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Avviso: questo blog tocca il tema del suicidio

Voglio condividere la mia esperienza perché sento il bisogno di esternare i sentimenti che ho provato. Desidero mettere nero su bianco quello che ho provato un anno fa, era metà marzo del 2024. Non voglio dimenticare e solo scrivendo ora quello che ho passato potrò un giorno leggere questo blog e sentire questi eventi nuovamente vicini. Sembra strano e magari lo è, però gli eventi difficili della vita, quelli che ti segnano, meritano di rimanere vividi per farti apprezzare ancora di più quelli belli.

Axel, 15 marzo 2024

Era il primo pomeriggio di un venerdì come tanti e non potevo sapere che quelle poche parole scambiate al telefono con Axel sarebbero anche state le ultime. A fine chiamata venni salutato con il consueto “Salut mon ami!”

Lavoravo a casa da tre settimane perché l'ufficio era in ristrutturazione, bagno da rifare, pavimenti, tinta alle pareti e così via.

Ricordo che quando nel 2020 il COVID19 ci costrinse a lavorare da casa io la vissi serenamente, vivo in campagna e la porta finestra della stanza che adibii a ufficio si affaccia sul verde della collina in cima alla quale spunta il centro abitato del mio paese da 800 anime.

I lavori nell'ufficio in città mi avevano quindi dato nuovamente modo di passare tre settimane nella quiete di casa, fuori dal caos e librandomi da gran parte dello smog. Per mia somma gioia.

Mi occupo di intermediazione di legname esotico e tutto è tranquillamente gestibile anche da remoto grazie alle e-mail e tutti gli altri moderni mezzi di comunicazione.

E' in questo ambito che conobbi Axel, lui era il titolare di una agenzia partner con sede a Brema in Germania. Seppi subito che era omosessuale, non ne faceva un segreto. Era un uomo di bella presenza, una dozzina di centimetri più alto di me che già arrivo a 1.80 mt, la sua voce era profonda e molto distinguibile, si stava avvicinando ai 60 anni. Era chiaro che gli piacessero le belle cose e la bella vita; vestiva casual, era curato e decisamente dimostrava meno anni di quanti ne avesse.

Cominciai quasi subito a lavorare con l'azienda di Axel, entrai in contatto con le sue collaboratrici e scoprii, non senza un certo stupore che mi piaceva lavorare con i tedeschi. Tanto che quello fu sicuramente uno dei motivi, insieme alle vacanze sulle Dolomiti, che mi spinsero a intraprendere lo studio della lingua tedesca. Ok, sui risultati parliamone... Ma almeno qualcosa ci capisco e devo dire che mi piace! E' proprio vero che c'è una differenza di approccio e mentalità al lavoro, con loro sentivo che tutto filava liscio, ognuno si occupava puntualmente del suo con scrupolosità. Fu per me una grande soddisfazione quando mi dissero che non avevano mai lavorato così bene con un partner (nemmeno in Germania!) e divenni il loro punto fermo per le pratiche in capo al nostro ufficio. In effetti si fidavano al 100% di me e quando mi assentavo dal lavoro avevano sempre una certa ansia su come e chi li avrebbe seguiti in mia assenza, oggi mi fa sorridere.

Axel era titolare di azienda ed io mi relazionavo naturalmente con un minimo di deferenza nei suoi confronti. Naturalmente con il passare del tempo prendemmo sempre più confidenza, ci scambiavamo qualche foto sulle attività del fine settimana, chi in Italia chi in Germania, ci raccontavamo il più e il meno quando avevamo qualche minuto da dedicarci. Avevo l'impressione che avessimo una certa affinità e lo stimavo per la posizione che si era guadagnato. Lo vedevo come un esempio da seguire. Lui si confrontava e intratteneva rapporti lavorativi direttamente con il mondo del lavoro in Africa, un continente dove il solo essere omosessuale è, quando va bene, un pericolo per la propria incolumità.

