📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Conquista della parte settentrionale della terra di Canaan (11,1-15) 1Quando Iabin, re di Asor, seppe queste cose, ne informò Iobab, il re di Madon, il re di Simron, il re di Acsaf 2 e i re che erano a settentrione, sulle montagne, nell'Araba a meridione di Chinaròt, nella Sefela e sulle colline di Dor a occidente. 3I Cananei erano a oriente e a occidente, gli Amorrei, gli Ittiti, i Perizziti, i Gebusei erano sulle montagne e gli Evei erano ai piedi dell'Ermon, nella regione di Mispa. 4Allora essi uscirono con tutti i loro eserciti: erano una truppa numerosa come la sabbia sulla riva del mare, con numerosissimi cavalli e carri. 5Tutti questi re si allearono e vennero ad accamparsi insieme presso le acque di Merom, per combattere contro Israele. 6Allora il Signore disse a Giosuè: «Non temerli, perché domani a quest'ora io li consegnerò tutti trafitti davanti a Israele. Taglierai i garretti ai loro cavalli e appiccherai il fuoco ai loro carri». 7Giosuè con tutti i suoi guerrieri andò contro di loro presso le acque di Merom, a sorpresa, e piombò su di loro. 8Il Signore li consegnò nelle mani d'Israele, che li batté e li inseguì fino a Sidone la Grande, fino a Misrefot-Màim e fino alla valle di Mispa a oriente. Li sconfissero fino a non lasciar loro neppure un superstite. 9Giosuè fece loro come gli aveva detto il Signore: tagliò i garretti ai loro cavalli e appiccò il fuoco ai loro carri. 10In quello stesso tempo Giosuè tornò indietro, conquistò Asor e passò a fil di spada il suo re, perché prima Asor era stata la capitale di tutti quei regni. 11Passò a fil di spada ogni essere vivente che vi era, votandolo allo sterminio; non risparmiò nessun vivente e appiccò il fuoco ad Asor. 12Giosuè prese tutti quei re e le loro città, passandoli a fil di spada; li votò allo sterminio, come aveva comandato Mosè, servo del Signore. 13Tuttavia Israele non incendiò nessuna delle città costruite su colline, a parte Asor, incendiata da Giosuè. 14Gli Israeliti presero tutto il bottino di queste città e il bestiame; passarono però a fil di spada tutti gli uomini fino a distruggerli: non risparmiarono alcun vivente. 15Come aveva comandato il Signore a Mosè, suo servo, così Mosè aveva comandato a Giosuè e così Giosuè fece, non trascurando alcuna parola di quanto il Signore aveva comandato a Mosè.

Ricapitolazione di tutte le conquiste (11,16-23) 16Giosuè si impadronì di tutta questa terra: la zona montuosa, tutto il Negheb, tutta la regione di Gosen, la Sefela, l'Araba, le montagne d'Israele e il loro bassopiano. 17Dal monte Calak, che sale verso Seir, fino a Baal-Gad nella valle del Libano ai piedi del monte Ermon: catturò tutti i loro re, li vinse e li uccise. 18Per molto tempo Giosuè fece guerra a tutti questi re. 19Non ci fu alcuna città che facesse pace con gli Israeliti, eccetto gli Evei che abitavano Gàbaon: le presero tutte con le armi, 20perché veniva dal Signore che il loro cuore si ostinasse a dichiarare guerra a Israele, per votarle allo sterminio senza pietà e così distruggerle, come il Signore aveva comandato a Mosè. 21In quel tempo Giosuè andò a eliminare gli Anakiti dalla zona montuosa: da Ebron, da Debir, da Anab, da tutti i monti di Giuda e di Israele. Giosuè li votò allo sterminio con le loro città. 22Non rimasero Anakiti nella terra degli Israeliti. Ne rimasero alcuni solo a Gaza, a Gat e ad Asdod. 23Giosuè prese tutto il territorio, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Giosuè lo assegnò in eredità a Israele, secondo le loro divisioni in tribù. E la terra visse tranquilla, senza guerra. __________________________ Note

11,5 presso le acque di Merom: presso la sorgente da cui dipendeva la città dello stesso nome, a sud-ovest di Asor.

11,10 Asor: antichissima città situata a nord del lago di Genèsaret, conquistata da Giosuè forse con astuzia (vv. 6-7.9). Fu la sola città data alle fiamme.

11,17 Seir: è il territorio degli Edomiti a sud-est del Mar Morto.

11,20 perché veniva dal Signore che il loro cuore si ostinasse: si tenta di spiegare le guerre di sterminio; Dio vuole dare a Israele la terra che gli ha promesso e, per questo, rende duro il cuore dei Cananei che fanno guerra agli Israeliti.

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Approfondimenti

Dopo aver descritto le conquiste d'Israele nella Palestina meridionale, procedendo con gli stessi criteri l'autore ci tratteggia l'occupazione del nord. La successione degli avvenimenti è la stessa: coalizioni di re contro Israele; sconfitta da parte delle truppe di Giosuè; applicazione del ḥērem; ricapitolazione dei dati. Le indicazioni geografiche e topografiche, numerose, hanno una loro coerenza. Si riferiscono tutte a località e zone situate tra la parte superiore del Giordano (dal lago Hule fino a sud del lago di Genesaret) a est, e la costa del Mediterraneo a ovest, tra Misrefot-Maim (= Acquecalde, 30 chilometri circa a nord del Carmelo) e Dor (20 chilometri circa a sud del Carmelo). Ma – come si è già osservato nel capitolo precedente – è impossibile che tali territori siano stati conquistati tutti da Israele già all'inizio della sua penetrazione nella terra di Canaan, per di più nel corso di una unica campagna militare. Il redattore fa uso di tradizioni antecedenti, nelle quali inserisce la figura di Giosuè come motivo unificante, e in più aggiunge suoi interventi specifici, intesi chiaramente a presentare questa campagna del nord in parallelo con la campagna condotta a termine al sud.

1. Azor significa «recinto». Era una città importante e un punto strategico cruciale per la Galilea e la Cisgiordania in generale. Fu fortificata da Salomone (1Re 9,15) e conquistata da Tiglat-Pilezer III (2Re 15,29). Si trovava circa 6 chilometri a sud-ovest del lago di Hule. L'archeologia sembra confermare che la città subì una distruzione nel sec. XIII.

4-5. Per la prima volta nella sua storia, Israele si trova a combattere contro «cavalli e carri», che erano stati introdotti in Palestina dagli Hittiti. «popolo numeroso come la sabbia del mare» è espressione stereotipa. La locuzione le «acque di Merom» potrebbe riferirsi allo stesso lago di Hule. In ogni caso, si tratta di una zona abbondante di acque, necessarie in grande quantità oltre che per i soldati, anche per i cavalli.

6-9. Entrano in gioco i motivi tipici della guerra santa. JHWH assicura Giosuè della vittoria e indica anche le modalità di essa. Tutto avviene come previsto.

10-15. Espressioni ben note e ricorrenti. Il ḥērem questa volta è eseguito in misura contenuta, se si eccettua il caso della città di Azor. L'elenco delle città conquistate si ha in 12,9-24.

16-23. Le formule generalizzanti sono ancor più frequenti in questo brano, chiaramente volto a dimostrare una precisa tesi teologica. È stato per specifica volontà di JHWH e grazie a lui che Israele ha occupato la Palestina, distruggendone gli abitanti in maniera sistematica, data la loro ostinazione «nella guerra contro Israele». In effetti l'occupazione del paese da parte di Israele è stata un processo lento, faticoso, e non sempre violento e intollerante, avendo assunto anche forme di assimilazione e mescolanza pacifica. Nel tracciare i confini di tutta la Palestina, qui l'autore riferisce la situazione geografica del periodo di Salomone.

21-22. Gli Anakiti (anakîm = popolo dal lungo collo) sono una specie di giganti menzionati più volte nella Bibbia (Nm 13,22.28.33; Dt 9,2, ecc.). Gs 14,14 riferisce sulla loro fine una tradizione differente (lo sterminio è attribuito a Caleb; cfr. anche Gs 15,13-14; Gdc 1,20).

23. Il versetto anticipa il contenuto del capitolo seguente, riepilogandolo a mo' di sovrascritta.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Férmati, sole, su Gàbaon (10,1-15) 1Quando Adonì-Sedek, re di Gerusalemme, venne a sapere che Giosuè aveva conquistato Ai e l'aveva votata allo sterminio e che, come aveva fatto a Gerico e al suo re, aveva fatto ad Ai e al suo re, e che quelli di Gàbaon avevano fatto pace con gli Israeliti e si trovavano ormai in mezzo a loro, 2ebbe grande paura, perché Gàbaon era grande come una delle città regali, ed era più grande di Ai e tutti i suoi uomini erano valorosi. 3Allora Adonì-Sedek, re di Gerusalemme, mandò questo messaggio a Oam, re di Ebron, a Piram, re di Iarmut, a Iafìa, re di Lachis e a Debir, re di Eglon: 4«Venite ad aiutarmi per attaccare Gàbaon, perché ha fatto pace con Giosuè e con gli Israeliti». 5Questi cinque re amorrei – il re di Gerusalemme, il re di Ebron, il re di Iarmut, il re di Lachis e il re di Eglon – con tutte le loro truppe si radunarono insieme, andarono ad accamparsi contro Gàbaon e le mossero guerra. 6Gli uomini di Gàbaon inviarono allora questa richiesta a Giosuè, all'accampamento di Gàlgala: «Da' una mano ai tuoi servi! Vieni presto da noi a salvarci e aiutaci, perché si sono alleati contro di noi tutti i re degli Amorrei, che abitano le montagne». 7Allora Giosuè salì da Gàlgala con tutto l'esercito e i prodi guerrieri, 8e il Signore gli disse: «Non aver paura di loro, perché li consegno in mano tua: nessuno di loro resisterà davanti a te». 9Giosuè piombò su di loro all'improvviso, avendo marciato tutta la notte da Gàlgala. 10Il Signore li disperse davanti a Israele e inflisse loro una grande sconfitta a Gàbaon, li inseguì sulla via della salita di Bet-Oron e li batté fino ad Azekà e a Makkedà. 11Mentre essi fuggivano dinanzi a Israele ed erano alla discesa di Bet-Oron, il Signore lanciò dal cielo su di loro come grosse pietre fino ad Azekà e molti morirono. Morirono per le pietre della grandine più di quanti ne avessero uccisi gli Israeliti con la spada. 12Quando il Signore consegnò gli Amorrei in mano agli Israeliti, Giosuè parlò al Signore e disse alla presenza d'Israele: «Férmati, sole, su Gàbaon, luna, sulla valle di Àialon». 13Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto? Stette fermo il sole nel mezzo del cielo, non corse al tramonto un giorno intero. 14Né prima né poi vi fu giorno come quello, in cui il Signore ascoltò la voce d'un uomo, perché il Signore combatteva per Israele. 15Giosuè e tutto Israele ritornarono verso l'accampamento di Gàlgala.

I cinque re nella grotta di Makkedà (10,16-27) 16Quei cinque re fuggirono e si nascosero nella grotta a Makkedà. 17Fu riferito a Giosuè: «Sono stati trovati i cinque re, nascosti nella grotta a Makkedà». 18Giosuè disse loro: «Rotolate grosse pietre contro l'entrata della grotta e appostate alcune sentinelle per sorvegliarli. 19Voi però non fermatevi: continuate a inseguire i vostri nemici, attaccate la loro retroguardia e non lasciateli rientrare nelle loro città, perché il Signore, vostro Dio, li consegna nelle vostre mani». 20Quando Giosuè e gli Israeliti ebbero finito di infliggere loro una sconfitta tanto grande da finirli, e i superstiti che erano loro sfuggiti ebbero raggiunto le loro fortezze, 21tutto l'esercito ritornò sano e salvo all'accampamento di Makkedà presso Giosuè. Nessuno osò più muover lingua contro gli Israeliti. 22Giosuè quindi ordinò: «Aprite l'ingresso della grotta e fatemi uscire dalla grotta quei cinque re». 23Così fecero e gli condussero fuori dalla grotta quei cinque re: il re di Gerusalemme, il re di Ebron, il re di Iarmut, il re di Lachis e il re di Eglon. 24Quando quei re furono fatti uscire dinanzi a Giosuè, egli convocò tutti gli Israeliti e disse agli ufficiali che avevano marciato con lui: «Avvicinatevi e ponete i vostri piedi sul collo di questi re!». Quelli si avvicinarono e posero i piedi sul loro collo. 25Disse loro Giosuè: «Non temete e non spaventatevi! Coraggio, siate forti, perché così farà il Signore a tutti i nemici contro cui dovrete combattere». 26Dopo di ciò, Giosuè li colpì e li fece morire e li fece appendere a cinque alberi. Vi rimasero appesi fino a sera. 27All'ora del tramonto, per ordine di Giosuè, li calarono dagli alberi e li gettarono nella grotta dove si erano nascosti. All'ingresso della grotta posero grosse pietre, che sono lì ancora oggi.

