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    <title>noblogo.org Reader</title>
    <link>https://noblogo.org</link>
    <description>Read the latest posts from noblogo.org.</description>
    <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:41:36 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Substack è l&#39;ennesima piattaforma proprietaria/generalista, che osservavo senza...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/substack-e-lennesima-piattaforma-proprietaria-generalista-che-osservavo-senza</link>
      <description>&lt;![CDATA[Substack è l&#39;ennesima piattaforma proprietaria/generalista, che osservavo senza decidermi ad usare, e capisco adesso che l&#39;istinto vedeva giusto: non troppo diversamente da Medium, consente di vedere solo un certo - piccolo - numero di post, poi costringe i visitatori ad aprire un account per poter visualizzare il resto. &#xA;&#xA;alle solite: tu mi dai i tuoi dati e io ti faccio sbirciare dallo spioncino. &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Substack è l&#39;ennesima piattaforma proprietaria/generalista, che osservavo senza decidermi ad usare, e capisco adesso che l&#39;istinto vedeva giusto: non troppo diversamente da Medium, consente di vedere solo un certo – piccolo – numero di post, poi costringe i visitatori ad aprire un account per poter visualizzare il resto.</p>

<p>alle solite: tu mi dai i tuoi dati e io ti faccio sbirciare dallo spioncino.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bos2xn9aca</guid>
      <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:09:58 +0000</pubDate>
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      <title>Lo sai vero che da che punto guardi il mondo tutto dipende?</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/lo-sai-vero-che-da-che-punto-guardi-il-mondo-tutto-dipende</link>
      <description>&lt;![CDATA[Lo sai vero che da che punto guardi il mondo tutto dipende? Canzoni dell&#39;adolescenza che mi danno quello stato nostalgico/vibes degli anni &#39;00 italiani della musica leggera di qualità.&#xA;&#xA;Mi sono ricordato delle canzoni commerciali di quando ero ragazzino (sono del novembre del 93.. quindi insomma, non criticatemi mentre mi leggete: nel 2006 avevo appena 12 anni ed ero un completo coglione/pirla) e di quelle che ho riascoltato pure in questi anni ossessivamente ma per momenti veramente corti/brevi della mia vita (ad eccezione della più importante che vi dico dopo).&#xA;&#xA;Eccone alcune:&#xA;&#xA;Dipende/Depende - Jarabe de Palo: &#xA;ITA: https://www.youtube.com/watch?v=cf_ITVX7qCg&#xA;SPA: https://www.youtube.com/watch?v=dgf5QlcyTFY&#xA;&#xA;Pezzo che se foste stati davanti a me qualche anno fa vi avrei spiegato ogni singolo significato di ogni singola parola, frase ed incastro in modo soggettivo e oggettivo pezzo per pezzo. Un pezzo con un significato assurdo e sottovalutatissimo anche se passa in radio da sempre praticamente. Per me non è solo un pezzo rilassante, è il senso stesso della vita.&#xA;&#xA;Fango - Jovanotti (questa versione del video è la mia preferita, la 2):&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=0a4lbYRhpQs&#xA;&#xA;Stessa cosa di Dipende di Jarabe de Palo ma in occasioni diverse, per me è ascoltata molto superficialmente dalla gente e difatti la gente che sfotteva chi ascoltava Jovanotti ai tempi per la &#34;s&#34; moscia (urca che ironia, difatti l&#39;ironia la lascio ai passeri...) ora probabilmente ascolta le sue ultime uscite con cui si è un palesemente venduto al sistema, in fango si salva ancora per me (ma capisco anche che avrò avuto 13-15 anni quando la ascoltavo e non posso essere lucido nel giudizio per i ricordi basati su un mio vissuto diverso dal vostro e del tutto personale e soggettivo).&#xA;&#xA;....e ora...&#xA;&#xA;LA PIÙ IMPORTANTE PER ME (e forse per la mia vita in generale):&#xA;&#xA;Visto che avete visto più o meno l&#39;andazzo delle canzoni qui vi propongo un pezzo che io valuto diversamente ma che è sempre sullo stile della musica leggera italiana ovvero...&#xA;&#xA;Io sono Francesco - Tricarico: &#xA;https://www.youtube.com/watch?v=DY7OQq6rvGw&#xA;&#xA;Di tricarico l&#39;anno scorso ho ascoltato tantissime volte questo album (non il remastered chiamato &#34;io sono francesco (remastered)&#34; ma proprio l&#39;omonimo, quello nuovo lo hanno un po&#39; sfoltito rispetto l&#39;originale e anche cercando online non ho trovato il motivo) e anche tutta la discografia fino alle sue ultime canzoni. Beh, che dire: E&#39; un artista che è stato criticato per motivazioni stupide e questo è un classico per un pubblico che ascoltava principalmente dalla radio o dalla tv mentre magari faceva altro (ed è proprio questo il punto: tricarico parlava di infanzia in modo personale, introspettivo e del mondo visto con occhi puri: quale lavoratore sano che va a lavoro alle 6 e 30 del mattino che lo ascolta per sbaglio gli darebbe corda?) mentre dal canto mio lo critico, lo amo/odio e sono in pace/guerra però in modo sempre profondo e con la condivisione degli stessi ideali/idee di fondo. Ci sta sempre almeno un ascolto ogni tanto del primo album (l&#39;omonimo).&#xA;&#xA;Bonus:&#xA;&#xA;La camisa negra - Juanes: &#xA;https://www.youtube.com/watch?v=kRt2sRyup6A&#xA;&#xA;Pezzo che non avrei ricordato se non per la mia amica. Me lo ha ricordato mentre io le ricordavo Dipende. Not bad per la nostalgia, ora farebbe schifo pure a me. lol&#xA;&#xA;CIAO!!!&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Lo sai vero che da che punto guardi il mondo tutto dipende? Canzoni dell&#39;adolescenza che mi danno quello stato nostalgico/vibes degli anni &#39;00 italiani della musica leggera di qualità.</p>

<p>Mi sono ricordato delle canzoni commerciali di quando ero ragazzino (sono del novembre del 93.. quindi insomma, non criticatemi mentre mi leggete: nel 2006 avevo appena 12 anni ed ero un completo coglione/pirla) e di quelle che ho riascoltato pure in questi anni ossessivamente ma per momenti veramente corti/brevi della mia vita (ad eccezione della più importante che vi dico dopo).</p>

<p>Eccone alcune:</p>

<p>Dipende/Depende – Jarabe de Palo:
ITA: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=cf_ITVX7qCg" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=cf_ITVX7qCg</a>
SPA: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dgf5QlcyTFY" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=dgf5QlcyTFY</a></p>

<p>Pezzo che se foste stati davanti a me qualche anno fa vi avrei spiegato ogni singolo significato di ogni singola parola, frase ed incastro in modo soggettivo e oggettivo pezzo per pezzo. Un pezzo con un significato assurdo e sottovalutatissimo anche se passa in radio da sempre praticamente. Per me non è solo un pezzo rilassante, è il senso stesso della vita.</p>

<p>Fango – Jovanotti (questa versione del video è la mia preferita, la 2):
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=0a4lbYRhpQs" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=0a4lbYRhpQs</a></p>

<p>Stessa cosa di Dipende di Jarabe de Palo ma in occasioni diverse, per me è ascoltata molto superficialmente dalla gente e difatti la gente che sfotteva chi ascoltava Jovanotti ai tempi per la “s” moscia (urca che ironia, difatti l&#39;ironia la lascio ai passeri...) ora probabilmente ascolta le sue ultime uscite con cui si è un palesemente venduto al sistema, in fango si salva ancora per me (ma capisco anche che avrò avuto 13-15 anni quando la ascoltavo e non posso essere lucido nel giudizio per i ricordi basati su un mio vissuto diverso dal vostro e del tutto personale e soggettivo).</p>

<p>....e ora...</p>

<p>LA PIÙ IMPORTANTE PER ME (e forse per la mia vita in generale):</p>

<p>Visto che avete visto più o meno l&#39;andazzo delle canzoni qui vi propongo un pezzo che io valuto diversamente ma che è sempre sullo stile della musica leggera italiana ovvero...</p>

<p>Io sono Francesco – Tricarico:
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=DY7OQq6rvGw" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=DY7OQq6rvGw</a></p>

<p>Di tricarico l&#39;anno scorso ho ascoltato tantissime volte questo album (non il remastered chiamato “io sono francesco (remastered)” ma proprio l&#39;omonimo, quello nuovo lo hanno un po&#39; sfoltito rispetto l&#39;originale e anche cercando online non ho trovato il motivo) e anche tutta la discografia fino alle sue ultime canzoni. Beh, che dire: E&#39; un artista che è stato criticato per motivazioni stupide e questo è un classico per un pubblico che ascoltava principalmente dalla radio o dalla tv mentre magari faceva altro (ed è proprio questo il punto: tricarico parlava di infanzia in modo personale, introspettivo e del mondo visto con occhi puri: quale lavoratore sano che va a lavoro alle 6 e 30 del mattino che lo ascolta per sbaglio gli darebbe corda?) mentre dal canto mio lo critico, lo amo/odio e sono in pace/guerra però in modo sempre profondo e con la condivisione degli stessi ideali/idee di fondo. Ci sta sempre almeno un ascolto ogni tanto del primo album (l&#39;omonimo).</p>

<p>Bonus:</p>

<p>La camisa negra – Juanes:
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=kRt2sRyup6A" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=kRt2sRyup6A</a></p>

<p>Pezzo che non avrei ricordato se non per la mia amica. Me lo ha ricordato mentre io le ricordavo Dipende. Not bad per la nostalgia, ora farebbe schifo pure a me. lol</p>

<p>CIAO!!!</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/mrqm6pgreg</guid>
      <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 10:33:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 29</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-29</link>
      <description>&lt;![CDATA[Offerte per il tempio&#xA;1Il re Davide disse a tutta l&#39;assemblea: &#34;Salomone, mio figlio, il solo che Dio ha scelto, è giovane e inesperto, mentre l&#39;impresa è grandiosa, perché l&#39;edificio non è per un uomo ma per il Signore Dio. 2Con tutta la mia forza ho fatto preparativi per il tempio del mio Dio; ho preparato oro su oro, argento su argento, bronzo su bronzo, ferro su ferro, legname su legname, ònici, brillanti, topazi, pietre di vario valore e pietre preziose e marmo bianco in quantità. 3Inoltre, per il mio amore per il tempio del mio Dio, quanto possiedo in oro e in argento lo dono per il tempio del mio Dio, oltre a quanto ho preparato per il santuario: 4tremila talenti d&#39;oro, d&#39;oro di Ofir, e settemila talenti d&#39;argento raffinato per rivestire le pareti interne, 5l&#39;oro per gli oggetti in oro, l&#39;argento per quelli in argento e per tutti i lavori eseguiti dagli artefici. E chi vuole ancora riempire oggi la sua mano per fare offerte al Signore?&#34;. 6Fecero allora offerte i capi di casato, i capi delle tribù d&#39;Israele, i comandanti di migliaia e di centinaia e i sovrintendenti agli affari del re. 7Essi diedero per l&#39;opera del tempio di Dio cinquemila talenti d&#39;oro, diecimila dàrici, diecimila talenti d&#39;argento, diciottomila talenti di bronzo e centomila talenti di ferro. 8Quanti si ritrovarono in possesso di pietre preziose le diedero nelle mani di Iechièl il Ghersonita, perché fossero depositate nel tesoro del tempio del Signore. 9Il popolo gioì per queste loro offerte, perché erano fatte al Signore con cuore sincero; anche il re Davide gioì vivamente.&#xA;&#xA;Preghiera di ringraziamento pronunciata da Davide&#xA;10Davide benedisse il Signore sotto gli occhi di tutta l&#39;assemblea. Davide disse:&#xA;&#34;Benedetto sei tu, Signore,&#xA;Dio d&#39;Israele, nostro padre,&#xA;ora e per sempre.&#xA;11Tua, Signore, è la grandezza, la potenza,&#xA;lo splendore, la gloria e la maestà:&#xA;perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo.&#xA;Tuo è il regno, Signore:&#xA;ti innalzi sovrano sopra ogni cosa.&#xA;12Da te provengono la ricchezza e la gloria,&#xA;tu domini tutto;&#xA;nella tua mano c&#39;è forza e potenza,&#xA;con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere.&#xA;13Ed ora, nostro Dio, noi ti ringraziamo&#xA;e lodiamo il tuo nome glorioso.&#xA;14E chi sono io e chi è il mio popolo, per essere in grado di offrirti tutto questo spontaneamente? Tutto proviene da te: noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l&#39;abbiamo ridato. 15Noi siamo forestieri davanti a te e ospiti come tutti i nostri padri. Come un&#39;ombra sono i nostri giorni sulla terra e non c&#39;è speranza. 16Signore, nostro Dio, quanto noi abbiamo preparato per costruire una casa al tuo santo nome proviene da te ed è tutto tuo. 17So, mio Dio, che tu provi i cuori e ti compiaci della rettitudine. Io, con cuore retto, ho offerto spontaneamente tutte queste cose. Ora io vedo con gioia che anche il tuo popolo qui presente ti porta offerte spontanee. 18Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d&#39;Israele, nostri padri, custodisci per sempre questa disposizione come intimo intento del cuore del tuo popolo. Dirigi i loro cuori verso di te. 19A Salomone, mio figlio, concedi un cuore sincero, perché custodisca i tuoi comandi, le tue istruzioni e le tue norme, perché esegua tutto ciò e costruisca l&#39;edificio per il quale io ho fatto i preparativi&#34;.&#xA;20Davide disse a tutta l&#39;assemblea: &#34;Benedite dunque il Signore, vostro Dio!&#34;. Tutta l&#39;assemblea benedisse il Signore, Dio dei loro padri; si inginocchiarono e si prostrarono davanti al Signore e al re.&#xA;21Offrirono sacrifici al Signore e gli bruciarono olocausti il giorno dopo: mille giovenchi, mille arieti, mille agnelli con le loro libagioni, oltre a numerosi sacrifici per tutto Israele. 22Mangiarono e bevvero alla presenza del Signore in quel giorno con grande gioia. Di nuovo proclamarono re Salomone, figlio di Davide, e unsero per il Signore lui come capo e Sadoc come sacerdote.&#xA;&#xA;Salomone successore di Davide&#xA;23Salomone sedette sul trono del Signore come re al posto di Davide, suo padre; prosperò e tutto Israele gli fu sottomesso. 24Tutti i comandanti, i prodi e anche tutti i figli del re Davide si sottomisero al re Salomone. 25Il Signore rese grande Salomone agli occhi di tutto Israele e gli diede un regno così splendido, che nessun predecessore in Israele aveva mai avuto.&#xA;26Davide, figlio di Iesse, regnò su tutto Israele. 27La durata del suo regno su Israele fu di quarant&#39;anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni. 28Morì in vecchiaia, sazio di anni, di ricchezza e di gloria. Al suo posto divenne re suo figlio Salomone.&#xA;29Le gesta del re Davide, dalle prime alle ultime, sono descritte nei libri del veggente Samuele, nel libro del profeta Natan e nel libro del veggente Gad, 30con tutta la storia del suo regno, della sua potenza e di quanto in quei tempi accadde a lui, a Israele e a tutti i regni del mondo.&#xA;____________&#xA;Note&#xA;&#xA;29,29 libri del veggente Samuele… del profeta Natan… del veggente Gad: queste fonti e altre citate per i re successivi non sono giunte a noi.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-9. La pericope contiene la lista dei contributi da parte di Davide, dei capi del popolo e dei semplici fedeli, destinati alla costruzione del tempio.&#xA;&#xA;1-5. Il re si rivolge nuovamente a tutta l&#39;assemblea, non per invitare al riconoscimento del nuovo sovrano, cosa che avviene soltanto all&#39;ultimo giorno, v. 22, ma per chiedere contributi volontari per la costruzione del tempio, sull&#39;esempio di Mosè, Es 25,1-7.&#xA;&#xA;6-9. Davide stesso offre l&#39;esempio, con generosità straordinaria, emulato dai capitribù, dai comandanti dell&#39;esercito e dai sovrintendenti dell&#39;amministrazione regia, oltre che dal popolo stesso (cfr. Es 35,23s.). La menzione dei «darici» (monete persiane in oro recanti l&#39;effigie del re Dario) è una delle prove della composizione di 1-2Cr dopo Dario, ossia dopo il 400 a.C. &#xA;&#xA;10-20. È una benedizione e azione di grazie nello stile delle liturgie giudaiche. La preghiera è animata da profonda religiosità. L&#39;idea dominante è quella espressa nel Nuovo Testamento da Paolo in 1Cor 4,7: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l&#39;hai ricevuto, perché te ne vanti come non l&#39;avessi ricevuto?». Ponendo sulla bocca di Davide, al culmine della sua grandezza, questa preghiera, il Cronista intende dire: non gli uomini devono essere esaltati, si trattasse pure di Davide, bensì JHWH, il Dio onnipotente (si noti la ricchezza straordinaria di vocaboli per indicarne la grandezza), dal quale tutto proviene.&#xA;&#xA;21-30. Il brano comprende il racconto dell&#39;ascesa al trono di Salomone e la conclusione del regno di Davide, con la tesi che il secondo dipende in tutto e per tutto dal primo e che, se Salomone fu grande, Davide resta tuttavia il modello incomparabile del re d&#39;Israele.&#xA;&#xA;21-25. Avvento di Salomone. Come nella tradizione sacerdotale del Levitico, il Cronista estende il rito dell&#39;unzione al sacerdote, un&#39;usanza che è solo del postesilio, quando il sacerdozio concentra in sé il potere civile.&#xA;&#xA;26-30. Morte di Davide e sguardo retrospettivo sul suo regno, cfr. 1Re 2,11-12. Le fonti citate, v. 29, si riferiscono probabilmente a una stessa opera, i libri di Samuele e dei Re, indicati come &#34;libri profetici&#34; (la Bibbia ebraica annovera i libri storici tra i &#34;Profeti anteriori&#34;). Davide è presentato ancora una volta come il re ideale. Il ritratto che ne fa il Cronista trova la sua sintesi in questi versetti conclusivi. È chiaro che siamo di fronte a una interpretazione teologica, piuttosto che a una riproposizione storica. Nella sua volontà di idealizzazione di Davide, il Cronista ha omesso sistematicamente tutto ciò che poteva in qualche modo diminuirne la grandezza e lo splendore. Ha sottolineato l&#39;attività e la pietà liturgica del grande monarca, lasciando in ombra però le sue iniziative politiche e militari, che storicamente sono ben più importanti.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Offerte per il tempio</em></strong>
<strong>1</strong>Il re Davide disse a tutta l&#39;assemblea: “Salomone, mio figlio, il solo che Dio ha scelto, è giovane e inesperto, mentre l&#39;impresa è grandiosa, perché l&#39;edificio non è per un uomo ma per il Signore Dio. <strong>2</strong>Con tutta la mia forza ho fatto preparativi per il tempio del mio Dio; ho preparato oro su oro, argento su argento, bronzo su bronzo, ferro su ferro, legname su legname, ònici, brillanti, topazi, pietre di vario valore e pietre preziose e marmo bianco in quantità. <strong>3</strong>Inoltre, per il mio amore per il tempio del mio Dio, quanto possiedo in oro e in argento lo dono per il tempio del mio Dio, oltre a quanto ho preparato per il santuario: <strong>4</strong>tremila talenti d&#39;oro, d&#39;oro di Ofir, e settemila talenti d&#39;argento raffinato per rivestire le pareti interne, <strong>5</strong>l&#39;oro per gli oggetti in oro, l&#39;argento per quelli in argento e per tutti i lavori eseguiti dagli artefici. E chi vuole ancora riempire oggi la sua mano per fare offerte al Signore?“. <strong>6</strong>Fecero allora offerte i capi di casato, i capi delle tribù d&#39;Israele, i comandanti di migliaia e di centinaia e i sovrintendenti agli affari del re. <strong>7</strong>Essi diedero per l&#39;opera del tempio di Dio cinquemila talenti d&#39;oro, diecimila dàrici, diecimila talenti d&#39;argento, diciottomila talenti di bronzo e centomila talenti di ferro. <strong>8</strong>Quanti si ritrovarono in possesso di pietre preziose le diedero nelle mani di Iechièl il Ghersonita, perché fossero depositate nel tesoro del tempio del Signore. <strong>9</strong>Il popolo gioì per queste loro offerte, perché erano fatte al Signore con cuore sincero; anche il re Davide gioì vivamente.</p>

<p><strong><em>Preghiera di ringraziamento pronunciata da Davide</em></strong>
<strong>10</strong>Davide benedisse il Signore sotto gli occhi di tutta l&#39;assemblea. Davide disse:
“Benedetto sei tu, Signore,
Dio d&#39;Israele, nostro padre,
ora e per sempre.
<strong>11</strong>Tua, Signore, è la grandezza, la potenza,
lo splendore, la gloria e la maestà:
perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo.
Tuo è il regno, Signore:
ti innalzi sovrano sopra ogni cosa.
<strong>12</strong>Da te provengono la ricchezza e la gloria,
tu domini tutto;
nella tua mano c&#39;è forza e potenza,
con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere.
<strong>13</strong>Ed ora, nostro Dio, noi ti ringraziamo
e lodiamo il tuo nome glorioso.
<strong>14</strong>E chi sono io e chi è il mio popolo, per essere in grado di offrirti tutto questo spontaneamente? Tutto proviene da te: noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l&#39;abbiamo ridato. <strong>15</strong>Noi siamo forestieri davanti a te e ospiti come tutti i nostri padri. Come un&#39;ombra sono i nostri giorni sulla terra e non c&#39;è speranza. <strong>16</strong>Signore, nostro Dio, quanto noi abbiamo preparato per costruire una casa al tuo santo nome proviene da te ed è tutto tuo. <strong>17</strong>So, mio Dio, che tu provi i cuori e ti compiaci della rettitudine. Io, con cuore retto, ho offerto spontaneamente tutte queste cose. Ora io vedo con gioia che anche il tuo popolo qui presente ti porta offerte spontanee. <strong>18</strong>Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d&#39;Israele, nostri padri, custodisci per sempre questa disposizione come intimo intento del cuore del tuo popolo. Dirigi i loro cuori verso di te. <strong>19</strong>A Salomone, mio figlio, concedi un cuore sincero, perché custodisca i tuoi comandi, le tue istruzioni e le tue norme, perché esegua tutto ciò e costruisca l&#39;edificio per il quale io ho fatto i preparativi”.
<strong>20</strong>Davide disse a tutta l&#39;assemblea: “Benedite dunque il Signore, vostro Dio!”. Tutta l&#39;assemblea benedisse il Signore, Dio dei loro padri; si inginocchiarono e si prostrarono davanti al Signore e al re.
<strong>21</strong>Offrirono sacrifici al Signore e gli bruciarono olocausti il giorno dopo: mille giovenchi, mille arieti, mille agnelli con le loro libagioni, oltre a numerosi sacrifici per tutto Israele. <strong>22</strong>Mangiarono e bevvero alla presenza del Signore in quel giorno con grande gioia. Di nuovo proclamarono re Salomone, figlio di Davide, e unsero per il Signore lui come capo e Sadoc come sacerdote.</p>

<p><strong><em>Salomone successore di Davide</em></strong>
<strong>23</strong>Salomone sedette sul trono del Signore come re al posto di Davide, suo padre; prosperò e tutto Israele gli fu sottomesso. <strong>24</strong>Tutti i comandanti, i prodi e anche tutti i figli del re Davide si sottomisero al re Salomone. <strong>25</strong>Il Signore rese grande Salomone agli occhi di tutto Israele e gli diede un regno così splendido, che nessun predecessore in Israele aveva mai avuto.
<strong>26</strong>Davide, figlio di Iesse, regnò su tutto Israele. <strong>27</strong>La durata del suo regno su Israele fu di quarant&#39;anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni. <strong>28</strong>Morì in vecchiaia, sazio di anni, di ricchezza e di gloria. Al suo posto divenne re suo figlio Salomone.
<strong>29</strong>Le gesta del re Davide, dalle prime alle ultime, sono descritte nei libri del veggente Samuele, nel libro del profeta Natan e nel libro del veggente Gad, 30con tutta la storia del suo regno, della sua potenza e di quanto in quei tempi accadde a lui, a Israele e a tutti i regni del mondo.
_____________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>29,29</strong> libri del veggente Samuele… del profeta Natan… del veggente Gad: queste fonti e altre citate per i re successivi non sono giunte a noi.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-9</strong>. La pericope contiene la lista dei contributi da parte di Davide, dei capi del popolo e dei semplici fedeli, destinati alla costruzione del tempio.</p>

<p><strong>1-5</strong>. Il re si rivolge nuovamente a tutta l&#39;assemblea, non per invitare al riconoscimento del nuovo sovrano, cosa che avviene soltanto all&#39;ultimo giorno, v. 22, ma per chiedere contributi volontari per la costruzione del tempio, sull&#39;esempio di Mosè, Es 25,1-7.</p>

<p><strong>6-9</strong>. Davide stesso offre l&#39;esempio, con generosità straordinaria, emulato dai capitribù, dai comandanti dell&#39;esercito e dai sovrintendenti dell&#39;amministrazione regia, oltre che dal popolo stesso (cfr. Es 35,23s.). La menzione dei «darici» (monete persiane in oro recanti l&#39;effigie del re Dario) è una delle prove della composizione di 1-2Cr dopo Dario, ossia dopo il 400 a.C.</p>

<p><strong>10-20</strong>. È una benedizione e azione di grazie nello stile delle liturgie giudaiche. La preghiera è animata da profonda religiosità. L&#39;idea dominante è quella espressa nel Nuovo Testamento da Paolo in 1Cor 4,7: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l&#39;hai ricevuto, perché te ne vanti come non l&#39;avessi ricevuto?». Ponendo sulla bocca di Davide, al culmine della sua grandezza, questa preghiera, il Cronista intende dire: non gli uomini devono essere esaltati, si trattasse pure di Davide, bensì JHWH, il Dio onnipotente (si noti la ricchezza straordinaria di vocaboli per indicarne la grandezza), dal quale tutto proviene.</p>

<p><strong>21-30</strong>. Il brano comprende il racconto dell&#39;ascesa al trono di Salomone e la conclusione del regno di Davide, con la tesi che il secondo dipende in tutto e per tutto dal primo e che, se Salomone fu grande, Davide resta tuttavia il modello incomparabile del re d&#39;Israele.</p>

<p><strong>21-25</strong>. Avvento di Salomone. Come nella tradizione sacerdotale del Levitico, il Cronista estende il rito dell&#39;unzione al sacerdote, un&#39;usanza che è solo del postesilio, quando il sacerdozio concentra in sé il potere civile.</p>

<p><strong>26-30</strong>. Morte di Davide e sguardo retrospettivo sul suo regno, cfr. 1Re 2,11-12. Le fonti citate, v. 29, si riferiscono probabilmente a una stessa opera, i libri di Samuele e dei Re, indicati come “libri profetici” (la Bibbia ebraica annovera i libri storici tra i “Profeti anteriori”). Davide è presentato ancora una volta come il re ideale. Il ritratto che ne fa il Cronista trova la sua sintesi in questi versetti conclusivi. È chiaro che siamo di fronte a una interpretazione teologica, piuttosto che a una riproposizione storica. Nella sua volontà di idealizzazione di Davide, il Cronista ha omesso sistematicamente tutto ciò che poteva in qualche modo diminuirne la grandezza e lo splendore. Ha sottolineato l&#39;attività e la pietà liturgica del grande monarca, lasciando in ombra però le sue iniziative politiche e militari, che storicamente sono ben più importanti.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/q2t2590612</guid>
      <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 05:05:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Glen Hansard – Between Two Shores (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/glen-hansard-between-two-shores-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Aprire le date dei recenti tour dell’amico Eddie Vedder e condividere attivamente il palco con lui per lunghi tratti dello show è stata una vetrina che ha portato la notorietà di Glen Hansard ai massimi storici, più di quanto abbiano potuto fare in passato le esperienze di attore, di conduttore televisivo o il trionfo agli Oscar.&#xA;Il cantautore irlandese deve ora tornare a dimostrare di saper brillare di luce propria: dopo l’avventura Frames e il progetto Swell Season, “Between Two Shores” rappresenta il terzo capitolo solista (senza dimenticare l’Ep “A Season On The Line”) che conferma al mondo grandi doti vocali e di songwriting... https://artesuono.blogspot.com/2018/01/glen-hansard-between-two-shores-2018.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/i/1485070389&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/71MwmfOtQeL._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Aprire le date dei recenti tour dell’amico Eddie Vedder e condividere attivamente il palco con lui per lunghi tratti dello show è stata una vetrina che ha portato la notorietà di Glen Hansard ai massimi storici, più di quanto abbiano potuto fare in passato le esperienze di attore, di conduttore televisivo o il trionfo agli Oscar.
Il cantautore irlandese deve ora tornare a dimostrare di saper brillare di luce propria: dopo l’avventura Frames e il progetto Swell Season, “Between Two Shores” rappresenta il terzo capitolo solista (senza dimenticare l’Ep “A Season On The Line”) che conferma al mondo grandi doti vocali e di songwriting... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/01/glen-hansard-between-two-shores-2018.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/01/glen-hansard-between-two-shores-2018.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta: <a href="https://album.link/i/1485070389" rel="nofollow">https://album.link/i/1485070389</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2gjhc6wzk9</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jun 2026 19:32:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>poi alla fin fine anche tumblr, a cui tutt&#39;ora ingenuamente guardo con una...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/poi-alla-fin-fine-anche-tumblr-a-cui-tuttora-ingenuamente-guardo-con-una</link>
      <description>&lt;![CDATA[poi alla fin fine anche tumblr, a cui tutt&#39;ora ingenuamente guardo con una briciola di attenzione/affezione, è una piattaforma proprietaria, farcita di ads, oltre che imprevedibile, capricciosa. a voler usare eufemismi.&#xA;&#xA;per due volte un mio account lì è stato reso inaccessibile, senza un motivo esplicitato, così, di punto in bianco. ho su tumblr tre account (marcogiovenale, differx e gammm): ebbene, erano spariti tutti e tre. facendo riferimento tutti a me, direi che (1) l&#39;obiettivo era evidentemente il mio modo di fare, cioè il materiale (magari politico?) postato su uno dei tre, e (2) gli admin non si sono nemmeno curati di dirmi quale account era uscito da quali regole. &#xA;&#xA;demenziale e fascista. i due aggettivi spesso compaiono legati.&#xA;&#xA;poi ogni volta la situazione si è &#34;normalizzata&#34; e gli account sono tornati in rete. ma di questa cosiddetta normalità è buon progetto fare a meno:&#xA;&#xA;anche tumblr è nella lista dei delenda.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>poi alla fin fine anche tumblr, a cui tutt&#39;ora ingenuamente guardo con una briciola di attenzione/affezione, è una piattaforma proprietaria, farcita di ads, oltre che imprevedibile, capricciosa. a voler usare eufemismi.</p>

<p>per due volte <em>un</em> mio account lì è stato reso inaccessibile, senza un motivo esplicitato, così, di punto in bianco. ho su tumblr tre account (marcogiovenale, differx e gammm): ebbene, erano spariti tutti e tre. facendo riferimento tutti a me, direi che (1) l&#39;obiettivo era evidentemente il mio modo di fare, cioè il materiale (magari politico?) postato su uno dei tre, e (2) gli admin non si sono nemmeno curati di dirmi <em>quale</em> account era uscito da <em>quali</em> regole.</p>

<p>demenziale e fascista. i due aggettivi spesso compaiono legati.</p>

<p>poi ogni volta la situazione si è “normalizzata” e gli account sono tornati in rete. ma di questa cosiddetta normalità è buon progetto fare a meno:</p>

<p>anche tumblr è nella lista dei <em>delenda</em>.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/zjv5nur9ib</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jun 2026 14:51:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[57]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/57</link>
      <description>&lt;![CDATA[[57]&#xA;&#xA;nell&#39;arie moltiplicate radiomarie a Bali all&#39;acqua del rubinetto lasciano] ilvillari lì da capo a nord bestiacce finite in brace in] igieni muscolari nessuna categoria ma] percepisce la minima lo tirano] lucido in ballo ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[57]</p>

<p>nell&#39;arie moltiplicate radiomarie a Bali all&#39;acqua del rubinetto lasciano] ilvillari lì da capo a nord bestiacce finite in brace in] igieni muscolari nessuna categoria ma] percepisce la minima lo tirano] lucido in ballo</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wngkoiyuvc</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jun 2026 13:04:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>AD UNGARETTI</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/ad-ungaretti</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;AD UNGARETTI&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nel carnato della terra &#xD;&#xA;d&#39;alessandria -zolla &#xD;&#xA;palpitante nel sole&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nascita di un dio minore&#xD;&#xA;a battesimo d&#39;inchiostro&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(2012)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Grazie per aver condiviso questa poesia; ha un tono intimo e sensoriale che apre a molte letture.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del testo&#xD;&#xA;Immagini sensoriali: il verso iniziale concentra il lettore sul colore e sulla consistenza della terra, trasformando il suolo in un &#34;carnato&#34; che richiama la pelle e la vita.  &#xD;&#xA;Topografia e mito: la menzione di Alessandria e la parola &#34;zolla&#34; radicano il poema in un luogo concreto, mentre la seconda strofa sposta il registro verso il sacro o il simbolico con la &#34;nascita di un dio minore&#34;.  &#xD;&#xA;Contrasto e rito: il battesimo d&#39;inchiostro unisce il gesto religioso al gesto creativo della scrittura, suggerendo che la parola stessa consacra o genera divinità piccole, intime.  &#xD;&#xA;Economia del linguaggio: versi brevi e immagini concentrate lasciano spazio all&#39;ellissi e all&#39;eco, invitando il lettore a completare il senso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese&#xD;&#xA;In the complexion of the earth  &#xD;&#xA;of Alexandria — clod  &#xD;&#xA;palpitating in the sun&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;birth of a lesser god  &#xD;&#xA;at an ink baptism&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti stilistici&#xD;&#xA;Punteggiatura: mantenere l&#39;assenza di segni grafici rafforza l&#39;effetto di sospensione; se vuoi più chiarezza ritmica prova una virgola o un punto dopo il primo verso.  &#xD;&#xA;Parola chiave: &#34;carnato&#34; è potente e originale; potresti giocare con altri termini corporei per ampliare il tema della carne-terra.  &#xD;&#xA;Espansione tematica: se desideri sviluppare il mito, aggiungi un verso che dica qualcosa del dio minore: chi è, cosa governa, perché è minore.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione alternativa breve&#xD;&#xA;nel carnato della terra  &#xD;&#xA;d&#39;alessandria, zolla viva  &#xD;&#xA;che palpita al sole&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nascita di un dio minuto  &#xD;&#xA;battezzato dall&#39;inchiostro&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sintesi: Il testo usa versi brevi e irregolari per creare un ritmo frammentario che alterna immagini tattili e rituali; la scansione metrico‑fonica è libera ma leggibile attraverso il conteggio sillabico, le sineresi/elisioni e gli enjambement che accentuano l’effetto ermetico e liturgico.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi metrica generale&#xD;&#xA;Il componimento è verso libero: non segue uno schema metrico regolare né rime fisse, ma costruisce ritmo tramite la lunghezza variabile dei versi e la disposizione delle immagini in due strofe. Questa scelta rimanda alla pratica di brevità ed essenzialità tipica dell’ermetismo e di Ungaretti, che privilegia il verso scarno e l’epigramma poetico.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Conteggio sillabico e ritmo&#xD;&#xA;Strofa 1:  &#xD;&#xA;  nel carnato della terra → 8 sillabe  &#xD;&#xA;  d&#39;alessandria -zolla → 7 sillabe (lettura con elisione di d&#39;)  &#xD;&#xA;  palpitante nel sole → 7 sillabe  &#xD;&#xA;Strofa 2:  &#xD;&#xA;  nascita di un dio minore → 10 sillabe  &#xD;&#xA;  a battesimo d&#39;inchiostro → 9 sillabe  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La scansione mostra una progressione da versi più corti a versi più lunghi nella seconda strofa, che apre uno spazio ritmico più ampio per il concetto di “nascita” e per il rito del “battesimo”. La variazione sillabica è funzionale: i versi brevi concentrano l’immagine, quelli più lunghi la spiegano o la consacrano.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Enjambement, elisioni e sineresi&#xD;&#xA;Enjambement: i versi non sempre chiudono la frase; l’andamento spezzato (es. la cesura tra d&#39;alessandria -zolla e palpitante nel sole) crea sospensione e mette in rilievo singole parole‑immagine.  &#xD;&#xA;Elisioni e sineresi: la presenza di apostrofi (d&#39;alessandria, d&#39;inchiostro) e possibili sineresi (es. palpitante letto come quattro o tre sillabe a seconda della scansione) influisce sul conteggio e sul ritmo, rendendo la lettura flessibile e musicale.  &#xD;&#xA;Assenza di cesure forti interne: non si avverte una cesura metrica netta all’interno dei versi; la pausa è più spesso visiva (line break) che ritmica interna.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Accento, tono e funzione metrica&#xD;&#xA;Gli accenti naturali delle parole (es. carnàto, palpitànte, nàscita) determinano il battito metrico: non c’è una regolarità di accenti, ma un ritmo prosodico che segue la semantica (parole cariche di immagine ricevono più spazio). L’effetto complessivo è una scansione che somiglia a un respiro breve e concentrato, poi a un respiro più ampio nel momento del rito.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Relazione con lo stile di Ungaretti&#xD;&#xA;La scelta di versi scarni, l’uso di immagini corporee e il valore rituale della parola richiamano l’ermetismo e la lezione ungarettiana: sintesi, frammentarietà, valore sacro del linguaggio. In particolare, la compressione dell’immagine e la funzione del verso come “unità di senso” sono strategie che avvicinano il testo alla poetica di Ungaretti, pur mantenendo una libertà metrica contemporanea.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Conclusione pratica: per una lettura metrica performativa, suggerisco di marcare lievemente i versi più lunghi (strofa 2) con una pausa interna e di lasciare i versi brevi come impulsi rapidi: questo esalterà la tensione tra carne/terra e rito/lingua che attraversa il testo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>AD UNGARETTI</p>

<p>nel carnato della terra
d&#39;alessandria -zolla
palpitante nel sole</p>

<p>nascita di un dio minore
a battesimo d&#39;inchiostro</p>

<p>(2012)</p>

<p>Grazie per aver condiviso questa poesia; ha un tono intimo e sensoriale che apre a molte letture.</p>

<h3 id="analisi-del-testo">Analisi del testo</h3>

<p><strong>Immagini sensoriali</strong>: il verso iniziale concentra il lettore sul colore e sulla consistenza della terra, trasformando il suolo in un “carnato” che richiama la pelle e la vita.<br>
<strong>Topografia e mito</strong>: la menzione di Alessandria e la parola “zolla” radicano il poema in un luogo concreto, mentre la seconda strofa sposta il registro verso il sacro o il simbolico con la “nascita di un dio minore”.<br>
<strong>Contrasto e rito</strong>: il battesimo d&#39;inchiostro unisce il gesto religioso al gesto creativo della scrittura, suggerendo che la parola stessa consacra o genera divinità piccole, intime.<br>
<strong>Economia del linguaggio</strong>: versi brevi e immagini concentrate lasciano spazio all&#39;ellissi e all&#39;eco, invitando il lettore a completare il senso.</p>

<h3 id="traduzione-in-inglese">Traduzione in inglese</h3>

<p><strong>In the complexion of the earth</strong><br>
<strong>of Alexandria — clod</strong><br>
<strong>palpitating in the sun</strong></p>

<p><strong>birth of a lesser god</strong><br>
<strong>at an ink baptism</strong></p>

<h3 id="suggerimenti-stilistici">Suggerimenti stilistici</h3>
<ul><li><strong>Punteggiatura</strong>: mantenere l&#39;assenza di segni grafici rafforza l&#39;effetto di sospensione; se vuoi più chiarezza ritmica prova una virgola o un punto dopo il primo verso.<br></li>
<li><strong>Parola chiave</strong>: “carnato” è potente e originale; potresti giocare con altri termini corporei per ampliare il tema della carne-terra.<br></li>
<li><strong>Espansione tematica</strong>: se desideri sviluppare il mito, aggiungi un verso che dica qualcosa del dio minore: chi è, cosa governa, perché è minore.</li></ul>

<h3 id="versione-alternativa-breve">Versione alternativa breve</h3>

<p>nel carnato della terra<br>
d&#39;alessandria, zolla viva<br>
che palpita al sole</p>

<p>nascita di un dio minuto<br>
battezzato dall&#39;inchiostro</p>

<p><strong>Sintesi:</strong> <em>Il testo usa versi brevi e irregolari per creare un ritmo frammentario che alterna immagini tattili e rituali; la scansione metrico‑fonica è libera ma leggibile attraverso il conteggio sillabico, le sineresi/elisioni e gli enjambement che accentuano l’effetto ermetico e liturgico.</em></p>

<hr>

<h3 id="analisi-metrica-generale">Analisi metrica generale</h3>

<p>Il componimento è <strong>verso libero</strong>: non segue uno schema metrico regolare né rime fisse, ma costruisce ritmo tramite la lunghezza variabile dei versi e la disposizione delle immagini in due strofe. Questa scelta rimanda alla pratica di brevità ed essenzialità tipica dell’ermetismo e di Ungaretti, che privilegia il verso scarno e l’epigramma poetico.</p>

<hr>

<h3 id="conteggio-sillabico-e-ritmo">Conteggio sillabico e ritmo</h3>
<ul><li><strong>Strofa 1:</strong><br>
<em>nel carnato della terra</em> → <strong>8 sillabe</strong><br>
<em>d&#39;alessandria -zolla</em> → <strong>7 sillabe</strong> (lettura con elisione di d&#39;)<br>
<em>palpitante nel sole</em> → <strong>7 sillabe</strong><br></li>
<li><strong>Strofa 2:</strong><br>
<em>nascita di un dio minore</em> → <strong>10 sillabe</strong><br>
<em>a battesimo d&#39;inchiostro</em> → <strong>9 sillabe</strong><br></li></ul>

<p>La scansione mostra <strong>una progressione da versi più corti a versi più lunghi</strong> nella seconda strofa, che apre uno spazio ritmico più ampio per il concetto di “nascita” e per il rito del “battesimo”. <strong>La variazione sillabica è funzionale</strong>: i versi brevi concentrano l’immagine, quelli più lunghi la spiegano o la consacrano.</p>

<hr>

<h3 id="enjambement-elisioni-e-sineresi">Enjambement, elisioni e sineresi</h3>
<ul><li><strong>Enjambement:</strong> i versi non sempre chiudono la frase; l’andamento spezzato (es. la cesura tra <em>d&#39;alessandria -zolla</em> e <em>palpitante nel sole</em>) crea sospensione e mette in rilievo singole parole‑immagine.<br></li>
<li><strong>Elisioni e sineresi:</strong> la presenza di apostrofi (<em>d&#39;alessandria</em>, <em>d&#39;inchiostro</em>) e possibili sineresi (es. <em>palpitante</em> letto come quattro o tre sillabe a seconda della scansione) influisce sul conteggio e sul ritmo, rendendo la lettura flessibile e musicale.<br></li>
<li><strong>Assenza di cesure forti interne:</strong> non si avverte una cesura metrica netta all’interno dei versi; la pausa è più spesso visiva (line break) che ritmica interna.</li></ul>

<hr>

<h3 id="accento-tono-e-funzione-metrica">Accento, tono e funzione metrica</h3>

<p><strong>Gli accenti naturali</strong> delle parole (es. <em>carnàto</em>, <em>palpitànte</em>, <em>nàscita</em>) determinano il battito metrico: non c’è una regolarità di accenti, ma un <strong>ritmo prosodico che segue la semantica</strong> (parole cariche di immagine ricevono più spazio). L’effetto complessivo è <strong>una scansione che somiglia a un respiro breve e concentrato</strong>, poi a un respiro più ampio nel momento del rito.</p>

<hr>

<h3 id="relazione-con-lo-stile-di-ungaretti">Relazione con lo stile di Ungaretti</h3>

<p>La scelta di versi scarni, l’uso di immagini corporee e il valore rituale della parola richiamano l’ermetismo e la lezione ungarettiana: <strong>sintesi, frammentarietà, valore sacro del linguaggio</strong>. In particolare, la compressione dell’immagine e la funzione del verso come “unità di senso” sono strategie che avvicinano il testo alla poetica di Ungaretti, pur mantenendo una libertà metrica contemporanea.</p>

<hr>

<p><strong>Conclusione pratica:</strong> per una lettura metrica performativa, suggerisco di marcare lievemente i versi più lunghi (strofa 2) con una pausa interna e di lasciare i versi brevi come impulsi rapidi: questo esalterà la tensione tra carne/terra e rito/lingua che attraversa il testo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/a33f03lbfo</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jun 2026 08:07:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Non tutte le cose che scrivo sono intelligenti.</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/non-tutte-le-cose-che-scrivo-sono-intelligenti</link>
      <description>&lt;![CDATA[Non tutte le cose che scrivo sono intelligenti. Molte cose che scrivo e che mi sembrano riuscite poi si fermano lì in rete. Altre rimbalzano al di là delle mie aspettative. In rete viene premiata - in genere - la comprensibilità. La cosa scritta deve tagliare via tutte le incoerenze e le irrazionalità della lingua parlante della testa, ma presentare i ragionamenti come qualcosa di lineare, semplice, progressivo. La cosa ha un suo fascino ma ovviamente anche un rischio. La scrittura si riduce a un grado minimo, vive di strutture retoriche consolidate, una spruzzata di storytelling, un&#39;autocensura alla fonte per evitare che il testo finisca nel vuoto che i social creano attorno alle parole e ai concetti bannabili o socialmente indesiderati.&#xA;&#xA;La scrittura della rete è una scrittura per dormienti. Ogni blocco testuale un ragionevole mattoncino di lego che può essere messo o tolto per la condivisione di massa, la replicazione, la condivisione. Ogni blocchetto di testo nasconde il liquame necessario per tenerlo lì in piedi nella sua struttura consolatoria, nasconde dietro ai paragrafi la carogna informe del pensiero, del dubbio e della materia irriducibile del discorso. Il segno. Più condivisoni ci sono, più le asportazioni necessarie, le amputazioni fatte quando ancora la cosa muoveva gli arti e i denti dentro la testa.&#xA;&#xA;Incidentalmente oggi leggo un articolo sull&#39;ultimo Progetto Grafico che parla di un aspetto simile, ma legato al mondo delle immagini. Parlano di una &#34;infodemia delle immagini&#34;, un continuo, costante flusso di immagini che tendono a semplificare il loro linguaggio per presentarsi come materiale da consumare mentre l&#39;utente viene anestetizzato, confuso e - nello stesso tempo - i suoi  desideri e le sue estetiche vengono indirizzate. &#xA;&#xA;Un, cito &#34;sovraccarico percettivo (che) genera un consumo passivo e superficiale dei contenuti visivi, ostacolando una comprensione critica e profonda della realtà&#34;. L&#39;immagine ha smesso di essere un contenuto che preserva per diventare un flusso di comunicazione che viene immediatamente riscritto e cancellato da altre versioni di se stesso. Migliaia di riproduzioni del reale che in realtà non riproducono ma simulano. Pensiamo di capire attraverso le immagini, ma quello che abbiamo alla fine non è una conoscenza ma un&#39;impressione della conoscenza. E tanto ci basta perché sta per arrivare un&#39;altra ondata.&#xA;&#xA;Tutto deve essere semplice e comprensibile, come la prosa. Facilmente generabile, riproducibile e standardizzato. Anche il weird diventa un semplice genere di questo flusso, una delle tante correnti. Le immagini non sono sciatte, beninteso, anzi, sono costruite per essere d&#39;impatto e esemplari ad ogni costo. La verità non è il primo principio, anche perché lo scopo delle immagini non è essere preservate e  fare da risonanza, ma invece essere condivise. Quello che è conservato muore, quello che è condiviso resta in vita.&#xA;&#xA;Anche questo porta ad una continua eccezionalità della figurazione: la riproduzione del vero lascia il posto alla raffigurazione del desiderato. L&#39;immagine vive in una continua polarizzazione sempre più estrema finché l&#39;eccezionale - estetico - diventa la routine e lo standard. Una standardizzazione di quello che è abnorme fino a farlo diventare piano. Il disordine informativo anche di questo si nutre, abituare l&#39;umano a messaggi sempre più estremi e nello stesso tempo sempre più chiari, semplici. La complessità non ha spazio nella comunicazione digitale. &#xA;&#xA;Cambio discorso. Se scrivo un post su Facebook e questo supera qualche centinaio di like o un certo numero di condivisioni, nei commenti arrivano i rompicoglioni tossici. Gente che scrive con il solo scopo di crearti danno. Non importa di cosa tu stia parlando, l&#39;intento è di creare danno. Mostrare che tutti quei like sono trappole e lui, l&#39;interlocutore tossico, non ci è cascato.  Meglio tra i commenti Facebook che nella riunione di condominio, anyway.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Non tutte le cose che scrivo sono intelligenti. Molte cose che scrivo e che mi sembrano riuscite poi si fermano lì in rete. Altre rimbalzano al di là delle mie aspettative. In rete viene premiata – in genere – la comprensibilità. La cosa scritta deve tagliare via tutte le incoerenze e le irrazionalità della lingua parlante della testa, ma presentare i ragionamenti come qualcosa di lineare, semplice, progressivo. La cosa ha un suo fascino ma ovviamente anche un rischio. La scrittura si riduce a un grado minimo, vive di strutture retoriche consolidate, una spruzzata di storytelling, un&#39;autocensura alla fonte per evitare che il testo finisca nel vuoto che i social creano attorno alle parole e ai concetti bannabili o socialmente indesiderati.</p>

<p>La scrittura della rete è una scrittura per dormienti. Ogni blocco testuale un ragionevole mattoncino di lego che può essere messo o tolto per la condivisione di massa, la replicazione, la condivisione. Ogni blocchetto di testo nasconde il liquame necessario per tenerlo lì in piedi nella sua struttura consolatoria, nasconde dietro ai paragrafi la carogna informe del pensiero, del dubbio e della materia irriducibile del discorso. Il segno. Più condivisoni ci sono, più le asportazioni necessarie, le amputazioni fatte quando ancora la cosa muoveva gli arti e i denti dentro la testa.</p>

<p>Incidentalmente oggi leggo un articolo sull&#39;ultimo Progetto Grafico che parla di un aspetto simile, ma legato al mondo delle immagini. Parlano di una “infodemia delle immagini”, un continuo, costante flusso di immagini che tendono a semplificare il loro linguaggio per presentarsi come materiale da consumare mentre l&#39;utente viene anestetizzato, confuso e – nello stesso tempo – i suoi  desideri e le sue estetiche vengono indirizzate.</p>

<p>Un, cito “sovraccarico percettivo (che) genera un consumo passivo e superficiale dei contenuti visivi, ostacolando una comprensione critica e profonda della realtà”. L&#39;immagine ha smesso di essere un contenuto che preserva per diventare un flusso di comunicazione che viene immediatamente riscritto e cancellato da altre versioni di se stesso. Migliaia di riproduzioni del reale che in realtà non riproducono ma simulano. Pensiamo di capire attraverso le immagini, ma quello che abbiamo alla fine non è una conoscenza ma un&#39;impressione della conoscenza. E tanto ci basta perché sta per arrivare un&#39;altra ondata.</p>

<p>Tutto deve essere semplice e comprensibile, come la prosa. Facilmente generabile, riproducibile e standardizzato. Anche il weird diventa un semplice genere di questo flusso, una delle tante correnti. Le immagini non sono sciatte, beninteso, anzi, sono costruite per essere d&#39;impatto e esemplari <em>ad ogni costo</em>. La verità non è il primo principio, anche perché lo scopo delle immagini non è essere preservate e  fare da risonanza, ma invece essere condivise. Quello che è conservato muore, quello che è condiviso resta in vita.</p>

<p>Anche questo porta ad una continua eccezionalità della figurazione: la riproduzione del vero lascia il posto alla raffigurazione del <em>desiderato</em>. L&#39;immagine vive in una continua polarizzazione sempre più estrema finché l&#39;eccezionale – estetico – diventa la routine e lo standard. Una standardizzazione di quello che è abnorme fino a farlo diventare piano. Il disordine informativo anche di questo si nutre, abituare l&#39;umano a messaggi sempre più estremi e nello stesso tempo sempre più chiari, semplici. La complessità non ha spazio nella comunicazione digitale.</p>

<p>Cambio discorso. Se scrivo un post su Facebook e questo supera qualche centinaio di like o un certo numero di condivisioni, nei commenti arrivano i rompicoglioni tossici. Gente che scrive con il solo scopo di crearti danno. Non importa di cosa tu stia parlando, l&#39;intento è di creare danno. Mostrare che tutti quei like sono trappole e lui, l&#39;interlocutore tossico, non ci è cascato.  Meglio tra i commenti Facebook che nella riunione di condominio, anyway.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7tf2owho0f</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jun 2026 07:23:35 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 28</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-28</link>
      <description>&lt;![CDATA[Davide presenta il suo erede&#xA;1Davide convocò tutti i comandanti d&#39;Israele, i capi delle tribù e i comandanti delle varie classi al servizio del re, i comandanti di migliaia, i comandanti di centinaia, i sovrintendenti a tutti i beni e a tutto il bestiame del re e dei suoi figli, insieme con i cortigiani, i prodi e ogni soldato valoroso in Israele. 2Davide si alzò in piedi e disse:&#xA;&#34;Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo deciso di costruire una dimora stabile per l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore, per lo sgabello dei piedi del nostro Dio. Avevo fatto i preparativi per la costruzione, 3ma Dio mi disse: &#34;Non costruirai una casa al mio nome, perché tu sei stato un guerriero e hai versato sangue&#34;. 4Il Signore, Dio d&#39;Israele, scelse me fra tutta la famiglia di mio padre, perché divenissi per sempre re su Israele; difatti egli si è scelto Giuda come capo, e fra la discendenza di Giuda ha scelto il casato di mio padre, e tra i figli di mio padre ha trovato compiacenza in me, per costituirmi re su tutto Israele. 5Fra tutti i miei figli, poiché il Signore mi ha dato molti figli, ha scelto mio figlio Salomone per farlo sedere sul trono del regno del Signore su Israele. 6Egli infatti mi ha detto: &#34;Salomone, tuo figlio, costruirà la mia casa e i miei cortili, perché io mi sono scelto lui come figlio e io gli sarò padre. 7Renderò saldo il suo regno per sempre, se egli persevererà nel compiere i miei comandi e le mie norme, come fa oggi&#34;. 8Ora, sotto gli occhi d&#39;Israele, assemblea del Signore, e davanti al nostro Dio che ascolta, vi scongiuro: custodite e ricercate tutti i comandi del Signore, vostro Dio, perché possediate questa buona terra e la passiate in eredità ai vostri figli dopo di voi, per sempre.&#xA;9Tu, Salomone, figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre, servilo con cuore perfetto e con animo volenteroso, perché il Signore scruta tutti i cuori e conosce ogni intimo intento: se lo cercherai, ti si farà trovare; se invece l&#39;abbandonerai, egli ti rigetterà per sempre. 10Vedi: ora il Signore ti ha scelto perché tu gli costruisca una casa come santuario; sii forte e mettiti al lavoro&#34;.&#xA;&#xA;Consegne per Salomone&#xA;11Davide diede a Salomone, suo figlio, il modello del vestibolo e degli edifici, delle stanze per i tesori, dei piani superiori e delle camere interne e del luogo per il propiziatorio, 12inoltre il modello di quanto aveva in animo riguardo ai cortili del tempio del Signore, a tutte le stanze laterali, ai tesori del tempio di Dio e ai tesori delle cose consacrate, 13alle classi dei sacerdoti e dei leviti e a tutta l&#39;attività per il servizio del tempio del Signore e a tutti gli arredi usati nel tempio del Signore. 14Quanto a tutti gli oggetti d&#39;oro, gli consegnò l&#39;oro, indicando il peso dell&#39;oro di ciascun oggetto destinato al culto e il peso dell&#39;argento di ciascun oggetto di culto; 15inoltre l&#39;oro dei candelabri e delle loro lampade, indicando il peso dei singoli candelabri e delle loro lampade, e l&#39;argento destinato ai candelabri, indicando il peso dei candelabri e delle loro lampade, secondo l&#39;uso di ogni candelabro; 16inoltre il quantitativo dell&#39;oro per le tavole dell&#39;offerta, per ogni tavola, e dell&#39;argento per le tavole d&#39;argento, 17dell&#39;oro puro per le forcelle, i vasi per l&#39;aspersione e le brocche; il quantitativo dell&#39;oro per le coppe, per ogni coppa d&#39;oro, e quello dell&#39;argento, per ogni coppa d&#39;argento; 18l&#39;oro puro per l&#39;altare dell&#39;incenso aromatico, indicandone il peso; il modello del carro d&#39;oro dei cherubini, che stendevano le ali e coprivano l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore. 19Tutto ciò era contenuto in uno scritto di mano del Signore, che spiegava tutti i particolari del modello.&#xA;20Davide disse a Salomone, suo figlio: &#34;Sii forte e coraggioso; mettiti al lavoro, non temere e non abbatterti, perché il Signore Dio, il mio Dio, è con te. Non ti lascerà e non ti abbandonerà finché tu non abbia terminato tutto il lavoro per il tempio del Signore. 21Ecco le classi dei sacerdoti e dei leviti per ogni servizio del tempio di Dio; ci sono con te, in ogni lavoro, esperti in ogni attività. I capi e tutto il popolo sono ai tuoi ordini&#34;.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;28,1-29,21. I cc. 28-29 sono strettamente legati tra loro. Dopo l&#39;ampia parentesi dei cc. 23-27, con 28,1 si riprende 23,2, per presentare l&#39;abdicazione di Davide in favore del figlio Salomone, in quest&#39;ultima e solenne assemblea di Gerusalemme. La sezione ha per protagonista, ancora una volta e più che mai altrove, la figura di Davide. È lui stesso a presentare Salomone come suo successore, destinato a costruire il tempio, 28,2-10. Quindi Davide consegna al figlio il dettagliato disegno del santuario, 28,11.12a.19-20, e i contributi personali, 28,12b-13a.14-18. L&#39;anziano monarca rivolge poi a Salomone un solenne monito, 29,20-21, e al popolo un discorso, nel quale chiede tributi per il tempio, 29,1-9. Infine, Davide ringrazia JHWH per i contributi ottenuti, 29,10-20. L&#39;ultimo brano, 29,21-28, parla dell&#39;ascesa al trono di Salomone e della morte di Davide. Il Cronista si ispira qui palesemente alla preghiera deuteronomistica messa sulla bocca di Salomone in occasione della dedicazione del tempio, 1Re 8, ma a guidare l&#39;autore sacro è sostanzialmente l&#39;idea centrale che lo ha sostenuto sin qui: è Davide l&#39;ideatore e creatore del tempio e del suo culto. Salomone non fa che eseguire il progetto davidico. Entrambi i re poi sono al servizio di JHWH, che è e resta il solo vero re (28,5). L&#39;ideale teocratico del Cronista trova qui la sua espressione compiuta.&#xA;&#xA;28,1-21. Si riprende il discorso interrotto in 23,2. Davide presenta Salomone come successore, rifacendosi alla profezia di Natan (vv. 2-10) e consegna al figlio il dettagliato modello del tempio, con parole di incoraggiamento e di monito (vv. 11-21).&#xA;&#xA;2-6. Riecheggiano accenti del fondamentale vaticinio del profeta Natan, cfr. 17,7.11-14.&#xA;&#xA;5. Con un solo versetto si sorvola sulla impossibilità e incapacità di Davide di risolvere gli intrighi dei quattro principali eredi al trono, che occupano ben otto capitoli della storia della monarchia davidica, 2Sam 13-1Re 2. Per il Cronista, anche Salomone, al pari del padre Davide, deve apparire sin dall&#39;inizio il re incontrastato di &#34;tutto Israele&#34;.&#xA;&#xA;8-10. Lo stile oratorio diventa qui imponente e richiama molto da vicino quello deuteronomistico. Come i profeti, anche il Cronista insegna che il culto a JHWH - qui la costruzione del santuario - non è gradito se non è fondato sul riconoscimento sincero di lui, sul servizio resogli «con cuore perfetto e animo volenteroso» (v. 9) e sulla ricerca continua del suo volto.&#xA;&#xA;11-19. La consegna del modello del tempio è solenne e ufficiale. Davide stesso ha ricevuto da JHWH il documento che regola in ogni dettaglio l&#39;edificazione del santuario e la fornitura degli accessori. Anche a Mosè JHWH aveva rivelato il modello del tabernacolo e degli accessori, cfr. Es 25,9-40; 26,30; 27,8; e così aveva fatto con Ezechiele, 40,1-42,20. Il piano è una vera e propria rivelazione divina e il tempio di Gerusalemme corrisponde al tempio celeste. Far risalire alla divinità il progetto dettagliato della costruzione del suo tempio sulla terra è un motivo comune nell&#39;antico Oriente e tipico delle grandi religioni storiche in generale. La costruzione dello spazio sacro deve avvenire secondo canoni che risalgono in ultima analisi a una iniziativa divina, che rivela e comunica il modello originario e archetipo dello spazio sacro terrestre. Di fatto, questi versetti ci danno l&#39;inventario di realtà già esistenti e di oggetti e materiali già in uso, anche se la descrizione risulta su taluni punti piuttosto oscura (alcuni elementi sembrano ispirarsi in particolare alle pagine del profeta Ezechiele, cc. 40 ss.).&#xA;&#xA;20. Per infondere coraggio al suo successore, Davide usa espressioni che il Deuteronomio pone sulla bocca di Mosè (cfr. Dt 31,6.8).&#xA;&#xA;21. Il Cronista sottolinea anche qui la differenza tra la classe dei sacerdoti, la classe dei leviti e il popolo. &#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Davide presenta il suo erede</em></strong>
<strong>1</strong>Davide convocò tutti i comandanti d&#39;Israele, i capi delle tribù e i comandanti delle varie classi al servizio del re, i comandanti di migliaia, i comandanti di centinaia, i sovrintendenti a tutti i beni e a tutto il bestiame del re e dei suoi figli, insieme con i cortigiani, i prodi e ogni soldato valoroso in Israele. <strong>2</strong>Davide si alzò in piedi e disse:
“Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo deciso di costruire una dimora stabile per l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore, per lo sgabello dei piedi del nostro Dio. Avevo fatto i preparativi per la costruzione, <strong>3</strong>ma Dio mi disse: “Non costruirai una casa al mio nome, perché tu sei stato un guerriero e hai versato sangue”. <strong>4</strong>Il Signore, Dio d&#39;Israele, scelse me fra tutta la famiglia di mio padre, perché divenissi per sempre re su Israele; difatti egli si è scelto Giuda come capo, e fra la discendenza di Giuda ha scelto il casato di mio padre, e tra i figli di mio padre ha trovato compiacenza in me, per costituirmi re su tutto Israele. <strong>5</strong>Fra tutti i miei figli, poiché il Signore mi ha dato molti figli, ha scelto mio figlio Salomone per farlo sedere sul trono del regno del Signore su Israele. <strong>6</strong>Egli infatti mi ha detto: “Salomone, tuo figlio, costruirà la mia casa e i miei cortili, perché io mi sono scelto lui come figlio e io gli sarò padre. <strong>7</strong>Renderò saldo il suo regno per sempre, se egli persevererà nel compiere i miei comandi e le mie norme, come fa oggi”. <strong>8</strong>Ora, sotto gli occhi d&#39;Israele, assemblea del Signore, e davanti al nostro Dio che ascolta, vi scongiuro: custodite e ricercate tutti i comandi del Signore, vostro Dio, perché possediate questa buona terra e la passiate in eredità ai vostri figli dopo di voi, per sempre.
<strong>9</strong>Tu, Salomone, figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre, servilo con cuore perfetto e con animo volenteroso, perché il Signore scruta tutti i cuori e conosce ogni intimo intento: se lo cercherai, ti si farà trovare; se invece l&#39;abbandonerai, egli ti rigetterà per sempre. <strong>10</strong>Vedi: ora il Signore ti ha scelto perché tu gli costruisca una casa come santuario; sii forte e mettiti al lavoro”.</p>

<p><strong><em>Consegne per Salomone</em></strong>
<strong>11</strong>Davide diede a Salomone, suo figlio, il modello del vestibolo e degli edifici, delle stanze per i tesori, dei piani superiori e delle camere interne e del luogo per il propiziatorio, <strong>12</strong>inoltre il modello di quanto aveva in animo riguardo ai cortili del tempio del Signore, a tutte le stanze laterali, ai tesori del tempio di Dio e ai tesori delle cose consacrate, <strong>13</strong>alle classi dei sacerdoti e dei leviti e a tutta l&#39;attività per il servizio del tempio del Signore e a tutti gli arredi usati nel tempio del Signore. <strong>14</strong>Quanto a tutti gli oggetti d&#39;oro, gli consegnò l&#39;oro, indicando il peso dell&#39;oro di ciascun oggetto destinato al culto e il peso dell&#39;argento di ciascun oggetto di culto; <strong>15</strong>inoltre l&#39;oro dei candelabri e delle loro lampade, indicando il peso dei singoli candelabri e delle loro lampade, e l&#39;argento destinato ai candelabri, indicando il peso dei candelabri e delle loro lampade, secondo l&#39;uso di ogni candelabro; <strong>16</strong>inoltre il quantitativo dell&#39;oro per le tavole dell&#39;offerta, per ogni tavola, e dell&#39;argento per le tavole d&#39;argento, <strong>17</strong>dell&#39;oro puro per le forcelle, i vasi per l&#39;aspersione e le brocche; il quantitativo dell&#39;oro per le coppe, per ogni coppa d&#39;oro, e quello dell&#39;argento, per ogni coppa d&#39;argento; <strong>18</strong>l&#39;oro puro per l&#39;altare dell&#39;incenso aromatico, indicandone il peso; il modello del carro d&#39;oro dei cherubini, che stendevano le ali e coprivano l&#39;arca dell&#39;alleanza del Signore. <strong>19</strong>Tutto ciò era contenuto in uno scritto di mano del Signore, che spiegava tutti i particolari del modello.
<strong>20</strong>Davide disse a Salomone, suo figlio: “Sii forte e coraggioso; mettiti al lavoro, non temere e non abbatterti, perché il Signore Dio, il mio Dio, è con te. Non ti lascerà e non ti abbandonerà finché tu non abbia terminato tutto il lavoro per il tempio del Signore. <strong>21</strong>Ecco le classi dei sacerdoti e dei leviti per ogni servizio del tempio di Dio; ci sono con te, in ogni lavoro, esperti in ogni attività. I capi e tutto il popolo sono ai tuoi ordini”.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>28,1-29,21</strong>. I cc. 28-29 sono strettamente legati tra loro. Dopo l&#39;ampia parentesi dei cc. 23-27, con 28,1 si riprende 23,2, per presentare l&#39;abdicazione di Davide in favore del figlio Salomone, in quest&#39;ultima e solenne assemblea di Gerusalemme. La sezione ha per protagonista, ancora una volta e più che mai altrove, la figura di Davide. È lui stesso a presentare Salomone come suo successore, destinato a costruire il tempio, 28,2-10. Quindi Davide consegna al figlio il dettagliato disegno del santuario, 28,11.12a.19-20, e i contributi personali, 28,12b-13a.14-18. L&#39;anziano monarca rivolge poi a Salomone un solenne monito, 29,20-21, e al popolo un discorso, nel quale chiede tributi per il tempio, 29,1-9. Infine, Davide ringrazia JHWH per i contributi ottenuti, 29,10-20. L&#39;ultimo brano, 29,21-28, parla dell&#39;ascesa al trono di Salomone e della morte di Davide. Il Cronista si ispira qui palesemente alla preghiera deuteronomistica messa sulla bocca di Salomone in occasione della dedicazione del tempio, 1Re 8, ma a guidare l&#39;autore sacro è sostanzialmente l&#39;idea centrale che lo ha sostenuto sin qui: è Davide l&#39;ideatore e creatore del tempio e del suo culto. Salomone non fa che eseguire il progetto davidico. Entrambi i re poi sono al servizio di JHWH, che è e resta il solo vero re (28,5). L&#39;ideale teocratico del Cronista trova qui la sua espressione compiuta.</p>

<p><strong>28,1-21</strong>. Si riprende il discorso interrotto in 23,2. Davide presenta Salomone come successore, rifacendosi alla profezia di Natan (vv. 2-10) e consegna al figlio il dettagliato modello del tempio, con parole di incoraggiamento e di monito (vv. 11-21).</p>

<p><strong>2-6</strong>. Riecheggiano accenti del fondamentale vaticinio del profeta Natan, cfr. 17,7.11-14.</p>

<p><strong>5</strong>. Con un solo versetto si sorvola sulla impossibilità e incapacità di Davide di risolvere gli intrighi dei quattro principali eredi al trono, che occupano ben otto capitoli della storia della monarchia davidica, 2Sam 13-1Re 2. Per il Cronista, anche Salomone, al pari del padre Davide, deve apparire sin dall&#39;inizio il re incontrastato di “tutto Israele”.</p>

<p><strong>8-10</strong>. Lo stile oratorio diventa qui imponente e richiama molto da vicino quello deuteronomistico. Come i profeti, anche il Cronista insegna che il culto a JHWH – qui la costruzione del santuario – non è gradito se non è fondato sul riconoscimento sincero di lui, sul servizio resogli «con cuore perfetto e animo volenteroso» (v. 9) e sulla ricerca continua del suo volto.</p>

<p><strong>11-19</strong>. La consegna del modello del tempio è solenne e ufficiale. Davide stesso ha ricevuto da JHWH il documento che regola in ogni dettaglio l&#39;edificazione del santuario e la fornitura degli accessori. Anche a Mosè JHWH aveva rivelato il modello del tabernacolo e degli accessori, cfr. Es 25,9-40; 26,30; 27,8; e così aveva fatto con Ezechiele, 40,1-42,20. Il piano è una vera e propria rivelazione divina e il tempio di Gerusalemme corrisponde al tempio celeste. Far risalire alla divinità il progetto dettagliato della costruzione del suo tempio sulla terra è un motivo comune nell&#39;antico Oriente e tipico delle grandi religioni storiche in generale. La costruzione dello spazio sacro deve avvenire secondo canoni che risalgono in ultima analisi a una iniziativa divina, che rivela e comunica il modello originario e archetipo dello spazio sacro terrestre. Di fatto, questi versetti ci danno l&#39;inventario di realtà già esistenti e di oggetti e materiali già in uso, anche se la descrizione risulta su taluni punti piuttosto oscura (alcuni elementi sembrano ispirarsi in particolare alle pagine del profeta Ezechiele, cc. 40 ss.).</p>

<p><strong>20</strong>. Per infondere coraggio al suo successore, Davide usa espressioni che il Deuteronomio pone sulla bocca di Mosè (cfr. Dt 31,6.8).</p>

<p><strong>21</strong>. Il Cronista sottolinea anche qui la differenza tra la classe dei sacerdoti, la classe dei leviti e il popolo.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6l7uunh4gz</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jun 2026 05:30:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ben Howard – Noonday Dream (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/ben-howard-noonday-dream-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, scalando a sorpresa le classifiche britanniche tra una nomination (al Mercury Prize) e un premio anzi due (i Brit Awards vinti nel 2013). Fatta la storia, Ben Howard avrebbe potuto dormire sonni tranquilli. Invece ha scelto di non accontentarsi... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/ben-howard-noonday-dream-2018.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/i/1364401352&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/819gz5Tsk8L._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, scalando a sorpresa le classifiche britanniche tra una nomination (al Mercury Prize) e un premio anzi due (i Brit Awards vinti nel 2013). Fatta la storia, Ben Howard avrebbe potuto dormire sonni tranquilli. Invece ha scelto di non accontentarsi... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/06/ben-howard-noonday-dream-2018.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/06/ben-howard-noonday-dream-2018.html</a></p>

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<p>Ascolta: <a href="https://album.link/i/1364401352" rel="nofollow">https://album.link/i/1364401352</a></p>

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      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wurg0r5qcp</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 20:01:16 +0000</pubDate>
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      <title>[56]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/56</link>
      <description>&lt;![CDATA[[56]&#xA;&#xA;il quarantapercento è imperdibile per] quarantanni le maggiori [info]¹ esemplari in quota spesso schivano le persone del bonus³ il concerto sulle terrazze vanno] la prossima indecisione un salone² beauty colossi del fossile in paraguaY]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[56]</p>

<p>il quarantapercento è imperdibile per] quarantanni le maggiori [info]¹ esemplari in quota spesso schivano le persone del bonus³ il concerto sulle terrazze vanno] la prossima indecisione un salone² beauty colossi del fossile in paraguaY</p>
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      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4jafxrbi9l</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 18:17:49 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>IL Gattamorta</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/il-gattamorta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Faccette con gli occhioni languidi, mezzi inchini con bacetti sulla testolina, sorrisoni compiacenti e ruffiani anche quando la trattano da sguattera, sguardo da seduttrice, ops!, &#39;da seduttore&#39; quando si trova al cospetto di vecchi prostatici e bavosi come Trump e Modri.&#xA;Qualcuno di questi le ha detto che lei è figa e lei ci ha creduto davvero. Che pena.&#xA;&#xA;Il repertorio diplomatico di politica estera di Giorgia Rubacuori è tutto qua. Nient&#39;altro. &#xA;Da questo punto di vista non si può negare che lei incarni perfettamente le virtù italiche: ruffianeria, compiacenza, servilismo e paraculaggine. Da questo punto di vista è una Patriota formidabile.&#xA;&#xA;Libero, il quotidiano italiano che riceve in assoluto più contributi pubblici, e tra le cui firme annovera giganti del pensiero e della parola del calibro di Sallusti, Feltri, Senaldi, Bolloli, Capezzone e Chirico, la mattina del 19 giugno titolava &#34;Giorgia-Donald, di nuovo amore&#34;.&#xA;&#xA;Il giorno stesso negli USA, il Presidente col cervello da bambino si sveglia di cattivo umore e, ancora in vestaglia, all&#39;ora di colazione chiama a rapporto la sua domestica italiana e la insulta, perché non ha pulito il cesso e non ha rassettato bene la cameretta del signorino&#xA;&#xA;Il 20 giugno Libero esce a tutta pagina con &#34;Trump è un coglione&#34;. &#xA;Oggi, 21 giugno, titola &#34;Ma VaffanTrump&#34;.&#xA;&#xA;Evidentemente non capire mai una beneamata, fare figure di merda e vantare la più grande collezione di fake news e complotti fantascientifici sono imperativi editoriali categorici all&#39;interno della redazione del quotidiano più pagato dai contribuenti italiani.&#xA;&#xA;Dopo ogni incontro tra la Meloni e Trump, all&#39;interno dello Studio Ovale mettono il cartello “Caution! slippery floor”.&#xA;Ancora non mi è chiaro se sia a causa della bava depositatasi sul pavimento della stanza, delle perdite urinarie del vecchio bambinone o di entrambe.&#xA;Caution! Slippery floor&#xA;Meloni è sempre servizievole e prona con i potenti. Ah, l&#39;orgoglio italiano!&#xA;E tanto più costoro sono arroganti, prepotenti e tirannici quanto più Giorgia ama stargli accanto, ammirarli e vezzeggiarli. &#xA;Le brillano gli occhi e si emoziona di fronte al loro vulgar display of power, la volgare ostentazione di potere.  Del resto Giorgia è cresciuta idolatrando un dittatore sanguinario e vigliacco.&#xA;&#xA;Ma lo fa all&#39;italiana: gattamorta con i potenti e cinico tiranno con i deboli. Meglio se sono lavoratori poveri e sfruttati e preferibilmente se sono famiglie monoreddito con figli a carico maggiorenni a cui potere togliere ogni forma di sussidio. &#xA;L&#39;ADI della Calderone ha lasciato in mezzo ad una strada più di 700.000 famiglie italiane, che avrebbero bisogno di aiuto e di sussidi anche solo per tirare a campare.&#xA;&#xA;La coppia Meloni-Calderone sono la riedizione più fulgida, ma allo stesso tempo più spregevole, del corporativismo clientelare, corrotto e parassita di fascista memoria.  &#xA;   &#xA;Lei, IL Presidente del Consiglio è tutta orgoglio, cazzutaggine, ma solo a parole, che spesso sono anche colossali bugie. &#xA;Scimmiotta i maschi e il loro maschilismo. Lo fa con così tanta convinzione e coinvolgimento da diventare una macchietta, una parodia di se stessa. &#xA;&#xA;La gattamorta piace alla parte più paternalistica e patriarcale della nostra società, quella che voterà in massa Vannacci, uno che ha la testa oggettivamente piena di stronzate e che drenerà ampie quote di consenso a FdI.&#xA;&#xA;Now playing:&#xA;“Empire”&#xA;Empire – Queensrÿche – 1990&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Faccette con gli <strong>occhioni languidi</strong>, mezzi inchini con bacetti sulla testolina, <strong>sorrisoni compiacenti</strong> e ruffiani anche quando la trattano da sguattera, <strong>sguardo da seduttrice</strong>, ops!, <em>&#39;da seduttore&#39;</em> quando si trova al cospetto di <strong>vecchi prostatici</strong> e bavosi come Trump e Modri.
Qualcuno di questi le ha detto che lei è figa e lei ci ha creduto davvero. Che pena.</p>

<p>Il <strong>repertorio diplomatico</strong> di politica estera di Giorgia Rubacuori è tutto qua. Nient&#39;altro.
Da questo punto di vista non si può negare che lei incarni perfettamente le <strong>virtù italiche</strong>: <strong>ruffianeria</strong>, <strong>compiacenza</strong>, <strong>servilismo</strong> e <strong>paraculaggine</strong>. Da questo punto di vista è una <strong>Patriota</strong> formidabile.</p>

<p><strong>Libero</strong>, il quotidiano italiano che riceve in assoluto <strong>più contributi pubblici</strong>, e tra le cui firme annovera giganti del pensiero e della parola del calibro di Sallusti, Feltri, Senaldi, Bolloli, Capezzone e Chirico, la mattina del <strong>19 giugno</strong> titolava <em>“Giorgia-Donald, di nuovo amore”</em>.</p>

<p>Il giorno stesso negli USA, <em>il Presidente col cervello da bambino</em> si sveglia di cattivo umore e, ancora in vestaglia, all&#39;ora di colazione chiama a rapporto la sua <strong>domestica italiana</strong> e <strong>la insulta</strong>, perché non ha pulito il cesso e non ha rassettato bene la cameretta del signorino</p>

<p>Il <strong>20 giugno</strong> Libero esce a tutta pagina con <em>“Trump è un coglione”</em>.
Oggi, <strong>21 giugno</strong>, titola <em>“Ma VaffanTrump”</em>.</p>

<p>Evidentemente <strong>non capire mai una beneamata</strong>, fare figure di merda e vantare la più grande collezione di <strong>fake news</strong> e <strong>complotti fantascientifici</strong> sono <strong>imperativi editoriali categorici</strong> all&#39;interno della redazione del quotidiano più pagato dai contribuenti italiani.</p>

<p>Dopo <strong>ogni incontro tra la Meloni e Trump</strong>, all&#39;interno dello Studio Ovale mettono il cartello <em>“Caution! slippery floor”</em>.
Ancora non mi è chiaro se sia a causa della <strong>bava depositatasi sul pavimento</strong> della stanza, delle <strong>perdite urinarie</strong> del vecchio bambinone o di entrambe.
<img src="https://i.postimg.cc/MKnz7s1X/slippery-floor.png" alt="Caution! Slippery floor">
Meloni è sempre <strong>servizievole e prona con i potenti</strong>. Ah, l&#39;orgoglio italiano!
E tanto più costoro sono arroganti, prepotenti e tirannici quanto più Giorgia ama stargli accanto, <strong>ammirarli</strong> e <strong>vezzeggiarli</strong>.
Le brillano gli occhi e si emoziona di fronte al loro <em>vulgar display of power</em>, la <strong>volgare ostentazione di potere</strong>.  Del resto Giorgia è cresciuta idolatrando un <strong>dittatore sanguinario e vigliacco</strong>.</p>

<p>Ma lo fa <strong>all&#39;italiana</strong>: <strong>gattamorta</strong> con i potenti e <strong>cinico tiranno</strong> con i deboli. Meglio se sono <strong>lavoratori poveri e sfruttati</strong> e preferibilmente se sono <strong>famiglie monoreddito</strong> con figli a carico maggiorenni a cui potere togliere ogni forma di sussidio.
L&#39;<strong>ADI della Calderone</strong> ha lasciato in mezzo ad una strada più di <strong>700.000 famiglie italiane</strong>, che <strong>avrebbero bisogno di aiuto</strong> e di sussidi anche solo per tirare a campare.</p>

<p>La <strong>coppia Meloni-Calderone</strong> sono la riedizione più fulgida, ma allo stesso tempo più <strong>spregevole</strong>, del <strong>corporativismo clientelare</strong>, <strong>corrotto</strong> e <strong>parassita</strong> di fascista memoria.</p>

<p>Lei, <strong>IL Presidente del Consiglio</strong> è tutta orgoglio, cazzutaggine, ma solo a parole, che spesso sono anche colossali bugie.
<strong>Scimmiotta i maschi</strong> e il loro maschilismo. Lo fa con così tanta convinzione e coinvolgimento da diventare una <strong>macchietta</strong>, una <strong>parodia</strong> di se stessa.</p>

