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    <title>📖Un capitolo al giorno📚</title>
    <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/</link>
    <description>DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022</description>
    <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 13:49:35 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>GIUDITTA - Capitolo 1</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[L’ARROGANZA DI NABUCODÒNOSOR (1,1-3,10)&#xA;&#xA;Guerra di Nabucodònosor contro Arfacsàd&#xA;1Nell&#39;anno dodicesimo del regno di Nabucodònosor, che era il re degli Assiri nella grande città di Ninive, Arfacsàd regnava sui Medi a Ecbàtana. 2Questi edificò intorno a Ecbàtana mura con pietre tagliate della misura di tre cubiti di larghezza e sei cubiti di lunghezza, portando l&#39;altezza del muro a settanta cubiti e la larghezza a cinquanta cubiti. 3Alle porte della città costruì le torri murali alte cento cubiti e larghe alla base sessanta cubiti; 4costruì le porte portandole fino all&#39;altezza di settanta cubiti: la larghezza di ciascuna era di quaranta cubiti, per il passaggio del suo esercito e l&#39;uscita in parata dei suoi fanti.&#xA;5In quel tempo il re Nabucodònosor mosse guerra al re Arfacsàd nella grande pianura, cioè nella piana che si trova nel territorio di Ragàu. 6A fianco di costui si schierarono tutti gli abitanti delle montagne e quelli della zona dell&#39;Eufrate, del Tigri e dell&#39;Idaspe e gli abitanti della pianura soggetta ad Ariòc, re degli Elamiti. Così molte genti si trovarono adunate in aiuto dei figli di Cheleùd.&#xA;7Allora Nabucodònosor, re degli Assiri, spedì messaggeri a tutti gli abitanti della Persia e a tutti gli abitanti delle regioni occidentali: a quelli della Cilicia e di Damasco, del Libano e dell&#39;Antilibano, a tutti gli abitanti della fascia litoranea 8e a quelli che appartenevano alle popolazioni del Carmelo e di Gàlaad, della Galilea superiore e della grande pianura di Èsdrelon, 9a tutti gli abitanti della Samaria e delle sue città, a quelli che stavano oltre il Giordano fino a Gerusalemme, Batane, Chelus, Kades e al torrente d&#39;Egitto, nonché a Tafni, a Ramesse e a tutto il paese di Gessen, 10sino alla regione al di sopra di Tanis e Menfi, e a tutti gli abitanti dell&#39;Egitto sino ai confini dell&#39;Etiopia.&#xA;11Ma gli abitanti di tutte queste regioni disprezzarono l&#39;invito di Nabucodònosor, re degli Assiri, e non volevano seguirlo nella guerra, perché non avevano alcun timore di lui, che agli occhi loro era come un uomo qualunque. Essi rimandarono i suoi messaggeri a mani vuote e con disonore. 12Allora Nabucodònosor si accese di sdegno terribile contro tutte queste regioni e giurò per il suo trono e per il suo regno che si sarebbe vendicato, devastando con la spada i paesi della Cilicia, di Damasco e della Siria, tutte le popolazioni della terra di Moab, gli Ammoniti, tutta la Giudea e tutti gli abitanti dell&#39;Egitto fino al limite dei due mari.&#xA;13Quindi marciò con l&#39;esercito contro il re Arfacsàd nel diciassettesimo anno, e prevalse su di lui in battaglia, travolgendo l&#39;esercito di Arfacsàd con tutta la sua cavalleria e tutti i suoi carri. 14S&#39;impadronì delle sue città, giunse fino a Ecbàtana e ne espugnò le torri, ne saccheggiò le piazze e ridusse il suo splendore in ludibrio. 15Poi sorprese Arfacsàd sui monti di Ragàu, lo trafisse con le sue lance e lo tolse di mezzo per sempre. 16Fece quindi ritorno a Ninive con tutto l&#39;insieme delle sue truppe, che era una moltitudine infinita di guerrieri, e si fermò là, egli e il suo esercito, oziando e banchettando per centoventi giorni.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;1,1 Nabucodònosor: noto ai lettori della Bibbia in quanto re dei Babilonesi (605-562), artefice della distruzione di Gerusalemme e della deportazione degli Ebrei in Babilonia, diventa qui figura emblematica del monarca potente e arrogante, contro cui deve battersi il popolo di Dio. Viene presentato come re dell’impero degli Assiri – la cui capitale era appunto Ninive, distrutta proprio dai Babilonesi, alleati con i Medi, nel 612 –, forse perché gli Assiri erano conosciuti per la loro ferocia. Come antagonista di Nabucodònosor si mette in scena Arfacsàd, che potrebbe forse ricalcare la figura di Fraorte (675-653), fondatore del regno di Media, con capitale Ecbàtana.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il capitolo 1 si articola in questo modo: &#xA;&#xA;vv. 1-4: Arfacsad: un potere che contrasta quello di Nabucodonosor; &#xA;vv. 5-6: Nabucodonosor decide di combattere. I vassalli orientali si schierano con lui; &#xA;vv. 7-10: Nabucodonosor alla ricerca di alleati: ambasciate alle regioni occidentali; &#xA;v. 11: reazione negativa degli occidentali: il potere di Nabucodonosor non incute timore; &#xA;v. 12: Nabucodonosor giura vendetta.&#xA;&#xA;La trama del racconto si delinea; &#xA;&#xA;vv. 13-15: il potere di Nabucodonosor, messo alla prova, risulta formidabile; &#xA;v. 16: interludio: si festeggia la vittoria.&#xA;&#xA;1,1-6. La scena con cui si apre il libro di Giuditta è estremamente elaborata e funge da contrasto a quanto segue nel racconto: Nabucodonosor, un nome temuto da qualsiasi lettore giudeo, è il re di Babilonia (604-562 a.C.) che nel 587/6 distrusse Gerusalemme e ne deportò la classe dirigente e parte della popolazione. Egli non fu mai definito &#34;re degli Assiri&#34;, né la sua capitale fu Ninive. Questo era certamente noto ai lettori originari del testo. Tale confusione, invece che denotare carenza di senso storico da parte dell&#39;autore del libro, potrebbe voler indicare già fin dall&#39;inizio che questo re è da intendere come il tipo, il modello di ogni potere che si erge con tracotanza contro il volere divino. La menzione dell&#39;Assiria non è tuttavia da ritenere puramente fortuita: l&#39;accenno ad essa rimanda a una gestione del potere attraverso il terrore, sia attuando delle deportazioni di massa, «che essi [...] praticarono con tale sistematicità e brutalità da diventare per il mondo posteriore i veri artefici di questa pratica», sia nell&#39;accanimento sistematico verso i vinti, tramite torture di vario genere, di cui è rimasta memoria nei rilievi parietali e nelle iscrizioni assire, quasi che essi volessero «essere ricordati come uomini crudeli, essere visti come brutali; [...] il sovrano assiro poi è il realizzatore in prima persona delle distruzioni e degli stermini: non si qualifica come &#34;pastore del popolo&#34;, ma come &#34;vendicatore del dio Assur&#34;, come furia devastatrice, come ferreo padrone e signore delle genti» (G. Pettinato).&#xA;&#xA;Prima ancora di definire il carattere di Nabucodonosor, il narratore costringe tuttavia il lettore a soffermarsi su un potere che lo contrasta: Arfacsad. Il nome ricorre tra i discendenti di Sem in Gn 10,22.24; 11,10.11.12.13; 1Cr 1,17.18.24. Non si conosce alcun re medo o persiano che portasse tale nome e ogni tentativo di identificazione non è stato finora supportato. Per mostrare il suo potere si descrive la sua capitale, Ecbatana (attuale Hamadan), che assurse a grande importanza come residenza estiva dei re dell&#39;impero achemenide e più tardi dei Parti. Di questa città si descrivono soprattutto le imponenti fortificazioni. Una città maestosa, espugnata senza fatica: così inizia il libro di Giuditta, con un&#39;ironia decisiva, giacché lo stesso re che saprà compiere un&#39;impresa di tale clamore, non riuscirà poi nell&#39;intento di espugnare un&#39;oscura borgata di Palestina.&#xA;&#xA;5-6. La decisione presa da Nabucodonosor di combattere contro Arfacsad non è motivata e già questo chiarisce l&#39;attitudine del personaggio: una volontà di dominio, di pretese egemoniche, che non sopportano nulla che possa limitare il proprio impero. Il luogo dello scontro è indicato con &#34;la pianura di Ragau&#34;, una località sita a ca. 160 km da Ecbatana, identificata con la moderna città di Rai (frequentemente menzionata nel libro di Tobia con il nome di Rage, cfr. Tb 1,14; 4,1; 5,6). A fianco di Nabucodonosor si schierano numerose popolazioni (v. 6), provenienti dagli altipiani dell&#39;Iran occidentale (Zagros), dalla Mesopotamia, dalle regioni attorno a Susa (identificando l&#39;Idaspe con il Choaspe, un fiume che scorreva a ovest di Susa) e dalle province orientali.&#xA;&#xA;1,7-11. La battaglia tuttavia non ha ancora inizio: ancora una volta, senza fornire motivazioni, il narratore ci informa di una nuova iniziativa di Nabucodonosor. Egli invia messaggeri a tutte le nazioni poste a occidente del suo stato, perché concorrano alla sua impresa contro Arfacsad. La richiesta non è dovuta al timore di essere sopraffatto dall&#39;esercito nemico, giacché con le sole forze orientali egli sarà in grado di debellarlo; ci troviamo invece di fronte a una evidente prova di lealtà: il gran re mette alla prova i suoi vassalli (o tributari) per verificarne l&#39;affidabilità e soprattutto la considerazione che di lui hanno.&#xA;&#xA;11. Ora si evidenzia chiaramente qual è la posta in gioco: «non avevano alcun timore di lui». A questo punto del racconto nulla di per sé fa temere Nabucodonosor, se non i suoi propositi: il narratore non ci ha ancora fornito alcun segno della sua potenza (piuttosto ha decantato quella del suo avversario), inoltre proprio nel momento cruciale abbiamo visto questo re cercare alleati: che non si senta più sicuro di riuscire? Secondo la traduzione BC i vassalli vedrebbero in Nabucodonosor «un uomo qualunque»; ma possiamo prendere alla lettera il testo greco «un uomo solo», cioè un uomo privo di appoggi, quindi isolato e senza alcuna possibilità di nuocere. Questo spiega ancor meglio perché essi non si lascino intimorire dalle sue ambasciate.&#xA;&#xA;1,12-16. Al v. 12 riemerge l&#39;attitudine di Nabucodonosor: i suoi propositi di dominio ora si mutano in impegno solenne a vendicare l&#39;offesa subita. In questo versetto è annunciata la susseguente campagna militare del re, esposta a partire dal c. 2.&#xA;&#xA;13-15. Quello che finora era rimasto solo una incombente minaccia, si rivela in tutta la sua crudezza: la bramosia di potere ha come supporto uno strumento bellico formidabile. L&#39;esercito dell&#39;oppositore è travolto, la sua capitale distrutta, Arfacsad tolto di mezzo. Siamo nel «diciassettesimo anno» del regno di Nabucodonosor, che secondo la cronologia a noi nota del re babilonese corrisponde all&#39;anno precedente la distruzione di Gerusalemme (588 a.C.). Come risulta da 2,1 vi è una intenzionale armonizzazione tra i fatti di Giuditta e la campagna occidentale di Nabucodonosor: l&#39;autore sembra voler contrapporre al ricordo della disfatta di Giuda il racconto della vittoria conseguita da Giuditta.&#xA;&#xA;16. La vicenda si arresta nuovamente: il re rientra con le truppe nella sua capitale e festeggia la vittoria. Ora che si è dimostrato il valore del condottiero assiro, ci viene descritto anche il suo esercito: «una moltitudine infinita». Per quattro mesi durano i festeggiamenti: la notizia della caduta di Ecbatana può giungere a quegli stati vassalli che non hanno tenuto conto della potenza di Nabucodonosor. Quale sarà la loro reazione alla notizia? E inoltre: il giuramento pronunciato nel v. 12 sarà mantenuto?&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’ARROGANZA DI NABUCODÒNOSOR</strong> <em>(1,1-3,10)</em></p>

<p><strong><em>Guerra di Nabucodònosor contro Arfacsàd</em></strong>
<strong>1</strong>Nell&#39;anno dodicesimo del regno di Nabucodònosor, che era il re degli Assiri nella grande città di Ninive, Arfacsàd regnava sui Medi a Ecbàtana. <strong>2</strong>Questi edificò intorno a Ecbàtana mura con pietre tagliate della misura di tre cubiti di larghezza e sei cubiti di lunghezza, portando l&#39;altezza del muro a settanta cubiti e la larghezza a cinquanta cubiti. <strong>3</strong>Alle porte della città costruì le torri murali alte cento cubiti e larghe alla base sessanta cubiti; <strong>4</strong>costruì le porte portandole fino all&#39;altezza di settanta cubiti: la larghezza di ciascuna era di quaranta cubiti, per il passaggio del suo esercito e l&#39;uscita in parata dei suoi fanti.
<strong>5</strong>In quel tempo il re Nabucodònosor mosse guerra al re Arfacsàd nella grande pianura, cioè nella piana che si trova nel territorio di Ragàu. <strong>6</strong>A fianco di costui si schierarono tutti gli abitanti delle montagne e quelli della zona dell&#39;Eufrate, del Tigri e dell&#39;Idaspe e gli abitanti della pianura soggetta ad Ariòc, re degli Elamiti. Così molte genti si trovarono adunate in aiuto dei figli di Cheleùd.
<strong>7</strong>Allora Nabucodònosor, re degli Assiri, spedì messaggeri a tutti gli abitanti della Persia e a tutti gli abitanti delle regioni occidentali: a quelli della Cilicia e di Damasco, del Libano e dell&#39;Antilibano, a tutti gli abitanti della fascia litoranea <strong>8</strong>e a quelli che appartenevano alle popolazioni del Carmelo e di Gàlaad, della Galilea superiore e della grande pianura di Èsdrelon, <strong>9</strong>a tutti gli abitanti della Samaria e delle sue città, a quelli che stavano oltre il Giordano fino a Gerusalemme, Batane, Chelus, Kades e al torrente d&#39;Egitto, nonché a Tafni, a Ramesse e a tutto il paese di Gessen, <strong>10</strong>sino alla regione al di sopra di Tanis e Menfi, e a tutti gli abitanti dell&#39;Egitto sino ai confini dell&#39;Etiopia.
<strong>11</strong>Ma gli abitanti di tutte queste regioni disprezzarono l&#39;invito di Nabucodònosor, re degli Assiri, e non volevano seguirlo nella guerra, perché non avevano alcun timore di lui, che agli occhi loro era come un uomo qualunque. Essi rimandarono i suoi messaggeri a mani vuote e con disonore. <strong>12</strong>Allora Nabucodònosor si accese di sdegno terribile contro tutte queste regioni e giurò per il suo trono e per il suo regno che si sarebbe vendicato, devastando con la spada i paesi della Cilicia, di Damasco e della Siria, tutte le popolazioni della terra di Moab, gli Ammoniti, tutta la Giudea e tutti gli abitanti dell&#39;Egitto fino al limite dei due mari.
<strong>13</strong>Quindi marciò con l&#39;esercito contro il re Arfacsàd nel diciassettesimo anno, e prevalse su di lui in battaglia, travolgendo l&#39;esercito di Arfacsàd con tutta la sua cavalleria e tutti i suoi carri. <strong>14</strong>S&#39;impadronì delle sue città, giunse fino a Ecbàtana e ne espugnò le torri, ne saccheggiò le piazze e ridusse il suo splendore in ludibrio. <strong>15</strong>Poi sorprese Arfacsàd sui monti di Ragàu, lo trafisse con le sue lance e lo tolse di mezzo per sempre. <strong>16</strong>Fece quindi ritorno a Ninive con tutto l&#39;insieme delle sue truppe, che era una moltitudine infinita di guerrieri, e si fermò là, egli e il suo esercito, oziando e banchettando per centoventi giorni.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>1,1</strong> Nabucodònosor: noto ai lettori della Bibbia in quanto re dei Babilonesi (605-562), artefice della distruzione di Gerusalemme e della deportazione degli Ebrei in Babilonia, diventa qui figura emblematica del monarca potente e arrogante, contro cui deve battersi il popolo di Dio. Viene presentato come re dell’impero degli Assiri – la cui capitale era appunto Ninive, distrutta proprio dai Babilonesi, alleati con i Medi, nel 612 –, forse perché gli Assiri erano conosciuti per la loro ferocia. Come antagonista di Nabucodònosor si mette in scena Arfacsàd, che potrebbe forse ricalcare la figura di Fraorte (675-653), fondatore del regno di Media, con capitale Ecbàtana.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il capitolo 1 si articola in questo modo:</p>
<ul><li>vv. 1-4: Arfacsad: un potere che contrasta quello di Nabucodonosor;</li>
<li>vv. 5-6: Nabucodonosor decide di combattere. I vassalli orientali si schierano con lui;</li>
<li>vv. 7-10: Nabucodonosor alla ricerca di alleati: ambasciate alle regioni occidentali;</li>
<li>v. 11: reazione negativa degli occidentali: il potere di Nabucodonosor non incute timore;</li>
<li>v. 12: Nabucodonosor giura vendetta.</li></ul>

<p>La trama del racconto si delinea;</p>
<ul><li>vv. 13-15: il potere di Nabucodonosor, messo alla prova, risulta formidabile;</li>
<li>v. 16: interludio: si festeggia la vittoria.</li></ul>