Conquista della parte centro-meridionale della terra di Canaan (10,28-43) 28Giosuè in quel giorno conquistò Makkedà: passò a fil di spada la città e il suo re, li votò allo sterminio, con ogni essere vivente che era in essa; non lasciò alcun superstite e trattò il re di Makkedà come aveva trattato il re di Gerico. 29Da Makkedà Giosuè e tutto Israele passarono a Libna e l'attaccarono. 30Il Signore consegnò anche questa città e il suo re nelle mani d'Israele, che la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa; non vi lasciò alcun superstite e trattò il suo re come aveva trattato il re di Gerico. 31Da Libna Giosuè e tutto Israele passarono a Lachis, si accamparono contro di essa e l'attaccarono. 32Il Signore consegnò Lachis nelle mani d'Israele: la conquistò il secondo giorno e la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa, come aveva fatto a Libna. 33Allora Oram, re di Ghezer, andò in soccorso di Lachis. Giosuè batté lui e il suo popolo, fino a non lasciargli alcun superstite. 34Da Lachis Giosuè e tutto Israele passarono a Eglon, si accamparono contro di essa e l'attaccarono. 35La presero quello stesso giorno e la passarono a fil di spada, votando allo sterminio ogni essere vivente che era in essa, come avevano fatto a Lachis. 36Da Eglon Giosuè e tutto Israele salirono a Ebron e l'attaccarono. 37Presero e passarono a fil di spada la città, il suo re, tutti i suoi villaggi e ogni essere vivente che era in essa. Non lasciarono alcun superstite, come avevano fatto a Eglon: la votarono allo sterminio, con ogni essere vivente che era in essa. 38Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, si volsero a Debir e l'attaccarono. 39La presero con il suo re e tutti i suoi villaggi, li passarono a fil di spada e votarono allo sterminio ogni essere vivente che era in essa: non lasciarono alcun superstite. Trattarono Debir e il suo re come avevano trattato Ebron e come avevano trattato Libna e il suo re. 40Così Giosuè conquistò tutta la regione: le montagne, il Negheb, la Sefela, le pendici, con tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni vivente, come aveva comandato il Signore, Dio d'Israele. 41Giosuè li conquistò da Kades-Barnea fino a Gaza, con tutto il territorio di Gosen fino a Gàbaon. 42Giosuè prese tutti questi re e i loro territori in una sola volta, perché il Signore, Dio d'Israele, combatteva per Israele. 43Infine Giosuè e tutto Israele ritornarono all'accampamento di Gàlgala.

__________________________ Note

10,1-15 Il testo suppone che l’alleanza tra Gabaoniti e Israeliti sia anche di natura militare. Per questo i cinque re amorrei decidono di conquistare Gàbaon. Mentre essi stanno assediando la città, Giosuè interviene in modo improvviso ed efficace a favore di Gàbaon.

10,10 Viene descritto l’itinerario completo della fuga dei nemici: Israele insegue i re che fuggono verso la via della salita di Bet-Oron, a 617 metri di altezza e distante circa nove chilometri da Gàbaon. Dopo quattro chilometri giunge a Bet-Oron bassa (m. 299), continua lungo la valle di Àialon e va verso Azekà, diciotto chilometri dopo Àialon, e Makkedà, che finora non è stata identificata. Era questa la via principale che congiungeva la pianura occidentale con Gerusalemme, percorsa più volte da eserciti invasori.

10,11 anciò dal cielo su di loro: Dio ha i suoi “serbatoi della grandine” che riserva per il giorno della guerra e della battaglia (Gdc 5,20; Gb 38,22-23). È questa la prima versione della battaglia, nella chiave iperbolica ed epica richiesta da una narrazione di guerra santa.

10,12-13 Férmati, sole: seconda versione della battaglia, costituita dalle parole poetiche che Giosuè riprende dal libro del Giusto (v. 13), utilizzato ancora in 2Sam 1,18 e andato perduto. Per due volte egli chiede che il sole e la luna si fermino, rispettivamente, su Gàbaon e su Àialon, per riportare una piena vittoria sui nemici. Le parole non corse al tramonto un giorno intero (v. 13) danno, a commento del testo precedente, una terza versione del fatto, per sottolineare che il Signore combatteva per Israele (v. 14). In tono epico il testo vuole affermare che Dio può intervenire a favore del suo popolo attraverso fenomeni straordinari, mediante i quali manifesta la sua potenza.

10,28-43 La conquista viene riferita rapidamente, con formule fisse e senza racconti di battaglie. Si tratta delle città di Makkedà, Libna, Lachis, Eglon, Ebron, Debir. Secondo altre tradizioni, Ebron fu conquistata da Caleb, e Debir da Otnièl, fratello di Caleb (vedi 14,13-15; 15,13-17; Gdc 1,12-13).

10,40-43 Ricapitolazione deuteronomistica delle conquiste: abbraccia un territorio ben più ampio di quello che si ricava dai cc. 2-9.

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Approfondimenti

Il lungo capitolo può essere facilmente suddiviso in tre parti.

  • La prima (vv. 1-15) presenta la coalizione militare dei cinque re amorrei contro Gabaon e la disfatta subita dalla lega ad opera di Giosuè.
  • La seconda (vv. 16-27) propone una scena di straordinaria tragicità, che si svolge attorno alla grotta di Makkeda, dove i cinque re sconfitti avevano cercato rifugio. Scoperti da Giosuè, vengono atrocemente umiliati, uccisi, impiccati e infine sepolti nella grotta, mentre la città di Makkeda è votata allo sterminio.
  • La terza (vv. 29-43) consta di un elenco di città conquistate e sterminate dagli Israeliti, che si chiude con un riepilogo e con l'aggiunta di altre zone passate sotto il dominio d'Israele.

Così com'è ora, il capitolo presenta i dati in maniera storicamente molto semplificata. Le vittorie d'Israele contro inevitabili coalizioni locali ostili alla sua penetrazione in Canaan, sono fenomeni ricorrenti, non tanto all'inizio dell'impresa, quanto piuttosto dopo Giosuè, ai tempi di Debora e Sisara (Gdc 4-5). Sul piano geografico, si parla di una conquista di grande estensione, nella quale sono coinvolti alcuni centri importanti, in primo luogo Gerusalemme.

1. «Gerusalemme» (cfr. Gn 14,18, dove si parla di Melchisedek, re di «Salem» = Gerusalemme) era il centro politico e religioso dei Gebusei. Il nome del suo re, «Adoni-Zedek» (= Il mio signore è giustizia), è di conformazione analoga a «Melchi-Zedek», cfr. anche Gdc 1,1-8. La città era in una posizione strategica eccellente. Sarà conquistata a Israele da Davide, cfr. Sam 5,6ss. 
3-5. Delle cinque città menzionate, Ebron – 36 chilometri circa a sud di Gerusalemme – è legata ai patriarchi (Gn 13,18; 23,2). Davide vi fu proclamato re (2Sam 2). Iarmut si trova 24 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme (nelle sue vicinanze c'è Makkeda). Lachis è situata 45 chilometri a sud-est di Gerusalemme. Nelle sue vicinanze, verso sud-ovest, doveva trovarsi Eglon. Debir era situata invece a sud-ovest di Ebron. Di Gerusalemme s'è già detto al v. 1.

9-14. Questo brano è uno dei più superficialmente noti nella Bibbia, e d'altro canto è tra i più consolidati nell'immaginario biblico e religioso della nostra cultura. Vi si parla di due fenomeni atmosferici straordinari, che sono stati determinanti per la vittoria di Giosuè. Si tratta di una specie di grandinata di meteoriti (v. 11) e di un «arrestarsi» del sole e – si noti bene – anche della luna (vv. 12-13: il sole e la luna sono posti in parallelo, per ben due volte). Sul piano letterario, occorre notare che i due brani hanno forma poetica e il secondo di essi suona come una citazione esplicita di un pezzo che ha una forma ritmica molto accentuata. Si sa come questo cosiddetto “miracolo del sole” abbia dato luogo – con Galileo – a tristi vicende legate, da un lato, a una lettura semplicistica della pagina biblica (peraltro fatta già all'interno della stessa tradizione biblica, cfr. Sir 46,4), e dall'altro a dogmatismi acritici.

Al di là di tutto questo, ci si chiede come interpretare adeguatamente questo racconto. L'orientamento per una risposta si trova nella Bibbia stessa. In essa è presente un motivo di fondo, che viene utilizzato con varia intensità. Il motivo di fondo è il seguente: JHWH manifesta se stesso, o la sua potenza e le sue iniziative di intervento nella storia umana, anche mediante i fenomeni della natura. II motivo è sviluppato, sul piano teologico e letterario, a vari livelli.

  • 1) L'ordine e la bellezza della natura (gli astri, i fenomeni atmosferici) manifestano la maestà di JHWH. Si tratta di un motivo molto comune, presente da Gn 1 in poi. Si veda, ad esempio, la prima metà di Sal 19 o Sal 104.
  • 2) Determinati fenomeni dell'universo che appaiono straordinari, eclatanti, insoliti, possono essere espressione di presenze peculiari di JHWH, di suoi interventi particolarmente rimarchevoli. Si tratta di “giorni del Signore” speciali, preludio del definitivo “giorno di JHWH”, la cui manifestazione comporterà lo sconvolgimento totale dei fenomeni naturali e cosmici. Anche questo motivo è frequente nella Bibbia, cfr., ad esempio, Ab 3,10ss.: «Il sole tralascia di mostrarsi, la luna resta nella sua dimora»; cfr. anche, nel Nuovo Testamento, Mc 13 e paralleli.
  • 3) Una variante di questo secondo motivo presenta JHWH che interviene in maniera straordinaria dentro la storia, combattendo in favore di chi lo invoca. Nel Sal 18, per esempio, il tuono e i fulmini sono armi usate da JHWH contro i nemici dell'orante. Nel Sal 105 le tenebre, le acque, varie specie di animali, la nube e il fuoco, ecc. sono altrettanti strumenti che JHWH impiega contro l'Egitto, in favore del suo popolo (cfr. Es 14-15 e, in situazione diversa, Gdc 4-5).

Tornando ai nostri due portenti (la grandinata di meteoriti e l'arrestarsi del sole e della luna), essi si spiegano tenendo presente quanto s'è detto, soprattutto al punto 3. Come in passato – e come farà anche in futuro –, contro i nemici d'Israele JHWH interviene attraverso fenomeni naturali straordinari, come una misteriosa grandinata nel primo caso (è inutile tentare di definire la natura del fenomeno). Del resto, la fenomenologia e storia religiosa ci insegnano che tutti i popoli antichi vedevano nello scatenarsi delle forze della natura la manifestazione dell'ira divina. Una furiosa tempesta in un momento critico poteva sortire effetti psicologici e tattici determinanti. Per quanto concerne il secondo caso, i vv. 12-13 presentano una richiesta di Giosuè nella forma di un detto poetico tradizionale. (L'ebraico è traducibile anche: «Sole, oscurati...; luna, cessa di risplendere... Si oscurò il sole,.. e la luna non splendette»). E quindi parlano dell'esaudimento di tale implorazione, ancora in forma ritmica. Il senso è il seguente: Giosuè pregò JHWH (v. 12c: «Giosuè disse a JHWH») e fu da questi esaudito. Dio intervenne con una ostentazione eccezionale della sua potenza. Si trattò di un “giorno di JHWH” di portata insolita, da esprimersi con iperboli altrettanto straordinarie. Il «libro del Giusto» in questo caso (vv. 13b-14: non è possibile dire a quale testo si faccia riferimento qui) offriva l'espressione adatta, parlando di un giorno memorabile.

