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    <title>📖Un capitolo al giorno📚</title>
    <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/</link>
    <description>DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022</description>
    <pubDate>Wed, 06 May 2026 23:39:19 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>2RE - Capitolo 7</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-7</link>
      <description>&lt;![CDATA[1Ma Eliseo disse: «Ascoltate la parola del Signore! Così dice il Signore: &#34;A quest&#39;ora, domani, alla porta di Samaria un sea di farina costerà un siclo e anche due sea di orzo costeranno un siclo&#34;». 2Ma lo scudiero, al cui braccio il re si appoggiava, rispose all&#39;uomo di Dio: &#34;Già, il Signore apre le cateratte in cielo! Avverrà mai una cosa simile?&#34;. Ed egli replicò: &#34;Ecco, tu lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai&#34;.&#xA;3Ora c&#39;erano quattro lebbrosi sulla soglia della porta. Essi dicevano fra di loro: &#34;Perché stiamo seduti qui ad aspettare la morte? 4Se decidiamo di andare in città, in città c&#39;è la carestia e vi moriremo. Se stiamo qui, moriremo. Ora, su, passiamo all&#39;accampamento degli Aramei: se ci lasceranno in vita, vivremo; se ci faranno morire, moriremo&#34;. 5Si alzarono al crepuscolo per andare all&#39;accampamento degli Aramei e giunsero fino al limite del loro accampamento. Ebbene, là non c&#39;era nessuno. 6Il Signore aveva fatto udire nell&#39;accampamento degli Aramei rumore di carri, rumore di cavalli e rumore di un grande esercito. Essi si erano detti l&#39;un l&#39;altro: &#34;Ecco, il re d&#39;Israele ha assoldato contro di noi i re degli Ittiti e i re dell&#39;Egitto, per mandarli contro di noi&#34;. 7Alzatisi, erano fuggiti al crepuscolo, lasciando le loro tende, i loro cavalli e i loro asini e l&#39;accampamento com&#39;era; erano fuggiti per salvarsi la vita. 8Quei lebbrosi, giunti al limite dell&#39;accampamento, entrarono in una tenda e, dopo aver mangiato e bevuto, portarono via argento, oro e vesti, che andarono a nascondere. Ritornati, entrarono in un&#39;altra tenda; portarono via tutto e andarono a nasconderlo.&#xA;9Ma poi si dissero l&#39;un l&#39;altro: &#34;Non è giusto quello che facciamo; oggi è giorno di lieta notizia, mentre noi ce ne stiamo zitti. Se attendiamo fino alla luce del mattino, potrebbe sopraggiungerci un castigo. Andiamo ora, entriamo in città e annunciamolo alla reggia&#34;. 10Vi andarono; chiamarono i guardiani della città e riferirono loro: &#34;Siamo andati nell&#39;accampamento degli Aramei; ecco, non c&#39;era nessuno né c&#39;era voce umana, ma c&#39;erano i cavalli legati e gli asini legati e le tende al loro posto&#34;. 11I guardiani allora gridarono e diedero la notizia all&#39;interno della reggia.&#xA;12Il re si alzò nella notte e disse ai suoi ufficiali: &#34;Vi dirò quello che hanno fatto a noi gli Aramei. Sapendo che siamo affamati, sono usciti dall&#39;accampamento per nascondersi in campagna, dicendo: &#34;Appena usciranno dalla città, li prenderemo vivi e poi entreremo in città&#34;&#34;. 13Uno dei suoi ufficiali rispose: &#34;Si prendano cinque dei cavalli superstiti che sono rimasti in questa città - avverrà di loro come di tutta la moltitudine d&#39;Israele rimasta in città, come di tutta la moltitudine d&#39;Israele che è perita - e mandiamo a vedere&#34;. 14Presero allora due carri con i cavalli; il re li mandò sulle tracce dell&#39;esercito degli Aramei, dicendo: &#34;Andate a vedere&#34;. 15Andarono sulle loro tracce fino al Giordano; ecco, tutta la strada era piena di abiti e di oggetti che gli Aramei avevano gettato via nella loro fuga precipitosa. I messaggeri tornarono e riferirono al re.&#xA;16Allora il popolo uscì e saccheggiò l&#39;accampamento degli Aramei. Un sea di farina si vendette per un siclo, e due sea di orzo ugualmente per un siclo, secondo la parola del Signore. 17Il re aveva messo a guardia della porta lo scudiero, al cui braccio egli si appoggiava. Calpestato dalla folla presso la porta, quello morì come aveva detto l&#39;uomo di Dio, quando aveva parlato al re che era sceso da lui. 18Avvenne come aveva detto l&#39;uomo di Dio al re: &#34;A quest&#39;ora, domani, alla porta di Samaria due sea di orzo costeranno un siclo e anche un sea di farina costerà un siclo&#34;. 19Lo scudiero aveva risposto all&#39;uomo di Dio: &#34;Già, il Signore apre le cateratte in cielo! Avverrà mai una cosa simile?&#34;. E quegli aveva replicato: &#34;Ecco, tu lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai&#34;. 20A lui capitò proprio questo: lo calpestò la folla alla porta ed egli morì.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;7,1 Un sea equivaleva a circa sette litri. Il siclo è peso – ed equivale circa a 11 grammi – ed è anche moneta. Un talento corrisponde a 3.000 sicli, ossia circa 33 kg. Ma vi è sempre un margine di incertezza nelle equivalenze tra le misure dell’AT e quelle del nostro tempo. Il siclo del santuario è misura superiore a quella di uso profano.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-2. La consolazione offerta da Eliseo è un oracolo che annuncia la fine della fame e che contrasta finemente con la descrizione dell&#39;indigenza di 6,25. È prevista una svendita di generi alimentari; buona qualità e basso prezzo sarà il prodigio a cui si assisterà. L&#39;annuncio è così sorprendente che lo scudiero del re reagisce con pungente sagacia. Anche a lui è destinato un oracolo: vedrà la meraviglia, ma non ne sarà partecipe.&#xA;&#xA;3-5. La soluzione dell&#39;insostenibile situazione arriva per una via completamente inattesa. Alcuni lebbrosi costretti all&#39;emarginazione (Lv 13,46) decidono di rischiare l&#39;avvicinamento all&#39;accampamento nemico. Da perdere non hanno più nulla: la malattia e la fame li hanno portati alla soglia della morte. L&#39;eventualità di questa è vista con rassegnata serenità. Proprio da questo ulteriore gesto disperato sgorga la scoperta della salvezza.&#xA;&#xA;6-7. Con un passo all&#39;indietro l&#39;autore dà spiegazione dell&#39;accaduto. Il panico si era diffuso nell&#39;accampamento a causa di un fragore interpretato come vicinanza di eserciti coalizzati. La fuga immediata parve l&#39;unico rimedio allo sterminio. Il particolare dei cavalli e degli asini lasciati legati ha in sé poca verosimiglianza, ma arricchisce la drammaticità della scena.&#xA;&#xA;8. La prima reazione dei lebbrosi è la soddisfazione dei bisogni che li avevano spinti fin là e l&#39;accaparramento dei beni per il futuro.&#xA;&#xA;9-11. La seconda reazione è finalmente il prendere coscienza di quanto in realtà è avvenuto. Non si può rimandare la notizia che Samaria è ora sciolta dall&#39;incubo dell&#39;assedio e della fame.&#xA;&#xA;12. La circospezione del re è motivata anche da episodi narrati nella storia biblica (Gs 8,3-23; Gdc 20,29-34). Potrebbe trattarsi di un colpo d&#39;astuzia decisiva, più efficace di un attacco alle mura.&#xA;&#xA;13-15. Non resta che correre un altro rischio: organizzare una spedizione che verifichi la realtà delle cose. Gli inviati seguono le tracce della fuga fino al Giordano. Lì si trovavano i guadi che avevano permesso l&#39;accesso prima e l&#39;uscita ora dell&#39;esercito invasore. È probabile che i territori delle tribù transgiordaniche fossero in mano agli Aramei e che il Giordano fungesse da confine. I nemici lo avevano varcato; la ritirata era effettiva e definitiva.&#xA;&#xA;16. La parola profetica si è avverata. Dall&#39;abbondanza di viveri nemici viene rifornito il mercato cittadino: la merce è abbondante, i prezzi crollano.&#xA;&#xA;17. Molto amaramente si avvera anche il secondo oracolo. Spinta dalla fame e dall&#39;affare la folla si accalca calpestando sotto i piedi il beffardo scudiero.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>Ma Eliseo disse: «Ascoltate la parola del Signore! Così dice il Signore: “A quest&#39;ora, domani, alla porta di Samaria un <em>sea</em> di farina costerà un siclo e anche due <em>sea</em> di orzo costeranno un siclo”». <strong>2</strong>Ma lo scudiero, al cui braccio il re si appoggiava, rispose all&#39;uomo di Dio: “Già, il Signore apre le cateratte in cielo! Avverrà mai una cosa simile?”. Ed egli replicò: “Ecco, tu lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai”.
<strong>3</strong>Ora c&#39;erano quattro lebbrosi sulla soglia della porta. Essi dicevano fra di loro: “Perché stiamo seduti qui ad aspettare la morte? <strong>4</strong>Se decidiamo di andare in città, in città c&#39;è la carestia e vi moriremo. Se stiamo qui, moriremo. Ora, su, passiamo all&#39;accampamento degli Aramei: se ci lasceranno in vita, vivremo; se ci faranno morire, moriremo”. <strong>5</strong>Si alzarono al crepuscolo per andare all&#39;accampamento degli Aramei e giunsero fino al limite del loro accampamento. Ebbene, là non c&#39;era nessuno. <strong>6</strong>Il Signore aveva fatto udire nell&#39;accampamento degli Aramei rumore di carri, rumore di cavalli e rumore di un grande esercito. Essi si erano detti l&#39;un l&#39;altro: “Ecco, il re d&#39;Israele ha assoldato contro di noi i re degli Ittiti e i re dell&#39;Egitto, per mandarli contro di noi”. <strong>7</strong>Alzatisi, erano fuggiti al crepuscolo, lasciando le loro tende, i loro cavalli e i loro asini e l&#39;accampamento com&#39;era; erano fuggiti per salvarsi la vita. <strong>8</strong>Quei lebbrosi, giunti al limite dell&#39;accampamento, entrarono in una tenda e, dopo aver mangiato e bevuto, portarono via argento, oro e vesti, che andarono a nascondere. Ritornati, entrarono in un&#39;altra tenda; portarono via tutto e andarono a nasconderlo.
<strong>9</strong>Ma poi si dissero l&#39;un l&#39;altro: “Non è giusto quello che facciamo; oggi è giorno di lieta notizia, mentre noi ce ne stiamo zitti. Se attendiamo fino alla luce del mattino, potrebbe sopraggiungerci un castigo. Andiamo ora, entriamo in città e annunciamolo alla reggia”. <strong>10</strong>Vi andarono; chiamarono i guardiani della città e riferirono loro: “Siamo andati nell&#39;accampamento degli Aramei; ecco, non c&#39;era nessuno né c&#39;era voce umana, ma c&#39;erano i cavalli legati e gli asini legati e le tende al loro posto”. <strong>11</strong>I guardiani allora gridarono e diedero la notizia all&#39;interno della reggia.
<strong>12</strong>Il re si alzò nella notte e disse ai suoi ufficiali: “Vi dirò quello che hanno fatto a noi gli Aramei. Sapendo che siamo affamati, sono usciti dall&#39;accampamento per nascondersi in campagna, dicendo: “Appena usciranno dalla città, li prenderemo vivi e poi entreremo in città”“. <strong>13</strong>Uno dei suoi ufficiali rispose: “Si prendano cinque dei cavalli superstiti che sono rimasti in questa città – avverrà di loro come di tutta la moltitudine d&#39;Israele rimasta in città, come di tutta la moltitudine d&#39;Israele che è perita – e mandiamo a vedere”. <strong>14</strong>Presero allora due carri con i cavalli; il re li mandò sulle tracce dell&#39;esercito degli Aramei, dicendo: “Andate a vedere”. <strong>15</strong>Andarono sulle loro tracce fino al Giordano; ecco, tutta la strada era piena di abiti e di oggetti che gli Aramei avevano gettato via nella loro fuga precipitosa. I messaggeri tornarono e riferirono al re.
<strong>16</strong>Allora il popolo uscì e saccheggiò l&#39;accampamento degli Aramei. Un sea di farina si vendette per un siclo, e due sea di orzo ugualmente per un siclo, secondo la parola del Signore. <strong>17</strong>Il re aveva messo a guardia della porta lo scudiero, al cui braccio egli si appoggiava. Calpestato dalla folla presso la porta, quello morì come aveva detto l&#39;uomo di Dio, quando aveva parlato al re che era sceso da lui. <strong>18</strong>Avvenne come aveva detto l&#39;uomo di Dio al re: “A quest&#39;ora, domani, alla porta di Samaria due sea di orzo costeranno un siclo e anche un sea di farina costerà un siclo”. <strong>19</strong>Lo scudiero aveva risposto all&#39;uomo di Dio: “Già, il Signore apre le cateratte in cielo! Avverrà mai una cosa simile?”. E quegli aveva replicato: “Ecco, tu lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai”. <strong>20</strong>A lui capitò proprio questo: lo calpestò la folla alla porta ed egli morì.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>7,1</strong> Un sea equivaleva a circa sette litri. Il siclo è peso – ed equivale circa a 11 grammi – ed è anche moneta. Un talento corrisponde a 3.000 sicli, ossia circa 33 kg. Ma vi è sempre un margine di incertezza nelle equivalenze tra le misure dell’AT e quelle del nostro tempo. Il siclo del santuario è misura superiore a quella di uso profano.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-2</strong>. La consolazione offerta da Eliseo è un oracolo che annuncia la fine della fame e che contrasta finemente con la descrizione dell&#39;indigenza di 6,25. È prevista una svendita di generi alimentari; buona qualità e basso prezzo sarà il prodigio a cui si assisterà. L&#39;annuncio è così sorprendente che lo scudiero del re reagisce con pungente sagacia. Anche a lui è destinato un oracolo: vedrà la meraviglia, ma non ne sarà partecipe.</p>

<p><strong>3-5</strong>. La soluzione dell&#39;insostenibile situazione arriva per una via completamente inattesa. Alcuni lebbrosi costretti all&#39;emarginazione (Lv 13,46) decidono di rischiare l&#39;avvicinamento all&#39;accampamento nemico. Da perdere non hanno più nulla: la malattia e la fame li hanno portati alla soglia della morte. L&#39;eventualità di questa è vista con rassegnata serenità. Proprio da questo ulteriore gesto disperato sgorga la scoperta della salvezza.</p>

<p><strong>6-7</strong>. Con un passo all&#39;indietro l&#39;autore dà spiegazione dell&#39;accaduto. Il panico si era diffuso nell&#39;accampamento a causa di un fragore interpretato come vicinanza di eserciti coalizzati. La fuga immediata parve l&#39;unico rimedio allo sterminio. Il particolare dei cavalli e degli asini lasciati legati ha in sé poca verosimiglianza, ma arricchisce la drammaticità della scena.</p>

<p><strong>8</strong>. La prima reazione dei lebbrosi è la soddisfazione dei bisogni che li avevano spinti fin là e l&#39;accaparramento dei beni per il futuro.</p>

<p><strong>9-11</strong>. La seconda reazione è finalmente il prendere coscienza di quanto in realtà è avvenuto. Non si può rimandare la notizia che Samaria è ora sciolta dall&#39;incubo dell&#39;assedio e della fame.</p>

<p><strong>12</strong>. La circospezione del re è motivata anche da episodi narrati nella storia biblica (Gs 8,3-23; Gdc 20,29-34). Potrebbe trattarsi di un colpo d&#39;astuzia decisiva, più efficace di un attacco alle mura.</p>

<p><strong>13-15</strong>. Non resta che correre un altro rischio: organizzare una spedizione che verifichi la realtà delle cose. Gli inviati seguono le tracce della fuga fino al Giordano. Lì si trovavano i guadi che avevano permesso l&#39;accesso prima e l&#39;uscita ora dell&#39;esercito invasore. È probabile che i territori delle tribù transgiordaniche fossero in mano agli Aramei e che il Giordano fungesse da confine. I nemici lo avevano varcato; la ritirata era effettiva e definitiva.</p>

<p><strong>16</strong>. La parola profetica si è avverata. Dall&#39;abbondanza di viveri nemici viene rifornito il mercato cittadino: la merce è abbondante, i prezzi crollano.</p>

<p><strong>17</strong>. Molto amaramente si avvera anche il secondo oracolo. Spinta dalla fame e dall&#39;affare la folla si accalca calpestando sotto i piedi il beffardo scudiero.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-7</guid>
      <pubDate>Wed, 06 May 2026 06:01:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2RE - Capitolo 6</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-6</link>
      <description>&lt;![CDATA[1I figli dei profeti dissero a Eliseo: &#34;Ecco, l&#39;ambiente in cui abitiamo presso di te è troppo stretto per noi. 2Andiamo fino al Giordano, prendiamo lì una trave ciascuno e costruiamoci lì un locale dove abitare&#34;. Egli rispose: &#34;Andate!&#34;. 3Uno disse: &#34;Dégnati di venire anche tu con i tuoi servi&#34;. Egli rispose: &#34;Verrò&#34;. 4E andò con loro. Giunti al Giordano, cominciarono a tagliare gli alberi. 5Ora, mentre uno abbatteva un tronco, il ferro della scure gli cadde nell&#39;acqua. Egli gridò: &#34;Oh, mio signore! Era stato preso in prestito!&#34;. 6L&#39;uomo di Dio domandò: &#34;Dov&#39;è caduto?&#34;. Gli mostrò il posto. Eliseo allora tagliò un legno e lo gettò in quel punto e il ferro venne a galla. 7Disse: &#34;Tiratelo su!&#34;. Quello stese la mano e lo prese.&#xA;&#xA;8Il re di Aram combatteva contro Israele, e in un consiglio con i suoi ufficiali disse che si sarebbe accampato in un certo luogo. 9L&#39;uomo di Dio mandò a dire al re d&#39;Israele: &#34;Guàrdati dal passare per quel luogo, perché là stanno scendendo gli Aramei&#34;. 10Il re d&#39;Israele fece spedizioni nel luogo indicatogli dall&#39;uomo di Dio e riguardo al quale egli l&#39;aveva ammonito, e là se ne stette in guardia, non una né due volte soltanto. 11Molto turbato in cuor suo per questo fatto, il re di Aram convocò i suoi ufficiali e disse loro: &#34;Non mi potete indicare chi dei nostri è a favore del re d&#39;Israele?&#34;. 12Uno degli ufficiali rispose: &#34;No, o re, mio signore, ma Eliseo, profeta d&#39;Israele, riferisce al re d&#39;Israele le parole che tu dici nella tua camera da letto&#34;. 13Quegli disse: &#34;Andate a scoprire dov&#39;è costui; lo manderò a prendere&#34;. Gli fu riferito: &#34;Ecco, sta a Dotan&#34;. 14Egli mandò là cavalli, carri e una schiera consistente; vi giunsero di notte e circondarono la città.&#xA;15Il servitore dell&#39;uomo di Dio si alzò presto e uscì. Ecco, una schiera circondava la città con cavalli e carri. Il suo servo gli disse: &#34;Ohimè, mio signore! Come faremo?&#34;. 16Egli rispose: &#34;Non temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro&#34;. 17Eliseo pregò così: &#34;Signore, apri i suoi occhi perché veda&#34;. Il Signore aprì gli occhi del servo, che vide. Ecco, il monte era pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno a Eliseo.&#xA;18Poi scesero verso di lui, ed Eliseo pregò il Signore dicendo: &#34;Colpisci questa gente di cecità!&#34;. E il Signore li colpì di cecità secondo la parola di Eliseo. 19Disse loro Eliseo: &#34;Non è questa la strada e non è questa la città. Seguitemi e io vi condurrò dall&#39;uomo che cercate&#34;. Egli li condusse a Samaria. 20Quando entrarono in Samaria, Eliseo disse: &#34;Signore, apri gli occhi di costoro perché vedano!&#34;. Il Signore aprì i loro occhi ed essi videro. Erano in mezzo a Samaria!&#xA;21Quando li vide, il re d&#39;Israele disse a Eliseo: &#34;Li devo colpire, padre mio?&#34;. 22Egli rispose: &#34;Non colpire! Sei forse solito colpire uno che hai fatto prigioniero con la tua spada e con il tuo arco? Piuttosto metti davanti a loro pane e acqua; mangino e bevano, poi se ne vadano dal loro signore&#34;. 23Si preparò per loro un grande pranzo. Dopo che ebbero mangiato e bevuto, li congedò ed essi se ne andarono dal loro signore. Le bande aramee non penetrarono più nella terra d&#39;Israele.&#xA;&#xA;24Dopo tali cose Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito e venne ad assediare Samaria. 25Ci fu una grande carestia a Samaria; la strinsero d&#39;assedio fino al punto che una testa d&#39;asino si vendeva a ottanta sicli d&#39;argento e un quarto di qab di guano di colomba a cinque sicli. 26Mentre il re d&#39;Israele passava sulle mura, una donna gli gridò: &#34;Salvami, o re, mio signore!&#34;. 27Rispose: &#34;No, il Signore ti salvi! Come ti posso salvare io? Forse con il prodotto dell&#39;aia o con quello del torchio?&#34;. 28Poi il re aggiunse: &#34;Che hai?&#34;. Quella rispose: &#34;Questa donna mi ha detto: &#34;Dammi tuo figlio perché lo mangiamo oggi. Mio figlio ce lo mangeremo domani&#34;. 29Abbiamo cotto mio figlio e lo abbiamo mangiato. Il giorno dopo io le ho detto: &#34;Dammi tuo figlio perché lo mangiamo&#34;, ma essa ha nascosto suo figlio&#34;. 30Quando udì le parole della donna, il re si stracciò le vesti e mentre egli passava sulle mura il popolo vide che di sotto, aderente al corpo, portava il sacco. 31Egli disse: &#34;Dio mi faccia questo e anche di peggio, se oggi la testa di Eliseo, figlio di Safat, resterà su di lui&#34;.&#xA;32Eliseo stava seduto in casa e con lui sedevano gli anziani. Il re si fece precedere da un uomo. Prima che il messaggero arrivasse da lui, egli disse agli anziani: &#34;Vedete che quel figlio di assassino manda uno a tagliarmi la testa! State attenti: quando arriverà il messaggero, chiudete la porta; tenetelo fermo sulla porta. Non c&#39;è forse il rumore dei piedi del suo signore dietro di lui?&#34;. 33Stava ancora parlando con loro, quando il re scese da lui e gli disse: &#34;Ecco, questa è la sventura che viene dal Signore; che cosa posso ancora sperare dal Signore?&#34;.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;6,13 Dotan: 22 chilometri a nord di Sichem; secondo il libro della Genesi è il luogo di incontro di Giuseppe con i fratelli (Gen 37,17).&#xA;&#xA;6,24 Forse si tratta di Ben-Adàd II, che già aveva tentato l’assedio di Samaria (1Re 20,1), oppure di Ben-Adad III, figlio di Cazaèl (vedi 2Re 13,3).&#xA;&#xA;6,25 guano di colomba: forse l&#39;espressione vuole indicare un cibo disgustoso. Un qab equivaleva a circa due litri.&#xA;&#xA;6,29 Abbiamo cotto mio figlio: atrocità del genere venivano praticate in caso di assedio (Lv 26,29; Dt 28,53-57; Ger 19,9; Lam 2,20; 4,10).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-7. L&#39;edificazione di una nuova sede per l&#39;assemblea profetica trova solidali discepoli e maestro. Durante i lavori una duplice disavventura colpisce un membro della comunità: il ferro dell&#39;ascia gli cade in acqua e non era suo, ma preso a prestito. Ancora una volta il profeta solleva dalla difficoltà. Un legno da lui gettato in acqua nel punto in cui l&#39;oggetto fu smarrito lo ta riemergere e galleggiare. Il potere del profeta supera le leggi naturali: il ferro rimane adagiato nell&#39;acqua senza affondare.&#xA;&#xA;6,8-7,20. Viene ripreso il racconto dei burrascosi rapporti tra Israele e la Siria (cfr. 1Re 20; 22), ma ora si presenta una novità. Eliseo appare come parte attiva nelle ostilità fra i due regni e gioca il suo ruolo a favore d&#39;Israele. Il contesto internazionale diventa l&#39;inedita cornice del potere miracoloso di Eliseo.&#xA;&#xA;8-10. Il profeta possiede la capacità di leggere nel segreto. Dal punto di vista militare nulla è più custodito della strategia da seguire per vincere il nemico, eppure la conoscenza di Eliseo viola questa segretezza e ne mette a parte il re d&#39;Israele. Il segreto confidato viene utilizzato dal re come prevenzione verso l&#39;iniziativa nemica. Gli Aramei vengono preceduti e attesi nel posto indicato dall&#39;esercito israelita e anziché essere gli autori dell&#39;imboscata ne diventano vittime. La collaborazione tra profeta e re evidenzia i buoni rapporti tra i due.&#xA;&#xA;11-13. Il re di Aram, ripetutamente giocato, pensa di essere vittima di un tradimento, ma i suoi informatissimi collaboratori sono in grado di spiegare gli insuccessi accumulati. Il responsabile delle disfatte è Eliseo, non resta che catturarlo. Dotan (cfr. Gn 37,17 e Gdt 3,9-4,6) si trova solo a 15 km a nord della capitale Samaria. Forse Eliseo sostava là nei viaggi al Carmelo. Dalla cattura di Eliseo dipende la possibilità di future vittorie; per questo non si fa economia di uomini e di mezzi per prenderlo. Questo episodio pone anche un interrogativo sulla capacità difensiva d&#39;Israele. Come è possibile che le truppe nemiche arrivino così vicino alla capitale senza trovare ostacoli? &#xA;&#xA;15-17. La fiducia del profeta riposa sull&#39;aiuto divino. Il suo sguardo sa andare al di là delle umane vedute per rendersi conto dei presidi celesti che un miope panico né vede, né prevede. I carri e i cavalli di fuoco che circondano Eliseo rimandano a 2,10-12. Il profeta può aprire o chiudere gli occhi di chi lo circonda per introdurre nel mondo sovrumano o per alienare dalla realtà.&#xA;&#xA;18-20. L&#39;arrivo nella capitale significa per Eliseo l&#39;incolumità e per gli Aramei la prigionia. Le truppe destinate al presidio di Samaria e delle coste erano certamente in grado di neutralizzare gli aggressori.&#xA;&#xA;22-23. A chi catturava i prigionieri spettava il diritto di decidere della loro vita; per questo Eliseo, resistendo allo stesso re, prende una decisione che ritiene magnanima e saggia. Lascia in vita i suoi nemici e consiglia di preparare per loro un banchetto. O per il benevolo trattamento subito o per lo spavento preso per la loro cattura, gli Aramei non varcarono più i confini israelitici in bande sparse. &#xA;&#xA;24-25. Il re in questione è molto probabilmente Ben- Adad III. Quanto sia drammatica la situazione è detto dagli esorbitanti prezzi per cibi di infimo gusto e valore.&#xA;&#xA;26-29. L&#39;esasperazione causata dalla fame è tale da dar luogo ad un raccapricciante caso di cannibalismo. Un patto tra madri per mangiarsi i figli non è stato rispettato. La parte lesa fa appello al supremo giudizio del re fortuitamente incontrato durante un&#39;ispezione alle difese della città. L&#39;assurdità è giunta oltre ogni limite: la donna pretende giustizia attraverso un nuovo orribile gesto lesivo dei diritti più naturali.&#xA;&#xA;30-31. Il gesto del re esprime la più profonda costernazione (cfr. Gn 37,34). Il sacco addosso alla sua pelle mostra l&#39;atteggiamento del penitente. Si ipotizza che Eliseo avesse esortato alla resistenza e alla penitenza confidando nell&#39;aiuto del Signore. Da qui la collera del re contro Eliseo ritenuto responsabile della estrema prostrazione della città.&#xA;&#xA;32-33. Ancora una volta la superiore sensibilità profetica affiora. Eliseo avverte che il re si è già pentito della sua collera e sta per raggiungerlo non per nuocergli, ma per dar sfogo alla sua disperazione.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>I figli dei profeti dissero a Eliseo: “Ecco, l&#39;ambiente in cui abitiamo presso di te è troppo stretto per noi. <strong>2</strong>Andiamo fino al Giordano, prendiamo lì una trave ciascuno e costruiamoci lì un locale dove abitare”. Egli rispose: “Andate!”. <strong>3</strong>Uno disse: “Dégnati di venire anche tu con i tuoi servi”. Egli rispose: “Verrò”. <strong>4</strong>E andò con loro. Giunti al Giordano, cominciarono a tagliare gli alberi. <strong>5</strong>Ora, mentre uno abbatteva un tronco, il ferro della scure gli cadde nell&#39;acqua. Egli gridò: “Oh, mio signore! Era stato preso in prestito!”. <strong>6</strong>L&#39;uomo di Dio domandò: “Dov&#39;è caduto?”. Gli mostrò il posto. Eliseo allora tagliò un legno e lo gettò in quel punto e il ferro venne a galla. <strong>7</strong>Disse: “Tiratelo su!”. Quello stese la mano e lo prese.</p>

