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    <title>noblogo.org Reader</title>
    <link>https://noblogo.org</link>
    <description>Read the latest posts from noblogo.org.</description>
    <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 07:48:13 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 15</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-15</link>
      <description>&lt;![CDATA[Abiam re di Giuda&#xA;1Nell&#39;anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebat, Abiam divenne re su Giuda. 2Regnò tre anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 3Egli imitò tutti i peccati che suo padre aveva commesso prima di lui; il suo cuore non fu integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 4Ma, per amore di Davide, il Signore, suo Dio, gli concesse una lampada a Gerusalemme, facendo sorgere suo figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, 5perché Davide aveva fatto ciò che è retto agli occhi del Signore e non aveva deviato da quanto il Signore aveva ordinato, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di Uria l&#39;Ittita.&#xA;6Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 7Le altre gesta di Abiam e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Ci fu guerra fra Abiam e Geroboamo. 8Abiam si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa.&#xA;&#xA;Asa, re di Giuda&#xA;9Nell&#39;anno ventesimo di Geroboamo, re d&#39;Israele, Asa divenne re di Giuda. 10Egli regnò quarantun anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 11Asa fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come Davide, suo padre. 12Eliminò i prostituti sacri dalla terra e allontanò tutti gli idoli che avevano fatto i suoi padri. 13Privò anche sua madre Maacà del titolo di regina madre, perché ella aveva eretto ad Asera un&#39;immagine infame; Asa demolì l&#39;immagine infame e la bruciò nella valle del torrente Cedron. 14Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore di Asa si mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la sua vita. 15Fece portare nel tempio del Signore le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e utensili.&#xA;16Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d&#39;Israele, per tutta la loro vita. 17Il re d&#39;Israele, Baasà, salì contro Giuda; egli fortificò Rama per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. 18Asa prese tutto l&#39;argento e l&#39;oro rimasti nei tesori del tempio del Signore e nei tesori della reggia, li consegnò ai suoi ministri, che li portarono per ordine del re Asa a Ben-Adàd, figlio di Tabrimmòn, figlio di Cheziòn, re di Aram, residente a Damasco, con questa proposta: 19&#34;Ci sia un&#39;alleanza fra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando un dono d&#39;argento e d&#39;oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d&#39;Israele, in modo che egli si ritiri da me&#34;. 20Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d&#39;Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Bet-Maacà e l&#39;intera regione di Chinaròt, compreso tutto il territorio di Nèftali. 21Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e tornò a Tirsa. 22Allora il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, nessuno escluso; costoro andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama e con essi il re Asa fortificò Gheba di Beniamino e Mispa.&#xA;23Tutte le altre gesta di Asa, tutta la sua potenza e tutte le sue azioni, le città che egli edificò, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Tuttavia nella sua vecchiaia fu ammalato ai piedi. 24Asa si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat.&#xA;&#xA;Nadab, re d’Israele&#xA;25Nadab, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele nell&#39;anno secondo di Asa, re di Giuda, e regnò su Israele due anni. 26Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. 27Contro di lui congiurò Baasà, figlio di Achia, della casa di Ìssacar; Baasà lo colpì a Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei, mentre Nadab e tutto Israele assediavano Ghibbetòn. 28Baasà lo fece morire nell&#39;anno terzo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 29Appena divenuto re, egli colpì tutta la casa di Geroboamo: non risparmiò nessuno della stirpe di Geroboamo, fino ad estinguerla, secondo la parola del Signore pronunciata per mezzo del suo servo Achia di Silo, 30a causa dei peccati che Geroboamo commise e fece commettere a Israele, e a causa dello sdegno a cui aveva provocato il Signore, Dio d&#39;Israele.&#xA;31Le altre gesta di Nadab e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d&#39;Israele? 32Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d&#39;Israele, per tutta la loro vita.&#xA;&#xA;Baasà, re d’Israele&#xA;33Nell&#39;anno terzo di Asa, re di Giuda, Baasà, figlio di Achia, divenne re su tutto Israele a Tirsa. Regnò ventiquattro anni. 34Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;15,1-8 Il regno di Abiam fu verosimilmente negli anni 913-911.&#xA;&#xA;15,6 Viene ripetuta la stessa formula già presente in 14,30.&#xA;&#xA;15,9 Si ritiene che Asa abbia regnato negli anni 911-870.&#xA;&#xA;15,12 prostituti sacri: di ambedue i sessi (vedi Dt 23,18), a disposizione dei frequentatori dei santuari. La prostituzione sacra costituì un pericolo costante per la fede e la moralità del popolo di Dio.&#xA;&#xA;15,18 Ben-Adàd... re di Aram: si tratta di Ben-Adàd I, col quale Asa inizia quella politica delle alleanze che i profeti rimprovereranno in continuazione. Aram, ossia il regno arameo di Damasco, causerà molti danni al vicino regno d’Israele, dai tempi di Elia ed Eliseo a quelli di Isaia, fino all’avvento del pericolo comune, quando i due stati dovranno fronteggiare l’espansionismo assiro.&#xA;&#xA;15,25 Nadab: regnò all’incirca negli anni 910-909.&#xA;&#xA;15,33 Baasà: regnò probabilmente negli anni 909-886.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Nel presente capitolo e nel successivo continua il movimento oscillatorio tra Nord e Sud per presentarne i rispettivi re. L&#39;arco di tempo presentato copre una settantina d&#39;anni dal 914 all&#39;853 circa. Il Sud in tutto questo tempo vede succedersi solo due re, il Nord ben cinque e due dinastie: l&#39;instabilità è ormai inaugurata. Anche in questi due capitoli non si entrerà nel merito di questioni politiche, militari, economiche, elementi decisivi nella gestione di un regno, ma si vaglieranno severamente i re dal punto di vista religioso. Il metro con cui saranno misurati i re è diverso per la casa di Giuda e per Israele. I primi vengono confrontati con Davide (15,3-11) per deciderne l&#39;approvazione o la condanna; i secondi vengono paragonati a Geroboamo (15,26-34; 16,2.3.7.19.26.30) e assimilati a lui come idolatri e meritevoli di negativa sentenza.&#xA;&#xA;1-8. Abiam re di Giuda (914-911). Passo parallelo in 2Cr 13. La formula di rito presenta il nuovo re. La data di inaugurazione del regno è data secondo la cronologia del collega settentrionale. La durata del regno è assai breve. Il nome della regina madre è qui da accettare tranquillamente in base al parallelo 2Cr 11,20, mentre lo si dovrà discutere al v. 10. In uno stile tipicamente deuteronomista il breve regno viene presentato evidenziando il contrasto tra l&#39;infedeltà del re e la fedeltà di Dio. La scelta di Davide e di Gerusalemme non viene revocata nonostante l&#39;ingratitudine e la ribellione di chi, continuando la dinastia, deve anche prolungare la lealtà. Il ritornello finale di ogni regno fa da ponte tra questo momento negativo e il più disteso regno di Asa.&#xA;&#xA;9-10. Asa re di Giuda (911-870). Passo parallelo in 2Cr 14-16. Nella consueta formula introduttoria si trova il problema del nome materno. Maaca viene presentata come madre di Asa oltre che di Abiam suo padre (v. 2). Si può trovare una spiegazione nella povertà di vocabolario per cui un termine assume più sfumature. Così per esempio al v. 3 si parla di Davide come ’ab, «padre», di Abiam, ma la traduzione scelta è antenato. Nel caso di Maaca il termine ’ēm deve essere tradotto «nonna». Probabilmente la moglie di Abiam era scomparsa prematuramente e la funzione di regina madre durante il regno di Asa veniva ricoperta da sua nonna Maaca.&#xA;&#xA;11-15. L&#39;interesse per l&#39;attività religiosa del regnante è sempre in primo piano. Lo zelo di Asa nel ripristino del culto jahwista arriva fino a destituire la nonna dal solenne ruolo di regina madre, promotrice del culto ad Asera. È personalmente il re a distruggere il simulacro, probabilmente in rapporto con il culto fallico, nella valle del Cedron già immonda per i sepolcri. Nonostante la sua fedeltà incondizionata non riuscì però ad attuare una purificazione totale. Le alture tanto care al popolo venivano ancora frequentate. All&#39;azione negativa di soppressione dei culti idolatrici si affianca quella positiva di arricchimento del tempio con preziosi doni votivi.&#xA;&#xA;16-22. Sulla divisione dell&#39;ex-impero salomonico e sul conseguente indebolimento aveva puntato gli occhi Damasco per l&#39;incremento dei propri interessi. Un rapporto d&#39;intesa o contrasto con la nascente potenza era determinante. Asa cerca un accordo col re di Damasco Ben-Adad per togliersi di dosso i tentativi di espansione di Baasa d&#39;Israele. Questi spingendosi a sud aveva preso Rama distante da Gerusalemme solo 7 km e la stava fortificando per bloccare le importanti vie di comunicazione e isolare&#xA;Giuda. Asa &#34;compra&#34; l&#39;appoggio di Ben-Adad con l&#39;invio dei tesori della reggia e del tempio. Sebbene dal punto di vista religioso ciò non sia positivo, come non sarebbe lodevole nella mentalità deuteronomista la ricerca di alleanze diverse da quella con JHWH, non vi è in proposito accenno di giudizio. L&#39;offerta di Asa è accolta. Ben-Adad sfonda i confini settentrionali d&#39;Israele con successo. Il re Baasa deve lasciare immediatamente il fronte meridionale per fermare l&#39;avanzata dell&#39;invasore al nord. Asa sequestra il materiale da costruzione destinato a Rama e lo impiega per Gheba.&#xA;&#xA;23-24. La rituale formula di conclusione del regno è preceduta da un fugace ricordo dei risultati positivi del regno: vittorie e costruzioni.&#xA;&#xA;25-31. Nadab re d&#39;Israele (910-909). Si risale al Nord per il breve regno di Nadab. Il giudizio religioso prontamente presentato è negativo: il nuovo re è erede del padre nel potere e nell&#39;idolatria. Sarà punito da una congiura capeggiata da Baasa che riuscirà a rovesciare sia lui che la sua dinastia attraverso l&#39;uccisione di tutti i maschi della casa reale. Vengono così compiute le parole di Achia di Silo in 14,10-11. L&#39;occasione per il complotto fu il tentativo di riconquistare Ghibbeton, città danita caduta in mano ai Filistei che cercavano di recuperare l&#39;antico prestigio. Il v. 32 è una ripetizione del v. 16.&#xA;&#xA;15,32-16,7 Baasa re d&#39;Israele (909-886). Sono i versetti che aprono il regno di Baasa la cui descrizione si concluderà al v. 7 del capitolo seguente. Nuova dinastia, nuova capitale: viene scelta Tirza nella regione di Manasse. Sebbene di un casato diverso, Baasa condivide con Geroboamo la biasimata politica religiosa attirandosi la condanna dell&#39;agiografo.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Abiam re di Giuda</em></strong>
<strong>1</strong>Nell&#39;anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebat, Abiam divenne re su Giuda. <strong>2</strong>Regnò tre anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. <strong>3</strong>Egli imitò tutti i peccati che suo padre aveva commesso prima di lui; il suo cuore non fu integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. <strong>4</strong>Ma, per amore di Davide, il Signore, suo Dio, gli concesse una lampada a Gerusalemme, facendo sorgere suo figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, <strong>5</strong>perché Davide aveva fatto ciò che è retto agli occhi del Signore e non aveva deviato da quanto il Signore aveva ordinato, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di Uria l&#39;Ittita.
<strong>6</strong>Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. <strong>7</strong>Le altre gesta di Abiam e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Ci fu guerra fra Abiam e Geroboamo. <strong>8</strong>Abiam si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa.</p>

<p><strong><em>Asa, re di Giuda</em></strong>
<strong>9</strong>Nell&#39;anno ventesimo di Geroboamo, re d&#39;Israele, Asa divenne re di Giuda. <strong>10</strong>Egli regnò quarantun anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. <strong>11</strong>Asa fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come Davide, suo padre. <strong>12</strong>Eliminò i prostituti sacri dalla terra e allontanò tutti gli idoli che avevano fatto i suoi padri. <strong>13</strong>Privò anche sua madre Maacà del titolo di regina madre, perché ella aveva eretto ad Asera un&#39;immagine infame; Asa demolì l&#39;immagine infame e la bruciò nella valle del torrente Cedron. <strong>14</strong>Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore di Asa si mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la sua vita. <strong>15</strong>Fece portare nel tempio del Signore le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e utensili.
<strong>16</strong>Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d&#39;Israele, per tutta la loro vita. <strong>17</strong>Il re d&#39;Israele, Baasà, salì contro Giuda; egli fortificò Rama per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. <strong>18</strong>Asa prese tutto l&#39;argento e l&#39;oro rimasti nei tesori del tempio del Signore e nei tesori della reggia, li consegnò ai suoi ministri, che li portarono per ordine del re Asa a Ben-Adàd, figlio di Tabrimmòn, figlio di Cheziòn, re di Aram, residente a Damasco, con questa proposta: <strong>19</strong>“Ci sia un&#39;alleanza fra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando un dono d&#39;argento e d&#39;oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d&#39;Israele, in modo che egli si ritiri da me”. <strong>20</strong>Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d&#39;Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Bet-Maacà e l&#39;intera regione di Chinaròt, compreso tutto il territorio di Nèftali. <strong>21</strong>Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e tornò a Tirsa. <strong>22</strong>Allora il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, nessuno escluso; costoro andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama e con essi il re Asa fortificò Gheba di Beniamino e Mispa.
<strong>23</strong>Tutte le altre gesta di Asa, tutta la sua potenza e tutte le sue azioni, le città che egli edificò, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Tuttavia nella sua vecchiaia fu ammalato ai piedi. <strong>24</strong>Asa si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat.</p>

<p><strong><em>Nadab, re d’Israele</em></strong>
<strong>25</strong>Nadab, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele nell&#39;anno secondo di Asa, re di Giuda, e regnò su Israele due anni. <strong>26</strong>Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. <strong>27</strong>Contro di lui congiurò Baasà, figlio di Achia, della casa di Ìssacar; Baasà lo colpì a Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei, mentre Nadab e tutto Israele assediavano Ghibbetòn. <strong>28</strong>Baasà lo fece morire nell&#39;anno terzo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. <strong>29</strong>Appena divenuto re, egli colpì tutta la casa di Geroboamo: non risparmiò nessuno della stirpe di Geroboamo, fino ad estinguerla, secondo la parola del Signore pronunciata per mezzo del suo servo Achia di Silo, <strong>30</strong>a causa dei peccati che Geroboamo commise e fece commettere a Israele, e a causa dello sdegno a cui aveva provocato il Signore, Dio d&#39;Israele.
<strong>31</strong>Le altre gesta di Nadab e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d&#39;Israele? <strong>32</strong>Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d&#39;Israele, per tutta la loro vita.</p>

<p><strong><em>Baasà, re d’Israele</em></strong>
<strong>33</strong>Nell&#39;anno terzo di Asa, re di Giuda, Baasà, figlio di Achia, divenne re su tutto Israele a Tirsa. Regnò ventiquattro anni. <strong>34</strong>Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>15,1-8</strong> Il regno di Abiam fu verosimilmente negli anni 913-911.</em></p>

<p><em><strong>15,6</strong> Viene ripetuta la stessa formula già presente in 14,30.</em></p>

<p><em><strong>15,9</strong> Si ritiene che Asa abbia regnato negli anni 911-870.</em></p>

<p><em><strong>15,12</strong> prostituti sacri: di ambedue i sessi (vedi Dt 23,18), a disposizione dei frequentatori dei santuari. La prostituzione sacra costituì un pericolo costante per la fede e la moralità del popolo di Dio.</em></p>

<p><em><strong>15,18</strong> Ben-Adàd... re di Aram: si tratta di Ben-Adàd I, col quale Asa inizia quella politica delle alleanze che i profeti rimprovereranno in continuazione. Aram, ossia il regno arameo di Damasco, causerà molti danni al vicino regno d’Israele, dai tempi di Elia ed Eliseo a quelli di Isaia, fino all’avvento del pericolo comune, quando i due stati dovranno fronteggiare l’espansionismo assiro.</em></p>

<p><em><strong>15,25</strong> Nadab: regnò all’incirca negli anni 910-909.</em></p>

<p><em><strong>15,33</strong> Baasà: regnò probabilmente negli anni 909-886.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Nel presente capitolo e nel successivo continua il movimento oscillatorio tra Nord e Sud per presentarne i rispettivi re. L&#39;arco di tempo presentato copre una settantina d&#39;anni dal 914 all&#39;853 circa. Il Sud in tutto questo tempo vede succedersi solo due re, il Nord ben cinque e due dinastie: l&#39;instabilità è ormai inaugurata. Anche in questi due capitoli non si entrerà nel merito di questioni politiche, militari, economiche, elementi decisivi nella gestione di un regno, ma si vaglieranno severamente i re dal punto di vista religioso. Il metro con cui saranno misurati i re è diverso per la casa di Giuda e per Israele. I primi vengono confrontati con Davide (15,3-11) per deciderne l&#39;approvazione o la condanna; i secondi vengono paragonati a Geroboamo (15,26-34; 16,2.3.7.19.26.30) e assimilati a lui come idolatri e meritevoli di negativa sentenza.</p>

<p><strong>1-8</strong>. Abiam re di Giuda (914-911). Passo parallelo in 2Cr 13. La formula di rito presenta il nuovo re. La data di inaugurazione del regno è data secondo la cronologia del collega settentrionale. La durata del regno è assai breve. Il nome della regina madre è qui da accettare tranquillamente in base al parallelo 2Cr 11,20, mentre lo si dovrà discutere al v. 10. In uno stile tipicamente deuteronomista il breve regno viene presentato evidenziando il contrasto tra l&#39;infedeltà del re e la fedeltà di Dio. La scelta di Davide e di Gerusalemme non viene revocata nonostante l&#39;ingratitudine e la ribellione di chi, continuando la dinastia, deve anche prolungare la lealtà. Il ritornello finale di ogni regno fa da ponte tra questo momento negativo e il più disteso regno di Asa.</p>

<p><strong>9-10</strong>. Asa re di Giuda (911-870). Passo parallelo in 2Cr 14-16. Nella consueta formula introduttoria si trova il problema del nome materno. Maaca viene presentata come madre di Asa oltre che di Abiam suo padre (v. 2). Si può trovare una spiegazione nella povertà di vocabolario per cui un termine assume più sfumature. Così per esempio al v. 3 si parla di Davide come <em>’ab,</em> «padre», di Abiam, ma la traduzione scelta è antenato. Nel caso di Maaca il termine <em>’ēm</em> deve essere tradotto «nonna». Probabilmente la moglie di Abiam era scomparsa prematuramente e la funzione di regina madre durante il regno di Asa veniva ricoperta da sua nonna Maaca.</p>

<p><strong>11-15</strong>. L&#39;interesse per l&#39;attività religiosa del regnante è sempre in primo piano. Lo zelo di Asa nel ripristino del culto jahwista arriva fino a destituire la nonna dal solenne ruolo di regina madre, promotrice del culto ad Asera. È personalmente il re a distruggere il simulacro, probabilmente in rapporto con il culto fallico, nella valle del Cedron già immonda per i sepolcri. Nonostante la sua fedeltà incondizionata non riuscì però ad attuare una purificazione totale. Le alture tanto care al popolo venivano ancora frequentate. All&#39;azione negativa di soppressione dei culti idolatrici si affianca quella positiva di arricchimento del tempio con preziosi doni votivi.</p>

<p><strong>16-22</strong>. Sulla divisione dell&#39;ex-impero salomonico e sul conseguente indebolimento aveva puntato gli occhi Damasco per l&#39;incremento dei propri interessi. Un rapporto d&#39;intesa o contrasto con la nascente potenza era determinante. Asa cerca un accordo col re di Damasco Ben-Adad per togliersi di dosso i tentativi di espansione di Baasa d&#39;Israele. Questi spingendosi a sud aveva preso Rama distante da Gerusalemme solo 7 km e la stava fortificando per bloccare le importanti vie di comunicazione e isolare
Giuda. Asa “compra” l&#39;appoggio di Ben-Adad con l&#39;invio dei tesori della reggia e del tempio. Sebbene dal punto di vista religioso ciò non sia positivo, come non sarebbe lodevole nella mentalità deuteronomista la ricerca di alleanze diverse da quella con JHWH, non vi è in proposito accenno di giudizio. L&#39;offerta di Asa è accolta. Ben-Adad sfonda i confini settentrionali d&#39;Israele con successo. Il re Baasa deve lasciare immediatamente il fronte meridionale per fermare l&#39;avanzata dell&#39;invasore al nord. Asa sequestra il materiale da costruzione destinato a Rama e lo impiega per Gheba.</p>

<p><strong>23-24</strong>. La rituale formula di conclusione del regno è preceduta da un fugace ricordo dei risultati positivi del regno: vittorie e costruzioni.</p>

<p><strong>25-31</strong>. Nadab re d&#39;Israele (910-909). Si risale al Nord per il breve regno di Nadab. Il giudizio religioso prontamente presentato è negativo: il nuovo re è erede del padre nel potere e nell&#39;idolatria. Sarà punito da una congiura capeggiata da Baasa che riuscirà a rovesciare sia lui che la sua dinastia attraverso l&#39;uccisione di tutti i maschi della casa reale. Vengono così compiute le parole di Achia di Silo in 14,10-11. L&#39;occasione per il complotto fu il tentativo di riconquistare Ghibbeton, città danita caduta in mano ai Filistei che cercavano di recuperare l&#39;antico prestigio. Il v. 32 è una ripetizione del v. 16.</p>

<p><strong>15,32-16,7</strong> Baasa re d&#39;Israele (909-886). Sono i versetti che aprono il regno di Baasa la cui descrizione si concluderà al v. 7 del capitolo seguente. Nuova dinastia, nuova capitale: viene scelta Tirza nella regione di Manasse. Sebbene di un casato diverso, Baasa condivide con Geroboamo la biasimata politica religiosa attirandosi la condanna dell&#39;agiografo.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/di266la6yq</guid>
      <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 05:59:56 +0000</pubDate>
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      <title>[rotazioni]</title>
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      <author>lucazanini</author>
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      <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 00:26:28 +0000</pubDate>
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      <title>Seamus Fogarty – The Curious Hand (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/seamus-fogarty-the-curious-hand-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Non erano più di cinque anni fa, quando l&#39;ombra di un omone irlandese si stagliava su Londra: pochi sapevano che in città c&#39;era l&#39;ennesimo cantautore in cerca di fortuna. Cosa poteva fare, uno che era riuscito a perdere l&#39;autobus per Dublino e a passare quindi la notte a Carlow, la Guastalla d&#39;Irlanda (detto con rispetto e affetto da chi è stato in entrambe), nel &#34;tritacarne&#34; dei musicisti?... https://artesuono.blogspot.com/2017/10/seamus-fogarty-curious-hand-2017.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1259142533&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/51qLTrl0CML._UF894,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Non erano più di cinque anni fa, quando l&#39;ombra di un omone irlandese si stagliava su Londra: pochi sapevano che in città c&#39;era l&#39;ennesimo cantautore in cerca di fortuna. Cosa poteva fare, uno che era riuscito a perdere l&#39;autobus per Dublino e a passare quindi la notte a Carlow, la Guastalla d&#39;Irlanda (detto con rispetto e affetto da chi è stato in entrambe), nel “tritacarne” dei musicisti?... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/10/seamus-fogarty-curious-hand-2017.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/10/seamus-fogarty-curious-hand-2017.html</a></p>

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<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1259142533" rel="nofollow">https://album.link/i/1259142533</a></p>

