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    <title>📖Un capitolo al giorno📚</title>
    <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/</link>
    <description>DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022</description>
    <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 17:12:12 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>ESTER - Capitolo 6</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-6</link>
      <description>&lt;![CDATA[RIVINCITA DEGLI EBREI (6,1-10,31)&#xA;&#xA;Mardocheo è premiato da Artaserse&#xA;TESTO GRECO 1Quella notte il Signore tolse il sonno al re, che perciò disse al suo precettore di portargli il libro delle memorie, le cronache, e di dargliene lettura. 2Egli vi trovò scritto, riguardo a Mardocheo, che egli aveva riferito al re che due eunuchi del re, nel fare la guardia, avevano cercato di aggredire Artaserse. 3Disse allora il re: &#34;Quale onore o favore abbiamo fatto a Mardocheo?&#34;. I servi del re risposero: &#34;Non hai fatto nulla per lui&#34;. 4Mentre il re veniva informato circa la benevolenza di Mardocheo, ecco Aman nel cortile della reggia. Allora il re disse: &#34;Chi c&#39;è nel cortile?&#34;. Aman era venuto per dire al re di fare impiccare Mardocheo al palo che egli aveva preparato per lui. 5I servi del re dissero: &#34;Ecco, Aman è nel cortile della reggia&#34;. E il re replicò: &#34;Chiamatelo!&#34;. 6Allora il re disse ad Aman: &#34;Che cosa dovrò fare per l&#39;uomo che io voglio onorare?&#34;. Aman disse in cuor suo: &#34;Chi il re vuole onorare se non me?&#34;. 7E rispose al re: &#34;Per l&#39;uomo che il re vuole onorare, 8i servi del re portino una veste di lino che viene indossata dal re e un cavallo che il re suole cavalcare: 9siano dati a uno degli amici del re, fra i nobili, e questi ne rivesta l&#39;uomo che il re ama; poi lo faccia salire sul cavallo e si annunci nella piazza della città: &#34;Così sarà per ogni uomo che il re intende onorare&#34;&#34;. 10Il re disse ad Aman: &#34;Come hai detto, così fai a Mardocheo, il Giudeo, che si trova nel cortile della reggia, e non trascurare nulla di quello che hai detto&#34;.&#xA;11Aman prese la veste e il cavallo, rivestì Mardocheo e lo fece salire sul cavallo, passò per la piazza della città annunciando: &#34;Così sarà per ogni uomo che il re intende onorare&#34;. 12Mardocheo ritornò nel cortile della reggia, e Aman tornò a casa sua afflitto e con il capo coperto.&#xA;13Poi Aman raccontò a Zosara, sua moglie, e ai suoi amici quello che era accaduto. Allora gli amici e la moglie si rivolsero a lui con queste parole: &#34;Se Mardocheo è della stirpe dei Giudei, comincia ad abbassarti davanti a lui, cadendo ai suoi piedi: tu non potrai resistergli, perché il Dio vivente è con lui&#34;. 14Essi stavano ancora parlando, quando giunsero gli eunuchi e in fretta portarono Aman al banchetto che Ester aveva preparato.&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Quella notte il re non poteva prendere sonno. Allora ordinò che gli si portasse il libro delle memorie, le cronache, e ne fu fatta la lettura alla presenza del re. 2Vi si trovò scritto che Mardocheo aveva riferito a proposito di Bigtan e Teres, i due eunuchi del re tra i custodi della soglia, che avevano cercato di mettere le mani sulla persona del re Assuero. 3Allora il re chiese: &#34;Che cosa si è fatto per dare a Mardocheo onore e grandezza in premio di questo?&#34;. I giovani che servivano il re risposero: &#34;Non si è fatto nulla per lui&#34;. 4Il re disse: &#34;Chi c&#39;è nell&#39;atrio?&#34;. Appunto Aman era venuto nell&#39;atrio esterno della reggia per dire al re di impiccare Mardocheo al palo che egli aveva preparato per lui. 5I giovani servi del re gli risposero: &#34;Ecco, c&#39;è Aman nell&#39;atrio&#34;. Il re disse: &#34;Entri!&#34;. 6Aman entrò e il re gli disse: &#34;Che cosa si deve fare a un uomo che il re voglia onorare?&#34;. Aman pensò: &#34;Chi, se non me, il re desidera onorare?&#34;. 7Aman rispose al re: &#34;Per l&#39;uomo che il re vuole onorare, 8si prenda la veste regale che suole indossare il re e il cavallo che suole cavalcare il re e sulla sua testa sia posta una corona regale; 9si consegnino la veste e il cavallo a uno dei più nobili prìncipi del re, si rivesta di quella veste l&#39;uomo che il re vuole onorare, gli si faccia percorrere a cavallo le vie della città e si gridi davanti a lui: &#34;Così si fa all&#39;uomo che il re vuole onorare&#34;&#34;. 10Allora il re disse ad Aman: &#34;Presto, prendi la veste e il cavallo, come hai detto, e fa&#39; così a Mardocheo, il Giudeo, che si trova alla porta del re; non tralasciare nulla di tutto quello che hai detto&#34;.&#xA;11Aman prese la veste e il cavallo, rivestì della veste Mardocheo, gli fece percorrere a cavallo le vie della città e gridava davanti a lui: &#34;Così si fa all&#39;uomo che il re vuole onorare&#34;. 12Poi Mardocheo tornò alla porta del re, ma Aman andò subito a casa, afflitto e con il capo velato.&#xA;13Aman raccontò a sua moglie Zeres e a tutti i suoi amici quello che gli era accaduto. I suoi consiglieri e sua moglie Zeres gli dissero: &#34;Se Mardocheo, di fronte al quale tu hai cominciato a decadere, è della stirpe dei Giudei, tu non potrai nulla contro di lui, anzi soccomberai del tutto davanti a lui&#34;. 14Essi stavano ancora parlando con lui, quando giunsero gli eunuchi del re, i quali si affrettarono a condurre Aman al banchetto che Ester aveva preparato.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Un raffinato narratore ci mostra in pochi versetti il nemico dei Giudei passare dall&#39;esultanza del giorno precedente (cfr. 5,9) all&#39;abbattimento (cfr. 6,12). Nessuna spiegazione è fornita per l&#39;insonnia del re (a differenza del greco che l&#39;attribuisce a Dio stesso) che, per occupare il tempo, si fa leggere le cronache del regno. Ancora una casualità: l&#39;attenzione è portata su un avvenimento già noto al lettore (cfr. 2,21-23) che non ha ricevuto adeguata risposta da parte del re. In effetti le fonti antiche ci presentano i re persiani come assai munifici nel ricompensare i servigi resi loro. (Si osservi anche in questo caso come il testo grecoanticipi già la ricompensa di Mardocheo).&#xA;&#xA;Vi è però un altro che ha dormito poco in quella notte: di primo mattino (questo è da supporre, se Aman è praticamente solo nell&#39;atrio delle udienze, v. 4) Aman si reca dal re. La scena del dialogo tra Assuero e Aman (vv. 6-10) è totalmente giocata sull&#39;ironia narrativa che oppone gli interlocutori: il re non si preoccupa affatto che Aman sia lì di buon mattino (ma il narratore ci informa che questi è lì perché ha fretta di realizzare il suo piano, v. 4); Aman crede di interpretare il pensiero del re (finora tra i due non vi è stato alcun contrasto di vedute) e propone una modalità spettacolare per onorare la persona prescelta dal re (cfr. le notevoli affinità con gli onori prestati a Giuseppe in Gn 41,42-43). Onore e pubblicità vanno insieme nella mentalità di Aman: e il lettore, che ha potuto sorprendere il suo pensiero nel v. 6, comprende con quale eccitazione egli proponga la ricompensa, al punto che nel rispondere si discosta dallo stile abituale di corte (che vorrebbe che si inizi con frasi del tipo Se così piace al re», ecc.) e nel testo ebraico inizia addirittura con un anacoluto, come se proseguisse la riflessione in cui il lettore lo ha sorpreso. L&#39;eccitazione sfuma in un batter d&#39;occhio: il re ha ricevuto il consiglio voluto, lo approva e ordina al suo visir di eseguirlo. Aman non sapeva chi era l&#39;«uomo che il re voleva onorare» ma neppure Assuero sa chi è Mardocheo per Aman. Egli è il Giudeo (il re sembra ignorare di aver emanato un decreto contro questo popolo; ma l&#39;autore non si preoccupa di tale dettaglio, anche perché non è la prima dimenticanza del re nel racconto) e ora «il nemico dei Giudei» (3,10) lo deve onorare. Non va dimenticato che Mardocheo si era rifiutato di porgere il saluto ad Aman perché «era un Giude» (3,4), ora tuttavia Aman esegue integralmente l&#39;ordine del re. Il narratore non caratterizza i suoi personaggi, ma questa scena risulta decisiva: Mardocheo ha messo a repentaglio la sua vita per mantenere intatta la propria identità; Aman si abbassa fino rendere onore a colui di cui aveva già predisposto la morte.&#xA;&#xA;Come mostrano i vv. 13-14, non è soltanto pusillanimità da parte di Aman o codardia: le relazioni tra i Giudei e gli Amaleciti non sono casuali, ma riflettono una profezia e un impegno divini (cfr. Es 17,16; Nm 24,20; Dt 25,17-19; 1Sam 15). Questo motiva l&#39;affermazione dei saggi (così l&#39;ebraico) consiglieri di Aman (v. 13): la decadenza di Aman non è l&#39;esito di un casuale concatenamento degli eventi, ma deriva invece dall&#39;identità di Mardocheo, dal suo essere «della stirpe dei Giudei».&#xA;&#xA;A questo punto una serie fortuita di eventi (l&#39;insonnia del re, la lettura delle cronache, l&#39;arrivo di Aman) ha infranto il proposito di Aman di uccidere Mardocheo: non sembra forzato tuttavia ritenere che forse il narratore, attraverso una simile concatenazione fortuita, voglia invece illustrare la provvidenza divina che, nascostamente, ma efficacemente, accompagna il cammino del suo popolo. Rimane però ancora in vigore l&#39;editto emanato dal re contro i Giudei: la vita di Mardocheo per il momento è salva, ma nulla è cambiato, perché egli torna «alla porta del re» (v. 12). Quanto ha vissuto è soltanto un&#39;effimera illusione o è invece l&#39;inizio di un nuovo corso degli eventi?&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>RIVINCITA DEGLI EBREI</strong> <em>(6,1-10,31)</em></p>

<p><strong><em>Mardocheo è premiato da Artaserse</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1</strong>Quella notte il Signore tolse il sonno al re, che perciò disse al suo precettore di portargli il libro delle memorie, le cronache, e di dargliene lettura. <strong>2</strong>Egli vi trovò scritto, riguardo a Mardocheo, che egli aveva riferito al re che due eunuchi del re, nel fare la guardia, avevano cercato di aggredire Artaserse. <strong>3</strong>Disse allora il re: “Quale onore o favore abbiamo fatto a Mardocheo?”. I servi del re risposero: “Non hai fatto nulla per lui”. <strong>4</strong>Mentre il re veniva informato circa la benevolenza di Mardocheo, ecco Aman nel cortile della reggia. Allora il re disse: “Chi c&#39;è nel cortile?”. Aman era venuto per dire al re di fare impiccare Mardocheo al palo che egli aveva preparato per lui. <strong>5</strong>I servi del re dissero: “Ecco, Aman è nel cortile della reggia”. E il re replicò: “Chiamatelo!”. <strong>6</strong>Allora il re disse ad Aman: “Che cosa dovrò fare per l&#39;uomo che io voglio onorare?”. Aman disse in cuor suo: “Chi il re vuole onorare se non me?”. <strong>7</strong>E rispose al re: “Per l&#39;uomo che il re vuole onorare, <strong>8</strong>i servi del re portino una veste di lino che viene indossata dal re e un cavallo che il re suole cavalcare: <strong>9</strong>siano dati a uno degli amici del re, fra i nobili, e questi ne rivesta l&#39;uomo che il re ama; poi lo faccia salire sul cavallo e si annunci nella piazza della città: “Così sarà per ogni uomo che il re intende onorare”“. <strong>10</strong>Il re disse ad Aman: “Come hai detto, così fai a Mardocheo, il Giudeo, che si trova nel cortile della reggia, e non trascurare nulla di quello che hai detto”.
<strong>11</strong>Aman prese la veste e il cavallo, rivestì Mardocheo e lo fece salire sul cavallo, passò per la piazza della città annunciando: “Così sarà per ogni uomo che il re intende onorare”. <strong>12</strong>Mardocheo ritornò nel cortile della reggia, e Aman tornò a casa sua afflitto e con il capo coperto.
<strong>13</strong>Poi Aman raccontò a Zosara, sua moglie, e ai suoi amici quello che era accaduto. Allora gli amici e la moglie si rivolsero a lui con queste parole: “Se Mardocheo è della stirpe dei Giudei, comincia ad abbassarti davanti a lui, cadendo ai suoi piedi: tu non potrai resistergli, perché il Dio vivente è con lui”. <strong>14</strong>Essi stavano ancora parlando, quando giunsero gli eunuchi e in fretta portarono Aman al banchetto che Ester aveva preparato.</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Quella notte il re non poteva prendere sonno. Allora ordinò che gli si portasse il libro delle memorie, le cronache, e ne fu fatta la lettura alla presenza del re. <strong>2</strong>Vi si trovò scritto che Mardocheo aveva riferito a proposito di Bigtan e Teres, i due eunuchi del re tra i custodi della soglia, che avevano cercato di mettere le mani sulla persona del re Assuero. <strong>3</strong>Allora il re chiese: “Che cosa si è fatto per dare a Mardocheo onore e grandezza in premio di questo?”. I giovani che servivano il re risposero: “Non si è fatto nulla per lui”. <strong>4</strong>Il re disse: “Chi c&#39;è nell&#39;atrio?”. Appunto Aman era venuto nell&#39;atrio esterno della reggia per dire al re di impiccare Mardocheo al palo che egli aveva preparato per lui. <strong>5</strong>I giovani servi del re gli risposero: “Ecco, c&#39;è Aman nell&#39;atrio”. Il re disse: “Entri!”. <strong>6</strong>Aman entrò e il re gli disse: “Che cosa si deve fare a un uomo che il re voglia onorare?”. Aman pensò: “Chi, se non me, il re desidera onorare?”. <strong>7</strong>Aman rispose al re: “Per l&#39;uomo che il re vuole onorare, <strong>8</strong>si prenda la veste regale che suole indossare il re e il cavallo che suole cavalcare il re e sulla sua testa sia posta una corona regale; 9si consegnino la veste e il cavallo a uno dei più nobili prìncipi del re, si rivesta di quella veste l&#39;uomo che il re vuole onorare, gli si faccia percorrere a cavallo le vie della città e si gridi davanti a lui: “Così si fa all&#39;uomo che il re vuole onorare”“. <strong>10</strong>Allora il re disse ad Aman: “Presto, prendi la veste e il cavallo, come hai detto, e fa&#39; così a Mardocheo, il Giudeo, che si trova alla porta del re; non tralasciare nulla di tutto quello che hai detto”.
<strong>11</strong>Aman prese la veste e il cavallo, rivestì della veste Mardocheo, gli fece percorrere a cavallo le vie della città e gridava davanti a lui: “Così si fa all&#39;uomo che il re vuole onorare”. <strong>12</strong>Poi Mardocheo tornò alla porta del re, ma Aman andò subito a casa, afflitto e con il capo velato.
<strong>13</strong>Aman raccontò a sua moglie Zeres e a tutti i suoi amici quello che gli era accaduto. I suoi consiglieri e sua moglie Zeres gli dissero: “Se Mardocheo, di fronte al quale tu hai cominciato a decadere, è della stirpe dei Giudei, tu non potrai nulla contro di lui, anzi soccomberai del tutto davanti a lui”. <strong>14</strong>Essi stavano ancora parlando con lui, quando giunsero gli eunuchi del re, i quali si affrettarono a condurre Aman al banchetto che Ester aveva preparato.</p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Un raffinato narratore ci mostra in pochi versetti il nemico dei Giudei passare dall&#39;esultanza del giorno precedente (cfr. 5,9) all&#39;abbattimento (cfr. 6,12). Nessuna spiegazione è fornita per l&#39;insonnia del re (a differenza del greco che l&#39;attribuisce a Dio stesso) che, per occupare il tempo, si fa leggere le cronache del regno. Ancora una casualità: l&#39;attenzione è portata su un avvenimento già noto al lettore (cfr. 2,21-23) che non ha ricevuto adeguata risposta da parte del re. In effetti le fonti antiche ci presentano i re persiani come assai munifici nel ricompensare i servigi resi loro. (Si osservi anche in questo caso come il testo grecoanticipi già la ricompensa di Mardocheo).</p>

<p>Vi è però un altro che ha dormito poco in quella notte: di primo mattino (questo è da supporre, se Aman è praticamente solo nell&#39;atrio delle udienze, v. 4) Aman si reca dal re. La scena del dialogo tra Assuero e Aman (vv. 6-10) è totalmente giocata sull&#39;ironia narrativa che oppone gli interlocutori: il re non si preoccupa affatto che Aman sia lì di buon mattino (ma il narratore ci informa che questi è lì perché ha fretta di realizzare il suo piano, v. 4); Aman crede di interpretare il pensiero del re (finora tra i due non vi è stato alcun contrasto di vedute) e propone una modalità spettacolare per onorare la persona prescelta dal re (cfr. le notevoli affinità con gli onori prestati a Giuseppe in Gn 41,42-43). Onore e pubblicità vanno insieme nella mentalità di Aman: e il lettore, che ha potuto sorprendere il suo pensiero nel v. 6, comprende con quale eccitazione egli proponga la ricompensa, al punto che nel rispondere si discosta dallo stile abituale di corte (che vorrebbe che si inizi con frasi del tipo Se così piace al re», ecc.) e nel testo ebraico inizia addirittura con un anacoluto, come se proseguisse la riflessione in cui il lettore lo ha sorpreso. L&#39;eccitazione sfuma in un batter d&#39;occhio: il re ha ricevuto il consiglio voluto, lo approva e ordina al suo visir di eseguirlo. Aman non sapeva chi era l&#39;«uomo che il re voleva onorare» ma neppure Assuero sa chi è Mardocheo per Aman. Egli è il Giudeo (il re sembra ignorare di aver emanato un decreto contro questo popolo; ma l&#39;autore non si preoccupa di tale dettaglio, anche perché non è la prima dimenticanza del re nel racconto) e ora «il nemico dei Giudei» (3,10) lo deve onorare. Non va dimenticato che Mardocheo si era rifiutato di porgere il saluto ad Aman perché «era un Giude» (3,4), ora tuttavia Aman esegue integralmente l&#39;ordine del re. Il narratore non caratterizza i suoi personaggi, ma questa scena risulta decisiva: Mardocheo ha messo a repentaglio la sua vita per mantenere intatta la propria identità; Aman si abbassa fino rendere onore a colui di cui aveva già predisposto la morte.</p>

<p>Come mostrano i vv. 13-14, non è soltanto pusillanimità da parte di Aman o codardia: le relazioni tra i Giudei e gli Amaleciti non sono casuali, ma riflettono una profezia e un impegno divini (cfr. Es 17,16; Nm 24,20; Dt 25,17-19; 1Sam 15). Questo motiva l&#39;affermazione dei saggi (così l&#39;ebraico) consiglieri di Aman (v. 13): la decadenza di Aman non è l&#39;esito di un casuale concatenamento degli eventi, ma deriva invece dall&#39;identità di Mardocheo, dal suo essere «della stirpe dei Giudei».</p>

<p>A questo punto una serie fortuita di eventi (l&#39;insonnia del re, la lettura delle cronache, l&#39;arrivo di Aman) ha infranto il proposito di Aman di uccidere Mardocheo: non sembra forzato tuttavia ritenere che forse il narratore, attraverso una simile concatenazione fortuita, voglia invece illustrare la provvidenza divina che, nascostamente, ma efficacemente, accompagna il cammino del suo popolo. Rimane però ancora in vigore l&#39;editto emanato dal re contro i Giudei: la vita di Mardocheo per il momento è salva, ma nulla è cambiato, perché egli torna «alla porta del re» (v. 12). Quanto ha vissuto è soltanto un&#39;effimera illusione o è invece l&#39;inizio di un nuovo corso degli eventi?</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-6</guid>
      <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 05:24:24 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ESTER - Capitolo 5</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-5</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ester si presenta ad Artaserse&#xA;TESTO GRECO 1Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, ella si tolse gli abiti servili e si rivestì di quelli sontuosi.&#xA;1aFattasi splendida, invocò quel Dio che su tutti veglia e tutti salva, e prese con sé due ancelle. Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l&#39;altra la seguiva sollevando il manto di lei. 1bEra rosea nel fiore della sua bellezza: il suo viso era lieto, come ispirato a benevolenza, ma il suo cuore era oppresso dalla paura. 1cAttraversate tutte le porte, si fermò davanti al re. Egli stava seduto sul suo trono regale e rivestiva i suoi ornamenti ufficiali: era tutto splendente di oro e di pietre preziose e aveva un aspetto che incuteva paura⊥. 1dAlzato il viso, ⌈che la sua maestà rendeva fiammeggiante, al culmine della collera la guardò.⌉ La regina cadde a terra, in un attimo di svenimento, mutò colore e si curvò sulla testa dell&#39;ancella che l&#39;accompagnava. 1e⌈Dio⌉ volse a dolcezza l&#39;animo del re: ansioso, balzò dal trono, la prese tra le braccia, fino a quando ella non si fu rialzata, e la confortava con parole rassicuranti, dicendole: 1f&#34;⌈Che c&#39;è, Ester?⌉ Io sono tuo fratello; coraggio, tu non morirai, perché il nostro decreto è solo per la gente comune. Avvicìnati!&#34;.&#xA;2Alzato lo scettro d&#39;oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: &#34;Parlami!&#34;.&#xA;2aGli disse: &#34;Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio cuore è rimasto sconvolto per timore della tua gloria: tu sei ammirevole, signore, e il tuo volto è pieno d&#39;incanto&#34;. 2bMentre parlava, cadde svenuta; il re si turbò e tutti i suoi servi cercavano di rincuorarla.&#xA;&#xA;3Allora il re le disse: &#34;Che cosa vuoi, Ester, e qual è la tua richiesta? Fosse pure metà del mio regno, sarà tua&#34;. 4Ester rispose: &#34;Oggi è un giorno speciale per me: se così piace al re, venga egli con Aman al banchetto che oggi io darò&#34;. 5Disse il re: &#34;Fate venire presto Aman, per compiere quello che Ester ha detto&#34;.&#xA;E ambedue vennero al banchetto di cui aveva parlato Ester. 6Mentre si beveva, il re rivolto a Ester disse: &#34;Che cosa c&#39;è, regina Ester? Ti sarà concesso tutto quello che chiedi&#34;. 7Rispose: &#34;Ecco la mia domanda e la mia richiesta: 8se ho trovato grazia davanti al re, venga anche domani con Aman al banchetto che io darò per loro, e domani farò come ho fatto oggi&#34;.&#xA;9Aman era uscito dal re, contento, euforico; ma quando nel cortile della reggia vide Mardocheo, il Giudeo, si adirò fortemente. 10Tornato a casa sua, chiamò gli amici e Zosara, sua moglie. 11Mostrò loro le sue ricchezze e il potere del quale il re l&#39;aveva investito: gli aveva dato il primo posto e il governo del regno. 12Disse Aman: &#34;Al banchetto la regina non ha invitato altri che me insieme al re, e io sono invitato per domani. 13Ma questo non mi piace, fin quando vedrò Mardocheo, il Giudeo, nel cortile della reggia&#34;. 14Zosara, sua moglie, e gli amici gli dissero: &#34;Fa&#39; preparare un palo alto cinquanta cubiti e domani mattina dì al re di farvi impiccare Mardocheo; poi tu va&#39; al banchetto con il re e stai allegro&#34;. La cosa piacque ad Aman, e si preparò il palo.&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Il terzo giorno Ester indossò le sue vesti da regina e si presentò nel cortile interno della reggia, di fronte all&#39;appartamento del re. Il re sedeva sul suo trono regale nella reggia, di fronte all&#39;ingresso del palazzo. 2Appena il re vide la regina Ester che stava nel cortile, ella trovò grazia ai suoi occhi. Il re stese verso Ester lo scettro d&#39;oro che teneva in mano: Ester si avvicinò e toccò la punta dello scettro. 3Allora il re le disse: &#34;Che cosa ti accade, regina Ester? Qual è la tua richiesta? Fosse pure la metà del regno, l&#39;avrai!&#34;. 4Ester rispose: &#34;Se così piace al re, venga oggi il re con Aman al banchetto che gli ho preparato&#34;. 5Il re disse: &#34;Convocate subito Aman, per fare ciò che Ester ha detto&#34;.&#xA;Il re andò dunque con Aman al banchetto che Ester aveva preparato. 6Il re disse a Ester, mentre si beveva il vino: &#34;Qual è la tua richiesta? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, sarà fatto!&#34;. 7Ester rispose: &#34;Ecco la mia richiesta e il mio desiderio: 8se ho trovato grazia agli occhi del re e se il re si degna di concedermi quello che chiedo e di soddisfare il mio desiderio, venga il re con Aman anche domani al banchetto che io preparerò loro e io risponderò alla domanda del re&#34;.&#xA;9Aman quel giorno uscì lieto e con il cuore contento, ma quando alla porta del re vide Mardocheo che non si alzava né si muoveva per lui, fu preso d&#39;ira contro di lui. 10Tuttavia Aman si trattenne, andò a casa e mandò a chiamare i suoi amici e Zeres, sua moglie. 11Aman parlò loro della magnificenza delle sue ricchezze, del gran numero dei suoi figli, di quanto il re aveva fatto per renderlo grande e come l&#39;aveva innalzato sopra i capi e i ministri del re. 12Disse ancora: &#34;Inoltre la regina Ester, al banchetto che ha preparato, ha invitato soltanto me a fianco del re; anche per domani sono invitato da lei con il re. 13Ma tutto questo non mi basta, finché vedrò Mardocheo, il Giudeo, restar seduto alla porta del re&#34;. 14Allora sua moglie Zeres e tutti i suoi amici gli dissero: &#34;Si prepari un palo alto cinquanta cubiti e tu domani mattina di&#39; al re che vi sia impiccato Mardocheo; poi va&#39; pure contento al banchetto con il re&#34;. La cosa piacque ad Aman, che fece preparare il palo.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;5,1c NVg (5,2e) aggiunge: e teneva in mano uno scettro d’oro&#xA;&#xA;5,1d NVg (5,2f) invece: la guardò come un toro nell’impeto della sua ira e, temendo di rovinarla, gridò in tono ambiguo: «Chi ha osato entrare all’interno del palazzo senza essere chiamato?».&#xA;&#xA;5,1e NVg (5,2g) invece: Il Dio dei Giudei e Signore di tutto il creato&#xA;&#xA;5,1f NVg (5,2h) invece: Che c’è regina Ester, sorella mia e associata al regno?&#xA;&#xA;5,14 cinquanta cubiti: corrispondono a circa 25 metri; anche qui si ha una voluta esagerazione iperbolica.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-2b. Questa aggiunta greca integra in modo sostanziale i primi due versetti del c. 5 dell&#39;ebraico. Il testo greco perciò, a differenza degli altri casi, non aggiunge soltanto del materiale, ma attua pure dei mutamenti al testo ebraico da cui dipende. La scena descritta nel greco rende assai più drammatica la circostanza dell&#39;incontro della regina con il re e soprattutto introduce elementi ideologici nuovi. Il narratore espone inizialmente la scena da un punto di vista esterno ai personaggi: la regina è descritta in tutto il suo splendore. Il lettore sa che Ester ha già fatto colpo su&#xA;Assuero (2,17) e perciò è indotto a ritenere che anche in questo caso la bellezza della regina possa smuovere il re.&#xA;Tuttavia il narratore ci fa entrare nell&#39;intimo della protagonista: «il suo cuore era stretto dalla paura (v. 5), lo stesso sentimento da cui ha chiesto di essere liberata concludendo la sua preghiera. Una donna dalla bellezza seducente, ma che tuttavia è terrorizzata. Quale finzione dunque nel suo incedere attraverso le sale del palazzo, sotto lo sguardo ammirato dei cortigiani! Nel v. 6 il punto di vista muta ulteriormente: ora vediamo con gli occhi della regina: è giunta alla sua destinazione, il re è davanti a lei, il momento tanto temuto è arrivato. La visione del re è come una manifestazione divina: nel v. 6 troviamo il termine epiphaneia (tradotto da BC con «comparse») che è tipico delle descrizioni della manifestazione divina; accanto a questo, ricorrono qui altri vocaboli tipici di queste descrizioni: il fuoco (nel v. 7 l&#39;aggettivo «splendente» rende il greco «infuocato»), la gloria (v. 7: «maestà»), l&#39;«angelo di Dio» (v. 13). Anche Ester è un&#39;epifania (v. 1: splendente di bellezza in greco è epiphanes), che suscita però soltanto ammirazione, mentre la visione della gloria del re suscita «terrore» (v. 6): questo è il punto di vista di Ester, condiviso dal narratore che, quasi a giustificare la sensazione di Ester, ci presenta un re adirato (v. 7). L&#39;ira del re risulta comprensibile entro il protocollo di corte che l&#39;autore ha finora esposto: Ester che viene senza essere convocata, può sembrare a prima vista una provocatrice; subito tuttavia la scena muta perché il re non ha di fronte la sfrontatezza di una donna, ma un essere debole, terrorizzato dalla sua apparizione. Non è però la semplice commozione per la svenevolezza di una donna che fa mutare l&#39;atteggiamento del re: «Dio volse a dolcezza lo spirito del re» (v. 8). L&#39;intervento diretto di Dio è quindi, per l&#39;autore di questa aggiunta greca, l&#39;evento risolutore della scena: ora il re è il fratello (v. 9; cfr. Ct 4,9-10; 5,1-2), ora parla il linguaggio dell&#39;amore (il bacio, v. 12). Nel testo greco di Ester questa scena rappresenta il vertice del racconto: è stata preparata con digiuno e preghiere e tutto si gioca in quel momento (si noti, invece, la brevità con cui si esprime il TM); Ester tuttavia di fronte al re, almeno apparentemente, fallisce del tutto: il terrore ha su di lei il sopravvento, al punto che per due volte sviene. Dove tuttavia la donna fallisce, Dio non si lascia sorprendere: egli cambia l&#39;ira del re in dolcezza. La debolezza di questa donna mette perciò ancor più in risalto di chi è la vittoria: è stato il potere divino, e non il coraggio o la bellezza di Ester, che secondo questa aggiunta greca ha procurato la salvezza del popolo.&#xA;&#xA;3-14. Il dialogo tra Ester e il re è breve, ma incisivo: Ester ha ottenuto il favore del re, ora egli è totalmente ben disposto nei suoi confronti, al punto da farle un&#39;offerta esorbitante. La regina tuttavia evita di avanzare subito la sua richiesta, suscitando nel re e nel lettore un&#39;attesa crescente: l&#39;umore del re si è finora dimostrato mutevole, fino a che punto durerà dunque il vantaggio ottenuto da Ester? A differenza della scena iniziale del libro, ora è il re che deve recarsi a un banchetto imbandito da altri; non va certamente come risposta a un ordine (come mostra il v. 6 egli è ben consapevole del fatto che la regina vuole ben altro che la sua presenza a un banchetto) e tuttavia a questo punto la situazione è totalmente in mano alla donna: è lei a tenere in scacco questi due uomini (Aman deve obbedire al re che a sua volta accondiscende al volere della regina). Il lettore rimane però sorpreso dal secondo rifiuto di Ester di presentare la sua richiesta (v. 6): ancora una volta ci si chiede fino a quando durerà il vantaggio di Ester? Ma il narratore introduce ora una scena che suscita ulteriore tensione: Aman, ignaro dei piani di Ester e orgoglioso del rango di cui gode, decide di togliere di mezzo senza ulteriore indugio Mardocheo e di fare una richiesta in tal senso al re «domani mattina» (v. 14). Domani è il giorno del banchetto decisivo di Ester (ha promesso di rispondere al re, v. 8), ma è pure il giorno decisivo per Mardocheo. E se il piano di Aman (che Ester ignora) riuscisse, risulterebbe ancora più assurda al lettore l&#39;esitazione di Ester a intercedere presso il re a favore del suo popolo. Inizia dunque una notte di attesa per il lettore: né Aman, né Mardocheo sanno ciò che li attende, ma neppure sappiamo se la lenta strategia di Ester risulterà effettivamente vincente. Mentre tutti dormono, qualcuno non riesce tuttavia a dormire.&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ester si presenta ad Artaserse</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1</strong>Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, ella si tolse gli abiti servili e si rivestì di quelli sontuosi.
<strong>1a</strong>Fattasi splendida, invocò quel Dio che su tutti veglia e tutti salva, e prese con sé due ancelle. Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l&#39;altra la seguiva sollevando il manto di lei. <strong>1b</strong>Era rosea nel fiore della sua bellezza: il suo viso era lieto, come ispirato a benevolenza, ma il suo cuore era oppresso dalla paura. <strong>1c</strong>Attraversate tutte le porte, si fermò davanti al re. Egli stava seduto sul suo trono regale e rivestiva i suoi ornamenti ufficiali: era tutto splendente di oro e di pietre preziose e aveva un aspetto che incuteva paura⊥. <strong>1d</strong>Alzato il viso, ⌈che la sua maestà rendeva fiammeggiante, al culmine della collera la guardò.⌉ La regina cadde a terra, in un attimo di svenimento, mutò colore e si curvò sulla testa dell&#39;ancella che l&#39;accompagnava. <strong>1e</strong>⌈Dio⌉ volse a dolcezza l&#39;animo del re: ansioso, balzò dal trono, la prese tra le braccia, fino a quando ella non si fu rialzata, e la confortava con parole rassicuranti, dicendole: <strong>1f</strong>“⌈Che c&#39;è, Ester?⌉ Io sono tuo fratello; coraggio, tu non morirai, perché il nostro decreto è solo per la gente comune. Avvicìnati!”.
<strong>2</strong>Alzato lo scettro d&#39;oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: “Parlami!”.
<strong>2a</strong>Gli disse: “Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio cuore è rimasto sconvolto per timore della tua gloria: tu sei ammirevole, signore, e il tuo volto è pieno d&#39;incanto”. <strong>2b</strong>Mentre parlava, cadde svenuta; il re si turbò e tutti i suoi servi cercavano di rincuorarla.</p>

