PIANTO DISPERATO
Sotto un cielo ruvido ed increspato, con le spalle piegate da una antica solitudine, una vita scorre senza tregua, frantumata in tante briciole amare ingoiate giorno dopo giorno, all’ombra di un calendario bianco dimentico del tempo della gioia.
Dorme su un divano logoro un uomo, incurante di quel corpo femminile tumefatto che striscia a fatica nel dolore lasciando uno stanco fruscio sul pavimento. La carta da parati osserva il grigiore della tetra paura che si aggrappa ad un rosario abbandonato tra le pagine di una guerra combattuta con la viltà del silenzio, accettata con il ricatto della violenza.
Le strade contese tra auto e passanti si chiudono nel cerchio dell’indifferenza. Ai bordi di quel niente si posa un vento ostinato, ignaro della forza dirompente del suo alito avvolge chiome mormoranti pietà, ma non salva dallo sgomento della fine.
Solo un gatto accovacciato sul davanzale scorge la morte in quella casa sospesa nel buio, dove una donna vacilla sotto i colpi del destino scivolando nel pozzo profondo delle anime.
Erra per la città il suo disperato pianto, trascinato da un dolce canto funebre intonato davanti ad una modesta lapide.
Un’altra Croce si perderà nell’oblio di un titolo strillato in piazza.