<p><strong>8</strong>Il re di Aram combatteva contro Israele, e in un consiglio con i suoi ufficiali disse che si sarebbe accampato in un certo luogo. <strong>9</strong>L&#39;uomo di Dio mandò a dire al re d&#39;Israele: “Guàrdati dal passare per quel luogo, perché là stanno scendendo gli Aramei”. <strong>10</strong>Il re d&#39;Israele fece spedizioni nel luogo indicatogli dall&#39;uomo di Dio e riguardo al quale egli l&#39;aveva ammonito, e là se ne stette in guardia, non una né due volte soltanto. <strong>11</strong>Molto turbato in cuor suo per questo fatto, il re di Aram convocò i suoi ufficiali e disse loro: “Non mi potete indicare chi dei nostri è a favore del re d&#39;Israele?”. <strong>12</strong>Uno degli ufficiali rispose: “No, o re, mio signore, ma Eliseo, profeta d&#39;Israele, riferisce al re d&#39;Israele le parole che tu dici nella tua camera da letto”. <strong>13</strong>Quegli disse: “Andate a scoprire dov&#39;è costui; lo manderò a prendere”. Gli fu riferito: “Ecco, sta a Dotan”. <strong>14</strong>Egli mandò là cavalli, carri e una schiera consistente; vi giunsero di notte e circondarono la città.
<strong>15</strong>Il servitore dell&#39;uomo di Dio si alzò presto e uscì. Ecco, una schiera circondava la città con cavalli e carri. Il suo servo gli disse: “Ohimè, mio signore! Come faremo?”. <strong>16</strong>Egli rispose: “Non temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro”. <strong>17</strong>Eliseo pregò così: “Signore, apri i suoi occhi perché veda”. Il Signore aprì gli occhi del servo, che vide. Ecco, il monte era pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno a Eliseo.
<strong>18</strong>Poi scesero verso di lui, ed Eliseo pregò il Signore dicendo: “Colpisci questa gente di cecità!”. E il Signore li colpì di cecità secondo la parola di Eliseo. <strong>19</strong>Disse loro Eliseo: “Non è questa la strada e non è questa la città. Seguitemi e io vi condurrò dall&#39;uomo che cercate”. Egli li condusse a Samaria. <strong>20</strong>Quando entrarono in Samaria, Eliseo disse: “Signore, apri gli occhi di costoro perché vedano!”. Il Signore aprì i loro occhi ed essi videro. Erano in mezzo a Samaria!
<strong>21</strong>Quando li vide, il re d&#39;Israele disse a Eliseo: “Li devo colpire, padre mio?”. <strong>22</strong>Egli rispose: “Non colpire! Sei forse solito colpire uno che hai fatto prigioniero con la tua spada e con il tuo arco? Piuttosto metti davanti a loro pane e acqua; mangino e bevano, poi se ne vadano dal loro signore”. <strong>23</strong>Si preparò per loro un grande pranzo. Dopo che ebbero mangiato e bevuto, li congedò ed essi se ne andarono dal loro signore. Le bande aramee non penetrarono più nella terra d&#39;Israele.</p>

<p><strong>24</strong>Dopo tali cose Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito e venne ad assediare Samaria. <strong>25</strong>Ci fu una grande carestia a Samaria; la strinsero d&#39;assedio fino al punto che una testa d&#39;asino si vendeva a ottanta sicli d&#39;argento e un quarto di qab di guano di colomba a cinque sicli. <strong>26</strong>Mentre il re d&#39;Israele passava sulle mura, una donna gli gridò: “Salvami, o re, mio signore!”. <strong>27</strong>Rispose: “No, il Signore ti salvi! Come ti posso salvare io? Forse con il prodotto dell&#39;aia o con quello del torchio?”. <strong>28</strong>Poi il re aggiunse: “Che hai?”. Quella rispose: “Questa donna mi ha detto: “Dammi tuo figlio perché lo mangiamo oggi. Mio figlio ce lo mangeremo domani”. <strong>29</strong>Abbiamo cotto mio figlio e lo abbiamo mangiato. Il giorno dopo io le ho detto: “Dammi tuo figlio perché lo mangiamo”, ma essa ha nascosto suo figlio”. <strong>30</strong>Quando udì le parole della donna, il re si stracciò le vesti e mentre egli passava sulle mura il popolo vide che di sotto, aderente al corpo, portava il sacco. <strong>31</strong>Egli disse: “Dio mi faccia questo e anche di peggio, se oggi la testa di Eliseo, figlio di Safat, resterà su di lui”.
<strong>32</strong>Eliseo stava seduto in casa e con lui sedevano gli anziani. Il re si fece precedere da un uomo. Prima che il messaggero arrivasse da lui, egli disse agli anziani: “Vedete che quel figlio di assassino manda uno a tagliarmi la testa! State attenti: quando arriverà il messaggero, chiudete la porta; tenetelo fermo sulla porta. Non c&#39;è forse il rumore dei piedi del suo signore dietro di lui?“. <strong>33</strong>Stava ancora parlando con loro, quando il re scese da lui e gli disse: “Ecco, questa è la sventura che viene dal Signore; che cosa posso ancora sperare dal Signore?”.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>6,13</strong> Dotan: 22 chilometri a nord di Sichem; secondo il libro della Genesi è il luogo di incontro di Giuseppe con i fratelli (Gen 37,17).</em></p>

<p><em><strong>6,24</strong> Forse si tratta di Ben-Adàd II, che già aveva tentato l’assedio di Samaria (1Re 20,1), oppure di Ben-Adad III, figlio di Cazaèl (vedi 2Re 13,3).</em></p>

<p><em><strong>6,25</strong> guano di colomba: forse l&#39;espressione vuole indicare un cibo disgustoso. Un qab equivaleva a circa due litri.</em></p>

<p><em><strong>6,29</strong> Abbiamo cotto mio figlio: atrocità del genere venivano praticate in caso di assedio (Lv 26,29; Dt 28,53-57; Ger 19,9; Lam 2,20; 4,10).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-7</strong>. L&#39;edificazione di una nuova sede per l&#39;assemblea profetica trova solidali discepoli e maestro. Durante i lavori una duplice disavventura colpisce un membro della comunità: il ferro dell&#39;ascia gli cade in acqua e non era suo, ma preso a prestito. Ancora una volta il profeta solleva dalla difficoltà. Un legno da lui gettato in acqua nel punto in cui l&#39;oggetto fu smarrito lo ta riemergere e galleggiare. Il potere del profeta supera le leggi naturali: il ferro rimane adagiato nell&#39;acqua senza affondare.</p>

<p><strong>6,8-7,20</strong>. Viene ripreso il racconto dei burrascosi rapporti tra Israele e la Siria (cfr. 1Re 20; 22), ma ora si presenta una novità. Eliseo appare come parte attiva nelle ostilità fra i due regni e gioca il suo ruolo a favore d&#39;Israele. Il contesto internazionale diventa l&#39;inedita cornice del potere miracoloso di Eliseo.</p>

<p><strong>8-10</strong>. Il profeta possiede la capacità di leggere nel segreto. Dal punto di vista militare nulla è più custodito della strategia da seguire per vincere il nemico, eppure la conoscenza di Eliseo viola questa segretezza e ne mette a parte il re d&#39;Israele. Il segreto confidato viene utilizzato dal re come prevenzione verso l&#39;iniziativa nemica. Gli Aramei vengono preceduti e attesi nel posto indicato dall&#39;esercito israelita e anziché essere gli autori dell&#39;imboscata ne diventano vittime. La collaborazione tra profeta e re evidenzia i buoni rapporti tra i due.</p>

<p><strong>11-13</strong>. Il re di Aram, ripetutamente giocato, pensa di essere vittima di un tradimento, ma i suoi informatissimi collaboratori sono in grado di spiegare gli insuccessi accumulati. Il responsabile delle disfatte è Eliseo, non resta che catturarlo. Dotan (cfr. Gn 37,17 e Gdt 3,9-4,6) si trova solo a 15 km a nord della capitale Samaria. Forse Eliseo sostava là nei viaggi al Carmelo. Dalla cattura di Eliseo dipende la possibilità di future vittorie; per questo non si fa economia di uomini e di mezzi per prenderlo. Questo episodio pone anche un interrogativo sulla capacità difensiva d&#39;Israele. Come è possibile che le truppe nemiche arrivino così vicino alla capitale senza trovare ostacoli?</p>

<p><strong>15-17</strong>. La fiducia del profeta riposa sull&#39;aiuto divino. Il suo sguardo sa andare al di là delle umane vedute per rendersi conto dei presidi celesti che un miope panico né vede, né prevede. I carri e i cavalli di fuoco che circondano Eliseo rimandano a 2,10-12. Il profeta può aprire o chiudere gli occhi di chi lo circonda per introdurre nel mondo sovrumano o per alienare dalla realtà.</p>

<p><strong>18-20</strong>. L&#39;arrivo nella capitale significa per Eliseo l&#39;incolumità e per gli Aramei la prigionia. Le truppe destinate al presidio di Samaria e delle coste erano certamente in grado di neutralizzare gli aggressori.</p>

<p><strong>22-23</strong>. A chi catturava i prigionieri spettava il diritto di decidere della loro vita; per questo Eliseo, resistendo allo stesso re, prende una decisione che ritiene magnanima e saggia. Lascia in vita i suoi nemici e consiglia di preparare per loro un banchetto. O per il benevolo trattamento subito o per lo spavento preso per la loro cattura, gli Aramei non varcarono più i confini israelitici in bande sparse.</p>

<p><strong>24-25</strong>. Il re in questione è molto probabilmente Ben- Adad III. Quanto sia drammatica la situazione è detto dagli esorbitanti prezzi per cibi di infimo gusto e valore.</p>

<p><strong>26-29</strong>. L&#39;esasperazione causata dalla fame è tale da dar luogo ad un raccapricciante caso di cannibalismo. Un patto tra madri per mangiarsi i figli non è stato rispettato. La parte lesa fa appello al supremo giudizio del re fortuitamente incontrato durante un&#39;ispezione alle difese della città. L&#39;assurdità è giunta oltre ogni limite: la donna pretende giustizia attraverso un nuovo orribile gesto lesivo dei diritti più naturali.</p>

<p><strong>30-31</strong>. Il gesto del re esprime la più profonda costernazione (cfr. Gn 37,34). Il sacco addosso alla sua pelle mostra l&#39;atteggiamento del penitente. Si ipotizza che Eliseo avesse esortato alla resistenza e alla penitenza confidando nell&#39;aiuto del Signore. Da qui la collera del re contro Eliseo ritenuto responsabile della estrema prostrazione della città.</p>

<p><strong>32-33</strong>. Ancora una volta la superiore sensibilità profetica affiora. Eliseo avverte che il re si è già pentito della sua collera e sta per raggiungerlo non per nuocergli, ma per dar sfogo alla sua disperazione.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-6</guid>
      <pubDate>Tue, 05 May 2026 18:33:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2RE - Capitolo 5</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-5</link>
      <description>&lt;![CDATA[1Naamàn, comandante dell&#39;esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramei. Ma quest&#39;uomo prode era lebbroso. 2Ora bande aramee avevano condotto via prigioniera dalla terra d&#39;Israele una ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn. 3Lei disse alla padrona: &#34;Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che è a Samaria, certo lo libererebbe dalla sua lebbra&#34;. 4Naamàn andò a riferire al suo signore: &#34;La ragazza che proviene dalla terra d&#39;Israele ha detto così e così&#34;. 5Il re di Aram gli disse: &#34;Va&#39; pure, io stesso invierò una lettera al re d&#39;Israele&#34;. Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d&#39;argento, seimila sicli d&#39;oro e dieci mute di abiti. 6Portò la lettera al re d&#39;Israele, nella quale si diceva: &#34;Orbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra&#34;. 7Letta la lettera, il re d&#39;Israele si stracciò le vesti dicendo: &#34;Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra? Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me&#34;.&#xA;8Quando Eliseo, uomo di Dio, seppe che il re d&#39;Israele si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: &#34;Perché ti sei stracciato le vesti? Quell&#39;uomo venga da me e saprà che c&#39;è un profeta in Israele&#34;. 9Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Eliseo. 10Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: &#34;Va&#39;, bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato&#34;. 11Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: &#34;Ecco, io pensavo: &#34;Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra&#34;. 12Forse l&#39;Abanà e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque d&#39;Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?&#34;. Si voltò e se ne partì adirato. 13Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: &#34;Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l&#39;avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: &#34;Bàgnati e sarai purificato&#34;&#34;. 14Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell&#39;uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato.&#xA;15Tornò con tutto il seguito dall&#39;uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: &#34;Ecco, ora so che non c&#39;è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo&#34;. 16Quello disse: &#34;Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò&#34;. L&#39;altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. 17Allora Naamàn disse: &#34;Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore. 18Però il Signore perdoni il tuo servo per questa azione: quando il mio signore entra nel tempio di Rimmon per prostrarsi, si appoggia al mio braccio e anche io mi prostro nel tempio di Rimmon, mentre egli si prostra nel tempio di Rimmon. Il Signore perdoni il tuo servo per questa azione&#34;. 19Egli disse: &#34;Va&#39; in pace&#34;. Partì da lui e fece un bel tratto di strada.&#xA;20Giezi, servo di Eliseo, uomo di Dio, disse fra sé: &#34;Ecco, il mio signore ha rinunciato a prendere dalla mano di questo arameo, Naamàn, ciò che egli aveva portato; per la vita del Signore, gli correrò dietro e prenderò qualche cosa da lui&#34;. 21Giezi inseguì Naamàn. Naamàn, vedendolo correre verso di sé, saltò giù dal carro per andargli incontro e gli domandò: &#34;Tutto bene?&#34;. 22Quello rispose: &#34;Tutto bene. Il mio signore mi ha mandato a dirti: &#34;Ecco, proprio ora, sono giunti da me due giovani dalle montagne di Èfraim, da parte dei figli dei profeti. Da&#39; loro un talento d&#39;argento e due mute di abiti&#34;&#34;. 23Naamàn disse: &#34;È meglio che tu prenda due talenti&#34;, e insistette con lui. Chiuse due talenti d&#39;argento in due sacchi insieme con due mute di abiti e li diede a due suoi servi, che li portarono davanti a Giezi. 24Giunto alla collina, questi prese dalla loro mano il tutto e lo depose in casa, quindi rimandò quegli uomini, che se ne andarono. 25Poi egli andò a presentarsi al suo signore. Eliseo gli domandò: &#34;Giezi, da dove vieni?&#34;. Rispose: &#34;Il tuo servo non è andato da nessuna parte&#34;. 26Egli disse: &#34;Non ero forse presente in spirito quando quell&#39;uomo si voltò dal suo carro per venirti incontro? Era forse il tempo di accettare denaro e di accettare abiti, oliveti, vigne, bestiame minuto e grosso, schiavi e schiave? 27Ma la lebbra di Naamàn si attaccherà a te e alla tua discendenza per sempre&#34;. Uscì da lui lebbroso, bianco come la neve.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;5,17 Dato che il Signore ha un particolare rapporto con la terra d’Israele, dove abita, Naamàn chiede di riportare in Siria un po’ di tale terra, per poter costruire su di essa un altare al Signore.&#xA;&#xA;5,18 Rimmon: la divinità principale adorata a Damasco.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1. Il nome proprio del protagonista apre la narrazione insinuando una amara ironia tra la realtà della persona e il suo nome. La radice n‘m in ebraico è legata alla bellezza e alla gioia, caratteristiche di cui il personaggio è privo a causa della sua malattia. Dio è presentato come l&#39;autore di ogni vittoria, anche di quella nemica. È questo un segno della sua sovranità universale. Non viene dato il nome del re, come sarà taciuto più sotto il nome del re d&#39;Israele; probabilmente si tratta di Ben-&#xA;Adad di Siria e di Ioram. La lebbra di cui Naaman è affetto non deve essere una forma grave; in questo caso, infatti, sarebbe stato escluso dalla vita sociale (Lv 13,45-46). Già lo storico Erodoto distingueva accanto alla lebbra una forma di malattia cutanea chiamata leukē, lebbra bianca. Insomma si trattava di una imbarazzante malattia della pelle come leucodermia o vitiligine.&#xA;&#xA;2. Vicino alle frontiere rimaneva sempre aperto il rischio di scorrerie operate da bande di predoni che oltre a far razzia di cose e bestiame prendevano con sé anche persone da vendere come schiavi.&#xA;&#xA;3. Il nome Samaria è ancora limitato alla sola capitale. Eliseo a quanto pare aveva anche là un suo domicilio dove conduceva una vita indipendente dalle confraternite profetiche.&#xA;&#xA;5. La lettera al re è dettata non solo da motivi di cortesia, per rispettare l&#39;etichetta di una visita in territorio straniero di un alto dignitario di corte, ma anche dal fatto che probabilmente il re di Aram credeva che il profeta taumaturgo vivesse alla reggia alle dipendenze del re. Era costume dei sovrani orientali tenere a corte saggi e maghi con poteri straordinari. Secondo l&#39;uso (cfr. 1Sam 9,8 e 1Re 14,3), Naaman prepara dei doni da portare all&#39;uomo di Dio. È un carico veramente generoso se si ricorda che un talento equivale a kg 34,5 e 1 siclo a gr 11,5.&#xA;&#xA;7. Solo a Dio si riconosceva potere sulla vita e sulla morte, sulla salute e sulla malattia (Dt 32,39; Os 6,1; Gb 5,18). Si invoca lui per essere guariti (Sal 6,3; Ger 17,14 ecc.); si ringrazia lui dopo la guarigione (Sal 30,3; 103,3; ecc.). Per questo il re d&#39;Israele pensa di essere vittima di un tranello. Nei rapporti, né facili né costanti, tra Israele e Siria potevano infiltrarsi spie per far esplodere la tensione. &#xA;&#xA;8. Nella capitale non è passato inosservato l&#39;arrivo di Naaman e ora velocemente si diffonde la notizia dello sdegno del re che raggiunge anche Eliseo. Questi invita il malato presso di sé per fargli conoscere che in Israele c&#39;è un vero profeta. Non si tratta però di un atto di vanità, ma della premessa per incontrare e riconoscere colui che garantisce la veridicità di Eliseo: JHWH.&#xA;&#xA;10. Prima di guarire la carne di Naaman, Eliseo vuole domarne la fierezza. Non gli va neppure incontro, gli manda un servo con un ordine semplice e secco: scendere al Giordano per un bagno rituale.&#xA;&#xA;11. La delusione di Naaman si manifesta violentemente. Si aspetta un rito articolato, con risalto dell&#39;invocazione del nome della divinità e la imposizione delle mani. Non comprende le maniere del profeta perché non conosce ancora lo stile di Dio. Il suo ambiente pagano non gli ha ancora permesso di ammettere la semplicità di Dio nei suoi efficaci interventi nella vita degli uomini.&#xA;&#xA;12. Invece di Abana alcuni manoscritti hanno Amana o Amman. Si tratta del Nahr Baradà, l&#39;antico Chrysorrohas di cui parlano Strabone e Plinio, presso il quale sorgeva Damasco e le cui sorgenti si trovano nell&#39;Antilibano. Perché preferire le melmose acque del Giordano a quelle dei limpidi corsi d&#39;acqua dell&#39;oasi di Damasco? Naaman ritorna sui suoi passi.&#xA;&#xA;13-14. L&#39;intervento dei servi riconduce Naaman alla ragione. Disposto a tutto pur di riavere la salute, recalcitra di fronte all&#39;ingiunzione del profeta e si arrende di fronte alla riflessione dei servi. La parola profetica eseguita produce la guarigione e il miracolo va al di là dell&#39;aspettativa. La pelle oltre che guarita è ringiovanita.&#xA;&#xA;15. È il vertice del racconto. Il fiero avversario d&#39;Israele si piega davanti al Dio di tutta la terra. Questa professione di fede è la finalità del miracolo; lo scopo dell&#39;intervento profetico era di condurre Naaman a riconoscere un solo Dio per tutta la terra e identificarlo nel Dio d&#39;Israele.&#xA;&#xA;16. Non deve sfuggire la gratuità del gesto compiuto da Eliseo. La grazia di Dio è amministrata senza interesse personale. Con l&#39;atteggiamento del profeta contrasta l&#39;avidità di Giezi (vv. 20-27).&#xA;&#xA;17. La terra dove si pratica il culto idolatrico è immonda (cfr. Am 7,17); nella terra d&#39;Israele invece abita il Signore. Per questo Naaman asporta due carichi di terra: gli servono per costruire un&#39;isola di fedeltà nella sua patria dove praticherà il vero culto.&#xA;&#xA;18. La carica che Naaman ricopre lo obbliga a essere presente alle cerimonie religiose presiedute dal re. Ora chiede a Eliseo di perdonargli l&#39;adempimento di quel suo dovere che rimarrà per lui solo un atto di lealtà verso il sovrano e non un atto di adorazione alla falsa divinità. Rimmon che in ebraico significa «maturo» è una deformazione di Raman, sull&#39;originale accadico Rammanu. Si tratta del dio della tempesta.&#xA;&#xA;20-27. Spinto dall&#39;avidità, Giezi insegue il carro di Naaman per presentare le sue richieste. La colpa più grave però non è la cupidigia, bensì la propria disonesta azione con l&#39;autorità di Eliseo. L&#39;ingordigia trova come alleata la menzogna e questa seconda colpa è superiore alla prima perché attenta all&#39;onore e alla credibilità del profeta. Per la sua disonestà Giezi viene colpito dalla stessa malattia di Naaman, ma anch&#39;egli nonostante questa forma sgradevole di male potrà rimanere nella società: cfr. 8,4. Un analogo caso di punizione si trova in Nm 12,10.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>Naamàn, comandante dell&#39;esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramei. Ma quest&#39;uomo prode era lebbroso. <strong>2</strong>Ora bande aramee avevano condotto via prigioniera dalla terra d&#39;Israele una ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn. <strong>3</strong>Lei disse alla padrona: “Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che è a Samaria, certo lo libererebbe dalla sua lebbra”. <strong>4</strong>Naamàn andò a riferire al suo signore: “La ragazza che proviene dalla terra d&#39;Israele ha detto così e così”. <strong>5</strong>Il re di Aram gli disse: “Va&#39; pure, io stesso invierò una lettera al re d&#39;Israele”. Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d&#39;argento, seimila sicli d&#39;oro e dieci mute di abiti. <strong>6</strong>Portò la lettera al re d&#39;Israele, nella quale si diceva: “Orbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra”. <strong>7</strong>Letta la lettera, il re d&#39;Israele si stracciò le vesti dicendo: “Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra? Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me”.
<strong>8</strong>Quando Eliseo, uomo di Dio, seppe che il re d&#39;Israele si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: “Perché ti sei stracciato le vesti? Quell&#39;uomo venga da me e saprà che c&#39;è un profeta in Israele”. <strong>9</strong>Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Eliseo. <strong>10</strong>Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: “Va&#39;, bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato”. <strong>11</strong>Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: “Ecco, io pensavo: “Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra”. <strong>12</strong>Forse l&#39;Abanà e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque d&#39;Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?“. Si voltò e se ne partì adirato. <strong>13</strong>Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: “Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l&#39;avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: “Bàgnati e sarai purificato”“. <strong>14</strong>Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell&#39;uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato.
<strong>15</strong>Tornò con tutto il seguito dall&#39;uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: “Ecco, ora so che non c&#39;è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo”. <strong>16</strong>Quello disse: “Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò”. L&#39;altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. <strong>17</strong>Allora Naamàn disse: “Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore. <strong>18</strong>Però il Signore perdoni il tuo servo per questa azione: quando il mio signore entra nel tempio di Rimmon per prostrarsi, si appoggia al mio braccio e anche io mi prostro nel tempio di Rimmon, mentre egli si prostra nel tempio di Rimmon. Il Signore perdoni il tuo servo per questa azione”. <strong>19</strong>Egli disse: “Va&#39; in pace”. Partì da lui e fece un bel tratto di strada.
<strong>20</strong>Giezi, servo di Eliseo, uomo di Dio, disse fra sé: “Ecco, il mio signore ha rinunciato a prendere dalla mano di questo arameo, Naamàn, ciò che egli aveva portato; per la vita del Signore, gli correrò dietro e prenderò qualche cosa da lui”. <strong>21</strong>Giezi inseguì Naamàn. Naamàn, vedendolo correre verso di sé, saltò giù dal carro per andargli incontro e gli domandò: “Tutto bene?”. <strong>22</strong>Quello rispose: “Tutto bene. Il mio signore mi ha mandato a dirti: “Ecco, proprio ora, sono giunti da me due giovani dalle montagne di Èfraim, da parte dei figli dei profeti. Da&#39; loro un talento d&#39;argento e due mute di abiti”“. <strong>23</strong>Naamàn disse: “È meglio che tu prenda due talenti”, e insistette con lui. Chiuse due talenti d&#39;argento in due sacchi insieme con due mute di abiti e li diede a due suoi servi, che li portarono davanti a Giezi. <strong>24</strong>Giunto alla collina, questi prese dalla loro mano il tutto e lo depose in casa, quindi rimandò quegli uomini, che se ne andarono. <strong>25</strong>Poi egli andò a presentarsi al suo signore. Eliseo gli domandò: “Giezi, da dove vieni?”. Rispose: “Il tuo servo non è andato da nessuna parte”. <strong>26</strong>Egli disse: “Non ero forse presente in spirito quando quell&#39;uomo si voltò dal suo carro per venirti incontro? Era forse il tempo di accettare denaro e di accettare abiti, oliveti, vigne, bestiame minuto e grosso, schiavi e schiave? <strong>27</strong>Ma la lebbra di Naamàn si attaccherà a te e alla tua discendenza per sempre”. Uscì da lui lebbroso, bianco come la neve.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>5,17</strong> Dato che il Signore ha un particolare rapporto con la terra d’Israele, dove abita, Naamàn chiede di riportare in Siria un po’ di tale terra, per poter costruire su di essa un altare al Signore.</em></p>

<p><em><strong>5,18</strong> Rimmon: la divinità principale adorata a Damasco.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1</strong>. Il nome proprio del protagonista apre la narrazione insinuando una amara ironia tra la realtà della persona e il suo nome. La radice <em>n‘m</em> in ebraico è legata alla bellezza e alla gioia, caratteristiche di cui il personaggio è privo a causa della sua malattia. Dio è presentato come l&#39;autore di ogni vittoria, anche di quella nemica. È questo un segno della sua sovranità universale. Non viene dato il nome del re, come sarà taciuto più sotto il nome del re d&#39;Israele; probabilmente si tratta di Ben-
Adad di Siria e di Ioram. La lebbra di cui Naaman è affetto non deve essere una forma grave; in questo caso, infatti, sarebbe stato escluso dalla vita sociale (Lv 13,45-46). Già lo storico Erodoto distingueva accanto alla lebbra una forma di malattia cutanea chiamata <em>leukē,</em> lebbra bianca. Insomma si trattava di una imbarazzante malattia della pelle come leucodermia o vitiligine.</p>

<p><strong>2</strong>. Vicino alle frontiere rimaneva sempre aperto il rischio di scorrerie operate da bande di predoni che oltre a far razzia di cose e bestiame prendevano con sé anche persone da vendere come schiavi.</p>

<p><strong>3</strong>. Il nome Samaria è ancora limitato alla sola capitale. Eliseo a quanto pare aveva anche là un suo domicilio dove conduceva una vita indipendente dalle confraternite profetiche.</p>

<p><strong>5</strong>. La lettera al re è dettata non solo da motivi di cortesia, per rispettare l&#39;etichetta di una visita in territorio straniero di un alto dignitario di corte, ma anche dal fatto che probabilmente il re di Aram credeva che il profeta taumaturgo vivesse alla reggia alle dipendenze del re. Era costume dei sovrani orientali tenere a corte saggi e maghi con poteri straordinari. Secondo l&#39;uso (cfr. 1Sam 9,8 e 1Re 14,3), Naaman prepara dei doni da portare all&#39;uomo di Dio. È un carico veramente generoso se si ricorda che un talento equivale a kg 34,5 e 1 siclo a gr 11,5.</p>

<p><strong>7</strong>. Solo a Dio si riconosceva potere sulla vita e sulla morte, sulla salute e sulla malattia (Dt 32,39; Os 6,1; Gb 5,18). Si invoca lui per essere guariti (Sal 6,3; Ger 17,14 ecc.); si ringrazia lui dopo la guarigione (Sal 30,3; 103,3; ecc.). Per questo il re d&#39;Israele pensa di essere vittima di un tranello. Nei rapporti, né facili né costanti, tra Israele e Siria potevano infiltrarsi spie per far esplodere la tensione.</p>

<p><strong>8</strong>. Nella capitale non è passato inosservato l&#39;arrivo di Naaman e ora velocemente si diffonde la notizia dello sdegno del re che raggiunge anche Eliseo. Questi invita il malato presso di sé per fargli conoscere che in Israele c&#39;è un vero profeta. Non si tratta però di un atto di vanità, ma della premessa per incontrare e riconoscere colui che garantisce la veridicità di Eliseo: JHWH.</p>

<p><strong>10</strong>. Prima di guarire la carne di Naaman, Eliseo vuole domarne la fierezza. Non gli va neppure incontro, gli manda un servo con un ordine semplice e secco: scendere al Giordano per un bagno rituale.</p>

<p><strong>11</strong>. La delusione di Naaman si manifesta violentemente. Si aspetta un rito articolato, con risalto dell&#39;invocazione del nome della divinità e la imposizione delle mani. Non comprende le maniere del profeta perché non conosce ancora lo stile di Dio. Il suo ambiente pagano non gli ha ancora permesso di ammettere la semplicità di Dio nei suoi efficaci interventi nella vita degli uomini.</p>

