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    <title>noblogo.org Reader</title>
    <link>https://noblogo.org</link>
    <description>Read the latest posts from noblogo.org.</description>
    <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 22:56:00 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>John Hiatt – The Eclipse Sessions (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/john-hiatt-the-eclipse-sessions-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Giunto al ventitreesimo album in studio nell’arco dei quarantacinque anni di carriera che sono intercorsi dalla pubblicazione del suo primo singolo, John Hiatt si dimostra ancora una volta capace di confezionare un disco nell’arco di pochi giorni e accompagnato da un piccolo combo, cosa che in precedenza gli era magistralmente riuscita all’altezza di “Bring The Family”. Universalmente riconosciuto come un capolavoro... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/john-hiatt-eclipse-sessions-2018.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1436939440&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/710aqGYgJBL.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Giunto al ventitreesimo album in studio nell’arco dei quarantacinque anni di carriera che sono intercorsi dalla pubblicazione del suo primo singolo, John Hiatt si dimostra ancora una volta capace di confezionare un disco nell’arco di pochi giorni e accompagnato da un piccolo combo, cosa che in precedenza gli era magistralmente riuscita all’altezza di “Bring The Family”. Universalmente riconosciuto come un capolavoro... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/10/john-hiatt-eclipse-sessions-2018.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/10/john-hiatt-eclipse-sessions-2018.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1436939440" rel="nofollow">https://album.link/i/1436939440</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/v4dr25ij96</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 20:12:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lecce.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/lecce</link>
      <description>&lt;![CDATA[Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione&#xA;&#xA;L&#39;operazione &#34;Whisper&#34;, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all&#39;arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria. &#xA;&#xA;L&#39;indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco. &#xA;&#xA;Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall&#39;interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità. &#xA;&#xA;L&#39;operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="lecce-la-direzione-investigativa-antimafia-dia-smantella-rete-criminale-albanese-calabrese-radicata-in-numerose-province-del-meridione">Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/bPJRDBJ9ofTr23G/preview" alt=""></p>

<p>L&#39;operazione “Whisper”, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all&#39;arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.</p>

<p>L&#39;indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.</p>

<p>Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall&#39;interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.</p>

<p>L&#39;operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ihegv3bxij</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 20:11:38 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Pensieri riflessi, aspettando il temporale!</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/pensieri-riflessi-aspettando-il-temporale</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒 Dal mio diario..&#xA;&#xA;Per anni mi sono fatta sempre la stessa domanda: “Se un giorno mi dicessero che ho un tumore, cosa farei?”.&#xA;Non lo so!&#xA;Pensavo che magari sarei rimasta senza parole e istintivamente  sarei scappata. Immaginavo che quella fosse una via di fuga, il modo migliore per affrontare la paura e combattere!&#xA;&#xA;Poi quasi 2 anni fa  la vita mi ha messa davanti alla realtà, e a quella domanda non ho saputo dare risposta, non sono riuscita neppure ad alzarmi, anzi, come se mi avessero pugnalata ho smesso di pensare, sentire, per qlche istante, interminabile e poi come una liberazione, solo lacrime e singhiozzi.. così ho capito che non si parte, non si fugge, non si è assolutamente pronti e preparati! Perciò si resta e si fa un passo indietro, non perché si è deboli, perché si ha paura o perché non esiste un’alternativa, ma perché è lì che comincia la vera battaglia  è in quel momento che ha inizio una nuova avventura , per la quale non ci sono schemi, non ci sono indicazioni vere e proprie, si è vulnerabili..&#xA;&#xA;Davanti a una diagnosi così brutta, inaspettata, a volte immaginata, non si ha il desiderio di scappare, anzi pensi a quanto sia importante  e doveroso vivere, sopravvivere per andare avanti! Ci si ferma, ci si affida e si confida, si piange, si prega, si cercano pensieri alternativi, ma poi si resta per affrontare la malattia, per sottoporsi alle cure, per prendersi cura di sé stessi e per guardare in faccia ciò che fa più paura, ciò che sta mettendo a dura prova la  salute fisica e soprattutto psicologica! Cosi sono rimasta esattamente dov’ero,  ho imparato a cercare dentro di me il coraggio, la forza di attraversare, affrontare e superare ogni giorno quello che  mi stava accadendo, senza voltarmi indietro...E si inizia così un lungo estenuante percorso fatto di visite, consulti, incontri, parole, ricerche, esami, ecc, ecc..si combatte così, iniziando a cercare un senso anche quando sembra impossibile trovarlo, si inizia a convivere con la paura, con la rabbia e con tutte le emozioni che la malattia porta con sé.&#xA;&#xA;Ci sono giorni si, in cui ci si sente forti e altri in cui tutto sembra pesare il doppio e credi di non essere abbastanza forte per reggere il peso, la paura , l&#39; angoscia!&#xA;Il corpo cambia, e non si è preparati, io ancora oggi non mi riconosco, a volte non mi accetto e non mi sento a mio agio, le terapie stancano, pesano, a volte ti annullano, ma ti salvano la vita, l’incertezza accompagna ogni passo e il futuro smette di essere qualcosa di scontato, anzi è una parola che fai fatica a pronunciare!&#xA;&#xA;Eppure si continua, si combatte, si diventa leoni e si comprende che la forza non ha nulla a che vedere con l’idea eroica che spesso si immagina , anzi oltre a quella fisica, che spesso viene a mancare, ti accorgi che la forza diventa ogni singolo respiro, ogni singolo giorno che si affronta e ogni visita, esame, step che si supera...&#xA;È una forza silenziosa,  non è ostentazione, non è la capacità di non crollare mai, semmai è la forza di mostrarsi per quello che si è &#xA;accettare la propria fragilità e scegliere, ogni mattina, di affrontare un altro giorno sempre col sorriso e lo spirito giusto!&#xA;&#xA;Prendersi cura di sé diventa un atto rivoluzionario, perché bisogna accettare di avere paura senza lasciare che sia la paura a decidere come vivere o a impedirci di vivere! Significa continuare ad amarsi anche quando il proprio corpo cambia e non lo si riconosce più, e tutto sembra sbagliato, diverso, inadatto, troppo per come la malattia ci ha cambiato!&#xA;&#xA;La malattia mi sta insegnando che la vita non perde valore anzi ogni istante acquista un significato ancora più profondo e ci si aggrappa ad ogni gesto, ogni attimo, alla speranza, ad un alba, un tramonto... perchè &#xA;si può essere fragili e, nello stesso tempo, incredibilmente forti senza saperlo!&#xA;Il vero coraggio è restare, affrontare e combattere, anche quando non si ha la forza di restare accanto a sé stessi, anche quando tutto sembra indefinito e maledettamente difficile!.&#xA;&#xA;E capisci che la vita, anche quando fa male, merita di essere vissuta con dignità, senza vergognarsi, senza nascondersi, come ho fatto io agli inizi, con amore verso sé stessi, anche se si ha paura, anche se si pensa di non farcela, così si resta e si ricomincia proprio da dove tutto ha avuto inizio, da quel giorno, da quel controllo, da quella scoperta che cmq mi ha sconvolto la vita!  Ma credo che nonostante tutto l&#39;abbia resa diversa,  migliore ai miei occhi, al mio bisogno di restare forte, combattiva e serena, per me , per mio figlio e per tutti coloro che mi sono stati accanto e anche per coloro che si sono allontanati, che io ho allontanato o semplicemente che hanno cambiato strada..&#xA;&#xA; Si resta, per vivere e continuare a sognare!]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒 Dal mio diario..</p>

<p>Per anni mi sono fatta sempre la stessa domanda: “Se un giorno mi dicessero che ho un tumore, cosa farei?”.
Non lo so!
Pensavo che magari sarei rimasta senza parole e istintivamente  sarei scappata. Immaginavo che quella fosse una via di fuga, il modo migliore per affrontare la paura e combattere!</p>

<p>Poi quasi 2 anni fa  la vita mi ha messa davanti alla realtà, e a quella domanda non ho saputo dare risposta, non sono riuscita neppure ad alzarmi, anzi, come se mi avessero pugnalata ho smesso di pensare, sentire, per qlche istante, interminabile e poi come una liberazione, solo lacrime e singhiozzi.. così ho capito che non si parte, non si fugge, non si è assolutamente pronti e preparati! Perciò si resta e si fa un passo indietro, non perché si è deboli, perché si ha paura o perché non esiste un’alternativa, ma perché è lì che comincia la vera battaglia  è in quel momento che ha inizio una nuova avventura , per la quale non ci sono schemi, non ci sono indicazioni vere e proprie, si è vulnerabili..</p>

<p>Davanti a una diagnosi così brutta, inaspettata, a volte immaginata, non si ha il desiderio di scappare, anzi pensi a quanto sia importante  e doveroso vivere, sopravvivere per andare avanti! Ci si ferma, ci si affida e si confida, si piange, si prega, si cercano pensieri alternativi, ma poi si resta per affrontare la malattia, per sottoporsi alle cure, per prendersi cura di sé stessi e per guardare in faccia ciò che fa più paura, ciò che sta mettendo a dura prova la  salute fisica e soprattutto psicologica! Cosi sono rimasta esattamente dov’ero,  ho imparato a cercare dentro di me il coraggio, la forza di attraversare, affrontare e superare ogni giorno quello che  mi stava accadendo, senza voltarmi indietro...E si inizia così un lungo estenuante percorso fatto di visite, consulti, incontri, parole, ricerche, esami, ecc, ecc..si combatte così, iniziando a cercare un senso anche quando sembra impossibile trovarlo, si inizia a convivere con la paura, con la rabbia e con tutte le emozioni che la malattia porta con sé.</p>

<p>Ci sono giorni si, in cui ci si sente forti e altri in cui tutto sembra pesare il doppio e credi di non essere abbastanza forte per reggere il peso, la paura , l&#39; angoscia!
Il corpo cambia, e non si è preparati, io ancora oggi non mi riconosco, a volte non mi accetto e non mi sento a mio agio, le terapie stancano, pesano, a volte ti annullano, ma ti salvano la vita, l’incertezza accompagna ogni passo e il futuro smette di essere qualcosa di scontato, anzi è una parola che fai fatica a pronunciare!</p>

<p>Eppure si continua, si combatte, si diventa leoni e si comprende che la forza non ha nulla a che vedere con l’idea eroica che spesso si immagina , anzi oltre a quella fisica, che spesso viene a mancare, ti accorgi che la forza diventa ogni singolo respiro, ogni singolo giorno che si affronta e ogni visita, esame, step che si supera...
È una forza silenziosa,  non è ostentazione, non è la capacità di non crollare mai, semmai è la forza di mostrarsi per quello che si è
accettare la propria fragilità e scegliere, ogni mattina, di affrontare un altro giorno sempre col sorriso e lo spirito giusto!</p>

<p>Prendersi cura di sé diventa un atto rivoluzionario, perché bisogna accettare di avere paura senza lasciare che sia la paura a decidere come vivere o a impedirci di vivere! Significa continuare ad amarsi anche quando il proprio corpo cambia e non lo si riconosce più, e tutto sembra sbagliato, diverso, inadatto, troppo per come la malattia ci ha cambiato!</p>

<p>La malattia mi sta insegnando che la vita non perde valore anzi ogni istante acquista un significato ancora più profondo e ci si aggrappa ad ogni gesto, ogni attimo, alla speranza, ad un alba, un tramonto... perchè
si può essere fragili e, nello stesso tempo, incredibilmente forti senza saperlo!
Il vero coraggio è restare, affrontare e combattere, anche quando non si ha la forza di restare accanto a sé stessi, anche quando tutto sembra indefinito e maledettamente difficile!.</p>

<p>E capisci che la vita, anche quando fa male, merita di essere vissuta con dignità, senza vergognarsi, senza nascondersi, come ho fatto io agli inizi, con amore verso sé stessi, anche se si ha paura, anche se si pensa di non farcela, così si resta e si ricomincia proprio da dove tutto ha avuto inizio, da quel giorno, da quel controllo, da quella scoperta che cmq mi ha sconvolto la vita!  Ma credo che nonostante tutto l&#39;abbia resa diversa,  migliore ai miei occhi, al mio bisogno di restare forte, combattiva e serena, per me , per mio figlio e per tutti coloro che mi sono stati accanto e anche per coloro che si sono allontanati, che io ho allontanato o semplicemente che hanno cambiato strada..</p>

<p> Si resta, per vivere e continuare a sognare!</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/lvvz6jbusn</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 14:51:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>riflettevo ieri sera, dialogando con amici di sperimentazioni e altro, che il...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/riflettevo-ieri-sera-dialogando-con-amici-di-sperimentazioni-e-altro-che-il</link>
      <description>&lt;![CDATA[riflettevo ieri sera, dialogando con amici di sperimentazioni e altro, che il lavoro svolto da gammm negli ultimi 20 anni (https://gammm.org/2026/06/29/20-anni-di-gammm/) ha lievemente smosso le superfici delle cervici italetterarie, ma mica molto di più.&#xA;&#xA;i popoli .it al massimo infilano una prosa nel serpentone dei versi, azzardano una foto, giocano con le lettere sparpagliate su una due pagine e fine. &#xA;&#xA;stanno bene così.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>riflettevo ieri sera, dialogando con amici di sperimentazioni e altro, che il lavoro svolto da gammm negli ultimi 20 anni (<a href="https://gammm.org/2026/06/29/20-anni-di-gammm/" rel="nofollow">https://gammm.org/2026/06/29/20-anni-di-gammm/</a>) ha lievemente smosso le superfici delle cervici italetterarie, ma mica molto di più.</p>

<p>i popoli .it al massimo infilano una prosa nel serpentone dei versi, azzardano una foto, giocano con le lettere sparpagliate su una due pagine e fine.</p>

<p>stanno bene così.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8pomqi0cqx</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 14:05:40 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[79]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/79</link>
      <description>&lt;![CDATA[[79]&#xA;&#xA;come aggeggi da bixio sono o come altrettanti loro] se prosciugate in bigi mercuri sotto-cannoniere abili talvolta [zanzare⅔] senza rospicidi lì velate di amiantidi aghiformi anemie [tane stracotte] leggère bàscule [questo] testo non è adatto per ⅓]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[79]</p>

<p>come aggeggi da bixio sono o come altrettanti loro] se prosciugate in bigi mercuri sotto-cannoniere abili talvolta [zanzare⅔] senza rospicidi lì velate di amiantidi aghiformi anemie [tane stracotte] leggère bàscule [questo] testo non è adatto per ⅓</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/smhb0yjdqu</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 13:20:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Murder in the Tool Library: When Solarpunk is the Victim</title>
      <link>https://noblogo.org/clockwork/murder-in-the-tool-library-when-solarpunk-is-the-victim</link>
      <description>&lt;![CDATA[Finding good solarpunk novels is still quite challenging, given that the genre has barely a decade under its belt. The positive side of this current landscape is that when something notable pops up, it easily makes the rounds: in niche online communities, word of mouth still rules. This is how Murder in the Tool Library caught my attention and, as you can imagine, raised my expectations. So let’s start with those first, which is unusual in a review but it might shed some light on why I’m so terribly disappointed by this novel.&#xA;&#xA;What I Wanted (or Hoped)&#xA;&#xA;When I imagine a crime novel in a solarpunk setting, several questions naturally pop up: how does a utopian society deal with severe interpersonal wrongings? How does an investigation take place without surveillance? How do processes look like without police, courts, prisons, and so on?&#xA;&#xA;This is exactly the point of speculative fiction: imagining how different societies handle (or prevent!) nasty modern problems. The point of solarpunk, among other things, is exactly to make one wonder about these possibilities even before touching page one. Moreover, the author, A.E. Marling, is not new to fiction: he’s been writing fantasy since 2013, so I expected some expertise and finesse in weaving a story and delivering satisfying character arcs or plot beats.&#xA;&#xA;All this was in my mind when I picked up the novel, and I really wanted to believe it would be a good one, since I haven’t added anything to my Must Read List in a long time. It looks like it was not enough.&#xA;&#xA;There will be minor spoilers, but I will try to keep them vague enough that you can read the novel on your own. I’m going to discuss ideas and concepts more than story elements or plot twists, except for the ending.&#xA;&#xA;What Worked&#xA;&#xA;I’m going to explain in detail all the issues I have with the novel, but first I have to say that I genuinely liked some of the ideas here. As I said above, the thought experiment of how to deal with murders, reparations and justice in a utopian society without unjustly immiserating anyone is absolutely crucial and timely in a world like ours, where regardless of geography police abuse is rampant and the judicial system treats elites differently from everyday citizens. So the premise (a boy gets murdered in plain day in a public place; how does a utopian society react?) is genuinely interesting, and the first chapter is quite the hook.&#xA;&#xA;I also found the first idea of the novel quite clever: unlike most crime fiction, in which a clever, larger-than-life detective (and maybe his assistant) finds all the evidence and eventually unmasks the culprit via logical reasoning and outstanding deductions, here the task is taken up by the CDS, a group of volunteer detectives who dedicate what time they can spare to try and mend these episodes of societal and interpersonal misconduct.&#xA;&#xA;The investigation then takes place with plentiful input from other citizens, who irregularly contribute by providing additional information, pointing out details that detectives missed on the murder scene, looking up backgrounds and so on, via a shared chat. I found all these ideas very clever: it’s the opposite of detective stories, far away from the lone genius cracking a puzzle as a challenge for his own ego, and instead a society that collectively puts time and effort to deal with the untimely loss of a member of their community. This had almost convinced me that this was it, the thoughtful and grounded solarpunk that I was looking for!&#xA;&#xA;Alas, the dystopia that followed proved me wrong.&#xA;&#xA;What Didn’t Work&#xA;&#xA;Now, this part will be longer; I did not like the rest of the novel, but I’m not going to spend thousands of words to scream that it sucked or the author sucks at writing. Sure, I do have gripes of personal taste with the use of commas or descriptions or the detectives&#39; characterizations, but these are minor elements; the next person might love them and the next one might not even notice them, so it’s not useful to discuss them. I’m going to discuss why some ideas in the novel did not work, could never work and are actively against the premise of a utopian or solarpunk society.&#xA;&#xA;Let’s begin from the crowdsourcing of information, which is the first element that made me suspicious about the setting. In order to have full participation in the investigative process, everything is livestreamed. All the detectives film and record and share everything, which is the go-to way to make the whole procedure as democratic as possible. But at the same time (and the story itself sort of realizes this in the first half) it spawns an all-encompassing culture of spectacle. People are not drawn in the investigation out of genuine concern for the stability of their society, but out of drama. This does not stop at the investigation, but it goes on and becomes grotesque during the process of the culprit in the last few chapters (more on this later). In an attempt to envision a more democratic process, the author has recreated a digital version of public hanging that none of the characters opposes.&#xA;&#xA;Secondly, the author puts a great deal of attention on mental health and the importance of therapy… to the point it becomes a universal antidote for societal issues. As the investigation proceeds, it is revealed that the perpetrator is affected by a mental disorder and he was deceiving everyone else so well that he managed to avoid therapy for his whole life. And if you’re raising an eyebrow to that phrasing (instead of, for example, “refuse professional help”), let me bring up the example of Vittoria (one of the detectives whose name is needed in this review, since the story betrays a clear preference from the side of the author). Upon meeting a citizen who reacts badly to her presence (quote: “Stuck-up freak!”, so not even a slur or anything seriously offensive), she reacts by “activating a program that would crack his identity, message him in one hour, and inform him he must produce proof of therapy for his behavior or face censure.” &#xA;&#xA;Now, I know we all have slightly different visions of utopia and solarpunk, but this is an exchange that could only happen in a dystopic surveillance state in which therapy is ministered in a Foucauldian sense: to enact control, silence dissent, or put people behind medical and institutional barriers to make their lives harder under the pretense of providing help.&#xA;&#xA;This does not end here. While the first half of the novel is dedicated to investigating the crime scene and possible clues (as is standard practice in most crime fictions), the second half locks in on a single suspect and the detectives’ efforts are not dedicated to crack the sequence of events that exclude every other possible character, but rather to prove that the suspect is in fact really a psychopath. The impression I got from the text (regardless if this was the author&#39;s intention) was that the suspect was being investigated not much for committing a crime but for being a deviant (of which committing murder was just another clue).&#xA;&#xA;In order to do this, the detectives commit a slew of unthinkable breaches that would not fly even in our current societies (irrespective of geographical location): they search his house without his consent or knowledge (through a warrant obtained shadily by pressuring a community council) to search his belongings and find proof of killed animals in his youth; Vittoria pretends to go on a date with him to conduct a non-consensual nor informed interrogation (I have heard of only one similar real-life story, and it was from a Chinese dissident), and they even desecrate his mother’s corpse (again, no consent nor knowledge) to prove that he had poisoned his mother! What began as a murder investigation moves beyond the murder itself and quickly devolves into a relentless manhunt, in which the detectives have at their disposal every common tool used by our modern-day police to press their charges.&#xA;&#xA;Every abuse of power by the detectives is presented as justified and even necessary, since the killer is a psychopath and therefore would lie at every occasion; an ontologically evil being that would only carry out evil actions and for which this ‘utopian’ society clearly has no answer. Leaving the un-solarpunk moral dilemma aside (is the murderer beyond salvation because he&#39;s a psychopath, or can he repent and be rehabilitated after mandatory therapy?), the author has uncomfortably stepped onto something important: that it would be really hard to conduct ‘investigations’ as we normally experience them while at the same time having the culprit consensually cooperate. The author sees all this, and instead of trying to devise a different method (which would’ve been imaginative and no doubt challenging, but worth the effort!), he goes the other way and strips the culprit of every decency on the grounds of psychopathy.&#xA;&#xA;The author desperately tries to paint the killer as the unforgivable bad guy, and yet I found myself empathizing with him precisely because of the unjustified and repeated abuse he received through the whole story.&#xA;&#xA;Before concluding, I have to spend a few lines to discuss the climax scene of the process, since it is truly the epitome of grotesque. &#xA;&#xA;After the culprit has been apprehended, Vittoria dishes our her impassioned speech to demand the maximum punishment: “a sentence of dehumanization” (very solarpunk), while the whole city is watching (via livestream). Through the whole scene, the culprit is mouthfolded (they can’t allow him to speak, because, you guessed it, he would only lie!) and can only reply via keyboard; this doesn’t matter, because his messages are never shown. He does not have any defense attorney (which should be a minimum right, at least in Italy and Finland, but supposedly in USA as well, given the author’s origins) and it is implied that the ‘jury’ eventually does commit the maximum punishment, and the culprit is stripped of any right except those of parasites.&#xA;&#xA;Now, I’m not an expert on judicial systems, but one thing I can say for sure: a society in which criminals don’t have rights can eliminate dissent at will. If criminals don’t have rights, then all the government has to do is find some excuse to label people as criminals, and those people will no longer have rights. In the specific case of this novel, detectives can conjure evidence of psychopathy and persuade the whole society that they do not deserve empathy nor help and are worthy of elimination.&#xA;&#xA;Would you like to live in such a utopia?&#xA;&#xA;Warping the Narrative&#xA;&#xA;So let’s focus on this Vittoria character I’ve been talking about, the ‘femme fatale’ that is mentioned in the novel’s blurb.&#xA;&#xA;The author never fails to remark three things about her: her height, her charisma and her... righteous bloodthirst, almost to the point of obsession. This betrays a clear preference for this character on the side of the author, and indeed she gets the best treatment of the whole cast: the ending declares her eponymous victory at the expense of the killer, something that no other character celebrates.&#xA;&#xA;I have three interpretations for Vittoria’s character. First: she embodies the old violent cop archetype, moved by personal revenge or moral duty. Second: Vittoria is also a villain, and other detectives will have to face her in a follow-up novel. And third: she’s another psychopath, just like the killer himself, but unlike him she managed to channel her tendencies into a respected profession in which she’s allowed to have some leeway, provided that she does not harm anyone else in the process. None of these options strike me as interesting in a solarpunk setting; the first might have been an interesting character arc (the former cop that needs to learn how to operate in a new, more respectful and humane system after years of service where abuse was normalized), but it was not the story this novel ended up telling. Vittoria is always presented as cool, her flaws are always minimized, her deeds justified, and on top of all this she always gets her way. The story lets her win every time: some characters here and there try to push back, but they fold after two lines and admit defeat.&#xA;&#xA;In any other genre, this might have been an interesting story; a Psycho-Pass-eqsue manhunt in which the huntress is revealed to be not just another monster but the better monster, because she can rein in her impulses and (ab)use the tools of the society around her to conceal her bloodthirst and channel it towards other monsters. This is a fantastic concept for a crime novel, maybe even for a cyberpunk one, although it still relies on the (faulty, in my opinion) assumption that some people are born evil and can only pretend to be decent members of a society.&#xA;&#xA;However, this story in a solarpunk setting reads completely different. It becomes a tragedy in which an overly charismatic character warps and derails a collective process by abusing her personal influence to enact on her most violent impulses. The whole story moves away from the speculative intent of solarpunk investigations and reparations, and gets hijacked by Vittoria&#39;s and the killer&#39;s relentless (but unbalanced) duel to determine who can keep pretending in the eyes of the public and avoid punishment. In particular, the last third of the story is a character study on the normalization of cruelty. Where’s the solarpunk in that?&#xA;&#xA;Let me end the review with a final spoiler from the very last page of the novel, in which it is implied that Vittoria eventually manages to kill the drugged and isolated culprit with the same weapon that was found on the crime scene.&#xA;&#xA;So I ask again: whose utopia is this?]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Finding good solarpunk novels is still quite challenging, given that the genre has barely a decade under its belt. The positive side of this current landscape is that when something notable pops up, it easily makes the rounds: in niche online communities, word of mouth still rules. This is how <em>Murder in the Tool Library</em> caught my attention and, as you can imagine, raised my expectations. So let’s start with those first, which is unusual in a review but it might shed some light on why I’m so terribly disappointed by this novel.</p>

<h2 id="what-i-wanted-or-hoped">What I Wanted (or Hoped)</h2>

<p>When I imagine a crime novel in a solarpunk setting, several questions naturally pop up: how does a utopian society deal with severe interpersonal wrongings? How does an investigation take place without surveillance? How do processes look like without police, courts, prisons, and so on?</p>

<p>This is exactly the point of speculative fiction: imagining how different societies handle (or prevent!) nasty modern problems. The point of solarpunk, among other things, is exactly to make one wonder about these possibilities even before touching page one. Moreover, the author, A.E. Marling, is not new to fiction: he’s been writing fantasy since 2013, so I expected some expertise and finesse in weaving a story and delivering satisfying character arcs or plot beats.</p>

<p>All this was in my mind when I picked up the novel, and I really wanted to believe it would be a good one, since I haven’t added anything to my <em>Must Read List</em> in a long time. It looks like it was not enough.</p>

<p>There will be minor spoilers, but I will try to keep them vague enough that you can read the novel on your own. I’m going to discuss ideas and concepts more than story elements or plot twists, except for the ending.</p>

<h2 id="what-worked">What Worked</h2>

<p>I’m going to explain in detail all the issues I have with the novel, but first I have to say that I genuinely liked some of the ideas here. As I said above, the thought experiment of how to deal with murders, reparations and justice in a utopian society without unjustly immiserating anyone is absolutely crucial and timely in a world like ours, where regardless of geography police abuse is rampant and the judicial system treats elites differently from everyday citizens. So the premise (a boy gets murdered in plain day in a public place; how does a utopian society react?) is genuinely interesting, and the first chapter is quite the hook.</p>

<p>I also found the first idea of the novel quite clever: unlike most crime fiction, in which a clever, larger-than-life detective (and maybe his assistant) finds all the evidence and eventually unmasks the culprit via logical reasoning and outstanding deductions, here the task is taken up by the CDS, a group of volunteer detectives who dedicate what time they can spare to try and mend these episodes of societal and interpersonal misconduct.</p>

<p>The investigation then takes place with plentiful input from other citizens, who irregularly contribute by providing additional information, pointing out details that detectives missed on the murder scene, looking up backgrounds and so on, via a shared chat. I found all these ideas very clever: it’s the opposite of detective stories, far away from the lone genius cracking a puzzle as a challenge for his own ego, and instead a society that collectively puts time and effort to deal with the untimely loss of a member of their community. This had almost convinced me that <em>this was it</em>, the thoughtful and grounded solarpunk that I was looking for!</p>

<p>Alas, the dystopia that followed proved me wrong.</p>

<h2 id="what-didn-t-work">What Didn’t Work</h2>

<p>Now, this part will be longer; I did not like the rest of the novel, but I’m not going to spend thousands of words to scream that it sucked or the author sucks at writing. Sure, I do have gripes of personal taste with the use of commas or descriptions or the detectives&#39; characterizations, but these are minor elements; the next person might love them and the next one might not even notice them, so it’s not useful to discuss them. I’m going to discuss why some ideas in the novel did not work, could never work and are <strong>actively against the premise of a utopian or solarpunk society</strong>.</p>

<p>Let’s begin from the crowdsourcing of information, which is the first element that made me suspicious about the setting. In order to have full participation in the investigative process, everything is livestreamed. All the detectives film and record and share everything, which is the go-to way to make the whole procedure as democratic as possible. But at the same time (and the story itself sort of realizes this in the first half) it spawns an all-encompassing <em>culture of spectacle</em>. People are not drawn in the investigation out of genuine concern for the stability of their society, but out of <em>drama</em>. This does not stop at the investigation, but it goes on and becomes grotesque during the process of the culprit in the last few chapters (more on this later). In an attempt to envision a more democratic process, the author has recreated a digital version of public hanging that none of the characters opposes.</p>

<p>Secondly, the author puts a great deal of attention on mental health and the importance of therapy… to the point it becomes a universal antidote for societal issues. As the investigation proceeds, it is revealed that the perpetrator is affected by a mental disorder and he was deceiving everyone else so well that he managed to <em>avoid therapy</em> for his whole life. And if you’re raising an eyebrow to that phrasing (instead of, for example, “refuse professional help”), let me bring up the example of Vittoria (one of the detectives whose name is needed in this review, since the story betrays a clear preference from the side of the author). Upon meeting a citizen who reacts badly to her presence (quote: “Stuck-up freak!”, so not even a slur or anything seriously offensive), she reacts by “activating a program that would crack his identity, message him in one hour, and inform him he must produce proof of therapy for his behavior or face censure.”</p>

<p>Now, I know we all have slightly different visions of utopia and solarpunk, but this is an exchange that could <em>only</em> happen in a dystopic surveillance state in which therapy is ministered in a Foucauldian sense: to enact control, silence dissent, or put people behind medical and institutional barriers to make their lives harder under the pretense of providing help.</p>

<p>This does not end here. While the first half of the novel is dedicated to investigating the crime scene and possible clues (as is standard practice in most crime fictions), the second half locks in on a single suspect and the detectives’ efforts are not dedicated to crack the sequence of events that exclude every other possible character, but rather to prove that the suspect is in fact <em>really</em> a psychopath. The impression I got from the text (regardless if this was the author&#39;s intention) was that the suspect was being investigated not much for committing a crime but for being a deviant (of which committing murder was just another clue).</p>

<p>In order to do this, the detectives commit a slew of unthinkable breaches that would not fly <em>even in our current societies</em> (irrespective of geographical location): they search his house without his consent or knowledge (through a warrant obtained shadily by pressuring a community council) to search his belongings and find proof of killed animals in his youth; Vittoria pretends to go on a date with him to conduct a non-consensual nor informed interrogation (I have heard of only one similar real-life story, and it was from a Chinese dissident), and they even <em>desecrate his mother’s corpse</em> (again, no consent nor knowledge) to prove that he had poisoned his mother! What began as a murder investigation moves beyond the murder itself and quickly devolves into a relentless manhunt, in which the detectives have at their disposal every common tool used by <em>our</em> modern-day police to press their charges.</p>

<p>Every abuse of power by the detectives is presented as justified and even necessary, since the killer is a psychopath and therefore would lie at every occasion; an ontologically evil being that would only carry out evil actions and for which this ‘utopian’ society clearly has no answer. Leaving the un-solarpunk moral dilemma aside (is the murderer beyond salvation because he&#39;s a psychopath, or can he repent and be rehabilitated after mandatory therapy?), the author has uncomfortably stepped onto something important: that it would be <em>really</em> hard to conduct ‘investigations’ as we normally experience them while at the same time having the culprit consensually cooperate. The author sees all this, and instead of trying to devise a different method (which would’ve been imaginative and no doubt challenging, but worth the effort!), he goes the other way and strips the culprit of every decency on the grounds of psychopathy.</p>

<p>The author desperately tries to paint the killer as the unforgivable bad guy, and yet I found myself empathizing with him <em>precisely</em> because of the unjustified and repeated abuse he received through the whole story.</p>

<p>Before concluding, I have to spend a few lines to discuss the climax scene of the process, since it is truly the epitome of grotesque.</p>

<p>After the culprit has been apprehended, Vittoria dishes our her impassioned speech to demand the maximum punishment: “a sentence of dehumanization” (very solarpunk), while the whole city is watching (via livestream). Through the whole scene, the culprit is mouthfolded (they can’t allow him to speak, because, you guessed it, he would only lie!) and can only reply via keyboard; this doesn’t matter, because his messages are never shown. He does not have any defense attorney (which should be a minimum right, at least in Italy and Finland, but supposedly in USA as well, given the author’s origins) and it is implied that the ‘jury’ eventually does commit the maximum punishment, and the culprit is <em>stripped of any right except those of parasites</em>.</p>

<p>Now, I’m not an expert on judicial systems, but one thing I can say for sure: <strong>a society in which criminals don’t have rights can eliminate dissent at will</strong>. If criminals don’t have rights, then all the government has to do is find some excuse to label people as criminals, and those people will no longer have rights. In the specific case of this novel, detectives can conjure evidence of psychopathy and persuade the whole society that they do not deserve empathy nor help and are worthy of elimination.</p>

<p>Would you like to live in such a utopia?</p>

<h2 id="warping-the-narrative">Warping the Narrative</h2>

<p>So let’s focus on this Vittoria character I’ve been talking about, the ‘femme fatale’ that is mentioned in the novel’s blurb.</p>

<p>The author never fails to remark three things about her: her height, her charisma and her... <em>righteous bloodthirst</em>, almost to the point of obsession. This betrays a clear preference for this character on the side of the author, and indeed she gets the best treatment of the whole cast: the ending declares her eponymous victory at the expense of the killer, something that no other character celebrates.</p>

<p>I have three interpretations for Vittoria’s character. First: she embodies the old violent cop archetype, moved by personal revenge or moral duty. Second: Vittoria is also a villain, and other detectives will have to face her in a follow-up novel. And third: she’s another psychopath, just like the killer himself, but unlike him she managed to channel her tendencies into a respected profession in which she’s allowed to have some leeway, provided that she does not harm anyone else in the process. None of these options strike me as interesting in a solarpunk setting; the first might have been an interesting character arc (the former cop that needs to learn how to operate in a new, more respectful and humane system after years of service where abuse was normalized), but it was not the story this novel ended up telling. Vittoria is always presented as <em>cool</em>, her flaws are always minimized, her deeds justified, and on top of all this <em>she always gets her way</em>. The story lets her win <em>every time</em>: some characters here and there try to push back, but they fold after two lines and admit defeat.</p>

<p>In any other genre, this might have been an interesting story; a <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Psycho-Pass" rel="nofollow"><em>Psycho-Pass</em>-eqsue</a> manhunt in which the huntress is revealed to be not just another monster but <em>the better monster</em>, because she can rein in her impulses and (ab)use the tools of the society around her to conceal her bloodthirst and channel it towards other monsters. This is a fantastic concept for a crime novel, maybe even for a cyberpunk one, although it still relies on the (faulty, in my opinion) assumption that some people are born evil and can only pretend to be decent members of a society.</p>

<p>However, this story in a solarpunk setting reads completely different. It becomes a tragedy in which an overly charismatic character warps and derails a collective process by abusing her personal influence to enact on her most violent impulses. The whole story moves away from the speculative intent of solarpunk investigations and reparations, and gets hijacked by Vittoria&#39;s and the killer&#39;s relentless (but unbalanced) duel to determine who can keep pretending in the eyes of the public and avoid punishment. In particular, the last third of the story is a character study on the normalization of cruelty. Where’s the solarpunk in that?</p>

<p>Let me end the review with a final spoiler from the very last page of the novel, in which it is implied that Vittoria eventually manages to kill the drugged and isolated culprit with the same weapon that was found on the crime scene.</p>

<p>So I ask again: whose utopia is this?</p>
]]></content:encoded>
      <author>Solarpunk Reflections</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4i0ylvxjbv</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 07:34:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2CR - Capitolo 20</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2cr-capitolo-20</link>
      <description>&lt;![CDATA[Vittorie sui Moabiti&#xA;1In seguito i Moabiti e gli Ammoniti, aiutati dai Meuniti, mossero guerra a Giòsafat. 2Fu annunciato a Giòsafat: &#34;Una grande moltitudine è venuta contro di te da oltre il mare, da Edom. Ecco sono a Casesòn-Tamar, cioè a Engàddi&#34;. 3Nella paura, Giòsafat si decise a cercare il Signore e indisse un digiuno per tutto Giuda. 4Quelli di Giuda si radunarono per chiedere aiuto al Signore; vennero da tutte le città di Giuda per chiedere aiuto al Signore.&#xA;5Giòsafat, stando in piedi in mezzo all&#39;assemblea di Giuda e di Gerusalemme nel tempio del Signore, di fronte al nuovo cortile, 6disse: &#34;Signore, Dio dei nostri padri, non sei forse tu il Dio che è in cielo? Tu dòmini su tutti i regni delle nazioni. Nelle tue mani sono la forza e la potenza; nessuno può opporsi a te. 7Non hai scacciato tu, nostro Dio, gli abitanti di questa terra di fronte al tuo popolo Israele e non l&#39;hai data per sempre alla discendenza del tuo amico Abramo? 8Essi l&#39;hanno abitata e vi hanno costruito un santuario al tuo nome dicendo: 9&#34;Se ci piomberà addosso una sciagura, una spada punitrice, una peste o una carestia, noi ci presenteremo al tuo cospetto in questo tempio, poiché il tuo nome è in questo tempio, e grideremo a te dalla nostra sciagura e tu ci ascolterai e ci aiuterai&#34;. 10Ora, ecco gli Ammoniti, i Moabiti e quelli della montagna di Seir, nelle cui terre non hai permesso agli Israeliti di entrare, quando venivano dalla terra d&#39;Egitto, e perciò si sono tenuti lontani da quelli e non li hanno distrutti, 11ecco, ora ci ricompensano venendoci a scacciare dall&#39;eredità che tu hai acquistato per noi. 12Dio nostro, non vorrai renderci giustizia nei loro riguardi, poiché noi non abbiamo la forza di opporci a una moltitudine così grande piombataci addosso? Non sappiamo che cosa fare; perciò i nostri occhi sono rivolti a te&#34;.&#xA;13Tutti gli abitanti di Giuda stavano in piedi davanti al Signore, con i loro bambini, le loro mogli e i loro figli. 14Allora lo spirito del Signore, in mezzo all&#39;assemblea, fu su Iacazièl, figlio di Zaccaria, figlio di Benaià, figlio di Ieièl, figlio di Mattania, levita dei figli di Asaf. 15Egli disse: &#34;Porgete l&#39;orecchio, voi tutti di Giuda, abitanti di Gerusalemme e tu, re Giòsafat. Vi dice il Signore: &#34;Non temete e non spaventatevi davanti a questa moltitudine immensa, perché la guerra non riguarda voi, ma Dio. 16Domani, scendete contro di loro; ecco, saliranno per la salita di Sis. Voi li sorprenderete al termine della valle, di fronte al deserto di Ieruèl. 17Non toccherà a voi combattere in tale momento; fermatevi bene ordinati e vedrete la salvezza che il Signore opererà per voi, o Giuda e Gerusalemme. Non temete e non abbattetevi. Domani uscite loro incontro; il Signore sarà con voi&#34;&#34;.&#xA;18Giòsafat s&#39;inginocchiò con la faccia a terra; tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme caddero davanti al Signore, per prostrarsi davanti a lui. 19I leviti, tra i figli dei Keatiti e i figli dei Coriti, si alzarono a lodare il Signore, Dio d&#39;Israele, a piena voce.&#xA;20La mattina dopo si alzarono presto e partirono per il deserto di Tekòa. Mentre si muovevano, Giòsafat si fermò e disse: &#34;Ascoltatemi, Giuda e abitanti di Gerusalemme! Credete nel Signore, vostro Dio, e sarete saldi; credete nei suoi profeti e riuscirete&#34;. 21Quindi, consigliatosi con il popolo, mise i cantori del Signore e i salmisti, vestiti con paramenti sacri, schierati davanti agli uomini in armi, perché lodassero il Signore dicendo:&#xA;&#34;Rendete grazie al Signore,&#xA;perché il suo amore è per sempre&#34;.&#xA;22Appena cominciarono i loro canti di esultanza e di lode, il Signore tese un agguato contro gli Ammoniti, i Moabiti e quelli della montagna di Seir, venuti contro Giuda, e furono sconfitti. 23Gli Ammoniti e i Moabiti insorsero contro gli abitanti della montagna di Seir per votarli allo sterminio e distruggerli. Quando ebbero finito con gli abitanti della montagna di Seir, contribuirono a distruggersi a vicenda.&#xA;24Quando quelli di Giuda raggiunsero la collina da dove si vedeva il deserto, si voltarono verso la moltitudine, ed ecco: non c&#39;erano che cadaveri gettati per terra, senza alcun superstite. 25Giòsafat e la sua gente andarono a raccogliere la loro preda. Vi trovarono in abbondanza bestiame, ricchezze, vesti e oggetti preziosi. Ne presero più di quanto ne potessero portare. Passarono tre giorni a raccogliere il bottino, perché esso era molto abbondante. 26Il quarto giorno si radunarono nella valle di Beracà; poiché là benedissero il Signore, chiamarono quel luogo valle di Beracà, come è ancora oggi. 27Quindi tutto Giuda e tutti quelli di Gerusalemme, con Giòsafat alla testa, partirono per tornare a Gerusalemme, pieni di gioia perché il Signore li aveva riempiti di letizia a danno dei loro nemici. 28Entrarono in Gerusalemme diretti al tempio del Signore, fra suoni di arpe, di cetre e di trombe. 29Quando si seppe che il Signore aveva combattuto contro i nemici d&#39;Israele, il terrore di Dio si diffuse su tutti i regni del mondo. 30Il regno di Giòsafat rimase tranquillo; Dio gli aveva concesso tregua su tutte le frontiere.&#xA;&#xA;Fine del regno di Giòsafat&#xA;31Giòsafat regnò su Giuda. Aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì. 32Seguì la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore. 33Ma non scomparvero le alture; il popolo non aveva ancora diretto il cuore verso il Dio dei suoi padri.&#xA;34Le altre gesta di Giòsafat, dalle prime alle ultime, ecco, sono descritte negli atti di Ieu, figlio di Anàni, inseriti nel libro dei re d&#39;Israele.&#xA;35In seguito Giòsafat, re di Giuda, si alleò con Acazia, re d&#39;Israele, che agiva con malvagità. 36Egli si associò a lui per costruire navi capaci di raggiungere Tarsis. Allestirono le navi a Esion-Ghèber. 37Ma Elièzer, figlio di Dodavàu, di Maresà, profetizzò contro Giòsafat dicendo: &#34;Poiché ti sei alleato con Acazia, il Signore ha aperto una breccia nei tuoi lavori&#34;. Le navi si sfasciarono e non poterono partire per Tarsis.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-30. Questo capitolo, sulla strepitosa e miracolosa vittoria riportata da Giosafat contro invasori provenienti da Moab, non ha paralleli nel libro dei Re. La guerra d&#39;Israele è sempre guerra santa, e quindi anche ed eminentemente azione sacra, quasi una liturgia: alla notizia degli invasori, il re supplica Dio e il popolo digiuna (vv. 1-13), mentre il profeta rivolge il suo messaggio di incoraggiamento (vv. 14-19), e il popolo infine, guidato dal suo re, muove contro il nemico come in processione liturgica (vv. 20-21). La vittoria è certa e mirabile (vv. 22-26) ed è seguita dal corteo trionfale verso la città (vv. 27-30). Più che di una pagina di guerra, si tratta di un&#39;esposizione teologica dell&#39;atteggiamento che la comunità deve assumere di fronte a Dio in caso di pericolo: supplica, penitenza, lode, fiducia, esaltazione di JHWH. La salvezza viene da lui, non da iniziative umane, di carattere politico e militare.&#xA;&#xA;6-12. La preghiera del re riprende motivi teologici ricorrenti nella teologia veterotestamentaria. L&#39;inizio richiama la preghiera di Salomone nel giorno della dedicazione del tempio, 6,14ss. Temi tipici di questa preghiera sono presenti anche al v. 9, cfr. 2Cr 6,24-35; 7,12-16).&#xA;&#xA;14. Per far conoscere la sua volontà JHWH sceglie un levita cantore, ossia un esponente della classe alla quale vanno le preferenze del Cronista, anziché un sacerdote o un profeta.&#xA;&#xA;19. Manca la menzione dei Ghersoniti, leviti cantori discendenti da Gherson (cfr. 1Cr 6,1-32). I Keatiti non sono menzionati altrove come cantori, mentre i Korachiti, o &#34;Coriti&#34;, discendenti anch&#39;essi da Keat attraverso Core&#xA;(cfr. 1Cr 6,7), erano una specie di corporazione di cantori elevati al ruolo di leviti, (cfr. 1Cr 26,1).&#xA;&#xA;21. La liturgia della guerra santa ha qui il suo momento culminante. Anche la Regola della Guerra di Qumran prevede che gli schieramenti in battaglia quando muovono contro il nemico devono essere preceduti da «sette sacerdoti dei figli di Aronne, rivestiti con abiti di lino bianco...» (1QM 7,1-15). Il ritornello cantato è il&#xA;Sal 136,1.&#xA;&#xA;23-25. Altro elemento costitutivo della guerra santa è «lo sterminio», il ḥērem, che può essere totale o parziale.&#xA;&#xA;31-37. Nei vv. 31-34 il Cronista si riaggancia alla fonte, 1 Re 22,41-45, il che lo induce a ripetersi. Aggiunge, come d&#39;abitudine, la menzione della fonte profetica da lui utilizzata (v. 34). I vv. 35-37 si scostano significativamente da 1Re 22,49-50. Mentre il libro dei Re menziona una possibile alleanza di Giosafat con Acazia dopo la distruzione della flotta, il Cronista parla prima dell&#39;alleanza e poi dell&#39;annientamento della flotta. Anche qui la sua tesi è chiara: la disfatta di Ezion-Gheber è una punizione che Giosafat ha meritato per essersi alleato con il re d&#39;Israele.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Vittorie sui Moabiti</em></strong>
<strong>1</strong>In seguito i Moabiti e gli Ammoniti, aiutati dai Meuniti, mossero guerra a Giòsafat. <strong>2</strong>Fu annunciato a Giòsafat: “Una grande moltitudine è venuta contro di te da oltre il mare, da Edom. Ecco sono a Casesòn-Tamar, cioè a Engàddi”. <strong>3</strong>Nella paura, Giòsafat si decise a cercare il Signore e indisse un digiuno per tutto Giuda. <strong>4</strong>Quelli di Giuda si radunarono per chiedere aiuto al Signore; vennero da tutte le città di Giuda per chiedere aiuto al Signore.
<strong>5</strong>Giòsafat, stando in piedi in mezzo all&#39;assemblea di Giuda e di Gerusalemme nel tempio del Signore, di fronte al nuovo cortile, <strong>6</strong>disse: “Signore, Dio dei nostri padri, non sei forse tu il Dio che è in cielo? Tu dòmini su tutti i regni delle nazioni. Nelle tue mani sono la forza e la potenza; nessuno può opporsi a te. <strong>7</strong>Non hai scacciato tu, nostro Dio, gli abitanti di questa terra di fronte al tuo popolo Israele e non l&#39;hai data per sempre alla discendenza del tuo amico Abramo? <strong>8</strong>Essi l&#39;hanno abitata e vi hanno costruito un santuario al tuo nome dicendo: <strong>9</strong>“Se ci piomberà addosso una sciagura, una spada punitrice, una peste o una carestia, noi ci presenteremo al tuo cospetto in questo tempio, poiché il tuo nome è in questo tempio, e grideremo a te dalla nostra sciagura e tu ci ascolterai e ci aiuterai”. <strong>10</strong>Ora, ecco gli Ammoniti, i Moabiti e quelli della montagna di Seir, nelle cui terre non hai permesso agli Israeliti di entrare, quando venivano dalla terra d&#39;Egitto, e perciò si sono tenuti lontani da quelli e non li hanno distrutti, <strong>11</strong>ecco, ora ci ricompensano venendoci a scacciare dall&#39;eredità che tu hai acquistato per noi. <strong>12</strong>Dio nostro, non vorrai renderci giustizia nei loro riguardi, poiché noi non abbiamo la forza di opporci a una moltitudine così grande piombataci addosso? Non sappiamo che cosa fare; perciò i nostri occhi sono rivolti a te”.
<strong>13</strong>Tutti gli abitanti di Giuda stavano in piedi davanti al Signore, con i loro bambini, le loro mogli e i loro figli. <strong>14</strong>Allora lo spirito del Signore, in mezzo all&#39;assemblea, fu su Iacazièl, figlio di Zaccaria, figlio di Benaià, figlio di Ieièl, figlio di Mattania, levita dei figli di Asaf. <strong>15</strong>Egli disse: “Porgete l&#39;orecchio, voi tutti di Giuda, abitanti di Gerusalemme e tu, re Giòsafat. Vi dice il Signore: “Non temete e non spaventatevi davanti a questa moltitudine immensa, perché la guerra non riguarda voi, ma Dio. <strong>16</strong>Domani, scendete contro di loro; ecco, saliranno per la salita di Sis. Voi li sorprenderete al termine della valle, di fronte al deserto di Ieruèl. <strong>17</strong>Non toccherà a voi combattere in tale momento; fermatevi bene ordinati e vedrete la salvezza che il Signore opererà per voi, o Giuda e Gerusalemme. Non temete e non abbattetevi. Domani uscite loro incontro; il Signore sarà con voi”“.
<strong>18</strong>Giòsafat s&#39;inginocchiò con la faccia a terra; tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme caddero davanti al Signore, per prostrarsi davanti a lui. <strong>19</strong>I leviti, tra i figli dei Keatiti e i figli dei Coriti, si alzarono a lodare il Signore, Dio d&#39;Israele, a piena voce.
<strong>20</strong>La mattina dopo si alzarono presto e partirono per il deserto di Tekòa. Mentre si muovevano, Giòsafat si fermò e disse: “Ascoltatemi, Giuda e abitanti di Gerusalemme! Credete nel Signore, vostro Dio, e sarete saldi; credete nei suoi profeti e riuscirete”. <strong>21</strong>Quindi, consigliatosi con il popolo, mise i cantori del Signore e i salmisti, vestiti con paramenti sacri, schierati davanti agli uomini in armi, perché lodassero il Signore dicendo:
“Rendete grazie al Signore,
perché il suo amore è per sempre”.
<strong>22</strong>Appena cominciarono i loro canti di esultanza e di lode, il Signore tese un agguato contro gli Ammoniti, i Moabiti e quelli della montagna di Seir, venuti contro Giuda, e furono sconfitti. <strong>23</strong>Gli Ammoniti e i Moabiti insorsero contro gli abitanti della montagna di Seir per votarli allo sterminio e distruggerli. Quando ebbero finito con gli abitanti della montagna di Seir, contribuirono a distruggersi a vicenda.
<strong>24</strong>Quando quelli di Giuda raggiunsero la collina da dove si vedeva il deserto, si voltarono verso la moltitudine, ed ecco: non c&#39;erano che cadaveri gettati per terra, senza alcun superstite. <strong>25</strong>Giòsafat e la sua gente andarono a raccogliere la loro preda. Vi trovarono in abbondanza bestiame, ricchezze, vesti e oggetti preziosi. Ne presero più di quanto ne potessero portare. Passarono tre giorni a raccogliere il bottino, perché esso era molto abbondante. <strong>26</strong>Il quarto giorno si radunarono nella valle di Beracà; poiché là benedissero il Signore, chiamarono quel luogo valle di Beracà, come è ancora oggi. <strong>27</strong>Quindi tutto Giuda e tutti quelli di Gerusalemme, con Giòsafat alla testa, partirono per tornare a Gerusalemme, pieni di gioia perché il Signore li aveva riempiti di letizia a danno dei loro nemici. <strong>28</strong>Entrarono in Gerusalemme diretti al tempio del Signore, fra suoni di arpe, di cetre e di trombe. <strong>29</strong>Quando si seppe che il Signore aveva combattuto contro i nemici d&#39;Israele, il terrore di Dio si diffuse su tutti i regni del mondo. <strong>30</strong>Il regno di Giòsafat rimase tranquillo; Dio gli aveva concesso tregua su tutte le frontiere.</p>

<p><strong><em>Fine del regno di Giòsafat</em></strong>
<strong>31</strong>Giòsafat regnò su Giuda. Aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì. <strong>32</strong>Seguì la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore. <strong>33</strong>Ma non scomparvero le alture; il popolo non aveva ancora diretto il cuore verso il Dio dei suoi padri.
<strong>34</strong>Le altre gesta di Giòsafat, dalle prime alle ultime, ecco, sono descritte negli atti di Ieu, figlio di Anàni, inseriti nel libro dei re d&#39;Israele.
<strong>35</strong>In seguito Giòsafat, re di Giuda, si alleò con Acazia, re d&#39;Israele, che agiva con malvagità. <strong>36</strong>Egli si associò a lui per costruire navi capaci di raggiungere Tarsis. Allestirono le navi a Esion-Ghèber. <strong>37</strong>Ma Elièzer, figlio di Dodavàu, di Maresà, profetizzò contro Giòsafat dicendo: “Poiché ti sei alleato con Acazia, il Signore ha aperto una breccia nei tuoi lavori”. Le navi si sfasciarono e non poterono partire per Tarsis.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-30</strong>. Questo capitolo, sulla strepitosa e miracolosa vittoria riportata da Giosafat contro invasori provenienti da Moab, non ha paralleli nel libro dei Re. La guerra d&#39;Israele è sempre guerra santa, e quindi anche ed eminentemente azione sacra, quasi una liturgia: alla notizia degli invasori, il re supplica Dio e il popolo digiuna (vv. 1-13), mentre il profeta rivolge il suo messaggio di incoraggiamento (vv. 14-19), e il popolo infine, guidato dal suo re, muove contro il nemico come in processione liturgica (vv. 20-21). La vittoria è certa e mirabile (vv. 22-26) ed è seguita dal corteo trionfale verso la città (vv. 27-30). Più che di una pagina di guerra, si tratta di un&#39;esposizione teologica dell&#39;atteggiamento che la comunità deve assumere di fronte a Dio in caso di pericolo: supplica, penitenza, lode, fiducia, esaltazione di JHWH. La salvezza viene da lui, non da iniziative umane, di carattere politico e militare.</p>

<p><strong>6-12</strong>. La preghiera del re riprende motivi teologici ricorrenti nella teologia veterotestamentaria. L&#39;inizio richiama la preghiera di Salomone nel giorno della dedicazione del tempio, 6,14ss. Temi tipici di questa preghiera sono presenti anche al v. 9, cfr. 2Cr 6,24-35; 7,12-16).</p>

<p><strong>14</strong>. Per far conoscere la sua volontà JHWH sceglie un levita cantore, ossia un esponente della classe alla quale vanno le preferenze del Cronista, anziché un sacerdote o un profeta.</p>

<p><strong>19</strong>. Manca la menzione dei Ghersoniti, leviti cantori discendenti da Gherson (cfr. 1Cr 6,1-32). I Keatiti non sono menzionati altrove come cantori, mentre i Korachiti, o “Coriti”, discendenti anch&#39;essi da Keat attraverso Core
(cfr. 1Cr 6,7), erano una specie di corporazione di cantori elevati al ruolo di leviti, (cfr. 1Cr 26,1).</p>

<p><strong>21</strong>. La liturgia della guerra santa ha qui il suo momento culminante. Anche la Regola della Guerra di Qumran prevede che gli schieramenti in battaglia quando muovono contro il nemico devono essere preceduti da «sette sacerdoti dei figli di Aronne, rivestiti con abiti di lino bianco...» (1QM 7,1-15). Il ritornello cantato è il
Sal 136,1.</p>

<p><strong>23-25</strong>. Altro elemento costitutivo della guerra santa è «lo sterminio», il <em>ḥērem,</em> che può essere totale o parziale.</p>

<p><strong>31-37</strong>. Nei vv. 31-34 il Cronista si riaggancia alla fonte, 1 Re 22,41-45, il che lo induce a ripetersi. Aggiunge, come d&#39;abitudine, la menzione della fonte profetica da lui utilizzata (v. 34). I vv. 35-37 si scostano significativamente da 1Re 22,49-50. Mentre il libro dei Re menziona una possibile alleanza di Giosafat con Acazia dopo la distruzione della flotta, il Cronista parla prima dell&#39;alleanza e poi dell&#39;annientamento della flotta. Anche qui la sua tesi è chiara: la disfatta di Ezion-Gheber è una punizione che Giosafat ha meritato per essersi alleato con il re d&#39;Israele.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/t5wnrcthr5</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Jul 2026 07:09:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Emma Tricca – St. Peter (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/emma-tricca-st</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/emma-tricca-st-peter-2018.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1363998832&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.discogs.com/FPdewSiuHXkA5WJ__MpDDc8NsjVWnx4ILrQlg24fnUI/rs:fit/g:sm/q:40/h:300/w:300/czM6Ly9kaXNjb2dz/LWRhdGFiYXNlLWlt/YWdlcy9SLTEyMDQw/MjU4LTE1MjcwODQ1/NzgtNDQyNi5qcGVn.jpeg" alt="immagine"></p>

