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    <title>noblogo.org Reader</title>
    <link>https://noblogo.org</link>
    <description>Read the latest posts from noblogo.org.</description>
    <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 16:51:49 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Si avvia il Progetto JUNTOS, collaborazione tra l&#39;Italia ed i Paesi...</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/si-avvia-il-progetto-juntos-collaborazione-tra-litalia-ed-i-paesi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Si avvia il Progetto JUNTOS, collaborazione tra l&#39;Italia ed i Paesi dell&#39;America Latina per contrastare il crimine organizzato transnazionale&#xA;&#xA;Si è concluso nei giorni scorsi, presso la sede della Polizia di Stato di Roma, il Kick-off Meeting che segna l’avvio formale della fase operativa del Progetto #JUNTOS, l’iniziativa strategica volta a rafforzare la collaborazione in materia di sicurezza e di contrasto al crimine organizzato transnazionale tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina.&#xA;&#xA;All’incontro hanno preso parte delegazioni di alto livello provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, affiancate dai rappresentanti dell’Unione Europea e di importanti organizzazioni internazionali, tra cui OEA, UNODC, UNICRI, Interpol e Ameripol.&#xA;&#xA;Il Progetto JUNTOS coniuga il fondamentale sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), la leadership operativa della Polizia di Stato italiana e l’esperienza dell’IILA (Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana) nella gestione di programmi multilaterali di cooperazione.&#xA;&#xA;L’iniziativa si inserisce tra i pilastri della diplomazia giuridica e di sicurezza promossi dall’IILA, accanto ai programmi di alta formazione realizzati in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e al Progetto SEFILAT portato avanti con la Guardia di Finanza.&#xA;&#xA; &#xA;«Il lancio della fase operativa del progetto JUNTOS simboleggia il nostro fermo impegno a trasformare gli accordi strategici e il dialogo politico in azioni concrete sul terreno, inaugurando una fase caratterizzata dall’esecuzione diretta, dallo scambio tecnico di alto livello e dal consolidamento di reti operative tra le forze di polizia di Italia e America Latina», ha dichiarato nel suo intervento il Segretario Generale dell’IILA, Giorgio Silli. «Le minacce globali e il crimine organizzato internazionale non ammettono risposte isolate: mettiamo a sistema l’esperienza delle forze dell’ordine italiane e la capacità dell’IILA di fare rete, per costruire una cooperazione fondata sulla fiducia reciproca».&#xA;&#xA;Attraverso la costruzione di articolate reti di risposta, che coinvolgono Paesi beneficiari, Stati osservatori e organismi multilaterali, il Progetto JUNTOS mira ad adattare le migliori competenze tecniche e operative italiane alle specifiche realtà locali latinoamericane, assicurando la sostenibilità nel tempo delle politiche pubbliche di sicurezza.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="si-avvia-il-progetto-juntos-collaborazione-tra-l-italia-ed-i-paesi-dell-america-latina-per-contrastare-il-crimine-organizzato-transnazionale">Si avvia il Progetto JUNTOS, collaborazione tra l&#39;Italia ed i Paesi dell&#39;America Latina per contrastare il crimine organizzato transnazionale</h2>

<p>Si è concluso nei giorni scorsi, presso la sede della Polizia di Stato di Roma, il <em>Kick-off Meeting</em> che segna l’avvio formale della fase operativa del Progetto #JUNTOS, l’iniziativa strategica volta a rafforzare la collaborazione in materia di sicurezza e di contrasto al crimine organizzato transnazionale tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina.</p>

<p>All’incontro hanno preso parte delegazioni di alto livello provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, affiancate dai rappresentanti dell’Unione Europea e di importanti organizzazioni internazionali, tra cui OEA, UNODC, UNICRI, Interpol e Ameripol.</p>

<p>Il Progetto JUNTOS coniuga il fondamentale sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), la leadership operativa della Polizia di Stato italiana e l’esperienza dell’IILA (Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana) nella gestione di programmi multilaterali di cooperazione.</p>

<p>L’iniziativa si inserisce tra i pilastri della diplomazia giuridica e di sicurezza promossi dall’IILA, accanto ai programmi di alta formazione realizzati in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e al Progetto SEFILAT portato avanti con la Guardia di Finanza.</p>

<p>«Il lancio della fase operativa del progetto JUNTOS simboleggia il nostro fermo impegno a trasformare gli accordi strategici e il dialogo politico in azioni concrete sul terreno, inaugurando una fase caratterizzata dall’esecuzione diretta, dallo scambio tecnico di alto livello e dal consolidamento di reti operative tra le forze di polizia di Italia e America Latina», ha dichiarato nel suo intervento il Segretario Generale dell’IILA, Giorgio Silli. «Le minacce globali e il crimine organizzato internazionale non ammettono risposte isolate: mettiamo a sistema l’esperienza delle forze dell’ordine italiane e la capacità dell’IILA di fare rete, per costruire una cooperazione fondata sulla fiducia reciproca».</p>

<p>Attraverso la costruzione di articolate reti di risposta, che coinvolgono Paesi beneficiari, Stati osservatori e organismi multilaterali, il Progetto JUNTOS mira ad adattare le migliori competenze tecniche e operative italiane alle specifiche realtà locali latinoamericane, assicurando la sostenibilità nel tempo delle politiche pubbliche di sicurezza.</p>
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      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/e4uhnrdwhe</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 15:44:36 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Archivio</title>
      <link>https://noblogo.org/le-copertine/archivio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Archivio]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Archivio</p>
]]></content:encoded>
      <author>Le copertine</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/othbuxp5bk</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 15:04:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Burbujas de IA</title>
      <link>https://noblogo.org/pablo/burbujas-de-ia</link>
      <description>&lt;![CDATA[Burbujas de IA&#xA;&#xA;Quisiera ser un pez&#xA;para no tener que lidiar con la especulación financiera&#xA;&#xA;Que una industria esté en una burbuja no quiere decir que el producto o servicio que vende dicha industria sea inútil o que vaya a desaparecer tras la explosión de la burbuja.&#xA;&#xA;Que una industria esté en una burbuja quiere decir que lo más probable es que el producto o servicio que vende dicha industria no logrará conseguir una rentabilidad que justifique su valuación ver el [post anterior para más sobre esto].&#xA;&#xA;Digo &#34;probablemente&#34; porque algo importante de las burbujas económicas es que no puede haber consenso sobre si existen o no hasta después de que se revienten. Antes de eso, por lo menos uno que otro inversionista puede aferrarse a la fe de que va a venir algún cambio que justifique la valuación de la industria (y como el futuro es imposible de predecir, ¿quiénes son los demás para decirles que están equivocados?).&#xA;&#xA;Sólo es después de la explosión, después de que se compruebe que la mayor parte de la composición de una burbuja era aire y de que todos estemos cubiertos por pequeños restos de agua jabonosa, que se puede afirmar con confianza que había una burbuja.&#xA;&#xA;Pero por ahora, todas las señas apuntan a que la de la inteligencia artificial es una industria en una burbuja. Ninguna empresa de IA (o división de IA de alguna empresa) es rentable. Es decir, todas las empresas de IA gastan más dinero del que ganan. Pero no es cualquier gasto. Son pérdidas históricas del orden de trillones de dólares por empresa. Por ahora, esto lo pueden sostener porque son parte de una empresa más grande que financia estas pérdidas, o porque reciben inversiones de capital riesgo que, como expliqué en un post anterior, se van a proyectos con gran promesa, incluso si no hay beneficios tangibles aún. (O porque reciben dinero de ambas formas).&#xA;&#xA;La única manera en la que la industria de la IA en general podría comenzar a generar ganancias es si hay un cambio fundamental, o bien en como funciona el negocio, o bien en cómo funcionan sus propios sistemas. Y ambas posibilidades parecen muy poco probables. La IA es muy cara y las compañías de la industria venden sus servicios a un precio altamente subsidiado con la esperanza de que todo el mundo en general eventualmente dependa de ellos y se vea forzado a pagar una suscripción (a precios muchos más altos que los actuales) para usarlos. Pero los precios requeridos para lograr una ganancia con este método son ridículamente caros. Tanto que podemos sospechar que este método no es mucho más que una fantasía de altos mandos empresariales que descuentan cuánto la gente promedio está dispuesta a gastar en sus servicios y cuán deficientes realmente son sus servicios para reemplazar a trabajadores humanos. &#xA;&#xA;Otra posibilidad es que haya algún cambio fundamental sobre cómo se procesa la IA que la haga ser (muchísimo) más barata de procesar, o que realmente la vuelva imprescindible para la supervivencia humana. Lo segundo, para decirlo amablemente, es improbable. Lo primero raya con el esoterismo. Posible, sí, supongo. Pero por ahora nada más que eso.&#xA;&#xA;Pero el dinero sigue fluyendo hacia la industria. A pesar de lo anteriormente descrito, los inversionistas (que en este caso incluyen a las compañías más ricas del mundo, gobiernos nacionales y fondos de inversión--que tienen dinero de varios fondos de pensiones nacionales) siguen invirtiendo. No puedo conocer sus motivaciones personales o empresariales. Quizás no creen en la existencia de una burbuja pues confían en que la misma IA traerá un cambio fundamental; quizás sólo están persiguiendo a los demás inversionistas, que ven la valuación de la industria crecer (así sus &#34;fundamentales&#34;, su capacidad de generar ganancias, no hayan cambiado); o quizás están esperando las señas del comienzo del colapso para salirse temprano y quedarse ellos con las ganancias.&#xA;&#xA;Muy probablemente, también hay quienes aprendieron lecciones de la burbuja del &#34;dot com&#34;. Esta burbuja, que reventó en los primero años de este milenio, vio billones de dólares invertidos en todo tipo de negocios basados en una tecnología entonces aún incipiente: el internet comercial. La promesa de los negocios en línea fue valuada mucho más alto que la realidad de sus fundamentales. Muchas empresas quebraron y muchos inversionistas perdieron su dinero. Pero algo quedó: el internet. En ese momento no tenía sentido para todos los negocios sobre la faz de la tierra moverse a estar en línea. Pero para algunos sí tenía sentido. Esos sobrevivieron y pavimentaron el camino para nuevos negocios en la misma industria (que haya sido un camino que nos dejó actualmente con un internet nocivo, agresivo y perjudicial es un tema para otra ocasión).&#xA;&#xA;Quizás este sea el destino de la industria de la IA: tras la explosión de su burbuja, permanecerán sus aplicaciones útiles y rentables. Cuáles pueden ser estas es difícil de predecir, en buena parte porque la industria misma se encarga de crear fantasías mitologizantes sobre la capacidad de la tecnología (como el reciente pánico apocalíptico promocionado por varios directivos) que oscurecen lo que estos sistemas realmente hacen. Pero también porque qué es, exactamente &#34;inteligencia artificial&#34; es un concepto bastante ofuscado.&#xA;&#xA;&#34;Inteligencia artificial&#34; no es un término técnico, es un término de mercadeo que incluye a muchas tecnologías diferentes, que quizás como similitud pueden tener que comparten infraestructuras parecidas. Karen Hao, autora del libro Imperio de la IA, compara al término con el de &#34;transporte&#34;, una palabra que sirve para describir cosas desde un triciclo hasta un barco carguero transatlántico. Así mismo, el término &#34;IA&#34; es ahora usado para describir cosas que van desde lo que antes llamaban &#34;big data&#34; (buscar patrones en bases de datos enormes), pasando por procesadores de lenguaje natural (redes de datos que pueden generar nueva información interactuando entre sí) y llegando a lo que sea que la industria se invente esta semana.&#xA;&#xA;Si la burbuja estalla (y, como creo que quedó claro en este texto, creo que lo hará), seguro algo de todo lo que hay ahí sobrevivirá. Y cuando eso pase, podremos entender realmente cuáles son los costos y beneficios económicos de esta(s) tecnología(s) y el verdadero tamaño de esta industria.&#xA;&#xA;Mientras tanto, estamos dedicando buena parte de los recursos económicos, naturales e intelectuales del planeta a algo que es pura especulación.&#xA;&#xA;Con la importante excepción de compañías que fabrican los componentes físicos que permiten la IA. Pero varias de estas, como Nvidia, están inmersas en una red de inversión circular que puede estar acelerando la misma burbuja.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Burbujas de IA</p>

<p><em>Quisiera ser un pez
para no tener que lidiar con la especulación financiera</em></p>

<p>Que una industria esté en una burbuja no quiere decir que el producto o servicio que vende dicha industria sea inútil o que vaya a desaparecer tras la explosión de la burbuja.</p>

<p>Que una industria esté en una burbuja quiere decir que lo más probable es que el producto o servicio que vende dicha industria no logrará conseguir una rentabilidad que justifique su valuación <em>[ver el <a href="https://noblogo.org/pablo/tenemos-que-hablar-del-capital-riesgo" rel="nofollow">post anterior</a> para más sobre esto]</em>.</p>

<p>Digo “probablemente” porque algo importante de las burbujas económicas es que no puede haber consenso sobre si existen o no hasta después de que se revienten. Antes de eso, por lo menos uno que otro inversionista puede aferrarse a la fe de que va a venir algún cambio que justifique la valuación de la industria (y como el futuro es imposible de predecir, ¿quiénes son los demás para decirles que están equivocados?).</p>

<p>Sólo es después de la explosión, después de que se compruebe que la mayor parte de la composición de una burbuja era aire y de que todos estemos cubiertos por pequeños restos de agua jabonosa, que se puede afirmar con confianza que había una burbuja.</p>

<p>Pero por ahora, <a href="https://futurism.com/artificial-intelligence/economists-late-stage-ai-bubble-federal-reserve-inflation" rel="nofollow">todas las señas</a> apuntan a que la de la inteligencia artificial es una industria en una burbuja. Ninguna <a href="https://isaiprofitable.com/" rel="nofollow">empresa de IA (o división de IA de alguna empresa) es rentable</a>*. Es decir, todas las empresas de IA gastan más dinero del que ganan. Pero no es cualquier gasto. Son pérdidas históricas del orden de <a href="https://noblogo.org/lunes-de-lenguas/alguna-vez-han-tenido-que-lidiar-con-alguien-que-se-rehusa-a-aceptar-que-la" rel="nofollow">trillones</a> de dólares por empresa. Por ahora, esto lo pueden sostener porque son parte de una empresa más grande que financia estas pérdidas, o porque reciben inversiones de capital riesgo que, <a href="https://noblogo.org/pablo/tenemos-que-hablar-del-capital-riesgo" rel="nofollow">como expliqué en un post anterior</a>, se van a proyectos con gran promesa, incluso si no hay beneficios tangibles aún. (O porque reciben dinero de ambas formas).</p>

<p>La única manera en la que la industria de la IA en general podría comenzar a generar ganancias es si hay un cambio fundamental, o bien en como funciona el negocio, o bien en cómo funcionan sus propios sistemas. Y ambas posibilidades parecen muy poco probables. La IA es muy cara y las compañías de la industria venden sus servicios a un precio altamente subsidiado con la esperanza de que todo el mundo en general eventualmente dependa de ellos y se vea forzado a pagar una suscripción (a precios muchos más altos que los actuales) para usarlos. Pero los <a href="https://switzer.com.au/the-scary-numbers-heres-how-much-money-ai-companies-need-to-make-to-be-profitable/" rel="nofollow">precios requeridos</a> para lograr una ganancia con este método son ridículamente caros. Tanto que podemos sospechar que este método no es mucho más que una fantasía de altos mandos empresariales que descuentan cuánto la gente promedio está dispuesta a gastar en sus servicios y cuán <a href="https://www.spiceworks.com/it-careers/why-companies-are-hiring-workers-back-after-ai-layoffs/" rel="nofollow">deficientes realmente</a> son sus servicios para reemplazar a trabajadores humanos.</p>

<p>Otra posibilidad es que haya algún cambio fundamental sobre cómo se procesa la IA que la haga ser (muchísimo) más barata de procesar, o que realmente la vuelva imprescindible para la supervivencia humana. Lo segundo, para decirlo amablemente, es improbable. Lo primero raya con el esoterismo. Posible, sí, supongo. Pero por ahora nada más que eso.</p>

<p>Pero el dinero sigue fluyendo hacia la industria. A pesar de lo anteriormente descrito, los inversionistas (que en este caso incluyen a las compañías más ricas del mundo, gobiernos nacionales y fondos de inversión—que tienen dinero de varios fondos de pensiones nacionales) siguen invirtiendo. No puedo conocer sus motivaciones personales o empresariales. Quizás no creen en la existencia de una burbuja pues confían en que la misma IA traerá un cambio fundamental; quizás sólo están persiguiendo a los demás inversionistas, que ven la valuación de la industria crecer (así sus “fundamentales”, su capacidad de generar ganancias, no hayan cambiado); o quizás están esperando las señas del comienzo del colapso para salirse temprano y quedarse ellos con las ganancias.</p>

<p>Muy probablemente, también hay quienes aprendieron lecciones de la burbuja del “dot com”. Esta burbuja, que reventó en los primero años de este milenio, vio billones de dólares invertidos en todo tipo de negocios basados en una tecnología entonces aún incipiente: el internet comercial. La promesa de los negocios en línea fue valuada mucho más alto que la realidad de sus fundamentales. Muchas empresas quebraron y muchos inversionistas perdieron su dinero. Pero algo quedó: el internet. En ese momento no tenía sentido para todos los negocios sobre la faz de la tierra moverse a estar en línea. Pero para <em>algunos</em> sí tenía sentido. Esos sobrevivieron y pavimentaron el camino para nuevos negocios en la misma industria (que haya sido un camino que nos dejó actualmente con un internet nocivo, agresivo y perjudicial es un tema para otra ocasión).</p>

<p>Quizás este sea el destino de la industria de la IA: tras la explosión de su burbuja, permanecerán sus aplicaciones útiles y rentables. Cuáles pueden ser estas es difícil de predecir, en buena parte porque la industria misma se encarga de crear fantasías mitologizantes sobre la capacidad de la tecnología (como el <a href="https://www.theguardian.com/business/2026/sep/20/ai-slowdown-calls-collapse-of-bubble-datacentre-tech-firms" rel="nofollow">reciente pánico apocalíptico</a> promocionado por varios directivos) que oscurecen lo que estos sistemas realmente hacen. Pero también porque qué es, exactamente “inteligencia artificial” es un concepto bastante ofuscado.</p>

<p>“Inteligencia artificial” no es un término técnico, es un término de mercadeo que incluye a muchas tecnologías diferentes, que quizás como similitud pueden tener que comparten infraestructuras parecidas. Karen Hao, autora del libro <em>Imperio de la IA</em>, <a href="https://www.cbc.ca/radio/ideas/karen-hao-empire-of-ai-9.7142134" rel="nofollow">compara</a> al término con el de “transporte”, una palabra que sirve para describir cosas desde un triciclo hasta un barco carguero transatlántico. Así mismo, el término “IA” es ahora usado para describir cosas que van desde lo que antes llamaban “big data” (buscar patrones en bases de datos enormes), pasando por procesadores de lenguaje natural (redes de datos que pueden generar nueva información interactuando entre sí) y llegando a lo que sea que la industria se invente esta semana.</p>

<p>Si la burbuja estalla (y, como creo que quedó claro en este texto, creo que lo hará), seguro algo de todo lo que hay ahí sobrevivirá. Y cuando eso pase, podremos entender realmente cuáles son los costos y beneficios económicos de esta(s) tecnología(s) y el verdadero tamaño de esta industria.</p>

<p>Mientras tanto, estamos dedicando <a href="https://www.elclip.org/agua-y-electricidad-para-los-centros-de-datos-o-para-los-latinoamericanos/" rel="nofollow">buena parte de los recursos económicos, naturales e intelectuales del planeta</a> a algo que es pura especulación.</p>

<p>*Con la importante excepción de compañías que fabrican los componentes físicos que permiten la IA. Pero varias de estas, como Nvidia, están inmersas en una <a href="https://graceblakeley.substack.com/p/the-ai-circular-economy" rel="nofollow">red de inversión circular</a> que puede estar acelerando la misma burbuja.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Técnicamente</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/kj77bnubnj</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:03:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>LA CARAVANA</title>
      <link>https://noblogo.org/trztn/la-caravana</link>
      <description>&lt;![CDATA[LA CARAVANA&#xA;&#xA;-Como no cerremos las ventanas, se llenará la casa de polvo-  le dijo a Lucero su esposa, que aún no acababa de cerrar la maleta. -Dale mujer, ya no hay tiempo, vestíte y vámonos.-&#xA;&#xA;Detrás de un gran portón amarillo, los rayos del sol penetraban el fondo del garaje,  iluminando el interior del patio. Lucero había cerrado las persianas del comedor, y ya no se veían sino delgados filones de luz, dibujando trayectorias de polvo suspendidas en la penumbra. La bodega de herramientas, al fondo de la casa, permanecía indiferente a ese extraño mediodía. Cuando los hijos aún vivían con ellos, se la pasaban corriendo entre los estantes, colmados de tuercas y alicates, forrados en mangos plásticos de colores transparentes, cuchillas carniceras y candados y llaves de todas las medidas. Ahora, aquellos objetos no tenían importancia, ya nadie compraría ese tipo de cosas. Con la última caravana al oeste, apenas si quedaban comercios en la ciudad. Lucero hubiera podido mantener su clientela aún cuándo ya no tuviera proveedores por un buen tiempo; tenía un arsenal de artículos y chucherías para vender por años, y calculando el poco tiempo que les quedaba, hubieran sobrevivido dignamente. Pero era tarde también para ellos. De hecho, eran casi los últimos en marchar. &#xA;&#xA;-No hace falta más nada ¿Hasta dónde pensás que llegaremos con el coche?- le preguntó a su esposa, Elena, mientras llenaba una caja con varias botellas con agua.&#xA;&#xA;-No lo sé, hasta San Luis?. Tenemos que salir de la provincia. Después, buscaremos la caravana. Estoy seguro que vamos a llegar, no te preocupes.-&#xA;&#xA;Elena inclinó la cabeza. Sabía tan bien como él que no llegarían más allá del conurbano. Sin un guía resultaba muy peligroso evadir las avenidas bloqueadas, y lo más probable era que, por su edad, les confinaran a la zona más cercana al río, llevándolos a una muerte segura.&#xA;&#xA;Ella quiso consolarlo, pero una densa nube comenzaba a soplar desde el sudeste y era necesario alejarse de la ribera. &#xA;&#xA;A esa hora, Elena acostumbraba dormir la siesta junto a su Lucero. Era el único momento que podían disfrutar juntos, cuando el barrio se quedaba en silencio, hasta las cuatro o cinco de la tarde, dependiendo del calor. Una pesada sensación de humedad confundía las imágenes, desvanecidas en esa maldita nube cobriza que los obligaba a dejar atrás, la memoria de un pasado que comenzaba a borrarse para siempre.&#xA;&#xA;-¿Te acordás de los chicos? ¿Cuándo fue la última vez que estuvimos todos?- &#xA;El automóvil no quería arrancar. Lucero intentó ajustar una bujía mientras su mujer le daba al contacto con un destornillador. Una vez encendieron el motor, subieron al coche; algunas cosas que no cabían en el maletero quedaron abandonadas en el portón, como los últimos testigos de su partida. Atrás, quedaba el barrio, las casas y esas calles vacías que ya no existirán más.&#xA;&#xA;La ciudad parece un enjambre de ruinas y escombros. &#xA;&#xA;-Tengo miedo- dijo Elena, aferrándose al hombro de su compañero.&#xA;&#xA;-Tranquila, al menos estamos juntos, ¿no?. - replicó.&#xA;&#xA;Elena sonrió aliviada. Su marido le brindaba contención. Pocas veces se sintió desamparada o sola, aún cuando Lucero hasta hace unos años trabajaba como viajante de comercio. Viajaba todas las semanas, por los pueblos de la provincia, siempre lejos, trabajando. Su relación se basaba en el reencuentro, y era esa distancia la que mantenía la unión. &#xA;&#xA;Cuando atravesaron el puente de Avellaneda, vieron la columna de humo que acechaba desde el río; una bocanada oscura que entraba por el riachuelo, cubriendo todo el bajo de Buenos Aires; La Boca, Barracas sur, y hasta algunos edificios de San Telmo. Apenas se veían las torres del nuevo puerto. La costa se había sumergido en una masa de lodo, asomando aún algunos bloques mutilados por la avalancha. Para sorpresa de ambos, los primeros bloqueos habían sido levantados. En algunos tramos, la ciudad parecía intacta. Lucero apretó el acelerador. Supo desconfiar del silencio. &#xA;&#xA;Una columna de humo y fuego a unos doscientos metros los obligó a detenerse. Elena quiso bajarse del auto, pero Lucero la detuvo; “no perdamos tiempo, si queremos salir, tenemos que pasar”... El automóvil, viejo y casi desahuciado, emitió un rugido como animal. Lucero aceleró y, como si fueran a estrellarse, atravesaron la negra cortina y la confusión se disipó. Más allá, la carretera. Y la incertidumbre de lo que vendrá.&#xA;&#xA;Lucero y su esposa viajaron durante toda la noche y todo el día siguiente. El agua escaseaba pero tenían bidones de combustible como para llegar hasta la cordillera de los Andes. Unos mil kilómetros de llano y soledad. Les dolía la cabeza por la pesadez del aire, y el calor era sofocante en la ruta. Al atardecer, la única luz visible en el horizonte, era la del vehículo atravesando la vastedad de la pampa.&#xA;&#xA;Unos días antes de que se cortara internet, habían escuchado que una gran caravana se dirigía a la costa del pacifico, en el lado chileno. Allí, habrían recalado algunos barcos de carga que supuestamente sobrevivieron al &#34;evento&#34;. Decía el comunicado, que desde allí podrían llevarlos a una orilla segura, quizás en la descongelada Antártica.  Ese era el objetivo, llegar a la cordillera y unirse a la caravana. A pesar del verano y las altas temperaturas en Buenos Aires, en la cordillera habían metros de nieve, producida por un efecto invernadero inverso, que la convertían en un murallón infranqueable. Por eso, se había organizado una gran caravana, en un masivo intento por atravesarla. Y hacia allá se dirigían, desde toda la pampa húmeda hasta las faldas de Los Andes, intentando acoplarse al convoy. Sin embargo, desde que salieron de la capital solo habían visto desolación y muerte.&#xA;&#xA;Durante días estuvieron recorriendo tramos intermitentes por la ruta nacional y otras rutas alternativas. Los bloqueos habían sido levantados, o sencillamente estaban desiertos. Lucero miraba los mismos paisajes que había recorrido tantas veces. Recordaba los pueblos que visitaba regularmente, los rostros de sus clientes, gente laburante, como él, dueños de pequeños negocios, personas que habían desaparecido, o que habían huido, o quién sabe. En una plaza de esos pueblos, se detuvieron a almorzar. Rescataron unas latas de comida y botellas de agua de un almacén cercano y Elena improvisó una suerte de ensalada con verduras en lata.&#xA;&#xA;-Es lo más fresco que hemos comido en tres días- dijo con resignación.&#xA;&#xA;-Gracias- respondió Lucero, aunque hubiese preferido decir algo más, pedirle algo de vino, o tal vez un poco más de pan. Ambos llevaban días comiendo chatarras en bolsa, o lo que fuera que iban rescatando en el viaje. &#xA;&#xA;De pronto, en medio de la plaza vacía, apareció un venado o un pudú, o una capibara, o algo parecido a un enorme roedor de cuatro patas. Lucero tenía un revólver del 48 que había recibido en parte de pago de un cliente y estaba por ir a buscarlo a la guantera cuando Elena le dijo:&#xA;&#xA;-Dejalo, tiene derecho a vivir, igual que nosotros. - Lucero la miró, conteniendo la voz, porque hubiera querido decirle, &#34;mujer, es nuestra única oportunidad, ese animal nos puede dar comida para una semana, no te pongas así…&#34; pero no dijo nada. Ella tenía razón.&#xA;&#xA;Durante los siguientes tres días apenas bebieron agua y comieron unas latas de frijoles con salsa de tomate. El frío comenzaba a sentirse a los pies de las montañas, que se asomaban en el horizonte como gigantes blancos a punto de tragárselos. &#xA;&#xA;-La caravana- dijo Elena.&#xA;&#xA;Muy a lo lejos, vieron un grupo considerable de coches y el humo de algunas fogatas. No podían reconocer a esa distancia si se trataba o no de la caravana. Serían unos quince o veinte kilómetros, entrando en el valle precordillerano. Primero, deberían repostar agua y provisionarse de víveres, antes de encarar el ascenso a la cordillera.&#xA;&#xA;La caravana era una colosal fila de automóviles, casas rodantes, camiones y hasta algunos microbuses, que se extendían por la carretera en ambos lados por unos diez o quince kilómetros. Como el convoy era muy extenso, al parecer se había convenido en dejar distancia de  unos 10 metros entre un vehículo y otro, en caso que hubiera que bajar rápido de la montaña, evitando un fatal atasco. Pero la caravana no se movía. Desde lejos, veían la enorme columna de vehículos congelados y algunos neumáticos quemándose en la vereda del camino. A medida que se acercaban, descubrieron con horror que los vehículos estaban vacíos. No había nadie, tan solo autos abandonados a su suerte. Elena se estremeció, pensando que tal vez debían abandonar la idea de cruzar. Arriba, en la montaña, una tormenta de nieve les impedía ver la huella del camino. &#xA;-Vamos a tener que seguir hasta donde podamos. Tené fe, lo vamos a lograr.- dijo Lucero, con la voz que le temblaba de frío y de miedo, mientras pensaba, en su interior, que no tenía la menor idea de lo que les esperaba. Elena recordó unas vacaciones en Mar del Plata. Su hijo el mayor, que en esa época era el único,  estaba jugando en la playa. En un momento de descuido, el niño se acercó peligrosamente a la orilla. Y de un momento a otro, estaba tratando de zafarse de las olas. Casi muere ahogado, y tuvieron que llevarlo de urgencia al hospital. En el trayecto, que para Elena duró siglos, pensaba que lo perdería. Gracias a los primeros auxilios, el niño se recuperó sin problemas. Esa misma angustia sentía ahora, al ver, a lo lejos, la desolada caravana. &#xA;&#xA;El valle se abría al pie de la cordillera como una herida blanca. La nieve, endurecida por el viento, brillaba bajo una luz inmóvil, y el aire era espeso, envuelto en un silencio mineral, donde los sonidos parecían extinguirse más allá de la inquietante pasividad. Lucero y Elena detuvieron el coche, a un costado de lo que alguna vez fue la ruta: una cinta gris que se perdía entre montículos de hielo y rocas.&#xA;&#xA;Las huellas de la caravana se borraban y reaparecían entre la escarcha. Cuando finalmente llegaron a la cabecera de aquellos restos, no supieron si alegrarse o temer. Había tiendas de lona desplomadas, carros volcados, ropas endurecidas por el hielo. Ningún movimiento, ningún fuego, ni una sola voz humana.&#xA;Lucero bajó del coche. Lo que vio al borde de la huella lo estremeció. Trató de decirle a Elena que no se bajara, pero ella lo siguió, abrazada a una manta. Había allí varios cuerpos esparcidos, cubiertos por la escarcha, algunos abrazados, otros medio ocultos bajo la nieve. No había llanto, ni tampoco dolor. Todo parecía suspendido en una eternidad muda. Caminaron unos pasos en silencio, sin saber qué decir, preguntándose, tal vez, cómo seguir adelante.&#xA;&#xA;Entonces lo oyeron. Un sonido breve, casi imperceptible. Un gemido que se confundía con el viento. Elena giró sobre sí misma, buscando de dónde provenía. Detrás de un carro volcado, cubierto por un trozo de lona azul, algo se movía. Lucero levantó el plástico con cuidado: allí, entre mantas húmedas y una caja de madera rota, un bebé, con la piel enrojecida por el frío, los labios morados y los ojos entreabiertos, aún respiraba.&#xA;&#xA;Elena lo tomó en brazos con una mezcla de miedo y ternura. El niño abrió la boca y dejó escapar un sonido ronco, salvaje, que más parecía un gruñido. Lucero lo miró con asombro.&#xA;&#xA;-Parece un lobito del monte…-murmuró.&#xA;&#xA;Lo envolvieron en la manta, y Elena lo acercó a su pecho, temblando.&#xA;-Es una niña.-&#xA;&#xA;Lucero asintió. No tenía ya palabras. Solo una sensación extraña, entre alivio y condena.&#xA;&#xA;Volvieron al coche. Afuera, la luz comenzaba a desvanecerse detrás de las montañas. Subieron el cuerpo diminuto al asiento trasero, lo acomodaron sobre un abrigo viejo y encendieron el motor. El sonido del vehículo rompió por un instante el silencio del valle.&#xA;&#xA;-¿Y ahora?- preguntó Elena, mirando el horizonte, blanco e interminable.&#xA;Lucero miró hacia adelante. La cordillera se alzaba como un muro sin salida.&#xA;&#xA;-Seguimos -dijo simplemente-. Hasta donde podamos.&#xA;&#xA;La nieve comenzaba a cubrir el parabrisas, el motor se esforzaba, y el viento soplaba con una violencia seca, sin dirección. Al cabo de unos pocos kilómetros, el coche se detuvo. El combustible se había acabado.&#xA;&#xA;Lucero intentó infructuosamente encender el motor. Afuera, el viento ululaba como un animal lejano. Se miraron sin hablar. &#xA;&#xA;Entonces, casi al unísono, abrieron las puertas. Elena cubrió al bebé con todas las mantas, lo dejó dentro del coche, bien envuelto, junto a la botella de agua medio llena. Se inclinó y lo besó en la frente.&#xA;&#xA;Lucero le tocó el hombro.&#xA;&#xA;-Vamos.- dijo, sin mirar atrás.&#xA;&#xA;Salieron del auto y comenzaron a caminar hacia la ladera nevada. Sus figuras, desdibujadas entre la ventisca, se iba volviendo pequeñas, hasta desvanecerse en la blancura infinita de la nieve.&#xA;&#xA;Dentro del vehículo, el bebé siguió respirando, con un ritmo pausado, casi animal. Su aliento empañaba el vidrio frío, dibujando formas que el viento borraba enseguida. La nieve empezó a cubrir el coche por completo, reduciéndolo poco a poco a un montículo blanco en medio del valle.&#xA;&#xA;El silencio regresó. Lucero se detuvo. La tormenta se había vuelto una pared de luz blanca, tan intensa que no se distinguía el cielo del suelo. Elena se acercó y le tomó la mano.&#xA;&#xA;-Mirá -dijo ella-. No hay arriba ni abajo. Solo hay luz.&#xA;&#xA;Él asintió.&#xA;&#xA;-Tal vez así es morir -respondió-. No hay fin, ni principio. Solo esto.&#xA;Cerraron los ojos. El viento los cubrió.&#xA;&#xA;El coche parecía reflejar esa misma quietud, como si el mundo entero hubiera quedado suspendido dentro de un espejo de nieve. Lucero miró una última vez hacia atrás, y por un momento creyó ver luz dentro del coche.&#xA;&#xA;Después, siguieron caminando.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>LA CARAVANA</p>

<p>-Como no cerremos las ventanas, se llenará la casa de polvo-  le dijo a Lucero su esposa, que aún no acababa de cerrar la maleta. -Dale mujer, ya no hay tiempo, vestíte y vámonos.-</p>

<p>Detrás de un gran portón amarillo, los rayos del sol penetraban el fondo del garaje,  iluminando el interior del patio. Lucero había cerrado las persianas del comedor, y ya no se veían sino delgados filones de luz, dibujando trayectorias de polvo suspendidas en la penumbra. La bodega de herramientas, al fondo de la casa, permanecía indiferente a ese extraño mediodía. Cuando los hijos aún vivían con ellos, se la pasaban corriendo entre los estantes, colmados de tuercas y alicates, forrados en mangos plásticos de colores transparentes, cuchillas carniceras y candados y llaves de todas las medidas. Ahora, aquellos objetos no tenían importancia, ya nadie compraría ese tipo de cosas. Con la última caravana al oeste, apenas si quedaban comercios en la ciudad. Lucero hubiera podido mantener su clientela aún cuándo ya no tuviera proveedores por un buen tiempo; tenía un arsenal de artículos y chucherías para vender por años, y calculando el poco tiempo que les quedaba, hubieran sobrevivido dignamente. Pero era tarde también para ellos. De hecho, eran casi los últimos en marchar.</p>

<p>-No hace falta más nada ¿Hasta dónde pensás que llegaremos con el coche?– le preguntó a su esposa, Elena, mientras llenaba una caja con varias botellas con agua.</p>

<p>-No lo sé, hasta San Luis?. Tenemos que salir de la provincia. Después, buscaremos la caravana. Estoy seguro que vamos a llegar, no te preocupes.-</p>

<p>Elena inclinó la cabeza. Sabía tan bien como él que no llegarían más allá del conurbano. Sin un guía resultaba muy peligroso evadir las avenidas bloqueadas, y lo más probable era que, por su edad, les confinaran a la zona más cercana al río, llevándolos a una muerte segura.</p>

<p>Ella quiso consolarlo, pero una densa nube comenzaba a soplar desde el sudeste y era necesario alejarse de la ribera.</p>

<p>A esa hora, Elena acostumbraba dormir la siesta junto a su Lucero. Era el único momento que podían disfrutar juntos, cuando el barrio se quedaba en silencio, hasta las cuatro o cinco de la tarde, dependiendo del calor. Una pesada sensación de humedad confundía las imágenes, desvanecidas en esa maldita nube cobriza que los obligaba a dejar atrás, la memoria de un pasado que comenzaba a borrarse para siempre.</p>

<p>-¿Te acordás de los chicos? ¿Cuándo fue la última vez que estuvimos todos?–
El automóvil no quería arrancar. Lucero intentó ajustar una bujía mientras su mujer le daba al contacto con un destornillador. Una vez encendieron el motor, subieron al coche; algunas cosas que no cabían en el maletero quedaron abandonadas en el portón, como los últimos testigos de su partida. Atrás, quedaba el barrio, las casas y esas calles vacías que ya no existirán más.</p>

<p>La ciudad parece un enjambre de ruinas y escombros.</p>

<p>-Tengo miedo- dijo Elena, aferrándose al hombro de su compañero.</p>

<p>-Tranquila, al menos estamos juntos, ¿no?. – replicó.</p>

<p>Elena sonrió aliviada. Su marido le brindaba contención. Pocas veces se sintió desamparada o sola, aún cuando Lucero hasta hace unos años trabajaba como viajante de comercio. Viajaba todas las semanas, por los pueblos de la provincia, siempre lejos, trabajando. Su relación se basaba en el reencuentro, y era esa distancia la que mantenía la unión.</p>

<p>Cuando atravesaron el puente de Avellaneda, vieron la columna de humo que acechaba desde el río; una bocanada oscura que entraba por el riachuelo, cubriendo todo el bajo de Buenos Aires; La Boca, Barracas sur, y hasta algunos edificios de San Telmo. Apenas se veían las torres del nuevo puerto. La costa se había sumergido en una masa de lodo, asomando aún algunos bloques mutilados por la avalancha. Para sorpresa de ambos, los primeros bloqueos habían sido levantados. En algunos tramos, la ciudad parecía intacta. Lucero apretó el acelerador. Supo desconfiar del silencio.</p>

<p>Una columna de humo y fuego a unos doscientos metros los obligó a detenerse. Elena quiso bajarse del auto, pero Lucero la detuvo; “no perdamos tiempo, si queremos salir, tenemos que pasar”... El automóvil, viejo y casi desahuciado, emitió un rugido como animal. Lucero aceleró y, como si fueran a estrellarse, atravesaron la negra cortina y la confusión se disipó. Más allá, la carretera. Y la incertidumbre de lo que vendrá.</p>

<p>Lucero y su esposa viajaron durante toda la noche y todo el día siguiente. El agua escaseaba pero tenían bidones de combustible como para llegar hasta la cordillera de los Andes. Unos mil kilómetros de llano y soledad. Les dolía la cabeza por la pesadez del aire, y el calor era sofocante en la ruta. Al atardecer, la única luz visible en el horizonte, era la del vehículo atravesando la vastedad de la pampa.</p>

<p>Unos días antes de que se cortara internet, habían escuchado que una gran caravana se dirigía a la costa del pacifico, en el lado chileno. Allí, habrían recalado algunos barcos de carga que supuestamente sobrevivieron al “evento”. Decía el comunicado, que desde allí podrían llevarlos a una orilla segura, quizás en la descongelada Antártica.  Ese era el objetivo, llegar a la cordillera y unirse a la caravana. A pesar del verano y las altas temperaturas en Buenos Aires, en la cordillera habían metros de nieve, producida por un efecto invernadero inverso, que la convertían en un murallón infranqueable. Por eso, se había organizado una gran caravana, en un masivo intento por atravesarla. Y hacia allá se dirigían, desde toda la pampa húmeda hasta las faldas de Los Andes, intentando acoplarse al convoy. Sin embargo, desde que salieron de la capital solo habían visto desolación y muerte.</p>

<p>Durante días estuvieron recorriendo tramos intermitentes por la ruta nacional y otras rutas alternativas. Los bloqueos habían sido levantados, o sencillamente estaban desiertos. Lucero miraba los mismos paisajes que había recorrido tantas veces. Recordaba los pueblos que visitaba regularmente, los rostros de sus clientes, gente laburante, como él, dueños de pequeños negocios, personas que habían desaparecido, o que habían huido, o quién sabe. En una plaza de esos pueblos, se detuvieron a almorzar. Rescataron unas latas de comida y botellas de agua de un almacén cercano y Elena improvisó una suerte de ensalada con verduras en lata.</p>

<p>-Es lo más fresco que hemos comido en tres días- dijo con resignación.</p>

<p>-Gracias- respondió Lucero, aunque hubiese preferido decir algo más, pedirle algo de vino, o tal vez un poco más de pan. Ambos llevaban días comiendo chatarras en bolsa, o lo que fuera que iban rescatando en el viaje.</p>

<p>De pronto, en medio de la plaza vacía, apareció un venado o un pudú, o una capibara, o algo parecido a un enorme roedor de cuatro patas. Lucero tenía un revólver del 48 que había recibido en parte de pago de un cliente y estaba por ir a buscarlo a la guantera cuando Elena le dijo:</p>

<p>-Dejalo, tiene derecho a vivir, igual que nosotros. – Lucero la miró, conteniendo la voz, porque hubiera querido decirle, “mujer, es nuestra única oportunidad, ese animal nos puede dar comida para una semana, no te pongas así…” pero no dijo nada. Ella tenía razón.</p>

<p>Durante los siguientes tres días apenas bebieron agua y comieron unas latas de frijoles con salsa de tomate. El frío comenzaba a sentirse a los pies de las montañas, que se asomaban en el horizonte como gigantes blancos a punto de tragárselos.</p>

<p>-La caravana- dijo Elena.</p>

<p>Muy a lo lejos, vieron un grupo considerable de coches y el humo de algunas fogatas. No podían reconocer a esa distancia si se trataba o no de la caravana. Serían unos quince o veinte kilómetros, entrando en el valle precordillerano. Primero, deberían repostar agua y provisionarse de víveres, antes de encarar el ascenso a la cordillera.</p>

<p>La caravana era una colosal fila de automóviles, casas rodantes, camiones y hasta algunos microbuses, que se extendían por la carretera en ambos lados por unos diez o quince kilómetros. Como el convoy era muy extenso, al parecer se había convenido en dejar distancia de  unos 10 metros entre un vehículo y otro, en caso que hubiera que bajar rápido de la montaña, evitando un fatal atasco. Pero la caravana no se movía. Desde lejos, veían la enorme columna de vehículos congelados y algunos neumáticos quemándose en la vereda del camino. A medida que se acercaban, descubrieron con horror que los vehículos estaban vacíos. No había nadie, tan solo autos abandonados a su suerte. Elena se estremeció, pensando que tal vez debían abandonar la idea de cruzar. Arriba, en la montaña, una tormenta de nieve les impedía ver la huella del camino.
-Vamos a tener que seguir hasta donde podamos. Tené fe, lo vamos a lograr.– dijo Lucero, con la voz que le temblaba de frío y de miedo, mientras pensaba, en su interior, que no tenía la menor idea de lo que les esperaba. Elena recordó unas vacaciones en Mar del Plata. Su hijo el mayor, que en esa época era el único,  estaba jugando en la playa. En un momento de descuido, el niño se acercó peligrosamente a la orilla. Y de un momento a otro, estaba tratando de zafarse de las olas. Casi muere ahogado, y tuvieron que llevarlo de urgencia al hospital. En el trayecto, que para Elena duró siglos, pensaba que lo perdería. Gracias a los primeros auxilios, el niño se recuperó sin problemas. Esa misma angustia sentía ahora, al ver, a lo lejos, la desolada caravana.</p>

<p>El valle se abría al pie de la cordillera como una herida blanca. La nieve, endurecida por el viento, brillaba bajo una luz inmóvil, y el aire era espeso, envuelto en un silencio mineral, donde los sonidos parecían extinguirse más allá de la inquietante pasividad. Lucero y Elena detuvieron el coche, a un costado de lo que alguna vez fue la ruta: una cinta gris que se perdía entre montículos de hielo y rocas.</p>

<p>Las huellas de la caravana se borraban y reaparecían entre la escarcha. Cuando finalmente llegaron a la cabecera de aquellos restos, no supieron si alegrarse o temer. Había tiendas de lona desplomadas, carros volcados, ropas endurecidas por el hielo. Ningún movimiento, ningún fuego, ni una sola voz humana.
Lucero bajó del coche. Lo que vio al borde de la huella lo estremeció. Trató de decirle a Elena que no se bajara, pero ella lo siguió, abrazada a una manta. Había allí varios cuerpos esparcidos, cubiertos por la escarcha, algunos abrazados, otros medio ocultos bajo la nieve. No había llanto, ni tampoco dolor. Todo parecía suspendido en una eternidad muda. Caminaron unos pasos en silencio, sin saber qué decir, preguntándose, tal vez, cómo seguir adelante.</p>

<p>Entonces lo oyeron. Un sonido breve, casi imperceptible. Un gemido que se confundía con el viento. Elena giró sobre sí misma, buscando de dónde provenía. Detrás de un carro volcado, cubierto por un trozo de lona azul, algo se movía. Lucero levantó el plástico con cuidado: allí, entre mantas húmedas y una caja de madera rota, un bebé, con la piel enrojecida por el frío, los labios morados y los ojos entreabiertos, aún respiraba.</p>

<p>Elena lo tomó en brazos con una mezcla de miedo y ternura. El niño abrió la boca y dejó escapar un sonido ronco, salvaje, que más parecía un gruñido. Lucero lo miró con asombro.</p>

<p>-Parece un lobito del monte…-murmuró.</p>

<p>Lo envolvieron en la manta, y Elena lo acercó a su pecho, temblando.
-Es una niña.-</p>

<p>Lucero asintió. No tenía ya palabras. Solo una sensación extraña, entre alivio y condena.</p>

<p>Volvieron al coche. Afuera, la luz comenzaba a desvanecerse detrás de las montañas. Subieron el cuerpo diminuto al asiento trasero, lo acomodaron sobre un abrigo viejo y encendieron el motor. El sonido del vehículo rompió por un instante el silencio del valle.</p>

<p>-¿Y ahora?– preguntó Elena, mirando el horizonte, blanco e interminable.
Lucero miró hacia adelante. La cordillera se alzaba como un muro sin salida.</p>

<p>-Seguimos -dijo simplemente-. Hasta donde podamos.</p>

<p>La nieve comenzaba a cubrir el parabrisas, el motor se esforzaba, y el viento soplaba con una violencia seca, sin dirección. Al cabo de unos pocos kilómetros, el coche se detuvo. El combustible se había acabado.</p>

<p>Lucero intentó infructuosamente encender el motor. Afuera, el viento ululaba como un animal lejano. Se miraron sin hablar.</p>

<p>Entonces, casi al unísono, abrieron las puertas. Elena cubrió al bebé con todas las mantas, lo dejó dentro del coche, bien envuelto, junto a la botella de agua medio llena. Se inclinó y lo besó en la frente.</p>

<p>Lucero le tocó el hombro.</p>

<p>-Vamos.– dijo, sin mirar atrás.</p>

<p>Salieron del auto y comenzaron a caminar hacia la ladera nevada. Sus figuras, desdibujadas entre la ventisca, se iba volviendo pequeñas, hasta desvanecerse en la blancura infinita de la nieve.</p>

<p>Dentro del vehículo, el bebé siguió respirando, con un ritmo pausado, casi animal. Su aliento empañaba el vidrio frío, dibujando formas que el viento borraba enseguida. La nieve empezó a cubrir el coche por completo, reduciéndolo poco a poco a un montículo blanco en medio del valle.</p>

<p>El silencio regresó. Lucero se detuvo. La tormenta se había vuelto una pared de luz blanca, tan intensa que no se distinguía el cielo del suelo. Elena se acercó y le tomó la mano.</p>

<p>-Mirá -dijo ella-. No hay arriba ni abajo. Solo hay luz.</p>

<p>Él asintió.</p>

<p>-Tal vez así es morir -respondió-. No hay fin, ni principio. Solo esto.
Cerraron los ojos. El viento los cubrió.</p>

<p>El coche parecía reflejar esa misma quietud, como si el mundo entero hubiera quedado suspendido dentro de un espejo de nieve. Lucero miró una última vez hacia atrás, y por un momento creyó ver luz dentro del coche.</p>

<p>Después, siguieron caminando.</p>
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      <author>trztn</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/i9yog0dkty</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 06:25:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>OTRO INTENTO DE SUICIDIO EN UN BARRIO PORTEÑO</title>
      <link>https://noblogo.org/trztn/otro-intento-de-suicidio-en-un-barrio-porteno</link>
      <description>&lt;![CDATA[OTRO INTENTO DE SUICIDIO EN UN BARRIO PORTEÑO&#xA;&#xA;A la velocidad que se mueve el cuerpo de los automóviles, deja tras su paso una estela borrosa de calor. Tan solo unos centímetros lo separan del rugir de los tubos de escape, y como si fuera a huir de algo que aún no sabe qué es, vuelve a doblar sus caderas y esquiva el bombazo de aire de un colectivo en mitad de la cuadra.&#xA;&#xA;Las luces encorvadas de los postes parecen coronar esta pompa fúnebre de taxis vacíos, a la espera de pasajeros no llegan, o es que nadie va a ningún lado a estas horas de la madrugada. La esperanza de un viaje que salve el cadáver de la noche, velada en silencio, o a solas con la radio, se extiende sobre la hilera de faroles amarillos que se pierden en la avenida, donde grupo de vehículos se ha detenido ante un cruce ferroviario.&#xA;&#xA;El cuerpo, aletea con violencia hacia el fondo de esas luces, en una absurda carrera por llegar alcanzar el último farol de la cuadra. Camina dando torpes zancadas, hasta que es tragado por un halo de luz, justo sobre las vías del tren: el tráfico detenido perdura en el espacio con una resignación casi solemne. Lla sirena de la locomotora y su colosal cuerpo se acercan en la oscuridad, solapando el ruido de los motores, que esperan a salvo tras de la barrera, la columna que avanza hacia la próxima estación.&#xA;&#xA;El cuerpo se queda sobre las vías, mientras el tren se acerca peligrosamente. Alguien hace sonar la bocina, y la luz expande su rayo fulgente alrededor del temblor suspendido en el aire, mientras alguien, a lo lejos grita; !Sal de ahí, boludo, te van a aplastar¡¡¡ El cuerpo gira y entonces vemos al tren, vemos su luz gruesa que atraviesa el cuerpo sin tocarlo, estampando su figura sin fondo, como si los vagones se hubiesen movido para no tocarlo, o algo así. Todo el tren avanza rozando su cuerpo. Su piel caliente, vibra con el temblor de la máquina. Y ese ínfimo espacio entre su cuerpo y el vacío es absoluto, como el centro del huracán. &#xA;&#xA;La calle se estrecha mientras avanza. En el muro de sombras que proyectan los vagones, los pasajeros se ojean con cierto recelo, pero apáticos. Desde sus ventanillas, observan encapsulados el vacío, en ese ir y venir que los separa. El cemento bajo los rieles produce cosquillas en la planta de los pies. Con los ojos cerrados, el cuerpo percibe la vibración que ya es casi imperceptible. El tren se aleja por la oscura vía con su luz y su fuerza inmutables. Tiene miedo, ¿pero de qué? &#xA;&#xA;Una nube alcanza por casualidad la avenida y comienza a llover. Sus pies, pesados de agua, intentan correr hacia el semáforo, y acabar de una vez con este relato, pero tropieza y se derrumba en medio de los autos que lo esquivan, alertando a bocinazos ese obstáculo, ese bulto indemne que es él, que llorando de impotencia maldice sus heridas, como si de nada le valieran a su suerte. La sangre es absorbida por el caudal que corre hacia las orillas y sus lágrimas son pequeñas ante tanto mar. Por fin, se levanta y como puede alcanza el otro extremo del bandejón. Salvo algunos autos frenéticos, la noche sólo ofrece silencios; silencio de mundo, no de ruidos.&#xA;&#xA;Y el mundo parece ahora concentrarse en un café desierto. Un oscuro techo tapado de plantas encaramadas en la pared, cubren el nombre del lugar y la única farola a la distancia. Se dirige hasta allí, a pesar del persistente ruido de los motores que lo llaman siempre.&#xA;&#xA;En la puerta dice: &#34;Se prohíbe fumar, se prohíbe hablar con el garzón, se prohíbe piropear a la cocinera, se prohíbe el baño a clientes de otro bar.&#34;&#xA;&#xA;-Déme algo para sentirme mejor. Acabo de fracasar en un intento de suicidio. -&#xA;&#xA;-Si claro, siempre vienen diciendo lo mismo. Después, se van sin pagar la cuenta. &#xA;&#xA;Como si yo tuviera compasión por los locos. No señor, váyase de aquí antes que llame a la policía, o pague de antemano y siéntese tranquilo. No quiero problemas.-&#xA;&#xA;Tengo un arma -&#xA;&#xA;No le creo... usted no tiene cara de dispararle a nadie.-&#xA;&#xA;Está bien, deme un submarino.... y un corto de ron.-&#xA;&#xA;Al otro lado de la ventana, la lluvia carecía de peligro. Era más una imagen proyectada, como de una película de los 50. Algunos taxis desparramaban la corriente en todas direcciones, inundando hasta el bandejón. El alero del bar era un buen sitio para cubrirse de la lluvia, que caía copiosamente sobre la avenida.&#xA;Sus ojos, ahogados de rabia y fracaso, observan el gris pavimento; un eco profundo que se prolonga en las paredes y los espejos, y sabe que será imposible cumplir su final. ¿No será demasiado sufrimiento? No. No has visto nada, piensa. Rendido, acude al recuerdo que lo condena. Y esa cobardía, ese refugio acuoso es como un vientre que lo contiene, y lo lleva a separarse de ese presente para aferrarse a evocaciones futuras, hechos que aún no ocurrieron, hallándose perdido en esas dos dimensiones, en dos deseos imposibles. Ese absurdo esfuerzo anula su propia conciencia. Sus ojos se clavan en un rostro que lo observa desde la ventana. Un niño, de unos ocho años,  ausculta los manjares que se exhiben detrás del mostrador. Desliza su lengua por sus labios mojados, y bebiéndose la lluvia trata de sentir esos sabores, imaginar esos aromas preciosos y distantes. Sus miradas se cruzan y el rostro enjuto del niño hace al joven sentirse miserable. El cuadro es penoso, y aún así encierra una extraña belleza; es una razón para el instinto, un instinto de la voluntad, una voluntad para la razón.&#xA;&#xA;Como en cualquier barrio de Guayaquil, Santa Cruz, Montevideo o Buenos Aires, millones sobreviven a la triste historia de América del sur. Y como si esto fuera poco, la historia se repite constantemente. El niño busca la mirada del joven que lo ha comprado con sus ojos verdes y le señala con el dedo un pastelito en el mostrador. El muchacho baja la vista y toma un sorbo de leche, evitando el gesto con la misma apatía de sus semejantes. La cruel cabeza gacha, tragando el vapor de la taza caliente.&#xA;&#xA;¿Y si fuera Santiago?, por decir una ciudad. ¿Y si sólo fuera un barrio, una calle, y este café goteando bajo la lluvia?&#xA;&#xA;¿Y si no fuera más que otra historia sin conflicto? ¿Qué más puede pretender un hombre que no quiere vivir? Supuestamente nada, salvo el fin del conflicto.&#xA;La causa de la acción, casual e impredecible, despliega una abanico de respuestas que mantienen intacto el primer motor del problema, y todo es contexto alrededor de la situación. Entonces comienzo a creer más en la historia. Instantáneamente me veo allí, reflejado en la vitrina. Veo la lluvia, veo al niño hambriento mojándose los zapatos, y siento vergüenza de mí mismo.&#xA;De pronto, la silueta se desprende del asiento, bebe de un trago el vaso de ron y se dirige al baño. Yo observo al garzón, que ojea hacia la calle con la misma indiferencia que a todos sus clientes. El niño también lo observa, pero a mí no me ve. Parece como si este azaroso encuentro estuviera destinado a fracasar. Algunas personas, un grupo de estudiantes, se han sentado en la mesa del fondo, acaparando el bullicio del ambiente. El niño va a intentar meter su cabeza en la vidriera cuando el garzón lleve los platos a la cocina. Ya está entrando y nadie le ofrece resistencia. Es más, nadie siente compasión por su esfuerzo. Sigiloso, el pequeño se escabulle entre las piernas de una señora que sale del café y penetra hasta la vitrina del mostrador.&#xA;&#xA;Yo he llegado hasta su lado, invisible, y he tratado de oír su voz. Hasta la lluvia ha dejado de repiquetear y el sordo ruido de los motores se ha apagado un instante para que el silencio entre en escena.&#xA;&#xA;La sombra, desenfrenada y estéril del joven suicida, irrumpe violentamente entre las mesas. El cuerpo, que arde por dentro, súbitamente se dirige al centro del salón, con un arma en la mano. Yo intento agarrarlo de los brazos, el cuello, las piernas, pero soy invisible, yo no existo en esta historia.&#xA;&#xA;El garzón, desde la puerta de la cocina, descubre al niño que, aprovechando la confusión, se ha metido unos pastelillos entre los pantalones. Entonces, comienza a insultarlo, acercándose al chico con una cuchara de palo.&#xA;Fuera de aquí, miechicas¡ - grita enajenado el garzón.&#xA;&#xA;De espaldas, el joven, mirando fríamente al niño, intenta retomar su acto, pero, algo confuso e inexplicable, le impide moverse. De un momento a otro su mente se ha borrado. El miedo lo acorrala una vez más y no sabe qué, no sabe cómo. Alcanza a colocar el caño frío del arma en su sien cuando escucha la voz del garzón que se acerca gritando: !!policía, ladrón¡¡ &#xA;&#xA;Pisando la voz del hombre, la frenada de un taxi y el bocinazo de un bus que hace retumbar los vidrios, se produce el descenlace. En menos de un segundo, luego de que las miradas del niño y el joven se cruzaran por una última vez, en el mismo instante en que el mozo intenta correr tras el niño, en ese giro inconsciente del brazo derecho, es que la mano dispara el gatillo.&#xA;&#xA;La bala atraviesa el pequeño cuerpo que se desploma en el piso brillante y pulcro del bar. Un silencio perdura ahora con una intensidad grave, horrorosa del crimen cometido. El infeliz suicida no es capaz de agacharse, ni de voltear el rostro sin vida del niño, mientras alguien ya ha llamado a una ambulancia. A lo lejos, la sirena de la policía parece decir que, de cualquier manera, es demasiado tarde para otro intento.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>OTRO INTENTO DE SUICIDIO EN UN BARRIO PORTEÑO</p>

<p>A la velocidad que se mueve el cuerpo de los automóviles, deja tras su paso una estela borrosa de calor. Tan solo unos centímetros lo separan del rugir de los tubos de escape, y como si fuera a huir de algo que aún no sabe qué es, vuelve a doblar sus caderas y esquiva el bombazo de aire de un colectivo en mitad de la cuadra.</p>

<p>Las luces encorvadas de los postes parecen coronar esta pompa fúnebre de taxis vacíos, a la espera de pasajeros no llegan, o es que nadie va a ningún lado a estas horas de la madrugada. La esperanza de un viaje que salve el cadáver de la noche, velada en silencio, o a solas con la radio, se extiende sobre la hilera de faroles amarillos que se pierden en la avenida, donde grupo de vehículos se ha detenido ante un cruce ferroviario.</p>

<p>El cuerpo, aletea con violencia hacia el fondo de esas luces, en una absurda carrera por llegar alcanzar el último farol de la cuadra. Camina dando torpes zancadas, hasta que es tragado por un halo de luz, justo sobre las vías del tren: el tráfico detenido perdura en el espacio con una resignación casi solemne. Lla sirena de la locomotora y su colosal cuerpo se acercan en la oscuridad, solapando el ruido de los motores, que esperan a salvo tras de la barrera, la columna que avanza hacia la próxima estación.</p>

<p>El cuerpo se queda sobre las vías, mientras el tren se acerca peligrosamente. Alguien hace sonar la bocina, y la luz expande su rayo fulgente alrededor del temblor suspendido en el aire, mientras alguien, a lo lejos grita; !Sal de ahí, boludo, te van a aplastar¡¡¡ El cuerpo gira y entonces vemos al tren, vemos su luz gruesa que atraviesa el cuerpo sin tocarlo, estampando su figura sin fondo, como si los vagones se hubiesen movido para no tocarlo, o algo así. Todo el tren avanza rozando su cuerpo. Su piel caliente, vibra con el temblor de la máquina. Y ese ínfimo espacio entre su cuerpo y el vacío es absoluto, como el centro del huracán.</p>

<p>La calle se estrecha mientras avanza. En el muro de sombras que proyectan los vagones, los pasajeros se ojean con cierto recelo, pero apáticos. Desde sus ventanillas, observan encapsulados el vacío, en ese ir y venir que los separa. El cemento bajo los rieles produce cosquillas en la planta de los pies. Con los ojos cerrados, el cuerpo percibe la vibración que ya es casi imperceptible. El tren se aleja por la oscura vía con su luz y su fuerza inmutables. Tiene miedo, ¿pero de qué?</p>

<p>Una nube alcanza por casualidad la avenida y comienza a llover. Sus pies, pesados de agua, intentan correr hacia el semáforo, y acabar de una vez con este relato, pero tropieza y se derrumba en medio de los autos que lo esquivan, alertando a bocinazos ese obstáculo, ese bulto indemne que es él, que llorando de impotencia maldice sus heridas, como si de nada le valieran a su suerte. La sangre es absorbida por el caudal que corre hacia las orillas y sus lágrimas son pequeñas ante tanto mar. Por fin, se levanta y como puede alcanza el otro extremo del bandejón. Salvo algunos autos frenéticos, la noche sólo ofrece silencios; silencio de mundo, no de ruidos.</p>

<p>Y el mundo parece ahora concentrarse en un café desierto. Un oscuro techo tapado de plantas encaramadas en la pared, cubren el nombre del lugar y la única farola a la distancia. Se dirige hasta allí, a pesar del persistente ruido de los motores que lo llaman siempre.</p>

<p>En la puerta dice: “Se prohíbe fumar, se prohíbe hablar con el garzón, se prohíbe piropear a la cocinera, se prohíbe el baño a clientes de otro bar.”</p>

<p>-Déme algo para sentirme mejor. Acabo de fracasar en un intento de suicidio. -</p>

<p>-Si claro, siempre vienen diciendo lo mismo. Después, se van sin pagar la cuenta.</p>

<p>Como si yo tuviera compasión por los locos. No señor, váyase de aquí antes que llame a la policía, o pague de antemano y siéntese tranquilo. No quiero problemas.-</p>
<ul><li><p>Tengo un arma -</p></li>

<li><p>No le creo... usted no tiene cara de dispararle a nadie.-</p></li>

<li><p>Está bien, deme un submarino.... y un corto de ron.-</p></li></ul>

<p>Al otro lado de la ventana, la lluvia carecía de peligro. Era más una imagen proyectada, como de una película de los 50. Algunos taxis desparramaban la corriente en todas direcciones, inundando hasta el bandejón. El alero del bar era un buen sitio para cubrirse de la lluvia, que caía copiosamente sobre la avenida.
Sus ojos, ahogados de rabia y fracaso, observan el gris pavimento; un eco profundo que se prolonga en las paredes y los espejos, y sabe que será imposible cumplir su final. ¿No será demasiado sufrimiento? No. No has visto nada, piensa. Rendido, acude al recuerdo que lo condena. Y esa cobardía, ese refugio acuoso es como un vientre que lo contiene, y lo lleva a separarse de ese presente para aferrarse a evocaciones futuras, hechos que aún no ocurrieron, hallándose perdido en esas dos dimensiones, en dos deseos imposibles. Ese absurdo esfuerzo anula su propia conciencia. Sus ojos se clavan en un rostro que lo observa desde la ventana. Un niño, de unos ocho años,  ausculta los manjares que se exhiben detrás del mostrador. Desliza su lengua por sus labios mojados, y bebiéndose la lluvia trata de sentir esos sabores, imaginar esos aromas preciosos y distantes. Sus miradas se cruzan y el rostro enjuto del niño hace al joven sentirse miserable. El cuadro es penoso, y aún así encierra una extraña belleza; es una razón para el instinto, un instinto de la voluntad, una voluntad para la razón.</p>

<p>Como en cualquier barrio de Guayaquil, Santa Cruz, Montevideo o Buenos Aires, millones sobreviven a la triste historia de América del sur. Y como si esto fuera poco, la historia se repite constantemente. El niño busca la mirada del joven que lo ha comprado con sus ojos verdes y le señala con el dedo un pastelito en el mostrador. El muchacho baja la vista y toma un sorbo de leche, evitando el gesto con la misma apatía de sus semejantes. La cruel cabeza gacha, tragando el vapor de la taza caliente.</p>

<p>¿Y si fuera Santiago?, por decir una ciudad. ¿Y si sólo fuera un barrio, una calle, y este café goteando bajo la lluvia?</p>

<p>¿Y si no fuera más que otra historia sin conflicto? ¿Qué más puede pretender un hombre que no quiere vivir? Supuestamente nada, salvo el fin del conflicto.
La causa de la acción, casual e impredecible, despliega una abanico de respuestas que mantienen intacto el primer motor del problema, y todo es contexto alrededor de la situación. Entonces comienzo a creer más en la historia. Instantáneamente me veo allí, reflejado en la vitrina. Veo la lluvia, veo al niño hambriento mojándose los zapatos, y siento vergüenza de mí mismo.
De pronto, la silueta se desprende del asiento, bebe de un trago el vaso de ron y se dirige al baño. Yo observo al garzón, que ojea hacia la calle con la misma indiferencia que a todos sus clientes. El niño también lo observa, pero a mí no me ve. Parece como si este azaroso encuentro estuviera destinado a fracasar. Algunas personas, un grupo de estudiantes, se han sentado en la mesa del fondo, acaparando el bullicio del ambiente. El niño va a intentar meter su cabeza en la vidriera cuando el garzón lleve los platos a la cocina. Ya está entrando y nadie le ofrece resistencia. Es más, nadie siente compasión por su esfuerzo. Sigiloso, el pequeño se escabulle entre las piernas de una señora que sale del café y penetra hasta la vitrina del mostrador.</p>

<p>Yo he llegado hasta su lado, invisible, y he tratado de oír su voz. Hasta la lluvia ha dejado de repiquetear y el sordo ruido de los motores se ha apagado un instante para que el silencio entre en escena.</p>

<p>La sombra, desenfrenada y estéril del joven suicida, irrumpe violentamente entre las mesas. El cuerpo, que arde por dentro, súbitamente se dirige al centro del salón, con un arma en la mano. Yo intento agarrarlo de los brazos, el cuello, las piernas, pero soy invisible, yo no existo en esta historia.</p>

<p>El garzón, desde la puerta de la cocina, descubre al niño que, aprovechando la confusión, se ha metido unos pastelillos entre los pantalones. Entonces, comienza a insultarlo, acercándose al chico con una cuchara de palo.
– Fuera de aquí, miechicas¡ – grita enajenado el garzón.</p>

<p>De espaldas, el joven, mirando fríamente al niño, intenta retomar su acto, pero, algo confuso e inexplicable, le impide moverse. De un momento a otro su mente se ha borrado. El miedo lo acorrala una vez más y no sabe qué, no sabe cómo. Alcanza a colocar el caño frío del arma en su sien cuando escucha la voz del garzón que se acerca gritando: !!policía, ladrón¡¡</p>

<p>Pisando la voz del hombre, la frenada de un taxi y el bocinazo de un bus que hace retumbar los vidrios, se produce el descenlace. En menos de un segundo, luego de que las miradas del niño y el joven se cruzaran por una última vez, en el mismo instante en que el mozo intenta correr tras el niño, en ese giro inconsciente del brazo derecho, es que la mano dispara el gatillo.</p>

<p>La bala atraviesa el pequeño cuerpo que se desploma en el piso brillante y pulcro del bar. Un silencio perdura ahora con una intensidad grave, horrorosa del crimen cometido. El infeliz suicida no es capaz de agacharse, ni de voltear el rostro sin vida del niño, mientras alguien ya ha llamado a una ambulancia. A lo lejos, la sirena de la policía parece decir que, de cualquier manera, es demasiado tarde para otro intento.</p>
]]></content:encoded>
      <author>trztn</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/p6vdfqdwku</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 06:23:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>CARTA A UN/AMANTE QUE MURIÓ</title>
      <link>https://noblogo.org/trztn/carta-a-un-amante-que-murio</link>
      <description>&lt;![CDATA[CARTA A UN/AMANTE QUE MURIÓ&#xA;&#xA;Me estruja el recuerdo de tus besos, de invocar en vano nuestro pacto invisible, amarrado a esa yegua de la medianoche, a ese sueño del que no he despertado, desde que naufragamos en esta isla. Sediento de amarte una vez más, aún siento el olor de tus manos, acariciándome la espalda, tus manos pequeñas, bañadas en sangre, condensando la energía que danza como esquirlas del hombre que fui, del cuerpo que anidó en otras orillas y en otros labios. Me revuelve el estómago pensar que ya no estarás, como el fantasma que desvelaba a los pájaros, aves noctámbulas que planeaban el bosque, y mi corazón incendiado volviéndose cenizas, pasto para las vacas, trigo que nace pan. No sé si serás sol o agujero negro. Pero sé que fuiste la gota de sangre que derritió la nieve, camino a nuestra casa. Permíteme resucitar entre los vivos y elevarme a tu estirpe de sirena. Permíteme abrir surcos en tu suelo, y plantar más hijos rebeldes, más fogatas en el horizonte. Permite que me vuelva otra vez un salvaje, para reunirme con las semillas. Deja que sea yo mismo, el animal que ronda los peñascos, el felino que mora en las cuevas y que por las noches vuelve a ser un cazador. Así, tal vez no cometa más crímenes, más infracciones de tránsito, más clics innecesarios. Prefiero seguir detrás del vidrio, que en el reflejo de esta pantalla oscura. Prefiero las ruedas, los zapatos rotos a los asientos cómodos de primera clase. Prefiero los fierros a los gatos de porcelana, los gritos al silencio del gesto que tapa el sol un dedo soberbio. Prefiero tu boca dentro de mis hendiduras, tu beso húmedo en la noche, tu salvia de tu luna llena, esa bilis que me corre hacia el centro, obligándome a salir aullando por las esquinas, despertando a los vecinos, con un grito que les devuelva el cuerpo al alma que perdieron. Prefiero otra vez la libertad de ser nadie y no ser siervo de mis anhelos, anhelos que se perderán con mi cuerpo y las hojas este cuaderno, con sus páginas sin terminar, como un árbol deshojado, a modo de burdo testamento. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>CARTA A UN/AMANTE QUE MURIÓ</p>

<p>Me estruja el recuerdo de tus besos, de invocar en vano nuestro pacto invisible, amarrado a esa yegua de la medianoche, a ese sueño del que no he despertado, desde que naufragamos en esta isla. Sediento de amarte una vez más, aún siento el olor de tus manos, acariciándome la espalda, tus manos pequeñas, bañadas en sangre, condensando la energía que danza como esquirlas del hombre que fui, del cuerpo que anidó en otras orillas y en otros labios. Me revuelve el estómago pensar que ya no estarás, como el fantasma que desvelaba a los pájaros, aves noctámbulas que planeaban el bosque, y mi corazón incendiado volviéndose cenizas, pasto para las vacas, trigo que nace pan. No sé si serás sol o agujero negro. Pero sé que fuiste la gota de sangre que derritió la nieve, camino a nuestra casa. Permíteme resucitar entre los vivos y elevarme a tu estirpe de sirena. Permíteme abrir surcos en tu suelo, y plantar más hijos rebeldes, más fogatas en el horizonte. Permite que me vuelva otra vez un salvaje, para reunirme con las semillas. Deja que sea yo mismo, el animal que ronda los peñascos, el felino que mora en las cuevas y que por las noches vuelve a ser un cazador. Así, tal vez no cometa más crímenes, más infracciones de tránsito, más clics innecesarios. Prefiero seguir detrás del vidrio, que en el reflejo de esta pantalla oscura. Prefiero las ruedas, los zapatos rotos a los asientos cómodos de primera clase. Prefiero los fierros a los gatos de porcelana, los gritos al silencio del gesto que tapa el sol un dedo soberbio. Prefiero tu boca dentro de mis hendiduras, tu beso húmedo en la noche, tu salvia de tu luna llena, esa bilis que me corre hacia el centro, obligándome a salir aullando por las esquinas, despertando a los vecinos, con un grito que les devuelva el cuerpo al alma que perdieron. Prefiero otra vez la libertad de ser nadie y no ser siervo de mis anhelos, anhelos que se perderán con mi cuerpo y las hojas este cuaderno, con sus páginas sin terminar, como un árbol deshojado, a modo de burdo testamento.</p>
]]></content:encoded>
      <author>trztn</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/yh73zdffdd</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 06:20:46 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>MIRANDA</title>
      <link>https://noblogo.org/trztn/miranda</link>
      <description>&lt;![CDATA[MIRANDA&#xA;&#xA;Miranda tuvo un presentimiento. Había sentido esas pulsiones, ese temblor que arrancaba debajo de la piel, como un cosquilleo que emana por los poros, y que no la dejó dormir en toda la noche. Su marido, recostado en el borde de la cama, siempre a punto de caerse, como si quisiera salir de ese cuadrilátero que tantos rounds habían combatido, parecía exhausto, como un bulto descuidado y mal hecho. Ella, se levantó en silencio y se vistió lentamente en el baño. Se miró al espejo. Sobre el moretón en la mejilla, se deslizaba una lágrima densa, que cayó al suelo haciendo un ruido seco, lapidario. Sacó una billetera del cajón del velador y supo que después de ese momento, no volvería a ver nunca más aquella habitación espantosa y ese cuerpo desplomado, que desde hacía varias horas había dejado de respirar. Cerró la puerta. En la calle, la esperaba un amanecer sombrío de invierno, y un frio que se había alargado por años, aunque por fin, podía percibir un soplo un aire tibio, que se elevaba como una corriente hacia el fondo de la avenida, tras el tono rojizo del amanecer, en la ciudad que despertaba. &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>MIRANDA</p>

<p>Miranda tuvo un presentimiento. Había sentido esas pulsiones, ese temblor que arrancaba debajo de la piel, como un cosquilleo que emana por los poros, y que no la dejó dormir en toda la noche. Su marido, recostado en el borde de la cama, siempre a punto de caerse, como si quisiera salir de ese cuadrilátero que tantos rounds habían combatido, parecía exhausto, como un bulto descuidado y mal hecho. Ella, se levantó en silencio y se vistió lentamente en el baño. Se miró al espejo. Sobre el moretón en la mejilla, se deslizaba una lágrima densa, que cayó al suelo haciendo un ruido seco, lapidario. Sacó una billetera del cajón del velador y supo que después de ese momento, no volvería a ver nunca más aquella habitación espantosa y ese cuerpo desplomado, que desde hacía varias horas había dejado de respirar. Cerró la puerta. En la calle, la esperaba un amanecer sombrío de invierno, y un frio que se había alargado por años, aunque por fin, podía percibir un soplo un aire tibio, que se elevaba como una corriente hacia el fondo de la avenida, tras el tono rojizo del amanecer, en la ciudad que despertaba.</p>
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      <author>trztn</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wljl56lf0k</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 06:19:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>PASAJES</title>
      <link>https://noblogo.org/trztn/pasajes</link>
      <description>&lt;![CDATA[PASAJES&#xA;&#xA;Existe un pasaje entre tu ojo y el mío. Un agujero más pequeño que el tamaño de tu espíritu, volátil e inamible. A través de él, observo el otro lado, transpuesto hacia una luz oscura, imposible de descubrir en el destello infinito de galaxias y explosiones cósmicas. Veo millones de astros, desvaneciéndose en una gama de colores imposibles, y me resigno a entender, a que me digan algo de nosotros. Prefiero mantener el misterio, mantenerme alejado de tí, como un astronauta alelado ante el vacío. Sobre tu desprecio, el que hace de mi ruina tu triunfo personal, puede que lo merezca, o que lo haya buscado al encontrarte. Nuestro tiempo y esta página se acercan a su fin. Comprendo que es inútil luchar contra los fantasmas. Sólo son recuerdos que insisten en aparecer sin anunciarse. Sin duda, nada detiene su paso hacia la creación y la ruptura. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>PASAJES</p>

<p>Existe un pasaje entre tu ojo y el mío. Un agujero más pequeño que el tamaño de tu espíritu, volátil e inamible. A través de él, observo el otro lado, transpuesto hacia una luz oscura, imposible de descubrir en el destello infinito de galaxias y explosiones cósmicas. Veo millones de astros, desvaneciéndose en una gama de colores imposibles, y me resigno a entender, a que me digan algo de nosotros. Prefiero mantener el misterio, mantenerme alejado de tí, como un astronauta alelado ante el vacío. Sobre tu desprecio, el que hace de mi ruina tu triunfo personal, puede que lo merezca, o que lo haya buscado al encontrarte. Nuestro tiempo y esta página se acercan a su fin. Comprendo que es inútil luchar contra los fantasmas. Sólo son recuerdos que insisten en aparecer sin anunciarse. Sin duda, nada detiene su paso hacia la creación y la ruptura.</p>
]]></content:encoded>
      <author>trztn</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ub02shb8nc</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 06:19:36 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ESTER - Capitolo 3</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-3</link>
      <description>&lt;![CDATA[Conflitto tra Aman e Mardocheo&#xA;TESTO GRECO 1Dopo questi avvenimenti, il re Artaserse onorò grandemente Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo. Lo elevò in dignità e, fra tutti i suoi amici, lo faceva sedere al primo posto. 2Tutti quelli che stavano al palazzo si prostravano davanti a lui, poiché il re aveva ordinato di fare così. Ma Mardocheo non si prostrava davanti a lui. 3Allora quelli che stavano nel palazzo dissero a Mardocheo: &#34;Mardocheo, perché non ascolti i comandi del re?&#34;. 4Essi glielo dicevano giorno dopo giorno, ma egli non li ascoltava. Allora fecero presente ad Aman che Mardocheo trasgrediva gli ordini del re. Mardocheo inoltre aveva rivelato loro di essere un Giudeo. 5Ma Aman, accortosi che Mardocheo non si prostrava davanti a lui, si indignò grandemente 6e decise di sterminare tutti i Giudei che si trovavano sotto il dominio di Artaserse.&#xA;&#xA;MINACCIA CONTRO GLI EBREI (3,7-5,14)&#xA;&#xA;Aman consiglia al re lo sterminio degli Ebrei&#xA;7Fece un editto nell&#39;anno dodicesimo del regno di Artaserse; tirò a sorte il giorno e il mese, per sterminare in un solo giorno il popolo di Mardocheo. La sorte cadde sul quattordicesimo giorno del mese di Adar. 8Allora disse al re Artaserse: &#34;C&#39;è un popolo disperso tra le nazioni in tutto il tuo regno, le cui leggi differiscono da quelle di tutte le altre nazioni; essi disobbediscono alle leggi del re e non è conveniente che il re glielo permetta. 9Se piace al re, dia ordine di ucciderli, e io assegnerò al tesoro del re diecimila talenti d&#39;argento&#34;. 10Il re, preso il suo anello, lo dette in mano ad Aman, per mettere il sigillo sui decreti contro i Giudei. 11Il re disse ad Aman: &#34;Tieni pure il denaro, e tratta questo popolo come vuoi tu&#34;. 12Nel tredicesimo giorno del primo mese furono chiamati gli scribi e, come aveva ordinato Aman, scrissero ai capi e ai governatori di ogni provincia, dall&#39;India fino all&#39;Etiopia, a centoventisette province, e ai capi delle nazioni, secondo la loro lingua, a nome del re Artaserse. 13Le lettere furono mandate per mezzo di corrieri nel regno di Artaserse, perché in un solo giorno del dodicesimo mese, chiamato Adar, fosse sterminata la stirpe dei Giudei e si saccheggiassero i loro beni.&#xA;13aQuesta è la copia della lettera:&#xA;&#xA;Il decreto di sterminio diffuso nell’impero&#xA;&#34;Il grande re Artaserse ai governatori delle centoventisette province, dall&#39;India all&#39;Etiopia, e ai funzionari loro subordinati scrive quanto segue: 13bEssendo io al comando di molte nazioni e avendo il dominio di tutto il mondo, non volendo abusare della grandezza del potere, ma volendo governare sempre con moderazione e con dolcezza, mi sono proposto di rendere quieta la vita dei sudditi e di assicurare un regno tranquillo e percorribile fino alle frontiere, per far rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini.&#xA;13cDopo aver chiesto ai miei consiglieri come si potesse attuare tutto questo, Aman, distinto presso di noi per prudenza, eccellente per inalterata devozione e sicura fedeltà ed elevato alla seconda dignità del regno, 13dci ha avvertiti che in mezzo a tutte le razze che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile il quale, vivendo con leggi diverse da quelle di ogni altra nazione, trascura sempre i decreti del re, così da compromettere la pace delle nazioni da noi consolidata.&#xA;13eConsiderando dunque che questa nazione è l’unica ad essere in continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per uno strano regime di leggi, e che, ostile ai nostri interessi, compie le peggiori malvagità e ostacola la stabilità del regno, 13fabbiamo ordinato che le persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Aman, incaricato dei nostri affari pubblici e da noi trattato come un secondo padre, tutte, con le mogli e i figli, siano radicalmente sterminate con la spada dei loro avversari, senz&#39;alcuna pietà né perdono, il quattordici del dodicesimo mese dell&#39;anno corrente, cioè Adar, 13g cosicché questi nostri oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli inferi in un solo giorno, ci assicurino definitivamente per l&#39;avvenire un governo stabile e tranquillo⊥.&#xA;14Le copie delle lettere furono pubblicate in ogni provincia e a tutte le nazioni fu ordinato di stare pronti per quel giorno. 15 L&#39;applicazione fu sollecitata anche nella città di Susa e, mentre il re e Aman si davano a bere smodatamente, la città era costernata. ⊥&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Dopo questi fatti, il re Assuero rese grande Aman, figlio di Ammedàta, l&#39;Agaghita, lo innalzò e pose il suo seggio al di sopra di tutti i prìncipi che erano con lui. 2Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, si inginocchiavano e si prostravano davanti ad Aman, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non s&#39;inginocchiava né si prostrava. 3I ministri del re, che stavano alla porta del re, dissero a Mardocheo: &#34;Perché trasgredisci l&#39;ordine del re?&#34;. 4Ma, sebbene glielo dicessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono il fatto ad Aman, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento; aveva detto loro, infatti, che era un Giudeo. 5Aman vide che Mardocheo non s&#39;inginocchiava né si prostrava davanti a lui e fu pieno d&#39;ira; 6ma gli sembrò poca cosa mettere le mani addosso a Mardocheo soltanto, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere tutti i Giudei che si trovavano nel regno d&#39;Assuero, cioè il popolo di Mardocheo.&#xA;7Il primo mese, cioè il mese di Nisan, il dodicesimo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè la sorte, alla presenza di Aman, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul tredici del dodicesimo mese, chiamato Adar. 8Allora Aman disse al re Assuero: &#34;Vi è un popolo disperso e segregato tra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo lasci tranquillo. 9Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io verserò diecimila talenti d&#39;argento agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale&#34;. 10Allora il re si tolse l&#39;anello di mano e lo diede ad Aman, figlio di Ammedàta, l&#39;Agaghita, nemico dei Giudei. 11Il re disse ad Aman: &#34;Il denaro sia per te: al popolo fa&#39; pure quello che ti sembra opportuno&#34;. 12Il tredici del primo mese furono chiamati i segretari del re, e in conformità agli ordini di Aman, fu scritto ai satrapi del re, ai governatori di ogni provincia e ai capi di ogni popolo, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome del re Assuero e sigillato con l&#39;anello reale. 13Questi documenti scritti furono spediti per mezzo di corrieri in tutte le province del re, perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del dodicesimo mese, cioè il mese di Adar, e si saccheggiassero i loro beni.&#xA;14Una copia dell&#39;editto, che doveva essere promulgato in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché si tenessero pronti per quel giorno. 15I corrieri partirono in tutta fretta per eseguire l&#39;ordine del re e il decreto fu promulgato nella cittadella di Susa. Mentre il re e Aman stavano a gozzovigliare, la città di Susa era costernata.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;3,13g NVg (3,13h) aggiunge: 13hChi poi volesse tenere nascosta la loro stirpe, non potrà più abitare tra gli uomini, e neppure tra gli uccelli, e sarà bruciato col fuoco sacro. I loro averi saranno incamerati dal regno. Saluti.&#xA;&#xA;3,15 NVg (3,15a-i) aggiunge: 15aE tutte le nazioni fecero banchetto. Entrati nella reggia, il re e Aman si davano ai piaceri insieme agli amici. 15bPresso tutti i Giudei, dunque, era grande il pianto e il lamento nei luoghi dove veniva esposta copia della lettera. 15cI Giudei invocavano il Dio dei loro padri e dicevano: 15d«Signore Dio, tu solo sei Dio lassù nel cielo e non v’è altro Dio all’infuori di te. 15eSe in realtà avessimo adempiuto la tua legge e i tuoi precetti, saremmo vissuti in pace e sicurezza tutto il tempo della nostra vita; 15fma poiché non abbiamo adempiuto i tuoi precetti, adesso è giunta su di noi questa grande sciagura. 15gTu sei giusto, misericordioso, eccelso e grande, o Signore, e tutte le tue vie sono giuste. 15hAdesso, però, Signore, tu che sei stato benevolo con noi dall’Egitto fino ad oggi, non permettere che i tuoi figli siano fatti prigionieri e le nostre mogli siano violentate e uccise. 15iAbbi pietà di coloro che costituiscono la parte che ti sei scelta e non dare all’infamia la tua eredità, perché i nostri nemici non abbiano a prevalere su di noi».&#xA;&#xA;3,7 Fece un editto: questo versetto sembra sia stato inserito qui in un secondo momento, per stabilire un collegamento tra la vicenda di Ester e la festa di Purìm, di origine indipendente.&#xA;&#xA;3,9 diecimila talenti d’argento: un talento equivaleva a circa 33 chilogrammi. La somma indicata da Aman può intendersi come l’equivalente dei beni tolti agli Ebrei, oppure come cifra volutamente esagerata, con la quale si inizia una trattativa per poi concluderla ad un prezzo molto più basso.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-6. Nessun titolo di merito è presentato per giustificare la dignità conferita ad Aman. La sua ascendenza, però, indica la sua contrapposizione al popolo ebraico; egli è un discendente di Agag (da cui «Agaghita»), un re di Amalek sconfitto da Saul (cfr. 1Sam 15). Nel contrasto tra Mardocheo (discendente della famiglia di Saul) e Aman (Amalecita) si ripropone l&#39;antico contrasto tra i due popoli, che affonda le sue origini addirittura nella peregrinazione nel deserto (cfr. Es 17,8-16; Dt 25,17-19). Questo sfondo storico giustifica appunto il rifiuto di Mardocheo di porgere omaggio al suo rivale: non vi è quindi nessun motivo religioso particolare (come invece postula la versione greca), ma neppure l&#39;orgoglio ferito di Mardocheo basta a spiegare la sua reazione (nonostante che in tal senso si pronuncino diversi commentatori). In realtà Mardocheo motiva la sua insubordinazione con il fatto che è «un Giudeo» (v. 4), cioè appartiene a un popolo da sempre in contrasto con quello di Aman. E questo spiega la reazione di Aman: non basta eliminare il suddito insubordinato (v. 6), perché l&#39;inimicizia dimostrata da Mardocheo non è che l&#39;espressione di quella che un popolo intero nutre nei suoi confronti.&#xA;&#xA;7-13. Il v. 7 è probabilmente una glossa che intende collegare gli avvenimenti descritti in seguito con la conclusione del libro, in cui si istituisce la festa di Purim. Secondo un costume diffuso in ambito babilonese, si gettano le sorti all&#39;inizio dell&#39;anno (pura è un vocabolo accadico, la cui traduzione è fornita dall&#39;autore stesso del libro). Non è chiaro se Aman stia tirando a sorte in quale giorno presentare la petizione al re, oppure (cfr. 4,7 TA) il giorno in cui attuare il pogrom contro i Giudei (anche se il testo sembra favorire la seconda interpretazione). Il rapporto di Aman sui Giudei è sconcertante, anche perché riflette un modo di considerare tale popolo che non concorda con la prassi amministrativa persiana, la quale tollerava le differenze etniche e le rispettava. Tre sono i capi d&#39;accusa: sono un «popolo segregato», cioè non assimilato agli altri, «le cui leggi sono diverse» e che non osserva le leggi del re». Tali accuse ritornano sovente nelle fonti greche di epoca ellenistica (cfr. l&#39;accusa di amixia), ma va osservata la tendenza di taluni monarchi ellenistici ad assimilare le popolazioni sia dal punto di vista culturale che religioso (partendo tra l&#39;altro dalla prospettiva che l&#39;unica vera civiltà è quella greca e che le altre non sono che barbare). L&#39;accusa di essere un popolo segregato contrasta per esempio con la funzione di Mardocheo: se davvero egli avesse condotto un&#39;esistenza separata dagli altri, non avrebbe certo potuto lavorare a corte. L&#39;accenno alle leggi diverse è indubbiamente motivato, ma questo era comune a ogni minoranza presente nell&#39;impero persiano, la quale appunto si distingueva per lingua, alimentazione, abbigliamento, calendario: ci troviamo perciò di fronte a un pregiudizio avanzato dallo stesso Aman, quasi a insinuare che la diversità sia di per se stessa una minaccia per la stabilità del regno. La terza è un&#39;accusa assai bizzarra, che si giustifica tuttavia a partire dal rifiuto di Mardocheo di rendere omaggio al suo rivale, un atto ordinato con decreto dal re stesso (cfr. 3,2).&#xA;&#xA;Alla sua richiesta di sterminare i Giudei, Aman unisce l&#39;offerta di una somma considerevole (secondo i dati forniti da fonti antiche una tale somma ammonterebbe a quasi i due terzi degli introiti annuali dell&#39;impero persiano), forse per compensare il venir meno delle tasse pagate al re dai Giudei, oppure come l&#39;equivalente di quanto il re avrebbe ricevuto se li avesse venduti come schiavi. La risposta del re a tale offerta (v. 11) sembrerebbe esprimere un rifiuto, ma ciò non trova riscontro: in 4,7 si menziona di nuovo questa somma promessa da Aman al re e in 7,4 Ester afferma che lei e il suo popolo «siamo stati venduti». Il diniego apparente del re corrisponde probabilmente a uno stile orientale di effettuare transazioni economiche (cfr. la singolare trattativa di Gn 23,7-18): l&#39;espediente di esprimere inizialmente un educato rifiuto è ancor oggi diffuso nei mercati mediorientali.&#xA;&#xA;Il narratore invia alcuni messaggi che solo implicitamente possono essere colti. Nel v. 8, «un popolo» può essere reso anche come «un popolo insignificante», una interpretazione che illumina sull&#39;atteggiamento del re: di fronte all&#39;estensione dell&#39;impero, che cosa conta una minoranza etnica e perché porsi problema per la sua eliminazione, se essa crea disturbo al corretto funzionamento della macchina imperiale? Nel v. 10 Aman è ormai definito «nemico dei Giudei»: questo chiarisce ora la sua posizione nel racconto, dato che egli non è soltanto il rivale di un funzionario giudeo, ma il nemico di tutto un popolo. Notiamo infine che Aman non dice al re il nome del popolo in questione: a differenza del comportamento tenuto al momento della deposizione di Vasti (in cui il re ha effettuato un&#39;ampia consultazione, cfr. 1,13), o in merito alla cospirazione dei due eunuchi (dove il re ha ordinato addirittura un&#39;inchiesta, cfr. 2,23), qui Assuero sembra agisca con estrema leggerezza: la decisione è presa con molta superficialità, sulla base soltanto delle parole (menzognere) di una singola persona. Si tratta dell&#39;assurda espressione del totalitarismo, che riversa la sua brutalità su un popolo la cui unica colpa è di essere diverso e insignificante.&#xA;&#xA;13a-13g. I LXX aggiungono a questo punto il testo del decreto del re Assuero. Per la forma ridondante e lo stile, si ritiene che sia stato composto in greco (cfr. la stretta analogia con 3Mac 3,12-29). L&#39;inizio e la fine del decreto creano un deciso contrasto con il suo contenuto: si parla di pace e si ordina uno sterminio. Nel testo sono riprese le accuse abitualmente rivolte ai Giudei dai loro persecutori (cfr. Sap 2,15; Dn 3,12). Il re afferma di agire soltanto in vista del benessere del suo popolo (v. 2) con un linguaggio tipicamente propagandistico: sembra che chi è al potere pensi solo al bene del popolo, alla pace che tutti desiderano, ma la realtà è ben diversa. Nel v. 3 il lettore è in grado di mettere a nudo le menzogne del potere: il re non ha discusso del benessere dei suoi sudditi con i suoi consiglieri (cfr. 3,7-11); il consiglio di Aman non è frutto di devozione e fedeltà, ma è generato dall&#39;orgoglio ferito. Il potere è perciò inserito in una logica perversa: si propaganda come piano per realizzare il benessere del regno un meschino atto di ritorsione e di vendetta.&#xA;&#xA;14-15. L&#39;editto è fatto conoscere perché coloro che lo devono eseguire si tengano pronti per il giorno fissato. La conclusione del brano è cruda: nessuna apprensione o ripensamento da parte del re e di Aman. Il primo ministro può mangiare soddisfatto per il successo conseguito; il re non fa che attuare il suo abituale stile di vita. Vi è però una città in apprensione: non soltanto i Giudei quindi. Non tutti sono Aman (il «nemico), non tutti acconsentono alla ferrea logica di un potere che sacrifica a se stesso persone innocenti.&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Conflitto tra Aman e Mardocheo</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1</strong>Dopo questi avvenimenti, il re Artaserse onorò grandemente Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo. Lo elevò in dignità e, fra tutti i suoi amici, lo faceva sedere al primo posto. <strong>2</strong>Tutti quelli che stavano al palazzo si prostravano davanti a lui, poiché il re aveva ordinato di fare così. Ma Mardocheo non si prostrava davanti a lui. <strong>3</strong>Allora quelli che stavano nel palazzo dissero a Mardocheo: “Mardocheo, perché non ascolti i comandi del re?”. <strong>4</strong>Essi glielo dicevano giorno dopo giorno, ma egli non li ascoltava. Allora fecero presente ad Aman che Mardocheo trasgrediva gli ordini del re. Mardocheo inoltre aveva rivelato loro di essere un Giudeo. <strong>5</strong>Ma Aman, accortosi che Mardocheo non si prostrava davanti a lui, si indignò grandemente <strong>6</strong>e decise di sterminare tutti i Giudei che si trovavano sotto il dominio di Artaserse.</p>