<p><strong>1,1-6</strong>. La scena con cui si apre il libro di Giuditta è estremamente elaborata e funge da contrasto a quanto segue nel racconto: Nabucodonosor, un nome temuto da qualsiasi lettore giudeo, è il re di Babilonia (604-562 a.C.) che nel 587/6 distrusse Gerusalemme e ne deportò la classe dirigente e parte della popolazione. Egli non fu mai definito “re degli Assiri”, né la sua capitale fu Ninive. Questo era certamente noto ai lettori originari del testo. Tale confusione, invece che denotare carenza di senso storico da parte dell&#39;autore del libro, potrebbe voler indicare già fin dall&#39;inizio che questo re è da intendere come il tipo, il modello di ogni potere che si erge con tracotanza contro il volere divino. La menzione dell&#39;Assiria non è tuttavia da ritenere puramente fortuita: l&#39;accenno ad essa rimanda a una gestione del potere attraverso il terrore, sia attuando delle deportazioni di massa, «che essi [...] praticarono con tale sistematicità e brutalità da diventare per il mondo posteriore i veri artefici di questa pratica», sia nell&#39;accanimento sistematico verso i vinti, tramite torture di vario genere, di cui è rimasta memoria nei rilievi parietali e nelle iscrizioni assire, quasi che essi volessero «essere ricordati come uomini crudeli, essere visti come brutali; [...] il sovrano assiro poi è il realizzatore in prima persona delle distruzioni e degli stermini: non si qualifica come “pastore del popolo”, ma come “vendicatore del dio Assur”, come furia devastatrice, come ferreo padrone e signore delle genti» (G. Pettinato).</p>

<p>Prima ancora di definire il carattere di Nabucodonosor, il narratore costringe tuttavia il lettore a soffermarsi su un potere che lo contrasta: Arfacsad. Il nome ricorre tra i discendenti di Sem in Gn 10,22.24; 11,10.11.12.13; 1Cr 1,17.18.24. Non si conosce alcun re medo o persiano che portasse tale nome e ogni tentativo di identificazione non è stato finora supportato. Per mostrare il suo potere si descrive la sua capitale, Ecbatana (attuale Hamadan), che assurse a grande importanza come residenza estiva dei re dell&#39;impero achemenide e più tardi dei Parti. Di questa città si descrivono soprattutto le imponenti fortificazioni. Una città maestosa, espugnata senza fatica: così inizia il libro di Giuditta, con un&#39;ironia decisiva, giacché lo stesso re che saprà compiere un&#39;impresa di tale clamore, non riuscirà poi nell&#39;intento di espugnare un&#39;oscura borgata di Palestina.</p>

<p><strong>5-6</strong>. La decisione presa da Nabucodonosor di combattere contro Arfacsad non è motivata e già questo chiarisce l&#39;attitudine del personaggio: una volontà di dominio, di pretese egemoniche, che non sopportano nulla che possa limitare il proprio impero. Il luogo dello scontro è indicato con “la pianura di Ragau”, una località sita a ca. 160 km da Ecbatana, identificata con la moderna città di Rai (frequentemente menzionata nel libro di Tobia con il nome di Rage, cfr. Tb 1,14; 4,1; 5,6). A fianco di Nabucodonosor si schierano numerose popolazioni (v. 6), provenienti dagli altipiani dell&#39;Iran occidentale (Zagros), dalla Mesopotamia, dalle regioni attorno a Susa (identificando l&#39;Idaspe con il Choaspe, un fiume che scorreva a ovest di Susa) e dalle province orientali.</p>

<p><strong>1,7-11</strong>. La battaglia tuttavia non ha ancora inizio: ancora una volta, senza fornire motivazioni, il narratore ci informa di una nuova iniziativa di Nabucodonosor. Egli invia messaggeri a tutte le nazioni poste a occidente del suo stato, perché concorrano alla sua impresa contro Arfacsad. La richiesta non è dovuta al timore di essere sopraffatto dall&#39;esercito nemico, giacché con le sole forze orientali egli sarà in grado di debellarlo; ci troviamo invece di fronte a una evidente prova di lealtà: il gran re mette alla prova i suoi vassalli (o tributari) per verificarne l&#39;affidabilità e soprattutto la considerazione che di lui hanno.</p>

<p><strong>11</strong>. Ora si evidenzia chiaramente qual è la posta in gioco: «non avevano alcun timore di lui». A questo punto del racconto nulla di per sé fa temere Nabucodonosor, se non i suoi propositi: il narratore non ci ha ancora fornito alcun segno della sua potenza (piuttosto ha decantato quella del suo avversario), inoltre proprio nel momento cruciale abbiamo visto questo re cercare alleati: che non si senta più sicuro di riuscire? Secondo la traduzione BC i vassalli vedrebbero in Nabucodonosor «un uomo qualunque»; ma possiamo prendere alla lettera il testo greco «un uomo solo», cioè un uomo privo di appoggi, quindi isolato e senza alcuna possibilità di nuocere. Questo spiega ancor meglio perché essi non si lascino intimorire dalle sue ambasciate.</p>

<p><strong>1,12-16</strong>. Al v. 12 riemerge l&#39;attitudine di Nabucodonosor: i suoi propositi di dominio ora si mutano in impegno solenne a vendicare l&#39;offesa subita. In questo versetto è annunciata la susseguente campagna militare del re, esposta a partire dal c. 2.</p>

<p><strong>13-15</strong>. Quello che finora era rimasto solo una incombente minaccia, si rivela in tutta la sua crudezza: la bramosia di potere ha come supporto uno strumento bellico formidabile. L&#39;esercito dell&#39;oppositore è travolto, la sua capitale distrutta, Arfacsad tolto di mezzo. Siamo nel «diciassettesimo anno» del regno di Nabucodonosor, che secondo la cronologia a noi nota del re babilonese corrisponde all&#39;anno precedente la distruzione di Gerusalemme (588 a.C.). Come risulta da 2,1 vi è una intenzionale armonizzazione tra i fatti di Giuditta e la campagna occidentale di Nabucodonosor: l&#39;autore sembra voler contrapporre al ricordo della disfatta di Giuda il racconto della vittoria conseguita da Giuditta.</p>

<p><strong>16</strong>. La vicenda si arresta nuovamente: il re rientra con le truppe nella sua capitale e festeggia la vittoria. Ora che si è dimostrato il valore del condottiero assiro, ci viene descritto anche il suo esercito: «una moltitudine infinita». Per quattro mesi durano i festeggiamenti: la notizia della caduta di Ecbatana può giungere a quegli stati vassalli che non hanno tenuto conto della potenza di Nabucodonosor. Quale sarà la loro reazione alla notizia? E inoltre: il giuramento pronunciato nel v. 12 sarà mantenuto?</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-1</guid>
      <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 06:08:38 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>TOBIA - Capitolo 14</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-14</link>
      <description>&lt;![CDATA[Le ultime volontà di Tobi&#xA;1 Così Tobi terminò il suo canto di ringraziamento.&#xA;2Tobi morì in pace all&#39;età di centododici anni e fu sepolto con onore a Ninive. Egli aveva sessantadue anni quando divenne cieco; dopo la sua guarigione visse nella prosperità, praticò l&#39;elemosina e continuò sempre a benedire Dio e a celebrare la sua grandezza.&#xA;3Quando stava per morire, chiamò il figlio Tobia e gli diede queste istruzioni: 4&#34;Figlio, porta via i tuoi figli e rifùgiati in Media, perché io credo alla parola di Dio che Naum ha pronunciato su Ninive. Tutto dovrà accadere, tutto si realizzerà sull&#39;Assiria e su Ninive, come hanno predetto i profeti d&#39;Israele, inviati da Dio; non una delle loro parole andrà a vuoto. Ogni cosa si realizzerà a suo tempo. Vi sarà maggior sicurezza in Media che in Assiria o in Babilonia. Perché io so e credo che quanto Dio ha detto si compirà e avverrà, e non andrà a vuoto alcuna delle sue parole. I nostri fratelli che abitano il paese d&#39;Israele saranno tutti dispersi e deportati lontano dalla loro amata terra e tutto il paese d&#39;Israele sarà ridotto a un deserto. Anche Samaria e Gerusalemme diventeranno un deserto e il tempio di Dio sarà nell&#39;afflizione e resterà bruciato fino a un certo tempo. 5Poi di nuovo Dio avrà pietà di loro e li ricondurrà nella terra d&#39;Israele. Essi ricostruiranno il tempio, ma non uguale al primo, fino al momento in cui si compirà il tempo stabilito. Dopo, torneranno tutti dall&#39;esilio e ricostruiranno Gerusalemme nella sua magnificenza, e il tempio di Dio sarà ricostruito, come hanno preannunciato i profeti d&#39;Israele. 6Tutte le nazioni che si trovano su tutta la terra si convertiranno e temeranno Dio nella verità. Tutti abbandoneranno i loro idoli, che li hanno fatti errare nella menzogna, e benediranno il Dio dei secoli nella giustizia. 7Tutti gli Israeliti che saranno scampati in quei giorni e si ricorderanno di Dio con sincerità, si raduneranno e verranno a Gerusalemme, e per sempre abiteranno tranquilli la terra di Abramo, che sarà data loro in possesso. Coloro che amano Dio nella verità gioiranno; coloro invece che commettono il peccato e l&#39;ingiustizia spariranno da tutta la terra.&#xA;8Ora, figli, vi raccomando: servite Dio nella verità e fate ciò che a lui piace. Anche ai vostri figli insegnate a fare la giustizia e l&#39;elemosina, a ricordarsi di Dio, a benedire il suo nome in ogni tempo, nella verità e con tutte le forze. 9Tu dunque, figlio, parti da Ninive, non restare più qui. Dopo aver sepolto tua madre vicino a me, quel giorno stesso non devi più restare entro i confini di Ninive. Vedo infatti trionfare in essa molta ingiustizia e grande perfidia, e nessuno se ne vergogna. 10Vedi, figlio, quanto ha fatto Nadab al padre adottivo Achikàr. Non è stato egli costretto a scendere ancora vivo sotto terra? Ma Dio ha rigettato l&#39;infamia in faccia al colpevole: Achikàr ritornò alla luce, mentre Nadab entrò nelle tenebre eterne, perché aveva cercato di uccidere Achikàr. Per aver praticato l&#39;elemosina, Achikàr sfuggì al laccio mortale che gli aveva teso Nadab; Nadab invece cadde in quel laccio, che lo fece perire. 11Così, figli miei, vedete dove conduce l&#39;elemosina e dove conduce l&#39;iniquità: essa conduce alla morte. Ma ecco, mi manca il respiro!&#34;. Essi lo distesero sul letto; morì e fu sepolto con onore.&#xA;12Quando morì la madre, Tobia la seppellì vicino al padre, poi partì per la Media con la moglie e i figli. Abitò a Ecbàtana, presso Raguele suo suocero. 13Curò con onore i suoceri nella loro vecchiaia e li seppellì a Ecbàtana in Media. Tobia ereditò il patrimonio di Raguele e quello del padre Tobi. 14Morì all&#39;età di centodiciassette anni onorato da tutti. 15Prima di morire sentì parlare della rovina di Ninive e vide i prigionieri che venivano deportati in Media per opera di Achikàr, re della Media. Allora benedisse Dio per quanto aveva fatto nei confronti degli abitanti di Ninive e dell&#39;Assiria. Prima di morire poté dunque gioire della sorte di Ninive e benedisse il Signore Dio nei secoli dei secoli.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;14,1 Il testamento morale di Tobi al figlio comprende, secondo uno schema tradizionale (Gen 47,29; 49; Dt 33; 1Re 2,1-9), predizioni (vv. 4-7) e raccomandazioni (vv. 8-11).&#xA;&#xA;14,4 parola di Dio che Naum ha pronunciato su Ninive: tutto il libretto di Naum (metà del sec. VII) era rivolto contro Ninive, annunziandone la caduta nel momento del suo apogeo. La città venne distrutta dai Medi alleati con i Babilonesi nel 612.&#xA;&#xA;14,5 ricostruiranno il tempio: la distruzione del tempio era avvenuta nel 587; la sua ricostruzione si compì dopo l’esilio negli anni 520-515.&#xA;&#xA;14,10 quanto ha fatto Nadab: si riprende il romanzo di Achikàr (vedi nota a 1,21). Egli aveva aiutato e protetto il nipote Nadab, il quale però, mosso dall’ambizione di prenderne il posto, l’aveva calunniato, ottenendone così la condanna. Ma una volta che si venne a scoprire la verità, l’uno fu premiato e l’altro condannato.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il c. 14 è l&#39;epilogo, con l&#39;elogio del protagonista proposto come modello di vero Israelita. La biografia è ridotta al minimo; prevale il discorso e la riflessione. Il v. 1 costituisce una perfetta inclusione con 13,1 per delimitare il cantico di Tobi.&#xA;&#xA;La prima parte (vv. 1-11) riguarda Tobi ed è incorniciata dall&#39;inclusione «fu sepolto con onore» (vv. 2.11): è il testamento spirituale di Tobi.&#xA;&#xA;La seconda parte (vv. 12-14) riguarda Tobia che emigra nella Media e muore a 117 anni. Tobi muore all&#39;età di 112 anni. La sua vita fu quella di un vero Israelita: riconobbe e lodò il Signore, praticò la solidarietà fraterna, visse nella felicità. «Praticare l&#39;elemosina», da noi reso con &#34;praticare la solidarietà fraterna&#34;, è formula che ricorre non solo qui (v. 2) ma spesso nel libro (1,16; 4,7.8.11.16; 12,8.9; 14,10.11) per indicare la solidarietà con i fratelli ebrei. Prima di morire, Tobi dà al figlio «istruzioni» (v. 3) in forma di profezia e di raccomandazioni. Il figlio deve emigrare in Media (v. 4) perché si adempirà la profezia di Nahum (1-3) sulla caduta di Ninive. Il popolo d&#39;Israele andrà in esilio e il paese sarà devastato (cfr. le profezie di Is e Ger; Dt 11,17; 28,63-64), ma gli Ebrei ritorneranno in patria, ricostruiranno Gerusalemme e il tempio (v. 5), secondo le parole dei profeti. Ci sarà anche un &#34;ritorno&#34; interiore, cioè la conversione dall&#39;idolatria al Dio vero (v. 6). Sarà allora un futuro di tranquillità e di gioia (v. 7); gli empi e gli iniqui «spariranno da tutta la terra» (v. 7).&#xA;&#xA;Non solo al figlio Tobia, ma ai «figli» (v. 8) del popolo di Dio, Tobi indica sinteticamente le regole di una vita retta: fare la volontà di Dio sinceramente, fare la giustizia e l&#39;elemosina, «ricordarsi di Dio» pregandolo e lodandolo (v. 8). &#xA;&#xA;Ripetuto l&#39;invito a lasciare Ninive, Tobi raccomanda al figlio di seppellire la madre presso di lui (v. 9). &#xA;&#xA;Il v. 10 è costruito sull&#39;opposizione Nadab-Achikar, nominati entrambi 4 volte secondo lo schema Nadab-Achikar / Achikar-Nadab / Achikar-Achikar / Nadab-Nadab. La sorte dei due è esattamente opposta: Achikar ritornò alla luce, sfuggì al laccio mortale; Nadab entrò nelle tenebre, cadde nel laccio che lo fece morire. La salvezza di Achikar è spiegata: per aver «praticato l&#39;elemosina». L&#39;esempio di Achikar prova la buona scelta esistenziale di Tobi e ne prefigura la ricompensa: ecco, infatti, dove conducono l&#39;elemosina e l&#39;iniquità (v. 11). In un libro, di cui conosciamo frammenti del sec. V a.C. scoperti a Elefantina e scritti in aramaico, si racconta la storia di Achikar, sapiente primo ministro del re assiro Sennacherib. Rimasto senza figli, egli decise di avere per suo erede il nipote Nadab, che adottò come figlio. Una raccolta di massime sapienziali interrompe a questo punto il racconto, che riprende poi narrando come Nadab abbia accusato lo zio presso il re, che condannò a morte Achikar. Questi però riuscì a mettersi in salvo, grazie a un amico, nascondendosi in un sotterraneo. Intanto in Assiria scoppiò una crisi politica nei rapporti con l&#39;Egitto e Sennacherib, venuto a sapere che Achikar era ancora vivo, lo richiamò ad assumere la sua carica. Achikar sistemò le faccende politiche in favore dell&#39;Assiria, ma poi chiese a Sennacherib l&#39;autorizzazione per punire il suo perfido nipote, al quale è rivolta la seconda raccolta di massime sapienziali, con cui si chiude il libro. &#xA;&#xA;14,12-15. In Tobia continua la vita del padre. Tobia è presentato come modello di pietà filiale, sia nell&#39;obbedienza al comando paterno di trasferirsi in Media sia nell&#39;onorifica sepoltura data ai genitori e ai suoceri (si noti la ripetizione ai vv. 11.13 dell&#39;espressione «con onore»). L&#39;eredità avuta dal padre e dal suocero, l&#39;età di 117 anni e la stima di tutti sono segno della benedizione divina. A ciò si deve aggiungere la gioia per la caduta di Ninive, sebbene ciò contrasti con la &#34;profezia&#34; paterna sulla conversione dei pagani (solo al v. 6 in tutto l&#39;AT: cfr. Gn 35,4). Questa è l&#39;unica notizia nell&#39;AT dell&#39;avvenuta distruzione di Ninive più volte preannunciata (cfr. per es. Na 3,7; Sof 2,13-15). Il libro iniziava con la notizia della deportazione di Tobi in Assiria (1,2), ora termina con la deportazione dei Niniviti. Ninive fu distrutta da Ciassare, re dei Medi, insieme a Nabucodonosor, re di Babilonia, nel 612 a.C.&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Le ultime volontà di Tobi</em></strong>
1 Così Tobi terminò il suo canto di ringraziamento.
2Tobi morì in pace all&#39;età di centododici anni e fu sepolto con onore a Ninive. Egli aveva sessantadue anni quando divenne cieco; dopo la sua guarigione visse nella prosperità, praticò l&#39;elemosina e continuò sempre a benedire Dio e a celebrare la sua grandezza.
3Quando stava per morire, chiamò il figlio Tobia e gli diede queste istruzioni: 4”Figlio, porta via i tuoi figli e rifùgiati in Media, perché io credo alla parola di Dio che Naum ha pronunciato su Ninive. Tutto dovrà accadere, tutto si realizzerà sull&#39;Assiria e su Ninive, come hanno predetto i profeti d&#39;Israele, inviati da Dio; non una delle loro parole andrà a vuoto. Ogni cosa si realizzerà a suo tempo. Vi sarà maggior sicurezza in Media che in Assiria o in Babilonia. Perché io so e credo che quanto Dio ha detto si compirà e avverrà, e non andrà a vuoto alcuna delle sue parole. I nostri fratelli che abitano il paese d&#39;Israele saranno tutti dispersi e deportati lontano dalla loro amata terra e tutto il paese d&#39;Israele sarà ridotto a un deserto. Anche Samaria e Gerusalemme diventeranno un deserto e il tempio di Dio sarà nell&#39;afflizione e resterà bruciato fino a un certo tempo. 5Poi di nuovo Dio avrà pietà di loro e li ricondurrà nella terra d&#39;Israele. Essi ricostruiranno il tempio, ma non uguale al primo, fino al momento in cui si compirà il tempo stabilito. Dopo, torneranno tutti dall&#39;esilio e ricostruiranno Gerusalemme nella sua magnificenza, e il tempio di Dio sarà ricostruito, come hanno preannunciato i profeti d&#39;Israele. 6Tutte le nazioni che si trovano su tutta la terra si convertiranno e temeranno Dio nella verità. Tutti abbandoneranno i loro idoli, che li hanno fatti errare nella menzogna, e benediranno il Dio dei secoli nella giustizia. 7Tutti gli Israeliti che saranno scampati in quei giorni e si ricorderanno di Dio con sincerità, si raduneranno e verranno a Gerusalemme, e per sempre abiteranno tranquilli la terra di Abramo, che sarà data loro in possesso. Coloro che amano Dio nella verità gioiranno; coloro invece che commettono il peccato e l&#39;ingiustizia spariranno da tutta la terra.
8Ora, figli, vi raccomando: servite Dio nella verità e fate ciò che a lui piace. Anche ai vostri figli insegnate a fare la giustizia e l&#39;elemosina, a ricordarsi di Dio, a benedire il suo nome in ogni tempo, nella verità e con tutte le forze. 9Tu dunque, figlio, parti da Ninive, non restare più qui. Dopo aver sepolto tua madre vicino a me, quel giorno stesso non devi più restare entro i confini di Ninive. Vedo infatti trionfare in essa molta ingiustizia e grande perfidia, e nessuno se ne vergogna. 10Vedi, figlio, quanto ha fatto Nadab al padre adottivo Achikàr. Non è stato egli costretto a scendere ancora vivo sotto terra? Ma Dio ha rigettato l&#39;infamia in faccia al colpevole: Achikàr ritornò alla luce, mentre Nadab entrò nelle tenebre eterne, perché aveva cercato di uccidere Achikàr. Per aver praticato l&#39;elemosina, Achikàr sfuggì al laccio mortale che gli aveva teso Nadab; Nadab invece cadde in quel laccio, che lo fece perire. 11Così, figli miei, vedete dove conduce l&#39;elemosina e dove conduce l&#39;iniquità: essa conduce alla morte. Ma ecco, mi manca il respiro!“. Essi lo distesero sul letto; morì e fu sepolto con onore.
12Quando morì la madre, Tobia la seppellì vicino al padre, poi partì per la Media con la moglie e i figli. Abitò a Ecbàtana, presso Raguele suo suocero. 13Curò con onore i suoceri nella loro vecchiaia e li seppellì a Ecbàtana in Media. Tobia ereditò il patrimonio di Raguele e quello del padre Tobi. 14Morì all&#39;età di centodiciassette anni onorato da tutti. 15Prima di morire sentì parlare della rovina di Ninive e vide i prigionieri che venivano deportati in Media per opera di Achikàr, re della Media. Allora benedisse Dio per quanto aveva fatto nei confronti degli abitanti di Ninive e dell&#39;Assiria. Prima di morire poté dunque gioire della sorte di Ninive e benedisse il Signore Dio nei secoli dei secoli.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>14,1</strong> Il testamento morale di Tobi al figlio comprende, secondo uno schema tradizionale (Gen 47,29; 49; Dt 33; 1Re 2,1-9), predizioni (vv. 4-7) e raccomandazioni (vv. 8-11).</em></p>