<p>Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/06/emma-tricca-st-peter-2018.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/06/emma-tricca-st-peter-2018.html</a></p>

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<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1363998832" rel="nofollow">https://album.link/i/1363998832</a></p>

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]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/99hwyd5fg6</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 20:42:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[78]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/78</link>
      <description>&lt;![CDATA[[78]&#xA;&#xA;un tonic] materiali plastici vini &amp; affini la nube [per quanto] tossica è stata lungamente osservata il] Roserio-escape tutto il giorno se non fosse successo andrebbe [bonificato il primo] impegatuccio disponibile un [delfino asfissiando blasé solitamente] 60 minuti]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[78]</p>

<p>un tonic] materiali plastici vini &amp; affini la nube [per quanto] tossica è stata lungamente osservata il] Roserio-escape tutto il giorno se non fosse successo andrebbe [bonificato il primo] impegatuccio disponibile un [delfino asfissiando blasé solitamente] 60 minuti</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ouq2w6rdde</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 19:34:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Unione Europea e crimini ambientali.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/unione-europea-e-crimini-ambientali</link>
      <description>&lt;![CDATA[Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l&#39;Accademia europea dei Funzionari di Polizia&#xA;&#xA;CEPOL ha recentemente rilasciato l&#39;European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui https://www.cepol.europa.eu/publications/thematic-edition-nr-1-european-law-enforcement-research-bulletin-environmental-crime). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: &#34;la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace&#34;.&#xA;&#xA;L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica.&#xA;Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge&#xA;&#xA;Perché è così difficile fermare questi crimini?&#xA;&#xA;Complessità normativa&#xA;&#xA;Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali.&#xA;Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.&#xA;&#xA;Bassi tassi di rilevamento&#xA;&#xA;La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:&#xA;&#xA;Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività).&#xA;Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette.&#xA;Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).&#xA;&#xA;Tecnologie e organizzazione criminale&#xA;&#xA;I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli.&#xA;L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.&#xA;&#xA;Le soluzioni: innovazione e cooperazione&#xA;&#xA;Nuova Direttiva UE 2024/1203&#xA;&#xA;Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:&#xA;&#xA;Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi).&#xA;Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili).&#xA;Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.&#xA;&#xA;Sanzioni minime armonizzate&#xA;&#xA;Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti.&#xA;Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.&#xA;&#xA;Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.&#xA;&#xA;Tecnologie all’avanguardia&#xA;&#xA;Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per &#34;green-listed&#34;).&#xA;Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen).&#xA;Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).&#xA;&#xA;Cooperazione transnazionale&#xA;&#xA;Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi).&#xA;Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.&#xA;&#xA;Formazione e capacity building&#xA;&#xA;La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).&#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="unione-europea-e-crimini-ambientali-un-approfondimento-in-una-pubblicazione-del-cepol-l-accademia-europea-dei-funzionari-di-polizia">Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l&#39;Accademia europea dei Funzionari di Polizia</h2>

<p>CEPOL ha recentemente rilasciato l&#39;European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui <a href="https://www.cepol.europa.eu/publications/thematic-edition-nr-1-european-law-enforcement-research-bulletin-environmental-crime" rel="nofollow">https://www.cepol.europa.eu/publications/thematic-edition-nr-1-european-law-enforcement-research-bulletin-environmental-crime</a>). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: “la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace”.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/zjd34dioiMNCgo3/preview" alt=""></p>

<p>L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica.
Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/ZymXEbiqocTsnYe/preview" alt=""></p>

<h3 id="perché-è-così-difficile-fermare-questi-crimini">Perché è così difficile fermare questi crimini?</h3>
<ul><li>Complessità normativa</li></ul>

<p>Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali.
Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.</p>
<ul><li>Bassi tassi di rilevamento</li></ul>

<p>La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:</p>

<p>Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività).
Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette.
Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).</p>
<ul><li>Tecnologie e organizzazione criminale</li></ul>

<p>I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli.
L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/ZymXEbiqocTsnYe/preview" alt=""></p>

<h3 id="le-soluzioni-innovazione-e-cooperazione">Le soluzioni: innovazione e cooperazione</h3>
<ul><li>Nuova Direttiva UE 2024/1203</li></ul>

<p>Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:</p>

<p>Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi).
Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili).
Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/j9WmqGEbfD3djTy/preview" alt=""></p>
<ul><li>Sanzioni minime armonizzate</li></ul>

<p>Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti.
Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.</p>

<p>Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.</p>
<ul><li>Tecnologie all’avanguardia</li></ul>

<p>Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per “green-listed”).
Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen).
Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).</p>
<ul><li>Cooperazione transnazionale</li></ul>

<p>Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi).
Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.</p>
<ul><li>Formazione e capacity building</li></ul>

<p>La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/be2sh18m1h</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 16:02:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>prosegue, neanche troppo lentamente, il processo di liberazione dai social...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/prosegue-neanche-troppo-lentamente-il-processo-di-liberazione-dai-social</link>
      <description>&lt;![CDATA[prosegue, neanche troppo lentamente, il processo di liberazione dai social media tossici, e la permanenza sugli stessi solo per postarci su dei link che conducano all&#39;esterno.&#xA;&#xA;al momento (pur avendo già fatto altre disconnessioni di cui parlerò) ho fatto solo questi post, a loro volta moltiplicati dove e come ho potuto: &#xA;https://slowforward.net/2026/07/11/against-fbs-toxicity-and-fbs-neutrality-on-the-genocide/ &#xA; e &#xA;https://differx.noblogs.org/2026/07/11/aswrig-the-asemic-writing-gallery-will-soon-close-its-fb-page/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>prosegue, neanche troppo lentamente, il processo di liberazione dai social media tossici, e la permanenza sugli stessi solo per postarci su dei link che conducano all&#39;esterno.</p>

<p>al momento (pur avendo già fatto altre disconnessioni di cui parlerò) ho fatto solo questi post, a loro volta moltiplicati dove e come ho potuto:
<a href="https://slowforward.net/2026/07/11/against-fbs-toxicity-and-fbs-neutrality-on-the-genocide/" rel="nofollow">https://slowforward.net/2026/07/11/against-fbs-toxicity-and-fbs-neutrality-on-the-genocide/</a>
 e
<a href="https://differx.noblogs.org/2026/07/11/aswrig-the-asemic-writing-gallery-will-soon-close-its-fb-page/" rel="nofollow">https://differx.noblogs.org/2026/07/11/aswrig-the-asemic-writing-gallery-will-soon-close-its-fb-page/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7qdg1og011</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 15:40:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione...</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/direzione-investigativa-antimafia-dia-ed-operazione-ura-una-collaborazione</link>
      <description>&lt;![CDATA[Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all&#39;arresto di un latitante in Albania&#xA;&#xA;Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell&#39;ambito dell&#39;Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.&#xA;&#xA;Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell&#39;Ufficio dell&#39;Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L&#39;Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell&#39;ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).&#xA;&#xA;Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.&#xA;&#xA;A seguito dell&#39;irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell&#39;Operazione Ura, è stata avviata un&#39;attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l&#39;accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L&#39;arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.&#xA;&#xA;Al momento dell&#39;arresto, mentre gli agenti notificavano la &#34;red notice Interpol&#34; emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d&#39;identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l&#39;Italia.&#xA;&#xA;Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell&#39;indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="direzione-investigativa-antimafia-dia-ed-operazione-ura-una-collaborazione-internazionale-conduce-all-arresto-di-un-latitante-in-albania">Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all&#39;arresto di un latitante in Albania</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/mpNfy2kXiWQHdtT/preview" alt=""></p>

<p>Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell&#39;ambito dell&#39;Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.</p>

<p>Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell&#39;Ufficio dell&#39;Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L&#39;Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell&#39;ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).</p>

<p>Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.</p>

<p>A seguito dell&#39;irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell&#39;Operazione Ura, è stata avviata un&#39;attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l&#39;accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L&#39;arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.</p>

<p>Al momento dell&#39;arresto, mentre gli agenti notificavano la “red notice Interpol” emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d&#39;identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l&#39;Italia.</p>

<p>Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell&#39;indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/627up7emsy</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 14:40:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>grazie a Trames / Trames@poliversity.it, che già da tempo ha incluso gli spazi...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/grazie-a-trames-trameschiocciolapoliversity-it-che-gia-da-tempo-ha-incluso-gli-s</link>
      <description>&lt;![CDATA[grazie a Trames / Trames@poliversity.it, che già da tempo ha incluso gli spazi #mastodon e #friendica di #differx nei suoi suggerimenti relativi alla #letteratura : https://poliverso.org/display/4b34d7a4-a82b91fbdd0fe76c-1ee314d9]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>grazie a Trames / Trames@poliversity.it, che già da tempo ha incluso gli spazi #mastodon e #friendica di #differx nei suoi suggerimenti relativi alla #letteratura : <a href="https://poliverso.org/display/4b34d7a4-a82b91fbdd0fe76c-1ee314d9" rel="nofollow">https://poliverso.org/display/4b34d7a4-a82b91fbdd0fe76c-1ee314d9</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/y4o00wufi1</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 11:53:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>William Fitzsimmons – Mission Bell (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/william-fitzsimmons-mission-bell-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Una manciata di canzoni ispirate e sofferte compongono quest’ultimo lavoro discografico (il dodicesimo, salvo errori) del cantautore americano William Fitzsimmons. “Mission Bell”, titolo assai significativo per una raccolta di canzoni nata a seguito di vicende personali che hanno lasciano il segno nell’animo dell’autore (Fitzsimmons ha dovuto affrontare la fine improvvisa del suo matrimonio e rimettersi in discussione) contiene dieci splendide songs... https://artesuono.blogspot.com/2018/09/william-fitzsimmons-mission-bell-2018.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1680034207&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.lafeltrinelli.it/images/5060238634823_0_0_536_0_75.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Una manciata di canzoni ispirate e sofferte compongono quest’ultimo lavoro discografico (il dodicesimo, salvo errori) del cantautore americano William Fitzsimmons. “Mission Bell”, titolo assai significativo per una raccolta di canzoni nata a seguito di vicende personali che hanno lasciano il segno nell’animo dell’autore (Fitzsimmons ha dovuto affrontare la fine improvvisa del suo matrimonio e rimettersi in discussione) contiene dieci splendide songs... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/09/william-fitzsimmons-mission-bell-2018.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/09/william-fitzsimmons-mission-bell-2018.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1680034207" rel="nofollow">https://album.link/i/1680034207</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4fozroe3sq</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 07:41:16 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La vita si guarda</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/la-vita-si-guarda</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;La vita si guarda&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;la vita si guarda&#xD;&#xA;vivere specchiata essendo&#xD;&#xA;dell&#39; Oltre il suo rovescio&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;solo&#xD;&#xA;apparire - geme la &#xD;&#xA;natura: non senti le doglie&#xD;&#xA;del parto?&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;29.12.20&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Breve lettura: La poesia esplora il tema dell’apparenza e dell’essere oltre il visibile, contrapponendo la vita riflessa a un “Oltre” che ne contiene il rovescio; il verso finale trasforma l’astrazione in dolore fisico, suggerendo una nascita o una trasformazione imminente.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del testo&#xD;&#xA;Il testo è composto da versi liberi, frammentati e concentrati su immagini nette. Il nucleo tematico è il rapporto tra apparire e essere: la vita «si guarda», cioè si osserva come immagine, e «vivere specchiata» suggerisce un’esistenza che si riflette su se stessa, priva di profondità. L’«Oltre» è evocato come spazio che contiene il «rovescio» della vita, un doppio che resta nascosto ma reale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Temi principali&#xD;&#xA;Apparenza vs realtà. La ripetizione dell’idea di guardare e specchiarsi costruisce una tensione tra superficie e fondo.  &#xD;&#xA;Nascita e trasformazione. La domanda finale — «non senti le doglie del parto?» — rovescia la metafora: l’Oltre non è solo altrove, ma sta per generare qualcosa di nuovo o rivelare ciò che è stato nascosto.  &#xD;&#xA;Solitudine e voce della natura. Il verso «solo / apparire - geme la / natura» mette in scena una natura che soffre perché ridotta a mera apparenza; il gemito è sia lamento sia segnale di travaglio.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e linguaggio&#xD;&#xA;Il linguaggio è essenziale, con enjambement che spezzano il ritmo e creano sospensione. Parole chiave come specchiata, rovescio, apparire, geme, doglie funzionano come poli semantici: specchio/rovescio (visibile/invisibile), gemito/doglie (sofferenza/parto). L’uso del trattino in «apparire - geme» rallenta la lettura e accentua il contrasto tra verbo e suono, trasformando l’apparenza in un atto che produce dolore.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ritmo e forma&#xD;&#xA;La brevità dei versi e la cesura interna creano un ritmo frammentato che rispecchia il tema della scissione identitaria. L’assenza di punteggiatura forte (salvo il punto interrogativo finale) lascia il testo aperto, come se la domanda non avesse risposta definitiva.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Possibili letture e approfondimenti&#xD;&#xA;Esistenziale: la poesia può essere letta come riflessione sull’identità moderna, dove l’io è sempre mediato da immagini e schermi.  &#xD;&#xA;Metafisica: l’«Oltre» rimanda a una dimensione trascendente che contiene la verità nascosta della vita.  &#xD;&#xA;Ecologica: la «natura» che geme potrebbe essere la natura umana o il mondo naturale ridotto a immagine, in attesa di rinascita.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti per la revisione&#xD;&#xA;Se vuoi aumentare la tensione drammatica, allunga la descrizione dell’Oltre con un’immagine concreta che renda il «rovescio» più tangibile.  &#xD;&#xA;Per enfatizzare il parto come evento, ripeti o varia il campo lessicale della nascita (contrazioni, acqua, luce) nel finale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione più metafisica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vita si contempla  &#xD;&#xA;come un occhio che abita il suo riflesso,  &#xD;&#xA;vivere è specchiarsi nell&#39;ombra dell&#39;Altrove,  &#xD;&#xA;dove il rovescio è legge e non immagine.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Solo  &#xD;&#xA;l&#39;apparire sospira — e la natura,  &#xD;&#xA;sottile come un segreto, geme  &#xD;&#xA;non per dolore ma per annuncio:  &#xD;&#xA;non senti il travaglio dell&#39;essere  &#xD;&#xA;che si prepara a capovolgere il mondo?&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione ermetica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vita si specchia  &#xD;&#xA;nell&#39;ombra dell&#39;Altro;  &#xD;&#xA;rovescio come legge.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Solo apparire,  &#xD;&#xA;natura in un gemito:  &#xD;&#xA;doglie senza nome.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Frammento ermetico&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vita specchio.  &#xD;&#xA;Altro come rovescio.  &#xD;&#xA;Apparire geme;  &#xD;&#xA;doglie senza voce.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La vita si specchia; l&#39;Altro è il rovescio che geme prima del parto.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Aforismi in tre stili&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Metafisico  &#xD;&#xA;La vita si specchia; l’Altro è il rovescio che prepara il mondo a nascere.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ermetico  &#xD;&#xA;Specchio. Altro. Doglie mute.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lirico-ironico  &#xD;&#xA;La vita si guarda e applaude; l’Altro sbadiglia e partorisce verità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La vita si guarda</p>

<p>la vita si guarda
vivere specchiata essendo
dell&#39; Oltre il suo rovescio</p>

<p>solo
apparire – geme la
natura: non senti le doglie
del parto?</p>

<p>29.12.20</p>

<p><strong>Breve lettura:</strong> <em>La poesia esplora il tema dell’apparenza e dell’essere oltre il visibile, contrapponendo la vita riflessa a un “Oltre” che ne contiene il rovescio; il verso finale trasforma l’astrazione in dolore fisico, suggerendo una nascita o una trasformazione imminente.</em></p>

<h3 id="analisi-del-testo">Analisi del testo</h3>

<p>Il testo è composto da versi liberi, frammentati e concentrati su immagini nette. <strong>Il nucleo tematico</strong> è il rapporto tra <em>apparire</em> e <em>essere</em>: la vita «si guarda», cioè si osserva come immagine, e «vivere specchiata» suggerisce un’esistenza che si riflette su se stessa, priva di profondità. L’«Oltre» è evocato come spazio che contiene il «rovescio» della vita, un doppio che resta nascosto ma reale.</p>

<hr>

<h3 id="temi-principali">Temi principali</h3>
<ul><li><strong>Apparenza vs realtà.</strong> La ripetizione dell’idea di guardare e specchiarsi costruisce una tensione tra superficie e fondo.<br></li>
<li><strong>Nascita e trasformazione.</strong> La domanda finale — «non senti le doglie del parto?» — rovescia la metafora: l’Oltre non è solo altrove, ma sta per generare qualcosa di nuovo o rivelare ciò che è stato nascosto.<br></li>
<li><strong>Solitudine e voce della natura.</strong> Il verso «solo / apparire – geme la / natura» mette in scena una natura che soffre perché ridotta a mera apparenza; il gemito è sia lamento sia segnale di travaglio.</li></ul>

<hr>

<h3 id="immagini-e-linguaggio">Immagini e linguaggio</h3>

<p>Il linguaggio è essenziale, con enjambement che spezzano il ritmo e creano sospensione. <strong>Parole chiave</strong> come <em>specchiata</em>, <em>rovescio</em>, <em>apparire</em>, <em>geme</em>, <em>doglie</em> funzionano come poli semantici: specchio/rovescio (visibile/invisibile), gemito/doglie (sofferenza/parto). L’uso del trattino in «apparire – geme» rallenta la lettura e accentua il contrasto tra verbo e suono, trasformando l’apparenza in un atto che produce dolore.</p>

<hr>

<h3 id="ritmo-e-forma">Ritmo e forma</h3>

<p>La brevità dei versi e la cesura interna creano un ritmo frammentato che rispecchia il tema della scissione identitaria. L’assenza di punteggiatura forte (salvo il punto interrogativo finale) lascia il testo aperto, come se la domanda non avesse risposta definitiva.</p>

<hr>

<h3 id="possibili-letture-e-approfondimenti">Possibili letture e approfondimenti</h3>
<ul><li><strong>Esistenziale:</strong> la poesia può essere letta come riflessione sull’identità moderna, dove l’io è sempre mediato da immagini e schermi.<br></li>
<li><strong>Metafisica:</strong> l’«Oltre» rimanda a una dimensione trascendente che contiene la verità nascosta della vita.<br></li>
<li><strong>Ecologica:</strong> la «natura» che geme potrebbe essere la natura umana o il mondo naturale ridotto a immagine, in attesa di rinascita.</li></ul>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-per-la-revisione">Suggerimenti per la revisione</h3>
<ul><li>Se vuoi aumentare la tensione drammatica, <strong>allunga la descrizione dell’Oltre</strong> con un’immagine concreta che renda il «rovescio» più tangibile.<br></li>
<li>Per enfatizzare il parto come evento, <strong>ripeti o varia il campo lessicale</strong> della nascita (contrazioni, acqua, luce) nel finale.</li></ul>

<h3 id="versione-più-metafisica">Versione più metafisica</h3>

<p>La vita si contempla<br>
come un occhio che abita il suo riflesso,<br>
vivere è specchiarsi nell&#39;ombra dell&#39;Altrove,<br>
dove il rovescio è legge e non immagine.</p>

<p>Solo<br>
l&#39;apparire sospira — e la natura,<br>
sottile come un segreto, geme<br>
non per dolore ma per annuncio:<br>
non senti il travaglio dell&#39;essere<br>
che si prepara a capovolgere il mondo?</p>

<hr>

<h3 id="versione-ermetica">Versione ermetica</h3>

<p>La vita si specchia<br>
nell&#39;ombra dell&#39;Altro;<br>
rovescio come legge.</p>

<p>Solo apparire,<br>
natura in un gemito:<br>
doglie senza nome.</p>

<hr>

<h3 id="frammento-ermetico">Frammento ermetico</h3>

<p>La vita specchio.<br>
Altro come rovescio.<br>
Apparire geme;<br>
doglie senza voce.</p>

<p>La vita si specchia; l&#39;Altro è il rovescio che geme prima del parto.</p>

<h3 id="aforismi-in-tre-stili">Aforismi in tre stili</h3>

<p><strong>Metafisico</strong><br>
La vita si specchia; l’Altro è il rovescio che prepara il mondo a nascere.</p>

<p><strong>Ermetico</strong><br>
Specchio. Altro. Doglie mute.</p>

<p><strong>Lirico-ironico</strong><br>
La vita si guarda e applaude; l’Altro sbadiglia e partorisce verità.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/pcxla0vsgy</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 06:37:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/venezia-ospita-forze-di-polizia-estere-per-supportare-i-carabinieri</link>
      <description>&lt;![CDATA[Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri&#xA;&#xA; Anche per l&#39;estate 2026 Venezia ospiterà operatori di polizia provenienti da diversi Paesi europei che affiancheranno i Carabinieri nei servizi di controllo del territorio. Una iniziativa promossa nell&#39;ambito degli accordi di cooperazione internazionale, che punta a garantire un&#39;assistenza più efficace ai numerosi turisti stranieri presenti in città durante la stagione estiva.&#xA;&#xA;Gli operatori delle forze di polizia estere svolgeranno il proprio servizio insieme ai militari dell&#39;Arma, fornendo supporto linguistico e agevolando i rapporti con i cittadini dei rispettivi Paesi, oltre a facilitare eventuali contatti con le autorità diplomatiche e consolari. Un progetto consolidato da diversi anni, nato sulla base di intese bilaterali sottoscritte dal Ministero dell&#39;Interno con gli omologhi dicasteri dei Paesi partner, che ha già dimostrato la propria efficacia nelle principali località turistiche caratterizzate da una significativa presenza di visitatori stranieri.&#xA;&#xA;Dal 1° luglio e per i primi quindici giorni del mese, nel centro storico veneziano, sono in servizio pattuglie congiunte composte da Carabinieri e un appartenente alla Guardia Civil spagnola. Il calendario proseguirà dal 16 al 31 luglio con la presenza di un appartenente alla Gendarmeria Nazionale francese. Dal 1° al 15 agosto sarà invece la volta di un operatore della Guardia Nazionale Repubblicana del Portogallo, mentre dal 16 al 31 agosto saranno impiegati due agenti della Polizia Nazionale polacca, che svolgeranno analoghi servizi di pattugliamento insieme ai Carabinieri nel centro storico di Venezia.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="venezia-ospita-forze-di-polizia-estere-per-supportare-i-carabinieri">Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/qzX8YKApC6f23fK/preview" alt=""></p>

<p> Anche per l&#39;estate 2026 Venezia ospiterà operatori di polizia provenienti da diversi Paesi europei che affiancheranno i Carabinieri nei servizi di controllo del territorio. Una iniziativa promossa nell&#39;ambito degli accordi di cooperazione internazionale, che punta a garantire un&#39;assistenza più efficace ai numerosi turisti stranieri presenti in città durante la stagione estiva.</p>

<p>Gli operatori delle forze di polizia estere svolgeranno il proprio servizio insieme ai militari dell&#39;Arma, fornendo supporto linguistico e agevolando i rapporti con i cittadini dei rispettivi Paesi, oltre a facilitare eventuali contatti con le autorità diplomatiche e consolari. Un progetto consolidato da diversi anni, nato sulla base di intese bilaterali sottoscritte dal Ministero dell&#39;Interno con gli omologhi dicasteri dei Paesi partner, che ha già dimostrato la propria efficacia nelle principali località turistiche caratterizzate da una significativa presenza di visitatori stranieri.</p>

<p>Dal 1° luglio e per i primi quindici giorni del mese, nel centro storico veneziano, sono in servizio pattuglie congiunte composte da Carabinieri e un appartenente alla Guardia Civil spagnola. Il calendario proseguirà dal 16 al 31 luglio con la presenza di un appartenente alla Gendarmeria Nazionale francese. Dal 1° al 15 agosto sarà invece la volta di un operatore della Guardia Nazionale Repubblicana del Portogallo, mentre dal 16 al 31 agosto saranno impiegati due agenti della Polizia Nazionale polacca, che svolgeranno analoghi servizi di pattugliamento insieme ai Carabinieri nel centro storico di Venezia.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/3zdcgjrj2b</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 06:05:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/cinque-terre-la-spezia-gendarmi-francesi-in-supporto-ai-carabinieri</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri&#xA;&#xA;Sono iniziati il 1° luglio e proseguiranno per tutto il mese di luglio e agosto i servizi congiunti di vigilanza e controllo del territorio tra i Carabinieri italiani e i Gendarmi francesi a Monterosso al Mare, Vernazza e Corniglia nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in provincia della Spezia .&#xA;&#xA;Si tratta di una zona molto frequentata nella stagione estiva da turisti francesi. &#xA;&#xA;Le pattuglie miste operano nelle aree di maggiore afflusso, tra la stazione ferroviaria, il lungomare, il centro storico e i principali percorsi di accesso alle spiagge e ai sentieri escursionistici. &#xA;Nel corso delle attività vengono effettuati controlli su persone e veicoli, verifiche finalizzate alla prevenzione dei reati predatori, del commercio abusivo e di comportamenti contrari alle norme di sicurezza. L’obiettivo è incrementare la percezione di sicurezza e favorire un rapporto diretto con cittadini e turisti, grazie anche alla presenza di operatori in grado di comunicare in più lingue. I servizi congiunti rappresentano uno strumento ormai consolidato della cooperazione tra le forze di polizia europee e consentono di fornire assistenza ai visitatori provenienti dall’estero, agevolando lo scambio di informazioni e rafforzando l’attività di prevenzione.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="cinque-terre-la-spezia-gendarmi-francesi-in-supporto-ai-carabinieri">Cinque Terre (La Spezia), Gendarmi francesi in supporto ai Carabinieri</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/e4KXLjZ8cHaay5R/preview" alt=""></p>

<p>Sono iniziati il 1° luglio e proseguiranno per tutto il mese di luglio e agosto i servizi congiunti di vigilanza e controllo del territorio tra i Carabinieri italiani e i Gendarmi francesi a Monterosso al Mare, Vernazza e Corniglia nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, in provincia della Spezia .</p>

<p>Si tratta di una zona molto frequentata nella stagione estiva da turisti francesi.</p>

<p>Le pattuglie miste operano nelle aree di maggiore afflusso, tra la stazione ferroviaria, il lungomare, il centro storico e i principali percorsi di accesso alle spiagge e ai sentieri escursionistici.
Nel corso delle attività vengono effettuati controlli su persone e veicoli, verifiche finalizzate alla prevenzione dei reati predatori, del commercio abusivo e di comportamenti contrari alle norme di sicurezza. L’obiettivo è incrementare la percezione di sicurezza e favorire un rapporto diretto con cittadini e turisti, grazie anche alla presenza di operatori in grado di comunicare in più lingue. I servizi congiunti rappresentano uno strumento ormai consolidato della cooperazione tra le forze di polizia europee e consentono di fornire assistenza ai visitatori provenienti dall’estero, agevolando lo scambio di informazioni e rafforzando l’attività di prevenzione.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wl5fzym6k3</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 05:56:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2CR - Capitolo 19</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2cr-capitolo-19</link>
      <description>&lt;![CDATA[Riforme religiose e civili&#xA;1Giòsafat, re di Giuda, tornò in pace a casa a Gerusalemme. 2Il veggente Ieu, figlio di Anàni, gli andò incontro e disse a Giòsafat: &#34;Si aiuta forse un malvagio? E tu ami coloro che odiano il Signore? Per questo lo sdegno del Signore è contro di te. 3Tuttavia in te si sono trovate cose buone, perché hai bruciato i pali sacri nel territorio e hai rivolto il tuo cuore a cercare Dio&#34;.&#xA;4Giòsafat rimase a Gerusalemme; poi si recò di nuovo fra il suo popolo, da Bersabea alle montagne di Èfraim, riportandolo al Signore, Dio dei loro padri. 5Egli stabilì giudici nel territorio, in tutte le fortezze di Giuda, città per città. 6Ai giudici egli raccomandò: &#34;Guardate a quello che fate, perché non giudicate per gli uomini, ma per il Signore, il quale sarà con voi quando pronuncerete la sentenza. 7Ora il terrore del Signore sia con voi; nell&#39;agire badate che nel Signore, nostro Dio, non c&#39;è nessuna iniquità: egli non ha preferenze personali né accetta doni&#34;.&#xA;8Anche a Gerusalemme Giòsafat costituì alcuni leviti, sacerdoti e capifamiglia d&#39;Israele, per il giudizio del Signore e le liti degli abitanti di Gerusalemme. 9Egli comandò loro: &#34;Voi agirete nel timore del Signore, con fedeltà e con cuore integro. 10Su ogni causa che vi verrà presentata da parte dei vostri fratelli che abitano nelle loro città - si tratti di omicidio o di una questione che riguarda una legge o un comandamento o statuti o decreti - istruiteli, in modo che non si mettano in condizione di colpa davanti al Signore e il suo sdegno non si riversi su di voi e sui vostri fratelli. Agite così e non diventerete colpevoli. 11Ecco, Amaria, sommo sacerdote, sarà vostro capo in tutte le cose del Signore, mentre Zebadia, figlio di Ismaele, capo della casa di Giuda, in tutte le cose del re; in qualità di scribi sono a vostra disposizione i leviti. Coraggio, mettetevi al lavoro. E il Signore sia con chi è buono&#34;.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;9,3 pali sacri: simboli della dea Asera (vedi 15,16; 1Re 15,9-24).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-3. Per essersi alleato con Acab, Giosafat merita i rimproveri di Ieu, il profeta che tempo prima aveva esercitato il ministero nel regno del Nord, contro Baasa, cfr. 1Re 16,1.7; sarà menzionato ancora in 20,34. &#xA;&#xA;4-11. Il re evita il castigo divino perché si converte e si dedica con zelo alla riforma religiosa e amministrativa del regno. Questo brano è proprio del Cronista, che presenta la riforma di Giosafat pensando alla situazione del proprio tempo.&#xA;&#xA;4-7. L&#39;aspetto più importante della riforma è la restaurazione, nelle città del regno, di una specie di tribunale di prima istanza, la cui istituzione risale allo stesso Davide (1Cr 26,29) e che in seguito però era caduto in disuso. &#xA;&#xA;8-11. La riforma giudiziaria è fatta anche nella capitale, con l&#39;istituzione di un tribunale di seconda istanza. Sorprende, al v. 11, la distinzione tra affari religiosi e civili, che risente dell&#39;influsso della teologia di Ezechiele.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Riforme religiose e civili</em></strong>
<strong>1</strong>Giòsafat, re di Giuda, tornò in pace a casa a Gerusalemme. <strong>2</strong>Il veggente Ieu, figlio di Anàni, gli andò incontro e disse a Giòsafat: “Si aiuta forse un malvagio? E tu ami coloro che odiano il Signore? Per questo lo sdegno del Signore è contro di te. <strong>3</strong>Tuttavia in te si sono trovate cose buone, perché hai bruciato i pali sacri nel territorio e hai rivolto il tuo cuore a cercare Dio”.
<strong>4</strong>Giòsafat rimase a Gerusalemme; poi si recò di nuovo fra il suo popolo, da Bersabea alle montagne di Èfraim, riportandolo al Signore, Dio dei loro padri. <strong>5</strong>Egli stabilì giudici nel territorio, in tutte le fortezze di Giuda, città per città. <strong>6</strong>Ai giudici egli raccomandò: “Guardate a quello che fate, perché non giudicate per gli uomini, ma per il Signore, il quale sarà con voi quando pronuncerete la sentenza. <strong>7</strong>Ora il terrore del Signore sia con voi; nell&#39;agire badate che nel Signore, nostro Dio, non c&#39;è nessuna iniquità: egli non ha preferenze personali né accetta doni”.
<strong>8</strong>Anche a Gerusalemme Giòsafat costituì alcuni leviti, sacerdoti e capifamiglia d&#39;Israele, per il giudizio del Signore e le liti degli abitanti di Gerusalemme. <strong>9</strong>Egli comandò loro: “Voi agirete nel timore del Signore, con fedeltà e con cuore integro. <strong>10</strong>Su ogni causa che vi verrà presentata da parte dei vostri fratelli che abitano nelle loro città – si tratti di omicidio o di una questione che riguarda una legge o un comandamento o statuti o decreti – istruiteli, in modo che non si mettano in condizione di colpa davanti al Signore e il suo sdegno non si riversi su di voi e sui vostri fratelli. Agite così e non diventerete colpevoli. <strong>11</strong>Ecco, Amaria, sommo sacerdote, sarà vostro capo in tutte le cose del Signore, mentre Zebadia, figlio di Ismaele, capo della casa di Giuda, in tutte le cose del re; in qualità di scribi sono a vostra disposizione i leviti. Coraggio, mettetevi al lavoro. E il Signore sia con chi è buono”.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>9,3</strong> pali sacri: simboli della dea Asera (vedi 15,16; 1Re 15,9-24).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-3</strong>. Per essersi alleato con Acab, Giosafat merita i rimproveri di Ieu, il profeta che tempo prima aveva esercitato il ministero nel regno del Nord, contro Baasa, cfr. 1Re 16,1.7; sarà menzionato ancora in 20,34.</p>

<p><strong>4-11</strong>. Il re evita il castigo divino perché si converte e si dedica con zelo alla riforma religiosa e amministrativa del regno. Questo brano è proprio del Cronista, che presenta la riforma di Giosafat pensando alla situazione del proprio tempo.</p>

<p><strong>4-7</strong>. L&#39;aspetto più importante della riforma è la restaurazione, nelle città del regno, di una specie di tribunale di prima istanza, la cui istituzione risale allo stesso Davide (1Cr 26,29) e che in seguito però era caduto in disuso.</p>

<p><strong>8-11</strong>. La riforma giudiziaria è fatta anche nella capitale, con l&#39;istituzione di un tribunale di seconda istanza. Sorprende, al v. 11, la distinzione tra affari religiosi e civili, che risente dell&#39;influsso della teologia di Ezechiele.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/09i1jvd3n0</guid>
      <pubDate>Sat, 11 Jul 2026 05:54:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Alba</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/alba</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Alba&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nella luce che sale&#xD;&#xA;generosa sei&#xD;&#xA;come musa che l’abbrivio dà&#xD;&#xA;col primo verso&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;-aria&#xD;&#xA;di vetro - parola sospesa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;come andare in mare aperto&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sogno o stato di grazia&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Impressione generale&#xD;&#xA;Il testo funziona come un lampo: luminoso, essenziale, sospeso. L’Alba diventa figura viva — musa e movimento — e la lingua gioca con pause e frammenti per creare un senso di apertura e vertigine.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e temi&#xD;&#xA;Luce che sale / generosa sei: la luce è personificata, calda e attiva; apre la scena con un tono di lode.  &#xD;&#xA;musa / abbrivio / primo verso: il processo creativo è avvertito come un brivido iniziale, istante di ispirazione.  &#xD;&#xA;-aria / di vetro - parola sospesa: la cesura e i trattini isolano suoni e immagini; l’aria fragile come vetro suggerisce delicatezza e rischio.  &#xD;&#xA;come andare in mare aperto / sogno o stato di grazia: la chiusa amplia la metafora verso l’avventura e l’incertezza, oscillando tra visione onirica e dono.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ritmo e forma&#xD;&#xA;Le interruzioni e i trattini funzionano come respiri; l’assenza di punteggiatura tradizionale lascia il lettore in bilico. Il verso breve e frammentato crea musicalità interna più che rima o metro regolare.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccoli suggerimenti di revisione&#xD;&#xA;Valuta se mantenere i trattini così frequenti o usarli solo dove vuoi enfatizzare la frattura; a volte una riga vuota basta.  &#xD;&#xA;Considera una lieve variazione lessicale nella seconda strofa per evitare ripetizioni di suoni simili (es. sostituire abbrivio con scatto o impulso se vuoi più concretezza).  &#xD;&#xA;Se desideri accentuare il contrasto tra luce e fragilità, prova a invertire l’ordine di “aria / di vetro” in una versione alternativa per testare l’effetto sonoro.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Proposta di continuazione&#xD;&#xA;Ecco due versi che proseguono il tono sospeso mantenendo l’immagine del mare e della grazia:&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;  e il vento ti prende per mano  &#xD;&#xA;  e ti porta oltre la linea dell’orizzonte&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione estesa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Alba&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nella luce che sale  &#xD;&#xA;generosa sei, e porti con te il primo respiro  &#xD;&#xA;di un giorno che ancora non ha nome.  &#xD;&#xA;Sei musa che dà l’abbrivio al verso,  &#xD;&#xA;un tremito che si allunga come filo sottile  &#xD;&#xA;tra il petto e la bocca.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Aria —  &#xD;&#xA;di vetro, parola sospesa,  &#xD;&#xA;un suono che si trattiene sul bordo del mondo.  &#xD;&#xA;Si apre uno spazio dove il silenzio impara a cantare,  &#xD;&#xA;dove ogni gesto è possibile perché non è ancora stato detto.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Cammino sul margine del giorno,  &#xD;&#xA;come andare in mare aperto:  &#xD;&#xA;l’acqua è promessa e vertigine,  &#xD;&#xA;l’orizzonte una linea che invita e sfugge.  &#xD;&#xA;Il cuore si dispone a navigare senza bussola,  &#xD;&#xA;a fidarsi del tremore che precede la rotta.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sogno o stato di grazia, non so distinguere;  &#xD;&#xA;forse sono entrambe le cose,  &#xD;&#xA;un dono che arriva senza avviso,  &#xD;&#xA;una mappa tracciata da mani leggere.  &#xD;&#xA;La luce ti prende per mano e ti insegna a guardare  &#xD;&#xA;oltre la superficie, dove il mondo si fa possibile.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;E resti, alba, come un invito:  &#xD;&#xA;a parlare piano, a non affrettare il passo,  &#xD;&#xA;a lasciare che il verso nasca lento, come vela che si gonfia.  &#xD;&#xA;E quando il giorno si stende, pieno e chiaro,  &#xD;&#xA;rimane la memoria di quel primo brivido —  &#xD;&#xA;un filo d’aria, un vetro sottile, un mare aperto.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Extended version English&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dawn&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;in the light that rises  &#xD;&#xA;you are generous, and you carry with you the first breath  &#xD;&#xA;of a day that still has no name.  &#xD;&#xA;You are a muse who gives the verse its impulse,  &#xD;&#xA;a tremor that stretches like a thin thread  &#xD;&#xA;between the chest and the mouth.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Air —  &#xD;&#xA;of glass, a word suspended,  &#xD;&#xA;a sound that holds itself on the edge of the world.  &#xD;&#xA;A space opens where silence learns to sing,  &#xD;&#xA;where every gesture is possible because it has not yet been spoken.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I walk on the margin of the day,  &#xD;&#xA;as if going out to sea:  &#xD;&#xA;the water is promise and vertigo,  &#xD;&#xA;the horizon a line that invites and slips away.  &#xD;&#xA;The heart prepares to sail without a compass,  &#xD;&#xA;to trust the quiver that precedes the course.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dream or state of grace, I cannot tell;  &#xD;&#xA;perhaps it is both,  &#xD;&#xA;a gift that arrives without warning,  &#xD;&#xA;a map drawn by light hands.  &#xD;&#xA;The light takes you by the hand and teaches you to look  &#xD;&#xA;beyond the surface, where the world becomes possible.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;And you remain, dawn, like an invitation:  &#xD;&#xA;to speak softly, not to hurry the step,  &#xD;&#xA;to let the verse be born slowly, like a sail filling.  &#xD;&#xA;And when the day spreads out, full and clear,  &#xD;&#xA;the memory of that first shiver remains —  &#xD;&#xA;a thread of air, a thin glass, an open sea.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alba</p>

<p>nella luce che sale
generosa sei
come musa che l’abbrivio dà
col primo verso</p>

<p>-aria
di vetro – parola sospesa</p>

<p>come andare in mare aperto</p>

<p>sogno o stato di grazia</p>

<h3 id="impressione-generale">Impressione generale</h3>

<p>Il testo funziona come un lampo: <strong>luminoso</strong>, essenziale, sospeso. L’<strong>Alba</strong> diventa figura viva — musa e movimento — e la lingua gioca con pause e frammenti per creare un senso di apertura e vertigine.</p>

<hr>

<h3 id="immagini-e-temi">Immagini e temi</h3>
<ul><li><strong>Luce che sale / generosa sei</strong>: la luce è personificata, calda e attiva; apre la scena con un tono di lode.<br></li>
<li><strong>musa / abbrivio / primo verso</strong>: il processo creativo è avvertito come un brivido iniziale, istante di ispirazione.<br></li>
<li><strong>-aria / di vetro – parola sospesa</strong>: la cesura e i trattini isolano suoni e immagini; l’aria fragile come vetro suggerisce delicatezza e rischio.<br></li>
<li><strong>come andare in mare aperto / sogno o stato di grazia</strong>: la chiusa amplia la metafora verso l’avventura e l’incertezza, oscillando tra visione onirica e dono.</li></ul>

<hr>

<h3 id="ritmo-e-forma">Ritmo e forma</h3>

<p>Le interruzioni e i trattini funzionano come respiri; l’assenza di punteggiatura tradizionale lascia il lettore in bilico. Il verso breve e frammentato crea musicalità interna più che rima o metro regolare.</p>

<hr>

<h3 id="piccoli-suggerimenti-di-revisione">Piccoli suggerimenti di revisione</h3>
<ul><li>Valuta se mantenere i trattini così frequenti o usarli solo dove vuoi enfatizzare la frattura; a volte una riga vuota basta.<br></li>
<li>Considera una lieve variazione lessicale nella seconda strofa per evitare ripetizioni di suoni simili (es. sostituire <em>abbrivio</em> con <em>scatto</em> o <em>impulso</em> se vuoi più concretezza).<br></li>
<li>Se desideri accentuare il contrasto tra luce e fragilità, prova a invertire l’ordine di “aria / di vetro” in una versione alternativa per testare l’effetto sonoro.</li></ul>

<hr>

<h3 id="proposta-di-continuazione">Proposta di continuazione</h3>

<p>Ecco due versi che proseguono il tono sospeso mantenendo l’immagine del mare e della grazia:</p>

<blockquote><p>e il vento ti prende per mano<br>
e ti porta oltre la linea dell’orizzonte</p></blockquote>

<hr>

<h3 id="versione-estesa">Versione estesa</h3>

<p>Alba</p>

<p>nella luce che sale<br>
generosa sei, e porti con te il primo respiro<br>
di un giorno che ancora non ha nome.<br>
Sei musa che dà l’abbrivio al verso,<br>
un tremito che si allunga come filo sottile<br>
tra il petto e la bocca.</p>

<p>Aria —<br>
di vetro, parola sospesa,<br>
un suono che si trattiene sul bordo del mondo.<br>
Si apre uno spazio dove il silenzio impara a cantare,<br>
dove ogni gesto è possibile perché non è ancora stato detto.</p>

<p>Cammino sul margine del giorno,<br>
come andare in mare aperto:<br>
l’acqua è promessa e vertigine,<br>
l’orizzonte una linea che invita e sfugge.<br>
Il cuore si dispone a navigare senza bussola,<br>
a fidarsi del tremore che precede la rotta.</p>

<p>Sogno o stato di grazia, non so distinguere;<br>
forse sono entrambe le cose,<br>
un dono che arriva senza avviso,<br>
una mappa tracciata da mani leggere.<br>
La luce ti prende per mano e ti insegna a guardare<br>
oltre la superficie, dove il mondo si fa possibile.</p>

<p>E resti, alba, come un invito:<br>
a parlare piano, a non affrettare il passo,<br>
a lasciare che il verso nasca lento, come vela che si gonfia.<br>
E quando il giorno si stende, pieno e chiaro,<br>
rimane la memoria di quel primo brivido —<br>
un filo d’aria, un vetro sottile, un mare aperto.</p>

<hr>

<h3 id="extended-version-english">Extended version English</h3>

<p>Dawn</p>

<p>in the light that rises<br>
you are generous, and you carry with you the first breath<br>
of a day that still has no name.<br>
You are a muse who gives the verse its impulse,<br>
a tremor that stretches like a thin thread<br>
between the chest and the mouth.</p>

<p>Air —<br>
of glass, a word suspended,<br>
a sound that holds itself on the edge of the world.<br>
A space opens where silence learns to sing,<br>
where every gesture is possible because it has not yet been spoken.</p>

<p>I walk on the margin of the day,<br>
as if going out to sea:<br>
the water is promise and vertigo,<br>
the horizon a line that invites and slips away.<br>
The heart prepares to sail without a compass,<br>
to trust the quiver that precedes the course.</p>

<p>Dream or state of grace, I cannot tell;<br>
perhaps it is both,<br>
a gift that arrives without warning,<br>
a map drawn by light hands.<br>
The light takes you by the hand and teaches you to look<br>
beyond the surface, where the world becomes possible.</p>

<p>And you remain, dawn, like an invitation:<br>
to speak softly, not to hurry the step,<br>
to let the verse be born slowly, like a sail filling.<br>
And when the day spreads out, full and clear,<br>
the memory of that first shiver remains —<br>
a thread of air, a thin glass, an open sea.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qoen4cc389</guid>
      <pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:27:13 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2CR - Capitolo 18</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2cr-capitolo-18</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alleanza con il regno del nord contro gli Aramei&#xA;1Giòsafat, che aveva ricchezza e gloria in abbondanza, si imparentò con Acab. 2Dopo alcuni anni scese da Acab a Samaria; Acab uccise per lui e per la gente del suo seguito pecore e buoi in quantità e lo persuase ad attaccare con lui Ramot di Gàlaad. 3Acab, re d&#39;Israele, disse a Giòsafat, re di Giuda: &#34;Verresti con me contro Ramot di Gàlaad?&#34;. Gli rispose: &#34;Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come sul tuo; sarò con te in battaglia&#34;.&#xA;&#xA;I profeti di corte annunciano la vittoria&#xA;4Giòsafat disse al re d&#39;Israele: &#34;Consulta, per favore, oggi stesso la parola del Signore&#34;. 5Il re d&#39;Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: &#34;Dobbiamo andare contro Ramot di Gàlaad o devo rinunciare?&#34;. Risposero: &#34;Attacca; Dio la metterà in mano al re&#34;. 6Giòsafat disse: &#34;Non c&#39;è qui ancora un profeta del Signore da consultare?&#34;. 7Il re d&#39;Israele rispose a Giòsafat: &#34;C&#39;è ancora un uomo, per consultare tramite lui il Signore, ma io lo detesto perché non mi profetizza il bene, ma sempre il male: è Michea, figlio di Imla&#34;. Giòsafat disse: &#34;Il re non parli così&#34;. 8Il re d&#39;Israele, chiamato un cortigiano, gli ordinò: &#34;Convoca subito Michea, figlio di Imla!&#34;.&#xA;9Il re d&#39;Israele e Giòsafat, re di Giuda, sedevano ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli, nello spiazzo all&#39;ingresso della porta di Samaria; tutti i profeti profetizzavano davanti a loro. 10Sedecìa, figlio di Chenaanà, che si era fatto corna di ferro, affermava: &#34;Così dice il Signore: &#34;Con queste cozzerai contro gli Aramei sino a finirli&#34;&#34;. 11Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo: &#34;Assali Ramot di Gàlaad, avrai successo. Il Signore la metterà in mano al re&#34;.&#xA;&#xA;Il profeta Michea annuncia la sconfitta&#xA;12Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: &#34;Ecco, le parole dei profeti concordano sul successo del re; ora la tua parola sia come quella degli altri: preannuncia il successo&#34;. 13Michea rispose: &#34;Per la vita del Signore, annuncerò quanto il mio Dio mi dirà&#34;. 14Si presentò al re, che gli domandò: &#34;Michea, dobbiamo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o rinunciare?&#34;. Gli rispose: &#34;Attaccàtela, avrete successo; i suoi abitanti saranno messi nelle vostre mani&#34;. 15Il re gli disse: &#34;Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi altro se non la verità nel nome del Signore?&#34;. 16Egli disse:&#xA;&#34;Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti&#xA;come pecore che non hanno pastore.&#xA;Il Signore dice:&#xA;&#34;Questi non hanno padrone;&#xA;ognuno torni a casa sua in pace!&#34;&#34;.&#xA;17Il re d&#39;Israele disse a Giòsafat: &#34;Non te l&#39;avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?&#34;. 18Michea disse: &#34;Perciò, ascoltate la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l&#39;esercito del cielo stava alla sua destra e alla sua sinistra. 19Il Signore domandò: &#34;Chi ingannerà Acab, re d&#39;Israele, perché salga contro Ramot di Gàlaad e vi perisca?&#34;. Chi rispose in un modo e chi in un altro. 20Si fece avanti uno spirito che, presentatosi al Signore, disse: &#34;Lo ingannerò io&#34;. &#34;Come?&#34;, gli domandò il Signore. 21Rispose: &#34;Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti&#34;. Gli disse: &#34;Lo ingannerai; certo riuscirai: va&#39; e fa&#39; così&#34;. 22Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo parla di sciagura&#34;.&#xA;23Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: &#34;Per quale via lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?&#34;. 24Michea rispose: &#34;Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti&#34;. 25Il re d&#39;Israele disse: &#34;Prendete Michea e conducetelo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re. 26Direte loro: &#34;Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace&#34;&#34;. 27Michea disse: &#34;Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio&#34;. E aggiunse: &#34;Popoli tutti, ascoltate!&#34;.&#xA;&#xA;Morte del re alleato&#xA;28Il re d&#39;Israele marciò, insieme con Giòsafat, re di Giuda, contro Ramot di Gàlaad. 29Il re d&#39;Israele disse a Giòsafat: &#34;Io per combattere mi travestirò. Tu resta con i tuoi abiti&#34;. Il re d&#39;Israele si travestì ed entrarono in battaglia. 30Il re di Aram aveva ordinato ai comandanti dei suoi carri: &#34;Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re d&#39;Israele&#34;. 31Appena videro Giòsafat, i comandanti dei carri dissero: &#34;Quello è il re d&#39;Israele!&#34;. Lo circondarono per combattere. Giòsafat lanciò un grido e il Signore gli venne in aiuto e Dio li allontanò dalla sua persona. 32I comandanti dei carri si accorsero che non era il re d&#39;Israele e si allontanarono da lui. 33Ma un uomo tese a caso l&#39;arco e colpì il re d&#39;Israele fra le maglie dell&#39;armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: &#34;Gira, portami fuori dalla mischia, perché sono ferito&#34;. 34La battaglia infuriò in quel giorno; il re d&#39;Israele stette sul carro di fronte agli Aramei sino alla sera e morì al tramonto del sole.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il Cronista si riavvicina alla sua fonte principale e ci informa sulla sfortunata spedizione di Giosafat, alleatosi con Acab contro gli Aramei, seguendo passo passo 1Re 22,1-37, senza rinunciare peraltro a modifiche minori della fonte.&#xA;&#xA;1-4. Alleanza con Acab e dichiarazione di guerra a Ben-Adad. Al v. 1 si allude al matrimonio politico fra Atalia, figlia di Acab re d&#39;Israele, e Ioram, figlio di Giosafat (cfr. 2Re 8,18).&#xA;&#xA;5-12. I profeti di corte, da buoni &#34;cortigiani&#34;, sono tutti d&#39;accordo nell&#39;annunciare l&#39;esito positivo della campagna militare.&#xA;&#xA;13-28. Michea invece, vero profeta di JHWH, annuncia la sconfitta, contraddicendo i profeti di Acab. Al Cronista piace che il re Giosatat, il re davidico, insista nel voler consultare questo profeta di JHWH. È un altro modo per sottolineare l&#39;ortodossia del re di Giuda, contrastandola con la posizione di Acab.&#xA;&#xA;29-34. Narrando la morte di Acab il Cronista omette i dettagli di 1Re 22,36-38, che riguardano il regno del Nord. Giosafat invece (v. 31) si salva con l&#39;aiuto di JHWH.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Alleanza con il regno del nord contro gli Aramei</em></strong>
<strong>1</strong>Giòsafat, che aveva ricchezza e gloria in abbondanza, si imparentò con Acab. <strong>2</strong>Dopo alcuni anni scese da Acab a Samaria; Acab uccise per lui e per la gente del suo seguito pecore e buoi in quantità e lo persuase ad attaccare con lui Ramot di Gàlaad. <strong>3</strong>Acab, re d&#39;Israele, disse a Giòsafat, re di Giuda: “Verresti con me contro Ramot di Gàlaad?”. Gli rispose: “Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come sul tuo; sarò con te in battaglia”.</p>

<p><strong><em>I profeti di corte annunciano la vittoria</em></strong>
<strong>4</strong>Giòsafat disse al re d&#39;Israele: “Consulta, per favore, oggi stesso la parola del Signore”. <strong>5</strong>Il re d&#39;Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: “Dobbiamo andare contro Ramot di Gàlaad o devo rinunciare?”. Risposero: “Attacca; Dio la metterà in mano al re”. <strong>6</strong>Giòsafat disse: “Non c&#39;è qui ancora un profeta del Signore da consultare?”. <strong>7</strong>Il re d&#39;Israele rispose a Giòsafat: “C&#39;è ancora un uomo, per consultare tramite lui il Signore, ma io lo detesto perché non mi profetizza il bene, ma sempre il male: è Michea, figlio di Imla”. Giòsafat disse: “Il re non parli così”. <strong>8</strong>Il re d&#39;Israele, chiamato un cortigiano, gli ordinò: “Convoca subito Michea, figlio di Imla!”.
<strong>9</strong>Il re d&#39;Israele e Giòsafat, re di Giuda, sedevano ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli, nello spiazzo all&#39;ingresso della porta di Samaria; tutti i profeti profetizzavano davanti a loro. <strong>10</strong>Sedecìa, figlio di Chenaanà, che si era fatto corna di ferro, affermava: “Così dice il Signore: “Con queste cozzerai contro gli Aramei sino a finirli”“. <strong>11</strong>Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo: “Assali Ramot di Gàlaad, avrai successo. Il Signore la metterà in mano al re”.</p>

<p><strong><em>Il profeta Michea annuncia la sconfitta</em></strong>
<strong>12</strong>Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: “Ecco, le parole dei profeti concordano sul successo del re; ora la tua parola sia come quella degli altri: preannuncia il successo”. <strong>13</strong>Michea rispose: “Per la vita del Signore, annuncerò quanto il mio Dio mi dirà”. <strong>14</strong>Si presentò al re, che gli domandò: “Michea, dobbiamo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o rinunciare?”. Gli rispose: “Attaccàtela, avrete successo; i suoi abitanti saranno messi nelle vostre mani”. <strong>15</strong>Il re gli disse: “Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi altro se non la verità nel nome del Signore?”. <strong>16</strong>Egli disse:
“Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti
come pecore che non hanno pastore.
Il Signore dice:
“Questi non hanno padrone;
ognuno torni a casa sua in pace!“”.
<strong>17</strong>Il re d&#39;Israele disse a Giòsafat: “Non te l&#39;avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?”. <strong>18</strong>Michea disse: “Perciò, ascoltate la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l&#39;esercito del cielo stava alla sua destra e alla sua sinistra. <strong>19</strong>Il Signore domandò: “Chi ingannerà Acab, re d&#39;Israele, perché salga contro Ramot di Gàlaad e vi perisca?”. Chi rispose in un modo e chi in un altro. <strong>20</strong>Si fece avanti uno spirito che, presentatosi al Signore, disse: “Lo ingannerò io”. “Come?”, gli domandò il Signore. <strong>21</strong>Rispose: “Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti”. Gli disse: “Lo ingannerai; certo riuscirai: va&#39; e fa&#39; così”. <strong>22</strong>Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo parla di sciagura”.
<strong>23</strong>Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: “Per quale via lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?”. <strong>24</strong>Michea rispose: “Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti”. <strong>25</strong>Il re d&#39;Israele disse: “Prendete Michea e conducetelo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re. <strong>26</strong>Direte loro: “Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace”“. <strong>27</strong>Michea disse: “Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio”. E aggiunse: “Popoli tutti, ascoltate!”.</p>

<p><strong><em>Morte del re alleato</em></strong>
<strong>28</strong>Il re d&#39;Israele marciò, insieme con Giòsafat, re di Giuda, contro Ramot di Gàlaad. <strong>29</strong>Il re d&#39;Israele disse a Giòsafat: “Io per combattere mi travestirò. Tu resta con i tuoi abiti”. Il re d&#39;Israele si travestì ed entrarono in battaglia. <strong>30</strong>Il re di Aram aveva ordinato ai comandanti dei suoi carri: “Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re d&#39;Israele”. <strong>31</strong>Appena videro Giòsafat, i comandanti dei carri dissero: “Quello è il re d&#39;Israele!”. Lo circondarono per combattere. Giòsafat lanciò un grido e il Signore gli venne in aiuto e Dio li allontanò dalla sua persona. <strong>32</strong>I comandanti dei carri si accorsero che non era il re d&#39;Israele e si allontanarono da lui. <strong>33</strong>Ma un uomo tese a caso l&#39;arco e colpì il re d&#39;Israele fra le maglie dell&#39;armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: “Gira, portami fuori dalla mischia, perché sono ferito”. <strong>34</strong>La battaglia infuriò in quel giorno; il re d&#39;Israele stette sul carro di fronte agli Aramei sino alla sera e morì al tramonto del sole.</p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il Cronista si riavvicina alla sua fonte principale e ci informa sulla sfortunata spedizione di Giosafat, alleatosi con Acab contro gli Aramei, seguendo passo passo 1Re 22,1-37, senza rinunciare peraltro a modifiche minori della fonte.</p>

<p><strong>1-4</strong>. Alleanza con Acab e dichiarazione di guerra a Ben-Adad. Al v. 1 si allude al matrimonio politico fra Atalia, figlia di Acab re d&#39;Israele, e Ioram, figlio di Giosafat (cfr. 2Re 8,18).</p>

