Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un blog di un cultore della materia. Comprendere dove nel mondo, perché e con quali dinamiche spaziali si sviluppa la criminalità organizzata

Informatica forense delle forze dell’ordine europee. Situazione e prospettive future: sostenere strumenti europei e open source

Il rapporto Digital forensics: gap analysis (reperibile qui: https://www.europol.europa.eu/cms/sites/default/files/documents/Digital-forensics-gap-analysis.pdf), pubblicato da #Europol il 16 ottobre 2026 in collaborazione con la Commissione europea, esamina le capacità di informatica forense delle forze dell’ordine negli Stati membri.

Parte da un problema pratico: prove digitali sempre più diffuse e complesse — da telefoni e cloud a veicoli, dispositivi IoT e criptovalute — mentre strumenti, competenze e risorse investigative non crescono allo stesso ritmo. L’analisi si basa su consultazioni, incontri e sondaggi con portatori d’interesse ed esperti di Europol, integrati da documenti e studi scientifici, individuando talune lacune: – Strumenti costosi e frammentati. Le soluzioni commerciali spesso hanno costi elevati, formati proprietari e interoperabilità limitata. Gli strumenti europei e open source, pur meno costosi, coprono solo parte delle esigenze e non sempre sono conosciuti, mantenuti o sostenuti adeguatamente, – Validazione non uniforme. Gli Stati applicano criteri diversi per verificare gli strumenti forensi. Il rapporto propone di valutare un organismo europeo indipendente per test e validazione, così da ridurre duplicazioni e rendere i risultati più comparabili, – Standard e catena di custodia incompleti. Cloud, IoT e veicoli rendono difficile acquisire e documentare le prove: i dati possono essere distribuiti tra provider e Paesi, cancellarsi rapidamente o dipendere da sistemi a cui gli investigatori non hanno accesso diretto, – Dipendenza dai produttori e dai fornitori commerciali. Gli aggiornamenti frequenti, le protezioni dei dispositivi e la riluttanza dei produttori a condividere informazioni ostacolano l’estrazione dei dati. In ambiti come le criptovalute, il rapporto segnala anche dipendenze da dati storici disponibili attraverso un singolo fornitore commerciale, – Nuovi ambiti tecnici. Per i veicoli mancano formati e metodi comuni; per molti dispositivi IoT non esistono ancora strumenti e pratiche specializzate condivise. Il rapporto cita il framework europeo EVFF per analizzare dati dei sistemi di infotainment, precisando però che non acquisisce i dati e va integrato con altri strumenti, – Competenze insufficienti e disomogenee. Le lacune riguardano sia gli specialisti sia chi interviene per primo sulla scena, oltre a investigatori, pubblici ministeri e giudici. Il rapporto auspica formazione continua, percorsi differenziati e criteri comuni per documentare e riconoscere le competenze, – Uso dell’IA da governare. L’IA può aiutare a individuare piste e analizzare grandi quantità di dati, ma ogni passaggio deve essere tracciabile e documentato; le analisi devono poter essere ripetute e, quando necessario, verificate manualmente. Il rapporto mette in guardia dai sistemi “black box” e richiama il rispetto dei quadri giuridici applicabili.

Direzioni d’intervento proposte

Il documento indica una strategia europea coordinata: definire priorità comuni per lo sviluppo degli strumenti, promuovere formati interoperabili, sostenere strumenti europei e open source, condividere piattaforme e servizi, centralizzare parte della validazione e investire in formazione e comunità di esperti. L’obiettivo è rendere le capacità nazionali più compatibili e sostenibili e rafforzare la cooperazione transfrontaliera.