16-27. Il racconto prosegue, ancora con accenti iperbolici, anche se ora la forma è prosastica. L'autore si compiace nel sottolineare gli aspetti mortificanti della sconfitta dei “cinque re” e, per contrasto, la vittoria d'Israele. L'immagine dei capi d'Israele che posano il piede sul collo dei vinti riflette una consuetudine di guerra che era comune nell'Oriente antico, come mostrano con abbondanza i rilievi assiri, babilonesi ed egiziani.

28-39. In forma stereotipa si menziona la conquista di sette città del sud, che erano altrettanti capisaldi della Palestina meridionale. Il brano sembra utilizzare una fonte in parte diversa dalla precedente.

40-42. Vengono ripresi i dati precedenti, che sono ampliati. Anche qui riscontriamo forme di semplificazione e generalizzazione («tutto il paese», «tutti i loro re», «ogni essere che respira», v. 40; «tutti questi re e il loro paese», v. 42) che non sono conciliabili con il dato storico.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Alleanza con gli abitanti di Gàbaon 1Quando udirono questi fatti, tutti i re della parte occidentale del Giordano, della zona montuosa, della Sefela e di tutto il litorale del Mare Grande verso il Libano – gli Ittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei, i Gebusei – 2si allearono per far guerra contro Giosuè e Israele sotto un unico comando. 3Gli abitanti di Gàbaon, invece, quando ebbero sentito ciò che Giosuè aveva fatto a Gerico e ad Ai, 4ricorsero da parte loro a un'astuzia: andarono a rifornirsi di provviste, presero sacchi sdruciti per i loro asini, otri di vino consunti, rotti e rappezzati, 5calzarono sandali strappati e ricuciti, e vestirono abiti logori. Tutto il pane della loro provvigione era secco e sbriciolato. 6Andarono poi da Giosuè all'accampamento di Gàlgala e dissero a lui e agli Israeliti: «Veniamo da una terra lontana; stringete con noi un patto». 7La gente d'Israele rispose a quegli Evei: «Ma forse voi abitate in mezzo a noi: come potremmo allora stringere un patto con voi?». 8Risposero a Giosuè: «Noi siamo tuoi servi!» e Giosuè chiese loro: «Chi siete e da dove venite?». 9Gli risposero: «I tuoi servi vengono da una terra molto lontana, per la fama del Signore, tuo Dio, perché ne abbiamo sentito parlare, come di quanto ha fatto in Egitto, 10di quanto ha fatto ai due re degli Amorrei al di là del Giordano, a Sicon, re di Chesbon, e a Og, re di Basan, ad Astaròt. 11I nostri anziani e tutti gli abitanti della nostra terra ci hanno detto: “Rifornitevi di provviste per il cammino, andate loro incontro e dite loro: noi siamo vostri servi; stringete dunque un patto con noi”. 12Questo è il nostro pane: caldo noi lo prendemmo come provvista dalle nostre case nel giorno in cui uscimmo per venire da voi e ora eccolo secco e ridotto in briciole. 13Questi otri di vino, che noi riempimmo nuovi, eccoli rotti. Questi nostri vestiti e i nostri sandali sono consumati dal lunghissimo cammino». 14Allora la gente prese in consegna le loro provviste senza consultare l'oracolo del Signore. 15Giosuè fece pace con loro, stringendo con loro il patto di lasciarli in vita. Giurarono a loro favore anche i capi della comunità. 16Tre giorni dopo che ebbero stretto il patto con loro, gli Israeliti vennero a sapere che quelli erano loro vicini e abitavano in mezzo a loro. 17Allora gli Israeliti partirono e il terzo giorno entrarono nelle loro città: le loro città erano Gàbaon, Chefirà, Beeròt e Kiriat-Iearìm. 18Gli Israeliti non li attaccarono, perché i capi della comunità avevano loro giurato per il Signore, Dio d'Israele. Ma tutta la comunità mormorò contro i capi. 19Allora tutti i capi dissero all'intera comunità: «Noi stessi abbiamo loro giurato per il Signore, Dio d'Israele. E dunque non li possiamo colpire. 20Ma facciamo loro così: li lasceremo in vita, perché non ci piombi addosso un castigo per il giuramento che abbiamo loro prestato. 21Vivano pure – aggiunsero i capi – ma siano tagliatori di legna e portatori d'acqua per tutta la comunità». Dopo che i capi ebbero parlato loro, 22Giosuè chiamò quelli di Gàbaon e parlò loro dicendo: «Perché ci avete ingannato, dicendo di abitare molto lontano, mentre abitate in mezzo a noi? 23Maledetti! Voi non cesserete d'essere schiavi: tagliatori di legna e portatori d'acqua per il tempio del mio Dio». 24Risposero a Giosuè: «Ai tuoi servi era stato riferito più volte quanto il Signore, tuo Dio, aveva ordinato a Mosè, suo servo, di dare cioè a voi tutta la terra e di distruggere dinanzi a voi tutti i suoi abitanti. Allora, avendo molta paura di voi per le nostre vite, ci comportammo così. 25Ora eccoci nelle tue mani: fa' di noi come sembra buono e giusto ai tuoi occhi». 26Giosuè li trattò in questo modo: li salvò dalla mano degli Israeliti, che non li uccisero; 27ma da quel giorno, fino ad oggi, Giosuè li rese tagliatori di legna e portatori d'acqua per la comunità e per l'altare del Signore, nel luogo che egli avrebbe scelto. __________________________ Note

9,3 Gàbaon: oggi el-Gib, dieci chilometri a nord-ovest di Gerusalemme, su una collina di m. 895 e in una posizione centrale.

9,4 L’astuzia alla quale i Gabaoniti ricorrono è quella di far pensare a Israele che essi siano un popolo che abita molto lontano. Secondo la legge tardiva di Dt 20,10-18, Israele, dopo la vittoria, poteva fare alleanza con le popolazioni lontane, ma non con quelle vicine, nei riguardi delle quali bisognava applicare lo sterminio (vedi per Gerico e Ai, Gs 6,21-24; 8,22-26).

9,17 Gàbaon, Chefirà, Beeròt e Kiriat-Iearìm: queste quattro città formano un raggruppamento a nord-ovest di Gerusalemme.

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Approfondimenti

L'episodio risale a una tradizione antica. In origine doveva trattarsi di una eziologia, intesa verosimilmente a spiegare la presenza di schiavi gabaoniti presso qualche santuario d'Israele. In questo brano il ruolo preponderante è svolto dai rappresentanti del popolo, mentre Îa figura di Giosuè è introdotta in un secondo momento. Gabaon, a 12 chilometri circa a nord-est di Gerusalemme, in epoca monarchica era un importante centro cultuale. Salomone vi si recò per offrire sacrifici e, in visione, chiese a JHWH la sapienza (1Re 3,4-14). È la patria di Anania, il profeta che si oppose a Geremia (Ger 28,1). L'interesse del racconto è incentrato sullo stratagemma escogitato dai Gabaoniti per ingannare Israele. Le osservazioni teologiche inserite nella tradizione arcaica appesantiscono il testo, anche se ne chiariscono il senso nella prospettiva della redazione deuteronomistica.

1-2. Versetti da ascrivere alla redazione. Essi introducono, oltre all'episodio del c. 9, anche quelli dei cc. 10 e 11.

3. La città si trovava su una collina o altura (da gbh cioè essere alto), all'imbocco della valle di Aialon, che collega la zona montagnosa con la pianura costiera, non molto distante da Ai e Betel.

4-15. Il racconto è vivace e dettagliato, movimentato da battute e risposte. La pagina è caratteristica anche per la frequenza di aggettivi, solitamente rari nella letteratura ebraica.

16-21. Si noti l'assenza totale di Giosuè. Ad agire sono «i capi della comunità». Dal v. 17 risulta che Gabaon era a capo di una tetrapoli. Le altre tre città sono situate a nord di Gerusalemme, una decina di chilometri di distanza da Gabaon, a sud-ovest Chefira e Kiriat-Iearim, a nord Beerot.

21. «tagliatori di legna e portatori d'acqua» è forse un'espressione tecnica per indicare la condizione di servitù.

27. Il versetto è palesemente di matrice deuteronomistica, con il suo riferimento alla centralizzazione del culto.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Conquista di Ai (8,1-29) 1Il Signore disse a Giosuè: «Non temere e non abbatterti. Prendi con te tutti i guerrieri. Su, va' contro Ai. Vedi, io consegno nella tua mano il re di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo territorio. 2Tratta Ai e il suo re come hai trattato Gerico e il suo re; tuttavia prenderete per voi il suo bottino e il suo bestiame. Tendi un agguato contro la città, dietro a essa». 3Giosuè e tutto il suo esercito si accinsero ad assalire Ai. Egli scelse trentamila guerrieri valenti, li inviò di notte 4con questo comando: «State attenti: voi tenderete agguati dietro la città, senza allontanarvi troppo da essa. State tutti all'erta. 5Io e tutta la gente che è con me ci avvicineremo alla città. Quando usciranno contro di noi, come la prima volta, noi fuggiremo davanti a loro. 6Essi usciranno dietro a noi finché li avremo attirati lontano dalla città, perché penseranno: “Fuggono davanti a noi come la prima volta!”. Mentre noi fuggiremo davanti a loro, 7voi balzerete fuori dall'imboscata e occuperete la città, e il Signore, vostro Dio, la consegnerà in mano vostra. 8Una volta occupata, appiccherete il fuoco alla città. Agite secondo il comando del Signore. Fate attenzione! Questi sono i miei ordini». 9Giosuè allora li inviò, ed essi andarono al luogo dell'imboscata e si posero fra Betel e Ai, a occidente di Ai; Giosuè passò quella notte in mezzo al popolo. 10Di buon mattino passò in rassegna il popolo e, con gli anziani d'Israele alla testa del popolo, salì contro Ai. 11Anche tutti quelli idonei alla guerra, che erano con lui, salirono e, avvicinandosi, giunsero di fronte alla città. Si accamparono a settentrione di Ai, lasciando la valle tra loro e Ai. 12Giosuè aveva preso circa cinquemila uomini e li aveva posti in agguato tra Betel e Ai, a occidente della città. 13Il popolo aveva collocato tutto l'accampamento a settentrione di Ai, mentre l'agguato era a occidente della città; Giosuè di notte andò in mezzo alla valle. 14Non appena il re di Ai si accorse di ciò, gli uomini della città si alzarono in fretta e uscirono incontro a Israele per il combattimento, il re con tutto il popolo, verso il pendio di fronte all'Araba. Non sapeva, però, che era teso un agguato contro di lui dietro la città. 15Giosuè e tutto Israele si diedero per vinti dinanzi a loro e fuggirono per la via del deserto. 16Tutta la gente che era dentro la città, gridando, si mise a inseguirli. Inseguirono Giosuè e furono attirati lontano dalla città. 17In Ai non rimase nessuno che non inseguisse Israele. E così, per inseguire Israele, lasciarono la città aperta. 18Il Signore disse a Giosuè: «Tendi verso la città il giavellotto che tieni in mano, perché io la consegno nelle tue mani». Giosuè tese verso la città il giavellotto che teneva in mano 19e, non appena stese la mano, quelli che erano in agguato balzarono subito dal loro nascondiglio, corsero per entrare in città, la occuparono e in un attimo vi appiccarono il fuoco. 20Quelli di Ai si voltarono indietro e videro che il fumo della città si alzava verso il cielo. Ma ormai non c'era più per loro alcuna possibilità di fuga in nessuna direzione, poiché il popolo che fuggiva verso il deserto si era voltato contro gli inseguitori. 21Giosuè e tutto Israele videro che quelli dell'agguato avevano conquistato la città e che il fumo della città si era levato; si voltarono dunque indietro e colpirono gli uomini di Ai. 22Anche gli altri uscirono dalla città contro di loro, e così i combattenti di Ai si trovarono in mezzo agli Israeliti, avendoli da una parte e dall'altra. Gli Israeliti li colpirono, finché non rimase nessun superstite o fuggiasco. 23Presero vivo il re di Ai e lo condussero da Giosuè. 24Quando gli Israeliti ebbero finito di uccidere tutti gli abitanti di Ai, che li avevano inseguiti in campo aperto nel deserto, e tutti fino all'ultimo furono passati a fil di spada, tutti gli Israeliti rientrarono in Ai e la colpirono a fil di spada. 25Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila, tutta la popolazione di Ai. 26Giosuè non ritirò la mano che brandiva il giavellotto, finché non ebbero votato allo sterminio tutti gli abitanti di Ai. 27Gli Israeliti trattennero per sé soltanto il bestiame e il bottino della città, secondo l'ordine che il Signore aveva dato a Giosuè. 28Giosuè incendiò Ai, riducendola a una collina di rovine per sempre, una desolazione fino ad oggi. 29Fece appendere il re di Ai a un albero, fino alla sera. Al tramonto Giosuè comandò che il suo cadavere fosse calato giù dall'albero; lo gettarono all'ingresso della porta della città e vi eressero sopra un gran mucchio di pietre, che esiste ancora oggi.