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      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
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      <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 08:48:40 +0000</pubDate>
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      <title>è così bello sorridere-ghignare ai fascisti sapendo che non capiscono perché...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/e-cosi-bello-sorridere-ghignare-ai-fascisti-sapendo-che-non-capiscono-perche</link>
      <description>&lt;![CDATA[è così bello sorridere-ghignare ai fascisti sapendo che non capiscono perché ridi]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>è così bello sorridere-ghignare ai fascisti sapendo che non capiscono perché ridi</p>
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      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/vbkt0h9m1s</guid>
      <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 07:37:51 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>1RE - Capitolo 14</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-14</link>
      <description>&lt;![CDATA[I DUE REGNI FINO A ELIA (14,1-16,34)&#xA;&#xA;Geroboamo I, re d’Israele&#xA;1In quel tempo si ammalò Abia, figlio di Geroboamo. 2Geroboamo disse a sua moglie: &#34;Àlzati, cambia vestito perché non si sappia che tu sei la moglie di Geroboamo e va&#39; a Silo. Là c&#39;è il profeta Achia, colui che mi disse che avrei regnato su questo popolo. 3Prendi con te dieci pani, focacce e un vaso di miele; va&#39; da lui. Egli ti rivelerà che cosa avverrà del ragazzo&#34;. 4La moglie di Geroboamo fece così. Si alzò, andò a Silo ed entrò nella casa di Achia, il quale non poteva vedere, perché i suoi occhi erano offuscati per la vecchiaia.&#xA;5Il Signore aveva detto ad Achia: &#34;Ecco, la moglie di Geroboamo viene per chiederti un oracolo sul figlio, che è malato; tu le dirai questo e questo. Arriverà travestita&#34;. 6Appena Achia sentì il rumore dei piedi di lei che arrivava alla porta, disse: &#34;Entra, moglie di Geroboamo. Perché ti fingi un&#39;altra? Io sono stato incaricato di annunciarti una dura notizia. 7Su, riferisci a Geroboamo: Così dice il Signore, Dio d&#39;Israele: &#34;Io ti ho innalzato fra il popolo costituendoti capo del popolo d&#39;Israele, 8ho strappato il regno dalla casa di Davide e l&#39;ho consegnato a te. Ma tu non sei stato come il mio servo Davide, che osservò i miei comandi e mi seguì con tutto il suo cuore, facendo solo ciò che è retto davanti ai miei occhi, 9anzi hai agito peggio di tutti quelli che furono prima di te e sei andato a fabbricarti altri dèi e immagini fuse per provocarmi, mentre hai gettato me dietro alle tue spalle. 10Per questo, ecco, manderò la sventura sulla casa di Geroboamo, distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. 11I cani divoreranno quanti della casa di Geroboamo moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo, perché il Signore ha parlato&#34;. 12Ma tu àlzati, va&#39; a casa tua; quando i tuoi piedi raggiungeranno la città, il bambino morirà. 13Ne faranno il lamento tutti gli Israeliti e lo seppelliranno; infatti soltanto lui della famiglia di Geroboamo entrerà in un sepolcro, perché in lui si è trovato qualcosa di buono da parte del Signore, Dio d&#39;Israele, nella famiglia di Geroboamo. 14Il Signore farà sorgere per sé un re sopra Israele, che distruggerà la famiglia di Geroboamo. Questo è quel giorno! Non è forse già adesso? 15Inoltre il Signore percuoterà Israele, come una canna agitata dall&#39;acqua. Eliminerà Israele da questa terra buona che ha dato ai loro padri e li disperderà oltre il Fiume, perché si sono eretti i loro pali sacri, provocando così il Signore. 16Il Signore abbandonerà Israele a causa dei peccati di Geroboamo, il quale peccò e fece peccare Israele&#34;.&#xA;17La moglie di Geroboamo si alzò e se ne andò a Tirsa. Proprio mentre lei varcava la soglia di casa, il ragazzo morì. 18Lo seppellirono e tutto Israele ne fece il lamento, secondo la parola del Signore comunicata per mezzo del suo servo, il profeta Achia.&#xA;19Le altre gesta di Geroboamo, le sue guerre e il suo regno, sono descritti nel libro delle Cronache dei re d&#39;Israele. 20La durata del regno di Geroboamo fu di ventidue anni; egli si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Nadab.&#xA;&#xA;Roboamo, re di Giuda&#xA;21Roboamo, figlio di Salomone, regnò in Giuda. Aveva quarantun anni quando divenne re e regnò diciassette anni a Gerusalemme, città scelta dal Signore fra tutte le tribù d&#39;Israele per collocarvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. 22Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il Signore a gelosia più di quanto avevano fatto i loro padri, con i peccati da loro commessi. 23Anch&#39;essi si costruirono alture, stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. 24Inoltre nella terra c&#39;erano prostituti sacri. Essi commisero tutti gli abomini dei popoli che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.&#xA;25Nell&#39;anno quinto del re Roboamo, il re d&#39;Egitto, Sisak, salì contro Gerusalemme. 26Prese i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia, portò via tutto, prese anche gli scudi d&#39;oro fatti da Salomone. 27Il re Roboamo li sostituì con scudi di bronzo, che affidò ai comandanti delle guardie addette alle porte della reggia. 28Ogni volta che il re andava nel tempio del Signore, le guardie li prendevano, poi li riportavano nella sala delle guardie.&#xA;29Le altre gesta di Roboamo e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 30Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 31Roboamo si addormentò con i suoi padri e fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. Al suo posto divenne re suo figlio Abiam.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;14,1 Le biografie dei re, che si succederanno lungo tutto il resto delle narrazioni di 1 e 2Re, considerano i sovrani quasi esclusivamente dal punto di vista religioso, in relazione cioè alla loro fedeltà a Dio, secondo le linee tracciate dal Deuteronomio. Danno ben poche informazioni di natura politica ed economica e si concludono con un biasimo per tutti i re d’Israele, a causa del culto illegittimo favorito da loro. Solo pochi re di Giuda ricevono una lode piena. Non mancano invece fonti extrabibliche che fanno intravedere la grande statura di alcuni re d’Israele a livello internazionale.&#xA;&#xA;14,1 Geroboamo: regnò probabilmente negli anni 931-910 e verrà citato in seguito come metro negativo di confronto per i suoi successori.&#xA;&#xA;14,19 Le altre gesta… nel libro delle Cronache dei re d’Israele: questa formula conclude la narrazione dell’operato di ciascun re del regno d’Israele e – con la rispettiva variante – del regno di Giuda.&#xA;&#xA;14,21 Roboamo: regnò probabilmente negli anni 931-913.&#xA;&#xA;14,23 alture, stele e pali sacri: luoghi e riti legati alla religione della fertilità nel mondo cananeo.&#xA;&#xA;14,25 Sisak: faraone della XXII dinastia, approfitta della debolezza di Roboamo, causata dalla divisione del regno e dall’ostilità di Geroboamo, per attaccarlo.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-6. Una grave situazione familiare spinge Geroboamo a cercare l&#39;aiuto di Achia, il profeta dal quale aveva ricevuto ottime notizie (11,37). Ma ora la situazione è mutata. La stima del profeta per il suo candidato al trono è solo un ricordo, appartiene al passato. Tanto tempo è trascorso dall&#39;incontro nella campagna di Gerusalemme tra Achia e Geroboamo in un franco e leale faccia a faccia dal quale uscì l&#39;abbozzo di un lusinghiero futuro per il responsabile degli operai della casa di Giuseppe. Ora la situazione è ribaltata. Il motivo viene taciuto; può darsi che si tratti della politica religiosa di cui si parla esplicitamente al v. 9. Non solo è impossibile un incontro diretto tra i due uomini, ma la stessa moglie di Geroboamo deve presentarsi nascondendo la sua dignità regale con abiti poveri e doni comuni. Tuttavia il profeta, che per dono di Dio sa vedere con chiarezza nel futuro, sa pure riconoscere nella sfuocata figura che si presenta alla sua vista appannata dall&#39;età la moglie del monarca. Non si può essere sicuri che Abia fosse il principe ereditario: un tenue appoggio a questa tesi viene dai vv. 10-11 in cui si predice lo sterminio della discendenza. &#xA;&#xA;7-11. Le cattive notizie prima ancora di riferirsi al bambino tracciano un tetro destino per tutta la famiglia dopo un aspro rimprovero. Questo viene costruito dialetticamente, presentando prima i benefici di Dio e poi la risposta di Geroboamo. Costui al pari di Davide non aveva alcuna posizione sociale che lo candidasse al regno. La sua ascesa è esclusivamente frutto della gratuità divina. A differenza di Davide però non mantiene una fedeltà integrale a colui che lo ha scelto, condizione posta per conservare il trono personalmente e per i discendenti, conforme all&#39;avvertimento di 11,38. Dio ha scelto lui e lui ha scelto altri dei. Può darsi che insieme al culto delle immagini, gravemente in contrasto con la legge (Es 20,4; 34,17) ma popolarmente gradito, si ammettesse ormai un sincretismo religioso adottando usi e credenze dei residui cananei. Il castigo è violento già nella sua verbalizzazione. Si noti tuttavia che l&#39;accanimento è predetto contro i cadaveri, vergogna superiore a una morte dolorosa. Il destino negherà la sepoltura, i cadaveri sbranati e dispersi non avranno né riposo, né monumento. Lo sterminio è veramente radicale. Non rimarrà neanche un cippo che ricordi la casa di Geroboamo.&#xA;&#xA;12-16. Questa seconda fase dell&#39;oracolo procede a cerchi concentrici. La morte del bambino è il primo passo nell&#39;avverarsi della parola profetica. Dall&#39;immediato futuro si passa a un&#39;estensione temporale e numerica. Più tardi tutta la famiglia reale raggiungerà il ragazzo nella morte, ma non nella tomba. La sepoltura concessa ad Abia è l&#39;unico spiraglio di clemenza in questo vortice di violenza. Una successiva dilatazione proietta tutto il popolo nell&#39;instabilità politica fino alla consumazione dell&#39;esilio, dispersione oltre Eufrate, fiume per antonomasia (cfr. Gn 31,21). Puntualmente viene ribadita la causa di un destino così amaro: l&#39;idolatria ben individuata in questo caso con il cananaico culto della fecondità. Il compimento del vaticinio è narrato in 15,25-30 per la casa di Geroboamo, nei vv. 17-18 per Abia.&#xA;&#xA;19-20. Una formulazione stereotipa costituisce il ritornello che scandirà per il resto dell&#39;opera la conclusione dei regni. Si fa riferimento ad una fonte utilizzata però solo per commentare l&#39;atteggiamento religioso del re. Stando a 2Cr 13,20, una morte improvvisa stroncò Geroboamo il cui regno si estese all&#39;incirca dal 931 al 911.&#xA;&#xA;21-31. Sul regno di Roboamo il testo parallelo si trova in 2Cr 11,5-12,16. Per la prima volta appare l&#39;usuale formula introduttoria con elementi non sempre costanti ma qui tutti presenti: età del re al momento di ascendere al trono, lunghezza del suo regno, nome della regina madre. La lunghezza del regno data in 17 anni dovrebbe trovare questi estremi: 931-914.&#xA;&#xA;22-24. Anche nel Sud dilaga l&#39;idolatria. Essa è rappresentata da un sostanziale compromesso con la religione cananaica, con l&#39;aggiunta della prostituzione sacra nella quale era ritenuta particolarmente abominevole quella esercitata dagli uomini e fermamente riprovata in Dt 23,18-19. Si riparlerà di questa categoria in 15,12; 22,47; 2Re 23,7.&#xA;&#xA;25-28. La spedizione di Sisach, nome diversamente vocalizzato dagli egittologi, è il primo fatto di rilievo internazionale che viene riportato nella Bibbia con una datazione. È la seconda volta che si fa il nome di un faraone dopo 11,40; ritroveremo un caso analogo in 2Re 19,9. La spedizione è illustrata in una iscrizione di Karnak in cui il faraone si vanta della conquista di Giuda e Israele. Nel presente racconto il fatto storico sembra quasi ridotto ad eziologia della sparizione degli scudi d&#39;oro di Salomone. È difficile stabilire se il faraone sia venuto a Gerusalemme o se gli scudi gli siano stati inviati con altri oggetti d&#39;arte per evitare un saccheggio più dannoso.&#xA;&#xA;29-31. Con le parole di rito si conclude anche questo regno ricordando la non rassegnazione del monarca alla secessione settentrionale per cui vi fu una costante ostilità con il collega del Nord. Anche in questo caso si potrebbe notare il contrasto tra il nome e la sorte. Roboamo significa «possa il popolo espandersi»; toccò invece a lui vedere restringersi i suoi confini.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>I DUE REGNI FINO A ELIA</strong> <em>(14,1-16,34)</em></p>

<p><strong><em>Geroboamo I, re d’Israele</em></strong>
<strong>1</strong>In quel tempo si ammalò Abia, figlio di Geroboamo. <strong>2</strong>Geroboamo disse a sua moglie: “Àlzati, cambia vestito perché non si sappia che tu sei la moglie di Geroboamo e va&#39; a Silo. Là c&#39;è il profeta Achia, colui che mi disse che avrei regnato su questo popolo. <strong>3</strong>Prendi con te dieci pani, focacce e un vaso di miele; va&#39; da lui. Egli ti rivelerà che cosa avverrà del ragazzo”. <strong>4</strong>La moglie di Geroboamo fece così. Si alzò, andò a Silo ed entrò nella casa di Achia, il quale non poteva vedere, perché i suoi occhi erano offuscati per la vecchiaia.
<strong>5</strong>Il Signore aveva detto ad Achia: “Ecco, la moglie di Geroboamo viene per chiederti un oracolo sul figlio, che è malato; tu le dirai questo e questo. Arriverà travestita”. <strong>6</strong>Appena Achia sentì il rumore dei piedi di lei che arrivava alla porta, disse: “Entra, moglie di Geroboamo. Perché ti fingi un&#39;altra? Io sono stato incaricato di annunciarti una dura notizia. <strong>7</strong>Su, riferisci a Geroboamo: Così dice il Signore, Dio d&#39;Israele: “Io ti ho innalzato fra il popolo costituendoti capo del popolo d&#39;Israele, <strong>8</strong>ho strappato il regno dalla casa di Davide e l&#39;ho consegnato a te. Ma tu non sei stato come il mio servo Davide, che osservò i miei comandi e mi seguì con tutto il suo cuore, facendo solo ciò che è retto davanti ai miei occhi, <strong>9</strong>anzi hai agito peggio di tutti quelli che furono prima di te e sei andato a fabbricarti altri dèi e immagini fuse per provocarmi, mentre hai gettato me dietro alle tue spalle. <strong>10</strong>Per questo, ecco, manderò la sventura sulla casa di Geroboamo, distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. <strong>11</strong>I cani divoreranno quanti della casa di Geroboamo moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo, perché il Signore ha parlato”. <strong>12</strong>Ma tu àlzati, va&#39; a casa tua; quando i tuoi piedi raggiungeranno la città, il bambino morirà. <strong>13</strong>Ne faranno il lamento tutti gli Israeliti e lo seppelliranno; infatti soltanto lui della famiglia di Geroboamo entrerà in un sepolcro, perché in lui si è trovato qualcosa di buono da parte del Signore, Dio d&#39;Israele, nella famiglia di Geroboamo. <strong>14</strong>Il Signore farà sorgere per sé un re sopra Israele, che distruggerà la famiglia di Geroboamo. Questo è quel giorno! Non è forse già adesso? <strong>15</strong>Inoltre il Signore percuoterà Israele, come una canna agitata dall&#39;acqua. Eliminerà Israele da questa terra buona che ha dato ai loro padri e li disperderà oltre il Fiume, perché si sono eretti i loro pali sacri, provocando così il Signore. <strong>16</strong>Il Signore abbandonerà Israele a causa dei peccati di Geroboamo, il quale peccò e fece peccare Israele”.
<strong>17</strong>La moglie di Geroboamo si alzò e se ne andò a Tirsa. Proprio mentre lei varcava la soglia di casa, il ragazzo morì. <strong>18</strong>Lo seppellirono e tutto Israele ne fece il lamento, secondo la parola del Signore comunicata per mezzo del suo servo, il profeta Achia.
<strong>19</strong>Le altre gesta di Geroboamo, le sue guerre e il suo regno, sono descritti nel libro delle Cronache dei re d&#39;Israele. <strong>20</strong>La durata del regno di Geroboamo fu di ventidue anni; egli si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Nadab.</p>

<p><strong><em>Roboamo, re di Giuda</em></strong>
<strong>21</strong>Roboamo, figlio di Salomone, regnò in Giuda. Aveva quarantun anni quando divenne re e regnò diciassette anni a Gerusalemme, città scelta dal Signore fra tutte le tribù d&#39;Israele per collocarvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. <strong>22</strong>Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il Signore a gelosia più di quanto avevano fatto i loro padri, con i peccati da loro commessi. <strong>23</strong>Anch&#39;essi si costruirono alture, stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. <strong>24</strong>Inoltre nella terra c&#39;erano prostituti sacri. Essi commisero tutti gli abomini dei popoli che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.
<strong>25</strong>Nell&#39;anno quinto del re Roboamo, il re d&#39;Egitto, Sisak, salì contro Gerusalemme. <strong>26</strong>Prese i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia, portò via tutto, prese anche gli scudi d&#39;oro fatti da Salomone. <strong>27</strong>Il re Roboamo li sostituì con scudi di bronzo, che affidò ai comandanti delle guardie addette alle porte della reggia. <strong>28</strong>Ogni volta che il re andava nel tempio del Signore, le guardie li prendevano, poi li riportavano nella sala delle guardie.
<strong>29</strong>Le altre gesta di Roboamo e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? <strong>30</strong>Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. <strong>31</strong>Roboamo si addormentò con i suoi padri e fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. Al suo posto divenne re suo figlio Abiam.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>14,1</strong> Le biografie dei re, che si succederanno lungo tutto il resto delle narrazioni di 1 e 2Re, considerano i sovrani quasi esclusivamente dal punto di vista religioso, in relazione cioè alla loro fedeltà a Dio, secondo le linee tracciate dal Deuteronomio. Danno ben poche informazioni di natura politica ed economica e si concludono con un biasimo per tutti i re d’Israele, a causa del culto illegittimo favorito da loro. Solo pochi re di Giuda ricevono una lode piena. Non mancano invece fonti extrabibliche che fanno intravedere la grande statura di alcuni re d’Israele a livello internazionale.</em></p>

<p><em><strong>14,1</strong> Geroboamo: regnò probabilmente negli anni 931-910 e verrà citato in seguito come metro negativo di confronto per i suoi successori.</em></p>

<p><em><strong>14,19</strong> Le altre gesta… nel libro delle Cronache dei re d’Israele: questa formula conclude la narrazione dell’operato di ciascun re del regno d’Israele e – con la rispettiva variante – del regno di Giuda.</em></p>

<p><em><strong>14,21</strong> Roboamo: regnò probabilmente negli anni 931-913.</em></p>

<p><em><strong>14,23</strong> alture, stele e pali sacri: luoghi e riti legati alla religione della fertilità nel mondo cananeo.</em></p>

<p><em><strong>14,25</strong> Sisak: faraone della XXII dinastia, approfitta della debolezza di Roboamo, causata dalla divisione del regno e dall’ostilità di Geroboamo, per attaccarlo.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-6</strong>. Una grave situazione familiare spinge Geroboamo a cercare l&#39;aiuto di Achia, il profeta dal quale aveva ricevuto ottime notizie (11,37). Ma ora la situazione è mutata. La stima del profeta per il suo candidato al trono è solo un ricordo, appartiene al passato. Tanto tempo è trascorso dall&#39;incontro nella campagna di Gerusalemme tra Achia e Geroboamo in un franco e leale faccia a faccia dal quale uscì l&#39;abbozzo di un lusinghiero futuro per il responsabile degli operai della casa di Giuseppe. Ora la situazione è ribaltata. Il motivo viene taciuto; può darsi che si tratti della politica religiosa di cui si parla esplicitamente al v. 9. Non solo è impossibile un incontro diretto tra i due uomini, ma la stessa moglie di Geroboamo deve presentarsi nascondendo la sua dignità regale con abiti poveri e doni comuni. Tuttavia il profeta, che per dono di Dio sa vedere con chiarezza nel futuro, sa pure riconoscere nella sfuocata figura che si presenta alla sua vista appannata dall&#39;età la moglie del monarca. Non si può essere sicuri che Abia fosse il principe ereditario: un tenue appoggio a questa tesi viene dai vv. 10-11 in cui si predice lo sterminio della discendenza.</p>

<p><strong>7-11</strong>. Le cattive notizie prima ancora di riferirsi al bambino tracciano un tetro destino per tutta la famiglia dopo un aspro rimprovero. Questo viene costruito dialetticamente, presentando prima i benefici di Dio e poi la risposta di Geroboamo. Costui al pari di Davide non aveva alcuna posizione sociale che lo candidasse al regno. La sua ascesa è esclusivamente frutto della gratuità divina. A differenza di Davide però non mantiene una fedeltà integrale a colui che lo ha scelto, condizione posta per conservare il trono personalmente e per i discendenti, conforme all&#39;avvertimento di 11,38. Dio ha scelto lui e lui ha scelto altri dei. Può darsi che insieme al culto delle immagini, gravemente in contrasto con la legge (Es 20,4; 34,17) ma popolarmente gradito, si ammettesse ormai un sincretismo religioso adottando usi e credenze dei residui cananei. Il castigo è violento già nella sua verbalizzazione. Si noti tuttavia che l&#39;accanimento è predetto contro i cadaveri, vergogna superiore a una morte dolorosa. Il destino negherà la sepoltura, i cadaveri sbranati e dispersi non avranno né riposo, né monumento. Lo sterminio è veramente radicale. Non rimarrà neanche un cippo che ricordi la casa di Geroboamo.</p>

<p><strong>12-16</strong>. Questa seconda fase dell&#39;oracolo procede a cerchi concentrici. La morte del bambino è il primo passo nell&#39;avverarsi della parola profetica. Dall&#39;immediato futuro si passa a un&#39;estensione temporale e numerica. Più tardi tutta la famiglia reale raggiungerà il ragazzo nella morte, ma non nella tomba. La sepoltura concessa ad Abia è l&#39;unico spiraglio di clemenza in questo vortice di violenza. Una successiva dilatazione proietta tutto il popolo nell&#39;instabilità politica fino alla consumazione dell&#39;esilio, dispersione oltre Eufrate, fiume per antonomasia (cfr. Gn 31,21). Puntualmente viene ribadita la causa di un destino così amaro: l&#39;idolatria ben individuata in questo caso con il cananaico culto della fecondità. Il compimento del vaticinio è narrato in 15,25-30 per la casa di Geroboamo, nei vv. 17-18 per Abia.</p>

<p><strong>19-20</strong>. Una formulazione stereotipa costituisce il ritornello che scandirà per il resto dell&#39;opera la conclusione dei regni. Si fa riferimento ad una fonte utilizzata però solo per commentare l&#39;atteggiamento religioso del re. Stando a 2Cr 13,20, una morte improvvisa stroncò Geroboamo il cui regno si estese all&#39;incirca dal 931 al 911.</p>

<p><strong>21-31</strong>. Sul regno di Roboamo il testo parallelo si trova in 2Cr 11,5-12,16. Per la prima volta appare l&#39;usuale formula introduttoria con elementi non sempre costanti ma qui tutti presenti: età del re al momento di ascendere al trono, lunghezza del suo regno, nome della regina madre. La lunghezza del regno data in 17 anni dovrebbe trovare questi estremi: 931-914.</p>

<p><strong>22-24</strong>. Anche nel Sud dilaga l&#39;idolatria. Essa è rappresentata da un sostanziale compromesso con la religione cananaica, con l&#39;aggiunta della prostituzione sacra nella quale era ritenuta particolarmente abominevole quella esercitata dagli uomini e fermamente riprovata in Dt 23,18-19. Si riparlerà di questa categoria in 15,12; 22,47; 2Re 23,7.</p>

<p><strong>25-28</strong>. La spedizione di Sisach, nome diversamente vocalizzato dagli egittologi, è il primo fatto di rilievo internazionale che viene riportato nella Bibbia con una datazione. È la seconda volta che si fa il nome di un faraone dopo 11,40; ritroveremo un caso analogo in 2Re 19,9. La spedizione è illustrata in una iscrizione di Karnak in cui il faraone si vanta della conquista di Giuda e Israele. Nel presente racconto il fatto storico sembra quasi ridotto ad eziologia della sparizione degli scudi d&#39;oro di Salomone. È difficile stabilire se il faraone sia venuto a Gerusalemme o se gli scudi gli siano stati inviati con altri oggetti d&#39;arte per evitare un saccheggio più dannoso.</p>

<p><strong>29-31</strong>. Con le parole di rito si conclude anche questo regno ricordando la non rassegnazione del monarca alla secessione settentrionale per cui vi fu una costante ostilità con il collega del Nord. Anche in questo caso si potrebbe notare il contrasto tra il nome e la sorte. Roboamo significa «possa il popolo espandersi»; toccò invece a lui vedere restringersi i suoi confini.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/s2a3xfubif</guid>
      <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 05:38:16 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[rotazioni]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/rotazioni-ym56</link>
      <description>&lt;![CDATA[[rotazioni] &#xA;&#xA;attrae l&#39;inflazione cosmica nei] registri nìcchia o [tondità i dati abbordabili -i [giostrai con la leva -la caduta assicurata l&#39;entroterra un] [blu Klein articolo [disponibile maschera] antigas si [dimette passano dal refettorio ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[rotazioni]</p>

