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    <title>[sguardi]</title>
    <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/</link>
    <description>Rassegna stampa didattica</description>
    <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 06:25:40 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Referendum: No al quesito su stupefacenti, si voterà su carriere e legge Severino</title>
      <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/referendum-no-al-quesito-su-stupefacenti-si-votera-su-carriere-e-legge</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ansa | 16 febbraio 2022&#xA;&#xA;La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis.&#xA;&#xA;Lo ha detto in conferenza stampa il presidente Giuliano Amato. La Corte costituzionale ha bocciato anche il referendum sulla responsabilità civile diretta dei magistrati , dichiarando l&#39;inammissibilità del quesito. Si terrà invece il referendum che ha l&#39;obiettivo di riconoscere nei consigli giudiziari il diritto di voto degli avvocati sulle valutazioni di professionalità dei magistrati. &#xA;&#xA;Sono altri 4 i referendum ammessi dalla Corte costituzionale in materia di giustizia, ma l&#39;esame degli altri quesiti prosegue.&#xA;&#xA;Lo sottolinea la stessa Consulta in una nota. Quelli sinora dichiarati ammissibili riguardano l&#39;abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità, la limitazione delle misure cautelari, la separazione delle funzioni dei magistrati e l&#39;eliminazione delle liste di presentatori per l&#39;elezione dei togati del CSM. &#34;I suddetti quesiti - si spiega nella nota- sono stati ritenuti ammissibili perché le rispettive richieste non rientrano in alcuna delle ipotesi per le quali l&#39;ordinamento costituzionale esclude il ricorso all&#39;istituto referendario&#34;.!--more--&#xA;&#xA;&#34;Sono contento che il referendum sia passato così anche i cittadini potranno esprimere la propria opinione. I referendum sono sempre una prova e un esercizio di democrazia da parte dei cittadini. Sulla legge Severino noi sindaci abbiamo chiesto da sempre una modifica perché ci ritroviamo, unica figura istituzionale, ad essere sospesi per 18 mesi senza una condanna definitiva&#34;. Questo il commento a caldo, con l&#39;ANSA, sul via libera al quesito referendario sulla legge Severino di Antonio Decaro, presidente dell&#39;Anci.&#xA;&#xA;&#34;Noi vogliamo approvare la riforma del Csm e dell&#39;ordinamento giudiziario in tempo per applicare la nuova normativa per l&#39;elezione dello stesso Csm, e quindi entro fine maggio. E i tempi coinciderebbero con quelli necessari per evitare i tre quesiti sulla giustizia che riguardano questa materia&#34;. Lo ha detto all&#39;Ansa il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Mario Perantoni (M5s), a proposito dei referendum sulla separazione delle funzioni, sulle firme per presentare le candidature per il Csm, e sulla presenza dell&#39;avvocatura nei Consigli giudiziari.&#xA;&#xA;Il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato terrà una conferenza stampa alle 18.&#xA;&#xA;Esulta il leader della Lega, Matteo Salvini: &#34;Primi quattro referendum sulla giustizia dichiarati ammissibili e presto sottoposti a voto popolare: vittoria!&#34;, scrive su Twitter.&#xA;&#xA;Fratelli d&#39;Italia appoggerà solo due dei quattro quesiti dei referendum sulla giustizia ammessi dalla Corte costituzionale, ossia quello sulle separazione delle carriere e quello sull&#39;elezione del Csm. A dirlo all&#39;Ansa è il deputato Andrea Delmastro, responsabile nazionale Giustizia per il partito. Del resto, fin dalla raccolta firme a luglio, FdI decise di sostenere parte dei referendum promossi da Lega e Radicali (4 su sei), avendo dubbi sui limiti agli abusi della custodia cautelare e sull&#39;abolizione della legge Severino (gli stessi giudicati oggi ammissibili dalla Consulta).&#xA;&#xA;La alta Corte ieri ha intanto dichiarato inammissibile il quesito proposto sull&#39;eutanasia poiché &#34;non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana&#34;. Delusione dell&#39; Associazione Coscioni. &#34;Proseguiremo con altri strumenti&#34;, dice Marco Cappato che aggiunge: &#34;Il giudice Amato è una personalità molto politica e questa è una decisione politica&#34;.  &#34;Il suicidio medicalmente assistito e l&#39;eutanasia non sono forme di solidarietà sociale né di carità cristiana e la loro promozione non costituisce una diffusione della cultura della cura sanitaria o della pietà umana. Altre sono le strade della medicina degli inguaribili e del farsi prossimo ai sofferenti e ai morenti&#34;. Lo sottolinea il dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita per il quale &#34;La vita è un diritto, non la morte&#34;, come detto anche dal Papa. Si tratta di &#34;riconoscere una evidenza etica accessibile alla ragione pratica, che percepisce il bene della vita della persona come un bene comune, sempre&#34;.&#xA;&#xA;Tag&#xA;referendum&#xA;cannabis&#xA;eutanasia&#xA; &#xA;&#xA;   ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ansa | 16 febbraio 2022</p>

<p>La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis.</p>

<p>Lo ha detto in conferenza stampa il presidente Giuliano Amato. La Corte costituzionale ha bocciato anche il referendum sulla responsabilità civile diretta dei magistrati , dichiarando l&#39;inammissibilità del quesito. Si terrà invece il referendum che ha l&#39;obiettivo di riconoscere nei consigli giudiziari il diritto di voto degli avvocati sulle valutazioni di professionalità dei magistrati.</p>

<p>Sono altri 4 i referendum ammessi dalla Corte costituzionale in materia di giustizia, ma l&#39;esame degli altri quesiti prosegue.</p>

<p>Lo sottolinea la stessa Consulta in una nota. Quelli sinora dichiarati ammissibili riguardano l&#39;abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità, la limitazione delle misure cautelari, la separazione delle funzioni dei magistrati e l&#39;eliminazione delle liste di presentatori per l&#39;elezione dei togati del CSM. “I suddetti quesiti – si spiega nella nota- sono stati ritenuti ammissibili perché le rispettive richieste non rientrano in alcuna delle ipotesi per le quali l&#39;ordinamento costituzionale esclude il ricorso all&#39;istituto referendario”.</p>

<p>“Sono contento che il referendum sia passato così anche i cittadini potranno esprimere la propria opinione. I referendum sono sempre una prova e un esercizio di democrazia da parte dei cittadini. Sulla legge Severino noi sindaci abbiamo chiesto da sempre una modifica perché ci ritroviamo, unica figura istituzionale, ad essere sospesi per 18 mesi senza una condanna definitiva”. Questo il commento a caldo, con l&#39;ANSA, sul via libera al quesito referendario sulla legge Severino di Antonio Decaro, presidente dell&#39;Anci.</p>

<p>“Noi vogliamo approvare la riforma del Csm e dell&#39;ordinamento giudiziario in tempo per applicare la nuova normativa per l&#39;elezione dello stesso Csm, e quindi entro fine maggio. E i tempi coinciderebbero con quelli necessari per evitare i tre quesiti sulla giustizia che riguardano questa materia”. Lo ha detto all&#39;Ansa il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Mario Perantoni (M5s), a proposito dei referendum sulla separazione delle funzioni, sulle firme per presentare le candidature per il Csm, e sulla presenza dell&#39;avvocatura nei Consigli giudiziari.</p>

<p>Il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato terrà una conferenza stampa alle 18.</p>

<p>Esulta il leader della Lega, Matteo Salvini: “Primi quattro referendum sulla giustizia dichiarati ammissibili e presto sottoposti a voto popolare: vittoria!“, scrive su Twitter.</p>

<p>Fratelli d&#39;Italia appoggerà solo due dei quattro quesiti dei referendum sulla giustizia ammessi dalla Corte costituzionale, ossia quello sulle separazione delle carriere e quello sull&#39;elezione del Csm. A dirlo all&#39;Ansa è il deputato Andrea Delmastro, responsabile nazionale Giustizia per il partito. Del resto, fin dalla raccolta firme a luglio, FdI decise di sostenere parte dei referendum promossi da Lega e Radicali (4 su sei), avendo dubbi sui limiti agli abusi della custodia cautelare e sull&#39;abolizione della legge Severino (gli stessi giudicati oggi ammissibili dalla Consulta).</p>

<p>La alta Corte ieri ha intanto dichiarato inammissibile il quesito proposto sull&#39;eutanasia poiché “non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana”. Delusione dell&#39; Associazione Coscioni. “Proseguiremo con altri strumenti”, dice Marco Cappato che aggiunge: “Il giudice Amato è una personalità molto politica e questa è una decisione politica”.  “Il suicidio medicalmente assistito e l&#39;eutanasia non sono forme di solidarietà sociale né di carità cristiana e la loro promozione non costituisce una diffusione della cultura della cura sanitaria o della pietà umana. Altre sono le strade della medicina degli inguaribili e del farsi prossimo ai sofferenti e ai morenti”. Lo sottolinea il dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita per il quale “La vita è un diritto, non la morte”, come detto anche dal Papa. Si tratta di “riconoscere una evidenza etica accessibile alla ragione pratica, che percepisce il bene della vita della persona come un bene comune, sempre”.</p>

