[Di refusi, probabilmente in abbondanza]
Da ragazzina, verso i 14/15 anni, ricordo che passavo molto tempo a scrivere al computer. Avevo l'abitudine di usare un font che poi non ho mai più usato, né rivisto, il “Monotype Corsiva”. Mi piaceva inspiegabilmente moltissimo. Scrivevo, stampavo e spillavo. Poi rileggevo ovviamente, come fosse una rivista – che il numero di pagine era comunque modesto, sebbene contenesse tutte le mie paturnie adolescenziali e quindi dolorosissime, se sei una come me. Tempo dopo, tutto è andato perso, ma non in qualche cestino: banalmente, ho perso tutto. In realtà credo di averlo solo nascosto molto bene. Infatti, potrebbe benissimo essere che quella breve raccolta autobiografica sia chissà dove a casa dei miei genitori. Altre volte invece penso che, dopo averlo riesumato e letto, siano stati proprio loro, colpiti da troppa compassione e pena per me, ad averlo gettato. Fatto sta che quella voglia di scrivere è riemersa in me circa trent'anni dopo quel periodo e nel mezzo, solo un lunghissimo e immotivato silenzio. Non so che farmene di questa voglia ora come ora, quel che so è che ad un certo punto è importante che esca. Qui, oggi, inizia qualcosa; col tempo capirò cosa e come. Di “perché” ne ho parecchi