Analisi

Il contributo più utile del rapporto è l’inquadramento sistemico. Le difficoltà non dipendono solo dall’assenza di un singolo software: incidono insieme costi, manutenzione, formati, validazione, formazione e accesso ai dati. Per esempio, rendere disponibile uno strumento gratuito serve poco se mancano supporto, aggiornamenti, documentazione e personale in grado di interpretarne i risultati. La standardizzazione è il nodo che può sbloccare più benefici. Formati comuni e procedure condivise potrebbero facilitare l’uso combinato di più strumenti, ridurre la preparazione manuale dei dati e rendere più verificabile la catena di custodia. Ma standard tecnici da soli non bastano: servono validazione indipendente, registrazione accurata delle operazioni e procedure che tengano conto delle differenze tra ordinamenti e contesti probatori.

Il rapporto riconosce un compromesso delicato sull’accesso ai dispositivi. Tra le possibili risposte menziona l’ipotesi che i produttori conservino una chiave, o una sua parte, utilizzabile in circostanze legalmente giustificate. È una proposta sensibile: il documento stesso osserva che le vulnerabilità possono essere sfruttate da attori malevoli. La questione, quindi, non è solo investigativa, ma coinvolge anche sicurezza dei prodotti, garanzie legali e rischi per gli utenti. La pubblicazione presenta l’ipotesi, ma non la risolve né specifica un modello tecnico o di controllo.

Anche la centralizzazione ha limiti da considerare. Un centro europeo di test e servizi condivisi potrebbe evitare duplicazioni e aiutare i Paesi con meno risorse. Tuttavia, per essere efficace dovrebbe avere finanziamenti stabili, capacità sufficiente e procedure trasparenti; inoltre, non potrebbe sostituire tutte le competenze e le licenze nazionali. La stessa pubblicazione osserva che Europol non può farsi carico di tutte le sottoscrizioni nazionali di strumenti commerciali.

La base conoscitiva è utile per orientare le priorità, ma non equivale a una misurazione comparativa completa. Il rapporto descrive consultazioni, incontri e sondaggi, ma nel testo non presenta un quadro quantitativo dettagliato delle capacità di ciascun Paese o indicatori uniformi per confrontarle. È dunque soprattutto una mappatura qualitativa delle lacune e delle necessità, utile per definire interventi e finanziamenti, meno adatta a stabilire quanto ogni Stato sia distante da un obiettivo comune.

In sintesi, la pubblicazione sostiene che la capacità forense digitale europea dipende da un ecosistema condiviso: strumenti mantenuti e testati, standard applicabili, personale formato e accesso ai dati compatibile con la tutela della sicurezza e delle garanzie legali. Il valore delle raccomandazioni si misurerà nella loro attuazione: responsabilità chiare, risorse continuative e risultati verificabili, come tempi di validazione ridotti, maggiore uso degli strumenti condivisi e migliore riconoscimento delle competenze tra Paesi.


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Progetto I-CAN: record di arresti e sequestri nella lotta globale alla 'Ndrangheta

A Roma si è svolta la sesta riunione dello Steering Committee del Progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against 'Ndrangheta). L'incontro è stato co-presieduto dal vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e da Harald Art, Direttore Esecutivo per le capacità di polizia di Interpol. L'obiettivo era fare il punto sui risultati e definire le strategie future.

Che cos'è I-CAN

Il progetto è un'iniziativa congiunta tra il Segretariato Generale Interpol e il Dipartimento di Pubblica Sicurezza italiano. È stato lanciato nel 2020 ed è stato rinnovato fino al 31 dicembre 2027. Da allora ha portato alla cattura di 181 persone legate alla 'Ndrangheta in 32 Paesi, tra cui 70 latitanti. Solo dal 1° gennaio 2025 gli arrestati sono 78, in 14-15 Paesi (il testo riporta entrambe le cifre), con capi ed esponenti di spicco fermati in Belgio, Colombia, Costa Rica, Spagna, Marocco e Germania.

Una minaccia transnazionale

Secondo Grassi, la 'Ndrangheta è una delle più potenti holding criminali transnazionali, broker mondiale della cocaina tra Sud America ed Europa, presente in almeno 85 Paesi. La definisce una minaccia ibrida, perché si infiltra nell'economia legale e nelle istituzioni e usa tecnologie avanzate, dalle criptovalute all'intelligenza artificiale, per il riciclaggio. Art ha aggiunto che non si tratta più di un problema regionale italiano, e che per questo il progetto è passato da 8 a 28 Paesi.