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      <pubDate>Wed, 16 Feb 2022 17:24:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’Europa è divisa sul nucleare</title>
      <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/leuropa-e-divisa-sul-nucleare</link>
      <description>&lt;![CDATA[Metà paesi lo vogliono e metà no, e la crisi energetica e i progetti di transizione ecologica rendono le divergenze ancora più gravi&#xA;&#xA;2.02.2022 | ilPost.it&#xA;&#xA;In questi mesi in cui la crisi energetica sta colpendo tutta Europa (in alcuni casi i prezzi dell’energia sono perfino raddoppiati in un anno), si sono create notevoli divisioni tra governi ed esperti su come affrontare la carenza di energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dall’estero, in particolare dalla Russia, e al tempo stesso rispettare gli obiettivi della transizione ecologica.&#xA;&#xA;Una delle questioni più dibattute riguarda il nucleare, che per alcuni sarebbe la risposta a molti di questi problemi, mentre per altri sarebbe un investimento nella direzione sbagliata, se non addirittura un rischio.!--more--&#xA;&#xA;L’Europa, quando si parla di energia nucleare, è di fatto divisa in due: un gruppo di paesi, tra cui anzitutto la Francia, che usa il nucleare e che intende aumentare o espandere le sue centrali, in parte anche a causa della crisi energetica; e un altro gruppo che invece ha dismesso decenni fa le sue centrali, come l’Italia, o che lo sta facendo in questi anni, come la Germania.&#xA;&#xA;Il dibattito in Europa attorno al nucleare va avanti da tempo, ma la crisi energetica lo ha reso più attuale e ha inasprito le rispettive posizioni. Per esempio il presidente francese Emmanuel Macron, che all’inizio del suo mandato era sembrato piuttosto scettico sul nucleare, negli ultimi mesi ha deciso di puntarci risorse e credito politico, annunciando la costruzione di nuove centrali e il potenziamento di quelle vecchie.&#xA;&#xA;In Germania, invece, la decisione di dismettere tutte le centrali nucleari del paese – presa da Angela Merkel nel 2011 dopo il disastro di Fukushima: le ultime centrali saranno spente entro la fine del 2022 – sta creando grosse discussioni, anche all’interno del governo. Secondo i critici, la Germania dismette le sue centrali nucleari proprio mentre avrebbe bisogno di tutta l’energia disponibile, e si trova a ricorrere a gas e carbone per sopperire alle mancanze.&#xA;&#xA;Anche in Italia, negli ultimi tempi, il dibattito sul nucleare si è molto ravvivato, anche se non ha raggiunto particolari conclusioni. Le quattro centrali nucleari italiane furono tutte disattivate a partire dal 1986, a seguito di un referendum.&#xA;&#xA;Come ha notato Bloomberg di recente, queste divisioni mettono il continente in una situazione praticamente unica in un contesto mondiale in cui l’energia nucleare sta avendo una forte crescita. La Cina sta investendo centinaia di miliardi di dollari nel settore, e intende costruire 150 nuovi reattori nei prossimi 15 anni. La Russia sta costruendo nuove centrali sul proprio territorio, e soprattutto è uno dei principali esportatori di tecnologia nucleare nel mondo: le sue aziende stanno lavorando per costruire decine di centrali nucleari all’estero.&#xA;&#xA;Attualmente, in Europa, la situazione della produzione di energia nucleare è divisa quasi perfettamente in due: ci sono 13 paesi che hanno reattori nucleari attivi (Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia) e 14 paesi che non producono energia nucleare e che, al massimo, ospitano nel loro paese un singolo reattore per scopi di ricerca (Danimarca, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Austria, Polonia, Portogallo).&#xA;&#xA;Tra questi due schieramenti però la situazione è movimentata – e non priva di polemiche, come avvenuto di recente con la decisione della Commissione Europea di considerare il nucleare (e il gas naturale) come una fonte d’energia sostenibile.&#xA;&#xA;Belgio, Germania e Spagna pur avendo centrali nucleari hanno deciso negli ultimi anni che le dismetteranno completamente, seppure con tempistiche differenti: la Germania intende farlo entro il 2022, mentre la Spagna comincerà nel 2027 e terminerà nel 2035. Anche la Svizzera, benché non faccia parte dell’Unione Europea, di recente ha approvato un referendum per dismettere tutte le sue centrali attualmente attive e non costruirne altre.&#xA;&#xA;Nell’altro schieramento, molti dei paesi che già hanno centrali nucleari hanno avviato i lavori per costruirne di nuove, o stanno approvando progetti per farlo: tra questi Francia, Regno Unito (che non fa più parte dell’Unione), Finlandia e Paesi Bassi.&#xA;&#xA;Ci sono inoltre due paesi, la Polonia e l’Estonia, che al momento non hanno centrali nucleari ma stanno valutando seriamente progetti per costruirne in futuro: in particolare la Polonia, che ha già individuato il luogo in cui sarà costruito il suo primo reattore: il governo progetta di realizzarne sei in tutto, e di cominciare a produrre energia nucleare entro il 2033.&#xA;&#xA;Ma benché la situazione tra i paesi europei favorevoli e contrari al nucleare sembri più o meno di parità, la produzione di energia nucleare in Europa è calata costantemente negli ultimi vent’anni, e non soltanto perché vari paesi hanno deciso di dismettere le loro centrali.&#xA;&#xA;Un esempio piuttosto evidente è quello della Francia, che con i suoi 56 reattori genera il 52 per cento di tutta l’energia nucleare prodotta in Europa. Le infrastrutture nucleari francesi, tuttavia, sono piuttosto vecchie e malandate: EDF, l’azienda statale che le gestisce, è da tempo in crisi, e negli ultimi tempi ben cinque centrali sono state chiuse temporaneamente per riparazioni. Il risultato è che la produzione di energia nucleare francese è ai minimi da decenni: era 430 terawattora nel 2005 ma soltanto 335 terawattora nel 2020, e dovrebbe calare ulteriormente nel 2022 (un terawattora sono un miliardo di kilowattora, che è l’energia che consuma un piccolo asciugacapelli in un’ora, più o meno).&#xA;&#xA;L’Unione Europea, dunque, si trova nel mezzo della peggiore crisi energetica degli ultimi decenni divisa sulla questione del nucleare, e con la produzione in declino, in un contesto in cui in buona parte del resto del mondo la produzione di energia nucleare è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Per alcuni analisti, questo è il frutto di decenni di gravi errori strategici. Come ha titolato Bloomberg: «L’Europa sta perdendo la sua energia nucleare proprio nel momento in cui ne avrebbe più bisogno».&#xA;&#xA;Bisogna considerare, però, che la produzione di energia nucleare richiede investimenti ingenti e tempi lunghi: il nucleare non potrebbe risolvere l’attuale crisi energetica nemmeno se tutti i governi europei si mettessero d’accordo sul suo sviluppo massiccio. La costruzione da zero di una nuova centrale, infatti, richiede almeno 10 anni, ed enormi investimenti. Se un paese come l’Italia decidesse, per esempio, di ricominciare a produrre energia nucleare, dovrebbe spendere decine di miliardi di euro, e i primi risultati si vedrebbero nel prossimo decennio.&#xA;&#xA;Queste polemiche si inseriscono poi in un dibattito più ampio tra chi considera l’energia nucleare come necessaria per la transizione ecologica, perché generare energia elettrica nelle centrali nucleari non emette gas serra (produce tuttavia scorie nucleari difficili da gestire) e chi ritiene che, in un momento in cui bisognerebbe puntare tutto sulle rinnovabili, continuare a farci affidamento potrebbe essere controproducente.&#xA;&#xA;Anche in questo caso, i due principali contendenti sono Francia e Germania. Il presidente francese Macron, annunciando nuovi investimenti nella produzione di energia nucleare, l’ha descritta come uno strumento indispensabile per la transizione energetica: senza nucleare, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Anche un altro noto politico francese, il commissario europeo al Mercato interno Thierry Breton, è un sostenitore del nucleare, e ha detto di recente che l’Europa dovrebbe investire nel settore 500 miliardi di euro per soddisfare la sua domanda energetica e al tempo stesso rispettare i requisiti ambientali.&#xA;&#xA;Il governo tedesco, invece, è tra i più agguerriti contro il nucleare, e con i Verdi nella coalizione è decisamente improbabile che le cose cambino.&#xA;&#xA;La decisione tedesca di dismettere le centrali è spesso presentata come dettata dalla paura che seguì il disastro di Fukushima, e in parte è certo così. Al tempo stesso, però, vari esperti tedeschi ritengono che eliminare il nucleare sia l’unico modo per valorizzare davvero le energie rinnovabili: da Fukushima in poi, la produzione di energia da fonti rinnovabili in Germania è triplicata, e ora soddisfa circa il 45 per cento del fabbisogno di energia elettrica. «C’è stata una chiara connessione tra l’uscita dal nucleare e l’entrata delle rinnovabili», ha detto all’Economist un’esperta tedesca.&#xA;&#xA;Tag&#xA;nucleare]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Metà paesi lo vogliono e metà no, e la crisi energetica e i progetti di transizione ecologica rendono le divergenze ancora più gravi</em></p>

<p>2.02.2022 | ilPost.it</p>

<p>In questi mesi in cui la crisi energetica sta colpendo tutta Europa (in alcuni casi i prezzi dell’energia sono perfino raddoppiati in un anno), si sono create notevoli divisioni tra governi ed esperti su come <strong>affrontare la carenza di energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dall’estero, in particolare dalla Russia, e al tempo stesso rispettare gli obiettivi della transizione ecologica.</strong></p>

<p>Una delle questioni più dibattute riguarda il nucleare, che per alcuni sarebbe la risposta a molti di questi problemi, mentre per altri sarebbe un investimento nella direzione sbagliata, se non addirittura un rischio.</p>

<p>L’Europa, quando si parla di energia nucleare, è di fatto divisa in due: <strong>un gruppo di paesi, tra cui anzitutto la Francia, che usa il nucleare e che intende aumentare o espandere le sue centrali, in parte anche a causa della crisi energetica; e un altro gruppo che invece ha dismesso decenni fa le sue centrali, come l’Italia, o che lo sta facendo in questi anni, come la Germania.</strong></p>

<p>Il dibattito in Europa attorno al nucleare va avanti da tempo, ma la crisi energetica lo ha reso più attuale e ha inasprito le rispettive posizioni. Per esempio il presidente francese Emmanuel Macron, che all’inizio del suo mandato era sembrato piuttosto scettico sul nucleare, negli ultimi mesi ha deciso di puntarci risorse e credito politico, annunciando la costruzione di nuove centrali e il potenziamento di quelle vecchie.</p>

<p><strong>In Germania, invece, la decisione di dismettere tutte le centrali nucleari del paese – presa da Angela Merkel nel 2011 dopo il disastro di Fukushima: le ultime centrali saranno spente entro la fine del 2022 – sta creando grosse discussioni, anche all’interno del governo.</strong> Secondo i critici, la Germania dismette le sue centrali nucleari proprio mentre avrebbe bisogno di tutta l’energia disponibile, e si trova a ricorrere a gas e carbone per sopperire alle mancanze.</p>

<p>Anche in Italia, negli ultimi tempi, il dibattito sul nucleare si è molto ravvivato, anche se non ha raggiunto particolari conclusioni. <strong>Le quattro centrali nucleari italiane furono tutte disattivate a partire dal 1986, a seguito di un referendum.</strong></p>

<p>Come ha notato Bloomberg di recente, queste divisioni mettono il continente in una situazione praticamente unica in <strong>un contesto mondiale in cui l’energia nucleare sta avendo una forte crescita. La Cina sta investendo centinaia di miliardi di dollari nel settore, e intende costruire 150 nuovi reattori nei prossimi 15 anni.</strong> La Russia sta costruendo nuove centrali sul proprio territorio, e soprattutto è uno dei principali esportatori di tecnologia nucleare nel mondo: le sue aziende stanno lavorando per costruire decine di centrali nucleari all’estero.</p>

<p>Attualmente, in Europa, la situazione della produzione di energia nucleare è divisa quasi perfettamente in due: ci sono 13 paesi che hanno reattori nucleari attivi (Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia) e 14 paesi che non producono energia nucleare e che, al massimo, ospitano nel loro paese un singolo reattore per scopi di ricerca (Danimarca, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Austria, Polonia, Portogallo).</p>

<p>Tra questi due schieramenti però la situazione è movimentata – e non priva di polemiche, come avvenuto di recente con la decisione della Commissione Europea di considerare il nucleare (e il gas naturale) come una fonte d’energia sostenibile.</p>

<p><strong>Belgio, Germania e Spagna pur avendo centrali nucleari hanno deciso negli ultimi anni che le dismetteranno completamente, seppure con tempistiche differenti: la Germania intende farlo entro il 2022, mentre la Spagna comincerà nel 2027 e terminerà nel 2035. Anche la Svizzera, benché non faccia parte dell’Unione Europea, di recente ha approvato un referendum per dismettere tutte le sue centrali attualmente attive e non costruirne altre.</strong></p>

<p>Nell’altro schieramento, molti dei paesi che già hanno centrali nucleari hanno avviato i lavori per costruirne di nuove, o stanno approvando progetti per farlo: tra questi Francia, Regno Unito (che non fa più parte dell’Unione), Finlandia e Paesi Bassi.</p>

<p>Ci sono inoltre due paesi, la Polonia e l’Estonia, che al momento non hanno centrali nucleari ma stanno valutando seriamente progetti per costruirne in futuro: in particolare la Polonia, che ha già individuato il luogo in cui sarà costruito il suo primo reattore: il governo progetta di realizzarne sei in tutto, e di cominciare a produrre energia nucleare entro il 2033.</p>

<p>Ma benché la situazione tra i paesi europei favorevoli e contrari al nucleare sembri più o meno di parità, la produzione di energia nucleare in Europa è calata costantemente negli ultimi vent’anni, e non soltanto perché vari paesi hanno deciso di dismettere le loro centrali.</p>

<p>Un esempio piuttosto evidente è quello della Francia, che con i suoi 56 reattori genera il 52 per cento di tutta l’energia nucleare prodotta in Europa. Le infrastrutture nucleari francesi, tuttavia, sono piuttosto vecchie e malandate: EDF, l’azienda statale che le gestisce, è da tempo in crisi, e negli ultimi tempi ben cinque centrali sono state chiuse temporaneamente per riparazioni. Il risultato è che la produzione di energia nucleare francese è ai minimi da decenni: era 430 terawattora nel 2005 ma soltanto 335 terawattora nel 2020, e dovrebbe calare ulteriormente nel 2022 (un terawattora sono un miliardo di kilowattora, che è l’energia che consuma un piccolo asciugacapelli in un’ora, più o meno).</p>

<p>L’Unione Europea, dunque, si trova nel mezzo della peggiore crisi energetica degli ultimi decenni divisa sulla questione del nucleare, e con la produzione in declino, in un contesto in cui in buona parte del resto del mondo la produzione di energia nucleare è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Per alcuni analisti, questo è il frutto di decenni di gravi errori strategici. Come ha titolato Bloomberg: «L’Europa sta perdendo la sua energia nucleare proprio nel momento in cui ne avrebbe più bisogno».</p>

