Derek Trucks è uno dei pochi talenti precoci che ha mantenuto le attese. Nato nel '79 a Jacksonville, a 13 anni aveva già diviso il palco con Buddy Guy, suonando una chitarra quasi più grande di lui e specializzandosi alla slide che lo facilitava avendo le mani piccole. A 17 anni forma la Derek Trucks Band con la quale incide otto albums; nel contempo, dopo varie apparizioni come ospite, si unisce alla Allman Brothers Band invitato dallo zio Butch, restando con la gloriosa formazione dal '99 allo scioglimento del 2014 e formando con Warren Haynes una... https://artesuono.blogspot.com/2017/04/tedeschi-trucks-band-live-from-fox.html
È davvero piacevole avere nelle orecchie un nuovo lavoro di Ryan Adams – la cui uscita prevista per la seconda metà di febbraio è stata anticipata dal singolo radiofonico “Do you still love me?“. “Prisoner” è un album dalla genesi complessa: figlia di quel divorzio che lo ha devastato sia dal punto di vista emotivo che psicologico. Ne consegue una scrittura probabilmente figlia del distacco, e capace d’innescare una rivoluzione nel cantautore americano. Lui, sempre alla ricerca di qualcosa che lo soddisfi a pieno – benché vanti una carriera ispirata alle spalle fatta di grandi collaborazioni e fughe verso dimensioni oniriche... https://artesuono.blogspot.com/2017/02/ryan-adams-prisoner-2017.html
Tutto adesso. Potrebbe esser il motto di una pubblicità di Netflix oppure la didascalia per quest’era frenetica del web 2.0, segnata dai social e dall’istante che diventa azione cristallizzata nel tempo, da consumare, però, nel momento stesso della sua messa in atto. Quindi, non solo tutto, ma anche adesso: un po’ come cancellare il passato dopo averci giocato per qualche eterno istante e non riflettere troppo su quello che potrà accadere domani... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/arcade-fire-everything-now-2017.html
Quando ascoltai per la prima volta i “The Jesus And Mary Chain” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai — lo ammetto — nel ’77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine — consideravo tra me e me — come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis?... https://www.silvanobottaro.it/archives/4056
L’indecifrabile sguardo di Adam Granduciel e uno studio di registrazione che giureresti appartenere al quarantennio scorso rappresentano il biglietto da visita della nuova prova a firma The War on Drugs. Il primo disco pubblicato con una major – Atlantic – e che, per una strana congiunzione astrale, è finito per trasformarsi in uno dei comeback più attesi dell’anno. Difficile immaginare che l’alcolica alchimia scattata con Kurt Vile quindici anni fa potesse portare ad un risultato simile... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/the-war-on-drugs-deeper-understanding.html
Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all'interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un'esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell'esistenza.
Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/omar-sosa-seckou-keita-transparent.html
È un periodo in cui il reboot va di moda, e ora pare che anche una piccola popstar indipendente come Villagers non ne sia rimasta immune. Presentato come un’antologia riarrangiata del suo repertorio, “Where Have You Been All My Life?” sembra in realtà ribadire – senza che ce ne fosse bisogno – quanto affermato nell’ultimo “Darling Arithmetic”, in una sessione live che in realtà, più che rappresentare una raccolta ordinata e pensata, non si discosta molto da quella che potrebbe essere la scaletta di un concerto di un tour attuale dell’artista irlandese... https://artesuono.blogspot.com/2016/01/villagers-where-have-you-been-all-my.html
Feeling avverso che, sulle pulsazioni di un lentissimo countdown, squarcia il tempo, creando una fessura nostalgica.
Questo è lo sguardo malinconico del dolore, con una coda sempre aperta alla dolcezza di due labbra che, per capirci, distendono i propri punti di giuntura per disegnare un pianto sì, ma beato e fiero.
Non sembra vero, ma c'è ancora qualcuno intenzionato a cogliere mele fuori dal tempo, qualcuno disposto a giocarsi la propria dignità emozionale guardando al di là delle nuvole, puntando un palazzo di plastica su una piazza di cartone... https://www.ondarock.it/recensioni/2006_guillemots.htm
Springsteen non fa mai nulla per caso, e questa disponibilità a mettere fuori pezzi così deboli è in fondo un regalo, un atto di innocenza, come a voler dire: all'inizio ero come tutti, come ciscuno di voi, ero solo uno dei tanti adolescenti disagiati che voleva scappare dalla condizioni anguste della provincia in cui si trovava relegato e cercava di farlo attraverso la musica. Che è in fondo quello che racconta nell’autobiografia. Dunque ci voleva qualche pezzo di verità in più... https://artesuono.blogspot.com/2016/09/bruce-springsteen-chapter-and-verse-2016.html
Non ha bisogno di particolari presentazioni Brian Eno. Ex componente dei Roxy Music, il suo nome è associato a quello di artisti altrettanto prolifici, sperimentali e brillanti: basti ricordare David Bowie, Robert Fripp, David Byrne e James Blake, fra gli altri. The Ship, suo nuovo lavoro, uscito a fine aprile, arriva quattro anni dopo l’acclamato Lux e appare, sin da un primissimo ascolto, un album estremamente interessante ed elaborato, tanto a livello musicale quanto a livello concettuale. “Wave After Wave After Wave”. E’ così che si chiude The Ship, la prima delle quattro parti che compongono l’album... https://artesuono.blogspot.com/2016/05/brian-eno-ship-2016.html