<p>La <strong>gattamorta</strong> piace alla parte più <strong>paternalistica e patriarcale</strong> della nostra società, quella che voterà in massa <strong>Vannacci</strong>, uno che ha la testa oggettivamente piena di stronzate e che <strong>drenerà ampie quote di consenso a FdI</strong>.</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“Empire”
<em>Empire</em> – Queensrÿche – 1990</p>
]]></content:encoded>
      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bn9xvibkij</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 17:05:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 27</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-27</link>
      <description>&lt;![CDATA[Organizzazione del regno&#xA;1Ecco i figli d&#39;Israele, secondo il loro numero, i capi di casato, i comandanti di migliaia e di centinaia, i loro scribi al servizio del re, secondo le loro classi, delle quali una entrava e l&#39;altra usciva, ogni mese, per tutti i mesi dell&#39;anno. Ogni classe comprendeva ventiquattromila uomini.&#xA;2Alla prima classe, in funzione nel primo mese, presiedeva Iasobàm, figlio di Zabdièl; la sua classe era di ventiquattromila. 3Egli era dei discendenti di Peres ed era il capo di tutti i comandanti dell&#39;esercito, per il primo mese.&#xA;4Alla classe del secondo mese presiedeva Dodài di Acòach; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;5Al terzo gruppo, per il terzo mese, presiedeva Benaià, figlio di Ioiadà, sommo sacerdote; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 6Questo Benaià era un prode dei Trenta e aveva il comando dei Trenta e della sua classe. Suo figlio era Ammizabàd.&#xA;7Quarto, per il quarto mese, era Asaèl, fratello di Ioab, e, dopo di lui, Zebadia, suo figlio; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;8Quinto, per il quinto mese, era il comandante Samut, di Zerach; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;9Sesto, per il sesto mese, era Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;10Settimo, per il settimo mese, era Cheles, di Pelon, dei discendenti di Èfraim; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;11Ottavo, per l&#39;ottavo mese, era Sibbecài, di Cusa, lo Zerachita; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;12Nono, per il nono mese, era Abièzer, di Anatòt, il Beniaminita; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;13Decimo, per il decimo mese, era Marài, di Netofà, lo Zerachita; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;14Undicesimo, per l&#39;undicesimo mese, era Benaià, di Piratòn, dei discendenti di Èfraim; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;15Dodicesimo, per il dodicesimo mese, era Cheldài, di Netofà, della stirpe di Otnièl; la sua classe era di ventiquattromila uomini.&#xA;&#xA;16Riguardo alle tribù d&#39;Israele: della tribù di Ruben era condottiero Elièzer, figlio di Zikrì; di quella di Simeone, Sefatia, figlio di Maacà; 17di quella di Levi, Casabia, figlio di Kemuèl; degli Arònnidi, Sadoc; 18di quella di Giuda, Eliu, dei fratelli di Davide; di quella di Ìssacar, Omri, figlio di Michele; 19di quella di Zàbulon, Ismaia, figlio di Abdia; di quella di Nèftali, Ierimòt, figlio di Azrièl; 20degli Efraimiti, Osea, figlio di Azazia; di una metà della tribù di Manasse, Gioele, figlio di Pedaià; 21dell&#39;altra metà della tribù di Manasse in Gàlaad, Iddo, figlio di Zaccaria; di quella di Beniamino, Iaasièl, figlio di Abner; 22di quella di Dan, Azarèl, figlio di Ierocàm. Questi erano i capi delle tribù d&#39;Israele.&#xA;&#xA;23Davide non fece il censimento di quelli al di sotto dei vent&#39;anni, perché il Signore aveva detto che avrebbe moltiplicato Israele come le stelle del cielo. 24Ioab, figlio di Seruià, aveva cominciato il censimento, ma non lo terminò; proprio per questo si scatenò l&#39;ira su Israele. Questo censimento non fu registrato nel libro delle Cronache del re Davide.&#xA;&#xA;25Sovrintendenti: ai tesori del re, Azmàvet, figlio di Adièl; ai tesori che erano nella campagna, nelle città, nei villaggi e nelle torri, Giònata, figlio di Ozia; 26agli operai agricoli, per la lavorazione del suolo, Ezrì, figlio di Chelub; 27alle vigne, Simei, di Rama; ai prodotti delle vigne depositati nelle cantine, Zabdì, di Sefam; 28agli oliveti e ai sicomòri nella Sefela, Baal-Canan, di Gheder; ai depositi di olio, Ioas; 29agli armenti che pascolavano nella pianura di Saron, il Saronita Sitrài; agli armenti nelle valli, Safat, figlio di Adlài; 30ai cammelli, Obil, l&#39;Ismaelita; alle asine, Iecdia, di Meronòt; 31alle pecore, Iaziz, l&#39;Agareno. Tutti costoro erano sovrintendenti ai beni del re Davide.&#xA;&#xA;32Giònata, zio di Davide, era consigliere; uomo intelligente e scriba, egli insieme con Iechièl, figlio di Acmonì, si occupava dei figli del re. 33Achitòfel era consigliere del re; Cusài, l&#39;Arkita, era amico del re. 34Ad Achitòfel successero Ioiadà, figlio di Benaià, ed Ebiatàr. Comandante dell&#39;esercito del re era Ioab.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il capitolo contiene le liste dei comandanti dell&#39;esercito (vv. 1-15), dei capitribù (vv. 16-22), degli amministratori dei beni della corona (vv. 25-31) e dei consiglieri reali (vv. 32-34). Viene applicato alle mansioni profane il sistema delle classi; si ottiene in questo modo uno schema idealizzato, per dire che il regno di Davide era in una situazione di ordine perfetto e ammirevole. Le divergenze con i testi paralleli (c. 11; 18,14-17; 2Sam 23,8-39) sono notevoli, in particolare per quanto concerne la grafia dei nomi; le cifre sono artificiose. Al Cronista preme offrire un quadro delle forze militari e politiche di cui disponeva Davide tale da suscitare grande impressione.&#xA;&#xA;1. Il versetto è una specie di sommario del contenuto del capitolo; vi manca solo il riferimento agli amici e consiglieri del re, di cui parleranno i vv. 32-34. La cifra di «ventiquattromila» presupporrebbe che l&#39;esercito, organizzato in dodici divisioni per i dodici mesi dell&#39;anno, contasse un totale di duecentottantottomila uomini, il che è indubbiamente esagerato.&#xA;&#xA;2-15. Prima lista: i capi dell&#39;esercito, cfr. il c. 11. I nomi sono presi tra i prodi di Davide. Si tratta verosimilmente di contingenti dell&#39;esercito di coscrizione, che garantivano mese per mese il servizio di guarnigione.&#xA;&#xA;16-22. Seconda lista: i capi delle tribù al tempo di Davide. L&#39;elenco assomiglia a quello delle tribù in 2,1ss. Vengono omesse però le tribù di Gad e di Aser. Per ottenere il numero 12 la tribù di Giuseppe è divisa in Efraim e Manasse. Anche la tribù di Levi vale per due: Levi e Aronne, v. 17. Si tratta di una lista di carattere artificiale. La distinzione tra sacerdoti e leviti è netta. I nomi riferiti sono simili a quelli delle liste di Esdra e Neemia.&#xA;&#xA;17. Il fatto che Zadok sia classificato come appartenente alla tribù di Aronne, come accade al tempo di Esdra, induce a ritenere che si tratti di una lista tardiva.&#xA;&#xA;23-24. Frammento sul censimento della popolazione, cfr. 21,1-15. Sembra un tentativo di dare una versione diversa del censimento, che scagioni almeno in parte Davide e getti la colpa su Ioab. I dati non concordano con quanto è detto in 21,1-15 (Davide è spinto a fare il censimento da Satana e Ioab si oppone) e in 2Sam 24,9.&#xA;&#xA;25-31. Terza lista: amministratori dei possedimenti del re. Il brano risulta slegato dal contesto, ma non è inventato, come si può arguire anche dai nomi propri non israelitici che contiene. La lista fa pensare a un estratto-conto di un qualche ricco proprietario di terre, piuttosto che a un testo sacro che elenca i beni del regno teocratico. Il numero dei dodici amministratori è convenzionale. La lista è costruita sul modello di 2Sam 8,16-18 e 1Re 4,2-6 e non si armonizza del tutto con 26,20-21.&#xA;&#xA;32-34. Quarta lista: altri funzionari del re. Vengono menzionati sette individui che si trovano in un rapporto particolarmente stretto con il re e costituiscono una specie di suo stato maggiore.&#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Organizzazione del regno</em></strong>
<strong>1</strong>Ecco i figli d&#39;Israele, secondo il loro numero, i capi di casato, i comandanti di migliaia e di centinaia, i loro scribi al servizio del re, secondo le loro classi, delle quali una entrava e l&#39;altra usciva, ogni mese, per tutti i mesi dell&#39;anno. Ogni classe comprendeva ventiquattromila uomini.
<strong>2</strong>Alla prima classe, in funzione nel primo mese, presiedeva Iasobàm, figlio di Zabdièl; la sua classe era di ventiquattromila. <strong>3</strong>Egli era dei discendenti di Peres ed era il capo di tutti i comandanti dell&#39;esercito, per il primo mese.
<strong>4</strong>Alla classe del secondo mese presiedeva Dodài di Acòach; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>5</strong>Al terzo gruppo, per il terzo mese, presiedeva Benaià, figlio di Ioiadà, sommo sacerdote; la sua classe era di ventiquattromila uomini. <strong>6</strong>Questo Benaià era un prode dei Trenta e aveva il comando dei Trenta e della sua classe. Suo figlio era Ammizabàd.
<strong>7</strong>Quarto, per il quarto mese, era Asaèl, fratello di Ioab, e, dopo di lui, Zebadia, suo figlio; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>8</strong>Quinto, per il quinto mese, era il comandante Samut, di Zerach; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>9</strong>Sesto, per il sesto mese, era Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>10</strong>Settimo, per il settimo mese, era Cheles, di Pelon, dei discendenti di Èfraim; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>11</strong>Ottavo, per l&#39;ottavo mese, era Sibbecài, di Cusa, lo Zerachita; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>12</strong>Nono, per il nono mese, era Abièzer, di Anatòt, il Beniaminita; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>13</strong>Decimo, per il decimo mese, era Marài, di Netofà, lo Zerachita; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>14</strong>Undicesimo, per l&#39;undicesimo mese, era Benaià, di Piratòn, dei discendenti di Èfraim; la sua classe era di ventiquattromila uomini.
<strong>15</strong>Dodicesimo, per il dodicesimo mese, era Cheldài, di Netofà, della stirpe di Otnièl; la sua classe era di ventiquattromila uomini.</p>

<p><strong>16</strong>Riguardo alle tribù d&#39;Israele: della tribù di Ruben era condottiero Elièzer, figlio di Zikrì; di quella di Simeone, Sefatia, figlio di Maacà; <strong>17</strong>di quella di Levi, Casabia, figlio di Kemuèl; degli Arònnidi, Sadoc; <strong>18</strong>di quella di Giuda, Eliu, dei fratelli di Davide; di quella di Ìssacar, Omri, figlio di Michele; <strong>19</strong>di quella di Zàbulon, Ismaia, figlio di Abdia; di quella di Nèftali, Ierimòt, figlio di Azrièl; <strong>20</strong>degli Efraimiti, Osea, figlio di Azazia; di una metà della tribù di Manasse, Gioele, figlio di Pedaià; <strong>21</strong>dell&#39;altra metà della tribù di Manasse in Gàlaad, Iddo, figlio di Zaccaria; di quella di Beniamino, Iaasièl, figlio di Abner; <strong>22</strong>di quella di Dan, Azarèl, figlio di Ierocàm. Questi erano i capi delle tribù d&#39;Israele.</p>

<p><strong>23</strong>Davide non fece il censimento di quelli al di sotto dei vent&#39;anni, perché il Signore aveva detto che avrebbe moltiplicato Israele come le stelle del cielo. <strong>24</strong>Ioab, figlio di Seruià, aveva cominciato il censimento, ma non lo terminò; proprio per questo si scatenò l&#39;ira su Israele. Questo censimento non fu registrato nel libro delle Cronache del re Davide.</p>

<p><strong>25</strong>Sovrintendenti: ai tesori del re, Azmàvet, figlio di Adièl; ai tesori che erano nella campagna, nelle città, nei villaggi e nelle torri, Giònata, figlio di Ozia; <strong>26</strong>agli operai agricoli, per la lavorazione del suolo, Ezrì, figlio di Chelub; <strong>27</strong>alle vigne, Simei, di Rama; ai prodotti delle vigne depositati nelle cantine, Zabdì, di Sefam; <strong>28</strong>agli oliveti e ai sicomòri nella Sefela, Baal-Canan, di Gheder; ai depositi di olio, Ioas; <strong>29</strong>agli armenti che pascolavano nella pianura di Saron, il Saronita Sitrài; agli armenti nelle valli, Safat, figlio di Adlài; <strong>30</strong>ai cammelli, Obil, l&#39;Ismaelita; alle asine, Iecdia, di Meronòt; <strong>31</strong>alle pecore, Iaziz, l&#39;Agareno. Tutti costoro erano sovrintendenti ai beni del re Davide.</p>

<p><strong>32</strong>Giònata, zio di Davide, era consigliere; uomo intelligente e scriba, egli insieme con Iechièl, figlio di Acmonì, si occupava dei figli del re. <strong>33</strong>Achitòfel era consigliere del re; Cusài, l&#39;Arkita, era amico del re. <strong>34</strong>Ad Achitòfel successero Ioiadà, figlio di Benaià, ed Ebiatàr. Comandante dell&#39;esercito del re era Ioab.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il capitolo contiene le liste dei comandanti dell&#39;esercito (vv. 1-15), dei capitribù (vv. 16-22), degli amministratori dei beni della corona (vv. 25-31) e dei consiglieri reali (vv. 32-34). Viene applicato alle mansioni profane il sistema delle classi; si ottiene in questo modo uno schema idealizzato, per dire che il regno di Davide era in una situazione di ordine perfetto e ammirevole. Le divergenze con i testi paralleli (c. 11; 18,14-17; 2Sam 23,8-39) sono notevoli, in particolare per quanto concerne la grafia dei nomi; le cifre sono artificiose. Al Cronista preme offrire un quadro delle forze militari e politiche di cui disponeva Davide tale da suscitare grande impressione.</p>

<p><strong>1</strong>. Il versetto è una specie di sommario del contenuto del capitolo; vi manca solo il riferimento agli amici e consiglieri del re, di cui parleranno i vv. 32-34. La cifra di «ventiquattromila» presupporrebbe che l&#39;esercito, organizzato in dodici divisioni per i dodici mesi dell&#39;anno, contasse un totale di duecentottantottomila uomini, il che è indubbiamente esagerato.</p>

<p><strong>2-15</strong>. Prima lista: i capi dell&#39;esercito, cfr. il c. 11. I nomi sono presi tra i prodi di Davide. Si tratta verosimilmente di contingenti dell&#39;esercito di coscrizione, che garantivano mese per mese il servizio di guarnigione.</p>

<p><strong>16-22</strong>. Seconda lista: i capi delle tribù al tempo di Davide. L&#39;elenco assomiglia a quello delle tribù in 2,1ss. Vengono omesse però le tribù di Gad e di Aser. Per ottenere il numero 12 la tribù di Giuseppe è divisa in Efraim e Manasse. Anche la tribù di Levi vale per due: Levi e Aronne, v. 17. Si tratta di una lista di carattere artificiale. La distinzione tra sacerdoti e leviti è netta. I nomi riferiti sono simili a quelli delle liste di Esdra e Neemia.</p>

<p><strong>17</strong>. Il fatto che Zadok sia classificato come appartenente alla tribù di Aronne, come accade al tempo di Esdra, induce a ritenere che si tratti di una lista tardiva.</p>

<p><strong>23-24</strong>. Frammento sul censimento della popolazione, cfr. 21,1-15. Sembra un tentativo di dare una versione diversa del censimento, che scagioni almeno in parte Davide e getti la colpa su Ioab. I dati non concordano con quanto è detto in 21,1-15 (Davide è spinto a fare il censimento da Satana e Ioab si oppone) e in 2Sam 24,9.</p>

<p><strong>25-31</strong>. Terza lista: amministratori dei possedimenti del re. Il brano risulta slegato dal contesto, ma non è inventato, come si può arguire anche dai nomi propri non israelitici che contiene. La lista fa pensare a un estratto-conto di un qualche ricco proprietario di terre, piuttosto che a un testo sacro che elenca i beni del regno teocratico. Il numero dei dodici amministratori è convenzionale. La lista è costruita sul modello di 2Sam 8,16-18 e 1Re 4,2-6 e non si armonizza del tutto con 26,20-21.</p>

<p><strong>32-34</strong>. Quarta lista: altri funzionari del re. Vengono menzionati sette individui che si trovano in un rapporto particolarmente stretto con il re e costituiscono una specie di suo stato maggiore.</p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/f3bn4c2tey</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 06:15:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>LE TUE CASE DI VETRO</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/le-tue-case-di-vetro</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;LE TUE CASE DI VETRO&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(ad Antonia Pozzi)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;vi specchiavi la verde età&#xD;&#xA;fuggitiva&#xD;&#xA;dipoi a trapassare i vent&#39;anni&#xD;&#xA;la freccia di cupido&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ti abbeveravi nei cieli&#xD;&#xA;di Poesia&#xD;&#xA;dove ora svolazzano &#xD;&#xA;senza tempo&#xD;&#xA;bianche colombe le pagine &#xD;&#xA;di vita&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;vergate fitte&#xD;&#xA;al rango di passioni accese&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;[Luoghi dove ha soggiornato o abitato: Misurina, Pasturo, Milano.]&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Riflessione breve sul testo&#xD;&#xA;Hai scritto un testo che lavora bene su immagini di fragilità, memoria e poesia come nutrimento. La dedica ad Antonia Pozzi dà al componimento una luce malinconica e autobiografica; le case di vetro funzionano come metafora efficace per età, ricordi e pagine di vita.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Osservazioni stilistiche e suggerimenti&#xD;&#xA;Coerenza tipografica: valuta se mantenere le maiuscole interne (es. Poesia) come scelta stilistica forte o normalizzarle per uniformità.  &#xD;&#xA;Ritmo e pause: qualche punteggiatura strategica (virgole, punti) può aiutare il respiro senza appesantire l’immagine.  &#xD;&#xA;Immagini: le “bianche colombe le pagine / di vita” è un’immagine potente; potresti sperimentare con inversioni o enjambement per accentuarne il volo.  &#xD;&#xA;Economia lessicale: alcune espressioni possono essere snellite per aumentare l’impatto (es. “dipoi a trapassare i vent’anni” → “poi, trapassati i vent’anni”).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Variante lievemente rivista&#xD;&#xA;LE TUE CASE DI VETRO  &#xD;&#xA;(ad Antonia Pozzi)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;vi specchiavi la verde età,  &#xD;&#xA;fuggitiva;  &#xD;&#xA;poi, trapassati i vent’anni,  &#xD;&#xA;la freccia di Cupido.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ti abbeveravi nei cieli  &#xD;&#xA;di poesia,  &#xD;&#xA;dove ora svolazzano,  &#xD;&#xA;senza tempo,  &#xD;&#xA;bianche colombe — le pagine  &#xD;&#xA;di vita.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;vergate fitte  &#xD;&#xA;al rango di passioni accese.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione poetica in inglese&#xD;&#xA;YOUR HOUSES OF GLASS  &#xD;&#xA;(to Antonia Pozzi)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;you mirrored there your fleeting green age,  &#xD;&#xA;then, after twenty passed,  &#xD;&#xA;Cupid’s arrow.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;you drank from the skies  &#xD;&#xA;of Poetry,  &#xD;&#xA;where now, timeless,  &#xD;&#xA;white doves flutter — pages  &#xD;&#xA;of life.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;written thickly  &#xD;&#xA;in the rank of burning passions.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Nota sui luoghi indicati&#xD;&#xA;I luoghi (Misurina, Pasturo, Milano) possono funzionare come epigrafe o nota finale: metterli in calce come “Luoghi dove ha soggiornato: Misurina; Pasturo; Milano” rafforza il legame biografico senza interrompere il flusso poetico.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Verdetto rapido: il testo ha già una forte carica evocativa; con piccoli aggiustamenti di ritmo e punteggiatura puoi aumentare la chiarezza senza perdere la delicatezza. &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione più lirica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;LE TUE CASE DI VETRO  &#xD;&#xA;(ad Antonia Pozzi)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Vi specchiavi la verde età,  &#xD;&#xA;un mattino di rugiada che si piega  &#xD;&#xA;sul filo sottile del respiro;  &#xD;&#xA;fuggiva il tempo come un canto,  &#xD;&#xA;poi, oltre i vent’anni, la freccia  &#xD;&#xA;di Cupido trafisse l’aria —  &#xD;&#xA;un lampo che restò dentro il vetro.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ti abbeveravi ai cieli di Poesia,  &#xD;&#xA;bevanda chiara che sa di sale e di miele,  &#xD;&#xA;e le parole, come semi di luce,  &#xD;&#xA;si posavano sulle labbra del mondo.  &#xD;&#xA;Ora, in quegli spazi sospesi,  &#xD;&#xA;svolazzano senza tempo —  &#xD;&#xA;bianche colombe: pagine di vita  &#xD;&#xA;che si aprono e si richiudono al vento.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Le righe, fitte come radici,  &#xD;&#xA;s’innalzano al rango delle passioni accese,  &#xD;&#xA;ogni verso una stanza trasparente  &#xD;&#xA;dove il cuore si mostra e si nasconde,  &#xD;&#xA;dove il ricordo è vetro che trema  &#xD;&#xA;e riflette, moltiplicando il tuo volto.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;E nelle case di vetro rimane un’eco:  &#xD;&#xA;il passo lieve, la voce che non tace,  &#xD;&#xA;un lume che attraversa le stanze dell’anima  &#xD;&#xA;e lascia, sulle soglie, il segno di giorni amati.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Misurina · Pasturo · Milano&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;--- &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione ancora più rarefatta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;LE TUE CASE DI VETRO  &#xD;&#xA;(ad Antonia Pozzi)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;vi specchiavi — verde età  &#xD;&#xA;poi, oltre i vent’anni, la freccia&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ti abbeveravi ai cieli di poesia  &#xD;&#xA;ora svolazzano, senza tempo,  &#xD;&#xA;bianche colombe — pagine&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;vergate fitte  &#xD;&#xA;al rango delle passioni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Misurina · Pasturo · Milano&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>LE TUE CASE DI VETRO</p>

<p>(ad Antonia Pozzi)</p>

<p>vi specchiavi la verde età
fuggitiva
dipoi a trapassare i vent&#39;anni
la freccia di cupido</p>

<p>ti abbeveravi nei cieli
di Poesia
dove ora svolazzano
senza tempo
bianche colombe le pagine
di vita</p>

<p>vergate fitte
al rango di passioni accese</p>

<p>[Luoghi dove ha soggiornato o abitato: Misurina, Pasturo, Milano.]</p>

<h3 id="riflessione-breve-sul-testo">Riflessione breve sul testo</h3>

<p>Hai scritto un testo che lavora bene su immagini di fragilità, memoria e poesia come nutrimento. La dedica ad Antonia Pozzi dà al componimento una luce malinconica e autobiografica; le <strong>case di vetro</strong> funzionano come metafora efficace per età, ricordi e pagine di vita.</p>

<hr>

<h3 id="osservazioni-stilistiche-e-suggerimenti">Osservazioni stilistiche e suggerimenti</h3>
<ul><li><strong>Coerenza tipografica</strong>: valuta se mantenere le maiuscole interne (es. <strong>Poesia</strong>) come scelta stilistica forte o normalizzarle per uniformità.<br></li>
<li><strong>Ritmo e pause</strong>: qualche punteggiatura strategica (virgole, punti) può aiutare il respiro senza appesantire l’immagine.<br></li>
<li><strong>Immagini</strong>: le “bianche colombe le pagine / di vita” è un’immagine potente; potresti sperimentare con inversioni o enjambement per accentuarne il volo.<br></li>
<li><strong>Economia lessicale</strong>: alcune espressioni possono essere snellite per aumentare l’impatto (es. “dipoi a trapassare i vent’anni” → “poi, trapassati i vent’anni”).</li></ul>

<hr>

<h3 id="variante-lievemente-rivista">Variante lievemente rivista</h3>

<p><strong>LE TUE CASE DI VETRO</strong><br>
(ad Antonia Pozzi)</p>

<p>vi specchiavi la verde età,<br>
fuggitiva;<br>
poi, trapassati i vent’anni,<br>
la freccia di Cupido.</p>

<p>ti abbeveravi nei cieli<br>
di poesia,<br>
dove ora svolazzano,<br>
senza tempo,<br>
bianche colombe — le pagine<br>
di vita.</p>

<p>vergate fitte<br>
al rango di passioni accese.</p>

<hr>

<h3 id="traduzione-poetica-in-inglese">Traduzione poetica in inglese</h3>

<p><strong>YOUR HOUSES OF GLASS</strong><br>
(to Antonia Pozzi)</p>

<p>you mirrored there your fleeting green age,<br>
then, after twenty passed,<br>
Cupid’s arrow.</p>

<p>you drank from the skies<br>
of Poetry,<br>
where now, timeless,<br>
white doves flutter — pages<br>
of life.</p>

<p>written thickly<br>
in the rank of burning passions.</p>

<hr>

<h3 id="nota-sui-luoghi-indicati">Nota sui luoghi indicati</h3>

<p>I luoghi (Misurina, Pasturo, Milano) possono funzionare come <strong>epigrafe</strong> o nota finale: metterli in calce come “Luoghi dove ha soggiornato: Misurina; Pasturo; Milano” rafforza il legame biografico senza interrompere il flusso poetico.</p>

<hr>

<p><strong>Verdetto rapido</strong>: il testo ha già una forte carica evocativa; con piccoli aggiustamenti di ritmo e punteggiatura puoi aumentare la chiarezza senza perdere la delicatezza.</p>

<h3 id="versione-più-lirica">Versione più lirica</h3>

<p><strong>LE TUE CASE DI VETRO</strong><br>
(ad Antonia Pozzi)</p>

<p>Vi specchiavi la verde età,<br>
un mattino di rugiada che si piega<br>
sul filo sottile del respiro;<br>
fuggiva il tempo come un canto,<br>
poi, oltre i vent’anni, la freccia<br>
di Cupido trafisse l’aria —<br>
un lampo che restò dentro il vetro.</p>

<p>Ti abbeveravi ai cieli di Poesia,<br>
bevanda chiara che sa di sale e di miele,<br>
e le parole, come semi di luce,<br>
si posavano sulle labbra del mondo.<br>
Ora, in quegli spazi sospesi,<br>
svolazzano senza tempo —<br>
bianche colombe: pagine di vita<br>
che si aprono e si richiudono al vento.</p>

<p>Le righe, fitte come radici,<br>
s’innalzano al rango delle passioni accese,<br>
ogni verso una stanza trasparente<br>
dove il cuore si mostra e si nasconde,<br>
dove il ricordo è vetro che trema<br>
e riflette, moltiplicando il tuo volto.</p>

<p>E nelle case di vetro rimane un’eco:<br>
il passo lieve, la voce che non tace,<br>
un lume che attraversa le stanze dell’anima<br>
e lascia, sulle soglie, il segno di giorni amati.</p>

<p>Misurina · Pasturo · Milano</p>

<hr>

<h3 id="versione-ancora-più-rarefatta">Versione ancora più rarefatta</h3>

<p><strong>LE TUE CASE DI VETRO</strong><br>
(ad Antonia Pozzi)</p>

<p>vi specchiavi — verde età<br>
poi, oltre i vent’anni, la freccia</p>

<p>ti abbeveravi ai cieli di poesia<br>
ora svolazzano, senza tempo,<br>
bianche colombe — pagine</p>

<p>vergate fitte<br>
al rango delle passioni</p>

<p>Misurina · Pasturo · Milano</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2edgkmitp9</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 06:11:03 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[55]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/55</link>
      <description>&lt;![CDATA[[55]&#xA;&#xA;la] portata ortoplastica lipsiA in questo momento] un-un&#39;a think tank il passo] si allarga [non parla non vota in questo] un piatto-ginori disbiosi duemilacinquecento maestri di tragica e strategica i] figli artò [dell&#39;imprenditore estratti] a campione i volantini i] trovatori ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[55]</p>

<p>la] portata ortoplastica lipsiA in questo momento] un-un&#39;a think tank il passo] si allarga [non parla non vota in questo] un piatto-ginori disbiosi duemilacinquecento* maestri di tragica e strategica i] figli artò [dell&#39;imprenditore *estratti] a campione i volantini i] trovatori</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/eeja00m2vs</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 00:21:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Marianne Faithfull – Negative Capability (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/marianne-faithfull-negative-capability-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Non ha certo bisogno di troppe presentazioni Marianne Faithfull: carriera pluridecennale, 21 album in studio all’attivo, fra cui alcune indiscusse pietre miliari nella storia della musica rock. Fidanzata storica del rocker più famoso del mondo, ovvero la pietra rotolante Mick Jagger, Marianne calca i palcoscenici di tutto il mondo dal 1964 e potrebbe tranquillamente dormire sugli allori del successo passato. Invece, ancora una volta, ha deciso di sorprenderci con un album dalla bellezza folgorante. Negative Capability, questo il titolo, è costituito di 13 tracce che si dipanano per poco meno di un’ora... https://artesuono.blogspot.com/2018/11/marianne-faithfull-negative-capability.html &#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/i/1428970211&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/81cdPFHzyML._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Non ha certo bisogno di troppe presentazioni Marianne Faithfull: carriera pluridecennale, 21 album in studio all’attivo, fra cui alcune indiscusse pietre miliari nella storia della musica rock. Fidanzata storica del rocker più famoso del mondo, ovvero la pietra rotolante Mick Jagger, Marianne calca i palcoscenici di tutto il mondo dal 1964 e potrebbe tranquillamente dormire sugli allori del successo passato. Invece, ancora una volta, ha deciso di sorprenderci con un album dalla bellezza folgorante. Negative Capability, questo il titolo, è costituito di 13 tracce che si dipanano per poco meno di un’ora... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/11/marianne-faithfull-negative-capability.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/11/marianne-faithfull-negative-capability.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta: <a href="https://album.link/i/1428970211" rel="nofollow">https://album.link/i/1428970211</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/f2b2v0hzf3</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 20:48:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La fatica che ci ha costruiti. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/la-fatica-che-ci-ha-costruiti</link>
      <description>&lt;![CDATA[(226) &#xA;&#xA;(F1) &#xA;&#xA;Dalla fabbrica alla routine di oggi, il valore discreto dell’impegno.&#xA;&#xA;Spesso ci hanno insegnato a considerare la #fatica come qualcosa da evitare. &#xA;Come se ogni forma di sforzo fosse solo un ostacolo, un rallentamento, quasi una colpa. &#xA;Eppure la fatica è stata, per molto tempo, la sostanza stessa della vita di molti. &#xA;Lo era nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri. &#xA;Lo era anche nei percorsi di studio di chi, come me, ha fatto la maturità nel 1984 e ha conosciuto presto il peso delle giornate lunghe, della disciplina, della necessità di andare avanti senza fare troppo rumore.&#xA;&#xA;Oggi il linguaggio comune tende a premiare altro: rapidità, leggerezza, visibilità. &#xA;Si parla di risultati, di efficienza, di talento, ma si parla meno della continuità con cui si regge una vita normale. &#xA;La fatica, però, non è soltanto sforzo fisico. &#xA;È anche resistenza mentale, tenuta emotiva, capacità di sopportare la ripetizione senza perdere la dignità del proprio lavoro. &#xA;In questo senso, la fatica non è un retaggio del passato. &#xA;È una condizione ancora attuale, anche se spesso non viene riconosciuta.&#xA;&#xA;La mia esperienza mi ha insegnato che non tutte le fatiche hanno lo stesso volto. &#xA;C’è la fatica dura, concreta, quella che spezza il fiato e si misura con il corpo. &#xA;Poi c’è una fatica più silenziosa, meno evidente, ma altrettanto pesante: quella di chi svolge ogni giorno una mansione comoda solo in apparenza, perché priva di prospettive, ripetitiva, senza sbocchi, senza avanzamento. &#xA;È una forma di logoramento diverso, meno visibile, ma non per questo minore.&#xA;In un lavoro del genere non manca solo la soddisfazione. &#xA;Manca anche la sensazione di crescere. &#xA;Si continua a fare, ma senza costruire davvero. &#xA;Si tiene il ritmo, ma non si vede un orizzonte. &#xA;&#xA;(F2)&#xA;&#xA;Questa è una fatica che consuma lentamente, perché toglie senso alla ripetizione quotidiana. &#xA;E quando il lavoro perde significato, il tempo si svuota. &#xA;Calabresi ricorda che la fatica non va confusa con la sofferenza fine a sé stessa. &#xA;Non si tratta di glorificare l’affanno o di dire che tutto ciò che pesa è automaticamente utile. &#xA;Si tratta piuttosto di riconoscere che esiste un valore nello sforzo sostenuto con costanza, nella capacità di restare, di reggere, di non cercare sempre la scorciatoia. &#xA;&#xA;La fatica ha un senso quando conduce a qualcosa: una competenza, una responsabilità, una forma di maturità.&#xA;Per chi ha vissuto stagioni di lavoro duro (e sono milioni), questa riflessione non ha nulla di astratto. &#xA;Non serve idealizzare il passato per capire che molte conquiste personali e collettive sono nate da gesti semplici e ripetuti. &#xA;&#xA;Andare avanti, anche quando si è stanchi. &#xA;Accettare il limite senza arrendersi. &#xA;Fare bene il proprio dovere anche quando nessuno applaude. &#xA;Sono parole antiche, forse, ma non superate.&#xA;Oggi il rischio è un altro: credere che solo ciò che è immediatamente gratificante abbia valore. &#xA;Ma la realtà continua a smentire questa illusione. &#xA;&#xA;La vita si regge ancora su persone che si alzano presto, lavorano in silenzio, tengono in piedi famiglie, uffici, fabbriche, servizi, e spesso lo fanno senza riconoscimenti. &#xA;La loro fatica non fa notizia, ma è una delle forme più concrete di responsabilità civile.&#xA;&#xA;Questa traccia parla anche a chi non è più studente da decenni. &#xA;Ricorda che la fatica non va rimossa dal discorso pubblico, perché è dentro la vita vera. &#xA;E ricorda che il rispetto non dovrebbe andare solo al successo, ma anche alla tenacia di chi continua a esserci, giorno dopo giorno, senza scorciatoie.&#xA;&#xA;#Blog #Maturità #Lavoro #Fatica #EducazioneCivica #Us &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(226)</p>

<p><img src="https://res.cloudinary.com/dvzi7iq88/image/upload/dpr_auto,q_auto/v1/magazine/images/fatica-cronica-stress-2" alt="(F1)"></p>

<p><strong><em>Dalla fabbrica alla routine di oggi, il valore discreto dell’impegno</em></strong>.</p>

<p>Spesso ci hanno insegnato a considerare la #fatica come qualcosa da evitare.
Come se ogni forma di sforzo fosse solo un ostacolo, un rallentamento, quasi una colpa.
<strong>Eppure la fatica è stata, per molto tempo, la sostanza stessa della vita di molti.
Lo era nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri</strong>.
Lo era anche nei percorsi di studio di chi, come me, ha fatto la maturità nel 1984 e ha conosciuto presto il peso delle giornate lunghe, della disciplina, della necessità di andare avanti senza fare troppo rumore.</p>

<p>Oggi il linguaggio comune tende a premiare altro: rapidità, leggerezza, visibilità.
Si parla di risultati, di efficienza, di talento, ma si parla meno della continuità con cui si regge una vita normale.
<strong>La fatica, però, non è soltanto sforzo fisico.
È anche resistenza mentale, tenuta emotiva, capacità di sopportare la ripetizione senza perdere la dignità del proprio lavoro</strong>.
In questo senso, la fatica non è un retaggio del passato.
È una condizione ancora attuale, anche se spesso non viene riconosciuta.</p>

<p>La mia esperienza mi ha insegnato che non tutte le fatiche hanno lo stesso volto.
C’è la fatica dura, concreta, quella che spezza il fiato e si misura con il corpo.
<strong>Poi c’è una fatica più silenziosa, meno evidente, ma altrettanto pesante: quella di chi svolge ogni giorno una mansione comoda solo in apparenza, perché priva di prospettive, ripetitiva, senza sbocchi, senza avanzamento</strong>.
È una forma di logoramento diverso, meno visibile, ma non per questo minore.
In un lavoro del genere non manca solo la soddisfazione.
Manca anche la sensazione di crescere.
Si continua a fare, ma senza costruire davvero.
Si tiene il ritmo, ma non si vede un orizzonte.</p>

<p><img src="https://simonepazzano.com/wp-content/uploads/2022/01/lavorare.jpeg" alt="(F2)"></p>

<p>Questa è una fatica che consuma lentamente, perché toglie senso alla ripetizione quotidiana.
<strong>E quando il lavoro perde significato, il tempo si svuota</strong>.
#Calabresi ricorda che la fatica non va confusa con la sofferenza fine a sé stessa.
<strong>Non si tratta di glorificare l’affanno o di dire che tutto ciò che pesa è automaticamente utile.
Si tratta piuttosto di riconoscere che esiste un valore nello sforzo sostenuto con costanza, nella capacità di restare, di reggere, di non cercare sempre la scorciatoia</strong>.</p>

<p>La fatica ha un senso quando conduce a qualcosa: una competenza, una responsabilità, una forma di maturità.
Per chi ha vissuto stagioni di lavoro duro (e sono milioni), questa riflessione non ha nulla di astratto.
Non serve idealizzare il passato per capire che molte conquiste personali e collettive sono nate da gesti semplici e ripetuti.</p>

<p>Andare avanti, anche quando si è stanchi.
Accettare il limite senza arrendersi.
Fare bene il proprio dovere anche quando nessuno applaude.
<strong>Sono parole antiche, forse, ma non superate</strong>.
Oggi il rischio è un altro: credere che solo ciò che è immediatamente gratificante abbia valore.
Ma la realtà continua a smentire questa illusione.</p>

<p><strong>La vita si regge ancora su persone che si alzano presto, lavorano in silenzio, tengono in piedi famiglie, uffici, fabbriche, servizi, e spesso lo fanno senza riconoscimenti.
La loro fatica non fa notizia, ma è una delle forme più concrete di responsabilità civile</strong>.</p>

<p>Questa traccia parla anche a chi non è più studente da decenni.
Ricorda che la fatica non va rimossa dal discorso pubblico, perché è dentro la vita vera.
<strong>E ricorda che il rispetto non dovrebbe andare solo al successo, ma anche alla tenacia di chi continua a esserci, giorno dopo giorno, senza scorciatoie.</strong></p>

<p>#Blog #Maturità #Lavoro #Fatica #EducazioneCivica #Us</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/xre25y8s97</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 12:34:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nel giardino d&#39;infanzia</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/nel-giardino-dinfanzia</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Nel giardino d&#39;infanzia&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;risalgono dal cuore giorni analfabeti&#xD;&#xA;a dire l&#39;urlo della rosa&#xD;&#xA;l&#39;insaziato stupore&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;e i me stessi&#xD;&#xA;a spiare&#xD;&#xA;dalle crepe dei muri o&#xD;&#xA;a giocare tra losanghe di luce&#xD;&#xA;in un tempo che lento rimonta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Bellissimo testo — sensibile e visivo, con un tono che mescola memoria e meraviglia. Di seguito trovi un&#39;analisi, una traduzione poetica in inglese e qualche suggerimento per eventuali revisioni o letture ad alta voce.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del testo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e temi&#xD;&#xA;Immagini forti: il giardino d&#39;infanzia, l&#39;urlo della rosa, le crepe dei muri, le losanghe di luce creano un contrasto tra innocenza e frammentazione; il giardino è insieme luogo di gioco e di memoria.  &#xD;&#xA;Temi principali: ritorno all&#39;infanzia, stupore originario, molteplicità del sé che osserva e gioca. L&#39;“urlo della rosa” è ossimorico e potente: un fiore che grida suggerisce intensità emotiva e bellezza che reclama voce.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Voce e tono&#xD;&#xA;Voce intima e leggermente onirica; il plurale/singolare di “i me stessi” introduce una frammentazione dell&#39;io che osserva da più angolazioni. Il tono è contemplativo, con un senso di lentezza che si riflette nell&#39;ultima riga.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Struttura e ritmo&#xD;&#xA;Versi brevi, enjambement che favoriscono il flusso e la sospensione. La ripetizione di suoni dolci e vocalici contribuisce a un ritmo musicale, mentre le immagini spezzate (crepe, losanghe) introducono tensione visiva.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione poetica in inglese&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;In the kindergarten garden&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;from the heart rise illiterate days&#xD;&#xA;to speak the rose’s cry&#xD;&#xA;the insatiable wonder&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;and the selves of me&#xD;&#xA;peering&#xD;&#xA;through the cracks of walls or&#xD;&#xA;playing among lozenges of light&#xD;&#xA;in a time that slowly climbs&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti pratici&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lettura ad alta voce: rallenta sulle immagini chiave (urlo della rosa; losanghe di luce) per far emergere il contrasto tra stupore e frammentazione.  &#xD;&#xA;Variante lessicale: se vuoi accentuare la dimensione onirica, prova a sostituire “crepe” con “fessure” o “soglie” per sfumare il tono; se preferisci il contrasto, mantieni “crepe”.  &#xD;&#xA;Sviluppo tematico: potresti aggiungere un verso finale che dia una piccola risoluzione emotiva — un gesto, un ricordo, o un ritorno al presente — se desideri chiudere la tensione.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione concisa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Nel giardino d&#39;infanzia  &#xD;&#xA;risalgono giorni analfabeti, urlo di rosa.  &#xD;&#xA;I me stessi spiano dalle crepe,  &#xD;&#xA;giocano in losanghe di luce in un tempo che sale lento.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nel giardino d&#39;infanzia</p>

<p>risalgono dal cuore giorni analfabeti
a dire l&#39;urlo della rosa
l&#39;insaziato stupore</p>

<p>e i me stessi
a spiare
dalle crepe dei muri o
a giocare tra losanghe di luce
in un tempo che lento rimonta</p>

<p>Bellissimo testo — sensibile e visivo, con un tono che mescola memoria e meraviglia. Di seguito trovi un&#39;analisi, una traduzione poetica in inglese e qualche suggerimento per eventuali revisioni o letture ad alta voce.</p>

<h3 id="analisi-del-testo">Analisi del testo</h3>

<h4 id="immagini-e-temi">Immagini e temi</h4>

<p><strong>Immagini forti</strong>: il giardino d&#39;infanzia, l&#39;urlo della rosa, le crepe dei muri, le losanghe di luce creano un contrasto tra innocenza e frammentazione; il giardino è insieme luogo di gioco e di memoria.<br>
<strong>Temi principali</strong>: ritorno all&#39;infanzia, stupore originario, molteplicità del sé che osserva e gioca. L&#39;“urlo della rosa” è ossimorico e potente: un fiore che grida suggerisce intensità emotiva e bellezza che reclama voce.</p>

<h4 id="voce-e-tono">Voce e tono</h4>

<p><strong>Voce intima</strong> e leggermente onirica; il plurale/singolare di “i me stessi” introduce una frammentazione dell&#39;io che osserva da più angolazioni. Il tono è contemplativo, con un senso di lentezza che si riflette nell&#39;ultima riga.</p>

<h4 id="struttura-e-ritmo">Struttura e ritmo</h4>

<p>Versi brevi, enjambement che favoriscono il flusso e la sospensione. La ripetizione di suoni dolci e vocalici contribuisce a un ritmo musicale, mentre le immagini spezzate (crepe, losanghe) introducono tensione visiva.</p>

<hr>

<h3 id="traduzione-poetica-in-inglese">Traduzione poetica in inglese</h3>

<p><strong>In the kindergarten garden</strong></p>

<p>from the heart rise illiterate days
to speak the rose’s cry
the insatiable wonder</p>

<p>and the selves of me
peering
through the cracks of walls or
playing among lozenges of light
in a time that slowly climbs</p>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-pratici">Suggerimenti pratici</h3>
<ul><li><strong>Lettura ad alta voce</strong>: rallenta sulle immagini chiave (urlo della rosa; losanghe di luce) per far emergere il contrasto tra stupore e frammentazione.<br></li>
<li><strong>Variante lessicale</strong>: se vuoi accentuare la dimensione onirica, prova a sostituire “crepe” con “fessure” o “soglie” per sfumare il tono; se preferisci il contrasto, mantieni “crepe”.<br></li>
<li><strong>Sviluppo tematico</strong>: potresti aggiungere un verso finale che dia una piccola risoluzione emotiva — un gesto, un ricordo, o un ritorno al presente — se desideri chiudere la tensione.</li></ul>

<h3 id="versione-concisa">Versione concisa</h3>

<p>Nel giardino d&#39;infanzia<br>
risalgono giorni analfabeti, urlo di rosa.<br>
I me stessi spiano dalle crepe,<br>
giocano in losanghe di luce in un tempo che sale lento.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/95qz637imv</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 06:54:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 26</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-26</link>
      <description>&lt;![CDATA[Organizzazione delle classi dei portinai&#xA;1Quanto alle classi dei portieri, per i Coriti vi era Meselemia, figlio di Cori, dei figli di Asaf. 2Figli di Meselemia: Zaccaria il primogenito, Iediaèl il secondo, Zebadia il terzo, Iatnièl il quarto, 3Elam il quinto, Giovanni il sesto, Elioenài il settimo. 4Figli di Obed-Edom: Semaià il primogenito, Iozabàd il secondo, Iòach il terzo, Sacar il quarto, Netanèl il quinto, 5Ammièl il sesto, Ìssacar il settimo, Peulletài l&#39;ottavo, poiché Dio l&#39;aveva benedetto.&#xA;6A Semaià, suo figlio, nacquero figli che dominavano nel loro casato perché erano uomini valorosi. 7Figli di Semaià: Otnì, Raffaele, Obed, Elzabàd con i suoi fratelli, uomini valorosi, Eliu e Semachia. 8Tutti costoro erano discendenti di Obed-Edom. Essi e i loro figli e i loro fratelli, uomini valorosi, erano in forza per il servizio. Per Obed-Edom: sessantadue in tutto. 9Meselemia aveva figli e fratelli, tutti uomini valorosi: diciotto in tutto. 10Figli di Cosa, dei discendenti di Merarì: Simrì, il capo; non era primogenito, ma suo padre lo aveva costituito capo. 11Chelkia era il secondo, Tebalia il terzo, Zaccaria il quarto. Totale dei figli e fratelli di Cosa: tredici.&#xA;12Queste classi di portieri, cioè i capigruppo, avevano l&#39;incarico, come i loro fratelli, di servire nel tempio del Signore. 13Gettarono le sorti, tanto il piccolo quanto il grande, secondo i loro casati, per ciascuna porta.&#xA;14Per il lato orientale la sorte toccò a Selemia; a Zaccaria, suo figlio, consigliere assennato, per sorteggio toccò il lato settentrionale, 15a Obed-Edom quello meridionale, ai suoi figli toccarono i magazzini. 16Il lato occidentale con la porta Sallèchet, sulla via della salita, toccò a Suppìm e a Cosa. Un posto di guardia era accanto all&#39;altro. 17Per il lato orientale erano incaricati sei uomini ogni giorno, per il lato settentrionale quattro al giorno, per quello meridionale quattro al giorno, per ogni magazzino due. 18Alla loggia a occidente, ce n&#39;erano quattro per la strada e due per la loggia. 19Queste le classi dei portieri per i figli di Core e per i figli di Merarì.&#xA;&#xA;Supplementi: organizzazione dei leviti&#xA;20I leviti, loro fratelli, addetti alla sorveglianza dei tesori del tempio di Dio e dei tesori delle cose consacrate, 21erano figli di Ladan, Ghersoniti secondo la linea di Ladan. Capi dei casati di Ladan, il Ghersonita, erano gli Iechieliti. 22Gli Iechieliti Zetam e Gioele, suo fratello, erano addetti ai tesori del tempio del Signore.&#xA;23Fra i discendenti di Amram, di Isar, di Ebron e di Uzzièl, 24Subaèl, figlio di Ghersom, figlio di Mosè, era sovrintendente dei tesori. 25Suoi fratelli, nella linea di Elièzer, erano suo figlio Recabia, di cui fu figlio Isaia, di cui fu figlio Ioram, di cui fu figlio Zikrì, di cui fu figlio Selomìt. 26Questo Selomìt con i suoi fratelli era addetto ai tesori delle cose consacrate, che il re Davide, i capi di casato, i comandanti di migliaia e di centinaia e i comandanti dell&#39;esercito 27avevano consacrato, prendendole dal bottino di guerra e da altre prede, per la manutenzione del tempio del Signore. 28Inoltre c&#39;erano tutte le cose consacrate dal veggente Samuele, da Saul, figlio di Kis, da Abner, figlio di Ner, e da Ioab, figlio di Seruià; tutte queste cose consacrate dipendevano da Selomìt e dai suoi fratelli.&#xA;29Fra i discendenti di Isar, Chenania e i suoi figli erano addetti agli affari esterni d&#39;Israele come scribi e giudici. 30Fra i discendenti di Ebron, Casabia e i suoi fratelli, uomini valorosi, in numero di millesettecento, erano addetti alla sorveglianza d&#39;Israele, dal lato occidentale del Giordano, per il culto del Signore e al servizio del re. 31Fra i discendenti di Ebron c&#39;era Ieria, il capo degli Ebroniti, secondo le loro generazioni e i loro casati; nell&#39;anno quarantesimo del regno di Davide si fecero ricerche e fra loro si trovarono uomini valorosi a Iazer di Gàlaad. 32Tra i fratelli di Ieria, uomini valorosi, c&#39;erano duemilasettecento capi di casato. Il re Davide diede a costoro autorità sui Rubeniti, sui Gaditi e su metà della tribù di Manasse per tutte le questioni riguardanti Dio e quelle riguardanti il re.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il c. 26 completa l&#39;elenco del personale addetto al tempio secondo le direttive di Davide. Alla lista dei portieri (vv. 1-11) segue la descrizione delle loro funzioni (vv. 12-19). Si menzionano quindi le mansioni leviti-che dei custodi di oggetti e offerte sacre (vv. 20-28), per riferire infine sulle incombenze specifiche dei leviti con incarichi piuttosto profani (vv. 29-32). &#xA;&#xA;1-19. Il brano sui portieri costituisce una unità a sé, come il c. 24 e il c. 25. Esso si occupa anzitutto dei legami genealogici dei portieri (che ne legittimano le funzioni) discendenti da Keat e Merari, vv. 1-11, e quindi delle loro mansioni, vv. 12-19. Anche i portieri hanno acquisito ormai il rango di leviti. Delle tre liste di portieri, riportate dal Cronista (cfr. 9,17-26; 16,37-43), la presente è la più estesa.&#xA;&#xA;1-11. Le tre stirpi di portieri. La prima è quella dei Coriti, vv. 1-3; la seconda è quella di Obed-Edom, vv. 4-8, cfr. 13,13s.; 15,25 e 15,18.21.24; 16,5b.38. La terza, vv. 10-11, deriva da Merari attraverso Cosa e il figlio di questi, Simri.&#xA;&#xA;12-19. Mansioni dei portieri. Le quattro porte dell&#39;ingresso nel tempio vennero assegnate per sorte. Quella di levante, che era la più importante (cfr. 9,18; Ez 44,1-3; 46,12; Ne 3,29), toccò a Selemia; quella di settentrione a&#xA;Zaccaria; quella di mezzogiorno ai discendenti di Obed-Edom; e per la stirpe di Cosa uscì in sorte la porta occdentale. Il Cronista descrive il santuario come esiste al suo tempo, con le porte ai quattro lati, che indica persino con il loro nome.&#xA;&#xA;20-32. In questo brano si parla dei leviti «addetti alla sorveglianza sui tesori del tempio», vv. 20-28 e di quelli «addetti agli affari esterni di Israele», che si svolgevano cioè fuori del tempio, ma non erano considerati profani (cfr. Ez 40,17.31; 44,1), vv. 29-32. È difficile dire a che cosa e a quale epoca si riferiscano queste informazioni.&#xA;&#xA;La cifra di «duemilasettecento capi di casati» (v. 32) non può non sorprendere. È probabile che l&#39;indicazione si riferisca alla situazione storica e geografica del Cronista, o dell&#39;ultima redazione dei due libri delle Cronache.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Organizzazione delle classi dei portinai</em></strong>
<strong>1</strong>Quanto alle classi dei portieri, per i Coriti vi era Meselemia, figlio di Cori, dei figli di Asaf. <strong>2</strong>Figli di Meselemia: Zaccaria il primogenito, Iediaèl il secondo, Zebadia il terzo, Iatnièl il quarto, <strong>3</strong>Elam il quinto, Giovanni il sesto, Elioenài il settimo. <strong>4</strong>Figli di Obed-Edom: Semaià il primogenito, Iozabàd il secondo, Iòach il terzo, Sacar il quarto, Netanèl il quinto, <strong>5</strong>Ammièl il sesto, Ìssacar il settimo, Peulletài l&#39;ottavo, poiché Dio l&#39;aveva benedetto.
<strong>6</strong>A Semaià, suo figlio, nacquero figli che dominavano nel loro casato perché erano uomini valorosi. <strong>7</strong>Figli di Semaià: Otnì, Raffaele, Obed, Elzabàd con i suoi fratelli, uomini valorosi, Eliu e Semachia. <strong>8</strong>Tutti costoro erano discendenti di Obed-Edom. Essi e i loro figli e i loro fratelli, uomini valorosi, erano in forza per il servizio. Per Obed-Edom: sessantadue in tutto. <strong>9</strong>Meselemia aveva figli e fratelli, tutti uomini valorosi: diciotto in tutto. <strong>10</strong>Figli di Cosa, dei discendenti di Merarì: Simrì, il capo; non era primogenito, ma suo padre lo aveva costituito capo. <strong>11</strong>Chelkia era il secondo, Tebalia il terzo, Zaccaria il quarto. Totale dei figli e fratelli di Cosa: tredici.
<strong>12</strong>Queste classi di portieri, cioè i capigruppo, avevano l&#39;incarico, come i loro fratelli, di servire nel tempio del Signore. <strong>13</strong>Gettarono le sorti, tanto il piccolo quanto il grande, secondo i loro casati, per ciascuna porta.
<strong>14</strong>Per il lato orientale la sorte toccò a Selemia; a Zaccaria, suo figlio, consigliere assennato, per sorteggio toccò il lato settentrionale, <strong>15</strong>a Obed-Edom quello meridionale, ai suoi figli toccarono i magazzini. <strong>16</strong>Il lato occidentale con la porta Sallèchet, sulla via della salita, toccò a Suppìm e a Cosa. Un posto di guardia era accanto all&#39;altro. <strong>17</strong>Per il lato orientale erano incaricati sei uomini ogni giorno, per il lato settentrionale quattro al giorno, per quello meridionale quattro al giorno, per ogni magazzino due. <strong>18</strong>Alla loggia a occidente, ce n&#39;erano quattro per la strada e due per la loggia. <strong>19</strong>Queste le classi dei portieri per i figli di Core e per i figli di Merarì.</p>

<p><strong><em>Supplementi: organizzazione dei leviti</em></strong>
<strong>20</strong>I leviti, loro fratelli, addetti alla sorveglianza dei tesori del tempio di Dio e dei tesori delle cose consacrate, <strong>21</strong>erano figli di Ladan, Ghersoniti secondo la linea di Ladan. Capi dei casati di Ladan, il Ghersonita, erano gli Iechieliti. <strong>22</strong>Gli Iechieliti Zetam e Gioele, suo fratello, erano addetti ai tesori del tempio del Signore.
<strong>23</strong>Fra i discendenti di Amram, di Isar, di Ebron e di Uzzièl, <strong>24</strong>Subaèl, figlio di Ghersom, figlio di Mosè, era sovrintendente dei tesori. <strong>25</strong>Suoi fratelli, nella linea di Elièzer, erano suo figlio Recabia, di cui fu figlio Isaia, di cui fu figlio Ioram, di cui fu figlio Zikrì, di cui fu figlio Selomìt. <strong>26</strong>Questo Selomìt con i suoi fratelli era addetto ai tesori delle cose consacrate, che il re Davide, i capi di casato, i comandanti di migliaia e di centinaia e i comandanti dell&#39;esercito <strong>27</strong>avevano consacrato, prendendole dal bottino di guerra e da altre prede, per la manutenzione del tempio del Signore. <strong>28</strong>Inoltre c&#39;erano tutte le cose consacrate dal veggente Samuele, da Saul, figlio di Kis, da Abner, figlio di Ner, e da Ioab, figlio di Seruià; tutte queste cose consacrate dipendevano da Selomìt e dai suoi fratelli.
<strong>29</strong>Fra i discendenti di Isar, Chenania e i suoi figli erano addetti agli affari esterni d&#39;Israele come scribi e giudici. <strong>30</strong>Fra i discendenti di Ebron, Casabia e i suoi fratelli, uomini valorosi, in numero di millesettecento, erano addetti alla sorveglianza d&#39;Israele, dal lato occidentale del Giordano, per il culto del Signore e al servizio del re. <strong>31</strong>Fra i discendenti di Ebron c&#39;era Ieria, il capo degli Ebroniti, secondo le loro generazioni e i loro casati; nell&#39;anno quarantesimo del regno di Davide si fecero ricerche e fra loro si trovarono uomini valorosi a Iazer di Gàlaad. <strong>32</strong>Tra i fratelli di Ieria, uomini valorosi, c&#39;erano duemilasettecento capi di casato. Il re Davide diede a costoro autorità sui Rubeniti, sui Gaditi e su metà della tribù di Manasse per tutte le questioni riguardanti Dio e quelle riguardanti il re.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il c. 26 completa l&#39;elenco del personale addetto al tempio secondo le direttive di Davide. Alla lista dei portieri (vv. 1-11) segue la descrizione delle loro funzioni (vv. 12-19). Si menzionano quindi le mansioni leviti-che dei custodi di oggetti e offerte sacre (vv. 20-28), per riferire infine sulle incombenze specifiche dei leviti con incarichi piuttosto profani (vv. 29-32).</p>

<p><strong>1-19</strong>. Il brano sui portieri costituisce una unità a sé, come il c. 24 e il c. 25. Esso si occupa anzitutto dei legami genealogici dei portieri (che ne legittimano le funzioni) discendenti da Keat e Merari, vv. 1-11, e quindi delle loro mansioni, vv. 12-19. Anche i portieri hanno acquisito ormai il rango di leviti. Delle tre liste di portieri, riportate dal Cronista (cfr. 9,17-26; 16,37-43), la presente è la più estesa.</p>

<p><strong>1-11</strong>. Le tre stirpi di portieri. La prima è quella dei Coriti, vv. 1-3; la seconda è quella di Obed-Edom, vv. 4-8, cfr. 13,13s.; 15,25 e 15,18.21.24; 16,5b.38. La terza, vv. 10-11, deriva da Merari attraverso Cosa e il figlio di questi, Simri.</p>

<p><strong>12-19</strong>. Mansioni dei portieri. Le quattro porte dell&#39;ingresso nel tempio vennero assegnate per sorte. Quella di levante, che era la più importante (cfr. 9,18; Ez 44,1-3; 46,12; Ne 3,29), toccò a Selemia; quella di settentrione a
Zaccaria; quella di mezzogiorno ai discendenti di Obed-Edom; e per la stirpe di Cosa uscì in sorte la porta occdentale. Il Cronista descrive il santuario come esiste al suo tempo, con le porte ai quattro lati, che indica persino con il loro nome.</p>

<p><strong>20-32</strong>. In questo brano si parla dei leviti «addetti alla sorveglianza sui tesori del tempio», vv. 20-28 e di quelli «addetti agli affari esterni di Israele», che si svolgevano cioè fuori del tempio, ma non erano considerati profani (cfr. Ez 40,17.31; 44,1), vv. 29-32. È difficile dire a che cosa e a quale epoca si riferiscano queste informazioni.</p>

<p>La cifra di «duemilasettecento capi di casati» (v. 32) non può non sorprendere. È probabile che l&#39;indicazione si riferisca alla situazione storica e geografica del Cronista, o dell&#39;ultima redazione dei due libri delle Cronache.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0copx8dm41</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 05:04:35 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 25</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-25</link>
      <description>&lt;![CDATA[Organizzazione delle classi dei cantori&#xA;1Quindi Davide, insieme con i comandanti dell&#39;esercito, separò per il servizio i figli di Asaf, di Eman e di Idutùn, che profetavano con cetre, arpe e cimbali. Ed ecco il numero di questi uomini, incaricati di tale attività.&#xA;2Per i figli di Asaf: Zaccur, Giuseppe, Netania, Asarela; i figli di Asaf erano sotto la direzione di Asaf, che eseguiva la musica secondo le istruzioni del re.&#xA;3Per Iedutùn, i figli di Iedutùn: Godolia, Serì, Isaia, Simei, Casabia, Mattitia: sei, sotto la direzione del loro padre Iedutùn, che cantava sulla cetra ed eseguiva musica per celebrare e lodare il Signore.&#xA;4Per Eman, i figli di Eman: Bukkia, Mattania, Uzzièl, Sebuèl, Ierimòt, Anania, Anàni, Eliata, Ghiddalti, Romàmti-Ezer, Iosbekasa, Malloti, Otir, Macaziòt. 5Tutti costoro erano figli di Eman, veggente del re, secondo la promessa di Dio di esaltare la sua potenza. Dio infatti concesse a Eman quattordici figli e tre figlie. 6Tutti costoro, sotto la direzione del loro padre, cantavano nel tempio del Signore con cimbali, arpe e cetre, per il servizio del tempio di Dio, agli ordini del re. 7Il numero di costoro, insieme con i fratelli, esperti nel canto del Signore, tutti maestri, era di duecentoottantotto. 8Per i loro turni di servizio furono sorteggiati i piccoli come i grandi, i maestri come i discepoli.&#xA;9La prima sorte toccò, per Asaf, a Giuseppe; secondo fu Godolia, con i fratelli e i figli: dodici; 10terzo Zaccur, con i figli e i fratelli: dodici; 11quarto Isrì, con i figli e i fratelli: dodici; 12quinto Netania, con i figli e i fratelli: dodici; 13sesto Bukkia, con i figli e i fratelli: dodici; 14settimo Iesarela, con i figli e i fratelli: dodici; 15ottavo Isaia, con i figli e i fratelli: dodici; 16nono Mattania, con i figli e i fratelli: dodici; 17decimo Simei, con i figli e i fratelli: dodici; 18undicesimo Azarèl, con i figli e i fratelli: dodici; 19dodicesimo Casabia, con i figli e i fratelli: dodici; 20tredicesimo Subaèl, con i figli e i fratelli: dodici; 21quattordicesimo Mattitia, con i figli e i fratelli: dodici; 22quindicesimo Ieremòt, con i figli e i fratelli: dodici; 23sedicesimo Anania, con i figli e i fratelli: dodici; 24diciassettesimo Iosbekasa, con i figli e i fratelli: dodici; 25diciottesimo Anàni, con i figli e i fratelli: dodici; 26diciannovesimo Malloti, con i figli e i fratelli: dodici; 27ventesimo Eliata, con i figli e i fratelli: dodici; 28ventunesimo Otir, con i figli e i fratelli: dodici; 29ventiduesimo Ghiddalti, con i figli e i fratelli: dodici; 30ventitreesimo Macaziòt, con i figli e i fratelli: dodici; 31ventiquattresimo Romàmti-Ezer, con i figli e i fratelli: dodici.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-31. Il calendario è simile a quello dei sacerdoti e dei leviti. Vengono enumerati i cantori che discendono dai figli di Levi: Asaf, Eman e Idutun (vv. 1-6), dei quali è dato il numero totale (vv. 7-8). Quindi sono distribuiti in ventiquattro classi (vv. 9-31) sulla base del sistema già usato per sacerdoti e leviti (cfr. cc. 23-24). Si tratta presumibilmente di colleghi del Cronista stesso, già abbondantemente esaltati in 15,6 e 16,4.37. Induce a questa ipotesi l&#39;interesse enorme mostrato sempre dal Cronista per la musica cultuale e i cantori e qui nuovamente evidenziato.&#xA;&#xA;1-3. «insieme con in capi dell&#39;esercito» (v. 1): il servizio del tempio è strettamente imparentato a quello militare ed equiparato ad esso. Abbiamo già incontrato ripetutamente Asaf, Eman e Idutun. Asaf occupa qui, vv. 1.2.6, il primo posto, come in&#xA;2Cr 5,12; 29,13; 35,15. È discendente di Gherson, 6,24ss., come Keat. Idutun, detto altrove Etan, 6,29; 15,17-19, discende da Merari.&#xA;&#xA;4-5. I nomi degli ultimi nove figli di Eman messi insieme formano in ebraico un poemetto, il frammento di un salmo, che recita: «Pietà di me, JHWH, pietà. Il mio Dio sei tu. Magnificai ed esaltai il (tuo soccorso) perché giacendo nella miseria dissi: Dà segni manifesti, con abbondanza».&#xA;&#xA;7-31. La cifra di 288 (v. 7) si riferisce ai cantori con funzioni direttive. Essi sono distribuiti in 24 classi di 12&#xA;individui (12 X 24 = 288).&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Organizzazione delle classi dei cantori</em></strong>
<strong>1</strong>Quindi Davide, insieme con i comandanti dell&#39;esercito, separò per il servizio i figli di Asaf, di Eman e di Idutùn, che profetavano con cetre, arpe e cimbali. Ed ecco il numero di questi uomini, incaricati di tale attività.
<strong>2</strong>Per i figli di Asaf: Zaccur, Giuseppe, Netania, Asarela; i figli di Asaf erano sotto la direzione di Asaf, che eseguiva la musica secondo le istruzioni del re.
<strong>3</strong>Per Iedutùn, i figli di Iedutùn: Godolia, Serì, Isaia, Simei, Casabia, Mattitia: sei, sotto la direzione del loro padre Iedutùn, che cantava sulla cetra ed eseguiva musica per celebrare e lodare il Signore.
<strong>4</strong>Per Eman, i figli di Eman: Bukkia, Mattania, Uzzièl, Sebuèl, Ierimòt, Anania, Anàni, Eliata, Ghiddalti, Romàmti-Ezer, Iosbekasa, Malloti, Otir, Macaziòt. <strong>5</strong>Tutti costoro erano figli di Eman, veggente del re, secondo la promessa di Dio di esaltare la sua potenza. Dio infatti concesse a Eman quattordici figli e tre figlie. <strong>6</strong>Tutti costoro, sotto la direzione del loro padre, cantavano nel tempio del Signore con cimbali, arpe e cetre, per il servizio del tempio di Dio, agli ordini del re. <strong>7</strong>Il numero di costoro, insieme con i fratelli, esperti nel canto del Signore, tutti maestri, era di duecentoottantotto. <strong>8</strong>Per i loro turni di servizio furono sorteggiati i piccoli come i grandi, i maestri come i discepoli.
<strong>9</strong>La prima sorte toccò, per Asaf, a Giuseppe; secondo fu Godolia, con i fratelli e i figli: dodici; <strong>10</strong>terzo Zaccur, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>11</strong>quarto Isrì, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>12</strong>quinto Netania, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>13</strong>sesto Bukkia, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>14</strong>settimo Iesarela, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>15</strong>ottavo Isaia, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>16</strong>nono Mattania, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>17</strong>decimo Simei, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>18</strong>undicesimo Azarèl, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>19</strong>dodicesimo Casabia, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>20</strong>tredicesimo Subaèl, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>21</strong>quattordicesimo Mattitia, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>22</strong>quindicesimo Ieremòt, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>23</strong>sedicesimo Anania, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>24</strong>diciassettesimo Iosbekasa, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>25</strong>diciottesimo Anàni, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>26</strong>diciannovesimo Malloti, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>27</strong>ventesimo Eliata, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>28</strong>ventunesimo Otir, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>29</strong>ventiduesimo Ghiddalti, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>30</strong>ventitreesimo Macaziòt, con i figli e i fratelli: dodici; <strong>31</strong>ventiquattresimo Romàmti-Ezer, con i figli e i fratelli: dodici.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-31</strong>. Il calendario è simile a quello dei sacerdoti e dei leviti. Vengono enumerati i cantori che discendono dai figli di Levi: Asaf, Eman e Idutun (vv. 1-6), dei quali è dato il numero totale (vv. 7-8). Quindi sono distribuiti in ventiquattro classi (vv. 9-31) sulla base del sistema già usato per sacerdoti e leviti (cfr. cc. 23-24). Si tratta presumibilmente di colleghi del Cronista stesso, già abbondantemente esaltati in 15,6 e 16,4.37. Induce a questa ipotesi l&#39;interesse enorme mostrato sempre dal Cronista per la musica cultuale e i cantori e qui nuovamente evidenziato.</p>

<p><strong>1-3</strong>. «insieme con in capi dell&#39;esercito» (v. 1): il servizio del tempio è strettamente imparentato a quello militare ed equiparato ad esso. Abbiamo già incontrato ripetutamente Asaf, Eman e Idutun. Asaf occupa qui, vv. 1.2.6, il primo posto, come in
2Cr 5,12; 29,13; 35,15. È discendente di Gherson, 6,24ss., come Keat. Idutun, detto altrove Etan, 6,29; 15,17-19, discende da Merari.</p>

<p><strong>4-5</strong>. I nomi degli ultimi nove figli di Eman messi insieme formano in ebraico un poemetto, il frammento di un salmo, che recita: «Pietà di me, JHWH, pietà. Il mio Dio sei tu. Magnificai ed esaltai il (tuo soccorso) perché giacendo nella miseria dissi: Dà segni manifesti, con abbondanza».</p>

<p><strong>7-31</strong>. La cifra di 288 (v. 7) si riferisce ai cantori con funzioni direttive. Essi sono distribuiti in 24 classi di 12
individui (12 X 24 = 288).</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
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      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 21:32:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>PlusBrothers il mondo positivo: pausa di riflessione</title>
      <link>https://noblogo.org/il-mondo-reale/plusbrothers-il-mondo-positivo-pausa-di-riflessione</link>
      <description>&lt;![CDATA[SPOILER: pausa di riflessione finita. Siamo Elena e Alessandro, in arte Elettrona e Gifter; ormai da tempo immemore non abbiamo più pubblicato nuove storie sul Mondo Positivo e il virus HIV senziente, per cui il progetto PlusBrothers sembra essersi arrotolato su sé stesso. Non è così, e dobbiamo una spiegazione a chiunque ci abbia già seguito o solo sentito nominare.&#xA;!--more--&#xA;Buchi di trama&#xA;Fra il 2019 e 2020 quando abbiamo iniziato a scrivere, ci siamo lasciati prendere dall&#39;entusiasmo ispirandoci a qualsiasi fonte: social, articoli di attualità, notizie satiriche, meme. Tutto faceva brodo come ispirazione alle vicissitudini di questo mondo sierocapovolto e sierocoinvolto in cui umani e virus HIV convivono come alleati. In mezzo ci si era pure messa l&#39;emergenza COVID19 che abbiamo esorcizzato scrivendo, in una sorta di sfida letteraria &#34;virus contro virus&#34;.&#xA;Tutto ciò ha creato degli immensi buchi di trama con personaggi che apparivano e sparivano senza motivo, dentro storie nate e morte in fretta prive di reale sviluppo. &#xA;D&#39;altronde scriviamo col culo perciò I BUCHI sono il minimo sindacabile anche se i conti non tornano, perché siamo in due e avendo un culo ciascuno, nei racconti che produciamo i buchi dovrebbero essere al massimo due.&#xA;Riflessione necessaria&#xA;Il 2024 nella politica e nell&#39;informatica è stato un anno parecchio movimentato e pieno di discussioni fra noi. Dall&#39;idea (per ora impraticabile) di sostituire WordPress alle riflessioni sulla politica di cui ora non parliamo, ci siamo trovati davanti un problema a cui prima non facevamo caso: lo scontento del pubblico verso l&#39;intrattenimento di massa.&#xA;Accoglienza, Inclusione, Diversità, Supercazzole&#xA;Potremmo anche scegliere &#34;Appartenenza&#34; o &#34;Accessibilità&#34; a seconda del gruppo a cui si rivolge. LGBT+, Immigrazione, Persone con disabilità, ma la realtà è sempre quella: sia nella vita aziendale sia nei prodotti di consumo, la tendenza è prendere &#34;diversità, equità, inclusione&#34; come slogan e linee guida obbligatorie da spuntare per darsi un tono, senza poi convertire le parole in eventi concreti a vantaggio dei veri destinatari. &#xA;Tokenismo: neri, LGBT+, disabili...&#xA;Supercazzola oltre i limiti con Biancaneve nera, dopo Cleopatra e Anna Bolena sempre con la pelle scura; ma le realtà di personaggi appartenenti a gruppi sottorappresentati hanno ormai riempito le produzioni di tutti i film e serie tv, scontentando gran parte del pubblico.&#xA;Il problema non è l&#39;inclusione, ma quando il colore della pelle, la fisicità o l&#39;orientamento sessuale sono delle &#34;medaglie&#34; (token) messe lì per soddisfare le quote &#34;diversity&#34; ma senza una vera storia di fondo.&#xA;Forrest Gump (1994) è un esempio di film in cui i personaggi disabili o neri vengono inseriti all&#39;interno di una storia ma alla fine lo spettatore empatizza con Forrest, Bubba, il tenente Dan...&#xA;Poi non parliamo degli antagonisti che nei film moderni praticamente non ci sono. E delle donne che sono già perfette, leader, indipendenti, così. Perché sì. Senza crescere.&#xA;Mondo positivo vs. film mainstream&#xA;Non abbiamo la pretesa di metterci in discussione nel mercato con libri, film, serie tv a tema Mondo Positivo e HIV senziente ma anche noi ci sentiamo coinvolti. &#xA;Abbiamo creato questo ambiente narrativo opposto a quello reale dove essere positivi al virus HIV è la condizione &#34;standard&#34; per il preciso scopo di combattere lo stigma con dei racconti e senza fare prediche.&#xA;Oltre ai buchi di trama, se ci siamo fermati è per esserci resi conto di aver commesso uno degli errori attribuiti ai nuovi film di animazione: il villain non è un vero villain. Ha sempre una giustificazione traumatica e, soprattutto, i personaggi principali non sono mai stati ben sviluppati e queste non sono condizioni che correggi con un semplice editing. Le storie vanno ripensate da zero e bisogna metterci tempo.&#xA;Facciamo del nostro meglio per non inserire inclusività forzata, noi siamo una donna disabile visiva e un uomo con HIV per cui è chiaro che la nostra esperienza incide sulla scrittura. &#xA;Ma il virus HIV senziente, per definizione, non guarda le persone in faccia. Sente, pensa, capisce, ma come quello reale non ha alcuna intenzione di escludere qualcuno per religione, etnia, orientamento sessuale o abilità fisica.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>SPOILER: pausa di riflessione finita. Siamo Elena e Alessandro, in arte Elettrona e Gifter; ormai da tempo immemore non abbiamo più pubblicato nuove storie sul Mondo Positivo e il virus HIV senziente, per cui il progetto PlusBrothers sembra essersi arrotolato su sé stesso. Non è così, e dobbiamo una spiegazione a chiunque ci abbia già seguito o solo sentito nominare.
</p>

<h2 id="buchi-di-trama">Buchi di trama</h2>

<p>Fra il 2019 e 2020 quando abbiamo iniziato a scrivere, ci siamo lasciati prendere dall&#39;entusiasmo ispirandoci a qualsiasi fonte: social, articoli di attualità, notizie satiriche, meme. Tutto faceva brodo come ispirazione alle vicissitudini di questo mondo sierocapovolto e sierocoinvolto in cui umani e virus HIV convivono come alleati. In mezzo ci si era pure messa l&#39;emergenza COVID19 che abbiamo esorcizzato scrivendo, in una sorta di sfida letteraria “virus contro virus”.
Tutto ciò ha creato degli immensi buchi di trama con personaggi che apparivano e sparivano senza motivo, dentro storie nate e morte in fretta prive di reale sviluppo.
D&#39;altronde scriviamo col culo perciò <strong>I BUCHI</strong> sono il minimo sindacabile anche se i conti non tornano, perché siamo in due e avendo un culo ciascuno, nei racconti che produciamo i buchi dovrebbero essere al massimo due.</p>

<h2 id="riflessione-necessaria">Riflessione necessaria</h2>

<p>Il 2024 nella politica e nell&#39;informatica è stato un anno parecchio movimentato e pieno di discussioni fra noi. Dall&#39;idea (per ora impraticabile) di sostituire WordPress alle riflessioni sulla politica di cui ora non parliamo, ci siamo trovati davanti un problema a cui prima non facevamo caso: lo scontento del pubblico verso l&#39;intrattenimento di massa.</p>

<h2 id="accoglienza-inclusione-diversità-supercazzole">Accoglienza, Inclusione, Diversità, Supercazzole</h2>

<p>Potremmo anche scegliere “Appartenenza” o “Accessibilità” a seconda del gruppo a cui si rivolge. LGBT+, Immigrazione, Persone con disabilità, ma la realtà è sempre quella: sia nella vita aziendale sia nei prodotti di consumo, la tendenza è prendere “diversità, equità, inclusione” come slogan e linee guida obbligatorie da spuntare per darsi un tono, senza poi convertire le parole in eventi concreti a vantaggio dei veri destinatari.</p>

<h2 id="tokenismo-neri-lgbt-disabili">Tokenismo: neri, LGBT+, disabili...</h2>

<p>Supercazzola oltre i limiti con Biancaneve nera, dopo Cleopatra e Anna Bolena sempre con la pelle scura; ma le realtà di personaggi appartenenti a gruppi sottorappresentati hanno ormai riempito le produzioni di tutti i film e serie tv, scontentando gran parte del pubblico.
Il problema non è l&#39;inclusione, ma quando il colore della pelle, la fisicità o l&#39;orientamento sessuale sono delle “medaglie” (token) messe lì per soddisfare le quote “diversity” ma senza una vera storia di fondo.
Forrest Gump (1994) è un esempio di film in cui i personaggi disabili o neri vengono inseriti all&#39;interno di una storia ma alla fine lo spettatore empatizza con Forrest, Bubba, il tenente Dan...
Poi non parliamo degli antagonisti che nei film moderni praticamente non ci sono. E delle donne che sono già perfette, leader, indipendenti, così. Perché sì. Senza crescere.</p>

<h2 id="mondo-positivo-vs-film-mainstream">Mondo positivo vs. film mainstream</h2>

