Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un blog di un cultore della materia. Comprendere dove nel mondo, perché e con quali dinamiche spaziali si sviluppa la criminalità organizzata

Europol lancia allarme sul crescente traffico di cannabis dal Nord America e dalla Thailandia verso l'Europa

Le reti criminali transatlantiche sfruttano i mercati legali sovrabbondanti per introdurre prodotti ad alta potenza nel nostro continente

Recentemente è stata scompaginata una rete criminale che operava attraverso l'aeroporto di Bruxelles usando “estrattori” e dipendenti compiacenti per evadere i controlli ed importare cannabis sul territorio europeo.

Europol ha constatato un aumento esponenziale del contrabbando via cargo aereo e container dal 2023. Le Organizzazioni criminali utilizzano metodi sempre più sofisticati: compagnie fittizie, marketplace online e metodi di occultamento avanzati. L'impatto è grave: violenza, corruzione, riciclaggio di denaro e rischi per la salute dei consumatori, nonché un danno ambientale significativo dalle coltivazioni illegali non regolamentate.

Europol ha istituito una Task force Operativa, dedicata a smantellare queste reti e rafforzare la sorveglianza alle frontiere. La rotta dell'Africa occidentale, già usata per la cocaina, viene ora sfruttata anche per il traffico di cannabis.

L'Europa risponde in modo coordinato a questa minaccia in evoluzione che mette a rischio sicurezza, salute e ambiente.

#MinacciaCannabis

Immagine generata con Intelligenza Artificiale


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


EUDA (Agenzia dell'Unione Europea contro le Droghe) e Italia insieme per sistemi di allerta precoce più forti

L'Agenzia dell'Unione Europea contro le Droghe (#EUDA) e l' Italia stanno collaborando per rafforzare i sistemi di monitoraggio delle sostanze psicoattive di nuova sintesi (#NPS) a livello internazionale. Recentemente esperti sugli stupefacenti provenienti da sette paesi partner dell'allargamento e del vicinato (Albania, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Moldavia, Montenegro e Ucraina) hanno effettuato a Roma una visita di studio di tre giorni. Tra le istituzioni coinvolte il Laboratorio di Tossicologia Forense dell'Università Cattolica di Roma, l'Unità di Investigazione Scientifica dei Carabinieri, il Servizio di Polizia Scientifica e il Centro Nazionale sulle Dipendenze e Doping dell'Istituto Nazionale di Salute.

Le New Psychoactive Substances sono droghe sintetiche di laboratorio progettate per imitare gli effetti di sostanze stupefacenti tradizionali (cannabis, cocaina, ecstasy, ecc.) ma con strutture chimiche leggermente modificate. Possono essere estremamente pericolose perché non esistono studi sulla loro sicurezza, tossicità ed effetti a lungo termine.

Attraverso i progetti di cooperazione tecnica finanziati dall' #UE (IPA8 e EU4MD II), si sta lavorando per estendere le capacità di allerta precoce oltre i confini dell'Unione Europea, coinvolgendo partner internazionali nella lotta a queste nuove minacce. L'identificazione rapida delle modifiche nei mercati e nei modelli di consumo di droga è fondamentale per garantire che decisori politici e operatori del settore siano preparati ad affrontare le emergenze sanitarie.

Questa iniziativa rafforza la rete #REITOX e amplia la cooperazione con i paesi dei Balcani occidentali e della Politica Europea di Vicinato. La rete REITOX (dal francese Réseau Européen d'Information sur les Drogues et les Toxicomanies) è la Rete Europea di Informazione su Droghe e Tossicodipendenze, il sistema attraverso cui l'EUDA raccoglie, analizza e diffonde dati sul fenomeno droga in Europa. È composta dai punti focali nazionali (national focal points) presenti in ciascun paese membro dell'UE, nei paesi candidati e in altri partner. La rete include 29 sistemi di allerta precoce nazionali in tutta Europa (27 Stati membri UE, Norvegia, Turchia, e altri paesi partner come i Balcani occidentali).

