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    <title>📖Un capitolo al giorno📚</title>
    <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/</link>
    <description>DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022</description>
    <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 18:30:44 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 9</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-9</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nuova apparizione del Signore&#xA;1Quando Salomone ebbe terminato di costruire il tempio del Signore, la reggia e quanto aveva voluto attuare, 2il Signore apparve per la seconda volta a Salomone, come gli era apparso a Gàbaon. 3Il Signore gli disse: &#34;Ho ascoltato la tua preghiera e la tua supplica che mi hai rivolto; ho consacrato questa casa, che tu hai costruito per porre in essa il mio nome per sempre. I miei occhi e il mio cuore saranno là tutti i giorni. 4Quanto a te, se camminerai davanti a me come camminò Davide, tuo padre, con cuore integro e con rettitudine, facendo quanto ti ho comandato, e osserverai le mie leggi e le mie norme, 5io stabilirò il trono del tuo regno su Israele per sempre, come ho promesso a Davide, tuo padre, dicendo: &#34;Non ti sarà tolto un discendente dal trono d&#39;Israele&#34;. 6Ma se voi e i vostri figli vi ritirerete dal seguirmi, se non osserverete i miei comandi e le mie leggi che io vi ho proposto, se andrete a servire altri dèi e a prostrarvi davanti ad essi, 7allora eliminerò Israele dalla terra che ho dato loro, rigetterò da me il tempio che ho consacrato al mio nome; Israele diventerà la favola e lo zimbello di tutti i popoli. 8Questo tempio sarà una rovina; chiunque vi passerà accanto resterà sbigottito, fischierà di scherno e si domanderà: &#34;Perché il Signore ha agito così con questa terra e con questo tempio?&#34;. 9Si risponderà: &#34;Perché hanno abbandonato il Signore, loro Dio, che aveva fatto uscire i loro padri dalla terra d&#39;Egitto, e si sono legati a dèi stranieri, prostrandosi davanti a loro e servendoli. Per questo il Signore ha fatto venire su di loro tutta questa sciagura&#34;&#34;.&#xA;&#xA;Le città cedute a Chiram, re di Tiro&#xA;10Passati i vent&#39;anni durante i quali Salomone aveva costruito i due edifici, il tempio del Signore e la reggia, 11poiché Chiram, re di Tiro, aveva fornito a Salomone legname di cedro e legname di cipresso e oro secondo ogni suo desiderio, Salomone diede a Chiram venti città nella regione della Galilea. 12Chiram uscì da Tiro per vedere le città che Salomone gli aveva dato, ma non gli piacquero. 13Perciò disse: &#34;Sono queste le città che tu mi hai dato, fratello mio?&#34;. Le chiamò terra di Cabul, nome ancora in uso. 14Chiram aveva mandato al re centoventi talenti d&#39;oro.&#xA;&#xA;I lavori forzati imposti da Salomone&#xA;15Questa fu l&#39;occasione in cui il re Salomone istituì il lavoro coatto per costruire il tempio, la reggia, il Millo, le mura di Gerusalemme, Asor, Meghiddo, Ghezer. 16Il faraone, re d&#39;Egitto, con una spedizione aveva preso Ghezer, l&#39;aveva data alle fiamme, aveva ucciso i Cananei che abitavano nella città e poi l&#39;aveva assegnata in dote a sua figlia, moglie di Salomone. 17Salomone riedificò Ghezer, Bet-Oron inferiore, 18Baalàt, Tamar nel deserto del paese 19e tutte le città dei magazzini che gli appartenevano, le città per i carri, quelle per i cavalli, e costruì a Gerusalemme, nel Libano e in tutto il territorio del suo dominio tutto ciò che gli piacque. 20Quanti rimanevano degli Amorrei, degli Ittiti, dei Perizziti, degli Evei e dei Gebusei, che non erano Israeliti, 21e cioè i loro discendenti rimasti dopo di loro nella terra, coloro che gli Israeliti non avevano potuto votare allo sterminio, Salomone li arruolò per il lavoro coatto da schiavi, come è ancora oggi. 22Ma degli Israeliti Salomone non fece schiavo nessuno, perché essi erano guerrieri, suoi ministri, suoi comandanti, suoi scudieri, comandanti dei suoi carri e dei suoi cavalieri. 23I comandanti dei prefetti, che dirigevano i lavori per Salomone, erano cinquecentocinquanta; essi dirigevano il popolo che si occupava dei lavori.&#xA;24Dopo che la figlia del faraone si trasferì dalla Città di Davide alla casa che il re Salomone le aveva fatto costruire, questi costruì il Millo.&#xA;25Tre volte all&#39;anno Salomone offriva olocausti e sacrifici di comunione sull&#39;altare che aveva costruito per il Signore e bruciava incenso su quello che era davanti al Signore. Così terminò il tempio.&#xA;&#xA;Salomone e il commercio&#xA;26Salomone costruì anche una flotta a Esion-Ghèber, che è presso Elat, sulla riva del Mar Rosso, nel territorio di Edom. 27Chiram inviò alla flotta i suoi servi, marinai che conoscevano il mare, insieme con i servi di Salomone. 28Andarono in Ofir e di là presero quattrocentoventi talenti d&#39;oro e li portarono al re Salomone.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;9,15 Millo: il terrapieno che Salomone fece costruire. Gli studiosi non sono concordi nell’indicarne il luogo e la funzione (vedi anche 11,27 e nota a 2Sam 5,9).&#xA;&#xA;9,22 La notizia che gli Israeliti non furono sottomessi ai lavori forzati contrasta con le informazioni di 5,27 e 11,28, che sono da preferire perché più conformi all’uso orientale.&#xA;&#xA;9,26 Esion-Ghèber: nel golfo di Aqaba, o ramo orientale del Mar Rosso. Era un grande centro metallurgico.&#xA;&#xA;9,28 regione celebre per l’abbondanza d’oro, ma di incerta localizzazione. Un talento equivaleva a 3.000 sicli, cioè circa 33 kg (vedi nota a Es 30,13).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-9. Questa nuova apparizione divina ha il suo parallelo in 2Cr 7,11-22.&#xA;&#xA;1-3. Ecco il racconto di una seconda teofania, discreta nella forma come quella di Gabaon (3,5-15), e probabilmente come quella avvenuta in sogno. Il brano diventa l&#39;occasione per una tipica esortazione e ammonizione deuteronomista. La prima parte del discorso divino riguarda il tempio che Dio dichiara di gradire rispondendo positivamente alla preghiera innalzata da Salomone. Vengono ripresi gli elementi della preghiera di dedicazione per indicare la presenza di Dio, cioè il nome posto nel tempio e gli occhi rivolti ad esso, ma si aggiunge un elemento assolutamente nuovo: il cuore. La preghiera è abbondantemente esaudita. Da parte di Dio non vi è per il tempio solo una vigilanza esteriore, ma una disposizione interna ancor più essenziale per l&#39;esaudimento delle preghiere.&#xA;&#xA;4-5. Ora si parla della dinastia. Le condizioni poste da Dio per la sua stabilità sono costanti; erano già state presentate a Salomone da Davide nel suo testamento (2,2-4). Anche in questo caso si noti la presenza del cuore. L&#39;osservanza della legge da parte del re non è da ridursi a formalità, implica tutta la persona e la vita con una profonda coerenza interiore.&#xA;&#xA;6-9. Qui l&#39;interlocutore di Dio non è più solo Salomone, ma il popolo intero. Se dalla condotta del re dipende la stabilità dinastica, da quella del popolo dipende il futuro della terra, del tempio e di Israele stesso. L&#39;allontanarsi da Dio significherà inevitabilmente l&#39;allontanamento dalla terra, dal tempio e la dispersione tra le genti tra lo scherno generale. Si sente molto in questa sezione la somiglianza con Dt 29,22-28, dove pure ci si interroga, di fronte alla rovina del paese e del tempio, sui motivi che l&#39;hanno provocata, dando una risposta analoga a questa. La vicenda dell&#39;esilio pesa su questi versetti anche se non si è in grado di dichiarare con certezza assoluta che siano stati redatti dopo il 586. Una forte ipoteca su questa opinione è posta da alcuni passi profetici (Ger 7 e 26 e specialmente Mic 3,12) di certa composizione preesilica in cui si predice un rovinoso destino per il tempio e Gerusalemme.&#xA;&#xA;10-14. Il testo parallelo si trova in 2Cr 8,1-2. Questi venti anni sono la somma della durata della costruzione del tempio (6,38) e della durata della costruzione della reggia (7,1). Terminato tutto, Salomone doveva forse assolvere ancora qualche debito con Chiram per il materiale fornito. Ecco dunque la cessione di 20 città della Galilea. La delusione di Chiram potrebbe venire dal fatto che forse si aspettava terreno coltivabile per sopperire alla povertà agricola del suo paese. L&#39;insoddisfazione di Chiram si è incisa nel nome dato all&#39;agglomerato di insediamenti: Kabul, derivato con un gioco di parole da kᵉbal che significa «quasi un nulla».&#xA;&#xA;15-25. Il parallelo si trova in 2Cr 8,3-13. Dal v. 15 al v. 23 troviamo del materiale d&#39;archivio con notizie intersecate. Le informazioni sui lavori forzati vengono subito troncate nel v. 15b per lasciare spazio a una lista di lavori a sua volta interrotta dal v. 16 per riferire la spedizione del faraone. Solo al v. 20 si riprenderà con le notizie sui lavori forzati e gli impieghi degli Israeliti.&#xA;&#xA;15-19. La prima opera di cui si parla dopo quelle ormai note, tempio e reggia, è il Millo. Forse l&#39;unica cosa sicura che si conosce a suo proposito è l&#39;etimologia dalla radice ml’ al piel che significa «riempire». Si tratta dunque di un terrapieno. L&#39;archeologia non è ancora in grado di dirci con esattezza dove sorgesse e che scopo avesse; ci viene solo offerto un ventaglio di ipotesi tra cui anche quella che non sia da attribuire a Salomone in base a 2Sam 5,9. Le nuove importanti costruzioni avevano ingrandito Gerusalemme da cingere ora con nuove mura, perché non perdesse la sicurezza della città gebusea. Le città menzionate occupano tutte posizioni strategiche di grande rilievo e vengono citate seguendo l&#39;ordine geografico da nord verso sud.&#xA;&#xA;Azor: nel lontano nord presso i guadi più settentrionali del Giordano.&#xA;Meghiddo: sovrastava la grande pianura tra gli altopiani della Galilea e di Efraim.&#xA;Ghezer: affiancava i confini con le regioni filistee.&#xA;Bet-Oron inferiore e Baalat: controllavano le vie verso l&#39;interno, specie verso Gerusalemme.&#xA;Tamar: nel profondo sud controllava le vie verso il golfo di Aqaba.&#xA;&#xA;Rimangono anonime le città deposito destinate alla raccolta dei viveri procurati dai prefetti e agli arsenali, specialmente la grande novità introdotta da Salomone per aggiornare il suo esercito sul modello delle grandi nazioni: i carri da guerra e i cavalli ad essi destinati. Il riferimento al Libano non trova per ora plausibili spiegazioni.&#xA;&#xA;20-23. Il precetto di Dt 7,1-2 che prevedeva lo sterminio delle popolazioni di Canaan non poté totalmente essere attuato. I superstiti vengono destinati alla schiavitù e ai lavori più pesanti. Per gli Israeliti sembrano qui previsti solo posti appetibili, praticamente mansioni dirigenziali. Ma ciò non deve corrispondere al vero. 11,28 prevede anche per loro i lavori forzati e secondo 11,26 e 12,4 questo fu causa di malumore e di ribellione.&#xA;&#xA;24-25. Due versetti sparsi la cui collocazione è discussa. Il primo costituisce la conclusione di una buia storia della residenza della regina le cui tappe precedenti sono in 3,1 e 7,8b. Il secondo presenta di nuovo Salomone nello svolgimento di funzioni sacerdotali, qui limitate al solo offrire olocausti, mentre in occasione della dedicazione lo si è visto anche benedicente. Le tre occasioni per questa funzione potrebbero essere le più importanti solennità: Pasqua, Pentecoste e Tabernacoli&#xA;9,26-28. Il parallelo si trova in 2Cr 8,17-18. Il ricordo della flotta deve essere particolarmente notato perché è la prima volta nella Bibbia che si parla dell&#39;attività marinara degli Ebrei. Pur essendo assai vicini al Mediterraneo non riuscirono a raggiungerne le spiagge saldamente controllate a nord dai Fenici e a sud dai Filistei. La conquista dell&#39;Idumea da parte di Davide aveva però aperto la strada verso il golfo di Aqaba. È qui che si installa il cantiere navale di Salomone, precisamente a Ezion-Gheber, la località più settentrionale del golfo. Mancando completamente di esperienza vengono aiutati dai Fenici, sudditi di Chiram. Ofir rimane una località misteriosa. Alcuni intendono il termine in maniera generica come levante o oriente, altri preferiscono una ubicazione precisa. In questo caso la zona più probabile per situarla è la penisola arabica. Anche qui appaiono cifre esagerate. Se si pensa che un talento come unità di peso equivale a kg 41,4 il carico corrispondeva a più di 173 quintali d&#39;oro!&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nuova apparizione del Signore</em></strong>
<strong>1</strong>Quando Salomone ebbe terminato di costruire il tempio del Signore, la reggia e quanto aveva voluto attuare, <strong>2</strong>il Signore apparve per la seconda volta a Salomone, come gli era apparso a Gàbaon. <strong>3</strong>Il Signore gli disse: “Ho ascoltato la tua preghiera e la tua supplica che mi hai rivolto; ho consacrato questa casa, che tu hai costruito per porre in essa il mio nome per sempre. I miei occhi e il mio cuore saranno là tutti i giorni. <strong>4</strong>Quanto a te, se camminerai davanti a me come camminò Davide, tuo padre, con cuore integro e con rettitudine, facendo quanto ti ho comandato, e osserverai le mie leggi e le mie norme, <strong>5</strong>io stabilirò il trono del tuo regno su Israele per sempre, come ho promesso a Davide, tuo padre, dicendo: “Non ti sarà tolto un discendente dal trono d&#39;Israele”. <strong>6</strong>Ma se voi e i vostri figli vi ritirerete dal seguirmi, se non osserverete i miei comandi e le mie leggi che io vi ho proposto, se andrete a servire altri dèi e a prostrarvi davanti ad essi, <strong>7</strong>allora eliminerò Israele dalla terra che ho dato loro, rigetterò da me il tempio che ho consacrato al mio nome; Israele diventerà la favola e lo zimbello di tutti i popoli. <strong>8</strong>Questo tempio sarà una rovina; chiunque vi passerà accanto resterà sbigottito, fischierà di scherno e si domanderà: “Perché il Signore ha agito così con questa terra e con questo tempio?”. <strong>9</strong>Si risponderà: “Perché hanno abbandonato il Signore, loro Dio, che aveva fatto uscire i loro padri dalla terra d&#39;Egitto, e si sono legati a dèi stranieri, prostrandosi davanti a loro e servendoli. Per questo il Signore ha fatto venire su di loro tutta questa sciagura”“.</p>

<p><strong><em>Le città cedute a Chiram, re di Tiro</em></strong>
<strong>10</strong>Passati i vent&#39;anni durante i quali Salomone aveva costruito i due edifici, il tempio del Signore e la reggia, <strong>11</strong>poiché Chiram, re di Tiro, aveva fornito a Salomone legname di cedro e legname di cipresso e oro secondo ogni suo desiderio, Salomone diede a Chiram venti città nella regione della Galilea. <strong>12</strong>Chiram uscì da Tiro per vedere le città che Salomone gli aveva dato, ma non gli piacquero. <strong>13</strong>Perciò disse: “Sono queste le città che tu mi hai dato, fratello mio?”. Le chiamò terra di Cabul, nome ancora in uso. <strong>14</strong>Chiram aveva mandato al re centoventi talenti d&#39;oro.</p>

<p><strong><em>I lavori forzati imposti da Salomone</em></strong>
<strong>15</strong>Questa fu l&#39;occasione in cui il re Salomone istituì il lavoro coatto per costruire il tempio, la reggia, il Millo, le mura di Gerusalemme, Asor, Meghiddo, Ghezer. <strong>16</strong>Il faraone, re d&#39;Egitto, con una spedizione aveva preso Ghezer, l&#39;aveva data alle fiamme, aveva ucciso i Cananei che abitavano nella città e poi l&#39;aveva assegnata in dote a sua figlia, moglie di Salomone. <strong>17</strong>Salomone riedificò Ghezer, Bet-Oron inferiore, <strong>18</strong>Baalàt, Tamar nel deserto del paese <strong>19</strong>e tutte le città dei magazzini che gli appartenevano, le città per i carri, quelle per i cavalli, e costruì a Gerusalemme, nel Libano e in tutto il territorio del suo dominio tutto ciò che gli piacque. <strong>20</strong>Quanti rimanevano degli Amorrei, degli Ittiti, dei Perizziti, degli Evei e dei Gebusei, che non erano Israeliti, <strong>21</strong>e cioè i loro discendenti rimasti dopo di loro nella terra, coloro che gli Israeliti non avevano potuto votare allo sterminio, Salomone li arruolò per il lavoro coatto da schiavi, come è ancora oggi. <strong>22</strong>Ma degli Israeliti Salomone non fece schiavo nessuno, perché essi erano guerrieri, suoi ministri, suoi comandanti, suoi scudieri, comandanti dei suoi carri e dei suoi cavalieri. <strong>23</strong>I comandanti dei prefetti, che dirigevano i lavori per Salomone, erano cinquecentocinquanta; essi dirigevano il popolo che si occupava dei lavori.
<strong>24</strong>Dopo che la figlia del faraone si trasferì dalla Città di Davide alla casa che il re Salomone le aveva fatto costruire, questi costruì il Millo.
<strong>25</strong>Tre volte all&#39;anno Salomone offriva olocausti e sacrifici di comunione sull&#39;altare che aveva costruito per il Signore e bruciava incenso su quello che era davanti al Signore. Così terminò il tempio.</p>

<p><strong><em>Salomone e il commercio</em></strong>
<strong>26</strong>Salomone costruì anche una flotta a Esion-Ghèber, che è presso Elat, sulla riva del Mar Rosso, nel territorio di Edom. <strong>27</strong>Chiram inviò alla flotta i suoi servi, marinai che conoscevano il mare, insieme con i servi di Salomone. <strong>28</strong>Andarono in Ofir e di là presero quattrocentoventi talenti d&#39;oro e li portarono al re Salomone.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>9,15</strong> Millo: il terrapieno che Salomone fece costruire. Gli studiosi non sono concordi nell’indicarne il luogo e la funzione (vedi anche 11,27 e nota a 2Sam 5,9).</em></p>

<p><em><strong>9,22</strong> La notizia che gli Israeliti non furono sottomessi ai lavori forzati contrasta con le informazioni di 5,27 e 11,28, che sono da preferire perché più conformi all’uso orientale.</em></p>

<p><em><strong>9,26</strong> Esion-Ghèber: nel golfo di Aqaba, o ramo orientale del Mar Rosso. Era un grande centro metallurgico.</em></p>

<p><em><strong>9,28</strong> regione celebre per l’abbondanza d’oro, ma di incerta localizzazione. Un talento equivaleva a 3.000 sicli, cioè circa 33 kg (vedi nota a Es 30,13).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-9</strong>. Questa nuova apparizione divina ha il suo parallelo in 2Cr 7,11-22.</p>

<p><strong>1-3</strong>. Ecco il racconto di una seconda teofania, discreta nella forma come quella di Gabaon (3,5-15), e probabilmente come quella avvenuta in sogno. Il brano diventa l&#39;occasione per una tipica esortazione e ammonizione deuteronomista. La prima parte del discorso divino riguarda il tempio che Dio dichiara di gradire rispondendo positivamente alla preghiera innalzata da Salomone. Vengono ripresi gli elementi della preghiera di dedicazione per indicare la presenza di Dio, cioè il nome posto nel tempio e gli occhi rivolti ad esso, ma si aggiunge un elemento assolutamente nuovo: il cuore. La preghiera è abbondantemente esaudita. Da parte di Dio non vi è per il tempio solo una vigilanza esteriore, ma una disposizione interna ancor più essenziale per l&#39;esaudimento delle preghiere.</p>

<p><strong>4-5</strong>. Ora si parla della dinastia. Le condizioni poste da Dio per la sua stabilità sono costanti; erano già state presentate a Salomone da Davide nel suo testamento (2,2-4). Anche in questo caso si noti la presenza del cuore. L&#39;osservanza della legge da parte del re non è da ridursi a formalità, implica tutta la persona e la vita con una profonda coerenza interiore.</p>

<p><strong>6-9</strong>. Qui l&#39;interlocutore di Dio non è più solo Salomone, ma il popolo intero. Se dalla condotta del re dipende la stabilità dinastica, da quella del popolo dipende il futuro della terra, del tempio e di Israele stesso. L&#39;allontanarsi da Dio significherà inevitabilmente l&#39;allontanamento dalla terra, dal tempio e la dispersione tra le genti tra lo scherno generale. Si sente molto in questa sezione la somiglianza con Dt 29,22-28, dove pure ci si interroga, di fronte alla rovina del paese e del tempio, sui motivi che l&#39;hanno provocata, dando una risposta analoga a questa. La vicenda dell&#39;esilio pesa su questi versetti anche se non si è in grado di dichiarare con certezza assoluta che siano stati redatti dopo il 586. Una forte ipoteca su questa opinione è posta da alcuni passi profetici (Ger 7 e 26 e specialmente Mic 3,12) di certa composizione preesilica in cui si predice un rovinoso destino per il tempio e Gerusalemme.</p>

<p><strong>10-14</strong>. Il testo parallelo si trova in 2Cr 8,1-2. Questi venti anni sono la somma della durata della costruzione del tempio (6,38) e della durata della costruzione della reggia (7,1). Terminato tutto, Salomone doveva forse assolvere ancora qualche debito con Chiram per il materiale fornito. Ecco dunque la cessione di 20 città della Galilea. La delusione di Chiram potrebbe venire dal fatto che forse si aspettava terreno coltivabile per sopperire alla povertà agricola del suo paese. L&#39;insoddisfazione di Chiram si è incisa nel nome dato all&#39;agglomerato di insediamenti: Kabul, derivato con un gioco di parole da <em>kᵉbal</em> che significa «quasi un nulla».</p>

<p><strong>15-25</strong>. Il parallelo si trova in 2Cr 8,3-13. Dal v. 15 al v. 23 troviamo del materiale d&#39;archivio con notizie intersecate. Le informazioni sui lavori forzati vengono subito troncate nel v. 15b per lasciare spazio a una lista di lavori a sua volta interrotta dal v. 16 per riferire la spedizione del faraone. Solo al v. 20 si riprenderà con le notizie sui lavori forzati e gli impieghi degli Israeliti.</p>

<p><strong>15-1</strong>9. La prima opera di cui si parla dopo quelle ormai note, tempio e reggia, è il Millo. Forse l&#39;unica cosa sicura che si conosce a suo proposito è l&#39;etimologia dalla radice <em>ml’</em> al <em>piel</em> che significa «riempire». Si tratta dunque di un terrapieno. L&#39;archeologia non è ancora in grado di dirci con esattezza dove sorgesse e che scopo avesse; ci viene solo offerto un ventaglio di ipotesi tra cui anche quella che non sia da attribuire a Salomone in base a 2Sam 5,9. Le nuove importanti costruzioni avevano ingrandito Gerusalemme da cingere ora con nuove mura, perché non perdesse la sicurezza della città gebusea. Le città menzionate occupano tutte posizioni strategiche di grande rilievo e vengono citate seguendo l&#39;ordine geografico da nord verso sud.</p>
<ul><li><em>Azor:</em> nel lontano nord presso i guadi più settentrionali del Giordano.</li>
<li><em>Meghiddo:</em> sovrastava la grande pianura tra gli altopiani della Galilea e di Efraim.</li>
<li><em>Ghezer:</em> affiancava i confini con le regioni filistee.</li>
<li><em>Bet-Oron</em> inferiore e <em>Baalat:</em> controllavano le vie verso l&#39;interno, specie verso Gerusalemme.</li>
<li><em>Tamar:</em> nel profondo sud controllava le vie verso il golfo di Aqaba.</li></ul>

<p>Rimangono anonime le città deposito destinate alla raccolta dei viveri procurati dai prefetti e agli arsenali, specialmente la grande novità introdotta da Salomone per aggiornare il suo esercito sul modello delle grandi nazioni: i carri da guerra e i cavalli ad essi destinati. Il riferimento al Libano non trova per ora plausibili spiegazioni.</p>

<p><strong>20-23</strong>. Il precetto di Dt 7,1-2 che prevedeva lo sterminio delle popolazioni di Canaan non poté totalmente essere attuato. I superstiti vengono destinati alla schiavitù e ai lavori più pesanti. Per gli Israeliti sembrano qui previsti solo posti appetibili, praticamente mansioni dirigenziali. Ma ciò non deve corrispondere al vero. 11,28 prevede anche per loro i lavori forzati e secondo 11,26 e 12,4 questo fu causa di malumore e di ribellione.</p>

<p><strong>24-25</strong>. Due versetti sparsi la cui collocazione è discussa. Il primo costituisce la conclusione di una buia storia della residenza della regina le cui tappe precedenti sono in 3,1 e 7,8b. Il secondo presenta di nuovo Salomone nello svolgimento di funzioni sacerdotali, qui limitate al solo offrire olocausti, mentre in occasione della dedicazione lo si è visto anche benedicente. Le tre occasioni per questa funzione potrebbero essere le più importanti solennità: Pasqua, Pentecoste e Tabernacoli
9,26-28. Il parallelo si trova in 2Cr 8,17-18. Il ricordo della flotta deve essere particolarmente notato perché è la prima volta nella Bibbia che si parla dell&#39;attività marinara degli Ebrei. Pur essendo assai vicini al Mediterraneo non riuscirono a raggiungerne le spiagge saldamente controllate a nord dai Fenici e a sud dai Filistei. La conquista dell&#39;Idumea da parte di Davide aveva però aperto la strada verso il golfo di Aqaba. È qui che si installa il cantiere navale di Salomone, precisamente a Ezion-Gheber, la località più settentrionale del golfo. Mancando completamente di esperienza vengono aiutati dai Fenici, sudditi di Chiram. Ofir rimane una località misteriosa. Alcuni intendono il termine in maniera generica come levante o oriente, altri preferiscono una ubicazione precisa. In questo caso la zona più probabile per situarla è la penisola arabica. Anche qui appaiono cifre esagerate. Se si pensa che un talento come unità di peso equivale a kg 41,4 il carico corrispondeva a più di 173 quintali d&#39;oro!</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-9</guid>
      <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 07:04:53 +0000</pubDate>
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      <title>1RE - Capitolo 8</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-8</link>
      <description>&lt;![CDATA[Trasferimento dell’arca dell’alleanza&#xA;1Salomone allora convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d&#39;Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. 2Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa. 3Quando furono giunti tutti gli anziani d&#39;Israele, i sacerdoti sollevarono l&#39;arca 4e fecero salire l&#39;arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i leviti. 5Il re Salomone e tutta la comunità d&#39;Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all&#39;arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità. 6I sacerdoti introdussero l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. 7Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell&#39;arca; i cherubini, cioè, proteggevano l&#39;arca e le sue stanghe dall&#39;alto. 8Le stanghe sporgevano e le punte delle stanghe si vedevano dal Santo di fronte al sacrario, ma non si vedevano di fuori. Vi sono ancora oggi. 9Nell&#39;arca non c&#39;era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull&#39;Oreb, dove il Signore aveva concluso l&#39;alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d&#39;Egitto.&#xA;10Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, 11e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. 12Allora Salomone disse:&#xA;&#34;Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.&#xA;13Ho voluto costruirti una casa eccelsa,&#xA;un luogo per la tua dimora in eterno&#34;.&#xA;&#xA;Discorso di Salomone al popolo&#xA;14Il re si voltò e benedisse tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele, mentre tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele stava in piedi, 15e disse: &#34;Benedetto il Signore, Dio d&#39;Israele, che ha adempiuto con le sue mani quanto con la bocca ha detto a Davide, mio padre: 16&#34;Da quando ho fatto uscire Israele, mio popolo, dall&#39;Egitto, io non ho scelto una città fra tutte le tribù d&#39;Israele per costruire una casa, perché vi dimorasse il mio nome, ma ho scelto Davide perché governi il mio popolo Israele&#34;. 17Davide, mio padre, aveva deciso di costruire una casa al nome del Signore, Dio d&#39;Israele, 18ma il Signore disse a Davide, mio padre: &#34;Poiché hai deciso di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene a deciderlo; 19solo che non costruirai tu la casa, ma tuo figlio, che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà una casa al mio nome&#34;. 20Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunciato: sono succeduto infatti a Davide, mio padre, e siedo sul trono d&#39;Israele, come aveva preannunciato il Signore, e ho costruito la casa al nome del Signore, Dio d&#39;Israele. 21Vi ho fissato un posto per l&#39;arca, dove c&#39;è l&#39;alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dalla terra d&#39;Egitto&#34;.&#xA;&#xA;Preghiera di Salomone per la famiglia&#xA;22Poi Salomone si pose davanti all&#39;altare del Signore, di fronte a tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele e, stese le mani verso il cielo, 23disse: &#34;Signore, Dio d&#39;Israele, non c&#39;è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l&#39;alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. 24Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l&#39;hai adempiuto con la tua mano, come appare oggi. 25Ora, Signore, Dio d&#39;Israele, mantieni nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli hai promesso dicendo: &#34;Non ti mancherà mai un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono d&#39;Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta, camminando davanti a me come hai camminato tu davanti a me&#34;. 26Ora, Signore, Dio d&#39;Israele, si adempia la tua parola, che hai rivolto al tuo servo Davide, mio padre!&#xA;27Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! 28Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! 29Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: &#34;Lì porrò il mio nome!&#34;. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.&#xA;&#xA;Preghiera per il popolo&#xA;30Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!&#xA;31Se uno pecca contro il suo prossimo e, perché gli è imposto un giuramento imprecatorio, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, 32tu ascoltalo nel cielo, intervieni e fa&#39; giustizia con i tuoi servi; condanna il malvagio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l&#39;innocente, rendendogli quanto merita la sua giustizia.&#xA;33Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto di fronte al nemico perché ha peccato contro di te, ma si converte a te, loda il tuo nome, ti prega e ti supplica in questo tempio, 34tu ascolta nel cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo tornare sul suolo che hai dato ai loro padri.&#xA;35Quando si chiuderà il cielo e non ci sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, ma ti pregano in questo luogo, lodano il tuo nome e si convertono dal loro peccato perché tu li hai umiliati, 36tu ascolta nel cielo, perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, ai quali indicherai la strada buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra che hai dato in eredità al tuo popolo.&#xA;37Quando sulla terra ci sarà fame o peste, carbonchio o ruggine, invasione di locuste o di bruchi, quando il suo nemico lo assedierà nel territorio delle sue città o quando vi sarà piaga o infermità d&#39;ogni genere, 38ogni preghiera e ogni supplica di un solo individuo o di tutto il tuo popolo Israele, di chiunque abbia patito una piaga nel cuore e stenda le mani verso questo tempio, 39tu ascoltala nel cielo, luogo della tua dimora, perdona, agisci e da&#39; a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il suo cuore, poiché solo tu conosci il cuore di tutti gli uomini, 40perché ti temano tutti i giorni della loro vita sul suolo che hai dato ai nostri padri.&#xA;41Anche lo straniero, che non è del tuo popolo Israele, se viene da una terra lontana a causa del tuo nome, 42perché si sentirà parlare del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio teso, se egli viene a pregare in questo tempio, 43tu ascolta nel cielo, luogo della tua dimora, e fa&#39; tutto quello per cui ti avrà invocato lo straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e sappiano che il tuo nome è stato invocato su questo tempio che io ho costruito.&#xA;44Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro i suoi nemici, seguendo la via sulla quale l&#39;avrai mandato, e pregheranno il Signore rivolti verso la città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 45ascolta nel cielo la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia.&#xA;46Quando peccheranno contro di te, poiché non c&#39;è nessuno che non pecchi, e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a un nemico e i loro conquistatori li deporteranno in una terra ostile, lontana o vicina, 47se nella terra in cui saranno deportati, rientrando in se stessi, torneranno a te supplicandoti nella terra della loro prigionia, dicendo: &#34;Abbiamo peccato, siamo colpevoli, siamo stati malvagi&#34;, 48se torneranno a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nella terra dei nemici che li avranno deportati, e ti supplicheranno rivolti verso la loro terra che tu hai dato ai loro padri, verso la città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 49tu ascolta nel cielo, luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia. 50Perdona al tuo popolo, che ha peccato contro di te, tutte le loro ribellioni con cui si sono ribellati contro di te, e rendili oggetto di compassione davanti ai loro deportatori, affinché abbiano di loro misericordia, 51perché si tratta del tuo popolo e della tua eredità, di coloro che hai fatto uscire dall&#39;Egitto, da una fornace per fondere il ferro.&#xA;52Siano aperti i tuoi occhi alla preghiera del tuo servo e del tuo popolo Israele e ascoltali in tutto quello che ti chiedono, 53perché te li sei separati da tutti i popoli della terra come tua proprietà, secondo quanto avevi dichiarato per mezzo di Mosè tuo servo, mentre facevi uscire i nostri padri dall&#39;Egitto, o Signore Dio&#34;.&#xA;&#xA;Salomone benedice il popolo&#xA;54Quando Salomone ebbe finito di rivolgere al Signore questa preghiera e questa supplica, si alzò davanti all&#39;altare del Signore, dove era inginocchiato con le palme tese verso il cielo, 55si mise in piedi e benedisse tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele, a voce alta: 56&#34;Benedetto il Signore, che ha concesso tranquillità a Israele suo popolo, secondo la sua parola. Non è venuta meno neppure una delle parole buone che aveva pronunciato per mezzo di Mosè, suo servo. 57Il Signore, nostro Dio, sia con noi come è stato con i nostri padri; non ci abbandoni e non ci respinga, 58ma volga piuttosto i nostri cuori verso di lui, perché seguiamo tutte le sue vie e osserviamo i comandi, le leggi e le norme che ha ordinato ai nostri padri. 59Queste mie parole, usate da me per supplicare il Signore, siano presenti davanti al Signore, nostro Dio, giorno e notte, perché renda giustizia al suo servo e a Israele, suo popolo, secondo le necessità di ogni giorno, 60affinché sappiano tutti i popoli della terra che il Signore è Dio e che non ce n&#39;è altri. 61Il vostro cuore sarà tutto dedito al Signore, nostro Dio, perché cammini secondo le sue leggi e osservi i suoi comandi, come avviene oggi&#34;.&#xA;&#xA;I sacrifici della festa di dedicazione&#xA;62Il re e tutto Israele con lui offrirono un sacrificio davanti al Signore. 63Salomone immolò al Signore, in sacrificio di comunione, ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutti gli Israeliti dedicarono il tempio del Signore. 64In quel giorno il re consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì l&#39;olocausto, l&#39;offerta e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l&#39;altare di bronzo, che era davanti al Signore, era troppo piccolo per contenere l&#39;olocausto, l&#39;offerta e il grasso dei sacrifici di comunione.&#xA;65In quel tempo Salomone celebrò la festa davanti al Signore, nostro Dio, per sette giorni: tutto Israele, dall&#39;ingresso di Camat al torrente d&#39;Egitto, un&#39;assemblea molto grande, era con lui. 66Nell&#39;ottavo giorno congedò il popolo. I convenuti, benedetto il re, andarono alle loro tende, contenti e con la gioia nel cuore per tutto il bene concesso dal Signore a Davide, suo servo, e a Israele, suo popolo.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;8,2 Il mese di Etanìm corrisponde a settembre-ottobre.&#xA;&#xA;8,10-11 La nube indica la presenza di Dio, che aveva accompagnato il popolo nel deserto (Es 13,21-22; 40,38) e che ora viene ad abitare nel tempio.&#xA;&#xA;8,16 vi dimorasse il mio nome: il nome rappresenta la persona. Dio ha scelto un luogo dove è particolarmente presente, ma egli non può essere limitato da nessun luogo: la sua dimora è nel cielo (vv. 27-30).&#xA;&#xA;8,41 Anche lo straniero: anche i non Ebrei possono partecipare al culto nel tempio di Gerusalemme. Questo universalismo si manifesta in particolare dopo l’esilio, sia nel Terzo-Isaia (Is 56,6-7), sia nei libri di Giona e di Rut.&#xA;&#xA;8,44 L’uso di pregare rivolti verso Gerusalemme e il tempio (vedi anche v. 48) è attestato nel dopo-esilio (ad es. in Dn 6,11).&#xA;&#xA;8,65 La festa della dedicazione del tempio corrisponde alla festa d’autunno, cioè la festa delle Capanne, che durava sette giorni (Dt 16,13-15).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-13. Il racconto del trasporto dell&#39;arca ha il suo parallelo in 2Cr 5,2-6,2.&#xA;&#xA;1. L&#39;avverbio ’āz, «A questo punto», con cui si apre il capitolo è un&#39;indicazione di tempo assai vaga. In effetti non ci si spiega come mai l&#39;autore che ha riportato con precisione la data d&#39;inizio e di conclusione (6,38) dei lavori sia reticente sulla data della dedicazione vagamente presentata al v. 2 e che doveva comunque costituire un avvenimento di eccezionale importanza nella mentalità della tradizione deuteronomista così attenta al tempio. Nonostante l&#39;istituzione dei prefetti, rimanevano in vigore le tradizionali strutture amministrative: gli anziani che costituivano un senato popolare e che si organizzavano anche in consigli locali; i capi delle organizzazioni popolari assai consolidate: tribù e famiglie. Tutti sono convocati in assemblea a Gerusalemme, la nuova capitale politica e religiosa, fulcro della piena unità nazionale. II TM contiene l&#39;espressione lᵉha‘alôt, «per far salire», che esprime plasticamente il dislivello tra la cittadella di Davide più bassa rispetto all&#39;altura del tempio. Sion si estenderà poi come nome anche al luogo del tempio (Am 1,2; Is 8,18; Mic 4,2).&#xA;&#xA;2. La dedicazione si colloca in una «festa» molto distinta dato che il TM la presenta qualificata dall&#39;articolo. Il mese di Etanim, che cade in autunno, ci aiuta a identificarla con la festa delle Capanne destinata a commemorare il cammino nel deserto dopo l&#39;uscita dall&#39;Egitto (Lv 23,39-43). Questa festa si collocava tra il raccolto e la nuova semina e precedeva le piogge autunnali. A livello popolare era assai sentita e costituiva pertanto un&#39;occasione preziosa per dedicare il tempio a Dio. Il problema della data va ora ripreso. La dedicazione avviene nel settimo mese, mentre la conclusione dei lavori cade nell&#39;ottavo (6,38). Può darsi così che la dedicazione sia avvenuta mentre erano ancora in corso i lavori di rifinitura nell&#39;undicesimo anno di Salomone o può darsi che dopo il compimento dei lavori siano passati undici mesi, andando così all&#39;anno dodicesimo del regno di Salomone. Può darsi che questo rinvio, visto come un&#39;ombra nella devozione di Salomone, abbia portato a registrare la data in maniera assai sfumata.&#xA;&#xA;3. La distinzione tra sacerdoti e leviti è impropria. Pur essendo sostenuta da Nm 4 è dovuta alla riorganizzazione sacerdotale postesilica.&#xA;&#xA;4. Ben difficilmente si può identificare la tenda del convegno di cui si parla qui con quella dei tempi di Mosè alla quale il nome conviene in senso proprio e che godeva di venerazione in quanto visitata da Dio. Forse era solo il padiglione preparato da Davide per il ricovero dell&#39;arca.&#xA;&#xA;5-8. I passi della processione erano scanditi da riti sacrificali. L&#39;immagine è assai bella anche se non esente da enfasi. Giunti nel tempio, l&#39;arca viene collocata nella cella senza che vengano tolte le stanghe in conformità alla prescrizione di Es 25,15. Se le stanghe sono visibili dagli spiragli del velo vuol dire che era stata posta all&#39;ingresso della cella.&#xA;&#xA;9. Una leggera polemica è qui presente nei confronti di tradizioni popolari che fantasticavano sul contenuto dell&#39;arca. Eb 9,4 è l&#39;esempio più famoso di quanto si ritenesse fosse contenuto nell&#39;arca: un&#39;urna con la manna, sulla scorta di Es 16,33, e la verga di Aronne in base a Nm 17,25. Qui sembra riproposta la grande sobrietà di Es 25,16-21: l&#39;unico contenuto dell&#39;arca sono le tavole della legge.&#xA;&#xA;10-11. Viene ripreso qui l&#39;episodio di Es 40,34.35. La nube riempie ora il tempio come riempì allora la tenda del convegno. Essa contiene la «gloria» cioè la misteriosa presenza della divinità.&#xA;&#xA;12-13. Il componimento poetico qui riportato è contenuto per intero nei LXX dove viene collocato al v. 53 e dove si trova la citazione della fonte: il Libro del Canto. Per completarlo si deve aggiungere al primo stico questo verso: «JHWH ha posto il sole nei cieli». Viene così a crearsi un significativo contrasto in colui che illumina il mondo creato e sceglie di abitare nell&#39;oscurità, di velarsi nel mistero.&#xA;&#xA;14-61. La preghiera di dedicazione ha il suo parallelo in 2Cr 6,3-41.&#xA;&#xA;14-21. Questa preghiera attribuita a Salomone è una delle più belle pagine di oratoria sacra dell&#39;opera deuteronomista. Nella prima parte, come nei discorsi delle grandi occasioni, vi è un ricordo degli avvenimenti storici compiuti da Dio in favore del popolo (cfr. Dt 1,29-31; Gs 24,2-13).&#xA;&#xA;14. Nella solenne liturgia di dedicazione il re è l&#39;unico officiante: prega, esorta, benedice. Non è l&#39;unico caso nella Bibbia: sı veda 2Sam 6; 1Re 12,33; 2Re 19,14; 22,3. Più ancora che influssi stranieri del re-sacerdote si può scorgere qui un grande sviluppo del sacerdozio naturale del padre di famiglia che rappresenta quest&#39;ultima davanti alla divinità.&#xA;&#xA;15. Si tratta di una benedizione, cioè di una preghiera di ringraziamento per i benefici ricevuti, in questo caso il mantenimento delle promesse fatte a Davide e di cui Salomone è beneficiario. La potenza divina che compie la parola è il tema della preghiera qui annunciata e sviluppata nei versetti successivi.&#xA;&#xA;16-21. Il ricordo dell&#39;esodo quale più chiara manifestazione della potenza divina avvolge il discorso che viene posto direttamente sulla bocca di Dio (vv. 16 e 21). All&#39;interno di questa inclusione scorre su due binari il motivo della lode riprendendo 2Sam 7,12s. Le promesse a Davide sono compiute: egli ha un erede, Salomone, e questi ha edificato il tempio. Ma è evidente l&#39;insistenza su quest&#39;ultimo motivo: per ben 7 volte ricorre la radice bnh, «edificare». Il v. 16 vede inserita la scelta di Gerusalemme che non compare nel TM ed è ripresa dalle Cronache e dai LXX.&#xA;&#xA;22-53. Siamo ormai al cuore della dedicazione, un cuore articolato in due parti: vv. 22-30 la duplice richiesta a Dio che continui ad essere fedele alle promesse davidiche e che vegli sul tempio accogliendo la preghiera; vv. 31-53 una preghiera litanica sviluppata in 7 casi di necessità.&#xA;&#xA;22*. La posizione assunta ora da Salomone è quella tipica degli oranti presentataci dall&#39;antica iconografia orientale. Colui che domanda sta in piedi davanti alla divinità con i palmi rivolti verso l&#39;alto. Salomone si appresta a chiedere e a ricevere.&#xA;&#xA;23. Questo versetto è stato interpretato come una professione di monoteismo, ma si deve notare che la preoccupazione quantitativa è assente. Viene qui proclamata l&#39;unicità di Dio in merito alla sua qualità, vale a dire in merito alla sua ḥesed, «benevolenza (BC: misericordia)», che lo porta ad allearsi con gli uomini. Questo atteggiamento proveniente da Dio nel singolare binomio bᵉrit, «alleanza», e ḥesed, «misericordia», lo contraddistingue in maniera unica.&#xA;&#xA;24. La memoria dei benefici ricevuti precede come sempre nella preghiera biblica la richiesta di nuovi favori. Il presente versetto è assai somigliante al v. 15. In entrambi si deve notare l&#39;associazione di peh, «bocca», e yād, «mano», tradotta da BC con «potenza», sconvolgendo l&#39;armonia dell&#39;immagine originale. Dalla stessa persona viene il parlare, «bocca», e l&#39;agire, «mano». Questo schema primitivo e semplice subirà in futuro una notevole evoluzione teologica sull&#39;efficacia della parola divina.&#xA;&#xA;25-26. Due richieste introdotte con molta chiarezza dalla espressione wᵉ‘attāh, «Ora», con un unico contenuto: che Dio assicuri a Davide una discendenza secondo la sua promessa.&#xA;&#xA;27. Da qui fino al v. 30 ci troviamo nell&#39;autentico centro della preghiera: la richiesta a Dio che i suoi occhi e i suoi orecchi siano costantemente attenti a quel luogo e ancor più a chi prega in quel luogo. La domanda e l&#39;affermazione di questo versetto si possono leggere con un duplice registro. Il primo è la perplessità di chi è assolutamente convinto della trascendenza divina per cui l&#39;abitare di Dio nella casa costruita da mani di uomo può sembrare imbarazzante se non assurdo. Il secondo è lo stupore di chi vede il Dio assolutamente incontenibile condiscendente fino al punto da accettare una dimora in mezzo agli uomini. La dialettica tra questi due sentimenti, perplessità e stupore, esprime assai bene quella ancor più determinante dell&#39;insuperabile trascendenza e mirabile condiscendenza di Dio.&#xA;&#xA;28-30. Si può dire che l&#39;ossatura di questi versetti sia costituita dall&#39;imperativo «ascolta» che ricorre ben 5 volte. L&#39;attenzione di Dio è domandata con molta insistenza sia attraverso l&#39;udito sia attraverso la vista (v. 29) ed ha un duplice oggetto: la preghiera, cioè l&#39;intercessione a favore di altri, e la supplica personale per avere il perdono. Tutto si conclude con un richiamo alla vera dimora di Dio, il cielo, ribadendo che nonostante il tempio Dio resta sempre l&#39;inafferrabile. Non sfugga la visione spiritualizzata del tempio visto non tanto come luogo per i sacrifici quanto piuttosto come il luogo della preghiera. Non si può inoltre non osservare che la presente invocazione &#34;accolta dal cielo&#34; costituirà il perno di ogni caso nella preghiera litanica (cfr. 32.34.36.39.43.45.49) e che in quattro casi comparirà, come qui, associata alla richiesta di perdono (cfr. 34.36.39.50).&#xA;&#xA;31-32. Il primo caso della preghiera litanica, pronunciata in ginocchio, stando al v. 54, riguarda la difficoltà nel rendere giustizia, per cui l&#39;altare del Signore diventa il definitivo tribunale. Un accusatore senza prove pronuncia davanti all&#39;altare una formula imprecatoria contro di sé, uso già presente in Es 22,7-12 e Nm 5,21-28. L&#39;accusato si deve associare a questa autoimprecazione. Starà a Dio attuarla per chi la merita, pronunciando così il suo giudizio e indicando il colpevole.&#xA;&#xA;33-34. È il primo dei tre casi posti uno dopo l&#39;altro in cui si parla delle calamità nazionali nella storia e nella natura. La teologia deuteronomista di peccato e retribuzione è lo stondo naturale di questi tre casi. La sconfitta di fronte al nemico è la manifestazione del peccato punito in conformità a Dt 28,25. Si noti la postilla esilica che invoca il ritorno alla terra dei padri.&#xA;&#xA;35-36. Il ritardo delle piogge autunnali poteva essere fatale all&#39;agricoltura impedendo la germinazione delle sementi, ma altrettanto fatale poteva essere l&#39;irregolarità e la scarsità di precipitazioni fino ad aprile. Il fenomeno era letto come castigo divino per il peccato secondo Dt 11,17; 28,23-24. Per la prima volta compare la conversione come condizione per l&#39;esaudimento della preghiera.&#xA;&#xA;37-40. Vengono ora a braccetto in un minaccioso corteo diverse calamità naturali e l&#39;assedio, frutti del peccato previsti in Dt 28,21.38.42.51. Si noti l&#39;intreccio tra preghiera personale e collettiva, esaudimento del singolo e del popolo e la presenza del tema della conoscenza del cuore da parte di Dio frequente nella Scrittura (1Sam 16,7; Is 55,8; Ger 11,20; At 1,24). La giustizia distributiva di Dio - dare a ciascuno secondo la sua condotta - ha uno scopo salutare: condurre al timore di Dio, cioè a evitare il peccato.&#xA;&#xA;41-43. Dall&#39;ambiente nazionale dei casi precedenti si passa ora a un orizzonte universale. Lo straniero di cui si parla qui non è il forestiero permanentemente residente in Israele; il termine nokrî indica chi viene da un paese straniero apposta per il culto a JHWH. L&#39;uso è attestato già ma soprattutto dopo (Is 56,7). Il «grande nome» del Signore si può riferire sia alla sua presenza (v. 29) sia alla sua fama (cfr. 2Sam 8,13): entrambe si legano al fatto dell&#39;esodo in cui la mano e il braccio di Dio agiscono in mezzo alle nazioni (cfr. Dt 4,34). Da qui il desiderio di venire a Gerusalemme per la preghiera e per la conoscenza di Dio. Il timore di cui qui si parla rimanda all&#39;espressione con cui venivano chiamati gli stranieri che si accostavano a JHWH: &#34;timorati di Dio&#34;.&#xA;&#xA;44-45. Di nuovo si parla qui della guerra, ma in maniera diversa che non nei vv. 33-34. Là Dio era colui che castigava, attraverso la sconfitta, Israele. Qui Dio spinge alla guerra, quasi come una guerra santa per fare giustizia al suo popolo e proprio per questo si prega. Il buon esito della guerra manifesterà il giudizio di Dio contro i nemici di Israele.&#xA;&#xA;46-51. L&#39;ultimo dei casi è tale anche in senso cronologico. Si rifà alla situazione di deportazione. Il v. 48 propone un progressivo orientamento a cerchi concentrici verso la terra, la città, il tempio che pertanto dovrebbe ancora essere intatto. In questo caso si pregherebbe durante la deportazione degli abitanti del Nord dopo il 721. Ma ciò non impedisce di pensare che anche dopo la caduta di Gerusalemme del 587 il tempio rimanga ancora l&#39;orientamento spirituale e il fulcro della speranza senza aver perso il suo ascendente spirituale, nonostante che sia in rovina. La radice šwb che appare tre volte nei vv. 47-48 indica la prima fase del ritorno: quella interiore. Nel pentimento e nella confessione delle colpe Israele compie il ritorno a Dio presupposto del ritorno in patria. Si noti che quest&#39;ultima non è oggetto di preghiera; si chiede invece buona accoglienza e trattamento umano presso i deportatori. Il ricordo dell&#39;uscita dall&#39;Egitto impegna Dio a essere fedele a se stesso e a non dimenticare il popolo che gli appartiene.&#xA;&#xA;52-53. La litania si chiude riprendendo l&#39;inizio della preghiera al v. 29. Però mentre là si chiedeva che gli occhi di Dio vegliassero il tempio, qui si domanda che lo sguardo divino si posi sulla preghiera stessa. In entrambi i casi tuttavia il risultato è il medesimo: l&#39;ascolto da parte di Dio e l&#39;esaudimento. Il motivo di quest&#39;ultimo è ancora una volta la scelta d&#39;Israele, attraverso la liberazione dalla schiavitù d&#39;Egitto.&#xA;&#xA;54-61. L&#39;ultima parte della preghiera in cui compare il tono parenetico. I vv. 14-21 avevano espresso gratitudine per il mantenimento delle promesse fatte a Davide; ora si risale fino a Mosè dilatando più che l&#39;orizzonte storico la riconoscenza per la sempre più vasta bontà di Dio. A fondamento della fedeltà si pone l&#39;azione stessa di Dio che trae a sé i cuori: v. 58. Nella lealtà incondizionata d&#39;Israele al suo Dio, in quanto unico, e nella protezione divina quotidianamente accordata al popolo brillerà l&#39;unicità di Dio d&#39;Israele e sarà riconosciuta tra le nazioni. Rovesciando l&#39;immagine di Dt 6,6, il cuore del popolo dev&#39;essere completamente immerso nei comandi divini per camminare in una riuscita fedeltà. Quest&#39;esortazione spinge alla vera sorgente di benedizione in conformità a Dt 28,1-2.&#xA;&#xA;62-66. Si ritorna alla sezione narrativa che chiude il capitolo. Per quella occasione molti furono i sacrifici di comunione attraverso i quali si stabiliva l&#39;unione con Dio. Molti furono senz&#39;altro anche i partecipanti venuti in gran numero dal confine settentrionale «ingresso di Camat», fino al confine meridionale «torrente d&#39;Egitto». Ciò però non giustifica i numeri riportati, ancora una volta gonfiati dal tono celebrativo. Rimane però probabile che l&#39;altare degli olocausti non sia bastato per quella festa tanto affollata e che si siano improvvisati altri altari nel cortile superiore che risultò così consacrato. La durata della festa fu di sette giorni, quella prevista per le Capanne e per tutte le grandi occasioni. Il gioioso ritorno dei pellegrini ben sottolineato (v. 66) costituisce il congedo loro e del lettore da quella indimenticabile festa.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Trasferimento dell’arca dell’alleanza</em></strong>
<strong>1</strong>Salomone allora convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d&#39;Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. <strong>2</strong>Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa. <strong>3</strong>Quando furono giunti tutti gli anziani d&#39;Israele, i sacerdoti sollevarono l&#39;arca <strong>4</strong>e fecero salire l&#39;arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i leviti. <strong>5</strong>Il re Salomone e tutta la comunità d&#39;Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all&#39;arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità. <strong>6</strong>I sacerdoti introdussero l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. <strong>7</strong>Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell&#39;arca; i cherubini, cioè, proteggevano l&#39;arca e le sue stanghe dall&#39;alto. <strong>8</strong>Le stanghe sporgevano e le punte delle stanghe si vedevano dal Santo di fronte al sacrario, ma non si vedevano di fuori. Vi sono ancora oggi. <strong>9</strong>Nell&#39;arca non c&#39;era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull&#39;Oreb, dove il Signore aveva concluso l&#39;alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d&#39;Egitto.
<strong>10</strong>Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, <strong>11</strong>e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. <strong>12</strong>Allora Salomone disse:
“Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
<strong>13</strong>Ho voluto costruirti una casa eccelsa,
un luogo per la tua dimora in eterno”.</p>

