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    <title>Consumismo &amp;mdash; Transit </title>
    <link>https://noblogo.org/transit/tag:Consumismo</link>
    <description>Il blog di Alessandra Corubolo e Daniele Mattioli (on-line, in varie forme,  dal 2005.)</description>
    <pubDate>Sun, 19 Apr 2026 20:29:54 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Natale, istruzioni per l’uso (del portafoglio.)</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/natale-istruzioni-per-luso-del-portafoglio</link>
      <description>&lt;![CDATA[(189)&#xA;&#xA;(N1)&#xA;&#xA;Un tempo il #Natale sapeva di mandarini e di freddo. &#xA;Oggi sa di plastica, di profumo sintetico alla cannella e di offerte “imperdibili”. &#xA;È passato da evento religioso (che riconosco, ma non frequento per coerenza) a vaccino annuale contro la malinconia, somministrato in dosi di pubblicità e zucchero. &#xA;Non si aspetta più la nascita di un improbabile “Salvatore”: si aspetta il corriere espresso. &#xA;&#xA;L’unico presepe che conta è quello dove il nuovo dio è lo scontrino fiscale.&#xA;La festa comincia già a novembre, quando si accendono i LED sponsorizzati e le vetrine diventano vetrate di cattedrali dedicate alle divinità del consumo. &#xA;L’atmosfera natalizia è una liturgia pubblicitaria senza fine: famiglie perfette, pacchi scintillanti, sorrisi programmati. &#xA;“Fatevi un regalo”, dicono. Ma per molti, il vero regalo sarebbe un affitto pagato o una bolletta non scaduta.&#xA;&#xA;Nei magazzini e nei centri di smistamento si lavora a tempo di jingle. &#xA;I veri elfi di Babbo Natale sono precari con la schiena a pezzi e la consegna garantita. &#xA;Mentre il mondo si commuove davanti agli spot, loro fanno le notti per tenere accesa la giostra del Natale. &#xA;Il miracolo non è la nascita di un bambino, ma che qualcuno ancora sorrida dopo dodici ore di lavoro.&#xA;&#xA;(N2)&#xA;&#xA;Arriva la Vigilia: la prova di sopravvivenza più ipocrita dell’anno. &#xA;Tavole imbandite, sorrisi forzati, discussioni che nessuno ha voglia di affrontare. &#xA;A Natale ci si ama per obbligo, si ascolta per forza, si brinda per abitudine. &#xA;È il grande festival delle relazioni diplomatiche: tutti seduti insieme, uniti solo dalla stanchezza e dal desiderio che finisca in fretta.&#xA;Fuori, le città traboccano di “esperienze autentiche”: mercatini vintage, regali “etici”, panettoni artigianali da quarantacinque euro. &#xA;&#xA;Tutto mercificato, anche la bontà. &#xA;Se non compri, non esisti. La gioia è un’unità di misura tracciata in scontrini, la pace si conta in like. &#xA;“Buone feste” è diventato un riflesso condizionato, un rumore di fondo da cui nessuno si salva.&#xA;Dietro le luci e i brindisi resta il buio dei margini. &#xA;I poveri, i precari, gli invisibili assistono al grande spettacolo del benessere da dietro la quinta. &#xA;Per loro, il Natale è solo un altro turno, un altro giorno da superare. Poi arrivano i servizi televisivi “commoventi”, la lacrima di circostanza, e tutto finisce lì: quel poco di solidarietà si scioglie più in fretta del burro nel panettone.&#xA;&#xA;Il Natale consumistico è una macchina perfetta: produce desideri, li vende, e poi li sostituisce. È la religione del capitale emotivo, dove la preghiera è contactless e la redenzione avviene in tre rate. Ogni gennaio ci chiediamo perché ci sentiamo vuoti. La risposta è semplice: lo siamo, ma almeno abbiamo comprato il vuoto in confezione regalo.&#xA;Viva il #Natale, dunque: patrono dell’apparenza, santo protettore dell’ipocrisia e martire della sincerità. Non importa più cosa significhi, basta che arrivi il pacco in tempo e che l’etichetta sia quella giusta. Perché in fondo, nel presepe del mondo moderno, l’unico Bambin Gesù rimasto è un prodotto in pronta consegna.&#xA;&#xA;#Blog #Natale #Consumismo #Economia #Opinioni &#xA;&#xA;Mastodon: @alda7069@mastodon.uno&#xD;&#xA;Telegram: https://t.me/transitblog&#xD;&#xA;Friendica: @danmatt@poliverso.org&#xD;&#xA;Blue Sky: https://bsky.app/profile/mattiolidaniele.bsky.social&#xD;&#xA;Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): https://bio.site/danielemattioli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scriptfunction loadScript(a){var b=document.getElementsByTagName(&#34;head&#34;)[0],c=document.createElement(&#34;script&#34;);c.type=&#34;text/javascript&#34;,c.src=&#34;https://tracker.metricool.com/resources/be.js&#34;,c.onreadystatechange=a,c.onload=a,b.appendChild(c)}loadScript(function(){beTracker.t({hash:&#34;70edbb2602e0451c4267847447b07ce2&#34;})});/script&#xD;&#xA;Gli scritti sono tutelati da &#34;Creative Commons&#34; (qui)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: &#xD;&#xA;corubomatt@gmail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(189)</p>