Come opera il progetto

Il Project Leader Simone Pioletti ha descritto un approccio olistico, basato su: – scambio di informazioni e buone pratiche; – smantellamento delle organizzazioni e cattura dei latitanti; – individuazione e sequestro dei beni all'estero, anche con le Silver Notice di Interpol; – contrasto ai legami con altri gruppi, come la mafia balcanica e i cartelli sudamericani (Primeiro Comando da Capital, Tren de Aragua, cartelli messicani).

I Paesi aderenti sono 28 in quattro continenti, con l'Italia come principale finanziatore. In questa riunione è stato autorizzato l'ingresso di Messico, Principato di Monaco e Svezia.

I numeri principali

  • Il database Crime Analysis File conta oltre 137 mila entità, con una crescita del 110% dal 2025 rispetto al periodo 2020-2024.
  • Le estradizioni e consegne dal 2020 sono 95.
  • Più di 2.500 operatori di polizia dei Paesi partner hanno ricevuto formazione specifica.
  • Dal 2025 sono state organizzate 77 riunioni operative e strategiche, con delegati di oltre 60 nazioni.
  • I workshop operativi sono 12 in tutto, di cui 5 dal 2025.

Il progetto ha inoltre partecipato all'operazione internazionale “Atlas Nexus” di luglio, nell'ambito di EMPACT, che ha portato alla cattura di circa 500 persone legate alla criminalità organizzata transnazionale e al sequestro di centinaia di chili di droga.

Cosa succede ora

Al termine dell'incontro c'è stato il passaggio di consegne: il Colonnello dei Carabinieri Giorgio Tommaseo prende il posto di Pioletti alla guida del progetto per il Dipartimento di P.S. Le prossime attività riguarderanno le azioni EMPACT sull' area balcanica e sull'America Latina, la ricerca dei latitanti, l'infiltrazione della criminalità organizzata nelle imprese e nuovi workshop sull'intercettazione delle comunicazioni criptate.


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Mafie e intelligenza artificiale: così le cosche diventano digitali

Il criminologo Vincenzo Musacchio descrive la trasformazione delle mafie in holding tecnologico-finanziarie che reclutano hacker anziché killer

da RaiNews.it (https://www.rainews.it/articoli/2026/10/mafie-e-intelligenza-artificiale-cosi-le-cosche-diventano-digitali-c4b9d912-3252-4859-b066-804da8b5476e.html)

Secondo il criminologo Vincenzo Musacchio, le mafie si stanno trasformando in strutture economico-finanziarie ad alta tecnologia, simili a holding. Sostituiscono progressivamente la violenza manifesta con algoritmi, big data e finanza digitale.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale: – L’IA è già uno strumento operativo quotidiano, non una prospettiva futura. – Permette di agire sottotraccia, evitando l’allarme sociale e la reazione dello Stato che la violenza fisica provoca. Consente: – analisi di grandi quantità di dati per individuare imprese in difficoltà, settori vulnerabili e mercati legali da penetrare; – ottimizzazione delle catene di approvvigionamento del traffico di stupefacenti; – attacchi informatici automatizzati su vasta scala; – deepfake per truffe ed estorsioni avanzate; – elaborazione del linguaggio per analizzare le dinamiche politiche e sociali di un territorio.

Senza limiti e regolamentazioni efficaci, l’IA può moltiplicare la potenza criminale.

Il cambiamento del «soldato di mafia»

Meno killer ed esecutori materiali, più professionisti tecnici: hacker, ingegneri informatici, esperti di crittografia, analisti finanziari. Spesso non sono affiliati con i rituali tradizionali, ma operano come consulenti esterni o «mercenari digitali», ingaggiati sul dark web o tramite società di copertura. Il modello è flessibile, transnazionale e sempre più assimilabile a quello delle multinazionali.