<p><strong><em>Discorso di Salomone al popolo</em></strong>
<strong>14</strong>Il re si voltò e benedisse tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele, mentre tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele stava in piedi, <strong>15</strong>e disse: “Benedetto il Signore, Dio d&#39;Israele, che ha adempiuto con le sue mani quanto con la bocca ha detto a Davide, mio padre: <strong>16</strong>“Da quando ho fatto uscire Israele, mio popolo, dall&#39;Egitto, io non ho scelto una città fra tutte le tribù d&#39;Israele per costruire una casa, perché vi dimorasse il mio nome, ma ho scelto Davide perché governi il mio popolo Israele”. <strong>17</strong>Davide, mio padre, aveva deciso di costruire una casa al nome del Signore, Dio d&#39;Israele, <strong>18</strong>ma il Signore disse a Davide, mio padre: “Poiché hai deciso di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene a deciderlo; <strong>19</strong>solo che non costruirai tu la casa, ma tuo figlio, che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà una casa al mio nome”. <strong>20</strong>Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunciato: sono succeduto infatti a Davide, mio padre, e siedo sul trono d&#39;Israele, come aveva preannunciato il Signore, e ho costruito la casa al nome del Signore, Dio d&#39;Israele. <strong>21</strong>Vi ho fissato un posto per l&#39;arca, dove c&#39;è l&#39;alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dalla terra d&#39;Egitto”.</p>

<p><strong><em>Preghiera di Salomone per la famiglia</em></strong>
<strong>22</strong>Poi Salomone si pose davanti all&#39;altare del Signore, di fronte a tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele e, stese le mani verso il cielo, <strong>23</strong>disse: “Signore, Dio d&#39;Israele, non c&#39;è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l&#39;alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. <strong>24</strong>Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l&#39;hai adempiuto con la tua mano, come appare oggi. <strong>25</strong>Ora, Signore, Dio d&#39;Israele, mantieni nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli hai promesso dicendo: “Non ti mancherà mai un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono d&#39;Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta, camminando davanti a me come hai camminato tu davanti a me”. <strong>26</strong>Ora, Signore, Dio d&#39;Israele, si adempia la tua parola, che hai rivolto al tuo servo Davide, mio padre!
<strong>27</strong>Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! <strong>28</strong>Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! <strong>29</strong>Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.</p>

<p><strong><em>Preghiera per il popolo</em></strong>
<strong>30</strong>Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!
<strong>31</strong>Se uno pecca contro il suo prossimo e, perché gli è imposto un giuramento imprecatorio, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, <strong>32</strong>tu ascoltalo nel cielo, intervieni e fa&#39; giustizia con i tuoi servi; condanna il malvagio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l&#39;innocente, rendendogli quanto merita la sua giustizia.
<strong>33</strong>Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto di fronte al nemico perché ha peccato contro di te, ma si converte a te, loda il tuo nome, ti prega e ti supplica in questo tempio, <strong>34</strong>tu ascolta nel cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo tornare sul suolo che hai dato ai loro padri.
<strong>35</strong>Quando si chiuderà il cielo e non ci sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, ma ti pregano in questo luogo, lodano il tuo nome e si convertono dal loro peccato perché tu li hai umiliati, <strong>36</strong>tu ascolta nel cielo, perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, ai quali indicherai la strada buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra che hai dato in eredità al tuo popolo.
<strong>37</strong>Quando sulla terra ci sarà fame o peste, carbonchio o ruggine, invasione di locuste o di bruchi, quando il suo nemico lo assedierà nel territorio delle sue città o quando vi sarà piaga o infermità d&#39;ogni genere, <strong>38</strong>ogni preghiera e ogni supplica di un solo individuo o di tutto il tuo popolo Israele, di chiunque abbia patito una piaga nel cuore e stenda le mani verso questo tempio, <strong>39</strong>tu ascoltala nel cielo, luogo della tua dimora, perdona, agisci e da&#39; a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il suo cuore, poiché solo tu conosci il cuore di tutti gli uomini, <strong>40</strong>perché ti temano tutti i giorni della loro vita sul suolo che hai dato ai nostri padri.
<strong>41</strong>Anche lo straniero, che non è del tuo popolo Israele, se viene da una terra lontana a causa del tuo nome, <strong>42</strong>perché si sentirà parlare del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio teso, se egli viene a pregare in questo tempio, <strong>43</strong>tu ascolta nel cielo, luogo della tua dimora, e fa&#39; tutto quello per cui ti avrà invocato lo straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e sappiano che il tuo nome è stato invocato su questo tempio che io ho costruito.
<strong>44</strong>Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro i suoi nemici, seguendo la via sulla quale l&#39;avrai mandato, e pregheranno il Signore rivolti verso la città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, <strong>45</strong>ascolta nel cielo la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia.
<strong>46</strong>Quando peccheranno contro di te, poiché non c&#39;è nessuno che non pecchi, e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a un nemico e i loro conquistatori li deporteranno in una terra ostile, lontana o vicina, <strong>47</strong>se nella terra in cui saranno deportati, rientrando in se stessi, torneranno a te supplicandoti nella terra della loro prigionia, dicendo: “Abbiamo peccato, siamo colpevoli, siamo stati malvagi”, <strong>48</strong>se torneranno a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nella terra dei nemici che li avranno deportati, e ti supplicheranno rivolti verso la loro terra che tu hai dato ai loro padri, verso la città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, <strong>49</strong>tu ascolta nel cielo, luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia. <strong>50</strong>Perdona al tuo popolo, che ha peccato contro di te, tutte le loro ribellioni con cui si sono ribellati contro di te, e rendili oggetto di compassione davanti ai loro deportatori, affinché abbiano di loro misericordia, <strong>51</strong>perché si tratta del tuo popolo e della tua eredità, di coloro che hai fatto uscire dall&#39;Egitto, da una fornace per fondere il ferro.
<strong>52</strong>Siano aperti i tuoi occhi alla preghiera del tuo servo e del tuo popolo Israele e ascoltali in tutto quello che ti chiedono, <strong>53</strong>perché te li sei separati da tutti i popoli della terra come tua proprietà, secondo quanto avevi dichiarato per mezzo di Mosè tuo servo, mentre facevi uscire i nostri padri dall&#39;Egitto, o Signore Dio”.</p>

<p><strong><em>Salomone benedice il popolo</em></strong>
<strong>54</strong>Quando Salomone ebbe finito di rivolgere al Signore questa preghiera e questa supplica, si alzò davanti all&#39;altare del Signore, dove era inginocchiato con le palme tese verso il cielo, <strong>55</strong>si mise in piedi e benedisse tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele, a voce alta: <strong>56</strong>“Benedetto il Signore, che ha concesso tranquillità a Israele suo popolo, secondo la sua parola. Non è venuta meno neppure una delle parole buone che aveva pronunciato per mezzo di Mosè, suo servo. <strong>57</strong>Il Signore, nostro Dio, sia con noi come è stato con i nostri padri; non ci abbandoni e non ci respinga, <strong>58</strong>ma volga piuttosto i nostri cuori verso di lui, perché seguiamo tutte le sue vie e osserviamo i comandi, le leggi e le norme che ha ordinato ai nostri padri. <strong>59</strong>Queste mie parole, usate da me per supplicare il Signore, siano presenti davanti al Signore, nostro Dio, giorno e notte, perché renda giustizia al suo servo e a Israele, suo popolo, secondo le necessità di ogni giorno, <strong>60</strong>affinché sappiano tutti i popoli della terra che il Signore è Dio e che non ce n&#39;è altri. <strong>61</strong>Il vostro cuore sarà tutto dedito al Signore, nostro Dio, perché cammini secondo le sue leggi e osservi i suoi comandi, come avviene oggi”.</p>

<p><strong><em>I sacrifici della festa di dedicazione</em></strong>
<strong>62</strong>Il re e tutto Israele con lui offrirono un sacrificio davanti al Signore. <strong>63</strong>Salomone immolò al Signore, in sacrificio di comunione, ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutti gli Israeliti dedicarono il tempio del Signore. <strong>64</strong>In quel giorno il re consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì l&#39;olocausto, l&#39;offerta e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l&#39;altare di bronzo, che era davanti al Signore, era troppo piccolo per contenere l&#39;olocausto, l&#39;offerta e il grasso dei sacrifici di comunione.
<strong>65</strong>In quel tempo Salomone celebrò la festa davanti al Signore, nostro Dio, per sette giorni: tutto Israele, dall&#39;ingresso di Camat al torrente d&#39;Egitto, un&#39;assemblea molto grande, era con lui. <strong>66</strong>Nell&#39;ottavo giorno congedò il popolo. I convenuti, benedetto il re, andarono alle loro tende, contenti e con la gioia nel cuore per tutto il bene concesso dal Signore a Davide, suo servo, e a Israele, suo popolo.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>8,2</strong> Il mese di Etanìm corrisponde a settembre-ottobre.</em></p>

<p><em><strong>8,10-11</strong> La nube indica la presenza di Dio, che aveva accompagnato il popolo nel deserto (Es 13,21-22; 40,38) e che ora viene ad abitare nel tempio.</em></p>

<p><em><strong>8,16</strong> vi dimorasse il mio nome: il nome rappresenta la persona. Dio ha scelto un luogo dove è particolarmente presente, ma egli non può essere limitato da nessun luogo: la sua dimora è nel cielo (vv. 27-30).</em></p>

<p><em><strong>8,41</strong> Anche lo straniero: anche i non Ebrei possono partecipare al culto nel tempio di Gerusalemme. Questo universalismo si manifesta in particolare dopo l’esilio, sia nel Terzo-Isaia (Is 56,6-7), sia nei libri di Giona e di Rut.</em></p>

<p><em><strong>8,44</strong> L’uso di pregare rivolti verso Gerusalemme e il tempio (vedi anche v. 48) è attestato nel dopo-esilio (ad es. in Dn 6,11).</em></p>

<p><em><strong>8,65</strong> La festa della dedicazione del tempio corrisponde alla festa d’autunno, cioè la festa delle Capanne, che durava sette giorni (Dt 16,13-15).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-13</strong>. Il racconto del trasporto dell&#39;arca ha il suo parallelo in 2Cr 5,2-6,2.</p>

<p><strong>1</strong>. L&#39;avverbio <em>’āz,</em> «A questo punto», con cui si apre il capitolo è un&#39;indicazione di tempo assai vaga. In effetti non ci si spiega come mai l&#39;autore che ha riportato con precisione la data d&#39;inizio e di conclusione (6,38) dei lavori sia reticente sulla data della dedicazione vagamente presentata al v. 2 e che doveva comunque costituire un avvenimento di eccezionale importanza nella mentalità della tradizione deuteronomista così attenta al tempio. Nonostante l&#39;istituzione dei prefetti, rimanevano in vigore le tradizionali strutture amministrative: gli anziani che costituivano un senato popolare e che si organizzavano anche in consigli locali; i capi delle organizzazioni popolari assai consolidate: tribù e famiglie. Tutti sono convocati in assemblea a Gerusalemme, la nuova capitale politica e religiosa, fulcro della piena unità nazionale. II TM contiene l&#39;espressione <em>lᵉha‘alôt,</em> «per far salire», che esprime plasticamente il dislivello tra la cittadella di Davide più bassa rispetto all&#39;altura del tempio. Sion si estenderà poi come nome anche al luogo del tempio (Am 1,2; Is 8,18; Mic 4,2).</p>

<p><strong>2</strong>. La dedicazione si colloca in una «festa» molto distinta dato che il TM la presenta qualificata dall&#39;articolo. Il mese di Etanim, che cade in autunno, ci aiuta a identificarla con la festa delle Capanne destinata a commemorare il cammino nel deserto dopo l&#39;uscita dall&#39;Egitto (Lv 23,39-43). Questa festa si collocava tra il raccolto e la nuova semina e precedeva le piogge autunnali. A livello popolare era assai sentita e costituiva pertanto un&#39;occasione preziosa per dedicare il tempio a Dio. Il problema della data va ora ripreso. La dedicazione avviene nel settimo mese, mentre la conclusione dei lavori cade nell&#39;ottavo (6,38). Può darsi così che la dedicazione sia avvenuta mentre erano ancora in corso i lavori di rifinitura nell&#39;undicesimo anno di Salomone o può darsi che dopo il compimento dei lavori siano passati undici mesi, andando così all&#39;anno dodicesimo del regno di Salomone. Può darsi che questo rinvio, visto come un&#39;ombra nella devozione di Salomone, abbia portato a registrare la data in maniera assai sfumata.</p>

<p><strong>3</strong>. La distinzione tra sacerdoti e leviti è impropria. Pur essendo sostenuta da Nm 4 è dovuta alla riorganizzazione sacerdotale postesilica.</p>

<p><strong>4</strong>. Ben difficilmente si può identificare la tenda del convegno di cui si parla qui con quella dei tempi di Mosè alla quale il nome conviene in senso proprio e che godeva di venerazione in quanto visitata da Dio. Forse era solo il padiglione preparato da Davide per il ricovero dell&#39;arca.</p>

<p><strong>5-8</strong>. I passi della processione erano scanditi da riti sacrificali. L&#39;immagine è assai bella anche se non esente da enfasi. Giunti nel tempio, l&#39;arca viene collocata nella cella senza che vengano tolte le stanghe in conformità alla prescrizione di Es 25,15. Se le stanghe sono visibili dagli spiragli del velo vuol dire che era stata posta all&#39;ingresso della cella.</p>

<p><strong>9</strong>. Una leggera polemica è qui presente nei confronti di tradizioni popolari che fantasticavano sul contenuto dell&#39;arca. Eb 9,4 è l&#39;esempio più famoso di quanto si ritenesse fosse contenuto nell&#39;arca: un&#39;urna con la manna, sulla scorta di Es 16,33, e la verga di Aronne in base a Nm 17,25. Qui sembra riproposta la grande sobrietà di Es 25,16-21: l&#39;unico contenuto dell&#39;arca sono le tavole della legge.</p>

<p><strong>10-11</strong>. Viene ripreso qui l&#39;episodio di Es 40,34.35. La nube riempie ora il tempio come riempì allora la tenda del convegno. Essa contiene la «gloria» cioè la misteriosa presenza della divinità.</p>

<p><strong>12-13</strong>. Il componimento poetico qui riportato è contenuto per intero nei LXX dove viene collocato al v. 53 e dove si trova la citazione della fonte: il <em>Libro del Canto.</em> Per completarlo si deve aggiungere al primo stico questo verso: «JHWH ha posto il sole nei cieli». Viene così a crearsi un significativo contrasto in colui che illumina il mondo creato e sceglie di abitare nell&#39;oscurità, di velarsi nel mistero.</p>

<p><strong>14-61</strong>. La preghiera di dedicazione ha il suo parallelo in 2Cr 6,3-41.</p>

<p><strong>14-21</strong>. Questa preghiera attribuita a Salomone è una delle più belle pagine di oratoria sacra dell&#39;opera deuteronomista. Nella prima parte, come nei discorsi delle grandi occasioni, vi è un ricordo degli avvenimenti storici compiuti da Dio in favore del popolo (cfr. Dt 1,29-31; Gs 24,2-13).</p>

<p><strong>14</strong>. Nella solenne liturgia di dedicazione il re è l&#39;unico officiante: prega, esorta, benedice. Non è l&#39;unico caso nella Bibbia: sı veda 2Sam 6; 1Re 12,33; 2Re 19,14; 22,3. Più ancora che influssi stranieri del re-sacerdote si può scorgere qui un grande sviluppo del sacerdozio naturale del padre di famiglia che rappresenta quest&#39;ultima davanti alla divinità.</p>

<p><strong>15</strong>. Si tratta di una benedizione, cioè di una preghiera di ringraziamento per i benefici ricevuti, in questo caso il mantenimento delle promesse fatte a Davide e di cui Salomone è beneficiario. La potenza divina che compie la parola è il tema della preghiera qui annunciata e sviluppata nei versetti successivi.</p>

<p><strong>16-21</strong>. Il ricordo dell&#39;esodo quale più chiara manifestazione della potenza divina avvolge il discorso che viene posto direttamente sulla bocca di Dio (vv. 16 e 21). All&#39;interno di questa inclusione scorre su due binari il motivo della lode riprendendo 2Sam 7,12s. Le promesse a Davide sono compiute: egli ha un erede, Salomone, e questi ha edificato il tempio. Ma è evidente l&#39;insistenza su quest&#39;ultimo motivo: per ben 7 volte ricorre la radice <em>bnh,</em> «edificare». Il v. 16 vede inserita la scelta di Gerusalemme che non compare nel TM ed è ripresa dalle Cronache e dai LXX.</p>

<p><strong>22-53</strong>. Siamo ormai al cuore della dedicazione, un cuore articolato in due parti: vv. 22-30 la duplice richiesta a Dio che continui ad essere fedele alle promesse davidiche e che vegli sul tempio accogliendo la preghiera; vv. 31-53 una preghiera litanica sviluppata in 7 casi di necessità.</p>

<p><strong>22</strong>*. La posizione assunta ora da Salomone è quella tipica degli oranti presentataci dall&#39;antica iconografia orientale. Colui che domanda sta in piedi davanti alla divinità con i palmi rivolti verso l&#39;alto. Salomone si appresta a chiedere e a ricevere.</p>

<p><strong>23</strong>. Questo versetto è stato interpretato come una professione di monoteismo, ma si deve notare che la preoccupazione quantitativa è assente. Viene qui proclamata l&#39;unicità di Dio in merito alla sua qualità, vale a dire in merito alla sua <em>ḥesed,</em> «benevolenza (BC: misericordia)», che lo porta ad allearsi con gli uomini. Questo atteggiamento proveniente da Dio nel singolare binomio <em>bᵉrit,</em> «alleanza», e <em>ḥesed,</em> «misericordia», lo contraddistingue in maniera unica.</p>

<p><strong>24</strong>. La memoria dei benefici ricevuti precede come sempre nella preghiera biblica la richiesta di nuovi favori. Il presente versetto è assai somigliante al v. 15. In entrambi si deve notare l&#39;associazione di <em>peh,</em> «bocca», e <em>yād,</em> «mano», tradotta da BC con «potenza», sconvolgendo l&#39;armonia dell&#39;immagine originale. Dalla stessa persona viene il parlare, «bocca», e l&#39;agire, «mano». Questo schema primitivo e semplice subirà in futuro una notevole evoluzione teologica sull&#39;efficacia della parola divina.</p>

<p><strong>25-26</strong>. Due richieste introdotte con molta chiarezza dalla espressione <em>wᵉ‘attāh</em>, «Ora», con un unico contenuto: che Dio assicuri a Davide una discendenza secondo la sua promessa.</p>

<p><strong>27</strong>. Da qui fino al v. 30 ci troviamo nell&#39;autentico centro della preghiera: la richiesta a Dio che i suoi occhi e i suoi orecchi siano costantemente attenti a quel luogo e ancor più a chi prega in quel luogo. La domanda e l&#39;affermazione di questo versetto si possono leggere con un duplice registro. Il primo è la perplessità di chi è assolutamente convinto della trascendenza divina per cui l&#39;abitare di Dio nella casa costruita da mani di uomo può sembrare imbarazzante se non assurdo. Il secondo è lo stupore di chi vede il Dio assolutamente incontenibile condiscendente fino al punto da accettare una dimora in mezzo agli uomini. La dialettica tra questi due sentimenti, perplessità e stupore, esprime assai bene quella ancor più determinante dell&#39;insuperabile trascendenza e mirabile condiscendenza di Dio.</p>

<p><strong>28-30</strong>. Si può dire che l&#39;ossatura di questi versetti sia costituita dall&#39;imperativo «ascolta» che ricorre ben 5 volte. L&#39;attenzione di Dio è domandata con molta insistenza sia attraverso l&#39;udito sia attraverso la vista (v. 29) ed ha un duplice oggetto: la preghiera, cioè l&#39;intercessione a favore di altri, e la supplica personale per avere il perdono. Tutto si conclude con un richiamo alla vera dimora di Dio, il cielo, ribadendo che nonostante il tempio Dio resta sempre l&#39;inafferrabile. Non sfugga la visione spiritualizzata del tempio visto non tanto come luogo per i sacrifici quanto piuttosto come il luogo della preghiera. Non si può inoltre non osservare che la presente invocazione “accolta dal cielo” costituirà il perno di ogni caso nella preghiera litanica (cfr. 32.34.36.39.43.45.49) e che in quattro casi comparirà, come qui, associata alla richiesta di perdono (cfr. 34.36.39.50).</p>

<p><strong>31-32</strong>. Il primo caso della preghiera litanica, pronunciata in ginocchio, stando al v. 54, riguarda la difficoltà nel rendere giustizia, per cui l&#39;altare del Signore diventa il definitivo tribunale. Un accusatore senza prove pronuncia davanti all&#39;altare una formula imprecatoria contro di sé, uso già presente in Es 22,7-12 e Nm 5,21-28. L&#39;accusato si deve associare a questa autoimprecazione. Starà a Dio attuarla per chi la merita, pronunciando così il suo giudizio e indicando il colpevole.</p>

<p><strong>33-34</strong>. È il primo dei tre casi posti uno dopo l&#39;altro in cui si parla delle calamità nazionali nella storia e nella natura. La teologia deuteronomista di peccato e retribuzione è lo stondo naturale di questi tre casi. La sconfitta di fronte al nemico è la manifestazione del peccato punito in conformità a Dt 28,25. Si noti la postilla esilica che invoca il ritorno alla terra dei padri.</p>

<p><strong>35-36</strong>. Il ritardo delle piogge autunnali poteva essere fatale all&#39;agricoltura impedendo la germinazione delle sementi, ma altrettanto fatale poteva essere l&#39;irregolarità e la scarsità di precipitazioni fino ad aprile. Il fenomeno era letto come castigo divino per il peccato secondo Dt 11,17; 28,23-24. Per la prima volta compare la conversione come condizione per l&#39;esaudimento della preghiera.</p>

<p><strong>37-40</strong>. Vengono ora a braccetto in un minaccioso corteo diverse calamità naturali e l&#39;assedio, frutti del peccato previsti in Dt 28,21.38.42.51. Si noti l&#39;intreccio tra preghiera personale e collettiva, esaudimento del singolo e del popolo e la presenza del tema della conoscenza del cuore da parte di Dio frequente nella Scrittura (1Sam 16,7; Is 55,8; Ger 11,20; At 1,24). La giustizia distributiva di Dio – dare a ciascuno secondo la sua condotta – ha uno scopo salutare: condurre al timore di Dio, cioè a evitare il peccato.</p>

<p><strong>41-43</strong>. Dall&#39;ambiente nazionale dei casi precedenti si passa ora a un orizzonte universale. Lo straniero di cui si parla qui non è il forestiero permanentemente residente in Israele; il termine <em>nokrî</em> indica chi viene da un paese straniero apposta per il culto a JHWH. L&#39;uso è attestato già ma soprattutto dopo (Is 56,7). Il «grande nome» del Signore si può riferire sia alla sua presenza (v. 29) sia alla sua fama (cfr. 2Sam 8,13): entrambe si legano al fatto dell&#39;esodo in cui la mano e il braccio di Dio agiscono in mezzo alle nazioni (cfr. Dt 4,34). Da qui il desiderio di venire a Gerusalemme per la preghiera e per la conoscenza di Dio. Il timore di cui qui si parla rimanda all&#39;espressione con cui venivano chiamati gli stranieri che si accostavano a JHWH: “timorati di Dio”.</p>

<p><strong>44-45</strong>. Di nuovo si parla qui della guerra, ma in maniera diversa che non nei vv. 33-34. Là Dio era colui che castigava, attraverso la sconfitta, Israele. Qui Dio spinge alla guerra, quasi come una guerra santa per fare giustizia al suo popolo e proprio per questo si prega. Il buon esito della guerra manifesterà il giudizio di Dio contro i nemici di Israele.</p>

<p><strong>46-51</strong>. L&#39;ultimo dei casi è tale anche in senso cronologico. Si rifà alla situazione di deportazione. Il v. 48 propone un progressivo orientamento a cerchi concentrici verso la terra, la città, il tempio che pertanto dovrebbe ancora essere intatto. In questo caso si pregherebbe durante la deportazione degli abitanti del Nord dopo il 721. Ma ciò non impedisce di pensare che anche dopo la caduta di Gerusalemme del 587 il tempio rimanga ancora l&#39;orientamento spirituale e il fulcro della speranza senza aver perso il suo ascendente spirituale, nonostante che sia in rovina. La radice <em>šwb</em> che appare tre volte nei vv. 47-48 indica la prima fase del ritorno: quella interiore. Nel pentimento e nella confessione delle colpe Israele compie il ritorno a Dio presupposto del ritorno in patria. Si noti che quest&#39;ultima non è oggetto di preghiera; si chiede invece buona accoglienza e trattamento umano presso i deportatori. Il ricordo dell&#39;uscita dall&#39;Egitto impegna Dio a essere fedele a se stesso e a non dimenticare il popolo che gli appartiene.</p>

<p><strong>52-53</strong>. La litania si chiude riprendendo l&#39;inizio della preghiera al v. 29. Però mentre là si chiedeva che gli occhi di Dio vegliassero il tempio, qui si domanda che lo sguardo divino si posi sulla preghiera stessa. In entrambi i casi tuttavia il risultato è il medesimo: l&#39;ascolto da parte di Dio e l&#39;esaudimento. Il motivo di quest&#39;ultimo è ancora una volta la scelta d&#39;Israele, attraverso la liberazione dalla schiavitù d&#39;Egitto.</p>

<p><strong>54-61</strong>. L&#39;ultima parte della preghiera in cui compare il tono parenetico. I vv. 14-21 avevano espresso gratitudine per il mantenimento delle promesse fatte a Davide; ora si risale fino a Mosè dilatando più che l&#39;orizzonte storico la riconoscenza per la sempre più vasta bontà di Dio. A fondamento della fedeltà si pone l&#39;azione stessa di Dio che trae a sé i cuori: v. 58. Nella lealtà incondizionata d&#39;Israele al suo Dio, in quanto unico, e nella protezione divina quotidianamente accordata al popolo brillerà l&#39;unicità di Dio d&#39;Israele e sarà riconosciuta tra le nazioni. Rovesciando l&#39;immagine di Dt 6,6, il cuore del popolo dev&#39;essere completamente immerso nei comandi divini per camminare in una riuscita fedeltà. Quest&#39;esortazione spinge alla vera sorgente di benedizione in conformità a Dt 28,1-2.</p>