<p>Bisogna considerare, però, che la produzione di energia nucleare richiede investimenti ingenti e tempi lunghi: <strong>il nucleare non potrebbe risolvere l’attuale crisi energetica nemmeno se tutti i governi europei si mettessero d’accordo sul suo sviluppo massiccio. La costruzione da zero di una nuova centrale, infatti, richiede almeno 10 anni, ed enormi investimenti.</strong> Se un paese come l’Italia decidesse, per esempio, di ricominciare a produrre energia nucleare, dovrebbe spendere decine di miliardi di euro, e i primi risultati si vedrebbero nel prossimo decennio.</p>

<p>Queste polemiche si inseriscono poi in un dibattito più ampio tra chi considera l’energia nucleare come necessaria per la transizione ecologica, perché generare energia elettrica nelle centrali nucleari non emette gas serra (produce tuttavia scorie nucleari difficili da gestire) e chi ritiene che, in un momento in cui bisognerebbe puntare tutto sulle rinnovabili, continuare a farci affidamento potrebbe essere controproducente.</p>

<p>Anche in questo caso, i due principali contendenti sono Francia e Germania. Il presidente francese Macron, annunciando nuovi investimenti nella produzione di energia nucleare, l’ha descritta come uno strumento indispensabile per la transizione energetica: senza nucleare, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Anche un altro noto politico francese, il commissario europeo al Mercato interno Thierry Breton, è un sostenitore del nucleare, e ha detto di recente che l’Europa dovrebbe investire nel settore 500 miliardi di euro per soddisfare la sua domanda energetica e al tempo stesso rispettare i requisiti ambientali.</p>

<p>Il governo tedesco, invece, è tra i più agguerriti contro il nucleare, e con i Verdi nella coalizione è decisamente improbabile che le cose cambino.</p>

<p>La decisione tedesca di dismettere le centrali è spesso presentata come dettata dalla paura che seguì il disastro di Fukushima, e in parte è certo così. Al tempo stesso, però, vari esperti tedeschi ritengono che eliminare il nucleare sia l’unico modo per valorizzare davvero le energie rinnovabili: da Fukushima in poi, la produzione di energia da fonti rinnovabili in Germania è triplicata, e ora soddisfa circa il 45 per cento del fabbisogno di energia elettrica. «C’è stata una chiara connessione tra l’uscita dal nucleare e l’entrata delle rinnovabili», ha detto all’Economist un’esperta tedesca.</p>

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      <pubDate>Thu, 03 Feb 2022 14:39:01 +0000</pubDate>
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      <title>Nove ore al freddo in centro a Parigi, morto il fotografo Renè Robert</title>
      <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/nove-ore-al-freddo-in-centro-a-parigi-morto-il-fotografo-rene-robert</link>
      <description>&lt;![CDATA[29 gen 2022 | tg24.sky.it&#xA;&#xA;Famoso per gli scatti sul flamenco, l&#39;85enne fotografo svizzero si è sentito male quando era tarda sera e si è accasciato sul marciapiede, in zona Place de la Republique. Per nove ore nessuno lo ha soccorso, è morto di ipotermia. La denuncia dell&#39;amico giornalista Michel Mompontet: &#34;Morto di indifferenza&#34;&#xA;&#xA;È morto di freddo, da solo, su un marciapiede nel centro di Parigi: il fotografo svizzero Renè Robert, 85 anni, nella tarda serata di martedì 18 gennaio stava tornando a casa dopo aver cenato, si trovava in Rue de Turbigo, vicino Place de la Republique, e – forse per un malore – si è accasciato al suolo. È stato soccorso solo nove ore dopo, all’alba di mercoledì 19, quando un senza tetto ha chiamato i soccorsi. Tardi, troppo tardi: Robert era morto nella notte di ipotermia. Nell’indifferenza generale. Con ogni probabilità, tutti coloro che passavano da quella via lo hanno scambiato per un clochard, steso a terra a dormire, e nessuno si è preoccupato di sincerarsi delle sue condizioni. La tragica storia di morte e indifferenza viene raccontata ora dal suo amico Michel Mompontet, giornalista del servizio pubblico televisivo francese. E accende le polemiche in tuta la Francia.!--more--&#xA;&#xA;&#34;Come siamo arrivati a tanto?&#34;&#xA;&#xA;&#34;Come siamo arrivati a tanto?&#34;, si chiede Mompontet in un editoriale sul canale all news France Info. “Robert ha avuto un colpo di vertigini ed è caduto. Incapace di alzarsi, è rimasto immobilizzato sul posto al freddo per nove ore fino a quando un senzatetto ha chiamato i soccorsi. Nel corso di quelle nove ore nessun passante si è fermato a controllare perché quest&#39;uomo fosse sdraiato sul marciapiede. Non uno&#34;. Mompontet riconosce che lui stesso spesso non presta attenzione, come tanti di noi, alle persone che incrocia per strada: &#34;Prima di dare lezioni o accusare qualcuno, ho bisogno di affrontare una piccola domanda che mi mette a disagio: sono sicuro al 100% che mi sarei fermato se mi fossi trovato di fronte a quella scena, un uomo a terra? Non ho mai voltato le spalle a un senzatetto sdraiato davanti a una porta?&#34;.&#xA;&#xA;Il flamenco in bianco e nero&#xA;&#xA;Nato a Friburgo il 4 marzo 1936, Renè Robert aveva iniziato la sua carriera nella fotografia nel campo della pubblicità e della moda, ma la fama l&#39;aveva conquistata con gli scatti dedicati ai ballerini della danza di origine andaluse. Era noto come ‘il fotografo del flamenco’. Nei suoi scatti – in oltre 50 anni di carriera – Paco de Lucia, Fernanda de Utrera, Pastora Galván. I suoi ritratti, sempre rigorosamente in bianco e nero, realizzati dal 1967 al 2009 sono stati al centro di varie mostre in giro per l’Europa ed un’esposizione di 75 immagini si è tenuta a Roma per iniziativa dell’Istituto Cervantes. Lo stesso Mompontet, nel raccontare l’accaduto su twitter, ha concluso: “Se questa morte atroce può insegnarci qualcosa, è che quando vediamo un essere umano sul marciapiede, ci fermiamo un momento”.&#xA;&#xA;Tag&#xA;indifferenza]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>29 gen 2022 | tg24.sky.it</p>

<p><em>Famoso per gli scatti sul flamenco, l&#39;85enne fotografo svizzero si è sentito male quando era tarda sera e si è accasciato sul marciapiede, in zona Place de la Republique. Per nove ore nessuno lo ha soccorso, è morto di ipotermia. La denuncia dell&#39;amico giornalista Michel Mompontet: “Morto di indifferenza”</em></p>

<p>È morto di freddo, da solo, su un marciapiede nel centro di Parigi: il fotografo svizzero Renè Robert, 85 anni, nella tarda serata di martedì 18 gennaio stava tornando a casa dopo aver cenato, si trovava in Rue de Turbigo, vicino Place de la Republique, e – forse per un malore – si è accasciato al suolo. È stato soccorso solo nove ore dopo, all’alba di mercoledì 19, quando un senza tetto ha chiamato i soccorsi. Tardi, troppo tardi: Robert era morto nella notte di ipotermia. Nell’indifferenza generale. Con ogni probabilità, tutti coloro che passavano da quella via lo hanno scambiato per un clochard, steso a terra a dormire, e nessuno si è preoccupato di sincerarsi delle sue condizioni. La tragica storia di morte e indifferenza viene raccontata ora dal suo amico Michel Mompontet, giornalista del servizio pubblico televisivo francese. E accende le polemiche in tuta la Francia.</p>

<p><em>“Come siamo arrivati a tanto?”</em></p>

<p>“Come siamo arrivati a tanto?”, si chiede Mompontet in un editoriale sul canale all news France Info. “Robert ha avuto un colpo di vertigini ed è caduto. Incapace di alzarsi, è rimasto immobilizzato sul posto al freddo per nove ore fino a quando un senzatetto ha chiamato i soccorsi. Nel corso di quelle nove ore nessun passante si è fermato a controllare perché quest&#39;uomo fosse sdraiato sul marciapiede. Non uno”. Mompontet riconosce che lui stesso spesso non presta attenzione, come tanti di noi, alle persone che incrocia per strada: “Prima di dare lezioni o accusare qualcuno, ho bisogno di affrontare una piccola domanda che mi mette a disagio: sono sicuro al 100% che mi sarei fermato se mi fossi trovato di fronte a quella scena, un uomo a terra? Non ho mai voltato le spalle a un senzatetto sdraiato davanti a una porta?“.</p>

<p><em>Il flamenco in bianco e nero</em></p>

<p>Nato a Friburgo il 4 marzo 1936, Renè Robert aveva iniziato la sua carriera nella fotografia nel campo della pubblicità e della moda, ma la fama l&#39;aveva conquistata con gli scatti dedicati ai ballerini della danza di origine andaluse. Era noto come ‘il fotografo del flamenco’. Nei suoi scatti – in oltre 50 anni di carriera – Paco de Lucia, Fernanda de Utrera, Pastora Galván. I suoi ritratti, sempre rigorosamente in bianco e nero, realizzati dal 1967 al 2009 sono stati al centro di varie mostre in giro per l’Europa ed un’esposizione di 75 immagini si è tenuta a Roma per iniziativa dell’Istituto Cervantes. Lo stesso Mompontet, nel raccontare l’accaduto su twitter, ha concluso: “Se questa morte atroce può insegnarci qualcosa, è che quando vediamo un essere umano sul marciapiede, ci fermiamo un momento”.</p>

<h1 id="tag">Tag</h1>

<p><a href="/rassegna-stampa/tag:indifferenza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">indifferenza</span></a></p>
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      <pubDate>Thu, 03 Feb 2022 14:31:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sposarsi nel metaverso (e nel castello di Harry Potter) La prima volta dell’India</title>
      <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/sposarsi-nel-metaverso-e-nel-castello-di-harry-potter-la-prima-volta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alla cerimonia virtuale anche l’avatar del padre morto della sposa&#xA;&#xA;Corriere della Sera | di Alessandra Muglia |27 gennaio 2022&#xA;&#xA;C’è la voglia di bypassare la pandemia e non rinunciare alla grande festa dei «grossi grassi matrimoni indiani». C’è il desiderio di essere dei pionieri. E infine la vera magia: avere tra gli oltre duemila invitati anche il padre della sposa, morto pochi mesi fa. Sogni destinati ad avverarsi per la prima coppia indiana che ha deciso di convolare nel metaverso, un ambiente virtuale 3D dove i partecipanti possono interagire tra loro utilizzando avatar animati, come in un videogioco.!--more--&#xA;&#xA;Lo sposo, di 24 anni, è un ricercatore associato dell’Indian Institute of Technology di Madras, appassionato di blockchain e criptovalute. La sposa, più giovane di un anno, è una sviluppatrice di software, sempre nel Tamil Nadu, punta sud del Subcontinente. Dinesh SP e la sua fidanzata Janagaandini Ramaswamy si diranno «sì» online il 6 febbraio in un’ambientazione a tema Harry Potter. Sono tutti e due «potteriani» sfegatati: oltre a condividere il pallino della tecnologia, sono cresciuti entrambi a pane e Rowling. Così gli invitati-avatar si muoveranno intorno al castello di Hogwarts come apprendisti maghetti. Senza alcun rigido dress code: potranno scegliere se ricorrere ad abiti indiani o occidentali. I futuri sposi hanno già fatto sapere che indosseranno vestiti tradizionali. Ma questo non è bastato a evitare critiche «in casa»: il «metamatrimonio», annunciato via Twitter dallo stesso Dinesh — notizia ripresa sui media locali e rimbalzata sulle testate internazionali —, non è stato ben accolta da alcuni connazionali, che l’hanno bollato come «non indiano» e lontano dalle tradizioni del Paese, dove le cerimonie durano anche più giorni. Ora gli invitati dovranno accontentarsi di un’ora la sera, tanto durerà questa festa virtuale, mentre al mattino ci sarà la celebrazione nuziale in presenza con pochi intimi.&#xA;&#xA;Se al ricevimento virtuale non ci sarà nessun timore di contagi, i problemi potrebbero arrivare dalla connessione, sovraccaricata da migliaia di accessi in contemporanea: la coppia, però, ha assicurato di essere pronta a spostarsi dal proprio villaggio d’origine verso un punto con una migliore ricezione in caso di cali di segnale. E ha lanciato via social degli appelli alle reti telefoniche per garantire la copertura.&#xA;&#xA;«So che avremmo potuto sposarci via Zoom, ma volevamo andare oltre questa nuova usanza. E diventare tra i primi a fare una cerimonia nel metaverso, oltre a farlo conoscere agli indiani» ha raccontato Padmavathi al Times di Londra. I due ragazzi hanno fatto le cose per bene: per organizzare il proprio meta party nuziale si sono affidati a Vignesh Selvaraj, fondatore e ceo di Quatics tech. Questa sorta di wedding planner 4.0 ha spiegato che sarà un’esperienza simile a un videogioco. «I partecipanti dovranno usare il loro computer, useranno la tastiera per muoversi e con il mouse o il touchscreen potranno guardarsi intorno e interagire con gli altri».&#xA;&#xA;Gli ospiti possono anche offrire regali alla coppia sotto forma di pagamenti digitali o in criptovaluta. Non ci sarà per loro invece alcun banchetto, elemento distintivo dei matrimoni indiani. Dovranno accontentarsi di un pacchetto di gelatine «Bertie Botts Every-Flavour Beans» o di una scatola di «ciocorana».&#xA;&#xA;Tag&#xA;India&#xA;metaverso&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alla cerimonia virtuale anche l’avatar del padre morto della sposa</p>