<p><strong>3</strong>Allora il re le disse: “Che cosa vuoi, Ester, e qual è la tua richiesta? Fosse pure metà del mio regno, sarà tua”. <strong>4</strong>Ester rispose: “Oggi è un giorno speciale per me: se così piace al re, venga egli con Aman al banchetto che oggi io darò”. <strong>5</strong>Disse il re: “Fate venire presto Aman, per compiere quello che Ester ha detto”.
E ambedue vennero al banchetto di cui aveva parlato Ester. <strong>6</strong>Mentre si beveva, il re rivolto a Ester disse: “Che cosa c&#39;è, regina Ester? Ti sarà concesso tutto quello che chiedi”. <strong>7</strong>Rispose: “Ecco la mia domanda e la mia richiesta: <strong>8</strong>se ho trovato grazia davanti al re, venga anche domani con Aman al banchetto che io darò per loro, e domani farò come ho fatto oggi”.
<strong>9</strong>Aman era uscito dal re, contento, euforico; ma quando nel cortile della reggia vide Mardocheo, il Giudeo, si adirò fortemente. <strong>10</strong>Tornato a casa sua, chiamò gli amici e Zosara, sua moglie. <strong>11</strong>Mostrò loro le sue ricchezze e il potere del quale il re l&#39;aveva investito: gli aveva dato il primo posto e il governo del regno. <strong>12</strong>Disse Aman: “Al banchetto la regina non ha invitato altri che me insieme al re, e io sono invitato per domani. <strong>13</strong>Ma questo non mi piace, fin quando vedrò Mardocheo, il Giudeo, nel cortile della reggia”. <strong>14</strong>Zosara, sua moglie, e gli amici gli dissero: “Fa&#39; preparare un palo alto cinquanta cubiti e domani mattina dì al re di farvi impiccare Mardocheo; poi tu va&#39; al banchetto con il re e stai allegro”. La cosa piacque ad Aman, e si preparò il palo.</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Il terzo giorno Ester indossò le sue vesti da regina e si presentò nel cortile interno della reggia, di fronte all&#39;appartamento del re. Il re sedeva sul suo trono regale nella reggia, di fronte all&#39;ingresso del palazzo. <strong>2</strong>Appena il re vide la regina Ester che stava nel cortile, ella trovò grazia ai suoi occhi. Il re stese verso Ester lo scettro d&#39;oro che teneva in mano: Ester si avvicinò e toccò la punta dello scettro. <strong>3</strong>Allora il re le disse: “Che cosa ti accade, regina Ester? Qual è la tua richiesta? Fosse pure la metà del regno, l&#39;avrai!”. <strong>4</strong>Ester rispose: “Se così piace al re, venga oggi il re con Aman al banchetto che gli ho preparato”. <strong>5</strong>Il re disse: “Convocate subito Aman, per fare ciò che Ester ha detto”.
Il re andò dunque con Aman al banchetto che Ester aveva preparato. <strong>6</strong>Il re disse a Ester, mentre si beveva il vino: “Qual è la tua richiesta? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, sarà fatto!”. <strong>7</strong>Ester rispose: “Ecco la mia richiesta e il mio desiderio: <strong>8</strong>se ho trovato grazia agli occhi del re e se il re si degna di concedermi quello che chiedo e di soddisfare il mio desiderio, venga il re con Aman anche domani al banchetto che io preparerò loro e io risponderò alla domanda del re”.
<strong>9</strong>Aman quel giorno uscì lieto e con il cuore contento, ma quando alla porta del re vide Mardocheo che non si alzava né si muoveva per lui, fu preso d&#39;ira contro di lui. <strong>10</strong>Tuttavia Aman si trattenne, andò a casa e mandò a chiamare i suoi amici e Zeres, sua moglie. <strong>11</strong>Aman parlò loro della magnificenza delle sue ricchezze, del gran numero dei suoi figli, di quanto il re aveva fatto per renderlo grande e come l&#39;aveva innalzato sopra i capi e i ministri del re. <strong>12</strong>Disse ancora: “Inoltre la regina Ester, al banchetto che ha preparato, ha invitato soltanto me a fianco del re; anche per domani sono invitato da lei con il re. <strong>13</strong>Ma tutto questo non mi basta, finché vedrò Mardocheo, il Giudeo, restar seduto alla porta del re”. <strong>14</strong>Allora sua moglie Zeres e tutti i suoi amici gli dissero: “Si prepari un palo alto cinquanta cubiti e tu domani mattina di&#39; al re che vi sia impiccato Mardocheo; poi va&#39; pure contento al banchetto con il re”. La cosa piacque ad Aman, che fece preparare il palo.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>5,1c</strong> NVg (5,2e) aggiunge: e teneva in mano uno scettro d’oro</em></p>

<p><em><strong>5,1d</strong> NVg (5,2f) invece: la guardò come un toro nell’impeto della sua ira e, temendo di rovinarla, gridò in tono ambiguo: «Chi ha osato entrare all’interno del palazzo senza essere chiamato?».</em></p>

<p><em><strong>5,1e</strong> NVg (5,2g) invece: Il Dio dei Giudei e Signore di tutto il creato</em></p>

<p><em><strong>5,1f</strong> NVg (5,2h) invece: Che c’è regina Ester, sorella mia e associata al regno?</em></p>

<p><em><strong>5,14</strong> cinquanta cubiti: corrispondono a circa 25 metri; anche qui si ha una voluta esagerazione iperbolica.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-2b</strong>. Questa aggiunta greca integra in modo sostanziale i primi due versetti del c. 5 dell&#39;ebraico. Il testo greco perciò, a differenza degli altri casi, non aggiunge soltanto del materiale, ma attua pure dei mutamenti al testo ebraico da cui dipende. La scena descritta nel greco rende assai più drammatica la circostanza dell&#39;incontro della regina con il re e soprattutto introduce elementi ideologici nuovi. Il narratore espone inizialmente la scena da un punto di vista esterno ai personaggi: la regina è descritta in tutto il suo splendore. Il lettore sa che Ester ha già fatto colpo su
Assuero (2,17) e perciò è indotto a ritenere che anche in questo caso la bellezza della regina possa smuovere il re.
Tuttavia il narratore ci fa entrare nell&#39;intimo della protagonista: «il suo cuore era stretto dalla paura (v. 5), lo stesso sentimento da cui ha chiesto di essere liberata concludendo la sua preghiera. Una donna dalla bellezza seducente, ma che tuttavia è terrorizzata. Quale finzione dunque nel suo incedere attraverso le sale del palazzo, sotto lo sguardo ammirato dei cortigiani! Nel v. 6 il punto di vista muta ulteriormente: ora vediamo con gli occhi della regina: è giunta alla sua destinazione, il re è davanti a lei, il momento tanto temuto è arrivato. La visione del re è come una manifestazione divina: nel v. 6 troviamo il termine <em>epiphaneia</em> (tradotto da BC con «comparse») che è tipico delle descrizioni della manifestazione divina; accanto a questo, ricorrono qui altri vocaboli tipici di queste descrizioni: il fuoco (nel v. 7 l&#39;aggettivo «splendente» rende il greco «infuocato»), la gloria (v. 7: «maestà»), l&#39;«angelo di Dio» (v. 13). Anche Ester è un&#39;epifania (v. 1: splendente di bellezza in greco è <em>epiphanes),</em> che suscita però soltanto ammirazione, mentre la visione della gloria del re suscita «terrore» (v. 6): questo è il punto di vista di Ester, condiviso dal narratore che, quasi a giustificare la sensazione di Ester, ci presenta un re adirato (v. 7). L&#39;ira del re risulta comprensibile entro il protocollo di corte che l&#39;autore ha finora esposto: Ester che viene senza essere convocata, può sembrare a prima vista una provocatrice; subito tuttavia la scena muta perché il re non ha di fronte la sfrontatezza di una donna, ma un essere debole, terrorizzato dalla sua apparizione. Non è però la semplice commozione per la svenevolezza di una donna che fa mutare l&#39;atteggiamento del re: «Dio volse a dolcezza lo spirito del re» (v. 8). L&#39;intervento diretto di Dio è quindi, per l&#39;autore di questa aggiunta greca, l&#39;evento risolutore della scena: ora il re è il fratello (v. 9; cfr. Ct 4,9-10; 5,1-2), ora parla il linguaggio dell&#39;amore (il bacio, v. 12). Nel testo greco di Ester questa scena rappresenta il vertice del racconto: è stata preparata con digiuno e preghiere e tutto si gioca in quel momento (si noti, invece, la brevità con cui si esprime il TM); Ester tuttavia di fronte al re, almeno apparentemente, fallisce del tutto: il terrore ha su di lei il sopravvento, al punto che per due volte sviene. Dove tuttavia la donna fallisce, Dio non si lascia sorprendere: egli cambia l&#39;ira del re in dolcezza. La debolezza di questa donna mette perciò ancor più in risalto di chi è la vittoria: è stato il potere divino, e non il coraggio o la bellezza di Ester, che secondo questa aggiunta greca ha procurato la salvezza del popolo.</p>

<p><strong>3-14</strong>. Il dialogo tra Ester e il re è breve, ma incisivo: Ester ha ottenuto il favore del re, ora egli è totalmente ben disposto nei suoi confronti, al punto da farle un&#39;offerta esorbitante. La regina tuttavia evita di avanzare subito la sua richiesta, suscitando nel re e nel lettore un&#39;attesa crescente: l&#39;umore del re si è finora dimostrato mutevole, fino a che punto durerà dunque il vantaggio ottenuto da Ester? A differenza della scena iniziale del libro, ora è il re che deve recarsi a un banchetto imbandito da altri; non va certamente come risposta a un ordine (come mostra il v. 6 egli è ben consapevole del fatto che la regina vuole ben altro che la sua presenza a un banchetto) e tuttavia a questo punto la situazione è totalmente in mano alla donna: è lei a tenere in scacco questi due uomini (Aman deve obbedire al re che a sua volta accondiscende al volere della regina). Il lettore rimane però sorpreso dal secondo rifiuto di Ester di presentare la sua richiesta (v. 6): ancora una volta ci si chiede fino a quando durerà il vantaggio di Ester? Ma il narratore introduce ora una scena che suscita ulteriore tensione: Aman, ignaro dei piani di Ester e orgoglioso del rango di cui gode, decide di togliere di mezzo senza ulteriore indugio Mardocheo e di fare una richiesta in tal senso al re «domani mattina» (v. 14). Domani è il giorno del banchetto decisivo di Ester (ha promesso di rispondere al re, v. 8), ma è pure il giorno decisivo per Mardocheo. E se il piano di Aman (che Ester ignora) riuscisse, risulterebbe ancora più assurda al lettore l&#39;esitazione di Ester a intercedere presso il re a favore del suo popolo. Inizia dunque una notte di attesa per il lettore: né Aman, né Mardocheo sanno ciò che li attende, ma neppure sappiamo se la lenta strategia di Ester risulterà effettivamente vincente. Mentre tutti dormono, qualcuno non riesce tuttavia a dormire.</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-5</guid>
      <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 04:52:20 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>ESTER - Capitolo 4</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-4</link>
      <description>&lt;![CDATA[Impegno di Mardocheo e di Ester per salvare gli Ebrei&#xA;TESTO GRECO 1Quando Mardocheo seppe quello che era accaduto, si stracciò le vesti, indossò un sacco e si cosparse di cenere. Precipitatosi nella piazza della città, gridava a gran voce: &#34;Viene distrutto un popolo che non ha fatto nulla di male&#34;. 2Venne fino alla porta del re e si fermò; infatti non gli era consentito entrare nel palazzo portando sacco e cenere. 3In ogni provincia in cui erano state pubblicate le lettere, c&#39;erano grida e lamenti e grande afflizione tra i Giudei, i quali si stendevano sul sacco e sulla cenere. 4Entrarono le ancelle e gli eunuchi della regina e le parlarono. All&#39;udire quel che era accaduto, rimase sconvolta e mandò a vestire Mardocheo e a togliergli il sacco; ma egli non acconsentì. 5Allora Ester chiamò il suo eunuco Acrateo, che stava al suo servizio, e lo mandò a chiedere informazioni precise a Mardocheo. 6Atac si recò da Mardocheo sulla piazza della città, davanti alla porta del re. 7Mardocheo gli fece conoscere quel che era accaduto e la promessa che Aman aveva fatto al re riguardo ai diecimila talenti per il tesoro, allo scopo di sterminare i Giudei. 8E gli diede la copia dell&#39;editto promulgato nella città di Susa e riguardante la loro distruzione, perché la mostrasse a Ester; gli disse di ordinarle di entrare dal re, per domandargli grazia e intercedere a favore del popolo. &#34;Ricòrdati - aggiunse - dei giorni in cui eri povera, quando eri nutrita dalle mie mani, giacché Aman, il quale ha avuto il secondo posto dopo il re, ha parlato contro di noi per farci morire. Invoca il Signore e parla al re in favore nostro, perché ci liberi dalla morte&#34;.&#xA;9Acrateo entrò e le riferì tutte queste parole. 10Ed Ester disse ad Acrateo: &#34;Va&#39; da Mardocheo e digli: 11&#34;Tutte le nazioni dell&#39;impero sanno che chiunque, uomo o donna, entri dal re, nel palazzo interno, senza essere chiamato, non avrà scampo; solo colui sul quale il re avrà steso il suo scettro d&#39;oro sarà salvo. E io non sono più stata chiamata a entrare dal re già da trenta giorni&#34;&#34;. 12Acrateo riferì a Mardocheo tutte queste parole di Ester. 13Mardocheo disse ad Acrateo: &#34;Va&#39; a dirle: &#34;Ester, non dire a te stessa che tu sola potrai salvarti nel regno, fra tutti i Giudei. 14Perché se tu ti rifiuti in questa circostanza, da un&#39;altra parte verranno aiuto e protezione per i Giudei. Tu e la casa di tuo padre perirete. Chi sa che tu non sia diventata regina proprio per questa circostanza?&#34;&#34;.&#xA;15Ester mandò da Mardocheo l&#39;uomo che era venuto da lei e gli fece dire: 16&#34;Va&#39; e raduna i Giudei che abitano a Susa e digiunate per me: per tre giorni e tre notti non mangiate e non bevete. Anch&#39;io e le mie ancelle digiuneremo. Allora, contravvenendo alla legge, entrerò dal re, anche se dovessi morire&#34;. 17Mardocheo andò e fece tutto quello che Ester gli aveva ordinato.&#xA;&#xA;Preghiera di Mardocheo&#xA;17a⌈Poi pregò il Signore, ricordando tutte le gesta del Signore, e disse:⌉&#xA;17b&#34;Signore, Signore, re che domini l&#39;universo, tutte le cose sono sottoposte al tuo potere e non c&#39;è nessuno che possa opporsi a te nella tua volontà di salvare Israele. 17cTu hai fatto il cielo e la terra e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento. Tu sei il Signore di tutte le cose e non c&#39;è nessuno che possa resistere a te, Signore.&#xA;17d ⌈ Tu conosci tutto; tu sai, Signore, che non per orgoglio, non per superbia né per vanagloria ho fatto questo gesto, di non prostrarmi davanti al superbo Aman, perché avrei anche baciato la pianta dei suoi piedi per la salvezza d&#39;Israele. 17eMa ho fatto questo per non porre la gloria di un uomo al di sopra della gloria di Dio; non mi prostrerò mai davanti a nessuno se non davanti a te, che sei il mio Signore, e non farò così per superbia.⌉&#xA;17fOra, Signore Dio, re, Dio di Abramo,⊥ risparmia il tuo popolo! Perché guardano a noi per distruggerci e desiderano ardentemente far perire quella che è la tua eredità ⌈dai tempi antichi.⌉ 17gNon trascurare il tuo possesso che hai redento per te dal paese d&#39;Egitto. 17hAscolta la mia preghiera e sii propizio alla tua eredità; cambia il nostro lutto in gioia, perché, vivi, possiamo cantare inni al tuo nome, Signore, e non far scomparire quelli che ti lodano con la loro bocca&#34;.&#xA;17iTutti gli Israeliti gridavano con tutte le loro forze, perché la morte stava davanti ai loro occhi.&#xA;&#xA;Preghiera di Ester&#xA;17kAnche la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un&#39;angoscia mortale. Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri ⌈e di immondizie.⌉ Umiliò⊥ duramente il suo corpo ⌈e, con i capelli sconvolti, coprì ogni sua parte che prima soleva ornare a festa. Poi supplicò il Signore e disse:⌉&#xA;17l⌈&#34;Mio Signore, nostro re, tu sei l&#39;unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all&#39;infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta.&#xA;17mIo ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia, che tu, Signore, hai preso Israele tra tutte le nazioni e i nostri padri tra tutti i loro antenati come tua eterna eredità, e hai fatto per loro tutto quello che avevi promesso. 17nMa ora abbiamo peccato contro di te e ci hai consegnato nelle mani dei nostri nemici, perché abbiamo dato gloria ai loro dèi. Tu sei giusto, Signore!&#xA;17oMa ora non si sono accontentati dell&#39;amarezza della nostra schiavitù: hanno anche posto le mani sulle mani dei loro idoli, giurando di abolire il decreto della tua bocca, di sterminare la tua eredità, di chiudere la bocca di quelli che ti lodano e spegnere la gloria del tuo tempio e il tuo altare, 17pdi aprire invece la bocca delle nazioni per lodare gli idoli vani e proclamare per sempre la propria ammirazione per un re mortale.&#xA;17qNon consegnare, Signore, il tuo scettro a quelli che neppure esistono. Non permettere che ridano della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare chi è a capo dei nostri persecutori.&#xA;17rRicòrdati, Signore, manifèstati nel giorno della nostra afflizione e da&#39; a me coraggio, o re degli dèi e dominatore di ogni potere. 17sMetti nella mia bocca una parola ben misurata di fronte al leone e volgi il suo cuore all&#39;odio contro colui che ci combatte, per lo sterminio suo e di coloro che sono d&#39;accordo con lui. 17tQuanto a noi, salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto, perché sono sola e non ho altri che te, Signore!&#xA;17uTu hai conoscenza di tutto e sai che io odio la gloria degli empi e detesto il letto dei non circoncisi e di qualunque straniero. 17vTu sai che mi trovo nella necessità e che detesto l&#39;insegna della mia alta carica, che cinge il mio capo nei giorni in cui devo comparire in pubblico; la detesto come un panno immondo e non la porto nei giorni in cui mi tengo appartata. 17xLa tua serva non ha mangiato alla tavola di Aman; non ha onorato il banchetto del re né ha bevuto il vino delle libagioni. 17yLa tua serva, da quando ha cambiato condizione fino ad oggi, non ha gioito, se non in te, Signore, Dio di Abramo.&#xA;17z O Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei disperati, liberaci dalla mano dei malvagi e libera me dalla mia angoscia!&#34;.⌉&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Quando Mardocheo seppe quello che era accaduto, si stracciò le vesti, si coprì di sacco e di cenere e uscì in mezzo alla città, emettendo alte e amare grida; 2giunse fin davanti alla porta del re, poiché a nessuno che fosse coperto di sacco era permesso entrare per la porta del re. 3In ogni provincia, dovunque venissero promulgati l&#39;ordine e l&#39;editto del re, ci fu grande desolazione fra i Giudei: digiuno, pianto, lutto e a molti facevano da letto il sacco e la cenere. 4Le ancelle di Ester e i suoi eunuchi vennero a riferire la cosa e la regina ne fu molto angustiata; mandò vesti a Mardocheo, perché se le mettesse e si togliesse di dosso il sacco, ma egli non le accettò. 5Allora Ester chiamò Atac, uno degli eunuchi che il re aveva messo al suo servizio, e lo incaricò di andare da Mardocheo per domandare che cosa era avvenuto e perché si comportasse così. 6Atac si recò da Mardocheo sulla piazza della città, davanti alla porta del re. 7Mardocheo gli narrò quello che gli era accaduto e gli indicò la somma di denaro che Aman aveva promesso di versare al tesoro reale per far distruggere i Giudei; 8gli diede anche una copia dell&#39;editto promulgato a Susa per il loro sterminio, perché lo mostrasse a Ester, la informasse di tutto e le ordinasse di presentarsi al re, per chiedergli grazia e per intercedere in favore del suo popolo.&#xA;9Atac ritornò da Ester e le riferì le parole di Mardocheo. 10Ester ordinò ad Atac di dire a Mardocheo: 11&#34;Tutti i ministri del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o donna, entra dal re nell&#39;atrio interno, senza essere stato chiamato, in forza di una legge uguale per tutti, deve essere messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui il suo scettro d&#39;oro, nel qual caso avrà salva la vita. Quanto a me, sono già trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re&#34;. 12Le parole di Ester furono riferite a Mardocheo 13e Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: &#34;Non pensare di salvarti tu sola, fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. 14Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio per una circostanza come questa?&#34;.&#xA;15Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: 16&#34;Va&#39;, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, non mangiate e non bevete per tre giorni, notte e giorno. Anche io, con le mie ancelle, digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!&#34;. 17Mardocheo se ne andò e fece quanto Ester gli aveva ordinato.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;4,17a NVg (4,17a-b) invece: 17a Poi Mardocheo si strappò le vesti, stese il cilicio sotto di sé e cadde con la faccia a terra, e (così fecero) gli anziani del popolo, da mattina a sera, 17b e disse: «Tu sei benedetto, Dio di Abramo e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.&#xA;&#xA;4,17d-e NVg (4,17f-h) invece: 17f Tu sai, Signore, che per la salvezza d’Israele io mi sarei prostrato volentieri davanti alla pianta dei piedi di Aman; 17g ma non l’ho fatto per non porre la gloria dell’uomo al di sopra della gloria di Dio. E non mi prostrerò mai, se non davanti a te, Signore, mio Dio! 17h Queste cose poi le faccio non per arroganza, né per desiderio di gloria, Signore. Rivélati, Signore; fatti conoscere, Signore!&#xA;&#xA;4,17f NVg (4,17i) aggiunge: e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe; omette: dai tempi antichi.&#xA;&#xA;4,17k omette: e di immondizie; aggiunge: con digiuni; invece: e si prostrò a terra con le sue ancelle da mattina a sera e disse:&#xA;&#xA;4,17 l-z NVg invece: 17q «Tu sei benedetto, Dio di Abramo e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, o Signore, 17r perché un grande pericolo mi sovrasta. 17s Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai salvato Noè nelle acque del diluvio. 17t Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu con l’aiuto di trecentodiciotto uomini hai consegnato ad Abramo nove re. 17u Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai liberato Giona dal ventre del cetaceo. 17v Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai liberato Anania, Azaria e Misaele dalla fornace di fuoco. 17x Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai tratto fuori Daniele dalla fossa dei leoni. 17y Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai avuto compassione di Ezechia, re dei Giudei, che ormai vicino alla morte supplicava di poter vivere ancora, e gli hai concesso altri quindici anni di vita. 17z Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai concesso ad Anna, che lo chiedeva ardentemente, di generare un figlio. 17aa Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu liberi sempre tutti coloro che compiono la tua volontà. 17bb Ora, Signore, mio Dio, aiuta me che sono sola e non ho nessuno all’infuori di te. 17cc Tu sai che la tua serva ha detestato il letto degli incirconcisi. 17dd Tu sai, o Dio, che non ho mangiato cibi esecrabili, né bevuto vino delle loro libagioni. 17ee Tu sai che dal giorno del mio trasferimento nella reggia non ho gioito se non in te.17ff Tu sai, o Dio, che da quando sul mio capo c’è questo indumento, io lo detesto come un panno immondo e nei giorni a me propizi non l’ho mai indossato. 17gg Ma ora vieni in soccorso a me, che sono orfana, e poni sulle mie labbra una parola opportuna davanti al leone, e rendimi gradita a lui. Cambia il suo cuore in odio contro chi ci combatte, a rovina sua e di quanti sono d’accordo con lui. 17hh Liberaci dalla mano dei nostri nemici, cambia il nostro lutto in gioia e le nostre sofferenze in salvezza. 17ii E quelli che si ergono contro coloro che ti sei scelto, o Dio, puniscili con un castigo esemplare. 17kk Rivélati, Signore; fatti conoscere, Signore!».&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il capitolo svolge un ruolo centrale nel percorso narrativo, soprattutto perché mostra il passaggio da una presentazione passiva dell&#39;eroina alla sua attiva partecipazione agli eventi. Questa evoluzione però non è presentata in forma lineare: l&#39;arte narrativa del brano è tutta incentrata sulla barriera che separa i due protagonisti (la porta dell&#39;harem), per cui è necessario un intermediario (l&#39;eunuco) che consenta di comunicare tra interno ed esterno. Le scene in cui si divide il brano sono determinate appunto dai processi comunicativi tra l&#39;harem e la postazione scelta da Mardocheo: &#xA;&#xA;la reazione di Mardocheo e dei Giudei all&#39;editto regale (vv. 1-3); &#xA;Ester informata della situazione (vv. 4-9); &#xA;il dialogo tra Ester e Mardocheo (vv. 10-17).&#xA;&#xA;1-3. La reazione di Mardocheo all&#39;editto è volutamente spettacolare, come mostra il seguito. Egli non può direttamente comunicare con l&#39;interno del serraglio delle donne, perciò deve suscitare l&#39;interesse di coloro che hanno accesso alla regina (è lei infatti che deve prendere l&#39;iniziativa di raccogliere informazioni).&#xA;&#xA;4-9. Il narratore ci illustra anzitutto un primo goffo tentativo della regina di mettere fine alla sceneggiata attuata dal suo parente (v. 4): entro la cinta protettrice dell&#39;harem ella neppure si cura di comprendere i motivi che spingono il suo cugino ad agire così. Ma egli la costringe a mutare atteggiamento. La scena ci mostra ora Mardocheo che informa Ester dell&#39;accaduto: il narratore riassume il messaggio di Mardocheo che culmina in un ordine impartito alla regina (v. 8: «ordinasse), mostrando ancora una volta come fino a questo punto le decisioni sulla sua vita dipendono da scelte già attuate da altri. Il Giudeo ha puntato tutte le sue carte sulla regina. &#xA;&#xA;10-17. A questo punto il narratore riferisce direttamente le parole dei protagonisti, così che il lettore possa comprendere con maggiore oggettività il punto di vista dei personaggi. La prima reazione della regina all&#39;ordine di Mardocheo è totalmente centrata su se stessa: l&#39;accenno al pericolo in cui incorrerebbe presentandosi al re senza essere convocata non è soltanto il timore di una missione fallimentare, ma, come mostra la risposta di Mardocheo, la probabile convinzione da parte di Ester di poter sfuggire alle conseguenze dell&#39;editto, data la dignità di cui gode. Ancora una volta è Mardocheo che costringe Ester a maturare anche come persona e la sua risposta nei vv. 13-14 è fondamentale per comprendere il seguito della vicenda. &#xA;&#xA;Si possono evidenziare tre elementi:&#xA;&#xA;«ti trovi nella reggia» (v. 12): la condizione di Ester non la rende estranea alla situazione del suo popolo. Ella rimane una Giudea e come tale non può ignorare la condizione del suo popolo. Mardocheo non le chiede di fare come Mosè, cioè di uscire dalla reggia, per «vedere i suoi fratelli» (cfr. Es 2,11ss.), ma di comprendere che il suo stare in essa non è un privilegio, ma un&#39;opportunità.&#xA;&#xA;«aiuto e liberazione... da un altro luogo» (v. 14): molti commentatori vedono in questa frase una velata allusione all&#39;intervento divino (anche sulla base della designazione del nome divino nei testi tardo-giudaici con hammaqôm, «il luogo»). Ma l&#39;espressione un «altro luogo» è inappropriata per Dio (sarebbe come dire un «altro Dio»). Si potrebbe invece leggere questa frase alla luce di quanto segue (dove Mardocheo richiama il possibile motivo della elevazione di Ester al rango di regina) e intenderla perciò come un&#39;interrogativa: «Se tu taci, aiuto e liberazione sorgeranno forse per i Giudei da un altro luogo?». In questo modo Mardocheo sta ulteriormente affermando che la sorte dei Giudei dipende adesso interamente dal coraggio di Ester di assumersi le proprie responsabilità nei confronti del suo popolo: ella è ora, secondo lui, l&#39;unica possibilità di salvezza per i Giudei. Egli non ha motivi per attendere da altrove l&#39;aiuto necessario e del resto tutto il dialogo mostra come egli cerchi di motivare la cugina ad agire, sulla base della sua lealtà nei confronti del suo popolo e della sua famiglia.&#xA;&#xA;«in previsione di una circostanza come questa (v. 14): nel libro (ebraico) di Ester non si nomina mai il nome divino, ma questa frase certamente intende mostrare che la storia non è un puro accostamento di fatti casuali e possiede invece una direzione e una finalità. Anche la vicenda del singolo è inserita in un piano che lo supera: come Giuseppe (cfr. Gn 45,7), anche Ester deve scorgere il progetto di Dio nella sua vicenda personale, un progetto che è in funzione della salvezza del popolo e non del successo individuale.&#xA;&#xA;Ora Ester risponde con un ordine (v. 16): finalmente è lei a prendere l&#39;iniziativa! L&#39;attesa ora si incentra tutta sulla sua riuscita, dalla quale dipende la sorte di tutto un popolo.&#xA;&#xA;17a-17r. A differenza del testo ebraico, il testo greco inserisce a questo punto della vicenda due splendide preghiere, che permettono al lettore di entrare nell&#39;intimo dei protagonisti e di arricchire attraverso una prospettiva religiosa i tre giorni di attesa e di digiuno di tutta la comunità giudaica.&#xA;&#xA;17a-17i. La preghiera di Mardocheo si divide in tre momenti: &#xA;&#xA;la professione di fede, &#xA;la descrizione della situazione dell&#39;orante, &#xA;la richiesta.&#xA;&#xA;La professione di fede è un rimando all&#39;opera creatrice di Dio che fonda il suo dominio universale: non il grande re di Persia, ma il Signore (JHWH) soltanto possiede il dominio universale (si veda, per contrasto, l&#39;arrogante affermazione di Assuero). A lui solo perciò il Giudeo deve rendere onore e nessun uomo può oscurare tale gloria o pretendere di sostituirsi a questo Dio. Non è quindi per tracotanza o per orgoglio che ha rifiutato il gesto della prostrazione: «orgoglioso» («superbo» secondo BC) è invece il suo avversario, il quale è così descritto con la stessa caratterizzazione del nemico più acerrimo dei Giudei, Antioco IV (cfr. 1Mac 1,21.24; 2Mac 9,4.7.11).&#xA;&#xA;Il tono della richiesta è quello dell&#39;urgenza. Essa parte da un titolo divino, «Dio di Abramo», Dio perciò della promessa, della fedeltà, Dio che sta all&#39;inizio del popolo che si è scelto come «eredità», come «porzione», riscattandolo dal potere delle mani oppressive del faraone egiziano. Del Signore è tutta la terra, ma questo popolo è il «suo, ciò significa che al popolo è ormai indissolubilmente vincolato Dio e addirittura la sua gloria (cfr. Sir 36,1-17). A questo Dio che sta all&#39;origine del popolo, che già ha mostrato il suo grande potere nella storia, Mardocheo rivolge la sua preghiera, quasi come un ricatto: se noi periamo, chi innalzerà le tue lodi? Il v. 17i mostra come la preghiera di Mardocheo esprima l&#39;angoscia di tutto il popolo: egli, nel racconto, non è che il portavoce di tutta una popolazione prostrata.&#xA;&#xA;17k-17z. Introdotta da una breve descrizione dell&#39;atteggiamento penitenziale assunto da Ester, segue ora nel testo greco una lunga preghiera che ci apre una finestra sulla pietà del giudaismo della diaspora e sulle difficoltà che dovette affrontare.&#xA;&#xA;Il testo si suddivide, per contenuto e per forma, in due parti principali, al centro dei quali sta la condizione del popolo, descritta sia dal punto di vista storico, sia rispetto al pericolo incombente.&#xA;&#xA;La solitudine della regina, che deve affrontare da sola il nemico, è messa in parallelo con l&#39;unicità di Dio (sia l&#39;aggettivo «unico», sia «sola» hanno come corrispondente greco l&#39;aggettivo monos/è). La preghiera si apre quindi con una professione di fede: il Dio unico rappresenta la sola speranza per l&#39;orante giudeo. Mentre l&#39;essere umano da solo è in pericolo e incapace di affrontare la vita (cfr. Gn 2,18), il Dio &#34;solo&#34; (unico) è invece per l&#39;uomo la garanzia che nessun potere umano (o potenza spirituale) può sconfiggere il piano divino. Questo piano divino è appunto quello a cui si appella Ester: alla luce della visione deuteronomistica della storia, ella giustifica l&#39;afflizione del popolo (l&#39;esilio) con il peccato collettivo dell&#39;idolatria, un comportamento che ha manitestato l&#39;ingratitudine del popolo per quanto Dio aveva fatto per loro. Dio è perciò giusto (cfr. Dn 3,26-45; 9,7.14). Il nemico, in questa visione della storia, rappresenta lo strumento scelto da Dio per correggere il suo popolo, ma Ester mostra che non soltanto questo è avvenuto. Le minacce presenti rischiano di porre definitivamente in questione il piano divino centrato sull&#39;elezione d&#39;Israele: i nemici (qui non si accenna soltanto a un singolo uomo, Aman, ma a una minaccia ancora più estesa) hanno deciso di abolire il decreto pronunciato da Dio, cioè le promesse divine nei confronti del popolo. Il fulcro della contrapposizione sta appunto qui: se i decreti dei re persiani non si possono né emendare né abrogare, quale empietà rappresenta dunque il proposito dei nemici del popolo che intendono annullare il decreto del &#34;re dei Giudei&#34;, del «re degli dei»! Descrivendo l&#39;agire dei nemici del popolo eletto, l&#39;autore dell&#39;aggiunta greca aveva certamente di mira la crisi prodottasi sotto Antioco IV, quando il tempio e l&#39;altare furono profanati e vi si introdussero culti stranieri (cfr. 1Mac 1,44-49.54.59; 2Mac 6,2-9; Dn 9, 26.27).&#xA;&#xA;A questo punto Ester espone la sua supplica in due richieste che ci rivelano l&#39;esatta posta in gioco. Finora la regina ha pregato per il suo popolo e questa preghiera continua anche dopo, sebbene con un mutamento di accento, dato che è lo «scettro» di Dio, perciò il simbolo della sua sovranità, che è messo a repentaglio: il dileggio che accompagnerebbe la caduta del popolo rappresenterebbe pure una sconfitta e uno svilimento di Dio. Nella sorte del popolo è dunque in gioco la gloria stessa di Dio. Ora la preghiera si volge alla situazione di Ester: ella prega per sé; va però qui notato il continuo passaggio dal «noi» all&#39;«io», che mostra il legame ormai indissolubile tra la riuscita di Ester e la liberazione del popolo perseguitato: il ricordo del Signore si manifesta dunque nel coraggio di una donna, nella sua capacità di intercedere di fronte al re a favore del suo popolo, pur sapendo di mettere in tal modo a repentaglio la sua stessa vita («ella parla di fronte al leone»).&#xA;&#xA;26-30. Questi vv. ci illustrano la pietà dei Giudei della diaspora, i quali erano costantemente a contatto con ambienti pagani e forse molti erano costretti a scendere a compromessi umilianti. Tali situazioni però non cancellavano in alcun modo la loro salda fede nel «Dio di Abramo». Ester non fa qui che esprimere il sentimento che il pio Giudeo provava per le usanze pagane. Probabilmente il glossatore greco ha voluto qui giustificare l&#39;eroina del libro (a differenza del TM che non si preoccupa di tali questioni), dipingendo il suo comportamento a corte sul modello dei protagonisti di altre novelle giudaiche (cfr. Daniele e Giuditta). Si noti infine come l&#39;orante cerchi di esporre a Dio la propria rettitudine (un atteggiamento non dissimile da quello del fariseo descritto in Lc 18,11-12), suscitando l&#39;impressione che si cerchi in tal modo di motivare l&#39;intervento divino con la giustizia dell&#39;orante. Ma l&#39;atteggiamento di fondo non è farisaico (nel senso che noi attribuiamo a questo termine): esso intende invece esprimere la certezza del credente che, «disperato», non vuole rinunciare a mantenere salda la sua fiducia in quel Dio alla cui volontà ha conformato la sua esistenza.&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Impegno di Mardocheo e di Ester per salvare gli Ebrei</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1</strong>Quando Mardocheo seppe quello che era accaduto, si stracciò le vesti, indossò un sacco e si cosparse di cenere. Precipitatosi nella piazza della città, gridava a gran voce: “Viene distrutto un popolo che non ha fatto nulla di male”. <strong>2</strong>Venne fino alla porta del re e si fermò; infatti non gli era consentito entrare nel palazzo portando sacco e cenere. <strong>3</strong>In ogni provincia in cui erano state pubblicate le lettere, c&#39;erano grida e lamenti e grande afflizione tra i Giudei, i quali si stendevano sul sacco e sulla cenere. <strong>4</strong>Entrarono le ancelle e gli eunuchi della regina e le parlarono. All&#39;udire quel che era accaduto, rimase sconvolta e mandò a vestire Mardocheo e a togliergli il sacco; ma egli non acconsentì. <strong>5</strong>Allora Ester chiamò il suo eunuco Acrateo, che stava al suo servizio, e lo mandò a chiedere informazioni precise a Mardocheo. <strong>6</strong>Atac si recò da Mardocheo sulla piazza della città, davanti alla porta del re. <strong>7</strong>Mardocheo gli fece conoscere quel che era accaduto e la promessa che Aman aveva fatto al re riguardo ai diecimila talenti per il tesoro, allo scopo di sterminare i Giudei. <strong>8</strong>E gli diede la copia dell&#39;editto promulgato nella città di Susa e riguardante la loro distruzione, perché la mostrasse a Ester; gli disse di ordinarle di entrare dal re, per domandargli grazia e intercedere a favore del popolo. “Ricòrdati – aggiunse – dei giorni in cui eri povera, quando eri nutrita dalle mie mani, giacché Aman, il quale ha avuto il secondo posto dopo il re, ha parlato contro di noi per farci morire. Invoca il Signore e parla al re in favore nostro, perché ci liberi dalla morte”.
<strong>9</strong>Acrateo entrò e le riferì tutte queste parole. <strong>10</strong>Ed Ester disse ad Acrateo: “Va&#39; da Mardocheo e digli: <strong>11</strong>“Tutte le nazioni dell&#39;impero sanno che chiunque, uomo o donna, entri dal re, nel palazzo interno, senza essere chiamato, non avrà scampo; solo colui sul quale il re avrà steso il suo scettro d&#39;oro sarà salvo. E io non sono più stata chiamata a entrare dal re già da trenta giorni”“. <strong>12</strong>Acrateo riferì a Mardocheo tutte queste parole di Ester. <strong>13</strong>Mardocheo disse ad Acrateo: “Va&#39; a dirle: “Ester, non dire a te stessa che tu sola potrai salvarti nel regno, fra tutti i Giudei. <strong>14</strong>Perché se tu ti rifiuti in questa circostanza, da un&#39;altra parte verranno aiuto e protezione per i Giudei. Tu e la casa di tuo padre perirete. Chi sa che tu non sia diventata regina proprio per questa circostanza?“”.
<strong>15</strong>Ester mandò da Mardocheo l&#39;uomo che era venuto da lei e gli fece dire: <strong>16</strong>“Va&#39; e raduna i Giudei che abitano a Susa e digiunate per me: per tre giorni e tre notti non mangiate e non bevete. Anch&#39;io e le mie ancelle digiuneremo. Allora, contravvenendo alla legge, entrerò dal re, anche se dovessi morire”. <strong>17</strong>Mardocheo andò e fece tutto quello che Ester gli aveva ordinato.</p>