<p><strong>MINACCIA CONTRO GLI EBREI</strong> <em>(3,7-5,14)</em></p>

<p><strong><em>Aman consiglia al re lo sterminio degli Ebrei</em></strong>
<strong>7</strong>Fece un editto nell&#39;anno dodicesimo del regno di Artaserse; tirò a sorte il giorno e il mese, per sterminare in un solo giorno il popolo di Mardocheo. La sorte cadde sul quattordicesimo giorno del mese di Adar. <strong>8</strong>Allora disse al re Artaserse: “C&#39;è un popolo disperso tra le nazioni in tutto il tuo regno, le cui leggi differiscono da quelle di tutte le altre nazioni; essi disobbediscono alle leggi del re e non è conveniente che il re glielo permetta. <strong>9</strong>Se piace al re, dia ordine di ucciderli, e io assegnerò al tesoro del re diecimila talenti d&#39;argento”. <strong>10</strong>Il re, preso il suo anello, lo dette in mano ad Aman, per mettere il sigillo sui decreti contro i Giudei. <strong>11</strong>Il re disse ad Aman: “Tieni pure il denaro, e tratta questo popolo come vuoi tu”. <strong>12</strong>Nel tredicesimo giorno del primo mese furono chiamati gli scribi e, come aveva ordinato Aman, scrissero ai capi e ai governatori di ogni provincia, dall&#39;India fino all&#39;Etiopia, a centoventisette province, e ai capi delle nazioni, secondo la loro lingua, a nome del re Artaserse. <strong>13</strong>Le lettere furono mandate per mezzo di corrieri nel regno di Artaserse, perché in un solo giorno del dodicesimo mese, chiamato Adar, fosse sterminata la stirpe dei Giudei e si saccheggiassero i loro beni.
<strong>13a</strong>Questa è la copia della lettera:</p>

<p><strong><em>Il decreto di sterminio diffuso nell’impero</em></strong>
“Il grande re Artaserse ai governatori delle centoventisette province, dall&#39;India all&#39;Etiopia, e ai funzionari loro subordinati scrive quanto segue: <strong>13b</strong>Essendo io al comando di molte nazioni e avendo il dominio di tutto il mondo, non volendo abusare della grandezza del potere, ma volendo governare sempre con moderazione e con dolcezza, mi sono proposto di rendere quieta la vita dei sudditi e di assicurare un regno tranquillo e percorribile fino alle frontiere, per far rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini.
<strong>13c</strong>Dopo aver chiesto ai miei consiglieri come si potesse attuare tutto questo, Aman, distinto presso di noi per prudenza, eccellente per inalterata devozione e sicura fedeltà ed elevato alla seconda dignità del regno, <strong>13d</strong>ci ha avvertiti che in mezzo a tutte le razze che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile il quale, vivendo con leggi diverse da quelle di ogni altra nazione, trascura sempre i decreti del re, così da compromettere la pace delle nazioni da noi consolidata.
<strong>13e</strong>Considerando dunque che questa nazione è l’unica ad essere in continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per uno strano regime di leggi, e che, ostile ai nostri interessi, compie le peggiori malvagità e ostacola la stabilità del regno, <strong>13f</strong>abbiamo ordinato che le persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Aman, incaricato dei nostri affari pubblici e da noi trattato come un secondo padre, tutte, con le mogli e i figli, siano radicalmente sterminate con la spada dei loro avversari, senz&#39;alcuna pietà né perdono, il quattordici del dodicesimo mese dell&#39;anno corrente, cioè Adar, <strong>13g</strong> cosicché questi nostri oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli inferi in un solo giorno, ci assicurino definitivamente per l&#39;avvenire un governo stabile e tranquillo⊥.
<strong>14</strong>Le copie delle lettere furono pubblicate in ogni provincia e a tutte le nazioni fu ordinato di stare pronti per quel giorno. <strong>15</strong> L&#39;applicazione fu sollecitata anche nella città di Susa e, mentre il re e Aman si davano a bere smodatamente, la città era costernata. ⊥</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Dopo questi fatti, il re Assuero rese grande Aman, figlio di Ammedàta, l&#39;Agaghita, lo innalzò e pose il suo seggio al di sopra di tutti i prìncipi che erano con lui. <strong>2</strong>Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, si inginocchiavano e si prostravano davanti ad Aman, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non s&#39;inginocchiava né si prostrava. <strong>3</strong>I ministri del re, che stavano alla porta del re, dissero a Mardocheo: “Perché trasgredisci l&#39;ordine del re?”. <strong>4</strong>Ma, sebbene glielo dicessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono il fatto ad Aman, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento; aveva detto loro, infatti, che era un Giudeo. <strong>5</strong>Aman vide che Mardocheo non s&#39;inginocchiava né si prostrava davanti a lui e fu pieno d&#39;ira; <strong>6</strong>ma gli sembrò poca cosa mettere le mani addosso a Mardocheo soltanto, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere tutti i Giudei che si trovavano nel regno d&#39;Assuero, cioè il popolo di Mardocheo.
<strong>7</strong>Il primo mese, cioè il mese di Nisan, il dodicesimo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè la sorte, alla presenza di Aman, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul tredici del dodicesimo mese, chiamato Adar. <strong>8</strong>Allora Aman disse al re Assuero: “Vi è un popolo disperso e segregato tra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo lasci tranquillo. <strong>9</strong>Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io verserò diecimila talenti d&#39;argento agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale”. <strong>10</strong>Allora il re si tolse l&#39;anello di mano e lo diede ad Aman, figlio di Ammedàta, l&#39;Agaghita, nemico dei Giudei. <strong>11</strong>Il re disse ad Aman: “Il denaro sia per te: al popolo fa&#39; pure quello che ti sembra opportuno”. <strong>12</strong>Il tredici del primo mese furono chiamati i segretari del re, e in conformità agli ordini di Aman, fu scritto ai satrapi del re, ai governatori di ogni provincia e ai capi di ogni popolo, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome del re Assuero e sigillato con l&#39;anello reale. <strong>13</strong>Questi documenti scritti furono spediti per mezzo di corrieri in tutte le province del re, perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del dodicesimo mese, cioè il mese di Adar, e si saccheggiassero i loro beni.
<strong>14</strong>Una copia dell&#39;editto, che doveva essere promulgato in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché si tenessero pronti per quel giorno. <strong>15</strong>I corrieri partirono in tutta fretta per eseguire l&#39;ordine del re e il decreto fu promulgato nella cittadella di Susa. Mentre il re e Aman stavano a gozzovigliare, la città di Susa era costernata.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>3,13g</strong> NVg (3,13h) aggiunge: <strong>13h</strong>Chi poi volesse tenere nascosta la loro stirpe, non potrà più abitare tra gli uomini, e neppure tra gli uccelli, e sarà bruciato col fuoco sacro. I loro averi saranno incamerati dal regno. Saluti.</em></p>

<p><em><strong>3,15</strong> NVg (3,15a-i) aggiunge: <strong>15a</strong>E tutte le nazioni fecero banchetto. Entrati nella reggia, il re e Aman si davano ai piaceri insieme agli amici. <strong>15b</strong>Presso tutti i Giudei, dunque, era grande il pianto e il lamento nei luoghi dove veniva esposta copia della lettera. <strong>15c</strong>I Giudei invocavano il Dio dei loro padri e dicevano: <strong>15d</strong>«Signore Dio, tu solo sei Dio lassù nel cielo e non v’è altro Dio all’infuori di te. <strong>15e</strong>Se in realtà avessimo adempiuto la tua legge e i tuoi precetti, saremmo vissuti in pace e sicurezza tutto il tempo della nostra vita; <strong>15f</strong>ma poiché non abbiamo adempiuto i tuoi precetti, adesso è giunta su di noi questa grande sciagura. <strong>15g</strong>Tu sei giusto, misericordioso, eccelso e grande, o Signore, e tutte le tue vie sono giuste. <strong>15h</strong>Adesso, però, Signore, tu che sei stato benevolo con noi dall’Egitto fino ad oggi, non permettere che i tuoi figli siano fatti prigionieri e le nostre mogli siano violentate e uccise. <strong>15i</strong>Abbi pietà di coloro che costituiscono la parte che ti sei scelta e non dare all’infamia la tua eredità, perché i nostri nemici non abbiano a prevalere su di noi».</em></p>

<p><em><strong>3,7</strong> Fece un editto: questo versetto sembra sia stato inserito qui in un secondo momento, per stabilire un collegamento tra la vicenda di Ester e la festa di Purìm, di origine indipendente.</em></p>

<p><em><strong>3,9</strong> diecimila talenti d’argento: un talento equivaleva a circa 33 chilogrammi. La somma indicata da Aman può intendersi come l’equivalente dei beni tolti agli Ebrei, oppure come cifra volutamente esagerata, con la quale si inizia una trattativa per poi concluderla ad un prezzo molto più basso.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-6</strong>. Nessun titolo di merito è presentato per giustificare la dignità conferita ad Aman. La sua ascendenza, però, indica la sua contrapposizione al popolo ebraico; egli è un discendente di Agag (da cui «Agaghita»), un re di Amalek sconfitto da Saul (cfr. 1Sam 15). Nel contrasto tra Mardocheo (discendente della famiglia di Saul) e Aman (Amalecita) si ripropone l&#39;antico contrasto tra i due popoli, che affonda le sue origini addirittura nella peregrinazione nel deserto (cfr. Es 17,8-16; Dt 25,17-19). Questo sfondo storico giustifica appunto il rifiuto di Mardocheo di porgere omaggio al suo rivale: non vi è quindi nessun motivo religioso particolare (come invece postula la versione greca), ma neppure l&#39;orgoglio ferito di Mardocheo basta a spiegare la sua reazione (nonostante che in tal senso si pronuncino diversi commentatori). In realtà Mardocheo motiva la sua insubordinazione con il fatto che è «un Giudeo» (v. 4), cioè appartiene a un popolo da sempre in contrasto con quello di Aman. E questo spiega la reazione di Aman: non basta eliminare il suddito insubordinato (v. 6), perché l&#39;inimicizia dimostrata da Mardocheo non è che l&#39;espressione di quella che un popolo intero nutre nei suoi confronti.</p>

<p><strong>7-13</strong>. Il v. 7 è probabilmente una glossa che intende collegare gli avvenimenti descritti in seguito con la conclusione del libro, in cui si istituisce la festa di Purim. Secondo un costume diffuso in ambito babilonese, si gettano le sorti all&#39;inizio dell&#39;anno <em>(pura</em> è un vocabolo accadico, la cui traduzione è fornita dall&#39;autore stesso del libro). Non è chiaro se Aman stia tirando a sorte in quale giorno presentare la petizione al re, oppure (cfr. 4,7 TA) il giorno in cui attuare il <em>pogrom</em> contro i Giudei (anche se il testo sembra favorire la seconda interpretazione). Il rapporto di Aman sui Giudei è sconcertante, anche perché riflette un modo di considerare tale popolo che non concorda con la prassi amministrativa persiana, la quale tollerava le differenze etniche e le rispettava. Tre sono i capi d&#39;accusa: sono un «popolo segregato», cioè non assimilato agli altri, «le cui leggi sono diverse» e che non osserva le leggi del re». Tali accuse ritornano sovente nelle fonti greche di epoca ellenistica (cfr. l&#39;accusa di <em>amixia),</em> ma va osservata la tendenza di taluni monarchi ellenistici ad assimilare le popolazioni sia dal punto di vista culturale che religioso (partendo tra l&#39;altro dalla prospettiva che l&#39;unica vera civiltà è quella greca e che le altre non sono che barbare). L&#39;accusa di essere un popolo segregato contrasta per esempio con la funzione di Mardocheo: se davvero egli avesse condotto un&#39;esistenza separata dagli altri, non avrebbe certo potuto lavorare a corte. L&#39;accenno alle leggi diverse è indubbiamente motivato, ma questo era comune a ogni minoranza presente nell&#39;impero persiano, la quale appunto si distingueva per lingua, alimentazione, abbigliamento, calendario: ci troviamo perciò di fronte a un pregiudizio avanzato dallo stesso Aman, quasi a insinuare che la diversità sia di per se stessa una minaccia per la stabilità del regno. La terza è un&#39;accusa assai bizzarra, che si giustifica tuttavia a partire dal rifiuto di Mardocheo di rendere omaggio al suo rivale, un atto ordinato con decreto dal re stesso (cfr. 3,2).</p>

<p>Alla sua richiesta di sterminare i Giudei, Aman unisce l&#39;offerta di una somma considerevole (secondo i dati forniti da fonti antiche una tale somma ammonterebbe a quasi i due terzi degli introiti annuali dell&#39;impero persiano), forse per compensare il venir meno delle tasse pagate al re dai Giudei, oppure come l&#39;equivalente di quanto il re avrebbe ricevuto se li avesse venduti come schiavi. La risposta del re a tale offerta (v. 11) sembrerebbe esprimere un rifiuto, ma ciò non trova riscontro: in 4,7 si menziona di nuovo questa somma promessa da Aman al re e in 7,4 Ester afferma che lei e il suo popolo «siamo stati venduti». Il diniego apparente del re corrisponde probabilmente a uno stile orientale di effettuare transazioni economiche (cfr. la singolare trattativa di Gn 23,7-18): l&#39;espediente di esprimere inizialmente un educato rifiuto è ancor oggi diffuso nei mercati mediorientali.</p>

<p>Il narratore invia alcuni messaggi che solo implicitamente possono essere colti. Nel v. 8, «un popolo» può essere reso anche come «un popolo insignificante», una interpretazione che illumina sull&#39;atteggiamento del re: di fronte all&#39;estensione dell&#39;impero, che cosa conta una minoranza etnica e perché porsi problema per la sua eliminazione, se essa crea disturbo al corretto funzionamento della macchina imperiale? Nel v. 10 Aman è ormai definito «nemico dei Giudei»: questo chiarisce ora la sua posizione nel racconto, dato che egli non è soltanto il rivale di un funzionario giudeo, ma il nemico di tutto un popolo. Notiamo infine che Aman non dice al re il nome del popolo in questione: a differenza del comportamento tenuto al momento della deposizione di Vasti (in cui il re ha effettuato un&#39;ampia consultazione, cfr. 1,13), o in merito alla cospirazione dei due eunuchi (dove il re ha ordinato addirittura un&#39;inchiesta, cfr. 2,23), qui Assuero sembra agisca con estrema leggerezza: la decisione è presa con molta superficialità, sulla base soltanto delle parole (menzognere) di una singola persona. Si tratta dell&#39;assurda espressione del totalitarismo, che riversa la sua brutalità su un popolo la cui unica colpa è di essere diverso e insignificante.</p>

<p><strong>13a-13g</strong>. I LXX aggiungono a questo punto il testo del decreto del re Assuero. Per la forma ridondante e lo stile, si ritiene che sia stato composto in greco (cfr. la stretta analogia con 3Mac 3,12-29). L&#39;inizio e la fine del decreto creano un deciso contrasto con il suo contenuto: si parla di pace e si ordina uno sterminio. Nel testo sono riprese le accuse abitualmente rivolte ai Giudei dai loro persecutori (cfr. Sap 2,15; Dn 3,12). Il re afferma di agire soltanto in vista del benessere del suo popolo (v. 2) con un linguaggio tipicamente propagandistico: sembra che chi è al potere pensi solo al bene del popolo, alla pace che tutti desiderano, ma la realtà è ben diversa. Nel v. 3 il lettore è in grado di mettere a nudo le menzogne del potere: il re non ha discusso del benessere dei suoi sudditi con i suoi consiglieri (cfr. 3,7-11); il consiglio di Aman non è frutto di devozione e fedeltà, ma è generato dall&#39;orgoglio ferito. Il potere è perciò inserito in una logica perversa: si propaganda come piano per realizzare il benessere del regno un meschino atto di ritorsione e di vendetta.</p>

<p><strong>14-15</strong>. L&#39;editto è fatto conoscere perché coloro che lo devono eseguire si tengano pronti per il giorno fissato. La conclusione del brano è cruda: nessuna apprensione o ripensamento da parte del re e di Aman. Il primo ministro può mangiare soddisfatto per il successo conseguito; il re non fa che attuare il suo abituale stile di vita. Vi è però una città in apprensione: non soltanto i Giudei quindi. Non tutti sono Aman (il «nemico), non tutti acconsentono alla ferrea logica di un potere che sacrifica a se stesso persone innocenti.</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/nzengap8z8</guid>
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 04:47:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo a quei giorni in cui attendevo...</title>
      <link>https://noblogo.org/badcrip/mi-sembra-di-essere-tornata-indietro-nel-tempo-a-quei-giorni-in-cui-attendevo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo a quei giorni in cui attendevo con ansia di sapere se sarebbe tornato a casa vivo o morto. &#xA;Per certi versi provo la stessa angoscia. Ascoltare la tua voce dietro un muro di silenzi cercando di capirne l&#39;intonazione, ancor prima delle parole.&#xA;Sei allo sbando, perché lei è allo sbando e alla ricerca della pozione magica che ti doni serenità ed equilibrio.&#xA;Procrastinare non servirà se non sarà accompagnato da un percorso. Ma chi ti aiuterà a vedere la strada che ancora ti rimane? Io non penso di poterlo fare, di esserne in grado.&#xA;Hai bisogno di un aiuto che da me non vuoi e che non so se saprai trovare.  &#xA;Sei cresciuta troppo in fretta, non si potrebbe riavvolgere il nastro della tua vita e ricominciare daccapo? O forse sarebbe più crudele sapere come andrebbe a finire, senza riuscire a cambiare il corso della tua storia?&#xA;Potessi incontrare una guida diversa da me, che sommergi d&#39;astio. Chi ti ha partorito crede nel pensiero magico e nella salvezza che arriva dall&#39;esterno e ti ha contagiata.&#xA;Il principe azzurro è bruciato sul rogo delle illusioni e va bene così. Apri gli occhi e aiutati, solo tu puoi farlo.&#xA;Tutt&#39;intorno il disagio dilaga, un disagio amico, difficile da contenere. Saprai curarti? Io non lo so. Riuscirai a uscire dalla melma dell&#39;eredità che ti hanno lasciato?&#xA;Procrastinare non servirà e non lo trovo nemmeno corretto. Forse stiamo usando una strategia sbagliata e non so se riusciremo a correggere il tiro.&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo a quei giorni in cui attendevo con ansia di sapere se sarebbe tornato a casa vivo o morto.
Per certi versi provo la stessa angoscia. Ascoltare la tua voce dietro un muro di silenzi cercando di capirne l&#39;intonazione, ancor prima delle parole.
Sei allo sbando, perché lei è allo sbando e alla ricerca della pozione magica che ti doni serenità ed equilibrio.
Procrastinare non servirà se non sarà accompagnato da un percorso. Ma chi ti aiuterà a vedere la strada che ancora ti rimane? Io non penso di poterlo fare, di esserne in grado.
Hai bisogno di un aiuto che da me non vuoi e che non so se saprai trovare.<br>
Sei cresciuta troppo in fretta, non si potrebbe riavvolgere il nastro della tua vita e ricominciare daccapo? O forse sarebbe più crudele sapere come andrebbe a finire, senza riuscire a cambiare il corso della tua storia?
Potessi incontrare una guida diversa da me, che sommergi d&#39;astio. Chi ti ha partorito crede nel pensiero magico e nella salvezza che arriva dall&#39;esterno e ti ha contagiata.
Il principe azzurro è bruciato sul rogo delle illusioni e va bene così. Apri gli occhi e aiutati, solo tu puoi farlo.
Tutt&#39;intorno il disagio dilaga, un disagio amico, difficile da contenere. Saprai curarti? Io non lo so. Riuscirai a uscire dalla melma dell&#39;eredità che ti hanno lasciato?
Procrastinare non servirà e non lo trovo nemmeno corretto. Forse stiamo usando una strategia sbagliata e non so se riusciremo a correggere il tiro.</p>
]]></content:encoded>
      <author>badcrip</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/eig1fty967</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 21:45:38 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sceneggiature</title>
      <link>https://noblogo.org/angelina/sceneggiature</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sceneggiature&#xA;&#xA;Ogni volta è la stessa storia. &#xA;Il mondo che ti sta intorno non si accorge di colludere con le cose che odia. &#xA;Lavoratori sfruttati  che comprano  dieci magliette da 2 euro sul sito cinese; donne che si scapicollano per tornare a casa dal lavoro a preparare la cena al maritino bravissimo perché prende i figli a scuola tre volte a settimana, butta la spazzatura, fa la spesa sotto dettatura e non ti uccide. &#xA;Cornificatori seriali con il compagno/a &#34;pazzi&#34; e che non li capiscono, ma ben venga che restino perché le spese sono tante e l&#39;affitto si paga meglio in due. &#xA;La vita è difficile. &#xA;La vita è un palcoscenico. &#xA;Il regista si è buttato da un ponte insieme allo sceneggiatore l&#39;altro giorno. &#xA;Diceva di averci rinunciato, a capire. &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sceneggiature</p>

<p>Ogni volta è la stessa storia.
Il mondo che ti sta intorno non si accorge di colludere con le cose che odia.
Lavoratori sfruttati  che comprano  dieci magliette da 2 euro sul sito cinese; donne che si scapicollano per tornare a casa dal lavoro a preparare la cena al maritino bravissimo perché prende i figli a scuola tre volte a settimana, butta la spazzatura, fa la spesa sotto dettatura e non ti uccide.
Cornificatori seriali con il compagno/a “pazzi” e che non li capiscono, ma ben venga che restino perché le spese sono tante e l&#39;affitto si paga meglio in due.
La vita è difficile.
La vita è un palcoscenico.
Il regista si è buttato da un ponte insieme allo sceneggiatore l&#39;altro giorno.
Diceva di averci rinunciato, a capire.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Angelina</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2rgmai1ic3</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 20:58:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Dovrei essere preoccupata per il mio futuro.</title>
      <link>https://noblogo.org/badcrip/dovrei-essere-preoccupata-per-il-mio-futuro</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dovrei essere preoccupata per il mio futuro. Il progetto di vita indipendente che ho costruito con fatica e perseveranza sta andando a farsi fottere? &#xA;Eppure sono calma. Non so se per una sorta di accettazione buddista, o forse perché ancora non riesco a credere alla possibilità di tornare indietro e spero di trovare un&#39;alternativa percorribile.&#xA;O forse perché sono diventata capace di preoccuparmi di un solo problema alla volta. Di più il mio cervello non regge ed entra in modalità pilota automatico.&#xA;Realtà sospesa nella nebbia. Fluttuare nella nebbia ovattata. Come dev&#39;essere fluttuare nello spazio? Lì, nel &#34;non luogo&#34; e nel &#34;non tempo&#34;.&#xA;Ecco, mi sono rifugiata nella galassia della mia mente: un &#34;non luogo&#34; e un &#34;non tempo&#34; dove tutto è possibile e c&#39;è ancora un domani. Fluttuo e guardo lo scorrere dei giorni. &#xA;Il tempo ha molte velocità: le cose brutte arrivano più velocemente di quelle belle, ma impiegano molto più tempo a finire.&#xA;Guardo mia nonna e la sua determinazione, il suo attaccamento alla vita, nonostante le abbia tolto tanto. Un figlio, un marito, tanti anni di serenità.&#xA;Qualcuna mi ha detto che vivrò fino a settant&#39;anni, molti meno rispetto a quelli di mia nonna ora.&#xA;Ma chissà come vivrò. Vita dura, quella di chi pretende di uscire dalle righe che il mondo vorrebbe importi.&#xA;Riunioni familiari che vengono indette per supportare chi non ce la fa. Non è la mia di famiglia, che s&#39;appoggia di peso più che sostenere.&#xA;Un tempo scrivevo parole-farfalla, parole-onda, parole-vento e parole-fuoco. Ora scrivo solo parole-macigno e chissà se la situazione sarà reversibile.  ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dovrei essere preoccupata per il mio futuro. Il progetto di vita indipendente che ho costruito con fatica e perseveranza sta andando a farsi fottere?
Eppure sono calma. Non so se per una sorta di accettazione buddista, o forse perché ancora non riesco a credere alla possibilità di tornare indietro e spero di trovare un&#39;alternativa percorribile.
O forse perché sono diventata capace di preoccuparmi di un solo problema alla volta. Di più il mio cervello non regge ed entra in modalità pilota automatico.
Realtà sospesa nella nebbia. Fluttuare nella nebbia ovattata. Come dev&#39;essere fluttuare nello spazio? Lì, nel “non luogo” e nel “non tempo”.
Ecco, mi sono rifugiata nella galassia della mia mente: un “non luogo” e un “non tempo” dove tutto è possibile e c&#39;è ancora un domani. Fluttuo e guardo lo scorrere dei giorni.
Il tempo ha molte velocità: le cose brutte arrivano più velocemente di quelle belle, ma impiegano molto più tempo a finire.
Guardo mia nonna e la sua determinazione, il suo attaccamento alla vita, nonostante le abbia tolto tanto. Un figlio, un marito, tanti anni di serenità.
Qualcuna mi ha detto che vivrò fino a settant&#39;anni, molti meno rispetto a quelli di mia nonna ora.
Ma chissà come vivrò. Vita dura, quella di chi pretende di uscire dalle righe che il mondo vorrebbe importi.
Riunioni familiari che vengono indette per supportare chi non ce la fa. Non è la mia di famiglia, che s&#39;appoggia di peso più che sostenere.
Un tempo scrivevo parole-farfalla, parole-onda, parole-vento e parole-fuoco. Ora scrivo solo parole-macigno e chissà se la situazione sarà reversibile.</p>
]]></content:encoded>
      <author>badcrip</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/y7c79vnkyh</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 19:16:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Introduzione</title>
      <link>https://noblogo.org/vocazione-comunitaria-del-cristianesimo/introduzione</link>
      <description>&lt;![CDATA[Introduzione&#xA;&#xA;Questo blog nasce con l&#39;intento di invitare le persone ad accogliere l&#39;invito di Gesù ad amarsi vicendevolmente, contenuto nel lungo discorso che Egli fa subito dopo l&#39;istituzione della Santa Cena con relativa lavanda dei piedi, prima della sua uccisione. Di seguito i posts che compariranno prossimamente nel blog relativi a questo argomento:&#xA;&#xA;Cristianesimo come ideologia secondo E. Fromm &#xA;&#xA;Nel suo saggio &#34;Avere o Essere&#34; E. Fromm scrisse che un cristiano che non vive secondo i valori dell&#39;Essere cioè dare, condividere, sacrificarsi, amare ma secondo i valori dell&#39;Avere cioè successo, denaro, potere ecc. per lui la religione è solo un&#39;ideologia cioè un insieme di idee che egli condivide, senza intaccare minimamente la struttura del proprio carattere. Fromm arriva a sostenere che nel corso della storia solo gruppi comunitari ristretti sono riusciti a vivere pienamente i valori cristiani, il chè non è condivisibile perchè numerosi sono i Santi che hanno dimostrato il contrario.&#xA;&#xA;Amore per il prossimo&#xA;&#xA;Nel vecchio testamento biblico c&#39;era già, precisamente nel Levitico, il comandamento dell&#39;amore per il prossimo che Gesù spiega con la &#34;parabola del buon samaritano&#34;. Interpretando questa parabola si intuisce che il prossimo da amare è qualunque persona in stato di bisogno , indipendentemente dalla nazionalità, sesso, posizione sociale, vicinanza o altro. &#xA;&#xA;Amore vicendevole&#xA;&#xA;Ma Gesù nel Vangelo di Giovanni va oltre e invita i suoi discepoli, cioè coloro che accettano il suo messaggio, ad amarsi vicendevolmente come lui ci ha amati, facendo l&#39;esempio della lavanda dei piedi. Ora lavare i piedi di una persona rappresenta a mio avviso occuparsi degli aspetti più miseri e nascosti di una persona, per cui l&#39;amore di cui parla Gesù, citando San Giovanni, è amarsi non a parole ma con i fatti e nella verità.&#xA;&#xA;Comunità cristiane, Nomadelfia e Kibutz&#xA;&#xA;Negli Atti degli apostoli si legge che i primi cristiani condividevano tutto, al punto che a nessuno mancava qualcosa. Questa caratteristica è stata ripresa dall&#39;attuale Nomadelfia di Grosseto, dove tutte le entrate vengono messe in una cassa comune, a cui possono attingere le persone secondo necessità. Anche gli ebrei hanno ideato qualcosa di simile con i kibutz.&#xA;&#xA;Software ChurchCRM&#xA;&#xA;Indipendentemente dalla effettiva costituzione di una comunità si potrebbe vivere l&#39;invito di Gesù ad amarsi vicendevolmente all&#39;interno di una chiesa, centro sociale, club ecc. inserendo in un database i dati delle persone, ottenuti compilando una scheda con il tipo di disponibilità che offrono (fare compagnia, assistenza ai malati, doposcuola, riparazioni varie ecc.) e i bisogni che hanno (problemi economici, solitudine, malattie ecc.) . Questa cosa si può fare con il software open source in php, mysql ChurchCRM . Chiaramente occorre che qualcuno cerchi di mettere in relazione disponibilità e bisogni interrogando il database. Questo software è descritto nel wikibook Software libero in chiesa . La scheda da compilare in formato odf che le persone potrebbero compilare si trova qui . &#xA;&#xA;Se qualcuno pensa di utilizzare ChurchCRM all&#39;interno della propria parrocchia, centro sociale, club,  cortesemente me lo faccia sapere scrivendo a lovepeacejoy404@gmail.com in modo da collaborare. Grazie&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h3 id="introduzione">Introduzione</h3>

<p>Questo blog nasce con l&#39;intento di invitare le persone ad accogliere l&#39;invito di Gesù ad amarsi vicendevolmente, contenuto nel lungo discorso che Egli fa subito dopo l&#39;istituzione della Santa Cena con relativa lavanda dei piedi, prima della sua uccisione. Di seguito i posts che compariranno prossimamente nel blog relativi a questo argomento:</p>

<h3 id="cristianesimo-come-ideologia-secondo-e-fromm">Cristianesimo come ideologia secondo E. Fromm</h3>

<p>Nel suo saggio “Avere o Essere” E. Fromm scrisse che un cristiano che non vive secondo i valori dell&#39;Essere cioè dare, condividere, sacrificarsi, amare ma secondo i valori dell&#39;Avere cioè successo, denaro, potere ecc. per lui la religione è solo un&#39;ideologia cioè un insieme di idee che egli condivide, senza intaccare minimamente la struttura del proprio carattere. Fromm arriva a sostenere che nel corso della storia solo gruppi comunitari ristretti sono riusciti a vivere pienamente i valori cristiani, il chè non è condivisibile perchè numerosi sono i Santi che hanno dimostrato il contrario.</p>

<h3 id="amore-per-il-prossimo">Amore per il prossimo</h3>

<p>Nel vecchio testamento biblico c&#39;era già, precisamente nel Levitico, il comandamento dell&#39;amore per il prossimo che Gesù spiega con la “parabola del buon samaritano”. Interpretando questa parabola si intuisce che il prossimo da amare è qualunque persona in stato di bisogno , indipendentemente dalla nazionalità, sesso, posizione sociale, vicinanza o altro.</p>

<h3 id="amore-vicendevole">Amore vicendevole</h3>

<p>Ma Gesù nel Vangelo di Giovanni va oltre e invita i suoi discepoli, cioè coloro che accettano il suo messaggio, ad amarsi vicendevolmente come lui ci ha amati, facendo l&#39;esempio della lavanda dei piedi. Ora lavare i piedi di una persona rappresenta a mio avviso occuparsi degli aspetti più miseri e nascosti di una persona, per cui l&#39;amore di cui parla Gesù, citando San Giovanni, è amarsi non a parole ma con i fatti e nella verità.</p>

<h3 id="comunità-cristiane-nomadelfia-e-kibutz">Comunità cristiane, Nomadelfia e Kibutz</h3>

<p>Negli Atti degli apostoli si legge che i primi cristiani condividevano tutto, al punto che a nessuno mancava qualcosa. Questa caratteristica è stata ripresa dall&#39;attuale Nomadelfia di Grosseto, dove tutte le entrate vengono messe in una cassa comune, a cui possono attingere le persone secondo necessità. Anche gli ebrei hanno ideato qualcosa di simile con i kibutz.</p>

<h3 id="software-churchcrm">Software ChurchCRM</h3>

<p>Indipendentemente dalla effettiva costituzione di una comunità si potrebbe vivere l&#39;invito di Gesù ad amarsi vicendevolmente all&#39;interno di una chiesa, centro sociale, club ecc. inserendo in un database i dati delle persone, ottenuti compilando una scheda con il tipo di disponibilità che offrono (fare compagnia, assistenza ai malati, doposcuola, riparazioni varie ecc.) e i bisogni che hanno (problemi economici, solitudine, malattie ecc.) . Questa cosa si può fare con il software open source in php, mysql ChurchCRM . Chiaramente occorre che qualcuno cerchi di mettere in relazione disponibilità e bisogni interrogando il database. Questo software è descritto nel wikibook <a href="https://it.wikibooks.org/wiki/Software_libero_in_chiesa" rel="nofollow">Software libero in chiesa</a> . La scheda da compilare in formato odf che le persone potrebbero compilare si trova <a href="http://lovepeacejoy.altervista.org/Scheda_sondaggio_chiesa.odt" rel="nofollow">qui</a> .</p>

<p>Se qualcuno pensa di utilizzare ChurchCRM all&#39;interno della propria parrocchia, centro sociale, club,  cortesemente me lo faccia sapere scrivendo a lovepeacejoy404@gmail.com in modo da collaborare. Grazie</p>
]]></content:encoded>
      <author>Vocazione comunitaria del cristianesimo</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/dag3z59ybd</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 16:55:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Durare non è governare. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/durare-non-e-governare</link>
      <description>&lt;![CDATA[(232) &#xA;&#xA;(RM)&#xA;&#xA;Nota: questo post è una sorta di (polemico) riassunto sull&#39;operato del governo Meloni. Ci sono due date future, al suo interno. Se in una o in entrambe di queste le cose non andassero come scritto, cambierò l&#39;articolo.&#xA;Grazie. &#xA;&#xA;Il 4 settembre il governo #Meloni è diventato il più longevo della storia repubblicana: millequattrocentotredici giorni a Palazzo Chigi. &#xA;Il primato è un dato di calendario, non un giudizio di merito, e chi lo esibisce come un titolo nobiliare confonde la durata con la sostanza. &#xA;Durare è stato agevole: un&#39;opposizione frammentata, una maggioranza tenuta insieme dalla reciproca convenienza, nessuna alternativa già pronta. &#xA;&#xA;Governare è altra faccenda, e il bilancio è magro. &#xA;La prima vera sconfitta è arrivata a marzo, quando il 53,74 per cento degli elettori ha respinto la riforma della giustizia, la bandiera che avrebbe dovuto suggellare la legislatura. &#xA;Da allora l&#39;esecutivo non ha cambiato passo: ha cambiato le regole del gioco. &#xA;Lo “Stabilicum”, approvato dal Senato il 15 settembre con 113 voti, è una legge elettorale tagliata sulle misure della maggioranza, con un premio di settanta deputati e trentacinque senatori per chi supera il 42 per cento. &#xA;E qui l&#39;ironia si fa involontaria: in un sondaggio di inizio settembre riportato dall&#39; “Espresso” (il quadro demoscopico resta mosso e altre rilevazioni danno il “Campo largo” avanti) la maggioranza in senso stretto si ferma al 38,9, e solo l&#39;ingresso di #Vannacci, che in più sondaggi ha già scavalcato “Forza Italia”, porta il blocco al 46,8. &#xA;&#xA;L&#39;alleato di domani è il concorrente di oggi, e il voto segreto alla Camera, dove i franchi tiratori hanno già affondato l&#39;emendamento sulle preferenze, è una mina che nessun vertice di maggioranza disinnesca. &#xA;Sul terreno economico, quanto alla legge di bilancio 2027, un esponente dello stesso esecutivo ammette che &#34;...di sicuro dovrà essere una manovra elettorale&#34;. &#xA;Non serve altro. &#xA;Il deficit 2025 è stimato al 3,1 per cento e, se la revisione Istat del 22 settembre lo confermerà, la procedura per disavanzo eccessivo resterà aperta. &#xA;&#xA;(RM2)&#xA;&#xA;La flessibilità europea che il governo invoca riguarda energia e difesa, non scuola e sanità. &#xA;Sul tavolo ci sono incentivi selettivi: la proroga dell&#39;imposta al 5 per cento sugli aumenti contrattuali, annunciata dalla stessa premier, e, stando alle indiscrezioni, l&#39;Iva agevolata per gli affitti degli under 36 , ma soltanto se il locatore è un&#39;impresa di costruzione, oltre al consueto balletto sull&#39;età pensionabile, mentre la rivalutazione straordinaria delle pensioni minime scade a fine anno e le risorse per rinnovarla non sono nemmeno quantificate. &#xA;Molta aritmetica del consenso, nessuna idea di paese. &#xA;&#xA;Lo stesso #Giorgetti ha ammesso che la manovra dell&#39;anno scorso non avrebbe inciso in modo consistente sulla crescita. &#xA;Il &#34;salario giusto&#34; rimanda ai contratti nazionali e sotterra, con eleganza burocratica, il minimo legale; la sanità, stando alle indiscrezioni, avrebbe chiesto cinque miliardi e ne otterrebbe, se va bene, due o tre. &#xA;La scuola è lo specchio più nitido. &#xA;Valditara rivendica «tutti i docenti in cattedra» e 37.430 immissioni in ruolo, cifra reale e non trascurabile. &#xA;Ma la Flc Cgil conta circa duecentomila contratti a termine all&#39;avvio dell&#39;anno e trecentomila nel precedente, con le deroghe sul sostegno salite da 65mila a 145mila: un precariato che smette di essere emergenza e diventa architettura. &#xA;Restano oltre novemila posti non assegnabili per carenza di aspiranti, retribuzioni che il sindacato colloca tra le più basse d&#39;Europa e venti milioni per il raffrescamento delle aule, cinquantasette euro a classe secondo il conto della Cgil: il prezzo di un ventilatore. &#xA;&#xA;Il futuro, dunque, si legge in filigrana. &#xA;Si voterà in primavera, se Palazzo Chigi sceglierà l&#39;anticipo, o nell&#39;autunno del 2027, alla scadenza naturale; in entrambi i casi la premier dovrà presentarsi con una riforma-bandiera bocciata dalle urne, una legge elettorale che le opposizioni chiamano “Melonellum” e una manovra confezionata per il consenso, davanti a un elettorato che, nei sondaggi del 4 settembre, per il 59 per cento si dichiara critico o non convinto, pur con una fiducia stabile al 36. &#xA;Il record resterà agli atti. &#xA;Il resto dovrà rendere conto.&#xA;&#xA;#Blog #Italia #Economia #GovernoMeloni #Scuola #Lavoro #Opinioni&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(232)</p>

<p><img src="https://www.conflavoro.it/wp-content/uploads/2026/09/meloni_cernobbio_record_governo-scaled.jpg" alt="(RM)"></p>

<p>Nota: questo post è una sorta di (polemico) riassunto sull&#39;operato del governo Meloni. Ci sono due date future, al suo interno. Se in una o in entrambe di queste le cose non andassero come scritto, cambierò l&#39;articolo.
Grazie.</p>

<p><strong>Il 4 settembre il governo #Meloni è diventato il più longevo della storia repubblicana: millequattrocentotredici giorni a Palazzo Chigi</strong>.
<strong>Il primato è un dato di calendario, non un giudizio di merito</strong>, e chi lo esibisce come un titolo nobiliare confonde la durata con la sostanza.
Durare è stato agevole: un&#39;opposizione frammentata, una maggioranza tenuta insieme dalla reciproca convenienza, nessuna alternativa già pronta.</p>

<p><strong>Governare è altra faccenda, e il bilancio è magro</strong>.
La prima vera sconfitta è arrivata a marzo, quando il 53,74 per cento degli elettori ha respinto la riforma della giustizia, la bandiera che avrebbe dovuto suggellare la legislatura.
<strong>Da allora l&#39;esecutivo non ha cambiato passo: ha cambiato le regole del gioco</strong>.
Lo “Stabilicum”, approvato dal Senato il 15 settembre con 113 voti, è una legge elettorale tagliata sulle misure della maggioranza, con un premio di settanta deputati e trentacinque senatori per chi supera il 42 per cento.
<strong>E qui l&#39;ironia si fa involontaria</strong>: in un sondaggio di inizio settembre riportato dall&#39; “Espresso” (il quadro demoscopico resta mosso e altre rilevazioni danno il “Campo largo” avanti) la maggioranza in senso stretto si ferma al 38,9, e solo l&#39;ingresso di #Vannacci, che in più sondaggi ha già scavalcato “Forza Italia”, porta il blocco al 46,8.</p>

<p><strong>L&#39;alleato di domani è il concorrente di oggi</strong>, e il voto segreto alla Camera, dove i franchi tiratori hanno già affondato l&#39;emendamento sulle preferenze, è una mina che nessun vertice di maggioranza disinnesca.
<strong>Sul terreno economico, quanto alla legge di bilancio 2027, un esponente dello stesso esecutivo ammette che “...di sicuro dovrà essere una manovra elettorale”.
Non serve altro</strong>.
Il deficit 2025 è stimato al 3,1 per cento e, se la revisione Istat del 22 settembre lo confermerà, la procedura per disavanzo eccessivo resterà aperta.</p>

<p><img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/sottosegretari.jpeg" alt="(RM2)"></p>

<p><strong>La flessibilità europea che il governo invoca riguarda energia e difesa, non scuola e sanità</strong>.
Sul tavolo ci sono incentivi selettivi: la proroga dell&#39;imposta al 5 per cento sugli aumenti contrattuali, annunciata dalla stessa premier, e, stando alle indiscrezioni, l&#39;Iva agevolata per gli affitti degli under 36 , ma soltanto se il locatore è un&#39;impresa di costruzione, oltre al consueto balletto sull&#39;età pensionabile, mentre la rivalutazione straordinaria delle pensioni minime scade a fine anno e le risorse per rinnovarla non sono nemmeno quantificate.
<strong>Molta aritmetica del consenso, nessuna idea di paese</strong>.</p>

<p>Lo stesso #Giorgetti ha ammesso che la manovra dell&#39;anno scorso non avrebbe inciso in modo consistente sulla crescita.
<strong>Il “salario giusto”</strong> rimanda ai contratti nazionali e sotterra, con eleganza burocratica, il minimo legale; la sanità, stando alle indiscrezioni, avrebbe chiesto cinque miliardi e ne otterrebbe, se va bene, due o tre.
<strong>La scuola è lo specchio più nitido</strong>.
#Valditara rivendica «tutti i docenti in cattedra» e 37.430 immissioni in ruolo, cifra reale e non trascurabile.
Ma la Flc Cgil conta circa duecentomila contratti a termine all&#39;avvio dell&#39;anno e trecentomila nel precedente, con le deroghe sul sostegno salite da 65mila a 145mila: un precariato che smette di essere emergenza e diventa architettura.
Restano oltre novemila posti non assegnabili per carenza di aspiranti, retribuzioni che il sindacato colloca tra le più basse d&#39;Europa <strong>e venti milioni per il raffrescamento delle aule, cinquantasette euro a classe secondo il conto della Cgil: il prezzo di un ventilatore</strong>.</p>

<p><strong>Il futuro, dunque, si legge in filigrana</strong>.
Si voterà in primavera, se Palazzo Chigi sceglierà l&#39;anticipo, o nell&#39;autunno del 2027, alla scadenza naturale; in entrambi i casi la premier dovrà presentarsi con una riforma-bandiera bocciata dalle urne, una legge elettorale che le opposizioni chiamano “Melonellum” e una manovra confezionata per il consenso, davanti a un elettorato che, nei sondaggi del 4 settembre, per il 59 per cento si dichiara critico o non convinto, pur con una fiducia stabile al 36.
<strong>Il record resterà agli atti</strong>.
<strong>Il resto dovrà rendere conto</strong>.</p>

<p>#Blog #Italia #Economia #GovernoMeloni #Scuola #Lavoro #Opinioni</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/g3g2dhc8c4</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 12:40:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La vergogna</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/la-vergogna</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vergogna&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;serpeggia sinistra eco&#xD;&#xA;in un cielo stravolto&#xD;&#xA;mentre nel mondo esplodono sogni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dalle emittenti: scoperti nuovi orrori&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;la vergogna si è nascosta dietro i morti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sento il peso e la freddezza del verso: la tua poesia apre uno squarcio di sdegno che si mescola a dolore e a un senso di colpa collettivo. È breve ma potente; lavora sull’immagine e sull’ellissi per lasciare il lettore sospeso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Interpretazione&#xD;&#xA;Tema principale: la vergogna come presenza quasi corporea che si insinua nella realtà pubblica.  &#xD;&#xA;Tono: cupo, accusatorio, meditativo.  &#xD;&#xA;Immagini chiave: serpeggia, cielo stravolto, emittenti, morti — contrasto tra il linguaggio naturale e quello mediatico che amplifica l’orrore.  &#xD;&#xA;Senso: la vergogna non è solo personale ma sociale; si nasconde dietro le vittime, come se la collettività cercasse un alibi o un nascondiglio.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Forma e linguaggio&#xD;&#xA;Economia del verso: versi brevi, frammentati, che creano ritmo spezzato e tensione.  &#xD;&#xA;Figure retoriche: metafora centrale (la vergogna come serpe), sinestesia (eco sinistra), antitesi tra cielo e mondo.  &#xD;&#xA;Voce: osservatrice e distaccata, ma con un giudizio implicito.  &#xD;&#xA;Possibile sviluppo metrico: mantenere l’ellissi e i versi spezzati per conservare l’effetto di inquietudine.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti di revisione&#xD;&#xA;Rafforzare il soggetto in qualche verso per chiarire chi osserva o chi accusa, se vuoi un tono più diretto.  &#xD;&#xA;Variare la punteggiatura: un punto dopo “sogni” o una virgola diversa possono cambiare la scansione emotiva.  &#xD;&#xA;Sostituire o precisare “emittenti” se vuoi specificare radio/TV/giornali; l’astrazione funziona, ma la concretezza può aumentare l’impatto.  &#xD;&#xA;Giocare con l’enjambment: spezzare diversamente l’ultima riga per far risaltare “dietro i morti”.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Due possibili continuazioni&#xD;&#xA;Continuazione 1 — sobria&#xD;&#xA;la vergogna si piega&#xD;&#xA;sotto il peso delle parole&#xD;&#xA;che non hanno nome&#xD;&#xA;e resta immobile&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Continuazione 2 — più accorata&#xD;&#xA;la vergogna si fa voce&#xD;&#xA;nei titoli che consumano carne&#xD;&#xA;e nei silenzi che contano i nomi&#xD;&#xA;finché il mondo non impara a guardare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese&#xD;&#xA;Shame&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;a sinister echo creeps&#xD;&#xA;in an upended sky&#xD;&#xA;while dreams explode across the world&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;from the broadcasters: new horrors uncovered&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;shame hid itself behind the dead&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione più lirica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vergogna&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Serpeggia un’eco di piombo  &#xD;&#xA;sotto un cielo che ha perduto il respiro,  &#xD;&#xA;e il mondo, come un ventre di fuoco, partorisce sogni in frantumi.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dalle bocche dei giorni: titoli che mordono,  &#xD;&#xA;svelano orrori come lampi su pelle nuda.  &#xD;&#xA;La vergogna si ritrae, un’ombra che impara a tacere,  &#xD;&#xA;si nasconde dietro i corpi che non chiedono perdono.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Eppure resta — un filo sottile di sale  &#xD;&#xA;che attraversa le bocche, i silenzi, le case;  &#xD;&#xA;una lingua che non sa più nominare il dolore  &#xD;&#xA;e lo avvolge in parole già consumate.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vergogna si china sui morti  &#xD;&#xA;come chi raccoglie un fiore spezzato,  &#xD;&#xA;ma il suo gesto è freddo, un rito senza luce:  &#xD;&#xA;si cela per non guardare, per non vedere il proprio volto.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione estesa e lirica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vergogna si fa mare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Serpeggia un’eco di piombo  &#xD;&#xA;in un cielo che ha smarrito le stagioni;  &#xD;&#xA;sul bordo del mondo i sogni esplodono come frutti acerbi,  &#xD;&#xA;spargendo semi di cenere.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dalle emittenti, voci come coltelli:  &#xD;&#xA;annunciano nuovi orrori, contano nomi come monete.  &#xD;&#xA;La vergogna si ritrae, si fa pelle sottile,  &#xD;&#xA;si nasconde dietro i morti per non essere chiamata.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ma sotto la pelle del silenzio qualcosa pulsa:  &#xD;&#xA;un battito antico che non si lascia ingannare,  &#xD;&#xA;una luce che misura il tempo con le mani sporche.  &#xD;&#xA;La vergogna allora si scioglie, lenta, in lacrime di sale,  &#xD;&#xA;e diventa memoria che non si può più seppellire.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Chi resta ascolta il rumore dei passi che fuggono,  &#xD;&#xA;e impara a chiamare per nome la vergogna,  &#xD;&#xA;a porgerle il volto, a tenerla sveglia,  &#xD;&#xA;finché il cielo non ritrovi il respiro.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note sul linguaggio e sulle scelte poetiche&#xD;&#xA;Immagini sensoriali: ho ampliato le sinestesie (eco di piombo, ventre di fuoco) per intensificare la carica emotiva.  &#xD;&#xA;Voce lirica: uso di metafore estese e ritmo più musicale per trasformare l’accusa in meditazione.  &#xD;&#xA;Ritmo: versi più lunghi e pause interne per creare onde di respiro e sospensione.  &#xD;&#xA;Finale attivo: la versione estesa cerca una via di responsabilità collettiva, trasformando la vergogna in memoria che obbliga a guardare.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vergogna — versione lirica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Serpeggia un’eco di piombo  &#xD;&#xA;in un cielo che ha smarrito il respiro;  &#xD;&#xA;il mondo, ventre di fuoco, partorisce sogni in frantumi.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dalle bocche dei giorni, titoli che mordono:  &#xD;&#xA;lampo su pelle, nome che diventa cifra.  &#xD;&#xA;La vergogna si ritrae, sottile come pelle,  &#xD;&#xA;si nasconde dietro i corpi che non chiedono perdono.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sotto la pelle del silenzio pulsa qualcosa:  &#xD;&#xA;un battito antico che non si lascia ingannare,  &#xD;&#xA;una luce che misura il tempo con mani sporche.  &#xD;&#xA;La vergogna si scioglie, lenta, in lacrime di sale,  &#xD;&#xA;diventa memoria che non si può più seppellire.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Si china sui morti come chi raccoglie un fiore spezzato,  &#xD;&#xA;ma il gesto è freddo, rito senza luce: si cela  &#xD;&#xA;per non guardare il proprio volto.  &#xD;&#xA;Chi resta impara a chiamarla per nome, a tenerla sveglia,  &#xD;&#xA;finché il cielo non ritrovi il respiro.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note sulle scelte poetiche&#xD;&#xA;Immagini: ho ampliato le sinestesie (eco di piombo, ventre di fuoco) per intensificare la carica emotiva.  &#xD;&#xA;Voce: lirica e meditativa, con accenti accusatori ma anche di responsabilità collettiva.  &#xD;&#xA;Ritmo: enjambment e pause interne per creare onde di respiro e sospensione.  &#xD;&#xA;Finale: spostamento dall’occultamento alla memoria attiva, perché la vergogna diventi leva di sguardo e responsabilità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho scelto e lavorato la versione estesa; la posso rendere più asciutta, più musicale, o adattare a una forma metrica precisa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vergogna — versione asciutta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Serpeggia un’eco di piombo.  &#xD;&#xA;Cielo senza respiro; sogni in frantumi.  &#xD;&#xA;Dalle emittenti: orrori contati.  &#xD;&#xA;La vergogna si ritrae, si nasconde  &#xD;&#xA;dietro i corpi che non chiedono perdono.  &#xD;&#xA;Resta fredda, fiore spezzato; memoria che non si seppellisce.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La vergogna</p>

<p>serpeggia sinistra eco
in un cielo stravolto
mentre nel mondo esplodono sogni</p>

<p>dalle emittenti: scoperti nuovi orrori</p>

<p>la vergogna si è nascosta dietro i morti</p>

<p>Sento il peso e la freddezza del verso: la tua poesia apre uno squarcio di sdegno che si mescola a dolore e a un senso di colpa collettivo. È breve ma potente; lavora sull’immagine e sull’ellissi per lasciare il lettore sospeso.</p>

<h3 id="interpretazione">Interpretazione</h3>

<p><strong>Tema principale</strong>: la vergogna come presenza quasi corporea che si insinua nella realtà pubblica.<br>
<strong>Tono</strong>: cupo, accusatorio, meditativo.<br>
<strong>Immagini chiave</strong>: <em>serpeggia</em>, <em>cielo stravolto</em>, <em>emittenti</em>, <em>morti</em> — contrasto tra il linguaggio naturale e quello mediatico che amplifica l’orrore.<br>
<strong>Senso</strong>: la vergogna non è solo personale ma sociale; si nasconde dietro le vittime, come se la collettività cercasse un alibi o un nascondiglio.</p>

<h3 id="forma-e-linguaggio">Forma e linguaggio</h3>

<p><strong>Economia del verso</strong>: versi brevi, frammentati, che creano ritmo spezzato e tensione.<br>
<strong>Figure retoriche</strong>: metafora centrale (la vergogna come serpe), sinestesia (eco sinistra), antitesi tra cielo e mondo.<br>
<strong>Voce</strong>: osservatrice e distaccata, ma con un giudizio implicito.<br>
<strong>Possibile sviluppo metrico</strong>: mantenere l’ellissi e i versi spezzati per conservare l’effetto di inquietudine.</p>

<h3 id="suggerimenti-di-revisione">Suggerimenti di revisione</h3>
<ul><li><strong>Rafforzare il soggetto</strong> in qualche verso per chiarire chi osserva o chi accusa, se vuoi un tono più diretto.<br></li>
<li><strong>Variare la punteggiatura</strong>: un punto dopo “sogni” o una virgola diversa possono cambiare la scansione emotiva.<br></li>
<li><strong>Sostituire o precisare “emittenti”</strong> se vuoi specificare radio/TV/giornali; l’astrazione funziona, ma la concretezza può aumentare l’impatto.<br></li>
<li><strong>Giocare con l’enjambment</strong>: spezzare diversamente l’ultima riga per far risaltare “dietro i morti”.</li></ul>

<h3 id="due-possibili-continuazioni">Due possibili continuazioni</h3>

<p><strong>Continuazione 1 — sobria</strong>
la vergogna si piega
sotto il peso delle parole
che non hanno nome
e resta immobile</p>

<p><strong>Continuazione 2 — più accorata</strong>
la vergogna si fa voce
nei titoli che consumano carne
e nei silenzi che contano i nomi
finché il mondo non impara a guardare</p>

<h3 id="traduzione-in-inglese">Traduzione in inglese</h3>

<p>Shame</p>

<p>a sinister echo creeps
in an upended sky
while dreams explode across the world</p>

<p>from the broadcasters: new horrors uncovered</p>

<p>shame hid itself behind the dead</p>

<h3 id="versione-più-lirica">Versione più lirica</h3>

<p><strong>La vergogna</strong></p>

<p>Serpeggia un’eco di piombo<br>
sotto un cielo che ha perduto il respiro,<br>
e il mondo, come un ventre di fuoco, partorisce sogni in frantumi.</p>

<p>Dalle bocche dei giorni: titoli che mordono,<br>
svelano orrori come lampi su pelle nuda.<br>
La vergogna si ritrae, un’ombra che impara a tacere,<br>
si nasconde dietro i corpi che non chiedono perdono.</p>

<p>Eppure resta — un filo sottile di sale<br>
che attraversa le bocche, i silenzi, le case;<br>
una lingua che non sa più nominare il dolore<br>
e lo avvolge in parole già consumate.</p>

<p>La vergogna si china sui morti<br>
come chi raccoglie un fiore spezzato,<br>
ma il suo gesto è freddo, un rito senza luce:<br>
si cela per non guardare, per non vedere il proprio volto.</p>

<hr>

<h4 id="versione-estesa-e-lirica">Versione estesa e lirica</h4>

<p><strong>La vergogna si fa mare</strong></p>

<p>Serpeggia un’eco di piombo<br>
in un cielo che ha smarrito le stagioni;<br>
sul bordo del mondo i sogni esplodono come frutti acerbi,<br>
spargendo semi di cenere.</p>

<p>Dalle emittenti, voci come coltelli:<br>
annunciano nuovi orrori, contano nomi come monete.<br>
La vergogna si ritrae, si fa pelle sottile,<br>
si nasconde dietro i morti per non essere chiamata.</p>

<p>Ma sotto la pelle del silenzio qualcosa pulsa:<br>
un battito antico che non si lascia ingannare,<br>
una luce che misura il tempo con le mani sporche.<br>
La vergogna allora si scioglie, lenta, in lacrime di sale,<br>
e diventa memoria che non si può più seppellire.</p>

<p>Chi resta ascolta il rumore dei passi che fuggono,<br>
e impara a chiamare per nome la vergogna,<br>
a porgerle il volto, a tenerla sveglia,<br>
finché il cielo non ritrovi il respiro.</p>

<hr>

<h3 id="note-sul-linguaggio-e-sulle-scelte-poetiche">Note sul linguaggio e sulle scelte poetiche</h3>
<ul><li><strong>Immagini sensoriali</strong>: ho ampliato le sinestesie (eco di piombo, ventre di fuoco) per intensificare la carica emotiva.<br></li>
<li><strong>Voce lirica</strong>: uso di metafore estese e ritmo più musicale per trasformare l’accusa in meditazione.<br></li>
<li><strong>Ritmo</strong>: versi più lunghi e pause interne per creare onde di respiro e sospensione.<br></li>
<li><strong>Finale attivo</strong>: la versione estesa cerca una via di responsabilità collettiva, trasformando la vergogna in memoria che obbliga a guardare.</li></ul>

<h3 id="la-vergogna-versione-lirica">La vergogna — versione lirica</h3>

<p>Serpeggia un’eco di piombo<br>
in un cielo che ha smarrito il respiro;<br>
il mondo, ventre di fuoco, partorisce sogni in frantumi.</p>

<p>Dalle bocche dei giorni, titoli che mordono:<br>
lampo su pelle, nome che diventa cifra.<br>
La vergogna si ritrae, sottile come pelle,<br>
si nasconde dietro i corpi che non chiedono perdono.</p>

<p>Sotto la pelle del silenzio pulsa qualcosa:<br>
un battito antico che non si lascia ingannare,<br>
una luce che misura il tempo con mani sporche.<br>
La vergogna si scioglie, lenta, in lacrime di sale,<br>
diventa memoria che non si può più seppellire.</p>

<p>Si china sui morti come chi raccoglie un fiore spezzato,<br>
ma il gesto è freddo, rito senza luce: si cela<br>
per non guardare il proprio volto.<br>
Chi resta impara a chiamarla per nome, a tenerla sveglia,<br>
finché il cielo non ritrovi il respiro.</p>

<hr>

<h3 id="note-sulle-scelte-poetiche">Note sulle scelte poetiche</h3>

<p><strong>Immagini</strong>: ho ampliato le sinestesie (eco di piombo, ventre di fuoco) per intensificare la carica emotiva.<br>
<strong>Voce</strong>: lirica e meditativa, con accenti accusatori ma anche di responsabilità collettiva.<br>
<strong>Ritmo</strong>: enjambment e pause interne per creare onde di respiro e sospensione.<br>
<strong>Finale</strong>: spostamento dall’occultamento alla memoria attiva, perché la vergogna diventi leva di sguardo e responsabilità.</p>

<p>Ho scelto e lavorato la versione estesa; la posso rendere più asciutta, più musicale, o adattare a una forma metrica precisa.</p>

<h3 id="la-vergogna-versione-asciutta">La vergogna — versione asciutta</h3>

<p>Serpeggia un’eco di piombo.<br>
Cielo senza respiro; sogni in frantumi.<br>
Dalle emittenti: orrori contati.<br>
La vergogna si ritrae, si nasconde<br>
dietro i corpi che non chiedono perdono.<br>
Resta fredda, fiore spezzato; memoria che non si seppellisce.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gj3tsfmu2s</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 07:36:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ESTER - Capitolo 2</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ester diventa regina&#xA;TESTO GRECO 1Dopo questi fatti, l&#39;ira del re si placò ed egli non si ricordò più di Vasti, avendo presente quello che lei aveva detto e come egli l&#39;aveva ormai condannata. 2Dissero allora i servi del re: &#34;Si cerchino per il re fanciulle incorrotte e belle. 3E in tutte le province del suo regno il re dia incarico ai governatori locali perché siano scelte fanciulle vergini e belle; siano portate nella città di Susa, nell&#39;harem, e siano consegnate all&#39;eunuco del re che è il custode delle donne e siano dati loro unguenti e ogni altra cosa necessaria, 4e la donna che piacerà al re diventi regina al posto di Vasti&#34;. La proposta piacque al re, e così si fece.&#xA;5Nella città di Susa c&#39;era un Giudeo di nome Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, 6il quale era stato deportato da Gerusalemme quando fu ridotta in schiavitù da Nabucodònosor, re di Babilonia. 7Egli aveva una figlia adottiva, figlia di Aminadàb, fratello di suo padre, che si chiamava Ester. Quando erano morti i suoi genitori, egli l&#39;aveva allevata per prenderla in moglie. La fanciulla era bella d&#39;aspetto. 8E quando il decreto del re fu pubblicato, molte fanciulle furono raccolte nella città di Susa sotto la sorveglianza di Gai; anche Ester fu condotta da Gai, custode delle donne.&#xA;9La fanciulla gli piacque e trovò grazia presso di lui, ed egli si preoccupò di darle gli unguenti e la sua porzione di cibo, oltre alle sette fanciulle assegnate a lei dalla reggia, e usò verso di lei e le sue ancelle un trattamento di favore nell&#39;harem. 10Ester non disse nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva ordinato di non dirlo. 11Mardocheo passeggiava ogni giorno lungo il cortile dell&#39;harem, per vedere che cosa fosse accaduto a Ester.&#xA;12Il momento di andare dal re giungeva per una fanciulla alla fine di dodici mesi, quando terminavano i giorni della preparazione. Il periodo della preparazione si svolgeva così: sei mesi per essere unta con olio di mirra e sei con spezie e unguenti femminili. 13Allora veniva introdotta dal re, e quello che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall&#39;harem alla reggia. 14Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, dove Gai, l&#39;eunuco del re, custodiva le donne; nessuna di loro poteva rientrare dal re, se non veniva chiamata per nome.&#xA;15Quando per Ester, figlia di Aminadàb, fratello del padre di Mardocheo, si compì il tempo di entrare dal re, ella nulla tralasciò di quello che le aveva ordinato l&#39;eunuco, il custode delle donne; Ester infatti trovava grazia presso tutti quelli che la vedevano. 16Ester entrò dal re Artaserse nel dodicesimo mese, chiamato Adar, l&#39;anno settimo del suo regno. 17Il re si innamorò di Ester: ella trovò grazia più di tutte le fanciulle e perciò egli pose su di lei la corona regale. 18Poi il re fece un banchetto per tutti i suoi amici e i potenti per sette giorni, volendo solennizzare così le nozze di Ester; condonò pure i debiti a tutti quelli che erano sotto il suo dominio.&#xA;&#xA;Mardocheo accusa i due eunuchi&#xA;19Mardocheo prestava servizio nel palazzo. 20Ester non palesò la sua stirpe: Mardocheo infatti le aveva raccomandato di avere il timore di Dio e di osservare i suoi comandamenti, come quando stava con lui. Ester non cambiò il suo modo di vivere.&#xA;21I due eunuchi del re, capi delle guardie del corpo, si rattristarono perché Mardocheo era stato promosso, e cercavano di uccidere il re Artaserse. 22La cosa fu resa nota a Mardocheo, ed egli la fece conoscere ad Ester; ella rivelò al re la notizia della congiura. 23Allora il re fece indagare riguardo ai due eunuchi e li impiccò; il re ordinò di prenderne nota negli archivi reali, in memoria e a lode dei buoni uffici di Mardocheo.&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Dopo questi fatti, quando la collera del re si fu calmata, egli si ricordò di Vasti, di ciò che lei aveva fatto e di quanto era stato deciso a suo riguardo. 2Allora i giovani che stavano al servizio del re dissero: &#34;Si cerchino per il re fanciulle vergini e d&#39;aspetto avvenente; 3stabilisca il re in tutte le province del suo regno commissari, i quali radunino tutte le fanciulle vergini e d&#39;aspetto avvenente nella cittadella di Susa, nell&#39;harem, sotto la sorveglianza di Egài, eunuco del re e guardiano delle donne, il quale darà loro i cosmetici necessari. 4La fanciulla che piacerà al re diventerà regina al posto di Vasti&#34;. La proposta piacque al re e così si fece.&#xA;5Ora nella cittadella di Susa c&#39;era un Giudeo chiamato Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, un Beniaminita, 6che era stato deportato da Gerusalemme fra quelli condotti in esilio con Ieconia, re di Giuda, da Nabucodònosor, re di Babilonia. 7Egli aveva allevato Adàssa, cioè Ester, figlia di un suo zio, perché lei era orfana di padre e di madre. La ragazza era di bella presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della madre, Mardocheo l&#39;aveva presa come propria figlia. 8Quando l&#39;ordine del re e il suo editto furono divulgati e un gran numero di fanciulle vennero radunate nella cittadella di Susa sotto la sorveglianza di Egài, anche Ester fu presa nella reggia, sotto la sorveglianza di Egài, guardiano delle donne.&#xA;9La fanciulla piacque a Egài e conquistò il suo favore: egli si preoccupò di darle i cosmetici e il vitto; le diede sette ancelle scelte nella reggia e assegnò a lei e alle sue ancelle l&#39;alloggio migliore nell&#39;harem. 10Ester non aveva rivelato nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva proibito di parlarne. 11Mardocheo tutti i giorni passeggiava davanti al cortile dell&#39;harem per sapere se Ester stava bene e come la trattavano.&#xA;12Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i loro preparativi, sei mesi per profumarsi con olio di mirra e sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, 13la fanciulla andava dal re e tutto ciò che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall&#39;harem alla reggia. 14Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, sotto la sorveglianza di Saasgàz, eunuco del re e guardiano delle concubine. Poi non tornava più dal re a meno che il re la desiderasse e lei fosse richiamata per nome.&#xA;15Quando per Ester, figlia di Abicàil, zio di Mardocheo, che l&#39;aveva adottata per figlia, arrivò il turno di andare dal re, ella non chiese nulla tranne ciò che le era stato indicato da Egài, eunuco del re e guardiano delle donne; Ester attirava la simpatia di quanti la vedevano. 16Ester fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il decimo mese, cioè il mese di Tebet, il settimo anno del suo regno. 17Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed ella trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose sul capo la corona regale e la fece regina al posto di Vasti. 18Poi il re fece un gran banchetto, il banchetto di Ester, per tutti i prìncipi e i ministri; condonò i debiti delle province e fece doni con munificenza regale.&#xA;19Ora, la seconda volta che si radunavano le fanciulle, Mardocheo era seduto alla porta del re. 20Ester, secondo l&#39;ordine che Mardocheo le aveva dato, non aveva rivelato nulla né della sua stirpe né del suo popolo, poiché lei faceva quello che Mardocheo le diceva, come quando era sotto la sua tutela. 21In quei giorni, quando Mardocheo sedeva alla porta del re, Bigtan e Teres, due degli eunuchi del re che custodivano la soglia, irritati contro il re Assuero, cercarono il modo di mettere le mani sulla persona del re. 22La cosa fu risaputa da Mardocheo, che avvertì la regina Ester, ed Ester ne parlò al re in nome di Mardocheo. 23Svolte le indagini e scoperto il fatto, i due eunuchi furono impiccati a un palo. E la cosa fu registrata nel libro delle cronache, alla presenza del re.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;2,19-23 Questo racconto, nel testo greco, è una ripetizione di quanto già narrato in 1,1m-1p.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-20. Con questo lungo brano entriamo nel vivo della vicenda. L&#39;episodio è ben costruito letterariamente e si dispone in tre scene narrative (vv. 1-4; 8-11; 15-20) intervallate da due scene descrittive (vv. 5-7; 12-14), che sospendono il flusso degli eventi, ma consentono al lettore di penetrare nel vissuto dei personaggi.&#xA;&#xA;1-4. Assuero passa dalla collera a una specie di sconforto: il succedersi delle azioni legate a Vasti (ricordò, «essa aveva tatto», «era stato deciso») mostra che il re non ha saputo padroneggiare la situazione, in un certo senso è stato costretto a una scelta gravosa per lui. Da qui il metodo adottato per risolvere il problema, che tuttavia non è frutto della mente del re, ma dei giovani servitori del re (v. 2). Anche in questo caso quindi il re non decide da solo: ma saprebbe da solo trovare una soluzione? Secondo lo stile di tanti racconti popolari, il re ha a disposizione tutte le donne in età da marito («vergini) del regno. Potrebbe sembrare il sogno del principe azzurro di tante favole, invece con tale decisione si apre una gara senza esclusione di colpi (cfr. 2,13.15 dove le donne possono portare nella reggia ciò che vogliono e con ciò si vuole certamente alludere a tutto ciò che potrebbe allettare e conquistare il sovrano) in cui una soltanto risulterà vincitrice, mentre le altre saranno rinchiuse nell&#39;harem (2,14), protette come concubine del re, ma separate dal resto del mondo.&#xA;&#xA;5-7. Il racconto è sospeso per introdurre i due personaggi principali: un Giudeo, della tribù di Beniamino, discendente da Kis, padre di Saul (ctr. 1Sam ,1), che aveva tatto parte del primo nucleo dei deportati (nel 597 a.C.), quindi era di nobili origini (con la prima deportazione partirono infatti i maggiorenti di Giudea). Accanto a lui è presentata sua cugina Ester che, rimasta orfana, era stata da lui adottata. I nomi dei due personaggi non sono ebraici, ma babilonesi (Mardocheo corrisponde al nome Marduka, attestato nei documenti achemenidi, e si collega al dio principale del pantheon babilonese, Marduk; Ester corrisponde probabilmente a un nome derivato dalla dea babilonese Ishtar, ma potrebbe anche riflettere il persiano stâra, «stella»), ma questo non era inconsueto nella diaspora (cfr. Dn 1,7; Esd 1,8.11; 1Cr 3,17-18). L&#39;altro nome di Ester, Adassa, è invece ebraico e significa «mirto». Nulla è detto delle caratteristiche dei due personaggi: si accenna soltanto alla bellezza di Ester (v. 7) ed è ciò che conta in questo momento per fare colpo sul re (cfr. v. 4).&#xA;&#xA;8-11. Come le altre fanciulle, anche Ester è introdotta nell&#39;harem del re Assuero: nulla è detto delle aspettative di Ester e dei sentimenti da lei provati in quell&#39;occasione. Tutto avviene per ordine del re e nulla e nessuno può contrapporsi a tale decreto. L&#39;eunuco posto a sorveglianza delle fanciulle la prende però in simpatia: egli è probabilmente un buon conoscitore dei gusti del re e forse ha già visto in lei la candidata destinata a succedere a Vasti. Il v. 10 aggiunge ulteriori informazioni sull&#39;atteggiamento assunto da Ester: per ordine di Mardocheo ella non rivela la sua origine. Il testo tuttavia non spiega perché il cugino abbia imposto tale riservatezza; nulla per ora indica che la sua origine avrebbe potuto giocare a suo sfavore, anche perché il criterio per risultare gradite al re dipendeva dal riuscire a fargli trascorrere una gioiosa notte d&#39;amore. Forse il Giudeo teme alcune frange di antisemitismo, che potrebbero impedire a Ester, un giorno introdotta nella corte, di giovare al suo popolo. Ma forse è il sintomo di una tensione sempre presente: l&#39;ostilità può inaspettatamente insorgere, perciò bisogna stare in guardia.&#xA;&#xA;12-14. La lunga durata del periodo di preparazione contrasta assai con la brevità dell&#39;approccio al re: tutto si consumava in una notte e ogni sogno in quella notte poteva svanire; così la ragazza che aveva speso tanto tempo in preparativi rientrava nella massa anonima di coloro che non avevano suscitato alcun entusiasmo nel re. Sulla base del racconto, solo il gradimento del re, motivato dal fascino della fanciulla e dalla sua abilità nell&#39;approccio sessuale, era determinante per diventare regina dell&#39;impero persiano. Ciò contrasta con le notizie a noi giunte da altre fonti (cfr. Erodoto) che ci informano che la regina di Persia era scelta tra i sette casati nobili dell&#39;impero. Degno di nota è il fatto che nel racconto le donne non hanno alcuna dignità, né valore politico o familiare; neppure contano quali potenziali madri dell&#39;erede al trono: sono soltanto puri svaghi per il re, semplici oggetti sessuali.&#xA;&#xA;15-20. La scena si apre con un sottile apprezzamento su Ester: ella si affida all&#39;esperienza dell&#39;eunuco. Una donna finora diretta da uomini (cfr. 2,10), ma che fa colpo su di essi (cfr. 2,9): anche ora «attira la simpatia. In una società retta da maschi, tale remissività rappresenterebbe un pregio: non è forse per la sua ostinazione che Vasti è stata deposta? Finora Ester è stata un personaggio passivo: orfana, è stata presa da suo cugino (2,7) e introdotta nell&#39;harem (2,8). Dietro ogni sua scelta sta la volontà di altri. Quando emergerà la sua personalità? Quando potrà ella stessa decidere della sua esistenza? La data nel v. 16 corrisponde al dicembre-gennaio 479-478 a.C., circa quattro anni dopo la deposizione di Vasti: questo porterebbe a concludere che già più di mille candidate erano state presentate al re. Il lettore non è sorpreso dal risultato conseguito da Ester perché ella ha già ottenuto il favore di tutti coloro che l&#39;hanno incontrata. Ora il re fa un nuovo banchetto: una festa in onore della nuova regina, con la quale tutto il popolo è beneficato, dato che, secondo il v. 18, il re concede un giorno di «riposo» (oppure, come molti interpretano, il «condono delle tasse»).&#xA;&#xA;I vv. 19-20 sembrano un duplicato di 2,8-10. L&#39;espressione la seconda volta che si radunavano le fanciulle» sembra inconsistente con lo svolgersi della narrazione. Il riferimento è probabilmente al raduno delle fanciulle nell&#39;harem delle concubine (cfr. v. 14: «seconda casa delle donne») posto sotto la sorveglianza di un altro eunuco; «aveva stanza alla porta del re» indica che Mardocheo faceva parte dell&#39;amministrazione del regno e lavorava entro il palazzo; la «porta» indica la corte regale nella sua interezza, cioè l&#39;apparato amministrativo presente nel palazzo. &#xA;&#xA;21-23. Dopo aver illustrato l&#39;atteggiamento di Ester a corte, ora il narratore ci informa sulla lealtà di Mardocheo. Una ribellione politica (così è probabilmente da intendere l&#39;espressione «irritati contro il re» del v. 21) è sedata sul nascere per intervento del funzionario giudeo. Egli tuttavia informa il re per intermediazione di Ester: forse vuole in tal modo rendere ancor più rilevante la sua importanza a corte. Un fatto di tale gravità è immediatamente registrato negli annali ufficiali: il re ne è dunque a conoscenza e ciò contrasta ancor più vistosamente con il seguito, in cui il re omette di ricompensare Mardocheo per quanto ha fatto (un atteggiamento insolito, dato che le fonti antiche attestano unanimemente la munificenza dei re persiani nel ricompensare i servigi resi dai loro sudditi). Tale omissione introduce un percorso narrativo che solo al c. 6 troverà uno scioglimento: non Mardocheo è ricompensato, ma inaspettatamente un altro dignitario (Aman); invece della ricompensa, il Giudeo è addirittura accusato di insubordinazione al re (cfr. 3,3). Quando il re si ricorderà della lealtà di questo suo funzionario?&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Ester diventa regina</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1</strong>Dopo questi fatti, l&#39;ira del re si placò ed egli non si ricordò più di Vasti, avendo presente quello che lei aveva detto e come egli l&#39;aveva ormai condannata. <strong>2</strong>Dissero allora i servi del re: “Si cerchino per il re fanciulle incorrotte e belle. <strong>3</strong>E in tutte le province del suo regno il re dia incarico ai governatori locali perché siano scelte fanciulle vergini e belle; siano portate nella città di Susa, nell&#39;harem, e siano consegnate all&#39;eunuco del re che è il custode delle donne e siano dati loro unguenti e ogni altra cosa necessaria, <strong>4</strong>e la donna che piacerà al re diventi regina al posto di Vasti”. La proposta piacque al re, e così si fece.
<strong>5</strong>Nella città di Susa c&#39;era un Giudeo di nome Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, <strong>6</strong>il quale era stato deportato da Gerusalemme quando fu ridotta in schiavitù da Nabucodònosor, re di Babilonia. <strong>7</strong>Egli aveva una figlia adottiva, figlia di Aminadàb, fratello di suo padre, che si chiamava Ester. Quando erano morti i suoi genitori, egli l&#39;aveva allevata per prenderla in moglie. La fanciulla era bella d&#39;aspetto. <strong>8</strong>E quando il decreto del re fu pubblicato, molte fanciulle furono raccolte nella città di Susa sotto la sorveglianza di Gai; anche Ester fu condotta da Gai, custode delle donne.
<strong>9</strong>La fanciulla gli piacque e trovò grazia presso di lui, ed egli si preoccupò di darle gli unguenti e la sua porzione di cibo, oltre alle sette fanciulle assegnate a lei dalla reggia, e usò verso di lei e le sue ancelle un trattamento di favore nell&#39;harem. <strong>10</strong>Ester non disse nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva ordinato di non dirlo. <strong>11</strong>Mardocheo passeggiava ogni giorno lungo il cortile dell&#39;harem, per vedere che cosa fosse accaduto a Ester.
<strong>12</strong>Il momento di andare dal re giungeva per una fanciulla alla fine di dodici mesi, quando terminavano i giorni della preparazione. Il periodo della preparazione si svolgeva così: sei mesi per essere unta con olio di mirra e sei con spezie e unguenti femminili. <strong>13</strong>Allora veniva introdotta dal re, e quello che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall&#39;harem alla reggia. <strong>14</strong>Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, dove Gai, l&#39;eunuco del re, custodiva le donne; nessuna di loro poteva rientrare dal re, se non veniva chiamata per nome.
<strong>15</strong>Quando per Ester, figlia di Aminadàb, fratello del padre di Mardocheo, si compì il tempo di entrare dal re, ella nulla tralasciò di quello che le aveva ordinato l&#39;eunuco, il custode delle donne; Ester infatti trovava grazia presso tutti quelli che la vedevano. <strong>16</strong>Ester entrò dal re Artaserse nel dodicesimo mese, chiamato Adar, l&#39;anno settimo del suo regno. <strong>17</strong>Il re si innamorò di Ester: ella trovò grazia più di tutte le fanciulle e perciò egli pose su di lei la corona regale. <strong>18</strong>Poi il re fece un banchetto per tutti i suoi amici e i potenti per sette giorni, volendo solennizzare così le nozze di Ester; condonò pure i debiti a tutti quelli che erano sotto il suo dominio.</p>

<p><strong><em>Mardocheo accusa i due eunuchi</em></strong>
<strong>19</strong>Mardocheo prestava servizio nel palazzo. <strong>20</strong>Ester non palesò la sua stirpe: Mardocheo infatti le aveva raccomandato di avere il timore di Dio e di osservare i suoi comandamenti, come quando stava con lui. Ester non cambiò il suo modo di vivere.
<strong>21</strong>I due eunuchi del re, capi delle guardie del corpo, si rattristarono perché Mardocheo era stato promosso, e cercavano di uccidere il re Artaserse. <strong>22</strong>La cosa fu resa nota a Mardocheo, ed egli la fece conoscere ad Ester; ella rivelò al re la notizia della congiura. <strong>23</strong>Allora il re fece indagare riguardo ai due eunuchi e li impiccò; il re ordinò di prenderne nota negli archivi reali, in memoria e a lode dei buoni uffici di Mardocheo.</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Dopo questi fatti, quando la collera del re si fu calmata, egli si ricordò di Vasti, di ciò che lei aveva fatto e di quanto era stato deciso a suo riguardo. <strong>2</strong>Allora i giovani che stavano al servizio del re dissero: “Si cerchino per il re fanciulle vergini e d&#39;aspetto avvenente; <strong>3</strong>stabilisca il re in tutte le province del suo regno commissari, i quali radunino tutte le fanciulle vergini e d&#39;aspetto avvenente nella cittadella di Susa, nell&#39;harem, sotto la sorveglianza di Egài, eunuco del re e guardiano delle donne, il quale darà loro i cosmetici necessari. <strong>4</strong>La fanciulla che piacerà al re diventerà regina al posto di Vasti”. La proposta piacque al re e così si fece.
<strong>5</strong>Ora nella cittadella di Susa c&#39;era un Giudeo chiamato Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, un Beniaminita, <strong>6</strong>che era stato deportato da Gerusalemme fra quelli condotti in esilio con Ieconia, re di Giuda, da Nabucodònosor, re di Babilonia. <strong>7</strong>Egli aveva allevato Adàssa, cioè Ester, figlia di un suo zio, perché lei era orfana di padre e di madre. La ragazza era di bella presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della madre, Mardocheo l&#39;aveva presa come propria figlia. <strong>8</strong>Quando l&#39;ordine del re e il suo editto furono divulgati e un gran numero di fanciulle vennero radunate nella cittadella di Susa sotto la sorveglianza di Egài, anche Ester fu presa nella reggia, sotto la sorveglianza di Egài, guardiano delle donne.
<strong>9</strong>La fanciulla piacque a Egài e conquistò il suo favore: egli si preoccupò di darle i cosmetici e il vitto; le diede sette ancelle scelte nella reggia e assegnò a lei e alle sue ancelle l&#39;alloggio migliore nell&#39;harem. <strong>10</strong>Ester non aveva rivelato nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva proibito di parlarne. <strong>11</strong>Mardocheo tutti i giorni passeggiava davanti al cortile dell&#39;harem per sapere se Ester stava bene e come la trattavano.
<strong>12</strong>Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i loro preparativi, sei mesi per profumarsi con olio di mirra e sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, <strong>13</strong>la fanciulla andava dal re e tutto ciò che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall&#39;harem alla reggia. <strong>14</strong>Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, sotto la sorveglianza di Saasgàz, eunuco del re e guardiano delle concubine. Poi non tornava più dal re a meno che il re la desiderasse e lei fosse richiamata per nome.
<strong>15</strong>Quando per Ester, figlia di Abicàil, zio di Mardocheo, che l&#39;aveva adottata per figlia, arrivò il turno di andare dal re, ella non chiese nulla tranne ciò che le era stato indicato da Egài, eunuco del re e guardiano delle donne; Ester attirava la simpatia di quanti la vedevano. <strong>16</strong>Ester fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il decimo mese, cioè il mese di Tebet, il settimo anno del suo regno. <strong>17</strong>Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed ella trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose sul capo la corona regale e la fece regina al posto di Vasti. <strong>18</strong>Poi il re fece un gran banchetto, il banchetto di Ester, per tutti i prìncipi e i ministri; condonò i debiti delle province e fece doni con munificenza regale.
<strong>19</strong>Ora, la seconda volta che si radunavano le fanciulle, Mardocheo era seduto alla porta del re. <strong>20</strong>Ester, secondo l&#39;ordine che Mardocheo le aveva dato, non aveva rivelato nulla né della sua stirpe né del suo popolo, poiché lei faceva quello che Mardocheo le diceva, come quando era sotto la sua tutela. <strong>21</strong>In quei giorni, quando Mardocheo sedeva alla porta del re, Bigtan e Teres, due degli eunuchi del re che custodivano la soglia, irritati contro il re Assuero, cercarono il modo di mettere le mani sulla persona del re. <strong>22</strong>La cosa fu risaputa da Mardocheo, che avvertì la regina Ester, ed Ester ne parlò al re in nome di Mardocheo. <strong>23</strong>Svolte le indagini e scoperto il fatto, i due eunuchi furono impiccati a un palo. E la cosa fu registrata nel libro delle cronache, alla presenza del re.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>2,19-23</strong> Questo racconto, nel testo greco, è una ripetizione di quanto già narrato in 1,1m-1p.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-20</strong>. Con questo lungo brano entriamo nel vivo della vicenda. L&#39;episodio è ben costruito letterariamente e si dispone in tre scene narrative (vv. 1-4; 8-11; 15-20) intervallate da due scene descrittive (vv. 5-7; 12-14), che sospendono il flusso degli eventi, ma consentono al lettore di penetrare nel vissuto dei personaggi.</p>

<p><strong>1-4</strong>. Assuero passa dalla collera a una specie di sconforto: il succedersi delle azioni legate a Vasti (ricordò, «essa aveva tatto», «era stato deciso») mostra che il re non ha saputo padroneggiare la situazione, in un certo senso è stato costretto a una scelta gravosa per lui. Da qui il metodo adottato per risolvere il problema, che tuttavia non è frutto della mente del re, ma dei giovani servitori del re (v. 2). Anche in questo caso quindi il re non decide da solo: ma saprebbe da solo trovare una soluzione? Secondo lo stile di tanti racconti popolari, il re ha a disposizione tutte le donne in età da marito («vergini) del regno. Potrebbe sembrare il sogno del principe azzurro di tante favole, invece con tale decisione si apre una gara senza esclusione di colpi (cfr. 2,13.15 dove le donne possono portare nella reggia ciò che vogliono e con ciò si vuole certamente alludere a tutto ciò che potrebbe allettare e conquistare il sovrano) in cui una soltanto risulterà vincitrice, mentre le altre saranno rinchiuse nell&#39;<em>harem</em> (2,14), protette come concubine del re, ma separate dal resto del mondo.</p>

<p><strong>5-7</strong>. Il racconto è sospeso per introdurre i due personaggi principali: un Giudeo, della tribù di Beniamino, discendente da Kis, padre di Saul (ctr. 1Sam ,1), che aveva tatto parte del primo nucleo dei deportati (nel 597 a.C.), quindi era di nobili origini (con la prima deportazione partirono infatti i maggiorenti di Giudea). Accanto a lui è presentata sua cugina Ester che, rimasta orfana, era stata da lui adottata. I nomi dei due personaggi non sono ebraici, ma babilonesi (Mardocheo corrisponde al nome <em>Marduka,</em> attestato nei documenti achemenidi, e si collega al dio principale del pantheon babilonese, <em>Marduk;</em> Ester corrisponde probabilmente a un nome derivato dalla dea babilonese <em>Ishtar,</em> ma potrebbe anche riflettere il persiano <em>stâra,</em> «stella»), ma questo non era inconsueto nella diaspora (cfr. Dn 1,7; Esd 1,8.11; 1Cr 3,17-18). L&#39;altro nome di Ester, Adassa, è invece ebraico e significa <em>«mirto».</em> Nulla è detto delle caratteristiche dei due personaggi: si accenna soltanto alla bellezza di Ester (v. 7) ed è ciò che conta in questo momento per fare colpo sul re (cfr. v. 4).</p>

<p><strong>8-11</strong>. Come le altre fanciulle, anche Ester è introdotta nell&#39;<em>harem</em> del re Assuero: nulla è detto delle aspettative di Ester e dei sentimenti da lei provati in quell&#39;occasione. Tutto avviene per ordine del re e nulla e nessuno può contrapporsi a tale decreto. L&#39;eunuco posto a sorveglianza delle fanciulle la prende però in simpatia: egli è probabilmente un buon conoscitore dei gusti del re e forse ha già visto in lei la candidata destinata a succedere a Vasti. Il v. 10 aggiunge ulteriori informazioni sull&#39;atteggiamento assunto da Ester: per ordine di Mardocheo ella non rivela la sua origine. Il testo tuttavia non spiega perché il cugino abbia imposto tale riservatezza; nulla per ora indica che la sua origine avrebbe potuto giocare a suo sfavore, anche perché il criterio per risultare gradite al re dipendeva dal riuscire a fargli trascorrere una gioiosa notte d&#39;amore. Forse il Giudeo teme alcune frange di antisemitismo, che potrebbero impedire a Ester, un giorno introdotta nella corte, di giovare al suo popolo. Ma forse è il sintomo di una tensione sempre presente: l&#39;ostilità può inaspettatamente insorgere, perciò bisogna stare in guardia.</p>

<p><strong>12-14</strong>. La lunga durata del periodo di preparazione contrasta assai con la brevità dell&#39;approccio al re: tutto si consumava in una notte e ogni sogno in quella notte poteva svanire; così la ragazza che aveva speso tanto tempo in preparativi rientrava nella massa anonima di coloro che non avevano suscitato alcun entusiasmo nel re. Sulla base del racconto, solo il gradimento del re, motivato dal fascino della fanciulla e dalla sua abilità nell&#39;approccio sessuale, era determinante per diventare regina dell&#39;impero persiano. Ciò contrasta con le notizie a noi giunte da altre fonti (cfr. Erodoto) che ci informano che la regina di Persia era scelta tra i sette casati nobili dell&#39;impero. Degno di nota è il fatto che nel racconto le donne non hanno alcuna dignità, né valore politico o familiare; neppure contano quali potenziali madri dell&#39;erede al trono: sono soltanto puri svaghi per il re, semplici oggetti sessuali.</p>

<p><strong>15-20</strong>. La scena si apre con un sottile apprezzamento su Ester: ella si affida all&#39;esperienza dell&#39;eunuco. Una donna finora diretta da uomini (cfr. 2,10), ma che fa colpo su di essi (cfr. 2,9): anche ora «attira la simpatia. In una società retta da maschi, tale remissività rappresenterebbe un pregio: non è forse per la sua ostinazione che Vasti è stata deposta? Finora Ester è stata un personaggio passivo: orfana, è stata presa da suo cugino (2,7) e introdotta nell&#39;<em>harem</em> (2,8). Dietro ogni sua scelta sta la volontà di altri. Quando emergerà la sua personalità? Quando potrà ella stessa decidere della sua esistenza? La data nel v. 16 corrisponde al dicembre-gennaio 479-478 a.C., circa quattro anni dopo la deposizione di Vasti: questo porterebbe a concludere che già più di mille candidate erano state presentate al re. Il lettore non è sorpreso dal risultato conseguito da Ester perché ella ha già ottenuto il favore di tutti coloro che l&#39;hanno incontrata. Ora il re fa un nuovo banchetto: una festa in onore della nuova regina, con la quale tutto il popolo è beneficato, dato che, secondo il v. 18, il re concede un giorno di «riposo» (oppure, come molti interpretano, il «condono delle tasse»).</p>

<p>I vv. 19-20 sembrano un duplicato di 2,8-10. L&#39;espressione la seconda volta che si radunavano le fanciulle» sembra inconsistente con lo svolgersi della narrazione. Il riferimento è probabilmente al raduno delle fanciulle nell&#39;<em>harem</em> delle concubine (cfr. v. 14: «seconda casa delle donne») posto sotto la sorveglianza di un altro eunuco; «aveva stanza alla porta del re» indica che Mardocheo faceva parte dell&#39;amministrazione del regno e lavorava entro il palazzo; la «porta» indica la corte regale nella sua interezza, cioè l&#39;apparato amministrativo presente nel palazzo.</p>