<p><strong>62-66</strong>. Si ritorna alla sezione narrativa che chiude il capitolo. Per quella occasione molti furono i sacrifici di comunione attraverso i quali si stabiliva l&#39;unione con Dio. Molti furono senz&#39;altro anche i partecipanti venuti in gran numero dal confine settentrionale «ingresso di Camat», fino al confine meridionale «torrente d&#39;Egitto». Ciò però non giustifica i numeri riportati, ancora una volta gonfiati dal tono celebrativo. Rimane però probabile che l&#39;altare degli olocausti non sia bastato per quella festa tanto affollata e che si siano improvvisati altri altari nel cortile superiore che risultò così consacrato. La durata della festa fu di sette giorni, quella prevista per le Capanne e per tutte le grandi occasioni. Il gioioso ritorno dei pellegrini ben sottolineato (v. 66) costituisce il congedo loro e del lettore da quella indimenticabile festa.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-8</guid>
      <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:58:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 7</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-7</link>
      <description>&lt;![CDATA[Costruzione della reggia&#xA;1Salomone costruì anche la sua reggia e la portò a compimento in tredici anni. 2Costruì il palazzo detto Foresta del Libano. Di cento cubiti era la sua lunghezza, di cinquanta cubiti era la sua larghezza e di trenta cubiti era la sua altezza; era su quattro ordini di colonne di cedro e con travi di cedro sulle colonne, 3e in alto era coperto con legno di cedro sulle traverse che poggiavano sulle colonne, in numero di quarantacinque, quindici per fila. 4Vi erano finestre con cornici in tre file, che si corrispondevano faccia a faccia tre volte. 5Tutte le porte con gli stipiti avevano cornice quadrangolare; un&#39;apertura era prospiciente all&#39;altra, per tre volte.&#xA;6Fece il vestibolo delle colonne; di cinquanta cubiti era la sua lunghezza e di trenta cubiti era la sua larghezza. Sul davanti c&#39;era un vestibolo e altre colonne e davanti a esse una cancellata. 7Fece anche il vestibolo del trono, ove esercitava la giustizia, cioè il vestibolo del giudizio; era coperto con legno di cedro dal pavimento al soffitto.&#xA;8La reggia, dove abitava, fu costruita in modo simile a quest&#39;opera, in un secondo cortile, all&#39;interno rispetto al vestibolo; in modo simile a tale vestibolo fece anche una casa per la figlia del faraone, che Salomone aveva preso in moglie.&#xA;9Tutte queste costruzioni erano di pietre scelte, squadrate secondo misura, segate con la sega sul lato interno ed esterno, dalle fondamenta ai cornicioni e al di fuori fino al cortile maggiore. 10Ed erano state poste come fondamenta pietre scelte, pietre grandi, pietre di dieci cubiti e pietre di otto cubiti. 11Al di sopra c&#39;erano pietre scelte, squadrate a misura, e legno di cedro. 12Il cortile maggiore era tutto con tre file di pietre squadrate e una di travi di cedro; era simile al cortile interno del tempio del Signore e al vestibolo del tempio.&#xA;&#xA;Le attrezzature in bronzo del tempio&#xA;13Il re Salomone mandò a prendere da Tiro Chiram, 14figlio di una vedova della tribù di Nèftali; suo padre era di Tiro e lavorava il bronzo. Era pieno di sapienza, di intelligenza e di perizia, per fare ogni genere di lavoro in bronzo. Egli si recò dal re Salomone ed eseguì tutti i suoi lavori.&#xA;15Modellò due colonne di bronzo; di diciotto cubiti era l&#39;altezza di una colonna e un filo di dodici cubiti poteva abbracciare la seconda colonna. 16Fece due capitelli, fusi in bronzo, da collocarsi sulla cima delle colonne; l&#39;altezza di un capitello era di cinque cubiti e di cinque cubiti era l&#39;altezza del secondo capitello. 17Predispose reticoli, lavoro di fili intrecciati, lavoro a catenelle, per i capitelli sulla cima delle colonne: sette per un capitello e sette per il secondo capitello. 18Fece dunque le colonne e due file intorno a ciascun reticolo per rivestire i capitelli che erano sulla cima, a forma di melagrane, e così fece per il secondo capitello. 19I capitelli sulla cima delle colonne del vestibolo erano di quattro cubiti, con lavorazione a giglio. 20I capitelli sulle due colonne si innalzavano da dietro la concavità al di là del reticolo e vi erano duecento melagrane in file intorno a ogni capitello. 21Eresse le colonne per il vestibolo dell&#39;aula. Eresse la colonna di destra, che chiamò Iachin, ed eresse la colonna di sinistra, che chiamò Boaz, 22e la cima delle colonne era lavorata a giglio. Così fu terminato il lavoro delle colonne.&#xA;23Fece il Mare, un bacino di metallo fuso di dieci cubiti da un orlo all&#39;altro, perfettamente rotondo; la sua altezza era di cinque cubiti e una corda di trenta cubiti lo poteva cingere intorno. 24C&#39;erano sotto l&#39;orlo, tutt&#39;intorno, figure di coloquìntidi, dieci per ogni cubito, che formavano un giro all&#39;intorno; le figure di coloquìntidi erano disposte in due file ed erano state colate insieme con il Mare. 25Questo poggiava su dodici buoi; tre guardavano verso settentrione, tre verso occidente, tre verso meridione e tre verso oriente. Il Mare poggiava su di essi e tutte le loro parti posteriori erano rivolte verso l&#39;interno. 26Il suo spessore era di un palmo; il suo orlo, fatto come l&#39;orlo di un calice, era a forma di giglio. La sua capacità era di duemila bat.&#xA;27Fece dieci carrelli di bronzo; di quattro cubiti era la lunghezza di ogni carrello e di quattro cubiti la larghezza e di tre cubiti l&#39;altezza. 28La struttura dei carrelli era questa: telai e traverse tra i telai. 29Sulle traverse, che erano fra i telai, vi erano figure di leoni, buoi e cherubini, e sull&#39;intelaiatura, sia sopra che sotto i leoni e i buoi, c&#39;erano ghirlande a festoni. 30Ciascun carrello aveva quattro ruote di bronzo con gli assi di bronzo e quattro supporti con sporgenze per sostenere il bacino; le sporgenze erano fuse, contrapposte a ciascuna ghirlanda. 31L&#39;orlo della parte circolare interna sporgeva di un cubito: l&#39;orlo era rotondo, come opera di sostegno, ed era di un cubito e mezzo; anche sulla sua apertura c&#39;erano sculture. Il telaio del carrello era quadrato, non rotondo. 32Le quattro ruote erano sotto il telaio; i perni delle ruote erano fissati al carrello e l&#39;altezza di ogni ruota era di un cubito e mezzo. 33Le ruote erano lavorate come le ruote di un carro; i loro perni, i loro quarti, i loro raggi e i loro mozzi, tutto era in metallo fuso. 34Quattro sporgenze erano sui quattro angoli di ciascun carrello; la sporgenza e il carrello erano in un unico pezzo. 35Alla cima del carrello vi era una fascia rotonda, di mezzo cubito d&#39;altezza; alla cima del carrello vi erano manici e cornici che sporgevano da essa. 36Nei riquadri dei suoi manici e nel suo telaio erano incise figure di cherubini, leoni e palme, secondo lo spazio libero, e ghirlande intorno. 37I dieci carrelli furono fusi in un medesimo stampo, identici nella misura e nella forma.&#xA;38Fece poi anche dieci bacini di bronzo; ognuno aveva una capacità di quaranta bat ed era di quattro cubiti: un bacino per ogni carrello, per i dieci carrelli. 39Pose cinque carrelli sul lato destro del tempio e cinque su quello sinistro. Pose il Mare sul lato destro del tempio, a oriente, rivolto verso meridione.&#xA;40Chiram fece i recipienti, le palette e i vasi per l&#39;aspersione. Terminò di fare tutto il lavoro che aveva eseguito per il re Salomone riguardo al tempio del Signore: 41le due colonne, i globi dei capitelli che erano sopra le colonne, i due reticoli per coprire i due globi dei capitelli che erano sopra le colonne, 42le quattrocento melagrane per i due reticoli, due file di melagrane per ciascun reticolo, per coprire i due globi dei capitelli che erano sulle colonne, 43i dieci carrelli e i dieci bacini sui carrelli, 44l&#39;unico Mare e i dodici buoi sotto il Mare, 45i recipienti, le palette, i vasi per l&#39;aspersione e tutti quegli utensili che Chiram aveva fatto al re Salomone per il tempio del Signore. Tutto era di bronzo rifinito. 46Il re li fece fondere nel circondario del Giordano, in suolo argilloso, fra Succot e Sartàn. 47Salomone sistemò tutti gli utensili; a causa della loro quantità così grande non si poteva calcolare il peso del bronzo.&#xA;48Salomone fece tutti gli utensili del tempio del Signore, l&#39;altare d&#39;oro, la mensa d&#39;oro su cui si ponevano i pani dell&#39;offerta, 49i cinque candelabri a destra e i cinque a sinistra di fronte al sacrario, d&#39;oro purissimo, i fiori, le lampade, gli smoccolatoi d&#39;oro, 50le coppe, i coltelli, i vasi per l&#39;aspersione, i mortai e i bracieri d&#39;oro purissimo, i cardini per i battenti del tempio interno, cioè per il Santo dei Santi, e per i battenti del tempio, cioè dell&#39;aula, in oro. 51Fu così terminato tutto il lavoro che il re Salomone aveva fatto per il tempio del Signore. Salomone fece portare le offerte consacrate da Davide, suo padre, cioè l&#39;argento, l&#39;oro e gli utensili; le depositò nei tesori del tempio del Signore.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;7,13 Chiram: non è il re di Tiro (vedi 5,15); ne porta solo il nome.&#xA;&#xA;7,26 duemila bat: un bat corrispondeva a circa 45 litri; un kor (vedi nota a 5,2) equivaleva a 10 bat. Il Mare conteneva dunque circa 90.000 litri e ogni bacino di bronzo (v. 38) circa 1.800 litri.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-12. La prima parte del capitolo trova una collocazione forse più appropriata nei LXX dove viene posta dopo i vv. 13-51 che parlano ancora dei lavori del tempio costituendo il naturale prolungamento del c. 6. Così come ora si trova essa costituisce una interruzione del racconto dei preparativi del tempio.&#xA;&#xA;1. La successione narrativa presenta anche la successione degli eventi. Dopo il tempio è ora la volta della reggia. La durata superiore per la preparazione della casa regale rispetto alla costruzione della casa di Dio si potrebbe spiegare col fatto che la reggia richiedeva molti più ambienti del tempio.&#xA;&#xA;2-8. La costruzione più suggestiva era l&#39;edificio chiamato «Foresta del Libano», nome che gli veniva dalle numerose colonne di cedro. Le sue dimensioni superavano quelle del tempio al quale era pari solo per l&#39;altezza (m 16) mentre la lunghezza (m 55) e la larghezza (m 25,5) erano assai più vaste. Una ricostruzione dell&#39;edificio in base al testo è impossibile; abbiamo dati troppo confusi. Date le sue dimensioni si pensa che fungesse da armeria e da ambiente di trattenimento. Anche in questo caso la grande costruzione riceve luce dalle finestre. Probabilmente appoggiati a questo grande ambiente sorgevano due vestiboli: uno caratterizzato da colonne, ma non sappiamo bene a cosa servisse; l&#39;altro ospitava il trono, assai fastoso (cfr. 10,18-20) e serviva all&#39;amministrazione della giustizia. Circa gli appartamenti privati nessuna notizia se non quella di una somiglianza stilistica con gli ambienti già presentati e il fatto che la regina, figlia di faraone, avesse una sua residenza. 7,9-12. Il materiale usato nella costruzione è di gran pregio e grandi dimensioni, preparato e messo in opera con cura. Anche nella reggia si trova un cortile che la rende somigliante al tempio anche per lo stile in cui il cortile è realizzato.&#xA;&#xA;13-14. Gli oggetti ornamentali del tempio che certamente suscitavano l&#39;ammirazione dei visitatori dovevano essere opera di un artista veramente abile. Il suo nome passò alla storia insieme alla sua capacità. Qui il nome dell&#39;artista è dato in forma abbreviata: Chiram semplicemente, mentre in 2Cr 2,12 il nome si trova per intero:&#xA;Curam-Abi. Anch&#39;egli viene da Tiro come gli altri operai specializzati di cui si è parlato al c. 5.&#xA;&#xA;15-22. La prima opera descritta sono le due colonne destinate ad ornare il vestibolo del tempio. Alte circa 10 m con m 6,5 di circonferenza, non avevano base. Erano sormontate da un capitello racchiuso in una rete come in un canestro dal quale emergeva una corolla di fior di loto che completava il capitello. Dal reticolato pendevano, come festoni, due file di cento melagrane. Le colonne avevano ciascuna il proprio nome: Iachin quella di destra, Boaz quella di sinistra. Erano nomi dati anche alle persone. Dire quale significato avessero i nomi dati alle colonne è assai difficile. La spiegazione più plausibile è «(Il tempio) stia (yakûn) con stabilità (be‘ôz)».&#xA;&#xA;23-26. Ciò che viene chiamato bacino, nel TM è indicato come yam, il «mare». Era un enorme recipiente semisferico che, stando alle misure indicate, era capace di 787 hl. Non si capisce bene se avesse un significato simbolico o un uso pratico. Nel primo caso, in linea con un uso orientale molto antico, i contenitori di acqua nei templi simboleggiavano l&#39;oceano ribelle e dominato. Nel secondo caso, avrebbe contenuto l&#39;acqua destinata alle abluzioni dei sacerdoti. Visto che non sono citati rubinetti era necessaria una scala per andare ad attingere l&#39;acqua. La grande semisfera poggiava su dodici buoi disposti a gruppi di tre con la faccia rivolta ai quattro punti cardinali e il dorso infilato sotto il bacino. Una decorazione floreale circondava la vasca.&#xA;&#xA;27-39. Furono preparate anche dieci specie di carri destinati a trasportare dei bacini contenenti acqua. Anche in questo caso è difficile stabilire l&#39;uso proprio di questi strumenti. La loro altezza, quasi 3 m, e l&#39;assenza di rubinetti fanno supporre che venissero utilizzati dai sacerdoti che si trovavano sul ripiano che circondava l&#39;altare degli olocausti.&#xA;&#xA;40-51. In questo resoconto si può notare chiaramente una differenza tra un riassunto delle opere in bronzo attribuite a Chiram (vv. 40-47) e la presentazione di quelle in oro attribuite per maggior dignità a Salomone (vv. 48-50). L&#39;elenco è aperto da tre utensili: le caldaie per bollire la carne (cfr. 1Sam 2,13 s.), le pale per asportare le ceneri e le braci dall&#39;altare (cfr. Es 27,3) e coppe per ricevere il sangue da versare sui quattro corni dell&#39;altare (cfr. Lv 1,5-15). L&#39;elenco degli oggetti di bronzo si ritrova quasi alla lettera in 2Cr 4,11-22. La lista degli oggetti d&#39;oro fa notare non solo la differenza di attribuzioni, ma anche di destinazioni. Le suppellettili di bronzo erano destinate agli ambienti esterni, quelle d&#39;oro alla parte più sacra: l&#39;aula e la cella.&#xA;&#xA;51. Terminati i lavori, Salomone depositò nel tesoro del tempio i bottini di guerra di Davide suo padre, gli oggetti preziosi che questi aveva già consacrato al Signore secondo 2Sam 8,10-12.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Costruzione della reggia</em></strong>
<strong>1</strong>Salomone costruì anche la sua reggia e la portò a compimento in tredici anni. <strong>2</strong>Costruì il palazzo detto Foresta del Libano. Di cento cubiti era la sua lunghezza, di cinquanta cubiti era la sua larghezza e di trenta cubiti era la sua altezza; era su quattro ordini di colonne di cedro e con travi di cedro sulle colonne, <strong>3</strong>e in alto era coperto con legno di cedro sulle traverse che poggiavano sulle colonne, in numero di quarantacinque, quindici per fila. <strong>4</strong>Vi erano finestre con cornici in tre file, che si corrispondevano faccia a faccia tre volte. <strong>5</strong>Tutte le porte con gli stipiti avevano cornice quadrangolare; un&#39;apertura era prospiciente all&#39;altra, per tre volte.
<strong>6</strong>Fece il vestibolo delle colonne; di cinquanta cubiti era la sua lunghezza e di trenta cubiti era la sua larghezza. Sul davanti c&#39;era un vestibolo e altre colonne e davanti a esse una cancellata. <strong>7</strong>Fece anche il vestibolo del trono, ove esercitava la giustizia, cioè il vestibolo del giudizio; era coperto con legno di cedro dal pavimento al soffitto.
<strong>8</strong>La reggia, dove abitava, fu costruita in modo simile a quest&#39;opera, in un secondo cortile, all&#39;interno rispetto al vestibolo; in modo simile a tale vestibolo fece anche una casa per la figlia del faraone, che Salomone aveva preso in moglie.
<strong>9</strong>Tutte queste costruzioni erano di pietre scelte, squadrate secondo misura, segate con la sega sul lato interno ed esterno, dalle fondamenta ai cornicioni e al di fuori fino al cortile maggiore. <strong>10</strong>Ed erano state poste come fondamenta pietre scelte, pietre grandi, pietre di dieci cubiti e pietre di otto cubiti. <strong>11</strong>Al di sopra c&#39;erano pietre scelte, squadrate a misura, e legno di cedro. <strong>12</strong>Il cortile maggiore era tutto con tre file di pietre squadrate e una di travi di cedro; era simile al cortile interno del tempio del Signore e al vestibolo del tempio.</p>

<p><strong><em>Le attrezzature in bronzo del tempio</em></strong>
<strong>13</strong>Il re Salomone mandò a prendere da Tiro Chiram, <strong>14</strong>figlio di una vedova della tribù di Nèftali; suo padre era di Tiro e lavorava il bronzo. Era pieno di sapienza, di intelligenza e di perizia, per fare ogni genere di lavoro in bronzo. Egli si recò dal re Salomone ed eseguì tutti i suoi lavori.
<strong>15</strong>Modellò due colonne di bronzo; di diciotto cubiti era l&#39;altezza di una colonna e un filo di dodici cubiti poteva abbracciare la seconda colonna. <strong>16</strong>Fece due capitelli, fusi in bronzo, da collocarsi sulla cima delle colonne; l&#39;altezza di un capitello era di cinque cubiti e di cinque cubiti era l&#39;altezza del secondo capitello. <strong>17</strong>Predispose reticoli, lavoro di fili intrecciati, lavoro a catenelle, per i capitelli sulla cima delle colonne: sette per un capitello e sette per il secondo capitello. <strong>18</strong>Fece dunque le colonne e due file intorno a ciascun reticolo per rivestire i capitelli che erano sulla cima, a forma di melagrane, e così fece per il secondo capitello. <strong>19</strong>I capitelli sulla cima delle colonne del vestibolo erano di quattro cubiti, con lavorazione a giglio. <strong>20</strong>I capitelli sulle due colonne si innalzavano da dietro la concavità al di là del reticolo e vi erano duecento melagrane in file intorno a ogni capitello. <strong>21</strong>Eresse le colonne per il vestibolo dell&#39;aula. Eresse la colonna di destra, che chiamò Iachin, ed eresse la colonna di sinistra, che chiamò Boaz, <strong>22</strong>e la cima delle colonne era lavorata a giglio. Così fu terminato il lavoro delle colonne.
<strong>23</strong>Fece il Mare, un bacino di metallo fuso di dieci cubiti da un orlo all&#39;altro, perfettamente rotondo; la sua altezza era di cinque cubiti e una corda di trenta cubiti lo poteva cingere intorno. <strong>24</strong>C&#39;erano sotto l&#39;orlo, tutt&#39;intorno, figure di coloquìntidi, dieci per ogni cubito, che formavano un giro all&#39;intorno; le figure di coloquìntidi erano disposte in due file ed erano state colate insieme con il Mare. <strong>25</strong>Questo poggiava su dodici buoi; tre guardavano verso settentrione, tre verso occidente, tre verso meridione e tre verso oriente. Il Mare poggiava su di essi e tutte le loro parti posteriori erano rivolte verso l&#39;interno. <strong>26</strong>Il suo spessore era di un palmo; il suo orlo, fatto come l&#39;orlo di un calice, era a forma di giglio. La sua capacità era di duemila bat.
<strong>27</strong>Fece dieci carrelli di bronzo; di quattro cubiti era la lunghezza di ogni carrello e di quattro cubiti la larghezza e di tre cubiti l&#39;altezza. <strong>28</strong>La struttura dei carrelli era questa: telai e traverse tra i telai. <strong>29</strong>Sulle traverse, che erano fra i telai, vi erano figure di leoni, buoi e cherubini, e sull&#39;intelaiatura, sia sopra che sotto i leoni e i buoi, c&#39;erano ghirlande a festoni. <strong>30</strong>Ciascun carrello aveva quattro ruote di bronzo con gli assi di bronzo e quattro supporti con sporgenze per sostenere il bacino; le sporgenze erano fuse, contrapposte a ciascuna ghirlanda. <strong>31</strong>L&#39;orlo della parte circolare interna sporgeva di un cubito: l&#39;orlo era rotondo, come opera di sostegno, ed era di un cubito e mezzo; anche sulla sua apertura c&#39;erano sculture. Il telaio del carrello era quadrato, non rotondo. <strong>32</strong>Le quattro ruote erano sotto il telaio; i perni delle ruote erano fissati al carrello e l&#39;altezza di ogni ruota era di un cubito e mezzo. <strong>33</strong>Le ruote erano lavorate come le ruote di un carro; i loro perni, i loro quarti, i loro raggi e i loro mozzi, tutto era in metallo fuso. <strong>34</strong>Quattro sporgenze erano sui quattro angoli di ciascun carrello; la sporgenza e il carrello erano in un unico pezzo. <strong>35</strong>Alla cima del carrello vi era una fascia rotonda, di mezzo cubito d&#39;altezza; alla cima del carrello vi erano manici e cornici che sporgevano da essa. <strong>36</strong>Nei riquadri dei suoi manici e nel suo telaio erano incise figure di cherubini, leoni e palme, secondo lo spazio libero, e ghirlande intorno. <strong>37</strong>I dieci carrelli furono fusi in un medesimo stampo, identici nella misura e nella forma.
<strong>38</strong>Fece poi anche dieci bacini di bronzo; ognuno aveva una capacità di quaranta bat ed era di quattro cubiti: un bacino per ogni carrello, per i dieci carrelli. <strong>39</strong>Pose cinque carrelli sul lato destro del tempio e cinque su quello sinistro. Pose il Mare sul lato destro del tempio, a oriente, rivolto verso meridione.
<strong>40</strong>Chiram fece i recipienti, le palette e i vasi per l&#39;aspersione. Terminò di fare tutto il lavoro che aveva eseguito per il re Salomone riguardo al tempio del Signore: <strong>41</strong>le due colonne, i globi dei capitelli che erano sopra le colonne, i due reticoli per coprire i due globi dei capitelli che erano sopra le colonne, <strong>42</strong>le quattrocento melagrane per i due reticoli, due file di melagrane per ciascun reticolo, per coprire i due globi dei capitelli che erano sulle colonne, <strong>43</strong>i dieci carrelli e i dieci bacini sui carrelli, <strong>44</strong>l&#39;unico Mare e i dodici buoi sotto il Mare, <strong>45</strong>i recipienti, le palette, i vasi per l&#39;aspersione e tutti quegli utensili che Chiram aveva fatto al re Salomone per il tempio del Signore. Tutto era di bronzo rifinito. <strong>46</strong>Il re li fece fondere nel circondario del Giordano, in suolo argilloso, fra Succot e Sartàn. <strong>47</strong>Salomone sistemò tutti gli utensili; a causa della loro quantità così grande non si poteva calcolare il peso del bronzo.
<strong>48</strong>Salomone fece tutti gli utensili del tempio del Signore, l&#39;altare d&#39;oro, la mensa d&#39;oro su cui si ponevano i pani dell&#39;offerta, <strong>49</strong>i cinque candelabri a destra e i cinque a sinistra di fronte al sacrario, d&#39;oro purissimo, i fiori, le lampade, gli smoccolatoi d&#39;oro, <strong>50</strong>le coppe, i coltelli, i vasi per l&#39;aspersione, i mortai e i bracieri d&#39;oro purissimo, i cardini per i battenti del tempio interno, cioè per il Santo dei Santi, e per i battenti del tempio, cioè dell&#39;aula, in oro. <strong>51</strong>Fu così terminato tutto il lavoro che il re Salomone aveva fatto per il tempio del Signore. Salomone fece portare le offerte consacrate da Davide, suo padre, cioè l&#39;argento, l&#39;oro e gli utensili; le depositò nei tesori del tempio del Signore.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>7,13</strong> Chiram: non è il re di Tiro (vedi 5,15); ne porta solo il nome.</em></p>

<p><em><strong>7,26</strong> duemila bat: un bat corrispondeva a circa 45 litri; un kor (vedi nota a 5,2) equivaleva a 10 bat. Il Mare conteneva dunque circa 90.000 litri e ogni bacino di bronzo (v. 38) circa 1.800 litri.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-12</strong>. La prima parte del capitolo trova una collocazione forse più appropriata nei LXX dove viene posta dopo i vv. 13-51 che parlano ancora dei lavori del tempio costituendo il naturale prolungamento del c. 6. Così come ora si trova essa costituisce una interruzione del racconto dei preparativi del tempio.</p>

<p><strong>1</strong>. La successione narrativa presenta anche la successione degli eventi. Dopo il tempio è ora la volta della reggia. La durata superiore per la preparazione della casa regale rispetto alla costruzione della casa di Dio si potrebbe spiegare col fatto che la reggia richiedeva molti più ambienti del tempio.</p>

<p><strong>2-8</strong>. La costruzione più suggestiva era l&#39;edificio chiamato «Foresta del Libano», nome che gli veniva dalle numerose colonne di cedro. Le sue dimensioni superavano quelle del tempio al quale era pari solo per l&#39;altezza (m 16) mentre la lunghezza (m 55) e la larghezza (m 25,5) erano assai più vaste. Una ricostruzione dell&#39;edificio in base al testo è impossibile; abbiamo dati troppo confusi. Date le sue dimensioni si pensa che fungesse da armeria e da ambiente di trattenimento. Anche in questo caso la grande costruzione riceve luce dalle finestre. Probabilmente appoggiati a questo grande ambiente sorgevano due vestiboli: uno caratterizzato da colonne, ma non sappiamo bene a cosa servisse; l&#39;altro ospitava il trono, assai fastoso (cfr. 10,18-20) e serviva all&#39;amministrazione della giustizia. Circa gli appartamenti privati nessuna notizia se non quella di una somiglianza stilistica con gli ambienti già presentati e il fatto che la regina, figlia di faraone, avesse una sua residenza. 7,9-12. Il materiale usato nella costruzione è di gran pregio e grandi dimensioni, preparato e messo in opera con cura. Anche nella reggia si trova un cortile che la rende somigliante al tempio anche per lo stile in cui il cortile è realizzato.</p>

<p><strong>13-14</strong>. Gli oggetti ornamentali del tempio che certamente suscitavano l&#39;ammirazione dei visitatori dovevano essere opera di un artista veramente abile. Il suo nome passò alla storia insieme alla sua capacità. Qui il nome dell&#39;artista è dato in forma abbreviata: Chiram semplicemente, mentre in 2Cr 2,12 il nome si trova per intero:
Curam-Abi. Anch&#39;egli viene da Tiro come gli altri operai specializzati di cui si è parlato al c. 5.</p>

<p><strong>15-22</strong>. La prima opera descritta sono le due colonne destinate ad ornare il vestibolo del tempio. Alte circa 10 m con m 6,5 di circonferenza, non avevano base. Erano sormontate da un capitello racchiuso in una rete come in un canestro dal quale emergeva una corolla di fior di loto che completava il capitello. Dal reticolato pendevano, come festoni, due file di cento melagrane. Le colonne avevano ciascuna il proprio nome: Iachin quella di destra, Boaz quella di sinistra. Erano nomi dati anche alle persone. Dire quale significato avessero i nomi dati alle colonne è assai difficile. La spiegazione più plausibile è «(Il tempio) stia <em>(yakûn)</em> con stabilità <em>(be‘ôz)».</em></p>

<p><strong>23-26</strong>. Ciò che viene chiamato bacino, nel TM è indicato come <em>yam,</em> il «mare». Era un enorme recipiente semisferico che, stando alle misure indicate, era capace di 787 hl. Non si capisce bene se avesse un significato simbolico o un uso pratico. Nel primo caso, in linea con un uso orientale molto antico, i contenitori di acqua nei templi simboleggiavano l&#39;oceano ribelle e dominato. Nel secondo caso, avrebbe contenuto l&#39;acqua destinata alle abluzioni dei sacerdoti. Visto che non sono citati rubinetti era necessaria una scala per andare ad attingere l&#39;acqua. La grande semisfera poggiava su dodici buoi disposti a gruppi di tre con la faccia rivolta ai quattro punti cardinali e il dorso infilato sotto il bacino. Una decorazione floreale circondava la vasca.</p>

<p><strong>27-39</strong>. Furono preparate anche dieci specie di carri destinati a trasportare dei bacini contenenti acqua. Anche in questo caso è difficile stabilire l&#39;uso proprio di questi strumenti. La loro altezza, quasi 3 m, e l&#39;assenza di rubinetti fanno supporre che venissero utilizzati dai sacerdoti che si trovavano sul ripiano che circondava l&#39;altare degli olocausti.</p>

<p><strong>40-51</strong>. In questo resoconto si può notare chiaramente una differenza tra un riassunto delle opere in bronzo attribuite a Chiram (vv. 40-47) e la presentazione di quelle in oro attribuite per maggior dignità a Salomone (vv. 48-50). L&#39;elenco è aperto da tre utensili: le caldaie per bollire la carne (cfr. 1Sam 2,13 s.), le pale per asportare le ceneri e le braci dall&#39;altare (cfr. Es 27,3) e coppe per ricevere il sangue da versare sui quattro corni dell&#39;altare (cfr. Lv 1,5-15). L&#39;elenco degli oggetti di bronzo si ritrova quasi alla lettera in 2Cr 4,11-22. La lista degli oggetti d&#39;oro fa notare non solo la differenza di attribuzioni, ma anche di destinazioni. Le suppellettili di bronzo erano destinate agli ambienti esterni, quelle d&#39;oro alla parte più sacra: l&#39;aula e la cella.</p>

<p><strong>51</strong>. Terminati i lavori, Salomone depositò nel tesoro del tempio i bottini di guerra di Davide suo padre, gli oggetti preziosi che questi aveva già consacrato al Signore secondo 2Sam 8,10-12.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-7</guid>
      <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 05:39:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 6</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-6</link>
      <description>&lt;![CDATA[Costruzione del tempio&#xA;1L&#39;anno quattrocentoottantesimo dopo l&#39;uscita degli Israeliti dalla terra d&#39;Egitto, l&#39;anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel mese di Ziv, cioè nel secondo mese, egli dette inizio alla costruzione del tempio del Signore. 2Il tempio costruito dal re Salomone per il Signore aveva sessanta cubiti di lunghezza, venti di larghezza, trenta cubiti di altezza. 3Davanti all&#39;aula del tempio vi era il vestibolo: era lungo venti cubiti, nel senso della larghezza del tempio, e profondo dieci cubiti davanti al tempio.&#xA;4Fece nel tempio finestre con cornici e inferriate. 5Contro il muro del tempio costruì all&#39;intorno un edificio a piani, cioè intorno alle pareti del tempio, sia dell&#39;aula sia del sacrario, e vi fece delle stanze. 6Il piano inferiore era largo cinque cubiti, il piano di mezzo era largo sei cubiti e il terzo era largo sette cubiti, perché predispose delle rientranze tutt&#39;intorno all&#39;esterno del tempio in modo che non fossero intaccate le pareti del tempio. 7Per la costruzione del tempio venne usata pietra intatta di cava; durante i lavori nel tempio non si udirono martelli, piccone o altro arnese di ferro. 8La porta del piano più basso era sul lato destro del tempio; attraverso una scala a chiocciola si saliva al piano di mezzo e dal piano di mezzo al terzo. 9Dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine, e coprì il tempio con assi e con travatura di cedro. 10Costruì anche l&#39;edificio a piani contro tutto il tempio, alto cinque cubiti per piano, che poggiava sul tempio con travi di cedro. 11Fu rivolta a Salomone questa parola del Signore: 12&#34;Riguardo al tempio che stai edificando, se camminerai secondo le mie leggi, se eseguirai le mie norme e osserverai tutti i miei comandi, camminando in essi, io confermerò a tuo favore la mia parola, quella che ho annunciato a Davide tuo padre. 13Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele&#34;.&#xA;14Salomone dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine. 15Costruì i muri del tempio all&#39;interno con tavole di cedro, dal pavimento del tempio fino ai muri di copertura; rivestì di legno la parte interna e inoltre rivestì con tavole di cipresso il pavimento del tempio. 16Costruì i venti cubiti in fondo al tempio con tavole di cedro, dal pavimento fino ai muri; all&#39;interno costruì il sacrario, cioè il Santo dei Santi. 17L&#39;aula del tempio di fronte ad esso era di quaranta cubiti. 18Il legno di cedro all&#39;interno della sala era scolpito con coloquìntidi e fiori in sboccio; tutto era di cedro e non si vedeva una pietra. 19Eresse il sacrario nel tempio, nella parte più interna, per collocarvi l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore. 20Il sacrario era lungo venti cubiti, largo venti cubiti e alto venti cubiti. Lo rivestì d&#39;oro purissimo e vi eresse un altare di cedro. 21Salomone rivestì l&#39;interno della sala con oro purissimo e fece passare catene dorate davanti al sacrario che aveva rivestito d&#39;oro. 22E d&#39;oro fu rivestita tutta la sala in ogni parte, e rivestì d&#39;oro anche l&#39;intero altare che era nel sacrario.&#xA;23Nel sacrario fece due cherubini di legno d&#39;ulivo; la loro altezza era di dieci cubiti. 24L&#39;ala di un cherubino era di cinque cubiti e di cinque cubiti era anche l&#39;altra ala del cherubino; c&#39;erano dieci cubiti da una estremità all&#39;altra delle ali. 25Di dieci cubiti era l&#39;altro cherubino; i due cherubini erano identici nella misura e nella forma. 26L&#39;altezza di un cherubino era di dieci cubiti, e così anche il secondo cherubino. 27Pose i cherubini nel mezzo della sala interna. Le ali dei cherubini erano spiegate: l&#39;ala di uno toccava la parete e l&#39;ala dell&#39;altro toccava l&#39;altra parete, mentre le loro ali che erano in mezzo alla sala si toccavano ala contro ala. 28Ricoprì d&#39;oro anche i cherubini.&#xA;29Ricoprì le pareti della sala tutto all&#39;intorno con sculture incise di cherubini, di palme e di fiori in sboccio, all&#39;interno e all&#39;esterno. 30Ricoprì d&#39;oro il pavimento della sala, all&#39;interno e all&#39;esterno.&#xA;31Fece costruire la porta del sacrario con battenti di legno d&#39;ulivo e profilo degli stipiti pentagonale. 32I due battenti erano di legno d&#39;ulivo. Su di essi fece scolpire cherubini, palme e fiori in sboccio; li rivestì d&#39;oro e stese lamine d&#39;oro sui cherubini e sulle palme. 33Allo stesso modo fece costruire nella porta dell&#39;aula stipiti di legno d&#39;ulivo a quadrangolo. 34I due battenti erano di legno di cipresso; le due ante di un battente erano girevoli, come erano girevoli le imposte dell&#39;altro battente. 35Vi fece scolpire cherubini, palme e fiori in sboccio, che rivestì d&#39;oro aderente all&#39;incisione.&#xA;36Costruì il muro del cortile interno con tre ordini di pietre squadrate e con un ordine di travi di cedro.&#xA;37Nell&#39;anno quarto, nel mese di Ziv, si gettarono le fondamenta del tempio del Signore. 38Nell&#39;anno undicesimo, nel mese di Bul, che è l&#39;ottavo mese, fu terminato il tempio in tutte le sue parti e con tutto l&#39;occorrente. Lo edificò in sette anni.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;6,1 L’anno quattrocentoottantesimo: la data di 480 anni è il risultato di un calcolo erudito e tardivo che si basa sul numero dei sacerdoti in carica da Aronne fino a Sadoc, moltiplicato per 40 secondo il computo convenzionale di 40 anni per una generazione. Come data assoluta dell’inizio dei lavori del tempio si può pensare al 960 circa a.C.&#xA;&#xA;6,2 Supponendo che il cubito corrispondesse a circa 50 centimetri, avremmo più o meno le seguenti dimensioni: m 30 x 10 x 15.&#xA;&#xA;6,3 Procedendo dall’esterno verso l’interno, il tempio aveva queste tre parti: lo Ulam, o vestibolo; lo Ekal, o aula del tempio, detta anche “Santo”; il Debir, la parte più sacra, chiamata sacrario (v. 23) e anche “Santo dei Santi”, dove era l’arca dell’alleanza.&#xA;&#xA;6,23 due cherubini: conosciuti dalla mitologia e dall’archeologia mesopotamica, i cherubini erano quadrupedi alati, con testa umana. Qui sono a protezione dell’arca dell’alleanza (vedi 8,7).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;I cc. 6 e 7 si concentrano sull&#39;attività edilizia di Salomone narrando la costruzione del tempio, quella della reggia e il completamento del tempio con arredi e suppellettili. Dal punto di vista testuale ci troviamo di fronte a non poche difficoltà per la comprensione del TM e a notevoli divergenze con i LXX. &#xA;&#xA;Il c. 6 ci pone davanti a un avvenimento fondamentale della storia d&#39;Israele. L&#39;edificazione del tempio costituisce un vero e proprio tornante nella vicenda degli Israeliti non solo dal punto di vista religioso: il tempio ora edificato è la solenne inaugurazione della definitiva appropriazione della terra e dell&#39;ormai avvenuta sedentarizzazione. La riforma di Giosia darà al tempio un rilievo eccezionale facendone l&#39;unico centro di attività cultuale e un fortissimo punto di coesione civile. Anche in questo capitolo non manca l&#39;enfasi, specie riguardo all&#39;impiego dell&#39;oro per le decorazioni. Pare non solo di trovarci di fronte ad una descrizione architettonica e tecnica, ma forse anche ad una &#34;celebrazione&#34; del tempio che tanta venerazione raccolse in Israele. La decorazione ha certamente abbellito al di là del reale la casa del Signore, entusiasticamente immaginata come scrigno preziosissimo della presenza di Dio.&#xA;&#xA;1-3. L&#39;importanza dell&#39;avvenimento fa sì che ne sia ricordata la data con una certa precisione: anno e mese. Tuttavia questa notizia non esime da problemi, specie per quanto riguarda il riferimento all&#39;esodo. Se dovessimo accettare i numeri così come sono presentati dovremmo collocare l&#39;uscita dall&#39;Egitto circa 1l 1447 a.C., ma ciò si pone in contrasto con la più documentata possibilità che l&#39;esodo sia avvenuto nel sec. XIII a.C. Il numero 480 è la somma di 12 generazioni di 40 anni ciascuna, dunque un numero simbolico. La primavera del 968 a.C. è la data più probabile per l&#39;inizio dei lavori.&#xA;&#xA;2-3. Confrontato con le grandi costruzioni dell&#39;Antico Vicino Oriente, specie quelle egiziane, il tempio salomonico risulta di dimensioni assai modeste. A pianta rettangolare, era largo 11 metri, lungo 33 e alto 16. Lo precedeva un atrio della medesima larghezza per 5 m di profondità.&#xA;&#xA;4-10. La tecnica seguita nella costruzione prevedeva pareti assai cospicue alla base che andavano assottigliandosi verso l&#39;alto con balzi regolari dando origine ad una specie di gradinata. Sui due lati longitudinali e su quello opposto alla facciata, il tempio era circondato da un edificio a tre piani destinato alla custodia degli arredi del culto. Ogni piano, appoggiandosi ai balzi esterni della parete guadagnava in profondità, mentre l&#39;altezza dell&#39;edificio era di circa 8 metri, cioè grosso modo la metà dell&#39;altezza complessiva del tempio. Ciò si armonizzava con le finestre aperte nelle pareti. Il v. 4 si conclude con l&#39;espressione šᵉqupîm ’aṭumîm (BC = «quadrangolari con grate») assai difficile da interpretare e che impedisce di farci un&#39;idea precisa circa le finestre.&#xA;&#xA;11-13. La narrazione viene interrotta da questi versetti che riportano un oracolo. Si tratta di una glossa deuteronomista posteriore, assente dal testo dei LXX. Viene ripresa la promessa di 2Sam 7,11-16. Secondo lo stile e il linguaggio tipico del Deuteronomista, il gradimento del tempio da parte di Dio e il risiedere in esso è condizionato dalla fedeltà ai comandi divini.&#xA;&#xA;14-15. L&#39;interno del tempio viene completamente rivestito di legno pregiato al quale saranno applicate decorazioni, come si descriverà nei vv. 29-35.&#xA;&#xA;16-22. Un assito di cedro separava la navata del tempio dalla cella. Questa aveva una forma perfettamente cubica: ogni lato misurava 11 m. La cella era destinata all&#39;arca e costituiva la parte più sacra del tempio, il «Santo dei Santi», ritenuta la sede della divinità. Nel suo interno si trovava un altare in legno di cedro rivestito in oro destinato alla combustione degli aromi. L&#39;oro pertanto non serviva solo come ornamento, ma anche come protezione contro il fuoco. È questo l&#39;altare dei profumi di cui si parla in Es 30,6 e 31-36. Un velo riccamente ornato si stendeva sull&#39;esterno della cella, mentre l&#39;interno era decorato in oro.&#xA;&#xA;23-28. Della decorazione interna della cella facevano parte anche i cherubini. Non si è in grado di dire con esattezza se avessero aspetto umano o animale. La loro raffigurazione non contravveniva la proibizione di Es 20,4 in merito alla rappresentazione di uomini e animali perché non c&#39;era pericolo di confonderli con divinità in quanto il loro ruolo di servizio a Dio era tradizionalmente definito (cfr. 1Sam 4,4; 2Re 19,15).&#xA;&#xA;29-36. Il motivo dei cherubini viene impiegato anche nella decorazione interna ed esterna delle pareti del tempio insieme a motivi floreali. L&#39;impiego dell&#39;oro molto più realisticamente è da limitare a sottili lamine applicate a queste decorazioni per rivestirle. La porta dell&#39;aula aveva torma quadrangolare, quella della cella pentagonale; anche su queste i medesimi motivi ornamentali delle pareti: cherubini e fiori, e la stessa tecnica di rivestimento in oro.&#xA;&#xA;36. Attorno alla costruzione si stendeva un cortile, il più interno, cintato da un muro in pietre e legno. La combinazione e collocazione dei due materiali nella costruzione non è comprensibile con chiarezza.&#xA;&#xA;37-38. L&#39;undicesimo anno del regno di Salomone la costruzione è terminata. Iniziato in primavera (mese di Ziv) viene ultimato nell&#39;autunno (mese di Bul). La durata di sette anni potrebbe avere anche un risvolto simbolico dato che il computo preciso del tempo impiegato sarebbe di sei anni e mezzo.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Costruzione del tempio</em></strong>
<strong>1</strong>L&#39;anno quattrocentoottantesimo dopo l&#39;uscita degli Israeliti dalla terra d&#39;Egitto, l&#39;anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel mese di Ziv, cioè nel secondo mese, egli dette inizio alla costruzione del tempio del Signore. <strong>2</strong>Il tempio costruito dal re Salomone per il Signore aveva sessanta cubiti di lunghezza, venti di larghezza, trenta cubiti di altezza. <strong>3</strong>Davanti all&#39;aula del tempio vi era il vestibolo: era lungo venti cubiti, nel senso della larghezza del tempio, e profondo dieci cubiti davanti al tempio.
<strong>4</strong>Fece nel tempio finestre con cornici e inferriate. <strong>5</strong>Contro il muro del tempio costruì all&#39;intorno un edificio a piani, cioè intorno alle pareti del tempio, sia dell&#39;aula sia del sacrario, e vi fece delle stanze. <strong>6</strong>Il piano inferiore era largo cinque cubiti, il piano di mezzo era largo sei cubiti e il terzo era largo sette cubiti, perché predispose delle rientranze tutt&#39;intorno all&#39;esterno del tempio in modo che non fossero intaccate le pareti del tempio. <strong>7</strong>Per la costruzione del tempio venne usata pietra intatta di cava; durante i lavori nel tempio non si udirono martelli, piccone o altro arnese di ferro. <strong>8</strong>La porta del piano più basso era sul lato destro del tempio; attraverso una scala a chiocciola si saliva al piano di mezzo e dal piano di mezzo al terzo. <strong>9</strong>Dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine, e coprì il tempio con assi e con travatura di cedro. <strong>10</strong>Costruì anche l&#39;edificio a piani contro tutto il tempio, alto cinque cubiti per piano, che poggiava sul tempio con travi di cedro. <strong>11</strong>Fu rivolta a Salomone questa parola del Signore: <strong>12</strong>“Riguardo al tempio che stai edificando, se camminerai secondo le mie leggi, se eseguirai le mie norme e osserverai tutti i miei comandi, camminando in essi, io confermerò a tuo favore la mia parola, quella che ho annunciato a Davide tuo padre. <strong>13</strong>Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele”.
<strong>14</strong>Salomone dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine. <strong>15</strong>Costruì i muri del tempio all&#39;interno con tavole di cedro, dal pavimento del tempio fino ai muri di copertura; rivestì di legno la parte interna e inoltre rivestì con tavole di cipresso il pavimento del tempio. <strong>16</strong>Costruì i venti cubiti in fondo al tempio con tavole di cedro, dal pavimento fino ai muri; all&#39;interno costruì il sacrario, cioè il Santo dei Santi. <strong>17</strong>L&#39;aula del tempio di fronte ad esso era di quaranta cubiti. <strong>18</strong>Il legno di cedro all&#39;interno della sala era scolpito con coloquìntidi e fiori in sboccio; tutto era di cedro e non si vedeva una pietra. <strong>19</strong>Eresse il sacrario nel tempio, nella parte più interna, per collocarvi l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore. <strong>20</strong>Il sacrario era lungo venti cubiti, largo venti cubiti e alto venti cubiti. Lo rivestì d&#39;oro purissimo e vi eresse un altare di cedro. <strong>21</strong>Salomone rivestì l&#39;interno della sala con oro purissimo e fece passare catene dorate davanti al sacrario che aveva rivestito d&#39;oro. <strong>22</strong>E d&#39;oro fu rivestita tutta la sala in ogni parte, e rivestì d&#39;oro anche l&#39;intero altare che era nel sacrario.
<strong>23</strong>Nel sacrario fece due cherubini di legno d&#39;ulivo; la loro altezza era di dieci cubiti. <strong>24</strong>L&#39;ala di un cherubino era di cinque cubiti e di cinque cubiti era anche l&#39;altra ala del cherubino; c&#39;erano dieci cubiti da una estremità all&#39;altra delle ali. <strong>25</strong>Di dieci cubiti era l&#39;altro cherubino; i due cherubini erano identici nella misura e nella forma. <strong>26</strong>L&#39;altezza di un cherubino era di dieci cubiti, e così anche il secondo cherubino. <strong>27</strong>Pose i cherubini nel mezzo della sala interna. Le ali dei cherubini erano spiegate: l&#39;ala di uno toccava la parete e l&#39;ala dell&#39;altro toccava l&#39;altra parete, mentre le loro ali che erano in mezzo alla sala si toccavano ala contro ala. <strong>28</strong>Ricoprì d&#39;oro anche i cherubini.
<strong>29</strong>Ricoprì le pareti della sala tutto all&#39;intorno con sculture incise di cherubini, di palme e di fiori in sboccio, all&#39;interno e all&#39;esterno. <strong>30</strong>Ricoprì d&#39;oro il pavimento della sala, all&#39;interno e all&#39;esterno.
<strong>31</strong>Fece costruire la porta del sacrario con battenti di legno d&#39;ulivo e profilo degli stipiti pentagonale. <strong>32</strong>I due battenti erano di legno d&#39;ulivo. Su di essi fece scolpire cherubini, palme e fiori in sboccio; li rivestì d&#39;oro e stese lamine d&#39;oro sui cherubini e sulle palme. <strong>33</strong>Allo stesso modo fece costruire nella porta dell&#39;aula stipiti di legno d&#39;ulivo a quadrangolo. <strong>34</strong>I due battenti erano di legno di cipresso; le due ante di un battente erano girevoli, come erano girevoli le imposte dell&#39;altro battente. <strong>35</strong>Vi fece scolpire cherubini, palme e fiori in sboccio, che rivestì d&#39;oro aderente all&#39;incisione.
<strong>36</strong>Costruì il muro del cortile interno con tre ordini di pietre squadrate e con un ordine di travi di cedro.
<strong>37</strong>Nell&#39;anno quarto, nel mese di Ziv, si gettarono le fondamenta del tempio del Signore. <strong>38</strong>Nell&#39;anno undicesimo, nel mese di Bul, che è l&#39;ottavo mese, fu terminato il tempio in tutte le sue parti e con tutto l&#39;occorrente. Lo edificò in sette anni.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>6,1</strong> L’anno quattrocentoottantesimo: la data di 480 anni è il risultato di un calcolo erudito e tardivo che si basa sul numero dei sacerdoti in carica da Aronne fino a Sadoc, moltiplicato per 40 secondo il computo convenzionale di 40 anni per una generazione. Come data assoluta dell’inizio dei lavori del tempio si può pensare al 960 circa a.C.</em></p>