Sacrificio e lettura della legge sul monte Ebal (8,30-35) 30In quell'occasione Giosuè costruì un altare al Signore, Dio d'Israele, sul monte Ebal, 31come aveva ordinato Mosè, servo del Signore, agli Israeliti, secondo quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, un altare di pietre intere, non levigate dal ferro; vi bruciarono sopra olocausti in onore del Signore e immolarono sacrifici di comunione. 32In quel luogo Giosuè scrisse sulle pietre una copia della legge di Mosè, che questi aveva scritto alla presenza degli Israeliti. 33Tutto Israele, gli anziani, gli scribi, i giudici, il forestiero come quelli del popolo, stavano in piedi da una parte e dall'altra dell'arca, di fronte ai sacerdoti leviti, che portavano l'arca dell'alleanza del Signore: una metà verso il monte Garizìm e l'altra metà verso il monte Ebal, come aveva prescritto Mosè, servo del Signore, per benedire il popolo d'Israele anzitutto. 34Giosuè lesse poi tutte le parole della legge, la benedizione e la maledizione, secondo quanto sta scritto nel libro della legge. 35Di tutto quanto Mosè aveva comandato, non ci fu parola che Giosuè non leggesse davanti a tutta l'assemblea d'Israele, comprese le donne, i fanciulli e i forestieri che camminavano con loro.

__________________________ Note

8,1-29 Una volta rimosso l’ostacolo del sacrilegio, Dio dà agli Israeliti la città di Ai. La narrazione è una delle più dettagliate imprese militari riferite dalla Bibbia. A conquista avvenuta, Giosuè rende la città una collina di rovine per sempre (v. 28).

8,29 l tramonto Giosuè comandò: l’autore è sotto l’influsso di Dt 21,22-23; il cadavere di un giustiziato, che per infamia è stato appeso a un albero, deve essere sepolto prima del tramonto. Vedi ancora Gs 10,26-27.

8,32-33 Giosuè scrisse sulle pietre: l’autore si richiama forse a una festa di rinnovamento dell’alleanza, nel grande scenario dell’Ebal (m. 938) e del Garizìm (m. 870), che diventerà il monte sacro dei Samaritani. Nella gola tra i due monti si trova Sichem, luogo caro alle tradizioni patriarcali.

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Approfondimenti

1-29. A differenza del c. 6, questo brano riesce a presentare abbastanza bene i movimenti strategici delle truppe di Giosuè, sebbene non pochi dati topografici siano di difficile identificazione e poco armonizzabili. A parte le precondizioni indispensabili (l'eliminazione del peccato, l'assicurazione dell'assistenza divina), l'attacco è preparato con cura e con astuzia. L'espediente dell'imboscata riesce. Il ḥērem questa volta è più mitigato. Giosuè potrà trattenere per il popolo ßil bottino e il bestiame”, dopo aver sterminato gli abitanti.

1. Espiata la colpa di Acan e ottenuta la riconciliazione con JHWH, Israele torna in situazione di guerra santa. Qui però, come s'è accennato, l'azione è prettamente militare. Non si riscontrano influssi di carattere liturgico.

10-13. Il racconto risulterebbe più scorrevole ponendo tra parentesi questi versetti, che non sono del tutto in sintonia con il resto e che, forse, sono stati inseriti come una variante della tradizione relativa alla conquista di Ai.

18-19. Il testo ricorda quello di Mosè nella battaglia contro gli Amaleciti, cfr. Es 17,8-15 (cfr. anche il v. 26).

30-35. Il brano è di grande importanza per la storia d'Israele. Lo scenario è già consacrato dalla memoria dei patriarchi. Abramo fece sosta a Sichem, ebbe la teofania presso la quercia di More e costruì un altare (Gn 12,6-18). Anche Giacobbe vi si stabili e anch'egli costruì un altare (Gn 33,18). Sichem, con i monti Ebal e Garizim, entra in questione come luogo della celebrazione del rinnovamento dell'alleanza in Dt 27 e in Gs 24. Nel c. 27 del Deuteronomio, a conclusione del corpo legislativo deuteronomico, e secondo quanto aveva detto Mosè in Dt 11,26-30, si riscontrano elementi analoghi a quelli del nostro brano: l'erezione dell'altare, fatto di pietre «intatte, non toccate dal ferro» (v. 31, cfr. Dt 27,5), l'offerta dei sacrifici (v. 31b; cfr. Dt 27,6-7), la scrittura su pietre di una copia della legge (v. 32; cfr. Dt 27,2.3.8), la sistemazione degli Israeliti tra i due monti (v. 33; cfr. Dt 27,11-13). Quanto alle benedizioni e alle maledizioni (v. 34), nel Deuteronomio esse figurano, in forma ampliata, nei cc. 27-28. Questo nostro brano dunque, unito a Dt 27, oltre che a Gs 24, propone un modello ideale, compiuto, di rinnovamento dell'alleanza quale era praticato periodicamente da Israele ormai stabilito nella terra promessa. Qui il brano può anche essere fuori posto. La sua collocazione naturale sembra essere il c. 24, alla fine dell'occupazione e dell'insediamento nel paese. Il suo inserimento a questo punto intende forse sottolineare il seguente dato: la conquista di Gerico e di Ai va considerata una tappa decisiva nella campagna di occupazione della Palestina e come tale merita di essere celebrata. Potrebbe valere anche un altro motivo, ossia il parallelismo tra l'esodo e l'ingresso in Canaan. Come l'esodo culmina nell'alleanza al Sinai, così l'ingresso nella terra culmina nell'alleanza celebrata a Sichem.

30. Il monte Ebal, a nord-ovest di Sichem, è la cima più alta della Palestina. Forse il testo in origine aveva «Garizim», che è il monte delle benedizioni (Dt 27,12), sostituito con Ebal (come in Dt 27,4) per polemico contro i Samaritani, che sul Garizim avevano il loro tempio.

33. Dt 27 invece non fa alcun cenno all'arca, né ai sacerdoti leviti.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Acan viola l’interdetto e viene punito 1Ma gli Israeliti violarono la legge dello sterminio: Acan, figlio di Carmì, figlio di Zabdì, figlio di Zerach, della tribù di Giuda, si impadronì di cose votate allo sterminio e allora la collera del Signore si accese contro gli Israeliti. 2Giosuè inviò degli uomini da Gerico ad Ai, che si trova presso Bet-Aven, a oriente di Betel, con quest'ordine: “Salite a esplorare la regione”. Quegli uomini salirono a esplorare Ai, 3ritornarono da Giosuè e gli dissero: “Non c'è bisogno che vada tutto il popolo: vadano all'assalto due o tremila uomini, ed espugneranno Ai; non impegnare tutto il popolo, perché sono in pochi”. 4Vi andarono allora del popolo circa tremila uomini, ma dovettero fuggire davanti a quelli di Ai, 5che ne uccisero circa trentasei, li inseguirono dalla porta della città fino a Sebarìm, sconfiggendoli sulle pendici. Il cuore del popolo si sciolse come acqua. 6Giosuè si stracciò le vesti, si prostrò con la faccia a terra davanti all'arca del Signore e lì rimase fino a sera insieme agli anziani d'Israele, e si cosparsero il capo di polvere. 7Giosuè disse: “Ah! Signore Dio, perché hai voluto far passare il Giordano a questo popolo, per consegnarci poi nelle mani dell'Amorreo e distruggerci? Avessimo deciso di stabilirci al di là del Giordano! 8Perdona, Signore mio: che posso dire, dal momento che Israele ha dovuto volgere le spalle di fronte ai suoi nemici? 9Lo udranno i Cananei e tutti gli abitanti della regione, ci accerchieranno e cancelleranno il nostro nome dalla terra. E tu, che farai per il tuo grande nome?“. 10Rispose il Signore a Giosuè: “Àlzati, perché stai con la faccia a terra? 11Israele ha peccato. Essi hanno trasgredito il patto che avevo loro imposto e hanno preso cose votate allo sterminio: hanno rubato, hanno dissimulato, le hanno messe nei loro sacchi! 12Gli Israeliti non potranno resistere ai loro nemici, volgeranno loro le spalle, perché sono incorsi nello sterminio. Non sarò più con voi, se non estirperete da voi la causa dello sterminio. 13Su, santifica il popolo e di' loro: “Per domani santificatevi, perché così dice il Signore, Dio d'Israele: C'è una causa di sterminio in mezzo a te, Israele! Tu non potrai resistere ai tuoi nemici, finché non eliminerete da voi la causa dello sterminio. 14Vi accosterete dunque domattina divisi per tribù: la tribù che il Signore avrà designato con la sorte si accosterà per casati e il casato che il Signore avrà designato si accosterà per famiglie; la famiglia che il Signore avrà designato si accosterà per individui. 15Colui che risulterà causa di sterminio sarà bruciato lui e tutte le sue cose, per aver trasgredito il patto del Signore e aver commesso un'infamia in Israele”“. 16Giosuè si alzò di buon mattino e fece accostare Israele per tribù e venne sorteggiata la tribù di Giuda. 17Fece accostare i casati di Giuda e venne sorteggiato il casato degli Zerachiti; fece accostare il casato degli Zerachiti per famiglie e venne sorteggiato Zabdì; 18fece accostare la sua famiglia per individui e venne sorteggiato Acan, figlio di Carmì, figlio di Zabdì, figlio di Zerach, della tribù di Giuda. 19Disse allora Giosuè ad Acan: “Figlio mio, da' gloria al Signore, Dio d'Israele, e rendigli lode. Raccontami dunque che cosa hai fatto, non me lo nascondere”. 20Acan rispose a Giosuè: “È vero, io ho peccato contro il Signore, Dio d'Israele, e ho fatto quanto vi dirò: 21avevo visto nel bottino un bel mantello di Sinar, duecento sicli d'argento e un lingotto d'oro del peso di cinquanta sicli. Li ho desiderati e me li sono presi, ed eccoli nascosti in terra al centro della mia tenda, e l'argento è sotto”. 22Giosuè mandò incaricati che corsero alla tenda, ed ecco, tutto era nascosto nella tenda e l'argento era sotto. 23Presero il tutto dalla tenda, lo portarono a Giosuè e a tutti gli Israeliti e lo deposero davanti al Signore. 24Giosuè allora prese Acan figlio di Zerach con l'argento, il mantello, il lingotto d'oro, i suoi figli, le sue figlie, i suoi buoi, i suoi asini, le sue pecore, la sua tenda e quanto gli apparteneva. Tutto Israele era con lui ed egli li condusse alla valle di Acor. 25Giosuè disse: “Come tu ci hai arrecato disgrazia, così oggi il Signore l'arrechi a te!”. Tutti gli Israeliti lo lapidarono. Poi li bruciarono tutti e li coprirono di pietre. 26Eressero poi sul posto un gran mucchio di pietre, che esiste ancora oggi. E il Signore placò l'ardore della sua ira. Perciò quel luogo si chiama valle di Acor fino ad oggi. __________________________ Note

7,2 Ai: città situata al centro della terra di Canaan, circa venti chilometri a nord-ovest di Gerico e due da Betel, in un importante punto strategico. Il suo nome significa “rovina”.