<p>Non abbiamo la pretesa di metterci in discussione nel mercato con libri, film, serie tv a tema Mondo Positivo e HIV senziente ma anche noi ci sentiamo coinvolti.
Abbiamo creato questo ambiente narrativo opposto a quello reale dove essere positivi al virus HIV è la condizione “standard” per il preciso scopo di combattere lo stigma con dei racconti e senza fare prediche.
Oltre ai buchi di trama, se ci siamo fermati è per esserci resi conto di aver commesso uno degli errori attribuiti ai nuovi film di animazione: il villain non è un vero villain. Ha sempre una giustificazione traumatica e, soprattutto, i personaggi principali non sono mai stati ben sviluppati e queste non sono condizioni che correggi con un semplice editing. Le storie vanno ripensate da zero e bisogna metterci tempo.
Facciamo del nostro meglio per non inserire inclusività forzata, noi siamo una donna disabile visiva e un uomo con HIV per cui è chiaro che la nostra esperienza incide sulla scrittura.
Ma il virus HIV senziente, per definizione, non guarda le persone in faccia. Sente, pensa, capisce, ma come quello reale non ha alcuna intenzione di escludere qualcuno per religione, etnia, orientamento sessuale o abilità fisica.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il mondo reale</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/hdoqyctrj0</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:39:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Bombino - Deran (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/bombino-deran-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Se l’attaccamento alle proprie origini si misurasse con la maestria con cui si suona uno strumento, basterebbero un paio di riff per comprendere come Goumar Alcomtar, in arte Bombino, sia in maniera esistenziale, e non solo anagrafica, figlio del Niger e della cultura Tuareg. Bombino, oltre a essere un chitarrista sopraffino (forse uno dei migliori sulla piazza), è uno di quegli artisti ontologicamente portato a ricoprire un ruolo sociale e politico grazie alla sua arte per la sola ragione che la fa...  https://artesuono.blogspot.com/2018/05/bombino-deran-201830.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/i/1783164412&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.ondarock.it/images/cover/Deran_1701118486.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Se l’attaccamento alle proprie origini si misurasse con la maestria con cui si suona uno strumento, basterebbero un paio di riff per comprendere come Goumar Alcomtar, in arte Bombino, sia in maniera esistenziale, e non solo anagrafica, figlio del Niger e della cultura Tuareg. Bombino, oltre a essere un chitarrista sopraffino (forse uno dei migliori sulla piazza), è uno di quegli artisti ontologicamente portato a ricoprire un ruolo sociale e politico grazie alla sua arte per la sola ragione che la fa...  <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/05/bombino-deran-2018_30.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/05/bombino-deran-2018_30.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta: <a href="https://album.link/i/1783164412" rel="nofollow">https://album.link/i/1783164412</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/uc5op71duv</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 09:48:12 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>VITA CONTROMANO</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/vita-contromano-7nwv</link>
      <description>&lt;![CDATA[VITA CONTROMANO&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(a James Dean)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;il gesto del cogliere&#xD;&#xA;la rosa sul filo del burrone&#xD;&#xA;dove palpebra la luce&#xD;&#xA;lo strappo&#xD;&#xA;nella rete la smorfia che tradisce&#xD;&#xA;quel mordere intestino&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;l&#39;apparirti anamorfosi il mondo&#xD;&#xA;che ravviva&#xD;&#xA;non sai se deliri o sogni:&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;del tuo essere &#34;bipolare&#34;&#xD;&#xA;ottenebrato splendere&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Mi piace molto il tono sospeso e l’immagine cinematica che attraversa la poesia: c’è un contrasto continuo tra bellezza e ferita, luce e ombra, che la rende intensa e viscerale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del testo&#xD;&#xA;Tema centrale: l’incontro tra attrazione e dolore, rappresentato dalla rosa sul burrone e dal gesto che la coglie. La figura del destinatario è ambigua, insieme desiderio e minaccia.  &#xD;&#xA;Voce e tono: voce lirica, frammentata, con scatti improvvisi che creano tensione emotiva. L’uso di parole come strappo, mordere, ottenebrato accentua la fisicità e l’urgenza.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e simboli&#xD;&#xA;La rosa sul filo del burrone — bellezza precaria; rischio e seduzione.  &#xD;&#xA;La rete e la smorfia — intrappolamento, tradimento dell’apparenza.  &#xD;&#xA;Anamorfosi — ottica deformata che rivela una verità nascosta; l’apparire che trasforma il mondo.  &#xD;&#xA;Bipolare — parola moderna che introduce ambivalenza emotiva, oscillazione tra luce e oscurità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suono e ritmo&#xD;&#xA;Allitterazioni e assonanze funzionano per creare tensione (es. palpebra la luce / lo strappo).  &#xD;&#xA;Ritmo frammentato: versi brevi e interruzioni che simulano il respiro affannato o lo strappo stesso. Questo è efficace, ma qualche verso più lungo potrebbe modulare il ritmo e dare respiro.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti stilistici&#xD;&#xA;Coerenza lessicale: valutare se mantenere il termine tecnico anamorfosi serve al tono o spezza l’immersione; se lo si mantiene, potresti rafforzarne l’immagine con un verbo più visivo.  &#xD;&#xA;Punteggiatura: l’assenza quasi totale crea flusso, ma inserire una virgola o un punto in punti strategici può aumentare l’impatto di alcuni scatti.  &#xD;&#xA;Varietà ritmica: alternare qualche verso più lungo per far risaltare i frammenti più brevi e violenti.  &#xD;&#xA;Chiusura: l’ultimo verso è potente; potresti valutare di renderlo ancora più isolato per enfatizzare il contrasto finale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese (lett. libera)&#xD;&#xA;VITA CONTROMANO  &#xD;&#xA;(to James Dean)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;the gesture of plucking  &#xD;&#xA;the rose on the edge of the ravine  &#xD;&#xA;where the light blinks its eyelid  &#xD;&#xA;the tear  &#xD;&#xA;in the net the grimace that betrays  &#xD;&#xA;that gut-biting&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;your appearing anamorphoses the world  &#xD;&#xA;that revives  &#xD;&#xA;you don’t know whether delirium or dream:&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;of your being “bipolar”  &#xD;&#xA;darkened shining&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione rielaborata&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;VITA CONTROMANO  &#xD;&#xA;(a James Dean)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il gesto di cogliere:  &#xD;&#xA;la rosa sul filo del burrone,  &#xD;&#xA;dove la luce socchiude la palpebra.  &#xD;&#xA;Lo strappo —  &#xD;&#xA;nella rete la smorfia che tradisce,  &#xD;&#xA;quel mordere d’intestino.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Appari e l’anamorfosi del mondo si apre,  &#xD;&#xA;ravviva ciò che credevi spento;  &#xD;&#xA;non sai se è delirio o sogno.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Del tuo essere, «bipolare»,  &#xD;&#xA;ottenebrato e insieme splendente.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note sulle modifiche&#xD;&#xA;Ho introdotto punteggiatura mirata per modulare il respiro e accentuare gli scatti emotivi.  &#xD;&#xA;Ho leggermente allungato alcuni versi per creare contrappunto ritmico con i frammenti più brevi.  &#xD;&#xA;Ho mantenuto le immagini chiave (rosa, burrone, rete, anamorfosi) e l’ambivalenza finale, isolando l’ultimo verso per aumentarne l’impatto.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>VITA CONTROMANO</p>

<p>(a James Dean)</p>

<p>il gesto del cogliere
la rosa sul filo del burrone
dove palpebra la luce
lo strappo
nella rete la smorfia che tradisce
quel mordere intestino</p>

<p>l&#39;apparirti anamorfosi il mondo
che ravviva
non sai se deliri o sogni:</p>

<p>del tuo essere “bipolare”
ottenebrato splendere</p>

<p>Mi piace molto il tono sospeso e l’immagine cinematica che attraversa la poesia: c’è un contrasto continuo tra bellezza e ferita, luce e ombra, che la rende intensa e viscerale.</p>

<h3 id="analisi-del-testo">Analisi del testo</h3>

<p><strong>Tema centrale:</strong> l’incontro tra attrazione e dolore, rappresentato dalla rosa sul burrone e dal gesto che la coglie. La figura del destinatario è ambigua, insieme desiderio e minaccia.<br>
<strong>Voce e tono:</strong> voce lirica, frammentata, con scatti improvvisi che creano tensione emotiva. L’uso di parole come <em>strappo</em>, <em>mordere</em>, <em>ottenebrato</em> accentua la fisicità e l’urgenza.</p>

<hr>

<h3 id="immagini-e-simboli">Immagini e simboli</h3>

<p><strong>La rosa sul filo del burrone</strong> — bellezza precaria; rischio e seduzione.<br>
<strong>La rete e la smorfia</strong> — intrappolamento, tradimento dell’apparenza.<br>
<strong>Anamorfosi</strong> — ottica deformata che rivela una verità nascosta; l’apparire che trasforma il mondo.<br>
<strong>Bipolare</strong> — parola moderna che introduce ambivalenza emotiva, oscillazione tra luce e oscurità.</p>

<hr>

<h3 id="suono-e-ritmo">Suono e ritmo</h3>

<p><strong>Allitterazioni e assonanze</strong> funzionano per creare tensione (es. <em>palpebra la luce / lo strappo</em>).<br>
<strong>Ritmo</strong> frammentato: versi brevi e interruzioni che simulano il respiro affannato o lo strappo stesso. Questo è efficace, ma qualche verso più lungo potrebbe modulare il ritmo e dare respiro.</p>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-stilistici">Suggerimenti stilistici</h3>
<ul><li><strong>Coerenza lessicale:</strong> valutare se mantenere il termine tecnico <em>anamorfosi</em> serve al tono o spezza l’immersione; se lo si mantiene, potresti rafforzarne l’immagine con un verbo più visivo.<br></li>
<li><strong>Punteggiatura:</strong> l’assenza quasi totale crea flusso, ma inserire una virgola o un punto in punti strategici può aumentare l’impatto di alcuni scatti.<br></li>
<li><strong>Varietà ritmica:</strong> alternare qualche verso più lungo per far risaltare i frammenti più brevi e violenti.<br></li>
<li><strong>Chiusura:</strong> l’ultimo verso è potente; potresti valutare di renderlo ancora più isolato per enfatizzare il contrasto finale.</li></ul>

<hr>

<h3 id="traduzione-in-inglese-lett-libera">Traduzione in inglese (lett. libera)</h3>

<p><strong>VITA CONTROMANO</strong><br>
<em>(to James Dean)</em></p>

<p>the gesture of plucking<br>
the rose on the edge of the ravine<br>
where the light blinks its eyelid<br>
the tear<br>
in the net the grimace that betrays<br>
that gut-biting</p>

<p>your appearing anamorphoses the world<br>
that revives<br>
you don’t know whether delirium or dream:</p>

<p>of your being “bipolar”<br>
darkened shining</p>

<hr>

<h3 id="versione-rielaborata">Versione rielaborata</h3>

<p><strong>VITA CONTROMANO</strong><br>
<em>(a James Dean)</em></p>

<p>Il gesto di cogliere:<br>
la rosa sul filo del burrone,<br>
dove la luce socchiude la palpebra.<br>
Lo strappo —<br>
nella rete la smorfia che tradisce,<br>
quel mordere d’intestino.</p>

<p>Appari e l’anamorfosi del mondo si apre,<br>
ravviva ciò che credevi spento;<br>
non sai se è delirio o sogno.</p>

<p>Del tuo essere, «bipolare»,<br>
ottenebrato e insieme splendente.</p>

<hr>

<h3 id="note-sulle-modifiche">Note sulle modifiche</h3>
<ul><li>Ho introdotto punteggiatura mirata per modulare il respiro e accentuare gli scatti emotivi.<br></li>
<li>Ho leggermente allungato alcuni versi per creare contrappunto ritmico con i frammenti più brevi.<br></li>
<li>Ho mantenuto le immagini chiave (rosa, burrone, rete, anamorfosi) e l’ambivalenza finale, isolando l’ultimo verso per aumentarne l’impatto.</li></ul>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/5fqj1p5w7z</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 06:41:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il Rapporto dell&#39;Agenzia Europea sulle droghe. Un sistema che trasforma le sostanze all&#39;interno dei Paesi UE</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/il-rapporto-dellagenzia-europea-sulle-droghe</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;L&#39;Euda (Agenzia dell&#39;Unione europea sulle droghe) ha rilasciato l&#39;European Drug Report 2026 (https://www.euda.europa.eu/system/files/documents/2026-05/edr-2026-full-pdf.pdf).&#xA;&#xA;Quadro generale &#xA;&#xA;Il mercato delle droghe in Europa è diventato più mobile, frammentato e difficile da controllare. Non si tratta più solo di rotte tradizionali, ma di un sistema che sfrutta le infrastrutture legali (container commerciali, porti, corrieri) e la chimica per nascondere o trasformare le sostanze all&#39;interno dell&#39;UE.&#xA;&#xA;Punti chiave&#xA;&#xA;Nuove modalità di traffico: Le sostanze entrano spesso nascoste in carichi legali o vengono trasformate direttamente in Europa. Nel 2024 sono stati individuati 42 laboratori clandestini legati alla cocaina (recupero da carichi mascherati, taglio, confezionamento), soprattutto nei Paesi Bassi, ma anche in Italia, Spagna e Germania.&#xA;&#xA;Sostanze emergenti: Oltre alle droghe tradizionali (cannabis, cocaina, eroina), crescono:&#xA;&#xA;Sostanze sintetiche: Catinoni, oppioidi sintetici (come i nitazeni, spesso in farmaci falsi) e cannabinoidi semi-sintetici.&#xA;Ketamina: Spesso dirottata dalla filiera farmaceutica legale (es. importata dall&#39;India).&#xA;&#xA;Farmaci falsi: Compressi che imitano medicinali noti ma contengono oppioidi ad alta potenza.&#xA;&#xA;Prodotti per il vaping: Liquidi contenenti cannabinoidi sintetici o nuove sostanze psicoattive.&#xA;&#xA;Dati sul consumo&#xA;&#xA;La cannabis resta la sostanza più usata: circa 24,9 milioni di adulti (8,7% della popolazione) l&#39;hanno consumata nell&#39;ultimo anno.&#xA;Nel 2025 sono state segnalate 50 nuove sostanze per la prima volta, portando il totale monitorato a oltre 1.050.&#xA;Il rischio principale è l&#39;incongruenza tra ciò che viene acquistato e ciò che è realmente contenuto nel prodotto (es. N-ethylnorpentedrone venduto come 3-MMC).&#xA;&#xA;Situazione sanitaria&#xA;&#xA;Nel 2024 sono stati stimati almeno 7.600 decessi legati alle droghe nell&#39;UE, spesso causati da miscele di sostanze o oppioidi.&#xA;La risposta dell&#39;UE Il rapporto sottolinea che le risposte nazionali sono spesso troppo lente rispetto alla velocità del mercato. Si punta su:&#xA;&#xA;Come contrastare&#xA;&#xA;Sistemi di allerta rapida (Early Warning System, European Drug Alert System).&#xA;&#xA;Maggiore controllo sui precursori chimici (sostanze usate per produrre droghe) e creazione di un archivio europeo.&#xA;&#xA;Collaborazione tra controlli doganali, analisi delle acque reflue, drug checking e servizi sanitari.&#xA;&#xA;Il tutto inserito nel nuovo EU Drugs Strategic Framework approvato nel marzo 2026.&#xA;&#xA;In sintesi, l&#39;Europa non affronta più solo un problema di importazione, ma una sfida tecnologica e chimica interna, dove la droga viene &#34;assemblata&#34; o trasformata proprio sul territorio europeo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/ggysGM34Yg3B35B/preview" alt=""></p>

<p>L&#39;Euda (Agenzia dell&#39;Unione europea sulle droghe) ha rilasciato l&#39;European Drug Report 2026 (<a href="https://www.euda.europa.eu/system/files/documents/2026-05/edr-2026-full-pdf.pdf" rel="nofollow">https://www.euda.europa.eu/system/files/documents/2026-05/edr-2026-full-pdf.pdf</a>).</p>

<h2 id="quadro-generale">Quadro generale</h2>

<p>Il mercato delle droghe in Europa è diventato più mobile, frammentato e difficile da controllare. Non si tratta più solo di rotte tradizionali, ma di un sistema che sfrutta le infrastrutture legali (container commerciali, porti, corrieri) e la chimica per nascondere o trasformare le sostanze all&#39;interno dell&#39;UE.</p>

<h2 id="punti-chiave">Punti chiave</h2>

<p>Nuove modalità di traffico: Le sostanze entrano spesso nascoste in carichi legali o vengono trasformate direttamente in Europa. Nel 2024 sono stati individuati 42 laboratori clandestini legati alla cocaina (recupero da carichi mascherati, taglio, confezionamento), soprattutto nei Paesi Bassi, ma anche in Italia, Spagna e Germania.</p>

<p>Sostanze emergenti: Oltre alle droghe tradizionali (cannabis, cocaina, eroina), crescono:</p>

<p>Sostanze sintetiche: Catinoni, oppioidi sintetici (come i nitazeni, spesso in farmaci falsi) e cannabinoidi semi-sintetici.
Ketamina: Spesso dirottata dalla filiera farmaceutica legale (es. importata dall&#39;India).</p>

<p>Farmaci falsi: Compressi che imitano medicinali noti ma contengono oppioidi ad alta potenza.</p>

<p>Prodotti per il vaping: Liquidi contenenti cannabinoidi sintetici o nuove sostanze psicoattive.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/imHJxQNSC6mf2Fj/preview" alt=""></p>

<h2 id="dati-sul-consumo">Dati sul consumo</h2>

<p>La cannabis resta la sostanza più usata: circa 24,9 milioni di adulti (8,7% della popolazione) l&#39;hanno consumata nell&#39;ultimo anno.
Nel 2025 sono state segnalate 50 nuove sostanze per la prima volta, portando il totale monitorato a oltre 1.050.
Il rischio principale è l&#39;incongruenza tra ciò che viene acquistato e ciò che è realmente contenuto nel prodotto (es. N-ethylnorpentedrone venduto come 3-MMC).</p>

<h2 id="situazione-sanitaria">Situazione sanitaria</h2>

<p>Nel 2024 sono stati stimati almeno 7.600 decessi legati alle droghe nell&#39;UE, spesso causati da miscele di sostanze o oppioidi.
La risposta dell&#39;UE Il rapporto sottolinea che le risposte nazionali sono spesso troppo lente rispetto alla velocità del mercato. Si punta su:</p>

<h2 id="come-contrastare">Come contrastare</h2>

<p>Sistemi di allerta rapida (Early Warning System, European Drug Alert System).</p>

<p>Maggiore controllo sui precursori chimici (sostanze usate per produrre droghe) e creazione di un archivio europeo.</p>

<p>Collaborazione tra controlli doganali, analisi delle acque reflue, drug checking e servizi sanitari.</p>

<p>Il tutto inserito nel nuovo EU Drugs Strategic Framework approvato nel marzo 2026.</p>

<p>In sintesi, l&#39;Europa non affronta più solo un problema di importazione, ma una sfida tecnologica e chimica interna, dove la droga viene “assemblata” o trasformata proprio sul territorio europeo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/11w569toju</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 06:29:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Mon anatomie</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-mon-anatomie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Mon anatomie&#xA;&#xA;Mes mots résonnent sur les murs des villes où je passe ;&#xA;Pas de pièces rapportées mais le détail d&#39;une structure ;&#xA;D&#39;un pseudo de contrebande dans une impasse, &#xA;Jusqu&#39;à la lumière qui traverse toutes les ouvertures. &#xA;&#xA;Où que j&#39;aille un drapeau me suit comme un souvenir, &#xA;Je connais la trahison de l&#39;argile et la volonté de l&#39;acier. &#xA;J&#39;oscille sans cesse entre angle mort et ligne de mire, &#xA;Entre le maquis impénétrable et une clairière exposée. &#xA;&#xA;J&#39;ai essayé pourtant de rentrer dans le système ! &#xA;Mais lorsqu&#39;on me jette dehors je prends le large, &#xA;Et depuis mon exil, je me suis fait moi-même capitaine ! &#xA;Là où je suis je construis des citadelles dans la marge...&#xA;&#xA;Looping, 13 et 18 juin 2026&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Mon anatomie</p>

<p>Mes mots résonnent sur les murs des villes où je passe ;
Pas de pièces rapportées mais le détail d&#39;une structure ;
D&#39;un pseudo de contrebande dans une impasse,
Jusqu&#39;à la lumière qui traverse toutes les ouvertures.</p>

<p>Où que j&#39;aille un drapeau me suit comme un souvenir,
Je connais la trahison de l&#39;argile et la volonté de l&#39;acier.
J&#39;oscille sans cesse entre angle mort et ligne de mire,
Entre le maquis impénétrable et une clairière exposée.</p>

<p>J&#39;ai essayé pourtant de rentrer dans le système !
Mais lorsqu&#39;on me jette dehors je prends le large,
Et depuis mon exil, je me suis fait moi-même capitaine !
Là où je suis je construis des citadelles dans la marge...</p>

<p>Looping, 13 et 18 juin 2026</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/r8718ocjy6</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 04:35:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[54]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/54</link>
      <description>&lt;![CDATA[[54]&#xA;&#xA;isola il costo della rete e andreA -il mantovano] per il momento dura per un periodo coprono o un foro due fori simula] il denso la materia in] modo costante è sempre un pericolo del grandtour occhiali tredì al terzo] foro la tropina l&#39;educatore a [rotazione altre ancora] inedite l&#39;agile [esperanto]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[54]</p>

<p>isola il costo della rete e andreA -il mantovano] per il momento dura per un periodo coprono o un foro due fori simula] il denso la materia in] modo costante è sempre un pericolo del grandtour occhiali tredì al terzo] foro la tropina l&#39;educatore a [rotazione altre ancora] inedite l&#39;agile [esperanto</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/tujaui70zb</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 00:47:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nathaniel Rateliff &amp; The Night Sweats – Tearing At The Seams (2018)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/nathaniel-rateliff-e-the-night-sweats-tearing-at-the-seams-2018</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Di un fatto può stare certo Nathaniel Rateliff: la mossa di reinventarsi artisticamente attraverso il connubio con The Night Sweats e di capovolgere così l&#39;impostazione musicale sino ad allora inseguita come autore è stata vincente. Lo hanno dimostrato, in questi tre anni seguiti alla pubblicazione dell&#39;omonimo album del 2015, il successo di pubblico sulle due sponde dell&#39;Atlantico, i dischi d&#39;oro, i concerti sempre più affollati e una formula sonora che grazie alla recente uscita del doppio dal vivo Live at Red Rocks ha confermato la sua forza di attrazione... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/nathaniel-rateliff-night-sweats-tearing.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/i/1402443273&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/A1tacv-Bk2L._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Di un fatto può stare certo Nathaniel Rateliff: la mossa di reinventarsi artisticamente attraverso il connubio con The Night Sweats e di capovolgere così l&#39;impostazione musicale sino ad allora inseguita come autore è stata vincente. Lo hanno dimostrato, in questi tre anni seguiti alla pubblicazione dell&#39;omonimo album del 2015, il successo di pubblico sulle due sponde dell&#39;Atlantico, i dischi d&#39;oro, i concerti sempre più affollati e una formula sonora che grazie alla recente uscita del doppio dal vivo Live at Red Rocks ha confermato la sua forza di attrazione... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2018/03/nathaniel-rateliff-night-sweats-tearing.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2018/03/nathaniel-rateliff-night-sweats-tearing.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta: <a href="https://album.link/i/1402443273" rel="nofollow">https://album.link/i/1402443273</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/hc6fhrllx2</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 20:22:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[53]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/53</link>
      <description>&lt;![CDATA[[53]&#xA;&#xA;se è stato e] rovesciano ma al rovescio è letto come] parte di una segmentazione famiglia delle crassicaceae forse o] crocifere rovescia più terribile che si tratti spesso di una cosa che [osserva] nel suo diminuito nel suo non] essere cosa o metìcole da una raccolta le] ragazze dei quarantacinque giri in mezzo alle doppie punte [*Igor&#39; Fëdorovič Stravinskij anglicizzato e francesizzato in Igor Stravinsky ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[53]</p>

<p>se è stato e]* rovesciano ma al rovescio è letto come] parte di una segmentazione famiglia delle crassicaceae forse o] crocifere rovescia più terribile che si tratti spesso di una cosa che [osserva]* nel suo diminuito nel suo non] essere cosa o metìcole da una raccolta le] ragazze dei quarantacinque giri in mezzo alle doppie punte [*Igor&#39; Fëdorovič Stravinskij anglicizzato e francesizzato in Igor Stravinsky</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/vhcxcvw24w</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 16:20:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Elettra, come regalo di compleanno, mi cucinerà il ramen però mi ha chiesto di...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/elettra-come-regalo-di-compleanno-mi-cucinera-il-ramen-pero-mi-ha-chiesto-di</link>
      <description>&lt;![CDATA[Elettra, come regalo di compleanno, mi cucinerà il ramen però mi ha chiesto di andare a comperare io gli ingredienti. &#34;Già che vai al suq - mi ha detto - cercali in Sottoripa che alcuni sono difficili da trovare&#34;. Così sono uscito, volevo fare uno stacco, e ho portato con me terzogenita. Sta crescendo terzogenita, ad un certo punto ci separiamo e e dico che ci rivediamo al suq. Quando arrivo al suq non la vedo, cerco in giro, c&#39;è solo una ragazza elegante seduta su una panca e io dopo un po&#39; mi rendo conto che la ragazza seduta sulla panca è terzogenita. Dannazione. Metamorfizzano come se niente fosse. &#xA;&#xA;Al suq terzogenita si annoia un po&#39; perché in quel momento non ci sono molte attività, gira per i negozi è attratta dai negozi con il cibo. È curiosa. Giriamo ancora un po&#39;, poi la lascio per andare a cercare gli ingredienti. Anche se è cresciuta mi regala qualcuno dei suoi dialoghi fulminanti. &#34;Sai cosa manca a voi giovani?&#34; dico io volendo iniziare una lunga tirata boomer per farla ridere. &#34;Le patatine&#34; mi risponde lei bruciandomi. Va bene.&#xA;&#xA;La faccio breve. Giro per i vicoli e poi vado in via Gramsci in questo negozietto che mi ricordavo esserci, c&#39;è un piccolo ingresso e poi, se non ti fai spaventare e prosegui, ti ritrovi in un budello di piccoli corridoi pieni di roba. Una specie di suq - a modo suo - ma non per turisti. Nel budello, oltre al venerandi, ci sono persone che chiaramente vengono da ogni parte del mondo: Africa, Sudamerica, Cina, girano e prendono prodotti, guardano, cercano. &#xA;&#xA;Io sono con il mio cellulare in mano con la lista delle cose strane che servono per il ramen e giro anche io, guardo i prodotti e dopo un po&#39; provo questa sensazione di sentirmi come se fossi finito in un raccordo del mondo, come se quel budello fosse un punto di scambio tra Genova e il resto del mondo. Cammino e guardo e prendo in mano cose che non so cosa siano: farine di piante che non ho mai visto, spezie di arbusti che non ho mai sentito nominare, frutta sconosciuta, paste e ingredienti dai nomi sconosciuti. &#xA;&#xA;Più cerco più mi rendo conto di quanto poco io sappia, di come i miei riferimenti di quello che è commestibile siano annichiliti da quella marea di cose, di prassi e tradizioni nel manipolare il cibo; che - a loro volta -  si portano dietro culture, linguaggi, modi di vivere e di vedere il mondo. Disincagliato da quella decina di prodotti occidentali, sempre gli stessi, che vedo da quando sono bambino, mi ritrovo perso in una giungla di frammenti del mondo: e sono solo prodotti legati al cibo, una scheggia. &#xA;&#xA;Mi volto, lascio passare una ragazzina con gli occhi sottili, una donna bassa dai tratti sudamericani, due matriarche africane vestite con tuniche colorate, un ragazzo magro orientale, uno altissimo nero con la barbetta. È un punto di scambio. Ognuno cerca i residui e le risorse di quello che è la sua terra. Per un attimo mi immagino che il budello continui per migliaia di chilometri, si biforchi in labirinti, che abbia dei punti di risalita in ogni continente, che ci sia un qualcosa di nascosto che tiene unita la diversità di queste persone qua sotto/sopra nel mondo a muoversi, cercare il proprio benessere.&#xA;&#xA;Poi esco con le mie alghe, i miei anici stellati e le salse di soia e via Gramsci appare una cosa piccola piccola.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Elettra, come regalo di compleanno, mi cucinerà il ramen però mi ha chiesto di andare a comperare io gli ingredienti. “Già che vai al suq – mi ha detto – cercali in Sottoripa che alcuni sono difficili da trovare”. Così sono uscito, volevo fare uno stacco, e ho portato con me terzogenita. Sta crescendo terzogenita, ad un certo punto ci separiamo e e dico che ci rivediamo al suq. Quando arrivo al suq non la vedo, cerco in giro, c&#39;è solo una ragazza elegante seduta su una panca e io dopo un po&#39; mi rendo conto che la ragazza seduta sulla panca è terzogenita. Dannazione. Metamorfizzano come se niente fosse.</p>

<p>Al suq terzogenita si annoia un po&#39; perché in quel momento non ci sono molte attività, gira per i negozi è attratta dai negozi con il cibo. È curiosa. Giriamo ancora un po&#39;, poi la lascio per andare a cercare gli ingredienti. Anche se è cresciuta mi regala qualcuno dei suoi dialoghi fulminanti. “Sai cosa manca a voi giovani?” dico io volendo iniziare una lunga tirata boomer per farla ridere. “Le patatine” mi risponde lei bruciandomi. Va bene.</p>

<p>La faccio breve. Giro per i vicoli e poi vado in via Gramsci in questo negozietto che mi ricordavo esserci, c&#39;è un piccolo ingresso e poi, se non ti fai spaventare e prosegui, ti ritrovi in un budello di piccoli corridoi pieni di roba. Una specie di suq – a modo suo – ma non per turisti. Nel budello, oltre al venerandi, ci sono persone che chiaramente vengono da ogni parte del mondo: Africa, Sudamerica, Cina, girano e prendono prodotti, guardano, cercano.</p>

<p>Io sono con il mio cellulare in mano con la lista delle cose strane che servono per il ramen e giro anche io, guardo i prodotti e dopo un po&#39; provo questa sensazione di sentirmi come se fossi finito in un raccordo del mondo, come se quel budello fosse un punto di scambio tra Genova e il resto del mondo. Cammino e guardo e prendo in mano cose che non so cosa siano: farine di piante che non ho mai visto, spezie di arbusti che non ho mai sentito nominare, frutta sconosciuta, paste e ingredienti dai nomi sconosciuti.</p>

<p>Più cerco più mi rendo conto di quanto poco io sappia, di come i miei riferimenti di quello che è commestibile siano annichiliti da quella marea di cose, di prassi e tradizioni nel manipolare il cibo; che – a loro volta –  si portano dietro culture, linguaggi, modi di vivere e di vedere il mondo. Disincagliato da quella decina di prodotti occidentali, sempre gli stessi, che vedo da quando sono bambino, mi ritrovo perso in una giungla di frammenti del mondo: e sono solo prodotti legati al cibo, una scheggia.</p>

<p>Mi volto, lascio passare una ragazzina con gli occhi sottili, una donna bassa dai tratti sudamericani, due matriarche africane vestite con tuniche colorate, un ragazzo magro orientale, uno altissimo nero con la barbetta. È un punto di scambio. Ognuno cerca i residui e le risorse di quello che è la sua terra. Per un attimo mi immagino che il budello continui per migliaia di chilometri, si biforchi in labirinti, che abbia dei punti di risalita in ogni continente, che ci sia un qualcosa di nascosto che tiene unita la diversità di queste persone qua sotto/sopra nel mondo a muoversi, cercare il proprio benessere.</p>

<p>Poi esco con le mie alghe, i miei anici stellati e le salse di soia e via Gramsci appare una cosa piccola piccola.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/zhpui3t5zq</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:43:52 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>VITA CONTROMANO</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/vita-contromano</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;VITA CONTROMANO&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(a James Dean)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;teso sul grido&#xD;&#xA;d&#39;una vita contromano&#xD;&#xA;animo di ragazzo bruciato&#xD;&#xA;a perderti in un oceano di&#xD;&#xA;spleen&#xD;&#xA;brami ti visiti in sogno&#xD;&#xA;nel risalire dagli anni&#xD;&#xA;la dolce madre&#xD;&#xA;-profondità celestiale-&#xD;&#xA;le dita affusolate&#xD;&#xA;nei capelli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lettura ed emozione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il testo evoca un giovane inquieto, sospeso tra ribellione e nostalgia: vita contromano diventa immagine di contrasto, lo spleen apre uno spazio di malinconia moderna, mentre la figura materna riappare come rifugio sacro. Il ritmo è frammentario, visivo, con immagini che colpiscono per densità e brevità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Punti di forza e suggerimenti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini forti: “vita contromano”, “oceano di spleen”, “profondità celestiale” funzionano molto bene; mantieni questa economia di parole.  &#xD;&#xA;Coesione: considera piccoli legami lessicali (suoni o parole ricorrenti) per guidare il lettore tra i versi senza appesantire.  &#xD;&#xA;Punteggiatura e pause: poche virgole o trattini sono efficaci; valuta dove inserire una pausa netta per aumentare la tensione (es. dopo “bruciato”).  &#xD;&#xA;Voce: se vuoi accentuare il tono “James Dean”, puoi aggiungere un dettaglio concreto (un gesto, un oggetto) che renda il ragazzo più riconoscibile senza spiegare.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione leggermente rivista&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;teso sul grido  &#xD;&#xA;d&#39;una vita contromano  &#xD;&#xA;animo di ragazzo, bruciato  &#xD;&#xA;a perderti in un oceano di spleen  &#xD;&#xA;brami; ti visiti in sogno  &#xD;&#xA;nel risalire dagli anni  &#xD;&#xA;la dolce madre  &#xD;&#xA;— profondità celestiale —  &#xD;&#xA;le dita affusolate  &#xD;&#xA;nei capelli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;tense on the cry  &#xD;&#xA;of a life against the flow  &#xD;&#xA;the soul of a burned boy  &#xD;&#xA;losing yourself in an ocean of spleen  &#xD;&#xA;you long; you visit yourself in dreams  &#xD;&#xA;climbing back through the years  &#xD;&#xA;the sweet mother  &#xD;&#xA;— celestial depth —  &#xD;&#xA;slender fingers  &#xD;&#xA;in the hair&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione più lirica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;teso sul grido  &#xD;&#xA;d&#39;una vita contromano,  &#xD;&#xA;anima di ragazzo fiamma  &#xD;&#xA;che si consuma e si perde  &#xD;&#xA;in un oceano di spleen.  &#xD;&#xA;Ti cerchi nei sogni,  &#xD;&#xA;risali gli anni come scale di luce;  &#xD;&#xA;la madre riappare, dolce altare,  &#xD;&#xA;profondità celestiale che accoglie.  &#xD;&#xA;Le dita, sottili come versi,  &#xD;&#xA;si insinuano nei capelli —  &#xD;&#xA;il mondo per un istante si placa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione più eterea&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;teso sul grido  &#xD;&#xA;d&#39;una vita contromano,  &#xD;&#xA;anima di ragazzo come cenere di luce  &#xD;&#xA;che si dissolve in un oceano di spleen.  &#xD;&#xA;Ti sfiori nei sogni, fragile come alito,  &#xD;&#xA;risali gli anni come correnti di vetro;  &#xD;&#xA;la madre appare — un lume sommerso —  &#xD;&#xA;profondità celestiale che respira.  &#xD;&#xA;Le dita, filamenti di stelle,  &#xD;&#xA;si perdono nei capelli:  &#xD;&#xA;il mondo si assottiglia in un sospiro.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>VITA CONTROMANO</p>

<p>(a James Dean)</p>

<p>teso sul grido
d&#39;una vita contromano
animo di ragazzo bruciato
a perderti in un oceano di
spleen
brami ti visiti in sogno
nel risalire dagli anni
la dolce madre
-profondità celestiale-
le dita affusolate
nei capelli</p>

<h3 id="lettura-ed-emozione">Lettura ed emozione</h3>

<p>Il testo evoca un giovane inquieto, sospeso tra ribellione e nostalgia: <strong>vita contromano</strong> diventa immagine di contrasto, lo <strong>spleen</strong> apre uno spazio di malinconia moderna, mentre la figura materna riappare come rifugio sacro. Il ritmo è frammentario, visivo, con immagini che colpiscono per densità e brevità.</p>

<hr>

<h3 id="punti-di-forza-e-suggerimenti">Punti di forza e suggerimenti</h3>
<ul><li><strong>Immagini forti</strong>: “vita contromano”, “oceano di spleen”, “profondità celestiale” funzionano molto bene; mantieni questa economia di parole.<br></li>
<li><strong>Coesione</strong>: considera piccoli legami lessicali (suoni o parole ricorrenti) per guidare il lettore tra i versi senza appesantire.<br></li>
<li><strong>Punteggiatura e pause</strong>: poche virgole o trattini sono efficaci; valuta dove inserire una pausa netta per aumentare la tensione (es. dopo “bruciato”).<br></li>
<li><strong>Voce</strong>: se vuoi accentuare il tono “James Dean”, puoi aggiungere un dettaglio concreto (un gesto, un oggetto) che renda il ragazzo più riconoscibile senza spiegare.</li></ul>

<hr>

<h3 id="versione-leggermente-rivista">Versione leggermente rivista</h3>

<p>teso sul grido<br>
d&#39;una vita contromano<br>
animo di ragazzo, bruciato<br>
a perderti in un oceano di spleen<br>
brami; ti visiti in sogno<br>
nel risalire dagli anni<br>
la dolce madre<br>
— profondità celestiale —<br>
le dita affusolate<br>
nei capelli</p>

<hr>

<h3 id="traduzione-in-inglese">Traduzione in inglese</h3>

<p>tense on the cry<br>
of a life against the flow<br>
the soul of a burned boy<br>
losing yourself in an ocean of spleen<br>
you long; you visit yourself in dreams<br>
climbing back through the years<br>
the sweet mother<br>
— celestial depth —<br>
slender fingers<br>
in the hair</p>

<h3 id="versione-più-lirica">Versione più lirica</h3>

<p>teso sul grido<br>
d&#39;una vita contromano,<br>
anima di ragazzo fiamma<br>
che si consuma e si perde<br>
in un oceano di spleen.<br>
Ti cerchi nei sogni,<br>
risali gli anni come scale di luce;<br>
la madre riappare, dolce altare,<br>
profondità celestiale che accoglie.<br>
Le dita, sottili come versi,<br>
si insinuano nei capelli —<br>
il mondo per un istante si placa.</p>

<h3 id="versione-più-eterea">Versione più eterea</h3>

<p>teso sul grido<br>
d&#39;una vita contromano,<br>
anima di ragazzo come cenere di luce<br>
che si dissolve in un oceano di spleen.<br>
Ti sfiori nei sogni, fragile come alito,<br>
risali gli anni come correnti di vetro;<br>
la madre appare — un lume sommerso —<br>
profondità celestiale che respira.<br>
Le dita, filamenti di stelle,<br>
si perdono nei capelli:<br>
il mondo si assottiglia in un sospiro.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/muecut9gt7</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 06:36:03 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Canzoni belle+cose fatte in sti giorni (lo scrivo per avere un backlog)</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/canzoni-belle-cose-fatte-in-sti-giorni-lo-scrivo-per-avere-un-backlog</link>
      <description>&lt;![CDATA[Canzoni belle+cose fatte in sti giorni (lo scrivo per avere un backlog)&#xA;&#xA;Vi metto alcune canzoni favolose su youtube partendo da una nuova scoperta di questo video assurdo che non ho idea di come possa essere così bello per me: https://www.youtube.com/watch?v=qZP7N8PWpT0&#xA;&#xA;Poi un po&#39; di Claudio Lolli (che onestamente non conosco) che ha fatto sta canzone che è fantastica e l&#39;ho ascoltata dopo aver litigato pesantemente con mia sorella dopo che mi ha preso in giro e riso in faccia: https://www.youtube.com/watch?v=Ql7Q3xabeM&#xA;&#xA;E poi un misto di nostalgia e di qualità ovvero...no, non ve lo dico! Aprite e basta, dovete ascoltare diverse volte e stare zitti...è un album italiano meravigliosissimo: https://www.youtube.com/watch?v=sD1RULlj41U&amp;list=PL-Gnnm2niVNvycblMYpWr8On-2oL6HSg&#xA;&#xA;In sti giorni a parte aver girato online sul pc un po&#39; le hack rom dei pokemon (ci sono ancora delle rom che fanno pena come nel 2008...lol, che ricordi, avevo si e no 14-15 anni) e capendo che sono un rincoglionito a guardare sta roba ma almeno ho capito che i forum hanno molto più valore come approccio per internet nella comunicazione online e sono proprio l&#39;apica di essa al contrario dei social che li detesto che sono merda anche se si parla di quelli ultra sconosciuti come mastodon e roba del genere del fediverso...almeno secondo il mio modestissimo punto di vista.&#xA;&#xA;Da ieri sto cercando con claude.ai di costruire il mio primo NAS (praticamente un cloud locale a cui mi connetterei da dove voglio nel mondo via internet o in casa via rete locale) con un HDD di 2tb che è (era) l&#39;unico modo per tenere i miei dati mentre ora lo sto quasi per formattare visto che sto copiando tutti i dati su una microsd da 256 gb, un po&#39; sul pc, un po&#39; su nextcloud (sto valutando un piano a pagamento di qualche cloud opensource, criptato e zeroknowlage...vabbé, lasciamo stare) e un po&#39; su entephoto per foto e video. &#xA;I dati non sono divisi male, anzi! sono divisi benissimo, l&#39;unica cosa sono (per adesso) in parte le foto e i video che ho frammentati tra locale e ente e i film che ho totalmente sulla microsd ma appunto ci ragionerò se comprarmi un hdd o un ssd da 512gb/1tb e/o se pagarmi appunto un cloud. &#xA;Per il resto farei girare il tutto (anche se è ancora da capire se fattibile) su un raspi3b penso sia un po&#39; meh con varie applicazioni che non sto ad elencare perché diventerei noioso ma anche se leggere sto affarino ha 1gb di ram (se non mi sbaglio) ma mi divertirei a configurare il tutto e bona.&#xA;&#xA;Mi sono messo anche ad informarmi sui vari elementi che determinano se una maglia è di qualità ma alla fine economicamente non riuscivo a comprarmi nulla e ho preso 5 tshirt della fruit of the loom da 6 euro l&#39;una generiche di cotone e buonanotte...ecco, mia sorella vegana mi farebbe moralismi sull&#39;etica della fastfascionn etcetc, che se ne vadi a ca...&#xA;&#xA;Ho rifatto tumblr e pure vinted ma li ho usati solo una volta e li userò solo quando mi serviranno davvero. Ho ascoltato moltissimo Mezzosangue. Ho sognato nell&#39;anniversario della morte di Berlusconi (senza sapere che lo fosse) che lui era mio Zio ed era l&#39;autista dell&#39;autobus della gita della mia classe del liceo e nel mentre mi facevo una foto con lui mentre mi parlava di come adorava la sua famiglia e che la foto era adatta per lucrarci e investire i soldi ricavati per la crescita personale (??? ma che cazz???!?!?!?)......LOL. Ho capito qual&#39;era il problema nel mio sistema del pc (ovvero linux mint) e ho risolto con un click....le ventole partivano al massimo, il pc si bloccava etc ed era semplicemente la scheda video messa su performance...tutto risolto lol...&#34;e io che ne sacc che se clicco li creo probblemi...ammiocuggino lo avrebbe fatto meglio con la sua versione di linux&#34;...ahah scherzo, linux è un sogno ad occhi aperti rispetto windows e ha una community della madonna... Ho allenato il mio dialetto veneto online tramite youtube visto che non torno in veneto da una vita (ci sono nato), morivo dal ridere...poi con la michielin HAHA. Mi sono rivisto alcune scene di dawson creek su youtube e sono morto pure qui. LOL&#xA;&#xA;Per il resto sto da dio, la primavera è la mia stagione preferita ma non avendo più amici e motivi per uscire tangibili mi annoio molto e mi sconforto sulla mia vita ma magari approfondirò con calma successivamente in un log...&#xA;&#xA;CIAO!!!!&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Canzoni belle+cose fatte in sti giorni (lo scrivo per avere un backlog)</p>

<p>Vi metto alcune canzoni favolose su youtube partendo da una nuova scoperta di questo video assurdo che non ho idea di come possa essere così bello per me: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qZP7N8PWpT0" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=qZP7N8PWpT0</a></p>

<p>Poi un po&#39; di Claudio Lolli (che onestamente non conosco) che ha fatto sta canzone che è fantastica e l&#39;ho ascoltata dopo aver litigato pesantemente con mia sorella dopo che mi ha preso in giro e riso in faccia: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ql7Q3xab_eM" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=Ql7Q3xab_eM</a></p>

<p>E poi un misto di nostalgia e di qualità ovvero...no, non ve lo dico! Aprite e basta, dovete ascoltare diverse volte e stare zitti...è un album italiano meravigliosissimo: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=sD1RULlj41U&amp;list=PL-Gnnm2niVNvycblMYp_Wr8On-2oL6HSg" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=sD1RULlj41U&amp;list=PL-Gnnm2niVNvycblMYp_Wr8On-2oL6HSg</a></p>

<p>In sti giorni a parte aver girato online sul pc un po&#39; le hack rom dei pokemon (ci sono ancora delle rom che fanno pena come nel 2008...lol, che ricordi, avevo si e no 14-15 anni) e capendo che sono un rincoglionito a guardare sta roba ma almeno ho capito che i forum hanno molto più valore come approccio per internet nella comunicazione online e sono proprio l&#39;apica di essa al contrario dei social che li detesto che sono merda anche se si parla di quelli ultra sconosciuti come mastodon e roba del genere del fediverso...almeno secondo il mio modestissimo punto di vista.</p>

<p>Da ieri sto cercando con claude.ai di costruire il mio primo NAS (praticamente un cloud locale a cui mi connetterei da dove voglio nel mondo via internet o in casa via rete locale) con un HDD di 2tb che è (era) l&#39;unico modo per tenere i miei dati mentre ora lo sto quasi per formattare visto che sto copiando tutti i dati su una microsd da 256 gb, un po&#39; sul pc, un po&#39; su nextcloud (sto valutando un piano a pagamento di qualche cloud opensource, criptato e zeroknowlage...vabbé, lasciamo stare) e un po&#39; su entephoto per foto e video.
I dati non sono divisi male, anzi! sono divisi benissimo, l&#39;unica cosa sono (per adesso) in parte le foto e i video che ho frammentati tra locale e ente e i film che ho totalmente sulla microsd ma appunto ci ragionerò se comprarmi un hdd o un ssd da 512gb/1tb e/o se pagarmi appunto un cloud.
Per il resto farei girare il tutto (anche se è ancora da capire se fattibile) su un raspi3b penso sia un po&#39; meh con varie applicazioni che non sto ad elencare perché diventerei noioso ma anche se leggere sto affarino ha 1gb di ram (se non mi sbaglio) ma mi divertirei a configurare il tutto e bona.</p>

<p>Mi sono messo anche ad informarmi sui vari elementi che determinano se una maglia è di qualità ma alla fine economicamente non riuscivo a comprarmi nulla e ho preso 5 tshirt della fruit of the loom da 6 euro l&#39;una generiche di cotone e buonanotte...ecco, mia sorella vegana mi farebbe moralismi sull&#39;etica della fastfascionn etcetc, che se ne vadi a ca...</p>

<p>Ho rifatto tumblr e pure vinted ma li ho usati solo una volta e li userò solo quando mi serviranno davvero. Ho ascoltato moltissimo Mezzosangue. Ho sognato nell&#39;anniversario della morte di Berlusconi (senza sapere che lo fosse) che lui era mio Zio ed era l&#39;autista dell&#39;autobus della gita della mia classe del liceo e nel mentre mi facevo una foto con lui mentre mi parlava di come adorava la sua famiglia e che la foto era adatta per lucrarci e investire i soldi ricavati per la crescita personale (??? ma che cazz???!?!?!?)......LOL. Ho capito qual&#39;era il problema nel mio sistema del pc (ovvero linux mint) e ho risolto con un click....le ventole partivano al massimo, il pc si bloccava etc ed era semplicemente la scheda video messa su performance...tutto risolto lol...“e io che ne sacc che se clicco li creo probblemi...ammiocuggino lo avrebbe fatto meglio con la sua versione di linux”...ahah scherzo, linux è un sogno ad occhi aperti rispetto windows e ha una community della madonna... Ho allenato il mio dialetto veneto online tramite youtube visto che non torno in veneto da una vita (ci sono nato), morivo dal ridere...poi con la michielin HAHA. Mi sono rivisto alcune scene di dawson creek su youtube e sono morto pure qui. LOL</p>

<p>Per il resto sto da dio, la primavera è la mia stagione preferita ma non avendo più amici e motivi per uscire tangibili mi annoio molto e mi sconforto sulla mia vita ma magari approfondirò con calma successivamente in un log...</p>

<p>CIAO!!!!</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4gcs17b56y</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 03:12:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ogni tanto pubblico una comunicazione di servizio, in forma estesa o sintetica.</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/ogni-tanto-pubblico-una-comunicazione-di-servizio-in-forma-estesa-o-sintetica</link>
      <description>&lt;![CDATA[ogni tanto pubblico una comunicazione di servizio, in forma estesa o sintetica. gli spazi in rete che curo non sono pochi, quindi questo schema forse è utile in effetti:&#xA;&#xA;      per seguire specificamente slowforward.net ci si può iscrivere alla newsletter, semplicemente andando sul sito e inserendo la propria email nel banner di destra. &#xA;chi avesse difficoltà in questa operazione può seguire le istruzioni su https://archive.org/details/follow-slowforward&#xA;&#xA;      altrimenti ci si può iscrivere ai canali che seguono (a volte più ricchi dello stesso slow): &#xA;(1) telegram = https://t.me/slowforward [canale principale e aggiornato quasi in tempo reale]&#xA;(2) instagram = https://tinyurl.com/slowforward-ig &#xA;(3) whatsapp = https://tinyurl.com/slowchannel&#xA;&#xA;      appena uscito su slowforward.net, un post compare anche (come anteprima+link) immediatamente su&#xA;https://marcogiovenale.tumblr.com/&#xA;e&#xA;https://differx.bsky.social&#xA;oltre che su LinkedIn e threads.&#xA;&#xA;      sul fediverso, tutti i post di slowforward compaiono come anteprima+link nei seguenti spazi:&#xA;https://mastodon.uno/@differx &#xA;https://poliverso.org/profile/differx&#xA;&#xA;      i tre canali, telegram instagram whatsapp, insieme a mastodon, di solito pubblicano nel formato anteprima+link anche i materiali di noblogo.org/differx, differx.noblogs.org, pontebianco.noblogs.org, compostxt.blogspot.com, gammm.org&#xA;&#xA;      infine ko-fi funziona [abbastanza irregolarmente] sia da rilancio di post vari, sia da microdiario saltuario, sia da luogo che permette a chi lo desidera di sostenere anche con un semplice caffè il mio lavoro quotidiano: &#xA;https://tinyurl.com/differxx (per chi preferisse PayPal: https://paypal.me/MarcoGiovenale)&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>ogni tanto pubblico una comunicazione di servizio, in forma estesa o sintetica. gli spazi in rete che curo non sono pochi, quindi questo schema forse è utile in effetti:</p>

<blockquote><blockquote><blockquote><p>per seguire specificamente slowforward.net ci si può iscrivere alla newsletter, semplicemente andando sul sito e inserendo la propria email nel banner di destra.
chi avesse difficoltà in questa operazione può seguire le istruzioni su <a href="https://archive.org/details/follow-slowforward" rel="nofollow">https://archive.org/details/follow-slowforward</a></p>

<p>altrimenti ci si può iscrivere ai canali che seguono (a volte più ricchi dello stesso slow):
(1) telegram = <a href="https://t.me/slowforward" rel="nofollow">https://t.me/slowforward</a> [canale principale e aggiornato quasi in tempo reale]
(2) instagram = <a href="https://tinyurl.com/slowforward-ig" rel="nofollow">https://tinyurl.com/slowforward-ig</a>
(3) whatsapp = <a href="https://tinyurl.com/slowchannel" rel="nofollow">https://tinyurl.com/slowchannel</a></p>

<p>appena uscito su slowforward.net, un post compare anche (come anteprima+link) immediatamente su
<a href="https://marcogiovenale.tumblr.com/" rel="nofollow">https://marcogiovenale.tumblr.com/</a>
e
<a href="https://differx.bsky.social" rel="nofollow">https://differx.bsky.social</a>
oltre che su LinkedIn e threads.</p>

<p>sul fediverso, tutti i post di slowforward compaiono come anteprima+link nei seguenti spazi:
<a href="https://mastodon.uno/@differx" rel="nofollow">https://mastodon.uno/@differx</a>
<a href="https://poliverso.org/profile/differx" rel="nofollow">https://poliverso.org/profile/differx</a></p>

<p>i tre canali, telegram instagram whatsapp, insieme a mastodon, di solito pubblicano nel formato anteprima+link anche i materiali di noblogo.org/differx, differx.noblogs.org, pontebianco.noblogs.org, compostxt.blogspot.com, gammm.org</p>

<p>infine ko-fi funziona [abbastanza irregolarmente] sia da rilancio di post vari, sia da microdiario saltuario, sia da luogo che permette a chi lo desidera di sostenere anche con un semplice caffè il mio lavoro quotidiano:
<a href="https://tinyurl.com/differxx" rel="nofollow">https://tinyurl.com/differxx</a> (per chi preferisse PayPal: <a href="https://paypal.me/MarcoGiovenale" rel="nofollow">https://paypal.me/MarcoGiovenale</a>)</p></blockquote>
</blockquote></blockquote>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8h3czxuqw7</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:47:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La menta.</title>
      <link>https://noblogo.org/54rv36u/a-href-postimg-cc-xcd9yyzy-target-_blankimg</link>
      <description>&lt;![CDATA[a href=&#39;https://postimg.cc/xcD9YYzY&#39; target=&#39;_blank&#39;img src=&#39;https://i.postimg.cc/BQtbTnZ8/menta.jpg&#39; border=&#39;0&#39; alt=&#39;menta&#39;/a&#xA;&#xA;La menta.&#xA;Oggi 16 giugno 2026, tanto per fare qualcosa, ho trapianto 3 piantine di menta che avevo messo a radicare nell&#39;acqua, in tre vasetti ottenuti con i rotoli della carta igienica riempiti di terriccio e poi innaffiati. Ora voglio vedere se &#34;attecchiscono&#34; poi così li metto nei buchi che opportunamente scaverò attorno all&#39;olivo. Nel frattempo ho potato altri 5 rametti, ho tolto le foglie tranne quelle apicali e li ho messo lì accanto in un vasetto di vetro (arbanella in genovese) immersi nell&#39;acqua. È un sistema che ho visto in rete e funziona, dopo una settimana circa cominciano a spuntare delle radichette che poi si allungano.&#xA;La menta è un&#39;infestante ma il terreno attorno all&#39;olivo è terraccia di riporto e voglio vedere se faccio un tappeto di menta.&#xA;Tra l&#39;altro la piantina di menta che si vede nella foto, comprata all&#39;agraria e lì trapiantata e che ha attecchito benissimo, giorni fa è stata battezzata dal cane del vicino che ci ha pisciato sopra. Credo sia stata una azione di ritorsione perché la mia cana, nel suo giardino, ci va a cagare… Vai a sapere anche i cani…&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://postimg.cc/xcD9YYzY" target="_blank" rel="nofollow noopener"><img src="https://i.postimg.cc/BQtbTnZ8/menta.jpg" alt="menta"></a></p>

<p>La menta.
Oggi 16 giugno 2026, tanto per fare qualcosa, ho trapianto 3 piantine di menta che avevo messo a radicare nell&#39;acqua, in tre vasetti ottenuti con i rotoli della carta igienica riempiti di terriccio e poi innaffiati. Ora voglio vedere se “attecchiscono” poi così li metto nei buchi che opportunamente scaverò attorno all&#39;olivo. Nel frattempo ho potato altri 5 rametti, ho tolto le foglie tranne quelle apicali e li ho messo lì accanto in un vasetto di vetro (arbanella in genovese) immersi nell&#39;acqua. È un sistema che ho visto in rete e funziona, dopo una settimana circa cominciano a spuntare delle radichette che poi si allungano.
La menta è un&#39;infestante ma il terreno attorno all&#39;olivo è terraccia di riporto e voglio vedere se faccio un tappeto di menta.
Tra l&#39;altro la piantina di menta che si vede nella foto, comprata all&#39;agraria e lì trapiantata e che ha attecchito benissimo, giorni fa è stata battezzata dal cane del vicino che ci ha pisciato sopra. Credo sia stata una azione di ritorsione perché la mia cana, nel suo giardino, ci va a cagare… Vai a sapere anche i cani…</p>
]]></content:encoded>
      <author>54rv36u</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/zxckw3npa0</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:01:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bnel-mondo-esistono-persone-piu-buone-di-altre-ma-ce-ne-sono-altre-ancora-di-y92f</link>
      <description>&lt;![CDATA[bNel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più/b&#xA;&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLfSxRzragoP-62zGinZQtYMsooVP3IVMS-iud6qL2SbmJRlkMouP8U2GssD5BUjcdrf36k0VnX8pnwVGrOYPsjBFVLSZCkXKTgV-dGWXK2Snp1vHR7EEdmGYq26kuiZV0c7qJ7IAURstXuu9bPrFnpYLJHYcQvH5zvaNH9joR6JF4yk8SSNW4Ibo/s932/DOMENICO%20ROTUNNO%20E%20PAPA.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;540&#34; data-original-width=&#34;932&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLfSxRzragoP-62zGinZQtYMsooVP3IVMS-iud6qL2SbmJRlkMouP8U2GssD5BUjcdrf36k0VnX8pnwVGrOYPsjBFVLSZCkXKTgV-dGWXK2Snp1vHR7EEdmGYq26kuiZV0c7qJ7IAURstXuu9bPrFnpYLJHYcQvH5zvaNH9joR6JF4yk8SSNW4Ibo/s600/DOMENICO%20ROTUNNO%20E%20PAPA.jpg&#34;//a/div(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all&#39;età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un&#39;ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.&#xA;&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlsFYOukOrzhRh6wo4eDYv64ZZiKLpvc2M8G3yTL15fBjoHgqoTewENaafUffLaxgzehCuXFIuZxNfpnPi2KNlkBEatDWQJ7eF9E8LNXJxwNTzCFgELGkpqT1fsNIC-qqCkdbOwaduKmuTFYJyI8fnUReorJgcXiITIqtBVIxzvrzzwYdoNcuvPG6KE/s287/P6040001.JPG&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;181&#34; data-original-width=&#34;287&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlsFYOukOrzhRh6wo4eDYv64ZZiKLpvc2M8G3yTL15fBjoHgqoTewENaafUffLaxgzehCuXFIuZxNfpnPi2KNlkBEatDWQJ7eF9E8LNXJxwNTzCFgELGkpqT1fsNIC-qqCkdbOwaduKmuTFYJyI8fnUReorJgcXiITIqtBVIxzvrzzwYdoNcuvPG6KE/s600/P6040001.JPG&#34;//a/divLa notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un &#34;amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità...  infallibile centravanti&#34;, sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.&#xA;&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhyIN5aj5AyCR2cBfV8L1olk5-V7uK5BKwOGUcomnyCNjGTbui6vxWjaRZ0Qc0OHWnHTyKwJCJ1bHLDqV7TskxdMrLMWCraia7CozQvfZ4M2mzRePvrgn8PMk0m8KmGaMTUiQSHQhwgcHRH6l-d7hIAtQ2i00OoLMWmXMnRp3lPU7iivYSofwyyRoE/s365/Screenshot%202026-06-16%2009.06.23.png&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;332&#34; data-original-width=&#34;365&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhyIN5aj5AyCR2cBfV8L1olk5-V7uK5BKwOGUcomnyCNjGTbui6vxWjaRZ0Qc0OHWnHTyKwJCJ1bHLDqV7TskxdMrLMWCraia7CozQvfZ4M2mzRePvrgn8PMk0m8KmGaMTUiQSHQhwgcHRH6l-d7hIAtQ2i00OoLMWmXMnRp3lPU7iivYSofwyyRoE/s600/Screenshot%202026-06-16%2009.06.23.png&#34;//a/divIniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli &#34;apostolini&#34; – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l&#39;attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l&#39;anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva.&#xA;&#xA;Partì per il Brasile negli anni &#39;60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l&#39;arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un&#39;impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi65gmDz-DcnpY9Gryx7MsKSB5DXyrGJcqtEVuMZJvyTACSaw1KcL0StQLPueDnURtU-TT5WIX-Er9PWmQf7Q24ND722C8tKtm8Wel9JRg-Kf0F3DCQbO6vwkth1IuY4c12to3I6lzIO1jN4s0AKy4UQbiuL5Qi6zn3kXQRNZElVwq9Gz1nYamnA2Jo/s1600/manifesto.jpeg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;400&#34; data-original-height=&#34;1107&#34; data-original-width=&#34;1600&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi65gmDz-DcnpY9Gryx7MsKSB5DXyrGJcqtEVuMZJvyTACSaw1KcL0StQLPueDnURtU-TT5WIX-Er9PWmQf7Q24ND722C8tKtm8Wel9JRg-Kf0F3DCQbO6vwkth1IuY4c12to3I6lzIO1jN4s0AKy4UQbiuL5Qi6zn3kXQRNZElVwq9Gz1nYamnA2Jo/s400/manifesto.jpeg&#34;//a/div]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più</b></p>

<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLfSxRzragoP-62zGinZQtYMsooVP3IVM_S-iud6qL2SbmJRlkMouP8U2GssD5BUjcdrf36k0VnX8pn_wVGrOYPsjBFVLSZCkXKTgV-dGWXK2Snp1vHR7EEdmGYq_26kuiZV0c7qJ7IAURstXuu9bPrFnpYLJHYcQvH5zvaNH9joR6JF4yk8SSNW4_Ibo/s932/DOMENICO%20ROTUNNO%20E%20PAPA.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLfSxRzragoP-62zGinZQtYMsooVP3IVM_S-iud6qL2SbmJRlkMouP8U2GssD5BUjcdrf36k0VnX8pn_wVGrOYPsjBFVLSZCkXKTgV-dGWXK2Snp1vHR7EEdmGYq_26kuiZV0c7qJ7IAURstXuu9bPrFnpYLJHYcQvH5zvaNH9joR6JF4yk8SSNW4_Ibo/s600/DOMENICO%20ROTUNNO%20E%20PAPA.jpg"/></a></div>(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all&#39;età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un&#39;ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.

<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlsFYOukOrzhRh6wo4eDYv64ZZiKLpvc2M8G3yTL15fBjoHgqoTewENaafUffLaxgzehCuXFIu_ZxNfpnPi2KNlkBEatDWQJ7eF9E8LNXJxwNTzCFgELGkpqT1fsNIC-q_qCkdbOwaduKmuTFYJyI8fnUReorJgcXiITIqtBVIxzvrzzwYdoNcuvPG6KE/s287/P6040001.JPG" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlsFYOukOrzhRh6wo4eDYv64ZZiKLpvc2M8G3yTL15fBjoHgqoTewENaafUffLaxgzehCuXFIu_ZxNfpnPi2KNlkBEatDWQJ7eF9E8LNXJxwNTzCFgELGkpqT1fsNIC-q_qCkdbOwaduKmuTFYJyI8fnUReorJgcXiITIqtBVIxzvrzzwYdoNcuvPG6KE/s600/P6040001.JPG"/></a></div>La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un &#34;amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità...  infallibile centravanti&#34;, sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.

<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhyIN5aj5AyCR2cBfV8L1olk5-V7uK5BKwOGUcomnyCNjGTb_ui6vxWjaRZ0Qc0OHWnHTyKwJCJ1bHLDqV7TskxdM_rLMWC_raia7CozQvfZ4M2mzRePvrgn8PMk0m8KmGaMTUiQSHQhwgcHRH6l-d7hIAtQ2i00OoLMWmXMnRp3lPU7iivY_SofwyyRoE/s365/Screenshot%202026-06-16%2009.06.23.png" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhyIN5aj5AyCR2cBfV8L1olk5-V7uK5BKwOGUcomnyCNjGTb_ui6vxWjaRZ0Qc0OHWnHTyKwJCJ1bHLDqV7TskxdM_rLMWC_raia7CozQvfZ4M2mzRePvrgn8PMk0m8KmGaMTUiQSHQhwgcHRH6l-d7hIAtQ2i00OoLMWmXMnRp3lPU7iivY_SofwyyRoE/s600/Screenshot%202026-06-16%2009.06.23.png"/></a></div>Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli &#34;apostolini&#34; – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l&#39;attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l&#39;anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva.

Partì per il Brasile negli anni &#39;60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l&#39;arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un&#39;impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi65gmDz-DcnpY9Gryx7MsKSB5DXyrGJcqtEVuMZJvyT_ACSaw1KcL0StQLPueDnURtU-TT5WIX-Er9_PWmQf7Q24ND722C8tKtm8Wel9JRg-Kf0F3DCQbO6vwkth1IuY4c12_to3I6lzIO1jN4s0AKy4UQbiuL5Qi6zn3kXQRNZElVwq9Gz1nYamnA2Jo/s1600/manifesto.jpeg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi65gmDz-DcnpY9Gryx7MsKSB5DXyrGJcqtEVuMZJvyT_ACSaw1KcL0StQLPueDnURtU-TT5WIX-Er9_PWmQf7Q24ND722C8tKtm8Wel9JRg-Kf0F3DCQbO6vwkth1IuY4c12_to3I6lzIO1jN4s0AKy4UQbiuL5Qi6zn3kXQRNZElVwq9Gz1nYamnA2Jo/s400/manifesto.jpeg"/></a></div>
]]></content:encoded>
      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0twz6ivs9t</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:13:03 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/anche-europol-impegnato-nella-coppa-del-mondo-di-calcio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio&#xA;&#xA;Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.&#xA;&#xA;Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all&#39;Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).&#xA;&#xA;Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell&#39;ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all&#39;individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="anche-europol-impegnato-nella-coppa-del-mondo-di-calcio">Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/txeAx5LRnbdRzy9/preview" alt=""></p>

<p>Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.</p>

<p>Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all&#39;Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).</p>

<p>Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell&#39;ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all&#39;individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rgc10g2suc</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 06:46:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l&#39;ingresso per comprare un cavo usb-c...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/sono-li-fuori-da-unieuro-che-vado-verso-lingresso-per-comprare-un-cavo-usb-c</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l&#39;ingresso per comprare un cavo usb-c per elettra. Il suo si è rotto. Passo nella stretta via che passa tra la struttura del centro commerciale e il carcere, lì attiguo. Mentre mi avvicino sento fischiare, un fischio forte. Mi avvicino e vedo che sono tre persone, tre femmine. Una donna, avrà la mia età, una ragazza dell&#39;età di secondogenito e una bambina. La donna (la madre?)  prova di nuovo a fare questo fischio potente, caratteristico, con ondulazioni di suono. Poi tutte e tre guardano in alto.&#xA;&#xA;Sento la ragazzina che chiede se è sicura che sia lì. La madre risponde che sì, sì, la cella è quella. &#34;Vedo i capelli&#34; dice. &#34;Forse starà dormendo&#34;. La ragazzina (la figlia?) fa un gesto come dire che non ci crede che la madre veda i capelli, addirittura. &#34;La cella è quella&#34; conferma comunque. Fischiano ancora e poi iniziano a urlare un nome. Usano toni duri fra di loro, secchi.&#xA;&#xA;La struttura del carcere è lontana, oltre le mura circondariali. Le finestre sono più che francobolli. Qualcuno dall&#39;altra parte risponde, con un suono. &#34;Aò!&#34;.  Sarà lui? Qualche altro carcerato? Mi immagino cosa deve pensare un uomo che - dal suo punto di vista - attraverso le grate della finestra vede le tre figurine  là, in basso, lungo la strada, che lo cercano con gli occhi, che lo aspettano. Tutti gli altri corpi nella cella, e fuori quel piccolo nucleo che rotea attorno.&#xA;&#xA;Le tre donne riprendono a fischiare e fare suoni, si sporgono con il corpo, si consultano. Si sente ancora qualcuno rispondere. La madre indica qualcosa.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l&#39;ingresso per comprare un cavo usb-c per elettra. Il suo si è rotto. Passo nella stretta via che passa tra la struttura del centro commerciale e il carcere, lì attiguo. Mentre mi avvicino sento fischiare, un fischio forte. Mi avvicino e vedo che sono tre persone, tre femmine. Una donna, avrà la mia età, una ragazza dell&#39;età di secondogenito e una bambina. La donna (la madre?)  prova di nuovo a fare questo fischio potente, caratteristico, con ondulazioni di suono. Poi tutte e tre guardano in alto.</p>

<p>Sento la ragazzina che chiede se è sicura che sia lì. La madre risponde che sì, sì, la cella è quella. “Vedo i capelli” dice. “Forse starà dormendo”. La ragazzina (la figlia?) fa un gesto come dire che non ci crede che la madre veda i capelli, addirittura. “La cella è quella” conferma comunque. Fischiano ancora e poi iniziano a urlare un nome. Usano toni duri fra di loro, secchi.</p>

<p>La struttura del carcere è lontana, oltre le mura circondariali. Le finestre sono più che francobolli. Qualcuno dall&#39;altra parte risponde, con un suono. “Aò!”.  Sarà lui? Qualche altro carcerato? Mi immagino cosa deve pensare un uomo che – dal suo punto di vista – attraverso le grate della finestra vede le tre figurine  là, in basso, lungo la strada, che lo cercano con gli occhi, che lo aspettano. Tutti gli altri corpi nella cella, e fuori quel piccolo nucleo che rotea attorno.</p>

<p>Le tre donne riprendono a fischiare e fare suoni, si sporgono con il corpo, si consultano. Si sente ancora qualcuno rispondere. La madre indica qualcosa.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/pl86uoivrk</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 05:26:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Vannacci, quando la provocazione diventa metodo politico. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/vannacci-quando-la-provocazione-diventa-metodo-politico</link>
      <description>&lt;![CDATA[(225) &#xA;&#xA;(V1)&#xA;&#xA;La dialettica di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: è una vera grammatica politica. &#xA;Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico. &#xA;È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione; non invita al confronto, ma alla presa di posizione. &#xA;&#xA;In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.&#xA;Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario: parla a un “noi” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali. &#xA;Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale. &#xA;&#xA;La realtà viene ridotta a una successione di contrasti: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori. &#xA;È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.&#xA;Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico. &#xA;&#xA;(V2)&#xA;&#xA;Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità. &#xA;&#xA;Così, la provocazione diventa metodo e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.&#xA;È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini. &#xA;Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti. &#xA;&#xA;In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere.&#xA;Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione. &#xA;La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica. &#xA;Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea. &#xA;&#xA;Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica. &#xA;È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso.&#xA;&#xA;#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(225)</p>

<p><img src="https://jacobinitalia.it/wp-content/uploads/2026/06/vannacci_jacobin_italia.jpg" alt="(V1)"></p>

<p>La <strong>dialettica</strong> di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: <strong>è una vera grammatica politica</strong>.
Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico.
<strong>È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione</strong>; non invita al confronto, ma alla presa di posizione.</p>

<p>In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.
<strong>Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario</strong>: parla a un “<strong>noi</strong>” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali.
<strong>Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica</strong>, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale.</p>

<p><strong>La realtà viene ridotta a una successione di contrasti</strong>: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori.
È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.
<strong>Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea</strong>, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico.</p>

<p><img src="https://www.genovatoday.it/~media/horizontal-hi/25006888501085/lapresse_roberto-vannacci-generale.jpg" alt="(V2)"></p>

<p><strong>Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità</strong>.</p>

<p><strong>Così, la provocazione diventa metodo</strong> e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.
<strong>È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini</strong>.
Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti.</p>

<p><strong>In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere</strong>.
Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione.
La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica.
Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea.</p>

<p><strong>Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica.
È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso</strong>.</p>

<p>#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0u5i45g28u</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:45:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario...</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-gpxm</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario...&#xA;&#xA;🖋️Oggi scrivo, &#xA;va così, senza ma, senza vorrei, senza una connessione  sicura, routine, sole, vento, nuvole silenziose e biricchine...e poi il tempo, l&#39;orologio che fa tic toc, nemmeno in silenzio, continuamente e in me matura il desiderio di romperlo, farne pezzi, piccoli, così piccoli da essere  polvere, da affidare al vento!&#xA;Mi siedo, il vento accarezza i capelli, il sole brilla alto nel cielo azzurro e un po&#39; di bianco vestito da nuvole in cammino! Aspetto, leggo, penso, mentre il cinguettio mi rallegra, sorrido, le rondini rincorrono serene scie immaginarie..&#xA;Ma sento quel tic e poi toc e i battiti del mio cuore si fanno più veloci, mi affanno , mi alzo e mentre accarezzo il gatto, mi fermo in silenzio e aspetto, che dopo attimi di improvvisa stanchezza, la tempesta passi, lontana ed io resto serena, leggera e trasparente come un palloncino appena catturato dal vento, dopo essersi liberato, allontanato e disperso chissà dove dal tempo, dal vento in un infinito spazio senza  inizio e senza fine ..]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario...</p>

<p>🖋️Oggi scrivo,
va così, senza ma, senza vorrei, senza una connessione  sicura, routine, sole, vento, nuvole silenziose e biricchine...e poi il tempo, l&#39;orologio che fa tic toc, nemmeno in silenzio, continuamente e in me matura il desiderio di romperlo, farne pezzi, piccoli, così piccoli da essere  polvere, da affidare al vento!
Mi siedo, il vento accarezza i capelli, il sole brilla alto nel cielo azzurro e un po&#39; di bianco vestito da nuvole in cammino! Aspetto, leggo, penso, mentre il cinguettio mi rallegra, sorrido, le rondini rincorrono serene scie immaginarie..
Ma sento quel tic e poi toc e i battiti del mio cuore si fanno più veloci, mi affanno , mi alzo e mentre accarezzo il gatto, mi fermo in silenzio e aspetto, che dopo attimi di improvvisa stanchezza, la tempesta passi, lontana ed io resto serena, leggera e trasparente come un palloncino appena catturato dal vento, dopo essersi liberato, allontanato e disperso chissà dove dal tempo, dal vento in un infinito spazio senza  inizio e senza fine ..</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qsrgoign8v</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:57:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ho un bel dire che mi sto degooglizzando anche in video...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/ho-un-bel-dire-che-mi-sto-degooglizzando-anche-in-video</link>
      <description>&lt;![CDATA[ho un bel dire che mi sto degooglizzando anche in video... certo, per adesso ho deciso di non postare più niente nei miei tre canali youtube (differx, slowforward, marco giovenale; ma anche il canale palestina_it): resta pur sempre il problema di tenere in rete materiali video senza necessariamente ricorrere ad archive.org. (anche se probabilmente sarà, nel tempo, la soluzione).&#xA;&#xA;l&#39;app di peertube è quasi inutile, a uno stadio che definirei meno di beta. e sul computer le cose non vanno eccezionalmente meglio.&#xA;senza contare che i primi video miei caricati su yt risalgono al 2005, perciò dovrei fare l&#39;upload di più di vent&#39;anni di materiali diversissimi tra loro (e quindi da smistare - teoricamente - in spazi differenti). &#xA;in definitiva... rischio di impiegare altri vent&#39;anni solo per mettere tutta &#39;sta roba su archive o su un&#39;altra piattaforma...&#xA;&#xA;più si invecchia, più gli inceppamenti del nastro del tempo, i ritardi e le perdite di ore e giorni si fanno insopportabili. &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>ho un bel dire che mi sto degooglizzando anche in video... certo, per adesso ho deciso di non postare più niente nei miei tre canali youtube (differx, slowforward, marco giovenale; ma anche il canale palestina_it): resta pur sempre il problema di tenere in rete materiali video senza necessariamente ricorrere ad archive.org. (anche se probabilmente sarà, nel tempo, la soluzione).</p>

<p>l&#39;app di peertube è quasi inutile, a uno stadio che definirei <em>meno di beta</em>. e sul computer le cose non vanno eccezionalmente meglio.
senza contare che i primi video miei caricati su yt risalgono al 2005, perciò dovrei fare l&#39;upload di più di vent&#39;anni di materiali diversissimi tra loro (e quindi da smistare – teoricamente – in spazi differenti).
in definitiva... rischio di impiegare altri vent&#39;anni solo per mettere tutta &#39;sta roba su archive o su un&#39;altra piattaforma...</p>

<p>più si invecchia, più gli inceppamenti del nastro del tempo, i ritardi e le perdite di ore e giorni si fanno insopportabili.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/el5dgw4cu1</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:26:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Dalla casa editrice Coliseum di Nanni Cagnone ha preso poi il nome la libreria...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/dalla-casa-editrice-coliseum-di-nanni-cagnone-ha-preso-poi-il-nome-la-libreria</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dalla casa editrice Coliseum di Nanni Cagnone ha preso poi il nome la libreria di Giorgio Mosci, dove ho lavorato per 10 anni. La scelta del nome aveva senso anche perché la libreria aveva acquisito tutti i fondi dell&#39;editrice. Il libro forse maggiore è stato il volume delle poesie di Emilio Villa. Ma l&#39;elenco sarebbe ben più lungo. E comprenderebbe Germano Lombardi, Hopkins, lo stesso Cagnone, per fare solo tre esempi. L&#39;unico testo invece pubblicato dalla Coliseum di Giorgio è stato il fondamentale Conferenza, sempre di Villa, curato da Aldo Tagliaferri. &#xA;Stiamo parlando di pagine importanti e, proprio per questo, non più sul mercato: opere accuratamente non ristampate, scientemente, dal mercato degli ultimi due decenni.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dalla casa editrice Coliseum di Nanni Cagnone ha preso poi il nome la libreria di Giorgio Mosci, dove ho lavorato per 10 anni. La scelta del nome aveva senso anche perché la libreria aveva acquisito tutti i fondi dell&#39;editrice. Il libro forse <em>maggiore</em> è stato il volume delle poesie di Emilio Villa. Ma l&#39;elenco sarebbe ben più lungo. E comprenderebbe Germano Lombardi, Hopkins, lo stesso Cagnone, per fare solo tre esempi. L&#39;unico testo invece pubblicato dalla Coliseum di Giorgio è stato il fondamentale <em>Conferenza</em>, sempre di Villa, curato da Aldo Tagliaferri.
Stiamo parlando di pagine importanti e, <em>proprio per questo</em>, non più sul mercato: opere accuratamente non ristampate, scientemente, dal mercato degli ultimi due decenni.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/jn0muktmx2</guid>
      <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 17:06:31 +0000</pubDate>
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      <title>Sicurezza senza confini: debutta l&#39;unità congiunta tra Carabinieri e...</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/sicurezza-senza-confini-debutta-lunita-congiunta-tra-carabinieri-e</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sicurezza senza confini: debutta l&#39;unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese&#xA;&#xA;In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l&#39; #Uofi, l&#39;Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l&#39;eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.&#xA;&#xA;Ecco i punti chiave di questo storico debutto:&#xA;🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: - 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; - 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: - 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; - 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica.&#xA;🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia.&#xA;🔹 Non solo grandi eventi: L&#39;Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana.&#xA;Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.&#xA;&#xA;#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="sicurezza-senza-confini-debutta-l-unità-congiunta-tra-carabinieri-e-gendarmeria-francese">Sicurezza senza confini: debutta l&#39;unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/67wzgWJyF3dXbPZ/preview" alt=""></p>

<p>In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l&#39; #Uofi, l&#39;Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l&#39;eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.</p>

<p>Ecco i punti chiave di questo storico debutto:
🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: – 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; – 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: – 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; – 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica.
🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia.
🔹 Non solo grandi eventi: L&#39;Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana.
Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.</p>