<p><em><strong>6,2</strong> Supponendo che il cubito corrispondesse a circa 50 centimetri, avremmo più o meno le seguenti dimensioni: m 30 x 10 x 15.</em></p>

<p><em><strong>6,3</strong> Procedendo dall’esterno verso l’interno, il tempio aveva queste tre parti: lo Ulam, o vestibolo; lo Ekal, o aula del tempio, detta anche “Santo”; il Debir, la parte più sacra, chiamata sacrario (v. 23) e anche “Santo dei Santi”, dove era l’arca dell’alleanza.</em></p>

<p><em><strong>6,23</strong> due cherubini: conosciuti dalla mitologia e dall’archeologia mesopotamica, i cherubini erano quadrupedi alati, con testa umana. Qui sono a protezione dell’arca dell’alleanza (vedi 8,7).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>I cc. 6 e 7 si concentrano sull&#39;attività edilizia di Salomone narrando la costruzione del tempio, quella della reggia e il completamento del tempio con arredi e suppellettili. Dal punto di vista testuale ci troviamo di fronte a non poche difficoltà per la comprensione del TM e a notevoli divergenze con i LXX.</p>

<p>Il c. 6 ci pone davanti a un avvenimento fondamentale della storia d&#39;Israele. L&#39;edificazione del tempio costituisce un vero e proprio tornante nella vicenda degli Israeliti non solo dal punto di vista religioso: il tempio ora edificato è la solenne inaugurazione della definitiva appropriazione della terra e dell&#39;ormai avvenuta sedentarizzazione. La riforma di Giosia darà al tempio un rilievo eccezionale facendone l&#39;unico centro di attività cultuale e un fortissimo punto di coesione civile. Anche in questo capitolo non manca l&#39;enfasi, specie riguardo all&#39;impiego dell&#39;oro per le decorazioni. Pare non solo di trovarci di fronte ad una descrizione architettonica e tecnica, ma forse anche ad una “celebrazione” del tempio che tanta venerazione raccolse in Israele. La decorazione ha certamente abbellito al di là del reale la casa del Signore, entusiasticamente immaginata come scrigno preziosissimo della presenza di Dio.</p>

<p><strong>1-3</strong>. L&#39;importanza dell&#39;avvenimento fa sì che ne sia ricordata la data con una certa precisione: anno e mese. Tuttavia questa notizia non esime da problemi, specie per quanto riguarda il riferimento all&#39;esodo. Se dovessimo accettare i numeri così come sono presentati dovremmo collocare l&#39;uscita dall&#39;Egitto circa 1l 1447 a.C., ma ciò si pone in contrasto con la più documentata possibilità che l&#39;esodo sia avvenuto nel sec. XIII a.C. Il numero 480 è la somma di 12 generazioni di 40 anni ciascuna, dunque un numero simbolico. La primavera del 968 a.C. è la data più probabile per l&#39;inizio dei lavori.</p>

<p><strong>2-3</strong>. Confrontato con le grandi costruzioni dell&#39;Antico Vicino Oriente, specie quelle egiziane, il tempio salomonico risulta di dimensioni assai modeste. A pianta rettangolare, era largo 11 metri, lungo 33 e alto 16. Lo precedeva un atrio della medesima larghezza per 5 m di profondità.</p>

<p><strong>4-10</strong>. La tecnica seguita nella costruzione prevedeva pareti assai cospicue alla base che andavano assottigliandosi verso l&#39;alto con balzi regolari dando origine ad una specie di gradinata. Sui due lati longitudinali e su quello opposto alla facciata, il tempio era circondato da un edificio a tre piani destinato alla custodia degli arredi del culto. Ogni piano, appoggiandosi ai balzi esterni della parete guadagnava in profondità, mentre l&#39;altezza dell&#39;edificio era di circa 8 metri, cioè grosso modo la metà dell&#39;altezza complessiva del tempio. Ciò si armonizzava con le finestre aperte nelle pareti. Il v. 4 si conclude con l&#39;espressione <em>šᵉqupîm ’aṭumîm</em> (BC = «quadrangolari con grate») assai difficile da interpretare e che impedisce di farci un&#39;idea precisa circa le finestre.</p>

<p><strong>11-13</strong>. La narrazione viene interrotta da questi versetti che riportano un oracolo. Si tratta di una glossa deuteronomista posteriore, assente dal testo dei LXX. Viene ripresa la promessa di 2Sam 7,11-16. Secondo lo stile e il linguaggio tipico del Deuteronomista, il gradimento del tempio da parte di Dio e il risiedere in esso è condizionato dalla fedeltà ai comandi divini.</p>

<p><strong>14-15</strong>. L&#39;interno del tempio viene completamente rivestito di legno pregiato al quale saranno applicate decorazioni, come si descriverà nei vv. 29-35.</p>

<p><strong>16-22</strong>. Un assito di cedro separava la navata del tempio dalla cella. Questa aveva una forma perfettamente cubica: ogni lato misurava 11 m. La cella era destinata all&#39;arca e costituiva la parte più sacra del tempio, il «Santo dei Santi», ritenuta la sede della divinità. Nel suo interno si trovava un altare in legno di cedro rivestito in oro destinato alla combustione degli aromi. L&#39;oro pertanto non serviva solo come ornamento, ma anche come protezione contro il fuoco. È questo l&#39;altare dei profumi di cui si parla in Es 30,6 e 31-36. Un velo riccamente ornato si stendeva sull&#39;esterno della cella, mentre l&#39;interno era decorato in oro.</p>

<p><strong>23-28</strong>. Della decorazione interna della cella facevano parte anche i cherubini. Non si è in grado di dire con esattezza se avessero aspetto umano o animale. La loro raffigurazione non contravveniva la proibizione di Es 20,4 in merito alla rappresentazione di uomini e animali perché non c&#39;era pericolo di confonderli con divinità in quanto il loro ruolo di servizio a Dio era tradizionalmente definito (cfr. 1Sam 4,4; 2Re 19,15).</p>

<p><strong>29-36</strong>. Il motivo dei cherubini viene impiegato anche nella decorazione interna ed esterna delle pareti del tempio insieme a motivi floreali. L&#39;impiego dell&#39;oro molto più realisticamente è da limitare a sottili lamine applicate a queste decorazioni per rivestirle. La porta dell&#39;aula aveva torma quadrangolare, quella della cella pentagonale; anche su queste i medesimi motivi ornamentali delle pareti: cherubini e fiori, e la stessa tecnica di rivestimento in oro.</p>

<p><strong>36</strong>. Attorno alla costruzione si stendeva un cortile, il più interno, cintato da un muro in pietre e legno. La combinazione e collocazione dei due materiali nella costruzione non è comprensibile con chiarezza.</p>

<p><strong>37-38</strong>. L&#39;undicesimo anno del regno di Salomone la costruzione è terminata. Iniziato in primavera (mese di Ziv) viene ultimato nell&#39;autunno (mese di Bul). La durata di sette anni potrebbe avere anche un risvolto simbolico dato che il computo preciso del tempo impiegato sarebbe di sei anni e mezzo.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-6</guid>
      <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 05:50:18 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 5</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-5</link>
      <description>&lt;![CDATA[1Salomone dominava su tutti i regni, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l&#39;Egitto. Gli portavano tributi e servivano Salomone tutti i giorni della sua vita.&#xA;2I viveri di Salomone per un giorno erano trenta kor di fior di farina e sessanta kor di farina comune, 3dieci buoi grassi, venti buoi da pascolo e cento pecore, senza contare i cervi, le gazzelle, i caprioli e i volatili ingrassati. 4Egli, infatti, dominava su tutto l&#39;Oltrefiume, da Tifsach a Gaza su tutti i re dell&#39;Oltrefiume, e aveva pace dappertutto all&#39;intorno. 5Giuda e Israele erano al sicuro; ognuno stava sotto la propria vite e sotto il proprio fico, da Dan fino a Betsabea, per tutti i giorni di Salomone.&#xA;6Salomone possedeva quarantamila stalle per i cavalli dei suoi carri e dodicimila cavalli da sella. 7Quei prefetti, ognuno per il suo mese, provvedevano quanto serviva al re Salomone e a quelli che erano ammessi alla sua tavola; non facevano mancare nulla. 8Portavano l&#39;orzo e la paglia per i cavalli e i destrieri, nel luogo ove si trovava ognuno secondo il suo mandato.&#xA;&#xA;La sapienza di Salomone&#xA;9Dio concesse a Salomone sapienza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. 10La sapienza di Salomone superava la sapienza di tutti gli orientali e tutta la sapienza dell&#39;Egitto. 11Egli era più saggio di tutti gli uomini, più di Etan l&#39;Ezraita, di Eman, di Calcol e di Darda, figli di Macol; il suo nome era famoso fra tutte le genti limitrofe. 12Salomone pronunciò tremila proverbi; le sue odi furono millecinque. 13Parlò delle piante, dal cedro del Libano all&#39;issòpo che sbuca dal muro; parlò delle bestie, degli uccelli, dei rettili e dei pesci. 14Da tutte le nazioni venivano per ascoltare la sapienza di Salomone, mandati da tutti i re della terra, che avevano sentito parlare della sua sapienza.&#xA;&#xA;Preparativi per la costruzione del tempio&#xA;15Chiram, re di Tiro, mandò i suoi servi da Salomone, perché aveva sentito che l&#39;avevano unto re al posto di suo padre; infatti Chiram era sempre stato amico di Davide. 16Salomone mandò a dire a Chiram: 17&#34;Tu sai che Davide, mio padre, non ha potuto edificare un tempio al nome del Signore, suo Dio, a causa delle guerre che i nemici gli mossero da tutte le parti, finché il Signore non li prostrò sotto la pianta dei suoi piedi. 18Ora il Signore, mio Dio, mi ha dato pace da ogni parte e non ho né avversari né particolari difficoltà. 19Ecco, ho deciso di edificare un tempio al nome del Signore, mio Dio, come ha detto il Signore a Davide, mio padre: &#34;Tuo figlio, che io porrò al tuo posto sul tuo trono, lui edificherà il tempio al mio nome&#34;. 20Ordina, dunque, che si taglino per me cedri del Libano; i miei servi saranno con i tuoi servi e io ti darò come salario per i tuoi servi quanto fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra noi nessuno è capace di tagliare il legname come sanno fare quelli di Sidone&#34;.&#xA;21Quando Chiram udì le parole di Salomone, si rallegrò molto e disse: &#34;Sia benedetto oggi il Signore che per Davide ha posto un figlio saggio sopra questo popolo numeroso&#34;. 22Chiram mandò a dire a Salomone: &#34;Ho ascoltato ciò che mi hai mandato a dire; io farò quanto tu desideri riguardo al legname di cedro e al legname di cipresso. 23I miei servi lo caleranno dal Libano al mare; lo avvierò per mare a mo&#39; di zattere al luogo che mi indicherai. Là lo slegherò e tu lo prenderai. Quanto a provvedere al mantenimento della mia casa, tu soddisferai il mio desiderio&#34;. 24Chiram diede a Salomone legname di cedro e legname di cipresso, quanto ne volle. 25Salomone diede a Chiram ventimila kor di grano, per il mantenimento della sua casa, e venti kor di olio puro; questo dava Salomone a Chiram ogni anno.&#xA;26Il Signore concesse a Salomone la sapienza come gli aveva promesso. Fra Chiram e Salomone vi fu pace e conclusero un&#39;alleanza tra loro due.&#xA;27Il re Salomone arruolò da tutto Israele uomini per il lavoro coatto e gli uomini del lavoro coatto erano trentamila. 28Li mandava a turno nel Libano, diecimila al mese: passavano un mese nel Libano e due mesi nelle loro case. Adoniràm sovrintendeva al lavoro coatto. 29Salomone aveva settantamila operai addetti a portare i pesi e ottantamila scalpellini per lavorare sulle montagne, 30senza contare gli incaricati dei prefetti di Salomone, che erano preposti ai lavori in numero di tremilatrecento e dirigevano il popolo che era occupato nei lavori.&#xA;31Il re diede ordine di estrarre pietre grandi, pietre scelte, per porre a fondamento del tempio pietre squadrate. 32Gli operai di Salomone, gli operai di Chiram e di Biblo le sgrossavano; inoltre preparavano il legname e le pietre per costruire il tempio.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;5,2 kor: misura di capacità, corrispondeva a 450 litri circa.&#xA;&#xA;5,9-14 Mentre in Mesopotamia e in Egitto la sapienza veniva coltivata da tanto tempo e suscitava l’ammirazione dei popoli vicini, Salomone viene qui presentato come l’iniziatore della sapienza d’Israele. La tradizione successiva gli attribuirà vari libri biblici ed extra-biblici.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-8. Con una lente di ingrandimento l&#39;autore descrive i confini, il vitto, l&#39;arsenale del regno di Salomone. L&#39;estensione territoriale del v. 1 viene contraddetta da 11,23-25. Damasco, pur non avendo ancora enorme rilievo politico, costituiva tuttavia una barriera all&#39;estensione di Israele fino al «fiume», cioè l&#39;Eufrate. Gli altri contini indicati sono più verosimili. Il kor, misura presa dai sumero-accadici, non è quantificabile con certezza: dai 200 ai 400 litri. Una tale quantità di cibo serviva a mantenere le diverse persone che popolavano la corte: ministri, guardie, mogli e concubine con i figli e infine i servitori. Numerosi alle corti orientali erano anche gli ospiti. Il riferimento a Tifsach, nell&#39;Eufrate, è segno sia dei rapporti di buon vicinato con le altre nazioni, sia del diritto che la monarchia aveva acquistato sulle piste che attraversavano il deserto, non però di dominio politico diretto. Anche la menzione di tutti i re dell&#39;Oltrefiume è da intendere nel senso che questo fu l&#39;unico periodo nella storia di Israele in cui fu possibile un controllo commerciale esterno. I confini tradizionali del settentrione, Dan, e del mezzogiorno, Bersabea, avvolgono il benessere interno, reso ancora più intimo dal ritrarre i sudditi ciascuno nella sua proprietà a godersi l&#39;ombra e il frutto delle piantagioni tipiche: vite e fico. In contrasto con la quiete agreste si pone la strepitosa presentazione della cavalleria, innovazione militare non solo in Israele, ma anche, nello stesso periodo, in Assiria. Forse già nel numero di dodicimila per i cavalli da sella si può leggere una non naturalità del dato e dunque una non verità. Anche qui l&#39;enfasi lascia la sua traccia. La puntualità dei prefetti nello svolgimento del loro incarico conclude la descrizione della prosperità.&#xA;&#xA;9-14. Il presente elogio della sapienza di Salomone si apre con un inequivocabile richiamo a 3,12. Il medesimo verbo ntn, «concedere», il termine hokmāh, «saggezza», Dio come soggetto, Salomone come destinatario ci fanno vedere con chiarezza che si intende presentare qui una nuova versione del compimento della promessa divina. Già il c. 3 l&#39;aveva messo in luce, specie al v. 38. Ora si insiste con una comparazione (vv. 9-11) e con un bilancio&#xA;(vv. 12-14). La prima fase della comparazione riprende un&#39;immagine biblica (cfr. Gn 22,17; 32,13) che indica la mancanza di limite. Segue un confronto con l&#39;attività sapienziale limitrofa attraverso una progressiva focalizzazione: dall&#39;oriente all&#39;Egitto ai saggi interni, come dovremmo considerare i quattro personaggi citati in base a 1Cr 2,5-6 che li presenta come discendenti di Giuda. Il bilancio dell&#39;attività sapienziale di Salomone si apre proprio con una valutazione numerica della sua produzione. La grande quantità di proverbi costituì la fonte da cui provengono le raccolte attualmente riportate nel libro dei Proverbi cc. 10-22 e 25-29. Già qui si insinua la paternità salomonica degli scritti sapienziali che la tradizione svilupperà abbondantemente (cfr. 1Re 8,12-13; Sal 72 e 127; Ct 1,1; Sap 6-9). L&#39;attività sapienziale manifestava uno spiccato interesse per la classificazione delle piante e degli animali. L&#39;interesse per la natura come forma sapienziale è molto antica in Mesopotamia (3° millennio), e in Egitto precede di un secolo l&#39;epoca di Salomone. Pertanto questo argomento quale motivo di sapere che suscita ammirazione ci riporta a una data molto antica in cui collocare l&#39;origine della tradizione sulla sapienza di Salomone, probabilmente allo stesso periodo salomonico. Come venisse utilizzato questo argomento è meno semplice stabilirlo. Si trattava di semplice elencazione o di utilizzo degli animali e delle piante per costruire dei paragoni e degli apologhi come in Prv 30,15-23 e Gdc 9,8-15? Anche in Gb 38-40 troviamo esemplificato un particolare uso di questo materiale. Il brano si conclude con un ulteriore superamento dei limiti; si tratta ora di quelli geografici. La sapienza di Salomone raggiunge tutte le nazioni attirando ammiratori. Questa iperbole costituisce la preparazione remota di quanto si racconterà in 10,1-13, la visita della regina di Saba.&#xA;&#xA;15-32. Questa seconda parte del c. 5 costituisce una introduzione all&#39;attività di Salomone che viene presentata nei cc. 6-10 come articolata in attività edilizia e attività commerciale. 2Cr 2 costituisce il parallelo del presente brano. Il tempio riveste la massima importanza nella tradizione deuteronomista che parte dalla riforma di Giosia incentrata sulla unificazione del luogo di culto. Dedicandosi prima di tutto alla edificazione della casa del Signore, Salomone dimostra ancora una volta la saggezza ricevuta da Dio. Il regno non poteva cominciare con una scelta migliore. Dalla sapienza praticamente dimostrata con la precedenza data a Dio attraverso l&#39;edificazione della sua casa vengono i successi internazionali sul piano politico-diplomatico e commerciale.&#xA;&#xA;15. Era uso consueto nell&#39;Antico Vicino Oriente l&#39;invio di delegazioni da parte di sovrani quando un loro collega scompariva e veniva sostituito dal successore. Ciò è ben illustrato nelle lettere di El-Amarna e per la letteratura biblica da 2Sam 10,1 e 2Cr 19,1. Il re di Tiro ora ottempera a questa usanza spinto però da un motivo in più: una lunga amicizia con lo scomparso re d&#39;Israele, Davide. Il monarca straniero viene presentato con un&#39;abbreviazione del nome mentre la forma completa dovrebbe essere Ahiram attestata su un sarcofago di Biblos del 1200 a.C. appartenuto a un re. La visita diplomatica diventa l&#39;occasione per uno scambio di lettere destinate a confermare l&#39;antica amicizia e corroborare le relazioni commerciali. La lettera di Salomone si sviluppa in due parti:&#xA;&#xA;vv. 17-19. Premessa storico-teologica&#xA;v. 20. Richiesta di materiale e proposta di lavoro.&#xA;&#xA;17-19. La prima parte racconta brevemente il motivo per cui Davide non riuscì ad edificare il tempio: le guerre che lo impegnavano. Tuttavia in 17b l&#39;immagine tipicamente orientale del re vincitore che calpesta il collo del&#xA;alla quale decide di edificare il tempio. L&#39;incongruenza viene superata perché in realtà ciò che qui interessa è far vedere che la grande promessa di 2Sam 7 in parte è già realizzata: Davide ha un successore, e si avvia ora al compimento definitivo in quanto il casato di Davide edifica la casa di Dio. Cosi anche la seconda fase della promessa - 2Sam 7,12-13 - è ormai giunta a maturazione.&#xA;&#xA;20. La richiesta ha come oggetto un materiale assai desiderato per le costruzioni di tutto l&#39;Antico Vicino Oriente: i cedri del Libano. Le dimensioni di queste piante, la pregiatezza, la durevolezza, le rendevano adatte alle costruzioni grandiose. La Palestina possedeva al massimo fichi selvatici (sicomori) impiegati solo nell&#39;edilizia comune. Salomone chiude la lettera sottolineando l&#39;abilità dei Fenici e dei Sidonii nell&#39;arte del legno. Egli evidenzia così non solo le doti degli alleati, eccellenti boscaioli oltre che navigatori, ma anche le proprie quale fine diplomatico.&#xA;&#xA;21. Chiram reagisce con entusiasmo alla lettera di Salomone e si esprime in conformità alla mentalità allora diffusa che ogni terra aveva una sua divinità. Così si spiega la benedizione rivolta al Dio di Israele chiamato con il suo nome proprio JHWH. Il motivo della lode si rifà ancora una volta alla sapienza di Salomone e al c. 3, fondamentale per questo tema, con il richiamo al popolo numeroso (cfr. 3,9).&#xA;&#xA;22-23. La lettera di Chiram è una risposta positiva al re di Israele tranne sul punto degli operai israeliti inviati sul posto. Il re di Tiro consegnerà il materiale richiesto nel luogo indicato da Salomone per introdurlo direttamente in Palestina. La scelta cadde sul porto di Giaffa, stando a 2Cr 2,15. Non è questo il primo caso in cui Chiram procurò pregiato legname da costruzione a Israele. Il precedente si trova in 2Sam 5,11 che illustra l&#39;aiuto dato da Chiram a Davide per la costruzione della reggia attraverso materiale e manodopera qualificata.&#xA;&#xA;24-25. L&#39;accordo è ormai attuato. Anche in questo caso la quantità viene ingrandita. La misura del legname, cedri e abeti, è il bisogno di Salomone; la misura del salario è ancora la generosità di quest&#39;ultimo. La Fenicia possedeva un territorio stretto lungo la costa e i suoi abitanti si dedicavano soprattutto ad attività marinare; dal punto di vista agricolo era pertanto carente. L&#39;accordo con Israele, in cui vi era invece abbondanza di prodotti agricoli, risultava forse necessario tenendo conto della grande quantità di grano che viene inviata. Può darsi che questa impresa abbia causato qualche problema di bilancio stando alla notizia di 9,11.&#xA;&#xA;26. Questo piccolo sommario conclude rimettendo in scena la saggezza di Salomone fondamento dell&#39;accordo con Chiram e della pace già presentata al v. 4 come caratteristica del suo regno e così strettamente legata al suo nome. Questo ricorre ben 22 volte nel capitolo, ma non può sfuggirci il gioco letterario che lo richiama concentrato nei vv. 9-14 e 17-19. La stabilità della pace viene confermata da 9,26-28; 10,11-22 in cui la collaborazione tra i due re è ribadita.&#xA;&#xA;27-32. Si tratta di materiale d&#39;archivio rielaborato con la consueta tendenza a gonfiare i numeri. Un confronto con 9,23, maggiormente attendibile, fa prendere coscienza del ridimensionamento da operarsi. Alla luce del v. 23 in cui Chiram provvede al legno, dal taglio alla consegna, senza coinvolgere operai di Salomone, si dovrebbe rivedere la notizia del v. 28 sul lavoro in Libano. La collaborazione con operai specializzati provenienti dall&#39;estero conclude la preparazione della costruzione del tempio. Le fondamenta sono poste, ora osserveremo l&#39;edificio.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>Salomone dominava su tutti i regni, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l&#39;Egitto. Gli portavano tributi e servivano Salomone tutti i giorni della sua vita.
<strong>2</strong>I viveri di Salomone per un giorno erano trenta kor di fior di farina e sessanta kor di farina comune, <strong>3</strong>dieci buoi grassi, venti buoi da pascolo e cento pecore, senza contare i cervi, le gazzelle, i caprioli e i volatili ingrassati. <strong>4</strong>Egli, infatti, dominava su tutto l&#39;Oltrefiume, da Tifsach a Gaza su tutti i re dell&#39;Oltrefiume, e aveva pace dappertutto all&#39;intorno. <strong>5</strong>Giuda e Israele erano al sicuro; ognuno stava sotto la propria vite e sotto il proprio fico, da Dan fino a Betsabea, per tutti i giorni di Salomone.
<strong>6</strong>Salomone possedeva quarantamila stalle per i cavalli dei suoi carri e dodicimila cavalli da sella. <strong>7</strong>Quei prefetti, ognuno per il suo mese, provvedevano quanto serviva al re Salomone e a quelli che erano ammessi alla sua tavola; non facevano mancare nulla. <strong>8</strong>Portavano l&#39;orzo e la paglia per i cavalli e i destrieri, nel luogo ove si trovava ognuno secondo il suo mandato.</p>

<p><strong><em>La sapienza di Salomone</em></strong>
<strong>9</strong>Dio concesse a Salomone sapienza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. <strong>10</strong>La sapienza di Salomone superava la sapienza di tutti gli orientali e tutta la sapienza dell&#39;Egitto. <strong>11</strong>Egli era più saggio di tutti gli uomini, più di Etan l&#39;Ezraita, di Eman, di Calcol e di Darda, figli di Macol; il suo nome era famoso fra tutte le genti limitrofe. <strong>12</strong>Salomone pronunciò tremila proverbi; le sue odi furono millecinque. <strong>13</strong>Parlò delle piante, dal cedro del Libano all&#39;issòpo che sbuca dal muro; parlò delle bestie, degli uccelli, dei rettili e dei pesci. <strong>14</strong>Da tutte le nazioni venivano per ascoltare la sapienza di Salomone, mandati da tutti i re della terra, che avevano sentito parlare della sua sapienza.</p>

<p><strong><em>Preparativi per la costruzione del tempio</em></strong>
<strong>15</strong>Chiram, re di Tiro, mandò i suoi servi da Salomone, perché aveva sentito che l&#39;avevano unto re al posto di suo padre; infatti Chiram era sempre stato amico di Davide. <strong>16</strong>Salomone mandò a dire a Chiram: <strong>17</strong>“Tu sai che Davide, mio padre, non ha potuto edificare un tempio al nome del Signore, suo Dio, a causa delle guerre che i nemici gli mossero da tutte le parti, finché il Signore non li prostrò sotto la pianta dei suoi piedi. <strong>18</strong>Ora il Signore, mio Dio, mi ha dato pace da ogni parte e non ho né avversari né particolari difficoltà. <strong>19</strong>Ecco, ho deciso di edificare un tempio al nome del Signore, mio Dio, come ha detto il Signore a Davide, mio padre: “Tuo figlio, che io porrò al tuo posto sul tuo trono, lui edificherà il tempio al mio nome”. <strong>20</strong>Ordina, dunque, che si taglino per me cedri del Libano; i miei servi saranno con i tuoi servi e io ti darò come salario per i tuoi servi quanto fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra noi nessuno è capace di tagliare il legname come sanno fare quelli di Sidone”.
<strong>21</strong>Quando Chiram udì le parole di Salomone, si rallegrò molto e disse: “Sia benedetto oggi il Signore che per Davide ha posto un figlio saggio sopra questo popolo numeroso”. <strong>22</strong>Chiram mandò a dire a Salomone: “Ho ascoltato ciò che mi hai mandato a dire; io farò quanto tu desideri riguardo al legname di cedro e al legname di cipresso. <strong>23</strong>I miei servi lo caleranno dal Libano al mare; lo avvierò per mare a mo&#39; di zattere al luogo che mi indicherai. Là lo slegherò e tu lo prenderai. Quanto a provvedere al mantenimento della mia casa, tu soddisferai il mio desiderio”. <strong>24</strong>Chiram diede a Salomone legname di cedro e legname di cipresso, quanto ne volle. <strong>25</strong>Salomone diede a Chiram ventimila kor di grano, per il mantenimento della sua casa, e venti kor di olio puro; questo dava Salomone a Chiram ogni anno.
<strong>26</strong>Il Signore concesse a Salomone la sapienza come gli aveva promesso. Fra Chiram e Salomone vi fu pace e conclusero un&#39;alleanza tra loro due.
<strong>27</strong>Il re Salomone arruolò da tutto Israele uomini per il lavoro coatto e gli uomini del lavoro coatto erano trentamila. <strong>28</strong>Li mandava a turno nel Libano, diecimila al mese: passavano un mese nel Libano e due mesi nelle loro case. Adoniràm sovrintendeva al lavoro coatto. <strong>29</strong>Salomone aveva settantamila operai addetti a portare i pesi e ottantamila scalpellini per lavorare sulle montagne, <strong>30</strong>senza contare gli incaricati dei prefetti di Salomone, che erano preposti ai lavori in numero di tremilatrecento e dirigevano il popolo che era occupato nei lavori.
<strong>31</strong>Il re diede ordine di estrarre pietre grandi, pietre scelte, per porre a fondamento del tempio pietre squadrate. <strong>32</strong>Gli operai di Salomone, gli operai di Chiram e di Biblo le sgrossavano; inoltre preparavano il legname e le pietre per costruire il tempio.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>5,2</strong> kor: misura di capacità, corrispondeva a 450 litri circa.</em></p>

<p><em><strong>5,9-14</strong> Mentre in Mesopotamia e in Egitto la sapienza veniva coltivata da tanto tempo e suscitava l’ammirazione dei popoli vicini, Salomone viene qui presentato come l’iniziatore della sapienza d’Israele. La tradizione successiva gli attribuirà vari libri biblici ed extra-biblici.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-8</strong>. Con una lente di ingrandimento l&#39;autore descrive i confini, il vitto, l&#39;arsenale del regno di Salomone. L&#39;estensione territoriale del v. 1 viene contraddetta da 11,23-25. Damasco, pur non avendo ancora enorme rilievo politico, costituiva tuttavia una barriera all&#39;estensione di Israele fino al «fiume», cioè l&#39;Eufrate. Gli altri contini indicati sono più verosimili. Il <em>kor</em>, misura presa dai sumero-accadici, non è quantificabile con certezza: dai 200 ai 400 litri. Una tale quantità di cibo serviva a mantenere le diverse persone che popolavano la corte: ministri, guardie, mogli e concubine con i figli e infine i servitori. Numerosi alle corti orientali erano anche gli ospiti. Il riferimento a Tifsach, nell&#39;Eufrate, è segno sia dei rapporti di buon vicinato con le altre nazioni, sia del diritto che la monarchia aveva acquistato sulle piste che attraversavano il deserto, non però di dominio politico diretto. Anche la menzione di tutti i re dell&#39;Oltrefiume è da intendere nel senso che questo fu l&#39;unico periodo nella storia di Israele in cui fu possibile un controllo commerciale esterno. I confini tradizionali del settentrione, Dan, e del mezzogiorno, Bersabea, avvolgono il benessere interno, reso ancora più intimo dal ritrarre i sudditi ciascuno nella sua proprietà a godersi l&#39;ombra e il frutto delle piantagioni tipiche: vite e fico. In contrasto con la quiete agreste si pone la strepitosa presentazione della cavalleria, innovazione militare non solo in Israele, ma anche, nello stesso periodo, in Assiria. Forse già nel numero di dodicimila per i cavalli da sella si può leggere una non naturalità del dato e dunque una non verità. Anche qui l&#39;enfasi lascia la sua traccia. La puntualità dei prefetti nello svolgimento del loro incarico conclude la descrizione della prosperità.</p>

<p><strong>9-14</strong>. Il presente elogio della sapienza di Salomone si apre con un inequivocabile richiamo a 3,12. Il medesimo verbo <em>ntn,</em> «concedere», il termine <em>hokmāh,</em> «saggezza», Dio come soggetto, Salomone come destinatario ci fanno vedere con chiarezza che si intende presentare qui una nuova versione del compimento della promessa divina. Già il c. 3 l&#39;aveva messo in luce, specie al v. 38. Ora si insiste con una comparazione (vv. 9-11) e con un bilancio
(vv. 12-14). La prima fase della comparazione riprende un&#39;immagine biblica (cfr. Gn 22,17; 32,13) che indica la mancanza di limite. Segue un confronto con l&#39;attività sapienziale limitrofa attraverso una progressiva focalizzazione: dall&#39;oriente all&#39;Egitto ai saggi interni, come dovremmo considerare i quattro personaggi citati in base a 1Cr 2,5-6 che li presenta come discendenti di Giuda. Il bilancio dell&#39;attività sapienziale di Salomone si apre proprio con una valutazione numerica della sua produzione. La grande quantità di proverbi costituì la fonte da cui provengono le raccolte attualmente riportate nel libro dei Proverbi cc. 10-22 e 25-29. Già qui si insinua la paternità salomonica degli scritti sapienziali che la tradizione svilupperà abbondantemente (cfr. 1Re 8,12-13; Sal 72 e 127; Ct 1,1; Sap 6-9). L&#39;attività sapienziale manifestava uno spiccato interesse per la classificazione delle piante e degli animali. L&#39;interesse per la natura come forma sapienziale è molto antica in Mesopotamia (3° millennio), e in Egitto precede di un secolo l&#39;epoca di Salomone. Pertanto questo argomento quale motivo di sapere che suscita ammirazione ci riporta a una data molto antica in cui collocare l&#39;origine della tradizione sulla sapienza di Salomone, probabilmente allo stesso periodo salomonico. Come venisse utilizzato questo argomento è meno semplice stabilirlo. Si trattava di semplice elencazione o di utilizzo degli animali e delle piante per costruire dei paragoni e degli apologhi come in Prv 30,15-23 e Gdc 9,8-15? Anche in Gb 38-40 troviamo esemplificato un particolare uso di questo materiale. Il brano si conclude con un ulteriore superamento dei limiti; si tratta ora di quelli geografici. La sapienza di Salomone raggiunge tutte le nazioni attirando ammiratori. Questa iperbole costituisce la preparazione remota di quanto si racconterà in 10,1-13, la visita della regina di Saba.</p>

<p><strong>15-32</strong>. Questa seconda parte del c. 5 costituisce una introduzione all&#39;attività di Salomone che viene presentata nei cc. 6-10 come articolata in attività edilizia e attività commerciale. 2Cr 2 costituisce il parallelo del presente brano. Il tempio riveste la massima importanza nella tradizione deuteronomista che parte dalla riforma di Giosia incentrata sulla unificazione del luogo di culto. Dedicandosi prima di tutto alla edificazione della casa del Signore, Salomone dimostra ancora una volta la saggezza ricevuta da Dio. Il regno non poteva cominciare con una scelta migliore. Dalla sapienza praticamente dimostrata con la precedenza data a Dio attraverso l&#39;edificazione della sua casa vengono i successi internazionali sul piano politico-diplomatico e commerciale.</p>

<p><strong>15</strong>. Era uso consueto nell&#39;Antico Vicino Oriente l&#39;invio di delegazioni da parte di sovrani quando un loro collega scompariva e veniva sostituito dal successore. Ciò è ben illustrato nelle lettere di El-Amarna e per la letteratura biblica da 2Sam 10,1 e 2Cr 19,1. Il re di Tiro ora ottempera a questa usanza spinto però da un motivo in più: una lunga amicizia con lo scomparso re d&#39;Israele, Davide. Il monarca straniero viene presentato con un&#39;abbreviazione del nome mentre la forma completa dovrebbe essere Ahiram attestata su un sarcofago di Biblos del 1200 a.C. appartenuto a un re. La visita diplomatica diventa l&#39;occasione per uno scambio di lettere destinate a confermare l&#39;antica amicizia e corroborare le relazioni commerciali. La lettera di Salomone si sviluppa in due parti:</p>
<ol><li>vv. 17-19. Premessa storico-teologica</li>
<li>v. 20. Richiesta di materiale e proposta di lavoro.</li></ol>

<p><strong>17-19</strong>. La prima parte racconta brevemente il motivo per cui Davide non riuscì ad edificare il tempio: le guerre che lo impegnavano. Tuttavia in 17b l&#39;immagine tipicamente orientale del re vincitore che calpesta il collo del
alla quale decide di edificare il tempio. L&#39;incongruenza viene superata perché in realtà ciò che qui interessa è far vedere che la grande promessa di 2Sam 7 in parte è già realizzata: Davide ha un successore, e si avvia ora al compimento definitivo in quanto il casato di Davide edifica la casa di Dio. Cosi anche la seconda fase della promessa – 2Sam 7,12-13 – è ormai giunta a maturazione.</p>

<p><strong>20</strong>. La richiesta ha come oggetto un materiale assai desiderato per le costruzioni di tutto l&#39;Antico Vicino Oriente: i cedri del Libano. Le dimensioni di queste piante, la pregiatezza, la durevolezza, le rendevano adatte alle costruzioni grandiose. La Palestina possedeva al massimo fichi selvatici (sicomori) impiegati solo nell&#39;edilizia comune. Salomone chiude la lettera sottolineando l&#39;abilità dei Fenici e dei Sidonii nell&#39;arte del legno. Egli evidenzia così non solo le doti degli alleati, eccellenti boscaioli oltre che navigatori, ma anche le proprie quale fine diplomatico.</p>

<p><strong>21</strong>. Chiram reagisce con entusiasmo alla lettera di Salomone e si esprime in conformità alla mentalità allora diffusa che ogni terra aveva una sua divinità. Così si spiega la benedizione rivolta al Dio di Israele chiamato con il suo nome proprio JHWH. Il motivo della lode si rifà ancora una volta alla sapienza di Salomone e al c. 3, fondamentale per questo tema, con il richiamo al popolo numeroso (cfr. 3,9).</p>

<p><strong>22-23</strong>. La lettera di Chiram è una risposta positiva al re di Israele tranne sul punto degli operai israeliti inviati sul posto. Il re di Tiro consegnerà il materiale richiesto nel luogo indicato da Salomone per introdurlo direttamente in Palestina. La scelta cadde sul porto di Giaffa, stando a 2Cr 2,15. Non è questo il primo caso in cui Chiram procurò pregiato legname da costruzione a Israele. Il precedente si trova in 2Sam 5,11 che illustra l&#39;aiuto dato da Chiram a Davide per la costruzione della reggia attraverso materiale e manodopera qualificata.</p>

<p><strong>24-25</strong>. L&#39;accordo è ormai attuato. Anche in questo caso la quantità viene ingrandita. La misura del legname, cedri e abeti, è il bisogno di Salomone; la misura del salario è ancora la generosità di quest&#39;ultimo. La Fenicia possedeva un territorio stretto lungo la costa e i suoi abitanti si dedicavano soprattutto ad attività marinare; dal punto di vista agricolo era pertanto carente. L&#39;accordo con Israele, in cui vi era invece abbondanza di prodotti agricoli, risultava forse necessario tenendo conto della grande quantità di grano che viene inviata. Può darsi che questa impresa abbia causato qualche problema di bilancio stando alla notizia di 9,11.</p>