Ogni paese ha un proprio “punto focale” — solitamente un istituto di ricerca, un ministero o un'agenzia sanitaria nazionale, per l'Italia è il Dipartimento per le politiche antidroga è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri — che:

  • Raccoglie dati nazionali su consumo di droghe, trattamenti, decessi, sequestri
  • Monitora le nuove sostanze psicoattive (NPS) che appaiono sul mercato
  • Fornisce informazioni all'EUDA per le relazioni europee (come il European Drug Report)
  • Coordina la risposta nazionale alle emergenze droga

REITOX garantisce che l'EUDA possa fornire un quadro completo e comparabile della situazione droga in Europa, fondamentale per le politiche pubbliche e le risposte sanitarie coordinate a livello continentale.

#DrugPolicy #SostanzePsicoattive #AllertaPrecoce #PublicHealth #CooperazioneInternazionale


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Da oggi 30 settembre la polizia italiana potrà “leggere” i volti in tempo reale (e perché l'UE lo permette). Cosa succede all'estero?

Da oggi 30 settembre 2026 entra in vigore il Decreto Legislativo 160/2026 https://www.normattiva.it/eli/id/2026/09/15/26G00179/ORIGINAL, che sancisce un passaggio storico: per la prima volta l'intelligenza artificiale entra ufficialmente nel Codice di Procedura Penale italiano. Telecamere intelligenti, algoritmi di riconoscimento facciale e banche dati biometriche diventano strumenti d'indagine a tutti gli effetti. Ma con un vincolo ferreo: niente sorveglianza senza autorizzazione del magistrato.

Il decreto attua in Italia l' AI Act (Regolamento UE 2024/1689 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ%3AL_202401689), il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. L'AI Act classifica il riconoscimento facciale biometrico remoto in tempo reale come pratica ad “rischio inaccettabile” — quindi vietata in linea generale — ma prevede deroghe rigorose per finalità di sicurezza pubblica.

L'Italia è tra i primi paesi europei a legiferare concretamente su queste deroghe, attrezzando la polizia di una tecnologia già sperimentata in altri contesti (pensate ai controlli in aeroporto) ma mai regolamentata per le indagini penali.

Si potrà: – Collegare telecamere pubbliche a sistemi AI che confrontano volti in tempo reale con banche dati di ricercati – Attivare la sorveglianza biometrica per cercare latitanti, persone scomparse o sospettati di reati gravi – Utilizzare i risultati come prova nel processo penale

Mentre i paletti invalicabili sono:

  • Autorizzazione del magistrato obbligatoria per ogni attivazione
  • Cancellazione dei dati al termine dell'indagine (salvo che costituiscano “corpo del reato”)
  • Reato specifico (art. 437-bis c.p.) per chi abusa della tecnologia o crea discriminazioni algoritmiche (“Omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale e alterazione illecita dei sistemi”, punibile con la reclusione fino a dieci anni in caso di pericolo per la sicurezza dello Stato, e stabilisce regole processuali civilistiche per il risarcimento del danno derivante dall'uso di sistemi di IA, inclusa la presunzione del nesso di causalità in caso di violazione del regolamento europeo)

L'Italia si colloca in una posizione intermedia nel panorama mondiale — più garantista della Cina, più strutturata del Regno Unito, ma più permissiva di alcuni stati americani.

🇪🇺 Unione Europea L'AI Act vieta la sorveglianza biometrica in tempo reale, ma prevede deroghe per ricerca di persone scomparse, minacce terroristiche e reati gravi — con autorizzazione giudiziaria. L'Italia sta attuando proprio queste deroghe. 🇸🇪 Svezia Ha anticipato l'Italia: dal 1° gennaio 2026 è il primo paese UE con una legge specifica che autorizza la polizia al riconoscimento facciale in tempo reale, con via libera del procuratore e oversight dell'autorità privacy. 🇬🇧 Regno Unito Nessuna legge ad hoc. La polizia utilizza il riconoscimento facciale dal 2016 sulla base di linee guida interne e interpretazioni del common law. Nel 2025 sono state scansionate oltre 7 milioni di facce. Il governo ha promesso un “quadro di governance chiaro” entro fine 2025. 🇺🇸 Stati Uniti Patchwork normativo: alcuni stati (Illinois, Texas, Washington) hanno leggi restrittive che richiedono consenso esplicito, altri permettono uso indiscriminato. Al Congresso sono in discussione il Facial Recognition Act of 2025 e l'ICE Out of Our Faces Act per limitare l'impiego nell'immigrazione. 🇨🇳 Cina Il modello opposto: sorveglianza di massa con riconoscimento facciale ubiquo, spesso senza trasparenza né controlli sulla privacy.