I nostri uffici sono separati da 900 km tra pianure e montagne; ma nei 6 anni di conoscenza abbiamo avuto modo di incontrarci in diverse occasioni. Alcune di queste, e le più belle, durante gli eventi annuali che organizziamo in Italia per riunire fornitori, partner commerciali e clienti in una location dove socializzare, mangiare e bere bene tutti insieme.

L'evento si svolge su due giorni in altrettanti luoghi diversi in un turbinio informale di partecipanti con defezioni e aggiunte dell'ultimo minuto. L'unica certezza è che c'è una grande varietà di persone e commistione di culture, è necessario passare dall'inglese al francese quasi continuamente per interagire con tutti, spesso mischiando alcune parole in una o l'altra lingua quando mi manca la traduzione di una o dell'altra. Sono due giorni di “full immersion” impegnativi e gratificanti che mi lasciano sempre steso al tappeto ma felice.

Axel ed io ci sedevamo quasi sempre vicino, per poterci raccontare con calma qualcosa di noi stessi e delle nostre vite, uscendo così dai binari del lavoro. Un ricordo vivido e a me caro risale al 2021; stava arrivando l'autunno e la serata aveva un clima mite molto gradevole sul lungo Po di Torino. A cena nella sala del ristorante lui sedeva alla mia destra, tutto intorno a noi al tavolo erano sedute circa 25 persone, eravamo immersi in un brulicare di lingue diverse e piatti che andavano e venivano.

Fu allora che gli chiesi di raccontarmi qualcosa di Marcel.

Axel e Marcel si conobbero e si scelsero a vicenda diventando una famiglia nei primi anni 2000, avevano quindi una relazione di lungo corso. Tra i due c'era una differenza di età di una ventina di anni a favore di Marcel, il quale lavorava nel mondo della profumeria artigianale. Mi raccontò di quanto amassero fare insieme le cose più semplici. Arredare insieme casa, luogo prediletto per incontrare gli amici, cucinare insieme, portare a passeggio il loro cane e fare delle gite nei fine settimana sulla costa del mare del nord. In quelle che nella mia mente visualizzavo come località amene sperdute nel nord della Germania.

Ripensandoci, credo la mia domanda lo colse in contropiede perché notai una esitazione, ma subito si lasciò andare e mentre mi parlava della vita insieme al suo compagno vidi nei suoi occhi quando avesse piacere di parlarne con me.

Esiste una certa differenza culturale nell'approccio tra i vari popoli, sicuramente questo fu uno dei casi in cui la mia iniziativa di rompere il ghiaccio fece bene. Per quanto io sia un italiano del nord, in confronto al “calore” della Germania vinco comunque a mani basse. Ascoltai con piacere quel breve racconto di come amassero passare il tempo insieme e apprezzai che si aprisse confidandomi parti della sua vita privata.

Marcel morì pochi giorni prima di Natale del 2020, fu per via di un brutto tumore dal quale egli non volle curarsi con la medicina ufficiale. Una scelta che Axel palesemente non aveva condiviso e che faceva emergere in lui del rancore inespresso.

Quella sera gli proposi un brindisi alla memoria di Marcel, fu un bel momento che ci avvicinò. Partecipavo al suo dolore e stavamo celebrando il suo compagno di vita ovunque egli fosse.

Ovviamente in quanto omosessuale io stesso, mi sono immedesimato facilmente in parte del suo vissuto, le difficoltà che si affrontano per formare e vivere una coppia, i pregiudizi e le paure. Provavo sofferenza per la sua condizione ed era chiaro che il destino gli avesse sottratto la sola e vera ragione di vita che avesse. Non posso immaginare cosa significhi perdere il partner della propria vita e in quale limbo possa venire confinata la propria anima. Desideravo solo manifestargli vicinanza e amicizia.

Il giorno seguente era una soleggiata domenica con quel bel cielo blu tipico del cambio stagione, quando l'estate lascia il passo all'autunno. Le foglie cadute in effetti già abbracciavano l'ampio parcheggio di Castagnole delle Lanze nel Monferrato. Il Monferrato è un territorio che confina e sovrasta le più famose Langhe, entrambe sono terre di vino e prodotti della terra, colline sinuose che danzando formando paesaggi caratteristici e a volte davvero belli.