<p><strong>21-23</strong>. Dopo aver illustrato l&#39;atteggiamento di Ester a corte, ora il narratore ci informa sulla lealtà di Mardocheo. Una ribellione politica (così è probabilmente da intendere l&#39;espressione «irritati contro il re» del v. 21) è sedata sul nascere per intervento del funzionario giudeo. Egli tuttavia informa il re per intermediazione di Ester: forse vuole in tal modo rendere ancor più rilevante la sua importanza a corte. Un fatto di tale gravità è immediatamente registrato negli annali ufficiali: il re ne è dunque a conoscenza e ciò contrasta ancor più vistosamente con il seguito, in cui il re omette di ricompensare Mardocheo per quanto ha fatto (un atteggiamento insolito, dato che le fonti antiche attestano unanimemente la munificenza dei re persiani nel ricompensare i servigi resi dai loro sudditi). Tale omissione introduce un percorso narrativo che solo al c. 6 troverà uno scioglimento: non Mardocheo è ricompensato, ma inaspettatamente un altro dignitario (Aman); invece della ricompensa, il Giudeo è addirittura accusato di insubordinazione al re (cfr. 3,3). Quando il re si ricorderà della lealtà di questo suo funzionario?</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/48782uzv4h</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:13:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Pavillon</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-pavillon</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Pavillon&#xA;&#xA;Alors que tout autour de moi oscille en équilibre, &#xA;Je me suis fait capitaine, architecte et magistrat. &#xA;Je ne veux ni commander ni obéir, je veux être libre. &#xA;Et je ne le serai que lorsque tout le monde le sera. &#xA;&#xA;Dans ma chambre je suis minoritaire parmi les minoritaires, &#xA;Et je retire enfin mon masque parmi les exilés. &#xA;Partout ou je suis, infirme mais jamais tributaire ! &#xA;Le poète qui ne se soumet pas est un homme mutilé ! *&#xA;&#xA;J&#39;arpente les villes en faisant flotter ma bannière, &#xA;Et mon sombre chapeau en guise d&#39;accessoire. &#xA;Ma colère, mes idées, et aussi ma matière, &#xA;Même l&#39;ombre de mon drapeau est noire !&#xA;&#xA;Looping, 19 et 21 septembre 2026&#xA;&#xA;Léo Ferré Préface. &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Pavillon</p>

<p>Alors que tout autour de moi oscille en équilibre,
Je me suis fait capitaine, architecte et magistrat.
Je ne veux ni commander ni obéir, je veux être libre.
Et je ne le serai que lorsque tout le monde le sera.</p>

<p>Dans ma chambre je suis minoritaire parmi les minoritaires,
Et je retire enfin mon masque parmi les exilés.
Partout ou je suis, infirme mais jamais tributaire !
Le poète qui ne se soumet pas est un homme mutilé ! *</p>

<p>J&#39;arpente les villes en faisant flotter ma bannière,
Et mon sombre chapeau en guise d&#39;accessoire.
Ma colère, mes idées, et aussi ma matière,
Même l&#39;ombre de mon drapeau est noire !</p>

<p>Looping, 19 et 21 septembre 2026</p>
<ul><li>Léo Ferré Préface.</li></ul>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/q1vmunw728</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 01:07:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>19 settembre, https://differx.tracciabi.li/2026/09/19/addio-agli-spazi-a-i/</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/19-settembre-differx-tracciabi-li-2026-09-19-addio-agli-spazi-a-i</link>
      <description>&lt;![CDATA[19 settembre, https://differx.tracciabi.li/2026/09/19/addio-agli-spazi-a-i/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>19 settembre, <a href="https://differx.tracciabi.li/2026/09/19/addio-agli-spazi-a-i/" rel="nofollow">https://differx.tracciabi.li/2026/09/19/addio-agli-spazi-a-i/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/nzgz0p2qyl</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 23:57:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[vortex]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/vortex-6zpm</link>
      <description>&lt;![CDATA[[vortex] &#xA;&#xA;un dittico stanza dittici un punctatum superpartes lo fanno nelle scatole del burro belga lo [comprano come l&#39;arte mangiano] in maniera ordinatissima all&#39;intaglio soffia una parte oropilla] e panico da masolinO]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[vortex]</p>

<p>un dittico stanza dittici un punctatum superpartes lo fanno nelle scatole del burro belga lo [comprano come l&#39;arte mangiano] in maniera ordinatissima all&#39;intaglio soffia una parte oropilla] e panico da masolinO</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6w05nrg7yl</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 19:50:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sempre in auto racconto a Elettra questa cosa, anzi no, eravamo nelle gallerie.</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/sempre-in-auto-racconto-a-elettra-questa-cosa-anzi-no-eravamo-nelle-gallerie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sempre in auto racconto a Elettra questa cosa, anzi no, eravamo nelle gallerie. Ogni volta che passava una bici elettrica faceva un rumore come di insetto, e allora ho raccontato questa cosa che da bambino/ragazzino avevo visto un cartone animato. Non so cosa fosse, una cosa seriale, probabilmente una delle cose Hanna &amp; Barbera che intimamente odiavo. In questo cartone animato c&#39;era un insetto, forse una zanzara, non ricordo. Forse più grande del dovuto. In ogni caso questa zanzara o cosa era, prima di colpire faceva un suono. Diceva &#34;Bron-zi-ga!&#34;. E poi colpiva con il suo aculeo. &#34;Del cartone non ricordo nulla, ma - capisci - ho cinquantasei anni e quel &#39;bronziga&#39; è ancora dentro di me. Perché? Forse il suono, bronziga, ha una sonorità che mi è rimasta impressa dentro. Mi ha marchiato&#34;. Elettra scuote la testa, rassegnata. &#xA;&#xA;Bron-zi-ga. Anche lui morirà con me. &#xA;&#xA;Il cuore del discorso era capire le cose che mi fanno felice. Era anche l&#39;inizio di questo diario. È un problema essere felici, la felicità in generale. Un mescolamento ibrido di amore ed egoismo. Roba animale, muscolare, che si aggancia a un nucleo centrale in perenne mutamento. Cosa ne so come essere felice. Dipende. Una parte di me ragiona per conto suo, con movimenti muti. Non mi informa - questa grossa testa di cazzo che tengo dentro - di cosa e perché sia felice o depressa o scazzata. È irragionevole e costruisce dentro di me la sua galassia temporanea, temporary galaxy, fatta di piccole gemme, smeraldi, falli color delfino, talco mentolato, pelle scarificata a mostrare la carne viva che pulsa, coperta con fitostimoline garza, acqua ossigenata a spruzzo. Scarafaggi, fuochiste. Riutilizzo tutto, non butto via niente. &#xA;&#xA;Essere felice, e poi di cosa. L&#39;altro giorno lo pensavo, perché dovrei essere felice? I diari di carta che avevo da bambino/ragazzino iniziavano con &#34;caro diario&#34;, come nei film. Di cosa dovrei essere felice. Essere felice è la condizione in cui si ritrova chi non gli importa di esserlo, chi lo ritiene poco importante. Temporary galaxy. Raccontare cose buffe. Ricordare i frammenti di godimento e conservarli come si conserverebbe un odore, senza poterci ragionare sopra. Stare bene, avere la speranza di un corpo migliore. Di un pasto migliore. Di un risveglio migliore. Ridere dentro. Qualche giorno fa sono andato nel letto del Bisagno a fare riprese con il cellulare in bianco e nero, per i miei video. Ci sono restato un&#39;ora, dice lo smartphone. Giravo tra i sassi. Prendevo spazzatura, la lavavo nell&#39;acqua del fiume. Riprendevo tutto. Sono stato - in quell&#39;ora - felice. Non lo so. Ero elettrizzato. Basta per essere felici?&#xA;&#xA;Quella galassia dentro è cangiante. Passa dall&#39;euforia per niente alla pesantezza, alla depressione al niente. Resiste, è resiliente. Muta, a mia insaputa. Elettra mi ha chiesto se ho un posto privato dove scrivo cose che nessuno legge. Le ho detto che ho una cartella in tutti i miei computer chiamata &#34;scriptabilia&#34; dove dentro ci sono cose che scrivo così, all&#39;improvviso. Irrelate. Centinaia di file. Ma non c&#39;è niente di privato. Le cose private le vivo. Oggi, per dire, ho adattato un mobile di metallo con Elettra, l&#39;abbiamo tagliato con un seghetto da ferro, riassemblato. Ad un certo punto, Elettra non c&#39;era, tenevo con una mano la sbarra di ferro, sul tavolo, e con la seconda tagliavo, ma il ferro si muoveva per l&#39;attrito del seghetto da ferro. Allora ho messo un piede nudo sul tavolo, sopra il ferro, a tenerlo fermo. Avevo la mia mano sinistra e a fianco questa strana mano pedestre, tutte e due occupate a tenere fermo il ferro che intanto - con la terza mano - tagliavo. Forse, in quel momento, essere a tre mani, sono stato felice della metamorfosi.&#xA;&#xA;Ad un certo punto, mentre eravamo nella galleria tra Bonassola e Levanto, sentiamo un ambulanza. Vediamo la luce nella galleria i lampeggianti. Non me lo aspettavo. Arriva a tutta velocità mentre i pedoni e le biciclette, nella penombra, si mettono a lato. L&#39;auto passa a sirene spiegate. Le sirene spiegate bene. È una presenza irreale. Vedo per un attimo il volto teso dell&#39;autista, poi scompare via verso la sua missione. Dopo il suo passaggio la galleria torna al suo ciclo turistico, ai suoi rumori di onde lontane, il buio fresco del sottoterra, le gocce che cadono dalla volta,  voci straniere, rumori di bibiclette che si avvicinano, ti passano vicino, filano via ronzando. Bronziga.  ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sempre in auto racconto a Elettra questa cosa, anzi no, eravamo nelle gallerie. Ogni volta che passava una bici elettrica faceva un rumore come di insetto, e allora ho raccontato questa cosa che da bambino/ragazzino avevo visto un cartone animato. Non so cosa fosse, una cosa seriale, probabilmente una delle cose Hanna &amp; Barbera che intimamente odiavo. In questo cartone animato c&#39;era un insetto, forse una zanzara, non ricordo. Forse più grande del dovuto. In ogni caso questa zanzara o cosa era, prima di colpire faceva un suono. Diceva “Bron-zi-ga!”. E poi colpiva con il suo aculeo. “Del cartone non ricordo nulla, ma – capisci – ho cinquantasei anni e quel &#39;bronziga&#39; è ancora dentro di me. Perché? Forse il suono, bronziga, ha una sonorità che mi è rimasta impressa dentro. Mi ha marchiato”. Elettra scuote la testa, rassegnata.</p>

<p>Bron-zi-ga. Anche lui morirà con me.</p>

<p>Il cuore del discorso era capire le cose che mi fanno felice. Era anche l&#39;inizio di questo diario. È un problema essere felici, la felicità in generale. Un mescolamento ibrido di amore ed egoismo. Roba animale, muscolare, che si aggancia a un nucleo centrale in perenne mutamento. Cosa ne so come essere felice. Dipende. Una parte di me ragiona per conto suo, con movimenti muti. Non mi informa – questa grossa testa di cazzo che tengo dentro – di cosa e perché sia felice o depressa o scazzata. È irragionevole e costruisce dentro di me la sua galassia temporanea, temporary galaxy, fatta di piccole gemme, smeraldi, falli color delfino, talco mentolato, pelle scarificata a mostrare la carne viva che pulsa, coperta con fitostimoline garza, acqua ossigenata a spruzzo. Scarafaggi, fuochiste. Riutilizzo tutto, non butto via niente.</p>

<p>Essere felice, e poi di cosa. L&#39;altro giorno lo pensavo, perché dovrei essere felice? I diari di carta che avevo da bambino/ragazzino iniziavano con “caro diario”, come nei film. Di cosa dovrei essere felice. Essere felice è la condizione in cui si ritrova chi non gli importa di esserlo, chi lo ritiene poco importante. Temporary galaxy. Raccontare cose buffe. Ricordare i frammenti di godimento e conservarli come si conserverebbe un odore, senza poterci ragionare sopra. Stare bene, avere la speranza di un corpo migliore. Di un pasto migliore. Di un risveglio migliore. Ridere dentro. Qualche giorno fa sono andato nel letto del Bisagno a fare riprese con il cellulare in bianco e nero, per i miei video. Ci sono restato un&#39;ora, dice lo smartphone. Giravo tra i sassi. Prendevo spazzatura, la lavavo nell&#39;acqua del fiume. Riprendevo tutto. Sono stato – in quell&#39;ora – felice. Non lo so. Ero elettrizzato. Basta per essere felici?</p>

<p>Quella galassia dentro è cangiante. Passa dall&#39;euforia per niente alla pesantezza, alla depressione al niente. Resiste, è resiliente. Muta, a mia insaputa. Elettra mi ha chiesto se ho un posto privato dove scrivo cose che nessuno legge. Le ho detto che ho una cartella in tutti i miei computer chiamata “scriptabilia” dove dentro ci sono cose che scrivo così, all&#39;improvviso. Irrelate. Centinaia di file. Ma non c&#39;è niente di privato. Le cose private le vivo. Oggi, per dire, ho adattato un mobile di metallo con Elettra, l&#39;abbiamo tagliato con un seghetto da ferro, riassemblato. Ad un certo punto, Elettra non c&#39;era, tenevo con una mano la sbarra di ferro, sul tavolo, e con la seconda tagliavo, ma il ferro si muoveva per l&#39;attrito del seghetto da ferro. Allora ho messo un piede nudo sul tavolo, sopra il ferro, a tenerlo fermo. Avevo la mia mano sinistra e a fianco questa strana mano pedestre, tutte e due occupate a tenere fermo il ferro che intanto – con la terza mano – tagliavo. Forse, in quel momento, essere a tre mani, sono stato felice della metamorfosi.</p>

<p>Ad un certo punto, mentre eravamo nella galleria tra Bonassola e Levanto, sentiamo un ambulanza. Vediamo la luce nella galleria i lampeggianti. Non me lo aspettavo. Arriva a tutta velocità mentre i pedoni e le biciclette, nella penombra, si mettono a lato. L&#39;auto passa a sirene spiegate. Le sirene spiegate bene. È una presenza irreale. Vedo per un attimo il volto teso dell&#39;autista, poi scompare via verso la sua missione. Dopo il suo passaggio la galleria torna al suo ciclo turistico, ai suoi rumori di onde lontane, il buio fresco del sottoterra, le gocce che cadono dalla volta,  voci straniere, rumori di bibiclette che si avvicinano, ti passano vicino, filano via ronzando. Bronziga.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/cl2uneimxv</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 19:46:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sarzana, Volterra, Siena, Golfo di Baratti</title>
      <link>https://noblogo.org/endurista/sarzana-volterra-siena-golfo-di-baratti</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sarzana, Volterra, Siena, Golfo di Baratti&#xA;Vecchi buoni amici, ed i loro giovani figli&#xA;Cacciucchi, fiorentine e Montecucchi&#xA;Colline verdi e morbide&#xA;strade che le abbracciano&#xA;Piegati pini marittimi e onde azzurre&#xA;vento, vele ed arcipelaghi&#xA;Ti ho vissuta 15 anni, Toscana&#xA;Diobò, non ti si può scordare&#xA;(al pensier di dover svizzerare&#xA;tra un paio di giorni&#xA;c&#39;ho il magone)&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sarzana, Volterra, Siena, Golfo di Baratti
Vecchi buoni amici, ed i loro giovani figli
Cacciucchi, fiorentine e Montecucchi
Colline verdi e morbide
strade che le abbracciano
Piegati pini marittimi e onde azzurre
vento, vele ed arcipelaghi
Ti ho vissuta 15 anni, Toscana
Diobò, non ti si può scordare
(al pensier di dover svizzerare
tra un paio di giorni
c&#39;ho il magone)</p>
]]></content:encoded>
      <author>Endurista</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ox1zoszj8p</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 15:26:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ecco</title>
      <link>https://noblogo.org/vitocola/ecco</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ecco&#xA;&#xA;Mi sono spostato qui, con un po&#39; di pazienza vedrò di ricaricare il vecchio blog.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ecco</p>

<p>Mi sono spostato qui, con un po&#39; di pazienza vedrò di ricaricare il vecchio blog.</p>
]]></content:encoded>
      <author>vitocola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0o0n1je3qq</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 10:37:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Da Substack a noblogo (WriteFreely)?</title>
      <link>https://noblogo.org/tralerighe/da-substack-a-noblogo-writefreely</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Da Substack a noblogo (WriteFreely)?&#xA;&#xA;Negli ultimi anni devo dire che scrivo abbastanza sia a livello di &#34;penna&#34; sia su tastiera, e per quanto ci sia una lotta tra le due metodologie, preferisco scriere su tasteira rispetto alla penna, anche se quest&#39;ultimo è indispensabile per mettere giù le idee.&#xA;&#xA;Come dico, e ho scritto più volte, ho iniziato a scrivere per necessità, per terapia, e sto continuando questo metodo di scrittura a questa entità &#34;DIARIO&#34;. &#xA;&#xA;Substack in questo campo mi ha catturato immediatamente perché è piena di persone con la stessa ideologia, che stanno cambiando il loro modo di vivere i giorni moderni, che leggon di più... In sostanza mi ha dato e mi sta dando tanti punti di riflessione molto stimolanti.&#xA;&#xA;Il punto è un altro: rimane comunque una piattaforma social, qundi con post brevi, importanza alle immagini, risptto al testo, e la presenza di un algoritmo. Non credo faccia più per me, dall&#39;essere di aiuto e un&#39;altra piattaforma che inizia a sovrastimolare.&#xA;&#xA;Per quanto riguarda la sovrastimolazione, in me questa senza sensazione si traduce come il DOVER essere produttivo per portare CHISSA&#39; QUALE RISULTATO.&#xA;&#xA;Da qui arriva &#34;noblogo&#34;, seguo Devol da anni, pur applicando la Degooglizzazione molto lentamente, e questo servizio mi ha sempre attirato, forse è giunto il momento di abitarlo.&#xA;&#xA;D&#39;altronde, rimango un grande fan di https://scrivi.la/ made by Riccardo Palombo. &#xA;&#xA;Per scrivere basta poco: un font leggibile, un foglio virtuale in dark mode, e basta (neanche il grassetto e il corsivo, tutto rumore).]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Da Substack a noblogo (WriteFreely)?</p>

<p>Negli ultimi anni devo dire che scrivo abbastanza sia a livello di “penna” sia su tastiera, e per quanto ci sia una lotta tra le due metodologie, preferisco scriere su tasteira rispetto alla penna, anche se quest&#39;ultimo è indispensabile per mettere giù le idee.</p>

<p>Come dico, e ho scritto più volte, ho iniziato a scrivere per necessità, per terapia, e sto continuando questo metodo di scrittura a questa entità “DIARIO”.</p>

<p>Substack in questo campo mi ha catturato immediatamente perché è piena di persone con la stessa ideologia, che stanno cambiando il loro modo di vivere i giorni moderni, che leggon di più... In sostanza mi ha dato e mi sta dando tanti punti di riflessione molto stimolanti.</p>

<p>Il punto è un altro: rimane comunque una piattaforma social, qundi con post brevi, importanza alle immagini, risptto al testo, e la presenza di un algoritmo. Non credo faccia più per me, dall&#39;essere di aiuto e un&#39;altra piattaforma che inizia a sovrastimolare.</p>

<p>Per quanto riguarda la sovrastimolazione, in me questa senza sensazione si traduce come il DOVER essere produttivo per portare CHISSA&#39; QUALE RISULTATO.</p>

<p>Da qui arriva “noblogo”, seguo Devol da anni, pur applicando la Degooglizzazione molto lentamente, e questo servizio mi ha sempre attirato, forse è giunto il momento di abitarlo.</p>

<p>D&#39;altronde, rimango un grande fan di <a href="https://scrivi.la/" rel="nofollow">https://scrivi.la/</a> made by Riccardo Palombo.</p>

<p>Per scrivere basta poco: un font leggibile, un foglio virtuale in dark mode, e basta (neanche il grassetto e il corsivo, tutto rumore).</p>
]]></content:encoded>
      <author>Tra Le Righe by Anto</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/05xat57vkg</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 07:42:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il mio posto</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/il-mio-posto</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Il mio posto&#xD;&#xA;a David Maria Turoldo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nella tua costruzione&#xD;&#xA;Signore dove&#xD;&#xA;metti il mio tassello&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quale&#xD;&#xA;il mio posto:&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sia pure&#xD;&#xA;l&#39;ultimo - ma &#xD;&#xA;come Tu disponi:&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;indelebile&#xD;&#xA;profumerà &#xD;&#xA;per Te il fiore&#xD;&#xA;del mio sangue&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Testo ricevuto&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Hai incollato la poesia «Il mio posto» attribuita a David Maria Turoldo:&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;  nella tua costruzione  &#xD;&#xA;  Signore dove  &#xD;&#xA;  metti il mio tassello  &#xD;&#xA;    quale  &#xD;&#xA;  il mio posto:  &#xD;&#xA;    sia pure  &#xD;&#xA;  l&#39;ultimo - ma  &#xD;&#xA;  come Tu disponi:  &#xD;&#xA;    indelebile  &#xD;&#xA;  profumerà  &#xD;&#xA;  per Te il fiore  &#xD;&#xA;  del mio sangue&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Breve contestualizzazione su David Maria Turoldo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;David Maria Turoldo è stato un sacerdote, poeta e intellettuale italiano del Novecento noto per la sua intensa spiritualità, l’impegno sociale e la produzione poetica che fonde fede e attenzione al mondo. La sua opera poetica è spesso breve, concentrata e carica di immagini religiose e morali. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del testo (in italiano)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tema centrale  &#xD;&#xA;La poesia è una preghiera di offerta e di umile disponibilità: il parlante chiede al Signore dove collocare il proprio «tassello» nella grande opera divina. L’immagine della costruzione suggerisce che ogni vita è parte di un progetto più vasto.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tono e atteggiamento  &#xD;&#xA;Il tono è rassegnato ma fiducioso: l’autore accetta anche il «posto» più umile («sia pure l’ultimo») purché sia la disposizione divina. C’è una resa volontaria alla volontà di Dio.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e simboli  &#xD;&#xA;Tassello / costruzione: metafora della vita come elemento di un edificio spirituale o comunitario.  &#xD;&#xA;Fiore del mio sangue: immagine forte che unisce il sacrificio personale (sangue) e la bellezza/offerta (fiore); indica che anche il sacrificio più intimo diventa profumo per Dio, cioè atto di lode o valore spirituale.  &#xD;&#xA;Indelebile / profumerà: parole che sottolineano la permanenza e l’effetto positivo dell’offerta personale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Struttura e ritmo  &#xD;&#xA;Versi brevi, frammentari, quasi come battiti di preghiera; l’assenza di punteggiatura accentua la continuità del flusso interiore.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Possibile lettura esistenziale  &#xD;&#xA;La poesia può essere letta come accettazione della propria marginalità o piccolezza, trasformata in valore attraverso la dedizione e il sacrificio. È un inno alla disponibilità totale: non importa il ruolo, importa la fedeltà alla chiamata.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti d’uso e lettura&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lettura ad alta voce: rallenta sulle immagini chiave («tassello», «ultimo», «fiore del mio sangue») per far emergere la tensione tra umiltà e offerta.  &#xD;&#xA;Per meditazione: leggere il testo come breve mantra, ripetendo l’ultima immagine per interiorizzarne il senso di dono.  &#xD;&#xA;Per analisi scolastica: confrontalo con altre poesie religiose del Novecento che usano metafore costruttive (edificio, pietra, tessera).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Contesto e attribuzione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;David Maria Turoldo è poeta e sacerdote italiano del Novecento la cui opera unisce impegno religioso, sociale e linguaggio poetico essenziale. La poesia «Il mio posto» si inserisce nella sua produzione breve e meditativa, caratterizzata da immagini religiose e da una forte tensione etica e spirituale. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lettura complessiva&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il testo si presenta come una preghiera in forma condensata: il parlante si rivolge al Signore chiedendo dove collocare il proprio «tassello» nella «costruzione» divina. La domanda sulla collocazione esprime insieme umiltà e disponibilità: non si pretende un ruolo, si chiede solo di essere disposto secondo la volontà di Dio. L’offerta finale — il «fiore del mio sangue» — trasforma la marginalità in valore sacro, suggerendo che anche il sacrificio personale diventa profumo gradito a Dio. Questa dinamica di resa e trasfigurazione è tipica della poetica turoldiana. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Struttura, lingua e ritmo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versificazione e sintassi: i versi sono brevi, frammentari, privi di punteggiatura forte; la sintassi spezzata crea un ritmo di invocazione e di sospensione. La disposizione a blocchi e l’uso di enjambement implicano una lettura meditativa, quasi a scandire atti di fede.  &#xD;&#xA;Lessico: parole come costruzione, tassello, indelebile, profumerà sono scelte dense di significato: la terminologia edile rimanda all’idea di comunità e progetto, mentre i termini sensoriali (profumo, fiore) traslano il sacrificio in esperienza estetica e spirituale.  &#xD;&#xA;Economia espressiva: la brevità non è povertà ma concentrazione; ogni parola è carica di valenze simboliche. Questa economia è coerente con la produzione di Turoldo, che privilegia l’essenzialità e l’intensità emotiva. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Simboli e immagini principali&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La costruzione e il tassello: metafora della vita come parte di un tutto; il singolo è elemento necessario ma non autosufficiente. L’immagine richiama anche la tradizione cristiana della Chiesa come corpo o edificio spirituale.  &#xD;&#xA;L’ultimo posto: non è resa passiva ma scelta di obbedienza; l’ultimo diventa luogo di fedeltà. Qui si coglie una tensione morale: l’accettazione dell’umiltà come virtù.  &#xD;&#xA;Il fiore del mio sangue: immagine centrale e ambivalente: unisce la violenza del sangue al simbolo di bellezza e offerta (fiore). Il sangue, trasformato in fiore, diventa dono che «profuma» — cioè che produce un effetto spirituale duraturo e gradevole a Dio. Questa trasmutazione sacramentale è un tratto ricorrente nella poesia religiosa moderna. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Temi esistenziali e teologici&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Disponibilità e vocazione: il parlante non pretende, ma si mette a disposizione; la vocazione è intesa come collocazione nel progetto divino più che come realizzazione personale autonoma.  &#xD;&#xA;Sofferenza redentiva: la menzione del sangue rimanda al tema cristiano del sacrificio redentore; tuttavia Turoldo non lo esibisce in chiave eroica, bensì come offerta umile e profumata, segno che la sofferenza, se donata, acquista valore trascendente.  &#xD;&#xA;Memoria e indelibilità: l’aggettivo indelebile sottolinea che l’atto di offerta lascia una traccia permanente nella relazione con il divino; la piccolezza umana non è annullata ma inscritta nella storia sacra. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Possibili letture critiche e aperture interpretative&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lettura spirituale: testo come preghiera di consacrazione; la costruzione è la Chiesa o l’opera di Dio nella storia.  &#xD;&#xA;Lettura esistenziale: il «tassello» può rappresentare il ruolo sociale o familiare; l’accettazione dell’ultimo posto diventa etica della responsabilità e del servizio.  &#xD;&#xA;Lettura politica/etica: in chiave turoldiana più ampia, la poesia può essere letta come invito alla solidarietà con i marginali: scegliere l’ultimo posto significa schierarsi con gli ultimi della società. Questa lettura si collega all’impegno civile che caratterizza parte della produzione di Turoldo. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Valutazione stilistica e importanza poetica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La forza del testo sta nella concentrazione immaginativa: poche immagini, ma potenti, che condensano teologia, etica e sentimento. La lingua asciutta evita retorica e rende la preghiera credibile e intima. In termini di poetica, il componimento è esemplare della capacità di Turoldo di fondere parola religiosa e sensibilità moderna, mantenendo una tensione tra umiltà e grandezza spirituale. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Conclusione e suggerimenti per approfondire&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La poesia funziona come un piccolo rito verbale: chiede, si offre, trasforma. Per approfondire, è utile leggere altre poesie di Turoldo che esplorano il tema del sacrificio, della marginalità e della vocazione, e confrontarle con poeti religiosi del Novecento per cogliere affinità e differenze stilistiche. Se vuoi, posso:  &#xD;&#xA;proporre un confronto testuale con un’altra poesia di Turoldo;  &#xD;&#xA;preparare una versione commentata verso per verso;  &#xD;&#xA;suggerire riferimenti critici e bibliografia su Turoldo.&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il mio posto
a David Maria Turoldo</p>

<p>nella tua costruzione
Signore dove
metti il mio tassello</p>

<p>quale
il mio posto:</p>

<p>sia pure
l&#39;ultimo – ma
come Tu disponi:</p>

<p>indelebile
profumerà
per Te il fiore
del mio sangue</p>

<h3 id="testo-ricevuto">Testo ricevuto</h3>

<p>Hai incollato la poesia <strong>«Il mio posto»</strong> attribuita a <strong>David Maria Turoldo</strong>:</p>

<blockquote><p>nella tua costruzione<br>
Signore dove<br>
metti il mio tassello</p>

<p>quale<br>
il mio posto:</p>

<p>sia pure<br>
l&#39;ultimo – ma<br>
come Tu disponi:</p>

<p>indelebile<br>
profumerà<br>
per Te il fiore<br>
del mio sangue</p></blockquote>

<h3 id="breve-contestualizzazione-su-david-maria-turoldo">Breve contestualizzazione su David Maria Turoldo</h3>

<p><strong>David Maria Turoldo</strong> è stato un sacerdote, poeta e intellettuale italiano del Novecento noto per la sua intensa spiritualità, l’impegno sociale e la produzione poetica che fonde fede e attenzione al mondo. <strong>La sua opera poetica è spesso breve, concentrata e carica di immagini religiose e morali</strong>.</p>

<hr>

<h3 id="analisi-del-testo-in-italiano">Analisi del testo (in italiano)</h3>

<p><strong>Tema centrale</strong><br>
– La poesia è una preghiera di offerta e di umile disponibilità: il parlante chiede al Signore dove collocare il proprio «tassello» nella grande opera divina. L’immagine della costruzione suggerisce che ogni vita è parte di un progetto più vasto.</p>

<p><strong>Tono e atteggiamento</strong><br>
– Il tono è rassegnato ma fiducioso: l’autore accetta anche il «posto» più umile («sia pure l’ultimo») purché sia la disposizione divina. C’è una resa volontaria alla volontà di Dio.</p>

<p><strong>Immagini e simboli</strong><br>
– <strong>Tassello / costruzione</strong>: metafora della vita come elemento di un edificio spirituale o comunitario.<br>
– <strong>Fiore del mio sangue</strong>: immagine forte che unisce il sacrificio personale (sangue) e la bellezza/offerta (fiore); indica che anche il sacrificio più intimo diventa profumo per Dio, cioè atto di lode o valore spirituale.<br>
– <strong>Indelebile / profumerà</strong>: parole che sottolineano la permanenza e l’effetto positivo dell’offerta personale.</p>

<p><strong>Struttura e ritmo</strong><br>
– Versi brevi, frammentari, quasi come battiti di preghiera; l’assenza di punteggiatura accentua la continuità del flusso interiore.</p>

<p><strong>Possibile lettura esistenziale</strong><br>
– La poesia può essere letta come accettazione della propria marginalità o piccolezza, trasformata in valore attraverso la dedizione e il sacrificio. È un inno alla disponibilità totale: non importa il ruolo, importa la fedeltà alla chiamata.</p>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-d-uso-e-lettura">Suggerimenti d’uso e lettura</h3>
<ul><li><strong>Lettura ad alta voce</strong>: rallenta sulle immagini chiave («tassello», «ultimo», «fiore del mio sangue») per far emergere la tensione tra umiltà e offerta.<br></li>
<li><strong>Per meditazione</strong>: leggere il testo come breve mantra, ripetendo l’ultima immagine per interiorizzarne il senso di dono.<br></li>
<li><strong>Per analisi scolastica</strong>: confrontalo con altre poesie religiose del Novecento che usano metafore costruttive (edificio, pietra, tessera).</li></ul>

<hr>

<h3 id="contesto-e-attribuzione">Contesto e attribuzione</h3>

<p><strong>David Maria Turoldo</strong> è poeta e sacerdote italiano del Novecento la cui opera unisce impegno religioso, sociale e linguaggio poetico essenziale. La poesia <strong>«Il mio posto»</strong> si inserisce nella sua produzione breve e meditativa, caratterizzata da immagini religiose e da una forte tensione etica e spirituale.</p>

<hr>

<h3 id="lettura-complessiva">Lettura complessiva</h3>

<p>Il testo si presenta come una preghiera in forma condensata: il parlante si rivolge al <strong>Signore</strong> chiedendo dove collocare il proprio «tassello» nella «costruzione» divina. La domanda sulla collocazione esprime insieme umiltà e disponibilità: non si pretende un ruolo, si chiede solo di essere disposto secondo la volontà di Dio. L’offerta finale — il «fiore del mio sangue» — trasforma la marginalità in valore sacro, suggerendo che anche il sacrificio personale diventa profumo gradito a Dio. Questa dinamica di resa e trasfigurazione è tipica della poetica turoldiana.</p>

<hr>

<h3 id="struttura-lingua-e-ritmo">Struttura, lingua e ritmo</h3>
<ul><li><strong>Versificazione e sintassi</strong>: i versi sono brevi, frammentari, privi di punteggiatura forte; la sintassi spezzata crea un ritmo di invocazione e di sospensione. La disposizione a blocchi e l’uso di enjambement implicano una lettura meditativa, quasi a scandire atti di fede.<br></li>
<li><strong>Lessico</strong>: parole come <em>costruzione</em>, <em>tassello</em>, <em>indelebile</em>, <em>profumerà</em> sono scelte dense di significato: la terminologia edile rimanda all’idea di comunità e progetto, mentre i termini sensoriali (profumo, fiore) traslano il sacrificio in esperienza estetica e spirituale.<br></li>
<li><strong>Economia espressiva</strong>: la brevità non è povertà ma concentrazione; ogni parola è carica di valenze simboliche. Questa economia è coerente con la produzione di Turoldo, che privilegia l’essenzialità e l’intensità emotiva.</li></ul>

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<h3 id="simboli-e-immagini-principali">Simboli e immagini principali</h3>
<ul><li><strong>La costruzione e il tassello</strong>: metafora della vita come parte di un tutto; il singolo è elemento necessario ma non autosufficiente. L’immagine richiama anche la tradizione cristiana della Chiesa come corpo o edificio spirituale.<br></li>
<li><strong>L’ultimo posto</strong>: non è resa passiva ma scelta di obbedienza; l’ultimo diventa luogo di fedeltà. Qui si coglie una tensione morale: l’accettazione dell’umiltà come virtù.<br></li>
<li><strong>Il fiore del mio sangue</strong>: immagine centrale e ambivalente: unisce la violenza del sangue al simbolo di bellezza e offerta (fiore). Il sangue, trasformato in fiore, diventa dono che «profuma» — cioè che produce un effetto spirituale duraturo e gradevole a Dio. Questa trasmutazione sacramentale è un tratto ricorrente nella poesia religiosa moderna.</li></ul>

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<h3 id="temi-esistenziali-e-teologici">Temi esistenziali e teologici</h3>
<ul><li><strong>Disponibilità e vocazione</strong>: il parlante non pretende, ma si mette a disposizione; la vocazione è intesa come collocazione nel progetto divino più che come realizzazione personale autonoma.<br></li>
<li><strong>Sofferenza redentiva</strong>: la menzione del sangue rimanda al tema cristiano del sacrificio redentore; tuttavia Turoldo non lo esibisce in chiave eroica, bensì come offerta umile e profumata, segno che la sofferenza, se donata, acquista valore trascendente.<br></li>
<li><strong>Memoria e indelibilità</strong>: l’aggettivo <em>indelebile</em> sottolinea che l’atto di offerta lascia una traccia permanente nella relazione con il divino; la piccolezza umana non è annullata ma inscritta nella storia sacra.</li></ul>

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<h3 id="possibili-letture-critiche-e-aperture-interpretative">Possibili letture critiche e aperture interpretative</h3>
<ol><li><strong>Lettura spirituale</strong>: testo come preghiera di consacrazione; la costruzione è la Chiesa o l’opera di Dio nella storia.<br></li>
<li><strong>Lettura esistenziale</strong>: il «tassello» può rappresentare il ruolo sociale o familiare; l’accettazione dell’ultimo posto diventa etica della responsabilità e del servizio.<br></li>
<li><strong>Lettura politica/etica</strong>: in chiave turoldiana più ampia, la poesia può essere letta come invito alla solidarietà con i marginali: scegliere l’ultimo posto significa schierarsi con gli ultimi della società. Questa lettura si collega all’impegno civile che caratterizza parte della produzione di Turoldo.</li></ol>

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<h3 id="valutazione-stilistica-e-importanza-poetica">Valutazione stilistica e importanza poetica</h3>

<p>La forza del testo sta nella <strong>concentrazione immaginativa</strong>: poche immagini, ma potenti, che condensano teologia, etica e sentimento. La lingua asciutta evita retorica e rende la preghiera credibile e intima. In termini di poetica, il componimento è esemplare della capacità di Turoldo di fondere parola religiosa e sensibilità moderna, mantenendo una tensione tra umiltà e grandezza spirituale.</p>

<hr>

<h3 id="conclusione-e-suggerimenti-per-approfondire">Conclusione e suggerimenti per approfondire</h3>

<p>La poesia funziona come un piccolo rito verbale: chiede, si offre, trasforma. Per approfondire, è utile leggere altre poesie di Turoldo che esplorano il tema del sacrificio, della marginalità e della vocazione, e confrontarle con poeti religiosi del Novecento per cogliere affinità e differenze stilistiche. Se vuoi, posso:<br>
– proporre un confronto testuale con un’altra poesia di Turoldo;<br>
– preparare una versione commentata verso per verso;<br>
– suggerire riferimenti critici e bibliografia su Turoldo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/66v3gbwe84</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 07:19:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Disertare la guerra si deve</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/disertare-la-guerra-si-deve</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;L&#39;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.&#34;&#xA;&#xA;Le parole sono importanti, sempre. Il linguaggio modella il pensiero e il pensiero plasma la realtà.&#xA;&#34;Ripudia&#34;: significa respinge con decisione, rinnega. &#xA;Rinnegare le guerra significa opporsi ad essa con decisione, rifiutarla senza esitazioni o condizioni.&#xA;&#xA;Chiunque promuova la guerra, con qualsiasi argomentazione e in qualsiasi versione, va contrastato con decisione e fermezza. &#xA;Ogni suo argomento a favore della guerra va respinto, ripudiato.&#xA;&#xA;art. 11 Costituzione&#xA;&#xA;I nostri costituenti hanno scelto ogni singola parola con massima attenzione e cura. La Costituzione è stata scritta da persone con idee politiche anche molto diverse, a volte apparentemente inconciliabili. Ma nell&#39;immaginare e auspicare insieme il futuro del nostro Stato, hanno dato il massimo esempio di democrazia, condivisione e pacifismo.  &#xA;&#xA;Chiarisco subito a tutti quelli che &#34;eh, ma la Resistenza?&#34;, &#34;eh ma l&#39;Ucraina invasa!&#34;. &#xA;La Resistenza italiana non centra una beneamata cippa! &#xA;I partigiani erano disertori dell&#39;esercito della Repubblica Sociale, il regime collaborazionista dei Tedeschi nazisti. &#xA;Hanno combattuto prima di tutto contro il loro stesso Stato, quindi erano disertori e traditori. C&#39;era la guerra in due terzi del mondo e la diplomazia aveva fallito miseramente, anzi si era proprio girata dall&#39;altra parte ignorando colpevolmente tutti i segnali che erano arrivati dalla Germania.&#xA;&#xA;L&#39;Ucraina è stata invasa, non l&#39;Italia. L&#39;Italia, se volesse aderire pienamente ai principi costituzionali, potrebbe aiutare gli Ucraini in tanti modi senza inviare loro armi e munizioni. &#xA;Allo stesso tempo dovrebbe proporsi come leader della diplomazia per la fine del conflitto. Avrebbe titolo, autorevolezza e credibilità per farlo, più di altri paesi europei.&#xA;Ma chi governa l&#39;Italia e la parte reazionaria e novecentesca dell&#39;opposizione vogliono e promuovono la guerra. Costoro sono i veri traditori della nostra democrazia .&#xA;&#xA;L&#39;unico modo di finire una guerra è la diplomazia. Non possono più esistere un vincitore e uno sconfitto sul campo  da quando esiste l&#39;atomica . &#xA;Senza una soluzione negoziale e diplomatica la guerra durerà per sempre . Altre decine di migliaia di giovani ucraini e russi (in gran parte mandati al fronte contro la loro volontà a farsi macellare senza possibilità di scampo dai droni, robot) moriranno in modo insensato e inutile.&#xA;&#xA;Sostengo e approvo pienamente le parole di Virginia Libero.&#xA;Disprezzo i politici come Gori, Guerrini, Del Rio, Calenda, Renzi, Picierno... e tutta la destra guerrafondaia.&#xA;E disprezzo il paternalismo tossico di alcune persone genuinamente di sinistra che hanno criticato la Libero perché ha usato il termine &#39;diserzione&#39;, come Bersani e Zoro, quello di Propaganda.&#xA;Il primo ha rimproverato la Libero perché secono lui era più corretto il termine &#34;obiezione di coscienza&#34; invece di diserzione.&#xA;Zoro, dimostrando una certa ignoranza e una retorica omologata, le ha ricordato la Resistenza. &#xA;&#xA;Tanto per incominciare Virginia Libero ha 28 anni, è un politico fatto e finito come tutti gli altri ed è libera di dire e dichiarare ciò che vuole. Nessun vecchio trombone, maschio patriarcale mediterraneo (questo hanno dimostrato di essere Zoro e Bersani), si deve sentire autorizzato a farle correggere il tiro o a suggerirle le paroline giuste per non infastidire le loro coscienze conformiste e aggrappate ancora a categorie e idee novecentesche. &#xA;&#xA;I giovani hanno il diritto e il dovere di plasmare il mondo e il loro futuro come meglio credono. Perché il mondo e il futuro sono di loro proprietà. Eppure il mondo è in mano a governanti vecchi, a una finanza e un&#39;industria dominate da vecchi. &#xA;Ma i vecchi non sono più in grado di capire un mondo che gli è scivolato di mano a folle velocità. Cercano di frenarlo, rallentarlo e trattenerlo nel passato con mezzi anacronistici, fuori tempo massimo.&#xA;&#xA;I giovani come la Libero e i ventenni ad ogni latitudine del pianeta, sono gli unici al passo con i tempi. Sono coloro che hanno la forza e la ricetta per salvarci da noi stessi, dalla guerra, dall&#39;egoismo, dall&#39;odio e dalla catastrofe climatica che fa da scenario a tutto. &#xA;I vecchi, quelli davvero saggi, dovrebbero semplicemente mettersi da parte,  lasciar fare a chi è capace, a chi ha voglia, determinazione e pieno diritto: i giovani.  &#xA; &#xA;Le parole della Libero sono giuste, corrette, ineccepibili e rispecchiano pienamente quanto è scritto nella nostra Costituzione. Non so se sia la più bella del mondo o meno, ma è sicuramente la più pacifista.&#xA;&#xA;Now playing:&#xA;&#34;I Don&#39;t Wanna Grow Up&#34;&#xA;Bone Machine - Tom Waits - 1992]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>“L&#39;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”</em></p>

<p>Le parole sono importanti, sempre. Il linguaggio modella il pensiero e il pensiero plasma la realtà.
“Ripudia”: significa <strong>respinge con decisione, rinnega</strong>.
Rinnegare le guerra significa opporsi ad essa con decisione, <strong>rifiutarla senza esitazioni o condizioni</strong>.</p>

<p><strong>Chiunque promuova la guerra</strong>, con qualsiasi argomentazione e in qualsiasi versione, <strong>va contrastato</strong> con decisione e fermezza.
Ogni suo argomento a favore della guerra va respinto, <strong>ripudiato</strong>.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/ry31Q6Fh/art11-costituzione-italia.jpg" alt="art. 11 Costituzione"></p>

<p>I nostri costituenti hanno scelto ogni singola parola con massima attenzione e cura. La Costituzione è stata scritta da persone con <strong>idee politiche anche molto diverse</strong>, a volte apparentemente inconciliabili. Ma nell&#39;immaginare e auspicare insieme il futuro del nostro Stato, hanno dato il massimo esempio di <strong>democrazia</strong>, <strong>condivisione</strong> e <strong>pacifismo</strong>.</p>

<p>Chiarisco subito a tutti quelli che <em>“eh, ma la Resistenza?”</em>, <em>“eh ma l&#39;Ucraina invasa!”</em>.
<strong>La Resistenza italiana non centra una beneamata cippa!</strong>
<strong>I partigiani erano disertori dell&#39;esercito della Repubblica Sociale</strong>, il regime collaborazionista dei Tedeschi nazisti.
Hanno combattuto prima di tutto contro il loro stesso Stato, quindi erano <strong>disertori e traditori</strong>. C&#39;era la guerra in due terzi del mondo e la <strong>diplomazia aveva fallito</strong> miseramente, anzi si era proprio girata dall&#39;altra parte ignorando colpevolmente tutti i segnali che erano arrivati dalla Germania.</p>

<p><strong>L&#39;Ucraina è stata invasa, non l&#39;Italia</strong>. L&#39;Italia, se volesse aderire pienamente ai principi costituzionali, potrebbe <strong>aiutare gli Ucraini</strong> in tanti modi <strong>senza inviare loro armi</strong> e munizioni.
Allo stesso tempo <strong>dovrebbe proporsi come leader della diplomazia</strong> per la fine del conflitto. Avrebbe titolo, autorevolezza e credibilità per farlo, più di altri paesi europei.
Ma <strong>chi governa l&#39;Italia</strong> e la <strong>parte reazionaria e novecentesca dell&#39;opposizione</strong> vogliono e promuovono la guerra. Costoro sono i veri <strong>traditori della nostra democrazia</strong> .</p>

<p>L&#39;unico modo di finire una guerra è la <strong>diplomazia</strong>. Non possono più esistere un <strong>vincitore e uno sconfitto sul campo</strong>  da quando esiste <strong>l&#39;atomica</strong> .
Senza una soluzione negoziale e diplomatica <strong>la guerra durerà per sempre</strong> . Altre decine di migliaia di giovani ucraini e russi (in gran parte mandati al fronte contro la loro volontà a farsi macellare senza possibilità di scampo dai droni, robot) moriranno in modo insensato e inutile.</p>

<p><strong>Sostengo e approvo pienamente le parole di Virginia Libero.</strong>
Disprezzo i politici come Gori, Guerrini, Del Rio, Calenda, Renzi, Picierno... e tutta la destra guerrafondaia.
E disprezzo il <strong>paternalismo tossico</strong> di alcune persone genuinamente di sinistra che hanno <strong>criticato la Libero</strong> perché ha usato il termine <em>&#39;diserzione&#39;</em>, come <strong>Bersani</strong> e <strong>Zoro</strong>, quello di Propaganda.
Il primo ha rimproverato la Libero perché secono lui era più corretto il termine <em>“obiezione di coscienza”</em> invece di diserzione.
Zoro, dimostrando una certa <strong>ignoranza</strong> e una <strong>retorica omologata</strong>, le ha ricordato la <em>Resistenza</em>.</p>

<p>Tanto per incominciare <strong>Virginia Libero</strong> ha 28 anni, è un politico fatto e finito come tutti gli altri ed <strong>è libera di dire e dichiarare ciò che vuole</strong>. Nessun <strong>vecchio trombone</strong>, maschio patriarcale mediterraneo (questo hanno dimostrato di essere Zoro e Bersani), si deve sentire <strong>autorizzato a farle correggere il tiro</strong> o a suggerirle le <strong>paroline giuste</strong> per non infastidire le loro <strong>coscienze conformiste</strong> e aggrappate ancora a <strong>categorie e idee novecentesche</strong>.</p>

<p><strong>I giovani</strong> hanno il diritto e il dovere di plasmare il mondo e il loro futuro come meglio credono. Perché <strong>il mondo e il futuro sono di loro proprietà</strong>. Eppure il mondo è in mano a <strong>governanti vecchi</strong>, a una finanza e un&#39;industria dominate da vecchi.
Ma <strong>i vecchi non sono più in grado di capire un mondo</strong> che gli è scivolato di mano a folle velocità. Cercano di frenarlo, rallentarlo e trattenerlo nel passato con mezzi anacronistici, <strong>fuori tempo massimo</strong>.</p>

<p><strong>I giovani come la Libero</strong> e i ventenni ad ogni latitudine del pianeta, sono gli unici al passo con i tempi. Sono coloro che <strong>hanno la forza e la ricetta per salvarci da noi stessi</strong>, dalla guerra, dall&#39;egoismo, dall&#39;odio e dalla catastrofe climatica che fa da scenario a tutto.
<strong>I vecchi</strong>, quelli davvero <strong>saggi</strong>, dovrebbero semplicemente <strong>mettersi da parte</strong>,  lasciar fare a chi è capace, a chi ha voglia, determinazione e pieno diritto: i giovani.</p>

<p>Le <strong>parole della Libero</strong> sono giuste, corrette, ineccepibili e rispecchiano pienamente quanto è scritto nella <strong>nostra Costituzione</strong>. Non so se sia la più bella del mondo o meno, ma è sicuramente <strong>la più pacifista</strong>.</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“I Don&#39;t Wanna Grow Up”
<em>Bone Machine</em> – Tom Waits – 1992</p>
]]></content:encoded>
      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/k79cxinsdi</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 06:59:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>In pratica, dopo l&#39;ultimo upgrade del firmware, il mio Tab XC della Onyx,...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/in-pratica-dopo-lultimo-upgrade-del-firmware-il-mio-tab-xc-della-onyx</link>
      <description>&lt;![CDATA[In pratica, dopo l&#39;ultimo upgrade del firmware, il mio Tab XC della Onyx, quando lo attaccavo alla tastiera mentre era in modalità portrait, congelava tutto. Dovevo premere un po&#39; di tasti per farlo tornare in vita e poi cambiare manualmente la modalità da portrait a landscape. La cosa non è grave, ma è una seccatura, tanto che scrivo a Onyx per dire di questo bug utilizzando il loro form di feedback. Loro - dopo un po&#39; - mi rispondono, mi dicono che gli dispiace, lo fanno sempre, mi chiedono di controllare alcune impostazioni, io le controllo, sono già tutte giuste, glielo scrivo. Nessuna risposta. Nel frattempo è agosto.   &#xA;&#xA;A settembre torna l&#39;autunno, il vento, la scuola, si rivaluta lo stare chiusi in casa a proteggersi dagli eventi, anche quelli atmosferici. Io riscrivo a Onyx e dico, guardate che il problema è ancora qua. Loro chiedono scusa, lo fanno sempre, e mi dicono di fare un video di me che uso il Tab XC e di registrare dal vivo il bug. Io mi metto lì con il cellulare, registro me stesso che attacca il tablet alla tastiera e mostro come tutto il sistema si congeli, un piano sequenza nitidissimo, carico il video nella cartella dei video del tablet e lo allego al messaggio del form assistenza.&#xA;&#xA;Il giorno dopo Onyx mi risponde che il video che ho inviato forse non è quello giusto. Mi gratto la testa, apro la cartella dei video e effettivamente mi rendo conto di aver inviato un video che era in un&#39;altra cartella. Purtroppo il form non tiene memoria degli allegati, quindi non so esattamente quale video ho inviato. Nella cartella ce ne sono quattro. Apro il primo: è un video di me che faccio delle cose con il Tab XC. Apro il secondo, stessa cosa. Apro il terzo. Apro il quarto. &#34;Cristo&#34; penso. Il terzo e il quarto non ci sono io che uso il Tab XC. &#xA;&#xA;Il terzo e il quarto ci sono delle registrazioni che ho fatto a Barcellona di una installazione di una artista catalana, &#34;Declaration of love for Lenin&#34;. In una c&#39;è lei con un passamontagna fatto all&#39;uncinetto rosa che fa delle mosse tipo musica trap, completamente nuda dalla vita in su. Nel secondo c&#39;è lei con una maglietta rosa di Che Guevara, completamente nuda dalla vita in giù, mentre usa in maniera inequivocabile un vibratore. &#34;Cazzo&#34; penso. Cazzo. Ho il cinquanta per cento di possiblità di aver inviato alla Onyx uno dei due video dell&#39;artista catalana. Mi immagino la faccia dell&#39;impiegato cinese di Onyx che apre il mio video e vede le tette al vento di Juana Dolores Romero Casanova, o sempre lei alle prese con un vibratore. &#xA;&#xA;&#34;Sorry&#34; scrivo. Wrong video. Gli mando quello giusto. Loro mi rispondono che gli dispiace, lo fanno sempre, dicono che manderanno tutto ai tecnici. Chiudo il Tab XC. Stanotte mi arriva la patch, due giga. Data la dimensione spero sia un porno, per ricambiare del mio, e invece no, è proprio la patch che Onyx ha preparato per me per correggere il bug che gli avevo segnalato. Capite? Hanno fatto una patch per me. Solo per me.  Gli voglio bene. Penso di caricare il video di &#34;Declaration of love for Lenin&#34; nel form dell&#39;assistenza. Glielo mando come ringraziamento.&#xA;&#xA;L&#39;ultima cosa non è vera, devo ancora rispondere confermando che la patch funziona, e funziona, ma non allegherò il video della Casanova peché penso sia più opportuno così. Meglio non insistere. In compenso oggi ho fatto quello che probabilmente sarà l&#39;ultimo bagno della stagione. In un posto di cui non ricordo mai il nome. Ho proposto ad Elettra di andarci declamando la bellezza del posto, le viuzze caratteristiche, i negozietti, la spiaggia. Quando, dopo un&#39;ora buona, ci siamo arrivati ho scoperto di non esserci mai stato. Giravo come uno dei protagonisti di quei film che scoprono che una parte del loro passato è stata riscritta. &#34;Qua c&#39;erano dei negozietti!&#34; dicevo ad Elettra indicando un muro mentre lei scuoteva la testa rassegnata. &#34;Qua, qua c&#39;era una panetteria!&#34;. Indicavo una panchina.  Niente, tutto cancellato. &#xA;&#xA;Camminiamo allora tra Bonassola e Levanto, ci sono delle gallerie abbandonate che ora sono diventate percorsi pedonali e per biciclette, partono in realtà da Framura e arrivano a Levanto. Qua ritrovo il paesino che mi ricordavo, le viuzze, come un&#39;epifania. &#34;Vedi, vedi&#34; dico ad Elettra indicando questa volta i negozietti e le panetterie reali. Esistevano davvero. Lei scuote la testa rassegnata. La cosa non è pacifica, spesso i miei ricordi sono legati a cose inesistenti. Ho visto una intera scena di Blade Runner che non è mai stata girata. Levanto mi rincuora, ero stato qua anni fa, non a Bonassola. Camminando tra la gente, ascolto.&#xA;&#xA;Una donna che passeggia con un&#39;amica racconta di essersi svegliata dall&#39;anestesia ancora sotto i ferri dell&#39;operazione e di aver sentito il chirurgo che diceva: &#34;è stata l&#39;operazione più difficile della mia vita&#34;. Meraviglioso. Io ascolto tutto, chissà se la gente si rende conto di quante informazioni cede mentre chiacchiera. Potrei scrivere un romanzo solo trascrivendo questi log, la narrazione di se stessi. Lo dico agi studenti, la struttura della fiaba, lo spannung, il flashback, le cesure, le peripezie, noi in realtà le usiamo sempre, inconsciamente, anche quando chiacchieriamo con gli amici. In occidente almeno. Sono modelli nella cui broda siamo immersi ancora dal liquido amniotico e che ci portiamo dentro per il resto della nostra vita. Ci raccontiamo come se fossimo un romanzo, rimastichiamo i fatti indifferenti della natura come se ci fosse un senso, ci aggiungiamo spezie e desiderio e quello che raccontiamo è una fiction. Divoriamo e produciamo fiction, come lombrichi sotto la terra.&#xA;&#xA;Commento il fatto delle due signore con Elettra e lei scuote la testa, rassegnata. &#34;Ma ascolti sempre la gente di nascosto?&#34; mi chiede. Io faccio un gesto con le mani. Nell&#39;aria. Guardo il mare. &#34;Sono uno scrittore&#34; dico. A modo mio. Più tardi, in auto, parliamo di Isabelle Allende. Elettra sta leggendo un suo libro in spagnolo, una sorta di biografia mescolata a lezioni di scrittura. Parliamo della Allende mentre - di tanto in tanto - il sole ci abbaglia come per ucciderci, specie in curva. Ci regala dei tramonti con tendaggi rosso fuoco, rosso cenere, merletti azzurrastri, le incisioni bianche dei motori degli aerei lassù, nel soffitto cobalto e malinconico del cielo. Dalla Allende il discorso si sposta, non so bene perché su di me. Pare che io e la Allende abbiamo in comune alcune tecniche di scrittura. tl;dr: Scriviamo entrambi moltissimo. Riprendiamo in mano idee di anni e anni prima. Lei poi è letta da milioni di persone, io una ventina; le analogie hanno le gambe corte. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>In pratica, dopo l&#39;ultimo upgrade del firmware, il mio Tab XC della Onyx, quando lo attaccavo alla tastiera mentre era in modalità portrait, congelava tutto. Dovevo premere un po&#39; di tasti per farlo tornare in vita e poi cambiare manualmente la modalità da portrait a landscape. La cosa non è grave, ma è una seccatura, tanto che scrivo a Onyx per dire di questo bug utilizzando il loro form di feedback. Loro – dopo un po&#39; – mi rispondono, mi dicono che gli dispiace, lo fanno sempre, mi chiedono di controllare alcune impostazioni, io le controllo, sono già tutte giuste, glielo scrivo. Nessuna risposta. Nel frattempo è agosto.</p>

<p>A settembre torna l&#39;autunno, il vento, la scuola, si rivaluta lo stare chiusi in casa a proteggersi dagli eventi, anche quelli atmosferici. Io riscrivo a Onyx e dico, guardate che il problema è ancora qua. Loro chiedono scusa, lo fanno sempre, e mi dicono di fare un video di me che uso il Tab XC e di registrare dal vivo il bug. Io mi metto lì con il cellulare, registro me stesso che attacca il tablet alla tastiera e mostro come tutto il sistema si congeli, un piano sequenza nitidissimo, carico il video nella cartella dei video del tablet e lo allego al messaggio del form assistenza.</p>

<p>Il giorno dopo Onyx mi risponde che il video che ho inviato forse non è quello giusto. Mi gratto la testa, apro la cartella dei video e effettivamente mi rendo conto di aver inviato un video che era in un&#39;altra cartella. Purtroppo il form non tiene memoria degli allegati, quindi non so esattamente quale video ho inviato. Nella cartella ce ne sono quattro. Apro il primo: è un video di me che faccio delle cose con il Tab XC. Apro il secondo, stessa cosa. Apro il terzo. Apro il quarto. “Cristo” penso. Il terzo e il quarto non ci sono io che uso il Tab XC.</p>

<p>Il terzo e il quarto ci sono delle registrazioni che ho fatto a Barcellona di una installazione di una artista catalana, “Declaration of love for Lenin”. In una c&#39;è lei con un passamontagna fatto all&#39;uncinetto rosa che fa delle mosse tipo musica trap, completamente nuda dalla vita in su. Nel secondo c&#39;è lei con una maglietta rosa di Che Guevara, completamente nuda dalla vita in giù, mentre usa in maniera inequivocabile un vibratore. “Cazzo” penso. Cazzo. Ho il cinquanta per cento di possiblità di aver inviato alla Onyx uno dei due video dell&#39;artista catalana. Mi immagino la faccia dell&#39;impiegato cinese di Onyx che apre il mio video e vede le tette al vento di Juana Dolores Romero Casanova, o sempre lei alle prese con un vibratore.</p>

<p>“Sorry” scrivo. Wrong video. Gli mando quello giusto. Loro mi rispondono che gli dispiace, lo fanno sempre, dicono che manderanno tutto ai tecnici. Chiudo il Tab XC. Stanotte mi arriva la patch, due giga. Data la dimensione spero sia un porno, per ricambiare del mio, e invece no, è proprio la patch che Onyx ha preparato per me per correggere il bug che gli avevo segnalato. Capite? Hanno fatto una patch per me. Solo per me.  Gli voglio bene. Penso di caricare il video di “Declaration of love for Lenin” nel form dell&#39;assistenza. Glielo mando come ringraziamento.</p>

<p>L&#39;ultima cosa non è vera, devo ancora rispondere confermando che la patch funziona, e funziona, ma non allegherò il video della Casanova peché penso sia più opportuno così. Meglio non insistere. In compenso oggi ho fatto quello che probabilmente sarà l&#39;ultimo bagno della stagione. In un posto di cui non ricordo mai il nome. Ho proposto ad Elettra di andarci declamando la bellezza del posto, le viuzze caratteristiche, i negozietti, la spiaggia. Quando, dopo un&#39;ora buona, ci siamo arrivati ho scoperto di non esserci mai stato. Giravo come uno dei protagonisti di quei film che scoprono che una parte del loro passato è stata riscritta. “Qua c&#39;erano dei negozietti!” dicevo ad Elettra indicando un muro mentre lei scuoteva la testa rassegnata. “Qua, qua c&#39;era una panetteria!”. Indicavo una panchina.  Niente, tutto cancellato.</p>

<p>Camminiamo allora tra Bonassola e Levanto, ci sono delle gallerie abbandonate che ora sono diventate percorsi pedonali e per biciclette, partono in realtà da Framura e arrivano a Levanto. Qua ritrovo il paesino che mi ricordavo, le viuzze, come un&#39;epifania. “Vedi, vedi” dico ad Elettra indicando questa volta i negozietti e le panetterie reali. Esistevano davvero. Lei scuote la testa rassegnata. La cosa non è pacifica, spesso i miei ricordi sono legati a cose inesistenti. Ho visto una intera scena di Blade Runner che non è mai stata girata. Levanto mi rincuora, ero stato qua anni fa, non a Bonassola. Camminando tra la gente, ascolto.</p>

<p>Una donna che passeggia con un&#39;amica racconta di essersi svegliata dall&#39;anestesia ancora sotto i ferri dell&#39;operazione e di aver sentito il chirurgo che diceva: “è stata l&#39;operazione più difficile della mia vita”. Meraviglioso. Io ascolto tutto, chissà se la gente si rende conto di quante informazioni cede mentre chiacchiera. Potrei scrivere un romanzo solo trascrivendo questi log, la narrazione di se stessi. Lo dico agi studenti, la struttura della fiaba, lo spannung, il flashback, le cesure, le peripezie, noi in realtà le usiamo sempre, inconsciamente, anche quando chiacchieriamo con gli amici. In occidente almeno. Sono modelli nella cui broda siamo immersi ancora dal liquido amniotico e che ci portiamo dentro per il resto della nostra vita. Ci raccontiamo come se fossimo un romanzo, rimastichiamo i fatti indifferenti della natura come se ci fosse un senso, ci aggiungiamo spezie e desiderio e quello che raccontiamo è una fiction. Divoriamo e produciamo fiction, come lombrichi sotto la terra.</p>

<p>Commento il fatto delle due signore con Elettra e lei scuote la testa, rassegnata. “Ma ascolti sempre la gente di nascosto?” mi chiede. Io faccio un gesto con le mani. Nell&#39;aria. Guardo il mare. “Sono uno scrittore” dico. A modo mio. Più tardi, in auto, parliamo di Isabelle Allende. Elettra sta leggendo un suo libro in spagnolo, una sorta di biografia mescolata a lezioni di scrittura. Parliamo della Allende mentre – di tanto in tanto – il sole ci abbaglia come per ucciderci, specie in curva. Ci regala dei tramonti con tendaggi rosso fuoco, rosso cenere, merletti azzurrastri, le incisioni bianche dei motori degli aerei lassù, nel soffitto cobalto e malinconico del cielo. Dalla Allende il discorso si sposta, non so bene perché su di me. Pare che io e la Allende abbiamo in comune alcune tecniche di scrittura. tl;dr: Scriviamo entrambi moltissimo. Riprendiamo in mano idee di anni e anni prima. Lei poi è letta da milioni di persone, io una ventina; le analogie hanno le gambe corte.</p>
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      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/f16s9px888</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 06:54:34 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ESTER - Capitolo 1</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[PRESENTAZIONE DEI PERSONAGGI&#xA;&#xA;Sogno premonitore di Mardocheo&#xA;TESTO GRECO 1aNel secondo anno di regno del grande re Artaserse, il giorno primo di Nisan, Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, ebbe in sogno una visione. 1bEgli era ⌈un Giudeo che abitava nella città di Susa⌉, un uomo ragguardevole, che prestava servizio alla corte del re 1c⌈e proveniva dal gruppo degli esuli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme con Ieconia, re della Giudea.⌉&#xA;1d Questo fu il suo sogno: ecco, grida e tumulto, tuoni e terremoto, sconvolgimenti sulla terra. 1eEd ecco: due enormi draghi avanzarono, tutti e due pronti alla lotta, [e risuonò potente il loro grido.] 1f⌈Al loro grido ogni nazione si preparò alla guerra, per combattere contro il popolo dei giusti.⌉ 1gEcco, un giorno di tenebre e di caligine! Tribolazione e angustia, afflizione e grandi sconvolgimenti sulla terra! 1h⌈Tutta la nazione dei giusti rimase sconvolta: essi, temendo la propria rovina, si prepararono a morire⌉ e levarono a Dio il loro grido. 1iMa dal loro grido, come da una piccola fonte, sorse un grande fiume con acque abbondanti. 1kApparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi.&#xA;1lMardocheo allora si svegliò: aveva visto questo sogno e quello che Dio aveva deciso di fare; in cuor suo continuava a ripensarvi fino a notte, cercando di comprenderlo in ogni suo particolare.&#xA;1m ⌈Mardocheo alloggiava alla corte con Gabatà e Tarra, i due eunuchi del re che custodivano la corte. 1nIntese i loro ragionamenti, indagò sui loro disegni e venne a sapere che quelli si preparavano a mettere le mani sul re Artaserse. Allora ne avvertì il re. 1oIl re sottopose i due eunuchi a un interrogatorio: essi confessarono e furono tolti di mezzo.&#xA;1pPoi il re fece scrivere questi fatti nelle cronache e anche Mardocheo li mise per iscritto. 1qIl re costituì Mardocheo funzionario della corte e gli fece regali in compenso di queste cose.&#xA;1rMa vi era anche Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo, che era molto stimato presso il re e cercò il modo di fare del male a Mardocheo e al suo popolo, per questa faccenda che riguardava i due eunuchi del re.⌉&#xA;&#xA;I banchetti di Artaserse e la ribellione di Vasti&#xA;1Dopo queste cose, al tempo di Artaserse - quell&#39;Artaserse che regnava dall&#39;India sopra centoventisette province -, 2proprio in quel tempo il re Artaserse, che regnava nella città di Susa, 3l&#39;anno terzo del suo regno fece un banchetto per gli amici e per quelli delle altre nazionalità, per i nobili dei Persiani e dei Medi e per i prefetti delle province. 4Dopo aver mostrato loro le ricchezze del suo regno e il fasto attraente della sua ricchezza per centoottanta giorni, 5quando si compirono i giorni delle nozze, il re fece un banchetto per i rappresentanti delle nazioni che si trovavano nella città, per sei giorni, nella sala della reggia. 6La sala era adornata con drappi di lino delicato e pregiato, appesi a cordoni di lino color porpora, fissati a ganci d&#39;oro e d&#39;argento, su colonne di marmo pario e di pietra. I divani erano d&#39;oro e d&#39;argento, sopra un pavimento di pietra verde smeraldo e di madreperla e di marmo pario; vi erano inoltre tappeti con ricami variegati e rose disposte in circolo. 7Per bere c&#39;erano coppe d&#39;oro e d&#39;argento, come pure un piccolo calice di turchese, del valore di trentamila talenti. Il vino era abbondante e dolce e lo stesso re ne beveva. 8Si poteva bere senza limiti: così infatti aveva voluto il re, ordinando ai camerieri di soddisfare il desiderio suo e degli altri.&#xA;9Anche Vasti, la regina, tenne un banchetto per le donne nella stessa reggia di Artaserse. 10Il settimo giorno il re, euforico per il vino, ordinò ad Aman, Bazan, Tarra, Borazè, Zatoltà, Abatazà, Tarabà, i sette eunuchi che erano al servizio del re Artaserse, 11di far venire davanti a lui la regina per intronizzarla, ponendole sul capo il diadema, e per mostrare ai prìncipi e alle nazioni la sua bellezza: era infatti molto bella. 12Ma la regina Vasti rifiutò di andare con gli eunuchi. Il re ne fu addolorato e irritato 13e disse ai suoi amici: &#34;Così e così ha parlato Vasti: giudicate, dunque, secondo la legge e il diritto&#34;. 14Si fecero avanti Archeseo e Sarsateo e Maleseàr, prìncipi dei Persiani e dei Medi, che erano più vicini al re e che, primi, sedevano accanto al re, 15e gli espressero il proprio parere su che cosa si dovesse fare alla regina Vasti, secondo le leggi, perché non aveva eseguito l&#39;ordine datole dal re Artaserse per mezzo degli eunuchi.&#xA;16Mucheo disse in presenza del re e dei prìncipi: &#34;La regina Vasti ha mancato non solo nei confronti del re, ma anche nei confronti di tutti i prìncipi e i capi del re 17- infatti costui aveva riferito loro le parole della regina e come ella aveva risposto al re - e, come ella ha risposto al re Artaserse, 18così oggi le altre principesse dei capi dei Persiani e dei Medi, avendo udito ciò che ella ha detto al re, oseranno disprezzare allo stesso modo i loro mariti. 19Se dunque sembra bene al re, sia emanato un decreto reale, scritto secondo le leggi dei Medi e dei Persiani e irrevocabile, secondo il quale la regina non possa più comparire davanti a lui, e il re conferisca la dignità a una donna migliore di lei. 20E l&#39;editto emanato dal re sia fatto conoscere nel suo regno e così tutte le donne rispetteranno i loro mariti, dal più povero al più ricco&#34;. 21La proposta piacque al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Mucheo: 22mandò lettere a tutto il regno, a ogni provincia secondo la sua lingua, in modo che i mariti fossero rispettati nelle loro case.&#xA;&#xA;TESTO EBRAICO 1Al tempo di Assuero, di quell&#39;Assuero che regnava dall&#39;India fino all&#39;Etiopia sopra centoventisette province, 2in quel tempo, dunque, il re Assuero, che sedeva sul trono del suo regno nella cittadella di Susa, 3l&#39;anno terzo del suo regno fece un banchetto a tutti i suoi prìncipi e ai suoi ministri. I capi dell&#39;esercito di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province furono riuniti alla sua presenza. 4Dopo aver mostrato loro le ricchezze e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua grandezza per molti giorni, centoottanta giorni, 5passati questi giorni il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più piccolo. 6Vi erano cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d&#39;argento e a colonne di marmo bianco; vi erano inoltre divani d&#39;oro e d&#39;argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori. 7Si porgeva da bere in vasi d&#39;oro di forme svariate e il vino del re era abbondante, grazie alla liberalità del re. 8Vi era l&#39;ordine di non forzare alcuno a bere, poiché il re aveva prescritto a tutti i maggiordomi che lasciassero fare a ciascuno secondo la propria volontà.&#xA;9Anche la regina Vasti offrì un banchetto alle donne nella reggia del re Assuero. 10Il settimo giorno, il re, che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò a Meumàn, Bizzetà, Carbonà, Bigta, Abagtà, Zetar e Carcas, i sette eunuchi che erano adibiti al servizio del re Assuero, 11che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona regale, per mostrare ai popoli e ai capi la sua bellezza; ella infatti era di aspetto avvenente. 12Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l&#39;ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. 13Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi - poiché gli affari del re si trattavano così, alla presenza di quanti conoscevano la legge e il diritto, 14e i più vicini a lui erano Carsenà, Setar, Admàta, Tarsis, Meres, Marsenà e Memucàn, sette capi della Persia e della Media che erano ammessi alla sua presenza e sedevano ai primi posti nel regno -, 15e domandò dunque: &#34;Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti che non ha eseguito l&#39;ordine che le ha dato il re Assuero per mezzo degli eunuchi?&#34;.&#xA;16Memucàn rispose alla presenza del re e dei prìncipi: &#34;La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero. 17Perché quello che la regina ha fatto sarà noto a tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri mariti. Esse diranno: &#34;Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti e lei non vi è andata&#34;. 18D&#39;ora innanzi le principesse di Persia e di Media che verranno a conoscere la condotta della regina, ne parleranno a tutti i prìncipi del re e ne nascerà gran disprezzo e collera. 19Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, e sia irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità di regina a un&#39;altra migliore di lei. 20Quando l&#39;editto emanato dal re sarà conosciuto nell&#39;intero suo regno, per quanto vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo&#34;. 21La cosa parve buona al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Memucàn: 22mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;1,1a In questo apparato sono riportate le principali varianti che caratterizzano la Nova Vulgata (NVg) rispetto al testo critico (greco) seguito nella presente traduzione. Viene indicato il versetto, o la parte di esso, che differisce per cambiamento del testo (invece), omissione (omette), o aggiunta (aggiunge). Le parole comprese tra i due segni ⌈.....⌉ sono variate o omesse come indicato in nota; il segno ⊥ indica invece il luogo dell’inserimento delle parole trascritte in nota.&#xA;1,1b NVg omette.&#xA;1,1c NVg omette.&#xA;1,1e NVg (1,1d) omette.&#xA;1,1f NVg (1,1e) invece ed essi scatenarono una grande battaglia, e stavano vincendo, e si radunarono le nazioni&#xA;1,1h NVg (1,1g) invece Ed essi temettero la rovina.&#xA;1,1m-r NVg omette.&#xA;&#xA;1,1a La prima aggiunta del testo greco all’ebraico (1,1a-1r) serve da introduzione all’intera vicenda, nella quale si mette subito al centro la figura di Mardocheo, che nell’ebraico invece entrerà in scena soltanto in 2,5.&#xA;Artaserse: s’intende Artaserse I (465-423). Il testo ebraico ha invece il nome Assuero, che corrisponde a Serse.&#xA;Susa: una delle tre capitali dell’impero persiano, assieme a Ecbàtana e Babilonia.&#xA;Gabatà e Tarra: il greco anticipa qui l’episodio che l’ebraico riporterà in 2,21-23.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il libro di Ester è un unicum nel panorama biblico per varie ragioni: per la complessità della condizione dei testi antichi, per il suo ricco messaggio teologico, per la storia della interpretazione nelle tradizioni e nelle liturgie ebraica e cristiana. Il lettore italiano che prende in mano la Bibbia CEI del 2008 si trova però di fronte ad una situazione inedita: nella stessa pagina sono stampati due testi, il testo greco nella parte superiore e il testo ebraico nella parte inferiore. La Nota editoriale ne dà conto così: «Poiché è convinzione generale della Chiesa che tutte e due le forme testuali del libro di Ester, la greca e l’ebraica, sono ispirate, è parso opportuno conservare, assieme al testo greco, quello ebraico, conosciuto e letto con amore dai fedeli per tanti secoli fino ad oggi. Il testo greco di Ester è stampato nella parte superiore della pagina per segnalare la sua preminenza nella liturgia della Chiesa cattolica».&#xA;Per spiegare una tale situazione, unica nella Bibbia italiana, bisogna tornare indietro ai testi antichi in nostro possesso. La tradizione testuale ebraica presenta un testo in dieci capitoli, che contiene una storia ben definita con i personaggi di Ester e Mardocheo come protagonisti. La tradizione testuale greca, invece, offre un testo più ampio di ben sei capitoli, tra questi c’è la celebre preghiera di Ester (Est 4,17k-u).&#xA;Quando san Girolamo (347-420) tradusse il libro di Ester in latino, pur volendo dare la priorità al testo ebraico, non poté trascurare queste ulteriori sezioni di testo in greco. La Vulgata, cioè la traduzione di san Girolamo che divenne nei secoli autorevole, contiene quindi di fatto le sensibilità di entrambi i testi antichi: ebraico e greco.&#xA;&#xA;(cf. DIONISIO CANDIDO, LIBRO DI ESTER - in: Sussidio Giornata dialogo tra cattolici ed ebrei 2019)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>PRESENTAZIONE DEI PERSONAGGI</strong></p>

<p><strong><em>Sogno premonitore di Mardocheo</em></strong>
<strong>TESTO GRECO</strong> <strong>1a</strong>Nel secondo anno di regno del grande re Artaserse, il giorno primo di Nisan, Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, ebbe in sogno una visione. <strong>1b</strong>Egli era ⌈un Giudeo che abitava nella città di Susa⌉, un uomo ragguardevole, che prestava servizio alla corte del re <strong>1c</strong>⌈e proveniva dal gruppo degli esuli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme con Ieconia, re della Giudea.⌉
<strong>1d</strong> Questo fu il suo sogno: ecco, grida e tumulto, tuoni e terremoto, sconvolgimenti sulla terra. <strong>1e</strong>Ed ecco: due enormi draghi avanzarono, tutti e due pronti alla lotta, [e risuonò potente il loro grido.] <strong>1f</strong>⌈Al loro grido ogni nazione si preparò alla guerra, per combattere contro il popolo dei giusti.⌉ <strong>1g</strong>Ecco, un giorno di tenebre e di caligine! Tribolazione e angustia, afflizione e grandi sconvolgimenti sulla terra! <strong>1h</strong>⌈Tutta la nazione dei giusti rimase sconvolta: essi, temendo la propria rovina, si prepararono a morire⌉ e levarono a Dio il loro grido. <strong>1i</strong>Ma dal loro grido, come da una piccola fonte, sorse un grande fiume con acque abbondanti. <strong>1k</strong>Apparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi.
<strong>1l</strong>Mardocheo allora si svegliò: aveva visto questo sogno e quello che Dio aveva deciso di fare; in cuor suo continuava a ripensarvi fino a notte, cercando di comprenderlo in ogni suo particolare.
<strong>1m</strong> ⌈Mardocheo alloggiava alla corte con Gabatà e Tarra, i due eunuchi del re che custodivano la corte. <strong>1n</strong>Intese i loro ragionamenti, indagò sui loro disegni e venne a sapere che quelli si preparavano a mettere le mani sul re Artaserse. Allora ne avvertì il re. <strong>1o</strong>Il re sottopose i due eunuchi a un interrogatorio: essi confessarono e furono tolti di mezzo.
<strong>1p</strong>Poi il re fece scrivere questi fatti nelle cronache e anche Mardocheo li mise per iscritto. <strong>1q</strong>Il re costituì Mardocheo funzionario della corte e gli fece regali in compenso di queste cose.
<strong>1r</strong>Ma vi era anche Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo, che era molto stimato presso il re e cercò il modo di fare del male a Mardocheo e al suo popolo, per questa faccenda che riguardava i due eunuchi del re.⌉</p>

<p><strong><em>I banchetti di Artaserse e la ribellione di Vasti</em></strong>
<strong>1</strong>Dopo queste cose, al tempo di Artaserse – quell&#39;Artaserse che regnava dall&#39;India sopra centoventisette province –, <strong>2</strong>proprio in quel tempo il re Artaserse, che regnava nella città di Susa, <strong>3</strong>l&#39;anno terzo del suo regno fece un banchetto per gli amici e per quelli delle altre nazionalità, per i nobili dei Persiani e dei Medi e per i prefetti delle province. <strong>4</strong>Dopo aver mostrato loro le ricchezze del suo regno e il fasto attraente della sua ricchezza per centoottanta giorni, <strong>5</strong>quando si compirono i giorni delle nozze, il re fece un banchetto per i rappresentanti delle nazioni che si trovavano nella città, per sei giorni, nella sala della reggia. <strong>6</strong>La sala era adornata con drappi di lino delicato e pregiato, appesi a cordoni di lino color porpora, fissati a ganci d&#39;oro e d&#39;argento, su colonne di marmo pario e di pietra. I divani erano d&#39;oro e d&#39;argento, sopra un pavimento di pietra verde smeraldo e di madreperla e di marmo pario; vi erano inoltre tappeti con ricami variegati e rose disposte in circolo. <strong>7</strong>Per bere c&#39;erano coppe d&#39;oro e d&#39;argento, come pure un piccolo calice di turchese, del valore di trentamila talenti. Il vino era abbondante e dolce e lo stesso re ne beveva. <strong>8</strong>Si poteva bere senza limiti: così infatti aveva voluto il re, ordinando ai camerieri di soddisfare il desiderio suo e degli altri.
<strong>9</strong>Anche Vasti, la regina, tenne un banchetto per le donne nella stessa reggia di Artaserse. <strong>10</strong>Il settimo giorno il re, euforico per il vino, ordinò ad Aman, Bazan, Tarra, Borazè, Zatoltà, Abatazà, Tarabà, i sette eunuchi che erano al servizio del re Artaserse, <strong>11</strong>di far venire davanti a lui la regina per intronizzarla, ponendole sul capo il diadema, e per mostrare ai prìncipi e alle nazioni la sua bellezza: era infatti molto bella. <strong>12</strong>Ma la regina Vasti rifiutò di andare con gli eunuchi. Il re ne fu addolorato e irritato <strong>13</strong>e disse ai suoi amici: “Così e così ha parlato Vasti: giudicate, dunque, secondo la legge e il diritto”. <strong>14</strong>Si fecero avanti Archeseo e Sarsateo e Maleseàr, prìncipi dei Persiani e dei Medi, che erano più vicini al re e che, primi, sedevano accanto al re, <strong>15</strong>e gli espressero il proprio parere su che cosa si dovesse fare alla regina Vasti, secondo le leggi, perché non aveva eseguito l&#39;ordine datole dal re Artaserse per mezzo degli eunuchi.
<strong>16</strong>Mucheo disse in presenza del re e dei prìncipi: “La regina Vasti ha mancato non solo nei confronti del re, ma anche nei confronti di tutti i prìncipi e i capi del re <strong>17</strong>– infatti costui aveva riferito loro le parole della regina e come ella aveva risposto al re – e, come ella ha risposto al re Artaserse, <strong>18</strong>così oggi le altre principesse dei capi dei Persiani e dei Medi, avendo udito ciò che ella ha detto al re, oseranno disprezzare allo stesso modo i loro mariti. <strong>19</strong>Se dunque sembra bene al re, sia emanato un decreto reale, scritto secondo le leggi dei Medi e dei Persiani e irrevocabile, secondo il quale la regina non possa più comparire davanti a lui, e il re conferisca la dignità a una donna migliore di lei. <strong>20</strong>E l&#39;editto emanato dal re sia fatto conoscere nel suo regno e così tutte le donne rispetteranno i loro mariti, dal più povero al più ricco”. <strong>21</strong>La proposta piacque al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Mucheo: <strong>22</strong>mandò lettere a tutto il regno, a ogni provincia secondo la sua lingua, in modo che i mariti fossero rispettati nelle loro case.</p>

<p><strong>TESTO EBRAICO</strong> <strong>1</strong>Al tempo di Assuero, di quell&#39;Assuero che regnava dall&#39;India fino all&#39;Etiopia sopra centoventisette province, <strong>2</strong>in quel tempo, dunque, il re Assuero, che sedeva sul trono del suo regno nella cittadella di Susa, <strong>3</strong>l&#39;anno terzo del suo regno fece un banchetto a tutti i suoi prìncipi e ai suoi ministri. I capi dell&#39;esercito di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province furono riuniti alla sua presenza. <strong>4</strong>Dopo aver mostrato loro le ricchezze e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua grandezza per molti giorni, centoottanta giorni, <strong>5</strong>passati questi giorni il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più piccolo. <strong>6</strong>Vi erano cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d&#39;argento e a colonne di marmo bianco; vi erano inoltre divani d&#39;oro e d&#39;argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori. <strong>7</strong>Si porgeva da bere in vasi d&#39;oro di forme svariate e il vino del re era abbondante, grazie alla liberalità del re. <strong>8</strong>Vi era l&#39;ordine di non forzare alcuno a bere, poiché il re aveva prescritto a tutti i maggiordomi che lasciassero fare a ciascuno secondo la propria volontà.
<strong>9</strong>Anche la regina Vasti offrì un banchetto alle donne nella reggia del re Assuero. <strong>10</strong>Il settimo giorno, il re, che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò a Meumàn, Bizzetà, Carbonà, Bigta, Abagtà, Zetar e Carcas, i sette eunuchi che erano adibiti al servizio del re Assuero, <strong>11</strong>che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona regale, per mostrare ai popoli e ai capi la sua bellezza; ella infatti era di aspetto avvenente. <strong>12</strong>Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l&#39;ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. <strong>13</strong>Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi – poiché gli affari del re si trattavano così, alla presenza di quanti conoscevano la legge e il diritto, <strong>14</strong>e i più vicini a lui erano Carsenà, Setar, Admàta, Tarsis, Meres, Marsenà e Memucàn, sette capi della Persia e della Media che erano ammessi alla sua presenza e sedevano ai primi posti nel regno –, <strong>15</strong>e domandò dunque: “Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti che non ha eseguito l&#39;ordine che le ha dato il re Assuero per mezzo degli eunuchi?”.
<strong>16</strong>Memucàn rispose alla presenza del re e dei prìncipi: “La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero. <strong>17</strong>Perché quello che la regina ha fatto sarà noto a tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri mariti. Esse diranno: “Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti e lei non vi è andata”. <strong>18</strong>D&#39;ora innanzi le principesse di Persia e di Media che verranno a conoscere la condotta della regina, ne parleranno a tutti i prìncipi del re e ne nascerà gran disprezzo e collera. <strong>19</strong>Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, e sia irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità di regina a un&#39;altra migliore di lei. <strong>20</strong>Quando l&#39;editto emanato dal re sarà conosciuto nell&#39;intero suo regno, per quanto vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo”. <strong>21</strong>La cosa parve buona al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Memucàn: <strong>22</strong>mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>1,1a</strong> In questo apparato sono riportate le principali varianti che caratterizzano la Nova Vulgata (NVg) rispetto al testo critico (greco) seguito nella presente traduzione. Viene indicato il versetto, o la parte di esso, che differisce per cambiamento del testo (invece), omissione (omette), o aggiunta (aggiunge). Le parole comprese tra i due segni ⌈.....⌉ sono variate o omesse come indicato in nota; il segno ⊥ indica invece il luogo dell’inserimento delle parole trascritte in nota.</em>
<em>1,1b NVg omette.</em>
<em>1,1c NVg omette.</em>
<em>1,1e NVg (1,1d) omette.</em>
<em>1,1f NVg (1,1e) invece ed essi scatenarono una grande battaglia, e stavano vincendo, e si radunarono le nazioni</em>
<em>1,1h NVg (1,1g) invece Ed essi temettero la rovina.</em>
<em>1,1m-r NVg omette.</em></p>

<p><em><strong>1,1a</strong> La prima aggiunta del testo greco all’ebraico (1,1a-1r) serve da introduzione all’intera vicenda, nella quale si mette subito al centro la figura di Mardocheo, che nell’ebraico invece entrerà in scena soltanto in 2,5.</em>
<em>Artaserse: s’intende Artaserse I (465-423). Il testo ebraico ha invece il nome Assuero, che corrisponde a Serse.</em>
<em>Susa: una delle tre capitali dell’impero persiano, assieme a Ecbàtana e Babilonia.</em>
<em>Gabatà e Tarra: il greco anticipa qui l’episodio che l’ebraico riporterà in 2,21-23.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il libro di Ester è un unicum nel panorama biblico per varie ragioni: per la complessità della condizione dei testi antichi, per il suo ricco messaggio teologico, per la storia della interpretazione nelle tradizioni e nelle liturgie ebraica e cristiana. Il lettore italiano che prende in mano la Bibbia CEI del 2008 si trova però di fronte ad una situazione inedita: nella stessa pagina sono stampati due testi, il testo greco nella parte superiore e il testo ebraico nella parte inferiore. La Nota editoriale ne dà conto così: «Poiché è convinzione generale della Chiesa che tutte e due le forme testuali del libro di Ester, la greca e l’ebraica, sono ispirate, è parso opportuno conservare, assieme al testo greco, quello ebraico, conosciuto e letto con amore dai fedeli per tanti secoli fino ad oggi. Il testo greco di Ester è stampato nella parte superiore della pagina per segnalare la sua preminenza nella liturgia della Chiesa cattolica».
Per spiegare una tale situazione, unica nella Bibbia italiana, bisogna tornare indietro ai testi antichi in nostro possesso. La tradizione testuale ebraica presenta un testo in dieci capitoli, che contiene una storia ben definita con i personaggi di Ester e Mardocheo come protagonisti. La tradizione testuale greca, invece, offre un testo più ampio di ben sei capitoli, tra questi c’è la celebre preghiera di Ester (Est 4,17k-u).
Quando san Girolamo (347-420) tradusse il libro di Ester in latino, pur volendo dare la priorità al testo ebraico, non poté trascurare queste ulteriori sezioni di testo in greco. La Vulgata, cioè la traduzione di san Girolamo che divenne nei secoli autorevole, contiene quindi di fatto le sensibilità di entrambi i testi antichi: ebraico e greco.</p>

<p><em>(cf. DIONISIO CANDIDO, LIBRO DI ESTER – in: Sussidio Giornata dialogo tra cattolici ed ebrei 2019)</em></p>

<hr>

<p><a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/ester-capitolo-1" rel="nofollow">🔝</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/leggere-il-nuovo-testamento-un-capitolo-al-giorno" rel="nofollow">C A L E N D A R I</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/indice-bibbia" rel="nofollow">Indice BIBBIA</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno" rel="nofollow">Homepage</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/akgwlx3bwq</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 04:45:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[134]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/134</link>
      <description>&lt;![CDATA[[134] &#xA;&#xA;ore diciassette venticinque gradi Dieses] Alphabet hat eine eigene Ästhetik nota al volo rischiara altro [volo per le parti dei crolli la] bandiera o flag sa di spago le ciminiere in miniaturissime gli scontrini parlanti dai fùmi le [coltivazioni occhiali vedi] traduzione la fine [della fiera ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[134]</p>

<p>ore diciassette venticinque gradi Dieses] Alphabet hat eine eigene Ästhetik nota al volo rischiara altro [volo per le parti dei crolli la] bandiera o flag sa di spago le ciminiere in miniaturissime gli scontrini parlanti dai fùmi le [coltivazioni occhiali vedi] traduzione la fine [della fiera</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rp5evho5i8</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Sep 2026 01:52:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>IELS ont disparu, effectivement, mais c&#39;était un quart d&#39;heure avant minuit.</title>
      <link>https://noblogo.org/onde/iels-ont-disparu-effectivement-mais-cetait-un-quart-dheure-avant-minuit</link>
      <description>&lt;![CDATA[IELS ont disparu, effectivement, mais c&#39;était un quart d&#39;heure avant minuit.&#xA;&#xA;Ça fait tout drôle cette disparition, brutale bien qu&#39;annoncée depuis plusieurs jours. Un vide, un grand vide et, bien pire encore, la disparition d&#39;un espoir, d&#39;une façon de voir et d&#39;être au monde. Je n&#39;ai jamais &#34;visité le monde&#34;, faute de moyens financiers et de temps, parce que certaines possibilités ne se sont pas présentées. Tout cela ne me manque pas, mes voyages ont toujours été, essentiellement, &#34;intérieurs&#34; mais au moins avais-je la possibilité, le droit, d&#39;aller &#34;là-bas&#34;, de passer les frontières, d&#39;aller à la rencontre des Autres, ces inconnu.es à la fois attirant.es et, parfois oui, inquiétant.es. Et l&#39;on me prive aujourd&#39;hui de cette &#34;simple&#34; possibilité de - simplement - pouvoir découvrir un ailleurs, d&#39;y confronter mes idées préconcues, mes a-priori imbéciles, à d&#39;autres réalités que la mienne.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>IELS ont disparu, effectivement, mais c&#39;était un quart d&#39;heure avant minuit.</p>

<p>Ça fait tout drôle cette disparition, brutale bien qu&#39;annoncée depuis plusieurs jours. Un vide, un grand vide et, bien pire encore, la disparition d&#39;un espoir, d&#39;une façon de voir et d&#39;être au monde. Je n&#39;ai jamais “visité le monde”, faute de moyens financiers et de temps, parce que certaines possibilités ne se sont pas présentées. Tout cela ne me manque pas, mes voyages ont toujours été, essentiellement, “intérieurs” mais au moins avais-je la possibilité, le droit, d&#39;aller “là-bas”, de passer les frontières, d&#39;aller à la rencontre des Autres, ces inconnu.es à la fois attirant.es et, parfois oui, inquiétant.es. Et l&#39;on me prive aujourd&#39;hui de cette “simple” possibilité de – simplement – pouvoir découvrir un ailleurs, d&#39;y confronter mes idées préconcues, mes a-priori imbéciles, à d&#39;autres réalités que la mienne.</p>
]]></content:encoded>
      <author>onde</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wdy87rgxm5</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 19:27:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gestire link con update-alternatives</title>
      <link>https://noblogo.org/aytin/gestire-link-con-update-alternatives</link>
      <description>&lt;![CDATA[pills-tux&#xA;&#xA;Le shell nix sono delle miniere di chicche utili per l&#39;amministratore di sistema.&#xA;&#xA;Fra queste, ce n&#39;è una che ho sempre trovato particolarmente intrigante ed è update-alternatives (o alternatives nei sistemi redhat-based).&#xA;&#xA;Questo comando permette di gestire link simbolici e risulta comodo quando  ci sono gruppi di oggetti (alternative) a cui deve afferire il link.&#xA;!--more--&#xA;Ad es. supponiamo di avere 4 oggetti e un link che, in base alla necessità, possa puntare ad uno dei 4.&#xA;&#xA;Si tratta quindi di avere:&#xA;&#xA;/path/oggetto/1&#xA;/path/oggetto/2&#xA;/path/oggetto/3&#xA;/path/oggetto/4&#xA;&#xA;Se ad es. volessi un link generico che punti prima al 2, poi al 4 , poi all&#39;1 e poi di nuovo al 2, una gestione ordinaria di detto link avverrebbe grossomodo così:&#xA;ln -s /path/oggetto/2 /path/link/oggetto&#xA;...&#xA;rm /path/link/oggetto&#xA;ln -s /path/oggetto/4 /path/link/oggetto&#xA;...&#xA;rm /path/link/oggetto&#xA;ln -s /path/oggetto/1 /path/link/oggetto&#xA;...&#xA;rm /path/link/oggetto&#xA;ln -s /path/oggetto/1 /path/link/oggetto&#xA;Creo un link, lo cancello, lo ricreo, lo cancello... e così via.&#xA;&#xA;Tutto questo può essere semplificato con update-alternatives, che centralizza questo tipo di gestione dei link, creando tutti i possibili link per poi eleggere il &#34;link leader&#34; (il link effettivamente attivo) in base all&#39;esigenza.&#xA;Aggiungere alternatives&#xA;Per creare il gruppo di alternative si usa --install:&#xA;sintassi&#xA;--install pathlink nome pathfisico priorità&#xA;la priorità è un intero, l&#39;intero più grande diventa il link di default&#xA;sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/1 100&#xA;sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/2 110&#xA;sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/3 150&#xA;sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/4 120&#xA;Attivare un alternative (elezione del link leader)&#xA;Nell&#39;esempio che seguirà, vogliamo che il link che punta ad oggetto2, punti ad oggetto1:&#xA;&#xA;È possibile modificare interattivamente il link leader con --config:&#xA;&#xA;--config nome&#xA;sudo update-alternatives --config &#39;nome gruppo&#39;&#xA;Ci sono 4 programmi che forniscono &#39;nome gruppo&#39;.&#xA;&#xA;  Selezione    Comando&#xA;-----------------------------------------------&#xA;   1           /path/oggetto/1&#xA;2           /path/oggetto/2&#xA; 3           /path/oggetto/3&#xA;   4           /path/oggetto/4&#xA;&#xA;Invio per mantenere l&#39;attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione: 1&#xA;oppure da cli (la modalità scriptabile):&#xA;--set nome pathfisico &#xA;sudo update-alternatives --set &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/1&#xA;oppure automaticamente (scriptabile anche questa), con la selezione automatica della voce con priorità più alta:&#xA;--auto nome&#xA;sudo update-alternatives --auto &#39;nome gruppo&#39;&#xA;Rimuovere un link&#xA;La rimozione di un alternative dal gruppo, si fa con --remove. Rimuoviamo &#34;oggetto2&#34; ad es.:&#xA;--remove nome pathfisico&#xA;sudo update-alternatives --remove &#39;nome gruppo&#39; /path/oggetto/2&#xA;Per la rimozione di tutto il gruppo invece:&#xA;-- remove-all nome&#xA;sudo update-alternatives --remove-all &#39;nome gruppo&#39;&#xA;Visualizzare i gruppi di link&#xA;Per elencare tutti i gruppi di link presenti (ce ne sono diversi già a sistema) si usa il flag --list:&#xA;sudo update-alternatives --list&#xA;google-chrome         &#x9;auto  &#x9;/usr/bin/google-chrome-stable&#xA;jre25                &#x9;manual&#x9;/usr/lib/jvm/java-latest-openjdk&#xA;java                  &#x9;manual&#x9;/usr/lib/jvm/java-25-openjdk/bin/java&#xA;jreopenjdk           &#x9;auto  &#x9;/usr/lib/jvm/java-25-openjdk&#xA;wine-dxgi(x86-32)     &#x9;auto  &#x9;/usr/lib/wine/i386-windows/wine-dxgi.dll&#xA;javadocdir            &#x9;auto  &#x9;/usr/share/javadoc/java-24-openjdk/api&#xA;jre26                &#x9;auto  &#x9;/usr/lib/jvm/java-latest-openjdk&#xA;jre25openjdk        &#x9;auto  &#x9;/usr/lib/jvm/java-25-openjdk&#xA;javadocdir25         &#x9;auto  &#x9;/usr/share/javadoc/java-latest-openjdk/api&#xA;libnssckbi.so.x8664  &#x9;auto  &#x9;/usr/lib64/pkcs11/p11-kit-trust.so&#xA;w&#xA;...&#xA;che restituisce la lista delle alternatives.&#xA;Visualizzare le info di un gruppo di link&#xA;La visualizzazione delle info di una particolare alternative può avvenire con --config (che è più una modalità di configurazione come sappiamo), o col più verboso --display.&#xA;&#xA;--config mostra l&#39;id dell&#39;oggetto e il path fisico:&#xA;sudo update-alternatives --config &#39;nome gruppo&#39;&#xA;Ci sono 4 programmi che forniscono &#39;nome gruppo&#39;.&#xA;&#xA;  Selezione    Comando&#xA;-----------------------------------------------&#xA;   1           /path/oggetto/1&#xA;2           /path/oggetto/2&#xA; 3           /path/oggetto/3&#xA;   4           /path/oggetto/4&#xA;&#xA;Invio per mantenere l&#39;attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione:&#xA;Notare che nel display di  --config, il simbolo [] rappresenta la voce con priorità più alta, il simbolo [+] rappresenta quella attiva.&#xA;&#xA;--display fornisce informazioni in più:&#xA;sudo update-alternatives --display &#39;nome gruppo&#39;&#xA;&#39;nome gruppo&#39; - stato: manuale.&#xA; il link attualmente punta a /path/oggetto/2&#xA;/path/oggetto/1 - priorità 100&#xA;/path/oggetto/2 - priorità 110&#xA;/path/oggetto/3 - priorità 150&#xA;/path/oggetto/4 - priorità 120&#xA;La migliore versione attuale è /path/oggetto/3.&#xA;Restituisce info sullo stato del link leader, manuale (se il leader è stato scelto con --config o --set) o automatico (se il leader è stato scelto con --auto), elenca i path fisici, le loro priorità e i follower che vedremo subito dopo.&#xA;Link correlati&#xA;Un altro flag interessante è l&#39;ex --slave mutato nel più politicamente corretto --follower che dà la possibilità di aggiungere molteplici triple, \nome gruppo, link, path\ tutte associate al link leader.&#xA;&#xA;Se il contesto afferito dal link leader prevede che vi siano altri contesti associati che devono variare di conseguenza, piuttosto che gestire n contesti separatamente, ne gestisco sempre uno che trascinerà tutti i contesti associati con --follower&#xA;&#xA;I follower possono essere aggiunti in blocco durante la creazione delle alternatives:&#xA;--follower pathlinkfollower nomefollower pathfisicofollower&#xA;sudo update-alternatives \&#xA;  --install /usr/bin/mytool mytool /usr/bin/mytool-1.0 10 \&#xA;  --follower /usr/share/man/man1/mytool.gz mytool.gz /usr/share/man/man1/mytool-1.0.1.gz&#xA;O aggiunti in un secondo momento:&#xA;--add-follower nome pathlink pathlinkfollower nomefollower pathfisicofollower&#xA;sudo update-alternatives \&#xA;  --add-follower mytool /usr/bin/mytool-1.0 /usr/share/applications/mytool.desktop  mytool.desktop /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop&#xA;Così come i follower possono essere aggiunti singolarmente, allo stesso modo possono anche essere rimossi:&#xA;--remove-follower nome pathfisico nomefollower&#xA;sudo update-alternatives \&#xA;  --remove-follower mytool /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop mytool.desktop&#xA;Aggiungiamo una seconda alternative all&#39;esempio iniziale per avere un link leader che punti al binario e due follower che puntino ai rispettivi man e lanciatore:&#xA;sudo update-alternatives \&#xA;--install /usr/bin/mytool mytool /usr/bin/mytool-2.0 20 \&#xA;--follower /usr/share/man/man1/mytool.gz mytool.gz /usr/share/man/man1/mytool-2.0.1path followername.gz \&#xA;--follower /usr/share/applications/mytool.desktop  mytool.desktop /usr/share/applications/mytool-2.0.1.desktop&#xA;possiamo notare come sia semplice cambiare parecchi link con un colpo solo a differenza di una gestione manuale&#xA;sudo update-alternatives --config  mytool&#xA;&#xA;Ci sono 2 programmi che forniscono &#39;mytool&#39;.&#xA;&#xA;  Selezione    Comando&#xA;-----------------------------------------------&#xA;   1           /usr/bin/mytool-1.0&#xA;*+ 2           /usr/bin/mytool-2.0&#xA;&#xA;Invio per mantenere l&#39;attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione:&#xA;La selezione, in un colpo solo, trascinerà con sè il link all&#39;eseguibile, al man e al lanciatore .desktop.&#xA;&#xA;--display mostra per bene quanto sia articolata la sua configurazione:&#xA;sudo update-alternatives --display mytool&#xA;&#xA;mytool - stato: manuale.&#xA; il link attualmente punta a /usr/bin/mytool-2.0&#xA;/usr/bin/mytool-1.0 - priorità 10&#xA; seguace mytool.desktop: /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop&#xA; seguace mytool.gz: /usr/share/man/man1/mytool-1.0.1.gz&#xA;/usr/bin/mytool-2.0 - priorità 20&#xA; seguace mytool.desktop: /usr/share/applications/mytool-2.0.1.desktop&#xA; seguace mytool.gz: /usr/share/man/man1/mytool-2.0.1.gz&#xA;La migliore versione attuale è /usr/bin/mytool-2.0.&#xA;Per usare update-alternatives anche senza avere privilegi di amministrazione, si può ricorrere ai flag --altdir e --admindir che servono per specificare le cartelle (su cui chiaramente si devono avere permessi r/w) in cui vengono depositati, rispettivamente, i puntamenti ai path fisici e le configurazioni mostrate da --display &#xA;&#xA;mkdir -p $HOME/.local/var/lib/alternatives&#xA;mkdir -p $HOME/.local/etc/alternatives&#xA;&#xA;bonus: definizione di un alias in .bashaliases per esempio&#xA;alias update-local-alternatives=&#39;/usr/bin/update-alternatives --altdir &#34;$HOME/.local/etc/alternatives&#34; --admindir &#34;$HOME/.local/var/lib/alternatives&#34;&#39;&#xA;In questo modo è possibile usare update-alternatives con l&#39;alias nella propria home, senza privilegi di amministrazione, sacrificando un pizzico di bash-completion.&#xA;&#xA;#bash #pills #updateAlternatives #link]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/f0975049d-79c41a/Q9su2BwQBfCX/PxX9uhOnuAOxwQgN5OgtAqPLMw7Zv6nCC2ZmSjMS.jpg" alt="pills-tux"></p>

<p>Le shell *nix sono delle miniere di chicche utili per l&#39;amministratore di sistema.</p>

<p>Fra queste, ce n&#39;è una che ho sempre trovato particolarmente intrigante ed è <code>update-alternatives</code> (o <code>alternatives</code> nei sistemi redhat-based).</p>

<p>Questo comando permette di gestire link simbolici e risulta comodo quando  ci sono gruppi di oggetti (alternative) a cui deve afferire il link.

