Non è facile recensire un disco di Springsteen, quando si è fan: se sei oggettivo fai torto a te stesso, se non lo sei, fai torto a chi legge. E poi, è un dato di fatto, il Boss è un artista divisivo: per alcuni è una fede, per altri un vecchio bollito che non fa un disco decente da… (ogni detrattore ha il suo anno preferito per indicare l’inizio del declino)... https://artesuono.blogspot.com/2019/06/bruce-springsteen-western-stars-2019.html
Io il paradiso me lo immagino così: un mixer collegato a un sistema potentissimo che ti permette di giocare con le singole tracce degli strumenti dei tuoi dischi preferiti. Scegli un album o la canzone che vuoi e, togliendo cose o aggiungendone altre, ricrei il tuo mix secondo quello che ci senti dentro e, magari, in uno di quegli esperimenti ti capita di scoprire la vera natura del tuo artista del cuore. In una situazione del genere, con un disco come “Remain in Light” dei Talking Heads ci sarebbe davvero da divertirsi, considerando la fusione di stili che contribuisce alla sua unicità e quello che arriva a ciascun ascoltatore... https://artesuono.blogspot.com/2018/07/angelique-kidjo-remain-in-light-2018.html
Quando ho messo su “You Won’t Get What You Want” dei Daughters pensavo di aver messo su per errore “Skeleton Tree” di Nick Cave, infatti inizia con la stessa nota continua e distorta; mi son bastati poi in realtà due secondi per capire che non avevo sbagliato file e che mi trovavo in un’altra zona della disperazione, quella dove volutamente manca la poesia. Perché non vi è poesia nei nostri incubi peggiori ma solo flash, immagini terrificanti di città vuote, capelli che si muovono e acqua stantia... https://artesuono.blogspot.com/2018/11/daughters-you-wont-get-what-you-want.html
David Crosby non ci ha abituato a frequenti uscite discografiche, a oltre quarant’anni da If I Could Only Remember My Name del ’71, in mezzo ci sono stati solo due dischi: Oh Yes I Can del ’89 e Thousand Roads del ’93. Se è facile pensare che questo sia il suo commiato musicale le canzoni non lo sono affatto. Undici brani quasi tutti a sua firma, l’aiuto del figlio Raymond, di Mark Knopfer e di Wynton Marsalis, danno un tocco di notevole presenza ad alcuni pezzi dell’album... https://www.silvanobottaro.it/archives/4148
La prolifica produzione del chitarrista Bill Frisell continua e si arricchisce di questo nuovo lavoro in solo per la Okeh Records, “Music IS”, con l'ennesima supervisione dell'amico e fidato consigliere Lee Townshend. Frisell imbraccia chitarre elettriche e acustiche, a piccoli tratti anche ukulele e basso e come sempre nel suo stile, macchinette che modulano i suoni... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/bill-frisell-music-is-2018.html
Such a Simple Thing è il brano scelto da Ray LaMontagne per annunciare il suo settimo album di studio, dichiarazione d'intenti che torna a quel folk pastorale e sussurrato, alla sognante delicatezza acustica che connotava i suoi esordi. Dopo tanto peregrinare alla ricerca di un suono diverso, affiancato e stimolato dalle produzioni con Dan Auerbach dei Black Keys e Jim James dei My Morning Jacket, presenze che avevano certamente indirizzato il percorso dei precedenti lavori... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/ray-lamontagne-part-of-light-2018.html
Si è scelta un compito non facile Mary Gauthier, e cioè quello di comporre le undici canzoni di questo nuovo Rifles & Rosary Beads – il nono album di studio del suo percorso artistico – avvalendosi della collaborazione di anonimi veterani di guerra, per l'occasione convinti dalla cantautrice di New Orleans a mettere in musica e parole, senza mai averlo fatto prima, le piaghe della vita e i ricordi dei conflitti, l'esperienza sul campo di battaglia e le dolorose appendici umane riportate a casa, l'indifferenza della politica, la paura di fronte alla morte e altre “bazzecole” purtroppo comuni a ogni confronto bellico.... https://artesuono.blogspot.com/2018/02/mary-gauthier-rifles-rosary-beads-2018.html
Prima dei R.E.M., dei Sonic Youth e dei Nirvana, un altro grande gruppo del circuito alternativo a stelle e strisce fu ingaggiato da una major, per provare a dimostrare che certo rock nato e maturato nei bassifondi poteva diventare un business: si trattava di un trio originario di Minneapolis, con un nome assurdo — “ti ricordi?” in svedese — e trascorsi di rilievo nell’ambito dall’hardcore più feroce e senza compromessi, la cui leadership era divisa tra due compositori e cantanti impegnati anche alla chitarra (Bob Mould) e alla batteria (Grant Hart)... https://www.silvanobottaro.it/archives/4145
Come un’impronta digitale, per quanto fedele sia lascerà sempre una traccia sbiadita, così gli Interpol rischiano di essere inimitabili. Soprattutto da loro stessi. Destinati a rincorrere una totalità che solo la freschezza impacciata di una band agli esordi, somma dell’insoddisfazione entusiasta di giovani rockstar e della novità di un genere ancora poco esplorato può regalare. Fu così per Turn On The Bright Lights, era il 20 agosto 2002. Non lo è oggi. Ma 16 anni dopo, con il sesto album Marauder, il trio indie-rock newyorkese dimostra di essere ben lontano dall’appendere la chitarra al chiodo. Anzi, di essere del tutto intenzionato a ripartire proprio da quel primo lavoro che resta, come è giusto che sia, irraggiungibile... https://artesuono.blogspot.com/2018/08/interpol-marauder-2018.html
“I've got a million things to say” cantava Tom Smith in “Lights”, traccia d'apertura di “The Back Room”, esordio degli Editors del 2005. A cinque dischi di distanza, non possiamo smentirlo. Con cadenza regolare la band di Birmingham procede spedita nel proprio percorso musicale: infatti eccoci a parlare dell'ultimo “Violence”. Cosa aspettarci questa volta?... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/editors-violence-2018.html