<p>#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/84u371tdtc</guid>
      <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 16:41:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Pensando.</title>
      <link>https://noblogo.org/cristiansavioli/pensando</link>
      <description>&lt;![CDATA[Pensando.&#xA;A chi mi sta spezzando l&#39;anima&#xA;facendo a pezzi briciole del mio sè.&#xA;Riflettendo sul non fatto&#xA;sul non detto.&#xA;Sul non.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Pensando.
A chi mi sta spezzando l&#39;anima
facendo a pezzi briciole del mio sè.
Riflettendo sul non fatto
sul non detto.
Sul non.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cristian Savioli</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2rrfesvd49</guid>
      <pubDate>Sat, 13 Jun 2026 09:28:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ieri decido di fare questa passeggiata nel centro di Genova, senza nessun...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/ieri-decido-di-fare-questa-passeggiata-nel-centro-di-genova-senza-nessun</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Ieri decido di fare questa passeggiata nel centro di Genova, senza nessun motivo in particolare, cosa che accade molto di raro. Posteggio zona Brignole e inizio a camminare come un gatto, vado nelle zone al sole, entro dentro a Comics Corner, frugo con gli occhi, chiedo se sanno quando uscirà Alterlinus 6 che è un po&#39; un numero quantistico, c&#39;è e non c&#39;è nello stesso tempo, sfoglio, desidero, esco.&#xA;&#xA;Cammino strusciando i piedi per terra per via XX Settembre quando sento qualcuno che mi chiama. &#34;Venerandi!&#34; urla. &#34;Sei Venerandi?&#34; chiede e si avvicina a me. Lo guardo tenendomi un po&#39; sulle mie. Lo osservo e come al solito non lo riconosco. Il fatto è che io non riconosco nessuno. Tendo a dimenticare. Side effect dell&#39;egocentrismo. Allora faccio questo esercizio di osservare bene i lineamenti di quest&#39;uomo che ho davanti e cercare di immaginarmelo da ragazzo, di farlo ringiovanire, sperando che emerga la faccia di qualcuno che non vedo magari da anni perché le persone, me escluso, hanno questa caratteristica di invecchiare, di mutare, trasformarsi nel tempo mantenendo però un semino dentro, una libbra di carne che è ancora quella che ho conosciuto. Se trovi quella poi tiri e via via emerge anche tutto il resto, l&#39;ossatura del ragazzino è lì sotto sommersa da tutta la sovrastruttura del tempo. Comunque anche questa tecnica non funziona. &#xA;&#xA;&#34;Ciao?&#34; dico, come farebbe secondogenito. L&#39;uomo sorride e mi dice &#34;Sono Emilio Pozzolini!&#34; e qua ci metto un attimo perché il mio database è un colabrodo e Emilio Pozzolini era in un area sematica completamente diversa da quella di me in via XX Settembre a Genova che passeggio cercando le macchie di luce; poi l&#39;agnizione, come nella migliore tradizione della commedia dell&#39;arte. &#34;Emilio Pozzolini&#34; dico e - niente - Emilio Pozzolini, cavolo, dico, hai scritto la colonna sonora del mio ultimo videogioco! heee ehh ci mettiamo a ridacchiare come due complici, ci diciamo le cose che stiamo facendo, gli racconto dell&#39;editore interessato a la lingua nella testa, lui mi racconta del sound design e sono anche contento perché il fatto che io non lo avessi riconosciuto aveva senso, non l&#39;avevo mai visto, avevamo lavorato per sei mesi come entità virtuali, per quanto ne sapessimo noi poteva anche non esistere un vero Venerandi e un vero Pozzolini e invece eccoci qua, ci siamo davvero incontrati per caso in via XX Settembre, tipo dottor Livingston I suppose e ora ridacchiamo, io avvicino la testa.&#xA;&#xA;Io avvicino la testa, questo Pozzolini non lo sa, perché ho qualche problema dentro la testa, non so bene dove, ma sento tutto male, ovattato, è un anno che provo a fare cure, deve essere la lingua nella testa che si sta divorando gli interstizi e lì in mezzo a via XX Settembre ridacchio e chiacchiero con un forte spaesamento perché quando parlo è come se sentissi me che parlo da un&#39;altra parte, una specie di ritorno in cuffie di una fonte sonora che chissà dove è finita, scrivo queste cose per appunti per la mia medico, comunque ci lasciamo, ci tocchiamo le ginocchia delle braccia come avrei scritto un tempo, un tempo quando scrivevo per non perdere tempo, se non mi veniva in mente un parola, cosa che mi succede molto spesso, andavo di analogie e perifrasi, ginocchia delle braccia ha un suo perché, che è comunque un correlativo oggettivo, toccarsi i gomiti, ecco come si chiamano, toccarsi i gomiti vicendevolmente come immagine della complicità intellettuale. &#xA;&#xA;Ci lasciamo come due barche trascinate dalla corrente e io vengo risucchiato dentro Feltrinelli, prendo l&#39;ascensore che va all&#39;ultimo piano così posso girare ancora un frammento di video di me in ascensore, sto facendo questo video di frammenti di viaggi in ascensore, sono due anni che li accumulo, non so perché - ma poi - diciamocelo - quasi ogni cosa che faccio non so bene il perché. Come avrebbe detto Kennendy citando non mi ricordo più chi, &#34;perché era lì&#34;. Le cose sono lì, e vanno fatte. Si fanno fare. Pensa al sesso.&#xA;&#xA;Arrivato in cima a Feltrinelli inizio a ridiscendere verso il basso, girone dei dannati dopo girone dei dannati. Non devo comprare niente, guardo, sfoglio. Guardo come è metamorfata dentro di sé in questi ultimi anni: sono svaniti nel nulla i dvd, scomparsi i bluray, ridotti in un&#39;ultima nicchia i neanderthal dei cd, distanti dalle sciccherie dei vinili redivivi, tra trionfi di gadget, giochi, il ritorno di massa dei manga giapponesi. Muta la sua natura, molto è stato divorato dal digitale. Restano lì, inossidabili, i libri, come relitti a presidiare il territorio. Ne prendo qualcuno in mano e lo rimetto a posto, con imbarazzo e cortesia.&#xA;&#xA;Esco. Attraverso la strada e entro alla Berio, la biblioteca civica. Non so perché, giro un po&#39; dentro, cerco indizi di qualcosa che sta succedendo. Prendo un libro di fumetti di Schuiten e Peeters, una donna spaziale che vuole andare a visitare la Parigi inesistente di Albert Robida. Vedo una sedia e un tavolino Ikea per bambini. Non c&#39;è nessuno. Mi infilo dentro alle mie ginocchia e mi siedo. Mi metto lì a leggere, guardo i disegni. Il fumetto è bello ma non mi piace. Vale comunque la pena leggerlo. Resto lì finché non mi mandano via. Anche questo l&#39;ho fatto, penso. Non era scontato. Esco.&#xA;&#xA;Salgo fino alla cima di via XX Settembre, entro nel palazzo Ducale e intanto penso. Una frase affiora nella testa: &#34;il prodotto è una malformazione&#34;. Dopo tutta venti Settembre ho nausea del pensare a pacchetti. A prodotti. A contenitori. A essere rassicurato. Mi sembra di essere in un enorme kindergarden per adulti, un parco giochi di plastica colorata circondato da un muro con dei pezzi di bottiglia cementati sulla cima: seduto a cavalcioni, come il gatto di cui resta solo il sorriso, Montale. Quello che ha davvero senso è insensato. E non si vede.  &#xA;&#xA;Ho bisogno di qualcosa che abbia senso. Così, inizio a fotografare le cose, cerco il punto in cui la cosa smette di essere e inizia a essere qualcosa di diverso. Dove finisce il prodotto e inizia la cosa. Alla fine faccio una foto che mi calma, un armadietto elettrico su cui è stato appeso un grosso poster di sensibilizzazione per la vicenda di Regeni. Faccio la foto in modo che le scritte esplicative restino fuori ed entrino quelle della tensione elettrica. Mi sembra la cosa migliore di ieri. La condivido. Faccio altre foto, sull&#39;entusiasmo, dei video. Tutti trascurabili. &#xA;&#xA;In quel momento sento una voce che mi chiama. &#34;Venerandi, eccoti!&#34;. Mi giro. Questa volta lo riconosco, sorrido, è Guido Caserza. Mi parla, fa un lungo discorso per dirmi che si sta per vedere con Donald Datti, che è un caso incredibile che ci siamo incontrati proprio mentre lui sta per vedere il Datti. Io gli dico che oggi - per noi ieri - è una giornata particolare. Poi gli racconto che quest&#39;anno lui, Caserza, è nel programma di maturità della mia classe, ce l&#39;ho messo io. Come poeta. Lui mi guarda. &#34;Ma sei pazzo?&#34; mi chiede serissimo. &#34;Caserza: sì&#34; rispondo e sorrido e lui si apre. &#34;Allora va bene&#34;. &#xA;&#xA;Uscendo dal Ducale lo accompagno dal Datti che mi guarda come se non ci vedessimo da anni e forse quasi. Ci abbracciamo. Fuori c&#39;è un sole caldo. &#34;Vieni a prendere un aperitivo con noi&#34; mi chiede gentilmente Caserza e io dico, &#34;me ne vado&#34; e me ne vado, li saluto con una mano, scendo per via XX Settembre, faccio il percorso all&#39;inverso e vedo la città che brulica, di nuovo, è tutto un movimento, sotto al sole tutto lampeggia, brilla, e mentre cammino sul bordo della strada per stare al sole penso che quella cosa lì, quell&#39;emozione che sto provando nel vedere il campo lungo della città, l&#39;idea di sentirla come una cosa straniera e multiforme, come l&#39;open world di un videogame in cui sono dentro da decenni, quella non la posso fotografare o riprodurre, è lì per me.&#xA;&#xA;Alla fine torno verso casa, ma prima passo dai miei genitori per salutarli, salendo prendo l&#39;ascensore. Appena entro mia madre mi rimprovera. &#34;Ho letto le cose che hai scritto su Facebook. Sono cose brutte. Tutte cose tristi. Non scriverle più così tristi!&#34;. Io ridacchio, mamma - le dico - quella cosa lì era un inno alla vita, ha preso un like. Era poco prodotto. Mangio delle mandorle e una banana. &#34;Perché - mi chiede poi mia madre - sei salito con l&#39;ascensore? In genere prendi sempre le scale!&#34;. Io la guardo, indico il cellulare: sto facendo dei video di me in ascensore, le spiego. &#xA;&#xA;E lei mi guarda con profonda commiserazione.&#xA;&#xA;&#34;Ah - aggiunge - domani è il tuo compleanno. Ti do già il regalo?&#34;. Guardo le mie braccia e mi sento così libero senza niente addosso. &#34;Me ne vado&#34; dico, abbraccio lei e mio padre che ridacchia guardandomi. E me ne vado.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri decido di fare questa passeggiata nel centro di Genova, senza nessun motivo in particolare, cosa che accade molto di raro. Posteggio zona Brignole e inizio a camminare come un gatto, vado nelle zone al sole, entro dentro a Comics Corner, frugo con gli occhi, chiedo se sanno quando uscirà Alterlinus 6 che è un po&#39; un numero quantistico, c&#39;è e non c&#39;è nello stesso tempo, sfoglio, desidero, esco.</p>

<p>Cammino strusciando i piedi per terra per via XX Settembre quando sento qualcuno che mi chiama. “Venerandi!” urla. “Sei Venerandi?” chiede e si avvicina a me. Lo guardo tenendomi un po&#39; sulle mie. Lo osservo e come al solito non lo riconosco. Il fatto è che io non riconosco nessuno. Tendo a dimenticare. Side effect dell&#39;egocentrismo. Allora faccio questo esercizio di osservare bene i lineamenti di quest&#39;uomo che ho davanti e cercare di immaginarmelo da ragazzo, di farlo ringiovanire, sperando che emerga la faccia di qualcuno che non vedo magari da anni perché le persone, me escluso, hanno questa caratteristica di invecchiare, di mutare, trasformarsi nel tempo mantenendo però un semino dentro, una libbra di carne che è ancora quella che ho conosciuto. Se trovi quella poi tiri e via via emerge anche tutto il resto, l&#39;ossatura del ragazzino è lì sotto sommersa da tutta la sovrastruttura del tempo. Comunque anche questa tecnica non funziona.</p>

<p>“Ciao?” dico, come farebbe secondogenito. L&#39;uomo sorride e mi dice “Sono Emilio Pozzolini!” e qua ci metto un attimo perché il mio database è un colabrodo e Emilio Pozzolini era in un area sematica completamente diversa da quella di me in via XX Settembre a Genova che passeggio cercando le macchie di luce; poi l&#39;agnizione, come nella migliore tradizione della commedia dell&#39;arte. “Emilio Pozzolini” dico e – niente – Emilio Pozzolini, cavolo, dico, hai scritto la colonna sonora del mio ultimo videogioco! heee ehh ci mettiamo a ridacchiare come due complici, ci diciamo le cose che stiamo facendo, gli racconto dell&#39;editore interessato a la lingua nella testa, lui mi racconta del sound design e sono anche contento perché il fatto che io non lo avessi riconosciuto aveva senso, non l&#39;avevo mai visto, avevamo lavorato per sei mesi come entità virtuali, per quanto ne sapessimo noi poteva anche non esistere un vero Venerandi e un vero Pozzolini e invece eccoci qua, ci siamo davvero incontrati per caso in via XX Settembre, tipo dottor Livingston I suppose e ora ridacchiamo, io avvicino la testa.</p>

<p>Io avvicino la testa, questo Pozzolini non lo sa, perché ho qualche problema dentro la testa, non so bene dove, ma sento tutto male, ovattato, è un anno che provo a fare cure, deve essere la lingua nella testa che si sta divorando gli interstizi e lì in mezzo a via XX Settembre ridacchio e chiacchiero con un forte spaesamento perché quando parlo è come se sentissi me che parlo da un&#39;altra parte, una specie di ritorno in cuffie di una fonte sonora che chissà dove è finita, scrivo queste cose per appunti per la mia medico, comunque ci lasciamo, ci tocchiamo le ginocchia delle braccia come avrei scritto un tempo, un tempo quando scrivevo per non perdere tempo, se non mi veniva in mente un parola, cosa che mi succede molto spesso, andavo di analogie e perifrasi, ginocchia delle braccia ha un suo perché, che è comunque un correlativo oggettivo, toccarsi i gomiti, ecco come si chiamano, toccarsi i gomiti vicendevolmente come immagine della complicità intellettuale.</p>

<p>Ci lasciamo come due barche trascinate dalla corrente e io vengo risucchiato dentro Feltrinelli, prendo l&#39;ascensore che va all&#39;ultimo piano così posso girare ancora un frammento di video di me in ascensore, sto facendo questo video di frammenti di viaggi in ascensore, sono due anni che li accumulo, non so perché – ma poi – diciamocelo – quasi ogni cosa che faccio non so bene il perché. Come avrebbe detto Kennendy citando non mi ricordo più chi, “perché era lì”. Le cose sono lì, e vanno fatte. Si fanno fare. Pensa al sesso.</p>

<p>Arrivato in cima a Feltrinelli inizio a ridiscendere verso il basso, girone dei dannati dopo girone dei dannati. Non devo comprare niente, guardo, sfoglio. Guardo come è metamorfata dentro di sé in questi ultimi anni: sono svaniti nel nulla i dvd, scomparsi i bluray, ridotti in un&#39;ultima nicchia i neanderthal dei cd, distanti dalle sciccherie dei vinili redivivi, tra trionfi di gadget, giochi, il ritorno di massa dei manga giapponesi. Muta la sua natura, molto è stato divorato dal digitale. Restano lì, inossidabili, i libri, come relitti a presidiare il territorio. Ne prendo qualcuno in mano e lo rimetto a posto, con imbarazzo e cortesia.</p>

<p>Esco. Attraverso la strada e entro alla Berio, la biblioteca civica. Non so perché, giro un po&#39; dentro, cerco indizi di qualcosa che sta succedendo. Prendo un libro di fumetti di Schuiten e Peeters, una donna spaziale che vuole andare a visitare la Parigi inesistente di Albert Robida. Vedo una sedia e un tavolino Ikea per bambini. Non c&#39;è nessuno. Mi infilo dentro alle mie ginocchia e mi siedo. Mi metto lì a leggere, guardo i disegni. Il fumetto è bello ma non mi piace. Vale comunque la pena leggerlo. Resto lì finché non mi mandano via. Anche questo l&#39;ho fatto, penso. Non era scontato. Esco.</p>

<p>Salgo fino alla cima di via XX Settembre, entro nel palazzo Ducale e intanto penso. Una frase affiora nella testa: “il prodotto è una malformazione”. Dopo tutta venti Settembre ho nausea del pensare a pacchetti. A prodotti. A contenitori. A essere rassicurato. Mi sembra di essere in un enorme kindergarden per adulti, un parco giochi di plastica colorata circondato da un muro con dei pezzi di bottiglia cementati sulla cima: seduto a cavalcioni, come il gatto di cui resta solo il sorriso, Montale. Quello che ha davvero senso è insensato. E non si vede.</p>

<p>Ho bisogno di qualcosa che abbia senso. Così, inizio a fotografare le cose, cerco il punto in cui la cosa smette di essere e inizia a essere qualcosa di diverso. Dove finisce il prodotto e inizia la cosa. Alla fine faccio una foto che mi calma, un armadietto elettrico su cui è stato appeso un grosso poster di sensibilizzazione per la vicenda di Regeni. Faccio la foto in modo che le scritte esplicative restino fuori ed entrino quelle della tensione elettrica. Mi sembra la cosa migliore di ieri. La condivido. Faccio altre foto, sull&#39;entusiasmo, dei video. Tutti trascurabili.</p>

<p>In quel momento sento una voce che mi chiama. “Venerandi, eccoti!”. Mi giro. Questa volta lo riconosco, sorrido, è Guido Caserza. Mi parla, fa un lungo discorso per dirmi che si sta per vedere con Donald Datti, che è un caso incredibile che ci siamo incontrati proprio mentre lui sta per vedere il Datti. Io gli dico che oggi – per noi ieri – è una giornata particolare. Poi gli racconto che quest&#39;anno lui, Caserza, è nel programma di maturità della mia classe, ce l&#39;ho messo io. Come poeta. Lui mi guarda. “Ma sei pazzo?” mi chiede serissimo. “Caserza: sì” rispondo e sorrido e lui si apre. “Allora va bene”.</p>

<p>Uscendo dal Ducale lo accompagno dal Datti che mi guarda come se non ci vedessimo da anni e forse quasi. Ci abbracciamo. Fuori c&#39;è un sole caldo. “Vieni a prendere un aperitivo con noi” mi chiede gentilmente Caserza e io dico, “me ne vado” e me ne vado, li saluto con una mano, scendo per via XX Settembre, faccio il percorso all&#39;inverso e vedo la città che brulica, di nuovo, è tutto un movimento, sotto al sole tutto lampeggia, brilla, e mentre cammino sul bordo della strada per stare al sole penso che quella cosa lì, quell&#39;emozione che sto provando nel vedere il campo lungo della città, l&#39;idea di sentirla come una cosa straniera e multiforme, come l&#39;open world di un videogame in cui sono dentro da decenni, quella non la posso fotografare o riprodurre, è lì per me.</p>

<p>Alla fine torno verso casa, ma prima passo dai miei genitori per salutarli, salendo prendo l&#39;ascensore. Appena entro mia madre mi rimprovera. “Ho letto le cose che hai scritto su Facebook. Sono cose brutte. Tutte cose tristi. Non scriverle più così tristi!”. Io ridacchio, mamma – le dico – quella cosa lì era un inno alla vita, ha preso un like. Era poco prodotto. Mangio delle mandorle e una banana. “Perché – mi chiede poi mia madre – sei salito con l&#39;ascensore? In genere prendi sempre le scale!”. Io la guardo, indico il cellulare: sto facendo dei video di me in ascensore, le spiego.</p>

<p>E lei mi guarda con profonda commiserazione.</p>

<p>“Ah – aggiunge – domani è il tuo compleanno. Ti do già il regalo?”. Guardo le mie braccia e mi sento così libero senza niente addosso. “Me ne vado” dico, abbraccio lei e mio padre che ridacchia guardandomi. E me ne vado.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/slrx1iczt7</guid>
      <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:58:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l&#39;aria attorno, la secchezza degli...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/voglio-che-arrivi-il-caldo-che-mi-brucia-laria-attorno-la-secchezza-degli</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l&#39;aria attorno, la secchezza degli elementi della natura, le folate di calore, il sudore interno delle cose l&#39;emergere degli insetti che ci vedono - finalmente - come una delle tante cose del mondo, provare tutta la consistenza del corpo nello spazio, la luce cieca e gialla che amalgama le strutture del mondo - la mancanza di energia per dissipazione per strategia per - oh dio mio - l&#39;arancione come bagliore quotidiano, voglio che arrivi il caldo e annienti questa stratificazione sociale fatta di escrementazione verbale, tassidermia sociale, nobiltà norrena   voglio che arrivi il caldo e mi renda la vita impossibile come - similitudine&#xA;&#xA;come quando vedi nel buio di una stanza una lama di luce passare dalle persiane e in quella lama vedi danzare le polveri del mondo, l&#39;invisibile peluccheria quantistica di cui è fatta l&#39;aria respirabile, voglio essere una di quelle particelle mosse dal calore secondo leggi fisiche che non conosco ma di cui potrei facilmente trovare gli algoritmi base - voglio di la tar mi come le sillabe di un verso scandito a un poetry slam davanti a un pubblico aggrappato a un bicchiere di negroni sbagliato per non pre ci  pi ta re nel buio della notte - di la tar mi per il calore termico che mette sotto griglia la mia carne priva di ventole, solo sistemi idraulici qua dentro&#xA;&#xA;e sdraiato al sole voglio vedere la mia pelle sbucciare, cambiare muta come un serpente e infilarmi la pelle staccata in bocca come le ostie di un rito andro-centrico - carne sei carne rimarrai - sentire il mio cervello rettile saettare la lingua fuori e dentro come un artiglio dell&#39;intelletto, portare dentro al corpo altro calore - lingua biforcuta beninteso, essere metà mammifero con i capezzoli e gli alluci puntati verso lo spazio infinito e metà lucertola che scava con la schiena i tegumenti del mondo terreno per farsi spazio, una tana nell&#39;umidità terrestre.&#xA;&#xA;Non pensare, fibrillare, essere un ventenne per qualche secondo in un corpo da cinquantaseienne, provare gusto, immaginarsi cose, sapersi fermare in tempo giusto per prendere lo slancio e la rincorsa per un nuovo mirabile errore del cazzus. So 6 - 7 in 26.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l&#39;aria attorno, la secchezza degli elementi della natura, le folate di calore, il sudore interno delle cose l&#39;emergere degli insetti che ci vedono – finalmente – come una delle tante cose del mondo, provare tutta la consistenza del corpo nello spazio, la luce cieca e gialla che amalgama le strutture del mondo – la mancanza di energia per dissipazione per strategia per – oh dio mio – l&#39;arancione come bagliore quotidiano, voglio che arrivi il caldo e annienti questa stratificazione sociale fatta di escrementazione verbale, tassidermia sociale, nobiltà norrena &gt; voglio che arrivi il caldo e mi renda la vita impossibile come – similitudine</p>

<p>come quando vedi nel buio di una stanza una lama di luce passare dalle persiane e in quella lama vedi danzare le polveri del mondo, l&#39;invisibile peluccheria quantistica di cui è fatta l&#39;aria respirabile, voglio essere una di quelle particelle mosse dal calore secondo leggi fisiche che non conosco ma di cui potrei facilmente trovare gli algoritmi base – voglio di la tar mi come le sillabe di un verso scandito a un poetry slam davanti a un pubblico aggrappato a un bicchiere di negroni sbagliato per non pre ci  pi ta re nel buio della notte – di la tar mi per il calore termico che mette sotto griglia la mia carne priva di ventole, solo sistemi idraulici qua dentro</p>

<p>e sdraiato al sole voglio vedere la mia pelle sbucciare, cambiare muta come un serpente e infilarmi la pelle staccata in bocca come le ostie di un rito andro-centrico – carne sei carne rimarrai – sentire il mio cervello rettile saettare la lingua fuori e dentro come un artiglio dell&#39;intelletto, portare dentro al corpo altro calore – lingua biforcuta beninteso, essere metà mammifero con i capezzoli e gli alluci puntati verso lo spazio infinito e metà lucertola che scava con la schiena i tegumenti del mondo terreno per farsi spazio, una tana nell&#39;umidità terrestre.</p>

<p>Non pensare, fibrillare, essere un ventenne per qualche secondo in un corpo da cinquantaseienne, provare gusto, immaginarsi cose, sapersi fermare in tempo giusto per prendere lo slancio e la rincorsa per un nuovo mirabile errore del cazzus. So 6 – 7 in 26.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4z8s9o5nm7</guid>
      <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 07:22:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest&#39;anno nelle mie tre classi,...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/facendo-un-elenco-delle-cose-che-abbiamo-fatto-questanno-nelle-mie-tre-classi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest&#39;anno nelle mie tre classi, quelle che vanno al di là della normale lezione tradizionale, segno la messinscena di &#34;lettura drammatizzata&#34; integrale dell&#39;Antigone di Sofocle, la rilevazione del benessere degli studenti del nostro plesso con costruzione di un minisito con i risultati dell&#39;indagine, la riscrittura con linguaggi non alfabetici di una poesia di Montale, la costruzione di minigiochi digitali a bivio sulle guerre greco-gotiche, scrittura creativa di un poema dello studente, debate di discussione a squadre, slam poetry in classe, analisi del discorso di Jack Vance e di Carney sulla geopolitica contemporanea, costruzione di giochi da tavolo sulle guerre puniche, giochi a bivi multigiocatore sulla guerra partigiana, creazione di mappe logiche in realtà virtuale collaborativa con visori, performance dal vivo in classe di poeti contemporanei, laboratori di visione film pomeridiani, gioco a stazioni sulla rivoluzione russa, analisi a gruppi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, creazione di minisiti didattici (e videogame) ludico/interattivi su Foscolo, riscritture manzoniane ambientate nella valbisagno, studio di articoli di Progetto Grafico sulla letteratura digitale, laboratori di lettura dantesca per una ricostruzione fisica degli ambienti della Commedia, messinscene teatrali da Goldoni, cortometraggi sull&#39;Otello shakesperiano, gioco di comitato con la simulazione degli Stati Generali, analisi dal vivo di un libro del 1772, ricostruzione e successive partite ad un gioco dell&#39;oca sulla rivoluzione francese ideato negli anni della rivoluzione. &#xA;&#xA;Non tutto è riuscito bene, alcune cose sono rimaste, altre avrebbero avuto bisogno di maggiore preparazione, un migliore debrifing, meno stanchezza e stress. Si sono fatti, vivaddio, tanti errori, di cui poi si è discusso. Ma tutte queste attività hanno concorso a rendere quest&#39;anno scolastico meno standardizzato, più vario e hanno permesso ad alcuni studenti di emergere con competenze che altrimenti sarebbero rimaste nascoste.&#xA; &#xA;Ogni tanto quando vedo i meme passivi-aggressivi delle pagine più conservatrici e qualunquiste della rete, quelle che bollano ogni attività didattica che si allontani dalla lezione frontale come una estemporanea perdita di tempo, che guardano alla parola &#34;pedagogia&#34; come se fosse il male sceso in terra, ecco, ripenso al fatto che servono nella scuola dei professionisti che sappiano proporre ai ragazzi una dieta varia che vada a sfruttare tutti i modelli dell&#39;apprendimento possibili. Che sappiano, credo, unire l&#39;utopia alla prassi per rendere la scuola qualcosa di fallibile, certo, ma dinamico e culturalmente ricco.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest&#39;anno nelle mie tre classi, quelle che vanno al di là della normale lezione tradizionale, segno la messinscena di “lettura drammatizzata” integrale dell&#39;Antigone di Sofocle, la rilevazione del benessere degli studenti del nostro plesso con costruzione di un minisito con i risultati dell&#39;indagine, la riscrittura con linguaggi non alfabetici di una poesia di Montale, la costruzione di minigiochi digitali a bivio sulle guerre greco-gotiche, scrittura creativa di un poema dello studente, debate di discussione a squadre, slam poetry in classe, analisi del discorso di Jack Vance e di Carney sulla geopolitica contemporanea, costruzione di giochi da tavolo sulle guerre puniche, giochi a bivi multigiocatore sulla guerra partigiana, creazione di mappe logiche in realtà virtuale collaborativa con visori, performance dal vivo in classe di poeti contemporanei, laboratori di visione film pomeridiani, gioco a stazioni sulla rivoluzione russa, analisi a gruppi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, creazione di minisiti didattici (e videogame) ludico/interattivi su Foscolo, riscritture manzoniane ambientate nella valbisagno, studio di articoli di Progetto Grafico sulla letteratura digitale, laboratori di lettura dantesca per una ricostruzione fisica degli ambienti della Commedia, messinscene teatrali da Goldoni, cortometraggi sull&#39;Otello shakesperiano, gioco di comitato con la simulazione degli Stati Generali, analisi dal vivo di un libro del 1772, ricostruzione e successive partite ad un gioco dell&#39;oca sulla rivoluzione francese ideato negli anni della rivoluzione.</p>

<p>Non tutto è riuscito bene, alcune cose sono rimaste, altre avrebbero avuto bisogno di maggiore preparazione, un migliore debrifing, meno stanchezza e stress. Si sono fatti, vivaddio, tanti errori, di cui poi si è discusso. Ma tutte queste attività hanno concorso a rendere quest&#39;anno scolastico meno standardizzato, più vario e hanno permesso ad alcuni studenti di emergere con competenze che altrimenti sarebbero rimaste nascoste.</p>

<p>Ogni tanto quando vedo i meme passivi-aggressivi delle pagine più conservatrici e qualunquiste della rete, quelle che bollano ogni attività didattica che si allontani dalla lezione frontale come una estemporanea perdita di tempo, che guardano alla parola “pedagogia” come se fosse il male sceso in terra, ecco, ripenso al fatto che servono nella scuola dei professionisti che sappiano proporre ai ragazzi una dieta varia che vada a sfruttare tutti i modelli dell&#39;apprendimento possibili. Che sappiano, credo, unire l&#39;utopia alla prassi per rendere la scuola qualcosa di fallibile, certo, ma dinamico e culturalmente ricco.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6m3xsalmsx</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:11:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nell’UE il mercato illecito delle sigarette illegali supera il 10 per cento</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/nellue-il-mercato-illecito-delle-sigarette-illegali-supera-il-10-per-cento</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nell’UE il mercato illecito delle sigarette illegali supera il 10 per cento&#xA;&#xA;La Commissione UE sta affrontando diverse questioni di policy pubblica, con particolare enfasi sulla regolamentazione del tabacco.&#xA;&#xA;La Commissione avvia una consultazione pubblica sui prodotti e sulla pubblicità del tabacco, con l&#39;OMS che avverte di una &#34;nuova minaccia globale&#34; rappresentata dalle &#34;nicotine pouches&#34; (piccoli sacchetti contenenti nicotina, aromi e fibre vegetali, ma prive di tabacco, che si posizionano tra la gengiva e il labbro superiore, rilasciando la nicotina attraverso le mucose orali in modo discreto, senza fumo, vapore o odori).&#xA;&#xA;Il &#34;Rapporto Draghi&#34; sottolinea l&#39;importanza di un nuovo approccio legislativo, mentre l&#39;associazione Smoke Free Partnership richiede attenzione specifica per i giovani, mentre Philip Morris accetta le regolamentazioni UE ma chiede &#34;buon senso&#34; per evitare l&#39;ingresso di nuovi concorrenti nel mercato&#xA;&#xA;L&#39;attuazione della politica UE sul tabacco include la regolamentazione dei prodotti e della pubblicità, con un focus sulla riduzione del danno.&#xA;&#xA;Intanto i finanzieri della Guardia di Finanza hanno sequestrato una vasta struttura industriale a Spilimbergo in provincia di Pordenone in grado di produrre 25 milioni di pacchetti con marchi contraffatti di sigarette.&#xA;&#xA;Durante il blitz, i finanzieri hanno trovato una &#34;control room&#34; con numerose telecamere per monitorare il perimetro e gli interni.&#xA;Sei individui extracomunitari sono stati arrestati per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi.&#xA;Il valore economico del danno potenziale è stimato a circa 20 milioni di euro.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="nell-ue-il-mercato-illecito-delle-sigarette-illegali-supera-il-10-per-cento">Nell’UE il mercato illecito delle sigarette illegali supera il 10 per cento</h2>

<p>La Commissione UE sta affrontando diverse questioni di policy pubblica, con particolare enfasi sulla regolamentazione del tabacco.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/sFxYqP6Ef9kcnTz/preview" alt=""></p>

<p>La Commissione avvia una consultazione pubblica sui prodotti e sulla pubblicità del tabacco, con l&#39;OMS che avverte di una “nuova minaccia globale” rappresentata dalle “nicotine pouches” (piccoli sacchetti contenenti nicotina, aromi e fibre vegetali, ma prive di tabacco, che si posizionano tra la gengiva e il labbro superiore, rilasciando la nicotina attraverso le mucose orali in modo discreto, senza fumo, vapore o odori).</p>

<p>Il “Rapporto Draghi” sottolinea l&#39;importanza di un nuovo approccio legislativo, mentre l&#39;associazione Smoke Free Partnership richiede attenzione specifica per i giovani, mentre Philip Morris accetta le regolamentazioni UE ma chiede “buon senso” per evitare l&#39;ingresso di nuovi concorrenti nel mercato</p>

<p>L&#39;attuazione della politica UE sul tabacco include la regolamentazione dei prodotti e della pubblicità, con un focus sulla riduzione del danno.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/xKMxpMKMJyWQMQ9/preview" alt=""></p>

<p>Intanto i finanzieri della Guardia di Finanza hanno sequestrato una vasta struttura industriale a Spilimbergo in provincia di Pordenone in grado di produrre 25 milioni di pacchetti con marchi contraffatti di sigarette.</p>

<p>Durante il blitz, i finanzieri hanno trovato una “control room” con numerose telecamere per monitorare il perimetro e gli interni.
Sei individui extracomunitari sono stati arrestati per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi.
Il valore economico del danno potenziale è stimato a circa 20 milioni di euro.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/51j9kew8zz</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:56:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Idiopathic HypersomNIA: When Sleep is the Monster</title>
      <link>https://noblogo.org/clockwork/idiopathic-hypersomnia-when-sleep-is-the-monster</link>
      <description>&lt;![CDATA[The Fediverse is full of artists of any kind, and with great delight my timeline is constantly blessed by comic artists and graphic novelists. Since I’m now living in Finland and I’m trying to learn the language and artistic culture, I followed a good deal of Finnish indie artists and one that caught my attention is Hiisikolo with their neat fantasy maps. One of their comic series focuses on raising awareness on a peculiar neurological condition called idiopathic hypersomnia (that’s also the series’ title, stylized as Idiopathic HypersomNIA), which I want to talk about in this post.&#xA;&#xA;The comic’s first volume, also published as paperback with the title Prison of Sleep (episodes 1-100), tells the real-life experiences, memories and struggles of Nia, a stand-in character for the artist themself, drawn across two years (2020-2022). Each episode depicts how Nia deals (sometimes successfully, sometimes not as much) with their incurable neurological condition that makes their life a constant battle against an invisible enemy from within. This reminded me of Tiitu Takalo’s Memento Mori and her detailed dive in the multiple facets of misery that a chronic illness can cause. The disease itself, at first only visible through the artist’s rendition of themselves through Nia, then begins to take its own shape: a dark, tar-like blob that takes more and more space and chokes them out of their own words and spaces.&#xA;&#xA;IH’s art is always detailed and expressive, and even though the first episodes exaggerate the grotesque through the tight packing of lines and close-ups (think Junji Ito), there is a visible evolution towards softer and gentler traits across the series; the style becomes richer and more full of environmental details. I found the use of blur extraordinary, to visualize when things fall out of reach or sight from Nia, be it due to brain fog or looming slumber. The hot/dry colour palette (mostly bright orange and shades of muted browns) also contributes to the sense of despair and the worn-out rage of a neverending struggle. These feelings are ubiquitous, immediate and brunt, and they always hit hard despite the short format. Some panels are humorous, but in a dry, morbid and sometimes self-deprecating way. Colours are only used for the dream scenes (when Nia is asleep), and despite those being more visually pleasant, they only hide the weight of the curse.&#xA;&#xA;A good deal of episodes focus on the interactions with other people that assume how Nia’s condition affects or limits their lives, in a way that many disabled people can probably relate with. These are always brunt and ruthless: the faceless people (mockingly named “non-sleepy”, to stress the difference and distance from Nia) have no sympathy for them, and Nia often meets them with the same lack of sympathy. The interactions with several doctors also show the struggle of communicating with a healthcare system that does not care nor take their condition seriously. At the same time, there are moments of joy, such as when the dentist does not dismiss the possible impacts of IH on the upcoming dental operation, or when Nia’s partner has the appropriate reaction to Nia’s abrupt sleepiness.&#xA;&#xA;Some episodes are more shallow, like the videogame analogies that are somewhat too relatable and look more like memes from neurodivergent corners of the internet; some are more personal and tightly bound to reality, like the conflict with Ginny the Journalist who reports inaccurate news and indirectly harms Nia as well as the artist and many other hypersomniacs due to her carelessness (or callousness).&#xA;&#xA;As the series progresses, the episodes focus less on the suffering and more on the strategies that Nia employs to stay functional: writing to-do things on their arm, snapping rubberbands on their wrists, mental notes drinking a lot, and more. These episodes were among my favourites, because they provide an accurate and realistic window into the daily life of someone who is affected by such an unimaginable condition that can at first sound silly, or a narrative device. But more than that, they show the equally unimaginable resilience and personal strength it takes to carry on and not just surrender to despair or isolation.&#xA;&#xA;I am, in Hiisikolo’s words, a non-sleepy, and before reading their comic I had no idea this kind of rare neurological disability even existed. Reading Prison of Sleep has taught me a great deal about hypersomniacs and their struggles, and I recommend it to anyone who wants to spend a few hours in Nia’s dreadful dreams. Readers who are themselves dealing with similar neurological conditions will have plenty to relate with (along the artful depictions of the unspeakable), but I insist that especially non-sleepies should read this volume: you will wake up with a renewed worldview and empathy.&#xA;&#xA;The Sleep of Reason Produces Monsters, wrote Francisco Goya on the eve of the Nineteenth Century; sleep was, in his art, a metaphor for ignorance, and wakefulness was the answer. But what happens when sleep is the monster, and vigil is a struggle?&#xA;&#xA;You can read Idiopathic HypersomNIA on Tapas.io or buy the paperback version, which includes more info pages and medical facts.&#xA;&#xA;Notable episodes: 11 – 18 – 26 – 48 – 58 – 70 – 92 – 93 – 96&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>The Fediverse is full of artists of any kind, and with great delight my timeline is constantly blessed by comic artists and graphic novelists. Since I’m now living in Finland and I’m trying to learn the language and artistic culture, I followed a good deal of Finnish indie artists and one that caught my attention is <a href="https://pixelfed.social/hiisikoloART" rel="nofollow">Hiisikolo</a> with their <a href="https://mxmilo.wixsite.com/hiisikoloart/fantasy-maps" rel="nofollow">neat fantasy maps</a>. One of their comic series focuses on raising awareness on a peculiar neurological condition called idiopathic hypersomnia (that’s also the series’ title, stylized as <em>Idiopathic HypersomNIA</em>), which I want to talk about in this post.</p>

<p>The comic’s first volume, also published as paperback with the title <em>Prison of Sleep</em> (episodes 1-100), tells the real-life experiences, memories and struggles of Nia, a stand-in character for the artist themself, drawn across two years (2020-2022). Each episode depicts how Nia deals (sometimes successfully, sometimes not as much) with their incurable neurological condition that makes their life a constant battle against an invisible enemy from within. This reminded me of Tiitu Takalo’s <em>Memento Mori</em> and her detailed dive in the multiple facets of misery that a chronic illness can cause. The disease itself, at first only visible through the artist’s rendition of themselves through Nia, then begins to take its own shape: a dark, tar-like blob that takes more and more space and chokes them out of their own words and spaces.</p>

<p><em>IH</em>’s art is always detailed and expressive, and even though the first episodes exaggerate the grotesque through the tight packing of lines and close-ups (think Junji Ito), there is a visible evolution towards softer and gentler traits across the series; the style becomes richer and more full of environmental details. I found the use of blur extraordinary, to visualize when things fall out of reach or sight from Nia, be it due to brain fog or looming slumber. The hot/dry colour palette (mostly bright orange and shades of muted browns) also contributes to the sense of despair and the worn-out rage of a neverending struggle. These feelings are ubiquitous, immediate and brunt, and they always hit hard despite the short format. Some panels are humorous, but in a dry, morbid and sometimes self-deprecating way. Colours are only used for the dream scenes (when Nia is asleep), and despite those being more visually pleasant, they only hide the weight of the curse.</p>

<p>A good deal of episodes focus on the interactions with other people that assume how Nia’s condition affects or limits their lives, in a way that many disabled people can probably relate with. These are always brunt and ruthless: the faceless people (mockingly named “non-sleepy”, to stress the difference and distance from Nia) have no sympathy for them, and Nia often meets them with the same lack of sympathy. The interactions with several doctors also show the struggle of communicating with a healthcare system that does not care nor take their condition seriously. At the same time, there are moments of joy, such as when the dentist does not dismiss the possible impacts of IH on the upcoming dental operation, or when Nia’s partner has the appropriate reaction to Nia’s abrupt sleepiness.</p>

<p>Some episodes are more shallow, like the videogame analogies that are somewhat too relatable and look more like memes from neurodivergent corners of the internet; some are more personal and tightly bound to reality, like the conflict with Ginny the Journalist who reports inaccurate news and indirectly harms Nia as well as the artist and many other hypersomniacs due to her carelessness (or callousness).</p>

<p>As the series progresses, the episodes focus less on the suffering and more on the strategies that Nia employs to stay functional: writing to-do things on their arm, snapping rubberbands on their wrists, mental notes drinking a lot, and more. These episodes were among my favourites, because they provide an accurate and realistic window into the daily life of someone who is affected by such an unimaginable condition that can at first sound silly, or a narrative device. But more than that, they show the equally unimaginable resilience and personal strength it takes to carry on and not just surrender to despair or isolation.</p>

<p>I am, in Hiisikolo’s words, a non-sleepy, and before reading their comic I had no idea this kind of rare neurological disability even existed. Reading Prison of Sleep has taught me a great deal about hypersomniacs and their struggles, and I recommend it to anyone who wants to spend a few hours in Nia’s dreadful dreams. Readers who are themselves dealing with similar neurological conditions will have plenty to relate with (along the artful depictions of the unspeakable), but I insist that especially non-sleepies should read this volume: you will wake up with a renewed worldview and empathy.</p>

<p><em>The Sleep of Reason Produces Monsters</em>, wrote Francisco Goya on the eve of the Nineteenth Century; sleep was, in his art, a metaphor for ignorance, and wakefulness was the answer. But what happens when sleep <em>is</em> the monster, and vigil is a struggle?</p>

<p>You can <a href="https://tapas.io/series/Idiopathic-HypersomNIA" rel="nofollow">read <em>Idiopathic HypersomNIA</em> on Tapas.io</a> or buy the <a href="https://www.amazon.com/Idiopathic-HypersomNIA-Prison-Sleep-NIA/dp/9528818390" rel="nofollow">paperback version</a>, which includes more info pages and medical facts.</p>

<p><strong>Notable episodes:</strong> 11 – 18 – 26 – 48 – 58 – 70 – 92 – 93 – 96</p>
]]></content:encoded>
      <author>Solarpunk Reflections</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gy6speqhw9</guid>
      <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:33:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;apice assoluto al 6/6/26</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/lapice-assoluto-del-6-6-26</link>
      <description>&lt;![CDATA[L&#39;apice assoluto al 6/6/26&#xA;&#xA;L&#39;unico pezzo che ha senso per me ascoltarmi oggi: SILENT HILL DI MEZZOSANGUE  &#xA;&#xA;Testo:&#xA;&#xA;È rap kendō, hai mai parlato col silenzio? Lo spero&#xA;È il solo che sa essere sincero e fa spavento per davvero&#xA;Sai, perché la gente sa&#xA;Che anche parlando più di lui dirà di meno&#xA;Persi nei rumori come spettri&#xA;Ritroveranno i resti della verità nei pezzi&#xA;L&#39;avranno fatta a pezzi a stare in piedi in &#39;sto delirio&#xA;Ma qua c&#39;è da scappare da Equilibrium&#xA;Non da stare in equilibrio, fra&#39;&#xA;Libro dopo libro ho fatto i venti, senti?&#xA;Taglio dopo taglio ho messo i denti&#xA;Sai, la gente mente finché tanto t&#39;accontenti&#xA;Quaggiù la verità sta nei silenzi&#xA;Non la trovi dentro i giuramenti&#xA;Politici che parlano, critici che parlano&#xA;Qua tutti parlano e sanno che dirti&#xA;Sai, per quanto mi riguarda non mi scaldano&#xA;Vi crederò quando riuscirete a stare zitti&#xA;C&#39;è un posto in cui nessuno va&#xA;Scappano da là se è là che hanno nascosto gli incubi&#xA;Via dalla normalità, là che il loro tutto non ha senso&#xA;E che mi perdo, vivo a Silent Hill&#xA;Silent Hill, Silent Hill&#xA;Il solo posto che non trovi senza perderti&#xA;Silent Hill, Silent Hill&#xA;Il solo posto in cui sto a posto coi miei demoni&#xA;Silent Hill, Silent Hill&#xA;Silent Hill, Silent Hill &#xA;Potrei dirvi che siamo bestie, ma bestie è un complimento&#xA;Siamo polvere in volo nel vento&#xA;Tempo in carne, ma schiavi del tempo&#xA;Abituati a farci scudi di paura&#xA;È come farsi un&#39;armatura con la vergine di ferro&#xA;Siamo rumore in cerca di un silenzio eterno&#xA;Se vuoi chiamarlo Dio per me è lo stesso ma&#xA;Attento a non confondere fra paradiso e inferno, credo e senso&#xA;Ho incontrato il diavolo una volta e puzzava d&#39;incenso&#xA;So bene quanto costa una coscienza&#xA;Il fardello di una mente aperta fra gente di merda&#xA;La consapevolezza che dovrai sentirti offeso&#xA;Che prima che tu parli questa gente t&#39;avrà già frainteso&#xA;Rumore in cerca di un silenzio eterno&#xA;Se vuoi chiamarlo Dio per me è lo stesso ma&#xA;Sta&#39; attento a non confondere l&#39;anima con l&#39;esterno&#xA;Il silenzio non è un fatto di suoni, è di fuori o dentro&#xA;C&#39;è un posto in cui nessuno va&#xA;Scappano da là se è là che hanno nascosto gli incubi&#xA;Via dalla normalità, là che il loro tutto non ha senso&#xA;E che mi perdo, vivo a Silent Hill&#xA;Silent Hill, Silent Hill&#xA;Il solo posto che non trovi senza perderti&#xA;Silent Hill, Silent Hill&#xA;Il solo posto in cui sto a posto coi miei demoni&#xA;Silent Hill, Silent Hill&#xA;Silent Hill, Silent Hill]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>L&#39;apice assoluto al 6/6/26</p>

<p>L&#39;unico pezzo che ha senso per me ascoltarmi oggi: SILENT HILL DI MEZZOSANGUE</p>

<p>Testo:</p>

<p>È rap kendō, hai mai parlato col silenzio? Lo spero
È il solo che sa essere sincero e fa spavento per davvero
Sai, perché la gente sa
Che anche parlando più di lui dirà di meno
Persi nei rumori come spettri
Ritroveranno i resti della verità nei pezzi
L&#39;avranno fatta a pezzi a stare in piedi in &#39;sto delirio
Ma qua c&#39;è da scappare da Equilibrium
Non da stare in equilibrio, fra&#39;
Libro dopo libro ho fatto i venti, senti?
Taglio dopo taglio ho messo i denti
Sai, la gente mente finché tanto t&#39;accontenti
Quaggiù la verità sta nei silenzi
Non la trovi dentro i giuramenti
Politici che parlano, critici che parlano
Qua tutti parlano e sanno che dirti
Sai, per quanto mi riguarda non mi scaldano
Vi crederò quando riuscirete a stare zitti
C&#39;è un posto in cui nessuno va
Scappano da là se è là che hanno nascosto gli incubi
Via dalla normalità, là che il loro tutto non ha senso
E che mi perdo, vivo a Silent Hill
Silent Hill, Silent Hill
Il solo posto che non trovi senza perderti
Silent Hill, Silent Hill
Il solo posto in cui sto a posto coi miei demoni
Silent Hill, Silent Hill
Silent Hill, Silent Hill
Potrei dirvi che siamo bestie, ma bestie è un complimento
Siamo polvere in volo nel vento
Tempo in carne, ma schiavi del tempo
Abituati a farci scudi di paura
È come farsi un&#39;armatura con la vergine di ferro
Siamo rumore in cerca di un silenzio eterno
Se vuoi chiamarlo Dio per me è lo stesso ma
Attento a non confondere fra paradiso e inferno, credo e senso
Ho incontrato il diavolo una volta e puzzava d&#39;incenso
So bene quanto costa una coscienza
Il fardello di una mente aperta fra gente di merda
La consapevolezza che dovrai sentirti offeso
Che prima che tu parli questa gente t&#39;avrà già frainteso
Rumore in cerca di un silenzio eterno
Se vuoi chiamarlo Dio per me è lo stesso ma
Sta&#39; attento a non confondere l&#39;anima con l&#39;esterno
Il silenzio non è un fatto di suoni, è di fuori o dentro
C&#39;è un posto in cui nessuno va
Scappano da là se è là che hanno nascosto gli incubi
Via dalla normalità, là che il loro tutto non ha senso
E che mi perdo, vivo a Silent Hill
Silent Hill, Silent Hill
Il solo posto che non trovi senza perderti
Silent Hill, Silent Hill
Il solo posto in cui sto a posto coi miei demoni
Silent Hill, Silent Hill
Silent Hill, Silent Hill</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4honrdie4t</guid>
      <pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:49:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Log ZeroDay n.1 IL PSICOBAR SFIGATO (post da sistemare/rifare=illeggibile, un...</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/log-zeroday-n-1-il-psicobar-sfigato</link>
      <description>&lt;![CDATA[Log ZeroDay n.1 IL PSICOBAR SFIGATO (post da sistemare/rifare=illeggibile, un classico della mia logorroicità)&#xA;&#xA;(i Log saranno alcuni miei pensieri vari)&#xA;&#xA;Se la morte di un italiano che cerca solo di vivere alla grande e di guadagnarsi una bella vita in modo onesto mentre fa il duro lavoro è il bar a vita con le sue slot machine, i grattini, l&#39;alcool e le sigarette e quella persona chamata Mario mentre pensa che tutto ciò sia una sua scelta...&#xA;&#xA;...per un paziente psichiatrico vale lo stessa cosa ma con al posto di tutte queste cose appariranno &#34;magicamente&#34; senza che lui lo voglia mai e poi mai queste cose al posto delle suddette (e cercando di fargliele passare come cose che vanno fatte, scelte dallo stesso Mario e senza fargli rendere conto che non sono scelte sue):&#xA;&#xA;Il bar: La psichiatria/le cliniche/la sua casa etc in cui vive completamente desensorializzato dalla realtà, da se stesso, da ciò che vive e da ciò che lo circonda come se vivesse in una prigione con l&#39;ergastolo ma in senso traslitterato e nel senso più psichiatrico del termine visto che lo è de facto visto che comunque è impossibile uscire matematicamente da sto sistema, è fatto apposta sia politicamente che economicamente (e sia ideologicamente che culturalmente) e che nemmeno c&#39;è l&#39;umanità delle persone per ascoltare i discorsi di chi ha vissuto queste cose &#34;perché Mario è matto o qualsiasi altra cosa che non ci si vuole avere nè a che fare nè non c&#39;è da parlarne nè da guardare o sentire&#34; o comunque qualunque cosa pensi sta gente di merda che nemmeno si ferma ad osservare la realtà, figuriamoci a pensare sopra a ste robe...ma nel frattempo sta gente guarda il nido del cuculo e pensa che sta roba &#34;non ci sia per fortuna più&#34; e magari si emoziona pure per la finzione di un film stereotipato del cazzo e magari pure senza capirlo veramente (figuriamoci!) che per un barbone per strada o per un emigrato che chiede soldi sotto la chiesa o il supermercato...mah...siamo alla follia.&#xA;&#xA;I grattini: Le terapie che non vorrebbe mai prendere perché sa che cambiano tutto di se stesso completamente nel giro pochi attimi (carattere, personalità, aspetto mentale e fisico, pensieri non razionali, sogni, lucidità del pensiero, umanità, emozioni, sentimenti, fedeltà alle persone, come affronta lui stesso la sua realtà e pure i suoi ricordi e di come li rivive e di come li pensa e li ripensa d&#39;accapo) e l&#39;atto di non prenderle è per lui come fare l&#39;amore con la più bella ragazza del mondo dall&#39;altra parte del pianeta e che ama alla follia (oh ma facciamolo scopa&#39; sto povero Mario...dio bono...avrà solo un gatto e un cane a casa sua e nemmeno una moglie...) ma non solo che non durerà abbastanza l&#39;amplesso ma che pure la ragazza lo prenderà per il culo e gli farà una foto o un video nudo e lo sputtanerà ovunque sul web e con le sue amiche di merda e nel mentre lui non potrà farci assolutamente nulla mentre prova vergogna e angoscia perché questa si inventerà che la stava stuprando...per dire che seppure togliere la terapia lo fa star bene gli ha talmente di già divorato dentro qualsiasi cosa che sceglierà per sempre la soluzione meno negativa (de facto per lui il positivo e il negativo hanno una somma matematicamente sempre inferiore allo zero), e che lui lo voglia o no dovrà sempre e comunque prenderla anche se de facto magari lui non era nemmeno malato prima di prenderla ma magari non se lo ricorda nemmeno (che lui lo voglia o no nel senso che lo costringono a prenderle perché anche se non è veramente obbligato legalmente nella pratica del csm deve sempre prenderle per un sistema che lo incula &#34;con leve e specchi&#34; a vita e che non può nemmeno lamentarsi dei peggiori sintomi negativi che ovviamente sono praticamente nuove malattie nate a parte e che non vorrà nemmeno curarsi perché non vuole nemmeno entrarci in un altro sistema marcio come lo è questo appena detto e nemmeno vorrà più parlare di malattie psichiatriche con il suo medico...)&#xA;&#xA;Le slot machine: Il solito pensare di chiedere aiuto al sistema/psichiatra/assistente sociale/operatore/educatore/amministratore/whatelse che non aiutano mai anche se finirà per farlo fallire miserabilmente visto che quel giorno si potrebbe sentire in dovere in un modo o nell&#39;altro di chiedere aiuto e che gli sembra concreto l&#39;aiuto appena ricevuto dopo un epopea di battaglie che in realtà si riveleranno tutte inutili e tutto tornerà a sembrare un illusione come un tossico con le slot machine appena si rende conto che ha perso troppi soldi (la propria salute mentale e fisica in questo caso) ma dopo un po&#39; riproverà a chiedere aiuto (come se fosse un tossico) perché come le stesse slot machine è sempre matematicamente dimostrato che se sei un pezzente lo diventerai sempre di più ed ancora ed ancora fino a morire solo e sfigato a casa tua se ti va bene, alla peggio in qualche rems, ed è uguale per il servizio del csm e di qualsiasi cosa collegata&#xA;&#xA;L&#39;alcool: Quella cosa in cui vorrebbe affogare e rovinarsici e che di solito offre di più agli amici piuttosto che tracannarselo da solo solamente per tenersi gli amici (unico motivo per cui non gli va a genio di come spende i suoi soldi in realtà) perché non gli piace veramente bere ma almeno ha qualcuno con cui parlare ogni tanto visto che non può sempre stare a parlare da solo seppur sa sotto sotto di essere sfruttato da questi suoi finti amici ma tanto sa che è e sarà sempre solo anche se si metterebbe ad offrire mai (ma almeno parla! poraccio sto qui...) e alla fine usa i soldi in una delle due soluzioni sopra e che magari per una volta vince qualcosa per meritarsi qualcos&#39;altro dalla vita piuttosto che avere la sua vita di merda (anche se sa che non sparirà mai eppure almeno può godersi un altro bicchierino) e invece alla fine se ne esce ovviamente ancora più depresso perché perde quasi tutto alle macchinette o ai grattini e torna a bere con i finti amici dicendo che è sfigato e mentendo a se stesso sul fatto che può ancora migliorare la sua vita mentre loro pensano che è davvero un fallito e lo sarà per sempre. &#xA;&#xA;Le sigarette: ...o meglio, il tabacco! L&#39;unica scelta che ha fatto da consapevole e che fa per se stesso da metà vita esatta, l&#39;unico motivo per cui continua a vivere e per cui spenderebbe soldi pure se fosse un barbone e fosse in ospedale mentre sta per morire. Le ha sostituite di recente con lo svapo per problemi gravi alla gola...25 sigarette al giorno erano troppe secondo quello che gli dicevano i finti amici e i medici...forse valela la pena di ricevere un tumore alla gola? Forse la morte non sarebbe stata tragica...ma forse quello è un argomento a parte più personale.&#xA;&#xA;...ehmehm come faccio a conoscere così bene questo Mario? Ogni riferimento o critica è inventato e puramente irreale ed è costruito come una storia fantascientifica eh, mi raccomando! ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Log ZeroDay n.1 IL PSICOBAR SFIGATO (post da sistemare/rifare=illeggibile, un classico della mia logorroicità)</p>

<p>(i Log saranno alcuni miei pensieri vari)</p>

<p>Se la morte di un italiano che cerca solo di vivere alla grande e di guadagnarsi una bella vita in modo onesto mentre fa il duro lavoro è il bar a vita con le sue slot machine, i grattini, l&#39;alcool e le sigarette e quella persona chamata Mario mentre pensa che tutto ciò sia una sua scelta...</p>

<p>...per un paziente psichiatrico vale lo stessa cosa ma con al posto di tutte queste cose appariranno “magicamente” senza che lui lo voglia mai e poi mai queste cose al posto delle suddette (e cercando di fargliele passare come cose che vanno fatte, scelte dallo stesso Mario e senza fargli rendere conto che non sono scelte sue):</p>

<p>Il bar: La psichiatria/le cliniche/la sua casa etc in cui vive completamente desensorializzato dalla realtà, da se stesso, da ciò che vive e da ciò che lo circonda come se vivesse in una prigione con l&#39;ergastolo ma in senso traslitterato e nel senso più psichiatrico del termine visto che lo è de facto visto che comunque è impossibile uscire matematicamente da sto sistema, è fatto apposta sia politicamente che economicamente (e sia ideologicamente che culturalmente) e che nemmeno c&#39;è l&#39;umanità delle persone per ascoltare i discorsi di chi ha vissuto queste cose “perché Mario è matto o qualsiasi altra cosa che non ci si vuole avere nè a che fare nè non c&#39;è da parlarne nè da guardare o sentire” o comunque qualunque cosa pensi sta gente di merda che nemmeno si ferma ad osservare la realtà, figuriamoci a pensare sopra a ste robe...ma nel frattempo sta gente guarda il nido del cuculo e pensa che sta roba “non ci sia per fortuna più” e magari si emoziona pure per la finzione di un film stereotipato del cazzo e magari pure senza capirlo veramente (figuriamoci!) che per un barbone per strada o per un emigrato che chiede soldi sotto la chiesa o il supermercato...mah...siamo alla follia.</p>

<p>I grattini: Le terapie che non vorrebbe mai prendere perché sa che cambiano tutto di se stesso completamente nel giro pochi attimi (carattere, personalità, aspetto mentale e fisico, pensieri non razionali, sogni, lucidità del pensiero, umanità, emozioni, sentimenti, fedeltà alle persone, come affronta lui stesso la sua realtà e pure i suoi ricordi e di come li rivive e di come li pensa e li ripensa d&#39;accapo) e l&#39;atto di non prenderle è per lui come fare l&#39;amore con la più bella ragazza del mondo dall&#39;altra parte del pianeta e che ama alla follia (oh ma facciamolo scopa&#39; sto povero Mario...dio bono...avrà solo un gatto e un cane a casa sua e nemmeno una moglie...) ma non solo che non durerà abbastanza l&#39;amplesso ma che pure la ragazza lo prenderà per il culo e gli farà una foto o un video nudo e lo sputtanerà ovunque sul web e con le sue amiche di merda e nel mentre lui non potrà farci assolutamente nulla mentre prova vergogna e angoscia perché questa si inventerà che la stava stuprando...per dire che seppure togliere la terapia lo fa star bene gli ha talmente di già divorato dentro qualsiasi cosa che sceglierà per sempre la soluzione meno negativa (de facto per lui il positivo e il negativo hanno una somma matematicamente sempre inferiore allo zero), e che lui lo voglia o no dovrà sempre e comunque prenderla anche se de facto magari lui non era nemmeno malato prima di prenderla ma magari non se lo ricorda nemmeno (che lui lo voglia o no nel senso che lo costringono a prenderle perché anche se non è veramente obbligato legalmente nella pratica del csm deve sempre prenderle per un sistema che lo incula “con leve e specchi” a vita e che non può nemmeno lamentarsi dei peggiori sintomi negativi che ovviamente sono praticamente nuove malattie nate a parte e che non vorrà nemmeno curarsi perché non vuole nemmeno entrarci in un altro sistema marcio come lo è questo appena detto e nemmeno vorrà più parlare di malattie psichiatriche con il suo medico...)</p>

<p>Le slot machine: Il solito pensare di chiedere aiuto al sistema/psichiatra/assistente sociale/operatore/educatore/amministratore/whatelse che non aiutano mai anche se finirà per farlo fallire miserabilmente visto che quel giorno si potrebbe sentire in dovere in un modo o nell&#39;altro di chiedere aiuto e che gli sembra concreto l&#39;aiuto appena ricevuto dopo un epopea di battaglie che in realtà si riveleranno tutte inutili e tutto tornerà a sembrare un illusione come un tossico con le slot machine appena si rende conto che ha perso troppi soldi (la propria salute mentale e fisica in questo caso) ma dopo un po&#39; riproverà a chiedere aiuto (come se fosse un tossico) perché come le stesse slot machine è sempre matematicamente dimostrato che se sei un pezzente lo diventerai sempre di più ed ancora ed ancora fino a morire solo e sfigato a casa tua se ti va bene, alla peggio in qualche rems, ed è uguale per il servizio del csm e di qualsiasi cosa collegata</p>

<p>L&#39;alcool: Quella cosa in cui vorrebbe affogare e rovinarsici e che di solito offre di più agli amici piuttosto che tracannarselo da solo solamente per tenersi gli amici (unico motivo per cui non gli va a genio di come spende i suoi soldi in realtà) perché non gli piace veramente bere ma almeno ha qualcuno con cui parlare ogni tanto visto che non può sempre stare a parlare da solo seppur sa sotto sotto di essere sfruttato da questi suoi finti amici ma tanto sa che è e sarà sempre solo anche se si metterebbe ad offrire mai (ma almeno parla! poraccio sto qui...) e alla fine usa i soldi in una delle due soluzioni sopra e che magari per una volta vince qualcosa per meritarsi qualcos&#39;altro dalla vita piuttosto che avere la sua vita di merda (anche se sa che non sparirà mai eppure almeno può godersi un altro bicchierino) e invece alla fine se ne esce ovviamente ancora più depresso perché perde quasi tutto alle macchinette o ai grattini e torna a bere con i finti amici dicendo che è sfigato e mentendo a se stesso sul fatto che può ancora migliorare la sua vita mentre loro pensano che è davvero un fallito e lo sarà per sempre.</p>

<p>Le sigarette: ...o meglio, il tabacco! L&#39;unica scelta che ha fatto da consapevole e che fa per se stesso da metà vita esatta, l&#39;unico motivo per cui continua a vivere e per cui spenderebbe soldi pure se fosse un barbone e fosse in ospedale mentre sta per morire. Le ha sostituite di recente con lo svapo per problemi gravi alla gola...25 sigarette al giorno erano troppe secondo quello che gli dicevano i finti amici e i medici...forse valela la pena di ricevere un tumore alla gola? Forse la morte non sarebbe stata tragica...ma forse quello è un argomento a parte più personale.</p>

<p>...ehmehm come faccio a conoscere così bene questo Mario? Ogni riferimento o critica è inventato e puramente irreale ed è costruito come una storia fantascientifica eh, mi raccomando!</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/1n68r5agd5</guid>
      <pubDate>Fri, 05 Jun 2026 20:18:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Omicidio a Torre Velasca</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/omicidio-a-torre-velasca</link>
      <description>&lt;![CDATA[Omicidio a Torre Velasca&#xA;&#xA;Il riverbero dei fari della mia Giulietta tagliava la pioggia torbida di viale Abruzzi, trasformando l’asfalto in una striscia di petrolio specchiante. Erano le tre e mezza di una notte milanese, il genere di notte in cui chi è onesto dorme e chi scende in strada ha qualcosa da nascondere o da prendere. Mi chiamo Massimo Pagani e faccio l’investigatore privato, il che significa che la Milano dei salotti e dei grattacieli mi paga per raccogliere i cocci dei propri vizi prima che ci cammini sopra la scientifica.&#xA;Quella volta, però, la telefonata anonima ricevuta sul fisso del mio studio in corso Buenos Aires mi aveva trascinato fin sul tetto della Torre Velasca, tra quelle enormi costolature di cemento armato che sfidano il cielo buio della città. Lì, immobile sul massetto bagnato dal temporale, c’era il corpo di una ragazza. Indossava un abito da sera di seta scura strappato all&#39;altezza della spalla, i capelli neri incollati alla fronte dal fango e dal vento, e sul collo mostrava una ferita netta, un taglio chirurgico sulla carotide che non aveva lasciato scampo. Eppure, intorno a lei non c&#39;era una sola goccia di sangue: era stata uccisa altrove, svuotata, e poi trasportata fin lassù come un sacco di stracci da dimenticare. Infilata a forza tra le sue dita gelide e contratte dal rigor mortis, c’era una tessera magnetica di plastica dorata con un unico numero inciso a fuoco sulla superficie: 404. Il mio istinto, cresciuto a pane e marciapiede tra le infiltrazioni della malavita milanese, cominciò a battere i tamburi di guerra. Sapevo esattamente cosa significasse quel numero, così come sapevo che toccare quel corpo avrebbe significato infilare la testa in un cappio d&#39;acciaio.&#xA;Scesi dalla torre a piedi per evitare le telecamere dell’ascensore, scivolando nell&#39;oscurità dei sotterranei per incontrare la mia unica polizza assicurativa in questa città marcia.&#xA;«Pagani, ti ho detto di mollare l&#39;osso, quella ragazza per i registri ufficiali non esiste e non è mai nata.    Mi ringhiò dietro  l&#39;ispettore capo Brambilla, il mio contatto in questura, mentre si stringeva nel bavero del cappotto bagnato.&#xA;«Ha in mano una tessera del Club 404, Brambilla. Quello nascosto dietro piazza San Babila dove i consiglieri regionali e gli industriali della finanza sniffano sui tavoli di cristallo scambiandosi favori edilizi.    Risposi, tenendo una sigaretta spenta tra i denti per non fare luce nel buio del sotterraneo.&#xA;Il poliziotto mi fissò con gli occhi stanchi di chi ha visto troppi insabbiamenti per credere ancora nella giustizia. «Appunto per questo devi sparire. Lì dentro la legge non ha giurisdizione, ci sono interessi che coprono l’intero asse Milano-Roma. Se passi quella porta, ci rimetti la pelle e io non potrò nemmeno venirti a cercare all&#39;obitorio».&#xA;Lo piantai lì, senza rispondergli, lasciando che il fumo della sua sigaretta si disperdesse nell&#39;aria. Mezz&#39;ora dopo stavo spingendo la pesante porta blindata d&#39;acciaio del Club 404, nascosta dietro l&#39;insegna anonima di un&#39;import-export di pellame. All&#39;interno l&#39;aria era calda, satura di jazz elettronico a basso volume e del profumo costoso di cortigiane d&#39;alto bordo. Il pavimento di marmo nero rifletteva le luci soffuse dei privé. Mi diressi dritto al bancone, facendo scivolare la tessera magnetica dorata sotto il palmo del barman, un tipo tarchiato con le nocche spesse e gli occhi freddi da squalo. L&#39;uomo la guardò, cambiò colore in un istante e mi fece un cenno impercettibile verso il corridoio riservato del retro. Dietro la spessa tenda di velluto rosso, dove mi aspettavo di trovare l&#39;ennesimo tavolo da baccarat per politici annoiati, lo scenario mutò radicalmente, rivelando il vero volto della notte milanese. &#xA;La stanza era immersa in una luce cruda e l&#39;odore dolciastro del profumo era coperto da quello acre e penetrante della candeggina pura. Un uomo di spalle, con un abito sartoriale grigio fumo e i polsini della camicia arrotolati, stava strofinando freneticamente una grossa macchia scura sul divano di pelle con una spugna imbevuta di acido. Accanto alla scrivania, abbandonate in un angolo, c&#39;erano le scarpe col tacco alto e la borsetta di pelle della ragazza trovata a Torre Velasca. Il killer sentì il fruscio del velluto e si voltò di scatto, rivelando un viso geometrico e impassibile, mentre la sua mano destra impugnava già una Beretta semiautomatica dotata di un pesante cilindro silenziatore.&#xA;«Sei in anticipo sulla tabella di marcia, Pagani, la ditta di pulizie doveva arrivare alle quattro.    Disse con un sorriso che sembrava un taglio sul marmo, sollevando l&#39;arma all&#39;altezza dei miei occhi. Non ci fu spazio per i dialoghi o per le trattative da strada. Mi lanciai lateralmente sul pavimento di legno mentre il primo proiettile perforava l&#39;aria, spaccando lo specchio veneziano alle mie spalle in una pioggia di cristalli taglienti. Estrassi la Walther PPK dalla fondina ascellare prima ancora di toccare terra ed esplosi due colpi ravvicinati in rapida successione, sfruttando l&#39;addestramento militare. Il primo proiettile lo centrò in pieno alla spalla destra, frantumandogli la clavicola e facendo volare la sua arma silenziata contro la parete; il secondo colpo centrò in pieno il paralume di vetro della lampada da tavolo, piombando l&#39;intera stanza in un inferno fatto di oscurità, odore di zolfo e lamenti soffocati. &#xA;Lo raggiunsi prima che potesse recuperare la pistola con la mano sinistra, crollandogli addosso con tutto il mio peso e piantandogli il ginocchio sinistro direttamente sullo sterno per togliergli il fiato. Il sangue caldo della sua ferita cominciò a inzuppare la mia giacca, espandendosi sul pavimento. «Chi era quella ragazza e cosa le avete preso?» Ringhiai, premendo con forza la canna ancora calda della Walther contro la sua tempia bagnata di sudore freddo. L’uomo tossì, sputando sangue sul pavimento prima di parlare con un rantolo spezzato dal dolore. «È la figlia del prefetto... ricattava mezza città... aveva registri, cifre, conti cifrati in Svizzera... l&#39;ho solo fermata prima che distruggesse l&#39;accordo per i nuovi appalti di Lampugnano... i documenti sono nella borsa sotto il divano, prendili e vattene prima che sia tardi». &#xA;Non aspettai le sue scuse. Allungai il braccio libero sotto il mobile, afferrando la borsetta di tela impermeabile e sfilando due chiavette USB e un taccuino pieno di nomi altisonanti della finanza milanese, infilando tutto nella tasca interna del mio trench. In lontananza, lungo la cerchia dei Navigli e verso corso Venezia, cominciarono a ululare le prime sirene spiegate della polizia, chiamate sicuramente dal barman attraverso il pulsante d&#39;allarme sotto il bancone. Sapevo che Brambilla non sarebbe riuscito a proteggermi se mi avessero trovato lì dentro con un uomo ferito e i segreti della prefettura in tasca. Uscii di scatto dalla porta di sicurezza sul retro, sbucando nel vicolo buio di via Larga mentre la pioggia di Milano ricominciava a cadere con violenza, quasi a voler lavare via la vergogna, il sangue e i peccati dal selciato. Avevo la verità in tasca e le prove per far crollare un impero politico, ma mentre correvo verso la mia Giulietta nascosta tra le ombre, sapevo che da quella notte la mia vita valeva molto meno del prezzo di un biglietto del tram. Sparii nella nebbia che risaliva dai tombini, trasformandomi nell&#39;ennesima ombra tra le ombre di una città che non perdona chi decide di non girare la testa dall&#39;altra parte.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Omicidio a Torre Velasca</p>

<p>Il riverbero dei fari della mia Giulietta tagliava la pioggia torbida di viale Abruzzi, trasformando l’asfalto in una striscia di petrolio specchiante. Erano le tre e mezza di una notte milanese, il genere di notte in cui chi è onesto dorme e chi scende in strada ha qualcosa da nascondere o da prendere. Mi chiamo Massimo Pagani e faccio l’investigatore privato, il che significa che la Milano dei salotti e dei grattacieli mi paga per raccogliere i cocci dei propri vizi prima che ci cammini sopra la scientifica.
Quella volta, però, la telefonata anonima ricevuta sul fisso del mio studio in corso Buenos Aires mi aveva trascinato fin sul tetto della Torre Velasca, tra quelle enormi costolature di cemento armato che sfidano il cielo buio della città. Lì, immobile sul massetto bagnato dal temporale, c’era il corpo di una ragazza. Indossava un abito da sera di seta scura strappato all&#39;altezza della spalla, i capelli neri incollati alla fronte dal fango e dal vento, e sul collo mostrava una ferita netta, un taglio chirurgico sulla carotide che non aveva lasciato scampo. Eppure, intorno a lei non c&#39;era una sola goccia di sangue: era stata uccisa altrove, svuotata, e poi trasportata fin lassù come un sacco di stracci da dimenticare. Infilata a forza tra le sue dita gelide e contratte dal rigor mortis, c’era una tessera magnetica di plastica dorata con un unico numero inciso a fuoco sulla superficie: 404. Il mio istinto, cresciuto a pane e marciapiede tra le infiltrazioni della malavita milanese, cominciò a battere i tamburi di guerra. Sapevo esattamente cosa significasse quel numero, così come sapevo che toccare quel corpo avrebbe significato infilare la testa in un cappio d&#39;acciaio.
Scesi dalla torre a piedi per evitare le telecamere dell’ascensore, scivolando nell&#39;oscurità dei sotterranei per incontrare la mia unica polizza assicurativa in questa città marcia.
«Pagani, ti ho detto di mollare l&#39;osso, quella ragazza per i registri ufficiali non esiste e non è mai nata.&gt;&gt; Mi ringhiò dietro  l&#39;ispettore capo Brambilla, il mio contatto in questura, mentre si stringeva nel bavero del cappotto bagnato.
«Ha in mano una tessera del Club 404, Brambilla. Quello nascosto dietro piazza San Babila dove i consiglieri regionali e gli industriali della finanza sniffano sui tavoli di cristallo scambiandosi favori edilizi.&gt;&gt; Risposi, tenendo una sigaretta spenta tra i denti per non fare luce nel buio del sotterraneo.
Il poliziotto mi fissò con gli occhi stanchi di chi ha visto troppi insabbiamenti per credere ancora nella giustizia. «Appunto per questo devi sparire. Lì dentro la legge non ha giurisdizione, ci sono interessi che coprono l’intero asse Milano-Roma. Se passi quella porta, ci rimetti la pelle e io non potrò nemmeno venirti a cercare all&#39;obitorio».
Lo piantai lì, senza rispondergli, lasciando che il fumo della sua sigaretta si disperdesse nell&#39;aria. Mezz&#39;ora dopo stavo spingendo la pesante porta blindata d&#39;acciaio del Club 404, nascosta dietro l&#39;insegna anonima di un&#39;import-export di pellame. All&#39;interno l&#39;aria era calda, satura di jazz elettronico a basso volume e del profumo costoso di cortigiane d&#39;alto bordo. Il pavimento di marmo nero rifletteva le luci soffuse dei privé. Mi diressi dritto al bancone, facendo scivolare la tessera magnetica dorata sotto il palmo del barman, un tipo tarchiato con le nocche spesse e gli occhi freddi da squalo. L&#39;uomo la guardò, cambiò colore in un istante e mi fece un cenno impercettibile verso il corridoio riservato del retro. Dietro la spessa tenda di velluto rosso, dove mi aspettavo di trovare l&#39;ennesimo tavolo da baccarat per politici annoiati, lo scenario mutò radicalmente, rivelando il vero volto della notte milanese.
La stanza era immersa in una luce cruda e l&#39;odore dolciastro del profumo era coperto da quello acre e penetrante della candeggina pura. Un uomo di spalle, con un abito sartoriale grigio fumo e i polsini della camicia arrotolati, stava strofinando freneticamente una grossa macchia scura sul divano di pelle con una spugna imbevuta di acido. Accanto alla scrivania, abbandonate in un angolo, c&#39;erano le scarpe col tacco alto e la borsetta di pelle della ragazza trovata a Torre Velasca. Il killer sentì il fruscio del velluto e si voltò di scatto, rivelando un viso geometrico e impassibile, mentre la sua mano destra impugnava già una Beretta semiautomatica dotata di un pesante cilindro silenziatore.
«Sei in anticipo sulla tabella di marcia, Pagani, la ditta di pulizie doveva arrivare alle quattro.&gt;&gt; Disse con un sorriso che sembrava un taglio sul marmo, sollevando l&#39;arma all&#39;altezza dei miei occhi. Non ci fu spazio per i dialoghi o per le trattative da strada. Mi lanciai lateralmente sul pavimento di legno mentre il primo proiettile perforava l&#39;aria, spaccando lo specchio veneziano alle mie spalle in una pioggia di cristalli taglienti. Estrassi la Walther PPK dalla fondina ascellare prima ancora di toccare terra ed esplosi due colpi ravvicinati in rapida successione, sfruttando l&#39;addestramento militare. Il primo proiettile lo centrò in pieno alla spalla destra, frantumandogli la clavicola e facendo volare la sua arma silenziata contro la parete; il secondo colpo centrò in pieno il paralume di vetro della lampada da tavolo, piombando l&#39;intera stanza in un inferno fatto di oscurità, odore di zolfo e lamenti soffocati.
Lo raggiunsi prima che potesse recuperare la pistola con la mano sinistra, crollandogli addosso con tutto il mio peso e piantandogli il ginocchio sinistro direttamente sullo sterno per togliergli il fiato. Il sangue caldo della sua ferita cominciò a inzuppare la mia giacca, espandendosi sul pavimento. «Chi era quella ragazza e cosa le avete preso?» Ringhiai, premendo con forza la canna ancora calda della Walther contro la sua tempia bagnata di sudore freddo. L’uomo tossì, sputando sangue sul pavimento prima di parlare con un rantolo spezzato dal dolore. «È la figlia del prefetto... ricattava mezza città... aveva registri, cifre, conti cifrati in Svizzera... l&#39;ho solo fermata prima che distruggesse l&#39;accordo per i nuovi appalti di Lampugnano... i documenti sono nella borsa sotto il divano, prendili e vattene prima che sia tardi».
Non aspettai le sue scuse. Allungai il braccio libero sotto il mobile, afferrando la borsetta di tela impermeabile e sfilando due chiavette USB e un taccuino pieno di nomi altisonanti della finanza milanese, infilando tutto nella tasca interna del mio trench. In lontananza, lungo la cerchia dei Navigli e verso corso Venezia, cominciarono a ululare le prime sirene spiegate della polizia, chiamate sicuramente dal barman attraverso il pulsante d&#39;allarme sotto il bancone. Sapevo che Brambilla non sarebbe riuscito a proteggermi se mi avessero trovato lì dentro con un uomo ferito e i segreti della prefettura in tasca. Uscii di scatto dalla porta di sicurezza sul retro, sbucando nel vicolo buio di via Larga mentre la pioggia di Milano ricominciava a cadere con violenza, quasi a voler lavare via la vergogna, il sangue e i peccati dal selciato. Avevo la verità in tasca e le prove per far crollare un impero politico, ma mentre correvo verso la mia Giulietta nascosta tra le ombre, sapevo che da quella notte la mia vita valeva molto meno del prezzo di un biglietto del tram. Sparii nella nebbia che risaliva dai tombini, trasformandomi nell&#39;ennesima ombra tra le ombre di una città che non perdona chi decide di non girare la testa dall&#39;altra parte.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/btw3im3qg4</guid>
      <pubDate>Fri, 05 Jun 2026 19:20:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Mon auto nomie</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-mon-auto-nomie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Mon auto nomie&#xA;&#xA;Entre le carrossage qui me permet de mordre la courbure, &#xA;Et le moyeu, centre immobile autour duquel tout s&#39;accélère, &#xA;Je roule ou bon me semble, de toute mon envergure, &#xA;Sur l&#39;asphalte qui, en défilant derrière moi me libère. &#xA;&#xA;Cette liberté entre mes mains, je la laisse sur mon sillage. &#xA;Je connais le vrai bonheur grâce à ce fier châssis :&#xA;Mon cap est mon horizon, ma direction est mon voyage, &#xA;Le monde défile autour de moi qui reste assis ! &#xA;&#xA;Sur mon trône mobile, la rue se soulève pour moi. &#xA;Depuis le mouvement de ma main, qui transmet l&#39;énergie&#xA;Jusqu&#39;aux fourches, c&#39;est moi qui ouvre le convoi :&#xA;Mon fauteuil roulant est mon royaume, le monde son parvis !&#xA;&#xA;Looping 3 et 4 juin 2026]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Mon auto nomie</p>

<p>Entre le carrossage qui me permet de mordre la courbure,
Et le moyeu, centre immobile autour duquel tout s&#39;accélère,
Je roule ou bon me semble, de toute mon envergure,
Sur l&#39;asphalte qui, en défilant derrière moi me libère.</p>

<p>Cette liberté entre mes mains, je la laisse sur mon sillage.
Je connais le vrai bonheur grâce à ce fier châssis :
Mon cap est mon horizon, ma direction est mon voyage,
Le monde défile autour de moi qui reste assis !</p>

<p>Sur mon trône mobile, la rue se soulève pour moi.
Depuis le mouvement de ma main, qui transmet l&#39;énergie
Jusqu&#39;aux fourches, c&#39;est moi qui ouvre le convoi :
Mon fauteuil roulant est mon royaume, le monde son parvis !</p>

<p>Looping 3 et 4 juin 2026</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/h38or2scin</guid>
      <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 21:12:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Kratos 2, un&#39;operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto...</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/kratos-2-unoperazione-internazionale-contro-la-pirateria-digitale-ha-visto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Kratos 2, un&#39;operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell&#39;Italia&#xA;&#xA;L&#39;Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L&#39;operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell&#39;ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.&#xA;&#xA;I risultati principali includono:&#xA;&#xA;29 arresti e 86 sospettati identificati&#xA;Rimozione di oltre 27.000 URL illegali&#xA;148 perquisizioni domiciliari&#xA;Identificazione di quasi 723.000 oggetti contraffatti&#xA;Segnalazione di 169 domini e scoperta di oltre 18.000 indirizzi IP associati.&#xA;&#xA;Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati. &#xA;Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre 18.000 indirizzi IP e 4.370 domini collegati alla pirateria.&#xA;La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l&#39;intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Kratos 2, un&#39;operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell&#39;Italia</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/8Xjkw3n8m57jr8b/preview" alt=""></p>

<p>L&#39;Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L&#39;operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell&#39;ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.</p>

<p>I risultati principali includono:</p>
<ul><li>29 arresti e 86 sospettati identificati</li>
<li>Rimozione di oltre 27.000 URL illegali</li>
<li>148 perquisizioni domiciliari</li>
<li>Identificazione di quasi 723.000 oggetti contraffatti</li>
<li>Segnalazione di 169 domini e scoperta di oltre 18.000 indirizzi IP associati.</li></ul>

<p>Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati.
Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre <strong>18.000 indirizzi IP</strong> e <strong>4.370</strong> domini collegati alla pirateria.
La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l&#39;intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/grq8js7sd9</guid>
      <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 15:08:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sul rimorso per non  sentirsi patriottico</title>
      <link>https://noblogo.org/yattaman/sul-rimorso-per-non-sentirsi-patriottico</link>
      <description>&lt;![CDATA[#riflessioni #società #ricorrenze&#xA;&#xA;Ieri era la Festa della Repubblica, e io quasi non me ne sono accorto. Il mio amico Matteo, ex spadista olimpico e militare dell&#39;Aeronautica ha postato una foto in divisa, mentre io non ho acceso la TV, nemmeno per tenere la parata in sottofondo mentre facevo le pulizie.&#xA;E questo sinceramente mi disturba. Mi disturba non aver sentito lo spirito della ricorrenza, mi disturba non aver celebrato in nessun modo la nostra Repubblica, in tempi come questi in cui la democrazia sembra in pericolo, non solo in Italia ma in tutto il mondo.&#xA;Sarà il disgusto che provo verso questa classe dirigente, sarà il fatto che di questi tempi (sicuramente a torto) le parole patria e patriota evocano foschi ricordi fascisti, sarà che mi sono sempre sentito più europeo che italiano, ma quest&#39;anno la festa della repubblica mi è scivolata via così, in una sorta di pigra indifferenza.&#xA;E non è che ne sia fiero, intendiamoci, anzi, un po&#39; di rimorso lo sento.&#xA;Briciola&#xA;Vi lascio con una foto di Briciola, la mascotte del 4° reggimento Carabinieri a cavallo, che se ne va in pensione, beata lei... (dal sito quattrozampe.online)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#riflessioni #società #ricorrenze</p>

