nasosecco

  • Preso brioches alla pasticceria in fondo alla strada. Tre in un sacchettino di plastica a 2 euro. I pasticceri sono del Sud. Chissà che ci fanno qui a faticare tra le montagne?

  • Riordinato cucina e passato aspirapolvere. Ogni volta che passo mi dico: 2Sembra già molto più puloito”, come se potessi vedere la polvere...

  • Sono solo con i ragazzi. E' come se la responsabilità e il desiderio di controllo si fossero trasferiti in me. E' una bella sensazione.

  • Faccio tre bucati di fila. Posso valutare la funzionalità dei fili per stendere che ho installato qualche settimana fa con tanto di tiranti.

  • Sveglio i ragazzi. Oggi devono studiare.

  • Preparo il pranzo. Do da mangiare alla Cocorita. Il lavoro di cura, che di solito – un po' per convenienza, un po' per necessità – delego in parte, oggi è al centro delle mie attività. E' rilassante. Per un giorno.

  • Alle 17 scatta l'ora del ripasso. Oggi al menù c'è la crisi della Repubblica e i tentativi di riforma dei fratelli Gracco. La storia romana è incredibilmente ricca di colpi di scena.

  • Preparo la cena. Per la vegetariana seitan marinato con piselli. Buono, me lo segno, da rifare.

  • Torna la mia metà. Felice e contenta. Io faccio le valige e parto. Giusto il tempo di salutarci e di darci il cambio. A lei spetta un ripasso intenso di latino.

  • Alle 23.30 arrivo nel mio secondo mondo. Switch.

“La nuit des temps”, romanzo del 1968 di René Barjavel, è un romanzo segnato dal tempo in cui è stato scritto: imbarazzanti alcune parti in cui emerge un'immagine della donna del tutto conservatrice e un'idea del romanticismo e del ruolo dell'uomo nelle cose dell'amore assolutamente maschilista. Eppure Barjavel nell'immaginare il mondo di Gondawa, scomparso 900.000 anni fa, riesce ad innalzarsi al di sopra del suo tempo, raccontando di due società nemiche ma interessanti dal punto di vista dei rapporti umani. Il libro, che racconta del tentativo di un manipolo di scienziati di riportare in vita due esseri umani trovati ibernati al Polo Nord, è una favola utopica che finisce male, pur esaltando l'idea – un po' vecchia – dell'amore eterno. Intorno una umanità a tratti partecipe, a tratti indifferente, in preda agli spasimi della guerra fredda e delle guerre ricorrenti. E poi – inaspettatamente – irrompono sulla scena gli studenti: nel mondo utopico del passato e in quello contemporaneo, era il 1968. Anche se lo stesso Barjavel, nel suo romanzo, specifica di averlo scritto prima dell'esplosione del maggio francese, c'erano già le rivolte studentesche negli USA e alla fine è a loro che è affidata l'ultima parola: “Pao!” urlano nelle strade, il modo di dire “No!” nella lingua Gondawa. Consigliatomi da una amica francese, che ha detto essere stato per lei un vero e proprio romanzo di formazione, si legge con interesse, soprattutto per chi ama la fantascienza un po' old style e riesce ad andare oltre le parti troppo invecchiate. Molte scene di sesso piuttosto esplicite, ammantate da un romanticismo un po' zuccheroso, ne colorano lo sviluppo.