<p><em><strong>14,4</strong> parola di Dio che Naum ha pronunciato su Ninive: tutto il libretto di Naum (metà del sec. VII) era rivolto contro Ninive, annunziandone la caduta nel momento del suo apogeo. La città venne distrutta dai Medi alleati con i Babilonesi nel 612.</em></p>

<p><em><strong>14,5</strong> ricostruiranno il tempio: la distruzione del tempio era avvenuta nel 587; la sua ricostruzione si compì dopo l’esilio negli anni 520-515.</em></p>

<p><em><strong>14,10</strong> quanto ha fatto Nadab: si riprende il romanzo di Achikàr (vedi nota a 1,21). Egli aveva aiutato e protetto il nipote Nadab, il quale però, mosso dall’ambizione di prenderne il posto, l’aveva calunniato, ottenendone così la condanna. Ma una volta che si venne a scoprire la verità, l’uno fu premiato e l’altro condannato.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il c. 14 è l&#39;epilogo, con l&#39;elogio del protagonista proposto come modello di vero Israelita. La biografia è ridotta al minimo; prevale il discorso e la riflessione. Il v. 1 costituisce una perfetta inclusione con 13,1 per delimitare il cantico di Tobi.</p>

<p>La prima parte (vv. 1-11) riguarda Tobi ed è incorniciata dall&#39;inclusione «fu sepolto con onore» (vv. 2.11): è il testamento spirituale di Tobi.</p>

<p>La seconda parte (vv. 12-14) riguarda Tobia che emigra nella Media e muore a 117 anni. Tobi muore all&#39;età di 112 anni. La sua vita fu quella di un vero Israelita: riconobbe e lodò il Signore, praticò la solidarietà fraterna, visse nella felicità. «Praticare l&#39;elemosina», da noi reso con “praticare la solidarietà fraterna”, è formula che ricorre non solo qui (v. 2) ma spesso nel libro (1,16; 4,7.8.11.16; 12,8.9; 14,10.11) per indicare la solidarietà con i fratelli ebrei. Prima di morire, Tobi dà al figlio «istruzioni» (v. 3) in forma di profezia e di raccomandazioni. Il figlio deve emigrare in Media (v. 4) perché si adempirà la profezia di Nahum (1-3) sulla caduta di Ninive. Il popolo d&#39;Israele andrà in esilio e il paese sarà devastato (cfr. le profezie di Is e Ger; Dt 11,17; 28,63-64), ma gli Ebrei ritorneranno in patria, ricostruiranno Gerusalemme e il tempio (v. 5), secondo le parole dei profeti. Ci sarà anche un “ritorno” interiore, cioè la conversione dall&#39;idolatria al Dio vero (v. 6). Sarà allora un futuro di tranquillità e di gioia (v. 7); gli empi e gli iniqui «spariranno da tutta la terra» (v. 7).</p>

<p>Non solo al figlio Tobia, ma ai «figli» (v. 8) del popolo di Dio, Tobi indica sinteticamente le regole di una vita retta: fare la volontà di Dio sinceramente, fare la giustizia e l&#39;elemosina, «ricordarsi di Dio» pregandolo e lodandolo (v. 8).</p>

<p>Ripetuto l&#39;invito a lasciare Ninive, Tobi raccomanda al figlio di seppellire la madre presso di lui (v. 9).</p>

<p>Il v. 10 è costruito sull&#39;opposizione Nadab-Achikar, nominati entrambi 4 volte secondo lo schema Nadab-Achikar / Achikar-Nadab / Achikar-Achikar / Nadab-Nadab. La sorte dei due è esattamente opposta: Achikar ritornò alla luce, sfuggì al laccio mortale; Nadab entrò nelle tenebre, cadde nel laccio che lo fece morire. La salvezza di Achikar è spiegata: per aver «praticato l&#39;elemosina». L&#39;esempio di Achikar prova la buona scelta esistenziale di Tobi e ne prefigura la ricompensa: ecco, infatti, dove conducono l&#39;elemosina e l&#39;iniquità (v. 11). In un libro, di cui conosciamo frammenti del sec. V a.C. scoperti a Elefantina e scritti in aramaico, si racconta la storia di Achikar, sapiente primo ministro del re assiro Sennacherib. Rimasto senza figli, egli decise di avere per suo erede il nipote Nadab, che adottò come figlio. Una raccolta di massime sapienziali interrompe a questo punto il racconto, che riprende poi narrando come Nadab abbia accusato lo zio presso il re, che condannò a morte Achikar. Questi però riuscì a mettersi in salvo, grazie a un amico, nascondendosi in un sotterraneo. Intanto in Assiria scoppiò una crisi politica nei rapporti con l&#39;Egitto e Sennacherib, venuto a sapere che Achikar era ancora vivo, lo richiamò ad assumere la sua carica. Achikar sistemò le faccende politiche in favore dell&#39;Assiria, ma poi chiese a Sennacherib l&#39;autorizzazione per punire il suo perfido nipote, al quale è rivolta la seconda raccolta di massime sapienziali, con cui si chiude il libro.</p>

<p><strong>14,12-15</strong>. In Tobia continua la vita del padre. Tobia è presentato come modello di pietà filiale, sia nell&#39;obbedienza al comando paterno di trasferirsi in Media sia nell&#39;onorifica sepoltura data ai genitori e ai suoceri (si noti la ripetizione ai vv. 11.13 dell&#39;espressione «con onore»). L&#39;eredità avuta dal padre e dal suocero, l&#39;età di 117 anni e la stima di tutti sono segno della benedizione divina. A ciò si deve aggiungere la gioia per la caduta di Ninive, sebbene ciò contrasti con la “profezia” paterna sulla conversione dei pagani (solo al v. 6 in tutto l&#39;AT: cfr. Gn 35,4). Questa è l&#39;unica notizia nell&#39;AT dell&#39;avvenuta distruzione di Ninive più volte preannunciata (cfr. per es. Na 3,7; Sof 2,13-15). Il libro iniziava con la notizia della deportazione di Tobi in Assiria (1,2), ora termina con la deportazione dei Niniviti. Ninive fu distrutta da Ciassare, re dei Medi, insieme a Nabucodonosor, re di Babilonia, nel 612 a.C.</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-14</guid>
      <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:29:52 +0000</pubDate>
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      <title>TOBIA - Capitolo 13</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-13</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il futuro di Gerusalemme&#xA;1Allora Tobi disse:&#xA;2&#34;Benedetto Dio che vive in eterno,&#xA;benedetto il suo regno;&#xA;egli castiga e ha compassione,&#xA;fa scendere agli inferi, nelle profondità della terra,&#xA;e fa risalire dalla grande perdizione:&#xA;nessuno sfugge alla sua mano.&#xA;3Lodatelo, figli d&#39;Israele, davanti alle nazioni,&#xA;perché in mezzo ad esse egli vi ha disperso&#xA;4e qui vi ha fatto vedere la sua grandezza;&#xA;date gloria a lui davanti a ogni vivente,&#xA;poiché è lui il nostro Signore, il nostro Dio,&#xA;lui il nostro Padre, Dio per tutti i secoli.&#xA;5Vi castiga per le vostre iniquità,&#xA;ma avrà compassione di tutti voi&#xA;e vi radunerà da tutte le nazioni,&#xA;fra le quali siete stati dispersi.&#xA;6Quando vi sarete convertiti a lui&#xA;con tutto il cuore e con tutta l&#39;anima&#xA;per fare ciò che è giusto davanti a lui,&#xA;allora egli ritornerà a voi&#xA;e non vi nasconderà più il suo volto.&#xA;7Ora guardate quello che ha fatto per voi&#xA;e ringraziatelo con tutta la voce;&#xA;benedite il Signore che è giusto&#xA;e date gloria al re dei secoli.&#xA;8Io gli do lode nel paese del mio esilio&#xA;e manifesto la sua forza e la sua grandezza&#xA;a un popolo di peccatori.&#xA;Convertitevi, o peccatori,&#xA;e fate ciò che è giusto davanti a lui;&#xA;chissà che non torni ad amarvi&#xA;e ad avere compassione di voi.&#xA;9Io esalto il mio Dio,&#xA;l&#39;anima mia celebra il re del cielo&#xA;ed esulta per la sua grandezza.&#xA;10 ⌈ Tutti ne parlino&#xA;e diano lode a lui in Gerusalemme.⌉&#xA;Gerusalemme, città santa,&#xA;egli ti castiga per le opere dei tuoi figli,&#xA;ma avrà ancora pietà per i figli dei giusti. 11Da&#39; lode degnamente al Signore&#xA;e benedici il re dei secoli;&#xA;egli ricostruirà in te il suo tempio con gioia,&#xA;12per allietare in te tutti i deportati&#xA;e per amare in te tutti gli sventurati,&#xA;per tutte le generazioni future.&#xA;13Una luce splendida brillerà sino ai confini della terra:&#xA;nazioni numerose verranno a te da lontano,&#xA;gli abitanti di tutti i confini della terra&#xA;verranno verso la dimora del tuo santo nome,&#xA;portando in mano i doni per il re del cielo.&#xA;Generazioni e generazioni esprimeranno in te l&#39;esultanza&#xA;e il nome della città eletta durerà per le generazioni future.&#xA;14Maledetti tutti quelli che ti insultano!&#xA;Maledetti tutti quelli che ti distruggono,&#xA;che demoliscono le tue mura,&#xA;rovinano le tue torri&#xA;e incendiano le tue abitazioni!&#xA;Ma benedetti per sempre tutti quelli che ti temono.&#xA;15Sorgi ed esulta per i figli dei giusti,&#xA;tutti presso di te si raduneranno&#xA;e benediranno il Signore dei secoli.&#xA;Beati coloro che ti amano,&#xA;beati coloro che esulteranno per la tua pace.&#xA;16Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure:&#xA;gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre.&#xA;Anima mia, benedici il Signore, il grande re,&#xA;17perché Gerusalemme sarà ricostruita&#xA;come città della sua dimora per sempre.&#xA;Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza&#xA;per vedere la tua gloria e dare lode al re del cielo.&#xA;Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite&#xA;con zaffìro e con smeraldo&#xA;e tutte le sue mura con pietre preziose.&#xA;Le torri di Gerusalemme saranno ricostruite con oro&#xA;e i loro baluardi con oro purissimo.&#xA;Le strade di Gerusalemme saranno lastricate&#xA;con turchese e pietra di Ofir.&#xA;18Le porte di Gerusalemme risuoneranno di canti di esultanza,&#xA;e in tutte le sue case canteranno: &#34;Alleluia!&#xA;Benedetto il Dio d&#39;Israele&#xA;e benedetti coloro che benedicono il suo santo nome&#xA;nei secoli e per sempre!&#34;&#34;.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;13,1 Allora Tobi disse: l’inno è messo in bocca a Tobi: il padre di Tobia, in quanto uomo giusto, è considerato il protagonista del racconto. L’inno richiama diversi altri testi biblici, ad es. Es 15; Gdt 16; Is 60; 62.&#xA;&#xA;13,10ab NVg (13,8) invece: Benedite il Signore, tutti voi eletti, / e voi tutti lodate la sua maestà. / Trascorrete giorni di gioia e date gloria a lui.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Di squisita fattura letteraria, questo salmo di ringraziamento si divide in due parti: &#xA;&#xA;a) vv. 1-9; &#xA;b) vv. 11-18.&#xA;&#xA;Il v. 10 fa da congiunzione tra le due parti; proclama un concetto-chiave: la forza e la grandezza di Dio verso i peccatori che Dio castiga e ai quali usa misericordia. Il codice S omette i vv. 8-11, presenti in tutti gli altri manoscritti e anche in un frammento aramaico di Qumran.&#xA;&#xA;Nella prima parte (vv. 1-9), Dio è lodato perché ha guidato Tobi e il suo popolo anche durante l&#39;esilio; nella seconda parte (vv. 11-18) la lode di Dio risuona nella nuova Gerusalemme. Il cantico lascia trasparire segni di una composizione cui hanno collaborato più mani: si passa infatti, per es., dall&#39;«io» al «tu» e al «voi» e all&#39;impersonale. La vicenda di Tobi è solo vagamente e allusivamente ricordata (v. 8), mentre l&#39;interesse è puntato tutto sulla condizione dell&#39;intero popolo in esilio. Dalla lode si passa spontaneamente alla parenesi.&#xA;&#xA;Il cantico riprende la teologia di Dt che interpreta i disastri e le sventure della nazione come conseguenza dell&#39;infedeltà alla legge di JHWH e la applica all&#39;individuo (vv. 5-6; cfr. Dt 30,1-3; 4,40; 5,29, ecc.). L&#39;esilio è un castigo, ma non definitivo; ha una funzione salutare, cioè di indurre il popolo di Israele a convertirsi al suo Dio. In altre parole, Dio vuole un bene (la conversione) e in vista di esso interviene a impedire un male (l&#39;esilio). Anche il linguaggio risente dello stile deuteronomistico, per es. in 13,6: «con tutto il cuore e con tutta l&#39;anima».&#xA;&#xA;Dio è «il Signore, il nostro Dio, il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli» (v. 4); è «il Signore della giustizia» e «il re dei secoli» (v. 7); è «il re del cielo» (v. 9) e «il Signore dei secoli» (v. 15), «il Dio d&#39;Israele» (v. 18). Si congiungono titoli che mettono in luce il legame di Dio con Israele ad altri che lo presentano come creatore. Il titolo «nostro Padre» (v. 4) è abbastanza raro nell&#39;AT (cfr. Dt 32,6; Is 63,16; Ger 3,4). La salvezza è già presente: «Ora contemplate ciò che ha operato con voi» (v. 7); la storia di Tobia resta sullo sfondo come evento tipico della salvezza già data. Ma l&#39;attuazione della salvezza è legata alla libertà umana; di qui l&#39;espressione «chi sa» (v. 8) riferita a Dio ma in relazione alla possibile conversione del popolo.&#xA;&#xA;I v. 11-18 si ispirano liberamente soprattutto a testi del libro di Isaia: per la gioia del v. 12 cfr. Is 65,19; 66,14; per il pellegrinaggio dei popoli al v. 13 cfr. Is 2,1-5 e Is 60; per il v. 14 cfr. Is 54,15-17 e Sal 137; per il v. 16 cfr. Is 66,10. La ricostruzione di Gerusalemme (v. 17) evoca Sal 51,20; Is 49,17; 61,4. Per il v. 18 cfr. Is 60,18. La rinnovazione del popolo è legata alla ricostruzione del «tempio» (vv. 11.13.17). La gioia del ritorno fa parte del tempo della salvezza (cfr. Is 60,4.9).&#xA;&#xA;Nei v. 17-18 è tracciata un immagine ideale della nuova, ricostruita Gerusalemme (nominata 5 volte), con le torri d&#39;oro, i baluardi di oro finissimo, le strade lastricate con turchese e pietra di Ofir presso le coste d&#39;Etiopia, le porte di zaffiro e di smeraldo. È una città piena di canti d&#39;esultanza e in ogni casa si cantano le lodi del Signore.&#xA;&#xA;Al centro di ambedue le parti dell&#39;inno (vv. 5.15) sta il ritorno dall&#39;esilio e la riunione dei veri Israeliti nella loro patria e a Gerusalemme. La «città eletta» (v. 13; cfr. Is 62,4.12), Gerusalemme, diventa il centro del popolo di Dio e del mondo intero; essa sarà la «città santa» (v. 10). Là dimora «il santo nome» di Dio (v. 13). La conversione è la condizione richiesta perché il futuro splendido sognato si realizzi. Coerentemente con tutto il libro, la conversione è «operare la giustizia» (vv. 6.8), cioè la prassi di solidarietà e amore del prossimo quali segni caratteristici del vero Israelita, qual è Tobi.&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il futuro di Gerusalemme</em></strong>
<strong>1</strong>Allora Tobi disse:
<strong>2</strong>“Benedetto Dio che vive in eterno,
benedetto il suo regno;
egli castiga e ha compassione,
fa scendere agli inferi, nelle profondità della terra,
e fa risalire dalla grande perdizione:
nessuno sfugge alla sua mano.
<strong>3</strong>Lodatelo, figli d&#39;Israele, davanti alle nazioni,
perché in mezzo ad esse egli vi ha disperso
<strong>4</strong>e qui vi ha fatto vedere la sua grandezza;
date gloria a lui davanti a ogni vivente,
poiché è lui il nostro Signore, il nostro Dio,
lui il nostro Padre, Dio per tutti i secoli.
<strong>5</strong>Vi castiga per le vostre iniquità,
ma avrà compassione di tutti voi
e vi radunerà da tutte le nazioni,
fra le quali siete stati dispersi.
<strong>6</strong>Quando vi sarete convertiti a lui
con tutto il cuore e con tutta l&#39;anima
per fare ciò che è giusto davanti a lui,
allora egli ritornerà a voi
e non vi nasconderà più il suo volto.
<strong>7</strong>Ora guardate quello che ha fatto per voi
e ringraziatelo con tutta la voce;
benedite il Signore che è giusto
e date gloria al re dei secoli.
<strong>8</strong>Io gli do lode nel paese del mio esilio
e manifesto la sua forza e la sua grandezza
a un popolo di peccatori.
Convertitevi, o peccatori,
e fate ciò che è giusto davanti a lui;
chissà che non torni ad amarvi
e ad avere compassione di voi.
<strong>9</strong>Io esalto il mio Dio,
l&#39;anima mia celebra il re del cielo
ed esulta per la sua grandezza.
<strong>10</strong> ⌈ Tutti ne parlino
e diano lode a lui in Gerusalemme.⌉
Gerusalemme, città santa,
egli ti castiga per le opere dei tuoi figli,
ma avrà ancora pietà per i figli dei giusti. <strong>11</strong>Da&#39; lode degnamente al Signore
e benedici il re dei secoli;
egli ricostruirà in te il suo tempio con gioia,
<strong>12</strong>per allietare in te tutti i deportati
e per amare in te tutti gli sventurati,
per tutte le generazioni future.
<strong>13</strong>Una luce splendida brillerà sino ai confini della terra:
nazioni numerose verranno a te da lontano,
gli abitanti di tutti i confini della terra
verranno verso la dimora del tuo santo nome,
portando in mano i doni per il re del cielo.
Generazioni e generazioni esprimeranno in te l&#39;esultanza
e il nome della città eletta durerà per le generazioni future.
<strong>14</strong>Maledetti tutti quelli che ti insultano!
Maledetti tutti quelli che ti distruggono,
che demoliscono le tue mura,
rovinano le tue torri
e incendiano le tue abitazioni!
Ma benedetti per sempre tutti quelli che ti temono.
<strong>15</strong>Sorgi ed esulta per i figli dei giusti,
tutti presso di te si raduneranno
e benediranno il Signore dei secoli.
Beati coloro che ti amano,
beati coloro che esulteranno per la tua pace.
<strong>16</strong>Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure:
gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre.
Anima mia, benedici il Signore, il grande re,
<strong>17</strong>perché Gerusalemme sarà ricostruita
come città della sua dimora per sempre.
Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza
per vedere la tua gloria e dare lode al re del cielo.
Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite
con zaffìro e con smeraldo
e tutte le sue mura con pietre preziose.
Le torri di Gerusalemme saranno ricostruite con oro
e i loro baluardi con oro purissimo.
Le strade di Gerusalemme saranno lastricate
con turchese e pietra di Ofir.
<strong>18</strong>Le porte di Gerusalemme risuoneranno di canti di esultanza,
e in tutte le sue case canteranno: “Alleluia!
Benedetto il Dio d&#39;Israele
e benedetti coloro che benedicono il suo santo nome
nei secoli e per sempre!“”.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>13,1</strong> Allora Tobi disse: l’inno è messo in bocca a Tobi: il padre di Tobia, in quanto uomo giusto, è considerato il protagonista del racconto. L’inno richiama diversi altri testi biblici, ad es. Es 15; Gdt 16; Is 60; 62.</em></p>

