25/09/2026
Sulla vicenda delle orribile parole pronunciate dai turisti a cui, la tragica morte di un giovane lavoratore di 22 anni, ha impedito loro di visitare il Colosseo, cosa si può dire? Io personalmente vivrei con disagio il fatto di aver avuto tutta quella nonchalance nel dire quelle cose e non solo, anche di aver acconsentito a me stessa di dirle davanti a un microfono e a una telecamera, consapevole del giro enorme che queste parole avrebbero fatto. Questo perché credo che ognuno abbia il suo personale limite su cosa di fangoso e deprecabile può accettare negli altri e in se stesso. Ma è inutile dire che quei turisti, forse quello americano in special modo, non siano degni di essere definiti “umani” perché invece è proprio l'umanità che si manifesta – anche – in quei modi: fa schifo e discutere, ma è -anche – questo e dicendolo non sto scoprendo l'acqua, né voglio dare eccessiva colpa “ai tempi che corrono”; la realtà, io credo che sia sempre stata questa è solo il nostro modo di comunicare, attualmente, che fa pietà, secondo me. E ci sono dentro anche io eh.
Inoltre non voglio sintetizzare il tutto con “facciamo tutti schifo” accettiamolo. Forse mi stride l'accezione positiva che spesso si dà alla parola “umano”; ci sono persone compassionevoli e altre che non riescono a percepire oltre il loro minchia di naso. Questa dinamica, da buona Romana l'ho vista accadere tutte le volte che un povero cristo decideva di buttarsi sui binari della metro: alle mie orecchie arrivava spesso un commento del tipo “ma questo proprio qua se doveva buttà? Ao io devo annà a lavoro” – “ma non se poteva ammazzà senza causare problemi agli altri?”, eccoci qua.
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Tutto questo ciarlare, fondamentalmente, nasce dal fatto che io stessa lì per lì mi sono ritrovata disgustata a chiedermi: “ma cosa siamo diventati?” In realtà no, si è sempre stati e allora mi aggrappo al senso che dovrebbero avere le parole: che l'umano, a volte, è un essere che disgusta