<p><strong><em>Preghiera di Mardocheo</em></strong>
<strong>17a</strong>⌈Poi pregò il Signore, ricordando tutte le gesta del Signore, e disse:⌉
<strong>17b</strong>“Signore, Signore, re che domini l&#39;universo, tutte le cose sono sottoposte al tuo potere e non c&#39;è nessuno che possa opporsi a te nella tua volontà di salvare Israele. <strong>17c</strong>Tu hai fatto il cielo e la terra e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento. Tu sei il Signore di tutte le cose e non c&#39;è nessuno che possa resistere a te, Signore.
<strong>17d</strong> ⌈ Tu conosci tutto; tu sai, Signore, che non per orgoglio, non per superbia né per vanagloria ho fatto questo gesto, di non prostrarmi davanti al superbo Aman, perché avrei anche baciato la pianta dei suoi piedi per la salvezza d&#39;Israele. <strong>17e</strong>Ma ho fatto questo per non porre la gloria di un uomo al di sopra della gloria di Dio; non mi prostrerò mai davanti a nessuno se non davanti a te, che sei il mio Signore, e non farò così per superbia.⌉
<strong>17f</strong>Ora, Signore Dio, re, Dio di Abramo,⊥ risparmia il tuo popolo! Perché guardano a noi per distruggerci e desiderano ardentemente far perire quella che è la tua eredità ⌈dai tempi antichi.⌉ <strong>17g</strong>Non trascurare il tuo possesso che hai redento per te dal paese d&#39;Egitto. <strong>17h</strong>Ascolta la mia preghiera e sii propizio alla tua eredità; cambia il nostro lutto in gioia, perché, vivi, possiamo cantare inni al tuo nome, Signore, e non far scomparire quelli che ti lodano con la loro bocca”.
<strong>17i</strong>Tutti gli Israeliti gridavano con tutte le loro forze, perché la morte stava davanti ai loro occhi.</p>

<p><strong><em>Preghiera di Ester</em></strong>
<strong>17k</strong>Anche la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un&#39;angoscia mortale. Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri ⌈e di immondizie.⌉ Umiliò⊥ duramente il suo corpo ⌈e, con i capelli sconvolti, coprì ogni sua parte che prima soleva ornare a festa. Poi supplicò il Signore e disse:⌉
<strong>17l</strong>⌈”Mio Signore, nostro re, tu sei l&#39;unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all&#39;infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta.
<strong>17m</strong>Io ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia, che tu, Signore, hai preso Israele tra tutte le nazioni e i nostri padri tra tutti i loro antenati come tua eterna eredità, e hai fatto per loro tutto quello che avevi promesso. <strong>17n</strong>Ma ora abbiamo peccato contro di te e ci hai consegnato nelle mani dei nostri nemici, perché abbiamo dato gloria ai loro dèi. Tu sei giusto, Signore!
<strong>17o</strong>Ma ora non si sono accontentati dell&#39;amarezza della nostra schiavitù: hanno anche posto le mani sulle mani dei loro idoli, giurando di abolire il decreto della tua bocca, di sterminare la tua eredità, di chiudere la bocca di quelli che ti lodano e spegnere la gloria del tuo tempio e il tuo altare, <strong>17p</strong>di aprire invece la bocca delle nazioni per lodare gli idoli vani e proclamare per sempre la propria ammirazione per un re mortale.
<strong>17q</strong>Non consegnare, Signore, il tuo scettro a quelli che neppure esistono. Non permettere che ridano della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare chi è a capo dei nostri persecutori.
<strong>17r</strong>Ricòrdati, Signore, manifèstati nel giorno della nostra afflizione e da&#39; a me coraggio, o re degli dèi e dominatore di ogni potere. <strong>17s</strong>Metti nella mia bocca una parola ben misurata di fronte al leone e volgi il suo cuore all&#39;odio contro colui che ci combatte, per lo sterminio suo e di coloro che sono d&#39;accordo con lui. <strong>17t</strong>Quanto a noi, salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto, perché sono sola e non ho altri che te, Signore!
<strong>17u</strong>Tu hai conoscenza di tutto e sai che io odio la gloria degli empi e detesto il letto dei non circoncisi e di qualunque straniero. <strong>17v</strong>Tu sai che mi trovo nella necessità e che detesto l&#39;insegna della mia alta carica, che cinge il mio capo nei giorni in cui devo comparire in pubblico; la detesto come un panno immondo e non la porto nei giorni in cui mi tengo appartata. <strong>17x</strong>La tua serva non ha mangiato alla tavola di Aman; non ha onorato il banchetto del re né ha bevuto il vino delle libagioni. <strong>17y</strong>La tua serva, da quando ha cambiato condizione fino ad oggi, non ha gioito, se non in te, Signore, Dio di Abramo.
<strong>17z</strong> O Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei disperati, liberaci dalla mano dei malvagi e libera me dalla mia angoscia!“.⌉</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Quando Mardocheo seppe quello che era accaduto, si stracciò le vesti, si coprì di sacco e di cenere e uscì in mezzo alla città, emettendo alte e amare grida; <strong>2</strong>giunse fin davanti alla porta del re, poiché a nessuno che fosse coperto di sacco era permesso entrare per la porta del re. <strong>3</strong>In ogni provincia, dovunque venissero promulgati l&#39;ordine e l&#39;editto del re, ci fu grande desolazione fra i Giudei: digiuno, pianto, lutto e a molti facevano da letto il sacco e la cenere. <strong>4</strong>Le ancelle di Ester e i suoi eunuchi vennero a riferire la cosa e la regina ne fu molto angustiata; mandò vesti a Mardocheo, perché se le mettesse e si togliesse di dosso il sacco, ma egli non le accettò. <strong>5</strong>Allora Ester chiamò Atac, uno degli eunuchi che il re aveva messo al suo servizio, e lo incaricò di andare da Mardocheo per domandare che cosa era avvenuto e perché si comportasse così. <strong>6</strong>Atac si recò da Mardocheo sulla piazza della città, davanti alla porta del re. <strong>7</strong>Mardocheo gli narrò quello che gli era accaduto e gli indicò la somma di denaro che Aman aveva promesso di versare al tesoro reale per far distruggere i Giudei; <strong>8</strong>gli diede anche una copia dell&#39;editto promulgato a Susa per il loro sterminio, perché lo mostrasse a Ester, la informasse di tutto e le ordinasse di presentarsi al re, per chiedergli grazia e per intercedere in favore del suo popolo.
<strong>9</strong>Atac ritornò da Ester e le riferì le parole di Mardocheo. <strong>10</strong>Ester ordinò ad Atac di dire a Mardocheo: <strong>11</strong>“Tutti i ministri del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o donna, entra dal re nell&#39;atrio interno, senza essere stato chiamato, in forza di una legge uguale per tutti, deve essere messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui il suo scettro d&#39;oro, nel qual caso avrà salva la vita. Quanto a me, sono già trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re”. <strong>12</strong>Le parole di Ester furono riferite a Mardocheo <strong>13</strong>e Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: “Non pensare di salvarti tu sola, fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. <strong>14</strong>Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio per una circostanza come questa?“.
<strong>15</strong>Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: <strong>16</strong>“Va&#39;, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, non mangiate e non bevete per tre giorni, notte e giorno. Anche io, con le mie ancelle, digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!“. <strong>17</strong>Mardocheo se ne andò e fece quanto Ester gli aveva ordinato.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>4,17a</strong> NVg (4,17a-b) invece: 17a Poi Mardocheo si strappò le vesti, stese il cilicio sotto di sé e cadde con la faccia a terra, e (così fecero) gli anziani del popolo, da mattina a sera, 17b e disse: «Tu sei benedetto, Dio di Abramo e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.</em></p>

<p><em><strong>4,17d-e</strong> NVg (4,17f-h) invece: 17f Tu sai, Signore, che per la salvezza d’Israele io mi sarei prostrato volentieri davanti alla pianta dei piedi di Aman; 17g ma non l’ho fatto per non porre la gloria dell’uomo al di sopra della gloria di Dio. E non mi prostrerò mai, se non davanti a te, Signore, mio Dio! 17h Queste cose poi le faccio non per arroganza, né per desiderio di gloria, Signore. Rivélati, Signore; fatti conoscere, Signore!</em></p>

<p><em><strong>4,17f</strong> NVg (4,17i) aggiunge: e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe; omette: dai tempi antichi.</em></p>

<p><em><strong>4,17k</strong> omette: e di immondizie; aggiunge: con digiuni; invece: e si prostrò a terra con le sue ancelle da mattina a sera e disse:</em></p>

<p><em><strong>4,17 l-z NVg</strong> invece: 17q «Tu sei benedetto, Dio di Abramo e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, o Signore, 17r perché un grande pericolo mi sovrasta. 17s Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai salvato Noè nelle acque del diluvio. 17t Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu con l’aiuto di trecentodiciotto uomini hai consegnato ad Abramo nove re. 17u Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai liberato Giona dal ventre del cetaceo. 17v Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai liberato Anania, Azaria e Misaele dalla fornace di fuoco. 17x Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai tratto fuori Daniele dalla fossa dei leoni. 17y Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai avuto compassione di Ezechia, re dei Giudei, che ormai vicino alla morte supplicava di poter vivere ancora, e gli hai concesso altri quindici anni di vita. 17z Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai concesso ad Anna, che lo chiedeva ardentemente, di generare un figlio. 17aa Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu liberi sempre tutti coloro che compiono la tua volontà. 17bb Ora, Signore, mio Dio, aiuta me che sono sola e non ho nessuno all’infuori di te. 17cc Tu sai che la tua serva ha detestato il letto degli incirconcisi. 17dd Tu sai, o Dio, che non ho mangiato cibi esecrabili, né bevuto vino delle loro libagioni. 17ee Tu sai che dal giorno del mio trasferimento nella reggia non ho gioito se non in te.17ff Tu sai, o Dio, che da quando sul mio capo c’è questo indumento, io lo detesto come un panno immondo e nei giorni a me propizi non l’ho mai indossato. 17gg Ma ora vieni in soccorso a me, che sono orfana, e poni sulle mie labbra una parola opportuna davanti al leone, e rendimi gradita a lui. Cambia il suo cuore in odio contro chi ci combatte, a rovina sua e di quanti sono d’accordo con lui. 17hh Liberaci dalla mano dei nostri nemici, cambia il nostro lutto in gioia e le nostre sofferenze in salvezza. 17ii E quelli che si ergono contro coloro che ti sei scelto, o Dio, puniscili con un castigo esemplare. 17kk Rivélati, Signore; fatti conoscere, Signore!».</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il capitolo svolge un ruolo centrale nel percorso narrativo, soprattutto perché mostra il passaggio da una presentazione passiva dell&#39;eroina alla sua attiva partecipazione agli eventi. Questa evoluzione però non è presentata in forma lineare: l&#39;arte narrativa del brano è tutta incentrata sulla barriera che separa i due protagonisti (la porta dell&#39;<em>harem)</em>, per cui è necessario un intermediario (l&#39;eunuco) che consenta di comunicare tra interno ed esterno. Le scene in cui si divide il brano sono determinate appunto dai processi comunicativi tra l&#39;<em>harem</em> e la postazione scelta da Mardocheo:</p>
<ul><li>la reazione di Mardocheo e dei Giudei all&#39;editto regale (vv. 1-3);</li>
<li>Ester informata della situazione (vv. 4-9);</li>
<li>il dialogo tra Ester e Mardocheo (vv. 10-17).</li></ul>

<p><strong>1-3</strong>. La reazione di Mardocheo all&#39;editto è volutamente spettacolare, come mostra il seguito. Egli non può direttamente comunicare con l&#39;interno del serraglio delle donne, perciò deve suscitare l&#39;interesse di coloro che hanno accesso alla regina (è lei infatti che deve prendere l&#39;iniziativa di raccogliere informazioni).</p>

<p><strong>4-9</strong>. Il narratore ci illustra anzitutto un primo goffo tentativo della regina di mettere fine alla sceneggiata attuata dal suo parente (v. 4): entro la cinta protettrice dell&#39;<em>harem</em> ella neppure si cura di comprendere i motivi che spingono il suo cugino ad agire così. Ma egli la costringe a mutare atteggiamento. La scena ci mostra ora Mardocheo che informa Ester dell&#39;accaduto: il narratore riassume il messaggio di Mardocheo che culmina in un ordine impartito alla regina (v. 8: «ordinasse), mostrando ancora una volta come fino a questo punto le decisioni sulla sua vita dipendono da scelte già attuate da altri. Il Giudeo ha puntato tutte le sue carte sulla regina.</p>

<p><strong>10-17</strong>. A questo punto il narratore riferisce direttamente le parole dei protagonisti, così che il lettore possa comprendere con maggiore oggettività il punto di vista dei personaggi. La prima reazione della regina all&#39;ordine di Mardocheo è totalmente centrata su se stessa: l&#39;accenno al pericolo in cui incorrerebbe presentandosi al re senza essere convocata non è soltanto il timore di una missione fallimentare, ma, come mostra la risposta di Mardocheo, la probabile convinzione da parte di Ester di poter sfuggire alle conseguenze dell&#39;editto, data la dignità di cui gode. Ancora una volta è Mardocheo che costringe Ester a maturare anche come persona e la sua risposta nei vv. 13-14 è fondamentale per comprendere il seguito della vicenda.</p>

<p>Si possono evidenziare tre elementi:</p>
<ul><li><p>«ti trovi nella reggia» (v. 12): la condizione di Ester non la rende estranea alla situazione del suo popolo. Ella rimane una Giudea e come tale non può ignorare la condizione del suo popolo. Mardocheo non le chiede di fare come Mosè, cioè di uscire dalla reggia, per «vedere i suoi fratelli» (cfr. Es 2,11ss.), ma di comprendere che il suo stare in essa non è un privilegio, ma un&#39;opportunità.</p></li>

<li><p>«aiuto e liberazione... da un altro luogo» (v. 14): molti commentatori vedono in questa frase una velata allusione all&#39;intervento divino (anche sulla base della designazione del nome divino nei testi tardo-giudaici con <em>hammaqôm,</em> «il luogo»). Ma l&#39;espressione un «altro luogo» è inappropriata per Dio (sarebbe come dire un «altro Dio»). Si potrebbe invece leggere questa frase alla luce di quanto segue (dove Mardocheo richiama il possibile motivo della elevazione di Ester al rango di regina) e intenderla perciò come un&#39;interrogativa: «Se tu taci, aiuto e liberazione sorgeranno forse per i Giudei da un altro luogo?». In questo modo Mardocheo sta ulteriormente affermando che la sorte dei Giudei dipende adesso interamente dal coraggio di Ester di assumersi le proprie responsabilità nei confronti del suo popolo: ella è ora, secondo lui, l&#39;unica possibilità di salvezza per i Giudei. Egli non ha motivi per attendere da altrove l&#39;aiuto necessario e del resto tutto il dialogo mostra come egli cerchi di motivare la cugina ad agire, sulla base della sua lealtà nei confronti del suo popolo e della sua famiglia.</p></li>

<li><p>«in previsione di una circostanza come questa (v. 14): nel libro (ebraico) di Ester non si nomina mai il nome divino, ma questa frase certamente intende mostrare che la storia non è un puro accostamento di fatti casuali e possiede invece una direzione e una finalità. Anche la vicenda del singolo è inserita in un piano che lo supera: come Giuseppe (cfr. Gn 45,7), anche Ester deve scorgere il progetto di Dio nella sua vicenda personale, un progetto che è in funzione della salvezza del popolo e non del successo individuale.</p></li></ul>

<p>Ora Ester risponde con un ordine (v. 16): finalmente è lei a prendere l&#39;iniziativa! L&#39;attesa ora si incentra tutta sulla sua riuscita, dalla quale dipende la sorte di tutto un popolo.</p>

<p><strong>17a-17r</strong>. A differenza del testo ebraico, il testo greco inserisce a questo punto della vicenda due splendide preghiere, che permettono al lettore di entrare nell&#39;intimo dei protagonisti e di arricchire attraverso una prospettiva religiosa i tre giorni di attesa e di digiuno di tutta la comunità giudaica.</p>

<p><strong>17a-17i</strong>. La preghiera di Mardocheo si divide in tre momenti:</p>
<ul><li>la professione di fede,</li>
<li>la descrizione della situazione dell&#39;orante,</li>
<li>la richiesta.</li></ul>

<p>La professione di fede è un rimando all&#39;opera creatrice di Dio che fonda il suo dominio universale: non il grande re di Persia, ma il Signore (JHWH) soltanto possiede il dominio universale (si veda, per contrasto, l&#39;arrogante affermazione di Assuero). A lui solo perciò il Giudeo deve rendere onore e nessun uomo può oscurare tale gloria o pretendere di sostituirsi a questo Dio. Non è quindi per tracotanza o per orgoglio che ha rifiutato il gesto della prostrazione: «orgoglioso» («superbo» secondo BC) è invece il suo avversario, il quale è così descritto con la stessa caratterizzazione del nemico più acerrimo dei Giudei, Antioco IV (cfr. 1Mac 1,21.24; 2Mac 9,4.7.11).</p>

<p>Il tono della richiesta è quello dell&#39;urgenza. Essa parte da un titolo divino, «Dio di Abramo», Dio perciò della promessa, della fedeltà, Dio che sta all&#39;inizio del popolo che si è scelto come «eredità», come «porzione», riscattandolo dal potere delle mani oppressive del faraone egiziano. Del Signore è tutta la terra, ma questo popolo è il «suo, ciò significa che al popolo è ormai indissolubilmente vincolato Dio e addirittura la sua gloria (cfr. Sir 36,1-17). A questo Dio che sta all&#39;origine del popolo, che già ha mostrato il suo grande potere nella storia, Mardocheo rivolge la sua preghiera, quasi come un ricatto: se noi periamo, chi innalzerà le tue lodi? Il v. 17i mostra come la preghiera di Mardocheo esprima l&#39;angoscia di tutto il popolo: egli, nel racconto, non è che il portavoce di tutta una popolazione prostrata.</p>

<p><strong>17k-17z</strong>. Introdotta da una breve descrizione dell&#39;atteggiamento penitenziale assunto da Ester, segue ora nel testo greco una lunga preghiera che ci apre una finestra sulla pietà del giudaismo della diaspora e sulle difficoltà che dovette affrontare.</p>

<p>Il testo si suddivide, per contenuto e per forma, in due parti principali, al centro dei quali sta la condizione del popolo, descritta sia dal punto di vista storico, sia rispetto al pericolo incombente.</p>

<p>La solitudine della regina, che deve affrontare da sola il nemico, è messa in parallelo con l&#39;unicità di Dio (sia l&#39;aggettivo «unico», sia «sola» hanno come corrispondente greco l&#39;aggettivo <em>monos/è).</em> La preghiera si apre quindi con una professione di fede: il Dio unico rappresenta la sola speranza per l&#39;orante giudeo. Mentre l&#39;essere umano da solo è in pericolo e incapace di affrontare la vita (cfr. Gn 2,18), il Dio “solo” (unico) è invece per l&#39;uomo la garanzia che nessun potere umano (o potenza spirituale) può sconfiggere il piano divino. Questo piano divino è appunto quello a cui si appella Ester: alla luce della visione deuteronomistica della storia, ella giustifica l&#39;afflizione del popolo (l&#39;esilio) con il peccato collettivo dell&#39;idolatria, un comportamento che ha manitestato l&#39;ingratitudine del popolo per quanto Dio aveva fatto per loro. Dio è perciò giusto (cfr. Dn 3,26-45; 9,7.14). Il nemico, in questa visione della storia, rappresenta lo strumento scelto da Dio per correggere il suo popolo, ma Ester mostra che non soltanto questo è avvenuto. Le minacce presenti rischiano di porre definitivamente in questione il piano divino centrato sull&#39;elezione d&#39;Israele: i nemici (qui non si accenna soltanto a un singolo uomo, Aman, ma a una minaccia ancora più estesa) hanno deciso di abolire il decreto pronunciato da Dio, cioè le promesse divine nei confronti del popolo. Il fulcro della contrapposizione sta appunto qui: se i decreti dei re persiani non si possono né emendare né abrogare, quale empietà rappresenta dunque il proposito dei nemici del popolo che intendono annullare il decreto del “re dei Giudei”, del «re degli dei»! Descrivendo l&#39;agire dei nemici del popolo eletto, l&#39;autore dell&#39;aggiunta greca aveva certamente di mira la crisi prodottasi sotto Antioco IV, quando il tempio e l&#39;altare furono profanati e vi si introdussero culti stranieri (cfr. 1Mac 1,44-49.54.59; 2Mac 6,2-9; Dn 9, 26.27).</p>

<p>A questo punto Ester espone la sua supplica in due richieste che ci rivelano l&#39;esatta posta in gioco. Finora la regina ha pregato per il suo popolo e questa preghiera continua anche dopo, sebbene con un mutamento di accento, dato che è lo «scettro» di Dio, perciò il simbolo della sua sovranità, che è messo a repentaglio: il dileggio che accompagnerebbe la caduta del popolo rappresenterebbe pure una sconfitta e uno svilimento di Dio. Nella sorte del popolo è dunque in gioco la gloria stessa di Dio. Ora la preghiera si volge alla situazione di Ester: ella prega per sé; va però qui notato il continuo passaggio dal «noi» all&#39;«io», che mostra il legame ormai indissolubile tra la riuscita di Ester e la liberazione del popolo perseguitato: il ricordo del Signore si manifesta dunque nel coraggio di una donna, nella sua capacità di intercedere di fronte al re a favore del suo popolo, pur sapendo di mettere in tal modo a repentaglio la sua stessa vita («ella parla di fronte al leone»).</p>