<p><strong>5-12</strong>. I profeti di corte, da buoni “cortigiani”, sono tutti d&#39;accordo nell&#39;annunciare l&#39;esito positivo della campagna militare.</p>

<p><strong>13-28</strong>. Michea invece, vero profeta di JHWH, annuncia la sconfitta, contraddicendo i profeti di Acab. Al Cronista piace che il re Giosatat, il re davidico, insista nel voler consultare questo profeta di JHWH. È un altro modo per sottolineare l&#39;ortodossia del re di Giuda, contrastandola con la posizione di Acab.</p>

<p><strong>29-34</strong>. Narrando la morte di Acab il Cronista omette i dettagli di 1Re 22,36-38, che riguardano il regno del Nord. Giosafat invece (v. 31) si salva con l&#39;aiuto di JHWH.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

<p><a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2cr-capitolo-18" rel="nofollow">🔝</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/leggere-il-nuovo-testamento-un-capitolo-al-giorno" rel="nofollow">C A L E N D A R I</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/indice-bibbia" rel="nofollow">Indice BIBBIA</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno" rel="nofollow">Homepage</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/pftzpb0h3l</guid>
      <pubDate>Fri, 10 Jul 2026 05:15:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[77]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/77</link>
      <description>&lt;![CDATA[[77]&#xA;&#xA;unico di gennaio dicembre 600 kg/m³ meno novembre e -fermo del caldo da] cambio d&#39;olio restando a meno dieci dalla cima in palliativa sono [mancati tutti e] a cognomi mancanti uguali la sequenza finita prende piede a] ottobre o tentare il riscatto il [medium density ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[77]</p>

<p>unico di gennaio dicembre 600 kg/m³ meno novembre e -fermo del caldo da] cambio d&#39;olio restando a meno dieci dalla cima in palliativa sono [mancati tutti e] a cognomi mancanti uguali la sequenza finita prende piede a] ottobre o tentare il riscatto il [medium density</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/m1ef1jxr91</guid>
      <pubDate>Fri, 10 Jul 2026 01:48:36 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Phosphorescent – C’est La Vie (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/phosphorescent-cest-la-vie-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;«Sono stato ubriaco per dieci anni / pensando che così tutto si sarebbe sistemato / ma queste pietre sono pesanti»: il settimo disco di Matthew Houck, in arte Phosphorescent, nasce da qui, da questi versi di These Rocks, settima traccia di C’est la Vie che arriva a distanza di cinque anni da Muchacho, il disco che lo ha consacrato come un degno erede dei maestri ai quali viene abitualmente associato (Will Oldham, Willie Nelson e Paul Simon). Sul talento di Phosphorescent nessuno ha mai nutrito dubbi, anche ai tempi in cui vendeva soltanto 15.000 copie... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/phosphorescent-cest-la-vie-2018.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1410262934&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/91YqGG+9YKL.jpg" alt="immagine"></p>

<p>«Sono stato ubriaco per dieci anni / pensando che così tutto si sarebbe sistemato / ma queste pietre sono pesanti»: il settimo disco di Matthew Houck, in arte Phosphorescent, nasce da qui, da questi versi di These Rocks, settima traccia di C’est la Vie che arriva a distanza di cinque anni da Muchacho, il disco che lo ha consacrato come un degno erede dei maestri ai quali viene abitualmente associato (Will Oldham, Willie Nelson e Paul Simon). Sul talento di Phosphorescent nessuno ha mai nutrito dubbi, anche ai tempi in cui vendeva soltanto 15.000 copie... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/10/phosphorescent-cest-la-vie-2018.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/10/phosphorescent-cest-la-vie-2018.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1410262934" rel="nofollow">https://album.link/i/1410262934</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6fjdu50bfj</guid>
      <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 21:08:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>per chi ha voglia che scriva un blog...</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/per-chi-ha-voglia-che-scriva-un-blog</link>
      <description>&lt;![CDATA[per chi ha voglia che scriva un blog serio/criticone/anti/conformista/pubblicità etc. vi consiglio di guardarvi il primo episodio di Californication...&#34;non scriverò di un sogno in cui una suora mi ha fatto un pompino in chiesa&#34; cit.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>per chi ha voglia che scriva un blog serio/criticone/anti/conformista/pubblicità etc. vi consiglio di guardarvi il primo episodio di Californication...“non scriverò di un sogno in cui una suora mi ha fatto un pompino in chiesa” cit.</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7gaadcdhlo</guid>
      <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 20:49:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[76]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/76</link>
      <description>&lt;![CDATA[[76]&#xA;&#xA;1.1 gli anni O 1.2 gli anni N la macchina ferma la forma di desistenza] la [salute taggata fatti i mezzanini con apertura su tre lati o questo testo non è adatto] le provano tutte fino a excursus non] regge un sacco di ddl  pirine e frangi-sacco dipinto del bosco tiene la quantità della] parete fino a ics fino a plus 1.3]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[76]</p>

<p>1.1 gli anni O 1.2 gli anni N la macchina ferma la forma di desistenza] la [salute taggata fatti i mezzanini con apertura su tre lati o questo testo non è adatto] le provano tutte fino a excursus non] regge un sacco di ddl  pirine e frangi-sacco dipinto del bosco tiene la quantità della] parete fino a ics fino a plus 1.3</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4e90tsbzwj</guid>
      <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 16:25:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La ripulsa</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/la-ripulsa</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;La ripulsa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;fioca luce emana&#xD;&#xA;la tua aura se il cuore&#xD;&#xA;non risponde a impulsi&#xD;&#xA;di perdono&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;per legge di contrappasso&#xD;&#xA;la tua ripulsa è un boomerang&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;29.12.24&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Riflessione breve&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Grazie per aver condiviso questo testo: ha un tono netto e una tensione morale che colpisce. La parola ripulsa apre subito un campo emotivo forte; il finale con la legge del contrappasso chiude con efficacia morale e quasi ironica giustizia.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del contenuto&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e tema  &#xD;&#xA;L’immagine della fioca luce e dell’aura crea un contrasto tra visibile e interiore; funziona bene per suggerire un declino morale o emotivo.  &#xD;&#xA;Il tema centrale è il rifiuto e la sua ricaduta: il boomerang come metafora è chiara e potente.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Voce e tono  &#xD;&#xA;Il tono è asciutto, quasi lapidario; questo rafforza il giudizio morale del testo.  &#xD;&#xA;La parola contrappasso richiama Dante e dà al verso una risonanza classica che arricchisce il messaggio.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Forma e ritmo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Metrica e musicalità  &#xD;&#xA;I versi sono liberi; la scansione è irregolare ma coerente con il tono accusatorio.  &#xD;&#xA;Alcune assonanze (es. aura / perdono) funzionano, altre pause potrebbero essere rese più nette con piccoli aggiustamenti lessicali.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Punteggiatura e disposizione  &#xD;&#xA;L’assenza di punteggiatura accentua l’immediatezza, ma inserire una virgola o un punto in punti strategici potrebbe aumentare la tensione drammatica.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti pratici&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccoli ritocchi lessicali  &#xD;&#xA;Sostituire se il cuore non risponde a impulsi di perdono con se il cuore non risponde all’impulso del perdono per snellire la frase.  &#xD;&#xA;Valutare la tua ripulsa è un boomerang → la tua ripulsa torna boomerang per un ritmo più diretto.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Variante più lirica  &#xD;&#xA;Potresti giocare con immagini più concrete (mani, ombre, specchi) per rendere la ripulsa sensoriale oltre che morale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Due versioni alternative&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione leggermente rivista  &#xD;&#xA;fioca luce emana  &#xD;&#xA;la tua aura: il cuore non risponde  &#xD;&#xA;all’impulso del perdono.  &#xD;&#xA;Per legge di contrappasso  &#xD;&#xA;la tua ripulsa torna boomerang.  &#xD;&#xA;29.12.24&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione più essenziale  &#xD;&#xA;fioca luce  &#xD;&#xA;aura che non perdona  &#xD;&#xA;la ripulsa torna boomerang.  &#xD;&#xA;29.12.24&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;fioca luce  &#xD;&#xA;aura spenta  &#xD;&#xA;ripulsa: boomerang.  &#xD;&#xA;29.12.24&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La ripulsa</p>

<p>fioca luce emana
la tua aura se il cuore
non risponde a impulsi
di perdono</p>

<p>per legge di contrappasso
la tua ripulsa è un boomerang</p>

<p>29.12.24</p>

<h3 id="riflessione-breve">Riflessione breve</h3>

<p>Grazie per aver condiviso questo testo: ha un tono netto e una tensione morale che colpisce. La parola <strong>ripulsa</strong> apre subito un campo emotivo forte; il finale con la legge del contrappasso chiude con efficacia morale e quasi ironica giustizia.</p>

<hr>

<h3 id="analisi-del-contenuto">Analisi del contenuto</h3>

<p><strong>Immagini e tema</strong><br>
– L’immagine della <strong>fioca luce</strong> e dell’<strong>aura</strong> crea un contrasto tra visibile e interiore; funziona bene per suggerire un declino morale o emotivo.<br>
– Il tema centrale è il rifiuto e la sua ricaduta: il boomerang come metafora è chiara e potente.</p>

<p><strong>Voce e tono</strong><br>
– Il tono è asciutto, quasi lapidario; questo rafforza il giudizio morale del testo.<br>
– La parola <strong>contrappasso</strong> richiama Dante e dà al verso una risonanza classica che arricchisce il messaggio.</p>

<hr>

<h3 id="forma-e-ritmo">Forma e ritmo</h3>

<p><strong>Metrica e musicalità</strong><br>
– I versi sono liberi; la scansione è irregolare ma coerente con il tono accusatorio.<br>
– Alcune assonanze (es. <em>aura / perdono</em>) funzionano, altre pause potrebbero essere rese più nette con piccoli aggiustamenti lessicali.</p>

<p><strong>Punteggiatura e disposizione</strong><br>
– L’assenza di punteggiatura accentua l’immediatezza, ma inserire una virgola o un punto in punti strategici potrebbe aumentare la tensione drammatica.</p>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-pratici">Suggerimenti pratici</h3>

<p><strong>Piccoli ritocchi lessicali</strong><br>
– Sostituire <em>se il cuore non risponde a impulsi di perdono</em> con <em>se il cuore non risponde all’impulso del perdono</em> per snellire la frase.<br>
– Valutare <em>la tua ripulsa è un boomerang</em> → <em>la tua ripulsa torna boomerang</em> per un ritmo più diretto.</p>

<p><strong>Variante più lirica</strong><br>
– Potresti giocare con immagini più concrete (mani, ombre, specchi) per rendere la ripulsa sensoriale oltre che morale.</p>

<hr>

<h3 id="due-versioni-alternative">Due versioni alternative</h3>

<p><strong>Versione leggermente rivista</strong><br>
fioca luce emana<br>
la tua aura: il cuore non risponde<br>
all’impulso del perdono.<br>
Per legge di contrappasso<br>
la tua ripulsa torna boomerang.<br>
29.12.24</p>

<p><strong>Versione più essenziale</strong><br>
fioca luce<br>
aura che non perdona<br>
la ripulsa torna boomerang.<br>
29.12.24</p>

<hr>

<p>fioca luce<br>
aura spenta<br>
ripulsa: boomerang.<br>
29.12.24</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gwflgq90q9</guid>
      <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 06:45:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2CR - Capitolo 17</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2cr-capitolo-17</link>
      <description>&lt;![CDATA[Giòsafat re&#xA;1Al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat, che si fortificò contro Israele. 2Egli mise guarnigioni militari in tutte le fortezze di Giuda; nominò governatori per il territorio di Giuda e per le città di Èfraim occupate dal padre Asa.&#xA;3Il Signore fu con Giòsafat, perché egli camminò sulle vie seguite prima da suo padre e non ricercò i Baal, 4ma piuttosto ricercò il Dio di suo padre e ne seguì i comandi, senza imitare Israele. 5Il Signore consolidò il regno nelle mani di Giòsafat e tutto Giuda gli portava offerte. Egli ebbe ricchezze e gloria in quantità. 6Il suo cuore divenne forte nel seguire il Signore; eliminò anche le alture e i pali sacri da Giuda.&#xA;7Nell&#39;anno terzo del suo regno mandò i suoi ufficiali Ben-Càil, Abdia, Zaccaria, Netanèl e Michea a insegnare nelle città di Giuda. 8Con essi c&#39;erano i leviti Semaià, Natania, Zebadia, Asaèl, Semiramòt, Giònata, Adonia e Tobia e i sacerdoti Elisamà e Ioram. 9Insegnarono in Giuda; avevano con sé il libro della legge del Signore e percorsero tutte le città di Giuda, istruendo il popolo.&#xA;10Il terrore del Signore si diffuse per tutti i regni che circondavano Giuda e così essi non fecero guerra a Giòsafat. 11Da parte dei Filistei si portavano a Giòsafat tributi e argento in dono; anche gli Arabi gli portavano bestiame minuto: settemilasettecento arieti e settemilasettecento capri.&#xA;12Giòsafat cresceva sempre più in potenza. Egli costruì in Giuda castelli e città di approvvigionamento. 13Disponeva di molta manodopera nelle città di Giuda. A Gerusalemme risiedevano i suoi guerrieri, soldati valorosi. 14Ecco il loro censimento secondo i casati. Per Giuda, erano comandanti di migliaia Adna il comandante, e con lui trecentomila soldati valorosi; 15alle sue dipendenze c&#39;era il comandante Giovanni e con lui duecentoottantamila soldati; 16alle sue dipendenze c&#39;era Amasia, figlio di Zicrì, votato al Signore, e con lui duecentomila soldati valorosi. 17Per Beniamino, Eliadà, soldato valoroso, e con lui duecentomila armati di arco e di scudo. 18Alle sue dipendenze c&#39;era Iozabàd e con lui centoottantamila armati per la guerra.&#xA;19Tutti costoro erano al servizio del re, oltre quelli che il re aveva stabiliti nelle fortezze in tutto Giuda.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;17,9 avevano con sé il libro della legge del Signore: l’espressione si trova ancora in 34,14, ma non è chiaro quale sia il contenuto di questo libro della legge (vedi anche Esd 7,14).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;17,1-20,37. Al quarto di secolo del regno di Giosafat (870-848) il libro dei Re riserva un lungo capitolo (1Re 22,1-51), in cui il profilo di questo sovrano risulta piuttosto sbiadito. A questa figura di riformatore il Cronista dedica maggiore attenzione. In quattro capitoli egli presenta non senza vivacità la serie dei successi e degli insuccessi del sovrano, che spiega secondo il suo schema teologico. Anzitutto, il nostro autore descrive la potenza e il fervore religioso del re, che JHWH benedice e le nazioni esaltano (c. 17); poi, l&#39;errore dell&#39;alleanza con Acab, re d&#39;Israele, con la guerra e la sconfitta che ne conseguono (c. 18), che suscitano la reazione di condanna di un profeta (19,2-3); mentre le sue iniziative di riforma religiosa (19,4-11) gli garantiscono l&#39;appoggio di Dio e la vittoria nello scontro coi nemici (20,1-30). Un altro gesto di infedeltà (una nuova alleanza con il re d&#39;Israele) è motivo di una nuova condanna (20,31-37).&#xA;&#xA;17,1-19. Con Giosafat ha inizio un periodo di notevoli turbamenti sociali e politici nella storia dei due regni. È un periodo centrale anche per la vicenda dello jahvismo. Il regno del Nord vede nascere e svilupparsi le associazioni profetiche; soprattutto vede entrare in scena, tra i profeti non scrittori, la figura di Elia, ardente difensore dello jahvismo e nemico acerrimo della tirannica dinastia di Omri (cfr. 1 Re 17-20). Anche il regno del Sud si vede coinvolto in questi sommovimenti, che trovano però un&#39;eco lontana nel Cronista, interessato piuttosto a proporre le proprie tesi. Egli descrive la prosperità che ha caratterizzato i primi anni del regno di Giosafat (vv. 1-6), insiste quindi sul suo zelo religioso (vv. 7-9), sul rispetto di cui gode all&#39;esterno (vv. 10-11) e sulla sua potenza militare (vv. 12-19). Il capitolo non ha riscontro nel libro dei Re, a parte il v. 1a = 1Re 15,24.&#xA;&#xA;7-9. Il Cronista riporta un esempio concreto dello zelo riformatore di Giosafat: l&#39;istituzione di una specie di commissione mista, formata da ufficiali del re, leviti e sacerdoti, incaricata dell&#39;insegnamento della legge nel regno di Giuda.&#xA;&#xA;10-11. Un altro aspetto della prosperità di Giosafat è il prestigio di cui gode il sovrano presso i popoli vicini.&#xA;&#xA;12-19. L&#39;esercito di Giosafat. I nomi degli ufficiali e i dettagli delle informazioni farebbero pensare a un documento d&#39;archivio, che il Cronista ha potuto utilizzare come fonte.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Giòsafat re</em></strong>
<strong>1</strong>Al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat, che si fortificò contro Israele. <strong>2</strong>Egli mise guarnigioni militari in tutte le fortezze di Giuda; nominò governatori per il territorio di Giuda e per le città di Èfraim occupate dal padre Asa.
<strong>3</strong>Il Signore fu con Giòsafat, perché egli camminò sulle vie seguite prima da suo padre e non ricercò i Baal, <strong>4</strong>ma piuttosto ricercò il Dio di suo padre e ne seguì i comandi, senza imitare Israele. <strong>5</strong>Il Signore consolidò il regno nelle mani di Giòsafat e tutto Giuda gli portava offerte. Egli ebbe ricchezze e gloria in quantità. <strong>6</strong>Il suo cuore divenne forte nel seguire il Signore; eliminò anche le alture e i pali sacri da Giuda.
<strong>7</strong>Nell&#39;anno terzo del suo regno mandò i suoi ufficiali Ben-Càil, Abdia, Zaccaria, Netanèl e Michea a insegnare nelle città di Giuda. <strong>8</strong>Con essi c&#39;erano i leviti Semaià, Natania, Zebadia, Asaèl, Semiramòt, Giònata, Adonia e Tobia e i sacerdoti Elisamà e Ioram. <strong>9</strong>Insegnarono in Giuda; avevano con sé il libro della legge del Signore e percorsero tutte le città di Giuda, istruendo il popolo.
<strong>10</strong>Il terrore del Signore si diffuse per tutti i regni che circondavano Giuda e così essi non fecero guerra a Giòsafat. <strong>11</strong>Da parte dei Filistei si portavano a Giòsafat tributi e argento in dono; anche gli Arabi gli portavano bestiame minuto: settemilasettecento arieti e settemilasettecento capri.
<strong>12</strong>Giòsafat cresceva sempre più in potenza. Egli costruì in Giuda castelli e città di approvvigionamento. <strong>13</strong>Disponeva di molta manodopera nelle città di Giuda. A Gerusalemme risiedevano i suoi guerrieri, soldati valorosi. <strong>14</strong>Ecco il loro censimento secondo i casati. Per Giuda, erano comandanti di migliaia Adna il comandante, e con lui trecentomila soldati valorosi; <strong>15</strong>alle sue dipendenze c&#39;era il comandante Giovanni e con lui duecentoottantamila soldati; <strong>16</strong>alle sue dipendenze c&#39;era Amasia, figlio di Zicrì, votato al Signore, e con lui duecentomila soldati valorosi. <strong>17</strong>Per Beniamino, Eliadà, soldato valoroso, e con lui duecentomila armati di arco e di scudo. <strong>18</strong>Alle sue dipendenze c&#39;era Iozabàd e con lui centoottantamila armati per la guerra.
<strong>19</strong>Tutti costoro erano al servizio del re, oltre quelli che il re aveva stabiliti nelle fortezze in tutto Giuda.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>17,9</strong> avevano con sé il libro della legge del Signore: l’espressione si trova ancora in 34,14, ma non è chiaro quale sia il contenuto di questo libro della legge (vedi anche Esd 7,14).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>17,1-20,37</strong>. Al quarto di secolo del regno di Giosafat (870-848) il libro dei Re riserva un lungo capitolo (1Re 22,1-51), in cui il profilo di questo sovrano risulta piuttosto sbiadito. A questa figura di riformatore il Cronista dedica maggiore attenzione. In quattro capitoli egli presenta non senza vivacità la serie dei successi e degli insuccessi del sovrano, che spiega secondo il suo schema teologico. Anzitutto, il nostro autore descrive la potenza e il fervore religioso del re, che JHWH benedice e le nazioni esaltano (c. 17); poi, l&#39;errore dell&#39;alleanza con Acab, re d&#39;Israele, con la guerra e la sconfitta che ne conseguono (c. 18), che suscitano la reazione di condanna di un profeta (19,2-3); mentre le sue iniziative di riforma religiosa (19,4-11) gli garantiscono l&#39;appoggio di Dio e la vittoria nello scontro coi nemici (20,1-30). Un altro gesto di infedeltà (una nuova alleanza con il re d&#39;Israele) è motivo di una nuova condanna (20,31-37).</p>

<p><strong>17,1-19</strong>. Con Giosafat ha inizio un periodo di notevoli turbamenti sociali e politici nella storia dei due regni. È un periodo centrale anche per la vicenda dello jahvismo. Il regno del Nord vede nascere e svilupparsi le associazioni profetiche; soprattutto vede entrare in scena, tra i profeti non scrittori, la figura di Elia, ardente difensore dello jahvismo e nemico acerrimo della tirannica dinastia di Omri (cfr. 1 Re 17-20). Anche il regno del Sud si vede coinvolto in questi sommovimenti, che trovano però un&#39;eco lontana nel Cronista, interessato piuttosto a proporre le proprie tesi. Egli descrive la prosperità che ha caratterizzato i primi anni del regno di Giosafat (vv. 1-6), insiste quindi sul suo zelo religioso (vv. 7-9), sul rispetto di cui gode all&#39;esterno (vv. 10-11) e sulla sua potenza militare (vv. 12-19). Il capitolo non ha riscontro nel libro dei Re, a parte il v. 1a = 1Re 15,24.</p>

<p><strong>7-9</strong>. Il Cronista riporta un esempio concreto dello zelo riformatore di Giosafat: l&#39;istituzione di una specie di commissione mista, formata da ufficiali del re, leviti e sacerdoti, incaricata dell&#39;insegnamento della legge nel regno di Giuda.</p>

<p><strong>10-11</strong>. Un altro aspetto della prosperità di Giosafat è il prestigio di cui gode il sovrano presso i popoli vicini.</p>

<p><strong>12-19</strong>. L&#39;esercito di Giosafat. I nomi degli ufficiali e i dettagli delle informazioni farebbero pensare a un documento d&#39;archivio, che il Cronista ha potuto utilizzare come fonte.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

<p><a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2cr-capitolo-17" rel="nofollow">🔝</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/leggere-il-nuovo-testamento-un-capitolo-al-giorno" rel="nofollow">C A L E N D A R I</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/indice-bibbia" rel="nofollow">Indice BIBBIA</a> ● <a href="https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno" rel="nofollow">Homepage</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8lru27spm5</guid>
      <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 05:34:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[75]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/75</link>
      <description>&lt;![CDATA[[75]&#xA;&#xA;questo testo non è adatto ai  il [valore -e] economico la parte è [granulare foderame frutto [della stampigliatura uso di -quello che si ha in casa] rubati lasciano mentine a carico l&#39;edizione [speciale]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[75]</p>

<p>questo testo non è adatto ai&gt;il [valore -e] economico la parte è [granulare foderame frutto [della stampigliatura uso di -quello che si ha in casa] rubati lasciano mentine a carico l&#39;edizione [speciale</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6zdymouol4</guid>
      <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 00:02:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Kurt Vile – Bottle It In (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/kurt-vile-bottle-it-in-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/kurt-vile-bottle-it-in-2018.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/s/1UVthTEgHP0WcZZxqHtkvL&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i0.wp.com/www.lindiependente.it/wp-content/uploads/2018/10/kurt-vile-bottle-it-in.jpg" alt="immagine"></p>

<p>«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/10/kurt-vile-bottle-it-in-2018.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/10/kurt-vile-bottle-it-in-2018.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/s/1UVthTEgHP0WcZZxqHtkvL" rel="nofollow">https://album.link/s/1UVthTEgHP0WcZZxqHtkvL</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ovyj7pgfjm</guid>
      <pubDate>Wed, 08 Jul 2026 20:25:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>in parte la stella si sta smantellando da sé.</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/in-parte-la-stella-si-sta-smantellando-da-se</link>
      <description>&lt;![CDATA[in parte la stella si sta smantellando da sé. in parte si spera che il mondo le giri le spalle.&#xA; &#xA;dismantling the star / differx. 2026&#xA;https://slowforward.net/2026/07/08/dismantling-the-star-differx-2026/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>in parte la stella si sta smantellando da sé. in parte si spera che il mondo le giri le spalle.</p>

<p><em>dismantling the star</em> / differx. 2026
<a href="https://slowforward.net/2026/07/08/dismantling-the-star-differx-2026/" rel="nofollow">https://slowforward.net/2026/07/08/dismantling-the-star-differx-2026/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/sh0bq369pt</guid>
      <pubDate>Wed, 08 Jul 2026 20:18:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il prezzo del lavoro svalutato. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/il-prezzo-del-lavoro-svalutato</link>
      <description>&lt;![CDATA[(229) &#xA;&#xA;(SB1) &#xA;&#xA;La situazione retributiva italiana non è il risultato di una singola scelta sbagliata, ma di una lunga combinazione di fattori politici, industriali e contrattuali che hanno eroso il valore del lavoro. &#xA;&#xA;Da anni il Paese convive con una crescita economica debole, una produttività stagnante e un sistema salariale incapace di trasferire miglioramenti reali ai lavoratori. &#xA;&#xA;Il punto centrale è semplice: l’Italia ha tenuto bassi i salari per decenni senza ottenere in cambio un vantaggio competitivo stabile. &#xA;Il risultato è un equilibrio povero, non una strategia vincente.&#xA;&#xA;Uno dei nodi principali è la stagnazione della produttività. &#xA;Se l’economia non cresce in efficienza, innovazione e valore aggiunto, le imprese tendono a comprimere il costo del lavoro invece di investirlo come leva di sviluppo. &#xA;In Italia questa logica si è consolidata: settori frammentati, imprese piccole, scarsa spesa in ricerca e organizzazione, contrattazione spesso difensiva. &#xA;Nel frattempo, i salari reali sono rimasti indietro rispetto al costo della vita, con un potere d’acquisto che ha subito una lunga erosione.&#xA;&#xA;I numeri aiutano a capire la dimensione del problema. &#xA;Secondo varie analisi recenti, la retribuzione media annua lorda del settore privato resta intorno ai 23.662 euro in alcuni perimetri statistici, mentre altre letture più ampie collocano la media dei dipendenti privati poco sopra i 32.000 euro lordi annui. &#xA;&#xA;La differenza tra queste stime riflette ambiti diversi, ma non cambia il dato politico di fondo: una quota molto ampia di lavoratori resta sotto soglie retributive modeste, spesso insufficienti rispetto ai costi abitativi, energetici e familiari.&#xA;&#xA;(SB2)&#xA;&#xA;Il problema non è solo “quanto” si guadagna, ma come si distribuisce la ricchezza prodotta. &#xA;Per anni il sistema ha favorito una moderazione salariale presentata come necessaria per la competitività. &#xA;In realtà, quella moderazione ha spesso scaricato sui lavoratori il costo dell’aggiustamento economico, senza una contropartita credibile in termini di investimenti, innovazione o qualità del lavoro. &#xA;&#xA;È una dinamica che ha protetto margini e bilanci nel breve periodo, ma ha impoverito la base sociale e indebolito la domanda interna.&#xA;A questo si aggiunge una politica pubblica che interviene tardi e poco. &#xA;I rinnovi contrattuali arrivano spesso con ritardi enormi, la contrattazione resta frammentata e la trasparenza retributiva è stata per anni insufficiente. &#xA;&#xA;Solo nel 2026 l’Italia ha introdotto obblighi più stringenti di trasparenza salariale, segno che il sistema arrivava da una lunga stagione di opacità. &#xA;Ma la trasparenza, da sola, non alza gli stipendi. Serve una scelta più netta: investimenti produttivi, contrattazione più solida, fiscalità che premi il lavoro e non solo la rendita.&#xA;&#xA;Il punto, oggi, è che la questione salariale non è un dettaglio tecnico. &#xA;È il centro della tenuta economica e sociale del Paese. &#xA;Continuare a ignorarla significa accettare un’Italia in cui lavorare non basta più per vivere con dignità.&#xA;&#xA;#Blog #Italia #Economia #Lavoro #DirittiCivili #Opinioni&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(229)</p>

<p><img src="https://www.liberioltreleillusioni.it/fileadmin/Websites/LiberiOltre/Uploads/Coltivo__Francesco_Luc%C3%A0_/salari-bassi/2148746562_copia.jpg" alt="(SB1)"></p>

<p>La situazione retributiva italiana non è il risultato di una singola scelta sbagliata, ma di una lunga combinazione di fattori politici, industriali e contrattuali che hanno eroso il valore del lavoro.</p>

<p><strong>Da anni il Paese convive con una crescita economica debole, una produttività stagnante e un sistema salariale incapace di trasferire miglioramenti reali ai lavoratori</strong>.</p>

<p><strong>Il punto centrale è semplice: l’Italia ha tenuto bassi i salari per decenni senza ottenere in cambio un vantaggio competitivo stabile</strong>.
Il risultato è un equilibrio povero, non una strategia vincente.</p>

<p><strong>Uno dei nodi principali è la stagnazione della produttività</strong>.
Se l’economia non cresce in efficienza, innovazione e valore aggiunto, le imprese tendono a comprimere il costo del lavoro invece di investirlo come leva di sviluppo.
In Italia questa logica si è consolidata: settori frammentati, imprese piccole, scarsa spesa in ricerca e organizzazione, contrattazione spesso difensiva.
Nel frattempo, i salari reali sono rimasti indietro rispetto al costo della vita, con un potere d’acquisto che ha subito una lunga erosione.</p>

<p><strong>I numeri aiutano a capire la dimensione del problema</strong>.
Secondo varie analisi recenti, la retribuzione media annua lorda del settore privato resta intorno ai 23.662 euro in alcuni perimetri statistici, mentre altre letture più ampie collocano la media dei dipendenti privati poco sopra i 32.000 euro lordi annui.</p>

<p>La differenza tra queste stime riflette ambiti diversi, ma non cambia il dato politico di fondo: una quota molto ampia di lavoratori resta sotto soglie retributive modeste, spesso insufficienti rispetto ai costi abitativi, energetici e familiari.</p>

<p><img src="https://images.collettiva.it/view/acePublic/alias/contentid/1iyxasc349c4oxh5f3v/2/salari-bassi-stipendi-affitti-sfratti-jpg.jpeg?f=3%3A2" alt="(SB2)"></p>

<p><strong>Il problema non è solo “quanto” si guadagna, ma come si distribuisce la ricchezza prodotta</strong>.
Per anni il sistema ha favorito una moderazione salariale presentata come necessaria per la competitività.
In realtà, quella moderazione ha spesso scaricato sui lavoratori il costo dell’aggiustamento economico, senza una contropartita credibile in termini di investimenti, innovazione o qualità del lavoro.</p>

<p><strong>È una dinamica che ha protetto margini e bilanci nel breve periodo, ma ha impoverito la base sociale e indebolito la domanda interna.
A questo si aggiunge una politica pubblica che interviene tardi e poco</strong>.
I rinnovi contrattuali arrivano spesso con ritardi enormi, la contrattazione resta frammentata e la trasparenza retributiva è stata per anni insufficiente.</p>

<p>Solo nel 2026 l’Italia ha introdotto obblighi più stringenti di trasparenza salariale, segno che il sistema arrivava da una lunga stagione di opacità.
Ma la trasparenza, da sola, non alza gli stipendi. Serve una scelta più netta: investimenti produttivi, contrattazione più solida, fiscalità che premi il lavoro e non solo la rendita.</p>

<p><strong>Il punto, oggi, è che la questione salariale non è un dettaglio tecnico.
È il centro della tenuta economica e sociale del Paese.
Continuare a ignorarla significa accettare un’Italia in cui lavorare non basta più per vivere con dignità</strong>.</p>

<p>#Blog #Italia #Economia #Lavoro #DirittiCivili #Opinioni</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/y4fmmfhlq2</guid>
      <pubDate>Wed, 08 Jul 2026 08:25:13 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Postfazione a SOSPENSIONI</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/postfazione-a-sospensioni</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Postfazione a SOSPENSIONI&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Introduzione&#xD;&#xA;La raccolta SOSPENSIONI di Felice Serino si presenta come un itinerario di ricerca interiore che alterna visioni, memorie e invocazioni. Le poesie qui raccolte non si limitano a descrivere stati d’animo: le trasformano in paesaggi, in gesti, in immagini che chiedono al lettore una partecipazione attiva. Questa postfazione intende offrire una lettura d’insieme che metta in luce i nuclei tematici e le scelte formali che rendono la silloge coerente e insieme ricca di aperture.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Temi centrali&#xD;&#xA;Al centro della raccolta si colloca il tema dell’oltre: un bisogno di trascendere la “gravezza della carne” che si manifesta come tensione verso il sacro, il sogno, la rinascita. La fede — intesa non solo come dogma ma come atto esistenziale — è il motore che muove molte composizioni; essa permette all’autore di trasformare il dolore, la colpa e la vergogna in materia poetica. Accanto a questo asse spirituale, emergono costantemente la memoria e il viaggio: ricordi d’infanzia, figure amate, e l’immagine dell’itaca come meta che si intravede più che si raggiunge.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Linguaggio e ritmo&#xD;&#xA;Serino dimostra una padronanza dei registri poetici: alterna versi brevi e frammentari a strofe più narrative, usa immagini forti e talvolta simboliche per condensare esperienze complesse. La musicalità è un elemento costante: il ritmo non è mai gratuito, ma serve a creare risonanze emotive che amplificano il senso dei testi. L’uso di enjambement, pause e segni grafici contribuisce a una lettura che è insieme vocale e meditativa, invitando il lettore a scandire il respiro del verso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Figure e simboli ricorrenti&#xD;&#xA;Nella raccolta ricorrono figure emblematiche: il mare come spazio dell’anima, l’angelo e il Lazzaro come simboli di resurrezione, il ciliegio e il girasole come segni di rinascita naturale. Questi simboli non sono mai didascalici: si presentano come presenze che interrogano e che, spesso, rimandano a un dialogo tra il personale e l’universale. Anche la presenza di riferimenti culturali e religiosi (Padre Pio, Giobbe, immagini bibliche) serve a inscrivere l’esperienza individuale in una tradizione più ampia, senza appesantirla di retorica.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lettura e suggerimenti interpretativi&#xD;&#xA;Leggere SOSPENSIONI significa accettare di essere condotti in uno spazio di sospensione tra visione e realtà. Consiglio di affrontare la silloge in due tempi: una prima lettura per lasciarsi attraversare dalle immagini e dal ritmo; una seconda lettura per cogliere le risonanze tematiche e i richiami interni tra le poesie. Alcuni testi funzionano come nodi interpretativi — ad esempio quelli che esplorano la colpa, la fede e la rinascita — e possono essere utili punti di partenza per una lettura critica o per un laboratorio di lettura condivisa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Conclusione&#xD;&#xA;La poesia di Felice Serino in SOSPENSIONI è un invito alla presenza: a riconoscere la fragilità umana e a trasformarla in canto. La raccolta non offre risposte definitive, ma apre varchi di senso in cui il lettore può sostare e ritrovare, forse, la propria parola. È una poesia che chiede tempo, ascolto e fiducia: elementi che, messi insieme, restituiscono la forza di una voce matura e capace di parlare al comune destino degli uomini.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;Sintesi critica estesa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Obiettivo: offrire una lettura critica approfondita di SOSPENSIONI, evidenziando i nuclei tematici, le scelte formali, i richiami intertestuali e suggerimenti editoriali utili per una postfazione critica o per note riga per riga. Questa versione amplia la bozza precedente con analisi puntuali e proposte operative per l’autore/editore.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Temi e struttura della raccolta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Nucleo tematico centrale  &#xD;&#xA;La raccolta ruota attorno all’idea dell’oltre: trascendenza, desiderio di fuga dalla “gravezza della carne”, tensione verso il sacro e la rinascita. La fede è trattata come atto esistenziale più che come dogma, motore che permette la trasformazione del dolore in esperienza poetica.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sottotemi ricorrenti  &#xD;&#xA;Memoria e tempo: ricordi d’infanzia, rimpianti, il tempo che “attraversa” il poeta.  &#xD;&#xA;Colpa e espiazione: testi come LA COLPA mostrano un io che si interroga sul passato e sulla responsabilità.  &#xD;&#xA;Viaggio e mare: il mare come spazio dell’anima e metafora del viaggio interiore (MARE APERTO, IL MARE ERA UNA FAVOLA, ITACA).  &#xD;&#xA;Religiosità e figure sacre: riferimenti biblici e santi (Giobbe, Padre Pio, Lazzaro) che inscrivono l’esperienza personale in una tradizione più ampia.  &#xD;&#xA;Ecologia e contemporaneità: testi come OLTRE STRAVOLTI CIELI introducono una sensibilità civile e ambientale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Coesione della raccolta  &#xD;&#xA;La sequenza dei testi costruisce una progressione emotiva: dall’evocazione del desiderio di oltre, attraverso momenti di confessione e visione, fino a immagini di speranza e rinascita. Questa progressione conferisce unità pur nella varietà dei registri.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi formale e linguistica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Registro e voce  &#xD;&#xA;Serino alterna registro colloquiale e tono liturgico; la voce poetica è spesso confessionale ma sa farsi anche immaginifica. L’io lirico è presente e dialogico: si rivolge a figure (Nina, Dio, il lettore) e a memorie.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sintassi e ritmo  &#xD;&#xA;Versi frammentari e pause marcate creano sospensione e intensificano la musicalità.  &#xD;&#xA;Enjambement e cesure sono usati per modulare il respiro e per creare accenti emotivi.  &#xD;&#xA;La punteggiatura è spesso minima o funzionale a creare scarti ritmici; in alcuni punti una maggiore coerenza grafica aiuterebbe la lettura.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immaginario e metafore  &#xD;&#xA;Immagini ricorrenti (mare, angelo, ciliegio, girasole) funzionano come nodi simbolici. Le metafore sono spesso concrete e sensoriali, capaci di condensare esperienze complesse in pochi segni.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lessico  &#xD;&#xA;Predomina un lessico che oscilla tra il quotidiano e il sacro; talvolta compaiono espressioni colloquiali che avvicinano il lettore, altre volte termini elevati che innalzano il tono.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Letture ravvicinate (close readings)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;MARE APERTO  &#xD;&#xA;Osservazione: il verso finale l&#39;anima è un mare aperto sintetizza il tema dell’ampiezza interiore.  &#xD;&#xA;Nota critica: il testo funziona come epigrafe tematica; suggerisco di mantenerlo in apertura per il suo valore programmatico.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;IL MARE ERA UNA FAVOLA  &#xD;&#xA;Osservazione: contrapposizione tra dimensione onirica e delusione quotidiana.  &#xD;&#xA;Suggerimento interpretativo: leggere la “favola” come memoria idealizzata che si scontra con la realtà del corpo (il ritorno a letto).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;LA COLPA  &#xD;&#xA;Osservazione: confessione autobiografica che apre a una riflessione morale.  &#xD;&#xA;Nota editoriale: valutare una lieve revisione sintattica per rendere più scorrevole il passaggio tra ricordo e riflessione morale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L&#39;ULTIMA PAROLA  &#xD;&#xA;Osservazione: forte riferimento a Giobbe; il testo raggiunge un climax drammatico.  &#xD;&#xA;Proposta critica: inserire una nota che contestualizzi il richiamo biblico per lettori non specialisti.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;OLTRE STRAVOLTI CIELI  &#xD;&#xA;Osservazione: testo ecologico che amplia l’orizzonte tematico della raccolta.  &#xD;&#xA;Suggerimento: considerare un breve commento in postfazione che colleghi questo testo alla sensibilità contemporanea verso l’ambiente.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;UN VERSO  &#xD;&#xA;Osservazione: riflessione metapoetica sull’età e sulla produzione poetica.  &#xD;&#xA;Nota critica: questo testo è utile per mostrare la consapevolezza dell’autore rispetto al proprio ruolo e alla tradizione poetica.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note editoriali e suggerimenti riga per riga (esempi selezionati)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Stile e coerenza grafica  &#xD;&#xA;Uniformare l’uso delle maiuscole nei titoli e la grafia degli apostrofi (es.: DOMANI CREDI GIUNGERA&#39; vs DOMANI CREDI GIUNGERA’).  &#xD;&#xA;Valutare l’uso coerente delle virgolette e dei trattini per le interruzioni di parlato.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Chiarezza lessicale  &#xD;&#xA;In L&#39;AVVERSARIO la parola l&#39;nganno sembra un refuso; correggere in l’inganno per chiarezza.  &#xD;&#xA;In MALGRADO TUTTO la frase (non v&#39;è manna senza ingegno d&#39;uomo) potrebbe essere resa più scorrevole con una lieve riformulazione: non v&#39;è manna senza l&#39;ingegno dell&#39;uomo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note riga per riga (esempi pratici)  &#xD;&#xA;AMO L&#39;IDEA — riga si ammanta di una luce affebrata: ottima immagine; suggerisco di valutare la posizione della pausa dopo affebrata per modulare il ritmo.  &#xD;&#xA;LA COLPA — riga sarà un residuo di &#34;colpa da espiare&#34;: considerare l’uso delle virgolette o l’italianizzazione del termine per coerenza stilistica.  &#xD;&#xA;PILATO — riga oggi Cristo potresti vederlo su un barcone: potente immagine sociale; suggerisco una nota che spieghi l’intento etico-politico del testo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Conclusione e proposte operative&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Valutazione complessiva  &#xD;&#xA;SOSPENSIONI è una raccolta matura, ricca di immagini potenti e di una voce coerente. La forza del libro sta nella capacità di coniugare esperienza personale e orizzonte universale, attraverso un linguaggio che alterna confessione e visione.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h3 id="postfazione-a-sospensioni">Postfazione a SOSPENSIONI</h3>

<hr>

<h4 id="introduzione">Introduzione</h4>

<p>La raccolta <strong>SOSPENSIONI</strong> di Felice Serino si presenta come un itinerario di ricerca interiore che alterna visioni, memorie e invocazioni. Le poesie qui raccolte non si limitano a descrivere stati d’animo: le trasformano in paesaggi, in gesti, in immagini che chiedono al lettore una partecipazione attiva. Questa postfazione intende offrire una lettura d’insieme che metta in luce i nuclei tematici e le scelte formali che rendono la silloge coerente e insieme ricca di aperture.</p>

<hr>

<h4 id="temi-centrali">Temi centrali</h4>

<p>Al centro della raccolta si colloca il tema dell’<strong>oltre</strong>: un bisogno di trascendere la “gravezza della carne” che si manifesta come tensione verso il sacro, il sogno, la rinascita. La fede — intesa non solo come dogma ma come atto esistenziale — è il motore che muove molte composizioni; essa permette all’autore di trasformare il dolore, la colpa e la vergogna in materia poetica. Accanto a questo asse spirituale, emergono costantemente la memoria e il viaggio: ricordi d’infanzia, figure amate, e l’immagine dell’itaca come meta che si intravede più che si raggiunge.</p>

<hr>

<h4 id="linguaggio-e-ritmo">Linguaggio e ritmo</h4>

<p>Serino dimostra una padronanza dei registri poetici: alterna versi brevi e frammentari a strofe più narrative, usa immagini forti e talvolta simboliche per condensare esperienze complesse. La musicalità è un elemento costante: il ritmo non è mai gratuito, ma serve a creare risonanze emotive che amplificano il senso dei testi. L’uso di enjambement, pause e segni grafici contribuisce a una lettura che è insieme vocale e meditativa, invitando il lettore a scandire il respiro del verso.</p>

<hr>

<h4 id="figure-e-simboli-ricorrenti">Figure e simboli ricorrenti</h4>

<p>Nella raccolta ricorrono figure emblematiche: il mare come spazio dell’anima, l’angelo e il Lazzaro come simboli di resurrezione, il ciliegio e il girasole come segni di rinascita naturale. Questi simboli non sono mai didascalici: si presentano come presenze che interrogano e che, spesso, rimandano a un dialogo tra il personale e l’universale. Anche la presenza di riferimenti culturali e religiosi (Padre Pio, Giobbe, immagini bibliche) serve a inscrivere l’esperienza individuale in una tradizione più ampia, senza appesantirla di retorica.</p>

<hr>

<h4 id="lettura-e-suggerimenti-interpretativi">Lettura e suggerimenti interpretativi</h4>

<p>Leggere <strong>SOSPENSIONI</strong> significa accettare di essere condotti in uno spazio di sospensione tra visione e realtà. Consiglio di affrontare la silloge in due tempi: una prima lettura per lasciarsi attraversare dalle immagini e dal ritmo; una seconda lettura per cogliere le risonanze tematiche e i richiami interni tra le poesie. Alcuni testi funzionano come nodi interpretativi — ad esempio quelli che esplorano la colpa, la fede e la rinascita — e possono essere utili punti di partenza per una lettura critica o per un laboratorio di lettura condivisa.</p>

<hr>

<h4 id="conclusione">Conclusione</h4>

<p>La poesia di Felice Serino in <strong>SOSPENSIONI</strong> è un invito alla presenza: a riconoscere la fragilità umana e a trasformarla in canto. La raccolta non offre risposte definitive, ma apre varchi di senso in cui il lettore può sostare e ritrovare, forse, la propria parola. È una poesia che chiede tempo, ascolto e fiducia: elementi che, messi insieme, restituiscono la forza di una voce matura e capace di parlare al comune destino degli uomini.</p>

<hr>

<h3 id="sintesi-critica-estesa">Sintesi critica estesa</h3>

<p><strong>Obiettivo:</strong> offrire una lettura critica approfondita di <em>SOSPENSIONI</em>, evidenziando i nuclei tematici, le scelte formali, i richiami intertestuali e suggerimenti editoriali utili per una postfazione critica o per note riga per riga. Questa versione amplia la bozza precedente con analisi puntuali e proposte operative per l’autore/editore.</p>

<hr>

<h3 id="temi-e-struttura-della-raccolta">Temi e struttura della raccolta</h3>

<p><strong>Nucleo tematico centrale</strong><br>
La raccolta ruota attorno all’idea dell’<strong>oltre</strong>: trascendenza, desiderio di fuga dalla “gravezza della carne”, tensione verso il sacro e la rinascita. La fede è trattata come atto esistenziale più che come dogma, motore che permette la trasformazione del dolore in esperienza poetica.</p>

<p><strong>Sottotemi ricorrenti</strong><br>
– <strong>Memoria e tempo</strong>: ricordi d’infanzia, rimpianti, il tempo che “attraversa” il poeta.<br>
– <strong>Colpa e espiazione</strong>: testi come <em>LA COLPA</em> mostrano un io che si interroga sul passato e sulla responsabilità.<br>
– <strong>Viaggio e mare</strong>: il mare come spazio dell’anima e metafora del viaggio interiore (<em>MARE APERTO</em>, <em>IL MARE ERA UNA FAVOLA</em>, <em>ITACA</em>).<br>
– <strong>Religiosità e figure sacre</strong>: riferimenti biblici e santi (Giobbe, Padre Pio, Lazzaro) che inscrivono l’esperienza personale in una tradizione più ampia.<br>
– <strong>Ecologia e contemporaneità</strong>: testi come <em>OLTRE STRAVOLTI CIELI</em> introducono una sensibilità civile e ambientale.</p>

<p><strong>Coesione della raccolta</strong><br>
La sequenza dei testi costruisce una progressione emotiva: dall’evocazione del desiderio di oltre, attraverso momenti di confessione e visione, fino a immagini di speranza e rinascita. Questa progressione conferisce unità pur nella varietà dei registri.</p>

<hr>

<h3 id="analisi-formale-e-linguistica">Analisi formale e linguistica</h3>

<p><strong>Registro e voce</strong><br>
Serino alterna registro colloquiale e tono liturgico; la voce poetica è spesso confessionale ma sa farsi anche immaginifica. L’io lirico è presente e dialogico: si rivolge a figure (Nina, Dio, il lettore) e a memorie.</p>

<p><strong>Sintassi e ritmo</strong><br>
– <strong>Versi frammentari</strong> e pause marcate creano sospensione e intensificano la musicalità.<br>
– <strong>Enjambement</strong> e cesure sono usati per modulare il respiro e per creare accenti emotivi.<br>
– La punteggiatura è spesso minima o funzionale a creare scarti ritmici; in alcuni punti una maggiore coerenza grafica aiuterebbe la lettura.</p>

<p><strong>Immaginario e metafore</strong><br>
Immagini ricorrenti (mare, angelo, ciliegio, girasole) funzionano come nodi simbolici. Le metafore sono spesso concrete e sensoriali, capaci di condensare esperienze complesse in pochi segni.</p>

<p><strong>Lessico</strong><br>
Predomina un lessico che oscilla tra il quotidiano e il sacro; talvolta compaiono espressioni colloquiali che avvicinano il lettore, altre volte termini elevati che innalzano il tono.</p>

<hr>

<h3 id="letture-ravvicinate-close-readings">Letture ravvicinate (close readings)</h3>

<h4 id="mare-aperto"><em>MARE APERTO</em></h4>

<p><strong>Osservazione:</strong> il verso finale <em>l&#39;anima è un mare aperto</em> sintetizza il tema dell’ampiezza interiore.<br>
<strong>Nota critica:</strong> il testo funziona come epigrafe tematica; suggerisco di mantenerlo in apertura per il suo valore programmatico.</p>

<h4 id="il-mare-era-una-favola"><em>IL MARE ERA UNA FAVOLA</em></h4>

<p><strong>Osservazione:</strong> contrapposizione tra dimensione onirica e delusione quotidiana.<br>
<strong>Suggerimento interpretativo:</strong> leggere la “favola” come memoria idealizzata che si scontra con la realtà del corpo (il ritorno a letto).</p>

<h4 id="la-colpa"><em>LA COLPA</em></h4>

<p><strong>Osservazione:</strong> confessione autobiografica che apre a una riflessione morale.<br>
<strong>Nota editoriale:</strong> valutare una lieve revisione sintattica per rendere più scorrevole il passaggio tra ricordo e riflessione morale.</p>

<h4 id="l-ultima-parola"><em>L&#39;ULTIMA PAROLA</em></h4>

<p><strong>Osservazione:</strong> forte riferimento a Giobbe; il testo raggiunge un climax drammatico.<br>
<strong>Proposta critica:</strong> inserire una nota che contestualizzi il richiamo biblico per lettori non specialisti.</p>

<h4 id="oltre-stravolti-cieli"><em>OLTRE STRAVOLTI CIELI</em></h4>

<p><strong>Osservazione:</strong> testo ecologico che amplia l’orizzonte tematico della raccolta.<br>
<strong>Suggerimento:</strong> considerare un breve commento in postfazione che colleghi questo testo alla sensibilità contemporanea verso l’ambiente.</p>

<h4 id="un-verso"><em>UN VERSO</em></h4>

<p><strong>Osservazione:</strong> riflessione metapoetica sull’età e sulla produzione poetica.<br>
<strong>Nota critica:</strong> questo testo è utile per mostrare la consapevolezza dell’autore rispetto al proprio ruolo e alla tradizione poetica.</p>

<hr>

<h3 id="note-editoriali-e-suggerimenti-riga-per-riga-esempi-selezionati">Note editoriali e suggerimenti riga per riga (esempi selezionati)</h3>

<p><strong>Stile e coerenza grafica</strong><br>
– Uniformare l’uso delle maiuscole nei titoli e la grafia degli apostrofi (es.: <em>DOMANI CREDI GIUNGERA&#39;</em> vs <em>DOMANI CREDI GIUNGERA’</em>).<br>
– Valutare l’uso coerente delle virgolette e dei trattini per le interruzioni di parlato.</p>

<p><strong>Chiarezza lessicale</strong><br>
– In <em>L&#39;AVVERSARIO</em> la parola <em>l&#39;nganno</em> sembra un refuso; correggere in <em>l’inganno</em> per chiarezza.<br>
– In <em>MALGRADO TUTTO</em> la frase <em>(non v&#39;è manna senza ingegno d&#39;uomo)</em> potrebbe essere resa più scorrevole con una lieve riformulazione: <em>non v&#39;è manna senza l&#39;ingegno dell&#39;uomo</em>.</p>

<p><strong>Note riga per riga (esempi pratici)</strong><br>
– <em>AMO L&#39;IDEA</em> — riga <em>si ammanta di una luce affebrata</em>: ottima immagine; suggerisco di valutare la posizione della pausa dopo <em>affebrata</em> per modulare il ritmo.<br>
– <em>LA COLPA</em> — riga <em>sarà un residuo di “colpa da espiare”</em>: considerare l’uso delle virgolette o l’italianizzazione del termine per coerenza stilistica.<br>
– <em>PILATO</em> — riga <em>oggi Cristo potresti vederlo su un barcone</em>: potente immagine sociale; suggerisco una nota che spieghi l’intento etico-politico del testo.</p>

<hr>

<h3 id="conclusione-e-proposte-operative">Conclusione e proposte operative</h3>

<p><strong>Valutazione complessiva</strong><br>
<em>SOSPENSIONI</em> è una raccolta matura, ricca di immagini potenti e di una voce coerente. La forza del libro sta nella capacità di coniugare esperienza personale e orizzonte universale, attraverso un linguaggio che alterna confessione e visione.</p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/avmmzu7n2e</guid>
      <pubDate>Wed, 08 Jul 2026 07:51:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>2CR - Capitolo 16</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/2cr-capitolo-16</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alleanza con gli Aramei&#xA;1Nell&#39;anno trentaseiesimo del regno di Asa, il re d&#39;Israele Baasà salì contro Giuda. Egli fortificò Rama, per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. 2Asa estrasse dai tesori del tempio del Signore e della reggia argento e oro e li mandò a Ben-Adàd, re di Aram residente a Damasco, con questa proposta: 3&#34;Ci sia un&#39;alleanza tra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando argento e oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d&#39;Israele, in modo che egli si ritiri da me&#34;. 4Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d&#39;Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Màim e tutte le città di approvvigionamento di Nèftali. 5Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e desistette dalla sua impresa. 6Il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, che andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama, e con essi fortificò Gheba e Mispa.&#xA;7In quel tempo il veggente Anàni si presentò ad Asa, re di Giuda, e gli disse: &#34;Poiché ti sei appoggiato al re di Aram e non al Signore, tuo Dio, l&#39;esercito del re di Aram ti è sfuggito di mano. 8Etiopi e Libi non costituivano forse un grande esercito, con numerosissimi carri e cavalli? Quando ti appoggiasti al Signore, egli non li consegnò forse in mano tua? 9Difatti il Signore con gli occhi scruta tutta la terra, per mostrare la sua potenza a favore di chi si comporta con lui con cuore sincero. Tu in ciò hai agito da stolto; per questo d&#39;ora in poi avrai solo guerre&#34;. 10Asa si sdegnò contro il veggente e lo mise in prigione, adirato con lui per tali parole. In quel tempo Asa oppresse anche parte del popolo.&#xA;&#xA;Morte del re&#xA;11Ecco, le gesta di Asa, dalle prime alle ultime, sono descritte nel libro dei re di Giuda e d&#39;Israele.&#xA;12Nell&#39;anno trentanovesimo del suo regno, Asa si ammalò gravemente ai piedi. Neppure nell&#39;infermità egli ricercò il Signore, ricorrendo solo ai medici. 13Asa si addormentò con i suoi padri; morì nell&#39;anno quarantunesimo del suo regno. 14Lo seppellirono nel sepolcro che egli si era scavato nella Città di Davide. Lo stesero su un letto pieno di aromi e profumi, composti con arte di profumeria; ne bruciarono per lui una quantità immensa.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;La guerra condotta da Asa contro Baasa (vv. 1-6) viene spostata a questo punto e motiva l&#39;intervento di condanna di Canani (vv. 7-10), che apre alla descrizione della fine di Asa (vv. 12-14).&#xA;&#xA;1-6. I versetti ripropongono 1Re 15,16-22. Ma la cronologia è diversa da 1Re 15,16 ed è assurda. Nel trentaseiesimo anno del regno di Asa Baasa era morto da dieci anni. Come s&#39;è accennato sopra, qui più che mai risulta chiaro come per il Cronista i principi teologici valgano più della cronologia.&#xA;&#xA;7-10. Sono composizione del Cronista, introdotta da un&#39;espressione stereotipa: «In quel tempo». Il profeta Canani è sconosciuto. Il brano richiama Is 7,13ss. e l&#39;esperienza di Geremia. Per il Cronista è questo l&#39;episodio che rende teologicamente conseguente la malattia di Asa.&#xA;&#xA;11-14. Conclusione del regno di Asa, cfr. 1Re 15,23-24, di cui questi versetti sono una elaborazione. In più il Cronista ha la menzione del ricorso ai &#34;medici&#34; (più che nel nostro senso, nel senso piuttosto di maghi e stregoni, essendo la magia e la medicina coesistenti in questi tipi di società), un&#39;ulteriore aggravante nella condotta del re, oltreché i dettagli sulla solennità della cerimonia di sepoltura, forse per restituire in qualche modo a questo re l&#39;onore di avere comunque contribuito alla causa del vero jahvismo.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Alleanza con gli Aramei</em></strong>
<strong>1</strong>Nell&#39;anno trentaseiesimo del regno di Asa, il re d&#39;Israele Baasà salì contro Giuda. Egli fortificò Rama, per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. <strong>2</strong>Asa estrasse dai tesori del tempio del Signore e della reggia argento e oro e li mandò a Ben-Adàd, re di Aram residente a Damasco, con questa proposta: <strong>3</strong>“Ci sia un&#39;alleanza tra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando argento e oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d&#39;Israele, in modo che egli si ritiri da me”. <strong>4</strong>Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d&#39;Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Màim e tutte le città di approvvigionamento di Nèftali. <strong>5</strong>Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e desistette dalla sua impresa. <strong>6</strong>Il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, che andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama, e con essi fortificò Gheba e Mispa.
<strong>7</strong>In quel tempo il veggente Anàni si presentò ad Asa, re di Giuda, e gli disse: “Poiché ti sei appoggiato al re di Aram e non al Signore, tuo Dio, l&#39;esercito del re di Aram ti è sfuggito di mano. <strong>8</strong>Etiopi e Libi non costituivano forse un grande esercito, con numerosissimi carri e cavalli? Quando ti appoggiasti al Signore, egli non li consegnò forse in mano tua? <strong>9</strong>Difatti il Signore con gli occhi scruta tutta la terra, per mostrare la sua potenza a favore di chi si comporta con lui con cuore sincero. Tu in ciò hai agito da stolto; per questo d&#39;ora in poi avrai solo guerre”. <strong>10</strong>Asa si sdegnò contro il veggente e lo mise in prigione, adirato con lui per tali parole. In quel tempo Asa oppresse anche parte del popolo.</p>

