Ouroboros è il classico disco che fa riflettere, che ti fa chiederete se l’artista in questione sia in preda di una qualche crisi d’identità. Con i suoi primi quattro album Ray LaMontagne aveva conquistato i cuori con suono rétro ma non iper-calcolato, tanto che la suggestione ha portato qualcuno a vederlo come ipotetico quarto cantante della Band, con quella voce fra Rick Danko e Richard Manuel – poi è arrivato Supernova (2014), dissennato album prodotto per mano di Dan Auerbach (Black Keys), che sembrava aver tirato una bomba su tutto ciò di buono fatto fino ad allora... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/ray-lamontagne-ouroboros-2016.html
Un caseggiato solitario illuminato da un cono di luce come in un quadro di Edward Hopper; un cavallo nero avvolto dalle fiamme; le rive di un lago divorate da alti roghi; una visione diafana scuote in modo irreale il panorama circostante; una luna bidimensionale crea un ampio gorgo nelle placide acque di un lago. Messe in fila, le copertine degli album dei Besnard Lakes compongono una piccola galleria dell'inquietudine, del paranormale e di qualsiasi invisibile “oltre” in grado di scavalcare la sfera della percezione. Un culto di tutto quanto è inspiegabile che, fin dalla prima ora, si riverbera in liriche pregne di simbolismo e di spiritualità, e che si applica a livello sonoro in traiettorie sospese, spesso epiche e orchestrate, talvolta spettrali, ma non necessariamente oscure come ci si potrebbe aspettare... https://artesuono.blogspot.com/2016/02/the-besnard-lakes-coliseum-complex.html
Prosegue bene quest’annata musicale con Roky Erickson che insieme alla band texana degli Okkervil River pubblica “True Love Cast Out All Evil” disco che arriva dopo quindici anni da “All That May Do My Rhyme”.
Per la comprensione dell’uomo e del disco è utile tenere presente che la vita di Erickson è stata particolarmente segnata da una serie di vicissitudini. La lista è lunga, Roky, infatti, ha avuto problemi con la giustizia e la droga nei tempi passati e con la schizofrenia in tempi recenti. Ora completamente ristabilito e grazie a certi contatti: Will Sheff e Andrew Savage, manager degli Okkervil River, è ritornato in auge con questo nuovo album... https://www.silvanobottaro.it/archives/4046
Musica per l’atrio di un hotel di Tokyo degli anni ’80»: è così che Devendra Banhart sintetizza le atmosfere del suo ultimo album, Ape in Pink Marble. Del resto il cantautore americano è famoso per le sue dichiarazioni stravaganti e surreali, quanto per i testi delle canzoni, fatte di doppi sensi e giochi di parole, e le musiche, raffinate architetture di pop minimale, quasi bozzetti intenzionalmente incompiuti che raccontano storie popolate da strani personaggi... https://artesuono.blogspot.com/2016/10/devendra-banhart-ape-in-pink-marble-2016.html
Già membro dei Lower Dens nonché frontman del progetto Tulsa, Carter Tanton con il suo secondo album “Freeclouds” (2011) non era riuscito a mettere a fuoco alcune discordanze stilistiche. La commistione di vecchia musica country e indie-pop suonava ibrida e poco convincente, nonostante la buona caratura del songwriting.
Mavis Staples (con Bettye LaVette) è rimasta, tra le grandi voci della soul music ancora in attività, quella in grado di regalarci emozioni e bei dischi: in teoria ce ne sarebbero altre, ma Aretha Franklin non fa più un disco decente da oltre trent’anni, Diana Ross pure, Tina Turner pare essersi ritirata, ma anche lei campava a furia di duetti con Ramazzotti, Gladys Knight e Dionne Warwick continuano a fare album di onesto crossover tra pop e blanda musica soul, ma non erano mai state tra le vessillifere del R&B più sanguigno... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/mavis-staples-livin-on-high-note-2016.html
Settimo album solista (senza considerare la raccolta di outtakes del 2009, Failed Songs) per Matt Elliott: la quiete prima della tempesta, verrebbe da dire parafrasando il titolo del disco e di una title track che parla di un imminente temporale descrivendo riflessioni personali e fogli di carta che svolazzano in una stanza. Una buona metafora anche per la musica dello stesso Elliott, da sempre intesa come un pulsare di suoni in movimento tra stratificazioni folk e crescendo, approccio minimale e voci fruscianti... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/matt-elliott-calm-before-2016.html
Chi scrive di musica mai avrebbe pensato di poter nuovamente (o per la prima volta, nella stragrande maggioranza dei casi fra cui questo) riprendere in mano la penna per cimentarsi riguardo i Violent Femmes. Il loro silenzio, intervallato da sporadiche apparizioni dal vivo, sembrava di quelli senza via d’uscita. Invece lo scorso anno ecco “Happy New Year”, EP di quattro tracce licenziato in occasione del Record Store Day, mentre adesso è tempo del vero ritorno discografico per Gordon Gano e Brian Ritchie... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/violent-femmes-we-can-do-anything-2016.html
Con cognizione di causa ma senza orgoglio, dichiaro di essere stato sul punto di gettare la spugna riguardo a Mark Kozelek. Non mi ha spaventato la decisiva transizione (rappresentata da “Benji”) da una forma-canzone già molto libera al puro e semplice monologo, un recitar-cantare dal quale sembra non esserci più ritorno. Ho invece avvertito e sofferto, appena sei mesi fa, il cattivo presagio insito in “Universal Themes”: vale a dire, il quasi totale abbandono della scrittura musicale – alle soglie dell'automatismo – in favore della più viscerale verbosità, nell'ansia di esplicitare ogni accadimento del diario personale di un (non più giovane) artista... https://artesuono.blogspot.com/2016/03/sun-kil-moon-jesu-2016.html
Proprio vero che a volte il salto di qualità richiede la giusta spinta.
Prendete i Cool Ghouls, uno dei quartetti più promettenti nella sempre vivacissima scena rock underground di San Francisco, fino a ieri etichettabile come interessante ma non certo tra gli indispensabili della categoria. A prefigurare una svolta, nel loro caso, è stata la scelta di affidare la produzione della loro opera terza – questo “Animal Races” – a uno dei padrini della Bay Area, Kelley Stoltz, che ha registrato il disco direttamente nel suo Electric Duck studio coadiuvato da quel Mikey Young (australiano, uno dei Total Control) che aveva già lavorato con loro per il notevole predecessore, “A Swirling Fire Burning Through The Rye”, oltreché con Twerps e Royal Headache... https://artesuono.blogspot.com/2016/12/cool-ghouls-animal-races-2016.html