<p><strong>12</strong>. Invece di Abana alcuni manoscritti hanno Amana o Amman. Si tratta del Nahr Baradà, l&#39;antico Chrysorrohas di cui parlano Strabone e Plinio, presso il quale sorgeva Damasco e le cui sorgenti si trovano nell&#39;Antilibano. Perché preferire le melmose acque del Giordano a quelle dei limpidi corsi d&#39;acqua dell&#39;oasi di Damasco? Naaman ritorna sui suoi passi.</p>

<p><strong>13-14</strong>. L&#39;intervento dei servi riconduce Naaman alla ragione. Disposto a tutto pur di riavere la salute, recalcitra di fronte all&#39;ingiunzione del profeta e si arrende di fronte alla riflessione dei servi. La parola profetica eseguita produce la guarigione e il miracolo va al di là dell&#39;aspettativa. La pelle oltre che guarita è ringiovanita.</p>

<p><strong>15</strong>. È il vertice del racconto. Il fiero avversario d&#39;Israele si piega davanti al Dio di tutta la terra. Questa professione di fede è la finalità del miracolo; lo scopo dell&#39;intervento profetico era di condurre Naaman a riconoscere un solo Dio per tutta la terra e identificarlo nel Dio d&#39;Israele.</p>

<p><strong>16</strong>. Non deve sfuggire la gratuità del gesto compiuto da Eliseo. La grazia di Dio è amministrata senza interesse personale. Con l&#39;atteggiamento del profeta contrasta l&#39;avidità di Giezi (vv. 20-27).</p>

<p><strong>17</strong>. La terra dove si pratica il culto idolatrico è immonda (cfr. Am 7,17); nella terra d&#39;Israele invece abita il Signore. Per questo Naaman asporta due carichi di terra: gli servono per costruire un&#39;isola di fedeltà nella sua patria dove praticherà il vero culto.</p>

<p><strong>18</strong>. La carica che Naaman ricopre lo obbliga a essere presente alle cerimonie religiose presiedute dal re. Ora chiede a Eliseo di perdonargli l&#39;adempimento di quel suo dovere che rimarrà per lui solo un atto di lealtà verso il sovrano e non un atto di adorazione alla falsa divinità. Rimmon che in ebraico significa «maturo» è una deformazione di Raman, sull&#39;originale accadico <em>Rammanu</em>. Si tratta del dio della tempesta.</p>

<p><strong>20-27</strong>. Spinto dall&#39;avidità, Giezi insegue il carro di Naaman per presentare le sue richieste. La colpa più grave però non è la cupidigia, bensì la propria disonesta azione con l&#39;autorità di Eliseo. L&#39;ingordigia trova come alleata la menzogna e questa seconda colpa è superiore alla prima perché attenta all&#39;onore e alla credibilità del profeta. Per la sua disonestà Giezi viene colpito dalla stessa malattia di Naaman, ma anch&#39;egli nonostante questa forma sgradevole di male potrà rimanere nella società: cfr. 8,4. Un analogo caso di punizione si trova in Nm 12,10.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-5</guid>
      <pubDate>Mon, 04 May 2026 05:39:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2RE - Capitolo 4</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-4</link>
      <description>&lt;![CDATA[Eliseo compie vari miracoli (4,1-8,15)&#xA;1Una donna, una delle mogli dei figli dei profeti, gridò a Eliseo: &#34;Mio marito, tuo servo, è morto; tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Ora è venuto il creditore per prendersi come schiavi i miei due bambini&#34;. 2Eliseo le disse: &#34;Che cosa posso fare io per te? Dimmi che cosa hai in casa&#34;. Quella rispose: &#34;In casa la tua serva non ha altro che un orcio d&#39;olio&#34;. 3Le disse: &#34;Va&#39; fuori a chiedere vasi da tutti i tuoi vicini: vasi vuoti, e non pochi! 4Poi entra in casa e chiudi la porta dietro a te e ai tuoi figli. Versa olio in tutti quei vasi e i pieni mettili da parte&#34;. 5Si allontanò da lui e chiuse la porta dietro a sé e ai suoi figli; questi le porgevano e lei versava. 6Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: &#34;Porgimi ancora un vaso&#34;. Le rispose: &#34;Non ce ne sono più&#34;. L&#39;olio cessò. 7Ella andò a riferire la cosa all&#39;uomo di Dio, che le disse: &#34;Va&#39;, vendi l&#39;olio e paga il tuo debito; tu e i tuoi figli vivete con quanto ne resterà&#34;.&#xA;8Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c&#39;era un&#39;illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. 9Ella disse al marito: &#34;Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. 10Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare&#34;. 11Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. 12Egli disse a Giezi, suo servo: &#34;Chiama questa Sunammita&#34;. La chiamò e lei si presentò a lui. 13Eliseo disse al suo servo: &#34;Dille tu: &#34;Ecco, hai avuto per noi tutta questa premura; che cosa possiamo fare per te? C&#39;è forse bisogno di parlare in tuo favore al re o al comandante dell&#39;esercito?&#34;&#34;. Ella rispose: &#34;Io vivo tranquilla con il mio popolo&#34;. 14Eliseo replicò: &#34;Che cosa si può fare per lei?&#34;. Giezi disse: &#34;Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio&#34;. 15Eliseo disse: &#34;Chiamala!&#34;. La chiamò; ella si fermò sulla porta. 16Allora disse: &#34;L&#39;anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia&#34;. Ella rispose: &#34;No, mio signore, uomo di Dio, non mentire con la tua serva&#34;. 17Ora la donna concepì e partorì un figlio, nel tempo stabilito, in quel periodo dell&#39;anno, come le aveva detto Eliseo.&#xA;18Il bambino crebbe e un giorno uscì per andare dal padre presso i mietitori. 19Egli disse a suo padre: &#34;La mia testa, la mia testa!&#34;. Il padre ordinò a un servo: &#34;Portalo da sua madre&#34;. 20Questi lo prese e lo portò da sua madre. Il bambino sedette sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi morì. 21Ella salì a coricarlo sul letto dell&#39;uomo di Dio; chiuse la porta e uscì. 22Chiamò il marito e gli disse: &#34;Mandami per favore uno dei servi e un&#39;asina; voglio correre dall&#39;uomo di Dio e tornerò subito&#34;. 23Quello domandò: &#34;Perché vuoi andare da lui oggi? Non è il novilunio né sabato&#34;. Ma lei rispose: &#34;Addio&#34;. 24Sellò l&#39;asina e disse al proprio servo: &#34;Conducimi, cammina, non trattenermi nel cavalcare, a meno che non te lo ordini io&#34;. 25Si incamminò; giunse dall&#39;uomo di Dio sul monte Carmelo. Quando l&#39;uomo di Dio la vide da lontano, disse a Giezi, suo servo: &#34;Ecco la Sunammita! 26Su, corrile incontro e domandale: &#34;Stai bene? Tuo marito sta bene? E tuo figlio sta bene?&#34;&#34;. Quella rispose: &#34;Bene!&#34;. 27Giunta presso l&#39;uomo di Dio sul monte, gli afferrò i piedi. Giezi si avvicinò per tirarla indietro, ma l&#39;uomo di Dio disse: &#34;Lasciala stare, perché il suo animo è amareggiato e il Signore me ne ha nascosto il motivo; non me l&#39;ha rivelato&#34;. 28Ella disse: &#34;Avevo forse domandato io un figlio al mio signore? Non ti dissi forse: &#34;Non mi ingannare&#34;?&#34;.&#xA;29Eliseo disse a Giezi: &#34;Cingi i tuoi fianchi, prendi in mano il mio bastone e parti. Se incontrerai qualcuno, non salutarlo; se qualcuno ti saluta, non rispondergli. Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo&#34;. 30La madre del ragazzo disse: &#34;Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò&#34;. Allora egli si alzò e la seguì. 31Giezi li aveva preceduti; aveva posto il bastone sulla faccia del ragazzo, ma non c&#39;era stata voce né reazione. Egli tornò incontro a Eliseo e gli riferì: &#34;Il ragazzo non si è svegliato&#34;. 32Eliseo entrò in casa. Il ragazzo era morto, coricato sul letto. 33Egli entrò, chiuse la porta dietro a loro due e pregò il Signore. 34Quindi salì e si coricò sul bambino; pose la bocca sulla bocca di lui, gli occhi sugli occhi di lui, le mani sulle mani di lui, si curvò su di lui e il corpo del bambino riprese calore. 35Quindi desistette e si mise a camminare qua e là per la casa; poi salì e si curvò su di lui. Il ragazzo starnutì sette volte, poi aprì gli occhi. 36Eliseo chiamò Giezi e gli disse: &#34;Chiama questa Sunammita!&#34;. La chiamò e, quando lei gli giunse vicino, le disse: &#34;Prendi tuo figlio!&#34;. 37Quella entrò, cadde ai piedi di lui, si prostrò a terra, prese il figlio e uscì.&#xA;38Eliseo tornò a Gàlgala. Nella regione c&#39;era carestia. Mentre i figli dei profeti stavano seduti davanti a lui, egli disse al suo servo: &#34;Metti la pentola grande e cuoci una minestra per i figli dei profeti&#34;. 39Uno di essi andò in campagna per cogliere erbe selvatiche e trovò una specie di vite selvatica: da essa colse zucche agresti e se ne riempì il mantello. Ritornò e gettò i frutti a pezzi nella pentola della minestra, non sapendo che cosa fossero. 40Si versò da mangiare agli uomini, che appena assaggiata la minestra gridarono: &#34;Nella pentola c&#39;è la morte, uomo di Dio!&#34;. Non ne potevano mangiare. 41Allora Eliseo ordinò: &#34;Andate a prendere della farina&#34;. Versatala nella pentola, disse: &#34;Danne da mangiare a questa gente&#34;. Non c&#39;era più nulla di cattivo nella pentola.&#xA;42Da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all&#39;uomo di Dio: venti pani d&#39;orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: &#34;Dallo da mangiare alla gente&#34;. 43Ma il suo servitore disse: &#34;Come posso mettere questo davanti a cento persone?&#34;. Egli replicò: &#34;Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: &#34;Ne mangeranno e ne faranno avanzare&#34;&#34;. 44Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;4,29 non salutarlo: data l&#39;urgenza della missione, il servo non deve perdere tempo nei saluti, che in Oriente erano particolarmente lunghi. La stessa cosa richiederà Gesù (Lc 10,4). Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo: quasi che quel bastone possieda la forza che ha il profeta stesso, come già il mantello di Elia (2Re 2,14) e il bastone di Mosè (Es 4,17).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il materiale agiografico del ciclo di Eliseo è molto dilatato: in esso l&#39;attività taumaturgica del profeta prende grande rilievo. Da qui fino a 6,7 ci troviamo in una raccolta di miracoli di diverso tipo, raccontati a scopo edificante e per suscitare nel lettore l&#39;ammirazione verso l&#39;uomo di Dio. I racconti sono di qualità letteraria inferiore rispetto alle pagine del ciclo di Elia.&#xA;&#xA;1-7. Nella sua sostanza, soccorso a una vedova moltiplicando l&#39;olio, il racconto è un parallelo di 1Re 17,8-15. La legge ebraica tutelava le vedove e gli orfani (Es 22,21-23), ma prevedeva anche la riduzione allo stato servile per i debitori inadempienti (Lv 25,39-41; Am 2,6; 8,6; Is 50,1). Tale stato non poteva durare più di 6 anni (Es 21,2). Anche se il motivo principale che muove la vedova è l&#39;affetto materno, non si può dimenticare che i figli erano indispensabili per il suo sostentamento. Il miracolo avviene utilizzando le poche risorse già a disposizione e per la fede nella parola profetica. Il risultato del miracolo è la soluzione del problema più urgente, il pagamento dei debiti, ma anche la tranquillità per il futuro.&#xA;&#xA;8-37. Il racconto congiunge la narrazione di due miracoli: una nascita miracolosa da una donna sterile e la risurrezione del figlio. La prima parte del racconto presenta delle affinità con Gn 18,10-15, mentre la seconda si accosta a 1Re 17,17-24.&#xA;&#xA;8-10. Sunem (cfr. 1Re 1,3) si trova sulla strada che va da Abel-Mecola al Carmelo. Una facoltosa donna del posto insiste per avere Eliseo suo ospite. Quella sosta diverrà un&#39;abitudine. La stanza costruita al piano di sopra e arredata con mobilio è segno di grande agiatezza. La gente comune dormiva per terra avvolta nel mantello (cfr. Es 22,25ss.).&#xA;&#xA;11-13. È il primo tentativo di Eliseo di esprimere la sua gratitudine per l&#39;ospitalità. L&#39;offerta del profeta fa rilevare i suoi buoni rapporti con la corte. Dal re e dal capo dell&#39;esercito si poteva ottenere, oltre che protezione, uno sgravio fiscale o agevolazioni per le prestazioni militari. La donna si sente protetta dal suo clan e declina l&#39;offerta.&#xA;&#xA;14-17. Eliseo non si arrende. Appresa la notizia della sterilità della coppia decide di far dono ai suoi ospiti della benedizione più ambita (cfr. Sal 128,3-4) e comunica la notizia alla donna con una formula assai tenera.&#xA;&#xA;18-20. Il bambino ormai cresciuto partecipa festosamente all&#39;attività familiare. Improvvisamente la disgrazia.Forse per una forte insolazione il bambino accusa forti dolori alla testa. Il tenero contatto col corpo materno dal quale era venuto non può rianimarlo. La tragedia è consumata.&#xA;&#xA;21. In oriente si usava seppellire la sera stessa del decesso; per questo la madre nasconde il corpo del bambino. Essa deve prendere il tempo necessario per raggiungere l&#39;uomo di Dio per il cui intervento aveva avuto il figlio e dal quale spera ora di riaverlo. La determinazione di questa madre è sbalorditiva. La reazione al decesso tipica delle orientali, pianto e grida, non la sfiora neppure. In lei prevale la speranza operosa.&#xA;&#xA;22. L&#39;asina, abituale mezzo di trasporto, avrebbe permesso di accelerare il compimento dell&#39;urgente missione. Il tratto di strada da Sunem al Carmelo va dai 25 ai 30 km.&#xA;&#xA;23. Le scadenze più frequenti del calendario liturgico venivano celebrate nel regno del Nord, staccato dal tempio di Gerusalemme, anche con adunanze presso i profeti.&#xA;&#xA;25. Il Carmelo, così caro ad Elia, è ora un luogo che fa parte dell&#39;eredità ricevuta da Eliseo dal suo maestro.&#xA;&#xA;28. Le parole della donna esprimono la paura e quasi lo sdegno di essere stata tradita dal profeta. L&#39;attuale dolore è senz&#39;altro superiore al rammarico per la sterilità.&#xA;&#xA;29. Il primo rimedio posto in atto da Eliseo è l&#39;invio del servo Giezi. Più giovane, correrà velocemente e porterà il bastone del maestro simbolo della sua autorità e del suo potere (cfr. Es 7,8-20; 8 1-2.12-13; 17,5-7). Lo poserà sul viso del fanciullo sperando l&#39;effetto miracoloso. L&#39;ordine di non salutare sottolinea l&#39;urgenza della missione. Il cerimoniale orientale dei saluti era prolungato e poteva divenire una perdita di tempo prezioso. Gesù dà un&#39;istruzione simile agli apostoli in Lc 10,4.&#xA;&#xA;30-31. Anche Eliseo è mosso dalle suppliche della madre. Per via ecco tornare Giezi con il suo insuccesso. La presenza del profeta è indispensabile.&#xA;&#xA;34. Eliseo ripete il gesto di Elia in 1Re 17,21, ma l&#39;azione è descritta qui con maggiori particolari.&#xA;&#xA;35. Lo starnuto sembra un elemento favolistico. Ricordando Gn 2,7 e Is 2,22 diventa un segno del ritorno della vita con le narici riaperte alla respirazione.&#xA;&#xA;36-37. L&#39;episodio si conclude in modo analogo a 1Re&#xA;&#xA;23-24. Il bambino è reso vivo alla madre e questa riconosce il potere del profeta: nel caso di Elia con una esclamazione, in quello presente con una prostrazione.&#xA;&#xA;38-41. La notizia circa la carestia presuppone che si tratti della medesima circostanza di cui si parla in 8,1-6. In una situazione di difficoltà Eliseo si mostra ospitale e ancora una volta disponibile all&#39;aiuto. Il brano potrebbe suffragare l&#39;appartenenza di Eliseo a circoli profetici. La scarsità di cibo costringeva all&#39;uso di erbe selvatiche. Il servo, anonimo nel TM, ma identificato con Giezi nei LXX, raccoglie una specie di zucca selvatica dal sapore molto amaro e che produce dissenteria e vomito. I profeti che consumano il pasto preparato con quell&#39;ingrediente avvertendo il forte sapore amaro, pensano al veleno e si appellano a Eliseo il quale con un gesto molto semplice risolve miracolosamente la difficoltà.&#xA;&#xA;42-44. Il possidente terriero proveniente da Baal-Salisa, attuale Kefr Tilt a 26 km ad ovest di Galgala (cfr. 2,1), porta con sé le primizie destinate a Dio secondo Lv 23,17-18. Con esse egli intende onorare l&#39;uomo di Dio. La scarsità di cibo dovuta alla carestia spinge Eliseo a condividere il dono. Molto probabilmente le cento persone sono ancora discepoli dei profeti. Un pane d&#39;orzo era la razione per una persona: cosa dare alle altre ottanta? L&#39;obiezione del servitore è legittima, ma la fiducia di Eliseo nell&#39;intervento del Signore più forte. Pronuncia un oracolo e il miracolo della sazietà e dell&#39;abbondanza è ancora compiuto. Il brano presenta somiglianze con i racconti evangelici di moltiplicazione dei pani, specie nell&#39;obiezione del servo molto simile alla difficoltà sollevata dagli apostoli (cfr. Mt 14,20; 15,37 e paralleli).&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Eliseo compie vari miracoli</strong> <em>(4,1-8,15)</em>
<strong>1</strong>Una donna, una delle mogli dei figli dei profeti, gridò a Eliseo: “Mio marito, tuo servo, è morto; tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Ora è venuto il creditore per prendersi come schiavi i miei due bambini”. <strong>2</strong>Eliseo le disse: “Che cosa posso fare io per te? Dimmi che cosa hai in casa”. Quella rispose: “In casa la tua serva non ha altro che un orcio d&#39;olio”. <strong>3</strong>Le disse: “Va&#39; fuori a chiedere vasi da tutti i tuoi vicini: vasi vuoti, e non pochi! <strong>4</strong>Poi entra in casa e chiudi la porta dietro a te e ai tuoi figli. Versa olio in tutti quei vasi e i pieni mettili da parte”. <strong>5</strong>Si allontanò da lui e chiuse la porta dietro a sé e ai suoi figli; questi le porgevano e lei versava. <strong>6</strong>Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: “Porgimi ancora un vaso”. Le rispose: “Non ce ne sono più”. L&#39;olio cessò. <strong>7</strong>Ella andò a riferire la cosa all&#39;uomo di Dio, che le disse: “Va&#39;, vendi l&#39;olio e paga il tuo debito; tu e i tuoi figli vivete con quanto ne resterà”.
<strong>8</strong>Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c&#39;era un&#39;illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. <strong>9</strong>Ella disse al marito: “Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. <strong>10</strong>Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare”. <strong>11</strong>Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. <strong>12</strong>Egli disse a Giezi, suo servo: “Chiama questa Sunammita”. La chiamò e lei si presentò a lui. <strong>13</strong>Eliseo disse al suo servo: “Dille tu: “Ecco, hai avuto per noi tutta questa premura; che cosa possiamo fare per te? C&#39;è forse bisogno di parlare in tuo favore al re o al comandante dell&#39;esercito?”“. Ella rispose: “Io vivo tranquilla con il mio popolo”. <strong>14</strong>Eliseo replicò: “Che cosa si può fare per lei?”. Giezi disse: “Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio”. <strong>15</strong>Eliseo disse: “Chiamala!”. La chiamò; ella si fermò sulla porta. <strong>16</strong>Allora disse: “L&#39;anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia”. Ella rispose: “No, mio signore, uomo di Dio, non mentire con la tua serva”. <strong>17</strong>Ora la donna concepì e partorì un figlio, nel tempo stabilito, in quel periodo dell&#39;anno, come le aveva detto Eliseo.
<strong>18</strong>Il bambino crebbe e un giorno uscì per andare dal padre presso i mietitori. <strong>19</strong>Egli disse a suo padre: “La mia testa, la mia testa!”. Il padre ordinò a un servo: “Portalo da sua madre”. <strong>20</strong>Questi lo prese e lo portò da sua madre. Il bambino sedette sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi morì. <strong>21</strong>Ella salì a coricarlo sul letto dell&#39;uomo di Dio; chiuse la porta e uscì. <strong>22</strong>Chiamò il marito e gli disse: “Mandami per favore uno dei servi e un&#39;asina; voglio correre dall&#39;uomo di Dio e tornerò subito”. <strong>23</strong>Quello domandò: “Perché vuoi andare da lui oggi? Non è il novilunio né sabato”. Ma lei rispose: “Addio”. <strong>24</strong>Sellò l&#39;asina e disse al proprio servo: “Conducimi, cammina, non trattenermi nel cavalcare, a meno che non te lo ordini io”. <strong>25</strong>Si incamminò; giunse dall&#39;uomo di Dio sul monte Carmelo. Quando l&#39;uomo di Dio la vide da lontano, disse a Giezi, suo servo: “Ecco la Sunammita! <strong>26</strong>Su, corrile incontro e domandale: “Stai bene? Tuo marito sta bene? E tuo figlio sta bene?”“. Quella rispose: “Bene!”. <strong>27</strong>Giunta presso l&#39;uomo di Dio sul monte, gli afferrò i piedi. Giezi si avvicinò per tirarla indietro, ma l&#39;uomo di Dio disse: “Lasciala stare, perché il suo animo è amareggiato e il Signore me ne ha nascosto il motivo; non me l&#39;ha rivelato”. <strong>28</strong>Ella disse: “Avevo forse domandato io un figlio al mio signore? Non ti dissi forse: “Non mi ingannare”?“.
<strong>29</strong>Eliseo disse a Giezi: “Cingi i tuoi fianchi, prendi in mano il mio bastone e parti. Se incontrerai qualcuno, non salutarlo; se qualcuno ti saluta, non rispondergli. Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo”. <strong>30</strong>La madre del ragazzo disse: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. Allora egli si alzò e la seguì. <strong>31</strong>Giezi li aveva preceduti; aveva posto il bastone sulla faccia del ragazzo, ma non c&#39;era stata voce né reazione. Egli tornò incontro a Eliseo e gli riferì: “Il ragazzo non si è svegliato”. <strong>32</strong>Eliseo entrò in casa. Il ragazzo era morto, coricato sul letto. <strong>33</strong>Egli entrò, chiuse la porta dietro a loro due e pregò il Signore. <strong>34</strong>Quindi salì e si coricò sul bambino; pose la bocca sulla bocca di lui, gli occhi sugli occhi di lui, le mani sulle mani di lui, si curvò su di lui e il corpo del bambino riprese calore. <strong>35</strong>Quindi desistette e si mise a camminare qua e là per la casa; poi salì e si curvò su di lui. Il ragazzo starnutì sette volte, poi aprì gli occhi. <strong>36</strong>Eliseo chiamò Giezi e gli disse: “Chiama questa Sunammita!”. La chiamò e, quando lei gli giunse vicino, le disse: “Prendi tuo figlio!”. <strong>37</strong>Quella entrò, cadde ai piedi di lui, si prostrò a terra, prese il figlio e uscì.
<strong>38</strong>Eliseo tornò a Gàlgala. Nella regione c&#39;era carestia. Mentre i figli dei profeti stavano seduti davanti a lui, egli disse al suo servo: “Metti la pentola grande e cuoci una minestra per i figli dei profeti”. <strong>39</strong>Uno di essi andò in campagna per cogliere erbe selvatiche e trovò una specie di vite selvatica: da essa colse zucche agresti e se ne riempì il mantello. Ritornò e gettò i frutti a pezzi nella pentola della minestra, non sapendo che cosa fossero. <strong>40</strong>Si versò da mangiare agli uomini, che appena assaggiata la minestra gridarono: “Nella pentola c&#39;è la morte, uomo di Dio!”. Non ne potevano mangiare. <strong>41</strong>Allora Eliseo ordinò: “Andate a prendere della farina”. Versatala nella pentola, disse: “Danne da mangiare a questa gente”. Non c&#39;era più nulla di cattivo nella pentola.
<strong>42</strong>Da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all&#39;uomo di Dio: venti pani d&#39;orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: “Dallo da mangiare alla gente”. <strong>43</strong>Ma il suo servitore disse: “Come posso mettere questo davanti a cento persone?”. Egli replicò: “Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”“. <strong>44</strong>Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>4,29</strong> non salutarlo: data l&#39;urgenza della missione, il servo non deve perdere tempo nei saluti, che in Oriente erano particolarmente lunghi. La stessa cosa richiederà Gesù (Lc 10,4). Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo: quasi che quel bastone possieda la forza che ha il profeta stesso, come già il mantello di Elia (2Re 2,14) e il bastone di Mosè (Es 4,17).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il materiale agiografico del ciclo di Eliseo è molto dilatato: in esso l&#39;attività taumaturgica del profeta prende grande rilievo. Da qui fino a 6,7 ci troviamo in una raccolta di miracoli di diverso tipo, raccontati a scopo edificante e per suscitare nel lettore l&#39;ammirazione verso l&#39;uomo di Dio. I racconti sono di qualità letteraria inferiore rispetto alle pagine del ciclo di Elia.</p>

<p><strong>1-7</strong>. Nella sua sostanza, soccorso a una vedova moltiplicando l&#39;olio, il racconto è un parallelo di 1Re 17,8-15. La legge ebraica tutelava le vedove e gli orfani (Es 22,21-23), ma prevedeva anche la riduzione allo stato servile per i debitori inadempienti (Lv 25,39-41; Am 2,6; 8,6; Is 50,1). Tale stato non poteva durare più di 6 anni (Es 21,2). Anche se il motivo principale che muove la vedova è l&#39;affetto materno, non si può dimenticare che i figli erano indispensabili per il suo sostentamento. Il miracolo avviene utilizzando le poche risorse già a disposizione e per la fede nella parola profetica. Il risultato del miracolo è la soluzione del problema più urgente, il pagamento dei debiti, ma anche la tranquillità per il futuro.</p>

<p><strong>8-37</strong>. Il racconto congiunge la narrazione di due miracoli: una nascita miracolosa da una donna sterile e la risurrezione del figlio. La prima parte del racconto presenta delle affinità con Gn 18,10-15, mentre la seconda si accosta a 1Re 17,17-24.</p>

<p><strong>8-10</strong>. Sunem (cfr. 1Re 1,3) si trova sulla strada che va da Abel-Mecola al Carmelo. Una facoltosa donna del posto insiste per avere Eliseo suo ospite. Quella sosta diverrà un&#39;abitudine. La stanza costruita al piano di sopra e arredata con mobilio è segno di grande agiatezza. La gente comune dormiva per terra avvolta nel mantello (cfr. Es 22,25ss.).</p>

<p><strong>11-13</strong>. È il primo tentativo di Eliseo di esprimere la sua gratitudine per l&#39;ospitalità. L&#39;offerta del profeta fa rilevare i suoi buoni rapporti con la corte. Dal re e dal capo dell&#39;esercito si poteva ottenere, oltre che protezione, uno sgravio fiscale o agevolazioni per le prestazioni militari. La donna si sente protetta dal suo clan e declina l&#39;offerta.</p>

<p><strong>14-17</strong>. Eliseo non si arrende. Appresa la notizia della sterilità della coppia decide di far dono ai suoi ospiti della benedizione più ambita (cfr. Sal 128,3-4) e comunica la notizia alla donna con una formula assai tenera.</p>

<p><strong>18-20</strong>. Il bambino ormai cresciuto partecipa festosamente all&#39;attività familiare. Improvvisamente la disgrazia.Forse per una forte insolazione il bambino accusa forti dolori alla testa. Il tenero contatto col corpo materno dal quale era venuto non può rianimarlo. La tragedia è consumata.</p>

<p><strong>21</strong>. In oriente si usava seppellire la sera stessa del decesso; per questo la madre nasconde il corpo del bambino. Essa deve prendere il tempo necessario per raggiungere l&#39;uomo di Dio per il cui intervento aveva avuto il figlio e dal quale spera ora di riaverlo. La determinazione di questa madre è sbalorditiva. La reazione al decesso tipica delle orientali, pianto e grida, non la sfiora neppure. In lei prevale la speranza operosa.</p>

<p><strong>22</strong>. L&#39;asina, abituale mezzo di trasporto, avrebbe permesso di accelerare il compimento dell&#39;urgente missione. Il tratto di strada da Sunem al Carmelo va dai 25 ai 30 km.</p>

<p><strong>23</strong>. Le scadenze più frequenti del calendario liturgico venivano celebrate nel regno del Nord, staccato dal tempio di Gerusalemme, anche con adunanze presso i profeti.</p>

<p><strong>25</strong>. Il Carmelo, così caro ad Elia, è ora un luogo che fa parte dell&#39;eredità ricevuta da Eliseo dal suo maestro.</p>

<p><strong>28</strong>. Le parole della donna esprimono la paura e quasi lo sdegno di essere stata tradita dal profeta. L&#39;attuale dolore è senz&#39;altro superiore al rammarico per la sterilità.</p>