Il decreto italiano risponde a un'esigenza reale: la tecnologia di riconoscimento facciale esiste già, viene già usata (anche da privati), ma mancava un quadro normativo che ne regolamentasse l'impiego pubblico.

Fonti: D.Lgs. 160/2026, Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), La Legge per Tutti, Privacy International, State of Surveillance

L'immagine è stata generata con AI

#RiconoscimentoFacciale #AIAct #IntelligenzaArtificiale #Sicurezza #Privacy #Decreto160


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Così l'Interpol utilizza l'intelligenza artificiale per individuare terroristi

L'Operazione #Shams II è stata definita “la prima del suo genere nel dominio digitale”. Insegna che la lotta al terrorismo non si combatte più solo nelle strade o nei campi di battaglia, ma anche nei server, nei database e negli algoritmi.

L'IA ha smascherato 126 terroristi in 5 giorni. A Tunisi, in Tunisia, si sono riuniti 28 investigatori specializzati provenienti da 11 nazioni diverse: Nigeria, Ghana, Costa d'Avorio, Iraq, Kenya, Malaysia, Filippine, Qatar, Tagikistan, Tunisia e Uzbekistan. Un mosaico di polizie, culture e competenze che normalmente lavorano in silos separati. La loro missione consisteva nel setacciare 108.076 immagini estratte da contenuti online di gruppi terroristici. Foto sfocate, volti parzialmente coperti, immagini ritoccate, persone inquadrate da lontano o in condizioni di luce pessime. Il tipo di materiale che, fino a ieri, richiedeva mesi di analisi manuale da parte di esperti stanchi e distratti. Ma questa non è un'operazione degli anni '90. Questa volta hanno portato il “cervello elettronico”: algoritmi di riconoscimento facciale capaci di analizzare migliaia di volti al secondo, di riconoscere somiglianze anche quando l'occhio umano fallisce, di collegare i puntini tra database diversi. Così centoventisei Foreign Terrorist Fighter — combattenti terroristi stranieri che avevano lasciato le loro tracce sparse in giro per il web — sono stati smascherati.

L'attività solleva anche domande legittime sulla privacy e sulla sorveglianza. Ma in questo caso specifico, l'operazione ha preso di mira contenuti già pubblici, propaganda terroristica, non cittadini comuni. È un esempio di come la tecnologia, se usata con regole e cooperazione, possa diventare un alleato potente contro chi minaccia la sicurezza di tutti.

#Interpol #Terrorismo #AI #IntelligenzaArtificiale #Sicurezza #Tecnologia #CooperazioneInternazionale


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Bloccato traffico di migranti dall'Europa continentale al Regno Unito via aerea

Il 22 settembre 2026 forze di polizia di Austria, Italia, Spagna e Regno Unito (UK) hanno proceduto a 6 arresti e 10 perquisizioni domiciliari, sequestrando documenti d'identità, attrezzature elettroniche, prove e ingenti somme di denaro.

La rete criminale nei cui riguardi si è svolta l'operazione faceva uso massiccio di documenti falsificati per consentire viaggi illegali attraverso gli aeroporti dell' area Schengen e paesi associati.

I migranti entravano nell'UE con passaporti genuini e, in molti casi, visti turistici Schengen validi. Una volta all'interno dell'UE, distruggevano i documenti originali e li sostituivano con documenti contraffatti forniti dalla rete criminale.