Riciclaggio e criptovalute Criptovalute, finanza decentralizzata (DeFi) e strumenti di offuscamento (mixer e tumbler) permettono di spostare milioni con pochi clic. L’IA consente il frazionamento in micro-transazioni automatizzate su scala globale (smurfing algoritmico), che rende quasi impossibile la tracciabilità da parte delle Unità di Informazione Finanziaria. Anche investimenti in e-commerce e mercati digitali servono a «ripulire» i capitali con un rischio di intercettazione molto basso. Limiti di legislazione e apparati statali Esiste un divario temporale e operativo: la normativa antimafia, anche italiana, è tarata sull’intimidazione fisica, sul controllo territoriale e sull’associazione di stampo tradizionale (art. 416-bis c.p.). Servono aggiornamenti dei quadri normativi nazionali e internazionali e nuove competenze per magistratura e forze dell’ordine (blockchain, analisi dei dati, digital forensics).

Priorità strategiche proposte – Cooperazione internazionale reale: protocolli di condivisione immediata dell’intelligence finanziaria e cibernetica, perché le rogatorie tradizionali sono troppo lente. – Partenariato con le big tech: piattaforme ed exchange di criptovalute devono assumere responsabilità dirette, con monitoraggio algoritmico dei flussi anomali e collaborazione tempestiva con le autorità. – Nuovi reati e strumenti di confisca: codificare come fattispecie ad alta pericolosità sociale l’estorsione cibernetica, la penetrazione informatica nei mercati e il terrorismo o la mafia digitale, con sequestro e confisca di beni digitali (wallet, domini, asset virtuali).

Nota: Musacchio è professore di strategie di contrasto alla criminalità organizzata e associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS), Rutgers University, Newark (USA)


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Minaccia quantistica: Europol lancia l'allarme su criptovalute e dati sensibili

La battaglia non è ancora iniziata, ma Europol consiglia di prepararsi fin da ora. Due nuovi report pubblicati oggi, 7 ottobre 2026, esaminano come il quantum computing potrebbe mettere a rischio i portafogli di criptovalute e decrittare informazioni riservate raccolte anni prima.

Il primo report, Quantum Computing and Cryptocurrencies, reperibile qui https://www.europol.europa.eu/publications-events/publications/quantum-computing-and-cryptocurrencies, sfata la previsione di un collasso inevitabile delle criptovalute, ma individua le chiavi crittografiche dei wallet come principale punto di esposizione: un computer quantistico abbastanza potente potrebbe ricavare una chiave privata da una chiave pubblica e trasferire fondi senza autorizzazione. Le funzioni hash che garantiscono l'integrità della blockchain sono invece più resistenti. La raccomandazione è una transizione graduale alla crittografia post-quantistica, con il coinvolgimento di sviluppatori, wallet provider, policymaker e utenti.

Il secondo report (Harvest Now, Decrypt Later), sviluppato con l'Università Carlos III di Madrid, affronta un rischio diverso: hacker che raccolgono oggi dati cifrati per decifrarli quando la tecnologia sarà disponibile. Nessuna prova di sfruttamento su larga scala, ma comunicazioni governative, proprietà intellettuale, cartelle cliniche e fascicoli giudiziari restano i bersagli più plausibili.

Cosa fare adesso: mappare dove viene usata la crittografia e classificare gli asset da proteggere a lungo termine; eliminare protocolli obsoleti e ridurre la retention non necessaria; rafforzare la gestione delle chiavi e testare soluzioni post-quantistiche; pianificare la transizione in fasi, garantendo interoperabilità con i sistemi esistenti

Il momento esatto in cui i computer quantistici diventeranno una minaccia è incerto, ma adattare i sistemi richiede tempo. La crypto-agilità va perseguita proattivamente, non quando sarà troppo tardi.