Gli ospiti quel giorno sfioravano le 40 persone, io mi premurai di riservare il posto a fianco a me per Axel, sebbene quello fosse un tavolo battente bandiera italiana. Non che avesse difficoltà ad intrattenersi con tutti ma certo finì che l'italiano la faceva da padrone alla tavolata. Io cercai di fare del mio meglio per includerlo e tradurre quanto più potevo ciò di cui si parlava. Alla fine il pranzo ed il pomeriggio passarono piacevolmente chiacchierando e non mancarono le occasioni per farsi qualche risata.

Ho ben chiaro nella memoria quel pomeriggio, giunto il momento di congedarsi. Salutai Axel con un bacio e un abbraccio energico che mi parve non si aspettasse. Può far sorridere, in fondo era solo un abbraccio ma capii che ero ancora incappato in una piccola differenza di approccio tra culture diverse. Forse troppa confidenza? Ripensare a quell'abbraccio e il significato che ha avuto per me, è un ricordo che oggi mi da un certo conforto. Nella mia testa ogni volta che lo penso gli do lo stesso abbraccio.

In quella occasione, come altre che sarebbero venute, Axel mi disse che avrebbe desiderato ospitare me e il mio compagno a Brema. Avremmo passato del tempo insieme e ci avrebbe portato a visitare la città.

Purtroppo non organizzammo mai quel viaggio.

Lunedì 18 marzo 2024

Si torna in ufficio, tutto un pò sotto sopra ma l'effetto wow c'è! Prendo possesso della postazione e comincio ad organizzare le attività del giorno quando, quasi subito, mi chiama il capo chiedendomi di rintracciare Axel perché non lo trovava ed aveva urgenza di parlargli. Proprio mentre stiamo parlano, sento “sotto” l'avviso di chiamata da Brema; bene pensai, così chiedo subito informazioni. Quindi attacco e passo alla chiamata entrante.

Era una dipendente di Axel il cui tono della voce mi mette immediatamente a disagio, riesco a scambiare un paio di parole di cortesia poi lei prende la parola a lapidaria mi dice “Axel is no more here”.

Axel è morto il 17 Marzo 2024.

Mi ha colpito come un pugno allo stomaco. E' difficile descrivere come mi sono sentito, sicuramente lo shock è stato forte, mi ha fatto crollare come un castello di carte, ho pianto e ho faticato a riprendere il controllo per tutto il giorno. Per almeno una settimana a tratti ero preso dall'ansia e la mia testa era affollata di pensieri e domande senza risposta.

Quanto sofferenza si può sopportare, quanta solitudine si riesce a tollerare e quanto dolore serve per scegliere la strada del suicidio come unica via di uscita? Erano una domanda che non riuscivo a togliermi dalla testa.

Scioccamente mi davo la responsabilità di non aver saputo cogliere nella sua voce anche la più impercettibile richiesta di aiuto, un qualunque segnale di come stesse veramente. Avrei potuto fare qualcosa per lui? Questo pensiero era però decisamente ingenuo, ho poi razionalizzato e compreso che quello è stato un gesto ponderato, scelto. Sia nella modalità che nei tempi, tutto era stato meticolosamente pianificato. Quando si intraprende questa strada, il mondo intorno a te non si può accorgere di quelle che sono le tue reali intenzioni; tantomeno potevo io a 900 km di distanza e con un rapporto che in fin dei conti non era certamente dei più stretti.

Se oggi mi guardo indietro da un punto di vista obiettivo, sento che ho avuto una reazione più partecipata di quanto non percepissi attorno a me. In fondo sul lavoro ci sono persone che lo conoscevano da ben prima di me; allora perché io la stavo vivendo in modo così amplificato? Voglio dire che certo, ho sofferto sinceramente per Axel, il suo malessere e la scelta di porre fine alla sua vita. Ma poi ho finalmente razionalizzato e capito perché sono stato colpito così nel profondo, più di altri.

