Dopo aver oltrepassato i confini del folk e dopo essersi addentrato nelle oscure trame della sperimentazione, Nathan Bowles compie un ulteriore azzardo stilistico, assemblando una vera e propria band per il nuovo album “Plainly Mistaken”.
Un deciso passo verso l’underground music (Nathan ha dichiarato di essersi ispirato ai Silver Apples), nonché l’ennesimo figlio alieno della tradizione americana, anche se l’accento ribelle è ininterrottamente in bilico tra irrequietudine e bonaccia... https://artesuono.blogspot.com/2018/11/nathan-bowles-plainly-mistaken-2018.html
Riferendosi al suo disco del 1982 The Dreaming, Kate Bush diceva: «È il mio album da “quella è diventata matta”». Potremmo dire forse lo stesso di Aviary, quinto lavoro della trentatreenne statunitense Julia Holter.
A condensarne l’attitudine irragionevole basterebbe l’incipit, “Turn the Light On”, un caotico vortice sonoro d’impronta massimalista: tratto iniziale di un cammino lungo un’ora e mezza. Non proprio un facile ascolto... https://artesuono.blogspot.com/2018/11/julia-holter-aviary-2018.html
Sorprendente, questo è l’aggettivo più appropriato o per lo meno il primo aggettivo che mi viene in mente dopo l’ascolto di “Le Noise” l’ultimo lavoro di Mr. Neil Percel Young. In questo disco il sessantacinquenne (il prossimo 12 novembre) cantautore canadese si fa aiutare per la prima volta dal produttore Daniel Lanois, canadese pure lui, che in questo caso è anche strumentista... https://www.silvanobottaro.it/archives/4128
Giunto al ventitreesimo album in studio nell’arco dei quarantacinque anni di carriera che sono intercorsi dalla pubblicazione del suo primo singolo, John Hiatt si dimostra ancora una volta capace di confezionare un disco nell’arco di pochi giorni e accompagnato da un piccolo combo, cosa che in precedenza gli era magistralmente riuscita all’altezza di “Bring The Family”. Universalmente riconosciuto come un capolavoro... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/john-hiatt-eclipse-sessions-2018.html
Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/emma-tricca-st-peter-2018.html
Una manciata di canzoni ispirate e sofferte compongono quest’ultimo lavoro discografico (il dodicesimo, salvo errori) del cantautore americano William Fitzsimmons. “Mission Bell”, titolo assai significativo per una raccolta di canzoni nata a seguito di vicende personali che hanno lasciano il segno nell’animo dell’autore (Fitzsimmons ha dovuto affrontare la fine improvvisa del suo matrimonio e rimettersi in discussione) contiene dieci splendide songs... https://artesuono.blogspot.com/2018/09/william-fitzsimmons-mission-bell-2018.html
«Sono stato ubriaco per dieci anni / pensando che così tutto si sarebbe sistemato / ma queste pietre sono pesanti»: il settimo disco di Matthew Houck, in arte Phosphorescent, nasce da qui, da questi versi di These Rocks, settima traccia di C’est la Vie che arriva a distanza di cinque anni da Muchacho, il disco che lo ha consacrato come un degno erede dei maestri ai quali viene abitualmente associato (Will Oldham, Willie Nelson e Paul Simon). Sul talento di Phosphorescent nessuno ha mai nutrito dubbi, anche ai tempi in cui vendeva soltanto 15.000 copie... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/phosphorescent-cest-la-vie-2018.html
«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/kurt-vile-bottle-it-in-2018.html
A vent'anni esatti dalle loro prime incisioni indipendenti e con un contratto fiammante per il prestigioso marchio Columbia, gli Old Crow Medicine Show sono lanciati più che mai alla conquista della scena Americana, di cui restano uno dei punti di riferimento più nitidi di questi anni. Per festeggiare questo ideale anniversario si regalano un nuovo album, che credo spiazzerà in parte i fan della prima ora e chi li vorrebbe vedere imprigionati nel recinto della roots music più intransigente: Volunteer non rinnega nulla del percorso sin qui affrontato dalla band, sia chiaro, ma aggiunge più chitarre elettriche, più ballate d'autore e una certa verve strumentale arrembante che la produzione in gran solvero di Dave Cobb (sempre lui) esalta a dovere, senza per ciò svenderne l'ispirazione... https://artesuono.blogspot.com/2018/05/old-crow-medicine-show-volunteer-2018.html
Quella tenerezza, quell’arguzia e quell’ironia domestica rendono la sua figura quanto di più simile a Mark Twain. (Bonnie Raitt, 1974)
“Pura razza Kentucky” rispose un giorno il giovane John all’insegnante che lo interrogava sulle sue origini. Invece la famiglia Prine proveniva da tutt’altra parte, da Maywood, una città dell’Illinois. Era stato il padre, Bill Prine, a inculcare nella testa dei figli di avere origini nell’East-South Central. Se quella risposta sia stata più o meno ragionata non abbiamo la sicurezza. Ma qualcuno potrebbe aver già iniziato a sorridere... https://artesuono.blogspot.com/2018/04/john-prine-tree-of-forgiveness-2018.html