<p>26-30. Questi vv. ci illustrano la pietà dei Giudei della diaspora, i quali erano costantemente a contatto con ambienti pagani e forse molti erano costretti a scendere a compromessi umilianti. Tali situazioni però non cancellavano in alcun modo la loro salda fede nel «Dio di Abramo». Ester non fa qui che esprimere il sentimento che il pio Giudeo provava per le usanze pagane. Probabilmente il glossatore greco ha voluto qui giustificare l&#39;eroina del libro (a differenza del TM che non si preoccupa di tali questioni), dipingendo il suo comportamento a corte sul modello dei protagonisti di altre novelle giudaiche (cfr. Daniele e Giuditta). Si noti infine come l&#39;orante cerchi di esporre a Dio la propria rettitudine (un atteggiamento non dissimile da quello del fariseo descritto in Lc 18,11-12), suscitando l&#39;impressione che si cerchi in tal modo di motivare l&#39;intervento divino con la giustizia dell&#39;orante. Ma l&#39;atteggiamento di fondo non è farisaico (nel senso che noi attribuiamo a questo termine): esso intende invece esprimere la certezza del credente che, «disperato», non vuole rinunciare a mantenere salda la sua fiducia in quel Dio alla cui volontà ha conformato la sua esistenza.</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-4</guid>
      <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 04:52:25 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>ESTER - Capitolo 3</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-3</link>
      <description>&lt;![CDATA[Conflitto tra Aman e Mardocheo&#xA;TESTO GRECO 1Dopo questi avvenimenti, il re Artaserse onorò grandemente Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo. Lo elevò in dignità e, fra tutti i suoi amici, lo faceva sedere al primo posto. 2Tutti quelli che stavano al palazzo si prostravano davanti a lui, poiché il re aveva ordinato di fare così. Ma Mardocheo non si prostrava davanti a lui. 3Allora quelli che stavano nel palazzo dissero a Mardocheo: &#34;Mardocheo, perché non ascolti i comandi del re?&#34;. 4Essi glielo dicevano giorno dopo giorno, ma egli non li ascoltava. Allora fecero presente ad Aman che Mardocheo trasgrediva gli ordini del re. Mardocheo inoltre aveva rivelato loro di essere un Giudeo. 5Ma Aman, accortosi che Mardocheo non si prostrava davanti a lui, si indignò grandemente 6e decise di sterminare tutti i Giudei che si trovavano sotto il dominio di Artaserse.&#xA;&#xA;MINACCIA CONTRO GLI EBREI (3,7-5,14)&#xA;&#xA;Aman consiglia al re lo sterminio degli Ebrei&#xA;7Fece un editto nell&#39;anno dodicesimo del regno di Artaserse; tirò a sorte il giorno e il mese, per sterminare in un solo giorno il popolo di Mardocheo. La sorte cadde sul quattordicesimo giorno del mese di Adar. 8Allora disse al re Artaserse: &#34;C&#39;è un popolo disperso tra le nazioni in tutto il tuo regno, le cui leggi differiscono da quelle di tutte le altre nazioni; essi disobbediscono alle leggi del re e non è conveniente che il re glielo permetta. 9Se piace al re, dia ordine di ucciderli, e io assegnerò al tesoro del re diecimila talenti d&#39;argento&#34;. 10Il re, preso il suo anello, lo dette in mano ad Aman, per mettere il sigillo sui decreti contro i Giudei. 11Il re disse ad Aman: &#34;Tieni pure il denaro, e tratta questo popolo come vuoi tu&#34;. 12Nel tredicesimo giorno del primo mese furono chiamati gli scribi e, come aveva ordinato Aman, scrissero ai capi e ai governatori di ogni provincia, dall&#39;India fino all&#39;Etiopia, a centoventisette province, e ai capi delle nazioni, secondo la loro lingua, a nome del re Artaserse. 13Le lettere furono mandate per mezzo di corrieri nel regno di Artaserse, perché in un solo giorno del dodicesimo mese, chiamato Adar, fosse sterminata la stirpe dei Giudei e si saccheggiassero i loro beni.&#xA;13aQuesta è la copia della lettera:&#xA;&#xA;Il decreto di sterminio diffuso nell’impero&#xA;&#34;Il grande re Artaserse ai governatori delle centoventisette province, dall&#39;India all&#39;Etiopia, e ai funzionari loro subordinati scrive quanto segue: 13bEssendo io al comando di molte nazioni e avendo il dominio di tutto il mondo, non volendo abusare della grandezza del potere, ma volendo governare sempre con moderazione e con dolcezza, mi sono proposto di rendere quieta la vita dei sudditi e di assicurare un regno tranquillo e percorribile fino alle frontiere, per far rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini.&#xA;13cDopo aver chiesto ai miei consiglieri come si potesse attuare tutto questo, Aman, distinto presso di noi per prudenza, eccellente per inalterata devozione e sicura fedeltà ed elevato alla seconda dignità del regno, 13dci ha avvertiti che in mezzo a tutte le razze che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile il quale, vivendo con leggi diverse da quelle di ogni altra nazione, trascura sempre i decreti del re, così da compromettere la pace delle nazioni da noi consolidata.&#xA;13eConsiderando dunque che questa nazione è l’unica ad essere in continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per uno strano regime di leggi, e che, ostile ai nostri interessi, compie le peggiori malvagità e ostacola la stabilità del regno, 13fabbiamo ordinato che le persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Aman, incaricato dei nostri affari pubblici e da noi trattato come un secondo padre, tutte, con le mogli e i figli, siano radicalmente sterminate con la spada dei loro avversari, senz&#39;alcuna pietà né perdono, il quattordici del dodicesimo mese dell&#39;anno corrente, cioè Adar, 13g cosicché questi nostri oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli inferi in un solo giorno, ci assicurino definitivamente per l&#39;avvenire un governo stabile e tranquillo⊥.&#xA;14Le copie delle lettere furono pubblicate in ogni provincia e a tutte le nazioni fu ordinato di stare pronti per quel giorno. 15 L&#39;applicazione fu sollecitata anche nella città di Susa e, mentre il re e Aman si davano a bere smodatamente, la città era costernata. ⊥&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Dopo questi fatti, il re Assuero rese grande Aman, figlio di Ammedàta, l&#39;Agaghita, lo innalzò e pose il suo seggio al di sopra di tutti i prìncipi che erano con lui. 2Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, si inginocchiavano e si prostravano davanti ad Aman, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non s&#39;inginocchiava né si prostrava. 3I ministri del re, che stavano alla porta del re, dissero a Mardocheo: &#34;Perché trasgredisci l&#39;ordine del re?&#34;. 4Ma, sebbene glielo dicessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono il fatto ad Aman, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento; aveva detto loro, infatti, che era un Giudeo. 5Aman vide che Mardocheo non s&#39;inginocchiava né si prostrava davanti a lui e fu pieno d&#39;ira; 6ma gli sembrò poca cosa mettere le mani addosso a Mardocheo soltanto, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere tutti i Giudei che si trovavano nel regno d&#39;Assuero, cioè il popolo di Mardocheo.&#xA;7Il primo mese, cioè il mese di Nisan, il dodicesimo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè la sorte, alla presenza di Aman, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul tredici del dodicesimo mese, chiamato Adar. 8Allora Aman disse al re Assuero: &#34;Vi è un popolo disperso e segregato tra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo lasci tranquillo. 9Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io verserò diecimila talenti d&#39;argento agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale&#34;. 10Allora il re si tolse l&#39;anello di mano e lo diede ad Aman, figlio di Ammedàta, l&#39;Agaghita, nemico dei Giudei. 11Il re disse ad Aman: &#34;Il denaro sia per te: al popolo fa&#39; pure quello che ti sembra opportuno&#34;. 12Il tredici del primo mese furono chiamati i segretari del re, e in conformità agli ordini di Aman, fu scritto ai satrapi del re, ai governatori di ogni provincia e ai capi di ogni popolo, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome del re Assuero e sigillato con l&#39;anello reale. 13Questi documenti scritti furono spediti per mezzo di corrieri in tutte le province del re, perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del dodicesimo mese, cioè il mese di Adar, e si saccheggiassero i loro beni.&#xA;14Una copia dell&#39;editto, che doveva essere promulgato in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché si tenessero pronti per quel giorno. 15I corrieri partirono in tutta fretta per eseguire l&#39;ordine del re e il decreto fu promulgato nella cittadella di Susa. Mentre il re e Aman stavano a gozzovigliare, la città di Susa era costernata.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;3,13g NVg (3,13h) aggiunge: 13hChi poi volesse tenere nascosta la loro stirpe, non potrà più abitare tra gli uomini, e neppure tra gli uccelli, e sarà bruciato col fuoco sacro. I loro averi saranno incamerati dal regno. Saluti.&#xA;&#xA;3,15 NVg (3,15a-i) aggiunge: 15aE tutte le nazioni fecero banchetto. Entrati nella reggia, il re e Aman si davano ai piaceri insieme agli amici. 15bPresso tutti i Giudei, dunque, era grande il pianto e il lamento nei luoghi dove veniva esposta copia della lettera. 15cI Giudei invocavano il Dio dei loro padri e dicevano: 15d«Signore Dio, tu solo sei Dio lassù nel cielo e non v’è altro Dio all’infuori di te. 15eSe in realtà avessimo adempiuto la tua legge e i tuoi precetti, saremmo vissuti in pace e sicurezza tutto il tempo della nostra vita; 15fma poiché non abbiamo adempiuto i tuoi precetti, adesso è giunta su di noi questa grande sciagura. 15gTu sei giusto, misericordioso, eccelso e grande, o Signore, e tutte le tue vie sono giuste. 15hAdesso, però, Signore, tu che sei stato benevolo con noi dall’Egitto fino ad oggi, non permettere che i tuoi figli siano fatti prigionieri e le nostre mogli siano violentate e uccise. 15iAbbi pietà di coloro che costituiscono la parte che ti sei scelta e non dare all’infamia la tua eredità, perché i nostri nemici non abbiano a prevalere su di noi».&#xA;&#xA;3,7 Fece un editto: questo versetto sembra sia stato inserito qui in un secondo momento, per stabilire un collegamento tra la vicenda di Ester e la festa di Purìm, di origine indipendente.&#xA;&#xA;3,9 diecimila talenti d’argento: un talento equivaleva a circa 33 chilogrammi. La somma indicata da Aman può intendersi come l’equivalente dei beni tolti agli Ebrei, oppure come cifra volutamente esagerata, con la quale si inizia una trattativa per poi concluderla ad un prezzo molto più basso.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-6. Nessun titolo di merito è presentato per giustificare la dignità conferita ad Aman. La sua ascendenza, però, indica la sua contrapposizione al popolo ebraico; egli è un discendente di Agag (da cui «Agaghita»), un re di Amalek sconfitto da Saul (cfr. 1Sam 15). Nel contrasto tra Mardocheo (discendente della famiglia di Saul) e Aman (Amalecita) si ripropone l&#39;antico contrasto tra i due popoli, che affonda le sue origini addirittura nella peregrinazione nel deserto (cfr. Es 17,8-16; Dt 25,17-19). Questo sfondo storico giustifica appunto il rifiuto di Mardocheo di porgere omaggio al suo rivale: non vi è quindi nessun motivo religioso particolare (come invece postula la versione greca), ma neppure l&#39;orgoglio ferito di Mardocheo basta a spiegare la sua reazione (nonostante che in tal senso si pronuncino diversi commentatori). In realtà Mardocheo motiva la sua insubordinazione con il fatto che è «un Giudeo» (v. 4), cioè appartiene a un popolo da sempre in contrasto con quello di Aman. E questo spiega la reazione di Aman: non basta eliminare il suddito insubordinato (v. 6), perché l&#39;inimicizia dimostrata da Mardocheo non è che l&#39;espressione di quella che un popolo intero nutre nei suoi confronti.&#xA;&#xA;7-13. Il v. 7 è probabilmente una glossa che intende collegare gli avvenimenti descritti in seguito con la conclusione del libro, in cui si istituisce la festa di Purim. Secondo un costume diffuso in ambito babilonese, si gettano le sorti all&#39;inizio dell&#39;anno (pura è un vocabolo accadico, la cui traduzione è fornita dall&#39;autore stesso del libro). Non è chiaro se Aman stia tirando a sorte in quale giorno presentare la petizione al re, oppure (cfr. 4,7 TA) il giorno in cui attuare il pogrom contro i Giudei (anche se il testo sembra favorire la seconda interpretazione). Il rapporto di Aman sui Giudei è sconcertante, anche perché riflette un modo di considerare tale popolo che non concorda con la prassi amministrativa persiana, la quale tollerava le differenze etniche e le rispettava. Tre sono i capi d&#39;accusa: sono un «popolo segregato», cioè non assimilato agli altri, «le cui leggi sono diverse» e che non osserva le leggi del re». Tali accuse ritornano sovente nelle fonti greche di epoca ellenistica (cfr. l&#39;accusa di amixia), ma va osservata la tendenza di taluni monarchi ellenistici ad assimilare le popolazioni sia dal punto di vista culturale che religioso (partendo tra l&#39;altro dalla prospettiva che l&#39;unica vera civiltà è quella greca e che le altre non sono che barbare). L&#39;accusa di essere un popolo segregato contrasta per esempio con la funzione di Mardocheo: se davvero egli avesse condotto un&#39;esistenza separata dagli altri, non avrebbe certo potuto lavorare a corte. L&#39;accenno alle leggi diverse è indubbiamente motivato, ma questo era comune a ogni minoranza presente nell&#39;impero persiano, la quale appunto si distingueva per lingua, alimentazione, abbigliamento, calendario: ci troviamo perciò di fronte a un pregiudizio avanzato dallo stesso Aman, quasi a insinuare che la diversità sia di per se stessa una minaccia per la stabilità del regno. La terza è un&#39;accusa assai bizzarra, che si giustifica tuttavia a partire dal rifiuto di Mardocheo di rendere omaggio al suo rivale, un atto ordinato con decreto dal re stesso (cfr. 3,2).&#xA;&#xA;Alla sua richiesta di sterminare i Giudei, Aman unisce l&#39;offerta di una somma considerevole (secondo i dati forniti da fonti antiche una tale somma ammonterebbe a quasi i due terzi degli introiti annuali dell&#39;impero persiano), forse per compensare il venir meno delle tasse pagate al re dai Giudei, oppure come l&#39;equivalente di quanto il re avrebbe ricevuto se li avesse venduti come schiavi. La risposta del re a tale offerta (v. 11) sembrerebbe esprimere un rifiuto, ma ciò non trova riscontro: in 4,7 si menziona di nuovo questa somma promessa da Aman al re e in 7,4 Ester afferma che lei e il suo popolo «siamo stati venduti». Il diniego apparente del re corrisponde probabilmente a uno stile orientale di effettuare transazioni economiche (cfr. la singolare trattativa di Gn 23,7-18): l&#39;espediente di esprimere inizialmente un educato rifiuto è ancor oggi diffuso nei mercati mediorientali.&#xA;&#xA;Il narratore invia alcuni messaggi che solo implicitamente possono essere colti. Nel v. 8, «un popolo» può essere reso anche come «un popolo insignificante», una interpretazione che illumina sull&#39;atteggiamento del re: di fronte all&#39;estensione dell&#39;impero, che cosa conta una minoranza etnica e perché porsi problema per la sua eliminazione, se essa crea disturbo al corretto funzionamento della macchina imperiale? Nel v. 10 Aman è ormai definito «nemico dei Giudei»: questo chiarisce ora la sua posizione nel racconto, dato che egli non è soltanto il rivale di un funzionario giudeo, ma il nemico di tutto un popolo. Notiamo infine che Aman non dice al re il nome del popolo in questione: a differenza del comportamento tenuto al momento della deposizione di Vasti (in cui il re ha effettuato un&#39;ampia consultazione, cfr. 1,13), o in merito alla cospirazione dei due eunuchi (dove il re ha ordinato addirittura un&#39;inchiesta, cfr. 2,23), qui Assuero sembra agisca con estrema leggerezza: la decisione è presa con molta superficialità, sulla base soltanto delle parole (menzognere) di una singola persona. Si tratta dell&#39;assurda espressione del totalitarismo, che riversa la sua brutalità su un popolo la cui unica colpa è di essere diverso e insignificante.&#xA;&#xA;13a-13g. I LXX aggiungono a questo punto il testo del decreto del re Assuero. Per la forma ridondante e lo stile, si ritiene che sia stato composto in greco (cfr. la stretta analogia con 3Mac 3,12-29). L&#39;inizio e la fine del decreto creano un deciso contrasto con il suo contenuto: si parla di pace e si ordina uno sterminio. Nel testo sono riprese le accuse abitualmente rivolte ai Giudei dai loro persecutori (cfr. Sap 2,15; Dn 3,12). Il re afferma di agire soltanto in vista del benessere del suo popolo (v. 2) con un linguaggio tipicamente propagandistico: sembra che chi è al potere pensi solo al bene del popolo, alla pace che tutti desiderano, ma la realtà è ben diversa. Nel v. 3 il lettore è in grado di mettere a nudo le menzogne del potere: il re non ha discusso del benessere dei suoi sudditi con i suoi consiglieri (cfr. 3,7-11); il consiglio di Aman non è frutto di devozione e fedeltà, ma è generato dall&#39;orgoglio ferito. Il potere è perciò inserito in una logica perversa: si propaganda come piano per realizzare il benessere del regno un meschino atto di ritorsione e di vendetta.&#xA;&#xA;14-15. L&#39;editto è fatto conoscere perché coloro che lo devono eseguire si tengano pronti per il giorno fissato. La conclusione del brano è cruda: nessuna apprensione o ripensamento da parte del re e di Aman. Il primo ministro può mangiare soddisfatto per il successo conseguito; il re non fa che attuare il suo abituale stile di vita. Vi è però una città in apprensione: non soltanto i Giudei quindi. Non tutti sono Aman (il «nemico), non tutti acconsentono alla ferrea logica di un potere che sacrifica a se stesso persone innocenti.&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Conflitto tra Aman e Mardocheo</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1</strong>Dopo questi avvenimenti, il re Artaserse onorò grandemente Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo. Lo elevò in dignità e, fra tutti i suoi amici, lo faceva sedere al primo posto. <strong>2</strong>Tutti quelli che stavano al palazzo si prostravano davanti a lui, poiché il re aveva ordinato di fare così. Ma Mardocheo non si prostrava davanti a lui. <strong>3</strong>Allora quelli che stavano nel palazzo dissero a Mardocheo: “Mardocheo, perché non ascolti i comandi del re?”. <strong>4</strong>Essi glielo dicevano giorno dopo giorno, ma egli non li ascoltava. Allora fecero presente ad Aman che Mardocheo trasgrediva gli ordini del re. Mardocheo inoltre aveva rivelato loro di essere un Giudeo. <strong>5</strong>Ma Aman, accortosi che Mardocheo non si prostrava davanti a lui, si indignò grandemente <strong>6</strong>e decise di sterminare tutti i Giudei che si trovavano sotto il dominio di Artaserse.</p>

<p><strong>MINACCIA CONTRO GLI EBREI</strong> <em>(3,7-5,14)</em></p>

<p><strong><em>Aman consiglia al re lo sterminio degli Ebrei</em></strong>
<strong>7</strong>Fece un editto nell&#39;anno dodicesimo del regno di Artaserse; tirò a sorte il giorno e il mese, per sterminare in un solo giorno il popolo di Mardocheo. La sorte cadde sul quattordicesimo giorno del mese di Adar. <strong>8</strong>Allora disse al re Artaserse: “C&#39;è un popolo disperso tra le nazioni in tutto il tuo regno, le cui leggi differiscono da quelle di tutte le altre nazioni; essi disobbediscono alle leggi del re e non è conveniente che il re glielo permetta. <strong>9</strong>Se piace al re, dia ordine di ucciderli, e io assegnerò al tesoro del re diecimila talenti d&#39;argento”. <strong>10</strong>Il re, preso il suo anello, lo dette in mano ad Aman, per mettere il sigillo sui decreti contro i Giudei. <strong>11</strong>Il re disse ad Aman: “Tieni pure il denaro, e tratta questo popolo come vuoi tu”. <strong>12</strong>Nel tredicesimo giorno del primo mese furono chiamati gli scribi e, come aveva ordinato Aman, scrissero ai capi e ai governatori di ogni provincia, dall&#39;India fino all&#39;Etiopia, a centoventisette province, e ai capi delle nazioni, secondo la loro lingua, a nome del re Artaserse. <strong>13</strong>Le lettere furono mandate per mezzo di corrieri nel regno di Artaserse, perché in un solo giorno del dodicesimo mese, chiamato Adar, fosse sterminata la stirpe dei Giudei e si saccheggiassero i loro beni.
<strong>13a</strong>Questa è la copia della lettera:</p>

<p><strong><em>Il decreto di sterminio diffuso nell’impero</em></strong>
“Il grande re Artaserse ai governatori delle centoventisette province, dall&#39;India all&#39;Etiopia, e ai funzionari loro subordinati scrive quanto segue: <strong>13b</strong>Essendo io al comando di molte nazioni e avendo il dominio di tutto il mondo, non volendo abusare della grandezza del potere, ma volendo governare sempre con moderazione e con dolcezza, mi sono proposto di rendere quieta la vita dei sudditi e di assicurare un regno tranquillo e percorribile fino alle frontiere, per far rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini.
<strong>13c</strong>Dopo aver chiesto ai miei consiglieri come si potesse attuare tutto questo, Aman, distinto presso di noi per prudenza, eccellente per inalterata devozione e sicura fedeltà ed elevato alla seconda dignità del regno, <strong>13d</strong>ci ha avvertiti che in mezzo a tutte le razze che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile il quale, vivendo con leggi diverse da quelle di ogni altra nazione, trascura sempre i decreti del re, così da compromettere la pace delle nazioni da noi consolidata.
<strong>13e</strong>Considerando dunque che questa nazione è l’unica ad essere in continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per uno strano regime di leggi, e che, ostile ai nostri interessi, compie le peggiori malvagità e ostacola la stabilità del regno, <strong>13f</strong>abbiamo ordinato che le persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Aman, incaricato dei nostri affari pubblici e da noi trattato come un secondo padre, tutte, con le mogli e i figli, siano radicalmente sterminate con la spada dei loro avversari, senz&#39;alcuna pietà né perdono, il quattordici del dodicesimo mese dell&#39;anno corrente, cioè Adar, <strong>13g</strong> cosicché questi nostri oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli inferi in un solo giorno, ci assicurino definitivamente per l&#39;avvenire un governo stabile e tranquillo⊥.
<strong>14</strong>Le copie delle lettere furono pubblicate in ogni provincia e a tutte le nazioni fu ordinato di stare pronti per quel giorno. <strong>15</strong> L&#39;applicazione fu sollecitata anche nella città di Susa e, mentre il re e Aman si davano a bere smodatamente, la città era costernata. ⊥</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Dopo questi fatti, il re Assuero rese grande Aman, figlio di Ammedàta, l&#39;Agaghita, lo innalzò e pose il suo seggio al di sopra di tutti i prìncipi che erano con lui. <strong>2</strong>Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, si inginocchiavano e si prostravano davanti ad Aman, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non s&#39;inginocchiava né si prostrava. <strong>3</strong>I ministri del re, che stavano alla porta del re, dissero a Mardocheo: “Perché trasgredisci l&#39;ordine del re?”. <strong>4</strong>Ma, sebbene glielo dicessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono il fatto ad Aman, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento; aveva detto loro, infatti, che era un Giudeo. <strong>5</strong>Aman vide che Mardocheo non s&#39;inginocchiava né si prostrava davanti a lui e fu pieno d&#39;ira; <strong>6</strong>ma gli sembrò poca cosa mettere le mani addosso a Mardocheo soltanto, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere tutti i Giudei che si trovavano nel regno d&#39;Assuero, cioè il popolo di Mardocheo.
<strong>7</strong>Il primo mese, cioè il mese di Nisan, il dodicesimo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè la sorte, alla presenza di Aman, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul tredici del dodicesimo mese, chiamato Adar. <strong>8</strong>Allora Aman disse al re Assuero: “Vi è un popolo disperso e segregato tra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo lasci tranquillo. <strong>9</strong>Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io verserò diecimila talenti d&#39;argento agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale”. <strong>10</strong>Allora il re si tolse l&#39;anello di mano e lo diede ad Aman, figlio di Ammedàta, l&#39;Agaghita, nemico dei Giudei. <strong>11</strong>Il re disse ad Aman: “Il denaro sia per te: al popolo fa&#39; pure quello che ti sembra opportuno”. <strong>12</strong>Il tredici del primo mese furono chiamati i segretari del re, e in conformità agli ordini di Aman, fu scritto ai satrapi del re, ai governatori di ogni provincia e ai capi di ogni popolo, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome del re Assuero e sigillato con l&#39;anello reale. <strong>13</strong>Questi documenti scritti furono spediti per mezzo di corrieri in tutte le province del re, perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del dodicesimo mese, cioè il mese di Adar, e si saccheggiassero i loro beni.
<strong>14</strong>Una copia dell&#39;editto, che doveva essere promulgato in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché si tenessero pronti per quel giorno. <strong>15</strong>I corrieri partirono in tutta fretta per eseguire l&#39;ordine del re e il decreto fu promulgato nella cittadella di Susa. Mentre il re e Aman stavano a gozzovigliare, la città di Susa era costernata.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>3,13g</strong> NVg (3,13h) aggiunge: <strong>13h</strong>Chi poi volesse tenere nascosta la loro stirpe, non potrà più abitare tra gli uomini, e neppure tra gli uccelli, e sarà bruciato col fuoco sacro. I loro averi saranno incamerati dal regno. Saluti.</em></p>

<p><em><strong>3,15</strong> NVg (3,15a-i) aggiunge: <strong>15a</strong>E tutte le nazioni fecero banchetto. Entrati nella reggia, il re e Aman si davano ai piaceri insieme agli amici. <strong>15b</strong>Presso tutti i Giudei, dunque, era grande il pianto e il lamento nei luoghi dove veniva esposta copia della lettera. <strong>15c</strong>I Giudei invocavano il Dio dei loro padri e dicevano: <strong>15d</strong>«Signore Dio, tu solo sei Dio lassù nel cielo e non v’è altro Dio all’infuori di te. <strong>15e</strong>Se in realtà avessimo adempiuto la tua legge e i tuoi precetti, saremmo vissuti in pace e sicurezza tutto il tempo della nostra vita; <strong>15f</strong>ma poiché non abbiamo adempiuto i tuoi precetti, adesso è giunta su di noi questa grande sciagura. <strong>15g</strong>Tu sei giusto, misericordioso, eccelso e grande, o Signore, e tutte le tue vie sono giuste. <strong>15h</strong>Adesso, però, Signore, tu che sei stato benevolo con noi dall’Egitto fino ad oggi, non permettere che i tuoi figli siano fatti prigionieri e le nostre mogli siano violentate e uccise. <strong>15i</strong>Abbi pietà di coloro che costituiscono la parte che ti sei scelta e non dare all’infamia la tua eredità, perché i nostri nemici non abbiano a prevalere su di noi».</em></p>

<p><em><strong>3,7</strong> Fece un editto: questo versetto sembra sia stato inserito qui in un secondo momento, per stabilire un collegamento tra la vicenda di Ester e la festa di Purìm, di origine indipendente.</em></p>

<p><em><strong>3,9</strong> diecimila talenti d’argento: un talento equivaleva a circa 33 chilogrammi. La somma indicata da Aman può intendersi come l’equivalente dei beni tolti agli Ebrei, oppure come cifra volutamente esagerata, con la quale si inizia una trattativa per poi concluderla ad un prezzo molto più basso.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-6</strong>. Nessun titolo di merito è presentato per giustificare la dignità conferita ad Aman. La sua ascendenza, però, indica la sua contrapposizione al popolo ebraico; egli è un discendente di Agag (da cui «Agaghita»), un re di Amalek sconfitto da Saul (cfr. 1Sam 15). Nel contrasto tra Mardocheo (discendente della famiglia di Saul) e Aman (Amalecita) si ripropone l&#39;antico contrasto tra i due popoli, che affonda le sue origini addirittura nella peregrinazione nel deserto (cfr. Es 17,8-16; Dt 25,17-19). Questo sfondo storico giustifica appunto il rifiuto di Mardocheo di porgere omaggio al suo rivale: non vi è quindi nessun motivo religioso particolare (come invece postula la versione greca), ma neppure l&#39;orgoglio ferito di Mardocheo basta a spiegare la sua reazione (nonostante che in tal senso si pronuncino diversi commentatori). In realtà Mardocheo motiva la sua insubordinazione con il fatto che è «un Giudeo» (v. 4), cioè appartiene a un popolo da sempre in contrasto con quello di Aman. E questo spiega la reazione di Aman: non basta eliminare il suddito insubordinato (v. 6), perché l&#39;inimicizia dimostrata da Mardocheo non è che l&#39;espressione di quella che un popolo intero nutre nei suoi confronti.</p>

<p><strong>7-13</strong>. Il v. 7 è probabilmente una glossa che intende collegare gli avvenimenti descritti in seguito con la conclusione del libro, in cui si istituisce la festa di Purim. Secondo un costume diffuso in ambito babilonese, si gettano le sorti all&#39;inizio dell&#39;anno <em>(pura</em> è un vocabolo accadico, la cui traduzione è fornita dall&#39;autore stesso del libro). Non è chiaro se Aman stia tirando a sorte in quale giorno presentare la petizione al re, oppure (cfr. 4,7 TA) il giorno in cui attuare il <em>pogrom</em> contro i Giudei (anche se il testo sembra favorire la seconda interpretazione). Il rapporto di Aman sui Giudei è sconcertante, anche perché riflette un modo di considerare tale popolo che non concorda con la prassi amministrativa persiana, la quale tollerava le differenze etniche e le rispettava. Tre sono i capi d&#39;accusa: sono un «popolo segregato», cioè non assimilato agli altri, «le cui leggi sono diverse» e che non osserva le leggi del re». Tali accuse ritornano sovente nelle fonti greche di epoca ellenistica (cfr. l&#39;accusa di <em>amixia),</em> ma va osservata la tendenza di taluni monarchi ellenistici ad assimilare le popolazioni sia dal punto di vista culturale che religioso (partendo tra l&#39;altro dalla prospettiva che l&#39;unica vera civiltà è quella greca e che le altre non sono che barbare). L&#39;accusa di essere un popolo segregato contrasta per esempio con la funzione di Mardocheo: se davvero egli avesse condotto un&#39;esistenza separata dagli altri, non avrebbe certo potuto lavorare a corte. L&#39;accenno alle leggi diverse è indubbiamente motivato, ma questo era comune a ogni minoranza presente nell&#39;impero persiano, la quale appunto si distingueva per lingua, alimentazione, abbigliamento, calendario: ci troviamo perciò di fronte a un pregiudizio avanzato dallo stesso Aman, quasi a insinuare che la diversità sia di per se stessa una minaccia per la stabilità del regno. La terza è un&#39;accusa assai bizzarra, che si giustifica tuttavia a partire dal rifiuto di Mardocheo di rendere omaggio al suo rivale, un atto ordinato con decreto dal re stesso (cfr. 3,2).</p>

<p>Alla sua richiesta di sterminare i Giudei, Aman unisce l&#39;offerta di una somma considerevole (secondo i dati forniti da fonti antiche una tale somma ammonterebbe a quasi i due terzi degli introiti annuali dell&#39;impero persiano), forse per compensare il venir meno delle tasse pagate al re dai Giudei, oppure come l&#39;equivalente di quanto il re avrebbe ricevuto se li avesse venduti come schiavi. La risposta del re a tale offerta (v. 11) sembrerebbe esprimere un rifiuto, ma ciò non trova riscontro: in 4,7 si menziona di nuovo questa somma promessa da Aman al re e in 7,4 Ester afferma che lei e il suo popolo «siamo stati venduti». Il diniego apparente del re corrisponde probabilmente a uno stile orientale di effettuare transazioni economiche (cfr. la singolare trattativa di Gn 23,7-18): l&#39;espediente di esprimere inizialmente un educato rifiuto è ancor oggi diffuso nei mercati mediorientali.</p>

<p>Il narratore invia alcuni messaggi che solo implicitamente possono essere colti. Nel v. 8, «un popolo» può essere reso anche come «un popolo insignificante», una interpretazione che illumina sull&#39;atteggiamento del re: di fronte all&#39;estensione dell&#39;impero, che cosa conta una minoranza etnica e perché porsi problema per la sua eliminazione, se essa crea disturbo al corretto funzionamento della macchina imperiale? Nel v. 10 Aman è ormai definito «nemico dei Giudei»: questo chiarisce ora la sua posizione nel racconto, dato che egli non è soltanto il rivale di un funzionario giudeo, ma il nemico di tutto un popolo. Notiamo infine che Aman non dice al re il nome del popolo in questione: a differenza del comportamento tenuto al momento della deposizione di Vasti (in cui il re ha effettuato un&#39;ampia consultazione, cfr. 1,13), o in merito alla cospirazione dei due eunuchi (dove il re ha ordinato addirittura un&#39;inchiesta, cfr. 2,23), qui Assuero sembra agisca con estrema leggerezza: la decisione è presa con molta superficialità, sulla base soltanto delle parole (menzognere) di una singola persona. Si tratta dell&#39;assurda espressione del totalitarismo, che riversa la sua brutalità su un popolo la cui unica colpa è di essere diverso e insignificante.</p>

<p><strong>13a-13g</strong>. I LXX aggiungono a questo punto il testo del decreto del re Assuero. Per la forma ridondante e lo stile, si ritiene che sia stato composto in greco (cfr. la stretta analogia con 3Mac 3,12-29). L&#39;inizio e la fine del decreto creano un deciso contrasto con il suo contenuto: si parla di pace e si ordina uno sterminio. Nel testo sono riprese le accuse abitualmente rivolte ai Giudei dai loro persecutori (cfr. Sap 2,15; Dn 3,12). Il re afferma di agire soltanto in vista del benessere del suo popolo (v. 2) con un linguaggio tipicamente propagandistico: sembra che chi è al potere pensi solo al bene del popolo, alla pace che tutti desiderano, ma la realtà è ben diversa. Nel v. 3 il lettore è in grado di mettere a nudo le menzogne del potere: il re non ha discusso del benessere dei suoi sudditi con i suoi consiglieri (cfr. 3,7-11); il consiglio di Aman non è frutto di devozione e fedeltà, ma è generato dall&#39;orgoglio ferito. Il potere è perciò inserito in una logica perversa: si propaganda come piano per realizzare il benessere del regno un meschino atto di ritorsione e di vendetta.</p>