<p><strong><em>Morte del re</em></strong>
<strong>11</strong>Ecco, le gesta di Asa, dalle prime alle ultime, sono descritte nel libro dei re di Giuda e d&#39;Israele.
<strong>12</strong>Nell&#39;anno trentanovesimo del suo regno, Asa si ammalò gravemente ai piedi. Neppure nell&#39;infermità egli ricercò il Signore, ricorrendo solo ai medici. <strong>13</strong>Asa si addormentò con i suoi padri; morì nell&#39;anno quarantunesimo del suo regno. <strong>14</strong>Lo seppellirono nel sepolcro che egli si era scavato nella Città di Davide. Lo stesero su un letto pieno di aromi e profumi, composti con arte di profumeria; ne bruciarono per lui una quantità immensa.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>La guerra condotta da Asa contro Baasa (vv. 1-6) viene spostata a questo punto e motiva l&#39;intervento di condanna di Canani (vv. 7-10), che apre alla descrizione della fine di Asa (vv. 12-14).</p>

<p><strong>1-6</strong>. I versetti ripropongono 1Re 15,16-22. Ma la cronologia è diversa da 1Re 15,16 ed è assurda. Nel trentaseiesimo anno del regno di Asa Baasa era morto da dieci anni. Come s&#39;è accennato sopra, qui più che mai risulta chiaro come per il Cronista i principi teologici valgano più della cronologia.</p>

<p><strong>7-10</strong>. Sono composizione del Cronista, introdotta da un&#39;espressione stereotipa: «In quel tempo». Il profeta Canani è sconosciuto. Il brano richiama Is 7,13ss. e l&#39;esperienza di Geremia. Per il Cronista è questo l&#39;episodio che rende teologicamente conseguente la malattia di Asa.</p>

<p><strong>11-14</strong>. Conclusione del regno di Asa, cfr. 1Re 15,23-24, di cui questi versetti sono una elaborazione. In più il Cronista ha la menzione del ricorso ai “medici” (più che nel nostro senso, nel senso piuttosto di maghi e stregoni, essendo la magia e la medicina coesistenti in questi tipi di società), un&#39;ulteriore aggravante nella condotta del re, oltreché i dettagli sulla solennità della cerimonia di sepoltura, forse per restituire in qualche modo a questo re l&#39;onore di avere comunque contribuito alla causa del vero jahvismo.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/tpudcpb2lo</guid>
      <pubDate>Wed, 08 Jul 2026 05:23:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Io sono il mare</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/io-sono-il-mare</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Io sono il mare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;danzi su creste d&#39;onde&#xD;&#xA;gabbiano Jonathan&#xD;&#xA;io sono il mare l&#39;immenso&#xD;&#xA;desco su cui ti posi&#xD;&#xA;-ti guizza nel becco preda lucente-&#xD;&#xA;io sono il mare tua madre&#xD;&#xA;se in burrasca&#xD;&#xA;vieppiù in simbiosi siamo&#xD;&#xA;ti abbraccia il mio cuore trasparente&#xD;&#xA;di salsedine&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;poi per l&#39;azzurra volta&#xD;&#xA;ti vedo svettare - verso &#xD;&#xA;profondità di cieli &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;verso quella&#xD;&#xA;libertà che aneli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sentire questo testo è come stare sulla cresta di un’onda: c’è cura materna, slancio e un desiderio di libertà che vibra tra sale e cielo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Interpretazione&#xD;&#xA;Io narrante: il mare parla in prima persona, alternando ruoli di nutrice, tavola e compagno di viaggio del gabbiano.  &#xD;&#xA;Tema centrale: la tensione tra protezione e spinta verso la libertà; il mare è insieme casa e trampolino.  &#xD;&#xA;Immagini chiave: la preda lucente, il cuore trasparente di salsedine, la volta azzurra che apre la via al volo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note stilistiche&#xD;&#xA;Voce: intima e simbolica, con un registro che oscilla tra il lirico e il narrativo.  &#xD;&#xA;Ritmo: versi brevi che creano pause e sospensioni; qualche enjambement funziona bene ma si può uniformare per maggiore musicalità.  &#xD;&#xA;Lessico: efficace l’uso di parole concrete (salsedine, becco) mescolate a termini più astratti (libertà, profondità).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccole revisioni suggerite&#xD;&#xA;Uniformare punteggiatura per guidare il respiro del lettore (es. usare trattini o virgole con coerenza).  &#xD;&#xA;Valutare l’eliminazione o lo spostamento di alcune parole ripetute per aumentare l’impatto (es. ridurre ripetizioni di “io sono il mare” se si cerca più sottigliezza).  &#xD;&#xA;Rafforzare la chiusa per dare al finale una nota più netta: un’immagine finale che fermi lo sguardo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione levigata&#xD;&#xA;Io sono il mare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;danzo su creste d’onde,  &#xD;&#xA;gabbiano Jonathan:  &#xD;&#xA;io sono il mare, l’immenso  &#xD;&#xA;desco su cui ti posi —  &#xD;&#xA;ti guizza nel becco preda lucente.  &#xD;&#xA;Io sono il mare, tua madre:  &#xD;&#xA;in burrasca, vieppiù in simbiosi,  &#xD;&#xA;ti abbraccia il mio cuore trasparente  &#xD;&#xA;di salsedine.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Poi, per l’azzurra volta,  &#xD;&#xA;ti vedo svettare verso  &#xD;&#xA;profondità di cieli,  &#xD;&#xA;verso quella libertà  &#xD;&#xA;che aneli.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Io sono il mare</p>

<p>danzi su creste d&#39;onde
gabbiano Jonathan
io sono il mare l&#39;immenso
desco su cui ti posi
-ti guizza nel becco preda lucente-
io sono il mare tua madre
se in burrasca
vieppiù in simbiosi siamo
ti abbraccia il mio cuore trasparente
di salsedine</p>

<p>poi per l&#39;azzurra volta
ti vedo svettare – verso
profondità di cieli</p>

<p>verso quella
libertà che aneli</p>

<p>Sentire questo testo è come stare sulla cresta di un’onda: c’è cura materna, slancio e un desiderio di libertà che vibra tra sale e cielo.</p>

<h3 id="interpretazione">Interpretazione</h3>
<ul><li><strong>Io narrante</strong>: il mare parla in prima persona, alternando ruoli di nutrice, tavola e compagno di viaggio del gabbiano.<br></li>
<li><strong>Tema centrale</strong>: la tensione tra protezione e spinta verso la libertà; il mare è insieme casa e trampolino.<br></li>
<li><strong>Immagini chiave</strong>: la <strong>preda lucente</strong>, il <strong>cuore trasparente di salsedine</strong>, la <strong>volta azzurra</strong> che apre la via al volo.</li></ul>

<hr>

<h3 id="note-stilistiche">Note stilistiche</h3>
<ul><li><strong>Voce</strong>: intima e simbolica, con un registro che oscilla tra il lirico e il narrativo.<br></li>
<li><strong>Ritmo</strong>: versi brevi che creano pause e sospensioni; qualche enjambement funziona bene ma si può uniformare per maggiore musicalità.<br></li>
<li><strong>Lessico</strong>: efficace l’uso di parole concrete (salsedine, becco) mescolate a termini più astratti (libertà, profondità).</li></ul>

<hr>

<h3 id="piccole-revisioni-suggerite">Piccole revisioni suggerite</h3>
<ul><li>Uniformare punteggiatura per guidare il respiro del lettore (es. usare trattini o virgole con coerenza).<br></li>
<li>Valutare l’eliminazione o lo spostamento di alcune parole ripetute per aumentare l’impatto (es. ridurre ripetizioni di “io sono il mare” se si cerca più sottigliezza).<br></li>
<li>Rafforzare la chiusa per dare al finale una nota più netta: un’immagine finale che fermi lo sguardo.</li></ul>

<hr>

<h3 id="versione-levigata">Versione levigata</h3>

<p>Io sono il mare</p>

<p>danzo su creste d’onde,<br>
gabbiano Jonathan:<br>
io sono il mare, l’immenso<br>
desco su cui ti posi —<br>
ti guizza nel becco preda lucente.<br>
Io sono il mare, tua madre:<br>
in burrasca, vieppiù in simbiosi,<br>
ti abbraccia il mio cuore trasparente<br>
di salsedine.</p>

<p>Poi, per l’azzurra volta,<br>
ti vedo svettare verso<br>
profondità di cieli,<br>
verso quella libertà<br>
che aneli.</p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/cxijq6qm57</guid>
      <pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:16:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Archivio della bestemmia italiana</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/archivio-della-bestemmia-italiana</link>
      <description>&lt;![CDATA[Archivio della bestemmia italiana&#xA;&#xA;Studio linguistico-culturale — quadro legale, struttura, repertorio, varianti regionali ed eufemismi&#xA;&#xA;Nota metodologica. Non esistono statistiche di frequenza affidabili sulla bestemmia: nessun corpus linguistico italiano la misura sistematicamente. L&#39;ordinamento delle liste che seguono è per notorietà percepita (stima basata su fonti sociolinguistiche, lessicografiche e sulla cultura popolare documentata), non per frequenza misurata. L&#39;insieme delle bestemmie è inoltre combinatorio e aperto: questo archivio cataloga le forme attestate e lo schema generativo, non pretende completezza assoluta, che è impossibile per natura del fenomeno.&#xA;&#xA;Quadro legale&#xA;&#xA;1.1 La norma: art. 724 del Codice Penale&#xA;&#xA;Il testo vigente (&#34;Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti&#34;):&#xA;&#xA;«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.»&#xA;&#xA;1.2 Evoluzione storica&#xA;&#xA;1930, Codice Rocco, art. 724, Reato penale: bestemmia contro «la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato» (di fatto solo il cattolicesimo)&#xA;&#xA;1995, Corte Costituzionale, sent. n. 440 (18 ottobre) Dichiarata incostituzionale la parte «o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato». Resta punibile solo la bestemmia contro la Divinità, di qualunque religione&#xA;&#xA;1999L. 205/1999 + D.lgs. 507/1999 Depenalizzazione: da reato a illecito amministrativo. Competenza alle prefetture, sanzione pecuniaria 51–309 €&#xA;&#xA;1.3 Conseguenze pratiche&#xA;&#xA;In pubblico (luogo pubblico o aperto al pubblico, con possibilità effettiva che la bestemmia sia percepita da più persone): sanzione amministrativa 51–309 €. Nessuna conseguenza penale, nessuna fedina penale. Nella pratica le sanzioni sono rarissime.&#xA;In privato (propria abitazione, contesti non pubblici): nessun illecito. La pubblicità è condizione oggettiva di punibilità (Cass. pen. 3076/1985: non basta nemmeno la presenza del solo vigile).&#xA;Online: la norma è pensata per il contesto fisico; l&#39;applicazione a contesti digitali è di fatto assente, anche se in astratto un livestream pubblico potrebbe rientrare nel concetto di &#34;pubblicamente&#34;. Non risultano prassi sanzionatorie consolidate. (Piattaforme come Twitch/YouTube applicano però le proprie policy, che sono cosa distinta dalla legge.)&#xA;Cosa NON è sanzionabile dal 1995: le imprecazioni contro la Madonna, i santi, i simboli religiosi. Giuridicamente non costituiscono più &#34;bestemmia&#34; ai sensi dell&#39;art. 724 perché la Madonna e i santi non sono &#34;Divinità&#34; (lo ha chiarito anche il GIP di Bologna in un caso noto). Culturalmente e religiosamente restano ovviamente percepite come bestemmie.&#xA;La bestemmia è sanzionabile indipendentemente dalle intenzioni: anche detta per abitudine, come intercalare, o da un ateo (Cass. 7979/1992: si punisce «una manifestazione pubblica di volgarità», non un&#39;opinione).&#xA;&#xA;Punto chiave per lo studio: il repertorio linguistico è identico in pubblico e in privato — cambia solo la conseguenza giuridica del contesto. Per questo il presente archivio è unico e non diviso per contesto.&#xA;&#xA;Struttura combinatoria della bestemmia&#xA;&#xA;La bestemmia italiana è generativa. Lo schema base è:&#xA;&#xA;[NOME SACRO] + [EPITETO DEGRADANTE]&#xA;&#xA;oppure, invertito:&#xA;&#xA;[EPITETO] + [NOME SACRO]        → es. porco Dio / Dio porco&#xA;&#xA;Slot 1 — Nomi sacri usati: Dio (di gran lunga il più produttivo), Madonna, Cristo/Gesù, Giuda (marginale), ostia (metonimia eucaristica, tipica del Nord-Est), sangue di Dio (arcaico).&#xA;&#xA;Slot 2 — Categorie di epiteti:&#xA;&#xA;Animali degradanti: porco/maiale, cane, bestia, vacca, troia (in origine &#34;scrofa&#34;)&#xA;Condizioni infamanti: boia, ladro, infame, bastardo, assassino, cornuto&#xA;Disfemismi scatologici/sessuali: merda, puttana, schifoso&#xA;Malattie/imprecazioni (tipico toscano): impestato/a, maremmano&#xA;&#xA;Estensioni: le forme base si concatenano liberamente in &#34;litanie&#34; (es. porco Dio cane, Dio porco maiale), oppure seguono la formula documentata da Wikipedia (voce Italian profanity): divinità + animale + morte atroce (es. Dio porco scannato). Tra le classi popolari — la ricerca cita ad esempio i portuali — la costruzione di bestemmie lunghe, creative e articolate è una pratica quasi ludica; sono esistiti siti web e persino manuali stampati che raccoglievano bestemmie complesse generate dagli utenti o da algoritmi.&#xA;&#xA;La tesi di Turina (v. Fonti) documenta oltre 120 forme distinte solo tra quelle raccolte sul campo tra Emilia, Veneto e Toscana.&#xA;&#xA;Lista principale — forme base &#34;divinità + epiteto&#34;&#xA;&#xA;Ordinate per notorietà percepita, dalla più alla meno nota. Attestate in italiano standard, diffuse su tutto il territorio nazionale. Le forme con asterisco () non sono giuridicamente sanzionabili dopo la sent. 440/1995 (non riguardano la &#34;Divinità&#34;), ma appartengono a pieno titolo al repertorio culturale della bestemmia.&#xA;&#xA;Fascia 1 — universalmente note, usate anche come intercalare nelle regioni ad alta frequenza&#xA;&#xA;Porco Dio / Dio porco (spesso univerbato: porcodio, porcoddio) — la bestemmia italiana per antonomasia&#xA;Dio cane — seconda per notorietà; al Nord-Est spesso in forma dialettale dio can&#xA;Porca Madonna &#xA;Dio boia — fortissima connotazione veneta, ma nota ovunque&#xA;Madonna puttana &#xA;Dio bestia&#xA;&#xA;Fascia 2 — molto note, uso comune&#xA;&#xA;Dio merda&#xA;Madonna troia &#xA;Dio bastardo&#xA;Dio infame&#xA;Dio maiale&#xA;Dio ladro&#xA;Porco Gesù / Gesù cane&#xA;Porco Cristo (e Cristo cane)&#xA;Madonna maiala &#xA;&#xA;Fascia 3 — note, ma meno frequenti come forme autonome (spesso compaiono in concatenazioni)&#xA;&#xA;Dio schifoso&#xA;Dio assassino&#xA;Dio cornuto&#xA;Dio vacca&#xA;Dio serpente&#xA;Madonna vacca &#xA;Madonna cagna &#xA;Sangue di Dio (arcaica, oggi quasi solo letteraria; matrice storica di molti eufemismi)&#xA;Giuda porco / porco Giuda (al confine con l&#39;imprecazione non blasfema: Giuda non è divinità)&#xA;&#xA;Fascia 4 — concatenazioni tipiche (esempi dello schema generativo, non elenco chiuso)&#xA;&#xA;Porco Dio cane&#xA;Dio porco maiale&#xA;Dio cane maiale&#xA;Porco Dio e porca Madonna (formula &#34;a coppia&#34;)&#xA;Dio porco scannato (schema divinità + animale + morte atroce)&#xA;&#xA;Varianti regionali&#xA;&#xA;Forme legate a specifiche aree geografiche, in dialetto o in italiano regionale. Le due regioni dove la bestemmia è documentata come più frequente — quasi un intercalare ordinario del parlato quotidiano — sono Toscana e Veneto; alta frequenza anche in Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Le fonti sottolineano che ciò non deriva da anticattolicesimo, ma da pura consuetudine linguistica.&#xA;&#xA;Veneto (e Nord-Est in generale)&#xA;&#xA;Dio can — forma dialettale di &#34;Dio cane&#34;, intercalare identitario veneto per eccellenza&#xA;Porco dio can — concatenazione tipica&#xA;Orco can / orco dio — al confine tra bestemmia e forma attenuata (v. §5: orco per porco)&#xA;Ostia! / porca l&#39;ostia / can de l&#39;ostia — bestemmia eucaristica, specificità del Nord-Est: il nome sacro è l&#39;ostia consacrata, non Dio direttamente&#xA;Dio boia — pur essendo nazionale, è percepita come &#34;la&#34; bestemmia veneta; a Castelfranco Veneto sono documentate le varianti attenuate dio bon e dio bonazzo (v. §5)&#xA;Dio bel — documentata a Verona (Turina): forma ambigua, probabile mascheramento di dio boia&#xA;Dio bestrega — province di Mantova e Verona; probabile incrocio tra dio bestia e ostrega&#xA;&#xA;Toscana&#xA;&#xA;Maremma maiala — la formula toscana per antonomasia: Maremma (zona costiera della Toscana) sostituisce Madonna; tecnicamente è già un eufemismo, ma è così identitaria da meritare posto qui. Serie aperta: maremma cane, maremma impestata, maremma bucaiola, maremma ladra&#xA;Madonna impestata  — epiteto tipicamente toscano (impestato = appestato)&#xA;Madonna bucaiola  — epiteto volgare toscano&#xA;Dio lampione — documentata nella zona di Pistoia (Turina): esempio di epiteto locale arbitrario&#xA;I &#34;moccoli&#34; — termine toscano per le bestemmie stesse, a testimonianza di una tradizione lessicalizzata&#xA;&#xA;Friuli-Venezia Giulia&#xA;&#xA;Condivide il repertorio veneto (dio can, bestemmie sull&#39;ostia)&#xA;Codroipo — caso unico: il nome del paese friulano è anagramma perfetto di porco Dio e viene usato come bestemmia cifrata (v. anche §5)&#xA;&#xA;Emilia-Romagna&#xA;&#xA;Ös-cia d&#39;legn (romagnolo: &#34;ostia di legno&#34;) — l&#39;aggiunta d&#39;legn (&#34;di legno&#34;) è l&#39;espediente correttivo tradizionale documentato da Bellosi: si declassa il sacro a oggetto materiale per &#34;rientrare&#34; dalla bestemmia&#xA;Putana dla Madona d&#39;legn (romagnolo) — stesso meccanismo applicato alla Madonna&#xA;Imprecazioni contro il diavolo in dialetto romagnolo, usate come sostituto eufemistico-fonetico di Dio (documentate da Bellosi/Petrolini)&#xA;&#xA;Trentino&#xA;&#xA;Dio canederlo — il nome sacro associato al piatto locale: nasce come attenuazione di dio cane ma è lessicalizzata come forma regionale a sé&#xA;&#xA;Liguria&#xA;&#xA;Dio cangi — documentata a La Spezia (Galli 1969, cit. in Turina): espediente fonetico per deviare dio cane&#xA;&#xA;Lombardia / Piemonte&#xA;&#xA;Repertorio nazionale ad alta frequenza, senza forme esclusive di rilievo documentate; a Mantova condivisa la dio bestrega veronese&#xA;Madosca (in porca madosca) — deformazione di &#34;Madonna&#34; percepita come tipicamente lombarda (resa celebre dal doppiaggio milanese-americano di cinema e TV)&#xA;&#xA;Eufemismi e forme attenuate (&#34;bestemmie mancate&#34;)&#xA;&#xA;Il meccanismo linguistico è quello del minced oath: si avvia la bestemmia e si devia su un suono innocuo, oppure si sostituisce preventivamente una parola. Sono la prova migliore della natura combinatoria del fenomeno. Ordinati per notorietà percepita.*&#xA;&#xA;5.1 Sostituzione del nome sacro&#xA;&#xA;Porco zio — zio al posto di Dio: l&#39;eufemismo italiano più diffuso in assoluto&#xA;Zio pera — evoluzione recente e giovanile: doppia sostituzione (zio per Dio, pera per porco)&#xA;Zio cane / zio bono — stessa serie&#xA;Maremma (toscano) — sostituto di Madonna (v. §4)&#xA;Madosca — deformazione di Madonna&#xA;Dindio / dinci / perdinci / perdindirindina — deformazioni progressive di Dio, ormai completamente lessicalizzate e innocue&#xA;Diamine — incrocio storico diavolo + domine: l&#39;eufemismo più antico e &#34;pulito&#34;&#xA;Sostituti fonetici arbitrari di Dio documentati: disi, Diaz, due, disco, Dionigi, Diomede, Diavolo (la sostituzione col diavolo è documentata anche in ambito dialettale romagnolo)&#xA;Codroipo — l&#39;anagramma-bestemmia (v. §4, Friuli)&#xA;&#xA;5.2 Sostituzione dell&#39;epiteto&#xA;&#xA;Orco Dio — orco per porco: attenuazione minima, resta di fatto una bestemmia&#xA;Dio bono / Dio bonino (toscano) — buono al posto dell&#39;epiteto: antifrasi elogiativa che &#34;salva&#34; il parlante; dio bon / dio bonazzo nel Veneto (Castelfranco V.to)&#xA;Dio caro — diffusa in Veneto, Lazio e Umbria; probabile mascheramento di dio cane&#xA;Dio buono / Dio santo — le antifrasi perfette: formalmente lecite, funzionalmente imprecazioni (Turina le definisce «un perfetto alibi»)&#xA;Dio canederlo (Trentino, v. §4)&#xA;&#xA;5.3 Correzione in corsa (deviazione fonetica a bestemmia iniziata)&#xA;&#xA;Dio can...tante / Dio cantautore — la deviazione più celebre: dio can- vira su &#34;cantante&#34;; diffusa in tutto il Nord&#xA;Dio can...taci il Vangelo, Dio por...taci la pace — la filastrocca giovanile che gioca esplicitamente sul meccanismo, documentata su Wikipedia come popolare tra gli adolescenti&#xA;Dio camion / Dio cameradaria — deviazioni estemporanee documentate (la seconda raccolta da Turina a Villafranca di Verona)&#xA;&#xA;5.4 Declassamento materiale&#xA;&#xA;Ostrega / osti / ostia lì (veneto) — deformazioni di ostia, ormai intercalari innocui&#xA;...d&#39;legn (&#34;di legno&#34;, romagnolo) — suffisso correttivo applicabile a Madonna e ostia (v. §4)&#xA;&#xA;5.5 Zona grigia (imprecazioni sacre ma non bestemmie)&#xA;&#xA;Cristo! / Cristo santo! / Dio Cristo — espressioni di rabbia o frustrazione: non considerate bestemmie in senso proprio (nessun epiteto oltraggioso), anche se per un credente violano il secondo comandamento&#xA;Madonna! / Madonna santa! — stesso statuto&#xA;Porca miseria / porca paletta / porca puttana / porco cane — imprecazioni profane costruite sullo stampo formale della bestemmia (porco + X) ma senza nome sacro: sono il grado zero del meccanismo&#xA;&#xA;Fonti&#xA;&#xA;Giuridiche&#xA;&#xA;Art. 724 c.p., testo vigente e giurisprudenza (Brocardi.it; Avvocato.it)&#xA;Corte Costituzionale, sentenza n. 440 del 18 ottobre 1995 (testo integrale su giurcost.org)&#xA;D.lgs. 507/1999 e L. 205/1999 (depenalizzazione)&#xA;Cass. pen. 7979/1992; Cass. pen. 3076/1985; Cass. pen. 1692/1986&#xA;F. Basile, Commento all&#39;art. 724, in Dolcini-Marinucci (a cura di), Codice penale commentato — Università di Milano&#xA;Dossier UAAR sulla bestemmia (uaar.it/laicita/bestemmia)&#xA;&#xA;Linguistiche e sociologiche&#xA;&#xA;I. Turina, Studio sulla bestemmia, tesi di laurea in Sociologia dei processi culturali, rel. P.P. Giglioli, Università di Bologna — l&#39;unico &#34;manuale della bestemmia&#34; accademico esistente; catalogo di 120+ forme con note d&#39;uso e area geografica&#xA;Voce Italian profanity, Wikipedia (en) — sezione Blasphemous profanity, con apparato di note&#xA;Voce Leggi sulla blasfemia, Wikipedia (it)&#xA;G. Bellosi (1975) e G. Petrolini (1971) sul romagnolo e sugli eufemismi diabolici, cit. in Turina&#xA;Galli (1969) su La Spezia, cit. in Turina&#xA;Averna (1977) e Falassi sulle &#34;sfilze&#34; di bestemmie, cit. in Turina&#xA;&#xA;Avvertenza sulle fonti di frequenza: non esistendo corpora, i ranking di questo documento derivano da triangolazione tra le attestazioni della tesi di Turina, la voce Wikipedia (che distingue le forme &#34;comuni&#34; da quelle locali) e la notorietà nella cultura popolare. Vanno letti come stime qualitative.&#xA;&#xA;Documento compilato a scopo di studio linguistico-culturale tramite l&#39;intelligenza artificiale di claude.ai con il modello &#34;Fable&#34; a livello &#34;alto&#34; della configurazione a riguardo dell&#39;utilizzo delle risorse.&#xA;&#xA;N.B.: Come autore di questo blog dico solo che sono nato in Veneto (a Verona) ed ho passato la maggior parte della mia vita in Toscana quindi confermo la maggioranza della roba che c&#39;è scritta qui.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Archivio della bestemmia italiana</p>

<p>Studio linguistico-culturale — quadro legale, struttura, repertorio, varianti regionali ed eufemismi</p>

<p>Nota metodologica. Non esistono statistiche di frequenza affidabili sulla bestemmia: nessun corpus linguistico italiano la misura sistematicamente. L&#39;ordinamento delle liste che seguono è per notorietà percepita (stima basata su fonti sociolinguistiche, lessicografiche e sulla cultura popolare documentata), non per frequenza misurata. L&#39;insieme delle bestemmie è inoltre combinatorio e aperto: questo archivio cataloga le forme attestate e lo schema generativo, non pretende completezza assoluta, che è impossibile per natura del fenomeno.</p>
<ol><li>Quadro legale</li></ol>

<p>1.1 La norma: art. 724 del Codice Penale</p>

<p>Il testo vigente (“Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti”):</p>

<p>«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.»</p>

<p>1.2 Evoluzione storica</p>

<p>1930, Codice Rocco, art. 724, Reato penale: bestemmia contro «la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato» (di fatto solo il cattolicesimo)</p>

<p>1995, Corte Costituzionale, sent. n. 440 (18 ottobre) Dichiarata incostituzionale la parte «o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato». Resta punibile solo la bestemmia contro la Divinità, di qualunque religione</p>

<p>1999L. 205/1999 + D.lgs. 507/1999 Depenalizzazione: da reato a illecito amministrativo. Competenza alle prefetture, sanzione pecuniaria 51–309 €</p>

<p>1.3 Conseguenze pratiche</p>

<p>In pubblico (luogo pubblico o aperto al pubblico, con possibilità effettiva che la bestemmia sia percepita da più persone): sanzione amministrativa 51–309 €. Nessuna conseguenza penale, nessuna fedina penale. Nella pratica le sanzioni sono rarissime.
In privato (propria abitazione, contesti non pubblici): nessun illecito. La pubblicità è condizione oggettiva di punibilità (Cass. pen. 3076/1985: non basta nemmeno la presenza del solo vigile).
Online: la norma è pensata per il contesto fisico; l&#39;applicazione a contesti digitali è di fatto assente, anche se in astratto un livestream pubblico potrebbe rientrare nel concetto di “pubblicamente”. Non risultano prassi sanzionatorie consolidate. (Piattaforme come Twitch/YouTube applicano però le proprie policy, che sono cosa distinta dalla legge.)
Cosa NON è sanzionabile dal 1995: le imprecazioni contro la Madonna, i santi, i simboli religiosi. Giuridicamente non costituiscono più “bestemmia” ai sensi dell&#39;art. 724 perché la Madonna e i santi non sono “Divinità” (lo ha chiarito anche il GIP di Bologna in un caso noto). Culturalmente e religiosamente restano ovviamente percepite come bestemmie.
La bestemmia è sanzionabile indipendentemente dalle intenzioni: anche detta per abitudine, come intercalare, o da un ateo (Cass. 7979/1992: si punisce «una manifestazione pubblica di volgarità», non un&#39;opinione).</p>

<p>Punto chiave per lo studio: il repertorio linguistico è identico in pubblico e in privato — cambia solo la conseguenza giuridica del contesto. Per questo il presente archivio è unico e non diviso per contesto.</p>
<ol><li>Struttura combinatoria della bestemmia</li></ol>

<p>La bestemmia italiana è generativa. Lo schema base è:</p>

<p>[NOME SACRO] + [EPITETO DEGRADANTE]</p>

<p>oppure, invertito:</p>

<p>[EPITETO] + [NOME SACRO]        → es. porco Dio / Dio porco</p>

<p>Slot 1 — Nomi sacri usati: Dio (di gran lunga il più produttivo), Madonna, Cristo/Gesù, Giuda (marginale), ostia (metonimia eucaristica, tipica del Nord-Est), sangue di Dio (arcaico).</p>

<p>Slot 2 — Categorie di epiteti:</p>

<p>Animali degradanti: porco/maiale, cane, bestia, vacca, troia (in origine “scrofa”)
Condizioni infamanti: boia, ladro, infame, bastardo, assassino, cornuto
Disfemismi scatologici/sessuali: merda, puttana, schifoso
Malattie/imprecazioni (tipico toscano): impestato/a, maremmano</p>

<p>Estensioni: le forme base si concatenano liberamente in “litanie” (es. porco Dio cane, Dio porco maiale), oppure seguono la formula documentata da Wikipedia (voce Italian profanity): divinità + animale + morte atroce (es. Dio porco scannato). Tra le classi popolari — la ricerca cita ad esempio i portuali — la costruzione di bestemmie lunghe, creative e articolate è una pratica quasi ludica; sono esistiti siti web e persino manuali stampati che raccoglievano bestemmie complesse generate dagli utenti o da algoritmi.</p>

<p>La tesi di Turina (v. Fonti) documenta oltre 120 forme distinte solo tra quelle raccolte sul campo tra Emilia, Veneto e Toscana.</p>
<ol><li>Lista principale — forme base “divinità + epiteto”</li></ol>

<p>Ordinate per notorietà percepita, dalla più alla meno nota. Attestate in italiano standard, diffuse su tutto il territorio nazionale. Le forme con asterisco (*) non sono giuridicamente sanzionabili dopo la sent. 440/1995 (non riguardano la “Divinità”), ma appartengono a pieno titolo al repertorio culturale della bestemmia.</p>

<p>Fascia 1 — universalmente note, usate anche come intercalare nelle regioni ad alta frequenza</p>

<p>Porco Dio / Dio porco (spesso univerbato: porcodio, porcoddio) — la bestemmia italiana per antonomasia
Dio cane — seconda per notorietà; al Nord-Est spesso in forma dialettale dio can
Porca Madonna *
Dio boia — fortissima connotazione veneta, ma nota ovunque
Madonna puttana *
Dio bestia</p>

<p>Fascia 2 — molto note, uso comune</p>

<p>Dio merda
Madonna troia *
Dio bastardo
Dio infame
Dio maiale
Dio ladro
Porco Gesù / Gesù cane
Porco Cristo (e Cristo cane)
Madonna maiala *</p>

<p>Fascia 3 — note, ma meno frequenti come forme autonome (spesso compaiono in concatenazioni)</p>

<p>Dio schifoso
Dio assassino
Dio cornuto
Dio vacca
Dio serpente
Madonna vacca *
Madonna cagna *
Sangue di Dio (arcaica, oggi quasi solo letteraria; matrice storica di molti eufemismi)
Giuda porco / porco Giuda (al confine con l&#39;imprecazione non blasfema: Giuda non è divinità)</p>

<p>Fascia 4 — concatenazioni tipiche (esempi dello schema generativo, non elenco chiuso)</p>

<p>Porco Dio cane
Dio porco maiale
Dio cane maiale
Porco Dio e porca Madonna (formula “a coppia”)
Dio porco scannato (schema divinità + animale + morte atroce)</p>
<ol><li>Varianti regionali</li></ol>

<p>Forme legate a specifiche aree geografiche, in dialetto o in italiano regionale. Le due regioni dove la bestemmia è documentata come più frequente — quasi un intercalare ordinario del parlato quotidiano — sono Toscana e Veneto; alta frequenza anche in Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Le fonti sottolineano che ciò non deriva da anticattolicesimo, ma da pura consuetudine linguistica.</p>

<p>Veneto (e Nord-Est in generale)</p>

<p>Dio can — forma dialettale di “Dio cane”, intercalare identitario veneto per eccellenza
Porco dio can — concatenazione tipica
Orco can / orco dio — al confine tra bestemmia e forma attenuata (v. §5: orco per porco)
Ostia! / porca l&#39;ostia / can de l&#39;ostia — bestemmia eucaristica, specificità del Nord-Est: il nome sacro è l&#39;ostia consacrata, non Dio direttamente
Dio boia — pur essendo nazionale, è percepita come “la” bestemmia veneta; a Castelfranco Veneto sono documentate le varianti attenuate dio bon e dio bonazzo (v. §5)
Dio bel — documentata a Verona (Turina): forma ambigua, probabile mascheramento di dio boia
Dio bestrega — province di Mantova e Verona; probabile incrocio tra dio bestia e ostrega</p>

<p>Toscana</p>

<p>Maremma maiala — la formula toscana per antonomasia: Maremma (zona costiera della Toscana) sostituisce Madonna; tecnicamente è già un eufemismo, ma è così identitaria da meritare posto qui. Serie aperta: maremma cane, maremma impestata, maremma bucaiola, maremma ladra
Madonna impestata * — epiteto tipicamente toscano (impestato = appestato)
Madonna bucaiola * — epiteto volgare toscano
Dio lampione — documentata nella zona di Pistoia (Turina): esempio di epiteto locale arbitrario
I “moccoli” — termine toscano per le bestemmie stesse, a testimonianza di una tradizione lessicalizzata</p>

<p>Friuli-Venezia Giulia</p>

<p>Condivide il repertorio veneto (dio can, bestemmie sull&#39;ostia)
Codroipo — caso unico: il nome del paese friulano è anagramma perfetto di porco Dio e viene usato come bestemmia cifrata (v. anche §5)</p>

<p>Emilia-Romagna</p>

<p>Ös-cia d&#39;legn (romagnolo: “ostia di legno”) — l&#39;aggiunta d&#39;legn (“di legno”) è l&#39;espediente correttivo tradizionale documentato da Bellosi: si declassa il sacro a oggetto materiale per “rientrare” dalla bestemmia
Putana dla Madona d&#39;legn (romagnolo) — stesso meccanismo applicato alla Madonna
Imprecazioni contro il diavolo in dialetto romagnolo, usate come sostituto eufemistico-fonetico di Dio (documentate da Bellosi/Petrolini)</p>

<p>Trentino</p>

<p>Dio canederlo — il nome sacro associato al piatto locale: nasce come attenuazione di dio cane ma è lessicalizzata come forma regionale a sé</p>

<p>Liguria</p>

<p>Dio cangi — documentata a La Spezia (Galli 1969, cit. in Turina): espediente fonetico per deviare dio cane</p>

<p>Lombardia / Piemonte</p>

<p>Repertorio nazionale ad alta frequenza, senza forme esclusive di rilievo documentate; a Mantova condivisa la dio bestrega veronese
Madosca (in porca madosca) — deformazione di “Madonna” percepita come tipicamente lombarda (resa celebre dal doppiaggio milanese-americano di cinema e TV)</p>
<ol><li>Eufemismi e forme attenuate (“bestemmie mancate”)</li></ol>

<p>Il meccanismo linguistico è quello del minced oath<em>: si avvia la bestemmia e si devia su un suono innocuo, oppure si sostituisce preventivamente una parola. Sono la prova migliore della natura combinatoria del fenomeno. Ordinati per notorietà percepita.</em></p>

<p>5.1 Sostituzione del nome sacro</p>

<p>Porco zio — zio al posto di Dio: l&#39;eufemismo italiano più diffuso in assoluto
Zio pera — evoluzione recente e giovanile: doppia sostituzione (zio per Dio, pera per porco)
Zio cane / zio bono — stessa serie
Maremma (toscano) — sostituto di Madonna (v. §4)
Madosca — deformazione di Madonna
Dindio / dinci / perdinci / perdindirindina — deformazioni progressive di Dio, ormai completamente lessicalizzate e innocue
Diamine — incrocio storico diavolo + domine: l&#39;eufemismo più antico e “pulito”
Sostituti fonetici arbitrari di Dio documentati: disi, Diaz, due, disco, Dionigi, Diomede, Diavolo (la sostituzione col diavolo è documentata anche in ambito dialettale romagnolo)
Codroipo — l&#39;anagramma-bestemmia (v. §4, Friuli)</p>

<p>5.2 Sostituzione dell&#39;epiteto</p>

<p>Orco Dio — orco per porco: attenuazione minima, resta di fatto una bestemmia
Dio bono / Dio bonino (toscano) — buono al posto dell&#39;epiteto: antifrasi elogiativa che “salva” il parlante; dio bon / dio bonazzo nel Veneto (Castelfranco V.to)
Dio caro — diffusa in Veneto, Lazio e Umbria; probabile mascheramento di dio cane
Dio buono / Dio santo — le antifrasi perfette: formalmente lecite, funzionalmente imprecazioni (Turina le definisce «un perfetto alibi»)
Dio canederlo (Trentino, v. §4)</p>

<p>5.3 Correzione in corsa (deviazione fonetica a bestemmia iniziata)</p>

<p>Dio can...tante / Dio cantautore — la deviazione più celebre: dio can- vira su “cantante”; diffusa in tutto il Nord
Dio can...taci il Vangelo, Dio por...taci la pace — la filastrocca giovanile che gioca esplicitamente sul meccanismo, documentata su Wikipedia come popolare tra gli adolescenti
Dio camion / Dio cameradaria — deviazioni estemporanee documentate (la seconda raccolta da Turina a Villafranca di Verona)</p>

<p>5.4 Declassamento materiale</p>

<p>Ostrega / osti / ostia lì (veneto) — deformazioni di ostia, ormai intercalari innocui
...d&#39;legn (“di legno”, romagnolo) — suffisso correttivo applicabile a Madonna e ostia (v. §4)</p>

<p>5.5 Zona grigia (imprecazioni sacre ma non bestemmie)</p>

<p>Cristo! / Cristo santo! / Dio Cristo — espressioni di rabbia o frustrazione: non considerate bestemmie in senso proprio (nessun epiteto oltraggioso), anche se per un credente violano il secondo comandamento
Madonna! / Madonna santa! — stesso statuto
Porca miseria / porca paletta / porca puttana / porco cane — imprecazioni profane costruite sullo stampo formale della bestemmia (porco + X) ma senza nome sacro: sono il grado zero del meccanismo</p>
<ol><li>Fonti</li></ol>

<p>Giuridiche</p>

<p>Art. 724 c.p., testo vigente e giurisprudenza (Brocardi.it; Avvocato.it)
Corte Costituzionale, sentenza n. 440 del 18 ottobre 1995 (testo integrale su giurcost.org)
D.lgs. 507/1999 e L. 205/1999 (depenalizzazione)
Cass. pen. 7979/1992; Cass. pen. 3076/1985; Cass. pen. 1692/1986
F. Basile, Commento all&#39;art. 724, in Dolcini-Marinucci (a cura di), Codice penale commentato — Università di Milano
Dossier UAAR sulla bestemmia (uaar.it/laicita/bestemmia)</p>

<p>Linguistiche e sociologiche</p>

<p>I. Turina, Studio sulla bestemmia, tesi di laurea in Sociologia dei processi culturali, rel. P.P. Giglioli, Università di Bologna — l&#39;unico “manuale della bestemmia” accademico esistente; catalogo di 120+ forme con note d&#39;uso e area geografica
Voce Italian profanity, Wikipedia (en) — sezione Blasphemous profanity, con apparato di note
Voce Leggi sulla blasfemia, Wikipedia (it)
G. Bellosi (1975) e G. Petrolini (1971) sul romagnolo e sugli eufemismi diabolici, cit. in Turina
Galli (1969) su La Spezia, cit. in Turina
Averna (1977) e Falassi sulle “sfilze” di bestemmie, cit. in Turina</p>

<p>Avvertenza sulle fonti di frequenza: non esistendo corpora, i ranking di questo documento derivano da triangolazione tra le attestazioni della tesi di Turina, la voce Wikipedia (che distingue le forme “comuni” da quelle locali) e la notorietà nella cultura popolare. Vanno letti come stime qualitative.</p>

<p>Documento compilato a scopo di studio linguistico-culturale tramite l&#39;intelligenza artificiale di claude.ai con il modello “Fable” a livello “alto” della configurazione a riguardo dell&#39;utilizzo delle risorse.</p>

<p>N.B.: Come autore di questo blog dico solo che sono nato in Veneto (a Verona) ed ho passato la maggior parte della mia vita in Toscana quindi confermo la maggioranza della roba che c&#39;è scritta qui.</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/crxyc8dga9</guid>
      <pubDate>Mon, 06 Jul 2026 16:51:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ieri sera sono andato - da solo e un po&#39; alla cieca - a sentire un concerto che...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/ieri-sera-sono-andato-da-solo-e-un-po-alla-cieca-a-sentire-un-concerto-che</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Ieri sera sono andato - da solo e un po&#39; alla cieca - a sentire un concerto che sulla carta avevo capito essere jazz, al porto antico. Ho preso il mio scooterino elettrico e sono partito. La faccio breve: in testa avevo un thread che avevo letto da poco di un signore, un musicista, che da anni posta regolarmente contenuti nazionalisti, conservatori, anti woke, anti-lgbt, senza nemmeno la rozzezza necessaria a farlo ma cercando di nascondere questa spazzatura dietro a una patina di decoro culturale. Un borghese che spamma continuamente il terrore del piano musulmano per indebolire l&#39;europa, del piano gay (talvolta però non resiste e gli esce &#34;froci&#34;) per distruggere la famiglia, uno di quei conservatori che difendono il cristianesimo finché il Papa non dice qualcosa di cristiano, allora viene fuori che anche il Papa fa parte di qualche piano contro il cristianesimo. Uno che si lamenta che questo governo di destra non è abbastanza di destra. &#xA;&#xA;Un po&#39; come i gessetti che vengono convocati a qualche piano-scuola generale di Valditara e se ne vanno lamentandosi che la scuola di Valditara non è abbastanza conservatrice, o lo stesso Valditara che di fronte all&#39;idea di scuola di Vannacci - aberrante - dichiara che quella scuola la sta già facendo lui. C&#39;è questo desiderio della destra di superarsi a destra che prima o poi ci farà schiantare contro il guardrail.&#xA;&#xA;Comunque, il tipo borghese lo tengo tra gli amici come falso positivo e perché mi viene sempre bene per fare qualche screenshot e usarlo come materiale di discussione in classe. Ieri - torno sul pezzo - pubblica una foto in cui si vede una via di una città europea, sporca, piena di ragazzi di colore seduti per terra o che camminano per strada, qualche arabo, e in primo piano un signore occidentale, con la borsa della spesa, che chiede informazioni a due poliziotti dai tratti somatici mediorientali. Il testo era qualcosa del tipo &#34;mio figlio parla con due poliziotti, 2060&#34;. L&#39;immagine era fatta con l&#39;intelligenza artificiale. La cosa non è nuova: per creare terrore nazionalista, l&#39;intelligenza artificiale è una benedizione. Si possono concretizzare le proprie paure e rendere virali, in pochi secondi.&#xA;&#xA;In scooter, appunto, ripensavo e analizzavo l&#39;immagine postata dal nazionaliista: le strade erano sporche, piene di spazzatura. I neri erano tutti maschi e tutti giovani, molti malvestiti, buttati a terra o a non fare niente. Le guardie musulmane erano un maschio e una femmina, l&#39;uomo dai tratti indiani e con la barba nera, aveva una spada e una pistola legati alla cintura, mentre la donna aveva il velo a coprire parte del volto. L&#39;occidentale era anziano, innocuo, rassicurante rispetto a tutto il resto. Ecco la conquista occidentale da parte del mondo musulmano a cosa ci porterà. L&#39;immagine l&#39;ho salvata, mi verrà utile a scuola per una lezione sugli stereotipi.&#xA;&#xA;E - sceso dallo scooter - mi sono trovato in un mondo che apparentemente era simile a quello rappresentato nell&#39;immagine: il centro storico di Genova, spesso d&#39;estate, è un melting-pot straordinario: camminando per il porto antico trovavo famiglie di persone di etnia subsahariana accanto a orientali, sudamericani, gente che proveniva dall&#39;africa bianca seduta vicino a ragazzi e donne mediorientali. Come nell&#39;immagine, in alcuni punti, le persone con le caratteristiche somatiche occidentali erano una minoranza. La paura. Ad un certo punto, dall&#39;altra parte della strada, tre ragazzi iniziano ad urlarsi contro, parlano una lingua che non conosco e per un attimo ho paura che si facciano del male. Il docente che è in me sta per farmi andare di là, ma la cosa si risolve da sola, uno si allontana dagli altri, pacieri intervengono. Ecco, vedi, penso ancora, la paura. &#xA;&#xA;Cosa voglio dire: che effettivamente il primo istinto è la paura. Poi continuo a camminare e cerco di vedere e individuare le cose che - nel mondo reale - sono diverse dalla foto generata dall&#39;intelligenza artificiale, così, come esercizio mentale. E se i ragazzi di prima rientravano nel pieno dello stereotipo dell&#39;immigrato violento e pericoloso (senza sapere nulla di loro o di cosa si stessero dicendo, beninteso), quello che vedo attraversando i vicoli e la piazza è radicalmente diverso. Incontro donne, bambini che giocano, anziani. Eleganza nei vestiti, incontro famiglie, persone che si salutano, si siedono assieme e parlano, guardano il mare, la gente. Se mi allontano dagli stereotipi della propaganda nazionalista, c&#39;è la gente.&#xA;&#xA;Entro nello spazio del concerto, mi siedo. Sale sul palco l&#39;organizzatrice che spiega che il primo concerto sarà di Mirna Kassis, una cantante nata a Damasco e trasferitasi a Genova dopo lo scoppio della rivoluzione siriana. Con un esemble di musicisti internazionali eseguirà una serie di canzoni tradizionali in lingua araba. Mi viene da ridere. Ecco, ci fosse il musicista nazionalista, un esempio concreto della paura: la nostra cultura sostituita da quella araba, addirittura attraverso la musica e il canto. &#xA;&#xA;Mirna Kassis, che non conoscevo, nell&#39;ora che segue fa un concerto di musica araba, tradizionale, con diversi riferimenti alla Palestina e al paese dove lei viveva da bambina, piuttosto emozionante. I musicisti si muovono su una base elettronica intrigante, dove si accostano elementi di musica analogica e acustica ad altri - appunto - più digitali. I momenti in cui mi sono goduto di più lo spettacolo sono stati due. Il primo quando la cantante ha cercato di farci cantare in arabo un ritornello in modo che lei potesse poi improvvisare sopra il nostro canto; il secondo quando è scesa tra il pubblico, sempre cantando, per spiegarci i passi di danza da fare per ballare quel pezzo che era nato per la danza. &#xA;&#xA;In entrambi i casi il pubblico ci ha provato. Un coro arabo, melodico, è partito nell&#39;aria calda del porto antico e poi si è creato un cerchio di donnne e uomini che danzavano, imitando i passi della cantante. &#xA;&#xA;A seguire un gruppo franco algerino, i Mezar sono andati avanti quasi fino a mezzanotte con quello che la presentatrice ha definito come un blues-desertico, sempre in lingua araba. Anche questa volta riferimenti alla Palestina e ai tanti altri paesi che sono sotto un oppressore. &#34;Oggi - ha ricordato la tastierista - si festeggia l&#39;indipendenza dell&#39;Algeria&#34;. Quando gli oppressori eravamo noi.  Alla fine ero sotto al palco, non dico a ballare, ma a muovere alcune parti del corpo a tempo.&#xA;&#xA;Tornando indietro penso alle tante difficoltà. Alla fatica di tenere in piedi questa serie di diritti che ci rendono poi umani, assieme a quel bagaglio di roba che è la tradizione, il sesso, la religione, la cultura. Alle tante contraddizioni: il grosso del pubblico che era con me era di borghesi occidentali. E quasi tutti più o meno della mia generazione. C&#39;era qualche ragazza e qualche donna con un velo a coprirgli i capelli; una scena che mi sono goduto è stato quando una ragazza con un velo a coprire i capelli, dalla foggia mediorientale, è andata a ballare sotto al palco, durante il concerto di Mirna Kassis, e due ragazzine più giovani, vestite in maniera simile, hanno inziato a fare le facce sbalordite ridendo e a riprenderla con il cellulare. Costumi, incroci.&#xA;&#xA;Ma il grosso del pubblico era di zecche comuniste, vivaddio. Dio ci benedica. &#xA;&#xA;Passare dall&#39;intelligenza artificiale che fotografa le paure che i nazionalisti vogliono diffondere ai tentativi di integrazione culturale che la mia città mette in piedi, è stato istruttivo. Perché è come uno di quel giochi dove devi decidere del tuo futuro: bisogna fare delle scelte. E le scelte che fai avranno un impatto. Cantare musica siriaca, scendere tra il pubblico, mostrare passi di danza che si tramandano da generazioni è una scelta. Creare immagini di disagio e diffonderele senza fonte, è una scelta. Condividere la prima cosa o la seconda, è una scelta. &#xA;&#xA;In entrambi i casi - sad but true - chi ci muove è l&#39;utopia, l&#39;idea di un mondo diverso e migliore. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera sono andato – da solo e un po&#39; alla cieca – a sentire un concerto che sulla carta avevo capito essere jazz, al porto antico. Ho preso il mio scooterino elettrico e sono partito. La faccio breve: in testa avevo un thread che avevo letto da poco di un signore, un musicista, che da anni posta regolarmente contenuti nazionalisti, conservatori, anti woke, anti-lgbt, senza nemmeno la rozzezza necessaria a farlo ma cercando di nascondere questa spazzatura dietro a una patina di decoro culturale. Un borghese che spamma continuamente il terrore del piano musulmano per indebolire l&#39;europa, del piano gay (talvolta però non resiste e gli esce “froci”) per distruggere la famiglia, uno di quei conservatori che difendono il cristianesimo finché il Papa non dice qualcosa di cristiano, allora viene fuori che anche il Papa fa parte di qualche piano contro il cristianesimo. Uno che si lamenta che questo governo di destra non è abbastanza di destra.</p>

<p>Un po&#39; come i gessetti che vengono convocati a qualche piano-scuola generale di Valditara e se ne vanno lamentandosi che la scuola di Valditara non è abbastanza conservatrice, o lo stesso Valditara che di fronte all&#39;idea di scuola di Vannacci – aberrante – dichiara che quella scuola la sta già facendo lui. C&#39;è questo desiderio della destra di superarsi a destra che prima o poi ci farà schiantare contro il guardrail.</p>

<p>Comunque, il tipo borghese lo tengo tra gli amici come falso positivo e perché mi viene sempre bene per fare qualche screenshot e usarlo come materiale di discussione in classe. Ieri – torno sul pezzo – pubblica una foto in cui si vede una via di una città europea, sporca, piena di ragazzi di colore seduti per terra o che camminano per strada, qualche arabo, e in primo piano un signore occidentale, con la borsa della spesa, che chiede informazioni a due poliziotti dai tratti somatici mediorientali. Il testo era qualcosa del tipo “mio figlio parla con due poliziotti, 2060”. L&#39;immagine era fatta con l&#39;intelligenza artificiale. La cosa non è nuova: per creare terrore nazionalista, l&#39;intelligenza artificiale è una benedizione. Si possono concretizzare le proprie paure e rendere virali, in pochi secondi.</p>

<p>In scooter, appunto, ripensavo e analizzavo l&#39;immagine postata dal nazionaliista: le strade erano sporche, piene di spazzatura. I neri erano tutti maschi e tutti giovani, molti malvestiti, buttati a terra o a non fare niente. Le guardie musulmane erano un maschio e una femmina, l&#39;uomo dai tratti indiani e con la barba nera, aveva una spada e una pistola legati alla cintura, mentre la donna aveva il velo a coprire parte del volto. L&#39;occidentale era anziano, innocuo, rassicurante rispetto a tutto il resto. Ecco la conquista occidentale da parte del mondo musulmano a cosa ci porterà. L&#39;immagine l&#39;ho salvata, mi verrà utile a scuola per una lezione sugli stereotipi.</p>

<p>E – sceso dallo scooter – mi sono trovato in un mondo che apparentemente era simile a quello rappresentato nell&#39;immagine: il centro storico di Genova, spesso d&#39;estate, è un melting-pot straordinario: camminando per il porto antico trovavo famiglie di persone di etnia subsahariana accanto a orientali, sudamericani, gente che proveniva dall&#39;africa bianca seduta vicino a ragazzi e donne mediorientali. Come nell&#39;immagine, in alcuni punti, le persone con le caratteristiche somatiche occidentali erano una minoranza. La paura. Ad un certo punto, dall&#39;altra parte della strada, tre ragazzi iniziano ad urlarsi contro, parlano una lingua che non conosco e per un attimo ho paura che si facciano del male. Il docente che è in me sta per farmi andare di là, ma la cosa si risolve da sola, uno si allontana dagli altri, pacieri intervengono. Ecco, vedi, penso ancora, la paura.</p>

<p>Cosa voglio dire: che effettivamente il primo istinto è la paura. Poi continuo a camminare e cerco di vedere e individuare le cose che – nel mondo reale – sono diverse dalla foto generata dall&#39;intelligenza artificiale, così, come esercizio mentale. E se i ragazzi di prima rientravano nel pieno dello stereotipo dell&#39;immigrato violento e pericoloso (senza sapere nulla di loro o di cosa si stessero dicendo, beninteso), quello che vedo attraversando i vicoli e la piazza è radicalmente diverso. Incontro donne, bambini che giocano, anziani. Eleganza nei vestiti, incontro famiglie, persone che si salutano, si siedono assieme e parlano, guardano il mare, la gente. Se mi allontano dagli stereotipi della propaganda nazionalista, c&#39;è la gente.</p>

<p>Entro nello spazio del concerto, mi siedo. Sale sul palco l&#39;organizzatrice che spiega che il primo concerto sarà di Mirna Kassis, una cantante nata a Damasco e trasferitasi a Genova dopo lo scoppio della rivoluzione siriana. Con un esemble di musicisti internazionali eseguirà una serie di canzoni tradizionali in lingua araba. Mi viene da ridere. Ecco, ci fosse il musicista nazionalista, un esempio concreto della paura: la nostra cultura sostituita da quella araba, addirittura attraverso la musica e il canto.</p>

<p>Mirna Kassis, che non conoscevo, nell&#39;ora che segue fa un concerto di musica araba, tradizionale, con diversi riferimenti alla Palestina e al paese dove lei viveva da bambina, piuttosto emozionante. I musicisti si muovono su una base elettronica intrigante, dove si accostano elementi di musica analogica e acustica ad altri – appunto – più digitali. I momenti in cui mi sono goduto di più lo spettacolo sono stati due. Il primo quando la cantante ha cercato di farci cantare in arabo un ritornello in modo che lei potesse poi improvvisare sopra il nostro canto; il secondo quando è scesa tra il pubblico, sempre cantando, per spiegarci i passi di danza da fare per ballare quel pezzo che era nato per la danza.</p>

<p>In entrambi i casi il pubblico ci ha provato. Un coro arabo, melodico, è partito nell&#39;aria calda del porto antico e poi si è creato un cerchio di donnne e uomini che danzavano, imitando i passi della cantante.</p>

