Coazione a ripetere
Entrambi abbiamo agito in modo vile e spregevole con persone considerate da noi inferiori, per motivi, forse abbastanza scontati. Li abbiamo tenuti -e li teniamo ancora- con più o meno consapevolezza, in nostro potere. Detesto ammetterlo, ma siamo simili nel nostro essere infimi e infami.
Siamo simili nel nostro svalutare e pontificare; se tu sei più spietato è solo per il diverso innato temperamento, ma l'intento di schiacciare con il nostro fare da padri-padroni e madri-matrone è il medesimo.
Tutto questo parla più di noi e di quanto siamo piccoli; parla più delle nostre parti prese a calci e ricoperte di sputi. Non parla di chi subisce, no: loro forse ci amano, cercano un angolo dove mettere i nostri panni sporchi e dopo ci aiutano persino a smacchiarli.
Io e te, dopo aver mancato di gentilezza, ci prostriamo all'altro, ci spertichiamo in scuse convincenti e addolorate; vorremmo sotterrarci però, perché in fondo l'altro è sempre il nostro specchio e quel riflesso ha proprio dei contorni che ci portano solo nausea e vergogna.
Qui di lieto non c'è niente, ma solo dinamiche che si reiterano nel tempo, perché la frustrazione di ritrovarsi in una condizione che in realtà non avremmo voluto vivere o si impara a maneggiare o si finisce per essere maneggiati a propria volta con mani di acciaio gelide e ingenerose