note di apprendistato

di antonio vigilante

Girando per Foggia senza alcuna meta precisa, con lo scopo, forse – non ho osato confessarlo a me stesso – di far respirare i ricordi, questa sera ho pensato per la prima volta che forse la morte di Giuseppe è stata sensata. Era due cose, Giuseppe. Era, dentro, un rocker, un ribelle, la reincarnazione di Jimi Hendrix. Era, fuori, il figlio di un impiegato della Posta: con la faccia del figlio di un impiegato della Posta. Sembrava comico, quel contrasto tra interno ed esterno, e infatti lo prendevano in giro; era invece tragico. Ora, se fosse vissuto, sopravvissuto, l'impiegato della Posta avrebbe ucciso il rocker, per sempre. L'avrei incrociato, questa sera, e non lo avrei riconosciuto. Non avrei riconosciuto la sua rabbia, il, suo profondo disgusto di tutto ciò che ci circondava, l'ansia di lanciarsi al di là di tutto con un assolo di chitarra. E lui, credo, non avrebbe riconosciuto me.

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Il re greco Menandro, che regnò nel secondo secolo a.C. su un territorio che comprendeva l’India del nord e l’attuale Pakistan, fu con ogni probabilità uno dei primi occidentali convertiti al buddhismo, grazie ai lunghi dialoghi con un saggio buddhista, Nagasena, registrati in uno dei testi più importanti del buddhismo antico, il Milindapañha (Milinda è il nome greco del re). Al re che gli chiede il suo nome, il saggio buddhista risponde di chiamarsi Nagasena, ma precisa che si tratta solo di una convenzione, “perché nessuna persona è presente qui” (Milinda’s Questions, Luzac & Company, London 1969, vol I, p.34). Il re resta sconcertato. Come può essere che Nagasena dica una cosa del genere? Come può essere che lì, di fronte a lui, dica di non esistere?

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L'ateismo nega l'esistenza di Dio come ente reale — ricacciandolo dunque tra gli enti culturali, la cui esistenza è impossibile negare (così come non è possibile negare che, legata ad essi, vi sia qualche forma di esperienza, anche psicologica: i demoni sono enti culturali, e tuttavia la paura che suscitano in chi vi crede è reale). Il metateismo non si ferma a questa negazione. Dio non è un ente che dev'essere tolto — semplicemente negato — o spostato, confinato in una ontologia regionale. Dio dev'essere attraversato. C'è un al di là di Dio che dev'essere raggiunto, e per raggiungerlo occorre attraversare Dio. In questo senso Eckhart prega Dio di liberarlo da Dio.

#loingpres

La arto de kapti la καιρός de memmortigo. {6.08.20}

ψυχῆς πείρατα ἰὼν οὐκ ἂν ἐξεύροιο πᾶσαν ἐπιπορευόμενος ὁδόν· οὕτω βαθὺν λόγον ἔχει·

Do por mi. Mi ne konas miajn limojn, mi ne scias mian fundamenton. Mi ne scias, kio estas neebla por mi. Mi estas kapabla je ia krimo. {29.07.20}

#journal

Il Buddhadhamma è una via apollinea per giungere al dionisiaco. {28.07.2020}

#buddhismo

Anestesia. Ogni volta ti dici che vuoi fare attenzione, comprendere cosa accade, cogliere il momento esatto in cui la coscienza scompare — in cui tu scompari. E ogni volta quel momento ti sfugge. Al risveglio hai in te l'ombra di un vuoto, di una interruzione terribile, ma anche il ricordo di una discesa piacevole, in quel vuoto. Non c'è differenza alcuna tra la morte e la perdita di coscienza. E dunque dovremmo avere un terrore assoluto del sonno, dovremmo lottare per non addormentarci, per strappare al sonno la nostra coscienza, ossia quello che siamo. E invece quasi nulla è più piacevole dell'abbandono al sonno. E spiacevole è, invece, il, risveglio. Riprendere la coscienza, l'io, ossia la vita. {24.07.20}

#loingpres

Il problema filosofico più urgente è quello del sonno. Che ne è dell'io, durante il sonno? Cosa sono io? Come posso essere io, se c'è il sonno? Quale base può essere per me stesso il mio io, se semplicemente scompare nel sonno? Come la luna ci mostra sempre un lato, così, ci insegna il sonno, è il nostro io. Non siamo noi, è solo il lato diurno di noi stessi. Una narrazione, una interpretazione. La filosofia ha orrore di questo vuoto, anche dopo la crisi del cartesianesimo. Si racconta la morte di Dio, ma spaventa ancora la morte dell'io. In questo la religione — la mistica — è infinitamente più avanzata della filosofia. Il simbolico riesce a tenere insieme il giorno e la notte, la luce e la tenebra, l'io e l'oltreio.

#loingpres

Alla mia età la maggior parte degli uomini desiderano — e spesso comprano, anche a costo di far debiti — una macchina potente, a suggello della propria virilità ed affermazione sociale (ed anche un po' per consolarsi della giovinezza perduta, come il povero Pasolini). Devo dire che anch'io avverto l'incombere di questo imperativo: sto pensando di comprare un monopattino elettrico. {21.07.2020}

#journal

Se andate in Piazza del Campo, a Siena, fermatevi un attimo proprio davanti al Palazzo Pubblico. Guardate a terra. Una mattonella ricorda il luogo esatto in cui San Bernardino vi predicò, nel 1427. Possiamo rivivere la scena grazie ad un quadro di Sano di Pietro, nel quale stranamente non c'è molta gente ad ascoltare il santo, anche se sappiamo che la sua predicazione fu un grande evento, e fu scelta Piazza del Campo perché nessuna chiesa avrebbe potuto contenere la gente accorsa. Il santo è su un pulpito in legno; gli ascoltatori, inginocchiati – i maschi rigorosamente separati dalle femmine da un telone rosso – non sono più di qualche decina. Nel quadro di Sano di Pietro San Bernardino mostra agli ascoltatori il trigramma raffigurato su una tavola di legno, come era solito fare durante le sue prediche (e un trigramma, lavoro dell'orafo senese Tuccio di Sano, fa bella mostra di sé anche sulla facciata del Palazzo Pubblico). Ma sappiamo anche cosa disse, in quelle prediche, grazie al lavoro umile di un cimatore di panni, Benedetto di Bartolomeo, che usò per trascrivere con grande fedeltà le prediche del santo un misterioso metodo di scrittura rapida su tavolette di cera di sua invenzione.

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