Lo strappo stilistico che Damien Jurado ha portato a termine nel 2010, con “Saint Bartlett”, ha in parte deluso chi l’aveva precocemente eletto come l’erede di Elliott Smith. Abbandonata l’estetica lo-fi, con la complicità e l’amicizia di Richard Swift, il musicista ha abbracciato una filosofia sonora più affine al biasimato cantautorato psichedelico dei tardi anni 70, piuttosto che alla stirpe neo-folk del nuovo millennio... https://artesuono.blogspot.com/2016/04/damien-jurado-visions-of-us-on-land-2016.html
Dopo avere assistito ad un concerto di Wilco si ha come la sensazione che la band di Jeff Tweedy sia l'ultima depositaria dei canoni della musica americana e che nessuno oggi sappia suonare così, sia per perizia di mezzi che per feeling. A prescindere da ciò, basterebbe scorrere i singoli capitoli dell'intera discografia per notare come il livello di scrittura dei nostri si sia sempre attestato su livelli elevatissimi, grazie ad una formula che coniuga l'obliquità di un'attitudine indipendente con una sensibilità che scaturisce dal collocarsi in un continuum con quanto di meglio il rock abbia prodotto dai '60 ai '70... https://artesuono.blogspot.com/2016/09/wilco-schmilco-2016.html
Si muove dal folk all’indie-rock, sperimenta col violino, canta l’amore esplorandone le caratteristiche meno ortodosse. Are You Serious è forse il lavoro più versatile di Andrew Bird dopo i recenti album legati a temi o sonorità specifiche. Tende al pop, nelle strutture e nelle costruzioni melodiche, ma ricercatezza e sensibilità ne fanno un prodotto che va oltre questa definizione.
Andrew Bird, partito come violinista (Music of Hair del 1996), ha successivamente esplorato la sua vena artistica abbracciando chitarra e mandolino, e dimostrando un impegno profondo e sofisticato nella scrittura dei testi... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/andrew-bird-are-you-serious-2016.html
A «We were here/We disappear», recitano Hutch Harris, Kathy Foster e Westin Glass, aka The Thermals, in The Great Dying, fulcro del loro settimo album in studio intitolato appunto We Disappear. Che sia davvero l’ultimo atto per il trio di Portland, tornato a tre anni da Desperate Ground? La conferma l’avremo più avanti, ma quel che è certo è che i tre, ripigliatisi dall’esperienza indie, hanno deciso di dedicarsi nuovamente al caro vecchio punk-rock declinandolo a tratti in chiave power (J Mascis e Dinosaur Jr. ringraziano), al fianco del fidato produttore Chris Walla, ex Death Cab For Cutie... https://artesuono.blogspot.com/2016/04/the-thermals-we-disappear-2016.html
A ideale chiusura di una trilogia della saggezza, A Cure for Loneliness (bellissimo titolo) segue il percorso solista di rinascita che Peter Wolf inaugurò nel 2002 con Sleepless. Settant'anni lo scorso marzo, mai particolarmente prolifico come altri suoi “ingombranti” colleghi, Wolf è un musicista che si concede quando ha qualcosa da dire. Ha vissuto intensamente, saggiando il sapore della vittoria insieme alla J Geils Band, ha macinato miglia e concerti, in un'educazione in pubblico che è stata la quintessenza della sua formazione da animale da palco... https://artesuono.blogspot.com/2016/05/peter-wolf-cure-for-loneliness-2016.html
Non ci siamo occupati molto spesso di Bruce Hornsby malgrado la qualità media, anche medio alta, della sua produzione. Hornsby che ha esordito negli anni ottanta con la sua band Bruce Hornsby & The Range (con il grande successo The Way It Is), ha poi proseguito una carriera come solista, con un trio, con Ricky Skaggst come membro dei Grateful Dead (con cui ha suonato più di cento date, compresi i concerti dello scorso anno, il Fare Thee Well Tour) e con l'attuale band: The Noisemakers... https://artesuono.blogspot.com/2016/09/bruce-hornsby-noisemakers-rehab-reunion.html
Bello il titolo e ancor più bello il disco di Peter Wolf “Midnight Souvenirs“.
Non si può certamente dire che il nostro sessantaquattrenne cantautore non abbia rispettato il motto di “pochi ma buoni” perché infatti nei venticinque anni di carriera musicale la sua produzione discografica non ha riempito i scaffali dei negozi di dischi e neanche le tasche della sue case discografiche. Ha inciso infatti solo sette album, l’ultimo “Sleepless” risale a otto anni fa ed è considerato tra i primi 500 album di tutti i tempi per la rivista Rolling Stones... https://www.silvanobottaro.it/archives/4038
Tramite la sbornia ecologista in compagnia dei giovani Promise Of The Real inaugurata da “Monsanto Years” (2015) e tradotta live dal doppio “Earth” (2016) e, soprattutto, un eccellente tour che ha toccato anche l’Italia, Neil Young ha confermato che una buona fetta della sua tarda parte di carriera ha preso la piega dell’attivismo. Così, il di poco successivo “Peace Trail”, stavolta creato soltanto con due sessionmen di sezione ritmica (uno scafato, Jim Keltner, e uno relativamente nuovo, Paul Bushnell), riattiva anche le sinapsi delle sorti del vivere associato con un approfondimento a tutto campo (discriminazioni, crisi, ritratti di antieroi etc)... https://artesuono.blogspot.com/2016/12/neil-young-peace-trail-2016.html
Da sempre le canzoni di Andy Shauf hanno il raro potere di trasportare l'ascoltatore nelle storie che raccontano, o, in questo caso, anche solo nelle brevi epifanie quasi oniriche con cui si potrebbe descrivere questa “festa”, il classico house party americano: la ragazza che balla, sola, sotto gli occhi di tutti (“Eyes of Them All”), la coppia sempre sull'orlo del litigio (“The Worst in You”), il corteggiamento fuori luogo (“Quite Like You”)... https://artesuono.blogspot.com/2016/06/andy-shauf-party-2016.html
Il 75enne cantautore del New Jersey, che ha iniziato la sua carriera in coppia con Art Garfunkel, sorprende ancora una volta per la freschezza della voce e del suo approccio alla musica. A 5 anni dall’ultimo album in studio, So beautiful or so what, acclamatissimo dalla critica, Paul meraviglia con undici tracce (16 nella versione speciale che comprende 5 bonus track) in cui si diverte a sperimentare, regalando un suono innovativo ma che riesce ad essere familiare per chi ascolta... https://artesuono.blogspot.com/2016/06/paul-simon-stranger-to-stranger-2016.html