<p>A seguire un gruppo franco algerino, i Mezar sono andati avanti quasi fino a mezzanotte con quello che la presentatrice ha definito come un blues-desertico, sempre in lingua araba. Anche questa volta riferimenti alla Palestina e ai tanti altri paesi che sono sotto un oppressore. “Oggi – ha ricordato la tastierista – si festeggia l&#39;indipendenza dell&#39;Algeria”. Quando gli oppressori eravamo noi.  Alla fine ero sotto al palco, non dico a ballare, ma a muovere alcune parti del corpo a tempo.</p>

<p>Tornando indietro penso alle tante difficoltà. Alla fatica di tenere in piedi questa serie di diritti che ci rendono poi umani, assieme a quel bagaglio di roba che è la tradizione, il sesso, la religione, la cultura. Alle tante contraddizioni: il grosso del pubblico che era con me era di borghesi occidentali. E quasi tutti più o meno della mia generazione. C&#39;era qualche ragazza e qualche donna con un velo a coprirgli i capelli; una scena che mi sono goduto è stato quando una ragazza con un velo a coprire i capelli, dalla foggia mediorientale, è andata a ballare sotto al palco, durante il concerto di Mirna Kassis, e due ragazzine più giovani, vestite in maniera simile, hanno inziato a fare le facce sbalordite ridendo e a riprenderla con il cellulare. Costumi, incroci.</p>

<p>Ma il grosso del pubblico era di zecche comuniste, vivaddio. Dio ci benedica.</p>

<p>Passare dall&#39;intelligenza artificiale che fotografa le paure che i nazionalisti vogliono diffondere ai tentativi di integrazione culturale che la mia città mette in piedi, è stato istruttivo. Perché è come uno di quel giochi dove devi decidere del tuo futuro: bisogna fare delle scelte. E le scelte che fai avranno un impatto. Cantare musica siriaca, scendere tra il pubblico, mostrare passi di danza che si tramandano da generazioni è una scelta. Creare immagini di disagio e diffonderele senza fonte, è una scelta. Condividere la prima cosa o la seconda, è una scelta.</p>

<p>In entrambi i casi – sad but true – chi ci muove è l&#39;utopia, l&#39;idea di un mondo diverso e migliore.</p>
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      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4vfxamifnv</guid>
      <pubDate>Mon, 06 Jul 2026 07:51:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>bad news, è morto l&#39;artista #FaustoDelleChiaie : qui un articolo di Artribune:...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/bad-news-e-morto-lartista-faustodellechiaie-qui-un-articolo-di-artribune</link>
      <description>&lt;![CDATA[bad news, è morto l&#39;artista #FaustoDelleChiaie : qui un articolo di Artribune: https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/07/fausto-delle-chiaie-morto/&#xA;in cui ritrovo, nell&#39;accenno all&#39;&#34;infrazionismo&#34; di Delle Chiaie, e ovviamente con trent&#39;anni di anticipo, un&#39;affinità profonda con le mie installance.&#xA;&#xA;#art #arte #manifestoinfrazionista #infrazionismo #installance]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>bad news, è morto l&#39;artista #FaustoDelleChiaie : qui un articolo di Artribune: <a href="https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/07/fausto-delle-chiaie-morto/" rel="nofollow">https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/07/fausto-delle-chiaie-morto/</a>
in cui ritrovo, nell&#39;accenno all&#39;“infrazionismo” di Delle Chiaie, e ovviamente con trent&#39;anni di anticipo, un&#39;affinità profonda con le mie <em>installance</em>.</p>

<p>#art #arte #manifestoinfrazionista #infrazionismo #installance</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/r8szo6m702</guid>
      <pubDate>Sun, 05 Jul 2026 22:37:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Queste parole non sono un semplice ragionamento.</title>
      <link>https://noblogo.org/alviro/il-privilegio-della-fragilita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Riflesso di una verità che la filosofia ha sempre inseguito senza mai riuscire a catturarla completamente: quella verità che solo il dolore sa insegnare, perché non è un&#39;idea, ma un’esperienza intima. La sofferenza, infatti, non è un incidente di percorso, un evento eccezionale che interrompe la trama ordinata dell’esistenza. È piuttosto una delle sue trame portanti, un filo scuro ma costante che attraversa ogni vita. Nessun sistema di pensiero, per quanto rigoroso, potrà mai cancellarla; nessuna fede nella razionalità del mondo potrà costringere l’universo a essere giusto. E forse è proprio questo il primo atto di maturità: accettare che la vita non ci deve nulla, e che proprio da questa mancanza nasce la nostra possibilità di significato.&#xA;&#xA;L’empatia  è un dono ambiguo: è un privilegio che si paga a caro prezzo. Aprirsi al dolore altrui significa accettare di essere feriti da ciò che non ci appartiene, significa rinunciare allo scudo dell’indifferenza. Eppure, è solo attraverso questa ferita che possiamo ancora chiamarci umani. Perché l’indifferenza non è una protezione, ma una malattia dello spirito, l’unica per la quale non esiste terapia, né farmaco, né parola che possa guarirla. Essa è il vero deserto: non il dolore, ma l’assenza di risonanza davanti al dolore.&#xA;&#xA;C’è qualcosa di profondamente commovente nel guardare un nostro simile e riconoscere nei suoi occhi un’eco del proprio passato. Non si tratta di semplice memoria, ma di un atto di riconoscenza: rivedere sé stessi nell’altro, senza confondersi con lui, ma senza nemmeno distanziarsene. L’esperienza personale, quando non si pietrifica nel risentimento o non si perde nell’autocommiserazione, si trasforma in comprensione. E la comprensione è forse il dono più alto che un essere umano possa fare a un altro: non offrire soluzioni, ma presenza; non dare risposte, ma condividere domande.&#xA;&#xA;La paura della malattia, del resto, non è soltanto paura della morte. È qualcosa di più sottile e più lacerante: è lo spettro che si annida nella scoperta improvvisa della nostra precarietà. Essa ci mostra quanto fossero fragili quelle certezze che avevamo trasformato in colonne portanti della nostra vita. Viviamo come se il futuro fosse un diritto acquisito, come se il tempo fosse una riserva inesauribile. Poi, un giorno, una telefonata, una frase, e tutto crolla. Scopriamo che il futuro non è mai stato nostro: era solo un prestito che l’esistenza ci aveva concesso, e che poteva essere richiesto in qualsiasi momento.&#xA;&#xA;Eppure, sarebbe miope fermarsi a questa constatazione. Perché quella stessa scoperta, se accolta senza disperazione, può diventare una forma di risveglio. Quando le illusioni cadono, ciò che rimane non è il vuoto, ma l’essenziale. Le piccole cose, quelle che avevamo imparato a non vedere più, riacquistano improvvisamente un peso, una luce, un valore. Gli affetti smettono di essere scontati e tornano a essere scelti. Il tempo, che credevamo infinito, si rivela per ciò che è: un bene prezioso e limitato, da abitare con intensità, non con ansia.&#xA;&#xA;La ricerca medica e la prevenzione non sono soltanto il volto tecnico del progresso scientifico: esse rappresentano una delle espressioni più alte della solidarietà umana. Sono il frutto di uomini e donne che, invece di arrendersi all’indifferenza dell’universo, hanno scelto di opporvi la loro intelligenza e il loro cuore. Hanno deciso che, se non si può eliminare il male, si può almeno tentare di lenirlo, di comprenderlo, di anticiparlo.&#xA;&#xA;Non possiamo promettere un mondo senza sofferenza, né un&#39;esistenza priva di cadute. Ma possiamo, e dobbiamo, impegnarci a costruire un mondo in cui la sofferenza non venga mai affrontata da sola, ma sempre con più conoscenza, più compassione e più coraggio. E se esiste una speranza degna di questo nome – non ingenua, non consolatoria, ma autentica – essa risiede proprio qui: nella capacità di restare umani anche quando tutto sembra crollare, e di tendere la mano anche quando siamo noi stessi a vacillare.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Riflesso di una verità che la filosofia ha sempre inseguito senza mai riuscire a catturarla completamente: quella verità che solo il dolore sa insegnare, perché non è un&#39;idea, ma un’esperienza intima. La sofferenza, infatti, non è un incidente di percorso, un evento eccezionale che interrompe la trama ordinata dell’esistenza. È piuttosto una delle sue trame portanti, un filo scuro ma costante che attraversa ogni vita. Nessun sistema di pensiero, per quanto rigoroso, potrà mai cancellarla; nessuna fede nella razionalità del mondo potrà costringere l’universo a essere giusto. E forse è proprio questo il primo atto di maturità: accettare che la vita non ci deve nulla, e che proprio da questa mancanza nasce la nostra possibilità di significato.</p>

<p>L’empatia  è un dono ambiguo: è un privilegio che si paga a caro prezzo. Aprirsi al dolore altrui significa accettare di essere feriti da ciò che non ci appartiene, significa rinunciare allo scudo dell’indifferenza. Eppure, è solo attraverso questa ferita che possiamo ancora chiamarci umani. Perché l’indifferenza non è una protezione, ma una malattia dello spirito, l’unica per la quale non esiste terapia, né farmaco, né parola che possa guarirla. Essa è il vero deserto: non il dolore, ma l’assenza di risonanza davanti al dolore.</p>

<p>C’è qualcosa di profondamente commovente nel guardare un nostro simile e riconoscere nei suoi occhi un’eco del proprio passato. Non si tratta di semplice memoria, ma di un atto di riconoscenza: rivedere sé stessi nell’altro, senza confondersi con lui, ma senza nemmeno distanziarsene. L’esperienza personale, quando non si pietrifica nel risentimento o non si perde nell’autocommiserazione, si trasforma in comprensione. E la comprensione è forse il dono più alto che un essere umano possa fare a un altro: non offrire soluzioni, ma presenza; non dare risposte, ma condividere domande.</p>

<p>La paura della malattia, del resto, non è soltanto paura della morte. È qualcosa di più sottile e più lacerante: è lo spettro che si annida nella scoperta improvvisa della nostra precarietà. Essa ci mostra quanto fossero fragili quelle certezze che avevamo trasformato in colonne portanti della nostra vita. Viviamo come se il futuro fosse un diritto acquisito, come se il tempo fosse una riserva inesauribile. Poi, un giorno, una telefonata, una frase, e tutto crolla. Scopriamo che il futuro non è mai stato nostro: era solo un prestito che l’esistenza ci aveva concesso, e che poteva essere richiesto in qualsiasi momento.</p>

<p>Eppure, sarebbe miope fermarsi a questa constatazione. Perché quella stessa scoperta, se accolta senza disperazione, può diventare una forma di risveglio. Quando le illusioni cadono, ciò che rimane non è il vuoto, ma l’essenziale. Le piccole cose, quelle che avevamo imparato a non vedere più, riacquistano improvvisamente un peso, una luce, un valore. Gli affetti smettono di essere scontati e tornano a essere scelti. Il tempo, che credevamo infinito, si rivela per ciò che è: un bene prezioso e limitato, da abitare con intensità, non con ansia.</p>

<p>La ricerca medica e la prevenzione non sono soltanto il volto tecnico del progresso scientifico: esse rappresentano una delle espressioni più alte della solidarietà umana. Sono il frutto di uomini e donne che, invece di arrendersi all’indifferenza dell’universo, hanno scelto di opporvi la loro intelligenza e il loro cuore. Hanno deciso che, se non si può eliminare il male, si può almeno tentare di lenirlo, di comprenderlo, di anticiparlo.</p>

<p>Non possiamo promettere un mondo senza sofferenza, né un&#39;esistenza priva di cadute. Ma possiamo, e dobbiamo, impegnarci a costruire un mondo in cui la sofferenza non venga mai affrontata da sola, ma sempre con più conoscenza, più compassione e più coraggio. E se esiste una speranza degna di questo nome – non ingenua, non consolatoria, ma autentica – essa risiede proprio qui: nella capacità di restare umani anche quando tutto sembra crollare, e di tendere la mano anche quando siamo noi stessi a vacillare.</p>
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      <author>Alviro </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bfo6ciitji</guid>
      <pubDate>Sat, 04 Jul 2026 14:33:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Pensieri riflessi....</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/pensieri-riflessi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poco prima dell&#39; alba, un venticello fresco, sento le gazze e i corvi  e Li vedo volteggiare, saltare di albero in albero! È fresco stamattina e anche i miei pensieri sembrano essere un po&#39; freschi, rigenerati, ma anche tanto stanchi! Stanchi perché la mia sensibilità, la mia empatia mi porta a vivere , determinate cose, persone., situazioni in modo profondo, quasi personale e questo non fa che appesantire e rendere più vulnerabile la mia me! E si perché quando leggi ultima chemio, e poi sai che era  un bambino, quando ti ritrovi in una sala d&#39;attesa, dove ci sono insieme a te donne di diversa età,  aspetto, ecc, tutte in ansia per aspettare l&#39;esito dell&#39; esame istologico o biopsia o come lo si voglia chiamare, perché magari risulti meno crudo e più delicato, e tu sei forse l&#39;unica veterana perchè, sei già avanti, con la terapia, con le fasi di questa malattia che inevitabilmente vengono scandite, dai controlli e dalle attese, io per un attimo o anche più, mi perdo! Così ascolti le storie e ti carichi emotivamente di domande, di ansie, di prospettive , che più di un anno fa hanno toccato me e che ti fanno sentire un passo in avanti, e poi vedi quegli occhi stanchi, timorosi, provati ma pieni di speranze! Osservi queste donne sconosciute, che si confrontano, si pongono le stesse domande, aspettano di sapere il tipo di terapie, e si perché poi le vedevi uscire quasi sollevate, qndo parlavano di terapia, di radioterapia, di compresse, ecc, e non di chemio, perché quella fa più paura e chi ci è passato lo sa, non mi dilungherò, perché so che l&#39;argomento è delicato e questo può essere un contesto sbagliato, non voglio né sminuire nulla, né commentare, perché chi ci è passato, chi lo sta affrontando, ovviamente lo vive in un certo modo, lo vive e affronta come può e con tutta la forza, che ci si ritrova ! Perché ricordo anch&#39;io la telefonata di una dottoressa che mi avvisava dell&#39;esito del consulto e quando mi annunciò che avrei dovuto fare un ciclo di radioterapia, ma che la chemioterapia non era necessaria, scoppiai in lacrime e la dottoressa cercava di tranquillizzarmi, perché fa paura, fa paura tutto, ogni istante da quando per te crolla tutto, o si ferma tutto o ha inizio un circolo dal quale ci vorrà del tempo per uscire! Quando sei fresca di tutto, scoperta, intervento, terapia, non si ha il tempo di pensare, di metabolizzare, vieni risucchiata  da tutto e spesso ci si allontana dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni, che va avanti, che scorre seguendo il suo corso, mentre per te qualcosa si è fermato, qualcosa è cambiato, e si è rotto nel tuo equilibrio! Si perdono certezze, sicurezze, si vive dell&#39;oggi, si vive affrontando ogni giorno, passo dopo passo; tutto cambia priorità, la lista non è più la stessa, ti ritrovi all&#39;improvviso in una vita nuova, dove ci sono regole, ecc, ma non c&#39;è uno schema valido da seguire uguale per tutti e allora ci si adatta. Si cambia e si inizia a vivere questa realtà che finché non ti tocca appare distante, difficile si, ma quando la si affronta in prima persona è tutto così maledettamente diverso, e riuscire a non perdersi, spesso è difficile, perchè si perdono certezze, si assume una visione distorta di una realtà, che ti assorbe così all&#39;improvviso, che credo non ci si senta mai veramente pronti per affrontarla! A breve saranno 2 anni dal quel giorno, da quel controllo di routine, che mi ha aperto un mondo che non conoscevo , ma che sicuramente mi ha salvato, perché oggi credo la la parola Ricerca e Prevenzione siano indispensabili e necessarie se vogliamo combattere questo mostro, a volte invisibile...]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poco prima dell&#39; alba, un venticello fresco, sento le gazze e i corvi  e Li vedo volteggiare, saltare di albero in albero! È fresco stamattina e anche i miei pensieri sembrano essere un po&#39; freschi, rigenerati, ma anche tanto stanchi! Stanchi perché la mia sensibilità, la mia empatia mi porta a vivere , determinate cose, persone., situazioni in modo profondo, quasi personale e questo non fa che appesantire e rendere più vulnerabile la mia me! E si perché quando leggi ultima chemio, e poi sai che era  un bambino, quando ti ritrovi in una sala d&#39;attesa, dove ci sono insieme a te donne di diversa età,  aspetto, ecc, tutte in ansia per aspettare l&#39;esito dell&#39; esame istologico o biopsia o come lo si voglia chiamare, perché magari risulti meno crudo e più delicato, e tu sei forse l&#39;unica veterana perchè, sei già avanti, con la terapia, con le fasi di questa malattia che inevitabilmente vengono scandite, dai controlli e dalle attese, io per un attimo o anche più, mi perdo! Così ascolti le storie e ti carichi emotivamente di domande, di ansie, di prospettive , che più di un anno fa hanno toccato me e che ti fanno sentire un passo in avanti, e poi vedi quegli occhi stanchi, timorosi, provati ma pieni di speranze! Osservi queste donne sconosciute, che si confrontano, si pongono le stesse domande, aspettano di sapere il tipo di terapie, e si perché poi le vedevi uscire quasi sollevate, qndo parlavano di terapia, di radioterapia, di compresse, ecc, e non di chemio, perché quella fa più paura e chi ci è passato lo sa, non mi dilungherò, perché so che l&#39;argomento è delicato e questo può essere un contesto sbagliato, non voglio né sminuire nulla, né commentare, perché chi ci è passato, chi lo sta affrontando, ovviamente lo vive in un certo modo, lo vive e affronta come può e con tutta la forza, che ci si ritrova ! Perché ricordo anch&#39;io la telefonata di una dottoressa che mi avvisava dell&#39;esito del consulto e quando mi annunciò che avrei dovuto fare un ciclo di radioterapia, ma che la chemioterapia non era necessaria, scoppiai in lacrime e la dottoressa cercava di tranquillizzarmi, perché fa paura, fa paura tutto, ogni istante da quando per te crolla tutto, o si ferma tutto o ha inizio un circolo dal quale ci vorrà del tempo per uscire! Quando sei fresca di tutto, scoperta, intervento, terapia, non si ha il tempo di pensare, di metabolizzare, vieni risucchiata  da tutto e spesso ci si allontana dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni, che va avanti, che scorre seguendo il suo corso, mentre per te qualcosa si è fermato, qualcosa è cambiato, e si è rotto nel tuo equilibrio! Si perdono certezze, sicurezze, si vive dell&#39;oggi, si vive affrontando ogni giorno, passo dopo passo; tutto cambia priorità, la lista non è più la stessa, ti ritrovi all&#39;improvviso in una vita nuova, dove ci sono regole, ecc, ma non c&#39;è uno schema valido da seguire uguale per tutti e allora ci si adatta. Si cambia e si inizia a vivere questa realtà che finché non ti tocca appare distante, difficile si, ma quando la si affronta in prima persona è tutto così maledettamente diverso, e riuscire a non perdersi, spesso è difficile, perchè si perdono certezze, si assume una visione distorta di una realtà, che ti assorbe così all&#39;improvviso, che credo non ci si senta mai veramente pronti per affrontarla! A breve saranno 2 anni dal quel giorno, da quel controllo di routine, che mi ha aperto un mondo che non conoscevo , ma che sicuramente mi ha salvato, perché oggi credo la la parola Ricerca e Prevenzione siano indispensabili e necessarie se vogliamo combattere questo mostro, a volte invisibile...</p>
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      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/354aduij1x</guid>
      <pubDate>Sat, 04 Jul 2026 09:27:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>In pratica ieri sono andato a fare una passeggiata nei posti in cui avevo...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/in-pratica-ieri-sono-andato-a-fare-una-passeggiata-nei-posti-in-cui-avevo</link>
      <description>&lt;![CDATA[In pratica ieri sono andato a fare una passeggiata nei posti in cui avevo passato la mia infanzia, a Sant&#39;Olcese. Ho preso lo scooter elettrico e improvvisamente ho voltato e sono andato in questa frazione dell&#39;entroterra. È un paese dove ho vissuto per un periodo lungo della mia vita, all&#39;incirca da quando avevo due anni a quando ne avevo diciotto. Uno dei miei romanzi, PECMEN, si svolge lì e una delle cose che pensavo mentre salivo in scooter, ieri, era quella di fare dei brevi video dei posti in cui il romanzo si svolgeva, per metterli poi sui social: lì è dove macellavano le mucche, lì è dove sono stato accusato di aver dato fuoco al paese, lì è dove aspettavo mio padre che tornasse dalla fabbrica, eccetera.&#xA;&#xA;Una volta salito mi sono reso conto che il progetto era irricevibile perché ne sarebbe venuto fuori un documentario di due o tre ore, documentario che poi sarebbe interessato soltanto a me. Nel senso che quel piccolo piccolo paese era pregno di frammenti del mio passato, pieno zeppo. Camminandoci mi rendevo conto che le cose che avevo messo nel mio romanzo erano piccola cosa rispetto a quello che - di me - era restato impigliato là attorno, nelle strade, nei rami, nell&#39;estetica delle case.&#xA;&#xA;Diversamente da mio fratello non sono una persona nostalgica, anzi. Quando c&#39;è un momento di addio, io saluto tutti con la leggerezza di chi li rivedrà il giorno dopo. E poi mi allontano senza guardarmi indietro. Ho sempre evitato rimpatri, feste dei compagni di classe o reunion degli scout. Ho sempre avuto più curiosità di quello che dovevo ancora incontrare rispetto a ciò che abbandonavo per sempre. Quello che potevo fare l&#39;avevo fatto.&#xA;&#xA;Quindi non sono tornato spesso a Sant&#39;Olcese dopo il trasferimento a Genova. Una decina di volte nel corso di più di trent&#39;anni. Ho portati i figli in Ciaè, salito per la calza della Befana più lunga del mondo. Ma da solo, in preda ai ricordi, forse una o due. &#xA;&#xA;Ieri è stato diverso. Non so perché, forse lo stato d&#39;animo in cui ero. Ieri è stato, a tratti, struggente. Camminavo per questo paese in cui avevo passato tutta la mia infanzia e parte dell&#39;adolescenza, e lo trovavo minuscolo. Le strade si percorrevano in pochi passi. Mi sembrava di essere finito in una versione rimpicciolita del paese della mia infanzia, un pezzo d&#39;Italia in miniatura. &#xA;&#xA;La versione reale del paese si soprapponeva a quella della mia infanzia ed era incredibile. Il paese che conoscevo era stato distrutto nella notte. Le fasce che conoscevo erano diventate un prato, porte in cui ero entrato centinaia di volte erano state murate, cancelli impedivano di andare in posti dove avevo passato ore nascosto, strade sventrate dalle piante, sentieri che terminavano dopo pochi passi crollando in frane irrimediabili. Mi sembrava di essere in un film di fantascienza dove un attacco alieno aveva distrutto il mondo come lo conoscevamo.&#xA;&#xA;In mezzo alcune cose restavano, come immortali. La pergola arruginita dell&#39;uscita secondaria della chiesa, la scritta CDA sui cessi della &#34;casa del catechismo&#34;, il sentiero che - dal nulla - partiva per collegare la zona sotto al campo da calcio fino a Piccarello. Un palazzo, un&#39;inferriata. Le due macellerie, anche se cambiate.&#xA;&#xA;A un certo punto sono sceso fino al secondo campo da calcio, quello in terra batutta che avevo frequentato per un anno da bambino. La strada asfaltata che portava là era butterata dal tempo. Abbandonata si era sventrata, spaccata, piante la spingevano e tiravano, coprendola. Sembrava di camminare in un film post-apocalittico. &#xA;&#xA;Il campo da calcio non esisteva più. Restava lo spazio che avevano creato per farlo. Da decenni direi.  Tutto era invaso dalle piante, grossi fori per terra, avallamenti. Ho continuato a camminare per questo spiazzo senza senso, finché, dietro ad alcuni arbusti è emersa la struttura che cercavo. Gli spogliatoi erano rimasti lì. Abbandonati, senza porte, incendiati in parte, coperti di scritte. Un prefabbricato in metallo sommerso dalle piante secche, dai rovi. Ci sono entrato dentro e ci ho camminato come se fosse stata una navicella spaziale aliena. Ho fatto due o tre video. Era l&#39;unica testimonianza che lì, un tempo, dei ragazzini si spogliavano d&#39;inverno, al gelo, per giocare a calcio. Oggi, incomprensibile per chi non l&#39;avesse conosciuta prima.&#xA;&#xA;Tornando indietro pensavo ai romanzi dove l&#39;adulto torna nel paese in cui aveva vissuto da ragazzo, è un topos. Le proprie radici. Ecco, non c&#39;era fortunatamente niente del genere. Non sentivo nessuna radice mia in quel posto. Sentivo piuttosto il meccanismo di una realtà aumentata: c&#39;era quello che vedevo e c&#39;era quello che rivivevo, e le due cose si sovrapponevano. Tutto quello che non avevo scritto, sarebbe morto con me. Tutte le avventure, le tensioni, il sangue, le paure con cui avevo bagnato quel posto erano invisibili a chiunque, se non al mio occhio. Passando e camminando erano tutte lì; faceva impressione, come animazioni registrate nell&#39;occhio e sovrapposte a quello che vedevo. &#xA;&#xA;La sassaiola contro Graziano, Paolo che gratta le castagne d&#39;india sul muro del circolo Acli per farci il sapone, io che chiedo i soldi - l&#39;oblazione - agli spettatori delle partite di calcio della squadra locale, le vespe che mi invadono i vestiti fino alla carne, la gatta senza un occhio che sfida il nostro desiderio di morte, il cabinato del PacMan che prende vita tra il jukebox e il calciobalilla e via, via, via. Tutto registrato e sovrapposto, nel 2026, a quello che mi circonda. Mentre passo e cammino la scena si rigenera davanti ai miei occhi, ricostruita dalla memoria. Piena di falsità immagino. &#xA;&#xA;Quello che sento io - in maniera diversa - lo sentiranno anche altri. Centinaia di universi paralleli di quel piccolo  posto che via via nascono, si generano, sbocciano - marciscono e poi muoiono per sempre. Una parte del mondo reale è invisibile all&#39;occhio, e la carne se la porta via, la trascina poi nell&#39;oblio.  &#xA;&#xA;Sono risalito sullo scooter elettrico, un occhio alla batteria rimasta, mi sono lasciato tutto alle spalle.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>In pratica ieri sono andato a fare una passeggiata nei posti in cui avevo passato la mia infanzia, a Sant&#39;Olcese. Ho preso lo scooter elettrico e improvvisamente ho voltato e sono andato in questa frazione dell&#39;entroterra. È un paese dove ho vissuto per un periodo lungo della mia vita, all&#39;incirca da quando avevo due anni a quando ne avevo diciotto. Uno dei miei romanzi, PECMEN, si svolge lì e una delle cose che pensavo mentre salivo in scooter, ieri, era quella di fare dei brevi video dei posti in cui il romanzo si svolgeva, per metterli poi sui social: lì è dove macellavano le mucche, lì è dove sono stato accusato di aver dato fuoco al paese, lì è dove aspettavo mio padre che tornasse dalla fabbrica, eccetera.</p>

<p>Una volta salito mi sono reso conto che il progetto era irricevibile perché ne sarebbe venuto fuori un documentario di due o tre ore, documentario che poi sarebbe interessato soltanto a me. Nel senso che quel piccolo piccolo paese era pregno di frammenti del mio passato, pieno zeppo. Camminandoci mi rendevo conto che le cose che avevo messo nel mio romanzo erano piccola cosa rispetto a quello che – di me – era restato impigliato là attorno, nelle strade, nei rami, nell&#39;estetica delle case.</p>

<p>Diversamente da mio fratello non sono una persona nostalgica, anzi. Quando c&#39;è un momento di addio, io saluto tutti con la leggerezza di chi li rivedrà il giorno dopo. E poi mi allontano senza guardarmi indietro. Ho sempre evitato rimpatri, feste dei compagni di classe o reunion degli scout. Ho sempre avuto più curiosità di quello che dovevo ancora incontrare rispetto a ciò che abbandonavo per sempre. Quello che potevo fare l&#39;avevo fatto.</p>

<p>Quindi non sono tornato spesso a Sant&#39;Olcese dopo il trasferimento a Genova. Una decina di volte nel corso di più di trent&#39;anni. Ho portati i figli in Ciaè, salito per la calza della Befana più lunga del mondo. Ma da solo, in preda ai ricordi, forse una o due.</p>

<p>Ieri è stato diverso. Non so perché, forse lo stato d&#39;animo in cui ero. Ieri è stato, a tratti, struggente. Camminavo per questo paese in cui avevo passato tutta la mia infanzia e parte dell&#39;adolescenza, e lo trovavo minuscolo. Le strade si percorrevano in pochi passi. Mi sembrava di essere finito in una versione rimpicciolita del paese della mia infanzia, un pezzo d&#39;Italia in miniatura.</p>

<p>La versione reale del paese si soprapponeva a quella della mia infanzia ed era incredibile. Il paese che conoscevo era stato distrutto nella notte. Le fasce che conoscevo erano diventate un prato, porte in cui ero entrato centinaia di volte erano state murate, cancelli impedivano di andare in posti dove avevo passato ore nascosto, strade sventrate dalle piante, sentieri che terminavano dopo pochi passi crollando in frane irrimediabili. Mi sembrava di essere in un film di fantascienza dove un attacco alieno aveva distrutto il mondo come lo conoscevamo.</p>

<p>In mezzo alcune cose restavano, come immortali. La pergola arruginita dell&#39;uscita secondaria della chiesa, la scritta CDA sui cessi della “casa del catechismo”, il sentiero che – dal nulla – partiva per collegare la zona sotto al campo da calcio fino a Piccarello. Un palazzo, un&#39;inferriata. Le due macellerie, anche se cambiate.</p>

<p>A un certo punto sono sceso fino al secondo campo da calcio, quello in terra batutta che avevo frequentato per un anno da bambino. La strada asfaltata che portava là era butterata dal tempo. Abbandonata si era sventrata, spaccata, piante la spingevano e tiravano, coprendola. Sembrava di camminare in un film post-apocalittico.</p>

<p>Il campo da calcio non esisteva più. Restava lo spazio che avevano creato per farlo. Da decenni direi.  Tutto era invaso dalle piante, grossi fori per terra, avallamenti. Ho continuato a camminare per questo spiazzo senza senso, finché, dietro ad alcuni arbusti è emersa la struttura che cercavo. Gli spogliatoi erano rimasti lì. Abbandonati, senza porte, incendiati in parte, coperti di scritte. Un prefabbricato in metallo sommerso dalle piante secche, dai rovi. Ci sono entrato dentro e ci ho camminato come se fosse stata una navicella spaziale aliena. Ho fatto due o tre video. Era l&#39;unica testimonianza che lì, un tempo, dei ragazzini si spogliavano d&#39;inverno, al gelo, per giocare a calcio. Oggi, incomprensibile per chi non l&#39;avesse conosciuta prima.</p>

<p>Tornando indietro pensavo ai romanzi dove l&#39;adulto torna nel paese in cui aveva vissuto da ragazzo, è un topos. Le proprie radici. Ecco, non c&#39;era fortunatamente niente del genere. Non sentivo nessuna radice mia in quel posto. Sentivo piuttosto il meccanismo di una realtà aumentata: c&#39;era quello che vedevo e c&#39;era quello che rivivevo, e le due cose si sovrapponevano. Tutto quello che non avevo scritto, sarebbe morto con me. Tutte le avventure, le tensioni, il sangue, le paure con cui avevo bagnato quel posto erano invisibili a chiunque, se non al mio occhio. Passando e camminando erano tutte lì; faceva impressione, come animazioni registrate nell&#39;occhio e sovrapposte a quello che vedevo.</p>

<p>La sassaiola contro Graziano, Paolo che gratta le castagne d&#39;india sul muro del circolo Acli per farci il sapone, io che chiedo i soldi – l&#39;oblazione – agli spettatori delle partite di calcio della squadra locale, le vespe che mi invadono i vestiti fino alla carne, la gatta senza un occhio che sfida il nostro desiderio di morte, il cabinato del PacMan che prende vita tra il jukebox e il calciobalilla e via, via, via. Tutto registrato e sovrapposto, nel 2026, a quello che mi circonda. Mentre passo e cammino la scena si rigenera davanti ai miei occhi, ricostruita dalla memoria. Piena di falsità immagino.</p>

<p>Quello che sento io – in maniera diversa – lo sentiranno anche altri. Centinaia di universi paralleli di quel piccolo  posto che via via nascono, si generano, sbocciano – marciscono e poi muoiono per sempre. Una parte del mondo reale è invisibile all&#39;occhio, e la carne se la porta via, la trascina poi nell&#39;oblio.</p>

<p>Sono risalito sullo scooter elettrico, un occhio alla batteria rimasta, mi sono lasciato tutto alle spalle.</p>
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      <author>Diario</author>
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      <pubDate>Sat, 04 Jul 2026 06:38:13 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Se c&#39;è una cosa che trovo miserabile sono i docenti che raccolgono gli...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/se-ce-una-cosa-che-trovo-miserabile-sono-i-docenti-che-raccolgono-gli</link>
      <description>&lt;![CDATA[Se c&#39;è una cosa che trovo miserabile sono i docenti che raccolgono gli strafalcioni dei ragazzi durante la maturità e li danno in pasto ad altrettanto miserabili quotidiani online, condendo il tutto con qualche rapida analisi sociale gravida di decadenza del costumi. &#xA;&#xA;È miserabile perché è un&#39;ulteriore affermazione di potere da parte di una classe lavorativa di dipendenti statali deboli, fiaccati e litigiosi. Potere di chi valuta su chi è valutato e non può operare nello stesso modo, pena una riduzione dei margini di discussione all&#39;interno della scuola. &#xA;&#xA;Miserabile e miope perché non vede come quegli strafalcioni sono prima di tutto un&#39;emersione di prassi didattiche che non hanno funzionato. E di valutazioni e di esami che hanno perso per strada la loro funzionalità trascinandosi invece dietro una sorta di grottesca parodia amministrativa.&#xA;&#xA;Miserabili, infine, perché sono il termometro di un certo tipo di scuola, che ancora esiste, classista, stereotipata e pronta a nascondere sotto al tappeto gli strafalcioni professionali, a volte gravissimi, di chi la abita. &#xA;&#xA;Per dirne uno: condividere con sarcasmo gli errori degli studenti, invece che valorizzarli in chiave di apprendimento, è uno strafalcione esso stesso, macroscopico e indice di una profonda ignoranza e  sciatteria didattica. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#39;è una cosa che trovo miserabile sono i docenti che raccolgono gli strafalcioni dei ragazzi durante la maturità e li danno in pasto ad altrettanto miserabili quotidiani online, condendo il tutto con qualche rapida analisi sociale gravida di decadenza del costumi.</p>

<p>È miserabile perché è un&#39;ulteriore affermazione di potere da parte di una classe lavorativa di dipendenti statali deboli, fiaccati e litigiosi. Potere di chi valuta su chi è valutato e non può operare nello stesso modo, pena una riduzione dei margini di discussione all&#39;interno della scuola.</p>

<p>Miserabile e miope perché non vede come quegli strafalcioni sono prima di tutto un&#39;emersione di prassi didattiche che non hanno funzionato. E di valutazioni e di esami che hanno perso per strada la loro funzionalità trascinandosi invece dietro una sorta di grottesca parodia amministrativa.</p>

<p>Miserabili, infine, perché sono il termometro di un certo tipo di scuola, che ancora esiste, classista, stereotipata e pronta a nascondere sotto al tappeto gli strafalcioni professionali, a volte gravissimi, di chi la abita.</p>

<p>Per dirne uno: condividere con sarcasmo gli errori degli studenti, invece che valorizzarli in chiave di apprendimento, è uno strafalcione esso stesso, macroscopico e indice di una profonda ignoranza e  sciatteria didattica.</p>
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      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2h8413jjm1</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Jul 2026 07:27:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Perché le persone fanno quello che fanno?</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/perche-le-persone-fanno-quello-che-fanno</link>
      <description>&lt;![CDATA[Perché le persone fanno quello che fanno? La domanda mi girava per la testa mentre ero in piazza De Ferrari. Una ragazza girava con i roller facendosi dei selfie, attorno alla fontana, quando si sono sentiti dei colpi, come di pistola. Per ogni colpo la ragazza ha vibrato, il suono era molto forte. È caduta per terra e tutti, attorno siamo rimasti a guardarla mentre si rialzava, faceva dei gesti per tranquillizzarci, si pettinava i capelli, sorrideva con un volto che sembrava deforme. Riprendeva a pattinare e - di nuovo - i colpi echeggiavano per la piazza. &#xA;&#xA;La ragazza di nuovo cadeva per terra, iniziava a sbavare, dai pantaloncini attillati cominciava a colare del sangue, i capelli biondi di staccavano dalla cute, che si rivelava essere una maschera di gomma. La scena si ripeteva più volte finché - alla fine - il corpo restava a terra. Con un gesto la ragazza si toglieva la maschera, appariva un volto umano che sorrideva mentre noi applaudivamo e lei correva via a prendere qualcosa, per poi tornare in mezzo a noi sventolare una bandiera palestinese.&#xA;&#xA;Più tardi guardavo una donna che si muoveva a scatti, in un abito elegante, seguendo e non seguendo una musica, noi tutti in cerchio come dei primitivi. Perché le persone fanno quello che fanno? Perché siamo tutti in cerchio a vedere questa donna passare dalla danza, a gesti che sembrano raptus senili, a - niente - camminare guardandoci negli occhi? Perché quella donna stava facendo quella cosa e perché noi eravamo lì, a braccia conserte, a fissarla? Ogni tanto una persona, per caso, passava in mezzo al cerchio, ci guardava, sapeva che in quel momento tutti lo guardavamo, guardava la donna, parlava con rabbia, usciva, si perdeva nel centro storico. Per un attimo aveva attraversato lo spettacolo, era diventato spettacolo anche lui. Contaminato. &#xA;&#xA;Guardo la donna e poi guardo il pubblico che è dall&#39;altra parte della piazza. Riconosco alcuni volti. Fingo di guardare la donna canadese che danza ma in realtà inizio a studiare i volti delle persone che la guardano. Qualcuno sorride, qualcuno tiene le braccia incrociate, serissimo. Qualcuno riprende tutto con un cellulare, qualcuno è assorto, qualcuno si sta chiedendo cosa significhino quei gesti, cerca di trovare un senso al fatto che siamo lì, in cerchio, a guardare quella donna. Qualcuno mi sta guardando. &#xA;&#xA;Sui social, mentre aspettavo che iniziasse tutto, colava la standardizzazione. Docenti che condividevano gli strafalcioni degli studenti, con la bava alla bocca e le zanne ancora nella carne di questi ragazzini. Altri proseguivano il loro lavoro di terrore contro i migranti, contro le religioni non occidentali, contro i woke. Perché le persone fanno quello che fanno? Cosa resta - poi - di tutto questo sforzo? Le persone si tirano dietro il chiacchiericcio che le loro azioni hanno messo in moto, come cellule crescono, mangiano, si dividono. Anni dopo sento qualcuno parlare di una persona che conosco: di lui resta tutto il male di cui si era circondato. Il suo abbruttimento sistemico, la sua gestione del potere. Non esiste una giustizia, esiste la materia di cui è fatto questo chiacchiericcio. Le cose che abbiano installato - volenti o nolenti - restano in chi poi se le porta dietro come una spina sottocutanea, immersa nel pus alieno della nostra presenza.&#xA;&#xA;La mia medico traccia dei cerchi spiegandomi come le terapie proveranno a risolvere questo o quel problema che ho. &#34;Ma - le chiedo - il problema principale, quello: in quale cerchio è?&#34;. Lei mi guarda, alza gli occhi al soffitto e disegna sul foglio un puntino che è fuori da tutti e due i cerchi. &#xA;&#xA;Esiste una parte di persone che fanno quello che fanno e che si riconoscono in quello che fanno e in quello che vedono fatto. C&#39;è poco da fare. Non esiste una giustizia e tutte queste belle cosette che ci siamo allestiti, le nostre estetiche, le nostre etiche, possono essere spazzate via in un momento. Facciamo quello che facciamo - penso - perché ci riconosciamo. Il chiacchiericcio si trova in un campo comune. Non dico che sia un coro, ma è una voce comune. Facciamo quello che facciamo perché in questo troviamo la nostra santa pazienza, la nostra controversa grazia e la nostra santa ragione. &#xA;&#xA;A casa continuo a guardare un film che non avrei mai guardato. Me lo ha consigliato una amica, le ho detto che poi le avrei raccontato cosa ne pensavo. Il chiacchiericcio. Facciamo le cose che facciamo perché siamo contaminati dallo spettacolo. Dalla comunicazione. E mentre lo guardo mi vedo dall&#39;esterno che guardo il film, seduto in cucina, con il portatile davanti, le bollette acconto Tari a fianco, la confezione funghi secchi Primia di fronte, il rumore ininterrotto del traffico della valbisagno che viene dalla finestra, le ventole del caricabatteria dello scooter elettrico dietro di me. E mi chiedo, perché lo sto facendo? &#xA;&#xA;Chiudo il portatile, prendo il tablet e inizio a scrivere tutto, prima che sia troppo tardi .]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Perché le persone fanno quello che fanno? La domanda mi girava per la testa mentre ero in piazza De Ferrari. Una ragazza girava con i roller facendosi dei selfie, attorno alla fontana, quando si sono sentiti dei colpi, come di pistola. Per ogni colpo la ragazza ha vibrato, il suono era molto forte. È caduta per terra e tutti, attorno siamo rimasti a guardarla mentre si rialzava, faceva dei gesti per tranquillizzarci, si pettinava i capelli, sorrideva con un volto che sembrava deforme. Riprendeva a pattinare e – di nuovo – i colpi echeggiavano per la piazza.</p>

<p>La ragazza di nuovo cadeva per terra, iniziava a sbavare, dai pantaloncini attillati cominciava a colare del sangue, i capelli biondi di staccavano dalla cute, che si rivelava essere una maschera di gomma. La scena si ripeteva più volte finché – alla fine – il corpo restava a terra. Con un gesto la ragazza si toglieva la maschera, appariva un volto umano che sorrideva mentre noi applaudivamo e lei correva via a prendere qualcosa, per poi tornare in mezzo a noi sventolare una bandiera palestinese.</p>

<p>Più tardi guardavo una donna che si muoveva a scatti, in un abito elegante, seguendo e non seguendo una musica, noi tutti in cerchio come dei primitivi. Perché le persone fanno quello che fanno? Perché siamo tutti in cerchio a vedere questa donna passare dalla danza, a gesti che sembrano raptus senili, a – niente – camminare guardandoci negli occhi? Perché quella donna stava facendo quella cosa e perché noi eravamo lì, a braccia conserte, a fissarla? Ogni tanto una persona, per caso, passava in mezzo al cerchio, ci guardava, sapeva che in quel momento tutti lo guardavamo, guardava la donna, parlava con rabbia, usciva, si perdeva nel centro storico. Per un attimo aveva attraversato lo spettacolo, era diventato spettacolo anche lui. Contaminato.</p>

<p>Guardo la donna e poi guardo il pubblico che è dall&#39;altra parte della piazza. Riconosco alcuni volti. Fingo di guardare la donna canadese che danza ma in realtà inizio a studiare i volti delle persone che la guardano. Qualcuno sorride, qualcuno tiene le braccia incrociate, serissimo. Qualcuno riprende tutto con un cellulare, qualcuno è assorto, qualcuno si sta chiedendo cosa significhino quei gesti, cerca di trovare un senso al fatto che siamo lì, in cerchio, a guardare quella donna. Qualcuno mi sta guardando.</p>

<p>Sui social, mentre aspettavo che iniziasse tutto, colava la standardizzazione. Docenti che condividevano gli strafalcioni degli studenti, con la bava alla bocca e le zanne ancora nella carne di questi ragazzini. Altri proseguivano il loro lavoro di terrore contro i migranti, contro le religioni non occidentali, contro i woke. Perché le persone fanno quello che fanno? Cosa resta – poi – di tutto questo sforzo? Le persone si tirano dietro il chiacchiericcio che le loro azioni hanno messo in moto, come cellule crescono, mangiano, si dividono. Anni dopo sento qualcuno parlare di una persona che conosco: di lui resta tutto il male di cui si era circondato. Il suo abbruttimento sistemico, la sua gestione del potere. Non esiste una giustizia, esiste la materia di cui è fatto questo chiacchiericcio. Le cose che abbiano installato – volenti o nolenti – restano in chi poi se le porta dietro come una spina sottocutanea, immersa nel pus alieno della nostra presenza.</p>

<p>La mia medico traccia dei cerchi spiegandomi come le terapie proveranno a risolvere questo o quel problema che ho. “Ma – le chiedo – il problema principale, quello: in quale cerchio è?“. Lei mi guarda, alza gli occhi al soffitto e disegna sul foglio un puntino che è fuori da tutti e due i cerchi.</p>

<p>Esiste una parte di persone che fanno quello che fanno e che si riconoscono in quello che fanno e in quello che vedono fatto. C&#39;è poco da fare. Non esiste una giustizia e tutte queste belle cosette che ci siamo allestiti, le nostre estetiche, le nostre etiche, possono essere spazzate via in un momento. Facciamo quello che facciamo – penso – perché ci riconosciamo. Il chiacchiericcio si trova in un campo comune. Non dico che sia un coro, ma è una voce comune. Facciamo quello che facciamo perché in questo troviamo la nostra santa pazienza, la nostra controversa grazia e la nostra santa ragione.</p>

<p>A casa continuo a guardare un film che non avrei mai guardato. Me lo ha consigliato una amica, le ho detto che poi le avrei raccontato cosa ne pensavo. Il chiacchiericcio. Facciamo le cose che facciamo perché siamo contaminati dallo spettacolo. Dalla comunicazione. E mentre lo guardo mi vedo dall&#39;esterno che guardo il film, seduto in cucina, con il portatile davanti, le bollette acconto Tari a fianco, la confezione funghi secchi Primia di fronte, il rumore ininterrotto del traffico della valbisagno che viene dalla finestra, le ventole del caricabatteria dello scooter elettrico dietro di me. E mi chiedo, perché lo sto facendo?</p>

<p>Chiudo il portatile, prendo il tablet e inizio a scrivere tutto, prima che sia troppo tardi .</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/t970p7uh7k</guid>
      <pubDate>Thu, 02 Jul 2026 21:04:11 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Quando la remigrazione diventa programma politico.</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/quando-la-remigrazione-diventa-programma-politico</link>
      <description>&lt;![CDATA[(228) &#xA;&#xA;(R1) &#xA;&#xA;Nel dibattito politico italiano la parola “#remigrazione” è arrivata con la forza tipica dei concetti che sembrano semplici solo in apparenza. &#xA;A prima vista può ricordare un termine tecnico, quasi burocratico, ma il suo contenuto è tutt’altro che neutro: indica, infatti, l’idea di riportare fuori dal paese persone straniere considerate non integrate, non desiderate o comunque incompatibili con l’ordine sociale e culturale dominante. &#xA;&#xA;È proprio questa ambivalenza a renderla così efficace e così insidiosa. &#xA;Perché la remigrazione non è soltanto una proposta sull’immigrazione: è una visione della società fondata sulla selezione, sulla gerarchia delle appartenenze e sulla costruzione di un confine identitario sempre più rigido tra chi sarebbe pienamente legittimo e chi no. &#xA;In #Italia, questa parola ha trovato spazio soprattutto dentro l’ecosistema della destra radicale, ma il punto più delicato è un altro: la sua progressiva normalizzazione nel discorso pubblico, fino a diventare materia di confronto anche in contesti che un tempo l’avrebbero considerata apertamente estranea alla grammatica democratica.&#xA;&#xA;La discesa in politica di Roberto #Vannacci ha accelerato questo processo e gli ha dato una nuova visibilità. &#xA;Con la nascita di “Futuro Nazionale”, l’ex generale ha spostato la remigrazione dal margine al centro della sua proposta politica, presentandola come strumento di tutela dell’identità, della sicurezza e dei valori occidentali. &#xA;In questo passaggio c’è già una prima distorsione: il tema migratorio non viene affrontato come questione complessa di diritto, lavoro, integrazione e gestione amministrativa, ma come terreno su cui costruire consenso attraverso la paura e la contrapposizione. &#xA;&#xA;Vannacci non parla di remigrazione come di un semplice meccanismo di rimpatrio per chi è privo di titolo a restare; la inserisce invece in una narrazione più ampia, in cui il problema non è soltanto l’irregolarità, ma la presenza stessa di chi è percepito come estraneo.&#xA;Questa è la prima grande stortura, politica e culturale insieme: la confusione tra rimpatrio e remigrazione. &#xA;Il rimpatrio è uno strumento previsto dall’ordinamento e riguarda chi si trova in condizione di irregolarità; la remigrazione, nella versione rilanciata dalla nuova destra, aspira invece a diventare un progetto di più ampio respiro, capace di ridisegnare in senso etnico e simbolico la composizione della comunità nazionale. &#xA;&#xA;La differenza non è marginale, perché nel primo caso si parla di applicazione della legge, nel secondo di una idea di società da rendere omogenea. &#xA;Quando un’idea del genere entra nel dibattito politico, il rischio è che il diritto venga piegato a un obiettivo identitario, trasformando la cittadinanza in un filtro culturale e non più in uno status giuridico uguale per tutti.&#xA;La seconda distorsione è il linguaggio. &#xA;Espressioni come “culturalmente incompatibile”, ricorrenti nella retorica della remigrazione, hanno un’apparenza razionale ma aprono a criteri del tutto arbitrari. &#xA;Chi stabilisce che cosa sia compatibile e che cosa non lo sia? &#xA;Chi decide dove finisce l’integrazione e dove inizia l’incompatibilità? &#xA;Soprattutto: sulla base di quali parametri, se non di un giudizio politico e ideologico? &#xA;&#xA;(R2)&#xA;&#xA;In questo slittamento si vede la natura profonda del concetto. &#xA;La remigrazione non si limita a distinguere tra regolare e irregolare, ma prova a costruire una scala di appartenenza, nella quale alcuni soggetti restano tollerati solo fino a quando non diventano troppo visibili, troppo presenti o troppo diversi.&#xA;Il caso italiano è particolarmente significativo, perché questa evoluzione non si è prodotta in modo improvviso, ma attraverso una serie di passaggi successivi. &#xA;Prima il termine è circolato negli ambienti dell’estrema destra europea, poi è stato ripreso da movimenti identitari e da reti militanti, infine ha cominciato a trovare sponde nel dibattito mediatico e politico più largo. &#xA;&#xA;Nel frattempo, la questione migratoria è stata sempre più spesso raccontata attraverso schemi binari: da un lato il cittadino minacciato, dall’altro lo straniero che destabilizza. &#xA;Il risultato è una semplificazione estrema di problemi che invece richiederebbero strumenti diversi, dalla gestione dei flussi alle politiche abitative, dal lavoro alla scuola, dall’integrazione ai servizi territoriali. &#xA;Quando invece si sceglie la scorciatoia della remigrazione, si promette una soluzione immediata a problemi strutturali e si sposta l’attenzione dalla complessità alla punizione.&#xA;&#xA;Questa narrazione produce un effetto preciso: trasforma il migrante in un simbolo su cui scaricare ansie collettive che hanno origini molto più ampie. &#xA;Insicurezza economica, precarietà sociale, sfiducia nelle istituzioni, timore del declino: tutto viene condensato in un’unica figura di alterità. &#xA;È una strategia antica, ma oggi più potente che mai perché trova terreno fertile in un contesto di forte polarizzazione e di competizione identitaria. &#xA;&#xA;Il problema è che questa semplificazione non risolve nulla. &#xA;Al contrario, alimenta la percezione di una società divisa in blocchi incompatibili, rafforza il sospetto verso chi ha origine straniera anche quando è pienamente inserito nel tessuto civile e lavorativo, e mette in crisi l’idea stessa di convivenza come progetto comune.&#xA;&#xA;La retorica della sicurezza è il motore principale di questa operazione. &#xA;Ogni volta che si parla di remigrazione, il discorso viene immediatamente spostato sul terreno della protezione, del controllo e dell’ordine. &#xA;Ma la sicurezza, in un sistema democratico, non può diventare una categoria etnica. &#xA;Non può coincidere con l’idea che la presenza straniera sia di per sé una minaccia, né può essere usata per legittimare la compressione del principio di uguaglianza. &#xA;&#xA;Quando questo accade, la politica smette di regolare conflitti e comincia a produrre gerarchie tra esseri umani. &#xA;È qui che la remigrazione rivela il suo carattere più profondo: non una risposta ai problemi, ma una modalità di lettura del mondo che distingue tra chi appartiene e chi può essere espulso simbolicamente prima ancora che materialmente.lù&#xA;&#xA;La parabola di Vannacci è emblematica anche per un altro motivo: mostra quanto il centrodestra italiano sia attraversato da una tensione interna tra gestione istituzionale dei fenomeni migratori e radicalizzazione del linguaggio. &#xA;Da una parte c’è chi prova a parlare di rimpatri, regole e accordi; dall’altra c’è chi preferisce alzare il tono e trasformare il tema in una battaglia di civiltà. &#xA;&#xA;La remigrazione si colloca esattamente in questa seconda traiettoria, quella che consente di mobilitare consensi attraverso la contrapposizione, ma che finisce anche per spostare sempre più avanti il confine di ciò che appare politicamente legittimo. &#xA;È un meccanismo pericoloso, perché la destra istituzionale rischia di inseguire quella più estrema invece di contenerla, contribuendo così alla sua ulteriore legittimazione.&#xA;&#xA;(R3)&#xA;&#xA;Le conseguenze sociali sono ancora più gravi. &#xA;Una società che adotta la remigrazione come parola d’ordine comincia a percepirsi come un corpo da “ripulire”, non come una comunità complessa da governare. &#xA;Si rafforza la divisione tra “noi” e “loro”, si alimentano sospetti generalizzati verso interi gruppi di popolazione, si indebolisce il principio di uguaglianza e si diffonde l’idea che la presenza di alcune persone sia sempre revocabile, condizionata o temporanea. &#xA;In questo clima, la cittadinanza perde il suo significato universale e diventa un privilegio da assegnare in modo selettivo. &#xA;Non è un dettaglio lessicale: è una trasformazione profonda della cultura politica.&#xA;&#xA;Ed è proprio qui che si vede l’alterazione più importante. &#xA;La remigrazione viene presentata come soluzione a problemi concreti, ma in realtà funziona come dispositivo di spostamento del conflitto. &#xA;Invece di affrontare le cause della crisi sociale, economica e istituzionale, si costruisce un racconto in cui la responsabilità viene attribuita al soggetto più visibile e più vulnerabile. &#xA;Il migrante diventa così il bersaglio ideale: facile da nominare, semplice da contrapporre, utile da esibire come prova di fermezza. &#xA;&#xA;Una politica che sceglie questa strada non rafforza lo Stato e non rende più solida la convivenza democratica. &#xA;Produce invece una società più diffidente, più rancorosa e più disponibile ad accettare che alcuni diritti valgano meno di altri.&#xA;&#xA;La questione, in fondo, non riguarda solo la parola remigrazione. &#xA;Riguarda il modo in cui una parte della politica italiana ha deciso di usare il tema migratorio come acceleratore identitario, spostando il baricentro del dibattito dalla soluzione dei problemi alla costruzione del nemico. &#xA;La discesa in campo di Vannacci ha reso questa tendenza più visibile, più organizzata e più competitiva elettoralmente. &#xA;Ma proprio per questo andrebbe letta non come un episodio isolato, bensì come il segnale di una trasformazione più ampia: il passaggio da una politica che prova a governare la complessità a una politica che preferisce semplificare il mondo in appartenenze contrapposte. &#xA;&#xA;La remigrazione, in questa cornice, non è una proposta tra le altre. &#xA;È il sintomo di una cultura politica che non cerca di tenere insieme una società plurale, ma di ridefinirla attraverso l’esclusione.&#xA;&#xA;#Blog #Politica #Destra #DirittiCivili #Remigrazione #Vannacci]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(228)</p>

<p><img src="https://remigrazione.org/wp-content/uploads/2025/09/photo_5879856055981296551_y.jpg" alt="(R1)"></p>

<p>Nel dibattito politico italiano la parola “#remigrazione” è arrivata con la forza tipica dei concetti che sembrano semplici solo in apparenza.
A prima vista può ricordare un termine tecnico, quasi burocratico, ma il suo contenuto è tutt’altro che neutro: <strong>indica, infatti, l’idea di riportare fuori dal paese persone straniere considerate non integrate, non desiderate o comunque incompatibili con l’ordine sociale e culturale dominante</strong>.</p>

<p>È proprio questa ambivalenza a renderla così efficace e così insidiosa.
Perché la remigrazione non è soltanto una proposta sull’immigrazione: <strong>è una visione della società fondata sulla selezione, sulla gerarchia delle appartenenze e sulla costruzione di un confine identitario sempre più rigido tra chi sarebbe pienamente legittimo e chi no</strong>.
In #Italia, questa parola ha trovato spazio soprattutto dentro l’ecosistema della destra radicale, ma il punto più delicato è un altro: la sua progressiva normalizzazione nel discorso pubblico, fino a diventare materia di confronto anche in contesti che un tempo l’avrebbero considerata apertamente estranea alla grammatica democratica.</p>

<p>La discesa in politica di Roberto #Vannacci ha accelerato questo processo e gli ha dato una nuova visibilità.
Con la nascita di “Futuro Nazionale”, <strong>l’ex generale ha spostato la remigrazione dal margine al centro della sua proposta politica, presentandola come strumento di tutela dell’identità, della sicurezza e dei valori occidentali</strong>.
In questo passaggio c’è già una prima distorsione: il tema migratorio non viene affrontato come questione complessa di diritto, lavoro, integrazione e gestione amministrativa, ma come terreno su cui costruire consenso attraverso la paura e la contrapposizione.</p>