7,24-25 La punizione, che raggiunge non solo Acan, ma anche i suoi figli e le sue figlie, si basa sull’antica legge della solidarietà, che coinvolgeva nella punizione i membri della famiglia e del clan (Nm 16,32). A essa subentrerà più tardi la legge della responsabilità personale (Dt 24,16; Ger 31,30; Ez 18,2-4).

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Approfondimenti

Il capitolo, nella sua forma attuale, continua il precedente. Giosuè aveva raccomandato di non violare le norme del ḥērem, (6,18), le cui trasgressioni avrebbero comportato conseguenze funeste. Ciò nonostante, qualcuno in Israele venne meno. È questa mancanza – afferma sostanzialmente il nostro brano – la causa vera della iniziale disfatta subita da Giosuè nel tentativo di occupare Ai. Pur essendo uno solo il colpevole, per la legge della solidarietà tutti risultano partecipi del peccato e destinatari del castigo. Solo dopo che sarà scontata la pena, e Israele sarà purificato, Giosuè potrà procedere alla conquista della città. Da Gs 7 risulta con particolare chiarezza il nesso tra il ḥērem (7,1.11.13.15) e la guerra santa (cfr. anche Gs 6,17s.). Ciò che è interdetto, il ḥērem, appartiene in ogni caso a JHWH e qualsiasi trasgressione di questo diritto di proprietà causa la rovina della comunità consacrata. L'uso cultuale e l'uso collegato con la guerra santa qui si identificano. Con la monarchia, l'uso del ḥērem legato alla guerra scomparirà, mentre nei testi deuteronomici e deuteronomistici (specie quelli di Gs 10-11) il ḥērem della guerra santa significa l'annientamento del nemico a scopo religioso.

2. Anche la città di Ai era situata in un punto strategico per l'ingresso in Palestina, circa 20 chilometri a nord-ovest di Gerico e a soli due chilometri da Betel (l'odierno centro urbano arabo di Beitin) il santuario legato al ricordo dei patriarchi. Per essere diventata centro di culti idolatrici, i profeti la chiameranno Bet-Aven, «casa della nullità» o «casa della vanità». Come per Gerico, anche ora Giosuè invia i suoi uomini ad esplorare la zona. «Ai» significa rovina, e probabilmente il centro urbano era già ridotto a macerie all'epoca della conquista di Giosuè. Il brano è parallelo al racconto della conquista di Gabaa (Gdc 20) e la sua origine va ricercata forse nel vicino santuario di Betel.

5. La sconfitta ingenera uno scoraggiamento profondo. Israele si sente abbandonato da JHWH e umiliato di fronte al nemico.

6-9. Lamento e riti penitenziali di Giosuè e degli anziani. Si veda il comportamento di Mosè in circostanze simili (Es 32,11; Nm 14,13-19; Dt 9,6). Anche Giosuè intercede per il popolo, come Mosè, anche se la sua preghiera non raggiunge i vertici di quella di Mosè.

10-15. L'oracolo del Signore dà ragione della sconfitta. È stato violato il ḥērem, è stato commesso un peccato di infedeltà e di slealtà nei confronti di Dio e dell'intera comunità. Si tratta di un sacrilegio che contagia tutto Israele. È necessario che il popolo si “santifichi” purificandosi (v. 13). La ricerca del colpevole (v. 14) è eseguita con ordine e scrupolo.

16-23. Il peccatore è individuato. Acan fa piena confessione della colpa (vv. 20-21). Il prezioso mantello rubato è posto nel tesoro di JHWH (vv. 22-23).

24-26. Acan viene lapidato, i membri del suo clan sono bruciati. Alla lapidazione prende parte tutto il popolo. La radice ebraica per «disgrazia» è ‘kr, che suona lontanamente simile ad Acor, il che permette l'artificiosa associazione tra Acan e la valle di Acor.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Conquista di Gerico 1Ora Gerico era sbarrata e sprangata davanti agli Israeliti; nessuno usciva né entrava. 2Disse il Signore a Giosuè: “Vedi, consegno in mano tua Gerico e il suo re, pur essendo essi prodi guerrieri. 3Voi tutti idonei alla guerra, girerete intorno alla città, percorrendo una volta il perimetro della città. Farete così per sei giorni. 4Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca; il settimo giorno, poi, girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. 5Quando si suonerà il corno d'ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo salirà, ciascuno diritto davanti a sé”. 6Giosuè, figlio di Nun, convocò i sacerdoti e disse loro: “Portate l'arca dell'alleanza; sette sacerdoti portino sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca del Signore”. 7E al popolo disse: “Mettetevi in marcia e girate intorno alla città e il gruppo armato passi davanti all'arca del Signore”. 8Come Giosuè ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di corno d'ariete davanti al Signore, si mossero e suonarono le trombe, mentre l'arca dell'alleanza del Signore li seguiva. 9Il gruppo armato marciava davanti ai sacerdoti che suonavano le trombe e la retroguardia seguiva l'arca; si procedeva al suono delle trombe. 10Giosuè aveva dato quest'ordine al popolo: “Non lanciate il grido di guerra, non alzate la voce e non esca parola dalla vostra bocca fino al giorno in cui vi dirò di gridare. Allora griderete”. 11L'arca del Signore girò intorno alla città, percorrendone il perimetro una volta. Poi tornarono nell'accampamento e passarono la notte nell'accampamento. 12Di buon mattino Giosuè si alzò e i sacerdoti portarono l'arca del Signore; 13i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca del Signore, procedevano suonando le trombe. Il gruppo armato marciava davanti a loro e la retroguardia seguiva l'arca del Signore; si procedeva al suono delle trombe. 14Il secondo giorno girarono intorno alla città una volta e tornarono poi all'accampamento. Così fecero per sei giorni. 15Il settimo giorno si alzarono allo spuntare dell'alba e girarono intorno alla città sette volte, secondo questo cerimoniale; soltanto in quel giorno fecero sette volte il giro intorno alla città. 16Alla settima volta i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè disse al popolo: “Lanciate il grido di guerra, perché il Signore vi consegna la città. 17Questa città, con quanto vi è in essa, sarà votata allo sterminio per il Signore. Rimarrà in vita soltanto la prostituta Raab e chiunque è in casa con lei, perché ha nascosto i messaggeri inviati da noi. 18Quanto a voi, guardatevi da ciò che è votato allo sterminio: mentre operate la distruzione, non prendete nulla di ciò che è votato allo sterminio, altrimenti rendereste votato allo sterminio l'accampamento d'Israele e gli arrechereste una disgrazia. 19Tutto l'argento e l'oro e gli oggetti di bronzo e di ferro sono consacrati al Signore: devono entrare nel tesoro del Signore”. 20Il popolo lanciò il grido di guerra e suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba e lanciò un grande grido di guerra, le mura della città crollarono su se stesse; il popolo salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e si impadronirono della città. 21Votarono allo sterminio tutto quanto c'era in città: uomini e donne, giovani e vecchi, buoi, pecore e asini, tutto passarono a fil di spada. 22Giosuè aveva detto ai due uomini che avevano esplorato la terra: “Entrate nella casa della prostituta, conducetela fuori con quanto le appartiene, come le avete giurato”. 23Quei giovani esploratori entrarono e condussero fuori Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e quanto le apparteneva. Fecero uscire tutti quelli della sua famiglia e li posero fuori dell'accampamento d'Israele. 24Incendiarono poi la città e quanto vi era dentro. Destinarono però l'argento, l'oro e gli oggetti di bronzo e di ferro al tesoro del tempio del Signore. 25Giosuè lasciò in vita la prostituta Raab, la casa di suo padre e quanto le apparteneva. Ella è rimasta in mezzo a Israele fino ad oggi, per aver nascosto gli inviati che Giosuè aveva mandato a esplorare Gerico. 26In quella circostanza Giosuè fece giurare: “Maledetto davanti al Signore l'uomo che si metterà a ricostruire questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!”. 27Il Signore fu con Giosuè, la cui fama si sparse in tutta la regione.

__________________________ Note

6,1-27 Ritorna il vocabolario liturgico-cultuale dei tre capitoli precedenti. Nell’ultimo giorno, tutto il popolo si muove processionalmente dietro l’arca in totale silenzio. L’autore non vuole riferire le precise modalità che hanno portato alla conquista di Gerico, ma si limita a descrivere una liturgia guerriera che fa risaltare come l’esito dell’impresa sia da attribuire solo a Dio (v. 2).

6,1 La Gerico di Giosuè viene situata nell’attuale Tell es-Sultan, tre chilometri a nord-est della Gerico erodiana. Un’abbondante sorgente d’acqua fa della zona di Gerico un’oasi fertilissima, abitata fin dalla più remota antichità.

6,17-19 Il racconto si interrompe per riportare l’interdetto, o sterminio, che Giosuè lancia contro la città, nel quadro della guerra santa. Si tratta di uno sterminio totale; così ancora in 8,20-26; 10,28-11,23. Era, questa, una pratica diffusa nell’antichità; ma l’immagine di uno sterminio generalizzato dei popoli della terra di Canaan, compiuto dagli Israeliti, viene smentita dal seguito dell’opera (vedi Gdc 1; 1Re 9,20-21). Questi stermini sono da considerare, per gran parte, creazioni dell’autore, fatte a scopo didattico-religioso: gli Israeliti non devono aver rapporti con i pagani.

6,26 Il compimento di queste parole di Giosuè si ha in 1Re 16,34.

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Approfondimenti

1-27. Sul piano degli avvenimenti esterni, il capitolo si riaggancia all'episodio degli esploratori (c. 2). È importante però leggere questa pagina, ben nota per i suoi aspetti ritenuti pittoreschi e mirabolanti (le gigantesche mura di Gerico che crollano al suono delle trombe), nella prospettiva giusta. Come s'è accennato, i dati archeologici ci informano che in effetti Gerico era già un mucchio di rovine quando gli Israeliti entrarono in Canaan. Se la tradizione e l'immaginazione popolare collegarono questo centro urbano antichissimo e strategico con le gesta mitiche di Giosuè, è perché Gerico, durante il periodo pre-monarchico e monarchico, si presentava come località quasi disabitata. Il testo che abbiamo dinanzi non è certo una pagina di cronaca. Si tratta piuttosto di un brano da leggere in chiave socio-religiosa, oltre che teologica e liturgica, nella stessa ottica con cui abbiamo letto l'attraversamento del Giordano, che si presenta come la celebrazione liturgica intesa a ricordare, esaltare e riattualizzare l'evento nel suo senso perenne. In questo caso, il significato teologico è il seguente: non sono stati gli Israeliti ad abbattere gli ostacoli che impedivano l'ingresso nella terra promessa, bensì JHWH. Il segno visibile della sua presenza come capo d'Israele nella guerra santa è l'arca, che già nel deserto e nella traversata del Giordano aveva guidato il popolo, considerato come un esercito e insieme una comunità liturgica, in marcia o in processione. Della guerra santa il c. 6 di Giosuè contiene altri elementi caratteristici, che danno ragione della sua doppia dimensione: militare e liturgica. Già prima di partire, i combattenti hanno la certezza della vittoria (v. 2). Le azioni sono di carattere simbolico, perché espressione e veicolo – secondo una teologia arcaica e un po' magica – della potenza divina. Per questo sono azioni rituali, che obbediscono a norme precise: i sette giri dell'arca attorno alle mura, i sette giorni, i sette sacerdoti, le sette trombe. L'intervento di JHWH è diretto. Sul nemico e sui suoi beni viene eseguito lo sterminio (ḥērem, vv. 18-24). Questi elementi, ed altri ancora (vedi il commento ai singoli versetti), fanno del c. 6 più che il racconto di un'impresa militare, la presentazione della liturgia di un evento mirabile, il cui messaggio e valore sono sempre attuali: JHWH ha manifestato la sua fedeltà a Israele in un (altro) momento cruciale della sua storia, all'atto di superare ostacoli enormi per entrare in Palestina.