<p><strong>29</strong>. Il primo rimedio posto in atto da Eliseo è l&#39;invio del servo Giezi. Più giovane, correrà velocemente e porterà il bastone del maestro simbolo della sua autorità e del suo potere (cfr. Es 7,8-20; 8 1-2.12-13; 17,5-7). Lo poserà sul viso del fanciullo sperando l&#39;effetto miracoloso. L&#39;ordine di non salutare sottolinea l&#39;urgenza della missione. Il cerimoniale orientale dei saluti era prolungato e poteva divenire una perdita di tempo prezioso. Gesù dà un&#39;istruzione simile agli apostoli in Lc 10,4.</p>

<p><strong>30-31</strong>. Anche Eliseo è mosso dalle suppliche della madre. Per via ecco tornare Giezi con il suo insuccesso. La presenza del profeta è indispensabile.</p>

<p><strong>34</strong>. Eliseo ripete il gesto di Elia in 1Re 17,21, ma l&#39;azione è descritta qui con maggiori particolari.</p>

<p><strong>35</strong>. Lo starnuto sembra un elemento favolistico. Ricordando Gn 2,7 e Is 2,22 diventa un segno del ritorno della vita con le narici riaperte alla respirazione.</p>

<p>36-37. L&#39;episodio si conclude in modo analogo a 1Re</p>

<p><strong>23-24</strong>. Il bambino è reso vivo alla madre e questa riconosce il potere del profeta: nel caso di Elia con una esclamazione, in quello presente con una prostrazione.</p>

<p><strong>38-41</strong>. La notizia circa la carestia presuppone che si tratti della medesima circostanza di cui si parla in 8,1-6. In una situazione di difficoltà Eliseo si mostra ospitale e ancora una volta disponibile all&#39;aiuto. Il brano potrebbe suffragare l&#39;appartenenza di Eliseo a circoli profetici. La scarsità di cibo costringeva all&#39;uso di erbe selvatiche. Il servo, anonimo nel TM, ma identificato con Giezi nei LXX, raccoglie una specie di zucca selvatica dal sapore molto amaro e che produce dissenteria e vomito. I profeti che consumano il pasto preparato con quell&#39;ingrediente avvertendo il forte sapore amaro, pensano al veleno e si appellano a Eliseo il quale con un gesto molto semplice risolve miracolosamente la difficoltà.</p>

<p><strong>42-44</strong>. Il possidente terriero proveniente da Baal-Salisa, attuale Kefr Tilt a 26 km ad ovest di Galgala (cfr. 2,1), porta con sé le primizie destinate a Dio secondo Lv 23,17-18. Con esse egli intende onorare l&#39;uomo di Dio. La scarsità di cibo dovuta alla carestia spinge Eliseo a condividere il dono. Molto probabilmente le cento persone sono ancora discepoli dei profeti. Un pane d&#39;orzo era la razione per una persona: cosa dare alle altre ottanta? L&#39;obiezione del servitore è legittima, ma la fiducia di Eliseo nell&#39;intervento del Signore più forte. Pronuncia un oracolo e il miracolo della sazietà e dell&#39;abbondanza è ancora compiuto. Il brano presenta somiglianze con i racconti evangelici di moltiplicazione dei pani, specie nell&#39;obiezione del servo molto simile alla difficoltà sollevata dagli apostoli (cfr. Mt 14,20; 15,37 e paralleli).</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-4</guid>
      <pubDate>Sun, 03 May 2026 06:10:18 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2RE - Capitolo 3</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-3</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ioram, re d’Israele&#xA;1Ioram, figlio di Acab, divenne re su Israele a Samaria l&#39;anno diciottesimo di Giòsafat, re di Giuda. Ioram regnò dodici anni. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come suo padre e sua madre. Egli allontanò la stele di Baal, che aveva fatto suo padre. 3Ma restò legato, senza allontanarsene, ai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele.&#xA;4Il re di Moab, Mesa, era un allevatore di pecore. Egli inviava come tributo al re d&#39;Israele centomila agnelli e la lana di centomila arieti. 5Ma alla morte di Acab il re di Moab si ribellò al re d&#39;Israele. 6Un giorno il re Ioram uscì da Samaria e passò in rassegna tutto Israele. 7Dopo essere partito mandò a dire a Giòsafat, re di Giuda: &#34;Il re di Moab si è ribellato contro di me; verresti con me alla guerra contro Moab?&#34;. Egli rispose: &#34;Verrò; conta su di me come su di te, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi&#34;. 8&#34;Per quale strada saliremo?&#34;, domandò Giòsafat. L&#39;altro rispose: &#34;Per la strada del deserto di Edom&#34;. 9Allora si avviarono in marcia il re d&#39;Israele, il re di Giuda e il re di Edom. Girarono per sette giorni. Non c&#39;era acqua per l&#39;esercito né per le bestie che lo seguivano. 10Il re d&#39;Israele disse: &#34;Ohimè! Il Signore ha chiamato questi tre re per consegnarli nelle mani di Moab&#34;. 11Giòsafat disse: &#34;Non c&#39;è qui un profeta del Signore, per mezzo del quale possiamo consultare il Signore?&#34;. Rispose uno dei servi del re d&#39;Israele: &#34;C&#39;è qui Eliseo, figlio di Safat, che versava l&#39;acqua sulle mani di Elia&#34;. 12Giòsafat disse: &#34;La parola del Signore è in lui&#34;. Scesero da lui il re d&#39;Israele, Giòsafat e il re di Edom.&#xA;13Eliseo disse al re d&#39;Israele: &#34;Che cosa c&#39;è tra me e te? Va&#39; dai profeti di tuo padre e dai profeti di tua madre!&#34;. Il re d&#39;Israele gli disse: &#34;No, perché il Signore ha chiamato questi tre re per consegnarli nelle mani di Moab&#34;. 14Eliseo disse: &#34;Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, se non fosse per il rispetto che provo verso Giòsafat, re di Giuda, a te non avrei neppure badato, né ti avrei guardato. 15Ora andate a prendermi un suonatore di cetra&#34;. Mentre il suonatore suonava il suo strumento, la mano del Signore fu sopra Eliseo. 16Egli annunciò: &#34;Così dice il Signore: &#34;Scavate molte fosse in questo alveo&#34;. 17Infatti così dice il Signore: &#34;Voi non vedrete vento, non vedrete pioggia, eppure quest&#39;alveo si riempirà d&#39;acqua; berrete voi, il vostro bestiame minuto e i vostri giumenti&#34;. 18Ciò è poca cosa agli occhi del Signore: egli consegnerà anche Moab nelle vostre mani. 19Voi colpirete tutte le città fortificate e tutte le città principali, abbatterete ogni albero buono e ostruirete tutte le sorgenti d&#39;acqua, rovinerete tutti i campi riempiendoli di pietre&#34;. 20Al mattino, nell&#39;ora dell&#39;offerta del sacrificio, ecco venire acqua dalla direzione di Edom; la terra si riempì d&#39;acqua.&#xA;21Tutti i Moabiti, udito che erano saliti i re per fare loro guerra, radunarono chiunque sapesse portare un&#39;arma e si schierarono sulla frontiera. 22I Moabiti si alzarono presto al mattino, quando il sole splendeva sulle acque, e videro da lontano le acque rosse come sangue. 23Esclamarono: &#34;Quello è sangue! I re si sono scontrati e l&#39;uno ha ucciso l&#39;altro. Ebbene, Moab, alla preda!&#34;. 24Andarono dunque nell&#39;accampamento d&#39;Israele. Ma gli Israeliti insorsero e sconfissero i Moabiti, che fuggirono davanti a loro. Li inseguirono e sconfissero i Moabiti. 25Demolirono le città, in ogni campo buono ognuno gettò la sua pietra fino a riempirlo, ostruirono tutte le sorgenti d&#39;acqua e abbatterono ogni albero buono, fino a lasciare a Kir-Carèset solo le sue pietre: i frombolieri l&#39;aggirarono e l&#39;assalirono. 26Il re di Moab, visto che la guerra era superiore alle sue forze, prese con sé settecento uomini che maneggiavano la spada per aprirsi un passaggio verso il re di Edom, ma non ci riuscì. 27Allora prese il figlio primogenito, che doveva regnare dopo di lui, e l&#39;offrì in olocausto sulle mura. Si scatenò una grande ira contro gli Israeliti, che si allontanarono da lui e tornarono nella loro terra.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;3,1 Il regno di Ioram si estese negli anni 852-841 circa.&#xA;&#xA;3,4 Il re di Moab, Mesa: a Diban, l’antica Dibon, nel 1868 fu scoperta una stele chiamata poi stele di Mesa, che offre un racconto dell’evento qui narrato. La stele riferisce l’assoggettamento di Moab a Omri e Acab e la successiva guerra di liberazione, passando sotto silenzio la sconfitta subita nel primo momento di quell’impresa. La narrazione riferisce il buon andamento iniziale della spedizione e accenna rapidamente alla conclusione negativa.&#xA;&#xA;3,13 Che cosa c’è tra me e te?: questa espressione indica un certo distacco. Vedi 1Re 17,18.&#xA;&#xA;3,27 l’offrì in olocausto sulle mura: un sacrificio umano al dio Camos, considerato dai Moabiti offerta gradita alla divinità, ma sempre condannato dalla Bibbia.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-3. Ioram re d&#39;Israele (852-841). Ritorna lo schema fisso per la presentazione dei regni. Il giudizio morale è attenuato lievemente a causa della soppressione di una stele o statua di Baal. Di un gesto simile si parla anche in 10,26 dove il gesto è compiuto dai partigiani di Ieu. Sopravvivono ancora i vitelli d&#39;oro di Geroboamo (1Re 12,28), peccato originale del regno settentrionale richiamato in continuazione (1Re 15,26-34; 16,26-31; 22,53; 2Re 10,29; 13,2-11; 14,24; 15,9.18.24.28).&#xA;&#xA;4-27. Il racconto dell&#39;insurrezione di Moab riprende alcune modalità narrative incontrate nella descrizione delle guerre aramee (v. 7: cfr. 1Re 22,4; v. 11: cfr. 1Re 22,7). Anche qui la figura profetica gioca un ruolo essenziale nello svolgimento della narrazione. La predizione di Eliseo puntualmente avverata costituisce un rinnovato tocco agiografico e un solido aggancio del brano al ciclo del successore di Elia.&#xA;&#xA;4. I rapporti tra Moab e Israele sono sempre stati soggetti a turbolenza. Già Davide aveva reso i Moabiti suoi vassalli (2Sam 8,2), quindi dopo una breve indipendenza furono nuovamente soggiogati da Omri (1Re 16,27). Al nome di Mesa è anche legata una stele scoperta nel 1868 a Diban nella quale trovano conferma i fatti raccontati dal testo biblico. Le cifre qui presentate sono eccessive, ma segnano il collaudato uso di una cifra tonda assai elevata per indicare una grande quantità. Non viene specificata la periodicità del tributo, ma può darsi che fosse annuale (cfr. 17, 3-4). A questo tributo allude probabilmente Isaia nel suo oracolo contro Moab (16,1).&#xA;&#xA;5. Riprende la notizia di 1,1. Il verbo usato (pš‘), «ribellarsi» è tecnico nelle relazioni vassallo e sovrano; esso non indica necessariamente una insurrezione armata. Può trattarsi solo di negazione del tributo o di denuncia del trattato di vassallaggio.&#xA;&#xA;7-8. Prima di affrontare il vassallo ribelle, Ioram manda un&#39;ambasciata al collega meridionale il cui aiuto gli è necessario per due motivi: un alleato su cui contare e che possa aprire la strada verso Moab da sud. Durante le guerre aramee, Moab aveva fortificato il suo confine settentrionale. Aprire il fronte da quella parte significava dare al nemico un vantaggio troppo forte. Abbandonato l&#39;attraversamento diretto del Giordano, l&#39;alternativa era un percorso attorno al Mar Morto per attaccare da sud Edom, vassallo di Giuda, poteva offrire un apporto indispensabile con le sue forze e ancor più col suo territorio.&#xA;&#xA;9. 1Re 22,47 e 2Re 8,20 ci avvertono che il trono di Edom è vacante, tuttavia viene usato il titolo di re forse per l&#39;importanza del governatore dello stato vassallo di Giuda. L&#39;attraversamento della zona desertica comporta difficoltà nel rifornimento idrico. Partirà da questa necessità la consultazione di Eliseo.&#xA;&#xA;10-11. Due reazioni diverse all&#39;imprevisto. Ioram lo legge in maniera assai negativa: un presagio di morte che lo pone fortemente in ansia; Giosafat conserva la fiducia: un profeta del Signore indicherà la soluzione. La presenza di Eliseo in quella circostanza può essere dovuta al fatto che egli si trovasse al seguito della spedizione.&#xA;&#xA;12. Raggiunto dalla fama di Eliseo che si era sparsa ormai anche nel regno meridionale, Giosafat acconsente quasi con entusiasmo a consultarlo. La formula di assenso di Giosafat dipende dalla concezione deuteronomista del vero profeta (Dt 18,18) ripresa anche in altri testi (1Sam 3,19-21; Ger 1,8-9; 27,18).&#xA;&#xA;13. Riemerge la tensione tra regnanti d&#39;Israele e uomo di Dio, tra il successore del persecutore Acab e il successore del perseguitato Elia.&#xA;&#xA;14. Eliseo ha ereditato da Elia la medesima autorità con Dio; come lui vive alla sua presenza (cfr. 1Re 17,1; 18,15). È su questa condizione di intimo di JHWH che si basa la sua autorevolezza.&#xA;&#xA;15. Viene inserito nel racconto un particolare curioso che appartiene allo stile di alcune confraternite profetiche e di cui troviamo notizia in 1Sam 10,5-6.&#xA;&#xA;16-17. È la prima parte dell&#39;oracolo. L&#39;acqua verrà procurata senza seguire le vie naturali. La parola del profeta richiede una fede operosa: bisogna scavare fosse che contengano l&#39;acqua che verrà data assai abbondantemente.&#xA;&#xA;18-19. La seconda parte dell&#39;oracolo riguarda i combattimento. Esso sarà di una tale violenza che verrà travolto persino un precetto dato per le battaglie in Dt 20,19 che vieta l&#39;abbattimento degli alberi da frutto.&#xA;&#xA;20. L&#39;intervento divino si manifesta nell&#39;ora dell&#39;offerta (cfr. 1Re 18,29), anche se in questo caso si tratta di quella mattutina (Es 29,30ss.; Lv 6,9). L&#39;acqua giunge per improvvisi temporali che si abbattono sui pianori lasciando scorrere a valle copiosi torrenti. Le fosse prescritte da Eliseo dovevano trattenere l&#39;acqua prima che si disperdesse nella sabbia.&#xA;&#xA;21-23. Il sole che sorge crea un riflesso rosso sulle fosse piene d&#39;acqua. I Moabiti all&#39;oscuro dell&#39;operato nemico per l&#39;approvvigionamento idrico credono sia sangue e pensano di scatenarsi contro un nemico ormai stremato da lotte interne.&#xA;&#xA;24-25. Sorpresi invece da un esercito nel pieno delle forze si danno alla fuga. Gli inseguitori compiono l&#39;oracolo di Eliseo mentre incalzano i Moabiti che si precipitano verso la loro capitale Kir Careset. Questa era una città fortificata situata a 949 m d&#39;altezza; Mesa nella sua stele si vanta d&#39;averne costruito lui stesso le mura. La città corrisponde all&#39;attuale Kerak in Transgiordania. Nell&#39;antichità era chiamata anche Kir-Moab (Is 15,1; 16,7).&#xA;&#xA;26. Nella disperata situazione, Mesa tenta di aprirsi un varco fra gli assedianti prendendo d&#39;assalto le truppe di Edom, forse a causa della situazione politica di quella regione, le più deboli. Qualche autore sostiene la correzione di Edom (ߴdm) in Aram (’rm) suggerendo così una fuga verso nord chiedendo aiuto agli Aramei.&#xA;&#xA;27. Nella stele di Mesa si parla dell&#39;ira di Camos, divinità nazionale moabita (1Re 11,7), contro il suo popolo. Forse per placare quest&#39;ira Mesa decise e attuò il sacrificio del suo primogenito, pratica diffusa nelle popolazioni cananaiche (cfr. Dt 12,29ss.) e ricordata anche in Mic 6,7 come rito espiatorio. La fine della vicenda è assai misteriosa. La spedizione comunque sembra non avere successo. In modo enigmatico viene presentata la sconfitta descritta nella stele di Moab subita dagli Israeliti. Il sacrificio compiuto sulle mura ha l&#39;aspetto di un rito magico che serve a difendere la città e un tono di spettacolarità terrificante.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ioram, re d’Israele</em></strong>
<strong>1</strong>Ioram, figlio di Acab, divenne re su Israele a Samaria l&#39;anno diciottesimo di Giòsafat, re di Giuda. Ioram regnò dodici anni. <strong>2</strong>Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come suo padre e sua madre. Egli allontanò la stele di Baal, che aveva fatto suo padre. <strong>3</strong>Ma restò legato, senza allontanarsene, ai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele.
<strong>4</strong>Il re di Moab, Mesa, era un allevatore di pecore. Egli inviava come tributo al re d&#39;Israele centomila agnelli e la lana di centomila arieti. <strong>5</strong>Ma alla morte di Acab il re di Moab si ribellò al re d&#39;Israele. <strong>6</strong>Un giorno il re Ioram uscì da Samaria e passò in rassegna tutto Israele. <strong>7</strong>Dopo essere partito mandò a dire a Giòsafat, re di Giuda: “Il re di Moab si è ribellato contro di me; verresti con me alla guerra contro Moab?”. Egli rispose: “Verrò; conta su di me come su di te, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi”. <strong>8</strong>“Per quale strada saliremo?”, domandò Giòsafat. L&#39;altro rispose: “Per la strada del deserto di Edom”. <strong>9</strong>Allora si avviarono in marcia il re d&#39;Israele, il re di Giuda e il re di Edom. Girarono per sette giorni. Non c&#39;era acqua per l&#39;esercito né per le bestie che lo seguivano. <strong>10</strong>Il re d&#39;Israele disse: “Ohimè! Il Signore ha chiamato questi tre re per consegnarli nelle mani di Moab”. <strong>11</strong>Giòsafat disse: “Non c&#39;è qui un profeta del Signore, per mezzo del quale possiamo consultare il Signore?”. Rispose uno dei servi del re d&#39;Israele: “C&#39;è qui Eliseo, figlio di Safat, che versava l&#39;acqua sulle mani di Elia”. <strong>12</strong>Giòsafat disse: “La parola del Signore è in lui”. Scesero da lui il re d&#39;Israele, Giòsafat e il re di Edom.
<strong>13</strong>Eliseo disse al re d&#39;Israele: “Che cosa c&#39;è tra me e te? Va&#39; dai profeti di tuo padre e dai profeti di tua madre!”. Il re d&#39;Israele gli disse: “No, perché il Signore ha chiamato questi tre re per consegnarli nelle mani di Moab”. <strong>14</strong>Eliseo disse: “Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, se non fosse per il rispetto che provo verso Giòsafat, re di Giuda, a te non avrei neppure badato, né ti avrei guardato. <strong>15</strong>Ora andate a prendermi un suonatore di cetra”. Mentre il suonatore suonava il suo strumento, la mano del Signore fu sopra Eliseo. <strong>16</strong>Egli annunciò: “Così dice il Signore: “Scavate molte fosse in questo alveo”. <strong>17</strong>Infatti così dice il Signore: “Voi non vedrete vento, non vedrete pioggia, eppure quest&#39;alveo si riempirà d&#39;acqua; berrete voi, il vostro bestiame minuto e i vostri giumenti”. <strong>18</strong>Ciò è poca cosa agli occhi del Signore: egli consegnerà anche Moab nelle vostre mani. <strong>19</strong>Voi colpirete tutte le città fortificate e tutte le città principali, abbatterete ogni albero buono e ostruirete tutte le sorgenti d&#39;acqua, rovinerete tutti i campi riempiendoli di pietre”. <strong>20</strong>Al mattino, nell&#39;ora dell&#39;offerta del sacrificio, ecco venire acqua dalla direzione di Edom; la terra si riempì d&#39;acqua.
<strong>21</strong>Tutti i Moabiti, udito che erano saliti i re per fare loro guerra, radunarono chiunque sapesse portare un&#39;arma e si schierarono sulla frontiera. <strong>22</strong>I Moabiti si alzarono presto al mattino, quando il sole splendeva sulle acque, e videro da lontano le acque rosse come sangue. <strong>23</strong>Esclamarono: “Quello è sangue! I re si sono scontrati e l&#39;uno ha ucciso l&#39;altro. Ebbene, Moab, alla preda!”. <strong>24</strong>Andarono dunque nell&#39;accampamento d&#39;Israele. Ma gli Israeliti insorsero e sconfissero i Moabiti, che fuggirono davanti a loro. Li inseguirono e sconfissero i Moabiti. <strong>25</strong>Demolirono le città, in ogni campo buono ognuno gettò la sua pietra fino a riempirlo, ostruirono tutte le sorgenti d&#39;acqua e abbatterono ogni albero buono, fino a lasciare a Kir-Carèset solo le sue pietre: i frombolieri l&#39;aggirarono e l&#39;assalirono. <strong>26</strong>Il re di Moab, visto che la guerra era superiore alle sue forze, prese con sé settecento uomini che maneggiavano la spada per aprirsi un passaggio verso il re di Edom, ma non ci riuscì. <strong>27</strong>Allora prese il figlio primogenito, che doveva regnare dopo di lui, e l&#39;offrì in olocausto sulle mura. Si scatenò una grande ira contro gli Israeliti, che si allontanarono da lui e tornarono nella loro terra.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>3,1</strong> Il regno di Ioram si estese negli anni 852-841 circa.</em></p>

<p><em><strong>3,4</strong> Il re di Moab, Mesa: a Diban, l’antica Dibon, nel 1868 fu scoperta una stele chiamata poi stele di Mesa, che offre un racconto dell’evento qui narrato. La stele riferisce l’assoggettamento di Moab a Omri e Acab e la successiva guerra di liberazione, passando sotto silenzio la sconfitta subita nel primo momento di quell’impresa. La narrazione riferisce il buon andamento iniziale della spedizione e accenna rapidamente alla conclusione negativa.</em></p>

<p><em><strong>3,13</strong> Che cosa c’è tra me e te?: questa espressione indica un certo distacco. Vedi 1Re 17,18.</em></p>

<p><em><strong>3,27</strong> l’offrì in olocausto sulle mura: un sacrificio umano al dio Camos, considerato dai Moabiti offerta gradita alla divinità, ma sempre condannato dalla Bibbia.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-3</strong>. Ioram re d&#39;Israele (852-841). Ritorna lo schema fisso per la presentazione dei regni. Il giudizio morale è attenuato lievemente a causa della soppressione di una stele o statua di Baal. Di un gesto simile si parla anche in 10,26 dove il gesto è compiuto dai partigiani di Ieu. Sopravvivono ancora i vitelli d&#39;oro di Geroboamo (1Re 12,28), peccato originale del regno settentrionale richiamato in continuazione (1Re 15,26-34; 16,26-31; 22,53; 2Re 10,29; 13,2-11; 14,24; 15,9.18.24.28).</p>

<p><strong>4-27</strong>. Il racconto dell&#39;insurrezione di Moab riprende alcune modalità narrative incontrate nella descrizione delle guerre aramee (v. 7: cfr. 1Re 22,4; v. 11: cfr. 1Re 22,7). Anche qui la figura profetica gioca un ruolo essenziale nello svolgimento della narrazione. La predizione di Eliseo puntualmente avverata costituisce un rinnovato tocco agiografico e un solido aggancio del brano al ciclo del successore di Elia.</p>

<p><strong>4</strong>. I rapporti tra Moab e Israele sono sempre stati soggetti a turbolenza. Già Davide aveva reso i Moabiti suoi vassalli (2Sam 8,2), quindi dopo una breve indipendenza furono nuovamente soggiogati da Omri (1Re 16,27). Al nome di Mesa è anche legata una stele scoperta nel 1868 a Diban nella quale trovano conferma i fatti raccontati dal testo biblico. Le cifre qui presentate sono eccessive, ma segnano il collaudato uso di una cifra tonda assai elevata per indicare una grande quantità. Non viene specificata la periodicità del tributo, ma può darsi che fosse annuale (cfr. 17, 3-4). A questo tributo allude probabilmente Isaia nel suo oracolo contro Moab (16,1).</p>

<p><strong>5</strong>. Riprende la notizia di 1,1. Il verbo usato <em>(pš‘),</em> «ribellarsi» è tecnico nelle relazioni vassallo e sovrano; esso non indica necessariamente una insurrezione armata. Può trattarsi solo di negazione del tributo o di denuncia del trattato di vassallaggio.</p>

<p><strong>7-8</strong>. Prima di affrontare il vassallo ribelle, Ioram manda un&#39;ambasciata al collega meridionale il cui aiuto gli è necessario per due motivi: un alleato su cui contare e che possa aprire la strada verso Moab da sud. Durante le guerre aramee, Moab aveva fortificato il suo confine settentrionale. Aprire il fronte da quella parte significava dare al nemico un vantaggio troppo forte. Abbandonato l&#39;attraversamento diretto del Giordano, l&#39;alternativa era un percorso attorno al Mar Morto per attaccare da sud Edom, vassallo di Giuda, poteva offrire un apporto indispensabile con le sue forze e ancor più col suo territorio.</p>

<p><strong>9</strong>. 1Re 22,47 e 2Re 8,20 ci avvertono che il trono di Edom è vacante, tuttavia viene usato il titolo di re forse per l&#39;importanza del governatore dello stato vassallo di Giuda. L&#39;attraversamento della zona desertica comporta difficoltà nel rifornimento idrico. Partirà da questa necessità la consultazione di Eliseo.</p>

<p><strong>10-11</strong>. Due reazioni diverse all&#39;imprevisto. Ioram lo legge in maniera assai negativa: un presagio di morte che lo pone fortemente in ansia; Giosafat conserva la fiducia: un profeta del Signore indicherà la soluzione. La presenza di Eliseo in quella circostanza può essere dovuta al fatto che egli si trovasse al seguito della spedizione.</p>

<p><strong>12</strong>. Raggiunto dalla fama di Eliseo che si era sparsa ormai anche nel regno meridionale, Giosafat acconsente quasi con entusiasmo a consultarlo. La formula di assenso di Giosafat dipende dalla concezione deuteronomista del vero profeta (Dt 18,18) ripresa anche in altri testi (1Sam 3,19-21; Ger 1,8-9; 27,18).</p>

<p><strong>13</strong>. Riemerge la tensione tra regnanti d&#39;Israele e uomo di Dio, tra il successore del persecutore Acab e il successore del perseguitato Elia.</p>

<p><strong>14</strong>. Eliseo ha ereditato da Elia la medesima autorità con Dio; come lui vive alla sua presenza (cfr. 1Re 17,1; 18,15). È su questa condizione di intimo di JHWH che si basa la sua autorevolezza.</p>

<p><strong>15</strong>. Viene inserito nel racconto un particolare curioso che appartiene allo stile di alcune confraternite profetiche e di cui troviamo notizia in 1Sam 10,5-6.</p>

<p><strong>16-17</strong>. È la prima parte dell&#39;oracolo. L&#39;acqua verrà procurata senza seguire le vie naturali. La parola del profeta richiede una fede operosa: bisogna scavare fosse che contengano l&#39;acqua che verrà data assai abbondantemente.</p>

<p><strong>18-19</strong>. La seconda parte dell&#39;oracolo riguarda i combattimento. Esso sarà di una tale violenza che verrà travolto persino un precetto dato per le battaglie in Dt 20,19 che vieta l&#39;abbattimento degli alberi da frutto.</p>

<p><strong>20</strong>. L&#39;intervento divino si manifesta nell&#39;ora dell&#39;offerta (cfr. 1Re 18,29), anche se in questo caso si tratta di quella mattutina (Es 29,30ss.; Lv 6,9). L&#39;acqua giunge per improvvisi temporali che si abbattono sui pianori lasciando scorrere a valle copiosi torrenti. Le fosse prescritte da Eliseo dovevano trattenere l&#39;acqua prima che si disperdesse nella sabbia.</p>

<p><strong>21-23</strong>. Il sole che sorge crea un riflesso rosso sulle fosse piene d&#39;acqua. I Moabiti all&#39;oscuro dell&#39;operato nemico per l&#39;approvvigionamento idrico credono sia sangue e pensano di scatenarsi contro un nemico ormai stremato da lotte interne.</p>

<p><strong>24-25</strong>. Sorpresi invece da un esercito nel pieno delle forze si danno alla fuga. Gli inseguitori compiono l&#39;oracolo di Eliseo mentre incalzano i Moabiti che si precipitano verso la loro capitale Kir Careset. Questa era una città fortificata situata a 949 m d&#39;altezza; Mesa nella sua stele si vanta d&#39;averne costruito lui stesso le mura. La città corrisponde all&#39;attuale Kerak in Transgiordania. Nell&#39;antichità era chiamata anche Kir-Moab (Is 15,1; 16,7).</p>

<p><strong>26</strong>. Nella disperata situazione, Mesa tenta di aprirsi un varco fra gli assedianti prendendo d&#39;assalto le truppe di Edom, forse a causa della situazione politica di quella regione, le più deboli. Qualche autore sostiene la correzione di Edom <em>(ߴdm)</em> in Aram <em>(’rm)</em> suggerendo così una fuga verso nord chiedendo aiuto agli Aramei.</p>