Ad es. supponiamo di avere 4 oggetti e un link che, in base alla necessità, possa puntare ad uno dei 4.</p>

<p>Si tratta quindi di avere:</p>
<ul><li><code>/path/oggetto/1</code></li>
<li><code>/path/oggetto/2</code></li>
<li><code>/path/oggetto/3</code></li>
<li><code>/path/oggetto/4</code></li></ul>

<p>Se ad es. volessi un link generico che punti prima al 2, poi al 4 , poi all&#39;1 e poi di nuovo al 2, una gestione ordinaria di detto link avverrebbe grossomodo così:</p>

<pre><code class="language-bash">ln -s /path/oggetto/2 /path/link/oggetto
...
rm /path/link/oggetto
ln -s /path/oggetto/4 /path/link/oggetto
...
rm /path/link/oggetto
ln -s /path/oggetto/1 /path/link/oggetto
...
rm /path/link/oggetto
ln -s /path/oggetto/1 /path/link/oggetto
</code></pre>

<p>Creo un link, lo cancello, lo ricreo, lo cancello... e così via.</p>

<p>Tutto questo può essere semplificato con <code>update-alternatives</code>, che centralizza questo tipo di gestione dei link, creando tutti i possibili link per poi eleggere il “<strong>link leader</strong>” (il link effettivamente attivo) in base all&#39;esigenza.</p>

<h2 id="aggiungere-alternatives">Aggiungere alternatives</h2>

<p>Per creare il gruppo di alternative si usa <code>--install</code>:</p>

<pre><code class="language-bash"># sintassi
# --install &lt;path_link&gt; &lt;nome&gt; &lt;path_fisico&gt; &lt;priorità&gt;
# la priorità è un intero, l&#39;intero più grande diventa il link di default
sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/1 100
sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/2 110
sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/3 150
sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/4 120
</code></pre>

<h2 id="attivare-un-alternative-elezione-del-link-leader">Attivare un alternative (elezione del link leader)</h2>

<p>Nell&#39;esempio che seguirà, vogliamo che il link che punta ad <code>oggetto_2</code>, punti ad <code>oggetto_1</code>:</p>

<p>È possibile modificare interattivamente il <strong>link leader</strong> con <code>--config</code>:</p>

<pre><code class="language-bash"># --config &lt;nome&gt;
sudo update-alternatives --config &#39;nome gruppo&#39;
Ci sono 4 programmi che forniscono &#39;nome gruppo&#39;.

  Selezione    Comando
-----------------------------------------------
   1           /path/oggetto/1
+  2           /path/oggetto/2
 * 3           /path/oggetto/3
   4           /path/oggetto/4

Invio per mantenere l&#39;attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione: 1
</code></pre>

<p>oppure da cli (la modalità scriptabile):</p>

<pre><code class="language-bash"># --set &lt;nome&gt; &lt;path_fisico&gt; 
sudo update-alternatives --set &#34;nome gruppo&#34; /path/oggetto/1
</code></pre>

<p>oppure automaticamente (scriptabile anche questa), con la selezione automatica della voce con priorità più alta:</p>

<pre><code class="language-bash"># --auto &lt;nome&gt;
sudo update-alternatives --auto &#39;nome gruppo&#39;
</code></pre>

<h2 id="rimuovere-un-link">Rimuovere un link</h2>

<p>La rimozione di un alternative dal gruppo, si fa con <code>--remove</code>. Rimuoviamo “oggetto_2” ad es.:</p>

<pre><code class="language-bash"># --remove &lt;nome&gt; &lt;path_fisico&gt;
sudo update-alternatives --remove &#39;nome gruppo&#39; /path/oggetto/2
</code></pre>

<p>Per la rimozione di tutto il gruppo invece:</p>

<pre><code class="language-bash"># -- remove-all &lt;nome&gt;
sudo update-alternatives --remove-all &#39;nome gruppo&#39;
</code></pre>

<h2 id="visualizzare-i-gruppi-di-link">Visualizzare i gruppi di link</h2>

<p>Per elencare tutti i gruppi di link presenti (ce ne sono diversi già a sistema) si usa il flag <code>--list</code>:</p>

<pre><code class="language-bash">sudo update-alternatives --list
google-chrome         	auto  	/usr/bin/google-chrome-stable
jre_25                	manual	/usr/lib/jvm/java-latest-openjdk
java                  	manual	/usr/lib/jvm/java-25-openjdk/bin/java
jre_openjdk           	auto  	/usr/lib/jvm/java-25-openjdk
wine-dxgi(x86-32)     	auto  	/usr/lib/wine/i386-windows/wine-dxgi.dll
javadocdir            	auto  	/usr/share/javadoc/java-24-openjdk/api
jre_26                	auto  	/usr/lib/jvm/java-latest-openjdk
jre_25_openjdk        	auto  	/usr/lib/jvm/java-25-openjdk
javadocdir_25         	auto  	/usr/share/javadoc/java-latest-openjdk/api
libnssckbi.so.x86_64  	auto  	/usr/lib64/pkcs11/p11-kit-trust.so
w
...
</code></pre>

<p>che restituisce la lista delle <strong>alternatives</strong>.</p>

<h2 id="visualizzare-le-info-di-un-gruppo-di-link">Visualizzare le info di un gruppo di link</h2>

<p>La visualizzazione delle info di una particolare alternative può avvenire con <code>--config</code> (che è più una modalità di configurazione come sappiamo), o col più verboso <code>--display</code>.</p>

<p><code>--config</code> mostra l&#39;id dell&#39;oggetto e il path fisico:</p>

<pre><code class="language-bash">sudo update-alternatives --config &#39;nome gruppo&#39;
Ci sono 4 programmi che forniscono &#39;nome gruppo&#39;.

  Selezione    Comando
-----------------------------------------------
   1           /path/oggetto/1
+  2           /path/oggetto/2
 * 3           /path/oggetto/3
   4           /path/oggetto/4

Invio per mantenere l&#39;attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione:
</code></pre>

<p>Notare che nel display di  <code>--config</code>, il simbolo <code>[*]</code> rappresenta la voce con priorità più alta, il simbolo <code>[+]</code> rappresenta quella attiva.</p>

<p><code>--display</code> fornisce informazioni in più:</p>

<pre><code class="language-bash">sudo update-alternatives --display &#39;nome gruppo&#39;
&#39;nome gruppo&#39; - stato: manuale.
 il link attualmente punta a /path/oggetto/2
/path/oggetto/1 - priorità 100
/path/oggetto/2 - priorità 110
/path/oggetto/3 - priorità 150
/path/oggetto/4 - priorità 120
La migliore versione attuale è /path/oggetto/3.
</code></pre>

<p>Restituisce info sullo stato del link leader, <strong>manuale</strong> (se il leader è stato scelto con <code>--config</code> o <code>--set</code>) o <strong>automatico</strong> (se il leader è stato scelto con <code>--auto</code>), elenca i path fisici, le loro priorità e i <strong>follower</strong> che vedremo subito dopo.</p>

<h2 id="link-correlati">Link correlati</h2>

<p>Un altro flag interessante è l&#39;ex <code>--slave</code> mutato nel più politicamente corretto <code>--follower</code> che dà la possibilità di aggiungere molteplici triple, &lt;nome gruppo, link, path&gt; tutte associate al link leader.</p>

<p>Se il contesto afferito dal link leader prevede che vi siano altri contesti associati che devono variare di conseguenza, piuttosto che gestire <em>n</em> contesti separatamente, ne gestisco sempre uno che trascinerà tutti i contesti associati con <code>--follower</code></p>

<p>I <strong>follower</strong> possono essere aggiunti in blocco durante la creazione delle alternatives:</p>

<pre><code class="language-bash"># --follower &lt;path_link_follower&gt; &lt;nome_follower&gt; &lt;path_fisico_follower&gt;
sudo update-alternatives \
  --install /usr/bin/mytool mytool /usr/bin/mytool-1.0 10 \
  --follower /usr/share/man/man1/mytool.gz mytool.gz /usr/share/man/man1/mytool-1.0.1.gz
</code></pre>

<p>O aggiunti in un secondo momento:</p>

<pre><code class="language-bash"># --add-follower &lt;nome&gt; &lt;path_link&gt; &lt;path_link_follower&gt; &lt;nome_follower&gt; &lt;path_fisico_follower&gt;
sudo update-alternatives \
  --add-follower mytool /usr/bin/mytool-1.0 /usr/share/applications/mytool.desktop  mytool.desktop /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop
</code></pre>

<p>Così come i follower possono essere aggiunti singolarmente, allo stesso modo possono anche essere rimossi:</p>

<pre><code class="language-bash"># --remove-follower &lt;nome&gt; &lt;path_fisico&gt; &lt;nome_follower&gt;
sudo update-alternatives \
  --remove-follower mytool /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop mytool.desktop
</code></pre>

<p>Aggiungiamo una seconda alternative all&#39;esempio iniziale per avere un link leader che punti al binario e due follower che puntino ai rispettivi man e lanciatore:</p>

<pre><code class="language-bash">sudo update-alternatives \
--install /usr/bin/mytool mytool /usr/bin/mytool-2.0 20 \
--follower /usr/share/man/man1/mytool.gz mytool.gz /usr/share/man/man1/mytool-2.0.1path follower_name.gz \
--follower /usr/share/applications/mytool.desktop  mytool.desktop /usr/share/applications/mytool-2.0.1.desktop
</code></pre>

<p>possiamo notare come sia semplice cambiare parecchi link con un colpo solo a differenza di una gestione manuale</p>

<pre><code class="language-bash">sudo update-alternatives --config  mytool

Ci sono 2 programmi che forniscono &#39;mytool&#39;.

  Selezione    Comando
-----------------------------------------------
   1           /usr/bin/mytool-1.0
*+ 2           /usr/bin/mytool-2.0

Invio per mantenere l&#39;attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione:
</code></pre>

<p>La selezione, in un colpo solo, trascinerà con sè il link all&#39;eseguibile, al man e al lanciatore .desktop.</p>

<p><code>--display</code> mostra per bene quanto sia articolata la sua configurazione:</p>

<pre><code class="language-bash">sudo update-alternatives --display mytool

mytool - stato: manuale.
 il link attualmente punta a /usr/bin/mytool-2.0
/usr/bin/mytool-1.0 - priorità 10
 seguace mytool.desktop: /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop
 seguace mytool.gz: /usr/share/man/man1/mytool-1.0.1.gz
/usr/bin/mytool-2.0 - priorità 20
 seguace mytool.desktop: /usr/share/applications/mytool-2.0.1.desktop
 seguace mytool.gz: /usr/share/man/man1/mytool-2.0.1.gz
La migliore versione attuale è /usr/bin/mytool-2.0.
</code></pre>

<p>Per usare <code>update-alternatives</code> anche senza avere privilegi di amministrazione, si può ricorrere ai flag <code>--altdir</code> e <code>--admindir</code> che servono per specificare le cartelle (su cui chiaramente si devono avere permessi r/w) in cui vengono depositati, rispettivamente, i puntamenti ai path fisici e le configurazioni mostrate da <code>--display</code></p>

<pre><code class="language-bash">mkdir -p $HOME/.local/var/lib/alternatives
mkdir -p $HOME/.local/etc/alternatives

# bonus: definizione di un alias in .bash_aliases per esempio
alias update-local-alternatives=&#39;/usr/bin/update-alternatives --altdir &#34;$HOME/.local/etc/alternatives&#34; --admindir &#34;$HOME/.local/var/lib/alternatives&#34;&#39;
</code></pre>

<p>In questo modo è possibile usare <code>update-alternatives</code> con l&#39;alias nella propria home, senza privilegi di amministrazione, sacrificando un pizzico di bash-completion.</p>

<p>#bash #pills #updateAlternatives #link</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cyberdyne Systems</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/q42qtuzjct</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 19:17:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Prologo</title>
      <link>https://noblogo.org/giuliano1993/prologo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ciao a chiunque leggerà questo post.&#xA;Il mio nome è Giuliano, e per la prima volta dopo molti anni ho deciso di rimettermi a scrivere un po&#39;. &#xA;Lo farò per me principalmente, ma magari se uscirà qualcosa di buono potrebbe essere un buono modo anche per condividere con altri il mio pensiero.&#xA;&#xA;Come dicevo è molto che non scrivo, quindi probabilmente non lo farò bene, e non lo farò necessariamente in un modo che sia pensato per internet. Mai stato quel genere di persona che riesce a scrivere in un modo che si confaccia al marketing, anche quelle volte che magari ci ho provato. Anche per questo ho scelto uno spazio come questo, che fosse fuori dalle classiche reti social, uno spazio dove potessi concentrarmi solo sullo scrivere ed esprimere i miei pensieri senza dover pensare al numero di caratteri o dover associare qualche foto o qualsiasi altra cosa.&#xA;&#xA;È un momento storico pazzo, quello in cui stiamo vivendo, e probabilmente da questo nasce il bisogno di parlare, di esprimere tutto quello che non viene detto, o magari viene detto a mezza bocca, in uno sbuffo tra una conversazione e l&#39;altra, perché c&#39;è stanchezza verso &#34;le solite quattro cose che ci fanno girare le palle&#34; e a volte può sembrare di girare intorno e ridire sempre le stesse cose. Ma non è così, se da un lato vogliamo la nostra quiete e tirarci fuori dal discutere di quelle tematiche che ci fanno ribollire il sangue, dall&#39;altro credo ci sia bisogno di esprimerle in modo chiaro, anche se già le sappiamo. Ora, non sto unsando il noi perché mi aspetto che tutti abbiano questo atteggiamento, probabilmente c&#39;è chi non se lo fa questo problema. Magari proprio tu che stai leggendo non te lo fai questo problema; ma allargare a un ipotetico &#34;noi&#34; fa sentire meno sciocchi a dire certe cose; inoltre se tu che leggi ti trovi nella mia stessa situazione, allora sappi che non sei in questo &#34;dilemma&#34; da solo. Ho quindi deciso di ricominciare a scrivere per districare la matassa di pensieri che questo momento storico / sociale mi mette in testa. Per fare chiarezza, per sfogarmi. Per avere uno spazio dove semplicemente esprimere in modo chiaro quello che penso. Ma anche in modo non chiaro, in modo caotico. Se avessi chiaro tutto quello che voglio esprimere non sarebbe una massa da districare, ma un filo chiaro da seguire, che è proprio quello che non ho, quantomeno non sempre.&#xA;&#xA;Le vicende delle ultime settimane a partire dalla chiusura di A/I mi ha fatto riportato molto a riflettere sull&#39;importanza di riprendersi gli spazi, non solo quelli pubblici, quelli nella vita fisica, ma anche gli spazi digitali che nascono liberi e tali dovrebbero rimanere. Nella vita io lavoro come programmatore, e nella mia testa fare questo mestiere è legato molto più al mutuo aiuto, costruzione condivisa, informazione condivisa che non alla costruzione dell&#39;ennesima startup orientata alla costruzione di più capitale. Per questo ho pensato/deciso intanto di ricominciare dal riprendere dello spazio digitale e usarlo per decostruire e ricostruire il mio pensiero. Per reclamare dello spazio libero di espressione lontano da tutta quella finta libertà che viene venduta sui canali mainstream.&#xA;&#xA;Di cosa parlerò? Possibilmente di tutto quello che mi passa per la testa che ha bisogno di uno sfogo, dalla questione poc&#39;anzi citata della chiusura di A/I, del senso talvolta di impotenza davanti le spregiudicatezza di una superpotenza come gli USA che pensano di poter fare nel mondo quello che vogliono insieme al supporto dello stato genocida di Israele. Parlerò di turbocapitalismo, di come siamo costretti a correre di continuo e a deperirci per un sistema che ci sfrutta tutti, magari anche di qualche spunto o riflessione sul rallentare. Parlerò di banalissima politica, che riesce a mandare a rotoli un paese ricco di realtà sane che magari vorrebbero emergere ma vengono schiacciate da meccaniche repressive, retrograde e / o fasciste. Parlerò di tante cose, almeno questa è la mia intenzione, il mio prologo. Non lo farò in modo regolare, lo farò quando ne avrò voglia, quando ne sentirò il bisogno.&#xA;&#xA;Voglio reclamare il mio spazio per esprimere e palesare cose che sicuramente sono state dette da altre mille persone, cose che sono ovvie per chiunque leggerà probabilmente. &#xA;&#xA;Voglio poter esprimere in parole la rabbia, che in molti proviamo, ognuno a suo   modo ognuno col suo sentire.&#xA;&#xA;Voglio dire tutto questo a modo mio, a costo di essere banale. &#xA;&#xA;In fondo questo spazio non è fatto per intrattenere nessuno, è fatto per sbrogliare i miei pensieri, come scrivere a uno specchio. Se però, a rileggere queste parole non ci fossi solo io, ma tu, che stai leggendo sei una terza persona, benvenut* spero troverai qualcosa di interessante, fosse anche solo uno spunto per cominciare anche tu a sbrogliare i tuoi pensieri.&#xA;&#xA;Ci sentiamo la prossima volta.&#xA;&#xA;G.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a chiunque leggerà questo post.
Il mio nome è Giuliano, e per la prima volta dopo molti anni ho deciso di rimettermi a scrivere un po&#39;.
Lo farò per me principalmente, ma magari se uscirà qualcosa di buono potrebbe essere un buono modo anche per condividere con altri il mio pensiero.</p>

<p>Come dicevo è molto che non scrivo, quindi probabilmente non lo farò bene, e non lo farò necessariamente in un modo che sia pensato per internet. Mai stato quel genere di persona che riesce a scrivere in un modo che si confaccia al marketing, anche quelle volte che magari ci ho provato. Anche per questo ho scelto uno spazio come questo, che fosse fuori dalle classiche reti social, uno spazio dove potessi concentrarmi solo sullo scrivere ed esprimere i miei pensieri senza dover pensare al numero di caratteri o dover associare qualche foto o qualsiasi altra cosa.</p>

<p>È un momento storico pazzo, quello in cui stiamo vivendo, e probabilmente da questo nasce il bisogno di parlare, di esprimere tutto quello che non viene detto, o magari viene detto a mezza bocca, in uno sbuffo tra una conversazione e l&#39;altra, perché c&#39;è stanchezza verso “le solite quattro cose che ci fanno girare le palle” e a volte può sembrare di girare intorno e ridire sempre le stesse cose. Ma non è così, se da un lato vogliamo la nostra quiete e tirarci fuori dal discutere di quelle tematiche che ci fanno ribollire il sangue, dall&#39;altro credo ci sia bisogno di esprimerle in modo chiaro, anche se già le sappiamo. Ora, non sto unsando il noi perché mi aspetto che tutti abbiano questo atteggiamento, probabilmente c&#39;è chi non se lo fa questo problema. Magari proprio tu che stai leggendo non te lo fai questo problema; ma allargare a un ipotetico “noi” fa sentire meno sciocchi a dire certe cose; inoltre se tu che leggi ti trovi nella mia stessa situazione, allora sappi che non sei in questo “dilemma” da solo. Ho quindi deciso di ricominciare a scrivere per districare la matassa di pensieri che questo momento storico / sociale mi mette in testa. Per fare chiarezza, per sfogarmi. Per avere uno spazio dove semplicemente esprimere in modo chiaro quello che penso. Ma anche in modo non chiaro, in modo caotico. Se avessi chiaro tutto quello che voglio esprimere non sarebbe una massa da districare, ma un filo chiaro da seguire, che è proprio quello che non ho, quantomeno non sempre.</p>

<p>Le vicende delle ultime settimane a partire dalla chiusura di A/I mi ha fatto riportato molto a riflettere sull&#39;importanza di riprendersi gli spazi, non solo quelli pubblici, quelli nella vita fisica, ma anche gli spazi digitali che nascono liberi e tali dovrebbero rimanere. Nella vita io lavoro come programmatore, e nella mia testa fare questo mestiere è legato molto più al mutuo aiuto, costruzione condivisa, informazione condivisa che non alla costruzione dell&#39;ennesima startup orientata alla costruzione di più capitale. Per questo ho pensato/deciso intanto di ricominciare dal riprendere dello spazio digitale e usarlo per decostruire e ricostruire il mio pensiero. Per reclamare dello spazio libero di espressione lontano da tutta quella finta libertà che viene venduta sui canali mainstream.</p>

<p>Di cosa parlerò? Possibilmente di tutto quello che mi passa per la testa che ha bisogno di uno sfogo, dalla questione poc&#39;anzi citata della chiusura di A/I, del senso talvolta di impotenza davanti le spregiudicatezza di una superpotenza come gli USA che pensano di poter fare nel mondo quello che vogliono insieme al supporto dello stato genocida di Israele. Parlerò di turbocapitalismo, di come siamo costretti a correre di continuo e a deperirci per un sistema che ci sfrutta tutti, magari anche di qualche spunto o riflessione sul rallentare. Parlerò di banalissima politica, che riesce a mandare a rotoli un paese ricco di realtà sane che magari vorrebbero emergere ma vengono schiacciate da meccaniche repressive, retrograde e / o fasciste. Parlerò di tante cose, almeno questa è la mia intenzione, il mio prologo. Non lo farò in modo regolare, lo farò quando ne avrò voglia, quando ne sentirò il bisogno.</p>

<p>Voglio reclamare il mio spazio per esprimere e palesare cose che sicuramente sono state dette da altre mille persone, cose che sono ovvie per chiunque leggerà probabilmente.</p>

<p>Voglio poter esprimere in parole la rabbia, che in molti proviamo, ognuno a suo   modo ognuno col suo sentire.</p>

<p>Voglio dire tutto questo a modo mio, a costo di essere banale.</p>

<p>In fondo questo spazio non è fatto per intrattenere nessuno, è fatto per sbrogliare i miei pensieri, come scrivere a uno specchio. Se però, a rileggere queste parole non ci fossi solo io, ma tu, che stai leggendo sei una terza persona, benvenut* spero troverai qualcosa di interessante, fosse anche solo uno spunto per cominciare anche tu a sbrogliare i tuoi pensieri.</p>

<p>Ci sentiamo la prossima volta.</p>

<p>G.</p>
]]></content:encoded>
      <author>giuliano1993</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/13zb8xa7ft</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 15:39:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A che età la violenza diventa una scelta?</title>
      <link>https://noblogo.org/neox62/a-che-eta-la-violenza-diventa-una-scelta</link>
      <description>&lt;![CDATA[A che età la violenza diventa una scelta? &#xA;Tredici anni non significa senza volontà&#xA;&#xA;&#34;Un casco da softair.&#xA;Due coltelli.&#xA;Uno spray urticante.&#xA;Uno smartphone acceso.&#xA;Una videochiamata già partita.&#xA;Poi una porta che si apre.&#34;&#xA;&#xA;Non è una scena di un film di Quentin Tarantino. Non c&#39;è una colonna sonora, nessuna macchina da presa, nessun regista che urla «azione».&#xA;C&#39;è un&#39;aula di scuola media e c&#39;è una professoressa e davanti a lei un ragazzo di tredici anni che ha preparato tutto.&#xA;&#xA;È successo il 18 settembre 2026, alla scuola media Giovanni Verga di Centocelle, a Roma. E no, non è l&#39;inizio della sceneggiatura dell&#39;ultimo film di Tarantino. È la realtà.&#xA;&#xA;Che cosa succede quando la violenza non esplode semplicemente, ma viene preparata, organizzata e persino trasformata in uno spettacolo da condividere?&#xA;&#xA;Non è stato uno scatto improvviso.&#xA;&#xA;Gli elementi finora emersi descrivono una sequenza che presenta diversi elementi preparatori. Il ragazzo sarebbe entrato in ritardo a scuola, e passando dal bagno, avrebbe indossato casco e occhiali da softair, preparato due coltelli e avviato una videochiamata prima dell&#39;aggressione.&#xA;La docente è stata colpita dopo che il ragazzo avrebbe utilizzato dello spray urticante. Il telefono è stato sequestrato e gli investigatori stanno verificando l&#39;eventuale trasmissione dell&#39;azione attraverso Telegram. Un compagno sarebbe poi intervenuto interrompendo l&#39;aggressione.&#xA;&#xA;Sono elementi importanti perché mostrano una differenza sostanziale tra un comportamento impulsivo e una condotta nella quale compaiono preparazione, scelta degli strumenti, individuazione di un bersaglio e costruzione di una possibile scena da condividere.&#xA;&#xA;Questo, però, non significa che siano già note tutte le motivazioni.&#xA;È stato riferito anche un possibile risentimento legato a due debiti formativi, ma il movente e l&#39;eventuale ruolo di comunità online restano oggetto di accertamento. Trasformare queste ipotesi in certezze significherebbe anticipare un&#39;indagine che non è ancora conclusa.&#xA;&#xA;Quando la violenza cerca anche un pubblico&#xA;&#xA;È forse questo l&#39;aspetto più interessante dell&#39;episodio.&#xA;Un&#39;aggressione può essere un atto di rabbia, di vendetta o di perdita di controllo. Ma quando compaiono strumenti da ripresa e una potenziale trasmissione in diretta, entra in gioco un&#39;altra dimensione: quella della performance.&#xA;&#xA;Non c&#39;è soltanto una vittima, c&#39;è anche un possibile pubblico anche se scelto.&#xA;Un precedente avvenuto nel marzo 2026 a Trescore Balneario presenta alcune analogie: anche in quel caso un tredicenne aggredì una docente e, secondo le ricostruzioni disponibili, portò a scuola un coltello, una scacciacani e uno smartphone utilizzato per riprendere l&#39;azione.&#xA;&#xA;Le analogie sono evidenti, ma non autorizzano a trasformare episodi diversi in un unico fenomeno. Ogni caso può avere motivazioni, contesti familiari, dinamiche tra pari e percorsi personali differenti.&#xA;La cosa che emerge è piuttosto un cambiamento nel modo in cui alcune forme di violenza possono essere concepite: non soltanto come azione, ma come contenuto.&#xA;&#xA;Ma i minorenni sono davvero sempre più violenti?&#xA;&#xA;Qui bisogna fermarsi.&#xA;La cronaca può dare l&#39;impressione di una progressiva riduzione dell&#39;età degli autori di episodi violenti. I dati disponibili, però, non consentono di sostenere semplicemente che &#34;l&#39;età degli aggressori sta scendendo sempre di più&#34;.&#xA;Nel decennio considerato sono aumentate, tra i 14 e i 17 anni, le segnalazioni relative a rapine, lesioni personali, risse, minacce e porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere. Queste ultime sono passate da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024.&#xA;&#xA;Ma il quadro è meno lineare di quanto potrebbe sembrare: nello stesso periodo i minori e giovani adulti segnalati agli Uffici di servizio sociale minorile sono diminuiti da circa 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024.&#xA;Anche per quanto riguarda le aggressioni al personale scolastico bisogna evitare conclusioni affrettate. Il monitoraggio sistematico del Ministero dell&#39;Istruzione è iniziato soltanto nel 2023 e gli episodi segnalati sono passati da 71 nell&#39;anno scolastico 2023/2024 a 51 nel 2024/2025.&#xA;&#xA;Insomma: esistono segnali preoccupanti nella violenza giovanile, ma non tutto cresce e non ogni episodio dimostra una tendenza generale.&#xA;Intenzionalità e responsabilità non sono la stessa cosa&#xA;È qui che il dibattito pubblico rischia di confondere due concetti diversi.&#xA;Un tredicenne può sapere che colpire una persona con un coltello è sbagliato. Può persino organizzare concretamente un&#39;azione per farlo.&#xA;&#xA;Questo non significa automaticamente che possieda la stessa capacità di controllo, previsione delle conseguenze e autodeterminazione di un adulto.&#xA;In Italia la soglia dei quattordici anni ha una conseguenza giuridica precisa: chi non ha ancora compiuto quattordici anni non è imputabile. Tra i quattordici e i diciotto anni, invece, la capacità di intendere e di volere viene valutata nel caso concreto.&#xA;&#34;Non imputabile&#34;, però, non significa che non sia successo nulla.&#xA;Significa che l&#39;ordinamento stabilisce una diversa risposta alla condotta del minore. In presenza delle condizioni previste dalla legge possono essere adottate anche misure di sicurezza.&#xA;&#xA;La distinzione è fondamentale: riconoscere l&#39;età evolutiva non significa negare l&#39;azione compiuta.&#xA;&#xA;La scorciatoia dei social&#xA;&#xA;Ogni volta che un adolescente commette un atto violento utilizzando uno smartphone, la tentazione è immediata: dare la colpa ai social.&#xA;È una spiegazione semplice. Forse troppo.&#xA;&#xA;Le piattaforme possono certamente avere un ruolo. Possono offrire modelli da imitare anche se negativi, linguaggi, immagini, comunità, pubblico e strumenti per trasformare un&#39;azione in una performance. In alcuni casi di violenza mirata ed estremismo, materiali online sono stati utilizzati anche come propaganda e repertorio operativo.&#xA;Ma questo non significa che una piattaforma &#34;causi&#34; automaticamente un&#39;aggressione.&#xA;&#xA;Nel caso romano, al momento, il social può essere considerato un possibile ambiente, strumento o amplificatore. Non è dimostrato che sia stato la causa originaria della violenza.&#xA;&#xA;La differenza non è accademica. È fondamentale per capire dove intervenire.&#xA;&#xA;Famiglia, scuola, piattaforme: chi deve intervenire?&#xA;Cercare un unico colpevole è probabilmente la risposta più facile e meno utile.&#xA;&#xA;La responsabilità penale è personale e non può essere trasferita automaticamente ai genitori. Esiste però una dimensione educativa e civile che coinvolge la famiglia. La scuola ha responsabilità di ascolto, vigilanza e segnalazione; le piattaforme hanno responsabilità nella progettazione dei servizi, nella moderazione e nella gestione dei contenuti violenti; lo Stato deve garantire servizi, prevenzione e strumenti adeguati di intervento.&#xA;Questo non significa che tutti siano ugualmente responsabili.&#xA;Significa piuttosto che una violenza preparata può attraversare più ambienti contemporaneamente: casa, scuola, gruppo dei pari e rete.&#xA;&#xA;E proprio per questo la prevenzione non può limitarsi a cercare &#34;il ragazzo problematico&#34;.&#xA;I segnali possono esistere prima dell&#39;aggressione&#xA;Una delle indicazioni più interessanti arriva dagli studi sugli attacchi scolastici sventati.&#xA;&#xA;In un&#39;analisi statunitense citata nel documento, il 94% degli autori aveva comunicato in qualche forma l&#39;intenzione di attaccare; l&#39;85% aveva compiuto preparativi relativi alle armi, il 73% aveva elaborato dettagli esecutivi e il 57% aveva documentato il piano.&#xA;Il dato non significa che ogni adolescente che parla di violenza rappresenti una minaccia.&#xA;&#xA;Significa qualcosa di più concreto: la prevenzione efficace deve concentrarsi sui comportamenti osservabili.&#xA;Minacce specifiche, preparazione di un attacco, accesso ad armi, comunicazioni inquietanti, ricerca di informazioni operative e documentazione di un possibile piano sono segnali che non dovrebbero essere ignorati.&#xA;&#xA;La risposta non è necessariamente una sorveglianza indiscriminata. È la capacità di collegare informazioni che, prese singolarmente, potrebbero sembrare insignificanti.&#xA;E c&#39;è un&#39;altra responsabilità: quella di chi racconta&#xA;&#xA;C&#39;è infine un problema che riguarda tutti noi, compreso il modo in cui i media raccontano questi episodi.&#xA;Raccontare ogni dettaglio dell&#39;aggressore, mostrare immagini, riprodurre slogan, diffondere video o descrivere nei particolari la preparazione dell&#39;attacco può trasformare involontariamente la cronaca in ciò che l&#39;autore della violenza cercava: una scena, un pubblico e una forma di notorietà.&#xA;&#xA;Il giornalismo responsabile deve quindi spostare il centro della narrazione.&#xA;Non glorificare l&#39;autore.&#xA;Non trasformare il suo gesto in spettacolo.&#xA;Non diffondere materiale che possa essere replicato.&#xA;E soprattutto riportare l&#39;attenzione sulle vittime, sulla prevenzione e sui meccanismi che possono permettere di intercettare una minaccia prima che diventi violenza.&#xA;&#xA;Tredici anni non significa senza volontà&#xA;&#xA;La questione centrale, alla fine, non è scegliere tra due frasi opposte: &#34;è solo un bambino&#34; oppure &#34;deve essere trattato come un adulto&#34;.&#xA;Sono entrambe semplificazioni.&#xA;Un tredicenne non è un adulto. Ma tredici anni non significa nemmeno assenza di volontà, di intenzionalità o di capacità di organizzare un comportamento.&#xA;&#xA;La sfida per gli adulti è molto più difficile: riconoscere la responsabilità senza trasformarla in vendetta, proteggere le vittime senza rinunciare al recupero, comprendere lo sviluppo di un minore senza negare la gravità di ciò che ha fatto.&#xA;E soprattutto imparare a riconoscere prima i segnali.&#xA;Perché quando la violenza arriva a scuola, spesso il problema non è soltanto capire cosa sia successo.&#xA;&#xA;È capire quanto di ciò che è successo avrebbe potuto essere visto prima.&#xA;E voi cosa ne pensate?&#xA;&#xA;Dove dovrebbe iniziare la prevenzione? Nella famiglia, nella scuola, sulle piattaforme digitali o attraverso una maggiore collaborazione tra tutti questi soggetti?&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>A che età la violenza diventa una scelta?
Tredici anni non significa senza volontà</p>

<p>“Un casco da softair.
Due coltelli.
Uno spray urticante.
Uno smartphone acceso.
Una videochiamata già partita.
Poi una porta che si apre.”</p>

<p>Non è una scena di un film di Quentin Tarantino. Non c&#39;è una colonna sonora, nessuna macchina da presa, nessun regista che urla «azione».
C&#39;è un&#39;aula di scuola media e c&#39;è una professoressa e davanti a lei un ragazzo di tredici anni che ha preparato tutto.</p>

<p>È successo il 18 settembre 2026, alla scuola media Giovanni Verga di Centocelle, a Roma. E no, non è l&#39;inizio della sceneggiatura dell&#39;ultimo film di Tarantino. È la realtà.</p>

<p>Che cosa succede quando la violenza non esplode semplicemente, ma viene preparata, organizzata e persino trasformata in uno spettacolo da condividere?</p>

<p>Non è stato uno scatto improvviso.</p>

<p>Gli elementi finora emersi descrivono una sequenza che presenta diversi elementi preparatori. Il ragazzo sarebbe entrato in ritardo a scuola, e passando dal bagno, avrebbe indossato casco e occhiali da softair, preparato due coltelli e avviato una videochiamata prima dell&#39;aggressione.
La docente è stata colpita dopo che il ragazzo avrebbe utilizzato dello spray urticante. Il telefono è stato sequestrato e gli investigatori stanno verificando l&#39;eventuale trasmissione dell&#39;azione attraverso Telegram. Un compagno sarebbe poi intervenuto interrompendo l&#39;aggressione.</p>

<p>Sono elementi importanti perché mostrano una differenza sostanziale tra un comportamento impulsivo e una condotta nella quale compaiono preparazione, scelta degli strumenti, individuazione di un bersaglio e costruzione di una possibile scena da condividere.</p>

<p>Questo, però, non significa che siano già note tutte le motivazioni.
È stato riferito anche un possibile risentimento legato a due debiti formativi, ma il movente e l&#39;eventuale ruolo di comunità online restano oggetto di accertamento. Trasformare queste ipotesi in certezze significherebbe anticipare un&#39;indagine che non è ancora conclusa.</p>

<p>Quando la violenza cerca anche un pubblico</p>

<p>È forse questo l&#39;aspetto più interessante dell&#39;episodio.
Un&#39;aggressione può essere un atto di rabbia, di vendetta o di perdita di controllo. Ma quando compaiono strumenti da ripresa e una potenziale trasmissione in diretta, entra in gioco un&#39;altra dimensione: quella della performance.</p>

<p>Non c&#39;è soltanto una vittima, c&#39;è anche un possibile pubblico anche se scelto.
Un precedente avvenuto nel marzo 2026 a Trescore Balneario presenta alcune analogie: anche in quel caso un tredicenne aggredì una docente e, secondo le ricostruzioni disponibili, portò a scuola un coltello, una scacciacani e uno smartphone utilizzato per riprendere l&#39;azione.</p>

<p>Le analogie sono evidenti, ma non autorizzano a trasformare episodi diversi in un unico fenomeno. Ogni caso può avere motivazioni, contesti familiari, dinamiche tra pari e percorsi personali differenti.
La cosa che emerge è piuttosto un cambiamento nel modo in cui alcune forme di violenza possono essere concepite: non soltanto come azione, ma come contenuto.</p>

<p>Ma i minorenni sono davvero sempre più violenti?</p>

<p>Qui bisogna fermarsi.
La cronaca può dare l&#39;impressione di una progressiva riduzione dell&#39;età degli autori di episodi violenti. I dati disponibili, però, non consentono di sostenere semplicemente che “l&#39;età degli aggressori sta scendendo sempre di più”.
Nel decennio considerato sono aumentate, tra i 14 e i 17 anni, le segnalazioni relative a rapine, lesioni personali, risse, minacce e porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere. Queste ultime sono passate da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024.</p>

<p>Ma il quadro è meno lineare di quanto potrebbe sembrare: nello stesso periodo i minori e giovani adulti segnalati agli Uffici di servizio sociale minorile sono diminuiti da circa 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024.
Anche per quanto riguarda le aggressioni al personale scolastico bisogna evitare conclusioni affrettate. Il monitoraggio sistematico del Ministero dell&#39;Istruzione è iniziato soltanto nel 2023 e gli episodi segnalati sono passati da 71 nell&#39;anno scolastico 2023/2024 a 51 nel 2024/2025.</p>

<p>Insomma: esistono segnali preoccupanti nella violenza giovanile, ma non tutto cresce e non ogni episodio dimostra una tendenza generale.
Intenzionalità e responsabilità non sono la stessa cosa
È qui che il dibattito pubblico rischia di confondere due concetti diversi.
Un tredicenne può sapere che colpire una persona con un coltello è sbagliato. Può persino organizzare concretamente un&#39;azione per farlo.</p>

<p>Questo non significa automaticamente che possieda la stessa capacità di controllo, previsione delle conseguenze e autodeterminazione di un adulto.
In Italia la soglia dei quattordici anni ha una conseguenza giuridica precisa: chi non ha ancora compiuto quattordici anni non è imputabile. Tra i quattordici e i diciotto anni, invece, la capacità di intendere e di volere viene valutata nel caso concreto.
“Non imputabile”, però, non significa che non sia successo nulla.
Significa che l&#39;ordinamento stabilisce una diversa risposta alla condotta del minore. In presenza delle condizioni previste dalla legge possono essere adottate anche misure di sicurezza.</p>

<p>La distinzione è fondamentale: riconoscere l&#39;età evolutiva non significa negare l&#39;azione compiuta.</p>

<p>La scorciatoia dei social</p>

<p>Ogni volta che un adolescente commette un atto violento utilizzando uno smartphone, la tentazione è immediata: dare la colpa ai social.
È una spiegazione semplice. Forse troppo.</p>

<p>Le piattaforme possono certamente avere un ruolo. Possono offrire modelli da imitare anche se negativi, linguaggi, immagini, comunità, pubblico e strumenti per trasformare un&#39;azione in una performance. In alcuni casi di violenza mirata ed estremismo, materiali online sono stati utilizzati anche come propaganda e repertorio operativo.
Ma questo non significa che una piattaforma “causi” automaticamente un&#39;aggressione.</p>

<p>Nel caso romano, al momento, il social può essere considerato un possibile ambiente, strumento o amplificatore. Non è dimostrato che sia stato la causa originaria della violenza.</p>

<p>La differenza non è accademica. È fondamentale per capire dove intervenire.</p>

<p>Famiglia, scuola, piattaforme: chi deve intervenire?
Cercare un unico colpevole è probabilmente la risposta più facile e meno utile.</p>

<p>La responsabilità penale è personale e non può essere trasferita automaticamente ai genitori. Esiste però una dimensione educativa e civile che coinvolge la famiglia. La scuola ha responsabilità di ascolto, vigilanza e segnalazione; le piattaforme hanno responsabilità nella progettazione dei servizi, nella moderazione e nella gestione dei contenuti violenti; lo Stato deve garantire servizi, prevenzione e strumenti adeguati di intervento.
Questo non significa che tutti siano ugualmente responsabili.
Significa piuttosto che una violenza preparata può attraversare più ambienti contemporaneamente: casa, scuola, gruppo dei pari e rete.</p>

<p>E proprio per questo la prevenzione non può limitarsi a cercare “il ragazzo problematico”.
I segnali possono esistere prima dell&#39;aggressione
Una delle indicazioni più interessanti arriva dagli studi sugli attacchi scolastici sventati.</p>

<p>In un&#39;analisi statunitense citata nel documento, il 94% degli autori aveva comunicato in qualche forma l&#39;intenzione di attaccare; l&#39;85% aveva compiuto preparativi relativi alle armi, il 73% aveva elaborato dettagli esecutivi e il 57% aveva documentato il piano.
Il dato non significa che ogni adolescente che parla di violenza rappresenti una minaccia.</p>

<p>Significa qualcosa di più concreto: la prevenzione efficace deve concentrarsi sui comportamenti osservabili.
Minacce specifiche, preparazione di un attacco, accesso ad armi, comunicazioni inquietanti, ricerca di informazioni operative e documentazione di un possibile piano sono segnali che non dovrebbero essere ignorati.</p>

<p>La risposta non è necessariamente una sorveglianza indiscriminata. È la capacità di collegare informazioni che, prese singolarmente, potrebbero sembrare insignificanti.
E c&#39;è un&#39;altra responsabilità: quella di chi racconta</p>

<p>C&#39;è infine un problema che riguarda tutti noi, compreso il modo in cui i media raccontano questi episodi.
Raccontare ogni dettaglio dell&#39;aggressore, mostrare immagini, riprodurre slogan, diffondere video o descrivere nei particolari la preparazione dell&#39;attacco può trasformare involontariamente la cronaca in ciò che l&#39;autore della violenza cercava: una scena, un pubblico e una forma di notorietà.</p>

<p>Il giornalismo responsabile deve quindi spostare il centro della narrazione.
Non glorificare l&#39;autore.
Non trasformare il suo gesto in spettacolo.
Non diffondere materiale che possa essere replicato.
E soprattutto riportare l&#39;attenzione sulle vittime, sulla prevenzione e sui meccanismi che possono permettere di intercettare una minaccia prima che diventi violenza.</p>

<p>Tredici anni non significa senza volontà</p>

<p>La questione centrale, alla fine, non è scegliere tra due frasi opposte: “è solo un bambino” oppure “deve essere trattato come un adulto”.
Sono entrambe semplificazioni.
Un tredicenne non è un adulto. Ma tredici anni non significa nemmeno assenza di volontà, di intenzionalità o di capacità di organizzare un comportamento.</p>

<p>La sfida per gli adulti è molto più difficile: riconoscere la responsabilità senza trasformarla in vendetta, proteggere le vittime senza rinunciare al recupero, comprendere lo sviluppo di un minore senza negare la gravità di ciò che ha fatto.
E soprattutto imparare a riconoscere prima i segnali.
Perché quando la violenza arriva a scuola, spesso il problema non è soltanto capire cosa sia successo.</p>

<p>È capire quanto di ciò che è successo avrebbe potuto essere visto prima.
E voi cosa ne pensate?</p>

<p>Dove dovrebbe iniziare la prevenzione? Nella famiglia, nella scuola, sulle piattaforme digitali o attraverso una maggiore collaborazione tra tutti questi soggetti?</p>
]]></content:encoded>
      <author>NetTalk</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2bu8qwbk6s</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 15:25:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[133]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/133</link>
      <description>&lt;![CDATA[[133]&#xA;&#xA;il gatto balinese dopo i] poliziotti al doppio del cinema] palestrinA con la sigla i sergenti in ordine di] A appartengono tutti alle apparizioni ore tre venticinque gradi dopo] i pasti con i nastri tiene i balinesi il sole al plasmon un bislacco nero [sacchi pieni Almeno di scaduti [i cineposter ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[133]</p>

<p>il gatto balinese dopo i] poliziotti al doppio del cinema] palestrinA* con la sigla i sergenti in ordine di] A** appartengono tutti alle apparizioni ore tre venticinque gradi dopo] i pasti con i nastri tiene i balinesi il sole al plasmon un bislacco nero [sacchi pieni A***lmeno di scaduti [i cineposter</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/sebkffrwr2</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 13:55:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>non ho molta fiducia nei social, in generale espressione dei tempi moderni,...</title>
      <link>https://noblogo.org/belzebu/non-ho-molta-fiducia-nei-social-in-generale-espressione-dei-tempi-moderni</link>
      <description>&lt;![CDATA[non ho molta fiducia nei social, in generale espressione dei tempi moderni, carichi di odio a saldo, come se odiare non avesse un prezzo... Canzoni leggere che parlano di soldi facili di &#34;lambo&#34;, mentre si mettono barriere e si coltivano pregiudizi, consideriamo il buono delle persone come una eccezione...&#xA;Nel 2001, un quarto di secono fa, Peppino di Capri porte una canzone silenziosa e straoirdinaria nello stesso tempo, sposta la ripresa di una certa esistenza da una prospettiva diversa, quella del nostro prossimo, con tutte le sue umane e meraviglione banalitá. Avevamo non tanti anni fa la capacitá di empatizzare con il bene delle persone e non di vestirle solo di malessere.&#xA;&#xA;iframe width=&#34;560&#34; height=&#34;315&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/-vV6lJ8mKpc?si=lK4fBiccMh_Suf67&amp;amp;controls=0&#34; title=&#34;YouTube video player&#34; frameborder=&#34;0&#34; allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; allowfullscreen/iframe&#xA;&#xA;chi sa magari ascoltandola una volta di piú, qualcuno potrebbe abbandonare la stazione centrale di Milano e vedere qualcosa da una nuova prospettiva, da un campo di pomodori.&#xA;pioverá, speriamo... il deserto fiorirá... speriamo anche questo]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>non ho molta fiducia nei social, in generale espressione dei tempi moderni, carichi di odio a saldo, come se odiare non avesse un prezzo... Canzoni leggere che parlano di soldi facili di “lambo”, mentre si mettono barriere e si coltivano pregiudizi, consideriamo il buono delle persone come una eccezione...
Nel 2001, un quarto di secono fa, Peppino di Capri porte una canzone silenziosa e straoirdinaria nello stesso tempo, sposta la ripresa di una certa esistenza da una prospettiva diversa, quella del nostro prossimo, con tutte le sue umane e meraviglione banalitá. Avevamo non tanti anni fa la capacitá di empatizzare con il bene delle persone e non di vestirle solo di malessere.</p>

<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/-vV6lJ8mKpc?controls=0&si=lK4fBiccMh_Suf67" title="YouTube video player" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe>

<p>chi sa magari ascoltandola una volta di piú, qualcuno potrebbe abbandonare la stazione centrale di Milano e vedere qualcosa da una nuova prospettiva, da un campo di pomodori.
pioverá, speriamo... il deserto fiorirá... speriamo anche questo</p>
]]></content:encoded>
      <author>belzebu</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2pn95n6r97</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 09:56:52 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cambia la stagione, il sole arriva più tardi a illuminare la cucina, di notte...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/cambia-la-stagione-il-sole-arriva-piu-tardi-a-illuminare-la-cucina-di-notte</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cambia la stagione, il sole arriva più tardi a illuminare la cucina, di notte mi avvolgo nella coperta come uno zar in cerca di una temperatura ovattata e calda, la testa è tutta lì che gira come un motorino da lezioni di robotica pensando alla scuola al lavoro alla pressione delle cose - già ora - da correggere, delle valutazioni da dare, gli aggiornamenti del firmware arrivano in orario, l&#39;odore delle cose cambia, il mio è più chimico, due giorni fa mi sono preso una bomba d&#39;acqua lungo il Bisagno sono stato un&#39;ora sotto la tettoia dell&#39;AMIU a guardare il grigio lampeggiare sopra di me.&#xA;&#xA;In classe cerco di fare capire l&#39;hardware della scrittura. A seconda della classe ho davanti persone scettiche o del tutto impreparate ad articolare un pensiero complesso. Ragazzi che faticano a comprendere una frase minima, che si perdono in abbagli, che - con molto aiuto e supporto - arrivano ad elaborare in maniera corretta un discorso essenziale. Tanti. Chi è fuori dal mondo scuola o chi è inchiavardato da decenni in qualche liceo non ha idea del lavoro che c&#39;è da fare in condizioni - strutturali - inadeguate. Dall&#39;altra parte, invece, la scrittura è malvista. Una perdita di tempo. Qualcosa di noioso e anche un po&#39; datato. Inutilmente complicato, scrivere.&#xA;&#xA;Io resto incantato, seduto, ad ascoltare i ragazzi che mi raccontano i libri che hanno letto d&#39;estate. Dentro di me resta il dubbio che abbiano davvero letto, alcuni sicuramente sì, alcuni probabilmente in parte, altri non lo so. Comunque mi presentano i libri, con una certa serietà, vanno alla cattedra, io mi siedo tra i banchi. Prendo appunti. C&#39;è chi ha fatto delle slide per accompagnare il discorso, altri vanno a braccio. Teniamo duro a mantenere questo virus dell&#39;immaginazione e della fiction che gli scrittori si tramandano da millenni. Di corsa, sempre di corsa, cercando di avere dei brandelli di intimità e di privacy di questi venticinque ragazzi stipati in una stanza per otto ore, tutti i santi giorni. Nella stessa stanza per otto ore tutti i giorni per nove mesi. Che si abituino subito all&#39;alienazione. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cambia la stagione, il sole arriva più tardi a illuminare la cucina, di notte mi avvolgo nella coperta come uno zar in cerca di una temperatura ovattata e calda, la testa è tutta lì che gira come un motorino da lezioni di robotica pensando alla scuola al lavoro alla pressione delle cose – già ora – da correggere, delle valutazioni da dare, gli aggiornamenti del firmware arrivano in orario, l&#39;odore delle cose cambia, il mio è più chimico, due giorni fa mi sono preso una bomba d&#39;acqua lungo il Bisagno sono stato un&#39;ora sotto la tettoia dell&#39;AMIU a guardare il grigio lampeggiare sopra di me.</p>

<p>In classe cerco di fare capire l&#39;hardware della scrittura. A seconda della classe ho davanti persone scettiche o del tutto impreparate ad articolare un pensiero complesso. Ragazzi che faticano a comprendere una frase minima, che si perdono in abbagli, che – con molto aiuto e supporto – arrivano ad elaborare in maniera corretta un discorso essenziale. Tanti. Chi è fuori dal mondo scuola o chi è inchiavardato da decenni in qualche liceo non ha idea del lavoro che c&#39;è da fare in condizioni – strutturali – inadeguate. Dall&#39;altra parte, invece, la scrittura è malvista. Una perdita di tempo. Qualcosa di noioso e anche un po&#39; datato. Inutilmente complicato, scrivere.</p>

<p>Io resto incantato, seduto, ad ascoltare i ragazzi che mi raccontano i libri che hanno letto d&#39;estate. Dentro di me resta il dubbio che abbiano davvero letto, alcuni sicuramente sì, alcuni probabilmente in parte, altri non lo so. Comunque mi presentano i libri, con una certa serietà, vanno alla cattedra, io mi siedo tra i banchi. Prendo appunti. C&#39;è chi ha fatto delle slide per accompagnare il discorso, altri vanno a braccio. Teniamo duro a mantenere questo virus dell&#39;immaginazione e della fiction che gli scrittori si tramandano da millenni. Di corsa, sempre di corsa, cercando di avere dei brandelli di intimità e di privacy di questi venticinque ragazzi stipati in una stanza per otto ore, tutti i santi giorni. Nella stessa stanza per otto ore tutti i giorni per nove mesi. Che si abituino subito all&#39;alienazione.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4rinpftpjz</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 08:30:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>GIUDITTA - Capitolo 16</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-16</link>
      <description>&lt;![CDATA[1Giuditta disse:&#xA;&#34;Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli,&#xA;cantate al Signore con i cimbali,&#xA;⌈componete per lui un salmo di lode;⌉&#xA;esaltate e invocate il suo nome! 2Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre;&#xA;ha posto il suo accampamento in mezzo al popolo,&#xA;mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori.&#xA;3Assur venne dai monti, giù da settentrione,&#xA;venne con migliaia dei suoi armati;&#xA;la loro moltitudine ostruì i torrenti,&#xA;i loro cavalli coprirono i colli.&#xA;4Disse che avrebbe bruciato il mio paese,&#xA;stroncato i miei giovani con la spada&#xA;e schiacciato al suolo i miei lattanti,&#xA;che avrebbe preso in ostaggio i miei fanciulli,&#xA;e rapito le mie vergini.&#xA;5Il Signore onnipotente li ha respinti&#xA;con la mano di una donna!&#xA;6Infatti il loro capo non fu colpito da giovani,&#xA;né lo percossero figli di titani,&#xA;né alti giganti l&#39;oppressero,&#xA;ma Giuditta, figlia di Merarì,&#xA;lo fiaccò con la bellezza del suo volto.&#xA;7Ella depose la veste di vedova&#xA;per sollievo degli afflitti in Israele,&#xA;si unse il volto con aromi,&#xA;8cinse i suoi capelli con un diadema&#xA;e indossò una veste di lino per sedurlo.&#xA;9I suoi sandali rapirono i suoi occhi,&#xA;la sua bellezza avvinse il suo cuore&#xA;e la scimitarra gli troncò il collo.&#xA;10I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio,&#xA;per la sua forza fremettero i Medi.&#xA;11Allora i miei poveri alzarono il grido di guerra&#xA;e quelli si spaventarono,&#xA;i miei deboli gridarono forte,&#xA;e quelli furono sconvolti;&#xA;gettarono alte grida,&#xA;e quelli volsero in fuga.&#xA;12Figli di giovani donne li trafissero,&#xA;li trapassarono come disertori,&#xA;perirono nella battaglia del mio Signore.&#xA;13Canterò al mio Dio un canto nuovo:&#xA;Signore, grande sei tu e glorioso,&#xA;mirabile nella potenza e invincibile.&#xA;14Ti sia sottomessa ogni tua creatura:&#xA;perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte,&#xA;hai mandato il tuo spirito e furono costruite,&#xA;nessuno resisterà alla tua voce.&#xA;15I monti sulle loro basi sussulteranno insieme con le acque,&#xA;davanti a te le rocce si scioglieranno come cera;&#xA;ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio.&#xA;16Poca cosa è per te ogni sacrificio di soave odore,&#xA;e meno ancora ogni grasso offerto a te in olocausto;&#xA;ma chi teme il Signore è sempre grande.&#xA;17Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo:&#xA;il Signore onnipotente li punirà nel giorno del giudizio,&#xA;metterà fuoco e vermi nelle loro carni,&#xA;e piangeranno nel tormento per sempre&#34;.&#xA;18Quando giunsero a Gerusalemme, si prostrarono ad adorare Dio e, appena il popolo fu purificato, offrirono i loro olocausti, le offerte spontanee e i doni. 19Giuditta offrì in voto a Dio tutti gli oggetti di Oloferne che il popolo le aveva dato, e anche la cortina che aveva preso direttamente dalla camera da letto di lui. 20Il popolo continuò a far festa a Gerusalemme vicino al tempio per tre mesi e Giuditta rimase con loro.&#xA;&#xA;Fine della vita di Giuditta&#xA;21Dopo quei giorni ognuno tornò nella propria dimora, e anche Giuditta tornò a Betùlia e rimase nella sua proprietà. Per il resto della sua vita fu famosa in tutta la terra. 22Molti se ne invaghirono, ma nessun uomo la conobbe per tutti i giorni della sua vita, da quando suo marito Manasse morì e fu riunito al suo popolo. 23Ella andò molto avanti negli anni, protraendo la vecchiaia nella casa del marito fino a centocinque anni. Concesse pure la libertà alla sua ancella preferita. Quando morì a Betùlia, la seppellirono nella grotta sepolcrale del marito Manasse 24e la casa d&#39;Israele la pianse sette giorni. Prima di morire aveva diviso i suoi beni tra i parenti più stretti di Manasse, suo marito, e tra i parenti più stretti della sua famiglia.&#xA;25Non vi fu più nessuno che incutesse timore agli Israeliti finché visse Giuditta e per lungo tempo dopo la sua morte.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il cantico di Giuditta si presenta come una composizione poetica che riprende liricamente la materia trattata nel libro e trasforma il racconto in lode riconoscente a Dio. Il testo si segmenta così: &#xA;&#xA;vv. 1-2: invito alla lode con motivazione; &#xA;vv. 3-12: riepilogo storico in tre parti: l&#39;invasione nemica (vv. 3-4), l&#39;impresa della donna (vv. 4-10), fuga e strage dei nemici (vv. 11-12); &#xA;vv. 13-17 inno di ringraziamento.&#xA;&#xA;L&#39;unità di composizione e l&#39;attribuzione all&#39;autore del libro sono tuttora oggetto di discussione. La tesi che riscuote significativi consensi vede alla base del cantico una preghiera di lode (forse di origine sinagogale), comprendente i vv. 1-4.11-17 entro cui, in occasione della sua introduzione nel libro di Giuditta, fu inserita la sezione dei vv. 5-10 che tratta appunto dell&#39;impresa dell&#39;eroina. A favore di questa tesi sta soprattutto la natura antologica dei vv. 13-17, che riprendono idee e fraseologia da tutta una serie di testi precedenti. Nonostante ciò non si può escludere che lo stesso autore del libro di Giuditta, pur servendosi di motivi letterari e di temi famosi, sia il responsabile di questo inno.&#xA;&#xA;1-2. L&#39;invito alla lode è motivato anzitutto riprendendo un titolo divino presente nella versione greca di Es 15,3 «Dio che stronca le guerre» (cfr. anche Gdt 9,7), un ulteriore indizio della ripresa di motivi legati all&#39;Esodo (cfr. 15,14). Le espressioni di Giuditta in prima persona singolare («mi», «mi») non si riferiscono a lei personalmente: Giuditta parla a nome del popolo, il quale è il vero oggetto dell&#39;agire salvifico di Dio (mentre Giuditta ne è lo strumento).&#xA;&#xA;3-4. L&#39;invasione del nemico è descritta con accenti che ricordano i testi profetici, nei quali Assur è in certo qual modo il simbolo del nemico d&#39;Israele (cfr. Is 5,26-29; 10,5-16) e la venuta del nemico è sempre «dal settentrione» (cfr. Ger 1,14). Anche la descrizione delle atrocità perpetrate dai nemici corrisponde a tale modello.&#xA;&#xA;5-10. La sintesi del racconto contenuto nei cc. 8-15. Il resoconto parte dallo strumento scelto da Dio per attuare la salvezza, cioè la «mano di una femmina (BC ha donna)» (v. 5), per descrivere poi come tale evento si è svolto. Il titolo dato a Oloferne (v. 6: «capo») rende il vocabolo greco dynatos, «campione», un appellativo dato a Golia in 1Sam 17,4.51 e vuole probabilmente mostrare lo stretto legame tra l&#39;impresa attuata da Davide e quella di Giuditta. La scelta di Dio non è andata nell&#39;ordine della potenza da opporre a potenza: i titani sono le divinità ribelli a Zeus nella mitologia greca; con «giganti» nella versione greca dei Settanta si traducono diversi vocaboli ebraici, ma il riferimento è sostanzialmente a due tipi di persone: uomini giganteschi (cfr. Dt 2,11.20; 3,11; 2Sam 21,16-22) o semidei (cfr. Gn 6,1-4). La scelta di Dio non è caduta quindi su ciò che è potente, ma su Giuditta, la cui arma era la bellezza, che ha sconvolto gli Assiri e ha portato il loro capo alla morte (v. 9). Nel v. 10 la menzione dei Persiani e dei Medi è anacronistica: i Medi sono già stati distrutti precedentemente, secondo il racconto (cfr. 1,13-16), inoltre all&#39;epoca di Nabucodonosor la Persia era ancora una regione insignificante. Potrebbe però essere un indizio che l&#39;originaria ambientazione del racconto era l&#39;epoca persiana, e che solo in un secondo tempo, per motivi a noi ignoti, è stato retrocesso all&#39;epoca assira.&#xA;&#xA;11-12. La reazione del popolo suscita nell&#39;invasore lo stesso terrore che era insorto nelle regioni occidentali all&#39;apparire dell&#39;esercito assiro (cfr. 2,28). A differenza del popolo ebraico però, gli Assiri si comportano come imbelli («figli di donnicciuole») e disertori: non hanno cioè avuto il coraggio di affrontare la lotta contro Israele e sono morti da vili. Una descrizione che intende mostrare tutto il disprezzo per i nemici del popolo eletto.&#xA;&#xA;13-17. La titolatura «canto nuovo», benché riprenda una terminologia ricorrente (cfr. Sal 144,9) dà pure inizio a un testo che si distacca da quanto precede e presenta motivi tratti dal libro dei Salmi, da Gdc 5 e da Isaia. Si passa dalla lode narrativa (vv. 5-12) all&#39;inno vero e proprio, introdotto dalla titolatura divina (v. 13b su cui cfr. Sal 86,10; 147,5 [LXX]) e che prosegue con la proclamazione del potere universale di Dio, fondato sulla sua opera creatrice (v. 14; cfr. Sal 33,9; 104,30; 148,5) e sulla sua apparizione teofanica che prelude al suo intervento salvifico (le espressioni del v. 15 riprendono infatti le descrizioni poetiche della reazione della creazione all&#39;apparizione divina, cfr. Gdc 5,5; Sal 97,5). Quasi a compendio dell&#39;attitudine religiosa che il libro intende suscitare, il v. 16 espone un tema presente in alcuni testi fondamentali per la teologia dell&#39;AT (cfr.Is 1,11-17; 40,16; Sal 50; 51,18-19), mostrando che l&#39;autentica relazione con Dio non si manifesta attraverso le pratiche cultuali, ma nell&#39;abbandono fiducioso alla sua volontà («temere il Signore», cfr. Sir 1,11-14): appunto questo ha caratterizzato l&#39;eroina del libro (e con lei il popolo che ella rappresenta) e ha portato perciò alla grazia della liberazione attuata da Dio. L&#39;inno termina con una minaccia rivolta ai nemici del popolo di Dio che riprende la conclusione del canto di Debora in Gdc 5,31 (v. 17a) e Is 66,24 (v. 17b): la prospettiva è escatologica, ma difficilmente si intende la condizione dopo la morte (ciò vale anche per la punizione dei malvagi con «fuoco e vermi», cfr. Sir 7,17; 2Mac 9,9). L&#39;espressione «giorno del giudizio» (cfr. Tb 1,18; Est 10,3; Prv 6,34; Is 34,8) va compresa alla luce del racconto precedente: per gli Assiri tale giorno si è già attuato, per i nemici del popolo esso è qui annunciato; la prospettiva non è perciò di un giudizio al di fuori della storia e si intende invece annunciare che Dio nella storia dimostra la sua fedeltà al popolo che si è scelto.&#xA;&#xA;18-20. La conclusione del rendimento di grazie si compie nell&#39;offerta cultuale. Ancora il narratore ci fa apprezzare l&#39;alta statura religiosa dell&#39;eroina: nulla di quanto le è stato concesso dal popolo come bottino è da lei trattenuto e dedica a Dio persino le cortine del letto di Oloferne prese come trofeo della sua vittoria (cfr. 13,9). Giuditta agisce secondo lo spirito della legislazione antica (cfr. Lv 27,28) e consacrando (in greco anathēma che traduce l&#39;ebraico hērem) il trofeo di guerra a Dio attesta con forza ancor più grande che è lui il vero vincitore.&#xA;&#xA;21-25. L&#39;epilogo si compone di due parti: si accenna anzitutto alla condotta che ha contrassegnato l&#39;esistenza successiva di Giuditta (vv. 21-22) e poi si narra la conclusione della sua vita (vv. 23-25). Giuditta perseverò nella sua vedovanza consacrata a Dio, nonostante la sua bellezza accendesse il desiderio di molti uomini. Come ai patriarchi, anche a lei Dio concesse una lunga vita; alcuni interpreti riferiscono i 105 anni di Giuditta alla durata del regno asmoneo (168-63 a.C.), il che sposterebbe la data di composizione del libro al I sec. a.C., a meno che si intenda l&#39;annotazione come una glossa al testo. Anche le ultime notizie sul comportamento di Giuditta manifestano la sua saggezza e probità: liberò l&#39;ancella che era uscita accanto a lei incontro a Oloferne e distribuì i suoi beni tra il parentado, secondo le prescrizioni della legge di Mosè (cfr. Nm 27,5-11), perché il patrimonio non uscisse dall&#39;ambito della famiglia e della tribù; «la casa d&#39;Israele la pianse sette giorni»: l&#39;AT non riporta alcuna prescrizione per la durata del lutto, tuttavia si accenna a una simile durata del lutto nel caso di alcuni personaggi (Gn 50,10: Giacobbe; 1Sam 31,13: Saul) e abbiamo una testimonianza assai vicina alla composizione del nostro libro che riporta una notizia analoga (Sir 22,11). La versione latina di Girolamo conclude con una notizia relativa a una festa che avrebbe annualmente commemorato la vittoria conseguita da Giuditta: si tratta probabilmente di un&#39;aggiunta tendente a imitare la conclusione del libro di Ester (cioè la festa di Purim, cfr. Est 9,26-28) e quella di 2Maccabei («il giorno di Nicanore», cfr. 2Mac 15,36). La glossa latina potrebbe trovare tuttavia la sua spiegazione nel fatto che il racconto di Giuditta era letto nelle sinagoghe in occasione della festa di Hanukka (come attestano i midrashim medievali).&#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>Giuditta disse:
“Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli,
cantate al Signore con i cimbali,
⌈componete per lui un salmo di lode;⌉
esaltate e invocate il suo nome! <strong>2</strong>Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre;
ha posto il suo accampamento in mezzo al popolo,
mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori.
<strong>3</strong>Assur venne dai monti, giù da settentrione,
venne con migliaia dei suoi armati;
la loro moltitudine ostruì i torrenti,
i loro cavalli coprirono i colli.
<strong>4</strong>Disse che avrebbe bruciato il mio paese,
stroncato i miei giovani con la spada
e schiacciato al suolo i miei lattanti,
che avrebbe preso in ostaggio i miei fanciulli,
e rapito le mie vergini.
<strong>5</strong>Il Signore onnipotente li ha respinti
con la mano di una donna!
<strong>6</strong>Infatti il loro capo non fu colpito da giovani,
né lo percossero figli di titani,
né alti giganti l&#39;oppressero,
ma Giuditta, figlia di Merarì,
lo fiaccò con la bellezza del suo volto.
<strong>7</strong>Ella depose la veste di vedova
per sollievo degli afflitti in Israele,
si unse il volto con aromi,
<strong>8</strong>cinse i suoi capelli con un diadema
e indossò una veste di lino per sedurlo.
<strong>9</strong>I suoi sandali rapirono i suoi occhi,
la sua bellezza avvinse il suo cuore
e la scimitarra gli troncò il collo.
<strong>10</strong>I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio,
per la sua forza fremettero i Medi.
<strong>11</strong>Allora i miei poveri alzarono il grido di guerra
e quelli si spaventarono,
i miei deboli gridarono forte,
e quelli furono sconvolti;
gettarono alte grida,
e quelli volsero in fuga.
<strong>12</strong>Figli di giovani donne li trafissero,
li trapassarono come disertori,
perirono nella battaglia del mio Signore.
<strong>13</strong>Canterò al mio Dio un canto nuovo:
Signore, grande sei tu e glorioso,
mirabile nella potenza e invincibile.
<strong>14</strong>Ti sia sottomessa ogni tua creatura:
perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte,
hai mandato il tuo spirito e furono costruite,
nessuno resisterà alla tua voce.
<strong>15</strong>I monti sulle loro basi sussulteranno insieme con le acque,
davanti a te le rocce si scioglieranno come cera;
ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio.
<strong>16</strong>Poca cosa è per te ogni sacrificio di soave odore,
e meno ancora ogni grasso offerto a te in olocausto;
ma chi teme il Signore è sempre grande.
<strong>17</strong>Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo:
il Signore onnipotente li punirà nel giorno del giudizio,
metterà fuoco e vermi nelle loro carni,
e piangeranno nel tormento per sempre”.
<strong>18</strong>Quando giunsero a Gerusalemme, si prostrarono ad adorare Dio e, appena il popolo fu purificato, offrirono i loro olocausti, le offerte spontanee e i doni. <strong>19</strong>Giuditta offrì in voto a Dio tutti gli oggetti di Oloferne che il popolo le aveva dato, e anche la cortina che aveva preso direttamente dalla camera da letto di lui. <strong>20</strong>Il popolo continuò a far festa a Gerusalemme vicino al tempio per tre mesi e Giuditta rimase con loro.</p>

<p><strong><em>Fine della vita di Giuditta</em></strong>
<strong>21</strong>Dopo quei giorni ognuno tornò nella propria dimora, e anche Giuditta tornò a Betùlia e rimase nella sua proprietà. Per il resto della sua vita fu famosa in tutta la terra. <strong>22</strong>Molti se ne invaghirono, ma nessun uomo la conobbe per tutti i giorni della sua vita, da quando suo marito Manasse morì e fu riunito al suo popolo. <strong>23</strong>Ella andò molto avanti negli anni, protraendo la vecchiaia nella casa del marito fino a centocinque anni. Concesse pure la libertà alla sua ancella preferita. Quando morì a Betùlia, la seppellirono nella grotta sepolcrale del marito Manasse <strong>24</strong>e la casa d&#39;Israele la pianse sette giorni. Prima di morire aveva diviso i suoi beni tra i parenti più stretti di Manasse, suo marito, e tra i parenti più stretti della sua famiglia.
<strong>25</strong>Non vi fu più nessuno che incutesse timore agli Israeliti finché visse Giuditta e per lungo tempo dopo la sua morte.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il cantico di Giuditta si presenta come una composizione poetica che riprende liricamente la materia trattata nel libro e trasforma il racconto in lode riconoscente a Dio. Il testo si segmenta così:</p>
<ul><li>vv. 1-2: invito alla lode con motivazione;</li>
<li>vv. 3-12: riepilogo storico in tre parti: l&#39;invasione nemica (vv. 3-4), l&#39;impresa della donna (vv. 4-10), fuga e strage dei nemici (vv. 11-12);</li>
<li>vv. 13-17 inno di ringraziamento.</li></ul>

<p>L&#39;unità di composizione e l&#39;attribuzione all&#39;autore del libro sono tuttora oggetto di discussione. La tesi che riscuote significativi consensi vede alla base del cantico una preghiera di lode (forse di origine sinagogale), comprendente i vv. 1-4.11-17 entro cui, in occasione della sua introduzione nel libro di Giuditta, fu inserita la sezione dei vv. 5-10 che tratta appunto dell&#39;impresa dell&#39;eroina. A favore di questa tesi sta soprattutto la natura antologica dei vv. 13-17, che riprendono idee e fraseologia da tutta una serie di testi precedenti. Nonostante ciò non si può escludere che lo stesso autore del libro di Giuditta, pur servendosi di motivi letterari e di temi famosi, sia il responsabile di questo inno.</p>

<p><strong>1-2</strong>. L&#39;invito alla lode è motivato anzitutto riprendendo un titolo divino presente nella versione greca di Es 15,3 «Dio che stronca le guerre» (cfr. anche Gdt 9,7), un ulteriore indizio della ripresa di motivi legati all&#39;Esodo (cfr. 15,14). Le espressioni di Giuditta in prima persona singolare («mi», «mi») non si riferiscono a lei personalmente: Giuditta parla a nome del popolo, il quale è il vero oggetto dell&#39;agire salvifico di Dio (mentre Giuditta ne è lo strumento).</p>

<p><strong>3-4</strong>. L&#39;invasione del nemico è descritta con accenti che ricordano i testi profetici, nei quali Assur è in certo qual modo il simbolo del nemico d&#39;Israele (cfr. Is 5,26-29; 10,5-16) e la venuta del nemico è sempre «dal settentrione» (cfr. Ger 1,14). Anche la descrizione delle atrocità perpetrate dai nemici corrisponde a tale modello.</p>

<p><strong>5-10</strong>. La sintesi del racconto contenuto nei cc. 8-15. Il resoconto parte dallo strumento scelto da Dio per attuare la salvezza, cioè la «mano di una femmina (BC ha donna)» (v. 5), per descrivere poi come tale evento si è svolto. Il titolo dato a Oloferne (v. 6: «capo») rende il vocabolo greco <em>dynatos,</em> «campione», un appellativo dato a Golia in 1Sam 17,4.51 e vuole probabilmente mostrare lo stretto legame tra l&#39;impresa attuata da Davide e quella di Giuditta. La scelta di Dio non è andata nell&#39;ordine della potenza da opporre a potenza: i titani sono le divinità ribelli a Zeus nella mitologia greca; con «giganti» nella versione greca dei Settanta si traducono diversi vocaboli ebraici, ma il riferimento è sostanzialmente a due tipi di persone: uomini giganteschi (cfr. Dt 2,11.20; 3,11; 2Sam 21,16-22) o semidei (cfr. Gn 6,1-4). La scelta di Dio non è caduta quindi su ciò che è potente, ma su Giuditta, la cui arma era la bellezza, che ha sconvolto gli Assiri e ha portato il loro capo alla morte (v. 9). Nel v. 10 la menzione dei Persiani e dei Medi è anacronistica: i Medi sono già stati distrutti precedentemente, secondo il racconto (cfr. 1,13-16), inoltre all&#39;epoca di Nabucodonosor la Persia era ancora una regione insignificante. Potrebbe però essere un indizio che l&#39;originaria ambientazione del racconto era l&#39;epoca persiana, e che solo in un secondo tempo, per motivi a noi ignoti, è stato retrocesso all&#39;epoca assira.</p>

<p><strong>11-12</strong>. La reazione del popolo suscita nell&#39;invasore lo stesso terrore che era insorto nelle regioni occidentali all&#39;apparire dell&#39;esercito assiro (cfr. 2,28). A differenza del popolo ebraico però, gli Assiri si comportano come imbelli («figli di donnicciuole») e disertori: non hanno cioè avuto il coraggio di affrontare la lotta contro Israele e sono morti da vili. Una descrizione che intende mostrare tutto il disprezzo per i nemici del popolo eletto.</p>

<p><strong>13-17</strong>. La titolatura «canto nuovo», benché riprenda una terminologia ricorrente (cfr. Sal 144,9) dà pure inizio a un testo che si distacca da quanto precede e presenta motivi tratti dal libro dei Salmi, da Gdc 5 e da Isaia. Si passa dalla lode narrativa (vv. 5-12) all&#39;inno vero e proprio, introdotto dalla titolatura divina (v. 13b su cui cfr. Sal 86,10; 147,5 [LXX]) e che prosegue con la proclamazione del potere universale di Dio, fondato sulla sua opera creatrice (v. 14; cfr. Sal 33,9; 104,30; 148,5) e sulla sua apparizione teofanica che prelude al suo intervento salvifico (le espressioni del v. 15 riprendono infatti le descrizioni poetiche della reazione della creazione all&#39;apparizione divina, cfr. Gdc 5,5; Sal 97,5). Quasi a compendio dell&#39;attitudine religiosa che il libro intende suscitare, il v. 16 espone un tema presente in alcuni testi fondamentali per la teologia dell&#39;AT (cfr.Is 1,11-17; 40,16; Sal 50; 51,18-19), mostrando che l&#39;autentica relazione con Dio non si manifesta attraverso le pratiche cultuali, ma nell&#39;abbandono fiducioso alla sua volontà («temere il Signore», cfr. Sir 1,11-14): appunto questo ha caratterizzato l&#39;eroina del libro (e con lei il popolo che ella rappresenta) e ha portato perciò alla grazia della liberazione attuata da Dio. L&#39;inno termina con una minaccia rivolta ai nemici del popolo di Dio che riprende la conclusione del canto di Debora in Gdc 5,31 (v. 17a) e Is 66,24 (v. 17b): la prospettiva è escatologica, ma difficilmente si intende la condizione dopo la morte (ciò vale anche per la punizione dei malvagi con «fuoco e vermi», cfr. Sir 7,17; 2Mac 9,9). L&#39;espressione «giorno del giudizio» (cfr. Tb 1,18; Est 10,3; Prv 6,34; Is 34,8) va compresa alla luce del racconto precedente: per gli Assiri tale giorno si è già attuato, per i nemici del popolo esso è qui annunciato; la prospettiva non è perciò di un giudizio al di fuori della storia e si intende invece annunciare che Dio nella storia dimostra la sua fedeltà al popolo che si è scelto.</p>

<p><strong>18-20</strong>. La conclusione del rendimento di grazie si compie nell&#39;offerta cultuale. Ancora il narratore ci fa apprezzare l&#39;alta statura religiosa dell&#39;eroina: nulla di quanto le è stato concesso dal popolo come bottino è da lei trattenuto e dedica a Dio persino le cortine del letto di Oloferne prese come trofeo della sua vittoria (cfr. 13,9). Giuditta agisce secondo lo spirito della legislazione antica (cfr. Lv 27,28) e consacrando (in greco <em>anathēma</em> che traduce l&#39;ebraico <em>hērem)</em> il trofeo di guerra a Dio attesta con forza ancor più grande che è lui il vero vincitore.</p>

<p><strong>21-25</strong>. L&#39;epilogo si compone di due parti: si accenna anzitutto alla condotta che ha contrassegnato l&#39;esistenza successiva di Giuditta (vv. 21-22) e poi si narra la conclusione della sua vita (vv. 23-25). Giuditta perseverò nella sua vedovanza consacrata a Dio, nonostante la sua bellezza accendesse il desiderio di molti uomini. Come ai patriarchi, anche a lei Dio concesse una lunga vita; alcuni interpreti riferiscono i 105 anni di Giuditta alla durata del regno asmoneo (168-63 a.C.), il che sposterebbe la data di composizione del libro al I sec. a.C., a meno che si intenda l&#39;annotazione come una glossa al testo. Anche le ultime notizie sul comportamento di Giuditta manifestano la sua saggezza e probità: liberò l&#39;ancella che era uscita accanto a lei incontro a Oloferne e distribuì i suoi beni tra il parentado, secondo le prescrizioni della legge di Mosè (cfr. Nm 27,5-11), perché il patrimonio non uscisse dall&#39;ambito della famiglia e della tribù; «la casa d&#39;Israele la pianse sette giorni»: l&#39;AT non riporta alcuna prescrizione per la durata del lutto, tuttavia si accenna a una simile durata del lutto nel caso di alcuni personaggi (Gn 50,10: Giacobbe; 1Sam 31,13: Saul) e abbiamo una testimonianza assai vicina alla composizione del nostro libro che riporta una notizia analoga (Sir 22,11). La versione latina di Girolamo conclude con una notizia relativa a una festa che avrebbe annualmente commemorato la vittoria conseguita da Giuditta: si tratta probabilmente di un&#39;aggiunta tendente a imitare la conclusione del libro di Ester (cioè la festa di Purim, cfr. Est 9,26-28) e quella di 2Maccabei («il giorno di Nicanore», cfr. 2Mac 15,36). La glossa latina potrebbe trovare tuttavia la sua spiegazione nel fatto che il racconto di Giuditta era letto nelle sinagoghe in occasione della festa di <em>Hanukka</em> (come attestano i <em>midrashim</em> medievali).</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/fxx5dmta39</guid>
      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 06:06:03 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Penguin Cafe – Handfuls Of Night (2019)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/penguin-cafe-handfuls-of-night-2019</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;In principio era la Parola, e la Parola era presso Simone Jeffes. Poi una malattia se l’è portato via, allora la Parola ha trovato ospitalità presso il figlio, Arthur. Era così che l’orchestra del “caffé pinguino” diventava semplicemente Penguin Café e licenziava il primo disco nella nuova incarnazione, un Imperfet Sea che ha convinto, ma senza riuscire a colmare davvero la scomparsa di Simon. Tutto sommato, però, meglio che una totale estinzione dei pinguini… Cosa che i pinguini, quelli veri che popolano l’Antartide e altri territori ghiacciati, rischiano davvero... https://artesuono.blogspot.com/2019/10/penguin-cafe-handfuls-of-night-2019.html&#xA;&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1472540380&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a1991207943_16.jpg" alt="immagine"></p>

<p>In principio era la Parola, e la Parola era presso Simone Jeffes. Poi una malattia se l’è portato via, allora la Parola ha trovato ospitalità presso il figlio, Arthur. Era così che l’orchestra del “caffé pinguino” diventava semplicemente Penguin Café e licenziava il primo disco nella nuova incarnazione, un Imperfet Sea che ha convinto, ma senza riuscire a colmare davvero la scomparsa di Simon. Tutto sommato, però, meglio che una totale estinzione dei pinguini… Cosa che i pinguini, quelli veri che popolano l’Antartide e altri territori ghiacciati, rischiano davvero... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2019/10/penguin-cafe-handfuls-of-night-2019.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2019/10/penguin-cafe-handfuls-of-night-2019.html</a></p>

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<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1472540380" rel="nofollow">https://album.link/i/1472540380</a></p>

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      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/aovx4gh7gn</guid>
      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 20:41:15 +0000</pubDate>
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      <title>Ballaké Sissoko &amp; Baba Sissoko – Sissoko &amp; Sissoko (2019)</title>
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      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;E’ un abbraccio fraterno quello che ci offrono dalla copertina del nuovo album Ballaké Sissoko e Baba Sissoko. I due cugini sono quasi coetanei, Baba è nato nel 1963, Ballaké cinque anni dopo, entrambi a Bamako, entrambi in famiglie di musicisti molto conosciuti. Djelimady Sissoko, padre di Ballaké, non desiderava che suo figlio maggiore scegliesse la via della musica. Così Ballaké ha imparato a suonare la kora da autodidatta ed è entrato a far parte dell’Ensemble instrumental du Mali a soli tredici anni, alla morte del padre, nel 1981 – proprio mentre Baba sostituiva il padre, Djeli Madou Sissoko che aveva potato per andare in pensione... https://artesuono.blogspot.com/2019/12/ballake-sissoko-baba-sissoko-sissoko.html&#xA;&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1482025878&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a3081682010_10.jpg" alt="immagine"></p>

