Le ultime elezioni presidenziali statunitensi hanno generato tanti dischi pieni di rabbia, dissenso, malinconia e più in generale un clima di forte tensione. Will Sheff alle ultime elezioni non ha neanche votato ma forse come in una sorta di resilienza tutta personale, subito dopo averne conosciuto l’esito, si è chiuso in studio per scrivere un disco inaspettatamente più positivo e ottimista... https://artesuono.blogspot.com/2018/04/okkervil-river-in-rainbow-rain-2018.html
«I can’t go back / but I can make today a memory to last»: potremmo sintetizzare con questi due versi estratti dal brano The Epiphany il clima che si respira in The Deconstruction. Un disco in qualche maniera “esistenzialista” e “filosofico” nel suo piccolo, e che abbraccia significati profondi da ricercare più nei testi – ad esempio... https://artesuono.blogspot.com/2018/04/eels-deconstruction-2018.html
Lars Danielsson è un contrabbassista svedese, già leader a metà degli anni ‘80 di un gruppo con Dave Liebman, Bobo Stenson e Jon Christensen e con otto album all’attivo per l’etichetta tedesca con svariati musicisti tra i quali Tigran Hamasyan, Magnus Öström, Arve Henriksen, Nils Petter Molvær... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/lars-danielsson-paolo-fresu-summerwind.html
Questo improvvisato quintetto nato quasi per gioco, altri non sono che Bob Dylan, Jeff Lynne, Tom Petty, Roy Orbison e George Harrison. Un disco nato per scherzo, un nome creato ad arte, ed i protagonisti che non vogliono apparire nella loro reale identità: infatti, si fanno chiamare Lucky, Nelson, Otis, Lefty e Charlie T. Junior... https://www.silvanobottaro.it/archives/4142
Nel suo saper trattare con (s)confortante naturalezza temi plumbei ed ingombranti come la morte (in tutte le sue sfaccettature) Anna Von Hausswolff sembra provenire da un’altra epoca, da un altro universo. Sicuramente uno dei talenti più cristallini della scena europea, l’artista svedese ha fin qui sempre convinto e sorpreso nella sua esplorazione dell’esperienza del sacro e dell’esoterico per mezzo di un contesto sonoro difficilmente inquadrabile, ma comunque riconducibile ad un caleidoscopio di colori scuri e sonorità in bilico tra doom, drone e neoclassica... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/anna-von-hausswolff-dead-magic-2018.html
Grezzo, vivace, arcaico, l’Ep autoprodotto del 2016 “Fish Eyes” metteva già in luce un talento naturale e liricamente ricco. Ora che il primo album di Haley Heynderickx è una realtà, tutto quello che era in embrione è finalmente divenuto un corpo libero, autonomo, pronto a radicarsi nella storia del cantautorato moderno con la stessa virulenza di Vashti Bunyan e l’incorruttibile austerità spirituale di Mary Margaret O’Hara, anche se le menti più giovani evocheranno, a ragione, le gesta di Angel Olsen... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/haley-heynderickx-i-need-to-start.html
Dalla spazialità del violoncello al calore domestico di una band da camera, dai tumulti acquatici del precedente lavoro all'abbagliante energia della luce. Sono elementi primigeni, ma dalla forte carica simbolica, quelli che si danno il passo nei titoli dei lavori di Robin Bacior, elementi che però contengono in tralice molta della poetica che si cela nei dischi dell'autrice, ormai ben più che una promessa... https://artesuono.blogspot.com/2018/09/robin-bacior-light-it-moved-me-2018.html
Se il rock è morto, il blues non se la passa bene. Cacciato fuori a calci dalle influenze dei gruppi mainstream, vive di brevi momenti e del business dei blues club, piccole venue dedicate a jam session ed esibizioni esclusivamente blues, che se vi capitasse di frequentare assiduamente conoscereste Dust My Broom o Hoochie Coochie Man meglio dei nomi dei vostri familiari... https://artesuono.blogspot.com/2018/04/ben-harper-charlie-musselwhite-no-mercy.html
Dopo l’ennesimo ascolto di Emmaar, il parallelo con Tassili, ultimo lavoro uscito nel 2011, è inevitabile. Il gruppo maliano che ha fatto, e continua a far conoscere la cultura tuareg in giro per il mondo, con questo disco, non si discosta di molto dal suo predecessore. Due sono soprattutto gli elementi in comune: deserto e messaggio. Il primo è stato registrato nel deserto algerino, Emmar invece, in quello nord americano del Joshua tree. Il messaggio: la musica come strumento di ribellione... https://www.silvanobottaro.it/archives/4138
Dicono che nell’occhio del ciclone regni la quiete. Paradosso meteorologico in qualche modo riprodotto musicalmente dal nuovo disco degli Yo La Tengo, There’s a Riot Goin’ On.
Introducendolo, lo scrittore e saggista newyorkese Luc Sante l’ha definito «un’alternativa alla rabbia e alla disperazione». Sono tempi cupi e minacciosi, si sa, e la “rivolta” menzionata nel titolo ha prerogative opposte a quelle della ribellione cui alludeva – era il 1971 – l’omonimo e leggendario album di Sly & The Family Stone... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/yo-la-tengo-theres-riot-going-on-2018.html