<p>Ieri era la Festa della Repubblica, e io quasi non me ne sono accorto. Il mio amico Matteo, ex spadista olimpico e militare dell&#39;Aeronautica ha postato una foto in divisa, mentre io non ho acceso la TV, nemmeno per tenere la parata in sottofondo mentre facevo le pulizie.
E questo sinceramente mi disturba. Mi disturba non aver sentito lo spirito della ricorrenza, mi disturba non aver celebrato in nessun modo la nostra Repubblica, in tempi come questi in cui la democrazia sembra in pericolo, non solo in Italia ma in tutto il mondo.
Sarà il disgusto che provo verso questa classe dirigente, sarà il fatto che di questi tempi (sicuramente a torto) le parole <em>patria</em> e <em>patriota</em> evocano foschi ricordi fascisti, sarà che mi sono sempre sentito più <em>europeo</em> che <em>italiano</em>, ma quest&#39;anno la festa della repubblica mi è scivolata via così, in una sorta di pigra indifferenza.
E non è che ne sia fiero, intendiamoci, anzi, un po&#39; di rimorso lo sento.
<img src="https://www.quattrozampe.online/wp-content/uploads/2019/06/briciola-cane-mascotte-dei-carabinieri-1024x684.jpg" alt="Briciola">
<em>Vi lascio con una foto di Briciola, la mascotte del 4° reggimento Carabinieri a cavallo, che se ne va in pensione, beata lei... (dal sito quattrozampe.online)</em></p>
]]></content:encoded>
      <author>Cambiare le cose</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/dzz2x9bfo8</guid>
      <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 21:31:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A Tainted Decarbonization</title>
      <link>https://noblogo.org/clockwork/a-tainted-decarbonization</link>
      <description>&lt;![CDATA[Given my interest and investment in solarpunk (both as a literary genre and as a political ideology), I’m very passionate about speculating how our future is going to look, and as decarbonization picks up pace, it’s tempting to take the win and ride the projections for 2040 and 2050.&#xA;&#xA;However, for better or for worse, we’re “living in interesting times”, in which the postwar order is being… dismantled? Undermined? Self-sabotaged? The nuance can change depending how optimistic or doomerist you feel on the day, because the key feature of these current “interesting times” is that they escape predictions: the complexity and speed of changes and chains of events is far beyond what every single one of us can manage to parse, interpret and sometimes even just keep up with. Fascist Russia invading Ukraine to restore the Soviet area of influence, 80-years-long genocides suddenly on everyone’s screens, USA blockading a blockade, that sort of thing. The Roaring 2020s, call ‘em that.&#xA;&#xA;So calibrating which events are favourable for us, what is “a win” and how will 2040 look like is by no means easy. And since we live in capitalism, I can’t help being suspicious (terribly so) of decarbonization; could it be just another ace up the capitalists’ sleeve?&#xA;&#xA;Allow me then to take a short historical detour first, and then I’ll add decarbonization to the mix. Pinky promise.&#xA;&#xA;Histories of Imperial Collapse&#xA;&#xA;The one go-to place we have to look at the future in these whirlpools of chaos is… the past. We have extensive records of multiple empires and civilizations collapsing and the comparisons are in fact compelling: from the Mongolian to the British, from Ancient Rome to the Dutch and the Shogunate. Indeed, I’ve seen many solarpunks in my circles rejoice and welcome the tragicomical spiral of self-inflicted defeats the US is collecting (I see at least one “American Century of Humiliation” gif per day), but I’d like to say a few words to keep each other grounded.&#xA;&#xA;Yes, the American Empire is crumbling. But the capitalist one isn’t.&#xA;&#xA;The US will likely not keep its position at the top of the global capital chain of command (although it’s still possible, given that the majority of international trades is still denominated in dollars). But capital, we all know by now, goes beyond single countries: despite changes in geography or nationality, the fundamental structure of how it operates remains the same. So if the most popular imagery of collapsing polity on the internet is that of the Roman Empire (as an Italian, I hate it), I’d argue that a more accurate one would be the seat of power moving eastwards: not a sudden, tragic crash but an uneven, uncomfortable and unpredictable rollercoaster of changes. We’ll still live in a capitalist world for decades (hopefully not many!), but it will be a world whose contingent rules will be shaped by different actors.&#xA;&#xA;As my fellow anarchist writer Hex suggests, capital is like the demon in the movie “Fallen”) (1998, not the Twilight copycat): it uses economically powerful countries as hosts, and when the current one becomes impoverished and socially fractured, it jumps to another, healthier one with more resources to extract or more power to wield. This happened once already: during the postwar period, the British Empire began to sunset (pun intended) and the American one took the lead. The seat of capitalist power moved from London to Washington (quite literally). The UK is still collapsing to this day, by the way! And before you ask: no, I haven’t watched Fallen myself.&#xA;&#xA;But since I’m already hearing furious historians growling at my door because of sloppy historical comparisons, let’s end the tangent and keep this focused on what I actually want to talk about: decarbonization, and is it a good thing?&#xA;&#xA;Cui Prodest?&#xA;&#xA;Let’s start from the obvious: yes, decarbonization is good, and indeed even ecologically required if we want to retain a livable planet that can support complex societies. I’m not arguing we should keep using fossils. However, from a social and political point of view, it depends who undertakes it and for what reasons.&#xA;&#xA;This has been a hot topic (pun intended) for the better part of forty years, in which activists, scientists and environmentalists have tried to make the world aware of how important it was to decarbonize our societies, how slow it was being undertaken and how fast it should’ve been ramped up in order to avoid the worst disasters imaginable. They (we?) have manifestly failed (think of how little impact the Kyoto Protocol, the Paris Agreement and every yearly COP have had on global emissions)... and yet decarbonization is finally happening at breakneck speed.&#xA;&#xA;How is that possible?&#xA;&#xA;Nowadays (unlike ten years ago) we know that decarbonization was going to happen sooner or later; we’ve know for a few years already (see Pakistan’s flash-fast solarization from below, India leapfrogging oil altogether or the slow death of coal as a fuel in high-income countries). It was just a matter of how fast, for what reasons and, inevitably, to the benefit of whom.&#xA;&#xA;I’d argue that decarbonization has picked up pace only now because scientists and activists failed. We could’ve, as a society, decarbonized on scientific grounds (the science on this is extensive and unmistakably clear) or on moral grounds (solidarity, regards for future generations, etc), and yet we once again marched to the beat of economy and capital. Decarbonization is happening the way we’re currently witnessing because it is convenient to the capitalists. Once it cleared the way from threatening, un-economic alternatives (such as not extracting more oil, or reducing total energy consumption), it started plowing through and racking up state funding and quarterly revenues. Hence the hectares covered in solar panels and tax breaks to battery companies.&#xA;&#xA;Capital has once again had the upper hand in determining which energy sources become viable and which become stranded assets.&#xA;&#xA;When capital was steered by the British Empire, it was powered by muscles (as in, horses and slaves), rivers and then coal; those were the energy sources used in productive industries. When it was steered by the US, it was oil and gas. Whoever comes next (and I’m not taking for granted that it will be China), will have to marshal solar panels and batteries (in terms of resources: silicates and rare earths) in order to channel the flow of money and power (and, to an extent, electricity to the citizen for basic appliances).&#xA;&#xA;Inconvenient Convenience&#xA;&#xA;The counterargument is that if capital could, like an RPG player at the beginning of a videogame, create its perfect host, it would make one with plentiful resources, a large population, a powerful army to impose its will on other players and, most importantly, global control of a key energy source every other player needs. As you can see, decarbonization fits none of these characteristics; it is undesirable and cumbersome, since so many of the items around us are downstream of oil: controlling oil means controlling the production AND the prices of those items. That can’t be replicated by control on renewables, so in principle capital would do away with decarbonization altogether, as it has notably attempted to for the better part of this century.&#xA;&#xA;The catch is that now it no longer can.&#xA;&#xA;Indeed, decarbonization isn’t convenient to the capitalists in absolute terms; had it been, they’d have embarked on this project a hundred years ago, or as soon it was found that carbon dioxide is greenhouse gas. It’s convenient in comparative terms, which means that it’s a B-plan for when control on oil can no longer be secured. It’s convenient because it’s the required adaption it must undertake in order to keep being the dominant economic system. In other words: from the point of view of capital, it has become impractical to avoid decarbonizing.&#xA;&#xA;The US won’t survive this adaption. It has built its own society and political relationships with other societies so deeply around fossil fuels that it would require a miracle of statecraft to disentangle itself, and their current ruling class does not appear to be suited for the challenge (this includes the Democrats). This kind of shift to different energy sources is also not a reversible process, since once a complex system finds a new equilibrium, it almost never goes back to the former one; history rarely moves backwards. Russia and the Saudis are ten times as fucked, although, unlike USA, they’ve known for a while and tried to plan around it. It’s not been working quite well for them, which shows how hard it is to redesign whole polities that depend on a single resource.&#xA;&#xA;Uneconomical Thoughts&#xA;&#xA;Whatever world is created in the next twenty years will still be shaped by capital needs, and will still leave other concerns on the side. Generational questions like elder care, ecological stewardship and how to maintain an open internet are just three examples of discussions we should have by not taking only the economic axis into account, or capital will always win. It will inevitably win because it can steer the whole economic apparatus to suit its own needs, while we cannot. What it cannot steer as easily (although it definitely tries, and sometimes succeeds) is science and public opinion.&#xA;&#xA;Worse: even if we were suddenly put in charge of designing policies instead of our capital-addled governments, I’m not sure we’d prioritize non-economic factors either (though at least they would be loaded in our favour). Indeed, part of why decarbonization is happening “from below” in some places is because solar is terribly cheaper than oil; it’s a choice that swathes of people are making not on moral or scientific grounds, but economic ones. And “from below” is in inverted commas here because that cheapness is defined by production costs, which are downstream of resource control and capital investment, so not entirely a “power to the people” scenario. Better than refineries and pipelines, though.&#xA;&#xA;Here you might point out that it’s not very solarpunk of me to admit that our agency in determining our energy choices is so tiny. You would be right: as a former activist and scientist, it does piss me off to make this concession. I don’t have any “buts”; science, morals and history are a less effective policy framing than economics in our century, and until this societal hyperfocus on profit and growth becomes outdated (I refuse to think that humans will be forever haunted by chasing wealth, given that it was not the case until two hundred years ago), we’ll be fighting global banking institutions and overly armed police forces with cardboard signs and social media posts.&#xA;&#xA;The most defeatists among us are right in that we can’t directly impact negotiations between state interests or which sector gets zero-interests loans for a decade and then bailouts, but we can start building systems in which we can make decisions that are non-economic and therefore more resistant to capital cooptation.&#xA;&#xA;Eventually, a win is a win, and a decarbonized world in which we get to have a livable planet is by all means better than a scorched, waterless one. But I can’t shake off the thought that it’s a win we did not score ourselves; it’s one scored by capital on the basis of its own sheer convenience (and a historical own goal by the US, which accelerated their own imperial collapse due to pure incompetence). In the same way, it’s convenient for capital to burn trillions on machines that consume energy like entire countries to blend the digital commons and dump their waste directly in our brains. So maybe you’ll understand why I’m not that eager to cherish that capital’s uneasy convenience got us a win, and that we might have to rely on similar dynamics when other chemical cycles are thrown off balance (say hi to nitrogen, phosphorus and chlorine! See you next century).&#xA;&#xA;Science shows us what can be done, morals what should be done and history what could’ve been done. But we’ll need more than these to prevent our futures from being steered by capital again, away from us.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Given my interest and investment in solarpunk (both as a literary genre and as a political ideology), I’m very passionate about speculating how our future is going to look, and as <a href="https://climatetrace.org/news/climate-trace-releases-february-2026-emissions-data" rel="nofollow">decarbonization picks up pace</a>, it’s tempting to take the win and ride the projections for 2040 and 2050.</p>

<p>However, for better or for worse, we’re <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/May_you_live_in_interesting_times" rel="nofollow">“living in interesting times”</a>, in which the postwar order is being… dismantled? Undermined? Self-sabotaged? The nuance can change depending how optimistic or doomerist you feel on the day, because the key feature of these current “interesting times” is that <em>they escape predictions</em>: the complexity and speed of changes and chains of events is far beyond what every single one of us can manage to parse, interpret and sometimes even just keep up with. Fascist Russia invading Ukraine to restore the Soviet area of influence, 80-years-long genocides suddenly on everyone’s screens, USA blockading a blockade, that sort of thing. <em>The Roaring 2020s</em>, call ‘em that.</p>

<p>So calibrating which events are favourable for us, what is “a win” and how will 2040 look like is by no means easy. And since we live in capitalism, I can’t help being suspicious (terribly so) of decarbonization; could it be just another ace up the capitalists’ sleeve?</p>

<p>Allow me then to take a short historical detour first, and then I’ll add decarbonization to the mix. Pinky promise.</p>

<h2 id="histories-of-imperial-collapse">Histories of Imperial Collapse</h2>

<p>The one go-to place we have to look at the future in these whirlpools of chaos is… the past. We have extensive records of multiple empires and civilizations collapsing and the comparisons are in fact compelling: from the Mongolian to the British, from Ancient Rome to the Dutch and the Shogunate. Indeed, I’ve seen many solarpunks in my circles rejoice and welcome the tragicomical spiral of self-inflicted defeats the US is collecting (I see at least one <a href="https://knowyourmeme.com/editorials/guides/why-are-people-joking-about-an-american-century-of-humiliation-the-political-catchphrase-and-meme-explained" rel="nofollow">“American Century of Humiliation”</a> gif per day), but I’d like to say a few words to keep each other grounded.</p>

<p>Yes, the American Empire is crumbling. But the capitalist one isn’t.</p>

<p>The US will likely not keep its position at the top of the global capital chain of command (although it’s still possible, given that the majority of international trades is still denominated in dollars). But capital, we all know by now, goes beyond single countries: despite changes in geography or nationality, the fundamental structure of how it operates remains the same. So if the most popular imagery of collapsing polity on the internet is that of the Roman Empire (as an Italian, I <em>hate</em> it), I’d argue that a more accurate one would be the seat of power moving eastwards: not a sudden, tragic crash but an uneven, uncomfortable and unpredictable rollercoaster of changes. We’ll still live in a capitalist world for decades (hopefully not many!), but it will be a world whose contingent rules will be shaped by different actors.</p>

<p>As my fellow anarchist writer <a href="https://sociale.network/@Hex@kolektiva.social" rel="nofollow">Hex</a> suggests, capital is like the demon in the movie <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Fallen_(1998_film)" rel="nofollow">“Fallen”</a> (1998, not the Twilight copycat): it uses economically powerful countries as hosts, and when the current one becomes impoverished and socially fractured, it jumps to another, healthier one with more resources to extract or more power to wield. This happened once already: during the postwar period, the British Empire began to sunset (pun intended) and the American one took the lead. The seat of capitalist power moved from London to Washington <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Mount_Washington_Hotel" rel="nofollow">(quite literally)</a>. The UK is still collapsing to this day, by the way! And before you ask: no, I haven’t watched Fallen myself.</p>

<p>But since I’m already hearing furious historians growling at my door because of sloppy historical comparisons, let’s end the tangent and keep this focused on what I actually want to talk about: <em>decarbonization</em>, and <em>is it a good thing?</em></p>

<h2 id="cui-prodest">Cui Prodest?</h2>

<p>Let’s start from the obvious: <em>yes</em>, decarbonization is good, and indeed even <em>ecologically required</em> if we want to retain a livable planet that can support complex societies. I’m not arguing we should keep using fossils. However, from a <em>social and political</em> point of view, it depends <em>who undertakes it</em> and <em>for what reasons</em>.</p>

<p>This has been a hot topic (pun intended) for the better part of forty years, in which activists, scientists and environmentalists have tried to make the world aware of how important it was to decarbonize our societies, how slow it was being undertaken and how fast it should’ve been ramped up in order to avoid the worst disasters imaginable. They (we?) have manifestly failed (think of how little impact the Kyoto Protocol, the Paris Agreement and <a href="https://drilled.media/news/IPIECA1" rel="nofollow">every yearly COP</a> have had on global emissions)... and yet decarbonization is finally happening at breakneck speed.</p>

<p><em>How is that possible?</em></p>

<p>Nowadays (unlike ten years ago) we know that decarbonization was going to happen sooner or later; we’ve know for a few years already (see <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Solar_power_in_Pakistan" rel="nofollow">Pakistan’s flash-fast solarization</a> from below, <a href="https://grist.org/energy/a-first-among-major-nations-india-is-industrializing-with-solar/" rel="nofollow">India leapfrogging oil altogether</a> or <a href="https://ourworldindata.org/grapher/coal-production-by-country?country=USA~DEU~OWID_EUR~OWID_HIC" rel="nofollow">the slow death of coal as a fuel in high-income countries</a>). It was just a matter of <em>how fast</em>, <em>for what reasons</em> and, inevitably, <em>to the benefit of whom</em>.</p>

<p>I’d argue that decarbonization has picked up pace only now <em>because</em> scientists and activists failed. We could’ve, as a society, decarbonized on scientific grounds (the science on this is extensive and unmistakably clear) or on moral grounds (solidarity, regards for future generations, etc), and yet we once again marched to the beat of economy and capital. Decarbonization is happening the way we’re currently witnessing because it is <em>convenient to the capitalists</em>. Once it cleared the way from threatening, un-economic alternatives (such as not extracting more oil, or reducing total energy consumption), it started plowing through and racking up state funding and quarterly revenues. Hence the hectares covered in solar panels and tax breaks to battery companies.</p>

<p>Capital has once again had the upper hand in determining <em>which energy sources become viable</em> and <em>which become <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Stranded_asset" rel="nofollow">stranded assets</a></em>.</p>

<p>When capital was steered by the British Empire, it was powered by muscles (as in, horses and slaves), rivers and then coal; those were the energy sources used in productive industries. When it was steered by the US, it was oil and gas. Whoever comes next (and I’m not taking for granted that it will be China), will have to marshal solar panels and batteries (in terms of resources: silicates and rare earths) in order to channel the flow of money and power (and, to an extent, electricity to the citizen for basic appliances).</p>

<h2 id="inconvenient-convenience">Inconvenient Convenience</h2>

<p>The counterargument is that if capital could, like an RPG player at the beginning of a videogame, create its perfect host, it would make one with plentiful resources, a large population, a powerful army to impose its will on other players and, most importantly, global control of a key energy source every other player needs. As you can see, decarbonization fits <em>none of these characteristics</em>; it is undesirable and cumbersome, since so many of the items around us are downstream of oil: controlling oil means controlling the production AND the prices of those items. That can’t be replicated by control on renewables, so in principle capital would do away with decarbonization altogether, as it has notably attempted to for the better part of this century.</p>

<p>The catch is that now it no longer can.</p>

<p>Indeed, decarbonization isn’t convenient to the capitalists <em>in absolute terms</em>; had it been, they’d have embarked on this project a hundred years ago, or <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Eunice_Newton_Foote#%22Circumstances_Affecting_the_Heat_of_the_Sun&#39;s_Rays%22" rel="nofollow">as soon it was found that carbon dioxide is greenhouse gas</a>. It’s convenient <em>in comparative terms</em>, which means that it’s a B-plan for when control on oil can no longer be secured. It’s convenient because it’s the required adaption it <em>must</em> undertake in order to keep being the dominant economic system. In other words: from the point of view of capital, <em>it has become impractical to avoid decarbonizing</em>.</p>

<p>The US won’t survive this adaption. It has built its own society and political relationships with other societies so deeply around fossil fuels that it would require a miracle of statecraft to disentangle itself, and their current ruling class does not appear to be suited for the challenge (this includes the Democrats). This kind of shift to different energy sources is also not a reversible process, since once a complex system finds a new equilibrium, it almost never goes back to the former one; history rarely moves backwards. Russia and the Saudis are ten times as fucked, although, unlike USA, they’ve known for a while and tried to plan around it. <a href="https://www.19fortyfive.com/2026/04/russias-economy-is-on-the-brink-of-collapse/" rel="nofollow">It’s not been working</a> <a href="https://phenomenalworld.org/analysis/nvidia-in-the-gulf/" rel="nofollow">quite well for them</a>, which shows how hard it is to redesign whole polities that depend on a single resource.</p>

<h2 id="uneconomical-thoughts">Uneconomical Thoughts</h2>

<p>Whatever world is created in the next twenty years will still be shaped by capital needs, and will still leave other concerns on the side. Generational questions like elder care, ecological stewardship and how to maintain an open internet are just three examples of discussions we should have by <em>not</em> taking only the economic axis into account, or <em>capital will always win</em>. It will inevitably win because it can steer the whole economic apparatus to suit its own needs, while we cannot. What it cannot steer as easily (although it definitely tries, and sometimes succeeds) is science and public opinion.</p>

<p>Worse: even if we were suddenly put in charge of designing policies instead of our capital-addled governments, I’m not sure we’d prioritize non-economic factors either (though at least they would be loaded in our favour). Indeed, part of why decarbonization is happening “from below” in some places is because solar is <em>terribly cheaper than oil</em>; it’s a choice that swathes of people are making not on moral or scientific grounds, but economic ones. And “from below” is in inverted commas here because that cheapness is defined by production costs, which are downstream of resource control and capital investment, so not entirely a “power to the people” scenario. Better than refineries and pipelines, though.</p>

<p>Here you might point out that it’s not very solarpunk of me to admit that our agency in determining our energy choices is so tiny. You would be right: as a former activist and scientist, it does piss me off to make this concession. I don’t have any “buts”; science, morals and history are a less effective policy framing than economics in our century, and until this societal hyperfocus on profit and growth becomes outdated (I refuse to think that humans will be forever haunted by chasing wealth, given that it was not the case until two hundred years ago), we’ll be fighting global banking institutions and overly armed police forces with cardboard signs and social media posts.</p>

<p>The most defeatists among us are right in that we can’t directly impact negotiations between state interests or which sector gets zero-interests loans for a decade and then bailouts, but we can start building systems in which we can make decisions that are non-economic and therefore more resistant to capital cooptation.</p>

<p>Eventually, a win is a win, and a decarbonized world in which we get to have a livable planet is by all means better than a scorched, waterless one. But I can’t shake off the thought that it’s a win <em>we did not score ourselves</em>; it’s one scored by capital on the basis of its own sheer convenience (and a historical own goal by the US, which accelerated their own imperial collapse due to pure incompetence). In the same way, it’s convenient for capital to burn trillions on machines that consume energy like entire countries to blend the digital commons and dump their waste directly in our brains. So maybe you’ll understand why I’m not that eager to cherish that capital’s uneasy convenience got us a win, and that we might have to rely on similar dynamics when other chemical cycles are thrown off balance (say hi to nitrogen, phosphorus and chlorine! See you next century).</p>

<p>Science shows us what can be done, morals what should be done and history what could’ve been done. But we’ll need more than these to prevent our futures from being steered by capital again, away from us.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Solarpunk Reflections</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/omdkzlheo0</guid>
      <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 07:44:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Piccoli gesti che spero possano fare tanto</title>
      <link>https://noblogo.org/yattaman/piccoli-gesti-che-spero-possano-fare-tanto</link>
      <description>&lt;![CDATA[#azioni #società&#xA;&#xA;Ho conosciuto Kiva grazie al mio amico Mario, scrittore di talento, acquerellista, persona molto sensibile e intelligente.&#xA;In parole semplici, quello che fa Kiva è prendere i soldi che gli metti a disposizione e darli a organizzazioni di microcredito che a loro volta li prestano a persone a cui servono per la loro impresa, per riparare casa, per andare a scuola, pagarsi le spese sanitarie e altro. Sul sito di Kiva sono elencate tutte le richieste di finanziamento, il loro ammontare, la persona che lo ha richiesto e altre informazioni come l’organizzazione che eroga i fondi, il paese ecc., tu scegli la richiesta, l’importo, e se vuoi fare una donazione a Kiva per sostenere i costi amministrativi, poi fai il checkout.&#xA;Non si tratta di elemosina, si tratta di aiutare qualcuno che ha bisogno di un prestito per migliorare la propria condizione ma non può accedere a un finanziamento tradizionale. Normalmente sono persone in zone povere del mondo, o che non offrono le garanzie che normalmente chiede una banca quando ti dà dei soldi.&#xA;!--more--&#xA;Chi chiede un prestito paga gli interessi, che però non vanno a Kiva né al prestatore, ma restano all&#39;organizzazione locale che ha erogato il denaro, per coprire le spese di gestione del prestito stesso. Quindi l&#39;utente di Kiva non guadagna nulla, presta denaro senza nessun compenso.&#xA;Perché farlo, allora?&#xA;Perché mi sembra un buon modo per aiutare le persone senza cadere nel paternalismo: non regaliamo niente, diamo invece la possibilità a qualcuno di farcela con le proprie forze, fornendo solo un piccolo aiuto.&#xA;Si possono fare, e si fanno, molti discorsi su Kiva, e non sono tutti di lode - la pagina Wikipedia) in inglese riporta critiche e controversie alla piattaforma - ma io preferisco riportare il mio caso personale. Ovviamente devo fidarmi dei dati forniti da Kiva stessa, ma mi sembra molto improbabile che una piattaforma con tale visibilità e numero di utenti possa barare in modo spudorato su questo.&#xA;&#xA;Mi sono iscritto a Kiva nel 2018, e questo è il mio profilo pubblico.&#xA;&#xA;Dal 7 marzo 2018 al 1 giugno 2026 ho fatto 54 prestiti in 26 nazioni delle 73 in cui Kiva opera. Kiva01&#xA;&#xA;Il totale dei soldi prestati è 1560$ ma io ho investito 272,52$ perché ho riutilizzato quelli ripagati da chi ha chiesto un prestito per prestarli ad altri. Kiva02&#xA;&#xA;I settori nei quali ho prestato sono 11 su 19 elencati dalla piattaforma, le attività specifiche 26 su 166. Kiva03&#xA;&#xA;272 dollari non sono poi molti, soprattutto se investiti nel corso di 8 anni, ma possono contribuire a fare tanto per persone che vogliono uscire dalla povertà, studiare, o migliorare le condizioni in cui vivono.&#xA;272 dollari non sono poi molti per fare qualcosa che renda migliore il mondo in cui viviamo, anche se quel qualcosa riguarda persone lontane che non conosceremo mai.&#xA;272 dollari non sono poi molti per capire che facciamo tutti parte della stessa, grande comunità e che aiutarci fra noi è giusto e bello.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#azioni #società</p>

<p>Ho conosciuto <a href="https://www.kiva.org" rel="nofollow">Kiva</a> grazie al mio amico Mario, scrittore di talento, acquerellista, persona molto sensibile e intelligente.
In parole semplici, quello che fa Kiva è prendere i soldi che gli metti a disposizione e darli a organizzazioni di microcredito che a loro volta li prestano a persone a cui servono per la loro impresa, per riparare casa, per andare a scuola, pagarsi le spese sanitarie e altro. Sul sito di Kiva sono elencate tutte le richieste di finanziamento, il loro ammontare, la persona che lo ha richiesto e altre informazioni come l’organizzazione che eroga i fondi, il paese ecc., tu scegli la richiesta, l’importo, e se vuoi fare una donazione a Kiva per sostenere i costi amministrativi, poi fai il checkout.
Non si tratta di elemosina, si tratta di aiutare qualcuno che ha bisogno di un prestito per migliorare la propria condizione ma non può accedere a un finanziamento tradizionale. Normalmente sono persone in zone povere del mondo, o che non offrono le garanzie che normalmente chiede una banca quando ti dà dei soldi.

Chi chiede un prestito paga gli interessi, che però non vanno a Kiva né al prestatore, ma restano all&#39;organizzazione locale che ha erogato il denaro, per coprire le spese di gestione del prestito stesso. Quindi l&#39;utente di Kiva non guadagna nulla, presta denaro senza nessun compenso.
<strong>Perché farlo, allora?</strong>
Perché mi sembra un buon modo per aiutare le persone senza cadere nel paternalismo: non regaliamo niente, diamo invece la possibilità a qualcuno di farcela con le proprie forze, fornendo solo un piccolo aiuto.
Si possono fare, e si fanno, molti discorsi su Kiva, e non sono tutti di lode – la pagina <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Kiva_(organization)" rel="nofollow">Wikipedia</a> in inglese riporta critiche e controversie alla piattaforma – ma io preferisco riportare il mio caso personale. Ovviamente devo fidarmi dei dati forniti da Kiva stessa, ma mi sembra molto improbabile che una piattaforma con tale visibilità e numero di utenti possa barare in modo spudorato su questo.</p>
<ul><li><p>Mi sono iscritto a Kiva nel 2018, e <a href="https://www.kiva.org/lender/diego6274" rel="nofollow">questo</a> è il mio profilo pubblico.</p></li>

<li><p>Dal 7 marzo 2018 al 1 giugno 2026 ho fatto 54 prestiti in 26 nazioni delle 73 in cui Kiva opera. <img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/qh7ul09p7sah5k7djufty/Kiva-01.png?rlkey=gnttm9jrtuw5yigqjgl2d9ku4&amp;st=sv1ae9zc&amp;raw=1" alt="Kiva01"></p></li>

<li><p>Il totale dei soldi prestati è 1560$ ma io ho investito 272,52$ perché ho riutilizzato quelli ripagati da chi ha chiesto un prestito per prestarli ad altri. <img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/hfi71du28nv58vpo5ngsx/Kiva-02.png?rlkey=uwdjvf4tcc1d6lmqyts5ve1gc&amp;st=xzz3uxk2&amp;raw=1" alt="Kiva02"></p></li>

<li><p>I settori nei quali ho prestato sono 11 su 19 elencati dalla piattaforma, le attività specifiche 26 su 166. <img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/hcv5evswgysn8o7svbvcr/Kiva-03.png?rlkey=ni0ppjuv1xwvqlkitrjne2brz&amp;st=mzhfgbr0&amp;raw=1" alt="Kiva03"></p></li></ul>

<p>272 dollari non sono poi molti, soprattutto se investiti nel corso di 8 anni, ma possono contribuire a fare tanto per persone che vogliono uscire dalla povertà, studiare, o migliorare le condizioni in cui vivono.
272 dollari non sono poi molti per fare qualcosa che renda migliore il mondo in cui viviamo, anche se quel qualcosa riguarda persone lontane che non conosceremo mai.
272 dollari non sono poi molti per capire che facciamo tutti parte della stessa, grande comunità e che aiutarci fra noi è giusto e bello.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cambiare le cose</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qqtfrq0t0k</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 18:50:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mastodon</title>
      <link>https://noblogo.org/formazioni/a-rel-me-href-mastodon-social-chiocciolacalcettocuggimastodon-a</link>
      <description>&lt;![CDATA[a rel=&#34;me&#34; href=&#34;https://mastodon.social/@calcettocuggi&#34;Mastodon/a&#xA;Le Formazioni del 01-06-26&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=0Zfe3i_yjNI&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://mastodon.social/@calcettocuggi" rel="nofollow">Mastodon</a>
Le Formazioni del 01-06-26
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=0Zfe3i_yjNI" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=0Zfe3i_yjNI</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>Formazioni</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/kf9sb7o5wv</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 11:16:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>03tjzr28ow</title>
      <link>https://noblogo.org/calcettocuggi/iframe-src-radio-tfrbot-com-public-cuggi_radio-embed-frameborder-0</link>
      <description>&lt;![CDATA[iframe src=&#34;https://radio.tfrbot.com/public/cuggi_radio/embed&#34; frameborder=&#34;0&#34; allowtransparency=&#34;true&#34; style=&#34;width: 100%; min-height: 150px; height: 150px; border: 0;&#34;/iframe&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<iframe src="https://radio.tfrbot.com/public/cuggi_radio/embed" frameborder="0" style="width: 100%; min-height: 150px; height: 150px; border: 0;"></iframe>
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      <author>Il Comandante Jesus</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/03tjzr28ow</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 10:55:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Milano, novembre 1975 (prima parte)</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/milano-novembre-1975-prima-parte</link>
      <description>&lt;![CDATA[Milano, novembre 1975 (prima parte)&#xA;&#xA;La nebbia del novembre 1975 era una miscela di piombo, fumo delle fabbriche di Sesto San Giovanni e gas di scarico delle Fiat 124 che galleggiava sui Navigli come un veleno lento. Milano puzzava di piastra d’officina, sigarette Nazionali ed eroina che cominciava a mangiarsi i marciapiedi di piazza Vetra. Per il commissario capo Corrado d’Anselmi, cinquant&#39;anni e una Beretta d&#39;ordinanza che pesava ogni giorno di più sotto l’impermeabile scuro, quella città non era più la capitale del miracolo economico. Era una polveriera. Piazza Fontana era un fantasma ancora troppo fresco e l’eco delle sprangate tra rossi e neri nei cortili della Statale rimbalzava sul pavé ogni maledetto pomeriggio. La chiamata della questura di via Fatebenefratelli lo aveva buttato giù dal letto alle tre del mattino. Non una rapina della banda Vallanzasca, non il solito regolamento di conti tra i palazzinari del Corvetto. Stavolta la faccenda scottava fino a bruciare le dita di chiunque si fosse avvicinato. L&#39; Alfetta del commissario frenò davanti ai cancelli di un cantiere della metropolitana in costruzione vicino a via Fatebenefratelli, a due passi dal Quadrilatero della moda. Il custode, un calabrese cianotico dal terrore, aspettava stringendosi in una sciarpa di lana. D’Anselmi scese, calpestando i manifesti bagnati di Lotta Continua incollati sui pannelli di legno. La scena del crimine non era un vicolo di periferia, ma lo scavo profondo dodici metri, dove i binari futuri della linea verde avrebbero dovuto correre sotto i piedi della Milano bene. Scese le scalette di ferro mentre le fotoelettriche della scientifica tagliavano il buio con una luce bianca, spettrale. Sul fondo dello scavo, adagiato sopra una catasta di traversine di legno e sacchi di cemento ancora asciutti, c’era il cadavere di Ludovico Borromeo-Sforza, rampollo di una delle dinastie industriali più antiche e potenti della Lombardia, l&#39;uomo che sussurrava alle orecchie dei ministri a Roma e finanziava le campagne elettorali della Democrazia Cristiana meneghina. Era vestito con un cappotto di vigogna pettinata grigia, la camicia bianca di sartoria inzuppata di un liquido scuro. Il commissario si chinò, ignorando la fitta alla schiena e l&#39;odore di calce e ferro che gli riempiva i polmoni. I dettagli della scena erano precisi come un manifesto politico. La vittima non era stata rapinata: al polso brillava un Patek Philippe d&#39;oro e il portafoglio gonfio di biglietti da diecimila lire era intatto nella tasca interna. L&#39;assassino aveva agito con spietata freddezza. Due colpi di calibro 7.65 alla schiena, ravvicinati, che avevano trapassato i polmoni. Ma il vero messaggio era sul volto dell&#39;industriale. Qualcuno gli aveva infilato in bocca, forzando la mascella fino a spaccargli gli incisivi, una copia ripiegata del Corriere della Sera del giorno prima, proprio sulla pagina dei titoli che annunciavano i nuovi accordi sindacali per il rinnovo dei contratti metalmeccanici. &#xA;«Un&#39;esecuzione politica, commissario. Sono stati i terroristi, le Brigate Rosse, o i Nap». Sentenziò l&#39;appuntato Marini, con la voce che gli tremava mentre registrava i rilievi sul taccuino di fogli ingialliti.&#xA;D’Anselmi non rispose subito. Raccolse da terra un bossolo usando la punta di una matita. Lo rigirò controluce. «Niente sigle sui muri, niente volantini di rivendicazione lasciati sul corpo, Marini. I rossi firmano sempre i loro lavori prima ancora che il sangue si sia raffreddato. Qui c&#39;è troppa pulizia. Questo è un lavoro su commissione, mascherato da delitto politico per farci guardare nella direzione sbagliata».&#xA;Il commissario si rizzò in piedi, lo sguardo rivolto verso l&#39;alto, dove i palazzi della Milano che contava profilavano le loro sagome nere contro il cielo color lavagna. Sapeva benissimo cosa significasse quel morto. Borromeo-Sforza stava trattando la vendita di una mastodontica area industriale dismessa alla periferia est, un affare da miliardi di lire che faceva gola a molti: palazzinari senza scrupoli, banche d&#39;affari legate alla massoneria e correnti di partito che avevano bisogno di denaro fresco per le imminenti elezioni. Prima che la scientifica potesse finire i rilievi, i fari di una berlina nera squarciarono la nebbia in superficie. Portiere che sbatterono, passi veloci sui gradini di ferro. Giù nello scavo scese il dottor Fulvio Lamberti, capo della Procura e uomo notoriamente vicino ai vertici del Pirellone. Aveva il viso tirato e un cappello di feltro bagnato calato sugli occhi.&#xA;«D’Anselmi, questa indagine non deve uscire da queste mura.    Esordì Lamberti senza nemmeno guardare il cadavere, la voce bassa, affilata come un rasoio. «La città è una polveriera. Se si sparge la voce che la sovversione ha colpito la famiglia Borromeo-Sforza, domani abbiamo gli scioperi generali e l&#39;esercito in piazza Duomo. Lei scriva che si è trattato di un tentativo di rapina finito male da parte di delinquenza comune. Fate sparire quel giornale dalla bocca della vittima».&#xA;D’Anselmi fissò il magistrato. Sentiva il sapore amaro del fumo e dell&#39;ingiustizia salirgli in gola. «C&#39;è un giornale infilato in gola a un uomo che fattura miliardi, dottore. I rapinatori di viale Padova non usano le 7.65 col silenziatore e non scelgono i cantieri della metropolitana per rapinare i miliardari a notte fonda. Questa è un&#39;esecuzione d&#39;élite».&#xA;«Non mi interessa quello che pensa lei, commissario!» Ringhiò Lamberti, facendosi vicino, tanto che d’Anselmi poté sentire l&#39;odore del liquore costoso che l&#39;uomo aveva bevuto per darsi coraggio prima di uscire. «Ci sono equilibri politici che lei non può nemmeno immaginare. La stabilità di questa città dipende da come chiudiamo questa storia. Lei trovi un pregiudicato, un tossico, uno qualunque, e gli cuce addosso questa camicia. È un ordine che arriva dall&#39;alto. Molto dall&#39;alto». Il magistrato girò i tacchi e risalì le scale, lasciando d’Anselmi solo con la vittima e il silenzio complice della notte milanese.&#xA;Il commissario si passò una mano sul viso stanco. Guardò di nuovo il corpo di Ludovico Borromeo-Sforza. La Milano degli anni &#39;70 era questa: una città dove la verità valeva meno del prezzo di un trafiletto sul giornale, dove i potenti si sbranavano tra loro nei salotti di corso Venezia e poi chiedevano alla Polizia di ripulire il sangue dai pavimenti. Ma d’Anselmi non aveva mai accettato i compromessi. Se la politica voleva un colpevole di comodo, lui avrebbe cercato l&#39;assassino vero, anche a costo di scavare sotto il fango che copriva la parte più marcia della città.&#xA;«Marini.    Disse d’Anselmi, la voce che tornava dura come il ferro degli scavi. «Porta il corpo all&#39;obitorio di via Mangiagalli. E dì al patologo di fare l&#39;autopsia subito, prima che arrivi un contrordine da Roma. Noi andiamo a fare un giro al Giamaica, a Brera. C&#39;è un informatore che deve dirmi chi ha comprato una 7.65 nuova questa settimana».&#xA;Salì le scale del cantiere, lasciandosi alle spalle il cadavere dell&#39;industriale. Sapeva che da quel momento in poi avrebbe avuto contro tutti: i magistrati, la questura, i giornali e il potere che governava Milano dall&#39;alto dei grattacieli di piazza della Repubblica. Ma finché avesse avuto un distintivo in tasca e una cartuccia in canna, la legge in quella città di nebbia e sangue l&#39;avrebbe scritta ancora lui.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Milano, novembre 1975 (prima parte)</p>

<p>La nebbia del novembre 1975 era una miscela di piombo, fumo delle fabbriche di Sesto San Giovanni e gas di scarico delle Fiat 124 che galleggiava sui Navigli come un veleno lento. Milano puzzava di piastra d’officina, sigarette Nazionali ed eroina che cominciava a mangiarsi i marciapiedi di piazza Vetra. Per il commissario capo Corrado d’Anselmi, cinquant&#39;anni e una Beretta d&#39;ordinanza che pesava ogni giorno di più sotto l’impermeabile scuro, quella città non era più la capitale del miracolo economico. Era una polveriera. Piazza Fontana era un fantasma ancora troppo fresco e l’eco delle sprangate tra rossi e neri nei cortili della Statale rimbalzava sul pavé ogni maledetto pomeriggio. La chiamata della questura di via Fatebenefratelli lo aveva buttato giù dal letto alle tre del mattino. Non una rapina della banda Vallanzasca, non il solito regolamento di conti tra i palazzinari del Corvetto. Stavolta la faccenda scottava fino a bruciare le dita di chiunque si fosse avvicinato. L&#39; Alfetta del commissario frenò davanti ai cancelli di un cantiere della metropolitana in costruzione vicino a via Fatebenefratelli, a due passi dal Quadrilatero della moda. Il custode, un calabrese cianotico dal terrore, aspettava stringendosi in una sciarpa di lana. D’Anselmi scese, calpestando i manifesti bagnati di Lotta Continua incollati sui pannelli di legno. La scena del crimine non era un vicolo di periferia, ma lo scavo profondo dodici metri, dove i binari futuri della linea verde avrebbero dovuto correre sotto i piedi della Milano bene. Scese le scalette di ferro mentre le fotoelettriche della scientifica tagliavano il buio con una luce bianca, spettrale. Sul fondo dello scavo, adagiato sopra una catasta di traversine di legno e sacchi di cemento ancora asciutti, c’era il cadavere di Ludovico Borromeo-Sforza, rampollo di una delle dinastie industriali più antiche e potenti della Lombardia, l&#39;uomo che sussurrava alle orecchie dei ministri a Roma e finanziava le campagne elettorali della Democrazia Cristiana meneghina. Era vestito con un cappotto di vigogna pettinata grigia, la camicia bianca di sartoria inzuppata di un liquido scuro. Il commissario si chinò, ignorando la fitta alla schiena e l&#39;odore di calce e ferro che gli riempiva i polmoni. I dettagli della scena erano precisi come un manifesto politico. La vittima non era stata rapinata: al polso brillava un Patek Philippe d&#39;oro e il portafoglio gonfio di biglietti da diecimila lire era intatto nella tasca interna. L&#39;assassino aveva agito con spietata freddezza. Due colpi di calibro 7.65 alla schiena, ravvicinati, che avevano trapassato i polmoni. Ma il vero messaggio era sul volto dell&#39;industriale. Qualcuno gli aveva infilato in bocca, forzando la mascella fino a spaccargli gli incisivi, una copia ripiegata del Corriere della Sera del giorno prima, proprio sulla pagina dei titoli che annunciavano i nuovi accordi sindacali per il rinnovo dei contratti metalmeccanici.
«Un&#39;esecuzione politica, commissario. Sono stati i terroristi, le Brigate Rosse, o i Nap». Sentenziò l&#39;appuntato Marini, con la voce che gli tremava mentre registrava i rilievi sul taccuino di fogli ingialliti.
D’Anselmi non rispose subito. Raccolse da terra un bossolo usando la punta di una matita. Lo rigirò controluce. «Niente sigle sui muri, niente volantini di rivendicazione lasciati sul corpo, Marini. I rossi firmano sempre i loro lavori prima ancora che il sangue si sia raffreddato. Qui c&#39;è troppa pulizia. Questo è un lavoro su commissione, mascherato da delitto politico per farci guardare nella direzione sbagliata».
Il commissario si rizzò in piedi, lo sguardo rivolto verso l&#39;alto, dove i palazzi della Milano che contava profilavano le loro sagome nere contro il cielo color lavagna. Sapeva benissimo cosa significasse quel morto. Borromeo-Sforza stava trattando la vendita di una mastodontica area industriale dismessa alla periferia est, un affare da miliardi di lire che faceva gola a molti: palazzinari senza scrupoli, banche d&#39;affari legate alla massoneria e correnti di partito che avevano bisogno di denaro fresco per le imminenti elezioni. Prima che la scientifica potesse finire i rilievi, i fari di una berlina nera squarciarono la nebbia in superficie. Portiere che sbatterono, passi veloci sui gradini di ferro. Giù nello scavo scese il dottor Fulvio Lamberti, capo della Procura e uomo notoriamente vicino ai vertici del Pirellone. Aveva il viso tirato e un cappello di feltro bagnato calato sugli occhi.
«D’Anselmi, questa indagine non deve uscire da queste mura.&gt;&gt; Esordì Lamberti senza nemmeno guardare il cadavere, la voce bassa, affilata come un rasoio. «La città è una polveriera. Se si sparge la voce che la sovversione ha colpito la famiglia Borromeo-Sforza, domani abbiamo gli scioperi generali e l&#39;esercito in piazza Duomo. Lei scriva che si è trattato di un tentativo di rapina finito male da parte di delinquenza comune. Fate sparire quel giornale dalla bocca della vittima».
D’Anselmi fissò il magistrato. Sentiva il sapore amaro del fumo e dell&#39;ingiustizia salirgli in gola. «C&#39;è un giornale infilato in gola a un uomo che fattura miliardi, dottore. I rapinatori di viale Padova non usano le 7.65 col silenziatore e non scelgono i cantieri della metropolitana per rapinare i miliardari a notte fonda. Questa è un&#39;esecuzione d&#39;élite».
«Non mi interessa quello che pensa lei, commissario!» Ringhiò Lamberti, facendosi vicino, tanto che d’Anselmi poté sentire l&#39;odore del liquore costoso che l&#39;uomo aveva bevuto per darsi coraggio prima di uscire. «Ci sono equilibri politici che lei non può nemmeno immaginare. La stabilità di questa città dipende da come chiudiamo questa storia. Lei trovi un pregiudicato, un tossico, uno qualunque, e gli cuce addosso questa camicia. È un ordine che arriva dall&#39;alto. Molto dall&#39;alto». Il magistrato girò i tacchi e risalì le scale, lasciando d’Anselmi solo con la vittima e il silenzio complice della notte milanese.
Il commissario si passò una mano sul viso stanco. Guardò di nuovo il corpo di Ludovico Borromeo-Sforza. La Milano degli anni &#39;70 era questa: una città dove la verità valeva meno del prezzo di un trafiletto sul giornale, dove i potenti si sbranavano tra loro nei salotti di corso Venezia e poi chiedevano alla Polizia di ripulire il sangue dai pavimenti. Ma d’Anselmi non aveva mai accettato i compromessi. Se la politica voleva un colpevole di comodo, lui avrebbe cercato l&#39;assassino vero, anche a costo di scavare sotto il fango che copriva la parte più marcia della città.
«Marini.&gt;&gt; Disse d’Anselmi, la voce che tornava dura come il ferro degli scavi. «Porta il corpo all&#39;obitorio di via Mangiagalli. E dì al patologo di fare l&#39;autopsia subito, prima che arrivi un contrordine da Roma. Noi andiamo a fare un giro al Giamaica, a Brera. C&#39;è un informatore che deve dirmi chi ha comprato una 7.65 nuova questa settimana».
Salì le scale del cantiere, lasciandosi alle spalle il cadavere dell&#39;industriale. Sapeva che da quel momento in poi avrebbe avuto contro tutti: i magistrati, la questura, i giornali e il potere che governava Milano dall&#39;alto dei grattacieli di piazza della Repubblica. Ma finché avesse avuto un distintivo in tasca e una cartuccia in canna, la legge in quella città di nebbia e sangue l&#39;avrebbe scritta ancora lui.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/k12so4pyw0</guid>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 19:42:46 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;15+18 quanto fa?</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/16-18-quanto-fa</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;15+18 quanto fa?!? COGLIONE!!!&#34; Riflessioni sul SSN tramite il mio piccolo aneddoto.&#xA;&#xA;Vorrei partire da questa citazione-meme per raccontare un aneddoto e poi passare a una o due riflessioni sull&#39;italia in generale che a pensarci ora che mi sono appena svegliato (ok è mezzogiorno ma è sabato, ci sta dai, poi non lavoro nemmeno) mi fanno allo stesso tempo riflettere e pensare alla tragicomicità del popolo italiano stile Fantozzi (che sono io ovviamente in sto caso... lol).&#xA;&#xA;Praticamente: Parto un anno fa scoprendo l&#39;enorme somiglianza dei miei problemi di salute fisica e mentale con i miei parenti, in particolar modo con mia sorella che abbiamo solo meno di due anni di differenza. A lei sono venuti problemi di tiroide e ai denti abbastanza gravi proprio in sti anni e avendo avuto di recente problemi ai denti subito dopo lei faccio i dovuti controlli pure alla tiroide e spoiler ce li ho pure io seppur in forma molto più ridotta. Il tema sono gli esami della tiroide, avvicinatevi al raccontastorie perché ci sarà da ridere (o da piangere) perché &#34;questa è una storia che ci accomuna un po&#39; tutti, vi spaventerà, vi affascinerà, vi farà ridere e anche ci farà unire&#34; (è praticamente un gioco di ruolo sul SSN lol) ma ricordatevi che questo non è davvero nulla in confronto a tutto il sistema della psichatria che li c&#39;è davvero da spaccarsi le cervella contro un muro, letteralmente...ma vabbé, per quei racconti magari ve ne parlerò un altra volta. Allora, parto:&#xA;&#xA;Praticamente vado dal medico di base dopo appuntamento richiesto e aspettato con dovuta calma (il primo dei tanti! contiamoli: 1) e gli propongo una visita per la tiroide. Avendo l&#39;invalidità alta non pago nessuna visita nella mia regione (e nemmeno qualsiasi museo e cinema, ma non li uso mai questi ultimi bonus comunque...solo la sanità mi serve davvero e lo sfrutto perché sennò non avrei i soldi per permettermela) allora diciamo &#34;sfrutto il sistema&#34; e prenoto l&#39;appuntamento per gli esami del sangue (2) per il medico che non ricordo mai come si chiama per la tiroide ovvero l&#39;endocrinologo e ci vado (3), mi dice nulla di che, non c&#39;è quasi nulla e speravo che si chiudeva li visto che è già evidente che non avevo quasi nulla invece mi vuole far fare pure l&#39;ecografia della tiroide e altri esami del sangue che, guarda caso, devo farmi riprescrivere dal medico di base visto che lui non può. Quindi ritorno dal medico di base con appuntamento (4...) e prenoto entrambe che dovrò fare dopo 3 mesi e dopo tre mesi ritorno dall&#39;endocrinologo per l&#39;ecografia (5) perché scopro nel frattempo dal medico di base che non si possono far vedere gli esami del sangue all&#39;endocrinologo dedicato per l&#39;ecografia ma deve vederli a parte con gli esami del sangue e l&#39;ecografia perché seppur fisicamente la stessa persona e nella stessa stanza lui non può...assurdo. Quindi vado a fare di nuovo sti esami del sangue (6) rifacendoli con il medico di base (7) (perché li volevo completi di altre robe base e che è meglio fare ogni tanto, ricordatevolo che è importante) e comunque dovevo riprendere la ricetta per tornare dall&#39;endocrinologo e di fatti dovrò davvero riandarci perché gli esami del sangue sulla tiroide sembrano un po&#39; più sballati e ci andrò (8).&#xA;&#xA;Otto, OTTO, stracazzo di appuntamenti del SSN per sapere una singola cosa e per una cosa e con una sola identica persona-medico specializzante che probabilmente come mi hanno già detto &#34;non avrai nulla di sicuro&#34; ma che mi hanno anche detto &#34;ma si, fallo un controllo&#34; e giustamente che fai, controlli su chatgpt? lol&#xA;&#xA;Tutta questa piccola citazione per dire che penso che l&#39;italia non è &#34;pizza, mafia e mandolino&#34; ma piuttosto &#34;ignoranza, stupidità e arretratezza&#34; costanti anche se non mi sono espresso su tutto ciò che penso.&#xA;&#xA;Ciao!]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“15+18 quanto fa?!? COGLIONE!!!” Riflessioni sul SSN tramite il mio piccolo aneddoto.</p>

<p>Vorrei partire da questa citazione-meme per raccontare un aneddoto e poi passare a una o due riflessioni sull&#39;italia in generale che a pensarci ora che mi sono appena svegliato (ok è mezzogiorno ma è sabato, ci sta dai, poi non lavoro nemmeno) mi fanno allo stesso tempo riflettere e pensare alla tragicomicità del popolo italiano stile Fantozzi (che sono io ovviamente in sto caso... lol).</p>

<p>Praticamente: Parto un anno fa scoprendo l&#39;enorme somiglianza dei miei problemi di salute fisica e mentale con i miei parenti, in particolar modo con mia sorella che abbiamo solo meno di due anni di differenza. A lei sono venuti problemi di tiroide e ai denti abbastanza gravi proprio in sti anni e avendo avuto di recente problemi ai denti subito dopo lei faccio i dovuti controlli pure alla tiroide e spoiler ce li ho pure io seppur in forma molto più ridotta. Il tema sono gli esami della tiroide, avvicinatevi al raccontastorie perché ci sarà da ridere (o da piangere) perché “questa è una storia che ci accomuna un po&#39; tutti, vi spaventerà, vi affascinerà, vi farà ridere e anche ci farà unire” (è praticamente un gioco di ruolo sul SSN lol) ma ricordatevi che questo non è davvero nulla in confronto a tutto il sistema della psichatria che li c&#39;è davvero da spaccarsi le cervella contro un muro, letteralmente...ma vabbé, per quei racconti magari ve ne parlerò un altra volta. Allora, parto:</p>

<p>Praticamente vado dal medico di base dopo appuntamento richiesto e aspettato con dovuta calma (il primo dei tanti! contiamoli: 1) e gli propongo una visita per la tiroide. Avendo l&#39;invalidità alta non pago nessuna visita nella mia regione (e nemmeno qualsiasi museo e cinema, ma non li uso mai questi ultimi bonus comunque...solo la sanità mi serve davvero e lo sfrutto perché sennò non avrei i soldi per permettermela) allora diciamo “sfrutto il sistema” e prenoto l&#39;appuntamento per gli esami del sangue (2) per il medico che non ricordo mai come si chiama per la tiroide ovvero l&#39;endocrinologo e ci vado (3), mi dice nulla di che, non c&#39;è quasi nulla e speravo che si chiudeva li visto che è già evidente che non avevo quasi nulla invece mi vuole far fare pure l&#39;ecografia della tiroide e altri esami del sangue che, guarda caso, devo farmi riprescrivere dal medico di base visto che lui non può. Quindi ritorno dal medico di base con appuntamento (4...) e prenoto entrambe che dovrò fare dopo 3 mesi e dopo tre mesi ritorno dall&#39;endocrinologo per l&#39;ecografia (5) perché scopro nel frattempo dal medico di base che non si possono far vedere gli esami del sangue all&#39;endocrinologo dedicato per l&#39;ecografia ma deve vederli a parte con gli esami del sangue e l&#39;ecografia perché seppur fisicamente la stessa persona e nella stessa stanza lui non può...assurdo. Quindi vado a fare di nuovo sti esami del sangue (6) rifacendoli con il medico di base (7) (perché li volevo completi di altre robe base e che è meglio fare ogni tanto, ricordatevolo che è importante) e comunque dovevo riprendere la ricetta per tornare dall&#39;endocrinologo e di fatti dovrò davvero riandarci perché gli esami del sangue sulla tiroide sembrano un po&#39; più sballati e ci andrò (8).</p>

<p>Otto, OTTO, stracazzo di appuntamenti del SSN per sapere una singola cosa e per una cosa e con una sola identica persona-medico specializzante che probabilmente come mi hanno già detto “non avrai nulla di sicuro” ma che mi hanno anche detto “ma si, fallo un controllo” e giustamente che fai, controlli su chatgpt? lol</p>

<p>Tutta questa piccola citazione per dire che penso che l&#39;italia non è “pizza, mafia e mandolino” ma piuttosto “ignoranza, stupidità e arretratezza” costanti anche se non mi sono espresso su tutto ciò che penso.</p>

<p>Ciao!</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ocs83ho7mg</guid>
      <pubDate>Sat, 30 May 2026 11:22:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Oggi ai ragazzi di seconda, dopo aver fatto l&#39;autovalutazione dell&#39;attività...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/oggi-ai-ragazzi-di-seconda-dopo-aver-fatto-lautovalutazione-dellattivita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Oggi ai ragazzi di seconda, dopo aver fatto l&#39;autovalutazione dell&#39;attività dell&#39;Antigone ho proposto di vedere un film. Gli ho spiegato - molto brevemente - come esista una cosa chiamata letteratura comparata che analizza opere di letteratura, non in modo cronologico e autorale, ma andando a riconoscere modelli comuni ad opere distanti nel tempo. &#xA;&#xA;Come ad esempio Antigone di Sofocle e Nausicaa della valle del vento di Miyazaki. Due opere diversissime, lontanissime nel tempo e nello spazio, ma che - a mio parere - presentavano alcuni modelli e archetipi attigui.&#xA;&#xA;In entrambe la protagonista è una ragazza e in entrambe è una eroina. In entrambe la protagonista è una aristocratica, figlia, sorella e nipote degli ultimi re di Tebe la prima, figlia del re della valle del vento la seconda. &#xA;&#xA;In entrambe la ragazza sceglie di andare contro le leggi dell&#39;uomo per abbracciarne altre, divine e naturali. Per Antigone le leggi divine appunto, dove per divino si intende però quell&#39;impasto etico che rende l&#39;uomo uomo. Il rispetto di elementi naturali come la vita e la morte. La sepoltura. Per Nausicaa l&#39;opposizione è alle forme di governo violente che non ascoltano e non tengono in considerazione l&#39;ambiente naturale e le sue leggi. &#xA;&#xA;In entrambe le storie c&#39;è poi il modello del profeta cieco. Tiresia in Antigone, che - pur non vedendo - profetizza il destino del re, e la Gran Dama in Nausicaa, che profetizza l&#39;arrivo dell&#39;uomo vestito di azzurro che riconcilierà la razza umana con l&#39;ambiente della natura (Nausicaa stessa).&#xA;&#xA;E infine, ho detto, la storia si conclude in entrambe con il sacrificio della protagonista. Irrimediabile quello di Antigone, più articolato e felice quello di Nausicaa, ho concluso e poi ho chiesto quanti di loro lo avessero già visto, il film.&#xA;&#xA;Nessuno. &#xA;&#xA;&#34;Ah&#34; ho detto. Attonito. A casa mia i miei figli sono cresciuti a pane e Miyazaki, volevo dire, ma ho preferito tenermi tutto dentro. Ho anche avvertito che il film è dei primi anni ottanta, parte molto lento, crea piano piano i personaggi, insomma, è molto diverso dai film di azione contemporanei. &#xA;&#xA;Ho fatto partire il film. Onestamente mi aspettavo di perdere un terzo della classe. Quando fai vedere un film a fine anno, un terzo lo guarda davvero, se va bene, un terzo lo ascolta mentre scrolla di nascosto (certo...)  il cellulare, un terzo non è pervenuto. Qua Miyazaki è stato perso da tre, quattro studenti, gli altri hanno bene o male seguito fino al suono della campanella. Una media altissima. Domani continueremo.&#xA;&#xA;Questa cosa che stavo introducendo Miyazaki ai ragazzi di una seconda mi ha fatto strano. Ho pensato quanta roba che diamo per scontato o che sappiamo verrebbe rifiutata dagli studenti solo perché la offre la scuola. O non fa parte della programmazione del loro indirizzo. Tipo Rotella. Pensavo oggi. A qualche studente, Rotella potrebbe piacere. Una volta dati gli strumenti per capirlo, Rotella potrebbe piacere. &#xA;&#xA;Ma non lo sa. Mi sembra sempre un grande spreco, avere tutte queste teste intelligenti e vederle scappare via il più lontano possibile appena suona la campanella. &#xA;&#xA;Anyway, a un certo punto c&#39;è una scena di Nausicaa, quando Yupa regala a Nausicaa un animaletto furioso di rabbia e Nausicaa lo vuole accarezzare e l&#39;animaletto la morde. E lei sente male, si vede anche il rosso del sangue. Ma resta immobile, continua a parlare all&#39;animaletto con voce dolce, finché l&#39;animaletto smette di mordere, abbassa le orecchie e lecca la ferita che ha appena provocato. Eri solo spaventato, dice Nausicaa accarezzandolo.&#xA;&#xA;Ecco, mi ricordo che la prima volta che ho visto quella scena, in una scalcagnata VHS copia di copia di copia della messinscena della RAI, sfuocatissima e con l&#39;audio ovattato, io avevo &#34;pianto&#34;, cioé mi si erano appannati gli occhi. Pianto in questo senso un po&#39; costipato. &#xA;&#xA;E me lo ricordo, non perché abbia buona memoria, ma perché lì in classe, appoggiato al muro, nel vedere 23 persone che stavano guardando questa stessa scena, e nel cercare di immaginare cosa stessero provando a vederla, ecco, mi si sono appannati gli occhi, che per fortuna ero alle loro spalle.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ai ragazzi di seconda, dopo aver fatto l&#39;autovalutazione dell&#39;attività dell&#39;Antigone ho proposto di vedere un film. Gli ho spiegato – molto brevemente – come esista una cosa chiamata letteratura comparata che analizza opere di letteratura, non in modo cronologico e autorale, ma andando a riconoscere modelli comuni ad opere distanti nel tempo.</p>

<p>Come ad esempio Antigone di Sofocle e Nausicaa della valle del vento di Miyazaki. Due opere diversissime, lontanissime nel tempo e nello spazio, ma che – a mio parere – presentavano alcuni modelli e archetipi attigui.</p>

<p>In entrambe la protagonista è una ragazza e in entrambe è una eroina. In entrambe la protagonista è una aristocratica, figlia, sorella e nipote degli ultimi re di Tebe la prima, figlia del re della valle del vento la seconda.</p>

<p>In entrambe la ragazza sceglie di andare contro le leggi dell&#39;uomo per abbracciarne altre, divine e naturali. Per Antigone le leggi divine appunto, dove per divino si intende però quell&#39;impasto etico che rende l&#39;uomo uomo. Il rispetto di elementi naturali come la vita e la morte. La sepoltura. Per Nausicaa l&#39;opposizione è alle forme di governo violente che non ascoltano e non tengono in considerazione l&#39;ambiente naturale e le sue leggi.</p>

<p>In entrambe le storie c&#39;è poi il modello del profeta cieco. Tiresia in Antigone, che – pur non vedendo – profetizza il destino del re, e la Gran Dama in Nausicaa, che profetizza l&#39;arrivo dell&#39;uomo vestito di azzurro che riconcilierà la razza umana con l&#39;ambiente della natura (Nausicaa stessa).</p>

<p>E infine, ho detto, la storia si conclude in entrambe con il sacrificio della protagonista. Irrimediabile quello di Antigone, più articolato e felice quello di Nausicaa, ho concluso e poi ho chiesto quanti di loro lo avessero già visto, il film.</p>

<p>Nessuno.</p>

<p>“Ah” ho detto. Attonito. A casa mia i miei figli sono cresciuti a pane e Miyazaki, volevo dire, ma ho preferito tenermi tutto dentro. Ho anche avvertito che il film è dei primi anni ottanta, parte molto lento, crea piano piano i personaggi, insomma, è molto diverso dai film di azione contemporanei.</p>

<p>Ho fatto partire il film. Onestamente mi aspettavo di perdere un terzo della classe. Quando fai vedere un film a fine anno, un terzo lo guarda davvero, se va bene, un terzo lo ascolta mentre scrolla di nascosto (certo...)  il cellulare, un terzo non è pervenuto. Qua Miyazaki è stato perso da tre, quattro studenti, gli altri hanno bene o male seguito fino al suono della campanella. Una media altissima. Domani continueremo.</p>

<p>Questa cosa che stavo introducendo Miyazaki ai ragazzi di una seconda mi ha fatto strano. Ho pensato quanta roba che diamo per scontato o che sappiamo verrebbe rifiutata dagli studenti solo perché la offre la scuola. O non fa parte della programmazione del loro indirizzo. Tipo Rotella. Pensavo oggi. A qualche studente, Rotella potrebbe piacere. Una volta dati gli strumenti per capirlo, Rotella potrebbe piacere.</p>

<p>Ma non lo sa. Mi sembra sempre un grande spreco, avere tutte queste teste intelligenti e vederle scappare via il più lontano possibile appena suona la campanella.</p>

<p>Anyway, a un certo punto c&#39;è una scena di Nausicaa, quando Yupa regala a Nausicaa un animaletto furioso di rabbia e Nausicaa lo vuole accarezzare e l&#39;animaletto la morde. E lei sente male, si vede anche il rosso del sangue. Ma resta immobile, continua a parlare all&#39;animaletto con voce dolce, finché l&#39;animaletto smette di mordere, abbassa le orecchie e lecca la ferita che ha appena provocato. Eri solo spaventato, dice Nausicaa accarezzandolo.</p>

<p>Ecco, mi ricordo che la prima volta che ho visto quella scena, in una scalcagnata VHS copia di copia di copia della messinscena della RAI, sfuocatissima e con l&#39;audio ovattato, io avevo “pianto”, cioé mi si erano appannati gli occhi. Pianto in questo senso un po&#39; costipato.</p>

<p>E me lo ricordo, non perché abbia buona memoria, ma perché lì in classe, appoggiato al muro, nel vedere 23 persone che stavano guardando questa stessa scena, e nel cercare di immaginare cosa stessero provando a vederla, ecco, mi si sono appannati gli occhi, che per fortuna ero alle loro spalle.</p>
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      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/cnc1xugqie</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 19:02:05 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>Tempo di lettura: irrilevante</title>
      <link>https://noblogo.org/jollanza/tempo-di-lettura-irrilevante</link>
      <description>&lt;![CDATA[A Torino un inventore dice: &#34;ho inventato la macchina del tempo! Ora riavvolgerò il tempo indietro di due secondi&#34;...&#34;idnoces eud id oerteidni opmet li òreglovvair arO !opmet led anihccam al otatnevni oh&#34; :ecid erotnevni nu oniroT A&#xA;&#xA;loop]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>A Torino un inventore dice: “ho inventato la macchina del tempo! Ora riavvolgerò il tempo indietro di due secondi”...“idnoces eud id oerteidni opmet li òreglovvair arO !opmet led anihccam al otatnevni oh” :ecid erotnevni nu oniroT A</p>

<p><img src="https://img.freepik.com/premium-vector/time-loop-icon-vector-image-can-be-used-time-date_120816-313328.jpg" alt="loop"></p>
]]></content:encoded>
      <author>...cosa ne pensa Jollanza?</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/g3k0uglzhf</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 10:52:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Meditazioni fantascientifiche dopo la lettura di &#34;Piranesi&#34;</title>
      <link>https://noblogo.org/yattaman/meditazioni-fantascientifiche-dopo-la-lettura-di-piranesi</link>
      <description>&lt;![CDATA[#storie #riflessioni #libri&#xA;&#xA;Attenzione: in questo post ci sono spoiler sul libro Piranesi di Susanna Clarke&#xA;&#xA;Ho letto Piranesi. All&#39;inizio non mi prendeva, sembrava la brutta copia della Biblioteca di Babele di Borges, poi però ha cambiato registro ed è diventato un &#34;thriller tra i mondi&#34; molto più appassionante. Anche se, e me ne accorgo mentre sto scrivendo ora, forse gli ho dato un voto troppo alto su Story Graph perché, pur essendo una bella storia credo che i personaggi, al di là del protagonista, avrebbero meritato una maggiore introspezione psicologica.&#xA;Piranesi&#xA;!--more--&#xA;Al di là della storia, quello che mi ha colpito, però, è il concetto di mondi effluenti introdotto dall&#39;autrice.&#xA;Secondo Laurence Arne-Sayles, il mad scientist o mad wizard del romanzo, un mondo effluente viene generato dalle energie creative e magiche che, costrette ad abbandonare un mondo devono sfogare da qualce parte e perciò ne creano uno nuovo.&#xA;L&#39;idea di Arne-Sayles è che nell&#39;antichità gli esseri umani avessero grandi poteri, fossero plamatori di forme . Potevano trasformarsi, volare, comandare il mare; potevano farsi trasportare dai fiumi parlare con loro, ottenendo risposta .&#xA;Poi, con il progresso, queste abilità animistiche, la forza creatrice, la capacità di plasmare le forme sono andate perse. Solo che l&#39;energia non si può distruggere e quindi tutta quella che gli umani hanno smesso di usare non sfruttando le loro capacità ha dovuto sfogarsi in qualche modo, andare da un&#39;altra parte. Come l&#39;acqua che filtra in un pertugio nel terreno e lentamente scava una caverna, così l&#39;energia è filtrata in un pertugio tra i mondi e ha creato un mondo nuovo, una sorta di dimensione parallela ch eporta con sé il ricordo dal mondo da cui proviene.&#xA;&#xA;Questo è ovviamente un artificio letterario, che nel romanzo poi è solo enunciato senza spiegazioni particolarmente dettagliate, ma lo spunto è interessante.&#xA;Pensare a un ateoria fisica basata sull&#39;idea dei mondi effluenti, una forma nuova dell&#39;interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, in cui gli universi che si creano dopo ogni misurazione non sono artifici matematici ma sono reali e in contatto, e in cui il  principio di conservazione dell&#39;energia abbia una formulazione più generale, considerando anche scambi energetici tra mondi paralleli, proprio come nei mondi effluenti di Susanna Clarke.&#xA;Secondo questa teoria, quindi, l&#39;energia oscura potrebbe non essere altro che un flusso di energia che proviene da un mondo efflenete e che sta creando il nostro universo, e magari in questa interpretazione anche la massa dell&#39;universo potrebbe continuare ad aumenteare, come nelle vecchie teori di universo stazionario, con l&#39;energia oscura che fluendo nel nostro universo, si trasforma in galassie, stelle, pianeti...&#xA;Questa è ovviamente una pura speculazione senza nessuna pretesa di veridicità e senza nessuna base scientifica, ma mi è sembrata un&#39;idea divertente che volevo condividere. E magari così posso dire di essere il primo ad averci pesnato, nel caso salti fuori che non è del tutto strampalata.&#xA;&#xA;: sto leggendo Sandman e uno degli epiteti di Sogno è proprio Plasmatore di Forme.&#xA;: ieri ho ascoltato per caso la Canzone del Piave, in cui il fiume è personificato.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#storie #riflessioni #libri</p>

<h3 id="attenzione-in-questo-post-ci-sono-spoiler-sul-libro-piranesi-di-susanna-clarke">Attenzione: in questo post ci sono spoiler sul libro <em>Piranesi</em> di Susanna Clarke</h3>

<p>Ho letto <a href="https://amzn.to/4nYsgTu" rel="nofollow"><em>Piranesi</em></a>. All&#39;inizio non mi prendeva, sembrava la brutta copia della <a href="https://amzn.to/4uCuOJt" rel="nofollow"><em>Biblioteca di Babele</em></a> di Borges, poi però ha cambiato registro ed è diventato un “thriller tra i mondi” molto più appassionante. Anche se, e me ne accorgo mentre sto scrivendo ora, forse gli ho dato un voto troppo alto su Story Graph perché, pur essendo una bella storia credo che i personaggi, al di là del protagonista, avrebbero meritato una maggiore introspezione psicologica.
<img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/mlwa4fafvqyvrgtnkm8ro/Piranesi.jpg?rlkey=wdns63uzbrk8pzoqf83ab27io&amp;st=8fj4qunn&amp;raw=1" alt="Piranesi">

Al di là della storia, quello che mi ha colpito, però, è il concetto di <strong>mondi effluenti</strong> introdotto dall&#39;autrice.
Secondo <strong>Laurence Arne-Sayles</strong>, il <em>mad scientist</em> o <em>mad wizard</em> del romanzo, un mondo effluente viene generato dalle energie creative e magiche che, costrette ad abbandonare un mondo devono sfogare da qualce parte e perciò ne creano uno nuovo.
L&#39;idea di Arne-Sayles è che nell&#39;antichità gli esseri umani avessero grandi poteri, fossero plamatori di forme [^cosa curiosa]. Potevano trasformarsi, volare, comandare il mare; potevano farsi trasportare dai fiumi parlare con loro, ottenendo risposta [^altra cosa curiosa].
Poi, con il progresso, queste abilità animistiche, la forza creatrice, la capacità di plasmare le forme sono andate perse. Solo che l&#39;energia non si può distruggere e quindi tutta quella che gli umani hanno smesso di usare non sfruttando le loro capacità ha dovuto sfogarsi in qualche modo, andare da un&#39;altra parte. Come l&#39;acqua che filtra in un pertugio nel terreno e lentamente scava una caverna, così l&#39;energia è filtrata in un pertugio tra i mondi e ha creato un mondo nuovo, una sorta di dimensione parallela ch eporta con sé il ricordo dal mondo da cui proviene.</p>

<p>Questo è ovviamente un artificio letterario, che nel romanzo poi è solo enunciato senza spiegazioni particolarmente dettagliate, ma lo spunto è interessante.
Pensare a un ateoria fisica basata sull&#39;idea dei mondi effluenti, una forma nuova dell&#39;<strong>interpretazione a molti mondi</strong> della meccanica quantistica, in cui gli universi che si creano dopo ogni misurazione non sono artifici matematici ma sono <strong>reali e in contatto</strong>, e in cui il  principio di conservazione dell&#39;energia abbia una formulazione più generale, considerando anche scambi energetici tra mondi paralleli, proprio come nei mondi effluenti di Susanna Clarke.
Secondo questa teoria, quindi, l&#39;<strong>energia oscura</strong> potrebbe non essere altro che un flusso di energia che proviene da un mondo efflenete e che sta creando il nostro universo, e magari in questa interpretazione anche la massa dell&#39;universo potrebbe continuare ad aumenteare, come nelle vecchie teori di universo stazionario, con l&#39;energia oscura che fluendo nel nostro universo, si trasforma in galassie, stelle, pianeti...</p>

<h4 id="questa-è-ovviamente-una-pura-speculazione-senza-nessuna-pretesa-di-veridicità-e-senza-nessuna-base-scientifica-ma-mi-è-sembrata-un-idea-divertente-che-volevo-condividere-e-magari-così-posso-dire-di-essere-il-primo-ad-averci-pesnato-nel-caso-salti-fuori-che-non-è-del-tutto-strampalata">Questa è ovviamente una pura speculazione senza nessuna pretesa di veridicità e senza nessuna base scientifica, ma mi è sembrata un&#39;idea divertente che volevo condividere. E magari così posso dire di essere il primo ad averci pesnato, nel caso salti fuori che non è del tutto strampalata.</h4>

<p>[^cosa curiosa]: sto leggendo <em>Sandman</em> e uno degli epiteti di Sogno è proprio <em>Plasmatore di Forme</em>.
[^altra cosa curiosa]: ieri ho ascoltato per caso la <em>Canzone del Piave</em>, in cui il fiume è personificato.</p>
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      <author>Cambiare le cose</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/dluehlfz58</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 16:36:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Arrivo a scuola e sono già in ansia perché ho organizzato con i ragazzi di...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/arrivo-a-scuola-e-sono-gia-in-ansia-perche-ho-organizzato-con-i-ragazzi-di</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Arrivo a scuola e sono già in ansia perché ho organizzato con i ragazzi di seconda questa cosa, invece che leggere qualche estratto di questa o quella opera teatrale, provare a fare una messinscena integrale dell&#39;Antigone di Sofocle, utilizzando come trucco lo stationdrama &#34;alla Tosse&#34;, dividendo cioé il dramma in sette stazioni che poi gli studenti avrebbero rappresentato contemporaneamente mentre una seconda classe, anche lei divisa in sette gruppi, avrebbe girato per le stazioni cercando di ricostruire la storia all&#39;origine.&#xA;&#xA;Ogni gruppo recita la sua parte &#34;in loop&#34;, ripetendo sempre la stessa scena ogni volta che arriva un gruppetto degli studenti spettatori e io sono in ansia perché è una cosa piuttosto complicata, i ragazzi un po&#39; recitano, un po&#39; leggono il testo che hanno adattato loro e alcuni sono agitati, quattro attori oggi non ci sono e io avevo solo due attori di scorta e trovare sette &#34;aule&#34; isolate all&#39;interno della scuola per permettere lo spostamento degli spettatori e avere sette diverse zone di scena, non è stato così pacifico, ci abbiamo lavorato per più di un mese e ovviamente non l&#39;ho mai provato prima, non so se gli spostamenti funzioneranno, se gli studenti-pubblico saranno collaborativi, eccetera. &#xA;&#xA;Insomma, ansia, ho il supporto della docente di inglese che mi ha prestato i suoi studenti come pubblico e quando arrivo i ragazzi sono calmi, vengono da me per dirmi dei quattro studenti mancanti, gli dico le soluzioni che ho pensato, salta una scena e gli attori si spostano, tirano fuori i trucchi, iniziano a vestirsi e truccarsi, ridono, mi fanno vedere i fogli con la scenografia disegnata,  io li sposto, li distribuisco nelle aulette che ho prenotato, loro appendono le scenografie, si fanno i selfie con i vestiti alla greca, iniziano a provare alcune parti.&#xA;&#xA;Nell&#39;ora successiva avviene questo piccolo miracolo; che la cosa funziona. Il pubblico gira, è collaborativo, passano studenti di altre classi che entrano ad ascoltare anche loro, i ragazzi si rendono conto che la cosa sta succedendo. Ci sono errori, problemi di acustica in due aule, a volte il pubblico si accalca, a volte una stazione resta vuota, qualche attore esce dal personaggio, qualcuno fa lo scemo. Ma - al netto di tutto - la cosa funziona. Migliorabilissima, ma funziona. E io giro, sposto i gruppi del pubblico quando finiscono, controllo, e a un certo punto lo ammetto - nel mezzo del trambusto -  penso: ma chi me lo ha fatto fare. &#xA;&#xA;Per un attimo penso che quell&#39;ora l&#39;avrei potuta passare in classe seduto a leggere Sofocle, tutti belli composti. Meno stress. Eppure quell&#39;ora dura un secondo e - quando è finita - mi sembra che sia passata una settimana. Suona l&#39;intervallo e diversi studenti si fermano, si rivestono da studenti, si confrontano, si commentano. Alcuni, non voglio dirlo forte, se lo ricorderanno. Scherzano con me. &#34;Ci mette dieci per questo, vero?&#34; dicono e ammiccano lussureggianti.  &#xA;&#xA;Poi, due ore dopo, sono nella classe degli studenti-pubblico che mi danno il loro punto di vista, mi dicono chi sono stati gli attori migliori, quelli che hanno letto e quelli che hanno recitato, i problemi di acustica e poi mi danno la loro versione di Antigone, quella che hanno ricostruito dalle sei tappe che hanno ascoltato in maniera random. E resto lì - a un certo punto - affascinato dal meccanismo che faceva sì che uno studente che non aveva mai letto niente di Sofocle fosse di fronte a me, nel 2026, a raccontarmi per filo e per segno la storia di questa eroina greca della protesta antisistema, e me la racconta per il fatto di averla vista parlare e urlare poco prima nelle aulette della sua scuola.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo a scuola e sono già in ansia perché ho organizzato con i ragazzi di seconda questa cosa, invece che leggere qualche estratto di questa o quella opera teatrale, provare a fare una messinscena integrale dell&#39;Antigone di Sofocle, utilizzando come trucco lo stationdrama “alla Tosse”, dividendo cioé il dramma in sette stazioni che poi gli studenti avrebbero rappresentato contemporaneamente mentre una seconda classe, anche lei divisa in sette gruppi, avrebbe girato per le stazioni cercando di ricostruire la storia all&#39;origine.</p>

<p>Ogni gruppo recita la sua parte “in loop”, ripetendo sempre la stessa scena ogni volta che arriva un gruppetto degli studenti spettatori e io sono in ansia perché è una cosa piuttosto complicata, i ragazzi un po&#39; recitano, un po&#39; leggono il testo che hanno adattato loro e alcuni sono agitati, quattro attori oggi non ci sono e io avevo solo due attori di scorta e trovare sette “aule” isolate all&#39;interno della scuola per permettere lo spostamento degli spettatori e avere sette diverse zone di scena, non è stato così pacifico, ci abbiamo lavorato per più di un mese e ovviamente non l&#39;ho mai provato prima, non so se gli spostamenti funzioneranno, se gli studenti-pubblico saranno collaborativi, eccetera.</p>

<p>Insomma, ansia, ho il supporto della docente di inglese che mi ha prestato i suoi studenti come pubblico e quando arrivo i ragazzi sono calmi, vengono da me per dirmi dei quattro studenti mancanti, gli dico le soluzioni che ho pensato, salta una scena e gli attori si spostano, tirano fuori i trucchi, iniziano a vestirsi e truccarsi, ridono, mi fanno vedere i fogli con la scenografia disegnata,  io li sposto, li distribuisco nelle aulette che ho prenotato, loro appendono le scenografie, si fanno i selfie con i vestiti alla greca, iniziano a provare alcune parti.</p>

<p>Nell&#39;ora successiva avviene questo piccolo miracolo; che la cosa funziona. Il pubblico gira, è collaborativo, passano studenti di altre classi che entrano ad ascoltare anche loro, i ragazzi si rendono conto che la cosa sta succedendo. Ci sono errori, problemi di acustica in due aule, a volte il pubblico si accalca, a volte una stazione resta vuota, qualche attore esce dal personaggio, qualcuno fa lo scemo. Ma – al netto di tutto – la cosa funziona. Migliorabilissima, ma funziona. E io giro, sposto i gruppi del pubblico quando finiscono, controllo, e a un certo punto lo ammetto – nel mezzo del trambusto –  penso: ma chi me lo ha fatto fare.</p>

<p>Per un attimo penso che quell&#39;ora l&#39;avrei potuta passare in classe seduto a leggere Sofocle, tutti belli composti. Meno stress. Eppure quell&#39;ora dura un secondo e – quando è finita – mi sembra che sia passata una settimana. Suona l&#39;intervallo e diversi studenti si fermano, si rivestono da studenti, si confrontano, si commentano. Alcuni, non voglio dirlo forte, se lo ricorderanno. Scherzano con me. “Ci mette dieci per questo, vero?” dicono e ammiccano lussureggianti.</p>