<p><strong>26</strong>. Questo piccolo sommario conclude rimettendo in scena la saggezza di Salomone fondamento dell&#39;accordo con Chiram e della pace già presentata al v. 4 come caratteristica del suo regno e così strettamente legata al suo nome. Questo ricorre ben 22 volte nel capitolo, ma non può sfuggirci il gioco letterario che lo richiama concentrato nei vv. 9-14 e 17-19. La stabilità della pace viene confermata da 9,26-28; 10,11-22 in cui la collaborazione tra i due re è ribadita.</p>

<p><strong>27-32</strong>. Si tratta di materiale d&#39;archivio rielaborato con la consueta tendenza a gonfiare i numeri. Un confronto con 9,23, maggiormente attendibile, fa prendere coscienza del ridimensionamento da operarsi. Alla luce del v. 23 in cui Chiram provvede al legno, dal taglio alla consegna, senza coinvolgere operai di Salomone, si dovrebbe rivedere la notizia del v. 28 sul lavoro in Libano. La collaborazione con operai specializzati provenienti dall&#39;estero conclude la preparazione della costruzione del tempio. Le fondamenta sono poste, ora osserveremo l&#39;edificio.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-5</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Apr 2026 05:09:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 4</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-4</link>
      <description>&lt;![CDATA[I funzionari del regno di Salomone (4,1-5,8)&#xA;1Il re Salomone estese il suo dominio su tutto Israele. 2Questi erano i suoi dignitari: Azaria, figlio di Sadoc, fu sacerdote; 3Elicòref e Achia, figli di Sisa, scribi; Giòsafat, figlio di Achilùd, archivista; 4Benaià, figlio di Ioiadà, capo dell&#39;esercito; Sadoc ed Ebiatàr, sacerdoti; 5Azaria, figlio di Natan, capo dei prefetti; Zabud, figlio di Natan, sacerdote, amico del re; 6Achisar maggiordomo; Adoniràm, figlio di Abda, sovrintendente al lavoro coatto.&#xA;7Salomone aveva dodici prefetti su tutto Israele, i quali provvedevano al re e alla sua casa; ognuno aveva l&#39;incarico di procurare il necessario per un mese all&#39;anno. 8Questi sono i loro nomi: il figlio di Cur, sulle montagne di Èfraim; 9il figlio di Deker, a Makas, a Saalbìm, a Bet-Semes, a Elon-Bet-Canan; 10il figlio di Chesed, ad Arubbòt: a lui appartenevano Soco e tutta la regione di Chefer; 11il figlio di Abinadàb aveva tutta la collina di Dor; sua moglie era Tafat, figlia di Salomone; 12Baanà, figlio di Achilùd, aveva Taanac, Meghiddo e tutta Bet-Sean che è dal lato verso Sartàn, sotto Izreèl, da Bet-Sean fino ad Abel-Mecolà, fin oltre Iokmeàm; 13il figlio di Gheber, a Ramot di Gàlaad: a lui appartenevano i villaggi di Iair, figlio di Manasse, in Gàlaad, il distretto di Argob in Basan, sessanta grandi città con mura e spranghe di bronzo; 14Achinadàb, figlio di Iddo, a Macanàim; 15Achimàas in Nèftali: anch&#39;egli aveva preso in moglie una figlia di Salomone, Basmat; 16Baanà, figlio di Cusài, in Aser e in Zàbulon; 17Giòsafat, figlio di Parùach, in Ìssacar; 18Simei, figlio di Ela, in Beniamino; 19Gheber, figlio di Urì, nella regione di Gàlaad, cioè la terra di Sicon, re degli Amorrei, e di Og, re di Basan. Inoltre c&#39;era un prefetto unico nella terra di Giuda.&#xA;20Giuda e Israele per quantità erano numerosi come la sabbia del mare; mangiavano, bevevano e vivevano felici.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;4,8 il figlio di Cur: i funzionari sono citati solo col nome del padre e non con il loro. L’autore vuole forse indicare quelle famiglie che offrivano abitualmente funzionari al re.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il c. 4 presenta non poche difficoltà di critica testuale e di conseguenza di comprensione dell&#39;identità delle persone e delle cariche, nonché della delimitazione dei distretti amministrativi. La divergenza nella tradizione testuale diventa evidentissima nel caso della Vulgata che estende il capitolo fino al v. 14 di quello successivo. La scelta può essere motivata dal fatto che in quei versetti si riprende l&#39;argomento della divisione amministrativa mostrandone l&#39;efficacia, mentre nei vv. 9-14 si parla della sapienza di Salomone passando poi, al v. 15, ad un nuovo argomento: l&#39;alleanza con Chiram.&#xA;&#xA;1. Una brevissima notizia sull&#39;estensione del regno di Salomone dovuta al redattore e che si rifà a 2Sam 8,15a come introduzione alla lista dei ministri.&#xA;&#xA;2-6. Il governo centrale di Salomone viene presentato nei suoi componenti e nei suoi uffici. Non è da escludere che l&#39;amministrazione egiziana abbia ispirato l&#39;organizzazione di questo governo. Per Azaria il testo è ambiguo. Potrebbe aver esercitato la funzione sacerdotale o potrebbe semplicemente esser stato figlio del sacerdote Zadok, versione preferita dai LXX 2,46h. Elicoref, nome difficile che può indicare un ufficio (responsabile del calendario?) oppure la persona, in questo caso fratello di Achia con il quale aveva l&#39;incarico di scriba, cioè segretari reali con il compito tra l&#39;altro della corrispondenza interna ed estera.&#xA;Giosafat ricopre un ufficio indicato con un participio hifil, mazᵉkîr, polivalente: colui che ricorda, chiama, riferisce, esprimibile forse con &#34;araldo&#34;. Può darsi che regolasse il cerimoniale di corte, introducesse alle udienze e fungesse da portavoce regio presso il popolo. Viene ricordato anche in 2Sam 8,16; 20,4; 2Cr 8,15. Benaia è già stato presentato (cfr. 1,10; 2,35). La menzione dei due sacerdoti Zadok ed Ebiatar costituisce problema visto che Ebiatar è già stato allontanato da Gerusalemme (2,26-27). La presenza del suo nome può essere spiegata tenendo presente l&#39;influsso di 2Sam 20,23-25 dove i due nomi appaiono, come qui, senza patronimico. Quest&#39;ultimo testo insieme a 2Sam 8,16-18 ha influito sulla compilazione del nostro elenco. In comune col governo di Davide ci sono Giosafat e Benaia. Ciò fa supporre che questa lista di ministri presenti il governo della prima metà del regno di Salomone. Per il secondo Azaria della lista non è chiaro se sia il figlio del profeta o il nipote di Salomone (2Sam 5,14). Probabilmente il suo incarico consisteva nel garantire la puntualità nella consegna dei viveri da parte dei distretti. Zabud rimane inserito come Azaria nel problema della identificazione di suo padre Natan. Il suo titolo «amico del re», probabilmente adottato dall&#39;Egitto, si trova già in 2Sam 15,37 riferito a Cusai per quanto riguarda Davide. Achisar, maggiordomo del re, sovrintendente al palazzo è l&#39;unico a non avere patronimico in questa lista. Il suo incarico aumentò successivamente d&#39;importanza, cfr. 2Re 15,5; 18,3.18. Adoniram si trova a volte con il nome più breve Adoram, come in 2Sam 20,24 dove già figura, sotto Davide, come sovrintendente ai lavori forzati.&#xA;&#xA;7-19. L&#39;elenco dei prefetti. Erano questi ufficiali del fisco; al loro nome fa seguito il territorio di cui sono responsabili. La lista è compilata in maniera molto difforme. Non segue un ordine geografico preciso; di alcuni è riferito solo il patronimico, di altri anche il nome personale. Per il territorio a volte si nominano delle città, a volte i territori delle tribù il cui carattere viene solo in parte rispettato. Il numero dodici non è legato alle tribù, ma ai mesi dell&#39;anno che stabilivano i turni per l&#39;approvvigionamento della corte. La lettura dell&#39;elenco pone subito di fronte a una difficoltà: i prefetti nella lista risultano 13 e non 12. Una ragionevole soluzione del problema si ha osservando come nel v. 19 si ripeta quello che già è detto al v. 13 del TM. Si parla della stessa persona, Gheber, e della stessa terra, Galaad (Gad del v. 19 viene dalla tradizione testuale greca). Gad era sotto il prefetto di Macanaim, sempre stata gadita (cfr. Gs 21,38). Eliminando questa ripetizione si raggiunge il numero 12 includendo il prefetto di cui si parla in 19b. Come identificare questo prefetto con quello di Giuda che non poteva essere esclusa dalla tassazione? Il TM parla genericamente di «territorio» senza specificazione. Ciò è dovuto allo scriba, archivista della Giudea, che parla di territorio in maniera familiare intendendo appunto la terra di Giuda. In seguito a queste spiegazioni si propone la seguente ripartizione del territorio:&#xA;&#xA;A) Centro Israele&#xA;&#xA;La zona collinare di Efraim&#xA;Il vecchio territorio dei Daniti&#xA;Manasse&#xA;La costa di Dor&#xA;Le strategiche depressioni di Esdrelon&#xA;&#xA;B) La Transgiordania&#xA;&#xA;Nord Galaad&#xA;Sud Galaad&#xA;&#xA;C) Nord Israele&#xA;Neftali&#xA;Aser&#xA;Issacar&#xA;&#xA;D) Il Sud&#xA;Beniamino&#xA;Giuda&#xA;&#xA;20. Un piccolo sommario in cui la prosperità del regno unito viene presentata con due immagini tipicamente bibliche: la sabbia del mare per indicare l&#39;alto numero di abitanti (cfr. Gn 22,17) e l&#39;abbondanza di cibo.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>I funzionari del regno di Salomone</strong> <em>(4,1-5,8)</em>
<strong>1</strong>Il re Salomone estese il suo dominio su tutto Israele. <strong>2</strong>Questi erano i suoi dignitari: Azaria, figlio di Sadoc, fu sacerdote; <strong>3</strong>Elicòref e Achia, figli di Sisa, scribi; Giòsafat, figlio di Achilùd, archivista; <strong>4</strong>Benaià, figlio di Ioiadà, capo dell&#39;esercito; Sadoc ed Ebiatàr, sacerdoti; <strong>5</strong>Azaria, figlio di Natan, capo dei prefetti; Zabud, figlio di Natan, sacerdote, amico del re; <strong>6</strong>Achisar maggiordomo; Adoniràm, figlio di Abda, sovrintendente al lavoro coatto.
<strong>7</strong>Salomone aveva dodici prefetti su tutto Israele, i quali provvedevano al re e alla sua casa; ognuno aveva l&#39;incarico di procurare il necessario per un mese all&#39;anno. <strong>8</strong>Questi sono i loro nomi: il figlio di Cur, sulle montagne di Èfraim; <strong>9</strong>il figlio di Deker, a Makas, a Saalbìm, a Bet-Semes, a Elon-Bet-Canan; <strong>10</strong>il figlio di Chesed, ad Arubbòt: a lui appartenevano Soco e tutta la regione di Chefer; <strong>11</strong>il figlio di Abinadàb aveva tutta la collina di Dor; sua moglie era Tafat, figlia di Salomone; <strong>12</strong>Baanà, figlio di Achilùd, aveva Taanac, Meghiddo e tutta Bet-Sean che è dal lato verso Sartàn, sotto Izreèl, da Bet-Sean fino ad Abel-Mecolà, fin oltre Iokmeàm; <strong>13</strong>il figlio di Gheber, a Ramot di Gàlaad: a lui appartenevano i villaggi di Iair, figlio di Manasse, in Gàlaad, il distretto di Argob in Basan, sessanta grandi città con mura e spranghe di bronzo; <strong>14</strong>Achinadàb, figlio di Iddo, a Macanàim; <strong>15</strong>Achimàas in Nèftali: anch&#39;egli aveva preso in moglie una figlia di Salomone, Basmat; <strong>16</strong>Baanà, figlio di Cusài, in Aser e in Zàbulon; <strong>17</strong>Giòsafat, figlio di Parùach, in Ìssacar; <strong>18</strong>Simei, figlio di Ela, in Beniamino; <strong>19</strong>Gheber, figlio di Urì, nella regione di Gàlaad, cioè la terra di Sicon, re degli Amorrei, e di Og, re di Basan. Inoltre c&#39;era un prefetto unico nella terra di Giuda.
<strong>20</strong>Giuda e Israele per quantità erano numerosi come la sabbia del mare; mangiavano, bevevano e vivevano felici.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>4,8</strong> il figlio di Cur: i funzionari sono citati solo col nome del padre e non con il loro. L’autore vuole forse indicare quelle famiglie che offrivano abitualmente funzionari al re.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il c. 4 presenta non poche difficoltà di critica testuale e di conseguenza di comprensione dell&#39;identità delle persone e delle cariche, nonché della delimitazione dei distretti amministrativi. La divergenza nella tradizione testuale diventa evidentissima nel caso della Vulgata che estende il capitolo fino al v. 14 di quello successivo. La scelta può essere motivata dal fatto che in quei versetti si riprende l&#39;argomento della divisione amministrativa mostrandone l&#39;efficacia, mentre nei vv. 9-14 si parla della sapienza di Salomone passando poi, al v. 15, ad un nuovo argomento: l&#39;alleanza con Chiram.</p>

<p><strong>1</strong>. Una brevissima notizia sull&#39;estensione del regno di Salomone dovuta al redattore e che si rifà a 2Sam 8,15a come introduzione alla lista dei ministri.</p>

<p><strong>2-6</strong>. Il governo centrale di Salomone viene presentato nei suoi componenti e nei suoi uffici. Non è da escludere che l&#39;amministrazione egiziana abbia ispirato l&#39;organizzazione di questo governo. Per Azaria il testo è ambiguo. Potrebbe aver esercitato la funzione sacerdotale o potrebbe semplicemente esser stato figlio del sacerdote Zadok, versione preferita dai LXX 2,46h. Elicoref, nome difficile che può indicare un ufficio (responsabile del calendario?) oppure la persona, in questo caso fratello di Achia con il quale aveva l&#39;incarico di scriba, cioè segretari reali con il compito tra l&#39;altro della corrispondenza interna ed estera.
Giosafat ricopre un ufficio indicato con un participio <em>hifil, mazᵉkîr,</em> polivalente: colui che ricorda, chiama, riferisce, esprimibile forse con “araldo”. Può darsi che regolasse il cerimoniale di corte, introducesse alle udienze e fungesse da portavoce regio presso il popolo. Viene ricordato anche in 2Sam 8,16; 20,4; 2Cr 8,15. Benaia è già stato presentato (cfr. 1,10; 2,35). La menzione dei due sacerdoti Zadok ed Ebiatar costituisce problema visto che Ebiatar è già stato allontanato da Gerusalemme (2,26-27). La presenza del suo nome può essere spiegata tenendo presente l&#39;influsso di 2Sam 20,23-25 dove i due nomi appaiono, come qui, senza patronimico. Quest&#39;ultimo testo insieme a 2Sam 8,16-18 ha influito sulla compilazione del nostro elenco. In comune col governo di Davide ci sono Giosafat e Benaia. Ciò fa supporre che questa lista di ministri presenti il governo della prima metà del regno di Salomone. Per il secondo Azaria della lista non è chiaro se sia il figlio del profeta o il nipote di Salomone (2Sam 5,14). Probabilmente il suo incarico consisteva nel garantire la puntualità nella consegna dei viveri da parte dei distretti. Zabud rimane inserito come Azaria nel problema della identificazione di suo padre Natan. Il suo titolo «amico del re», probabilmente adottato dall&#39;Egitto, si trova già in 2Sam 15,37 riferito a Cusai per quanto riguarda Davide. Achisar, maggiordomo del re, sovrintendente al palazzo è l&#39;unico a non avere patronimico in questa lista. Il suo incarico aumentò successivamente d&#39;importanza, cfr. 2Re 15,5; 18,3.18. Adoniram si trova a volte con il nome più breve Adoram, come in 2Sam 20,24 dove già figura, sotto Davide, come sovrintendente ai lavori forzati.</p>

<p><strong>7-19</strong>. L&#39;elenco dei prefetti. Erano questi ufficiali del fisco; al loro nome fa seguito il territorio di cui sono responsabili. La lista è compilata in maniera molto difforme. Non segue un ordine geografico preciso; di alcuni è riferito solo il patronimico, di altri anche il nome personale. Per il territorio a volte si nominano delle città, a volte i territori delle tribù il cui carattere viene solo in parte rispettato. Il numero dodici non è legato alle tribù, ma ai mesi dell&#39;anno che stabilivano i turni per l&#39;approvvigionamento della corte. La lettura dell&#39;elenco pone subito di fronte a una difficoltà: i prefetti nella lista risultano 13 e non 12. Una ragionevole soluzione del problema si ha osservando come nel v. 19 si ripeta quello che già è detto al v. 13 del TM. Si parla della stessa persona, Gheber, e della stessa terra, Galaad (Gad del v. 19 viene dalla tradizione testuale greca). Gad era sotto il prefetto di Macanaim, sempre stata gadita (cfr. Gs 21,38). Eliminando questa ripetizione si raggiunge il numero 12 includendo il prefetto di cui si parla in 19b. Come identificare questo prefetto con quello di Giuda che non poteva essere esclusa dalla tassazione? Il TM parla genericamente di «territorio» senza specificazione. Ciò è dovuto allo scriba, archivista della Giudea, che parla di territorio in maniera familiare intendendo appunto la terra di Giuda. In seguito a queste spiegazioni si propone la seguente ripartizione del territorio:</p>
<ul><li>A) Centro Israele</li></ul>
<ol><li>La zona collinare di Efraim</li>
<li>Il vecchio territorio dei Daniti</li>
<li>Manasse</li>
<li>La costa di Dor</li>
<li>Le strategiche depressioni di Esdrelon</li></ol>
<ul><li>B) La Transgiordania</li></ul>
<ol><li>Nord Galaad</li>
<li>Sud Galaad</li></ol>
<ul><li>C) Nord Israele</li>
<li>Neftali</li>
<li>Aser</li>

<li><p>Issacar</p></li>

<li><p>D) Il Sud</p></li>

<li><p>Beniamino</p></li>

<li><p>Giuda</p></li></ul>

<p><strong>20</strong>. Un piccolo sommario in cui la prosperità del regno unito viene presentata con due immagini tipicamente bibliche: la sabbia del mare per indicare l&#39;alto numero di abitanti (cfr. Gn 22,17) e l&#39;abbondanza di cibo.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-4</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Apr 2026 05:20:26 +0000</pubDate>
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      <title>1RE - Capitolo 3</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-3</link>
      <description>&lt;![CDATA[STORIA DI SALOMONE (3,1-11,43)&#xA;&#xA;Il sogno di Gàbaon&#xA;1Salomone divenne genero del faraone, re d&#39;Egitto. Prese la figlia del faraone, che introdusse nella Città di Davide, ove rimase finché non terminò di costruire la propria casa, il tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme.&#xA;2Il popolo però offriva sacrifici sulle alture, perché ancora non era stato costruito un tempio per il nome del Signore. 3Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva le disposizioni di Davide, suo padre; tuttavia offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture.&#xA;4Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l&#39;altura più grande. Su quell&#39;altare Salomone offrì mille olocausti. 5A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: &#34;Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda&#34;. 6Salomone disse: &#34;Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. 7Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. 8Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. 9Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?&#34;. 10Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. 11Dio gli disse: &#34;Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, 12ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. 13Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita. 14Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita&#34;. 15Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò a Gerusalemme; stette davanti all&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore, offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.&#xA;&#xA;Il giudizio di Salomone&#xA;16Un giorno vennero dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. 17Una delle due disse: &#34;Perdona, mio signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre lei era in casa. 18Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c&#39;è nessun estraneo in casa fuori di noi due. 19Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché lei gli si era coricata sopra. 20Ella si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco, mentre la tua schiava dormiva, e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il suo figlio morto. 21Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L&#39;ho osservato bene al mattino; ecco, non era il figlio che avevo partorito io&#34;. 22L&#39;altra donna disse: &#34;Non è così! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto&#34;. E quella, al contrario, diceva: &#34;Non è così! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo&#34;. Discutevano così alla presenza del re. 23Il re disse: &#34;Costei dice: &#34;Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto&#34;, mentre quella dice: &#34;Non è così! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo&#34;&#34;. 24Allora il re ordinò: &#34;Andate a prendermi una spada!&#34;. Portarono una spada davanti al re. 25Quindi il re aggiunse: &#34;Tagliate in due il bambino vivo e datene una metà all&#39;una e una metà all&#39;altra&#34;. 26La donna il cui figlio era vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: &#34;Perdona, mio signore! Date a lei il bimbo vivo; non dovete farlo morire!&#34;. L&#39;altra disse: &#34;Non sia né mio né tuo; tagliate!&#34;. 27Presa la parola, il re disse: &#34;Date alla prima il bimbo vivo; non dovete farlo morire. Quella è sua madre&#34;. 28Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunciata dal re e provarono un profondo rispetto per il re, perché avevano constatato che la sapienza di Dio era in lui per rendere giustizia.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;3,1 Il matrimonio di Salomone con la figlia del faraone è verosimile, in questo periodo di grande decadenza dell’Egitto.&#xA;&#xA;3,2-3 Il popolo però offriva sacrifici sulle alture: si tratta di colline sacre, destinate al culto. Nei primi tempi della monarchia queste alture potevano essere legittime; in seguito però divennero sempre più luoghi idolatrici. Di qui le condanne (Dt 12,2-3; 2Re 18,4; 23,5-15.19).&#xA;&#xA;3,4 Gàbaon: sorgeva a circa 10 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.&#xA;&#xA;3,9 Il cuore nella Bibbia è, abitualmente, la sede della conoscenza e della decisione. Salomone chiede un cuore docile per esercitare il suo compito di giudice.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;3,1-11,43. I capitoli 3-11 illustrano il regno di Salomone (ca. 961-922). La presentazione di questo regno gode della più ampia descrizione rispetto a tutti gli altri. Viene presentata l&#39;attività edilizia, diplomatica, commerciale del grande re. Sono evidenziati la sua saggezza, la sua giustizia, il gusto per l&#39;eleganza e il lusso. Non taciuto il punto debole di Salomone: la passione per le donne che gli sarà fatale come occasione di sincretismo e di compromessa fedeltà al Signore. L&#39;autore deuteronomista ama la presentazione agiografica del costruttore del tempio e si dilunga nel presentare questo avvenimento fin nei dettagli. Il materiale proviene da diverse fonti: dati d&#39;archivio e leggenda s&#39;intrecciano. Una fonte viene menzionata: gli Atti di Salomone (11,41). L&#39;archeologia ha confermato questi capitoli dove l&#39;idealizzazione è presente, ma non si tratta solo di iperbole. «Neanche Salomone, con tutta la sua gloria...» (Mt 6,29). Così giunge anche nel vangelo la fama di Salomone, che al di là delle tinte molto lucenti usate per il suo ritratto rimane uno splendido monarca. Il suo governo evidenzia il significato genuino della radice šlm che indica il benessere totale, la presenza di tutti i beni, e non solo l&#39;assenza di guerra, ed è questa la sostanza del regno salomonico.&#xA;&#xA;1. La notizia è assai discussa dal punto di vista cronologico e testuale. È comunque importante che il regno di Salomone venga dal redattore inaugurato con questo fatto che già anticipa l&#39;apertura internazionale e i solidi legami nella politica estera del nuovo re. Non si è in grado di identificare con certezza il suocero di Salomone. Possiamo solo dire che si tratta di uno degli ultimi faraoni della XXI o dei primi della XXII dinastia. I LXX parlano di questo matrimonio e della dote in 5,14, mentre il TM riprende la notizia della dote in 9,16. Qui per la prima volta si fa distinzione tra città di Davide e Gerusalemme. Questo matrimonio fu senz&#39;altro un incentivo all&#39;attività edilizia di Salomone.&#xA;&#xA;2-3. È evidente che questo intervento sugli usi cultuali precedenti la riforma di Giosia (622) è dovuto all&#39;autore che scrive nella prospettiva della riforma deuteronomista. Quasi con rammarico si fa presente la non ancora avvenuta costruzione del tempio e il culto praticato sulle alture, santuari all&#39;aria aperta, dove sotto un albero frondoso si trovava un altare e una stele. Questi santuari locali erano stati ereditati dai Cananei e costituivano un pericolo di sincretismo, fusione tra il culto di JHWH e quello dei bá‘alîm. È questo il motivo del sospetto verso i sacrifici offerti in quei luoghi e che emerge qui con chiarezza. L&#39;autore propone due scusanti. Per il popolo: non era ancora stato costruito il tempio; per Salomone: amava il Signore come suo padre Davide. Il giudizio negativo su questa pratica abolita dalla riforma di Giosia viene così attenuato.&#xA;&#xA;4-15. Gabaon si trova a 10 km a nord-ovest di Gerusalemme. La collocazione geografica settentrionale ci fa chiedere se, oltre che dalla fama del santuario locale, Salomone non fosse attratto anche dal desiderio di una celebrazione religiosa che rinsaldasse i vincoli con le tribù del Nord all&#39;inizio del regno. Ciò che più conta comunque è che questa pagina desidera confermare la scelta divina prima avvenuta attraverso mediatori e manovre di corte, ora fatta direttamente da Dio che si rivolge in prima persona a Salomone per accordare i doni necessari al governo. Vengono superate così anche le &#34;anomalie&#34; della sua ascesa al potere: la non acclamazione popolare, come i giudici; la mancanza di alleanza col popolo, come suo padre. Si spiega invece che la scelta di Salomone si fonda sull&#39;alleanza di Dio con Davide (v. 6). Nella letteratura dell&#39;Antico Oriente abbiamo pagine accostabili alla nostra. In Egitto racconti di visite compiute dai faraoni in santuari foranei dove ricevono messaggi divini per il governo che vengono comunicati alla corte al rientro nella capitale. A Babilonia e in Assiria preghiere di neo re che domandano lunga vita, felicità, armate invincibili. La distanza del nostro testo dall&#39;ultimo caso è lampante. Nel primo caso, invece, il ritorno a Gerusalemme non comporta la comunicazione della visione. Il sogno costituiva nell&#39;antichità biblica una via normale di comunicazione col divino (Gn 26,24; 28,11; 31,11; есc.). Questo è l&#39;ultimo racconto di sogno che non verrà più menzionato come via rivelativa fino alla letteratura apocalittica. La preghiera di Salomone quale risposta alla richiesta divina si apre con una &#34;confessione&#34; dei benefici concessi a suo padre Davide al quale Dio ha dato soprattutto un successore come segno di fedeltà e in adempimento alla sua parola. La memoria di quanto Dio ha già dato è caparra di quanto darà. Salomone si presenta come un ragazzo, ma ciò non è legato alla sua età; è invece una formula di umiltà. Si dichiara incerto sull&#39;entrare e l&#39;uscire, cioè disorientato. La sua richiesta non si pone su un piano materiale. Egli chiede un cuore &#34;capace di ascoltare&#34;. È questo il presupposto per rendere giustizia, dovere capitale del re. L&#39;ascolto del volere divino poi abiliterà il re al discernimento tra bene e male (cfr. Gn 2-3), fondamento del governo. Il sogno di Salomone all&#39;inizio del suo regno non è un sogno di gloria personale, bensì il desiderio del vero bene del suo popolo. Si potrebbe dire che egli chiede piuttosto per gli altri che non per sé. La soddisfazione divina per una tale richiesta si esprime nel concedere anche quanto non è stato chiesto: ricchezza, prestigio e infine lunga vita con la tipica condizione deuteronomista della fedeltà ai precetti divini; e nella massima larghezza in quanto è stato domandato: nessuno sarà saggio e intelligente come Salomone, né prima né dopo di lui. La sapienza di Salomone sarà ancora esplicitamente ripresa in 5,9-14; 10,1-10. Si veda anche Sap 9,1-18, ampliamento della preghiera di Salomone, e 7,7-14; 8,2-21. Il v. 15 forse è stato posto successivamente per superare l&#39;imbarazzo del culto celebrato dal re in un santuario locale con il culto celebrato presso l&#39;arca in Gerusalemme, idea fondamentale del Deuteronomista.&#xA;&#xA;16-28. Il racconto viene introdotto in maniera un po&#39; brusca. Dopo il banchetto dei dignitari preparato da Salomone l&#39;irruzione delle due prostitute crea un buon contrasto letterario. La fattura popolare del racconto è indicata dalle ripetizioni. La storia ha paralleli nella letteratura mondiale. La pratica della prostituzione, vera istituzione nell&#39;Antico Vicino Oriente abbinata all&#39;ospitalità (Gs 2,1), era tollerata anche in Israele. La proibizione diventerà esplicita in Dt 23,18. La collocazione del racconto in questo punto della narrazione pare voglia essere una conferma del dono della sapienza ricevuto da Salomone. La vera difficoltà del caso è presentata al v. 18: non esistono testimoni. La faccenda sembra così insolubile. La trovata di Salomone consiste nel colpire l&#39;affetto materno che inevitabilmente emergerà di fronte alla minaccia di morte per il neonato. Può darsi che il caso presentato da Es 21,35 abbia potuto ispirare la decisione. La reazione della vera madre è presentata con la tipica immagine biblica: il fremito delle viscere, ritenute la sede degli affetti e delle emozioni. Essa è pronta a rinunciare al bambino piuttosto che vederlo morire. Il caso è così risolto. Il v. 28 mostra la reazione popolare: profondo rispetto per il re che ha ricevuto da Dio la sapienza e ha mostrato la sua abilità nel giudizio.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>STORIA DI SALOMONE</strong> <em>(3,1-11,43)</em></p>

<p><strong><em>Il sogno di Gàbaon</em></strong>
<strong>1</strong>Salomone divenne genero del faraone, re d&#39;Egitto. Prese la figlia del faraone, che introdusse nella Città di Davide, ove rimase finché non terminò di costruire la propria casa, il tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme.
<strong>2</strong>Il popolo però offriva sacrifici sulle alture, perché ancora non era stato costruito un tempio per il nome del Signore. <strong>3</strong>Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva le disposizioni di Davide, suo padre; tuttavia offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture.
<strong>4</strong>Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l&#39;altura più grande. Su quell&#39;altare Salomone offrì mille olocausti. <strong>5</strong>A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. <strong>6</strong>Salomone disse: “Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. <strong>7</strong>Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. <strong>8</strong>Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. <strong>9</strong>Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?“. <strong>10</strong>Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. <strong>11</strong>Dio gli disse: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, <strong>12</strong>ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. <strong>13</strong>Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita. <strong>14</strong>Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita”. <strong>15</strong>Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò a Gerusalemme; stette davanti all&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore, offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.</p>

<p><strong><em>Il giudizio di Salomone</em></strong>
<strong>16</strong>Un giorno vennero dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. <strong>17</strong>Una delle due disse: “Perdona, mio signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre lei era in casa. <strong>18</strong>Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c&#39;è nessun estraneo in casa fuori di noi due. <strong>19</strong>Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché lei gli si era coricata sopra. <strong>20</strong>Ella si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco, mentre la tua schiava dormiva, e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il suo figlio morto. <strong>21</strong>Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L&#39;ho osservato bene al mattino; ecco, non era il figlio che avevo partorito io”. <strong>22</strong>L&#39;altra donna disse: “Non è così! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”. E quella, al contrario, diceva: “Non è così! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo”. Discutevano così alla presenza del re. <strong>23</strong>Il re disse: “Costei dice: “Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”, mentre quella dice: “Non è così! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo”“. <strong>24</strong>Allora il re ordinò: “Andate a prendermi una spada!”. Portarono una spada davanti al re. <strong>25</strong>Quindi il re aggiunse: “Tagliate in due il bambino vivo e datene una metà all&#39;una e una metà all&#39;altra”. <strong>26</strong>La donna il cui figlio era vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: “Perdona, mio signore! Date a lei il bimbo vivo; non dovete farlo morire!”. L&#39;altra disse: “Non sia né mio né tuo; tagliate!”. <strong>27</strong>Presa la parola, il re disse: “Date alla prima il bimbo vivo; non dovete farlo morire. Quella è sua madre”. <strong>28</strong>Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunciata dal re e provarono un profondo rispetto per il re, perché avevano constatato che la sapienza di Dio era in lui per rendere giustizia.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>3,1</strong> Il matrimonio di Salomone con la figlia del faraone è verosimile, in questo periodo di grande decadenza dell’Egitto.</em></p>

<p><em><strong>3,2-3</strong> Il popolo però offriva sacrifici sulle alture: si tratta di colline sacre, destinate al culto. Nei primi tempi della monarchia queste alture potevano essere legittime; in seguito però divennero sempre più luoghi idolatrici. Di qui le condanne (Dt 12,2-3; 2Re 18,4; 23,5-15.19).</em></p>

<p><em><strong>3,4</strong> Gàbaon: sorgeva a circa 10 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.</em></p>

<p><em><strong>3,9</strong> Il cuore nella Bibbia è, abitualmente, la sede della conoscenza e della decisione. Salomone chiede un cuore docile per esercitare il suo compito di giudice.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>3,1-11,43</strong>. I capitoli 3-11 illustrano il regno di Salomone (ca. 961-922). La presentazione di questo regno gode della più ampia descrizione rispetto a tutti gli altri. Viene presentata l&#39;attività edilizia, diplomatica, commerciale del grande re. Sono evidenziati la sua saggezza, la sua giustizia, il gusto per l&#39;eleganza e il lusso. Non taciuto il punto debole di Salomone: la passione per le donne che gli sarà fatale come occasione di sincretismo e di compromessa fedeltà al Signore. L&#39;autore deuteronomista ama la presentazione agiografica del costruttore del tempio e si dilunga nel presentare questo avvenimento fin nei dettagli. Il materiale proviene da diverse fonti: dati d&#39;archivio e leggenda s&#39;intrecciano. Una fonte viene menzionata: gli Atti di Salomone (11,41). L&#39;archeologia ha confermato questi capitoli dove l&#39;idealizzazione è presente, ma non si tratta solo di iperbole. «Neanche Salomone, con tutta la sua gloria...» (Mt 6,29). Così giunge anche nel vangelo la fama di Salomone, che al di là delle tinte molto lucenti usate per il suo ritratto rimane uno splendido monarca. Il suo governo evidenzia il significato genuino della radice <em>šlm</em> che indica il benessere totale, la presenza di tutti i beni, e non solo l&#39;assenza di guerra, ed è questa la sostanza del regno salomonico.</p>

<p><strong>1</strong>. La notizia è assai discussa dal punto di vista cronologico e testuale. È comunque importante che il regno di Salomone venga dal redattore inaugurato con questo fatto che già anticipa l&#39;apertura internazionale e i solidi legami nella politica estera del nuovo re. Non si è in grado di identificare con certezza il suocero di Salomone. Possiamo solo dire che si tratta di uno degli ultimi faraoni della XXI o dei primi della XXII dinastia. I LXX parlano di questo matrimonio e della dote in 5,14, mentre il TM riprende la notizia della dote in 9,16. Qui per la prima volta si fa distinzione tra città di Davide e Gerusalemme. Questo matrimonio fu senz&#39;altro un incentivo all&#39;attività edilizia di Salomone.</p>

<p><strong>2-3</strong>. È evidente che questo intervento sugli usi cultuali precedenti la riforma di Giosia (622) è dovuto all&#39;autore che scrive nella prospettiva della riforma deuteronomista. Quasi con rammarico si fa presente la non ancora avvenuta costruzione del tempio e il culto praticato sulle alture, santuari all&#39;aria aperta, dove sotto un albero frondoso si trovava un altare e una stele. Questi santuari locali erano stati ereditati dai Cananei e costituivano un pericolo di sincretismo, fusione tra il culto di JHWH e quello dei <em>bá‘alîm</em>. È questo il motivo del sospetto verso i sacrifici offerti in quei luoghi e che emerge qui con chiarezza. L&#39;autore propone due scusanti. Per il popolo: non era ancora stato costruito il tempio; per Salomone: amava il Signore come suo padre Davide. Il giudizio negativo su questa pratica abolita dalla riforma di Giosia viene così attenuato.</p>

<p><strong>4-15</strong>. Gabaon si trova a 10 km a nord-ovest di Gerusalemme. La collocazione geografica settentrionale ci fa chiedere se, oltre che dalla fama del santuario locale, Salomone non fosse attratto anche dal desiderio di una celebrazione religiosa che rinsaldasse i vincoli con le tribù del Nord all&#39;inizio del regno. Ciò che più conta comunque è che questa pagina desidera confermare la scelta divina prima avvenuta attraverso mediatori e manovre di corte, ora fatta direttamente da Dio che si rivolge in prima persona a Salomone per accordare i doni necessari al governo. Vengono superate così anche le “anomalie” della sua ascesa al potere: la non acclamazione popolare, come i giudici; la mancanza di alleanza col popolo, come suo padre. Si spiega invece che la scelta di Salomone si fonda sull&#39;alleanza di Dio con Davide (v. 6). Nella letteratura dell&#39;Antico Oriente abbiamo pagine accostabili alla nostra. In Egitto racconti di visite compiute dai faraoni in santuari foranei dove ricevono messaggi divini per il governo che vengono comunicati alla corte al rientro nella capitale. A Babilonia e in Assiria preghiere di neo re che domandano lunga vita, felicità, armate invincibili. La distanza del nostro testo dall&#39;ultimo caso è lampante. Nel primo caso, invece, il ritorno a Gerusalemme non comporta la comunicazione della visione. Il sogno costituiva nell&#39;antichità biblica una via normale di comunicazione col divino (Gn 26,24; 28,11; 31,11; есc.). Questo è l&#39;ultimo racconto di sogno che non verrà più menzionato come via rivelativa fino alla letteratura apocalittica. La preghiera di Salomone quale risposta alla richiesta divina si apre con una “confessione” dei benefici concessi a suo padre Davide al quale Dio ha dato soprattutto un successore come segno di fedeltà e in adempimento alla sua parola. La memoria di quanto Dio ha già dato è caparra di quanto darà. Salomone si presenta come un ragazzo, ma ciò non è legato alla sua età; è invece una formula di umiltà. Si dichiara incerto sull&#39;entrare e l&#39;uscire, cioè disorientato. La sua richiesta non si pone su un piano materiale. Egli chiede un cuore “capace di ascoltare”. È questo il presupposto per rendere giustizia, dovere capitale del re. L&#39;ascolto del volere divino poi abiliterà il re al discernimento tra bene e male (cfr. Gn 2-3), fondamento del governo. Il sogno di Salomone all&#39;inizio del suo regno non è un sogno di gloria personale, bensì il desiderio del vero bene del suo popolo. Si potrebbe dire che egli chiede piuttosto per gli altri che non per sé. La soddisfazione divina per una tale richiesta si esprime nel concedere anche quanto non è stato chiesto: ricchezza, prestigio e infine lunga vita con la tipica condizione deuteronomista della fedeltà ai precetti divini; e nella massima larghezza in quanto è stato domandato: nessuno sarà saggio e intelligente come Salomone, né prima né dopo di lui. La sapienza di Salomone sarà ancora esplicitamente ripresa in 5,9-14; 10,1-10. Si veda anche Sap 9,1-18, ampliamento della preghiera di Salomone, e 7,7-14; 8,2-21. Il v. 15 forse è stato posto successivamente per superare l&#39;imbarazzo del culto celebrato dal re in un santuario locale con il culto celebrato presso l&#39;arca in Gerusalemme, idea fondamentale del Deuteronomista.</p>