<p><em><strong>13,10ab</strong> NVg (13,8) invece: Benedite il Signore, tutti voi eletti, / e voi tutti lodate la sua maestà. / Trascorrete giorni di gioia e date gloria a lui.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Di squisita fattura letteraria, questo salmo di ringraziamento si divide in due parti:</p>
<ul><li>a) vv. 1-9;</li>
<li>b) vv. 11-18.</li></ul>

<p>Il v. 10 fa da congiunzione tra le due parti; proclama un concetto-chiave: la forza e la grandezza di Dio verso i peccatori che Dio castiga e ai quali usa misericordia. Il codice S omette i vv. 8-11, presenti in tutti gli altri manoscritti e anche in un frammento aramaico di Qumran.</p>

<p>Nella prima parte (vv. 1-9), Dio è lodato perché ha guidato Tobi e il suo popolo anche durante l&#39;esilio; nella seconda parte (vv. 11-18) la lode di Dio risuona nella nuova Gerusalemme. Il cantico lascia trasparire segni di una composizione cui hanno collaborato più mani: si passa infatti, per es., dall&#39;«io» al «tu» e al «voi» e all&#39;impersonale. La vicenda di Tobi è solo vagamente e allusivamente ricordata (v. 8), mentre l&#39;interesse è puntato tutto sulla condizione dell&#39;intero popolo in esilio. Dalla lode si passa spontaneamente alla parenesi.</p>

<p>Il cantico riprende la teologia di Dt che interpreta i disastri e le sventure della nazione come conseguenza dell&#39;infedeltà alla legge di JHWH e la applica all&#39;individuo (vv. 5-6; cfr. Dt 30,1-3; 4,40; 5,29, ecc.). L&#39;esilio è un castigo, ma non definitivo; ha una funzione salutare, cioè di indurre il popolo di Israele a convertirsi al suo Dio. In altre parole, Dio vuole un bene (la conversione) e in vista di esso interviene a impedire un male (l&#39;esilio). Anche il linguaggio risente dello stile deuteronomistico, per es. in 13,6: «con tutto il cuore e con tutta l&#39;anima».</p>

<p>Dio è «il Signore, il nostro Dio, il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli» (v. 4); è «il Signore della giustizia» e «il re dei secoli» (v. 7); è «il re del cielo» (v. 9) e «il Signore dei secoli» (v. 15), «il Dio d&#39;Israele» (v. 18). Si congiungono titoli che mettono in luce il legame di Dio con Israele ad altri che lo presentano come creatore. Il titolo «nostro Padre» (v. 4) è abbastanza raro nell&#39;AT (cfr. Dt 32,6; Is 63,16; Ger 3,4). La salvezza è già presente: «Ora contemplate ciò che ha operato con voi» (v. 7); la storia di Tobia resta sullo sfondo come evento tipico della salvezza già data. Ma l&#39;attuazione della salvezza è legata alla libertà umana; di qui l&#39;espressione «chi sa» (v. 8) riferita a Dio ma in relazione alla possibile conversione del popolo.</p>

<p>I v. 11-18 si ispirano liberamente soprattutto a testi del libro di Isaia: per la gioia del v. 12 cfr. Is 65,19; 66,14; per il pellegrinaggio dei popoli al v. 13 cfr. Is 2,1-5 e Is 60; per il v. 14 cfr. Is 54,15-17 e Sal 137; per il v. 16 cfr. Is 66,10. La ricostruzione di Gerusalemme (v. 17) evoca Sal 51,20; Is 49,17; 61,4. Per il v. 18 cfr. Is 60,18. La rinnovazione del popolo è legata alla ricostruzione del «tempio» (vv. 11.13.17). La gioia del ritorno fa parte del tempo della salvezza (cfr. Is 60,4.9).</p>

<p>Nei v. 17-18 è tracciata un immagine ideale della nuova, ricostruita Gerusalemme (nominata 5 volte), con le torri d&#39;oro, i baluardi di oro finissimo, le strade lastricate con turchese e pietra di Ofir presso le coste d&#39;Etiopia, le porte di zaffiro e di smeraldo. È una città piena di canti d&#39;esultanza e in ogni casa si cantano le lodi del Signore.</p>

<p>Al centro di ambedue le parti dell&#39;inno (vv. 5.15) sta il ritorno dall&#39;esilio e la riunione dei veri Israeliti nella loro patria e a Gerusalemme. La «città eletta» (v. 13; cfr. Is 62,4.12), Gerusalemme, diventa il centro del popolo di Dio e del mondo intero; essa sarà la «città santa» (v. 10). Là dimora «il santo nome» di Dio (v. 13). La conversione è la condizione richiesta perché il futuro splendido sognato si realizzi. Coerentemente con tutto il libro, la conversione è «operare la giustizia» (vv. 6.8), cioè la prassi di solidarietà e amore del prossimo quali segni caratteristici del vero Israelita, qual è Tobi.</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-13</guid>
      <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 05:04:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>TOBIA - Capitolo 12</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-12</link>
      <description>&lt;![CDATA[L’angelo Raffaele si fa riconoscere&#xA;1Terminate le feste nuziali, Tobi chiamò suo figlio Tobia e gli disse: &#34;Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha accompagnato e ad aggiungere qualcos&#39;altro alla somma pattuita&#34;. 2Gli disse Tobia: &#34;Padre, quanto dovrò dargli come compenso? Anche se gli dessi la metà dei beni che egli ha portato con me, non ci perderei nulla. 3Egli mi ha condotto sano e salvo, ha guarito mia moglie, ha portato con me il denaro, infine ha guarito anche te! Quanto ancora posso dargli come compenso?&#34;. 4Tobi rispose: &#34;Figlio, è giusto che egli riceva la metà di tutti i beni che ha riportato&#34;.&#xA;5Fece dunque venire l&#39;angelo e gli disse: &#34;Prendi come tuo compenso la metà di tutti i beni che hai riportato e va&#39; in pace&#34;. 6Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: &#34;Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non esitate a ringraziarlo. 7È bene tenere nascosto il segreto del re, ma è motivo di onore manifestare e lodare le opere di Dio. Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male. 8È meglio la preghiera con il digiuno e l&#39;elemosina con la giustizia, che la ricchezza con l&#39;ingiustizia. Meglio praticare l&#39;elemosina che accumulare oro. 9L&#39;elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l&#39;elemosina godranno lunga vita. 10Coloro che commettono il peccato e l&#39;ingiustizia sono nemici di se stessi. 11Voglio dirvi tutta la verità, senza nulla nascondervi: vi ho già insegnato che è bene nascondere il segreto del re, mentre è motivo d&#39;onore manifestare le opere di Dio. 12Ebbene, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l&#39;attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. 13Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a seppellire quel morto, allora io sono stato inviato per metterti alla prova. 14Ma, al tempo stesso, Dio mi ha inviato per guarire te e Sara, tua nuora. 15Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore&#34;.&#xA;16Allora furono presi da grande timore tutti e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura. 17Ma l&#39;angelo disse loro: &#34;Non temete: la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. 18Quando ero con voi, io stavo con voi non per bontà mia, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. 19Quando voi mi vedevate mangiare, io non mangiavo affatto: ciò che vedevate era solo apparenza. 20Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute&#34;. E salì in alto. 21Essi si rialzarono, ma non poterono più vederlo. 22Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano per queste grandi opere, perché era loro apparso l&#39;angelo di Dio.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il c. 12 è un&#39;unità in sé conclusa e il punto culminante della narrazione del viaggio iniziata in 4,1. Lo stile antologico del capitolo attinge soprattutto a Gn 17 e Gdc 13. Dare come ricompensa a Raffaele la metà dei propri beni è segno, secondo i costumi testimoniati nella Bibbia, di grande generosità (cfr. Est 5,3.6; 7,2; Mc 6,23). I quattro motivi addotti (v. 3) giustificano una tale ricompensa. Al v. 5 Raffaele è chiamato proletticamente «angelo», anche se non si è ancora svelato come tale. Dal v. 6 inizia il discorso di Raffaele, riservato solo a Tobi e al figlio: è la sua autorivelazione. L&#39;angelo invita a riconoscere ed annunciare pubblicamente le opere di Dio; si comporta come un maestro di sapienza e cita Prv 25,2. &#xA;&#xA;Nel v. 7 si suppone che all&#39;azione segua la sua conseguenza; perciò se si agisce bene, non verrà alcuna disgrazia, mentre il peccato e l&#39;ingiustizia producono morte (v. 10) (cfr. Prv 29,24). È la cosiddetta teoria sapienziale della &#34;azione-conseguenza&#34;&#xA;&#xA;Il v. 8 contiene altri tre proverbi che, in certo modo, &#34;spiegano&#34; che cosa è il &#34;bene&#34; da fare. Fondamento del bene è la preghiera, accompagnata da digiuno, elemosina, giustizia; è chiara l&#39;allusione alla condotta di Tobi. Il secondo proverbio mette in luce il lato oscuro e malvagio della ricchezza, cioè l&#39;uso ingiusto. Il terzo sottolinea il valore della solidarietà; il denaro è pericoloso nella misura in cui ignora la solidarietà.&#xA;&#xA;I vv. 9-10, in tre sentenze proverbiali, sviluppano il tema dell&#39;efficacia dell&#39;elemosina e del suo contrario, cioè il «peccato», identificabile qui come «ingiustizia» e mancanza di solidarietà, egoismo. L&#39;elemosina libera dal peccato (tema ricorrente anche in Dn 4,24; Sir 3,29-30) in quanto dispone alla generosa condivisione, alla dedizione. Di conseguenza essa incrementa una vita buona e lunga.&#xA;&#xA;Nei vv. 11-19 Raffaele manifesta apertamente di essere un angelo e spiega la sua funzione, mentre Tobi e Tobia sono presi da terrore e da grande paura (v. 16). L&#39;angelo si è già rivelato come maestro di sapienza, ed ora illustra il suo ruolo di mediatore tra Dio e gli uomini: egli presenta a Dio le preghiere degli uomini e lo informa delle opere buone da essi compiute (v. 12); è un inviato di Dio (vv. 13.14.20) per mettere alla prova e per guarire; è ammesso alla presenza di Dio (v. 15); invita alla lode di Dio (vv. 17.20); è un essere con un nome personale: «lo sono Raffaele» (v. 15); appare in forma umana (v. 19); è uno dei 7 angeli (cfr. Ap 1,4; 3,1; forse si fa riferimento ai 7 occhi di JHwH di Zc 4,10; augura la pace (v. 17), cioè il benessere corporale e spirituale (cfr. Gdc 6,23; Mt 10,11-13; Lc 2,14). L&#39;angelo scompare; padre e figlio diventano testimoni delle «grandi opere» (v. 22) di Dio.&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>L’angelo Raffaele si fa riconoscere</em></strong>
<strong>1</strong>Terminate le feste nuziali, Tobi chiamò suo figlio Tobia e gli disse: “Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha accompagnato e ad aggiungere qualcos&#39;altro alla somma pattuita”. <strong>2</strong>Gli disse Tobia: “Padre, quanto dovrò dargli come compenso? Anche se gli dessi la metà dei beni che egli ha portato con me, non ci perderei nulla. <strong>3</strong>Egli mi ha condotto sano e salvo, ha guarito mia moglie, ha portato con me il denaro, infine ha guarito anche te! Quanto ancora posso dargli come compenso?“. <strong>4</strong>Tobi rispose: “Figlio, è giusto che egli riceva la metà di tutti i beni che ha riportato”.
<strong>5</strong>Fece dunque venire l&#39;angelo e gli disse: “Prendi come tuo compenso la metà di tutti i beni che hai riportato e va&#39; in pace”. <strong>6</strong>Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: “Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non esitate a ringraziarlo. <strong>7</strong>È bene tenere nascosto il segreto del re, ma è motivo di onore manifestare e lodare le opere di Dio. Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male. <strong>8</strong>È meglio la preghiera con il digiuno e l&#39;elemosina con la giustizia, che la ricchezza con l&#39;ingiustizia. Meglio praticare l&#39;elemosina che accumulare oro. <strong>9</strong>L&#39;elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l&#39;elemosina godranno lunga vita. <strong>10</strong>Coloro che commettono il peccato e l&#39;ingiustizia sono nemici di se stessi. <strong>11</strong>Voglio dirvi tutta la verità, senza nulla nascondervi: vi ho già insegnato che è bene nascondere il segreto del re, mentre è motivo d&#39;onore manifestare le opere di Dio. <strong>12</strong>Ebbene, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l&#39;attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. <strong>13</strong>Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a seppellire quel morto, allora io sono stato inviato per metterti alla prova. <strong>14</strong>Ma, al tempo stesso, Dio mi ha inviato per guarire te e Sara, tua nuora. <strong>15</strong>Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore”.
<strong>16</strong>Allora furono presi da grande timore tutti e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura. <strong>17</strong>Ma l&#39;angelo disse loro: “Non temete: la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. <strong>18</strong>Quando ero con voi, io stavo con voi non per bontà mia, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. <strong>19</strong>Quando voi mi vedevate mangiare, io non mangiavo affatto: ciò che vedevate era solo apparenza. <strong>20</strong>Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute”. E salì in alto. <strong>21</strong>Essi si rialzarono, ma non poterono più vederlo. <strong>22</strong>Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano per queste grandi opere, perché era loro apparso l&#39;angelo di Dio.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il c. 12 è un&#39;unità in sé conclusa e il punto culminante della narrazione del viaggio iniziata in 4,1. Lo stile antologico del capitolo attinge soprattutto a Gn 17 e Gdc 13. Dare come ricompensa a Raffaele la metà dei propri beni è segno, secondo i costumi testimoniati nella Bibbia, di grande generosità (cfr. Est 5,3.6; 7,2; Mc 6,23). I quattro motivi addotti (v. 3) giustificano una tale ricompensa. Al v. 5 Raffaele è chiamato proletticamente «angelo», anche se non si è ancora svelato come tale. Dal v. 6 inizia il discorso di Raffaele, riservato solo a Tobi e al figlio: è la sua autorivelazione. L&#39;angelo invita a riconoscere ed annunciare pubblicamente le opere di Dio; si comporta come un maestro di sapienza e cita Prv 25,2.</p>