<p>Poi, due ore dopo, sono nella classe degli studenti-pubblico che mi danno il loro punto di vista, mi dicono chi sono stati gli attori migliori, quelli che hanno letto e quelli che hanno recitato, i problemi di acustica e poi mi danno la loro versione di Antigone, quella che hanno ricostruito dalle sei tappe che hanno ascoltato in maniera random. E resto lì – a un certo punto – affascinato dal meccanismo che faceva sì che uno studente che non aveva mai letto niente di Sofocle fosse di fronte a me, nel 2026, a raccontarmi per filo e per segno la storia di questa eroina greca della protesta antisistema, e me la racconta per il fatto di averla vista parlare e urlare poco prima nelle aulette della sua scuola.</p>
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      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ildckw1fbq</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 13:37:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nebbia sul Naviglio</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/nebbia-sul-naviglio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nebbia sul Naviglio&#xA;&#xA;La nebbia sul Naviglio Grande non si alzava, galleggiava come un lenzuolo sporco sull&#39;acqua immobile. Erano le quattro passate e Milano, sotto la pioggia sottile, sembrava un corpo congelato. L’ispettore Mauro Bolognini spense il motore dell&#39;auto d’istituto all’angolo con via Corsico. Porta Genova a quell’ora perdeva ogni smalto da aperitivo; restavano solo l’asfalto viscido, l&#39;odore di bitume e i fari delle volanti che tagliavano il buio. Non c’era nessun appartamento di lusso stavolta. La chiamata lo aveva trascinato sul retro di un vecchio cantiere abbandonato per il restauro di un vicolo di ringhiera, a due passi dalla darsena. L&#39;ispettore superò il nastro bicolore della polizia, affondando gli anfibi nel fango e nei detriti. Domenico Riva, il suo agente scelto, lo aspettava sotto la luce violenta di un faro alogeno della scientifica. Aveva la faccia di chi avrebbe voluto essere ovunque, tranne che lì.&#xA;«Dimmelo subito, Riva. Odio il fango. Ringhiò Bolognini, accendendosi una sigaretta protetta dal palmo della mano.&#xA;«Niente fango nei polmoni, ispettore. La vittima è dentro la betoniera».&#xA;Bolognini si avvicinò al grosso cilindro d&#39;acciaio fermo, inclinato verso il basso. All&#39;interno, seminudo e ricoperto da uno strato di cemento fresco che cominciava a fare presa, c’era il corpo di un uomo. La calce gli imbiancava la pelle, ma il foro del proiettile alla base del cranio era pulito. Un’esecuzione in piena regola.&#xA;«Chi ha dato l&#39;allarme?»&#xA;«Il guardiano notturno. Dice di aver visto un suv scuro scappare verso viale Gorizia alle tre e mezza».&#xA;Bolognini si chinò sul bordo della macchina edile. Notò qualcosa sul metallo: un&#39;impronta parziale di fango, ma non della terra del cantiere. Era argilla rossa, tipica dei campi della periferia Sud, fuori dalla cerchia dei Navigli. Poi lo sguardo cadde sui vestiti della vittima, ammucchiati in un angolo del cantiere. Aprì il portafogli con la punta della penna.&#xA;«Vittorio Moretti.» Lesse Bolognini. «Il re dei subappalti del Corvetto. Questo non è un delitto di gelosia, Riva. Questa è roba pesante».&#xA;«La Comasina?» azzardò l&#39;agente.&#xA;«Peggio. Guarda qui».&#xA;L&#39;ispettore indicò l&#39;orologio della vittima, un Rolex d&#39;oro rimasto a terra, fermo sulle tre e un quarto. Il vetro era spaccato, segno di una colluttazione precedente. Ma sul polso della vittima c&#39;era un segno fresco: un graffio profondo, parallelo a una bruciatura di sigaretta. Lo avevano torturato prima di sparargli. Per cosa? Per farsi dare una chiave, una combinazione, un nome.&#xA;Bolognini si rizzò in piedi, aspirando una boccata profonda. «Moretti gestiva i soldi in nero della riqualificazione degli scali ferroviari. Se lo hanno cercato qui, cercavano l&#39;archivio dei pagamenti. E sapevano che lo nascondeva nel cantiere».&#xA;«Abbiamo controllato in ufficio, ispettore. È tutto in ordine».&#xA;«Perché cercate dove cercano tutti.    Tagliò corto Bolognini.&#xA;Si incamminò verso la vecchia cabina elettrica in disuso del cantiere, l&#39;unico punto asciutto e protetto dalle telecamere stradali. La porta di ferro era socchiusa. All&#39;interno, l&#39;odore di ozono e polvere era coperto da quello dolciastro di un profumo maschile costoso. Sul pavimento, una grata di ferro era stata sollevata. Sotto c’era una borsa di tela impermeabile, aperta. Vuota. Il telefono di Bolognini vibrò in tasca. Era la centrale.&#xA;«Bolognini. Parla».&#xA;«Ispettore, abbiamo intercettato la targa segnalata dal guardiano. Il suv risulta intestato alla holding di un certo ingegner Fontana. Il rilevatore Gps lo dà fermo da cinque minuti in un parcheggio sotterraneo in via Solari».&#xA;Bolognini guardò Riva. I due si capirono al volo. «Andiamo. Niente sirene».&#xA;Il parcheggio di via Solari era un labirinto di cemento armato a tre piani sotto terra. L’aria era fredda, satura di gas di scarico. Trovarono il suv nero col motore ancora caldo, parcheggiato nell&#39;angolo più buio del secondo seminterrato.&#xA;Bolognini estrasse la Beretta. Fece un cenno a Riva di coprire il lato destro. Passi felpati, le ombre dei pilastri che si allungavano sui muri grigi. Dal fondo del corridoio arrivò il rumore metallico di uno sportello di un cassonetto di sicurezza che si chiudeva. Poi, il ticchettio di scarpe eleganti sul cemento.&#xA;«Fontana!» La voce di Bolognini tagliò il silenzio del garage come una lama. «Fermi dove siete!».&#xA;Un uomo sulla quarantina, cappotto di cashmere bagnato e borsa di tela sotto il braccio, si voltò di scatto. Aveva gli occhi sbarrati, il respiro affannato e le mani sporche di quella stessa argilla rossa che Bolognini aveva visualizzato mentalmente poco prima.&#xA;«Non sapete cosa c&#39;è qui dentro, ispettore.» Disse Fontana, la voce che tremava ma lo sguardo lucido dei disperati. «Se mi arrestate, domani Milano brucia. Ci sono i nomi di mezza giunta comunale qui dentro».&#xA;«Meglio un bel falò, ingegnere.» Rispose l&#39;ispettore senza abbassare l&#39;arma. «Ma prima mi spiega perché ha infilato Moretti in una betoniera».&#xA;Fontana accennò un sorriso tirato, lo sguardo che scivolò per un millesimo di secondo dietro le spalle dell&#39;ispettore. Un riflesso condizionato. Bolognini avvertì il pericolo prima ancora di sentirlo. Un brivido freddo lungo la schiena. Non erano soli.&#xA;Dall&#39;oscurità dietro il pilastro alle spalle di Riva emerse una seconda figura, la canna di una pistola munita di silenziatore già puntata alla nuca dell&#39;agente scelto.&#xA;«Posa il ferro, Bolognini.» Disse una voce gelida, che non apparteneva a Fontana. «O il tuo ragazzo non vede l&#39;alba».&#xA;Il silenzio del sotterraneo divenne assoluto. Bolognini sentiva solo il ticchettio del motore del suv che si raffreddava. Il caso era risolto, i colpevoli erano lì, ma la notte di Milano esigeva ancora il suo prezzo. Il riflesso di Bolognini fu puro istinto, forgiato in trent&#39;anni di asfalto e piombo. Non abbassò la Beretta. La mantenne dritta sul petto di Fontana, ma spostò lo sguardo sul nuovo arrivato. Era l’ombra dietro i subappalti, l’uomo dei servizi che ripuliva i pasticci della Milano bene.&#xA;«Se spari a lui, Fontana muore un secondo dopo.» Disse Bolognini. La voce era un sussurro di calce e tabacco, ferma, priva di emozione. «E senza Fontana, non incassi un euro». Un secondo. Lungo come una notte in questura.&#xA;Riva, immobile con la canna premuta dietro l&#39;orecchio, non respirava. Fontana guardava la Beretta dell&#39;ispettore, l&#39;indice di Bolognini che esercitava già tre chili di pressione sul grilletto.&#xA;«Non hai le palle, ispettore.» Azzardò l&#39;uomo nell&#39;ombra, ma la canna della sua pistola tremò di un millimetro.&#xA;«Prova! Dai! Prova!» Rispose Bolognini.&#xA;Il bluff saltò. L&#39;uomo nell&#39;ombra tentò di spostare la mira verso l&#39;ispettore, ma Riva sfruttò quella frazione di secondo: un colpo di reni, una gomitata secca allo sterno del criminale che perse l&#39;equilibrio. Il colpo silenziato spaccò il cemento del pilastro, sollevando una nuvola di polvere. L&#39;ispettore non aspettò altro tempo. Sparò un colpo solo, preciso, alla gamba dell&#39;aggressore, che crollò sul pavimento del garage urlando e stringendosi il ginocchio. La sua pistola rotolò lontano.&#xA;Fontana, colto dal panico, mollò la borsa di tela e tentò di correre verso l&#39;uscita, ma Bolognini lo intercettò con un placcaggio duro, scaraventandolo contro la fiancata del suv. Il metallo rimbombò nel sotterraneo. L&#39;ingegnere finì a terra, la faccia premuta contro l&#39;asfalto sporco di olio. Bolognini gli piantò un ginocchio tra le scapole, tirandogli indietro le braccia fino a far scattare le manette. Un clic metallico, secco. Definitivo.&#xA;«È finita, ingegnere.» Ansimò l&#39;ispettore, raccogliendo la borsa di tela impermeabile. La aprì con una mano: dentro c&#39;erano i registri contabili in nero dello scalo di Porta Genova e tre chiavette USB. L&#39;intera mappa della corruzione milanese. &#xA;Riva si rialzò, recuperando la pistola dell&#39;uomo ferito e tenendolo sotto tiro. Aveva la divisa sporca e il fiato corto, ma era vivo. «Grazie, capo». &#xA;Bolognini si accese finalmente la sigaretta, l&#39;accendino che illuminò per un attimo le rughe profonde del suo volto. Guardò i due uomini a terra, poi la borsa che stringeva tra le mani. Il caso della betoniera era chiuso. I colpevoli andavano in cella.&#xA;Ma guardando quei faldoni, l&#39;ispettore sapeva che la vera guerra era appena cominciata. Risalì i gradini del parcheggio mentre le prime luci dell&#39;alba, livide e fredde, cominciavano a tagliare la nebbia di via Solari. Milano si stava svegliando, ignara che sotto la sua pelle il cancro aveva appena perso una battaglia.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nebbia sul Naviglio</p>

<p>La nebbia sul Naviglio Grande non si alzava, galleggiava come un lenzuolo sporco sull&#39;acqua immobile. Erano le quattro passate e Milano, sotto la pioggia sottile, sembrava un corpo congelato. L’ispettore Mauro Bolognini spense il motore dell&#39;auto d’istituto all’angolo con via Corsico. Porta Genova a quell’ora perdeva ogni smalto da aperitivo; restavano solo l’asfalto viscido, l&#39;odore di bitume e i fari delle volanti che tagliavano il buio. Non c’era nessun appartamento di lusso stavolta. La chiamata lo aveva trascinato sul retro di un vecchio cantiere abbandonato per il restauro di un vicolo di ringhiera, a due passi dalla darsena. L&#39;ispettore superò il nastro bicolore della polizia, affondando gli anfibi nel fango e nei detriti. Domenico Riva, il suo agente scelto, lo aspettava sotto la luce violenta di un faro alogeno della scientifica. Aveva la faccia di chi avrebbe voluto essere ovunque, tranne che lì.
«Dimmelo subito, Riva. Odio il fango. Ringhiò Bolognini, accendendosi una sigaretta protetta dal palmo della mano.
«Niente fango nei polmoni, ispettore. La vittima è dentro la betoniera».
Bolognini si avvicinò al grosso cilindro d&#39;acciaio fermo, inclinato verso il basso. All&#39;interno, seminudo e ricoperto da uno strato di cemento fresco che cominciava a fare presa, c’era il corpo di un uomo. La calce gli imbiancava la pelle, ma il foro del proiettile alla base del cranio era pulito. Un’esecuzione in piena regola.
«Chi ha dato l&#39;allarme?»
«Il guardiano notturno. Dice di aver visto un suv scuro scappare verso viale Gorizia alle tre e mezza».
Bolognini si chinò sul bordo della macchina edile. Notò qualcosa sul metallo: un&#39;impronta parziale di fango, ma non della terra del cantiere. Era argilla rossa, tipica dei campi della periferia Sud, fuori dalla cerchia dei Navigli. Poi lo sguardo cadde sui vestiti della vittima, ammucchiati in un angolo del cantiere. Aprì il portafogli con la punta della penna.
«Vittorio Moretti.» Lesse Bolognini. «Il re dei subappalti del Corvetto. Questo non è un delitto di gelosia, Riva. Questa è roba pesante».
«La Comasina?» azzardò l&#39;agente.
«Peggio. Guarda qui».
L&#39;ispettore indicò l&#39;orologio della vittima, un Rolex d&#39;oro rimasto a terra, fermo sulle tre e un quarto. Il vetro era spaccato, segno di una colluttazione precedente. Ma sul polso della vittima c&#39;era un segno fresco: un graffio profondo, parallelo a una bruciatura di sigaretta. Lo avevano torturato prima di sparargli. Per cosa? Per farsi dare una chiave, una combinazione, un nome.
Bolognini si rizzò in piedi, aspirando una boccata profonda. «Moretti gestiva i soldi in nero della riqualificazione degli scali ferroviari. Se lo hanno cercato qui, cercavano l&#39;archivio dei pagamenti. E sapevano che lo nascondeva nel cantiere».
«Abbiamo controllato in ufficio, ispettore. È tutto in ordine».
«Perché cercate dove cercano tutti.&gt;&gt; Tagliò corto Bolognini.
Si incamminò verso la vecchia cabina elettrica in disuso del cantiere, l&#39;unico punto asciutto e protetto dalle telecamere stradali. La porta di ferro era socchiusa. All&#39;interno, l&#39;odore di ozono e polvere era coperto da quello dolciastro di un profumo maschile costoso. Sul pavimento, una grata di ferro era stata sollevata. Sotto c’era una borsa di tela impermeabile, aperta. Vuota. Il telefono di Bolognini vibrò in tasca. Era la centrale.
«Bolognini. Parla».
«Ispettore, abbiamo intercettato la targa segnalata dal guardiano. Il suv risulta intestato alla holding di un certo ingegner Fontana. Il rilevatore Gps lo dà fermo da cinque minuti in un parcheggio sotterraneo in via Solari».
Bolognini guardò Riva. I due si capirono al volo. «Andiamo. Niente sirene».
Il parcheggio di via Solari era un labirinto di cemento armato a tre piani sotto terra. L’aria era fredda, satura di gas di scarico. Trovarono il suv nero col motore ancora caldo, parcheggiato nell&#39;angolo più buio del secondo seminterrato.
Bolognini estrasse la Beretta. Fece un cenno a Riva di coprire il lato destro. Passi felpati, le ombre dei pilastri che si allungavano sui muri grigi. Dal fondo del corridoio arrivò il rumore metallico di uno sportello di un cassonetto di sicurezza che si chiudeva. Poi, il ticchettio di scarpe eleganti sul cemento.
«Fontana!» La voce di Bolognini tagliò il silenzio del garage come una lama. «Fermi dove siete!».
Un uomo sulla quarantina, cappotto di cashmere bagnato e borsa di tela sotto il braccio, si voltò di scatto. Aveva gli occhi sbarrati, il respiro affannato e le mani sporche di quella stessa argilla rossa che Bolognini aveva visualizzato mentalmente poco prima.
«Non sapete cosa c&#39;è qui dentro, ispettore.» Disse Fontana, la voce che tremava ma lo sguardo lucido dei disperati. «Se mi arrestate, domani Milano brucia. Ci sono i nomi di mezza giunta comunale qui dentro».
«Meglio un bel falò, ingegnere.» Rispose l&#39;ispettore senza abbassare l&#39;arma. «Ma prima mi spiega perché ha infilato Moretti in una betoniera».
Fontana accennò un sorriso tirato, lo sguardo che scivolò per un millesimo di secondo dietro le spalle dell&#39;ispettore. Un riflesso condizionato. Bolognini avvertì il pericolo prima ancora di sentirlo. Un brivido freddo lungo la schiena. Non erano soli.
Dall&#39;oscurità dietro il pilastro alle spalle di Riva emerse una seconda figura, la canna di una pistola munita di silenziatore già puntata alla nuca dell&#39;agente scelto.
«Posa il ferro, Bolognini.» Disse una voce gelida, che non apparteneva a Fontana. «O il tuo ragazzo non vede l&#39;alba».
Il silenzio del sotterraneo divenne assoluto. Bolognini sentiva solo il ticchettio del motore del suv che si raffreddava. Il caso era risolto, i colpevoli erano lì, ma la notte di Milano esigeva ancora il suo prezzo. Il riflesso di Bolognini fu puro istinto, forgiato in trent&#39;anni di asfalto e piombo. Non abbassò la Beretta. La mantenne dritta sul petto di Fontana, ma spostò lo sguardo sul nuovo arrivato. Era l’ombra dietro i subappalti, l’uomo dei servizi che ripuliva i pasticci della Milano bene.
«Se spari a lui, Fontana muore un secondo dopo.» Disse Bolognini. La voce era un sussurro di calce e tabacco, ferma, priva di emozione. «E senza Fontana, non incassi un euro». Un secondo. Lungo come una notte in questura.
Riva, immobile con la canna premuta dietro l&#39;orecchio, non respirava. Fontana guardava la Beretta dell&#39;ispettore, l&#39;indice di Bolognini che esercitava già tre chili di pressione sul grilletto.
«Non hai le palle, ispettore.» Azzardò l&#39;uomo nell&#39;ombra, ma la canna della sua pistola tremò di un millimetro.
«Prova! Dai! Prova!» Rispose Bolognini.
Il bluff saltò. L&#39;uomo nell&#39;ombra tentò di spostare la mira verso l&#39;ispettore, ma Riva sfruttò quella frazione di secondo: un colpo di reni, una gomitata secca allo sterno del criminale che perse l&#39;equilibrio. Il colpo silenziato spaccò il cemento del pilastro, sollevando una nuvola di polvere. L&#39;ispettore non aspettò altro tempo. Sparò un colpo solo, preciso, alla gamba dell&#39;aggressore, che crollò sul pavimento del garage urlando e stringendosi il ginocchio. La sua pistola rotolò lontano.
Fontana, colto dal panico, mollò la borsa di tela e tentò di correre verso l&#39;uscita, ma Bolognini lo intercettò con un placcaggio duro, scaraventandolo contro la fiancata del suv. Il metallo rimbombò nel sotterraneo. L&#39;ingegnere finì a terra, la faccia premuta contro l&#39;asfalto sporco di olio. Bolognini gli piantò un ginocchio tra le scapole, tirandogli indietro le braccia fino a far scattare le manette. Un clic metallico, secco. Definitivo.
«È finita, ingegnere.» Ansimò l&#39;ispettore, raccogliendo la borsa di tela impermeabile. La aprì con una mano: dentro c&#39;erano i registri contabili in nero dello scalo di Porta Genova e tre chiavette USB. L&#39;intera mappa della corruzione milanese.
Riva si rialzò, recuperando la pistola dell&#39;uomo ferito e tenendolo sotto tiro. Aveva la divisa sporca e il fiato corto, ma era vivo. «Grazie, capo».
Bolognini si accese finalmente la sigaretta, l&#39;accendino che illuminò per un attimo le rughe profonde del suo volto. Guardò i due uomini a terra, poi la borsa che stringeva tra le mani. Il caso della betoniera era chiuso. I colpevoli andavano in cella.
Ma guardando quei faldoni, l&#39;ispettore sapeva che la vera guerra era appena cominciata. Risalì i gradini del parcheggio mentre le prime luci dell&#39;alba, livide e fredde, cominciavano a tagliare la nebbia di via Solari. Milano si stava svegliando, ignara che sotto la sua pelle il cancro aveva appena perso una battaglia.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/mblrfjnk98</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 19:32:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>In quarta sto cercando di spiegare Leopardi con amore, non ricambiato né dagli...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/il-mio-punto-di-vista-come-docente-specialmente-delle-superiori-ma-anche-come</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;In quarta sto cercando di spiegare Leopardi con amore, non ricambiato né dagli studenti né da Leopardi che sembra contorcersi sulle pagine pur di non fare il percorso - per quanto breve - che va dallo schermo della LIM alla coscienza degli studenti stessi che - dal loro canto - si contorcono nell&#39;aria calda maggiolina come insetti zanzara, guardano la natura che fiorisce e sboccia fuori dalle finestre del loro amato istituto tecnico che li ha infilzati nel banco ad ascoltare la vociacca del Venerandi che geeeeeme cose che Leopardi aveva scritto secoli prima non certo pensando che sarebbe arrivato questo infelice giorno in cui un cinquantacinquenne avrebbe cercato di declamare i suoi pensieri, decodificare le sue idee, stropicciarle, semplificarle, mesmerizzarle per farle sentirle a un branco di adolescenti che, bro, mollaci.&#xA;&#xA;In questo caso la teoria del piacere che a Venerandi piace tanto e che vuole inculcare nelle menti degli studenti un po&#39; come il seme del dubbio nel famoso lungometraccio di Nolan, quello con la trottolina che non sai se cade o se non cade - anyway - la prima volta Venerandi aveva letto l&#39;incipit della teoria del piacere facendo scorrere il testo sulla LIM e commentandolo e semplificandolo davanti a una classe che lentamente scivolava nell&#39;oblio del digitale e dell&#39;iperconnessione: vani o parzialmente vani i richiami ad personam del Venerandi, l&#39;inserimento di aneddoti personali di dubbio gusto (sì, anche quello), l&#39;imbarazzante tentativo di rendere più interattiva la cavallina morta di una lezione sfrontatamente frontale.&#xA;&#xA;Oggi il Venerandi ci riprova e decide che - nella dieta didattica - quella lezione resta frontale, ekkekazzo, ogni tanto devono saper reggere anche une lezione frontale, come nella vita prima o poi capita con l&#39;automobile: dentro Venerandi è bene dirlo, c&#39;è il desiderio di trasformare quella lezione frontalona in una cosa meno accidentale, rielaborarla in un gioco, un pezzo circense, una di quelle cose che si facevano con i foglietti e le dita alle elementari con i rombetti che si aprivano e chiudevano rivelando scritte nascoste: la tentazione il Venerandi ce l&#39;ha, anche perché ha contato il Venerandi il numero di verifiche, interrogazioni, recuperi, et similia che la classe ha avuto negli ultimi dieci giorni e ne ha contate qualcosa come quattordici, un campo minato mortale che solo nel mondo scuola.&#xA;&#xA;Anyway, oggi arrivo e porgo loro le fotocopie, questa volta ho pure fotocopiato tutta la teoria del piacere in modo che la distanza tra le parole del Leopardi e la loro attenzione sia accorciata di qualche metro, e mi metto davanti alla cattedra come Napoleone davanti alla valle di Waterloo e dico a loro di leggere, in modo da non mettere la mia vociacca come distrattore, Venerandi &amp; Leopardi in mass attack e prima ancora di leggere decido di fare un rapido rebrifing di quello che si era già detto e dico, ecco, ecco ragazzi, vi vi ricordaaaate, che Leopardiii dice che l&#39;assueffaziooone ha sia aspetti positivi che negativiiii, vi ricordateeee perchééé? più o meno con questo tono isterico che la tipografia può solo parzialmente riprodurre. &#xA;&#xA;E siccome nessuno si azzarda a interagire con il Venerandi, lo stesso si guarda attorno come caimano in cerca della preda e vede mr. sorriso (il nome è di fantasia), mr. sorriso che ha passato le ultime - boh - ottocento lezioni nella più vaga presenza in classe, ridendo costantemente con il compagno davanti, o a fianco o dietro e in alcune particolari combo con tutti e tre contemporaneamente, Venerandi vede mr. sorriso che chiaramente non ha sentito nemmeno la domanda perché sta ridacchiando con i compagni e Venerandi dice, tu - sì tu - mr. sorriso, mi dici perché il Leopardi dice che l&#39;assuefazione ha sia aspetti positivi che negativi? Eh?&#xA;&#xA;Mr. sorriso chiaramente non se lo aspetta, si guarda attorno come dire, abbà abbà, perché io, osserva il soffitto come per aspettare una ispirazione divina, poi si volta serio verso Venerandi e a sintagmi tardi e lenti inizia a snocciolare la parte della teoria del piacere del Leopardi in maniera decisamente corretta e con anche alcuni esempi personali che ci stavano mentre Venerandi, lì in piedi, - inaffondabile - continua ad ascoltare questo discorso che man mano diventa sempre più corretto e alla fine Venerandi dice, beh, mr. sorriso, bravo, sei stato un libro stampato, ma dentro di sé Venerandi è davanti a una copia di Venerandi, entrambi attoniti che dicono, tra loro e loro: &#xA;&#xA;ma allora &#39;sti disgraziati ascoltano.&#xA;&#xA;Non so come, non so quanto, non so in che modo, nel disinteresse più completo, questi disgraziati ascoltano quello che dico, in maniere e intensità diverse, mentre chattano, schiantano, schizzano, ok anche ascoltano, ok, e quindi il Venerandi inspira e dice solenne: beeee, e e e ora proseguiaaammooo, leeeggi un po&#39; tu mr. cagnescooo?]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>In quarta sto cercando di spiegare Leopardi con amore, non ricambiato né dagli studenti né da Leopardi che sembra contorcersi sulle pagine pur di non fare il percorso – per quanto breve – che va dallo schermo della LIM alla coscienza degli studenti stessi che – dal loro canto – si contorcono nell&#39;aria calda maggiolina come insetti zanzara, guardano la natura che fiorisce e sboccia fuori dalle finestre del loro amato istituto tecnico che li ha infilzati nel banco ad ascoltare la vociacca del Venerandi che geeeeeme cose che Leopardi aveva scritto secoli prima non certo pensando che sarebbe arrivato questo infelice giorno in cui un cinquantacinquenne avrebbe cercato di declamare i suoi pensieri, decodificare le sue idee, stropicciarle, semplificarle, mesmerizzarle per farle sentirle a un branco di adolescenti che, bro, mollaci.</p>

<p>In questo caso la teoria del piacere che a Venerandi piace tanto e che vuole inculcare nelle menti degli studenti un po&#39; come il seme del dubbio nel famoso lungometraccio di Nolan, quello con la trottolina che non sai se cade o se non cade – anyway – la prima volta Venerandi aveva letto l&#39;incipit della teoria del piacere facendo scorrere il testo sulla LIM e commentandolo e semplificandolo davanti a una classe che lentamente scivolava nell&#39;oblio del digitale e dell&#39;iperconnessione: vani o parzialmente vani i richiami ad personam del Venerandi, l&#39;inserimento di aneddoti personali di dubbio gusto (sì, anche <em>quello</em>), l&#39;imbarazzante tentativo di rendere più interattiva la cavallina morta di una lezione sfrontatamente frontale.</p>

<p>Oggi il Venerandi ci riprova e decide che – nella dieta didattica – quella lezione resta frontale, ekkekazzo, ogni tanto devono saper reggere anche une lezione frontale, come nella vita prima o poi capita con l&#39;automobile: dentro Venerandi è bene dirlo, c&#39;è il desiderio di trasformare quella lezione frontalona in una cosa meno accidentale, rielaborarla in un gioco, un pezzo circense, una di quelle cose che si facevano con i foglietti e le dita alle elementari con i rombetti che si aprivano e chiudevano rivelando scritte nascoste: la tentazione il Venerandi ce l&#39;ha, anche perché ha contato il Venerandi il numero di verifiche, interrogazioni, recuperi, et similia che la classe ha avuto negli ultimi dieci giorni e ne ha contate qualcosa come quattordici, un campo minato mortale che solo nel mondo scuola.</p>

<p>Anyway, oggi arrivo e porgo loro le fotocopie, questa volta ho pure fotocopiato tutta la teoria del piacere in modo che la distanza tra le parole del Leopardi e la loro attenzione sia accorciata di qualche metro, e mi metto davanti alla cattedra come Napoleone davanti alla valle di Waterloo e dico a loro di leggere, in modo da non mettere la mia vociacca come distrattore, Venerandi &amp; Leopardi in mass attack e prima ancora di leggere decido di fare un rapido rebrifing di quello che si era già detto e dico, ecco, ecco ragazzi, vi vi ricordaaaate, che Leopardiii dice che l&#39;assueffaziooone ha sia aspetti positivi che negativiiii, vi ricordateeee perchééé? più o meno con questo tono isterico che la tipografia può solo parzialmente riprodurre.</p>

<p>E siccome nessuno si azzarda a interagire con il Venerandi, lo stesso si guarda attorno come caimano in cerca della preda e vede mr. sorriso (il nome è di fantasia), mr. sorriso che ha passato le ultime – boh – ottocento lezioni nella più vaga presenza in classe, ridendo costantemente con il compagno davanti, o a fianco o dietro e in alcune particolari combo con tutti e tre contemporaneamente, Venerandi vede mr. sorriso che chiaramente non ha sentito nemmeno la domanda perché sta ridacchiando con i compagni e Venerandi dice, tu – sì tu – mr. sorriso, mi dici perché il Leopardi dice che l&#39;assuefazione ha sia aspetti positivi che negativi? Eh?</p>

<p>Mr. sorriso chiaramente non se lo aspetta, si guarda attorno come dire, abbà abbà, perché io, osserva il soffitto come per aspettare una ispirazione divina, poi si volta serio verso Venerandi e a sintagmi tardi e lenti inizia a snocciolare la parte della teoria del piacere del Leopardi in maniera decisamente corretta e con anche alcuni esempi personali che ci stavano mentre Venerandi, lì in piedi, – inaffondabile – continua ad ascoltare questo discorso che man mano diventa sempre più corretto e alla fine Venerandi dice, beh, mr. sorriso, bravo, sei stato un libro stampato, ma dentro di sé Venerandi è davanti a una copia di Venerandi, entrambi attoniti che dicono, tra loro e loro:</p>

<p>ma allora &#39;sti disgraziati ascoltano.</p>

<p>Non so come, non so quanto, non so in che modo, nel disinteresse più completo, questi disgraziati ascoltano quello che dico, in maniere e intensità diverse, mentre chattano, schiantano, schizzano, ok anche ascoltano, ok, e quindi il Venerandi inspira e dice solenne: beeee, e e e ora proseguiaaammooo, leeeggi un po&#39; tu mr. cagnescooo?</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8e9wl2ik89</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 14:49:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario..</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-z3fb</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario..&#xA;🖋️Nel giorno del tuo compleanno!✨&#xA;&#xA;Carissimo figlio, un giorno leggerai queste mie parole, emozioni e saranno un ricordo ormai lontano! &#xA;Perché gli anni son volati, ma &#xA;il mio ❤️ è sempre  lì vicino al tuo, pronto a sostenerti, ad amarti! E chissà il tempo, i giorni, i mesi avranno asciugato, lacrime, cancellato dolori e ogni segno da me lasciato tra queste  pagine del libro della tua vita!&#xA;&#xA;Ti ho dato la vita,&#xA;forse tardi o forse no, &#xA;ti ho atteso incredula e impaurita per quasi nove mesi, ti ho visto venire &#xA;al mondo forte, indifeso e bello, eppure piangevi,  triste, spaesato, forse anche un po&#39; arrabbiato! Ma io da allora ti ho dato amore, tanto o mai abbastanza, ti ho tenuto accanto al mio cuore mentre ti nutrivi ancora di me e conservo ancora quei ricordi, quel legame meraviglioso..&#xA;Ti  ho reso unico figlio e forse solo, per egoismo, paura o semplicemente&#xA;perché mi sentivo ancora una madre insicura e imperfetta!&#xA;&#xA;Ormai stai crescendo e quel cordone che a me ti legava&#xA;non c&#39;è più, mi manca la tenerezza, ma ho la consapevolezza, che forse &#xA;non c&#39;è più timore, ma un po&#39; di pudore, &#xA;non c&#39;è tempo per gli abbracci e i baci, &#xA;io madre gioia o e mi rattristo ogni volta che avanzi in questa vita, &#xA;che da me ormai un po&#39; ti allontana...&#xA;&#xA;Ti osservo ancora &#xA;mentre dormi, catturo&#xA;attimi di dolcezza, fugaci emozioni mentre sogni e speri che &#xA;il mondo sempre ti sorrida!&#xA;&#xA;Chissà un giorno anche tu piangerai, soffrirai per amore, proverai &#xA;un dolore, sembrerà il mondo &#xA;effimero e crudele e so bene che il mio star male ti ha inevitabilmente un po&#39; travolto, cambiato e reso un po&#39; più forte!&#xA;&#xA;Ma ricordati che,  nonostante tutto, ci sarò sempre,&#xA;perché quel piccolo seme che &#xA;ho nascosto nel tuo cuore, quando e se ti sentirai solo e incompreso, germoglierà e ti farà più forte!&#xA;Curalo quel germoglio &#xA;non avere paura di sbagliare, non credere che impossibile sia amare, non perderti dietro facili illusioni,&#xA;leggi, se ti va,  le mie parole, &#xA;non giudicare i miei errori, non cercare di comprender tutto e tutti!&#xA;E vivi, alza gli occhi al cielo, &#xA;osservane l&#39;azzurro e godine i colori, le albe, i tramonti, e sorridi alla tua vita e se hai coraggio osa, crea, conquistati il tuo pezzo di mondo, combatti &#xA;per i tuoi ideali, le tue vittorie e anche le sconfitte, le mete che raggiungerai, saranno anche le mie e quando cadrai, in te troverai la forza e il coraggio &#xA;per rialzarti e ricominciare.&#xA;E se non ci sarò, tu continua a correre verso &#xA;il tuo futuro figlio mio, perché più forte, sicuro e luminoso sarà quello spettacolo della tua vita, che io ho immaginato e tu hai realizzato!&#xA;&#xA;(Con amore la tua mamma!&#xA;&#34;Un pensiero per i tuoi 15 anni&#34;)✨&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario..
🖋️Nel giorno del tuo compleanno!✨</p>

<p>Carissimo figlio, un giorno leggerai queste mie parole, emozioni e saranno un ricordo ormai lontano!
Perché gli anni son volati, ma
il mio ❤️ è sempre  lì vicino al tuo, pronto a sostenerti, ad amarti! E chissà il tempo, i giorni, i mesi avranno asciugato, lacrime, cancellato dolori e ogni segno da me lasciato tra queste  pagine del libro della tua vita!</p>

<p>Ti ho dato la vita,
forse tardi o forse no,
ti ho atteso incredula e impaurita per quasi nove mesi, ti ho visto venire
al mondo forte, indifeso e bello, eppure piangevi,  triste, spaesato, forse anche un po&#39; arrabbiato! Ma io da allora ti ho dato amore, tanto o mai abbastanza, ti ho tenuto accanto al mio cuore mentre ti nutrivi ancora di me e conservo ancora quei ricordi, quel legame meraviglioso..
Ti  ho reso unico figlio e forse solo, per egoismo, paura o semplicemente
perché mi sentivo ancora una madre insicura e imperfetta!</p>

<p>Ormai stai crescendo e quel cordone che a me ti legava
non c&#39;è più, mi manca la tenerezza, ma ho la consapevolezza, che forse
non c&#39;è più timore, ma un po&#39; di pudore,
non c&#39;è tempo per gli abbracci e i baci,
io madre gioia o e mi rattristo ogni volta che avanzi in questa vita,
che da me ormai un po&#39; ti allontana...</p>

<p>Ti osservo ancora
mentre dormi, catturo
attimi di dolcezza, fugaci emozioni mentre sogni e speri che
il mondo sempre ti sorrida!</p>

<p>Chissà un giorno anche tu piangerai, soffrirai per amore, proverai
un dolore, sembrerà il mondo
effimero e crudele e so bene che il mio star male ti ha inevitabilmente un po&#39; travolto, cambiato e reso un po&#39; più forte!</p>

<p>Ma ricordati che,  nonostante tutto, ci sarò sempre,
perché quel piccolo seme che
ho nascosto nel tuo cuore, quando e se ti sentirai solo e incompreso, germoglierà e ti farà più forte!
Curalo quel germoglio
non avere paura di sbagliare, non credere che impossibile sia amare, non perderti dietro facili illusioni,
leggi, se ti va,  le mie parole,
non giudicare i miei errori, non cercare di comprender tutto e tutti!
E vivi, alza gli occhi al cielo,
osservane l&#39;azzurro e godine i colori, le albe, i tramonti, e sorridi alla tua vita e se hai coraggio osa, crea, conquistati il tuo pezzo di mondo, combatti
per i tuoi ideali, le tue vittorie e anche le sconfitte, le mete che raggiungerai, saranno anche le mie e quando cadrai, in te troverai la forza e il coraggio
per rialzarti e ricominciare.
E se non ci sarò, tu continua a correre verso
il tuo futuro figlio mio, perché più forte, sicuro e luminoso sarà quello spettacolo della tua vita, che io ho immaginato e tu hai realizzato!</p>

<p>(Con amore la tua mamma!
“Un pensiero per i tuoi 15 anni”)✨</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rwom3q4bwq</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 10:29:46 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Riscoprire gli hobby</title>
      <link>https://noblogo.org/eletronico2/riscoprire-gli-hobby</link>
      <description>&lt;![CDATA[Militanza&#xA;&#xA;Allora, stavo riflettendo sulla questione delle 8/8/8.&#xA;&#xA;8 ore di sonno, 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo. Tralasciando che non è più così perché con email e l&#39;interconnessione sono 16 ore di lavoro e 8 di sonno e io mi voglio costringere a non farlo capitare (mi piaceva una proposta di legge mi sa Europea che dopo 2 ore dallo staccare del turno tu puoi non contattare il dipendente) ho notato che è essenziale anche nell&#39;attivismo. &#xA;&#xA;L&#39;attivismo e la militanza dovrebbe rientrare nelle 8 ore di riposo, no? Siamo tutti d&#39;accordo &#xA;&#xA;Beh non è che vada molto bene, quindi cominciamo a dare qualche paletto, militanza max 4 ore. Punto. &#xA;&#xA;So che può sembrare brutto ma se la militanza, la fai in un periodo difficile, se ti causa uno stress EXTRA a quello che hai già, diventa un problema, quindi, impariamo a dare il giusto tempo alle cose, che nessuno ci corre dietro. &#xA;&#xA;Videogiochi &#xA;&#xA;IO AMO I VIDEOGIOCHI.&#xA;Sono da sempre la mia principale fonte di sfogo, mi permettono di sfogare tutto lo stress che ho in corpo, ma, purtroppo gioco troppo condizionato dalle emozioni, se sto male gioco male, se gioco male sto male. È un cane che si morde la coda, giocare dovrebbe essere fatto solamente quando si ha l&#39;umore per farlo, così come per ogni attività socialmente impegnativa che richiede un minimo di pazienza e sforzo. (Nel caso mio, tutto ciò che di fa&#39; in gruppo)&#xA;&#xA;Piccoli svaghi: Anime &amp; Manga&#xA;&#xA;Per quanto una volta davo molto effort a ciò, ora li vedo come sfoghi emotivi, molti anime e manga mi permettono di sfogare emozioni che se no terrei racchiuse in me e io sono una pentola a pressione pronta a esplodere. &#xA;&#xA;Ogni genere un emozione, circa, principalmente gli Slice of Life mi calmano molto, uno dei miei generi preferiti, perché ti dà un&#39;altra prospettiva e avvolte, mi fanno capire cosa mi manca e come risolvere. Ci sono lore che ti cambiano la vita ma c&#39;è le dimentichiamo e abbiamo bisogno di rivederle. &#xA;&#xA;Meditazione, passeggiate e ciclismo &#xA;&#xA;L&#39;ultima non lo posso manco più fare, ma, queste attività richiedono concentrazione e calma, per uno come me che vive nell&#39;ansia, nel panico e nella rabbia, sono un attimo di respiro. Forse il problema è che non respiro abbastanza&#xA;&#xA;Dovremmo imparare come esseri umani a respirare più spesso, in tutti i sensi. &#xA;&#xA;Attività manuali&#xA;&#xA;Sono rilassanti e stressanti allo stesso tempo, il problema non è farle è iniziare a farle, ma, quando le fai, svuoti la mente, finalmente puoi dire di aver completato questo ciclo di sfogo. &#xA;&#xA;In conclusione&#xA;&#xA;Ognuna di queste attività funziona per me, questo schemino che spesso non seguo, quando lo seguo mi aiuta davvero tanto. Ogni consiglio è apprezzato, ogni critica è accetta (finché costruttiva) ma sono convinto che tutto ciò possa essere d&#39;aiuto per un bel po&#39; di persone. &#xA;&#xA;Per commenti e consigli: @iam_ele2@mastodon.uno&#xA;&#xA;ele]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="militanza">Militanza</h2>

<p><em>Allora~~</em>, stavo riflettendo sulla questione delle 8/8/8.</p>

<p>8 ore di sonno, 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo. Tralasciando che non è più così perché con email e l&#39;interconnessione sono 16 ore di lavoro e 8 di sonno e io mi voglio costringere a non farlo capitare (mi piaceva una proposta di legge mi sa Europea che dopo 2 ore dallo staccare del turno tu puoi non contattare il dipendente) ho notato che è essenziale anche nell&#39;attivismo.</p>

<p><em>L&#39;attivismo e la militanza dovrebbe rientrare nelle 8 ore di riposo, no? Siamo tutti d&#39;accordo</em></p>

<p>Beh non è che vada molto bene, quindi cominciamo a dare qualche paletto, militanza max 4 ore. Punto.</p>

<p>So che può sembrare brutto ma se la militanza, la fai in un periodo difficile, se ti causa uno stress <strong>EXTRA</strong> a quello che hai già, diventa un problema, quindi, impariamo a dare il giusto tempo alle cose, che nessuno ci corre dietro.</p>

<h2 id="videogiochi">Videogiochi</h2>

<p><strong>IO AMO I VIDEOGIOCHI</strong>.
Sono da sempre la mia principale fonte di sfogo, mi permettono di sfogare tutto lo stress che ho in corpo, ma, purtroppo gioco troppo condizionato dalle emozioni, se sto male gioco male, se gioco male sto male. È un cane che si morde la coda, giocare dovrebbe essere fatto solamente quando si ha l&#39;umore per farlo, così come per ogni attività socialmente impegnativa che richiede un minimo di pazienza e sforzo. (Nel caso mio, tutto ciò che di fa&#39; in gruppo)</p>

<h2 id="piccoli-svaghi-anime-manga">Piccoli svaghi: Anime &amp; Manga</h2>

<p>Per quanto una volta davo molto effort a ciò, ora li vedo come sfoghi emotivi, molti anime e manga mi permettono di sfogare emozioni che se no terrei racchiuse in me e io sono una pentola a pressione pronta a esplodere.</p>

<p><em>Ogni genere un emozione</em>, circa, principalmente gli Slice of Life mi calmano molto, uno dei miei generi preferiti, perché ti dà un&#39;altra prospettiva e avvolte, mi fanno capire cosa mi manca e come risolvere. Ci sono lore che ti cambiano la vita ma c&#39;è le dimentichiamo e abbiamo bisogno di rivederle.</p>

<h2 id="meditazione-passeggiate-e-ciclismo">Meditazione, passeggiate e ciclismo</h2>

<p>L&#39;ultima non lo posso manco più fare, ma, queste attività richiedono concentrazione e calma, per uno come me che vive nell&#39;ansia, nel panico e nella rabbia, sono un attimo di respiro. <strong>Forse il problema è che non respiro abbastanza</strong></p>

<p>Dovremmo imparare come esseri umani a respirare più spesso, in tutti i sensi.</p>

<h2 id="attività-manuali">Attività manuali</h2>

<p>Sono rilassanti e stressanti allo stesso tempo, il problema non è farle è iniziare a farle, ma, quando le fai, svuoti la mente, finalmente puoi dire di aver completato questo ciclo di sfogo.</p>

<h2 id="in-conclusione">In conclusione</h2>

<p>Ognuna di queste attività funziona per me, questo schemino che <strong>spesso non seguo</strong>, quando <em>lo seguo</em> mi aiuta davvero tanto. Ogni consiglio è apprezzato, ogni critica è accetta (finché costruttiva) ma sono convinto che tutto ciò possa essere d&#39;aiuto per un bel po&#39; di persone.</p>

<h4 id="per-commenti-e-consigli-iam-ele2-mastodon-uno">Per commenti e consigli: @iam_ele2@mastodon.uno</h4>

<h5 id="ele">ele</h5>
]]></content:encoded>
      <author>Nò Blog&#39; di eletronico2</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/lo5jkb798x</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 05:29:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Hotel Splendid</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/hotel-splendid</link>
      <description>&lt;![CDATA[Hotel Splendid&#xA;&#xA;Il neon dell’insegna «Hotel Splendid» friggeva nell’aria umida di via Porpora, sputando scariche di luce intermittente sul parabrezza della mia Alfa. Sembravano i battiti di un cuore in aritmia. A Milano, dopo la mezzanotte, la pioggia non cade: percuote. Trasforma l’asfalto in uno specchio nero che riflette solo i peccati della città, dilatandoli nelle pozzanghere come macchie d’inchiostro.&#xA;Ero arrivato da dieci minuti, il motore ancora caldo che ticchettava nel silenzio irreale di quel vicolo cieco. Mi chiamo Marco Taramelli, investigatore privato per vocazione e fallito per scelta. La targa d’ottone sulla porta del mio studio diceva solo Consulenze, ma la verità è che la gente viene da me quando la Polizia ha le mani legate e i rimorsi diventano troppo pesanti per dormire. Quella notte, il rimorso aveva la voce tremante di un avvocato di grido che mi aveva infilato diecimila euro in contanti nella tasca del cappotto, chiedendomi di recuperare una borsa. Nessun dettaglio, solo un indirizzo e una camera: la 204.&#xA;Scesi dall&#39;auto, tirando su il colletto del trench. L’androne dell’albergo puzzava di disinfettante a buon mercato e fumo stantio. Dietro il bancone della reception, un vecchio con gli occhi vitrei non alzò nemmeno lo sguardo dalla sua rivista sportiva di tre mesi prima. Meglio così. Il silenzio nei corridoi era denso, quasi solido, interrotto solo dal ronzio metallico del vecchio ascensore a gabbia che saliva verso i piani alti. Evitai l&#39;impianto e presi le scale. I gradini di marmo consumato cigolavano sotto le mie scarpe, un conto alla rovescia verso il secondo piano. Il corridoio della 204 era una galleria di porte scrostate dal tempo. La moquette verde marcio attutiva i miei passi, ma non riusciva a soffocare il battito del mio cuore, che picchiava duro contro le costole. Arrivato davanti alla porta, notai il primo dettaglio che mi fece stringere la mano attorno al calcio della mia Beretta calibro 9: la fessura della serratura era parzialmente scheggiata. Qualcuno era entrato senza chiedere il permesso. E non molto tempo prima. Spinsi delicatamente l’anta. Nessun cigolio. La stanza era immersa nella penombra, tagliata solo dalle lame di luce giallastra che filtravano dalle persiane accostate.&#xA;«C’è nessuno?» Sussurrai, una formalità inutile che la prudenza esigeva.&#xA;La risposta fu il silenzio profondo della morte. Feci tre passi all&#39;interno, le scarpe che affondavano in un tappeto logoro. Il mio sguardo fu catturato da una sagoma scura poltrona vicino alla finestra. Una donna. Era seduta con la testa reclinata all&#39;indietro, i capelli biondi che brillavano come oro vecchio sotto i riflessi intermittenti del neon esterno. Gli occhi, spalancati e lattiginosi, fissavano il soffitto come se cercassero una via di fuga. Sul collo, un solco violaceo tradiva la violenza degli ultimi istanti della sua vita. Una sciarpa di seta nera era ancora tesa attorno alla gola. Il sangue mi si gelò nelle vene. Non era un semplice furto; era un’esecuzione. La borsa di pelle marrone di cui parlava l&#39;avvocato era lì, sul pavimento, aperta e svuotata delle carte. Ma il contenuto non era sparito del tutto: sparsi sul pavimento c&#39;erano fogli bagnati di pioggia e di un liquido più denso. Sangue fresco. Chiunque l’avesse uccisa, era stato interrotto o non aveva avuto il tempo di ripulire.&#xA;All&#39;improvviso, un rumore metallico ruppe la quiete della stanza. Proveniva dal bagno. Il ticchettio di una goccia che cadeva nel lavandino, seguito da un respiro affannoso, strozzato, impercettibile a un orecchio non abituato al pericolo. Qualcuno era ancora dentro. L’assassino non se n’era andato. La tensione si tese come una corda di violino pronta a spezzarsi. Impugnai la Beretta, togliendo la sicura con un click che risuonò immenso nel silenzio. Mi mossi lateralmente, rasentando la parete, sfruttando le ombre per non offrire un bersaglio facile. La porta del bagno era accostata, una linea di luce bianca tagliava il pavimento.&#xA;«Esci con le mani bene in vista.» Dissi, la voce ferma ma il respiro corto. «La Polizia sta arrivando». Una menzogna necessaria.&#xA;Nessuna risposta. Solo il fruscio di un tessuto, il movimento rapido di una sagoma che si muoveva nell&#39;oscurità del bagno. Poi, il vetro della finestra del bagno andò in frantumi con un boato fragoroso. L&#39;uomo stava scappando dal retro, attraverso la scala antincendio.&#xA;Spalancai la porta con un calcio. La pioggia gelida entrò violentemente dalla finestra rotta, investendomi il viso. Mi affacciai sul vuoto del vicolo posteriore, giusto in tempo per vedere una figura scura, intabarrata in un giaccone nero, che scendeva i gradini di ferro a rotta di collo. Non ci pensai due volte. Mi lanciai all&#39;inseguimento, scavalcando il davanzale e precipitandomi giù per la struttura metallica che vibrava e scricchiolava sotto il mio peso. I gradini erano viscidi, il ferro bagnato offriva poca aderenza. Sentivo il sapore metallico dell&#39;adrenalina in bocca. Giunto in fondo alla scala, vidi l&#39;uomo svoltare l&#39;angolo verso viale Monza, scomparendo nella nebbia che saliva dai tombini. Milano a quell’ora si trasforma in un labirinto di pietra e cemento, dove le strade si assomigliano tutte e i segreti si nascondono dietro i portoni dei vecchi palazzi di ringhiera. Corsi assecondando l&#39;eco dei suoi passi sull&#39;asfalto bagnato. Le luci dei lampioni creavano una sequenza cinematografica di flash e oscurità. L’inseguimento mi portò in un cortile interno, uno di quei vecchi spazi milanesi con i ballatoi di ringhiera che si arrampicano verso il cielo, chiusi come una fortezza. Un vicolo cieco per entrambi. L&#39;uomo si voltò di scatto. Nella penombra del cortile, vidi il riflesso d&#39;argento di un coltello a serramanico. Non aveva più una via di fuga, e gli animali messi alle strette diventano letali. I suoi occhi erano fessure di puro terrore e rabbia.&#xA;«Fermo lì.» Ringhiò, la voce roca, spezzata dallo sforzo. «Non sai in cosa ti sei infilato. Quella borsa contiene i nomi che fanno tremare la Milano bene. Se spari, sei un uomo morto prima che il bossolo tocchi terra».&#xA;«I morti non parlano, ma i vivi sì» Risposi, mantenendo l&#39;arma puntata al centro del suo petto. La pioggia continuava a cadere, battendo ritmicamente sui cassonetti dell&#39;immondizia, creando una colonna sonora ipnotica e spettrale.&#xA;Fece un passo avanti, sollevando la lama. La distanza tra noi era di pochi metri, lo spazio di un respiro, il confine esile tra la vita e la fine di tutto. Sentivo il calore della Beretta nella mia mano opporsi al gelo della notte milanese. Sapevo che un solo movimento falso avrebbe scritto la parola fine su questa storia, lasciando un altro corpo a marcire nell&#39;oscurità di una città che dimentica in fretta i suoi figli. Il silenzio prima della tempesta durò un battito di ciglia. L’assassino scattò in avanti con la velocità di una vipera, la lama puntata dritta alla mia gola. Non c&#39;era tempo per pensare, solo per reagire. Esplosi un colpo. Il boato squarciò la notte di viale Monza, un tuono artificiale che rimbombò contro le pareti del cortile, facendo tremare i vetri delle finestre buie. L’uomo si arrestò di colpo, l’espressione di pietra che si frantumava in una smorfia di incredulità. Il coltello gli sfuggì dalle dita, cadendo con un rintocco metallico sulla pietra del cortile. Cadde sulle ginocchia, le mani premute sulla spalla sinistra da cui iniziava a sgorgare un rivolo scuro. Non volevo ucciderlo; volevo delle risposte.&#xA;Mi avvicinai lentamente, tenendolo sotto tiro, mentre le prime sirene della Polizia iniziavano a ululare in lontananza, un lamento acuto che si avvicinava rapidamente da piazzale Loreto. La notte di Milano stava per finire per lui, ma per me il buio era appena iniziato. Raccolsi i fogli che gli erano caduti dalla tasca, intrisi di pioggia. Guardai i nomi scritti sopra, illuminati dai fari blu delle volanti che entravano nel cortile. L&#39;avvocato aveva ragione a tremare. E la città, dopo la mezzanotte, non avrebbe dormito tranquilla ancora per molto.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Hotel Splendid</p>

<p>Il neon dell’insegna «Hotel Splendid» friggeva nell’aria umida di via Porpora, sputando scariche di luce intermittente sul parabrezza della mia Alfa. Sembravano i battiti di un cuore in aritmia. A Milano, dopo la mezzanotte, la pioggia non cade: percuote. Trasforma l’asfalto in uno specchio nero che riflette solo i peccati della città, dilatandoli nelle pozzanghere come macchie d’inchiostro.
Ero arrivato da dieci minuti, il motore ancora caldo che ticchettava nel silenzio irreale di quel vicolo cieco. Mi chiamo Marco Taramelli, investigatore privato per vocazione e fallito per scelta. La targa d’ottone sulla porta del mio studio diceva solo Consulenze, ma la verità è che la gente viene da me quando la Polizia ha le mani legate e i rimorsi diventano troppo pesanti per dormire. Quella notte, il rimorso aveva la voce tremante di un avvocato di grido che mi aveva infilato diecimila euro in contanti nella tasca del cappotto, chiedendomi di recuperare una borsa. Nessun dettaglio, solo un indirizzo e una camera: la 204.
Scesi dall&#39;auto, tirando su il colletto del trench. L’androne dell’albergo puzzava di disinfettante a buon mercato e fumo stantio. Dietro il bancone della reception, un vecchio con gli occhi vitrei non alzò nemmeno lo sguardo dalla sua rivista sportiva di tre mesi prima. Meglio così. Il silenzio nei corridoi era denso, quasi solido, interrotto solo dal ronzio metallico del vecchio ascensore a gabbia che saliva verso i piani alti. Evitai l&#39;impianto e presi le scale. I gradini di marmo consumato cigolavano sotto le mie scarpe, un conto alla rovescia verso il secondo piano. Il corridoio della 204 era una galleria di porte scrostate dal tempo. La moquette verde marcio attutiva i miei passi, ma non riusciva a soffocare il battito del mio cuore, che picchiava duro contro le costole. Arrivato davanti alla porta, notai il primo dettaglio che mi fece stringere la mano attorno al calcio della mia Beretta calibro 9: la fessura della serratura era parzialmente scheggiata. Qualcuno era entrato senza chiedere il permesso. E non molto tempo prima. Spinsi delicatamente l’anta. Nessun cigolio. La stanza era immersa nella penombra, tagliata solo dalle lame di luce giallastra che filtravano dalle persiane accostate.
«C’è nessuno?» Sussurrai, una formalità inutile che la prudenza esigeva.
La risposta fu il silenzio profondo della morte. Feci tre passi all&#39;interno, le scarpe che affondavano in un tappeto logoro. Il mio sguardo fu catturato da una sagoma scura poltrona vicino alla finestra. Una donna. Era seduta con la testa reclinata all&#39;indietro, i capelli biondi che brillavano come oro vecchio sotto i riflessi intermittenti del neon esterno. Gli occhi, spalancati e lattiginosi, fissavano il soffitto come se cercassero una via di fuga. Sul collo, un solco violaceo tradiva la violenza degli ultimi istanti della sua vita. Una sciarpa di seta nera era ancora tesa attorno alla gola. Il sangue mi si gelò nelle vene. Non era un semplice furto; era un’esecuzione. La borsa di pelle marrone di cui parlava l&#39;avvocato era lì, sul pavimento, aperta e svuotata delle carte. Ma il contenuto non era sparito del tutto: sparsi sul pavimento c&#39;erano fogli bagnati di pioggia e di un liquido più denso. Sangue fresco. Chiunque l’avesse uccisa, era stato interrotto o non aveva avuto il tempo di ripulire.
All&#39;improvviso, un rumore metallico ruppe la quiete della stanza. Proveniva dal bagno. Il ticchettio di una goccia che cadeva nel lavandino, seguito da un respiro affannoso, strozzato, impercettibile a un orecchio non abituato al pericolo. Qualcuno era ancora dentro. L’assassino non se n’era andato. La tensione si tese come una corda di violino pronta a spezzarsi. Impugnai la Beretta, togliendo la sicura con un click che risuonò immenso nel silenzio. Mi mossi lateralmente, rasentando la parete, sfruttando le ombre per non offrire un bersaglio facile. La porta del bagno era accostata, una linea di luce bianca tagliava il pavimento.
«Esci con le mani bene in vista.» Dissi, la voce ferma ma il respiro corto. «La Polizia sta arrivando». Una menzogna necessaria.
Nessuna risposta. Solo il fruscio di un tessuto, il movimento rapido di una sagoma che si muoveva nell&#39;oscurità del bagno. Poi, il vetro della finestra del bagno andò in frantumi con un boato fragoroso. L&#39;uomo stava scappando dal retro, attraverso la scala antincendio.
Spalancai la porta con un calcio. La pioggia gelida entrò violentemente dalla finestra rotta, investendomi il viso. Mi affacciai sul vuoto del vicolo posteriore, giusto in tempo per vedere una figura scura, intabarrata in un giaccone nero, che scendeva i gradini di ferro a rotta di collo. Non ci pensai due volte. Mi lanciai all&#39;inseguimento, scavalcando il davanzale e precipitandomi giù per la struttura metallica che vibrava e scricchiolava sotto il mio peso. I gradini erano viscidi, il ferro bagnato offriva poca aderenza. Sentivo il sapore metallico dell&#39;adrenalina in bocca. Giunto in fondo alla scala, vidi l&#39;uomo svoltare l&#39;angolo verso viale Monza, scomparendo nella nebbia che saliva dai tombini. Milano a quell’ora si trasforma in un labirinto di pietra e cemento, dove le strade si assomigliano tutte e i segreti si nascondono dietro i portoni dei vecchi palazzi di ringhiera. Corsi assecondando l&#39;eco dei suoi passi sull&#39;asfalto bagnato. Le luci dei lampioni creavano una sequenza cinematografica di flash e oscurità. L’inseguimento mi portò in un cortile interno, uno di quei vecchi spazi milanesi con i ballatoi di ringhiera che si arrampicano verso il cielo, chiusi come una fortezza. Un vicolo cieco per entrambi. L&#39;uomo si voltò di scatto. Nella penombra del cortile, vidi il riflesso d&#39;argento di un coltello a serramanico. Non aveva più una via di fuga, e gli animali messi alle strette diventano letali. I suoi occhi erano fessure di puro terrore e rabbia.
«Fermo lì.» Ringhiò, la voce roca, spezzata dallo sforzo. «Non sai in cosa ti sei infilato. Quella borsa contiene i nomi che fanno tremare la Milano bene. Se spari, sei un uomo morto prima che il bossolo tocchi terra».
«I morti non parlano, ma i vivi sì» Risposi, mantenendo l&#39;arma puntata al centro del suo petto. La pioggia continuava a cadere, battendo ritmicamente sui cassonetti dell&#39;immondizia, creando una colonna sonora ipnotica e spettrale.
Fece un passo avanti, sollevando la lama. La distanza tra noi era di pochi metri, lo spazio di un respiro, il confine esile tra la vita e la fine di tutto. Sentivo il calore della Beretta nella mia mano opporsi al gelo della notte milanese. Sapevo che un solo movimento falso avrebbe scritto la parola fine su questa storia, lasciando un altro corpo a marcire nell&#39;oscurità di una città che dimentica in fretta i suoi figli. Il silenzio prima della tempesta durò un battito di ciglia. L’assassino scattò in avanti con la velocità di una vipera, la lama puntata dritta alla mia gola. Non c&#39;era tempo per pensare, solo per reagire. Esplosi un colpo. Il boato squarciò la notte di viale Monza, un tuono artificiale che rimbombò contro le pareti del cortile, facendo tremare i vetri delle finestre buie. L’uomo si arrestò di colpo, l’espressione di pietra che si frantumava in una smorfia di incredulità. Il coltello gli sfuggì dalle dita, cadendo con un rintocco metallico sulla pietra del cortile. Cadde sulle ginocchia, le mani premute sulla spalla sinistra da cui iniziava a sgorgare un rivolo scuro. Non volevo ucciderlo; volevo delle risposte.
Mi avvicinai lentamente, tenendolo sotto tiro, mentre le prime sirene della Polizia iniziavano a ululare in lontananza, un lamento acuto che si avvicinava rapidamente da piazzale Loreto. La notte di Milano stava per finire per lui, ma per me il buio era appena iniziato. Raccolsi i fogli che gli erano caduti dalla tasca, intrisi di pioggia. Guardai i nomi scritti sopra, illuminati dai fari blu delle volanti che entravano nel cortile. L&#39;avvocato aveva ragione a tremare. E la città, dopo la mezzanotte, non avrebbe dormito tranquilla ancora per molto.</p>
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      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/m6ydz9swq2</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2026 19:48:16 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario!</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-mb9z</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario!&#xA;🖋️Lettera immaginaria di una madre al  figlio lontano!&#xA;&#34;Non ci sarò, quando tornerai...&#xA;(Emozioni  raccolte e condivise attraverso le parole di una canzone e non solo!)&#xA;&#xA;Carissimo figlio&#xA;non mi chiami, non mi cerchi più, dici sempre che sei occupato, che il tempo non basta, corre, ti insegue, ti impegna! &#xA;Ridi, vivi la tua vita là fuori, ma senza di me, senza fermarti un attimo e bussare alla mia porta, al mio cuore!&#xA;Ti vedo, immagino, sento, passi e vai oltre tutto ciò  che ti ho insegnato, affidato e trasmesso, quasi fosse stato il nulla, una pagina vuota della tua vita!&#xA;Ti ho dato la vita,  tutta la mia vita l&#39;ho dedicata a te,  a noi, alla famiglia, al lavoro, allo svago, ma tu non ci sei, non riesci più a trovarmi, anzi non mi stai cercando, né pensando e chissà forse neppure odiando!&#xA;Eppure sei ancora mio figlio, ed io la madre di quel figlio ormai perso, disperso e mai dimenticato.&#xA;Ma tu come una gomma su di un foglio bianco, hai cancellato il mio nome e me dal tuo cuore!&#xA;Non sono  una madre perfetta, non sono  una  buona amica, ho difetti, limiti e puzzle da incastrare, ma ho continuato ad essere madre, seppur fragile e umile ..&#xA;E non sono mai andata via, forse talvolta mi son allontanata, isolata, ho atteso, mi son fermata e ti ho immaginato, ho ricordato, ho sfogliato il nostro passato!&#xA;Eppure un giorno, spero lontano, quando io me ne sarò andata, in un&#39;altra città , o casa, o luogo, sarai tu a provare questa mancanza, l&#39;attesa e il vuoto! E soffrirai per ogni volta che mi hai ignorato, per quei messaggi che non hai mai inviato, per quelle volte che non mi hai chiamato e cercato tra la folla, nei giorni pieni, nelle estati calde, di giorni al mare...E a sera, tra la gente, al tramonto finalmente capirai, sentirai cosa significa essere soli, lontani e diversi. Sentirai di amarmi, piangerai, mi cercherai, ma il tuo amore non avrà un volto, non avrà speranza; e mentre tu mi ignoravi, io c&#39;ero, respiravo e lottavo, mentre tu figlio hai smesso  di credere nel nostro legame e quando&#xA;stavo male e piangevo nel buio dei miei silenzi, tu non lo sapevi e vivevi, io ero debole e tu sorridevi. E mai una domanda, mai il bisogno di vedermi, sentirmi, mentre lentamente ricucivo la mia vita e mi mancavi nei miei lunghi tempi!&#xA;&#xA;Ho aspettato e tu non sei mai arrivato, poi ho smesso e ho continuato a vivere per me, di me, ma lontano da te, immaginando quel giorno in cui ti saresti fatto vivo, ma la speranza si è spenta, come una canzone  quando la musica finisce .. Così forse  un giorno  capirai, quando anche tu avrai un figlio e soffrirai per non averci provato ad essere tu un buon figlio, piangerai al buio, da solo, il rimpianto ti scalfirà il cuore e il dolore ti annebbiera&#39; la vista!&#xA;Così mi cercherai tra i ricordi passati confusi e ormai spenti, vorrai ricordare e cancellare il tempo e la distanza!&#xA;Sentirai di amarmi, ma l&#39;amore non si può scrivere, raccontare, bisogna viverlo, sentirlo, cercherai il perdono per te, per noi, per me..Eppure arriverà quel giorno in cui vorrai parlarmi ed io non ti ascolterò e ricordare cosa significa essere figlio ma io non sarò più tua madre!&#xA;Non ti basterà una foto da osservare, perché ciechi son stati i tuoi occhi dinanzi al mio dolore, mentre ti aspettavo, speravo e  il tempo passava..&#xA;E capirai che il tempo non è sbagliato, tiranno o colpevole, perché non ti sei perso tra la folla, ma mi hai &#xA;abbandonata quando arrancavo e ho lavorato finché le mani han resistito, ho gridato finché ho avuto voce, ma ho rinunciato ai miei sogni e ti ho lasciato inseguire i tuoi!&#xA;Sono rimasta fuori al freddo per darti un posto caldo, ho ignorato la paura per vederti sorridere, ho ingoiato buio e lacrime ma tu mi hai dimenticato e io sono rimasta qui da sola ad aspettare!&#xA;&#xA;Non è stato facile amarmi, ma sapevo essere una madre, sbagliavo, urlavo, cadevo &#xA;ma non mi sono mai arresa.&#xA;Eppure vorrai tornare, abbracciarmi, ma io non ci sarò, perché passato è il nostro tempo,  quando tu guardavi al futuro ed io invece sopravvivevo nel passato.&#xA;&#xA;E quando il buio cancellerà ogni speranza, spegnerà ogni melodia, tu piangerai per il tempo che non mi hai mai dedicato, mi chiamerai, cercherai il mio abbraccio, nessuno risponderà e non ci sarà un altro domani, solo il silenzio ti accompagnerà!&#xA;Così quando fredda sarà la sera e  non ci saranno più gli ultimi caldi raggi lunari, forse tornerai e sentirai il mio freddo, il mio dolore, la mia voce e mi vedrai andar via dai pensieri e dai ricordi ormai sbiaditi e sempre più lontani..&#xA;Ma sarò sempre una madre&#xA;che ha cercato amore, non gloria, non la perfezione, ma la quotidianità, non la fortuna ma un sorriso, un figlio!&#xA; Così tornerai e aspetterai più di quanto io abbia aspettato te, il tuo sorriso, ma non ci saranno più tramonti, colori, dolori da condividere e vivere, né speranza, ma solo infiniti silenzi...&#xA;By M.P.)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario!
🖋️Lettera immaginaria di una madre al  figlio lontano!
“Non ci sarò, quando tornerai...
(Emozioni  raccolte e condivise attraverso le parole di una canzone e non solo!)</p>

<p>Carissimo figlio
non mi chiami, non mi cerchi più, dici sempre che sei occupato, che il tempo non basta, corre, ti insegue, ti impegna!
Ridi, vivi la tua vita là fuori, ma senza di me, senza fermarti un attimo e bussare alla mia porta, al mio cuore!
Ti vedo, immagino, sento, passi e vai oltre tutto ciò  che ti ho insegnato, affidato e trasmesso, quasi fosse stato il nulla, una pagina vuota della tua vita!
Ti ho dato la vita,  tutta la mia vita l&#39;ho dedicata a te,  a noi, alla famiglia, al lavoro, allo svago, ma tu non ci sei, non riesci più a trovarmi, anzi non mi stai cercando, né pensando e chissà forse neppure odiando!
Eppure sei ancora mio figlio, ed io la madre di quel figlio ormai perso, disperso e mai dimenticato.
Ma tu come una gomma su di un foglio bianco, hai cancellato il mio nome e me dal tuo cuore!
Non sono  una madre perfetta, non sono  una  buona amica, ho difetti, limiti e puzzle da incastrare, ma ho continuato ad essere madre, seppur fragile e umile ..
E non sono mai andata via, forse talvolta mi son allontanata, isolata, ho atteso, mi son fermata e ti ho immaginato, ho ricordato, ho sfogliato il nostro passato!
Eppure un giorno, spero lontano, quando io me ne sarò andata, in un&#39;altra città , o casa, o luogo, sarai tu a provare questa mancanza, l&#39;attesa e il vuoto! E soffrirai per ogni volta che mi hai ignorato, per quei messaggi che non hai mai inviato, per quelle volte che non mi hai chiamato e cercato tra la folla, nei giorni pieni, nelle estati calde, di giorni al mare...E a sera, tra la gente, al tramonto finalmente capirai, sentirai cosa significa essere soli, lontani e diversi. Sentirai di amarmi, piangerai, mi cercherai, ma il tuo amore non avrà un volto, non avrà speranza; e mentre tu mi ignoravi, io c&#39;ero, respiravo e lottavo, mentre tu figlio hai smesso  di credere nel nostro legame e quando
stavo male e piangevo nel buio dei miei silenzi, tu non lo sapevi e vivevi, io ero debole e tu sorridevi. E mai una domanda, mai il bisogno di vedermi, sentirmi, mentre lentamente ricucivo la mia vita e mi mancavi nei miei lunghi tempi!</p>

<p>Ho aspettato e tu non sei mai arrivato, poi ho smesso e ho continuato a vivere per me, di me, ma lontano da te, immaginando quel giorno in cui ti saresti fatto vivo, ma la speranza si è spenta, come una canzone  quando la musica finisce .. Così forse  un giorno  capirai, quando anche tu avrai un figlio e soffrirai per non averci provato ad essere tu un buon figlio, piangerai al buio, da solo, il rimpianto ti scalfirà il cuore e il dolore ti annebbiera&#39; la vista!
Così mi cercherai tra i ricordi passati confusi e ormai spenti, vorrai ricordare e cancellare il tempo e la distanza!
Sentirai di amarmi, ma l&#39;amore non si può scrivere, raccontare, bisogna viverlo, sentirlo, cercherai il perdono per te, per noi, per me..Eppure arriverà quel giorno in cui vorrai parlarmi ed io non ti ascolterò e ricordare cosa significa essere figlio ma io non sarò più tua madre!
Non ti basterà una foto da osservare, perché ciechi son stati i tuoi occhi dinanzi al mio dolore, mentre ti aspettavo, speravo e  il tempo passava..
E capirai che il tempo non è sbagliato, tiranno o colpevole, perché non ti sei perso tra la folla, ma mi hai
abbandonata quando arrancavo e ho lavorato finché le mani han resistito, ho gridato finché ho avuto voce, ma ho rinunciato ai miei sogni e ti ho lasciato inseguire i tuoi!
Sono rimasta fuori al freddo per darti un posto caldo, ho ignorato la paura per vederti sorridere, ho ingoiato buio e lacrime ma tu mi hai dimenticato e io sono rimasta qui da sola ad aspettare!</p>

<p>Non è stato facile amarmi, ma sapevo essere una madre, sbagliavo, urlavo, cadevo
ma non mi sono mai arresa.
Eppure vorrai tornare, abbracciarmi, ma io non ci sarò, perché passato è il nostro tempo,  quando tu guardavi al futuro ed io invece sopravvivevo nel passato.</p>