<p><strong>14-15</strong>. L&#39;editto è fatto conoscere perché coloro che lo devono eseguire si tengano pronti per il giorno fissato. La conclusione del brano è cruda: nessuna apprensione o ripensamento da parte del re e di Aman. Il primo ministro può mangiare soddisfatto per il successo conseguito; il re non fa che attuare il suo abituale stile di vita. Vi è però una città in apprensione: non soltanto i Giudei quindi. Non tutti sono Aman (il «nemico), non tutti acconsentono alla ferrea logica di un potere che sacrifica a se stesso persone innocenti.</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 04:47:45 +0000</pubDate>
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      <title>ESTER - Capitolo 2</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ester diventa regina&#xA;TESTO GRECO 1Dopo questi fatti, l&#39;ira del re si placò ed egli non si ricordò più di Vasti, avendo presente quello che lei aveva detto e come egli l&#39;aveva ormai condannata. 2Dissero allora i servi del re: &#34;Si cerchino per il re fanciulle incorrotte e belle. 3E in tutte le province del suo regno il re dia incarico ai governatori locali perché siano scelte fanciulle vergini e belle; siano portate nella città di Susa, nell&#39;harem, e siano consegnate all&#39;eunuco del re che è il custode delle donne e siano dati loro unguenti e ogni altra cosa necessaria, 4e la donna che piacerà al re diventi regina al posto di Vasti&#34;. La proposta piacque al re, e così si fece.&#xA;5Nella città di Susa c&#39;era un Giudeo di nome Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, 6il quale era stato deportato da Gerusalemme quando fu ridotta in schiavitù da Nabucodònosor, re di Babilonia. 7Egli aveva una figlia adottiva, figlia di Aminadàb, fratello di suo padre, che si chiamava Ester. Quando erano morti i suoi genitori, egli l&#39;aveva allevata per prenderla in moglie. La fanciulla era bella d&#39;aspetto. 8E quando il decreto del re fu pubblicato, molte fanciulle furono raccolte nella città di Susa sotto la sorveglianza di Gai; anche Ester fu condotta da Gai, custode delle donne.&#xA;9La fanciulla gli piacque e trovò grazia presso di lui, ed egli si preoccupò di darle gli unguenti e la sua porzione di cibo, oltre alle sette fanciulle assegnate a lei dalla reggia, e usò verso di lei e le sue ancelle un trattamento di favore nell&#39;harem. 10Ester non disse nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva ordinato di non dirlo. 11Mardocheo passeggiava ogni giorno lungo il cortile dell&#39;harem, per vedere che cosa fosse accaduto a Ester.&#xA;12Il momento di andare dal re giungeva per una fanciulla alla fine di dodici mesi, quando terminavano i giorni della preparazione. Il periodo della preparazione si svolgeva così: sei mesi per essere unta con olio di mirra e sei con spezie e unguenti femminili. 13Allora veniva introdotta dal re, e quello che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall&#39;harem alla reggia. 14Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, dove Gai, l&#39;eunuco del re, custodiva le donne; nessuna di loro poteva rientrare dal re, se non veniva chiamata per nome.&#xA;15Quando per Ester, figlia di Aminadàb, fratello del padre di Mardocheo, si compì il tempo di entrare dal re, ella nulla tralasciò di quello che le aveva ordinato l&#39;eunuco, il custode delle donne; Ester infatti trovava grazia presso tutti quelli che la vedevano. 16Ester entrò dal re Artaserse nel dodicesimo mese, chiamato Adar, l&#39;anno settimo del suo regno. 17Il re si innamorò di Ester: ella trovò grazia più di tutte le fanciulle e perciò egli pose su di lei la corona regale. 18Poi il re fece un banchetto per tutti i suoi amici e i potenti per sette giorni, volendo solennizzare così le nozze di Ester; condonò pure i debiti a tutti quelli che erano sotto il suo dominio.&#xA;&#xA;Mardocheo accusa i due eunuchi&#xA;19Mardocheo prestava servizio nel palazzo. 20Ester non palesò la sua stirpe: Mardocheo infatti le aveva raccomandato di avere il timore di Dio e di osservare i suoi comandamenti, come quando stava con lui. Ester non cambiò il suo modo di vivere.&#xA;21I due eunuchi del re, capi delle guardie del corpo, si rattristarono perché Mardocheo era stato promosso, e cercavano di uccidere il re Artaserse. 22La cosa fu resa nota a Mardocheo, ed egli la fece conoscere ad Ester; ella rivelò al re la notizia della congiura. 23Allora il re fece indagare riguardo ai due eunuchi e li impiccò; il re ordinò di prenderne nota negli archivi reali, in memoria e a lode dei buoni uffici di Mardocheo.&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Dopo questi fatti, quando la collera del re si fu calmata, egli si ricordò di Vasti, di ciò che lei aveva fatto e di quanto era stato deciso a suo riguardo. 2Allora i giovani che stavano al servizio del re dissero: &#34;Si cerchino per il re fanciulle vergini e d&#39;aspetto avvenente; 3stabilisca il re in tutte le province del suo regno commissari, i quali radunino tutte le fanciulle vergini e d&#39;aspetto avvenente nella cittadella di Susa, nell&#39;harem, sotto la sorveglianza di Egài, eunuco del re e guardiano delle donne, il quale darà loro i cosmetici necessari. 4La fanciulla che piacerà al re diventerà regina al posto di Vasti&#34;. La proposta piacque al re e così si fece.&#xA;5Ora nella cittadella di Susa c&#39;era un Giudeo chiamato Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, un Beniaminita, 6che era stato deportato da Gerusalemme fra quelli condotti in esilio con Ieconia, re di Giuda, da Nabucodònosor, re di Babilonia. 7Egli aveva allevato Adàssa, cioè Ester, figlia di un suo zio, perché lei era orfana di padre e di madre. La ragazza era di bella presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della madre, Mardocheo l&#39;aveva presa come propria figlia. 8Quando l&#39;ordine del re e il suo editto furono divulgati e un gran numero di fanciulle vennero radunate nella cittadella di Susa sotto la sorveglianza di Egài, anche Ester fu presa nella reggia, sotto la sorveglianza di Egài, guardiano delle donne.&#xA;9La fanciulla piacque a Egài e conquistò il suo favore: egli si preoccupò di darle i cosmetici e il vitto; le diede sette ancelle scelte nella reggia e assegnò a lei e alle sue ancelle l&#39;alloggio migliore nell&#39;harem. 10Ester non aveva rivelato nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva proibito di parlarne. 11Mardocheo tutti i giorni passeggiava davanti al cortile dell&#39;harem per sapere se Ester stava bene e come la trattavano.&#xA;12Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i loro preparativi, sei mesi per profumarsi con olio di mirra e sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, 13la fanciulla andava dal re e tutto ciò che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall&#39;harem alla reggia. 14Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, sotto la sorveglianza di Saasgàz, eunuco del re e guardiano delle concubine. Poi non tornava più dal re a meno che il re la desiderasse e lei fosse richiamata per nome.&#xA;15Quando per Ester, figlia di Abicàil, zio di Mardocheo, che l&#39;aveva adottata per figlia, arrivò il turno di andare dal re, ella non chiese nulla tranne ciò che le era stato indicato da Egài, eunuco del re e guardiano delle donne; Ester attirava la simpatia di quanti la vedevano. 16Ester fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il decimo mese, cioè il mese di Tebet, il settimo anno del suo regno. 17Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed ella trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose sul capo la corona regale e la fece regina al posto di Vasti. 18Poi il re fece un gran banchetto, il banchetto di Ester, per tutti i prìncipi e i ministri; condonò i debiti delle province e fece doni con munificenza regale.&#xA;19Ora, la seconda volta che si radunavano le fanciulle, Mardocheo era seduto alla porta del re. 20Ester, secondo l&#39;ordine che Mardocheo le aveva dato, non aveva rivelato nulla né della sua stirpe né del suo popolo, poiché lei faceva quello che Mardocheo le diceva, come quando era sotto la sua tutela. 21In quei giorni, quando Mardocheo sedeva alla porta del re, Bigtan e Teres, due degli eunuchi del re che custodivano la soglia, irritati contro il re Assuero, cercarono il modo di mettere le mani sulla persona del re. 22La cosa fu risaputa da Mardocheo, che avvertì la regina Ester, ed Ester ne parlò al re in nome di Mardocheo. 23Svolte le indagini e scoperto il fatto, i due eunuchi furono impiccati a un palo. E la cosa fu registrata nel libro delle cronache, alla presenza del re.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;2,19-23 Questo racconto, nel testo greco, è una ripetizione di quanto già narrato in 1,1m-1p.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-20. Con questo lungo brano entriamo nel vivo della vicenda. L&#39;episodio è ben costruito letterariamente e si dispone in tre scene narrative (vv. 1-4; 8-11; 15-20) intervallate da due scene descrittive (vv. 5-7; 12-14), che sospendono il flusso degli eventi, ma consentono al lettore di penetrare nel vissuto dei personaggi.&#xA;&#xA;1-4. Assuero passa dalla collera a una specie di sconforto: il succedersi delle azioni legate a Vasti (ricordò, «essa aveva tatto», «era stato deciso») mostra che il re non ha saputo padroneggiare la situazione, in un certo senso è stato costretto a una scelta gravosa per lui. Da qui il metodo adottato per risolvere il problema, che tuttavia non è frutto della mente del re, ma dei giovani servitori del re (v. 2). Anche in questo caso quindi il re non decide da solo: ma saprebbe da solo trovare una soluzione? Secondo lo stile di tanti racconti popolari, il re ha a disposizione tutte le donne in età da marito («vergini) del regno. Potrebbe sembrare il sogno del principe azzurro di tante favole, invece con tale decisione si apre una gara senza esclusione di colpi (cfr. 2,13.15 dove le donne possono portare nella reggia ciò che vogliono e con ciò si vuole certamente alludere a tutto ciò che potrebbe allettare e conquistare il sovrano) in cui una soltanto risulterà vincitrice, mentre le altre saranno rinchiuse nell&#39;harem (2,14), protette come concubine del re, ma separate dal resto del mondo.&#xA;&#xA;5-7. Il racconto è sospeso per introdurre i due personaggi principali: un Giudeo, della tribù di Beniamino, discendente da Kis, padre di Saul (ctr. 1Sam ,1), che aveva tatto parte del primo nucleo dei deportati (nel 597 a.C.), quindi era di nobili origini (con la prima deportazione partirono infatti i maggiorenti di Giudea). Accanto a lui è presentata sua cugina Ester che, rimasta orfana, era stata da lui adottata. I nomi dei due personaggi non sono ebraici, ma babilonesi (Mardocheo corrisponde al nome Marduka, attestato nei documenti achemenidi, e si collega al dio principale del pantheon babilonese, Marduk; Ester corrisponde probabilmente a un nome derivato dalla dea babilonese Ishtar, ma potrebbe anche riflettere il persiano stâra, «stella»), ma questo non era inconsueto nella diaspora (cfr. Dn 1,7; Esd 1,8.11; 1Cr 3,17-18). L&#39;altro nome di Ester, Adassa, è invece ebraico e significa «mirto». Nulla è detto delle caratteristiche dei due personaggi: si accenna soltanto alla bellezza di Ester (v. 7) ed è ciò che conta in questo momento per fare colpo sul re (cfr. v. 4).&#xA;&#xA;8-11. Come le altre fanciulle, anche Ester è introdotta nell&#39;harem del re Assuero: nulla è detto delle aspettative di Ester e dei sentimenti da lei provati in quell&#39;occasione. Tutto avviene per ordine del re e nulla e nessuno può contrapporsi a tale decreto. L&#39;eunuco posto a sorveglianza delle fanciulle la prende però in simpatia: egli è probabilmente un buon conoscitore dei gusti del re e forse ha già visto in lei la candidata destinata a succedere a Vasti. Il v. 10 aggiunge ulteriori informazioni sull&#39;atteggiamento assunto da Ester: per ordine di Mardocheo ella non rivela la sua origine. Il testo tuttavia non spiega perché il cugino abbia imposto tale riservatezza; nulla per ora indica che la sua origine avrebbe potuto giocare a suo sfavore, anche perché il criterio per risultare gradite al re dipendeva dal riuscire a fargli trascorrere una gioiosa notte d&#39;amore. Forse il Giudeo teme alcune frange di antisemitismo, che potrebbero impedire a Ester, un giorno introdotta nella corte, di giovare al suo popolo. Ma forse è il sintomo di una tensione sempre presente: l&#39;ostilità può inaspettatamente insorgere, perciò bisogna stare in guardia.&#xA;&#xA;12-14. La lunga durata del periodo di preparazione contrasta assai con la brevità dell&#39;approccio al re: tutto si consumava in una notte e ogni sogno in quella notte poteva svanire; così la ragazza che aveva speso tanto tempo in preparativi rientrava nella massa anonima di coloro che non avevano suscitato alcun entusiasmo nel re. Sulla base del racconto, solo il gradimento del re, motivato dal fascino della fanciulla e dalla sua abilità nell&#39;approccio sessuale, era determinante per diventare regina dell&#39;impero persiano. Ciò contrasta con le notizie a noi giunte da altre fonti (cfr. Erodoto) che ci informano che la regina di Persia era scelta tra i sette casati nobili dell&#39;impero. Degno di nota è il fatto che nel racconto le donne non hanno alcuna dignità, né valore politico o familiare; neppure contano quali potenziali madri dell&#39;erede al trono: sono soltanto puri svaghi per il re, semplici oggetti sessuali.&#xA;&#xA;15-20. La scena si apre con un sottile apprezzamento su Ester: ella si affida all&#39;esperienza dell&#39;eunuco. Una donna finora diretta da uomini (cfr. 2,10), ma che fa colpo su di essi (cfr. 2,9): anche ora «attira la simpatia. In una società retta da maschi, tale remissività rappresenterebbe un pregio: non è forse per la sua ostinazione che Vasti è stata deposta? Finora Ester è stata un personaggio passivo: orfana, è stata presa da suo cugino (2,7) e introdotta nell&#39;harem (2,8). Dietro ogni sua scelta sta la volontà di altri. Quando emergerà la sua personalità? Quando potrà ella stessa decidere della sua esistenza? La data nel v. 16 corrisponde al dicembre-gennaio 479-478 a.C., circa quattro anni dopo la deposizione di Vasti: questo porterebbe a concludere che già più di mille candidate erano state presentate al re. Il lettore non è sorpreso dal risultato conseguito da Ester perché ella ha già ottenuto il favore di tutti coloro che l&#39;hanno incontrata. Ora il re fa un nuovo banchetto: una festa in onore della nuova regina, con la quale tutto il popolo è beneficato, dato che, secondo il v. 18, il re concede un giorno di «riposo» (oppure, come molti interpretano, il «condono delle tasse»).&#xA;&#xA;I vv. 19-20 sembrano un duplicato di 2,8-10. L&#39;espressione la seconda volta che si radunavano le fanciulle» sembra inconsistente con lo svolgersi della narrazione. Il riferimento è probabilmente al raduno delle fanciulle nell&#39;harem delle concubine (cfr. v. 14: «seconda casa delle donne») posto sotto la sorveglianza di un altro eunuco; «aveva stanza alla porta del re» indica che Mardocheo faceva parte dell&#39;amministrazione del regno e lavorava entro il palazzo; la «porta» indica la corte regale nella sua interezza, cioè l&#39;apparato amministrativo presente nel palazzo. &#xA;&#xA;21-23. Dopo aver illustrato l&#39;atteggiamento di Ester a corte, ora il narratore ci informa sulla lealtà di Mardocheo. Una ribellione politica (così è probabilmente da intendere l&#39;espressione «irritati contro il re» del v. 21) è sedata sul nascere per intervento del funzionario giudeo. Egli tuttavia informa il re per intermediazione di Ester: forse vuole in tal modo rendere ancor più rilevante la sua importanza a corte. Un fatto di tale gravità è immediatamente registrato negli annali ufficiali: il re ne è dunque a conoscenza e ciò contrasta ancor più vistosamente con il seguito, in cui il re omette di ricompensare Mardocheo per quanto ha fatto (un atteggiamento insolito, dato che le fonti antiche attestano unanimemente la munificenza dei re persiani nel ricompensare i servigi resi dai loro sudditi). Tale omissione introduce un percorso narrativo che solo al c. 6 troverà uno scioglimento: non Mardocheo è ricompensato, ma inaspettatamente un altro dignitario (Aman); invece della ricompensa, il Giudeo è addirittura accusato di insubordinazione al re (cfr. 3,3). Quando il re si ricorderà della lealtà di questo suo funzionario?&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ester diventa regina</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1</strong>Dopo questi fatti, l&#39;ira del re si placò ed egli non si ricordò più di Vasti, avendo presente quello che lei aveva detto e come egli l&#39;aveva ormai condannata. <strong>2</strong>Dissero allora i servi del re: “Si cerchino per il re fanciulle incorrotte e belle. <strong>3</strong>E in tutte le province del suo regno il re dia incarico ai governatori locali perché siano scelte fanciulle vergini e belle; siano portate nella città di Susa, nell&#39;harem, e siano consegnate all&#39;eunuco del re che è il custode delle donne e siano dati loro unguenti e ogni altra cosa necessaria, <strong>4</strong>e la donna che piacerà al re diventi regina al posto di Vasti”. La proposta piacque al re, e così si fece.
<strong>5</strong>Nella città di Susa c&#39;era un Giudeo di nome Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, <strong>6</strong>il quale era stato deportato da Gerusalemme quando fu ridotta in schiavitù da Nabucodònosor, re di Babilonia. <strong>7</strong>Egli aveva una figlia adottiva, figlia di Aminadàb, fratello di suo padre, che si chiamava Ester. Quando erano morti i suoi genitori, egli l&#39;aveva allevata per prenderla in moglie. La fanciulla era bella d&#39;aspetto. <strong>8</strong>E quando il decreto del re fu pubblicato, molte fanciulle furono raccolte nella città di Susa sotto la sorveglianza di Gai; anche Ester fu condotta da Gai, custode delle donne.
<strong>9</strong>La fanciulla gli piacque e trovò grazia presso di lui, ed egli si preoccupò di darle gli unguenti e la sua porzione di cibo, oltre alle sette fanciulle assegnate a lei dalla reggia, e usò verso di lei e le sue ancelle un trattamento di favore nell&#39;harem. <strong>10</strong>Ester non disse nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva ordinato di non dirlo. <strong>11</strong>Mardocheo passeggiava ogni giorno lungo il cortile dell&#39;harem, per vedere che cosa fosse accaduto a Ester.
<strong>12</strong>Il momento di andare dal re giungeva per una fanciulla alla fine di dodici mesi, quando terminavano i giorni della preparazione. Il periodo della preparazione si svolgeva così: sei mesi per essere unta con olio di mirra e sei con spezie e unguenti femminili. <strong>13</strong>Allora veniva introdotta dal re, e quello che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall&#39;harem alla reggia. <strong>14</strong>Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, dove Gai, l&#39;eunuco del re, custodiva le donne; nessuna di loro poteva rientrare dal re, se non veniva chiamata per nome.
<strong>15</strong>Quando per Ester, figlia di Aminadàb, fratello del padre di Mardocheo, si compì il tempo di entrare dal re, ella nulla tralasciò di quello che le aveva ordinato l&#39;eunuco, il custode delle donne; Ester infatti trovava grazia presso tutti quelli che la vedevano. <strong>16</strong>Ester entrò dal re Artaserse nel dodicesimo mese, chiamato Adar, l&#39;anno settimo del suo regno. <strong>17</strong>Il re si innamorò di Ester: ella trovò grazia più di tutte le fanciulle e perciò egli pose su di lei la corona regale. <strong>18</strong>Poi il re fece un banchetto per tutti i suoi amici e i potenti per sette giorni, volendo solennizzare così le nozze di Ester; condonò pure i debiti a tutti quelli che erano sotto il suo dominio.</p>

<p><strong><em>Mardocheo accusa i due eunuchi</em></strong>
<strong>19</strong>Mardocheo prestava servizio nel palazzo. <strong>20</strong>Ester non palesò la sua stirpe: Mardocheo infatti le aveva raccomandato di avere il timore di Dio e di osservare i suoi comandamenti, come quando stava con lui. Ester non cambiò il suo modo di vivere.
<strong>21</strong>I due eunuchi del re, capi delle guardie del corpo, si rattristarono perché Mardocheo era stato promosso, e cercavano di uccidere il re Artaserse. <strong>22</strong>La cosa fu resa nota a Mardocheo, ed egli la fece conoscere ad Ester; ella rivelò al re la notizia della congiura. <strong>23</strong>Allora il re fece indagare riguardo ai due eunuchi e li impiccò; il re ordinò di prenderne nota negli archivi reali, in memoria e a lode dei buoni uffici di Mardocheo.</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Dopo questi fatti, quando la collera del re si fu calmata, egli si ricordò di Vasti, di ciò che lei aveva fatto e di quanto era stato deciso a suo riguardo. <strong>2</strong>Allora i giovani che stavano al servizio del re dissero: “Si cerchino per il re fanciulle vergini e d&#39;aspetto avvenente; <strong>3</strong>stabilisca il re in tutte le province del suo regno commissari, i quali radunino tutte le fanciulle vergini e d&#39;aspetto avvenente nella cittadella di Susa, nell&#39;harem, sotto la sorveglianza di Egài, eunuco del re e guardiano delle donne, il quale darà loro i cosmetici necessari. <strong>4</strong>La fanciulla che piacerà al re diventerà regina al posto di Vasti”. La proposta piacque al re e così si fece.
<strong>5</strong>Ora nella cittadella di Susa c&#39;era un Giudeo chiamato Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, un Beniaminita, <strong>6</strong>che era stato deportato da Gerusalemme fra quelli condotti in esilio con Ieconia, re di Giuda, da Nabucodònosor, re di Babilonia. <strong>7</strong>Egli aveva allevato Adàssa, cioè Ester, figlia di un suo zio, perché lei era orfana di padre e di madre. La ragazza era di bella presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della madre, Mardocheo l&#39;aveva presa come propria figlia. <strong>8</strong>Quando l&#39;ordine del re e il suo editto furono divulgati e un gran numero di fanciulle vennero radunate nella cittadella di Susa sotto la sorveglianza di Egài, anche Ester fu presa nella reggia, sotto la sorveglianza di Egài, guardiano delle donne.
<strong>9</strong>La fanciulla piacque a Egài e conquistò il suo favore: egli si preoccupò di darle i cosmetici e il vitto; le diede sette ancelle scelte nella reggia e assegnò a lei e alle sue ancelle l&#39;alloggio migliore nell&#39;harem. <strong>10</strong>Ester non aveva rivelato nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva proibito di parlarne. <strong>11</strong>Mardocheo tutti i giorni passeggiava davanti al cortile dell&#39;harem per sapere se Ester stava bene e come la trattavano.
<strong>12</strong>Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i loro preparativi, sei mesi per profumarsi con olio di mirra e sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, <strong>13</strong>la fanciulla andava dal re e tutto ciò che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall&#39;harem alla reggia. <strong>14</strong>Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, sotto la sorveglianza di Saasgàz, eunuco del re e guardiano delle concubine. Poi non tornava più dal re a meno che il re la desiderasse e lei fosse richiamata per nome.
<strong>15</strong>Quando per Ester, figlia di Abicàil, zio di Mardocheo, che l&#39;aveva adottata per figlia, arrivò il turno di andare dal re, ella non chiese nulla tranne ciò che le era stato indicato da Egài, eunuco del re e guardiano delle donne; Ester attirava la simpatia di quanti la vedevano. <strong>16</strong>Ester fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il decimo mese, cioè il mese di Tebet, il settimo anno del suo regno. <strong>17</strong>Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed ella trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose sul capo la corona regale e la fece regina al posto di Vasti. <strong>18</strong>Poi il re fece un gran banchetto, il banchetto di Ester, per tutti i prìncipi e i ministri; condonò i debiti delle province e fece doni con munificenza regale.
<strong>19</strong>Ora, la seconda volta che si radunavano le fanciulle, Mardocheo era seduto alla porta del re. <strong>20</strong>Ester, secondo l&#39;ordine che Mardocheo le aveva dato, non aveva rivelato nulla né della sua stirpe né del suo popolo, poiché lei faceva quello che Mardocheo le diceva, come quando era sotto la sua tutela. <strong>21</strong>In quei giorni, quando Mardocheo sedeva alla porta del re, Bigtan e Teres, due degli eunuchi del re che custodivano la soglia, irritati contro il re Assuero, cercarono il modo di mettere le mani sulla persona del re. <strong>22</strong>La cosa fu risaputa da Mardocheo, che avvertì la regina Ester, ed Ester ne parlò al re in nome di Mardocheo. <strong>23</strong>Svolte le indagini e scoperto il fatto, i due eunuchi furono impiccati a un palo. E la cosa fu registrata nel libro delle cronache, alla presenza del re.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>2,19-23</strong> Questo racconto, nel testo greco, è una ripetizione di quanto già narrato in 1,1m-1p.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-20</strong>. Con questo lungo brano entriamo nel vivo della vicenda. L&#39;episodio è ben costruito letterariamente e si dispone in tre scene narrative (vv. 1-4; 8-11; 15-20) intervallate da due scene descrittive (vv. 5-7; 12-14), che sospendono il flusso degli eventi, ma consentono al lettore di penetrare nel vissuto dei personaggi.</p>

<p><strong>1-4</strong>. Assuero passa dalla collera a una specie di sconforto: il succedersi delle azioni legate a Vasti (ricordò, «essa aveva tatto», «era stato deciso») mostra che il re non ha saputo padroneggiare la situazione, in un certo senso è stato costretto a una scelta gravosa per lui. Da qui il metodo adottato per risolvere il problema, che tuttavia non è frutto della mente del re, ma dei giovani servitori del re (v. 2). Anche in questo caso quindi il re non decide da solo: ma saprebbe da solo trovare una soluzione? Secondo lo stile di tanti racconti popolari, il re ha a disposizione tutte le donne in età da marito («vergini) del regno. Potrebbe sembrare il sogno del principe azzurro di tante favole, invece con tale decisione si apre una gara senza esclusione di colpi (cfr. 2,13.15 dove le donne possono portare nella reggia ciò che vogliono e con ciò si vuole certamente alludere a tutto ciò che potrebbe allettare e conquistare il sovrano) in cui una soltanto risulterà vincitrice, mentre le altre saranno rinchiuse nell&#39;<em>harem</em> (2,14), protette come concubine del re, ma separate dal resto del mondo.</p>

<p><strong>5-7</strong>. Il racconto è sospeso per introdurre i due personaggi principali: un Giudeo, della tribù di Beniamino, discendente da Kis, padre di Saul (ctr. 1Sam ,1), che aveva tatto parte del primo nucleo dei deportati (nel 597 a.C.), quindi era di nobili origini (con la prima deportazione partirono infatti i maggiorenti di Giudea). Accanto a lui è presentata sua cugina Ester che, rimasta orfana, era stata da lui adottata. I nomi dei due personaggi non sono ebraici, ma babilonesi (Mardocheo corrisponde al nome <em>Marduka,</em> attestato nei documenti achemenidi, e si collega al dio principale del pantheon babilonese, <em>Marduk;</em> Ester corrisponde probabilmente a un nome derivato dalla dea babilonese <em>Ishtar,</em> ma potrebbe anche riflettere il persiano <em>stâra,</em> «stella»), ma questo non era inconsueto nella diaspora (cfr. Dn 1,7; Esd 1,8.11; 1Cr 3,17-18). L&#39;altro nome di Ester, Adassa, è invece ebraico e significa <em>«mirto».</em> Nulla è detto delle caratteristiche dei due personaggi: si accenna soltanto alla bellezza di Ester (v. 7) ed è ciò che conta in questo momento per fare colpo sul re (cfr. v. 4).</p>

<p><strong>8-11</strong>. Come le altre fanciulle, anche Ester è introdotta nell&#39;<em>harem</em> del re Assuero: nulla è detto delle aspettative di Ester e dei sentimenti da lei provati in quell&#39;occasione. Tutto avviene per ordine del re e nulla e nessuno può contrapporsi a tale decreto. L&#39;eunuco posto a sorveglianza delle fanciulle la prende però in simpatia: egli è probabilmente un buon conoscitore dei gusti del re e forse ha già visto in lei la candidata destinata a succedere a Vasti. Il v. 10 aggiunge ulteriori informazioni sull&#39;atteggiamento assunto da Ester: per ordine di Mardocheo ella non rivela la sua origine. Il testo tuttavia non spiega perché il cugino abbia imposto tale riservatezza; nulla per ora indica che la sua origine avrebbe potuto giocare a suo sfavore, anche perché il criterio per risultare gradite al re dipendeva dal riuscire a fargli trascorrere una gioiosa notte d&#39;amore. Forse il Giudeo teme alcune frange di antisemitismo, che potrebbero impedire a Ester, un giorno introdotta nella corte, di giovare al suo popolo. Ma forse è il sintomo di una tensione sempre presente: l&#39;ostilità può inaspettatamente insorgere, perciò bisogna stare in guardia.</p>

<p><strong>12-14</strong>. La lunga durata del periodo di preparazione contrasta assai con la brevità dell&#39;approccio al re: tutto si consumava in una notte e ogni sogno in quella notte poteva svanire; così la ragazza che aveva speso tanto tempo in preparativi rientrava nella massa anonima di coloro che non avevano suscitato alcun entusiasmo nel re. Sulla base del racconto, solo il gradimento del re, motivato dal fascino della fanciulla e dalla sua abilità nell&#39;approccio sessuale, era determinante per diventare regina dell&#39;impero persiano. Ciò contrasta con le notizie a noi giunte da altre fonti (cfr. Erodoto) che ci informano che la regina di Persia era scelta tra i sette casati nobili dell&#39;impero. Degno di nota è il fatto che nel racconto le donne non hanno alcuna dignità, né valore politico o familiare; neppure contano quali potenziali madri dell&#39;erede al trono: sono soltanto puri svaghi per il re, semplici oggetti sessuali.</p>

<p><strong>15-20</strong>. La scena si apre con un sottile apprezzamento su Ester: ella si affida all&#39;esperienza dell&#39;eunuco. Una donna finora diretta da uomini (cfr. 2,10), ma che fa colpo su di essi (cfr. 2,9): anche ora «attira la simpatia. In una società retta da maschi, tale remissività rappresenterebbe un pregio: non è forse per la sua ostinazione che Vasti è stata deposta? Finora Ester è stata un personaggio passivo: orfana, è stata presa da suo cugino (2,7) e introdotta nell&#39;<em>harem</em> (2,8). Dietro ogni sua scelta sta la volontà di altri. Quando emergerà la sua personalità? Quando potrà ella stessa decidere della sua esistenza? La data nel v. 16 corrisponde al dicembre-gennaio 479-478 a.C., circa quattro anni dopo la deposizione di Vasti: questo porterebbe a concludere che già più di mille candidate erano state presentate al re. Il lettore non è sorpreso dal risultato conseguito da Ester perché ella ha già ottenuto il favore di tutti coloro che l&#39;hanno incontrata. Ora il re fa un nuovo banchetto: una festa in onore della nuova regina, con la quale tutto il popolo è beneficato, dato che, secondo il v. 18, il re concede un giorno di «riposo» (oppure, come molti interpretano, il «condono delle tasse»).</p>

<p>I vv. 19-20 sembrano un duplicato di 2,8-10. L&#39;espressione la seconda volta che si radunavano le fanciulle» sembra inconsistente con lo svolgersi della narrazione. Il riferimento è probabilmente al raduno delle fanciulle nell&#39;<em>harem</em> delle concubine (cfr. v. 14: «seconda casa delle donne») posto sotto la sorveglianza di un altro eunuco; «aveva stanza alla porta del re» indica che Mardocheo faceva parte dell&#39;amministrazione del regno e lavorava entro il palazzo; la «porta» indica la corte regale nella sua interezza, cioè l&#39;apparato amministrativo presente nel palazzo.</p>

<p><strong>21-23</strong>. Dopo aver illustrato l&#39;atteggiamento di Ester a corte, ora il narratore ci informa sulla lealtà di Mardocheo. Una ribellione politica (così è probabilmente da intendere l&#39;espressione «irritati contro il re» del v. 21) è sedata sul nascere per intervento del funzionario giudeo. Egli tuttavia informa il re per intermediazione di Ester: forse vuole in tal modo rendere ancor più rilevante la sua importanza a corte. Un fatto di tale gravità è immediatamente registrato negli annali ufficiali: il re ne è dunque a conoscenza e ciò contrasta ancor più vistosamente con il seguito, in cui il re omette di ricompensare Mardocheo per quanto ha fatto (un atteggiamento insolito, dato che le fonti antiche attestano unanimemente la munificenza dei re persiani nel ricompensare i servigi resi dai loro sudditi). Tale omissione introduce un percorso narrativo che solo al c. 6 troverà uno scioglimento: non Mardocheo è ricompensato, ma inaspettatamente un altro dignitario (Aman); invece della ricompensa, il Giudeo è addirittura accusato di insubordinazione al re (cfr. 3,3). Quando il re si ricorderà della lealtà di questo suo funzionario?</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-2</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:13:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ESTER - Capitolo 1</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[PRESENTAZIONE DEI PERSONAGGI&#xA;&#xA;Sogno premonitore di Mardocheo&#xA;TESTO GRECO 1aNel secondo anno di regno del grande re Artaserse, il giorno primo di Nisan, Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, ebbe in sogno una visione. 1bEgli era ⌈un Giudeo che abitava nella città di Susa⌉, un uomo ragguardevole, che prestava servizio alla corte del re 1c⌈e proveniva dal gruppo degli esuli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme con Ieconia, re della Giudea.⌉&#xA;1d Questo fu il suo sogno: ecco, grida e tumulto, tuoni e terremoto, sconvolgimenti sulla terra. 1eEd ecco: due enormi draghi avanzarono, tutti e due pronti alla lotta, [e risuonò potente il loro grido.] 1f⌈Al loro grido ogni nazione si preparò alla guerra, per combattere contro il popolo dei giusti.⌉ 1gEcco, un giorno di tenebre e di caligine! Tribolazione e angustia, afflizione e grandi sconvolgimenti sulla terra! 1h⌈Tutta la nazione dei giusti rimase sconvolta: essi, temendo la propria rovina, si prepararono a morire⌉ e levarono a Dio il loro grido. 1iMa dal loro grido, come da una piccola fonte, sorse un grande fiume con acque abbondanti. 1kApparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi.&#xA;1lMardocheo allora si svegliò: aveva visto questo sogno e quello che Dio aveva deciso di fare; in cuor suo continuava a ripensarvi fino a notte, cercando di comprenderlo in ogni suo particolare.&#xA;1m ⌈Mardocheo alloggiava alla corte con Gabatà e Tarra, i due eunuchi del re che custodivano la corte. 1nIntese i loro ragionamenti, indagò sui loro disegni e venne a sapere che quelli si preparavano a mettere le mani sul re Artaserse. Allora ne avvertì il re. 1oIl re sottopose i due eunuchi a un interrogatorio: essi confessarono e furono tolti di mezzo.&#xA;1pPoi il re fece scrivere questi fatti nelle cronache e anche Mardocheo li mise per iscritto. 1qIl re costituì Mardocheo funzionario della corte e gli fece regali in compenso di queste cose.&#xA;1rMa vi era anche Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo, che era molto stimato presso il re e cercò il modo di fare del male a Mardocheo e al suo popolo, per questa faccenda che riguardava i due eunuchi del re.⌉&#xA;&#xA;I banchetti di Artaserse e la ribellione di Vasti&#xA;1Dopo queste cose, al tempo di Artaserse - quell&#39;Artaserse che regnava dall&#39;India sopra centoventisette province -, 2proprio in quel tempo il re Artaserse, che regnava nella città di Susa, 3l&#39;anno terzo del suo regno fece un banchetto per gli amici e per quelli delle altre nazionalità, per i nobili dei Persiani e dei Medi e per i prefetti delle province. 4Dopo aver mostrato loro le ricchezze del suo regno e il fasto attraente della sua ricchezza per centoottanta giorni, 5quando si compirono i giorni delle nozze, il re fece un banchetto per i rappresentanti delle nazioni che si trovavano nella città, per sei giorni, nella sala della reggia. 6La sala era adornata con drappi di lino delicato e pregiato, appesi a cordoni di lino color porpora, fissati a ganci d&#39;oro e d&#39;argento, su colonne di marmo pario e di pietra. I divani erano d&#39;oro e d&#39;argento, sopra un pavimento di pietra verde smeraldo e di madreperla e di marmo pario; vi erano inoltre tappeti con ricami variegati e rose disposte in circolo. 7Per bere c&#39;erano coppe d&#39;oro e d&#39;argento, come pure un piccolo calice di turchese, del valore di trentamila talenti. Il vino era abbondante e dolce e lo stesso re ne beveva. 8Si poteva bere senza limiti: così infatti aveva voluto il re, ordinando ai camerieri di soddisfare il desiderio suo e degli altri.&#xA;9Anche Vasti, la regina, tenne un banchetto per le donne nella stessa reggia di Artaserse. 10Il settimo giorno il re, euforico per il vino, ordinò ad Aman, Bazan, Tarra, Borazè, Zatoltà, Abatazà, Tarabà, i sette eunuchi che erano al servizio del re Artaserse, 11di far venire davanti a lui la regina per intronizzarla, ponendole sul capo il diadema, e per mostrare ai prìncipi e alle nazioni la sua bellezza: era infatti molto bella. 12Ma la regina Vasti rifiutò di andare con gli eunuchi. Il re ne fu addolorato e irritato 13e disse ai suoi amici: &#34;Così e così ha parlato Vasti: giudicate, dunque, secondo la legge e il diritto&#34;. 14Si fecero avanti Archeseo e Sarsateo e Maleseàr, prìncipi dei Persiani e dei Medi, che erano più vicini al re e che, primi, sedevano accanto al re, 15e gli espressero il proprio parere su che cosa si dovesse fare alla regina Vasti, secondo le leggi, perché non aveva eseguito l&#39;ordine datole dal re Artaserse per mezzo degli eunuchi.&#xA;16Mucheo disse in presenza del re e dei prìncipi: &#34;La regina Vasti ha mancato non solo nei confronti del re, ma anche nei confronti di tutti i prìncipi e i capi del re 17- infatti costui aveva riferito loro le parole della regina e come ella aveva risposto al re - e, come ella ha risposto al re Artaserse, 18così oggi le altre principesse dei capi dei Persiani e dei Medi, avendo udito ciò che ella ha detto al re, oseranno disprezzare allo stesso modo i loro mariti. 19Se dunque sembra bene al re, sia emanato un decreto reale, scritto secondo le leggi dei Medi e dei Persiani e irrevocabile, secondo il quale la regina non possa più comparire davanti a lui, e il re conferisca la dignità a una donna migliore di lei. 20E l&#39;editto emanato dal re sia fatto conoscere nel suo regno e così tutte le donne rispetteranno i loro mariti, dal più povero al più ricco&#34;. 21La proposta piacque al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Mucheo: 22mandò lettere a tutto il regno, a ogni provincia secondo la sua lingua, in modo che i mariti fossero rispettati nelle loro case.&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Al tempo di Assuero, di quell&#39;Assuero che regnava dall&#39;India fino all&#39;Etiopia sopra centoventisette province, 2in quel tempo, dunque, il re Assuero, che sedeva sul trono del suo regno nella cittadella di Susa, 3l&#39;anno terzo del suo regno fece un banchetto a tutti i suoi prìncipi e ai suoi ministri. I capi dell&#39;esercito di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province furono riuniti alla sua presenza. 4Dopo aver mostrato loro le ricchezze e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua grandezza per molti giorni, centoottanta giorni, 5passati questi giorni il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più piccolo. 6Vi erano cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d&#39;argento e a colonne di marmo bianco; vi erano inoltre divani d&#39;oro e d&#39;argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori. 7Si porgeva da bere in vasi d&#39;oro di forme svariate e il vino del re era abbondante, grazie alla liberalità del re. 8Vi era l&#39;ordine di non forzare alcuno a bere, poiché il re aveva prescritto a tutti i maggiordomi che lasciassero fare a ciascuno secondo la propria volontà.&#xA;9Anche la regina Vasti offrì un banchetto alle donne nella reggia del re Assuero. 10Il settimo giorno, il re, che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò a Meumàn, Bizzetà, Carbonà, Bigta, Abagtà, Zetar e Carcas, i sette eunuchi che erano adibiti al servizio del re Assuero, 11che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona regale, per mostrare ai popoli e ai capi la sua bellezza; ella infatti era di aspetto avvenente. 12Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l&#39;ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. 13Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi - poiché gli affari del re si trattavano così, alla presenza di quanti conoscevano la legge e il diritto, 14e i più vicini a lui erano Carsenà, Setar, Admàta, Tarsis, Meres, Marsenà e Memucàn, sette capi della Persia e della Media che erano ammessi alla sua presenza e sedevano ai primi posti nel regno -, 15e domandò dunque: &#34;Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti che non ha eseguito l&#39;ordine che le ha dato il re Assuero per mezzo degli eunuchi?&#34;.&#xA;16Memucàn rispose alla presenza del re e dei prìncipi: &#34;La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero. 17Perché quello che la regina ha fatto sarà noto a tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri mariti. Esse diranno: &#34;Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti e lei non vi è andata&#34;. 18D&#39;ora innanzi le principesse di Persia e di Media che verranno a conoscere la condotta della regina, ne parleranno a tutti i prìncipi del re e ne nascerà gran disprezzo e collera. 19Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, e sia irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità di regina a un&#39;altra migliore di lei. 20Quando l&#39;editto emanato dal re sarà conosciuto nell&#39;intero suo regno, per quanto vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo&#34;. 21La cosa parve buona al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Memucàn: 22mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;1,1a In questo apparato sono riportate le principali varianti che caratterizzano la Nova Vulgata (NVg) rispetto al testo critico (greco) seguito nella presente traduzione. Viene indicato il versetto, o la parte di esso, che differisce per cambiamento del testo (invece), omissione (omette), o aggiunta (aggiunge). Le parole comprese tra i due segni ⌈.....⌉ sono variate o omesse come indicato in nota; il segno ⊥ indica invece il luogo dell’inserimento delle parole trascritte in nota.&#xA;1,1b NVg omette.&#xA;1,1c NVg omette.&#xA;1,1e NVg (1,1d) omette.&#xA;1,1f NVg (1,1e) invece ed essi scatenarono una grande battaglia, e stavano vincendo, e si radunarono le nazioni&#xA;1,1h NVg (1,1g) invece Ed essi temettero la rovina.&#xA;1,1m-r NVg omette.&#xA;&#xA;1,1a La prima aggiunta del testo greco all’ebraico (1,1a-1r) serve da introduzione all’intera vicenda, nella quale si mette subito al centro la figura di Mardocheo, che nell’ebraico invece entrerà in scena soltanto in 2,5.&#xA;Artaserse: s’intende Artaserse I (465-423). Il testo ebraico ha invece il nome Assuero, che corrisponde a Serse.&#xA;Susa: una delle tre capitali dell’impero persiano, assieme a Ecbàtana e Babilonia.&#xA;Gabatà e Tarra: il greco anticipa qui l’episodio che l’ebraico riporterà in 2,21-23.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il libro di Ester è un unicum nel panorama biblico per varie ragioni: per la complessità della condizione dei testi antichi, per il suo ricco messaggio teologico, per la storia della interpretazione nelle tradizioni e nelle liturgie ebraica e cristiana. Il lettore italiano che prende in mano la Bibbia CEI del 2008 si trova però di fronte ad una situazione inedita: nella stessa pagina sono stampati due testi, il testo greco nella parte superiore e il testo ebraico nella parte inferiore. La Nota editoriale ne dà conto così: «Poiché è convinzione generale della Chiesa che tutte e due le forme testuali del libro di Ester, la greca e l’ebraica, sono ispirate, è parso opportuno conservare, assieme al testo greco, quello ebraico, conosciuto e letto con amore dai fedeli per tanti secoli fino ad oggi. Il testo greco di Ester è stampato nella parte superiore della pagina per segnalare la sua preminenza nella liturgia della Chiesa cattolica».&#xA;Per spiegare una tale situazione, unica nella Bibbia italiana, bisogna tornare indietro ai testi antichi in nostro possesso. La tradizione testuale ebraica presenta un testo in dieci capitoli, che contiene una storia ben definita con i personaggi di Ester e Mardocheo come protagonisti. La tradizione testuale greca, invece, offre un testo più ampio di ben sei capitoli, tra questi c’è la celebre preghiera di Ester (Est 4,17k-u).&#xA;Quando san Girolamo (347-420) tradusse il libro di Ester in latino, pur volendo dare la priorità al testo ebraico, non poté trascurare queste ulteriori sezioni di testo in greco. La Vulgata, cioè la traduzione di san Girolamo che divenne nei secoli autorevole, contiene quindi di fatto le sensibilità di entrambi i testi antichi: ebraico e greco.&#xA;&#xA;(cf. DIONISIO CANDIDO, LIBRO DI ESTER - in: Sussidio Giornata dialogo tra cattolici ed ebrei 2019)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>PRESENTAZIONE DEI PERSONAGGI</strong></p>