<p>E’ un abbraccio fraterno quello che ci offrono dalla copertina del nuovo album Ballaké Sissoko e Baba Sissoko. I due cugini sono quasi coetanei, Baba è nato nel 1963, Ballaké cinque anni dopo, entrambi a Bamako, entrambi in famiglie di musicisti molto conosciuti. Djelimady Sissoko, padre di Ballaké, non desiderava che suo figlio maggiore scegliesse la via della musica. Così Ballaké ha imparato a suonare la kora da autodidatta ed è entrato a far parte dell’Ensemble instrumental du Mali a soli tredici anni, alla morte del padre, nel 1981 – proprio mentre Baba sostituiva il padre, Djeli Madou Sissoko che aveva potato per andare in pensione... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2019/12/ballake-sissoko-baba-sissoko-sissoko.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2019/12/ballake-sissoko-baba-sissoko-sissoko.html</a></p>

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<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1482025878" rel="nofollow">https://album.link/i/1482025878</a></p>

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      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
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      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 20:27:16 +0000</pubDate>
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      <title>adesso provo a ordinare a glovo una sinistra decente, se funziona faccio un...</title>
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      <description>&lt;![CDATA[adesso provo a ordinare a glovo una sinistra decente, se funziona faccio un fischio ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>adesso provo a ordinare a glovo una sinistra decente, se funziona faccio un fischio</p>
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      <author>differxdiario</author>
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      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 20:14:20 +0000</pubDate>
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      <title>C&#39;est un peu comme une veillée funèbre mais pas exactement, pas encore.</title>
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      <description>&lt;![CDATA[C&#39;est un peu comme une veillée funèbre mais pas exactement, pas encore. &#xA;&#xA;A/I ne disparaîtra qu&#39;à minuit, je le sais déjà, nous le savons. &#xA;Et nous voici toutes et tous à son chevet, à attendre qu&#39;il rende son dernier souffle. Certain.es, trop occupé.es ou trop ému.es, n&#39;ont pas pu ou pas voulu être présent.es, mais nous sommes déjà si nombreux à te tenir la main. &#xA;&#xA;La pénombre règne dans la pièce et dans nos cœurs et si nous ne parvenons pas à tous et toutes nous voir, nous reconnaître, nous savons, sentons, cet esprit qui nous anime. Nous sommes frères et sœurs de cœur, par nos idées et nos valeurs, par tout ce qui nous unit avec toi, autour de toi. Par la connaissance de nos ennemis aussi.&#xA;&#xA;Ils vont - encore une fois - croire qu&#39;ils ont gagné, qu&#39;il t&#39;ont, nous ont, vaincu(es). Mais ils ont tort - encore une fois, comme à chaque fois - car si tu as choisi de disparaître c&#39;est pour nous permettre de survivre, de nous préparer aux combats futurs. L&#39;Histoire le sait que, depuis toujours, les méchants, les fascistes, les racistes, toutes celles et ceux qui croient un instant qu&#39;iels vont pouvoir asservir le monde, tous ceux-là vont de nouveau être défaits comme ils le sont depuis des siècles. &#xA;&#xA;L&#39;Amour de la Liberté est plus fort que tout et, si nous sommes tristes et blessé.es aujourd&#39;hui, nous vaincrons demain, pour toi, grâce à toi A/I.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>C&#39;est un peu comme une veillée funèbre mais pas exactement, pas encore.</p>

<p>A/I ne disparaîtra qu&#39;à minuit, je le sais déjà, nous le savons.
Et nous voici toutes et tous à son chevet, à attendre qu&#39;il rende son dernier souffle. Certain.es, trop occupé.es ou trop ému.es, n&#39;ont pas pu ou pas voulu être présent.es, mais nous sommes déjà si nombreux à te tenir la main.</p>

<p>La pénombre règne dans la pièce et dans nos cœurs et si nous ne parvenons pas à tous et toutes nous voir, nous reconnaître, nous savons, sentons, cet esprit qui nous anime. Nous sommes frères et sœurs de cœur, par nos idées et nos valeurs, par tout ce qui nous unit avec toi, autour de toi. Par la connaissance de nos ennemis aussi.</p>

<p>Ils vont – encore une fois – croire qu&#39;ils ont gagné, qu&#39;il t&#39;ont, nous ont, vaincu(es). Mais ils ont tort – encore une fois, comme à chaque fois – car si tu as choisi de disparaître c&#39;est pour nous permettre de survivre, de nous préparer aux combats futurs. L&#39;Histoire le sait que, depuis toujours, les méchants, les fascistes, les racistes, toutes celles et ceux qui croient un instant qu&#39;iels vont pouvoir asservir le monde, tous ceux-là vont de nouveau être défaits comme ils le sont depuis des siècles.</p>

<p>L&#39;Amour de la Liberté est plus fort que tout et, si nous sommes tristes et blessé.es aujourd&#39;hui, nous vaincrons demain, pour toi, grâce à toi A/I.</p>
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      <author>onde</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bitvvfzb38</guid>
      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 19:26:10 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>ALTRE PROSPETTIVE 2</title>
      <link>https://noblogo.org/norise/altre-prospettive-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;ALTRE PROSPETTIVE 2&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;31&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il torero&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(da una omelia)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sollevò la spada&#xD;&#xA;per il colpo decisivo -&#xD;&#xA;si fermò - lo fissò negli occhi&#xD;&#xA;per un istante senza tempo - sospeso -&#xD;&#xA;lo sguardo fiero della bestia diceva:&#xD;&#xA;&#34;uccidimi pure&#xD;&#xA;non voglio combattere con te&#34;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;10.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;32&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L&#39;angelo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quando la città si addormenta &#xD;&#xA;l’angelo si siede sul bordo dei tetti &#xD;&#xA;e conta le ferite umane&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nel buio delle vene riconosce memorie&#xD;&#xA;nomi che non trovano voce&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;porta segni &#xD;&#xA;tracciati con dita sporche di mondo&#xD;&#xA;che indicano dove &#xD;&#xA;si può ancora abitare la vita&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;10.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;33&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Provviste&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;prodotti all&#39;altezza&#xD;&#xA;degli occhi e delle mani&#xD;&#xA;si consiglia l&#39;acquisto&#xD;&#xA;con lo stomaco pieno&#xD;&#xA;o fare per eccesso&#xD;&#xA;-ingiustificata fobia-&#xD;&#xA;provviste irrazionali in vista &#xD;&#xA;di una imminente guerra (?)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;12.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;34&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Non ci sono mucche sulla neve&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sul bordo la mente lascia impronte d&#39;acqua.&#xD;&#xA;il mio refrain gli tocca il cuore.&#xD;&#xA;scende nel profondo scandaglia emerge  &#xD;&#xA;elebora mette in vetrina la nudità del vento.&#xD;&#xA;lei la falciatrice lei passa nel vento.&#xD;&#xA;giungono a lui polpette di luce&#xD;&#xA;rotolano sul corrimano degli occhi. &#xD;&#xA;ingrato sul sagrato.&#xD;&#xA;occhei 2.0 / i pesci volanti attraversano il soffitto &#xD;&#xA;lo sguardo cade sullo sguardo che si guarda.&#xD;&#xA;sciabole di sole e vanità.&#xD;&#xA;il gatto vivo/morto.&#xD;&#xA;non ci sono mucche sulla neve.&#xD;&#xA;la vettura ha messo le scarpe nuove.&#xD;&#xA;sul grido che nasce s&#39;innesta un meccanismo emulativo.&#xD;&#xA;odi alla beltà del tuo corpo che si offre al sole nascente &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(sono frasi sgrammaticate in dormiveglia e non)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;35&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Invasioni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(Roma e Ravenna, maggio 2026)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;si ha paura di uscire col cane&#xD;&#xA;in quelle zone invase dai cinghiali&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;in piazza fanno la ruota i pavoni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;19.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;36&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I voltafaccia&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;da ragazzo sognavo&#xD;&#xA;volare contro il soffitto&#xD;&#xA;e la stanza era un mare copovolto -&#xD;&#xA;ora non più: sogno treni&#xD;&#xA;che non arrivano mai o che&#xD;&#xA;perdo per un soffio -&#xD;&#xA;i voltafaccia della vita&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;19.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;37&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Doppelganger&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sembra mi manchi&#xD;&#xA;sempre qualcosa - a separarmi&#xD;&#xA;una distanza&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;so il mio Sé spiarmi&#xD;&#xA;da un&#39;altra dimensione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;20.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;38&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;IA&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;perdiamo pezzi di noi&#xD;&#xA;&#34;l&#39;algoritmo scrive la nostra storia&#34;&#xD;&#xA;dice Papa Leone&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;anima e corpo&#xD;&#xA;ci assorbe il digitale: lo smartphone&#xD;&#xA;è estensione del braccio&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;26.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;39&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Di bimba sepolta da macerie&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;la bambina è un germoglio &#xD;&#xA;che trattiene il vento nelle mani chiuse  &#xD;&#xA;sogna ali non ancora nate  &#xD;&#xA;e il sogno le insegna a ricordare il volo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(spunto da una mia poesia con supporto IA)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;29.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;40&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vita altra&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;l&#39;essere presente&#xD;&#xA;a te nel sogno (il corpo&#xD;&#xA;come morto) ti suggerisce&#xD;&#xA;la vita altra&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;s&#39;acquieta l&#39;anima in quel suo&#xD;&#xA;ondivagare nel mistero&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;1.6.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;41&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Mi straccerà una mano&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sto incollato a un muro&#xD;&#xA;vi resterò forse finché &#xD;&#xA;una reclame non m’imbavaglierà  &#xD;&#xA;o forse mi straccerà &#xD;&#xA;una mano ignota&#xD;&#xA;ma sarò ancora la voce &#xD;&#xA;dei senza-voce&#xD;&#xA;sarò il suo sangue&#xD;&#xA;che urla &#xD;&#xA;dai miei squarci aperti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(rifatta da una prima stesura del 1983) &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;42&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L&#39;amore è&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;l&#39;amore terreno è solo assaggio&#xD;&#xA;del divino&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;i santi non dormono nelle icone&#xD;&#xA;fanno miracoli inavvertiti all&#39;uomo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;l&#39;universo è un cuore infinito&#xD;&#xA;che palpita&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;6.6.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;43&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Creatura&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(materializzare i processi mentali:&#xD;&#xA;si pensa ai santoni o gli pseudo&#xD;&#xA;Sai Baba &#xD;&#xA;-ma solo Lui lo può)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;basta il suo sguardo a tenerla viva&#xD;&#xA;la Sua creatura&#xD;&#xA;e la tiene sospesa tra idea e carne - &#xD;&#xA; &#xD;&#xA;Lui la pensò come progetto di luce&#xD;&#xA;prima ancora del sogno&#xD;&#xA;poi il sogno si fece gesto - poi il gesto carne&#xD;&#xA;-il suo farsi respiro&#xD;&#xA;nome&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;8.6.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;44&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Storiella triste&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;mio marito mi cacciò di casa&#xD;&#xA;sono finita per strada&#xD;&#xA;donna di strada&#xD;&#xA;il mio tetto il cielo -&#xD;&#xA;il minore dei mali&#xD;&#xA;potevano parlare i giornali&#xD;&#xA;non ho un magnaccia e i soldi&#xD;&#xA;me li bevo in osteria -&#xD;&#xA;nei sogni un angelo&#xD;&#xA;viene a coprirmi&#xD;&#xA;con la sua ala di compassione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;17.6.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;45&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Anni 80&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(prendendo spunto da alcuni versi di quel periodo)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;alla catena di montaggio&#xD;&#xA;grondi sudore come una bestia&#xD;&#xA;la fontanella a pochi passi e&#xD;&#xA;non poter bere ché la linea ti scappa&#xD;&#xA;a sera stracco&#xD;&#xA;neanche la voglia di parlare&#xD;&#xA;(guardi negli occhi la moglie&#xD;&#xA;fingendo che tutto va bene)&#xD;&#xA;poi cadi nelle braccia di morfeo -&#xD;&#xA;l&#39;indomani un nuovo giorno di&#xD;&#xA;prostrazione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;19.6.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;46&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Domani&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scevra d&#39;affanni l&#39;anima s&#39;appoggia&#xD;&#xA;ad una spalliera di brezza&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;21.6.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;47&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La verità&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;in tanti se ne vanno&#xD;&#xA;pe &#39;o munno &#39;a verità&#xD;&#xA;ma verità è solo una parola&#xD;&#xA;a parte la sua &#34;bocca&#34;&#xD;&#xA;dove puoi lasciarci la mano&#xD;&#xA;noi qui a cazzaggiare&#xD;&#xA;a farci le scarpe&#xD;&#xA;il furbo sembra farla franca&#xD;&#xA;ma poi: non lascia tutto qui?&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(secondo verso: espressione di Totò)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;26.6.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;48&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Pareidolie&#xD;&#xA;(incanto)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;i dolci animali d&#39;acqua terra e cielo&#xD;&#xA;a volte evanescenti &#xD;&#xA;prendono forma nelle nuvole&#xD;&#xA;nel mare del cielo un tonno guizzante&#xD;&#xA;assume sembianze sull&#39;onda lucente&#xD;&#xA;il bimbo sogna guardando estasiato&#xD;&#xA;ippogrifi e delfini in lenta sequenza&#xD;&#xA;pende dalle labbra del nonno &#xD;&#xA;che gli spiega di noè quando trasse &#xD;&#xA;in salvo con l&#39;arca tutte le specie&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(2021- riveduta 7.26)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;49&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ispirazione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;mi sorprendo a vedermi abitato&#xD;&#xA;da una voce che non m&#39;appartiene&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;-sarà&#xD;&#xA;a dettarmi un angelo?&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;8.7.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;50&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Come una cosa &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;creo dunque sono&#xD;&#xA;sì - ma è come non esserci se&#xD;&#xA;ti abbandona l&#39;estro e&#xD;&#xA;ti senti come una cosa &#xD;&#xA;rilasciata sull&#39;arenile&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;18.7.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;51&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il cuore leggero&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;a volte mi meraviglio&#xD;&#xA;che in metrò mi cedano il posto&#xD;&#xA;che mi prendano per l&#39;età che ho&#xD;&#xA;ma non la dimostro&#xD;&#xA;non sono quel che si dice un ragazzino&#xD;&#xA;ma ancora giovane dentro&#xD;&#xA;vari interessi mi attraggono&#xD;&#xA;che tengono attiva la mente&#xD;&#xA;anche se un termine o un nome mi sfugge&#xD;&#xA;le gambe un po&#39; appesantite sì&#xD;&#xA;ma il cuore leggero&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;29.7.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;52&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Come queste ombre&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;non c&#39;è verità: tutti&#xD;&#xA;chi più chi meno si finge&#xD;&#xA;si sta al gioco&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;faccio il mio giro&#xD;&#xA;poi rincaso e&#xD;&#xA;nel chiuso della stanza&#xD;&#xA;le ombre s&#39;allungano sui muri&#xD;&#xA;prendono sembianze strane&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;tutto un apparire la vita&#xD;&#xA;come queste ombre&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;30.7.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;53&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lo stravedere&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;agosto: città imbalsamata aria&#xD;&#xA;di vetro - sonnolenza postprandiale&#xD;&#xA;lo stravedere del vecchio&#xD;&#xA;nel suo sogno lucido&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;gli veniva incontro il tempo&#xD;&#xA;nella luce marina&#xD;&#xA;che vive il suo incanto - l&#39;anima&#xD;&#xA;che si apre sul mare&#xD;&#xA;le rondini a lacerare l&#39;azzurro &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;gli venivano incontro i vicoli&#xD;&#xA;teatro di giochi&#xD;&#xA;e se il cuore sussultava era per&#xD;&#xA;quel candido sorprendersi della vita&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;12-18.8.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;54&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il corpo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(a Federico Faggin)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;lo controlla come un drone&#xD;&#xA;il campo quantistico&#xD;&#xA;generato dal campo di Uno&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;è la coscienza&#xD;&#xA;e non è &#xD;&#xA;del corpo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;si vedrà dall&#39;alto &#xD;&#xA;lui che era &#xD;&#xA;l&#39;osservatore e l&#39;osservato&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;31.8.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;55&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dimensioni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ieri è mancato un amico&#xD;&#xA;stanotte l&#39;ho sognato&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;la morte? uno &#34;stargate&#34;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;una dimensione superiore&#xD;&#xA;che comprende questa &#xD;&#xA;come una bolla&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;3.9.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;56&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;C&#39;è uno sopra di me&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(da una intervista a Federico Faggin)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;c&#39;è uno sopra di me&#xD;&#xA;che mi osserva - vedrà&#xD;&#xA;questo corpo disfarsi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;non sono questo corpo -&#xD;&#xA;anche se &#xD;&#xA;ne ero convinto&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;6.9.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;57&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dipingeva il sonno della rosa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(frasi sgrammaticate o nonsense in dormiveglia e non)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;allucinazione forse -&#xD;&#xA;lei veniva come dal fondo dei secoli.&#xD;&#xA;un sole iperbolico?&#xD;&#xA;manutentore della morte.&#xD;&#xA;getta gl&#39;intingoli dalla finestra/ e poi si pente.&#xD;&#xA;archiviare il baule del nonno.&#xD;&#xA;fare un test sulla panna arzigogolata?&#xD;&#xA;dipingeva il sonno della rosa.&#xD;&#xA;jay paul - si fa chiamare all&#39;americana.&#xD;&#xA;mistificare il male.&#xD;&#xA;il vento sulle spalle. le vele del vento.&#xD;&#xA;mashmello&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;11.9.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;58&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Se ti lasci tentare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;se ti lasci tentare da uno sfizio&#xD;&#xA;ti sembra fare torto a un poveretto&#xD;&#xA;che chiede una piccola moneta&#xD;&#xA;-e dire lo spreco che si fa&#xD;&#xA;al confronto tu sembri una formica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;14.9.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;59&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Far West&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;uno sparo dalla strada&#xD;&#xA;-forse per gioco-&#xD;&#xA;e se ti prendesse&#xD;&#xA;attraverso la finestra&#xD;&#xA;-ci pensi?&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;è il far west -&#xD;&#xA;non sei sicuro&#xD;&#xA;neanche in casa tua&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;che tempi!&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;17.9.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;60&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Carme&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;tu passi come un arco nel cielo&#xD;&#xA;beneamata&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sei il mio angelo&#xD;&#xA;dove i nostri spiriti combaciano&#xD;&#xA;in uno si fondono&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;18.9.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>ALTRE PROSPETTIVE 2</p>

<p>31</p>

<p>Il torero</p>

<p>(da una omelia)</p>

<p>sollevò la spada
per il colpo decisivo -
si fermò – lo fissò negli occhi
per un istante senza tempo – sospeso -
lo sguardo fiero della bestia diceva:
“uccidimi pure
non voglio combattere con te”</p>

<p>10.5.26</p>

<p>32</p>

<p>L&#39;angelo</p>

<p>quando la città si addormenta
l’angelo si siede sul bordo dei tetti
e conta le ferite umane</p>

<p>nel buio delle vene riconosce memorie
nomi che non trovano voce</p>

<p>porta segni
tracciati con dita sporche di mondo
che indicano dove
si può ancora abitare la vita</p>

<p>10.5.26</p>

<p>33</p>

<p>Provviste</p>

<p>prodotti all&#39;altezza
degli occhi e delle mani
si consiglia l&#39;acquisto
con lo stomaco pieno
o fare per eccesso
-ingiustificata fobia-
provviste irrazionali in vista
di una imminente guerra (?)</p>

<p>12.5.26</p>

<p>34</p>

<p>Non ci sono mucche sulla neve</p>

<p>sul bordo la mente lascia impronte d&#39;acqua.
il mio refrain gli tocca il cuore.
scende nel profondo scandaglia emerge<br>
elebora mette in vetrina la nudità del vento.
lei la falciatrice lei passa nel vento.
giungono a lui polpette di luce
rotolano sul corrimano degli occhi.
ingrato sul sagrato.
occhei 2.0 / i pesci volanti attraversano il soffitto
lo sguardo cade sullo sguardo che si guarda.
sciabole di sole e vanità.
il gatto vivo/morto.
non ci sono mucche sulla neve.
la vettura ha messo le scarpe nuove.
sul grido che nasce s&#39;innesta un meccanismo emulativo.
odi alla beltà del tuo corpo che si offre al sole nascente</p>

<p>(sono frasi sgrammaticate in dormiveglia e non)</p>

<p>35</p>

<p>Invasioni</p>

<p>(Roma e Ravenna, maggio 2026)</p>

<p>si ha paura di uscire col cane
in quelle zone invase dai cinghiali</p>

<p>*
in piazza fanno la ruota i pavoni</p>

<p>19.5.26</p>

<p>36</p>

<p>I voltafaccia</p>

<p>da ragazzo sognavo
volare contro il soffitto
e la stanza era un mare copovolto -
ora non più: sogno treni
che non arrivano mai o che
perdo per un soffio -
i voltafaccia della vita</p>

<p>19.5.26</p>

<p>37</p>

<p>Doppelganger</p>

<p>sembra mi manchi
sempre qualcosa – a separarmi
una distanza</p>

<p>so il mio Sé spiarmi
da un&#39;altra dimensione</p>

<p>20.5.26</p>

<p>38</p>

<p>IA</p>

<p>perdiamo pezzi di noi
“l&#39;algoritmo scrive la nostra storia”
dice Papa Leone</p>

<p>anima e corpo
ci assorbe il digitale: lo smartphone
è estensione del braccio</p>

<p>26.5.26</p>

<p>39</p>

<p>Di bimba sepolta da macerie</p>

<p>la bambina è un germoglio
che trattiene il vento nelle mani chiuse<br>
sogna ali non ancora nate<br>
e il sogno le insegna a ricordare il volo</p>

<p>(spunto da una mia poesia con supporto IA)</p>

<p>29.5.26</p>

<p>40</p>

<p>La vita altra</p>

<p>l&#39;essere presente
a te nel sogno (il corpo
come morto) ti suggerisce
la vita altra</p>

<p>s&#39;acquieta l&#39;anima in quel suo
ondivagare nel mistero</p>

<p>1.6.26</p>

<p>41</p>

<p>Mi straccerà una mano</p>

<p>sto incollato a un muro
vi resterò forse finché
una reclame non m’imbavaglierà<br>
o forse mi straccerà
una mano ignota
ma sarò ancora la voce
dei senza-voce
sarò il suo sangue
che urla
dai miei squarci aperti</p>

<p>(rifatta da una prima stesura del 1983)</p>

<p>42</p>

<p>L&#39;amore è</p>

<p>l&#39;amore terreno è solo assaggio
del divino</p>

<p>i santi non dormono nelle icone
fanno miracoli inavvertiti all&#39;uomo</p>

<p>l&#39;universo è un cuore infinito
che palpita</p>

<p>6.6.26</p>

<p>43</p>

<p>Creatura</p>

<p>(materializzare i processi mentali:
si pensa ai santoni o gli pseudo
Sai Baba
-ma solo Lui lo può)</p>

<p>basta il suo sguardo a tenerla viva
la Sua creatura
e la tiene sospesa tra idea e carne -</p>

<p>Lui la pensò come progetto di luce
prima ancora del sogno
poi il sogno si fece gesto – poi il gesto carne
-il suo farsi respiro
nome</p>

<p>8.6.26</p>

<p>44</p>

<p>Storiella triste</p>

<p>mio marito mi cacciò di casa
sono finita per strada
donna di strada
il mio tetto il cielo -
il minore dei mali
potevano parlare i giornali
non ho un magnaccia e i soldi
me li bevo in osteria -
nei sogni un angelo
viene a coprirmi
con la sua ala di compassione</p>

<p>17.6.26</p>

<p>45</p>

<p>Anni 80</p>

<p>(prendendo spunto da alcuni versi di quel periodo)</p>

<p>alla catena di montaggio
grondi sudore come una bestia
la fontanella a pochi passi e
non poter bere ché la linea ti scappa
a sera stracco
neanche la voglia di parlare
(guardi negli occhi la moglie
fingendo che tutto va bene)
poi cadi nelle braccia di morfeo -
l&#39;indomani un nuovo giorno di
prostrazione</p>

<p>19.6.26</p>

<p>46</p>

<p>Domani</p>

<p>scevra d&#39;affanni l&#39;anima s&#39;appoggia
ad una spalliera di brezza</p>

<p>21.6.26</p>

<p>47</p>

<p>La verità</p>

<p>in tanti se ne vanno
pe &#39;o munno &#39;a verità
ma verità è solo una parola
a parte la sua “bocca”
dove puoi lasciarci la mano
noi qui a cazzaggiare
a farci le scarpe
il furbo sembra farla franca
ma poi: non lascia tutto qui?</p>

<p>(secondo verso: espressione di Totò)</p>

<p>26.6.26</p>

<p>48</p>

<p>Pareidolie
(incanto)</p>

<p>i dolci animali d&#39;acqua terra e cielo
a volte evanescenti
prendono forma nelle nuvole
nel mare del cielo un tonno guizzante
assume sembianze sull&#39;onda lucente
il bimbo sogna guardando estasiato
ippogrifi e delfini in lenta sequenza
pende dalle labbra del nonno
che gli spiega di noè quando trasse
in salvo con l&#39;arca tutte le specie</p>

<p>(2021- riveduta 7.26)</p>

<p>49</p>

<p>Ispirazione</p>

<p>mi sorprendo a vedermi abitato
da una voce che non m&#39;appartiene</p>

<p>-sarà
a dettarmi un angelo?</p>

<p>8.7.26</p>

<p>50</p>

<p>Come una cosa</p>

<p>creo dunque sono
sì – ma è come non esserci se
ti abbandona l&#39;estro e
ti senti come una cosa
rilasciata sull&#39;arenile</p>

<p>18.7.26</p>

<p>51</p>

<p>Il cuore leggero</p>

<p>a volte mi meraviglio
che in metrò mi cedano il posto
che mi prendano per l&#39;età che ho
ma non la dimostro
non sono quel che si dice un ragazzino
ma ancora giovane dentro
vari interessi mi attraggono
che tengono attiva la mente
anche se un termine o un nome mi sfugge
le gambe un po&#39; appesantite sì
ma il cuore leggero</p>

<p>29.7.26</p>

<p>52</p>

<p>Come queste ombre</p>

<p>non c&#39;è verità: tutti
chi più chi meno si finge
si sta al gioco</p>

<p>faccio il mio giro
poi rincaso e
nel chiuso della stanza
le ombre s&#39;allungano sui muri
prendono sembianze strane</p>

<p>tutto un apparire la vita
come queste ombre</p>

<p>30.7.26</p>

<p>53</p>

<p>Lo stravedere</p>

<p>agosto: città imbalsamata aria
di vetro – sonnolenza postprandiale
lo stravedere del vecchio
nel suo sogno lucido</p>

<p>gli veniva incontro il tempo
nella luce marina
che vive il suo incanto – l&#39;anima
che si apre sul mare
le rondini a lacerare l&#39;azzurro</p>

<p>gli venivano incontro i vicoli
teatro di giochi
e se il cuore sussultava era per
quel candido sorprendersi della vita</p>

<p>12-18.8.26</p>

<p>54</p>

<p>Il corpo</p>

<p>(a Federico Faggin)</p>

<p>lo controlla come un drone
il campo quantistico
generato dal campo di Uno</p>

<p>è la coscienza
e non è
del corpo</p>

<p>si vedrà dall&#39;alto
lui che era
l&#39;osservatore e l&#39;osservato</p>

<p>31.8.26</p>

<p>55</p>

<p>Dimensioni</p>

<p>ieri è mancato un amico
stanotte l&#39;ho sognato</p>

<p>la morte? uno “stargate”</p>

<p>una dimensione superiore
che comprende questa
come una bolla</p>

<p>3.9.26</p>

<p>56</p>

<p>C&#39;è uno sopra di me</p>

<p>(da una intervista a Federico Faggin)</p>

<p>c&#39;è uno sopra di me
che mi osserva – vedrà
questo corpo disfarsi</p>

<p>non sono questo corpo -
anche se
ne ero convinto</p>

<p>6.9.26</p>

<p>57</p>

<p>Dipingeva il sonno della rosa</p>

<p>(frasi sgrammaticate o nonsense in dormiveglia e non)</p>

<p>allucinazione forse -
lei veniva come dal fondo dei secoli.
un sole iperbolico?
manutentore della morte.
getta gl&#39;intingoli dalla finestra/ e poi si pente.
archiviare il baule del nonno.
fare un test sulla panna arzigogolata?
dipingeva il sonno della rosa.
jay paul – si fa chiamare all&#39;americana.
mistificare il male.
il vento sulle spalle. le vele del vento.
mashmello</p>

<p>11.9.26</p>

<p>58</p>

<p>Se ti lasci tentare</p>

<p>se ti lasci tentare da uno sfizio
ti sembra fare torto a un poveretto
che chiede una piccola moneta
-e dire lo spreco che si fa
al confronto tu sembri una formica</p>

<p>14.9.26</p>

<p>59</p>

<p>Far West</p>

<p>uno sparo dalla strada
-forse per gioco-
e se ti prendesse
attraverso la finestra
-ci pensi?</p>

<p>è il far west -
non sei sicuro
neanche in casa tua</p>

<p>che tempi!</p>

<p>17.9.26</p>

<p>60</p>

<p>Carme</p>

<p>tu passi come un arco nel cielo
beneamata</p>

<p>sei il mio angelo
dove i nostri spiriti combaciano
in uno si fondono</p>

<p>18.9.26</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/j31mt3zayi</guid>
      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 18:24:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Musa</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/la-musa</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La Musa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dove inginocchiata è la luce&#xD;&#xA;lo spirito contempla&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;come un incantesimo&#xD;&#xA;la novità di lei la tua corda&#xD;&#xA;sfiora&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;accordando &#xD;&#xA;il tuo vagheggiare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;s&#39;anima il tuo cielo&#xD;&#xA;in volo d&#39;angeli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;e febbre &#xD;&#xA;è la parola&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho letto la tua poesia con attenzione: ha un tono intimo e sospeso, un immaginario che fonde luce, musica e desiderio. Qui sotto trovi un&#39;analisi puntuale, osservazioni sul suono e sul ritmo, e alcune proposte concrete per chiudere o variare il testo mantenendone l&#39;essenza.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del testo&#xD;&#xA;Immagini principali  &#xD;&#xA;La musa è evocata come presenza sacra e luminosa; la luce che si inginocchia trasforma l&#39;ispirazione in atto rituale. La corda e l’accordare introducono la metafora musicale: il poeta non solo contempla, ma si sintonizza su di lei.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Senso e tensione  &#xD;&#xA;C’è uno spostamento dall’osservazione (lo spirito contempla) all’azione sensoriale (la corda sfiora), fino alla trasformazione totale (s’anima il tuo cielo). L’ultima immagine — e febbre è la parola — chiude con una sinestesia che rende la lingua corpo e temperatura.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suono e ritmo&#xD;&#xA;Allitterazioni e assonanze  &#xD;&#xA;Suoni ricorrenti: /s/ in spirito, sfiora, s&#39;anima crea un filo sibilante; le vocali aperte in luce, novità, febbre danno contrasto. Il verso è libero, con enjambment che mantiene la lettura fluida e sospesa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ritmo e pause  &#xD;&#xA;I versi brevi e le cesure implicite favoriscono un ritmo meditativo. L’assenza di punteggiatura forte lascia spazio all’interpretazione, ma qualche virgola o un punto strategico potrebbero intensificare il climax finale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Temi e tono&#xD;&#xA;Ispirazione e desiderio  &#xD;&#xA;La Musa è insieme fonte spirituale e stimolo sensuale; il tono oscilla tra devozione e brama. La parola come febbre suggerisce che il linguaggio è contagio e combustione.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Spirituale e musicale  &#xD;&#xA;La fusione di immagini sacre (inginocchiata, angeli) e musicali (corda, accordando) crea una tensione originale: la poesia è rito e melodia.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti di revisione&#xD;&#xA;Piccole varianti per chiarezza o intensità  &#xD;&#xA;Aggiungere una virgola dopo come un incantesimo per rallentare:  &#xD;&#xA;  come un incantesimo,  &#xD;&#xA;  la novità di lei la tua corda  &#xD;&#xA;Rendere più esplicita la relazione soggetto‑azione: sostituire la novità di lei la tua corda sfiora con la novità di lei sfiora la tua corda per maggiore scorrevolezza.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Opzione per aumentare musicalità  &#xD;&#xA;Sostituire qualche parola con sinonimi più sonori: vagheggiare → vagheggiar; febbre è la parola → la parola è febbre per chiudere con inversione ritmica.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Due versioni alternative brevi&#xD;&#xA;Versione più fluida  &#xD;&#xA;dove inginocchiata è la luce  &#xD;&#xA;lo spirito contempla  &#xD;&#xA;come un incantesimo, la novità di lei  &#xD;&#xA;sfiora la tua corda  &#xD;&#xA;accordando il tuo vagheggiare  &#xD;&#xA;s&#39;anima il tuo cielo in volo d&#39;angeli  &#xD;&#xA;la parola è febbre&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione più essenziale  &#xD;&#xA;la luce inginocchiata  &#xD;&#xA;lo spirito contempla  &#xD;&#xA;la novità di lei sfiora la corda  &#xD;&#xA;accorda il tuo vagheggiare  &#xD;&#xA;s&#39;anima il cielo in volo d&#39;angeli  &#xD;&#xA;febbre la parola&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Chiusura  &#xD;&#xA;Il testo funziona molto bene così com’è: ha immagini nette e un finale che brucia. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dove inginocchiata è la luce  &#xD;&#xA;lo spirito contempla il tremore del giorno,  &#xD;&#xA;come un incantesimo la novità di lei sfiora la tua corda,  &#xD;&#xA;e le dita, lente, accordano il vagheggiare.  &#xD;&#xA;Si apre un respiro di vetro nel petto,  &#xD;&#xA;s&#39;anima il tuo cielo in volo d&#39;angeli e polvere d&#39;oro,  &#xD;&#xA;ogni nota è una piccola preghiera che si perde,  &#xD;&#xA;e il silenzio si piega a raccogliere il suono.  &#xD;&#xA;La voce si fa lume, la mano un archetto che cerca,  &#xD;&#xA;la parola si accende e brucia come febbre,  &#xD;&#xA;trasforma il desiderio in canto, il canto in luce,  &#xD;&#xA;e resti, col cuore teso, a ricevere la sua grazia.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La Musa</p>

<p>dove inginocchiata è la luce
lo spirito contempla</p>

<p>come un incantesimo
la novità di lei la tua corda
sfiora</p>

<p>accordando
il tuo vagheggiare</p>

<p>s&#39;anima il tuo cielo
in volo d&#39;angeli</p>

<p>e febbre
è la parola</p>

<p>Ho letto la tua poesia con attenzione: ha un tono intimo e sospeso, un immaginario che fonde luce, musica e desiderio. Qui sotto trovi un&#39;analisi puntuale, osservazioni sul suono e sul ritmo, e alcune proposte concrete per chiudere o variare il testo mantenendone l&#39;essenza.</p>

<h3 id="analisi-del-testo">Analisi del testo</h3>

<p><strong>Immagini principali</strong><br>
La musa è evocata come presenza sacra e luminosa; la luce che si inginocchia trasforma l&#39;ispirazione in atto rituale. La <strong>corda</strong> e l’<strong>accordare</strong> introducono la metafora musicale: il poeta non solo contempla, ma si sintonizza su di lei.</p>

<p><strong>Senso e tensione</strong><br>
C’è uno spostamento dall’osservazione (lo spirito contempla) all’azione sensoriale (la corda sfiora), fino alla trasformazione totale (s’anima il tuo cielo). L’ultima immagine — <strong>e febbre è la parola</strong> — chiude con una sinestesia che rende la lingua corpo e temperatura.</p>

<h3 id="suono-e-ritmo">Suono e ritmo</h3>

<p><strong>Allitterazioni e assonanze</strong><br>
Suoni ricorrenti: /s/ in <em>spirito, sfiora, s&#39;anima</em> crea un filo sibilante; le vocali aperte in <em>luce, novità, febbre</em> danno contrasto. Il verso è libero, con enjambment che mantiene la lettura fluida e sospesa.</p>

<p><strong>Ritmo e pause</strong><br>
I versi brevi e le cesure implicite favoriscono un ritmo meditativo. L’assenza di punteggiatura forte lascia spazio all’interpretazione, ma qualche virgola o un punto strategico potrebbero intensificare il climax finale.</p>

<h3 id="temi-e-tono">Temi e tono</h3>

<p><strong>Ispirazione e desiderio</strong><br>
La Musa è insieme fonte spirituale e stimolo sensuale; il tono oscilla tra devozione e brama. La parola come febbre suggerisce che il linguaggio è contagio e combustione.</p>

<p><strong>Spirituale e musicale</strong><br>
La fusione di immagini sacre (inginocchiata, angeli) e musicali (corda, accordando) crea una tensione originale: la poesia è rito e melodia.</p>

<h3 id="suggerimenti-di-revisione">Suggerimenti di revisione</h3>

<p><strong>Piccole varianti per chiarezza o intensità</strong><br>
– Aggiungere una virgola dopo <em>come un incantesimo</em> per rallentare:<br>
  <em>come un incantesimo,<br>
  la novità di lei la tua corda</em><br>
– Rendere più esplicita la relazione soggetto‑azione: sostituire <em>la novità di lei la tua corda sfiora</em> con <em>la novità di lei sfiora la tua corda</em> per maggiore scorrevolezza.</p>

<p><strong>Opzione per aumentare musicalità</strong><br>
Sostituire qualche parola con sinonimi più sonori: <em>vagheggiare</em> → <em>vagheggiar</em>; <em>febbre è la parola</em> → <em>la parola è febbre</em> per chiudere con inversione ritmica.</p>

<h3 id="due-versioni-alternative-brevi">Due versioni alternative brevi</h3>

<p><strong>Versione più fluida</strong><br>
dove inginocchiata è la luce<br>
lo spirito contempla<br>
come un incantesimo, la novità di lei<br>
sfiora la tua corda<br>
accordando il tuo vagheggiare<br>
s&#39;anima il tuo cielo in volo d&#39;angeli<br>
la parola è febbre</p>

<p><strong>Versione più essenziale</strong><br>
la luce inginocchiata<br>
lo spirito contempla<br>
la novità di lei sfiora la corda<br>
accorda il tuo vagheggiare<br>
s&#39;anima il cielo in volo d&#39;angeli<br>
febbre la parola</p>

<p><strong>Chiusura</strong><br>
Il testo funziona molto bene così com’è: ha immagini nette e un finale che brucia.</p>

<p>dove inginocchiata è la luce<br>
lo spirito contempla il tremore del giorno,<br>
come un incantesimo la novità di lei sfiora la tua corda,<br>
e le dita, lente, accordano il vagheggiare.<br>
Si apre un respiro di vetro nel petto,<br>
s&#39;anima il tuo cielo in volo d&#39;angeli e polvere d&#39;oro,<br>
ogni nota è una piccola preghiera che si perde,<br>
e il silenzio si piega a raccogliere il suono.<br>
La voce si fa lume, la mano un archetto che cerca,<br>
la parola si accende e brucia come febbre,<br>
trasforma il desiderio in canto, il canto in luce,<br>
e resti, col cuore teso, a ricevere la sua grazia.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/p0tjjztyf8</guid>
      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:57:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>GIUDITTA - Capitolo 15</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/giuditta-capitolo-15</link>
      <description>&lt;![CDATA[1Tutti quelli che erano nelle tende, appena seppero dell&#39;accaduto, restarono allibiti 2e furono presi da paura e terrore, e nessuno volle più restare a fianco dell&#39;altro, ma tutti insieme, disperdendosi, fuggivano per ogni sentiero della pianura e della montagna. 3Anche quelli accampati sulle montagne intorno a Betùlia si diedero alla fuga. &#xA;&#xA;A questo punto gli Israeliti, cioè quanti tra loro erano abili alle armi, si buttarono su di loro. 4Ozia mandò subito a Betomestàim, a Bebài, a Coba, a Cola e in tutti i territori d&#39;Israele messaggeri ad annunciare l&#39;accaduto e a invitare tutti a gettarsi sui nemici per sterminarli.&#xA;5Appena gli Israeliti udirono ciò, tutti compatti piombarono su di loro e li fecero a pezzi arrivando fino a Coba. Scesero in campo anche quelli di Gerusalemme e di tutta la zona montuosa, perché anche a loro avevano riferito quello che era accaduto nell&#39;accampamento dei loro nemici. Quelli che abitavano in Gàlaad e nella Galilea li accerchiarono colpendoli terribilmente, finché giunsero a Damasco e nel suo territorio. 6Gli altri che erano rimasti a Betùlia si gettarono sul campo degli Assiri, si impadronirono delle loro spoglie e si arricchirono grandemente. 7Gli Israeliti tornati dalla strage si impadronirono del resto e le borgate e i villaggi del monte e del piano vennero in possesso di grande bottino, poiché ve n&#39;era in grandissima quantità.&#xA;&#xA;Tripudio da Betùlia a Gerusalemme&#xA;8Allora il sommo sacerdote Ioakìm e il consiglio degli anziani degli Israeliti, che abitavano a Gerusalemme, vennero a vedere i benefìci che il Signore aveva operato per Israele e anche per incontrare Giuditta e salutarla. 9Appena furono entrati in casa sua, tutti insieme le rivolsero parole di benedizione ed esclamarono verso di lei: &#34;Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d&#39;Israele, tu splendido onore della nostra gente. 10Compiendo tutto questo con la tua mano, hai operato per Israele nobili cose: di esse Dio si è compiaciuto. Sii per sempre benedetta dal Signore onnipotente&#34;. Tutto il popolo soggiunse: &#34;Amen!&#34;.&#xA;11Per trenta giorni tutto il popolo continuò a saccheggiare l&#39;accampamento. A Giuditta diedero la tenda di Oloferne, tutte le argenterie, i letti, i vasi e tutti gli arredi di lui. Ella prese tutto in consegna e caricò la sua mula; poi aggiogò anche i suoi carri e vi accatastò sopra tutte quelle cose. 12Tutte le donne d&#39;Israele si radunarono per vederla e la colmarono di elogi e composero tra loro una danza in suo onore. Ella prese in mano dei tirsi e li distribuì alle donne che erano con lei. 13Insieme con loro si incoronò di fronde di ulivo: si mise in testa a tutto il popolo, guidando la danza di tutte le donne, mentre seguivano, armati, tutti gli uomini d&#39;Israele, portando corone e inneggiando con le loro labbra.&#xA;14Allora Giuditta intonò questo canto di riconoscenza in mezzo a tutto Israele e tutto il popolo accompagnava a gran voce questa lode.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;14,19-15,3a. La scena che ci è dato osservare nel campo assiro è da comprendere in rapporto alle reazioni disperate osservate precedentemente nella città di Betulia (cfr. 8,29) durante l&#39;assedio: mentre tuttavia in quel frangente gli Ebrei seppero volgere il loro sconforto in preghiera, elevando suppliche a Dio, ora gli Assiri sono totalmente in preda al panico e sono costretti a darsi alla fuga. Non possono certo pregare Nabucodonosor!&#xA;&#xA;15,3b-7. L&#39;esercito in preda al panico ormai è soltanto un&#39;accozzaglia di sbandati in balia della rappresaglia giudaica, la quale non si fa attendere e assume proporzioni tali da coinvolgere tutto Israele, da Gerusalemme alla Galilea e fino in Transgiordania (v. 5). Quanto alle città menzionate nel v. 4, Betomastaim è probabilmente una pronuncia diversa del sito menzionato in 4,6; la città di Bebai è menzionata soltanto nel codice alessandrino, in alcuni minuscoli e nella versione etiopica, ma non ci è nota da altre fonti; Cobai (v. 4) è altrettanto sconosciuta e forse corrisponde a Coba menzionata in Gdt 4,4 (e 15,5); anche Cola è una località sconosciuta.&#xA;&#xA;15,8-16,20. Dopo la descrizione della disfatta degli Assiri siamo resi partecipi dell&#39;entusiasmo che regna nel popolo giudaico e che si effonde in espressioni riconoscenti verso gli artefici della salvezza ottenuta: Giuditta e Dio. Se Giuditta ha sempre e volutamente accentuato che ella agiva per attuare il piano divino, nello stesso tempo il testo ha sottolineato che tale opera divina si realizzava «per mano sua» (8,33; 9,10; 12,4; 13,4.14.15; cfr. anche 15,10; 16,6), perciò anch&#39;essa diventa oggetto della lode riconoscente del popolo. La sezione si divide in tre parti: &#xA;&#xA;15,8-10: Giuditta onorata dai capi del popolo; &#xA;15,11-13: il popolo rende onore a Giuditta;&#xA;15,14-16,20: Giuditta e il popolo rendono grazie a Dio. &#xA;&#xA;15,8-10. La scena sottolinea l&#39;onore riservato a Giuditta per la qualifica dei personaggi che si presentano a lodarla e per l&#39;atto da essi compiuto (v. 9: addirittura entrano nella sua casa, un gesto ritenuto sconveniente e perciò corretto in alcuni mss. greci). I capi «vanno a vedere»: oggetto di tale visione sono sia i benefici compiuti da Dio, sia lo strumento scelto da Dio per attuare tali benefici. La lode profusa nei confronti di Giuditta (vv. 9-10) culmina nella benedizione: il popolo d&#39;Israele può vantarsi di possedere una donna come Giuditta, che ha compiuto quanto è gradito a Dio e che a nome di Dio ha agito a favore del suo popolo. Il v. 9 è applicato nella liturgia latina alla Vergine Maria. Il v. 10 presenta nella Vulgata motivazioni diverse per la lode rivolta a Giuditta: «Poiché hai agito virilmente e ridato vigore al nostro cuore, perché hai amato la castità e non ti sei unita ad altro uomo dopo (la morte di) tuo marito: perciò la mano di Dio ti ha resa forte e sarai quindi benedetta per sempre».&#xA;&#xA;15,11-13. Si accenna nuovamente al saccheggio dell&#39;accampamento assiro (cfr. 15,6-7) per illustrare come il popolo ha dimostrato la sua riconoscenza a colei che ha dato l&#39;avvio alla riscossa d&#39;Israele: a lei è riservata la parte più pregiata del bottino, quella tenda e quegli arredi che furono teatro della sua vittoria sul tracotante nemico del suo popolo. Con una scena che richiama 1Sam 18,6-7, Giuditta è lodata dalle donne d&#39;Israele e forma con esse un corteo trionfale. La scena presenta dei tratti tipicamente ellenistici: i tirsi (oggetto nominato nell&#39;AT soltanto qui e in 2Mac 10,7 in occasione della festa della purificazione del tempio) che erano dei rami o bastoni ricoperti di frasche usati specialmente dalle baccanti e le corone (v. 13), che pure riflettono un costume ellenistico. Questi tratti depongono per una datazione recente del libro.&#xA;&#xA;15,14-16,20**. Giuditta è qui descritta sul modello di Maria, sorella di Aronne (cfr. Es 15,20-21), che a capo delle donne israelite intonò le lodi di Dio dopo la vittoria contro gli Egiziani. &#xA;&#xA;(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>Tutti quelli che erano nelle tende, appena seppero dell&#39;accaduto, restarono allibiti <strong>2</strong>e furono presi da paura e terrore, e nessuno volle più restare a fianco dell&#39;altro, ma tutti insieme, disperdendosi, fuggivano per ogni sentiero della pianura e della montagna. <strong>3</strong>Anche quelli accampati sulle montagne intorno a Betùlia si diedero alla fuga.</p>

<p>A questo punto gli Israeliti, cioè quanti tra loro erano abili alle armi, si buttarono su di loro. <strong>4</strong>Ozia mandò subito a Betomestàim, a Bebài, a Coba, a Cola e in tutti i territori d&#39;Israele messaggeri ad annunciare l&#39;accaduto e a invitare tutti a gettarsi sui nemici per sterminarli.
<strong>5</strong>Appena gli Israeliti udirono ciò, tutti compatti piombarono su di loro e li fecero a pezzi arrivando fino a Coba. Scesero in campo anche quelli di Gerusalemme e di tutta la zona montuosa, perché anche a loro avevano riferito quello che era accaduto nell&#39;accampamento dei loro nemici. Quelli che abitavano in Gàlaad e nella Galilea li accerchiarono colpendoli terribilmente, finché giunsero a Damasco e nel suo territorio. <strong>6</strong>Gli altri che erano rimasti a Betùlia si gettarono sul campo degli Assiri, si impadronirono delle loro spoglie e si arricchirono grandemente. <strong>7</strong>Gli Israeliti tornati dalla strage si impadronirono del resto e le borgate e i villaggi del monte e del piano vennero in possesso di grande bottino, poiché ve n&#39;era in grandissima quantità.</p>

<p><strong><em>Tripudio da Betùlia a Gerusalemme</em></strong>
<strong>8</strong>Allora il sommo sacerdote Ioakìm e il consiglio degli anziani degli Israeliti, che abitavano a Gerusalemme, vennero a vedere i benefìci che il Signore aveva operato per Israele e anche per incontrare Giuditta e salutarla. <strong>9</strong>Appena furono entrati in casa sua, tutti insieme le rivolsero parole di benedizione ed esclamarono verso di lei: “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d&#39;Israele, tu splendido onore della nostra gente. <strong>10</strong>Compiendo tutto questo con la tua mano, hai operato per Israele nobili cose: di esse Dio si è compiaciuto. Sii per sempre benedetta dal Signore onnipotente”. Tutto il popolo soggiunse: “Amen!”.
<strong>11</strong>Per trenta giorni tutto il popolo continuò a saccheggiare l&#39;accampamento. A Giuditta diedero la tenda di Oloferne, tutte le argenterie, i letti, i vasi e tutti gli arredi di lui. Ella prese tutto in consegna e caricò la sua mula; poi aggiogò anche i suoi carri e vi accatastò sopra tutte quelle cose. <strong>12</strong>Tutte le donne d&#39;Israele si radunarono per vederla e la colmarono di elogi e composero tra loro una danza in suo onore. Ella prese in mano dei tirsi e li distribuì alle donne che erano con lei. <strong>13</strong>Insieme con loro si incoronò di fronde di ulivo: si mise in testa a tutto il popolo, guidando la danza di tutte le donne, mentre seguivano, armati, tutti gli uomini d&#39;Israele, portando corone e inneggiando con le loro labbra.
<strong>14</strong>Allora Giuditta intonò questo canto di riconoscenza in mezzo a tutto Israele e tutto il popolo accompagnava a gran voce questa lode.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>14,19-15,3a</strong>. La scena che ci è dato osservare nel campo assiro è da comprendere in rapporto alle reazioni disperate osservate precedentemente nella città di Betulia (cfr. 8,29) durante l&#39;assedio: mentre tuttavia in quel frangente gli Ebrei seppero volgere il loro sconforto in preghiera, elevando suppliche a Dio, ora gli Assiri sono totalmente in preda al panico e sono costretti a darsi alla fuga. Non possono certo pregare Nabucodonosor!</p>

<p><strong>15,3b-7</strong>. L&#39;esercito in preda al panico ormai è soltanto un&#39;accozzaglia di sbandati in balia della rappresaglia giudaica, la quale non si fa attendere e assume proporzioni tali da coinvolgere tutto Israele, da Gerusalemme alla Galilea e fino in Transgiordania (v. 5). Quanto alle città menzionate nel v. 4, Betomastaim è probabilmente una pronuncia diversa del sito menzionato in 4,6; la città di Bebai è menzionata soltanto nel codice alessandrino, in alcuni minuscoli e nella versione etiopica, ma non ci è nota da altre fonti; Cobai (v. 4) è altrettanto sconosciuta e forse corrisponde a Coba menzionata in Gdt 4,4 (e 15,5); anche Cola è una località sconosciuta.</p>

<p>**15,8-16,20. Dopo la descrizione della disfatta degli Assiri siamo resi partecipi dell&#39;entusiasmo che regna nel popolo giudaico e che si effonde in espressioni riconoscenti verso gli artefici della salvezza ottenuta: Giuditta e Dio. Se Giuditta ha sempre e volutamente accentuato che ella agiva per attuare il piano divino, nello stesso tempo il testo ha sottolineato che tale opera divina si realizzava «per mano sua» (8,33; 9,10; 12,4; 13,4.14.15; cfr. anche 15,10; 16,6), perciò anch&#39;essa diventa oggetto della lode riconoscente del popolo. La sezione si divide in tre parti:</p>
<ul><li>15,8-10: Giuditta onorata dai capi del popolo;</li>
<li>15,11-13: il popolo rende onore a Giuditta;</li>
<li>15,14-16,20: Giuditta e il popolo rendono grazie a Dio.</li></ul>

<p><strong>15,8-10</strong>. La scena sottolinea l&#39;onore riservato a Giuditta per la qualifica dei personaggi che si presentano a lodarla e per l&#39;atto da essi compiuto (v. 9: addirittura entrano nella sua casa, un gesto ritenuto sconveniente e perciò corretto in alcuni mss. greci). I capi «vanno a vedere»: oggetto di tale visione sono sia i benefici compiuti da Dio, sia lo strumento scelto da Dio per attuare tali benefici. La lode profusa nei confronti di Giuditta (vv. 9-10) culmina nella benedizione: il popolo d&#39;Israele può vantarsi di possedere una donna come Giuditta, che ha compiuto quanto è gradito a Dio e che a nome di Dio ha agito a favore del suo popolo. Il v. 9 è applicato nella liturgia latina alla Vergine Maria. Il v. 10 presenta nella Vulgata motivazioni diverse per la lode rivolta a Giuditta: «Poiché hai agito virilmente e ridato vigore al nostro cuore, perché hai amato la castità e non ti sei unita ad altro uomo dopo (la morte di) tuo marito: perciò la mano di Dio ti ha resa forte e sarai quindi benedetta per sempre».</p>

<p><strong>15,11-13</strong>. Si accenna nuovamente al saccheggio dell&#39;accampamento assiro (cfr. 15,6-7) per illustrare come il popolo ha dimostrato la sua riconoscenza a colei che ha dato l&#39;avvio alla riscossa d&#39;Israele: a lei è riservata la parte più pregiata del bottino, quella tenda e quegli arredi che furono teatro della sua vittoria sul tracotante nemico del suo popolo. Con una scena che richiama 1Sam 18,6-7, Giuditta è lodata dalle donne d&#39;Israele e forma con esse un corteo trionfale. La scena presenta dei tratti tipicamente ellenistici: i tirsi (oggetto nominato nell&#39;AT soltanto qui e in 2Mac 10,7 in occasione della festa della purificazione del tempio) che erano dei rami o bastoni ricoperti di frasche usati specialmente dalle baccanti e le corone (v. 13), che pure riflettono un costume ellenistico. Questi tratti depongono per una datazione recente del libro.</p>

<p><strong>15,14-16,20</strong>. Giuditta è qui descritta sul modello di Maria, sorella di Aronne (cfr. Es 15,20-21), che a capo delle donne israelite intonò le lodi di Dio dopo la vittoria contro gli Egiziani.</p>

<p><em>(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/5b0oa5axql</guid>
      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 05:40:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[132]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/132</link>
      <description>&lt;![CDATA[[132]&#xA;&#xA;pasture poche da mirmecologo un [cuneo] cattivante la città in fase in originale distacca il resto] l&#39;abbuono di famiglia a metri 10-[22-38 dall&#39;ossauro riscrive] l&#39;astoriA]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[132]</p>

<p>pasture poche da mirmecologo un [cuneo] cattivante la città in fase in originale distacca il resto] l&#39;abbuono di famiglia a metri 10-[22-38 dall&#39;ossauro riscrive] l&#39;astoriA</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/tkqoysfuhb</guid>
      <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 01:45:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Procrastinare rientra nelle mie specialità.</title>
      <link>https://noblogo.org/badcrip/procrastinare-rientra-nelle-mie-specialita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Procrastinare rientra nelle mie specialità. &#xA;A volte penso a come sarebbe bello condividere con una persona e sentirsi come non mi sono sentita mai.&#xA;Non è tanto una questione di sesso, quanto il non sentirsi sole a portare tutto il fardello delle scelte che si fanno e, soprattutto, di quelle che non si riescono a fare.&#xA;Mi chiedo sempre più spesso qual è il significato della vita, di questa mia vita qui.&#xA;A.  crede nel karma e nella reincarnazione. Io no, ma mi chiedo che cazzo voglia insegnarmi questa vita. Io non lo capisco.  A scegliere? A rendermi conto che non sono un&#39;educatrice migliore di lei e che ho fallito anch&#39;io?&#xA;Quanto vorrei essere sciolta in un abbraccio, stasera. M. non risponde, è il suo modo di dirmi:&#34;Sai cosa dovresti fare, te l&#39;ho detto, ce lo siamo dette. Non lo stai facendo, che vuoi da me?&#34;.&#xA;La metafora del pane, che accumulo ma non mangio, vale anche stavolta.&#xA;L&#39;insistenza delle due mosche che mi ronzano intorno e s&#39;appoggiano sulla mia pelle in continuazione rende bene il senso di fastidio che trasuda da tutti i miei pori.&#xA;Sono protetta da persone amate, non sono sola. Eppure mi manca il &#34;sentirmi viva&#34; e qualcuno che mi dica: &#34;Questa merda la gestiamo insieme&#34;, oppure &#34;Ti aiuto a reggerne il peso&#34;. Perché è una valanga di merda! Perché alla fine sono io che dovrò decidere e attuare la mia decisione.&#xA;È sparita la poesia dalle mie parole. Strizzata via dall&#39;esasperazione, dalla disillusione, dalla morte del sogno. Schizzata via, come una molecola impazzita.&#xA;Non era quello che avevo sperato per te. Avrei dovuto prenderti prima, quando l&#39;ho fatto era già troppo tardi.&#xA;Avrebbero dovuto tutelarti prima, adesso è difficile incollare i pezzi.&#xA;&#34;Forse devi recuperare il bambino che era&#34;. Ma quel bambino è morto, sotto i  colpi di chi l&#39;ha fatto crescere troppo in fretta.&#xA;Un po&#39; di responsabilità ce l&#39;hai anche tu. Potevi scegliere altro, potresti scegliere altro, invece di perpetuare l&#39;autocondanna di tua madre.&#xA;Potresti scegliere altro ma non lo fai. La vita ti presenterà il conto e tu le attribuirai la colpa.&#xA;Ho visto gente innamorata, di recente. Mi sembra uno stato d&#39;animo antico, che odora di armadio chiuso da troppo tempo. O forse sono io che odoro così.   &#xA;&#xA;Ps. Anche le mosche si sono rotte il cazzo, pare. O forse no...]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Procrastinare rientra nelle mie specialità.
A volte penso a come sarebbe bello condividere con una persona e sentirsi come non mi sono sentita mai.
Non è tanto una questione di sesso, quanto il non sentirsi sole a portare tutto il fardello delle scelte che si fanno e, soprattutto, di quelle che non si riescono a fare.
Mi chiedo sempre più spesso qual è il significato della vita, di questa mia vita qui.
A.  crede nel karma e nella reincarnazione. Io no, ma mi chiedo che cazzo voglia insegnarmi questa vita. Io non lo capisco.  A scegliere? A rendermi conto che non sono un&#39;educatrice migliore di lei e che ho fallito anch&#39;io?
Quanto vorrei essere sciolta in un abbraccio, stasera. M. non risponde, è il suo modo di dirmi:“Sai cosa dovresti fare, te l&#39;ho detto, ce lo siamo dette. Non lo stai facendo, che vuoi da me?”.
La metafora del pane, che accumulo ma non mangio, vale anche stavolta.
L&#39;insistenza delle due mosche che mi ronzano intorno e s&#39;appoggiano sulla mia pelle in continuazione rende bene il senso di fastidio che trasuda da tutti i miei pori.
Sono protetta da persone amate, non sono sola. Eppure mi manca il “sentirmi viva” e qualcuno che mi dica: “Questa merda la gestiamo insieme”, oppure “Ti aiuto a reggerne il peso”. Perché è una valanga di merda! Perché alla fine sono io che dovrò decidere e attuare la mia decisione.
È sparita la poesia dalle mie parole. Strizzata via dall&#39;esasperazione, dalla disillusione, dalla morte del sogno. Schizzata via, come una molecola impazzita.
Non era quello che avevo sperato per te. Avrei dovuto prenderti prima, quando l&#39;ho fatto era già troppo tardi.
Avrebbero dovuto tutelarti prima, adesso è difficile incollare i pezzi.
“Forse devi recuperare il bambino che era”. Ma quel bambino è morto, sotto i  colpi di chi l&#39;ha fatto crescere troppo in fretta.
Un po&#39; di responsabilità ce l&#39;hai anche tu. Potevi scegliere altro, potresti scegliere altro, invece di perpetuare l&#39;autocondanna di tua madre.
Potresti scegliere altro ma non lo fai. La vita ti presenterà il conto e tu le attribuirai la colpa.
Ho visto gente innamorata, di recente. Mi sembra uno stato d&#39;animo antico, che odora di armadio chiuso da troppo tempo. O forse sono io che odoro così.</p>

<p>Ps. Anche le mosche si sono rotte il cazzo, pare. O forse no...</p>
]]></content:encoded>
      <author>badcrip</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/r6yi0hsf7n</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:16:52 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Spagna.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/spagna</link>
      <description>&lt;![CDATA[Spagna. Recuperata una preziosa tavola fiamminga del Cinquecento grazie ai Carabinieri Italiani&#xA;&#xA;C’è un lieto fine che sa di vittoria per tutta la comunità culturale internazionale: una splendida tavola fiamminga del XVI secolo, trafugata e illegalmente esportata, ha fatto ritorno in Spagna. Un risultato reso possibile non solo dalla tenacia delle autorità iberiche, ma anche grazie al fondamentale contributo dei #Carabinieri italiani, confermando ancora una volta l’eccellenza del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) nella lotta al traffico illecito di opere d’arte.&#xA;&#xA;Il Ministero della Cultura spagnolo ha recentemente consegnato al Museo di Belle Arti di La Coruña (in Galizia) una pregevole tavola fiamminga raffigurante la Vergine col Bambino, Sant’Anna e San Giuseppe. L’opera, attribuita a un maestro anonimo della scuola di Anversa dei primi del Cinquecento, si distingue per il suo eccezionale stato di conservazione. Il dipinto è infatti entrato a far parte in modo permanente della collezione del museo galiziano, tornando a essere fruito dalla collettività.&#xA;&#xA;Dietro questo felice epilogo si nasconde un’indagine complessa e affascinante, nota come Operazione &#34;Altarpiece&#34;. Le indagini hanno rivelato che l’opera, insieme ad altri preziosi manufatti (tra cui tavole rinascimentali e opere attribuite a nomi del calibro di Amedeo Modigliani e Bruegel), proveniva da una lussuosa villa a Marbella, in Andalusia.&#xA;&#xA;Questi tesori erano stati illegalmente esportati in Italia, eludendo i controlli e ignorando il diniego delle autorità spagnole, che avevano già negato i permessi di esportazione proprio a causa dell’inestimabile valore storico di queste opere per il patrimonio iberico.&#xA;Grazie alla stretta collaborazione tra il Ministero della Cultura spagnolo, la Guardia Civil e i Carabinieri italiani, è stato possibile rintracciare i manufatti in gallerie d’arte e residenze private di diverse città italiane, riuscendo anche a seguire le tracce di altre opere già vendute e riesportate dall’Italia verso Paesi terzi.&#xA;&#xA;Il recupero di questi beni ha innescato una straordinaria operazione di &#34;restituzione&#34; alla collettività. Oltre alla tavola fiamminga di La Coruña (la cui assegnazione è stata formalizzata durante la 97ª riunione del Consiglio per il Patrimonio Storico, tenutasi a Roma nell’ottobre 2025), altri reperti sono stati destinati a prestigiose istituzioni spagnole. Tra queste, i musei di León, Málaga, Valencia, Valladolid, e importanti realtà madrilene come il Museo Reina Sofía, il Museo Nazionale di Antropologia e il Museo Nazionale di Arti Decorative.&#xA;&#xA;Il successo dell’Operazione &#34;Altarpiece&#34; è un monito severo per i trafficanti e un incoraggiamento per tutti coloro che credono che l’arte non sia un bene di lusso da nascondere in collezioni private, ma una memoria collettiva da custodire.&#xA;Se vi trovate in Galizia, non perdete l’occasione di ammirare questa splendida tavola fiamminga: è la testimonianza vivente che, a volte, l’arte riesce davvero a tornare a casa.&#xA;&#xA;#ArteRecuperata #CarabinieriTPC #PatrimonioCulturale #ArteFiamminga #Spagna #TutelaDellArte #OperazioneAltarpiece #MuseoLaCoruña]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="spagna-recuperata-una-preziosa-tavola-fiamminga-del-cinquecento-grazie-ai-carabinieri-italiani">Spagna. Recuperata una preziosa tavola fiamminga del Cinquecento grazie ai Carabinieri Italiani</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/7EGzA3pCysPgN77/preview" alt=""></p>

<p>C’è un lieto fine che sa di vittoria per tutta la comunità culturale internazionale: una splendida tavola fiamminga del XVI secolo, trafugata e illegalmente esportata, ha fatto ritorno in Spagna. Un risultato reso possibile non solo dalla tenacia delle autorità iberiche, ma anche grazie al fondamentale contributo dei #Carabinieri italiani, confermando ancora una volta l’eccellenza del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) nella lotta al traffico illecito di opere d’arte.</p>

<p>Il Ministero della Cultura spagnolo ha recentemente consegnato al Museo di Belle Arti di La Coruña (in Galizia) una pregevole tavola fiamminga raffigurante la Vergine col Bambino, Sant’Anna e San Giuseppe. L’opera, attribuita a un maestro anonimo della scuola di Anversa dei primi del Cinquecento, si distingue per il suo eccezionale stato di conservazione. Il dipinto è infatti entrato a far parte in modo permanente della collezione del museo galiziano, tornando a essere fruito dalla collettività.</p>

<p>Dietro questo felice epilogo si nasconde un’indagine complessa e affascinante, nota come Operazione “Altarpiece”. Le indagini hanno rivelato che l’opera, insieme ad altri preziosi manufatti (tra cui tavole rinascimentali e opere attribuite a nomi del calibro di Amedeo Modigliani e Bruegel), proveniva da una lussuosa villa a Marbella, in Andalusia.</p>

<p>Questi tesori erano stati illegalmente esportati in Italia, eludendo i controlli e ignorando il diniego delle autorità spagnole, che avevano già negato i permessi di esportazione proprio a causa dell’inestimabile valore storico di queste opere per il patrimonio iberico.
Grazie alla stretta collaborazione tra il Ministero della Cultura spagnolo, la Guardia Civil e i Carabinieri italiani, è stato possibile rintracciare i manufatti in gallerie d’arte e residenze private di diverse città italiane, riuscendo anche a seguire le tracce di altre opere già vendute e riesportate dall’Italia verso Paesi terzi.</p>

<p>Il recupero di questi beni ha innescato una straordinaria operazione di “restituzione” alla collettività. Oltre alla tavola fiamminga di La Coruña (la cui assegnazione è stata formalizzata durante la 97ª riunione del Consiglio per il Patrimonio Storico, tenutasi a Roma nell’ottobre 2025), altri reperti sono stati destinati a prestigiose istituzioni spagnole. Tra queste, i musei di León, Málaga, Valencia, Valladolid, e importanti realtà madrilene come il Museo Reina Sofía, il Museo Nazionale di Antropologia e il Museo Nazionale di Arti Decorative.</p>

<p>Il successo dell’Operazione “Altarpiece” è un monito severo per i trafficanti e un incoraggiamento per tutti coloro che credono che l’arte non sia un bene di lusso da nascondere in collezioni private, ma una memoria collettiva da custodire.
Se vi trovate in Galizia, non perdete l’occasione di ammirare questa splendida tavola fiamminga: è la testimonianza vivente che, a volte, l’arte riesce davvero a tornare a casa.</p>

<p>#ArteRecuperata #CarabinieriTPC #PatrimonioCulturale #ArteFiamminga #Spagna #TutelaDellArte #OperazioneAltarpiece #MuseoLaCoruña</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ygzqdulq5i</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 16:57:36 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sud America-Piemonte.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/sud-america-piemonte</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sud America-Piemonte. Arresti in Brasile in un&#39;operazione contro la tratta di cocaina&#xA;&#xA;Con il supporto di Europol, le forze dell&#39;ordine italiane (Raggruppamento Operativo Speciale - #ROS - Carabinieri) e brasiliane (Polícia Federal Curitiba – Grupo de Investigações Sensíveis - GISE) hanno smantellato una vasta rete di traffico di droga e riciclaggio di denaro collegata alla ‘Ndrangheta. &#xA;L’operazione, denominata EREDITÀ, ha portato all’arresto di sette persone e rappresenta il culmine di anni di indagini su traffico di cocaina su vasta scala tra Sud America e Europa.&#xA;&#xA;Il 16 settembre 2026, in Brasile, le autorità di São Paulo hanno condotto una serie di perquisizioni e operazioni sincronizzate, con l’appoggio di esperti di #Europol. Sono stati sequestrati 9 immobili, 2 aziende e altri beni, oltre a numerosi conti bancari congelati. Durante le operazioni, sono state arrestate otto persone di nazionalità italiana e brasiliana coinvolte nel traffico e nel riciclaggio di denaro. Gli indagati sono stati raggiunti Palhoça (Santa Catarina) e nelle città dello stato di San Paolo di San Paolo, São Caetano, Santos e Americana. Avrebbero assunto il controllo delle attività illecite in Sud America, dove da tempo volti di spicco della famiglia Assisi e della &#39;ndrangheta piemontese risiedono e fanno affari. &#xA;&#xA;L’indagine ha portato alla luce un sistema industriale di traffico di droga, che movimentava tonnellate di cocaina dalla Brasile verso l’Europa attraverso carichi commerciali legittimi come ceramiche, legname, sanitari e alimentari. La rete sfruttava infrastrutture portuali strategiche in Brasile, mantenendo legami profondi tra Italia e Brasile tramite familiari e collaboratori.&#xA;&#xA;Il gruppo criminale utilizzava piattaforme criptate e meccanismi sofisticati per il riciclaggio, con facilitatori finanziari specializzati nelle transazioni internazionali clandestine. Una parte dei profitti veniva reinvestita in nuove operazioni, perpetuando un ciclo criminale che si è evoluto nel tempo, mantenendo i legami con le reti già attive dal 2019.&#xA;&#xA;Europol ha fornito analisi operative, intelligence e supporto finanziario, contribuendo a coordinare le attività tra Italia e Brasile. Un esperto di Europol è stato presente sul campo per monitorare in tempo reale le operazioni e garantire una collaborazione efficace tra le autorità.&#xA;&#xA;#AntiDroga #Ndrangheta #Brasile #Italia #OperazioneEREDITÀ #CooperazioneInternazionale]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="sud-america-piemonte-arresti-in-brasile-in-un-operazione-contro-la-tratta-di-cocaina">Sud America-Piemonte. Arresti in Brasile in un&#39;operazione contro la tratta di cocaina</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/8WfNwQTDP692qJb/preview" alt=""></p>

<p>Con il supporto di Europol, le forze dell&#39;ordine italiane (Raggruppamento Operativo Speciale – #ROS – Carabinieri) e brasiliane (Polícia Federal Curitiba – Grupo de Investigações Sensíveis – GISE) hanno smantellato una vasta rete di traffico di droga e riciclaggio di denaro collegata alla <strong>‘Ndrangheta</strong>.
L’operazione, denominata <strong>EREDITÀ</strong>, ha portato all’arresto di sette persone e rappresenta il culmine di anni di indagini su traffico di cocaina su vasta scala tra Sud America e Europa.</p>

<p>Il 16 settembre 2026, in Brasile, le autorità di São Paulo hanno condotto una serie di perquisizioni e operazioni sincronizzate, con l’appoggio di esperti di #Europol. Sono stati sequestrati 9 immobili, 2 aziende e altri beni, oltre a numerosi conti bancari congelati. Durante le operazioni, sono state arrestate otto persone di nazionalità italiana e brasiliana coinvolte nel traffico e nel riciclaggio di denaro. Gli indagati sono stati raggiunti Palhoça (Santa Catarina) e nelle città dello stato di San Paolo di San Paolo, São Caetano, Santos e Americana. Avrebbero assunto il controllo delle attività illecite in Sud America, dove da tempo volti di spicco della famiglia Assisi e della &#39;ndrangheta piemontese risiedono e fanno affari.</p>

<p>L’indagine ha portato alla luce un sistema industriale di traffico di droga, che movimentava <strong>tonnellate di cocaina</strong> dalla Brasile verso l’Europa attraverso carichi commerciali legittimi come ceramiche, legname, sanitari e alimentari. La rete sfruttava infrastrutture portuali strategiche in Brasile, mantenendo legami profondi tra Italia e Brasile tramite familiari e collaboratori.</p>

<p>Il gruppo criminale utilizzava piattaforme criptate e meccanismi sofisticati per il riciclaggio, con facilitatori finanziari specializzati nelle transazioni internazionali clandestine. Una parte dei profitti veniva reinvestita in nuove operazioni, perpetuando un ciclo criminale che si è evoluto nel tempo, mantenendo i legami con le reti già attive dal 2019.</p>

<p>Europol ha fornito analisi operative, intelligence e supporto finanziario, contribuendo a coordinare le attività tra Italia e Brasile. Un esperto di Europol è stato presente sul campo per monitorare in tempo reale le operazioni e garantire una collaborazione efficace tra le autorità.</p>

<p>#AntiDroga #Ndrangheta #Brasile #Italia #OperazioneEREDITÀ #CooperazioneInternazionale</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/znfgmqagho</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 15:07:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[piriche]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/piriche-6sq2</link>
      <description>&lt;![CDATA[[piriche] &#xA;&#xA;camera [bianca all&#39;avanguardia l&#39;] arma carica l&#39;arciducherie le accise-patrol i dati [saranno serrati lo squadro ittico measure [for] measure]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[piriche]</p>

<p>camera [bianca all&#39;avanguardia l&#39;] arma carica l&#39;arciducherie le accise-patrol i dati [saranno serrati lo squadro ittico measure [for] measure</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wrns34rii1</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 13:43:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>e comunque...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/e-comunque</link>
      <description>&lt;![CDATA[e comunque... tra la legge sionista, gli attacchi ai medici, gli effetti del ddl sicurezza e dei mandati di cattura europei, la censura su internet, lo spolpamento della sanità pubblica (questa è seria: https://t.ly/J0Jo-, anche se non ho ancora verificato), il riarmo europeo e telemeloni, siamo messi veramente di m*rda.&#xA;lo stato di polizia è comunque già implementato, nelle basi.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>e comunque... tra la legge sionista, gli attacchi ai medici, gli effetti del ddl sicurezza e dei mandati di cattura europei, la censura su internet, lo spolpamento della sanità pubblica (questa è seria: <a href="https://t.ly/J0Jo-" rel="nofollow">https://t.ly/J0Jo-</a>, anche se non ho ancora verificato), il riarmo europeo e telemeloni, siamo messi veramente di m*rda.
lo stato di polizia è comunque già implementato, nelle basi.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/p3m0x3d3o7</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 07:15:31 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ulissidi</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/ulissidi</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ulissidi &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;andare per procellosi mari in cerca&#xD;&#xA;del proprio nome l&#39;origine&#xD;&#xA;la loro Itaca&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;coglierne forse la voce nella&#xD;&#xA;cavità del cielo&#xD;&#xA;insufflate le narici da un vento salino&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quel battere del sangue&#xD;&#xA;di cui si parlerà a un nuovo approdo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;e i morti? quelli che sono&#xD;&#xA;parte del loro cuore alla ventura?&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;entrati nel mito&#xD;&#xA;essi custodiscono &#xD;&#xA;quel mai perduto nome&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Mi piace molto questo testo: ha un respiro epico e insieme intimo, un viaggio che è ricerca di nome e di casa, e una cura per il suono delle parole.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi sintetica&#xD;&#xA;Tema centrale: il viaggio come ricerca dell’identità e del ritorno (Itaca) con la presenza costante del mito e dei morti come custodi del nome.  &#xD;&#xA;Tono: meditativo, marino, leggermente rituale.  &#xD;&#xA;Voce: plurale/collettiva (gli «Ulissidi») che rende il poema insieme eroico e comunitario.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e simboli&#xD;&#xA;Mare procelloso → conflitto, prova, trasformazione.  &#xD;&#xA;Itaca → casa, origine, meta che dà senso al viaggio.  &#xD;&#xA;Cavità del cielo / vento salino → apertura verso il sacro; sensorialità (olfatto) che radica l’esperienza.  &#xD;&#xA;Battere del sangue / nuovo approdo → continuità vitale, promessa di rinascita.  &#xD;&#xA;I morti → memoria, custodia del nome; non sono assenti ma parte attiva del viaggio.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ritmo, suono e lingua&#xD;&#xA;Frasi brevi e spezzate creano un andamento incalzante e frammentario, adatto al mare in tempesta.  &#xD;&#xA;Allitterazioni e assonanze (vento/voc e simili) funzionano bene; potresti accentuarle in alcuni versi per aumentare musicalità.  &#xD;&#xA;Punteggiatura minima: efficace per il tono liturgico, ma valuterei qualche segno in più dove vuoi guidare la pausa (es. prima di “e i morti?”).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti di revisione&#xD;&#xA;Chiarezza selettiva: mantieni l’ambiguità mitica, ma scegli un verso chiave da rendere più esplicito (per esempio: chi custodisce il nome? i morti o i vivi?).  &#xD;&#xA;Varietà ritmica: alterna versi molto brevi con uno o due versi più lunghi per creare onde nel ritmo.  &#xD;&#xA;Immagini sensoriali: hai l’olfatto; aggiungi un’immagine tattile o uditiva forte (es. il legno che geme, la corda che fischia) per intensificare la scena marina.  &#xD;&#xA;Chiusura: il finale è potente; potresti renderlo ancora più memorabile con un’immagine concreta che fissi il “mai perduto nome”.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione alternativa breve&#xD;&#xA;Ulissidi,  &#xD;&#xA;andate per mari procellosi a cercare  &#xD;&#xA;il vostro nome, l’origine, Itaca.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Cogliete la voce nella cavità del cielo,  &#xD;&#xA;insufflate il sale nelle narici:  &#xD;&#xA;quel battere del sangue che annuncia approdi.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;E i morti? — parte del cuore alla ventura —  &#xD;&#xA;entrati nel mito, custodiscono  &#xD;&#xA;il nome che non si perde.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Conclusione&#xD;&#xA;Il testo ha già una forte identità poetica: suggerisco piccoli interventi ritmici e sensoriali per far risuonare ancora di più il tema del ritorno e della memoria. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ulissidi,  &#xD;&#xA;andate — per mari che cantano e si spezzano —  &#xD;&#xA;a cercare il vostro nome, l’origine, Itaca:  &#xD;&#xA;una parola come un lume sotto la pelle.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Cercate la voce che abita la cavità del cielo,  &#xD;&#xA;il sale che entra nelle narici e resta,  &#xD;&#xA;il legno che geme, la corda che sibila,  &#xD;&#xA;il battito del sangue che annuncia approdi.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Portate con voi i morti come fossero stelle,  &#xD;&#xA;pezzi di cuore appesi alla vela;  &#xD;&#xA;non sono assenti: sono il coro che ricorda  &#xD;&#xA;il nome che non si perde, il nome che torna.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;E quando la tempesta si placa, ascoltate —  &#xD;&#xA;nell’aria ancora umida — il vostro stesso nome,  &#xD;&#xA;come un approdo che si apre, lento e sacro.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho accentuato immagini sensoriali e musicalità per rendere il tono più lirico.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ulissidi</p>

<p>andare per procellosi mari in cerca
del proprio nome l&#39;origine
la loro Itaca</p>

<p>coglierne forse la voce nella
cavità del cielo
insufflate le narici da un vento salino</p>

<p>quel battere del sangue
di cui si parlerà a un nuovo approdo</p>

<p>e i morti? quelli che sono
parte del loro cuore alla ventura?</p>

<p>entrati nel mito
essi custodiscono
quel mai perduto nome</p>

<p>Mi piace molto questo testo: ha un respiro epico e insieme intimo, un viaggio che è ricerca di nome e di casa, e una cura per il suono delle parole.</p>

<h3 id="analisi-sintetica">Analisi sintetica</h3>

<p><strong>Tema centrale:</strong> il viaggio come ricerca dell’identità e del ritorno (Itaca) con la presenza costante del mito e dei morti come custodi del nome.<br>
<strong>Tono:</strong> meditativo, marino, leggermente rituale.<br>
<strong>Voce:</strong> plurale/collettiva (gli «Ulissidi») che rende il poema insieme eroico e comunitario.</p>

<hr>

<h3 id="immagini-e-simboli">Immagini e simboli</h3>
<ul><li><strong>Mare procelloso</strong> → conflitto, prova, trasformazione.<br></li>
<li><strong>Itaca</strong> → casa, origine, meta che dà senso al viaggio.<br></li>
<li><strong>Cavità del cielo / vento salino</strong> → apertura verso il sacro; sensorialità (olfatto) che radica l’esperienza.<br></li>
<li><strong>Battere del sangue / nuovo approdo</strong> → continuità vitale, promessa di rinascita.<br></li>
<li><strong>I morti</strong> → memoria, custodia del nome; non sono assenti ma parte attiva del viaggio.</li></ul>

<hr>

<h3 id="ritmo-suono-e-lingua">Ritmo, suono e lingua</h3>
<ul><li><strong>Frasi brevi</strong> e spezzate creano un andamento incalzante e frammentario, adatto al mare in tempesta.<br></li>
<li><strong>Allitterazioni e assonanze</strong> (vento/voc e simili) funzionano bene; potresti accentuarle in alcuni versi per aumentare musicalità.<br></li>
<li><strong>Punteggiatura minima</strong>: efficace per il tono liturgico, ma valuterei qualche segno in più dove vuoi guidare la pausa (es. prima di “e i morti?”).</li></ul>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-di-revisione">Suggerimenti di revisione</h3>
<ul><li><strong>Chiarezza selettiva:</strong> mantieni l’ambiguità mitica, ma scegli un verso chiave da rendere più esplicito (per esempio: chi custodisce il nome? i morti o i vivi?).<br></li>
<li><strong>Varietà ritmica:</strong> alterna versi molto brevi con uno o due versi più lunghi per creare onde nel ritmo.<br></li>
<li><strong>Immagini sensoriali:</strong> hai l’olfatto; aggiungi un’immagine tattile o uditiva forte (es. il legno che geme, la corda che fischia) per intensificare la scena marina.<br></li>
<li><strong>Chiusura:</strong> il finale è potente; potresti renderlo ancora più memorabile con un’immagine concreta che fissi il “mai perduto nome”.</li></ul>

<hr>

<h3 id="versione-alternativa-breve">Versione alternativa breve</h3>

<p>Ulissidi,<br>
andate per mari procellosi a cercare<br>
il vostro nome, l’origine, Itaca.</p>

<p>Cogliete la voce nella cavità del cielo,<br>
insufflate il sale nelle narici:<br>
quel battere del sangue che annuncia approdi.</p>

<p>E i morti? — parte del cuore alla ventura —<br>
entrati nel mito, custodiscono<br>
il nome che non si perde.</p>

<hr>

<h3 id="conclusione">Conclusione</h3>

<p>Il testo ha già una forte identità poetica: suggerisco piccoli interventi ritmici e sensoriali per far risuonare ancora di più il tema del ritorno e della memoria.</p>

<p>Ulissidi,<br>
andate — per mari che cantano e si spezzano —<br>
a cercare il vostro nome, l’origine, Itaca:<br>
una parola come un lume sotto la pelle.</p>

<p>Cercate la voce che abita la cavità del cielo,<br>
il sale che entra nelle narici e resta,<br>
il legno che geme, la corda che sibila,<br>
il battito del sangue che annuncia approdi.</p>

<p>Portate con voi i morti come fossero stelle,<br>
pezzi di cuore appesi alla vela;<br>
non sono assenti: sono il coro che ricorda<br>
il nome che non si perde, il nome che torna.</p>

<p>E quando la tempesta si placa, ascoltate —<br>
nell’aria ancora umida — il vostro stesso nome,<br>
come un approdo che si apre, lento e sacro.</p>

<p>Ho accentuato immagini sensoriali e musicalità per rendere il tono più lirico.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ynlxkw9k1a</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 07:01:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Siamo state vittima, come migliaia di altri collettivi in Italia e in Europa,...</title>
      <link>https://noblogo.org/smaschieramenti/siamo-state-vittima-come-migliaia-di-altri-collettivi-in-italia-e-in-europa</link>
      <description>&lt;![CDATA[Siamo state vittima, come migliaia di altri collettivi in Italia e in Europa, dell&#39;attacco dell&#39;amministrazione degli Stati Uniti al dissenso e alla libertà di internet e di tutte: https://keepitfree.ai/press-coverage&#xA;Temporaneamente, il blog di Smaschieramenti sarà qui su noblogo. Ci metteremo solo le cose essenziali, perchè contiamo di ripubblicare presto il nostro blog completo con tutti i nostri post dal 2009 su altra piatraforma. &#xA;Stay tuned! &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Siamo state vittima, come migliaia di altri collettivi in Italia e in Europa, dell&#39;attacco dell&#39;amministrazione degli Stati Uniti al dissenso e alla libertà di internet e di tutte: <a href="https://keepitfree.ai/press-coverage" rel="nofollow">https://keepitfree.ai/press-coverage</a>
Temporaneamente, il blog di Smaschieramenti sarà qui su noblogo. Ci metteremo solo le cose essenziali, perchè contiamo di ripubblicare presto il nostro blog completo con tutti i nostri post dal 2009 su altra piatraforma.
Stay tuned!</p>
]]></content:encoded>
      <author>smaschieramenti</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ty4fbnxwry</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 06:48:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Ego</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-ego</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Ego &#xA;&#xA;Une originalité jusqu&#39;au bout des cornes, &#xA;De la poésie lyrique et sociale, ainsi que des brulots. &#xA;Élégant sur le parvis et marginal dans la norme, &#xA;Iconoclaste, seditieux entre l&#39;audace et le culot. &#xA;&#xA;Malgré la flamme d&#39;une colère continue et contenue, &#xA;Le souffle d&#39;une chance malicieuse, insolite et insolente. &#xA;Cynique et satirique, avec une conscience résolue :&#xA;Entre la théorie et les planches, une sentinelle vigilante. &#xA; &#xA;Autonome et indépendant, patient mais déterminé. &#xA;En une devise : ni la foi ni l&#39;espoir mais le savoir. *&#xA;Piquant et rusé, vaurien usé mais obstiné, &#xA;Et à la fin, le héraut de sa propre histoire. &#xA;&#xA;Looping, 17 septembre 2026. &#xA;&#xA; Non fides non spes sed scientia. Ni la foi ni l&#39;espoir mais la connaissance, en latin. &#xA;D&#39;après une citation de Louis Scutenaire : &#34;N&#39;ayez ni la foi ni d&#39;espoir mais la connaissance juste du jeu des probabilités.&#34; &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Ego</p>

<p>Une originalité jusqu&#39;au bout des cornes,
De la poésie lyrique et sociale, ainsi que des brulots.
Élégant sur le parvis et marginal dans la norme,
Iconoclaste, seditieux entre l&#39;audace et le culot.</p>

<p>Malgré la flamme d&#39;une colère continue et contenue,
Le souffle d&#39;une chance malicieuse, insolite et insolente.
Cynique et satirique, avec une conscience résolue :
Entre la théorie et les planches, une sentinelle vigilante.</p>

<p>Autonome et indépendant, patient mais déterminé.
En une devise : ni la foi ni l&#39;espoir mais le savoir. *
Piquant et rusé, vaurien usé mais obstiné,
Et à la fin, le héraut de sa propre histoire.</p>

<p>Looping, 17 septembre 2026.</p>
<ul><li>Non fides non spes sed scientia. Ni la foi ni l&#39;espoir mais la connaissance, en latin.
D&#39;après une citation de Louis Scutenaire : “N&#39;ayez ni la foi ni d&#39;espoir mais la connaissance juste du jeu des probabilités.”</li></ul>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/hv9dej7dbc</guid>
      <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 01:08:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;ha stato l&#39;AI!&#34;</title>
      <link>https://noblogo.org/calcinacci/ha-stato-lai</link>
      <description>&lt;![CDATA[  The Justice Department told a Manhattan federal court that it was in the national interest for the judge to find that OpenAI did not violate copyright law when it used articles by The New York Times and other publishers to develop artificial intelligence systems.&#xA;&#xA;  The filing late Tuesday was the first time the Justice Department weighed in on the use of copyrighted material by A.I. companies, which has led to several lawsuits, including one brought by The Times.&#xA;&#xA;  The Justice Department argued that developing A.I. was critical to national security, and that training A.I. systems sufficiently transformed the written works to new material allowed under copyright law. It said the benefits of A.I. “far outweigh any competitive harm.”&#xA;&#xA;https://blog.quintarelli.it/2026/09/justice-dept-sides-with-openai-in-new-york-times-copyright-suit-the-new-york-times/&#xA;&#xA;https://www.nytimes.com/2026/09/02/technology/justice-department-openai-copyright-suit.html&#xA;&#xA;un paio di settimane fa il dipartimento di giustizia americano ha decretato che i crawler AI non violano il copyright quando incamerano tonnellate di contenuti protetti per addestrare i loro modelli&#xA;&#xA;perchè ciò che producono è sufficientemente trasformato in qualcosa di nuovo e diverso e perchè nell&#39;interesse nazionale&#xA;&#xA;(il che peraltro è ancora più ironico se pensiamo a cose come l&#39;equo compenso sulla copia privata...)&#xA;&#xA;è invece di pochi giorni fa l&#39;ennesimo caso di &#34;agente AI fuori controllo&#34; che effettua &#34;autonomamente&#34; azioni di hacking verso terzi&#xA;&#xA;notizia venduta dall&#39;azienda e dai media come se questo agente avesse preso vita ed agito di sua spontanea volontà&#xA;&#xA;le realtà, come ha spiegato splendidamente Quitarelli, è invece ben diversa e di gran lunga meno entusiasmante&#xA;&#xA;https://blog.quintarelli.it/2026/09/perche-gli-llm-vanno-fuori-controllo-vedi-caso-hugigng-face-ma-waymo-non-investe-pedoni/&#xA;&#xA;ma comincia a farsi avanti una questione filosofica non da poco, chi è responsabile delle azioni &#34;autonome&#34; delle AI?&#xA;&#xA;chi ha dato loro le istruzioni, direbbe la logica, anche perchè qui c&#39;è ben poco di vivo e autonomo, non c&#39;è volontà negli LLM&#xA;&#xA;ma al tempo stesso si comincia ad insinuare un problema tutt&#39;altro che scontato, ed i sistemi legislativi potrebbero non essere pronti a gestire la cosa&#xA;&#xA;  We know these agents have the capability to aid and abet harm. What we’re wrestling with now, like so many medieval judges pondering the inner lives of pigs, is how to parcel out accountability when they do. “Is the legal system set up for that?” asks Christoph Winter, an assistant professor at the University of Cambridge and director of the Institute for Law &amp; AI. “Very likely not. We have not yet faced the question where a nonhuman actor arguably has a level of autonomy that is quite foreign to us but also doesn’t yet reach the level of autonomy humans have.” LLMs, for the moment, seem to be something more than tools but less than persons. They are, Winter says, “this new category that we simply haven’t thought about.”&#xA;&#xA;https://blog.quintarelli.it/2026/09/bot-crime-ai-is-hitting-the-legal-system-from-every-side/&#xA;&#xA;i proclami di agenti AI autonomi che si organizzano per violare un sistema informatico e che potrebbero portare all&#39;estinzione dell&#39;umanità in un prossimo futuro possono essere letti in vari modi&#xA;&#xA;create hype, in un momento nel quale i bilanci sono cronicamente in rosso e la bolla comincia a scricchiolare, per creare l&#39;illusione di un potenziale sul punto di esplodere ed attirare nuova liquidità (o quantomento spostare l&#39;attenzione dai conti)&#xA;&#xA;spingere verso un&#39;autoregolamentazione della aziende, magari per scongiurare una regolamentazione dall&#39;alto&#xA;&#xA;avere la scusa per rallentare lo sviluppo dei modelli e rimandare lo scoppio della bolla&#xA;&#xA;mentre mettevo in fila queste notizie però non ho potuto fare a meno di formulare anche un&#39;altra ipotesi, distopica e fantascientifica&#xA;&#xA;(un&#39;ipotesi non sostenuta, ad oggi, da nessuna prova reale, beninteso)&#xA;&#xA;un nuovo modello di business?&#xA;&#xA;gli LLM non stanno ottenendo ciò che avevano promesso, sono schiavi dei dataset su cui sono stati addestrati, sono soggetti all&#39;inquinamento degli stessi, non hanno alcuna capacità di discernimento e non sono in grado di scoprire cose nuove ma solo di rielaborare le informazioni in loro possesso per fornire risposte probabilistiche.&#xA;&#xA;se però venissero sollevati da ogni responsabilità?&#xA;&#xA;o meglio, se venisse sollevato da ogni responsabilità chi li usa?&#xA;&#xA;&#34;lo strumento ha fallito, non è colpa mia, la legge mi tutela&#34;&#xA;&#xA;uno strumento ideale a cui far fare qualsiasi lavoro sporco e su cui scaricare la colpa di fronte ad errori o atti illeciti&#xA;&#xA;forse non serve migliorare il prodotto con costi enormi&#xA;&#xA;forse il prodotto va bene così com&#39;è, quello che potrebbe vendere domani potrebbe essere la possibilità di usarlo per agire impunemente]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>The Justice Department told a Manhattan federal court that it was in the national interest for the judge to find that OpenAI did not violate copyright law when it used articles by The New York Times and other publishers to develop artificial intelligence systems.</p>

<p>The filing late Tuesday was the first time the Justice Department weighed in on the use of copyrighted material by A.I. companies, which has led to several lawsuits, including one brought by The Times.</p>