<p><strong>Vannacci non parla di remigrazione come di un semplice meccanismo di rimpatrio per chi è privo di titolo a restare; la inserisce invece in una narrazione più ampia, in cui il problema non è soltanto l’irregolarità, ma la presenza stessa di chi è percepito come estraneo</strong>.
Questa è la prima grande stortura, politica e culturale insieme: la confusione tra rimpatrio e remigrazione.
Il <strong>rimpatrio</strong> è uno strumento previsto dall’ordinamento e riguarda chi si trova in condizione di irregolarità; la remigrazione, nella versione rilanciata dalla nuova destra, aspira invece a diventare un progetto di più ampio respiro, capace di ridisegnare in senso etnico e simbolico la composizione della comunità nazionale.</p>

<p>La differenza non è marginale, perché nel primo caso si parla di applicazione della legge, nel secondo di una idea di società da rendere omogenea.
Quando un’idea del genere entra nel dibattito politico, il rischio è che il diritto venga piegato a un obiettivo identitario, trasformando la cittadinanza in un filtro culturale e non più in uno status giuridico uguale per tutti.
La seconda distorsione è il linguaggio.
<strong>Espressioni come “culturalmente incompatibile”, ricorrenti nella retorica della remigrazione, hanno un’apparenza razionale ma aprono a criteri del tutto arbitrari</strong>.
Chi stabilisce che cosa sia compatibile e che cosa non lo sia?
Chi decide dove finisce l’integrazione e dove inizia l’incompatibilità?
Soprattutto: sulla base di quali parametri, se non di un giudizio politico e ideologico?</p>

<p><img src="https://media-assets.wired.it/photos/679ca97258fffc3d8a441290/4:3/w_5268,h_3951,c_limit/2190295844" alt="(R2)"></p>

<p>In questo slittamento si vede la natura profonda del concetto.
<strong>La remigrazione non si limita a distinguere tra regolare e irregolare, ma prova a costruire una scala di appartenenza, nella quale alcuni soggetti restano tollerati solo fino a quando non diventano troppo visibili, troppo presenti o troppo diversi.
Il caso italiano è particolarmente significativo, perché questa evoluzione non si è prodotta in modo improvviso, ma attraverso una serie di passaggi successivi.
Prima il termine è circolato negli ambienti dell’estrema destra europea, poi è stato ripreso da movimenti identitari e da reti militanti, infine ha cominciato a trovare sponde nel dibattito mediatico e politico più largo</strong>.</p>

<p><strong>Nel frattempo, la questione migratoria è stata sempre più spesso raccontata attraverso schemi binari: da un lato il cittadino minacciato, dall’altro lo straniero che destabilizza</strong>.
Il risultato è una semplificazione estrema di problemi che invece richiederebbero strumenti diversi, dalla gestione dei flussi alle politiche abitative, dal lavoro alla scuola, dall’integrazione ai servizi territoriali.
Quando invece si sceglie la scorciatoia della remigrazione, si promette una soluzione immediata a problemi strutturali e si sposta l’attenzione dalla complessità alla punizione.</p>

<p><strong>Questa narrazione produce un effetto preciso: trasforma il migrante in un simbolo su cui scaricare ansie collettive che hanno origini molto più ampie.
Insicurezza economica, precarietà sociale, sfiducia nelle istituzioni, timore del declino: tutto viene condensato in un’unica figura di alterità.
È una strategia antica, ma oggi più potente che mai perché trova terreno fertile in un contesto di forte polarizzazione e di competizione identitaria</strong>.</p>

<p>Il problema è che questa semplificazione non risolve nulla.
Al contrario, alimenta la percezione di una società divisa in blocchi incompatibili, rafforza il sospetto verso chi ha origine straniera anche quando è pienamente inserito nel tessuto civile e lavorativo, e mette in crisi l’idea stessa di convivenza come progetto comune.</p>

<p><strong>La retorica della sicurezza è il motore principale di questa operazione</strong>.
Ogni volta che si parla di remigrazione, il discorso viene immediatamente spostato sul terreno della protezione, del controllo e dell’ordine.
<strong>Ma la sicurezza, in un sistema democratico, non può diventare una categoria etnica</strong>.
<strong>Non può coincidere con l’idea che la presenza straniera sia di per sé una minaccia, né può essere usata per legittimare la compressione del principio di uguaglianza</strong>.</p>

<p><strong>Quando questo accade, la politica smette di regolare conflitti e comincia a produrre gerarchie tra esseri umani</strong>.
È qui che la remigrazione rivela il suo carattere più profondo: non una risposta ai problemi, ma una modalità di lettura del mondo che distingue tra chi appartiene e chi può essere espulso simbolicamente prima ancora che materialmente.lù</p>

<p>La parabola di Vannacci è emblematica anche per un altro motivo: mostra quanto il centrodestra italiano sia attraversato da una tensione interna tra gestione istituzionale dei fenomeni migratori e radicalizzazione del linguaggio.
Da una parte c’è chi prova a parlare di rimpatri, regole e accordi; dall’altra c’è chi preferisce alzare il tono e trasformare il tema in una battaglia di civiltà.</p>

<p><strong>La remigrazione si colloca esattamente in questa seconda traiettoria, quella che consente di mobilitare consensi attraverso la contrapposizione, ma che finisce anche per spostare sempre più avanti il confine di ciò che appare politicamente legittimo.
È un meccanismo pericoloso, perché la destra istituzionale rischia di inseguire quella più estrema invece di contenerla, contribuendo così alla sua ulteriore legittimazione</strong>.</p>

<p><img src="https://www.romatoday.it/~media/horizontal-hi/25706932867097/remigrazione-2.jpg" alt="(R3)"></p>

<p><strong>Le conseguenze sociali sono ancora più gravi.
Una società che adotta la remigrazione come parola d’ordine comincia a percepirsi come un corpo da “ripulire”, non come una comunità complessa da governare</strong>.
Si rafforza la divisione tra “noi” e “loro”, si alimentano sospetti generalizzati verso interi gruppi di popolazione, si indebolisce il principio di uguaglianza e si diffonde l’idea che la presenza di alcune persone sia sempre revocabile, condizionata o temporanea.
In questo clima, la cittadinanza perde il suo significato universale e diventa un privilegio da assegnare in modo selettivo.
<strong>Non è un dettaglio lessicale: è una trasformazione profonda della cultura politica</strong>.</p>

<p>Ed è proprio qui che si vede l’alterazione più importante.
<strong>La remigrazione viene presentata come soluzione a problemi concreti, ma in realtà funziona come dispositivo di spostamento del conflitto</strong>.
Invece di affrontare le cause della crisi sociale, economica e istituzionale, si costruisce un racconto in cui la responsabilità viene attribuita al soggetto più visibile e più vulnerabile.
<strong>Il migrante diventa così il bersaglio ideale: facile da nominare, semplice da contrapporre, utile da esibire come prova di fermezza</strong>.</p>

<p><strong>Una politica che sceglie questa strada non rafforza lo Stato e non rende più solida la convivenza democratica</strong>.
Produce invece una società più diffidente, più rancorosa e più disponibile ad accettare che alcuni diritti valgano meno di altri.</p>

<p><strong>La questione, in fondo, non riguarda solo la parola remigrazione.
Riguarda il modo in cui una parte della politica italiana ha deciso di usare il tema migratorio come acceleratore identitario, spostando il baricentro del dibattito dalla soluzione dei problemi alla costruzione del nemico</strong>.
La discesa in campo di Vannacci ha reso questa tendenza più visibile, più organizzata e più competitiva elettoralmente.
Ma proprio per questo andrebbe letta non come un episodio isolato, bensì come il segnale di una trasformazione più ampia: il passaggio da una politica che prova a governare la complessità a una politica che preferisce semplificare il mondo in appartenenze contrapposte.</p>

<p><strong>La remigrazione, in questa cornice, non è una proposta tra le altre.
È il sintomo di una cultura politica che non cerca di tenere insieme una società plurale, ma di ridefinirla attraverso l’esclusione</strong>.</p>

<p>#Blog #Politica #Destra #DirittiCivili #Remigrazione #Vannacci</p>
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      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rut77c6n65</guid>
      <pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:52:40 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Guardarsi Lady vendetta nel 2026...</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/guardarsi-lady-vendetta-nel-2026</link>
      <description>&lt;![CDATA[Guardarsi Lady vendetta nel 2026...&#xA;&#xA;...è come smettere di mangiare merda e iniziare a disettarsi dentro la fontana con le acque eterne dell&#39;yggrdrasil fino ad arrivare al centro dell&#39;universo ed arrivare a conoscere tutto di sè e dell&#39;universo cosmico attorno al proprio essere.&#xA;&#xA;Onesto? Meglio di Oldboy. &#xA;&#xA;14/10]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Guardarsi Lady vendetta nel 2026...</p>

<p>...è come smettere di mangiare merda e iniziare a disettarsi dentro la fontana con le acque eterne dell&#39;yggrdrasil fino ad arrivare al centro dell&#39;universo ed arrivare a conoscere tutto di sè e dell&#39;universo cosmico attorno al proprio essere.</p>

<p>Onesto? Meglio di Oldboy.</p>

<p>14/10</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/maz2d6qcpq</guid>
      <pubDate>Sun, 28 Jun 2026 20:59:39 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>Comunque palesemente le donne sono superiori agli uomini.</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/comunque-palesemente-le-donne-sono-superiori-agli-uomini</link>
      <description>&lt;![CDATA[Comunque palesemente le donne sono superiori agli uomini.&#xA;&#xA;Cioè, dai...è ovvio. E sono pure un uomo. lol&#xA;&#xA;&#34;Cioè, zio...FIGA: IL CALCIO E LA FIGA SONO LE COSE PIÙ BELLE DEL MONDO, si va a troteeeeee&#34;&#xA;&#xA;esempio lampante di donne che superano le divinità stesse: &#xA;&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=_ukZYoxfyto&#xA;&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=VICAjO51wPw&#xA;&#xA;spoiler: sto post era fatto apposta sulla scia del post pieno di bestemmie-sfogo per publicizzare un po&#39; di musica bella. lol non ho un cappio da fare...ne da mettermi. lol]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Comunque palesemente le donne sono superiori agli uomini.</p>

<p>Cioè, dai...è ovvio. E sono pure un uomo. lol</p>

<p>“Cioè, zio...FIGA: IL CALCIO E LA FIGA SONO LE COSE PIÙ BELLE DEL MONDO, si va a troteeeeee”</p>

<p>esempio lampante di donne che superano le divinità stesse:</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=_ukZYoxfyto" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=_ukZYoxfyto</a></p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=VICAjO51wPw" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=VICAjO51wPw</a></p>

<p>spoiler: sto post era fatto apposta sulla scia del post pieno di bestemmie-sfogo per publicizzare un po&#39; di musica bella. lol non ho un cappio da fare...ne da mettermi. lol</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0fqiqfwnlq</guid>
      <pubDate>Sat, 27 Jun 2026 19:13:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il mondo dell&#39;open-source non ha un fottuto cazzo di senso per la sicurezza e...</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/il-mondo-dellopen-source-non-ha-un-fottuto-cazzo-di-senso-per-la-sicurezza-e</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il mondo dell&#39;open-source non ha un fottuto cazzo di senso per la sicurezza e per la privacy, punto.&#xA;&#xA;E sapete il perché? È semplice rispondervi: Chiedete a qualunque intelligenza artificiale se esiste in tutto il mondo attualmente un sistema hardware aggiornato (quindi in teoria sicuro) con un software completamente open-source (quindi che non abbia una qualunque traccia di codice chiuso) e vi dirà che i device attuali non hanno MAI (e dico mai) il firmware open-source e gli ultimi che ce l&#39;hanno sono computer thinkpad di 16 anni fa non più aggiornabili via hardware con si software open aggiornato ma con appunto hardware scadente e se si vogliono usare veramente in modo completamente opensource senza crash continui non puoi. MA LOL.&#xA;&#xA;Ma voi che vivete nel mondo nel mondo opensource che avete in testa? Le possibilità sono quattro: &#xA;  non ve ne frega un cazzo di tenere davvero alla privacy e alla sicurezza&#xA;  siete ignoranti a vostra insaputa a riguardo&#xA;  non potete farci nulla a riguardo (come tutti visto che i pezzi hardware attuali sono blindati via software) e siete leggermente ipocriti&#xA;  non vi interessa veramente la privacy e la sicurezza nel mondo open-source&#xA;&#xA;Un firmware che lavora al ring -3 può letteralmente leggere SEMPRE e TUTTO ciò che va su quel pc e questo accade SEMPRE e PER TUTTI i device e sicuramente condividono tutto via internet, quindi: le vostre criptazionicine della mia palla destra se ne vanno a fottere...&#xA;&#xA;&#34;Beep-Beep...Beep-Beep...&#34;&#xA;&#34;Pronto GrapheneOS?&#34;&#xA;&#34;Si: siamo noi.&#34;&#xA;&#34;Vi ritenete capaci di creare un sistema sicuro e che non viene assolutamente letto il contenuto dei suoi utenti da parte di Google mentre usano esso?&#34;&#xA;&#34;Beh...si...più o meno...&#34;&#xA;&#34;MA ANDATEVENE A FANCUL, E DITELE LE COSE COME STANNO, SERVE UN MOVIMENTO SERIO A RIGUARDO.&#34;&#xA;&#xA;Ah ma giusto: Google e Youtube vi dicono che graphene è sicuro, così come proton: CREDETECI. LOL&#xA;&#xA;Edit-spoiler: informatevi bene su internet, qui c&#39;è del miracolo:&#xA;https://tehnoetic.com/ &#xA;https://minifree.org/&#xA;&#xA;Edit 2, ancora meglio:&#xA;https://www.crowdsupply.com/mnt/mnt-reform-next&#xA;https://mntre.com/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo dell&#39;open-source non ha un fottuto cazzo di senso per la sicurezza e per la privacy, punto.</p>

<p>E sapete il perché? È semplice rispondervi: Chiedete a qualunque intelligenza artificiale se esiste in tutto il mondo attualmente un sistema hardware aggiornato (quindi in teoria sicuro) con un software completamente open-source (quindi che non abbia una qualunque traccia di codice chiuso) e vi dirà che i device attuali non hanno MAI (e dico mai) il firmware open-source e gli ultimi che ce l&#39;hanno sono computer thinkpad di 16 anni fa non più aggiornabili via hardware con si software open aggiornato ma con appunto hardware scadente e se si vogliono usare veramente in modo completamente opensource senza crash continui non puoi. MA LOL.</p>

<p>Ma voi che vivete nel mondo nel mondo opensource che avete in testa? Le possibilità sono quattro:
&gt;non ve ne frega un cazzo di tenere davvero alla privacy e alla sicurezza
&gt;siete ignoranti a vostra insaputa a riguardo
&gt;non potete farci nulla a riguardo (come tutti visto che i pezzi hardware attuali sono blindati via software) e siete leggermente ipocriti
&gt;non vi interessa veramente la privacy e la sicurezza nel mondo open-source</p>

<p>Un firmware che lavora al ring -3 può letteralmente leggere SEMPRE e TUTTO ciò che va su quel pc e questo accade SEMPRE e PER TUTTI i device e sicuramente condividono tutto via internet, quindi: le vostre criptazionicine della mia palla destra se ne vanno a fottere...</p>

<p>“Beep-Beep...Beep-Beep...”
“Pronto GrapheneOS?”
“Si: siamo noi.”
“Vi ritenete capaci di creare un sistema sicuro e che non viene assolutamente letto il contenuto dei suoi utenti da parte di Google mentre usano esso?”
“Beh...si...più o meno...”
“MA ANDATEVENE A FANCUL, E DITELE LE COSE COME STANNO, SERVE UN MOVIMENTO SERIO A RIGUARDO.”</p>

<p>Ah ma giusto: Google e Youtube vi dicono che graphene è sicuro, così come proton: CREDETECI. LOL</p>

<p>Edit-spoiler: informatevi bene su internet, qui c&#39;è del miracolo:
<a href="https://tehnoetic.com/" rel="nofollow">https://tehnoetic.com/</a>
<a href="https://minifree.org/" rel="nofollow">https://minifree.org/</a></p>

<p>Edit 2, ancora meglio:
<a href="https://www.crowdsupply.com/mnt/mnt-reform-next" rel="nofollow">https://www.crowdsupply.com/mnt/mnt-reform-next</a>
<a href="https://mntre.com/" rel="nofollow">https://mntre.com/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/arnzabydvy</guid>
      <pubDate>Sat, 27 Jun 2026 18:45:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ieri ho finito di leggere Il giardino dei sette crepuscoli, l&#39;avevo iniziato a...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/ieri-ho-finito-di-leggere-il-giardino-dei-sette-crepuscoli-lavevo-iniziato-a</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Ieri ho finito di leggere Il giardino dei sette crepuscoli, l&#39;avevo iniziato a febbraio. Mi ci sono messo d&#39;impegno per terminarlo prima dell&#39;inizio degli orali. Ero sul divano e mi sono reso conto che non vedevo la pagina: un po&#39; per l&#39;oscurità, un po&#39; perché la mia vista peggiora con il passare degli anni, avevo delle informazioni parziali del testo. Le lettere si diluivano, dilavate in macchie diventavano un impasto con la pagina e capivo il senso perché il mio cervello - bontà sua - completava quello che non vedevo.&#xA;&#xA;Era come se un&#39;intelligenza artificiale generasse di volta in volta le pagine del libro per accostamenti probabilistici dei vettori delle forme tipografiche dei caratteri e la mia parte razionale trasformasse quella parodia della pagina stampata in un qualcosa che avesse senso. In più mi davano fastidio le modalità con cui il protagonista della storia si innamorava. Vedere il tuo corpo che invecchia e perde possibilità e fascino, rompe la valvola che teneva tutta la vaporosità di quello che pensi di te stesso così in alto, nel grande panopticon indistinto delle relazioni sociali. &#xA;&#xA;Sono qua che aspetto di essere felice, pensavo ieri, volevo farne l&#39;incipit di una poesia, ma in questo periodo non scrivo più in versi. Programmo anche pochissimo. Non ho idea del perché, ma mi interessano - in questi mesi - le immagini. Faccio molte fotografie, mash-up, video, senza più l&#39;ingombro dell&#39;apparato testuale. E uso pochissimo l&#39;intelligenza artificiale, giusto ogni tanto per sprecare energia e affrettare il momento in cui diventerà inaccessibile per i costi di gestione. Ma - in genere - per cazzate.&#xA;&#xA;L&#39;immagine invece in questo periodo mi restituisce di più mentre la tratto. Ho iniziato a fare dei mash-up di opere d&#39;arte, ne sta venendo fuori una serie che si chiama crasi. Giro per ore in un sito che raccoglie immagini di opere d&#39;arte e mi sono fatto prestare da un collega che insegna tecniche di disegno tre volumi di storia dell&#39;arte che sfoglio. Quando due immagini mi sembrano cortociruitare, magari una che ho sotto gli occhi e una nella mia memoria le porto su gimp e inizio a lavorarle per metterle assieme. Butto via l&#39;ottanta per cento delle prove. A volte certe cose sono buone solo nella mia testa. Qua si vede il fatto che sono invecchiato: un tempo avrei pubblicato tutto. &#xA;&#xA;Oppure giro e faccio foto. Mi diverte provare a fotografare al buio con l&#39;otturatore aperto oppure uso un filtro in ingresso che trasforma il reale in una sua versione bitmap, un dithering che degrada tutto creando un&#39;estetica che trovo affascinante. Non tratto la fotografia, ma fotografo già quello che il filtro deforma, cerco di vedere il mondo - voglio dire - con l&#39;occhio algoritmico del filtro. E poi - vabbè - vado in giro a fotografare le immagini che possono servirmi per Inferno, la visual novel che devo finire. Ieri ho fatto delle foto dei corridoio di un rivenditore di piastrelle che erano perfette e in settimana devo andare al cimitero per fare due foto a una serie di loculi che ho in mente. &#xA;&#xA;Aspetto di essere felice e alla mattina sentire qualcosa di caldo che staziona nella bocca, poi scende per la gola e inizia ad appesantire lo stomaco, è un passo nella direzione giusta, pare.&#xA;&#xA;Oggi ho fatto una lunga passeggiata perché non stavo bene, sentivo un senso di leggera depressione e una rabbia interna senza ragione apparente. Mentre camminavo mi fischiavano le orecchie, acufeni al massimo livello, il che aumentava ancora di più il senso di fastidio. Guardandomi attorno, quello che vedevo mi intristiva. Non c&#39;era nessun motivo, ma era così. Volti persi, gente affamanata seduta per strada con lo sguardo di chi ti vuole spolpare, marciapiedi con il cemento frantumato da decenni, gente violenta, la periferia. Tutto concorreva a farmi stare peggio.&#xA;&#xA;Io camminavo veloce, cercavo di bruciare. Formulavo frasi nella testa. Cercavo un testo per un video, che poi non ho fatto. Il testo diceva qualcosa del tipo: il problema non è rendersi conto che l&#39;umanità è insostenibile. L&#39;umanità è insostenibile. Insopportabile. Solo se sei innamorato puoi non farci caso, l&#39;umanità - cioè - resta insostenibile, ma tu sei innamorato e pensi che sia uno scambio equo: tenere l&#39;innamoramento e sopportare l&#39;umanità, il mondo. Ma il problema non è lì. Il problema è quando ti vedi da fuori e scopri che anche tu sei insopportabile. Ti senti parlare, vedi i tuoi tick, la tua voce lagnosa, consideri i tuoi bias, i tuoi pregiudizi e capisci che sei come tutti gli altri. Uno dei tanti tasselli. Pensavi di essere diverso, tutta la narrativa ti ha sempre detto che tu eri diverso, che eri il prescelto, ma in realtà sei uno dei tanti. Il video finiva così.&#xA;&#xA;È stato in quel momento che ho provato una rabbia intensa, non verso l&#39;umanità, le persone che camminavano vicino a me, i messaggi pubblicitari, tutta questa gente che vuole vendermi qualcosa - qualsiasi cosa - continuamente. Ho sentito una rabbia salire per il corpo, ma una rabbia verso me stesso. Immotivata, cieca, invisibile. Una rabbia materiale, perché era della stessa consistenza della mia carne, e saliva e in quel momento ho avuto paura. Perché un conto è fare della narrativa, come sto facendo adesso, raccontare cose che magari mi sono inventato. Tu che mi stai leggendo non hai idea se quello che ti sto scrivendo è successo davvero. Un conto è fare narrativa, partire da un particolare e allargare il discorso, creare tutta la struttura che l&#39;occidente mette in piedi per raccontare qualcosa. &#xA;&#xA;Ma un altro conto è quando succede davvero, quando sei li con la lingua nella testa che fai narrativa e la lingua rimane annodata, un rigurgito di odio sale e annega tutto quello che incontra, la lingua stessa si irrigidisce, si spaventa. Teme di non riuscire a raccontare quello che gli sta succedendo, di non averne la possibilità, di rimanere sommersa e schiacciata sotto. Questa volta sta succedendo davvero. Una paura carnale. &#xA;&#xA;Di cosa? Non lo so. Che sia tutto lì. Alla fine è tutto lì. Non lo so in realtà. &#xA;&#xA;Ho ripreso a camminare e ho camminato ancora per almeno un&#39;ora finché il corpo ha iniziato a farmi male, a tornare umano, un po&#39;. Ho preso fiato. Ho attivato lo smartphone e sono sceso in mezzo alla strada, nella corsia degli autobus, stando attento che nessuno mi investisse. Ho fatto delle foto ai cartelloni pubblicitari a cui avevano tolto tutto. Restava il colore del metallo raschiato, il grigio sovrapposto della sua materia che - in quel momento - mi sembrava una delle poche cose che - guardandola -  mi rispondeva. &#xA;&#xA;Vedi, ho detto stamattina allo studente alla correzione del suo elaborato, il tuo compito ha mostrato che hai delle belle idee, che sei curioso e che devi continuare a leggere perché il tuo vocabolario deve crescere, si vede che hai difficoltà a volte a trovare le parole giuste. E la seconda cosa - gli ho detto - è che mentre leggevo il tuo elaborato, mi sono commosso. Davvero, commosso. E gli ho spiegato quando e perché. E lui ha fatto un espressione del viso strana, come dire. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho finito di leggere Il giardino dei sette crepuscoli, l&#39;avevo iniziato a febbraio. Mi ci sono messo d&#39;impegno per terminarlo prima dell&#39;inizio degli orali. Ero sul divano e mi sono reso conto che non vedevo la pagina: un po&#39; per l&#39;oscurità, un po&#39; perché la mia vista peggiora con il passare degli anni, avevo delle informazioni parziali del testo. Le lettere si diluivano, dilavate in macchie diventavano un impasto con la pagina e capivo il senso perché il mio cervello – bontà sua – completava quello che non vedevo.</p>

<p>Era come se un&#39;intelligenza artificiale generasse di volta in volta le pagine del libro per accostamenti probabilistici dei vettori delle forme tipografiche dei caratteri e la mia parte razionale trasformasse quella parodia della pagina stampata in un qualcosa che avesse senso. In più mi davano fastidio le modalità con cui il protagonista della storia si innamorava. Vedere il tuo corpo che invecchia e perde possibilità e fascino, rompe la valvola che teneva tutta la vaporosità di quello che pensi di te stesso così in alto, nel grande panopticon indistinto delle relazioni sociali.</p>

<p>Sono qua che aspetto di essere felice, pensavo ieri, volevo farne l&#39;incipit di una poesia, ma in questo periodo non scrivo più in versi. Programmo anche pochissimo. Non ho idea del perché, ma mi interessano – in questi mesi – le immagini. Faccio molte fotografie, mash-up, video, senza più l&#39;ingombro dell&#39;apparato testuale. E uso pochissimo l&#39;intelligenza artificiale, giusto ogni tanto per sprecare energia e affrettare il momento in cui diventerà inaccessibile per i costi di gestione. Ma – in genere – per cazzate.</p>

<p>L&#39;immagine invece in questo periodo mi restituisce di più mentre la tratto. Ho iniziato a fare dei mash-up di opere d&#39;arte, ne sta venendo fuori una serie che si chiama crasi. Giro per ore in un sito che raccoglie immagini di opere d&#39;arte e mi sono fatto prestare da un collega che insegna tecniche di disegno tre volumi di storia dell&#39;arte che sfoglio. Quando due immagini mi sembrano cortociruitare, magari una che ho sotto gli occhi e una nella mia memoria le porto su gimp e inizio a lavorarle per metterle assieme. Butto via l&#39;ottanta per cento delle prove. A volte certe cose sono buone solo nella mia testa. Qua si vede il fatto che sono invecchiato: un tempo avrei pubblicato tutto.</p>

<p>Oppure giro e faccio foto. Mi diverte provare a fotografare al buio con l&#39;otturatore aperto oppure uso un filtro in ingresso che trasforma il reale in una sua versione bitmap, un dithering che degrada tutto creando un&#39;estetica che trovo affascinante. Non tratto la fotografia, ma fotografo già quello che il filtro deforma, cerco di vedere il mondo – voglio dire – con l&#39;occhio algoritmico del filtro. E poi – vabbè – vado in giro a fotografare le immagini che possono servirmi per Inferno, la visual novel che devo finire. Ieri ho fatto delle foto dei corridoio di un rivenditore di piastrelle che erano perfette e in settimana devo andare al cimitero per fare due foto a una serie di loculi che ho in mente.</p>

<p>Aspetto di essere felice e alla mattina sentire qualcosa di caldo che staziona nella bocca, poi scende per la gola e inizia ad appesantire lo stomaco, è un passo nella direzione giusta, pare.</p>

<p>Oggi ho fatto una lunga passeggiata perché non stavo bene, sentivo un senso di leggera depressione e una rabbia interna senza ragione apparente. Mentre camminavo mi fischiavano le orecchie, acufeni al massimo livello, il che aumentava ancora di più il senso di fastidio. Guardandomi attorno, quello che vedevo mi intristiva. Non c&#39;era nessun motivo, ma era così. Volti persi, gente affamanata seduta per strada con lo sguardo di chi ti vuole spolpare, marciapiedi con il cemento frantumato da decenni, gente violenta, la periferia. Tutto concorreva a farmi stare peggio.</p>

<p>Io camminavo veloce, cercavo di bruciare. Formulavo frasi nella testa. Cercavo un testo per un video, che poi non ho fatto. Il testo diceva qualcosa del tipo: il problema non è rendersi conto che l&#39;umanità è insostenibile. L&#39;umanità è insostenibile. Insopportabile. Solo se sei innamorato puoi non farci caso, l&#39;umanità – cioè – resta insostenibile, ma tu sei innamorato e pensi che sia uno scambio equo: tenere l&#39;innamoramento e sopportare l&#39;umanità, il mondo. Ma il problema non è lì. Il problema è quando ti vedi da fuori e scopri che anche tu sei insopportabile. Ti senti parlare, vedi i tuoi tick, la tua voce lagnosa, consideri i tuoi bias, i tuoi pregiudizi e capisci che sei come tutti gli altri. Uno dei tanti tasselli. Pensavi di essere diverso, tutta la narrativa ti ha sempre detto che tu eri diverso, che eri il prescelto, ma in realtà sei uno dei tanti. Il video finiva così.</p>

<p>È stato in quel momento che ho provato una rabbia intensa, non verso l&#39;umanità, le persone che camminavano vicino a me, i messaggi pubblicitari, tutta questa gente che vuole vendermi qualcosa – qualsiasi cosa – continuamente. Ho sentito una rabbia salire per il corpo, ma una rabbia verso me stesso. Immotivata, cieca, invisibile. Una rabbia materiale, perché era della stessa consistenza della mia carne, e saliva e in quel momento ho avuto paura. Perché un conto è fare della narrativa, come sto facendo adesso, raccontare cose che magari mi sono inventato. Tu che mi stai leggendo non hai idea se quello che ti sto scrivendo è successo davvero. Un conto è fare narrativa, partire da un particolare e allargare il discorso, creare tutta la struttura che l&#39;occidente mette in piedi per raccontare qualcosa.</p>

<p>Ma un altro conto è quando succede davvero, quando sei li con la lingua nella testa che fai narrativa e la lingua rimane annodata, un rigurgito di odio sale e annega tutto quello che incontra, la lingua stessa si irrigidisce, si spaventa. Teme di non riuscire a raccontare quello che gli sta succedendo, di non averne la possibilità, di rimanere sommersa e schiacciata sotto. Questa volta sta succedendo davvero. Una paura carnale.</p>

<p>Di cosa? Non lo so. Che sia tutto lì. Alla fine è tutto lì. Non lo so in realtà.</p>

<p>Ho ripreso a camminare e ho camminato ancora per almeno un&#39;ora finché il corpo ha iniziato a farmi male, a tornare umano, un po&#39;. Ho preso fiato. Ho attivato lo smartphone e sono sceso in mezzo alla strada, nella corsia degli autobus, stando attento che nessuno mi investisse. Ho fatto delle foto ai cartelloni pubblicitari a cui avevano tolto tutto. Restava il colore del metallo raschiato, il grigio sovrapposto della sua materia che – in quel momento – mi sembrava una delle poche cose che – guardandola –  mi rispondeva.</p>

<p>Vedi, ho detto stamattina allo studente alla correzione del suo elaborato, il tuo compito ha mostrato che hai delle belle idee, che sei curioso e che devi continuare a leggere perché il tuo vocabolario deve crescere, si vede che hai difficoltà a volte a trovare le parole giuste. E la seconda cosa – gli ho detto – è che mentre leggevo il tuo elaborato, mi sono commosso. Davvero, commosso. E gli ho spiegato quando e perché. E lui ha fatto un espressione del viso strana, come dire.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/jvspyo05k5</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Jun 2026 19:31:35 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Caserta: Tragedie annunciate, il dramma silenzioso dell&#39;Alzheimer e la...</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bcaserta-tragedie-annunciate-il-dramma-silenzioso-dellalzheimer-e-la</link>
      <description>&lt;![CDATA[bCaserta: Tragedie annunciate, il dramma silenzioso dell&#39;Alzheimer e la solitudine di chi assiste, cosa fare in provincia di Caserta e l&#39;INPS nega l&#39;assistenza/b&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAXefquJcrvmffwfvMPqKpHJWYe1Yi6VAdFSsCfMfGssnh0FZdx4SEMm0vmQYHBtUCKKOiE0G4ygnhdUr45svgJwzmboCPxfLhHapVNw5hSUjYmR8pIgPdWCo8VF1TGYy-ogYM1kS0wjnJfbhT251K09Fz5Km50TLnpnNhSP8o3vRb2kO709tVkp-Z9sA/s702/Screenshot%202026-06-24%2019.23.28.png&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;546&#34; data-original-width=&#34;702&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAXefquJcrvmffwfvMPqKpHJWYe1Yi6VAdFSsCfMfGssnh0FZdx4SEMm0vmQYHBtUCKKOiE0G4ygnhdUr45svgJwzmboCPxfLhHapVNw5hSUjYmR8pIgPdWCo8VF1TGYy-ogYM1kS0wjnJfbhT251K09Fz5Km50TLnpnNhSP8o3vRb2kO709tVkp-Z9sA/s600/Screenshot%202026-06-24%2019.23.28.png&#34;//a/div&#xA;Purtroppo spesso le cronache ci consegnano notizie di roghi in abitazioni, incendi o anziani finiti al pronto soccorso perché hanno ingerito detersivi. Capita a noi giornalisti di dare la notizia nell&#39;immediato, soprattutto se c&#39;è di mezzo un morto, e poi nulla più. Difficilmente si va dentro alla notizia per cercare il perché di queste tragedie.brbr&#xA;Questi episodi accadono a persone anziane ultraottantenni con iniziali segnali di decadimento mentale, ma il più delle volte anche ad anziani più giovani affetti da Alzheimer. Molto spesso queste persone, perché difficili da gestire, vengono lasciate sole: non sanno in che epoca vivono, il passato prossimo non esiste più, tendono a non lavarsi. Fisicamente sono in grado di camminare e parlare, ma il più delle volte in maniera sconclusionata. Se non seguite da un caregiver, finiscono per perdersi e devono essere riaccompagnate a casa dal benefattore di turno; mangiano male perché non sono in grado di preparare un pasto, non si prendono cura della salute e non riescono ad assumere regolarmente le medicine.brbr&#xA;Il malato di Alzheimer spesso non muore per la malattia in sé, ma per le conseguenze. Essa, infatti, aggrava altre patologie che il paziente non è in grado di curare autonomamente. Per la peculiarità del quadro clinico, il soggetto non accetta l&#39;aiuto, negando qualsiasi bisogno. Questa fase della malattia, dalla diagnosi dei primi sintomi al decesso, può durare se il paziente è ben curato e assistito, oltre dieci anni.brbr&#xA;E qui si pone la questione morale: lo Stato e i familiari devono aiutare un malato di Alzheimer oppure, facendo un discorso cinico, la morte diventa una liberazione per chi assiste e un risparmio di costi per lo Stato?br&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhMjl3EQGzs60BWDYXWvUw3HknxM1PVw9IlyviqHBk4c6a2MYV09wpbHIN4VbyIctvD8kONk8gVMEqmHPPFdfI6MuNwhgi3GPKhzpPG-Ye1ZQg5w8WKKWoIYlPtxjDzVbsQQM8HWPjyelNnp1i-mvuUSRgEo5CaQVCDjAzyU3ResUxepMuAI7LS-13Pw/s437/Screenshot%202026-06-24%2019.09.48.png&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;304&#34; data-original-width=&#34;437&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhMjl3EQGzs60BWDYXWvUw3HknxM1PVw9IlyviqHBk4c6a2MYV09wpbHIN4VbyIctvD8kONk8gVMEqmHPPFdfI6MuNwhgi3GPKhzpPG-Ye1ZQg5w8WKKWoIYlPtxjDzVbsQQM8HWPjyelNnp1i-mvuUSRgEo5CaQVCDjAzyU3ResUxepMuAI7LS-13Pw/s600/Screenshot%202026-06-24%2019.09.48.png&#34;//a/div&#xA;Capita che caregiver esasperati se la prendano con le commissioni mediche dell&#39;INPS quando viene loro negata l&#39;indennità di accompagnamento e, in alcuni casi limite, anche i benefici del comma 3 della legge 104. bbrbrL&#39;INPS, nel valutare in generale le domande di accompagnamento, nega quasi sempre in fase di prima istanza forme di assistenza. È una forma di autotutela giusta, purtroppo di falsi invalidi ce ne sono.  Ma quando si nega ciò a un malato di Alzheimer, salvo poi vedere lo stesso ente soccombente nel successivo ricorso, può capitare che, nelle more, il paziente non assistito abbia un incidente o si faccia male o in casi peggiori muoia; proprio come nei casi di incidenti accennati all&#39;inizio di questo articolo./bbrbr&#xA;Dal 1997 esiste una linea telefonica dell&#39;Associazione italiana malattia di Alzheimer, l&#39;unica gratuita nazionale dedicata alla patologia. Chiamando l&#39;800679679 è possibile parlare con psicologi e neuropsicologi in grado di dare consigli ai caregiver; esiste ovviamente una sede in Campania, a Napoli, con servizi e assistenza ai malati e ai loro familiari.brbr&#xA;Per l&#39;Alzheimer non esistono medicine che fanno guarire: la cura più efficace è quella di un caregiver capace di generare esperienze emotive profonde nell&#39;assistito, che contribuiscono a migliorare la qualità di vita dei pazienti in direzione del loro benessere e della loro serenità emotiva. In quest&#39;ottica, a Caserta ha preso avvio il percorso &#34;Real-Mente&#34;, un progetto in team tra l&#39;Ospedale Sant&#39;Anna e San Sebastiano e la Reggia di Caserta. L&#39;iniziativa prevede una serie di incontri tematici negli ambienti degli appartamenti della Reggia, nel Bosco Vecchio, nella Pinacoteca fino al Teatro di Corte. I partecipanti sono guidati in un&#39;esperienza multisensoriale basata sul dialogo, sull&#39;osservazione delle opere e sulla stimolazione emotiva attraverso i colori. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Caserta: Tragedie annunciate, il dramma silenzioso dell&#39;Alzheimer e la solitudine di chi assiste, cosa fare in provincia di Caserta e l&#39;INPS nega l&#39;assistenza</b>
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAXefquJcrvmffwfvMPqKpHJWYe1Yi6VAdFSsCfMfGssnh0FZdx4SEMm0vmQYHBtUCKKOiE0G4ygnhdUr45svgJwzmboCPxfLhHapVNw5hSUjYmR8pIgPdWCo8VF1TGYy-ogYM1kS0wjnJfbhT251K09Fz5Km50TLnpnNhSP8o3vRb2kO709tVkp-Z9sA/s702/Screenshot%202026-06-24%2019.23.28.png" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjAXefquJcrvmffwfvMPqKpHJWYe1Yi6VAdFSsCfMfGssnh0FZdx4SEMm0vmQYHBtUCKKOiE0G4ygnhdUr45svgJwzmboCPxfLhHapVNw5hSUjYmR8pIgPdWCo8VF1TGYy-ogYM1kS0wjnJfbhT251K09Fz5Km50TLnpnNhSP8o3vRb2kO709tVkp-Z9sA/s600/Screenshot%202026-06-24%2019.23.28.png"/></a></div>
Purtroppo spesso le cronache ci consegnano notizie di roghi in abitazioni, incendi o anziani finiti al pronto soccorso perché hanno ingerito detersivi. Capita a noi giornalisti di dare la notizia nell&#39;immediato, soprattutto se c&#39;è di mezzo un morto, e poi nulla più. Difficilmente si va dentro alla notizia per cercare il perché di queste tragedie.<br><br>
Questi episodi accadono a persone anziane ultraottantenni con iniziali segnali di decadimento mentale, ma il più delle volte anche ad anziani più giovani affetti da Alzheimer. Molto spesso queste persone, perché difficili da gestire, vengono lasciate sole: non sanno in che epoca vivono, il passato prossimo non esiste più, tendono a non lavarsi. Fisicamente sono in grado di camminare e parlare, ma il più delle volte in maniera sconclusionata. Se non seguite da un caregiver, finiscono per perdersi e devono essere riaccompagnate a casa dal benefattore di turno; mangiano male perché non sono in grado di preparare un pasto, non si prendono cura della salute e non riescono ad assumere regolarmente le medicine.<br><br>
Il malato di Alzheimer spesso non muore per la malattia in sé, ma per le conseguenze. Essa, infatti, aggrava altre patologie che il paziente non è in grado di curare autonomamente. Per la peculiarità del quadro clinico, il soggetto non accetta l&#39;aiuto, negando qualsiasi bisogno. Questa fase della malattia, dalla diagnosi dei primi sintomi al decesso, può durare se il paziente è ben curato e assistito, oltre dieci anni.<br><br>
E qui si pone la questione morale: lo Stato e i familiari devono aiutare un malato di Alzheimer oppure, facendo un discorso cinico, la morte diventa una liberazione per chi assiste e un risparmio di costi per lo Stato?<br>
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhMjl3EQGzs60BWDYXWvUw3HknxM1PVw9IlyviqHB_k4c6a2MYV09wpbHIN4VbyIctvD8kONk8gVMEqmHPPFdfI6MuNwhgi3GPKhzpPG-Ye1ZQg5w8WKKWoIYlPtxjDzVbsQQM8HWPjyelNnp1i-mvuUSRgEo5CaQVCD_jAzyU3ResUxepMuAI7LS-13Pw/s437/Screenshot%202026-06-24%2019.09.48.png" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhMjl3EQGzs60BWDYXWvUw3HknxM1PVw9IlyviqHB_k4c6a2MYV09wpbHIN4VbyIctvD8kONk8gVMEqmHPPFdfI6MuNwhgi3GPKhzpPG-Ye1ZQg5w8WKKWoIYlPtxjDzVbsQQM8HWPjyelNnp1i-mvuUSRgEo5CaQVCD_jAzyU3ResUxepMuAI7LS-13Pw/s600/Screenshot%202026-06-24%2019.09.48.png"/></a></div>
Capita che caregiver esasperati se la prendano con le commissioni mediche dell&#39;INPS quando viene loro negata l&#39;indennità di accompagnamento e, in alcuni casi limite, anche i benefici del comma 3 della legge 104. <b><br><br>L&#39;INPS, nel valutare in generale le domande di accompagnamento, nega quasi sempre in fase di prima istanza forme di assistenza. È una forma di autotutela giusta, purtroppo di falsi invalidi ce ne sono.  Ma quando si nega ciò a un malato di Alzheimer, salvo poi vedere lo stesso ente soccombente nel successivo ricorso, può capitare che, nelle more, il paziente non assistito abbia un incidente o si faccia male o in casi peggiori muoia; proprio come nei casi di incidenti accennati all&#39;inizio di questo articolo.</b><br><br>
Dal 1997 esiste una linea telefonica dell&#39;Associazione italiana malattia di Alzheimer, l&#39;unica gratuita nazionale dedicata alla patologia. Chiamando l&#39;800679679 è possibile parlare con psicologi e neuropsicologi in grado di dare consigli ai caregiver; esiste ovviamente una sede in Campania, a Napoli, con servizi e assistenza ai malati e ai loro familiari.<br><br>
Per l&#39;Alzheimer non esistono medicine che fanno guarire: la cura più efficace è quella di un caregiver capace di generare esperienze emotive profonde nell&#39;assistito, che contribuiscono a migliorare la qualità di vita dei pazienti in direzione del loro benessere e della loro serenità emotiva. In quest&#39;ottica, a Caserta ha preso avvio il percorso “Real-Mente”, un progetto in team tra l&#39;Ospedale Sant&#39;Anna e San Sebastiano e la Reggia di Caserta. L&#39;iniziativa prevede una serie di incontri tematici negli ambienti degli appartamenti della Reggia, nel Bosco Vecchio, nella Pinacoteca fino al Teatro di Corte. I partecipanti sono guidati in un&#39;esperienza multisensoriale basata sul dialogo, sull&#39;osservazione delle opere e sulla stimolazione emotiva attraverso i colori.</p>
]]></content:encoded>
      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7pyg0r3p36</guid>
      <pubDate>Wed, 24 Jun 2026 18:08:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Attese e speranze </title>
      <link>https://noblogo.org/magia/attese-e-speranze</link>
      <description>&lt;![CDATA[Voli, infiniti, lontani e vicini, attese e speranze.. &#xA;Allineati e liberi nell&#39;azzurro cielo!&#xA;&#xA;DSCN0229-2.jpg&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Voli, infiniti, lontani e vicini, attese e speranze..
Allineati e liberi nell&#39;azzurro cielo!</p>

<p><a href="https://postimg.cc/VdX2n6Ty" rel="nofollow"><img src="https://i.postimg.cc/TYsG85JP/DSCN0229-2.jpg" alt="DSCN0229-2.jpg"></a></p>
]]></content:encoded>
      <author>Magia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/pj07jgpg0p</guid>
      <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 12:58:31 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ieri sera ho fatto un incontro straordinario!</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/ieri-sera-ho-fatto-un-incontro-straordinario</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ieri sera ho fatto un incontro straordinario! &#xA;&#xA;E mi son emozionata, non ho pianto, ma ho sentito quel brivido dentro, il cuore sembrava galoppare come un cavallo in corsa! Ed io? Serena, felice, come quella me bambina, dinanzi al suo regalo tanto atteso, ma no l&#39;immagine non è questa , la me bambina, non ricorda, di aver mai chiesto nulla , altri tempi, altri sogni, altre piccole storie da raccontare, ma non oggi, non adesso , mi viene voglia di scrivere per me stessa, per le emozioni che provo, per il semplice gusto di dire, eccomi ci sono anch&#39;io! Anch&#39;io nel mio piccolo, riesco a sorridere, riesco a gioire con poco, riesco a rasserenarmi con tutto ciò che la natura può offrirmi e che io riesco a cogliere! E allora leggo  con interesse ciò che scrive un amico, chiaro, preciso, c&#39;è passione, studio, forza, interesse, forse altro, e penso che ovviamente io sono un po&#39; distante, ma ognuno ha i suoi interessi, passioni, mondi da vivere e magari condividere! Io non sono nessuno, non voglio divulgare, non voglio dare consigli, anzi mi correggo non posso! Ma sono la stessa me di qualche post fa, in cui si è presentata, poi si è confessata, si è aperta , si è riscoperta fragile e forte, ma soprattutto se stessa e vera! Sempre in un incontro, nella malattia, nella scoperta, in ogni piccolo grande passo che ho dovuto fare! Ho accettato, pianto, mi sono quasi arresa, isolata e allontanata per un disagio mio personale, per momenti che non sono riuscita a gestire, controllare, così, sono passati, giorni , mesi e anche gli anni, ho cercato nel mio cassetto dei sogni, qualcuno da realizzare, ne ho diversi, alcuni ho avuto paura di scartarli, come fossero regali, brutti, esplosivi...e poi ci sono quei sogni infranti, distrutti, alcuni realizzati a metà, altri abbandonati e altri  li pronti ad essere realizzati, basterebbe una spinta, un attimo! Così ho fatto, senza pensarci, ho chiesto e poi l&#39;ho realizzato e si , potrei essere stata avventata, potrei aver semplicemente fatto un regalo inutile, non necessario! Ma ho pensato a me e nonostante i miei sensi di colpa, il mio essere indecisa, insicura e Sempre pronta a fare quel passo indietro, per gli altri, per il bene altrui, io ieri, oggi, quando ci ho pensato, ho preso per mano la mia me e ci siamo lasciate andare, abbiamo cercato nel ❤️, l&#39;entusiasmo, quella innocenza, quella voglia di perderci là dove, oggi io mi ritrovo e dove io sorrido, dove trovo quella pace e serenità, anche nei momenti bui, tristi e difficili, perché in fondo un sogno può essere reale, basta crederci, basta volerlo, ed io insieme alla mia me bambina, ci siamo ritrovate insieme, abbracciate, leggere, spensierate a puntare lo sguardo verso quel cielo tanto amato, verso la luna tanto cercata e desiderata e realizzare quel sogno nascosto,  tenuto in fondo a quel cassetto, perché sembrava impossibile, perché economicamente in passato era impensabile e allora oggi  ho il cuore più leggero nonostante tutto e tutti, dolori, perdite improvvise, pezzi di puzzle persi e mai più ritrovati, perché se riesco ancora a scrivere ciò che sento , penso e provo senza aiuti, condizionamenti , paure o forti timori, significa che posso, merito e devo per forza cercare anche il più piccolo raggio di sole, il tramonto meno colorato, la mia luna più bella, perché  in fondo siamo noi a decidere se vivere di sogni o fare diventare la nostra vita un bel sogno!&#xA;&#xA;DSCN0267-2.jpg]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ho fatto un incontro straordinario!</p>

<p>E mi son emozionata, non ho pianto, ma ho sentito quel brivido dentro, il cuore sembrava galoppare come un cavallo in corsa! Ed io? Serena, felice, come quella me bambina, dinanzi al suo regalo tanto atteso, ma no l&#39;immagine non è questa , la me bambina, non ricorda, di aver mai chiesto nulla , altri tempi, altri sogni, altre piccole storie da raccontare, ma non oggi, non adesso , mi viene voglia di scrivere per me stessa, per le emozioni che provo, per il semplice gusto di dire, eccomi ci sono anch&#39;io! Anch&#39;io nel mio piccolo, riesco a sorridere, riesco a gioire con poco, riesco a rasserenarmi con tutto ciò che la natura può offrirmi e che io riesco a cogliere! E allora leggo  con interesse ciò che scrive un amico, chiaro, preciso, c&#39;è passione, studio, forza, interesse, forse altro, e penso che ovviamente io sono un po&#39; distante, ma ognuno ha i suoi interessi, passioni, mondi da vivere e magari condividere! Io non sono nessuno, non voglio divulgare, non voglio dare consigli, anzi mi correggo non posso! Ma sono la stessa me di qualche post fa, in cui si è presentata, poi si è confessata, si è aperta , si è riscoperta fragile e forte, ma soprattutto se stessa e vera! Sempre in un incontro, nella malattia, nella scoperta, in ogni piccolo grande passo che ho dovuto fare! Ho accettato, pianto, mi sono quasi arresa, isolata e allontanata per un disagio mio personale, per momenti che non sono riuscita a gestire, controllare, così, sono passati, giorni , mesi e anche gli anni, ho cercato nel mio cassetto dei sogni, qualcuno da realizzare, ne ho diversi, alcuni ho avuto paura di scartarli, come fossero regali, brutti, esplosivi...e poi ci sono quei sogni infranti, distrutti, alcuni realizzati a metà, altri abbandonati e altri  li pronti ad essere realizzati, basterebbe una spinta, un attimo! Così ho fatto, senza pensarci, ho chiesto e poi l&#39;ho realizzato e si , potrei essere stata avventata, potrei aver semplicemente fatto un regalo inutile, non necessario! Ma ho pensato a me e nonostante i miei sensi di colpa, il mio essere indecisa, insicura e Sempre pronta a fare quel passo indietro, per gli altri, per il bene altrui, io ieri, oggi, quando ci ho pensato, ho preso per mano la mia me e ci siamo lasciate andare, abbiamo cercato nel ❤️, l&#39;entusiasmo, quella innocenza, quella voglia di perderci là dove, oggi io mi ritrovo e dove io sorrido, dove trovo quella pace e serenità, anche nei momenti bui, tristi e difficili, perché in fondo un sogno può essere reale, basta crederci, basta volerlo, ed io insieme alla mia me bambina, ci siamo ritrovate insieme, abbracciate, leggere, spensierate a puntare lo sguardo verso quel cielo tanto amato, verso la luna tanto cercata e desiderata e realizzare quel sogno nascosto,  tenuto in fondo a quel cassetto, perché sembrava impossibile, perché economicamente in passato era impensabile e allora oggi  ho il cuore più leggero nonostante tutto e tutti, dolori, perdite improvvise, pezzi di puzzle persi e mai più ritrovati, perché se riesco ancora a scrivere ciò che sento , penso e provo senza aiuti, condizionamenti , paure o forti timori, significa che posso, merito e devo per forza cercare anche il più piccolo raggio di sole, il tramonto meno colorato, la mia luna più bella, perché  in fondo siamo noi a decidere se vivere di sogni o fare diventare la nostra vita un bel sogno!</p>

<p><a href="https://postimg.cc/F13DYSM2" rel="nofollow"><img src="https://i.postimg.cc/bYFMFH3N/DSCN0267-2.jpg" alt="DSCN0267-2.jpg"></a></p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wjpb5263e7</guid>
      <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 11:46:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La parabola di Voznesenskij e la disumanizzazione del sistema staliniano.</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/la-parabola-di-voznesenskij-e-la-disumanizzazione-del-sistema-staliniano</link>
      <description>&lt;![CDATA[(227) &#xA;&#xA;(V1) &#xA;&#xA;&#34;Il pianificatore. Economia, politica e potere in URSS&#34; di Giovanni Cadioli, edito da il Mulino, è un saggio storico di grande valore che ricostruisce la parabola esemplare di Nikolaj #Voznesenskij, il capo pianificatore dell&#39;Unione Sovietica tra il 1938 e il 1949, attraverso la quale l&#39;autore illumina le complesse dinamiche del potere nell&#39;URSS staliniana.&#xA;&#xA;Voznesenskij non fu un dissidente o un personaggio esterno alla leadership suprema, ma ne fu un perno centrale. &#xA;Presidente del Gosplan (il Comitato statale per la pianificazione) e membro del Politburo, definito «stratega della vittoria economica» dell&#39;URSS nella Seconda guerra mondiale, diresse la pianificazione sovietica in uno dei periodi più cruciali della storia russa. &#xA;La sua ascesa e la sua caduta, avvenuta nel 1949-1950 con l&#39;arresto e la fucilazione durante le purghe staliniane del dopoguerra, costituiscono il filo conduttore attraverso cui #Cadioli analizza la natura del sistema sovietico.&#xA;&#xA;Il libro mostra con chiarezza documentaria come l&#39;economia che i sovietici descrivevano come «pianificata» non lo fosse affatto. &#xA;Fin dai primi anni Trenta, l&#39;economia pianificata sovietica prese le forme di un&#39;economia di comando, all&#39;interno della quale l&#39;elemento fondamentale era il fatto che il potere direttivo, politico ed economico era nelle mani della leadership del Partito. &#xA;Le decisioni economiche venivano prese con scarsissimo interesse per i costi effettivi, essendo propedeutiche all&#39;ottenimento di obiettivi politici. &#xA;Il piano quinquennale non era uno strumento tecnico di sviluppo, ma un&#39;arma ideologica.&#xA;&#xA;Il lato umano della vicenda emerge con forza dalla ricostruzione della traiettoria di Voznesenskij. &#xA;La sua competenza tecnica, la sua dedizione al lavoro, la sua capacità di organizzare la produzione industriale durante la guerra contro la Germania nazista non lo salvarono dalla macchina del terrore. &#xA;Quando #Stalin decise di eliminare uno dei suoi più stretti collaboratori, bastarono accuse infondate di tradimento e spionaggio. &#xA;Voznesenskij fu arrestato, processato e fucilato nel 1950. &#xA;Solo nel 1956, durante il discorso segreto di Chruščёv al XX Congresso del PCUS, fu formalmente riabilitato.&#xA;&#xA;Cadioli non adotta toni enfatici o moralistici, e proprio in questo risiede la forza del suo lavoro. &#xA;Il tono è professionale e misurato, la documentazione è rigorosa, eppure la semplice esposizione dei fatti basta a tratteggiare un quadro devastante della disumanizzazione del sistema staliniano. &#xA;Un uomo che aveva dedicato la propria vita al servizio del regime, che aveva contribuito alla vittoria contro il nazismo, che aveva organizzato la produzione industriale sovietica, poté essere eliminato senza processo, senza prove, senza motivo. &#xA;La burocrazia sovietica non era inefficiente per incompetenza, ma per natura: serviva a nascondere la responsabilità delle deliberazioni e a rendere impossibile individuare chi prendeva davvero le decisioni.&#xA;&#xA;Il saggio è un contributo importante alla comprensione non solo della storia sovietica, ma della natura stessa dei totalitarismi. &#xA;La pianificazione economica, nata come strumento razionale di organizzazione sociale, si rivelò uno dei pilastri su cui si reggeva l&#39;intero apparato repressivo dello stalinismo. &#xA;Un&#39;opera di valore storico e documentario, scritta con equilibrio e rigore, che merita di essere letta da chiunque voglia comprendere i meccanismi del potere nelle dittature del Novecento.&#xA;&#xA;#Blog #URSS #Stalin #Economia #Letteratura #Opinioni]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(227)</p>

<p><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/32/Voznesenskiy_NA.jpg" alt="(V1)"></p>

<p>“Il pianificatore. Economia, politica e potere in URSS” di Giovanni Cadioli, edito da il Mulino, è un saggio storico di grande valore che ricostruisce la parabola esemplare di Nikolaj #Voznesenskij, il capo pianificatore dell&#39;Unione Sovietica tra il 1938 e il 1949, attraverso la quale l&#39;autore illumina le complesse dinamiche del potere nell&#39;URSS staliniana.</p>

<p>Voznesenskij non fu un dissidente o un personaggio esterno alla leadership suprema, ma ne fu un perno centrale.
Presidente del Gosplan (il Comitato statale per la pianificazione) e membro del Politburo, definito «stratega della vittoria economica» dell&#39;URSS nella Seconda guerra mondiale, <strong>diresse la pianificazione sovietica in uno dei periodi più cruciali della storia russa</strong>.
La sua ascesa e la sua caduta, avvenuta nel 1949-1950 con l&#39;arresto e la fucilazione durante le purghe staliniane del dopoguerra, costituiscono il filo conduttore attraverso cui #Cadioli analizza la natura del sistema sovietico.</p>