<p>Nel v. 7 si suppone che all&#39;azione segua la sua conseguenza; perciò se si agisce bene, non verrà alcuna disgrazia, mentre il peccato e l&#39;ingiustizia producono morte (v. 10) (cfr. Prv 29,24). È la cosiddetta teoria sapienziale della “azione-conseguenza”</p>

<p>Il v. 8 contiene altri tre proverbi che, in certo modo, “spiegano” che cosa è il “bene” da fare. Fondamento del bene è la preghiera, accompagnata da digiuno, elemosina, giustizia; è chiara l&#39;allusione alla condotta di Tobi. Il secondo proverbio mette in luce il lato oscuro e malvagio della ricchezza, cioè l&#39;uso ingiusto. Il terzo sottolinea il valore della solidarietà; il denaro è pericoloso nella misura in cui ignora la solidarietà.</p>

<p>I vv. 9-10, in tre sentenze proverbiali, sviluppano il tema dell&#39;efficacia dell&#39;elemosina e del suo contrario, cioè il «peccato», identificabile qui come «ingiustizia» e mancanza di solidarietà, egoismo. L&#39;elemosina libera dal peccato (tema ricorrente anche in Dn 4,24; Sir 3,29-30) in quanto dispone alla generosa condivisione, alla dedizione. Di conseguenza essa incrementa una vita buona e lunga.</p>

<p>Nei vv. 11-19 Raffaele manifesta apertamente di essere un angelo e spiega la sua funzione, mentre Tobi e Tobia sono presi da terrore e da grande paura (v. 16). L&#39;angelo si è già rivelato come maestro di sapienza, ed ora illustra il suo ruolo di mediatore tra Dio e gli uomini: egli presenta a Dio le preghiere degli uomini e lo informa delle opere buone da essi compiute (v. 12); è un inviato di Dio (vv. 13.14.20) per mettere alla prova e per guarire; è ammesso alla presenza di Dio (v. 15); invita alla lode di Dio (vv. 17.20); è un essere con un nome personale: «lo sono Raffaele» (v. 15); appare in forma umana (v. 19); è uno dei 7 angeli (cfr. Ap 1,4; 3,1; forse si fa riferimento ai 7 occhi di JHwH di Zc 4,10; augura la pace (v. 17), cioè il benessere corporale e spirituale (cfr. Gdc 6,23; Mt 10,11-13; Lc 2,14). L&#39;angelo scompare; padre e figlio diventano testimoni delle «grandi opere» (v. 22) di Dio.</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-12</guid>
      <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 05:06:42 +0000</pubDate>
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      <title>TOBIA - Capitolo 11</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-11</link>
      <description>&lt;![CDATA[L’arrivo di Tobia dal padre&#xA;1Quando furono nei pressi di Kaserìn, di fronte a Ninive, Raffaele disse: 2&#34;Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo padre. 3Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa, mentre gli altri vengono&#34;. 4E s&#39;incamminarono tutti e due insieme. Poi Raffaele gli disse: &#34;Prendi in mano il fiele&#34;. Il cane, che aveva accompagnato lui e Tobia, li seguiva. 5Anna intanto sedeva scrutando la strada per la quale era partito il figlio. 6Quando si accorse che stava arrivando, disse al padre di lui: &#34;Ecco, sta tornando tuo figlio con l&#39;uomo che l&#39;accompagnava&#34;. 7Raffaele disse a Tobia, prima che si avvicinasse al padre: &#34;Io so che i suoi occhi si apriranno. 8Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce&#34;. 9Anna corse avanti e si gettò al collo di suo figlio dicendogli: &#34;Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!&#34;. E si mise a piangere.&#xA;10Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. 11Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: &#34;Coraggio, padre!&#34;. Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, 12poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. 13Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: &#34;Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!&#34;. 14E aggiunse: &#34;Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobia&#34;. 15Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con tutta la voce che aveva. Poi Tobia informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro che aveva riportato, di Sara, figlia di Raguele, che aveva preso in moglie e che stava venendo e si trovava ormai vicina alla porta di Ninive.&#xA;16Allora Tobi uscì verso la porta di Ninive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. La gente di Ninive, vedendolo passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia. Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi. 17Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la benedisse dicendole: &#34;Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio, che ti ha condotto da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa, che è tua, sana e salva, nella benedizione e nella gioia; entra, o figlia!&#34;. 18Quel giorno fu grande festa per tutti i Giudei di Ninive. 19Anche Achikàr e Nadab, suoi cugini, vennero a congratularsi con Tobi.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;11,1-15. Raffaele prende l&#39;iniziativa e, attraverso di lui, è Dio che agisce. Ma l&#39;angelo (quindi: Dio) non agisce da solo. Come in 5,17, i due, Tobia e Raffaele, viaggiano insieme; l&#39;accenno al cane che li seguiva (v. 4) ha la funzione di rimarcare questa unità dei due. Per un momento, la scena cambia prospettiva, Anna scrutava la strada e le parve, a un certo punto, di «vedere» (v. 6) il figlio ritornare. Anna vede suo figlio, parla al padre di lui, al quale annuncia il ritorno di suo figlio. La madre è quasi guarita dalla cecità dell&#39;assenza del figlio; ora tocca a Raffaele intervenire presso Tobia: è Dio dunque che guarisce.&#xA;&#xA;Di nuovo la scena cambia. La madre abbraccia il figlio esclamando: «ti rivedo, o figlio» (v. 9). Essa non è più &#34;cieca&#34;. Ma Tobi ha bisogno invece del «soffio» e del farmaco miracoloso del figlio; anch&#39;egli allora grida: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi» (v. 13). I genitori &#34;vedono&#34; perché il figlio è presente, con loro. Tobi benedice Dio e «i suoi angeli santi» (v. 14), senza sapere che Raffaele è un angelo. Pure Tobia esultante loda il Signore e dà le informazioni sul viaggio. &#xA;&#xA;Si noti il montaggio della narrazione, con continui mutamenti di prospettiva o punti di vista: Raffaele (vv. 1-4), Anna (vv. 5-6), Raffaele (vv. 7-8), Anna (v. 9), Tobi (v. 10), Tobia (vv. 11-15). Ogni volta, il narratore si mette nell&#39;angolo visuale di ciascuno di questi personaggi. Il recupero del denaro sembrava la causa dominante del viaggio; ora non è il motivo principale. La guarigione è attribuita alla misericordia divina (v. 14: «ha avuto pietà»). «Contemplare» il figlio (v. 14) è il segno della guarigione. Così finisce il viaggio, perché Tobia «entrò in casa lieto» (v. 15).&#xA;&#xA;11,16-20. Lode e ringraziamento di Tobi sono rivolti a Dio che gli ha ridato la vista. Ma egli benedice Dio anche per Sara, che Dio ha condotto nella sua casa senza che egli abbia fatto qualcosa. Ambedue sono doni gratuiti. Tobi diventa, per la gente di Ninive, un evangelizzatore della misericordia di Dio. La festa di nozze, per tutti i Giudei di Ninive, dura 7 giorni secondo il costume biblico (cfr. Gn 29,27; Gdc 14,12.17). La cerimonia comprende l&#39;accoglienza della sposa nella casa di Tobi, che benedice Sara. Singolare e artificiosa è la presenza di Achikar e Nadab, suo nipote (cfr. 1,21ss.; 2,10b): la loro presenza prepara quanto si dirà in 14,10. Fu una «grande festa», celebrata con gioia.&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>L’arrivo di Tobia dal padre</em></strong>
<strong>1</strong>Quando furono nei pressi di Kaserìn, di fronte a Ninive, Raffaele disse: <strong>2</strong>“Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo padre. <strong>3</strong>Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa, mentre gli altri vengono”. <strong>4</strong>E s&#39;incamminarono tutti e due insieme. Poi Raffaele gli disse: “Prendi in mano il fiele”. Il cane, che aveva accompagnato lui e Tobia, li seguiva. <strong>5</strong>Anna intanto sedeva scrutando la strada per la quale era partito il figlio. <strong>6</strong>Quando si accorse che stava arrivando, disse al padre di lui: “Ecco, sta tornando tuo figlio con l&#39;uomo che l&#39;accompagnava”. <strong>7</strong>Raffaele disse a Tobia, prima che si avvicinasse al padre: “Io so che i suoi occhi si apriranno. <strong>8</strong>Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce”. <strong>9</strong>Anna corse avanti e si gettò al collo di suo figlio dicendogli: “Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!”. E si mise a piangere.
<strong>10</strong>Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. <strong>11</strong>Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: “Coraggio, padre!”. Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, <strong>12</strong>poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. <strong>13</strong>Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: “Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!”. <strong>14</strong>E aggiunse: “Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobia”. <strong>15</strong>Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con tutta la voce che aveva. Poi Tobia informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro che aveva riportato, di Sara, figlia di Raguele, che aveva preso in moglie e che stava venendo e si trovava ormai vicina alla porta di Ninive.
<strong>16</strong>Allora Tobi uscì verso la porta di Ninive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. La gente di Ninive, vedendolo passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia. Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi. <strong>17</strong>Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la benedisse dicendole: “Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio, che ti ha condotto da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa, che è tua, sana e salva, nella benedizione e nella gioia; entra, o figlia!”. <strong>18</strong>Quel giorno fu grande festa per tutti i Giudei di Ninive. <strong>19</strong>Anche Achikàr e Nadab, suoi cugini, vennero a congratularsi con Tobi.</p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>11,1-15</strong>. Raffaele prende l&#39;iniziativa e, attraverso di lui, è Dio che agisce. Ma l&#39;angelo (quindi: Dio) non agisce da solo. Come in 5,17, i due, Tobia e Raffaele, viaggiano insieme; l&#39;accenno al cane che li seguiva (v. 4) ha la funzione di rimarcare questa unità dei due. Per un momento, la scena cambia prospettiva, Anna scrutava la strada e le parve, a un certo punto, di «vedere» (v. 6) il figlio ritornare. Anna vede suo figlio, parla al padre di lui, al quale annuncia il ritorno di suo figlio. La madre è quasi guarita dalla cecità dell&#39;assenza del figlio; ora tocca a Raffaele intervenire presso Tobia: è Dio dunque che guarisce.</p>

<p>Di nuovo la scena cambia. La madre abbraccia il figlio esclamando: «ti rivedo, o figlio» (v. 9). Essa non è più “cieca”. Ma Tobi ha bisogno invece del «soffio» e del farmaco miracoloso del figlio; anch&#39;egli allora grida: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi» (v. 13). I genitori “vedono” perché il figlio è presente, con loro. Tobi benedice Dio e «i suoi angeli santi» (v. 14), senza sapere che Raffaele è un angelo. Pure Tobia esultante loda il Signore e dà le informazioni sul viaggio.</p>

<p>Si noti il montaggio della narrazione, con continui mutamenti di prospettiva o punti di vista: Raffaele (vv. 1-4), Anna (vv. 5-6), Raffaele (vv. 7-8), Anna (v. 9), Tobi (v. 10), Tobia (vv. 11-15). Ogni volta, il narratore si mette nell&#39;angolo visuale di ciascuno di questi personaggi. Il recupero del denaro sembrava la causa dominante del viaggio; ora non è il motivo principale. La guarigione è attribuita alla misericordia divina (v. 14: «ha avuto pietà»). «Contemplare» il figlio (v. 14) è il segno della guarigione. Così finisce il viaggio, perché Tobia «entrò in casa lieto» (v. 15).</p>

<p><strong>11,16-20</strong>. Lode e ringraziamento di Tobi sono rivolti a Dio che gli ha ridato la vista. Ma egli benedice Dio anche per Sara, che Dio ha condotto nella sua casa senza che egli abbia fatto qualcosa. Ambedue sono doni gratuiti. Tobi diventa, per la gente di Ninive, un evangelizzatore della misericordia di Dio. La festa di nozze, per tutti i Giudei di Ninive, dura 7 giorni secondo il costume biblico (cfr. Gn 29,27; Gdc 14,12.17). La cerimonia comprende l&#39;accoglienza della sposa nella casa di Tobi, che benedice Sara. Singolare e artificiosa è la presenza di Achikar e Nadab, suo nipote (cfr. 1,21ss.; 2,10b): la loro presenza prepara quanto si dirà in 14,10. Fu una «grande festa», celebrata con gioia.</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-11</guid>
      <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 05:08:01 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>TOBIA - Capitolo 10</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-10</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ansia di Tobi e di Anna&#xA;1Frattanto ogni giorno Tobi contava le giornate, quante erano necessarie all&#39;andata e quante al ritorno. Quando poi i giorni furono al termine e il figlio non era ancora tornato, 2pensò: &#34;Che sia stato trattenuto là? O che sia morto Gabaèl e non c&#39;è nessuno che gli dia il denaro?&#34;. 3E cominciò a rattristarsi. 4Sua moglie Anna diceva: &#34;Mio figlio è morto e non è più tra i vivi&#34;. E cominciò a piangere e a lamentarsi sul proprio figlio, dicendo: 5&#34;Ahimè, figlio, ti ho lasciato partire, tu che eri la luce dei miei occhi!&#34;. 6Le rispondeva Tobi: &#34;Taci, non stare in pensiero, sorella; egli sta bene. Certo li trattiene là qualche fatto imprevisto. Del resto l&#39;uomo che lo accompagnava è sicuro ed è uno dei nostri fratelli. Non affliggerti per lui, sorella; tra poco sarà qui&#34;. 7Ma lei replicava: &#34;Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio è morto&#34;. E subito usciva e osservava la strada per la quale era partito suo figlio; così faceva ogni giorno e non si fidava di nessuno. Quando il sole era tramontato, rientrava a piangere e a lamentarsi per tutta la notte e non prendeva sonno.&#xA;&#xA;Il ritorno di Tobia&#xA;8Compiuti i quattordici giorni delle feste nuziali, quelli che Raguele con giuramento aveva stabilito di organizzare per la propria figlia, Tobia andò da lui e gli disse: &#34;Lasciami partire. Sono certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza di rivedermi. Ti prego dunque, o padre, di volermi congedare, perché possa tornare da mio padre. Già ti ho spiegato in quale condizione l&#39;ho lasciato&#34;. 9Rispose Raguele a Tobia: &#34;Resta, figlio, resta con me. Manderò messaggeri a tuo padre Tobi, perché gli portino tue notizie&#34;. Ma egli disse: &#34;No, ti prego di lasciarmi andare da mio padre&#34;. 10Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro e suppellettili.&#xA;11Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo saluto: &#34;Sta&#39; sano, figlio, e fa&#39; buon viaggio! Il Signore del cielo vi assista, te e tua moglie Sara, e possa io vedere i vostri figli prima di morire&#34;. 12Poi disse a Sara sua figlia: &#34;Va&#39; dai tuoi suoceri, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Va&#39; in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita&#34;. Dopo averli salutati, li congedò. 13Edna disse a Tobia: &#34;Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara, mia figlia, prima di morire. Davanti al Signore ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, va&#39; in pace. D&#39;ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita&#34;. Li baciò tutti e due e li congedò sani e salvi. 14Allora Tobia partì da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della terra, il re dell&#39;universo, perché aveva dato buon esito al suo viaggio.&#xA;Raguele gli disse: &#34;Possa tu avere la fortuna di onorare i tuoi genitori tutti i giorni della loro vita&#34;.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;10,1-12,22. Cambia il punto di vista narrativo: Tobia e Sara sono a Ecbatana e ora il narratore guarda a Tobia dalla prospettiva di Tobi e Anna. Il narratore &#34;neutrale&#34; lascia la parola ai suoi personaggi, ottenendo anche un ritratto psicologico interessante e una drammatizzazione della scena. Il lettore è così invitato a guardare con gli occhi di Tobi e Anna. Il padre fa ipotesi tranquillizzanti: si è trattenuto là o è morto Gabael. La madre si preoccupa immaginando che Tobia sia morto, fino a fare quasi un lamento funebre. Così il narratore cerca di tratteggiare due psicologie differenti. La madre è soffocata dalla paura, grida: «Mio figlio è perito»; di giorno scruta la strada, di notte piange e si lamenta. Anch&#39;essa è diventata psicologicamente cieca, perché non ha più il figlio, «luce dei miei occhi» (v. 5). Il ritorno del figlio guarirà la cecità di ambedue i genitori.&#xA;&#xA;10,1-14. Dal v. 8 la scena cambia, parallelamente: il figlio Tobia si preoccupa dei genitori. Dalle parole di saluto di Raguele e di Edna traspare quali fossero i rapporti familiari e l&#39;autorità dei genitori. Raguele pensa al viaggio, all&#39;eredità da affidare a Tobia e ai figli; Edna si augura una numerosa prole (cfr. Sal 128,6) e si interessa soprattutto che sua figlia non soffra. Ambedue consegnano (v. 10) o affidano (v. 13) la figlia a Tobia. Il padre raccomanda alla figlia di onorare i suoceri (v. 12); Edna invita Tobia a vedere in lei sua madre. Tobia parte benedicendo Dio creatore, ma anche invocando la benedizione divina su Raguele e Edna (v. 14): anche qui la preghiera accompagna una svolta degli eventi. L&#39;addio non suscita particolari emozioni; le parole dei protagonisti sono tutte improntate a ottimismo e speranza. Un abbraccio e un bacio; ma il narratore non accenna ai sentimenti dei personaggi. Soltanto i ripetuti auguri tradiscono una certa trepidazione.&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ansia di Tobi e di Anna</em></strong>
<strong>1</strong>Frattanto ogni giorno Tobi contava le giornate, quante erano necessarie all&#39;andata e quante al ritorno. Quando poi i giorni furono al termine e il figlio non era ancora tornato, <strong>2</strong>pensò: “Che sia stato trattenuto là? O che sia morto Gabaèl e non c&#39;è nessuno che gli dia il denaro?”. <strong>3</strong>E cominciò a rattristarsi. <strong>4</strong>Sua moglie Anna diceva: “Mio figlio è morto e non è più tra i vivi”. E cominciò a piangere e a lamentarsi sul proprio figlio, dicendo: <strong>5</strong>“Ahimè, figlio, ti ho lasciato partire, tu che eri la luce dei miei occhi!”. <strong>6</strong>Le rispondeva Tobi: “Taci, non stare in pensiero, sorella; egli sta bene. Certo li trattiene là qualche fatto imprevisto. Del resto l&#39;uomo che lo accompagnava è sicuro ed è uno dei nostri fratelli. Non affliggerti per lui, sorella; tra poco sarà qui”. <strong>7</strong>Ma lei replicava: “Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio è morto”. E subito usciva e osservava la strada per la quale era partito suo figlio; così faceva ogni giorno e non si fidava di nessuno. Quando il sole era tramontato, rientrava a piangere e a lamentarsi per tutta la notte e non prendeva sonno.</p>