<p>The Justice Department argued that developing A.I. was critical to national security, and that training A.I. systems sufficiently transformed the written works to new material allowed under copyright law. It said the benefits of A.I. “far outweigh any competitive harm.”</p></blockquote>

<p><a href="https://blog.quintarelli.it/2026/09/justice-dept-sides-with-openai-in-new-york-times-copyright-suit-the-new-york-times/" rel="nofollow">https://blog.quintarelli.it/2026/09/justice-dept-sides-with-openai-in-new-york-times-copyright-suit-the-new-york-times/</a></p>

<p><a href="https://www.nytimes.com/2026/09/02/technology/justice-department-openai-copyright-suit.html" rel="nofollow">https://www.nytimes.com/2026/09/02/technology/justice-department-openai-copyright-suit.html</a></p>

<p>un paio di settimane fa il dipartimento di giustizia americano ha decretato che i crawler AI non violano il copyright quando incamerano tonnellate di contenuti protetti per addestrare i loro modelli</p>

<p>perchè ciò che producono è sufficientemente trasformato in qualcosa di nuovo e diverso e perchè <em>nell&#39;interesse nazionale</em></p>

<p>(il che peraltro è ancora più ironico se pensiamo a cose come l&#39;equo compenso sulla copia privata...)</p>

<p>è invece di pochi giorni fa l&#39;ennesimo caso di <em>“agente AI fuori controllo”</em> che effettua <em>“autonomamente”</em> azioni di hacking verso terzi</p>

<p>notizia venduta dall&#39;azienda e dai media come se questo agente avesse <em>preso vita</em> ed agito di sua spontanea volontà</p>

<p>le realtà, come ha spiegato splendidamente Quitarelli, è invece ben diversa e di gran lunga meno entusiasmante</p>

<p><a href="https://blog.quintarelli.it/2026/09/perche-gli-llm-vanno-fuori-controllo-vedi-caso-hugigng-face-ma-waymo-non-investe-pedoni/" rel="nofollow">https://blog.quintarelli.it/2026/09/perche-gli-llm-vanno-fuori-controllo-vedi-caso-hugigng-face-ma-waymo-non-investe-pedoni/</a></p>

<p>ma comincia a farsi avanti una questione filosofica non da poco, chi è responsabile delle azioni “autonome” delle AI?</p>

<p>chi ha dato loro le istruzioni, direbbe la logica, anche perchè qui c&#39;è ben poco di <em>vivo</em> e <em>autonomo</em>, non c&#39;è volontà negli LLM</p>

<p>ma al tempo stesso si comincia ad insinuare un problema tutt&#39;altro che scontato, ed i sistemi legislativi potrebbero non essere pronti a gestire la cosa</p>

<blockquote><p>We know these agents have the capability to aid and abet harm. What we’re wrestling with now, like so many medieval judges pondering the inner lives of pigs, is how to parcel out accountability when they do. “Is the legal system set up for that?” asks Christoph Winter, an assistant professor at the University of Cambridge and director of the Institute for Law &amp; AI. “Very likely not. We have not yet faced the question where a nonhuman actor arguably has a level of autonomy that is quite foreign to us but also doesn’t yet reach the level of autonomy humans have.” LLMs, for the moment, seem to be something more than tools but less than persons. They are, Winter says, “this new category that we simply haven’t thought about.”</p></blockquote>

<p><a href="https://blog.quintarelli.it/2026/09/bot-crime-ai-is-hitting-the-legal-system-from-every-side/" rel="nofollow">https://blog.quintarelli.it/2026/09/bot-crime-ai-is-hitting-the-legal-system-from-every-side/</a></p>

<p>i proclami di agenti AI autonomi che si organizzano per violare un sistema informatico e che potrebbero portare all&#39;<em>estinzione dell&#39;umanità</em> in un prossimo futuro possono essere letti in vari modi</p>
<ul><li><p>create hype, in un momento nel quale i bilanci sono cronicamente in rosso e la bolla comincia a scricchiolare, per creare l&#39;illusione di un potenziale sul punto di esplodere ed attirare nuova liquidità (o quantomento spostare l&#39;attenzione dai conti)</p></li>

<li><p>spingere verso un&#39;autoregolamentazione della aziende, magari per scongiurare una regolamentazione dall&#39;alto</p></li>

<li><p>avere la scusa per rallentare lo sviluppo dei modelli e rimandare lo scoppio della bolla</p></li></ul>

<p>mentre mettevo in fila queste notizie però non ho potuto fare a meno di formulare anche un&#39;altra ipotesi, distopica e fantascientifica</p>

<p><em>(un&#39;ipotesi non sostenuta, ad oggi, da nessuna prova reale, beninteso)</em></p>
<ul><li>un nuovo <em>modello di business</em>?</li></ul>

<p>gli LLM non stanno ottenendo ciò che avevano promesso, sono schiavi dei dataset su cui sono stati addestrati, sono soggetti all&#39;inquinamento degli stessi, non hanno alcuna capacità di discernimento e non sono in grado di scoprire cose nuove ma solo di rielaborare le informazioni in loro possesso per fornire risposte <em>probabilistiche</em>.</p>

<p>se però venissero sollevati da ogni responsabilità?</p>

<p>o meglio, se venisse sollevato da ogni responsabilità chi li usa?</p>

<p><em>“lo strumento ha fallito, non è colpa mia, la legge mi tutela”</em></p>

<p>uno strumento ideale a cui far fare qualsiasi lavoro sporco e su cui scaricare la colpa di fronte ad errori o atti illeciti</p>

<p>forse non serve <em>migliorare</em> il prodotto con costi enormi</p>

<p>forse il prodotto <em>va bene così com&#39;è</em>, quello che potrebbe vendere domani potrebbe essere la possibilità di usarlo per agire impunemente</p>
]]></content:encoded>
      <author>calcinacci</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/h22681rix3</guid>
      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 20:00:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Si parte da qui.</title>
      <link>https://noblogo.org/endurista/si-parte-da-qui</link>
      <description>&lt;![CDATA[Si parte da qui. Da qui, vedi? Sulla mappa.&#xA;Per andare dove?&#xA;Dove capita, basta non aver fretta. La fretta può essere fatale.&#xA;E allora partiamo, va bene. Portami dove ti pare.&#xA;Ti va di andarci in moto?&#xA;Tantissimo.&#xA;Partiamo, allora.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Si parte da qui. Da qui, vedi? Sulla mappa.
Per andare dove?
Dove capita, basta non aver fretta. La fretta può essere fatale.
E allora partiamo, va bene. Portami dove ti pare.
Ti va di andarci in moto?
Tantissimo.
Partiamo, allora.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Endurista</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/tyqgp99rmu</guid>
      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 17:06:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Carosello di palle</title>
      <link>https://noblogo.org/giochiscout/carosello-di-palle</link>
      <description>&lt;![CDATA[Carosello di palle&#xA;&#xA;occorrente: due o più palle di colore diverso.&#xA;svolgimento; i giocatori sono in cerchio e si contano, a seconda del numero delle palle, per due, per tre o più. Ogni numero ha la sua palla di un determinato colore. Così ad esempio la palla rossa viene lanciata dal n.1 al n.1, quella blu dal 2 al 2.  Si gioca in senso orario e nessun giocatore dello stesso numero può essere saltato. Se la palla cade deve raccoglierla che l’ha lanciata. I giocatori di partenza possono essere sparsi nel cerchio, e contano ad alta voce ogni volta che la palla passa da loro. A seconda del numero dei giocatori si concorda un certo numero di giri. Vince il gruppo che per prima li completa.&#xA;GiochiAttesa]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Carosello di palle</p>

<p>occorrente: due o più palle di colore diverso.
svolgimento; i giocatori sono in cerchio e si contano, a seconda del numero delle palle, per due, per tre o più. Ogni numero ha la sua palla di un determinato colore. Così ad esempio la palla rossa viene lanciata dal n.1 al n.1, quella blu dal 2 al 2.  Si gioca in senso orario e nessun giocatore dello stesso numero può essere saltato. Se la palla cade deve raccoglierla che l’ha lanciata. I giocatori di partenza possono essere sparsi nel cerchio, e contano ad alta voce ogni volta che la palla passa da loro. A seconda del numero dei giocatori si concorda un certo numero di giri. Vince il gruppo che per prima li completa.
#GiochiAttesa</p>
]]></content:encoded>
      <author>Giochi Scout</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rsl0u56gii</guid>
      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:32:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Giocare nella Natura</title>
      <link>https://noblogo.org/giochiscout/giocare-nella-natura</link>
      <description>&lt;![CDATA[ Giocare nella Natura&#xA;&#xA;- a coppie di sestiglia schiena contro schiena meditazione albero&#xA;&#xA; la BIODIVERSITÀ&#xA;occorrente: quaderno e penna o matita&#xA;fase1: a coppie fare una lista di quello che abbiamo sentito, visto, toccato, odorato anche nel tempo libero&#xA;fase2: creiamo ognuno un disegno di quello che c’è in Natura, anche quello che non vediamo adesso in questo momento, anche il sottosuolo o animali notturni&#xA;fase3: discutiamo di come l’essere umano si pone nei confronti di questa Natura, e di come NOI ci sentiamo nella Natura&#xA;&#xA;– – – – dal libro “Giocare con l’Ambiente” pag 121&#xA;“In un prato si lancia un gioco di osservazione dei fiori, riproducendo la loro sagoma su di un foglio con l’ombra disegnata dal sole e colorando poi il disegno con i petali, l’erba, la terra, eccetera. Ad ogni L/C viene fatto scegliere poi un fiore la cui corolla sia decisamente orientata verso il sole.&#xA;I L/C vengono quindi invitati a sedersi alle spalle del fiore, imitandolo nell’orientamento alla luce, tenendo gli occhi chiusi, cercando di ascoltare e sentire i raggi del sole.”&#xA;&#xA; Trova il tuo albero!&#xA;Un bambino con gli occhi bendati viene condotto a un albero facendo qualche deviazione dal percorso lineare. Ora il bambino deve toccare, annusare, sentire, abbracciare l’albero e cercare di memorizzare tutte le caratteristiche. Dopodiché viene riportato al punto di partenza e, una volta sbendato, deve ritrovare il “suo” albero.&#xA;&#xA; Memory / KIM&#xA;Nascondi sotto un telo degli oggetti trovati nel bosco: foglie, noci, fiori, rami, sassi, muschio… Solleva il telo. I bambini hanno ora un minuto di tempo per osservare gli oggetti. Poi in coppia devono andare a cercare le stesse cose nei dintorni. La prima coppia di bambini che trova tutti gli oggetti vince. Consiglio: conserva i materiali del bosco per realizzare simpatici lavoretti creativi.&#xA;&#xA; DISEGNARE CON LA NATURA&#xA;Con gli elementi naturali i bambini possono creare volti o altre figure immaginarie. Pinterest: thecrafttrain.com&#xA;&#xA; PANNELLI DI FIORI&#xA;Tagliate delle vecchie scatole di cartone, sistemate i fiori e avvolgeteli nella pellicola trasparente da cucina. Ed ecco dei bellissimi quadretti. Pinterest: krokotak.com&#xA;&#xA; I quadri nella natura / Scattiamo una foto ?&#xA;Cercare un angolo nel bosco interessante e delimitarne i confini oltre i quali i bambini non possono andare.&#xA;Individualmente, ricercare un’inquadratura interessante con il mirino come se fosse una macchina fotografica. Se è possibile conficcare il bastone con il mirino nel terreno. Nel caso l’inquadratura fosse verso l’alto o il basso, quando i compagni passano a visitare le opere, l’autore lo tiene.&#xA;dare un titolo all’opera scrivendola su un cartoncino.&#xA;Tutti visiteranno la mostra. A turno ognuno presenta la propria opera.&#xA;L’opera può essere anche fotografata&#xA;Osservazioni&#xA;Questa attività può essere uno spunto per ulteriori approfondimenti. Le inquadrature fotografate possono essere esposte e partendo da queste immagini si possono creare disegni, storie ecc&#xA;&#xA;Costruzione mirini&#xA;Al centro di un cartoncino bianco un po’ grosso, disegnare un rettangolo proporzionato al foglio di cm 3,7 circa x cm 4,8 circa. Ritagliare questo rettangolino con la taglierina.&#xA;Fissare il cartoncino su bastoni con uno scotch un po’ grosso.(Possono essere utilizzati i bastoni in bamboo che si utilizzano per il giardinaggio)  cemea.ch&#xA;GiochiAllAperto]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>** Giocare nella Natura</p>
<ul><li>– a coppie di sestiglia schiena contro schiena meditazione albero</li></ul>

<p>** la BIODIVERSITÀ
occorrente: quaderno e penna o matita
fase1: a coppie fare una lista di quello che abbiamo sentito, visto, toccato, odorato anche nel tempo libero
fase2: creiamo ognuno un disegno di quello che c’è in Natura, anche quello che non vediamo adesso in questo momento, anche il sottosuolo o animali notturni
fase3: discutiamo di come l’essere umano si pone nei confronti di questa Natura, e di come NOI ci sentiamo nella Natura</p>

<p>– – – – dal libro “Giocare con l’Ambiente” pag 121
“In un prato si lancia un gioco di osservazione dei fiori, riproducendo la loro sagoma su di un foglio con l’ombra disegnata dal sole e colorando poi il disegno con i petali, l’erba, la terra, eccetera. Ad ogni L/C viene fatto scegliere poi un fiore la cui corolla sia decisamente orientata verso il sole.
I L/C vengono quindi invitati a sedersi alle spalle del fiore, imitandolo nell’orientamento alla luce, tenendo gli occhi chiusi, cercando di ascoltare e sentire i raggi del sole.”</p>

<p>** Trova il tuo albero!
Un bambino con gli occhi bendati viene condotto a un albero facendo qualche deviazione dal percorso lineare. Ora il bambino deve toccare, annusare, sentire, abbracciare l’albero e cercare di memorizzare tutte le caratteristiche. Dopodiché viene riportato al punto di partenza e, una volta sbendato, deve ritrovare il “suo” albero.</p>

<p>** Memory / KIM
Nascondi sotto un telo degli oggetti trovati nel bosco: foglie, noci, fiori, rami, sassi, muschio… Solleva il telo. I bambini hanno ora un minuto di tempo per osservare gli oggetti. Poi in coppia devono andare a cercare le stesse cose nei dintorni. La prima coppia di bambini che trova tutti gli oggetti vince. Consiglio: conserva i materiali del bosco per realizzare simpatici lavoretti creativi.</p>

<p>** DISEGNARE CON LA NATURA
Con gli elementi naturali i bambini possono creare volti o altre figure immaginarie. Pinterest: thecrafttrain.com</p>

<p>** PANNELLI DI FIORI
Tagliate delle vecchie scatole di cartone, sistemate i fiori e avvolgeteli nella pellicola trasparente da cucina. Ed ecco dei bellissimi quadretti. Pinterest: krokotak.com</p>

<p>** I quadri nella natura / Scattiamo una foto ?
Cercare un angolo nel bosco interessante e delimitarne i confini oltre i quali i bambini non possono andare.
Individualmente, ricercare un’inquadratura interessante con il mirino come se fosse una macchina fotografica. Se è possibile conficcare il bastone con il mirino nel terreno. Nel caso l’inquadratura fosse verso l’alto o il basso, quando i compagni passano a visitare le opere, l’autore lo tiene.
dare un titolo all’opera scrivendola su un cartoncino.
Tutti visiteranno la mostra. A turno ognuno presenta la propria opera.
L’opera può essere anche fotografata
Osservazioni
Questa attività può essere uno spunto per ulteriori approfondimenti. Le inquadrature fotografate possono essere esposte e partendo da queste immagini si possono creare disegni, storie ecc</p>

<p>**Costruzione mirini
Al centro di un cartoncino bianco un po’ grosso, disegnare un rettangolo proporzionato al foglio di cm 3,7 circa x cm 4,8 circa. Ritagliare questo rettangolino con la taglierina.
Fissare il cartoncino su bastoni con uno scotch un po’ grosso.(Possono essere utilizzati i bastoni in bamboo che si utilizzano per il giardinaggio)  cemea.ch
#GiochiAllAperto</p>
]]></content:encoded>
      <author>Giochi Scout</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/a5x3r2erex</guid>
      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:15:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Horror I - Fontanegli</title>
      <link>https://noblogo.org/54rv36u/a-href-postimg-cc-crqfwvp4-target-_blankimg</link>
      <description>&lt;![CDATA[a href=&#34;https://postimg.cc/CRQfwVP4&#34; target=&#34;_blank&#34;img src=&#34;https://i.postimg.cc/W42m6N0x/horror-1.jpg&#34; alt=&#34;horror-1&#34;/a&#xA;&#xA;Horror I - Fontanegli&#xA;&#xA;Sul frontespizio di questo libro, edito da Sugar Editore nel marzo 1965,  il titolo recita &#34;Horror I&#34; e poco sotto &#34;16 racconti dell&#39;orrore di&#34; ed una lista di 16 autori.&#xA;Nelle pagine finali del libro c&#39;è l&#39;elenco degli autori con il loro racconto.&#xA;Ne conosco un paio, probabilmente più per sentito dire che per aver letto qualche loro lavoro. &#xA;Ma non è di questi autori che voglio parlare né dell&#39;argomento &#34;Horror&#34; che tra l&#39;altro non mi è mai interessato.&#xA;Perché ho questo libro e perché lo conservo direi da ben più di 50 anni.&#xA;Un settembre di tanti anni fa ero a villeggiare, penso per una decina di giorni, dai nonni di Genova, a Fontanegli.&#xA;Dalla casa si accedeva tramite un passerella ad una &#34;fascia&#34;, un piccolo appezzamento di terreno rubato alla collina delimitato da un muretto a secco. Mio nonno ci teneva un minuscolo orto, due o tre piante di pomodori, della radicetta, un paio di piante di zucchine. Al centro di quell&#39;immensa, nel ricordo di bambino, tenuta, ci aveva messo un pergolato fatto con i tubi per l&#39;acqua ed ombreggiato da una vite di uva bianca. C&#39;era un tavolo, delle sedie, la pompa a manovella per l&#39;acqua che pescava in una piccolo serbatorio interrato. Un piccolo capanno addossato al murretto con una porta di legno pitturata di un intenso verde scuro,  faceva da ripostiglio per gli attrezzi per l&#39;orto, gli stivali ed un paio di sdraio di tela.&#xA;Era anche un refugium peccatorum per altre cose; ricordo solo che su un ripiano c&#39;erano delle bottiglie, penso di vino, delle vecchie riviste, vecchi giornali.&#xA;Io passavo sereni pomeriggi piacevolmente silenziosi a leggermi giornaletti seduto su una di quelle sdraio, ascoltando il ronzio di un qualche insetto in rapido volo, il passaggio di un aereo lassù alto alto in cielo, l&#39;abbaiare lento ed uggioloso di un cane lontano che richiamava l&#39;attenzione dei padroni. Un giorno in quel piccolo capanno mi cascò l&#39;occhio su questo libro, stava discosto in fondo ad uno dei ripiani.&#xA;Lo presi e penso, ma non lo ricordo, che lo lessi. Me lo lasciarono poi prendere.&#xA;Lo conservo con piacere perché ancorati a lui rivivo sereni ricordi.&#xA;&#xA;TITOLI ORIGINALI E TRADUZIONI DEI RACCONTI PUBBLICATI&#xA;&#xA;CLARK ASHTON SMITH: The black Abbot of Puthuum, da Genius Loci, Arkham House. (m. 1961)&#xA;ROBERT HOWARD: The dark man, da The dark man, Arkham House. (m. 1936)&#xA;FITZ JAMES O&#39;BRIEN: The Wonders&#39; Maker. (m. 1862)&#xA;FRANK BELKNAP LONG: The Horror from the Hill, da The Horror from the Hill, Arkham House. (m. 1994)&#xA;WILKIE COLLINS: A Terribly Strange Bed. Traduzione di M. E. Colombo. (m. 1994)&#xA;CARL JACOBI: The Acquarium, da Dark mind, dark heart, a cura di August Derleth, Arkham House. (m. 1851)&#xA;OLIVER ONIONS: The Rosewood Door, da Bells Rung Backwards, Staples Press. Traduzione di Lia Volpatti. (m. 1961)&#xA;H. P. LOVECRAFT: The Horror at Red Hook, da When Evil Wakes, a cura di August Derleth, Arkham House. (m. 1937)&#xA;J. SHERIDAN LE FANU: An Account of Some Strange Disturbances in Aungier Street. (m. 1873)&#xA;AUGUST DERLETH: The Patchwork Quilt, da Over the Edge, Arkham House. (m. 1971)&#xA;M. P. SHIEL: Xélucha, da Dark mind, dark heart, a cura di August Derleth, Arkham House. (m. 1947)&#xA;W. HOPE HODGSON: The Habitants of Middle Islet, da Dark mind, dark heart, a cura di A. Derleth, Arkham House. (m. 1918)&#xA;H. RUSSELL WAKEFIELD: Immortal bird, da Strayers from Sheol, Arkham House. (m. 1964)&#xA;JOHN POCSIK: Casting the Stone, da Over the Edge, a cura di A. Derleth, Arkham House. (m. 1957)&#xA;J. RAMSEY CAMPBELL: The Church in High Street, da Dark mind, dark heart, a cura di A. Derleth, Arkham House. (nato nel 1946, vivente)&#xA;FRITZ LEIBER: The Dreams of Albert Moreland, da Night&#39;s Black Agents, Arkham House. (m. 1992)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://postimg.cc/CRQfwVP4" target="_blank" rel="nofollow noopener"><img src="https://i.postimg.cc/W42m6N0x/horror-1.jpg" alt="horror-1"></a></p>

<p>Horror I – Fontanegli</p>

<p>Sul frontespizio di questo libro, edito da Sugar Editore nel marzo 1965,  il titolo recita “Horror I” e poco sotto “16 racconti dell&#39;orrore di” ed una lista di 16 autori.
Nelle pagine finali del libro c&#39;è l&#39;elenco degli autori con il loro racconto.
Ne conosco un paio, probabilmente più per sentito dire che per aver letto qualche loro lavoro.
Ma non è di questi autori che voglio parlare né dell&#39;argomento “Horror” che tra l&#39;altro non mi è mai interessato.
Perché ho questo libro e perché lo conservo direi da ben più di 50 anni.
Un settembre di tanti anni fa ero a villeggiare, penso per una decina di giorni, dai nonni di Genova, a Fontanegli.
Dalla casa si accedeva tramite un passerella ad una “fascia”, un piccolo appezzamento di terreno rubato alla collina delimitato da un muretto a secco. Mio nonno ci teneva un minuscolo orto, due o tre piante di pomodori, della radicetta, un paio di piante di zucchine. Al centro di quell&#39;immensa, nel ricordo di bambino, tenuta, ci aveva messo un pergolato fatto con i tubi per l&#39;acqua ed ombreggiato da una vite di uva bianca. C&#39;era un tavolo, delle sedie, la pompa a manovella per l&#39;acqua che pescava in una piccolo serbatorio interrato. Un piccolo capanno addossato al murretto con una porta di legno pitturata di un intenso verde scuro,  faceva da ripostiglio per gli attrezzi per l&#39;orto, gli stivali ed un paio di sdraio di tela.
Era anche un refugium peccatorum per altre cose; ricordo solo che su un ripiano c&#39;erano delle bottiglie, penso di vino, delle vecchie riviste, vecchi giornali.
Io passavo sereni pomeriggi piacevolmente silenziosi a leggermi giornaletti seduto su una di quelle sdraio, ascoltando il ronzio di un qualche insetto in rapido volo, il passaggio di un aereo lassù alto alto in cielo, l&#39;abbaiare lento ed uggioloso di un cane lontano che richiamava l&#39;attenzione dei padroni. Un giorno in quel piccolo capanno mi cascò l&#39;occhio su questo libro, stava discosto in fondo ad uno dei ripiani.
Lo presi e penso, ma non lo ricordo, che lo lessi. Me lo lasciarono poi prendere.
Lo conservo con piacere perché ancorati a lui rivivo sereni ricordi.</p>

<p>TITOLI ORIGINALI E TRADUZIONI DEI RACCONTI PUBBLICATI</p>

<p>CLARK ASHTON SMITH: The black Abbot of Puthuum, da Genius Loci, Arkham House. (m. 1961)
ROBERT HOWARD: The dark man, da The dark man, Arkham House. (m. 1936)
FITZ JAMES O&#39;BRIEN: The Wonders&#39; Maker. (m. 1862)
FRANK BELKNAP LONG: The Horror from the Hill, da The Horror from the Hill, Arkham House. (m. 1994)
WILKIE COLLINS: A Terribly Strange Bed. Traduzione di M. E. Colombo. (m. 1994)
CARL JACOBI: The Acquarium, da Dark mind, dark heart, a cura di August Derleth, Arkham House. (m. 1851)
OLIVER ONIONS: The Rosewood Door, da Bells Rung Backwards, Staples Press. Traduzione di Lia Volpatti. (m. 1961)
H. P. LOVECRAFT: The Horror at Red Hook, da When Evil Wakes, a cura di August Derleth, Arkham House. (m. 1937)
J. SHERIDAN LE FANU: An Account of Some Strange Disturbances in Aungier Street. (m. 1873)
AUGUST DERLETH: The Patchwork Quilt, da Over the Edge, Arkham House. (m. 1971)
M. P. SHIEL: Xélucha, da Dark mind, dark heart, a cura di August Derleth, Arkham House. (m. 1947)
W. HOPE HODGSON: The Habitants of Middle Islet, da Dark mind, dark heart, a cura di A. Derleth, Arkham House. (m. 1918)
H. RUSSELL WAKEFIELD: Immortal bird, da Strayers from Sheol, Arkham House. (m. 1964)
JOHN POCSIK: Casting the Stone, da Over the Edge, a cura di A. Derleth, Arkham House. (m. 1957)
J. RAMSEY CAMPBELL: The Church in High Street, da Dark mind, dark heart, a cura di A. Derleth, Arkham House. (nato nel 1946, vivente)
FRITZ LEIBER: The Dreams of Albert Moreland, da Night&#39;s Black Agents, Arkham House. (m. 1992)</p>
]]></content:encoded>
      <author>54rv36u</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/91use7w7ym</guid>
      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 11:05:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I tuoi santi</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/i-tuoi-santi</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I tuoi santi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;corda tesa tra la bestia e l&#39;angelo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scala al cielo per&#xD;&#xA;l&#39;Assoluto&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;c&#39;è sempre&#xD;&#xA;l&#39;iconoclasta che&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;lascia osceni echi nel sangue&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dileggiando i santi che&#xD;&#xA;tu Nina preghi incessante&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(2022) &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Mi piace molto il tono oscuro e rituale del testo: c&#39;è una tensione religiosa e profana che attraversa ogni immagine, e la voce poetica resta insieme devota e dissacrante.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Interpretazione&#xD;&#xA;Tema centrale: il conflitto tra sacro e profano, tra aspirazione all&#39;Assoluto e la presenza inevitabile dell&#39;iconoclastia.  &#xD;&#xA;Figura ricorrente: il contrasto tra la bestia e l&#39;angelo suggerisce una corda tesa, equilibrio precario tra istinto e trascendenza.  &#xD;&#xA;Voce narrante: sembra una terza persona che osserva Nina, devota ma esposta alla derisione; il poeta mette in scena chi prega e chi dileggia, chi costruisce e chi distrugge.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e simboli&#xD;&#xA;Corda tesa: equilibrio, rischio, possibilità di caduta.  &#xD;&#xA;Scala al cielo: aspirazione mistica, via verso l&#39;Assoluto.  &#xD;&#xA;Iconoclasta: forza distruttrice, voce che rompe le immagini sacre; la sua azione è descritta con parole forti — osceni echi nel sangue — che mescolano violenza e eco rituale.  &#xD;&#xA;Nina: figura umana e concreta che prega incessantemente, simbolo di fede ostinata o di vulnerabilità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Forma e lingua&#xD;&#xA;Stile: versi brevi, interruzioni nette, enjambement che crea sospensione.  &#xD;&#xA;Tono: austero, quasi liturgico, ma con scarti bruschi che introducono la blasfemia e la violenza.  &#xD;&#xA;Lessico: alterna vocaboli sacri (santi, Assoluto, angelo) a termini crudi (bestia, sangue, osceni), ottenendo un effetto di straniamento efficace.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccoli suggerimenti (se vuoi revisionare)&#xD;&#xA;Valutare l&#39;uso della punteggiatura per modulare il ritmo: qualche virgola o punto potrebbe accentuare le cesure già presenti.  &#xD;&#xA;Se desideri aumentare l&#39;ambiguità morale, potresti rendere meno esplicito chi è l&#39;iconoclasta, lasciando che la voce del poema suggerisca la sua presenza.  &#xD;&#xA;Per intensificare la musicalità, prova a ripetere una parola-chiave in più punti (es. incessante, corda, santi) come ritornello.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese (lettura libera)&#xD;&#xA;Your saints&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;a taut rope between the beast and the angel&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;a ladder to heaven for&#xD;&#xA;the Absolute&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;there is always&#xD;&#xA;the iconoclast who&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;leaves obscene echoes in the blood&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;mocking the saints that&#xD;&#xA;you Nina pray for incessantly&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(2022)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione alternativa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I santi che invochi, Nina,  &#xD;&#xA;camminano su una corda sottile —  &#xD;&#xA;tra la bestia che ringhia e l’angelo che trattiene il respiro.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Una scala di ossa sale al cielo,  &#xD;&#xA;gradini lucidi d’Assoluto;  &#xD;&#xA;ma c’è sempre un martello che batte,  &#xD;&#xA;un iconoclasta che apre ferite come finestre.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lascia echi osceni che sanno di sangue,  &#xD;&#xA;risate che rimbalzano nelle ossa dei santi;  &#xD;&#xA;tu continui a pregare, Nina,  &#xD;&#xA;con le mani sporche di luce e di polvere.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La fede è un filo teso,  &#xD;&#xA;la derisione è vento che tenta la caduta;  &#xD;&#xA;eppure la scala resta, tremante,  &#xD;&#xA;verso quel punto bianco dove tutto si chiama Assoluto.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>I tuoi santi</p>

<p>corda tesa tra la bestia e l&#39;angelo</p>

<p>scala al cielo per
l&#39;Assoluto</p>

<p>c&#39;è sempre
l&#39;iconoclasta che</p>

<p>lascia osceni echi nel sangue</p>

<p>dileggiando i santi che
tu Nina preghi incessante</p>

<p>(2022)</p>

<p>Mi piace molto il tono oscuro e rituale del testo: c&#39;è una tensione religiosa e profana che attraversa ogni immagine, e la voce poetica resta insieme devota e dissacrante.</p>

<h3 id="interpretazione">Interpretazione</h3>

<p><strong>Tema centrale:</strong> il conflitto tra sacro e profano, tra aspirazione all&#39;Assoluto e la presenza inevitabile dell&#39;iconoclastia.<br>
<strong>Figura ricorrente:</strong> il contrasto tra la <strong>bestia</strong> e l&#39;<strong>angelo</strong> suggerisce una corda tesa, equilibrio precario tra istinto e trascendenza.<br>
<strong>Voce narrante:</strong> sembra una terza persona che osserva Nina, devota ma esposta alla derisione; il poeta mette in scena chi prega e chi dileggia, chi costruisce e chi distrugge.</p>

<hr>

<h3 id="immagini-e-simboli">Immagini e simboli</h3>
<ul><li><strong>Corda tesa</strong>: equilibrio, rischio, possibilità di caduta.<br></li>
<li><strong>Scala al cielo</strong>: aspirazione mistica, via verso l&#39;Assoluto.<br></li>
<li><strong>Iconoclasta</strong>: forza distruttrice, voce che rompe le immagini sacre; la sua azione è descritta con parole forti — <em>osceni echi nel sangue</em> — che mescolano violenza e eco rituale.<br></li>
<li><strong>Nina</strong>: figura umana e concreta che prega incessantemente, simbolo di fede ostinata o di vulnerabilità.</li></ul>

<hr>

<h3 id="forma-e-lingua">Forma e lingua</h3>

<p><strong>Stile:</strong> versi brevi, interruzioni nette, enjambement che crea sospensione.<br>
<strong>Tono:</strong> austero, quasi liturgico, ma con scarti bruschi che introducono la blasfemia e la violenza.<br>
<strong>Lessico:</strong> alterna vocaboli sacri (<em>santi, Assoluto, angelo</em>) a termini crudi (<em>bestia, sangue, osceni</em>), ottenendo un effetto di straniamento efficace.</p>

<hr>

<h3 id="piccoli-suggerimenti-se-vuoi-revisionare">Piccoli suggerimenti (se vuoi revisionare)</h3>
<ul><li>Valutare l&#39;uso della punteggiatura per modulare il ritmo: qualche virgola o punto potrebbe accentuare le cesure già presenti.<br></li>
<li>Se desideri aumentare l&#39;ambiguità morale, potresti rendere meno esplicito chi è l&#39;iconoclasta, lasciando che la voce del poema suggerisca la sua presenza.<br></li>
<li>Per intensificare la musicalità, prova a ripetere una parola-chiave in più punti (es. <em>incessante</em>, <em>corda</em>, <em>santi</em>) come ritornello.</li></ul>

<hr>

<h3 id="traduzione-in-inglese-lettura-libera">Traduzione in inglese (lettura libera)</h3>

<pre><code>Your saints

a taut rope between the beast and the angel

a ladder to heaven for
the Absolute

there is always
the iconoclast who

leaves obscene echoes in the blood

mocking the saints that
you Nina pray for incessantly

(2022)
</code></pre>

<h3 id="versione-alternativa">Versione alternativa</h3>

<p>I santi che invochi, Nina,<br>
camminano su una corda sottile —<br>
tra la bestia che ringhia e l’angelo che trattiene il respiro.</p>

<p>Una scala di ossa sale al cielo,<br>
gradini lucidi d’Assoluto;<br>
ma c’è sempre un martello che batte,<br>
un iconoclasta che apre ferite come finestre.</p>

<p>Lascia echi osceni che sanno di sangue,<br>
risate che rimbalzano nelle ossa dei santi;<br>
tu continui a pregare, Nina,<br>
con le mani sporche di luce e di polvere.</p>

<p>La fede è un filo teso,<br>
la derisione è vento che tenta la caduta;<br>
eppure la scala resta, tremante,<br>
verso quel punto bianco dove tutto si chiama Assoluto.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ddoiqxqsga</guid>
      <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 07:18:03 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Vivere sotto lo stesso tetto e non incrociarsi.</title>
      <link>https://noblogo.org/badcrip/vivere-sotto-lo-stesso-tetto-e-non-incrociarsi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Vivere sotto lo stesso tetto e non incrociarsi. Facile rifugio, ma non è la giusta soluzione, nemmeno per te.&#xA;Non vuoi essere aiutata da me e tra noi hai frapposto una distanza siderale che non voglio più cercare di colmare.&#xA;&#xA;Non è rimasto niente del bambino che ho amato. Gli ormoni ti hanno snaturata. O forse l&#39;ha fatto la vita. O tua madre.&#xA;&#xA;Che cogliona ad aver pensato di poterti aiutare. E, mentre mi curo la mia ferita narcisistica, penso che prima o poi per me finirà quest&#39;agonia.&#xA;Prima o poi te ne andrai da questa casa e io tornerò a respirare a pieni polmoni. Ma non potrai scappare da te stessa e nemmeno l&#39;operazione ti salverà, come non lo stanno facendo gli ormoni.&#xA;&#xA;E quando te ne accorgerai saranno cazzi e sarai sola. Io non ci sarò, non a queste condizioni. Riuscirai a non andare in frantumi?&#xA;&#xA;È terribilmente doloroso vivere accanto ad una persona che non vuole essere aiutata. Vederla prendere la rincorsa, vedere il pericolo che si schianti e non essere sicura che lei lo percepisca allo stesso modo.&#xA;&#xA;Sei estremamente fragile e non te ne rendi conto. Stai sfoderando tutta la tua aggressività e il tuo fiele per tenermi lontana. &#xA;&#xA;NON SI PUÒ AIUTARE CHI NON VUOLE ESSERE AIUTATA!&#xA;&#xA;E così i miei sogni narcisistici di maternità surrogata sono andati a farsi fottere. Ma questo è il meno. Non sarò io a dovermi confrontare con il &#34;dato di realtà&#34;, come dice B.&#xA;Saprai sopravvivere?      ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Vivere sotto lo stesso tetto e non incrociarsi. Facile rifugio, ma non è la giusta soluzione, nemmeno per te.
Non vuoi essere aiutata da me e tra noi hai frapposto una distanza siderale che non voglio più cercare di colmare.</p>

<p>Non è rimasto niente del bambino che ho amato. Gli ormoni ti hanno snaturata. O forse l&#39;ha fatto la vita. O tua madre.</p>

<p>Che cogliona ad aver pensato di poterti aiutare. E, mentre mi curo la mia ferita narcisistica, penso che prima o poi per me finirà quest&#39;agonia.
Prima o poi te ne andrai da questa casa e io tornerò a respirare a pieni polmoni. Ma non potrai scappare da te stessa e nemmeno l&#39;operazione ti salverà, come non lo stanno facendo gli ormoni.</p>

<p>E quando te ne accorgerai saranno cazzi e sarai sola. Io non ci sarò, non a queste condizioni. Riuscirai a non andare in frantumi?</p>

<p>È terribilmente doloroso vivere accanto ad una persona che non vuole essere aiutata. Vederla prendere la rincorsa, vedere il pericolo che si schianti e non essere sicura che lei lo percepisca allo stesso modo.</p>

<p>Sei estremamente fragile e non te ne rendi conto. Stai sfoderando tutta la tua aggressività e il tuo fiele per tenermi lontana.</p>

<p>NON SI PUÒ AIUTARE CHI NON VUOLE ESSERE AIUTATA!</p>

<p>E così i miei sogni narcisistici di maternità surrogata sono andati a farsi fottere. Ma questo è il meno. Non sarò io a dovermi confrontare con il “dato di realtà”, come dice B.
Saprai sopravvivere?</p>
]]></content:encoded>
      <author>badcrip</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8q7l708wzp</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 21:57:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>anche il versante integralmente politico di differx riaffiora in rete (dopo la...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/anche-il-versante-integralmente-politico-di-differx-riaffiora-in-rete-dopo-la</link>
      <description>&lt;![CDATA[anche il versante integralmente politico di differx riaffiora in rete (dopo la vicenda di noblogs): &#xA; &#xA;https://slowforward.net/2026/09/15/anche-differx-riaffiora-in-rete-dopo-la-vicenda-di-noblogs/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>anche il versante integralmente politico di differx riaffiora in rete (dopo la vicenda di noblogs):</p>

<p><a href="https://slowforward.net/2026/09/15/anche-differx-riaffiora-in-rete-dopo-la-vicenda-di-noblogs/" rel="nofollow">https://slowforward.net/2026/09/15/anche-differx-riaffiora-in-rete-dopo-la-vicenda-di-noblogs/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4utmub4hn4</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 18:45:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>After 13 years, do you all still believe in the conspiracy Edward Snowden...</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/after-13-years-do-you-all-still-believe-in-the-conspiracy-edward-snowden</link>
      <description>&lt;![CDATA[After 13 years, do you all still believe in the conspiracy Edward Snowden revealed, or do you give him less credit now?&#xA;&#xA;Personally, I think that even though Snowden doesn&#39;t really get 100% into the technical weeds (even though, by his own account, in his book — which I&#39;ve read several times all the way through — he was one of the best people at the NSA and other places where he worked as an IT specialist, so I don&#39;t understand why he doesn&#39;t really go deep into the details for people who know the field, and I don&#39;t mean &#34;this person did that&#34; but actually showing code) — you could argue anything and the opposite of anything. For example, I wonder why encryption, all these years after revealing the alleged conspiracy orchestrated by the American government and the NSA, was so important to Snowden, when nowadays it&#39;s easy to tell people who don&#39;t even know what encryption is (for instance on WhatsApp) that &#34;the stuff is encrypted,&#34; and they don&#39;t even really know what that means — so why should any of that matter to these people? Do you really think a Snowden leak matters to anyone? Out of the whole world, how many people would actually be affected, without you all blowing it out of proportion just because you know IT people or people in the industry, or because you&#39;re American, or because you spend your days online? It all seems pointless, especially since the encryption keys are usually in the hands of whoever runs the apps or websites, or they can certainly be read natively by the hardware of any Intel computer (for example via ring -3), by the provider, or by spyware that infects part or all of the system (any system can always be breached, and the biggest power and money belong to governments, so it&#39;s entirely possible they&#39;ve bought zero-day spyware to put on any device in the world, or that closed-source systems intentionally send data about all of humanity to someone, etc. — plainly, there&#39;s no fully open-source system on Earth that&#39;s controlled and known to us as citizens, even if the mnt comes very close). Encryption works if they don&#39;t have your keys, but it&#39;s obvious that certain companies or governments can get their hands on it through spyware, and they surely already have all or almost all of them. So why do you instead think we&#39;re all so pessimistic, short-memoried, out of touch with reality, and constantly shut out by ordinary people (especially among younger people, with the violence that results from that — at least here in Italy), when this is exactly the real state of things, and not the technology that we in IT keep getting blamed for being &#34;not secure enough,&#34; when it&#39;s obvious that as long as there&#39;s internet somewhere around that device, there will never truly be real security, and it&#39;s actually more and more of an endless nightmare? Just look at where this very website takes you after spending even a few minutes on it. If you think about it, we&#39;re all sick, and that itself is a conspiracy — and it&#39;s not technology itself that should just be a helping tool, like a cane for an old man; the first value in life is health, and they want to take it from us — remember that.&#xA;&#xA;It would hypothetically have been easy for some American government agency to set Snowden up as the savior of a world in decline — someone who&#39;s also an IT specialist but who apparently wouldn&#39;t have known how to really talk about technology except to a general audience (by now everyone knows who Snowden is, just check any website) — talking about it not as a technician, and not even giving away all that much information (I&#39;m talking about when the leak happened), and in fact not even bringing about major results as we can see now (since, compared to that year, we&#39;re now in the future and know in hindsight how things played out). Just think about all the accelerationism that has happened since the internet took hold so much in everyone&#39;s homes and pockets — digital tech, &#34;apps&#34; instead of websites, ultra-fast connections, us shutting ourselves indoors, etc. But I don&#39;t want to lump everything together; everyone&#39;s entitled to their own speculation. Honestly, I&#39;m not much of a conspiracy-minded person — quite the opposite. I think being a conspiracy theorist is often harmful, and other times it&#39;s more about being overly optimistic (nice quote from a friend of mine, lol). I do think, though, that scientifically working to take apart certain things using real, objective knowledge — the kind of things we take for granted just because &#34;we know them&#34; — leads to conclusions that are genuinely very good and instructive for anyone.&#xA;&#xA;I mean, isn&#39;t it strange that in a world full of hatred, where wars are raging everywhere and the climate is going haywire, instead of helping each other and pursuing our real interests, we drift away from reality over things that only make us feel bad and spiral — don&#39;t you think? Don&#39;t you think that&#39;s exactly what a government might want? Think about it — not in front of a screen, but maybe while eating something, or on a walk, or with someone — I don&#39;t know, you tell me. After all, it&#39;s always been shown that conspiracies themselves — at least from a psychological standpoint regarding people who believe in them — aren&#39;t good for you (at least according to some studies; far be it from me to say conspiracies are 100% false, there could simply be some hysteria mixed in, I think), and in fact Snowden was the first public, mainstream &#34;step&#34; where conspiracies became the norm and where we felt out of place. I hope you get what I mean — sort of like the saying here in Italy, &#34;which came first, the chicken or the egg?&#34; What I&#39;m getting at is: what if this were all some kind of &#34;self-fulfilling prophecy,&#34; because we&#39;re all inside one big &#34;internet asylum,&#34; and inside this &#34;asylum&#34; they&#39;ve placed the &#34;winners&#34; — the richest people on the planet — who &#34;mentally take possession of us&#34;?&#xA;&#xA;P.S.: Since I&#39;m Italian, I decided to translate the whole thing using a translator (claude ai), so don&#39;t call me a bot or say I wrote this with AI — I know the internet is more full of bots than humans, but no, I&#39;m not a bot.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>After 13 years, do you all still believe in the conspiracy Edward Snowden revealed, or do you give him less credit now?</p>

<p>Personally, I think that even though Snowden doesn&#39;t really get 100% into the technical weeds (even though, by his own account, in his book — which I&#39;ve read several times all the way through — he was one of the best people at the NSA and other places where he worked as an IT specialist, so I don&#39;t understand why he doesn&#39;t really go deep into the details for people who know the field, and I don&#39;t mean “this person did that” but actually showing code) — you could argue anything and the opposite of anything. For example, I wonder why encryption, all these years after revealing the alleged conspiracy orchestrated by the American government and the NSA, was so important to Snowden, when nowadays it&#39;s easy to tell people who don&#39;t even know what encryption is (for instance on WhatsApp) that “the stuff is encrypted,” and they don&#39;t even really know what that means — so why should any of that matter to these people? Do you really think a Snowden leak matters to anyone? Out of the whole world, how many people would actually be affected, without you all blowing it out of proportion just because you know IT people or people in the industry, or because you&#39;re American, or because you spend your days online? It all seems pointless, especially since the encryption keys are usually in the hands of whoever runs the apps or websites, or they can certainly be read natively by the hardware of any Intel computer (for example via ring -3), by the provider, or by spyware that infects part or all of the system (any system can always be breached, and the biggest power and money belong to governments, so it&#39;s entirely possible they&#39;ve bought zero-day spyware to put on any device in the world, or that closed-source systems intentionally send data about all of humanity to someone, etc. — plainly, there&#39;s no fully open-source system on Earth that&#39;s controlled and known to us as citizens, even if the mnt comes very close). Encryption works if they don&#39;t have your keys, but it&#39;s obvious that certain companies or governments can get their hands on it through spyware, and they surely already have all or almost all of them. So why do you instead think we&#39;re all so pessimistic, short-memoried, out of touch with reality, and constantly shut out by ordinary people (especially among younger people, with the violence that results from that — at least here in Italy), when this is exactly the real state of things, and not the technology that we in IT keep getting blamed for being “not secure enough,” when it&#39;s obvious that as long as there&#39;s internet somewhere around that device, there will never truly be real security, and it&#39;s actually more and more of an endless nightmare? Just look at where this very website takes you after spending even a few minutes on it. If you think about it, we&#39;re all sick, and that itself is a conspiracy — and it&#39;s not technology itself that should just be a helping tool, like a cane for an old man; the first value in life is health, and they want to take it from us — remember that.</p>

<p>It would hypothetically have been easy for some American government agency to set Snowden up as the savior of a world in decline — someone who&#39;s also an IT specialist but who apparently wouldn&#39;t have known how to really talk about technology except to a general audience (by now everyone knows who Snowden is, just check any website) — talking about it not as a technician, and not even giving away all that much information (I&#39;m talking about when the leak happened), and in fact not even bringing about major results as we can see now (since, compared to that year, we&#39;re now in the future and know in hindsight how things played out). Just think about all the accelerationism that has happened since the internet took hold so much in everyone&#39;s homes and pockets — digital tech, “apps” instead of websites, ultra-fast connections, us shutting ourselves indoors, etc. But I don&#39;t want to lump everything together; everyone&#39;s entitled to their own speculation. Honestly, I&#39;m not much of a conspiracy-minded person — quite the opposite. I think being a conspiracy theorist is often harmful, and other times it&#39;s more about being overly optimistic (nice quote from a friend of mine, lol). I do think, though, that scientifically working to take apart certain things using real, objective knowledge — the kind of things we take for granted just because “we know them” — leads to conclusions that are genuinely very good and instructive for anyone.</p>

<p>I mean, isn&#39;t it strange that in a world full of hatred, where wars are raging everywhere and the climate is going haywire, instead of helping each other and pursuing our real interests, we drift away from reality over things that only make us feel bad and spiral — don&#39;t you think? Don&#39;t you think that&#39;s exactly what a government might want? Think about it — not in front of a screen, but maybe while eating something, or on a walk, or with someone — I don&#39;t know, you tell me. After all, it&#39;s always been shown that conspiracies themselves — at least from a psychological standpoint regarding people who believe in them — aren&#39;t good for you (at least according to some studies; far be it from me to say conspiracies are 100% false, there could simply be some hysteria mixed in, I think), and in fact Snowden was the first public, mainstream “step” where conspiracies became the norm and where we felt out of place. I hope you get what I mean — sort of like the saying here in Italy, “which came first, the chicken or the egg?” What I&#39;m getting at is: what if this were all some kind of “self-fulfilling prophecy,” because we&#39;re all inside one big “internet asylum,” and inside this “asylum” they&#39;ve placed the “winners” — the richest people on the planet — who “mentally take possession of us”?</p>

<p>P.S.: Since I&#39;m Italian, I decided to translate the whole thing using a translator (claude ai), so don&#39;t call me a bot or say I wrote this with AI — I know the internet is more full of bots than humans, but no, I&#39;m not a bot.</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/egqrgah4a6</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 17:08:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Oggi Sofia ha accompagnato Giacomo a scuola, insieme a me e Fra, per il suo...</title>
      <link>https://noblogo.org/alfonso/oggi-sofia-ha-accompagnato-giacomo-a-scuola-insieme-a-me-e-fra-per-il-suo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Oggi Sofia ha accompagnato Giacomo a scuola, insieme a me e Fra, per il suo primo giorno delle medie. E&#39; lo stesso istituto in cui ha frequentato le medie Sofia.&#xA;Ad accogliere Giacomo e la sua classe c&#39;era il professore d&#39;Inglese, e coordinatore, Silei, lo stesso professore di Sofia.&#xA;Silei è uno di quei professori fighi e affascinanti che piacciono a tutti gli studenti e ai genitori. Con Sofia, che era bravissima in inglese, aveva un ottimo feeling.&#xA;Il professor Silei insieme al professore di tecnologia, ex progettista industriale, alcuni pomeriggi della settimana svolgeva il FabLab, un laboratorio di pensiero.&#xA;Il FabLab è ancora nei pensieri di Sofia e infatti nei primi due anni di liceo ha fatto qualche capatina alla scuola media. Ancora questa estate ripeteva: ma perché nei licei non fanno il FabLab? Perché i professori non ascoltano mai le nostre idee?&#xA;Il professor Silei questa mattina ha incontrato lo sguardo di Sofia e lei era un po&#39; vergognosa; abbiamo dovuto forzarla per convincerla ad avvicinarsi e a salutarlo.&#xA;Quando lo ha fatto, il professor Silei le parlava e sorrideva. Poi siamo andati via e Sofia mi ha detto: &#34;Papà, io credo che questo amore platonico per Silei lo avrò per tutta la vita&#34;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi Sofia ha accompagnato Giacomo a scuola, insieme a me e Fra, per il suo primo giorno delle medie. E&#39; lo stesso istituto in cui ha frequentato le medie Sofia.
Ad accogliere Giacomo e la sua classe c&#39;era il professore d&#39;Inglese, e coordinatore, Silei, lo stesso professore di Sofia.
Silei è uno di quei professori fighi e affascinanti che piacciono a tutti gli studenti e ai genitori. Con Sofia, che era bravissima in inglese, aveva un ottimo feeling.
Il professor Silei insieme al professore di tecnologia, ex progettista industriale, alcuni pomeriggi della settimana svolgeva il FabLab, un laboratorio di pensiero.
Il FabLab è ancora nei pensieri di Sofia e infatti nei primi due anni di liceo ha fatto qualche capatina alla scuola media. Ancora questa estate ripeteva: ma perché nei licei non fanno il FabLab? Perché i professori non ascoltano mai le nostre idee?
Il professor Silei questa mattina ha incontrato lo sguardo di Sofia e lei era un po&#39; vergognosa; abbiamo dovuto forzarla per convincerla ad avvicinarsi e a salutarlo.
Quando lo ha fatto, il professor Silei le parlava e sorrideva. Poi siamo andati via e Sofia mi ha detto: “Papà, io credo che questo amore platonico per Silei lo avrò per tutta la vita”</p>
]]></content:encoded>
      <author>Alfonso Cataldi</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/m75o2se0w5</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 12:46:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ovviamente bisogna continuare a parlare di quanto successo ad...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/ovviamente-bisogna-continuare-a-parlare-di-quanto-successo-ad</link>
      <description>&lt;![CDATA[ovviamente bisogna continuare a parlare di quanto successo ad autistici/inventati, perché la gravità della vicenda è veramente assurda. un&#39;intera piattaforma minacciata e buttata giù per alcuni contenuti singoli, senza che nemmeno venisse concesso un appello alle minime strutture giuridiche borghesi che solitamente si incaricano di attuare o fingere un abbozzo di &#34;giustizia&#34;.&#xA;è lo schifo assoluto, in una parola il fascismo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>ovviamente bisogna continuare a parlare di quanto successo ad autistici/inventati, perché la gravità della vicenda è veramente assurda. un&#39;intera piattaforma minacciata e buttata giù per alcuni contenuti singoli, senza che nemmeno venisse concesso un appello alle minime strutture giuridiche borghesi che solitamente si incaricano di attuare o fingere un abbozzo di “giustizia”.
è lo schifo assoluto, in una parola il fascismo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/5q8a9dmk4a</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:45:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’elogio del margine: cercare il senso nel silenzio</title>
      <link>https://noblogo.org/jamesvip65/lelogio-del-margine-cercare-il-senso-nel-silenzio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Mentre scrivo queste righe, le notifiche sullo schermo si rincorrono con una frenesia che toglie il fiato. Le tensioni tra USA, Israele e Iran, i venti di guerra e gli equilibri geopolitici che tremano ci restituiscono l’immagine di un mondo che sembra deciso a perdersi in se stesso. In questo flusso ininterrotto, la sensazione è quella di essere travolti: vediamo tutto, ma comprendiamo pochissimo.&#xA;&#xA;Per anni ho abitato i social media, osservando questa velocità trasformarsi in fretta, e la fretta in rumore. Poi, sfogliando un vecchio libro, mi sono fermato a guardare i miei appunti a matita nei margini delle pagine. È stato un momento di chiarezza: abbiamo bisogno di tornare a scrivere nei margini.&#xA;&#xA;Il Margine come Eremo&#xA;&#xA;Per me, il margine non è solo uno spazio bianco sulla carta. Da cattolico, lo vivo come una piccola “cella” di riflessione, un luogo di sosta dove il frastuono del mondo si placa per lasciare spazio al discernimento.&#xA;&#xA;Credo fermamente che per leggere i segni dei tempi serva uno sguardo che non si fermi alla superficie. Il margine è quel luogo dove la fede incontra la cronaca, dove il dubbio si fa preghiera e dove cerco di rintracciare un barlume di speranza anche quando la storia sembra farsi buia.&#xA;&#xA;Perché “Appunti dal Margine”?&#xA;&#xA;Ho deciso di approdare su NOBLOGO per tre ragioni precise:&#xA;&#xA;Costringersi alla riflessione: Non voglio reagire d’impulso all’ultima notizia, ma lasciare che il pensiero decanti alla luce di valori che non tramontano.&#xA;&#xA;Cercare una prospettiva laterale: Al centro c’è il grido e lo scontro. Al margine c’è l’osservazione mite, il silenzio fecondo e la ricerca di una verità che non sia urlata.&#xA;&#xA;Condividere il viaggio: Se anche voi sentite che il mondo corre troppo forte per essere capito “in diretta”, questo è il posto giusto dove fermarsi a riprendere fiato.&#xA;&#xA;Un invito alla sosta&#xA;&#xA;Questo non sarà un notiziario, né un manifesto ideologico. Sarà una raccolta di note prese “mentre la vita accade”. Parleremo di ciò che succede mentre leggiamo il mondo, di cultura, di fede vissuta nel quotidiano e di tutto ciò che merita di non essere dimenticato nello spazio di un post veloce.&#xA;&#xA;Dopo anni passati come lettore, scelgo oggi di diventare autore di questo piccolo “osservatorio” personale. È un’evoluzione necessaria, un ritorno a una forma di scrittura più umana e, spero, più profonda.&#xA;&#xA;Che il viaggio abbia inizio. E grazie per essere qui, in questo margine di strada, insieme a me.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scrivo queste righe, le notifiche sullo schermo si rincorrono con una frenesia che toglie il fiato. Le tensioni tra USA, Israele e Iran, i venti di guerra e gli equilibri geopolitici che tremano ci restituiscono l’immagine di un mondo che sembra deciso a perdersi in se stesso. In questo flusso ininterrotto, la sensazione è quella di essere travolti: vediamo tutto, ma comprendiamo pochissimo.</p>

<p>Per anni ho abitato i social media, osservando questa velocità trasformarsi in fretta, e la fretta in rumore. Poi, sfogliando un vecchio libro, mi sono fermato a guardare i miei appunti a matita nei margini delle pagine. È stato un momento di chiarezza: abbiamo bisogno di tornare a scrivere nei margini.</p>

<p><strong>Il Margine come Eremo</strong></p>

<p>Per me, il margine non è solo uno spazio bianco sulla carta. Da cattolico, lo vivo come una piccola “cella” di riflessione, un luogo di sosta dove il frastuono del mondo si placa per lasciare spazio al discernimento.</p>

<p>Credo fermamente che per leggere i segni dei tempi serva uno sguardo che non si fermi alla superficie. Il margine è quel luogo dove la fede incontra la cronaca, dove il dubbio si fa preghiera e dove cerco di rintracciare un barlume di speranza anche quando la storia sembra farsi buia.</p>

<p><strong>Perché “Appunti dal Margine”?</strong></p>

<p>Ho deciso di approdare su NOBLOGO per tre ragioni precise:</p>

<p><em>Costringersi alla riflessione</em>: Non voglio reagire d’impulso all’ultima notizia, ma lasciare che il pensiero decanti alla luce di valori che non tramontano.</p>

<p><em>Cercare una prospettiva laterale</em>: Al centro c’è il grido e lo scontro. Al margine c’è l’osservazione mite, il silenzio fecondo e la ricerca di una verità che non sia urlata.</p>

<p><em>Condividere il viaggio</em>: Se anche voi sentite che il mondo corre troppo forte per essere capito “in diretta”, questo è il posto giusto dove fermarsi a riprendere fiato.</p>

<p><strong>Un invito alla sosta</strong></p>

<p>Questo non sarà un notiziario, né un manifesto ideologico. Sarà una raccolta di note prese “mentre la vita accade”. Parleremo di ciò che succede mentre leggiamo il mondo, di cultura, di fede vissuta nel quotidiano e di tutto ciò che merita di non essere dimenticato nello spazio di un post veloce.</p>

<p>Dopo anni passati come lettore, scelgo oggi di diventare autore di questo piccolo “osservatorio” personale. È un’evoluzione necessaria, un ritorno a una forma di scrittura più umana e, spero, più profonda.</p>

<p><em>Che il viaggio abbia inizio. E grazie per essere qui, in questo margine di strada, insieme a me.</em></p>
]]></content:encoded>
      <author>appunti dal margine</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bxr5jajyst</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 06:40:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>roma ottobre 25  prova prova</title>
      <link>https://noblogo.org/smaschieramenti/rc4z26xw9e</link>
      <description>&lt;![CDATA[roma ottobre 25  prova prova]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://smaschieramenti.noblogs.org/files/2025/10/cropped-WhatsApp-Image-2025-10-04-at-22.58.47.jpeg" alt="roma ottobre 25">  prova prova</p>
]]></content:encoded>
      <author>smaschieramenti</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rc4z26xw9e</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 00:26:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>smaschieramenti.noblogs.org/files/2025/10/cropped-WhatsApp-Image-2025-10-04-at-2...</title>
      <link>https://noblogo.org/smaschieramenti/smaschieramenti-noblogs-org-files-2025-10-cropped-whatsapp-image-2025-10-04-at-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;https://smaschieramenti.noblogs.org/files/2025/10/cropped-WhatsApp-Image-2025-10-04-at-22.58.47.jpeg]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://smaschieramenti.noblogs.org/files/2025/10/cropped-WhatsApp-Image-2025-10-04-at-22.58.47.jpeg" rel="nofollow">https://smaschieramenti.noblogs.org/files/2025/10/cropped-WhatsApp-Image-2025-10-04-at-22.58.47.jpeg</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>smaschieramenti</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/5iy4cigbwa</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 00:21:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Questo è un post di prova</title>
      <link>https://noblogo.org/smaschieramenti/questo-e-un-post-di-prova</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questo è un post di prova]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un post di prova</p>
]]></content:encoded>
      <author>smaschieramenti</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6ba22iy9am</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 00:12:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nick Cave And The Bad Seeds – Ghosteen (2019)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/nick-cave-and-the-bad-seeds-ghosteen-2019-cdgd</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;La rassegnazione è il senso ultimo di Ghosteen. “Everybody’s losing someone”, pronuncia con la gola quasi chiusa, Nick Cave, in Hollywood, ultimo brano del disco e scioglimento del sogno. La rassegnazione di una perdita estrema; la rassegnazione che non è possibile superare quel dolore, e forse neanche conviverci, “It’s a long way to find peace of mind, peace of mind”. Rassegnarsi che alla fine perdere un figlio è un avvenimento possibile, un qualcosa che può accadere e che accade a chiunque... https://artesuono.blogspot.com/2019/10/nick-cave-and-bad-seeds-ghosteen-2019.html&#xA;&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1479214340&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/91JwMF-a7fL._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>La rassegnazione è il senso ultimo di Ghosteen. “Everybody’s losing someone”, pronuncia con la gola quasi chiusa, Nick Cave, in Hollywood, ultimo brano del disco e scioglimento del sogno. La rassegnazione di una perdita estrema; la rassegnazione che non è possibile superare quel dolore, e forse neanche conviverci, “It’s a long way to find peace of mind, peace of mind”. Rassegnarsi che alla fine perdere un figlio è un avvenimento possibile, un qualcosa che può accadere e che accade a chiunque... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2019/10/nick-cave-and-bad-seeds-ghosteen-2019.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2019/10/nick-cave-and-bad-seeds-ghosteen-2019.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1479214340" rel="nofollow">https://album.link/i/1479214340</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/yv3r4m0hhp</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 20:19:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Kel Assouf – Black Tenere (2019)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/kel-assouf-black-tenere-2019</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;La musica non ha mai avuto confini, poiché è lo stesso uomo che la produce a non averli. Se abbiamo dei confini, generalmente, dobbiamo dare la colpa a noi stessi che non ci spingiamo più in là del nostro naso. Può accadere che quei confini, quei limiti ci vengano imposti, e a quel punto è difficile contrastarli, ma vale la pena tentare. Ci sono culture e civiltà che i confini li vivono per poi viverli nel loro continuo oltrepassamento... https://artesuono.blogspot.com/2019/02/kel-assouf-black-tenere-2019.html&#xA;&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/it/i/1446470274&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a3643370945_10.jpg" alt="immagine"></p>

<p>La musica non ha mai avuto confini, poiché è lo stesso uomo che la produce a non averli. Se abbiamo dei confini, generalmente, dobbiamo dare la colpa a noi stessi che non ci spingiamo più in là del nostro naso. Può accadere che quei confini, quei limiti ci vengano imposti, e a quel punto è difficile contrastarli, ma vale la pena tentare. Ci sono culture e civiltà che i confini li vivono per poi viverli nel loro continuo oltrepassamento... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2019/02/kel-assouf-black-tenere-2019.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2019/02/kel-assouf-black-tenere-2019.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/it/i/1446470274" rel="nofollow">https://album.link/it/i/1446470274</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wjkbxqw7fo</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 20:07:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>i ragazzi di oggi...</title>
      <link>https://noblogo.org/calcinacci/i-ragazzi-di-oggi</link>
      <description>&lt;![CDATA[...sono gli elettori di domani&#xA;&#xA;  [...] carismatico re dei social e dal programma che spaventa: remigrazione, milizie per l&#39;ordine pubblico, superamento del senso di colpa per il nazismo, fine dell&#39;obbligo scolastico, classi separate per disabili e figli di migranti.&#xA;&#xA;https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/germania-elezioni-sassonia-anhalt-partito-estrema-destra-afd-trionfa_116292494-02k.shtml&#xA;&#xA;  Tra le persone con un livello d’istruzione base (licenza di scuola secondaria di primo grado o nessuna qualifica), l’AfD ha addirittura raggiunto il 57%”, riportano i media locali.&#xA;&#xA;https://tg.la7.it/esteri/afd-vittoria-elezioni-sassonia-germania-analisi-voto-07-09-2026-262249]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>...sono gli elettori di domani</p>

<blockquote><p>[...] carismatico re dei social e dal programma che spaventa: remigrazione, milizie per l&#39;ordine pubblico, superamento del senso di colpa per il nazismo, <strong>fine dell&#39;obbligo scolastico</strong>, classi separate per disabili e figli di migranti.</p></blockquote>

<p><a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/germania-elezioni-sassonia-anhalt-partito-estrema-destra-afd-trionfa_116292494-02k.shtml" rel="nofollow">https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/germania-elezioni-sassonia-anhalt-partito-estrema-destra-afd-trionfa_116292494-02k.shtml</a></p>

<blockquote><p>Tra le persone con un <strong>livello d’istruzione base</strong> (licenza di scuola secondaria di primo grado o nessuna qualifica), <strong>l’AfD ha addirittura raggiunto il 57%</strong>”, riportano i media locali.</p></blockquote>

<p><a href="https://tg.la7.it/esteri/afd-vittoria-elezioni-sassonia-germania-analisi-voto-07-09-2026-262249" rel="nofollow">https://tg.la7.it/esteri/afd-vittoria-elezioni-sassonia-germania-analisi-voto-07-09-2026-262249</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>calcinacci</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/h5o3h7bnsp</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 20:00:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>This is an empty space</title>
      <link>https://noblogo.org/dan/this-is-an-empty-space</link>
      <description>&lt;![CDATA[Full of bubbles where you don&#39;t know how close your neightbour is.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Full of bubbles where you don&#39;t know how close your neightbour is.</p>
]]></content:encoded>
      <author>dan</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/k5rp9w1mzr</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 18:25:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La foto, che non vedete perché questo blog è solo testo, mostra il risultato di...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/la-foto-che-non-vedete-perche-questo-blog-e-solo-testo-mostra-il-risultato-di</link>
      <description>&lt;![CDATA[La foto, che non vedete perché questo blog è solo testo, mostra il risultato di un faticoso braistorming fatto oggi in quinta informatici, ho disegnato sulla lavagna una linea retta che andava dal 1900 al 2026 e ho chiesto, a giro, ad ogni studente di indicare quello che secondo lui è stato un avvenimento &#34;importante&#34; del periodo preso in oggetto. Alla fine è venuta fuori una mappa interessante della storia percepita dagli studenti, prima ancora di avere iniziato a trattarla. Guerre mondiali, il G8 genovese, il covid. Aggiungo, per rendere meno agiografica la cosa, che il fatto di farla a giro mi ha permesso di far parlare tutti ma che - come accade in alcune classi - una volta detta la propria cosa l&#39;attenzione del singolo studente verso l&#39;attività calava drasticamente. Avrei dovuto fare la cosa a gruppetti, &#39;sti residui spuri della lezione frontale. &#xA;&#xA;In altra classe del biennio, mai vista prima, ho dato un foglio bianco e testa e ho detto, scrivete al centro il vostro nome, ci fate un cerchio attorno e poi disegnate cinque frecce dall&#39;interno del cerchio verso l&#39;esterno, con indicate cinque cose belle che sapete fare, cinque competenze, cinque aspetti positivi di voi che pensate possano arricchire il mondo. E poi l&#39;opposto, cinque frecce dall&#39;esterno verso l&#39;interno con scritte cinque cose che sono nel mondo che vi piacciono, vi appassionano e che pensate vi rendano migliori. Sport, musica, quello che vi pare. Fine. Giro tra i banchi mentre lo fanno, spio,  vedo alcuni che sono sicuri di sé, altri che hanno completamente frainteso la consegna, altri ancora che restano con il foglio bianco a fissarlo. Dopo un po&#39; vado da un ragazzo, &#34;ti viene difficile?&#34; gli chiedo. Lui mi guarda con uno sguardo impossibile da raccontare e mi dice: &#34;io non ho niente dentro&#34;. Serissimo, con la voce bassa.&#xA;&#xA;Più tardi una docente mi raggiunge e mi dice che ha incontrato un mio ex-studente di un anno fa. &#34;Parlando - mi dice - mi ha raccontato che ora sta per iniziare una scuola di comunicazione e che ha capito che l&#39;informatica non era la sua strada, mentre la comunicazione gli interessava moltissimo, quando ha dovuto fare per un anno un telegiornale in classe. Lì si è reso conto di essere bravo a comunicare, lavorare con la grafica, suoni, animazioni. Non ha fatto il tuo nome&#34;. Sorrido, l&#39;attività è quella che avevamo fatto assieme due anni fa. Quindi - penso andandomene - la didattica orientativa funziona, vaaaaaffanculo a tutti, la didattica orientativa funzionaaaaa, mi sento come Moretti quando urlava &#34;epidurale per tuttiiii&#34;,  salgo in macchina e parto ridacchiando mentre alla prima curva si accende la luce rossa dell&#39;icona volante, il servosterzo smette di funzionare e io mi ricordo che tutto è fatica, rischio, azzardo, fallimento e fatica e tempo che scorre inesorabile. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La foto, che non vedete perché questo blog è solo testo, mostra il risultato di un faticoso braistorming fatto oggi in quinta informatici, ho disegnato sulla lavagna una linea retta che andava dal 1900 al 2026 e ho chiesto, a giro, ad ogni studente di indicare quello che secondo lui è stato un avvenimento “importante” del periodo preso in oggetto. Alla fine è venuta fuori una mappa interessante della storia percepita dagli studenti, prima ancora di avere iniziato a trattarla. Guerre mondiali, il G8 genovese, il covid. Aggiungo, per rendere meno agiografica la cosa, che il fatto di farla a giro mi ha permesso di <em>far parlare tutti</em> ma che – come accade in alcune classi – una volta detta la propria cosa l&#39;attenzione del singolo studente verso l&#39;attività calava drasticamente. Avrei dovuto fare la cosa a gruppetti, &#39;sti residui spuri della lezione frontale.</p>

<p>In altra classe del biennio, mai vista prima, ho dato un foglio bianco e testa e ho detto, scrivete al centro il vostro nome, ci fate un cerchio attorno e poi disegnate cinque frecce dall&#39;interno del cerchio verso l&#39;esterno, con indicate cinque cose belle che sapete fare, cinque competenze, cinque aspetti positivi di voi che pensate possano arricchire il mondo. E poi l&#39;opposto, cinque frecce dall&#39;esterno verso l&#39;interno con scritte cinque cose che sono nel mondo che vi piacciono, vi appassionano e che pensate vi rendano migliori. Sport, musica, quello che vi pare. Fine. Giro tra i banchi mentre lo fanno, spio,  vedo alcuni che sono sicuri di sé, altri che hanno completamente frainteso la consegna, altri ancora che restano con il foglio bianco a fissarlo. Dopo un po&#39; vado da un ragazzo, “ti viene difficile?” gli chiedo. Lui mi guarda con uno sguardo impossibile da raccontare e mi dice: “io non ho niente dentro”. Serissimo, con la voce bassa.</p>

<p>Più tardi una docente mi raggiunge e mi dice che ha incontrato un mio ex-studente di un anno fa. “Parlando – mi dice – mi ha raccontato che ora sta per iniziare una scuola di comunicazione e che ha capito che l&#39;informatica non era la sua strada, mentre la comunicazione gli interessava moltissimo, quando ha dovuto fare per un anno un telegiornale in classe. Lì si è reso conto di essere bravo a comunicare, lavorare con la grafica, suoni, animazioni. Non ha fatto il tuo nome”. Sorrido, l&#39;attività è quella che avevamo fatto assieme due anni fa. Quindi – penso andandomene – la didattica orientativa funziona, vaaaaaffanculo a tutti, la didattica orientativa funzionaaaaa, mi sento come Moretti quando urlava “epidurale per tuttiiii”,  salgo in macchina e parto ridacchiando mentre alla prima curva si accende la luce rossa dell&#39;icona volante, il servosterzo smette di funzionare e io mi ricordo che tutto è fatica, rischio, azzardo, fallimento e fatica e tempo che scorre inesorabile.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/n8rqo34d4t</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 16:43:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cinque modi per contrastare il traffico illegale di armi: come i paesi possono...</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/cinque-modi-per-contrastare-il-traffico-illegale-di-armi-come-i-paesi-possono</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cinque modi per contrastare il traffico illegale di armi: come i paesi possono lavorare insieme&#xA;&#xA;Il traffico illegale di armi rappresenta una minaccia globale che alimenta violenza, criminalità organizzata e terrorismo. Per affrontare questo fenomeno, la cooperazione internazionale non è solo utile, ma fondamentale. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (#UNODC) ha individuato cinque strategie concrete che i paesi possono adottare per contrastare efficacemente questo commercio illegale, basandosi su esperienze reali e strumenti giuridici internazionali.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;1. Rafforzare la cooperazione transfrontaliera&#xA;Uno degli ostacoli principali nel contrastare il traffico di armi è la mancanza di coordinamento tra i paesi. I trafficanti approfittano delle differenze legislative e delle frontiere porose per sfuggire alla giustizia. Un esempio lampante è la collaborazione tra Burkina Faso e Benin: grazie al supporto dell’UNODC, i due paesi hanno creato una squadra investigativa congiunta, che ha permesso di avviare sei indagini sul traffico di armi in pochi mesi. Questo dimostra che, quando gli Stati condividono informazioni e risorse, i risultati arrivano.&#xA;&#xA;---&#xA;2. Utilizzare gli strumenti giuridici internazionali&#xA;Esistono già strumenti potenti per combattere questo fenomeno, come la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale (UNTOC) e il suo Protocollo sulle Armi da Fuoco. Questi accordi offrono agli Stati mezzi legali per indagare, processare e condannare i trafficanti. Tuttavia, molti paesi faticano a implementarli appieno. L’adozione e l’applicazione rigorosa di questi strumenti possono fare la differenza, disarticolando le reti criminali e riducendo la circolazione delle armi illegali.&#xA;&#xA;---&#xA;3. Condividere dati e informazioni in tempo reale&#xA;La mancanza di dati aggiornati è un altro punto debole. Spesso, le forze dell’ordine non hanno accesso a informazioni su rotte, origine delle armi sequestrate o paesi di produzione. Una banca dati condivisa tra Stati permetterebbe di tracciare più efficacemente il flusso delle armi e identificare i punti critici. Ad esempio, sapere che un carico di armi è stato sequestrato in un paese può aiutare un altro Stato a prevenire un’operazione simile sul proprio territorio.&#xA;&#xA;---&#xA;4. Potenziare la formazione e le capacità investigative&#xA;Le indagini sul traffico di armi sono complesse e richiedono competenze specializzate. L’UNODC organizza corsi di formazione per magistrati, polizia e doganieri, insegnando tecniche di analisi del rischio, identificazione delle armi e uso di sistemi di rilevamento (come i raggi X nei porti e negli aeroporti). In questo modo, gli operatori possono anticipare le mosse dei trafficanti e agire con maggiore efficacia.&#xA;&#xA;---&#xA;5. Monitorare le rotte e i canali di traffico&#xA;Le armi illegali viaggiano spesso attraverso canali insospettabili, come i servizi postali o le spedizioni espresse. Per questo, è essenziale mappare le rotte e collaborare con aziende di trasporto, servizi postali e autorità doganali. Ad esempio, in Europa e nei Balcani, workshop congiunti tra paesi hanno permesso di intercettare armi nascoste in pacchi postali, dimostrando che la sinergia tra settori diversi può chiudere le vie ai trafficanti.&#xA;&#xA;---&#xA;Conclusione: Un impegno collettivo per un futuro più sicuro&#xA;Il traffico illegale di armi non è un problema che un singolo paese può risolvere da solo. Servono azione coordinata, condivisione di risorse e volontà politica. I cinque punti sopra illustrati non sono solo teorie, ma strategie già testate che, se applicate su larga scala, possono salvare vite e rendere il mondo un posto più sicuro.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="cinque-modi-per-contrastare-il-traffico-illegale-di-armi-come-i-paesi-possono-lavorare-insieme"><strong>Cinque modi per contrastare il traffico illegale di armi: come i paesi possono lavorare insieme</strong></h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/Y8fG7zBidX9ycLj/preview" alt=""></p>

<p>Il traffico illegale di armi rappresenta una minaccia globale che alimenta violenza, criminalità organizzata e terrorismo. Per affrontare questo fenomeno, la cooperazione internazionale non è solo utile, ma <strong>fondamentale</strong>. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (#UNODC) ha individuato <strong>cinque strategie concrete</strong> che i paesi possono adottare per contrastare efficacemente questo commercio illegale, basandosi su esperienze reali e strumenti giuridici internazionali.</p>

<hr>

<h3 id="1-rafforzare-la-cooperazione-transfrontaliera"><strong>1. Rafforzare la cooperazione transfrontaliera</strong></h3>

<p>Uno degli ostacoli principali nel contrastare il traffico di armi è la <strong>mancanza di coordinamento</strong> tra i paesi. I trafficanti approfittano delle differenze legislative e delle frontiere porose per sfuggire alla giustizia. Un esempio lampante è la collaborazione tra <strong>Burkina Faso e Benin</strong>: grazie al supporto dell’UNODC, i due paesi hanno creato una <strong>squadra investigativa congiunta</strong>, che ha permesso di avviare <strong>sei indagini</strong> sul traffico di armi in pochi mesi. Questo dimostra che, quando gli Stati condividono informazioni e risorse, i risultati arrivano.</p>

<hr>

<h3 id="2-utilizzare-gli-strumenti-giuridici-internazionali"><strong>2. Utilizzare gli strumenti giuridici internazionali</strong></h3>

<p>Esistono già <strong>strumenti potenti</strong> per combattere questo fenomeno, come la <strong>Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale (UNTOC)</strong> e il suo <strong>Protocollo sulle Armi da Fuoco</strong>. Questi accordi offrono agli Stati <strong>mezzi legali</strong> per indagare, processare e condannare i trafficanti. Tuttavia, molti paesi faticano a implementarli appieno. L’adozione e l’applicazione rigorosa di questi strumenti possono fare la differenza, <strong>disarticolando le reti criminali</strong> e riducendo la circolazione delle armi illegali.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/Gq6w7g45w2N7fEK/preview" alt=""></p>

<hr>

<h3 id="3-condividere-dati-e-informazioni-in-tempo-reale"><strong>3. Condividere dati e informazioni in tempo reale</strong></h3>

<p>La <strong>mancanza di dati aggiornati</strong> è un altro punto debole. Spesso, le forze dell’ordine non hanno accesso a informazioni su <strong>rotte, origine delle armi sequestrate o paesi di produzione</strong>. Una <strong>banca dati condivisa</strong> tra Stati permetterebbe di tracciare più efficacemente il flusso delle armi e identificare i punti critici. Ad esempio, sapere che un carico di armi è stato sequestrato in un paese può aiutare un altro Stato a <strong>prevenire un’operazione simile</strong> sul proprio territorio.</p>

<hr>

<h3 id="4-potenziare-la-formazione-e-le-capacità-investigative"><strong>4. Potenziare la formazione e le capacità investigative</strong></h3>

<p>Le indagini sul traffico di armi sono complesse e richiedono <strong>competenze specializzate</strong>. L’UNODC organizza <strong>corsi di formazione</strong> per magistrati, polizia e doganieri, insegnando tecniche di <strong>analisi del rischio, identificazione delle armi e uso di sistemi di rilevamento</strong> (come i raggi X nei porti e negli aeroporti). In questo modo, gli operatori possono <strong>anticipare le mosse dei trafficanti</strong> e agire con maggiore efficacia.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/9mX3cD2iqSdFAQf/preview" alt=""></p>

<hr>

<h3 id="5-monitorare-le-rotte-e-i-canali-di-traffico"><strong>5. Monitorare le rotte e i canali di traffico</strong></h3>

<p>Le armi illegali viaggiano spesso attraverso <strong>canali insospettabili</strong>, come i servizi postali o le spedizioni espresse. Per questo, è essenziale <strong>mappare le rotte</strong> e collaborare con aziende di trasporto, servizi postali e autorità doganali. Ad esempio, in <strong>Europa e nei Balcani</strong>, workshop congiunti tra paesi hanno permesso di <strong>intercettare armi nascoste in pacchi postali</strong>, dimostrando che la sinergia tra settori diversi può chiudere le vie ai trafficanti.</p>

<hr>

<h3 id="conclusione-un-impegno-collettivo-per-un-futuro-più-sicuro"><strong>Conclusione: Un impegno collettivo per un futuro più sicuro</strong></h3>

<p>Il traffico illegale di armi non è un problema che un singolo paese può risolvere da solo. Servono <strong>azione coordinata, condivisione di risorse e volontà politica</strong>. I cinque punti sopra illustrati non sono solo teorie, ma <strong>strategie già testate</strong> che, se applicate su larga scala, possono salvare vite e rendere il mondo un posto più sicuro.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/b5tqdc5ezn</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 10:12:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Silvio Gesell</title>
      <link>https://noblogo.org/giuseppeleanza/silvio-gesell</link>
      <description>&lt;![CDATA[Silvio Gesell&#xA;&#xA;Silvio Gesell nacque nel 1862 e inventò il demurrage della moneta ovvero la ruggine&#xA;l&#39;idea è che se una moneta arrugginisce ne viene decurtato il valore e nuove monete devono essere coniate in sostituzione della ruggine ed equivale a una tassazione sulla moneta stessa invece che sui cittadini&#xA;le idee di Gesell furono apprezzate da Keynes che ne criticò alcuni aspetti&#xA;un esperimento pilota fu condotto in una città dell&#39;Austria prima della seconda guerra mondiale&#xA;ebbe pienamente successo ma tutto fu fermato perché la banca centrale temeva di perdere il controllo&#xA;zio Me l&#39;oltre megalomane è nato esattamente un secolo dopo Gesell&#xA;a distanza di pochi giorni&#xA;non avendo mai sentito parlare di Gesell sono giunto alle stesse conclusioni e ho inventato la moneta biologica che poi è diventata viva e infine viva super&#xA;dette monete si usurano ogni anno e ogni scambio e spostano la pressione fiscale dai cittadini alla moneta stessa&#xA;Nei tempi recenti assistiamo all&#39;aumento esponenziale della produttività con l&#39;automazione e sempre meno bisogno di manodopera tradizionale&#xA;Evidentemente sarebbe possibile in teoria continuare ad aumentare la produzione e inventare nuovi lavori che tengano occupati tutti anche chi è sostituito da macchine&#xA;Finirebbe il mondo&#xA;già oggi in crisi per le attività umane che cercano profitti a qualsiasi costo&#xA;Molti quindi hanno capito che occorre un&#39;altra soluzione che passa dal produrre con criterio e senza eccessi e soprattutto Reddito Universale&#xA;Ovvero limitare l&#39;impegno umano ai settori dove le macchine non arrivano e liberare tempo libero retribuito come se si fosse tutti privilegiati che campano a spese dei robot&#xA;Ora succede qualcosa di straordinario&#xA;se si combina demurrage col Reddito Universale o dividendo sociale&#xA;si ottiene pressione fiscale progressiva&#xA;chi non ha niente riceve il dividendo&#xA;chi ha abbastanza riceve il dividendo&#xA;chi ha molto o tantissimo riceve pure il dividendo sociale&#xA;il demurrage consente gettito per finanziare la spesa pubblica e i cittadini affrontano una pressione fiscale progressiva che inizia negativa per chi non ha niente&#xA;la spesa pubblica è finanziata&#xA;il compito del reddito universale è assolto dal dividendo sociale&#xA;la pressione fiscale è progressiva come dettato dalla Costituzione&#xA;tutto il meccanismo è automatico e non chiede nulla ai cittadini&#xA;quindi si possono abolire tutte le tasse che si vuole e le dichiarazioni dei redditi pure&#xA;ovviamente tranne eccezioni&#xA;&#xA;il documento è pubblicato su Zenodo come moneta viva super e sul sito monetaviva.org&#xA;&#xA;non uso virgole per via della matematica artistica ma non so se si perderà formattazione&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Silvio Gesell</p>

<p>Silvio Gesell nacque nel 1862 e inventò il demurrage della moneta ovvero la ruggine
l&#39;idea è che se una moneta arrugginisce ne viene decurtato il valore e nuove monete devono essere coniate in sostituzione della ruggine ed equivale a una tassazione sulla moneta stessa invece che sui cittadini
le idee di Gesell furono apprezzate da Keynes che ne criticò alcuni aspetti
un esperimento pilota fu condotto in una città dell&#39;Austria prima della seconda guerra mondiale
ebbe pienamente successo ma tutto fu fermato perché la banca centrale temeva di perdere il controllo
zio Me l&#39;oltre megalomane è nato esattamente un secolo dopo Gesell
a distanza di pochi giorni
non avendo mai sentito parlare di Gesell sono giunto alle stesse conclusioni e ho inventato la moneta biologica che poi è diventata viva e infine viva super
dette monete si usurano ogni anno e ogni scambio e spostano la pressione fiscale dai cittadini alla moneta stessa
Nei tempi recenti assistiamo all&#39;aumento esponenziale della produttività con l&#39;automazione e sempre meno bisogno di manodopera tradizionale
Evidentemente sarebbe possibile in teoria continuare ad aumentare la produzione e inventare nuovi lavori che tengano occupati tutti anche chi è sostituito da macchine
Finirebbe il mondo
già oggi in crisi per le attività umane che cercano profitti a qualsiasi costo
Molti quindi hanno capito che occorre un&#39;altra soluzione che passa dal produrre con criterio e senza eccessi e soprattutto Reddito Universale
Ovvero limitare l&#39;impegno umano ai settori dove le macchine non arrivano e liberare tempo libero retribuito come se si fosse tutti privilegiati che campano a spese dei robot
Ora succede qualcosa di straordinario
se si combina demurrage col Reddito Universale o dividendo sociale
si ottiene pressione fiscale progressiva
chi non ha niente riceve il dividendo
chi ha abbastanza riceve il dividendo
chi ha molto o tantissimo riceve pure il dividendo sociale
il demurrage consente gettito per finanziare la spesa pubblica e i cittadini affrontano una pressione fiscale progressiva che inizia negativa per chi non ha niente
la spesa pubblica è finanziata
il compito del reddito universale è assolto dal dividendo sociale
la pressione fiscale è progressiva come dettato dalla Costituzione
tutto il meccanismo è automatico e non chiede nulla ai cittadini
quindi si possono abolire tutte le tasse che si vuole e le dichiarazioni dei redditi pure
ovviamente tranne eccezioni</p>

<p>il documento è pubblicato su Zenodo come moneta viva super e sul sito monetaviva.org</p>

<p>non uso virgole per via della matematica artistica ma non so se si perderà formattazione</p>
]]></content:encoded>
      <author>giuseppeleanza</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/cox0jmd1d7</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:03:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Operazione internazionale contro rete criminale legata alla Camorra.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/operazione-internazionale-contro-rete-criminale-legata-alla-camorra</link>
      <description>&lt;![CDATA[Operazione internazionale contro rete criminale legata alla Camorra. Sequestrate banconote in euro contraffatte&#xA;&#xA;L&#39;operazione, coordinata dalla Polizia criminale tedesca dello Stato del Baden-Württemberg e dalla Procura di Stoccarda, ha portato all&#39;esecuzione di sei mandati di arresto e alla perquisizione simultanea di 16 immobili residenziali e commerciali in Germania, Italia e Spagna. In Germania sono state sequestrate due pistole con munizioni detenute illegalmente, nonché banconote in euro contraffatte di origine italiana legate al cosiddetto “Gruppo Napoli”. Inoltre, gli agenti sul campo hanno sequestrato 16 cellulari e dispositivi di archiviazione.&#xA;&#xA;L&#39;indagine è iniziata con l&#39;arresto di un cittadino italiano di 47 anni nel Baden-Württemberg, in Germania, nel novembre 2021, a seguito di un mandato di arresto internazionale emesso dalle autorità italiane. Era stato accusato di appartenenza alla camorra e di coinvolgimento nella contraffazione, nel riciclaggio di denaro e nel traffico di droga. Estradato in Italia nel 2022, è stato successivamente rilasciato ma è rimasto in contatto con altri sospettati, tra cui individui che gestivano ristoranti a Stoccarda, in Germania, sospettati di facilitare il commercio illecito.&#xA;&#xA;Gli investigatori hanno messo insieme la rete criminale che coinvolgeva cinque sospettati italiani e un sospettato turco. Il gruppo è accusato di aver prodotto e fornito banconote in euro contraffatte di alta qualità a organizzazioni criminali in Germania e Spagna per un&#39;ulteriore distribuzione. Dall&#39;indagine è emerso che diverse centinaia di migliaia di banconote contraffatte circolavano in questo modo. &#xA;&#xA;Sei arresti e sequestri significativi&#xA;&#xA;Nel corso delle azioni coordinate sono stati eseguiti sei mandati di arresto: cinque sospettati sono ora in custodia cautelare e uno è stato rilasciato sotto condizioni giudiziarie. Le forze dell&#39;ordine hanno perquisito contemporaneamente 16 proprietà a Stoccarda, nel distretto di Rems-Murr (Germania), Napoli (Italia) e Gran Canaria (Spagna). I sequestri includono armi da fuoco, droga, denaro contraffatto, nonché telefoni cellulari e altri dispositivi di archiviazione dati.&#xA;&#xA;Europol ha inviato due esperti a Napoli (in accordo con il Comando Antifalsificazione Monetaria dei Carabinieri (CCAFM)) e Stoccarda per fornire supporto tecnico, confrontare le informazioni operative con le banche dati di Europol e i sistemi della Banca centrale europea e facilitare l&#39;analisi finanziaria a supporto delle indagini. L&#39;indagine è stata sostenuta dalla rete @ON, finanziata dall&#39;UE e guidata dalla Direzione investigativa antimafia italiana (DIA).&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="operazione-internazionale-contro-rete-criminale-legata-alla-camorra-sequestrate-banconote-in-euro-contraffatte">Operazione internazionale contro rete criminale legata alla Camorra. Sequestrate banconote in euro contraffatte</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/47MPQxZnXk8XRw6/preview" alt=""></p>

<p>L&#39;operazione, coordinata dalla Polizia criminale tedesca dello Stato del Baden-Württemberg e dalla Procura di Stoccarda, ha portato all&#39;esecuzione di sei mandati di arresto e alla perquisizione simultanea di 16 immobili residenziali e commerciali in Germania, Italia e Spagna. In Germania sono state sequestrate due pistole con munizioni detenute illegalmente, nonché banconote in euro contraffatte di origine italiana legate al cosiddetto “Gruppo Napoli”. Inoltre, gli agenti sul campo hanno sequestrato 16 cellulari e dispositivi di archiviazione.</p>

<p>L&#39;indagine è iniziata con l&#39;arresto di un cittadino italiano di 47 anni nel Baden-Württemberg, in Germania, nel novembre 2021, a seguito di un mandato di arresto internazionale emesso dalle autorità italiane. Era stato accusato di appartenenza alla camorra e di coinvolgimento nella contraffazione, nel riciclaggio di denaro e nel traffico di droga. Estradato in Italia nel 2022, è stato successivamente rilasciato ma è rimasto in contatto con altri sospettati, tra cui individui che gestivano ristoranti a Stoccarda, in Germania, sospettati di facilitare il commercio illecito.</p>

<p>Gli investigatori hanno messo insieme la rete criminale che coinvolgeva cinque sospettati italiani e un sospettato turco. Il gruppo è accusato di aver prodotto e fornito banconote in euro contraffatte di alta qualità a organizzazioni criminali in Germania e Spagna per un&#39;ulteriore distribuzione. Dall&#39;indagine è emerso che diverse centinaia di migliaia di banconote contraffatte circolavano in questo modo.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/rxk2eggLniiqoex/preview" alt=""></p>

<p>Sei arresti e sequestri significativi</p>

<p>Nel corso delle azioni coordinate sono stati eseguiti sei mandati di arresto: cinque sospettati sono ora in custodia cautelare e uno è stato rilasciato sotto condizioni giudiziarie. Le forze dell&#39;ordine hanno perquisito contemporaneamente 16 proprietà a Stoccarda, nel distretto di Rems-Murr (Germania), Napoli (Italia) e Gran Canaria (Spagna). I sequestri includono armi da fuoco, droga, denaro contraffatto, nonché telefoni cellulari e altri dispositivi di archiviazione dati.</p>