<p><strong>16-28</strong>. Il racconto viene introdotto in maniera un po&#39; brusca. Dopo il banchetto dei dignitari preparato da Salomone l&#39;irruzione delle due prostitute crea un buon contrasto letterario. La fattura popolare del racconto è indicata dalle ripetizioni. La storia ha paralleli nella letteratura mondiale. La pratica della prostituzione, vera istituzione nell&#39;Antico Vicino Oriente abbinata all&#39;ospitalità (Gs 2,1), era tollerata anche in Israele. La proibizione diventerà esplicita in Dt 23,18. La collocazione del racconto in questo punto della narrazione pare voglia essere una conferma del dono della sapienza ricevuto da Salomone. La vera difficoltà del caso è presentata al v. 18: non esistono testimoni. La faccenda sembra così insolubile. La trovata di Salomone consiste nel colpire l&#39;affetto materno che inevitabilmente emergerà di fronte alla minaccia di morte per il neonato. Può darsi che il caso presentato da Es 21,35 abbia potuto ispirare la decisione. La reazione della vera madre è presentata con la tipica immagine biblica: il fremito delle viscere, ritenute la sede degli affetti e delle emozioni. Essa è pronta a rinunciare al bambino piuttosto che vederlo morire. Il caso è così risolto. Il v. 28 mostra la reazione popolare: profondo rispetto per il re che ha ricevuto da Dio la sapienza e ha mostrato la sua abilità nel giudizio.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 08:23:48 +0000</pubDate>
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      <title>1RE - Capitolo 2</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[Testamento e morte di Davide&#xA;1I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: 2&#34;Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. 3Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, 4perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: &#34;Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d&#39;Israele&#34;.&#xA;5Anche tu sai quel che ha fatto a me Ioab, figlio di Seruià, cioè come egli ha trattato i due capi dell&#39;esercito d&#39;Israele, Abner, figlio di Ner, e Amasà, figlio di Ieter, come li ha uccisi spargendo in tempo di pace il sangue di guerra, e mettendo sangue di guerra sulla sua cintura che era intorno ai suoi fianchi e sul suo sandalo che era ai suoi piedi. 6Agirai con la tua saggezza, e non permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi. 7Agirai con bontà verso i figli di Barzillài il Galaadita, e saranno tra coloro che mangiano alla tua tavola, perché mi hanno assistito mentre fuggivo da Assalonne, tuo fratello. 8Ed ecco accanto a te Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurìm; egli mi maledisse con una maledizione terribile nel giorno in cui andavo a Macanàim. Ma discese incontro a me al Giordano e gli giurai per il Signore: &#34;Non ti farò morire di spada&#34;. 9Ora però non lasciarlo impunito. Infatti tu sei un uomo saggio e sai ciò che gli dovrai fare. Farai scendere la sua canizie agli inferi con morte violenta&#34;.&#xA;10Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. 11La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant&#39;anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.&#xA;&#xA;Morte di Adonia&#xA;12Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.&#xA;13Adonia, figlio di Agghìt, si recò da Betsabea, madre di Salomone, che gli chiese: &#34;Vieni con intenzioni pacifiche?&#34;. &#34;Pacifiche&#34;, rispose quello, 14e soggiunse: &#34;Ho da dirti una cosa&#34;. E quella: &#34;Parla!&#34;. 15Egli disse: &#34;Tu sai che il regno spettava a me e che tutti gli Israeliti si attendevano che io regnassi. Eppure il regno mi è sfuggito ed è passato a mio fratello, perché gli era stato decretato dal Signore. 16Ora ti rivolgo una sola domanda: non respingermi&#34;. Ed essa: &#34;Parla!&#34;. 17Adonia disse: &#34;Di&#39; al re Salomone, il quale nulla ti può negare, che mi conceda in moglie Abisàg, la Sunammita&#34;. 18Betsabea rispose: &#34;Bene! Parlerò io stessa al re in tuo favore&#34;.&#xA;19Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra 20e disse: &#34;Ti rivolgo una sola piccola domanda: non respingermi&#34;. Il re le rispose: &#34;Chiedi, madre mia, certo non ti respingerò&#34;. 21E quella: &#34;Si conceda Abisàg, la Sunammita, in moglie ad Adonia, tuo fratello&#34;. 22Il re Salomone rispose a sua madre: &#34;Perché tu mi chiedi Abisàg, la Sunammita, per Adonia? Chiedi pure il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote Ebiatàr e Ioab figlio di Seruià&#34;. 23Il re Salomone giurò per il Signore: &#34;Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha avanzato questa proposta a danno della sua vita. 24Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi ha fatto sedere sul trono di Davide, mio padre, e mi ha fatto una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verrà ucciso&#34;. 25Il re Salomone ordinò l&#39;esecuzione a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale lo colpì e quegli morì.&#xA;&#xA;Sorte riservata a Ebiatàr e a Ioab&#xA;26Il re disse al sacerdote Ebiatàr: &#34;Vattene ad Anatòt, nella tua campagna. Certo, tu sei degno di morte, ma oggi non ti faccio morire, perché tu hai portato l&#39;arca del Signore Dio davanti a Davide, mio padre, e perché ti sei occupato di tutto quello di cui mio padre si occupava&#34;. 27Così Salomone espulse Ebiatàr, perché non fosse sacerdote del Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunciato a Silo riguardo alla casa di Eli.&#xA;28La notizia arrivò a Ioab - Ioab si era schierato per Adonia, mentre non si era schierato per Assalonne - e allora Ioab fuggì nella tenda del Signore e si afferrò ai corni dell&#39;altare. 29Fu riferito al re Salomone che Ioab era fuggito nella tenda del Signore e che stava al fianco dell&#39;altare. Salomone inviò Benaià figlio di Ioiadà con quest&#39;ordine: &#34;Va&#39;, colpiscilo!&#34;. 30Benaià andò nella tenda del Signore e disse a Ioab: &#34;Così dice il re: &#34;Esci!&#34;&#34;. Quegli rispose: &#34;No! Qui voglio morire!&#34;. Benaià riferì al re: &#34;Ioab ha parlato così e così mi ha risposto&#34;. 31Il re gli disse: &#34;Fa&#39; come egli ha detto: colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. 32Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada, senza che Davide mio padre lo sapesse: Abner, figlio di Ner, capo dell&#39;esercito d&#39;Israele, e Amasà, figlio di Ieter, capo dell&#39;esercito di Giuda. 33Il loro sangue ricadrà sulla testa di Ioab e sulla testa della sua discendenza per sempre, mentre per Davide e la sua discendenza, la sua casa e il suo trono vi sarà pace per sempre da parte del Signore&#34;. 34Benaià, figlio di Ioiadà, salì, lo colpì e lo uccise; Ioab fu sepolto nella sua casa, nel deserto. 35Il re lo sostituì, nominando capo dell&#39;esercito Benaià, figlio di Ioiadà, mentre mise il sacerdote Sadoc al posto di Ebiatàr.&#xA;&#xA;Sorte riservata a Simei&#xA;36Il re mandò a chiamare Simei per dirgli: &#34;Costruisciti una casa a Gerusalemme; ivi sarà la tua dimora e non ne uscirai per andartene qua e là. 37Quando ne uscirai, oltrepassando il torrente Cedron, sappi bene che morirai certamente: il tuo sangue ricadrà sulla tua testa&#34;. 38Simei disse al re: &#34;Va bene! Come ha detto il re, mio signore, così farà il tuo servo&#34;. Simei dimorò in Gerusalemme per molto tempo. 39Dopo tre anni, due schiavi di Simei fuggirono presso Achis figlio di Maacà, re di Gat. Fu riferito a Simei: &#34;I tuoi schiavi sono in Gat&#34;. 40Simei si alzò, sellò il suo asino e partì per Gat, andando da Achis in cerca dei suoi schiavi. Simei vi andò e ricondusse i suoi schiavi da Gat. 41Fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat e che era ritornato. 42Il re fece chiamare Simei e gli disse: &#34;Non ti avevo forse fatto giurare per il Signore e non ti avevo ammonito dicendo: &#34;Nel giorno in cui uscirai per andartene qua e là, sappi bene che certamente dovrai morire&#34;? Tu mi avevi risposto: &#34;Va bene, ho capito&#34;. 43Perché non hai rispettato il giuramento del Signore e il comando che ti avevo impartito?&#34;. 44Il re aggiunse a Simei: &#34;Tu conosci, poiché il tuo cuore ne è consapevole, tutto il male che hai fatto a Davide, mio padre. Il Signore farà ricadere la tua malvagità sulla tua testa. 45Invece sarà benedetto il re Salomone e il trono di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore&#34;. 46Il re diede ordine a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale, uscito, lo colpì e quegli morì.&#xA;Il regno si consolidò nelle mani di Salomone.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;2,4 compia la promessa: quella fatta mediante Natan circa la perennità della dinastia davidica (2Sam 7,8-16).&#xA;&#xA;2,11 La durata del regno di Davide: non può essere stabilita con certezza perché quaranta è anche numero simbolico, che corrisponde alla durata di una generazione; in ogni caso indica un periodo abbastanza lungo.&#xA;&#xA;2,17 Chiedendo in moglie Abisàg, la Sunammita, Adonia rivendica il diritto al trono.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-4. Con una espressione tipicamente biblica «io me ne vado per la strada di ogni uomo» (cfr. Gs 23,14) Davide indica la propria morte e apre il suo testamento. Segue immediatamente la raccomandazione a essere forte e a comportarsi da uomo (cfr. Dt 31,23 e Gs 1,6.9.18, le raccomandazioni che Giosuè riceve prima di assumere la guida d&#39;Israele). In realtà questi versetti hanno affinità con il capitolo 1 di Giosuè. I vv. 3-4 sono di chiaro sapore deuteronomista, con la tipica lista di sinonimi della legge le cui sfumature sono sottili. Alcuni autori ritengono questi versetti una interpolazione evidente. Non si parla di libro scritto della legge di Mosè prima del regno di Giosia. Inoltre la promessa incondizionata di Natan di 2Sam 7,12ss. viene qui subordinata al rispetto della legge, evidente elaborazione teologica successiva che sostituisce al rapporto Dio-re come padre-figlio (2Sam 7,14), quindi immediato e spontaneo, il rapporto re-legge scritta, più giuridico e distaccato. Emerge in ogni caso un dato teologico e storico fondamentale anche se non riconducibile a Davide stesso: il re d&#39;Israele non può concepirsi come autonomo rispetto ai precetti divini. Egli è il garante della loro osservanza e non una fonte indipendente di diritto. Anche la teologia della &#34;retribuzione&#34; tipica del Deuteronomista è qui molto chiara: la stabilità del trono e della dinastia dipende dall&#39;osservanza della legge, altrimenti è la tragedia.&#xA;&#xA;5-9. L&#39;antico principio «vita per vita» (Es 21,24) spinge Davide a reclamare la vendetta per l&#39;assassinio di Abner (2Sam 3,21-27) e di Amasa (2Sam 20,8-12) perpetrati in tempo di pace e provenienti dai cattivi sentimenti di loab. Abner fu assassinato per vendicare il fratello Asael ucciso in battaglia (2Sam 2,21-23), Amasa fu ucciso per gelosia. Davide si sente coinvolto e sfidato da questi due omicidi. Oltre a essere innocenti, gli uccisi erano in rapporto con lui: Abner era sotto la sua protezione dopo una trattativa di pace (2Sam 3,21) e Amasa era stato da lui nominato generale (2Sam 19,14). L&#39;onore di Davide è stato leso e la sua autorità ferita. Non si menziona la morte di Assalonne di cui pure Ioab è responsabile perché avvenuta in tempo di rivolta. Si parla qui per la prima volta della ḥokmāh (saggezza) di Salomone. Si tratta dell&#39;intelligenza pratica che sarebbe stato il primo passo per il successo nel governo. Anche se Ioab è ormai anziano non potrà lasciare questa vita senza aver pagato quelle vite. Andare nello šᵉ’ôl indica un&#39;escatologia primitiva in cui l&#39;aldilà non prevedeva ricompensa diversa per i giusti o per i cattivi, ma era semplicemente un luogo di sconforto per tutti. Questa teologia non ancora elaborata potrebbe suffragare l&#39;autenticità di questa parte di testamento davidico. La stessa idea è ripetuta al v. 9.&#xA;&#xA;7. Questo versetto si pone come spartiacque positivo tra due compiti negativi del futuro monarca. Salomone&#xA;«agirà con bontà» verso i figli di Barzillai che hanno aiutato Davide durante la rivolta di Assalonne (2Sam 19,31-40) e assicurerà loro una pensione. Questo significa qui l&#39;espressione «mangiare alla tavola del re». &#xA;&#xA;8-9. La terza ingiunzione di giustizia è di tipo negativo e riguarda Simei figlio di Ghera (da non confondere con Simei del c. 1) che maledisse Davide durante la sua fuga da Gerusalemme al tempo della rivolta di Assalonne&#xA;2Sam 16,5-14). La credenza ebraica riteneva efficace la maledizione finché colui che l&#39;aveva pronunciata rimaneva in vita. La soppressione del maledicente si pone qui, in conformità alla persuasione corrente, come una necessità per la salvaguardia della dinastia. Davide aveva pronunciato un giuramento dopo il pentimento di Simei (2Sam 19,16-24) e aveva così le mani legate per sbarazzarsi della maledizione. Salomone invece era libero di disfarsi di questo fardello. Si tenga anche conto che Es 22,27 ritiene una colpa molto grave la maledizione del capo del popolo. La forza della maledizione è sottolineata dal participio nifal della radice mrṣ da tradursi «virulenta». Si indica così sia la violenza verbale, sia l&#39;autentico significato della radice ebraica che indica al nifal l&#39;essere colpiti da malattia insanabile: per gli uomini in forma virale, per il legno con parassiti che lo assalgono compromettendo la stabilità della casa con cui è costruita e provocandone il crollo (cfr. Zc 5,1-4). Si doveva togliere dalla casa di Davide questo morbo mortale sopprimendo il maldicente. Ancora una volta Davide fa appello alla saggezza del figlio. Salomone non dovrà vendicarsi senza motivo; nella sua abilità non si lascerà sfuggire l&#39;occasione buona per eseguire il testamento paterno.&#xA;&#xA;10-12. L&#39;eufemismo biblico dell&#39;addormentarsi con i padri presenta con serenità il trapasso di Davide. La notizia della sua sepoltura è tanto importante quanto sobria. Sobria, perché in contrasto con il cerimoniale funerario orientale del quale non vi è nessun accenno. Importante, perché la conquista della città gebusea dipese dall&#39;audacia e dalla tenacia di Davide (2Sam 5,6-10 e 1Cr 11,4-9); pertanto essa viene considerata sua proprietà. Il costume semitico prevedeva che un uomo che aveva una sua proprietà venisse sepolto in essa (Gn 25,7-10; 1Sam 25,1;&#xA;2Cr 33,20). Della tomba di Davide si fa menzione anche in At 2,29, ma oggi non siamo in grado di localizzarla con precisione. La durata del regno di Davide non può essere stabilita con certezza. Quaranta è un numero simbolico, legato nel pensiero ebraico alla durata di una generazione; indica un periodo abbastanza lungo di cui non si conosce la durata esatta.&#xA;&#xA;12. Questo versetto nella versione greca di Luciano costituisce l&#39;inizio del III libro dei Re. Il dato evidenzia la difficoltà nella proposta di una struttura del capitolo. Autorevoli commentatori seguono Luciano, altri operano la scelta che noi condividiamo. Si tratta di un primo epilogo nel concludere la vicenda della successione davidica che viene ripresa al v. 46b.&#xA;&#xA;13-46. In questi versetti si presenta il consolidamento del regno di Salomone attraverso l&#39;eliminazione dei suoi nemici. In quest&#39;opera Salomone va assai al di là dell&#39;esecuzione del testamento paterno.&#xA;&#xA;13-25. La morte di Adonia non appartiene alla volontà di Davide; si presenta come una necessità politica per la stabilità del regno. Adonia costituiva infatti una minaccia proveniente dalla stessa casa reale, dall&#39;interno stesso della dinastia. Il racconto presenta una forte analogia con la vicenda dell&#39;ascesa al trono di Salomone: intercessione di Betsabea presso il re, ripetizione dei verbi, discorso diretto. Dal punto di vista letterario è una bellissima pagina nelle composizioni ebraiche: un romanzo che culmina in tragedia. Amore e ambizione si intrecciano come trama e ordito del racconto. Può darsi che Adonia amasse effettivamente Abisag, in ogni caso la richiesta della sua mano era o un enorme rischio, se veramente vi era amore, o un imperdonabile affronto se vi era solo ambizione. La Sunammita era entrata a far parte dell&#39;harem di corte ed era pertanto proprietà del re. Secondo la concezione del tempo, possedere parzialmente o del tutto l&#39;harem regio significava poter avanzare diritti di successione al trono (2Sam 3,7.13; 12,8; 16,20-22). Salomone prende al balzo questa situazione leggibile come pretesa di regalità per eliminare il suo avversario principale. La sua saggezza, cioè la sua intelligenza pratica, si mostra nel saper cogliere l&#39;occasione buona rinunciando a prendere l&#39;iniziativa dell&#39;eliminazione del concorrente e lasciando che sia lui ad offrirla. È ben presentato qui il ruolo della regina madre (v. 19), dopo il re la persona più importante nella corte. Al v. 24 Salomone fa sua la promessa del Signore a Davide (2Sam 7,8-16). La richiesta di Adonia si mostra così contro il volere divino che egli pure aveva riconosciuto, v. 15, e ciò costituisce nella mentalità dell&#39;autore un&#39;attenuante ulteriore per il comportamento di Salomone.&#xA;&#xA;26-27. L&#39;esilio di Ebiatar costituisce la prima fase dell&#39;eliminazione del partito di Adonia. Si ripulisce così il sacerdozio, istituzione fondamentale, da elementi la cui fedeltà alla corona è dubbia. Anche a Ebiatar viene dichiarato che è un uomo morto, tuttavia la sua vita viene risparmiata a causa del suo carattere sacro per il contatto con l&#39;arca e a causa della sua vicinanza a Davide nelle sue vicissitudini. Viene così confinato ad Anatot, a nord di Gerusalemme, dove aveva un podere. Da quel centro verrà anche Geremia (Ger 1,1). In questa vicenda l&#39;autore deuteronomista vede il compimento della profezia sulla casa di Eli di cui si parla in 1Sam 2,27-36 e 3,11-14. &#xA;&#xA;28-35. È ora la volta di Ioab. Con la sua soppressione si purifica l&#39;esercito, altra istituzione primaria del regno, dai pericoli d&#39;infedeltà al sovrano. Comincia qui l&#39;esecuzione del testamento di Davide. E Ioab stesso a dichiarare la sua colpevolezza andando ad afferrare i corni dell&#39;altare e chiedendo l&#39;asilo sacro. Questo gesto è il frutto del panico che l&#39;ha preso alla notizia dell&#39;esilio di Ebiatar, suo socio nel sostenere Adonia. La colpa di cui si ritiene responsabile non è dunque l&#39;omicidio, bensì la cospirazione. Ioab e Salomone si trovano su piani diversi che portano il primo ad insistere nella speranza di grazia non lasciando l&#39;altare, il secondo a non esitare nel punire. Anche qui Salomone dimostra la sua abilità nel cogliere l&#39;occasione senza provocare o cercare un motivo di vendetta. L&#39;asilo sacro era negato agli omicidi volontari (Es 21,13-14; Dt 27,24), ma era anche vietato giustiziare nel recinto sacro (Es 21,14). E probabilmente per giustificare questo eccesso che il v. 32 insiste sul motivo dell&#39;esecuzione capitale avvenuta in luogo proibito sottolineando che gli uccisi erano innocenti e che il loro assassinio era proditorio. L&#39;intervento deve scagionare Salomone dalla sua violazione. Il discorso si conclude con una doppia imprecazione antitetica: il sangue degli uccisi sarà l&#39;eredità di Ioab e dei suoi discendenti, mentre alla casa di Davide toccherà la pace per aver ristabilito la giustizia (cfr. Dt 19,13). Al giustiziato è assicurata la sepoltura nella sua proprietà come vuole l&#39;uso semitico (1Sam 25,1; 2Sam 2,32). L&#39;episodio si conclude con la nomina dei successori dei cospiratori eliminati: Benaia diviene capo dell&#39;esercito e Zadok rimane l&#39;unico sommo sacerdote. La sua dinastia durerà fino al 171 a.C. (2Mac 4,24).&#xA;&#xA;36-46. Il domicilio coatto di Simei è il primo passo della sua eliminazione. Con questo episodio si conclude l&#39;esecuzione del testamento di Davide e il consolidamento del trono salomonico facendo piazza pulita degli oppositori. Simei viene obbligato a non uscire da Gerusalemme affinché non prenda contatti con la casa di Saul alla quale apparteneva (2Sam 16,5) per eventuali cospirazioni. Inoltre egli come beniaminita (2Sam 19,17) poteva covare intenti di rivolta come accadde con Seba (2Sam 20). L&#39;ordine di non attraversare il Cedron, cioè non andare ad est di Gerusalemme dove si trovava il suo luogo d&#39;origine, Bacurim, conferma questi pensieri. La precauzione manifesta l&#39;astuzia di Salomone. Se infatti il domicilio forzato sarà infranto, come poteva capitare, anche se non a breve termine, la pena sarebbe stata la morte. La sottoscrizione piena di Simei in primo luogo manifesta il suo accordo perché la morte passa per ora da certezza ad eventualità, in un secondo tempo renderà più semplice l&#39;esito desiderato. L&#39;occasione per infrangere l&#39;accordo è la fuga di due schiavi a Gat, nel territorio filisteo. Simei parte immediatamente alla loro ricerca dimenticando di essere così proprio lui inseguito dalla morte. Tornato a Gerusalemme questa sarà la sua sorte come egli stesso si era accordato col re. Il discorso di Salomone sbocca in una duplice supplica: il male pronunciato da Simei ricadrà su di lui, invece la benedizione toccherà a Salomone quale discendente di Davide, la cui maledizione viene eliminata sia dalla preghiera che dall&#39;uccisione del maldicente. L&#39;autore ha voluto dare una colorazione religiosa a quanto avviene alla successione di un re: l&#39;eliminazione degli elementi pericolosi per la stabilità politica. Adonia ha sfidato il Signore che ha scelto Salomone (v. 24), per Ioab è il Signore stesso a far ricadere il suo sangue sulla sua testa (v. 32), Simei ha infranto il giuramento del Signore (v. 43), Ebiatar invece ha portato l&#39;arca del Signore (v. 26) e viene risparmiato. L&#39;autore non ha solo illustrato la saggezza di Salomone evitando la precipitosità nel liberarsi degli avversari, ha tentato anche una presentazione della sua pietà.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Testamento e morte di Davide</em></strong>
<strong>1</strong>I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: <strong>2</strong>“Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. <strong>3</strong>Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, <strong>4</strong>perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d&#39;Israele”.
<strong>5</strong>Anche tu sai quel che ha fatto a me Ioab, figlio di Seruià, cioè come egli ha trattato i due capi dell&#39;esercito d&#39;Israele, Abner, figlio di Ner, e Amasà, figlio di Ieter, come li ha uccisi spargendo in tempo di pace il sangue di guerra, e mettendo sangue di guerra sulla sua cintura che era intorno ai suoi fianchi e sul suo sandalo che era ai suoi piedi. <strong>6</strong>Agirai con la tua saggezza, e non permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi. <strong>7</strong>Agirai con bontà verso i figli di Barzillài il Galaadita, e saranno tra coloro che mangiano alla tua tavola, perché mi hanno assistito mentre fuggivo da Assalonne, tuo fratello. <strong>8</strong>Ed ecco accanto a te Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurìm; egli mi maledisse con una maledizione terribile nel giorno in cui andavo a Macanàim. Ma discese incontro a me al Giordano e gli giurai per il Signore: “Non ti farò morire di spada”. <strong>9</strong>Ora però non lasciarlo impunito. Infatti tu sei un uomo saggio e sai ciò che gli dovrai fare. Farai scendere la sua canizie agli inferi con morte violenta”.
<strong>10</strong>Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. <strong>11</strong>La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant&#39;anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.</p>

<p><strong><em>Morte di Adonia</em></strong>
<strong>12</strong>Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.
<strong>13</strong>Adonia, figlio di Agghìt, si recò da Betsabea, madre di Salomone, che gli chiese: “Vieni con intenzioni pacifiche?”. “Pacifiche”, rispose quello, <strong>14</strong>e soggiunse: “Ho da dirti una cosa”. E quella: “Parla!”. <strong>15</strong>Egli disse: “Tu sai che il regno spettava a me e che tutti gli Israeliti si attendevano che io regnassi. Eppure il regno mi è sfuggito ed è passato a mio fratello, perché gli era stato decretato dal Signore. <strong>16</strong>Ora ti rivolgo una sola domanda: non respingermi”. Ed essa: “Parla!”. <strong>17</strong>Adonia disse: “Di&#39; al re Salomone, il quale nulla ti può negare, che mi conceda in moglie Abisàg, la Sunammita”. <strong>18</strong>Betsabea rispose: “Bene! Parlerò io stessa al re in tuo favore”.
<strong>19</strong>Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra <strong>20</strong>e disse: “Ti rivolgo una sola piccola domanda: non respingermi”. Il re le rispose: “Chiedi, madre mia, certo non ti respingerò”. <strong>21</strong>E quella: “Si conceda Abisàg, la Sunammita, in moglie ad Adonia, tuo fratello”. <strong>22</strong>Il re Salomone rispose a sua madre: “Perché tu mi chiedi Abisàg, la Sunammita, per Adonia? Chiedi pure il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote Ebiatàr e Ioab figlio di Seruià”. <strong>23</strong>Il re Salomone giurò per il Signore: “Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha avanzato questa proposta a danno della sua vita. <strong>24</strong>Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi ha fatto sedere sul trono di Davide, mio padre, e mi ha fatto una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verrà ucciso”. <strong>25</strong>Il re Salomone ordinò l&#39;esecuzione a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale lo colpì e quegli morì.</p>

<p><strong><em>Sorte riservata a Ebiatàr e a Ioab</em></strong>
<strong>26</strong>Il re disse al sacerdote Ebiatàr: “Vattene ad Anatòt, nella tua campagna. Certo, tu sei degno di morte, ma oggi non ti faccio morire, perché tu hai portato l&#39;arca del Signore Dio davanti a Davide, mio padre, e perché ti sei occupato di tutto quello di cui mio padre si occupava”. <strong>27</strong>Così Salomone espulse Ebiatàr, perché non fosse sacerdote del Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunciato a Silo riguardo alla casa di Eli.
<strong>28</strong>La notizia arrivò a Ioab – Ioab si era schierato per Adonia, mentre non si era schierato per Assalonne – e allora Ioab fuggì nella tenda del Signore e si afferrò ai corni dell&#39;altare. <strong>29</strong>Fu riferito al re Salomone che Ioab era fuggito nella tenda del Signore e che stava al fianco dell&#39;altare. Salomone inviò Benaià figlio di Ioiadà con quest&#39;ordine: “Va&#39;, colpiscilo!”. <strong>30</strong>Benaià andò nella tenda del Signore e disse a Ioab: “Così dice il re: “Esci!”“. Quegli rispose: “No! Qui voglio morire!”. Benaià riferì al re: “Ioab ha parlato così e così mi ha risposto”. <strong>31</strong>Il re gli disse: “Fa&#39; come egli ha detto: colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. <strong>32</strong>Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada, senza che Davide mio padre lo sapesse: Abner, figlio di Ner, capo dell&#39;esercito d&#39;Israele, e Amasà, figlio di Ieter, capo dell&#39;esercito di Giuda. <strong>33</strong>Il loro sangue ricadrà sulla testa di Ioab e sulla testa della sua discendenza per sempre, mentre per Davide e la sua discendenza, la sua casa e il suo trono vi sarà pace per sempre da parte del Signore”. <strong>34</strong>Benaià, figlio di Ioiadà, salì, lo colpì e lo uccise; Ioab fu sepolto nella sua casa, nel deserto. <strong>35</strong>Il re lo sostituì, nominando capo dell&#39;esercito Benaià, figlio di Ioiadà, mentre mise il sacerdote Sadoc al posto di Ebiatàr.</p>

<p><strong><em>Sorte riservata a Simei</em></strong>
<strong>36</strong>Il re mandò a chiamare Simei per dirgli: “Costruisciti una casa a Gerusalemme; ivi sarà la tua dimora e non ne uscirai per andartene qua e là. <strong>37</strong>Quando ne uscirai, oltrepassando il torrente Cedron, sappi bene che morirai certamente: il tuo sangue ricadrà sulla tua testa”. <strong>38</strong>Simei disse al re: “Va bene! Come ha detto il re, mio signore, così farà il tuo servo”. Simei dimorò in Gerusalemme per molto tempo. <strong>39</strong>Dopo tre anni, due schiavi di Simei fuggirono presso Achis figlio di Maacà, re di Gat. Fu riferito a Simei: “I tuoi schiavi sono in Gat”. <strong>40</strong>Simei si alzò, sellò il suo asino e partì per Gat, andando da Achis in cerca dei suoi schiavi. Simei vi andò e ricondusse i suoi schiavi da Gat. <strong>41</strong>Fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat e che era ritornato. <strong>42</strong>Il re fece chiamare Simei e gli disse: “Non ti avevo forse fatto giurare per il Signore e non ti avevo ammonito dicendo: “Nel giorno in cui uscirai per andartene qua e là, sappi bene che certamente dovrai morire”? Tu mi avevi risposto: “Va bene, ho capito”. <strong>43</strong>Perché non hai rispettato il giuramento del Signore e il comando che ti avevo impartito?“. <strong>44</strong>Il re aggiunse a Simei: “Tu conosci, poiché il tuo cuore ne è consapevole, tutto il male che hai fatto a Davide, mio padre. Il Signore farà ricadere la tua malvagità sulla tua testa. <strong>45</strong>Invece sarà benedetto il re Salomone e il trono di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore”. <strong>46</strong>Il re diede ordine a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale, uscito, lo colpì e quegli morì.
Il regno si consolidò nelle mani di Salomone.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>2,4</strong> compia la promessa: quella fatta mediante Natan circa la perennità della dinastia davidica (2Sam 7,8-16).</em></p>

<p><em><strong>2,11</strong> La durata del regno di Davide: non può essere stabilita con certezza perché quaranta è anche numero simbolico, che corrisponde alla durata di una generazione; in ogni caso indica un periodo abbastanza lungo.</em></p>

<p><em><strong>2,17</strong> Chiedendo in moglie Abisàg, la Sunammita, Adonia rivendica il diritto al trono.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-4</strong>. Con una espressione tipicamente biblica «io me ne vado per la strada di ogni uomo» (cfr. Gs 23,14) Davide indica la propria morte e apre il suo testamento. Segue immediatamente la raccomandazione a essere forte e a comportarsi da uomo (cfr. Dt 31,23 e Gs 1,6.9.18, le raccomandazioni che Giosuè riceve prima di assumere la guida d&#39;Israele). In realtà questi versetti hanno affinità con il capitolo 1 di Giosuè. I vv. 3-4 sono di chiaro sapore deuteronomista, con la tipica lista di sinonimi della legge le cui sfumature sono sottili. Alcuni autori ritengono questi versetti una interpolazione evidente. Non si parla di libro scritto della legge di Mosè prima del regno di Giosia. Inoltre la promessa incondizionata di Natan di 2Sam 7,12ss. viene qui subordinata al rispetto della legge, evidente elaborazione teologica successiva che sostituisce al rapporto Dio-re come padre-figlio (2Sam 7,14), quindi immediato e spontaneo, il rapporto re-legge scritta, più giuridico e distaccato. Emerge in ogni caso un dato teologico e storico fondamentale anche se non riconducibile a Davide stesso: il re d&#39;Israele non può concepirsi come autonomo rispetto ai precetti divini. Egli è il garante della loro osservanza e non una fonte indipendente di diritto. Anche la teologia della “retribuzione” tipica del Deuteronomista è qui molto chiara: la stabilità del trono e della dinastia dipende dall&#39;osservanza della legge, altrimenti è la tragedia.</p>

<p><strong>5-9</strong>. L&#39;antico principio «vita per vita» (Es 21,24) spinge Davide a reclamare la vendetta per l&#39;assassinio di Abner (2Sam 3,21-27) e di Amasa (2Sam 20,8-12) perpetrati in tempo di pace e provenienti dai cattivi sentimenti di loab. Abner fu assassinato per vendicare il fratello Asael ucciso in battaglia (2Sam 2,21-23), Amasa fu ucciso per gelosia. Davide si sente coinvolto e sfidato da questi due omicidi. Oltre a essere innocenti, gli uccisi erano in rapporto con lui: Abner era sotto la sua protezione dopo una trattativa di pace (2Sam 3,21) e Amasa era stato da lui nominato generale (2Sam 19,14). L&#39;onore di Davide è stato leso e la sua autorità ferita. Non si menziona la morte di Assalonne di cui pure Ioab è responsabile perché avvenuta in tempo di rivolta. Si parla qui per la prima volta della <em>ḥokmāh</em> (saggezza) di Salomone. Si tratta dell&#39;intelligenza pratica che sarebbe stato il primo passo per il successo nel governo. Anche se Ioab è ormai anziano non potrà lasciare questa vita senza aver pagato quelle vite. Andare nello <em>šᵉ’ôl</em> indica un&#39;escatologia primitiva in cui l&#39;aldilà non prevedeva ricompensa diversa per i giusti o per i cattivi, ma era semplicemente un luogo di sconforto per tutti. Questa teologia non ancora elaborata potrebbe suffragare l&#39;autenticità di questa parte di testamento davidico. La stessa idea è ripetuta al v. 9.</p>

<p><strong>7</strong>. Questo versetto si pone come spartiacque positivo tra due compiti negativi del futuro monarca. Salomone
«agirà con bontà» verso i figli di Barzillai che hanno aiutato Davide durante la rivolta di Assalonne (2Sam 19,31-40) e assicurerà loro una pensione. Questo significa qui l&#39;espressione «mangiare alla tavola del re».</p>

<p><strong>8-9</strong>. La terza ingiunzione di giustizia è di tipo negativo e riguarda Simei figlio di Ghera (da non confondere con Simei del c. 1) che maledisse Davide durante la sua fuga da Gerusalemme al tempo della rivolta di Assalonne
2Sam 16,5-14). La credenza ebraica riteneva efficace la maledizione finché colui che l&#39;aveva pronunciata rimaneva in vita. La soppressione del maledicente si pone qui, in conformità alla persuasione corrente, come una necessità per la salvaguardia della dinastia. Davide aveva pronunciato un giuramento dopo il pentimento di Simei (2Sam 19,16-24) e aveva così le mani legate per sbarazzarsi della maledizione. Salomone invece era libero di disfarsi di questo fardello. Si tenga anche conto che Es 22,27 ritiene una colpa molto grave la maledizione del capo del popolo. La forza della maledizione è sottolineata dal participio <em>nifal</em> della radice <em>mrṣ</em> da tradursi «virulenta». Si indica così sia la violenza verbale, sia l&#39;autentico significato della radice ebraica che indica al <em>nifal</em> l&#39;essere colpiti da malattia insanabile: per gli uomini in forma virale, per il legno con parassiti che lo assalgono compromettendo la stabilità della casa con cui è costruita e provocandone il crollo (cfr. Zc 5,1-4). Si doveva togliere dalla casa di Davide questo morbo mortale sopprimendo il maldicente. Ancora una volta Davide fa appello alla saggezza del figlio. Salomone non dovrà vendicarsi senza motivo; nella sua abilità non si lascerà sfuggire l&#39;occasione buona per eseguire il testamento paterno.</p>

<p><strong>10-12</strong>. L&#39;eufemismo biblico dell&#39;addormentarsi con i padri presenta con serenità il trapasso di Davide. La notizia della sua sepoltura è tanto importante quanto sobria. Sobria, perché in contrasto con il cerimoniale funerario orientale del quale non vi è nessun accenno. Importante, perché la conquista della città gebusea dipese dall&#39;audacia e dalla tenacia di Davide (2Sam 5,6-10 e 1Cr 11,4-9); pertanto essa viene considerata sua proprietà. Il costume semitico prevedeva che un uomo che aveva una sua proprietà venisse sepolto in essa (Gn 25,7-10; 1Sam 25,1;
2Cr 33,20). Della tomba di Davide si fa menzione anche in At 2,29, ma oggi non siamo in grado di localizzarla con precisione. La durata del regno di Davide non può essere stabilita con certezza. Quaranta è un numero simbolico, legato nel pensiero ebraico alla durata di una generazione; indica un periodo abbastanza lungo di cui non si conosce la durata esatta.</p>

<p><strong>12</strong>. Questo versetto nella versione greca di Luciano costituisce l&#39;inizio del III libro dei Re. Il dato evidenzia la difficoltà nella proposta di una struttura del capitolo. Autorevoli commentatori seguono Luciano, altri operano la scelta che noi condividiamo. Si tratta di un primo epilogo nel concludere la vicenda della successione davidica che viene ripresa al v. 46b.</p>

<p><strong>13-46</strong>. In questi versetti si presenta il consolidamento del regno di Salomone attraverso l&#39;eliminazione dei suoi nemici. In quest&#39;opera Salomone va assai al di là dell&#39;esecuzione del testamento paterno.</p>

<p><strong>13-25</strong>. La morte di Adonia non appartiene alla volontà di Davide; si presenta come una necessità politica per la stabilità del regno. Adonia costituiva infatti una minaccia proveniente dalla stessa casa reale, dall&#39;interno stesso della dinastia. Il racconto presenta una forte analogia con la vicenda dell&#39;ascesa al trono di Salomone: intercessione di Betsabea presso il re, ripetizione dei verbi, discorso diretto. Dal punto di vista letterario è una bellissima pagina nelle composizioni ebraiche: un romanzo che culmina in tragedia. Amore e ambizione si intrecciano come trama e ordito del racconto. Può darsi che Adonia amasse effettivamente Abisag, in ogni caso la richiesta della sua mano era o un enorme rischio, se veramente vi era amore, o un imperdonabile affronto se vi era solo ambizione. La Sunammita era entrata a far parte dell&#39;<em>harem</em> di corte ed era pertanto proprietà del re. Secondo la concezione del tempo, possedere parzialmente o del tutto l&#39;<em>harem</em> regio significava poter avanzare diritti di successione al trono (2Sam 3,7.13; 12,8; 16,20-22). Salomone prende al balzo questa situazione leggibile come pretesa di regalità per eliminare il suo avversario principale. La sua saggezza, cioè la sua intelligenza pratica, si mostra nel saper cogliere l&#39;occasione buona rinunciando a prendere l&#39;iniziativa dell&#39;eliminazione del concorrente e lasciando che sia lui ad offrirla. È ben presentato qui il ruolo della regina madre (v. 19), dopo il re la persona più importante nella corte. Al v. 24 Salomone fa sua la promessa del Signore a Davide (2Sam 7,8-16). La richiesta di Adonia si mostra così contro il volere divino che egli pure aveva riconosciuto, v. 15, e ciò costituisce nella mentalità dell&#39;autore un&#39;attenuante ulteriore per il comportamento di Salomone.</p>

<p><strong>26-27</strong>. L&#39;esilio di Ebiatar costituisce la prima fase dell&#39;eliminazione del partito di Adonia. Si ripulisce così il sacerdozio, istituzione fondamentale, da elementi la cui fedeltà alla corona è dubbia. Anche a Ebiatar viene dichiarato che è un uomo morto, tuttavia la sua vita viene risparmiata a causa del suo carattere sacro per il contatto con l&#39;arca e a causa della sua vicinanza a Davide nelle sue vicissitudini. Viene così confinato ad Anatot, a nord di Gerusalemme, dove aveva un podere. Da quel centro verrà anche Geremia (Ger 1,1). In questa vicenda l&#39;autore deuteronomista vede il compimento della profezia sulla casa di Eli di cui si parla in 1Sam 2,27-36 e 3,11-14.</p>

<p><strong>28-35</strong>. È ora la volta di Ioab. Con la sua soppressione si purifica l&#39;esercito, altra istituzione primaria del regno, dai pericoli d&#39;infedeltà al sovrano. Comincia qui l&#39;esecuzione del testamento di Davide. E Ioab stesso a dichiarare la sua colpevolezza andando ad afferrare i corni dell&#39;altare e chiedendo l&#39;asilo sacro. Questo gesto è il frutto del panico che l&#39;ha preso alla notizia dell&#39;esilio di Ebiatar, suo socio nel sostenere Adonia. La colpa di cui si ritiene responsabile non è dunque l&#39;omicidio, bensì la cospirazione. Ioab e Salomone si trovano su piani diversi che portano il primo ad insistere nella speranza di grazia non lasciando l&#39;altare, il secondo a non esitare nel punire. Anche qui Salomone dimostra la sua abilità nel cogliere l&#39;occasione senza provocare o cercare un motivo di vendetta. L&#39;asilo sacro era negato agli omicidi volontari (Es 21,13-14; Dt 27,24), ma era anche vietato giustiziare nel recinto sacro (Es 21,14). E probabilmente per giustificare questo eccesso che il v. 32 insiste sul motivo dell&#39;esecuzione capitale avvenuta in luogo proibito sottolineando che gli uccisi erano innocenti e che il loro assassinio era proditorio. L&#39;intervento deve scagionare Salomone dalla sua violazione. Il discorso si conclude con una doppia imprecazione antitetica: il sangue degli uccisi sarà l&#39;eredità di Ioab e dei suoi discendenti, mentre alla casa di Davide toccherà la pace per aver ristabilito la giustizia (cfr. Dt 19,13). Al giustiziato è assicurata la sepoltura nella sua proprietà come vuole l&#39;uso semitico (1Sam 25,1; 2Sam 2,32). L&#39;episodio si conclude con la nomina dei successori dei cospiratori eliminati: Benaia diviene capo dell&#39;esercito e Zadok rimane l&#39;unico sommo sacerdote. La sua dinastia durerà fino al 171 a.C. (2Mac 4,24).</p>