<p><strong><em>Il ritorno di Tobia</em></strong>
<strong>8</strong>Compiuti i quattordici giorni delle feste nuziali, quelli che Raguele con giuramento aveva stabilito di organizzare per la propria figlia, Tobia andò da lui e gli disse: “Lasciami partire. Sono certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza di rivedermi. Ti prego dunque, o padre, di volermi congedare, perché possa tornare da mio padre. Già ti ho spiegato in quale condizione l&#39;ho lasciato”. <strong>9</strong>Rispose Raguele a Tobia: “Resta, figlio, resta con me. Manderò messaggeri a tuo padre Tobi, perché gli portino tue notizie”. Ma egli disse: “No, ti prego di lasciarmi andare da mio padre”. <strong>10</strong>Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro e suppellettili.
<strong>11</strong>Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo saluto: “Sta&#39; sano, figlio, e fa&#39; buon viaggio! Il Signore del cielo vi assista, te e tua moglie Sara, e possa io vedere i vostri figli prima di morire”. <strong>12</strong>Poi disse a Sara sua figlia: “Va&#39; dai tuoi suoceri, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Va&#39; in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita”. Dopo averli salutati, li congedò. <strong>13</strong>Edna disse a Tobia: “Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara, mia figlia, prima di morire. Davanti al Signore ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, va&#39; in pace. D&#39;ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita”. Li baciò tutti e due e li congedò sani e salvi. <strong>14</strong>Allora Tobia partì da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della terra, il re dell&#39;universo, perché aveva dato buon esito al suo viaggio.
Raguele gli disse: “Possa tu avere la fortuna di onorare i tuoi genitori tutti i giorni della loro vita”.</p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>10,1-12,22</strong>. Cambia il punto di vista narrativo: Tobia e Sara sono a Ecbatana e ora il narratore guarda a Tobia dalla prospettiva di Tobi e Anna. Il narratore “neutrale” lascia la parola ai suoi personaggi, ottenendo anche un ritratto psicologico interessante e una drammatizzazione della scena. Il lettore è così invitato a guardare con gli occhi di Tobi e Anna. Il padre fa ipotesi tranquillizzanti: si è trattenuto là o è morto Gabael. La madre si preoccupa immaginando che Tobia sia morto, fino a fare quasi un lamento funebre. Così il narratore cerca di tratteggiare due psicologie differenti. La madre è soffocata dalla paura, grida: «Mio figlio è perito»; di giorno scruta la strada, di notte piange e si lamenta. Anch&#39;essa è diventata psicologicamente cieca, perché non ha più il figlio, «luce dei miei occhi» (v. 5). Il ritorno del figlio guarirà la cecità di ambedue i genitori.</p>

<p><strong>10,1-14</strong>. Dal v. 8 la scena cambia, parallelamente: il figlio Tobia si preoccupa dei genitori. Dalle parole di saluto di Raguele e di Edna traspare quali fossero i rapporti familiari e l&#39;autorità dei genitori. Raguele pensa al viaggio, all&#39;eredità da affidare a Tobia e ai figli; Edna si augura una numerosa prole (cfr. Sal 128,6) e si interessa soprattutto che sua figlia non soffra. Ambedue consegnano (v. 10) o affidano (v. 13) la figlia a Tobia. Il padre raccomanda alla figlia di onorare i suoceri (v. 12); Edna invita Tobia a vedere in lei sua madre. Tobia parte benedicendo Dio creatore, ma anche invocando la benedizione divina su Raguele e Edna (v. 14): anche qui la preghiera accompagna una svolta degli eventi. L&#39;addio non suscita particolari emozioni; le parole dei protagonisti sono tutte improntate a ottimismo e speranza. Un abbraccio e un bacio; ma il narratore non accenna ai sentimenti dei personaggi. Soltanto i ripetuti auguri tradiscono una certa trepidazione.</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

<p><a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-10" rel="nofollow">🔝</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/leggere-il-nuovo-testamento-un-capitolo-al-giorno" rel="nofollow">C A L E N D A R I</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/indice-bibbia" rel="nofollow">Indice BIBBIA</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno" rel="nofollow">Homepage</a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-10</guid>
      <pubDate>Sun, 30 Aug 2026 05:28:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>TOBIA - Capitolo 9</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-9</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ritiro del denaro da Gabaèl&#xA;1Allora Tobia chiamò Raffaele e gli disse: 2&#34;Fratello Azaria, prendi con te quattro servi e due cammelli e mettiti in viaggio per Rage. 3Va&#39; da Gabaèl, consegnagli il documento, riporta il denaro e conducilo con te alle feste nuziali. 4Tu sai infatti che mio padre starà a contare i giorni e, se tarderò anche di un solo giorno, lo farò soffrire troppo. Vedi bene che cosa ha giurato Raguele e io non posso trasgredire il suo giuramento&#34;. 5Partì dunque Raffaele con quattro servi e due cammelli per Rage di Media, dove presero alloggio da Gabaèl. Raffaele gli presentò il documento e nello stesso tempo lo informò che Tobia, figlio di Tobi, aveva preso moglie e lo invitava alle nozze. Gabaèl andò subito a prendere i sacchetti, ancora sigillati, e li contò in sua presenza; poi li caricarono. 6Partirono insieme di buon mattino per andare alle nozze. Giunti da Raguele, trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli si alzò in piedi a salutarlo e Gabaèl pianse e lo benedisse dicendogli: &#34;Figlio ottimo di ottimo padre, giusto e generoso in elemosine, conceda il Signore la benedizione del cielo a te, a tua moglie, al padre e alla madre di tua moglie. Benedetto Dio, poiché ho visto mio cugino Tobi, vedendo te che tanto gli somigli!&#34;.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;9,1-6. Tobia non dimentica il motivo del viaggio, ma ora che ha trovato una sposa, il recupero del denaro è affidato all’angelo Raffaele. Il c. 9 appare come un intermezzo che interrompe la narrazione. L’effetto è di dare l’impressione che la festa delle nozze si prolunghi più a lungo e si ritardi il ritorno di Tobia a Ninive. Evidentemente i “tempi reali” sono trascurati: da Ecbatana a Rage (360 km) erano probabilmente necessari più di 20 giorni! Ma, nel racconto, le distanze e i tempi sono al servizio delle esigenze narrative e teologiche. La presenza continua della lode a Dio, anche in bocca a Gabael (9,6), sottolinea la convinzione della protezione e della benedizione divina.&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ritiro del denaro da Gabaèl</em></strong>
<strong>1</strong>Allora Tobia chiamò Raffaele e gli disse: <strong>2</strong>“Fratello Azaria, prendi con te quattro servi e due cammelli e mettiti in viaggio per Rage. <strong>3</strong>Va&#39; da Gabaèl, consegnagli il documento, riporta il denaro e conducilo con te alle feste nuziali. <strong>4</strong>Tu sai infatti che mio padre starà a contare i giorni e, se tarderò anche di un solo giorno, lo farò soffrire troppo. Vedi bene che cosa ha giurato Raguele e io non posso trasgredire il suo giuramento”. <strong>5</strong>Partì dunque Raffaele con quattro servi e due cammelli per Rage di Media, dove presero alloggio da Gabaèl. Raffaele gli presentò il documento e nello stesso tempo lo informò che Tobia, figlio di Tobi, aveva preso moglie e lo invitava alle nozze. Gabaèl andò subito a prendere i sacchetti, ancora sigillati, e li contò in sua presenza; poi li caricarono. <strong>6</strong>Partirono insieme di buon mattino per andare alle nozze. Giunti da Raguele, trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli si alzò in piedi a salutarlo e Gabaèl pianse e lo benedisse dicendogli: “Figlio ottimo di ottimo padre, giusto e generoso in elemosine, conceda il Signore la benedizione del cielo a te, a tua moglie, al padre e alla madre di tua moglie. Benedetto Dio, poiché ho visto mio cugino Tobi, vedendo te che tanto gli somigli!”.</p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>9,1-6</strong>. Tobia non dimentica il motivo del viaggio, ma ora che ha trovato una sposa, il recupero del denaro è affidato all’angelo Raffaele. Il c. 9 appare come un intermezzo che interrompe la narrazione. L’effetto è di dare l’impressione che la festa delle nozze si prolunghi più a lungo e si ritardi il ritorno di Tobia a Ninive. Evidentemente i “tempi reali” sono trascurati: da Ecbatana a Rage (360 km) erano probabilmente necessari più di 20 giorni! Ma, nel racconto, le distanze e i tempi sono al servizio delle esigenze narrative e teologiche. La presenza continua della lode a Dio, anche in bocca a Gabael (9,6), sottolinea la convinzione della protezione e della benedizione divina.</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-9</guid>
      <pubDate>Sat, 29 Aug 2026 05:44:40 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>TOBIA - Capitolo 8</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-8</link>
      <description>&lt;![CDATA[La notte nuziale&#xA;1Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto. 2Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell&#39;incenso. 3L&#39;odore del pesce respinse il demonio, che fuggì verso le regioni dell&#39;alto Egitto. Raffaele vi si recò all&#39;istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. 4Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: &#34;Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza&#34;. 5Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: &#34;Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! 6Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: &#34;Non è cosa buona che l&#39;uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui&#34;. 7Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia&#34;. 8E dissero insieme: &#34;Amen, amen!&#34;. 9Poi dormirono per tutta la notte.&#xA;10Ma Raguele si alzò; chiamò i suoi servi e andarono a scavare una fossa. Diceva infatti: &#34;Se mai morisse, non diventeremo così motivo di scherno e di vergogna&#34;. 11Quando ebbero terminato di scavare la fossa, Raguele tornò in casa; chiamò sua moglie 12e le disse: &#34;Manda una delle serve a vedere se è vivo; così, se è morto, lo seppelliremo senza che nessuno lo sappia&#34;. 13Mandarono quella serva, accesero la lampada e aprirono la porta; quella entrò e trovò che dormivano insieme, immersi nel sonno. 14La serva uscì e riferì loro che era vivo e che non era successo nulla di male. 15Resero lode al Dio del cielo e dissero: &#34;Tu sei benedetto, o Dio, degno di ogni benedizione perfetta. ⊥Ti benedicano per tutti i secoli! 16Tu sei benedetto, perché mi hai ricolmato di gioia e non è avvenuto ciò che temevo, ma ci hai trattato secondo la tua grande misericordia. 17Tu sei benedetto, perché hai avuto compassione dei due figli unici. Concedi loro, Signore, grazia e salvezza e falli giungere fino al termine della loro vita in mezzo alla gioia e alla grazia&#34;. 18Allora ordinò ai servi di riempire la fossa prima che si facesse giorno.&#xA;&#xA;La festa nuziale&#xA;19Raguele ordinò alla moglie di fare pane in abbondanza; andò a prendere dalla mandria due vitelli e quattro montoni, li fece macellare e cominciarono così a preparare il banchetto. 20Poi chiamò Tobia e gli disse: &#34;Per quattordici giorni non te ne andrai di qui, ma ti fermerai da me a mangiare e a bere e così allieterai l&#39;anima già tanto afflitta di mia figlia. 21Di quanto possiedo prenditi la metà e torna sano e salvo da tuo padre. Quando io e mia moglie saremo morti, anche l&#39;altra metà sarà vostra. Coraggio, figlio! Io sono tuo padre ed Edna è tua madre; noi apparteniamo a te come a questa tua sorella, da ora per sempre. Coraggio, figlio!&#34;.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;8,3 L’alto Egitto viene considerato, in quanto lontano deserto, come luogo di abitazione dei demoni (Is 13,21; 34,14; Mt 4,1; 12,43).&#xA;&#xA;8,6 Adamo… Eva: questo è l’unico passo dell’AT in cui il matrimonio è collegato a Gen 2,18. Nel NT, Mc 10,6-8 si riferisce invece a Gen 1,27; 2,24.&#xA;&#xA;8,20 quattordici giorni: il doppio della durata ordinaria di una festa di matrimonio (Gdc 14,12).&#xA;&#xA;8,21 Questa volta non è lo sposo che paga, come di solito, un prezzo al padre della ragazza (Gen 34,12; 1Sam 18,25), ma è costui che dà la dote alla figlia.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;8,1-9. La scena è priva di tensione drammatica, perché il lettore sa già - come lo sa Tobia - che l’odore del pesce caccia il demonio. Non lo sanno né i genitori di Sara né la loro figlia, ma l’autore non sfrutta questa ignoranza per dare al racconto una dimensione drammatica. Tobia esegue gli ordini di Raffaele (6,4) e il demonio è costretto a fuggire nel deserto dell’alto Egitto; il deserto era immaginato come il luogo di abitazione dei demoni. Là Raffaele lotta con il demonio, vince e lo incatena. La scena è divertente, fa sorridere dei tabù sessuali, delle paure che si costruiscono i propri mostri. Ma sono mostri che si possono cacciare semplicemente con un po’ di fumo! Sono demoni dell’immaginario, creazioni delle paure irrazionali. L’alto Egitto era il luogo più lontano che si potesse immaginare.&#xA;&#xA;La preghiera degli sposi novelli ha la struttura di un salmo di lode, che inizia con una triplice benedizione. Essi pregano il «Dio dei nostri padri», ma in quanto creatore di tutte le cose e di «Adamo», cioè ogni uomo, e di «Eva», ossia ogni donna. Nel nostro libro, le preghiere segnano una svolta positiva (cfr. 3,1-6.11-15). Qui la preghiera si conclude con un duplice «amen», un sì dei due sposi alla benevolenza divina.&#xA;&#xA;Il richiamo a Gn 2,18 serve a fondare il matrimonio nella volontà creatrice di Dio e non nella «lussuria» o sregolata passione umana (v. 6). Il matrimonio è voluto da Dio, è dunque buono; i demoni della sessualità sono difficoltà superabili. &#xA;&#xA;La «rettitudine d&#39;intenzione» (v. 7) di Tobia si riferisce alla legge dell’endogamia, per cui sposa una sua parente; il suo matrimonio è legittimo. Di conseguenza, Tobia e Sara possono confidare nella benevolenza divina contro il pericolo del demonio e giungere insieme alla vecchiaia. &#xA;&#xA;«Dormirono» (v. 9): il verbo ha per soggetto tutti e due gli sposi uniti insieme; non si esclude una connotazione sessuale. &#xA;&#xA;8,10-21. Come ha notato L. Alonso Schökel, questa è la scena più originale del libro, qualcosa di unico nell’AT. È una sequenza di humour macabro, che piacerebbe a un regista come Hitchcock. L’ironia del racconto nasce dalla contrapposizione dei personaggi che “sanno” ciò che avviene (Tobia, Sara, Raffaele) e quelli che “non sanno” (Raguele e Edna). Raguele si mette a scavare la fossa per evitare lo scherno e il disprezzo (v. 10); di fatto diventa ridicolo agli occhi del lettore. Si noti che la scoperta che Tobia è sano e salvo viene fatta dopo aver terminato di scavare la fossa (v. 11). La reazione di Raguele (vv. 15-17) è la lode a Dio, con una quadruplice «benedizione», cui seguono due invocazioni (concedi salvezza, falli giungere al termine con gioia). La preghiera di lode è anche proclamazione della avvenuta salvezza di Tobia e Sara. L’espressione «pura benedizione» (v. 15) è insolita; la lode è l’offerta cultuale autentica quando nasce dal «cuore puro» (cfr. Prv 22,11): è «l’oblazione pura» di cui parla Ml 1,11. La salvezza è frutto e dono della «grande misericordia» di Dio (v. 16).&#xA;&#xA;La festa di nozze si protrae per 14 giorni, il doppio del tempo usuale. È anche questo un segno della straordinarietà dell’evento e della gioia. Tobia diventa membro della famiglia di Raguele ed Edna (v. 21); per questo ha diritto all’eredità (cfr. Nm 27,1-11; 36).&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>La notte nuziale</em></strong>
<strong>1</strong>Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto. <strong>2</strong>Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell&#39;incenso. <strong>3</strong>L&#39;odore del pesce respinse il demonio, che fuggì verso le regioni dell&#39;alto Egitto. Raffaele vi si recò all&#39;istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. <strong>4</strong>Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: “Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza”. <strong>5</strong>Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! <strong>6</strong>Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l&#39;uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. <strong>7</strong>Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia”. <strong>8</strong>E dissero insieme: “Amen, amen!”. <strong>9</strong>Poi dormirono per tutta la notte.
<strong>10</strong>Ma Raguele si alzò; chiamò i suoi servi e andarono a scavare una fossa. Diceva infatti: “Se mai morisse, non diventeremo così motivo di scherno e di vergogna”. <strong>11</strong>Quando ebbero terminato di scavare la fossa, Raguele tornò in casa; chiamò sua moglie <strong>12</strong>e le disse: “Manda una delle serve a vedere se è vivo; così, se è morto, lo seppelliremo senza che nessuno lo sappia”. <strong>13</strong>Mandarono quella serva, accesero la lampada e aprirono la porta; quella entrò e trovò che dormivano insieme, immersi nel sonno. <strong>14</strong>La serva uscì e riferì loro che era vivo e che non era successo nulla di male. <strong>15</strong>Resero lode al Dio del cielo e dissero: “Tu sei benedetto, o Dio, degno di ogni benedizione perfetta. ⊥Ti benedicano per tutti i secoli! <strong>16</strong>Tu sei benedetto, perché mi hai ricolmato di gioia e non è avvenuto ciò che temevo, ma ci hai trattato secondo la tua grande misericordia. <strong>17</strong>Tu sei benedetto, perché hai avuto compassione dei due figli unici. Concedi loro, Signore, grazia e salvezza e falli giungere fino al termine della loro vita in mezzo alla gioia e alla grazia”. <strong>18</strong>Allora ordinò ai servi di riempire la fossa prima che si facesse giorno.</p>

