Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

criminalitàambientale

Come le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la criminalità ambientale legata ai rifiuti. Una analisi del CEPOL

I crimini ambientali non conoscono confini. Eppure, fino a poco tempo fa, la loro portata e la loro gravità sono state sottovalutate, sia a livello normativo che operativo. Oggi, grazie a nuove leggi, tecnologie innovative e una cooperazione transnazionale senza precedenti, l’Europa sta compiendo passi da gigante per contrastare questo fenomeno.

In che modo le tecnologie avanzate possono contribuire a contrastare la #criminalitàambientale legata ai rifiuti? Nell'articolo 4 della edizione speciale del #CEPOLbulletin (scarica la pubblicazione: https://www.link.europa.eu/Nr9N9W), gli autori esaminano come queste tecnologie possano supportare l'individuazione, l'indagine e il perseguimento penale.

In primo piano: la Direttiva 2024/1203 e il nuovo volano contro i crimini ambientali. Una normativa rivoluzionaria

L'11 aprile 2024, l’Unione Europea ha adottato la Direttiva 2024/1203, che sostituisce le precedenti normative (2008/99/CE e 2009/123/CE) e introduce misure senza precedenti per contrastare i crimini ambientali. Ma cosa cambia davvero?

1. L’ecocidio diventa reato (quasi)

La Direttiva non usa esplicitamente la parola “ecocidio”, ma ne introduce il concetto all’Articolo 3(3), obbligando gli Stati membri a criminalizzare condotte che causino:

  • Distruzione o danni diffusi e sostanziali a ecosistemi di grandi dimensioni o siti protetti.
  • Danni irreversibili o duraturi alla qualità di aria, suolo o acqua.

Perché è importante? Fino ad oggi, la maggior parte dei reati ambientali era legata alla violazione di norme amministrative. Ora, per la prima volta, l’UE introduce un reato autonomo, che non dipende da altre leggi ma punisce direttamente i danni gravi all’ambiente.

2. Sanzioni più severe e armonizzate

Le pene sono state armonizzate per evitare il “race to the bottom” tra Stati membri:

Per persone fisiche:

  • Fino a 10 anni di reclusione per reati che causino la morte.
  • Fino a 8 anni per l’ecocidio.
  • Fino a 5 anni per altri reati gravi (es. traffico illegale di rifiuti).

Per aziende:

  • Multe fino al 5% del fatturato mondiale (o 40 milioni di €) per reati gravi.
  • Multe fino al 3% (o 24 milioni di €) per altri reati.

Caso pratico: un’azienda che smaltisce illegalmente rifiuti tossici in un sito protetto potrebbe essere multata per decine di milioni di euro, a seconda del suo fatturato globale.

3. Un “toolbox” di misure

Non solo sanzioni penali: la Direttiva introduce un approccio integrato, che include: ✅ Sanzioni amministrative (es. revoca di autorizzazioni, divieto di accesso a finanziamenti pubblici). ✅ Misure preventive: campagne di sensibilizzazione, formazione obbligatoria per magistrati e forze dell’ordine. ✅ Accesso alla giustizia: diritti procedurali per vittime e ONG, protezione dei whistleblower.

Focus: I crimini ambientali in Europa – dati e tendenze

I numeri che non possiamo ignorare:

  • 21% delle specie di rettili è a rischio estinzione a causa del traffico illegale (fonte: IPBES, 2019).
  • 15 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi sono state esportate tra Stati UE nel 2021 (fonte: Eurostat).
  • 36% delle specie di rettili è oggetto di traffico a livello globale (fonte: Marshall et al., 2020).
  • 95% dei vertebrati vivi sequestrati in UE tra il 2010 e il 2014 erano rettili (fonte: CITES).

I crimini più diffusi

Traffico illegale di rifiuti:

Rotte principali: dall’Europa occidentale (es. Germania, Francia) verso l’Europa orientale (es. Polonia, Slovacchia) o paesi extra-UE (es. Turchia, Africa). Metodi: falsificazione di documenti, dichiarazione di rifiuti “verdi” (es. plastica) per nascondere rifiuti pericolosi (es. scorie tossiche).

Traffico di specie protette:

Specie più trafficate: tartarughe (es. Horsfield’s tortoise), serpenti, lucertole. Paesi chiave: Olanda (hub europeo), Norvegia (mercato in crescita dopo la parziale revoca del divieto sui rettili esotici).

Inquinamento industriale:

Casi emblematici: Tata Steel (Olanda) e Chemours (Olanda), accusate di inquinamento da PFAS (sostanze chimiche dannose per la salute umana).

Incendi dolosi:

Dati: in Ucraina, nel 2021, sono stati spenti 569 incendi boschivi (fonte: Agenzia Statale per le Risorse Forestali dell’Ucraina).

Tecnologie al servizio dell’ambiente: droni, satelliti e intelligenza artificiale

Droni e LiDAR: gli “occhi” delle forze dell’ordine

In Slovacchia, la polizia utilizza droni equipaggiati con LiDAR e termocamere per mappare discariche abusive (fino a 70 metri di profondità) ed identificare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani che generano calore per decomposizione biologica), nonché per creare modelli 3D di siti inquinati, utili come prove in tribunale.

Esempio pratico: un drone con termocamera può rilevare punti caldi in un carico di rifiuti, segnalando la presenza di materiali organici in decomposizione (es. rifiuti urbani) nascosti sotto plastica o altri materiali.

Satelliti e super-risoluzione: il progetto Emeritus

Il progetto Emeritus (finanziato dall’UE) utilizza:

  • Immagini satellitari (es. Sentinel-2) per monitorare aree a rischio.
  • Tecniche di super-risoluzione (SR) per migliorare la qualità delle immagini e identificare siti di smaltimento illegale.
  • Intelligenza artificiale per analizzare i dati e segnalare anomalie (es. cambiamenti nel suolo o nella vegetazione).