#QuantumComputing #Crittografia #CyberSecurity #Criptovalute #Europol #PostQuantum

immagini create con intelligenza artificiale


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Proteggere i giovani dai criminali della droga: le nuove sfide per l'Europa

Il nuovo report pubblicato dall’EUDA (European Union Drugs Agency) in collaborazione con l’Università di Limerick (link a fine post) fa il punto su un fenomeno allarmante: il coinvolgimento dei giovani e dei minori nelle reti criminali del narcotraffico in Europa.

I punti chiave

  1. Il reclutamento digitale e la coercizione. Oltre il 70% delle reti criminali in Europa coinvolge giovani. Il reclutamento non avviene solo nei quartieri difficili, ma sempre più spesso online attraverso social media, messaggistica crittografata, dark web e piattaforme di gaming. Con tecniche di “gamification” e promesse di guadagni facili, i giovani vengono ingaggiati come corrieri, “prestanome” (money mules) o informatori, sfumando il confine tra amicizia e sfruttamento.

  2. Vittime o criminali? Spesso i minori vengono spinti al crimine attraverso forme di intimidazione, debiti di droga ed estorsioni (debt bondage). La ricerca evidenzia una criticità nei sistemi giudiziari europei: i giovani coinvolti vengono frequentemente trattati unicamente come colpevoli anziché come vittime di sfruttamento criminale.

  3. Un grande vuoto nella ricerca e negli interventi. Nonostante la gravità del problema, le evidenze scientifiche su “cosa funzioni davvero” per prevenire questo fenomeno in Europa sono estremamente limitate e frammentate. Le soluzioni standard o “preconfezionate” scaricate da altri contesti spesso falliscono.

Cinque le raccomandazioni chiave per la politica e le istituzioni:

  • Dati e definizioni condivise: Creare indicatori comuni a livello UE per monitorare il fenomeno e valutare gli interventi.
  • Pilota e co-progettazione: Sperimentare modelli flessibili e co-progettati con il territorio (supporto alle famiglie, percorsi educativi e interventi digitali).
  • Studi longitudinali: Investire in ricerche a lungo termine per comprendere esattamente i meccanismi e i tempi di reclutamento.
  • Focalizzarsi sull'attuazione pratica: Rendere i servizi di supporto realmente ed ergonomicamente “raggiungibili” dai ragazzi più a rischio, superando ostacoli burocratici e mancanza di personale.
  • Infrastruttura di apprendimento UE: Condividere le buone pratiche (e gli errori) tra i Paesi membri prima di estendere i progetti su larga scala.

Serve un approccio integrato tra sicurezza, sanità pubblica e politiche sociali, capace di adattarsi alla rapida evoluzione digitale delle reti criminali per sottrarre i ragazzi dallo sfruttamento. 📄

Per saperne di più: Report [lingia inglese] “Safe Futures: Protecting young people from recruitment into criminal drug networks” (EUDA, 2026) https://www.euda.europa.eu/system/files/documents/2026-09/safe-futures-research-needs-and-priorities-report_final.pdf


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Europol lancia allarme sul crescente traffico di cannabis dal Nord America e dalla Thailandia verso l'Europa

Le reti criminali transatlantiche sfruttano i mercati legali sovrabbondanti per introdurre prodotti ad alta potenza nel nostro continente

Recentemente è stata scompaginata una rete criminale che operava attraverso l'aeroporto di Bruxelles usando “estrattori” e dipendenti compiacenti per evadere i controlli ed importare cannabis sul territorio europeo.

Europol ha constatato un aumento esponenziale del contrabbando via cargo aereo e container dal 2023. Le Organizzazioni criminali utilizzano metodi sempre più sofisticati: compagnie fittizie, marketplace online e metodi di occultamento avanzati. L'impatto è grave: violenza, corruzione, riciclaggio di denaro e rischi per la salute dei consumatori, nonché un danno ambientale significativo dalle coltivazioni illegali non regolamentate.

Europol ha istituito una Task force Operativa, dedicata a smantellare queste reti e rafforzare la sorveglianza alle frontiere. La rotta dell'Africa occidentale, già usata per la cocaina, viene ora sfruttata anche per il traffico di cannabis.