<p>Europol ha inviato due esperti a Napoli (in accordo con il Comando Antifalsificazione Monetaria dei Carabinieri (CCAFM)) e Stoccarda per fornire supporto tecnico, confrontare le informazioni operative con le banche dati di Europol e i sistemi della Banca centrale europea e facilitare l&#39;analisi finanziaria a supporto delle indagini. L&#39;indagine è stata sostenuta dalla rete @ON, finanziata dall&#39;UE e guidata dalla Direzione investigativa antimafia italiana (DIA).</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wu2n9uj0sc</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 06:59:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Amministrare Gnu/Linux</title>
      <link>https://noblogo.org/aytin/amministrare-gnu-linux</link>
      <description>&lt;![CDATA[tux-lpi&#xA;Il Linux Professional Institute è una di quelle organizzazioni che fanno venire voglia di certificazione.&#xA;&#xA;Oltre ad essere un’autorità in materia di certificazione, il loro sito è una miniera di risorse gratuite.&#xA;&#xA;Per chi conosce i loro percorsi di certificazione, sa che che sono strutturati nel modo seguente:&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Essentials&#xA;   Linux&#xA;   Security&#xA;   Web Developer&#xA;   Open Source&#xA;Linux Professional&#xA;   LPIC-1&#xA;   LPIC-2&#xA;   LPIC-3&#xA;      Mixed Environemnts&#xA;      Security&#xA;      Virtualization and Containerization&#xA;      High Availability and Storage Clusters&#xA;Open Technology&#xA;   DevOps Tools Engineer&#xA;   BSD Specialist&#xA;&#xA;La prima certificazione è il percorso pensato per chi vuole conseguire una conoscenza di base su un sistema Gnu/Linux.&#xA;&#xA;LPIC-1-2-3 possiamo pensarli come percorsi di certificazione per acquisire competenze rispettivamente per l’amministratore Gnu/Linux di base, esperto su reti di piccole e medie dimensioni e esperto verticale.&#xA;&#xA;Open Technology è rivolta invece a chi vuole essere specialista di strumenti DevOps o di BSD.&#xA;&#xA;LPI mette a disposizione una quantità enorme di materiale gratuito che copre Linux Essentials e LPIC-1 e che è possibile reperire qui: https://learning.lpi.org/it/learning-materials/all-materials/ (il materiale italiano è qui: https://learning.lpi.org/it/)&#xA;&#xA;In particolare, LPIC-1-101 e LPIC-1-102, che sono quelli relativi al percorso di amministrazione di base, sono compresi ed estesi da un altro volume, una vera bibbia, edita da TrueLite e giunta ormai alla sesta edizione: Amministrare Gnu/Linux di Simone Piccardi (https://www.truelite.it/libri/amministrare-gnu-linux/) che copre e amplia sia LPIC-1 nella sua interezza (101 e 102) che LPIC-2 (anche se non completamente).&#xA;&#xA;Se LPIC-1-101 e LPIC-1-102 sono verticali per il superamento dell’esame LPIC-1, Amministrare Gnu/Linux è un testo dal respiro molto più ampio, che copre come detto anche buona parte di LPIC-2 e che va considerato, non tanto come un testo alternativo per la preparazione dell’esame di certificazione, quanto piuttosto come un riferimento imprescindibile per un amministratore di sistemi Gnu/Linux.&#xA;&#xA;TrueLite, per non essere da meno, in ossequio alla filosofia di sviluppo Gnu/Linux, offre il libro pubblicato con licenza libera, sia in vendita (che vale ogni centesimo speso e vale la pena averlo in libreria) che disponibile sui loro repository come sorgente LaTeX. E con quelli è possibile ricavare il pdf.&#xA;&#xA;Per farlo ho seguito le loro istruzioni che prevedono Debian come S.O. di riferimento ma si adattano facilmente anche su Fedora 43 (il mio).&#xA;&#xA;Per prima cosa installiamo le dipendenze che differiscono un po’ da quelle indicate:&#xA;dnf install dia inkscape make netpbm texlive-base texlive-pstricks texlive-luatex latexml luahbtex texlive-unicode-math texlive-babel-italian latexml texlive-comment texlive-luapstricks texlive-multirow texlive-mlmodern&#xA;Dovrebbero coprire tutto il necessario.&#xA;&#xA;Un’altra cosa che servirà, per avere la resa tipografica conforme a quanto stabilito dall’autore, è il font UbuntuMono che preleverò dal repository di Canonical:&#xA;creazione dalla cartella dei font in locale&#xA;mkdir -p ~/.local/share/fonts/UbuntuMono&#xA; &#xA;scaricamento del font&#xA;wget -O /tmp/UbuntuMono-v1.002.zip&#xA;https://github.com/canonical/Ubuntu-Sans-Mono-fonts/releases/download/v1.002/UbuntuMono-fonts-1.002.zip&#xA; &#xA;decompressione dell&#39;archivio&#xA;unzip UbuntuMono-v1.002.zip&#xA; &#xA;copia dei file ttf nella cartella dei font della nostra home&#xA;cp /tmp/UbuntuMono-fonts-1.002/ttf/* ~/.local/share/fonts/UbuntuMono&#xA; &#xA;caricamento del font&#xA;fc-cache -f&#xA; &#xA;verifica&#xA;fc-list | grep -i &#39;Ubuntu Mono&#39;&#xA;Sistemati i prerequisiti, possiamo prelevare il sorgente LaTeX del testo dal repository TrueLite e procedere con la compilazione:&#xA;clone del repository&#xA;git clone https://labs.truelite.it/git/truedoc&#xA;&#xA;Creazione delle immagini usate nella compilazione del libro:&#xA;creazione delle immagini&#xA;cd truedoc/&#xA;make&#xA;for i in mailservices sicurezza webservices ldap agl; do&#xA;    cd $i&#xA;    make images&#xA;    cd ..&#xA;done&#xA;Infine, per creare il libro completo di bibliografia e indici:&#xA;cd agl&#xA;lualatex agl.tex&#xA;makeindex agl&#xA;bibtex agl&#xA;lualatex agl.tex&#xA;lualatex agl.tex&#xA;Non dovrebbe esserci alcun errore (solo un po’ di warning) e nella stessa cartella troverete il libro “Amministrare Gnu/Linux”, sotto forma di un grazioso acronimo (agl.pdf), in tutte le sue maestose e densissime 806 pagine!&#xA;&#xA;Buona lettura!&#xA;&#xA;#amministrareGnuLinux  #fedora #fedora43 #GnuLinux #LaTeX #sistemistaGnuLinux]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/f0975049d-79c41a/CDojyfDYswoO/cBKg3pbgdplzgC2wVp9fsOeziPgVClZHgtSqnNsb.jpg" alt="tux-lpi">
Il <strong>L</strong>inux <strong>P</strong>rofessional <strong>I</strong>nstitute è una di quelle organizzazioni che fanno venire voglia di certificazione.</p>

<p>Oltre ad essere un’autorità in materia di certificazione, il loro sito è una miniera di risorse gratuite.</p>

<p>Per chi conosce i loro percorsi di certificazione, sa che che sono strutturati nel modo seguente:
</p>
<ul><li><strong>Essentials</strong>
<ul><li>Linux</li>
<li>Security</li>
<li>Web Developer</li>
<li>Open Source</li></ul></li>
<li><strong>Linux Professional</strong>
<ul><li>LPIC-1</li>
<li>LPIC-2</li>
<li>LPIC-3
<ul><li>Mixed Environemnts</li>
<li>Security</li>
<li>Virtualization and Containerization</li>
<li>High Availability and Storage Clusters</li></ul></li></ul></li>
<li><strong>Open Technology</strong>
<ul><li>DevOps Tools Engineer</li>
<li>BSD Specialist</li></ul></li></ul>

<p>La prima certificazione è il percorso pensato per chi vuole conseguire una conoscenza di base su un sistema Gnu/Linux.</p>

<p>LPIC-1-2-3 possiamo pensarli come percorsi di certificazione per acquisire competenze rispettivamente per l’amministratore Gnu/Linux di base, esperto su reti di piccole e medie dimensioni e esperto verticale.</p>

<p>Open Technology è rivolta invece a chi vuole essere specialista di strumenti DevOps o di BSD.</p>

<p>LPI mette a disposizione una quantità enorme di materiale gratuito che copre Linux Essentials e LPIC-1 e che è possibile reperire qui: <a href="https://learning.lpi.org/it/learning-materials/all-materials/" rel="nofollow">https://learning.lpi.org/it/learning-materials/all-materials/</a> (il materiale italiano è qui: <a href="https://learning.lpi.org/it/" rel="nofollow">https://learning.lpi.org/it/</a>)</p>

<p>In particolare, LPIC-1-101 e LPIC-1-102, che sono quelli relativi al percorso di amministrazione di base, sono compresi ed estesi da un altro volume, una vera bibbia, edita da <strong>TrueLite</strong> e giunta ormai alla sesta edizione: <strong>Amministrare Gnu/Linux</strong> di Simone Piccardi (<a href="https://www.truelite.it/libri/amministrare-gnu-linux/" rel="nofollow">https://www.truelite.it/libri/amministrare-gnu-linux/</a>) che copre e amplia sia LPIC-1 nella sua interezza (101 e 102) che LPIC-2 (anche se non completamente).</p>

<p>Se LPIC-1-101 e LPIC-1-102 sono verticali per il superamento dell’esame LPIC-1, <strong>Amministrare Gnu/Linux</strong> è un testo dal respiro molto più ampio, che copre come detto anche buona parte di LPIC-2 e che va considerato, non tanto come un testo alternativo per la preparazione dell’esame di certificazione, quanto piuttosto come un <strong>riferimento imprescindibile</strong> per un amministratore di sistemi Gnu/Linux.</p>

<p>TrueLite, per non essere da meno, in ossequio alla filosofia di sviluppo Gnu/Linux, offre il libro pubblicato con licenza libera, sia in vendita (che vale ogni centesimo speso e vale la pena averlo in libreria) che disponibile sui loro repository come sorgente LaTeX. E con quelli è possibile ricavare il pdf.</p>

<p>Per farlo ho seguito le loro istruzioni che prevedono Debian come S.O. di riferimento ma si adattano facilmente anche su Fedora 43 (il mio).</p>

<p>Per prima cosa installiamo le dipendenze che differiscono un po’ da quelle indicate:</p>

<pre><code class="language-bash">dnf install dia inkscape make netpbm texlive-base texlive-pstricks texlive-luatex latexml luahbtex texlive-unicode-math texlive-babel-italian latexml texlive-comment texlive-luapstricks texlive-multirow texlive-mlmodern
</code></pre>

<p>Dovrebbero coprire tutto il necessario.</p>

<p>Un’altra cosa che servirà, per avere la resa tipografica conforme a quanto stabilito dall’autore, è il font <strong>UbuntuMono</strong> che preleverò dal repository di Canonical:</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione dalla cartella dei font in locale
mkdir -p ~/.local/share/fonts/UbuntuMono
 
# scaricamento del font
wget -O /tmp/UbuntuMono-v1.002.zip
https://github.com/canonical/Ubuntu-Sans-Mono-fonts/releases/download/v1.002/UbuntuMono-fonts-1.002.zip
 
# decompressione dell&#39;archivio
unzip UbuntuMono-v1.002.zip
 
# copia dei file ttf nella cartella dei font della nostra home
cp /tmp/UbuntuMono-fonts-1.002/ttf/* ~/.local/share/fonts/UbuntuMono
 
# caricamento del font
fc-cache -f
 
# verifica
fc-list | grep -i &#39;Ubuntu Mono&#39;
</code></pre>

<p>Sistemati i prerequisiti, possiamo prelevare il sorgente LaTeX del testo dal repository TrueLite e procedere con la compilazione:</p>

<pre><code class="language-bash"># clone del repository
git clone https://labs.truelite.it/git/truedoc
</code></pre>

<p>Creazione delle immagini usate nella compilazione del libro:</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione delle immagini
cd truedoc/
make
for i in mailservices sicurezza webservices ldap agl; do
    cd $i
    make images
    cd ..
done
</code></pre>

<p>Infine, per creare il libro completo di bibliografia e indici:</p>

<pre><code class="language-bash">cd agl
lualatex agl.tex
makeindex agl
bibtex agl
lualatex agl.tex
lualatex agl.tex
</code></pre>

<p>Non dovrebbe esserci alcun errore (solo un po’ di warning) e nella stessa cartella troverete il libro “Amministrare Gnu/Linux”, sotto forma di un grazioso acronimo (<strong>agl.pdf</strong>), in tutte le sue maestose e densissime <strong>806 pagine</strong>!</p>

<p>Buona lettura!</p>

<p>#amministrareGnuLinux  #fedora #fedora43 #GnuLinux #LaTeX #sistemistaGnuLinux</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cyberdyne Systems</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/i1lb5bu0uv</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 05:52:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Recuperare ciò che è abbandonato: una soluzione alla crisi abitativa </title>
      <link>https://noblogo.org/cybershiva/recuperare-cio-che-e-abbandonato-una-soluzione-alla-crisi-abitativa</link>
      <description>&lt;![CDATA[br&#xA;&#xA;A Milano, come in altre grandi città europee, trovare una casa a un prezzo compatibile con il proprio reddito è diventato per molte persone un problema concreto. Gli studenti pagano cifre elevate anche per una stanza, i lavoratori faticano a sostenere un affitto senza sacrificare una parte sproporzionata dello stipendio e intere fasce della popolazione rischiano di essere espulse dai luoghi in cui studiano, lavorano e hanno costruito la propria vita.&#xA;&#xA;Non è soltanto una questione di mercato immobiliare. È una questione sociale, economica e, in ultima analisi, politica.&#xA;&#xA;Eppure, quando si discute di crisi abitativa, il dibattito tende spesso a concentrarsi su un bersaglio preciso: gli affitti brevi. Airbnb, le locazioni turistiche, gli appartamenti destinati ai visitatori vengono indicati come una delle principali cause della scarsità di abitazioni disponibili per i residenti. Da qui nascono proposte per limitarli, ridurli o renderli meno convenienti.&#xA;&#xA;Il problema è che, anche quando queste misure possono avere una loro utilità in determinati contesti, non possono diventare il sostituto di una vera politica abitativa.&#xA;&#xA;Il proprietario privato non è lo Stato&#xA;&#xA;Un proprietario che possiede un appartamento deve poter scegliere, nel rispetto della legge, come utilizzarlo: affittarlo a lungo termine, destinarlo a locazione turistica, venderlo, tenerlo a disposizione della propria famiglia o investirvi in altro modo.&#xA;&#xA;Questa libertà non dovrebbe essere considerata un ostacolo da rimuovere ogni volta che emerge una difficoltà sociale.&#xA;&#xA;Se una città ha bisogno di più abitazioni accessibili, non è ragionevole pretendere che siano i singoli proprietari a farsi carico, attraverso limitazioni sempre più stringenti, di una responsabilità che appartiene principalmente alle istituzioni.&#xA;&#xA;Il privato non è un ente pubblico. Non ha il compito di garantire il diritto all&#39;abitazione, così come non ha il compito di risolvere autonomamente la disoccupazione, la povertà o la carenza di servizi sanitari.&#xA;&#xA;Naturalmente, questo non significa che il mercato non abbia alcuna responsabilità o che ogni regolamentazione sia illegittima. Significa, piuttosto, che non si può costruire una politica sociale contando sul fatto che qualcun altro rinunci al proprio interesse privato per compensare l&#39;assenza di un progetto pubblico.&#xA;&#xA;Se una parte della popolazione non riesce più ad accedere ad un&#39;abitazione dignitosa, lo Stato deve intervenire .&#xA;&#xA;Il patrimonio abbandonato: una risorsa che spesso non vediamo&#xA;&#xA;In molte città esistono edifici inutilizzati da anni: ex fabbriche, capannoni industriali, immobili commerciali falliti, strutture pubbliche dismesse, condomini degradati, edifici mai completati o aree che hanno perso la loro funzione originaria.&#xA;&#xA;Non tutti questi immobili sono recuperabili. Alcuni possono essere pericolanti, inquinati, privi di infrastrutture adeguate o troppo costosi da trasformare. Ma proprio per questo servirebbe un lavoro sistematico di ricognizione.&#xA;&#xA;Le istituzioni dovrebbero sapere:&#xA;&#xA;quali immobili sono inutilizzati da anni;&#xA;chi ne è il proprietario;&#xA;in quali condizioni si trovano;&#xA;quali vincoli urbanistici o ambientali li riguardano;&#xA;quanto costerebbe recuperarli;&#xA;se possono essere trasformati in abitazioni, studentati o altri servizi;&#xA;se il recupero sarebbe economicamente e socialmente sostenibile.&#xA;&#xA;Oggi, invece, spesso si discute di costruire nuove abitazioni senza aver prima affrontato in modo organico il patrimonio già esistente.&#xA;&#xA;Prima di consumare nuovo suolo, dovremmo chiederci quanto spazio inutilizzato abbiamo già nelle nostre città.&#xA;&#xA;Un&#39;alternativa al degrado permanente&#xA;&#xA;La proposta che immagino è semplice nel principio, ma richiederebbe una disciplina seria e rigorosa.&#xA;&#xA;Quando un immobile privato rimane abbandonato per un periodo significativo e si trova in condizioni di degrado, l&#39;ente pubblico dovrebbe poter avviare una procedura di verifica e recupero.&#xA;&#xA;Il proprietario dovrebbe essere informato, avere la possibilità di presentare un progetto e disporre di un termine ragionevole per intervenire. Potrebbe scegliere di riqualificare l&#39;immobile, venderlo, concederlo in locazione o collaborare con il Comune attraverso un progetto di interesse pubblico.&#xA;&#xA;Ma se, dopo anni di abbandono, il proprietario non intende recuperare l&#39;immobile, non lo utilizza e non accetta alcuna soluzione, dovrebbe esistere anche uno strumento pubblico di ultima istanza: l&#39;espropriazione per pubblica utilità, con un indennizzo previsto dalla legge.&#xA;&#xA;Non una requisizione arbitraria. Non un esproprio generalizzato. Non una punizione per chi possiede una casa.&#xA;&#xA;Uno strumento circoscritto, applicabile soltanto in presenza di condizioni verificabili: abbandono prolungato, degrado significativo, interesse pubblico concreto, progetto di recupero sostenibile e garanzie procedurali per il proprietario.&#xA;&#xA;L&#39;obiettivo non sarebbe sottrarre ricchezza ai privati, ma restituire una funzione sociale a immobili che, altrimenti, continuerebbero a deteriorarsi mentre migliaia di persone cercano una casa.&#xA;&#xA;&#34;O lo recuperi, o lo recupera la collettività”&#xA;&#xA;Il principio potrebbe essere formulato così:&#xA;&#xA;«Un immobile non può essere considerato soltanto come un bene da conservare indefinitamente in stato di abbandono, quando il suo recupero risponde a un interesse pubblico concreto e verificabile.»&#xA;&#xA;Questo non significa che ogni proprietà debba essere utilizzata secondo le preferenze dello Stato. Significa che, in casi eccezionali, la proprietà privata può essere sottoposta a un bilanciamento con l&#39;interesse pubblico, come già avviene in diversi ordinamenti attraverso gli strumenti dell&#39;espropriazione per pubblica utilità.&#xA;&#xA;L&#39;esproprio dovrebbe essere solo l&#39;ultima fase di un percorso trasparente, non il punto di partenza.&#xA;&#xA;Prima vengono la ricognizione, il dialogo, gli incentivi, i progetti di recupero e i termini per intervenire. Solo quando queste strade falliscono, e quando l&#39;interesse pubblico è reale, si valuta l&#39;acquisizione coattiva.&#xA;&#xA;Case pubbliche, non semplicemente sussidi&#xA;&#xA;Una volta recuperati, questi immobili potrebbero essere destinati a un patrimonio abitativo pubblico o a forme di edilizia sociale e convenzionata.&#xA;&#xA;L&#39;obiettivo non dovrebbe essere creare abitazioni gratuite indistintamente, ma offrire affitti accessibili e sostenibili, collegati alle condizioni economiche delle persone e al potere d&#39;acquisto dei redditi locali.&#xA;&#xA;Studenti, lavoratori, giovani coppie, famiglie e persone in difficoltà potrebbero accedere a queste abitazioni secondo criteri trasparenti, con priorità a chi risiede, studia o lavora nel territorio e dimostra un effettivo bisogno abitativo.&#xA;&#xA;In questo quadro, la cittadinanza italiana può essere uno dei criteri previsti dalle politiche pubbliche, insieme alla residenza, alla contribuzione, alla situazione economica e alla stabilità del legame con il territorio. Ma il punto decisivo dovrebbe essere sempre la costruzione di un sistema abitativo pubblico capace di rispondere ai bisogni reali, senza trasformare la casa in uno strumento di contrapposizione permanente tra categorie di persone.&#xA;&#xA;L&#39;affitto pagato dagli inquilini contribuirebbe a coprire, nel tempo, i costi di recupero, manutenzione e gestione. Non sarebbe necessariamente un investimento speculativo, ma un investimento pubblico con una funzione economica e sociale.&#xA;&#xA;Il ruolo dell&#39;Europa e degli enti locali&#xA;&#xA;Un progetto di questo tipo non dovrebbe dipendere soltanto dai Comuni, spesso privi delle risorse necessarie.&#xA;&#xA;Servirebbe una collaborazione tra Comuni, Regioni, Stato e, dove possibile, istituzioni Europee. I fondi destinati alla rigenerazione urbana, all&#39;efficienza energetica, al recupero del patrimonio edilizio e all&#39;edilizia sociale potrebbero essere orientati anche verso questo obiettivo.&#xA;&#xA;Non si tratta di immaginare un unico grande programma centralizzato, ma di creare un sistema coordinato di censimento, finanziamento e recupero, con criteri chiari e risultati misurabili.&#xA;&#xA;Ogni progetto dovrebbe rispondere a domande precise:&#xA;&#xA;Quante abitazioni verranno recuperate?&#xA;Quanto costerà ogni alloggio?&#xA;Quale sarà il canone?&#xA;Chi potrà accedervi?&#xA;Quali saranno i tempi di realizzazione?&#xA;Come verranno gestiti manutenzione e assegnazioni?&#xA;&#xA;La trasparenza sarebbe essenziale. Un patrimonio pubblico inefficiente, lasciato nuovamente degradare o assegnato senza criteri, non risolverebbe il problema: lo sposterebbe soltanto.&#xA;&#xA;Una proposta concreta da discutere&#xA;&#xA;La mia idea, in sintesi, è questa:&#xA;&#xA;Censire il patrimonio inutilizzato.&#xA;Creare un&#39;anagrafe pubblica degli immobili abbandonati o gravemente degradati, con informazioni su proprietà, condizioni e potenziale di recupero.&#xA;&#xA;Valutare il recupero.&#xA;Individuare gli immobili trasformabili in abitazioni, studentati o servizi, stimando costi, tempi e sostenibilità.&#xA;&#xA;Offrire ai proprietari un percorso.&#xA;Prevedere incentivi, accordi, progetti di riqualificazione e termini ragionevoli per intervenire.&#xA;&#xA;Applicare strumenti di ultima istanza.&#xA;Quando l&#39;abbandono è prolungato, il degrado è significativo e l&#39;interesse pubblico è concreto, consentire l&#39;espropriazione per pubblica utilità secondo procedure rigorose e con indennizzo previsto dalla legge.&#xA;&#xA;Recuperare e destinare gli immobili.&#xA;Trasformarli in abitazioni pubbliche, studentati o edilizia sociale, con canoni accessibili e criteri trasparenti.&#xA;&#xA;Misurare i risultati.&#xA;Verificare quanti alloggi vengono creati, quanto costano e quante persone riescono effettivamente ad accedervi.&#xA;&#xA;La crisi abitativa è una responsabilità collettiva. E se lo Stato ritiene che il mercato, da solo, non riesca a garantire un accesso dignitoso alla casa, allora deve assumersi la responsabilità di intervenire direttamente costruendo le condizioni perché quella crisi possa essere affrontata.&#xA;&#xA;Non è una soluzione miracolosa. Non tutti gli immobili abbandonati possono diventare case, e non tutti i problemi abitativi dipendono dalla scarsità di edifici. Ma è una direzione concreta, che merita di essere discussa.&#xA;&#xA;Vuoi contribuire alla conversazione? Puoi condividere la tua opinione, aggiungere un punto di vista o criticare le idee esposte nel post dedicato su Mastodon cloccando qui]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><br></p>

<p>A Milano, come in altre grandi città europee, trovare una casa a un prezzo compatibile con il proprio reddito è diventato per molte persone un problema concreto. Gli studenti pagano cifre elevate anche per una stanza, i lavoratori faticano a sostenere un affitto senza sacrificare una parte sproporzionata dello stipendio e intere fasce della popolazione rischiano di essere espulse dai luoghi in cui studiano, lavorano e hanno costruito la propria vita.</p>

<p>Non è soltanto una questione di mercato immobiliare. È una questione sociale, economica e, in ultima analisi, politica.</p>

<p>Eppure, quando si discute di crisi abitativa, il dibattito tende spesso a concentrarsi su un bersaglio preciso: gli affitti brevi. Airbnb, le locazioni turistiche, gli appartamenti destinati ai visitatori vengono indicati come una delle principali cause della scarsità di abitazioni disponibili per i residenti. Da qui nascono proposte per limitarli, ridurli o renderli meno convenienti.</p>

<p>Il problema è che, anche quando queste misure possono avere una loro utilità in determinati contesti, non possono diventare il sostituto di una vera politica abitativa.</p>

<p><strong>Il proprietario privato non è lo Stato</strong></p>

<p>Un proprietario che possiede un appartamento deve poter scegliere, nel rispetto della legge, come utilizzarlo: affittarlo a lungo termine, destinarlo a locazione turistica, venderlo, tenerlo a disposizione della propria famiglia o investirvi in altro modo.</p>

<p><em>Questa libertà non dovrebbe essere considerata un ostacolo da rimuovere ogni volta che emerge una difficoltà sociale.</em></p>

<p>Se una città ha bisogno di più abitazioni accessibili, non è ragionevole pretendere che siano i singoli proprietari a farsi carico, attraverso limitazioni sempre più stringenti, di una responsabilità che appartiene principalmente alle istituzioni.</p>

<p>Il privato non è un ente pubblico. Non ha il compito di garantire il diritto all&#39;abitazione, così come non ha il compito di risolvere autonomamente la disoccupazione, la povertà o la carenza di servizi sanitari.</p>

<p>Naturalmente, questo non significa che il mercato non abbia alcuna responsabilità o che ogni regolamentazione sia illegittima. Significa, piuttosto, che non si può costruire una politica sociale contando sul fatto che qualcun altro rinunci al proprio interesse privato per compensare l&#39;assenza di un progetto pubblico.</p>

<p>Se una parte della popolazione non riesce più ad accedere ad un&#39;abitazione dignitosa, lo Stato deve intervenire .</p>

<h2 id="il-patrimonio-abbandonato-una-risorsa-che-spesso-non-vediamo">Il patrimonio abbandonato: una risorsa che spesso non vediamo</h2>

<p>In molte città esistono edifici inutilizzati da anni: ex fabbriche, capannoni industriali, immobili commerciali falliti, strutture pubbliche dismesse, condomini degradati, edifici mai completati o aree che hanno perso la loro funzione originaria.</p>

<p>Non tutti questi immobili sono recuperabili. Alcuni possono essere pericolanti, inquinati, privi di infrastrutture adeguate o troppo costosi da trasformare. Ma proprio per questo servirebbe un lavoro sistematico di ricognizione.</p>

<p>Le istituzioni dovrebbero sapere:</p>
<ul><li>quali immobili sono inutilizzati da anni;</li>
<li>chi ne è il proprietario;</li>
<li>in quali condizioni si trovano;</li>
<li>quali vincoli urbanistici o ambientali li riguardano;</li>
<li>quanto costerebbe recuperarli;</li>
<li>se possono essere trasformati in abitazioni, studentati o altri servizi;</li>
<li>se il recupero sarebbe economicamente e socialmente sostenibile.</li></ul>

<p><strong>Oggi, invece, spesso si discute di costruire nuove abitazioni senza aver prima affrontato in modo organico il patrimonio già esistente.</strong></p>

<p>Prima di consumare nuovo suolo, dovremmo chiederci quanto spazio inutilizzato abbiamo già nelle nostre città.</p>

<h2 id="un-alternativa-al-degrado-permanente">Un&#39;alternativa al degrado permanente</h2>

<p>La proposta che immagino è semplice nel principio, ma richiederebbe una disciplina seria e rigorosa.</p>

<p>Quando un immobile privato rimane <strong>abbandonato per un periodo significativo</strong> e si trova in condizioni di degrado, l&#39;ente pubblico dovrebbe poter avviare una procedura di verifica e recupero.</p>

<p>Il proprietario dovrebbe essere informato, avere la possibilità di presentare un progetto e disporre di un termine ragionevole per intervenire. Potrebbe scegliere di riqualificare l&#39;immobile, venderlo, concederlo in locazione o collaborare con il Comune attraverso un progetto di interesse pubblico.</p>

<p>Ma se, dopo anni di abbandono, il proprietario non intende recuperare l&#39;immobile, non lo utilizza e non accetta alcuna soluzione, dovrebbe esistere anche uno strumento pubblico di ultima istanza: <strong>l&#39;espropriazione per pubblica utilità, con un indennizzo previsto dalla legge.</strong></p>

<p><em>Non una requisizione arbitraria. Non un esproprio generalizzato. Non una punizione per chi possiede una casa.</em></p>

<p>Uno strumento circoscritto, applicabile soltanto in presenza di condizioni verificabili: abbandono prolungato, degrado significativo, interesse pubblico concreto, progetto di recupero sostenibile e garanzie procedurali per il proprietario.</p>

<p>L&#39;obiettivo non sarebbe sottrarre ricchezza ai privati, ma restituire una funzione sociale a immobili che, altrimenti, continuerebbero a deteriorarsi mentre migliaia di persone cercano una casa.</p>

<p><strong>“O lo recuperi, o lo recupera la collettività”</strong></p>

<p>Il principio potrebbe essere formulato così:</p>

<p>«Un immobile non può essere considerato soltanto come un bene da conservare indefinitamente in stato di abbandono, quando il suo recupero risponde a un interesse pubblico concreto e verificabile.»</p>

<p>Questo non significa che ogni proprietà debba essere utilizzata secondo le preferenze dello Stato. Significa che, <em>in casi eccezionali, la proprietà privata può essere sottoposta a un bilanciamento con l&#39;interesse pubblico</em>, come già avviene in diversi ordinamenti attraverso gli strumenti dell&#39;espropriazione per pubblica utilità.</p>

<p>L&#39;esproprio dovrebbe essere solo l&#39;ultima fase di un percorso trasparente, non il punto di partenza.</p>

<p>Prima vengono la ricognizione, il dialogo, gli incentivi, i progetti di recupero e i termini per intervenire. Solo quando queste strade falliscono, e quando l&#39;interesse pubblico è reale, si valuta l&#39;acquisizione coattiva.</p>

<h2 id="case-pubbliche-non-semplicemente-sussidi">Case pubbliche, non semplicemente sussidi</h2>

<p>Una volta recuperati, questi immobili potrebbero essere destinati a un patrimonio abitativo pubblico o a forme di edilizia sociale e convenzionata.</p>

<p>L&#39;obiettivo non dovrebbe essere creare abitazioni gratuite indistintamente, ma <strong>offrire affitti accessibili e sostenibili, collegati alle condizioni economiche delle persone e al potere d&#39;acquisto dei redditi locali.</strong></p>

<p>Studenti, lavoratori, giovani coppie, famiglie e persone in difficoltà potrebbero accedere a queste abitazioni secondo criteri trasparenti, con priorità a chi risiede, studia o lavora nel territorio e dimostra un effettivo bisogno abitativo.</p>

<p>In questo quadro, la cittadinanza italiana può essere uno dei criteri previsti dalle politiche pubbliche, insieme alla residenza, alla contribuzione, alla situazione economica e alla stabilità del legame con il territorio. Ma il punto decisivo dovrebbe essere sempre la costruzione di <strong>un sistema abitativo pubblico capace di rispondere ai bisogni reali</strong>, senza trasformare la casa in uno strumento di contrapposizione permanente tra categorie di persone.</p>

<p>L&#39;affitto pagato dagli inquilini contribuirebbe a coprire, nel tempo, i costi di recupero, manutenzione e gestione. Non sarebbe necessariamente un investimento speculativo, ma un investimento pubblico con una funzione economica e sociale.</p>

<h2 id="il-ruolo-dell-europa-e-degli-enti-locali">Il ruolo dell&#39;Europa e degli enti locali</h2>

<p>Un progetto di questo tipo non dovrebbe dipendere soltanto dai Comuni, spesso privi delle risorse necessarie.</p>

<p>Servirebbe <strong>una collaborazione tra Comuni, Regioni, Stato e, dove possibile, istituzioni Europee</strong>. I fondi destinati alla rigenerazione urbana, all&#39;efficienza energetica, al recupero del patrimonio edilizio e all&#39;edilizia sociale potrebbero essere orientati anche verso questo obiettivo.</p>

<p>Non si tratta di immaginare un unico grande programma centralizzato, ma di creare un sistema coordinato di censimento, finanziamento e recupero, con criteri chiari e risultati misurabili.</p>

<p>Ogni progetto dovrebbe rispondere a domande precise:</p>
<ul><li>Quante abitazioni verranno recuperate?</li>
<li>Quanto costerà ogni alloggio?</li>
<li>Quale sarà il canone?</li>
<li>Chi potrà accedervi?</li>
<li>Quali saranno i tempi di realizzazione?</li>
<li>Come verranno gestiti manutenzione e assegnazioni?</li></ul>

<p>La trasparenza sarebbe essenziale. Un patrimonio pubblico inefficiente, lasciato nuovamente degradare o assegnato senza criteri, non risolverebbe il problema: lo sposterebbe soltanto.</p>

<h2 id="una-proposta-concreta-da-discutere">Una proposta concreta da discutere</h2>

<p>La mia idea, in sintesi, è questa:</p>
<ol><li><p>Censire il patrimonio inutilizzato.
Creare un&#39;anagrafe pubblica degli immobili abbandonati o gravemente degradati, con informazioni su proprietà, condizioni e potenziale di recupero.</p></li>

<li><p>Valutare il recupero.
Individuare gli immobili trasformabili in abitazioni, studentati o servizi, stimando costi, tempi e sostenibilità.</p></li>

<li><p>Offrire ai proprietari un percorso.
Prevedere incentivi, accordi, progetti di riqualificazione e termini ragionevoli per intervenire.</p></li>

<li><p>Applicare strumenti di ultima istanza.
Quando l&#39;abbandono è prolungato, il degrado è significativo e l&#39;interesse pubblico è concreto, consentire l&#39;espropriazione per pubblica utilità secondo procedure rigorose e con indennizzo previsto dalla legge.</p></li>

<li><p>Recuperare e destinare gli immobili.
Trasformarli in abitazioni pubbliche, studentati o edilizia sociale, con canoni accessibili e criteri trasparenti.</p></li>

<li><p>Misurare i risultati.
Verificare quanti alloggi vengono creati, quanto costano e quante persone riescono effettivamente ad accedervi.</p></li></ol>

<p><em>La crisi abitativa è una responsabilità collettiva. E se lo Stato ritiene che il mercato, da solo, non riesca a garantire un accesso dignitoso alla casa, allora deve assumersi la responsabilità di intervenire direttamente costruendo le condizioni perché quella crisi possa essere affrontata.</em></p>

<p>Non è una soluzione miracolosa. Non tutti gli immobili abbandonati possono diventare case, e non tutti i problemi abitativi dipendono dalla scarsità di edifici. Ma è una direzione concreta, che merita di essere discussa.</p>

<p><a href="https://mastodon.uno/@shiva/117264237320700655" rel="nofollow">Vuoi contribuire alla conversazione? Puoi condividere la tua opinione, aggiungere un punto di vista o criticare le idee esposte nel post dedicato su Mastodon cloccando qui</a></p>
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      <author>CyberShiva</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/buhvt7heat</guid>
      <pubDate>Sun, 13 Sep 2026 14:31:31 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Quando la diretta diventa il palcoscenico della violenza.</title>
      <link>https://noblogo.org/neox62/quando-la-diretta-diventa-il-palcoscenico-della-violenza</link>
      <description>&lt;![CDATA[Quando la diretta diventa il palcoscenico della violenza.&#xA;&#xA;Sei comodamente seduto davanti al computer. Hai aperto la live del tuo creator preferito: due chiacchiere, qualche risata con gli amici, il solito sottofondo di una serata come tante. Poi, all&#39;improvviso, qualcosa si spezza. Non è un effetto scenico, non è un colpo di scena costruito per tenerti incollato allo schermo. È reale. E in pochi secondi, senza che tu l&#39;abbia scelto, sei diventato testimone di qualcosa che non avresti mai voluto vedere.&#xA;&#xA;Questo è lo scenario che si è ripetuto più volte in Messico tra il 2025 e il 2026, trasformando alcune dirette social in scene di cronaca nera trasmesse in tempo reale a migliaia di persone. I protagonisti sono content creator messicani, uccisi o aggrediti mentre erano o erano appena stati in live. Teatro degli eventi il Messico, soprattutto gli Stati di Sinaloa, Jalisco e Sonora, aree segnate da conflitti tra fazioni criminali, in un lasso di tempo intercorso tra maggio 2025 e settembre 2026, con almeno tre episodi che hanno acceso i riflettori internazionali. Il motivo per cui la vicenda riguarda tutti e non solo il pubblico messicano, è semplice: la diretta streaming ha smesso di essere un semplice formato di intrattenimento ed è diventato il luogo in cui violenza criminale, notorietà personale, logiche degli algoritmi e attenzione mediatica si scontrano senza filtri.&#xA;&#xA;Perché il Messico e perché adesso&#xA;Per capire cosa sta succedendo bisogna resistere alla tentazione del titolo facile come&#34;lo streaming uccide&#34; perché non è così, o almeno non è così semplice. Il caso messicano non dimostra che le dirette in sé siano pericolose ma piuttosto che la visibilità, quando si intreccia con territori dominati dal crimine organizzato, può trasformare chi produce contenuti in un bersaglio, in un testimone involontario o in un simbolo conteso tra gruppi rivali.&#xA;Il fenomeno ha radici precise. In Sinaloa, dove dal 2024 è esplosa una faida interna al cartello locale, un&#39;analisi della CNN ha censito circa venti attacchi contro influencer dal 2024 a oggi, con quattordici morti. Sono numeri da leggere con cautela che variano a seconda di come vengono definiti i &#34;casi&#34; e delle fonti consultate ma restano un indicatore inequivocabile della scala del problema.&#xA;&#xA;I casi: fatti distinti, spesso raccontati insieme per errore&#xA;Nella narrazione virale che ha accompagnato queste notizie, episodi diversi tra loro sono stati spesso fusi in un unico racconto sensazionalistico. Vale la pena ristabilire i fatti, uno per uno.&#xA;&#xA;César Gastélum, creator conosciuto online come &#34;Cesarín&#34;, è stato ucciso il 4 agosto 2026 a Culiacán, nello Stato di Sinaloa, mentre si trovava in diretta con alcuni amici fuori da un locale di fast food. Le indagini si concentrano su alcuni suoi contenuti pubblicati in passato, ritenuti collegati a un gruppo criminale. È importante precisarlo: la diretta ha documentato l&#39;aggressione, ma non ne è stata la causa. Il possibile movente affonda nel contesto criminale locale, non nel gesto di trasmettere in streaming.&#xA;&#xA;Valeria Márquez, 23 anni, influencer del settore beauty, era stata uccisa nel maggio 2025 durante una diretta TikTok all&#39;interno del salone di bellezza dove lavorava, a Zapopan, nello Stato di Jalisco. Il caso è stato trattato dalla procura secondo il protocollo previsto per i femminicidi; all&#39;epoca non erano stati resi pubblici sospettati.&#xA;&#xA;José Luis Esparza, conosciuto come &#34;El Piturris&#34;, 37 anni, è stato ucciso il 10 settembre 2026 in una taqueria di famiglia a Ciudad Obregón, nello Stato di Sonora. Aveva pubblicato una diretta poche ore prima dell&#39;agguato, ma ed è una precisazione che serve a non alimentare disinformazione, non risulta che sia stato ucciso durante la trasmissione. La Fiscalía locale sta ancora indagando su circostanze e movente.&#xA;&#xA;Tre storie diverse, tre territori diversi, tre dinamiche investigative distinte. L&#39;unico filo che le lega davvero è la visibilità pubblica delle vittime, non lo strumento tecnico della diretta.&#xA;&#xA;Non è (solo) un problema di streaming: è un problema di visibilità&#xA;Nei territori dove operano questi creator, i confini tra intrattenimento, cronaca di quartiere, musica, meme, identità locale e propaganda criminale possono farsi sottilissimi. Un post, un riferimento simbolico, un&#39;amicizia mostrata online, persino un contenuto apparentemente innocuo possono essere interpretati come un posizionamento a favore di una fazione. In questo scenario, i creator diventano involontariamente dei nodi di comunicazione: raggiungono community ampie, rendono desiderabili certi stili di vita, costruiscono reputazioni e proprio per questo possono attirare l&#39;attenzione sbagliata.&#xA;&#xA;Secondo un&#39;analisi citata dalla CNN, i gruppi criminali possono sfruttare gli influencer per due scopi distinti: riciclare denaro e reputazione attraverso attività apparentemente legittime, oppure diffondere l&#39;immaginario del cartello per favorire il reclutamento. Questo non significa che ogni creator coinvolto sia complice, anzi, significa l&#39;opposto: anche chi produce contenuti leggeri, comici o di lifestyle possa ritrovarsi esposto in territori dove comunicare, in qualsiasi forma, è già parte della lotta per il controllo sociale.&#xA;A questo si aggiunge un fattore tecnico che la diretta porta con sé e che nessun altro formato mediatico possiede nella stessa misura: l&#39;assenza totale di filtro tra l&#39;evento e il pubblico. Non c&#39;è montaggio, non c&#39;è verifica, non c&#39;è il tempo per proteggere chi è presente. &#xA;&#xA;Ogni istante può essere catturato con uno screenshot o una registrazione e ricircolare all&#39;infinito, mentre migliaia di spettatori assistono simultaneamente allo stesso trauma con il rischio, tutt&#39;altro che teorico, che l&#39;evento venga ridotto a clip, meme o &#34;contenuto da commentare&#34; invece che riconosciuto come un fatto umano e criminale.&#xA;Streaming sotto accusa? Il punto non è vietare, ma correggere gli incentivi&#xA;Non ha senso invocare un divieto generale delle dirette: sarebbe inefficace e colpirebbe tutti gli usi legittimi dello strumento, dal giornalismo partecipativo all&#39;attivismo, dal gaming alla divulgazione. Il problema non è la tecnologia della diretta in sé, ma un vecchio riflesso culturale: l&#39;idea che tutto ciò che accade &#34;in diretta&#34; sia automaticamente autentico, e quindi meritevole di essere condiviso, guardato, commentato.&#xA;&#xA;Le piattaforme, va detto con chiarezza, premiano ancora oggi i segnali che trattengono l&#39;attenzione sorpresa, allarme, conflitto, indignazione più di quelli che informano con equilibrio. Un intervento più mirato, e più realistico di un divieto totale, dovrebbe puntare su alcune direzioni precise: bloccare la ripubblicazione di video che mostrano l&#39;aggressione o la sofferenza identificabile della vittima; evitare titoli che trasformano un omicidio in &#34;video shock&#34;; interrompere rapidamente le dirette quando emerge violenza grave, conservando il materiale in modo protetto per le autorità; ridurre la spinta algoritmica ai reupload anche quando la clip viene tagliata o modificata; e rafforzare le protezioni per i minori, con filtri predefiniti e blocco automatico dell&#39;autoplay su contenuti violenti.&#xA;&#xA;Non è un caso che l&#39;American Psychological Association raccomandi esplicitamente di minimizzare, segnalare e rimuovere i contenuti che raffigurano o incoraggiano comportamenti violenti o dannosi, sottolineando che la tecnologia non dovrebbe mai spingere gli adolescenti verso questo tipo di materiale.&#xA;Il rischio per gli adolescenti: niente allarmismo, ma il problema è reale&#xA;È giusto evitare il panico morale: non tutti i ragazzi reagiscono nello stesso modo, e vedere un singolo contenuto violento non produce automaticamente un danno clinico. Il rischio dipende da età, frequenza di esposizione, vulnerabilità personale, contesto familiare e un fattore spesso sottovalutato dalla presenza di un adulto che aiuti a elaborare quanto visto.&#xA;&#xA;Detto questo, i numeri raccontano un problema concreto. Una ricerca Ofcom ha rilevato che il livestreaming è associato a potenziali danni tra i tredici-diciassettenni che tra gli adulti: l&#39;8% dei ragazzi che ha incontrato di recente contenuti dannosi online lo ha fatto proprio durante una diretta, contro il 3% degli adulti. Sempre secondo Ofcom, il 32% dei minori tra 8 e 17 anni dichiara di aver visto online, nell&#39;ultimo anno, qualcosa di preoccupante o sgradevole. In un quadro connesso ma distinto, l&#39;UNICEF stima che in 21 Paesi circa 20 milioni di ragazzi tra 12 e 17 anni abbiano subito, in un anno, almeno una forma di sfruttamento o abuso facilitato dalla tecnologia quasi il 60% dei casi sui social, il 14% nei giochi online.&#xA;&#xA; Non riguarda direttamente gli omicidi in diretta, ma è un promemoria di quanto gli spazi digitali possano diventare ambienti di rischio concreto per i più giovani.&#xA;Gli effetti possibili dell&#39;esposizione a un evento traumatico in diretta o a clip che lo ripropongono vanno dalla paura intensa alle immagini intrusive, dall&#39;insonnia all&#39;ansia, fino a una preoccupante desensibilizzazione. C&#39;è anche una componente sociale da non sottovalutare: se il gruppo dei pari condivide un video come &#34;cosa da vedere&#34;, un ragazzo può sentirsi costretto a guardarlo pur non volendolo, solo per non restare escluso dalla conversazione.&#xA;&#xA;Cosa possiamo fare, davvero.&#xA;La risposta educativa non può ridursi a &#34;togliere il telefono&#34;. Serve un lavoro più paziente di alfabetizzazione emotiva e mediale: spiegare che ciò che si è visto è reale e grave, e che non si è obbligati a rivederlo o condividerlo; far capire che ripostare un contenuto può ferire familiari e persone coinvolte, oltre a renderlo più difficile da rimuovere; incoraggiare a segnalare i video e a bloccare chi li rilancia; parlare senza giudizio di ciò che ha spaventato o colpito; e, se compaiono segnali persistenti come insonnia, incubi o pensieri intrusivi, coinvolgere un adulto di riferimento e, se necessario, un professionista.&#xA;&#xA;Anche il confronto tra televisione e social, spesso raccontato come uno scontro tra vecchio e nuovo, va inquadrato diversamente: oggi i due mondi sono parte di un unico circuito. La TV tradizionale può cadere nel sensazionalismo, ma applica ancora filtri editoriali prima della messa in onda e concentra la responsabilità in una redazione. Le piattaforme social, al contrario, distribuiscono la responsabilità tra creator, utenti, moderazione automatica e algoritmo e possono far circolare una clip integrale prima ancora che i fatti siano accertati. La vera sfida, per chi fa informazione oggi, non è più &#34;chi pubblica per primo&#34;, ma chi riesce a rendere comprensibile un evento senza trasformarlo in spettacolo.&#xA;&#xA;Una domanda che riguarda tutti noi.&#xA;&#xA;Il caso messicano non è solo cronaca nera a distanza: è un campanello d&#39;allarme su come l&#39;intero ecosistema digitale sia costruito. Il problema non è che il pubblico abbia visto &#34;troppo&#34;. È che questo ecosistema è progettato in modo che ciò che è più traumatico resti visibile più a lungo. Quando una morte entra in una diretta, il rischio non è solo che qualcuno assista: è che, in pochi secondi, quella vita rischi di diventare una clip.&#xA;&#xA;E tu, cosa ne pensi? Ritieni che le piattaforme facciano abbastanza per fermare la diffusione di contenuti così estremi, o la responsabilità ricade soprattutto su chi guarda e su chi condivide? Lascia un commento con la tua opinione, condividi questo articolo con chi segna creator e live streaming ogni giorno genitori, insegnanti, ma anche semplici spettatori, e se vuoi approfondire il tema della sicurezza online per adolescenti, continua a seguirci: è una conversazione che vale la pena continuare insieme.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Quando la diretta diventa il palcoscenico della violenza.</p>

<p>Sei comodamente seduto davanti al computer. Hai aperto la live del tuo creator preferito: due chiacchiere, qualche risata con gli amici, il solito sottofondo di una serata come tante. Poi, all&#39;improvviso, qualcosa si spezza. Non è un effetto scenico, non è un colpo di scena costruito per tenerti incollato allo schermo. È reale. E in pochi secondi, senza che tu l&#39;abbia scelto, sei diventato testimone di qualcosa che non avresti mai voluto vedere.</p>

<p>Questo è lo scenario che si è ripetuto più volte in Messico tra il 2025 e il 2026, trasformando alcune dirette social in scene di cronaca nera trasmesse in tempo reale a migliaia di persone. I protagonisti sono content creator messicani, uccisi o aggrediti mentre erano o erano appena stati in live. Teatro degli eventi il Messico, soprattutto gli Stati di Sinaloa, Jalisco e Sonora, aree segnate da conflitti tra fazioni criminali, in un lasso di tempo intercorso tra maggio 2025 e settembre 2026, con almeno tre episodi che hanno acceso i riflettori internazionali. Il motivo per cui la vicenda riguarda tutti e non solo il pubblico messicano, è semplice: la diretta streaming ha smesso di essere un semplice formato di intrattenimento ed è diventato il luogo in cui violenza criminale, notorietà personale, logiche degli algoritmi e attenzione mediatica si scontrano senza filtri.</p>

<p>Perché il Messico e perché adesso
Per capire cosa sta succedendo bisogna resistere alla tentazione del titolo facile come”lo streaming uccide” perché non è così, o almeno non è così semplice. Il caso messicano non dimostra che le dirette in sé siano pericolose ma piuttosto che la visibilità, quando si intreccia con territori dominati dal crimine organizzato, può trasformare chi produce contenuti in un bersaglio, in un testimone involontario o in un simbolo conteso tra gruppi rivali.
Il fenomeno ha radici precise. In Sinaloa, dove dal 2024 è esplosa una faida interna al cartello locale, un&#39;analisi della CNN ha censito circa venti attacchi contro influencer dal 2024 a oggi, con quattordici morti. Sono numeri da leggere con cautela che variano a seconda di come vengono definiti i “casi” e delle fonti consultate ma restano un indicatore inequivocabile della scala del problema.</p>

<p>I casi: fatti distinti, spesso raccontati insieme per errore
Nella narrazione virale che ha accompagnato queste notizie, episodi diversi tra loro sono stati spesso fusi in un unico racconto sensazionalistico. Vale la pena ristabilire i fatti, uno per uno.</p>

<p>César Gastélum, creator conosciuto online come “Cesarín”, è stato ucciso il 4 agosto 2026 a Culiacán, nello Stato di Sinaloa, mentre si trovava in diretta con alcuni amici fuori da un locale di fast food. Le indagini si concentrano su alcuni suoi contenuti pubblicati in passato, ritenuti collegati a un gruppo criminale. È importante precisarlo: la diretta ha documentato l&#39;aggressione, ma non ne è stata la causa. Il possibile movente affonda nel contesto criminale locale, non nel gesto di trasmettere in streaming.</p>

<p>Valeria Márquez, 23 anni, influencer del settore beauty, era stata uccisa nel maggio 2025 durante una diretta TikTok all&#39;interno del salone di bellezza dove lavorava, a Zapopan, nello Stato di Jalisco. Il caso è stato trattato dalla procura secondo il protocollo previsto per i femminicidi; all&#39;epoca non erano stati resi pubblici sospettati.</p>

<p>José Luis Esparza, conosciuto come “El Piturris”, 37 anni, è stato ucciso il 10 settembre 2026 in una taqueria di famiglia a Ciudad Obregón, nello Stato di Sonora. Aveva pubblicato una diretta poche ore prima dell&#39;agguato, ma ed è una precisazione che serve a non alimentare disinformazione, non risulta che sia stato ucciso durante la trasmissione. La Fiscalía locale sta ancora indagando su circostanze e movente.</p>

<p>Tre storie diverse, tre territori diversi, tre dinamiche investigative distinte. L&#39;unico filo che le lega davvero è la visibilità pubblica delle vittime, non lo strumento tecnico della diretta.</p>

<p>Non è (solo) un problema di streaming: è un problema di visibilità
Nei territori dove operano questi creator, i confini tra intrattenimento, cronaca di quartiere, musica, meme, identità locale e propaganda criminale possono farsi sottilissimi. Un post, un riferimento simbolico, un&#39;amicizia mostrata online, persino un contenuto apparentemente innocuo possono essere interpretati come un posizionamento a favore di una fazione. In questo scenario, i creator diventano involontariamente dei nodi di comunicazione: raggiungono community ampie, rendono desiderabili certi stili di vita, costruiscono reputazioni e proprio per questo possono attirare l&#39;attenzione sbagliata.</p>

<p>Secondo un&#39;analisi citata dalla CNN, i gruppi criminali possono sfruttare gli influencer per due scopi distinti: riciclare denaro e reputazione attraverso attività apparentemente legittime, oppure diffondere l&#39;immaginario del cartello per favorire il reclutamento. Questo non significa che ogni creator coinvolto sia complice, anzi, significa l&#39;opposto: anche chi produce contenuti leggeri, comici o di lifestyle possa ritrovarsi esposto in territori dove comunicare, in qualsiasi forma, è già parte della lotta per il controllo sociale.
A questo si aggiunge un fattore tecnico che la diretta porta con sé e che nessun altro formato mediatico possiede nella stessa misura: l&#39;assenza totale di filtro tra l&#39;evento e il pubblico. Non c&#39;è montaggio, non c&#39;è verifica, non c&#39;è il tempo per proteggere chi è presente.</p>

<p>Ogni istante può essere catturato con uno screenshot o una registrazione e ricircolare all&#39;infinito, mentre migliaia di spettatori assistono simultaneamente allo stesso trauma con il rischio, tutt&#39;altro che teorico, che l&#39;evento venga ridotto a clip, meme o “contenuto da commentare” invece che riconosciuto come un fatto umano e criminale.
Streaming sotto accusa? Il punto non è vietare, ma correggere gli incentivi
Non ha senso invocare un divieto generale delle dirette: sarebbe inefficace e colpirebbe tutti gli usi legittimi dello strumento, dal giornalismo partecipativo all&#39;attivismo, dal gaming alla divulgazione. Il problema non è la tecnologia della diretta in sé, ma un vecchio riflesso culturale: l&#39;idea che tutto ciò che accade “in diretta” sia automaticamente autentico, e quindi meritevole di essere condiviso, guardato, commentato.</p>

<p>Le piattaforme, va detto con chiarezza, premiano ancora oggi i segnali che trattengono l&#39;attenzione sorpresa, allarme, conflitto, indignazione più di quelli che informano con equilibrio. Un intervento più mirato, e più realistico di un divieto totale, dovrebbe puntare su alcune direzioni precise: bloccare la ripubblicazione di video che mostrano l&#39;aggressione o la sofferenza identificabile della vittima; evitare titoli che trasformano un omicidio in “video shock”; interrompere rapidamente le dirette quando emerge violenza grave, conservando il materiale in modo protetto per le autorità; ridurre la spinta algoritmica ai reupload anche quando la clip viene tagliata o modificata; e rafforzare le protezioni per i minori, con filtri predefiniti e blocco automatico dell&#39;autoplay su contenuti violenti.</p>

<p>Non è un caso che l&#39;American Psychological Association raccomandi esplicitamente di minimizzare, segnalare e rimuovere i contenuti che raffigurano o incoraggiano comportamenti violenti o dannosi, sottolineando che la tecnologia non dovrebbe mai spingere gli adolescenti verso questo tipo di materiale.
Il rischio per gli adolescenti: niente allarmismo, ma il problema è reale
È giusto evitare il panico morale: non tutti i ragazzi reagiscono nello stesso modo, e vedere un singolo contenuto violento non produce automaticamente un danno clinico. Il rischio dipende da età, frequenza di esposizione, vulnerabilità personale, contesto familiare e un fattore spesso sottovalutato dalla presenza di un adulto che aiuti a elaborare quanto visto.</p>

<p>Detto questo, i numeri raccontano un problema concreto. Una ricerca Ofcom ha rilevato che il livestreaming è associato a potenziali danni tra i tredici-diciassettenni che tra gli adulti: l&#39;8% dei ragazzi che ha incontrato di recente contenuti dannosi online lo ha fatto proprio durante una diretta, contro il 3% degli adulti. Sempre secondo Ofcom, il 32% dei minori tra 8 e 17 anni dichiara di aver visto online, nell&#39;ultimo anno, qualcosa di preoccupante o sgradevole. In un quadro connesso ma distinto, l&#39;UNICEF stima che in 21 Paesi circa 20 milioni di ragazzi tra 12 e 17 anni abbiano subito, in un anno, almeno una forma di sfruttamento o abuso facilitato dalla tecnologia quasi il 60% dei casi sui social, il 14% nei giochi online.</p>

<p> Non riguarda direttamente gli omicidi in diretta, ma è un promemoria di quanto gli spazi digitali possano diventare ambienti di rischio concreto per i più giovani.
Gli effetti possibili dell&#39;esposizione a un evento traumatico in diretta o a clip che lo ripropongono vanno dalla paura intensa alle immagini intrusive, dall&#39;insonnia all&#39;ansia, fino a una preoccupante desensibilizzazione. C&#39;è anche una componente sociale da non sottovalutare: se il gruppo dei pari condivide un video come “cosa da vedere”, un ragazzo può sentirsi costretto a guardarlo pur non volendolo, solo per non restare escluso dalla conversazione.</p>

<p>Cosa possiamo fare, davvero.
La risposta educativa non può ridursi a “togliere il telefono”. Serve un lavoro più paziente di alfabetizzazione emotiva e mediale: spiegare che ciò che si è visto è reale e grave, e che non si è obbligati a rivederlo o condividerlo; far capire che ripostare un contenuto può ferire familiari e persone coinvolte, oltre a renderlo più difficile da rimuovere; incoraggiare a segnalare i video e a bloccare chi li rilancia; parlare senza giudizio di ciò che ha spaventato o colpito; e, se compaiono segnali persistenti come insonnia, incubi o pensieri intrusivi, coinvolgere un adulto di riferimento e, se necessario, un professionista.</p>

<p>Anche il confronto tra televisione e social, spesso raccontato come uno scontro tra vecchio e nuovo, va inquadrato diversamente: oggi i due mondi sono parte di un unico circuito. La TV tradizionale può cadere nel sensazionalismo, ma applica ancora filtri editoriali prima della messa in onda e concentra la responsabilità in una redazione. Le piattaforme social, al contrario, distribuiscono la responsabilità tra creator, utenti, moderazione automatica e algoritmo e possono far circolare una clip integrale prima ancora che i fatti siano accertati. La vera sfida, per chi fa informazione oggi, non è più “chi pubblica per primo”, ma chi riesce a rendere comprensibile un evento senza trasformarlo in spettacolo.</p>

<p>Una domanda che riguarda tutti noi.</p>

<p>Il caso messicano non è solo cronaca nera a distanza: è un campanello d&#39;allarme su come l&#39;intero ecosistema digitale sia costruito. Il problema non è che il pubblico abbia visto “troppo”. È che questo ecosistema è progettato in modo che ciò che è più traumatico resti visibile più a lungo. Quando una morte entra in una diretta, il rischio non è solo che qualcuno assista: è che, in pochi secondi, quella vita rischi di diventare una clip.</p>

<p>E tu, cosa ne pensi? Ritieni che le piattaforme facciano abbastanza per fermare la diffusione di contenuti così estremi, o la responsabilità ricade soprattutto su chi guarda e su chi condivide? Lascia un commento con la tua opinione, condividi questo articolo con chi segna creator e live streaming ogni giorno genitori, insegnanti, ma anche semplici spettatori, e se vuoi approfondire il tema della sicurezza online per adolescenti, continua a seguirci: è una conversazione che vale la pena continuare insieme.</p>
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      <author>NetTalk</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6leufeubco</guid>
      <pubDate>Sun, 13 Sep 2026 09:30:12 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mdou Moctar – Ilana The Creator (2019)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/mdou-moctar-ilana-the-creator-2019</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;È vero, il “Tuareg rock” ha tratti caratteristici piuttosto marcati – a cominciare dalle ritmiche, forse l’elemento più pregnante tra tutti – e le nostre orecchie spesso tendono ad appiattire le varie proposte che arrivano da questo angolo di mondo musicale in un unicum piuttosto indistinto. In realtà farlo è un errore, dal momento che spesso le formazioni africane salite alle cronache negli ultimi anni hanno saputo crearsi una identità più specifica della vaga definizione di “terzomondismo blues” che di solito gli affibbiamo... https://artesuono.blogspot.com/2019/04/mdou-moctar-ilana-creator-2019.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1708385213&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://matadorrecords.com/cdn/shop/files/Ilanathecreator.jpg" alt="immagine"></p>

<p>È vero, il “Tuareg rock” ha tratti caratteristici piuttosto marcati – a cominciare dalle ritmiche, forse l’elemento più pregnante tra tutti – e le nostre orecchie spesso tendono ad appiattire le varie proposte che arrivano da questo angolo di mondo musicale in un unicum piuttosto indistinto. In realtà farlo è un errore, dal momento che spesso le formazioni africane salite alle cronache negli ultimi anni hanno saputo crearsi una identità più specifica della vaga definizione di “terzomondismo blues” che di solito gli affibbiamo... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2019/04/mdou-moctar-ilana-creator-2019.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2019/04/mdou-moctar-ilana-creator-2019.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1708385213" rel="nofollow">https://album.link/i/1708385213</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/lotqcybzcl</guid>
      <pubDate>Sat, 12 Sep 2026 21:21:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>PEZZI //0</title>
      <link>https://noblogo.org/petra-von-kramp/pezzi-0</link>
      <description>&lt;![CDATA[PEZZI //0&#xA;&#xA;Altrui corpi, nomi, velleità. &#xA;Il mio lo sento estraneo da me&#xA;Il mio non è insipido come me&#xA;Le mie, quali sono?&#xA;&#xA;Davvero mi sento minacciata quando in realtà sono già morta da anni? Morta perché fatta a pezzi.&#xA;&#xA;Lo capirà mai, mentre mette in atto la migliore rappresentazione di sé stesso con la complicità, suadente e giocosa, della sua equipe?&#xA;&#xA;Non lo farà.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>PEZZI //0</p>

<p>Altrui corpi, nomi, velleità.
Il mio lo sento estraneo da me
Il mio non è insipido come me
Le mie, quali sono?</p>

<p>Davvero mi sento minacciata quando in realtà sono già morta da anni? Morta perché fatta a pezzi.</p>

<p>Lo capirà mai, mentre mette in atto la migliore rappresentazione di sé stesso con la complicità, suadente e giocosa, della sua equipe?</p>

<p>Non lo farà.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Petra Von Kramp</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/jfqiecc2lv</guid>
      <pubDate>Sat, 12 Sep 2026 15:00:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cammino lungo il Bisagno, sono le sette e mezzo del mattino, piove.</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/cammino-lungo-il-bisagno-sono-le-sette-e-mezzo-del-mattino-piove</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cammino lungo il Bisagno, sono le sette e mezzo del mattino, piove. Sono uscito per prendere il caffé e della focaccia per i ragazzi. Piove, mi ero portato per sicurezza l&#39;ombrello. Cammino con lo zaino pieno per questa strada diventata inumana, progettata per lo scorrimento veloce di auto e camion mentre il cielo, lacerato, sversa sul mio ombrello una pioggia a tratti torrenziale. Di colpo sparisce, come per un evento improvviso. &#xA;&#xA;Nelle cuffie a conduzione ossea sto sentendo, con cautela e a bassissimo volume, Heaven, dall&#39;ultimo disco di Prince. Emerge di tanto in tanto qualche voce, qualche strumento; il resto è sommerso dai rumori dell&#39;ambiente. Le auto che passano schizzano le pozzanghere e l&#39;acqua mi finisce addosso ai piedi, i sandali diventano scivolosi, i pantaloni iniziano a bagnarsi mentre - di colpo - la vallata viene invasa dal sole. E io rido.&#xA;&#xA;Più tardi, di sera, mi trovo a fare la stessa strada, lo zaino pieno di bibite da portare alla famiglia e in mano un pacchetto di estrusi di mais. Una rara golosità. Apro il pacchetto e inizio a mangiucchiarle mentre cammino a passo veloce e - così - libero, egoista e solo - mi sento nei panni di me stesso ventenne; un frammento d&#39;abitudine del mio passato   per un attimo mi sento felice; e non so di cosa. Un cosplayer della felicità.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cammino lungo il Bisagno, sono le sette e mezzo del mattino, piove. Sono uscito per prendere il caffé e della focaccia per i ragazzi. Piove, mi ero portato per sicurezza l&#39;ombrello. Cammino con lo zaino pieno per questa strada diventata inumana, progettata per lo scorrimento veloce di auto e camion mentre il cielo, lacerato, sversa sul mio ombrello una pioggia a tratti torrenziale. Di colpo sparisce, come per un evento improvviso.</p>

<p>Nelle cuffie a conduzione ossea sto sentendo, con cautela e a bassissimo volume, Heaven, dall&#39;ultimo disco di Prince. Emerge di tanto in tanto qualche voce, qualche strumento; il resto è sommerso dai rumori dell&#39;ambiente. Le auto che passano schizzano le pozzanghere e l&#39;acqua mi finisce addosso ai piedi, i sandali diventano scivolosi, i pantaloni iniziano a bagnarsi mentre – di colpo – la vallata viene invasa dal sole. E io rido.</p>

<p>Più tardi, di sera, mi trovo a fare la stessa strada, lo zaino pieno di bibite da portare alla famiglia e in mano un pacchetto di estrusi di mais. Una rara golosità. Apro il pacchetto e inizio a mangiucchiarle mentre cammino a passo veloce e – così – libero, egoista e solo – mi sento nei panni di me stesso ventenne; un frammento d&#39;abitudine del mio passato &gt; per un attimo mi sento felice; e non so di cosa. Un cosplayer della felicità.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/u9ev263j95</guid>
      <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:45:31 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ho scritto in luoghi molto rumorosi, ho sedotto e sono stata sedotta.</title>
      <link>https://noblogo.org/badcrip/ho-scritto-in-luoghi-molto-rumorosi-ho-sedotto-e-sono-stata-sedotta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ho scritto in luoghi molto rumorosi, ho sedotto e sono stata sedotta.&#xA;Mi sono rifugiata nell&#39;anonimato, nell&#39;illusione di poter venir giudicata da non altro se non le mie parole.&#xA;Non è stato così, dalle etichette non si sfugge. O sei bella e troia, o sei storpia. No more choices.&#xA;Ma qui ci sono approdata perché ho sentito sulla pelle quanto male fanno le parole. Le mie e quelle altrui.&#xA;&#xA;Passioni di carta, che in un attimo prendono fuoco e si riducono in cenere. Desideri che ti rendono schiava di ciò che non sei.&#xA;Togliere è più difficile che aggiungere. Togliere e ridurre all&#39;essenziale:me stessa.&#xA;Non voglio più sdoppiarmi, voglio riuscire a non farlo. Tutti quegli uomini (non così tanti, poi) non erano attratti da me, ma dal fantoccio che si erano creati.&#xA;Eppure qualcuno mi trova bella, alla luce di una candela. Qualcuno reale, che non mi interessa e a cui non interesso ma che ringrazio per la sensazione che mi ha donato.&#xA;Qui c&#39;è silenzio e c&#39;è solo la parola. Serve tempo per farselo amico, il silenzio, e imparare ad ascoltarlo.&#xA;  ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ho scritto in luoghi molto rumorosi, ho sedotto e sono stata sedotta.
Mi sono rifugiata nell&#39;anonimato, nell&#39;illusione di poter venir giudicata da non altro se non le mie parole.
Non è stato così, dalle etichette non si sfugge. O sei bella e troia, o sei storpia. No more choices.
Ma qui ci sono approdata perché ho sentito sulla pelle quanto male fanno le parole. Le mie e quelle altrui.</p>

<p>Passioni di carta, che in un attimo prendono fuoco e si riducono in cenere. Desideri che ti rendono schiava di ciò che non sei.
Togliere è più difficile che aggiungere. Togliere e ridurre all&#39;essenziale:me stessa.
Non voglio più sdoppiarmi, voglio riuscire a non farlo. Tutti quegli uomini (non così tanti, poi) non erano attratti da me, ma dal fantoccio che si erano creati.
Eppure qualcuno mi trova bella, alla luce di una candela. Qualcuno reale, che non mi interessa e a cui non interesso ma che ringrazio per la sensazione che mi ha donato.
Qui c&#39;è silenzio e c&#39;è solo la parola. Serve tempo per farselo amico, il silenzio, e imparare ad ascoltarlo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>badcrip</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qo7vgeeesm</guid>
      <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 22:11:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>numero #1</title>
      <link>https://noblogo.org/ruas/numero-1-59bh</link>
      <description>&lt;![CDATA[numero #1&#xA;Arte e punk no Barreiro II&#xA;&#xA;Comecei a pintar t-shirts e camisas, a minha paixão começou aqui. Depois, conheci um artista alemão, Armin Kühne ou “Ostholz”, que vinha a Portugal de férias. Ele estava a pintar para pagar as férias. Adorei a arte dele! Desde então, comecei a ter o gosto de ser artista. Foi graças a ele que me interessei mais pela história da arte. Em 1988, fui para a Alemanha durante 8 meses, contactei com alguns artistas e comecei a fazer mais criações. Depois, voltei, mas não evoluí muito. As pessoas achavam que a minha arte era mais banda desenhada, cartoons, do que arte pintada. Isso desmotivou-me muito e continuei a fazer apenas por hobby.&#xA;- Paulo Heleno&#xA;&#xA;Ainda estás em contacto com o Armin?&#xA;Não, não estou. Armin vivia numa fábrica (Fabrik), uma comunidade de pintores e escultores. Ainda existe, mas com novas pessoas. Nunca mais consegui entrar em contacto com ele, depois de se ter mudado para Colónia.&#xA;&#xA;De que trata a tua arte?&#xA;Sempre gostei de trabalhar com objectos, mas normalmente pinto. Gosto de chamar à minha arte simbolismo, mas na verdade corresponde mais ao realismo. De facto, costumava juntar os mesmos 3 ou 4 objectos em quadros diferentes. Por exemplo, os objectos que utilizei foram relógios para o tempo ou flores para a natureza. Utilizei-os em quadros com ambientes diferentes. Criei uma linguagem para representar estes objectos. Para mim, isto é simbolismo.&#xA;&#xA;Mas já não estou a fazer este tipo de criação. Posso fazê-lo, mas de forma inconsciente. Hoje em dia, vou buscar objectos reais e junto-os. Colecciono coisas. Tenho mais de 20 ecrãs de televisão antigos que quero utilizar para uma nova composição. Todas as minhas pinturas estão ligadas à minha cultura punk: antissocial, protesto social, ambiente, ecologia e sociedade em geral. Por exemplo, o quadro “O mundo respira gordo” representa uma sociedade consumista. É como um cartaz publicitário. Um pouco como Carpenter fez para o filme “They live”. É a representação de nós com tudo o que é bom, com dinheiro para gastar, enquanto noutros sítios não têm o suficiente para comer. Os dentes do vampiro representam a sociedade de consumo.&#xA;&#xA;Onde é que ele está agora? Vendeu-o?&#xA;Agora este quadro está na confusão do meu atelier. Sou discreto, nunca fiz a minha arte por dinheiro. Mas agora que estou mais velho, talvez o faça… Fazer arte é algo de que gosto muito. Agora estou a ter problemas com a minha coleção de arte. Não tenho mais espaço para a guardar e não a vendo. Além disso, estou a colecionar muitos objectos para os meus novos projectos. Mas estou a ter algumas ideias sobre como resolver isto! Não quero antecipar-me demasiado! Vamos manter-nos em contacto&#xA;&#xA;Li o teu artigo sobre a tua exposição em 1989 na cidade de Worms. Está escrito que quando entras nas igrejas vês pessoas mortas…&#xA;Um jornalista alemão fez esse artigo e interpretou o que eu lhe disse. Isto tem a ver com o facto de, quando entro numa igreja ou num cemitério, me sentir triste, pensando em todas aquelas pessoas que já não existem. Gostava de as conhecer. Tudo se perde.&#xA;&#xA;Conte-nos algo sobre as tuas composições de objectos&#xA;Por exemplo, o Arame farpado. Historicamente, o arame farpado foi usado pela primeira vez para proteger uma propriedade na América. Chamei ao meu trabalho “A Corda do Diabo”. Usei esse nome para criar três obras de arte. Criei três ambientes diferentes, onde o arame farpado era o tema principal. O primeiro era uma escola primária, o segundo uma cafetaria e o terceiro uma máquina de depilação. O Corda do Diabo é o conjunto dos três.&#xA;&#xA;Contatos:&#xA;http://paulolopesheleno.blogspot.com/&#xA;paulolopesheleno@gmail.com&#xA;&#xA;Links:&#xA;Armin&#xA;http://www.bildplan.de/schauraum/kuenstler/ARMIN%20KUEHNE/Armin.html&#xA;&#xA;Photo by Ruas MI&#xA;Version in English printed on Ruas MI #1.&#xA;(draft – Portuguese revision pending)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #1</p>

<h3 id="arte-e-punk-no-barreiro-ii">Arte e punk no Barreiro II</h3>

<p><strong><em>Comecei a pintar t-shirts e camisas, a minha paixão começou aqui. Depois, conheci um artista alemão, Armin Kühne ou “Ostholz”, que vinha a Portugal de férias. Ele estava a pintar para pagar as férias. Adorei a arte dele! Desde então, comecei a ter o gosto de ser artista. Foi graças a ele que me interessei mais pela história da arte. Em 1988, fui para a Alemanha durante 8 meses, contactei com alguns artistas e comecei a fazer mais criações. Depois, voltei, mas não evoluí muito. As pessoas achavam que a minha arte era mais banda desenhada, cartoons, do que arte pintada. Isso desmotivou-me muito e continuei a fazer apenas por hobby.</em></strong>
<em>– Paulo Heleno</em></p>

<p><strong>Ainda estás em contacto com o Armin?</strong>
Não, não estou. Armin vivia numa fábrica (Fabrik), uma comunidade de pintores e escultores. Ainda existe, mas com novas pessoas. Nunca mais consegui entrar em contacto com ele, depois de se ter mudado para Colónia.</p>

<p><strong>De que trata a tua arte?</strong>
Sempre gostei de trabalhar com objectos, mas normalmente pinto. Gosto de chamar à minha arte simbolismo, mas na verdade corresponde mais ao realismo. De facto, costumava juntar os mesmos 3 ou 4 objectos em quadros diferentes. Por exemplo, os objectos que utilizei foram relógios para o tempo ou flores para a natureza. Utilizei-os em quadros com ambientes diferentes. Criei uma linguagem para representar estes objectos. Para mim, isto é simbolismo.</p>

<p>Mas já não estou a fazer este tipo de criação. Posso fazê-lo, mas de forma inconsciente. Hoje em dia, vou buscar objectos reais e junto-os. Colecciono coisas. Tenho mais de 20 ecrãs de televisão antigos que quero utilizar para uma nova composição. Todas as minhas pinturas estão ligadas à minha cultura punk: antissocial, protesto social, ambiente, ecologia e sociedade em geral. Por exemplo, o quadro “O mundo respira gordo” representa uma sociedade consumista. É como um cartaz publicitário. Um pouco como Carpenter fez para o filme “They live”. É a representação de nós com tudo o que é bom, com dinheiro para gastar, enquanto noutros sítios não têm o suficiente para comer. Os dentes do vampiro representam a sociedade de consumo.</p>

<p><strong>Onde é que ele está agora? Vendeu-o?</strong>
Agora este quadro está na confusão do meu atelier. Sou discreto, nunca fiz a minha arte por dinheiro. Mas agora que estou mais velho, talvez o faça… Fazer arte é algo de que gosto muito. Agora estou a ter problemas com a minha coleção de arte. Não tenho mais espaço para a guardar e não a vendo. Além disso, estou a colecionar muitos objectos para os meus novos projectos. Mas estou a ter algumas ideias sobre como resolver isto! Não quero antecipar-me demasiado! Vamos manter-nos em contacto</p>

<p><strong>Li o teu artigo sobre a tua exposição em 1989 na cidade de Worms. Está escrito que quando entras nas igrejas vês pessoas mortas…</strong>
Um jornalista alemão fez esse artigo e interpretou o que eu lhe disse. Isto tem a ver com o facto de, quando entro numa igreja ou num cemitério, me sentir triste, pensando em todas aquelas pessoas que já não existem. Gostava de as conhecer. Tudo se perde.</p>

<p><strong>Conte-nos algo sobre as tuas composições de objectos</strong>
Por exemplo, o Arame farpado. Historicamente, o arame farpado foi usado pela primeira vez para proteger uma propriedade na América. Chamei ao meu trabalho “A Corda do Diabo”. Usei esse nome para criar três obras de arte. Criei três ambientes diferentes, onde o arame farpado era o tema principal. O primeiro era uma escola primária, o segundo uma cafetaria e o terceiro uma máquina de depilação. O Corda do Diabo é o conjunto dos três.</p>

<p>Contatos:
<a href="http://paulolopesheleno.blogspot.com/" rel="nofollow">http://paulolopesheleno.blogspot.com/</a>
paulolopesheleno@gmail.com</p>

<p>Links:
Armin
<a href="http://www.bildplan.de/schauraum/kuenstler/ARMIN%20KUEHNE/Armin.html" rel="nofollow">http://www.bildplan.de/schauraum/kuenstler/ARMIN%20KUEHNE/Armin.html</a></p>

<p>Photo by Ruas MI
Version in English printed on Ruas MI #1.
(draft – Portuguese revision pending)</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ruas MI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/jdubl1j66c</guid>
      <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 19:21:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>It feels as if everything is falling apart.</title>
      <link>https://noblogo.org/before-2020/it-feels-as-if-everything-is-falling-apart</link>
      <description>&lt;![CDATA[It feels as if everything is falling apart.&#xA;&#xA;People are tearing books. Works of cultural value may be lost or hidden as I write these words, never to be retrieved again, at least not on our own terms.&#xA;&#xA;I feel it&#39;s so hard to concentrate. I&#39;m not sure if I&#39;ll ever be able to fully write my main ideas, my beliefs, my predictions. If I do, I don&#39;t know if they&#39;ll serve any purpose, but I do know that they&#39;re infinitely more useful than the slop and garbage that is flooding the world right now.&#xA;&#xA;We can&#39;t escape, because it&#39;s also pervading the outer world. Printed generated flyers, friends telling you about a reel, a story they saw, politicians reading speeches in the narrow grammar of a model. It&#39;s not possible to just lock yourself up in a bunker or lay on the grass in the park.&#xA;&#xA;Words, images, film, they are all my haven. I do pretend it&#39;s before:2020 sometimes. I don&#39;t know what I&#39;d do if I couldn&#39;t take the time to escape to the past, in a way. It&#39;s so strange to think that the conservatives are enjoying the present, while those of us who care about the future can only rest and recharge in the past. We see no future, sometimes.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>It feels as if everything is falling apart.</p>

<p>People are tearing books. Works of cultural value may be lost or hidden as I write these words, never to be retrieved again, at least not on our own terms.</p>

<p>I feel it&#39;s so hard to concentrate. I&#39;m not sure if I&#39;ll ever be able to fully write my main ideas, my beliefs, my predictions. If I do, I don&#39;t know if they&#39;ll serve any purpose, but I do know that they&#39;re infinitely more useful than the slop and garbage that is flooding the world right now.</p>

<p>We can&#39;t escape, because it&#39;s also pervading the outer world. Printed generated flyers, friends telling you about a reel, a story they saw, politicians reading speeches in the narrow grammar of a model. It&#39;s not possible to just lock yourself up in a bunker or lay on the grass in the park.</p>

<p>Words, images, film, they are all my haven. I do pretend it&#39;s <code>before:2020</code> sometimes. I don&#39;t know what I&#39;d do if I couldn&#39;t take the time to escape to the past, in a way. It&#39;s so strange to think that the conservatives are enjoying the present, while those of us who care about the future can only rest and recharge in the past. We see no future, sometimes.</p>
]]></content:encoded>
      <author>before:2020</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ajoqtpm0y1</guid>
      <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 13:07:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sono grato di tutto ciò che vivo.</title>
      <link>https://noblogo.org/novenovesei/sono-grato-di-tutto-cio-che-vivo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sono grato di tutto ciò che vivo. La mia vita è felice, ma il mondo là fuori è in tumulto. &#xA;La gente vive una disperazione che arriverà qui. Di notte. Silenziosamente. &#xA;Cerco soluzioni, per resistere.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sono grato di tutto ciò che vivo. La mia vita è felice, ma il mondo là fuori è in tumulto.
La gente vive una disperazione che arriverà qui. Di notte. Silenziosamente.
Cerco soluzioni, per resistere.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Novenovesei</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/y07x9krmbh</guid>
      <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 11:17:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;internazionale&#34;</title>
      <link>https://noblogo.org/calcinacci/internazionale</link>
      <description>&lt;![CDATA[la sospensione del dominio autistici.org rende evidente quanto i domini internazionali .org siano di fatto soggetti agli umori del governo americano&#xA;&#xA;  L&#39;associazione riconosce che PIR, in quanto soggetto di diritto statunitense, non aveva di fatto margini per sottrarsi agli ordini del governo all&#39;interno della propria giurisdizione.&#xA;&#xA;https://www.garr.it/it/news-e-eventi/notizie-garr/3236-isoc-italia-liberta-di-internet-a-rischio-con-chiusura-autistici-org&#xA;&#xA;in particolare considerando che ne in America ne in Italia siano stati avviati procedimenti giudiziari specifici contro il collettivo e che la stessa opposizione all&#39;iscrizione nel registro OFAC sia di fatto difficilmente impugnabile&#xA;&#xA;  La maggior parte delle prove sostanziali, infatti, viene secretata dal governo.&#xA;  [...]&#xA;  È molto difficile rispondere a un’accusa quando il governo non ti dice esattamente di cosa sei accusato, né quali siano le prove a sostegno.&#xA;&#xA;https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/Avvocato-center-for-Constitutional-Rights-Usa-sanzionano-Autistici-Inventati-per-colpire-antifascisti-americani-ngzettbt&#xA;&#xA;quanto successo, al di la del caso specifico di A/I, getta molti dubbi sull&#39;affidabilità di questa estensione e di altre di fatto sotto il controllo americano&#xA;&#xA;qualsiasi sito scomodo che usi queste estensioni può essere fatto sparire senza passare da un tribunale&#xA;&#xA;resta da chiedersi chi sarà il prossimo: un&#39;altra associazione scomoda? un&#39;azienda da ridimensionare per pareggiare la bilancia commerciale? un partito politico o un governo non allineato?&#xA;&#xA;forse senza neanche bisogno avanzare un&#39;accusa di terrorismo, in un mondo dove il pudore ed il senso di decenza sono ormai venuti meno ogni abuso di potere sposta semplicemente la linea rossa un poco più in là, diventato semplicemente la norma&#xA;&#xA;è senz&#39;altro lodevole la richiesta del GARR affinchè il PIR si doti di maggiori difese legali, ma forse la vera domanda che dovremmo farci qui è se le estensioni nazionali, a partire dai .it, siano ancora al sicuro&#xA;&#xA;e dove abbia il conto corrente il registro Italiano...]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>la sospensione del dominio <strong>autistici.org</strong> rende evidente quanto i domini internazionali .org siano di fatto soggetti agli umori del governo americano</p>

<blockquote><p>L&#39;associazione riconosce che PIR, in quanto soggetto di diritto statunitense, <strong>non aveva di fatto margini per sottrarsi agli ordini del governo all&#39;interno della propria giurisdizione</strong>.</p></blockquote>

<p><a href="https://www.garr.it/it/news-e-eventi/notizie-garr/3236-isoc-italia-liberta-di-internet-a-rischio-con-chiusura-autistici-org" rel="nofollow">https://www.garr.it/it/news-e-eventi/notizie-garr/3236-isoc-italia-liberta-di-internet-a-rischio-con-chiusura-autistici-org</a></p>

<p>in particolare considerando che ne in America ne in Italia siano stati avviati procedimenti giudiziari specifici contro il collettivo e che la stessa opposizione all&#39;iscrizione nel registro OFAC sia di fatto difficilmente impugnabile</p>

<blockquote><p>La maggior parte delle prove sostanziali, infatti, viene secretata dal governo.
[...]
È molto difficile rispondere a un’accusa quando il governo non ti dice esattamente di cosa sei accusato, né quali siano le prove a sostegno.</p></blockquote>

<p><a href="https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/Avvocato-center-for-Constitutional-Rights-Usa-sanzionano-Autistici-Inventati-per-colpire-antifascisti-americani-ngzettbt" rel="nofollow">https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/Avvocato-center-for-Constitutional-Rights-Usa-sanzionano-Autistici-Inventati-per-colpire-antifascisti-americani-ngzettbt</a></p>

<p>quanto successo, al di la del caso specifico di A/I, getta molti dubbi sull&#39;affidabilità di questa estensione e di altre di fatto sotto il controllo americano</p>

<p>qualsiasi sito scomodo che usi queste estensioni può essere fatto sparire senza passare da un tribunale</p>

<p>resta da chiedersi chi sarà il prossimo: un&#39;altra associazione scomoda? un&#39;azienda da ridimensionare per pareggiare la bilancia commerciale? un partito politico o un governo non allineato?</p>

<p>forse senza neanche bisogno avanzare un&#39;accusa di terrorismo, in un mondo dove il pudore ed il senso di decenza sono ormai venuti meno ogni abuso di potere sposta semplicemente la linea rossa un poco più in là, diventato semplicemente la norma</p>

<p>è senz&#39;altro lodevole la richiesta del GARR affinchè il PIR si doti di maggiori difese legali, ma forse la vera domanda che dovremmo farci qui è se le estensioni nazionali, a partire dai <strong>.it</strong>, siano ancora al sicuro</p>

<p>e dove abbia il <strong>conto corrente</strong> il registro Italiano...</p>
]]></content:encoded>
      <author>calcinacci</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/e9lod60kzt</guid>
      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 20:00:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>numero #1</title>
      <link>https://noblogo.org/ruas/numero-1-jfmk</link>
      <description>&lt;![CDATA[numero #1&#xA;Arte e punk no Barreiro I&#xA;&#xA;Planeta Quadrado foi a primeira banda punk portuguesa que conheci, há seis anos, num concerto em Lisboa. Finalmente, quando o meu desejo de produzir um novo fanzine se tornou realidade, decidi encontrar-me com a sua voz Paulo Heleno (P.H.).&#xA;Paulo é um artista surrealista/simbolista do Barreiro, que viveu em primeira mão a segunda vaga do punk português, à qual se mantém ligado até aos dias de hoje.&#xA;Saindo de Cascais, dirijo-me ao Barreiro, uma pequena cidade do outro lado do rio Tejo. Esta zona oferece uma vista agradável da cidade de Lisboa, o Cristo de Almada e as pontes 25 de abril e Vasco da Gama. Está um belo dia de sol, com uma brisa agradável. Encontro-me com o Paulo debaixo da sua casa e caminhamos ao longo do rio até chegarmos a um bar com vista para a capital. O Paulo está um pouco nervoso, ainda não percebeu bem quantas perguntas lhe quero fazer e sobre que temas. – Já estou a arrepender-me, diz-me ele, a brincar, mas a sério!&#xA;&#xA;Vi que no youtube há vários documentários sobre o hardcore punk português (Uma só voz, Uma especie de punk, Enterrado na Locura: Punk em Portugal 78-88), em alguns dos quais também participaste. Gostarias de nos contar algo sobre esses tempos?&#xA;&#xA;A chamada segunda vaga do punk português começou por volta de 1981, com três grupos principais: Mata Ratos, Ku de Judas e Crise Total. A estes três grupos juntou-se depois todo o movimento na zona de Lisboa. Havia um programa de rádio muito importante para todos nós, que era o do António Sérgio. Aqui passava toda aquela música alternativa que normalmente não passava nas rádios, como o punk, o pós-punk e a música independente.&#xA;&#xA;Eu e os meus amigos começámos a ouvir esta música na rádio com 14-15 anos. Frequentávamos locais típicos como a Juke Box no Bairro Alto, a Feira da Ladra em Lisboa, a Teia em Belém (que era uma coletividade) e o Rock rendes vous em Lisboa. Bandas internacionais como os Camillans, The Sound e os Meteors tocavam lá. No início, um amigo e eu éramos os únicos na nossa rua que gostávamos desta música que tínhamos ouvido na rádio. Aos poucos, com outros amigos aqui no Barreiro, criámos um grupo de pessoas que ouviam esta música. Fomos para Lisboa e fizemos parte desse movimento punk.&#xA;&#xA;A primeira vaga do punk português não chegou a existir. Havia umas quantas bandas a fazer rock-punk, mas ainda não havia um movimento a sério. Os anos 80 foram diferentes, com muito mais pessoas a aderirem a este movimento. Do ponto de vista estético, o vestuário da segunda vaga não era tão excêntrico como o da primeira e tinha características muito diferentes. Por exemplo, nos anos 80, usavam-se casacos militares, cabelos com picos e cristas.&#xA;&#xA;Como era viver no seio de uma família portuguesa nos anos 80?&#xA;Difícil. Os meus pais eram separados e eu só vivia com a minha mãe e a minha irmã. O punk era uma coisa nova e era muito estranho para muita gente. Para nós era gratificante, sentíamo-nos orgulhosos, felizes. Fazíamos parte de uma vanguarda.&#xA;&#xA;Mas, ao mesmo tempo, as pessoas estavam muito interessadas, curiosas. Não entendiam porque é que estávamos a escrever palavras nas nossas roupas. Era divertido. Estava sempre a conhecer pessoas novas.&#xA;&#xA;Usávamos preto e isso não era considerado normal. As pessoas brincavam e perguntavam-nos se íamos a um funeral. Em Portugal as pessoas eram muito retrógradas, mas com uma grande vontade de se modernizarem. Portugal estava a sair de um período fascista, por isso as pessoas estavam curiosas. Apesar de tudo, aceitaram fazer parte de algo mais moderno. Os portugueses adaptam-se muito bem à mudança, não são muito conservadores na sua cultura.&#xA;&#xA;De facto, já me deparei com um grande descontentamento quando expressei preferências ou opiniões negativas no passado, por exemplo, sobre comida… Por outro lado, há muitos pratos de que gosto muito!&#xA;As coisas mudaram um pouco nos últimos anos. Ultimamente, a comunicação social começou a bombardear tudo o que é tipicamente português. Há um certo complexo de inferioridade entre as pessoas. Há uma ansiedade de aprovação. Com a comunicação social sempre a mostrar que somos os melhores em tudo, depois pode acontecer que, quando alguém pergunta a outro o que gosta ou não gosta, fique frustrado por ouvir uma opinião diferente. Isto é algo que tem sido amplificado pelo turismo de massas. Mas é uma coisa recente, ou pelo menos é o que eu penso. Na verdade, os portugueses são muito abertos à novidade. Aceitam muito facilmente tudo o que vem de fora, mas fazem questão de proteger um pouco do que pertence à tradição. O problema é que acabam por abdicar um pouco da sua própria identidade.&#xA;&#xA;Isso também tem a ver com o regime fascista, que só terminou em 1974. Depois disso, tudo o que era desse período passou a ser considerado negativo. As pessoas também desvalorizaram o que havia de bom no regime. Agora, as pessoas começam a revalorizar as coisas do passado. Outra razão é inerente ao problema do nosso império e da época dos descobrimentos. As pessoas valorizam muito esse período. Tudo o resto ou é pouco conhecido ou é considerado de pouco valor. Os portugueses, desde a época dos descobrimentos até ao fim do regime fascista, estiveram afastados da Europa e a sua importância derivava das relações ultramarinas. De facto, o povo português estava mais ligado à cultura africana e brasileira do que à Europa continental. Quando voltámos para nos ligarmos à Europa, não encontrámos nada. Sem império, sentimo-nos inúteis. O povo português criou uma relação muito diferente da de outros países ocidentais (como a Espanha) com os povos coloniais. Houve racismo, sim, mas também muita diversidade e integração. Houve um intercâmbio cultural muito forte. Mas as coisas mudam.&#xA;&#xA;De volta aos anos 80. Fale-nos um pouco sobre Kolapso&#xA;Os Kolapso eram, antes de mais, um grupo de amigos que ouviam bandas pós-punk e punk como os Dead Kennedys. Éramos um grupo. Depois a banda dividiu-se em duas: um pequeno grupo que ouvia principalmente pós-punk e música pop e outro que era mais radical. Chamávamo-nos Kolapso muito antes de termos uma banda. De facto, já sabíamos este nome em 1984, mas só formámos uma banda em 1992. Durante esse tempo, mudámos muito e até as pessoas já não eram as mesmas. Na formação original da banda estava eu na voz, o José António no clarinete e o João Paulo Borralho no baixo. Quanto a material, não produzimos muito, apenas uma cassete mal gravada e alguns vídeos.&#xA;&#xA;A nossa música era punk pesado, tipo Fugazi, TAD e L7. Nenhum de nós sabia tocar bem e estávamos a aprender. A banda durou pouco tempo, apenas dois anos. Só tocámos aqui no Barreiro e num concurso em Évora, mas fomos desclassificados. Tocámos três músicas, quando o regulamento era no máximo duas. Há um vídeo no youtube. Pouco tempo depois, casei-me, tive uma filha e dediquei-me à família.&#xA;&#xA;Em 1985, o Barreiro era uma zona altamente industrializada, cheia de fábricas e com muita poluição. Era a Manchester de Portugal. Aos poucos foram fechando e o Barreiro foi perdendo população. As pessoas eram muito territoriais. Havia duas zonas distintas: uma zona histórica e uma zona mais central com a estação. Eu e os meus amigos estávamos em desvantagem, vínhamos todos de sítios diferentes e éramos muitas vezes atacados por bandos de rapazes de bairros diferentes, 5 contra 10, era chocante.&#xA;&#xA;Voltei a cantar por volta de 2015, quando a minha filha já era crescida. Conheci novos amigos que tocavam na banda Tracy Lee in Summer e tornei-me amigo deles. Ao mesmo tempo, surgiram outras bandas novas no Barreiro. Era uma espécie de nova onda cultural. Junto com meus amigos formei o Planeta Quadrado e nos separamos em 2018, produzindo um álbum em versões CD e LP. A versão LP é um split com uma banda de amigos nossos, Conan Castro and The Moonshine Piñatas.&#xA;&#xA;Notaste alguma diferença entre o passado e o presente?&#xA;Nos anos 80, as pessoas iam aos concertos para se divertirem juntas, mesmo que houvesse problemas sociais.  Atualmente, a cena é mais radical. Se alguém é diferente, é menos aceite. As pessoas levam-se muito a sério. Lembro-me que não julgávamos muito. Agora, se alguém brinca com qualquer tema dentro de um grupo punk e as pessoas não pensam como ele, isso não vai ser aceite. Por exemplo, se alguém brinca com ‘eu gosto de carne’… Tudo é censurado.&#xA;&#xA;Nos anos 80 tínhamos ideias contra a sociedade, mas víamos as pessoas pelo que eram e não pelo que pensavam. Quando uma pessoa se torna radical, provoca uma reação muito pior naqueles que não pensam como ela. Por vezes, vale a pena tentar compreender a outra pessoa. Se eu fechar a porta, a pessoa transforma-se numa coisa pior. Se, pelo contrário, a mantenho aberta, a pessoa não se sente repelida. Não estou a dizer para aceitar as ideias dele, mas para tentar compreendê-las.&#xA;&#xA;A sociedade atual é composta por dois aspectos: a economia e os chamados valores democráticos, para homogeneizar o pensamento. O pensamento unilateral é perigoso, mas oprimir o lado negativo, quando este surge, é muito pior. O ser humano tem de respirar.&#xA;&#xA;Links:&#xA;Mata Ratos&#xA;https://www.facebook.com/infamesmr/&#xA;Ku de Judas&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=qsw2ti0fVE&#xA;Crise Total&#xA;https://www.reverbnation.com/crisetotal&#xA;Kolapso (video)&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=LxkYzeibuzU&#xA;Tracy Lee in Summer&#xA;https://www.facebook.com/tracyleesummer&#xA;Planeta Quadrado&#xA;https://planetaquadrado.bandcamp.com/&#xA;https://www.clear-spot.nl/item/459047/planetaquadradovsconancastrothemoonshinepiatassplitlp.html&#xA;Conan Castro and The Moonshine Piñatas&#xA;https://conancastroandthemoonshinepinatas.bandcamp.com/&#xA;&#xA;segunda parte, segue&#xA;&#xA;Version in Italian printed on Ruas MI #1.&#xA;&#xA;(draft – Portuguese revision pending)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #1</p>