<p><strong>Il libro mostra con chiarezza documentaria come l&#39;economia che i sovietici descrivevano come «pianificata» non lo fosse affatto</strong>.
Fin dai primi anni Trenta, l&#39;economia pianificata sovietica prese le forme di un&#39;economia di comando, all&#39;interno della quale l&#39;elemento fondamentale era il fatto che il potere direttivo, politico ed economico era nelle mani della leadership del Partito.
<strong>Le decisioni economiche venivano prese con scarsissimo interesse per i costi effettivi, essendo propedeutiche all&#39;ottenimento di obiettivi politici</strong>.
Il piano quinquennale non era uno strumento tecnico di sviluppo, ma un&#39;arma ideologica.</p>

<p>Il lato umano della vicenda emerge con forza dalla ricostruzione della traiettoria di Voznesenskij.
La sua competenza tecnica, la sua dedizione al lavoro, la sua capacità di organizzare la produzione industriale durante la guerra contro la Germania nazista non lo salvarono dalla macchina del terrore.
Quando #Stalin decise di eliminare uno dei suoi più stretti collaboratori, bastarono accuse infondate di tradimento e spionaggio.
Voznesenskij fu arrestato, processato e fucilato nel 1950.
Solo nel 1956, durante il discorso segreto di Chruščёv al XX Congresso del PCUS, fu formalmente riabilitato.</p>

<p><strong>Cadioli non adotta toni enfatici o moralistici, e proprio in questo risiede la forza del suo lavoro</strong>.
Il tono è professionale e misurato, la documentazione è rigorosa, eppure <strong>la semplice esposizione dei fatti basta a tratteggiare un quadro devastante della disumanizzazione del sistema staliniano</strong>.
Un uomo che aveva dedicato la propria vita al servizio del regime, che aveva contribuito alla vittoria contro il nazismo, che aveva organizzato la produzione industriale sovietica, poté essere eliminato senza processo, senza prove, senza motivo.
<strong>La burocrazia sovietica non era inefficiente per incompetenza, ma per natura: serviva a nascondere la responsabilità delle deliberazioni e a rendere impossibile individuare chi prendeva davvero le decisioni</strong>.</p>

<p><strong>Il saggio è un contributo importante alla comprensione non solo della storia sovietica, ma della natura stessa dei totalitarismi.
La pianificazione economica, nata come strumento razionale di organizzazione sociale, si rivelò uno dei pilastri su cui si reggeva l&#39;intero apparato repressivo dello stalinismo.
Un&#39;opera di valore storico e documentario, scritta con equilibrio e rigore, che merita di essere letta da chiunque voglia comprendere i meccanismi del potere nelle dittature del Novecento</strong>.</p>

<p>#Blog #URSS #Stalin #Economia #Letteratura #Opinioni</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/cmnd8qh8it</guid>
      <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:59:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Non tutte le cose che scrivo sono intelligenti.</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/non-tutte-le-cose-che-scrivo-sono-intelligenti</link>
      <description>&lt;![CDATA[Non tutte le cose che scrivo sono intelligenti. Molte cose che scrivo e che mi sembrano riuscite poi si fermano lì in rete. Altre rimbalzano al di là delle mie aspettative. In rete viene premiata - in genere - la comprensibilità. La cosa scritta deve tagliare via tutte le incoerenze e le irrazionalità della lingua parlante della testa, ma presentare i ragionamenti come qualcosa di lineare, semplice, progressivo. La cosa ha un suo fascino ma ovviamente anche un rischio. La scrittura si riduce a un grado minimo, vive di strutture retoriche consolidate, una spruzzata di storytelling, un&#39;autocensura alla fonte per evitare che il testo finisca nel vuoto che i social creano attorno alle parole e ai concetti bannabili o socialmente indesiderati.&#xA;&#xA;La scrittura della rete è una scrittura per dormienti. Ogni blocco testuale un ragionevole mattoncino di lego che può essere messo o tolto per la condivisione di massa, la replicazione, la condivisione. Ogni blocchetto di testo nasconde il liquame necessario per tenerlo lì in piedi nella sua struttura consolatoria, nasconde dietro ai paragrafi la carogna informe del pensiero, del dubbio e della materia irriducibile del discorso. Il segno. Più condivisoni ci sono, più le asportazioni necessarie, le amputazioni fatte quando ancora la cosa muoveva gli arti e i denti dentro la testa.&#xA;&#xA;Incidentalmente oggi leggo un articolo sull&#39;ultimo Progetto Grafico che parla di un aspetto simile, ma legato al mondo delle immagini. Parlano di una &#34;infodemia delle immagini&#34;, un continuo, costante flusso di immagini che tendono a semplificare il loro linguaggio per presentarsi come materiale da consumare mentre l&#39;utente viene anestetizzato, confuso e - nello stesso tempo - i suoi  desideri e le sue estetiche vengono indirizzate. &#xA;&#xA;Un, cito &#34;sovraccarico percettivo (che) genera un consumo passivo e superficiale dei contenuti visivi, ostacolando una comprensione critica e profonda della realtà&#34;. L&#39;immagine ha smesso di essere un contenuto che preserva per diventare un flusso di comunicazione che viene immediatamente riscritto e cancellato da altre versioni di se stesso. Migliaia di riproduzioni del reale che in realtà non riproducono ma simulano. Pensiamo di capire attraverso le immagini, ma quello che abbiamo alla fine non è una conoscenza ma un&#39;impressione della conoscenza. E tanto ci basta perché sta per arrivare un&#39;altra ondata.&#xA;&#xA;Tutto deve essere semplice e comprensibile, come la prosa. Facilmente generabile, riproducibile e standardizzato. Anche il weird diventa un semplice genere di questo flusso, una delle tante correnti. Le immagini non sono sciatte, beninteso, anzi, sono costruite per essere d&#39;impatto e esemplari ad ogni costo. La verità non è il primo principio, anche perché lo scopo delle immagini non è essere preservate e  fare da risonanza, ma invece essere condivise. Quello che è conservato muore, quello che è condiviso resta in vita.&#xA;&#xA;Anche questo porta ad una continua eccezionalità della figurazione: la riproduzione del vero lascia il posto alla raffigurazione del desiderato. L&#39;immagine vive in una continua polarizzazione sempre più estrema finché l&#39;eccezionale - estetico - diventa la routine e lo standard. Una standardizzazione di quello che è abnorme fino a farlo diventare piano. Il disordine informativo anche di questo si nutre, abituare l&#39;umano a messaggi sempre più estremi e nello stesso tempo sempre più chiari, semplici. La complessità non ha spazio nella comunicazione digitale. &#xA;&#xA;Cambio discorso. Se scrivo un post su Facebook e questo supera qualche centinaio di like o un certo numero di condivisioni, nei commenti arrivano i rompicoglioni tossici. Gente che scrive con il solo scopo di crearti danno. Non importa di cosa tu stia parlando, l&#39;intento è di creare danno. Mostrare che tutti quei like sono trappole e lui, l&#39;interlocutore tossico, non ci è cascato.  Meglio tra i commenti Facebook che nella riunione di condominio, anyway.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Non tutte le cose che scrivo sono intelligenti. Molte cose che scrivo e che mi sembrano riuscite poi si fermano lì in rete. Altre rimbalzano al di là delle mie aspettative. In rete viene premiata – in genere – la comprensibilità. La cosa scritta deve tagliare via tutte le incoerenze e le irrazionalità della lingua parlante della testa, ma presentare i ragionamenti come qualcosa di lineare, semplice, progressivo. La cosa ha un suo fascino ma ovviamente anche un rischio. La scrittura si riduce a un grado minimo, vive di strutture retoriche consolidate, una spruzzata di storytelling, un&#39;autocensura alla fonte per evitare che il testo finisca nel vuoto che i social creano attorno alle parole e ai concetti bannabili o socialmente indesiderati.</p>

<p>La scrittura della rete è una scrittura per dormienti. Ogni blocco testuale un ragionevole mattoncino di lego che può essere messo o tolto per la condivisione di massa, la replicazione, la condivisione. Ogni blocchetto di testo nasconde il liquame necessario per tenerlo lì in piedi nella sua struttura consolatoria, nasconde dietro ai paragrafi la carogna informe del pensiero, del dubbio e della materia irriducibile del discorso. Il segno. Più condivisoni ci sono, più le asportazioni necessarie, le amputazioni fatte quando ancora la cosa muoveva gli arti e i denti dentro la testa.</p>

<p>Incidentalmente oggi leggo un articolo sull&#39;ultimo Progetto Grafico che parla di un aspetto simile, ma legato al mondo delle immagini. Parlano di una “infodemia delle immagini”, un continuo, costante flusso di immagini che tendono a semplificare il loro linguaggio per presentarsi come materiale da consumare mentre l&#39;utente viene anestetizzato, confuso e – nello stesso tempo – i suoi  desideri e le sue estetiche vengono indirizzate.</p>

<p>Un, cito “sovraccarico percettivo (che) genera un consumo passivo e superficiale dei contenuti visivi, ostacolando una comprensione critica e profonda della realtà”. L&#39;immagine ha smesso di essere un contenuto che preserva per diventare un flusso di comunicazione che viene immediatamente riscritto e cancellato da altre versioni di se stesso. Migliaia di riproduzioni del reale che in realtà non riproducono ma simulano. Pensiamo di capire attraverso le immagini, ma quello che abbiamo alla fine non è una conoscenza ma un&#39;impressione della conoscenza. E tanto ci basta perché sta per arrivare un&#39;altra ondata.</p>

<p>Tutto deve essere semplice e comprensibile, come la prosa. Facilmente generabile, riproducibile e standardizzato. Anche il weird diventa un semplice genere di questo flusso, una delle tante correnti. Le immagini non sono sciatte, beninteso, anzi, sono costruite per essere d&#39;impatto e esemplari <em>ad ogni costo</em>. La verità non è il primo principio, anche perché lo scopo delle immagini non è essere preservate e  fare da risonanza, ma invece essere condivise. Quello che è conservato muore, quello che è condiviso resta in vita.</p>

<p>Anche questo porta ad una continua eccezionalità della figurazione: la riproduzione del vero lascia il posto alla raffigurazione del <em>desiderato</em>. L&#39;immagine vive in una continua polarizzazione sempre più estrema finché l&#39;eccezionale – estetico – diventa la routine e lo standard. Una standardizzazione di quello che è abnorme fino a farlo diventare piano. Il disordine informativo anche di questo si nutre, abituare l&#39;umano a messaggi sempre più estremi e nello stesso tempo sempre più chiari, semplici. La complessità non ha spazio nella comunicazione digitale.</p>

<p>Cambio discorso. Se scrivo un post su Facebook e questo supera qualche centinaio di like o un certo numero di condivisioni, nei commenti arrivano i rompicoglioni tossici. Gente che scrive con il solo scopo di crearti danno. Non importa di cosa tu stia parlando, l&#39;intento è di creare danno. Mostrare che tutti quei like sono trappole e lui, l&#39;interlocutore tossico, non ci è cascato.  Meglio tra i commenti Facebook che nella riunione di condominio, anyway.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7tf2owho0f</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jun 2026 07:23:35 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>IL Gattamorta</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/il-gattamorta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Faccette con gli occhioni languidi, mezzi inchini con bacetti sulla testolina, sorrisoni compiacenti e ruffiani anche quando la trattano da sguattera, sguardo da seduttrice, ops!, &#39;da seduttore&#39; quando si trova al cospetto di vecchi prostatici e bavosi come Trump e Modri.&#xA;Qualcuno di questi le ha detto che lei è figa e lei ci ha creduto davvero. Che pena.&#xA;&#xA;Il repertorio diplomatico di politica estera di Giorgia Rubacuori è tutto qua. Nient&#39;altro. &#xA;Da questo punto di vista non si può negare che lei incarni perfettamente le virtù italiche: ruffianeria, compiacenza, servilismo e paraculaggine. Da questo punto di vista è una Patriota formidabile.&#xA;&#xA;Libero, il quotidiano italiano che riceve in assoluto più contributi pubblici, e tra le cui firme annovera giganti del pensiero e della parola del calibro di Sallusti, Feltri, Senaldi, Bolloli, Capezzone e Chirico, la mattina del 19 giugno titolava &#34;Giorgia-Donald, di nuovo amore&#34;.&#xA;&#xA;Il giorno stesso negli USA, il Presidente col cervello da bambino si sveglia di cattivo umore e, ancora in vestaglia, all&#39;ora di colazione chiama a rapporto la sua domestica italiana e la insulta, perché non ha pulito il cesso e non ha rassettato bene la cameretta del signorino&#xA;&#xA;Il 20 giugno Libero esce a tutta pagina con &#34;Trump è un coglione&#34;. &#xA;Oggi, 21 giugno, titola &#34;Ma VaffanTrump&#34;.&#xA;&#xA;Evidentemente non capire mai una beneamata, fare figure di merda e vantare la più grande collezione di fake news e complotti fantascientifici sono imperativi editoriali categorici all&#39;interno della redazione del quotidiano più pagato dai contribuenti italiani.&#xA;&#xA;Dopo ogni incontro tra la Meloni e Trump, all&#39;interno dello Studio Ovale mettono il cartello “Caution! slippery floor”.&#xA;Ancora non mi è chiaro se sia a causa della bava depositatasi sul pavimento della stanza, delle perdite urinarie del vecchio bambinone o di entrambe.&#xA;Caution! Slippery floor&#xA;Meloni è sempre servizievole e prona con i potenti. Ah, l&#39;orgoglio italiano!&#xA;E tanto più costoro sono arroganti, prepotenti e tirannici quanto più Giorgia ama stargli accanto, ammirarli e vezzeggiarli. &#xA;Le brillano gli occhi e si emoziona di fronte al loro vulgar display of power, la volgare ostentazione di potere.  Del resto Giorgia è cresciuta idolatrando un dittatore sanguinario e vigliacco.&#xA;&#xA;Ma lo fa all&#39;italiana: gattamorta con i potenti e cinico tiranno con i deboli. Meglio se sono lavoratori poveri e sfruttati e preferibilmente se sono famiglie monoreddito con figli a carico maggiorenni a cui potere togliere ogni forma di sussidio. &#xA;L&#39;ADI della Calderone ha lasciato in mezzo ad una strada più di 700.000 famiglie italiane, che avrebbero bisogno di aiuto e di sussidi anche solo per tirare a campare.&#xA;&#xA;La coppia Meloni-Calderone sono la riedizione più fulgida, ma allo stesso tempo più spregevole, del corporativismo clientelare, corrotto e parassita di fascista memoria.  &#xA;   &#xA;Lei, IL Presidente del Consiglio è tutta orgoglio, cazzutaggine, ma solo a parole, che spesso sono anche colossali bugie. &#xA;Scimmiotta i maschi e il loro maschilismo. Lo fa con così tanta convinzione e coinvolgimento da diventare una macchietta, una parodia di se stessa. &#xA;&#xA;La gattamorta piace alla parte più paternalistica e patriarcale della nostra società, quella che voterà in massa Vannacci, uno che ha la testa oggettivamente piena di stronzate e che drenerà ampie quote di consenso a FdI.&#xA;&#xA;Now playing:&#xA;“Empire”&#xA;Empire – Queensrÿche – 1990&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Faccette con gli <strong>occhioni languidi</strong>, mezzi inchini con bacetti sulla testolina, <strong>sorrisoni compiacenti</strong> e ruffiani anche quando la trattano da sguattera, <strong>sguardo da seduttrice</strong>, ops!, <em>&#39;da seduttore&#39;</em> quando si trova al cospetto di <strong>vecchi prostatici</strong> e bavosi come Trump e Modri.
Qualcuno di questi le ha detto che lei è figa e lei ci ha creduto davvero. Che pena.</p>

<p>Il <strong>repertorio diplomatico</strong> di politica estera di Giorgia Rubacuori è tutto qua. Nient&#39;altro.
Da questo punto di vista non si può negare che lei incarni perfettamente le <strong>virtù italiche</strong>: <strong>ruffianeria</strong>, <strong>compiacenza</strong>, <strong>servilismo</strong> e <strong>paraculaggine</strong>. Da questo punto di vista è una <strong>Patriota</strong> formidabile.</p>

<p><strong>Libero</strong>, il quotidiano italiano che riceve in assoluto <strong>più contributi pubblici</strong>, e tra le cui firme annovera giganti del pensiero e della parola del calibro di Sallusti, Feltri, Senaldi, Bolloli, Capezzone e Chirico, la mattina del <strong>19 giugno</strong> titolava <em>“Giorgia-Donald, di nuovo amore”</em>.</p>

<p>Il giorno stesso negli USA, <em>il Presidente col cervello da bambino</em> si sveglia di cattivo umore e, ancora in vestaglia, all&#39;ora di colazione chiama a rapporto la sua <strong>domestica italiana</strong> e <strong>la insulta</strong>, perché non ha pulito il cesso e non ha rassettato bene la cameretta del signorino</p>

<p>Il <strong>20 giugno</strong> Libero esce a tutta pagina con <em>“Trump è un coglione”</em>.
Oggi, <strong>21 giugno</strong>, titola <em>“Ma VaffanTrump”</em>.</p>

<p>Evidentemente <strong>non capire mai una beneamata</strong>, fare figure di merda e vantare la più grande collezione di <strong>fake news</strong> e <strong>complotti fantascientifici</strong> sono <strong>imperativi editoriali categorici</strong> all&#39;interno della redazione del quotidiano più pagato dai contribuenti italiani.</p>

<p>Dopo <strong>ogni incontro tra la Meloni e Trump</strong>, all&#39;interno dello Studio Ovale mettono il cartello <em>“Caution! slippery floor”</em>.
Ancora non mi è chiaro se sia a causa della <strong>bava depositatasi sul pavimento</strong> della stanza, delle <strong>perdite urinarie</strong> del vecchio bambinone o di entrambe.
<img src="https://i.postimg.cc/MKnz7s1X/slippery-floor.png" alt="Caution! Slippery floor">
Meloni è sempre <strong>servizievole e prona con i potenti</strong>. Ah, l&#39;orgoglio italiano!
E tanto più costoro sono arroganti, prepotenti e tirannici quanto più Giorgia ama stargli accanto, <strong>ammirarli</strong> e <strong>vezzeggiarli</strong>.
Le brillano gli occhi e si emoziona di fronte al loro <em>vulgar display of power</em>, la <strong>volgare ostentazione di potere</strong>.  Del resto Giorgia è cresciuta idolatrando un <strong>dittatore sanguinario e vigliacco</strong>.</p>

<p>Ma lo fa <strong>all&#39;italiana</strong>: <strong>gattamorta</strong> con i potenti e <strong>cinico tiranno</strong> con i deboli. Meglio se sono <strong>lavoratori poveri e sfruttati</strong> e preferibilmente se sono <strong>famiglie monoreddito</strong> con figli a carico maggiorenni a cui potere togliere ogni forma di sussidio.
L&#39;<strong>ADI della Calderone</strong> ha lasciato in mezzo ad una strada più di <strong>700.000 famiglie italiane</strong>, che <strong>avrebbero bisogno di aiuto</strong> e di sussidi anche solo per tirare a campare.</p>

<p>La <strong>coppia Meloni-Calderone</strong> sono la riedizione più fulgida, ma allo stesso tempo più <strong>spregevole</strong>, del <strong>corporativismo clientelare</strong>, <strong>corrotto</strong> e <strong>parassita</strong> di fascista memoria.</p>

<p>Lei, <strong>IL Presidente del Consiglio</strong> è tutta orgoglio, cazzutaggine, ma solo a parole, che spesso sono anche colossali bugie.
<strong>Scimmiotta i maschi</strong> e il loro maschilismo. Lo fa con così tanta convinzione e coinvolgimento da diventare una <strong>macchietta</strong>, una <strong>parodia</strong> di se stessa.</p>

<p>La <strong>gattamorta</strong> piace alla parte più <strong>paternalistica e patriarcale</strong> della nostra società, quella che voterà in massa <strong>Vannacci</strong>, uno che ha la testa oggettivamente piena di stronzate e che <strong>drenerà ampie quote di consenso a FdI</strong>.</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“Empire”
<em>Empire</em> – Queensrÿche – 1990</p>
]]></content:encoded>
      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bn9xvibkij</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 17:05:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La fatica che ci ha costruiti. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/la-fatica-che-ci-ha-costruiti</link>
      <description>&lt;![CDATA[(226) &#xA;&#xA;(F1) &#xA;&#xA;Dalla fabbrica alla routine di oggi, il valore discreto dell’impegno.&#xA;&#xA;Spesso ci hanno insegnato a considerare la #fatica come qualcosa da evitare. &#xA;Come se ogni forma di sforzo fosse solo un ostacolo, un rallentamento, quasi una colpa. &#xA;Eppure la fatica è stata, per molto tempo, la sostanza stessa della vita di molti. &#xA;Lo era nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri. &#xA;Lo era anche nei percorsi di studio di chi, come me, ha fatto la maturità nel 1984 e ha conosciuto presto il peso delle giornate lunghe, della disciplina, della necessità di andare avanti senza fare troppo rumore.&#xA;&#xA;Oggi il linguaggio comune tende a premiare altro: rapidità, leggerezza, visibilità. &#xA;Si parla di risultati, di efficienza, di talento, ma si parla meno della continuità con cui si regge una vita normale. &#xA;La fatica, però, non è soltanto sforzo fisico. &#xA;È anche resistenza mentale, tenuta emotiva, capacità di sopportare la ripetizione senza perdere la dignità del proprio lavoro. &#xA;In questo senso, la fatica non è un retaggio del passato. &#xA;È una condizione ancora attuale, anche se spesso non viene riconosciuta.&#xA;&#xA;La mia esperienza mi ha insegnato che non tutte le fatiche hanno lo stesso volto. &#xA;C’è la fatica dura, concreta, quella che spezza il fiato e si misura con il corpo. &#xA;Poi c’è una fatica più silenziosa, meno evidente, ma altrettanto pesante: quella di chi svolge ogni giorno una mansione comoda solo in apparenza, perché priva di prospettive, ripetitiva, senza sbocchi, senza avanzamento. &#xA;È una forma di logoramento diverso, meno visibile, ma non per questo minore.&#xA;In un lavoro del genere non manca solo la soddisfazione. &#xA;Manca anche la sensazione di crescere. &#xA;Si continua a fare, ma senza costruire davvero. &#xA;Si tiene il ritmo, ma non si vede un orizzonte. &#xA;&#xA;(F2)&#xA;&#xA;Questa è una fatica che consuma lentamente, perché toglie senso alla ripetizione quotidiana. &#xA;E quando il lavoro perde significato, il tempo si svuota. &#xA;Calabresi ricorda che la fatica non va confusa con la sofferenza fine a sé stessa. &#xA;Non si tratta di glorificare l’affanno o di dire che tutto ciò che pesa è automaticamente utile. &#xA;Si tratta piuttosto di riconoscere che esiste un valore nello sforzo sostenuto con costanza, nella capacità di restare, di reggere, di non cercare sempre la scorciatoia. &#xA;&#xA;La fatica ha un senso quando conduce a qualcosa: una competenza, una responsabilità, una forma di maturità.&#xA;Per chi ha vissuto stagioni di lavoro duro (e sono milioni), questa riflessione non ha nulla di astratto. &#xA;Non serve idealizzare il passato per capire che molte conquiste personali e collettive sono nate da gesti semplici e ripetuti. &#xA;&#xA;Andare avanti, anche quando si è stanchi. &#xA;Accettare il limite senza arrendersi. &#xA;Fare bene il proprio dovere anche quando nessuno applaude. &#xA;Sono parole antiche, forse, ma non superate.&#xA;Oggi il rischio è un altro: credere che solo ciò che è immediatamente gratificante abbia valore. &#xA;Ma la realtà continua a smentire questa illusione. &#xA;&#xA;La vita si regge ancora su persone che si alzano presto, lavorano in silenzio, tengono in piedi famiglie, uffici, fabbriche, servizi, e spesso lo fanno senza riconoscimenti. &#xA;La loro fatica non fa notizia, ma è una delle forme più concrete di responsabilità civile.&#xA;&#xA;Questa traccia parla anche a chi non è più studente da decenni. &#xA;Ricorda che la fatica non va rimossa dal discorso pubblico, perché è dentro la vita vera. &#xA;E ricorda che il rispetto non dovrebbe andare solo al successo, ma anche alla tenacia di chi continua a esserci, giorno dopo giorno, senza scorciatoie.&#xA;&#xA;#Blog #Maturità #Lavoro #Fatica #EducazioneCivica #Us &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(226)</p>

<p><img src="https://res.cloudinary.com/dvzi7iq88/image/upload/dpr_auto,q_auto/v1/magazine/images/fatica-cronica-stress-2" alt="(F1)"></p>

<p><strong><em>Dalla fabbrica alla routine di oggi, il valore discreto dell’impegno</em></strong>.</p>

<p>Spesso ci hanno insegnato a considerare la #fatica come qualcosa da evitare.
Come se ogni forma di sforzo fosse solo un ostacolo, un rallentamento, quasi una colpa.
<strong>Eppure la fatica è stata, per molto tempo, la sostanza stessa della vita di molti.
Lo era nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri</strong>.
Lo era anche nei percorsi di studio di chi, come me, ha fatto la maturità nel 1984 e ha conosciuto presto il peso delle giornate lunghe, della disciplina, della necessità di andare avanti senza fare troppo rumore.</p>

<p>Oggi il linguaggio comune tende a premiare altro: rapidità, leggerezza, visibilità.
Si parla di risultati, di efficienza, di talento, ma si parla meno della continuità con cui si regge una vita normale.
<strong>La fatica, però, non è soltanto sforzo fisico.
È anche resistenza mentale, tenuta emotiva, capacità di sopportare la ripetizione senza perdere la dignità del proprio lavoro</strong>.
In questo senso, la fatica non è un retaggio del passato.
È una condizione ancora attuale, anche se spesso non viene riconosciuta.</p>

<p>La mia esperienza mi ha insegnato che non tutte le fatiche hanno lo stesso volto.
C’è la fatica dura, concreta, quella che spezza il fiato e si misura con il corpo.
<strong>Poi c’è una fatica più silenziosa, meno evidente, ma altrettanto pesante: quella di chi svolge ogni giorno una mansione comoda solo in apparenza, perché priva di prospettive, ripetitiva, senza sbocchi, senza avanzamento</strong>.
È una forma di logoramento diverso, meno visibile, ma non per questo minore.
In un lavoro del genere non manca solo la soddisfazione.
Manca anche la sensazione di crescere.
Si continua a fare, ma senza costruire davvero.
Si tiene il ritmo, ma non si vede un orizzonte.</p>

<p><img src="https://simonepazzano.com/wp-content/uploads/2022/01/lavorare.jpeg" alt="(F2)"></p>

<p>Questa è una fatica che consuma lentamente, perché toglie senso alla ripetizione quotidiana.
<strong>E quando il lavoro perde significato, il tempo si svuota</strong>.
#Calabresi ricorda che la fatica non va confusa con la sofferenza fine a sé stessa.
<strong>Non si tratta di glorificare l’affanno o di dire che tutto ciò che pesa è automaticamente utile.
Si tratta piuttosto di riconoscere che esiste un valore nello sforzo sostenuto con costanza, nella capacità di restare, di reggere, di non cercare sempre la scorciatoia</strong>.</p>

<p>La fatica ha un senso quando conduce a qualcosa: una competenza, una responsabilità, una forma di maturità.
Per chi ha vissuto stagioni di lavoro duro (e sono milioni), questa riflessione non ha nulla di astratto.
Non serve idealizzare il passato per capire che molte conquiste personali e collettive sono nate da gesti semplici e ripetuti.</p>

<p>Andare avanti, anche quando si è stanchi.
Accettare il limite senza arrendersi.
Fare bene il proprio dovere anche quando nessuno applaude.
<strong>Sono parole antiche, forse, ma non superate</strong>.
Oggi il rischio è un altro: credere che solo ciò che è immediatamente gratificante abbia valore.
Ma la realtà continua a smentire questa illusione.</p>

<p><strong>La vita si regge ancora su persone che si alzano presto, lavorano in silenzio, tengono in piedi famiglie, uffici, fabbriche, servizi, e spesso lo fanno senza riconoscimenti.
La loro fatica non fa notizia, ma è una delle forme più concrete di responsabilità civile</strong>.</p>

<p>Questa traccia parla anche a chi non è più studente da decenni.
Ricorda che la fatica non va rimossa dal discorso pubblico, perché è dentro la vita vera.
<strong>E ricorda che il rispetto non dovrebbe andare solo al successo, ma anche alla tenacia di chi continua a esserci, giorno dopo giorno, senza scorciatoie.</strong></p>

<p>#Blog #Maturità #Lavoro #Fatica #EducazioneCivica #Us</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/xre25y8s97</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 12:34:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>PlusBrothers il mondo positivo: pausa di riflessione</title>
      <link>https://noblogo.org/il-mondo-reale/plusbrothers-il-mondo-positivo-pausa-di-riflessione</link>
      <description>&lt;![CDATA[SPOILER: pausa di riflessione finita. Siamo Elena e Alessandro, in arte Elettrona e Gifter; ormai da tempo immemore non abbiamo più pubblicato nuove storie sul Mondo Positivo e il virus HIV senziente, per cui il progetto PlusBrothers sembra essersi arrotolato su sé stesso. Non è così, e dobbiamo una spiegazione a chiunque ci abbia già seguito o solo sentito nominare.&#xA;!--more--&#xA;Buchi di trama&#xA;Fra il 2019 e 2020 quando abbiamo iniziato a scrivere, ci siamo lasciati prendere dall&#39;entusiasmo ispirandoci a qualsiasi fonte: social, articoli di attualità, notizie satiriche, meme. Tutto faceva brodo come ispirazione alle vicissitudini di questo mondo sierocapovolto e sierocoinvolto in cui umani e virus HIV convivono come alleati. In mezzo ci si era pure messa l&#39;emergenza COVID19 che abbiamo esorcizzato scrivendo, in una sorta di sfida letteraria &#34;virus contro virus&#34;.&#xA;Tutto ciò ha creato degli immensi buchi di trama con personaggi che apparivano e sparivano senza motivo, dentro storie nate e morte in fretta prive di reale sviluppo. &#xA;D&#39;altronde scriviamo col culo perciò I BUCHI sono il minimo sindacabile anche se i conti non tornano, perché siamo in due e avendo un culo ciascuno, nei racconti che produciamo i buchi dovrebbero essere al massimo due.&#xA;Riflessione necessaria&#xA;Il 2024 nella politica e nell&#39;informatica è stato un anno parecchio movimentato e pieno di discussioni fra noi. Dall&#39;idea (per ora impraticabile) di sostituire WordPress alle riflessioni sulla politica di cui ora non parliamo, ci siamo trovati davanti un problema a cui prima non facevamo caso: lo scontento del pubblico verso l&#39;intrattenimento di massa.&#xA;Accoglienza, Inclusione, Diversità, Supercazzole&#xA;Potremmo anche scegliere &#34;Appartenenza&#34; o &#34;Accessibilità&#34; a seconda del gruppo a cui si rivolge. LGBT+, Immigrazione, Persone con disabilità, ma la realtà è sempre quella: sia nella vita aziendale sia nei prodotti di consumo, la tendenza è prendere &#34;diversità, equità, inclusione&#34; come slogan e linee guida obbligatorie da spuntare per darsi un tono, senza poi convertire le parole in eventi concreti a vantaggio dei veri destinatari. &#xA;Tokenismo: neri, LGBT+, disabili...&#xA;Supercazzola oltre i limiti con Biancaneve nera, dopo Cleopatra e Anna Bolena sempre con la pelle scura; ma le realtà di personaggi appartenenti a gruppi sottorappresentati hanno ormai riempito le produzioni di tutti i film e serie tv, scontentando gran parte del pubblico.&#xA;Il problema non è l&#39;inclusione, ma quando il colore della pelle, la fisicità o l&#39;orientamento sessuale sono delle &#34;medaglie&#34; (token) messe lì per soddisfare le quote &#34;diversity&#34; ma senza una vera storia di fondo.&#xA;Forrest Gump (1994) è un esempio di film in cui i personaggi disabili o neri vengono inseriti all&#39;interno di una storia ma alla fine lo spettatore empatizza con Forrest, Bubba, il tenente Dan...&#xA;Poi non parliamo degli antagonisti che nei film moderni praticamente non ci sono. E delle donne che sono già perfette, leader, indipendenti, così. Perché sì. Senza crescere.&#xA;Mondo positivo vs. film mainstream&#xA;Non abbiamo la pretesa di metterci in discussione nel mercato con libri, film, serie tv a tema Mondo Positivo e HIV senziente ma anche noi ci sentiamo coinvolti. &#xA;Abbiamo creato questo ambiente narrativo opposto a quello reale dove essere positivi al virus HIV è la condizione &#34;standard&#34; per il preciso scopo di combattere lo stigma con dei racconti e senza fare prediche.&#xA;Oltre ai buchi di trama, se ci siamo fermati è per esserci resi conto di aver commesso uno degli errori attribuiti ai nuovi film di animazione: il villain non è un vero villain. Ha sempre una giustificazione traumatica e, soprattutto, i personaggi principali non sono mai stati ben sviluppati e queste non sono condizioni che correggi con un semplice editing. Le storie vanno ripensate da zero e bisogna metterci tempo.&#xA;Facciamo del nostro meglio per non inserire inclusività forzata, noi siamo una donna disabile visiva e un uomo con HIV per cui è chiaro che la nostra esperienza incide sulla scrittura. &#xA;Ma il virus HIV senziente, per definizione, non guarda le persone in faccia. Sente, pensa, capisce, ma come quello reale non ha alcuna intenzione di escludere qualcuno per religione, etnia, orientamento sessuale o abilità fisica.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>SPOILER: pausa di riflessione finita. Siamo Elena e Alessandro, in arte Elettrona e Gifter; ormai da tempo immemore non abbiamo più pubblicato nuove storie sul Mondo Positivo e il virus HIV senziente, per cui il progetto PlusBrothers sembra essersi arrotolato su sé stesso. Non è così, e dobbiamo una spiegazione a chiunque ci abbia già seguito o solo sentito nominare.
</p>

<h2 id="buchi-di-trama">Buchi di trama</h2>

<p>Fra il 2019 e 2020 quando abbiamo iniziato a scrivere, ci siamo lasciati prendere dall&#39;entusiasmo ispirandoci a qualsiasi fonte: social, articoli di attualità, notizie satiriche, meme. Tutto faceva brodo come ispirazione alle vicissitudini di questo mondo sierocapovolto e sierocoinvolto in cui umani e virus HIV convivono come alleati. In mezzo ci si era pure messa l&#39;emergenza COVID19 che abbiamo esorcizzato scrivendo, in una sorta di sfida letteraria “virus contro virus”.
Tutto ciò ha creato degli immensi buchi di trama con personaggi che apparivano e sparivano senza motivo, dentro storie nate e morte in fretta prive di reale sviluppo.
D&#39;altronde scriviamo col culo perciò <strong>I BUCHI</strong> sono il minimo sindacabile anche se i conti non tornano, perché siamo in due e avendo un culo ciascuno, nei racconti che produciamo i buchi dovrebbero essere al massimo due.</p>

<h2 id="riflessione-necessaria">Riflessione necessaria</h2>

<p>Il 2024 nella politica e nell&#39;informatica è stato un anno parecchio movimentato e pieno di discussioni fra noi. Dall&#39;idea (per ora impraticabile) di sostituire WordPress alle riflessioni sulla politica di cui ora non parliamo, ci siamo trovati davanti un problema a cui prima non facevamo caso: lo scontento del pubblico verso l&#39;intrattenimento di massa.</p>

<h2 id="accoglienza-inclusione-diversità-supercazzole">Accoglienza, Inclusione, Diversità, Supercazzole</h2>

<p>Potremmo anche scegliere “Appartenenza” o “Accessibilità” a seconda del gruppo a cui si rivolge. LGBT+, Immigrazione, Persone con disabilità, ma la realtà è sempre quella: sia nella vita aziendale sia nei prodotti di consumo, la tendenza è prendere “diversità, equità, inclusione” come slogan e linee guida obbligatorie da spuntare per darsi un tono, senza poi convertire le parole in eventi concreti a vantaggio dei veri destinatari.</p>

<h2 id="tokenismo-neri-lgbt-disabili">Tokenismo: neri, LGBT+, disabili...</h2>

<p>Supercazzola oltre i limiti con Biancaneve nera, dopo Cleopatra e Anna Bolena sempre con la pelle scura; ma le realtà di personaggi appartenenti a gruppi sottorappresentati hanno ormai riempito le produzioni di tutti i film e serie tv, scontentando gran parte del pubblico.
Il problema non è l&#39;inclusione, ma quando il colore della pelle, la fisicità o l&#39;orientamento sessuale sono delle “medaglie” (token) messe lì per soddisfare le quote “diversity” ma senza una vera storia di fondo.
Forrest Gump (1994) è un esempio di film in cui i personaggi disabili o neri vengono inseriti all&#39;interno di una storia ma alla fine lo spettatore empatizza con Forrest, Bubba, il tenente Dan...
Poi non parliamo degli antagonisti che nei film moderni praticamente non ci sono. E delle donne che sono già perfette, leader, indipendenti, così. Perché sì. Senza crescere.</p>

<h2 id="mondo-positivo-vs-film-mainstream">Mondo positivo vs. film mainstream</h2>

<p>Non abbiamo la pretesa di metterci in discussione nel mercato con libri, film, serie tv a tema Mondo Positivo e HIV senziente ma anche noi ci sentiamo coinvolti.
Abbiamo creato questo ambiente narrativo opposto a quello reale dove essere positivi al virus HIV è la condizione “standard” per il preciso scopo di combattere lo stigma con dei racconti e senza fare prediche.
Oltre ai buchi di trama, se ci siamo fermati è per esserci resi conto di aver commesso uno degli errori attribuiti ai nuovi film di animazione: il villain non è un vero villain. Ha sempre una giustificazione traumatica e, soprattutto, i personaggi principali non sono mai stati ben sviluppati e queste non sono condizioni che correggi con un semplice editing. Le storie vanno ripensate da zero e bisogna metterci tempo.
Facciamo del nostro meglio per non inserire inclusività forzata, noi siamo una donna disabile visiva e un uomo con HIV per cui è chiaro che la nostra esperienza incide sulla scrittura.
Ma il virus HIV senziente, per definizione, non guarda le persone in faccia. Sente, pensa, capisce, ma come quello reale non ha alcuna intenzione di escludere qualcuno per religione, etnia, orientamento sessuale o abilità fisica.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il mondo reale</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/hdoqyctrj0</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:39:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Mon anatomie</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-mon-anatomie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Mon anatomie&#xA;&#xA;Mes mots résonnent sur les murs des villes où je passe ;&#xA;Pas de pièces rapportées mais le détail d&#39;une structure ;&#xA;D&#39;un pseudo de contrebande dans une impasse, &#xA;Jusqu&#39;à la lumière qui traverse toutes les ouvertures. &#xA;&#xA;Où que j&#39;aille un drapeau me suit comme un souvenir, &#xA;Je connais la trahison de l&#39;argile et la volonté de l&#39;acier. &#xA;J&#39;oscille sans cesse entre angle mort et ligne de mire, &#xA;Entre le maquis impénétrable et une clairière exposée. &#xA;&#xA;J&#39;ai essayé pourtant de rentrer dans le système ! &#xA;Mais lorsqu&#39;on me jette dehors je prends le large, &#xA;Et depuis mon exil, je me suis fait moi-même capitaine ! &#xA;Là où je suis je construis des citadelles dans la marge...&#xA;&#xA;Looping, 13 et 18 juin 2026&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Mon anatomie</p>

<p>Mes mots résonnent sur les murs des villes où je passe ;
Pas de pièces rapportées mais le détail d&#39;une structure ;
D&#39;un pseudo de contrebande dans une impasse,
Jusqu&#39;à la lumière qui traverse toutes les ouvertures.</p>

<p>Où que j&#39;aille un drapeau me suit comme un souvenir,
Je connais la trahison de l&#39;argile et la volonté de l&#39;acier.
J&#39;oscille sans cesse entre angle mort et ligne de mire,
Entre le maquis impénétrable et une clairière exposée.</p>

<p>J&#39;ai essayé pourtant de rentrer dans le système !
Mais lorsqu&#39;on me jette dehors je prends le large,
Et depuis mon exil, je me suis fait moi-même capitaine !
Là où je suis je construis des citadelles dans la marge...</p>

<p>Looping, 13 et 18 juin 2026</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/r8718ocjy6</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 04:35:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La menta.</title>
      <link>https://noblogo.org/54rv36u/a-href-postimg-cc-xcd9yyzy-target-_blankimg</link>
      <description>&lt;![CDATA[a href=&#39;https://postimg.cc/xcD9YYzY&#39; target=&#39;_blank&#39;img src=&#39;https://i.postimg.cc/BQtbTnZ8/menta.jpg&#39; border=&#39;0&#39; alt=&#39;menta&#39;/a&#xA;&#xA;La menta.&#xA;Oggi 16 giugno 2026, tanto per fare qualcosa, ho trapianto 3 piantine di menta che avevo messo a radicare nell&#39;acqua, in tre vasetti ottenuti con i rotoli della carta igienica riempiti di terriccio e poi innaffiati. Ora voglio vedere se &#34;attecchiscono&#34; poi così li metto nei buchi che opportunamente scaverò attorno all&#39;olivo. Nel frattempo ho potato altri 5 rametti, ho tolto le foglie tranne quelle apicali e li ho messo lì accanto in un vasetto di vetro (arbanella in genovese) immersi nell&#39;acqua. È un sistema che ho visto in rete e funziona, dopo una settimana circa cominciano a spuntare delle radichette che poi si allungano.&#xA;La menta è un&#39;infestante ma il terreno attorno all&#39;olivo è terraccia di riporto e voglio vedere se faccio un tappeto di menta.&#xA;Tra l&#39;altro la piantina di menta che si vede nella foto, comprata all&#39;agraria e lì trapiantata e che ha attecchito benissimo, giorni fa è stata battezzata dal cane del vicino che ci ha pisciato sopra. Credo sia stata una azione di ritorsione perché la mia cana, nel suo giardino, ci va a cagare… Vai a sapere anche i cani…&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://postimg.cc/xcD9YYzY" target="_blank" rel="nofollow noopener"><img src="https://i.postimg.cc/BQtbTnZ8/menta.jpg" alt="menta"></a></p>

<p>La menta.
Oggi 16 giugno 2026, tanto per fare qualcosa, ho trapianto 3 piantine di menta che avevo messo a radicare nell&#39;acqua, in tre vasetti ottenuti con i rotoli della carta igienica riempiti di terriccio e poi innaffiati. Ora voglio vedere se “attecchiscono” poi così li metto nei buchi che opportunamente scaverò attorno all&#39;olivo. Nel frattempo ho potato altri 5 rametti, ho tolto le foglie tranne quelle apicali e li ho messo lì accanto in un vasetto di vetro (arbanella in genovese) immersi nell&#39;acqua. È un sistema che ho visto in rete e funziona, dopo una settimana circa cominciano a spuntare delle radichette che poi si allungano.
La menta è un&#39;infestante ma il terreno attorno all&#39;olivo è terraccia di riporto e voglio vedere se faccio un tappeto di menta.
Tra l&#39;altro la piantina di menta che si vede nella foto, comprata all&#39;agraria e lì trapiantata e che ha attecchito benissimo, giorni fa è stata battezzata dal cane del vicino che ci ha pisciato sopra. Credo sia stata una azione di ritorsione perché la mia cana, nel suo giardino, ci va a cagare… Vai a sapere anche i cani…</p>
]]></content:encoded>
      <author>54rv36u</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/zxckw3npa0</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:01:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bnel-mondo-esistono-persone-piu-buone-di-altre-ma-ce-ne-sono-altre-ancora-di-y92f</link>
      <description>&lt;![CDATA[bNel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più/b&#xA;&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLfSxRzragoP-62zGinZQtYMsooVP3IVMS-iud6qL2SbmJRlkMouP8U2GssD5BUjcdrf36k0VnX8pnwVGrOYPsjBFVLSZCkXKTgV-dGWXK2Snp1vHR7EEdmGYq26kuiZV0c7qJ7IAURstXuu9bPrFnpYLJHYcQvH5zvaNH9joR6JF4yk8SSNW4Ibo/s932/DOMENICO%20ROTUNNO%20E%20PAPA.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;540&#34; data-original-width=&#34;932&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLfSxRzragoP-62zGinZQtYMsooVP3IVMS-iud6qL2SbmJRlkMouP8U2GssD5BUjcdrf36k0VnX8pnwVGrOYPsjBFVLSZCkXKTgV-dGWXK2Snp1vHR7EEdmGYq26kuiZV0c7qJ7IAURstXuu9bPrFnpYLJHYcQvH5zvaNH9joR6JF4yk8SSNW4Ibo/s600/DOMENICO%20ROTUNNO%20E%20PAPA.jpg&#34;//a/div(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all&#39;età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un&#39;ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.&#xA;&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlsFYOukOrzhRh6wo4eDYv64ZZiKLpvc2M8G3yTL15fBjoHgqoTewENaafUffLaxgzehCuXFIuZxNfpnPi2KNlkBEatDWQJ7eF9E8LNXJxwNTzCFgELGkpqT1fsNIC-qqCkdbOwaduKmuTFYJyI8fnUReorJgcXiITIqtBVIxzvrzzwYdoNcuvPG6KE/s287/P6040001.JPG&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;181&#34; data-original-width=&#34;287&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlsFYOukOrzhRh6wo4eDYv64ZZiKLpvc2M8G3yTL15fBjoHgqoTewENaafUffLaxgzehCuXFIuZxNfpnPi2KNlkBEatDWQJ7eF9E8LNXJxwNTzCFgELGkpqT1fsNIC-qqCkdbOwaduKmuTFYJyI8fnUReorJgcXiITIqtBVIxzvrzzwYdoNcuvPG6KE/s600/P6040001.JPG&#34;//a/divLa notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un &#34;amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità...  infallibile centravanti&#34;, sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.&#xA;&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhyIN5aj5AyCR2cBfV8L1olk5-V7uK5BKwOGUcomnyCNjGTbui6vxWjaRZ0Qc0OHWnHTyKwJCJ1bHLDqV7TskxdMrLMWCraia7CozQvfZ4M2mzRePvrgn8PMk0m8KmGaMTUiQSHQhwgcHRH6l-d7hIAtQ2i00OoLMWmXMnRp3lPU7iivYSofwyyRoE/s365/Screenshot%202026-06-16%2009.06.23.png&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;332&#34; data-original-width=&#34;365&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhyIN5aj5AyCR2cBfV8L1olk5-V7uK5BKwOGUcomnyCNjGTbui6vxWjaRZ0Qc0OHWnHTyKwJCJ1bHLDqV7TskxdMrLMWCraia7CozQvfZ4M2mzRePvrgn8PMk0m8KmGaMTUiQSHQhwgcHRH6l-d7hIAtQ2i00OoLMWmXMnRp3lPU7iivYSofwyyRoE/s600/Screenshot%202026-06-16%2009.06.23.png&#34;//a/divIniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli &#34;apostolini&#34; – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l&#39;attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l&#39;anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva.&#xA;&#xA;Partì per il Brasile negli anni &#39;60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l&#39;arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un&#39;impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi65gmDz-DcnpY9Gryx7MsKSB5DXyrGJcqtEVuMZJvyTACSaw1KcL0StQLPueDnURtU-TT5WIX-Er9PWmQf7Q24ND722C8tKtm8Wel9JRg-Kf0F3DCQbO6vwkth1IuY4c12to3I6lzIO1jN4s0AKy4UQbiuL5Qi6zn3kXQRNZElVwq9Gz1nYamnA2Jo/s1600/manifesto.jpeg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;400&#34; data-original-height=&#34;1107&#34; data-original-width=&#34;1600&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi65gmDz-DcnpY9Gryx7MsKSB5DXyrGJcqtEVuMZJvyTACSaw1KcL0StQLPueDnURtU-TT5WIX-Er9PWmQf7Q24ND722C8tKtm8Wel9JRg-Kf0F3DCQbO6vwkth1IuY4c12to3I6lzIO1jN4s0AKy4UQbiuL5Qi6zn3kXQRNZElVwq9Gz1nYamnA2Jo/s400/manifesto.jpeg&#34;//a/div]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più</b></p>

<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLfSxRzragoP-62zGinZQtYMsooVP3IVM_S-iud6qL2SbmJRlkMouP8U2GssD5BUjcdrf36k0VnX8pn_wVGrOYPsjBFVLSZCkXKTgV-dGWXK2Snp1vHR7EEdmGYq_26kuiZV0c7qJ7IAURstXuu9bPrFnpYLJHYcQvH5zvaNH9joR6JF4yk8SSNW4_Ibo/s932/DOMENICO%20ROTUNNO%20E%20PAPA.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLfSxRzragoP-62zGinZQtYMsooVP3IVM_S-iud6qL2SbmJRlkMouP8U2GssD5BUjcdrf36k0VnX8pn_wVGrOYPsjBFVLSZCkXKTgV-dGWXK2Snp1vHR7EEdmGYq_26kuiZV0c7qJ7IAURstXuu9bPrFnpYLJHYcQvH5zvaNH9joR6JF4yk8SSNW4_Ibo/s600/DOMENICO%20ROTUNNO%20E%20PAPA.jpg"/></a></div>(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all&#39;età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un&#39;ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.

<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlsFYOukOrzhRh6wo4eDYv64ZZiKLpvc2M8G3yTL15fBjoHgqoTewENaafUffLaxgzehCuXFIu_ZxNfpnPi2KNlkBEatDWQJ7eF9E8LNXJxwNTzCFgELGkpqT1fsNIC-q_qCkdbOwaduKmuTFYJyI8fnUReorJgcXiITIqtBVIxzvrzzwYdoNcuvPG6KE/s287/P6040001.JPG" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlsFYOukOrzhRh6wo4eDYv64ZZiKLpvc2M8G3yTL15fBjoHgqoTewENaafUffLaxgzehCuXFIu_ZxNfpnPi2KNlkBEatDWQJ7eF9E8LNXJxwNTzCFgELGkpqT1fsNIC-q_qCkdbOwaduKmuTFYJyI8fnUReorJgcXiITIqtBVIxzvrzzwYdoNcuvPG6KE/s600/P6040001.JPG"/></a></div>La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un &#34;amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità...  infallibile centravanti&#34;, sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.

<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhyIN5aj5AyCR2cBfV8L1olk5-V7uK5BKwOGUcomnyCNjGTb_ui6vxWjaRZ0Qc0OHWnHTyKwJCJ1bHLDqV7TskxdM_rLMWC_raia7CozQvfZ4M2mzRePvrgn8PMk0m8KmGaMTUiQSHQhwgcHRH6l-d7hIAtQ2i00OoLMWmXMnRp3lPU7iivY_SofwyyRoE/s365/Screenshot%202026-06-16%2009.06.23.png" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhyIN5aj5AyCR2cBfV8L1olk5-V7uK5BKwOGUcomnyCNjGTb_ui6vxWjaRZ0Qc0OHWnHTyKwJCJ1bHLDqV7TskxdM_rLMWC_raia7CozQvfZ4M2mzRePvrgn8PMk0m8KmGaMTUiQSHQhwgcHRH6l-d7hIAtQ2i00OoLMWmXMnRp3lPU7iivY_SofwyyRoE/s600/Screenshot%202026-06-16%2009.06.23.png"/></a></div>Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli &#34;apostolini&#34; – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l&#39;attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l&#39;anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva.

