Such a Simple Thing è il brano scelto da Ray LaMontagne per annunciare il suo settimo album di studio, dichiarazione d'intenti che torna a quel folk pastorale e sussurrato, alla sognante delicatezza acustica che connotava i suoi esordi. Dopo tanto peregrinare alla ricerca di un suono diverso, affiancato e stimolato dalle produzioni con Dan Auerbach dei Black Keys e Jim James dei My Morning Jacket, presenze che avevano certamente indirizzato il percorso dei precedenti lavori... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/ray-lamontagne-part-of-light-2018.html
Si è scelta un compito non facile Mary Gauthier, e cioè quello di comporre le undici canzoni di questo nuovo Rifles & Rosary Beads – il nono album di studio del suo percorso artistico – avvalendosi della collaborazione di anonimi veterani di guerra, per l'occasione convinti dalla cantautrice di New Orleans a mettere in musica e parole, senza mai averlo fatto prima, le piaghe della vita e i ricordi dei conflitti, l'esperienza sul campo di battaglia e le dolorose appendici umane riportate a casa, l'indifferenza della politica, la paura di fronte alla morte e altre “bazzecole” purtroppo comuni a ogni confronto bellico.... https://artesuono.blogspot.com/2018/02/mary-gauthier-rifles-rosary-beads-2018.html
Prima dei R.E.M., dei Sonic Youth e dei Nirvana, un altro grande gruppo del circuito alternativo a stelle e strisce fu ingaggiato da una major, per provare a dimostrare che certo rock nato e maturato nei bassifondi poteva diventare un business: si trattava di un trio originario di Minneapolis, con un nome assurdo — “ti ricordi?” in svedese — e trascorsi di rilievo nell’ambito dall’hardcore più feroce e senza compromessi, la cui leadership era divisa tra due compositori e cantanti impegnati anche alla chitarra (Bob Mould) e alla batteria (Grant Hart)... https://www.silvanobottaro.it/archives/4145
Come un’impronta digitale, per quanto fedele sia lascerà sempre una traccia sbiadita, così gli Interpol rischiano di essere inimitabili. Soprattutto da loro stessi. Destinati a rincorrere una totalità che solo la freschezza impacciata di una band agli esordi, somma dell’insoddisfazione entusiasta di giovani rockstar e della novità di un genere ancora poco esplorato può regalare. Fu così per Turn On The Bright Lights, era il 20 agosto 2002. Non lo è oggi. Ma 16 anni dopo, con il sesto album Marauder, il trio indie-rock newyorkese dimostra di essere ben lontano dall’appendere la chitarra al chiodo. Anzi, di essere del tutto intenzionato a ripartire proprio da quel primo lavoro che resta, come è giusto che sia, irraggiungibile... https://artesuono.blogspot.com/2018/08/interpol-marauder-2018.html
“I've got a million things to say” cantava Tom Smith in “Lights”, traccia d'apertura di “The Back Room”, esordio degli Editors del 2005. A cinque dischi di distanza, non possiamo smentirlo. Con cadenza regolare la band di Birmingham procede spedita nel proprio percorso musicale: infatti eccoci a parlare dell'ultimo “Violence”. Cosa aspettarci questa volta?... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/editors-violence-2018.html
Le ultime elezioni presidenziali statunitensi hanno generato tanti dischi pieni di rabbia, dissenso, malinconia e più in generale un clima di forte tensione. Will Sheff alle ultime elezioni non ha neanche votato ma forse come in una sorta di resilienza tutta personale, subito dopo averne conosciuto l’esito, si è chiuso in studio per scrivere un disco inaspettatamente più positivo e ottimista... https://artesuono.blogspot.com/2018/04/okkervil-river-in-rainbow-rain-2018.html
«I can’t go back / but I can make today a memory to last»: potremmo sintetizzare con questi due versi estratti dal brano The Epiphany il clima che si respira in The Deconstruction. Un disco in qualche maniera “esistenzialista” e “filosofico” nel suo piccolo, e che abbraccia significati profondi da ricercare più nei testi – ad esempio... https://artesuono.blogspot.com/2018/04/eels-deconstruction-2018.html
Lars Danielsson è un contrabbassista svedese, già leader a metà degli anni ‘80 di un gruppo con Dave Liebman, Bobo Stenson e Jon Christensen e con otto album all’attivo per l’etichetta tedesca con svariati musicisti tra i quali Tigran Hamasyan, Magnus Öström, Arve Henriksen, Nils Petter Molvær... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/lars-danielsson-paolo-fresu-summerwind.html
Questo improvvisato quintetto nato quasi per gioco, altri non sono che Bob Dylan, Jeff Lynne, Tom Petty, Roy Orbison e George Harrison. Un disco nato per scherzo, un nome creato ad arte, ed i protagonisti che non vogliono apparire nella loro reale identità: infatti, si fanno chiamare Lucky, Nelson, Otis, Lefty e Charlie T. Junior... https://www.silvanobottaro.it/archives/4142
Nel suo saper trattare con (s)confortante naturalezza temi plumbei ed ingombranti come la morte (in tutte le sue sfaccettature) Anna Von Hausswolff sembra provenire da un’altra epoca, da un altro universo. Sicuramente uno dei talenti più cristallini della scena europea, l’artista svedese ha fin qui sempre convinto e sorpreso nella sua esplorazione dell’esperienza del sacro e dell’esoterico per mezzo di un contesto sonoro difficilmente inquadrabile, ma comunque riconducibile ad un caleidoscopio di colori scuri e sonorità in bilico tra doom, drone e neoclassica... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/anna-von-hausswolff-dead-magic-2018.html