<p><strong>27</strong>. Nella stele di Mesa si parla dell&#39;ira di Camos, divinità nazionale moabita (1Re 11,7), contro il suo popolo. Forse per placare quest&#39;ira Mesa decise e attuò il sacrificio del suo primogenito, pratica diffusa nelle popolazioni cananaiche (cfr. Dt 12,29ss.) e ricordata anche in Mic 6,7 come rito espiatorio. La fine della vicenda è assai misteriosa. La spedizione comunque sembra non avere successo. In modo enigmatico viene presentata la sconfitta descritta nella stele di Moab subita dagli Israeliti. Il sacrificio compiuto sulle mura ha l&#39;aspetto di un rito magico che serve a difendere la città e un tono di spettacolarità terrificante.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-3</guid>
      <pubDate>Sat, 02 May 2026 18:23:26 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>2RE - Capitolo 2</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[Rapimento di Elia&#xA;1Quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo. 2Elia disse a Eliseo: &#34;Rimani qui, perché il Signore mi manda fino a Betel&#34;. Eliseo rispose: &#34;Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò&#34;. Scesero a Betel. 3I figli dei profeti che erano a Betel andarono incontro a Eliseo e gli dissero: &#34;Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?&#34;. Ed egli rispose: &#34;Lo so anch&#39;io; tacete!&#34;. 4Elia gli disse: &#34;Eliseo, rimani qui, perché il Signore mi manda a Gerico&#34;. Egli rispose: &#34;Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò&#34;; e andarono a Gerico. 5I figli dei profeti che erano a Gerico si avvicinarono a Eliseo e gli dissero: &#34;Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?&#34;. Rispose: &#34;Lo so anch&#39;io; tacete!&#34;. 6Elia gli disse: &#34;Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano&#34;. Egli rispose: &#34;Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò&#34;. E procedettero insieme.&#xA;7Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. 8Elia prese il suo mantello, l&#39;arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull&#39;asciutto. 9Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: &#34;Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te&#34;. Eliseo rispose: &#34;Due terzi del tuo spirito siano in me&#34;. 10Egli soggiunse: &#34;Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà&#34;. 11Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. 12Eliseo guardava e gridava: &#34;Padre mio, padre mio, carro d&#39;Israele e suoi destrieri!&#34;. E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. 13Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano.&#xA;14Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, dicendo: &#34;Dov&#39;è il Signore, Dio di Elia?&#34;. Quando anch&#39;egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò. 15Se lo videro di fronte, i figli dei profeti di Gerico, e dissero: &#34;Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo&#34;. Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui. 16Gli dissero: &#34;Ecco, fra i tuoi servi ci sono cinquanta uomini vigorosi; potrebbero andare a cercare il tuo signore nel caso che lo spirito del Signore l&#39;abbia preso e gettato su qualche monte o in qualche valle&#34;. Egli disse: &#34;Non mandateli!&#34;. 17Insistettero tanto con lui che egli disse: &#34;Mandateli!&#34;. Mandarono cinquanta uomini, che cercarono per tre giorni, ma non lo trovarono. 18Tornarono da Eliseo, che stava a Gerico. Egli disse loro: &#34;Non vi avevo forse detto: &#34;Non andate&#34;?&#34;.&#xA;&#xA;IL CICLO DI ELISEO (2,19-13,25)&#xA;&#xA;Miracoli di Eliseo&#xA;19Gli uomini della città dissero a Eliseo: &#34;Ecco, è bello soggiornare in questa città, come il mio signore può constatare, ma le acque sono cattive e la terra provoca aborti&#34;. 20Ed egli disse: &#34;Prendetemi una scodella nuova e mettetevi del sale&#34;. Gliela portarono. 21Eliseo si recò alla sorgente delle acque e vi versò il sale, dicendo: &#34;Così dice il Signore: &#34;Rendo sane queste acque; da esse non verranno più né morte né aborti&#34;&#34;. 22Le acque rimasero sane fino ad oggi, secondo la parola pronunciata da Eliseo.&#xA;23Di lì Eliseo salì a Betel. Mentre egli andava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: &#34;Sali, calvo! Sali, calvo!&#34;. 24Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei bambini. 25Di là egli andò al monte Carmelo, e quindi tornò a Samaria.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;2,1-18 Il racconto del rapimento di Elia verso il cielo vuole mettere in luce la fine terrena di un uomo particolarmente caro a Dio, come già nel caso del patriarca Enoc (Gen 5,24; Ml 3,23-24). Elia è figura importante anche nel NT: precursore del Messia (Mt 17,10-13; Mc 9,11-13), nell’episodio della trasfigurazione appare con Mosè accanto a Gesù (Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-36).&#xA;2,9 Due terzi del tuo spirito siano in me: due terzi erano la parte del primogenito (Dt 21,15-17). Eliseo chiede così di essere l’erede spirituale di Elia.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-18. L&#39;apoteosi del profeta scorre sul binario della spettacolarità e della discrezione. Il rapimento nel turbine, il carro di fuoco costituiscono l&#39;elemento spettacolare che trasporta Elia nella dimensione celeste. Le modalità con cui il nostro personaggio esce dalla scena sono così singolari che rischiano di bruciare l&#39;attenzione del lettore su diversi particolari del racconto che discretamente accostano Elia ai grandi personaggi della storia precedente. Il verbo lqḥ, «prendere, rapire», in bocca ai profeti (vv. 3.5) per indicare la dipartita di Elia, è lo stesso usato per Enoch in Gn 5,24. Il fatto che Elia scompaia al di là del Giordano in una zona attigua al monte Nebo senza che esista la sua tomba lo accosta a Mosè (Dt 34,5-6), come pure l&#39;apertura delle acque battendole con qualcosa di personale (v. 8: par. Es 14,16-22). L&#39;accostamento a Mosè viene sigillato nei testi canonici in Ml 3,22-24; Mt 17,3; Mc 9,3; Lc 9,30. Da ultimo l&#39;apertura delle acque del Giordano assimila Elia a Giosuè, il conquistatore della terra (Gs 3,13-17). Attraverso questo brano dunque Elia scompare dagli avvenimenti sia per salire gloriosamente alla più alta intimità con Dio, sia per entrare splendidamente nella grande storia. L&#39;autore del Siracide nella galleria dei suoi personaggi (Sir 44-50) dedica al nostro profeta un ritratto pieno di ammirazione (48,1-11). Inoltre il presente racconto è il punto di partenza della tradizione giudaica che attende il ritorno di Elia, così ben documentata anche nei testi evangelici (Mt 11,14; 17,10-12; Mc 9,9-13; Lc 9,8-19; ecc. La narrazione è solenne come la cronaca di una liturgia. Le ripetizioni che contiene la costituiscono in un rito di congedo. Il brano è simultaneamente la conclusione del ciclo di Elia e l&#39;inaugurazione di quello di Eliseo: un robusto anello di congiunzione fra le vicende dei due uomini di Dio. Le pagine dedicate a Eliseo vanno da 2,1 a 9,10 e comprendono anche il frammento 13,14-21 che raccoglie il racconto della morte del profeta. Il materiale è raccolto senza essere ordinato; non si segue un ordine cronologico e c&#39;è genericità in luoghi e personaggi. Si tratta forse di narrazioni popolari probabilmente composte durante la prima metà del sec. VIII a.C.&#xA;&#xA;1. La tempesta è uno degli elementi che manifestano la presenza e l&#39;azione di Dio (cfr. Es 29,6; Ger 23,19; 25,32; Ez 1,4; Na 1,3). Galgala, che sarebbe da identificare con l&#39;attuale Gilgilja, 12 km a nord di Betel, è uno dei centri del ministero di Eliseo (cfr. 4,38). Meglio escludere l&#39;identificazione con il centro omonimo nei pressi di Gerico, decisamente respinta da tutti i più importanti commentatori&#xA;&#xA;2. Nell&#39;imminenza della sua dipartita, Elia avverte un forte bisogno di solitudine. Oltre qui, altre due volte (4.6) inviterà Eliseo a lasciarlo. Sembra che voglia anticipare il tu per tu con Dio che sta per diventare definitivo, ma pare anche di cogliere in Elia un certo pudore per ciò che gli sta per succedere e per il quale non vorrebbe testimoni. Betel è uno dei santuari patriarcali (Gn 12,8; 28,10-22; 35,1-15) divenuto con Geroboamo il santuario nazionale del Nord (1Re 12,28-33). Con una solenne formula di giuramento Eliseo si mostra del tutto risoluto a non lasciare Elia.&#xA;&#xA;3. I figli dei profeti, modo semitico per indicare i discepoli dei profeti, erano delle specie di confraternite laicali che praticavano una certa comunione di vita, vivevano del proprio lavoro e di carità (2Re 4,8; 6,5); alcuni di essi godevano di un vero spirito profetico e comunicavano con azioni simboliche (1Re 20,35-42). Non siamo in grado di affermare che fossero guidati da Elia e da Eliseo; sembra più probabile una loro autonomia anche se i contatti con Eliseo sono ben documentati (2Re 2,3.5.15;&#xA;4,38-41; 6,1-7; 9,1-4). Essi sono al corrente del segreto di Elia ed Eliseo li prega di conservarlo. Nel momento del definitivo distacco l&#39;intimità e la riservatezza sono indispensabili.&#xA;&#xA;7. Si tratta probabilmente del guado nei pressi di Gerico (cfr. 2Sam 19,32-40).&#xA;&#xA;8. Per l&#39;apertura delle acque si veda Es 14,16-22; Gs 3,13-17 e quanto già riferito nell&#39;introduzione al brano.&#xA;&#xA;9. Su invito di Elia, Eliseo fa una domanda, ma si dimostra molto audace nella richiesta. Secondo Dt 21,17 i due terzi dei beni paterni era quanto spettava come eredità al primogenito.&#xA;&#xA;10. Il carisma profetico è dono di Dio; per questo la risposta di Elia pone una condizione. Se Dio permetterà a Eliseo di vedere il rapimento di Elia sarà segno che la richiesta è stata esaudita.&#xA;&#xA;11. La funzione del carro e dei cavalli di fuoco pare sia solo quella di separare i due profeti, mentre è propriamente il turbine-tempesta a trasportare Elia. L&#39;associazione di tempesta e fuoco come manifestazione di Dio che appare sul suo carro celeste è ben presentata in Sal 18,11-13; 104,3-4.&#xA;&#xA;12. Nel suo grido di dolore per la separazione da Elia, Eliseo chiama il maestro «cocchio d&#39;Israele e suo cocchiere». L&#39;immagine serve ad indicare che per la difesa d&#39;Israele il profeta valeva molto più dell&#39;esercito per la forza della sua fedeltà e della sua preghiera. La lacerazione delle vesti è un segno di grande lutto e di profondo dolore (Gn 37,29-34; 44,13; Gs 7,6; 2Sam 1,11; ecc.).&#xA;&#xA;13-14. Il mantello di Elia che già un giorno aveva ricoperto Eliseo (1Re 19,19) è ora definitivamente raccolto dal discepolo. Con esso si posa su Eliseo anche lo spirito del maestro. L&#39;ultimo miracolo di Elia, ripetuto alla lettera da Eliseo, sta a dire che questi è ora pienamente l&#39;erede del carisma e della missione.&#xA;&#xA;15. Già in 1Re 18,12 abbiamo incontrato la convinzione popolare che Elia venisse trasportato qua e là dallo Spirito di JHWH. Questo giustifica il desiderio di ricercarlo da parte dei discepoli dei profeti.&#xA;&#xA;19-22. Il miracolo di risanamento delle acque trova un parallelo in Es 15,22-25. Le fonti di Gerico a causa della vicinanza del Mar Morto danno acqua con percentuale di zolfo e di sale. Gli effetti sull&#39;uomo potevano essere veramente nocivi. Il gesto di Eliseo è simbolico ma efficace. Il sale era ritenuto un elemento purificatore, per questo lo si usava in alcuni sacrifici (Lv 2,13; Es 43,24); posto nella fonte la risana.&#xA;&#xA;23-25. A parere di alcuni autori, i profeti praticavano la tonsura quale segno distintivo del loro stato religioso. Se così fosse la canzonatura dei ragazzi sarebbe una derisione del ministero profetico esemplarmente punita. Altri notano una somiglianza con le storie a valenza morale per cui il piccolo brano serve ad insegnare ai bambini il rispetto per i loro superiori. Nell&#39;attuale contesto l&#39;episodio serve a corroborare l&#39;autorità del profeta.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Rapimento di Elia</em></strong>
<strong>1</strong>Quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo. <strong>2</strong>Elia disse a Eliseo: “Rimani qui, perché il Signore mi manda fino a Betel”. Eliseo rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. Scesero a Betel. <strong>3</strong>I figli dei profeti che erano a Betel andarono incontro a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?”. Ed egli rispose: “Lo so anch&#39;io; tacete!”. <strong>4</strong>Elia gli disse: “Eliseo, rimani qui, perché il Signore mi manda a Gerico”. Egli rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”; e andarono a Gerico. <strong>5</strong>I figli dei profeti che erano a Gerico si avvicinarono a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?”. Rispose: “Lo so anch&#39;io; tacete!”. <strong>6</strong>Elia gli disse: “Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano”. Egli rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. E procedettero insieme.
<strong>7</strong>Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. <strong>8</strong>Elia prese il suo mantello, l&#39;arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull&#39;asciutto. <strong>9</strong>Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: “Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te”. Eliseo rispose: “Due terzi del tuo spirito siano in me”. <strong>10</strong>Egli soggiunse: “Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà”. <strong>11</strong>Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. <strong>12</strong>Eliseo guardava e gridava: “Padre mio, padre mio, carro d&#39;Israele e suoi destrieri!”. E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. <strong>13</strong>Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano.
<strong>14</strong>Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, dicendo: “Dov&#39;è il Signore, Dio di Elia?”. Quando anch&#39;egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò. <strong>15</strong>Se lo videro di fronte, i figli dei profeti di Gerico, e dissero: “Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo”. Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui. <strong>16</strong>Gli dissero: “Ecco, fra i tuoi servi ci sono cinquanta uomini vigorosi; potrebbero andare a cercare il tuo signore nel caso che lo spirito del Signore l&#39;abbia preso e gettato su qualche monte o in qualche valle”. Egli disse: “Non mandateli!”. <strong>17</strong>Insistettero tanto con lui che egli disse: “Mandateli!”. Mandarono cinquanta uomini, che cercarono per tre giorni, ma non lo trovarono. <strong>18</strong>Tornarono da Eliseo, che stava a Gerico. Egli disse loro: “Non vi avevo forse detto: “Non andate”?“.</p>

<p><strong>IL CICLO DI ELISEO</strong> <em>(2,19-13,25)</em></p>

<p><strong><em>Miracoli di Eliseo</em></strong>
<strong>19</strong>Gli uomini della città dissero a Eliseo: “Ecco, è bello soggiornare in questa città, come il mio signore può constatare, ma le acque sono cattive e la terra provoca aborti”. <strong>20</strong>Ed egli disse: “Prendetemi una scodella nuova e mettetevi del sale”. Gliela portarono. <strong>21</strong>Eliseo si recò alla sorgente delle acque e vi versò il sale, dicendo: “Così dice il Signore: “Rendo sane queste acque; da esse non verranno più né morte né aborti”“. <strong>22</strong>Le acque rimasero sane fino ad oggi, secondo la parola pronunciata da Eliseo.
<strong>23</strong>Di lì Eliseo salì a Betel. Mentre egli andava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: “Sali, calvo! Sali, calvo!”. <strong>24</strong>Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei bambini. <strong>25</strong>Di là egli andò al monte Carmelo, e quindi tornò a Samaria.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>2,1-18</strong> Il racconto del rapimento di Elia verso il cielo vuole mettere in luce la fine terrena di un uomo particolarmente caro a Dio, come già nel caso del patriarca Enoc (Gen 5,24; Ml 3,23-24). Elia è figura importante anche nel NT: precursore del Messia (Mt 17,10-13; Mc 9,11-13), nell’episodio della trasfigurazione appare con Mosè accanto a Gesù (Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-36).
2,9 Due terzi del tuo spirito siano in me: due terzi erano la parte del primogenito (Dt 21,15-17). Eliseo chiede così di essere l’erede spirituale di Elia.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-18</strong>. L&#39;apoteosi del profeta scorre sul binario della spettacolarità e della discrezione. Il rapimento nel turbine, il carro di fuoco costituiscono l&#39;elemento spettacolare che trasporta Elia nella dimensione celeste. Le modalità con cui il nostro personaggio esce dalla scena sono così singolari che rischiano di bruciare l&#39;attenzione del lettore su diversi particolari del racconto che discretamente accostano Elia ai grandi personaggi della storia precedente. Il verbo <em>lqḥ</em>, «prendere, rapire», in bocca ai profeti (vv. 3.5) per indicare la dipartita di Elia, è lo stesso usato per Enoch in Gn 5,24. Il fatto che Elia scompaia al di là del Giordano in una zona attigua al monte Nebo senza che esista la sua tomba lo accosta a Mosè (Dt 34,5-6), come pure l&#39;apertura delle acque battendole con qualcosa di personale (v. 8: par. Es 14,16-22). L&#39;accostamento a Mosè viene sigillato nei testi canonici in Ml 3,22-24; Mt 17,3; Mc 9,3; Lc 9,30. Da ultimo l&#39;apertura delle acque del Giordano assimila Elia a Giosuè, il conquistatore della terra (Gs 3,13-17). Attraverso questo brano dunque Elia scompare dagli avvenimenti sia per salire gloriosamente alla più alta intimità con Dio, sia per entrare splendidamente nella grande storia. L&#39;autore del Siracide nella galleria dei suoi personaggi (Sir 44-50) dedica al nostro profeta un ritratto pieno di ammirazione (48,1-11). Inoltre il presente racconto è il punto di partenza della tradizione giudaica che attende il ritorno di Elia, così ben documentata anche nei testi evangelici (Mt 11,14; 17,10-12; Mc 9,9-13; Lc 9,8-19; ecc. La narrazione è solenne come la cronaca di una liturgia. Le ripetizioni che contiene la costituiscono in un rito di congedo. Il brano è simultaneamente la conclusione del ciclo di Elia e l&#39;inaugurazione di quello di Eliseo: un robusto anello di congiunzione fra le vicende dei due uomini di Dio. Le pagine dedicate a Eliseo vanno da 2,1 a 9,10 e comprendono anche il frammento 13,14-21 che raccoglie il racconto della morte del profeta. Il materiale è raccolto senza essere ordinato; non si segue un ordine cronologico e c&#39;è genericità in luoghi e personaggi. Si tratta forse di narrazioni popolari probabilmente composte durante la prima metà del sec. VIII a.C.</p>

<p><strong>1</strong>. La tempesta è uno degli elementi che manifestano la presenza e l&#39;azione di Dio (cfr. Es 29,6; Ger 23,19; 25,32; Ez 1,4; Na 1,3). Galgala, che sarebbe da identificare con l&#39;attuale Gilgilja, 12 km a nord di Betel, è uno dei centri del ministero di Eliseo (cfr. 4,38). Meglio escludere l&#39;identificazione con il centro omonimo nei pressi di Gerico, decisamente respinta da tutti i più importanti commentatori</p>

<p><strong>2</strong>. Nell&#39;imminenza della sua dipartita, Elia avverte un forte bisogno di solitudine. Oltre qui, altre due volte (4.6) inviterà Eliseo a lasciarlo. Sembra che voglia anticipare il tu per tu con Dio che sta per diventare definitivo, ma pare anche di cogliere in Elia un certo pudore per ciò che gli sta per succedere e per il quale non vorrebbe testimoni. Betel è uno dei santuari patriarcali (Gn 12,8; 28,10-22; 35,1-15) divenuto con Geroboamo il santuario nazionale del Nord (1Re 12,28-33). Con una solenne formula di giuramento Eliseo si mostra del tutto risoluto a non lasciare Elia.</p>

<p><strong>3</strong>. I figli dei profeti, modo semitico per indicare i discepoli dei profeti, erano delle specie di confraternite laicali che praticavano una certa comunione di vita, vivevano del proprio lavoro e di carità (2Re 4,8; 6,5); alcuni di essi godevano di un vero spirito profetico e comunicavano con azioni simboliche (1Re 20,35-42). Non siamo in grado di affermare che fossero guidati da Elia e da Eliseo; sembra più probabile una loro autonomia anche se i contatti con Eliseo sono ben documentati (2Re 2,3.5.15;
4,38-41; 6,1-7; 9,1-4). Essi sono al corrente del segreto di Elia ed Eliseo li prega di conservarlo. Nel momento del definitivo distacco l&#39;intimità e la riservatezza sono indispensabili.</p>

<p><strong>7</strong>. Si tratta probabilmente del guado nei pressi di Gerico (cfr. 2Sam 19,32-40).</p>

<p><strong>8</strong>. Per l&#39;apertura delle acque si veda Es 14,16-22; Gs 3,13-17 e quanto già riferito nell&#39;introduzione al brano.</p>

<p><strong>9</strong>. Su invito di Elia, Eliseo fa una domanda, ma si dimostra molto audace nella richiesta. Secondo Dt 21,17 i due terzi dei beni paterni era quanto spettava come eredità al primogenito.</p>

<p><strong>10</strong>. Il carisma profetico è dono di Dio; per questo la risposta di Elia pone una condizione. Se Dio permetterà a Eliseo di vedere il rapimento di Elia sarà segno che la richiesta è stata esaudita.</p>

<p><strong>11</strong>. La funzione del carro e dei cavalli di fuoco pare sia solo quella di separare i due profeti, mentre è propriamente il turbine-tempesta a trasportare Elia. L&#39;associazione di tempesta e fuoco come manifestazione di Dio che appare sul suo carro celeste è ben presentata in Sal 18,11-13; 104,3-4.</p>

<p><strong>12</strong>. Nel suo grido di dolore per la separazione da Elia, Eliseo chiama il maestro «cocchio d&#39;Israele e suo cocchiere». L&#39;immagine serve ad indicare che per la difesa d&#39;Israele il profeta valeva molto più dell&#39;esercito per la forza della sua fedeltà e della sua preghiera. La lacerazione delle vesti è un segno di grande lutto e di profondo dolore (Gn 37,29-34; 44,13; Gs 7,6; 2Sam 1,11; ecc.).</p>

<p><strong>13-14</strong>. Il mantello di Elia che già un giorno aveva ricoperto Eliseo (1Re 19,19) è ora definitivamente raccolto dal discepolo. Con esso si posa su Eliseo anche lo spirito del maestro. L&#39;ultimo miracolo di Elia, ripetuto alla lettera da Eliseo, sta a dire che questi è ora pienamente l&#39;erede del carisma e della missione.</p>

<p><strong>15</strong>. Già in 1Re 18,12 abbiamo incontrato la convinzione popolare che Elia venisse trasportato qua e là dallo Spirito di JHWH. Questo giustifica il desiderio di ricercarlo da parte dei discepoli dei profeti.</p>

<p><strong>19-22</strong>. Il miracolo di risanamento delle acque trova un parallelo in Es 15,22-25. Le fonti di Gerico a causa della vicinanza del Mar Morto danno acqua con percentuale di zolfo e di sale. Gli effetti sull&#39;uomo potevano essere veramente nocivi. Il gesto di Eliseo è simbolico ma efficace. Il sale era ritenuto un elemento purificatore, per questo lo si usava in alcuni sacrifici (Lv 2,13; Es 43,24); posto nella fonte la risana.</p>

<p><strong>23-25</strong>. A parere di alcuni autori, i profeti praticavano la tonsura quale segno distintivo del loro stato religioso. Se così fosse la canzonatura dei ragazzi sarebbe una derisione del ministero profetico esemplarmente punita. Altri notano una somiglianza con le storie a valenza morale per cui il piccolo brano serve ad insegnare ai bambini il rispetto per i loro superiori. Nell&#39;attuale contesto l&#39;episodio serve a corroborare l&#39;autorità del profeta.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-2</guid>
      <pubDate>Fri, 01 May 2026 07:14:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2RE - Capitolo 1</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[Elia e Acazia&#xA;1Dopo la morte di Acab, Moab si ribellò a Israele.&#xA;2Acazia cadde dalla finestra della stanza superiore a Samaria e rimase ferito. Allora inviò messaggeri con quest&#39;ordine: &#34;Andate e interrogate Baal-Zebùb, dio di Ekron, per sapere se sopravviverò a questa mia infermità&#34;. 3Ma l&#39;angelo del Signore disse a Elia, il Tisbita: &#34;Su, va&#39; incontro ai messaggeri del re di Samaria e di&#39; loro: &#34;Non c&#39;è forse un Dio in Israele, perché dobbiate andare a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron? 4Pertanto così dice il Signore: Dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai&#34;&#34;. Ed Elia se ne andò.&#xA;5I messaggeri ritornarono dal re, che domandò loro: &#34;Perché siete tornati?&#34;. 6Gli dissero: &#34;Ci è venuto incontro un uomo che ci ha detto: &#34;Su, tornate dal re che vi ha inviati e ditegli: Così dice il Signore: Non c&#39;è forse un Dio in Israele, perché tu debba mandare a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron? Pertanto, dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai&#34;&#34;. 7Domandò loro: &#34;Qual era l&#39;aspetto dell&#39;uomo che è salito incontro a voi e vi ha detto simili parole?&#34;. 8Risposero: &#34;Era un uomo coperto di peli; una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi&#34;. Egli disse: &#34;Quello è Elia, il Tisbita!&#34;.&#xA;9Allora gli mandò un comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questi salì da lui, che era seduto sulla cima del monte, e gli disse: &#34;Uomo di Dio, il re ha detto: &#34;Scendi!&#34;&#34;. 10Elia rispose al comandante dei cinquanta uomini: &#34;Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta&#34;. Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta. 11Il re mandò da lui ancora un altro comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questi gli disse: &#34;Uomo di Dio, ha detto il re: &#34;Scendi subito&#34;&#34;. 12Elia rispose loro: &#34;Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta&#34;. Scese il fuoco di Dio dal cielo e divorò lui e i suoi cinquanta. 13Il re mandò ancora un terzo comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questo terzo comandante di cinquanta salì e, giunto, cadde in ginocchio davanti a Elia e lo supplicò: &#34;Uomo di Dio, sia preziosa ai tuoi occhi la mia vita e la vita di questi tuoi cinquanta servi. 14Ecco, è sceso un fuoco dal cielo e ha divorato i due primi comandanti di cinquanta con i loro uomini. Ora la mia vita sia preziosa ai tuoi occhi&#34;.&#xA;15L&#39;angelo del Signore disse a Elia: &#34;Scendi con lui e non aver paura di lui&#34;. Si alzò e scese con lui dal re 16e gli disse: &#34;Così dice il Signore: &#34;Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron - non c&#39;è forse un Dio in Israele per consultare la sua parola? -, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai&#34;&#34;. 17Difatti morì, secondo la parola del Signore pronunciata da Elia. Al suo posto divenne re suo fratello Ioram, nell&#39;anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva un figlio.&#xA;18Le altre gesta compiute da Acazia non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d&#39;Israele.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;1,2 il nome del dio di Ekron, la più settentrionale delle cinque città filistee, 15 chilometri a sud di Giaffa, significa “il signore delle mosche”, ed è dispregiativo. Il suo vero nome era Baal-Zebùl,conservato in Mt 12,24 (Beelzebùl), che significa “Baal il Principe”.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Un&#39;altra storia profetica. Il re è cambiato ma ritroviamo le costanti dei precedenti episodi di Elia. Il re è idolatra, il profeta perseguitato, un oracolo di rovina è portato al re e si compie.&#xA;&#xA;1. Questa brevissima notizia ambienta cronologicamente l&#39;episodio ancorandolo alla storia. Di questa ribellione si parlerà in 3,4-27. Omri aveva imposto a Moab un tributo (vedi 1Re 16,28) e questo provocò la ribellione dopo l&#39;indebolimento d&#39;Israele in seguito alla sconfitta aramea. Acazia colpito dal gravissimo infortunio non fu in grado di affrontare la situazione.&#xA;&#xA;2. Il palazzo di Samaria come tutte le dimore gentilizie aveva il piano superiore. Un parapetto di legno (śᵉbākâ) non resse quando il re si affacciò, e ne provocò la caduta. Nell&#39;infermità Acazia manda a consultare una divinità filistea il cui santuario si trovava a Accaron, una delle cinque città filistee, l&#39;attuale Agir a 15 km a sud-est di Giaffa. Il nome della divinità, così come lo abbiamo, è frutto di una deformazione della sagacia popolare verso una divinità straniera. La formulazione attuale Baal-Zebub significherebbe «signore delle mosche». I vangeli invece hanno conservato l&#39;onomastica originale Beelzebul (Mt 10,25; 12,24; Mc 3,22; Lc 11,15) che significa Baal-Principe.&#xA;&#xA;3-4. Giocando sul termine mal’ak che in ebraico significa sia angelo, sia messaggero, l&#39;autore crea qui un bel gioco letterario. Il re ha invitato i suoi mal’akîm a un&#39;altra divinità e Dio manda a lui il suo mal’ak tramite Elia. Questo incontro tra inviati sconvolge il piano e le aspettative del re. Il Dio ignorato ed escluso si manifesta ancora come sovrano degli eventi. Acazia pagherà con la vita la sua sfiducia verso JHWH e il suo gesto idolatra.&#xA;&#xA;5-6. L&#39;autorità con cui Elia ha riferito le intenzioni di Dio dev&#39;essere stata ben forte se i messi reali ritornano sui loro passi. Coloro che dovevano essere cercatori di speranza sono diventati portatori di una sentenza capitale.&#xA;&#xA;8. Viene descritto qui l&#39;abbigliamento di Elia che permette di identificarlo. Sono gli indumenti anche del Battista in Mt 3,4; Mc 1,6.&#xA;&#xA;9-14. Acazia accoglie l&#39;ambasciata di Elia come un affronto e vorrebbe punirlo. Anche in questi versetti c&#39;è un bel gioco letterario sulle consonanti ’š e la radice yrd. Questo gioco mette in ridicolo la pretesa del re che vuole far scendere (yrd) dal monte l&#39;uomo (’îš) che fa scendere (yrd) dal cielo il fuoco (’ēš). Al v. 9 la cima del monte con articolo fa pensare a un luogo ben determinato. Verrebbe da pensare al Carmelo (cfr. 1Re 18,42).&#xA;&#xA;15-16. Elia riceve una nuova missione. Garantito della sua incolumità lascia il monte per incontrare personalmente il re affinché ascolti dalla sua viva voce l&#39;oracolo riferitogli.&#xA;&#xA;17. Acazia non ha figli. Tocca al fratello succedergli. Gli inizi del regno di Ioram sono classicamente presentati in 3,1.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Elia e Acazia</em></strong>
<strong>1</strong>Dopo la morte di Acab, Moab si ribellò a Israele.
<strong>2</strong>Acazia cadde dalla finestra della stanza superiore a Samaria e rimase ferito. Allora inviò messaggeri con quest&#39;ordine: “Andate e interrogate Baal-Zebùb, dio di Ekron, per sapere se sopravviverò a questa mia infermità”. <strong>3</strong>Ma l&#39;angelo del Signore disse a Elia, il Tisbita: “Su, va&#39; incontro ai messaggeri del re di Samaria e di&#39; loro: “Non c&#39;è forse un Dio in Israele, perché dobbiate andare a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron? <strong>4</strong>Pertanto così dice il Signore: Dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai”“. Ed Elia se ne andò.
<strong>5</strong>I messaggeri ritornarono dal re, che domandò loro: “Perché siete tornati?”. <strong>6</strong>Gli dissero: “Ci è venuto incontro un uomo che ci ha detto: “Su, tornate dal re che vi ha inviati e ditegli: Così dice il Signore: Non c&#39;è forse un Dio in Israele, perché tu debba mandare a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron? Pertanto, dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai”“. <strong>7</strong>Domandò loro: “Qual era l&#39;aspetto dell&#39;uomo che è salito incontro a voi e vi ha detto simili parole?”. <strong>8</strong>Risposero: “Era un uomo coperto di peli; una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi”. Egli disse: “Quello è Elia, il Tisbita!”.
<strong>9</strong>Allora gli mandò un comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questi salì da lui, che era seduto sulla cima del monte, e gli disse: “Uomo di Dio, il re ha detto: “Scendi!”“. <strong>10</strong>Elia rispose al comandante dei cinquanta uomini: “Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta”. Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta. <strong>11</strong>Il re mandò da lui ancora un altro comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questi gli disse: “Uomo di Dio, ha detto il re: “Scendi subito”“. <strong>12</strong>Elia rispose loro: “Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta”. Scese il fuoco di Dio dal cielo e divorò lui e i suoi cinquanta. <strong>13</strong>Il re mandò ancora un terzo comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questo terzo comandante di cinquanta salì e, giunto, cadde in ginocchio davanti a Elia e lo supplicò: “Uomo di Dio, sia preziosa ai tuoi occhi la mia vita e la vita di questi tuoi cinquanta servi. <strong>14</strong>Ecco, è sceso un fuoco dal cielo e ha divorato i due primi comandanti di cinquanta con i loro uomini. Ora la mia vita sia preziosa ai tuoi occhi”.
<strong>15</strong>L&#39;angelo del Signore disse a Elia: “Scendi con lui e non aver paura di lui”. Si alzò e scese con lui dal re <strong>16</strong>e gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron – non c&#39;è forse un Dio in Israele per consultare la sua parola? –, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai”“. <strong>17</strong>Difatti morì, secondo la parola del Signore pronunciata da Elia. Al suo posto divenne re suo fratello Ioram, nell&#39;anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva un figlio.
<strong>18</strong>Le altre gesta compiute da Acazia non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d&#39;Israele.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>1,2</strong> il nome del dio di Ekron, la più settentrionale delle cinque città filistee, 15 chilometri a sud di Giaffa, significa “il signore delle mosche”, ed è dispregiativo. Il suo vero nome era Baal-Zebùl,conservato in Mt 12,24 (Beelzebùl), che significa “Baal il Principe”.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Un&#39;altra storia profetica. Il re è cambiato ma ritroviamo le costanti dei precedenti episodi di Elia. Il re è idolatra, il profeta perseguitato, un oracolo di rovina è portato al re e si compie.</p>