Può succedere la stessa cosa a me.

Ecco la vera paura, la vera origine del farsi mille quesiti, dubbi, pensieri, dell'ansia che sopraggiungeva a tratti, la spiegazione delle lacrime versate anche a distanza di giorni. Il gesto compiuto da Axel ha aperto uno varco da cui ho potuto scorgere il baratro che incombe su di me, su tutti noi, ogni giorno della nostra quotidianità.

Non chiuderò questo mio ricordo con una riflessione o qualche frase fatta per l'occasione; ognuno deve necessariamente affrontare questo tema con se stesso e maturare un pensiero indipendente. Io ho fatto il mio percorso durante questo anno che sta per trascorrere, e lo concludo con questa pubblicazione che ho molte volte messo in discussione. Ho scelto di scriverne per condividere e consegnare alla mia memoria un pezzetto di vissuto con i suoi sentimenti, proprio perché è stato un evento che mi ha fatto male e che mi ha cambiato.

Il bello del #fediverso è che non ho idea di chi possa raggiungere questo testo. Allo stesso modo però se leggendolo dovessi provare qualche malessere, ti prego di parlarne con un famigliare o un amico.

Non è mai troppo tardi per chiedere aiuto.

Ringrazio di cuore chi avrà deciso di leggere questo breve racconto, per me è di conforto sapere che Axel e Marcel hanno preso vita anche solo per pochi istanti nell'immaginazione di qualcuno.

Salut mon ami Emanuele

@italele@mastodon.uno

@italele@mastodon.uno

spazio vuoto perché

A tratti alterni ho avuto in passato la fantasia di aprire un blog anche se, allora come oggi, non ho molto chiari i temi di cui voglio scrivere.

Una delle ispirazioni era la cucina, scrivere di ricette, profumi, di gusto. in fondo l'italiano ha il gusto nel DNA e ne fa profusione ovunque, stampa, tv, blog, come tramite ogni social possibile, quindi.. In fin dei conti cosa avrò da raccontare meglio di altri sul tema cucina?

Avrei quindi voluto semplicemente scrivere di me, di quello che mi passa per la testa, dei sentimenti, delle piccole sofferenze e disagi che vivo e che, in modo diverso e soggettivo tutti noi affrontiamo ogni giorno.

Questo si è un tema che mi affascina, più della cucina.

Il tempo è passato e “cose che non dovevano essere dimenticate, sono state dimenticate”.. finché #mastodon è entrato nella mia vita, in un momento in cui cercavo altri lidi, altre risposte, voci diverse, nuovi amici.

Il simpatico mammut mi ha trascinato nella tana del #bianconiglio e mi ha fatto scoprire un posto enorme, popolato di persone variegate. Un posto dove i collegamenti sono infiniti e toccano tutte le sfere di interesse della nostra umanità.

Ecco finalmente la chiave di svolta! Sono nuovo in questo mondo #open e mi chiedo come mai io abbia tanto tempo per scoprire il #fediverso.

La semplicità di questo mondo, l'apertura e l'indipendenza, la libertà e la proprietà di quanto avviene qui dentro, mi ha dato lo slancio ad aprire il mio “spazio vuoto”.

Uno spazio da riempire quando ne ho l'ispirazione, con i miei pensieri, con qualche suggerimento di cucina, o semplicemente per esprimere concetti più lunghi di quanto non consenta un #toot. tanto poi basta condividere il link su mastodon per spargere il seme nel mondo federato.

Scriverò di me per me anzitutto, senza la pretesa di guadagnare seguaci, non è quello che voglio, spazio vuoto sarà una specie di #diario aperto, agli amici e coloro che avranno interesse di leggerlo e conoscermi.

Che bella questa nuova aria fresca

Mi chiamo Emanuele, piacere :)

@italele@mastodon.uno