L'Europa risponde in modo coordinato a questa minaccia in evoluzione che mette a rischio sicurezza, salute e ambiente.

#MinacciaCannabis

Immagine generata con Intelligenza Artificiale


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EUDA (Agenzia dell'Unione Europea contro le Droghe) e Italia insieme per sistemi di allerta precoce più forti

L'Agenzia dell'Unione Europea contro le Droghe (#EUDA) e l' Italia stanno collaborando per rafforzare i sistemi di monitoraggio delle sostanze psicoattive di nuova sintesi (#NPS) a livello internazionale. Recentemente esperti sugli stupefacenti provenienti da sette paesi partner dell'allargamento e del vicinato (Albania, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Moldavia, Montenegro e Ucraina) hanno effettuato a Roma una visita di studio di tre giorni. Tra le istituzioni coinvolte il Laboratorio di Tossicologia Forense dell'Università Cattolica di Roma, l'Unità di Investigazione Scientifica dei Carabinieri, il Servizio di Polizia Scientifica e il Centro Nazionale sulle Dipendenze e Doping dell'Istituto Nazionale di Salute.

Le New Psychoactive Substances sono droghe sintetiche di laboratorio progettate per imitare gli effetti di sostanze stupefacenti tradizionali (cannabis, cocaina, ecstasy, ecc.) ma con strutture chimiche leggermente modificate. Possono essere estremamente pericolose perché non esistono studi sulla loro sicurezza, tossicità ed effetti a lungo termine.

Attraverso i progetti di cooperazione tecnica finanziati dall' #UE (IPA8 e EU4MD II), si sta lavorando per estendere le capacità di allerta precoce oltre i confini dell'Unione Europea, coinvolgendo partner internazionali nella lotta a queste nuove minacce. L'identificazione rapida delle modifiche nei mercati e nei modelli di consumo di droga è fondamentale per garantire che decisori politici e operatori del settore siano preparati ad affrontare le emergenze sanitarie.

Questa iniziativa rafforza la rete #REITOX e amplia la cooperazione con i paesi dei Balcani occidentali e della Politica Europea di Vicinato. La rete REITOX (dal francese Réseau Européen d'Information sur les Drogues et les Toxicomanies) è la Rete Europea di Informazione su Droghe e Tossicodipendenze, il sistema attraverso cui l'EUDA raccoglie, analizza e diffonde dati sul fenomeno droga in Europa. È composta dai punti focali nazionali (national focal points) presenti in ciascun paese membro dell'UE, nei paesi candidati e in altri partner. La rete include 29 sistemi di allerta precoce nazionali in tutta Europa (27 Stati membri UE, Norvegia, Turchia, e altri paesi partner come i Balcani occidentali).

Ogni paese ha un proprio “punto focale” — solitamente un istituto di ricerca, un ministero o un'agenzia sanitaria nazionale, per l'Italia è il Dipartimento per le politiche antidroga è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri — che:

  • Raccoglie dati nazionali su consumo di droghe, trattamenti, decessi, sequestri
  • Monitora le nuove sostanze psicoattive (NPS) che appaiono sul mercato
  • Fornisce informazioni all'EUDA per le relazioni europee (come il European Drug Report)
  • Coordina la risposta nazionale alle emergenze droga

REITOX garantisce che l'EUDA possa fornire un quadro completo e comparabile della situazione droga in Europa, fondamentale per le politiche pubbliche e le risposte sanitarie coordinate a livello continentale.

#DrugPolicy #SostanzePsicoattive #AllertaPrecoce #PublicHealth #CooperazioneInternazionale


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Da oggi 30 settembre la polizia italiana potrà “leggere” i volti in tempo reale (e perché l'UE lo permette). Cosa succede all'estero?