<p>attrae l&#39;inflazione cosmica nei] registri nìcchia o [tondità i dati abbordabili -i [giostrai con la leva -la caduta assicurata l&#39;entroterra un] [blu Klein articolo [disponibile maschera] antigas si [dimette passano dal refettorio</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/yzf0l5cwli</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 23:00:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ridimensionare volumi LVM</title>
      <link>https://noblogo.org/aytin/ridimensionare-volumi-lvm</link>
      <description>&lt;![CDATA[lvm&#xA;Supponiamo di avere 3 volumi logici, ad es. vol1, vol2, vol3 e di voler aumentare il secondo a discapito degli altri due.&#xA;&#xA;Un’esigenza analoga, su un filesystem partizionato in 3 parti in maniera canonica, è un mezzo incubo perché il ridimensionamento della partizione centrale prevede un discreto numero di salti mortali per manenere la contiguità e per non rischiare di lasciare buchetti inutilizzabili fra una partizione e l’altra. &#xA;!--more--&#xA;&#xA;1. Cose che è bene ricordare quando si manipolano i volumi logici&#xA;2. Scenario 1: Estensione e riduzione di volumi logici&#xA;   2.1. Step 0: curiosità&#xA;   2.2. Step 1: Smontare i dischi&#xA;   2.3. Step 2: Riduzione del filesystem&#xA;   2.4. Step 3: Ridimensionare i volumi logici&#xA;   2.5. Step 4: Estendere il volume logico&#xA;   2.6. Step 5: Bonus&#xA;3. Scenario 2: Estensione e riduzione di gruppi di volume&#xA;4. Conclusione&#xA;&#xA;Provo a buttare giù due righe su quello che mi verrebbe di fare:&#xA;&#xA;riduco la prima partizione&#xA;riduco la terza partizione&#xA;sposto la terza partizione fino alla fine del disco&#xA;sposto la seconda partizione fino alla fine della prima partizione&#xA;estendo la seconda partizione fino alla fine della prima&#xA;&#xA;Tutto questo tenendo presente che l’unità minima allocabile è il blocco (512 bytes) e che l’operazione che mi fa più paura è il move della partizione. parted non ha un comando “move” diretto. La procedura richiede di calcolare i nuovi settori, spostare i dati e aggiornare la tabella delle partizioni.&#xA;&#xA;Senza una GUI come quella di gparted, bisogna farsi letteralmente i conti con carta e penna prima di agire e c’è il rischio, comunque molto alto, di commettere errori che sarebbero disastrosi.&#xA;&#xA;LVM, al confronto, è una boccata d’ossigeno.&#xA;&#xA;LVM dà la possibilità di ridimensionare volumi in maniera più semplice rispetto al partizionamento più tradizionale perché la dimensione della partizione è disaccoppiata da concetti di contiguità e dalla geometria del disco.&#xA;&#xA;Nel caso del partizionamento tradizionale infatti le partizioni sono dei blocchi di settori consecutivi in cui ogni partizione inizia in un settore finisce in un altro.&#xA;&#xA;Con LVM invece l’approccio è radicalmente diverso. La minima unità allocabile è l’extent (default 4 MiB) che serve per mappare un volume fisico in un volume logico.&#xA;&#xA;Se immaginiamo che il volume fisico possa essere spezzettato in altrettanti extents in una sorta di “paniere”, il volume group, il volume logico non è altro che un insieme di questi extents pescati dal volume group (senza alcuna pretesa d’ordinamento) a cui posso:&#xA;&#xA;aggiungere extents prelevandoli dal volume group&#xA;levare extents riponendoli nel volume group (o assegnandoli ad altri volumi logici).&#xA;&#xA;Queste proprietà conferiscono una grande flessibilità alle operazioni di riduzione ed estensione dei volumi.&#xA;&#xA;1. Cose che è bene ricordare quando si manipolano i volumi logici.&#xA;&#xA;Partizioni&#xA;Quando si riduce o aumenta un filesystem, è bene smontare le partizioni e volumi logici.&#xA;&#xA;Ridurre un volume logico&#xA;Quando si riduce un volume logico, si deve:&#xA;&#xA;fare un check del filesystem&#xA;ridurre il filesystem&#xA;ridurre il volume logico&#xA;&#xA;Estendere un volume logico&#xA;Quando si aumenta un volume logico, al contrario, si deve:&#xA;&#xA;estendere il volume logico&#xA;estendere il filesystem&#xA;fare un check del filesystem&#xA;&#xA;Calcolare lo spazio allocabile&#xA;Un volume logico è composto da un insieme di extents, blocchi grandi di default 4 MiB, che sono la minima unità allocabile. Un volume logico è quindi sempre corrispondente ad un multiplo di 4 MiB, n extents di cui n\-1 allocabili, il rimanente per i metadati. Ad es. un volume logico di 2 GiB è composta da 512 extents di cui 511 allocabili.&#xA;&#xA;La potenza di due&#xA;Si deve tenere sempre presente che, nella matematica del calcolo dello spazio, si considerano le potenze di 2. Non di 10. Quindi un GiB equivale a 1024 MiB, non a 1000. Di conseguenza, se dividessi un GiB in due parti uguali avrei 2 blocchi da 512 MiB non da 500.&#xA;&#xA;Estensione e riduzione&#xA;Nelle istruzioni di estensione (lvextend) e riduzione (lvreduce) possiamo scegliere ciò che va specificato fra 4 modalità:&#xA;&#xA;il numero totale di extents&#xA;il delta in aggiunta o in diminuzione degli extents (a seconde che l’operazione sia rispettivamente di estensione o di riduzione)&#xA;la dimensione totale espressa in KiB-MiB-GiB-TiB&#xA;come prima, il delta in aggiunta o in diminuzione della dimensione espresso in KiB-MiB-GiB-TiB&#xA;&#xA;2. Scenario 1: Estensione e riduzione di volumi logici&#xA;Supponiamo di avere un disco da 2 GiB (2048 MiB) diviso in 3 volumi logici da 550 MiB, 350 MiB e 1148 MiB di e di volerne ridurre due per ampliare il terzo.&#xA;&#xA;Vogliamo ridurre il primo di 150 MiB, il terzo di 330 MiB e aumentare corrispondentemente il secondo volume di 480 MiB.&#xA;&#xA;Prepariamo il laboratorio col solito file appiccicato ad un loop device. Su quello definirò il volume group, il mio “paniere” di extents.&#xA;creazione device&#xA;fallocate -l 2GiB disk1.img&#xA;&#xA;creazione device e volum group&#xA;vgcreate vglab $(losetup -Pf --show disk1.img)&#xA;&#xA;creazione volumi logici&#xA;lvcreate -n lvlab1 vglab -L 550M&#xA;lvcreate -n lvlab2 vglab -L 350M&#xA;lvcreate -n lvlab3 vglab -l 100%FREE&#xA;&#xA;formattazione volumi logici&#xA;mkfs.ext4 /dev/vglab/lvlab1&#xA;mkfs.ext4 /dev/vglab/lvlab2&#xA;mkfs.ext4 /dev/vglab/lvlab3&#xA;&#xA;mount dei volumi&#xA;mkdir vol1 vol2 vol3&#xA;mount -t ext4 -o defaults /dev/vglab/lvlab1 vol1&#xA;mount -t ext4 -o defaults /dev/vglab/lvlab2 vol2&#xA;mount -t ext4 -o defaults /dev/vglab/lvlab3 vol3&#xA;2.1. Step 0: curiosità&#xA;Prima di cominciare esaminiamo un po’ di dati, ad es. di quanti extents sono composti i nostri oggetti.&#xA;pvdisplay /dev/loop9&#xA;  --- Physical volume ---&#xA;  PV Name               /dev/loop9&#xA;  VG Name               vglab&#xA;  PV Size               2,00 GiB / not usable 4,00 MiB&#xA;  Allocatable           yes (but full)&#xA;  PE Size               4,00 MiB&#xA;  Total PE              511&#xA;  Free PE               0&#xA;  Allocated PE          511&#xA;  PV UUID               YmLOru-bIdL-iqGb-vJfI-RsTk-yhv7-vSJhkX&#xA;pvdisplay mi dà informazioni sul disco fisico che andrò ad aggiungere nel volume group. Fra queste:&#xA;&#xA;PV Name: il nome del device, /dev/loop9&#xA;VG Name: è il nome del gruppo di volume, vglab, visibile solo perché abbiamo creato il gruppo di volume direttamente sul dispositivo invece che passare prima da pvcreate.&#xA;PV Size: 2 GiB, la dimensione del nostro “disco”&#xA;PE Size: dove PE sta Physical Extent, è di 4 MiB&#xA;Total PE sono i PE totali e sono 511, come previsto.&#xA;&#xA;vgdisplay vglab&#xA;  --- Volume group ---&#xA;  VG Name               vglab&#xA;  System ID&#xA;  Format                lvm2&#xA;  Metadata Areas        1&#xA;  Metadata Sequence No  1&#xA;  VG Access             read/write&#xA;  VG Status             resizable&#xA;  MAX LV                0&#xA;  Cur LV                0&#xA;  Open LV               0&#xA;  Max PV                0&#xA;  Cur PV                1&#xA;  Act PV                1&#xA;  VG Size               &lt;2,00 GiB&#xA;  PE Size               4,00 MiB&#xA;  Total PE              511&#xA;  Alloc PE / Size       0 / 0&#xA;  Free  PE / Size       511 / &lt;2,00 GiB&#xA;  VG UUID               6D89ck-c2Ni-XlMN-5Was-rh5j-vi2t-5juCXt&#xA;vgdisplay mi dà informazioni sul gruppo di volumi. Fra queste, disitnguiamo&#xA;&#xA;VG Name: il nome del volume group, già visto in pvdisplay, vglab&#xA;VG Size: la dimensione del volume group, minore di 2 GiB perché ci sono i metadati da considerari&#xA;PE Size: la dimensione di un extent, 4 MiB&#xA;Total PE / Size: Il numero totale di extent allocabili, che conferma VG Size, pari a 511 invece che 512.&#xA;Alloc PE: il numero totale di extent allocati, momento della creazione del volume group è 0&#xA;Free PE / Size: il numero totale di extent liberi, prima della creazione dei volumi logici è 511&#xA;&#xA;Cosa succede quando creerò i volumi logici? Che cambia il numero di PE liberi e allocati. Siccome userò tutti gli extent disponibili, i valori per Alloc PE e Free PE si invertiranno rispetto a prima.&#xA;&#xA;Infatti dopo la creazione dei volumi logici, vgdisplay mi dirà:&#xA;vgdisplay vglab&#xA;  --- Volume group ---&#xA;  VG Name               vglab&#xA;  ...&#xA;  Alloc PE / Size       511 / &lt;2,00 GiB&#xA;  Free  PE / Size       0 / 0&#xA;  ...  &#xA;511 extents allocati come confermato dai dati desumibili dei 3 volumi logici&#xA;lvdisplay vglab&#xA; --- Logical volume ---&#xA;  LV Path                /dev/vglab/lvlab1&#xA;  LV Name                lvlab1&#xA;  VG Name                vglab&#xA;...&#xA;  LV Size                552,00 MiB&#xA;  Current LE             138&#xA;...&#xA; --- Logical volume ---&#xA;  LV Path                /dev/vglab/lvlab2&#xA;  LV Name                lvlab2&#xA;  VG Name                vglab&#xA;...&#xA;  LV Size                352,00 MiB&#xA;  Current LE             88&#xA;...&#xA; --- Logical volume ---&#xA;  LV Path                /dev/vglab/lvlab3&#xA;  LV Name                lvlab2&#xA;  VG Name                vglab&#xA;...&#xA;  LV Size                1,11 GiB&#xA;  Current LE             285&#xA;...&#xA;Per il primo, il secondo e il terzo volume logico abbiamo rispettivamente:&#xA;&#xA;138, 88, 285 extents corrispondenti a&#xA;552 MiB, 352 MiB e 1140 MiB (1,11 GiB)&#xA;per un totale di 2044 MiB, al netto dei metadati.&#xA;&#xA;Possiamo notare subito che le dimensioni non corrispondono a quanto indicato in lvcreate.&#xA;lvcreate -n lvlab1 vglab -L 550M&#xA;lvcreate -n lvlab2 vglab -L 350M&#xA;lvcreate -n lvlab3 vglab -l 100%FREE&#xA;Questo succede perché vengono sempre approssimate all’extent più vicino. Ecco perché il primo e il secondo volume sono diventati di 552 (138 extents) e 352 MiB (88 extents).&#xA;&#xA;Sempre ricordando la particolarità dei multipli di 4 MiB legati a LVM, anche la riduzione di 150 MiB e di 330 MiB dei due volumi saranno approssimate sempre all’extent più vicino (152 MiB=38 extents e 332=83 extents). Questo dettaglio si rivelerà fondamentale quando dovremo ridimensionare il filesystem.&#xA;&#xA;Con questa rinnovata consapevolezza cominciamo a ridimensionare.&#xA;2.2. Step 1: Smontare i dischi&#xA;umount /dev/vglab/lvlab1&#xA;umount /dev/vglab/lvlab2&#xA;umount /dev/vglab/lvlab3&#xA;2.3. Step 2: Riduzione del filesystem&#xA;Se dovessi ridimensionare solo il filesystem, sarebbe sufficiente considerare dimensioni che siano potenze di 2 e non di 10.&#xA;&#xA;Ma sapendo che sotto c’è un LVM, sappiamo che per mantenere l’allineamento fra filesystem e volumi logici, oltre che potenze di due le dimensioni devono essere anche multipli di 4MiB.&#xA;&#xA;Ecco perché anche nel resize reale del filesystem non dovrò levare 150 MiB e 330 MiB ma 148 MiB (37 PE) e 328 (82 PE) (è buona norma approssimare per difetto all’extent più vicino per maggior prudenza) per un totale effettivo di 476 MiB (119 PE)&#xA;&#xA;Il filesystem del primo volume sarà dunque di 552 MiB - 148 MiB = 404 MiB. Il filesystem del terzo volume sarà di 1140 MiB - 328 MiB = 812 MiB.&#xA;check dei filesystem&#xA;e2fsck -f /dev/vglab/lvlab1&#xA;e2fsck -f /dev/vglab/lvlab2&#xA;e2fsck -f /dev/vglab/lvlab3&#xA;&#xA;Riduco il primo filesystem di 148 MiB&#xA;resize2fs /dev/vglab/lvlab1 404M&#xA;&#xA;Riduco il terzo filesystem di 328 MiB&#xA;resize2fs /dev/vglab/lvlab3 812M&#xA;2.4. Step 3: Ridimensionare i volumi logici&#xA;La riduzione del volume logico può essere fatta in 4 modi come sappiamo, ad es. sul primo volume:&#xA;il numero totale di extents, 138 PE - 37 PE = 101 PE&#xA;lvreduce -l 101 /dev/vglab/lvlab1 #oppure&#xA;&#xA;il numero di exrtents da sottrarre, 38 PE&#xA;lvreduce -l -37 /dev/vglab/lvlab1 #oppure&#xA;&#xA;la dimensione totale da ottenere, 404 MiB&#xA;lvreduce -L 404M /dev/vglab/lvlab1 #oppure&#xA;&#xA;il numero di MiB da sottrarre, 148 MiB&#xA;lvreduce -L -148M /dev/vglab/lvlab1 #oppure&#xA;Per maggior chiarezza userò il size assoluto in modo da farlo corrispondere a resize2fs&#xA;Riduco il primo volume logico di 148 Mib&#xA;lvreduce -L 404M /dev/vglab/lvlab1&#xA;&#xA;Riduco il terzo volume logico di 328 Mib&#xA;lvreduce -L 812M /dev/vglab/lvlab3&#xA;Verifichiamo quanti siano i PE residui&#xA;vgdisplay vglab | grep &#34;Free  PE&#34;&#xA; Free  PE / Size       119 / 476,00 MiB&#xA;119 extents, come previsto.&#xA;2.5. Step 4: Estendere il volume logico&#xA;Dopo aver ridotto il primo e il terzo volume, non ci rimane che estendere il secondo in base alla scaletta indicata prima:&#xA;&#xA;si estende il secondo volume logico&#xA;si estende il filesystem&#xA;si esegue il check fnale del filesystem&#xA;&#xA;L’estensione del volume, come ormai ben sappiamo, non sarà di 480 MiB ma di 476 MiB (37 PE + 82 PE = 119 PE) per via degli arrotondamenti effettuati nella riduzione degli altri volumi logici.&#xA;specifico gli extent che so essere residui&#xA;lvextend -l +119 /dev/vglab/lvlab2&#xA;o, equivalentemente&#xA;lvextend -L +476M /dev/vglab/lvlab2&#xA;&#xA;estendo il filesystem&#xA;resize2fs /dev/vglab/lvlab2 828M&#xA;&#xA;check filesystem&#xA;e2fsck -f /dev/vglab/lvlab2&#xA;2.6. Step 5: Bonus&#xA;Come premio per essere arrivato in fondo, posso rivelare come fare in un colpo solo tutte le operazioni descritte sopra.&#xA;&#xA;È vero che c&#39;è poco da considerare, giusto tenere a mente che su LVM ogni oggetto è multiplo di 4 MiB e che bisogna ridimensionare filesystem e volumi logici in ugual modo per non generare pericolose anomalie, ma tutte le operazioni che ho descritto nei passi 2-4 possono essere fatte con un unico comando che provvederà ad eseguire nell&#39;ordine corretto e con le giuste approssimazioni:&#xA;&#xA;il check del filesystem&#xA;il ridimensionamento del filesystem&#xA;il ridimensionamento dei volumi logici&#xA;&#xA;Dunque, tutto il pippone atomico precedente può essere condensato in un unico, solido comando:&#xA;Riduce il primo volume logico e il filesystem&#xA;lvreduce -r -L -150M /dev/vglab/lvlab1&#xA;&#xA;Riduce il terzo volume logico e il filesystem&#xA;lvreduce -r -L -330M /dev/vglab/lvlab3&#xA;&#xA;Estende il secondo volume logico e il filesystem&#xA;lvextend -r -l +119 /dev/vglab/lvlab2&#xA;Ora spieghiamo il perché soprattutto dell&#39;extend, che è interessante.&#xA;&#xA;Diciamo che è tutto molto guidato e le eventuali correzioni da apportare, senza spaccarsi troppo il cervello, sono suggerite con estrema chiarezza, basta leggere.&#xA;lvreduce -r -L -150M /dev/vglab/lvlab1&#xA; Rounding size to boundary between physical extents: 148.00 MiB.&#xA;  File system ext4 found on vglab/lvlab1.&#xA;  File system size (552.00 MiB) is larger than the requested size (404.00 MiB).&#xA;  File system reduce is required using resize2fs.&#xA;...&#xA;  Size of logical volume vglab/lvlab1 changed from 552.00 MiB (138 extents) to 404.00 MiB (101 extents).&#xA;  Logical volume vglab/lvlab1 successfully resized.&#xA;Ci dice innanzitutto che:&#xA;&#xA;c&#39;è stato un arrotondamento a 148 MiB (37 extents);&#xA;il filesystem è più grande del volume richiesto pertanto va subito ridimensionato;&#xA;infine si ridimensiona il volume logico da 552 MiB (138 extents) a 404 MiB (101 extents).&#xA;&#xA;Anche il secondo lvreduce ha un risultato analogo&#xA;lvreduce -r -L -330M /dev/vglab/lvlab3&#xA;  Rounding size to boundary between physical extents: 328.00 MiB.&#xA;  File system ext4 found on vglab/lvlab3.&#xA;  File system size (1.11 GiB) is larger than the requested size (812.00 MiB).&#xA;  File system reduce is required using resize2fs.&#xA;...&#xA;  Size of logical volume vglab/lvlab3 changed from 1.11 GiB (285 extents) to 812.00 MiB (203 extents).&#xA;  Logical volume vglab/lvlab3 successfully resized.&#xA;&#xA;anche qui abbiamo un arrotondamento a 328 MiB (82 extents);&#xA;il filesystem è più grande del volume richiesto pertanto va subito ridimensionato;&#xA;infine si ridimensiona il volume logico da 1140 MiB (285 extents) a 812 MiB (203 extents).&#xA;&#xA;È facilissimo desumere che la massima dimensione dell&#39;estensione sia 148 MiB + 328 MiB = 476 MiB (119 extents), basta fare una somma.&#xA;&#xA;Ma supponiamo di essere particolarmente distratti e proviamo ad estendere considerando le quantità iniziali: 150 MiB + 330 MiB = 480 MiB&#xA;lvextend -r -L +480M /dev/vglab/lvlab2&#xA;  File system ext4 found on vglab/lvlab2.&#xA;  File system fsck will be run before extend.&#xA;  Insufficient free space: 120 extents needed, but only 119 available&#xA;Nonostante la mia distrazione, come si può vedere, non si producono danni perché l&#39;ouput è categorico: &#34;non faccio nulla. Se vuoi, puoi aumentare al max di 476 MiB (119 extents)&#34;.&#xA;Non ci sono danni e anzi c&#39;è pure il suggerimento risolutivo.&#xA;&#xA;Ed ecco spiegato il mio extend di prima.&#xA;3. Scenario 2: Estensione e riduzione di gruppi di volume&#xA;Esaminiamo le possibilità di aggiungere o rimuovere dispositivi ad un volume group esistente.&#xA;&#xA;Ricreiamo il laboratorio partendo da 3 dischi, poi aggiungeremo due nuovi dischi e ne rimuoveremo altrettanti, il tutto senza intaccare l&#39;integrità dei dati.&#xA;&#xA;creazione di 5 device&#xA;for i in {1..9}: do fallocate -l 1GiB disk${i}.img; done&#xA;&#xA;creazione del gruppo di volumi con 3 device&#xA;vgcreate vglab \&#xA;  $(losetup -Pf --show disk1.img) \&#xA;  $(losetup -Pf --show disk2.img) \&#xA;  $(losetup -Pf --show disk3.img)&#xA;&#xA;crezione di 3 volumi logici&#xA;lvcreate -n lvlab1 vglab -l 300&#xA;lvcreate -n lvlab2 vglab -l 250&#xA;lvcreate -n lvlab3 vglab -l 100%FREE&#xA;&#xA;formattazione dei 3 dispositivi&#xA;mkfs.ext4 /dev/vglab/lvlab1&#xA;mkfs.ext4 /dev/vglab/lvlab2&#xA;mkfs.ext4 /dev/vglab/lvlab3&#xA;Ecco come sono distribuiti i volumi logici all&#39;interno dei dischi fisici&#xA;lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE&#xA;  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE&#xA;  loop9              LVM2member     1G      loop&#xA;  └─vglab-lvlab1                1,2G      lvm&#xA;  loop10             LVM2member     1G      loop&#xA;  ├─vglab-lvlab1                1,2G      lvm&#xA;  └─vglab-lvlab3                860M      lvm&#xA;  loop11             LVM2member     1G      loop&#xA;  ├─vglab-lvlab2               1000M      lvm&#xA;  └─vglab-lvlab3                860M      lvm&#xA;Il gruppo di volumi è composto da 3 volumi fisici tutti attivi&#xA;vgdisplay vglab |grep PV&#xA;  Max PV                0&#xA;  Cur PV                3&#xA;  Act PV                3&#xA;Andiamo ad estendere il nostro gurppo di volumi con altri due device&#xA;vgextend vglab $(losetup -Pf --show disk4.img) $(losetup -Pf --show disk5.img)&#xA;I nuovi dischi sono visibili in fondo, come si può vedere anche da  vgdisplay che mostra i 5 dischi tutti attivi. &#xA;lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE&#xA;  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE&#xA;  loop9              LVM2member     1G      loop&#xA;  └─vglab-lvlab1                1,2G      lvm&#xA;  loop10             LVM2member     1G      loop&#xA;  ├─vglab-lvlab1                1,2G      lvm&#xA;  └─vglab-lvlab3                860M      lvm&#xA;  loop11             LVM2member     1G      loop&#xA;  ├─vglab-lvlab2               1000M      lvm&#xA;  └─vglab-lvlab3                860M      lvmchan&#xA;  loop12             LVM2member     1G      loop&#xA;  loop13             LVM2member     1G      loop&#xA;&#xA;vgdisplay vglab |grep PV&#xA;  Max PV                0&#xA;  Cur PV                5&#xA;  Act PV                5&#xA;Potremo usare i nuovi dischi per estendere i volumi logici esistenti ma li impiegheremo invece per rimpiazzare i primi due dischi. &#xA;&#xA;pvmove distribuisce tutti gli extents del disco fra tutti i volumi fisici che hanno spazio a sufficienza. Se non dovesse essercene, restituirà un messaggio d&#39;errore.&#xA;pvmove /dev/loop9&#xA;  /dev/loop9: Moved: 3,14%&#xA;  /dev/loop9: Moved: 100,00%&#xA;Alla fine dell&#39;operazione il disco s&#39;è liberato di tutti i suoi extents e può essere rimosso&#xA;lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE&#xA;  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE&#xA;  loop9              LVM2member     1G      loop&#xA;  loop10             LVM2member     1G      loop&#xA;  ├─vglab-lvlab1                1,2G      lvm&#xA;  └─vglab-lvlab3                860M      lvm&#xA;  loop11             LVM2member     1G      loop&#xA;  ├─vglab-lvlab2               1000M      lvm&#xA;  └─vglab-lvlab3                860M      lvm&#xA;  loop12             LVM2member     1G      loop&#xA;  └─vglab-lvlab1                1,2G      lvm&#xA;  loop13             LVM2member     1G      loop&#xA;Prima si estrae il volume fisico dal gruppo di volumi e poi si rimuove il volume fisico e così può essere scollegato.&#xA;vgreduce vglab /dev/loop9&#xA;pvremove /dev/loop9&#xA;Verifichiamo che il volume fisico non sia più presente.&#xA;vgdisplay vglab |grep PV&#xA;  Max PV                0&#xA;  Cur PV                4&#xA;  Act PV                4&#xA;Procediamo allo stesso modo col secondo disco.&#xA;pvmove /dev/loop10&#xA;  /dev/loop10: Moved: 9,80%&#xA;  /dev/loop10: Moved: 17,65%&#xA;  /dev/loop10: Moved: 100,00%&#xA;&#xA;vgreduce vglab /dev/loop10&#xA;  Removed &#34;/dev/loop10&#34; from volume group &#34;vglab&#34;&#xA;&#xA;pvremove /dev/loop10&#xA;  Labels on physical volume &#34;/dev/loop10&#34; successfully wiped.&#xA;In conclusione possiamo vedere il gruppo di volumi con solo 3 dischi, gli altri due completamente disimpegnati col gruppo di volumi ricostituitosi attorno ai 3 dischi rimanenti. E tutto spostando semplicemente gli extents dove c&#39;era disponibilità in maniera totalmente trasparente per il filesystem.&#xA;vgdisplay vglab |grep PV&#xA;  Max PV                0&#xA;  Cur PV                3&#xA;  Act PV                3&#xA;&#xA;lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE&#xA;  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE&#xA;  loop9                              1G      loop&#xA;  loop10                             1G      loop&#xA;  loop11             LVM2member     1G      loop&#xA;  ├─vglab-lvlab2               1000M      lvm&#xA;  └─vglab-lvlab3                860M      lvm&#xA;  loop12             LVM2member     1G      loop&#xA;  └─vglab-lvlab1                1,2G      lvm&#xA;  loop13             LVM2member     1G      loop&#xA;  ├─vglab-lvlab1                1,2G      lvm&#xA;  └─vglab-lvlab_3                860M      lvm&#xA;4. Conclusione&#xA;Ho solo sfiorato la complessità e le capacità offerte da LVM.&#xA;&#xA;L&#39;estensione e la riduzione di volumi logici e di gruppi di volumi sono scenari di base. Tuttavia sono sufficienti per mostrare come sia semplice, con i volumi logici, compiere operazioni che con un filesystem partizionato in maniera classica sarebbero complicatissime.&#xA;&#xA;#lvm #volumegroup #logicalvolume #filesystem #devicemapper]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/31410d826-759a86/YynFD6sqFGzb/E2tgEVkaEtWT6Ucn0rqMrtk9qnJlr5p9nLl9m5pu.jpg" alt="lvm">
Supponiamo di avere 3 volumi logici, ad es. vol1, vol2, vol3 e di voler aumentare il secondo a discapito degli altri due.</p>