2-5. JHWH ordina a Giosuè: per sei giorni si dovrà girare attorno a Gerico con l'arca preceduta da sette sacerdoti con sette trombe; il settimo giorno si dovranno fare sette giri. Il numero sette è sacro e, a quanto pare, era uno dei numeri usati per le benedizioni e le maledizioni. La presenza dei sacerdoti e il ruolo di primo piano svolto da essi costituisce un altro dato caratteristico della guerra santa, come del resto il suono del corno (cfr. ad esempio Gdc 7,8). Esso era usato anche in sede liturgica, per introdurre l'acclamazione del popolo nel rituale dell'arca (1Sam 4,5ss.; 2Sam 6,15), in cui JHWH era riconosciuto quale capo supremo dell'esercito. Qui (v. 20) l'acclamazione è “il grido di guerra”, al quale JHWH risponde manifestando direttamente la sua potenza e facendo crollare le mura della città.

6-10. In obbedienza al comando di JHWH, Giosuè comunica ai sacerdoti e al popolo l'ordine di mettersi in movimento. La sfilata è composta dai guerrieri d'avanguardia, seguiti dai sacerdoti con le trombe, davanti all'arca, e quindi da altri guerrieri e dal popolo non armato, come retroguardia. La disposizione non è militare, ma liturgica. Si tratta di una processione, non di una marcia. Nessuno può far sentire la propria voce, fino a quando sarà dato l'ordine di lanciare il grido di guerra.

11-19. Il racconto non è del tutto organico. Si noti il crescendo nell'azione liturgica, che ne sottolinea il carattere simbolico. Al momento finale il ritmo è interrotto da un altro discorso di Giosuè, che ripete e precisa come dovranno svolgersi i fatti, insistendo sul ḥērem (vv. 17-18).

20-21. Cfr. i vv. 17-18. Lo sterminio dei vinti è il punto culminante della guerra santa, una pratica comune ai popoli antichi, con differenti forme di intensità. Questo annientamento era considerato alla stregua di una consacrazione delle vittime al proprio Dio. Il bottino e gli uomini fatti prigionieri erano ḥērem, “separati”, consacrati, appartenenti per diritto a JHWH e sottratti perciò all'uso profano. Qui il ḥērem è applicato nella sua forma più rigorosa: tutta la città dev'essere bruciata e gli oggetti preziosi dovranno essere riservati alla casa di JHWH. Il Deuteronomio (13,14-16; 20,10-15) prevede forme più miti di ḥērem.

22-25. Raab viene risparmiata – ed è l'unica eccezione – perché era stata strumento prezioso per Israele in questa impresa.

26. Gerico sopravvisse priva di mura, in condizioni miserevoli. Chiel di Betel le ricostruì, “gettando le fondamenta sopra Abiram, suo primogenito” e innalzandone le porte “sopra Segub, suo ultimogenito” (1Re 16,34). La condizione di umiliazione della città e le circostanze orribili della ricostruzione delle sue mura sono considerate il compimento della maledizione pronunciata da Giosuè.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Giosuè e gli Israeliti a Gàlgala 1Quando tutti i re degli Amorrei, a occidente del Giordano, e tutti i re dei Cananei, lungo il mare, vennero a sapere che il Signore aveva prosciugato le acque del Giordano davanti agli Israeliti, al loro passaggio, si sentirono venir meno il cuore e rimasero senza coraggio davanti agli Israeliti. 2In quel tempo il Signore disse a Giosuè: «Fatti coltelli di selce e fa' una nuova circoncisione agli Israeliti». 3Giosuè si fece coltelli di selce e circoncise gli Israeliti al colle dei Prepuzi. 4La ragione di questa circoncisione praticata da Giosuè è la seguente: tutto il popolo uscito dall'Egitto, i maschi, tutti gli uomini atti alla guerra, erano morti nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto. 5Tutti coloro che erano usciti erano circoncisi, mentre tutti coloro che erano nati nel deserto, dopo l'uscita dall'Egitto, non erano circoncisi. 6Quarant'anni infatti avevano camminato gli Israeliti nel deserto, finché non fu estinta tutta la generazione degli uomini idonei alla guerra, usciti dall'Egitto; essi non avevano ascoltato la voce del Signore e il Signore aveva giurato di non far loro vedere quella terra che il Signore aveva giurato ai loro padri di darci, terra dove scorrono latte e miele. 7Al loro posto suscitò i loro figli e Giosuè circoncise costoro; non erano infatti circoncisi, perché non era stata fatta la circoncisione durante il viaggio. 8Quando si terminò di circoncidere tutti, rimasero a riposo nell'accampamento fino al loro ristabilimento. 9Allora il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l'infamia dell'Egitto». Quel luogo si chiama Gàlgala fino ad oggi. 10Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico. 11Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. 12E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell'anno mangiarono i frutti della terra di Canaan. 13Quando fu presso Gerico, Giosuè alzò gli occhi e vide un uomo in piedi davanti a sé, che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei dei nostri o dei nostri nemici?». 14Rispose: «No, io sono il capo dell'esercito del Signore. Giungo proprio ora». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che ha da dire il mio signore al suo servo?». 15Rispose il capo dell'esercito del Signore a Giosuè: «Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo». Giosuè così fece. _________________ Note

5,1 si sentirono venir meno il cuore: Dio paralizza con lo spavento gli avversari del suo popolo. Parlando di Amorrei e Cananei, l’autore vuole indicare tutte le popolazioni che allora esistevano nella terra di Canaan. Il tema della paura ha un posto notevole nel libro (vedi 2,9-11; 2,24; 6,1).

5,4-5 tutti coloro che erano nati nel deserto: il testo intende spiegare perché Mosè non avesse più praticato la circoncisione. Probabilmente si riallaccia a Nm 14, che parla di una defezione generale d’Israele.

5,9 l’infamia dell’Egitto: forse la non circoncisione della generazione del deserto. Segue l’eziologia che dà una nuova spiegazione del nome di Gàlgala, facendolo derivare dal verbo ebraico galal, che significa “far ruotare”, “girare” (vedi nota a 4,20).

5,10 La celebrazione della Pasqua ha segnato l’uscita dall’Egitto (Es 12) e ora segna l’inizio del possesso della terra. Questo parallelismo era stato già abbozzato dall’episodio precedente: la circoncisione è il presupposto per celebrare la Pasqua (Es 12,44.48).

5,12 Una volta entrati nella terra, gli Israeliti, invece della manna, incominciano a mangiare i frutti della terra. Iniziano così una nuova pagina della loro storia.

5,13 alzò gli occhi e vide un uomo: l’apparizione divina a Giosuè si determina gradualmente. Si tratta di una replica dell’apparizione di Dio a Mosè sul Sinai (Es 3,5).

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Approfondimenti

1-9. Anche questo brano non è molto coerente. Perché nel deserto Mosè non ha fatto circoncidere i figli d'Israele? I profeti parlano del periodo del deserto come di un tempo ideale, di familiarità con JHWH (Os 2,17; 13, 4; Ger 2,2). Probabilmente, l'autore qui si ricollega a Nm 14, dove si racconta di una apostasia generale d'Israele. Giosuè si preoccupa di rinnovare nel popolo il segno esterno dell'alleanza. La circoncisione è per il codice sacerdotale (Gn 17, P) il segno dell'alleanza ed è prescritta da Es 12,44-49 come condizione per consumare la Pasqua. Il legame tra la circoncisione e la Pasqua, presente anche qui, crea un ulteriore parallelismo con l'esodo. Per guarire dalla febbre provocata dalla circoncisione occorrevano alcuni giorni. Il momento più doloroso si aveva il terzo giorno. «l'infamia d'Egitto» (v. 9) può essere un'allusione al fatto che l'epoca dell'Egitto e delle sue conseguenze è definitivamente tramontata. La circoncisione (e la Pasqua) di Galgala segnano un nuovo inizio, nella libertà della terra promessa. L'etimologia di Galgala (v. 9) è artificiosa. Il verbo gll significa far ruotare, girare, rimuovere, in riferimento al rito della circoncisione praticato in questa località.

10-15. Il brano narra la celebrazione della Pasqua (vv. 10-12), anche questa volta sul modello della celebrazione avvenuta dopo il passaggio del Mar Rosso. Si parla quindi di una teofania a Giosuè (vv. 13-15), che richiama le antiche teofanie ai patriarchi, e soprattutto l'apparizione di JHWH a Mosè nel roveto ardente (Es 3).

10-12. In origine la Pasqua era una festa pastorale, nella quale si celebravano le nascite primaverili del gregge. In seguito è stata storicizzata come celebrazione dell'esodo. La festa degli Azzimi era inizialmente una ricorrenza agraria, di ringraziamento per l'inizio del raccolto. Le due celebrazioni furono ben presto unificate (Lv 23,5-6; Es 12; Nm 28,16-17; Dt 16,1-8), nell'associazione con l'accadimento fondante dell'esodo. Qui l'autore le presuppone già unite. La fine della manna è indizio della fine di un periodo nella storia d'Israele. Ha inizio l'era dell'esistenza nel paese «dove scorre latte e miele» (Es 3,8.17; 13,5, e soprattutto Dt 11,10-17).

13-15. L'angelo appare a Giosuè in veste di guerriero (cfr. per apparizioni similari 1Cr 21,16; Es 23,20), come «capo dell'esercito del Signore», affermando: «Giungo proprio ora». Anche qui si può scorgere un tratto parallelo all'esodo, dove l'angelo sterminatore aveva dato avvio a una notte di salvezza per Israele. A quel primo atto salvifico ne segue ora un secondo, correlativo: l'introduzione nella terra, per iniziativa dell'angelo di JHWH e del suo esercito. In questo senso l'apparizione introduce anche l'episodio di guerra santa che segue, al c. 6. Il v. 15 crea un nuovo punto di contatto con le vicende dell'esodo, questa volta ancor più esplicito. L'angelo ripete a Giosuè le parole dette da JHWH a Mosè al roveto ardente (Es 3,5). Il paese in cui Israele sta per entrare, è sacro. Anche ciò costituisce un tratto introduttivo al c. 6.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Le dodici pietre commemorative e l’arrivo a Gàlgala 1Quando tutta la gente ebbe finito di attraversare il Giordano, il Signore disse a Giosuè: 2«Sceglietevi tra il popolo dodici uomini, un uomo per ciascuna tribù, 3e comandate loro di prendere dodici pietre da qui, in mezzo al Giordano, dal luogo dove stanno immobili i piedi dei sacerdoti, di trasportarle e di deporle dove questa notte pernotterete». 4Giosuè convocò i dodici uomini che aveva designato tra gli Israeliti, un uomo per ciascuna tribù, 5e disse loro: «Passate davanti all'arca del Signore, vostro Dio, in mezzo al Giordano, e caricatevi sulle spalle ciascuno una pietra, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, 6perché siano un segno in mezzo a voi. Quando un domani i vostri figli vi chiederanno che cosa significhino per voi queste pietre, 7risponderete loro: “Le acque del Giordano si divisero dinanzi all'arca dell'alleanza del Signore. Quando essa attraversò il Giordano, le acque del Giordano si divisero. Queste pietre dovranno essere un memoriale per gli Israeliti, per sempre”». 8Gli Israeliti fecero quanto aveva comandato Giosuè, presero dodici pietre in mezzo al Giordano, come aveva detto il Signore a Giosuè, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, le trasportarono verso il luogo di pernottamento e le deposero là. 9Giosuè poi eresse dodici pietre in mezzo al Giordano, nel luogo dove poggiavano i piedi dei sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza: esse si trovano là fino ad oggi. 10I sacerdoti che portavano l'arca rimasero fermi in mezzo al Giordano, finché non si fosse compiuto quanto Giosuè aveva comandato al popolo, secondo l'ordine del Signore e secondo tutte le prescrizioni dategli da Mosè. Il popolo dunque si affrettò ad attraversare il fiume. 11Quando poi tutto il popolo ebbe terminato la traversata, anche l'arca del Signore attraversò e i sacerdoti si posero dinanzi al popolo. 12Quelli di Ruben, di Gad e metà della tribù di Manasse, ben armati, attraversarono in testa agli Israeliti, secondo il comando di Mosè; 13circa quarantamila, militarmente equipaggiati, attraversarono davanti al Signore pronti a combattere, in direzione delle steppe di Gerico. 14In quel giorno il Signore rese grande Giosuè agli occhi di tutto Israele. Essi lo temettero, come avevano temuto Mosè tutti i giorni della sua vita. 15Il Signore disse a Giosuè: 16«Comanda ai sacerdoti che portano l'arca della Testimonianza di risalire dal Giordano». 17Giosuè comandò ai sacerdoti: «Risalite dal Giordano». 18Quando i sacerdoti, che portavano l'arca dell'alleanza del Signore, risalirono dal Giordano, nello stesso momento in cui la pianta dei loro piedi toccò l'asciutto, le acque del Giordano tornarono al loro posto e rifluirono come nei giorni precedenti su tutta l'ampiezza delle loro sponde. 19Il popolo risalì dal Giordano il dieci del primo mese e si accampò a Gàlgala, sul confine orientale di Gerico. 20Giosuè eresse a Gàlgala quelle dodici pietre prese dal Giordano 21e disse agli Israeliti: «Quando un domani i vostri figli chiederanno ai loro padri: “Che cosa sono queste pietre?”, 22darete ai vostri figli questa spiegazione: “All'asciutto Israele ha attraversato questo Giordano, 23poiché il Signore, vostro Dio, prosciugò le acque del Giordano dinanzi a voi, finché non attraversaste, come il Signore, vostro Dio, fece con il Mar Rosso, che prosciugò davanti a noi finché non attraversammo; 24perché tutti i popoli della terra sappiano che la mano del Signore è potente e voi temiate tutti i giorni il Signore, vostro Dio”».