<p><strong><em>Sogno premonitore di Mardocheo</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1a</strong>Nel secondo anno di regno del grande re Artaserse, il giorno primo di Nisan, Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, ebbe in sogno una visione. <strong>1b</strong>Egli era ⌈un Giudeo che abitava nella città di Susa⌉, un uomo ragguardevole, che prestava servizio alla corte del re <strong>1c</strong>⌈e proveniva dal gruppo degli esuli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme con Ieconia, re della Giudea.⌉
<strong>1d</strong> Questo fu il suo sogno: ecco, grida e tumulto, tuoni e terremoto, sconvolgimenti sulla terra. <strong>1e</strong>Ed ecco: due enormi draghi avanzarono, tutti e due pronti alla lotta, [e risuonò potente il loro grido.] <strong>1f</strong>⌈Al loro grido ogni nazione si preparò alla guerra, per combattere contro il popolo dei giusti.⌉ <strong>1g</strong>Ecco, un giorno di tenebre e di caligine! Tribolazione e angustia, afflizione e grandi sconvolgimenti sulla terra! <strong>1h</strong>⌈Tutta la nazione dei giusti rimase sconvolta: essi, temendo la propria rovina, si prepararono a morire⌉ e levarono a Dio il loro grido. <strong>1i</strong>Ma dal loro grido, come da una piccola fonte, sorse un grande fiume con acque abbondanti. <strong>1k</strong>Apparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi.
<strong>1l</strong>Mardocheo allora si svegliò: aveva visto questo sogno e quello che Dio aveva deciso di fare; in cuor suo continuava a ripensarvi fino a notte, cercando di comprenderlo in ogni suo particolare.
<strong>1m</strong> ⌈Mardocheo alloggiava alla corte con Gabatà e Tarra, i due eunuchi del re che custodivano la corte. <strong>1n</strong>Intese i loro ragionamenti, indagò sui loro disegni e venne a sapere che quelli si preparavano a mettere le mani sul re Artaserse. Allora ne avvertì il re. <strong>1o</strong>Il re sottopose i due eunuchi a un interrogatorio: essi confessarono e furono tolti di mezzo.
<strong>1p</strong>Poi il re fece scrivere questi fatti nelle cronache e anche Mardocheo li mise per iscritto. <strong>1q</strong>Il re costituì Mardocheo funzionario della corte e gli fece regali in compenso di queste cose.
<strong>1r</strong>Ma vi era anche Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo, che era molto stimato presso il re e cercò il modo di fare del male a Mardocheo e al suo popolo, per questa faccenda che riguardava i due eunuchi del re.⌉</p>

<p><strong><em>I banchetti di Artaserse e la ribellione di Vasti</em></strong>
<strong>1</strong>Dopo queste cose, al tempo di Artaserse – quell&#39;Artaserse che regnava dall&#39;India sopra centoventisette province –, <strong>2</strong>proprio in quel tempo il re Artaserse, che regnava nella città di Susa, <strong>3</strong>l&#39;anno terzo del suo regno fece un banchetto per gli amici e per quelli delle altre nazionalità, per i nobili dei Persiani e dei Medi e per i prefetti delle province. <strong>4</strong>Dopo aver mostrato loro le ricchezze del suo regno e il fasto attraente della sua ricchezza per centoottanta giorni, <strong>5</strong>quando si compirono i giorni delle nozze, il re fece un banchetto per i rappresentanti delle nazioni che si trovavano nella città, per sei giorni, nella sala della reggia. <strong>6</strong>La sala era adornata con drappi di lino delicato e pregiato, appesi a cordoni di lino color porpora, fissati a ganci d&#39;oro e d&#39;argento, su colonne di marmo pario e di pietra. I divani erano d&#39;oro e d&#39;argento, sopra un pavimento di pietra verde smeraldo e di madreperla e di marmo pario; vi erano inoltre tappeti con ricami variegati e rose disposte in circolo. <strong>7</strong>Per bere c&#39;erano coppe d&#39;oro e d&#39;argento, come pure un piccolo calice di turchese, del valore di trentamila talenti. Il vino era abbondante e dolce e lo stesso re ne beveva. <strong>8</strong>Si poteva bere senza limiti: così infatti aveva voluto il re, ordinando ai camerieri di soddisfare il desiderio suo e degli altri.
<strong>9</strong>Anche Vasti, la regina, tenne un banchetto per le donne nella stessa reggia di Artaserse. <strong>10</strong>Il settimo giorno il re, euforico per il vino, ordinò ad Aman, Bazan, Tarra, Borazè, Zatoltà, Abatazà, Tarabà, i sette eunuchi che erano al servizio del re Artaserse, <strong>11</strong>di far venire davanti a lui la regina per intronizzarla, ponendole sul capo il diadema, e per mostrare ai prìncipi e alle nazioni la sua bellezza: era infatti molto bella. <strong>12</strong>Ma la regina Vasti rifiutò di andare con gli eunuchi. Il re ne fu addolorato e irritato <strong>13</strong>e disse ai suoi amici: “Così e così ha parlato Vasti: giudicate, dunque, secondo la legge e il diritto”. <strong>14</strong>Si fecero avanti Archeseo e Sarsateo e Maleseàr, prìncipi dei Persiani e dei Medi, che erano più vicini al re e che, primi, sedevano accanto al re, <strong>15</strong>e gli espressero il proprio parere su che cosa si dovesse fare alla regina Vasti, secondo le leggi, perché non aveva eseguito l&#39;ordine datole dal re Artaserse per mezzo degli eunuchi.
<strong>16</strong>Mucheo disse in presenza del re e dei prìncipi: “La regina Vasti ha mancato non solo nei confronti del re, ma anche nei confronti di tutti i prìncipi e i capi del re <strong>17</strong>– infatti costui aveva riferito loro le parole della regina e come ella aveva risposto al re – e, come ella ha risposto al re Artaserse, <strong>18</strong>così oggi le altre principesse dei capi dei Persiani e dei Medi, avendo udito ciò che ella ha detto al re, oseranno disprezzare allo stesso modo i loro mariti. <strong>19</strong>Se dunque sembra bene al re, sia emanato un decreto reale, scritto secondo le leggi dei Medi e dei Persiani e irrevocabile, secondo il quale la regina non possa più comparire davanti a lui, e il re conferisca la dignità a una donna migliore di lei. <strong>20</strong>E l&#39;editto emanato dal re sia fatto conoscere nel suo regno e così tutte le donne rispetteranno i loro mariti, dal più povero al più ricco”. <strong>21</strong>La proposta piacque al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Mucheo: <strong>22</strong>mandò lettere a tutto il regno, a ogni provincia secondo la sua lingua, in modo che i mariti fossero rispettati nelle loro case.</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Al tempo di Assuero, di quell&#39;Assuero che regnava dall&#39;India fino all&#39;Etiopia sopra centoventisette province, <strong>2</strong>in quel tempo, dunque, il re Assuero, che sedeva sul trono del suo regno nella cittadella di Susa, <strong>3</strong>l&#39;anno terzo del suo regno fece un banchetto a tutti i suoi prìncipi e ai suoi ministri. I capi dell&#39;esercito di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province furono riuniti alla sua presenza. <strong>4</strong>Dopo aver mostrato loro le ricchezze e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua grandezza per molti giorni, centoottanta giorni, <strong>5</strong>passati questi giorni il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più piccolo. <strong>6</strong>Vi erano cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d&#39;argento e a colonne di marmo bianco; vi erano inoltre divani d&#39;oro e d&#39;argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori. <strong>7</strong>Si porgeva da bere in vasi d&#39;oro di forme svariate e il vino del re era abbondante, grazie alla liberalità del re. <strong>8</strong>Vi era l&#39;ordine di non forzare alcuno a bere, poiché il re aveva prescritto a tutti i maggiordomi che lasciassero fare a ciascuno secondo la propria volontà.
<strong>9</strong>Anche la regina Vasti offrì un banchetto alle donne nella reggia del re Assuero. <strong>10</strong>Il settimo giorno, il re, che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò a Meumàn, Bizzetà, Carbonà, Bigta, Abagtà, Zetar e Carcas, i sette eunuchi che erano adibiti al servizio del re Assuero, <strong>11</strong>che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona regale, per mostrare ai popoli e ai capi la sua bellezza; ella infatti era di aspetto avvenente. <strong>12</strong>Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l&#39;ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. <strong>13</strong>Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi – poiché gli affari del re si trattavano così, alla presenza di quanti conoscevano la legge e il diritto, <strong>14</strong>e i più vicini a lui erano Carsenà, Setar, Admàta, Tarsis, Meres, Marsenà e Memucàn, sette capi della Persia e della Media che erano ammessi alla sua presenza e sedevano ai primi posti nel regno –, <strong>15</strong>e domandò dunque: “Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti che non ha eseguito l&#39;ordine che le ha dato il re Assuero per mezzo degli eunuchi?”.
<strong>16</strong>Memucàn rispose alla presenza del re e dei prìncipi: “La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero. <strong>17</strong>Perché quello che la regina ha fatto sarà noto a tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri mariti. Esse diranno: “Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti e lei non vi è andata”. <strong>18</strong>D&#39;ora innanzi le principesse di Persia e di Media che verranno a conoscere la condotta della regina, ne parleranno a tutti i prìncipi del re e ne nascerà gran disprezzo e collera. <strong>19</strong>Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, e sia irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità di regina a un&#39;altra migliore di lei. <strong>20</strong>Quando l&#39;editto emanato dal re sarà conosciuto nell&#39;intero suo regno, per quanto vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo”. <strong>21</strong>La cosa parve buona al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Memucàn: <strong>22</strong>mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>1,1a</strong> In questo apparato sono riportate le principali varianti che caratterizzano la Nova Vulgata (NVg) rispetto al testo critico (greco) seguito nella presente traduzione. Viene indicato il versetto, o la parte di esso, che differisce per cambiamento del testo (invece), omissione (omette), o aggiunta (aggiunge). Le parole comprese tra i due segni ⌈.....⌉ sono variate o omesse come indicato in nota; il segno ⊥ indica invece il luogo dell’inserimento delle parole trascritte in nota.</em>
<em>1,1b NVg omette.</em>
<em>1,1c NVg omette.</em>
<em>1,1e NVg (1,1d) omette.</em>
<em>1,1f NVg (1,1e) invece ed essi scatenarono una grande battaglia, e stavano vincendo, e si radunarono le nazioni</em>
<em>1,1h NVg (1,1g) invece Ed essi temettero la rovina.</em>
<em>1,1m-r NVg omette.</em></p>

<p><em><strong>1,1a</strong> La prima aggiunta del testo greco all’ebraico (1,1a-1r) serve da introduzione all’intera vicenda, nella quale si mette subito al centro la figura di Mardocheo, che nell’ebraico invece entrerà in scena soltanto in 2,5.</em>
<em>Artaserse: s’intende Artaserse I (465-423). Il testo ebraico ha invece il nome Assuero, che corrisponde a Serse.</em>
<em>Susa: una delle tre capitali dell’impero persiano, assieme a Ecbàtana e Babilonia.</em>
<em>Gabatà e Tarra: il greco anticipa qui l’episodio che l’ebraico riporterà in 2,21-23.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il libro di Ester è un unicum nel panorama biblico per varie ragioni: per la complessità della condizione dei testi antichi, per il suo ricco messaggio teologico, per la storia della interpretazione nelle tradizioni e nelle liturgie ebraica e cristiana. Il lettore italiano che prende in mano la Bibbia CEI del 2008 si trova però di fronte ad una situazione inedita: nella stessa pagina sono stampati due testi, il testo greco nella parte superiore e il testo ebraico nella parte inferiore. La Nota editoriale ne dà conto così: «Poiché è convinzione generale della Chiesa che tutte e due le forme testuali del libro di Ester, la greca e l’ebraica, sono ispirate, è parso opportuno conservare, assieme al testo greco, quello ebraico, conosciuto e letto con amore dai fedeli per tanti secoli fino ad oggi. Il testo greco di Ester è stampato nella parte superiore della pagina per segnalare la sua preminenza nella liturgia della Chiesa cattolica».
Per spiegare una tale situazione, unica nella Bibbia italiana, bisogna tornare indietro ai testi antichi in nostro possesso. La tradizione testuale ebraica presenta un testo in dieci capitoli, che contiene una storia ben definita con i personaggi di Ester e Mardocheo come protagonisti. La tradizione testuale greca, invece, offre un testo più ampio di ben sei capitoli, tra questi c’è la celebre preghiera di Ester (Est 4,17k-u).
Quando san Girolamo (347-420) tradusse il libro di Ester in latino, pur volendo dare la priorità al testo ebraico, non poté trascurare queste ulteriori sezioni di testo in greco. La Vulgata, cioè la traduzione di san Girolamo che divenne nei secoli autorevole, contiene quindi di fatto le sensibilità di entrambi i testi antichi: ebraico e greco.</p>

<p><em>(cf. DIONISIO CANDIDO, LIBRO DI ESTER – in: Sussidio Giornata dialogo tra cattolici ed ebrei 2019)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-1</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 04:45:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>GIUDITTA - Capitolo 16</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-16</link>
      <description>&lt;![CDATA[1Giuditta disse:&#xA;&#34;Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli,&#xA;cantate al Signore con i cimbali,&#xA;⌈componete per lui un salmo di lode;⌉&#xA;esaltate e invocate il suo nome! 2Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre;&#xA;ha posto il suo accampamento in mezzo al popolo,&#xA;mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori.&#xA;3Assur venne dai monti, giù da settentrione,&#xA;venne con migliaia dei suoi armati;&#xA;la loro moltitudine ostruì i torrenti,&#xA;i loro cavalli coprirono i colli.&#xA;4Disse che avrebbe bruciato il mio paese,&#xA;stroncato i miei giovani con la spada&#xA;e schiacciato al suolo i miei lattanti,&#xA;che avrebbe preso in ostaggio i miei fanciulli,&#xA;e rapito le mie vergini.&#xA;5Il Signore onnipotente li ha respinti&#xA;con la mano di una donna!&#xA;6Infatti il loro capo non fu colpito da giovani,&#xA;né lo percossero figli di titani,&#xA;né alti giganti l&#39;oppressero,&#xA;ma Giuditta, figlia di Merarì,&#xA;lo fiaccò con la bellezza del suo volto.&#xA;7Ella depose la veste di vedova&#xA;per sollievo degli afflitti in Israele,&#xA;si unse il volto con aromi,&#xA;8cinse i suoi capelli con un diadema&#xA;e indossò una veste di lino per sedurlo.&#xA;9I suoi sandali rapirono i suoi occhi,&#xA;la sua bellezza avvinse il suo cuore&#xA;e la scimitarra gli troncò il collo.&#xA;10I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio,&#xA;per la sua forza fremettero i Medi.&#xA;11Allora i miei poveri alzarono il grido di guerra&#xA;e quelli si spaventarono,&#xA;i miei deboli gridarono forte,&#xA;e quelli furono sconvolti;&#xA;gettarono alte grida,&#xA;e quelli volsero in fuga.&#xA;12Figli di giovani donne li trafissero,&#xA;li trapassarono come disertori,&#xA;perirono nella battaglia del mio Signore.&#xA;13Canterò al mio Dio un canto nuovo:&#xA;Signore, grande sei tu e glorioso,&#xA;mirabile nella potenza e invincibile.&#xA;14Ti sia sottomessa ogni tua creatura:&#xA;perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte,&#xA;hai mandato il tuo spirito e furono costruite,&#xA;nessuno resisterà alla tua voce.&#xA;15I monti sulle loro basi sussulteranno insieme con le acque,&#xA;davanti a te le rocce si scioglieranno come cera;&#xA;ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio.&#xA;16Poca cosa è per te ogni sacrificio di soave odore,&#xA;e meno ancora ogni grasso offerto a te in olocausto;&#xA;ma chi teme il Signore è sempre grande.&#xA;17Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo:&#xA;il Signore onnipotente li punirà nel giorno del giudizio,&#xA;metterà fuoco e vermi nelle loro carni,&#xA;e piangeranno nel tormento per sempre&#34;.&#xA;18Quando giunsero a Gerusalemme, si prostrarono ad adorare Dio e, appena il popolo fu purificato, offrirono i loro olocausti, le offerte spontanee e i doni. 19Giuditta offrì in voto a Dio tutti gli oggetti di Oloferne che il popolo le aveva dato, e anche la cortina che aveva preso direttamente dalla camera da letto di lui. 20Il popolo continuò a far festa a Gerusalemme vicino al tempio per tre mesi e Giuditta rimase con loro.&#xA;&#xA;Fine della vita di Giuditta&#xA;21Dopo quei giorni ognuno tornò nella propria dimora, e anche Giuditta tornò a Betùlia e rimase nella sua proprietà. Per il resto della sua vita fu famosa in tutta la terra. 22Molti se ne invaghirono, ma nessun uomo la conobbe per tutti i giorni della sua vita, da quando suo marito Manasse morì e fu riunito al suo popolo. 23Ella andò molto avanti negli anni, protraendo la vecchiaia nella casa del marito fino a centocinque anni. Concesse pure la libertà alla sua ancella preferita. Quando morì a Betùlia, la seppellirono nella grotta sepolcrale del marito Manasse 24e la casa d&#39;Israele la pianse sette giorni. Prima di morire aveva diviso i suoi beni tra i parenti più stretti di Manasse, suo marito, e tra i parenti più stretti della sua famiglia.&#xA;25Non vi fu più nessuno che incutesse timore agli Israeliti finché visse Giuditta e per lungo tempo dopo la sua morte.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il cantico di Giuditta si presenta come una composizione poetica che riprende liricamente la materia trattata nel libro e trasforma il racconto in lode riconoscente a Dio. Il testo si segmenta così: &#xA;&#xA;vv. 1-2: invito alla lode con motivazione; &#xA;vv. 3-12: riepilogo storico in tre parti: l&#39;invasione nemica (vv. 3-4), l&#39;impresa della donna (vv. 4-10), fuga e strage dei nemici (vv. 11-12); &#xA;vv. 13-17 inno di ringraziamento.&#xA;&#xA;L&#39;unità di composizione e l&#39;attribuzione all&#39;autore del libro sono tuttora oggetto di discussione. La tesi che riscuote significativi consensi vede alla base del cantico una preghiera di lode (forse di origine sinagogale), comprendente i vv. 1-4.11-17 entro cui, in occasione della sua introduzione nel libro di Giuditta, fu inserita la sezione dei vv. 5-10 che tratta appunto dell&#39;impresa dell&#39;eroina. A favore di questa tesi sta soprattutto la natura antologica dei vv. 13-17, che riprendono idee e fraseologia da tutta una serie di testi precedenti. Nonostante ciò non si può escludere che lo stesso autore del libro di Giuditta, pur servendosi di motivi letterari e di temi famosi, sia il responsabile di questo inno.&#xA;&#xA;1-2. L&#39;invito alla lode è motivato anzitutto riprendendo un titolo divino presente nella versione greca di Es 15,3 «Dio che stronca le guerre» (cfr. anche Gdt 9,7), un ulteriore indizio della ripresa di motivi legati all&#39;Esodo (cfr. 15,14). Le espressioni di Giuditta in prima persona singolare («mi», «mi») non si riferiscono a lei personalmente: Giuditta parla a nome del popolo, il quale è il vero oggetto dell&#39;agire salvifico di Dio (mentre Giuditta ne è lo strumento).&#xA;&#xA;3-4. L&#39;invasione del nemico è descritta con accenti che ricordano i testi profetici, nei quali Assur è in certo qual modo il simbolo del nemico d&#39;Israele (cfr. Is 5,26-29; 10,5-16) e la venuta del nemico è sempre «dal settentrione» (cfr. Ger 1,14). Anche la descrizione delle atrocità perpetrate dai nemici corrisponde a tale modello.&#xA;&#xA;5-10. La sintesi del racconto contenuto nei cc. 8-15. Il resoconto parte dallo strumento scelto da Dio per attuare la salvezza, cioè la «mano di una femmina (BC ha donna)» (v. 5), per descrivere poi come tale evento si è svolto. Il titolo dato a Oloferne (v. 6: «capo») rende il vocabolo greco dynatos, «campione», un appellativo dato a Golia in 1Sam 17,4.51 e vuole probabilmente mostrare lo stretto legame tra l&#39;impresa attuata da Davide e quella di Giuditta. La scelta di Dio non è andata nell&#39;ordine della potenza da opporre a potenza: i titani sono le divinità ribelli a Zeus nella mitologia greca; con «giganti» nella versione greca dei Settanta si traducono diversi vocaboli ebraici, ma il riferimento è sostanzialmente a due tipi di persone: uomini giganteschi (cfr. Dt 2,11.20; 3,11; 2Sam 21,16-22) o semidei (cfr. Gn 6,1-4). La scelta di Dio non è caduta quindi su ciò che è potente, ma su Giuditta, la cui arma era la bellezza, che ha sconvolto gli Assiri e ha portato il loro capo alla morte (v. 9). Nel v. 10 la menzione dei Persiani e dei Medi è anacronistica: i Medi sono già stati distrutti precedentemente, secondo il racconto (cfr. 1,13-16), inoltre all&#39;epoca di Nabucodonosor la Persia era ancora una regione insignificante. Potrebbe però essere un indizio che l&#39;originaria ambientazione del racconto era l&#39;epoca persiana, e che solo in un secondo tempo, per motivi a noi ignoti, è stato retrocesso all&#39;epoca assira.&#xA;&#xA;11-12. La reazione del popolo suscita nell&#39;invasore lo stesso terrore che era insorto nelle regioni occidentali all&#39;apparire dell&#39;esercito assiro (cfr. 2,28). A differenza del popolo ebraico però, gli Assiri si comportano come imbelli («figli di donnicciuole») e disertori: non hanno cioè avuto il coraggio di affrontare la lotta contro Israele e sono morti da vili. Una descrizione che intende mostrare tutto il disprezzo per i nemici del popolo eletto.&#xA;&#xA;13-17. La titolatura «canto nuovo», benché riprenda una terminologia ricorrente (cfr. Sal 144,9) dà pure inizio a un testo che si distacca da quanto precede e presenta motivi tratti dal libro dei Salmi, da Gdc 5 e da Isaia. Si passa dalla lode narrativa (vv. 5-12) all&#39;inno vero e proprio, introdotto dalla titolatura divina (v. 13b su cui cfr. Sal 86,10; 147,5 [LXX]) e che prosegue con la proclamazione del potere universale di Dio, fondato sulla sua opera creatrice (v. 14; cfr. Sal 33,9; 104,30; 148,5) e sulla sua apparizione teofanica che prelude al suo intervento salvifico (le espressioni del v. 15 riprendono infatti le descrizioni poetiche della reazione della creazione all&#39;apparizione divina, cfr. Gdc 5,5; Sal 97,5). Quasi a compendio dell&#39;attitudine religiosa che il libro intende suscitare, il v. 16 espone un tema presente in alcuni testi fondamentali per la teologia dell&#39;AT (cfr.Is 1,11-17; 40,16; Sal 50; 51,18-19), mostrando che l&#39;autentica relazione con Dio non si manifesta attraverso le pratiche cultuali, ma nell&#39;abbandono fiducioso alla sua volontà («temere il Signore», cfr. Sir 1,11-14): appunto questo ha caratterizzato l&#39;eroina del libro (e con lei il popolo che ella rappresenta) e ha portato perciò alla grazia della liberazione attuata da Dio. L&#39;inno termina con una minaccia rivolta ai nemici del popolo di Dio che riprende la conclusione del canto di Debora in Gdc 5,31 (v. 17a) e Is 66,24 (v. 17b): la prospettiva è escatologica, ma difficilmente si intende la condizione dopo la morte (ciò vale anche per la punizione dei malvagi con «fuoco e vermi», cfr. Sir 7,17; 2Mac 9,9). L&#39;espressione «giorno del giudizio» (cfr. Tb 1,18; Est 10,3; Prv 6,34; Is 34,8) va compresa alla luce del racconto precedente: per gli Assiri tale giorno si è già attuato, per i nemici del popolo esso è qui annunciato; la prospettiva non è perciò di un giudizio al di fuori della storia e si intende invece annunciare che Dio nella storia dimostra la sua fedeltà al popolo che si è scelto.&#xA;&#xA;18-20. La conclusione del rendimento di grazie si compie nell&#39;offerta cultuale. Ancora il narratore ci fa apprezzare l&#39;alta statura religiosa dell&#39;eroina: nulla di quanto le è stato concesso dal popolo come bottino è da lei trattenuto e dedica a Dio persino le cortine del letto di Oloferne prese come trofeo della sua vittoria (cfr. 13,9). Giuditta agisce secondo lo spirito della legislazione antica (cfr. Lv 27,28) e consacrando (in greco anathēma che traduce l&#39;ebraico hērem) il trofeo di guerra a Dio attesta con forza ancor più grande che è lui il vero vincitore.&#xA;&#xA;21-25. L&#39;epilogo si compone di due parti: si accenna anzitutto alla condotta che ha contrassegnato l&#39;esistenza successiva di Giuditta (vv. 21-22) e poi si narra la conclusione della sua vita (vv. 23-25). Giuditta perseverò nella sua vedovanza consacrata a Dio, nonostante la sua bellezza accendesse il desiderio di molti uomini. Come ai patriarchi, anche a lei Dio concesse una lunga vita; alcuni interpreti riferiscono i 105 anni di Giuditta alla durata del regno asmoneo (168-63 a.C.), il che sposterebbe la data di composizione del libro al I sec. a.C., a meno che si intenda l&#39;annotazione come una glossa al testo. Anche le ultime notizie sul comportamento di Giuditta manifestano la sua saggezza e probità: liberò l&#39;ancella che era uscita accanto a lei incontro a Oloferne e distribuì i suoi beni tra il parentado, secondo le prescrizioni della legge di Mosè (cfr. Nm 27,5-11), perché il patrimonio non uscisse dall&#39;ambito della famiglia e della tribù; «la casa d&#39;Israele la pianse sette giorni»: l&#39;AT non riporta alcuna prescrizione per la durata del lutto, tuttavia si accenna a una simile durata del lutto nel caso di alcuni personaggi (Gn 50,10: Giacobbe; 1Sam 31,13: Saul) e abbiamo una testimonianza assai vicina alla composizione del nostro libro che riporta una notizia analoga (Sir 22,11). La versione latina di Girolamo conclude con una notizia relativa a una festa che avrebbe annualmente commemorato la vittoria conseguita da Giuditta: si tratta probabilmente di un&#39;aggiunta tendente a imitare la conclusione del libro di Ester (cioè la festa di Purim, cfr. Est 9,26-28) e quella di 2Maccabei («il giorno di Nicanore», cfr. 2Mac 15,36). La glossa latina potrebbe trovare tuttavia la sua spiegazione nel fatto che il racconto di Giuditta era letto nelle sinagoghe in occasione della festa di Hanukka (come attestano i midrashim medievali).&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>Giuditta disse:
“Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli,
cantate al Signore con i cimbali,
⌈componete per lui un salmo di lode;⌉
esaltate e invocate il suo nome! <strong>2</strong>Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre;
ha posto il suo accampamento in mezzo al popolo,
mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori.
<strong>3</strong>Assur venne dai monti, giù da settentrione,
venne con migliaia dei suoi armati;
la loro moltitudine ostruì i torrenti,
i loro cavalli coprirono i colli.
<strong>4</strong>Disse che avrebbe bruciato il mio paese,
stroncato i miei giovani con la spada
e schiacciato al suolo i miei lattanti,
che avrebbe preso in ostaggio i miei fanciulli,
e rapito le mie vergini.
<strong>5</strong>Il Signore onnipotente li ha respinti
con la mano di una donna!
<strong>6</strong>Infatti il loro capo non fu colpito da giovani,
né lo percossero figli di titani,
né alti giganti l&#39;oppressero,
ma Giuditta, figlia di Merarì,
lo fiaccò con la bellezza del suo volto.
<strong>7</strong>Ella depose la veste di vedova
per sollievo degli afflitti in Israele,
si unse il volto con aromi,
<strong>8</strong>cinse i suoi capelli con un diadema
e indossò una veste di lino per sedurlo.
<strong>9</strong>I suoi sandali rapirono i suoi occhi,
la sua bellezza avvinse il suo cuore
e la scimitarra gli troncò il collo.
<strong>10</strong>I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio,
per la sua forza fremettero i Medi.
<strong>11</strong>Allora i miei poveri alzarono il grido di guerra
e quelli si spaventarono,
i miei deboli gridarono forte,
e quelli furono sconvolti;
gettarono alte grida,
e quelli volsero in fuga.
<strong>12</strong>Figli di giovani donne li trafissero,
li trapassarono come disertori,
perirono nella battaglia del mio Signore.
<strong>13</strong>Canterò al mio Dio un canto nuovo:
Signore, grande sei tu e glorioso,
mirabile nella potenza e invincibile.
<strong>14</strong>Ti sia sottomessa ogni tua creatura:
perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte,
hai mandato il tuo spirito e furono costruite,
nessuno resisterà alla tua voce.
<strong>15</strong>I monti sulle loro basi sussulteranno insieme con le acque,
davanti a te le rocce si scioglieranno come cera;
ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio.
<strong>16</strong>Poca cosa è per te ogni sacrificio di soave odore,
e meno ancora ogni grasso offerto a te in olocausto;
ma chi teme il Signore è sempre grande.
<strong>17</strong>Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo:
il Signore onnipotente li punirà nel giorno del giudizio,
metterà fuoco e vermi nelle loro carni,
e piangeranno nel tormento per sempre”.
<strong>18</strong>Quando giunsero a Gerusalemme, si prostrarono ad adorare Dio e, appena il popolo fu purificato, offrirono i loro olocausti, le offerte spontanee e i doni. <strong>19</strong>Giuditta offrì in voto a Dio tutti gli oggetti di Oloferne che il popolo le aveva dato, e anche la cortina che aveva preso direttamente dalla camera da letto di lui. <strong>20</strong>Il popolo continuò a far festa a Gerusalemme vicino al tempio per tre mesi e Giuditta rimase con loro.</p>