La cella della Rete di Vienna (Austria) era coinvolta nella fornitura di documenti falsi, con cittadini afghani e pakistani.Collegata a una rete di servizi, tra cui negozi di telefonia mobile, presumibilmente per riciclare i proventi illeciti.

Quella spagnola forniva un elevato numero di documenti contraffatti. Ha facilitato la distribuzione di oltre 1.000 documenti falsi, spediti tramite corrieri dagli Emirati Arabi Uniti verso UE, Nord e Sud America e Caraibi.

La rete criminale ha generato oltre 2 milioni di euro. Europol ha fornito supporto operativo, dispiegando anche due esperti del Centro Europeo contro il Traffico di Migranti (#ECAMS , istituito a marzo 2026 per migliorare lo scambio sistematico di informazioni e il coordinamento degli sforzi, inclusa l'espertise in OSINT e indagini finanziari) inviate in Italia e Regno Unito per coordinare le operazioni e incrociare dati in tempo reale con i database di #Europol.

Hanno partecipato: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


​La DIA italiana ed @ON Plus. Come evolve in Unione Europea (e nel Mondo) la lotta alle organizzazioni mafose

Sempre più l’UE tratta la criminalità organizzata per quello che è realmente oggi: non bande di strada, ma società di investimento multinazionali che riciclano denaro in attività commerciali legittime.

'Ndrangheta, Camorra e le più recenti organizzazioni criminali dell’Europa dell’Est e dell’America Latina hanno superato i classici profitti derivanti dal traffico illecito e stanno reinvestendo massicciamente nel settore immobiliare dell’UE, nelle energie rinnovabili, nella logistica, nella ristorazione e persino nelle aste di crediti in sofferenza. Sfruttano il fatto che i sistemi giuridici degli Stati membri sono frammentati, per cui quando una richiesta giudiziaria (rogatoria) supera gli ostacoli burocratici, il denaro è già stato trasferito.

Il progetto denominato @ON Plus (“Operational Network”), guidato dalla #DIA (Direzione Investigativa Antimafia) italiana con il coordinamento di #Europol. Il progetto è nato da un precedente modello di risoluzione del Consiglio, ma lo potenzia passando dalla semplice condivisione di informazioni a un vero e proprio intervento sul campo. Era il 4 dicembre 2014, quando il Consiglio dell’Unione europea, nella composizione GAI1, approvò all’unanimità l’iniziativa italiana (DIA) volta a istituire la rete operativa @ON. La rete @ON già da allora consente ai paesi partner di ottenere informazioni mirate e di svolgere in tempi brevi operazioni dei servizi di cooperazione di polizia sul campo, al fine di poter smantellare più efficacemente le organizzazioni criminali di alto livello, comprese quelle italiane, russe e di etnia albanese, nonché le bande di motociclisti e le relative attività di riciclaggio di denaro.

Grazie a @ON, è stato possibile rafforzare la cooperazione tra le autorità di polizia dei paesi membri e lo scambio di buone pratiche, potenziando lo scambio di informazioni, definendo un quadro di intelligence più efficace e impiegando investigatori #@ON specializzati nel fenomeno criminale oggetto di indagine.

Con l'attuale passo avanti fatto, se un’indagine ad Amsterdam individua società di comodo a Francoforte o immobili acquistati sulla Costa del Sol, @ON Plus può inviare investigatori specializzati nel tracciamento finanziario direttamente nel paese in cui si svolge l’indagine — con il finanziamento e il supporto logistico del Fondo per la sicurezza interna dell’UE. La governance è affidata a un «Gruppo centrale» che comprende Francia, Germania, Spagna, Belgio e i Paesi Bassi, con oltre 50 forze dell’ordine partecipanti in tutta l’UE e nei paesi terzi con cui sono stati stipulati accordi strategici.

L’obiettivo reale non è solo di arrestare i boss, ma smantellare completamente il potere finanziario — sequestrando o confiscando beni sproporzionati rispetto al reddito dichiarato, incrociando i registri dei titolari effettivi, le transazioni in criptovalute e i movimenti societari offshore.

