In principio era la Parola, e la Parola era presso Simone Jeffes. Poi una malattia se l’è portato via, allora la Parola ha trovato ospitalità presso il figlio, Arthur. Era così che l’orchestra del “caffé pinguino” diventava semplicemente Penguin Café e licenziava il primo disco nella nuova incarnazione, un Imperfet Sea che ha convinto, ma senza riuscire a colmare davvero la scomparsa di Simon. Tutto sommato, però, meglio che una totale estinzione dei pinguini… Cosa che i pinguini, quelli veri che popolano l’Antartide e altri territori ghiacciati, rischiano davvero... https://artesuono.blogspot.com/2019/10/penguin-cafe-handfuls-of-night-2019.html
E’ un abbraccio fraterno quello che ci offrono dalla copertina del nuovo album Ballaké Sissoko e Baba Sissoko. I due cugini sono quasi coetanei, Baba è nato nel 1963, Ballaké cinque anni dopo, entrambi a Bamako, entrambi in famiglie di musicisti molto conosciuti. Djelimady Sissoko, padre di Ballaké, non desiderava che suo figlio maggiore scegliesse la via della musica. Così Ballaké ha imparato a suonare la kora da autodidatta ed è entrato a far parte dell’Ensemble instrumental du Mali a soli tredici anni, alla morte del padre, nel 1981 – proprio mentre Baba sostituiva il padre, Djeli Madou Sissoko che aveva potato per andare in pensione... https://artesuono.blogspot.com/2019/12/ballake-sissoko-baba-sissoko-sissoko.html
La rassegnazione è il senso ultimo di Ghosteen. “Everybody’s losing someone”, pronuncia con la gola quasi chiusa, Nick Cave, in Hollywood, ultimo brano del disco e scioglimento del sogno. La rassegnazione di una perdita estrema; la rassegnazione che non è possibile superare quel dolore, e forse neanche conviverci, “It’s a long way to find peace of mind, peace of mind”. Rassegnarsi che alla fine perdere un figlio è un avvenimento possibile, un qualcosa che può accadere e che accade a chiunque... https://artesuono.blogspot.com/2019/10/nick-cave-and-bad-seeds-ghosteen-2019.html
La musica non ha mai avuto confini, poiché è lo stesso uomo che la produce a non averli. Se abbiamo dei confini, generalmente, dobbiamo dare la colpa a noi stessi che non ci spingiamo più in là del nostro naso. Può accadere che quei confini, quei limiti ci vengano imposti, e a quel punto è difficile contrastarli, ma vale la pena tentare. Ci sono culture e civiltà che i confini li vivono per poi viverli nel loro continuo oltrepassamento... https://artesuono.blogspot.com/2019/02/kel-assouf-black-tenere-2019.html
È vero, il “Tuareg rock” ha tratti caratteristici piuttosto marcati – a cominciare dalle ritmiche, forse l’elemento più pregnante tra tutti – e le nostre orecchie spesso tendono ad appiattire le varie proposte che arrivano da questo angolo di mondo musicale in un unicum piuttosto indistinto. In realtà farlo è un errore, dal momento che spesso le formazioni africane salite alle cronache negli ultimi anni hanno saputo crearsi una identità più specifica della vaga definizione di “terzomondismo blues” che di solito gli affibbiamo... https://artesuono.blogspot.com/2019/04/mdou-moctar-ilana-creator-2019.html
“La miniaturizzazione dell’armamentario di Il nuovo album di Andrew Bird, intitolato “My Finest Work Yet”, ci mostra un artista davvero compiuto, maturo, e che sembra aver trovato un perfetto equilibrio tra musica e parole.
Lui, che partito dalla caotica Chicago, aveva sempre spaziato gli orizzonti con la delicata forza della sua musica, e del suo violino in particolare, disegnando al contempo acquerelli poetici ma altresì bizzarri e poco a fuoco, ora al contrario sembra ben conscio di ciò che vuole esprimere e, in un certo senso, lo fa senza mezzi termini... https://artesuono.blogspot.com/2019/04/andrew-bird-my-finest-work-yet-2019.html
“La miniaturizzazione dell’armamentario di ‘macchine’ che occorrono per registrare album di qualità e il nomadismo globalizzato”, sono due concetti presi in prestito da Valerio Corzani e apparsi nella pagina di Rai Radio 3 per descrivere brevemente la nota introduttiva della trasmissione “L’idealista” del 15 Marzo 2019... https://artesuono.blogspot.com/2019/03/the-cinematic-orchestra-to-believe-2019.html
Non è facile recensire un disco di Springsteen, quando si è fan: se sei oggettivo fai torto a te stesso, se non lo sei, fai torto a chi legge. E poi, è un dato di fatto, il Boss è un artista divisivo: per alcuni è una fede, per altri un vecchio bollito che non fa un disco decente da… (ogni detrattore ha il suo anno preferito per indicare l’inizio del declino)... https://artesuono.blogspot.com/2019/06/bruce-springsteen-western-stars-2019.html
Io il paradiso me lo immagino così: un mixer collegato a un sistema potentissimo che ti permette di giocare con le singole tracce degli strumenti dei tuoi dischi preferiti. Scegli un album o la canzone che vuoi e, togliendo cose o aggiungendone altre, ricrei il tuo mix secondo quello che ci senti dentro e, magari, in uno di quegli esperimenti ti capita di scoprire la vera natura del tuo artista del cuore. In una situazione del genere, con un disco come “Remain in Light” dei Talking Heads ci sarebbe davvero da divertirsi, considerando la fusione di stili che contribuisce alla sua unicità e quello che arriva a ciascun ascoltatore... https://artesuono.blogspot.com/2018/07/angelique-kidjo-remain-in-light-2018.html
Quando ho messo su “You Won’t Get What You Want” dei Daughters pensavo di aver messo su per errore “Skeleton Tree” di Nick Cave, infatti inizia con la stessa nota continua e distorta; mi son bastati poi in realtà due secondi per capire che non avevo sbagliato file e che mi trovavo in un’altra zona della disperazione, quella dove volutamente manca la poesia. Perché non vi è poesia nei nostri incubi peggiori ma solo flash, immagini terrificanti di città vuote, capelli che si muovono e acqua stantia... https://artesuono.blogspot.com/2018/11/daughters-you-wont-get-what-you-want.html