<p>Corriere della Sera | di Alessandra Muglia |27 gennaio 2022</p>

<p>C’è la voglia di bypassare la pandemia e non rinunciare alla grande festa dei «grossi grassi matrimoni indiani». C’è il desiderio di essere dei pionieri. E infine la vera magia: <strong>avere tra gli oltre duemila invitati anche il padre della sposa, morto pochi mesi fa</strong>. Sogni destinati ad avverarsi per la prima coppia indiana che ha deciso di <strong>convolare nel metaverso, un ambiente virtuale 3D dove i partecipanti possono interagire tra loro utilizzando avatar animati, come in un videogioco</strong>.</p>

<p>Lo sposo, di 24 anni, è un ricercatore associato dell’Indian Institute of Technology di Madras, appassionato di blockchain e criptovalute. La sposa, più giovane di un anno, è una sviluppatrice di software, sempre nel Tamil Nadu, punta sud del Subcontinente. Dinesh SP e la sua fidanzata Janagaandini Ramaswamy si diranno «sì» online il 6 febbraio <strong>in un’ambientazione a tema Harry Potter</strong>. Sono tutti e due «potteriani» sfegatati: oltre a condividere il pallino della tecnologia, sono cresciuti entrambi a pane e Rowling. Così gli invitati-avatar si muoveranno intorno al castello di Hogwarts come apprendisti maghetti. Senza alcun rigido dress code: potranno scegliere se ricorrere ad abiti indiani o occidentali. I futuri sposi hanno già fatto sapere che indosseranno vestiti tradizionali. Ma questo non è bastato a evitare critiche «in casa»: il «metamatrimonio», annunciato via Twitter dallo stesso Dinesh — notizia ripresa sui media locali e rimbalzata sulle testate internazionali —, <strong>non è stato ben accolta da alcuni connazionali, che l’hanno bollato come «non indiano» e lontano dalle tradizioni del Paese, dove le cerimonie durano anche più giorni</strong>. Ora gli invitati dovranno accontentarsi di un’ora la sera, tanto durerà questa festa virtuale, mentre al mattino ci sarà la celebrazione nuziale in presenza con pochi intimi.</p>

<p>Se al ricevimento virtuale non ci sarà nessun timore di contagi, i problemi potrebbero arrivare dalla connessione, sovraccaricata da migliaia di accessi in contemporanea: la coppia, però, ha assicurato di essere pronta a spostarsi dal proprio villaggio d’origine verso un punto con una migliore ricezione in caso di cali di segnale. E ha lanciato via social degli appelli alle reti telefoniche per garantire la copertura.</p>

<p>«So che avremmo potuto sposarci via Zoom, ma volevamo andare oltre questa nuova usanza. E diventare tra i primi a fare una cerimonia nel metaverso, oltre a farlo conoscere agli indiani» ha raccontato Padmavathi al <em>Times</em> di Londra. I due ragazzi hanno fatto le cose per bene: per organizzare il proprio meta party nuziale si sono affidati a Vignesh Selvaraj, fondatore e ceo di Quatics tech. Questa sorta di wedding planner 4.0 ha spiegato che sarà un’esperienza simile a un videogioco. <strong>«I partecipanti dovranno usare il loro computer, useranno la tastiera per muoversi e con il mouse o il touchscreen potranno guardarsi intorno e interagire con gli altri».</strong></p>

<p>Gli ospiti possono anche offrire regali alla coppia sotto forma di pagamenti digitali o in criptovaluta. Non ci sarà per loro invece alcun banchetto, elemento distintivo dei matrimoni indiani. Dovranno accontentarsi di un pacchetto di gelatine «Bertie Botts Every-Flavour Beans» o di una scatola di «ciocorana».</p>

<h1 id="tag">Tag</h1>

<p><a href="/rassegna-stampa/tag:India" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">India</span></a>
<a href="/rassegna-stampa/tag:metaverso" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">metaverso</span></a></p>
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      <guid>https://noblogo.org/rassegna-stampa/sposarsi-nel-metaverso-e-nel-castello-di-harry-potter-la-prima-volta</guid>
      <pubDate>Thu, 27 Jan 2022 14:55:18 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Strage Piazza della Loggia. Un nuovo indagato, Roberto Zorzi, e una serie di perquisizioni</title>
      <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/strage-piazza-della-loggia</link>
      <description>&lt;![CDATA[Antonella Beccaria | www.articolo21.org | 24 Gennaio 2018&#xA;&#xA;Oggi è da tempo un cittadino americano che vive oltre Atlantico e che ha un allevamento di cani a Snohomish, Stato di Washington, il “Del Littorio International Dobermann”. Il 28 maggio 1974, però, era un studente con un diploma da geometra che abitava a Sant’Ambrogio Valpolicella, in provincia di Verona. Figlio di un artigiano che lavorava il marmo, per campare dipingeva quadri e vendeva fiori. Ma fin da quando esplose la bomba in piazza della Loggia, a Brescia, l’interesse dell’autorità giudiziaria per Roberto Zorzi, nato il 2 settembre 1953 a Merano e da non confondere con il più noto neofascista Delfo, naturalizzato giapponese, si legava alla sua militanza politica, che dal disciolto Ordine Nuovo l’aveva portato ad aderire ad Anno Zero.!--more--&#xA;&#xA;Oggi, a quasi 44 anni dal massacro bresciano, Roberto Zorzi, difeso d’ufficio dall’avvocato Paolo Staffieri, è indagato per concorso nel massacro del 28 maggio 1974 che costò la vita a otto persone mentre 102 furono i feriti. L’accusa è di concorso in strage e questa mattina, mercoledì 24 gennaio, a partire dalle 7 è scattata una serie di perquisizioni – sono sette – condotte dagli uomini del Reparto Antiterrorismo del Ros centrale di Roma. Disposte dal pubblico ministero della procura di Brescia Caty Bressanelli, le perquisizioni riguardano le abitazioni di otto donne, distribuite tra Sant’Ambrogio di Valpolicella e Pescantina, sempre nel Veronese. In parte vi abitano parenti che portano lo stesso cognome dell’indagato e sono Angela, Teresa Ivana e Maria Dinora Zorzi. Le restanti appartengono a un altro blocco della famiglia: Laura, Elisa, Libera, Stefania Nazzarena e Marta Elisabetta Crescini.&#xA;&#xA;Ma di cosa vanno a caccia gli investigatori? Di Roberto Zorzi esiste solo una fotografia risalente agli anni Settanta e la ricerca dei carabinieri potrebbe riguardare proprio scatti inediti che ritraggono l’ex estremista di destra. Del resto, tra gli elementi a carico di altri due neofascisti, ci sono sempre delle fotografie. C’è quella che ritrae Maurizio Tramonte, condannato definitivamente all’ergastolo per la strage di Brescia nel giugno 2017 ed estradato in Italia a fine anno dopo una fuga in Portogallo (insieme a Tramonte, noto anche come fonte Tritone dei servizi segreti, la pena del carcere a vita è stata inflitta anche a Carlo Maria Maggi, l’ispettore veneto di Ordine nuovo). Il secondo fotografato è Marco Toffaloni, che ai tempi non aveva ancora compiuto 18 anni e che oggi è un cittadino svizzero, indagato sempre per lo stesso reato dalla procura per i minori di Brescia.&#xA;&#xA;Ci sono, però, ulteriori interrogativi a cui i magistrati lombardi devono trovare risposta su Zorzi. Non c’è solo la ricerca delle immagini. Tra questi, una domanda riguarda la sua attuale cittadinanza, che da tempo è diventata statunitense. Ufficialmente, sarebbe l’esito di un colpo di fortuna, avendola “vinta” alla lotteria. Ma questa versione, in procura a Brescia, non convince, soprattutto alla luce della conclamata frequentazione da parte di esponenti ordinovisti delle basi Ftase di Verona. Inoltre Zorzi, fin dai giorni successivi alla strage, veniva messo in relazione a piazza della Loggia.&#xA;&#xA;In un articolo uscito sul «Corriere della Sera» il 30 maggio 1974, il giornalista Giorgio Zicari, risultato poi iscritto alla loggia P2 di Licio Gelli, scriveva di un estremista fermato in un paese della provincia di Verona e rilasciato 16 ore più tardi. Si trattava di «un giovane di ventuno anni, Roberto Z., che si ritiene possa fornire elementi decisivi per lo sviluppo dell’inchiesta». Inoltre c’è un altro neofascista che sembra legare Zorzi al luogo della strage. È Umberto Zamboni, che di solito usava l’auto della madre.&#xA;&#xA;Era una Fiat 600 e l’auto, si sa da tempo, il 19 maggio 1974 era stata prestata a Zorzi per i funerali di Silvio Ferrari, estremista morto nei giorni precedenti mentre trasportava sulla sua motoretta un ordigno. In un rapporto giudiziario del nucleo investigativo di Brescia datato 7 agosto 1974, si legge di un legame tra le esequie e la bomba in piazza della Loggia, dov’era stata indetta dalle organizzazioni sindacali una manifestazione. «Detta manifestazione», scrissero i carabinieri, «era stata voluta […] in relazione al decesso del Ferrari ed ai disordini sorti il giorno dei suoi funerali che portarono all’arresto di cinque veronesi […] aderenti ad Anno Zero». Tra loro c’era sempre Roberto Zorzi, che per il 28 maggio 1974, interrogato, fornì il dettaglio dei suoi spostamenti che lo portavano lontano dal luogo della strage.&#xA;&#xA;Per arrivare a iscrivere nel registro degli indagati l’uomo, tuttavia, devono essere emersi nuovi elementi nell’ambito dell’inchiesta quater sulla bomba di piazza della Loggia. Elementi che hanno portato alle perquisizioni di oggi, ma su cui al momento vige stretto riserbo negli ambienti giudiziari di Brescia. È però il segnale che gli ergastoli inflitti a Tramonte e Maggi non hanno affatto chiuso il capitolo giudiziario su un evento spartiacque nella storia della strategia della tensione.&#xA;&#xA;Tag&#xA;stragismo&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Antonella Beccaria | www.articolo21.org | 24 Gennaio 2018</p>