<p><strong><em>Fine della vita di Giuditta</em></strong>
<strong>21</strong>Dopo quei giorni ognuno tornò nella propria dimora, e anche Giuditta tornò a Betùlia e rimase nella sua proprietà. Per il resto della sua vita fu famosa in tutta la terra. <strong>22</strong>Molti se ne invaghirono, ma nessun uomo la conobbe per tutti i giorni della sua vita, da quando suo marito Manasse morì e fu riunito al suo popolo. <strong>23</strong>Ella andò molto avanti negli anni, protraendo la vecchiaia nella casa del marito fino a centocinque anni. Concesse pure la libertà alla sua ancella preferita. Quando morì a Betùlia, la seppellirono nella grotta sepolcrale del marito Manasse <strong>24</strong>e la casa d&#39;Israele la pianse sette giorni. Prima di morire aveva diviso i suoi beni tra i parenti più stretti di Manasse, suo marito, e tra i parenti più stretti della sua famiglia.
<strong>25</strong>Non vi fu più nessuno che incutesse timore agli Israeliti finché visse Giuditta e per lungo tempo dopo la sua morte.</p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il cantico di Giuditta si presenta come una composizione poetica che riprende liricamente la materia trattata nel libro e trasforma il racconto in lode riconoscente a Dio. Il testo si segmenta così:</p>
<ul><li>vv. 1-2: invito alla lode con motivazione;</li>
<li>vv. 3-12: riepilogo storico in tre parti: l&#39;invasione nemica (vv. 3-4), l&#39;impresa della donna (vv. 4-10), fuga e strage dei nemici (vv. 11-12);</li>
<li>vv. 13-17 inno di ringraziamento.</li></ul>

<p>L&#39;unità di composizione e l&#39;attribuzione all&#39;autore del libro sono tuttora oggetto di discussione. La tesi che riscuote significativi consensi vede alla base del cantico una preghiera di lode (forse di origine sinagogale), comprendente i vv. 1-4.11-17 entro cui, in occasione della sua introduzione nel libro di Giuditta, fu inserita la sezione dei vv. 5-10 che tratta appunto dell&#39;impresa dell&#39;eroina. A favore di questa tesi sta soprattutto la natura antologica dei vv. 13-17, che riprendono idee e fraseologia da tutta una serie di testi precedenti. Nonostante ciò non si può escludere che lo stesso autore del libro di Giuditta, pur servendosi di motivi letterari e di temi famosi, sia il responsabile di questo inno.</p>

<p><strong>1-2</strong>. L&#39;invito alla lode è motivato anzitutto riprendendo un titolo divino presente nella versione greca di Es 15,3 «Dio che stronca le guerre» (cfr. anche Gdt 9,7), un ulteriore indizio della ripresa di motivi legati all&#39;Esodo (cfr. 15,14). Le espressioni di Giuditta in prima persona singolare («mi», «mi») non si riferiscono a lei personalmente: Giuditta parla a nome del popolo, il quale è il vero oggetto dell&#39;agire salvifico di Dio (mentre Giuditta ne è lo strumento).</p>

<p><strong>3-4</strong>. L&#39;invasione del nemico è descritta con accenti che ricordano i testi profetici, nei quali Assur è in certo qual modo il simbolo del nemico d&#39;Israele (cfr. Is 5,26-29; 10,5-16) e la venuta del nemico è sempre «dal settentrione» (cfr. Ger 1,14). Anche la descrizione delle atrocità perpetrate dai nemici corrisponde a tale modello.</p>

<p><strong>5-10</strong>. La sintesi del racconto contenuto nei cc. 8-15. Il resoconto parte dallo strumento scelto da Dio per attuare la salvezza, cioè la «mano di una femmina (BC ha donna)» (v. 5), per descrivere poi come tale evento si è svolto. Il titolo dato a Oloferne (v. 6: «capo») rende il vocabolo greco <em>dynatos,</em> «campione», un appellativo dato a Golia in 1Sam 17,4.51 e vuole probabilmente mostrare lo stretto legame tra l&#39;impresa attuata da Davide e quella di Giuditta. La scelta di Dio non è andata nell&#39;ordine della potenza da opporre a potenza: i titani sono le divinità ribelli a Zeus nella mitologia greca; con «giganti» nella versione greca dei Settanta si traducono diversi vocaboli ebraici, ma il riferimento è sostanzialmente a due tipi di persone: uomini giganteschi (cfr. Dt 2,11.20; 3,11; 2Sam 21,16-22) o semidei (cfr. Gn 6,1-4). La scelta di Dio non è caduta quindi su ciò che è potente, ma su Giuditta, la cui arma era la bellezza, che ha sconvolto gli Assiri e ha portato il loro capo alla morte (v. 9). Nel v. 10 la menzione dei Persiani e dei Medi è anacronistica: i Medi sono già stati distrutti precedentemente, secondo il racconto (cfr. 1,13-16), inoltre all&#39;epoca di Nabucodonosor la Persia era ancora una regione insignificante. Potrebbe però essere un indizio che l&#39;originaria ambientazione del racconto era l&#39;epoca persiana, e che solo in un secondo tempo, per motivi a noi ignoti, è stato retrocesso all&#39;epoca assira.</p>

<p><strong>11-12</strong>. La reazione del popolo suscita nell&#39;invasore lo stesso terrore che era insorto nelle regioni occidentali all&#39;apparire dell&#39;esercito assiro (cfr. 2,28). A differenza del popolo ebraico però, gli Assiri si comportano come imbelli («figli di donnicciuole») e disertori: non hanno cioè avuto il coraggio di affrontare la lotta contro Israele e sono morti da vili. Una descrizione che intende mostrare tutto il disprezzo per i nemici del popolo eletto.</p>

<p><strong>13-17</strong>. La titolatura «canto nuovo», benché riprenda una terminologia ricorrente (cfr. Sal 144,9) dà pure inizio a un testo che si distacca da quanto precede e presenta motivi tratti dal libro dei Salmi, da Gdc 5 e da Isaia. Si passa dalla lode narrativa (vv. 5-12) all&#39;inno vero e proprio, introdotto dalla titolatura divina (v. 13b su cui cfr. Sal 86,10; 147,5 [LXX]) e che prosegue con la proclamazione del potere universale di Dio, fondato sulla sua opera creatrice (v. 14; cfr. Sal 33,9; 104,30; 148,5) e sulla sua apparizione teofanica che prelude al suo intervento salvifico (le espressioni del v. 15 riprendono infatti le descrizioni poetiche della reazione della creazione all&#39;apparizione divina, cfr. Gdc 5,5; Sal 97,5). Quasi a compendio dell&#39;attitudine religiosa che il libro intende suscitare, il v. 16 espone un tema presente in alcuni testi fondamentali per la teologia dell&#39;AT (cfr.Is 1,11-17; 40,16; Sal 50; 51,18-19), mostrando che l&#39;autentica relazione con Dio non si manifesta attraverso le pratiche cultuali, ma nell&#39;abbandono fiducioso alla sua volontà («temere il Signore», cfr. Sir 1,11-14): appunto questo ha caratterizzato l&#39;eroina del libro (e con lei il popolo che ella rappresenta) e ha portato perciò alla grazia della liberazione attuata da Dio. L&#39;inno termina con una minaccia rivolta ai nemici del popolo di Dio che riprende la conclusione del canto di Debora in Gdc 5,31 (v. 17a) e Is 66,24 (v. 17b): la prospettiva è escatologica, ma difficilmente si intende la condizione dopo la morte (ciò vale anche per la punizione dei malvagi con «fuoco e vermi», cfr. Sir 7,17; 2Mac 9,9). L&#39;espressione «giorno del giudizio» (cfr. Tb 1,18; Est 10,3; Prv 6,34; Is 34,8) va compresa alla luce del racconto precedente: per gli Assiri tale giorno si è già attuato, per i nemici del popolo esso è qui annunciato; la prospettiva non è perciò di un giudizio al di fuori della storia e si intende invece annunciare che Dio nella storia dimostra la sua fedeltà al popolo che si è scelto.</p>

<p><strong>18-20</strong>. La conclusione del rendimento di grazie si compie nell&#39;offerta cultuale. Ancora il narratore ci fa apprezzare l&#39;alta statura religiosa dell&#39;eroina: nulla di quanto le è stato concesso dal popolo come bottino è da lei trattenuto e dedica a Dio persino le cortine del letto di Oloferne prese come trofeo della sua vittoria (cfr. 13,9). Giuditta agisce secondo lo spirito della legislazione antica (cfr. Lv 27,28) e consacrando (in greco <em>anathēma</em> che traduce l&#39;ebraico <em>hērem)</em> il trofeo di guerra a Dio attesta con forza ancor più grande che è lui il vero vincitore.</p>

<p><strong>21-25</strong>. L&#39;epilogo si compone di due parti: si accenna anzitutto alla condotta che ha contrassegnato l&#39;esistenza successiva di Giuditta (vv. 21-22) e poi si narra la conclusione della sua vita (vv. 23-25). Giuditta perseverò nella sua vedovanza consacrata a Dio, nonostante la sua bellezza accendesse il desiderio di molti uomini. Come ai patriarchi, anche a lei Dio concesse una lunga vita; alcuni interpreti riferiscono i 105 anni di Giuditta alla durata del regno asmoneo (168-63 a.C.), il che sposterebbe la data di composizione del libro al I sec. a.C., a meno che si intenda l&#39;annotazione come una glossa al testo. Anche le ultime notizie sul comportamento di Giuditta manifestano la sua saggezza e probità: liberò l&#39;ancella che era uscita accanto a lei incontro a Oloferne e distribuì i suoi beni tra il parentado, secondo le prescrizioni della legge di Mosè (cfr. Nm 27,5-11), perché il patrimonio non uscisse dall&#39;ambito della famiglia e della tribù; «la casa d&#39;Israele la pianse sette giorni»: l&#39;AT non riporta alcuna prescrizione per la durata del lutto, tuttavia si accenna a una simile durata del lutto nel caso di alcuni personaggi (Gn 50,10: Giacobbe; 1Sam 31,13: Saul) e abbiamo una testimonianza assai vicina alla composizione del nostro libro che riporta una notizia analoga (Sir 22,11). La versione latina di Girolamo conclude con una notizia relativa a una festa che avrebbe annualmente commemorato la vittoria conseguita da Giuditta: si tratta probabilmente di un&#39;aggiunta tendente a imitare la conclusione del libro di Ester (cioè la festa di Purim, cfr. Est 9,26-28) e quella di 2Maccabei («il giorno di Nicanore», cfr. 2Mac 15,36). La glossa latina potrebbe trovare tuttavia la sua spiegazione nel fatto che il racconto di Giuditta era letto nelle sinagoghe in occasione della festa di <em>Hanukka</em> (come attestano i <em>midrashim</em> medievali).</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-16</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 06:06:03 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>GIUDITTA - Capitolo 15</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-15</link>
      <description>&lt;![CDATA[1Tutti quelli che erano nelle tende, appena seppero dell&#39;accaduto, restarono allibiti 2e furono presi da paura e terrore, e nessuno volle più restare a fianco dell&#39;altro, ma tutti insieme, disperdendosi, fuggivano per ogni sentiero della pianura e della montagna. 3Anche quelli accampati sulle montagne intorno a Betùlia si diedero alla fuga. &#xA;&#xA;A questo punto gli Israeliti, cioè quanti tra loro erano abili alle armi, si buttarono su di loro. 4Ozia mandò subito a Betomestàim, a Bebài, a Coba, a Cola e in tutti i territori d&#39;Israele messaggeri ad annunciare l&#39;accaduto e a invitare tutti a gettarsi sui nemici per sterminarli.&#xA;5Appena gli Israeliti udirono ciò, tutti compatti piombarono su di loro e li fecero a pezzi arrivando fino a Coba. Scesero in campo anche quelli di Gerusalemme e di tutta la zona montuosa, perché anche a loro avevano riferito quello che era accaduto nell&#39;accampamento dei loro nemici. Quelli che abitavano in Gàlaad e nella Galilea li accerchiarono colpendoli terribilmente, finché giunsero a Damasco e nel suo territorio. 6Gli altri che erano rimasti a Betùlia si gettarono sul campo degli Assiri, si impadronirono delle loro spoglie e si arricchirono grandemente. 7Gli Israeliti tornati dalla strage si impadronirono del resto e le borgate e i villaggi del monte e del piano vennero in possesso di grande bottino, poiché ve n&#39;era in grandissima quantità.&#xA;&#xA;Tripudio da Betùlia a Gerusalemme&#xA;8Allora il sommo sacerdote Ioakìm e il consiglio degli anziani degli Israeliti, che abitavano a Gerusalemme, vennero a vedere i benefìci che il Signore aveva operato per Israele e anche per incontrare Giuditta e salutarla. 9Appena furono entrati in casa sua, tutti insieme le rivolsero parole di benedizione ed esclamarono verso di lei: &#34;Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d&#39;Israele, tu splendido onore della nostra gente. 10Compiendo tutto questo con la tua mano, hai operato per Israele nobili cose: di esse Dio si è compiaciuto. Sii per sempre benedetta dal Signore onnipotente&#34;. Tutto il popolo soggiunse: &#34;Amen!&#34;.&#xA;11Per trenta giorni tutto il popolo continuò a saccheggiare l&#39;accampamento. A Giuditta diedero la tenda di Oloferne, tutte le argenterie, i letti, i vasi e tutti gli arredi di lui. Ella prese tutto in consegna e caricò la sua mula; poi aggiogò anche i suoi carri e vi accatastò sopra tutte quelle cose. 12Tutte le donne d&#39;Israele si radunarono per vederla e la colmarono di elogi e composero tra loro una danza in suo onore. Ella prese in mano dei tirsi e li distribuì alle donne che erano con lei. 13Insieme con loro si incoronò di fronde di ulivo: si mise in testa a tutto il popolo, guidando la danza di tutte le donne, mentre seguivano, armati, tutti gli uomini d&#39;Israele, portando corone e inneggiando con le loro labbra.&#xA;14Allora Giuditta intonò questo canto di riconoscenza in mezzo a tutto Israele e tutto il popolo accompagnava a gran voce questa lode.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;14,19-15,3a. La scena che ci è dato osservare nel campo assiro è da comprendere in rapporto alle reazioni disperate osservate precedentemente nella città di Betulia (cfr. 8,29) durante l&#39;assedio: mentre tuttavia in quel frangente gli Ebrei seppero volgere il loro sconforto in preghiera, elevando suppliche a Dio, ora gli Assiri sono totalmente in preda al panico e sono costretti a darsi alla fuga. Non possono certo pregare Nabucodonosor!&#xA;&#xA;15,3b-7. L&#39;esercito in preda al panico ormai è soltanto un&#39;accozzaglia di sbandati in balia della rappresaglia giudaica, la quale non si fa attendere e assume proporzioni tali da coinvolgere tutto Israele, da Gerusalemme alla Galilea e fino in Transgiordania (v. 5). Quanto alle città menzionate nel v. 4, Betomastaim è probabilmente una pronuncia diversa del sito menzionato in 4,6; la città di Bebai è menzionata soltanto nel codice alessandrino, in alcuni minuscoli e nella versione etiopica, ma non ci è nota da altre fonti; Cobai (v. 4) è altrettanto sconosciuta e forse corrisponde a Coba menzionata in Gdt 4,4 (e 15,5); anche Cola è una località sconosciuta.&#xA;&#xA;15,8-16,20. Dopo la descrizione della disfatta degli Assiri siamo resi partecipi dell&#39;entusiasmo che regna nel popolo giudaico e che si effonde in espressioni riconoscenti verso gli artefici della salvezza ottenuta: Giuditta e Dio. Se Giuditta ha sempre e volutamente accentuato che ella agiva per attuare il piano divino, nello stesso tempo il testo ha sottolineato che tale opera divina si realizzava «per mano sua» (8,33; 9,10; 12,4; 13,4.14.15; cfr. anche 15,10; 16,6), perciò anch&#39;essa diventa oggetto della lode riconoscente del popolo. La sezione si divide in tre parti: &#xA;&#xA;15,8-10: Giuditta onorata dai capi del popolo; &#xA;15,11-13: il popolo rende onore a Giuditta;&#xA;15,14-16,20: Giuditta e il popolo rendono grazie a Dio. &#xA;&#xA;15,8-10. La scena sottolinea l&#39;onore riservato a Giuditta per la qualifica dei personaggi che si presentano a lodarla e per l&#39;atto da essi compiuto (v. 9: addirittura entrano nella sua casa, un gesto ritenuto sconveniente e perciò corretto in alcuni mss. greci). I capi «vanno a vedere»: oggetto di tale visione sono sia i benefici compiuti da Dio, sia lo strumento scelto da Dio per attuare tali benefici. La lode profusa nei confronti di Giuditta (vv. 9-10) culmina nella benedizione: il popolo d&#39;Israele può vantarsi di possedere una donna come Giuditta, che ha compiuto quanto è gradito a Dio e che a nome di Dio ha agito a favore del suo popolo. Il v. 9 è applicato nella liturgia latina alla Vergine Maria. Il v. 10 presenta nella Vulgata motivazioni diverse per la lode rivolta a Giuditta: «Poiché hai agito virilmente e ridato vigore al nostro cuore, perché hai amato la castità e non ti sei unita ad altro uomo dopo (la morte di) tuo marito: perciò la mano di Dio ti ha resa forte e sarai quindi benedetta per sempre».&#xA;&#xA;15,11-13. Si accenna nuovamente al saccheggio dell&#39;accampamento assiro (cfr. 15,6-7) per illustrare come il popolo ha dimostrato la sua riconoscenza a colei che ha dato l&#39;avvio alla riscossa d&#39;Israele: a lei è riservata la parte più pregiata del bottino, quella tenda e quegli arredi che furono teatro della sua vittoria sul tracotante nemico del suo popolo. Con una scena che richiama 1Sam 18,6-7, Giuditta è lodata dalle donne d&#39;Israele e forma con esse un corteo trionfale. La scena presenta dei tratti tipicamente ellenistici: i tirsi (oggetto nominato nell&#39;AT soltanto qui e in 2Mac 10,7 in occasione della festa della purificazione del tempio) che erano dei rami o bastoni ricoperti di frasche usati specialmente dalle baccanti e le corone (v. 13), che pure riflettono un costume ellenistico. Questi tratti depongono per una datazione recente del libro.&#xA;&#xA;15,14-16,20**. Giuditta è qui descritta sul modello di Maria, sorella di Aronne (cfr. Es 15,20-21), che a capo delle donne israelite intonò le lodi di Dio dopo la vittoria contro gli Egiziani. &#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>Tutti quelli che erano nelle tende, appena seppero dell&#39;accaduto, restarono allibiti <strong>2</strong>e furono presi da paura e terrore, e nessuno volle più restare a fianco dell&#39;altro, ma tutti insieme, disperdendosi, fuggivano per ogni sentiero della pianura e della montagna. <strong>3</strong>Anche quelli accampati sulle montagne intorno a Betùlia si diedero alla fuga.</p>

<p>A questo punto gli Israeliti, cioè quanti tra loro erano abili alle armi, si buttarono su di loro. <strong>4</strong>Ozia mandò subito a Betomestàim, a Bebài, a Coba, a Cola e in tutti i territori d&#39;Israele messaggeri ad annunciare l&#39;accaduto e a invitare tutti a gettarsi sui nemici per sterminarli.
<strong>5</strong>Appena gli Israeliti udirono ciò, tutti compatti piombarono su di loro e li fecero a pezzi arrivando fino a Coba. Scesero in campo anche quelli di Gerusalemme e di tutta la zona montuosa, perché anche a loro avevano riferito quello che era accaduto nell&#39;accampamento dei loro nemici. Quelli che abitavano in Gàlaad e nella Galilea li accerchiarono colpendoli terribilmente, finché giunsero a Damasco e nel suo territorio. <strong>6</strong>Gli altri che erano rimasti a Betùlia si gettarono sul campo degli Assiri, si impadronirono delle loro spoglie e si arricchirono grandemente. <strong>7</strong>Gli Israeliti tornati dalla strage si impadronirono del resto e le borgate e i villaggi del monte e del piano vennero in possesso di grande bottino, poiché ve n&#39;era in grandissima quantità.</p>

<p><strong><em>Tripudio da Betùlia a Gerusalemme</em></strong>
<strong>8</strong>Allora il sommo sacerdote Ioakìm e il consiglio degli anziani degli Israeliti, che abitavano a Gerusalemme, vennero a vedere i benefìci che il Signore aveva operato per Israele e anche per incontrare Giuditta e salutarla. <strong>9</strong>Appena furono entrati in casa sua, tutti insieme le rivolsero parole di benedizione ed esclamarono verso di lei: “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d&#39;Israele, tu splendido onore della nostra gente. <strong>10</strong>Compiendo tutto questo con la tua mano, hai operato per Israele nobili cose: di esse Dio si è compiaciuto. Sii per sempre benedetta dal Signore onnipotente”. Tutto il popolo soggiunse: “Amen!”.
<strong>11</strong>Per trenta giorni tutto il popolo continuò a saccheggiare l&#39;accampamento. A Giuditta diedero la tenda di Oloferne, tutte le argenterie, i letti, i vasi e tutti gli arredi di lui. Ella prese tutto in consegna e caricò la sua mula; poi aggiogò anche i suoi carri e vi accatastò sopra tutte quelle cose. <strong>12</strong>Tutte le donne d&#39;Israele si radunarono per vederla e la colmarono di elogi e composero tra loro una danza in suo onore. Ella prese in mano dei tirsi e li distribuì alle donne che erano con lei. <strong>13</strong>Insieme con loro si incoronò di fronde di ulivo: si mise in testa a tutto il popolo, guidando la danza di tutte le donne, mentre seguivano, armati, tutti gli uomini d&#39;Israele, portando corone e inneggiando con le loro labbra.
<strong>14</strong>Allora Giuditta intonò questo canto di riconoscenza in mezzo a tutto Israele e tutto il popolo accompagnava a gran voce questa lode.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>14,19-15,3a</strong>. La scena che ci è dato osservare nel campo assiro è da comprendere in rapporto alle reazioni disperate osservate precedentemente nella città di Betulia (cfr. 8,29) durante l&#39;assedio: mentre tuttavia in quel frangente gli Ebrei seppero volgere il loro sconforto in preghiera, elevando suppliche a Dio, ora gli Assiri sono totalmente in preda al panico e sono costretti a darsi alla fuga. Non possono certo pregare Nabucodonosor!</p>

<p><strong>15,3b-7</strong>. L&#39;esercito in preda al panico ormai è soltanto un&#39;accozzaglia di sbandati in balia della rappresaglia giudaica, la quale non si fa attendere e assume proporzioni tali da coinvolgere tutto Israele, da Gerusalemme alla Galilea e fino in Transgiordania (v. 5). Quanto alle città menzionate nel v. 4, Betomastaim è probabilmente una pronuncia diversa del sito menzionato in 4,6; la città di Bebai è menzionata soltanto nel codice alessandrino, in alcuni minuscoli e nella versione etiopica, ma non ci è nota da altre fonti; Cobai (v. 4) è altrettanto sconosciuta e forse corrisponde a Coba menzionata in Gdt 4,4 (e 15,5); anche Cola è una località sconosciuta.</p>

<p>**15,8-16,20. Dopo la descrizione della disfatta degli Assiri siamo resi partecipi dell&#39;entusiasmo che regna nel popolo giudaico e che si effonde in espressioni riconoscenti verso gli artefici della salvezza ottenuta: Giuditta e Dio. Se Giuditta ha sempre e volutamente accentuato che ella agiva per attuare il piano divino, nello stesso tempo il testo ha sottolineato che tale opera divina si realizzava «per mano sua» (8,33; 9,10; 12,4; 13,4.14.15; cfr. anche 15,10; 16,6), perciò anch&#39;essa diventa oggetto della lode riconoscente del popolo. La sezione si divide in tre parti:</p>
<ul><li>15,8-10: Giuditta onorata dai capi del popolo;</li>
<li>15,11-13: il popolo rende onore a Giuditta;</li>
<li>15,14-16,20: Giuditta e il popolo rendono grazie a Dio.</li></ul>

<p><strong>15,8-10</strong>. La scena sottolinea l&#39;onore riservato a Giuditta per la qualifica dei personaggi che si presentano a lodarla e per l&#39;atto da essi compiuto (v. 9: addirittura entrano nella sua casa, un gesto ritenuto sconveniente e perciò corretto in alcuni mss. greci). I capi «vanno a vedere»: oggetto di tale visione sono sia i benefici compiuti da Dio, sia lo strumento scelto da Dio per attuare tali benefici. La lode profusa nei confronti di Giuditta (vv. 9-10) culmina nella benedizione: il popolo d&#39;Israele può vantarsi di possedere una donna come Giuditta, che ha compiuto quanto è gradito a Dio e che a nome di Dio ha agito a favore del suo popolo. Il v. 9 è applicato nella liturgia latina alla Vergine Maria. Il v. 10 presenta nella Vulgata motivazioni diverse per la lode rivolta a Giuditta: «Poiché hai agito virilmente e ridato vigore al nostro cuore, perché hai amato la castità e non ti sei unita ad altro uomo dopo (la morte di) tuo marito: perciò la mano di Dio ti ha resa forte e sarai quindi benedetta per sempre».</p>

<p><strong>15,11-13</strong>. Si accenna nuovamente al saccheggio dell&#39;accampamento assiro (cfr. 15,6-7) per illustrare come il popolo ha dimostrato la sua riconoscenza a colei che ha dato l&#39;avvio alla riscossa d&#39;Israele: a lei è riservata la parte più pregiata del bottino, quella tenda e quegli arredi che furono teatro della sua vittoria sul tracotante nemico del suo popolo. Con una scena che richiama 1Sam 18,6-7, Giuditta è lodata dalle donne d&#39;Israele e forma con esse un corteo trionfale. La scena presenta dei tratti tipicamente ellenistici: i tirsi (oggetto nominato nell&#39;AT soltanto qui e in 2Mac 10,7 in occasione della festa della purificazione del tempio) che erano dei rami o bastoni ricoperti di frasche usati specialmente dalle baccanti e le corone (v. 13), che pure riflettono un costume ellenistico. Questi tratti depongono per una datazione recente del libro.</p>