Davvero degna di nota è l’impostazione: una tutela dell’integrità del mercato unico stesso — l’infiltrazione mafiosa distorce la concorrenza leale e erode la sovranità economica degli Stati membri. Si tratta anche di una vittoria in termini di soft power per l’Italia, che esporta decenni di metodologia antimafia (il classico «segui i soldi» dell’era Falcone, ora esteso a livello sovranazionale e digitalizzato).


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Si avvia il Progetto JUNTOS, collaborazione tra l'Italia ed i Paesi dell'America Latina per contrastare il crimine organizzato transnazionale

Si è concluso nei giorni scorsi, presso la sede della Polizia di Stato di Roma, il Kick-off Meeting che segna l’avvio formale della fase operativa del Progetto #JUNTOS, l’iniziativa strategica volta a rafforzare la collaborazione in materia di sicurezza e di contrasto al crimine organizzato transnazionale tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina.

All’incontro hanno preso parte delegazioni di alto livello provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, affiancate dai rappresentanti dell’Unione Europea e di importanti organizzazioni internazionali, tra cui OEA, UNODC, UNICRI, Interpol e Ameripol.

Il Progetto JUNTOS coniuga il fondamentale sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), la leadership operativa della Polizia di Stato italiana e l’esperienza dell’IILA (Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana) nella gestione di programmi multilaterali di cooperazione.

L’iniziativa si inserisce tra i pilastri della diplomazia giuridica e di sicurezza promossi dall’IILA, accanto ai programmi di alta formazione realizzati in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e al Progetto SEFILAT portato avanti con la Guardia di Finanza.

«Il lancio della fase operativa del progetto JUNTOS simboleggia il nostro fermo impegno a trasformare gli accordi strategici e il dialogo politico in azioni concrete sul terreno, inaugurando una fase caratterizzata dall’esecuzione diretta, dallo scambio tecnico di alto livello e dal consolidamento di reti operative tra le forze di polizia di Italia e America Latina», ha dichiarato nel suo intervento il Segretario Generale dell’IILA, Giorgio Silli. «Le minacce globali e il crimine organizzato internazionale non ammettono risposte isolate: mettiamo a sistema l’esperienza delle forze dell’ordine italiane e la capacità dell’IILA di fare rete, per costruire una cooperazione fondata sulla fiducia reciproca».

Attraverso la costruzione di articolate reti di risposta, che coinvolgono Paesi beneficiari, Stati osservatori e organismi multilaterali, il Progetto JUNTOS mira ad adattare le migliori competenze tecniche e operative italiane alle specifiche realtà locali latinoamericane, assicurando la sostenibilità nel tempo delle politiche pubbliche di sicurezza.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Spagna. Recuperata una preziosa tavola fiamminga del Cinquecento grazie ai Carabinieri Italiani

C’è un lieto fine che sa di vittoria per tutta la comunità culturale internazionale: una splendida tavola fiamminga del XVI secolo, trafugata e illegalmente esportata, ha fatto ritorno in Spagna. Un risultato reso possibile non solo dalla tenacia delle autorità iberiche, ma anche grazie al fondamentale contributo dei #Carabinieri italiani, confermando ancora una volta l’eccellenza del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) nella lotta al traffico illecito di opere d’arte.

Il Ministero della Cultura spagnolo ha recentemente consegnato al Museo di Belle Arti di La Coruña (in Galizia) una pregevole tavola fiamminga raffigurante la Vergine col Bambino, Sant’Anna e San Giuseppe. L’opera, attribuita a un maestro anonimo della scuola di Anversa dei primi del Cinquecento, si distingue per il suo eccezionale stato di conservazione. Il dipinto è infatti entrato a far parte in modo permanente della collezione del museo galiziano, tornando a essere fruito dalla collettività.

Dietro questo felice epilogo si nasconde un’indagine complessa e affascinante, nota come Operazione “Altarpiece”. Le indagini hanno rivelato che l’opera, insieme ad altri preziosi manufatti (tra cui tavole rinascimentali e opere attribuite a nomi del calibro di Amedeo Modigliani e Bruegel), proveniva da una lussuosa villa a Marbella, in Andalusia.