<p>Oggi è da tempo un cittadino americano che vive oltre Atlantico e che ha un allevamento di cani a Snohomish, Stato di Washington, il “Del Littorio International Dobermann”. Il <strong>28 maggio 1974</strong>, però, era un studente con un diploma da geometra che abitava a Sant’Ambrogio Valpolicella, in provincia di Verona. Figlio di un artigiano che lavorava il marmo, per campare dipingeva quadri e vendeva fiori. Ma fin da quando esplose la bomba in piazza della Loggia, a Brescia, l’interesse dell’autorità giudiziaria per <strong>Roberto Zorzi, nato il 2 settembre 1953 a Merano e da non confondere con il più noto neofascista Delfo, naturalizzato giapponese, si legava alla sua militanza politica, che dal disciolto Ordine Nuovo l’aveva portato ad aderire ad Anno Zero</strong>.</p>

<p>Oggi, a quasi 44 anni dal massacro bresciano, Roberto Zorzi, difeso d’ufficio dall’avvocato Paolo Staffieri, <strong>è indagato per concorso nel massacro del 28 maggio 1974 che costò la vita a otto persone mentre 102 furono i feriti</strong>. L’accusa è di concorso in strage e questa mattina, mercoledì 24 gennaio, a partire dalle 7 è scattata una serie di perquisizioni – sono sette – condotte dagli uomini del Reparto Antiterrorismo del Ros centrale di Roma. Disposte dal pubblico ministero della procura di Brescia Caty Bressanelli, le perquisizioni riguardano le abitazioni di otto donne, distribuite tra Sant’Ambrogio di Valpolicella e Pescantina, sempre nel Veronese. In parte vi abitano parenti che portano lo stesso cognome dell’indagato e sono Angela, Teresa Ivana e Maria Dinora Zorzi. Le restanti appartengono a un altro blocco della famiglia: Laura, Elisa, Libera, Stefania Nazzarena e Marta Elisabetta Crescini.</p>

<p>Ma di cosa vanno a caccia gli investigatori? Di Roberto Zorzi esiste solo una fotografia risalente agli anni Settanta e la ricerca dei carabinieri potrebbe riguardare proprio scatti inediti che ritraggono l’ex estremista di destra. Del resto, tra gli elementi a carico di altri due neofascisti, ci sono sempre delle fotografie. C’è quella che ritrae Maurizio Tramonte, condannato definitivamente all’ergastolo per la strage di Brescia nel giugno 2017 ed estradato in Italia a fine anno dopo una fuga in Portogallo (insieme a Tramonte, noto anche come fonte Tritone dei servizi segreti, la pena del carcere a vita è stata inflitta anche a Carlo Maria Maggi, l’ispettore veneto di Ordine nuovo). Il secondo fotografato è Marco Toffaloni, che ai tempi non aveva ancora compiuto 18 anni e che oggi è un cittadino svizzero, indagato sempre per lo stesso reato dalla procura per i minori di Brescia.</p>

<p>Ci sono, però, ulteriori interrogativi a cui i magistrati lombardi devono trovare risposta su Zorzi. Non c’è solo la ricerca delle immagini. Tra questi, <strong>una domanda riguarda la sua attuale cittadinanza, che da tempo è diventata statunitense</strong>. Ufficialmente, sarebbe l’esito di un colpo di fortuna, avendola “vinta” alla lotteria. Ma questa versione, in procura a Brescia, non convince, soprattutto alla luce della <strong>conclamata frequentazione da parte di esponenti ordinovisti delle basi Ftase di Verona</strong>. Inoltre Zorzi, fin dai giorni successivi alla strage, veniva messo in relazione a piazza della Loggia.</p>

<p>In un articolo uscito sul «Corriere della Sera» il 30 maggio 1974, il giornalista Giorgio Zicari, risultato poi iscritto alla loggia P2 di Licio Gelli, scriveva di un estremista fermato in un paese della provincia di Verona e rilasciato 16 ore più tardi. Si trattava di «un giovane di ventuno anni, Roberto Z., che si ritiene possa fornire elementi decisivi per lo sviluppo dell’inchiesta». Inoltre c’è un altro neofascista che sembra legare Zorzi al luogo della strage. È Umberto Zamboni, che di solito usava l’auto della madre.</p>

<p>Era una Fiat 600 e l’auto, si sa da tempo, il 19 maggio 1974 era stata prestata a Zorzi per i funerali di Silvio Ferrari, estremista morto nei giorni precedenti mentre trasportava sulla sua motoretta un ordigno. In un rapporto giudiziario del nucleo investigativo di Brescia datato 7 agosto 1974, si legge di un legame tra le esequie e la bomba in piazza della Loggia, dov’era stata indetta dalle organizzazioni sindacali una manifestazione. «Detta manifestazione», scrissero i carabinieri, «era stata voluta […] in relazione al decesso del Ferrari ed ai disordini sorti il giorno dei suoi funerali che portarono all’arresto di cinque veronesi […] aderenti ad Anno Zero». Tra loro c’era sempre Roberto Zorzi, che per il 28 maggio 1974, interrogato, fornì il dettaglio dei suoi spostamenti che lo portavano lontano dal luogo della strage.</p>

<p><strong>Per arrivare a iscrivere nel registro degli indagati l’uomo, tuttavia, devono essere emersi nuovi elementi nell’ambito dell’inchiesta quater sulla bomba di piazza della Loggia. Elementi che hanno portato alle perquisizioni di oggi, ma su cui al momento vige stretto riserbo negli ambienti giudiziari di Brescia</strong>. È però il segnale che gli ergastoli inflitti a Tramonte e Maggi non hanno affatto chiuso il capitolo giudiziario su un evento spartiacque nella storia della strategia della tensione.</p>

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<p><a href="/rassegna-stampa/tag:stragismo" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">stragismo</span></a></p>
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      <pubDate>Thu, 27 Jan 2022 06:49:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Franco Bifo Berardi sull&#39;Ucraina</title>
      <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/franco-bifo-berardi-sullucraina</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dal suo profilo Facebook&#xA;&#xA;Stento a crederci. Forse c&#39;è qualcosa che non funziona più bene nella mia testa: quel che accade non riesco a spiegarmelo.&#xA;In Italia non se ne parla neanche, siamo impegnati a eleggere l&#39;uomo della Goldmann Sachs oppure un altro chissenefrega. Ma quello che sta accadendo alla frontiera orientale del continente è situazione più prossima alla guerra atomica che io abbia visto in vita mia. Avevo undici anni ai tempi della crisi dei missili per Cuba, e ricordo che non si parlava d’altro. Oggi nessuno parla più con nessuno, zitti e Mosca. A proposito, ricapitoliamo i fatti.!--more--&#xA;&#xA;Quando Biden parlò alla nazione in agosto, quando disse &#34;war in Afghanistan is over&#34; mentre i suoi collaboratori afghani si accalcavano all&#39;aereoporto, rincorrevano gli aerei in partenza, si attaccavano alle ali e cadevano giù da mille metri di altezza, pensai: quest&#39;uomo è finito, ma il problema è che gli Stati Uniti d&#39;America saranno ora costretti a fare i conti con se stessi.&#xA;&#xA;Dopo due catastrofiche guerre concluse in modo ignominioso, con l&#39;Iraq trasformato in terreno di guerra perenne, consegnato in parte all’arci-nemico iraniano, e l&#39;Afghanistan restituito ai talebani, pensavo che il ceto dirigente americano avrebbe preso per lo meno una pausa di riflessione.&#xA;&#xA;Per qualche ragione che fatico a capire Biden ha invece pensato che, perdute due guerre regionali contro nemici militarmente primitivi, il solo modo per ristabilire l&#39;onore dell&#39;America e per recuperare l&#39;appoggio del suo popolo che si prepara a nuove elezioni, era lanciare una guerra contro un regime granitico nel suo nazionalismo, e dotato di un arsenale atomico che può annientare il genere umano.&#xA;&#xA;Mentre Lavrov chiede che la NATO ritiri i suoi contingenti dai paesi che confinano con la Russia (come Reagan aveva promesso a Gorbaciov in un tempo che ora appare assai lontano) - mandare ottomila uomini nel Baltico e novanta tonnellate di armi in Ucraina equivale a costringere Putin alla guerra.&#xA;Putin sa che se perde la faccia il suo potere si sgretola, e può contare sulla tradizione russa di unità sacra fino all&#39;ultimo uomo quando un nemico attenta alla Santa Madre Russia.  Non occorre ricordare i precedenti storici, basta leggere Tolstoj e Dostojevski. E anche Soljenitsin, e più di tutti Vasily Grossman.&#xA;&#xA;Se è vero come dicono osservatori colti come Enrico Franceschini che Putin nasconde il cuore di uno Stavrogin, allora siamo fritti.&#xA;&#xA;Biden a questo punto non può tornare indietro, e il gruppo dirigente americano si trova con ogni evidenza in una condizione psicopatica di panico.&#xA;&#xA;Approfondimento.&#xA;&#xA;Tag&#xA;Ucraina&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal suo profilo Facebook</em></p>

<p>Stento a crederci. Forse c&#39;è qualcosa che non funziona più bene nella mia testa: quel che accade non riesco a spiegarmelo.
In Italia non se ne parla neanche, siamo impegnati a eleggere l&#39;uomo della Goldmann Sachs oppure un altro chissenefrega. Ma quello che sta accadendo alla frontiera orientale del continente <strong>è situazione più prossima alla guerra atomica che io abbia visto in vita mia</strong>. Avevo undici anni ai tempi della crisi dei missili per Cuba, e ricordo che non si parlava d’altro. Oggi nessuno parla più con nessuno, zitti e Mosca. A proposito, ricapitoliamo i fatti.</p>

<p>Quando Biden parlò alla nazione in agosto, quando disse “war in Afghanistan is over” mentre i suoi collaboratori afghani si accalcavano all&#39;aereoporto, rincorrevano gli aerei in partenza, si attaccavano alle ali e cadevano giù da mille metri di altezza, pensai: quest&#39;uomo è finito, ma il problema è che gli Stati Uniti d&#39;America saranno ora costretti a fare i conti con se stessi.</p>

<p>Dopo due catastrofiche guerre concluse in modo ignominioso, con l&#39;Iraq trasformato in terreno di guerra perenne, consegnato in parte all’arci-nemico iraniano, e l&#39;Afghanistan restituito ai talebani, pensavo che il ceto dirigente americano avrebbe preso per lo meno una pausa di riflessione.</p>

<p><strong>Per qualche ragione che fatico a capire Biden ha invece pensato che, perdute due guerre regionali contro nemici militarmente primitivi, il solo modo per ristabilire l&#39;onore dell&#39;America e per recuperare l&#39;appoggio del suo popolo che si prepara a nuove elezioni, era lanciare una guerra contro un regime granitico nel suo nazionalismo, e dotato di un arsenale atomico che può annientare il genere umano.</strong></p>

<p>Mentre Lavrov chiede che la NATO ritiri i suoi contingenti dai paesi che confinano con la Russia (come Reagan aveva promesso a Gorbaciov in un tempo che ora appare assai lontano) – mandare ottomila uomini nel Baltico e novanta tonnellate di armi in Ucraina equivale a costringere Putin alla guerra.
<strong>Putin sa che se perde la faccia il suo potere si sgretola, e può contare sulla tradizione russa di unità sacra fino all&#39;ultimo uomo quando un nemico attenta alla Santa Madre Russia.</strong>  Non occorre ricordare i precedenti storici, basta leggere Tolstoj e Dostojevski. E anche Soljenitsin, e più di tutti Vasily Grossman.</p>

<p>Se è vero come dicono osservatori colti come Enrico Franceschini che Putin nasconde il cuore di uno Stavrogin, allora siamo fritti.</p>

<p>Biden a questo punto non può tornare indietro, e il gruppo dirigente americano si trova con ogni evidenza in una condizione psicopatica di panico.</p>

<p><a href="https://newsby.it/mondo/crisi-russia-ucraina-origini-spiegazione-conseguenze/" rel="nofollow">Approfondimento.</a></p>