<p><img src="https://www.swissinfo.ch/content/wp-content/uploads/sites/13/2021/10/5d893963a00c7528fbc6536e92621c88-image_20211020phf9146-data.jpg?resize=1200,675" alt="(N1)"></p>

<p>Un tempo il <a href="/transit/tag:Natale" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Natale</span></a> sapeva di mandarini e di freddo.
Oggi sa di plastica, di profumo sintetico alla cannella e di offerte “imperdibili”.
È passato da evento religioso (che riconosco, ma non frequento per coerenza) a vaccino annuale contro la malinconia, somministrato in dosi di pubblicità e zucchero.
Non si aspetta più la nascita di un improbabile “Salvatore”: si aspetta il corriere espresso.</p>

<p>L’unico presepe che conta è quello dove il nuovo dio è lo scontrino fiscale.
La festa comincia già a novembre, quando si accendono i LED sponsorizzati e le vetrine diventano vetrate di cattedrali dedicate alle divinità del consumo.
L’atmosfera natalizia è una liturgia pubblicitaria senza fine: famiglie perfette, pacchi scintillanti, sorrisi programmati.
“Fatevi un regalo”, dicono. Ma per molti, il vero regalo sarebbe un affitto pagato o una bolletta non scaduta.</p>

<p>Nei magazzini e nei centri di smistamento si lavora a tempo di jingle.
I veri elfi di Babbo Natale sono precari con la schiena a pezzi e la consegna garantita.
Mentre il mondo si commuove davanti agli spot, loro fanno le notti per tenere accesa la giostra del Natale.
Il miracolo non è la nascita di un bambino, ma che qualcuno ancora sorrida dopo dodici ore di lavoro.</p>

<p><img src="https://www.quotidiano.net/image-service/view/acePublic/alias/contentid/YTgzNTI5MDUtYzRjYS00/0/image.webp?f=16%3A9&amp;q=0.75&amp;w=1280" alt="(N2)"></p>

<p>Arriva la Vigilia: la prova di sopravvivenza più ipocrita dell’anno.
Tavole imbandite, sorrisi forzati, discussioni che nessuno ha voglia di affrontare.
A Natale ci si ama per obbligo, si ascolta per forza, si brinda per abitudine.
È il grande festival delle relazioni diplomatiche: tutti seduti insieme, uniti solo dalla stanchezza e dal desiderio che finisca in fretta.
Fuori, le città traboccano di “esperienze autentiche”: mercatini vintage, regali “etici”, panettoni artigianali da quarantacinque euro.</p>

<p><strong>Tutto mercificato, anche la bontà</strong>.
Se non compri, non esisti. La gioia è un’unità di misura tracciata in scontrini, la pace si conta in like.
“Buone feste” è diventato un riflesso condizionato, un rumore di fondo da cui nessuno si salva.
Dietro le luci e i brindisi resta il buio dei margini.
I poveri, i precari, gli invisibili assistono al grande spettacolo del benessere da dietro la quinta.
Per loro, il Natale è solo un altro turno, un altro giorno da superare. Poi arrivano i servizi televisivi “commoventi”, la lacrima di circostanza, e tutto finisce lì: quel poco di solidarietà si scioglie più in fretta del burro nel panettone.</p>

<p><strong>Il Natale consumistico è una macchina perfetta: produce desideri, li vende, e poi li sostituisce. È la religione del capitale emotivo, dove la preghiera è contactless e la redenzione avviene in tre rate. Ogni gennaio ci chiediamo perché ci sentiamo vuoti. La risposta è semplice: lo siamo, ma almeno abbiamo comprato il vuoto in confezione regalo.
Viva il <a href="/transit/tag:Natale" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Natale</span></a>, dunque: patrono dell’apparenza, santo protettore dell’ipocrisia e martire della sincerità. Non importa più cosa significhi, basta che arrivi il pacco in tempo e che l’etichetta sia quella giusta. Perché in fondo, nel presepe del mondo moderno, l’unico Bambin Gesù rimasto è un prodotto in pronta consegna</strong>.</p>

<p><a href="/transit/tag:Blog" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Blog</span></a> <a href="/transit/tag:Natale" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Natale</span></a> <a href="/transit/tag:Consumismo" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Consumismo</span></a> <a href="/transit/tag:Economia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Economia</span></a> <a href="/transit/tag:Opinioni" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Opinioni</span></a></p>

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      <guid>https://noblogo.org/transit/natale-istruzioni-per-luso-del-portafoglio</guid>
      <pubDate>Wed, 24 Dec 2025 14:29:35 +0000</pubDate>
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