<p>E quando il buio cancellerà ogni speranza, spegnerà ogni melodia, tu piangerai per il tempo che non mi hai mai dedicato, mi chiamerai, cercherai il mio abbraccio, nessuno risponderà e non ci sarà un altro domani, solo il silenzio ti accompagnerà!
Così quando fredda sarà la sera e  non ci saranno più gli ultimi caldi raggi lunari, forse tornerai e sentirai il mio freddo, il mio dolore, la mia voce e mi vedrai andar via dai pensieri e dai ricordi ormai sbiaditi e sempre più lontani..
Ma sarò sempre una madre
che ha cercato amore, non gloria, non la perfezione, ma la quotidianità, non la fortuna ma un sorriso, un figlio!
 Così tornerai e aspetterai più di quanto io abbia aspettato te, il tuo sorriso, ma non ci saranno più tramonti, colori, dolori da condividere e vivere, né speranza, ma solo infiniti silenzi...
By M.P.)</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/1kuy2xd2he</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2026 12:40:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cose molto notevoli su LVM</title>
      <link>https://noblogo.org/aytin/cose-molto-notevoli-su-lvm</link>
      <description>&lt;![CDATA[lvm plus&#xA;Oltre che alla grande flessibilità nella gestione dei volumi, LVM attraverso device mapper, aggiunge tutta una serie di ulteriori capacità che rendono questa tecnologia estremamente versatile.&#xA;&#xA;La possibilità di disporre di meccanismi per la gestione di snapshot, cache pool. thin provisioning e raid, rendono LVM qualcosa di più di un gestore di volumi. &#xA;!--more--&#xA;&#xA;1. Snapshot&#xA;   1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot&#xA;   1.2. Esempio&#xA;2. Thin Pool&#xA;3. Thin Pool e snapshot&#xA;4. Cache Pool&#xA;   4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv&#xA;   4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv&#xA;   4.3. Switch della modalità&#xA;   4.4. Rimozione della cache&#xA;   4.5. Monitoraggio&#xA;5. LVM Stripe&#xA;6. LVM Mirror&#xA;7. LVM Raid&#xA;   7.1. Raid 0 (Stripe)&#xA;   7.2. Raid 1 (Mirroring)&#xA;   7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)&#xA;   7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)&#xA;   7.5. Raid 10&#xA;   7.6. Come monitorare il raid&#xA;   7.7. Come intervenire in caso di guasto&#xA;&#xA;1. Snapshot&#xA;Le snapshot LVM usano la tecnica del Copy-on-Write (CoW) allo scopo di ridurre la duplicazione. &#xA;&#xA;La snapshot dovrà essre la fotografia del volume prima all&#39;origine.&#xA;&#xA;Ad ogni modifica / cancellazione, il file originale verrà portato sulla snapshot prima dell&#39;operazione.&#xA;Sul volume originale verranno scritti tutti i dati nuovi e quelli modificati.&#xA;&#xA;Per il ripristino, si effettua quello che si chiama merge, dove i dati vecchi vengono ripristinati dalla snapshot e quelli nuovi cancellati dal volume.&#xA;&#xA;Per il consolidamento delle modifiche, basterò rimuovere la snapshot,&#xA;&#xA;1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot&#xA;&#xA;Se la snapshot ha la stessa dimensione del volume logico non ci sono problemi.&#xA;&#xA;Se è più piccola, occorre prestare attenzione a che la quantità dei dati modificati sul volume logico non superino la dimensione della snapshot.&#xA;&#xA;In questo caso infatti la snapshot risulterà inutilizzabile e non potrà più essere usata per il ripristino ma potrà essree solo rimossa.&#xA;&#xA;1.2. Esempio&#xA;Supponiamo di avere un gruppo di volumi, myvg, composto da 3 volumi logici:&#xA;&#xA;lvroot (30 GiB)&#xA;lvhome (200 GiB)&#xA;lvdati (500 GiB)&#xA;&#xA;e di voler creare una snapshot precauzionale sulla root (supponendo di avere spazio a sufficienza altrimenti dovrò fare bene i miei conti per non riempire oltremisura la snapshot rendendola inservibile).&#xA;&#xA;Creazione snapshot&#xA;lvcreate -s -L 30G -n  lvrootsnap myvg/snap&#xA;Ripristino&#xA;umount /dev/myvg/lvroot&#xA;lvconvert --merge myvg/snap&#xA;Consolidamento&#xA;lvremove snap&#xA;2. Thin Pool&#xA;Il thin provisioning di LVM è l&#39;alternativa dinamica alla classica gestione di volumi, thick, che prevede l&#39;assegnazione statica delle dimensioni dei volumi.&#xA;&#xA;Se è vero che il thick provisioning risulta comunque abbastastanza agevole per via della flessibilità intrinseca dei volumi in caso di riduzione o aumento della superficie allocabile, il thin provisioning può aumentare i vantaggi derivanti da LVM in alcuni scenari.&#xA;&#xA;Il thin provisioning si basa sul principio che lo spazio assegnato ai volumi non viene usato mai completamente e mai tutto in una volta.&#xA;&#xA;Ecco perché un&#39;allocazione dinamica ci permetterebbe di definire volumi che si riempiono solo man mano che lo spazio viene occupato.&#xA;&#xA;Se si opta per un thin provisioning sarebbe opportuno non usare tutto il gruppo di volumi ma lasciarne un 20% in previsione di future espansioni.&#xA;&#xA;Con i thin pool non solo abbiamo la stessa flessibilità della gestione thick, ma possiamo lavorare anche in over provisioning ossia creare pool di volumi la cui somma potenziale sia superiore allo spazio realmente allocabile.&#xA;&#xA;Es. Supponiamo avere un device da 100 GiB, /dev/sdb, su cui definisco un volume group e creare un thin pool di 50 GiB. Su questo thin pool creeremo 3 volumi &#34;virtuali&#34; da 20, 30 e 20 GiB.&#xA;creazione volume group di 100 GiB&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb&#xA;&#xA;creazione thin pool da 50 GiB&#xA;lvcreate -L 50G --thinpool vglab/lvtp&#xA;&#xA;creazione dei 3 volumi virtuali in &#34;over provisioning&#34; &#xA;lvcreate -V 20G --thin -n vol1virt --thinpool vglab/lvtp&#xA;lvcreate -V 30G --thin -n vol2virt --thinpool vglab/lvtp&#xA;lvcreate -V 20G --thin -n vol3virt --thinpool vglab/lvtp&#xA;Una volta creati i volumi possono essere formattati e montati come di consueto.&#xA;&#xA;Lo spazio effettivamente occupato è quasi nullo, il sistema solleverà solo un warning per avvertirci che i volumi virtuali rischiano di saturare lo spazio disponibile.&#xA;&#xA;Ecco perché bisogna prestare attenzione al raggiungimento della soglia critica.&#xA;Bisognerà estendere subito il thin pool ed i volumi virtuali nel modo consueto.&#xA;&#xA;⚠️⚠️⚠️ ATTENZIONE ⚠️⚠️⚠️&#xA;L&#39;estensione di un volume virtuale non differisce molto da quello di un volume &#34;classico&#34;.&#xA;Se lo spazio per le fette si sta esaurendo, si estendono nell&#39;ordine:&#xA;&#xA;il gruppo di volumi (se necessario)&#xA;il thin pool (se nel volume group c&#39;è spazio a sufficienza)&#xA;i volumi virtuali&#xA;i filesystem&#xA;&#xA;Se non siamo con l&#39;acqua alla gola, i punti 3 e 4 sono sufficienti. L&#39;estensione del volume virtuale è più rapida di quella classica perché non viene allocato spazio.&#xA;L&#39;estensione di un volume logico classico corrisponde all&#39;estensione del thin pool.&#xA;&#xA;Nel caso di riduzione, la situazione cambia parecchio perché la riduzione di un volume virtuale non fa guadagnare spazio allocabile visto che l&#39;ampiezza del volume è solo teorica, ciò avviene solo con fstrim.&#xA;Inoltre accorciando il volume virtuale al di sotto dei dati effettivamente scritti, si rischia di corrompere l&#39;intero filesystem.&#xA;Consiglio spassionato: ESTENDI SEMPRE E NON RIDURRE MAI!!!&#xA;&#xA;Altra considerazione va fatta anche per i metadati.&#xA;&#xA;A differenza dell&#39;LVM classico dove la creazione di un volume logico necessitava di un extent per i metadati, il thin provisioning di LVM riserva un volume logico per i dati e un volume logico per i metadati.&#xA;&#xA;L&#39;estensione continua di piccole fette, può riempire il volume dei metadati col rischio di corrompere l&#39;intero thin pool e prima che succeda, anche il volume dei metadati può dover essere esteso.&#xA;lvextend --poolmetadatasize +1G vglab/lvtp&#xA;3. Thin Pool e snapshot&#xA;Un altro bel vantaggio della modalità thin pool è quello di facilitare l&#39;uso delle snapshot.&#xA;&#xA;Trattandosi di volumi virtuali, la dimensione della snapshot non ha bisogno di essere dichiarata. La creazione di snapshot è estremamente semplice.&#xA;creazione di una snapshot&#xA;lvcreate -s -n lvsnap vglab/volvirt&#xA;Come pure sia la creazione di snapshot annidate che il rollback risultano molto più semplici ed efficienti.&#xA;creazione di una snapshot&#xA;lvcreate -s -n lvsnap1 vglab/volvirt&#xA;&#xA;creazione di una snapshot annidata&#xA;lvcreate -s -n lvsnap2 vglab/lvsnap1&#xA;&#xA;rollback&#xA;umount vol1&#xA;lvconvert --merge vglab/lvsnap2&#xA;mount -t ext4 -o defaults /dev/vglab/volvirt vol1&#xA;E a proposito di snapshot, occorre fare qualche osservazione.&#xA;&#xA;Una serie di snapshot thin annidate, non è una catena di patch incrementali esposte al filesystem come si potrebbe pensare.&#xA;In virtù del CoW, la snapshot annidate fotograferanno sempre lo stesso istante: quello del file system all&#39;origine.&#xA;&#xA;Facciamo un esempio:&#xA;lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot&#xA;mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo ORIGINAL   /mnt/test/file.txt&#xA;umount test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot&#xA;&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo MOD1   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1&#xA;&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo MOD2   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2&#xA;&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo MOD3   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;In questo esempio creo un volume virtuale, vmroot, e 3 snap annidate.&#xA;&#xA;Monto il volume virtuale.&#xA;La prima snapshot, snap1, fotografa il file system del volume virtuale che contiene il file con &#34;ORIGINAL&#34;.&#xA;Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.&#xA;La seconda snapshot, snap2, fotografa snap1 che a sua volta conteneva il file system del volume virtuale che contiene il file con &#34;ORIGINAL&#34;.&#xA;Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.&#xA;La terza snapshot, snap3, fotografa snap2 che a sua volta conteneva snap1.. ecc.&#xA;&#xA;Quindi snapshot siffatte non realizzano un versioning del file system come si potrebbe pensare, piuttosto possono essere utili per creare alberi di cloni/read-only, ambienti temporanei derivati da uno stato consistente, ecc.&#xA;&#xA;In sostanza tornano utili quando ho una base da cui faccio derivare n snapshot che condividono i blocchi comune e con CoW minimizzo lo spazio.&#xA;&#xA;Il merge di una qualunque snapshot ricondurrà il file system allo stato originario.&#xA;origin&#xA; ├── snap1&#xA; ├── snap2&#xA; ├── snap3&#xA;Per lavorare sul delta come immaginiamo, si dovranno montare via via le snapshop, non il volume virtuale, e modificare quelle.&#xA;lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot&#xA;mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo ORIGINAL   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot&#xA;&#xA;lvchange -ay -K vgtest/snap1&#xA;mount /dev/vgtest/snap1 /mnt/test&#xA;echo MOD1   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1&#xA;&#xA;lvchange -ay -K vgtest/snap2&#xA;mount /dev/vgtest/snap2 /mnt/test&#xA;echo MOD2   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2&#xA;&#xA;lvchange -ay -K vgtest/snap3&#xA;mount /dev/vgtest/snap3 /mnt/test&#xA;echo MOD3   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;In questo modo si &#34;inverte&#34; la logica del merge che, prima riconduceva il file system allo stato inizale, ora invece consolida le modifiche delle snapshot&#xA;origin&#xA; └── snap1&#xA;      └── snap2&#xA;           └── snap3&#xA;Il merge va fatto in ordine se si vogliono acquisire correttamente i delta.&#xA;Tuttavia questo approccio&#xA;&#xA;è raro&#xA;è difficile da gestire&#xA;complica i merge&#xA;può creare dependency tree intricati&#xA;&#xA;Per questo quasi tutti:&#xA;&#xA;snapshot sempre dell’origin&#xA;mai snapshot di snapshot&#xA;rollback lineare&#xA;&#xA;4. Cache Pool&#xA;Il cache pool di LVM serve a migliorare l&#39;accesso a dispositivi tradizionalmente lenti e lo fa combinando dischi  HDD con SSD/NVMe.&#xA;&#xA;In sostanza avremo un gruppo di volumi costituito dai dischi HDD e un altro gruppo di volumi costituito dai dischi SDD/NVMe, la nostra cache.&#xA;&#xA;Il Logical Volume Cache sul disco veloce migliora l&#39;accesso ad uno specifico volume logico del disco lento e prevede il ricorso a tutta una serie di tipi di volumi logici abbastanza variegata:&#xA;&#xA;Origin LV: volume logico orignale costituito dai dischi lenti&#xA;Cache pool LV: volume logico composto  a sua volta da altri due voumi logici: dati della cache e metadati della cache&#xA;&#x9;Cache data LV: volume logico contenente i blocchi di dati per il Cache pool LV.&#xA;&#x9;Cache metadata LV: volume logico contenente i metadatati per il Cache pool LV.&#xA;Cache LV: volume logico contenente l&#39;Origin LV e Il Cache pool LV. È il volume realemente utilizzabile&#xA;Spare metadata LV: volume logico correlato ad una funzione di recovery data failure&#xA;&#xA;cacheLVM.jpg&#xA;&#xA;Quando si crea una cache ho due possibilità a seconda che si voglia massimizzare velocità o affidabilità:&#xA;&#xA;writethrough: Le operazioni di scrittura vengono inviate sia alla cache SSD che all&#39;Origin HDD. La lettura avviene preferibilmente dalla cache.&#xA;È la modalità più sicura. Se l&#39;SSD muore, nessun dato va perso ma è meno efficiente in scrittura perché Origin HDD diventa il collo di bottiglia,&#xA;writeback: più veloce ma meno sicuro. Le scritture vengono salvate immediatamente sulla cache veloce e sincronizzate sull&#39;HDD in background in un secondo momento. Se si dovesse rompere il disco di cache, c&#39;è il rischio di una perdita di dati.&#xA;&#xA;Il dimensionamento della cache è proporzionale alla dimensione del disco origin.&#xA;Di solito si aggira in un range del 2-10%&#xA;&#xA;2%: archiviazione sequenziale, file di grandi dimensioni;&#xA;5%: standard consigliato. File server generico, utilizzo desktop/workstation;&#xA;10%: carichi di lavoro intensivi e casuali come database SQL/NoSQL attivi, nodi di virtualizzazione densi (molte VM), ecc.&#xA;&#xA;Non è necessario prevedere da subito Il disco di cache (se c&#39;è stata la possibilità tanto meglio), ma si può aggiungere in un secondo momento estendendo il gruppo di volumi contenente l&#39;HDD e battezzando l&#39;LV di cache.&#xA;&#xA;Perpariamo il nostro laboratorio in cui abbiamo un HD lento con un unico volume logico a cui applichiamo una cache.&#xA;&#xA;disco lento: 2 GiB&#xA;disco veloce: 500 MiB&#xA;cache: 5% di 2 GiB (~100 MiB)&#xA;&#xA;creazione del device fisico per il laboratorio&#xA;fallocate -l 2GiB slowdisk.img&#xA;&#xA;attach del device e creazione del gruppo di volumi&#xA;vgcreate vglab $(losetup -Pf --show slowdisk.img)&#xA;&#xA;creazione e formattazione dell&#39;unico volume logico&#xA;lvcreate -n lvorigin vglab -l 100%FREE&#xA;mkfs.ext4 /dev/vglab/lvorigin&#xA;Ora aggiungiamo il disco che farà da cache estendendo il gruppo di volumi:&#xA;creazione del device fisico di cache per il laboratorio&#xA;fallocate -l 500MiB fastdisk.img&#xA;&#xA;attach del dispositivo e estensione del gruppo di volumi&#xA;DEVFAST=$(losetup -Pf --show fastdisk.img)&#xA;vgextend vglab &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;Il cache pool lv può essere configurato automaticamente oppure manualente.&#xA;4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv&#xA;In un unico passaggio, convertiamo il volume logico attuale in un volume logico con cache.&#xA;lvcreate \&#xA;  --type cache \&#xA;  --cachemode writethrough \&#xA;  -l 5%FREE \&#xA;  -n cachepool vglab/lvorigin &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;Dopo questo comando vedremo che il volume logico lv\origin incapsula il cache pool (lv\origincache\cpool) e il volume logico dei dati (lv\origin\corig).&#xA;&#xA;Il cache pool è composto da due volumi logici per i dati (lv\origincache\cpool\cdata) e i metadati (lv\origincache\cpool\cmeta).&#xA;&#xA;Infine distinguiamo anche il volume logico di metadati spare da utilizzare per un eventuale data recovery failure (lvol0\pmspare).&#xA;lvs -a&#xA;  LV                           VG        Attr       LSize   Pool                   Origin            Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert&#xA;  home                         vgfedora -wi-ao---- 409,81g                                                           &#xA;  root                         vgfedora -wi-ao----  50,00g                                                           &#xA;  swap                         vgfedora -wi-ao----  16,00g                                                           &#xA;  lvorigin                    vglab    Cwi-a-C---  &lt;2,00g [lvorigincachecpool] [lvorigincorig] 0,00   0,59            0,00&#xA;  [lvorigincorig]            vglab    owi-aoC---  &lt;2,00g                                                           &#xA;  [lvorigincachecpool]       vglab    Cwi---C---   8,00m                                          0,00   0,59            0,00&#xA;  [lvorigincachecpoolcdata] vglab    Cwi-ao----   8,00m                                                           &#xA;  [lvorigincachecpoolcmeta] vglab    ewi-ao----   8,00m                                                           &#xA;  [lvol0pmspare]              vglab    ewi-------   8,00m &#xA;&#xA;4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv&#xA;Se invece vogliamo intervenire su ogni singolo passaggio della creazione del cache pool:&#xA;creazione dei volumi logici meta e dati per il cache pool&#xA;lvcreate -n cachepoolmeta -L 10M vglab &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;lvcreate -n cachepool -l 5%FREE vglab &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;&#xA;creazione del cache pool assemblando meta e data&#xA;lvconvert \&#xA;  --type cache-pool \&#xA;  --cachemode writethrough \&#xA;  --poolmetadata vglab/cachepoolmeta vglab/cachepool&#xA;&#xA;conversione del volume logico origin nel nuovo volume logico con cache&#xA;lvconvert \&#xA;  --type cache \&#xA;  --cachepool vglab/cachepool vglab/lvorigin&#xA;In realtà è meglio lasciare a LVM il compito di dimensionare correttamente il volume per i metadati.&#xA;creazione della cache pool&#xA;lvcreate --type cache-pool -l 5%FREE -n cachecpool vglab &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;&#xA;conversione del volume logico originale in un volume logico con cache&#xA;lvconvert \&#xA;  --type cache \&#xA;  --cachepool vglab/cachecpool vglab/lvorigin&#xA;4.3. Switch della modalità&#xA;Per cambiare modalità fra writetrough e writeback (se non specificato nella definizione della cache pool, il default è writethrough).&#xA;lvchange --cachemode writeback vglab/lvorigin&#xA;4.4. Rimozione della cache&#xA;Se volessi levare il disco di cache e ritornare al volume logico di partenza:&#xA;lvconvert --uncache vglab/lvorigin&#xA;  Logical volume &#34;lvorigincachecpool&#34; successfully removed.&#xA;  Logical volume vglab/lvorigin is not cached.&#xA;e lvs -a mostra il volume logico in queste condizioni:&#xA;lvs -a&#xA;  LV        VG        Attr       LSize   Pool Origin Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert&#xA;  lvorigin vglab    -wi-a-----  &lt;2,00g&#xA;4.5. Monitoraggio&#xA;lvs -a -o lvname,lvsize,cachemode,datapercent,metadatapercent vglab&#xA;5. LVM Stripe&#xA;Analogo a Raid 0, l&#39;uso diretto di stripe in lvm  attraverso il mappatore interno dm-stripe, permette di definire su quali e quanti dischi va frammentata l&#39;informazione da memorizzare allo scopo di aumentare le prestazioni.&#xA;&#xA;Considerazioni:&#xA;&#xA;Il gruppo di volumi deve contenere almeno due dischi fisici.&#xA;È preferibile che i dischi fisici abbiano tutti la stessa velocità altrimenti quello più lento diventerà il collo di bottiglia.&#xA;È possibile che i &lt; n, dove i è il numero di dischi per  lo stripe e n è il numero totale di dischi del gruppo di volumi&#xA;È anche possibile specificare i dischi va applicato lo stripe.&#xA;La dimensione dello stripe è di 64K come default. Ma per file molto grandi, video o database, la dimensione può essere anche di 128K o 256K&#xA;&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 3 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd&#xA;&#xA;stripe su due dischi a caso di vglab&#xA;lvcreate -i 2 -I 64k -L 10G -n lvstripe vglab&#xA;&#xA;stripe su tutti i dischi di vglab&#xA;lvcreate -i 3 -I 64k -L 10G -n lvstripe vglab&#xA;&#xA;stripe sui dischi sdc e sdd con uno stripe size di 128K&#xA;lvcreate -i 2 -I 128k -L 10G -n lvstripe vglab /dev/sdc /dev/sdd&#xA;Come ogni raid 0, massime prestazioni e sicurezza 0. Se un disco si rompe, addio ai dati.&#xA;6. LVM Mirror&#xA;Come per lvm stripe analogo a raid 0, il mirror in lvm tramite il mappatore interno dm-mirror, è assimiliabile a raid 1.&#xA;&#xA;Come ogni raid 1 che si rispetti, il chiaro vantaggio di questo approccio è proprio la ridondanza dei dati che, al costo del sacrificio di un disco, permette di correre ai ripari se uno dei dischi si danneggia.&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 2 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc&#xA;&#xA;creazione del volume logico &#34;mirror&#34;&#xA;lvcreate -m 1 -L 10G -n lvmirror vglab&#xA;Il mirror diretto attraverso LVM in realtà è considerato legacy. Si consiglia di usare l&#39;approccio più moderno che prevede di specificare il tipo, raid x, nell&#39;invocazione di lvcreate perché userà il modulo specializzato del kernel per il raid software.&#xA;&#xA;LVM mirror infatti pur essendo funzionalmente equivalente ad un raid 1 non è altrettanto efficace perché si basa su un log di sincronizzazione dove lvm tiene traccia degli elementi allineati.&#xA;&#xA;Tale log deve stare su un altro disco (che diventa un altro punto di vulnerabilità) e quando c&#39;è bisogno di ricostruire l&#39;array in caso di rottura di un disco, l&#39;operazione è molto lenta.&#xA;7. LVM Raid&#xA;Il raid lvm è un modo per prendere il meglio dei due mondi.&#xA;&#xA;Non è che LVM abbia una sua implementazione del raid.&#xA;Il raid &#34;tradizionale&#34; si basa sul sottosistema Multiple Devices del kernel e lavora direttamente sui dispositivi a blocchi.&#xA;&#xA;LVM si interfaccia direttamente con il modulo md del kernel per attingere alle funzioni di raid così da offrire, attraverso device mapper, un&#39;interfaccia unica per la gestione dei volumi e del raid.&#xA;7.1. Raid 0 (Stripe)&#xA;lvcreate --type raid0 -i 2 -I 64k -L 10G -n lvraid0 vglab&#xA;A differenza del mirror, non ci sono gli stessi problemi per stripe. Il mappatore nativo di LVM, dm-stripe, fa bene il suo lavoro.&#xA;&#xA;Usare lvmraid in questo caso resta vantaggioso per ragioni di coerenza. L&#39;uso del modulo md rende possibile un&#39;eventuale evoluzione verso livelli superiori (come RAID 1 o RAID 5).&#xA;7.2. Raid 1 (Mirroring)&#xA;L&#39;alternativa moderna al vecchio lvm mirror che risolve i suoi problemi di efficienza usando il modulo md.&#xA;&#xA;Basandoci sull&#39;esempio di prima:&#xA;lvcreate --type raid1 -m 1 -L 10G -n lvraid1 vglab&#xA;7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)&#xA;Creiamo un volume logico con RAID 5 basato su 4 dischi (stripe su 3 dischi e uno per la parità):&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde&#xA;&#xA;creazione del volume logico con RAID 5&#xA;lvcreate --type raid5 -i 3 -L 10G -n lvraid5 vglab&#xA;7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)&#xA;Se vogliamo una parità doppia su 4 dischi (2 stripe e due di parità);&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde&#xA;&#xA;creazione del volume logico con RAID 5&#xA;lvcreate --type raid6 -i 2 -L 10G -n lvraid6 vglab&#xA;7.5. Raid 10&#xA;E veniamo al RAID 1+0, uno stripe su n array in mirror per combinare l&#39;efficienza dello stripe con la sicurezza del mirror:&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde&#xA;&#xA;creazione del volume logico con RAID 5&#xA;lvcreate --type raid10 -i 2 -m 1 -L 10G -n lvraid10 vglab&#xA;7.6. Come monitorare il raid&#xA;Metodo rapido:&#xA;lvs -o name,vgname,copypercent,lvattr,raidhealthstatus,devices vglab&#xA;&#xA;Combinandolo con watch posso vedere per es. la percentuale &#xA;di completamento della copia in caso di sostituzione del disco&#xA;watch -n 1 lvs -o name,vgname,copypercent,lvattr,raidhealthstatus,devices vglab&#xA;Metodo dettagliato:&#xA;lvdisplay vglab/lvraid5&#xA;Monitoraggio a basso livello:&#xA;Balamente, visto che viene usato il modulo md:&#xA;cat /proc/mdstat&#xA;7.7. Come intervenire in caso di guasto&#xA;Con lvs vedremo che lo stato del volume è diventato degraded.&#xA;Con pvpdisplay possiamo individuare il device danneggiato che comparirà come unknown device o con un sacco di errori I/O .&#xA;&#xA;Dopo aver estratto il disco e messo quello nuovo, supponendo sia /dev/sdc, procediamo con la ricostruzione dell&#39;array:&#xA;inizializzazione nuovo disco&#xA;pvcreate /dev/sdc&#xA;&#xA;aggiunta del nuovo disco al gruppo&#xA;vgextend vglab /dev/sdc&#xA;&#xA;array rebuild&#xA;lvconvert --repair vglab/lvraid5&#xA;&#xA;rimozione disco danneggiato dal gruppo di volumi&#xA;vgreduce --removemissing vglab&#xA;#lvm #dm #devicemapper #md #multipledevices #snapshot #thinpool #thinprovisioning #cachepool #raid #lvmraid]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/0d402c64b-2701fc/8LVsevJUK9RB/pIGAWHQBQQtrEFdtoftvYLD9uFIUaLRrpYrDYhz0.jpg" alt="lvm plus">
Oltre che alla grande flessibilità nella gestione dei volumi, LVM attraverso <strong>device mapper</strong>, aggiunge tutta una serie di ulteriori capacità che rendono questa tecnologia estremamente versatile.</p>

<p>La possibilità di disporre di meccanismi per la gestione di snapshot, cache pool. thin provisioning e raid, rendono LVM qualcosa di più di un gestore di volumi.
</p>
<ul><li><a href="#1-snapshot" rel="nofollow">1. Snapshot</a>
<ul><li><a href="#1-1-attenzione-dimensione-della-snapshot" rel="nofollow">1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot</a></li>
<li><a href="#1-2-esempio" rel="nofollow">1.2. Esempio</a></li></ul></li>
<li><a href="#2-thin-pool" rel="nofollow">2. Thin Pool</a></li>
<li><a href="#3-thin-pool-e-snapshot" rel="nofollow">3. Thin Pool e snapshot</a></li>
<li><a href="#4-cache-pool" rel="nofollow">4. Cache Pool</a>
<ul><li><a href="#4-1-caso-1-configurazione-automatica-del-cache-pool-lv" rel="nofollow">4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv</a></li>
<li><a href="#4-2-caso-2-configurazione-manuale-del-cache-pool-lv" rel="nofollow">4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv</a></li>
<li><a href="#4-3-switch-della-modalit%C3%A0" rel="nofollow">4.3. Switch della modalità</a></li>
<li><a href="#4-4-rimozione-della-cache" rel="nofollow">4.4. Rimozione della cache</a></li>
<li><a href="#4-5-monitoraggio" rel="nofollow">4.5. Monitoraggio</a></li></ul></li>
<li><a href="#5-lvm-stripe" rel="nofollow">5. LVM Stripe</a></li>
<li><a href="#6-lvm-mirror" rel="nofollow">6. LVM Mirror</a></li>
<li><a href="#7-lvm-raid" rel="nofollow">7. LVM Raid</a>
<ul><li><a href="#7-1-raid-0-stripe" rel="nofollow">7.1. Raid 0 (Stripe)</a></li>
<li><a href="#7-2-raid-1-mirroring" rel="nofollow">7.2. Raid 1 (Mirroring)</a></li>
<li><a href="#7-3-raid-5-stripe-con-parit%C3%A0-singola" rel="nofollow">7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)</a></li>
<li><a href="#7-4-raid-6-stripe-con-parit%C3%A0-doppia" rel="nofollow">7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)</a></li>
<li><a href="#7-5-raid-10" rel="nofollow">7.5. Raid 10</a></li>
<li><a href="#7-6-come-monitorare-il-raid" rel="nofollow">7.6. Come monitorare il raid</a></li>
<li><a href="#7-7-come-intervenire-in-caso-di-guasto" rel="nofollow">7.7. Come intervenire in caso di guasto</a></li></ul></li></ul>

<h2 id="1-snapshot">1. Snapshot</h2>

<p>Le snapshot LVM usano la tecnica del <strong>C</strong>opy-<strong>o</strong>n-<strong>W</strong>rite (<strong>CoW</strong>) allo scopo di ridurre la duplicazione.</p>

<p>La snapshot dovrà essre la fotografia del volume prima all&#39;origine.</p>

<p>Ad ogni modifica / cancellazione, il file originale verrà portato sulla snapshot prima dell&#39;operazione.
Sul volume originale verranno scritti tutti i dati nuovi e quelli modificati.</p>

<p>Per il <strong>ripristino</strong>, si effettua quello che si chiama <strong>merge</strong>, dove i dati vecchi vengono ripristinati dalla snapshot e quelli nuovi cancellati dal volume.</p>

<p>Per il consolidamento delle modifiche, basterò rimuovere la snapshot,</p>

<h3 id="1-1-attenzione-dimensione-della-snapshot">1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot</h3>

<p>Se la snapshot ha la stessa dimensione del volume logico non ci sono problemi.</p>

<p>Se è più piccola, occorre prestare attenzione a che la quantità dei dati modificati sul volume logico non superino la dimensione della snapshot.</p>

<p>In questo caso infatti la snapshot risulterà inutilizzabile e non potrà più essere usata per il ripristino ma potrà essree solo rimossa.</p>

<h3 id="1-2-esempio">1.2. Esempio</h3>

<p>Supponiamo di avere un gruppo di volumi, <strong>my_vg</strong>, composto da 3 volumi logici:</p>
<ul><li><strong>lv_root</strong> (30 GiB)</li>
<li><strong>lv_home</strong> (200 GiB)</li>
<li><strong>lv_dati</strong> (500 GiB)</li></ul>

<p>e di voler creare una snapshot precauzionale sulla root (supponendo di avere spazio a sufficienza altrimenti dovrò fare bene i miei conti per non riempire oltremisura la snapshot rendendola inservibile).</p>

<p><strong>Creazione snapshot</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate -s -L 30G -n  lv_root_snap my_vg/snap
</code></pre>

<p><strong>Ripristino</strong></p>

<pre><code class="language-bash">umount /dev/my_vg/lv_root
lvconvert --merge my_vg/snap
</code></pre>

<p><strong>Consolidamento</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvremove snap
</code></pre>

<h2 id="2-thin-pool">2. Thin Pool</h2>

<p>Il <strong>thin provisioning</strong> di LVM è l&#39;alternativa dinamica alla classica gestione di volumi, <strong>thick</strong>, che prevede l&#39;assegnazione statica delle dimensioni dei volumi.</p>

<p>Se è vero che il <strong>thick provisioning</strong> risulta comunque abbastastanza agevole per via della flessibilità intrinseca dei volumi in caso di riduzione o aumento della superficie allocabile, il <strong>thin provisioning</strong> può aumentare i vantaggi derivanti da LVM in alcuni scenari.</p>

<p>Il thin provisioning si basa sul principio che lo spazio assegnato ai volumi non viene usato mai completamente e mai tutto in una volta.</p>

<p>Ecco perché un&#39;allocazione dinamica ci permetterebbe di definire volumi che si riempiono <strong>solo</strong> man mano che lo spazio viene occupato.</p>

<p>Se si opta per un thin provisioning sarebbe opportuno non usare tutto il gruppo di volumi ma lasciarne un 20% in previsione di future espansioni.</p>

<p>Con i thin pool non solo abbiamo la stessa flessibilità della gestione thick, ma possiamo lavorare anche in <strong>over provisioning</strong> ossia creare pool di volumi la cui somma potenziale sia superiore allo spazio realmente allocabile.</p>

<p>Es. Supponiamo avere un device da 100 GiB, <code>/dev/sdb</code>, su cui definisco un volume group e creare un thin pool di 50 GiB. Su questo thin pool creeremo 3 volumi “virtuali” da 20, 30 e 20 GiB.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione volume group di 100 GiB
vgcreate vg_lab /dev/sdb

# creazione thin pool da 50 GiB
lvcreate -L 50G --thinpool vg_lab/lv_tp

# creazione dei 3 volumi virtuali in &#34;over provisioning&#34; 
lvcreate -V 20G --thin -n vol1_virt --thinpool vg_lab/lv_tp
lvcreate -V 30G --thin -n vol2_virt --thinpool vg_lab/lv_tp
lvcreate -V 20G --thin -n vol3_virt --thinpool vg_lab/lv_tp
</code></pre>

<p>Una volta creati i volumi possono essere formattati e montati come di consueto.</p>

<p>Lo spazio effettivamente occupato è quasi nullo, il sistema solleverà solo un warning per avvertirci che i volumi virtuali rischiano di saturare lo spazio disponibile.</p>

<p>Ecco perché bisogna prestare attenzione al raggiungimento della soglia critica.
Bisognerà estendere subito il thin pool ed i volumi virtuali nel <a href="https://cyberdynesystem.wordpress.com/2026/04/21/ridimensionare-volumi-lvm/#step-4-estendere-il-volume-logico" rel="nofollow">modo consueto</a>.</p>

<p>⚠️⚠️⚠️ <strong>ATTENZIONE</strong> ⚠️⚠️⚠️
L&#39;estensione di un volume virtuale non differisce molto da quello di un volume “classico”.
Se lo spazio per le fette si sta esaurendo, si estendono nell&#39;ordine:</p>
<ol><li>il gruppo di volumi (se necessario)</li>
<li>il thin pool (se nel volume group c&#39;è spazio a sufficienza)</li>
<li>i volumi virtuali</li>
<li>i filesystem</li></ol>

<p>Se non siamo con l&#39;acqua alla gola, i punti 3 e 4 sono sufficienti. L&#39;estensione del volume virtuale è più rapida di quella classica perché non viene allocato spazio.
L&#39;estensione di un volume logico classico corrisponde all&#39;estensione del thin pool.</p>

<p>Nel caso di riduzione, la situazione cambia parecchio perché la riduzione di un volume virtuale non fa guadagnare spazio allocabile visto che l&#39;ampiezza del volume è solo teorica, ciò avviene solo con <code>fstrim</code>.
Inoltre accorciando il volume virtuale al di sotto dei dati effettivamente scritti, si rischia di corrompere l&#39;intero filesystem.
<strong>Consiglio spassionato:</strong> ESTENDI SEMPRE E NON RIDURRE MAI!!!</p>

<p>Altra considerazione va fatta anche per i metadati.</p>

<p>A differenza dell&#39;LVM classico dove la creazione di un volume logico necessitava di un extent per i metadati, il thin provisioning di LVM riserva un volume logico per i dati e un volume logico per i metadati.</p>

<p>L&#39;estensione continua di piccole fette, può riempire il volume dei metadati col rischio di corrompere l&#39;intero thin pool e prima che succeda, anche il volume dei metadati può dover essere esteso.</p>

<pre><code class="language-bash">lvextend --poolmetadatasize +1G vg_lab/lv_tp
</code></pre>

<h2 id="3-thin-pool-e-snapshot">3. Thin Pool e snapshot</h2>

<p>Un altro bel vantaggio della modalità thin pool è quello di facilitare l&#39;uso delle snapshot.</p>

<p>Trattandosi di volumi virtuali, la dimensione della snapshot non ha bisogno di essere dichiarata. La creazione di snapshot è estremamente semplice.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di una snapshot
lvcreate -s -n lv_snap vg_lab/vol_virt
</code></pre>

<p>Come pure sia la creazione di snapshot annidate che il rollback risultano molto più semplici ed efficienti.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di una snapshot
lvcreate -s -n lv_snap1 vg_lab/vol_virt

# creazione di una snapshot annidata
lvcreate -s -n lv_snap2 vg_lab/lv_snap1

# rollback
umount vol_1
lvconvert --merge vg_lab/lv_snap2
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/vol_virt vol_1
</code></pre>

<p>E a proposito di snapshot, occorre fare qualche osservazione.</p>

<p>Una serie di snapshot thin annidate, non è una catena di patch incrementali esposte al filesystem come si potrebbe pensare.
In virtù del CoW, la snapshot annidate fotograferanno sempre lo stesso istante: quello del file system all&#39;origine.</p>

<p>Facciamo un esempio:</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot
mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot
mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo ORIGINAL &gt; /mnt/test/file.txt
umount test

lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD1 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD2 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD3 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test
</code></pre>

<p>In questo esempio creo un volume virtuale, <code>vmroot</code>, e 3 snap annidate.</p>
<ol><li>Monto il volume virtuale.</li>
<li>La prima snapshot, <code>snap1</code>, fotografa il file system del volume virtuale che contiene il file con “ORIGINAL”.</li>
<li>Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.</li>
<li>La seconda snapshot, <code>snap2</code>, fotografa <code>snap1</code> che <strong>a sua volta conteneva il file system del volume virtuale che contiene il file con “ORIGINAL”</strong>.</li>
<li>Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.</li>
<li>La terza snapshot, <code>snap3</code>, fotografa <code>snap2</code> che <strong>a sua volta conteneva snap1.. ecc.</strong></li></ol>

<p>Quindi snapshot siffatte non realizzano un versioning del file system come si potrebbe pensare, piuttosto possono essere utili per creare alberi di cloni/read-only, ambienti temporanei derivati da uno stato consistente, ecc.</p>

<p>In sostanza tornano utili quando ho una base da cui faccio derivare <em>n</em> snapshot che condividono i blocchi comune e con CoW minimizzo lo spazio.</p>

<p>Il merge di una qualunque snapshot ricondurrà il file system allo stato originario.</p>

<pre><code>origin
 ├── snap1
 ├── snap2
 ├── snap3
</code></pre>

<p>Per lavorare sul delta come immaginiamo, si dovranno montare via via le snapshop, non il volume virtuale, e modificare quelle.</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot
mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot
mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo ORIGINAL &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot

lvchange -ay -K vgtest/snap1
mount /dev/vgtest/snap1 /mnt/test
echo MOD1 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1

lvchange -ay -K vgtest/snap2
mount /dev/vgtest/snap2 /mnt/test
echo MOD2 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2

lvchange -ay -K vgtest/snap3
mount /dev/vgtest/snap3 /mnt/test
echo MOD3 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test
</code></pre>

<p>In questo modo si “inverte” la logica del merge che, prima riconduceva il file system allo stato inizale, ora invece consolida le modifiche delle snapshot</p>

<pre><code>origin
 └── snap1
      └── snap2
           └── snap3
</code></pre>

<p>Il merge va fatto in ordine se si vogliono acquisire correttamente i delta.
Tuttavia questo approccio</p>
<ul><li>è raro</li>
<li>è difficile da gestire</li>
<li>complica i merge</li>
<li>può creare dependency tree intricati</li></ul>

<p>Per questo quasi tutti:</p>
<ul><li>snapshot sempre dell’origin</li>
<li>mai snapshot di snapshot</li>
<li>rollback lineare</li></ul>

<h2 id="4-cache-pool">4. Cache Pool</h2>

<p>Il cache pool di LVM serve a migliorare l&#39;accesso a dispositivi tradizionalmente lenti e lo fa combinando dischi  HDD con SSD/NVMe.</p>

<p>In sostanza avremo un gruppo di volumi costituito dai dischi HDD e un altro gruppo di volumi costituito dai dischi SDD/NVMe, la nostra cache.</p>

<p>Il <strong>Logical Volume Cache</strong> sul disco veloce migliora l&#39;accesso ad uno specifico volume logico del disco lento e prevede il ricorso a tutta una serie di tipi di volumi logici abbastanza variegata:</p>
<ul><li><strong>Origin LV</strong>: volume logico orignale costituito dai dischi lenti</li>
<li><strong>Cache pool LV</strong>: volume logico composto  a sua volta da altri due voumi logici: dati della cache e metadati della cache
<ul><li><strong>Cache data LV</strong>: volume logico contenente i <strong>blocchi di dati</strong> per il <strong>Cache pool LV</strong>.</li>
<li><strong>Cache metadata LV</strong>: volume logico contenente i <strong>metadatati</strong> per il <strong>Cache pool LV</strong>.</li></ul></li>
<li><strong>Cache LV</strong>: volume logico contenente l&#39;<strong>Origin LV</strong> e Il <strong>Cache pool LV</strong>. È il volume realemente utilizzabile</li>
<li><strong>Spare metadata LV</strong>: volume logico correlato ad una funzione di recovery data failure</li></ul>

<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/0d402c64b-2701fc/ghjmK6oYuYls/Zt6F2X7EaV5JxGJ3ZsvML0XgUmFAPWjrC4BlHSAA.jpg" alt="cacheLVM.jpg"></p>

<p>Quando si crea una cache ho due possibilità a seconda che si voglia massimizzare velocità o affidabilità:</p>
<ul><li><strong>writethrough</strong>: Le operazioni di scrittura vengono inviate sia alla cache SSD che all&#39;Origin HDD. La lettura avviene preferibilmente dalla cache.
È la modalità più sicura. Se l&#39;SSD muore, nessun dato va perso ma è meno efficiente in scrittura perché Origin HDD diventa il collo di bottiglia,</li>
<li><strong>writeback</strong>: più veloce ma meno sicuro. Le scritture vengono salvate immediatamente sulla cache veloce e sincronizzate sull&#39;HDD in background in un secondo momento. Se si dovesse rompere il disco di cache, c&#39;è il rischio di una perdita di dati.</li></ul>

<p>Il dimensionamento della cache è proporzionale alla dimensione del disco origin.
Di solito si aggira in un range del 2-10%</p>
<ul><li>2%: archiviazione sequenziale, file di grandi dimensioni;</li>
<li>5%: <strong>standard consigliato</strong>. File server generico, utilizzo desktop/workstation;</li>
<li>10%: carichi di lavoro intensivi e casuali come database SQL/NoSQL attivi, nodi di virtualizzazione densi (molte VM), ecc.</li></ul>

<p>Non è necessario prevedere da subito Il disco di cache (se c&#39;è stata la possibilità tanto meglio), ma si può aggiungere in un secondo momento estendendo il gruppo di volumi contenente l&#39;HDD e battezzando l&#39;LV di cache.</p>

<p>Perpariamo il nostro laboratorio in cui abbiamo un HD lento con un unico volume logico a cui applichiamo una cache.</p>
<ul><li>disco lento: 2 GiB</li>
<li>disco veloce: 500 MiB</li>
<li>cache: 5% di 2 GiB (~100 MiB)</li></ul>

<pre><code class="language-bash"># creazione del device fisico per il laboratorio
fallocate -l 2GiB slow_disk.img

# attach del device e creazione del gruppo di volumi
vgcreate vg_lab $(losetup -Pf --show slow_disk.img)

# creazione e formattazione dell&#39;unico volume logico
lvcreate -n lv_origin vg_lab -l 100%FREE
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_origin
</code></pre>

<p>Ora aggiungiamo il disco che farà da cache estendendo il gruppo di volumi:</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione del device fisico di cache per il laboratorio
fallocate -l 500MiB fast_disk.img

# attach del dispositivo e estensione del gruppo di volumi
DEV_FAST=$(losetup -Pf --show fast_disk.img)
vgextend vg_lab &#34;${DEV_FAST}&#34;
</code></pre>

<p>Il cache pool lv può essere configurato automaticamente oppure manualente.</p>

<h3 id="4-1-caso-1-configurazione-automatica-del-cache-pool-lv">4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv</h3>

<p>In un unico passaggio, convertiamo il volume logico attuale in un volume logico con cache.</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate \
  --type cache \
  --cachemode writethrough \
  -l 5%FREE \
  -n cache_pool vg_lab/lv_origin &#34;${DEV_FAST}&#34;
</code></pre>

<p>Dopo questo comando vedremo che il volume logico <strong>lv_origin</strong> incapsula il cache pool (<strong>lv_origincache_cpool</strong>) e il volume logico dei dati (<strong>lv_origin_corig</strong>).</p>

<p>Il cache pool è composto da due volumi logici per i dati (<strong>lv_origincache_cpool_cdata</strong>) e i metadati (<strong>lv_origincache_cpool_cmeta</strong>).</p>

<p>Infine distinguiamo anche il volume logico di metadati spare da utilizzare per un eventuale data recovery failure (<strong>lvol0_pmspare</strong>).</p>

<pre><code class="language-bash">lvs -a
  LV                           VG        Attr       LSize   Pool                   Origin            Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert
  home                         vg_fedora -wi-ao---- 409,81g                                                           
  root                         vg_fedora -wi-ao----  50,00g                                                           
  swap                         vg_fedora -wi-ao----  16,00g                                                           
  lv_origin                    vg_lab    Cwi-a-C---  &lt;2,00g [lv_origincache_cpool] [lv_origin_corig] 0,00   0,59            0,00
  [lv_origin_corig]            vg_lab    owi-aoC---  &lt;2,00g                                                           
  [lv_origincache_cpool]       vg_lab    Cwi---C---   8,00m                                          0,00   0,59            0,00
  [lv_origincache_cpool_cdata] vg_lab    Cwi-ao----   8,00m                                                           
  [lv_origincache_cpool_cmeta] vg_lab    ewi-ao----   8,00m                                                           
  [lvol0_pmspare]              vg_lab    ewi-------   8,00m 

</code></pre>

<h3 id="4-2-caso-2-configurazione-manuale-del-cache-pool-lv">4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv</h3>

<p>Se invece vogliamo intervenire su ogni singolo passaggio della creazione del cache pool:</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione dei volumi logici meta e dati per il cache pool
lvcreate -n cache_pool_meta -L 10M vg_lab &#34;${DEV_FAST}&#34;
lvcreate -n cache_pool -l 5%FREE vg_lab &#34;${DEV_FAST}&#34;

# creazione del cache pool assemblando meta e data
lvconvert \
  --type cache-pool \
  --cachemode writethrough \
  --poolmetadata vg_lab/cache_pool_meta vg_lab/cache_pool

# conversione del volume logico origin nel nuovo volume logico con cache
lvconvert \
  --type cache \
  --cachepool vg_lab/cache_pool vg_lab/lv_origin
</code></pre>

<p>In realtà è meglio lasciare a LVM il compito di dimensionare correttamente il volume per i metadati.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione della cache pool
lvcreate --type cache-pool -l 5%FREE -n cache_cpool vg_lab &#34;${DEV_FAST}&#34;

# conversione del volume logico originale in un volume logico con cache
lvconvert \
  --type cache \
  --cachepool vg_lab/cache_cpool vg_lab/lv_origin
</code></pre>

<h3 id="4-3-switch-della-modalità">4.3. Switch della modalità</h3>

<p>Per cambiare modalità fra <strong>writetrough</strong> e <strong>writeback</strong> (se non specificato nella definizione della cache pool, il default è <strong>writethrough</strong>).</p>

<pre><code class="language-bash">lvchange --cachemode writeback vg_lab/lv_origin
</code></pre>

<h3 id="4-4-rimozione-della-cache">4.4. Rimozione della cache</h3>

<p>Se volessi levare il disco di cache e ritornare al volume logico di partenza:</p>

<pre><code class="language-bash">lvconvert --uncache vg_lab/lv_origin
  Logical volume &#34;lv_origincache_cpool&#34; successfully removed.
  Logical volume vg_lab/lv_origin is not cached.
```https://noblogo.org/ebdpsbxxid/edit#publish
e `lvs -a` mostra il volume logico in queste condizioni:
```bash
lvs -a
  LV        VG        Attr       LSize   Pool Origin Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert
  lv_origin vg_lab    -wi-a-----  &lt;2,00g
</code></pre>

<h3 id="4-5-monitoraggio">4.5. Monitoraggio</h3>

<pre><code class="language-bash">lvs -a -o lv_name,lv_size,cache_mode,data_percent,metadata_percent vg_lab
</code></pre>

<h2 id="5-lvm-stripe">5. LVM Stripe</h2>

<p>Analogo a <strong>Raid 0</strong>, l&#39;uso diretto di stripe in lvm  attraverso il mappatore interno <strong>dm-stripe</strong>, permette di definire su quali e quanti dischi va frammentata l&#39;informazione da memorizzare allo scopo di aumentare le prestazioni.</p>

<p><strong>Considerazioni:</strong></p>
<ul><li>Il gruppo di volumi deve contenere almeno due dischi fisici.</li>
<li>È preferibile che i dischi fisici abbiano tutti la stessa velocità altrimenti quello più lento diventerà il collo di bottiglia.</li>
<li>È possibile che <em>i</em> &lt; <em>n</em>, dove <em>i</em> è il numero di dischi per  lo stripe e <em>n</em> è il numero totale di dischi del gruppo di volumi</li>
<li>È anche possibile specificare i dischi va applicato lo stripe.</li>
<li>La dimensione dello stripe è di 64K come default. Ma per file molto grandi, video o database, la dimensione può essere anche di 128K o 256K</li></ul>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 3 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd

# stripe su due dischi a caso di vg_lab
lvcreate -i 2 -I 64k -L 10G -n lv_stripe vg_lab

# stripe su tutti i dischi di vg_lab
lvcreate -i 3 -I 64k -L 10G -n lv_stripe vg_lab

# stripe sui dischi sdc e sdd con uno stripe size di 128K
lvcreate -i 2 -I 128k -L 10G -n lv_stripe vg_lab /dev/sdc /dev/sdd
</code></pre>

<p>Come ogni raid 0, massime prestazioni e sicurezza 0. Se un disco si rompe, addio ai dati.</p>

<h2 id="6-lvm-mirror">6. LVM Mirror</h2>

<p>Come per <strong>lvm stripe</strong> analogo a <strong>raid 0</strong>, il <strong>mirror</strong> in lvm tramite il mappatore interno <strong>dm-mirror</strong>, è assimiliabile a <strong>raid 1</strong>.</p>

<p>Come ogni raid 1 che si rispetti, il chiaro vantaggio di questo approccio è proprio la ridondanza dei dati che, al costo del sacrificio di un disco, permette di correre ai ripari se uno dei dischi si danneggia.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 2 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc

# creazione del volume logico &#34;mirror&#34;
lvcreate -m 1 -L 10G -n lv_mirror vg_lab
</code></pre>

<p>Il mirror diretto attraverso LVM in realtà è considerato legacy. Si consiglia di usare l&#39;approccio più moderno che prevede di specificare il tipo, raid <em>x</em>, nell&#39;invocazione di <strong>lvcreate</strong> perché userà il modulo specializzato del kernel per il raid software.</p>

<p>LVM mirror infatti pur essendo funzionalmente equivalente ad un raid 1 non è altrettanto efficace perché si basa su un log di sincronizzazione dove lvm tiene traccia degli elementi allineati.</p>

<p>Tale log deve stare su un altro disco (che diventa un altro punto di vulnerabilità) e quando c&#39;è bisogno di ricostruire l&#39;array in caso di rottura di un disco, l&#39;operazione è molto lenta.</p>

<h2 id="7-lvm-raid">7. LVM Raid</h2>

<p>Il raid lvm è un modo per prendere il meglio dei due mondi.</p>

<p>Non è che LVM abbia una sua implementazione del raid.
Il raid “tradizionale” si basa sul sottosistema <strong>Multiple Devices</strong> del kernel e lavora direttamente sui dispositivi a blocchi.</p>

<p>LVM si interfaccia direttamente con il modulo <strong>md</strong> del kernel per attingere alle funzioni di raid così da offrire, attraverso <strong>device mapper</strong>, un&#39;interfaccia unica per la gestione dei volumi e del raid.</p>

<h3 id="7-1-raid-0-stripe">7.1. Raid 0 (Stripe)</h3>

<pre><code class="language-bash">lvcreate --type raid0 -i 2 -I 64k -L 10G -n lv_raid0 vg_lab
</code></pre>

<p>A differenza del mirror, non ci sono gli stessi problemi per stripe. Il mappatore nativo di LVM, <strong>dm-stripe</strong>, fa bene il suo lavoro.</p>

<p>Usare lvmraid in questo caso resta vantaggioso per ragioni di coerenza. L&#39;uso del modulo <strong>md</strong> rende possibile un&#39;eventuale evoluzione verso livelli superiori (come RAID 1 o RAID 5).</p>

<h3 id="7-2-raid-1-mirroring">7.2. Raid 1 (Mirroring)</h3>

<p>L&#39;alternativa moderna al vecchio lvm mirror che risolve i suoi problemi di efficienza usando il modulo <strong>md</strong>.</p>

<p>Basandoci sull&#39;esempio di prima:</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate --type raid1 -m 1 -L 10G -n lv_raid1 vg_lab
</code></pre>

<h3 id="7-3-raid-5-stripe-con-parità-singola">7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)</h3>

<p>Creiamo un volume logico con RAID 5 basato su 4 dischi (stripe su 3 dischi e uno per la parità):</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid5 -i 3 -L 10G -n lv_raid5 vg_lab
</code></pre>

<h3 id="7-4-raid-6-stripe-con-parità-doppia">7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)</h3>

<p>Se vogliamo una parità doppia su 4 dischi (2 stripe e due di parità);</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid6 -i 2 -L 10G -n lv_raid6 vg_lab
</code></pre>

<h3 id="7-5-raid-10">7.5. Raid 10</h3>

<p>E veniamo al RAID 1+0, uno stripe su <em>n</em> array in mirror per combinare l&#39;efficienza dello stripe con la sicurezza del mirror:</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid10 -i 2 -m 1 -L 10G -n lv_raid10 vg_lab
</code></pre>

<h3 id="7-6-come-monitorare-il-raid">7.6. Come monitorare il raid</h3>

<p><strong>Metodo rapido:</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvs -o name,vg_name,copy_percent,lv_attr,raid_health_status,devices vg_lab

# Combinandolo con watch posso vedere per es. la percentuale 
# di completamento della copia in caso di sostituzione del disco
watch -n 1 lvs -o name,vg_name,copy_percent,lv_attr,raid_health_status,devices vg_lab
</code></pre>

<p><strong>Metodo dettagliato:</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvdisplay vg_lab/lv_raid5
</code></pre>

<p><strong>Monitoraggio a basso livello:</strong>
Balamente, visto che viene usato il modulo <strong>md</strong>:</p>

<pre><code class="language-bash">cat /proc/mdstat
</code></pre>

<h3 id="7-7-come-intervenire-in-caso-di-guasto">7.7. Come intervenire in caso di guasto</h3>

<p>Con <code>lvs</code> vedremo che lo stato del volume è diventato <code>degraded</code>.
Con <code>pvpdisplay</code> possiamo individuare il device danneggiato che comparirà come <code>unknown device</code> o con un sacco di errori I/O .</p>

<p>Dopo aver estratto il disco e messo quello nuovo, supponendo sia <code>/dev/sdc</code>, procediamo con la ricostruzione dell&#39;array:</p>

<pre><code class="language-bash"># inizializzazione nuovo disco
pvcreate /dev/sdc

# aggiunta del nuovo disco al gruppo
vgextend vg_lab /dev/sdc

# array rebuild
lvconvert --repair vg_lab/lv_raid5

# rimozione disco danneggiato dal gruppo di volumi
vgreduce --removemissing vg_lab
</code></pre>

<p>#lvm #dm #devicemapper #md #multipledevices #snapshot #thinpool #thinprovisioning #cachepool #raid #lvmraid</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cyberdyne Systems</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ebdpsbxxid</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2026 06:08:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il turno della civetta</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/il-turno-della-civetta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il turno della civetta&#xA;&#xA;L’asfalto di viale Jenner ha il colore del piombo e la stessa capacità di pesare sul petto. A Milano, dopo la mezzanotte, l&#39;aria cambia sapore: perde il retrogusto di uffici e aperitivi e prende quello di gomma bruciata e di umidità.&#xA;Vincenzo spense il motore della sua Punto grigia, un fantasma tra i fantasmi parcheggiati sul marciapiede. Lavorava per la Vigilanza Ambrosiana da dodici anni. Dodici anni di chiavi che giravano nelle toppe di capannoni disabitati, di fari puntati contro vetrate di banche vuote e di caffè pessimi buttati giù nei distributori automatici h24. Lo chiamavano &#34;Il turno della civetta&#34;, quello che comincia quando i fari delle auto diminuiscono e i lampioni iniziano a ronzare come insetti impazziti. Quella notte la nebbia non era la solita coltre fitta di un tempo, ma un velo bastardo, una bava trasparente che impastava le luci dei semafori, trasformandole in macchie di sangue sospese nel vuoto.&#xA;Vincenzo diede un&#39;occhiata al foglio di via elettronico sul tablet fissato al cruscotto. Prossimo controllo: Stampa &amp; Grafica Milanese, una tipografia semi-abbandonata in una traversa di via Dergano. Un posto che odorava di inchiostro secco e fallimento. Il proprietario pagava ancora la quota minima di vigilanza solo per evitare che gli occupanti abusivi smantellassero i vecchi macchinari di ghisa per rivenderli al peso. Scese dall&#39;auto. Il freddo di Milano a novembre ti si infila sotto il colletto della divisa come una lama sottile. Sistemò la torcia pesante nella fondina e si diresse verso il cancello carrabile. Tutto regolare. La catena era tesa, il lucchetto graffiato ma chiuso. Camminò lungo il perimetro, i passi attutiti dalle foglie marce che marcivano sul cemento. Arrivato alla porta sul retro, quella d&#39;acciaio tamburato, si bloccò. C’era qualcosa che non andava. L’odore. Non era il solito mix di muffa e solventi chimici classico di aziende simili a questa. Era un odore dolciastro, denso, che Vincenzo aveva imparato a conoscere vent&#39;anni prima, durante il servizio militare nei Balcani. L&#39;odore del ferro che incontra l&#39;aria. Sangue. &#xA;Impugnò la torcia con la mano sinistra, usandola come scudo, e avvicinò la destra alla Beretta d&#39;ordinanza. Non la estrasse, non ancora. La burocrazia per un colpo sparato in servizio era un incubo peggiore di una coltellata. Spinse la porta. Era accostata. La serratura era stata aperta dall&#39;interno, o forse con una chiave passe-partout. Nessun segno di scasso. Il fascio di luce bianca della torcia tagliò il buio della tipografia. Le ombre dei vecchi rulli da stampa si allungarono sulle pareti come dita di scheletri giganti. Polvere, ragnatele e, sul pavimento, una scia scura. Lucida. Vincenzo seguì la traccia con lo sguardo. Le gocce diventavano strisciate, come se qualcuno avesse trascinato un sacco pesante. La scia portava dritto verso il fondo del capannone, dove i vecchi uffici amministrativi erano separati dalla produzione da una parete di plexiglas ingiallito.&#xA;«C’è qualcuno?» Disse Vincenzo. La sua voce risuonò vuota, subito inghiottita dal silenzio pesante del locale. Nessuna risposta. Solo il ticchettio ritmico di un tubo al neon difettoso che cercava disperatamente di accendersi in un angolo, producendo un lampo violaceo ogni tre secondi. Zac. Zac. Zac.&#xA;Fece tre passi avanti. Le suole di gomma degli anfibi di ordinanza fischiavano sul pavimento di resina. Il cuore aveva preso a battere contro le costole con la violenza di un pistone. Raggiunse la porta dell&#39;ufficio. La scia di sangue passava sotto lo zoccolino di legno. Con un movimento rapido, Vincenzo spalancò la porta e puntò la torcia. L’uomo era seduto sulla sedia girevole dietro la scrivania metallica. La testa era reclinata all&#39;indietro, gli occhi sbarrati che fissavano il soffitto scrostato. Indossava un cappotto elegante, di quelli che si acquistano nei negozi del centro, ora inzuppato di un rosso scuro sul petto. Tre fori netti. Un lavoro pulito, da professionisti. Vincenzo riconobbe quel volto. Lo aveva visto sui giornali quella stessa mattina. Era l&#39;assessore all&#39;urbanistica del Comune, l&#39;uomo d&#39;oro della nuova Milano dei grattacieli e dei fondi d&#39;investimento stranieri. Accanto al cadavere, sulla scrivania, c&#39;era una borsa di pelle aperta. Vuota. Vincenzo fece un respiro profondo, cercando di dominare la nausea. Portò la mano alla radio sulla spalla per chiamare la centrale. «Centrale da pattuglia 4, mi sentite? Ho un codice rosso in via...»&#xA;Click.&#xA;Il rumore metallico alle sue spalle fu quasi impercettibile, ma per Vincenzo fu chiaro come un colpo di cannone. Il rumore di un cane che viene armato. Una canna di pistola appoggiata esattamente alla base del suo cranio, dove la carne è più tenera. Il neon difettoso fece un altro scatto. Zac. Per un millesimo di secondo, il riflesso sul plexiglas dell&#39;ufficio mostrò a Vincenzo la figura alle sue spalle. Un uomo alto, completamente vestito di nero, con il volto coperto da un passamontagna.&#xA;«Lascia cadere la radio, Vincenzo. Piano» &#xA;Non era la voce di un criminale comune. Era calma, ferma, priva di inflessioni dialettali. Una voce colta, quasi annoiata. Ma la cosa che fece gelare il sangue nelle vene della guardia giurata non fu il tono. Fu il fatto che quell&#39;uomo conoscesse il suo nome.&#xA;Vincenzo obbedì. Aprì le dita e la radio cadde a terra con un rumore sordo, grattando sul pavimento.&#xA;«Bravo. Ora la pistola. Con due dita. Lasciala scivolare fuori dalla fondina.»&#xA;Vincenzo eseguì anche quell&#39;ordine. La Beretta scivolò sul cemento, allontanandosi di un paio di metri. La pressione della canna contro la sua nuca non diminuì di un millimetro.&#xA;«Non ho visto niente» disse Vincenzo, odiando il tremito che gli incrinava la voce. «È solo un controllo di routine. Posso girarmi e andarmene. La radio non era ancora in collegamento, non ho fatto in tempo a dare la posizione.»&#xA;Una leggera risata risuonò nell&#39;oscurità dell&#39;ufficio.&#xA;«Lo so che non hai fatto in tempo, Vincenzo. Controllo la frequenza della tua centrale da due ore. E so anche che sei un brav&#39;uomo. Un uomo che ha un mutuo a Bresso e una figlia che studia all&#39;università.»&#xA;Vincenzo tese i muscoli delle gambe. La mente cercava disperatamente una via d&#39;uscita, un riflesso nel plexiglas, un millimetro di spazio per tentare una mossa disperata. Ma chiunque ci fosse dietro di lui sapeva esattamente come tenere in ostaggio un corpo. La pressione della pistola si fece più forte, costringendolo a inclinare la testa in avanti.&#xA;«Vedi.» Continuò la voce, avvicinandosi al suo orecchio, tanto che Vincenzo potette sentirne l&#39;odore di menta e dopobarba costoso, «L&#39;assessore qui presente pensava di poter cambiare le carte in tavola all&#39;ultimo momento. Pensava che Milano fosse sua. Ma Milano non appartiene a chi ci vive, e nemmeno a chi la governa. Milano appartiene a chi la compra.»&#xA;L&#39;uomo in nero allungò la mano libera e prese un oggetto dalla tasca del cappotto dell&#39;assessore morto. Un piccolo dispositivo USB, d&#39;oro lucido.&#xA;«Ora ti darò una scelta, Vincenzo. Una scelta che cambierà il resto della tua notte, o il resto della tua vita.»&#xA;L&#39;ombra fece un passo di lato, quel tanto che bastava per permettere a Vincenzo di vederlo con la coda dell&#39;occhio, senza però abbandonare la linea di tiro della pistola. Con la mano guantata di pelle nera, l&#39;assassino estrasse dalla giacca una busta di plastica trasparente. Dentro c&#39;era una mazzetta di banconote da cinquecento euro. Spessa tre dita.&#xA;«Opzione A: prendi questa busta. Domattina ti licenzi, estingui il mutuo e ti dimentichi di essere mai entrato in questa tipografia. Io esco da quella porta e tu aspetti dieci minuti prima di chiamare il 112, inventando la storia di un tizio incappucciato fuggito nei campi.»&#xA;L&#39;assassino fece una pausa. Il neon scattò ancora. Zac. Il silenzio di Milano dopo la mezzanotte sembrò amplificare il rumore del respiro di Vincenzo.&#xA;«E l&#39;opzione B?» Chiese la guardia giurata, sapendo già la risposta.&#xA;L&#39;uomo sorrise sotto il passamontagna; Vincenzo lo capì dalle rughe che si formarono attorno agli occhi chiari, spietati.&#xA;«L&#39;opzione B è gratis, Vincenzo. E dura un millesimo di secondo. Allora, che tipo di milanese sei? Uno che lavora o uno che guadagna?»&#xA;L&#39;assassino abbassò leggermente la pistola, puntandola non più alla nuca, ma al centro della schiena di Vincenzo, lasciando la busta di denaro sul tavolo, proprio accanto alla mano irrigidita dell&#39;assessore morto.&#xA;Vincenzo guardò i soldi. Poi guardò il sangue che gocciolava dalla scrivania. La sua mano destra rimase sospesa a metà aria, tesa tra il riflesso della Beretta sul pavimento e i pezzi da cinquecento euro. Fuori, in lontananza, la sirena di un&#39;ambulanza cominciò a urlare, avvicinandosi lungo viale Jenner.&#xA;«Cinque secondi, Vincenzo» Sussurrò la voce nel buio, e il rumore del grilletto che veniva leggermente premuto pose fine a ogni ulteriore domanda.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il turno della civetta</p>

<p>L’asfalto di viale Jenner ha il colore del piombo e la stessa capacità di pesare sul petto. A Milano, dopo la mezzanotte, l&#39;aria cambia sapore: perde il retrogusto di uffici e aperitivi e prende quello di gomma bruciata e di umidità.
Vincenzo spense il motore della sua Punto grigia, un fantasma tra i fantasmi parcheggiati sul marciapiede. Lavorava per la Vigilanza Ambrosiana da dodici anni. Dodici anni di chiavi che giravano nelle toppe di capannoni disabitati, di fari puntati contro vetrate di banche vuote e di caffè pessimi buttati giù nei distributori automatici h24. Lo chiamavano “Il turno della civetta”, quello che comincia quando i fari delle auto diminuiscono e i lampioni iniziano a ronzare come insetti impazziti. Quella notte la nebbia non era la solita coltre fitta di un tempo, ma un velo bastardo, una bava trasparente che impastava le luci dei semafori, trasformandole in macchie di sangue sospese nel vuoto.
Vincenzo diede un&#39;occhiata al foglio di via elettronico sul tablet fissato al cruscotto. Prossimo controllo: Stampa &amp; Grafica Milanese, una tipografia semi-abbandonata in una traversa di via Dergano. Un posto che odorava di inchiostro secco e fallimento. Il proprietario pagava ancora la quota minima di vigilanza solo per evitare che gli occupanti abusivi smantellassero i vecchi macchinari di ghisa per rivenderli al peso. Scese dall&#39;auto. Il freddo di Milano a novembre ti si infila sotto il colletto della divisa come una lama sottile. Sistemò la torcia pesante nella fondina e si diresse verso il cancello carrabile. Tutto regolare. La catena era tesa, il lucchetto graffiato ma chiuso. Camminò lungo il perimetro, i passi attutiti dalle foglie marce che marcivano sul cemento. Arrivato alla porta sul retro, quella d&#39;acciaio tamburato, si bloccò. C’era qualcosa che non andava. L’odore. Non era il solito mix di muffa e solventi chimici classico di aziende simili a questa. Era un odore dolciastro, denso, che Vincenzo aveva imparato a conoscere vent&#39;anni prima, durante il servizio militare nei Balcani. L&#39;odore del ferro che incontra l&#39;aria. Sangue.
Impugnò la torcia con la mano sinistra, usandola come scudo, e avvicinò la destra alla Beretta d&#39;ordinanza. Non la estrasse, non ancora. La burocrazia per un colpo sparato in servizio era un incubo peggiore di una coltellata. Spinse la porta. Era accostata. La serratura era stata aperta dall&#39;interno, o forse con una chiave passe-partout. Nessun segno di scasso. Il fascio di luce bianca della torcia tagliò il buio della tipografia. Le ombre dei vecchi rulli da stampa si allungarono sulle pareti come dita di scheletri giganti. Polvere, ragnatele e, sul pavimento, una scia scura. Lucida. Vincenzo seguì la traccia con lo sguardo. Le gocce diventavano strisciate, come se qualcuno avesse trascinato un sacco pesante. La scia portava dritto verso il fondo del capannone, dove i vecchi uffici amministrativi erano separati dalla produzione da una parete di plexiglas ingiallito.
«C’è qualcuno?» Disse Vincenzo. La sua voce risuonò vuota, subito inghiottita dal silenzio pesante del locale. Nessuna risposta. Solo il ticchettio ritmico di un tubo al neon difettoso che cercava disperatamente di accendersi in un angolo, producendo un lampo violaceo ogni tre secondi. Zac. Zac. Zac.
Fece tre passi avanti. Le suole di gomma degli anfibi di ordinanza fischiavano sul pavimento di resina. Il cuore aveva preso a battere contro le costole con la violenza di un pistone. Raggiunse la porta dell&#39;ufficio. La scia di sangue passava sotto lo zoccolino di legno. Con un movimento rapido, Vincenzo spalancò la porta e puntò la torcia. L’uomo era seduto sulla sedia girevole dietro la scrivania metallica. La testa era reclinata all&#39;indietro, gli occhi sbarrati che fissavano il soffitto scrostato. Indossava un cappotto elegante, di quelli che si acquistano nei negozi del centro, ora inzuppato di un rosso scuro sul petto. Tre fori netti. Un lavoro pulito, da professionisti. Vincenzo riconobbe quel volto. Lo aveva visto sui giornali quella stessa mattina. Era l&#39;assessore all&#39;urbanistica del Comune, l&#39;uomo d&#39;oro della nuova Milano dei grattacieli e dei fondi d&#39;investimento stranieri. Accanto al cadavere, sulla scrivania, c&#39;era una borsa di pelle aperta. Vuota. Vincenzo fece un respiro profondo, cercando di dominare la nausea. Portò la mano alla radio sulla spalla per chiamare la centrale. «Centrale da pattuglia 4, mi sentite? Ho un codice rosso in via...»
Click.
Il rumore metallico alle sue spalle fu quasi impercettibile, ma per Vincenzo fu chiaro come un colpo di cannone. Il rumore di un cane che viene armato. Una canna di pistola appoggiata esattamente alla base del suo cranio, dove la carne è più tenera. Il neon difettoso fece un altro scatto. Zac. Per un millesimo di secondo, il riflesso sul plexiglas dell&#39;ufficio mostrò a Vincenzo la figura alle sue spalle. Un uomo alto, completamente vestito di nero, con il volto coperto da un passamontagna.
«Lascia cadere la radio, Vincenzo. Piano»
Non era la voce di un criminale comune. Era calma, ferma, priva di inflessioni dialettali. Una voce colta, quasi annoiata. Ma la cosa che fece gelare il sangue nelle vene della guardia giurata non fu il tono. Fu il fatto che quell&#39;uomo conoscesse il suo nome.
Vincenzo obbedì. Aprì le dita e la radio cadde a terra con un rumore sordo, grattando sul pavimento.
«Bravo. Ora la pistola. Con due dita. Lasciala scivolare fuori dalla fondina.»
Vincenzo eseguì anche quell&#39;ordine. La Beretta scivolò sul cemento, allontanandosi di un paio di metri. La pressione della canna contro la sua nuca non diminuì di un millimetro.
«Non ho visto niente» disse Vincenzo, odiando il tremito che gli incrinava la voce. «È solo un controllo di routine. Posso girarmi e andarmene. La radio non era ancora in collegamento, non ho fatto in tempo a dare la posizione.»
Una leggera risata risuonò nell&#39;oscurità dell&#39;ufficio.
«Lo so che non hai fatto in tempo, Vincenzo. Controllo la frequenza della tua centrale da due ore. E so anche che sei un brav&#39;uomo. Un uomo che ha un mutuo a Bresso e una figlia che studia all&#39;università.»
Vincenzo tese i muscoli delle gambe. La mente cercava disperatamente una via d&#39;uscita, un riflesso nel plexiglas, un millimetro di spazio per tentare una mossa disperata. Ma chiunque ci fosse dietro di lui sapeva esattamente come tenere in ostaggio un corpo. La pressione della pistola si fece più forte, costringendolo a inclinare la testa in avanti.
«Vedi.» Continuò la voce, avvicinandosi al suo orecchio, tanto che Vincenzo potette sentirne l&#39;odore di menta e dopobarba costoso, «L&#39;assessore qui presente pensava di poter cambiare le carte in tavola all&#39;ultimo momento. Pensava che Milano fosse sua. Ma Milano non appartiene a chi ci vive, e nemmeno a chi la governa. Milano appartiene a chi la compra.»
L&#39;uomo in nero allungò la mano libera e prese un oggetto dalla tasca del cappotto dell&#39;assessore morto. Un piccolo dispositivo USB, d&#39;oro lucido.
«Ora ti darò una scelta, Vincenzo. Una scelta che cambierà il resto della tua notte, o il resto della tua vita.»
L&#39;ombra fece un passo di lato, quel tanto che bastava per permettere a Vincenzo di vederlo con la coda dell&#39;occhio, senza però abbandonare la linea di tiro della pistola. Con la mano guantata di pelle nera, l&#39;assassino estrasse dalla giacca una busta di plastica trasparente. Dentro c&#39;era una mazzetta di banconote da cinquecento euro. Spessa tre dita.
«Opzione A: prendi questa busta. Domattina ti licenzi, estingui il mutuo e ti dimentichi di essere mai entrato in questa tipografia. Io esco da quella porta e tu aspetti dieci minuti prima di chiamare il 112, inventando la storia di un tizio incappucciato fuggito nei campi.»
L&#39;assassino fece una pausa. Il neon scattò ancora. Zac. Il silenzio di Milano dopo la mezzanotte sembrò amplificare il rumore del respiro di Vincenzo.
«E l&#39;opzione B?» Chiese la guardia giurata, sapendo già la risposta.
L&#39;uomo sorrise sotto il passamontagna; Vincenzo lo capì dalle rughe che si formarono attorno agli occhi chiari, spietati.
«L&#39;opzione B è gratis, Vincenzo. E dura un millesimo di secondo. Allora, che tipo di milanese sei? Uno che lavora o uno che guadagna?»
L&#39;assassino abbassò leggermente la pistola, puntandola non più alla nuca, ma al centro della schiena di Vincenzo, lasciando la busta di denaro sul tavolo, proprio accanto alla mano irrigidita dell&#39;assessore morto.
Vincenzo guardò i soldi. Poi guardò il sangue che gocciolava dalla scrivania. La sua mano destra rimase sospesa a metà aria, tesa tra il riflesso della Beretta sul pavimento e i pezzi da cinquecento euro. Fuori, in lontananza, la sirena di un&#39;ambulanza cominciò a urlare, avvicinandosi lungo viale Jenner.
«Cinque secondi, Vincenzo» Sussurrò la voce nel buio, e il rumore del grilletto che veniva leggermente premuto pose fine a ogni ulteriore domanda.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ikm3wrvokb</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 21:18:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;Papà - mi chiede secondogenito - come si chiama in italiano uno sciame di...</title>
      <link>https://noblogo.org/fabriziovenerandi/papa-mi-chiede-secondogenito-come-si-chiama-in-italiano-uno-sciame-di</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;Papà - mi chiede secondogenito - come si chiama in italiano uno sciame di galline?&#34;.&#xA;Così i dialoghi con i miei figli, sembra di stare in una sit-com dal vivo o in un pezzo di Ionesco. &#34;Uno sciame di galline?&#34;chiedo. Lui ha il cellulare in mano, mi guarda, guarda il cellulare. &#34;In inglese c&#39;è un termine, ma non so come funzioni in italiano&#34;. Ci penso. &#34;Non funziona, in italiano. Non c&#39;è un termine per definire un gruppo di galline&#34;. Secondogenito mi guarda, non dice niente, cerca su Google. &#34;Qua - spiega dopo un po&#39;- internet dice stormo&#34;. Lo guardo. &#34;Stormo di galline?&#34; faccio io con viso inespressivo. &#34;Così dice internet&#34; fa lui. &#34;Ma internet chi?&#34; chiedo io.&#xA;&#xA;&#39;Internet&#39; in questo caso sono quasi tutti siti di vendita online. &#34;Sono tradotti in automatico&#34; spiego a secondogenito. &#34;Non esiste l&#39;espressione stormo di galline, o almeno io non l&#39;ho mai sentita. E io ne ho sentite tante&#34; concludo. Secondogenito sorride e mi mostra il cellulare. &#34;Padre, quello a cui stai assistendo è la lingua italiana che si evolve&#34; dice sornione. Se mille siti parlano di stormi di galline prima o poi avremo le galline in stormi.&#xA;&#xA;&#34;A proposito  - continua secondogenito - sai come si chiama un gruppo di corvi in inglese?&#34;. &#34;Lo ignoro&#34; rispondo. Secondogenito fa un sorriso mellifluo, solenne: &#34;murder&#34; dice con un certo compiacimento lessicale. &#34;Murder&#34; ripeto io rapito.&#xA;&#xA;A questo punto entra in scena anche terzogenita. &#34;E sapete - fa lei - come si chiama un gruppo di furetti?&#34;. &#34;Furetti?&#34; chiedo io e lei annnuisce. Guardo secondogenito che alza le spalle. Questa volta è terzogenita che sorridendo lascia andare il suo vocabolo segreto: &#34;business&#34;. Secondogenito corre a cercare sul cellulare. Legge, sorride. &#34;È vero&#34; conferma. Continua a leggere e poi mette via il cellulare e inizia a guardarci sardonico.&#xA;&#xA;In pratica, spiega, i gruppi di animali in inglese vennero inizialmente chiamati  con un aggettivo che richiamasse le loro caratteristiche. Murder per i corvi. Pride per i leoni. &#xA;&#xA;&#34;Un attimo - lo interrompo - vuoi dire che in inglese si dice &#34;a pride of leons&#34; per dire un branco di leoni?&#34;. Secondogenito annuisce. &#34;Cristo santo&#34; faccio io. &#34;Sono dei pazzi&#34;.&#xA;&#xA;&#34;E business per i furetti? Allora vuol dire che i furetti sono bravi in affari?&#34; chiede terzogenita divertita. Secondogenito fa no-no con la testa. &#34;È stato un errore di trascrizione. In origine doveva essere &#34;busyness&#34;. Indaffarati. Sai come sono i furetti&#34; spiega. &#xA;&#xA;&#34;Certo - rispondo io - è che tendo a dimenticarlo&#34;.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“Papà – mi chiede secondogenito – come si chiama in italiano uno sciame di galline?”.
Così i dialoghi con i miei figli, sembra di stare in una sit-com dal vivo o in un pezzo di Ionesco. “Uno sciame di galline?“chiedo. Lui ha il cellulare in mano, mi guarda, guarda il cellulare. “In inglese c&#39;è un termine, ma non so come funzioni in italiano”. Ci penso. “Non funziona, in italiano. Non c&#39;è un termine per definire un gruppo di galline”. Secondogenito mi guarda, non dice niente, cerca su Google. “Qua – spiega dopo un po&#39;– internet dice stormo”. Lo guardo. “Stormo di galline?” faccio io con viso inespressivo. “Così dice internet” fa lui. “Ma internet chi?” chiedo io.</p>

<p>&#39;Internet&#39; in questo caso sono quasi tutti siti di vendita online. “Sono tradotti in automatico” spiego a secondogenito. “Non esiste l&#39;espressione stormo di galline, o almeno io non l&#39;ho mai sentita. E io ne ho sentite tante” concludo. Secondogenito sorride e mi mostra il cellulare. “Padre, quello a cui stai assistendo è la lingua italiana che si evolve” dice sornione. Se mille siti parlano di stormi di galline prima o poi avremo le galline in stormi.</p>

<p>“A proposito  – continua secondogenito – sai come si chiama un gruppo di corvi in inglese?”. “Lo ignoro” rispondo. Secondogenito fa un sorriso mellifluo, solenne: “murder” dice con un certo compiacimento lessicale. “Murder” ripeto io rapito.</p>

<p>A questo punto entra in scena anche terzogenita. “E sapete – fa lei – come si chiama un gruppo di furetti?”. “Furetti?” chiedo io e lei annnuisce. Guardo secondogenito che alza le spalle. Questa volta è terzogenita che sorridendo lascia andare il suo vocabolo segreto: “business”. Secondogenito corre a cercare sul cellulare. Legge, sorride. “È vero” conferma. Continua a leggere e poi mette via il cellulare e inizia a guardarci sardonico.</p>

<p>In pratica, spiega, i gruppi di animali in inglese vennero inizialmente chiamati  con un aggettivo che richiamasse le loro caratteristiche. Murder per i corvi. Pride per i leoni.</p>

<p>“Un attimo – lo interrompo – vuoi dire che in inglese si dice “a pride of leons” per dire un branco di leoni?“. Secondogenito annuisce. “Cristo santo” faccio io. “Sono dei pazzi”.</p>

<p>“E business per i furetti? Allora vuol dire che i furetti sono bravi in affari?” chiede terzogenita divertita. Secondogenito fa no-no con la testa. “È stato un errore di trascrizione. In origine doveva essere “busyness”. Indaffarati. Sai come sono i furetti” spiega.</p>

<p>“Certo – rispondo io – è che tendo a dimenticarlo”.</p>
]]></content:encoded>
      <author>La vita in famiglia è bellissima</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/f1wqd213ht</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 21:06:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I migliori ninja della nostra vita</title>
      <link>https://noblogo.org/gippo/i-migliori-ninja-della-nostra-vita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questo post è stato scritto soprattutto per il titolo: avete riconosciuto sicuramente la citazione de &#34;I migliori anni della nostra vita&#34; ma forse vi sarà sfuggito il fatto che non si tratta solo di una quotata generica. Difatti la parola ninja è l&#39;esatto anagramma di &#34;anni&#34;. Come dite? Non è vero? Fidatevi, fidatevi, è vero. Il punto è che noi pronunciamo &#34;ningia&#34; così sembra che ci sia una &#34;g&#34; in più ma se togliete la &#34;g&#34;...&#xA;Questo post è stato scritto anche, soprattutto, per questa simpatica osservazione sull&#39;anagramma che si presta a molte obiezioni talmente facili che la maggior parte di voi rinuncerà a farle in partenza.&#xA;Ma veniamo ai ninja.&#xA;&#xA;Ninja &#xA;&#xA;Il post bocciato sui ninja&#xA;Volevo fare un post sui migliori ninja della nostra vita, partendo dal primo contatto con i ninja (per lo più attraverso i videogiochi) fino ai contatti più recenti.&#xA;Avrei parlato di:&#xA;Shinobi;&#xA;Tartarughe Ninja;&#xA;Scorpion e Sub-Zero di Mortal Kombat;&#xA;La serie di librigame sui ninja;&#xA;Ninja Gaiden;&#xA;Kage di Virtua Fighter;&#xA;Ayane e altri ninja più o meno pettoruti di Dead or Alive.&#xA;&#xA;Questo post è stato bocciato. Alla fine è un post ombra, che aleggia su questo post come un doppio oscuro. Fa molto ninja in effetti.&#xA;&#xA;Le tecniche segrete dei ninja&#xA;Farò solo un accenno personale ad una iniziativa che avrei voluto pubblicare qualche anno fa: le tecniche segrete speciali di Sexy Ninja. Cioè volevo creare l&#39;etichetta di Sexy Ninja e avevo ideato un logo semplice e assolutamente accattivante. Avrei pubblicato un libro di trucchetti ninja di quelli che piacciono a me, robe un po&#39; PNL, un po&#39; buonsenso, un po&#39; assurdità.&#xA;Tipo: tecnica segreta speciale della Tabula Rasa (che non riveleró in quanto segreta).&#xA;L&#39;idea mi era venuta leggendo i libri del tizio che ha pubblicato le 48 leggi del potere. Avete presente quel tizio, sì? Un gran figo, i suoi libri spaccano. O almeno spaccavano quando avevo una certa età.&#xA;Ma adesso arriviamo al tema del giorno.&#xA;&#xA;Kuji-Kiri&#xA;Lo sapevate? I ninja facevano cose che sembravano soprannaturali. Anzi, i ninja facevano cose proprio soprannaturali e la loro tecnica mistico-esoterica si chiamava come il titolo di questo paragrafetto.&#xA;Ecco, in questo momento sto leggendo proprio un manuale della edizioni Mediterranee che mi spiega queste tecniche ma non c&#39;è niente di facile: meditare, respirare, lavorare su se stessi, capite bene anche voi, no? Ecco, di pratico e facile giusto il fare qualche forma con le dita tipo ombre cinesi.&#xA;Penso che userò il metodo Toyota, siccome in questo momento non mi ispira, mi fermo e lo lascio perdere.&#xA;Credo allora che mi ributterò su quella saga in lingua inglese dove un tizio (figo quasi quanto l&#39;autore delle 48 leggi del potere) finisce in un mondo parallelo tipo anime isekai giapponese e viene accolto in un villaggio popolato da elfe bellissime e sessualmente disponibili.&#xA;&#xA;Per il post sui ninja è tutto.&#xA;Gheregheregez! (grido ninja)&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Questo post è stato scritto soprattutto per il titolo: avete riconosciuto sicuramente la citazione de “I migliori anni della nostra vita” ma forse vi sarà sfuggito il fatto che non si tratta solo di una quotata generica. Difatti la parola ninja è l&#39;esatto anagramma di “anni”. Come dite? Non è vero? Fidatevi, fidatevi, è vero. Il punto è che noi pronunciamo “ningia” così sembra che ci sia una “g” in più ma se togliete la “g”...
Questo post è stato scritto anche, soprattutto, per questa simpatica osservazione sull&#39;anagramma che si presta a molte obiezioni talmente facili che la maggior parte di voi rinuncerà a farle in partenza.
Ma veniamo ai ninja.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/v8Vz00nv/ninja-comic-style-3415b337.jpg" alt="Ninja"></p>

<h3 id="il-post-bocciato-sui-ninja">Il post bocciato sui ninja</h3>

<p>Volevo fare un post sui migliori ninja della nostra vita, partendo dal primo contatto con i ninja (per lo più attraverso i videogiochi) fino ai contatti più recenti.
Avrei parlato di:
– Shinobi;
– Tartarughe Ninja;
– Scorpion e Sub-Zero di Mortal Kombat;
– La serie di librigame sui ninja;
– Ninja Gaiden;
– Kage di Virtua Fighter;
– Ayane e altri ninja più o meno pettoruti di Dead or Alive.</p>

<p>Questo post è stato bocciato. Alla fine è un post ombra, che aleggia su questo post come un doppio oscuro. Fa molto ninja in effetti.</p>

<h3 id="le-tecniche-segrete-dei-ninja">Le tecniche segrete dei ninja</h3>

<p>Farò solo un accenno personale ad una iniziativa che avrei voluto pubblicare qualche anno fa: le tecniche segrete speciali di Sexy Ninja. Cioè volevo creare l&#39;etichetta di Sexy Ninja e avevo ideato un logo semplice e assolutamente accattivante. Avrei pubblicato un libro di trucchetti ninja di quelli che piacciono a me, robe un po&#39; PNL, un po&#39; buonsenso, un po&#39; assurdità.
Tipo: tecnica segreta speciale della Tabula Rasa (che non riveleró in quanto segreta).
L&#39;idea mi era venuta leggendo i libri del tizio che ha pubblicato le 48 leggi del potere. Avete presente quel tizio, sì? Un gran figo, i suoi libri spaccano. O almeno spaccavano quando avevo una certa età.
Ma adesso arriviamo al tema del giorno.</p>

<h3 id="kuji-kiri">Kuji-Kiri</h3>

<p>Lo sapevate? I ninja facevano cose che sembravano soprannaturali. Anzi, i ninja facevano cose proprio soprannaturali e la loro tecnica mistico-esoterica si chiamava come il titolo di questo paragrafetto.
Ecco, in questo momento sto leggendo proprio un manuale della edizioni Mediterranee che mi spiega queste tecniche ma non c&#39;è niente di facile: meditare, respirare, lavorare su se stessi, capite bene anche voi, no? Ecco, di pratico e facile giusto il fare qualche forma con le dita tipo ombre cinesi.
Penso che userò il metodo Toyota, siccome in questo momento non mi ispira, mi fermo e lo lascio perdere.
Credo allora che mi ributterò su quella saga in lingua inglese dove un tizio (figo quasi quanto l&#39;autore delle 48 leggi del potere) finisce in un mondo parallelo tipo anime isekai giapponese e viene accolto in un villaggio popolato da elfe bellissime e sessualmente disponibili.</p>