<p><strong>1</strong>. Questa brevissima notizia ambienta cronologicamente l&#39;episodio ancorandolo alla storia. Di questa ribellione si parlerà in 3,4-27. Omri aveva imposto a Moab un tributo (vedi 1Re 16,28) e questo provocò la ribellione dopo l&#39;indebolimento d&#39;Israele in seguito alla sconfitta aramea. Acazia colpito dal gravissimo infortunio non fu in grado di affrontare la situazione.</p>

<p><strong>2</strong>. Il palazzo di Samaria come tutte le dimore gentilizie aveva il piano superiore. Un parapetto di legno <em>(śᵉbākâ)</em> non resse quando il re si affacciò, e ne provocò la caduta. Nell&#39;infermità Acazia manda a consultare una divinità filistea il cui santuario si trovava a Accaron, una delle cinque città filistee, l&#39;attuale Agir a 15 km a sud-est di Giaffa. Il nome della divinità, così come lo abbiamo, è frutto di una deformazione della sagacia popolare verso una divinità straniera. La formulazione attuale Baal-Zebub significherebbe «signore delle mosche». I vangeli invece hanno conservato l&#39;onomastica originale Beelzebul (Mt 10,25; 12,24; Mc 3,22; Lc 11,15) che significa Baal-Principe.</p>

<p><strong>3-4</strong>. Giocando sul termine <em>mal’ak</em> che in ebraico significa sia angelo, sia messaggero, l&#39;autore crea qui un bel gioco letterario. Il re ha invitato i suoi <em>mal’akîm</em> a un&#39;altra divinità e Dio manda a lui il suo <em>mal’ak</em> tramite Elia. Questo incontro tra inviati sconvolge il piano e le aspettative del re. Il Dio ignorato ed escluso si manifesta ancora come sovrano degli eventi. Acazia pagherà con la vita la sua sfiducia verso JHWH e il suo gesto idolatra.</p>

<p><strong>5-6</strong>. L&#39;autorità con cui Elia ha riferito le intenzioni di Dio dev&#39;essere stata ben forte se i messi reali ritornano sui loro passi. Coloro che dovevano essere cercatori di speranza sono diventati portatori di una sentenza capitale.</p>

<p><strong>8</strong>. Viene descritto qui l&#39;abbigliamento di Elia che permette di identificarlo. Sono gli indumenti anche del Battista in Mt 3,4; Mc 1,6.</p>

<p><strong>9-14</strong>. Acazia accoglie l&#39;ambasciata di Elia come un affronto e vorrebbe punirlo. Anche in questi versetti c&#39;è un bel gioco letterario sulle consonanti <em>’š</em> e la radice <em>yrd.</em> Questo gioco mette in ridicolo la pretesa del re che vuole far scendere <em>(yrd)</em> dal monte l&#39;uomo <em>(’îš)</em> che fa scendere <em>(yrd)</em> dal cielo il fuoco <em>(’ēš)</em>. Al v. 9 la cima del monte con articolo fa pensare a un luogo ben determinato. Verrebbe da pensare al Carmelo (cfr. 1Re 18,42).</p>

<p><strong>15-16</strong>. Elia riceve una nuova missione. Garantito della sua incolumità lascia il monte per incontrare personalmente il re affinché ascolti dalla sua viva voce l&#39;oracolo riferitogli.</p>

<p><strong>17</strong>. Acazia non ha figli. Tocca al fratello succedergli. Gli inizi del regno di Ioram sono classicamente presentati in 3,1.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2re-capitolo-1</guid>
      <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 05:47:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 22</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-22</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nuova guerra aramea e morte di Acab&#xA;1Trascorsero tre anni senza guerra fra Aram e Israele. 2Nel terzo anno Giòsafat, re di Giuda, scese dal re d&#39;Israele. 3Ora il re d&#39;Israele aveva detto ai suoi ufficiali: &#34;Non sapete che Ramot di Gàlaad è nostra? Eppure noi ce ne stiamo inerti, senza riprenderla dalla mano del re di Aram&#34;. 4Disse a Giòsafat: &#34;Verresti con me a combattere per Ramot di Gàlaad?&#34;. Giòsafat rispose al re d&#39;Israele: &#34;Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi&#34;.&#xA;5Giòsafat disse al re d&#39;Israele: &#34;Consulta, per favore, oggi stesso la parola del Signore&#34;. 6Il re d&#39;Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: &#34;Devo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o devo rinunciare?&#34;. Risposero: &#34;Attacca; il Signore la metterà in mano al re&#34;. 7Giòsafat disse: &#34;Non c&#39;è qui ancora un profeta del Signore da consultare?&#34;. 8Il re d&#39;Israele rispose a Giòsafat: &#34;C&#39;è ancora un uomo, per consultare tramite lui il Signore, ma io lo detesto perché non mi profetizza il bene, ma il male: è Michea, figlio di Imla&#34;. Giòsafat disse: &#34;Il re non parli così!&#34;. 9Il re d&#39;Israele, chiamato un cortigiano, gli ordinò: &#34;Convoca subito Michea, figlio di Imla&#34;.&#xA;10Il re d&#39;Israele e Giòsafat, re di Giuda, sedevano ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli, nello spiazzo all&#39;ingresso della porta di Samaria; tutti i profeti profetizzavano davanti a loro. 11Sedecìa, figlio di Chenaanà, che si era fatto corna di ferro, affermava: &#34;Così dice il Signore: &#34;Con queste cozzerai contro gli Aramei sino a finirli&#34;&#34;. 12Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo: &#34;Assali Ramot di Gàlaad, avrai successo. Il Signore la metterà in mano al re&#34;.&#xA;13Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: &#34;Ecco, le parole dei profeti concordano sul successo del re; ora la tua parola sia come quella degli altri: preannuncia il successo!&#34;. 14Michea rispose: &#34;Per la vita del Signore, annuncerò quanto il Signore mi dirà&#34;. 15Si presentò al re, che gli domandò: &#34;Michea, dobbiamo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o rinunciare?&#34;. Gli rispose: &#34;Attaccala e avrai successo; il Signore la metterà nella mano del re&#34;. 16Il re gli disse: &#34;Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la verità nel nome del Signore?&#34;. 17Egli disse:&#xA;&#34;Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti&#xA;come pecore che non hanno pastore.&#xA;Il Signore dice: &#34;Questi non hanno padrone;&#xA;ognuno torni a casa sua in pace!&#34;&#34;.&#xA;18Il re d&#39;Israele disse a Giòsafat: &#34;Non te l&#39;avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?&#34;. 19Michea disse: &#34;Perciò, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l&#39;esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra. 20Il Signore domandò: &#34;Chi ingannerà Acab perché salga contro Ramot di Gàlaad e vi perisca?&#34;. Chi rispose in un modo e chi in un altro. 21Si fece avanti uno spirito che, presentatosi al Signore, disse: &#34;Lo ingannerò io&#34;. &#34;Come?&#34;, gli domandò il Signore. 22Rispose: &#34;Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti&#34;. Gli disse: &#34;Lo ingannerai; certo riuscirai: va&#39; e fa&#39; così&#34;. 23Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo parla di sciagura&#34;.&#xA;24Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: &#34;In che modo lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?&#34;. 25Michea rispose: &#34;Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti&#34;. 26Il re d&#39;Israele disse: &#34;Prendi Michea e conducilo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re. 27Dirai loro: &#34;Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace&#34;&#34;. 28Michea disse: &#34;Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio&#34;. E aggiunse: &#34;Popoli tutti, ascoltate!&#34;.&#xA;29Il re d&#39;Israele marciò, insieme con Giòsafat, re di Giuda, contro Ramot di Gàlaad. 30Il re d&#39;Israele disse a Giòsafat: &#34;Io per combattere mi travestirò. Tu resta con i tuoi abiti&#34;. Il re d&#39;Israele si travestì ed entrò in battaglia. 31Il re di Aram aveva ordinato ai comandanti dei suoi carri, che erano trentadue: &#34;Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re d&#39;Israele&#34;. 32Appena videro Giòsafat, i comandanti dei carri dissero: &#34;Certo, quello è il re d&#39;Israele&#34;. Si avvicinarono a lui per combattere. Giòsafat lanciò un grido. 33I comandanti dei carri si accorsero che non era il re d&#39;Israele e si allontanarono da lui.&#xA;34Ma un uomo tese a caso l&#39;arco e colpì il re d&#39;Israele fra le maglie dell&#39;armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: &#34;Gira, portami fuori della mischia, perché sono ferito&#34;. 35La battaglia infuriò in quel giorno; il re stette sul suo carro di fronte agli Aramei. Alla sera morì; il sangue della sua ferita era colato sul fondo del carro. 36Al tramonto questo grido si diffuse per l&#39;accampamento: &#34;Ognuno alla sua città e ognuno alla sua terra!&#34;. 37Il re dunque morì. Giunsero a Samaria e seppellirono il re a Samaria. 38Il carro fu lavato nella piscina di Samaria; i cani leccarono il suo sangue e le prostitute vi si bagnarono, secondo la parola pronunciata dal Signore.&#xA;39Le altre gesta di Acab, tutte le sue azioni, la costruzione della casa d&#39;avorio e delle città da lui erette, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d&#39;Israele? 40Acab si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Acazia.&#xA;&#xA;Giòsafat, re di Giuda&#xA;41Giòsafat, figlio di Asa, divenne re su Giuda l&#39;anno quarto di Acab, re d&#39;Israele. 42Giòsafat aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì. 43Seguì in tutto la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore. 44Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 45Giòsafat fece pace con il re d&#39;Israele.&#xA;46Le altre gesta di Giòsafat e la potenza con cui agì e combatté, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 47Egli spazzò via dalla terra il resto dei prostituti sacri, che era rimasto al tempo di suo padre Asa.&#xA;48Allora non c&#39;era re in Edom; lo sostituiva un governatore. 49Giòsafat costruì navi di Tarsis per andare a cercare l&#39;oro in Ofir; ma non ci andò, perché le navi si sfasciarono a Esion-Ghèber. 50Allora Acazia, figlio di Acab, disse a Giòsafat: &#34;I miei servi vadano con i tuoi servi sulle navi&#34;. Ma Giòsafat non volle.&#xA;51Giòsafat si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Ioram.&#xA;&#xA;Acazia, re d’Israele&#xA;52Acazia, figlio di Acab, divenne re su Israele a Samaria nell&#39;anno diciassettesimo di Giòsafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele. 53Fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre, quella di sua madre e quella di Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele. 54Servì Baal e si prostrò davanti a lui irritando il Signore, Dio d&#39;Israele, come aveva fatto suo padre.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;22,3 Ramot di Gàlaad: città nella Transgiordania settentrionale.&#xA;&#xA;22,39 casa d’avorio: decorata con avori scolpiti.&#xA;&#xA;22,41 Giòsafat: regnò probabilmente negli anni 870-848.&#xA;&#xA;22,52 Acazia: fu re all’incirca negli anni 853-852.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-4. Passo parallelo in 2Cr 18,2-3. Le relazioni tra Israele e Giuda, ritornate pacifiche forse per la comune partecipazione alla lega antiassira e consolidate dal matrimonio tra il figlio di Giosafat e la figlia di Acab (2Re 8,18), vengono ulteriormente corroborate da visite di stato. La questione che urge nel regno settentrionale è la riconquista di Ramot, roccaforte collocata nel Galaad, in Transgiordania, città levitica assegnata alla tribù di Dan (Dt 4,43) e sede di un prefetto al tempo di Salomone (4,13), caduta nelle mani degli Aramei. Nonostante le vittorie già ottenute sulla Siria (c. 20), Acab chiede l&#39;aiuto di Giosafat. L&#39;intenzione, oltre che militare, potrebbe essere politica. Una spedizione condotta insieme e conclusa vittoriosamente sarebbe il miglior sigillo all&#39;impresa.&#xA;&#xA;5-12. Passo parallelo in 2Cr 18,4-11. Giosafat, il re pio, intende mantenere l&#39;antico uso di consultare il Signore prima della battaglia (Gdc 1,1; 20,18; 1Sam 14,37; 23,2-4; Ger 21,2).&#xA;&#xA;6. Si avvia il confronto tra vera e falsa profezia. Il gruppo dei profeti presentati per primi non è al servizio di Dio, ma del re. Il loro impegno non è volto a conoscere e trasmettere la volontà divina, bensì ad assecondare quella del monarca desideroso di un supporto morale per la sua impresa. Si noti che la falsa profezia pronunciata qui e ribadita ai vv. 12 e 15 non è introdotta da una delle consuete formule del linguaggio profetico che introducono gli oracoli come ad esempio &#34;così dice il Signore&#34;, che ritorna puntualmente nelle profezie di 20,13.28.42. Anche là parlano profeti a uomini in tempo di guerra, ma la qualità della profezia è opposta a quella presente.&#xA;&#xA;8. Il re si mostra insofferente verso chi lo contraddice e maldisposto ad accogliere la volontà divina se divergente dalla sua. Il profeta in questione ha solo il nome in comune con Michea, profeta minore del libro canonico, vissuto circa un secolo e mezzo più tardi.&#xA;&#xA;11. Uno dei profeti decide di uscire dall&#39;anonimato con un&#39;azione simbolica. Si è preparato due corna di ferro simbolo di forza (Nm 23,22; Dt 33,17). La sua personale iniziativa stride fragorosamente con la formula con cui dà il via all&#39;oracolo: &#34;così dice il Signore&#34; I vv. 10-12 sono ritenuti da alcuni un&#39;aggiunta posteriore perché arrestano lo scorrere del racconto aprendo una digressione nella vicenda di Michea.&#xA;&#xA;13-28. Passo parallelo in 2Cr 18,12-27. &#xA;&#xA;13-14. Si pretende qui un oracolo su commissione che fa ricordare l&#39;episodio di Nm 22,4b-6 e la risposta di Balaam 22,8 analoga a quella di Michea.&#xA;&#xA;15-16. Sarcasticamente Michea si allinea al responso dei falsi profeti, ma la presa in giro è volutamente vistosa e pertanto respinta dal re che sollecita la verità. Anche il contrasto con il solito modo di parlare al re aveva rivelato ad Acab che non si trattava del vero pensiero da profeta.&#xA;&#xA;17. Michea comunica la prima visione. L&#39;attuale formulazione in versi può darsi che sia il frutto di una elaborazione successiva. L&#39;inizio dell&#39;oracolo con il verbo r’h, tecnico per la profezia, avverte che il contenuto è stato &#34;rivelato&#34; al profeta. L&#39;immagine del pastore viene presentata in maniera negativa in Ger 10,21; 23,1-2; Ez 34,5-6 per indicare il pessimo governo dei dirigenti d&#39;Israele. Pertanto una prima lettura dell&#39;oracolo potrebbe essere la seguente: l&#39;impresa di Ramot è frutto di un governante sconsiderato. Meglio rinunciarci e accontentarsi della pace. Una seconda lettura, più difficile da conciliare col ritorno a casa in pace, ma forse più probabile, induce a vedere nelle parole di Michea l&#39;annuncio della disfatta e della morte del re, per cui il gregge è privato del pastore e disperso.&#xA;&#xA;19-23. La seconda visione di Michea riprende categorie antropomorfe per parlare della divinità. Dio viene presentato come un monarca orientale che si circonda della sua corte per tenere consiglio (cfr. Gb 1,6; 2,1; Is 6,1). All&#39;ordine del giorno l&#39;attuazione del castigo di Acab (21,19; 20,41). Fra i personaggi della corte celeste si fa avanti uno ben determinato (nel TM «lo spirito») che si offre per diventare menzogna sulla bocca dei profeti. A proposito di questi versetti vengono sollevate difficoltà nella &#34;morale&#34; di Dio che approva la proposta della falsità. È più probabile ritenere che la visione raccontata serva a smascherare i falsi profeti e offrire così una possibilità di salvezza ad Acab. A che serve fare un piano contro il nemico e poi mandarglielo a dire? Con questo racconto del profeta Dio scopre le sue carte per ricordare al re che il piano divino si sta inesorabilmente compiendo. Tuttavia se la vera profezia venisse accolta ci sarebbe ancora una via d&#39;uscita. La visione è un disperato tentativo di aprire gli occhi del re alla verità e alla salvezza.&#xA;&#xA;24-25. Sedecia pretende il monopolio della verità e non tollera concorrenti e smascheramenti. Tuttavia si renderà conto drammaticamente della correttezza di Michea quando, in preda al panico, correrà da una stanza all&#39;altra cercando invano di nascondersi per sfuggire al nemico vincitore.&#xA;&#xA;26-27. L&#39;autentica missione profetica comporta la persecuzione. L&#39;incarcerazione potrebbe anche essere una&#xA;&#34;custodia cautelare&#34; perché la nota stonata di Michea nel coro degli assensi non si diffonda corrodendo l&#39;entusiasmo creatosi per la spedizione militare. Le parole di Acab tradiscono un desiderio di vendetta, ostinandosi nell&#39;illusione di vincere. Al ritorno vorrebbe punire il dissidente.&#xA;&#xA;28. La risposta di Michea è molto umile. Conosce le regole sul discernimento dei veri profeti (Dt 18) ed è pronto a riconoscersi non autentico qualora le sue parole non si compissero.&#xA;&#xA;29-31. Acab preferisce entrare in battaglia camuffato da semplice soldato, o perché prevedeva la strategia nemica volta a colpire subito il capo (v. 31) o perché sperava di eludere la profezia che aveva annunciato la sua fine (vv. 17-23).&#xA;&#xA;32-33. Giosafat risalta nella mischia per l&#39;abito regale. Secondo gli ordini impartiti (v. 31), i migliori del nemico sono contro di lui. Il suo grido di guerra o il suo accento meridionale lo identificano come il bersaglio sbagliato. Secondo il parallelo di 2Cr 18,31, il grido è rivolto a Dio e a lui si deve l&#39;allontanamento dei nemici.&#xA;&#xA;34. Una freccia vagante va a colpire Acab in un punto che raramente viene penetrato. Il re è trafitto non in un valoroso combattimento, ma da uno sconosciuto che forse non sa neppure quale sia stato il bersaglio del suo tiro casuale. Triste ed ironico l&#39;incidente che conduce il re fuori combattimento nonostante le precauzioni prese.&#xA;&#xA;35. Almeno qui si mostra il valore del re che nonostante la ferita rimane presso il suo esercito contro il nemico fino alla morte.&#xA;&#xA;36. Il grido della ritirata amaramente ricorda ed efficacemente contrasta con la prima profezia di Michea (v. 17).&#xA;&#xA;38. La profezia di Elia in 21,19 è compiuta. Rimane difficile da spiegare il riferimento alle prostitute. Può darsi che si tratti di un intervento successivo nella redazione destinato a rendere più vergognosa la fine di Acab.&#xA;&#xA;39-40. Già in 16,30-33 è stato presentato un sunto del regno di Acab in cui è espresso l&#39;immancabile giudizio morale. Qui semplicemente si presenta un sommario bilancio dell&#39;attività edilizia. I dati archeologici confermano l&#39;abbondanza di decorazioni e arredi d&#39;avorio nel palazzo di Acab. Anche il profeta Amos (3,15) menziona il palazzo d&#39;avorio scagliandosi contro il lusso della corte settentrionale.&#xA;&#xA;41-51. Giosafat re di Giuda (870-848). Parallelo in 2Cr 17,1-21,1.&#xA;&#xA;41-42. L&#39;inizio del regno sarebbe da collocarsi all&#39;872. Per la durata del regno, se accettiamo i 25 anni adottati qui, sorgono molti problemi di cronologia. Forse nella cifra sono inclusi gli anni in cui Giosatat coadiuvava il padre debilitato dalla malattia (15,23).&#xA;&#xA;43-47. La politica religiosa di Giosafat, in linea con quella paterna, è approvata dall&#39;autore, al quale non sfugge però la tolleranza verso le alture. Anche se erano luoghi di culto jahwista sono malgiudicate dall&#39;autore deuteronomista sostenitore dell&#39;unico luogo di culto. Il v. 43 è una glossa assente nei LXX e in Cronache. La prostituzione sacra maschile per riti di fecondità è proibita da Dt 23,19.&#xA;&#xA;48-50. Al tempo di Giosafat, Edom, il regno a sud di Giuda verso il golfo di Agaba, attraversava un momento di forte instabilità politica che ha permesso a Giuda la riapertura dei cantieri navali a Ezion-Gheber (9,26-28). Questa volta il fallimento è immediato forse per l&#39;assenza di personale specializzato come nelle spedizioni salomoniche (10,26-27).&#xA;&#xA;52-54. Acazia re d&#39;Israele (853-852). Anche lui, compromesso tra JHWH e Baal, come il padre, riceve un giudizio molto severo dall&#39;autore. La sua condotta negativa è accostata anche a quella della madre, cioè Gezabele.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nuova guerra aramea e morte di Acab</em></strong>
<strong>1</strong>Trascorsero tre anni senza guerra fra Aram e Israele. <strong>2</strong>Nel terzo anno Giòsafat, re di Giuda, scese dal re d&#39;Israele. <strong>3</strong>Ora il re d&#39;Israele aveva detto ai suoi ufficiali: “Non sapete che Ramot di Gàlaad è nostra? Eppure noi ce ne stiamo inerti, senza riprenderla dalla mano del re di Aram”. <strong>4</strong>Disse a Giòsafat: “Verresti con me a combattere per Ramot di Gàlaad?”. Giòsafat rispose al re d&#39;Israele: “Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi”.
<strong>5</strong>Giòsafat disse al re d&#39;Israele: “Consulta, per favore, oggi stesso la parola del Signore”. <strong>6</strong>Il re d&#39;Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: “Devo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o devo rinunciare?”. Risposero: “Attacca; il Signore la metterà in mano al re”. <strong>7</strong>Giòsafat disse: “Non c&#39;è qui ancora un profeta del Signore da consultare?”. <strong>8</strong>Il re d&#39;Israele rispose a Giòsafat: “C&#39;è ancora un uomo, per consultare tramite lui il Signore, ma io lo detesto perché non mi profetizza il bene, ma il male: è Michea, figlio di Imla”. Giòsafat disse: “Il re non parli così!”. <strong>9</strong>Il re d&#39;Israele, chiamato un cortigiano, gli ordinò: “Convoca subito Michea, figlio di Imla”.
<strong>10</strong>Il re d&#39;Israele e Giòsafat, re di Giuda, sedevano ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli, nello spiazzo all&#39;ingresso della porta di Samaria; tutti i profeti profetizzavano davanti a loro. <strong>11</strong>Sedecìa, figlio di Chenaanà, che si era fatto corna di ferro, affermava: “Così dice il Signore: “Con queste cozzerai contro gli Aramei sino a finirli”“. <strong>12</strong>Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo: “Assali Ramot di Gàlaad, avrai successo. Il Signore la metterà in mano al re”.
<strong>13</strong>Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: “Ecco, le parole dei profeti concordano sul successo del re; ora la tua parola sia come quella degli altri: preannuncia il successo!“. <strong>14</strong>Michea rispose: “Per la vita del Signore, annuncerò quanto il Signore mi dirà”. <strong>15</strong>Si presentò al re, che gli domandò: “Michea, dobbiamo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o rinunciare?”. Gli rispose: “Attaccala e avrai successo; il Signore la metterà nella mano del re”. <strong>16</strong>Il re gli disse: “Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la verità nel nome del Signore?”. <strong>17</strong>Egli disse:
“Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti
come pecore che non hanno pastore.
Il Signore dice: “Questi non hanno padrone;
ognuno torni a casa sua in pace!“”.
<strong>18</strong>Il re d&#39;Israele disse a Giòsafat: “Non te l&#39;avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?”. <strong>19</strong>Michea disse: “Perciò, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l&#39;esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra. <strong>20</strong>Il Signore domandò: “Chi ingannerà Acab perché salga contro Ramot di Gàlaad e vi perisca?”. Chi rispose in un modo e chi in un altro. <strong>21</strong>Si fece avanti uno spirito che, presentatosi al Signore, disse: “Lo ingannerò io”. “Come?”, gli domandò il Signore. <strong>22</strong>Rispose: “Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti”. Gli disse: “Lo ingannerai; certo riuscirai: va&#39; e fa&#39; così”. <strong>23</strong>Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo parla di sciagura”.
<strong>24</strong>Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: “In che modo lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?”. <strong>25</strong>Michea rispose: “Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti”. <strong>26</strong>Il re d&#39;Israele disse: “Prendi Michea e conducilo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re. <strong>27</strong>Dirai loro: “Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace”“. <strong>28</strong>Michea disse: “Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio”. E aggiunse: “Popoli tutti, ascoltate!”.
<strong>29</strong>Il re d&#39;Israele marciò, insieme con Giòsafat, re di Giuda, contro Ramot di Gàlaad. <strong>30</strong>Il re d&#39;Israele disse a Giòsafat: “Io per combattere mi travestirò. Tu resta con i tuoi abiti”. Il re d&#39;Israele si travestì ed entrò in battaglia. <strong>31</strong>Il re di Aram aveva ordinato ai comandanti dei suoi carri, che erano trentadue: “Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re d&#39;Israele”. <strong>32</strong>Appena videro Giòsafat, i comandanti dei carri dissero: “Certo, quello è il re d&#39;Israele”. Si avvicinarono a lui per combattere. Giòsafat lanciò un grido. <strong>33</strong>I comandanti dei carri si accorsero che non era il re d&#39;Israele e si allontanarono da lui.
<strong>34</strong>Ma un uomo tese a caso l&#39;arco e colpì il re d&#39;Israele fra le maglie dell&#39;armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: “Gira, portami fuori della mischia, perché sono ferito”. <strong>35</strong>La battaglia infuriò in quel giorno; il re stette sul suo carro di fronte agli Aramei. Alla sera morì; il sangue della sua ferita era colato sul fondo del carro. <strong>36</strong>Al tramonto questo grido si diffuse per l&#39;accampamento: “Ognuno alla sua città e ognuno alla sua terra!”. <strong>37</strong>Il re dunque morì. Giunsero a Samaria e seppellirono il re a Samaria. <strong>38</strong>Il carro fu lavato nella piscina di Samaria; i cani leccarono il suo sangue e le prostitute vi si bagnarono, secondo la parola pronunciata dal Signore.
<strong>39</strong>Le altre gesta di Acab, tutte le sue azioni, la costruzione della casa d&#39;avorio e delle città da lui erette, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d&#39;Israele? <strong>40</strong>Acab si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Acazia.</p>

