Il Consiglio d'Europa contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali sui minori online
In precedenti interventi abbiamo parlato dell'impegno delle Istituzioni dell'Unione Europea nella lotta contro lo sfruttamento e agli abusi sessuali sui minori online, segnalando le attività di #EUROPOL (vedi qui) e di #CEPOL (vedi qui).
Oggi vi vogliamo parlare di quanto messo in campo dal Consiglio d'Europa (#COE).
Seppure spesso vi sia confusione tra #UE e Consiglio d'Europa, in realtà questa è una organizzazione internazionale del tutto indipendente dagli organi dell'Unione, fondata il 5 maggio 1949, e che ha come obiettivo principale la promozione dei diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto in Europa. La sua sede si trova a Strasburgo, in Francia. Tra i fondatori del Consiglio d'Europa ci sono la Francia, il Regno Unito, l'Italia. Attualmente conta 46 Stati membri (vedi nota a pie' pagina). Attraverso la sua azione, contribuisce a garantire la protezione dei diritti fondamentali dei cittadini europei e a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri.
Il progetto del Consiglio d'Europa per porre fine allo sfruttamento e agli abusi sessuali sui minori online (EndOCSEA@Europe+) ha lanciato il suo nuovo pacchetto di formazione per le forze dell'ordine, i giudici e i pubblici ministeri per migliorare le loro capacità operative nell'affrontare l' #OCSEA, una sigla che per l'appunto indica tale tipo di sfruttamento. Si tratta di una attività che prosegue progetti similari, e che – iniziata a settembre di quest'anno – è previsto termini il 31 agosto 2025, ed è mirata sopratutto a contrastare il fenomeno in Georgia, Montenegro e Repubblica di Moldova.
Ricordiamo che in ambito dell'intero territorio europeo a tutela dei minori operano la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali (Convenzione di Lanzarote) e collegata a questa, per l'aspetto dell'adescamento e degli abusi online, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica (Convenzione di Budapest).
Gli Stati Membri del Consiglio d'Europa sono: Albania, Andorra, Armenia, Austria, Azerbaigian, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Repubblica di Moldavia, Monaco, Montenegro, Olanda, Macedonia del Nord, Norvegia, Polonia. Portogallo, Romania, San Marino, Serbia, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Regno Unito
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Il Trattato di Maastricht ha istituito l'Unione Europea strutturandone le politiche in tre macro-aree: i tre pilastri dell'
I primi passi nella cooperazione in materia di sicurezza e giustizia all’interno dell’allora Comunità Europea si erano avviati nel 1975, quando fu creato il Gruppo TREVI, composto dai ministri della giustizia e degli affari interni degli Stati membri.
Il
Il Trattato sull’Unione Europea (sopra, la cerimonia della firma) diede una veste ufficiale alla cooperazione interstatale svolta informalmente dal Gruppo TREVI.
Il Trattato dedica il Titolo VI alle “Disposizioni relative alla cooperazione nei settori della Giustizia e degli Affari Interni”, prevedendo all’articolo K.1, punto 9 “la cooperazione di polizia ai fini della prevenzione e della lotta contro il terrorismo, il traffico illecito di droga e altre forme gravi di criminalità internazionale, compresi, se necessario, taluni aspetti di cooperazione doganale, in connessione con l'organizzazione a livello dell'Unione di un sistema di scambio di informazioni in seno ad un Ufficio europeo di polizia (Europol)”.
Inoltre, l’articolo K.3 prevede: “gli Stati membri si informano e si consultano reciprocamente, in seno al Consiglio, per coordinare la loro azione; essi instaurano a tal fine una collaborazione tra i servizi competenti delle loro amministrazioni”.
Il Consiglio dell’Unione Europea, nell’ambito delle competenze del Trattato di Maastricht relativamente alle materie del Titolo VI, il 2 giugno 1993 fissava poi le linee guida dell’European Drugs Unit (EDU), ufficio embrionale da cui è sorta l'attuale