<p><strong><em>La festa nuziale</em></strong>
<strong>19</strong>Raguele ordinò alla moglie di fare pane in abbondanza; andò a prendere dalla mandria due vitelli e quattro montoni, li fece macellare e cominciarono così a preparare il banchetto. <strong>20</strong>Poi chiamò Tobia e gli disse: “Per quattordici giorni non te ne andrai di qui, ma ti fermerai da me a mangiare e a bere e così allieterai l&#39;anima già tanto afflitta di mia figlia. <strong>21</strong>Di quanto possiedo prenditi la metà e torna sano e salvo da tuo padre. Quando io e mia moglie saremo morti, anche l&#39;altra metà sarà vostra. Coraggio, figlio! Io sono tuo padre ed Edna è tua madre; noi apparteniamo a te come a questa tua sorella, da ora per sempre. Coraggio, figlio!“.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>8,3</strong> L’alto Egitto viene considerato, in quanto lontano deserto, come luogo di abitazione dei demoni (Is 13,21; 34,14; Mt 4,1; 12,43).</em></p>

<p><em><strong>8,6</strong> Adamo… Eva: questo è l’unico passo dell’AT in cui il matrimonio è collegato a Gen 2,18. Nel NT, Mc 10,6-8 si riferisce invece a Gen 1,27; 2,24.</em></p>

<p><em><strong>8,20</strong> quattordici giorni: il doppio della durata ordinaria di una festa di matrimonio (Gdc 14,12).</em></p>

<p><em><strong>8,21</strong> Questa volta non è lo sposo che paga, come di solito, un prezzo al padre della ragazza (Gen 34,12; 1Sam 18,25), ma è costui che dà la dote alla figlia.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>8,1-9</strong>. La scena è priva di tensione drammatica, perché il lettore sa già – come lo sa Tobia – che l’odore del pesce caccia il demonio. Non lo sanno né i genitori di Sara né la loro figlia, ma l’autore non sfrutta questa ignoranza per dare al racconto una dimensione drammatica. Tobia esegue gli ordini di Raffaele (6,4) e il demonio è costretto a fuggire nel deserto dell’alto Egitto; il deserto era immaginato come il luogo di abitazione dei demoni. Là Raffaele lotta con il demonio, vince e lo incatena. La scena è divertente, fa sorridere dei tabù sessuali, delle paure che si costruiscono i propri mostri. Ma sono mostri che si possono cacciare semplicemente con un po’ di fumo! Sono demoni dell’immaginario, creazioni delle paure irrazionali. L’alto Egitto era il luogo più lontano che si potesse immaginare.</p>

<p>La preghiera degli sposi novelli ha la struttura di un salmo di lode, che inizia con una triplice benedizione. Essi pregano il «Dio dei nostri padri», ma in quanto creatore di tutte le cose e di «Adamo», cioè ogni uomo, e di «Eva», ossia ogni donna. Nel nostro libro, le preghiere segnano una svolta positiva (cfr. 3,1-6.11-15). Qui la preghiera si conclude con un duplice «amen», un sì dei due sposi alla benevolenza divina.</p>

<p>Il richiamo a Gn 2,18 serve a fondare il matrimonio nella volontà creatrice di Dio e non nella «lussuria» o sregolata passione umana (v. 6). Il matrimonio è voluto da Dio, è dunque buono; i demoni della sessualità sono difficoltà superabili.</p>

<p>La «rettitudine d&#39;intenzione» (v. 7) di Tobia si riferisce alla legge dell’endogamia, per cui sposa una sua parente; il suo matrimonio è legittimo. Di conseguenza, Tobia e Sara possono confidare nella benevolenza divina contro il pericolo del demonio e giungere insieme alla vecchiaia.</p>

<p>«Dormirono» (v. 9): il verbo ha per soggetto tutti e due gli sposi uniti insieme; non si esclude una connotazione sessuale.</p>

<p><strong>8,10-21</strong>. Come ha notato L. Alonso Schökel, questa è la scena più originale del libro, qualcosa di unico nell’AT. È una sequenza di humour macabro, che piacerebbe a un regista come Hitchcock. L’ironia del racconto nasce dalla contrapposizione dei personaggi che “sanno” ciò che avviene (Tobia, Sara, Raffaele) e quelli che “non sanno” (Raguele e Edna). Raguele si mette a scavare la fossa per evitare lo scherno e il disprezzo (v. 10); di fatto diventa ridicolo agli occhi del lettore. Si noti che la scoperta che Tobia è sano e salvo viene fatta dopo aver terminato di scavare la fossa (v. 11). La reazione di Raguele (vv. 15-17) è la lode a Dio, con una quadruplice «benedizione», cui seguono due invocazioni (concedi salvezza, falli giungere al termine con gioia). La preghiera di lode è anche proclamazione della avvenuta salvezza di Tobia e Sara. L’espressione «pura benedizione» (v. 15) è insolita; la lode è l’offerta cultuale autentica quando nasce dal «cuore puro» (cfr. Prv 22,11): è «l’oblazione pura» di cui parla Ml 1,11. La salvezza è frutto e dono della «grande misericordia» di Dio (v. 16).</p>

<p>La festa di nozze si protrae per 14 giorni, il doppio del tempo usuale. È anche questo un segno della straordinarietà dell’evento e della gioia. Tobia diventa membro della famiglia di Raguele ed Edna (v. 21); per questo ha diritto all’eredità (cfr. Nm 27,1-11; 36).</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-8</guid>
      <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 05:43:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>TOBIA - Capitolo 7</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-7</link>
      <description>&lt;![CDATA[UNA DOPPIA GUARIGIONE (7,1-14,15)&#xA;&#xA;Matrimonio di Tobia con Sara&#xA;1Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobia disse: &#34;Fratello Azaria, conducimi diritto dal nostro fratello Raguele&#34;. Egli lo condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: &#34;Salute, fratelli, siate i benvenuti!&#34;. Li fece entrare in casa. 2Disse a sua moglie Edna: &#34;Quanto somiglia questo giovane a mio fratello Tobi!&#34;. 3Edna domandò loro: &#34;Di dove siete, fratelli?&#34;, ed essi risposero: &#34;Siamo dei figli di Nèftali, deportati a Ninive&#34;. 4Disse allora: &#34;Conoscete nostro fratello Tobi?&#34;. Le dissero: &#34;Lo conosciamo&#34;. 5Riprese: &#34;Sta bene?&#34;. Risposero: &#34;Sta bene e vive&#34;. E Tobia aggiunse: &#34;È mio padre&#34;.&#xA;6Raguele allora balzò in piedi, l&#39;abbracciò e pianse. Poi gli disse: &#34;Sii benedetto, o figlio! Hai un ottimo padre. Che sventura per un uomo giusto e generoso nel fare elemosine essere diventato cieco!&#34;. Si gettò al collo del parente Tobia e pianse. 7Pianse anche sua moglie Edna e pianse anche la loro figlia Sara. 8Poi egli macellò un montone del gregge e fece loro una festosa accoglienza.&#xA;9Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: &#34;Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara&#34;. 10Raguele udì queste parole e disse al giovane: &#34;Mangia, bevi e sta&#39; allegro per questa sera, poiché nessuno all&#39;infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all&#39;infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. 11L&#39;ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi&#34;. 12Ma Tobia disse: &#34;Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo&#34;. Rispose Raguele: &#34;Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d&#39;ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace&#34;.&#xA;13Raguele chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l&#39;affidò a Tobia con queste parole: &#34;Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace&#34;. 14Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l&#39;atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere. 15Poi Raguele chiamò sua moglie Edna e le disse: &#34;Sorella mia, prepara l&#39;altra camera e conducila dentro&#34;. 16Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: 17&#34;Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!&#34;. E uscì.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;7,13 Il Dio del cielo: titolo divino di origine persiana, applicato al Dio d’Israele nel post-esilio; ricorre in Tb nella doppia forma di “Signore/Dio del cielo” (6,18; 7,12.13.17; 8,15; 10,11.14); s’incontra pure “re del cielo” (1,18).&#xA;&#xA;7,14 l’atto di matrimonio: è il documento scritto, indicato letteralmente come il “documento della coabitazione”.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;7,1-8. I due viaggiatori arrivano alla meta, la casa di Raguele. La scena centrale è quella del riconoscimento di Tobia come parente di Raguele. Il dialogo tra gli ospiti e il padrone di casa è una catena di botta e risposta breve e precisa, senza analisi psicologica dei sentimenti, eccetto quel che lascia trasparire l&#39;espressione «balzò in piedi, l’abbracciò e pianse». Sono le azioni che funzionano da rivelatori della psicologia dei personaggi. Il pianto di Raguele, della moglie Edna e della figlia Sara fa intravedere la forte commozione e gioia della famiglia che fece ai due ospiti una «calorosa accoglienza». Fa parte del galateo orientale dapprima salutare: «Salute fratelli, siate i benvenuti»; poi interessarsi dell’identità degli ospiti: «Di dove siete?» e infine l’accoglienza: «fece loro una calorosa accoglienza». Qui «fratello» significa “parente”: Raguele è «fratello» (v. 2) di Tobi. Al centro del dialogo sta Tobi e la sua sventura, la cecità. Raffaele passa in secondo piano fino al momento del pranzo, che sigilla l’ospitalità.&#xA;&#xA;7,9-17. Durante il banchetto, a Raffaele è richiesto di fare da mediatore del matrimonio, figura che entrò a far parte del diritto talmudico e si conserva ancor oggi nel giudaismo ortodosso. Raguele, pur dichiarando la propria volontà di attenersi alla legge, cerca di dilazionare la decisione, confidando che «il Signore provvederà» (v. 11), cioè farà trovare una soluzione che non porti alla morte dello sposo, come è già avvenuto per i sette precedenti mariti di sua figlia. Con espressione che echeggia Gn 24,33, Tobia insiste: «Non mangerò prima che tu abbia preso una decisione». Raguele concede in sposa la figlia secondo la legge di Mosè e quindi secondo la volontà di Dio (7,12). È la prima volta che nella Bibbia viene testimoniato un formale atto di matrimonio con il documento matrimoniale scritto, che poi il diritto talmudico chiamerà ketubâ. Dapprima la dichiarazione paterna: «Prendi tua cugina... Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore vi assista». Il padre fa la funzione di notaio e dà la benedizione. La formula suona così: «Tu sei suo fratello e lei tua sorella»: la mutua appartenenza è espressa col vocabolario dei legami familiari. Il padre è anche testimone. Soprattutto è lui a guidare e presiedere il rito: chiama la figlia, la prende per mano e l’affida a Tobia pronunciando le parole del rito (v. 13). Viene stilato il documento di matrimonio, poi segue il banchetto nuziale. Sara non ha alcun ruolo attivo in tutta la scena; ma nemmeno lo sposo è attore. Il padre della sposa è l’unico attore. La scena finale rivela i timori del padre e della madre di Sara. Morirà anche Tobia come gli altri sette mariti? Che il matrimonio sia voluto da Dio e secondo la legge di Mosè non basta ad acquietare Raguele. Egli fa preparare «l’altra camera» (v. 15), cioè la camera dei novelli sposi. Che la sposa novella sia accompagnata nella sua camera corrisponde a un uso antico (cfr. Gn 29,23). La madre piange, rivelando i timori suoi e del marito, tuttavia si affida al Signore con un’invocazione. Nell’immaginazione angosciata dei genitori, quella camera diventa una tomba. Ma stavolta il demonio vincerà ancora?&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>UNA DOPPIA GUARIGIONE</strong> <em>(7,1-14,15)</em></p>

<p><strong><em>Matrimonio di Tobia con Sara</em></strong>
<strong>1</strong>Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobia disse: “Fratello Azaria, conducimi diritto dal nostro fratello Raguele”. Egli lo condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: “Salute, fratelli, siate i benvenuti!”. Li fece entrare in casa. <strong>2</strong>Disse a sua moglie Edna: “Quanto somiglia questo giovane a mio fratello Tobi!”. <strong>3</strong>Edna domandò loro: “Di dove siete, fratelli?”, ed essi risposero: “Siamo dei figli di Nèftali, deportati a Ninive”. <strong>4</strong>Disse allora: “Conoscete nostro fratello Tobi?”. Le dissero: “Lo conosciamo”. <strong>5</strong>Riprese: “Sta bene?”. Risposero: “Sta bene e vive”. E Tobia aggiunse: “È mio padre”.
<strong>6</strong>Raguele allora balzò in piedi, l&#39;abbracciò e pianse. Poi gli disse: “Sii benedetto, o figlio! Hai un ottimo padre. Che sventura per un uomo giusto e generoso nel fare elemosine essere diventato cieco!”. Si gettò al collo del parente Tobia e pianse. <strong>7</strong>Pianse anche sua moglie Edna e pianse anche la loro figlia Sara. <strong>8</strong>Poi egli macellò un montone del gregge e fece loro una festosa accoglienza.
<strong>9</strong>Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: “Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara”. <strong>10</strong>Raguele udì queste parole e disse al giovane: “Mangia, bevi e sta&#39; allegro per questa sera, poiché nessuno all&#39;infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all&#39;infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. <strong>11</strong>L&#39;ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi”. <strong>12</strong>Ma Tobia disse: “Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo”. Rispose Raguele: “Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d&#39;ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace”.
<strong>13</strong>Raguele chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l&#39;affidò a Tobia con queste parole: “Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace”. <strong>14</strong>Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l&#39;atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere. <strong>15</strong>Poi Raguele chiamò sua moglie Edna e le disse: “Sorella mia, prepara l&#39;altra camera e conducila dentro”. <strong>16</strong>Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: <strong>17</strong>“Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!”. E uscì.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>7,13</strong> Il Dio del cielo: titolo divino di origine persiana, applicato al Dio d’Israele nel post-esilio; ricorre in Tb nella doppia forma di “Signore/Dio del cielo” (6,18; 7,12.13.17; 8,15; 10,11.14); s’incontra pure “re del cielo” (1,18).</em></p>

<p><em><strong>7,14</strong> l’atto di matrimonio: è il documento scritto, indicato letteralmente come il “documento della coabitazione”.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>7,1-8</strong>. I due viaggiatori arrivano alla meta, la casa di Raguele. La scena centrale è quella del riconoscimento di Tobia come parente di Raguele. Il dialogo tra gli ospiti e il padrone di casa è una catena di botta e risposta breve e precisa, senza analisi psicologica dei sentimenti, eccetto quel che lascia trasparire l&#39;espressione «balzò in piedi, l’abbracciò e pianse». Sono le azioni che funzionano da rivelatori della psicologia dei personaggi. Il pianto di Raguele, della moglie Edna e della figlia Sara fa intravedere la forte commozione e gioia della famiglia che fece ai due ospiti una «calorosa accoglienza». Fa parte del galateo orientale dapprima salutare: «Salute fratelli, siate i benvenuti»; poi interessarsi dell’identità degli ospiti: «Di dove siete?» e infine l’accoglienza: «fece loro una calorosa accoglienza». Qui «fratello» significa “parente”: Raguele è «fratello» (v. 2) di Tobi. Al centro del dialogo sta Tobi e la sua sventura, la cecità. Raffaele passa in secondo piano fino al momento del pranzo, che sigilla l’ospitalità.</p>