<p>Un’esigenza analoga, su un filesystem partizionato in 3 parti in maniera canonica, è un mezzo incubo perché il ridimensionamento della partizione centrale prevede un discreto numero di salti mortali per manenere la contiguità e per non rischiare di lasciare buchetti inutilizzabili fra una partizione e l’altra.
</p>
<ul><li><a href="#1-cose-che-%C3%A8-bene-ricordare-quando-si-manipolano-i-volumi-logici" rel="nofollow">1. Cose che è bene ricordare quando si manipolano i volumi logici</a></li>
<li><a href="#2-scenario-1-estensione-e-riduzione-di-volumi-logici" rel="nofollow">2. Scenario 1: Estensione e riduzione di volumi logici</a>
<ul><li><a href="#2-1-step-0-curiosit%C3%A0" rel="nofollow">2.1. Step 0: curiosità</a></li>
<li><a href="#2-2-step-1-smontare-i-dischi" rel="nofollow">2.2. Step 1: Smontare i dischi</a></li>
<li><a href="#2-3-step-2-riduzione-del-filesystem" rel="nofollow">2.3. Step 2: Riduzione del filesystem</a></li>
<li><a href="#2-4-step-3-ridimensionare-i-volumi-logici" rel="nofollow">2.4. Step 3: Ridimensionare i volumi logici</a></li>
<li><a href="#2-5-step-4-estendere-il-volume-logico" rel="nofollow">2.5. Step 4: Estendere il volume logico</a></li>
<li><a href="#2-6-step-5-bonus" rel="nofollow">2.6. Step 5: Bonus</a></li></ul></li>
<li><a href="#3-scenario-2-estensione-e-riduzione-di-gruppi-di-volume" rel="nofollow">3. Scenario 2: Estensione e riduzione di gruppi di volume</a></li>
<li><a href="#4-conclusione" rel="nofollow">4. Conclusione</a></li></ul>

<p>Provo a buttare giù due righe su quello che mi verrebbe di fare:</p>
<ol><li>riduco la prima partizione</li>
<li>riduco la terza partizione</li>
<li>sposto la terza partizione fino alla fine del disco</li>
<li>sposto la seconda partizione fino alla fine della prima partizione</li>
<li>estendo la seconda partizione fino alla fine della prima</li></ol>

<p>Tutto questo tenendo presente che l’unità minima allocabile è il blocco (512 bytes) e che l’operazione che mi fa più paura è il move della partizione. <code>parted</code> non ha un comando “move” diretto. La procedura richiede di calcolare i nuovi settori, spostare i dati e aggiornare la tabella delle partizioni.</p>

<p>Senza una GUI come quella di <strong>gparted</strong>, bisogna farsi letteralmente i conti con carta e penna prima di agire e c’è il rischio, comunque molto alto, di commettere errori che sarebbero disastrosi.</p>

<p>LVM, al confronto, è una boccata d’ossigeno.</p>

<p>LVM dà la possibilità di ridimensionare volumi in maniera più semplice rispetto al partizionamento più tradizionale perché la dimensione della partizione è disaccoppiata da concetti di contiguità e dalla geometria del disco.</p>

<p>Nel caso del partizionamento tradizionale infatti le partizioni sono dei blocchi di settori consecutivi in cui ogni partizione inizia in un settore finisce in un altro.</p>

<p>Con LVM invece l’approccio è radicalmente diverso. La minima unità allocabile è l’<strong>extent</strong> (default 4 MiB) che serve per mappare un volume fisico in un volume logico.</p>

<p>Se immaginiamo che il volume fisico possa essere spezzettato in altrettanti extents in una sorta di “paniere”, il <strong>volume group</strong>, il volume logico non è altro che un insieme di questi extents pescati dal volume group (senza alcuna pretesa d’ordinamento) a cui posso:</p>
<ul><li>aggiungere extents prelevandoli dal volume group</li>
<li>levare extents riponendoli nel volume group (o assegnandoli ad altri volumi logici).</li></ul>

<p>Queste proprietà conferiscono una grande flessibilità alle operazioni di riduzione ed estensione dei volumi.</p>

<h2 id="1-cose-che-è-bene-ricordare-quando-si-manipolano-i-volumi-logici">1. Cose che è bene ricordare quando si manipolano i volumi logici.</h2>

<p><strong>Partizioni</strong>
Quando si riduce o aumenta un filesystem, è bene smontare le partizioni e volumi logici.</p>

<p><strong>Ridurre un volume logico</strong>
Quando si riduce un volume logico, si deve:</p>
<ol><li>fare un check del filesystem</li>
<li>ridurre il filesystem</li>
<li>ridurre il volume logico</li></ol>

<p><strong>Estendere un volume logico</strong>
Quando si aumenta un volume logico, al contrario, si deve:</p>
<ol><li>estendere il volume logico</li>
<li>estendere il filesystem</li>
<li>fare un check del filesystem</li></ol>

<p><strong>Calcolare lo spazio allocabile</strong>
Un volume logico è composto da un <strong>insieme di extents</strong>, blocchi grandi di default 4 MiB, che sono la minima unità allocabile. Un volume logico è quindi <strong>sempre</strong> corrispondente ad un multiplo di 4 MiB, <em>n</em> extents di cui <em>n</em>-1 allocabili, il rimanente per i metadati. Ad es. un volume logico di 2 GiB è composta da 512 extents di cui <strong>511 allocabili</strong>.</p>

<p><strong>La potenza di due</strong>
Si deve tenere <strong>sempre</strong> presente che, nella matematica del calcolo dello spazio, si considerano le potenze di 2. Non di 10. Quindi un GiB equivale a 1024 MiB, non a 1000. Di conseguenza, se dividessi un GiB in due parti uguali avrei 2 blocchi da 512 MiB non da 500.</p>

<p><strong>Estensione e riduzione</strong>
Nelle istruzioni di estensione (<strong>lvextend</strong>) e riduzione (<strong>lvreduce</strong>) possiamo scegliere ciò che va specificato fra 4 modalità:</p>
<ol><li>il <strong>numero totale</strong> di extents</li>
<li>il <strong>delta</strong> in aggiunta o in diminuzione degli extents (a seconde che l’operazione sia rispettivamente di estensione o di riduzione)</li>
<li>la dimensione totale espressa in KiB-MiB-GiB-TiB</li>
<li>come prima, il delta in aggiunta o in diminuzione della dimensione espresso in KiB-MiB-GiB-TiB</li></ol>

<h2 id="2-scenario-1-estensione-e-riduzione-di-volumi-logici">2. Scenario 1: Estensione e riduzione di volumi logici</h2>

<p>Supponiamo di avere un disco da 2 GiB (2048 MiB) diviso in 3 volumi logici da <strong>550 MiB</strong>, <strong>350 MiB</strong> e <strong>1148 MiB</strong> di e di volerne ridurre due per ampliare il terzo.</p>

<p>Vogliamo ridurre il primo di <strong>150 MiB</strong>, il terzo di <strong>330 MiB</strong> e aumentare corrispondentemente il secondo volume di <strong>480 MiB</strong>.</p>

<p>Prepariamo il laboratorio col solito file appiccicato ad un loop device. Su quello definirò il volume group, il mio “paniere” di extents.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione device
fallocate -l 2GiB disk_1.img

# creazione device e volum group
vgcreate vg_lab $(losetup -Pf --show disk_1.img)

# creazione volumi logici
lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -L 550M
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -L 350M
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE

# formattazione volumi logici
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_1
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_2
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_3

# mount dei volumi
mkdir vol_1 vol_2 vol_3
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_1 vol_1
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_2 vol_2
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/lv_lab_3 vol_3
</code></pre>

<h3 id="2-1-step-0-curiosità">2.1. Step 0: curiosità</h3>

<p>Prima di cominciare esaminiamo un po’ di dati, ad es. di quanti extents sono composti i nostri oggetti.</p>

<pre><code class="language-bash">pvdisplay /dev/loop9
  --- Physical volume ---
  PV Name               /dev/loop9
  VG Name               vg_lab
  PV Size               2,00 GiB / not usable 4,00 MiB
  Allocatable           yes (but full)
  PE Size               4,00 MiB
  Total PE              511
  Free PE               0
  Allocated PE          511
  PV UUID               YmLOru-bIdL-iqGb-vJfI-RsTk-yhv7-vSJhkX
</code></pre>

<p><code>pvdisplay</code> mi dà informazioni sul disco fisico che andrò ad aggiungere nel volume group. Fra queste:</p>
<ul><li><strong>PV Name</strong>: il nome del device, <strong>/dev/loop9</strong></li>
<li><strong>VG Name</strong>: è il nome del gruppo di volume, <strong>vg_lab</strong>, visibile solo perché abbiamo creato il gruppo di volume direttamente sul dispositivo invece che passare prima da <strong>pvcreate</strong>.</li>
<li><strong>PV Size</strong>: 2 GiB, la dimensione del nostro “disco”</li>
<li><strong>PE Size</strong>: dove <strong>PE</strong> sta <strong>P</strong>hysical <strong>E</strong>xtent, è di 4 MiB</li>
<li><strong>Total PE</strong> sono i PE totali e sono <strong>511</strong>, come previsto.</li></ul>

<pre><code class="language-bash">vgdisplay vg_lab
  --- Volume group ---
  VG Name               vg_lab
  System ID
  Format                lvm2
  Metadata Areas        1
  Metadata Sequence No  1
  VG Access             read/write
  VG Status             resizable
  MAX LV                0
  Cur LV                0
  Open LV               0
  Max PV                0
  Cur PV                1
  Act PV                1
  VG Size               &lt;2,00 GiB
  PE Size               4,00 MiB
  Total PE              511
  Alloc PE / Size       0 / 0
  Free  PE / Size       511 / &lt;2,00 GiB
  VG UUID               6D89ck-c2Ni-XlMN-5Was-rh5j-vi2t-5juCXt
</code></pre>

<p><code>vgdisplay</code> mi dà informazioni sul gruppo di volumi. Fra queste, disitnguiamo</p>
<ul><li><strong>VG Name</strong>: il nome del volume group, già visto in <code>pvdisplay</code>, <strong>vg_lab</strong></li>
<li><strong>VG Size</strong>: la dimensione del volume group, minore di 2 GiB perché ci sono i metadati da considerari</li>
<li><strong>PE Size</strong>: la dimensione di un extent, 4 MiB</li>
<li><strong>Total PE / Size</strong>: Il numero totale di extent allocabili, che conferma <strong>VG Size</strong>, pari a <strong>511</strong> invece che <strong>512</strong>.</li>
<li><strong>Alloc PE</strong>: il numero totale di extent allocati, momento della creazione del volume group è <strong>0</strong></li>
<li><strong>Free PE / Size</strong>: il numero totale di extent liberi, prima della creazione dei volumi logici è <strong>511</strong></li></ul>

<p>Cosa succede quando creerò i volumi logici? Che cambia il numero di PE liberi e allocati. Siccome userò tutti gli extent disponibili, i valori per <code>Alloc PE</code> e <code>Free PE</code> si invertiranno rispetto a prima.</p>

<p>Infatti dopo la creazione dei volumi logici, <code>vgdisplay</code> mi dirà:</p>

<pre><code class="language-bash">vgdisplay vg_lab
  --- Volume group ---
  VG Name               vg_lab
  ...
  Alloc PE / Size       511 / &lt;2,00 GiB
  Free  PE / Size       0 / 0
  ...  
</code></pre>

<p><strong>511 extents</strong> allocati come confermato dai dati desumibili dei 3 volumi logici</p>

<pre><code class="language-bash">lvdisplay vg_lab
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_1
  LV Name                lv_lab_1
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                552,00 MiB
  Current LE             138
...
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_2
  LV Name                lv_lab_2
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                352,00 MiB
  Current LE             88
...
 --- Logical volume ---
  LV Path                /dev/vg_lab/lv_lab_3
  LV Name                lv_lab_2
  VG Name                vg_lab
...
  LV Size                1,11 GiB
  Current LE             285
...
</code></pre>

<p>Per il primo, il secondo e il terzo volume logico abbiamo rispettivamente:</p>
<ul><li><strong>138, 88, 285 extents</strong> corrispondenti a</li>
<li><strong>552 MiB, 352 MiB e 1140 MiB (1,11 GiB)</strong></li>
<li>per un totale di <strong>2044 MiB</strong>, al netto dei metadati.</li></ul>

<p>Possiamo notare subito che le dimensioni non corrispondono a quanto indicato in <code>lvcreate</code>.</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -L 550M
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -L 350M
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE
</code></pre>

<p>Questo succede perché vengono <strong>sempre</strong> approssimate all’extent più vicino. Ecco perché il primo e il secondo volume sono diventati di <strong>552</strong> (138 extents) e <strong>352 MiB</strong> (88 extents).</p>

<p>Sempre ricordando la particolarità dei multipli di 4 MiB legati a LVM, anche la riduzione di 150 MiB e di 330 MiB dei due volumi saranno approssimate sempre all’extent più vicino (<strong>152 MiB=38 extents</strong> e <strong>332=83 extents</strong>). Questo dettaglio si rivelerà fondamentale quando dovremo ridimensionare il filesystem.</p>

<p>Con questa rinnovata consapevolezza cominciamo a ridimensionare.</p>

<h3 id="2-2-step-1-smontare-i-dischi">2.2. Step 1: Smontare i dischi</h3>

<pre><code class="language-bash">umount /dev/vg_lab/lv_lab_1
umount /dev/vg_lab/lv_lab_2
umount /dev/vg_lab/lv_lab_3
</code></pre>

<h3 id="2-3-step-2-riduzione-del-filesystem">2.3. Step 2: Riduzione del filesystem</h3>

<p>Se dovessi ridimensionare solo il filesystem, sarebbe sufficiente considerare dimensioni che siano potenze di 2 e non di 10.</p>

<p>Ma sapendo che sotto c’è un LVM, sappiamo che per mantenere l’allineamento fra filesystem e volumi logici, oltre che potenze di due le dimensioni devono essere anche multipli di 4MiB.</p>

<p>Ecco perché <strong>anche</strong> nel resize reale del filesystem non dovrò levare <strong>150 MiB</strong> e <strong>330 MiB</strong> ma <strong>148 MiB (37 PE)</strong> e <strong>328 (82 PE)</strong> (è buona norma approssimare per difetto all’extent più vicino per maggior prudenza) per un totale effettivo di <strong>476 MiB (119 PE)</strong></p>

<p>Il filesystem del primo volume sarà dunque di <em>552 MiB – 148 MiB = 404 MiB</em>. Il filesystem del terzo volume sarà di <em>1140 MiB – 328 MiB = 812 MiB</em>.</p>

<pre><code class="language-bash"># check dei filesystem
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_1
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_2
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_3

# Riduco il primo filesystem di 148 MiB
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_1 404M

# Riduco il terzo filesystem di 328 MiB
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_3 812M
</code></pre>

<h3 id="2-4-step-3-ridimensionare-i-volumi-logici">2.4. Step 3: Ridimensionare i volumi logici</h3>

<p>La riduzione del volume logico può essere fatta in 4 modi come sappiamo, ad es. sul primo volume:</p>

<pre><code class="language-bash"># il numero totale di extents, 138 PE - 37 PE = 101 PE
lvreduce -l 101 /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# il numero di exrtents da sottrarre, 38 PE
lvreduce -l -37 /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# la dimensione totale da ottenere, 404 MiB
lvreduce -L 404M /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure

# il numero di MiB da sottrarre, 148 MiB
lvreduce -L -148M /dev/vg_lab/lv_lab_1 #oppure
</code></pre>

<p>Per maggior chiarezza userò il size assoluto in modo da farlo corrispondere a <code>resize2fs</code></p>

<pre><code class="language-bash"># Riduco il primo volume logico di 148 Mib
lvreduce -L 404M /dev/vg_lab/lv_lab_1

# Riduco il terzo volume logico di 328 Mib
lvreduce -L 812M /dev/vg_lab/lv_lab_3
</code></pre>

<p>Verifichiamo quanti siano i PE residui</p>

<pre><code class="language-bash">vgdisplay vg_lab | grep &#34;Free  PE&#34;
 Free  PE / Size       119 / 476,00 MiB
</code></pre>

<p>119 extents, come previsto.</p>

<h3 id="2-5-step-4-estendere-il-volume-logico">2.5. Step 4: Estendere il volume logico</h3>

<p>Dopo aver ridotto il primo e il terzo volume, non ci rimane che estendere il secondo in base alla scaletta indicata prima:</p>
<ol><li>si estende il secondo volume logico</li>
<li>si estende il filesystem</li>
<li>si esegue il check fnale del filesystem</li></ol>

<p>L’estensione del volume, come ormai ben sappiamo, non sarà di <strong>480 MiB</strong> ma di <strong>476 MiB (37 PE + 82 PE = 119 PE)</strong> per via degli arrotondamenti effettuati nella riduzione degli altri volumi logici.</p>

<pre><code class="language-bash"># specifico gli extent che so essere residui
lvextend -l +119 /dev/vg_lab/lv_lab_2
# o, equivalentemente
# lvextend -L +476M /dev/vg_lab/lv_lab_2

# estendo il filesystem
resize2fs /dev/vg_lab/lv_lab_2 828M

# check filesystem
e2fsck -f /dev/vg_lab/lv_lab_2
</code></pre>

<h3 id="2-6-step-5-bonus">2.6. Step 5: Bonus</h3>

<p>Come premio per essere arrivato in fondo, posso rivelare come fare in un colpo solo tutte le operazioni descritte sopra.</p>

<p>È vero che c&#39;è poco da considerare, giusto tenere a mente che su LVM ogni oggetto è multiplo di 4 MiB e che bisogna ridimensionare filesystem e volumi logici in ugual modo per non generare pericolose anomalie, ma tutte le operazioni che ho descritto nei passi 2-4 possono essere fatte con un unico comando che provvederà ad eseguire nell&#39;ordine corretto e con le giuste approssimazioni:</p>
<ul><li>il check del filesystem</li>
<li>il ridimensionamento del filesystem</li>
<li>il ridimensionamento dei volumi logici</li></ul>

<p>Dunque, tutto il pippone atomico precedente può essere condensato in un unico, solido comando:</p>

<pre><code class="language-bash"># Riduce il primo volume logico e il filesystem
lvreduce -r -L -150M /dev/vg_lab/lv_lab_1

# Riduce il terzo volume logico e il filesystem
lvreduce -r -L -330M /dev/vg_lab/lv_lab_3

# Estende il secondo volume logico e il filesystem
lvextend -r -l +119 /dev/vg_lab/lv_lab_2
</code></pre>

<p>Ora spieghiamo il perché soprattutto dell&#39;extend, che è interessante.</p>

<p>Diciamo che è tutto molto guidato e le eventuali correzioni da apportare, senza spaccarsi troppo il cervello, sono suggerite con estrema chiarezza, basta leggere.</p>

<pre><code class="language-bash">lvreduce -r -L -150M /dev/vg_lab/lv_lab_1
 Rounding size to boundary between physical extents: 148.00 MiB.
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_1.
  File system size (552.00 MiB) is larger than the requested size (404.00 MiB).
  File system reduce is required using resize2fs.
...
  Size of logical volume vg_lab/lv_lab_1 changed from 552.00 MiB (138 extents) to 404.00 MiB (101 extents).
  Logical volume vg_lab/lv_lab_1 successfully resized.
</code></pre>

<p>Ci dice innanzitutto che:</p>
<ul><li>c&#39;è stato un arrotondamento a <strong>148 MiB (37 extents)</strong>;</li>
<li>il filesystem è più grande del volume richiesto pertanto va subito ridimensionato;</li>
<li>infine si ridimensiona il volume logico da <strong>552 MiB (138 extents)</strong> a <strong>404 MiB (101 extents)</strong>.</li></ul>

<p>Anche il secondo <code>lvreduce</code> ha un risultato analogo</p>

<pre><code class="language-bash">lvreduce -r -L -330M /dev/vg_lab/lv_lab_3
  Rounding size to boundary between physical extents: 328.00 MiB.
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_3.
  File system size (1.11 GiB) is larger than the requested size (812.00 MiB).
  File system reduce is required using resize2fs.
...
  Size of logical volume vg_lab/lv_lab_3 changed from 1.11 GiB (285 extents) to 812.00 MiB (203 extents).
  Logical volume vg_lab/lv_lab_3 successfully resized.
</code></pre>
<ul><li>anche qui abbiamo un arrotondamento a <strong>328 MiB (82 extents)</strong>;</li>
<li>il filesystem è più grande del volume richiesto pertanto va subito ridimensionato;</li>
<li>infine si ridimensiona il volume logico da <strong>1140 MiB (285 extents)</strong> a <strong>812 MiB (203 extents)</strong>.</li></ul>

<p>È facilissimo desumere che la massima dimensione dell&#39;estensione sia <strong>148 MiB + 328 MiB = 476 MiB (119 extents)</strong>, basta fare una somma.</p>

<p>Ma supponiamo di essere particolarmente distratti e proviamo ad estendere considerando le quantità iniziali: 150 MiB + 330 MiB = <strong>480 MiB</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvextend -r -L +480M /dev/vg_lab/lv_lab_2
  File system ext4 found on vg_lab/lv_lab_2.
  File system fsck will be run before extend.
  Insufficient free space: 120 extents needed, but only 119 available
</code></pre>

<p>Nonostante la mia distrazione, come si può vedere, non si producono danni perché l&#39;ouput è categorico: “non faccio nulla. Se vuoi, puoi aumentare al max di 476 MiB (119 extents)”.
Non ci sono danni e anzi c&#39;è pure il suggerimento risolutivo.</p>

<p>Ed ecco spiegato il mio extend di prima.</p>

<h2 id="3-scenario-2-estensione-e-riduzione-di-gruppi-di-volume">3. Scenario 2: Estensione e riduzione di gruppi di volume</h2>

<p>Esaminiamo le possibilità di aggiungere o rimuovere dispositivi ad un volume group esistente.</p>

<p>Ricreiamo il laboratorio partendo da 3 dischi, poi aggiungeremo due nuovi dischi e ne rimuoveremo altrettanti, il tutto senza intaccare l&#39;integrità dei dati.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di 5 device
for i in {1..9}: do fallocate -l 1GiB disk_${i}.img; done

# creazione del gruppo di volumi con 3 device
vgcreate vg_lab \
  $(losetup -Pf --show disk_1.img) \
  $(losetup -Pf --show disk_2.img) \
  $(losetup -Pf --show disk_3.img)

# crezione di 3 volumi logici
lvcreate -n lv_lab_1 vg_lab -l 300
lvcreate -n lv_lab_2 vg_lab -l 250
lvcreate -n lv_lab_3 vg_lab -l 100%FREE

# formattazione dei 3 dispositivi
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_1
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_2
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_lab_3
</code></pre>

<p>Ecco come sono distribuiti i volumi logici all&#39;interno dei dischi fisici</p>

<pre><code class="language-bash">lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
</code></pre>

<p>Il gruppo di volumi è composto da 3 volumi fisici tutti attivi</p>

<pre><code class="language-bash">vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                3
  Act PV                3
</code></pre>

<p>Andiamo ad estendere il nostro gurppo di volumi con altri due device</p>

<pre><code class="language-bash">vgextend vg_lab $(losetup -Pf --show disk_4.img) $(losetup -Pf --show disk_5.img)
</code></pre>

<p>I nuovi dischi sono visibili in fondo, come si può vedere anche da  <code>vgdisplay</code> che mostra i 5 dischi tutti attivi.</p>

<pre><code class="language-bash">lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvmchan
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  loop13             LVM2_member     1G      loop

vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                5
  Act PV                5
</code></pre>

<p>Potremo usare i nuovi dischi per estendere i volumi logici esistenti ma li impiegheremo invece per rimpiazzare i primi due dischi.</p>

<p><code>pvmove</code> distribuisce tutti gli extents del disco fra tutti i volumi fisici che hanno spazio a sufficienza. Se non dovesse essercene, restituirà un messaggio d&#39;errore.</p>

<pre><code class="language-bash">pvmove /dev/loop9
  /dev/loop9: Moved: 3,14%
  /dev/loop9: Moved: 100,00%
</code></pre>

<p>Alla fine dell&#39;operazione il disco s&#39;è liberato di tutti i suoi extents e può essere rimosso</p>

<pre><code class="language-bash">lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9              LVM2_member     1G      loop
  loop10             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop13             LVM2_member     1G      loop
</code></pre>

<p>Prima si estrae il volume fisico dal gruppo di volumi e poi si rimuove il volume fisico e così può essere scollegato.</p>

<pre><code class="language-bash">vgreduce vg_lab /dev/loop9
pvremove /dev/loop9
</code></pre>