<h1 id="tag">Tag</h1>

<p><a href="/rassegna-stampa/tag:Ucraina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Ucraina</span></a></p>
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      <guid>https://noblogo.org/rassegna-stampa/franco-bifo-berardi-sullucraina</guid>
      <pubDate>Wed, 26 Jan 2022 18:24:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sputi e botte al ragazzino perché ebreo, il padre: &#34;Nessuno lo ha difeso in quel parco&#34;</title>
      <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/sputi-e-botte-al-ragazzino-perche-ebreo-il-padre-nessuno-lo-ha-difeso-in</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il caso avvenuto a Venturina: &#34;Dalle famiglie delle giovani che lo hanno insultato non è arrivato alcun messaggio di scuse&#34;&#xA;&#xA;www.iltelegrafolivorno.it | 26 gennaio 2022&#xA;&#xA;Campiglia Marittima (Livorno), 26 gennaio 2022 - &#34;Ho finito le lacrime. Vedo mio figlio che cerca di togliere gli sputi dal suo giacchetto&#34;. Parla così il padre del bambino ebreo di 12 anni che domenica 23 gennaio è stato aggredito da due quindicenni con frasi terribili «Stai zitto, sei un ebreo, devi morire nei forni». Frasi agghiaccianti per le quali c&#39;è stata una mobilitazione in tutta Italia. Frasi sulle quali è intervenuto anche il Ministro dell&#39;Interno Luciana Lamorgese, condannando un episodio che riporta la mente a tempi bui. Il tutto nelle ore in cui si celebra la Giornata della Memoria. !--more--&#xA;&#xA;Accade a Venturina, frazione di Campiglia Marittima, zona sud della provincia di Livorno. Il padre ha sporto denuncia ai carabinieri. Le due ragazzine sono state identificate e del caso si occupa il Tribunale dei Minori di Firenze. Il piccolo è tornato a scuola ma il papà e la famiglia sono sotto choc. &#34;Non bisogna far finta di nulla, ho detto tutto ai carabinieri - dice l&#39;uomo - Cercheremo, anche tramite la scuola e la psicologa dell’istituto di farci aiutare, di avere assistenza. Ripensando all’episodio giuro che ho finito le lacrime. Rivedo mio figlio che cerca di togliere gli sputi dal giacchetto. Sono distrutto non ne posso più. Queste cose non devono più esistere. Per questo ho deciso di denunciare l’accaduto, quello che è successo a mio figlio non deve accadere più a nessuno&#34;.&#xA;&#xA;Ma il padre si sofferma anche su un altro particolare. &#34;Nessuno in quel parco pubblico dove è avvenuta l&#39;aggressione ha detto nulla, nessuno ha difeso mio figlio. Non riusciamo a dare una spiegazione&#34;. Il bambino intanto è tornato a scuola e cerca di andare avanti. Nel cuore porta un episodio tremendo, drammatico, con le parole choc delle due quindicenni. &#xA;&#xA;&#34;Credo - dice il padre - che serva agire ancora di più per spiegare ai ragazzi l’orrore dell’odio razziale, dobbiamo fare di più. E lo faremo tutti insieme, la solidarietà che stiamo ricevendo è un bel segnale&#34;.&#xA;&#xA;Tag&#xA;antisemitismo]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Il caso avvenuto a Venturina: “Dalle famiglie delle giovani che lo hanno insultato non è arrivato alcun messaggio di scuse”</em></p>

<p>www.iltelegrafolivorno.it | 26 gennaio 2022</p>

<p>Campiglia Marittima (Livorno), 26 gennaio 2022 – “Ho finito le lacrime. Vedo mio figlio che cerca di togliere gli sputi dal suo giacchetto”. Parla così il padre del <strong>bambino ebreo di 12 anni che domenica 23 gennaio è stato aggredito da due quindicenni con frasi terribili «Stai zitto, sei un ebreo, devi morire nei forni»</strong>. Frasi agghiaccianti per le quali c&#39;è stata una mobilitazione in tutta Italia. Frasi sulle quali è intervenuto anche il Ministro dell&#39;Interno Luciana Lamorgese, condannando un episodio che riporta la mente a tempi bui. Il tutto nelle ore in cui si celebra la Giornata della Memoria. </p>

<p>Accade a Venturina, frazione di Campiglia Marittima, zona sud della provincia di Livorno. Il padre ha sporto denuncia ai carabinieri. Le due ragazzine sono state identificate e del caso si occupa il Tribunale dei Minori di Firenze. Il piccolo è tornato a scuola ma il papà e la famiglia sono sotto choc. “Non bisogna far finta di nulla, ho detto tutto ai carabinieri – dice l&#39;uomo – Cercheremo, anche tramite la scuola e la psicologa dell’istituto di farci aiutare, di avere assistenza. Ripensando all’episodio giuro che ho finito le lacrime. Rivedo mio figlio che cerca di togliere gli sputi dal giacchetto. Sono distrutto non ne posso più. Queste cose non devono più esistere. Per questo ho deciso di denunciare l’accaduto, quello che è successo a mio figlio non deve accadere più a nessuno”.</p>

<p>Ma il padre si sofferma anche su un altro particolare. “Nessuno in quel parco pubblico dove è avvenuta l&#39;aggressione ha detto nulla, nessuno ha difeso mio figlio. Non riusciamo a dare una spiegazione”. Il bambino intanto è tornato a scuola e cerca di andare avanti. Nel cuore porta un episodio tremendo, drammatico, con le parole choc delle due quindicenni.</p>

<p>“Credo – dice il padre – che serva agire ancora di più per spiegare ai ragazzi l’orrore dell’odio razziale, dobbiamo fare di più. E lo faremo tutti insieme, la solidarietà che stiamo ricevendo è un bel segnale”.</p>

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<p><a href="/rassegna-stampa/tag:antisemitismo" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">antisemitismo</span></a></p>
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      <pubDate>Wed, 26 Jan 2022 18:16:15 +0000</pubDate>
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      <title>Nel metaverso c’è già stato un caso di palpeggiamento</title>
      <link>https://noblogo.org/rassegna-stampa/nel-metaverso-ce-gia-stato-un-caso-di-palpeggiamento</link>
      <description>&lt;![CDATA[Non è la prima volta che un’utente subisce una molestia nella realtà virtuale, e si è discusso sulle possibili soluzioni&#xA;&#xA;Il Post | 21 dicembre 2021&#xA;&#xA;Tra le numerose perplessità emerse a margine del dibattito sul metaverso e, in particolare, sul tipo di metaverso presentato a ottobre scorso dall’amministratore delegato di Meta Mark Zuckerberg, una delle più condivise e citate ha riguardato una serie di problemi di sicurezza online, in parte prevedibili e in parte no, che potrebbero interessare il nuovo ecosistema virtuale. Un esempio di questi problemi, riportato dal sito The Verge, è stato reso noto da un’utente che all’inizio di dicembre ha detto di essere stata molestata in una versione beta di Horizon Worlds, una piattaforma multiplayer di realtà virtuale sviluppata da Meta e disponibile negli Stati Uniti e in Canada dal 9 dicembre scorso per le persone di almeno 18 anni.!--more--&#xA;&#xA;Come molti degli ecosistemi virtuali immaginati e descritti quando si parla di metaverso, Horizon Worlds richiede l’utilizzo di un visore per la realtà virtuale, oltre che di un sistema di acquisizione del movimento tramite controller, necessari per interagire con gli oggetti nel gioco. Richiede un account Facebook, anche, e permette di partecipare a giochi personalizzati creati dagli utenti e trovarsi con un massimo di 20 persone alla volta in uno spazio virtuale. È il primo tentativo di Meta di pubblicare qualcosa che assomigli alla visione del metaverso di Zuckerberg, ha scritto The Verge.&#xA;&#xA;«Le molestie sessuali non sono normalmente uno scherzo su Internet, ma essere in realtà virtuale aggiunge un altro livello che rende l’evento più violento», ha scritto nel gruppo Facebook ufficiale di Horizon Worlds la beta tester molestata sulla piattaforma. «Non solo sono stata palpeggiata la notte scorsa, ma c’erano altre persone lì intorno che sostenevano questo comportamento, cosa che mi ha fatto sentire isolata», ha aggiunto.&#xA;&#xA;Per le tecnologie disponibili finora, l’esperienza del metaverso non prevede una partecipazione tattile alla realtà virtuale percepita attraverso i visori. La molestia è stata denunciata, insomma, perché notata alla vista dall’utente, che nel suo racconto si è soffermata in particolare sulle reazioni complici di chi aveva assistito – sempre virtualmente – all’episodio.&#xA;&#xA;Il vicepresidente di Horizon Vivek Sharma ha definito l’accaduto un incidente «assolutamente spiacevole», che l’azienda ha in seguito esaminato concludendo che l’utente che aveva subìto il palpeggiamento virtuale non aveva utilizzato le funzionalità di sicurezza integrate in Horizon Worlds. Tra queste funzioni c’è la possibilità di impedire qualsiasi tipo di interazione ricorrendo alla “Safe Zone”, una sorta di “bolla” di protezione attivabile da ciascun utente in qualsiasi momento. «Rimane per noi un feedback positivo, perché voglio che [la funzione “Safe Zone”] sia facilmente rintracciabile e attivabile», ha aggiunto Sharma.&#xA;&#xA;«Non è la prima volta che un’utente viene palpeggiata nella realtà virtuale e, sfortunatamente, non sarà l’ultima», ha scritto la giornalista Tanya Basu, redattrice della rivista MIT Technology Review del Massachusetts Institute of Technology. Secondo Basu, il metaverso non potrà mai essere considerato un luogo sicuro finché le aziende non scopriranno come proteggere le persone partecipanti.&#xA;&#xA;Nel 2016 un’utente di QuiVr – un videogioco di realtà virtuale in cui gli utenti impersonano arcieri impegnati contro orde di zombie – raccontò su Medium di essere stata palpeggiata da un altro utente durante una sessione di gioco. I fondatori di QuiVr risposero scusandosi per il fatto e introdussero in seguito una correzione nel gioco, che avrebbe permesso a qualsiasi utente di allungare e incrociare le braccia in un gesto codificato per respingere in automatico eventuali molestatori.&#xA;&#xA;Uno studio di revisione della vicenda capitata all’utente di QuiVr nel 2016, pubblicato nel 2020 sulla rivista della Digital Games Research Association, una società finlandese non profit di ricerca accademica sui videogiochi, sostenne che molte reazioni furono «sprezzanti nei confronti dell’esperienza subita dall’utente e, a volte, offensivi e misogini». Molte persone, secondo lo studio, sminuirono la rilevanza dell’episodio dato il contesto virtuale e giocoso in cui si era verificato.&#xA;&#xA;Ci fu anche chi sottolineò come, anche senza voler minimizzare, una molestia avvenuta nella forma virtuale è un’esperienza diversa da una avvenuta nella realtà fisica, e sono diverse anche le sue conseguenze. Tra i commentatori dell’articolo pubblicato dall’utente di QuiVr in molti si chiesero se quello da lei subìto potesse essere inteso come palpeggiamento, dal momento che il suo corpo non era stato toccato fisicamente. «È come sostenere di essere vittima di un omicidio virtuale perché qualcuno ti ha sparato in un gioco per computer in realtà virtuale», scrisse un commentatore definendo l’articolo dell’utente molestata su QuiVr «irrispettoso per le vere vittime di molestie sessuali».&#xA;&#xA;Se morire virtualmente è di solito parte delle dinamiche accettate da chi partecipa a un videogioco con altri utenti, un palpeggiamento virtuale è qualcosa di non previsto. «Penso che le persone dovrebbero tenere a mente che non è mai stato necessario per definire le molestie sessuali che fossero una cosa fisica. Possono essere verbali e sì, possono anche essere un’esperienza virtuale», ha detto al MIT Technology Review la docente di comunicazione alla Ohio State University Jesse Fox, che si occupa delle implicazioni sociali della realtà virtuale.&#xA;&#xA;[...]&#xA;&#xA;Tag&#xA;metaverso&#xA;molestie]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Non è la prima volta che un’utente subisce una molestia nella realtà virtuale, e si è discusso sulle possibili soluzioni</em></p>