_________________ Note

4,5-8 La terminologia usata è quella propria della catechesi deuteronomistica di Dt 6,20; vedi anche Es 12,26.

4,9 fino ad oggi: frase abituale che accompagna una eziologia. L’autore dice che, quando lui scriveva, si vedevano ancora dodici pietre, che si pensava fossero quelle fatte porre da Giosuè.

4,19 il dieci del primo mese: giorno in cui iniziava la preparazione della Pasqua (Es 12,3). La data serve a preparare la celebrazione della Pasqua di 5,10-12.

4,20 Gàlgala: etimologicamente vuole dire “cerchio” (di pietre); è la località-santuario del tempo di Giosuè, di Samuele (1Sam 11,14-15), di Davide (2Sam 19,16). A Gàlgala Giosuè stabilisce il suo quartier generale (Gs 9,6; 10,6-9). Dalle tradizioni nate intorno al santuario di Gàlgala, probabilmente, proviene il materiale confluito nella prima parte di questo libro.

4,21-24 Seconda catechesi, ugualmente di formulazione deuteronomistica.

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Approfondimenti

Il capitolo è complesso e contiene dati contraddittori. Lo si può leggere nel seguente modo.

I vv. 1-9 rappresentano la prima unità. In essa

  • a) JHWH ordina a Giosuè di scegliere dodici uomini, che trasportino dodici pietre dal Giordano all'accampamento (vv. 1-3);
  • b) Giosuè comunica l'ordine ricevuto (vv. 4-7);
  • c) l'ordine viene eseguito (v. 8).

  • Il v. 9 è di difficile spiegazione.

  • I vv. 10-14 riprendono 3,17, per ribadire che la traversata è avvenuta.

I vv. 15-24 costituiscono una seconda unità, anch'essa in tre momenti:

  • a) JHWH ordina a Giosuè di comandare a sua volta ai sacerdoti di uscire dal letto del Giordano (vv. 15-16);
  • b) i sacerdoti con il popolo obbediscono; Israele si accampa a Galgala, dove Giosuè fa erigere le dodici pietre (vv. 18-20);
  • c) Giosuè parla agli Israeliti (vv. 21-24).

Oltre al parallelismo dei tre momenti (ordine di JHWH a Giosuè – trasmissione dell'ordine – sua esecuzione), balza agli occhi il parallelismo formale e contenutistico tra il punto b) della prima unità e il punto c) della seconda. Si tratta di due catechesi, sullo stile di quella di Dt 6,20-25. Anche Dt 4,9-10 insiste sulla catechesi ai figli; cfr. pure – di origine non deuteronomica – Es 12,26-27 e 13,14-15.

6-7. Le pietre devono servire da memoriale dell'evangelo salvifico che, pur legato a un preciso momento e spazio storico, conserva in sé una validità perenne e sempre attualizzabile nella celebrazione liturgica.

9. È difficile pensare a pietre collocate nel letto del Giordano che siano visibili e resistano all'impeto della corrente.

10-14. Parlano della fine della traversata, riprendendo 3,17. Il v. 13 mette in rilievo il carattere anche militare dell'avvenimento, cosa che avviene solo in questo punto del racconto.

21-24. Cfr. v. 6-7. Si noti la posizione di rilievo data a Giosuè, come mediatore di JHWH, oltre che della tradizione parenetica e catechetica d'Israele.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Passaggio del Giordano 1Giosuè si levò di buon mattino; si mossero da Sittìm e giunsero al Giordano, lui e tutti gli Israeliti. Lì pernottarono prima di attraversare. 2Trascorsi tre giorni, gli scribi percorsero l'accampamento 3e diedero al popolo quest'ordine: «Quando vedrete l'arca dell'alleanza del Signore, vostro Dio, e i sacerdoti leviti che la portano, voi vi muoverete dal vostro posto e la seguirete; 4vi sia però tra voi ed essa una distanza di circa duemila cubiti: non avvicinatevi. Così potrete conoscere la strada dove andare, perché prima d'oggi non siete passati per questa strada». 5Giosuè ordinò al popolo: «Santificatevi, poiché domani il Signore compirà meraviglie in mezzo a voi». 6E ai sacerdoti Giosuè disse: «Sollevate l'arca dell'alleanza e attraversate il fiume davanti al popolo». Essi sollevarono l'arca dell'alleanza e camminarono davanti al popolo. 7Il Signore disse a Giosuè: «Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, perché sappiano che, come sono stato con Mosè, così sarò con te. 8Da parte tua, ordina ai sacerdoti che portano l'arca dell'alleanza: “Una volta arrivati alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete”». 9Disse allora Giosuè agli Israeliti: «Venite qui ad ascoltare gli ordini del Signore, vostro Dio». 10Disse ancora Giosuè: «Da ciò saprete che in mezzo a voi vi è un Dio vivente: proprio lui caccerà via dinanzi a voi il Cananeo, l'Ittita, l'Eveo, il Perizzita, il Gergeseo, l'Amorreo e il Gebuseo. 11Ecco, l'arca dell'alleanza del Signore di tutta la terra sta per attraversare il Giordano dinanzi a voi. 12Sceglietevi dunque dodici uomini dalle tribù d'Israele, un uomo per ciascuna tribù. 13Quando le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l'arca del Signore di tutta la terra si poseranno nelle acque del Giordano, le acque del Giordano si divideranno: l'acqua che scorre da monte si fermerà come un solo argine». 14Quando il popolo levò le tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti portavano l'arca dell'alleanza davanti al popolo. 15Appena i portatori dell'arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l'arca si immersero al limite delle acque – il Giordano infatti è colmo fino alle sponde durante tutto il tempo della mietitura –, 16le acque che scorrevano da monte si fermarono e si levarono come un solo argine molto lungo a partire da Adam, la città che è dalla parte di Sartàn. Le acque che scorrevano verso il mare dell'Araba, il Mar Morto, si staccarono completamente. Così il popolo attraversò di fronte a Gerico. 17I sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza del Signore stettero fermi all'asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele attraversava all'asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano.

_________________ Note

3,1-17 L’impostazione cultuale della narrazione, già presente in Gs 1, riprende in modo più vistoso. Essa avrà il suo punto culminante in Gs 6. Più che una marcia militare di avvicinamento, l’autore sacro descrive una processione solenne, con alla testa l’arca, simbolo della presenza di Dio e dell’alleanza divina con Israele.

3,16 Le acque si fermarono a partire da Adam, città comunemente identificata con l’odierna ed-Damiye, circa 25 chilometri a nord di Gerico; incerta è invece l’identificazione di Sartàn.

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Approfondimenti

Il testo a prima vista si presenta denso di ripetizioni e incoerenze, che sembrano tradire una storia piuttosto complessa della sua formazione. Vi fanno capo, a quanto pare, alcune tradizioni cresciute attorno a Galgala e altre narrazioni. Ma l'evento centrale – la miracolosa separazione delle acque del Giordano, che consente al popolo di attraversare il fiume a piedi asciutti, in solenne processione liturgica (v. 16) – è narrato una sola volta. Ad esso è ricollegata un'eziologia, che spiega l'origine delle pietre collocate nel santuario di Galgala (4,20), e forse anche una seconda tradizione, che intende dare ragione delle pietre ammassate nel letto del Giordano (4,9). A queste tradizioni è connessa l'arca dell'alleanza, che in questo capitolo svolge un ruolo di primo piano. Il racconto del passaggio del Giordano (c. 3) prosegue (4,1-5,12) con quello dell'ingresso in Canaan. Le due narrazioni formano una unità teologica analoga a quella dell'esodo, come fa rilevare la mano redazionale (3,7; 4,14.23).

Il motivo del “passaggio” è sottolineato dal ricorrere frequente del verbo «passare» (‘br). L'autore insiste sul carattere miracoloso dell'evento e sui punti di contatto con il racconto dell'uscita dall'Egitto. JHWH ferma le acque del Giordano (3,7-4,18) come aveva fatto per il Mare dei Giunchi (Es 14,5-31). A guidare Israele ora è l'arca (3,6-17; 4,10-11), come a suo tempo era stata la colonna di nube o di fuoco (Es 13,21-22; 14,19-20). Altri punti di contatto con il ciclo dell'esodo sono il ruolo svolto da Giosuè (3,7; 4,14), analogo a quello di Mosè, il rinnovamento della circoncisione (5,2-9), la cessazione della manna (5,12; Es 16), la celebrazione della Pasqua (5,10; Es 12,1-28; 13,3-10).

L'avvenimento centrale, la traversata del Giordano, è descritto non come marcia militare, bensì come processione liturgica (cfr. Es 14). Altri elementi liturgici nella nostra pagina sono le pietre, dodici di numero, come le dodici tribù d'Israele (cfr. Es 24,4), anche se la loro funzione non è esposta in modo coerente, oltre all'arca, di cui s'è già detto, trasportata da “sacerdoti leviti”, mentre il resto del popolo deve restare a una distanza precisa da essa. L'arca è una specie di santuario mobile, contenente il documento dell'alleanza. Già durante la peregrinazione nel deserto veniva trasportata in testa alla colonna degli Israeliti in marcia (Nm 10,33ss.) Nella guerra santa l'arca stava di fronte all'esercito in battaglia (la sua assenza comportava la sconfitta d'Israele, Nm 14,44).

Dopo il passaggio del Giordano, sarà portata per sette giorni di seguito attorno alle mura di Gerico e, ad insediamento avvenuto, sarà collocata nel santuario di Silo (1Sam 3,3s.) e infine – dopo le vicende con i Filistei (1Sam 4,10s.; 5,3ss.; 6,1ss.) e con Davide (2Sam 6,2ss.; 11,11) – sarà situata nel tempio di Salomone (1Re 8,6ss.), dove resterà fino alla catastrofe del 587. L'arca era simbolo della presenza personale di JHWH in mezzo al suo popolo e dell'alleanza stipulata con Israele. L'indagine scientifica ha rilevato la presenza di santuari portatili analoghi nelle tribù preislamiche d'Arabia, tipici dei popoli nomadi o seminomadi, senza dimora fissa e quindi senza tempio.