<p>Verifichiamo che il volume fisico non sia più presente.</p>

<pre><code class="language-bash">vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                4
  Act PV                4
</code></pre>

<p>Procediamo allo stesso modo col secondo disco.</p>

<pre><code class="language-bash">pvmove /dev/loop10
  /dev/loop10: Moved: 9,80%
  /dev/loop10: Moved: 17,65%
  /dev/loop10: Moved: 100,00%

vgreduce vg_lab /dev/loop10
  Removed &#34;/dev/loop10&#34; from volume group &#34;vg_lab&#34;

pvremove /dev/loop10
  Labels on physical volume &#34;/dev/loop10&#34; successfully wiped.
</code></pre>

<p>In conclusione possiamo vedere il gruppo di volumi con solo 3 dischi, gli altri due completamente disimpegnati col gruppo di volumi ricostituitosi attorno ai 3 dischi rimanenti. E tutto spostando semplicemente gli extents dove c&#39;era disponibilità in maniera totalmente trasparente per il filesystem.</p>

<pre><code class="language-bash">vgdisplay vg_lab |grep PV
  Max PV                0
  Cur PV                3
  Act PV                3


lsblk -o NAME,FSTYPE,SIZE,TYPE
  NAME               FSTYPE        SIZE      TYPE
  loop9                              1G      loop
  loop10                             1G      loop
  loop11             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_2               1000M      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
  loop12             LVM2_member     1G      loop
  └─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  loop13             LVM2_member     1G      loop
  ├─vg_lab-lv_lab_1                1,2G      lvm
  └─vg_lab-lv_lab_3                860M      lvm
</code></pre>

<h2 id="4-conclusione">4. Conclusione</h2>

<p>Ho solo sfiorato la complessità e le capacità offerte da LVM.</p>

<p>L&#39;estensione e la riduzione di volumi logici e di gruppi di volumi sono scenari di base. Tuttavia sono sufficienti per mostrare come sia semplice, con i volumi logici, compiere operazioni che con un filesystem partizionato in maniera classica sarebbero complicatissime.</p>

<p>#lvm #volumegroup #logicalvolume #filesystem #devicemapper</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cyberdyne Systems</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/18116xnei7</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 21:13:18 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>St. Vincent – Masseduction (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/st</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Nonostante l&#39;assenza di pubblicazioni nell&#39;ultimo triennio, è stato un periodo tutt&#39;altro che votato al silenzio per Annie Clark: il Grammy come migliore album alternativo per il suo disco omonimo, un cortometraggio horror, il flirt da parte dei tabloid per le chiacchierate frequentazioni con Cara Delevingne e Kristen Stewart, il conseguente accesso a una platea e a potenzialità che anche solo ai tempi di &#34;Strange Mercy&#34; parevano totalmente fuori dalla sua portata... https://artesuono.blogspot.com/2017/10/st-vincent-masseduction-2017.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1440947061&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/51lAf2DU1vL._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Nonostante l&#39;assenza di pubblicazioni nell&#39;ultimo triennio, è stato un periodo tutt&#39;altro che votato al silenzio per Annie Clark: il Grammy come migliore album alternativo per il suo disco omonimo, un cortometraggio horror, il flirt da parte dei tabloid per le chiacchierate frequentazioni con Cara Delevingne e Kristen Stewart, il conseguente accesso a una platea e a potenzialità che anche solo ai tempi di “Strange Mercy” parevano totalmente fuori dalla sua portata... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/10/st-vincent-masseduction-2017.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/10/st-vincent-masseduction-2017.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1440947061" rel="nofollow">https://album.link/i/1440947061</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/xb4s6waag6</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 19:53:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cartuccia numero 991989-1 - I call center</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bcartuccia-numero-991989-1-i-call-center-b</link>
      <description>&lt;![CDATA[bCartuccia numero 991989-1 - I call center/b&#xA;&#xA;img src=&#34;https://www.publico.es/files/fullwidthimagehorizontal_desktop/uploads/2024/11/16/67387e6b265d2.jpeg&#34;&#xA;Non sono più giovane, ma neanche tanto vecchio, ho fatto il militare di leva e mi hanno insegnato a sparare e oggi qualche cartuccia posso ancora spararla!&#xA;&#xA;Cartuccia numero 991989-1 - I call center&#xA;Li ho tollerati per tanto tempo, pensando ai lavoratori che sono dietro la cornetta; ma il tempo è passato e i lavoratori sono sempre sfruttati, anzi di più. Quindi ho deciso di reagire e invito chi legge a fare altrettanto. Ecco quindi la cartuccia 991989/1 (nessun codice di cartuccia reale, niente paura; si tratta di un semplice numero per recuperare facilmente questo testo).&#xA;&#xA;Iniziamo!&#xA;Quando veniamo chiamati dai call center, dedichiamo loro un po&#39; del nostro tempo. Siamo gentili, fingiamo di essere interessati; se ci chiamano per nome, non confermiamo la nostra identità, ma diciamo di essere un familiare o un congiunto e li invitiamo a parlare tranquillamente. Facciamo qualche domanda, teniamoli al telefono il più a lungo possibile e forniamo eventuali dati personali falsi, lavorando di fantasia.&#xA;&#xA;Se riusciamo a trattenerli per 15 minuti, la &#34;cartuccia&#34; ha fatto centro; ma per colpire proprio nel segno, concludiamo così: &#34;Mi scusi, capisco che lei è un lavoratore e so anche che è sfruttato. Pertanto, mi perdoni: le chiedo gentilmente di cancellare il mio numero di telefono dal vostro database, altrimenti, tutte le altre volte che telefonerà un suo collega, lo terrò al telefono per altrettanto tempo senza fargli concludere nulla. Inoltre, se verrò ricontattato per dare un voto a questa chiamata, assegnerò il punteggio più basso possibile; invece, se cancellerà il mio numero, come sono certo che farà, metterò il voto più alto possibile&#34;.&#xA;&#xA;Immaginate se non fossi solo io a sparare la &#34;cartuccia numero 991989/1&#34;, ma lo facessero in 10.000 persone: significherebbe 2.500 ore di lavoro perse, ovvero circa 105 giorni di attività dei call center buttati via. A quel punto, visto che le telefonate sono registrate e ascoltate dai supervisori di quei poveri operatori, qualcuno dovrà pur prendere provvedimenti per scongiurare una perdita così ingente.&#xA;&#xA;Di sicuro, adesso qualcuno dirà: &#34;Ma alla fine ci rimetteranno, come al solito, i poveri lavoratori, perché sono pagati a contratto&#34;. A quel qualcuno risponderò che probabilmente non ha capito i meccanismi alla base dello sfruttamento lavorativo, forse perché, per sua fortuna, non è mai stato sfruttato.&#xA;&#xA;Alla prossima cartuccia &#xA;reporter]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Cartuccia numero 991989-1 – I call center</b></p>

<p><img src="https://www.publico.es/files/fullwidth_image_horizontal_desktop/uploads/2024/11/16/67387e6b265d2.jpeg">
Non sono più giovane, ma neanche tanto vecchio, ho fatto il militare di leva e mi hanno insegnato a sparare e oggi qualche cartuccia posso ancora spararla!</p>

<p>Cartuccia numero 991989-1 – I call center
Li ho tollerati per tanto tempo, pensando ai lavoratori che sono dietro la cornetta; ma il tempo è passato e i lavoratori sono sempre sfruttati, anzi di più. Quindi ho deciso di reagire e invito chi legge a fare altrettanto. Ecco quindi la cartuccia 991989/1 (nessun codice di cartuccia reale, niente paura; si tratta di un semplice numero per recuperare facilmente questo testo).</p>

<p>Iniziamo!
Quando veniamo chiamati dai call center, dedichiamo loro un po&#39; del nostro tempo. Siamo gentili, fingiamo di essere interessati; se ci chiamano per nome, non confermiamo la nostra identità, ma diciamo di essere un familiare o un congiunto e li invitiamo a parlare tranquillamente. Facciamo qualche domanda, teniamoli al telefono il più a lungo possibile e forniamo eventuali dati personali falsi, lavorando di fantasia.</p>

<p>Se riusciamo a trattenerli per 15 minuti, la “cartuccia” ha fatto centro; ma per colpire proprio nel segno, concludiamo così: “Mi scusi, capisco che lei è un lavoratore e so anche che è sfruttato. Pertanto, mi perdoni: le chiedo gentilmente di cancellare il mio numero di telefono dal vostro database, altrimenti, tutte le altre volte che telefonerà un suo collega, lo terrò al telefono per altrettanto tempo senza fargli concludere nulla. Inoltre, se verrò ricontattato per dare un voto a questa chiamata, assegnerò il punteggio più basso possibile; invece, se cancellerà il mio numero, come sono certo che farà, metterò il voto più alto possibile”.</p>

<p>Immaginate se non fossi solo io a sparare la “cartuccia numero 991989/1”, ma lo facessero in 10.000 persone: significherebbe 2.500 ore di lavoro perse, ovvero circa 105 giorni di attività dei call center buttati via. A quel punto, visto che le telefonate sono registrate e ascoltate dai supervisori di quei poveri operatori, qualcuno dovrà pur prendere provvedimenti per scongiurare una perdita così ingente.</p>

<p>Di sicuro, adesso qualcuno dirà: “Ma alla fine ci rimetteranno, come al solito, i poveri lavoratori, perché sono pagati a contratto”. A quel qualcuno risponderò che probabilmente non ha capito i meccanismi alla base dello sfruttamento lavorativo, forse perché, per sua fortuna, non è mai stato sfruttato.</p>

<p>Alla prossima cartuccia
reporter</p>
]]></content:encoded>
      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/9o05vys12b</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:47:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[vortex]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/vortex-0ltr</link>
      <description>&lt;![CDATA[[vortex] &#xA;&#xA;un timorasso impossibile] tinto da fondazzo celebre la tomografia con lo sfondone dei tizianeschi della] pietà continua rottamano scelta] una banca semplice] unica data europea la] [produzione conta fino] a cento ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[vortex]</p>

<p>un timorasso impossibile] tinto da fondazzo celebre la tomografia con lo sfondone dei tizianeschi della] pietà continua rottamano scelta] una banca semplice] unica data europea la] [produzione conta fino] a cento</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gj2kk7xtxq</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:01:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 13</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-13</link>
      <description>&lt;![CDATA[Distruzione dell’altare di Betel&#xA;1Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre Geroboamo stava presso l&#39;altare per offrire incenso. 2Per comando del Signore quegli gridò verso l&#39;altare: &#34;Altare, altare, così dice il Signore: &#34;Ecco, nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato Giosia, il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture, che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane&#34;&#34;. 3In quel giorno diede un segno, dicendo: &#34;Questo è il segno che il Signore parla: ecco, l&#39;altare si spezzerà e sarà sparsa la cenere che vi è sopra&#34;. 4Appena sentì la parola che l&#39;uomo di Dio aveva proferito contro l&#39;altare di Betel, il re Geroboamo tese la mano ritirandola dall&#39;altare dicendo: &#34;Afferratelo!&#34;. Ma la sua mano, tesa contro quello, gli si inaridì e non la poté far tornare a sé. 5L&#39;altare si spezzò e fu sparsa la cenere dell&#39;altare, secondo il segno dato dall&#39;uomo di Dio per comando del Signore. 6Presa la parola, il re disse all&#39;uomo di Dio: &#34;Placa il volto del Signore, tuo Dio, e prega per me, perché mi sia resa la mia mano&#34;. L&#39;uomo di Dio placò il volto del Signore e la mano del re gli tornò com&#39;era prima. 7All&#39;uomo di Dio il re disse: &#34;Vieni a casa con me per ristorarti; ti darò un regalo&#34;. 8L&#39;uomo di Dio rispose al re: &#34;Anche se mi darai metà della tua casa, non verrò con te e non mangerò pane né berrò acqua in questo luogo, 9perché così mi è stato ordinato per comando del Signore: &#34;Non mangerai pane e non berrai acqua, né tornerai per la strada percorsa nell&#39;andata&#34;&#34;. 10Se ne andò per un&#39;altra strada e non tornò per quella che aveva percorso venendo a Betel.&#xA;11Ora abitava a Betel un vecchio profeta, al quale i figli andarono a raccontare quanto aveva fatto quel giorno l&#39;uomo di Dio a Betel; essi raccontarono al loro padre anche le parole che quello aveva detto al re. 12Il padre domandò loro: &#34;Quale via ha preso?&#34;. I suoi figli gli indicarono la via presa dall&#39;uomo di Dio che era venuto da Giuda. 13Ed egli disse ai suoi figli: &#34;Sellatemi l&#39;asino!&#34;. Gli sellarono l&#39;asino ed egli vi montò sopra. 14Inseguì l&#39;uomo di Dio e lo trovò seduto sotto una quercia. Gli domandò: &#34;Sei tu l&#39;uomo di Dio venuto da Giuda?&#34;. Rispose: &#34;Sono io&#34;. 15L&#39;altro gli disse: &#34;Vieni a casa con me per mangiare del pane&#34;. 16Egli rispose: &#34;Non posso tornare con te né venire con te; non mangerò pane e non berrò acqua in questo luogo, 17perché mi fu rivolta una parola per ordine del Signore: &#34;Là non mangerai pane e non berrai acqua, né ritornerai per la strada percorsa all&#39;andata&#34;&#34;. 18Quegli disse: &#34;Anche io sono profeta come te; ora un angelo mi ha detto per ordine del Signore: &#34;Fallo tornare con te nella tua casa, perché mangi pane e beva acqua&#34;&#34;. Egli mentiva a costui, 19che ritornò con lui, mangiò pane nella sua casa e bevve acqua.&#xA;20Mentre essi stavano seduti a tavola, la parola del Signore fu rivolta al profeta che aveva fatto tornare indietro l&#39;altro, 21ed egli gridò all&#39;uomo di Dio che era venuto da Giuda: &#34;Così dice il Signore: &#34;Poiché ti sei ribellato alla voce del Signore, non hai osservato il comando che ti ha dato il Signore, tuo Dio, 22sei tornato indietro, hai mangiato pane e bevuto acqua nel luogo in cui il tuo Dio ti aveva ordinato di non mangiare pane e di non bere acqua, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro dei tuoi padri&#34;&#34;. 23Dopo che egli ebbe mangiato pane e bevuto, fu slegato per lui l&#39;asino del profeta che lo aveva fatto ritornare. 24Egli partì e un leone lo trovò per strada e l&#39;uccise; il suo cadavere rimase steso sulla strada, mentre l&#39;asino se ne stava là vicino e anche il leone stava vicino al cadavere. 25Ora alcuni passanti videro il cadavere steso sulla strada e il leone che se ne stava vicino al cadavere. Essi andarono e divulgarono il fatto nella città ove dimorava il vecchio profeta. 26Avendolo udito, il profeta che l&#39;aveva fatto ritornare dalla strada disse: &#34;Quello è un uomo di Dio che si è ribellato alla voce del Signore; per questo il Signore l&#39;ha consegnato al leone, che l&#39;ha fatto a pezzi e l&#39;ha fatto morire, secondo la parola che gli aveva detto il Signore&#34;. 27Egli aggiunse ai figli: &#34;Sellatemi l&#39;asino&#34;. Quando l&#39;asino fu sellato, 28egli andò e trovò il cadavere di lui steso sulla strada, con l&#39;asino e il leone accanto. Il leone non aveva mangiato il cadavere né fatto a pezzi l&#39;asino. 29Il profeta prese il cadavere dell&#39;uomo di Dio, lo adagiò sull&#39;asino e lo portò indietro; il vecchio profeta entrò in città, per piangerlo e seppellirlo. 30Depose il cadavere nel proprio sepolcro e fecero su di lui il lamento: &#34;Ohimè, fratello mio!&#34;. 31Dopo averlo sepolto, disse ai figli: &#34;Alla mia morte mi seppellirete nel sepolcro in cui è stato sepolto l&#39;uomo di Dio; porrete le mie ossa vicino alle sue, 32poiché certo si avvererà la parola che egli gridò, per ordine del Signore, contro l&#39;altare di Betel e contro tutti i santuari delle alture che sono nelle città di Samaria&#34;.&#xA;33Dopo questo fatto, Geroboamo non abbandonò la sua via cattiva. Egli continuò a prendere da tutto il popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderava conferiva l&#39;incarico e quegli diveniva sacerdote delle alture. 34Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla faccia della terra.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;13,2 Bruciare su un altare ossa umane voleva dire profanarlo.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Dopo le notizie date nel capitolo precedente sull&#39;attività edilizia e religiosa di Geroboamo null&#39;altro di nuovo si aggiunge per l&#39;aspetto temporale del suo regno. Si trova invece abbondanza di materiale profetico che costituisce il contenuto praticamente di tutto questo capitolo e si estende fino al v. 18 di quello successivo. Il legame tra Geroboamo e ministero profetico si rivela così essenziale. Indicato come re da Achia di Silo (11,37), viene ora incalzato dalla riprovazione profetica a causa della sua condotta religiosa certamente insopportabile per l&#39;autore deuteronomista che non poteva ammettere né la venerazione delle immagini, né la pluralità di sedi cultuali. Il severo giudizio del compilatore emergerà nei v. 33-34 e ancor più nei vv. 7-11 e 13-16 del c. 14.&#xA;&#xA;1-10. L&#39;inizio di questa pericope è da collocarsi con maggior proprietà al v. 33 se non addirittura 32 del capitolo precedente. Durante una cerimonia personalmente presieduta da Geroboamo si presenta un profeta chiamato con l&#39;appellativo popolare «uomo di Dio» (cfr. 1 Sam 9,6). La sua provenienza geografica è vicina: pochi chilometri separano Betel dalla frontiera settentrionale di Giuda, ma il suo vero punto di partenza è trascendente: la parola di JHWH. Questa disapprova e condanna il culto scismatico e illecito promosso e sostenuto dal re settentrionale. Nello spazio aperto della natura, collocazione antica degli altari come a Meghiddo, ancora in vigore a Betel visto che non si parla di un tempio, rimbomba come un tuono l&#39;oracolo di riprovazione. I sacerdoti ora officianti sostituiranno l&#39;incenso venendo loro stessi arsi sull&#39;altare e dopo di loro la dissacrazione toccherà il colmo con la combustione di ossa umane (cfr. Nm 19,16). Il nome di Giosia inserito in questa prima invettiva è considerato un&#39;aggiunta dei compilatori posteriori. Di fatto sarà proprio questo re ad eliminare il culto di Betel nell&#39;attuazione della sua riforma religiosa (2Re 23,15-19). In ogni profezia autentica, alla parola si deve aggiungere un segno che la garantisca come proveniente da Dio. Qui i segni sono due: la distruzione dell&#39;altare e la paralisi del re. Nel primo si rivela il rigetto divino dei sacrifici di Geroboamo. Non solo l&#39;altare si autodistrugge, ma si disperde la cenere del grasso bruciato su di esso. Lv 4,12 prescriveva la raccolta delle ceneri e la loro riposizione in un luogo puro. La loro dispersione rende con molta efficacia la vanità dei riti di Betel. Anche il secondo caso è assai eloquente. La mano è simbolo della forza e dell&#39;agire. L&#39;arto paralizzato di Geroboamo è segno della sua assoluta impotenza di fronte alla dirompenza della parola divina. L&#39;ordine del re nulla vale contro quello di Dio. Il declinare l&#39;invito a tavola e il rifiuto del dono manifestano che la missione doveva essere compiuta con rapidità e sobrietà, ma ancora di più che non si poteva condividere la mensa con il responsabile dell&#39;illecito culto. Il pasto in comune avrebbe significato riconciliazione e comunione, atteggiamenti impossibili tra l&#39;uomo di Dio ed il re non ancora convertito. La prudenza consigliava un ritorno su una strada diversa.&#xA;&#xA;11-32. Questo episodio è carico di enigmaticità. Potrebbe trattarsi di un racconto eziologico in merito al sepolcro dei due profeti anonimi di cui si parla in 2Re 23,17-18. Oppure si tratterebbe di un&#39;ulteriore prova di autenticità dell&#39;oracolo contro l&#39;altare. Il vecchio profeta di Betel non ha partecipato alla liturgia di Geroboamo. L&#39;accaduto gli è riportato dai figli. Che disapprovasse l&#39;operato del re? Ora egli desidera avere una prova per sapere se il profeta di Giuda era veramente mandato da Dio o era un emissario politico. Se avesse trasgredito il comando di Dio a suo riguardo senza impunità il dubbio sulla sua missione si sarebbe trasformato in certezza di inautenticità. Le modalità con cui la prova viene realizzata non sono oneste. La punizione annunciata e il segno atteso sono la sorte meno gradita agli orientali: morte fuori patria, senza sepoltura con i propri congiunti (cfr. Gn 47,30; 49,29; 2Sam 19,38).&#xA;&#xA;23-32. L&#39;oracolo proferito si realizza, quasi con sapore di favola. Un leone fa giustizia del profeta disobbediente, ma non ne divora il cadavere e neppure sbrana l&#39;asino del malcapitato. Anzi i due animali si associano nella custodia del defunto, impassibili di fronte ai passanti. Il profeta di Betel ha ottenuto la prova desiderata. Si fa carico delle onoranze funebri del collega di Giuda ed esprime il desiderio di essere sepolto con lui quale segno di venerazione e come precauzione, affinché le sue spoglie vengano rispettate al tempo in cui si avvereranno le profezie.&#xA;&#xA;33-34. Nonostante l&#39;ammonimento profetico provato sulla sua stessa persona, oltre che nella vistosità della distruzione dell&#39;altare, Geroboamo non deflette dalla sua politica religiosa. Se i gesti profetici annunciavano che i suoi sacrifici non erano graditi, ora il compilatore avverte che lui stesso è stato respinto da Dio. Il significato del nome Geroboamo: «che il popolo cresca numeroso», così ben augurante, sarà tragicamente smentito dagli eventi. Siamo alle soglie del c. 14 in cui si racconta la prima fase dell&#39;estinzione della sua discendenza con la morte del figlio Abia.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Distruzione dell’altare di Betel</em></strong>
<strong>1</strong>Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre Geroboamo stava presso l&#39;altare per offrire incenso. <strong>2</strong>Per comando del Signore quegli gridò verso l&#39;altare: “Altare, altare, così dice il Signore: “Ecco, nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato Giosia, il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture, che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane”“. <strong>3</strong>In quel giorno diede un segno, dicendo: “Questo è il segno che il Signore parla: ecco, l&#39;altare si spezzerà e sarà sparsa la cenere che vi è sopra”. <strong>4</strong>Appena sentì la parola che l&#39;uomo di Dio aveva proferito contro l&#39;altare di Betel, il re Geroboamo tese la mano ritirandola dall&#39;altare dicendo: “Afferratelo!”. Ma la sua mano, tesa contro quello, gli si inaridì e non la poté far tornare a sé. <strong>5</strong>L&#39;altare si spezzò e fu sparsa la cenere dell&#39;altare, secondo il segno dato dall&#39;uomo di Dio per comando del Signore. <strong>6</strong>Presa la parola, il re disse all&#39;uomo di Dio: “Placa il volto del Signore, tuo Dio, e prega per me, perché mi sia resa la mia mano”. L&#39;uomo di Dio placò il volto del Signore e la mano del re gli tornò com&#39;era prima. <strong>7</strong>All&#39;uomo di Dio il re disse: “Vieni a casa con me per ristorarti; ti darò un regalo”. <strong>8</strong>L&#39;uomo di Dio rispose al re: “Anche se mi darai metà della tua casa, non verrò con te e non mangerò pane né berrò acqua in questo luogo, <strong>9</strong>perché così mi è stato ordinato per comando del Signore: “Non mangerai pane e non berrai acqua, né tornerai per la strada percorsa nell&#39;andata”“. <strong>10</strong>Se ne andò per un&#39;altra strada e non tornò per quella che aveva percorso venendo a Betel.
<strong>11</strong>Ora abitava a Betel un vecchio profeta, al quale i figli andarono a raccontare quanto aveva fatto quel giorno l&#39;uomo di Dio a Betel; essi raccontarono al loro padre anche le parole che quello aveva detto al re. <strong>12</strong>Il padre domandò loro: “Quale via ha preso?”. I suoi figli gli indicarono la via presa dall&#39;uomo di Dio che era venuto da Giuda. <strong>13</strong>Ed egli disse ai suoi figli: “Sellatemi l&#39;asino!”. Gli sellarono l&#39;asino ed egli vi montò sopra. <strong>14</strong>Inseguì l&#39;uomo di Dio e lo trovò seduto sotto una quercia. Gli domandò: “Sei tu l&#39;uomo di Dio venuto da Giuda?”. Rispose: “Sono io”. <strong>15</strong>L&#39;altro gli disse: “Vieni a casa con me per mangiare del pane”. <strong>16</strong>Egli rispose: “Non posso tornare con te né venire con te; non mangerò pane e non berrò acqua in questo luogo, <strong>17</strong>perché mi fu rivolta una parola per ordine del Signore: “Là non mangerai pane e non berrai acqua, né ritornerai per la strada percorsa all&#39;andata”“. <strong>18</strong>Quegli disse: “Anche io sono profeta come te; ora un angelo mi ha detto per ordine del Signore: “Fallo tornare con te nella tua casa, perché mangi pane e beva acqua”“. Egli mentiva a costui, <strong>19</strong>che ritornò con lui, mangiò pane nella sua casa e bevve acqua.
<strong>20</strong>Mentre essi stavano seduti a tavola, la parola del Signore fu rivolta al profeta che aveva fatto tornare indietro l&#39;altro, <strong>21</strong>ed egli gridò all&#39;uomo di Dio che era venuto da Giuda: “Così dice il Signore: “Poiché ti sei ribellato alla voce del Signore, non hai osservato il comando che ti ha dato il Signore, tuo Dio, <strong>22</strong>sei tornato indietro, hai mangiato pane e bevuto acqua nel luogo in cui il tuo Dio ti aveva ordinato di non mangiare pane e di non bere acqua, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro dei tuoi padri”“. <strong>23</strong>Dopo che egli ebbe mangiato pane e bevuto, fu slegato per lui l&#39;asino del profeta che lo aveva fatto ritornare. <strong>24</strong>Egli partì e un leone lo trovò per strada e l&#39;uccise; il suo cadavere rimase steso sulla strada, mentre l&#39;asino se ne stava là vicino e anche il leone stava vicino al cadavere. <strong>25</strong>Ora alcuni passanti videro il cadavere steso sulla strada e il leone che se ne stava vicino al cadavere. Essi andarono e divulgarono il fatto nella città ove dimorava il vecchio profeta. <strong>26</strong>Avendolo udito, il profeta che l&#39;aveva fatto ritornare dalla strada disse: “Quello è un uomo di Dio che si è ribellato alla voce del Signore; per questo il Signore l&#39;ha consegnato al leone, che l&#39;ha fatto a pezzi e l&#39;ha fatto morire, secondo la parola che gli aveva detto il Signore”. <strong>27</strong>Egli aggiunse ai figli: “Sellatemi l&#39;asino”. Quando l&#39;asino fu sellato, <strong>28</strong>egli andò e trovò il cadavere di lui steso sulla strada, con l&#39;asino e il leone accanto. Il leone non aveva mangiato il cadavere né fatto a pezzi l&#39;asino. <strong>29</strong>Il profeta prese il cadavere dell&#39;uomo di Dio, lo adagiò sull&#39;asino e lo portò indietro; il vecchio profeta entrò in città, per piangerlo e seppellirlo. <strong>30</strong>Depose il cadavere nel proprio sepolcro e fecero su di lui il lamento: “Ohimè, fratello mio!”. <strong>31</strong>Dopo averlo sepolto, disse ai figli: “Alla mia morte mi seppellirete nel sepolcro in cui è stato sepolto l&#39;uomo di Dio; porrete le mie ossa vicino alle sue, <strong>32</strong>poiché certo si avvererà la parola che egli gridò, per ordine del Signore, contro l&#39;altare di Betel e contro tutti i santuari delle alture che sono nelle città di Samaria”.
<strong>33</strong>Dopo questo fatto, Geroboamo non abbandonò la sua via cattiva. Egli continuò a prendere da tutto il popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderava conferiva l&#39;incarico e quegli diveniva sacerdote delle alture. <strong>34</strong>Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla faccia della terra.</p>