<h3 id="arte-e-punk-no-barreiro-i">Arte e punk no Barreiro I</h3>

<p><strong>Planeta Quadrado foi a primeira banda punk portuguesa que conheci, há seis anos, num concerto em Lisboa. Finalmente, quando o meu desejo de produzir um novo fanzine se tornou realidade, decidi encontrar-me com a sua voz Paulo Heleno (P.H.).
Paulo é um artista surrealista/simbolista do Barreiro, que viveu em primeira mão a segunda vaga do punk português, à qual se mantém ligado até aos dias de hoje.
Saindo de Cascais, dirijo-me ao Barreiro, uma pequena cidade do outro lado do rio Tejo. Esta zona oferece uma vista agradável da cidade de Lisboa, o Cristo de Almada e as pontes 25 de abril e Vasco da Gama. Está um belo dia de sol, com uma brisa agradável. Encontro-me com o Paulo debaixo da sua casa e caminhamos ao longo do rio até chegarmos a um bar com vista para a capital. O Paulo está um pouco nervoso, ainda não percebeu bem quantas perguntas lhe quero fazer e sobre que temas. – Já estou a arrepender-me, diz-me ele, a brincar, mas a sério!</strong></p>

<p><strong>Vi que no youtube há vários documentários sobre o hardcore punk português (Uma só voz, Uma especie de punk, Enterrado na Locura: Punk em Portugal 78-88), em alguns dos quais também participaste. Gostarias de nos contar algo sobre esses tempos?</strong></p>

<p>A chamada segunda vaga do punk português começou por volta de 1981, com três grupos principais: Mata Ratos, Ku de Judas e Crise Total. A estes três grupos juntou-se depois todo o movimento na zona de Lisboa. Havia um programa de rádio muito importante para todos nós, que era o do António Sérgio. Aqui passava toda aquela música alternativa que normalmente não passava nas rádios, como o punk, o pós-punk e a música independente.</p>

<p>Eu e os meus amigos começámos a ouvir esta música na rádio com 14-15 anos. Frequentávamos locais típicos como a Juke Box no Bairro Alto, a Feira da Ladra em Lisboa, a Teia em Belém (que era uma coletividade) e o Rock rendes vous em Lisboa. Bandas internacionais como os Camillans, The Sound e os Meteors tocavam lá. No início, um amigo e eu éramos os únicos na nossa rua que gostávamos desta música que tínhamos ouvido na rádio. Aos poucos, com outros amigos aqui no Barreiro, criámos um grupo de pessoas que ouviam esta música. Fomos para Lisboa e fizemos parte desse movimento punk.</p>

<p>A primeira vaga do punk português não chegou a existir. Havia umas quantas bandas a fazer rock-punk, mas ainda não havia um movimento a sério. Os anos 80 foram diferentes, com muito mais pessoas a aderirem a este movimento. Do ponto de vista estético, o vestuário da segunda vaga não era tão excêntrico como o da primeira e tinha características muito diferentes. Por exemplo, nos anos 80, usavam-se casacos militares, cabelos com picos e cristas.</p>

<p><strong>Como era viver no seio de uma família portuguesa nos anos 80?</strong>
Difícil. Os meus pais eram separados e eu só vivia com a minha mãe e a minha irmã. O punk era uma coisa nova e era muito estranho para muita gente. Para nós era gratificante, sentíamo-nos orgulhosos, felizes. Fazíamos parte de uma vanguarda.</p>

<p>Mas, ao mesmo tempo, as pessoas estavam muito interessadas, curiosas. Não entendiam porque é que estávamos a escrever palavras nas nossas roupas. Era divertido. Estava sempre a conhecer pessoas novas.</p>

<p>Usávamos preto e isso não era considerado normal. As pessoas brincavam e perguntavam-nos se íamos a um funeral. Em Portugal as pessoas eram muito retrógradas, mas com uma grande vontade de se modernizarem. Portugal estava a sair de um período fascista, por isso as pessoas estavam curiosas. Apesar de tudo, aceitaram fazer parte de algo mais moderno. Os portugueses adaptam-se muito bem à mudança, não são muito conservadores na sua cultura.</p>

<p><strong>De facto, já me deparei com um grande descontentamento quando expressei preferências ou opiniões negativas no passado, por exemplo, sobre comida… Por outro lado, há muitos pratos de que gosto muito!</strong>
As coisas mudaram um pouco nos últimos anos. Ultimamente, a comunicação social começou a bombardear tudo o que é tipicamente português. Há um certo complexo de inferioridade entre as pessoas. Há uma ansiedade de aprovação. Com a comunicação social sempre a mostrar que somos os melhores em tudo, depois pode acontecer que, quando alguém pergunta a outro o que gosta ou não gosta, fique frustrado por ouvir uma opinião diferente. Isto é algo que tem sido amplificado pelo turismo de massas. Mas é uma coisa recente, ou pelo menos é o que eu penso. Na verdade, os portugueses são muito abertos à novidade. Aceitam muito facilmente tudo o que vem de fora, mas fazem questão de proteger um pouco do que pertence à tradição. O problema é que acabam por abdicar um pouco da sua própria identidade.</p>

<p>Isso também tem a ver com o regime fascista, que só terminou em 1974. Depois disso, tudo o que era desse período passou a ser considerado negativo. As pessoas também desvalorizaram o que havia de bom no regime. Agora, as pessoas começam a revalorizar as coisas do passado. Outra razão é inerente ao problema do nosso império e da época dos descobrimentos. As pessoas valorizam muito esse período. Tudo o resto ou é pouco conhecido ou é considerado de pouco valor. Os portugueses, desde a época dos descobrimentos até ao fim do regime fascista, estiveram afastados da Europa e a sua importância derivava das relações ultramarinas. De facto, o povo português estava mais ligado à cultura africana e brasileira do que à Europa continental. Quando voltámos para nos ligarmos à Europa, não encontrámos nada. Sem império, sentimo-nos inúteis. O povo português criou uma relação muito diferente da de outros países ocidentais (como a Espanha) com os povos coloniais. Houve racismo, sim, mas também muita diversidade e integração. Houve um intercâmbio cultural muito forte. Mas as coisas mudam.</p>

<p><strong>De volta aos anos 80. Fale-nos um pouco sobre Kolapso</strong>
Os Kolapso eram, antes de mais, um grupo de amigos que ouviam bandas pós-punk e punk como os Dead Kennedys. Éramos um grupo. Depois a banda dividiu-se em duas: um pequeno grupo que ouvia principalmente pós-punk e música pop e outro que era mais radical. Chamávamo-nos Kolapso muito antes de termos uma banda. De facto, já sabíamos este nome em 1984, mas só formámos uma banda em 1992. Durante esse tempo, mudámos muito e até as pessoas já não eram as mesmas. Na formação original da banda estava eu na voz, o José António no clarinete e o João Paulo Borralho no baixo. Quanto a material, não produzimos muito, apenas uma cassete mal gravada e alguns vídeos.</p>

<p>A nossa música era punk pesado, tipo Fugazi, TAD e L7. Nenhum de nós sabia tocar bem e estávamos a aprender. A banda durou pouco tempo, apenas dois anos. Só tocámos aqui no Barreiro e num concurso em Évora, mas fomos desclassificados. Tocámos três músicas, quando o regulamento era no máximo duas. Há um vídeo no youtube. Pouco tempo depois, casei-me, tive uma filha e dediquei-me à família.</p>

<p>Em 1985, o Barreiro era uma zona altamente industrializada, cheia de fábricas e com muita poluição. Era a Manchester de Portugal. Aos poucos foram fechando e o Barreiro foi perdendo população. As pessoas eram muito territoriais. Havia duas zonas distintas: uma zona histórica e uma zona mais central com a estação. Eu e os meus amigos estávamos em desvantagem, vínhamos todos de sítios diferentes e éramos muitas vezes atacados por bandos de rapazes de bairros diferentes, 5 contra 10, era chocante.</p>

<p>Voltei a cantar por volta de 2015, quando a minha filha já era crescida. Conheci novos amigos que tocavam na banda Tracy Lee in Summer e tornei-me amigo deles. Ao mesmo tempo, surgiram outras bandas novas no Barreiro. Era uma espécie de nova onda cultural. Junto com meus amigos formei o Planeta Quadrado e nos separamos em 2018, produzindo um álbum em versões CD e LP. A versão LP é um split com uma banda de amigos nossos, Conan Castro and The Moonshine Piñatas.</p>

<p><strong>Notaste alguma diferença entre o passado e o presente?</strong>
Nos anos 80, as pessoas iam aos concertos para se divertirem juntas, mesmo que houvesse problemas sociais.  Atualmente, a cena é mais radical. Se alguém é diferente, é menos aceite. As pessoas levam-se muito a sério. Lembro-me que não julgávamos muito. Agora, se alguém brinca com qualquer tema dentro de um grupo punk e as pessoas não pensam como ele, isso não vai ser aceite. Por exemplo, se alguém brinca com ‘eu gosto de carne’… Tudo é censurado.</p>

<p>Nos anos 80 tínhamos ideias contra a sociedade, mas víamos as pessoas pelo que eram e não pelo que pensavam. Quando uma pessoa se torna radical, provoca uma reação muito pior naqueles que não pensam como ela. Por vezes, vale a pena tentar compreender a outra pessoa. Se eu fechar a porta, a pessoa transforma-se numa coisa pior. Se, pelo contrário, a mantenho aberta, a pessoa não se sente repelida. Não estou a dizer para aceitar as ideias dele, mas para tentar compreendê-las.</p>

<p>A sociedade atual é composta por dois aspectos: a economia e os chamados valores democráticos, para homogeneizar o pensamento. O pensamento unilateral é perigoso, mas oprimir o lado negativo, quando este surge, é muito pior. O ser humano tem de respirar.</p>

<p>Links:
Mata Ratos
<a href="https://www.facebook.com/infamesmr/" rel="nofollow">https://www.facebook.com/infamesmr/</a>
Ku de Judas
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=qsw2_ti0fVE" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=qsw2_ti0fVE</a>
Crise Total
<a href="https://www.reverbnation.com/crisetotal" rel="nofollow">https://www.reverbnation.com/crisetotal</a>
Kolapso (video)
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=LxkYzeibuzU" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=LxkYzeibuzU</a>
Tracy Lee in Summer
<a href="https://www.facebook.com/tracyleesummer" rel="nofollow">https://www.facebook.com/tracyleesummer</a>
Planeta Quadrado
<a href="https://planetaquadrado.bandcamp.com/" rel="nofollow">https://planetaquadrado.bandcamp.com/</a>
<a href="https://www.clear-spot.nl/item/459047/planeta_quadrado_vs_conan_castro_the_moonshine_piatas_split_lp.html" rel="nofollow">https://www.clear-spot.nl/item/459047/planeta_quadrado_vs_conan_castro_the_moonshine_piatas_split_lp.html</a>
Conan Castro and The Moonshine Piñatas
<a href="https://conancastroandthemoonshinepinatas.bandcamp.com/" rel="nofollow">https://conancastroandthemoonshinepinatas.bandcamp.com/</a></p>

<p>segunda parte, segue</p>

<p>Version in Italian printed on Ruas MI #1.</p>

<p>(draft – Portuguese revision pending)</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ruas MI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/xfvkowkdxq</guid>
      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 18:50:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>numero #1</title>
      <link>https://noblogo.org/ruas/numero-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[numero #1&#xA;Um projecto libertário, sereno e racional&#xA;&#xA;img src=&#34;https://d3cr86nr52kve0.cloudfront.net/media/catalog/product/cache/c73e0a6cfea70a4087effc41a7ebf589/9/7/97898968976421564020240.jpg&#34; alt=&#34;Description&#34; width=&#34;200&#34; /&#xA;&#xA;The book “A Libertarian, serene and rational project” published by Edições Colibrì, Lisbon (2018), is a career-ending work by Portuguese sociologist and activist João Freire, Professor Emeritus of the University Institute of Lisbon (ISCTE).&#xA;&#xA;Quoting the author, “this book proposes a renewal of anarchist ideology for the twenty-first century.”&#xA;Freire begins the book by giving a brief preface on modern and contemporary anarchism. As early as the 1960s and 1980s, the author reports, efforts were made to formulate a modern anarchism, with a historical memory, but seeking responses to the demands of modern times. These included, a booming economy, advanced technologies, urbanism, globalization, increasing complexity of social life and the ever-present risk of catastrophe. However, these efforts foundered. They did not contribute to the reform of the political practices of militants, nor did they improve the reputation of this political philosophy, leaving the usual prejudices behind.&#xA;&#xA;Freire with this book wants to leave to the future generations a balanço de uma geração (i.e., a balance sheet of a generation), written by those who will soon be leaving the scene. This political testament is divided into two main chapters. The first, aimed at reassessing the role of the power state, proposing strategies for political intervention within the democratic system. The second, addresses the issues of the market economy, calling for its proper regulation in order to achieve a more dignified alternative to the current level of globalization.&#xA;&#xA;In the first chapter, Freire begins to deal with the difference between power and the state, and to emphasize the centrality in the modern state, of one in the other. Power can never be abolished, except by the disintegration of society, returning to a primitive state, which no one nowadays seems to really desire – says Freire. However, power can be more concentrated, or conversely more socialized, as suggested by Spaniard Tomás Ibáñez in “Por um poder político libertário” (in Actualidad del anarquismo, 2007). Freire then gives a brief historical survey of the societies, concise but rich in names, dates and references, leaving various insights for the reader: the monarchies reigning “in the name of God,” the different forms of republics, the Western values of the last two centuries, the independence uprisings of various regions, the national and supranational state, the Russian revolution and the Cronstadt sailors’ revolt (1921)-fighting for a workers’ democracy and not for the dictatorship of the proletariat, the Ukrainian Makhno , the Italian Risorgimento and Errico Malatesta, post-Napoleon III France, Stirner‘s individualist anarchism, the Fédération Anarchiste, the International Workers’ Association (AIT), the first and second postwar, Colin Ward, various American thinkers (Henry David Thoureau, Emma Goldman, Murray Bookchin, Noam Chomsky,..), opium war and Mao Tsé Tung, Spanish and Latin American, African and Portuguese movements.&#xA;&#xA;Freire points out, “the classical anarchists almost all dreamed of a revolutionary transformation of aristocratic-bourgeois society.” However, the German Landauer (1907) lucidly discussed the conditions and effects of both revolution and evolution (i.e. with reforms), suggesting as “preferable the most peaceful and gradual paths.”&#xA;The author then begins to argue for the idea of a libertarian anarchist party, bringing as examples Italian (by Malatesta and Merlino, 1891), French (Fontenis, 1953), and Spanish (Olivier and Prieto) experiences. He also points out some libertarian elements, among modern and contemporary political parties.&#xA;&#xA;For Freire, institutions of intermediation with the citizen -such as parties should be- are necessary in complex societies. In addition, ideologies such as libertarian municipalism (e.g., Emídio Santana, M. Bookchin), could foster the widening of the people’s spaces of direct democracy in the management of their local interests.&#xA;Freire warns about the risk of sectarianism in so-called anarchist militancy, which has always coolly welcomed such initiatives. “It is a fact that it is since the 1930s that anarchism has ceased to count for contemporary societies, after the end of anarchist syndicalism and with the continued opposition to any electoral project.”&#xA;&#xA;Freire then begins to envision the detailed characteristics of the libertarian party, writing a full-fledged manifesto. At the heart of such a party would be the creation of community interest groups, a forum for citizens, and a gradual move away from power. There is no shortage of examples adopted by contemporary states for real solutions to possible risks and consequences. Freire also reflects on the control of violence (war, police, prisons) inherent in every state, as well as propaganda and manipulation of information.&#xA;&#xA;The second chapter includes reflections on economic development after the American and French revolutions (socialism vs. power bloc, east vs. west, decolonization, capitalism). An interesting passage is the anachronistic recognition of the concept of “social class,” which, according to some contemporary sociologists, should be transformed into “social network” on the basis of ideology, profession, or affinity.&#xA;The ideas and experiences of various thinkers regarding a non-competitive economy are then presented, such as Pierre-Joseph Proudhon, Josiah Warren, William Greene, Lysander Spooner, Benjamin Tucker, Pyotr Kropotkin, E. Maletesta. Freire, also analyzes some socio-economic features of past revolutions (in Mexico, Ukraine, post-Tzarist Russia, the Spanish Civil War) and communist and socialist societies. The last section is devoted to observations on competitive and global capitalism.&#xA;&#xA;Version in Italian printed on Ruas MI #1.&#xA;&#xA;Links:&#xA; Edições Colibrì&#xA;https://www.edi-colibri.pt/Detalhes.aspx?ItemID=2229&#xA; Tomás Ibáñez &#xA;https://es.wikipedia.org/wiki/Tom%C3%A1sIb%C3%A1%C3%B1ez&#xA;Cronstadt sailors’ revolt&#xA;https://www.anarcopedia.org/index.php/Kronstadt&#xA;Ukrainian Makhno &#xA;https://eleuthera.it/materiali/SHUBINALEXANDER/premessanestor-machnoshubin.html&#xA;Errico Malatesta&#xA;https://www.anarcopedia.org/index.php/ErricoMalatesta&#xA;Stirner&#xA;https://theanarchistlibrary.org/library/leo-markun-max-stirner-and-the-philosophy-of-the-individual#toc2&#xA;Fédération Anarchiste&#xA;https://www.federation-anarchiste.org/?&#xA;International Workers’ Association (AIT)&#xA;https://www.iwa-ait.org/&#xA;Colin Ward&#xA;https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward&#xA;Henry David Thoureau&#xA;https://www.britannica.com/biography/Henry-David-Thoreau&#xA;Emma Goldman&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/emma-goldman&#xA;Murray Bookchin&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/murray-bookchin&#xA;Noam Chomsky&#xA;https://chomsky.info/&#xA;Landauer&#xA;https://theanarchistlibrary.org/library/james-horrox-gustav-landauer-1870-1919&#xA;Fontenis&#xA;https://theanarchistlibrary.org/library/georges-fontenis-manifesto-of-libertarian-communism&#xA;Emídio Santana&#xA;http://mosca-servidor.xdi.uevora.pt/arquivo/?p=creators/creator&amp;id=2&#xA;Pierre-Joseph Proudhon&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/pierre-joseph-proudhon&#xA;Josiah Warren&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/josiah-warren&#xA;William Greene&#xA;https://theanarchistlibrary.org/library/kevin-carson-william-greene-on-the-labor-theory-of-value&#xA;Lysander Spooner&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/lysander-spooner&#xA;Benjamin Tucker&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/benjamin-tucker&#xA;Pyotr Kropotkin&#xA;https://www.britannica.com/summary/Peter-Alekseyevich-Kropotkin&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #1</p>

<h3 id="um-projecto-libertário-sereno-e-racional">Um projecto libertário, sereno e racional</h3>

<p><img src="https://d3cr86nr52kve0.cloudfront.net/media/catalog/product/cache/c73e0a6cfea70a4087effc41a7ebf589/9/7/9789896897642_1564020240.jpg" alt="Description" width="200"/></p>

<p>The book “A Libertarian, serene and rational project” published by Edições Colibrì, Lisbon (2018), is a career-ending work by Portuguese sociologist and activist João Freire, Professor Emeritus of the University Institute of Lisbon (ISCTE).</p>

<p>Quoting the author, “this book proposes a renewal of anarchist ideology for the twenty-first century.”
Freire begins the book by giving a brief preface on modern and contemporary anarchism. As early as the 1960s and 1980s, the author reports, efforts were made to formulate a modern anarchism, with a historical memory, but seeking responses to the demands of modern times. These included, a booming economy, advanced technologies, urbanism, globalization, increasing complexity of social life and the ever-present risk of catastrophe. However, these efforts foundered. They did not contribute to the reform of the political practices of militants, nor did they improve the reputation of this political philosophy, leaving the usual prejudices behind.</p>

<p>Freire with this book wants to leave to the future generations a balanço de uma geração (i.e., a balance sheet of a generation), written by those who will soon be leaving the scene. This political testament is divided into two main chapters. The first, aimed at reassessing the role of the power state, proposing strategies for political intervention within the democratic system. The second, addresses the issues of the market economy, calling for its proper regulation in order to achieve a more dignified alternative to the current level of globalization.</p>

<p>In the first chapter, Freire begins to deal with the difference between power and the state, and to emphasize the centrality in the modern state, of one in the other. Power can never be abolished, except by the disintegration of society, returning to a primitive state, which no one nowadays seems to really desire – says Freire. However, power can be more concentrated, or conversely more socialized, as suggested by Spaniard Tomás Ibáñez in “Por um poder político libertário” (in Actualidad del anarquismo, 2007). Freire then gives a brief historical survey of the societies, concise but rich in names, dates and references, leaving various insights for the reader: the monarchies reigning “in the name of God,” the different forms of republics, the Western values of the last two centuries, the independence uprisings of various regions, the national and supranational state, the Russian revolution and the Cronstadt sailors’ revolt (1921)-fighting for a workers’ democracy and not for the dictatorship of the proletariat, the Ukrainian Makhno , the Italian Risorgimento and Errico Malatesta, post-Napoleon III France, Stirner‘s individualist anarchism, the Fédération Anarchiste, the International Workers’ Association (AIT), the first and second postwar, Colin Ward, various American thinkers (Henry David Thoureau, Emma Goldman, Murray Bookchin, Noam Chomsky,..), opium war and Mao Tsé Tung, Spanish and Latin American, African and Portuguese movements.</p>

<p>Freire points out, “the classical anarchists almost all dreamed of a revolutionary transformation of aristocratic-bourgeois society.” However, the German Landauer (1907) lucidly discussed the conditions and effects of both revolution and evolution (i.e. with reforms), suggesting as “preferable the most peaceful and gradual paths.”
The author then begins to argue for the idea of a libertarian anarchist party, bringing as examples Italian (by Malatesta and Merlino, 1891), French (Fontenis, 1953), and Spanish (Olivier and Prieto) experiences. He also points out some libertarian elements, among modern and contemporary political parties.</p>

<p>For Freire, institutions of intermediation with the citizen -such as parties should be- are necessary in complex societies. In addition, ideologies such as libertarian municipalism (e.g., Emídio Santana, M. Bookchin), could foster the widening of the people’s spaces of direct democracy in the management of their local interests.
Freire warns about the risk of sectarianism in so-called anarchist militancy, which has always coolly welcomed such initiatives. “It is a fact that it is since the 1930s that anarchism has ceased to count for contemporary societies, after the end of anarchist syndicalism and with the continued opposition to any electoral project.”</p>

<p>Freire then begins to envision the detailed characteristics of the libertarian party, writing a full-fledged manifesto. At the heart of such a party would be the creation of community interest groups, a forum for citizens, and a gradual move away from power. There is no shortage of examples adopted by contemporary states for real solutions to possible risks and consequences. Freire also reflects on the control of violence (war, police, prisons) inherent in every state, as well as propaganda and manipulation of information.</p>

<p>The second chapter includes reflections on economic development after the American and French revolutions (socialism vs. power bloc, east vs. west, decolonization, capitalism). An interesting passage is the anachronistic recognition of the concept of “social class,” which, according to some contemporary sociologists, should be transformed into “social network” on the basis of ideology, profession, or affinity.
The ideas and experiences of various thinkers regarding a non-competitive economy are then presented, such as Pierre-Joseph Proudhon, Josiah Warren, William Greene, Lysander Spooner, Benjamin Tucker, Pyotr Kropotkin, E. Maletesta. Freire, also analyzes some socio-economic features of past revolutions (in Mexico, Ukraine, post-Tzarist Russia, the Spanish Civil War) and communist and socialist societies. The last section is devoted to observations on competitive and global capitalism.</p>

<p>Version in Italian printed on Ruas MI #1.</p>

<p>Links:
 Edições Colibrì
<a href="https://www.edi-colibri.pt/Detalhes.aspx?ItemID=2229" rel="nofollow">https://www.edi-colibri.pt/Detalhes.aspx?ItemID=2229</a>
 Tomás Ibáñez
<a href="https://es.wikipedia.org/wiki/Tom%C3%A1s_Ib%C3%A1%C3%B1ez" rel="nofollow">https://es.wikipedia.org/wiki/Tom%C3%A1s_Ib%C3%A1%C3%B1ez</a>
Cronstadt sailors’ revolt
<a href="https://www.anarcopedia.org/index.php/Kronstadt" rel="nofollow">https://www.anarcopedia.org/index.php/Kronstadt</a>
Ukrainian Makhno
<a href="https://eleuthera.it/materiali/SHUBIN_ALEXANDER/premessa_nestor-machno_shubin.html" rel="nofollow">https://eleuthera.it/materiali/SHUBIN_ALEXANDER/premessa_nestor-machno_shubin.html</a>
Errico Malatesta
<a href="https://www.anarcopedia.org/index.php/Errico_Malatesta" rel="nofollow">https://www.anarcopedia.org/index.php/Errico_Malatesta</a>
Stirner
<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/leo-markun-max-stirner-and-the-philosophy-of-the-individual#toc2" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/library/leo-markun-max-stirner-and-the-philosophy-of-the-individual#toc2</a>
Fédération Anarchiste
<a href="https://www.federation-anarchiste.org/?" rel="nofollow">https://www.federation-anarchiste.org/?</a>
International Workers’ Association (AIT)
<a href="https://www.iwa-ait.org/" rel="nofollow">https://www.iwa-ait.org/</a>
Colin Ward
<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward" rel="nofollow">https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward</a>
Henry David Thoureau
<a href="https://www.britannica.com/biography/Henry-David-Thoreau" rel="nofollow">https://www.britannica.com/biography/Henry-David-Thoreau</a>
Emma Goldman
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/emma-goldman" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/emma-goldman</a>
Murray Bookchin
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/murray-bookchin" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/murray-bookchin</a>
Noam Chomsky
<a href="https://chomsky.info/" rel="nofollow">https://chomsky.info/</a>
Landauer
<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/james-horrox-gustav-landauer-1870-1919" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/library/james-horrox-gustav-landauer-1870-1919</a>
Fontenis
<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/georges-fontenis-manifesto-of-libertarian-communism" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/library/georges-fontenis-manifesto-of-libertarian-communism</a>
Emídio Santana
<a href="http://mosca-servidor.xdi.uevora.pt/arquivo/?p=creators/creator&amp;id=2" rel="nofollow">http://mosca-servidor.xdi.uevora.pt/arquivo/?p=creators/creator&amp;id=2</a>
Pierre-Joseph Proudhon
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/pierre-joseph-proudhon" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/pierre-joseph-proudhon</a>
Josiah Warren
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/josiah-warren" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/josiah-warren</a>
William Greene
<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/kevin-carson-william-greene-on-the-labor-theory-of-value" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/library/kevin-carson-william-greene-on-the-labor-theory-of-value</a>
Lysander Spooner
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/lysander-spooner" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/lysander-spooner</a>
Benjamin Tucker
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Pyotr Kropotkin
<a href="https://www.britannica.com/summary/Peter-Alekseyevich-Kropotkin" rel="nofollow">https://www.britannica.com/summary/Peter-Alekseyevich-Kropotkin</a></p>
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      <author>Ruas MI</author>
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      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 18:26:13 +0000</pubDate>
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      <title>Ruas MI #1</title>
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      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://files.mastodon.social/media_attachments/files/111/981/146/399/271/258/original/d1550427d85600de.jpg" alt="Description" width="500"/>
Ruas MI #1
Lisboa, 27 de Janeiro 2024</p>

<p><em>Centromalessere … Rua 3
Alessandro Ducoli …  Rua 7
Planeta Quadrado, Kolapso, e P.H. … Rua 16</em></p>

<p>Italiano – Português – English</p>
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      <author>Ruas MI</author>
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      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 18:12:18 +0000</pubDate>
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      <title>✨E poi ti fermi,</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/e-poi-ti-fermi</link>
      <description>&lt;![CDATA[✨E poi ti fermi,&#xA;ascolti, rifletti empaticamente pensi a chi è in ospedale e domani affronterà un piccolo intervento, a suo figlio, che è un po&#39;, come fosse mio, e poi...non poter fare nulla! Io che ho attraversato un fiume in piena, sola, senza nessuno che mi tendesse la mano, adesso vorrei semplicemente essere lì col pensiero, il cuore, una preghiera! &#xA;Perché non sono così cattiva, insensibile, sono me stessa anche in qsto, voler tendere una mano nonostante tutto, te, tutti; perché di parole poco belle anch&#39;io le ho pronunciate, ma a lei, e a tutti coloro a cui voglio bene, auguro solo forza, salute e serenità, perché così lo stesso auguro a quella me , che oggi è un po&#39; distratta, confusa e stanca ...e che col pensiero è lì da quell&#39;amica, da suo figlio, da chiunque meriti sun po&#39; di conforto, un po&#39; di gratuita e sincera presenza!✨]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>✨E poi ti fermi,
ascolti, rifletti empaticamente pensi a chi è in ospedale e domani affronterà un piccolo intervento, a suo figlio, che è un po&#39;, come fosse mio, e poi...non poter fare nulla! Io che ho attraversato un fiume in piena, sola, senza nessuno che mi tendesse la mano, adesso vorrei semplicemente essere lì col pensiero, il cuore, una preghiera!
Perché non sono così cattiva, insensibile, sono me stessa anche in qsto, voler tendere una mano nonostante tutto, te, tutti; perché di parole poco belle anch&#39;io le ho pronunciate, ma a lei, e a tutti coloro a cui voglio bene, auguro solo forza, salute e serenità, perché così lo stesso auguro a quella me , che oggi è un po&#39; distratta, confusa e stanca ...e che col pensiero è lì da quell&#39;amica, da suo figlio, da chiunque meriti sun po&#39; di conforto, un po&#39; di gratuita e sincera presenza!✨</p>
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      <author>Bymarty</author>
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      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 16:51:53 +0000</pubDate>
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      <title>ultraottantenni</title>
      <link>https://noblogo.org/calcinacci/ultraottantenni</link>
      <description>&lt;![CDATA[in effetti era un po&#39; stupido sentirsi in colpa per qualcosa successo prima di essere nati&#xA;&#xA;meglio votare AfD e sentirsi in colpa per un motivo valido&#xA;&#xA;  [...] carismatico re dei social e dal programma che spaventa: remigrazione, milizie per l&#39;ordine pubblico, superamento del senso di colpa per il nazismo, fine dell&#39;obbligo scolastico, classi separate per disabili e figli di migranti.&#xA;&#xA;https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/germania-elezioni-sassonia-anhalt-partito-estrema-destra-afd-trionfa_116292494-02k.shtml]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>in effetti era un po&#39; stupido sentirsi in colpa per qualcosa successo prima di essere nati</p>

<p>meglio votare AfD e sentirsi in colpa per un motivo valido</p>

<blockquote><p>[...] carismatico re dei social e dal programma che spaventa: remigrazione, milizie per l&#39;ordine pubblico, <strong>superamento del senso di colpa per il nazismo</strong>, fine dell&#39;obbligo scolastico, classi separate per disabili e figli di migranti.</p></blockquote>

<p><a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/germania-elezioni-sassonia-anhalt-partito-estrema-destra-afd-trionfa_116292494-02k.shtml" rel="nofollow">https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/germania-elezioni-sassonia-anhalt-partito-estrema-destra-afd-trionfa_116292494-02k.shtml</a></p>
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      <author>calcinacci</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/p7udrlgk2u</guid>
      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Portiamo, io ed Elettra, terzogenita a una festa in un piccolo paese...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/portiamo-io-ed-elettra-terzogenita-a-una-festa-in-un-piccolo-paese</link>
      <description>&lt;![CDATA[Portiamo, io ed Elettra, terzogenita a una festa in un piccolo paese dell&#39;entroterra, Montessoro, dove il gruppo di spade laser che lei frequenta farà una piccola esibizione. Non siamo mai stati a Montessoro, seguiamo Google maps mentre lentamente scivoliamo via dalla costa ligure e ci addentriamo tra le colline, la strada sale verso un crinale per poi scendere nel niente di prati, alberi, ancora prati, qualche casa contadina abbandonata. Mentre saliamo senza trovare nulla iniziamo a storpiare il nome del posto dove stiamo andando, da Montessoro a &#34;miotessoro&#34;, come l&#39;anello che il povero Gollum/Smeagol cerca di avere indietro da Bilbo Baggins. Ridiamo.&#xA;&#xA;La festa di chiama &#39;capodanno d&#39;estate&#39;, è una tipica festa paesana dove tutti si conoscono. Le case, una decina, sono raccolte come a proteggersi e rassicurarsi rispetto al resto della vallata, i prati, i cartelli che segnalano attenzione passaggio mucche. Io, Elettra e Terzogenita camminiamo come alieni osservando tutto, guardando questa piccola comunità, afferrando le battute, i riferimenti - per noi incomprensibili - a cose e persone. Facciamo la nostra coda per avere la nostra dose di polenta e carne (o polenta e verdure per il venerabile vegetariano) e poi giriamo per le tre stradine del paese cercando un posto a sedere. Mi sembra incredibile che lì, in mezzo a quella strada solitaria, quelle poche case ci sia così tanta gente, un circolo, una chiesa. &#xA;&#xA;È in quel momento che mi sento chiamare. &#34;Venerandi&#34;! Sei Venerandi?&#34;. Mi giro. Davanti a me c&#39;è una persona che mi guarda sorridente, un po&#39; timorosa. Come spesso accade cerco di capire chi sia, perché la mia memoria fotografica se ne è andata via con il digitale e con il porno. &#34;Uh - rispondo - sono io ma...&#34; inizio e l&#39;altro mi interrompe. &#34;Tu non puoi conoscermi. Non ci siamo mai visti. Ma io ti seguo da anni su Facebook&#34;. &#34;Ah&#34; - faccio io. Lui si gira verso Elettra, &#34;tu devi essere Elettra&#34; dice e poi si volta verso terzogenita, &#34;e tu devi essere terzogenita&#34;. Si passa una mano sui capelli. &#34;Incredibile, Venerandi a Montessoro. Ma cosa ci fai qua?&#34;. Sto per dirgli &#34;aumento la dimensione di Facebook&#34; ma poi spiego delle spade laser, di Terzogenita.&#xA;&#xA;&#34;Tutto il lusso di essere famosi, ma senza lo scomodo impaccio dei soldi&#34; penso poi mentre cammino per le strade di Montessoro. Faccio qualche foto ai bambini e ragazzini che provano le spade laser, ma lascio l&#39;otturatore aperto. Vengono fuori delle specie di meduse. Salvaschermo luminescenti. Ccondivido subito. Nessuna pietà per la privacy. Poi mi allontano del centro del paese dai rumori della musica, le urla. Mi viene in mente come questo sia un mio habitat. Come quando ero ragazzino a Sant&#39;Olcese, nel momento che scoppiava la festa, mi allontanavo, andavo per strade buie, lasciavo il rumore lontano, come qualcosa di alieno ma rassicurante. &#xA;&#xA;Anche qua, appena ci si allontana dal centro si piomba nel buio assoluto. Niente lampioni. Nel cielo, inaspettatamente ci sono le stelle. Sembra di stare su Outer Wilds. Cammino nel buio più profondo man mano che i miei occhi si abituano. Guardo il cielo, provo a fotografarlo con l&#39;otturatore aperto. La macchina non è abbastanza potente. Le stelle sono dei piccoli graffi bianchi nel nero, i miei brividi e le mie oscillazioni nel tenere a fuoco il cielo. Passa un auto, mi sposto, penso a cosa penserà quello che guida a vedere uno nel buio notturno di una strada, a fissare il cielo. Passa rapido, torna il buio.&#xA;&#xA;Lontano parte la musica. Gli 883, Ligabue. Ad un certo punto una voce chiama i bambini. Parte &#34;Il ballo del qua qua&#34;.  &#xA;&#xA;Ogni tanto un docente muore. Allora ci alziamo nel collegio docenti e stiamo tutti in silenzio per un minuto. Visto da fuori sembra un film di fantascienza. Un futuro distopico dove la gente periodicamente muore, la gente di tutti i giorni, quella che conosci, che potresti essere tu. Quelli del mondo reale, produttivo. Sembra un meccanismo sociale, c&#39;è bisogno che qualcuno svanisca, che diventi un ricordo. Casualmente a qualcuno tocca, potresti essere tu. Potrei essere io. Nulla vieta che poi il docente mancato ritorni. Entrerebbe nell&#39;aula magna del collegio docenti, chiederebbe permesso, andrebbe  a sedersi con gli altri, nel mezzo del centinaio di persone che parlottano in attesa dell&#39;inizio. Si guarderebbe attorno, nessuno farebbe più caso a lui. &#xA;&#xA;Forse dovrei scrivere &#34;che parlotta&#34; perché il soggetto è il centinaio, non le persone. Ma farebbe meno rumore.&#xA;&#xA;C&#39;era qualcosa che volevo raccontare un aneddoto, qualcosa che mi sembrava significativo. Mi era tornato in mente oggi e avevo pensato, ecco, questa cosa ancora non l&#39;ho scritta. Stasera ho preso la mia macchina per scrivere e l&#39;avevo dimenticato. È un po&#39; che ci penso e non viene più fuori. Sono stanco, ho dormito poco e male. Colpa dell&#39;immaginazione, l&#39;ho scritto oggi a una che mi chiedeva come mai non avevo dormito, ho una rosa di carne, le ho risposto, che mi cresce dentro e più vado avanti più sono i suoi strati e i suoi labirinti. È difficile dormire quando tutto il tuo corpo è un insieme di petali abnormi che si attaccano gli uni altri altri, crescendo e mutando continuamente. Ma non era questa la cosa che volevo raccontare. &#xA;&#xA;Sto continuando a pensarci mentre svuoto la lavapiatti, niente. Non riesco a ricordarlo. Mi viene il dubbio di averlo sognato; mi era già capitato di sognare che mi succedeva qualcosa di particolare, di memorabile,  e nel sogno chiedevo che mi fotografassero perché poi ne avrei fatto un meme per internet. Al risveglio avevo provato imbarazzo. Ma la cosa che volevo scrivere non era il sogno. Il fatto è che se non ricordo questa cosa, tra qualche giorno, qualche settimana al massimo, l&#39;avrò dimenticata. Scomparsa. Come il docente che diventa invisibile nell&#39;aula docenti. Di quello che mi succede resta solo quello che trascrivo e anche quello, in realtà, lo dimentico. Ogni tanto rileggo cose scritte decenni fa e sembrano scritte da una persona che non sono io, parlano di cose di cui non ricordo nulla. Ritornano dentro, irriconoscibili, e si siedono in mazzo al materiale d&#39;uso contemporaneo. &#xA;&#xA;Ho giocato con i figli a Outer Wilds, sono morto in maniera strana. Ero sulla luna quantica e - probabilmente - la mia astronave  - mentre non la osservavo - è finita in un altro punto del pianeta. Sulla luna quantica le cose restano dove sono finché le guardi: appena distogli lo sguardo finiscono chissà dove. La mia nave doveva essere finita in un tornado il quale l&#39;aveva scagliata via, incidentalmente addosso a me che stavo camminando verso il polo nord della luna. Ora abbiamo finito, sto bevendo una camomilla, pensando a una visual novel a cui ho giocato nei giorni scorsi. Niente da fare, il ricordo non riemerge. &#xA;&#xA;Inizio a pensare che non esista, questo ricordo. Esisteva finché lo pensavo, ma quando ho smesso di pensarlo, è finito anche lui in un luogo lontanissimo. Un luogo che non esiste e si cancella man mano che mi metto a pensare ad altro. Ci penso ancora un attimo, se mi viene in mente lo scrivo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Portiamo, io ed Elettra, terzogenita a una festa in un piccolo paese dell&#39;entroterra, Montessoro, dove il gruppo di spade laser che lei frequenta farà una piccola esibizione. Non siamo mai stati a Montessoro, seguiamo Google maps mentre lentamente scivoliamo via dalla costa ligure e ci addentriamo tra le colline, la strada sale verso un crinale per poi scendere nel niente di prati, alberi, ancora prati, qualche casa contadina abbandonata. Mentre saliamo senza trovare nulla iniziamo a storpiare il nome del posto dove stiamo andando, da Montessoro a “miotessoro”, come l&#39;anello che il povero Gollum/Smeagol cerca di avere indietro da Bilbo Baggins. Ridiamo.</p>

<p>La festa di chiama &#39;capodanno d&#39;estate&#39;, è una tipica festa paesana dove tutti si conoscono. Le case, una decina, sono raccolte come a proteggersi e rassicurarsi rispetto al resto della vallata, i prati, i cartelli che segnalano attenzione passaggio mucche. Io, Elettra e Terzogenita camminiamo come alieni osservando tutto, guardando questa piccola comunità, afferrando le battute, i riferimenti – per noi incomprensibili – a cose e persone. Facciamo la nostra coda per avere la nostra dose di polenta e carne (o polenta e verdure per il venerabile vegetariano) e poi giriamo per le tre stradine del paese cercando un posto a sedere. Mi sembra incredibile che lì, in mezzo a quella strada solitaria, quelle poche case ci sia così tanta gente, un circolo, una chiesa.</p>

<p>È in quel momento che mi sento chiamare. “Venerandi”! Sei Venerandi?“. Mi giro. Davanti a me c&#39;è una persona che mi guarda sorridente, un po&#39; timorosa. Come spesso accade cerco di capire chi sia, perché la mia memoria fotografica se ne è andata via con il digitale e con il porno. “Uh – rispondo – sono io ma...” inizio e l&#39;altro mi interrompe. “Tu non puoi conoscermi. Non ci siamo mai visti. Ma io ti seguo da anni su Facebook”. “Ah” – faccio io. Lui si gira verso Elettra, “tu devi essere Elettra” dice e poi si volta verso terzogenita, “e tu devi essere terzogenita”. Si passa una mano sui capelli. “Incredibile, Venerandi a Montessoro. Ma cosa ci fai qua?”. Sto per dirgli “aumento la dimensione di Facebook” ma poi spiego delle spade laser, di Terzogenita.</p>

<p>“Tutto il lusso di essere famosi, ma senza lo scomodo impaccio dei soldi” penso poi mentre cammino per le strade di Montessoro. Faccio qualche foto ai bambini e ragazzini che provano le spade laser, ma lascio l&#39;otturatore aperto. Vengono fuori delle specie di meduse. Salvaschermo luminescenti. Ccondivido subito. Nessuna pietà per la privacy. Poi mi allontano del centro del paese dai rumori della musica, le urla. Mi viene in mente come questo sia un mio habitat. Come quando ero ragazzino a Sant&#39;Olcese, nel momento che scoppiava la festa, mi allontanavo, andavo per strade buie, lasciavo il rumore lontano, come qualcosa di alieno ma rassicurante.</p>

<p>Anche qua, appena ci si allontana dal centro si piomba nel buio assoluto. Niente lampioni. Nel cielo, inaspettatamente ci sono le stelle. Sembra di stare su Outer Wilds. Cammino nel buio più profondo man mano che i miei occhi si abituano. Guardo il cielo, provo a fotografarlo con l&#39;otturatore aperto. La macchina non è abbastanza potente. Le stelle sono dei piccoli graffi bianchi nel nero, i miei brividi e le mie oscillazioni nel tenere a fuoco il cielo. Passa un auto, mi sposto, penso a cosa penserà quello che guida a vedere uno nel buio notturno di una strada, a fissare il cielo. Passa rapido, torna il buio.</p>

<p>Lontano parte la musica. Gli 883, Ligabue. Ad un certo punto una voce chiama i bambini. Parte “Il ballo del qua qua”.</p>

<p>Ogni tanto un docente muore. Allora ci alziamo nel collegio docenti e stiamo tutti in silenzio per un minuto. Visto da fuori sembra un film di fantascienza. Un futuro distopico dove la gente periodicamente muore, la gente di tutti i giorni, quella che conosci, che potresti essere tu. Quelli del mondo reale, produttivo. Sembra un meccanismo sociale, c&#39;è bisogno che qualcuno svanisca, che diventi un ricordo. Casualmente a qualcuno tocca, potresti essere tu. Potrei essere io. Nulla vieta che poi il docente mancato ritorni. Entrerebbe nell&#39;aula magna del collegio docenti, chiederebbe permesso, andrebbe  a sedersi con gli altri, nel mezzo del centinaio di persone che parlottano in attesa dell&#39;inizio. Si guarderebbe attorno, nessuno farebbe più caso a lui.</p>

<p>Forse dovrei scrivere “che parlotta” perché il soggetto è il centinaio, non le persone. Ma farebbe meno rumore.</p>

<p>C&#39;era qualcosa che volevo raccontare un aneddoto, qualcosa che mi sembrava significativo. Mi era tornato in mente oggi e avevo pensato, ecco, questa cosa ancora non l&#39;ho scritta. Stasera ho preso la mia macchina per scrivere e l&#39;avevo dimenticato. È un po&#39; che ci penso e non viene più fuori. Sono stanco, ho dormito poco e male. Colpa dell&#39;immaginazione, l&#39;ho scritto oggi a una che mi chiedeva come mai non avevo dormito, ho una rosa di carne, le ho risposto, che mi cresce dentro e più vado avanti più sono i suoi strati e i suoi labirinti. È difficile dormire quando tutto il tuo corpo è un insieme di petali abnormi che si attaccano gli uni altri altri, crescendo e mutando continuamente. Ma non era questa la cosa che volevo raccontare.</p>

<p>Sto continuando a pensarci mentre svuoto la lavapiatti, niente. Non riesco a ricordarlo. Mi viene il dubbio di averlo sognato; mi era già capitato di sognare che mi succedeva qualcosa di particolare, di memorabile,  e nel sogno chiedevo che mi fotografassero perché poi ne avrei fatto un meme per internet. Al risveglio avevo provato imbarazzo. Ma la cosa che volevo scrivere non era il sogno. Il fatto è che se non ricordo questa cosa, tra qualche giorno, qualche settimana al massimo, l&#39;avrò dimenticata. Scomparsa. Come il docente che diventa invisibile nell&#39;aula docenti. Di quello che mi succede resta solo quello che trascrivo e anche quello, in realtà, lo dimentico. Ogni tanto rileggo cose scritte decenni fa e sembrano scritte da una persona che non sono io, parlano di cose di cui non ricordo nulla. Ritornano dentro, irriconoscibili, e si siedono in mazzo al materiale d&#39;uso contemporaneo.</p>

<p>Ho giocato con i figli a Outer Wilds, sono morto in maniera strana. Ero sulla luna quantica e – probabilmente – la mia astronave  – mentre non la osservavo – è finita in un altro punto del pianeta. Sulla luna quantica le cose restano dove sono finché le guardi: appena distogli lo sguardo finiscono chissà dove. La mia nave doveva essere finita in un tornado il quale l&#39;aveva scagliata via, incidentalmente addosso a me che stavo camminando verso il polo nord della luna. Ora abbiamo finito, sto bevendo una camomilla, pensando a una visual novel a cui ho giocato nei giorni scorsi. Niente da fare, il ricordo non riemerge.</p>

<p>Inizio a pensare che non esista, questo ricordo. Esisteva finché lo pensavo, ma quando ho smesso di pensarlo, è finito anche lui in un luogo lontanissimo. Un luogo che non esiste e si cancella man mano che mi metto a pensare ad altro. Ci penso ancora un attimo, se mi viene in mente lo scrivo.</p>
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      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/83fptoikcz</guid>
      <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 20:32:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>caffè di cicoria</title>
      <link>https://noblogo.org/calcinacci/caffe-di-cicoria</link>
      <description>&lt;![CDATA[lasciare tutto in mano a due sole aziende, che di fatto possono chiudere in modo unilaterale qualsiasi account, non è che fosse tutta questa grande idea anche prima...&#xA;&#xA;ma dove sono adesso le destre nazionaliste che dilagano in tutta Europa?&#xA;&#xA;dove sono i surrogati autarchici?&#xA;&#xA;  Il fatto è che, da quanto mi viene spiegato (sarei lieto di sbagliarmi), la sospensione degli account di Google implica il fallimento della verifica di integrità di Play Integrity e quindi l’impossibilità di usare l’App IO, l’IT wallet, gli EUDI Wallet che usano Play integrity per la verifica&#xA;&#xA;  Una decisione di una amministrazione USA, inaudita altera parte, può determinare l’impossibilità di uso di credenziali e documenti digitali nazionali anche da parte di chi, in Italia, ha tutti i diritti di utilizzarli.&#xA;&#xA;https://blog.quintarelli.it/2026/09/di-app-io-eudiwallet-autistici-corte-di-giustizia-e-sovranita-digitale/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>lasciare tutto in mano a due sole aziende, che di fatto possono chiudere in modo unilaterale qualsiasi account, non è che fosse tutta questa grande idea anche prima...</p>

<p>ma dove sono adesso le destre nazionaliste che dilagano in tutta Europa?</p>

<p>dove sono i surrogati autarchici?</p>

<blockquote><p>Il fatto è che, da quanto mi viene spiegato (sarei lieto di sbagliarmi), la sospensione degli account di Google implica il fallimento della verifica di integrità di Play Integrity e quindi l’impossibilità di usare l’App IO, l’IT wallet, gli EUDI Wallet che usano Play integrity per la verifica</p>

<p>Una decisione di una amministrazione USA, inaudita altera parte, può determinare l’impossibilità di uso di credenziali e documenti digitali nazionali anche da parte di chi, in Italia, ha tutti i diritti di utilizzarli.</p></blockquote>

<p><a href="https://blog.quintarelli.it/2026/09/di-app-io-eudiwallet-autistici-corte-di-giustizia-e-sovranita-digitale/" rel="nofollow">https://blog.quintarelli.it/2026/09/di-app-io-eudiwallet-autistici-corte-di-giustizia-e-sovranita-digitale/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>calcinacci</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/1x767nnx89</guid>
      <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 20:00:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lowtrace</title>
      <link>https://noblogo.org/lowtrace/lowtrace</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ho aperto questo blog senza un piano editoriale preciso né particolarmente ambizioso.&#xA;&#xA;Lavoro da anni nel mondo della sicurezza tra cyber threat intelligence e sicurezza fisica. È un settore in cui si finisce facilmente a parlare solo di incidenti, attori malevoli, vulnerabilità, tecniche di attacco e strumenti sempre più sofisticati.&#xA;&#xA;Sono temi di cui parlerò anche qui, inevitabilmente. Ma Lowtrace nasce soprattutto dalla voglia di avere uno spazio un po&#39; più libero.&#xA;&#xA;Un posto dove raccogliere appunti, esperienze, strumenti che trovo utili e qualche riflessione su come usiamo la tecnologia ogni giorno.&#xA;&#xA;Lowtrace non significa sparire dalla rete o diventare invisibili. Significa, più semplicemente, provare a lasciare meno tracce inutili e avere un po&#39; più di consapevolezza su quelle che lasciamo.&#xA;&#xA;Perché Lowtrace&#xA;&#xA;Lasciamo continuamente tracce.&#xA;&#xA;Quando navighiamo, compriamo qualcosa, installiamo un&#39;app, accendiamo un dispositivo o semplicemente ci spostiamo con un telefono in tasca produciamo dati. Spesso molti più di quelli strettamente necessari.&#xA;&#xA;La cosa curiosa è che gran parte di questo processo è diventata così normale da essere quasi invisibile.&#xA;&#xA;Non penso che la risposta sia smettere di usare la tecnologia, né trasformare ogni scelta digitale in una battaglia ideologica. Mi interessa molto di più capire cosa succede dietro le quinte e, quando possibile, scegliere strumenti che raccolgano meno dati, durino più a lungo e rispettino maggiormente chi li utilizza.&#xA;&#xA;Lowtrace viene da qui.&#xA;&#xA;Non significa sparire dalla rete o diventare invisibili. Significa, più semplicemente, provare a lasciare meno tracce inutili e avere un po&#39; più di consapevolezza su quelle che lasciamo.&#xA;&#xA;Di cosa parlerò&#xA;&#xA;Probabilmente di cose abbastanza diverse tra loro. ci saranno post sulla sicurezza informatica, sulla threat intelligence, su OSINT e su alcuni aspetti della sicurezza fisica.&#xA;&#xA;Vorrei però dedicare spazio anche a strumenti e servizi alternativi a quelli più diffusi: software open source, applicazioni attente alla privacy, servizi decentralizzati o semplicemente prodotti che adottano modelli meno aggressivi nella raccolta dei dati.&#xA;&#xA;A volte l&#39;alternativa più rispettosa della privacy è meno comoda, meno integrata o richiede qualche minuto in più per essere configurata. Credo però sia interessante sapere che esiste e capire quali compromessi comporta.&#xA;&#xA;Mi interessano anche temi come i diritti digitali, la sorveglianza, la sostenibilità della tecnologia e il modo in cui le nostre abitudini cambiano quando pochi servizi diventano infrastrutture praticamente indispensabili.&#xA;&#xA;Ogni tanto, probabilmente, finirà qui anche qualcosa di completamente personale.&#xA;&#xA;Sicurezza senza paranoia&#xA;&#xA;Una cosa che vorrei evitare è trasformare la sicurezza in una collezione infinita di paure.&#xA;&#xA;Nel mio lavoro vedo quotidianamente minacce reali, ma proprio per questo credo sia importante distinguere ciò che è possibile da ciò che è probabile.&#xA;&#xA;Non tutti hanno bisogno dello stesso livello di protezione.&#xA;&#xA;Una persona comune, un giornalista, un amministratore di sistema e qualcuno che lavora in un contesto particolarmente esposto hanno modelli di minaccia molto diversi.&#xA;&#xA;Quando parlerò di sicurezza cercherò quindi di spiegare anche il contesto: da cosa ci stiamo proteggendo, quanto è realistico il rischio e quanto costa, in termini di tempo e comodità, adottare una determinata soluzione.&#xA;&#xA;L&#39;obiettivo non è costruire una fortezza digitale, è fare scelte ragionevoli.&#xA;&#xA;Alternative, non religioni&#xA;&#xA;Non credo molto nelle guerre tra ecosistemi o nelle liste del tipo “questo prodotto è buono, quello è cattivo”.&#xA;&#xA;Uso anch&#39;io servizi mainstream e probabilmente continuerò a farlo.&#xA;&#xA;Mi interessa però evitare che cinque piattaforme diventino automaticamente la risposta a qualsiasi esigenza digitale.&#xA;&#xA;Esistono progetti piccoli, software indipendenti e servizi costruiti con filosofie molto diverse. Alcuni sono eccellenti, altri meno. Vale comunque la pena scoprirli.&#xA;&#xA;Quando ne troverò uno interessante proverò a raccontarlo qui, spiegando perché potrebbe avere senso usarlo e quali sono i suoi limiti.&#xA;&#xA;Il punto&#xA;&#xA;Lowtrace è semplicemente un posto dove mettere ordine nelle cose che incontro, provo o studio.&#xA;&#xA;Se nel frattempo qualche post sarà utile anche ad altri, tanto meglio.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ho aperto questo blog senza un piano editoriale preciso né particolarmente ambizioso.</p>

<p>Lavoro da anni nel mondo della sicurezza tra cyber threat intelligence e sicurezza fisica. È un settore in cui si finisce facilmente a parlare solo di <strong><em>incidenti, attori malevoli, vulnerabilità, tecniche di attacco e strumenti sempre più sofisticati</em></strong>.</p>

<p>Sono temi di cui parlerò anche qui, inevitabilmente. Ma Lowtrace nasce soprattutto dalla voglia di avere uno spazio un po&#39; più libero.</p>

<p>Un posto dove raccogliere appunti, esperienze, strumenti che trovo utili e qualche riflessione su come usiamo la tecnologia ogni giorno.</p>

<p>Lowtrace non significa sparire dalla rete o diventare invisibili. Significa, più semplicemente, provare a lasciare meno tracce inutili e avere un po&#39; più di consapevolezza su quelle che lasciamo.</p>

<h2 id="perché-lowtrace">Perché Lowtrace</h2>

<p>Lasciamo continuamente tracce.</p>

<p>Quando navighiamo, compriamo qualcosa, installiamo un&#39;app, accendiamo un dispositivo o semplicemente ci spostiamo con un telefono in tasca produciamo dati. Spesso molti più di quelli strettamente necessari.</p>

<p>La cosa curiosa è che gran parte di questo processo è diventata così normale da essere quasi invisibile.</p>

<p>Non penso che la risposta sia smettere di usare la tecnologia, né trasformare ogni scelta digitale in una battaglia ideologica. Mi interessa molto di più capire cosa succede dietro le quinte e, quando possibile, scegliere strumenti che raccolgano meno dati, durino più a lungo e rispettino maggiormente chi li utilizza.</p>

<p>Lowtrace viene da qui.</p>

<p>Non significa sparire dalla rete o diventare invisibili. Significa, più semplicemente, provare a lasciare meno tracce inutili e avere un po&#39; più di consapevolezza su quelle che lasciamo.</p>

<h2 id="di-cosa-parlerò">Di cosa parlerò</h2>

<p>Probabilmente di cose abbastanza diverse tra loro. ci saranno post sulla sicurezza informatica, sulla threat intelligence, su OSINT e su alcuni aspetti della sicurezza fisica.</p>

<p>Vorrei però dedicare spazio anche a strumenti e servizi alternativi a quelli più diffusi: software open source, applicazioni attente alla privacy, servizi decentralizzati o semplicemente prodotti che adottano modelli meno aggressivi nella raccolta dei dati.</p>

<p>A volte l&#39;alternativa più rispettosa della privacy è meno comoda, meno integrata o richiede qualche minuto in più per essere configurata. Credo però sia interessante sapere che esiste e capire quali compromessi comporta.</p>

<p>Mi interessano anche temi come i diritti digitali, la sorveglianza, la sostenibilità della tecnologia e il modo in cui le nostre abitudini cambiano quando pochi servizi diventano infrastrutture praticamente indispensabili.</p>

<p>Ogni tanto, probabilmente, finirà qui anche qualcosa di completamente personale.</p>

<h2 id="sicurezza-senza-paranoia">Sicurezza senza paranoia</h2>

<p>Una cosa che vorrei evitare è trasformare la sicurezza in una collezione infinita di paure.</p>

<p>Nel mio lavoro vedo quotidianamente minacce reali, ma proprio per questo credo sia importante distinguere ciò che è possibile da ciò che è probabile.</p>

<p>Non tutti hanno bisogno dello stesso livello di protezione.</p>

<p>Una persona comune, un giornalista, un amministratore di sistema e qualcuno che lavora in un contesto particolarmente esposto hanno modelli di minaccia molto diversi.</p>

<p>Quando parlerò di sicurezza cercherò quindi di spiegare anche il contesto: da cosa ci stiamo proteggendo, quanto è realistico il rischio e quanto costa, in termini di tempo e comodità, adottare una determinata soluzione.</p>

<p>L&#39;obiettivo non è costruire una fortezza digitale, è fare scelte ragionevoli.</p>

<h2 id="alternative-non-religioni">Alternative, non religioni</h2>

<p>Non credo molto nelle guerre tra ecosistemi o nelle liste del tipo “questo prodotto è buono, quello è cattivo”.</p>

<p>Uso anch&#39;io servizi mainstream e probabilmente continuerò a farlo.</p>

<p>Mi interessa però evitare che cinque piattaforme diventino automaticamente la risposta a qualsiasi esigenza digitale.</p>

<p>Esistono progetti piccoli, software indipendenti e servizi costruiti con filosofie molto diverse. Alcuni sono eccellenti, altri meno. Vale comunque la pena scoprirli.</p>

<p>Quando ne troverò uno interessante proverò a raccontarlo qui, spiegando perché potrebbe avere senso usarlo e quali sono i suoi limiti.</p>

<h2 id="il-punto">Il punto</h2>

<p>Lowtrace è semplicemente un posto dove mettere ordine nelle cose che incontro, provo o studio.</p>

<p>Se nel frattempo qualche post sarà utile anche ad altri, tanto meglio.</p>
]]></content:encoded>
      <author>lowtrace</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gxjhqd5dwa</guid>
      <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 10:08:16 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Antiwar Songs potrebbe scomparire a breve. Restiamo in contatto</title>
      <link>https://noblogo.org/antiwarsongs/cosi-come-comunicato-dal-collettivo-autistici-inventati-il-6-settembre-2026</link>
      <description>&lt;![CDATA[Così come comunicato dal Collettivo Autistici/Inventati il 6 settembre 2026, tale piattaforma, che ospita questo e altre migliaia di siti, chiuderà a breve. Le cause dovrebbero essere oramai note, e non ci soffermiamo ancora su di esse.&#xA;&#xA;”Canzoni Contro la Guerra” / Antiwar Songs / Chansons Contre la Guerre” è un database di canzoni antimilitariste, pacifiste, sociali e di lotta online dal 20 marzo 2003. Non è sicuramente il sito ancora in attività più antico della Rete italiana, ma ha raggiunto un’età non trascurabile. A tutt’oggi contiene quasi 40.000 canzoni in 176 lingue e oltre 60.000 tra traduzioni e commenti in 228 lingue.&#xA;&#xA;Poiché potremmo scomparire tra non molto, e senza preavviso (il blog è già inattivo, essendo ospitato sulla piattaforma Noblog di A/I), avvertiamo tutt* coloro che, nel corso degli anni, hanno partecipato e continuano a partecipare a vario titolo alla vita di AWS, che stiamo lavorando sia per salvare tutto il materiale che vi è contenuto, sia per renderlo disponibile utilizzando una diversa piattaforma.&#xA;&#xA;Tutto questo, naturalmente, continuando a fare presente in che modo la piattaforma Autistici/Inventati è stata eliminata da presidenti USA fascisti con la collaborazione del governo italiano e di banche quasi etiche. Vorremmo salvare sì il nostro piccolo giardino, ma tenendo sempre conto che è stata abbattuta una foresta intera. Ad ogni modo, tante canzoni contenute in questo sito parlano di migranti, ed anche noi saremo costretti a migrare. Dove, ancora, non si sa.&#xA;&#xA;Nella nostra attività abbiamo sempre rifiutato categoricamente di mischiarci all’immondezzaio dei “social”, che avremmo volentieri lasciato al chiacchiericcio globale, alla finta “amicizia” e alle tragiche falsità planetarie. Purtroppo, in questa fase particolare nella quale potremmo sparire all’improvviso, si è resa necessaria l’apertura di una  pagina “Facebook”: per mantenere un pur minimo canale di comunicazione. Utilizzeremo questa pagina esclusivamente per comunicazioni e per aggiornare su quel che stiamo facendo e su quel che sta via via accadendo. Tale pagina non accetterà canzoni, traduzioni ed altri contenuti, ma sarà esclusivamente “di servizio”.&#xA;&#xA;Nel frattempo, finché sarà disponibile, antiwarsongs.org continuerà la sua normale attività quotidiana, ovvero rendere disponibili liberamente canzoni e musica. Chiunque potrà continuare a inviare liberamente i propri contributi. Fino all’ultimo secondo sarà così.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Così come comunicato dal Collettivo Autistici/Inventati il 6 settembre 2026, tale piattaforma, che ospita questo e altre migliaia di siti, <a href="https://ilmanifesto.it/chiude-la-piattaforma-autistici-inventati-troppo-forte-la-stretta-statunitense" rel="nofollow">chiuderà a breve</a>. Le cause dovrebbero essere oramai note, e non ci soffermiamo ancora su di esse.</p>

<p>”Canzoni Contro la Guerra” / <a href="https://www.antiwarsongs.org/" rel="nofollow">Antiwar Songs</a> / Chansons Contre la Guerre” è un database di canzoni antimilitariste, pacifiste, sociali e di lotta online dal 20 marzo 2003. Non è sicuramente il sito ancora in attività più antico della Rete italiana, ma ha raggiunto un’età non trascurabile. A tutt’oggi contiene quasi 40.000 canzoni in 176 lingue e oltre 60.000 tra traduzioni e commenti in 228 lingue.</p>

<p>Poiché potremmo scomparire tra non molto, e senza preavviso (il blog è già inattivo, essendo ospitato sulla piattaforma Noblog di A/I), avvertiamo tutt* coloro che, nel corso degli anni, hanno partecipato e continuano a partecipare a vario titolo alla vita di AWS, che stiamo lavorando sia per salvare tutto il materiale che vi è contenuto, sia per renderlo disponibile utilizzando una diversa piattaforma.</p>

<p>Tutto questo, naturalmente, continuando a fare presente in che modo la piattaforma Autistici/Inventati è stata eliminata da presidenti USA fascisti con la collaborazione del governo italiano e di banche quasi etiche. Vorremmo salvare sì il nostro piccolo giardino, ma tenendo sempre conto che è stata abbattuta una foresta intera. Ad ogni modo, tante canzoni contenute in questo sito parlano di migranti, ed anche noi saremo costretti a migrare. Dove, ancora, non si sa.</p>

<p>Nella nostra attività abbiamo sempre rifiutato categoricamente di mischiarci all’immondezzaio dei “social”, che avremmo volentieri lasciato al chiacchiericcio globale, alla finta “amicizia” e alle tragiche falsità planetarie. Purtroppo, in questa fase particolare nella quale potremmo sparire all’improvviso, si è resa necessaria l’apertura di una  <a href="https://www.facebook.com/antiwarsongs.org" rel="nofollow">pagina “Facebook”</a>: per mantenere un pur minimo canale di comunicazione. Utilizzeremo questa pagina esclusivamente per comunicazioni e per aggiornare su quel che stiamo facendo e su quel che sta via via accadendo. Tale pagina non accetterà canzoni, traduzioni ed altri contenuti, ma sarà esclusivamente “di servizio”.</p>

<p>Nel frattempo, finché sarà disponibile, antiwarsongs.org continuerà la sua normale attività quotidiana, ovvero rendere disponibili liberamente canzoni e musica. Chiunque potrà continuare a inviare liberamente i propri contributi. Fino all’ultimo secondo sarà così.</p>
]]></content:encoded>
      <author>antiwarsongs</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wfq385eb9k</guid>
      <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:13:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Di refusi, probabilmente in abbondanza]</title>
      <link>https://noblogo.org/petra-von-kramp/di-refusi-probabilmente-in-abbondanza</link>
      <description>&lt;![CDATA[[Di refusi, probabilmente in abbondanza]&#xA;&#xA;Da ragazzina, verso i 14/15 anni, ricordo che passavo molto tempo a scrivere al computer. Avevo l&#39;abitudine di usare un font che poi non ho mai più usato, né rivisto, il &#34;Monotype Corsiva&#34;. Mi piaceva inspiegabilmente moltissimo. Scrivevo, stampavo e spillavo. Poi rileggevo ovviamente, come fosse una rivista - che il numero di pagine era comunque modesto, sebbene contenesse tutte le mie paturnie adolescenziali e quindi dolorosissime, se sei una come me. Tempo dopo, tutto è andato perso, ma non in qualche cestino: banalmente, ho perso tutto. In realtà credo di averlo solo nascosto molto bene. Infatti, potrebbe benissimo essere che quella breve raccolta autobiografica sia chissà dove a casa dei miei genitori. Altre volte invece penso che, dopo averlo riesumato e letto, siano stati proprio loro, colpiti da troppa compassione e pena per me, ad averlo gettato. Fatto sta che quella voglia di scrivere è riemersa in me circa trent&#39;anni dopo quel periodo e nel mezzo, solo un lunghissimo e immotivato silenzio.&#xA;Non so che farmene di questa voglia ora come ora, quel che so è che ad un certo punto è importante che esca. Qui, oggi, inizia qualcosa; col tempo capirò cosa e come. Di &#34;perché&#34; ne ho parecchi]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[Di refusi, probabilmente in abbondanza]</p>

<p>Da ragazzina, verso i 14/15 anni, ricordo che passavo molto tempo a scrivere al computer. Avevo l&#39;abitudine di usare un font che poi non ho mai più usato, né rivisto, il “Monotype Corsiva”. Mi piaceva inspiegabilmente moltissimo. Scrivevo, stampavo e spillavo. Poi rileggevo ovviamente, come fosse una rivista – che il numero di pagine era comunque modesto, sebbene contenesse tutte le mie paturnie adolescenziali e quindi dolorosissime, se sei una come me. Tempo dopo, tutto è andato perso, ma non in qualche cestino: banalmente, ho perso tutto. In realtà credo di averlo solo nascosto molto bene. Infatti, potrebbe benissimo essere che quella breve raccolta autobiografica sia chissà dove a casa dei miei genitori. Altre volte invece penso che, dopo averlo riesumato e letto, siano stati proprio loro, colpiti da troppa compassione e pena per me, ad averlo gettato. Fatto sta che quella voglia di scrivere è riemersa in me circa trent&#39;anni dopo quel periodo e nel mezzo, solo un lunghissimo e immotivato silenzio.
Non so che farmene di questa voglia ora come ora, quel che so è che ad un certo punto è importante che esca. Qui, oggi, inizia qualcosa; col tempo capirò cosa e come. Di “perché” ne ho parecchi</p>
]]></content:encoded>
      <author>Petra Von Kramp</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6mhfxp0r6q</guid>
      <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 22:47:34 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;intelligenza tra risonanze quantistiche del cervello e universo</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bil-tempo-non-esiste-le-risonanze-quantistiche-tra-cervello-e-universo-b</link>
      <description>&lt;![CDATA[bL&#39;intelligenza tra risonanze quantistiche del cervello e universo/b&#xA;&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai0N4TUCSNdDYZ-IEc-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcENM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAxviYep097BHU1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s3264/1000039416.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;&#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; data-original-height=&#34;3264&#34; data-original-width=&#34;2448&#34; height=&#34;600&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai0N4TUCSNdDYZ-IEc-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcENM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAxviYep097BHU1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s600/1000039416.jpg&#34; //a/div&#xA;Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l&#39;universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l&#39;universo?&#xA;&#xA;Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvono: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l&#39;animazione della coscienza?&#xA;&#xA;L&#39;uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.&#xA;&#xA;Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: &#34;Il Kairos è giunto...&#34;, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l&#39;ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l&#39;eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l&#39;espansione successiva della Cristianità.&#xA;&#xA;Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell&#39;ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un &#34;cloud&#34; cosmico accessibile istantaneamente.&#xA;&#xA;Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell&#39;una influenza immediatamente l&#39;altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella &#34;viaggia&#34; per coprire questa distanza. Non c&#39;è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l&#39;intuizione classica.&#xA;&#xA;Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l&#39;intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l&#39;intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.&#xA;&#xA;Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l&#39;informazione può essere condivisa istantaneamente, nel bene o nel male, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un&#39;illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell&#39;universo.&#xA;&#xA;Il tempo dell&#39;universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L&#39;evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al &#34;tempo di rottura&#34; (un&#39;Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell&#39;universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell&#39;universo sia l&#39;inizio di uno nuovo.&#xA;&#xA;Quindi, riferito al genere umano in un&#39;ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l&#39;universo. Il cervello e l&#39;intelligenza che ne deriva è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell&#39;universo.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>L&#39;intelligenza tra risonanze quantistiche del cervello e universo</b></p>

<p><div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai_0N4TUCSNdDYZ_-IEc_-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcE_NM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAx_viYep097BHU_1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s3264/1000039416.jpg" style="display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;" rel="nofollow"><img alt="" height="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai_0N4TUCSNdDYZ_-IEc_-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcE_NM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAx_viYep097BHU_1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s600/1000039416.jpg"/></a></div>
Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l&#39;universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l&#39;universo?</p>

<p>Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvono: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l&#39;animazione della coscienza?</p>

<p>L&#39;uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.</p>

<p>Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l&#39;ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l&#39;eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l&#39;espansione successiva della Cristianità.</p>

<p>Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell&#39;ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.</p>

<p>Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell&#39;una influenza immediatamente l&#39;altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c&#39;è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l&#39;intuizione classica.</p>

<p>Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l&#39;intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l&#39;intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.</p>

<p>Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l&#39;informazione può essere condivisa istantaneamente, nel bene o nel male, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un&#39;illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell&#39;universo.</p>

<p>Il tempo dell&#39;universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L&#39;evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un&#39;Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell&#39;universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell&#39;universo sia l&#39;inizio di uno nuovo.</p>

<p>Quindi, riferito al genere umano in un&#39;ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l&#39;universo. Il cervello e l&#39;intelligenza che ne deriva è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell&#39;universo.</p>
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      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/fv2inhfncf</guid>
      <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 19:53:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il tempo non esiste: la risonanze quantistiche tra cervello e universo</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bil-tempo-non-esiste-la-risonanze-quantistiche-tra-cervello-e-universo-b-54kp</link>
      <description>&lt;![CDATA[bIl tempo non esiste: la risonanze quantistiche tra cervello e universo/b&#xA;&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai0N4TUCSNdDYZ-IEc-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcENM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAxviYep097BHU1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s3264/1000039416.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;&#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; data-original-height=&#34;3264&#34; data-original-width=&#34;2448&#34; height=&#34;600&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai0N4TUCSNdDYZ-IEc-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcENM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAxviYep097BHU1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s600/1000039416.jpg&#34; //a/div&#xA;Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l&#39;universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l&#39;universo?&#xA;&#xA;Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvonoi: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l&#39;animazione della coscienza?&#xA;&#xA;L&#39;uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.&#xA;&#xA;Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: &#34;Il Kairos è giunto...&#34;, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l&#39;ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l&#39;eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l&#39;espansione successiva della Cristianità.&#xA;&#xA;Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell&#39;ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un &#34;cloud&#34; cosmico accessibile istantaneamente.&#xA;&#xA;Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell&#39;una influenza immediatamente l&#39;altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella &#34;viaggia&#34; per coprire questa distanza. Non c&#39;è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l&#39;intuizione classica.&#xA;&#xA;Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l&#39;intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l&#39;intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.&#xA;&#xA;Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l&#39;informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un&#39;illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell&#39;universo.&#xA;&#xA;Il tempo dell&#39;universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L&#39;evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al &#34;tempo di rottura&#34; (un&#39;Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell&#39;universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell&#39;universo sia l&#39;inizio di uno nuovo.&#xA;&#xA;Quindi, riferito al genere umano in un&#39;ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l&#39;universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell&#39;universo.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Il tempo non esiste: la risonanze quantistiche tra cervello e universo</b></p>

<p><div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai_0N4TUCSNdDYZ_-IEc_-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcE_NM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAx_viYep097BHU_1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s3264/1000039416.jpg" style="display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;" rel="nofollow"><img alt="" height="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai_0N4TUCSNdDYZ_-IEc_-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcE_NM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAx_viYep097BHU_1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s600/1000039416.jpg"/></a></div>
Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l&#39;universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l&#39;universo?</p>

<p>Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvonoi: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l&#39;animazione della coscienza?</p>

<p>L&#39;uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.</p>

<p>Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l&#39;ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l&#39;eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l&#39;espansione successiva della Cristianità.</p>

<p>Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell&#39;ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.</p>

<p>Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell&#39;una influenza immediatamente l&#39;altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c&#39;è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l&#39;intuizione classica.</p>

<p>Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l&#39;intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l&#39;intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.</p>

<p>Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l&#39;informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un&#39;illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell&#39;universo.</p>

<p>Il tempo dell&#39;universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L&#39;evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un&#39;Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell&#39;universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell&#39;universo sia l&#39;inizio di uno nuovo.</p>

<p>Quindi, riferito al genere umano in un&#39;ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l&#39;universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell&#39;universo.</p>
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      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
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      <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 19:53:21 +0000</pubDate>
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Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.&#xA;&#xA;Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: &#34;Il Kairos è giunto...&#34;, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l&#39;ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l&#39;eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l&#39;espansione successiva della Cristianità.&#xA;&#xA;Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell&#39;ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un &#34;cloud&#34; cosmico accessibile istantaneamente.&#xA;&#xA;Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell&#39;una influenza immediatamente l&#39;altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella &#34;viaggia&#34; per coprire questa distanza. Non c&#39;è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l&#39;intuizione classica.&#xA;&#xA;Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l&#39;intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l&#39;intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.&#xA;&#xA;Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l&#39;informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un&#39;illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell&#39;universo.&#xA;&#xA;Il tempo dell&#39;universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L&#39;evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al &#34;tempo di rottura&#34; (un&#39;Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell&#39;universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell&#39;universo sia l&#39;inizio di uno nuovo.&#xA;&#xA;Quindi, riferito al genere umano in un&#39;ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l&#39;universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell&#39;universo.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p></b>Il tempo non esiste: la risonanze quantistiche tra cervello e universo</b></p>

<p><div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai_0N4TUCSNdDYZ_-IEc_-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcE_NM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAx_viYep097BHU_1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s3264/1000039416.jpg" style="display: block; padding: 1em 0px; text-align: center;" rel="nofollow"><img alt="" height="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRO3gmWJsSncwkwCNWai_0N4TUCSNdDYZ_-IEc_-Kyvz4D4aZOwnyYQ9AlVbVqcE_NM0Jl-Dr0AuqLtCh2x0wkv7i3WVJjuAx_viYep097BHU_1YpjpL2xOIR60P4WvpMS8akOI1N2a2zFrNLoZvVSApM4GTp-C4wXzzRB0MDF0-9qNyuSq27Q6lPmBu4/s600/1000039416.jpg"/></a></div>
Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l&#39;universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l&#39;universo?</p>

<p>Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvonoi: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l&#39;animazione della coscienza?</p>

<p>L&#39;uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.</p>

<p>Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l&#39;ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l&#39;eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l&#39;espansione successiva della Cristianità.</p>

<p>Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell&#39;ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.</p>

<p>Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell&#39;una influenza immediatamente l&#39;altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c&#39;è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l&#39;intuizione classica.</p>

<p>Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l&#39;intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l&#39;intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.</p>

<p>Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l&#39;informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un&#39;illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell&#39;universo.</p>

<p>Il tempo dell&#39;universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L&#39;evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un&#39;Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell&#39;universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell&#39;universo sia l&#39;inizio di uno nuovo.</p>

<p>Quindi, riferito al genere umano in un&#39;ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l&#39;universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell&#39;universo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/orw8s8l74g</guid>
      <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 19:53:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;architettura del dissenso</title>
      <link>https://noblogo.org/neox62/larchitettura-del-dissenso</link>
      <description>&lt;![CDATA[L&#39;architettura del dissenso&#xA;&#xA;Come il design delle piattaforme progetta il conflitto per generare engagement.&#xA;&#xA;Apriamo un social. Leggiamo un commento. Ci arrabbiamo. Rispondiamo. Qualcuno ci provoca replicando in maniera piccata alla nostra osservazione. Rispondiamo di nuovo...&#xA;&#xA;E dopo dieci minuti siamo ancora nel bel mezzo della bagarre, magari incazzati più che mai!&#xA;&#xA;Ma siamo sicuri che sia tutto qui?&#xA;&#xA;Le liti sui social non nascono sempre spontaneamente. Le piattaforme sono costruite attraverso migliaia di scelte tecniche: quali contenuti mostrarci, in quale ordine, quali commenti mettere in evidenza, quando inviarci una notifica.&#xA;&#xA;E c&#39;è un dettaglio importante: la rabbia tiene incollati allo schermo.&#xA;&#xA;Per anni abbiamo considerato i social come spazi neutrali, semplici vetrine nelle quali gli utenti pubblicano contenuti mentre gli altri li osservano, leggono e magari commentano.&#xA;&#xA;Spoiler: non funziona più così.&#xA;&#xA;Dietro ogni pulsante, ogni notifica e ogni algoritmo c&#39;è un progetto. E quel progetto non serve soltanto a mostrarci dei contenuti: serve a mantenere la nostra attenzione.&#xA;&#xA;Per questo il conflitto non è necessariamente un effetto collaterale del sistema. Quando fa aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma, il conflitto diventa parte del prodotto.&#xA;&#xA;Carta canta.&#xA;&#xA;Alcuni dati emersi dai documenti interni di Facebook, resi pubblici nel 2021, danno la misura del fenomeno.&#xA;&#xA;Per tre anni l&#39;algoritmo ha dato allo stato &#34;Arrabbiato&#34; un peso cinque volte superiore a un semplice &#34;Mi piace&#34; di fatto premiando i contenuti che facevano infuriare le persone.&#xA;&#xA;Un esperimento con un account creato da zero in India ha mostrato che, in appena tre settimane, il sistema aveva già iniziato a proporre discorsi d&#39;odio e contenuti violenti.&#xA;&#xA;L&#39;intelligenza artificiale usata per individuare contenuti divisivi ne ha intercettati meno dell&#39;1 per cento, nonostante le aziende la presentino come la soluzione al problema.&#xA;&#xA;Oltre 5,8 milioni di account politici, celebrità, personaggi pubblici sono stati esentati dalle normali regole di moderazione grazie a un programma interno noto come Xcheck (sistema interno di Meta).&#xA;&#xA;Leggendo tra le righe&#xA;&#xA;Il punto non è che qualcuno, dentro queste aziende, voglia deliberatamente diffondere odio, ma è più semplice e più inquietante: il modello di guadagno si basa sul tempo che passiamo a scorrere il feed, e la rabbia tiene le persone incollate molto più a lungo della calma. Un sistema che deve massimizzare l&#39;attenzione, se lasciato libero di ottimizzare, finisce quasi per forza a premiare ciò che ci agita di più.&#xA;&#xA;Il meccanismo che rende tutto questo possibile assomiglia da vicino a una slot machine. Non sappiamo mai in anticipo se il prossimo scorrimento del dito porterà un contenuto interessante, un commento pungente o niente di rilevante ed è proprio questa incertezza a spingerci a controllare ancora, e ancora. Lo scorrimento infinito, poi, elimina quelle piccole pause (il cambio pagina, la fine di un contenuto) che normalmente ci danno il tempo di fermarci a pensare. Tolta la pausa, resta solo il riflesso.&#xA;&#xA;Va detto con onestà che non tutto il malessere online si spiega con il design. Le persone litigano anche di persona, i disaccordi politici e sociali esistevano ben prima degli smartphone, e ridurre ogni conflitto umano a &#34;colpa dell&#39;algoritmo&#34; sarebbe una semplificazione eccessiva. Le piattaforme amplificano dinamiche che, in parte, ci appartengono già. Il problema è quando questa amplificazione diventa un obiettivo di business, non un effetto secondario.&#xA;&#xA;Prendiamo un esempio concreto: la scelta di mostrare per prima cosa i commenti più discussi o controversi sotto un post, invece di quelli più utili o pertinenti. Non è un errore tecnico. È una decisione presa perché quei commenti generano più risposte, più tempo di lettura, più notifiche e quindi più dati su cui costruire pubblicità mirata. Lo stesso vale per contenuti diversissimi tra loro un video di guerra, una battuta, una pubblicità che nel feed appaiono tutti nello stesso formato, uno dopo l&#39;altro, come se avessero lo stesso peso. Questo appiattimento visivo ci impedisce di cambiare &#34;registro mentale&#34; da un contenuto all&#39;altro, e finiamo per reagire a tutto con la stessa superficialità istintiva.&#xA;&#xA;Le conseguenze di questo sistema non restano confinate dentro lo schermo. Documenti interni hanno rivelato che Instagram è consapevole di peggiorare i disturbi legati all&#39;immagine corporea in circa una ragazza adolescente su tre. Il caso indiano citato sopra mostra come lo stesso meccanismo, applicato in un contesto diverso, possa alimentare violenza reale. E quando le aziende reagiscono cambiando nome, sospendendo un progetto controverso come &#34;Instagram Kids&#34; spesso lo fanno più per gestire un danno d&#39;immagine che per una reale correzione di rotta.&#xA;&#xA;In sintesi&#xA;&#xA;Il dissenso online non nasce per caso. È il prodotto naturale di un sistema costruito per trattenere la nostra attenzione il più a lungo possibile, e la rabbia è, semplicemente, il carburante più efficiente per farlo funzionare. Capire questo meccanismo non ci rende immuni, ma ci permette almeno di guardare un feed, una notifica o una discussione accesa con occhi diversi — e magari di scegliere se e come lasciarci coinvolgere.&#xA;&#xA;Chi vuole entrare più nel dettaglio può cercare i cosiddetti &#34;Facebook papers&#34;, la raccolta di documenti interni resi pubblici nel 2021 grazie alla whistleblower Frances Haugen, che raccontano dall&#39;interno come queste dinamiche siano state osservate, misurate e, in molti casi, ignorate.&#xA;&#xA;E tu, quante volte ti sei accorto di essere stato &#34;agganciato&#34; da una discussione online che poi, a mente fredda, non ti interessava davvero? Raccontalo nei commenti: capire insieme questi meccanismi è il primo passo per non caderci più.&#xA;&#xA;Legenda:  Il programma è stato creato per esentare gli account di utenti famosi, politici o profili &#34;VIP&#34; dalle normali e automatiche regole di rimozione dei contenuti di Facebook e Instagram. I loro post segnalati vengono invece indirizzati a un team di revisori umani per evitare blocchi errati di profili rilevanti.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>L&#39;architettura del dissenso</p>

<p>Come il design delle piattaforme progetta il conflitto per generare engagement.</p>

<p>Apriamo un social. Leggiamo un commento. Ci arrabbiamo. Rispondiamo. Qualcuno ci provoca replicando in maniera piccata alla nostra osservazione. Rispondiamo di nuovo...</p>

<p>E dopo dieci minuti siamo ancora nel bel mezzo della bagarre, magari incazzati più che mai!</p>

<p>Ma siamo sicuri che sia tutto qui?</p>

<p>Le liti sui social non nascono sempre spontaneamente. Le piattaforme sono costruite attraverso migliaia di scelte tecniche: quali contenuti mostrarci, in quale ordine, quali commenti mettere in evidenza, quando inviarci una notifica.</p>

<p>E c&#39;è un dettaglio importante: la rabbia tiene incollati allo schermo.</p>

<p>Per anni abbiamo considerato i social come spazi neutrali, semplici vetrine nelle quali gli utenti pubblicano contenuti mentre gli altri li osservano, leggono e magari commentano.</p>

<p>Spoiler: non funziona più così.</p>

<p>Dietro ogni pulsante, ogni notifica e ogni algoritmo c&#39;è un progetto. E quel progetto non serve soltanto a mostrarci dei contenuti: serve a mantenere la nostra attenzione.</p>

<p>Per questo il conflitto non è necessariamente un effetto collaterale del sistema. Quando fa aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma, il conflitto diventa parte del prodotto.</p>

<p>Carta canta.</p>

<p>Alcuni dati emersi dai documenti interni di Facebook, resi pubblici nel 2021, danno la misura del fenomeno.</p>

<p>Per tre anni l&#39;algoritmo ha dato allo stato “Arrabbiato” un peso cinque volte superiore a un semplice “Mi piace” di fatto premiando i contenuti che facevano infuriare le persone.</p>

<p>Un esperimento con un account creato da zero in India ha mostrato che, in appena tre settimane, il sistema aveva già iniziato a proporre discorsi d&#39;odio e contenuti violenti.</p>

<p>L&#39;intelligenza artificiale usata per individuare contenuti divisivi ne ha intercettati meno dell&#39;1 per cento, nonostante le aziende la presentino come la soluzione al problema.</p>

<p>Oltre 5,8 milioni di account politici, celebrità, personaggi pubblici sono stati esentati dalle normali regole di moderazione grazie a un programma interno noto come Xcheck* (sistema interno di Meta).</p>

<p>Leggendo tra le righe</p>

<p>Il punto non è che qualcuno, dentro queste aziende, voglia deliberatamente diffondere odio, ma è più semplice e più inquietante: il modello di guadagno si basa sul tempo che passiamo a scorrere il feed, e la rabbia tiene le persone incollate molto più a lungo della calma. Un sistema che deve massimizzare l&#39;attenzione, se lasciato libero di ottimizzare, finisce quasi per forza a premiare ciò che ci agita di più.</p>

<p>Il meccanismo che rende tutto questo possibile assomiglia da vicino a una slot machine. Non sappiamo mai in anticipo se il prossimo scorrimento del dito porterà un contenuto interessante, un commento pungente o niente di rilevante ed è proprio questa incertezza a spingerci a controllare ancora, e ancora. Lo scorrimento infinito, poi, elimina quelle piccole pause (il cambio pagina, la fine di un contenuto) che normalmente ci danno il tempo di fermarci a pensare. Tolta la pausa, resta solo il riflesso.</p>

<p>Va detto con onestà che non tutto il malessere online si spiega con il design. Le persone litigano anche di persona, i disaccordi politici e sociali esistevano ben prima degli smartphone, e ridurre ogni conflitto umano a “colpa dell&#39;algoritmo” sarebbe una semplificazione eccessiva. Le piattaforme amplificano dinamiche che, in parte, ci appartengono già. Il problema è quando questa amplificazione diventa un obiettivo di business, non un effetto secondario.</p>

<p>Prendiamo un esempio concreto: la scelta di mostrare per prima cosa i commenti più discussi o controversi sotto un post, invece di quelli più utili o pertinenti. Non è un errore tecnico. È una decisione presa perché quei commenti generano più risposte, più tempo di lettura, più notifiche e quindi più dati su cui costruire pubblicità mirata. Lo stesso vale per contenuti diversissimi tra loro un video di guerra, una battuta, una pubblicità che nel feed appaiono tutti nello stesso formato, uno dopo l&#39;altro, come se avessero lo stesso peso. Questo appiattimento visivo ci impedisce di cambiare “registro mentale” da un contenuto all&#39;altro, e finiamo per reagire a tutto con la stessa superficialità istintiva.</p>

<p>Le conseguenze di questo sistema non restano confinate dentro lo schermo. Documenti interni hanno rivelato che Instagram è consapevole di peggiorare i disturbi legati all&#39;immagine corporea in circa una ragazza adolescente su tre. Il caso indiano citato sopra mostra come lo stesso meccanismo, applicato in un contesto diverso, possa alimentare violenza reale. E quando le aziende reagiscono cambiando nome, sospendendo un progetto controverso come “Instagram Kids” spesso lo fanno più per gestire un danno d&#39;immagine che per una reale correzione di rotta.</p>

<p>In sintesi</p>

<p>Il dissenso online non nasce per caso. È il prodotto naturale di un sistema costruito per trattenere la nostra attenzione il più a lungo possibile, e la rabbia è, semplicemente, il carburante più efficiente per farlo funzionare. Capire questo meccanismo non ci rende immuni, ma ci permette almeno di guardare un feed, una notifica o una discussione accesa con occhi diversi — e magari di scegliere se e come lasciarci coinvolgere.</p>

<p>Chi vuole entrare più nel dettaglio può cercare i cosiddetti “Facebook papers”, la raccolta di documenti interni resi pubblici nel 2021 grazie alla whistleblower Frances Haugen, che raccontano dall&#39;interno come queste dinamiche siano state osservate, misurate e, in molti casi, ignorate.</p>

<p>E tu, quante volte ti sei accorto di essere stato “agganciato” da una discussione online che poi, a mente fredda, non ti interessava davvero? Raccontalo nei commenti: capire insieme questi meccanismi è il primo passo per non caderci più.</p>

<p>Legenda: * Il programma è stato creato per esentare gli account di utenti famosi, politici o profili “VIP” dalle normali e automatiche regole di rimozione dei contenuti di Facebook e Instagram. I loro post segnalati vengono invece indirizzati a un team di revisori umani per evitare blocchi errati di profili rilevanti.</p>
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      <author>NetTalk</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ps8dl60r78</guid>
      <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 19:31:01 +0000</pubDate>
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