Partì per il Brasile negli anni &#39;60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l&#39;arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un&#39;impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi65gmDz-DcnpY9Gryx7MsKSB5DXyrGJcqtEVuMZJvyT_ACSaw1KcL0StQLPueDnURtU-TT5WIX-Er9_PWmQf7Q24ND722C8tKtm8Wel9JRg-Kf0F3DCQbO6vwkth1IuY4c12_to3I6lzIO1jN4s0AKy4UQbiuL5Qi6zn3kXQRNZElVwq9Gz1nYamnA2Jo/s1600/manifesto.jpeg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi65gmDz-DcnpY9Gryx7MsKSB5DXyrGJcqtEVuMZJvyT_ACSaw1KcL0StQLPueDnURtU-TT5WIX-Er9_PWmQf7Q24ND722C8tKtm8Wel9JRg-Kf0F3DCQbO6vwkth1IuY4c12_to3I6lzIO1jN4s0AKy4UQbiuL5Qi6zn3kXQRNZElVwq9Gz1nYamnA2Jo/s400/manifesto.jpeg"/></a></div>
]]></content:encoded>
      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0twz6ivs9t</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:13:03 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Vannacci, quando la provocazione diventa metodo politico. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/vannacci-quando-la-provocazione-diventa-metodo-politico</link>
      <description>&lt;![CDATA[(225) &#xA;&#xA;(V1)&#xA;&#xA;La dialettica di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: è una vera grammatica politica. &#xA;Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico. &#xA;È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione; non invita al confronto, ma alla presa di posizione. &#xA;&#xA;In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.&#xA;Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario: parla a un “noi” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali. &#xA;Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale. &#xA;&#xA;La realtà viene ridotta a una successione di contrasti: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori. &#xA;È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.&#xA;Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico. &#xA;&#xA;(V2)&#xA;&#xA;Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità. &#xA;&#xA;Così, la provocazione diventa metodo e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.&#xA;È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini. &#xA;Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti. &#xA;&#xA;In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere.&#xA;Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione. &#xA;La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica. &#xA;Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea. &#xA;&#xA;Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica. &#xA;È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso.&#xA;&#xA;#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(225)</p>

<p><img src="https://jacobinitalia.it/wp-content/uploads/2026/06/vannacci_jacobin_italia.jpg" alt="(V1)"></p>

<p>La <strong>dialettica</strong> di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: <strong>è una vera grammatica politica</strong>.
Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico.
<strong>È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione</strong>; non invita al confronto, ma alla presa di posizione.</p>

<p>In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.
<strong>Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario</strong>: parla a un “<strong>noi</strong>” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali.
<strong>Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica</strong>, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale.</p>

<p><strong>La realtà viene ridotta a una successione di contrasti</strong>: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori.
È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.
<strong>Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea</strong>, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico.</p>

<p><img src="https://www.genovatoday.it/~media/horizontal-hi/25006888501085/lapresse_roberto-vannacci-generale.jpg" alt="(V2)"></p>

<p><strong>Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità</strong>.</p>

<p><strong>Così, la provocazione diventa metodo</strong> e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.
<strong>È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini</strong>.
Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti.</p>

<p><strong>In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere</strong>.
Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione.
La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica.
Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea.</p>

<p><strong>Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica.
È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso</strong>.</p>

<p>#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0u5i45g28u</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:45:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario...</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-gpxm</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario...&#xA;&#xA;🖋️Oggi scrivo, &#xA;va così, senza ma, senza vorrei, senza una connessione  sicura, routine, sole, vento, nuvole silenziose e biricchine...e poi il tempo, l&#39;orologio che fa tic toc, nemmeno in silenzio, continuamente e in me matura il desiderio di romperlo, farne pezzi, piccoli, così piccoli da essere  polvere, da affidare al vento!&#xA;Mi siedo, il vento accarezza i capelli, il sole brilla alto nel cielo azzurro e un po&#39; di bianco vestito da nuvole in cammino! Aspetto, leggo, penso, mentre il cinguettio mi rallegra, sorrido, le rondini rincorrono serene scie immaginarie..&#xA;Ma sento quel tic e poi toc e i battiti del mio cuore si fanno più veloci, mi affanno , mi alzo e mentre accarezzo il gatto, mi fermo in silenzio e aspetto, che dopo attimi di improvvisa stanchezza, la tempesta passi, lontana ed io resto serena, leggera e trasparente come un palloncino appena catturato dal vento, dopo essersi liberato, allontanato e disperso chissà dove dal tempo, dal vento in un infinito spazio senza  inizio e senza fine ..]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario...</p>

<p>🖋️Oggi scrivo,
va così, senza ma, senza vorrei, senza una connessione  sicura, routine, sole, vento, nuvole silenziose e biricchine...e poi il tempo, l&#39;orologio che fa tic toc, nemmeno in silenzio, continuamente e in me matura il desiderio di romperlo, farne pezzi, piccoli, così piccoli da essere  polvere, da affidare al vento!
Mi siedo, il vento accarezza i capelli, il sole brilla alto nel cielo azzurro e un po&#39; di bianco vestito da nuvole in cammino! Aspetto, leggo, penso, mentre il cinguettio mi rallegra, sorrido, le rondini rincorrono serene scie immaginarie..
Ma sento quel tic e poi toc e i battiti del mio cuore si fanno più veloci, mi affanno , mi alzo e mentre accarezzo il gatto, mi fermo in silenzio e aspetto, che dopo attimi di improvvisa stanchezza, la tempesta passi, lontana ed io resto serena, leggera e trasparente come un palloncino appena catturato dal vento, dopo essersi liberato, allontanato e disperso chissà dove dal tempo, dal vento in un infinito spazio senza  inizio e senza fine ..</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qsrgoign8v</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:57:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Pensando.</title>
      <link>https://noblogo.org/cristiansavioli/pensando</link>
      <description>&lt;![CDATA[Pensando.&#xA;A chi mi sta spezzando l&#39;anima&#xA;facendo a pezzi briciole del mio sè.&#xA;Riflettendo sul non fatto&#xA;sul non detto.&#xA;Sul non.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Pensando.
A chi mi sta spezzando l&#39;anima
facendo a pezzi briciole del mio sè.
Riflettendo sul non fatto
sul non detto.
Sul non.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cristian Savioli</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2rrfesvd49</guid>
      <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 09:28:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest&#39;anno nelle mie tre classi,...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/facendo-un-elenco-delle-cose-che-abbiamo-fatto-questanno-nelle-mie-tre-classi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest&#39;anno nelle mie tre classi, quelle che vanno al di là della normale lezione tradizionale, segno la messinscena di &#34;lettura drammatizzata&#34; integrale dell&#39;Antigone di Sofocle, la rilevazione del benessere degli studenti del nostro plesso con costruzione di un minisito con i risultati dell&#39;indagine, la riscrittura con linguaggi non alfabetici di una poesia di Montale, la costruzione di minigiochi digitali a bivio sulle guerre greco-gotiche, scrittura creativa di un poema dello studente, debate di discussione a squadre, slam poetry in classe, analisi del discorso di Jack Vance e di Carney sulla geopolitica contemporanea, costruzione di giochi da tavolo sulle guerre puniche, giochi a bivi multigiocatore sulla guerra partigiana, creazione di mappe logiche in realtà virtuale collaborativa con visori, performance dal vivo in classe di poeti contemporanei, laboratori di visione film pomeridiani, gioco a stazioni sulla rivoluzione russa, analisi a gruppi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, creazione di minisiti didattici (e videogame) ludico/interattivi su Foscolo, riscritture manzoniane ambientate nella valbisagno, studio di articoli di Progetto Grafico sulla letteratura digitale, laboratori di lettura dantesca per una ricostruzione fisica degli ambienti della Commedia, messinscene teatrali da Goldoni, cortometraggi sull&#39;Otello shakesperiano, gioco di comitato con la simulazione degli Stati Generali, analisi dal vivo di un libro del 1772, ricostruzione e successive partite ad un gioco dell&#39;oca sulla rivoluzione francese ideato negli anni della rivoluzione. &#xA;&#xA;Non tutto è riuscito bene, alcune cose sono rimaste, altre avrebbero avuto bisogno di maggiore preparazione, un migliore debrifing, meno stanchezza e stress. Si sono fatti, vivaddio, tanti errori, di cui poi si è discusso. Ma tutte queste attività hanno concorso a rendere quest&#39;anno scolastico meno standardizzato, più vario e hanno permesso ad alcuni studenti di emergere con competenze che altrimenti sarebbero rimaste nascoste.&#xA; &#xA;Ogni tanto quando vedo i meme passivi-aggressivi delle pagine più conservatrici e qualunquiste della rete, quelle che bollano ogni attività didattica che si allontani dalla lezione frontale come una estemporanea perdita di tempo, che guardano alla parola &#34;pedagogia&#34; come se fosse il male sceso in terra, ecco, ripenso al fatto che servono nella scuola dei professionisti che sappiano proporre ai ragazzi una dieta varia che vada a sfruttare tutti i modelli dell&#39;apprendimento possibili. Che sappiano, credo, unire l&#39;utopia alla prassi per rendere la scuola qualcosa di fallibile, certo, ma dinamico e culturalmente ricco.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest&#39;anno nelle mie tre classi, quelle che vanno al di là della normale lezione tradizionale, segno la messinscena di “lettura drammatizzata” integrale dell&#39;Antigone di Sofocle, la rilevazione del benessere degli studenti del nostro plesso con costruzione di un minisito con i risultati dell&#39;indagine, la riscrittura con linguaggi non alfabetici di una poesia di Montale, la costruzione di minigiochi digitali a bivio sulle guerre greco-gotiche, scrittura creativa di un poema dello studente, debate di discussione a squadre, slam poetry in classe, analisi del discorso di Jack Vance e di Carney sulla geopolitica contemporanea, costruzione di giochi da tavolo sulle guerre puniche, giochi a bivi multigiocatore sulla guerra partigiana, creazione di mappe logiche in realtà virtuale collaborativa con visori, performance dal vivo in classe di poeti contemporanei, laboratori di visione film pomeridiani, gioco a stazioni sulla rivoluzione russa, analisi a gruppi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, creazione di minisiti didattici (e videogame) ludico/interattivi su Foscolo, riscritture manzoniane ambientate nella valbisagno, studio di articoli di Progetto Grafico sulla letteratura digitale, laboratori di lettura dantesca per una ricostruzione fisica degli ambienti della Commedia, messinscene teatrali da Goldoni, cortometraggi sull&#39;Otello shakesperiano, gioco di comitato con la simulazione degli Stati Generali, analisi dal vivo di un libro del 1772, ricostruzione e successive partite ad un gioco dell&#39;oca sulla rivoluzione francese ideato negli anni della rivoluzione.</p>

<p>Non tutto è riuscito bene, alcune cose sono rimaste, altre avrebbero avuto bisogno di maggiore preparazione, un migliore debrifing, meno stanchezza e stress. Si sono fatti, vivaddio, tanti errori, di cui poi si è discusso. Ma tutte queste attività hanno concorso a rendere quest&#39;anno scolastico meno standardizzato, più vario e hanno permesso ad alcuni studenti di emergere con competenze che altrimenti sarebbero rimaste nascoste.</p>

<p>Ogni tanto quando vedo i meme passivi-aggressivi delle pagine più conservatrici e qualunquiste della rete, quelle che bollano ogni attività didattica che si allontani dalla lezione frontale come una estemporanea perdita di tempo, che guardano alla parola “pedagogia” come se fosse il male sceso in terra, ecco, ripenso al fatto che servono nella scuola dei professionisti che sappiano proporre ai ragazzi una dieta varia che vada a sfruttare tutti i modelli dell&#39;apprendimento possibili. Che sappiano, credo, unire l&#39;utopia alla prassi per rendere la scuola qualcosa di fallibile, certo, ma dinamico e culturalmente ricco.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6m3xsalmsx</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:11:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Idiopathic HypersomNIA: When Sleep is the Monster</title>
      <link>https://noblogo.org/clockwork/idiopathic-hypersomnia-when-sleep-is-the-monster</link>
      <description>&lt;![CDATA[The Fediverse is full of artists of any kind, and with great delight my timeline is constantly blessed by comic artists and graphic novelists. Since I’m now living in Finland and I’m trying to learn the language and artistic culture, I followed a good deal of Finnish indie artists and one that caught my attention is Hiisikolo with their neat fantasy maps. One of their comic series focuses on raising awareness on a peculiar neurological condition called idiopathic hypersomnia (that’s also the series’ title, stylized as Idiopathic HypersomNIA), which I want to talk about in this post.&#xA;&#xA;The comic’s first volume, also published as paperback with the title Prison of Sleep (episodes 1-100), tells the real-life experiences, memories and struggles of Nia, a stand-in character for the artist themself, drawn across two years (2020-2022). Each episode depicts how Nia deals (sometimes successfully, sometimes not as much) with their incurable neurological condition that makes their life a constant battle against an invisible enemy from within. This reminded me of Tiitu Takalo’s Memento Mori and her detailed dive in the multiple facets of misery that a chronic illness can cause. The disease itself, at first only visible through the artist’s rendition of themselves through Nia, then begins to take its own shape: a dark, tar-like blob that takes more and more space and chokes them out of their own words and spaces.&#xA;&#xA;IH’s art is always detailed and expressive, and even though the first episodes exaggerate the grotesque through the tight packing of lines and close-ups (think Junji Ito), there is a visible evolution towards softer and gentler traits across the series; the style becomes richer and more full of environmental details. I found the use of blur extraordinary, to visualize when things fall out of reach or sight from Nia, be it due to brain fog or looming slumber. The hot/dry colour palette (mostly bright orange and shades of muted browns) also contributes to the sense of despair and the worn-out rage of a neverending struggle. These feelings are ubiquitous, immediate and brunt, and they always hit hard despite the short format. Some panels are humorous, but in a dry, morbid and sometimes self-deprecating way. Colours are only used for the dream scenes (when Nia is asleep), and despite those being more visually pleasant, they only hide the weight of the curse.&#xA;&#xA;A good deal of episodes focus on the interactions with other people that assume how Nia’s condition affects or limits their lives, in a way that many disabled people can probably relate with. These are always brunt and ruthless: the faceless people (mockingly named “non-sleepy”, to stress the difference and distance from Nia) have no sympathy for them, and Nia often meets them with the same lack of sympathy. The interactions with several doctors also show the struggle of communicating with a healthcare system that does not care nor take their condition seriously. At the same time, there are moments of joy, such as when the dentist does not dismiss the possible impacts of IH on the upcoming dental operation, or when Nia’s partner has the appropriate reaction to Nia’s abrupt sleepiness.&#xA;&#xA;Some episodes are more shallow, like the videogame analogies that are somewhat too relatable and look more like memes from neurodivergent corners of the internet; some are more personal and tightly bound to reality, like the conflict with Ginny the Journalist who reports inaccurate news and indirectly harms Nia as well as the artist and many other hypersomniacs due to her carelessness (or callousness).&#xA;&#xA;As the series progresses, the episodes focus less on the suffering and more on the strategies that Nia employs to stay functional: writing to-do things on their arm, snapping rubberbands on their wrists, mental notes drinking a lot, and more. These episodes were among my favourites, because they provide an accurate and realistic window into the daily life of someone who is affected by such an unimaginable condition that can at first sound silly, or a narrative device. But more than that, they show the equally unimaginable resilience and personal strength it takes to carry on and not just surrender to despair or isolation.&#xA;&#xA;I am, in Hiisikolo’s words, a non-sleepy, and before reading their comic I had no idea this kind of rare neurological disability even existed. Reading Prison of Sleep has taught me a great deal about hypersomniacs and their struggles, and I recommend it to anyone who wants to spend a few hours in Nia’s dreadful dreams. Readers who are themselves dealing with similar neurological conditions will have plenty to relate with (along the artful depictions of the unspeakable), but I insist that especially non-sleepies should read this volume: you will wake up with a renewed worldview and empathy.&#xA;&#xA;The Sleep of Reason Produces Monsters, wrote Francisco Goya on the eve of the Nineteenth Century; sleep was, in his art, a metaphor for ignorance, and wakefulness was the answer. But what happens when sleep is the monster, and vigil is a struggle?&#xA;&#xA;You can read Idiopathic HypersomNIA on Tapas.io or buy the paperback version, which includes more info pages and medical facts.&#xA;&#xA;Notable episodes: 11 – 18 – 26 – 48 – 58 – 70 – 92 – 93 – 96&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>The Fediverse is full of artists of any kind, and with great delight my timeline is constantly blessed by comic artists and graphic novelists. Since I’m now living in Finland and I’m trying to learn the language and artistic culture, I followed a good deal of Finnish indie artists and one that caught my attention is <a href="https://pixelfed.social/hiisikoloART" rel="nofollow">Hiisikolo</a> with their <a href="https://mxmilo.wixsite.com/hiisikoloart/fantasy-maps" rel="nofollow">neat fantasy maps</a>. One of their comic series focuses on raising awareness on a peculiar neurological condition called idiopathic hypersomnia (that’s also the series’ title, stylized as <em>Idiopathic HypersomNIA</em>), which I want to talk about in this post.</p>

<p>The comic’s first volume, also published as paperback with the title <em>Prison of Sleep</em> (episodes 1-100), tells the real-life experiences, memories and struggles of Nia, a stand-in character for the artist themself, drawn across two years (2020-2022). Each episode depicts how Nia deals (sometimes successfully, sometimes not as much) with their incurable neurological condition that makes their life a constant battle against an invisible enemy from within. This reminded me of Tiitu Takalo’s <em>Memento Mori</em> and her detailed dive in the multiple facets of misery that a chronic illness can cause. The disease itself, at first only visible through the artist’s rendition of themselves through Nia, then begins to take its own shape: a dark, tar-like blob that takes more and more space and chokes them out of their own words and spaces.</p>

<p><em>IH</em>’s art is always detailed and expressive, and even though the first episodes exaggerate the grotesque through the tight packing of lines and close-ups (think Junji Ito), there is a visible evolution towards softer and gentler traits across the series; the style becomes richer and more full of environmental details. I found the use of blur extraordinary, to visualize when things fall out of reach or sight from Nia, be it due to brain fog or looming slumber. The hot/dry colour palette (mostly bright orange and shades of muted browns) also contributes to the sense of despair and the worn-out rage of a neverending struggle. These feelings are ubiquitous, immediate and brunt, and they always hit hard despite the short format. Some panels are humorous, but in a dry, morbid and sometimes self-deprecating way. Colours are only used for the dream scenes (when Nia is asleep), and despite those being more visually pleasant, they only hide the weight of the curse.</p>

<p>A good deal of episodes focus on the interactions with other people that assume how Nia’s condition affects or limits their lives, in a way that many disabled people can probably relate with. These are always brunt and ruthless: the faceless people (mockingly named “non-sleepy”, to stress the difference and distance from Nia) have no sympathy for them, and Nia often meets them with the same lack of sympathy. The interactions with several doctors also show the struggle of communicating with a healthcare system that does not care nor take their condition seriously. At the same time, there are moments of joy, such as when the dentist does not dismiss the possible impacts of IH on the upcoming dental operation, or when Nia’s partner has the appropriate reaction to Nia’s abrupt sleepiness.</p>

<p>Some episodes are more shallow, like the videogame analogies that are somewhat too relatable and look more like memes from neurodivergent corners of the internet; some are more personal and tightly bound to reality, like the conflict with Ginny the Journalist who reports inaccurate news and indirectly harms Nia as well as the artist and many other hypersomniacs due to her carelessness (or callousness).</p>

<p>As the series progresses, the episodes focus less on the suffering and more on the strategies that Nia employs to stay functional: writing to-do things on their arm, snapping rubberbands on their wrists, mental notes drinking a lot, and more. These episodes were among my favourites, because they provide an accurate and realistic window into the daily life of someone who is affected by such an unimaginable condition that can at first sound silly, or a narrative device. But more than that, they show the equally unimaginable resilience and personal strength it takes to carry on and not just surrender to despair or isolation.</p>

<p>I am, in Hiisikolo’s words, a non-sleepy, and before reading their comic I had no idea this kind of rare neurological disability even existed. Reading Prison of Sleep has taught me a great deal about hypersomniacs and their struggles, and I recommend it to anyone who wants to spend a few hours in Nia’s dreadful dreams. Readers who are themselves dealing with similar neurological conditions will have plenty to relate with (along the artful depictions of the unspeakable), but I insist that especially non-sleepies should read this volume: you will wake up with a renewed worldview and empathy.</p>

<p><em>The Sleep of Reason Produces Monsters</em>, wrote Francisco Goya on the eve of the Nineteenth Century; sleep was, in his art, a metaphor for ignorance, and wakefulness was the answer. But what happens when sleep <em>is</em> the monster, and vigil is a struggle?</p>

<p>You can <a href="https://tapas.io/series/Idiopathic-HypersomNIA" rel="nofollow">read <em>Idiopathic HypersomNIA</em> on Tapas.io</a> or buy the <a href="https://www.amazon.com/Idiopathic-HypersomNIA-Prison-Sleep-NIA/dp/9528818390" rel="nofollow">paperback version</a>, which includes more info pages and medical facts.</p>

<p><strong>Notable episodes:</strong> 11 – 18 – 26 – 48 – 58 – 70 – 92 – 93 – 96</p>
]]></content:encoded>
      <author>Solarpunk Reflections</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gy6speqhw9</guid>
      <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:33:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Omicidio a Torre Velasca</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/omicidio-a-torre-velasca</link>
      <description>&lt;![CDATA[Omicidio a Torre Velasca&#xA;&#xA;Il riverbero dei fari della mia Giulietta tagliava la pioggia torbida di viale Abruzzi, trasformando l’asfalto in una striscia di petrolio specchiante. Erano le tre e mezza di una notte milanese, il genere di notte in cui chi è onesto dorme e chi scende in strada ha qualcosa da nascondere o da prendere. Mi chiamo Massimo Pagani e faccio l’investigatore privato, il che significa che la Milano dei salotti e dei grattacieli mi paga per raccogliere i cocci dei propri vizi prima che ci cammini sopra la scientifica.&#xA;Quella volta, però, la telefonata anonima ricevuta sul fisso del mio studio in corso Buenos Aires mi aveva trascinato fin sul tetto della Torre Velasca, tra quelle enormi costolature di cemento armato che sfidano il cielo buio della città. Lì, immobile sul massetto bagnato dal temporale, c’era il corpo di una ragazza. Indossava un abito da sera di seta scura strappato all&#39;altezza della spalla, i capelli neri incollati alla fronte dal fango e dal vento, e sul collo mostrava una ferita netta, un taglio chirurgico sulla carotide che non aveva lasciato scampo. Eppure, intorno a lei non c&#39;era una sola goccia di sangue: era stata uccisa altrove, svuotata, e poi trasportata fin lassù come un sacco di stracci da dimenticare. Infilata a forza tra le sue dita gelide e contratte dal rigor mortis, c’era una tessera magnetica di plastica dorata con un unico numero inciso a fuoco sulla superficie: 404. Il mio istinto, cresciuto a pane e marciapiede tra le infiltrazioni della malavita milanese, cominciò a battere i tamburi di guerra. Sapevo esattamente cosa significasse quel numero, così come sapevo che toccare quel corpo avrebbe significato infilare la testa in un cappio d&#39;acciaio.&#xA;Scesi dalla torre a piedi per evitare le telecamere dell’ascensore, scivolando nell&#39;oscurità dei sotterranei per incontrare la mia unica polizza assicurativa in questa città marcia.&#xA;«Pagani, ti ho detto di mollare l&#39;osso, quella ragazza per i registri ufficiali non esiste e non è mai nata.    Mi ringhiò dietro  l&#39;ispettore capo Brambilla, il mio contatto in questura, mentre si stringeva nel bavero del cappotto bagnato.&#xA;«Ha in mano una tessera del Club 404, Brambilla. Quello nascosto dietro piazza San Babila dove i consiglieri regionali e gli industriali della finanza sniffano sui tavoli di cristallo scambiandosi favori edilizi.    Risposi, tenendo una sigaretta spenta tra i denti per non fare luce nel buio del sotterraneo.&#xA;Il poliziotto mi fissò con gli occhi stanchi di chi ha visto troppi insabbiamenti per credere ancora nella giustizia. «Appunto per questo devi sparire. Lì dentro la legge non ha giurisdizione, ci sono interessi che coprono l’intero asse Milano-Roma. Se passi quella porta, ci rimetti la pelle e io non potrò nemmeno venirti a cercare all&#39;obitorio».&#xA;Lo piantai lì, senza rispondergli, lasciando che il fumo della sua sigaretta si disperdesse nell&#39;aria. Mezz&#39;ora dopo stavo spingendo la pesante porta blindata d&#39;acciaio del Club 404, nascosta dietro l&#39;insegna anonima di un&#39;import-export di pellame. All&#39;interno l&#39;aria era calda, satura di jazz elettronico a basso volume e del profumo costoso di cortigiane d&#39;alto bordo. Il pavimento di marmo nero rifletteva le luci soffuse dei privé. Mi diressi dritto al bancone, facendo scivolare la tessera magnetica dorata sotto il palmo del barman, un tipo tarchiato con le nocche spesse e gli occhi freddi da squalo. L&#39;uomo la guardò, cambiò colore in un istante e mi fece un cenno impercettibile verso il corridoio riservato del retro. Dietro la spessa tenda di velluto rosso, dove mi aspettavo di trovare l&#39;ennesimo tavolo da baccarat per politici annoiati, lo scenario mutò radicalmente, rivelando il vero volto della notte milanese. &#xA;La stanza era immersa in una luce cruda e l&#39;odore dolciastro del profumo era coperto da quello acre e penetrante della candeggina pura. Un uomo di spalle, con un abito sartoriale grigio fumo e i polsini della camicia arrotolati, stava strofinando freneticamente una grossa macchia scura sul divano di pelle con una spugna imbevuta di acido. Accanto alla scrivania, abbandonate in un angolo, c&#39;erano le scarpe col tacco alto e la borsetta di pelle della ragazza trovata a Torre Velasca. Il killer sentì il fruscio del velluto e si voltò di scatto, rivelando un viso geometrico e impassibile, mentre la sua mano destra impugnava già una Beretta semiautomatica dotata di un pesante cilindro silenziatore.&#xA;«Sei in anticipo sulla tabella di marcia, Pagani, la ditta di pulizie doveva arrivare alle quattro.    Disse con un sorriso che sembrava un taglio sul marmo, sollevando l&#39;arma all&#39;altezza dei miei occhi. Non ci fu spazio per i dialoghi o per le trattative da strada. Mi lanciai lateralmente sul pavimento di legno mentre il primo proiettile perforava l&#39;aria, spaccando lo specchio veneziano alle mie spalle in una pioggia di cristalli taglienti. Estrassi la Walther PPK dalla fondina ascellare prima ancora di toccare terra ed esplosi due colpi ravvicinati in rapida successione, sfruttando l&#39;addestramento militare. Il primo proiettile lo centrò in pieno alla spalla destra, frantumandogli la clavicola e facendo volare la sua arma silenziata contro la parete; il secondo colpo centrò in pieno il paralume di vetro della lampada da tavolo, piombando l&#39;intera stanza in un inferno fatto di oscurità, odore di zolfo e lamenti soffocati. &#xA;Lo raggiunsi prima che potesse recuperare la pistola con la mano sinistra, crollandogli addosso con tutto il mio peso e piantandogli il ginocchio sinistro direttamente sullo sterno per togliergli il fiato. Il sangue caldo della sua ferita cominciò a inzuppare la mia giacca, espandendosi sul pavimento. «Chi era quella ragazza e cosa le avete preso?» Ringhiai, premendo con forza la canna ancora calda della Walther contro la sua tempia bagnata di sudore freddo. L’uomo tossì, sputando sangue sul pavimento prima di parlare con un rantolo spezzato dal dolore. «È la figlia del prefetto... ricattava mezza città... aveva registri, cifre, conti cifrati in Svizzera... l&#39;ho solo fermata prima che distruggesse l&#39;accordo per i nuovi appalti di Lampugnano... i documenti sono nella borsa sotto il divano, prendili e vattene prima che sia tardi». &#xA;Non aspettai le sue scuse. Allungai il braccio libero sotto il mobile, afferrando la borsetta di tela impermeabile e sfilando due chiavette USB e un taccuino pieno di nomi altisonanti della finanza milanese, infilando tutto nella tasca interna del mio trench. In lontananza, lungo la cerchia dei Navigli e verso corso Venezia, cominciarono a ululare le prime sirene spiegate della polizia, chiamate sicuramente dal barman attraverso il pulsante d&#39;allarme sotto il bancone. Sapevo che Brambilla non sarebbe riuscito a proteggermi se mi avessero trovato lì dentro con un uomo ferito e i segreti della prefettura in tasca. Uscii di scatto dalla porta di sicurezza sul retro, sbucando nel vicolo buio di via Larga mentre la pioggia di Milano ricominciava a cadere con violenza, quasi a voler lavare via la vergogna, il sangue e i peccati dal selciato. Avevo la verità in tasca e le prove per far crollare un impero politico, ma mentre correvo verso la mia Giulietta nascosta tra le ombre, sapevo che da quella notte la mia vita valeva molto meno del prezzo di un biglietto del tram. Sparii nella nebbia che risaliva dai tombini, trasformandomi nell&#39;ennesima ombra tra le ombre di una città che non perdona chi decide di non girare la testa dall&#39;altra parte.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Omicidio a Torre Velasca</p>

<p>Il riverbero dei fari della mia Giulietta tagliava la pioggia torbida di viale Abruzzi, trasformando l’asfalto in una striscia di petrolio specchiante. Erano le tre e mezza di una notte milanese, il genere di notte in cui chi è onesto dorme e chi scende in strada ha qualcosa da nascondere o da prendere. Mi chiamo Massimo Pagani e faccio l’investigatore privato, il che significa che la Milano dei salotti e dei grattacieli mi paga per raccogliere i cocci dei propri vizi prima che ci cammini sopra la scientifica.
Quella volta, però, la telefonata anonima ricevuta sul fisso del mio studio in corso Buenos Aires mi aveva trascinato fin sul tetto della Torre Velasca, tra quelle enormi costolature di cemento armato che sfidano il cielo buio della città. Lì, immobile sul massetto bagnato dal temporale, c’era il corpo di una ragazza. Indossava un abito da sera di seta scura strappato all&#39;altezza della spalla, i capelli neri incollati alla fronte dal fango e dal vento, e sul collo mostrava una ferita netta, un taglio chirurgico sulla carotide che non aveva lasciato scampo. Eppure, intorno a lei non c&#39;era una sola goccia di sangue: era stata uccisa altrove, svuotata, e poi trasportata fin lassù come un sacco di stracci da dimenticare. Infilata a forza tra le sue dita gelide e contratte dal rigor mortis, c’era una tessera magnetica di plastica dorata con un unico numero inciso a fuoco sulla superficie: 404. Il mio istinto, cresciuto a pane e marciapiede tra le infiltrazioni della malavita milanese, cominciò a battere i tamburi di guerra. Sapevo esattamente cosa significasse quel numero, così come sapevo che toccare quel corpo avrebbe significato infilare la testa in un cappio d&#39;acciaio.
Scesi dalla torre a piedi per evitare le telecamere dell’ascensore, scivolando nell&#39;oscurità dei sotterranei per incontrare la mia unica polizza assicurativa in questa città marcia.
«Pagani, ti ho detto di mollare l&#39;osso, quella ragazza per i registri ufficiali non esiste e non è mai nata.&gt;&gt; Mi ringhiò dietro  l&#39;ispettore capo Brambilla, il mio contatto in questura, mentre si stringeva nel bavero del cappotto bagnato.
«Ha in mano una tessera del Club 404, Brambilla. Quello nascosto dietro piazza San Babila dove i consiglieri regionali e gli industriali della finanza sniffano sui tavoli di cristallo scambiandosi favori edilizi.&gt;&gt; Risposi, tenendo una sigaretta spenta tra i denti per non fare luce nel buio del sotterraneo.
Il poliziotto mi fissò con gli occhi stanchi di chi ha visto troppi insabbiamenti per credere ancora nella giustizia. «Appunto per questo devi sparire. Lì dentro la legge non ha giurisdizione, ci sono interessi che coprono l’intero asse Milano-Roma. Se passi quella porta, ci rimetti la pelle e io non potrò nemmeno venirti a cercare all&#39;obitorio».
Lo piantai lì, senza rispondergli, lasciando che il fumo della sua sigaretta si disperdesse nell&#39;aria. Mezz&#39;ora dopo stavo spingendo la pesante porta blindata d&#39;acciaio del Club 404, nascosta dietro l&#39;insegna anonima di un&#39;import-export di pellame. All&#39;interno l&#39;aria era calda, satura di jazz elettronico a basso volume e del profumo costoso di cortigiane d&#39;alto bordo. Il pavimento di marmo nero rifletteva le luci soffuse dei privé. Mi diressi dritto al bancone, facendo scivolare la tessera magnetica dorata sotto il palmo del barman, un tipo tarchiato con le nocche spesse e gli occhi freddi da squalo. L&#39;uomo la guardò, cambiò colore in un istante e mi fece un cenno impercettibile verso il corridoio riservato del retro. Dietro la spessa tenda di velluto rosso, dove mi aspettavo di trovare l&#39;ennesimo tavolo da baccarat per politici annoiati, lo scenario mutò radicalmente, rivelando il vero volto della notte milanese.
La stanza era immersa in una luce cruda e l&#39;odore dolciastro del profumo era coperto da quello acre e penetrante della candeggina pura. Un uomo di spalle, con un abito sartoriale grigio fumo e i polsini della camicia arrotolati, stava strofinando freneticamente una grossa macchia scura sul divano di pelle con una spugna imbevuta di acido. Accanto alla scrivania, abbandonate in un angolo, c&#39;erano le scarpe col tacco alto e la borsetta di pelle della ragazza trovata a Torre Velasca. Il killer sentì il fruscio del velluto e si voltò di scatto, rivelando un viso geometrico e impassibile, mentre la sua mano destra impugnava già una Beretta semiautomatica dotata di un pesante cilindro silenziatore.
«Sei in anticipo sulla tabella di marcia, Pagani, la ditta di pulizie doveva arrivare alle quattro.&gt;&gt; Disse con un sorriso che sembrava un taglio sul marmo, sollevando l&#39;arma all&#39;altezza dei miei occhi. Non ci fu spazio per i dialoghi o per le trattative da strada. Mi lanciai lateralmente sul pavimento di legno mentre il primo proiettile perforava l&#39;aria, spaccando lo specchio veneziano alle mie spalle in una pioggia di cristalli taglienti. Estrassi la Walther PPK dalla fondina ascellare prima ancora di toccare terra ed esplosi due colpi ravvicinati in rapida successione, sfruttando l&#39;addestramento militare. Il primo proiettile lo centrò in pieno alla spalla destra, frantumandogli la clavicola e facendo volare la sua arma silenziata contro la parete; il secondo colpo centrò in pieno il paralume di vetro della lampada da tavolo, piombando l&#39;intera stanza in un inferno fatto di oscurità, odore di zolfo e lamenti soffocati.
Lo raggiunsi prima che potesse recuperare la pistola con la mano sinistra, crollandogli addosso con tutto il mio peso e piantandogli il ginocchio sinistro direttamente sullo sterno per togliergli il fiato. Il sangue caldo della sua ferita cominciò a inzuppare la mia giacca, espandendosi sul pavimento. «Chi era quella ragazza e cosa le avete preso?» Ringhiai, premendo con forza la canna ancora calda della Walther contro la sua tempia bagnata di sudore freddo. L’uomo tossì, sputando sangue sul pavimento prima di parlare con un rantolo spezzato dal dolore. «È la figlia del prefetto... ricattava mezza città... aveva registri, cifre, conti cifrati in Svizzera... l&#39;ho solo fermata prima che distruggesse l&#39;accordo per i nuovi appalti di Lampugnano... i documenti sono nella borsa sotto il divano, prendili e vattene prima che sia tardi».
Non aspettai le sue scuse. Allungai il braccio libero sotto il mobile, afferrando la borsetta di tela impermeabile e sfilando due chiavette USB e un taccuino pieno di nomi altisonanti della finanza milanese, infilando tutto nella tasca interna del mio trench. In lontananza, lungo la cerchia dei Navigli e verso corso Venezia, cominciarono a ululare le prime sirene spiegate della polizia, chiamate sicuramente dal barman attraverso il pulsante d&#39;allarme sotto il bancone. Sapevo che Brambilla non sarebbe riuscito a proteggermi se mi avessero trovato lì dentro con un uomo ferito e i segreti della prefettura in tasca. Uscii di scatto dalla porta di sicurezza sul retro, sbucando nel vicolo buio di via Larga mentre la pioggia di Milano ricominciava a cadere con violenza, quasi a voler lavare via la vergogna, il sangue e i peccati dal selciato. Avevo la verità in tasca e le prove per far crollare un impero politico, ma mentre correvo verso la mia Giulietta nascosta tra le ombre, sapevo che da quella notte la mia vita valeva molto meno del prezzo di un biglietto del tram. Sparii nella nebbia che risaliva dai tombini, trasformandomi nell&#39;ennesima ombra tra le ombre di una città che non perdona chi decide di non girare la testa dall&#39;altra parte.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/btw3im3qg4</guid>
      <pubDate>Fri, 05 Jun 2026 19:20:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Mon auto nomie</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-mon-auto-nomie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Mon auto nomie&#xA;&#xA;Entre le carrossage qui me permet de mordre la courbure, &#xA;Et le moyeu, centre immobile autour duquel tout s&#39;accélère, &#xA;Je roule ou bon me semble, de toute mon envergure, &#xA;Sur l&#39;asphalte qui, en défilant derrière moi me libère. &#xA;&#xA;Cette liberté entre mes mains, je la laisse sur mon sillage. &#xA;Je connais le vrai bonheur grâce à ce fier châssis :&#xA;Mon cap est mon horizon, ma direction est mon voyage, &#xA;Le monde défile autour de moi qui reste assis ! &#xA;&#xA;Sur mon trône mobile, la rue se soulève pour moi. &#xA;Depuis le mouvement de ma main, qui transmet l&#39;énergie&#xA;Jusqu&#39;aux fourches, c&#39;est moi qui ouvre le convoi :&#xA;Mon fauteuil roulant est mon royaume, le monde son parvis !&#xA;&#xA;Looping 3 et 4 juin 2026]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Mon auto nomie</p>

<p>Entre le carrossage qui me permet de mordre la courbure,
Et le moyeu, centre immobile autour duquel tout s&#39;accélère,
Je roule ou bon me semble, de toute mon envergure,
Sur l&#39;asphalte qui, en défilant derrière moi me libère.</p>

<p>Cette liberté entre mes mains, je la laisse sur mon sillage.
Je connais le vrai bonheur grâce à ce fier châssis :
Mon cap est mon horizon, ma direction est mon voyage,
Le monde défile autour de moi qui reste assis !</p>

<p>Sur mon trône mobile, la rue se soulève pour moi.
Depuis le mouvement de ma main, qui transmet l&#39;énergie
Jusqu&#39;aux fourches, c&#39;est moi qui ouvre le convoi :
Mon fauteuil roulant est mon royaume, le monde son parvis !</p>

<p>Looping 3 et 4 juin 2026</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/h38or2scin</guid>
      <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 21:12:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sul rimorso per non  sentirsi patriottico</title>
      <link>https://noblogo.org/yattaman/sul-rimorso-per-non-sentirsi-patriottico</link>
      <description>&lt;![CDATA[#riflessioni #società #ricorrenze&#xA;&#xA;Ieri era la Festa della Repubblica, e io quasi non me ne sono accorto. Il mio amico Matteo, ex spadista olimpico e militare dell&#39;Aeronautica ha postato una foto in divisa, mentre io non ho acceso la TV, nemmeno per tenere la parata in sottofondo mentre facevo le pulizie.&#xA;E questo sinceramente mi disturba. Mi disturba non aver sentito lo spirito della ricorrenza, mi disturba non aver celebrato in nessun modo la nostra Repubblica, in tempi come questi in cui la democrazia sembra in pericolo, non solo in Italia ma in tutto il mondo.&#xA;Sarà il disgusto che provo verso questa classe dirigente, sarà il fatto che di questi tempi (sicuramente a torto) le parole patria e patriota evocano foschi ricordi fascisti, sarà che mi sono sempre sentito più europeo che italiano, ma quest&#39;anno la festa della repubblica mi è scivolata via così, in una sorta di pigra indifferenza.&#xA;E non è che ne sia fiero, intendiamoci, anzi, un po&#39; di rimorso lo sento.&#xA;Briciola&#xA;Vi lascio con una foto di Briciola, la mascotte del 4° reggimento Carabinieri a cavallo, che se ne va in pensione, beata lei... (dal sito quattrozampe.online)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#riflessioni #società #ricorrenze</p>

<p>Ieri era la Festa della Repubblica, e io quasi non me ne sono accorto. Il mio amico Matteo, ex spadista olimpico e militare dell&#39;Aeronautica ha postato una foto in divisa, mentre io non ho acceso la TV, nemmeno per tenere la parata in sottofondo mentre facevo le pulizie.
E questo sinceramente mi disturba. Mi disturba non aver sentito lo spirito della ricorrenza, mi disturba non aver celebrato in nessun modo la nostra Repubblica, in tempi come questi in cui la democrazia sembra in pericolo, non solo in Italia ma in tutto il mondo.
Sarà il disgusto che provo verso questa classe dirigente, sarà il fatto che di questi tempi (sicuramente a torto) le parole <em>patria</em> e <em>patriota</em> evocano foschi ricordi fascisti, sarà che mi sono sempre sentito più <em>europeo</em> che <em>italiano</em>, ma quest&#39;anno la festa della repubblica mi è scivolata via così, in una sorta di pigra indifferenza.
E non è che ne sia fiero, intendiamoci, anzi, un po&#39; di rimorso lo sento.
<img src="https://www.quattrozampe.online/wp-content/uploads/2019/06/briciola-cane-mascotte-dei-carabinieri-1024x684.jpg" alt="Briciola">
<em>Vi lascio con una foto di Briciola, la mascotte del 4° reggimento Carabinieri a cavallo, che se ne va in pensione, beata lei... (dal sito quattrozampe.online)</em></p>
]]></content:encoded>
      <author>Cambiare le cose</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/dzz2x9bfo8</guid>
      <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 21:31:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A Tainted Decarbonization</title>
      <link>https://noblogo.org/clockwork/a-tainted-decarbonization</link>
      <description>&lt;![CDATA[Given my interest and investment in solarpunk (both as a literary genre and as a political ideology), I’m very passionate about speculating how our future is going to look, and as decarbonization picks up pace, it’s tempting to take the win and ride the projections for 2040 and 2050.&#xA;&#xA;However, for better or for worse, we’re “living in interesting times”, in which the postwar order is being… dismantled? Undermined? Self-sabotaged? The nuance can change depending how optimistic or doomerist you feel on the day, because the key feature of these current “interesting times” is that they escape predictions: the complexity and speed of changes and chains of events is far beyond what every single one of us can manage to parse, interpret and sometimes even just keep up with. Fascist Russia invading Ukraine to restore the Soviet area of influence, 80-years-long genocides suddenly on everyone’s screens, USA blockading a blockade, that sort of thing. The Roaring 2020s, call ‘em that.&#xA;&#xA;So calibrating which events are favourable for us, what is “a win” and how will 2040 look like is by no means easy. And since we live in capitalism, I can’t help being suspicious (terribly so) of decarbonization; could it be just another ace up the capitalists’ sleeve?&#xA;&#xA;Allow me then to take a short historical detour first, and then I’ll add decarbonization to the mix. Pinky promise.&#xA;&#xA;Histories of Imperial Collapse&#xA;&#xA;The one go-to place we have to look at the future in these whirlpools of chaos is… the past. We have extensive records of multiple empires and civilizations collapsing and the comparisons are in fact compelling: from the Mongolian to the British, from Ancient Rome to the Dutch and the Shogunate. Indeed, I’ve seen many solarpunks in my circles rejoice and welcome the tragicomical spiral of self-inflicted defeats the US is collecting (I see at least one “American Century of Humiliation” gif per day), but I’d like to say a few words to keep each other grounded.&#xA;&#xA;Yes, the American Empire is crumbling. But the capitalist one isn’t.&#xA;&#xA;The US will likely not keep its position at the top of the global capital chain of command (although it’s still possible, given that the majority of international trades is still denominated in dollars). But capital, we all know by now, goes beyond single countries: despite changes in geography or nationality, the fundamental structure of how it operates remains the same. So if the most popular imagery of collapsing polity on the internet is that of the Roman Empire (as an Italian, I hate it), I’d argue that a more accurate one would be the seat of power moving eastwards: not a sudden, tragic crash but an uneven, uncomfortable and unpredictable rollercoaster of changes. We’ll still live in a capitalist world for decades (hopefully not many!), but it will be a world whose contingent rules will be shaped by different actors.&#xA;&#xA;As my fellow anarchist writer Hex suggests, capital is like the demon in the movie “Fallen”) (1998, not the Twilight copycat): it uses economically powerful countries as hosts, and when the current one becomes impoverished and socially fractured, it jumps to another, healthier one with more resources to extract or more power to wield. This happened once already: during the postwar period, the British Empire began to sunset (pun intended) and the American one took the lead. The seat of capitalist power moved from London to Washington (quite literally). The UK is still collapsing to this day, by the way! And before you ask: no, I haven’t watched Fallen myself.&#xA;&#xA;But since I’m already hearing furious historians growling at my door because of sloppy historical comparisons, let’s end the tangent and keep this focused on what I actually want to talk about: decarbonization, and is it a good thing?&#xA;&#xA;Cui Prodest?&#xA;&#xA;Let’s start from the obvious: yes, decarbonization is good, and indeed even ecologically required if we want to retain a livable planet that can support complex societies. I’m not arguing we should keep using fossils. However, from a social and political point of view, it depends who undertakes it and for what reasons.&#xA;&#xA;This has been a hot topic (pun intended) for the better part of forty years, in which activists, scientists and environmentalists have tried to make the world aware of how important it was to decarbonize our societies, how slow it was being undertaken and how fast it should’ve been ramped up in order to avoid the worst disasters imaginable. They (we?) have manifestly failed (think of how little impact the Kyoto Protocol, the Paris Agreement and every yearly COP have had on global emissions)... and yet decarbonization is finally happening at breakneck speed.&#xA;&#xA;How is that possible?&#xA;&#xA;Nowadays (unlike ten years ago) we know that decarbonization was going to happen sooner or later; we’ve know for a few years already (see Pakistan’s flash-fast solarization from below, India leapfrogging oil altogether or the slow death of coal as a fuel in high-income countries). It was just a matter of how fast, for what reasons and, inevitably, to the benefit of whom.&#xA;&#xA;I’d argue that decarbonization has picked up pace only now because scientists and activists failed. We could’ve, as a society, decarbonized on scientific grounds (the science on this is extensive and unmistakably clear) or on moral grounds (solidarity, regards for future generations, etc), and yet we once again marched to the beat of economy and capital. Decarbonization is happening the way we’re currently witnessing because it is convenient to the capitalists. Once it cleared the way from threatening, un-economic alternatives (such as not extracting more oil, or reducing total energy consumption), it started plowing through and racking up state funding and quarterly revenues. Hence the hectares covered in solar panels and tax breaks to battery companies.&#xA;&#xA;Capital has once again had the upper hand in determining which energy sources become viable and which become stranded assets.&#xA;&#xA;When capital was steered by the British Empire, it was powered by muscles (as in, horses and slaves), rivers and then coal; those were the energy sources used in productive industries. When it was steered by the US, it was oil and gas. Whoever comes next (and I’m not taking for granted that it will be China), will have to marshal solar panels and batteries (in terms of resources: silicates and rare earths) in order to channel the flow of money and power (and, to an extent, electricity to the citizen for basic appliances).&#xA;&#xA;Inconvenient Convenience&#xA;&#xA;The counterargument is that if capital could, like an RPG player at the beginning of a videogame, create its perfect host, it would make one with plentiful resources, a large population, a powerful army to impose its will on other players and, most importantly, global control of a key energy source every other player needs. As you can see, decarbonization fits none of these characteristics; it is undesirable and cumbersome, since so many of the items around us are downstream of oil: controlling oil means controlling the production AND the prices of those items. That can’t be replicated by control on renewables, so in principle capital would do away with decarbonization altogether, as it has notably attempted to for the better part of this century.&#xA;&#xA;The catch is that now it no longer can.&#xA;&#xA;Indeed, decarbonization isn’t convenient to the capitalists in absolute terms; had it been, they’d have embarked on this project a hundred years ago, or as soon it was found that carbon dioxide is greenhouse gas. It’s convenient in comparative terms, which means that it’s a B-plan for when control on oil can no longer be secured. It’s convenient because it’s the required adaption it must undertake in order to keep being the dominant economic system. In other words: from the point of view of capital, it has become impractical to avoid decarbonizing.&#xA;&#xA;The US won’t survive this adaption. It has built its own society and political relationships with other societies so deeply around fossil fuels that it would require a miracle of statecraft to disentangle itself, and their current ruling class does not appear to be suited for the challenge (this includes the Democrats). This kind of shift to different energy sources is also not a reversible process, since once a complex system finds a new equilibrium, it almost never goes back to the former one; history rarely moves backwards. Russia and the Saudis are ten times as fucked, although, unlike USA, they’ve known for a while and tried to plan around it. It’s not been working quite well for them, which shows how hard it is to redesign whole polities that depend on a single resource.&#xA;&#xA;Uneconomical Thoughts&#xA;&#xA;Whatever world is created in the next twenty years will still be shaped by capital needs, and will still leave other concerns on the side. Generational questions like elder care, ecological stewardship and how to maintain an open internet are just three examples of discussions we should have by not taking only the economic axis into account, or capital will always win. It will inevitably win because it can steer the whole economic apparatus to suit its own needs, while we cannot. What it cannot steer as easily (although it definitely tries, and sometimes succeeds) is science and public opinion.&#xA;&#xA;Worse: even if we were suddenly put in charge of designing policies instead of our capital-addled governments, I’m not sure we’d prioritize non-economic factors either (though at least they would be loaded in our favour). Indeed, part of why decarbonization is happening “from below” in some places is because solar is terribly cheaper than oil; it’s a choice that swathes of people are making not on moral or scientific grounds, but economic ones. And “from below” is in inverted commas here because that cheapness is defined by production costs, which are downstream of resource control and capital investment, so not entirely a “power to the people” scenario. Better than refineries and pipelines, though.&#xA;&#xA;Here you might point out that it’s not very solarpunk of me to admit that our agency in determining our energy choices is so tiny. You would be right: as a former activist and scientist, it does piss me off to make this concession. I don’t have any “buts”; science, morals and history are a less effective policy framing than economics in our century, and until this societal hyperfocus on profit and growth becomes outdated (I refuse to think that humans will be forever haunted by chasing wealth, given that it was not the case until two hundred years ago), we’ll be fighting global banking institutions and overly armed police forces with cardboard signs and social media posts.&#xA;&#xA;The most defeatists among us are right in that we can’t directly impact negotiations between state interests or which sector gets zero-interests loans for a decade and then bailouts, but we can start building systems in which we can make decisions that are non-economic and therefore more resistant to capital cooptation.&#xA;&#xA;Eventually, a win is a win, and a decarbonized world in which we get to have a livable planet is by all means better than a scorched, waterless one. But I can’t shake off the thought that it’s a win we did not score ourselves; it’s one scored by capital on the basis of its own sheer convenience (and a historical own goal by the US, which accelerated their own imperial collapse due to pure incompetence). In the same way, it’s convenient for capital to burn trillions on machines that consume energy like entire countries to blend the digital commons and dump their waste directly in our brains. So maybe you’ll understand why I’m not that eager to cherish that capital’s uneasy convenience got us a win, and that we might have to rely on similar dynamics when other chemical cycles are thrown off balance (say hi to nitrogen, phosphorus and chlorine! See you next century).&#xA;&#xA;Science shows us what can be done, morals what should be done and history what could’ve been done. But we’ll need more than these to prevent our futures from being steered by capital again, away from us.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Given my interest and investment in solarpunk (both as a literary genre and as a political ideology), I’m very passionate about speculating how our future is going to look, and as <a href="https://climatetrace.org/news/climate-trace-releases-february-2026-emissions-data" rel="nofollow">decarbonization picks up pace</a>, it’s tempting to take the win and ride the projections for 2040 and 2050.</p>

<p>However, for better or for worse, we’re <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/May_you_live_in_interesting_times" rel="nofollow">“living in interesting times”</a>, in which the postwar order is being… dismantled? Undermined? Self-sabotaged? The nuance can change depending how optimistic or doomerist you feel on the day, because the key feature of these current “interesting times” is that <em>they escape predictions</em>: the complexity and speed of changes and chains of events is far beyond what every single one of us can manage to parse, interpret and sometimes even just keep up with. Fascist Russia invading Ukraine to restore the Soviet area of influence, 80-years-long genocides suddenly on everyone’s screens, USA blockading a blockade, that sort of thing. <em>The Roaring 2020s</em>, call ‘em that.</p>

<p>So calibrating which events are favourable for us, what is “a win” and how will 2040 look like is by no means easy. And since we live in capitalism, I can’t help being suspicious (terribly so) of decarbonization; could it be just another ace up the capitalists’ sleeve?</p>

<p>Allow me then to take a short historical detour first, and then I’ll add decarbonization to the mix. Pinky promise.</p>

<h2 id="histories-of-imperial-collapse">Histories of Imperial Collapse</h2>

<p>The one go-to place we have to look at the future in these whirlpools of chaos is… the past. We have extensive records of multiple empires and civilizations collapsing and the comparisons are in fact compelling: from the Mongolian to the British, from Ancient Rome to the Dutch and the Shogunate. Indeed, I’ve seen many solarpunks in my circles rejoice and welcome the tragicomical spiral of self-inflicted defeats the US is collecting (I see at least one <a href="https://knowyourmeme.com/editorials/guides/why-are-people-joking-about-an-american-century-of-humiliation-the-political-catchphrase-and-meme-explained" rel="nofollow">“American Century of Humiliation”</a> gif per day), but I’d like to say a few words to keep each other grounded.</p>

<p>Yes, the American Empire is crumbling. But the capitalist one isn’t.</p>

<p>The US will likely not keep its position at the top of the global capital chain of command (although it’s still possible, given that the majority of international trades is still denominated in dollars). But capital, we all know by now, goes beyond single countries: despite changes in geography or nationality, the fundamental structure of how it operates remains the same. So if the most popular imagery of collapsing polity on the internet is that of the Roman Empire (as an Italian, I <em>hate</em> it), I’d argue that a more accurate one would be the seat of power moving eastwards: not a sudden, tragic crash but an uneven, uncomfortable and unpredictable rollercoaster of changes. We’ll still live in a capitalist world for decades (hopefully not many!), but it will be a world whose contingent rules will be shaped by different actors.</p>

<p>As my fellow anarchist writer <a href="https://sociale.network/@Hex@kolektiva.social" rel="nofollow">Hex</a> suggests, capital is like the demon in the movie <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Fallen_(1998_film)" rel="nofollow">“Fallen”</a> (1998, not the Twilight copycat): it uses economically powerful countries as hosts, and when the current one becomes impoverished and socially fractured, it jumps to another, healthier one with more resources to extract or more power to wield. This happened once already: during the postwar period, the British Empire began to sunset (pun intended) and the American one took the lead. The seat of capitalist power moved from London to Washington <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Mount_Washington_Hotel" rel="nofollow">(quite literally)</a>. The UK is still collapsing to this day, by the way! And before you ask: no, I haven’t watched Fallen myself.</p>

<p>But since I’m already hearing furious historians growling at my door because of sloppy historical comparisons, let’s end the tangent and keep this focused on what I actually want to talk about: <em>decarbonization</em>, and <em>is it a good thing?</em></p>

<h2 id="cui-prodest">Cui Prodest?</h2>

<p>Let’s start from the obvious: <em>yes</em>, decarbonization is good, and indeed even <em>ecologically required</em> if we want to retain a livable planet that can support complex societies. I’m not arguing we should keep using fossils. However, from a <em>social and political</em> point of view, it depends <em>who undertakes it</em> and <em>for what reasons</em>.</p>

<p>This has been a hot topic (pun intended) for the better part of forty years, in which activists, scientists and environmentalists have tried to make the world aware of how important it was to decarbonize our societies, how slow it was being undertaken and how fast it should’ve been ramped up in order to avoid the worst disasters imaginable. They (we?) have manifestly failed (think of how little impact the Kyoto Protocol, the Paris Agreement and <a href="https://drilled.media/news/IPIECA1" rel="nofollow">every yearly COP</a> have had on global emissions)... and yet decarbonization is finally happening at breakneck speed.</p>

<p><em>How is that possible?</em></p>

<p>Nowadays (unlike ten years ago) we know that decarbonization was going to happen sooner or later; we’ve know for a few years already (see <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Solar_power_in_Pakistan" rel="nofollow">Pakistan’s flash-fast solarization</a> from below, <a href="https://grist.org/energy/a-first-among-major-nations-india-is-industrializing-with-solar/" rel="nofollow">India leapfrogging oil altogether</a> or <a href="https://ourworldindata.org/grapher/coal-production-by-country?country=USA~DEU~OWID_EUR~OWID_HIC" rel="nofollow">the slow death of coal as a fuel in high-income countries</a>). It was just a matter of <em>how fast</em>, <em>for what reasons</em> and, inevitably, <em>to the benefit of whom</em>.</p>

<p>I’d argue that decarbonization has picked up pace only now <em>because</em> scientists and activists failed. We could’ve, as a society, decarbonized on scientific grounds (the science on this is extensive and unmistakably clear) or on moral grounds (solidarity, regards for future generations, etc), and yet we once again marched to the beat of economy and capital. Decarbonization is happening the way we’re currently witnessing because it is <em>convenient to the capitalists</em>. Once it cleared the way from threatening, un-economic alternatives (such as not extracting more oil, or reducing total energy consumption), it started plowing through and racking up state funding and quarterly revenues. Hence the hectares covered in solar panels and tax breaks to battery companies.</p>

<p>Capital has once again had the upper hand in determining <em>which energy sources become viable</em> and <em>which become <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Stranded_asset" rel="nofollow">stranded assets</a></em>.</p>

<p>When capital was steered by the British Empire, it was powered by muscles (as in, horses and slaves), rivers and then coal; those were the energy sources used in productive industries. When it was steered by the US, it was oil and gas. Whoever comes next (and I’m not taking for granted that it will be China), will have to marshal solar panels and batteries (in terms of resources: silicates and rare earths) in order to channel the flow of money and power (and, to an extent, electricity to the citizen for basic appliances).</p>

<h2 id="inconvenient-convenience">Inconvenient Convenience</h2>

<p>The counterargument is that if capital could, like an RPG player at the beginning of a videogame, create its perfect host, it would make one with plentiful resources, a large population, a powerful army to impose its will on other players and, most importantly, global control of a key energy source every other player needs. As you can see, decarbonization fits <em>none of these characteristics</em>; it is undesirable and cumbersome, since so many of the items around us are downstream of oil: controlling oil means controlling the production AND the prices of those items. That can’t be replicated by control on renewables, so in principle capital would do away with decarbonization altogether, as it has notably attempted to for the better part of this century.</p>

<p>The catch is that now it no longer can.</p>

<p>Indeed, decarbonization isn’t convenient to the capitalists <em>in absolute terms</em>; had it been, they’d have embarked on this project a hundred years ago, or <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Eunice_Newton_Foote#%22Circumstances_Affecting_the_Heat_of_the_Sun&#39;s_Rays%22" rel="nofollow">as soon it was found that carbon dioxide is greenhouse gas</a>. It’s convenient <em>in comparative terms</em>, which means that it’s a B-plan for when control on oil can no longer be secured. It’s convenient because it’s the required adaption it <em>must</em> undertake in order to keep being the dominant economic system. In other words: from the point of view of capital, <em>it has become impractical to avoid decarbonizing</em>.</p>

<p>The US won’t survive this adaption. It has built its own society and political relationships with other societies so deeply around fossil fuels that it would require a miracle of statecraft to disentangle itself, and their current ruling class does not appear to be suited for the challenge (this includes the Democrats). This kind of shift to different energy sources is also not a reversible process, since once a complex system finds a new equilibrium, it almost never goes back to the former one; history rarely moves backwards. Russia and the Saudis are ten times as fucked, although, unlike USA, they’ve known for a while and tried to plan around it. <a href="https://www.19fortyfive.com/2026/04/russias-economy-is-on-the-brink-of-collapse/" rel="nofollow">It’s not been working</a> <a href="https://phenomenalworld.org/analysis/nvidia-in-the-gulf/" rel="nofollow">quite well for them</a>, which shows how hard it is to redesign whole polities that depend on a single resource.</p>

<h2 id="uneconomical-thoughts">Uneconomical Thoughts</h2>

<p>Whatever world is created in the next twenty years will still be shaped by capital needs, and will still leave other concerns on the side. Generational questions like elder care, ecological stewardship and how to maintain an open internet are just three examples of discussions we should have by <em>not</em> taking only the economic axis into account, or <em>capital will always win</em>. It will inevitably win because it can steer the whole economic apparatus to suit its own needs, while we cannot. What it cannot steer as easily (although it definitely tries, and sometimes succeeds) is science and public opinion.</p>

<p>Worse: even if we were suddenly put in charge of designing policies instead of our capital-addled governments, I’m not sure we’d prioritize non-economic factors either (though at least they would be loaded in our favour). Indeed, part of why decarbonization is happening “from below” in some places is because solar is <em>terribly cheaper than oil</em>; it’s a choice that swathes of people are making not on moral or scientific grounds, but economic ones. And “from below” is in inverted commas here because that cheapness is defined by production costs, which are downstream of resource control and capital investment, so not entirely a “power to the people” scenario. Better than refineries and pipelines, though.</p>

<p>Here you might point out that it’s not very solarpunk of me to admit that our agency in determining our energy choices is so tiny. You would be right: as a former activist and scientist, it does piss me off to make this concession. I don’t have any “buts”; science, morals and history are a less effective policy framing than economics in our century, and until this societal hyperfocus on profit and growth becomes outdated (I refuse to think that humans will be forever haunted by chasing wealth, given that it was not the case until two hundred years ago), we’ll be fighting global banking institutions and overly armed police forces with cardboard signs and social media posts.</p>

<p>The most defeatists among us are right in that we can’t directly impact negotiations between state interests or which sector gets zero-interests loans for a decade and then bailouts, but we can start building systems in which we can make decisions that are non-economic and therefore more resistant to capital cooptation.</p>

<p>Eventually, a win is a win, and a decarbonized world in which we get to have a livable planet is by all means better than a scorched, waterless one. But I can’t shake off the thought that it’s a win <em>we did not score ourselves</em>; it’s one scored by capital on the basis of its own sheer convenience (and a historical own goal by the US, which accelerated their own imperial collapse due to pure incompetence). In the same way, it’s convenient for capital to burn trillions on machines that consume energy like entire countries to blend the digital commons and dump their waste directly in our brains. So maybe you’ll understand why I’m not that eager to cherish that capital’s uneasy convenience got us a win, and that we might have to rely on similar dynamics when other chemical cycles are thrown off balance (say hi to nitrogen, phosphorus and chlorine! See you next century).</p>

<p>Science shows us what can be done, morals what should be done and history what could’ve been done. But we’ll need more than these to prevent our futures from being steered by capital again, away from us.</p>
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      <author>Solarpunk Reflections</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/omdkzlheo0</guid>
      <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 07:44:53 +0000</pubDate>
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