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<em>Note</em></p>

<p><em><strong>13,2</strong> Bruciare su un altare ossa umane voleva dire profanarlo.</em></p>

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<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Dopo le notizie date nel capitolo precedente sull&#39;attività edilizia e religiosa di Geroboamo null&#39;altro di nuovo si aggiunge per l&#39;aspetto temporale del suo regno. Si trova invece abbondanza di materiale profetico che costituisce il contenuto praticamente di tutto questo capitolo e si estende fino al v. 18 di quello successivo. Il legame tra Geroboamo e ministero profetico si rivela così essenziale. Indicato come re da Achia di Silo (11,37), viene ora incalzato dalla riprovazione profetica a causa della sua condotta religiosa certamente insopportabile per l&#39;autore deuteronomista che non poteva ammettere né la venerazione delle immagini, né la pluralità di sedi cultuali. Il severo giudizio del compilatore emergerà nei v. 33-34 e ancor più nei vv. 7-11 e 13-16 del c. 14.</p>

<p><strong>1-10</strong>. L&#39;inizio di questa pericope è da collocarsi con maggior proprietà al v. 33 se non addirittura 32 del capitolo precedente. Durante una cerimonia personalmente presieduta da Geroboamo si presenta un profeta chiamato con l&#39;appellativo popolare «uomo di Dio» (cfr. 1 Sam 9,6). La sua provenienza geografica è vicina: pochi chilometri separano Betel dalla frontiera settentrionale di Giuda, ma il suo vero punto di partenza è trascendente: la parola di JHWH. Questa disapprova e condanna il culto scismatico e illecito promosso e sostenuto dal re settentrionale. Nello spazio aperto della natura, collocazione antica degli altari come a Meghiddo, ancora in vigore a Betel visto che non si parla di un tempio, rimbomba come un tuono l&#39;oracolo di riprovazione. I sacerdoti ora officianti sostituiranno l&#39;incenso venendo loro stessi arsi sull&#39;altare e dopo di loro la dissacrazione toccherà il colmo con la combustione di ossa umane (cfr. Nm 19,16). Il nome di Giosia inserito in questa prima invettiva è considerato un&#39;aggiunta dei compilatori posteriori. Di fatto sarà proprio questo re ad eliminare il culto di Betel nell&#39;attuazione della sua riforma religiosa (2Re 23,15-19). In ogni profezia autentica, alla parola si deve aggiungere un segno che la garantisca come proveniente da Dio. Qui i segni sono due: la distruzione dell&#39;altare e la paralisi del re. Nel primo si rivela il rigetto divino dei sacrifici di Geroboamo. Non solo l&#39;altare si autodistrugge, ma si disperde la cenere del grasso bruciato su di esso. Lv 4,12 prescriveva la raccolta delle ceneri e la loro riposizione in un luogo puro. La loro dispersione rende con molta efficacia la vanità dei riti di Betel. Anche il secondo caso è assai eloquente. La mano è simbolo della forza e dell&#39;agire. L&#39;arto paralizzato di Geroboamo è segno della sua assoluta impotenza di fronte alla dirompenza della parola divina. L&#39;ordine del re nulla vale contro quello di Dio. Il declinare l&#39;invito a tavola e il rifiuto del dono manifestano che la missione doveva essere compiuta con rapidità e sobrietà, ma ancora di più che non si poteva condividere la mensa con il responsabile dell&#39;illecito culto. Il pasto in comune avrebbe significato riconciliazione e comunione, atteggiamenti impossibili tra l&#39;uomo di Dio ed il re non ancora convertito. La prudenza consigliava un ritorno su una strada diversa.</p>

<p><strong>11-32</strong>. Questo episodio è carico di enigmaticità. Potrebbe trattarsi di un racconto eziologico in merito al sepolcro dei due profeti anonimi di cui si parla in 2Re 23,17-18. Oppure si tratterebbe di un&#39;ulteriore prova di autenticità dell&#39;oracolo contro l&#39;altare. Il vecchio profeta di Betel non ha partecipato alla liturgia di Geroboamo. L&#39;accaduto gli è riportato dai figli. Che disapprovasse l&#39;operato del re? Ora egli desidera avere una prova per sapere se il profeta di Giuda era veramente mandato da Dio o era un emissario politico. Se avesse trasgredito il comando di Dio a suo riguardo senza impunità il dubbio sulla sua missione si sarebbe trasformato in certezza di inautenticità. Le modalità con cui la prova viene realizzata non sono oneste. La punizione annunciata e il segno atteso sono la sorte meno gradita agli orientali: morte fuori patria, senza sepoltura con i propri congiunti (cfr. Gn 47,30; 49,29; 2Sam 19,38).</p>

<p><strong>23-32</strong>. L&#39;oracolo proferito si realizza, quasi con sapore di favola. Un leone fa giustizia del profeta disobbediente, ma non ne divora il cadavere e neppure sbrana l&#39;asino del malcapitato. Anzi i due animali si associano nella custodia del defunto, impassibili di fronte ai passanti. Il profeta di Betel ha ottenuto la prova desiderata. Si fa carico delle onoranze funebri del collega di Giuda ed esprime il desiderio di essere sepolto con lui quale segno di venerazione e come precauzione, affinché le sue spoglie vengano rispettate al tempo in cui si avvereranno le profezie.</p>

<p><strong>33-34</strong>. Nonostante l&#39;ammonimento profetico provato sulla sua stessa persona, oltre che nella vistosità della distruzione dell&#39;altare, Geroboamo non deflette dalla sua politica religiosa. Se i gesti profetici annunciavano che i suoi sacrifici non erano graditi, ora il compilatore avverte che lui stesso è stato respinto da Dio. Il significato del nome Geroboamo: «che il popolo cresca numeroso», così ben augurante, sarà tragicamente smentito dagli eventi. Siamo alle soglie del c. 14 in cui si racconta la prima fase dell&#39;estinzione della sua discendenza con la morte del figlio Abia.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/l16y21yp7a</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 08:49:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Un volgere d&#39;anni</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/un-volgere-danni-1l29</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Un volgere d&#39;anni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;mi sveglia il canto del gallo&#xD;&#xA;non trovo la tua mano&#xD;&#xA;ti sei appena alzata&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;c&#39;incalza tiranno il tempo &#xD;&#xA;in questo volgere d&#39;anni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;benché non t&#39;abbia sciupato&#xD;&#xA;questa luminosità del viso&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quanti da aspettare ancora&#xD;&#xA;inverni a gelare le ossa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;30.10.23&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Risposta breve&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Bellissima poesia: semplice, intima, sospesa sul tempo che avanza e sull’assenza che pesa. Le immagini del mattino e del corpo che invecchia funzionano molto bene.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Lettura e temi principali&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tema: lo scorrere del tempo e il peso dell’assenza affettiva nell’intimità quotidiana.  &#xD;&#xA;Immagini ricorrenti: il canto del gallo (risveglio, quotidiano), la mano non trovata (vuoto), la luce del viso che resiste (tenacia della bellezza/interiorità), gli inverni a gelare le ossa (metafora del tempo che consuma).  &#xD;&#xA;Tono: malinconico ma non rassegnato; c’è attenzione tenera verso la persona amata.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Forza stilistica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il linguaggio è piano e diretto, efficace per il registro confidenziale.  &#xD;&#xA;L’alternanza tra azione quotidiana (“mi sveglia il canto del gallo”, “ti sei appena alzata”) e meditazione sul tempo crea un buon equilibrio.  &#xD;&#xA;L’espressione finale “quanti da aspettare ancora / inverni a gelare le ossa” chiude con un’immagine potente e resistente.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccoli suggerimenti di revisione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Valuta di lavorare sulle cesure per regolare il ritmo: qualche verso più corto o una pausa puntata possono rafforzare la scansione meditativa.  &#xD;&#xA;Considera una lieve variazione lessicale per evitare ripetizioni vicine (es. “volgere d’anni” e “in questo volgere d’anni” sono simili; si può mantenere la formula solo una volta per maggior impatto).  &#xD;&#xA;Punteggiatura: l’inserimento di una virgola o un punto in punti strategici (dopo “mi sveglia il canto del gallo” o dopo “ti sei appena alzata”) può modulare la voce del parlante senza appesantire.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Esempio di alternativa minimale:&#xD;&#xA;mi sveglia il canto del gallo,  &#xD;&#xA;non trovo la tua mano;  &#xD;&#xA;ti sei appena alzata.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione inglese proposta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;A turning of years&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;the rooster’s call wakes me  &#xD;&#xA;I don’t find your hand  &#xD;&#xA;you have just risen&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;time presses like a tyrant  &#xD;&#xA;in this turning of years&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;though it has not wasted you  &#xD;&#xA;this brightness of face&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;how many more to wait  &#xD;&#xA;winters to freeze the bones&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Varianti mantenendo la stessa voce&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Variante 1 — piccole cesure (ritmo scandito)&#xD;&#xA;mi sveglia il canto del gallo,  &#xD;&#xA;non trovo la tua mano.  &#xD;&#xA;Ti sei appena alzata.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;C’incalza, tiranno, il tempo  &#xD;&#xA;in questo volgere d’anni.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Benché non t’abbia sciupata  &#xD;&#xA;questa luminosità del viso,&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quanti ancora da aspettare,  &#xD;&#xA;inverni a gelare le ossa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Breve nota: introduce virgole e punti per modulare il respiro senza cambiare le immagini.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Variante 2 — lingua più piana, tono colloquiale&#xD;&#xA;Mi sveglia il canto del gallo.  &#xD;&#xA;La tua mano non c’è;  &#xD;&#xA;ti sei appena alzata.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il tempo ci spinge, tiranno,  &#xD;&#xA;in questo volgere d’anni.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Eppure non ti ha consumata  &#xD;&#xA;questa luce sul viso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Quanti inverni ancora aspettare  &#xD;&#xA;per sentire le ossa gelare.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Breve nota: frasi leggermente più dirette, ordine invertito negli ultimi versi per chiudere sull’immagine dell’inverno.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Variante 3 — tono più intimo e concentrato (minimalista)&#xD;&#xA;canto del gallo: mi sveglia.  &#xD;&#xA;la tua mano non trovo.  &#xD;&#xA;ti sei alzata.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;tiranno è il tempo  &#xD;&#xA;in questo volgere d’anni.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;non t’ha sciupata  &#xD;&#xA;questa luminosità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quanti inverni ancora  &#xD;&#xA;a gelare le ossa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Breve nota: versi più scarni, poche maiuscole per aumentare l’intimità e l’urgenza.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Variante 4 — lieve intensificazione lirica&#xD;&#xA;Mi sveglia il canto del gallo;  &#xD;&#xA;mano che cerco e non trovo —  &#xD;&#xA;ti sei appena alzata.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ci incalza, tiranno, il tempo  &#xD;&#xA;in questo volgere d’anni.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Non ti ha consumata, no:  &#xD;&#xA;questa luminosità del viso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;E allora quanti ancora aspettare,  &#xD;&#xA;quanti inverni a gelare le ossa?&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Breve nota: piccole ripetizioni enfatiche e punteggiatura più vivace per accentuare il punto emotivo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Un volgere d&#39;anni</p>

<p>mi sveglia il canto del gallo
non trovo la tua mano
ti sei appena alzata</p>

<p>c&#39;incalza tiranno il tempo
in questo volgere d&#39;anni</p>

<p>benché non t&#39;abbia sciupato
questa luminosità del viso</p>

<p>quanti da aspettare ancora
inverni a gelare le ossa</p>

<p>30.10.23</p>

<h3 id="risposta-breve">Risposta breve</h3>

<p>Bellissima poesia: semplice, intima, sospesa sul tempo che avanza e sull’assenza che pesa. Le immagini del mattino e del corpo che invecchia funzionano molto bene.</p>

<hr>

<h3 id="lettura-e-temi-principali">Lettura e temi principali</h3>
<ul><li><strong>Tema</strong>: lo scorrere del tempo e il peso dell’assenza affettiva nell’intimità quotidiana.<br></li>
<li><strong>Immagini ricorrenti</strong>: il canto del gallo (risveglio, quotidiano), la mano non trovata (vuoto), la luce del viso che resiste (tenacia della bellezza/interiorità), gli inverni a gelare le ossa (metafora del tempo che consuma).<br></li>
<li><strong>Tono</strong>: malinconico ma non rassegnato; c’è attenzione tenera verso la persona amata.</li></ul>

<hr>

<h3 id="forza-stilistica">Forza stilistica</h3>
<ul><li>Il linguaggio è piano e diretto, efficace per il registro confidenziale.<br></li>
<li>L’alternanza tra azione quotidiana (“mi sveglia il canto del gallo”, “ti sei appena alzata”) e meditazione sul tempo crea un buon equilibrio.<br></li>
<li>L’espressione finale “quanti da aspettare ancora / inverni a gelare le ossa” chiude con un’immagine potente e resistente.</li></ul>

<hr>

<h3 id="piccoli-suggerimenti-di-revisione">Piccoli suggerimenti di revisione</h3>
<ul><li>Valuta di lavorare sulle cesure per regolare il ritmo: qualche verso più corto o una pausa puntata possono rafforzare la scansione meditativa.<br></li>
<li>Considera una lieve variazione lessicale per evitare ripetizioni vicine (es. “volgere d’anni” e “in questo volgere d’anni” sono simili; si può mantenere la formula solo una volta per maggior impatto).<br></li>
<li>Punteggiatura: l’inserimento di una virgola o un punto in punti strategici (dopo “mi sveglia il canto del gallo” o dopo “ti sei appena alzata”) può modulare la voce del parlante senza appesantire.</li></ul>

<p>Esempio di alternativa minimale:
mi sveglia il canto del gallo,<br>
non trovo la tua mano;<br>
ti sei appena alzata.</p>

<hr>

<h3 id="traduzione-inglese-proposta">Traduzione inglese proposta</h3>

<p>A turning of years</p>

<p>the rooster’s call wakes me<br>
I don’t find your hand<br>
you have just risen</p>

<p>time presses like a tyrant<br>
in this turning of years</p>

<p>though it has not wasted you<br>
this brightness of face</p>

<p>how many more to wait<br>
winters to freeze the bones</p>

<hr>

<h3 id="varianti-mantenendo-la-stessa-voce">Varianti mantenendo la stessa voce</h3>

<hr>

<h4 id="variante-1-piccole-cesure-ritmo-scandito">Variante 1 — piccole cesure (ritmo scandito)</h4>

<p>mi sveglia il canto del gallo,<br>
non trovo la tua mano.<br>
Ti sei appena alzata.</p>

<p>C’incalza, tiranno, il tempo<br>
in questo volgere d’anni.</p>

<p>Benché non t’abbia sciupata<br>
questa luminosità del viso,</p>

<p>quanti ancora da aspettare,<br>
inverni a gelare le ossa.</p>

<p>Breve nota: introduce virgole e punti per modulare il respiro senza cambiare le immagini.</p>

<hr>

<h4 id="variante-2-lingua-più-piana-tono-colloquiale">Variante 2 — lingua più piana, tono colloquiale</h4>

<p>Mi sveglia il canto del gallo.<br>
La tua mano non c’è;<br>
ti sei appena alzata.</p>

<p>Il tempo ci spinge, tiranno,<br>
in questo volgere d’anni.</p>

<p>Eppure non ti ha consumata<br>
questa luce sul viso.</p>

<p>Quanti inverni ancora aspettare<br>
per sentire le ossa gelare.</p>

<p>Breve nota: frasi leggermente più dirette, ordine invertito negli ultimi versi per chiudere sull’immagine dell’inverno.</p>

<hr>

<h4 id="variante-3-tono-più-intimo-e-concentrato-minimalista">Variante 3 — tono più intimo e concentrato (minimalista)</h4>

<p>canto del gallo: mi sveglia.<br>
la tua mano non trovo.<br>
ti sei alzata.</p>

<p>tiranno è il tempo<br>
in questo volgere d’anni.</p>

<p>non t’ha sciupata<br>
questa luminosità.</p>

<p>quanti inverni ancora<br>
a gelare le ossa</p>

<p>Breve nota: versi più scarni, poche maiuscole per aumentare l’intimità e l’urgenza.</p>

<hr>

<h4 id="variante-4-lieve-intensificazione-lirica">Variante 4 — lieve intensificazione lirica</h4>

<p>Mi sveglia il canto del gallo;<br>
mano che cerco e non trovo —<br>
ti sei appena alzata.</p>

<p>Ci incalza, tiranno, il tempo<br>
in questo volgere d’anni.</p>

<p>Non ti ha consumata, no:<br>
questa luminosità del viso.</p>

<p>E allora quanti ancora aspettare,<br>
quanti inverni a gelare le ossa?</p>

<p>Breve nota: piccole ripetizioni enfatiche e punteggiatura più vivace per accentuare il punto emotivo.</p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/w43xoognxq</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 06:33:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il problema della felicità è che tutte le architetture che escogitiamo per...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/il-problema-della-felicita-e-che-tutte-le-architetture-che-escogitiamo-per</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Il problema della felicità è che tutte le architetture che escogitiamo per ottenerla, per la maggior parte, non hanno davvero come fine la felicità, ma l&#39;evitare il più possibile la perturbazione, la caduta e l&#39;esilio. La felicità ha poco a che vedere con i nostri sforzi per renderle abitabile una parte della nostra esistenza. Non dico &#34;niente&#34;, dico &#34;poco&#34;. Allestiamo tutto per una felicità futura che è in realtà una difesa dalla nostra figura futura, che sarà lì tutta impegnata ad allestire tutto per una felicità ancora più futura, e così via. Passiamo la vita ad allestire gradi crescenti di nostre proiezioni che preparano tutto per essere felici. Fino alla fine, una specie di mandelbrot che - zomma zomma - vede tutto sfuggirli attorno. O questo processo, nel farlo, ci rende felici, come diceva il mio vicino di casa, o siamo simili agli insetti come cantava Battiato.&#xA;&#xA;Oggi ho letto questa intervista a un tecnico delle luci di Prince, o forse era la sassofonista di Prince. Forse era la sassofonista. Parlava di quando Prince si è fatto testimone di Jeova, e il tecnico o la sassofonista, dovrei andare a vedere, raccontano che quando hanno chiesto a Prince perché avesse fatto una cosa del genere, Prince ha risposto che ne aveva bisogno. Ero arrivato a un punto, avrebbe detto, che avrei preso una pistola e mi sarei sparato e avrei ammazzato tutti quelli che mi circondavano. Avevo bisogno della fede. Ecco, così. Tutti hanno questo abisso potenziale, anche Prince. Tutti a un certo punto cercano delle strategie per la felicità, no?&#xA;&#xA;Oggi ho preso a ho buttato via qualche centinaio di libri. Sono andato al cassonetto della riciclata e ho iniziato a buttarli via. Mi immaginavo le grida di orrore degli amanti della sacralità del libro mentre si creava questa melma di carta. Il mammuth di tutto Dante aggrappato ai numeri di Linus e di Progetto Grafico, Svevo abbarbicato su Gioanola, frammenti di Gestalt e gravi mauseolei di storia dell&#39;estetica o di politica economica. Tutto sprofondava verso il basso e io - dai fori del cassonetto - fissavo quei residui del mio passato che andavano - finalmente - affanculo. Con i loro segni di matita,  l&#39;umidità, i rapidi insetti semitrasparenti che li abitano. &#xA;&#xA;Ho tenuto molto di più di quanto abbia buttato, purtroppo. A volte non mi è bastato il cuore. Prendevo in mano un libro e pensavo, &#34;quante sono le possibiltà che io - prima della mia morte - prenda in mano questo libro e lo apra, non dico legga, apra, per un qualunque motivo?&#34; Il grosso dei libri non superava questo banale vaglio. No, non aprirò mai più la maggior parte dei libri che ho in casa, anche perché sono ancora affamato di altra scrittura. Quello che potevano darmi, me l&#39;hanno dato. Una prece. Se ho tenuto dei libri era perché si erano impastati di me, dei miei ricordi. Da alcuni mi sono separato con una certa sofferenza, immotivata. Addio oggetti transizionali. Addio peluche culturali. &#xA;&#xA;Volevo anche fare un lungo discorso sulla scuola, le nuove generazioni e le utopie, ma non stasera, è tardi.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il problema della felicità è che tutte le architetture che escogitiamo per ottenerla, per la maggior parte, non hanno davvero come fine la felicità, ma l&#39;evitare il più possibile la perturbazione, la caduta e l&#39;esilio. La felicità ha poco a che vedere con i nostri sforzi per renderle abitabile una parte della nostra esistenza. Non dico “niente”, dico “poco”. Allestiamo tutto per una felicità futura che è in realtà una difesa dalla nostra figura futura, che sarà lì tutta impegnata ad allestire tutto per una felicità ancora più futura, e così via. Passiamo la vita ad allestire gradi crescenti di nostre proiezioni che preparano tutto per essere felici. Fino alla fine, una specie di mandelbrot che – zomma zomma – vede tutto sfuggirli attorno. O questo processo, nel farlo, ci rende felici, come diceva il mio vicino di casa, o siamo simili agli insetti come cantava Battiato.</p>

<p>Oggi ho letto questa intervista a un tecnico delle luci di Prince, o forse era la sassofonista di Prince. Forse era la sassofonista. Parlava di quando Prince si è fatto testimone di Jeova, e il tecnico o la sassofonista, dovrei andare a vedere, raccontano che quando hanno chiesto a Prince perché avesse fatto una cosa del genere, Prince ha risposto che ne aveva bisogno. Ero arrivato a un punto, avrebbe detto, che avrei preso una pistola e mi sarei sparato e avrei ammazzato tutti quelli che mi circondavano. Avevo bisogno della fede. Ecco, così. Tutti hanno questo abisso potenziale, anche Prince. Tutti a un certo punto cercano delle strategie per la felicità, no?</p>

<p>Oggi ho preso a ho buttato via qualche centinaio di libri. Sono andato al cassonetto della riciclata e ho iniziato a buttarli via. Mi immaginavo le grida di orrore degli amanti della sacralità del libro mentre si creava questa melma di carta. Il mammuth di tutto Dante aggrappato ai numeri di Linus e di Progetto Grafico, Svevo abbarbicato su Gioanola, frammenti di Gestalt e gravi mauseolei di storia dell&#39;estetica o di politica economica. Tutto sprofondava verso il basso e io – dai fori del cassonetto – fissavo quei residui del mio passato che andavano – finalmente – affanculo. Con i loro segni di matita,  l&#39;umidità, i rapidi insetti semitrasparenti che li abitano.</p>

<p>Ho tenuto molto di più di quanto abbia buttato, purtroppo. A volte non mi è bastato il cuore. Prendevo in mano un libro e pensavo, “quante sono le possibiltà che io – prima della mia morte – prenda in mano questo libro e lo apra, non dico legga, apra, per un qualunque motivo?” Il grosso dei libri non superava questo banale vaglio. No, non aprirò mai più la maggior parte dei libri che ho in casa, anche perché sono ancora affamato di altra scrittura. Quello che potevano darmi, me l&#39;hanno dato. Una prece. Se ho tenuto dei libri era perché si erano impastati di me, dei miei ricordi. Da alcuni mi sono separato con una certa sofferenza, immotivata. Addio oggetti transizionali. Addio peluche culturali.</p>