1. Ci si ricollega a 1,10s.

2-6. Il viaggio descritto è quello per arrivare al Giordano, dove gli Israeliti «si accamparono prima di attraversare» (v. 1). L'arca è trasportata dai sacerdoti della tribù di Levi, ai quali il Deuteronomio (18,6s.) attribuisce ancora piena autorità sacerdotale, mentre la riforma centralizzatrice di Giosia ridurrà notevolmente l'importanza dei leviti. La distanza tra i sacerdoti che sorreggono l'arca e il popolo (v. 4) ha significato cultuale ed è un dato liturgico qui retroproiettato. Per partecipare alla guerra santa gli Israeliti devono “santificarsi” (v. 5), purificarsi, ottenere la purità rituale richiesta, che contempla l'astensione sessuale (1Sam 21,6) e l'osservanza di alcune norme igieniche. La stessa cosa aveva dovuto fare il popolo d'Israele al Sinai (Es 19).

10. La lista completa (sette nomi) è riportata anche in Es 3,8.17; 13,5; Dt 7,1; 20,17: cfr. altresì Ne 9,8. Non si sa molto di questi popoli. I Gebusei erano una popolazione mista di Hittiti e Amorriti, che avevano come centro Gerusalemme. Amorrei può significare, genericamente, “occidentali”, mentre è difficile identificare i Gergesei (Gn 10,16) e i Perizziti (Gn 13,7; 34,30). Quanto agli Evei, sembra trattarsi di un popolo di origine hurrita, affermatosi in Mesopotamia nel sec. XVI e che ritroviamo nelle montagne di Seir e a Sichem. Gli Hittiti, provenienti dalla Siria settentrionale, erano penetrati in Canaan nel sec. XV. I Cananei infine costituivano la popolazione principale della Palestina.

11. «Ecco l'arca dell'alleanza del Signore di tutta la terra» (cfr. v. 13) è locuzione arcaica. «Signore di tutta la terra» è titolo attribuito a JHWH-re in Sal 97,5.

12. Il versetto è in rapporto con 4,1-10a, dove i «dodici uomini» entrano in azione.

14-17. Ecco la descrizione della traversata mirabile del Giordano. Secondo il c. 5, si è alla vigilia della Pasqua. Qui invece si parla dei «giorni della mietitura» dell'orzo, verso la fine di aprile. In ogni caso, siamo nel periodo in cui si sciolgono le nevi sui monti al nord e il fiume è in piena. Il testo rapporta il miracolo al ruolo dei sacerdoti. Finché questi restano immobili, in mezzo all'alveo del fiume, le acque si trattengono.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Spedizione delle spie a Gerico

1Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittìm due spie, ingiungendo: «Andate, osservate il territorio e Gerico». Essi andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab. Lì dormirono. 2Fu riferito al re di Gerico: «Guarda che alcuni degli Israeliti sono venuti qui, questa notte, per esplorare il territorio». 3Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa' uscire gli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua, perché sono venuti a esplorare tutto il territorio». 4Allora la donna prese i due uomini e, dopo averli nascosti, rispose: «Sì, sono venuti da me quegli uomini, ma non sapevo di dove fossero. 5All'imbrunire, quando stava per chiudersi la porta della città, uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli, presto! Li raggiungerete di certo». 6Ella invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti fra gli steli di lino che teneva lì ammucchiati. 7Quelli li inseguirono sulla strada del Giordano, fino ai guadi, e si chiuse la porta della città, dopo che furono usciti gli inseguitori. 8Quegli uomini non si erano ancora coricati quando la donna salì da loro sulla terrazza, 9e disse loro: «So che il Signore vi ha consegnato la terra. Ci è piombato addosso il terrore di voi e davanti a voi tremano tutti gli abitanti della regione, 10poiché udimmo che il Signore ha prosciugato le acque del Mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall'Egitto, e quanto avete fatto ai due re amorrei oltre il Giordano, Sicon e Og, da voi votati allo sterminio. 11Quando l'udimmo, il nostro cuore venne meno e nessuno ha più coraggio dinanzi a voi, perché il Signore, vostro Dio, è Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra. 12Ora giuratemi per il Signore che, come io ho usato benevolenza con voi, così anche voi userete benevolenza con la casa di mio padre; datemi dunque un segno sicuro 13che lascerete in vita mio padre, mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle e quanto loro appartiene e risparmierete le nostre vite dalla morte». 14Quegli uomini le dissero: «Siamo disposti a morire al vostro posto, purché voi non riveliate questo nostro accordo; quando poi il Signore ci consegnerà la terra, ti tratteremo con benevolenza e lealtà». 15Allora ella li fece scendere con una corda dalla finestra, dal momento che la sua casa era addossata alla parete delle mura, e là ella abitava, 16e disse loro: «Andate verso i monti, perché non v'incontrino gli inseguitori. Rimanete nascosti là tre giorni, fino al loro ritorno; poi andrete per la vostra strada». 17Quegli uomini le risposero: «Saremo sciolti da questo giuramento che ci hai richiesto, se non osservi queste condizioni: 18quando noi entreremo nella terra, legherai questa cordicella di filo scarlatto alla finestra da cui ci hai fatto scendere e radunerai dentro casa, presso di te, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. 19Chiunque uscirà fuori dalla porta della tua casa, sarà responsabile lui della sua vita, non noi; per chiunque invece starà con te in casa, saremo responsabili noi, se gli si metteranno le mani addosso. 20Ma se tu rivelerai questo nostro accordo, noi saremo liberi dal giuramento che ci hai richiesto». 21Ella rispose: «Sia come dite». Poi li congedò e quelli se ne andarono. Ella legò la cordicella scarlatta alla finestra. 22Se ne andarono e raggiunsero i monti. Vi rimasero tre giorni, finché non furono tornati gli inseguitori. Gli inseguitori li avevano cercati in ogni direzione, senza trovarli. 23Quei due uomini allora presero la via del ritorno, scesero dai monti e attraversarono il fiume. Vennero da Giosuè, figlio di Nun, e gli raccontarono tutto quanto era loro accaduto. 24Dissero a Giosuè: «Il Signore ha consegnato nelle nostre mani tutta la terra e davanti a noi tremano già tutti gli abitanti della regione». __________________________ Note

2,1-24 Sittìm: “le acacie” (Abel-Sittìm in Nm 33,49) è l’ultima tappa delle tribù prima dell’entrata nella terra promessa; si trova a est del Giordano subito sopra il Mar Morto. Raab: il ricordo di questa figura passa al NT, dove ha l’onore di essere menzionata nella genealogia di Gesù (Mt 1,5: Racab) e di essere lodata per la sua fede operosa (Eb 11,31; Gc 2,25).

2,19 sarà responsabile lui della sua vita: letteralmente, “il sangue suo ricadrà sul suo capo”. La frase ha valore giuridico e viene riecheggiata da Mt 27,25.

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Approfondimenti

2,1-14. Come già aveva fatto Mosè (Nm 13-14) e secondo una prassi militare che sarà praticata anche in seguito (Gdc 18), prima di avventurarsi al di là del Giordano, Giosuè invia esploratori in avanscoperta. Provenendo dal sud, una volta attraversato il Giordano essi si troveranno in una fertile pianura, con al centro la città di Gerico, punto d'accesso all'altopiano centrale. Il nome della città (composto da yarēab, «luna» e rûah = «vento») può contenere tracce di un antico culto lunare cananeo. Come tutte le città dei Cananei, Gerico ha un suo re ed è circondata da mura possenti. Una sorgente garantisce l'acqua agli abitanti e al bestiame, il che spiega perché questo sito fu abitato a partire dal quinto millennio a.C. La Gerico biblica è situata dagli studiosi 2 chilometri circa a nord-est della Gerico attuale, a 8 chilometri dal Giordano. Scavi archeologici recenti hanno gettato nuova luce sulla Gerico del secolo XIII, epoca in cui va collocato l'ingresso degli Israeliti in Palestina. In quell'epoca la città sembra fosse oramai ridotta a un ammasso di rovine, anche se la fertile pianura circostante continuò ad attirare insediamenti. Per il redattore deuteronomista è anche questa una buona occasione per affermare che la città aveva subito la punizione divina sancita dal Deuteronomio. Ma diversamente dal c. 1, di stampo deuteronomico, questo capitolo riporta tradizioni legate al centro di Galgala. La tecnica del racconto è quella del contrasto, tra l'azione degli esploratori e quella degli inviati del re. Il tono è popolare, vivace; i motivi narrativi non sono nuovi, come – ad esempio – il tema della donna astuta che, pur essendo una meretrice, si mostra però caritatevole e religiosa: la meretrice Raab, che riconosce JHWH, è così inserita misteriosamente nella storia della salvezza. L'autore ricorre ad inversioni cronologiche, anticipando alcuni dati e posticipandone altri, per far salire la tensione dell'ascoltatore e introdurre nel vivo dell'azione. È presente anche il motivo dell'ironia (ad esempio, il contrasto tra azioni delle guardie del re e iniziativa degli esploratori). L'accumulazione dei verbi, all'inizio e alla fine, conferisce intensità e ritmo alla vicenda, nei suoi due momenti di progettazione ed effettuazione.

Ma l'episodio è narrato per motivi religiosi. Il brano ha il suo nucleo contenutistico nella confessione della prostituta Raab, che riconosce JHWH: la sua “fede” la inserisce misteriosamente nella serie delle figure protagoniste della storia salvifica. Raab è la prima straniera ad essere incorporata nella comunità d'Israele. Di lei parleranno la lettera agli Ebrei (11,31) e la lettera di Giacomo (2,25). Il Vangelo di Matteo (1,5) ne farà un anello nella genealogia di Gesù. I Padri della Chiesa vedranno in questa donna una figura della Chiesa stessa, fuori dalla quale non c'è salvezza. Il racconto assolve anche ad un'altra funzione. Esso intende spiegare perché il clan di Raab, presso Gerico, di origine cananea, sia sfuggito allo sterminio (ḥērem) voluto dalla guerra santa (su ḥērem e guerra santa, voci centrali per il libro di Giosuè, vedi più avanti, il commento a Gs 7).

2. La presenza di piccoli re locali è tipica della situazione della Palestina dei secoli precedenti alla monarchia davidica. Il re di Gerico, informato sul movimento degli Israeliti, doveva aver disposto un suo servizio di contro-spionaggio.

4-7. La scaltrezza della donna, la sua presenza di spirito, l'ironia che trapela, il realismo della situazione, sono tratti che rendono avvincente questo racconto.

8-11. La “confessione di fede” di Raab è stilizzata ed enumera le gesta di JHWH (le vittorie ottenute al di là del Giordano), ponendo in rilievo alcuni dati tipici della guerra santa: i re amorrei sconfitti sono votati alla morte, la terra promessa viene assegnata a Israele, il terrore afferra le popolazioni conquistate. JHWH è il «Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra», un'espressione polare, che indica totalità. La forma è indizio di una pietà profondamente israelitica, di stampo deuteronomico (cfr. ad esempio Dt 4,39).

12-14. Il giuramento è espresso con formule ricorrenti nella Bibbia. Raab e le spie sigillano un patto di mutua lealtà, ma gli esploratori vi aggiungono una clausola restrittiva. I particolari dell'accordo ci saranno comunicati più avanti, ai vv. 18-21, secondo la tecnica narrativa di inversione di cui s'è parlato, destinata a imprimere vivacità e ritmo psicologico alla narrazione.

15-21. La narrazione corre ora rapidamente verso l'epilogo. Il v. 24 ribadisce che è JHWH l'autore della guerra santa. Gli scavi hanno messo in luce abitazioni costruite a ridosso delle mura di cinta, dalle quali poteva essere facile discendere lungo il muro. La zona verso la quale Raab indirizza gli esploratori corrisponde alla regione di Gebel Qarantal, caratterizzata da luoghi scoscesi e con la presenza di numerose grotte, che offrivano un rifugio sicuro. Questa zona desertica sarà lo scenario del ritiro di Gesù, prima dell'inizio della sua vita pubblica.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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