Da oggi 30 settembre 2026 entra in vigore il Decreto Legislativo 160/2026 https://www.normattiva.it/eli/id/2026/09/15/26G00179/ORIGINAL, che sancisce un passaggio storico: per la prima volta l'intelligenza artificiale entra ufficialmente nel Codice di Procedura Penale italiano. Telecamere intelligenti, algoritmi di riconoscimento facciale e banche dati biometriche diventano strumenti d'indagine a tutti gli effetti. Ma con un vincolo ferreo: niente sorveglianza senza autorizzazione del magistrato.

Il decreto attua in Italia l' AI Act (Regolamento UE 2024/1689 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ%3AL_202401689), il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. L'AI Act classifica il riconoscimento facciale biometrico remoto in tempo reale come pratica ad “rischio inaccettabile” — quindi vietata in linea generale — ma prevede deroghe rigorose per finalità di sicurezza pubblica.

L'Italia è tra i primi paesi europei a legiferare concretamente su queste deroghe, attrezzando la polizia di una tecnologia già sperimentata in altri contesti (pensate ai controlli in aeroporto) ma mai regolamentata per le indagini penali.

Si potrà: – Collegare telecamere pubbliche a sistemi AI che confrontano volti in tempo reale con banche dati di ricercati – Attivare la sorveglianza biometrica per cercare latitanti, persone scomparse o sospettati di reati gravi – Utilizzare i risultati come prova nel processo penale

Mentre i paletti invalicabili sono:

  • Autorizzazione del magistrato obbligatoria per ogni attivazione
  • Cancellazione dei dati al termine dell'indagine (salvo che costituiscano “corpo del reato”)
  • Reato specifico (art. 437-bis c.p.) per chi abusa della tecnologia o crea discriminazioni algoritmiche (“Omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale e alterazione illecita dei sistemi”, punibile con la reclusione fino a dieci anni in caso di pericolo per la sicurezza dello Stato, e stabilisce regole processuali civilistiche per il risarcimento del danno derivante dall'uso di sistemi di IA, inclusa la presunzione del nesso di causalità in caso di violazione del regolamento europeo)

L'Italia si colloca in una posizione intermedia nel panorama mondiale — più garantista della Cina, più strutturata del Regno Unito, ma più permissiva di alcuni stati americani.

🇪🇺 Unione Europea L'AI Act vieta la sorveglianza biometrica in tempo reale, ma prevede deroghe per ricerca di persone scomparse, minacce terroristiche e reati gravi — con autorizzazione giudiziaria. L'Italia sta attuando proprio queste deroghe. 🇸🇪 Svezia Ha anticipato l'Italia: dal 1° gennaio 2026 è il primo paese UE con una legge specifica che autorizza la polizia al riconoscimento facciale in tempo reale, con via libera del procuratore e oversight dell'autorità privacy. 🇬🇧 Regno Unito Nessuna legge ad hoc. La polizia utilizza il riconoscimento facciale dal 2016 sulla base di linee guida interne e interpretazioni del common law. Nel 2025 sono state scansionate oltre 7 milioni di facce. Il governo ha promesso un “quadro di governance chiaro” entro fine 2025. 🇺🇸 Stati Uniti Patchwork normativo: alcuni stati (Illinois, Texas, Washington) hanno leggi restrittive che richiedono consenso esplicito, altri permettono uso indiscriminato. Al Congresso sono in discussione il Facial Recognition Act of 2025 e l'ICE Out of Our Faces Act per limitare l'impiego nell'immigrazione. 🇨🇳 Cina Il modello opposto: sorveglianza di massa con riconoscimento facciale ubiquo, spesso senza trasparenza né controlli sulla privacy.

Il decreto italiano risponde a un'esigenza reale: la tecnologia di riconoscimento facciale esiste già, viene già usata (anche da privati), ma mancava un quadro normativo che ne regolamentasse l'impiego pubblico.