<p>Volevo anche fare un lungo discorso sulla scuola, le nuove generazioni e le utopie, ma non stasera, è tardi.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/jxtf5n74ji</guid>
      <pubDate>Sun, 19 Apr 2026 21:52:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Broken Social Scene – Hug Of Thunder (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/broken-social-scene-hug-of-thunder-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;«L’inconscio collettivo è il precipitato di tutte le esperienze mondiali di ogni epoca, è quindi un’immagine del mondo che si è venuta formando nel corso di eoni». A Carl Gustav Jung sarebbero piaciuti i Broken Social Scene, compagine multiforme e variabile che dal Canada è partita a suon di pop celebrativo ed estatico per poi conquistare tutto il mondo. Un ruolo, quello di alfieri della nuova musica indipendente nata sotto la foglia d’acero negli anni ’00, che la band condivide coi colleghi Arcade Fire. Le similitudini tra i due gruppi, soprattutto agli inizi, erano evidenti, anche se ognuno ha trovato poi la strada più consona alla propria natura stilistica... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/broken-social-scene-hug-of-thunder-2017.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=mG--VYjBvOY&amp;list=OLAK5uykO8SMwwARZDuvkSwmeXZON6XSn7xC-V4A&amp;index=2&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/71rH7JwcVxL._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>«L’inconscio collettivo è il precipitato di tutte le esperienze mondiali di ogni epoca, è quindi un’immagine del mondo che si è venuta formando nel corso di eoni». A Carl Gustav Jung sarebbero piaciuti i Broken Social Scene, compagine multiforme e variabile che dal Canada è partita a suon di pop celebrativo ed estatico per poi conquistare tutto il mondo. Un ruolo, quello di alfieri della nuova musica indipendente nata sotto la foglia d’acero negli anni ’00, che la band condivide coi colleghi Arcade Fire. Le similitudini tra i due gruppi, soprattutto agli inizi, erano evidenti, anche se ognuno ha trovato poi la strada più consona alla propria natura stilistica... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/07/broken-social-scene-hug-of-thunder-2017.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/07/broken-social-scene-hug-of-thunder-2017.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta il disco: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mG--VYjBvOY&amp;list=OLAK5uy_kO8SMwwARZDuvkSwmeXZON6XSn7xC-V4A&amp;index=2" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=mG--VYjBvOY&amp;list=OLAK5uy_kO8SMwwARZDuvkSwmeXZON6XSn7xC-V4A&amp;index=2</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/45kiux44e8</guid>
      <pubDate>Sun, 19 Apr 2026 09:22:46 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’animula</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/lanimula-3dpd</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;L’animula&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;non ha occhi che per voi&#xD;&#xA;occhioni grandi innocenti&#xD;&#xA;vi leccherebbe anche l’anima&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;tradendo di voi la parte buona&#xD;&#xA;ve ne liberate lasciando&#xD;&#xA;si maciulli in tangenziale&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ancora&#xD;&#xA;non avrà occhi che per voi&#xD;&#xA;la sua animula sempre a perdonare&#xD;&#xA;voi bestie umane-non-umane&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;1.1.24&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione lirica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L’animula non vede che voi  &#xD;&#xA;occhioni aperti, innocenti, grandi come lune;  &#xD;&#xA;vi sfiorerebbe l’anima con lingua di miele.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tradisce in voi la parte più tenera,  &#xD;&#xA;e voi — per liberarne il peso — la consegnate  &#xD;&#xA;al rumore della tangenziale, perché si spezzi.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Eppure ritorna: ancora non ha occhi che per voi,  &#xD;&#xA;la sua piccola anima perdona senza contorno,  &#xD;&#xA;vi guarda — bestie umane e non — con lo stesso perdono.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione asciutta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L’animula guarda solo voi.  &#xD;&#xA;Occhi grandi, innocenti.  &#xD;&#xA;Vi leccherebbe l’anima.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tradite la sua bontà e la buttate  &#xD;&#xA;per strada, tra i rumori della tangenziale.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Eppure torna: sempre vi perdona.  &#xD;&#xA;La sua animula: occhi solo per voi, voi bestie.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>L’animula</p>

<p>non ha occhi che per voi
occhioni grandi innocenti
vi leccherebbe anche l’anima</p>

<p>tradendo di voi la parte buona
ve ne liberate lasciando
si maciulli in tangenziale</p>

<p>ancora
non avrà occhi che per voi
la sua animula sempre a perdonare
voi bestie umane-non-umane</p>

<p>1.1.24</p>

<h3 id="versione-lirica">Versione lirica</h3>

<p>L’animula non vede che voi<br>
occhioni aperti, innocenti, grandi come lune;<br>
vi sfiorerebbe l’anima con lingua di miele.</p>

<p>Tradisce in voi la parte più tenera,<br>
e voi — per liberarne il peso — la consegnate<br>
al rumore della tangenziale, perché si spezzi.</p>

<p>Eppure ritorna: ancora non ha occhi che per voi,<br>
la sua piccola anima perdona senza contorno,<br>
vi guarda — bestie umane e non — con lo stesso perdono.</p>

<hr>

<h3 id="versione-asciutta">Versione asciutta</h3>

<p>L’animula guarda solo voi.<br>
Occhi grandi, innocenti.<br>
Vi leccherebbe l’anima.</p>

<p>Tradite la sua bontà e la buttate<br>
per strada, tra i rumori della tangenziale.</p>

<p>Eppure torna: sempre vi perdona.<br>
La sua animula: occhi solo per voi, voi bestie.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6oc789vahj</guid>
      <pubDate>Sun, 19 Apr 2026 07:26:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 12</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-12</link>
      <description>&lt;![CDATA[SCISMA POLITICO E RELIGIOSO (12,1-13,34)&#xA;&#xA;L’assemblea di Sichem&#xA;1Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era convenuto a Sichem per proclamarlo re. 2Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era ancora in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall&#39;Egitto. 3Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele e parlarono a Roboamo dicendo: 4&#34;Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo&#34;. 5Rispose loro: &#34;Andate, e tornate da me fra tre giorni&#34;. Il popolo se ne andò.&#xA;6Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: &#34;Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?&#34;. 7Gli dissero: &#34;Se oggi ti farai servo sottomettendoti a questo popolo, se li ascolterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre&#34;. 8Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. 9Domandò loro: &#34;Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?&#34;. 10I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: &#34;Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: &#34;Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!&#34;, di&#39; loro così:&#xA;&#34;Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre.&#xA;11Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante,&#xA;io renderò ancora più grave il vostro giogo;&#xA;mio padre vi castigò con fruste,&#xA;io vi castigherò con flagelli&#34;&#34;.&#xA;12Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: &#34;Tornate da me il terzo giorno&#34;. 13Il re rispose duramente al popolo, respingendo il consiglio che gli anziani gli avevano dato; 14egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani:&#xA;&#34;Mio padre ha reso pesante il vostro giogo,&#xA;io renderò ancora più grave il vostro giogo;&#xA;mio padre vi castigò con fruste,&#xA;io vi castigherò con flagelli&#34;.&#xA;15Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione del Signore che si attuasse la parola che il Signore aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. 16Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta:&#xA;&#34;Che parte abbiamo con Davide?&#xA;Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse!&#xA;Alle tue tende, Israele!&#xA;Ora pensa alla tua casa, Davide!&#34;.&#xA;Israele se ne andò alle sue tende. 17Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. 18Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma tutti gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. 19Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.&#xA;&#xA;Scisma politico e religioso&#xA;20Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché partecipasse all&#39;assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda.&#xA;21Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa d&#39;Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. 22La parola di Dio fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: 23&#34;Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: 24Così dice il Signore: &#34;Non salite a combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me&#34;&#34;. Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro, come il Signore aveva ordinato.&#xA;25Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la sua residenza. Uscito di lì, fortificò Penuèl.&#xA;26Geroboamo pensò: &#34;In questa situazione il regno potrà tornare alla casa di Davide. 27Se questo popolo continuerà a salire a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel tempio del Signore, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo, re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda&#34;. 28Consigliatosi, il re preparò due vitelli d&#39;oro e disse al popolo: &#34;Siete già saliti troppe volte a Gerusalemme! Ecco, Israele, i tuoi dèi che ti hanno fatto salire dalla terra d&#39;Egitto&#34;. 29Ne collocò uno a Betel e l&#39;altro lo mise a Dan. 30Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli.&#xA;31Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi da tutto il popolo, i quali non erano discendenti di Levi. 32Geroboamo istituì una festa nell&#39;ottavo mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì all&#39;altare; così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretto, e a Betel stabilì sacerdoti dei templi da lui eretti sulle alture. 33Il giorno quindici del mese ottavo, il mese che aveva scelto di sua iniziativa, salì all&#39;altare che aveva eretto a Betel; istituì una festa per gli Israeliti e salì all&#39;altare per offrire incenso.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;12,1 Sichem: era il luogo della grande riunione religiosa delle dodici tribù (Gs 24) e continua ad avere la sua importanza religiosa e politica.&#xA;&#xA;12,16 Alle tue tende, Israele!: è un grido di rivolta contro Roboamo, non un grido di guerra.&#xA;&#xA;12,28 due vitelli d’oro: probabilmente, nel pensiero di Geroboamo, non erano idoli, ma sgabello del trono del Signore, come i cherubini posti sull’arca. Per questo significato originario, né Elia, né Eliseo, né Amos li condannano; tuttavia il vitello era simbolo del dio cananeo Baal e l’innovazione di Geroboamo rischiava di condurre il popolo alla idolatria, come avvenne. Il Deuteronomista considera i due vitelli, fin dall’inizio, oggetti idolatrici (v. 30), come idolatrici sono i templi sulle alture che Geroboamo edifica (v. 31) e illegittimi i sacerdoti di quei templi.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Il presente capitolo ha il suo parallelo in 2Cr 10. Percorrendo la storia della monarchia si giunge a questo punto a un bivio. La casa regnante in Giuda deve scegliere tra una politica pericolosamente conservatrice dei propri interessi e un atteggiamento coraggiosamente rispettoso dei diritti popolari. Da questa decisione dipende la salvaguardia della già precaria unità. Roboamo cresciuto nel lusso salomonico non fu in grado di avvertire il forte disagio che già minacciava l&#39;unità nazionale e scelse una politica di mantenimento dei vantaggi davidici che vide però sfumare insieme alla coesione della tribù. Nel presente capitolo la stentata convivenza di tutte le tribù inciampa e si frantuma nello scandalo dell&#39;intransigenza fiscale, occasione per far tornare a galla gli antichi dissapori. Brevemente si possono presentare in tre punti le difficoltà mai risolte nei rapporti Nord-Sud.&#xA;&#xA;Economicamente il Nord era una regione più ricca per l&#39;agricoltura a causa delle fertili pianure, e prospera dal punto di vista artigianale. Per la sua vicinanza alle grandi vie di comunicazione conosceva pure un florido commercio. Il Sud, più povero, insisteva sulla pretesa di questi benefici attraverso le tassazioni.&#xA;Socialmente il Nord era considerato la più importante riserva di manodopera per il lavoro forzato.&#xA;Religiosamente le tribù settentrionali mal sopportarono la svalutazione degli antichi santuari locali, come Betel e Silo ad esempio, a favore del tempio di Gerusalemme.&#xA;&#xA;L&#39;arroganza di Roboamo diviene così l&#39;occasione per liquidare l&#39;unione strettamente calzata dalla maggior parte delle tribù che coltivavano nostalgia per l&#39;antica autonomia. La vicenda viene presentata attraverso la rilettura deuteronomista che considera lo scisma politicamente un errore, religiosamente un peccato.&#xA;&#xA;1-5. L&#39;adunanza a Sichem dimostra che l&#39;antica città cananea, luogo di peregrinazioni patriarcali (Gn 12,6; 33,18) e delle grandi e decisive adunanze della lega tribale (Gs 24), ha mantenuto il suo ascendente per cui può proporsi come rinnovata occasione di unità. Gerusalemme, capitale lussuosa, ma ancora senza tradizione, e soprattutto di parte, non può essere il luogo dell&#39;acclamazione popolare del nuovo re. Dal punto di vista tradizionale e simbolico è ancora superata da Sichem, anche geograficamente vero cuore della Palestina. Il ruolo di Geroboamo nelle trattative con Roboamo non è chiaro. I LXX, forse con maggior realismo, lo preferiscono ritirato nella sua città natale anziché presente a Sichem dopo il ritorno dall&#39;Egitto. Una simile versione dei fatti è anche più coerente al contenuto del v. 20. Il punto principale nell&#39;ordine del giorno dell&#39;assemblea era il problema fiscale. Le pretese della corte che dovevano essere soddisfatte tramite i prefetti erano ormai insopportabili. L&#39;insofferenza per quel sistema traspare dall&#39;insistenza nell&#39;uso del termine ‘ol, «giogo», ripetuto per ben 8 volte nei versetti da 4 a 14 (4.9.10.11.14) e accompagnato da verbi e aggettivi che ne accentuano la fastidiosità. L&#39;alleggerimento concesso dal re sarà compensato con la lealtà dei sudditi. Roboamo preferisce non essere precipitoso e consultare i consiglieri, e per questo prende tempo. &#xA;&#xA;6-11. Le consultazioni di Roboamo oscillano tra gli anziani simbolo di saggezza, ma specialmente dell&#39;esperienza acquisita a fianco di Salomone, e i giovani. Questi vengono chiamati dal TM yᵉlādîm, cioè «adolescenti» ancora in fase di educazione. Essi sono associati a Roboamo e come lui sono privi di esperienza politica. La linea proposta dagli anziani è quella di far scorrere il governo sull&#39;equilibrio e sulla benevolenza. All&#39;opposto i giovani propongono come base del potere la forza e l&#39;imposizione. La costruzione metrica di 10b e del v. 11 fa supporre che siano stati inseriti nel racconto proverbi di uso popolare.&#xA;&#xA;12-15. L&#39;arroganza e l&#39;ostinazione di Roboamo sono la risposta che il popolo incontra nel secondo appuntamento con il re. Egli ha optato per il consiglio dei giovani e ripete alla gente la sgarbata filastrocca insegnatagli dai compagni. La sordità del re trova qui una lettura teologica. Nella durezza del re si manifesta la severità del giudizio di Dio sulla discendenza di Salomone pronunciata dal profeta Achia.&#xA;&#xA;16-19. La consumazione di un evento fondamentale nella storia d&#39;Israele viene liquidata con questi pochi versetti che costituiscono il cuore di questo capitolo in cui il gusto per la narrazione prevale sull&#39;interesse per i fatti e le cause. La risposta del popolo, anche se non eguaglia la maleducazione di Geroboamo, è secca e sprezzante. Dichiarare di non avere eredità con Davide significa rinnegare i legami di fraternità e di parentela. «Il figlio di Iesse» era l&#39;appellativo spregevole con cui Saul chiamava Davide nei momenti di irritazione (cfr. 2Sam 20,30). L&#39;assemblea viene sciolta con l&#39;invito realizzato di tornare alle proprie tende. Queste ricordano l&#39;epoca nomadica in cui non esisteva un governo centrale e l&#39;indipendenza delle tribù era pienamente vigente. Sembra che la storia faccia un passo indietro. È significativo tuttavia che i secessionisti e i sudditi di Roboamo siano ancora accomunati dal nome Israele in uso assoluto per il Nord al termine del v. 16, nella catena costrutta &#34;figli d&#39;Israele&#34; per il Sud all&#39;inizio del v. 17. Anche nel tentativo di far rientrare la ribellione, Roboamo dimostra un&#39;assoluta mancanza di tatto. Coerente al suo principio di governare con la forza, incarica Adoram, forma abbreviata di Adoniram, già incontrato in 4,6; 5,28, responsabile dei lavori forzati, di ristabilire l&#39;ordine. L&#39;esito della missione è tragico. Adoram è lapidato e il re deve darsi precipitosamente alla fuga e porsi in salvo nella sua capitale.&#xA;&#xA;20. L&#39;assemblea convocata per Roboamo sceglie ora un nuovo sovrano. Il candidato migliore viene colto in Geroboamo, tenace difensore dei diritti del Nord fino a rischiare la vita e pagare con l&#39;esilio (11,40). Questa fu l&#39;impresa che testimoniò la sua idoneità al trono.&#xA;&#xA;21-24. La contemporaneità agli eventi narrati e la successiva riflessione si intersecano in questo racconto dell&#39;organizzazione di una spedizione militare contro Israele. Può darsi che effettivamente Roboamo volesse a tutti i costi riavere il regno nella sua totalità, volontà che lo ha portato fino all&#39;orlo di una guerra civile. D&#39;altro canto un interrogativo profondo sul tipo di rapporti da tenere con il Nord deve senz&#39;altro essere affiorato. Per l&#39;autore deuteronomista, che scrive a lunga distanza cronologica, il dato di fatto della separazione si deve leggere come accettato da Dio e pertanto dev&#39;essere accettato anche dagli uomini. Ma, come Dio riconosce la fratellanza di tutti i membri del suo popolo, altrettanto gli israeliti si devono riconoscere fratelli al di là delle barriere costruite dalla storia.&#xA;&#xA;25. Anche Geroboamo mise in atto un&#39;attività edilizia che fornisce al regno una capitale più adatta e maggior sicurezza. Così vengono fortificate Sichem, residenza del re, e Penuel. Questa si trovava nella Transgiordania ed è conosciuta per i ricordi di Giacobbe (Gn 32) e Gedeone (Gdc 20-21). Era particolarmente adatta a mantenere il vassallaggio di Moab e a premunirsi contro i sempre più forti Aramei.&#xA;&#xA;26-30. La religione ha un potere unificante decisamente forte nella vita di un popolo. L&#39;avveduto Geroboamo se ne rende ben conto e ritiene necessario sganciare i suoi sudditi dal tempio di Gerusalemme per assicurarsi il regno e la vita. Ma si deve proporre un&#39;alternativa. Questa viene cercata in una duplice sede, la tradizione iconografica cananaica, e gli antichi luoghi di culto. Il vitello d&#39;oro si ricollegava al culto di Baal-Adad del quale esprimeva la forza e la fecondità. Anche per JHWH questa immagine poteva diventare simbolo della sua potenza o semplicemente poteva fungere da supporto all&#39;invisibile divinità, quasi in analogia alla lastra d&#39;oro retta dai cherubini sull&#39;arca. Il peccato stava nella violazione di Es 20,4; Dt 4,15; 5,8-9, divieti di rappresentare la divinità con immagini di creature. La formula con cui Geroboamo presenta i simulacri è un calco di quanto si legge in Es 32,4. Attraverso di essa il re fa intendere di non voler introdurre altre divinità, ma di restare fedele al Signore che libera dalla schiavitù. La rappresentazione di JHWH in questa forma popolare poteva controbilanciare bene il culto senza immagini del tempio di Gerusalemme. I luoghi scelti sono strategici. Dan favorirà le popolazioni più settentrionali. Betel con la sua fortissima tradizione cultuale (Gn 12,8; 13,3; 28,11-12; 31,13; Gdc 20,18-20; 21,3; 1Sam 10,3) costituiva un argine resistente lungo la frontiera meridionale per impedire di proseguire fino a Gerusalemme.&#xA;&#xA;31-33. Per diffondere capillarmente l&#39;autonomia religiosa si riprendono le alture (cfr. 3,4) come luoghi di culto e i sacerdoti vengono presi dal popolo non tanto per dispetto alle antiche disposizioni, ma perché attraverso i legami familiari l&#39;autonomia religiosa potesse penetrare in profondità. Il re che si è arrogato poteri sacerdotali ha pure istituito una grande festa da celebrarsi in autunno, un mese dopo quella delle Capanne, dopo la fine della vendemmia. Attraverso santuari, sacerdoti e feste, l&#39;impalcatura dell&#39;indipendenza religiosa è completata, ma incombe su di essa il giudizio profetico.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>SCISMA POLITICO E RELIGIOSO</strong> <em>(12,1-13,34)</em></p>

<p><strong><em>L’assemblea di Sichem</em></strong>
<strong>1</strong>Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era convenuto a Sichem per proclamarlo re. <strong>2</strong>Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era ancora in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall&#39;Egitto. <strong>3</strong>Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutta l&#39;assemblea d&#39;Israele e parlarono a Roboamo dicendo: <strong>4</strong>“Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo”. <strong>5</strong>Rispose loro: “Andate, e tornate da me fra tre giorni”. Il popolo se ne andò.
<strong>6</strong>Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: “Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?”. <strong>7</strong>Gli dissero: “Se oggi ti farai servo sottomettendoti a questo popolo, se li ascolterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre”. <strong>8</strong>Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. <strong>9</strong>Domandò loro: “Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?”. <strong>10</strong>I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: “Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di&#39; loro così:
“Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre.
<strong>11</strong>Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante,
io renderò ancora più grave il vostro giogo;
mio padre vi castigò con fruste,
io vi castigherò con flagelli”“.
<strong>12</strong>Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: “Tornate da me il terzo giorno”. <strong>13</strong>Il re rispose duramente al popolo, respingendo il consiglio che gli anziani gli avevano dato; <strong>14</strong>egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani:
“Mio padre ha reso pesante il vostro giogo,
io renderò ancora più grave il vostro giogo;
mio padre vi castigò con fruste,
io vi castigherò con flagelli”.
<strong>15</strong>Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione del Signore che si attuasse la parola che il Signore aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. <strong>16</strong>Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta:
“Che parte abbiamo con Davide?
Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse!
Alle tue tende, Israele!
Ora pensa alla tua casa, Davide!“.
Israele se ne andò alle sue tende. <strong>17</strong>Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. <strong>18</strong>Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma tutti gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. <strong>19</strong>Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.</p>

<p><strong><em>Scisma politico e religioso</em></strong>
<strong>20</strong>Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché partecipasse all&#39;assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda.
<strong>21</strong>Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa d&#39;Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. <strong>22</strong>La parola di Dio fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: <strong>23</strong>“Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: <strong>24</strong>Così dice il Signore: “Non salite a combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me”“. Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro, come il Signore aveva ordinato.
<strong>25</strong>Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la sua residenza. Uscito di lì, fortificò Penuèl.
<strong>26</strong>Geroboamo pensò: “In questa situazione il regno potrà tornare alla casa di Davide. <strong>27</strong>Se questo popolo continuerà a salire a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel tempio del Signore, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo, re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda”. <strong>28</strong>Consigliatosi, il re preparò due vitelli d&#39;oro e disse al popolo: “Siete già saliti troppe volte a Gerusalemme! Ecco, Israele, i tuoi dèi che ti hanno fatto salire dalla terra d&#39;Egitto”. <strong>29</strong>Ne collocò uno a Betel e l&#39;altro lo mise a Dan. <strong>30</strong>Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli.
<strong>31</strong>Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi da tutto il popolo, i quali non erano discendenti di Levi. <strong>32</strong>Geroboamo istituì una festa nell&#39;ottavo mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì all&#39;altare; così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretto, e a Betel stabilì sacerdoti dei templi da lui eretti sulle alture. <strong>33</strong>Il giorno quindici del mese ottavo, il mese che aveva scelto di sua iniziativa, salì all&#39;altare che aveva eretto a Betel; istituì una festa per gli Israeliti e salì all&#39;altare per offrire incenso.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>12,1</strong> Sichem: era il luogo della grande riunione religiosa delle dodici tribù (Gs 24) e continua ad avere la sua importanza religiosa e politica.</em></p>

<p><em><strong>12,16</strong> Alle tue tende, Israele!: è un grido di rivolta contro Roboamo, non un grido di guerra.</em></p>

<p><em><strong>12,28</strong> due vitelli d’oro: probabilmente, nel pensiero di Geroboamo, non erano idoli, ma sgabello del trono del Signore, come i cherubini posti sull’arca. Per questo significato originario, né Elia, né Eliseo, né Amos li condannano; tuttavia il vitello era simbolo del dio cananeo Baal e l’innovazione di Geroboamo rischiava di condurre il popolo alla idolatria, come avvenne. Il Deuteronomista considera i due vitelli, fin dall’inizio, oggetti idolatrici (v. 30), come idolatrici sono i templi sulle alture che Geroboamo edifica (v. 31) e illegittimi i sacerdoti di quei templi.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>Il presente capitolo ha il suo parallelo in 2Cr 10. Percorrendo la storia della monarchia si giunge a questo punto a un bivio. La casa regnante in Giuda deve scegliere tra una politica pericolosamente conservatrice dei propri interessi e un atteggiamento coraggiosamente rispettoso dei diritti popolari. Da questa decisione dipende la salvaguardia della già precaria unità. Roboamo cresciuto nel lusso salomonico non fu in grado di avvertire il forte disagio che già minacciava l&#39;unità nazionale e scelse una politica di mantenimento dei vantaggi davidici che vide però sfumare insieme alla coesione della tribù. Nel presente capitolo la stentata convivenza di tutte le tribù inciampa e si frantuma nello scandalo dell&#39;intransigenza fiscale, occasione per far tornare a galla gli antichi dissapori. Brevemente si possono presentare in tre punti le difficoltà mai risolte nei rapporti Nord-Sud.</p>
<ul><li>Economicamente il Nord era una regione più ricca per l&#39;agricoltura a causa delle fertili pianure, e prospera dal punto di vista artigianale. Per la sua vicinanza alle grandi vie di comunicazione conosceva pure un florido commercio. Il Sud, più povero, insisteva sulla pretesa di questi benefici attraverso le tassazioni.</li>
<li>Socialmente il Nord era considerato la più importante riserva di manodopera per il lavoro forzato.</li>
<li>Religiosamente le tribù settentrionali mal sopportarono la svalutazione degli antichi santuari locali, come Betel e Silo ad esempio, a favore del tempio di Gerusalemme.</li></ul>

