Con cognizione di causa ma senza orgoglio, dichiaro di essere stato sul punto di gettare la spugna riguardo a Mark Kozelek. Non mi ha spaventato la decisiva transizione (rappresentata da “Benji”) da una forma-canzone già molto libera al puro e semplice monologo, un recitar-cantare dal quale sembra non esserci più ritorno. Ho invece avvertito e sofferto, appena sei mesi fa, il cattivo presagio insito in “Universal Themes”: vale a dire, il quasi totale abbandono della scrittura musicale – alle soglie dell'automatismo – in favore della più viscerale verbosità, nell'ansia di esplicitare ogni accadimento del diario personale di un (non più giovane) artista... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/sun-kil-moon-jesu-2016.html
Proprio vero che a volte il salto di qualità richiede la giusta spinta.
Prendete i Cool Ghouls, uno dei quartetti più promettenti nella sempre vivacissima scena rock underground di San Francisco, fino a ieri etichettabile come interessante ma non certo tra gli indispensabili della categoria. A prefigurare una svolta, nel loro caso, è stata la scelta di affidare la produzione della loro opera terza – questo “Animal Races” – a uno dei padrini della Bay Area, Kelley Stoltz, che ha registrato il disco direttamente nel suo Electric Duck studio coadiuvato da quel Mikey Young (australiano, uno dei Total Control) che aveva già lavorato con loro per il notevole predecessore, “A Swirling Fire Burning Through The Rye”, oltreché con Twerps e Royal Headache... https://artesuono.blogspot.com/2016/12/cool-ghouls-animal-races-2016.html
Dovessimo offrirne una sintetica definizione enciclopedica Mereghetti-style, dei Lumineers diremmo una cosa all’incirca così: “Newyorkesi di stanza a Denver, i tre sono esteti di un delicato folk pop contemporaneo e cultori di una scrittura semplice e lineare guidata da suggestioni romantiche all’insegna di un chiaroscuro che indulge più alla luce che all’oscurità.”... https://artesuono.blogspot.com/2016/04/the-lumineers-cleopatra-2016.html
Sono ormai sette anni che Jeff Healy ci manca, da quando, il 2 marzo del 2008, a soli quarantun anni, se ne andò per quel feroce retinoblastoma che lo afflisse tutta la vita, rendendolo cieco fin dall'infanzia. Precocissimo musicista, dotato di una pertinacia fuori dal comune, che gli consentì, nonostante la menomazione, di coltivare una tecnica sopraffina e uno stile unico (la Stratocaster appoggiata sulle ginocchia e la mano sinistra a ricamare migliaia di bend notes), Healey arrivò al successo con la foto di Hendrix nel taschino della giacca e la benedizione urbi et orbi di Stevie Ray Vaughn, uno dei primi a comprendere lo smisurato talento del giovane canadese... https://artesuono.blogspot.com/2016/04/jeff-healey-heal-my-soul-2016.html
Di nuovo in forma. L'effimero miraggio mainstream nel quale si erano persi i Band of Horses con il precedente album del 2012, Mirage Rock appunto, aveva fatto pensare a una prematura parabola discendente per il gruppo americano. E invece dopo una salutare pausa discografica di quattro anni – escludendo il live Acoustic at The Ryman del 2014 – eccoli tornare con un disco convincente come Why are you ok, il quinto in carriera. Una curiosità: Ben Bridwell, voce e autore principale della band, ha dichiarato di aver registrato buona parte delle demo dei nuovi brani di notte, in casa e in solitaria, in modo da poter passare di giorno più tempo possibile con i propri quattro figli... https://artesuono.blogspot.com/2016/06/band-of-horses-why-are-you-ok-2016.html
Diavolo (o angelo, a giudicare dalla voce) d'un uomo. Prima impiega diciotto anni, il tempo che un figlio diventi grande, per dare un seguito a If I Could Only Remember My Name, e manca il bersaglio. Poi lascia passare un altro quarto di secolo, e cava fuori un disco, Croz, splendido nella scrittura, a dir poco incerto nei suoni, come se fossimo ancora nella patina laccata degli Ottanta. Passano solo due anni, e David Crosby, anni settantacinque, un fegato trapiantato, alle spalle alcuni quintali di polveri chimiche consumate, tira fuori fuori un disco che se non può raggiungere l'intensità emotiva epocale di If I Could, (allora tutta la West Coast andò a dare una mano al baffone per speziare al meglio il capo d'opera), se non altro ne è, finalmente, il degno seguito... https://artesuono.blogspot.com/2016/11/david-crosby-lighthouse-2016.html
Lo strappo stilistico che Damien Jurado ha portato a termine nel 2010, con “Saint Bartlett”, ha in parte deluso chi l’aveva precocemente eletto come l’erede di Elliott Smith. Abbandonata l’estetica lo-fi, con la complicità e l’amicizia di Richard Swift, il musicista ha abbracciato una filosofia sonora più affine al biasimato cantautorato psichedelico dei tardi anni 70, piuttosto che alla stirpe neo-folk del nuovo millennio... https://artesuono.blogspot.com/2016/04/damien-jurado-visions-of-us-on-land-2016.html
Dopo avere assistito ad un concerto di Wilco si ha come la sensazione che la band di Jeff Tweedy sia l'ultima depositaria dei canoni della musica americana e che nessuno oggi sappia suonare così, sia per perizia di mezzi che per feeling. A prescindere da ciò, basterebbe scorrere i singoli capitoli dell'intera discografia per notare come il livello di scrittura dei nostri si sia sempre attestato su livelli elevatissimi, grazie ad una formula che coniuga l'obliquità di un'attitudine indipendente con una sensibilità che scaturisce dal collocarsi in un continuum con quanto di meglio il rock abbia prodotto dai '60 ai '70... https://artesuono.blogspot.com/2016/09/wilco-schmilco-2016.html
Si muove dal folk all’indie-rock, sperimenta col violino, canta l’amore esplorandone le caratteristiche meno ortodosse. Are You Serious è forse il lavoro più versatile di Andrew Bird dopo i recenti album legati a temi o sonorità specifiche. Tende al pop, nelle strutture e nelle costruzioni melodiche, ma ricercatezza e sensibilità ne fanno un prodotto che va oltre questa definizione.
Andrew Bird, partito come violinista (Music of Hair del 1996), ha successivamente esplorato la sua vena artistica abbracciando chitarra e mandolino, e dimostrando un impegno profondo e sofisticato nella scrittura dei testi... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/andrew-bird-are-you-serious-2016.html
A «We were here/We disappear», recitano Hutch Harris, Kathy Foster e Westin Glass, aka The Thermals, in The Great Dying, fulcro del loro settimo album in studio intitolato appunto We Disappear. Che sia davvero l’ultimo atto per il trio di Portland, tornato a tre anni da Desperate Ground? La conferma l’avremo più avanti, ma quel che è certo è che i tre, ripigliatisi dall’esperienza indie, hanno deciso di dedicarsi nuovamente al caro vecchio punk-rock declinandolo a tratti in chiave power (J Mascis e Dinosaur Jr. ringraziano), al fianco del fidato produttore Chris Walla, ex Death Cab For Cutie... https://artesuono.blogspot.com/2016/04/the-thermals-we-disappear-2016.html