<p><strong>36-46</strong>. Il domicilio coatto di Simei è il primo passo della sua eliminazione. Con questo episodio si conclude l&#39;esecuzione del testamento di Davide e il consolidamento del trono salomonico facendo piazza pulita degli oppositori. Simei viene obbligato a non uscire da Gerusalemme affinché non prenda contatti con la casa di Saul alla quale apparteneva (2Sam 16,5) per eventuali cospirazioni. Inoltre egli come beniaminita (2Sam 19,17) poteva covare intenti di rivolta come accadde con Seba (2Sam 20). L&#39;ordine di non attraversare il Cedron, cioè non andare ad est di Gerusalemme dove si trovava il suo luogo d&#39;origine, Bacurim, conferma questi pensieri. La precauzione manifesta l&#39;astuzia di Salomone. Se infatti il domicilio forzato sarà infranto, come poteva capitare, anche se non a breve termine, la pena sarebbe stata la morte. La sottoscrizione piena di Simei in primo luogo manifesta il suo accordo perché la morte passa per ora da certezza ad eventualità, in un secondo tempo renderà più semplice l&#39;esito desiderato. L&#39;occasione per infrangere l&#39;accordo è la fuga di due schiavi a Gat, nel territorio filisteo. Simei parte immediatamente alla loro ricerca dimenticando di essere così proprio lui inseguito dalla morte. Tornato a Gerusalemme questa sarà la sua sorte come egli stesso si era accordato col re. Il discorso di Salomone sbocca in una duplice supplica: il male pronunciato da Simei ricadrà su di lui, invece la benedizione toccherà a Salomone quale discendente di Davide, la cui maledizione viene eliminata sia dalla preghiera che dall&#39;uccisione del maldicente. L&#39;autore ha voluto dare una colorazione religiosa a quanto avviene alla successione di un re: l&#39;eliminazione degli elementi pericolosi per la stabilità politica. Adonia ha sfidato il Signore che ha scelto Salomone (v. 24), per Ioab è il Signore stesso a far ricadere il suo sangue sulla sua testa (v. 32), Simei ha infranto il giuramento del Signore (v. 43), Ebiatar invece ha portato l&#39;arca del Signore (v. 26) e viene risparmiato. L&#39;autore non ha solo illustrato la saggezza di Salomone evitando la precipitosità nel liberarsi degli avversari, ha tentato anche una presentazione della sua pietà.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 05:25:04 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>1RE - Capitolo 1</title>
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      <description>&lt;![CDATA[SUCCESSIONE DI DAVIDE (1,1-2,46)&#xA;&#xA;1Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. 2I suoi servi gli suggerirono: &#34;Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà&#34;. 3Si cercò in tutto il territorio d&#39;Israele una giovane bella e si trovò Abisàg, la Sunammita, e la condussero al re. 4La giovane era straordinariamente bella; ella curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.&#xA;&#xA;Adonia si proclama re&#xA;5Intanto Adonia, figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: &#34;Sarò io il re&#34;. Si procurò un carro, un tiro di cavalli e cinquanta uomini che correvano dinanzi a lui. 6Suo padre non lo contrariò mai, dicendo: &#34;Perché ti comporti in questo modo?&#34;. Anche lui era molto avvenente; era nato dopo Assalonne. 7Si accordò con Ioab, figlio di Seruià, e con il sacerdote Ebiatàr, i quali sostenevano il partito di Adonia. 8Invece il sacerdote Sadoc, Benaià, figlio di Ioiadà, il profeta Natan, Simei, Rei e il corpo dei prodi di Davide non si schierarono con Adonia. 9Adonia un giorno immolò pecore, buoi e vitelli grassi presso la pietra Zochèlet, che è vicina alla fonte di Roghel. Invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. 10Ma non invitò il profeta Natan né Benaià né il corpo dei prodi e neppure Salomone, suo fratello.&#xA;&#xA;Reazione di Betsabea e Natan&#xA;11Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: &#34;Non hai sentito che Adonia, figlio di Agghìt, è diventato re e Davide, nostro signore, non lo sa neppure? 12Ebbene, ti do un consiglio, perché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. 13Va&#39;, presentati al re Davide e digli: &#34;O re, mio signore, tu non hai forse giurato alla tua schiava dicendo: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono? Perché allora è diventato re Adonia?&#34;. 14Ecco, mentre tu starai ancora lì a parlare al re, io ti seguirò e completerò le tue parole&#34;.&#xA;15Betsabea si presentò al re, nella camera da letto; il re era molto vecchio, e Abisàg, la Sunammita, lo serviva. 16Betsabea si inchinò e si prostrò davanti al re. Il re poi le domandò: &#34;Che hai?&#34;. 17Ella gli rispose: &#34;Signore mio, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore, tuo Dio: &#34;Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul trono&#34;. 18Ora invece Adonia è diventato re senza che tu, o re, mio signore, neppure lo sappia. 19Ha immolato molti giovenchi, vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Ebiatàr e Ioab, capo dell&#39;esercito, ma non ha invitato Salomone tuo servitore. 20Perciò su di te, o re, mio signore, sono gli occhi di tutto Israele, perché annunci loro chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui. 21Quando il re, mio signore, si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati da colpevoli&#34;.&#xA;22Mentre lei ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan. 23Fu annunciato al re: &#34;Ecco, c&#39;è il profeta Natan&#34;. Questi entrò alla presenza del re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra. 24Natan disse: &#34;O re, mio signore, hai forse decretato tu: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? 25Difatti oggi egli è andato a immolare molti giovenchi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell&#39;esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano: &#34;Viva il re Adonia!&#34;. 26Ma non ha invitato me, tuo servitore, né il sacerdote Sadoc né Benaià, figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore. 27Questa cosa è forse avvenuta per ordine del re, mio signore? Perché non hai fatto sapere al tuo servo chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui?&#34;.&#xA;&#xA;Consacrazione di Salomone&#xA;28Il re Davide, presa la parola, disse: &#34;Chiamatemi Betsabea!&#34;. Costei entrò alla presenza del re e stette davanti a lui. 29Il re giurò e disse: &#34;Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 30Come ti ho giurato per il Signore, Dio d&#39;Israele, dicendo: &#34;Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono al mio posto&#34;, così farò oggi&#34;. 31Betsabea si inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re dicendo: &#34;Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!&#34;. 32Poi il re Davide disse: &#34;Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà&#34;. Costoro entrarono alla presenza del re, 33che disse loro: &#34;Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. 34Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d&#39;Israele. Voi suonerete il corno e griderete: &#34;Viva il re Salomone!&#34;. 35Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo su Israele e su Giuda&#34;. 36Benaià, figlio di Ioiadà, rispose al re: &#34;Così sia! Anche il Signore, Dio del re, mio signore, decida allo stesso modo! 37Come il Signore fu con il re, mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più splendido del trono del mio signore, il re Davide&#34;.&#xA;38Scesero il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. 39Il sacerdote Sadoc prese il corno dell&#39;olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: &#34;Viva il re Salomone!&#34;. 40Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra.&#xA;&#xA;Paura e sottomissione di Adonia&#xA;41Lo sentì Adonia insieme agli invitati che erano con lui; essi avevano finito di mangiare. Ioab, udito il suono del corno, chiese: &#34;Perché c&#39;è clamore di città in tumulto?&#34;. 42Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: &#34;Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!&#34;. 43&#34;No - rispose Giònata ad Adonia - il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone 44e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l&#39;hanno fatto montare sulla mula del re. 45Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l&#39;hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. 46Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno 47e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: &#34;Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!&#34;. Il re si è prostrato sul letto. 48Poi il re ha detto anche questo: &#34;Sia benedetto il Signore, Dio d&#39;Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono&#34;&#34;.&#xA;49Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. 50Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell&#39;altare. 51Fu riferito a Salomone: &#34;Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell&#39;altare dicendo: &#34;Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore&#34;&#34;. 52Salomone disse: &#34;Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà&#34;. 53Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall&#39;altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: &#34;Va&#39; a casa tua!&#34;.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;1,1-2,46 In questa parte, che continua direttamente 2Sam 9-20, il libro dà un quadro realistico e mesto del tramonto di Davide, malato, senza più la possibilità di esercitare il potere, in preda agli intrighi di corte. Il momento più alto è rappresentato dal testamento religioso del re, il quale domanda a Salomone di restare fedele all’alleanza con il Signore (2,1-4).&#xA;&#xA;1,5 Adonia, figlio di Agghìt: il quarto figlio di Davide (2Sam 3,4) è fratellastro di Salomone, che ha per madre Betsabea.&#xA;&#xA;1,9 Roghel: vedi 2Sam 17,17&#xA;&#xA;1,12 salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone: colui che accedeva al trono, in questo caso Adonia, eliminava abitualmente tutti i potenziali avversari. Così aveva già fatto Abimèlec (Gdc 9,4-5).&#xA;&#xA;1,33 Ghicon: sorgente che sgorga nella valle del Cèdron.&#xA;&#xA;1,38 Cretei, Peletei: mercenari di origine straniera al servizio personale del re (vedi 1Sam 30,14; 2Sam 8,18).&#xA;&#xA;1,50 corni dell&#39;altare: quattro rialzamenti agli angoli del piano dell&#39;altare. Erano particolarmente sacri per il sangue dei sacrifici con il quale venivano a contatto. Davano diritto d&#39;asilo (vedi 2,28-34).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-4. Il primo libro dei Re si apre con questa breve, ma efficace descrizione della vecchiaia di Davide. Essa costituisce la premessa per la successione al sovrano e quindi per il prosieguo dell&#39;opera. La sezione di questo libro che va da questi versetti fino a 2,12 costituisce il completamento e la conclusione di quanto viene narrato nei due libri di Samuele: inizio della monarchia e affermazione di Davide con le sue luci e le sue ombre. Con una duplice affermazione «era vecchio e avanzato negli anni» si presenta subito con forza lo stato avanzato della vita di Davide e la qualità della sua esistenza. La malattia da cui è colpito non può essere diagnosticata dalla semplice notizia che viene riportata, ma è evidente la gravità, dato che non si riesce a trovare un rimedio: &#34;non riuscivano a scaldarlo&#34;. Stando a quanto ci viene detto in 2Sam 5,4-5, Davide dovrebbe essere sulla settantina. Divenne re a trent&#39;anni e regnò per quaranta. Egli ha così raggiunto l&#39;età media dell&#39;uomo biblico che ci viene indicata in Sal 90,10. I dati cronologici forniti dalla Bibbia vanno accolti con cautela, ma il versetto citato ci ha presentato due componenti essenziali anche nella vita di Davide: la fatica e il dolore. Fatica per le diverse imprese di conquista, dolore per le tristi vicende familiari, i molti dispiaceri avuti dai figli. Sono questi due elementi che hanno procurato a Davide una vecchiaia così compromessa. I ministri propongono un consiglio che riprende la sapienza tradizionale (cfr. Qo 4,11) e forse anche la pratica medica, come spiega Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche e come ricorda l&#39;autore pagano Galeno. Probabilmente uno solo dei servi parla direttamente al re a nome di tutti. Il rimedio suggerito potrebbe anche insinuare una &#34;prova di virilità&#34; senza superare la quale non è più possibile mantenere il governo, secondo l&#39;uso orientale antico. La ricerca del rimedio è fatta doviziosamente. La candidata deve essere giovane, ma anche vergine, mai conosciuta prima da altro uomo (bᵉtûlāh). Si percorre tutto il territorio d&#39;Israele per cercarla finché nel villaggio di Sunem viene trovata la ragazza con i requisiti necessari. Dal nome del villaggio di origine viene la denominazione «la Sunammita» (haššûnammît)– che si trova nel testo originale. Sunem si trova di fronte al Gelboe e si affaccia sulla pianura di Esdrelon. Non è completamente chiaro il rapporto tra questa ragazza destinata al servizio di Davide e la Sulammita di cui si parla in Ct 7,1. Probabilmente è solo un&#39;assonanza senza che si tratti della stessa persona. La presentazione della vecchiaia di Davide trova il suo apice e la sua conclusione con un discreto accenno alla sua impotenza. Davide, la cui perizia nell&#39;arte della seduzione e dell&#39;amore è ben manifesta nei libri di Samuele, tanto da essere una caratteristica della sua personalità, è ora incapace di una relazione completa con una donna. Questo tipo di conclusione è particolarmente significativo. Se si accetta l&#39;ipotesi del costume orientale antico della prova di virilità, questa espressione &#34;non la conobbe&#34; dichiara manifestamente l&#39;inabilità di Davide al regno. Tuttavia un&#39;altra lettura è possibile. La cessazione delle facoltà generative di Davide, capostipite della dinastia, prelude alla fine della monarchia stessa. Nella precarietà di Davide non più autonomo e nella sua incapacità a generare pare già di vedere il tema dei due libri dei Re. Dopo lo splendore, al vertice con il regno di Salomone, la decadenza, la dipendenza da altre potenze, e da ultimo la tragica fine della dinastia davidica con il dramma dell&#39;esilio nel 587 e la deportazione di Sedecia, l&#39;ultimo re. Troviamo così in questi versetti non solo la condizione di partenza per lo svolgimento narrativo, ma anche l&#39;annuncio del tema dell&#39;opera: la monarchia si avvia verso la malattia della divisione con un conseguente indebolimento e verso l&#39;estinzione a causa dell&#39;infedeltà e del peccato, nella mentalità biblica il peggiore dei mali.&#xA;&#xA;5-10. Alla presentazione della vecchiaia di Davide fa immediatamente seguito il racconto del tentativo di Adonia di impadronirsi del trono. L&#39;aspirazione di Adonia a diventare re non poggia solo sull&#39;ambizione personale. Essa trova il suo fondamento nel fatto che egli era il più anziano principe vivente nella famiglia di Davide. Quarto figlio del re, nato da Agghit (2Sam 3,2-4; 1Cr 3,1-2) era sopravvissuto ai fratelli Ammon, Kileab e Assalonne. La pretesa di Adonia diventa così comprensibile, tenendo conto che anche l&#39;aspettativa popolare andava in tal senso (1Re 2,15). In un primo tempo neppure Davide sembra opporsi alle pretese del figlio, il quale ostenta il suo rango principesco, secondo i costumi orientali, con carri, cavalieri e uomini che lo precedevano. Da ultimo anche l&#39;aspetto fisico giocava a suo favore. La bellezza è una caratteristica che è stata segnalata nei sovrani precedenti, Saul e Davide, al momento della loro scelta (1Sam 9,2; 16,12) e che viene menzionata anche nel Salterio mentre si dipinge il ritratto del re nel giorno delle sue nozze (Sal 45,3). Adonia cerca pure di corroborare il suo tentativo di successione creandosi un partito. Il primo personaggio con il quale cerca accordo è Ioab. Costui era un uomo di grande rilievo, aveva partecipato a tutte le grandi conquiste di Davide ed era secondo solo a lui. Deteneva il comando dell&#39;esercito. Pur avendo nei confronti di Davide un atteggiamento di collaborazione e lealtà, non mancarono momenti di forte difficoltà nel rapporto tra i due uomini di stato. Infatti Ioab fu l&#39;autore di tre assassini che incrinarono il suo rapporto con Davide: l&#39;uccisione di Abner (2Sam 3,22-29) generale del re e di Amasa (2Sam 20, 8-10). Quest&#39;ultimo aveva preso il posto di Ioab nella direzione dell&#39;esercito dopo l&#39;uccisione di Assalonne (2Sam 18,14-15) da parte di Ioab stesso, in aperto contrasto con il volere di Davide (2Sam 18,5). Ebiatar, scampato dal massacro dei sacerdoti ordinato da Saul in Nob, si rifugiò presso Davide (1Sam 22,6-23). Dopo la conquista di Gerusalemme lo troviamo associato a Zadok, con il quale condivideva l&#39;incarico di capo-sacerdote di Davide. Probabilmente erano incaricati della custodia dell&#39;arca (2Sam 15,24-36). Può darsi che tra i due responsabili del culto vi fosse concorrenza o invidia e così li troviamo schierati con parti diverse nell&#39;intento di primeggiare. E proprio Zadok apre la lista dei personaggi di corte che non si trovano dalla parte di Adonia e che diventeranno l&#39;impedimento del suo sogno. Circa Zadok non si riesce a capire se provenga dal culto israelitico, secondo quanto attesta l&#39;AT che lo vorrebbe al servizio dell&#39;arca in Kiriat-Iearim e in Gabaon (1Cr 16,39), oppure se fosse un sacerdote gebuseo a Gerusalemme prima che venisse conquistata da Davide. Questi avrebbe permesso a Zadok di mantenere il suo ufficio sacerdotale per facilitare la riconciliazione tra vecchi e nuovi abitanti della città. Quest&#39;ultima ipotesi viene suffragata facendo riferimento all&#39;onomastica gebusea. Limitandoci alla testimonianza diretta dei testi biblici dovremmo optare per la prima ipotesi e porre Zadok tra i figli di Levi (1Cr 6,1-8). Benaia si è distinto per imprese valorose (2Sam 23,20-23; 1Cr 11,22-25) e al momento del complotto è a capo dei mercenari stranieri, i Cretei e i Peletei, che servivano come guardia reale presso Davide (2Sam 8,18; 20,23; 23,22-23). Di Natan daremo notizie quando si parlerà del suo piano. Simei è un nome frequente nella Bibbia. Qui indica un uomo divenuto importante nel regno di Davide e che ritroveremo nell&#39;amministrazione di Salomone. Rei è un nome discusso dal punto di vista della critica testuale. Era un ufficiale regio. L&#39;aspirazione di Adonia al trono non solo si conclude con la presentazione del partito opposto, ma dall&#39;osservazione di quest&#39;ultimo si può dedurre che da ambo le parti ci sono forze pari: l&#39;appoggio religioso e militare. La decisione di Davide è la sola a essere determinante. In essa sarà guidato da Natan e si manifesterà il piano divino.&#xA;&#xA;9-10. Adonia ha preparato un pasto per tutti i suoi sostenitori. La radice zbḥ con la quale si apre il racconto ha una duplice valenza. Può trattarsi semplicemente di una macellazione per preparare le vivande, può trattarsi di uccisione rituale, cioè di un sacrificio. In questo secondo caso saremmo decisamente vicini a 2Sam 15,12, parte del racconto della rivolta di Assalonne, e avremmo cosi un&#39;analogia con un precedente assai pericoloso. Stando a 1Re 1,11.18.25 dovremmo leggere questo pasto non solo come una convocazione del partito di Adonia per meglio compattarlo, ma come il preambolo della sua consacrazione a re. Il luogo del banchetto, En-Roghel, è una fonte situata a sud di Gerusalemme, alla confluenza tra la valle di Innom e la valle del Cedron. Presso questa fonte si trovava una pietra il cui nome potrebbe essere interpretato «del serpente». Che potesse fungere da altare? Naturalmente Salomone, il cui nome costituisce il vertice della lista, è escluso insieme ai suoi sostenitori.&#xA;&#xA;11-14. La notizia dei fatti di En-Roghel viene portata da Natan a Betsabea, con la quale prende un accordo. Natan viene posto in primo piano già dal punto di vista narrativo e in effetti il suo ruolo in questa circostanza è essenziale. I testi più estesi che possediamo circa il profeta Natan sono tutti legati alla successione di Davide e alla dinastia. Egli compare prima di tutto in 2Sam 7,1-17 (e nel testo parallelo di 1Cr 17,1-15), dove viene pronunciato l&#39;oracolo fondamentale per la dinastia davidica. Di nuovo Natan viene in scena dopo il peccato di Davide in 2Sam 12 come latore del rimprovero e del perdono divino. Essenziale per noi è il v. 25 dove si dichiara l&#39;amore di Dio per Salomone e il nome che lo simboleggia «Iedidia», che viene dato proprio da Natan, inviato di proposito dal Signore. Nel nostro caso Natan agisce come profeta, come familiare ai piani divini per realizzare l&#39;imposizione del nome &#34;Amato da Dio&#34;. Non siamo pertanto di fronte ad un intrigo di corte per controbilanciare una congiura, bensì di fronte all&#39;adempimento del progetto divino che si compie tramite il profeta. La preghiera di Davide al v. 48 ne dà conferma. Tuttavia questo caso è diverso dai precedenti. Natan non prende qui le mosse da un oracolo divino ricevuto. Cerca invece l&#39;appoggio di Betsabea, madre di Salomone, e abilmente fa leva sui suoi sentimenti femminili. Presentando Adonia come figlio di Agghit, Natan prende come fulcro della sua richiesta d&#39;intervento l&#39;orgoglio di madre e di moglie di Betsabea. Inoltre incalza presentando il rischio mortale che incombe su di lei e sul figlio, rivali politici di Adonia. Dopo questo esordio convincente, Natan suggerisce a Betsabea il discorso da tenere al re e che egli stesso confermerà. Al v. 13 si parla per la prima volta di un giuramento fatto da Davide a Betsabea in merito alla sua successione a favore di Salomone. Entrare nel merito della questione significa solo aprire la porta a congetture. Possiamo semplicemente dire che la preferenza di Davide per Betsabea rende plausibile un simile avvenimento del quale Natan era al corrente.&#xA;&#xA;15-21. Betsabea conserva nell&#39;incontro con Davide gli usi e 1l linguaggio delle corti orientali. Ricordando al re il suo giuramento, Betsabea ripete alla lettera la formula già presentata da Natan, ma aggiunge che il giuramento è stato fatto «per il Signore» ed è pertanto maggiormente obbligante per il re. Oltre a ricordare il giuramento Betsa-bea fa anche la cronaca degli avvenimenti di En-Roghel come un testimone oculare. Il discorso giunge al culmine al v. 20 quando Betsabea fa notare a Davide che gli occhi di tutto Israele sono puntati su di lui affinché decida a chi toccherà il suo trono. Nel caso il sovrano tacesse, quando il suo silenzio sarà definitivo nel sonno della morte, Betsa-bea e Salomone subiranno la sorte dei traditori. Anche se queste parole vengono pronunciate con delicatezza, esse sono una forte pressione sul cuore di Davide il cui legame affettivo con Salomone e Betsabea è assai forte, e sono una spinta decisiva a sciogliere il segreto del giuramento.&#xA;&#xA;22-27. Si ha l&#39;impressione che l&#39;arrivo di Natan tronchi il discorso di Betsabea proprio nel punto di maggior tensione drammatica e lo lasci come in sospeso. Forse Betsabea ha dovuto addirittura ritirarsi dalla presenza del re (vedi v. 28). Natan finge di non essere al corrente della decisione di Davide che sia Adonia a succedergli ed esordisce con la domanda se gli avvenimenti di En-Roghel corrispondano a un decreto del re. Anche la chiusura dell&#39;intervento di Natan è costituita da una domanda in cui si nasconde la volontà di provocare il pronunciamento del re. Perché egli non ha informato i suoi intimi circa il successore? Tra le due interrogazioni mirate di Natan si stende la cronaca degli avvenimenti, con l&#39;aggiunta della lista degli esclusi dopo l&#39;elenco degli invitati.&#xA;&#xA;28-31. Il piano di Natan sortisce effetto. Richiamata la regina, il re pronuncia di nuovo il giuramento in forma solenne, nel nome del Signore, e da realizzarsi immediatamente. Non possiamo dire se questa formulazione costituisca già uno scioglimento del segreto e se si debbano aspettare i versetti successivi per rendere pubblica la scelta con gli ordini ai ministri per la consacrazione di Salomone.&#xA;&#xA;32-37. Questi versetti praticamente ci presentano nelle parole di Davide la prima versione del racconto della consacrazione regale di Salomone che verrà ripetuta ai vv. 38-40. Potremmo così dire di avere tre racconti dell&#39;unzione di Salomone come re. La ripetizione è un elemento della narrativa biblica per sottolineare l&#39;importanza di un avvenimento. Gli esclusi diventano ora protagonisti. Zadok, Natan e Benaia sono incaricati di mettere in atto il giuramento di Davide a favore di Salomone e ricevono istruzioni sul luogo e sul cerimoniale. La località scelta è Ghicon, una sorgente situata sul lato occidentale della valle del Cedron sotto la parte settentrionale delle mura della cittadella di Davide. Insieme ad En-Roghel costituiva la parte principale dell&#39;approvvigionamento idrico di Gerusalemme. Le modalità del rito: prima si farà salire Salomone sulla mula di Davide; è un privilegio regale. La mula era una cavalcatura recente a quel tempo, succeduta agli asini. Costituiva la cavalcatura dei nobili (2Sam 13,29; 18,9) ed era una rarità perché importata. Seguirà l&#39;unzione. Il rito deve manifestare l&#39;appartenenza del re a Dio e la familiarità che il re ha con lui (Sal 2, ). Si discute tra gli autori se il soggetto dell&#39;unzione sia solo il sacerdote Zadok, come verosimilmente si dice al v. 39, o se anche Natan agisca insieme con lui. Può darsi che l&#39;associazione ricordi Samuele che unse Saul (1Sam 10,1) e Davide (1Sam 16,13) e che svolgeva funzioni profetiche (1Sam 9,6) e sacerdotali (1Sam 16,4). Il suono della tromba previsto per le grandi assemblee sacre (Lv 23,24) darà il tono di festa e precederà l&#39;annuncio dell&#39;avvenuta consacrazione regale. Quindi un corteo accompagnerà il neo consacrato alla reggia per l&#39;intronizzazione. Il discorso di Davide si chiude con una formula perentoria alla quale dà ulteriore forza il vocabolo năgîd (principe, capo), che appartiene al linguaggio profetico e viene usato spessissimo quando si parla della scelta del re che viene fatta da Dio (1Sam 9,16; 10,1; 13,14; 2Sam 5,7; 6,11; 7,8; 1Re 14,7; 16,2; 2Re 20,5). Questo termine inoltre insieme a quanto si è osservato al v. 35 e a quanto si dice in 2,12 fa pensare piuttosto ad una coreggenza come in 2Re 15,5 nel caso di Iotam. In ogni caso ciò che qui merita attenzione è il ricorrere del vocabolo nelle espressioni in cui Dio manifesta la sua scelta. Nelle parole di Davide viene manifestata la decisione divina; egli è in questo momento il re-profeta che indica con chiarezza il futuro del popolo: unità d&#39;Israele e di Giuda sotto un governo sicuro.&#xA;&#xA;35-37. La risposta di Benaia merita una sottolineatura particolare. Inizia con un «Così sia!» che è la risposta più decisa alla volontà divina. Il collegamento tra l&#39;ordine di Davide e il volere divino diventa qui esplicito e costituisce l&#39;augurio migliore per Salomone, la cui sovranità è fondata sulla scelta divina.&#xA;&#xA;38-40. La descrizione della consacrazione riprende quasi letteralmente l&#39;ordine di Davide. Sotto la scorta armata dei mercenari agli ordini di Benaia provenienti da Creta e forse dalla Filistea si svolge il rito. Si noti che il corno dell&#39;olio viene preso dalla tenda dell&#39;arca che Davide aveva fatto piantare a Gerusalemme (2Sam 6,12-23). Il potere santificante dell&#39;olio è ben illustrato in Es 30,22-33. Questo particolare rende il momento ancora più solenne. Una simile cerimonia è un&#39;assoluta novità in Israele nel senso che Saul e Davide erano stati scelti come re dopo aver dato prova del loro valore (1Sam 11,1-15; 2Sam 5,1-3) e non appartenevano alla medesima famiglia. Ora invece Salomone è scelto come re senza aver ancora compiuto imprese ed è il figlio di Davide; è il primo passo nella successione dinastica e verso il compimento della promessa (2Sam 7,8-16). Il consenso popolare non è però assente dalla scena. Il v. 40 parla di kol-hā‘ām, «tutto il popolo (BC: tutti)», che segue Salomone acclamandolo re con danze e con gioia. Con un&#39;iperbole anche la terra viene coinvolta nei festeggiamenti.&#xA;&#xA;41-48. La tecnica narrativa dell&#39;autore sceglie ora un personaggio non ancora apparso in scena per il terzo racconto della consacrazione. Il personaggio scelto è Gionata, figlio di Ebiatar, già comparso in maniera positiva in 2Sam 17,17 in cui ebbe l&#39;incarico di raccogliere informazioni sulla rivolta di Assalonne. Il racconto è fatto in crescendo. Agli avvenimenti di Ghicon vengono aggiunti quelli di corte dove l&#39;elezione di Salomone è bene accolta. I ministri si recano a congratularsi con il re Davide, augurando al neo eletto una fama e un regno maggiori di quelli del padre. Un simile augurio non era irriverente nel costume orientale. L&#39;apice del racconto è costituito dalla preghiera di Davide, il quale lascia prorompere tutta la sua gratitudine per il mantenimento della promessa dinastica. Il ringraziamento di Davide è il vertice del capitolo, manifesta di nuovo l&#39;agire di Dio che dissipa ogni opposizione. Questa preghiera è il &#34;sigillo liturgico&#34; alla vicenda della successione.&#xA;&#xA;49-53. La paura di Adonia è più che comprensibile e costituisce un autentico rovesciamento delle parti. Al v. 12 Betsabea e Salomone dovevano salvarsi la vita, ora è Adonia a trovarsi in questa condizione. Non potendo contare più su nessuno si avvale del diritto di asilo che viene sancito in Es 21,13-14 e corre ad afferrare i corni dell&#39;altare, ritenuti la parte più santa perché protuberanze sulle quali si versava il sangue delle vittime. Con molta probabilità questo altare si trovava nella tenda dell&#39;arca. Il giuramento d&#39;incolumità è condizionato alla promessa di lealtà. Portato al cospetto di Salomone, Adonia viene congedato con una frase sibillina: «Vattene a casa». Un comando a ritirarsi dall&#39;ambiente di corte e dalla vita pubblica? &#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>SUCCESSIONE DI DAVIDE</strong> <em>(1,1-2,46)</em></p>

<p><strong>1</strong>Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. <strong>2</strong>I suoi servi gli suggerirono: “Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà”. <strong>3</strong>Si cercò in tutto il territorio d&#39;Israele una giovane bella e si trovò Abisàg, la Sunammita, e la condussero al re. <strong>4</strong>La giovane era straordinariamente bella; ella curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.</p>

<p><strong><em>Adonia si proclama re</em></strong>
<strong>5</strong>Intanto Adonia, figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: “Sarò io il re”. Si procurò un carro, un tiro di cavalli e cinquanta uomini che correvano dinanzi a lui. <strong>6</strong>Suo padre non lo contrariò mai, dicendo: “Perché ti comporti in questo modo?”. Anche lui era molto avvenente; era nato dopo Assalonne. <strong>7</strong>Si accordò con Ioab, figlio di Seruià, e con il sacerdote Ebiatàr, i quali sostenevano il partito di Adonia. <strong>8</strong>Invece il sacerdote Sadoc, Benaià, figlio di Ioiadà, il profeta Natan, Simei, Rei e il corpo dei prodi di Davide non si schierarono con Adonia. <strong>9</strong>Adonia un giorno immolò pecore, buoi e vitelli grassi presso la pietra Zochèlet, che è vicina alla fonte di Roghel. Invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. <strong>10</strong>Ma non invitò il profeta Natan né Benaià né il corpo dei prodi e neppure Salomone, suo fratello.</p>

<p><strong><em>Reazione di Betsabea e Natan</em></strong>
<strong>11</strong>Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: “Non hai sentito che Adonia, figlio di Agghìt, è diventato re e Davide, nostro signore, non lo sa neppure? <strong>12</strong>Ebbene, ti do un consiglio, perché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. <strong>13</strong>Va&#39;, presentati al re Davide e digli: “O re, mio signore, tu non hai forse giurato alla tua schiava dicendo: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono? Perché allora è diventato re Adonia?“. <strong>14</strong>Ecco, mentre tu starai ancora lì a parlare al re, io ti seguirò e completerò le tue parole”.
<strong>15</strong>Betsabea si presentò al re, nella camera da letto; il re era molto vecchio, e Abisàg, la Sunammita, lo serviva. <strong>16</strong>Betsabea si inchinò e si prostrò davanti al re. Il re poi le domandò: “Che hai?”. <strong>17</strong>Ella gli rispose: “Signore mio, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore, tuo Dio: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul trono”. <strong>18</strong>Ora invece Adonia è diventato re senza che tu, o re, mio signore, neppure lo sappia. <strong>19</strong>Ha immolato molti giovenchi, vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Ebiatàr e Ioab, capo dell&#39;esercito, ma non ha invitato Salomone tuo servitore. <strong>20</strong>Perciò su di te, o re, mio signore, sono gli occhi di tutto Israele, perché annunci loro chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui. <strong>21</strong>Quando il re, mio signore, si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati da colpevoli”.
<strong>22</strong>Mentre lei ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan. <strong>23</strong>Fu annunciato al re: “Ecco, c&#39;è il profeta Natan”. Questi entrò alla presenza del re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra. <strong>24</strong>Natan disse: “O re, mio signore, hai forse decretato tu: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? <strong>25</strong>Difatti oggi egli è andato a immolare molti giovenchi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell&#39;esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano: “Viva il re Adonia!”. <strong>26</strong>Ma non ha invitato me, tuo servitore, né il sacerdote Sadoc né Benaià, figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore. <strong>27</strong>Questa cosa è forse avvenuta per ordine del re, mio signore? Perché non hai fatto sapere al tuo servo chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui?“.</p>

<p><strong><em>Consacrazione di Salomone</em></strong>
<strong>28</strong>Il re Davide, presa la parola, disse: “Chiamatemi Betsabea!”. Costei entrò alla presenza del re e stette davanti a lui. <strong>29</strong>Il re giurò e disse: “Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! <strong>30</strong>Come ti ho giurato per il Signore, Dio d&#39;Israele, dicendo: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono al mio posto”, così farò oggi”. <strong>31</strong>Betsabea si inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re dicendo: “Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!”. <strong>32</strong>Poi il re Davide disse: “Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà”. Costoro entrarono alla presenza del re, <strong>33</strong>che disse loro: “Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. <strong>34</strong>Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d&#39;Israele. Voi suonerete il corno e griderete: “Viva il re Salomone!”. <strong>35</strong>Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo su Israele e su Giuda”. <strong>36</strong>Benaià, figlio di Ioiadà, rispose al re: “Così sia! Anche il Signore, Dio del re, mio signore, decida allo stesso modo! <strong>37</strong>Come il Signore fu con il re, mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più splendido del trono del mio signore, il re Davide”.
<strong>38</strong>Scesero il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. <strong>39</strong>Il sacerdote Sadoc prese il corno dell&#39;olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: “Viva il re Salomone!”. <strong>40</strong>Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra.</p>

<p><strong><em>Paura e sottomissione di Adonia</em></strong>
<strong>41</strong>Lo sentì Adonia insieme agli invitati che erano con lui; essi avevano finito di mangiare. Ioab, udito il suono del corno, chiese: “Perché c&#39;è clamore di città in tumulto?”. <strong>42</strong>Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: “Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!”. <strong>43</strong>“No – rispose Giònata ad Adonia – il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone <strong>44</strong>e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l&#39;hanno fatto montare sulla mula del re. <strong>45</strong>Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l&#39;hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. <strong>46</strong>Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno <strong>47</strong>e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: “Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!”. Il re si è prostrato sul letto. <strong>48</strong>Poi il re ha detto anche questo: “Sia benedetto il Signore, Dio d&#39;Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono”“.
<strong>49</strong>Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. <strong>50</strong>Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell&#39;altare. <strong>51</strong>Fu riferito a Salomone: “Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell&#39;altare dicendo: “Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore”“. <strong>52</strong>Salomone disse: “Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà”. <strong>53</strong>Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall&#39;altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: “Va&#39; a casa tua!”.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>1,1-2,46</strong> In questa parte, che continua direttamente 2Sam 9-20, il libro dà un quadro realistico e mesto del tramonto di Davide, malato, senza più la possibilità di esercitare il potere, in preda agli intrighi di corte. Il momento più alto è rappresentato dal testamento religioso del re, il quale domanda a Salomone di restare fedele all’alleanza con il Signore (2,1-4).</em></p>

<p><em><strong>1,5</strong> Adonia, figlio di Agghìt: il quarto figlio di Davide (2Sam 3,4) è fratellastro di Salomone, che ha per madre Betsabea.</em></p>

<p><em><strong>1,9</strong> Roghel: vedi 2Sam 17,17</em></p>

<p><em><strong>1,12</strong> salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone: colui che accedeva al trono, in questo caso Adonia, eliminava abitualmente tutti i potenziali avversari. Così aveva già fatto Abimèlec (Gdc 9,4-5).</em></p>

<p><em><strong>1,33</strong> Ghicon: sorgente che sgorga nella valle del Cèdron.</em></p>

<p><em><strong>1,38</strong> Cretei, Peletei: mercenari di origine straniera al servizio personale del re (vedi 1Sam 30,14; 2Sam 8,18).</em></p>

<p><em><strong>1,50</strong> corni dell&#39;altare: quattro rialzamenti agli angoli del piano dell&#39;altare. Erano particolarmente sacri per il sangue dei sacrifici con il quale venivano a contatto. Davano diritto d&#39;asilo (vedi 2,28-34).</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-4</strong>. Il primo libro dei Re si apre con questa breve, ma efficace descrizione della vecchiaia di Davide. Essa costituisce la premessa per la successione al sovrano e quindi per il prosieguo dell&#39;opera. La sezione di questo libro che va da questi versetti fino a 2,12 costituisce il completamento e la conclusione di quanto viene narrato nei due libri di Samuele: inizio della monarchia e affermazione di Davide con le sue luci e le sue ombre. Con una duplice affermazione «era vecchio e avanzato negli anni» si presenta subito con forza lo stato avanzato della vita di Davide e la qualità della sua esistenza. La malattia da cui è colpito non può essere diagnosticata dalla semplice notizia che viene riportata, ma è evidente la gravità, dato che non si riesce a trovare un rimedio: “non riuscivano a scaldarlo”. Stando a quanto ci viene detto in 2Sam 5,4-5, Davide dovrebbe essere sulla settantina. Divenne re a trent&#39;anni e regnò per quaranta. Egli ha così raggiunto l&#39;età media dell&#39;uomo biblico che ci viene indicata in Sal 90,10. I dati cronologici forniti dalla Bibbia vanno accolti con cautela, ma il versetto citato ci ha presentato due componenti essenziali anche nella vita di Davide: la fatica e il dolore. Fatica per le diverse imprese di conquista, dolore per le tristi vicende familiari, i molti dispiaceri avuti dai figli. Sono questi due elementi che hanno procurato a Davide una vecchiaia così compromessa. I ministri propongono un consiglio che riprende la sapienza tradizionale (cfr. Qo 4,11) e forse anche la pratica medica, come spiega Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche e come ricorda l&#39;autore pagano Galeno. Probabilmente uno solo dei servi parla direttamente al re a nome di tutti. Il rimedio suggerito potrebbe anche insinuare una “prova di virilità” senza superare la quale non è più possibile mantenere il governo, secondo l&#39;uso orientale antico. La ricerca del rimedio è fatta doviziosamente. La candidata deve essere giovane, ma anche vergine, mai conosciuta prima da altro uomo <em>(bᵉtûlāh).</em> Si percorre tutto il territorio d&#39;Israele per cercarla finché nel villaggio di Sunem viene trovata la ragazza con i requisiti necessari. Dal nome del villaggio di origine viene la denominazione «la Sunammita» _(haššûnammît)– che si trova nel testo originale. Sunem si trova di fronte al Gelboe e si affaccia sulla pianura di Esdrelon. Non è completamente chiaro il rapporto tra questa ragazza destinata al servizio di Davide e la Sulammita di cui si parla in Ct 7,1. Probabilmente è solo un&#39;assonanza senza che si tratti della stessa persona. La presentazione della vecchiaia di Davide trova il suo apice e la sua conclusione con un discreto accenno alla sua impotenza. Davide, la cui perizia nell&#39;arte della seduzione e dell&#39;amore è ben manifesta nei libri di Samuele, tanto da essere una caratteristica della sua personalità, è ora incapace di una relazione completa con una donna. Questo tipo di conclusione è particolarmente significativo. Se si accetta l&#39;ipotesi del costume orientale antico della prova di virilità, questa espressione “non la conobbe” dichiara manifestamente l&#39;inabilità di Davide al regno. Tuttavia un&#39;altra lettura è possibile. La cessazione delle facoltà generative di Davide, capostipite della dinastia, prelude alla fine della monarchia stessa. Nella precarietà di Davide non più autonomo e nella sua incapacità a generare pare già di vedere il tema dei due libri dei Re. Dopo lo splendore, al vertice con il regno di Salomone, la decadenza, la dipendenza da altre potenze, e da ultimo la tragica fine della dinastia davidica con il dramma dell&#39;esilio nel 587 e la deportazione di Sedecia, l&#39;ultimo re. Troviamo così in questi versetti non solo la condizione di partenza per lo svolgimento narrativo, ma anche l&#39;annuncio del tema dell&#39;opera: la monarchia si avvia verso la malattia della divisione con un conseguente indebolimento e verso l&#39;estinzione a causa dell&#39;infedeltà e del peccato, nella mentalità biblica il peggiore dei mali.</p>

<p><strong>5-10</strong>. Alla presentazione della vecchiaia di Davide fa immediatamente seguito il racconto del tentativo di Adonia di impadronirsi del trono. L&#39;aspirazione di Adonia a diventare re non poggia solo sull&#39;ambizione personale. Essa trova il suo fondamento nel fatto che egli era il più anziano principe vivente nella famiglia di Davide. Quarto figlio del re, nato da Agghit (2Sam 3,2-4; 1Cr 3,1-2) era sopravvissuto ai fratelli Ammon, Kileab e Assalonne. La pretesa di Adonia diventa così comprensibile, tenendo conto che anche l&#39;aspettativa popolare andava in tal senso (1Re 2,15). In un primo tempo neppure Davide sembra opporsi alle pretese del figlio, il quale ostenta il suo rango principesco, secondo i costumi orientali, con carri, cavalieri e uomini che lo precedevano. Da ultimo anche l&#39;aspetto fisico giocava a suo favore. La bellezza è una caratteristica che è stata segnalata nei sovrani precedenti, Saul e Davide, al momento della loro scelta (1Sam 9,2; 16,12) e che viene menzionata anche nel Salterio mentre si dipinge il ritratto del re nel giorno delle sue nozze (Sal 45,3). Adonia cerca pure di corroborare il suo tentativo di successione creandosi un partito. Il primo personaggio con il quale cerca accordo è Ioab. Costui era un uomo di grande rilievo, aveva partecipato a tutte le grandi conquiste di Davide ed era secondo solo a lui. Deteneva il comando dell&#39;esercito. Pur avendo nei confronti di Davide un atteggiamento di collaborazione e lealtà, non mancarono momenti di forte difficoltà nel rapporto tra i due uomini di stato. Infatti Ioab fu l&#39;autore di tre assassini che incrinarono il suo rapporto con Davide: l&#39;uccisione di Abner (2Sam 3,22-29) generale del re e di Amasa (2Sam 20, 8-10). Quest&#39;ultimo aveva preso il posto di Ioab nella direzione dell&#39;esercito dopo l&#39;uccisione di Assalonne (2Sam 18,14-15) da parte di Ioab stesso, in aperto contrasto con il volere di Davide (2Sam 18,5). Ebiatar, scampato dal massacro dei sacerdoti ordinato da Saul in Nob, si rifugiò presso Davide (1Sam 22,6-23). Dopo la conquista di Gerusalemme lo troviamo associato a Zadok, con il quale condivideva l&#39;incarico di capo-sacerdote di Davide. Probabilmente erano incaricati della custodia dell&#39;arca (2Sam 15,24-36). Può darsi che tra i due responsabili del culto vi fosse concorrenza o invidia e così li troviamo schierati con parti diverse nell&#39;intento di primeggiare. E proprio Zadok apre la lista dei personaggi di corte che non si trovano dalla parte di Adonia e che diventeranno l&#39;impedimento del suo sogno. Circa Zadok non si riesce a capire se provenga dal culto israelitico, secondo quanto attesta l&#39;AT che lo vorrebbe al servizio dell&#39;arca in Kiriat-Iearim e in Gabaon (1Cr 16,39), oppure se fosse un sacerdote gebuseo a Gerusalemme prima che venisse conquistata da Davide. Questi avrebbe permesso a Zadok di mantenere il suo ufficio sacerdotale per facilitare la riconciliazione tra vecchi e nuovi abitanti della città. Quest&#39;ultima ipotesi viene suffragata facendo riferimento all&#39;onomastica gebusea. Limitandoci alla testimonianza diretta dei testi biblici dovremmo optare per la prima ipotesi e porre Zadok tra i figli di Levi (1Cr 6,1-8). Benaia si è distinto per imprese valorose (2Sam 23,20-23; 1Cr 11,22-25) e al momento del complotto è a capo dei mercenari stranieri, i Cretei e i Peletei, che servivano come guardia reale presso Davide (2Sam 8,18; 20,23; 23,22-23). Di Natan daremo notizie quando si parlerà del suo piano. Simei è un nome frequente nella Bibbia. Qui indica un uomo divenuto importante nel regno di Davide e che ritroveremo nell&#39;amministrazione di Salomone. Rei è un nome discusso dal punto di vista della critica testuale. Era un ufficiale regio. L&#39;aspirazione di Adonia al trono non solo si conclude con la presentazione del partito opposto, ma dall&#39;osservazione di quest&#39;ultimo si può dedurre che da ambo le parti ci sono forze pari: l&#39;appoggio religioso e militare. La decisione di Davide è la sola a essere determinante. In essa sarà guidato da Natan e si manifesterà il piano divino.</p>

