Dominique Fils-Aime – Three Little Words (2021)

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Questo bel disco del 2021 della canadese Dominique Fils-Aime è stato ahimè un po' snobbato dalla critica ufficiale. Anche se la nostra ha fatto cose migliori, questo disco all'apparenza “leggero”, si fa “ascoltare” nella sua interezza senza cali di tono. La sua ottima produzione lo rende perfetto e non solo musicalmente ma anche nei testi che sono tutt'altro che banali.

Il cuore pulsante del nuovo album di Dominque Fils-Aimé, giovane talento canadese di origini haitiane, è il soul, inteso nel senso quasi letterale del termine: emozioni sonore che nascono dal profondo dell’anima e riscaldano gli ascoltatori. Three Little Words conclude infatti la trilogia sulla storia della musica afro-americana iniziata con l’esplorazione blues di “Nameless” (2018) e l’immersione jazz di “Stay Tuned” (2019). Acclamata vincitrice dei Juno Awards dello scorso anno per il miglior vocal jazz album (i Grammy canadesi, per intenderci), la Fils-Aimé ancora una volta fa della sua voce il centro vibrante di questo nuovo lavoro. E non a torto considerando che è soprattutto la sua interpretazione a rendere interessanti e coinvolgenti anche brani non particolarmente vibranti (“Home to me”). Toni e semi-toni della lead singer intrecciati agli essenziali cori rendono ogni pezzo una storia a sé e anche laddove l’intro è affidata a ritmi doo-woop tipicamente anni Cinquanta (francamente un po’ stucchevoli) – come in “While We Wait” – l’evoluzione del pezzo conduce poi verso un’apertura musicale dove radici afro e consapevolezza del proprio essere porta verso rivendicazioni di uguaglianza e libertà per i diritti dei neri (We could be the change, we will be the change). Se pezzi come “Being the same” e “You left me” sono biglietti da visita da presentare in contesti un po’ più mainstream, il lavoro di ricerca (vocale e strumentale) raggiunge un ottimo risultato in brani come “Fall and All” e “Tall Lion Down” (peccato per la durata limitata  poco più di un minuto). Ma la strada da percorrere viene decisamente indicata in composizioni come “Grow Mama Grow”, “Love Take Over”  e nella title-track, dove ritmi, cori e contenuti raggiungono l’equilibrio perfetto e sembrano rappresentare quel melting-pot ideale che la biografia (personale e professionale) della Fils-Aimé impersonifica. Prodotto e arrangiato dal fidato Jacques Roy (“il collante che ha reso possibile questa trilogia”, secondo la cantante), “Three Little Words” è forse il meno riuscito dei tre album finora prodotti ma rappresenta un tassello importante per la definizione dell’immagine di quest’artista canadese che procede nella definizione di sé con coraggio e determinazione.

Fonte: Indieoteque #ascolti #disco #recensioni

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