<p>Il Post | 21 dicembre 2021</p>

<p>Tra le numerose perplessità emerse a margine del dibattito sul metaverso e, in particolare, sul tipo di metaverso presentato a ottobre scorso dall’amministratore delegato di Meta Mark Zuckerberg, una delle più condivise e citate ha riguardato una serie di problemi di sicurezza online, in parte prevedibili e in parte no, che potrebbero interessare il nuovo ecosistema virtuale. Un esempio di questi problemi, riportato dal sito <em>The Verge</em>, è stato reso noto da <strong>un’utente che all’inizio di dicembre ha detto di essere stata molestata in una versione beta di Horizon Worlds, una piattaforma multiplayer di realtà virtuale sviluppata da Meta e disponibile negli Stati Uniti e in Canada dal 9 dicembre scorso per le persone di almeno 18 anni.</strong></p>

<p>Come molti degli ecosistemi virtuali immaginati e descritti quando si parla di metaverso, Horizon Worlds richiede l’utilizzo di un visore per la realtà virtuale, oltre che di un sistema di acquisizione del movimento tramite controller, necessari per interagire con gli oggetti nel gioco. Richiede un account Facebook, anche, e permette di partecipare a giochi personalizzati creati dagli utenti e trovarsi con un massimo di 20 persone alla volta in uno spazio virtuale. È il primo tentativo di Meta di pubblicare qualcosa che assomigli alla visione del metaverso di Zuckerberg, ha scritto The Verge.</p>

<p><strong>«Le molestie sessuali non sono normalmente uno scherzo su Internet, ma essere in realtà virtuale aggiunge un altro livello che rende l’evento più violento», ha scritto nel gruppo Facebook ufficiale di Horizon Worlds la beta tester molestata sulla piattaforma. «Non solo sono stata palpeggiata la notte scorsa, ma c’erano altre persone lì intorno che sostenevano questo comportamento, cosa che mi ha fatto sentire isolata», ha aggiunto.</strong></p>

<p>Per le tecnologie disponibili finora, l’esperienza del metaverso <strong>non prevede una partecipazione tattile alla realtà virtuale percepita attraverso i visori.</strong> La molestia è stata denunciata, insomma, perché notata alla vista dall’utente, che nel suo racconto si è soffermata in particolare sulle reazioni complici di chi aveva assistito – sempre virtualmente – all’episodio.</p>

<p>Il vicepresidente di Horizon Vivek Sharma ha definito l’accaduto un incidente «assolutamente spiacevole», che l’azienda ha in seguito esaminato concludendo che <strong>l’utente che aveva subìto il palpeggiamento virtuale non aveva utilizzato le funzionalità di sicurezza integrate in Horizon Worlds. Tra queste funzioni c’è la possibilità di impedire qualsiasi tipo di interazione ricorrendo alla “Safe Zone”, una sorta di “bolla” di protezione attivabile da ciascun utente in qualsiasi momento</strong>. «Rimane per noi un feedback positivo, perché voglio che [la funzione “Safe Zone”] sia facilmente rintracciabile e attivabile», ha aggiunto Sharma.</p>

<p>«Non è la prima volta che un’utente viene palpeggiata nella realtà virtuale e, sfortunatamente, non sarà l’ultima», ha scritto la giornalista Tanya Basu, redattrice della rivista MIT Technology Review del Massachusetts Institute of Technology. Secondo Basu, il metaverso non potrà mai essere considerato un luogo sicuro finché le aziende non scopriranno come proteggere le persone partecipanti.</p>

<p>Nel 2016 un’utente di QuiVr – un videogioco di realtà virtuale in cui gli utenti impersonano arcieri impegnati contro orde di zombie – raccontò su Medium di essere stata palpeggiata da un altro utente durante una sessione di gioco. I fondatori di QuiVr risposero scusandosi per il fatto e introdussero in seguito una correzione nel gioco, che avrebbe permesso a qualsiasi utente di allungare e incrociare le braccia in un gesto codificato per respingere in automatico eventuali molestatori.</p>

<p>Uno studio di revisione della vicenda capitata all’utente di QuiVr nel 2016, pubblicato nel 2020 sulla rivista della Digital Games Research Association, una società finlandese non profit di ricerca accademica sui videogiochi, sostenne che molte reazioni furono «sprezzanti nei confronti dell’esperienza subita dall’utente e, a volte, offensivi e misogini». Molte persone, secondo lo studio, sminuirono la rilevanza dell’episodio dato il contesto virtuale e giocoso in cui si era verificato.</p>

<p><strong>Ci fu anche chi sottolineò come, anche senza voler minimizzare, una molestia avvenuta nella forma virtuale è un’esperienza diversa da una avvenuta nella realtà fisica, e sono diverse anche le sue conseguenze. Tra i commentatori dell’articolo pubblicato dall’utente di QuiVr in molti si chiesero se quello da lei subìto potesse essere inteso come palpeggiamento, dal momento che il suo corpo non era stato toccato fisicamente.</strong> «È come sostenere di essere vittima di un omicidio virtuale perché qualcuno ti ha sparato in un gioco per computer in realtà virtuale», scrisse un commentatore definendo l’articolo dell’utente molestata su QuiVr «irrispettoso per le vere vittime di molestie sessuali».</p>

<p>Se morire virtualmente è di solito parte delle dinamiche accettate da chi partecipa a un videogioco con altri utenti, un palpeggiamento virtuale è qualcosa di non previsto. «Penso che le persone dovrebbero tenere a mente che non è mai stato necessario per definire le molestie sessuali che fossero una cosa fisica. Possono essere verbali e sì, possono anche essere un’esperienza virtuale», ha detto al MIT Technology Review la docente di comunicazione alla Ohio State University Jesse Fox, che si occupa delle implicazioni sociali della realtà virtuale.</p>

<p>[...]</p>

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<p><a href="/rassegna-stampa/tag:metaverso" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">metaverso</span></a>
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      <guid>https://noblogo.org/rassegna-stampa/nel-metaverso-ce-gia-stato-un-caso-di-palpeggiamento</guid>
      <pubDate>Mon, 24 Jan 2022 19:10:27 +0000</pubDate>
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      <title>La finta teoria del complotto che non crede all’esistenza degli uccelli</title>
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      <description>&lt;![CDATA[“Birds Aren&#39;t Real” fu improvvisata per scherzo da un 19enne americano, e oggi vuole combattere «la follia con la follia»&#xA;&#xA;Il Post | 15 dicembre 2021&#xA;&#xA;Nel gennaio del 2017 il 19enne Peter McIndoe era a Memphis, in Tennessee, in visita ad alcuni amici, quando si trovò tra una manifestazione femminista contro Donald Trump e un’altra di sostenitori del neopresidente statunitense. Senza pensarci troppo, McIndoe scrisse su un cartello “Birds Aren’t Real”, gli uccelli non sono veri, e poi vagò improvvisando sul momento una finta teoria del complotto: gli uccelli non sono veri, il governo li ha uccisi tutti per sostituirli con avanzatissimi droni attraverso i quali controlla la popolazione. «Fu una cosa spontanea» ha raccontato McIndoe al New York Times, «ma anche una considerazione sull’assurdità di quanto stava succedendo».&#xA;&#xA;McIndoe si è ritrovato a raccontare cosa gli passò per la testa quel giorno al più importante giornale al mondo perché da allora la sua teoria secondo cui “Birds Aren’t Real” ha guadagnato molti seguaci, la stragrande maggioranza dei quali è ovviamente ben consapevole del fatto che si tratti della parodia di una vera teoria del complotto, come per esempio QAnon, il movimento ormai diffuso in molti paesi del mondo che crede che il pianeta sia controllato da un giro di ricchissimi e potentissimi pedofili satanisti.!--more--&#xA;&#xA;Le pagine di “Birds Arent’t Real” hanno 400mila follower su Instagram, più di 70mila su Twitter, oltre 600mila su TikTok. La teoria ha un sito che vende magliette, adesivi e altri prodotti, e che ne racconta la storia in un dettagliatissimo testo di oltre cinquemila parole.&#xA;&#xA;“Birds Aren’t Real” sostiene, per finta, che tra il 1959 e il 2001 il governo statunitense abbia ucciso milioni di uccelli, tutti quelli che c’erano. Quelli che si vedono da allora nei cieli sono invece droni che si ricaricano attraverso le linee dell’alta tensione e che il governo usa per spiare la popolazione. Negli anni la teoria si è ampliata con finti documenti, con finti video d’epoca, con proteste satiriche (per esempio contro la sede di Twitter, il cui simbolo non-a-caso è un uccellino) e con argomentazioni di vario genere. Tipo che non è per nulla un caso che la maggior parte di quelli che noi crediamo essere gli escrementi degli uccelli cadano sulle auto ben più che sulle strade.&#xA;&#xA;Negli anni McIndoe si è proposto come leader di questa teoria del complotto e prima della recente intervista al New York Times non aveva mai detto apertamente di non crederci davvero. Al punto che qualcuno l’aveva perfino preso sul serio o si era quantomeno scervellato per capire se ci fosse o ci facesse. Più che per la sua ammissione – che ha solo reso esplicito quel che a molti era già chiarissimo – l’articolo di Taylor Lorenz è interessante perché racconta come e perché McIndoe decise di dare seguito a quel cartello scritto nel 2017, riflettendo su quale senso si possa trarre o dare, da qui in poi, a “Birds Aren’t Real”.&#xA;&#xA;Prima di ritrovarsi a Memphis a scrivere che i volatili sono una menzogna, McIndoe era nato e cresciuto in una comunità molto conservatrice e religiosa dell’Arkansas. Ha raccontato che fu educato nella casa in cui crebbe insieme a sette tra fratelli e sorelle e che gli fu insegnato che «Obama era l’anticristo» e che non bisognava credere nella teoria dell’evoluzione in quanto parte di un «massiccio piano per il lavaggio del cervello fatto dai Democratici». Ha ricordato che gli capitò di leggere un libro secondo cui Hollywood propugnava messaggi subliminali contro la cristianità.&#xA;&#xA;McIndoe ha spiegato che grazie a internet riuscì però a informarsi e a educarsi anche in altro modo, andando a cercare informazioni e punti di vista diversi da quello a cui era stato esposto crescendo: «la mia intera idea del mondo si formò grazie a internet», ha detto. Nel 2016 lasciò casa per frequentare l’università, sempre in Arkansas, e si accorse che come lui anche molti altri suoi coetanei si trovavano a dover mediare tra i valori e le credenze con cui erano cresciuti e quello che invece avevano conosciuto e imparato altrove.&#xA;&#xA;Poi arrivò il cartello di Memphis, a suo dire scritto di getto e senza pensarci e poi seguito da qualche discorso improvvisato che qualcuno riprese casualmente con lo smartphone, per poi condividerlo su Facebook. Il discorso ebbe un certo successo online, cosa che lo spinse a strutturare la teoria “Birds Aren’t Real”. Nel 2018 lasciò l’università, si fece via via più attivo online e iniziò anche a investire qualche soldo nella sua finta teoria del complotto, per esempio pagando un attore per interpretare un ex agente della CIA, la principale agenzia di intelligence statunitense, intento a confessare il gigantesco insabbiamento relativo ai volatili.&#xA;&#xA;Visto che i seguaci di “Birds Aren’t Real” erano soprattutto membri della generazione Z (quella dei nati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila), McIndoe assoldò anche alcuni attori per impersonare manifestanti un po’ meno giovani. «Iniziai a entrare nel personaggio e a costruire il mondo a cui poteva appartenere», ha detto McIndoe al New York Times: «di fatto fu un esperimento sulla disinformazione, perché costruimmo un mondo interamente fittizio che qualcuno prese per vero».&#xA;&#xA;Nell’esaustiva sezione FAQ del sito di “Birds Aren’t Real” trovano per esempio risposta le seguenti domande: le uova cosa sono? come si spiega la carne di uccello? e come si spiegano gli uccelli uccisi cacciando o guidando? i veri uccelli morti, dove sono finiti?&#xA;&#xA;[...]&#xA;&#xA;Tag&#xA;teoriedelcomplotto&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>“Birds Aren&#39;t Real” fu improvvisata per scherzo da un 19enne americano, e oggi vuole combattere «la follia con la follia»</em></p>

