Libertà d'espressione

Gli insegnanti francesi protestano per l'uccisione di uno di loro, decapitato da un ragazzo musulmano per aver parlato in classe delle vignette di Charlie Hebdo contro Maometto. Sul loro cartello l'hashtag #jedéfendslalibertéd'expression

Ora, dopo la pubblicazione delle vignette contro Maometto, in diversi paesi si sono tenute accese manifestazioni. In molte di queste compariva un cartello inquietante: “Behead those who insult Islam”. Decapitate quelli che insultano l'Islam.

Due giorni fa ragionavo con la mia terza della libertà d'espressione. Come docente di filosofia, metto spesso i mei studenti a discutere su una tesi, presentando argomenti a favore ed argomenti contro. La tesi in questo caso era: “In qualche caso bisogna vietare la libertà d'espressione”. Un argomento a favore di questa tesi è che non bisogna, in certi casi, consentire la libertà d'espressione, perché le parole non sono semplici parole, ma diventano — sono già, in realtà — fatti. Non bisogna consentire a nessuno di mostrare un cartello che invita a decapitare chi insulta l'Islam (a margine: nessuno insulta l'Islam più di chi fa di Allah un Dio di odio), perché poi accade che qualcuno decapita chi insulta (o gli pare che insulti) l'Islam.

In nome della libertà d'espressione di Charlie Hebdo bisogna riconoscere anche la libertà d'espressione del manifestante che invita a uccidere chi parla delle vignette di Charliue Hebdo? E se no, come stabilire quale libertà d'espressione va difesa e quale vietata?

#conundrums