Dagli ascolti e dalle associazioni più o meno convergenti, Steve Wynn ha sempre cavato idee di notevole caratura. Si pensi a quando fu travolto dal frastuono perfetto di Bruce Springsteen e Little Steven in “Candy’s Room”, durante il “Darkness Tour” nel 1978, e decise come dovesse essere il suo imprinting sonoro. Apprendere oggi che la scintilla si sia nuovamente accesa ascoltando “Donuts” di J Dilla, creando una formula del tutto vincente, non è poi così stridente come sembra... https://artesuono.blogspot.com/2019/05/the-dream-syndicate-these-times-2019.html
It’s Too Late, è troppo tardi, annuncia il brano d’apertura del nuovo album di Michael Chapman, ma deve trattarsi di un malinteso: come può un simile titolo riferirsi a questo arzillo 78enne che due anni fa ci deliziava con la celebrazione di dieci lustri di carriera che tanto era piaciuta dalle nostre parti, grazie anche all’ottima produzione di Steve Gunn? ... https://artesuono.blogspot.com/2019/03/michael-chapman-true-north-2019.html
Celia è il nuovo lavoro discografico di Angélique Kidjo, l’artista che da quando se n’è andata Miriam Makeba è diventata la nuova Mama Africa. Nata e cresciuta a Ouidah, quella del “viceré” di Bruce Chatwin (da cui Herzog trasse il suo bellissimo Cobra Verde), da anni è cittadina del mondo, vivendo random tra Parigi e New York. Anche i suoi ultimi lavori discografici sono nomadi. A partire da una trilogia con cui la Kidjo ha voluto indagare le influenze della musica africana nel mondo, una ricerca fatta seguendo le orme della diaspora che ha riguardato il continente... https://artesuono.blogspot.com/2019/05/angelique-kidjo-celia-2019.html
Si muove su un equilibrio compassionevole e sperimentatore Tip Of The Sphere, un disco dalla natura nebulosa e mistica, quasi un salto nel buio che al posto della paura provoca un’avvolgente fascinazione. Nel tentativo di dare un ordine al suo inarrestabile processo creativo, il cantautore americano fluttua attraverso una serie di canzoni guidate da un dadaismo itinerante e da una grazia oscura. Col suo nono lavoro, Cass McCombs continua a fare progressi nel pantheon dei cantautori americani, vestendosi da plasmatore del proprio mondo, mostrando radici ferme tanto nel terreno post-punk degli esordi quanto in un’ancestrale sospensione di ombre polverose e maschere imperfette... https://artesuono.blogspot.com/2019/04/cass-mccombs-tip-of-spheres-2019.html
Seguendo i National da molti anni, non mi aspettavo di incontrare nel loro percorso artistico una tappa come quella rappresentata da “I Am Easy To Find”. L’operazione di decostruzione di questo lungo album (un’opera di più di un’ora spalmata su 16 brani), da parte di chi scrive, ha avuto davvero poco di “easy”. Potremmo dire che questo sia un meta-album, un racconto/dialogo che... https://artesuono.blogspot.com/2019/05/the-national-i-am-easy-to-find-2019.html
Seguendo i National da molti anni, non mi aspettavo di incontrare nel loro percorso artistico una tappa come quella rappresentata da “I Am Easy To Find”. L’operazione di decostruzione di questo lungo album (un’opera di più di un’ora spalmata su 16 brani), da parte di chi scrive, ha avuto davvero poco di “easy”. Potremmo dire che questo sia un meta-album, un racconto/dialogo che... https://artesuono.blogspot.com/2019/05/the-national-i-am-easy-to-find-2019.html
Venticinque anni di Wilco: un buon pretesto per fare bilancio. Ode To Joy, il loro undicesimo album, in effetti lo fa, ma le somme che tira riguardano tanto le cose della vita che la parabola musicale. Anzi, più che tirare le somme è un raccogliere detriti, macinare le scorie... https://artesuono.blogspot.com/2019/10/wilco-ode-to-joy-2019.html
Glen Hansard non si ferma mai, torna sulla scena con This Wild Willing, quarto album in studio, registrato nei France’s Black Box Studios. Come racconta in un video presente sul suo sito, l’album prende forma nell’intimità di una stanza dell’Irish Cultural Centre a Parigi. Un mese di tempo per trasformare idee in canzoni, una scrivania e un letto singolo... https://artesuono.blogspot.com/2019/04/glen-hansard-this-wild-willing-2019.html
“Qualche settimana dopo che Guy aveva lasciato questo mondo ci riunimmo tutti, noi amici più stretti, nello studio fotografico di Jim McGuire, a Nashville. Jim stese un po' di foto su un tavolo. Queste viste tutte insieme formavano la storia della vita di Guy. Io lo conobbi che ero giovanissimo, infatti in alcune di quelle foto ero solo una silhouette sfuggente, ai margini di qualche inquadratura. Era appena trentatreenne quando lo conobbi, io vent'anni o qualcosa di meno. L'ho sempre visto giovane e incapace di invecchiare. Me lo sono goduto, il mio amico. So che lascerò questo mondo con un solo rimorso: quello di non aver mai composto una canzone intitolata 'Guy Clark'“... https://artesuono.blogspot.com/2019/04/steve-earle-dukes-guy-2019.html
Archiviata nel 2016 l’avventura con i Richmond Fontaine a favore di una sempre più assorbente attività di romanziere, Willy Vlautin torna sulle scene musicali con il suo side project, The Delines, e un disco, The Imperial, seguito dell’ottimo Colfax, risalente ormai a cinque anni fa. Una pubblicazione, questa, che se da un lato consolerà i tanti fan afflitti dalla chiusura della “casa madre”, grazie a standard qualitativi come sempre elevati, dall’altro, conferma che, nonostante le tempistiche dilatate, i Delines sono qualcosa in più di un semplice esperimento o l’estemporaneo divertissement di un gruppo di musicisti provenienti da diverse estrazioni... https://artesuono.blogspot.com/2019/02/the-delines-imperial-2019.html