<p><strong>15,14-16,20</strong>. Giuditta è qui descritta sul modello di Maria, sorella di Aronne (cfr. Es 15,20-21), che a capo delle donne israelite intonò le lodi di Dio dopo la vittoria contro gli Egiziani.</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-15</guid>
      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 05:40:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>GIUDITTA - Capitolo 14</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-14</link>
      <description>&lt;![CDATA[Rivincita degli assediati&#xA;1Giuditta rispose loro: &#34;Ascoltatemi, fratelli: prendete questa testa e appendetela sugli spalti delle vostre mura. 2Quando apparirà la luce del mattino e il sole sorgerà sulla terra, prenderete ciascuno le vostre armature da guerra e ogni uomo valido uscirà dalla città. Quindi date inizio all&#39;azione contro di loro come se voleste scendere in pianura contro le prime difese degli Assiri, ma non scenderete. 3Quelli prenderanno le loro armi e correranno nel loro accampamento a svegliare i capi dell&#39;esercito assiro. Poi si raduneranno insieme davanti alla tenda di Oloferne, ma non lo troveranno e così si lasceranno prendere dal terrore e fuggiranno davanti a voi. 4Allora inseguiteli voi e quanti abitano l&#39;intero territorio d&#39;Israele e abbatteteli nella loro fuga. 5Ma, prima di far questo, chiamatemi Achiòr l&#39;Ammonita, perché venga a vedere e riconoscere colui che ha disprezzato la casa d&#39;Israele e che lo ha inviato qui tra noi come per destinarlo alla morte&#34;.&#xA;6Chiamarono subito Achiòr dalla casa di Ozia ed egli, appena giunse e vide la testa di Oloferne in mano ad un uomo in mezzo al popolo radunato, cadde a terra e rimase senza respiro. 7Quando l&#39;ebbero sollevato, si gettò ai piedi di Giuditta pieno di riverenza per la sua persona e disse: &#34;Benedetta sei tu in ogni tenda di Giuda e tra tutti i popoli: quanti udranno il tuo nome saranno presi da terrore. 8Ed ora raccontami tutto quello che hai fatto in questi giorni&#34;. E Giuditta in mezzo al popolo gli narrò quanto aveva compiuto dal giorno in cui era partita fino al momento in cui parlava loro. 9Quando finì di parlare, il popolo scoppiò in alte grida di giubilo e riempì la città di voci festose. 10Allora Achiòr, vedendo quello che il Dio d&#39;Israele aveva fatto, credette fermamente in Dio, si fece circoncidere e fu accolto nella casa d&#39;Israele fino ad oggi.&#xA;11Quando spuntò il mattino, appesero la testa di Oloferne alle mura; poi ogni uomo prese le sue armi e scesero lungo i sentieri del monte, divisi in manipoli. 12Appena li videro, gli Assiri mandarono a informare i loro capi e questi corsero dagli strateghi, dai chiliarchi e da tutti i loro comandanti. 13Poi si radunarono davanti alla tenda di Oloferne e dissero al suo attendente: &#34;Sveglia il nostro signore, perché quegli schiavi hanno osato scendere per darci battaglia e così distruggerci completamente&#34;. 14Bagoa entrò e bussò alla parete della tenda, poiché pensava che egli dormisse con Giuditta. 15Ma siccome nessuno rispondeva, aprì ed entrò nella camera da letto e lo trovò morto, steso a terra vicino all&#39;ingresso, con la testa tagliata via dal tronco. 16Allora diede in alte grida di dolore e di lamento, urlando con tutte le forze e stracciandosi le vesti. 17Poi si precipitò nella tenda dove era alloggiata Giuditta e non la trovò. Allora corse fuori davanti al popolo e gridò: 18&#34;Gli schiavi ci hanno traditi! Una sola donna ebrea ha gettato la vergogna sulla casa del re Nabucodònosor! Oloferne eccolo a terra, ed è privo della testa&#34;.&#xA;19I comandanti dell&#39;esercito assiro, appena udirono questo annuncio, si stracciarono i mantelli e rimasero terribilmente sconvolti nel loro animo; entro l&#39;accampamento si elevarono altissime le loro grida e le urla di dolore.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-4. Ora l&#39;eroina prende in pugno definitivamente la situazione: la sua impresa ha mostrato la sua determinazione, la sua sagacia e soprattutto che Dio è con lei, perciò ella può assumere il comando anche delle operazioni militari, perché, se la decapitazione del generale nemico rappresenta l&#39;assicurazione dell&#39;assistenza divina e perciò della vittoria ormai a disposizione (ecco perché la testa del nemico va collocata sugli spalti delle mura, v. 1), ora si tratta di sfruttare abilmente tale vantaggio al fine di sbaragliare definitivamente il nemico. Anche in tal caso Giuditta utilizza la tecnica dell&#39;inganno: non la forza, ma l&#39;astuzia e la genialità di questa donna hanno la meglio sull&#39;esercito assiro. Se la gloria del combattimento è lasciata ai maschi, dato che l&#39;eroina non prende parte alla battaglia (cfr. Debora e Barak, Gdc 4,4-16), è lei tuttavia a dirigere le operazioni dell&#39;esercito ebraico; notiamo anche in questo caso l&#39;abilità del narratore che contrappone la diversa situazione dei due eserciti, da una parte un esercito potente che tuttavia non ha più alcun capo, dall&#39;altra un piccolo esercito urbano comandato da una donna.&#xA;&#xA;5-10. Dal punto di vista dello sviluppo narrativo la collocazione dei versetti nella versione latina appare più logica, ma anche in questa sede svolgono un&#39;importante funzione, fornendo un ulteriore segno della vittoria attuata da Giuditta e perciò uno stimolo per il popolo a seguirne le direttive. Achior infatti non serve soltanto a identificare la testa che la donna porta nella borsa: ma anche qui, come nell&#39;accampamento assiro, egli rappresenta il giusto pagano che sa comprendere appieno l&#39;agire di Dio e si lascia da esso guidare. Il suo incontro con Giuditta, dopo che ella ha dato le disposizioni per le manovre che l&#39;esercito deve compiere, conferma altresì la saggezza degli ordini da lei impartiti. La conversione di Achior e la conseguente circoncisione che sigla il suo ingresso nella comunità giudaica contrastano apertamente con la disposizione legale contenuta in Dt 23,4-5 che esclude dalla comunità di JHWH l&#39;Ammonita e il Moabita (ma il contrasto è pure con le disposizioni legali rabbiniche che richiedono, oltre alla circoncisione, anche il battesimo per essere ammessi alla comunità giudaica; un motivo che può spiegare la non accoglienza del libro nel canone ebraico). Si può intravedere in tale evento il segno di una nuova prassi che si affaccia nel giudaismo, sviluppando concezioni già elaborate nei libri di Rut e Giona: il giusto pagano va accolto con disponibilità. Non è possibile affermare con certezza che lo scopo dell&#39;autore del libro con tale scena sia di incoraggiare il proselitismo. Sicuramente la scena intende proclamare la potenza di Dio: si passa dal terrore dell&#39;Ammonita (v. 6), alla lode rivolta alla donna (v. 7), al riconoscimento dell&#39;agire di Dio (v. 10).&#xA;&#xA;La potenza di Dio si manifesta in un essere debole, Giuditta, ma ella è qui pure il simbolo della pochezza dei Giudei entro la compagine cosmopolita del mondo ellenistico: anche quel piccolo popolo, come questa sua eroina, è chiamato nel mondo a proclamare con la sua testimonianza, con la sua fedeltà alla legge di Dio la potenza del Signore della storia che «stronca le guerre» (9,7; 16,2). &#xA;&#xA;14,11-15,7. Con una elaborata tecnica espositiva il narratore ci fa cogliere lo sconcerto causato nell&#39;esercito assiro dall&#39;impresa attuata da Giuditta. Lo stesso sviluppo narrativo mostra che il merito del successo è da far risalire all&#39;opera della donna, così che al centro della pericope sta l&#39;espressione di Bagoa in 14,18. Il testo si presenta così suddiviso: &#xA;&#xA;14,11-13: reazione alla discesa degli abitanti di Betulia; &#xA;14,14-18: la scoperta del cadavere di Oloferne; &#xA;14,19-15,3a: sconcerto degli Assiri; &#xA;15,3b-7: i Giudei assalgono gli Assiri e ne fanno strage.&#xA;&#xA;14,11-13. Sul far del giorno siamo riportati al lato opposto del teatro delle operazioni di guerra da dove si nota un fatto imprevisto: gli assediati fuoriescono baldanzosi dalla città. Se entro la città si sono alzate grida di esultanza per l&#39;opera compiuta da Dio per mano di Giuditta, nel campo assiro la tracotanza regna ancora: nessuno ha finora scoperto il misfatto. Tuttavia nessuno può decidere il da farsi: occorre un capo che dia disposizioni e permetta così di fronteggiare l&#39;atteggiamento sconsiderato (cfr. v. 13) degli assediati. Il racconto è tutto centrato sul punto di vista degli Assiri e perciò straordinariamente ironico: le informazioni di cui il lettore dispone gli permettono di seguire con grande interesse lo sviluppo della scena per gustare la sorpresa che coglierà gli Assiri impreparati. &#xA;&#xA;14,14-18. La scena presenta evidenti analogie con Gdc 3,24-25. Il servo fedele non si è finora permesso di accedere all&#39;interno della tenda del suo padrone, pensando che tutto si fosse svolto secondo i preparativi e che perciò Oloferne avesse goduto di una notte d&#39;amore. Ciò che invece resta del suo padrone è un corpo senza testa, proprio come l&#39;esercito assiro che ora non ha più comandante. Anche Bagoa definisce gli Ebrei «schiavi» (v. 18; cfr. v. 13), un appellativo che forse vuole richiamare alla mente le analogie tra quanto avviene ora agli Assiri e quanto un tempo accadde agli Egiziani, ma il significato di tale appellativo va colto anche a partire dalla coscienza che gli Assiri hanno di sé: essi sono la &#34;razza padrona&#34; in un mondo costituito da «schiavi», perciò chiunque può e deve essere loro assoggettato. L&#39;ideologia del potere che qui è veicolata sembra tuttavia scardinata nei suoi fondamenti: ora una razza di «schiavi» li ha «beffati» (così è preferibile rendere «traditi» del v. 18), ora «una sola donna ebrea» ha mostrato l&#39;inconsistenza del potere di Nabucodonosor (la «vergogna» diventa qui il simbolo della sconfitta).&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Rivincita degli assediati</em></strong>
<strong>1</strong>Giuditta rispose loro: “Ascoltatemi, fratelli: prendete questa testa e appendetela sugli spalti delle vostre mura. <strong>2</strong>Quando apparirà la luce del mattino e il sole sorgerà sulla terra, prenderete ciascuno le vostre armature da guerra e ogni uomo valido uscirà dalla città. Quindi date inizio all&#39;azione contro di loro come se voleste scendere in pianura contro le prime difese degli Assiri, ma non scenderete. <strong>3</strong>Quelli prenderanno le loro armi e correranno nel loro accampamento a svegliare i capi dell&#39;esercito assiro. Poi si raduneranno insieme davanti alla tenda di Oloferne, ma non lo troveranno e così si lasceranno prendere dal terrore e fuggiranno davanti a voi. <strong>4</strong>Allora inseguiteli voi e quanti abitano l&#39;intero territorio d&#39;Israele e abbatteteli nella loro fuga. <strong>5</strong>Ma, prima di far questo, chiamatemi Achiòr l&#39;Ammonita, perché venga a vedere e riconoscere colui che ha disprezzato la casa d&#39;Israele e che lo ha inviato qui tra noi come per destinarlo alla morte”.
<strong>6</strong>Chiamarono subito Achiòr dalla casa di Ozia ed egli, appena giunse e vide la testa di Oloferne in mano ad un uomo in mezzo al popolo radunato, cadde a terra e rimase senza respiro. <strong>7</strong>Quando l&#39;ebbero sollevato, si gettò ai piedi di Giuditta pieno di riverenza per la sua persona e disse: “Benedetta sei tu in ogni tenda di Giuda e tra tutti i popoli: quanti udranno il tuo nome saranno presi da terrore. <strong>8</strong>Ed ora raccontami tutto quello che hai fatto in questi giorni”. E Giuditta in mezzo al popolo gli narrò quanto aveva compiuto dal giorno in cui era partita fino al momento in cui parlava loro. <strong>9</strong>Quando finì di parlare, il popolo scoppiò in alte grida di giubilo e riempì la città di voci festose. <strong>10</strong>Allora Achiòr, vedendo quello che il Dio d&#39;Israele aveva fatto, credette fermamente in Dio, si fece circoncidere e fu accolto nella casa d&#39;Israele fino ad oggi.
<strong>11</strong>Quando spuntò il mattino, appesero la testa di Oloferne alle mura; poi ogni uomo prese le sue armi e scesero lungo i sentieri del monte, divisi in manipoli. <strong>12</strong>Appena li videro, gli Assiri mandarono a informare i loro capi e questi corsero dagli strateghi, dai chiliarchi e da tutti i loro comandanti. <strong>13</strong>Poi si radunarono davanti alla tenda di Oloferne e dissero al suo attendente: “Sveglia il nostro signore, perché quegli schiavi hanno osato scendere per darci battaglia e così distruggerci completamente”. <strong>14</strong>Bagoa entrò e bussò alla parete della tenda, poiché pensava che egli dormisse con Giuditta. <strong>15</strong>Ma siccome nessuno rispondeva, aprì ed entrò nella camera da letto e lo trovò morto, steso a terra vicino all&#39;ingresso, con la testa tagliata via dal tronco. <strong>16</strong>Allora diede in alte grida di dolore e di lamento, urlando con tutte le forze e stracciandosi le vesti. <strong>17</strong>Poi si precipitò nella tenda dove era alloggiata Giuditta e non la trovò. Allora corse fuori davanti al popolo e gridò: <strong>18</strong>“Gli schiavi ci hanno traditi! Una sola donna ebrea ha gettato la vergogna sulla casa del re Nabucodònosor! Oloferne eccolo a terra, ed è privo della testa”.
<strong>19</strong>I comandanti dell&#39;esercito assiro, appena udirono questo annuncio, si stracciarono i mantelli e rimasero terribilmente sconvolti nel loro animo; entro l&#39;accampamento si elevarono altissime le loro grida e le urla di dolore.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-4</strong>. Ora l&#39;eroina prende in pugno definitivamente la situazione: la sua impresa ha mostrato la sua determinazione, la sua sagacia e soprattutto che Dio è con lei, perciò ella può assumere il comando anche delle operazioni militari, perché, se la decapitazione del generale nemico rappresenta l&#39;assicurazione dell&#39;assistenza divina e perciò della vittoria ormai a disposizione (ecco perché la testa del nemico va collocata sugli spalti delle mura, v. 1), ora si tratta di sfruttare abilmente tale vantaggio al fine di sbaragliare definitivamente il nemico. Anche in tal caso Giuditta utilizza la tecnica dell&#39;inganno: non la forza, ma l&#39;astuzia e la genialità di questa donna hanno la meglio sull&#39;esercito assiro. Se la gloria del combattimento è lasciata ai maschi, dato che l&#39;eroina non prende parte alla battaglia (cfr. Debora e Barak, Gdc 4,4-16), è lei tuttavia a dirigere le operazioni dell&#39;esercito ebraico; notiamo anche in questo caso l&#39;abilità del narratore che contrappone la diversa situazione dei due eserciti, da una parte un esercito potente che tuttavia non ha più alcun capo, dall&#39;altra un piccolo esercito urbano comandato da una donna.</p>

<p><strong>5-10</strong>. Dal punto di vista dello sviluppo narrativo la collocazione dei versetti nella versione latina appare più logica, ma anche in questa sede svolgono un&#39;importante funzione, fornendo un ulteriore segno della vittoria attuata da Giuditta e perciò uno stimolo per il popolo a seguirne le direttive. Achior infatti non serve soltanto a identificare la testa che la donna porta nella borsa: ma anche qui, come nell&#39;accampamento assiro, egli rappresenta il giusto pagano che sa comprendere appieno l&#39;agire di Dio e si lascia da esso guidare. Il suo incontro con Giuditta, dopo che ella ha dato le disposizioni per le manovre che l&#39;esercito deve compiere, conferma altresì la saggezza degli ordini da lei impartiti. La conversione di Achior e la conseguente circoncisione che sigla il suo ingresso nella comunità giudaica contrastano apertamente con la disposizione legale contenuta in Dt 23,4-5 che esclude dalla comunità di JHWH l&#39;Ammonita e il Moabita (ma il contrasto è pure con le disposizioni legali rabbiniche che richiedono, oltre alla circoncisione, anche il battesimo per essere ammessi alla comunità giudaica; un motivo che può spiegare la non accoglienza del libro nel canone ebraico). Si può intravedere in tale evento il segno di una nuova prassi che si affaccia nel giudaismo, sviluppando concezioni già elaborate nei libri di Rut e Giona: il giusto pagano va accolto con disponibilità. Non è possibile affermare con certezza che lo scopo dell&#39;autore del libro con tale scena sia di incoraggiare il proselitismo. Sicuramente la scena intende proclamare la potenza di Dio: si passa dal terrore dell&#39;Ammonita (v. 6), alla lode rivolta alla donna (v. 7), al riconoscimento dell&#39;agire di Dio (v. 10).</p>

<p>La potenza di Dio si manifesta in un essere debole, Giuditta, ma ella è qui pure il simbolo della pochezza dei Giudei entro la compagine cosmopolita del mondo ellenistico: anche quel piccolo popolo, come questa sua eroina, è chiamato nel mondo a proclamare con la sua testimonianza, con la sua fedeltà alla legge di Dio la potenza del Signore della storia che «stronca le guerre» (9,7; 16,2).</p>

<p><strong>14,11-15,7</strong>. Con una elaborata tecnica espositiva il narratore ci fa cogliere lo sconcerto causato nell&#39;esercito assiro dall&#39;impresa attuata da Giuditta. Lo stesso sviluppo narrativo mostra che il merito del successo è da far risalire all&#39;opera della donna, così che al centro della pericope sta l&#39;espressione di Bagoa in 14,18. Il testo si presenta così suddiviso:</p>
<ul><li>14,11-13: reazione alla discesa degli abitanti di Betulia;</li>
<li>14,14-18: la scoperta del cadavere di Oloferne;</li>
<li>14,19-15,3a: sconcerto degli Assiri;</li>
<li>15,3b-7: i Giudei assalgono gli Assiri e ne fanno strage.</li></ul>

<p><strong>14,11-13</strong>. Sul far del giorno siamo riportati al lato opposto del teatro delle operazioni di guerra da dove si nota un fatto imprevisto: gli assediati fuoriescono baldanzosi dalla città. Se entro la città si sono alzate grida di esultanza per l&#39;opera compiuta da Dio per mano di Giuditta, nel campo assiro la tracotanza regna ancora: nessuno ha finora scoperto il misfatto. Tuttavia nessuno può decidere il da farsi: occorre un capo che dia disposizioni e permetta così di fronteggiare l&#39;atteggiamento sconsiderato (cfr. v. 13) degli assediati. Il racconto è tutto centrato sul punto di vista degli Assiri e perciò straordinariamente ironico: le informazioni di cui il lettore dispone gli permettono di seguire con grande interesse lo sviluppo della scena per gustare la sorpresa che coglierà gli Assiri impreparati.</p>

<p><strong>14,14-18</strong>. La scena presenta evidenti analogie con Gdc 3,24-25. Il servo fedele non si è finora permesso di accedere all&#39;interno della tenda del suo padrone, pensando che tutto si fosse svolto secondo i preparativi e che perciò Oloferne avesse goduto di una notte d&#39;amore. Ciò che invece resta del suo padrone è un corpo senza testa, proprio come l&#39;esercito assiro che ora non ha più comandante. Anche Bagoa definisce gli Ebrei «schiavi» (v. 18; cfr. v. 13), un appellativo che forse vuole richiamare alla mente le analogie tra quanto avviene ora agli Assiri e quanto un tempo accadde agli Egiziani, ma il significato di tale appellativo va colto anche a partire dalla coscienza che gli Assiri hanno di sé: essi sono la “razza padrona” in un mondo costituito da «schiavi», perciò chiunque può e deve essere loro assoggettato. L&#39;ideologia del potere che qui è veicolata sembra tuttavia scardinata nei suoi fondamenti: ora una razza di «schiavi» li ha «beffati» (così è preferibile rendere «traditi» del v. 18), ora «una sola donna ebrea» ha mostrato l&#39;inconsistenza del potere di Nabucodonosor (la «vergogna» diventa qui il simbolo della sconfitta).</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-14</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 05:00:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>GIUDITTA - Capitolo 13</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-13</link>
      <description>&lt;![CDATA[Giuditta uccide Oloferne&#xA;1Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi. Bagoa chiuse la tenda dall&#39;esterno e allontanò le guardie dalla vista del suo signore e ognuno andò a dormire; in realtà erano tutti estenuati, perché avevano bevuto troppo. 2Giuditta fu lasciata nella tenda e Oloferne era sprofondato sul suo letto, ubriaco fradicio. 3Allora Giuditta ordinò all&#39;ancella di stare fuori della camera da letto e di aspettare che uscisse, come aveva fatto ogni giorno; aveva detto infatti che sarebbe uscita per la sua preghiera, e anche con Bagoa aveva parlato in questi termini. 4Si erano allontanati tutti dalla loro presenza e nessuno, dal più piccolo al più grande, era rimasto nella camera da letto. Giuditta, fermatasi presso il letto di lui, disse in cuor suo: &#34;Signore, Dio d&#39;ogni potenza, guarda propizio in quest&#39;ora all&#39;opera delle mie mani per l&#39;esaltazione di Gerusalemme. 5È venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio progetto per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi&#34;.&#xA;6Avvicinatasi alla sponda del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, staccò la scimitarra di lui; 7poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: &#34;Dammi forza, Signore, Dio d&#39;Israele, in questo giorno&#34;. 8E con tutta la sua forza lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. 9Indi fece rotolare il corpo giù dal giaciglio e strappò via la cortina dai sostegni. Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella, 10la quale la mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt&#39;e due, secondo il loro uso, per la preghiera. Attraversato l&#39;accampamento, fecero il giro della valle, salirono il monte di Betùlia e arrivarono alle sue porte.&#xA;&#xA;Giuditta porta a Betùlia la testa di Oloferne&#xA;11Giuditta gridò da lontano al corpo di guardia delle porte: &#34;Aprite, aprite subito la porta: è con noi Dio, il nostro Dio, per esercitare ancora la sua forza in Israele e la sua potenza contro i nemici, come ha fatto oggi&#34;.&#xA;12Appena gli uomini della sua città sentirono la sua voce, corsero giù in fretta alla porta della città e chiamarono gli anziani. 13Corsero tutti, dal più piccolo al più grande, perché non si aspettavano il suo arrivo; aprirono dunque la porta, le accolsero dentro e, acceso il fuoco per fare luce, si strinsero attorno a loro. 14Giuditta disse loro a gran voce: &#34;Lodate Dio, lodatelo; lodate Dio, perché non ha allontanato la sua misericordia dalla casa d&#39;Israele, ma in questa notte per mano mia ha colpito i nostri nemici&#34;.&#xA;15Allora tirò fuori la testa dalla bisaccia e la mise in mostra dicendo loro: &#34;Ecco la testa di Oloferne, comandante supremo dell&#39;esercito assiro, ed ecco la cortina sotto la quale giaceva ubriaco; il Signore l&#39;ha colpito per mano di una donna. 16Viva dunque il Signore, che mi ha protetto nella mia impresa, perché costui si è lasciato ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha commesso peccato con me, a mia contaminazione e vergogna&#34;.&#xA;17Tutto il popolo si stupì profondamente e tutti si chinarono ad adorare Dio, esclamando in coro: &#34;Benedetto sei tu, nostro Dio, che hai annientato in questo giorno i nemici del tuo popolo&#34;. 18Ozia a sua volta le disse: &#34;Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra, e benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici. 19Davvero il coraggio che ti ha sostenuto non sarà dimenticato dagli uomini, che ricorderanno per sempre la potenza di Dio. 20Dio compia per te queste cose a tua perenne esaltazione, ricolmandoti di beni, in riconoscimento della prontezza con cui hai esposto la vita di fronte all&#39;umiliazione della nostra stirpe, e ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio&#34;. E tutto il popolo esclamò: &#34;Amen! Amen!&#34;.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;13,11 è con noi Dio, il nostro Dio: in questo grido di fede e di vittoria si sintetizza il senso di tutto il racconto.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-4a. Bagoa conosce l&#39;intenzione del suo padrone (12,12) e si affretta a predisporre tutto perché possa cogliere il frutto sperato, senza che alcuno possa disturbare (v. 1). Per la prima volta i due antagonisti sono soli l&#39;uno di fronte all&#39;altra: quale migliore occasione per entrambi? In parallelo a Bagoa che ha eseguito a puntino gli ordini del suo padrone troviamo l&#39;ancella di Giuditta: per ordine della padrona soltanto lei è in attesa fuori dalla tenda (le guardie sono state allontanate) e per eludere ogni sospetto Giuditta ha informato Bagoa di voler rispettare il suo abituale rito notturno (v. 3).&#xA;&#xA;4b-5. Il nemico giace ubriaco fradicio. La donna è sola accanto al suo divano. La sua preghiera in questo momento decisivo (kairos) innalza ancor più la sua sincera religiosità; ella sa che quanto sta per compiere significa salvezza per il suo popolo ed esaltazione di Gerusalemme. Questa donna debole è come Davide di fronte a Golia (cfr. 1Sam 17,48-54) e come lui confida non nelle proprie ca-pacità, ma nell&#39;assistenza divina.&#xA;&#xA;6-10. Nel silenzio della notte e nella solitudine si compie il gesto risolutore del dramma. L&#39;invocazione che Giuditta rivolge a Dio nel momento cruciale risuona come una risposta alla domanda rivolta da Oloferne al suo consiglio di guerra in 5,3 («dove risiede la forza degli Israeliti») e risolve il conflitto insorto a partire dalla sua tracotante reazione al discorso di Achior (6,2: «che altro dio c&#39;è se non Nabucodonosor? Questi invierà la sua forza»). In una donna Dio manifesta il suo potere su ogni creatura. La scena è descritta con lentezza e il narratore si sofferma sui particolari. Giuditta non si accontenta di prendere con sé la testa del nemico, ma toglie anche le «cor-tine», sia per addurre un&#39;ulteriore prova dell&#39;identità del morto (cfr. 13, 15), sia come trofeo (cfr. 16,19). La «bisaccia» che era servita a portare gli alimenti che rappresentavano il simbolo della fedeltà di Giuditta alla legge del suo Dio, ora reca dentro di sé il simbolo della fedeltà di Dio al suo popolo: la testa del nemico sconfitto. Con tocco ironico, il narratore annota che le donne «uscirono per la preghiera» (v. 10): in questo caso egli si pone dal punto di vista degli Assiri, i quali infatti leggono l&#39;uscita delle due donne dal campo secondo la consuetudine di Giuditta. Ma il lettore sa che la preghiera è già stata effettuata e prontamente esaudita.&#xA;&#xA;13,11-14,10. La scena si sposta ora entro le mura della città: la trepidante attesa è finalmente appagata. La pericope si suddivide in quattro quadri caratterizzati da dialoghi o discorsi: &#xA;&#xA;13,11-16: ingresso in città e proclamazione al popolo dell&#39;esito positivo dell&#39;impresa; &#xA;13,17-20: Giuditta lodata da Ozia; &#xA;14,1-4: la strategia militare di Giuditta; &#xA;14,5-10: Achior si fa circoncidere e diventa Giudeo.&#xA;&#xA;13,11-16. La scena si apre con un&#39;espressione di trionfo che rievoca testi liturgici (cfr. Sal 24,7; 118,19-20) e che mette in movimento gli abitanti della città: la donna uscita inerme per entrare nel campo assiro ora ritorna e si presenta lodando il Dio d&#39;Israele e la sua potenza. Il frettoloso accorrere di tutta la popolazione («piccoli e grandi») è presentato dal narratore con una nota carica d&#39;ironia: la venuta di Giuditta è paradoxon, «inattesa» (v. 13). Quando le due donne uscirono dalla città fu loro rivolto l&#39;augurio per la riuscita nell&#39;impresa (cfr. 10,8), ma il narratore non ci ha rivelato l&#39;opinione degli abitanti sul tentativo intrapreso da Giuditta e non possiamo perciò escludere che tra gli abitanti molti dubitassero che due donne potessero trovare una soluzione alla sventura. Né va dimenticato che ormai da tre giorni l&#39;eroina era nel campo assiro: forse era già morta o forse il comandante assiro colpito dalla sua bellezza l&#39;aveva risparmiata e lei si era ormai dimenticata dei suoi concittadini che soffrivano entro le mura. Alla popolazione accorsa Giuditta rivolge l&#39;invito a lodare Dio: quello che prima era presentato come esercizio della forza di Dio (v. 11) ora diventa manifestazione della «misericordia» di Dio, che si è realizzata per «mano» di Giuditta (v. 14), la mano di una «femmina» (BC ha «donna», v. 15). Si tratta di una prima risposta ai dubbi degli abitanti di Betulia: Dio ha agito per mano di una donna, come aveva fatto nei tempi antichi (cfr. Gdc 4,17-22; 5,24-27). Il bottino di guerra che la donna porta è la testa di Oloferne (cfr. 1Sam 17,54; 1Mac 7,47). L&#39;inganno è riuscito (v. 16) e la donna è tornata alla sua città incontaminata: una ulteriore risposta ai dubbi dei Giudei, giacché Giuditta non ha sfruttato la sua bellezza soltanto per preservare la sua vita, ma per compiere un&#39;impresa memorabile a beneficio del suo popolo.&#xA;&#xA;13,17-20. Alla proclamazione di Giuditta risponde l&#39;atto di adorazione del popolo, che prorompe in una benedizione (v. 17). Anche Ozia pronuncia una duplice benedizione che nel tenore è simile a quella pronunciata da Melchisedek nel testo greco di Gn 14,19-20 e riprende anche un&#39;espressione di Gdc 5,24, riferita a Giaele: «benedetta tu più di tutte le donne», un versetto che l&#39;evangelista Luca applicherà alla Vergine Maria (Lc 1,42).&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Giuditta uccide Oloferne</em></strong>
<strong>1</strong>Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi. Bagoa chiuse la tenda dall&#39;esterno e allontanò le guardie dalla vista del suo signore e ognuno andò a dormire; in realtà erano tutti estenuati, perché avevano bevuto troppo. <strong>2</strong>Giuditta fu lasciata nella tenda e Oloferne era sprofondato sul suo letto, ubriaco fradicio. <strong>3</strong>Allora Giuditta ordinò all&#39;ancella di stare fuori della camera da letto e di aspettare che uscisse, come aveva fatto ogni giorno; aveva detto infatti che sarebbe uscita per la sua preghiera, e anche con Bagoa aveva parlato in questi termini. <strong>4</strong>Si erano allontanati tutti dalla loro presenza e nessuno, dal più piccolo al più grande, era rimasto nella camera da letto. Giuditta, fermatasi presso il letto di lui, disse in cuor suo: “Signore, Dio d&#39;ogni potenza, guarda propizio in quest&#39;ora all&#39;opera delle mie mani per l&#39;esaltazione di Gerusalemme. <strong>5</strong>È venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio progetto per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi”.
<strong>6</strong>Avvicinatasi alla sponda del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, staccò la scimitarra di lui; <strong>7</strong>poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: “Dammi forza, Signore, Dio d&#39;Israele, in questo giorno”. <strong>8</strong>E con tutta la sua forza lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. <strong>9</strong>Indi fece rotolare il corpo giù dal giaciglio e strappò via la cortina dai sostegni. Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella, <strong>10</strong>la quale la mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt&#39;e due, secondo il loro uso, per la preghiera. Attraversato l&#39;accampamento, fecero il giro della valle, salirono il monte di Betùlia e arrivarono alle sue porte.</p>

<p><strong><em>Giuditta porta a Betùlia la testa di Oloferne</em></strong>
<strong>11</strong>Giuditta gridò da lontano al corpo di guardia delle porte: “Aprite, aprite subito la porta: è con noi Dio, il nostro Dio, per esercitare ancora la sua forza in Israele e la sua potenza contro i nemici, come ha fatto oggi”.
<strong>12</strong>Appena gli uomini della sua città sentirono la sua voce, corsero giù in fretta alla porta della città e chiamarono gli anziani. <strong>13</strong>Corsero tutti, dal più piccolo al più grande, perché non si aspettavano il suo arrivo; aprirono dunque la porta, le accolsero dentro e, acceso il fuoco per fare luce, si strinsero attorno a loro. <strong>14</strong>Giuditta disse loro a gran voce: “Lodate Dio, lodatelo; lodate Dio, perché non ha allontanato la sua misericordia dalla casa d&#39;Israele, ma in questa notte per mano mia ha colpito i nostri nemici”.
<strong>15</strong>Allora tirò fuori la testa dalla bisaccia e la mise in mostra dicendo loro: “Ecco la testa di Oloferne, comandante supremo dell&#39;esercito assiro, ed ecco la cortina sotto la quale giaceva ubriaco; il Signore l&#39;ha colpito per mano di una donna. <strong>16</strong>Viva dunque il Signore, che mi ha protetto nella mia impresa, perché costui si è lasciato ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha commesso peccato con me, a mia contaminazione e vergogna”.
<strong>17</strong>Tutto il popolo si stupì profondamente e tutti si chinarono ad adorare Dio, esclamando in coro: “Benedetto sei tu, nostro Dio, che hai annientato in questo giorno i nemici del tuo popolo”. <strong>18</strong>Ozia a sua volta le disse: “Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra, e benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici. <strong>19</strong>Davvero il coraggio che ti ha sostenuto non sarà dimenticato dagli uomini, che ricorderanno per sempre la potenza di Dio. <strong>20</strong>Dio compia per te queste cose a tua perenne esaltazione, ricolmandoti di beni, in riconoscimento della prontezza con cui hai esposto la vita di fronte all&#39;umiliazione della nostra stirpe, e ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio”. E tutto il popolo esclamò: “Amen! Amen!”.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>13,11</strong> è con noi Dio, il nostro Dio: in questo grido di fede e di vittoria si sintetizza il senso di tutto il racconto.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-4a</strong>. Bagoa conosce l&#39;intenzione del suo padrone (12,12) e si affretta a predisporre tutto perché possa cogliere il frutto sperato, senza che alcuno possa disturbare (v. 1). Per la prima volta i due antagonisti sono soli l&#39;uno di fronte all&#39;altra: quale migliore occasione per entrambi? In parallelo a Bagoa che ha eseguito a puntino gli ordini del suo padrone troviamo l&#39;ancella di Giuditta: per ordine della padrona soltanto lei è in attesa fuori dalla tenda (le guardie sono state allontanate) e per eludere ogni sospetto Giuditta ha informato Bagoa di voler rispettare il suo abituale rito notturno (v. 3).</p>

<p><strong>4b-5</strong>. Il nemico giace ubriaco fradicio. La donna è sola accanto al suo divano. La sua preghiera in questo momento decisivo <em>(kairos)</em> innalza ancor più la sua sincera religiosità; ella sa che quanto sta per compiere significa salvezza per il suo popolo ed esaltazione di Gerusalemme. Questa donna debole è come Davide di fronte a Golia (cfr. 1Sam 17,48-54) e come lui confida non nelle proprie ca-pacità, ma nell&#39;assistenza divina.</p>

<p><strong>6-10</strong>. Nel silenzio della notte e nella solitudine si compie il gesto risolutore del dramma. L&#39;invocazione che Giuditta rivolge a Dio nel momento cruciale risuona come una risposta alla domanda rivolta da Oloferne al suo consiglio di guerra in 5,3 («dove risiede la forza degli Israeliti») e risolve il conflitto insorto a partire dalla sua tracotante reazione al discorso di Achior (6,2: «che altro dio c&#39;è se non Nabucodonosor? Questi invierà la sua forza»). In una donna Dio manifesta il suo potere su ogni creatura. La scena è descritta con lentezza e il narratore si sofferma sui particolari. Giuditta non si accontenta di prendere con sé la testa del nemico, ma toglie anche le «cor-tine», sia per addurre un&#39;ulteriore prova dell&#39;identità del morto (cfr. 13, 15), sia come trofeo (cfr. 16,19). La «bisaccia» che era servita a portare gli alimenti che rappresentavano il simbolo della fedeltà di Giuditta alla legge del suo Dio, ora reca dentro di sé il simbolo della fedeltà di Dio al suo popolo: la testa del nemico sconfitto. Con tocco ironico, il narratore annota che le donne «uscirono per la preghiera» (v. 10): in questo caso egli si pone dal punto di vista degli Assiri, i quali infatti leggono l&#39;uscita delle due donne dal campo secondo la consuetudine di Giuditta. Ma il lettore sa che la preghiera è già stata effettuata e prontamente esaudita.</p>

<p><strong>13,11-14,10</strong>. La scena si sposta ora entro le mura della città: la trepidante attesa è finalmente appagata. La pericope si suddivide in quattro quadri caratterizzati da dialoghi o discorsi:</p>
<ul><li>13,11-16: ingresso in città e proclamazione al popolo dell&#39;esito positivo dell&#39;impresa;</li>
<li>13,17-20: Giuditta lodata da Ozia;</li>
<li>14,1-4: la strategia militare di Giuditta;</li>
<li>14,5-10: Achior si fa circoncidere e diventa Giudeo.</li></ul>

<p><strong>13,11-16</strong>. La scena si apre con un&#39;espressione di trionfo che rievoca testi liturgici (cfr. Sal 24,7; 118,19-20) e che mette in movimento gli abitanti della città: la donna uscita inerme per entrare nel campo assiro ora ritorna e si presenta lodando il Dio d&#39;Israele e la sua potenza. Il frettoloso accorrere di tutta la popolazione («piccoli e grandi») è presentato dal narratore con una nota carica d&#39;ironia: la venuta di Giuditta è <em>paradoxon,</em> «inattesa» (v. 13). Quando le due donne uscirono dalla città fu loro rivolto l&#39;augurio per la riuscita nell&#39;impresa (cfr. 10,8), ma il narratore non ci ha rivelato l&#39;opinione degli abitanti sul tentativo intrapreso da Giuditta e non possiamo perciò escludere che tra gli abitanti molti dubitassero che due donne potessero trovare una soluzione alla sventura. Né va dimenticato che ormai da tre giorni l&#39;eroina era nel campo assiro: forse era già morta o forse il comandante assiro colpito dalla sua bellezza l&#39;aveva risparmiata e lei si era ormai dimenticata dei suoi concittadini che soffrivano entro le mura. Alla popolazione accorsa Giuditta rivolge l&#39;invito a lodare Dio: quello che prima era presentato come esercizio della forza di Dio (v. 11) ora diventa manifestazione della «misericordia» di Dio, che si è realizzata per «mano» di Giuditta (v. 14), la mano di una «femmina» (BC ha «donna», v. 15). Si tratta di una prima risposta ai dubbi degli abitanti di Betulia: Dio ha agito per mano di una donna, come aveva fatto nei tempi antichi (cfr. Gdc 4,17-22; 5,24-27). Il bottino di guerra che la donna porta è la testa di Oloferne (cfr. 1Sam 17,54; 1Mac 7,47). L&#39;inganno è riuscito (v. 16) e la donna è tornata alla sua città incontaminata: una ulteriore risposta ai dubbi dei Giudei, giacché Giuditta non ha sfruttato la sua bellezza soltanto per preservare la sua vita, ma per compiere un&#39;impresa memorabile a beneficio del suo popolo.</p>

<p><strong>13,17-20</strong>. Alla proclamazione di Giuditta risponde l&#39;atto di adorazione del popolo, che prorompe in una benedizione (v. 17). Anche Ozia pronuncia una duplice benedizione che nel tenore è simile a quella pronunciata da Melchisedek nel testo greco di Gn 14,19-20 e riprende anche un&#39;espressione di Gdc 5,24, riferita a Giaele: «benedetta tu più di tutte le donne», un versetto che l&#39;evangelista Luca applicherà alla Vergine Maria (Lc 1,42).</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 05:45:27 +0000</pubDate>
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