<p><strong><em>Giòsafat, re di Giuda</em></strong>
<strong>41</strong>Giòsafat, figlio di Asa, divenne re su Giuda l&#39;anno quarto di Acab, re d&#39;Israele. <strong>42</strong>Giòsafat aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì. <strong>43</strong>Seguì in tutto la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore. <strong>44</strong>Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. <strong>45</strong>Giòsafat fece pace con il re d&#39;Israele.
<strong>46</strong>Le altre gesta di Giòsafat e la potenza con cui agì e combatté, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? <strong>47</strong>Egli spazzò via dalla terra il resto dei prostituti sacri, che era rimasto al tempo di suo padre Asa.
<strong>48</strong>Allora non c&#39;era re in Edom; lo sostituiva un governatore. <strong>49</strong>Giòsafat costruì navi di Tarsis per andare a cercare l&#39;oro in Ofir; ma non ci andò, perché le navi si sfasciarono a Esion-Ghèber. <strong>50</strong>Allora Acazia, figlio di Acab, disse a Giòsafat: “I miei servi vadano con i tuoi servi sulle navi”. Ma Giòsafat non volle.
<strong>51</strong>Giòsafat si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Ioram.</p>

<p><strong><em>Acazia, re d’Israele</em></strong>
<strong>52</strong>Acazia, figlio di Acab, divenne re su Israele a Samaria nell&#39;anno diciassettesimo di Giòsafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele. <strong>53</strong>Fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre, quella di sua madre e quella di Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele. <strong>54</strong>Servì Baal e si prostrò davanti a lui irritando il Signore, Dio d&#39;Israele, come aveva fatto suo padre.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>22,3</strong> Ramot di Gàlaad: città nella Transgiordania settentrionale.</em></p>

<p><em><strong>22,39</strong> casa d’avorio: decorata con avori scolpiti.</em></p>

<p><em><strong>22,41</strong> Giòsafat: regnò probabilmente negli anni 870-848.</em></p>

<p><em><strong>22,52</strong> Acazia: fu re all’incirca negli anni 853-852.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-4</strong>. Passo parallelo in 2Cr 18,2-3. Le relazioni tra Israele e Giuda, ritornate pacifiche forse per la comune partecipazione alla lega antiassira e consolidate dal matrimonio tra il figlio di Giosafat e la figlia di Acab (2Re 8,18), vengono ulteriormente corroborate da visite di stato. La questione che urge nel regno settentrionale è la riconquista di Ramot, roccaforte collocata nel Galaad, in Transgiordania, città levitica assegnata alla tribù di Dan (Dt 4,43) e sede di un prefetto al tempo di Salomone (4,13), caduta nelle mani degli Aramei. Nonostante le vittorie già ottenute sulla Siria (c. 20), Acab chiede l&#39;aiuto di Giosafat. L&#39;intenzione, oltre che militare, potrebbe essere politica. Una spedizione condotta insieme e conclusa vittoriosamente sarebbe il miglior sigillo all&#39;impresa.</p>

<p><strong>5-12</strong>. Passo parallelo in 2Cr 18,4-11. Giosafat, il re pio, intende mantenere l&#39;antico uso di consultare il Signore prima della battaglia (Gdc 1,1; 20,18; 1Sam 14,37; 23,2-4; Ger 21,2).</p>

<p><strong>6</strong>. Si avvia il confronto tra vera e falsa profezia. Il gruppo dei profeti presentati per primi non è al servizio di Dio, ma del re. Il loro impegno non è volto a conoscere e trasmettere la volontà divina, bensì ad assecondare quella del monarca desideroso di un supporto morale per la sua impresa. Si noti che la falsa profezia pronunciata qui e ribadita ai vv. 12 e 15 non è introdotta da una delle consuete formule del linguaggio profetico che introducono gli oracoli come ad esempio “così dice il Signore”, che ritorna puntualmente nelle profezie di 20,13.28.42. Anche là parlano profeti a uomini in tempo di guerra, ma la qualità della profezia è opposta a quella presente.</p>

<p><strong>8</strong>. Il re si mostra insofferente verso chi lo contraddice e maldisposto ad accogliere la volontà divina se divergente dalla sua. Il profeta in questione ha solo il nome in comune con Michea, profeta minore del libro canonico, vissuto circa un secolo e mezzo più tardi.</p>

<p><strong>11</strong>. Uno dei profeti decide di uscire dall&#39;anonimato con un&#39;azione simbolica. Si è preparato due corna di ferro simbolo di forza (Nm 23,22; Dt 33,17). La sua personale iniziativa stride fragorosamente con la formula con cui dà il via all&#39;oracolo: “così dice il Signore” I vv. 10-12 sono ritenuti da alcuni un&#39;aggiunta posteriore perché arrestano lo scorrere del racconto aprendo una digressione nella vicenda di Michea.</p>

<p><strong>13-28</strong>. Passo parallelo in 2Cr 18,12-27.</p>

<p><strong>13-14</strong>. Si pretende qui un oracolo su commissione che fa ricordare l&#39;episodio di Nm 22,4b-6 e la risposta di Balaam 22,8 analoga a quella di Michea.</p>

<p><strong>15-16</strong>. Sarcasticamente Michea si allinea al responso dei falsi profeti, ma la presa in giro è volutamente vistosa e pertanto respinta dal re che sollecita la verità. Anche il contrasto con il solito modo di parlare al re aveva rivelato ad Acab che non si trattava del vero pensiero da profeta.</p>

<p><strong>17</strong>. Michea comunica la prima visione. L&#39;attuale formulazione in versi può darsi che sia il frutto di una elaborazione successiva. L&#39;inizio dell&#39;oracolo con il verbo <em>r’h,</em> tecnico per la profezia, avverte che il contenuto è stato “rivelato” al profeta. L&#39;immagine del pastore viene presentata in maniera negativa in Ger 10,21; 23,1-2; Ez 34,5-6 per indicare il pessimo governo dei dirigenti d&#39;Israele. Pertanto una prima lettura dell&#39;oracolo potrebbe essere la seguente: l&#39;impresa di Ramot è frutto di un governante sconsiderato. Meglio rinunciarci e accontentarsi della pace. Una seconda lettura, più difficile da conciliare col ritorno a casa in pace, ma forse più probabile, induce a vedere nelle parole di Michea l&#39;annuncio della disfatta e della morte del re, per cui il gregge è privato del pastore e disperso.</p>

<p><strong>19-23</strong>. La seconda visione di Michea riprende categorie antropomorfe per parlare della divinità. Dio viene presentato come un monarca orientale che si circonda della sua corte per tenere consiglio (cfr. Gb 1,6; 2,1; Is 6,1). All&#39;ordine del giorno l&#39;attuazione del castigo di Acab (21,19; 20,41). Fra i personaggi della corte celeste si fa avanti uno ben determinato (nel TM «lo spirito») che si offre per diventare menzogna sulla bocca dei profeti. A proposito di questi versetti vengono sollevate difficoltà nella “morale” di Dio che approva la proposta della falsità. È più probabile ritenere che la visione raccontata serva a smascherare i falsi profeti e offrire così una possibilità di salvezza ad Acab. A che serve fare un piano contro il nemico e poi mandarglielo a dire? Con questo racconto del profeta Dio scopre le sue carte per ricordare al re che il piano divino si sta inesorabilmente compiendo. Tuttavia se la vera profezia venisse accolta ci sarebbe ancora una via d&#39;uscita. La visione è un disperato tentativo di aprire gli occhi del re alla verità e alla salvezza.</p>

<p><strong>24-25</strong>. Sedecia pretende il monopolio della verità e non tollera concorrenti e smascheramenti. Tuttavia si renderà conto drammaticamente della correttezza di Michea quando, in preda al panico, correrà da una stanza all&#39;altra cercando invano di nascondersi per sfuggire al nemico vincitore.</p>

<p><strong>26-27</strong>. L&#39;autentica missione profetica comporta la persecuzione. L&#39;incarcerazione potrebbe anche essere una
“custodia cautelare” perché la nota stonata di Michea nel coro degli assensi non si diffonda corrodendo l&#39;entusiasmo creatosi per la spedizione militare. Le parole di Acab tradiscono un desiderio di vendetta, ostinandosi nell&#39;illusione di vincere. Al ritorno vorrebbe punire il dissidente.</p>

<p><strong>28</strong>. La risposta di Michea è molto umile. Conosce le regole sul discernimento dei veri profeti (Dt 18) ed è pronto a riconoscersi non autentico qualora le sue parole non si compissero.</p>

<p><strong>29-31</strong>. Acab preferisce entrare in battaglia camuffato da semplice soldato, o perché prevedeva la strategia nemica volta a colpire subito il capo (v. 31) o perché sperava di eludere la profezia che aveva annunciato la sua fine (vv. 17-23).</p>

<p><strong>32-33</strong>. Giosafat risalta nella mischia per l&#39;abito regale. Secondo gli ordini impartiti (v. 31), i migliori del nemico sono contro di lui. Il suo grido di guerra o il suo accento meridionale lo identificano come il bersaglio sbagliato. Secondo il parallelo di 2Cr 18,31, il grido è rivolto a Dio e a lui si deve l&#39;allontanamento dei nemici.</p>

<p><strong>34</strong>. Una freccia vagante va a colpire Acab in un punto che raramente viene penetrato. Il re è trafitto non in un valoroso combattimento, ma da uno sconosciuto che forse non sa neppure quale sia stato il bersaglio del suo tiro casuale. Triste ed ironico l&#39;incidente che conduce il re fuori combattimento nonostante le precauzioni prese.</p>

<p><strong>35</strong>. Almeno qui si mostra il valore del re che nonostante la ferita rimane presso il suo esercito contro il nemico fino alla morte.</p>

<p><strong>36</strong>. Il grido della ritirata amaramente ricorda ed efficacemente contrasta con la prima profezia di Michea (v. 17).</p>

<p><strong>38</strong>. La profezia di Elia in 21,19 è compiuta. Rimane difficile da spiegare il riferimento alle prostitute. Può darsi che si tratti di un intervento successivo nella redazione destinato a rendere più vergognosa la fine di Acab.</p>

<p><strong>39-40</strong>. Già in 16,30-33 è stato presentato un sunto del regno di Acab in cui è espresso l&#39;immancabile giudizio morale. Qui semplicemente si presenta un sommario bilancio dell&#39;attività edilizia. I dati archeologici confermano l&#39;abbondanza di decorazioni e arredi d&#39;avorio nel palazzo di Acab. Anche il profeta Amos (3,15) menziona il palazzo d&#39;avorio scagliandosi contro il lusso della corte settentrionale.</p>

<p><strong>41-51</strong>. Giosafat re di Giuda (870-848). Parallelo in 2Cr 17,1-21,1.</p>

<p><strong>41-42</strong>. L&#39;inizio del regno sarebbe da collocarsi all&#39;872. Per la durata del regno, se accettiamo i 25 anni adottati qui, sorgono molti problemi di cronologia. Forse nella cifra sono inclusi gli anni in cui Giosatat coadiuvava il padre debilitato dalla malattia (15,23).</p>

<p><strong>43-47</strong>. La politica religiosa di Giosafat, in linea con quella paterna, è approvata dall&#39;autore, al quale non sfugge però la tolleranza verso le alture. Anche se erano luoghi di culto jahwista sono malgiudicate dall&#39;autore deuteronomista sostenitore dell&#39;unico luogo di culto. Il v. 43 è una glossa assente nei LXX e in Cronache. La prostituzione sacra maschile per riti di fecondità è proibita da Dt 23,19.</p>

<p><strong>48-50</strong>. Al tempo di Giosafat, Edom, il regno a sud di Giuda verso il golfo di Agaba, attraversava un momento di forte instabilità politica che ha permesso a Giuda la riapertura dei cantieri navali a Ezion-Gheber (9,26-28). Questa volta il fallimento è immediato forse per l&#39;assenza di personale specializzato come nelle spedizioni salomoniche (10,26-27).</p>

<p><strong>52-54</strong>. Acazia re d&#39;Israele (853-852). Anche lui, compromesso tra JHWH e Baal, come il padre, riceve un giudizio molto severo dall&#39;autore. La sua condotta negativa è accostata anche a quella della madre, cioè Gezabele.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-22</guid>
      <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 06:07:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 21</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-21</link>
      <description>&lt;![CDATA[La vigna di Nabot&#xA;1In seguito avvenne questo episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samaria. 2Acab disse a Nabot: &#34;Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale&#34;. 3Nabot rispose ad Acab: &#34;Mi guardi il Signore dal cederti l&#39;eredità dei miei padri&#34;.&#xA;4Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: &#34;Non ti cederò l&#39;eredità dei miei padri!&#34;. Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. 5Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: &#34;Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?&#34;. 6Le rispose: &#34;Perché ho detto a Nabot di Izreèl: &#34;Cedimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un&#39;altra vigna&#34; ed egli mi ha risposto: &#34;Non cederò la mia vigna!&#34;&#34;. 7Allora sua moglie Gezabele gli disse: &#34;Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!&#34;.&#xA;8Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. 9Nelle lettere scrisse: &#34;Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. 10Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l&#39;accusino: &#34;Hai maledetto Dio e il re!&#34;. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia&#34;. 11Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. 12Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. 13Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: &#34;Nabot ha maledetto Dio e il re&#34;. Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. 14Quindi mandarono a dire a Gezabele: &#34;Nabot è stato lapidato ed è morto&#34;. 15Appena Gezabele sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: &#34;Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto&#34;. 16Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.&#xA;17Allora la parola del Signore fu rivolta a Elia il Tisbita: 18&#34;Su, scendi incontro ad Acab, re d&#39;Israele, che abita a Samaria; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. 19Poi parlerai a lui dicendo: &#34;Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!&#34;. Gli dirai anche: &#34;Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue&#34;&#34;. 20Acab disse a Elia: &#34;Mi hai dunque trovato, o mio nemico?&#34;. Quello soggiunse: &#34;Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. 21Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 22Renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. 23Anche riguardo a Gezabele parla il Signore, dicendo: &#34;I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl&#34;. 24Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo&#34;.&#xA;25In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabele l&#39;aveva istigato. 26Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.&#xA;27Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. 28La parola del Signore fu rivolta a Elia, il Tisbita: 29&#34;Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio&#34;.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;21,10 Il divieto di maledire Dio e il re si trova in Es 22,27.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1. Il titolo di re di Samaria che si trova solo qui e in 2Re 1,3 potrebbe sottolineare l&#39;avidità di Acab il quale, non contento dell&#39;eredità di suo padre (16,24), concupisce la proprietà di un contadino. Izreel è già apparsa in 18,45 come una delle residenze del sovrano (vedi anche 2Re 8,29; 9,30).&#xA;&#xA;2. La proposta di Acab è ragionevole, ma il rifiuto di Nabot più che comprensibile. Egli ottempera a un precetto della legge (Nm 36,7; Lv 25,13) che proibiva di alienare l&#39;eredità dei propri padri e della propria tribù. Inoltre da buon contadino non può rinunciare al podere che gli dava diritto di cittadinanza e che custodiva la sepoltura degli antenati (2,34; 1Sam 25,1; 2Sam 2,32).&#xA;&#xA;5-7. L&#39;intervento di Gezabele diventa più comprensibile se si tiene presente la sua provenienza pagana. Nella sua mentalità valeva il concetto di re con diritto di vita o di morte sui sudditi. Essa ignorava la tipicità del re israelita per il quale vigeva la legge di Dio vincolante anche per la condotta del re (Dt 17,14-20).&#xA;&#xA;8. Il sigillo reale ancor più della firma garantiva l&#39;autenticità del documento.&#xA;&#xA;9. Il digiuno veniva bandito in caso di delitti pubblici (1Sam 7,6; 14,24ss.) e serviva a placare la divinità finché non fossero puniti i peccatori. La sua menzione qui dà più solennità e crea maggior tensione, pur rimanendo difficile il legame logico con lo svolgimento del processo fondato sulla falsa testimonianza (contrariamente Dt 16,18) e che presuppone quindi un reato non pubblico. La trama di Gezabele presuppone la conoscenza del diritto ebraico che prevede la pena di morte per l&#39;insulto a Dio e al re (Es 22,27 e Lv 24,14). Inoltre per la condanna si prevede la deposizione di almeno due testimoni (Nm 35,30; Dt 17,6; 19,15). Stando a 2Re 9,26, anche i figli di Nabot vennero uccisi. Così non c&#39;era più nessuno che poteva reclamare la vigna.&#xA;&#xA;15-16. Può darsi che i beni di un pubblico peccatore venissero confiscati dopo la sua morte passando alle proprietà regali.&#xA;&#xA;17-19. Elia, vero profeta, non è solo il difensore dei diritti di Dio, ma anche l&#39;avvocato degli oppressi. Come Natan dovette denunciare il peccato di Davide (2Sam 12) così Elia deve svelare la colpa di Acab. Inoltre nel caso di Acab, come in quello di Davide, le mancanze sono le stesse. Esse sono concupiscenza e omicidio e la condanna viene pronunciata seguendo lo schema della legge del taglione (Es 21,23-25; Lv 24,19-20).&#xA;&#xA;20. Tra il v. 19 e il v. 20 probabilmente è caduto qualche versetto in cui Elia adempiva il mandato. L&#39;omissione può essere dovuta ad un caso di omoteleuto. La risposta di Acab non esprime pentimento; invece vi è quasi alterigia.&#xA;&#xA;21-22. Si ripete qui il rituale già trovato in 14,10-11, l&#39;oracolo di Achia di Silo contro Geroboamo, e in 16,2-4, l&#39;oracolo di Ieu contro Baasa. Ancora una volta il profeta annuncia un cambiamento di dinastia violentemente operato dalle colpe e dall’idolatria del re che frutteranno la sua rovina. Il compimento della profezia è riferito in 2Re 9-10.&#xA;&#xA;23. Non poteva sfuggire alla condanna Gezabele, per la sua origine straniera assolutamente sgradita all&#39;autore, e nella gestione del regno vera manovratrice del sottomesso Acab. La sua fine veramente tragica è raccontata più avanti, in 2Re 9,30-37.&#xA;&#xA;25-26. Questa riflessione di tipo morale tesa a ribadire e giustificare la condanna di Acab è un intervento dell&#39;agiografo che interrompe la narrazione. Viene ripreso qui il giudizio sul re già espresso in 16,30- 34.&#xA;&#xA;27. La penitenza di Acab consiste nell&#39;indossare il sacco, un ruvido tessuto che irritava la pelle e fungeva da cilicio, e nel digiunare. L&#39;andare a testa bassa contrasta efficacemente con l&#39;orgoglio della prima risposta a Elia (v. 20).&#xA;&#xA;29. Si manifesta ancora la misericordia divina. Per quanto grande sia il peccato di Acab, la sua penitenza ottiene da Dio una dilazione del castigo. Ancora per poco la dinastia continuerà nei figli, ma il decreto divino è irrevocabile.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>La vigna di Nabot</em></strong>
<strong>1</strong>In seguito avvenne questo episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samaria. <strong>2</strong>Acab disse a Nabot: “Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale”. <strong>3</strong>Nabot rispose ad Acab: “Mi guardi il Signore dal cederti l&#39;eredità dei miei padri”.
<strong>4</strong>Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: “Non ti cederò l&#39;eredità dei miei padri!”. Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. <strong>5</strong>Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: “Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?”. <strong>6</strong>Le rispose: “Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cedimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un&#39;altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”“. <strong>7</strong>Allora sua moglie Gezabele gli disse: “Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!”.
<strong>8</strong>Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. <strong>9</strong>Nelle lettere scrisse: “Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. <strong>10</strong>Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l&#39;accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia”. <strong>11</strong>Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. <strong>12</strong>Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. <strong>13</strong>Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: “Nabot ha maledetto Dio e il re”. Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. <strong>14</strong>Quindi mandarono a dire a Gezabele: “Nabot è stato lapidato ed è morto”. <strong>15</strong>Appena Gezabele sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: “Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto”. <strong>16</strong>Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.
<strong>17</strong>Allora la parola del Signore fu rivolta a Elia il Tisbita: <strong>18</strong>“Su, scendi incontro ad Acab, re d&#39;Israele, che abita a Samaria; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. <strong>19</strong>Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!“. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”“. <strong>20</strong>Acab disse a Elia: “Mi hai dunque trovato, o mio nemico?”. Quello soggiunse: “Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. <strong>21</strong>Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. <strong>22</strong>Renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. <strong>23</strong>Anche riguardo a Gezabele parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl”. <strong>24</strong>Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo”.
<strong>25</strong>In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabele l&#39;aveva istigato. <strong>26</strong>Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.
<strong>27</strong>Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. <strong>28</strong>La parola del Signore fu rivolta a Elia, il Tisbita: <strong>29</strong>“Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio”.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>21,10</strong> Il divieto di maledire Dio e il re si trova in Es 22,27.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1</strong>. Il titolo di re di Samaria che si trova solo qui e in 2Re 1,3 potrebbe sottolineare l&#39;avidità di Acab il quale, non contento dell&#39;eredità di suo padre (16,24), concupisce la proprietà di un contadino. Izreel è già apparsa in 18,45 come una delle residenze del sovrano (vedi anche 2Re 8,29; 9,30).</p>

<p><strong>2</strong>. La proposta di Acab è ragionevole, ma il rifiuto di Nabot più che comprensibile. Egli ottempera a un precetto della legge (Nm 36,7; Lv 25,13) che proibiva di alienare l&#39;eredità dei propri padri e della propria tribù. Inoltre da buon contadino non può rinunciare al podere che gli dava diritto di cittadinanza e che custodiva la sepoltura degli antenati (2,34; 1Sam 25,1; 2Sam 2,32).</p>

<p><strong>5-7</strong>. L&#39;intervento di Gezabele diventa più comprensibile se si tiene presente la sua provenienza pagana. Nella sua mentalità valeva il concetto di re con diritto di vita o di morte sui sudditi. Essa ignorava la tipicità del re israelita per il quale vigeva la legge di Dio vincolante anche per la condotta del re (Dt 17,14-20).</p>

<p><strong>8</strong>. Il sigillo reale ancor più della firma garantiva l&#39;autenticità del documento.</p>

<p><strong>9</strong>. Il digiuno veniva bandito in caso di delitti pubblici (1Sam 7,6; 14,24ss.) e serviva a placare la divinità finché non fossero puniti i peccatori. La sua menzione qui dà più solennità e crea maggior tensione, pur rimanendo difficile il legame logico con lo svolgimento del processo fondato sulla falsa testimonianza (contrariamente Dt 16,18) e che presuppone quindi un reato non pubblico. La trama di Gezabele presuppone la conoscenza del diritto ebraico che prevede la pena di morte per l&#39;insulto a Dio e al re (Es 22,27 e Lv 24,14). Inoltre per la condanna si prevede la deposizione di almeno due testimoni (Nm 35,30; Dt 17,6; 19,15). Stando a 2Re 9,26, anche i figli di Nabot vennero uccisi. Così non c&#39;era più nessuno che poteva reclamare la vigna.</p>

<p><strong>15-16</strong>. Può darsi che i beni di un pubblico peccatore venissero confiscati dopo la sua morte passando alle proprietà regali.</p>

<p><strong>17-19</strong>. Elia, vero profeta, non è solo il difensore dei diritti di Dio, ma anche l&#39;avvocato degli oppressi. Come Natan dovette denunciare il peccato di Davide (2Sam 12) così Elia deve svelare la colpa di Acab. Inoltre nel caso di Acab, come in quello di Davide, le mancanze sono le stesse. Esse sono concupiscenza e omicidio e la condanna viene pronunciata seguendo lo schema della legge del taglione (Es 21,23-25; Lv 24,19-20).</p>

<p><strong>20</strong>. Tra il v. 19 e il v. 20 probabilmente è caduto qualche versetto in cui Elia adempiva il mandato. L&#39;omissione può essere dovuta ad un caso di omoteleuto. La risposta di Acab non esprime pentimento; invece vi è quasi alterigia.</p>

<p><strong>21-22</strong>. Si ripete qui il rituale già trovato in 14,10-11, l&#39;oracolo di Achia di Silo contro Geroboamo, e in 16,2-4, l&#39;oracolo di Ieu contro Baasa. Ancora una volta il profeta annuncia un cambiamento di dinastia violentemente operato dalle colpe e dall’idolatria del re che frutteranno la sua rovina. Il compimento della profezia è riferito in 2Re 9-10.</p>

<p><strong>23</strong>. Non poteva sfuggire alla condanna Gezabele, per la sua origine straniera assolutamente sgradita all&#39;autore, e nella gestione del regno vera manovratrice del sottomesso Acab. La sua fine veramente tragica è raccontata più avanti, in 2Re 9,30-37.</p>

<p><strong>25-26</strong>. Questa riflessione di tipo morale tesa a ribadire e giustificare la condanna di Acab è un intervento dell&#39;agiografo che interrompe la narrazione. Viene ripreso qui il giudizio sul re già espresso in 16,30- 34.</p>

<p><strong>27</strong>. La penitenza di Acab consiste nell&#39;indossare il sacco, un ruvido tessuto che irritava la pelle e fungeva da cilicio, e nel digiunare. L&#39;andare a testa bassa contrasta efficacemente con l&#39;orgoglio della prima risposta a Elia (v. 20).</p>