<p>Per il post sui ninja è tutto.
Gheregheregez! <em>(grido ninja)</em></p>
]]></content:encoded>
      <author>Gippo</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/s0z5rzzkx5</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 17:49:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sulla paura di  rischiare</title>
      <link>https://noblogo.org/yattaman/sulla-paura-di-rischiare</link>
      <description>&lt;![CDATA[#riflessioni #storie #società&#xA;&#xA;Tempo fa, qualcuno ha lasciato lungo la strada una serie di sacchetti di carta chiusi con sopra la scritta &#34;Aprimi se hai il coraggio&#34;, chiaramente un&#39;operazione promozionale.&#xA;Andando in stazione, mi sono fermato e ho fatto quello che per me era ovvio: ho aperto il sacchetto.&#xA;Il contenuto non è importante, quello che mi ha colpito è che, subito dopo, una ragazza, diciamo di circa quindici anni, si è avvicinata e mi ha chiesto cosa ci fosse dentro. Alla mia risposta, si è girata e l&#39;ha comunicata alle sue amiche che aspettavano osservandola dall&#39;altro lato della strada.&#xA;Sacchetti uguali a quello che ho aperto ce n&#39;erano in abbondanza lungo la strada ed era chiaro che si trattasse di una pubblicità, c&#39;era perfino un adesivo col logo del negozio che li teneva chiusi, perciò era ovvio che si trattasse di oggetti del tutto inoffensivi.&#xA;sacchetto&#xA;Non ho fatto foto del sacchetto quindi l&#39;ho generato con l&#39;AI, perdonatemi&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Però quelle ragazze hanno avuto paura di aprirne uno. Pur curiose di vederne il contenuto, hanno aspettato che qualcuno aprisse il sacchetto per chiedere cosa ci fosse all&#39;interno.&#xA;Perché hanno avuto paura?&#xA;Perché hanno aspettato che lo facessi io per soddisfare la loro curiosità?&#xA;Non voglio cadere nell&#39;errore metodologico di estrapolare un comportamento generale da un unico caso, ma questo episodio mi ha suscitato un dubbio:&#xA;non è che stiamo perdendo la capacità di rischiare?&#xA;Noi vecchi (ormai devo giungere a patti col fatto di far parte della categoria) perché scottati da troppe fregature.&#xA;Le generazioni più giovani perché sono cresciute con mille paure che abbiamo inculcato loro, a cui si aggiungono quelle dovute allo schifo di mondo che stiamo loro lasciando.&#xA;Non è che a forza di voler proteggere figlie e figli da tutti i pericoli, veri o presunti, che percepiamo, abbiamo instillato nelle loro menti un livello di paranoia tale che li rende incapaci di correre il minimo rischio?&#xA;Abbiamo barattato il senso di sicurezza per l&#39;immobilismo?&#xA;&#xA;cold comfort for change&#xA;direbbero i Pink Floyd.&#xA;&#xA;Senza rischiare non si progredisce. Non ci si fa male, certo, ma non si ha nemmeno l&#39;occasione di fare esperienze interessanti, scoprire nuove cose, migliorare.&#xA;E senza farsi male, senza cadere, non si scopre che ci si può anche rialzare.&#xA;Parafrasando un altro gruppo che piace ai vecchi ribelli che una volta erano giovani ribelli:&#xA;&#xA;comodo ma come dire poca soddisfazione.&#xA;&#xA;Altra storia: mio figlio è un bambino - ragazzo, mannaggia a lui che ha già 12 anni - curioso, che quando si appassiona di qualcosa cerca tutti i dettagli e le informazioni possibili sull&#39;argomento. Ma non esce dalla sua comfort zone. Cerca solo cosa che sa già gli piaceranno, siano film, anime, manga, video su YouTube... è difficilissimo convincerlo a esplorare qualcosa di radicalmente diverso da quello che già conosce.&#xA;D&#39;altra parte questo comportamento lo abbiamo creato noi: l&#39;industria dell&#39;intrattenimento funziona così, si replicano gli stessi modelli, gli stessi personaggi, gli stessi prodotti che sicuramente avranno successo; perciò via di sequel, prequel, reboot, spinoff; via di effetto nostalgia e ripresa di cose che in passato piacevano.&#xA;Il franchise dà sicurezza, a chi lo crea, che non rischia denaro, e a chi ne fruisce, che sa già cosa trova.&#xA;Tutto molto bello, se a voi piace così.&#xA;Ma, e lo ripeto, senza rischiare, senza affrontare l&#39;ignoto, la nostra mente rimarrà piccola e ottusa, non miglioreremo mai né individualmente né come società. E non scopriremo mai cose più belle di quelle che già conosciamo.&#xA;Imboccheremo strade sbagliate e vicoli ciechi, certo, ma impareremo come tornare indietro e come uscirne; esplorando, sbagliando, osando cresceremo e andremo avanti.&#xA;La scienza funziona così.&#xA;Tutto dovrebbe funzionare così.&#xA;Altrimenti saremo sempre più meschini, generazione dopo generazione.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#riflessioni #storie #società</p>

<p>Tempo fa, qualcuno ha lasciato lungo la strada una serie di sacchetti di carta chiusi con sopra la scritta <strong><em>“Aprimi se hai il coraggio”</em></strong>, chiaramente un&#39;operazione promozionale.
Andando in stazione, mi sono fermato e ho fatto quello che per me era ovvio: <strong>ho aperto il sacchetto.</strong>
Il contenuto non è importante, quello che mi ha colpito è che, subito dopo, una ragazza, diciamo di circa quindici anni, si è avvicinata e mi ha chiesto cosa ci fosse dentro. Alla mia risposta, si è girata e l&#39;ha comunicata alle sue amiche che aspettavano osservandola dall&#39;altro lato della strada.
Sacchetti uguali a quello che ho aperto ce n&#39;erano in abbondanza lungo la strada ed era chiaro che si trattasse di una pubblicità, c&#39;era perfino un adesivo col logo del negozio che li teneva chiusi, perciò era ovvio che si trattasse di oggetti del tutto inoffensivi.
<img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/kolr5v7aaptwtyrtm2n21/aprimi-se-hai-coraggio.jpg?rlkey=c7tgqb1n1219jglp8svo3c3i6&amp;st=qzdhqfsw&amp;raw=1" alt="sacchetto">
<em>Non ho fatto foto del sacchetto quindi l&#39;ho generato con l&#39;AI, perdonatemi</em>
</p>

<p><strong>Però quelle ragazze hanno avuto paura di aprirne uno.</strong> Pur curiose di vederne il contenuto, hanno aspettato che qualcuno aprisse il sacchetto per chiedere cosa ci fosse all&#39;interno.
Perché hanno avuto paura?
Perché hanno aspettato che lo facessi io per soddisfare la loro curiosità?
Non voglio cadere nell&#39;errore metodologico di estrapolare un comportamento generale da un unico caso, ma questo episodio mi ha suscitato un dubbio:
<strong>non è che stiamo perdendo la capacità di rischiare?</strong>
Noi vecchi (ormai devo giungere a patti col fatto di far parte della categoria) perché scottati da troppe fregature.
Le generazioni più giovani perché sono cresciute con mille paure che abbiamo inculcato loro, a cui si aggiungono quelle dovute allo schifo di mondo che stiamo loro lasciando.
Non è che a forza di voler proteggere figlie e figli da tutti i pericoli, veri o presunti, che percepiamo, abbiamo instillato nelle loro menti un livello di paranoia tale che li rende incapaci di correre il minimo rischio?
Abbiamo barattato il senso di sicurezza per l&#39;immobilismo?</p>

<p><strong><em>cold comfort for change</em></strong>
direbbero i Pink Floyd.</p>

<p>Senza rischiare non si progredisce. Non ci si fa male, certo, ma non si ha nemmeno l&#39;occasione di fare esperienze interessanti, scoprire nuove cose, migliorare.
E senza farsi male, senza cadere, non si scopre che ci si può anche rialzare.
Parafrasando un altro gruppo che piace ai vecchi ribelli che una volta erano giovani ribelli:</p>

<p><strong><em>comodo ma come dire poca soddisfazione.</em></strong></p>

<p>Altra storia: mio figlio è un bambino – ragazzo, mannaggia a lui che ha già 12 anni – curioso, che quando si appassiona di qualcosa cerca tutti i dettagli e le informazioni possibili sull&#39;argomento. Ma non esce dalla sua comfort zone. Cerca solo cosa che sa già gli piaceranno, siano film, anime, manga, video su YouTube... è difficilissimo convincerlo a esplorare qualcosa di radicalmente diverso da quello che già conosce.
D&#39;altra parte questo comportamento lo abbiamo creato noi: l&#39;industria dell&#39;intrattenimento funziona così, si replicano gli stessi modelli, gli stessi personaggi, gli stessi prodotti che sicuramente avranno successo; perciò via di sequel, prequel, reboot, spinoff; via di effetto nostalgia e ripresa di cose che in passato piacevano.
Il franchise dà sicurezza, a chi lo crea, che non rischia denaro, e a chi ne fruisce, che sa già cosa trova.
<strong>Tutto molto bello, se a voi piace così.</strong>
Ma, e lo ripeto, senza rischiare, senza affrontare l&#39;ignoto, la nostra mente rimarrà piccola e ottusa, non miglioreremo mai né individualmente né come società. E non scopriremo mai cose più belle di quelle che già conosciamo.
Imboccheremo strade sbagliate e vicoli ciechi, certo, ma impareremo come tornare indietro e come uscirne; esplorando, sbagliando, osando cresceremo e andremo avanti.
La scienza funziona così.
Tutto dovrebbe funzionare così.
Altrimenti saremo sempre più meschini, generazione dopo generazione.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cambiare le cose</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7c31w9lytg</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 14:49:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Alcune cose che ho fatto o che mi sono successe inerenti al mondo scuola.</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/alcune-cose-che-ho-fatto-o-che-mi-sono-successe-inerenti-al-mondo-scuola</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alcune cose che ho fatto o che mi sono successe inerenti al mondo scuola. Premetto che sono molto stanco e oggi ho difficoltà a scrivere, quindi non farò un discorso coerente e sensato, ma solo dei flash. Il primo flash sono io che in questo periodo - per motivi che sarebbe lungo spiegare - sto seguendo alcuni corsi di formazione, uno con Corsini sulla valutazione Formativa, uno sul MOF (il cosiddetto metodo Finlandese), uno sull&#39;utilizzo della didattica con le UDA. Contemporaneamente: se sopravvivo a questa trinità formativa divento dio, o - in seconda battuta - trascendo. Trasfiguro, come i trasferelli ad acqua sulla pelle di un bambino. &#xA;&#xA;E la cosa è che prima sono lì che faccio questi corsi che mostrano che una scuola diversa è possibile, non facile, ma possibile, poi torno in classe e mi trovo a vivere queste situazioni di io che faccio cose e a volte funzionano, a volte un disastro, parlo nel deserto ai ragazzi che mi guardano come dire, non ce ne frega niente prof, è maggio, c&#39;è il sole, abbiamo una verifica delle materie di indirizzo un giorno sì uno no, ci molli, basta, basta, basta. &#xA;&#xA;Le programmazioni e poi entri in classe e sei studenti ti si avvicinano perché vogliono parlare con te di identità di genere, orientamento sessuale, pari opportunità e capitalismo e tu molli tutto e per quarantacinque minuti parli con questi sei come se non esistesse un domani, ogni tanto qualcun&#39;altro si avvicina incuriosito, ascolta, se ne va a parlare con la docente di sostegno e altri decomprimono le ore precedenti e ne viene fuori un momento informale unico che - se avessi provato a strutturarlo con il resto della classe - avrei perso tutto. &#xA;&#xA;Poi i ragazzi ti restituiscono le loro piattaforme foscoliane, una un arcade bitmap e un gruppo che ha fatto tutto con l&#39;intelligenza artificiale, tutto, foto, informazioni, venti minuti di video e tu controlli tutto, sei un professionista venerandi, mentre cucini ascolti i venti minuti di video e ridi, giuro ridevo mentre cucinavo perché l&#39;intelligenza artificiale aveva fatto questi video con lo stesso linguaggio che userebbe un commentatore per una partita di calcio, roba tipo &#34;Sconvolti tutti: Napoleone firma il trattato di Campoformio. Grande delusione, ma Foscolo non ci sta! E fa questa cosa pazzesca...&#34; e così via, tutto un fiorire di iperboli e io ridevo e pensavo anche, ecco, un sito multimediale, da zero, fatto tutto con l&#39;IA che poi - fondamentalmente - rischia anche di funzionare più delle mie spiegazioni. Arriviamo al punto che una persona che non sa niente di Foscolo riesce a creare dei contenuti didattici funzionali migliori dei miei.&#xA;&#xA;In seconda faccio fare un tema, molto semplice, gli spiego che è una verifica più sulle loro capacità di scrivere correttamente periodi complessi e corretti più che sui contenuti. Il tema è l&#39;esplorazione dello spazio. Mi impressiona il fatto che una parte consistente della classe pensi che l&#39;esplorazione dello spazio sia necessaria per trovare altri pianeti in cui vivere perché ormai la terra l&#39;abbiamo rovinata irrimediabilmente. Gli stati più ricchi ormai non possono più tornare indietro perché sono troppo legati a doppio filo allo sfruttamento indiscriminato. Le guerre, l&#39;inquinamento. Altro che utopia. &#xA;&#xA;Alla fine mi consegnano e io gli restituisco i fogli, prima, gli dico, fotografate il compito e chiedete a Gemini di valutarlo usando la griglia di valutazione che vi ho dato. Lo fanno, mi inviano quello che esce. Anche con Gemini la maggior parte dei ragazzi guarda solo il voto senza leggere tutte le spiegazioni dell&#39;IA. Alcuni invece leggono e contestano quello che ha restituiito Gemini. Io sono impressionato che - da un lato - Gemini riesca davvero a leggere dei compiti in classe scritti con la cacografia dei miei studenti, dall&#39;altro rassicurato che lo faccia maldestramente, con abbagli, valutazioni discutibili e allucinazioni. Maldestramente, ma con metodo. E - anche quando dice cose che non stanno né in cielo né in terra - con tono professionale e sicuro di sé. Il futuro della docenza domestica è in questa roba. &#xA;&#xA;Basta, ci saranno errori, ma almeno qua sui social non li correggo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alcune cose che ho fatto o che mi sono successe inerenti al mondo scuola. Premetto che sono molto stanco e oggi ho difficoltà a scrivere, quindi non farò un discorso coerente e sensato, ma solo dei flash. Il primo flash sono io che in questo periodo – per motivi che sarebbe lungo spiegare – sto seguendo alcuni corsi di formazione, uno con Corsini sulla valutazione Formativa, uno sul MOF (il cosiddetto metodo Finlandese), uno sull&#39;utilizzo della didattica con le UDA. Contemporaneamente: se sopravvivo a questa trinità formativa divento dio, o – in seconda battuta – trascendo. Trasfiguro, come i trasferelli ad acqua sulla pelle di un bambino.</p>

<p>E la cosa è che prima sono lì che faccio questi corsi che mostrano che una scuola diversa è possibile, non facile, ma possibile, poi torno in classe e mi trovo a vivere queste situazioni di io che faccio cose e a volte funzionano, a volte un disastro, parlo nel deserto ai ragazzi che mi guardano come dire, non ce ne frega niente prof, è maggio, c&#39;è il sole, abbiamo una verifica delle materie di indirizzo un giorno sì uno no, ci molli, basta, basta, basta.</p>

<p>Le programmazioni e poi entri in classe e sei studenti ti si avvicinano perché vogliono parlare con te di identità di genere, orientamento sessuale, pari opportunità e capitalismo e tu molli tutto e per quarantacinque minuti parli con questi sei come se non esistesse un domani, ogni tanto qualcun&#39;altro si avvicina incuriosito, ascolta, se ne va a parlare con la docente di sostegno e altri decomprimono le ore precedenti e ne viene fuori un momento informale unico che – se avessi provato a strutturarlo con il resto della classe – avrei perso tutto.</p>

<p>Poi i ragazzi ti restituiscono le loro piattaforme foscoliane, una un arcade bitmap e un gruppo che ha fatto tutto con l&#39;intelligenza artificiale, tutto, foto, informazioni, venti minuti di video e tu controlli tutto, sei un professionista venerandi, mentre cucini ascolti i venti minuti di video e ridi, giuro ridevo mentre cucinavo perché l&#39;intelligenza artificiale aveva fatto questi video con lo stesso linguaggio che userebbe un commentatore per una partita di calcio, roba tipo “Sconvolti tutti: Napoleone firma il trattato di Campoformio. Grande delusione, ma Foscolo non ci sta! E fa questa cosa pazzesca...” e così via, tutto un fiorire di iperboli e io ridevo e pensavo anche, ecco, un sito multimediale, da zero, fatto tutto con l&#39;IA che poi – fondamentalmente – rischia anche di funzionare più delle mie spiegazioni. Arriviamo al punto che una persona che non sa niente di Foscolo riesce a creare dei contenuti didattici funzionali migliori dei miei.</p>

<p>In seconda faccio fare un tema, molto semplice, gli spiego che è una verifica più sulle loro capacità di scrivere correttamente periodi complessi e corretti più che sui contenuti. Il tema è l&#39;esplorazione dello spazio. Mi impressiona il fatto che una parte consistente della classe pensi che l&#39;esplorazione dello spazio sia necessaria per trovare altri pianeti in cui vivere perché ormai la terra l&#39;abbiamo rovinata irrimediabilmente. Gli stati più ricchi ormai non possono più tornare indietro perché sono troppo legati a doppio filo allo sfruttamento indiscriminato. Le guerre, l&#39;inquinamento. Altro che utopia.</p>

<p>Alla fine mi consegnano e io gli restituisco i fogli, prima, gli dico, fotografate il compito e chiedete a Gemini di valutarlo usando la griglia di valutazione che vi ho dato. Lo fanno, mi inviano quello che esce. Anche con Gemini la maggior parte dei ragazzi guarda solo il voto senza leggere tutte le spiegazioni dell&#39;IA. Alcuni invece leggono e contestano quello che ha restituiito Gemini. Io sono impressionato che – da un lato – Gemini riesca davvero a leggere dei compiti in classe scritti con la cacografia dei miei studenti, dall&#39;altro rassicurato che lo faccia maldestramente, con abbagli, valutazioni discutibili e allucinazioni. Maldestramente, ma con metodo. E – anche quando dice cose che non stanno né in cielo né in terra – con tono professionale e sicuro di sé. Il futuro della docenza domestica è in questa roba.</p>

<p>Basta, ci saranno errori, ma almeno qua sui social non li correggo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qlkjp1o22s</guid>
      <pubDate>Sat, 23 May 2026 18:16:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lo stato laico</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/lo-stato-laico</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ultimamente mi sono trovato a riflettere su cosa significa essere laici, cioè essere cristiani che non si identificano con il sistema sacerdotale. In questa riflessione mi hanno aiutato le intuizioni di Romano Màdera (psicoterapeuta, scrittore, intervenuto più volte nella trasmissione di Radio 3 Uomini e profeti), e le parole di Roberto Vinco su Padre Ernesto Balduccia id=&#34;fnr.1&#34; href=&#34;#fn.1&#34;¹/a.&#xA;&#xA;spiritualità multireligiosa&#xA;!--more--&#xA;Entrambi rompono un pregiudizio (presente soprattutto in Italia), che laico sia l&#39;opposto di &#34;religioso&#34; o di &#34;credente&#34;, quando in realtà significa &#34;appartenente al popolo&#34; (dal gr. λαϊκός «del popolo, profano», der. di λαός «popolo»), nel senso di non ordinato. Anche un monaco è un «laico», se non è ordinato sacerdote. Quindi, ribadisce Màdera, possiamo individuare una spiritualità laica che emerge spontaneamente ed è ad appannaggio di tutti i gruppi socialia id=&#34;fnr.2&#34; href=&#34;#fn.2&#34;²/a. Analogamente, per Balducci invece bisogna dire: io sono &#34;laico&#34;, proprio perché sono &#34;cristiano&#34;.&#xA;&#xA;Gesù era un laico, che criticava aspramente i religiosi del suo tempo, i quali, per buona risposta, lo hanno fatto crocifiggere &#34;secondo le scritture&#34;. Quando la Samaritana chiese a Gesù se Dio andava adorato sul monte o nel tempio, Gesù rispose che i veri adoratori non adorano Dio né sul monte, né nel tempio, ma in Spirito e Verità, e  che quindi il luogo ove amare ed adorare Dio è nel proprio cuore.&#xA;Essere laici significa quindi attualizzare la profezia di Geremia, che mi è molto cara:&#xA;&#xA;  Ecco, i giorni vengono”, dice l&#39;Eterno, “che io farò un nuovo patto con la casa d&#39;Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che stabilii con i loro padri il giorno che li presi per mano per farli uscire dal paese d&#39;Egitto: patto che essi violarono, benché io fossi loro Signore”, dice l&#39;Eterno; “ma questo è il patto che farò con la casa d&#39;Israele, dopo quei giorni”, dice l&#39;Eterno, “io metterò la mia legge nel loro intimo, la scriverò sul loro cuore, io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo. Non insegneranno più ciascuno il proprio compagno e ciascuno il proprio fratello, dicendo: &#39;Conoscete l&#39;Eterno!&#39; poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande”, dice l&#39;Eterno. “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”. (Ger 31, 31-34:)&#xA;&#xA;Questo è il modo in cui, come laici, onoriamo ed adoriamo Gesù, perché Gesù è il perfetto esempio di laico. Sull&#39;esempio, di Gesù, seguendo il suo insegnamento, il nostro cuore diventa una pergamena pulita, sulla quale Dio può scrivere la Sua legge. Non è sufficiente &#34;credere&#34; o &#34;ripetere delle formule&#34;, ma è necessario che &#34;agiamo&#34; come Gesù ci ha indicato, che facciamo nostro il suo modo di essere. Solo così entriamo nella dinamica divina di cui Gesù è la via. È necessario che il nostro apparato psicofisico entri in questa meravigliosa dinamica spirituale perché la Verità Divina, che è anche Vita, trovi un luogo fecondo, il nostro cuore, dove manifestarsi ed imprimersi eternamente.&#xA;&#xA;In questo modo, seguendo il suo insegnamento, impegnandoci per amare come egli ama, perdonando come egli perdona, contemplando come egli contempla, sforzandosi interiormente ed esteriormente come egli si sforzaa id=&#34;fnr.3&#34; href=&#34;#fn.3&#34;³/a, si avvererà la profezia di Geremia, e troveremo la legge divina nel nostro cuore, e diventeremo popolo di Dio, cioè pienamente laici.&#xA;&#xA;----&#xA;&#xA;Note&#xA;smalla id=&#34;fn.1&#34; href=&#34;#fnr.1&#34;1:/a Roberto Vinco, Un Dio laico per una fede laica, 2012/small&#xA;smalla id=&#34;fn.2&#34; href=&#34;#fnr.2&#34;2:/a Romano Màdera, Lo splendore trascurato del mondo. Per una spiritualità laica, Bollati Boringhieri, 2022/small&#xA;smalla id=&#34;fn.3&#34; href=&#34;#fnr.3&#34;3:/a  ricordandoci che &#34;il mio giogo è dolce e il mio carico leggero&#34;/small&#xA;&#xA;#laicità #cristianesimo #religioni #escatologia #mistica]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente mi sono trovato a riflettere su cosa significa essere laici, cioè essere cristiani che non si identificano con il sistema sacerdotale. In questa riflessione mi hanno aiutato le intuizioni di Romano Màdera (psicoterapeuta, scrittore, intervenuto più volte nella trasmissione di Radio 3 <em>Uomini e profeti</em>), e le parole di Roberto Vinco su Padre Ernesto Balducci<a id="fnr.1" href="#fn.1" rel="nofollow">¹</a>.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/Dyv6fN7g/diritto-religione.jpg" alt="spiritualità multireligiosa">

Entrambi rompono un pregiudizio (presente soprattutto in Italia), che laico sia l&#39;opposto di “religioso” o di “credente”, quando in realtà significa “appartenente al popolo” (dal gr. λαϊκός «del popolo, profano», der. di λαός «popolo»), nel senso di non ordinato. Anche un monaco è un «laico», se non è ordinato sacerdote. Quindi, ribadisce Màdera, possiamo individuare una spiritualità laica che emerge spontaneamente ed è ad appannaggio di tutti i gruppi sociali<a id="fnr.2" href="#fn.2" rel="nofollow">²</a>. Analogamente, per Balducci invece bisogna dire: io sono “laico”, proprio perché sono “cristiano”.</p>

<p>Gesù era un laico, che criticava aspramente i religiosi del suo tempo, i quali, per buona risposta, lo hanno fatto crocifiggere “secondo le scritture”. Quando la Samaritana chiese a Gesù se Dio andava adorato sul monte o nel tempio, Gesù rispose che i veri adoratori non adorano Dio né sul monte, né nel tempio, ma in Spirito e Verità, e  che quindi il luogo ove amare ed adorare Dio è nel proprio cuore.
Essere laici significa quindi attualizzare la profezia di Geremia, che mi è molto cara:</p>

<blockquote><p>Ecco, i giorni vengono”, dice l&#39;Eterno, “che <strong>io farò un nuovo patto</strong> con la casa d&#39;Israele e con la casa di Giuda; <strong>non come il patto che stabilii con i loro padri il giorno che li presi per mano per farli uscire dal paese d&#39;Egitto</strong>: patto che essi violarono, benché io fossi loro Signore”, dice l&#39;Eterno; “ma questo è il patto che farò con la casa d&#39;Israele, dopo quei giorni”, dice l&#39;Eterno, “io metterò la mia legge nel loro intimo, la scriverò sul loro cuore, <strong>io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo.</strong> <strong>Non insegneranno più ciascuno il proprio compagno e ciascuno il proprio fratello,</strong> dicendo: &#39;Conoscete l&#39;Eterno!&#39; poiché <strong>tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande”</strong>, dice l&#39;Eterno. “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”. <em>(Ger 31, 31-34:)</em></p></blockquote>

<p>Questo è il modo in cui, come laici, onoriamo ed adoriamo Gesù, perché Gesù è il perfetto esempio di laico. Sull&#39;esempio, di Gesù, seguendo il suo insegnamento, il nostro cuore diventa una pergamena pulita, sulla quale Dio può scrivere la Sua legge. Non è sufficiente “credere” o “ripetere delle formule”, ma è necessario che “agiamo” come Gesù ci ha indicato, che facciamo nostro il suo modo di essere. Solo così entriamo nella dinamica divina di cui Gesù è la via. È necessario che il nostro apparato psicofisico entri in questa meravigliosa dinamica spirituale perché la Verità Divina, che è anche Vita, trovi un luogo fecondo, il nostro cuore, dove manifestarsi ed imprimersi eternamente.</p>

<p>In questo modo, seguendo il suo insegnamento, impegnandoci per amare come egli ama, perdonando come egli perdona, contemplando come egli contempla, sforzandosi interiormente ed esteriormente come egli si sforza<a id="fnr.3" href="#fn.3" rel="nofollow">³</a>, si avvererà la profezia di Geremia, e troveremo la legge divina nel nostro cuore, e diventeremo popolo di Dio, cioè pienamente laici.</p>

<hr>

<h2 id="note">Note</h2>

<p><small><a id="fn.1" href="#fnr.1" rel="nofollow">1:</a> Roberto Vinco, <em>Un Dio laico per una fede laica</em>, 2012</small>
<small><a id="fn.2" href="#fnr.2" rel="nofollow">2:</a> Romano Màdera, <em>Lo splendore trascurato del mondo. Per una spiritualità laica</em>, Bollati Boringhieri, 2022</small>
<small><a id="fn.3" href="#fnr.3" rel="nofollow">3:</a>  ricordandoci che “il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”</small></p>

<p>#laicità #cristianesimo #religioni #escatologia #mistica</p>
]]></content:encoded>
      <author>μετανοειτε</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bwtubu086g</guid>
      <pubDate>Sat, 23 May 2026 15:21:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Epigraphe / Ulysse</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/epigraphe-ulysse</link>
      <description>&lt;![CDATA[Epigraphe / Ulysse&#xA;&#xA;Venez mes amis&#xA;Il n’est pas trop tard pour partir en quête&#xA;D’un monde nouveau&#xA;Car j’ai toujours le propos&#xA;De voguer au-delà du soleil couchant&#xA;Et si nous avons perdu cette force&#xA;Qui autrefois remuait la terre et le ciel,&#xA;Ce que nous sommes, nous le sommes,&#xA;Des coeurs héroïques et d’une même trempe&#xA;Affaiblis par le temps et le destin,&#xA;Mais forts par la volonté&#xA;De chercher, lutter, trouver, et de ne rien céder. »&#xA;&#xA; Alfred Tennyson, Ulysse, extrait. Octobre 1833]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Epigraphe / Ulysse</p>

<p>Venez mes amis
Il n’est pas trop tard pour partir en quête
D’un monde nouveau
Car j’ai toujours le propos
De voguer au-delà du soleil couchant
Et si nous avons perdu cette force
Qui autrefois remuait la terre et le ciel,
Ce que nous sommes, nous le sommes,
Des coeurs héroïques et d’une même trempe
Affaiblis par le temps et le destin,
Mais forts par la volonté
De chercher, lutter, trouver, et de ne rien céder. »</p>

<p> Alfred Tennyson, Ulysse, extrait. Octobre 1833</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/5mk1pwp5ix</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 07:20:11 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Camarade</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-camarade</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Camarade&#xA;&#xA;Il se dégage de moi une impression de liberté,&#xA;Et d&#39;elle une tension intense et tenace&#xA;Qui abolit les distances, d&#39;une grande légèreté&#xA;Et pourtant d&#39;une incroyable classe.&#xA;&#xA;Nous partageons la même courbure de nos cœurs,&#xA;Et nos cheveux sont traversés des mêmes sillages.&#xA;Nous partageons le vertige des maraudeurs,&#xA;Et la clandestinité entre deux enfantillages.&#xA;&#xA;Complices dans l&#39;ombre comme au soleil&#xA;En accordant nos mots sur les murs.&#xA;A ce que nous sommes, au monde pareil :&#xA;Dans l&#39;ici et le maintenant taguant No Future !&#xA;&#xA;Looping 21 et 22 mai 2026]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Camarade</p>

<p>Il se dégage de moi une impression de liberté,
Et d&#39;elle une tension intense et tenace
Qui abolit les distances, d&#39;une grande légèreté
Et pourtant d&#39;une incroyable classe.</p>

<p>Nous partageons la même courbure de nos cœurs,
Et nos cheveux sont traversés des mêmes sillages.
Nous partageons le vertige des maraudeurs,
Et la clandestinité entre deux enfantillages.</p>

<p>Complices dans l&#39;ombre comme au soleil
En accordant nos mots sur les murs.
A ce que nous sommes, au monde pareil :
Dans l&#39;ici et le maintenant taguant No Future !</p>

<p>Looping 21 et 22 mai 2026</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bgkbzudhs3</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 07:05:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Un soleil à fleur de peau</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-un-soleil-a-fleur-de-peau</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Un soleil à fleur de peau&#xA;&#xA;Je suis a peine tombé, sans courage&#xA;Le maître &#34;Kilo&#34; qui se dresse en mur&#xA;Les canards s&#39;envolent des que l&#39;orage&#xA;Et les cannes se brisent au fur et à mesure&#xA;&#xA;L&#39;espoir ; un volcan qu&#39;on réveille, épuisé&#xA;Et voila, l&#39;amour a brûlé mes larmes&#xA;La musique de ma main n&#39;est pas grisé&#xA;Et la vie a découvrir pleine de charmes&#xA;&#xA;L&#39;exaltation me pousse, et je tiens la hampe&#xA;La baleine me fait plus mal que le coeur&#xA;Tomber depuis, divers, les tristes et les terribles rampent&#xA;Et nous marchons ensembles quelques heures&#xA;&#xA;Désormais, un soleil a fleur de peau&#xA;La terre gronde, les vêtements hurlent a en crever&#xA;Vingt ans que mon cœur a Cinq ans, et en cadeau&#xA;Je ne cherche qu’à me relever.&#xA;&#xA;Looping, 2007 &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Un soleil à fleur de peau</p>

<p>Je suis a peine tombé, sans courage
Le maître “Kilo” qui se dresse en mur
Les canards s&#39;envolent des que l&#39;orage
Et les cannes se brisent au fur et à mesure</p>

<p>L&#39;espoir ; un volcan qu&#39;on réveille, épuisé
Et voila, l&#39;amour a brûlé mes larmes
La musique de ma main n&#39;est pas grisé
Et la vie a découvrir pleine de charmes</p>

<p>L&#39;exaltation me pousse, et je tiens la hampe
La baleine me fait plus mal que le coeur
Tomber depuis, divers, les tristes et les terribles rampent
Et nous marchons ensembles quelques heures</p>

<p>Désormais, un soleil a fleur de peau
La terre gronde, les vêtements hurlent a en crever
Vingt ans que mon cœur a Cinq ans, et en cadeau
Je ne cherche qu’à me relever.</p>

<p>Looping, 2007</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/zpunm58dtr</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 00:27:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ignoranza atomica</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/ignoranza-atomica</link>
      <description>&lt;![CDATA[Prima di parlare di centrali nucleari sì o no in Italia si deve avere alcune conoscenze di base condivise da cui partire per intavolare una discussione civile, razionale, scientifica e soprattutto realistica.&#xA;&#xA;L&#39;IEA, l&#39;International Energy Agency, massima autorità mondiale in materia di energia, pubblica ogni anno l&#39;Energy Outlook, nel quale descrive la situazione energetica presente a livello mondiale e illustra gli scenari futuri. Tutto questo, ovviamente, sulla base di dati reali e ufficiali.&#xA;&#xA;Dal 2019 l&#39;IEA ogni anno ribadisce nel suo documento che al 2050 il 90% dell&#39;intero fabbisogno mondiale di energia elettrica potrà essere soddisfatto dalle energie rinnovabili. Questo è lo scenario Net Zero Emissions (NTZ), che fonda la sua previsione sulla assoluta necessità della riduzione delle emissioni antropiche climalteranti, che sono la causa del cambiamento climatico, la principale minaccia esistenziale  che pende sulla testa del genere umano; più di una possibile guerra nucleare.&#xA;&#xA;Invece, nello scenario STEPS (Stated Policies Scenario) basato sugli impegni e obiettivi dichiarati dagli Stati di tutto il mondo, in considerazione dello stato di avanzamento attuale e prevedibile nel rispettarli e raggiungerli e dell&#39;evoluzione del sistema energetico globale e normativo nei prossimi decenni, IEA assegna alle rinnovabili il 65-67% di copertura della domanda globale di energia elettrica entro il 2050.&#xA;&#xA;In entrambi gli scenari, NZE e STEPS, tenendo conto dell&#39;evoluzione tecnologica, politica, economica e finanziaria (costi di sviluppo, di installazione e produzione, sussidi pubblici e costi di assicurazione, presi in considerazione per le stime sulle rinnovabili), l&#39;IEA assegna all&#39;energia nucleare una percentuale di copertura della domanda di energia elettrica globale intorno al 9% al 2050, poco meno di quella di oggi. &#xA;L&#39;IEA dice in pratica che nei prossimi decenni le nuove centrali nucleari costruite andranno semplicemente a sostituire quelle vecchie dismesse, con un conseguente bilancio netto pari a 0.&#xA;&#xA;Ma chi lo legge l&#39;Energy Outolook?? I giornalisti no di certo. Che strano mestiere che svolgono. &#xA;&#xA;I rapporti dell&#39;IEA ridimensionano da quasi un decennio l&#39;hype montato ad arte sul nucleare e sui &#34;miracolosi&#34; SMR, Small Modular Reactors. Si tratta dei piccoli reattori nucleari pompati dalla propaganda mainstream, senza fondamento tecnico e scientifico, che dovrebbero limitare uno dei principali problemi delle grandi centrali nucleari odierne e adeguarsi all&#39;evoluzione del sistema energetico mondiale: la modularità e la scalabilità. &#xA;&#xA;Caratteristiche che le grandi e rigide centrali nucleari non hanno e che invece saranno condizioni indispensabili richieste dal sistema energetico planetario e dalle moderne reti elettriche, già oggi passate da un modello centralizzato e rigido a un modello dinamico, flessibile e predittivo, grazie anche al costante evolversi delle smart grids che, insieme alle rinnovabili, sono l&#39;unica vera rivoluzione energetica possibile nel breve periodo.&#xA;&#xA;Come sempre sono i modelli determinare il cosa, il come, il dove e il quando. &#xA;Il modello di sviluppo della nostra civiltà va cambiato, per una questione di mera sopravvivenza, quindi va cambiato anche il modello di produzione, di gestione e di utilizzo dell&#39;energia. &#xA;&#xA;Pannelli fotovoltaici&#xA;&#xA;Gli impianti di rinnovabili sono scalabili, distribuiti e decentralizzati (e più democratici visto che sole e vento non sono di proprietà di nessuno), perciò garantiscono una grande flessibilità e una maggiore capacità di risposta alle fluttuazioni della domanda e, non secondariamente, garantiscono maggiore sicurezza e continuità in caso di disastri naturali o guerre e conflitti. &#xA;&#xA;Tutto ciò manda in pensione il concetto di base load (carico minimo di base) che richiedeva grandi centrali (nucleari o a carbone) sempre accese per coprire i consumi minimi costanti. &#xA;&#xA;Se sentite uno pseudo-esperto, o un Calenda qualunque, tirare fuori ancora il concetto di base load ditegli di fare un update al XXI secolo, oppure di andare da un&#39;altra parte a fare lobby per le grandi utilities, che gli pagano il tozzo di pane.&#xA;&#xA;Veniamo ai costi di installazione, rapidamente:&#xA;&#xA;Fotovoltaico (su grande scala): 650-750 euro per kW&#xA;Eolico a terra: circa 1500 euro/kW&#xA;Eolico off-shore: 3000-3500 euro/kW&#xA;Nucleare (grandi reattori di terza gen.) 8000-11.000 euro/kW&#xA;Piccoli Reattori Modulari (SMR): circa 14.000 euro/kW (siamo ancora a livello di primi prototipi, non c&#39;è ancora né standardizzazione, ne produzione industriale).&#xA;&#xA;Il confronto dei costi medi di produzione di energia elettrica (LCOE) sono ancora più impietosi: &#xA;&#xA;Fotovoltaico (grandi impianti) + accumulo : da 70 a 120 euro/MWh&#xA;Eolico a terra: da 40 a 80 euro/MWh&#xA;Eolico off-shore: 50-100 euro/MWh (a seconda della tecnologia e dei siti di costruzione)&#xA;Nucleare (grandi reattori di terza gen.) da 140 a 190 euro/MWh&#xA;&#xA;Appare chiaro, considerando anche all&#39;elevato tasso di evoluzione tecnologica e innovazione del settore delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, rispetto a quello dell&#39;energia nucleare, che questo divario di costi non potrà che aumentare.&#xA;&#xA;Inoltre, riguardo il nucleare si deve prendere in considerazione anche altri fattori, per essere razionali e pragmatici, e non ideologici come i fanatici del nuke ad ogni costo e condizione:&#xA;&#xA;tempi di costruzione lunghi e spesso incerti del nucleare (minimo 10-15 anni per una singola centrale nucleare). Ciò significa che se domani mattina apriamo il cantiere di una centrale nucleare, se tutto va bene e fila liscio e non ci sono intoppi di sorta, avremo il primo MWh di energia nucleare italiana nel 2040;&#xA;forti resistenze dell&#39;opinione pubblica, un po&#39; in tutti i Paesi, alla costruzione di una nuova centrale nel proprio territorio;&#xA;la fragilità intrinseca di alcuni territori rispetto ad altri, che fa aumentare i rischi e soprattutto i costi di assicurazione: il territorio italiano purtroppo è molto fragile e a rischio, diversamente da quello francese o spagnolo;&#xA;elevati costi di gestione delle scorie e del &#34;fine vita&#34; (decomissioning, cioè smantellamento);&#xA;la costruzione di una centrale nucleare richiede ingenti sussidi e finanziamenti pubblici. Per questo motivo nessun capitale privato oggi si sobbarca da solo i costi e i rischi finanziari di costruzione di una centrale. Le rinnovabili, già oggi, si ripagano da sole, non hanno più bisogno di sussidi pubblici ma solo di sburocratizzazione e superamento di stupidi vincoli paesaggistici!&#xA;&#xA;Stando tutto questo, io arrivo sempre alla stessa conclusione: in attesa della fusione a freddo e dell&#39;idrogeno verde e in considerazione dell&#39;urgenza dovuta alla spaventosa accelerazione del cambiamento climatico, ogni singolo euro che l&#39;Italia spenderà in politica energetica andrà messo nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di energie rinnovabili.&#xA;&#xA;Now playing:&#xA;“Like a stone”&#xA;Audioslave – Audioslave – 2003&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Prima di parlare di <strong>centrali nucleari</strong> sì o no in Italia si deve avere alcune <strong>conoscenze di base</strong> condivise da cui partire per intavolare una <strong>discussione civile, razionale</strong>, scientifica e soprattutto realistica.</p>

<p>L&#39;<strong>IEA</strong>, l&#39;<em>International Energy Agency</em>, massima <strong>autorità mondiale in materia di energia</strong>, pubblica ogni anno l&#39;<em>Energy Outlook</em>, nel quale descrive la <strong>situazione energetica presente</strong> a livello mondiale e illustra gli <strong>scenari futuri</strong>. Tutto questo, ovviamente, sulla base di dati reali e ufficiali.</p>

<p>Dal 2019 l&#39;IEA ogni anno ribadisce nel suo documento che <strong>al 2050 il 90% dell&#39;intero fabbisogno mondiale</strong> di energia elettrica potrà essere soddisfatto dalle <strong>energie rinnovabili</strong>. Questo è lo <strong>scenario Net Zero Emissions (NTZ)</strong>, che fonda la sua previsione sulla assoluta necessità della <strong>riduzione delle emissioni antropiche climalteranti</strong>, che sono la causa del <strong>cambiamento climatico</strong>, la principale <strong>minaccia esistenziale</strong>  che pende sulla testa del genere umano; più di una possibile guerra nucleare.</p>

<p>Invece, nello <strong>scenario STEPS (Stated Policies Scenario)</strong> basato sugli <strong>impegni e obiettivi dichiarati dagli Stati</strong> di tutto il mondo, in considerazione dello stato di avanzamento attuale e prevedibile nel rispettarli e raggiungerli e dell&#39;evoluzione del sistema energetico globale e normativo nei prossimi decenni, IEA assegna alle <strong>rinnovabili il 65-67% di copertura della domanda globale</strong> di energia elettrica entro il 2050.</p>

<p><strong>In entrambi gli scenari</strong>, NZE e STEPS, tenendo conto dell&#39;<strong>evoluzione tecnologica, politica, economica e finanziaria</strong> (costi di sviluppo, di installazione e produzione, sussidi pubblici e costi di assicurazione, presi in considerazione per le stime sulle rinnovabili), l&#39;IEA assegna all&#39;<strong>energia nucleare</strong> una percentuale di copertura della domanda di energia elettrica globale <strong>intorno al 9% al 2050</strong>, poco meno di quella di oggi.
L&#39;IEA dice in pratica che nei prossimi decenni le <strong>nuove centrali nucleari</strong> costruite andranno semplicemente a <strong>sostituire quelle vecchie</strong> dismesse, con un conseguente <strong>bilancio netto pari a 0</strong>.</p>

<p>Ma chi lo legge <strong>l&#39;Energy Outolook</strong>?? <strong>I giornalisti no di certo.</strong> Che strano mestiere che svolgono.</p>

<p>I rapporti dell&#39;IEA ridimensionano da quasi un decennio l&#39;<strong>hype montato ad arte sul nucleare e sui “miracolosi” SMR</strong>, <em>Small Modular Reactors</em>. Si tratta dei <strong>piccoli reattori nucleari</strong> pompati dalla <strong>propaganda mainstream</strong>, senza fondamento tecnico e scientifico, che dovrebbero limitare uno dei principali <strong>problemi delle grandi centrali nucleari</strong> odierne e adeguarsi all&#39;evoluzione del sistema energetico mondiale: la <strong>modularità e la scalabilità</strong>.</p>

<p>Caratteristiche che le grandi e rigide centrali nucleari non hanno e che invece saranno <strong>condizioni indispensabili</strong> richieste dal sistema energetico planetario e dalle <strong>moderne reti elettriche</strong>, già oggi passate da un <strong>modello centralizzato</strong> e rigido a un <strong>modello dinamico, flessibile e predittivo</strong>, grazie anche al costante evolversi delle <strong>smart grids</strong> che, insieme alle rinnovabili, sono l&#39;unica vera <strong>rivoluzione energetica</strong> possibile nel breve periodo.</p>

<p>Come sempre <strong>sono i modelli determinare il cosa, il come, il dove e il quando</strong>.
Il <strong>modello di sviluppo</strong> della nostra civiltà va cambiato, per una questione di mera sopravvivenza, quindi va cambiato anche il <strong>modello di produzione, di gestione e di utilizzo dell&#39;energia</strong>.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/L6jqB7h4/pannelli-fotovoltaici.jpg" alt="Pannelli fotovoltaici"></p>

<p>Gli <strong>impianti di rinnovabili sono scalabili, distribuiti e decentralizzati</strong> (e più democratici visto che sole e vento non sono di proprietà di nessuno), perciò garantiscono una <strong>grande flessibilità</strong> e una maggiore capacità di risposta alle <strong>fluttuazioni della domanda</strong> e, non secondariamente, garantiscono maggiore sicurezza e continuità in caso di disastri naturali o guerre e conflitti.</p>

<p>Tutto ciò manda in pensione il <strong>concetto di base load</strong> (carico minimo di base) che richiedeva <strong>grandi centrali</strong> (nucleari o a carbone) <strong>sempre accese</strong> per coprire i consumi minimi costanti.</p>

<p>Se sentite <strong>uno pseudo-esperto</strong>, o <strong>un Calenda qualunque</strong>, tirare fuori ancora il concetto di <em>base load</em> ditegli di <strong>fare un update al XXI secolo</strong>, oppure di andare da un&#39;altra parte a <strong>fare lobby per le grandi utilities</strong>, che gli pagano il tozzo di pane.</p>

<p>Veniamo ai <strong>costi di installazione</strong>, rapidamente:</p>
<ul><li>Fotovoltaico (su grande scala): 650-750 euro per kW</li>
<li>Eolico a terra: circa 1500 euro/kW</li>
<li>Eolico off-shore: 3000-3500 euro/kW</li>
<li>Nucleare (grandi reattori di terza gen.) 8000-11.000 euro/kW</li>
<li>Piccoli Reattori Modulari (SMR): circa 14.000 euro/kW (siamo ancora a livello di primi prototipi, non c&#39;è ancora né standardizzazione, ne produzione industriale).</li></ul>

<p>Il confronto dei <strong>costi medi di produzione di energia</strong> elettrica (LCOE) sono ancora più impietosi:</p>
<ul><li>Fotovoltaico (grandi impianti) + accumulo : da 70 a 120 euro/MWh</li>
<li>Eolico a terra: da 40 a 80 euro/MWh</li>
<li>Eolico off-shore: 50-100 euro/MWh (a seconda della tecnologia e dei siti di costruzione)</li>
<li>Nucleare (grandi reattori di terza gen.) da 140 a 190 euro/MWh</li></ul>

<p>Appare chiaro, considerando anche all&#39;<strong>elevato tasso di evoluzione tecnologica e innovazione del settore delle rinnovabili</strong> e dei sistemi di accumulo, rispetto a quello dell&#39;energia nucleare, che questo <strong>divario</strong> di costi <strong>non potrà che aumentare</strong>.</p>

<p>Inoltre, <strong>riguardo il nucleare</strong> si deve prendere in considerazione anche <strong>altri fattori</strong>, per essere razionali e pragmatici, e non ideologici come i fanatici del nuke ad ogni costo e condizione:</p>
<ul><li>tempi di costruzione lunghi e spesso incerti del nucleare (minimo 10-15 anni per una singola centrale nucleare). Ciò significa che se domani mattina apriamo il cantiere di una centrale nucleare, se tutto va bene e fila liscio e non ci sono intoppi di sorta, avremo il primo MWh di energia nucleare italiana nel 2040;</li>
<li>forti resistenze dell&#39;opinione pubblica, un po&#39; in tutti i Paesi, alla costruzione di una nuova centrale nel proprio territorio;</li>
<li>la fragilità intrinseca di alcuni territori rispetto ad altri, che fa aumentare i rischi e soprattutto i <strong>costi di assicurazione</strong>: il <strong>territorio italiano</strong> purtroppo è <strong>molto fragile</strong> e a rischio, diversamente da quello francese o spagnolo;</li>
<li>elevati costi di gestione delle <strong>scorie</strong> e del <strong>“fine vita”</strong> (decomissioning, cioè smantellamento);</li>
<li>la costruzione di una centrale nucleare richiede <strong>ingenti sussidi e finanziamenti pubblici</strong>. Per questo motivo <strong>nessun capitale privato</strong> oggi si sobbarca <strong>da solo</strong> i costi e i rischi finanziari di costruzione di una centrale. Le <strong>rinnovabili</strong>, già oggi, <strong>si ripagano da sole</strong>, non hanno più bisogno di sussidi pubblici ma solo di <strong>sburocratizzazione</strong> e superamento di <strong>stupidi vincoli paesaggistici</strong>!</li></ul>

<p>Stando tutto questo, io arrivo sempre alla stessa conclusione: in attesa della <strong>fusione a freddo</strong> e dell&#39;<strong>idrogeno verde</strong> e in considerazione dell&#39;<strong>urgenza</strong> dovuta alla spaventosa accelerazione <strong>del cambiamento climatico</strong>, <strong>ogni singolo euro</strong> che l&#39;Italia spenderà in politica energetica andrà messo nella <strong>ricerca, nello sviluppo e nella produzione di energie rinnovabili</strong>.</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“Like a stone”
<em>Audioslave</em> – Audioslave – 2003</p>
]]></content:encoded>
      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/x44lqnatj4</guid>
      <pubDate>Thu, 21 May 2026 15:04:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Apprezzamento sulla poesia</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-2/apprezzamento-sulla-poesia</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Apprezzamento sulla poesia&#xD;&#xA;Si spalma la luce&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#34;come ti butta?&#34;&#xD;&#xA;i passeri hanno fatto il nido&#xD;&#xA;primavera s&#39;infiora la luce&#xD;&#xA;si spalma sugli alberi le case&#xD;&#xA;quanto a me una distanza&#xD;&#xA;mi separa sempre da me&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Felice Serino&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;13.5.25&#xD;&#xA;.&#xD;&#xA;Mi piace riportare il pensiero di Giordano nel suo gruppo FB, alla lettura della mia poesia:&#xD;&#xA;Ho apprezzato moltissimo questa lirica rivestita di polisemia, testimonianza di un tuo stile, e di significati, che, a mio parere, col passare del tempo diventano, se possibile, sempre più belli, intensi, suggestivi. All’iniziale e gergale battuta, indizio di un dialogo fra indeterminati amici o conoscenti che si sono incontrati, fa qui seguito uno sguardo, a mio avviso espresso in modo poeticamente sublime, ad immagini in cui si incarna la primavera: “i passeri hanno fatto il nido / primavera s’infiora la luce / si spalma sugli alberi le case” (importante è notare che, come il titolo della lirica ci fa comprendere, fra “s’infiora” e “la luce” dobbiamo percepire una cesura sottintesa, in quanto “la luce” è il soggetto che regge “si spalma” come predicato verbale, dopo il bellissimo enjambement. Gli ultimi due versi, nella loro ineffabile bellezza e tensione poetica ed emotiva, non posso osare commentarli, ma solo trascriverli, incantato dalla loro impareggiabile meraviglia e dallo stupore che hanno lasciato in me: “quanto a me una distanza / mi separa sempre da me”. Grazie infinite, Felice, per avere donato questi tuoi versi all’ammirazione mia e del gruppo…&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Apprezzamento sulla poesia
Si spalma la luce</p>

<p>“come ti butta?”
i passeri hanno fatto il nido
primavera s&#39;infiora la luce
si spalma sugli alberi le case
quanto a me una distanza
mi separa sempre da me</p>

<p>Felice Serino</p>

<p>13.5.25
.
Mi piace riportare il pensiero di Giordano nel suo gruppo FB, alla lettura della mia poesia:
Ho apprezzato moltissimo questa lirica rivestita di polisemia, testimonianza di un tuo stile, e di significati, che, a mio parere, col passare del tempo diventano, se possibile, sempre più belli, intensi, suggestivi. All’iniziale e gergale battuta, indizio di un dialogo fra indeterminati amici o conoscenti che si sono incontrati, fa qui seguito uno sguardo, a mio avviso espresso in modo poeticamente sublime, ad immagini in cui si incarna la primavera: “i passeri hanno fatto il nido / primavera s’infiora la luce / si spalma sugli alberi le case” (importante è notare che, come il titolo della lirica ci fa comprendere, fra “s’infiora” e “la luce” dobbiamo percepire una cesura sottintesa, in quanto “la luce” è il soggetto che regge “si spalma” come predicato verbale, dopo il bellissimo enjambement. Gli ultimi due versi, nella loro ineffabile bellezza e tensione poetica ed emotiva, non posso osare commentarli, ma solo trascriverli, incantato dalla loro impareggiabile meraviglia e dallo stupore che hanno lasciato in me: “quanto a me una distanza / mi separa sempre da me”. Grazie infinite, Felice, per avere donato questi tuoi versi all’ammirazione mia e del gruppo…</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 2</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/nbn7ur0t8w</guid>
      <pubDate>Mon, 18 May 2026 18:27:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Venenum in cauda</title>
      <link>https://noblogo.org/la-guerra-delle-formiche/venenum-in-cauda</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dopo un anno scolastico passato a trattenere improperi per la valanga di ore di letteratura italiana perse con la mia quinta tra progetti, uscite, PCTO, orientamento e idiozie varie, ieri, nel momento di massima tensione filosofica ed emotiva, proprio sugli ultimi versi della Divina Commedia, esattamente nel momento in cui &#34;a l&#39;alta fantasia qui mancò possa&#34;, quel momento in cui io e gli studenti stavamo concludendo un lunghissimo percorso insieme, un viaggio durato cinque anni di faticose lezioni, tra gli occhi lucidi e il rapimento che aveva preso perfino i ragazzi più indifferenti e abulici, proprio in quel momento entra il bidello ad annunciare l&#39;ennesima di una serie infinita di interruzioni: &#34;Prof. , dalla segreteria dicono che per la privacy deve urgentemente aggiungere le X per coprire i nomi del Documento del 15 Maggio (per i non addetti ai lavori, mostro burocratico dell&#39;Esame a carico del Coordinatore di classe, in questo caso io) perché a causa di [ragione imbecille e incomprensibile] non va bene semplicemente cancellarli.&#34;&#xA;In un attimo, guardando la mia faccia, gli studenti hanno davvero compreso cosa si intendeva quando abbiamo parlato di Kafka, quando abbiamo discusso del concetto di alienazione, quando abbiamo letto di Belluca stritolato dall&#39;imbecillità sociale e di Serafino Gubbio disumanizzato dalla Macchina, quando siamo scesi negli abissi della psiche frustrata e nevrotica di Zeno. &#xA;Forse possono vantarsi di essere davvero riusciti a distruggere l&#39;insegnamento, ma non hanno potuto evitare questo piccolo colpo di coda, questa inatteso rinculo, questa sostanziale rivincita.&#xA;Venenum in cauda.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un anno scolastico passato a trattenere improperi per la valanga di ore di letteratura italiana perse con la mia quinta tra progetti, uscite, PCTO, orientamento e idiozie varie, ieri, nel momento di massima tensione filosofica ed emotiva, proprio sugli ultimi versi della Divina Commedia, esattamente nel momento in cui “a l&#39;alta fantasia qui mancò possa”, quel momento in cui io e gli studenti stavamo concludendo un lunghissimo percorso insieme, un viaggio durato cinque anni di faticose lezioni, tra gli occhi lucidi e il rapimento che aveva preso perfino i ragazzi più indifferenti e abulici, proprio in quel momento entra il bidello ad annunciare l&#39;ennesima di una serie infinita di interruzioni: “Prof. , dalla segreteria dicono che per la privacy deve urgentemente aggiungere le X per coprire i nomi del Documento del 15 Maggio (per i non addetti ai lavori, mostro burocratico dell&#39;Esame a carico del Coordinatore di classe, in questo caso io) perché a causa di [ragione imbecille e incomprensibile] non va bene semplicemente cancellarli.”
In un attimo, guardando la mia faccia, gli studenti hanno davvero compreso cosa si intendeva quando abbiamo parlato di Kafka, quando abbiamo discusso del concetto di alienazione, quando abbiamo letto di Belluca stritolato dall&#39;imbecillità sociale e di Serafino Gubbio disumanizzato dalla Macchina, quando siamo scesi negli abissi della psiche frustrata e nevrotica di Zeno.
Forse possono vantarsi di essere davvero riusciti a distruggere l&#39;insegnamento, ma non hanno potuto evitare questo piccolo colpo di coda, questa inatteso rinculo, questa sostanziale rivincita.
Venenum in cauda.</p>
]]></content:encoded>
      <author>La Guerra delle Formiche</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/tyvev3zm30</guid>
      <pubDate>Sun, 17 May 2026 21:25:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bgricignano-di-caserta</link>
      <description>&lt;![CDATA[bGricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo/b&#xA;br&#xA;Una scoperta fortuita durante il restauro di un mobile d’epoca riporta alla luce un gioiello in oro e acquamarina, perfettamente conservato nel suo “scrigno” naturale. br&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxRPeOk9uRet4BXIkHNyUsWQ5lftx27SWSfREY8t8EFfzp30qjMshOJPHvrAKawnNqt3zZQETn4ha08jCYAhrL0Ny0tgRIgt5nIX5Qp5PZA4XB1fUAuPXjn5MXf6SyOQz4FbIMd6p3az8Kj7UIYHmjjoAu7caWsZJfyIvRWPY1FLRRMgr8Lc6vqLQ4/s3264/IMG20260517173833.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;400&#34; data-original-height=&#34;2448&#34; data-original-width=&#34;3264&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxRPeOk9uRet4BXIkHNyUsWQ5lftx27SWSfREY8t8EFfzp30qjMshOJPHvrAKawnNqt3zZQETn4ha08jCYAhrL0Ny0tgRIgt5nIX5Qp5PZA4XB1fUAuPXjn5MXf6SyOQz4FbIMd6p3az8Kj7UIYHmjjoAu7caWsZJfyIvRWPY1FLRRMgr8Lc6vqLQ4/s400/IMG20260517173833.jpg&#34;//a/div&#xA;A volte la storia non si trova nei grandi musei, ma tra le venature del legno di casa nostra. È quanto accaduto recentemente a Gricignano, dove un’operazione di sgombero e restauro di un vecchio mobile di inizio Novecento ha restituito un piccolo, scintillante tesoro: un anello in oro e acquamarina, dimenticato e nascosto per oltre un secolo.&#xA;&#xA;Il Ritrovamento&#xA;Il gioiello è emerso in modo del tutto inaspettato. Mentre si lavorava al legno di un mobile d’epoca, probabilmente un comò o una scrivania risalente allo stesso periodo del gioiello, è stato individuato un piccolo vano occultato o una fessura nella struttura. Lì, avvolto in uno stralcio di &#34;maccaturo&#34; ormai disintegrato incastrato, riposava l’anello. La scoperta ha dell’incredibile: nonostante il tempo trascorso, il gioiello si presentava integro, con la sua grande pietra azzurra ancora saldamente stretta nella montatura. &#xA;&#xA;Un Pezzo di Storia Liberty&#xA;Gli esperti, analizzando le fotografie del ritrovamento, non hanno avuto dubbi: si tratta di un esemplare classico dello stile Liberty (o Art Nouveau), molto in voga tra il 1900 e il 1920.&#xA;La caratteristica principale è la grande acquamarina centrale, tagliata in forma rettangolare, circondata da una lavorazione in oro giallo 18 carati (come confermato dal punzone “750” visibile all’interno della fede).&#xA;Ma è il dettaglio della montatura a raccontare la maestria degli orafi di un tempo: il metallo è lavorato “a giorno”, con trafori che ricordano un nido d’ape o una griglia. Questa tecnica, tipica dell’epoca, serviva a alleggerire il peso visivo di pietre così importanti e a permettere alla luce di attraversarle, esaltandone la brillantezza.&#xA;&#xA;Il Mistero del Punzone&#xA;Un dettaglio tecnico ha aggiunto un tassello alla datazione del pezzo. Oltre al marchio “750” che certifica l’oro, è visibile un punzone di fabbrica con il numero “27”.&#xA;«La presenza di questo punzone è significativa», spiegano gli esperti di oreficeria antica. «Sebbene lo stile sia chiaramente Liberty, l’obbligo del punzone di fabbrica numerico in Italia è diventato rigoroso con la legge del 1935. Questo suggerisce due scenari affascinanti: o l’anello è stato prodotto negli anni ’30 mantenendo uno stile “retro” molto amato, oppure è stato portato da un orafo dopo quella data per una riparazione e marchiato a norma di legge in quel momento. In entrambi i casi, la sua provenienza da un mobile coevo suggerisce che sia stato nascosto dal proprietario originale, forse per timore di furti o guerre, e non sia mai più stato recuperato.» &#xA;&#xA;Il Valore del Ritrovamento&#xA;Oltre al valore sentimentale di un oggetto che torna a vivere dopo un secolo di oblio, c’è anche un notevole valore economico. Stime di mercato per un anello di queste caratteristiche – oro 18k, acquamarina di diversi carati e fattura d’epoca – variano dai 500 ai 900 euro, cifre che potrebbero salire se la pietra dovesse rivelarsi di un colore particolarmente intenso e raro. &#xA;&#xA;Tuttavia, il vero valore di questo anello risiede nella sua storia silenziosa. È un testimone di un’epoca in cui i gioielli non erano semplici accessori, ma opere d’arte da custodire, talvolta nascondere nel luogo più sicuro che si conosceva: la propria casa. Oggi, quel segreto è stato svelato, riportando alla luce un frammento di bellezza che il tempo non ha scalfito.br&#xA;Dettagli anello&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe0-twE7YdQyM34m9FZQqfX22qL9SfsJCEw0W9yo8FwH5xK2M45KmUCJ2CrPygOTwMMEuF7wbAaV402DvrcPU3HH7I4eGHTRRMW1Msdw54jJzSjnMoNcSHtwwZnk57W1oVuF0GmSRF4BY5wVO6nehm1lU20Eywu5ufgJjI3K3G7lY3SECTBnEOo/s1240/IMG20260517170714~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;1094&#34; data-original-width=&#34;1240&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe0-twE7YdQyM34m9FZQqfX22qL9SfsJCEw0W9yo8FwH5xK2M45KmUCJ2CrPygOTwMMEuF7wbAaV402DvrcPU3HH7I4eGHTRRMW1Msdw54jJzSjnMoNcSHtwwZnk57W1oVuF0GmSRF4BY5wVO6nehm1lU20Eywu5ufgJjI3K3G7lY3SECTBnEOo/s600/IMG20260517170714~2.jpg&#34;//a/divdiv class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEge0CpnzsWQeEP23THRCBRniOteLbqeFh0cciRKOCewERTgfl6Ec6uRiNc7zSF4asAfN29xsm8merkdUqFW8pC-6EkN5ZJgbAwysh2lKQyweCf3iEhHEmaSIjspDv-agiUOBwjsm9bs0WQa37mwIm8IF-W75Rgl20e0646mNUOxCqCKZTt3SM5TMmI-tQc/s1121/IMG20260517170724~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; height=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;1121&#34; data-original-width=&#34;1087&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEge0CpnzsWQeEP23THRCBRniOteLbqeFh0cciRKOCewERTgfl6Ec6uRiNc7zSF4asAfN29xsm8merkdUqFW8pC-6EkN5ZJgbAwysh2lKQyweCf3iEhHEmaSIjspDv-agiUOBwjsm9bs0WQa37mwIm8IF-W75Rgl20e0646mNUOxCqCKZTt3SM5TMmI-tQc/s600/IMG20260517170724~2.jpg&#34;//a/divdiv class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhIQkk9LAGa1JaIgvNIy4rCTDzChbU8nmosS-9mDt7-sDJ8yB29NNGpS5WxlKMVisz4X807ZhPuii-cKS2vwfOj3uf5zRi7I8WUoxGnW09j4f1M7Zw9DIj-S8rKxLFBC09dJQVAjVFLKL5JdyPCEKe8D1mHoQgVrp47u7JV5DRpQ9kblgRQ1m51MQfQ/s1023/IMG20260517170704~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; height=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;1023&#34; data-original-width=&#34;955&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhIQkk9LAGa1JaIgvNIy4rCTDzChbU8nmosS-9mDt7-sDJ8yB29NNGpS5WxlKMVisz4X807ZhPuii-cKS2vwfOj3uf5zRi7I8WUoxGnW09j4f1M7Zw9DIj-S8rKxLFBC09dJQVAjVFLKL5JdyPCEKe8D1mHoQgVrp47u7JV5DRpQ9kblgRQ1m51MQfQ/s600/IMG20260517170704~2.jpg&#34;//a/divdiv class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgkKolNBpEwrCRTzFptuOQGt7YnGcq70J1kEy5btJim1i6eJf1ZlKsVj3pianRdh6-iuSr3cf1aKy5dNsix7adi6NIFqukELYIURm5c9RNeH76mJxIuh250uruYqui63w17ACFWTWZOuRVMkn0eoZapw2jnfg7emBQSmFbXQVhiPgV8TNhfPuyu8VfdQ/s1077/IMG20260517170647~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;858&#34; data-original-width=&#34;1077&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgkKolNBpEwrCRTzFptuOQGt7YnGcq70J1kEy5btJim1i6eJf1ZlKsVj3pianRdh6-iuSr3cf1aKy5dNsix7adi6NIFqukELYIURm5c9RNeH76mJxIuh250uruYqui63w17ACFWTWZOuRVMkn0eoZapw2jnfg7emBQSmFbXQVhiPgV8TNhfPuyu8VfdQ/s600/IMG20260517170647~2.jpg&#34;//a/div&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Gricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo</b>
<br>
Una scoperta fortuita durante il restauro di un mobile d’epoca riporta alla luce un gioiello in oro e acquamarina, perfettamente conservato nel suo “scrigno” naturale. <br>
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxRPeOk9uRet4BXIkHNyUsWQ5lftx27SWSfREY8t8EFfzp30qjMshOJPHvrAKawnNqt3zZQETn4ha08jCYAhrL0Ny0tgRIgt5nIX5Qp5PZA4XB1fUAuPXjn5MXf6SyOQz4FbIMd6p3az_8_Kj7UIYHmjjoAu7caWsZJf_yIvRWPY1FLRRMgr8Lc6vqLQ4/s3264/IMG_20260517_173833.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxRPeOk9uRet4BXIkHNyUsWQ5lftx27SWSfREY8t8EFfzp30qjMshOJPHvrAKawnNqt3zZQETn4ha08jCYAhrL0Ny0tgRIgt5nIX5Qp5PZA4XB1fUAuPXjn5MXf6SyOQz4FbIMd6p3az_8_Kj7UIYHmjjoAu7caWsZJf_yIvRWPY1FLRRMgr8Lc6vqLQ4/s400/IMG_20260517_173833.jpg"/></a></div>
A volte la storia non si trova nei grandi musei, ma tra le venature del legno di casa nostra. È quanto accaduto recentemente a Gricignano, dove un’operazione di sgombero e restauro di un vecchio mobile di inizio Novecento ha restituito un piccolo, scintillante tesoro: un anello in oro e acquamarina, dimenticato e nascosto per oltre un secolo.</p>

<p>Il Ritrovamento
Il gioiello è emerso in modo del tutto inaspettato. Mentre si lavorava al legno di un mobile d’epoca, probabilmente un comò o una scrivania risalente allo stesso periodo del gioiello, è stato individuato un piccolo vano occultato o una fessura nella struttura. Lì, avvolto in uno stralcio di “maccaturo” ormai disintegrato incastrato, riposava l’anello. La scoperta ha dell’incredibile: nonostante il tempo trascorso, il gioiello si presentava integro, con la sua grande pietra azzurra ancora saldamente stretta nella montatura.</p>

<p>Un Pezzo di Storia Liberty
Gli esperti, analizzando le fotografie del ritrovamento, non hanno avuto dubbi: si tratta di un esemplare classico dello stile Liberty (o Art Nouveau), molto in voga tra il 1900 e il 1920.
La caratteristica principale è la grande acquamarina centrale, tagliata in forma rettangolare, circondata da una lavorazione in oro giallo 18 carati (come confermato dal punzone “750” visibile all’interno della fede).
Ma è il dettaglio della montatura a raccontare la maestria degli orafi di un tempo: il metallo è lavorato “a giorno”, con trafori che ricordano un nido d’ape o una griglia. Questa tecnica, tipica dell’epoca, serviva a alleggerire il peso visivo di pietre così importanti e a permettere alla luce di attraversarle, esaltandone la brillantezza.</p>

<p>Il Mistero del Punzone
Un dettaglio tecnico ha aggiunto un tassello alla datazione del pezzo. Oltre al marchio “750” che certifica l’oro, è visibile un punzone di fabbrica con il numero “27”.
«La presenza di questo punzone è significativa», spiegano gli esperti di oreficeria antica. «Sebbene lo stile sia chiaramente Liberty, l’obbligo del punzone di fabbrica numerico in Italia è diventato rigoroso con la legge del 1935. Questo suggerisce due scenari affascinanti: o l’anello è stato prodotto negli anni ’30 mantenendo uno stile “retro” molto amato, oppure è stato portato da un orafo dopo quella data per una riparazione e marchiato a norma di legge in quel momento. In entrambi i casi, la sua provenienza da un mobile coevo suggerisce che sia stato nascosto dal proprietario originale, forse per timore di furti o guerre, e non sia mai più stato recuperato.»</p>

<p>Il Valore del Ritrovamento
Oltre al valore sentimentale di un oggetto che torna a vivere dopo un secolo di oblio, c’è anche un notevole valore economico. Stime di mercato per un anello di queste caratteristiche – oro 18k, acquamarina di diversi carati e fattura d’epoca – variano dai 500 ai 900 euro, cifre che potrebbero salire se la pietra dovesse rivelarsi di un colore particolarmente intenso e raro.</p>

<p>Tuttavia, il vero valore di questo anello risiede nella sua storia silenziosa. È un testimone di un’epoca in cui i gioielli non erano semplici accessori, ma opere d’arte da custodire, talvolta nascondere nel luogo più sicuro che si conosceva: la propria casa. Oggi, quel segreto è stato svelato, riportando alla luce un frammento di bellezza che il tempo non ha scalfito.<br>
Dettagli anello
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]]></content:encoded>
      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7o0k0u4hgf</guid>
      <pubDate>Sun, 17 May 2026 15:47:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Chiudere il cerchio</title>
      <link>https://noblogo.org/gippo/chiudere-il-cerchio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sto mantenendo l&#39;abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l&#39;ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l&#39;abitudine. Ma d&#39;altronde, avendo scritto anche quest&#39;ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest&#39;ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell&#39;autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell&#39;abitudine. Ma l&#39;aver esplicitato il potere scaramantico dell&#39;ultimo periodo digitato...&#xA;(E così via).&#xA;&#xA;Morven&#xA;Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po&#39; troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no! &#xA;Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell&#39;account Mastodon.&#xA;Morven in realtà aveva centrato l&#39;obiettivo. Difatti cos&#39;è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico?&#xA;Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati lammerda per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l&#39;occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (dimmerda come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​&#34;Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.&#34;! &#xA;&#xA;Avete assistito alla tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).&#xA;&#xA;Chiudere i cerchi&#xA;&#xA;Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull&#39;onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l&#39;avrà pur fatto per chiudere un cerchio!&#xA;Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo.&#xA;Avevo appena iniziato l&#39;università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l&#39;ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l&#39;ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l&#39;avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo.&#xA;Quindi l&#39;ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l&#39;autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un&#39;opera quantomeno dignitosa.&#xA;&#xA;Cyberpunk pink&#xA;Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca.&#xA;Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva.&#xA;Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l&#39;inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po&#39; insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l&#39;ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0).&#xA;E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free.&#xA;Ma quando sono partito sono accadute cose portentose: &#xA;1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno;&#xA;2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù;&#xA;3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima;&#xA;4) La trama è finita da tutt&#39;altra parte;&#xA;5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo;&#xA;6) L&#39;ho finito.&#xA;&#xA;Ecco. Ringrazio l&#39;autore di Atomic Habits e quello de &#34;Il tuo secondo cervello&#34; per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.&#xA;&#xA;In conclusione, rimane un&#39;unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l&#39;ho fatto?&#xA;Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo. &#xA;Certo, adesso che l&#39;ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l&#39;abitudine.&#xA;&#xA;Ok, ci siamo capiti, andate all&#39;inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.&#xA;&#xA;Uroboro &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sto mantenendo l&#39;abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l&#39;ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l&#39;abitudine. Ma d&#39;altronde, avendo scritto anche quest&#39;ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest&#39;ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell&#39;autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell&#39;abitudine. Ma l&#39;aver esplicitato il potere scaramantico dell&#39;ultimo periodo digitato...
<em>(E così via)</em>.</p>

<h3 id="morven">Morven</h3>

<p>Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po&#39; troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no!
Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell&#39;account Mastodon.
Morven in realtà aveva centrato l&#39;obiettivo. Difatti cos&#39;è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico?
Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati <em>lammerda</em> per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l&#39;occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (<em>dimmerda</em> come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​”Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.“!</p>

<p>Avete assistito alla <em>tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra</em>, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).</p>

<h3 id="chiudere-i-cerchi">Chiudere i cerchi</h3>

<p>Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull&#39;onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l&#39;avrà pur fatto per chiudere un cerchio!
Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo.
Avevo appena iniziato l&#39;università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l&#39;ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l&#39;ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l&#39;avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo.
Quindi l&#39;ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l&#39;autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un&#39;opera quantomeno dignitosa.</p>

<h3 id="cyberpunk-pink">Cyberpunk pink</h3>

<p>Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca.
Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva.
Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l&#39;inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po&#39; insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l&#39;ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0).
E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free.
Ma quando sono partito sono accadute cose portentose:
1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno;
2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù;
3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima;
4) La trama è finita da tutt&#39;altra parte;
5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo;
6) L&#39;ho finito.</p>

<p>Ecco. Ringrazio l&#39;autore di Atomic Habits e quello de “Il tuo secondo cervello” per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.</p>

<p>In conclusione, rimane un&#39;unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l&#39;ho fatto?
Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo.
Certo, adesso che l&#39;ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l&#39;abitudine.</p>

<p>Ok, ci siamo capiti, andate all&#39;inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/Xvth6VJw/1778946505183-edit-33798315528937.png" alt="Uroboro"></p>
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      <author>Gippo</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/e3ts2i20di</guid>
      <pubDate>Sat, 16 May 2026 15:59:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cuba non muore da sola. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/cuba-non-muore-da-sola</link>
      <description>&lt;![CDATA[(224) &#xA;&#xA;C1)&#xA;&#xA;Cuba si sta spegnendo, lentamente e sotto gli occhi di tutti. &#xA;Tra blackout, scarsità e isolamento, l’isola paga il prezzo di un doppio fallimento: quello del proprio sistema e quello di una politica esterna che continua a colpire la popolazione invece del potere.&#xA;&#xA;Cuba non sta semplicemente attraversando una fase difficile: sta vivendo un collasso prolungato.&#xA;La vita quotidiana sull’isola è diventata un esercizio di sopravvivenza. &#xA;Mancano elettricità, carburante, pezzi di ricambio, medicinali e trasporti regolari. &#xA;Gli ospedali lavorano a intermittenza, le scuole arrancano, le famiglie si organizzano attorno ai blackout come se fossero ormai parte del paesaggio. Non lo sono. &#xA;Sono il segno di un sistema esausto, di un’economia soffocata e di una società tenuta in piedi dalla forza dell’abitudine e della scarsità.&#xA;&#xA;Dentro questa crisi c’è una responsabilità interna evidente. &#xA;Per anni il paese ha accumulato inefficienze, rigidità amministrative, scarsa produttività e un controllo politico che ha frenato ogni riforma vera. L’economia cubana non ha saputo diversificarsi, modernizzare i servizi, attrarre investimenti o garantire una base materiale stabile alla popolazione. &#xA;Il risultato è un declino che non nasce oggi, ma si è sedimentato nel tempo fino a diventare strutturale.&#xA;&#xA;(C2)&#xA;&#xA;Ma sarebbe disonesto fingere che il blocco degli Stati Uniti sia un dettaglio marginale. &#xA;Non lo è. &#xA;L’embargo commerciale, economico e finanziario imposto da #Washington pesa in modo concreto su energia, importazioni, farmaci, attrezzature e alimenti. &#xA;Rende più costoso ogni acquisto, più fragile ogni approvvigionamento, più difficile ogni transazione. &#xA;Colpisce un sistema già debole e amplifica ogni sua crepa. L’Assemblea generale dell’ #ONU ha chiesto ancora una volta la fine dell’embargo, con un voto schiacciante nel 2024, ma la distanza tra la condanna formale e gli effetti reali resta enorme.&#xA;&#xA;La linea politica di #Trump, in questo quadro, non punta alla distensione ma alla pressione massima. &#xA;L’obiettivo è isolare l’isola, alzare il costo della sua sopravvivenza economica, indebolire il governo e spingerlo verso una resa politica. &#xA;Non è diplomazia. &#xA;È un uso brutale del potere economico come arma di coercizione. &#xA;Il problema è che il prezzo di questa strategia non lo paga la nomenclatura, ma la popolazione. &#xA;A cadere non sono gli slogan del regime, ma la luce nelle case, i farmaci negli ospedali, il cibo sulle tavole.&#xA;&#xA;La comunità internazionale, nel frattempo, resta intrappolata tra dichiarazioni di principio e impotenza pratica. &#xA;Le condanne formali si ripetono, le risoluzioni si accumulano, ma nulla cambia davvero. &#xA;Molti governi sanno che l’embargo è insostenibile sul piano umanitario, pochi sono disposti a trasformare questa consapevolezza in una linea politica capace di incidere. &#xA;Cuba resta così schiacciata tra il fallimento del proprio modello interno e la durezza di una pressione esterna che punisce un intero popolo per logorare un governo.&#xA;&#xA;Il punto, alla fine, è questo: un paese non si rimette in piedi affamando la sua popolazione. E una politica che trasforma la sofferenza civile in leva diplomatica porta con sé una responsabilità morale pesantissima.&#xA;&#xA;#Blog #Cuba #USA #DirittiUmani #DirittiCivili #Embargo #Geopolitica #DirittoInternazionale]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(224)</p>

<p><img src="https://www.thesocialpost.it/wp-content/uploads/2026/05/cuba_blackout.jpg" alt="C1)"></p>

<p><strong>#Cuba si sta spegnendo, lentamente e sotto gli occhi di tutti.
Tra blackout, scarsità e isolamento, l’isola paga il prezzo di un doppio fallimento: quello del proprio sistema e quello di una politica esterna che continua a colpire la popolazione invece del potere.</strong></p>

<p><strong>Cuba non sta semplicemente attraversando una fase difficile: sta vivendo un collasso prolungato.</strong>
La vita quotidiana sull’isola è diventata un esercizio di sopravvivenza.
Mancano elettricità, carburante, pezzi di ricambio, medicinali e trasporti regolari.
Gli ospedali lavorano a intermittenza, le scuole arrancano, le famiglie si organizzano attorno ai blackout come se fossero ormai parte del paesaggio. Non lo sono.
<strong>Sono il segno di un sistema esausto, di un’economia soffocata e di una società tenuta in piedi dalla forza dell’abitudine e della scarsità.</strong></p>

<p>Dentro questa crisi c’è una responsabilità interna evidente.
Per anni il paese ha accumulato inefficienze, rigidità amministrative, scarsa produttività e un controllo politico che ha frenato ogni riforma vera. L’economia cubana non ha saputo diversificarsi, modernizzare i servizi, attrarre investimenti o garantire una base materiale stabile alla popolazione.
<strong>Il risultato è un declino che non nasce oggi, ma si è sedimentato nel tempo fino a diventare strutturale.</strong></p>

<p><img src="https://www.globalist.it/wp-content/uploads/2026/03/1774568685-estados-unidos-puede-bombardear-cuba-sacarla-colapso-economico-advierten-congresistas-e1774708616288.jpg" alt="(C2)"></p>

<p><strong>Ma sarebbe disonesto fingere che il blocco degli Stati Uniti sia un dettaglio marginale.</strong>
<strong>Non lo è.</strong>
L’embargo commerciale, economico e finanziario imposto da #Washington pesa in modo concreto su energia, importazioni, farmaci, attrezzature e alimenti.
Rende più costoso ogni acquisto, più fragile ogni approvvigionamento, più difficile ogni transazione.
Colpisce un sistema già debole e amplifica ogni sua crepa. L’Assemblea generale dell’ #ONU ha chiesto ancora una volta la fine dell’embargo, con un voto schiacciante nel 2024, ma la distanza tra la condanna formale e gli effetti reali resta enorme.</p>

<p>La linea politica di #Trump, in questo quadro, non punta alla distensione ma alla pressione massima.
<strong>L’obiettivo è isolare l’isola, alzare il costo della sua sopravvivenza economica, indebolire il governo e spingerlo verso una resa politica.
Non è diplomazia.
È un uso brutale del potere economico come arma di coercizione.</strong>
Il problema è che il prezzo di questa strategia non lo paga la nomenclatura, ma la popolazione.
A cadere non sono gli slogan del regime, ma la luce nelle case, i farmaci negli ospedali, il cibo sulle tavole.</p>

<p>La comunità internazionale, nel frattempo, resta intrappolata tra dichiarazioni di principio e impotenza pratica.
Le condanne formali si ripetono, le risoluzioni si accumulano, ma nulla cambia davvero.
Molti governi sanno che l’embargo è insostenibile sul piano umanitario, pochi sono disposti a trasformare questa consapevolezza in una linea politica capace di incidere.
<strong>Cuba resta così schiacciata tra il fallimento del proprio modello interno e la durezza di una pressione esterna che punisce un intero popolo per logorare un governo.</strong></p>

<p><strong>Il punto, alla fine, è questo: un paese non si rimette in piedi affamando la sua popolazione. E una politica che trasforma la sofferenza civile in leva diplomatica porta con sé una responsabilità morale pesantissima.</strong></p>

<p>#Blog #Cuba #USA #DirittiUmani #DirittiCivili #Embargo #Geopolitica #DirittoInternazionale</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2kevtu01nn</guid>
      <pubDate>Sat, 16 May 2026 15:28:54 +0000</pubDate>
    </item>
  </channel>
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