<p><strong>7,9-17</strong>. Durante il banchetto, a Raffaele è richiesto di fare da mediatore del matrimonio, figura che entrò a far parte del diritto talmudico e si conserva ancor oggi nel giudaismo ortodosso. Raguele, pur dichiarando la propria volontà di attenersi alla legge, cerca di dilazionare la decisione, confidando che «il Signore provvederà» (v. 11), cioè farà trovare una soluzione che non porti alla morte dello sposo, come è già avvenuto per i sette precedenti mariti di sua figlia. Con espressione che echeggia Gn 24,33, Tobia insiste: «Non mangerò prima che tu abbia preso una decisione». Raguele concede in sposa la figlia secondo la legge di Mosè e quindi secondo la volontà di Dio (7,12). È la prima volta che nella Bibbia viene testimoniato un formale atto di matrimonio con il documento matrimoniale scritto, che poi il diritto talmudico chiamerà <em>ketubâ.</em> Dapprima la dichiarazione paterna: «Prendi tua cugina... Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore vi assista». Il padre fa la funzione di notaio e dà la benedizione. La formula suona così: «Tu sei suo fratello e lei tua sorella»: la mutua appartenenza è espressa col vocabolario dei legami familiari. Il padre è anche testimone. Soprattutto è lui a guidare e presiedere il rito: chiama la figlia, la prende per mano e l’affida a Tobia pronunciando le parole del rito (v. 13). Viene stilato il documento di matrimonio, poi segue il banchetto nuziale. Sara non ha alcun ruolo attivo in tutta la scena; ma nemmeno lo sposo è attore. Il padre della sposa è l’unico attore. La scena finale rivela i timori del padre e della madre di Sara. Morirà anche Tobia come gli altri sette mariti? Che il matrimonio sia voluto da Dio e secondo la legge di Mosè non basta ad acquietare Raguele. Egli fa preparare «l’altra camera» (v. 15), cioè la camera dei novelli sposi. Che la sposa novella sia accompagnata nella sua camera corrisponde a un uso antico (cfr. Gn 29,23). La madre piange, rivelando i timori suoi e del marito, tuttavia si affida al Signore con un’invocazione. Nell’immaginazione angosciata dei genitori, quella camera diventa una tomba. Ma stavolta il demonio vincerà ancora?</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-7</guid>
      <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 07:11:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>TOBIA - Capitolo 6</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/tobia-capitolo-6</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il pesce prodigioso&#xA;1 Il giovane partì insieme con l&#39;angelo, e anche il cane li seguì e s&#39;avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri. 2Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi, quand&#39;ecco un grosso pesce balzando dall&#39;acqua tentò di divorare il piede del ragazzo, che si mise a gridare. 3Ma l&#39;angelo gli disse: &#34;Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire&#34;. Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva. 4Gli disse allora l&#39;angelo: &#34;Apri il pesce e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte ma getta via gli intestini. Infatti il suo fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti&#34;. 5Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato. Arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l&#39;altra parte la mise in serbo dopo averla salata. 6Poi ambedue ripresero il viaggio, finché non furono vicini alla Media. 7Allora il ragazzo rivolse all&#39;angelo questa domanda: &#34;Azaria, fratello, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?&#34;. 8Gli rispose: &#34;Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo, e cesserà da lei ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. 9Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di chi è affetto da macchie bianche; si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono&#34;.&#xA;&#xA;La proposta di sposare Sara&#xA;10Erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, 11quando Raffaele disse al ragazzo: &#34;Fratello Tobia!&#34;. Gli rispose: &#34;Eccomi&#34;. Riprese: &#34;Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara 12e all&#39;infuori di Sara non ha altro figlio o figlia. A te, come parente più stretto, spetta il diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità i beni di suo padre. È una ragazza saggia, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona&#34;. 13E aggiunse: &#34;Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello: io parlerò della fanciulla al padre questa sera, per serbartela come fidanzata. Quando torneremo dalla città di Rage, celebreremo le sue nozze. So che Raguele non potrà rifiutarla a te o prometterla ad altri; egli incorrerebbe nella morte secondo la prescrizione della legge di Mosè, poiché egli sa che prima di ogni altro spetta a te avere sua figlia. Ascoltami, dunque, fratello. Questa sera parleremo della fanciulla e ne domanderemo la mano. Al nostro ritorno dalla città di Rage la prenderemo e la condurremo con noi a casa tua&#34;. 14Allora Tobia rispose a Raffaele: &#34;Fratello Azaria, ho sentito dire che ella è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Inoltre ho sentito dire che un demonio le uccide i mariti. 15Per questo ho paura; il demonio a lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide. Io sono l&#39;unico figlio di mio padre. Ho paura di morire e di condurre così alla tomba la vita di mio padre e di mia madre per l&#39;angoscia della mia perdita. Non hanno un altro figlio che possa seppellirli&#34;. 16Ma quello gli disse: &#34;Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo casato? Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie. 17Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L&#39;odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà per non farsi più vedere in eterno intorno a lei. 18Poi, prima di unirti con lei, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: ella ti è stata destinata fin dall&#39;eternità. Sarai tu a salvarla. Ella verrà con te e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero&#34;. 19Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua parente, della stirpe della famiglia di suo padre, l&#39;amò molto senza poter più distogliere il suo cuore da lei.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;6,1 Il cane è qui presentato come un animale fedele (11,4). Di solito invece nell’AT è visto in maniera piuttosto negativa (ad es., Dt 23,19; 1Sam 24,15; 2Sam 3,8; 9,8; 16,9; 2Re 8,13; Sal 22,17; 59,7.15-16; Pr 26,11).&#xA;&#xA;6,4 il fiele, il cuore e il fegato: la credenza nelle proprietà terapeutiche di questi organi era diffusa nell’antichità anche fra i medici.&#xA;&#xA;6,12 come parente più stretto: per l’importanza della consanguineità nel matrimonio, connessa con la questione dell’eredità, vedi Nm 27,1-11; 36,6.&#xA;&#xA;6,15 a lei non fa del male: così nel codice S; nei codici A e B si trova invece la variante “la ama”, con riferimento ad Asmodeo, che pertanto le avrebbe ucciso i mariti per gelosia.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il viaggio da Ninive a Ecbatana è narrato in modo che le notizie fornite (6,1.6.10; 7,1) consentono di articolarlo in tre tappe (6,1-9; 6,10-19; 7,1-8). Le vicende esterne del viaggio si accompagnano ad esperienze interiori che dispongono Tobia allo scopo da raggiungere e tracciano un “viaggio interiore”.&#xA;&#xA;6,1-9. Primo giorno di cammino fino al fiume Tigri (v. 1). Tobia è chiamato «il giovane», cioè inesperto ma anche con l’energia necessaria per vincere il «grosso pesce», simbolo della minaccia che proviene dal caos acquatico. È la parola dell’angelo che dà a Tobia coraggio e forza di combattere. L’angelo diventa così guida mediante la sua parola. L’accenno al «cane» è singolare perché secondo i Giudei il cane era un animale impuro. Ma nell’epoca della diaspora ellenistica era diventato un animale domestico. Per gli antichi Sumeri, il cane era l’emblema degli dei della salute, Ninurta e Gula. In Lc 16,21 si fa menzione dei cani che leccano le ferite. Può darsi che anche qui il cane simboleggi il compagno che, come Raffaele, “cura” dalle minacce e pericoli del viaggio con la sua fedeltà, il suo fiuto e la sua guardia. Tobia obbedisce prontamente. Era noto in tutto il Vicino Oriente antico che le interiora del pesce possono servire da medicamento e per scacciare i demoni. Tobia mangia una porzione del pesce, impossessandosi delle forze dell’avversario; l’angelo non mangia.&#xA;Già erano apparsi altri animali nel nostro racconto: i passeri (2,10), il capretto (2,12-14), il cane (6,1). E ora il pesce. Probabilmente hanno un valore simbolico. Il pesce indica la potenza malefica che proviene dal caos, rappresentato dalle acque. Tobia sperimenta la minaccia di una forza nemica, ma anche la potenza salvante della parola angelica. Impara a lottare e a vincere. L&#39;angelo-farmacista spiega i benefici che si ricavano dal cuore e dal fegato contro gli spiriti cattivi e dal fiele per guarire gli occhi. Viene così preparato il futuro: Sara verrà liberata dal demonio e Tobi guarirà dalla sua cecità. Dio interviene a liberare gli uomini, ma non direttamente bensì attraverso le cosiddette cause seconde.&#xA;Il guado del fiume ha un forte valore simbolico (cfr. Gn 32): è una prova da superare, simboleggiata dall’acqua e dal grosso pesce. Secondo E. Drewermann, il pesce rappresenta simbolicamente la sessualità, cioè il problema del rapporto di Tobia con Sara. Superando la prova, grazie alla parola dell’angelo e appropriandosi delle forze positive del «grosso pesce», Tobia ritrova la propria identità e libertà.&#xA;&#xA;6,10-19. Dopo l’informazione di viaggio (v. 10), questa sezione riporta i discorsi di Raffaele (vv. 11-13), di Tobia (vv. 14-15) e, di nuovo, di Raffaele (vv. 16-18), concludendo con un cenno all’amore di Tobia per Sara (v. 19). La seconda notte i due viaggiatori alloggeranno presso Raguele, lo stesso nome del suocero di Mosè (chiamato anche Ietro), la cui unica figlia si chiama Sara, come la moglie di Abramo. Secondo la legge di Nm 27,1-11; 36,1-13, spetta al parente più prossimo sposare la figlia unica ed ereditare. Raffaele esalta le qualità di Sara: seria, coraggiosa, molto graziosa; ha un padre che è una brava persona. L’angelo prende l’iniziativa e propone il matrimonio; si tratta dunque di un piano di Dio. Alla sicurezza dell’angelo si contrappone la paura e l’incertezza di Tobia, che si basa su un «sentito dire» (v. 14). Ma l’angelo insegna come allontanare il demonio con suffumigi fatti col cuore e il fegato del pesce, cioè con un mezzo naturale molto semplice che fa apparire anche la pochezza e la ridicolaggine della minaccia demoniaca. Inoltre l’angelo richiama i «moniti di tuo padre» (v. 16; cfr. 4,12-13) di sposare una donna della propria parentela o stirpe, come hanno fatto i patriarchi. Infine l’angelo esorta alla preghiera, la quale deve accompagnare e non sostituire i mezzi naturali (cfr. Sir 38,9-14: chiama il medico e prega). Che Sara sia «destinata fin dall&#39;eternità» ad essere sposa di Tobia è un modo di dire che non ricorre altrove nell’AT. Secondo il piano di Dio, sarà dunque Tobia lo sposo di Sara, lui la salverà dal demonio e avrà da lei dei figli. Questa idea, cioè che la vita ha un profondo radicamento in un piano divino, è centrale nel libro di Tobia. Menzionando, al v. 19, l’innamoramento di Tobia per Sara, il narratore non si limita a un’annotazione psicologica. Tale amore corrisponde al piano di Dio ed è secondo la legge; è un amore suscitato in Tobia dalle parole dell’angelo, dopo che esse l’hanno liberato dalla paura del demonio. È un amore che fiorisce in un’atmosfera di riscoperta libertà e fiducia in Dio.&#xA;&#xA;(cf. ANTONIO BONORA, Tobia - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il pesce prodigioso</em></strong>
1 Il giovane partì insieme con l&#39;angelo, e anche il cane li seguì e s&#39;avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri. 2Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi, quand&#39;ecco un grosso pesce balzando dall&#39;acqua tentò di divorare il piede del ragazzo, che si mise a gridare. 3Ma l&#39;angelo gli disse: “Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire”. Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva. 4Gli disse allora l&#39;angelo: “Apri il pesce e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte ma getta via gli intestini. Infatti il suo fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti”. 5Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato. Arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l&#39;altra parte la mise in serbo dopo averla salata. 6Poi ambedue ripresero il viaggio, finché non furono vicini alla Media. 7Allora il ragazzo rivolse all&#39;angelo questa domanda: “Azaria, fratello, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?”. 8Gli rispose: “Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo, e cesserà da lei ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. 9Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di chi è affetto da macchie bianche; si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono”.</p>

<p><strong><em>La proposta di sposare Sara</em></strong>
10Erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, 11quando Raffaele disse al ragazzo: “Fratello Tobia!”. Gli rispose: “Eccomi”. Riprese: “Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara 12e all&#39;infuori di Sara non ha altro figlio o figlia. A te, come parente più stretto, spetta il diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità i beni di suo padre. È una ragazza saggia, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona”. 13E aggiunse: “Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello: io parlerò della fanciulla al padre questa sera, per serbartela come fidanzata. Quando torneremo dalla città di Rage, celebreremo le sue nozze. So che Raguele non potrà rifiutarla a te o prometterla ad altri; egli incorrerebbe nella morte secondo la prescrizione della legge di Mosè, poiché egli sa che prima di ogni altro spetta a te avere sua figlia. Ascoltami, dunque, fratello. Questa sera parleremo della fanciulla e ne domanderemo la mano. Al nostro ritorno dalla città di Rage la prenderemo e la condurremo con noi a casa tua”. 14Allora Tobia rispose a Raffaele: “Fratello Azaria, ho sentito dire che ella è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Inoltre ho sentito dire che un demonio le uccide i mariti. 15Per questo ho paura; il demonio a lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide. Io sono l&#39;unico figlio di mio padre. Ho paura di morire e di condurre così alla tomba la vita di mio padre e di mia madre per l&#39;angoscia della mia perdita. Non hanno un altro figlio che possa seppellirli”. 16Ma quello gli disse: “Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo casato? Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie. 17Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L&#39;odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà per non farsi più vedere in eterno intorno a lei. 18Poi, prima di unirti con lei, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: ella ti è stata destinata fin dall&#39;eternità. Sarai tu a salvarla. Ella verrà con te e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero”. 19Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua parente, della stirpe della famiglia di suo padre, l&#39;amò molto senza poter più distogliere il suo cuore da lei.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>6,1</strong> Il cane è qui presentato come un animale fedele (11,4). Di solito invece nell’AT è visto in maniera piuttosto negativa (ad es., Dt 23,19; 1Sam 24,15; 2Sam 3,8; 9,8; 16,9; 2Re 8,13; Sal 22,17; 59,7.15-16; Pr 26,11).</em></p>

<p><em><strong>6,4</strong> il fiele, il cuore e il fegato: la credenza nelle proprietà terapeutiche di questi organi era diffusa nell’antichità anche fra i medici.</em></p>

<p><em><strong>6,12</strong> come parente più stretto: per l’importanza della consanguineità nel matrimonio, connessa con la questione dell’eredità, vedi Nm 27,1-11; 36,6.</em></p>

<p><em><strong>6,15</strong> a lei non fa del male: così nel codice S; nei codici A e B si trova invece la variante “la ama”, con riferimento ad Asmodeo, che pertanto le avrebbe ucciso i mariti per gelosia.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il viaggio da Ninive a Ecbatana è narrato in modo che le notizie fornite (6,1.6.10; 7,1) consentono di articolarlo in tre tappe (6,1-9; 6,10-19; 7,1-8). Le vicende esterne del viaggio si accompagnano ad esperienze interiori che dispongono Tobia allo scopo da raggiungere e tracciano un “viaggio interiore”.</p>

<p><strong>6,1-9</strong>. Primo giorno di cammino fino al fiume Tigri (v. 1). Tobia è chiamato «il giovane», cioè inesperto ma anche con l’energia necessaria per vincere il «grosso pesce», simbolo della minaccia che proviene dal caos acquatico. È la parola dell’angelo che dà a Tobia coraggio e forza di combattere. L’angelo diventa così guida mediante la sua parola. L’accenno al «cane» è singolare perché secondo i Giudei il cane era un animale impuro. Ma nell’epoca della diaspora ellenistica era diventato un animale domestico. Per gli antichi Sumeri, il cane era l’emblema degli dei della salute, Ninurta e Gula. In Lc 16,21 si fa menzione dei cani che leccano le ferite. Può darsi che anche qui il cane simboleggi il compagno che, come Raffaele, “cura” dalle minacce e pericoli del viaggio con la sua fedeltà, il suo fiuto e la sua guardia. Tobia obbedisce prontamente. Era noto in tutto il Vicino Oriente antico che le interiora del pesce possono servire da medicamento e per scacciare i demoni. Tobia mangia una porzione del pesce, impossessandosi delle forze dell’avversario; l’angelo non mangia.
Già erano apparsi altri animali nel nostro racconto: i passeri (2,10), il capretto (2,12-14), il cane (6,1). E ora il pesce. Probabilmente hanno un valore simbolico. Il pesce indica la potenza malefica che proviene dal caos, rappresentato dalle acque. Tobia sperimenta la minaccia di una forza nemica, ma anche la potenza salvante della parola angelica. Impara a lottare e a vincere. L&#39;angelo-farmacista spiega i benefici che si ricavano dal cuore e dal fegato contro gli spiriti cattivi e dal fiele per guarire gli occhi. Viene così preparato il futuro: Sara verrà liberata dal demonio e Tobi guarirà dalla sua cecità. Dio interviene a liberare gli uomini, ma non direttamente bensì attraverso le cosiddette cause seconde.
Il guado del fiume ha un forte valore simbolico (cfr. Gn 32): è una prova da superare, simboleggiata dall’acqua e dal grosso pesce. Secondo E. Drewermann, il pesce rappresenta simbolicamente la sessualità, cioè il problema del rapporto di Tobia con Sara. Superando la prova, grazie alla parola dell’angelo e appropriandosi delle forze positive del «grosso pesce», Tobia ritrova la propria identità e libertà.</p>

<p><strong>6,10-19</strong>. Dopo l’informazione di viaggio (v. 10), questa sezione riporta i discorsi di Raffaele (vv. 11-13), di Tobia (vv. 14-15) e, di nuovo, di Raffaele (vv. 16-18), concludendo con un cenno all’amore di Tobia per Sara (v. 19). La seconda notte i due viaggiatori alloggeranno presso Raguele, lo stesso nome del suocero di Mosè (chiamato anche Ietro), la cui unica figlia si chiama Sara, come la moglie di Abramo. Secondo la legge di Nm 27,1-11; 36,1-13, spetta al parente più prossimo sposare la figlia unica ed ereditare. Raffaele esalta le qualità di Sara: seria, coraggiosa, molto graziosa; ha un padre che è una brava persona. L’angelo prende l’iniziativa e propone il matrimonio; si tratta dunque di un piano di Dio. Alla sicurezza dell’angelo si contrappone la paura e l’incertezza di Tobia, che si basa su un «sentito dire» (v. 14). Ma l’angelo insegna come allontanare il demonio con suffumigi fatti col cuore e il fegato del pesce, cioè con un mezzo naturale molto semplice che fa apparire anche la pochezza e la ridicolaggine della minaccia demoniaca. Inoltre l’angelo richiama i «moniti di tuo padre» (v. 16; cfr. 4,12-13) di sposare una donna della propria parentela o stirpe, come hanno fatto i patriarchi. Infine l’angelo esorta alla preghiera, la quale deve accompagnare e non sostituire i mezzi naturali (cfr. Sir 38,9-14: chiama il medico e prega). Che Sara sia «destinata fin dall&#39;eternità» ad essere sposa di Tobia è un modo di dire che non ricorre altrove nell’AT. Secondo il piano di Dio, sarà dunque Tobia lo sposo di Sara, lui la salverà dal demonio e avrà da lei dei figli. Questa idea, cioè che la vita ha un profondo radicamento in un piano divino, è centrale nel libro di Tobia. Menzionando, al v. 19, l’innamoramento di Tobia per Sara, il narratore non si limita a un’annotazione psicologica. Tale amore corrisponde al piano di Dio ed è secondo la legge; è un amore suscitato in Tobia dalle parole dell’angelo, dopo che esse l’hanno liberato dalla paura del demonio. È un amore che fiorisce in un’atmosfera di riscoperta libertà e fiducia in Dio.</p>

<p><em>(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 04:59:59 +0000</pubDate>
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