<p><strong>29</strong>. Si manifesta ancora la misericordia divina. Per quanto grande sia il peccato di Acab, la sua penitenza ottiene da Dio una dilazione del castigo. Ancora per poco la dinastia continuerà nei figli, ma il decreto divino è irrevocabile.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-21</guid>
      <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 13:43:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 20</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-20</link>
      <description>&lt;![CDATA[Gli Aramei assediano Samaria&#xA;1Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito; con lui c&#39;erano trentadue re con cavalli e carri. Egli salì contro Samaria per cingerla d&#39;assedio ed espugnarla. 2Inviò messaggeri in città ad Acab, re d&#39;Israele, 3per dirgli: &#34;Così dice Ben-Adàd: Il tuo argento e il tuo oro appartengono a me e le tue donne e i tuoi figli migliori sono per me&#34;. 4Il re d&#39;Israele rispose: &#34;Avvenga secondo la tua parola, o re, mio signore; io e quanto possiedo siamo tuoi&#34;. 5Ma i messaggeri tornarono di nuovo e dissero: &#34;Così dice Ben-Adàd, che ci manda a te: &#34;Mi consegnerai il tuo argento, il tuo oro, le tue donne e i tuoi figli. 6Domani, a quest&#39;ora, manderò da te i miei servi che perquisiranno la tua casa e le case dei tuoi servi; essi prenderanno tutto ciò che è prezioso agli occhi tuoi e lo porteranno via&#34;&#34;. 7Il re d&#39;Israele convocò tutti gli anziani del paese, ai quali disse: &#34;Sappiate e vedete come costui ci voglia fare del male. Difatti mi ha mandato a chiedere le mie donne e i miei figli, il mio argento e il mio oro e io non gli ho opposto rifiuto&#34;. 8Tutti gli anziani e tutto il popolo gli dissero: &#34;Non ascoltarlo e non consentire!&#34;. 9Egli disse ai messaggeri di Ben-Adàd: &#34;Dite al re, mio signore: &#34;Quanto hai imposto prima al tuo servo lo farò, ma la nuova richiesta non posso soddisfarla&#34;&#34;. I messaggeri andarono a riferire la risposta. 10Ben-Adàd allora gli mandò a dire: &#34;Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se la polvere di Samaria basterà per riempire il pugno di coloro che mi seguono&#34;. 11Il re d&#39;Israele rispose: &#34;Riferitegli: &#34;Chi cinge le armi non si vanti come chi le depone&#34;&#34;. 12Nell&#39;udire questa risposta - egli stava insieme con i re a bere sotto le tende - disse ai suoi ufficiali: &#34;Circondate la città!&#34;. Ed essi la circondarono.&#xA;13Ed ecco un profeta si avvicinò ad Acab, re d&#39;Israele, per dirgli: &#34;Così dice il Signore: &#34;Vedi tutta questa moltitudine immensa? Ebbene oggi la metto nella tua mano; saprai che io sono il Signore&#34;&#34;. 14Acab disse: &#34;Per mezzo di chi?&#34;. Quegli rispose: &#34;Così dice il Signore: &#34;Per mezzo dei giovani dei capi delle province&#34;&#34;. Domandò: &#34;Chi attaccherà la battaglia?&#34;. Rispose: &#34;Tu!&#34;. 15Acab ispezionò i giovani dei capi delle province: erano duecentotrentadue. Dopo di loro ispezionò tutto il popolo, tutti gli Israeliti: erano settemila. 16A mezzogiorno fecero una sortita. Ben-Adàd stava bevendo e ubriacandosi sotto le tende, insieme con i trentadue re che lo aiutavano. 17Per primi uscirono i giovani dei capi delle province. Ben-Adàd mandò a vedere e gli fu riferito: &#34;Alcuni uomini sono usciti da Samaria!&#34;. 18Quegli disse: &#34;Se sono usciti per la pace, catturateli vivi; se sono usciti per la guerra, catturateli ugualmente vivi&#34;. 19Quelli usciti dalla città erano i giovani dei capi delle province seguiti dall&#39;esercito; 20ognuno di loro uccise chi gli si fece davanti. Gli Aramei fuggirono, inseguiti da Israele. Ben-Adàd, re di Aram, si mise in salvo a cavallo insieme con alcuni cavalieri. 21Uscì quindi il re d&#39;Israele, che colpì i cavalli e i carri e inflisse ad Aram una grande sconfitta.&#xA;&#xA;Nuova campagna degli Aramei&#xA;22Allora il profeta si avvicinò al re d&#39;Israele e gli disse: &#34;Su, sii forte; sappi e vedi quanto dovrai fare, perché l&#39;anno prossimo il re di Aram salirà contro di te&#34;.&#xA;23Ma i servi del re di Aram gli dissero: &#34;Il loro Dio è un Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; se combatteremo contro di loro in pianura, certamente saremo superiori a loro. 24Fa&#39; così: ritira i re, ognuno dal suo luogo, e sostituiscili con governatori. 25Tu prepara un esercito come quello che ti è venuto meno: cavalli come quei cavalli e carri come quei carri; quindi combatteremo contro di loro in pianura. Certamente saremo superiori a loro&#34;. Egli ascoltò la loro voce e agì in tal modo.&#xA;26L&#39;anno dopo, Ben-Adàd ispezionò gli Aramei, quindi andò ad Afek per attaccare gli Israeliti. 27Gli Israeliti, ispezionati e approvvigionati, mossero loro incontro, accampandosi di fronte; sembravano due piccoli greggi di capre, mentre gli Aramei riempivano la regione.&#xA;28Un uomo di Dio si avvicinò al re d&#39;Israele e gli disse: &#34;Così dice il Signore: &#34;Poiché gli Aramei hanno affermato: Il Signore è Dio dei monti e non Dio delle valli, io metterò in mano tua tutta questa moltitudine immensa; così saprete che io sono il Signore&#34;&#34;. 29Per sette giorni stettero accampati gli uni di fronte agli altri. Al settimo giorno si arrivò alla battaglia. Gli Israeliti in un giorno uccisero centomila fanti aramei. 30I superstiti fuggirono ad Afek, nella città, le cui mura caddero sui ventisettemila superstiti.&#xA;Ben-Adàd fuggì e, entrato nella città, cercava rifugio da una stanza all&#39;altra. 31I suoi servi gli dissero: &#34;Ecco, abbiamo sentito che i re della casa d&#39;Israele sono re clementi. Indossiamo sacchi ai fianchi e mettiamoci corde sulla testa e usciamo incontro al re d&#39;Israele. Forse ti lascerà in vita&#34;. 32Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla testa, quindi si presentarono al re d&#39;Israele e dissero: &#34;Il tuo servo Ben-Adàd dice: &#34;Possa io vivere!&#34;&#34;. Quello domandò: &#34;È ancora vivo? Egli è mio fratello!&#34;. 33Gli uomini vi scorsero un buon auspicio, si affrettarono a strappargli una decisione. Dissero: &#34;Ben-Adàd è tuo fratello!&#34;. Quello soggiunse: &#34;Andate a prenderlo&#34;. Ben-Adàd si recò da lui, che lo fece salire sul carro. 34Ben-Adàd gli disse: &#34;Restituirò le città che mio padre ha preso a tuo padre; tu potrai disporre di mercati in Damasco come mio padre ne aveva in Samaria&#34;. Ed egli: &#34;Io ti lascerò andare con questo patto&#34;. E concluse con lui il patto e lo lasciò andare.&#xA;35Allora uno dei figli dei profeti disse al compagno per ordine del Signore: &#34;Colpiscimi!&#34;. L&#39;uomo si rifiutò di colpirlo. 36Quello disse: &#34;Poiché non hai obbedito alla voce del Signore, appena sarai andato via da me, ti colpirà il leone&#34;. Se ne andò via da lui, il leone lo trovò e lo colpì. 37Quello, trovato un altro uomo, gli disse: &#34;Colpiscimi!&#34;. E quello lo colpì e lo ferì. 38Il profeta andò ad attendere il re sulla strada, dopo essersi reso irriconoscibile con una benda agli occhi. 39Quando passò il re, gli gridò: &#34;Il tuo servo era nel cuore della battaglia, ed ecco un uomo fuggì; qualcuno lo condusse da me, dicendomi: &#34;Fa&#39; la guardia a quest&#39;uomo: se per disgrazia verrà a mancare, la tua vita sostituirà la sua oppure dovrai pagare un talento d&#39;argento&#34;. 40Mentre il tuo servo era occupato qua e là, quello scomparve&#34;. Il re d&#39;Israele disse a lui: &#34;La tua condanna è giusta; hai deciso tu stesso!&#34;. 41Ma egli immediatamente si tolse la benda dagli occhi e il re d&#39;Israele riconobbe che era uno dei profeti. 42Costui gli disse: &#34;Così dice il Signore: &#34;Poiché hai lasciato andare libero quell&#39;uomo da me votato allo sterminio, la tua vita sostituirà la sua, il tuo popolo sostituirà il suo popolo&#34;&#34;. 43Il re d&#39;Israele rientrò a casa amareggiato e irritato ed entrò in Samaria.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;20,1 Verso la metà del sec. IX non esisteva ancora un serio pericolo dall’Assiria e gli Aramei cercavano di espandersi, a spese di Israele. Ben-Adàd: è Ben-Adàd II, successore di Ben-Adàd I (15,18). Verrà assassinato da Cazaèl (2Re 8,15).&#xA;&#xA;20,26 Afek: a oriente del lago di Gennèsaret, dove passava la via per Damasco.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-43. I LXX collocano questo capitolo dopo l&#39;attuale c. 21 in cui si parla della vigna di Nabot con la ricomparsa di Elia. Si crea così una continuità tra la prima fase del “ciclo” del profeta e il racconto delle guerre aramee. Infatti il presente capitolo ha la sua continuazione in 22,1-38. Prima di procedere al commento è necessario aprire una finestra sul panorama internazionale per una rapida osservazione. I rapporti con il regno di Giuda sono ora distesi grazie anche al matrimonio tra il figlio di Giosafat e la figlia di Acab (2Re 8,18). La Siria non può più giocare il suo ruolo di ago della bilancia, alternando la sua alleanza ora al Nord ora al Sud dal momento che la reciproca deterrenza è terminata. Anzi ora sono i due regni ad affrontare uniti la Siria. Questa a sua volta è confinante con la neo potenza assira che la tiene a volte fortemente sotto pressione. Tuttavia, non appena si alleggerisce l&#39;emergenza assira, la Siria subito recupera le sue mire espansioniste tese a dilatare e garantire le comunicazioni commerciali. A questo si aggiunga la necessità di coalizione di tutti i piccoli stati occidentali per arginare il gigante assiro desideroso di giungere al Mediterraneo. Gli annali assiri annotano una battaglia al Qargar sull&#39;Oronte dell&#39;853 in cui risultarono sconfitti Adad-Ezer di Damasco e Acab l&#39;israelita. È dunque un tempo di rapidi cambiamenti di alleanza, di repentine modifiche di schieramento nel turbine delle necessità e delle convenienze. Anche nel presente capitolo sono in scena entrambi gli elementi. Ad Acab è necessario difendersi, ma è conveniente risparmiare l&#39;avversario per non doversi trovare lui direttamente faccia a faccia con la temuta Assiria. Le notizie sulle guerre aramee, decisamente di indole politica e non religiosa, come nei capitoli precedenti, presentano Acab in luce positiva, abile nel governo, sostenuto religiosamente dal ministero dei profeti. Che la fonte siano gli Annali di Acab?&#xA;&#xA;1. Il re in questione è Ben-Adad II successore di Ben-Adad I (cfr. 15,18). I trentadue re sono da intendere come vassalli e, nell&#39;esercito, capi della fanteria pesante (22,31). Lo schieramento posto in campo è poderoso.&#xA;&#xA;3-4. Comincia il racconto un po&#39; confuso, nel TM, delle richieste di Ben-Adad. Per ora egli pretende solo un tributo: oro e argento. Acab accetta di diventare vassallo.&#xA;&#xA;5. La facilità con cui Acab ha ceduto alla prima richiesta incoraggia il nemico a essere più esigente. La pretesa varca l&#39;harem personale del re e include la sua famiglia. &#xA;&#xA;7-9. Per far fronte alla nuova situazione Acab convoca il consiglio degli anziani: la decisione da prendere è importante. Rifiutare significa la guerra. Tuttavia la risposta è fermamente negativa.&#xA;&#xA;10. Ancora una formula abbreviata di giuramento politeista (cfr. 19,2). Un&#39;iperbole di tipico gusto orientale formula le aspettative di Ben-Adad per Samaria: non rimarrà neanche una manciata di polvere per il pugno di un soldato.&#xA;&#xA;11. La replica di Acab alla minaccia di Ben-Adad non è inferiore come forma letteraria (si tratta di un proverbio), ma superiore come saggezza. Solo dopo il combattimento si può cantare vittoria.&#xA;&#xA;13. L&#39;apparizione sulla scena di un profeta e l&#39;oracolo proferito torniscono la chiave di lettura religiosa di quanto accadrà. La vittoria d&#39;Israele è dono di Dio.&#xA;&#xA;14. Il suggerimento è di scommettere su corpi scelti a servizio dei prefetti delle province, forse attrezzati con un&#39;armatura leggera e che non davano l&#39;impressione di un vero e proprio attacco.&#xA;&#xA;17-19. L&#39;attacco avviene di sorpresa, mentre il nemico è distratto. Ben-Adad dimostra la sua scarsa capacità militare sia dandosi al bere insieme agli alleati senza stare in allerta (v. 16), sia pretendendo che fossero catturati vivi i nemici (v. 18), costringendo praticamente i suoi a rinunciare alle armi.&#xA;&#xA;20-21. Sorpresi dall&#39;attacco inaspettato, terrorizzati dalle prime perdite, gli Aramei si danno alla fuga, abbandonando sul campo carri e cavalli, divenuti prezioso bottino d&#39;Israele.&#xA;&#xA;22. Il ritorno dell&#39;anno consisteva nell&#39;inizio d&#39;anno a primavera, stagione particolarmente adatta al combattimento dopo la fine delle piogge e prima della calura estiva (cfr. 2Sam 11,1).&#xA;&#xA;23. Conformemente all&#39;idea politeista che ogni nazione avesse la propria divinità protettrice, ispirati dalla regione montuosa di Samaria, gli Aramei credono che la vittoria nemica sia dovuta al &#34;Dio montanaro&#34; degli Israeliti. La scelta della pianura si basa sull&#39;illusione di allontanarsi dalla zona d&#39;influenza del Dio d&#39;Israele.&#xA;&#xA;26. Afek a est del lago di Genezaret, corrisponde all&#39;attuale Fiq-Afiq sulla strada Damasco-Beisan. È ricordata anche in 1Sam 29,1; 1Re 18,45.&#xA;&#xA;27. Con una immagine assai ricorrente nel suo ambiente - un paio di greggi di capre - l&#39;autore descrive l&#39;esiguità di mezzi dell&#39;esercito israelita.&#xA;&#xA;28. Un altro profeta compare per annunciare un altro intervento divino. Con la nuova vittoria Dio dimostrerà ancora di essere Signore universale.&#xA;&#xA;29-30. I numeri sono assai gonfiati; con essi si vuole ingrandire la vittoria israelita. Per la seconda volta Ben-Adad è in fuga, ma ora il panico è superiore.&#xA;&#xA;31. La clemenza del re d&#39;Israele risalta per contrasto dal confronto con i re assiri, terribili con gli avversari sconfitti.&#xA;&#xA;32-33. Fratello è il titolo che i sovrani usavano scambiarsi quando vi erano fra loro relazioni di pace. Si veda 9,13 e la testimonianza delle tavolette di Amarna. Far salire il re vinto sul proprio carro, anziché trascinarlo dietro a sé nel corteo trionfale, è veramente, da parte del vincitore, un gesto di squisita cortesia.&#xA;&#xA;34. Ben-Adad ricambiò restituendo le città sottratte a Omri e dando garanzie per le attività commerciali israelitiche a Damasco. Si stipula un&#39;alleanza preziosa per tentare di contenere gli Assiri che con Salmanassar III premono sempre più verso il Mediterraneo.&#xA;&#xA;35-43. Con un procedimento somigliante a quello usato da Natan per Davide (2Sam 12,1-14) un profeta si prepara per raccontare al re una storia che dovrà portarlo a esprimere lui stesso la sua condanna. Ben-Adad era stato messo dal Signore nelle mani di Acab, ma non era una sua proprietà; non spettava a lui liberarlo. Ciò che viene dalla guerra è di Dio, le decisioni in materia spettano a lui.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Gli Aramei assediano Samaria</em></strong>
<strong>1</strong>Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito; con lui c&#39;erano trentadue re con cavalli e carri. Egli salì contro Samaria per cingerla d&#39;assedio ed espugnarla. <strong>2</strong>Inviò messaggeri in città ad Acab, re d&#39;Israele, <strong>3</strong>per dirgli: “Così dice Ben-Adàd: Il tuo argento e il tuo oro appartengono a me e le tue donne e i tuoi figli migliori sono per me”. <strong>4</strong>Il re d&#39;Israele rispose: “Avvenga secondo la tua parola, o re, mio signore; io e quanto possiedo siamo tuoi”. <strong>5</strong>Ma i messaggeri tornarono di nuovo e dissero: “Così dice Ben-Adàd, che ci manda a te: “Mi consegnerai il tuo argento, il tuo oro, le tue donne e i tuoi figli. <strong>6</strong>Domani, a quest&#39;ora, manderò da te i miei servi che perquisiranno la tua casa e le case dei tuoi servi; essi prenderanno tutto ciò che è prezioso agli occhi tuoi e lo porteranno via”“. <strong>7</strong>Il re d&#39;Israele convocò tutti gli anziani del paese, ai quali disse: “Sappiate e vedete come costui ci voglia fare del male. Difatti mi ha mandato a chiedere le mie donne e i miei figli, il mio argento e il mio oro e io non gli ho opposto rifiuto”. <strong>8</strong>Tutti gli anziani e tutto il popolo gli dissero: “Non ascoltarlo e non consentire!”. <strong>9</strong>Egli disse ai messaggeri di Ben-Adàd: “Dite al re, mio signore: “Quanto hai imposto prima al tuo servo lo farò, ma la nuova richiesta non posso soddisfarla”“. I messaggeri andarono a riferire la risposta. <strong>10</strong>Ben-Adàd allora gli mandò a dire: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se la polvere di Samaria basterà per riempire il pugno di coloro che mi seguono”. <strong>11</strong>Il re d&#39;Israele rispose: “Riferitegli: “Chi cinge le armi non si vanti come chi le depone”“. <strong>12</strong>Nell&#39;udire questa risposta – egli stava insieme con i re a bere sotto le tende – disse ai suoi ufficiali: “Circondate la città!”. Ed essi la circondarono.
<strong>13</strong>Ed ecco un profeta si avvicinò ad Acab, re d&#39;Israele, per dirgli: “Così dice il Signore: “Vedi tutta questa moltitudine immensa? Ebbene oggi la metto nella tua mano; saprai che io sono il Signore”“. <strong>14</strong>Acab disse: “Per mezzo di chi?”. Quegli rispose: “Così dice il Signore: “Per mezzo dei giovani dei capi delle province”“. Domandò: “Chi attaccherà la battaglia?”. Rispose: “Tu!”. <strong>15</strong>Acab ispezionò i giovani dei capi delle province: erano duecentotrentadue. Dopo di loro ispezionò tutto il popolo, tutti gli Israeliti: erano settemila. <strong>16</strong>A mezzogiorno fecero una sortita. Ben-Adàd stava bevendo e ubriacandosi sotto le tende, insieme con i trentadue re che lo aiutavano. <strong>17</strong>Per primi uscirono i giovani dei capi delle province. Ben-Adàd mandò a vedere e gli fu riferito: “Alcuni uomini sono usciti da Samaria!”. <strong>18</strong>Quegli disse: “Se sono usciti per la pace, catturateli vivi; se sono usciti per la guerra, catturateli ugualmente vivi”. <strong>19</strong>Quelli usciti dalla città erano i giovani dei capi delle province seguiti dall&#39;esercito; <strong>20</strong>ognuno di loro uccise chi gli si fece davanti. Gli Aramei fuggirono, inseguiti da Israele. Ben-Adàd, re di Aram, si mise in salvo a cavallo insieme con alcuni cavalieri. <strong>21</strong>Uscì quindi il re d&#39;Israele, che colpì i cavalli e i carri e inflisse ad Aram una grande sconfitta.</p>

<p><strong><em>Nuova campagna degli Aramei</em></strong>
<strong>22</strong>Allora il profeta si avvicinò al re d&#39;Israele e gli disse: “Su, sii forte; sappi e vedi quanto dovrai fare, perché l&#39;anno prossimo il re di Aram salirà contro di te”.
<strong>23</strong>Ma i servi del re di Aram gli dissero: “Il loro Dio è un Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; se combatteremo contro di loro in pianura, certamente saremo superiori a loro. <strong>24</strong>Fa&#39; così: ritira i re, ognuno dal suo luogo, e sostituiscili con governatori. <strong>25</strong>Tu prepara un esercito come quello che ti è venuto meno: cavalli come quei cavalli e carri come quei carri; quindi combatteremo contro di loro in pianura. Certamente saremo superiori a loro”. Egli ascoltò la loro voce e agì in tal modo.
<strong>26</strong>L&#39;anno dopo, Ben-Adàd ispezionò gli Aramei, quindi andò ad Afek per attaccare gli Israeliti. <strong>27</strong>Gli Israeliti, ispezionati e approvvigionati, mossero loro incontro, accampandosi di fronte; sembravano due piccoli greggi di capre, mentre gli Aramei riempivano la regione.
<strong>28</strong>Un uomo di Dio si avvicinò al re d&#39;Israele e gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché gli Aramei hanno affermato: Il Signore è Dio dei monti e non Dio delle valli, io metterò in mano tua tutta questa moltitudine immensa; così saprete che io sono il Signore”“. <strong>29</strong>Per sette giorni stettero accampati gli uni di fronte agli altri. Al settimo giorno si arrivò alla battaglia. Gli Israeliti in un giorno uccisero centomila fanti aramei. <strong>30</strong>I superstiti fuggirono ad Afek, nella città, le cui mura caddero sui ventisettemila superstiti.
Ben-Adàd fuggì e, entrato nella città, cercava rifugio da una stanza all&#39;altra. <strong>31</strong>I suoi servi gli dissero: “Ecco, abbiamo sentito che i re della casa d&#39;Israele sono re clementi. Indossiamo sacchi ai fianchi e mettiamoci corde sulla testa e usciamo incontro al re d&#39;Israele. Forse ti lascerà in vita”. <strong>32</strong>Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla testa, quindi si presentarono al re d&#39;Israele e dissero: “Il tuo servo Ben-Adàd dice: “Possa io vivere!”“. Quello domandò: “È ancora vivo? Egli è mio fratello!”. <strong>33</strong>Gli uomini vi scorsero un buon auspicio, si affrettarono a strappargli una decisione. Dissero: “Ben-Adàd è tuo fratello!”. Quello soggiunse: “Andate a prenderlo”. Ben-Adàd si recò da lui, che lo fece salire sul carro. <strong>34</strong>Ben-Adàd gli disse: “Restituirò le città che mio padre ha preso a tuo padre; tu potrai disporre di mercati in Damasco come mio padre ne aveva in Samaria”. Ed egli: “Io ti lascerò andare con questo patto”. E concluse con lui il patto e lo lasciò andare.
<strong>35</strong>Allora uno dei figli dei profeti disse al compagno per ordine del Signore: “Colpiscimi!”. L&#39;uomo si rifiutò di colpirlo. <strong>36</strong>Quello disse: “Poiché non hai obbedito alla voce del Signore, appena sarai andato via da me, ti colpirà il leone”. Se ne andò via da lui, il leone lo trovò e lo colpì. <strong>37</strong>Quello, trovato un altro uomo, gli disse: “Colpiscimi!”. E quello lo colpì e lo ferì. <strong>38</strong>Il profeta andò ad attendere il re sulla strada, dopo essersi reso irriconoscibile con una benda agli occhi. <strong>39</strong>Quando passò il re, gli gridò: “Il tuo servo era nel cuore della battaglia, ed ecco un uomo fuggì; qualcuno lo condusse da me, dicendomi: “Fa&#39; la guardia a quest&#39;uomo: se per disgrazia verrà a mancare, la tua vita sostituirà la sua oppure dovrai pagare un talento d&#39;argento”. <strong>40</strong>Mentre il tuo servo era occupato qua e là, quello scomparve”. Il re d&#39;Israele disse a lui: “La tua condanna è giusta; hai deciso tu stesso!”. <strong>41</strong>Ma egli immediatamente si tolse la benda dagli occhi e il re d&#39;Israele riconobbe che era uno dei profeti. <strong>42</strong>Costui gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché hai lasciato andare libero quell&#39;uomo da me votato allo sterminio, la tua vita sostituirà la sua, il tuo popolo sostituirà il suo popolo”“. <strong>43</strong>Il re d&#39;Israele rientrò a casa amareggiato e irritato ed entrò in Samaria.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>20,1</strong> Verso la metà del sec. IX non esisteva ancora un serio pericolo dall’Assiria e gli Aramei cercavano di espandersi, a spese di Israele. Ben-Adàd: è Ben-Adàd II, successore di Ben-Adàd I (15,18). Verrà assassinato da Cazaèl (2Re 8,15).</em></p>

<p><em><strong>20,26</strong> Afek: a oriente del lago di Gennèsaret, dove passava la via per Damasco.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-43</strong>. I LXX collocano questo capitolo dopo l&#39;attuale c. 21 in cui si parla della vigna di Nabot con la ricomparsa di Elia. Si crea così una continuità tra la prima fase del “ciclo” del profeta e il racconto delle guerre aramee. Infatti il presente capitolo ha la sua continuazione in 22,1-38. Prima di procedere al commento è necessario aprire una finestra sul panorama internazionale per una rapida osservazione. I rapporti con il regno di Giuda sono ora distesi grazie anche al matrimonio tra il figlio di Giosafat e la figlia di Acab (2Re 8,18). La Siria non può più giocare il suo ruolo di ago della bilancia, alternando la sua alleanza ora al Nord ora al Sud dal momento che la reciproca deterrenza è terminata. Anzi ora sono i due regni ad affrontare uniti la Siria. Questa a sua volta è confinante con la neo potenza assira che la tiene a volte fortemente sotto pressione. Tuttavia, non appena si alleggerisce l&#39;emergenza assira, la Siria subito recupera le sue mire espansioniste tese a dilatare e garantire le comunicazioni commerciali. A questo si aggiunga la necessità di coalizione di tutti i piccoli stati occidentali per arginare il gigante assiro desideroso di giungere al Mediterraneo. Gli annali assiri annotano una battaglia al Qargar sull&#39;Oronte dell&#39;853 in cui risultarono sconfitti Adad-Ezer di Damasco e Acab l&#39;israelita. È dunque un tempo di rapidi cambiamenti di alleanza, di repentine modifiche di schieramento nel turbine delle necessità e delle convenienze. Anche nel presente capitolo sono in scena entrambi gli elementi. Ad Acab è necessario difendersi, ma è conveniente risparmiare l&#39;avversario per non doversi trovare lui direttamente faccia a faccia con la temuta Assiria. Le notizie sulle guerre aramee, decisamente di indole politica e non religiosa, come nei capitoli precedenti, presentano Acab in luce positiva, abile nel governo, sostenuto religiosamente dal ministero dei profeti. Che la fonte siano gli Annali di Acab?</p>

<p><strong>1</strong>. Il re in questione è Ben-Adad II successore di Ben-Adad I (cfr. 15,18). I trentadue re sono da intendere come vassalli e, nell&#39;esercito, capi della fanteria pesante (22,31). Lo schieramento posto in campo è poderoso.</p>

<p><strong>3-4</strong>. Comincia il racconto un po&#39; confuso, nel TM, delle richieste di Ben-Adad. Per ora egli pretende solo un tributo: oro e argento. Acab accetta di diventare vassallo.</p>

<p><strong>5</strong>. La facilità con cui Acab ha ceduto alla prima richiesta incoraggia il nemico a essere più esigente. La pretesa varca <em>l&#39;harem</em> personale del re e include la sua famiglia.</p>

<p><strong>7-9</strong>. Per far fronte alla nuova situazione Acab convoca il consiglio degli anziani: la decisione da prendere è importante. Rifiutare significa la guerra. Tuttavia la risposta è fermamente negativa.</p>

<p><strong>10</strong>. Ancora una formula abbreviata di giuramento politeista (cfr. 19,2). Un&#39;iperbole di tipico gusto orientale formula le aspettative di Ben-Adad per Samaria: non rimarrà neanche una manciata di polvere per il pugno di un soldato.</p>

<p><strong>11</strong>. La replica di Acab alla minaccia di Ben-Adad non è inferiore come forma letteraria (si tratta di un proverbio), ma superiore come saggezza. Solo dopo il combattimento si può cantare vittoria.</p>

<p><strong>13</strong>. L&#39;apparizione sulla scena di un profeta e l&#39;oracolo proferito torniscono la chiave di lettura religiosa di quanto accadrà. La vittoria d&#39;Israele è dono di Dio.</p>

<p><strong>14</strong>. Il suggerimento è di scommettere su corpi scelti a servizio dei prefetti delle province, forse attrezzati con un&#39;armatura leggera e che non davano l&#39;impressione di un vero e proprio attacco.</p>

<p><strong>17-19</strong>. L&#39;attacco avviene di sorpresa, mentre il nemico è distratto. Ben-Adad dimostra la sua scarsa capacità militare sia dandosi al bere insieme agli alleati senza stare in allerta (v. 16), sia pretendendo che fossero catturati vivi i nemici (v. 18), costringendo praticamente i suoi a rinunciare alle armi.</p>

<p><strong>20-21</strong>. Sorpresi dall&#39;attacco inaspettato, terrorizzati dalle prime perdite, gli Aramei si danno alla fuga, abbandonando sul campo carri e cavalli, divenuti prezioso bottino d&#39;Israele.</p>

<p><strong>22</strong>. Il ritorno dell&#39;anno consisteva nell&#39;inizio d&#39;anno a primavera, stagione particolarmente adatta al combattimento dopo la fine delle piogge e prima della calura estiva (cfr. 2Sam 11,1).</p>

<p><strong>23</strong>. Conformemente all&#39;idea politeista che ogni nazione avesse la propria divinità protettrice, ispirati dalla regione montuosa di Samaria, gli Aramei credono che la vittoria nemica sia dovuta al “Dio montanaro” degli Israeliti. La scelta della pianura si basa sull&#39;illusione di allontanarsi dalla zona d&#39;influenza del Dio d&#39;Israele.</p>

<p><strong>26</strong>. Afek a est del lago di Genezaret, corrisponde all&#39;attuale Fiq-Afiq sulla strada Damasco-Beisan. È ricordata anche in 1Sam 29,1; 1Re 18,45.</p>

<p><strong>27</strong>. Con una immagine assai ricorrente nel suo ambiente – un paio di greggi di capre – l&#39;autore descrive l&#39;esiguità di mezzi dell&#39;esercito israelita.</p>

<p><strong>28</strong>. Un altro profeta compare per annunciare un altro intervento divino. Con la nuova vittoria Dio dimostrerà ancora di essere Signore universale.</p>

<p><strong>29-30</strong>. I numeri sono assai gonfiati; con essi si vuole ingrandire la vittoria israelita. Per la seconda volta Ben-Adad è in fuga, ma ora il panico è superiore.</p>

<p><strong>31</strong>. La clemenza del re d&#39;Israele risalta per contrasto dal confronto con i re assiri, terribili con gli avversari sconfitti.</p>

<p><strong>32-33</strong>. Fratello è il titolo che i sovrani usavano scambiarsi quando vi erano fra loro relazioni di pace. Si veda 9,13 e la testimonianza delle tavolette di Amarna. Far salire il re vinto sul proprio carro, anziché trascinarlo dietro a sé nel corteo trionfale, è veramente, da parte del vincitore, un gesto di squisita cortesia.</p>

<p><strong>34</strong>. Ben-Adad ricambiò restituendo le città sottratte a Omri e dando garanzie per le attività commerciali israelitiche a Damasco. Si stipula un&#39;alleanza preziosa per tentare di contenere gli Assiri che con Salmanassar III premono sempre più verso il Mediterraneo.</p>

<p><strong>35-43</strong>. Con un procedimento somigliante a quello usato da Natan per Davide (2Sam 12,1-14) un profeta si prepara per raccontare al re una storia che dovrà portarlo a esprimere lui stesso la sua condanna. Ben-Adad era stato messo dal Signore nelle mani di Acab, ma non era una sua proprietà; non spettava a lui liberarlo. Ciò che viene dalla guerra è di Dio, le decisioni in materia spettano a lui.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:07:05 +0000</pubDate>
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