<p>Il Post | 15 dicembre 2021</p>

<p>Nel gennaio del 2017 il 19enne Peter McIndoe era a Memphis, in Tennessee, in visita ad alcuni amici, quando <strong>si trovò tra una manifestazione femminista contro Donald Trump e un’altra di sostenitori del neopresidente statunitense. Senza pensarci troppo, McIndoe scrisse su un cartello “Birds Aren’t Real”, gli uccelli non sono veri, e poi vagò improvvisando sul momento una finta teoria del complotto: gli uccelli non sono veri, il governo li ha uccisi tutti per sostituirli con avanzatissimi droni attraverso i quali controlla la popolazione.</strong> «Fu una cosa spontanea» ha raccontato McIndoe al New York Times, «ma anche una considerazione sull’assurdità di quanto stava succedendo».</p>

<p>McIndoe si è ritrovato a raccontare cosa gli passò per la testa quel giorno al più importante giornale al mondo perché da allora la sua teoria secondo cui “Birds Aren’t Real” ha guadagnato molti seguaci, la stragrande maggioranza dei quali è ovviamente ben consapevole del fatto che si tratti della parodia di una vera teoria del complotto, come per esempio QAnon, il movimento ormai diffuso in molti paesi del mondo che crede che il pianeta sia controllato da un giro di ricchissimi e potentissimi pedofili satanisti.</p>

<p>Le pagine di “Birds Arent’t Real” hanno 400mila follower su Instagram, più di 70mila su Twitter, oltre 600mila su TikTok. La teoria ha un sito che vende magliette, adesivi e altri prodotti, e che ne racconta la storia in un dettagliatissimo testo di oltre cinquemila parole.</p>

<p><strong>“Birds Aren’t Real” sostiene, per finta, che tra il 1959 e il 2001 il governo statunitense abbia ucciso milioni di uccelli, tutti quelli che c’erano</strong>. Quelli che si vedono da allora nei cieli sono invece droni che si ricaricano attraverso le linee dell’alta tensione e che il governo usa per spiare la popolazione. Negli anni la teoria si è ampliata con finti documenti, con finti video d’epoca, con proteste satiriche (per esempio contro la sede di Twitter, il cui simbolo non-a-caso è un uccellino) e con argomentazioni di vario genere. Tipo che non è per nulla un caso che la maggior parte di quelli che noi crediamo essere gli escrementi degli uccelli cadano sulle auto ben più che sulle strade.</p>

<p>Negli anni McIndoe si è proposto come leader di questa teoria del complotto e prima della recente intervista al New York Times non aveva mai detto apertamente di non crederci davvero. Al punto che qualcuno l’aveva perfino preso sul serio o si era quantomeno scervellato per capire se ci fosse o ci facesse. Più che per la sua ammissione – che ha solo reso esplicito quel che a molti era già chiarissimo – l’articolo di Taylor Lorenz è interessante perché racconta come e perché McIndoe decise di dare seguito a quel cartello scritto nel 2017, riflettendo su quale senso si possa trarre o dare, da qui in poi, a “Birds Aren’t Real”.</p>

<p>Prima di ritrovarsi a Memphis a scrivere che i volatili sono una menzogna, McIndoe era nato e cresciuto in una comunità molto conservatrice e religiosa dell’Arkansas. <strong>Ha raccontato che fu educato nella casa in cui crebbe insieme a sette tra fratelli e sorelle e che gli fu insegnato che «Obama era l’anticristo» e che non bisognava credere nella teoria dell’evoluzione in quanto parte di un «massiccio piano per il lavaggio del cervello fatto dai Democratici».</strong> Ha ricordato che gli capitò di leggere un libro secondo cui Hollywood propugnava messaggi subliminali contro la cristianità.</p>

<p>McIndoe ha spiegato che grazie a internet riuscì però a informarsi e a educarsi anche in altro modo, andando a cercare informazioni e punti di vista diversi da quello a cui era stato esposto crescendo: <strong>«la mia intera idea del mondo si formò grazie a internet», ha detto</strong>. Nel 2016 lasciò casa per frequentare l’università, sempre in Arkansas, e si accorse che come lui anche molti altri suoi coetanei si trovavano a dover mediare tra i valori e le credenze con cui erano cresciuti e quello che invece avevano conosciuto e imparato altrove.</p>

<p>Poi arrivò il cartello di Memphis, a suo dire scritto di getto e senza pensarci e poi seguito da qualche discorso improvvisato che qualcuno riprese casualmente con lo smartphone, per poi condividerlo su Facebook. Il discorso ebbe un certo successo online, cosa che lo spinse a strutturare la teoria “Birds Aren’t Real”. Nel 2018 lasciò l’università, si fece via via più attivo online e iniziò anche a investire qualche soldo nella sua finta teoria del complotto, per esempio pagando un attore per interpretare un ex agente della CIA, la principale agenzia di intelligence statunitense, intento a confessare il gigantesco insabbiamento relativo ai volatili.</p>

<p>Visto che i seguaci di “Birds Aren’t Real” erano soprattutto membri della generazione Z (quella dei nati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila), McIndoe assoldò anche alcuni attori per impersonare manifestanti un po’ meno giovani. «Iniziai a entrare nel personaggio e a costruire il mondo a cui poteva appartenere», ha detto McIndoe al New York Times: «di fatto fu un esperimento sulla disinformazione, perché costruimmo un mondo interamente fittizio che qualcuno prese per vero».</p>

<p>Nell’esaustiva sezione FAQ del sito di “Birds Aren’t Real” trovano per esempio risposta le seguenti domande: le uova cosa sono? come si spiega la carne di uccello? e come si spiegano gli uccelli uccisi cacciando o guidando? i veri uccelli morti, dove sono finiti?</p>

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      <guid>https://noblogo.org/rassegna-stampa/la-finta-teoria-del-complotto-che-non-crede-allesistenza-degli-uccelli</guid>
      <pubDate>Mon, 24 Jan 2022 19:02:42 +0000</pubDate>
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      <title>Twitter ha sospeso a tempo indefinito una parlamentare statunitense “no vax”</title>
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      <description>&lt;![CDATA[La Repubblicana Marjorie Taylor Greene aveva scritto di «moltissimi decessi causati dal vaccino per il coronavirus»&#xA;&#xA;Marjorie Taylor Greene | Il Post | 3 gennaio 2022&#xA;&#xA;Domenica Twitter ha sospeso a tempo indefinito l’account personale della parlamentare statunitense Marjorie Taylor Greene, deputata Repubblicana per lo stato della Georgia, per aver diffuso informazioni false sulla pandemia da coronavirus.&#xA;&#xA;Twitter ha annunciato il blocco dell’account dopo che sabato Greene aveva pubblicato un tweet in cui sosteneva falsamente che negli Stati Uniti ci fossero stati «moltissimi decessi causati dal vaccino per il coronavirus».  Greene è nota per essere da tempo contraria ai vaccini, e in un caso aveva addirittura paragonato i certificati vaccinali alle punizioni inflitte dai nazisti agli ebrei nei campi di concentramento.!--more--&#xA;&#xA;Greene è la prima parlamentare statunitense a cui Twitter blocca l’account a tempo indeterminato: nei mesi scorsi il social network aveva sospeso per alcuni giorni l’account della stessa Greene e di altri due parlamentari Repubblicani, Jim Banks e Barry Moore, ma finora nessuno aveva ricevuto una sanzione così severa. A Greene è stato comunque bloccato solo l’account personale, mentre è ancora attivo quello di deputata del Congresso degli Stati Uniti.&#xA;&#xA;La sospensione dell’account di Greene è la misura più dura presa da Twitter nei confronti di un politico statunitense dal blocco dell’account dell’ex presidente Donald Trump, deciso lo scorso gennaio a causa di alcuni suoi tweet che legittimavano l’attacco al Congresso.&#xA;&#xA;Negli ultimi mesi le discussioni su quali debbano essere i limiti della libertà di espressione sui social sono diventate più intense, soprattutto a causa della diffusione di molte notizie false sulla pandemia e sui vaccini. Piattaforme come Twitter e Facebook hanno rafforzato le proprie linee guida su cosa sia consentito dire e cosa no.&#xA;&#xA;A marzo Twitter aveva introdotto cinque livelli di avvertimento (chiamati strike) che dovevano precedere la sospensione dell’account a tempo indefinito.&#xA;&#xA;È quello che è successo a Greene, che nel corso del 2021 aveva ricevuto diversi avvertimenti da parte di Twitter, gli ultimi dei quali, sempre riguardanti la disinformazione sulla pandemia, avevano portato a giugno e ad agosto a due sospensioni temporanee del suo account.&#xA;&#xA;Greene ha commentato l’ultima e definitiva sospensione scrivendo su Facebook e Telegram che «Twitter è un nemico dell’America e non può gestire la verità. I social media non possono impedire che la verità venga diffusa in lungo e in largo. Big Tech non può fermare la verità. I Democratici Comunisti non possono fermare la verità. Io sto con la verità e le persone. Ce la faremo!».&#xA;&#xA;Tag&#xA;Twitter&#xA;coronavirus]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>La Repubblicana Marjorie Taylor Greene aveva scritto di «moltissimi decessi causati dal vaccino per il coronavirus»</em></p>

<p>Marjorie Taylor Greene | Il Post | 3 gennaio 2022</p>

<p><strong>Domenica Twitter ha sospeso a tempo indefinito l’account personale della parlamentare statunitense Marjorie Taylor Greene, deputata Repubblicana per lo stato della Georgia, per aver diffuso informazioni false sulla pandemia da coronavirus.</strong></p>

<p>Twitter ha annunciato il blocco dell’account dopo che sabato Greene aveva pubblicato un tweet in cui **sosteneva falsamente che negli Stati Uniti ci fossero stati «moltissimi decessi causati dal vaccino per il coronavirus». ** Greene è nota per essere da tempo contraria ai vaccini, e in un caso aveva addirittura paragonato i certificati vaccinali alle punizioni inflitte dai nazisti agli ebrei nei campi di concentramento.</p>

<p>Greene è la prima parlamentare statunitense a cui Twitter blocca l’account a tempo indeterminato: nei mesi scorsi il social network aveva sospeso per alcuni giorni l’account della stessa Greene e di altri due parlamentari Repubblicani, Jim Banks e Barry Moore, ma finora nessuno aveva ricevuto una sanzione così severa. A Greene è stato comunque bloccato solo l’account personale, mentre è ancora attivo quello di deputata del Congresso degli Stati Uniti.</p>

<p><strong>La sospensione dell’account di Greene è la misura più dura presa da Twitter nei confronti di un politico statunitense dal blocco dell’account dell’ex presidente Donald Trump, deciso lo scorso gennaio a causa di alcuni suoi tweet che legittimavano l’attacco al Congresso.</strong></p>

<p>Negli ultimi mesi le discussioni su quali debbano essere i limiti della libertà di espressione sui social sono diventate più intense, soprattutto a causa della diffusione di molte notizie false sulla pandemia e sui vaccini. Piattaforme come Twitter e Facebook hanno rafforzato le proprie linee guida su cosa sia consentito dire e cosa no.</p>

<p>A marzo Twitter aveva introdotto cinque livelli di avvertimento (chiamati strike) che dovevano precedere la sospensione dell’account a tempo indefinito.</p>

<p>È quello che è successo a Greene, che nel corso del 2021 aveva ricevuto diversi avvertimenti da parte di Twitter, gli ultimi dei quali, sempre riguardanti la disinformazione sulla pandemia, avevano portato a giugno e ad agosto a due sospensioni temporanee del suo account.</p>

<p><strong>Greene ha commentato l’ultima e definitiva sospensione scrivendo su Facebook e Telegram che «Twitter è un nemico dell’America e non può gestire la verità. I social media non possono impedire che la verità venga diffusa in lungo e in largo. Big Tech non può fermare la verità. I Democratici Comunisti non possono fermare la verità. Io sto con la verità e le persone. Ce la faremo!».</strong></p>

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      <pubDate>Mon, 24 Jan 2022 18:56:07 +0000</pubDate>
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