Mi costa davvero molto ammetterlo, e vorrei non fosse mai successo, ma c’è stato un periodo della mia vita in cui anche io ho guardato “Tre metri sopra il cielo”. E quale ragazza in piena fase adolescenziale negli anni 2000, non ricorda la scena in cui i protagonisti si baciano per la prima volta in quella stanza dai muri spogli, con la luce soffusa, al riparo dalla musica techno del resto del locale, mentre in sottofondo suona He’s Simple, He’s Dumb, He’s the Pilot? Sicuramente la scelta del film è opinabile, per usare un eufemismo, ma la canzone dei Grandaddy era perfetta per quella scena e soprattutto per far sognare a tutte un bacio del genere... https://artesuono.blogspot.com/2017/02/grandaddy-last-place-2017.html
Dopo le giravolte infinite, i concept citazionisti, le infatuazioni country e raga più o meno passeggere, questa nuova sortita dei Brian Jonestown Massacre rimane nei binari di uno psych rock variamente rimaneggiato che non sorprende particolarmente ma regge bene all’ascolto molto più di quanto non ceda, occasionalmente, a qualche manierismo di troppo. L’orizzonte gravitazionale è sempre un’idea di psichedelia che intreccia virtualmente i geni di diverse epoche storiche (dai sixties agli eighties ai Novanta del post shoegaze) in maniera fluida e sovente azzeccata... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/the-brian-jonestown-massacre-dont-get.html
Mark Lanegan negli ultimi anni sembra avere l’argento vivo addosso, immischiato com’è in svariati progetti/collaborazioni e persino troppo prolifico con lavori a proprio nome. L’ultimo di questi, “Phantom Radio” del 2014, ci aveva fatto un po’ storcere il naso, per la prima volta da quando l’ex Screaming Trees s’è messo in proprio. Colpa di un uso dell’elettronica un po’ forzato, sintonizzato male sulle particolarissime frequenze di Lanegan... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/mark-lanegan-gargoyle-2017.html
Thrum: un rumore sordo, basso e continuo, il pizzicare pigro e ritmico di una chitarra, in maniera quasi monotona. Joe Henry sceglie canzoni e titoli non a caso, tanto è l'amore che prova per le sue composizioni, messaggi da abbandonare al mondo, creazioni che gli spezzeranno il cuore, dice lui, ma che devono camminare con le proprie gambe, offrendo solo uno scorcio, una luce che illumina un istante. D'altronde sarebbe assai complicato imbrigliare il songwriting di Henry, quanto mai denso di allusioni e metafore, poetico nel senso più proprio del termine, senza dubbio fra i migliori in circolazione nel panorama della canzone d'autore americana... https://artesuono.blogspot.com/2017/11/joe-henry-thrum-2017.html
Sono passati quarantasette anni dall’inarrivabile capolavoro “If I Could Remember My Name” del 1971, album tra i più belli della storia del rock nella sua miracolosa sinergia tra le migliori menti della west coast californiana coordinate e dirette da un immenso David Crosby. Oggi non è più tempo di miracoli, ma di ottimi dischi sicuramente sì. Dopo l’eccellenza citata, Crosby, oltre a vicissitudini personali che l’hanno duramente provato, non è stato più all’altezza di avvicinarsi neppure lontanamente a quell’opera epocale, ed è solo da poco tempo a questa parte e dall’ultimo terzetto di album che le cose sembrano cambiare in positivo per l’ormai settantacinquenne musicista che ancora una volta dà una sterzata alla sua produzione con questo nuovo album in pochi anni... https://artesuono.blogspot.com/2017/10/david-crosby-sky-trails-2017.html
Prosegue il progetto Grinderman e dopo un primo disco ne esce un secondo che porta il titolo assai fantasioso di “2”. Il lavoro non si discosta molto dal primo, il suono è più elettrico e chitarristico, del pianoforte neanche l’ombra... https://www.silvanobottaro.it/archives/4104
Scorgi in lontananza la polvere alzata dagli zoccoli del cavallo, l'ombra solitaria che entra nel villaggio, gli stivali che toccano terra, il volto scavato e stanco per l'interminabile viaggio, la ricerca del primo saloon nei paraggi. Intuisci che sta per succedere qualcosa e che la vita di quel posto non sarà più la stessa. Sceneggiatura classica, tutti i cliché compresi, America immaginata, e la voce di Colter Wall a fare da colonna sonora, magari di un western crepuscolare girato da Sam Peckinpah... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/colter-wall-colter-wall-2017.html
Le dita delle mani sono più che sufficienti per tenere il conto degli album live davvero memorabili, spesso inutili compendi rivolti a un gruppo di fan, in cerca di una documentazione discografica di un evento vissuto o ambìto. D'altra parte, uno dei cardini di qualsiasi discografia che si rispetti resta la pubblicazione di un disco dal vivo, test essenziale per una verifica dell'effettiva consistenza artistica di una band o di un singolo musicista... https://artesuono.blogspot.com/2017/04/julia-holter-in-same-room-2017.html
Definiti un progetto “avventuroso” dalla Nonesuch, gli Offa Rex danno vita in realtà a un'operazione che, a ben vedere, di coraggioso e di “nuovo” o personale ha poco: si tratta semplicemente dell'ennesima riproposizione di classici della tradizione folk inglese, questa volta da parte dei Decemberists, ai quali Olivia Chaney si offre come vocalist d'eccezione... https://artesuono.blogspot.com/2017/08/offa-rex-queen-of-hearts-2017.html
Trump, presidente sui generis che ha spiazzato il mondo con la sua elezione e che continua a farlo con le sue uscite. Una delle sue gaffe è quando ha stretto la mano a Neil Young, del quale è sempre stato “amico e fan”, dicendogli: “You're a great American”. Perdoniamolo, ci si può dimenticare che sia canadese, ha trascorso 52 dei suoi 72 anni negli States. Young però rintuzza Trump a dovere in questo “The Visitor“: lo fa sin dall'opening track, nonchè singolo catturante, Already Great. “Farò di nuovo diventare grande l'America” dice Trump... https://artesuono.blogspot.com/2017/12/neil-young-promise-of-real-visitor-2017.html