Fonti: D.Lgs. 160/2026, Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), La Legge per Tutti, Privacy International, State of Surveillance

L'immagine è stata generata con AI

#RiconoscimentoFacciale #AIAct #IntelligenzaArtificiale #Sicurezza #Privacy #Decreto160


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Così l'Interpol utilizza l'intelligenza artificiale per individuare terroristi

L'Operazione #Shams II è stata definita “la prima del suo genere nel dominio digitale”. Insegna che la lotta al terrorismo non si combatte più solo nelle strade o nei campi di battaglia, ma anche nei server, nei database e negli algoritmi.

L'IA ha smascherato 126 terroristi in 5 giorni. A Tunisi, in Tunisia, si sono riuniti 28 investigatori specializzati provenienti da 11 nazioni diverse: Nigeria, Ghana, Costa d'Avorio, Iraq, Kenya, Malaysia, Filippine, Qatar, Tagikistan, Tunisia e Uzbekistan. Un mosaico di polizie, culture e competenze che normalmente lavorano in silos separati. La loro missione consisteva nel setacciare 108.076 immagini estratte da contenuti online di gruppi terroristici. Foto sfocate, volti parzialmente coperti, immagini ritoccate, persone inquadrate da lontano o in condizioni di luce pessime. Il tipo di materiale che, fino a ieri, richiedeva mesi di analisi manuale da parte di esperti stanchi e distratti. Ma questa non è un'operazione degli anni '90. Questa volta hanno portato il “cervello elettronico”: algoritmi di riconoscimento facciale capaci di analizzare migliaia di volti al secondo, di riconoscere somiglianze anche quando l'occhio umano fallisce, di collegare i puntini tra database diversi. Così centoventisei Foreign Terrorist Fighter — combattenti terroristi stranieri che avevano lasciato le loro tracce sparse in giro per il web — sono stati smascherati.

L'attività solleva anche domande legittime sulla privacy e sulla sorveglianza. Ma in questo caso specifico, l'operazione ha preso di mira contenuti già pubblici, propaganda terroristica, non cittadini comuni. È un esempio di come la tecnologia, se usata con regole e cooperazione, possa diventare un alleato potente contro chi minaccia la sicurezza di tutti.

#Interpol #Terrorismo #AI #IntelligenzaArtificiale #Sicurezza #Tecnologia #CooperazioneInternazionale


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Bloccato traffico di migranti dall'Europa continentale al Regno Unito via aerea

Il 22 settembre 2026 forze di polizia di Austria, Italia, Spagna e Regno Unito (UK) hanno proceduto a 6 arresti e 10 perquisizioni domiciliari, sequestrando documenti d'identità, attrezzature elettroniche, prove e ingenti somme di denaro.

La rete criminale nei cui riguardi si è svolta l'operazione faceva uso massiccio di documenti falsificati per consentire viaggi illegali attraverso gli aeroporti dell' area Schengen e paesi associati.

I migranti entravano nell'UE con passaporti genuini e, in molti casi, visti turistici Schengen validi. Una volta all'interno dell'UE, distruggevano i documenti originali e li sostituivano con documenti contraffatti forniti dalla rete criminale.

La cella della Rete di Vienna (Austria) era coinvolta nella fornitura di documenti falsi, con cittadini afghani e pakistani.Collegata a una rete di servizi, tra cui negozi di telefonia mobile, presumibilmente per riciclare i proventi illeciti.

Quella spagnola forniva un elevato numero di documenti contraffatti. Ha facilitato la distribuzione di oltre 1.000 documenti falsi, spediti tramite corrieri dagli Emirati Arabi Uniti verso UE, Nord e Sud America e Caraibi.

La rete criminale ha generato oltre 2 milioni di euro. Europol ha fornito supporto operativo, dispiegando anche due esperti del Centro Europeo contro il Traffico di Migranti (#ECAMS , istituito a marzo 2026 per migliorare lo scambio sistematico di informazioni e il coordinamento degli sforzi, inclusa l'espertise in OSINT e indagini finanziari) inviate in Italia e Regno Unito per coordinare le operazioni e incrociare dati in tempo reale con i database di #Europol.

Hanno partecipato: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.


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