<p><strong>9-10</strong>. Adonia ha preparato un pasto per tutti i suoi sostenitori. La radice <em>zbḥ</em> con la quale si apre il racconto ha una duplice valenza. Può trattarsi semplicemente di una macellazione per preparare le vivande, può trattarsi di uccisione rituale, cioè di un sacrificio. In questo secondo caso saremmo decisamente vicini a 2Sam 15,12, parte del racconto della rivolta di Assalonne, e avremmo cosi un&#39;analogia con un precedente assai pericoloso. Stando a 1Re 1,11.18.25 dovremmo leggere questo pasto non solo come una convocazione del partito di Adonia per meglio compattarlo, ma come il preambolo della sua consacrazione a re. Il luogo del banchetto, En-Roghel, è una fonte situata a sud di Gerusalemme, alla confluenza tra la valle di Innom e la valle del Cedron. Presso questa fonte si trovava una pietra il cui nome potrebbe essere interpretato «del serpente». Che potesse fungere da altare? Naturalmente Salomone, il cui nome costituisce il vertice della lista, è escluso insieme ai suoi sostenitori.</p>

<p><strong>11-14</strong>. La notizia dei fatti di En-Roghel viene portata da Natan a Betsabea, con la quale prende un accordo. Natan viene posto in primo piano già dal punto di vista narrativo e in effetti il suo ruolo in questa circostanza è essenziale. I testi più estesi che possediamo circa il profeta Natan sono tutti legati alla successione di Davide e alla dinastia. Egli compare prima di tutto in 2Sam 7,1-17 (e nel testo parallelo di 1Cr 17,1-15), dove viene pronunciato l&#39;oracolo fondamentale per la dinastia davidica. Di nuovo Natan viene in scena dopo il peccato di Davide in 2Sam 12 come latore del rimprovero e del perdono divino. Essenziale per noi è il v. 25 dove si dichiara l&#39;amore di Dio per Salomone e il nome che lo simboleggia <em>«Iedidia»,</em> che viene dato proprio da Natan, inviato di proposito dal Signore. Nel nostro caso Natan agisce come profeta, come familiare ai piani divini per realizzare l&#39;imposizione del nome “Amato da Dio”. Non siamo pertanto di fronte ad un intrigo di corte per controbilanciare una congiura, bensì di fronte all&#39;adempimento del progetto divino che si compie tramite il profeta. La preghiera di Davide al v. 48 ne dà conferma. Tuttavia questo caso è diverso dai precedenti. Natan non prende qui le mosse da un oracolo divino ricevuto. Cerca invece l&#39;appoggio di Betsabea, madre di Salomone, e abilmente fa leva sui suoi sentimenti femminili. Presentando Adonia come figlio di Agghit, Natan prende come fulcro della sua richiesta d&#39;intervento l&#39;orgoglio di madre e di moglie di Betsabea. Inoltre incalza presentando il rischio mortale che incombe su di lei e sul figlio, rivali politici di Adonia. Dopo questo esordio convincente, Natan suggerisce a Betsabea il discorso da tenere al re e che egli stesso confermerà. Al v. 13 si parla per la prima volta di un giuramento fatto da Davide a Betsabea in merito alla sua successione a favore di Salomone. Entrare nel merito della questione significa solo aprire la porta a congetture. Possiamo semplicemente dire che la preferenza di Davide per Betsabea rende plausibile un simile avvenimento del quale Natan era al corrente.</p>

<p><strong>15-21</strong>. Betsabea conserva nell&#39;incontro con Davide gli usi e 1l linguaggio delle corti orientali. Ricordando al re il suo giuramento, Betsabea ripete alla lettera la formula già presentata da Natan, ma aggiunge che il giuramento è stato fatto «per il Signore» ed è pertanto maggiormente obbligante per il re. Oltre a ricordare il giuramento Betsa-bea fa anche la cronaca degli avvenimenti di En-Roghel come un testimone oculare. Il discorso giunge al culmine al v. 20 quando Betsabea fa notare a Davide che gli occhi di tutto Israele sono puntati su di lui affinché decida a chi toccherà il suo trono. Nel caso il sovrano tacesse, quando il suo silenzio sarà definitivo nel sonno della morte, Betsa-bea e Salomone subiranno la sorte dei traditori. Anche se queste parole vengono pronunciate con delicatezza, esse sono una forte pressione sul cuore di Davide il cui legame affettivo con Salomone e Betsabea è assai forte, e sono una spinta decisiva a sciogliere il segreto del giuramento.</p>

<p><strong>22-27</strong>. Si ha l&#39;impressione che l&#39;arrivo di Natan tronchi il discorso di Betsabea proprio nel punto di maggior tensione drammatica e lo lasci come in sospeso. Forse Betsabea ha dovuto addirittura ritirarsi dalla presenza del re (vedi v. 28). Natan finge di non essere al corrente della decisione di Davide che sia Adonia a succedergli ed esordisce con la domanda se gli avvenimenti di En-Roghel corrispondano a un decreto del re. Anche la chiusura dell&#39;intervento di Natan è costituita da una domanda in cui si nasconde la volontà di provocare il pronunciamento del re. Perché egli non ha informato i suoi intimi circa il successore? Tra le due interrogazioni mirate di Natan si stende la cronaca degli avvenimenti, con l&#39;aggiunta della lista degli esclusi dopo l&#39;elenco degli invitati.</p>

<p><strong>28-31</strong>. Il piano di Natan sortisce effetto. Richiamata la regina, il re pronuncia di nuovo il giuramento in forma solenne, nel nome del Signore, e da realizzarsi immediatamente. Non possiamo dire se questa formulazione costituisca già uno scioglimento del segreto e se si debbano aspettare i versetti successivi per rendere pubblica la scelta con gli ordini ai ministri per la consacrazione di Salomone.</p>

<p><strong>32-37</strong>. Questi versetti praticamente ci presentano nelle parole di Davide la prima versione del racconto della consacrazione regale di Salomone che verrà ripetuta ai vv. 38-40. Potremmo così dire di avere tre racconti dell&#39;unzione di Salomone come re. La ripetizione è un elemento della narrativa biblica per sottolineare l&#39;importanza di un avvenimento. Gli esclusi diventano ora protagonisti. Zadok, Natan e Benaia sono incaricati di mettere in atto il giuramento di Davide a favore di Salomone e ricevono istruzioni sul luogo e sul cerimoniale. La località scelta è Ghicon, una sorgente situata sul lato occidentale della valle del Cedron sotto la parte settentrionale delle mura della cittadella di Davide. Insieme ad En-Roghel costituiva la parte principale dell&#39;approvvigionamento idrico di Gerusalemme. Le modalità del rito: prima si farà salire Salomone sulla mula di Davide; è un privilegio regale. La mula era una cavalcatura recente a quel tempo, succeduta agli asini. Costituiva la cavalcatura dei nobili (2Sam 13,29; 18,9) ed era una rarità perché importata. Seguirà l&#39;unzione. Il rito deve manifestare l&#39;appartenenza del re a Dio e la familiarità che il re ha con lui (Sal 2, ). Si discute tra gli autori se il soggetto dell&#39;unzione sia solo il sacerdote Zadok, come verosimilmente si dice al v. 39, o se anche Natan agisca insieme con lui. Può darsi che l&#39;associazione ricordi Samuele che unse Saul (1Sam 10,1) e Davide (1Sam 16,13) e che svolgeva funzioni profetiche (1Sam 9,6) e sacerdotali (1Sam 16,4). Il suono della tromba previsto per le grandi assemblee sacre (Lv 23,24) darà il tono di festa e precederà l&#39;annuncio dell&#39;avvenuta consacrazione regale. Quindi un corteo accompagnerà il neo consacrato alla reggia per l&#39;intronizzazione. Il discorso di Davide si chiude con una formula perentoria alla quale dà ulteriore forza il vocabolo <em>năgîd</em> (principe, capo), che appartiene al linguaggio profetico e viene usato spessissimo quando si parla della scelta del re che viene fatta da Dio (1Sam 9,16; 10,1; 13,14; 2Sam 5,7; 6,11; 7,8; 1Re 14,7; 16,2; 2Re 20,5). Questo termine inoltre insieme a quanto si è osservato al v. 35 e a quanto si dice in 2,12 fa pensare piuttosto ad una coreggenza come in 2Re 15,5 nel caso di Iotam. In ogni caso ciò che qui merita attenzione è il ricorrere del vocabolo nelle espressioni in cui Dio manifesta la sua scelta. Nelle parole di Davide viene manifestata la decisione divina; egli è in questo momento il re-profeta che indica con chiarezza il futuro del popolo: unità d&#39;Israele e di Giuda sotto un governo sicuro.</p>

<p><strong>35-37</strong>. La risposta di Benaia merita una sottolineatura particolare. Inizia con un «Così sia!» che è la risposta più decisa alla volontà divina. Il collegamento tra l&#39;ordine di Davide e il volere divino diventa qui esplicito e costituisce l&#39;augurio migliore per Salomone, la cui sovranità è fondata sulla scelta divina.</p>

<p><strong>38-40</strong>. La descrizione della consacrazione riprende quasi letteralmente l&#39;ordine di Davide. Sotto la scorta armata dei mercenari agli ordini di Benaia provenienti da Creta e forse dalla Filistea si svolge il rito. Si noti che il corno dell&#39;olio viene preso dalla tenda dell&#39;arca che Davide aveva fatto piantare a Gerusalemme (2Sam 6,12-23). Il potere santificante dell&#39;olio è ben illustrato in Es 30,22-33. Questo particolare rende il momento ancora più solenne. Una simile cerimonia è un&#39;assoluta novità in Israele nel senso che Saul e Davide erano stati scelti come re dopo aver dato prova del loro valore (1Sam 11,1-15; 2Sam 5,1-3) e non appartenevano alla medesima famiglia. Ora invece Salomone è scelto come re senza aver ancora compiuto imprese ed è il figlio di Davide; è il primo passo nella successione dinastica e verso il compimento della promessa (2Sam 7,8-16). Il consenso popolare non è però assente dalla scena. Il v. 40 parla di _kol-hā‘ām, «tutto il popolo (BC: tutti)», che segue Salomone acclamandolo re con danze e con gioia. Con un&#39;iperbole anche la terra viene coinvolta nei festeggiamenti.</p>

<p><strong>41-48</strong>. La tecnica narrativa dell&#39;autore sceglie ora un personaggio non ancora apparso in scena per il terzo racconto della consacrazione. Il personaggio scelto è Gionata, figlio di Ebiatar, già comparso in maniera positiva in 2Sam 17,17 in cui ebbe l&#39;incarico di raccogliere informazioni sulla rivolta di Assalonne. Il racconto è fatto in crescendo. Agli avvenimenti di Ghicon vengono aggiunti quelli di corte dove l&#39;elezione di Salomone è bene accolta. I ministri si recano a congratularsi con il re Davide, augurando al neo eletto una fama e un regno maggiori di quelli del padre. Un simile augurio non era irriverente nel costume orientale. L&#39;apice del racconto è costituito dalla preghiera di Davide, il quale lascia prorompere tutta la sua gratitudine per il mantenimento della promessa dinastica. Il ringraziamento di Davide è il vertice del capitolo, manifesta di nuovo l&#39;agire di Dio che dissipa ogni opposizione. Questa preghiera è il “sigillo liturgico” alla vicenda della successione.</p>

<p><strong>49-53</strong>. La paura di Adonia è più che comprensibile e costituisce un autentico rovesciamento delle parti. Al v. 12 Betsabea e Salomone dovevano salvarsi la vita, ora è Adonia a trovarsi in questa condizione. Non potendo contare più su nessuno si avvale del diritto di asilo che viene sancito in Es 21,13-14 e corre ad afferrare i corni dell&#39;altare, ritenuti la parte più santa perché protuberanze sulle quali si versava il sangue delle vittime. Con molta probabilità questo altare si trovava nella tenda dell&#39;arca. Il giuramento d&#39;incolumità è condizionato alla promessa di lealtà. Portato al cospetto di Salomone, Adonia viene congedato con una frase sibillina: «Vattene a casa». Un comando a ritirarsi dall&#39;ambiente di corte e dalla vita pubblica?</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 05:56:03 +0000</pubDate>
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      <title>2SAMUELE - Capitolo 24</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Censimento, peste, costruzione di un altare&#xA;1L&#39;ira del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: &#34;Su, fa&#39; il censimento d&#39;Israele e di Giuda&#34;. 2Il re disse a Ioab, capo dell&#39;esercito a lui affidato: &#34;Percorri tutte le tribù d&#39;Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione&#34;. 3Ioab rispose al re: &#34;Il Signore, tuo Dio, aumenti il popolo cento volte più di quello che è, e gli occhi del re, mio signore, possano vederlo! Ma perché il re, mio signore, vuole questa cosa?&#34;. 4Ma l&#39;ordine del re prevalse su Ioab e sui comandanti dell&#39;esercito, e Ioab e i comandanti dell&#39;esercito si allontanarono dal re per fare il censimento del popolo d&#39;Israele.&#xA;5Passarono il Giordano e cominciarono da Aroèr e dalla città che è a metà del torrente di Gad su fino a Iazer. 6Poi andarono in Gàlaad e nella terra degli Ittiti a Kades, andarono a Dan-Iaan e piegarono verso Sidone. 7Andarono alla fortezza di Tiro e in tutte le città degli Evei e dei Cananei e finirono nel Negheb di Giuda a Bersabea. 8Percorsero così tutto il territorio e dopo nove mesi e venti giorni tornarono a Gerusalemme. 9Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c&#39;erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.&#xA;10Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: &#34;Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza&#34;. 11Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: 12&#34;Va&#39; a riferire a Davide: Così dice il Signore: &#34;Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò&#34;&#34;. 13Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: &#34;Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato&#34;. 14Davide rispose a Gad: &#34;Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!&#34;. 15Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. 16E quando l&#39;angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all&#39;angelo devastatore del popolo: &#34;Ora basta! Ritira la mano!&#34;.&#xA;L&#39;angelo del Signore si trovava presso l&#39;aia di Araunà, il Gebuseo. 17Davide, vedendo l&#39;angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: &#34;Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!&#34;.&#xA;18Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse: &#34;Sali, innalza un altare al Signore nell&#39;aia di Araunà, il Gebuseo&#34;. 19Davide salì, secondo la parola di Gad, come il Signore aveva comandato. 20Araunà guardò e vide il re e i suoi servi dirigersi verso di lui. Araunà uscì e si prostrò davanti al re con la faccia a terra. 21Poi Araunà disse: &#34;Perché il re, mio signore, viene dal suo servo?&#34;. Davide rispose: &#34;Per acquistare da te l&#39;aia e costruire un altare al Signore, perché si allontani il flagello dal popolo&#34;. 22Araunà disse a Davide: &#34;Il re, mio signore, prenda e offra quanto vuole! Ecco i giovenchi per l&#39;olocausto; le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno da legna. 23Tutte queste cose, o re, Araunà te le regala&#34;. Poi Araunà disse al re: &#34;Il Signore, tuo Dio, ti sia propizio!&#34;. 24Ma il re rispose ad Araunà: &#34;No, io acquisterò da te a pagamento e non offrirò olocausti gratuitamente al Signore, mio Dio&#34;. Davide acquistò l&#39;aia e i buoi per cinquanta sicli d&#39;argento. 25Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Il Signore si mostrò placato verso la terra e il flagello si allontanò da Israele.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;24,1 incitò: il testo di 1Cr 21,1 attribuisce l’iniziativa a Satana, visto come una sorta di pubblico ufficiale, con il compito di misurare la gratuità della fede (vedi anche Gb 1,6; 2,3).&#xA;&#xA;24,3 Ioab rispose al re: conoscere l’entità della popolazione equivale a poter calcolare il numero degli uomini validi per fare la guerra. Se ne ha conferma al v. 9. Ma per la fede d’Israele l’unico difensore è il Signore: la risposta di Ioab rispecchia tale convinzione (vedi Dt 1,11).&#xA;&#xA;24,5 Aroèr: in Transgiordania, al confine con i Moabiti; Iazer è nel territorio di Gad (Gs 13,25).&#xA;&#xA;24,6-7 Kades e Dan-Iaan: segnano i confini settentrionali del regno; così Sidone e Tiro, che non hanno fatto mai parte del territorio d’Israele.&#xA;&#xA;24,16 Araunà: 1Cr 21,15 lo chiama Ornan.&#xA;&#xA;24,24 cinquanta sicli: corrispondevano a circa 550 grammi (vedi nota a Es 30,13). Sulla stessa area acquistata da Davide, Salomone innalzerà il tempio (2Cr 3,1).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-25. La sesta &#34;appendice&#34; richiama la prima (21,1-14) sia per l&#39;analoga struttura (colpa - ira divina - espiazione) sia per le due formule introduttoria («di nuovo»: v. 1; cfr. 21,1) e conclusiva («il Signore si mostrò placato»: v. 24 e 21,14). Nel primo episodio si narrava di una carestia durata tre anni, qui Israele deve affrontare una pestilenza di tre giorni; in entrambi i casi si tratta di un castigo divino per un peccato legato alla persona del re (Saul, Davide). L&#39;analogia vale fino a un certo punto, perché qui la collera del Signore contro Israele si accende prima del censimento ordinato da Davide (v. 1) e il capriccio di «conoscere il numero della popolazione» (v. 2) è suscitato da Dio stesso come &#34;occasione&#34; per punire il misterioso peccato del popolo. Nel mondo semitico &#34;conoscere&#34; (v. 2) significava &#34;possedere&#34;, esercitare un potere su qualcuno o qualcosa (Gn 2,17: il bene e il male; Gn 2,19: &#34;dare il nome&#34;; Gn 4,1 e 1Sam 1,19: &#34;conoscere&#34; sessualmente una donna). Dal momento che Dio solo può disporre della vita umana, il rimorso di Davide (v. 10; cfr. 1Sam 24,6) riguarda propriamente il fatto di aver voluto sostituirsi a lui nella &#34;conoscenza&#34; del popolo che gli appartiene (per tale motivo la legge prevedeva che in caso di censimento legittimamente indetto venisse applicata una forma di &#34;riscatto&#34; cultuale, come quando nasceva un primogenito: Es 30,12-13; cfr. Es 13,2.11-15). La prevaricazione commessa esige una riparazione e - come in 12,13-14 - il Signore ne fissa il &#34;prezzo&#34;, lasciando a Davide la possibilità di scegliere una fra le tre calamità minacciate al popolo infedele: la fame, la guerra e la peste (cfr. Lv 26,14-38; Dt 28,15-46; Ger 21,5-9; 24,10; 27,8). Davide opta per i «tre giorni di peste» (v. 13), gettandosi tra le braccia della misericordia divina con l&#39;abbandono fiducioso del figlio che è certo dell&#39;amore paterno nonostante la severa correzione (cfr. 12,16-23; 15,25-26. Cfr. anche Sir 2,18). Quando la peste sta per abbattersi su Gerusalemme il Signore «si pente» del male arrecato (cfr. Ger 26,3; altrove «si pente» del bene elargito senza frutto: Gn 6,6; 1Sam 15,11.35; Ger 18,10). Davide riceve l&#39;ordine di edificare un altare sul luogo in cui gli è apparso l&#39;angelo sterminatore (cfr. Gn 28,12-19; Gdc 6,22-24; 13,15-21) e di offrire olocausti e sacrifici di comunione (cfr. 1Sam 2,12-17). Ivi, sull&#39;aia di Arauna il Gebuseo, Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Il testo parallelo di 1Cr 22,1 aggiunge significativamente: «Davide disse: Questa è la casa del Signore Dio e questo è l&#39;altare per gli olocausti di Israele». &#xA;&#xA;L&#39;ultima pagina di 1-2 Sam ci proietta nella nuova epoca storica dominata dal tempio, il «posto per l&#39;arca, dove c&#39;è l&#39;alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto» (1Re 8,21). Anche quando la fragile intesa politica fra le tribù si sfalderà (1Re 11-12) il tempio si ergerà come simbolo di quella &#34;comunione&#34; cui Dio s&#39;è impegnato «per sempre» (7,24; Es 6,7; Dt 7,6; 26,17-19; 29,12) e che coincide, in ultima analisi, con la vocazione ultima d&#39;Israele e di ogni creatura umana (Gv 17,21-24; Rm 9-11; 1Cor 12,12-27; Ef 2,13-18; 4,4-6). Perciò non è casuale che le tappe fondamentali della storia narrata nei due libri di Samuele siano scandite, dal principio alla fine, da una serie di &#34;sacrifici di comunione&#34;: &#xA;&#xA;1) 1 Sam 1,4 - nascita di Samuele; &#xA;2) 1 Sam 9,12-24 - scelta di Saul; &#xA;3) 1 Sam 16,2-5 - elezione di Davide; &#xA;4) 2 Sam 6,17-19 - trasporto dell&#39;arca a Gerusalemme; &#xA;5) 2 Sam 24,25 - erezione dell&#39;altare sull&#39;area del tempio.&#xA;&#xA;1. «incitò Davide»: la concezione semitica del mondo era estremamente unitaria e tutto era rinviato al volere di Dio, anche il male (cfr. 1Sam 2,25; 16,14; 26,19; Es 4,21). Solo in tempi più recenti gli scrittori biblici si pongono il problema di un Dio &#34;tentatore&#34; in rapporto alla libertà umana (Prv 19,3; Ez 18,29-32; 33,11; Sir 15,11-20; Sap 1,13; 2,23-24). Il testo parallelo 1Cr 21,1 corregge infatti 2Sam 24,1: «Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide...» (cfr. Gb 1,6-12; 2,1-7). Per «Satana»: cfr. 1Sam 29,4.&#xA;&#xA;2. «a Ioab e ai suoi capi dell&#39;esercito»: TM ha: «a Ioab capo dell&#39;esercito che era con lui». BC corregge secondo il v. 4.&#xA;&#xA;3-8. Ioab pronuncia una benedizione sul popolo e sul re al fine di contrastare la maledizione incombente (cfr. 21,3). Il testo di 1Cr 21,3 esplicita il suo timore: «Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?». Ma stavolta (pur essendo abituato ad ottenere tutto quel che vuole: 14,21; 18,14; 19,6-8) deve cedere alla determinazione del re e intraprende con gli altri capi militari un lungo itinerario ideale che li porta dapprima in Transgiordania e poi «da Dan fino a Bersabea», ossia fino agli estremi confini del paese (cfr. 17,11).&#xA;&#xA;5. «cominciarono da Aroer e dalla città...»: con LXX (recensione Lucianica). TM, LXX e Vg hanno: «Si accamparono in Aroer, a destra della città...». A proposito del viaggio, il parallelo 1Cr 21,4 dice solo: «percorse tutto Israele». «Aroer»: città moabita presso il fiume Arnon (diversa da quella citata in 1Sam 30,28), assegnata alla tribù di Ruben come l&#39;innominata «città che è in mezzo al torrente» (cfr. Dt 2,36; Gs 13,16).&#xA;&#xA;6. «nel paese degli Hittiti a Kades»: traduzione congetturale del TM corrotto (’el ’ereṣ  taḥtîm ḥōdšî). BC propone di correggere il testo con i LXX (recensione Lucianica): ’el ’ereṣ haḥittîm qādēšâ. Il regno di Davide non si è mai esteso così a nord, sino al fiume Oronte (250 km a nord del lago di Genesaret); l&#39;itinerario ripercorre idealmente i confini stabiliti dal Signore stesso (Nm 34,3-12; Ez 47,15-20; cfr. 8,1-14). Percorrere &#34;in lungo e in largo&#34; un terreno (Gn 13,17) significa prenderne possesso: Davide afferma la sua proprietà su Israele, dimenticando che tutto gli è donato dall&#39;alto (cfr. 12,7).&#xA;&#xA;9. La cifra del censimento è troppo elevata se riguarda solo i maschi atti alla guerra (cfr. 1Sam 11,8); sarebbe più attendibile se comprendesse tutta la popolazione.&#xA;&#xA;11. «Gad, il veggente di Davide»: cfr. 1Sam 22,5.&#xA;&#xA;13. «tre anni»: con i LXX. TM ha: «sette anni» (cfr. Gn 41,27).&#xA;&#xA;14. «la sua misericordia»: lett. raḥămîm (da reḥem, «utero, viscere materne»). A differenza del termine ḥesed che pone in evidenza la fedeltà verso se stessi e la responsabilità che ne deriva (cfr. 1Sam 20,8), raḥămîm denota l&#39;amore della madre verso il figlio, totalmente gratuito e dotato di bontà e tenerezza, di pazienza e comprensione, di prontezza al perdono. È attribuito a Dio in Sal 40,12; 51,3; 77,10; 79,8; 119,77.156; 145,9; Is 49,15; 54,7; 63,7.15; Lam 3,22; Dn 9,18; Os 2,21; Zc 1,16.&#xA;&#xA;15. «da Dan a Bersabea morirono settantamila persone»: il Signore ripercorre l&#39;itinerario di Ioab per riaffermare la propria sovranità sul paese (cfr. v. 6). Il numero &#34;settantamila&#34; ha un valore simbolico (7x10x1000). Per il numero &#34;sette&#34; cfr. 6,13; il &#34;dieci&#34; simboleggia una quantità considerevole (Gn 31,7; Es 7,3-12.29; 34,28; Gb 19,3); il numero &#34;mille&#34; evoca la presenza dell&#39;azione trascendente di Dio nella storia (Es 20,6; Sal 90,4; Ger 32,18; Ap 20,3-7).&#xA;&#xA;16. «quando l&#39;angelo ebbe stesa la mano»: l&#39;angelo sterminatore dà seguito alle deliberazioni divine (cfr. 14,17). È già intervenuto in Egitto (Es 12,13.23) e riapparirà in 2Re 19,35; Is 37,36; At 12,23.&#xA;&#xA;17. «Io ho peccato»: Davide si riconosce colpevole e meritevole del castigo (cfr. 12,13; 15,25-26); tuttavia trova l&#39;audacia di intercedere per le «pecore» innocenti (cfr. però v. 1) che il Signore gli ha affidato (cfr. 7,7; 5,2; Sal 78,70-72), dimostrando ancora una volta di essere «un uomo secondo il suo cuore» (1Sam 13,14).&#xA;&#xA;21-24. L&#39;episodio narra alle generazioni future il modo in cui l&#39;area sacra del tempio è entrata in possesso di Davide a favore di tutto Israele. Il Gebuseo Arauna è generoso solo in apparenza; in realtà conduce le trattative secondo i migliori canoni orientali (cfr. Gn 23,11-16). Oltre al terreno è disposto a «regalare» pure il necessario per i sacrifici (cfr. 1Sam 6,14; 1Re 19,21). Davide conosce queste schermaglie rituali ma insiste per il pagamento adducendo un unico motivo: un sacrificio che non costa nulla non ha valore agli occhi di Dio.&#xA;&#xA;(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Censimento, peste, costruzione di un altare</em></strong>
<strong>1</strong>L&#39;ira del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: “Su, fa&#39; il censimento d&#39;Israele e di Giuda”. <strong>2</strong>Il re disse a Ioab, capo dell&#39;esercito a lui affidato: “Percorri tutte le tribù d&#39;Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione”. <strong>3</strong>Ioab rispose al re: “Il Signore, tuo Dio, aumenti il popolo cento volte più di quello che è, e gli occhi del re, mio signore, possano vederlo! Ma perché il re, mio signore, vuole questa cosa?”. <strong>4</strong>Ma l&#39;ordine del re prevalse su Ioab e sui comandanti dell&#39;esercito, e Ioab e i comandanti dell&#39;esercito si allontanarono dal re per fare il censimento del popolo d&#39;Israele.
<strong>5</strong>Passarono il Giordano e cominciarono da Aroèr e dalla città che è a metà del torrente di Gad su fino a Iazer. <strong>6</strong>Poi andarono in Gàlaad e nella terra degli Ittiti a Kades, andarono a Dan-Iaan e piegarono verso Sidone. <strong>7</strong>Andarono alla fortezza di Tiro e in tutte le città degli Evei e dei Cananei e finirono nel Negheb di Giuda a Bersabea. <strong>8</strong>Percorsero così tutto il territorio e dopo nove mesi e venti giorni tornarono a Gerusalemme. <strong>9</strong>Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c&#39;erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
<strong>10</strong>Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: “Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza”. <strong>11</strong>Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: <strong>12</strong>“Va&#39; a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”“. <strong>13</strong>Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: “Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato”. <strong>14</strong>Davide rispose a Gad: “Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!”. <strong>15</strong>Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. <strong>16</strong>E quando l&#39;angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all&#39;angelo devastatore del popolo: “Ora basta! Ritira la mano!”.
L&#39;angelo del Signore si trovava presso l&#39;aia di Araunà, il Gebuseo. <strong>17</strong>Davide, vedendo l&#39;angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: “Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!”.
<strong>18</strong>Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse: “Sali, innalza un altare al Signore nell&#39;aia di Araunà, il Gebuseo”. <strong>19</strong>Davide salì, secondo la parola di Gad, come il Signore aveva comandato. <strong>20</strong>Araunà guardò e vide il re e i suoi servi dirigersi verso di lui. Araunà uscì e si prostrò davanti al re con la faccia a terra. <strong>21</strong>Poi Araunà disse: “Perché il re, mio signore, viene dal suo servo?”. Davide rispose: “Per acquistare da te l&#39;aia e costruire un altare al Signore, perché si allontani il flagello dal popolo”. <strong>22</strong>Araunà disse a Davide: “Il re, mio signore, prenda e offra quanto vuole! Ecco i giovenchi per l&#39;olocausto; le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno da legna. <strong>23</strong>Tutte queste cose, o re, Araunà te le regala”. Poi Araunà disse al re: “Il Signore, tuo Dio, ti sia propizio!”. <strong>24</strong>Ma il re rispose ad Araunà: “No, io acquisterò da te a pagamento e non offrirò olocausti gratuitamente al Signore, mio Dio”. Davide acquistò l&#39;aia e i buoi per cinquanta sicli d&#39;argento. <strong>25</strong>Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Il Signore si mostrò placato verso la terra e il flagello si allontanò da Israele.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>24,1</strong> incitò: il testo di 1Cr 21,1 attribuisce l’iniziativa a Satana, visto come una sorta di pubblico ufficiale, con il compito di misurare la gratuità della fede (vedi anche Gb 1,6; 2,3).</em></p>

<p><em><strong>24,3</strong> Ioab rispose al re: conoscere l’entità della popolazione equivale a poter calcolare il numero degli uomini validi per fare la guerra. Se ne ha conferma al v. 9. Ma per la fede d’Israele l’unico difensore è il Signore: la risposta di Ioab rispecchia tale convinzione (vedi Dt 1,11).</em></p>

<p><em><strong>24,5</strong> Aroèr: in Transgiordania, al confine con i Moabiti; Iazer è nel territorio di Gad (Gs 13,25).</em></p>

<p><em><strong>24,6-7</strong> Kades e Dan-Iaan: segnano i confini settentrionali del regno; così Sidone e Tiro, che non hanno fatto mai parte del territorio d’Israele.</em></p>

<p><em><strong>24,16</strong> Araunà: 1Cr 21,15 lo chiama Ornan.</em></p>

<p><em><strong>24,24</strong> cinquanta sicli: corrispondevano a circa 550 grammi (vedi nota a Es 30,13). Sulla stessa area acquistata da Davide, Salomone innalzerà il tempio (2Cr 3,1).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-25</strong>. La sesta “appendice” richiama la prima (21,1-14) sia per l&#39;analoga struttura (colpa – ira divina – espiazione) sia per le due formule introduttoria («di nuovo»: v. 1; cfr. 21,1) e conclusiva («il Signore si mostrò placato»: v. 24 e 21,14). Nel primo episodio si narrava di una carestia durata tre anni, qui Israele deve affrontare una pestilenza di tre giorni; in entrambi i casi si tratta di un castigo divino per un peccato legato alla persona del re (Saul, Davide). L&#39;analogia vale fino a un certo punto, perché qui la collera del Signore contro Israele si accende prima del censimento ordinato da Davide (v. 1) e il capriccio di «conoscere il numero della popolazione» (v. 2) è suscitato da Dio stesso come “occasione” per punire il misterioso peccato del popolo. Nel mondo semitico “conoscere” (v. 2) significava “possedere”, esercitare un potere su qualcuno o qualcosa (Gn 2,17: il bene e il male; Gn 2,19: “dare il nome”; Gn 4,1 e 1Sam 1,19: “conoscere” sessualmente una donna). Dal momento che Dio solo può disporre della vita umana, il rimorso di Davide (v. 10; cfr. 1Sam 24,6) riguarda propriamente il fatto di aver voluto sostituirsi a lui nella “conoscenza” del popolo che gli appartiene (per tale motivo la legge prevedeva che in caso di censimento legittimamente indetto venisse applicata una forma di “riscatto” cultuale, come quando nasceva un primogenito: Es 30,12-13; cfr. Es 13,2.11-15). La prevaricazione commessa esige una riparazione e – come in 12,13-14 – il Signore ne fissa il “prezzo”, lasciando a Davide la possibilità di scegliere una fra le tre calamità minacciate al popolo infedele: la fame, la guerra e la peste (cfr. Lv 26,14-38; Dt 28,15-46; Ger 21,5-9; 24,10; 27,8). Davide opta per i «tre giorni di peste» (v. 13), gettandosi tra le braccia della misericordia divina con l&#39;abbandono fiducioso del figlio che è certo dell&#39;amore paterno nonostante la severa correzione (cfr. 12,16-23; 15,25-26. Cfr. anche Sir 2,18). Quando la peste sta per abbattersi su Gerusalemme il Signore «si pente» del male arrecato (cfr. Ger 26,3; altrove «si pente» del bene elargito senza frutto: Gn 6,6; 1Sam 15,11.35; Ger 18,10). Davide riceve l&#39;ordine di edificare un altare sul luogo in cui gli è apparso l&#39;angelo sterminatore (cfr. Gn 28,12-19; Gdc 6,22-24; 13,15-21) e di offrire olocausti e sacrifici di comunione (cfr. 1Sam 2,12-17). Ivi, sull&#39;aia di Arauna il Gebuseo, Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Il testo parallelo di 1Cr 22,1 aggiunge significativamente: «Davide disse: Questa è la casa del Signore Dio e questo è l&#39;altare per gli olocausti di Israele».</p>

<p>L&#39;ultima pagina di 1-2 Sam ci proietta nella nuova epoca storica dominata dal tempio, il «posto per l&#39;arca, dove c&#39;è l&#39;alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto» (1Re 8,21). Anche quando la fragile intesa politica fra le tribù si sfalderà (1Re 11-12) il tempio si ergerà come simbolo di quella “comunione” cui Dio s&#39;è impegnato «per sempre» (7,24; Es 6,7; Dt 7,6; 26,17-19; 29,12) e che coincide, in ultima analisi, con la vocazione ultima d&#39;Israele e di ogni creatura umana (Gv 17,21-24; Rm 9-11; 1Cor 12,12-27; Ef 2,13-18; 4,4-6). Perciò non è casuale che le tappe fondamentali della storia narrata nei due libri di Samuele siano scandite, dal principio alla fine, da una serie di “sacrifici di comunione”:</p>
<ul><li>1) 1 Sam 1,4 – nascita di Samuele;</li>
<li>2) 1 Sam 9,12-24 – scelta di Saul;</li>
<li>3) 1 Sam 16,2-5 – elezione di Davide;</li>
<li>4) 2 Sam 6,17-19 – trasporto dell&#39;arca a Gerusalemme;</li>
<li>5) 2 Sam 24,25 – erezione dell&#39;altare sull&#39;area del tempio.</li></ul>

<p><strong>1</strong>. «incitò Davide»: la concezione semitica del mondo era estremamente unitaria e tutto era rinviato al volere di Dio, anche il male (cfr. 1Sam 2,25; 16,14; 26,19; Es 4,21). Solo in tempi più recenti gli scrittori biblici si pongono il problema di un Dio “tentatore” in rapporto alla libertà umana (Prv 19,3; Ez 18,29-32; 33,11; Sir 15,11-20; Sap 1,13; 2,23-24). Il testo parallelo 1Cr 21,1 corregge infatti 2Sam 24,1: «Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide...» (cfr. Gb 1,6-12; 2,1-7). Per «Satana»: cfr. 1Sam 29,4.</p>

<p><strong>2</strong>. «a Ioab e ai suoi capi dell&#39;esercito»: TM ha: «a Ioab capo dell&#39;esercito che era con lui». BC corregge secondo il v. 4.</p>

<p><strong>3-8</strong>. Ioab pronuncia una benedizione sul popolo e sul re al fine di contrastare la maledizione incombente (cfr. 21,3). Il testo di 1Cr 21,3 esplicita il suo timore: «Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?». Ma stavolta (pur essendo abituato ad ottenere tutto quel che vuole: 14,21; 18,14; 19,6-8) deve cedere alla determinazione del re e intraprende con gli altri capi militari un lungo itinerario ideale che li porta dapprima in Transgiordania e poi «da Dan fino a Bersabea», ossia fino agli estremi confini del paese (cfr. 17,11).</p>

<p><strong>5</strong>. «cominciarono da Aroer e dalla città...»: con LXX (recensione Lucianica). TM, LXX e Vg hanno: «Si accamparono in Aroer, a destra della città...». A proposito del viaggio, il parallelo 1Cr 21,4 dice solo: «percorse tutto Israele». «Aroer»: città moabita presso il fiume Arnon (diversa da quella citata in 1Sam 30,28), assegnata alla tribù di Ruben come l&#39;innominata «città che è in mezzo al torrente» (cfr. Dt 2,36; Gs 13,16).</p>

<p><strong>6</strong>. «nel paese degli Hittiti a Kades»: traduzione congetturale del TM corrotto <em>(’el ’ereṣ  taḥtîm ḥōdšî).</em> BC propone di correggere il testo con i LXX (recensione Lucianica): <em>’el ’ereṣ haḥittîm qādēšâ.</em> Il regno di Davide non si è mai esteso così a nord, sino al fiume Oronte (250 km a nord del lago di Genesaret); l&#39;itinerario ripercorre idealmente i confini stabiliti dal Signore stesso (Nm 34,3-12; Ez 47,15-20; cfr. 8,1-14). Percorrere “in lungo e in largo” un terreno (Gn 13,17) significa prenderne possesso: Davide afferma la sua proprietà su Israele, dimenticando che tutto gli è donato dall&#39;alto (cfr. 12,7).</p>

<p><strong>9</strong>. La cifra del censimento è troppo elevata se riguarda solo i maschi atti alla guerra (cfr. 1Sam 11,8); sarebbe più attendibile se comprendesse tutta la popolazione.</p>

<p><strong>11</strong>. «Gad, il veggente di Davide»: cfr. 1Sam 22,5.</p>

<p><strong>13</strong>. «tre anni»: con i LXX. TM ha: «sette anni» (cfr. Gn 41,27).</p>

<p><strong>14</strong>. «la sua misericordia»: lett. <em>raḥămîm</em> (da <em>reḥem,</em> «utero, viscere materne»). A differenza del termine <em>ḥesed</em> che pone in evidenza la fedeltà verso se stessi e la responsabilità che ne deriva (cfr. 1Sam 20,8), <em>raḥămîm</em> denota l&#39;amore della madre verso il figlio, totalmente gratuito e dotato di bontà e tenerezza, di pazienza e comprensione, di prontezza al perdono. È attribuito a Dio in Sal 40,12; 51,3; 77,10; 79,8; 119,77.156; 145,9; Is 49,15; 54,7; 63,7.15; Lam 3,22; Dn 9,18; Os 2,21; Zc 1,16.</p>

<p><strong>15</strong>. «da Dan a Bersabea morirono settantamila persone»: il Signore ripercorre l&#39;itinerario di Ioab per riaffermare la propria sovranità sul paese (cfr. v. 6). Il numero “settantamila” ha un valore simbolico (7x10x1000). Per il numero “sette” cfr. 6,13; il “dieci” simboleggia una quantità considerevole (Gn 31,7; Es 7,3-12.29; 34,28; Gb 19,3); il numero “mille” evoca la presenza dell&#39;azione trascendente di Dio nella storia (Es 20,6; Sal 90,4; Ger 32,18; Ap 20,3-7).</p>

<p><strong>16</strong>. «quando l&#39;angelo ebbe stesa la mano»: l&#39;angelo sterminatore dà seguito alle deliberazioni divine (cfr. 14,17). È già intervenuto in Egitto (Es 12,13.23) e riapparirà in 2Re 19,35; Is 37,36; At 12,23.</p>

<p><strong>17</strong>. «Io ho peccato»: Davide si riconosce colpevole e meritevole del castigo (cfr. 12,13; 15,25-26); tuttavia trova l&#39;audacia di intercedere per le «pecore» innocenti (cfr. però v. 1) che il Signore gli ha affidato (cfr. 7,7; 5,2; Sal 78,70-72), dimostrando ancora una volta di essere «un uomo secondo il suo cuore» (1Sam 13,14).</p>

<p><strong>21-24</strong>. L&#39;episodio narra alle generazioni future il modo in cui l&#39;area sacra del tempio è entrata in possesso di Davide a favore di tutto Israele. Il Gebuseo Arauna è generoso solo in apparenza; in realtà conduce le trattative secondo i migliori canoni orientali (cfr. Gn 23,11-16). Oltre al terreno è disposto a «regalare» pure il necessario per i sacrifici (cfr. 1Sam 6,14; 1Re 19,21). Davide conosce queste schermaglie rituali ma insiste per il pagamento adducendo un unico motivo: un sacrificio che non costa nulla non ha valore agli occhi di Dio.</p>

<p><em>(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <pubDate>Tue, 07 Apr 2026 07:25:25 +0000</pubDate>
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