Vantaggi:

  • Monitoraggio su larga scala (es. intere regioni o bacini idrografici).
  • Riduzione dei costi rispetto alle ispezioni a terra.

Sensori acquatici: il caso NarcoView

Nei Paesi Bassi, il progetto NarcoView utilizza sensori acquatici per rilevare:

  • Scarichi illegali di sostanze chimiche da laboratori di droga (es. MDMA, anfetamine).
  • Inquinamento da PFAS (sostanze chimiche persistenti nell’ambiente).

Dato allarmante: il sud dei Paesi Bassi e il nord del Belgio sono tra le aree più colpite in UE da scarichi illegali di rifiuti chimici.

Cooperazione transnazionale: le sfide e le soluzioni

Le sfide

Complessità legislativa:

Esempio: il Regolamento (CE) 1013/2006 sui trasporti transfrontalieri di rifiuti è basato su riferimenti incrociati a direttive UE, convenzioni internazionali (es. Basel Convention) e norme nazionali. Questo rende difficile l’applicazione pratica.

Mancanza di dati:

Solo il 22% degli Stati UE raccoglie dati statistici completi sui crimini ambientali.

Risorse insufficienti:

Molte autorità nazionali mancano di personale specializzato e tecnologie adeguate.

Le soluzioni

Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali):

I crimini ambientali sono una priorità nel ciclo 2022-2025. Obiettivo: coordinare operazioni congiunte tra Stati membri.

SIENA (Sistema di scambio informazioni di Europol):

Permette la condivisione di dati in tempo reale tra autorità nazionali.

Formazione e specializzazione: La Direttiva 2024/1203 introduce l’obbligo di formazione per magistrati, polizia e ispettori ambientali.

Risorse utili

Direttiva (UE) 2024/1203 – Testo completo della normativa. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32024L1203

CEPOL – European Law Enforcement Research Bulletin – Pubblicazioni e ricerche sui crimini ambientali. https://www.cepol.europa.eu/

Europol – Empact – Piattaforma UE contro le minacce criminali. https://www.europol.europa.eu/empact

Progetto Emeritus – Tecnologie innovative per la lotta ai crimini ambientali. https://emerging-risks.eu/


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Criminalità ambientale: una guida legislativa per combatterla. L'importanza della cooperazione tra Forze di polizia

Il crimine inquinante rappresenta una minaccia significativa e crescente per l'ambiente, la salute umana e lo sviluppo sostenibile, contribuendo alla tripla crisi planetaria dei cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità e all'inquinamento. In questo contesto l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ( UNODC ) ha pubblicato “Lotta al crimine di inquinamento: una guida alle buone pratiche legislative” (reperibile [en] qui https://sherloc.unodc.org/cld/uploads/pdf/Combating_Pollution_Crime_-_A_Guide_to_Good_Legislative_Practices_English.pdf), per sostenere gli Stati nel rafforzare le risposte legali a questo problema complesso e in rapida evoluzione.

La guida legislativa mira a fungere da strumento per gli Stati al momento di elaborare, rivedere o modificare la legislazione nazionale pertinente per prevenire e combattere la criminalità dell'inquinamento. Pertanto, la guida ha lo scopo di fornire ai legislatori nazionali una panoramica delle questioni chiave da considerare durante lo sviluppo e la modifica della legislazione nazionale pertinente. Inoltre, nella guida vengono forniti esempi legislativi nazionali e regionali, casi studio e altre informazioni supplementari.

La cooperazione tra Forze di polizia

Tra gli altri capitoli, quello dedicato alla cooperazione internazionale tra le forze dell'ordine, indicata come parte integrante della lotta ai reati di inquinamento e al coinvolgimento di gruppi criminali organizzati transnazionali in tali reati. La condivisione in tempo reale delle informazioni, le disposizioni per estendere i poteri operativi oltre confine e l'invio di ufficiali di collegamento sono solo alcune delle misure che possono migliorare la risposta a tali reati. Una cooperazione efficace può essere attuata attraverso canali formali e informali e i funzionari dovrebbero essere adeguatamente formati sull'uso appropriato di tali opzioni. La scarsa consapevolezza dei mezzi e dei metodi di cooperazione rappresenta un ostacolo fondamentale a tale collaborazione.

La cooperazione internazionale tra le forze dell'ordine è disciplinata dall'articolo 27 della Convenzione sulla criminalità organizzata, che prevede che gli Stati parti collaborino strettamente tra loro per migliorare l'efficacia delle azioni di contrasto. Le misure specifiche richieste dall'articolo 27 includono l'istituzione di canali di comunicazione tra autorità, agenzie e servizi competenti al fine di facilitare lo scambio sicuro e rapido di informazioni relative alla criminalità organizzata. L'articolo prevede inoltre la cooperazione tra gli Stati parte nelle indagini su persone, beni e proventi coinvolti nella criminalità organizzata, la condivisione di beni e sostanze necessari a fini analitici o investigativi e l'invio di ufficiali di collegamento. Un modello per la legislazione di tali forme di cooperazione internazionale tra forze dell'ordine è fornito nella disposizione legislativa modello 21. La disposizione è rilevante principalmente per gli Stati in cui è richiesto un mandato legale affinché le agenzie investigative cooperino con le controparti internazionali. In altri Stati tale disposizione potrebbe non essere necessaria, ma potrebbe essere auspicabile per chiarire e migliorare i meccanismi esistenti di cooperazione tra forze dell'ordine.

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