La speranza nella crisi. Crisi petrolifera e transizione comunitaria.
È ormai diventato un luogo comune che le crisi possano essere occasioni di grande cambiamento, occasioni per uscire dalla nostra zona di confort (e questo vale sia per i singoli che per le società). Al di là della tragedia umanitaria e dell'oltraggio al diritto internazionale compiuto dalle “democrazie”, quali preziose opportunità di cambiamento si celano dietro l'attuale, spaventosa crisi in Medio Oriente? Possiamo accogliere questa crisi, tragedia per il business as usual, come un volano che ci fornisca l'energia (spirituale) per realizzare una società radicalmente nuova e realmente sostenibile?
Cosa sta accadendo
Relativamente ai recenti sviluppi della situazione in medio oriente, scrive l'economista Gabriele Guzzi in un un post di ieri:
Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:
la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.
Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull'offerta mondiale – come già sta avvenendo – ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.
La possibile risposta delle élite europee – del tutto inadatte ad affrontare questi tempi – sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.
È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell'Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.
Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.
È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.
Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c'è il futuro dell'umanità.
Gabriele Guzzi