Questi tesori erano stati illegalmente esportati in Italia, eludendo i controlli e ignorando il diniego delle autorità spagnole, che avevano già negato i permessi di esportazione proprio a causa dell’inestimabile valore storico di queste opere per il patrimonio iberico. Grazie alla stretta collaborazione tra il Ministero della Cultura spagnolo, la Guardia Civil e i Carabinieri italiani, è stato possibile rintracciare i manufatti in gallerie d’arte e residenze private di diverse città italiane, riuscendo anche a seguire le tracce di altre opere già vendute e riesportate dall’Italia verso Paesi terzi.

Il recupero di questi beni ha innescato una straordinaria operazione di “restituzione” alla collettività. Oltre alla tavola fiamminga di La Coruña (la cui assegnazione è stata formalizzata durante la 97ª riunione del Consiglio per il Patrimonio Storico, tenutasi a Roma nell’ottobre 2025), altri reperti sono stati destinati a prestigiose istituzioni spagnole. Tra queste, i musei di León, Málaga, Valencia, Valladolid, e importanti realtà madrilene come il Museo Reina Sofía, il Museo Nazionale di Antropologia e il Museo Nazionale di Arti Decorative.

Il successo dell’Operazione “Altarpiece” è un monito severo per i trafficanti e un incoraggiamento per tutti coloro che credono che l’arte non sia un bene di lusso da nascondere in collezioni private, ma una memoria collettiva da custodire. Se vi trovate in Galizia, non perdete l’occasione di ammirare questa splendida tavola fiamminga: è la testimonianza vivente che, a volte, l’arte riesce davvero a tornare a casa.

#ArteRecuperata #CarabinieriTPC #PatrimonioCulturale #ArteFiamminga #Spagna #TutelaDellArte #OperazioneAltarpiece #MuseoLaCoruña


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Sud America-Piemonte. Arresti in Brasile in un'operazione contro la tratta di cocaina

Con il supporto di Europol, le forze dell'ordine italiane (Raggruppamento Operativo Speciale – #ROS – Carabinieri) e brasiliane (Polícia Federal Curitiba – Grupo de Investigações Sensíveis – GISE) hanno smantellato una vasta rete di traffico di droga e riciclaggio di denaro collegata alla ‘Ndrangheta. L’operazione, denominata EREDITÀ, ha portato all’arresto di sette persone e rappresenta il culmine di anni di indagini su traffico di cocaina su vasta scala tra Sud America e Europa.

Il 16 settembre 2026, in Brasile, le autorità di São Paulo hanno condotto una serie di perquisizioni e operazioni sincronizzate, con l’appoggio di esperti di #Europol. Sono stati sequestrati 9 immobili, 2 aziende e altri beni, oltre a numerosi conti bancari congelati. Durante le operazioni, sono state arrestate otto persone di nazionalità italiana e brasiliana coinvolte nel traffico e nel riciclaggio di denaro. Gli indagati sono stati raggiunti Palhoça (Santa Catarina) e nelle città dello stato di San Paolo di San Paolo, São Caetano, Santos e Americana. Avrebbero assunto il controllo delle attività illecite in Sud America, dove da tempo volti di spicco della famiglia Assisi e della 'ndrangheta piemontese risiedono e fanno affari.

L’indagine ha portato alla luce un sistema industriale di traffico di droga, che movimentava tonnellate di cocaina dalla Brasile verso l’Europa attraverso carichi commerciali legittimi come ceramiche, legname, sanitari e alimentari. La rete sfruttava infrastrutture portuali strategiche in Brasile, mantenendo legami profondi tra Italia e Brasile tramite familiari e collaboratori.

Il gruppo criminale utilizzava piattaforme criptate e meccanismi sofisticati per il riciclaggio, con facilitatori finanziari specializzati nelle transazioni internazionali clandestine. Una parte dei profitti veniva reinvestita in nuove operazioni, perpetuando un ciclo criminale che si è evoluto nel tempo, mantenendo i legami con le reti già attive dal 2019.

