L'America è stata costruita (anche) sulla mitologia del treno. Tra un punto e l'altro dell'immensa distesa della nazione, la ferrovia ha creato connessioni fra luoghi, persone e comunità, rendendo meno spaventoso l'isolamento umano nella proverbiale wilderness americana. La forza di questa trasformazione, che ha condotto il paese verso la prepotente modernità e ne ha generato anche uno sradicamento umano, è stata da sempre testimoniata dalle canzoni folk, intese proprio nell'accezione più profonda possibile, come racconti popolari, riflessi sulla vita quotidiana della gente... https://artesuono.blogspot.com/2016/10/billy-bragg-joe-henry-shine-light-2016.html
Nuovo punto di riferimento per la comunità “classic (folk)-rock”, Ryley Walker è certamente uno dei nuovi nomi “da copertina” del cantautorato americano, posizione conquistata con il bell'esordio dell'anno scorso, con la forza imponente dei suoi riff acustici, delle sue eloquenti interpretazioni, che hanno fatto richiamare John Martyn, Roy Harper, Nick Drake, Van Morrison, molti grandi che probabilmente lo apprezzano, o l'avrebbero apprezzato... https://artesuono.blogspot.com/2016/08/ryley-walker-golden-sings-that-have.html
Muore Prince e risorgono i Jayhawks. Traffico dei sentimenti e traffico della musica a Minneapolis. Ha detto bene Bob Mould, un tempo anima degli Hüsker Dü, rendendo a caldo il giusto merito all'autore di Purple Rain, che “tra le nostre avenue e in quei sobborghi, da nord a sud, tra black music e garage band, è successo parecchio”. Anche che una band come quella fondata da Marc Olson, Gary Louris e Mark Pearlman arrivasse ai trent'anni di attività conoscendo così la fase più opulenta della discografia americana e le settimane buie ma non prive di lampi del crowdfunding... https://artesuono.blogspot.com/2016/05/the-jayhawks-paging-mr-proust-2016.html
Se siete in attesa del seguito di “From Scotland With Love” rinunciate senza indugio alcuno all’ascolto di “Astronauts Meets Appleman”: King Creosote non ha alcuna palese intenzione di sfornare seriali concept-album, né tantomeno aspira a diventare il nuovo idolo indie-folk.
Pur avendo in parte addomesticato quell’indole anarchica e provocatoria che ha dato genesi a una copiosa quantità di progetti tra vinili, compact disc e Cd-r, il musicista scozzese non ha smarrito neanche un briciolo della sua gioiosa irriverenza stilistica, quella che gli permette di osare un’inverosimile versione cosmico/futurista della musica folk... https://artesuono.blogspot.com/2016/10/king-creosote-astronaut-meets-appleman.html
In un vecchio numero de “Il Mucchio Selvaggio” in versione settimanale, copertina coi Warrior Soul, primi anni Duemila, appariva un’intervista a Frank Black. Al tempo era ormai affermato autore solista, lontano dall’esperienza Pixies e impegnato nella promozione di Dog In The Sand, terza fatica assieme ai Pistoleros. In quella chiacchierata (e l’intervistatore mi perdonerà se non riesco a ricordare chi fosse: se un Guglielmi, un Vignola, un Cilìa o un Testani – sto andando a memoria) il buon Charles Michael Kittridge Thompson IV, alla domanda su quali fossero le cose belle e brutte del periodo con Kim Deal, Joey Santiago e David Lovering, rispondeva più o meno che aveva apprezzato i concerti pieni e i dischi ben recensiti, sottolineando però che per quegli anni provava un leggero rammarico per la mancanza di auto-editing... https://artesuono.blogspot.com/2016/10/pixies-head-carrier-2016.html
Sono passati ben quattro anni da Home Again, debut album di Michael Kiwanuka. Io quell’album lo divorai come pochi. Voi ve lo ricordate?
Una vera sorpresa cosi’ distante dalle mode del momento, che andava a riprendere fedelmente le sonorità Soul a me care, dove ogni pezzo ti stendeva al primo colpo.
Home Again è stato per me (e tanti altri, credo) uno scrollone emozionale non indifferente e davvero provvidenziale in difficoltosi tempi di incertezze che stavo vivendo, ed ha permesso in una scala globale all’ascesa del movimento definito “nu-soul” di cui fanno parte giovani speranze dalle voci portentose e strabordanti d’anima come Leon Bridges, Sampha, Kwabs e Llanne La Havas.
Un exploit devastante, poi quel timido ragazzo portentoso è sparito, un po’ à la Jamie Woon: per fortuna ora siamo qua a raccontare del suo secondo attesissimo lavoro... https://artesuono.blogspot.com/2016/08/michael-kiwanuka-love-hate-2016.html
Messo in soffitta il suo alter ego musicale, la creatura Crooked Fingers, pseudonimo sotto il quale si celava l'identità di un autore piuttosto che il percorso vero e proprio di una band, Eric Bachmann torna ad esporsi in prima persona, attraverso il suo terzo disco solista. L'omonimo titolo sembra sottolineare una sorta di ripartenza, facendo tabula rasa del passato. Non è esattamente così, ma resta evidente la distanza dal primo lavoro, Short Careers, che non era altro che una colonna sonora a carattere strumentale, e altrettanto da quel To the Races, in buona parte acustico e folkie nell'animo... https://artesuono.blogspot.com/2016/04/eric-bachmann-eric-bachmann-2016.html
A prima vista, l’impatto col nuovo full length dei Nothing, ‘Tired Of Tomorrow’, restituisce un violento nichilismo ed un “no future” decisamente punk. Il punto di forza della band di Philadelphia sta proprio nel proporre tematiche quali la negatività della condizione umana, nonché la misantropia, usando però uno stile formale ben lontano dalla rabbia urlata nel microfono unita a chitarre usate come grattugie, muovendosi invece fra territori rock in cui domina il tocco delicato... https://artesuono.blogspot.com/2016/05/nothing-tired-of-tomorrow-2016.html
Chiaramente, Dylan LeBlanc non è quell’artista a cui si guarda quando si cerca l’estro, la scintilla. Però un Americana interpretata in modo sentito, suonato e prodotto come si deve, sì, e questo “Cautionary Tale”, con il suo spirito più scarno e suggestivo, lo pone in una luce ancora migliore sotto questo aspetto, diluendo quell’immagine da drama queen del cantautorato che avvolgeva la sua prima, giovane carriera... https://artesuono.blogspot.com/2016/02/dylan-leblanc-cautionary-tale-2016.html
La sfida era notevole: riportare la musica folk al centro dell’attenzione del pubblico, con un progetto che non si ponesse limiti strutturali e culturali.
E’ il 2011 quando Iarla Ó Lionáird, Martin Hayes, Caoimhin Ó Raghallaigh, Thomas Bartlett e Dennis Cahill, partendo dagli Stati Uniti, intraprendono una tournée con il primo supergruppo folk della storia. Tre anni dopo arriva finalmente il primo album e la consacrazione da parte di critica e pubblico: sono nati i Gloaming... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/the-gloaming-2-2016.html