Europol ha fornito analisi operative, intelligence e supporto finanziario, contribuendo a coordinare le attività tra Italia e Brasile. Un esperto di Europol è stato presente sul campo per monitorare in tempo reale le operazioni e garantire una collaborazione efficace tra le autorità.

#AntiDroga #Ndrangheta #Brasile #Italia #OperazioneEREDITÀ #CooperazioneInternazionale


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Cinque modi per contrastare il traffico illegale di armi: come i paesi possono lavorare insieme

Il traffico illegale di armi rappresenta una minaccia globale che alimenta violenza, criminalità organizzata e terrorismo. Per affrontare questo fenomeno, la cooperazione internazionale non è solo utile, ma fondamentale. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (#UNODC) ha individuato cinque strategie concrete che i paesi possono adottare per contrastare efficacemente questo commercio illegale, basandosi su esperienze reali e strumenti giuridici internazionali.


1. Rafforzare la cooperazione transfrontaliera

Uno degli ostacoli principali nel contrastare il traffico di armi è la mancanza di coordinamento tra i paesi. I trafficanti approfittano delle differenze legislative e delle frontiere porose per sfuggire alla giustizia. Un esempio lampante è la collaborazione tra Burkina Faso e Benin: grazie al supporto dell’UNODC, i due paesi hanno creato una squadra investigativa congiunta, che ha permesso di avviare sei indagini sul traffico di armi in pochi mesi. Questo dimostra che, quando gli Stati condividono informazioni e risorse, i risultati arrivano.


2. Utilizzare gli strumenti giuridici internazionali

Esistono già strumenti potenti per combattere questo fenomeno, come la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale (UNTOC) e il suo Protocollo sulle Armi da Fuoco. Questi accordi offrono agli Stati mezzi legali per indagare, processare e condannare i trafficanti. Tuttavia, molti paesi faticano a implementarli appieno. L’adozione e l’applicazione rigorosa di questi strumenti possono fare la differenza, disarticolando le reti criminali e riducendo la circolazione delle armi illegali.


3. Condividere dati e informazioni in tempo reale

La mancanza di dati aggiornati è un altro punto debole. Spesso, le forze dell’ordine non hanno accesso a informazioni su rotte, origine delle armi sequestrate o paesi di produzione. Una banca dati condivisa tra Stati permetterebbe di tracciare più efficacemente il flusso delle armi e identificare i punti critici. Ad esempio, sapere che un carico di armi è stato sequestrato in un paese può aiutare un altro Stato a prevenire un’operazione simile sul proprio territorio.


4. Potenziare la formazione e le capacità investigative

Le indagini sul traffico di armi sono complesse e richiedono competenze specializzate. L’UNODC organizza corsi di formazione per magistrati, polizia e doganieri, insegnando tecniche di analisi del rischio, identificazione delle armi e uso di sistemi di rilevamento (come i raggi X nei porti e negli aeroporti). In questo modo, gli operatori possono anticipare le mosse dei trafficanti e agire con maggiore efficacia.


5. Monitorare le rotte e i canali di traffico

Le armi illegali viaggiano spesso attraverso canali insospettabili, come i servizi postali o le spedizioni espresse. Per questo, è essenziale mappare le rotte e collaborare con aziende di trasporto, servizi postali e autorità doganali. Ad esempio, in Europa e nei Balcani, workshop congiunti tra paesi hanno permesso di intercettare armi nascoste in pacchi postali, dimostrando che la sinergia tra settori diversi può chiudere le vie ai trafficanti.


Conclusione: Un impegno collettivo per un futuro più sicuro

Il traffico illegale di armi non è un problema che un singolo paese può risolvere da solo. Servono azione coordinata, condivisione di risorse e volontà politica. I cinque punti sopra illustrati non sono solo teorie, ma strategie già testate che, se applicate su larga scala, possono salvare vite e rendere il mondo un posto più sicuro.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.