<p>L&#39;arroganza di Roboamo diviene così l&#39;occasione per liquidare l&#39;unione strettamente calzata dalla maggior parte delle tribù che coltivavano nostalgia per l&#39;antica autonomia. La vicenda viene presentata attraverso la rilettura deuteronomista che considera lo scisma politicamente un errore, religiosamente un peccato.</p>

<p><strong>1-5</strong>. L&#39;adunanza a Sichem dimostra che l&#39;antica città cananea, luogo di peregrinazioni patriarcali (Gn 12,6; 33,18) e delle grandi e decisive adunanze della lega tribale (Gs 24), ha mantenuto il suo ascendente per cui può proporsi come rinnovata occasione di unità. Gerusalemme, capitale lussuosa, ma ancora senza tradizione, e soprattutto di parte, non può essere il luogo dell&#39;acclamazione popolare del nuovo re. Dal punto di vista tradizionale e simbolico è ancora superata da Sichem, anche geograficamente vero cuore della Palestina. Il ruolo di Geroboamo nelle trattative con Roboamo non è chiaro. I LXX, forse con maggior realismo, lo preferiscono ritirato nella sua città natale anziché presente a Sichem dopo il ritorno dall&#39;Egitto. Una simile versione dei fatti è anche più coerente al contenuto del v. 20. Il punto principale nell&#39;ordine del giorno dell&#39;assemblea era il problema fiscale. Le pretese della corte che dovevano essere soddisfatte tramite i prefetti erano ormai insopportabili. L&#39;insofferenza per quel sistema traspare dall&#39;insistenza nell&#39;uso del termine <em>‘ol,</em> «giogo», ripetuto per ben 8 volte nei versetti da 4 a 14 (4.9.10.11.14) e accompagnato da verbi e aggettivi che ne accentuano la fastidiosità. L&#39;alleggerimento concesso dal re sarà compensato con la lealtà dei sudditi. Roboamo preferisce non essere precipitoso e consultare i consiglieri, e per questo prende tempo.</p>

<p><strong>6-11</strong>. Le consultazioni di Roboamo oscillano tra gli anziani simbolo di saggezza, ma specialmente dell&#39;esperienza acquisita a fianco di Salomone, e i giovani. Questi vengono chiamati dal TM <em>yᵉlādîm,</em> cioè «adolescenti» ancora in fase di educazione. Essi sono associati a Roboamo e come lui sono privi di esperienza politica. La linea proposta dagli anziani è quella di far scorrere il governo sull&#39;equilibrio e sulla benevolenza. All&#39;opposto i giovani propongono come base del potere la forza e l&#39;imposizione. La costruzione metrica di 10b e del v. 11 fa supporre che siano stati inseriti nel racconto proverbi di uso popolare.</p>

<p><strong>12-15</strong>. L&#39;arroganza e l&#39;ostinazione di Roboamo sono la risposta che il popolo incontra nel secondo appuntamento con il re. Egli ha optato per il consiglio dei giovani e ripete alla gente la sgarbata filastrocca insegnatagli dai compagni. La sordità del re trova qui una lettura teologica. Nella durezza del re si manifesta la severità del giudizio di Dio sulla discendenza di Salomone pronunciata dal profeta Achia.</p>

<p><strong>16-19</strong>. La consumazione di un evento fondamentale nella storia d&#39;Israele viene liquidata con questi pochi versetti che costituiscono il cuore di questo capitolo in cui il gusto per la narrazione prevale sull&#39;interesse per i fatti e le cause. La risposta del popolo, anche se non eguaglia la maleducazione di Geroboamo, è secca e sprezzante. Dichiarare di non avere eredità con Davide significa rinnegare i legami di fraternità e di parentela. «Il figlio di Iesse» era l&#39;appellativo spregevole con cui Saul chiamava Davide nei momenti di irritazione (cfr. 2Sam 20,30). L&#39;assemblea viene sciolta con l&#39;invito realizzato di tornare alle proprie tende. Queste ricordano l&#39;epoca nomadica in cui non esisteva un governo centrale e l&#39;indipendenza delle tribù era pienamente vigente. Sembra che la storia faccia un passo indietro. È significativo tuttavia che i secessionisti e i sudditi di Roboamo siano ancora accomunati dal nome Israele in uso assoluto per il Nord al termine del v. 16, nella catena costrutta “figli d&#39;Israele” per il Sud all&#39;inizio del v. 17. Anche nel tentativo di far rientrare la ribellione, Roboamo dimostra un&#39;assoluta mancanza di tatto. Coerente al suo principio di governare con la forza, incarica Adoram, forma abbreviata di Adoniram, già incontrato in 4,6; 5,28, responsabile dei lavori forzati, di ristabilire l&#39;ordine. L&#39;esito della missione è tragico. Adoram è lapidato e il re deve darsi precipitosamente alla fuga e porsi in salvo nella sua capitale.</p>

<p><strong>20</strong>. L&#39;assemblea convocata per Roboamo sceglie ora un nuovo sovrano. Il candidato migliore viene colto in Geroboamo, tenace difensore dei diritti del Nord fino a rischiare la vita e pagare con l&#39;esilio (11,40). Questa fu l&#39;impresa che testimoniò la sua idoneità al trono.</p>

<p><strong>21-24</strong>. La contemporaneità agli eventi narrati e la successiva riflessione si intersecano in questo racconto dell&#39;organizzazione di una spedizione militare contro Israele. Può darsi che effettivamente Roboamo volesse a tutti i costi riavere il regno nella sua totalità, volontà che lo ha portato fino all&#39;orlo di una guerra civile. D&#39;altro canto un interrogativo profondo sul tipo di rapporti da tenere con il Nord deve senz&#39;altro essere affiorato. Per l&#39;autore deuteronomista, che scrive a lunga distanza cronologica, il dato di fatto della separazione si deve leggere come accettato da Dio e pertanto dev&#39;essere accettato anche dagli uomini. Ma, come Dio riconosce la fratellanza di tutti i membri del suo popolo, altrettanto gli israeliti si devono riconoscere fratelli al di là delle barriere costruite dalla storia.</p>

<p><strong>25</strong>. Anche Geroboamo mise in atto un&#39;attività edilizia che fornisce al regno una capitale più adatta e maggior sicurezza. Così vengono fortificate Sichem, residenza del re, e Penuel. Questa si trovava nella Transgiordania ed è conosciuta per i ricordi di Giacobbe (Gn 32) e Gedeone (Gdc 20-21). Era particolarmente adatta a mantenere il vassallaggio di Moab e a premunirsi contro i sempre più forti Aramei.</p>

<p><strong>26-30</strong>. La religione ha un potere unificante decisamente forte nella vita di un popolo. L&#39;avveduto Geroboamo se ne rende ben conto e ritiene necessario sganciare i suoi sudditi dal tempio di Gerusalemme per assicurarsi il regno e la vita. Ma si deve proporre un&#39;alternativa. Questa viene cercata in una duplice sede, la tradizione iconografica cananaica, e gli antichi luoghi di culto. Il vitello d&#39;oro si ricollegava al culto di Baal-Adad del quale esprimeva la forza e la fecondità. Anche per JHWH questa immagine poteva diventare simbolo della sua potenza o semplicemente poteva fungere da supporto all&#39;invisibile divinità, quasi in analogia alla lastra d&#39;oro retta dai cherubini sull&#39;arca. Il peccato stava nella violazione di Es 20,4; Dt 4,15; 5,8-9, divieti di rappresentare la divinità con immagini di creature. La formula con cui Geroboamo presenta i simulacri è un calco di quanto si legge in Es 32,4. Attraverso di essa il re fa intendere di non voler introdurre altre divinità, ma di restare fedele al Signore che libera dalla schiavitù. La rappresentazione di JHWH in questa forma popolare poteva controbilanciare bene il culto senza immagini del tempio di Gerusalemme. I luoghi scelti sono strategici. Dan favorirà le popolazioni più settentrionali. Betel con la sua fortissima tradizione cultuale (Gn 12,8; 13,3; 28,11-12; 31,13; Gdc 20,18-20; 21,3; 1Sam 10,3) costituiva un argine resistente lungo la frontiera meridionale per impedire di proseguire fino a Gerusalemme.</p>

<p><strong>31-33</strong>. Per diffondere capillarmente l&#39;autonomia religiosa si riprendono le alture (cfr. 3,4) come luoghi di culto e i sacerdoti vengono presi dal popolo non tanto per dispetto alle antiche disposizioni, ma perché attraverso i legami familiari l&#39;autonomia religiosa potesse penetrare in profondità. Il re che si è arrogato poteri sacerdotali ha pure istituito una grande festa da celebrarsi in autunno, un mese dopo quella delle Capanne, dopo la fine della vendemmia. Attraverso santuari, sacerdoti e feste, l&#39;impalcatura dell&#39;indipendenza religiosa è completata, ma incombe su di essa il giudizio profetico.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4en2inrrn0</guid>
      <pubDate>Sun, 19 Apr 2026 05:03:06 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>[rotazioni]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/rotazioni-b628</link>
      <description>&lt;![CDATA[[rotazioni] &#xA;&#xA;per avvisi -o l&#39;ethos rivoluzionario hanno] le avvisaglie fatte a] fatica del passamano parcheggi in wagen [il doppio] della teoria è delle ombre branchie comodissime o] scappano al primo round come caffè] Harar calo [delle temperature -ostpolitik ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[rotazioni]</p>

<p>per avvisi -o l&#39;ethos rivoluzionario hanno] le avvisaglie fatte a] fatica del passamano parcheggi in wagen [il doppio] della teoria è delle ombre branchie comodissime o] scappano al primo round come caffè] Harar calo [delle temperature -ostpolitik</p>
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      <author>lucazanini</author>
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      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 22:21:47 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Fionn Regan - The Meetings Of The Waters (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/fionn-regan-the-meetings-of-the-waters-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Il lungo silenzio che ha fatto seguito a “The Bunkhouse, Vol. 1: Anchor Black Tattoo” (album peraltro non pubblicato in America) ha coinciso con un periodo di riflessione per Fionn Regan. Per l’artista irlandese quelle dieci confessioni hanno rappresentato un atto finale, un progetto con il quale chiudere un percorso, in attesa di tracciare una mappa per una destinazione ancora ignota.&#xA;Solo nel 2016 il nome di Fionn Regan riappare nelle cronache musicali, esattamente quando Bon Iver campiona una frase del brano “Abacus”, includendola in una delle tracce del suo “22, A Million”: la canzone è “00000 Million”. Pochi mesi dopo il musicista esprime la sua gratitudine a Justin Vernon per la citazione, annunciando un nuovo progetto discografico... https://artesuono.blogspot.com/2017/06/fionn-regan-meetings-of-waters-2017.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://album.link/i/1199296490&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a1961609304_10.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Il lungo silenzio che ha fatto seguito a “The Bunkhouse, Vol. 1: Anchor Black Tattoo” (album peraltro non pubblicato in America) ha coinciso con un periodo di riflessione per Fionn Regan. Per l’artista irlandese quelle dieci confessioni hanno rappresentato un atto finale, un progetto con il quale chiudere un percorso, in attesa di tracciare una mappa per una destinazione ancora ignota.
Solo nel 2016 il nome di Fionn Regan riappare nelle cronache musicali, esattamente quando Bon Iver campiona una frase del brano “Abacus”, includendola in una delle tracce del suo “22, A Million”: la canzone è “00000 Million”. Pochi mesi dopo il musicista esprime la sua gratitudine a Justin Vernon per la citazione, annunciando un nuovo progetto discografico... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/06/fionn-regan-meetings-of-waters-2017.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/06/fionn-regan-meetings-of-waters-2017.html</a></p>

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<p>Ascolta il disco: <a href="https://album.link/i/1199296490" rel="nofollow">https://album.link/i/1199296490</a></p>

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]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/q9gjuljjs1</guid>
      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 19:56:48 +0000</pubDate>
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      <title>comunque è abbastanza assurdo che - in effetti ossia in concreto - un milione...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/comunque-e-abbastanza-assurdo-che-in-effetti-ossia-in-concreto-un-milione</link>
      <description>&lt;![CDATA[comunque è abbastanza assurdo che - in effetti ossia in concreto - un milione di europei chieda al consiglio EU di interrompere i rapporti con lo stato genocida, e questo milione di firme sia soltanto un obbligo a &#34;considerare&#34; la cosa, appena un soffio nell&#39;orecchio insomma, e non un poderoso ed EFFICACE calcio in culo perché lo facciano, perché taglino i legami con gli assassini, e presto.&#xA;&#xA;#genocidio #europa #israhell #calcioinculo]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>comunque è abbastanza assurdo che – <em>in effetti ossia in concreto</em> – un milione di europei chieda al consiglio EU di interrompere i rapporti con lo stato genocida, e questo milione di firme sia soltanto un obbligo a “considerare” la cosa, appena un soffio nell&#39;orecchio insomma, e non un poderoso ed EFFICACE calcio in culo perché lo facciano, perché taglino i legami con gli assassini, e presto.</p>

<p>#genocidio #europa #israhell #calcioinculo</p>
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      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/9lppn4qdqb</guid>
      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 19:36:53 +0000</pubDate>
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      <title>Stavo riflettendo in questi giorni a uno schema che ho trovato in uno degli...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/stavo-riflettendo-in-questi-giorni-a-uno-schema-che-ho-trovato-in-uno-degli</link>
      <description>&lt;![CDATA[Stavo riflettendo in questi giorni a uno schema che ho trovato in uno degli articoli dell&#39;ultimo Progetto Grafico, dove si parla dei sistemi di scrittura africani. Un concetto che mi ha affascinato è stato quello che del cambiamento di prospettiva dei linguaggi scritti che - inizialmente - vengono considerati dal punto di vista prettamente linguistico, quindi come &#34;derivazioni&#34; della lingua parlata (a sua volta derivata dal linguaggio), mentre poi, da un punto di vista semiotico, il linguaggio scritto viva su uno livello equipollente a quello verbale e - soprattutto - come la scrittura sia un fenomeno con una propria autonomia rispetto allo stesso linguaggio. &#xA;&#xA;La mia declinazione personale, leggendo l&#39;articolo, è che la scrittura, il segno, ha autonomia rispetto al linguaggio ma anche rispetto al pensiero da cui il linguaggio parte e che - banalmente - la tecnica del segno, la scrittura, nella sua autonomia, influisce anche su come pensiamo. Scrivere non è una semplice trasposizione della lingua orale, ma scrivere è anche predisporre una architettura del pensiero che - in ultima istanza - cambia lo nostra visione del mondo e di come interagire con esso. &#xA;&#xA;Come scrivevo qualche giorno fa, siamo anche quello che scriviamo, la cosiddetta virtualità della scrittura non è affatto virtuale. &#xA;&#xA;Ecco, il tassello su cui sto riflettendo in questo giorni è che il digitale sta diventando un ennesimo punto aggiuntivo rispetto a questa dualità binaria orale-scritto del linguaggio. Il contenuto digitale, audio, video, testuale, interattivo è una nuova modalità espressiva del nostro linguaggio e - a cascata - del nostro modo di pensare. Anche questo non è virtuale, è qualcosa che andiamo a generare interagendo con il mondo e trasformandolo in un contenuto che possa diventare oggetto di comunicazione. &#xA;&#xA;Quando vediamo milioni di  persone saltellare, cantare, cadere, correre su Tiktok, i miliardi di streaming di gente che gioca ai videogiochi, i terabyte di terabyte di mash-up, crossover di bitmap e animazione digitale, la continua costruzione/distruzione di ingressi di Wikipedia, Reddit o Discord, la ramificazione dei thread su Facebook, ecco, tutta questa gente sta parlando nuovi linguaggi, e - questo è il punto che mi interessa - questi linguaggi cambiano anche il modo di pensare e di vedere il mondo che queste persone hanno. E queste persone siamo noi, per inciso. &#xA;&#xA;Il che non è né un bene né un male, è un fatto. Il digitale e la connessione continua rende la nostra vita una performance linguistica perenne. Ogni cosa che pensiamo, ogni cosa che vediamo camminando (anche, per dire, un frigorifero rosso acceso lasciato sul bordo di un prato) può diventare immediatamente un contenuto digitale e un oggetto di interazione. Questa è una forma di libertà creativa senza precedenti. E nello stesso tempo un modo di pensare e di vedere il mondo che può diventare disturbante e creare disagio di fronte a contenuti che digitali non sono e che abbisognano di tempi e modalità di approccio del tutto differenti.  Per dire, un libro. O creare una continua ansia creativa per nutrire piattaforme che si nutrono di questa produzione digitale.&#xA;&#xA;C&#39;è questo pezzo che avevo letto e che ora non trovo, forse nel Castoro di De Sica, in cui il neorealismo (mi pare fosse lì) si immagina un futuro dove il cinema sia qualcosa che si crea inserendo una telecamera in casa e riprendendo la vita di tutti i giorni. La realtà come presa diretta della vita di tutti i giorni. Ecco, la realizzazione tecnica di quella idea ci mostra che la presa diretta è comunque una finzione. Lo streaming, il selfie, la continua connessione digitale della propria vita non è affatto una ripresa del reale, ma l&#39;ennesima messinscena comunicativa e sociale che andiamo a fare in pubblico. Creare contenuti digitali è un elemento linguistico, l&#39;ennesimo, con il quale saliamo sul palco e cerchiamo, balbettando, di comunicare qualcosa. &#xA;&#xA;Sono lì che scrivo. Cos&#39;altro potrei fare. Scrivere. Il diario serale. Nella casa nuova mettersi lì a scrivere e pensare. Pensare e scrivere, anzi, dirò meglio: pensare in quanto sto scrivendo e - scrivendo - penso. Era quello che dicevo ieri ai ragazzi in classe: è il fatto di saper scrivere che cambia il nostro modo di pensare, il fatto di fare coincidere l&#39;atto di pensare con quello della scrittura. Io scrivo e nell&#39;atto di scrivere, penso. Potrei pensare senza scrivere? Certo, ma penserei cose diverse. E non ci sarebbe poi il log. &#xA;&#xA;Volevo scrivere una cosa diversa ma non la ricordo. Mi pare che la tastiera bluetooth sia pìù lenta di quella integrata, sad but true. Dovrei provare con il cavo usb. La percezione è un grosso problema per noi umani. Scrivere per il gusto di considerare la propria velocità e la propria dannazione, probabilmente, quando scrivo per scrivere rallento non sento, voglio dire l&#39;esigenza di andare troppo veloce. Considerazioni fatte ad alta voce. Varrà la pensa aggiornare il firmware. Paura.&#xA;&#xA;Sono seduto adesso all&#39;esterno vedo le cose così come sono, ho sempre pensato alla scrittura come un guanto - urticante guanto. Scrivere come viene, senza più stile. Scrivere bene, diciamocelo, è un po&#39; sopravvalutato. Potrei fare una foto di questo panorama e chiedere a chatgpt di farne una descrizione testuale dettagliata. E poi confrontarla con la mia. Proviamo. &#xA;&#xA;Cosa vedo io.&#xA;&#xA;Una parte di un terrazzo, piante ondulate lungo il perimetro di una cancellata nera, piccoli faretti, l&#39;ingresso di una scaletta che scende, sempre in metallo nero e dietro una vallata, il verde del lato di uno dei due versanti che degrada nel basso verso le costruzioni in cemento armato, silos, residui, strade a scorrimento veloce, il letto di un torrente - il greto, come linee partendo dall&#39;alto l&#39;azzurro del cielo che ora tende al grigio della sera, poi il verde, poi il grigio del cemento armato, il nero dell&#39;asfalto, ancora il verde del greto del fiume, i ciottoli grigi, e quell&#39;odore che non è né verde né azzurro né trasparente dell&#39;acqua che scorre, e poi - certo -- sulla sinistra con la sua irreale natura, il cavalcavia dell&#39;autostrada che taglia tutte le linee perpendicolare, mostruoso, con le sue zampe immerse nel fango della vallata. Qualcosa del genere, cavi tesi. Il respiro ininterrotto del traffico a fondovalle.&#xA;&#xA;Vediamo che mi dice chatgpt: &#xA;L’immagine sembra scattata da un terrazzo o un balcone piuttosto ampio, probabilmente al piano alto di un edificio. Il pavimento è piastrellato con mattonelle chiare, leggermente lucide, che riflettono la luce diffusa di un cielo coperto.&#xA;In primo piano c’è una ringhiera in ferro verniciato scuro, con montanti verticali regolari e una linea superiore semplice. Su alcuni pilastrini della ringhiera sono montate delle lampade sferiche opaline, tipo globi, che non sono accese ma catturano la luce ambientale. Lungo tutta la base della ringhiera sono disposti diversi vasi di terracotta e plastica: contengono piante varie, alcune rampicanti, altre più basse e cespugliose. Alcune sembrano un po’ disordinate o cresciute in modo spontaneo, con rami che si intrecciano alla ringhiera.&#xA;Al centro dell’immagine si nota una piccola apertura nella ringhiera con un cancelletto metallico, che dà accesso a una breve scala che scende verso un livello inferiore. Questo elemento introduce una profondità visiva, come se il terrazzo fosse collegato a un giardino o a un altro spazio sottostante.&#xA;Superato il primo piano del terrazzo, si apre il paesaggio urbano: subito sotto si vedono tetti e cortili di edifici bassi, probabilmente magazzini o strutture industriali leggere. Poco più indietro c’è un edificio rettangolare di colore chiaro (tendente al beige o rosa pallido), con molte finestre regolari, che ricorda una scuola, un ufficio o un ospedale.&#xA;A sinistra dell’immagine domina un grande viadotto sopraelevato in cemento, che attraversa la scena in diagonale. È alto rispetto agli edifici circostanti e poggia su piloni robusti. Il viadotto suggerisce la presenza di una strada importante o di un’autostrada che collega diverse zone.&#xA;Sul lato destro e in parte al centro si intravedono altri edifici residenziali o industriali, di colori vari (giallo, grigio), senza particolare uniformità, tipici di una zona periferica o di fondovalle.&#xA;Lo sfondo è occupato quasi interamente da una collina molto verde, coperta da una vegetazione fitta e continua, probabilmente bosco. La collina sale ripidamente e chiude l’orizzonte, dando una sensazione di spazio raccolto, come se il quartiere fosse incastonato tra rilievi naturali.&#xA;Il cielo è grigio chiaro, uniforme, senza sole diretto visibile: sembra una giornata nuvolosa o nelle ore serali, con luce morbida e diffusa che smorza i contrasti. L’atmosfera complessiva è tranquilla, leggermente malinconica, con un mix interessante tra elementi domestici (le piante, il terrazzo), infrastrutture (il viadotto) e natura (la collina boscosa).&#xA;&#xA;Ecco, mi sento come si doveva sentire un pittore davanti alle prime riproduzioni fotografiche. Cosa memo a fare. Perché perdere tempo a scrivere bene, a riprodurre il reale. Qua bisogna tagliare con l&#39;accetta, per storto, con l&#39;acciaio che rimbalza sul legno e ti viene contro, di rimbalzo. &#xA;&#xA;E mi viene in mente che io ho avuto davvero un diario. Fisico, di carta, di quelli dove scrivi i tuoi segreti da ragazzino, ci fai i disegni, ci appiccichi le cose. A penna. Quelli dove inizi scrivendo &#34;caro diario&#34;, come fosse un qualcosa - quello sì - di virtuale, con cui intrattenere un discorso. Ecco, scrivendone uno oggi nel 2026, così, digitale, rivedo quell&#39;esperienza di diario sotto una luce nuova: l&#39;avevo sempre dato per scontato, come se fosse normale tenere un diario da ragazzino, mentre era probabilmente segno di una predisposizione.&#xA;&#xA;Anche perché quel diario, anzi, quei diari, non li avevo tenuti per qualche mese, ma per almeno otto anni. Non ho le date precise, ma le prima pagine erano senz&#39;altro scritte all&#39;inizio delle scuole medie, o alla fine delle elementari (ho ricordo di un episodio che &#39;ferma&#39; il tempo), mentre le ultime risalgono agli ultimi anni del liceo, gli inizi dell&#39;università. L&#39;episodio che &#39;ferma&#39; il tempo sono alcune poesie e alcuni disegni che avevo scritto sul senso della morte e sulla vita oltre la decomposizione del corpo che erano costate un colloquio straordinario con i miei genitori per sapere se facessi parte di qualche setta. La verità è che avevo letto Edgar Allan Poe, preso pure dalla biblioteca scolastica del plesso.&#xA;&#xA;Dall&#39;altro lato l&#39;invenzione di un codice segreto per scrivere cose che erano diventate troppo intime e imbarazzanti per essere messe in chiaro, senza qualche algoritmo che le difendesse.&#xA;&#xA;Dentro quei diari, che rileggevo spessissimo, c&#39;erano frasi estemporanee, poesie e disegni, figurine e ritagli dei telefilm e dei cartoni animati che guardavo all&#39;epoca, confessioni dei miei problemi sessuali, le passioni sentimentali, schede accurate delle persone che frequentavo, profili storico biografici dei miei dannati/amati compagni di classe, insomma, tutto il tipico armamentario che uno ritrova in qualche romanzo di formazione o in qualche serie americana anni ottanta in streaming, c&#39;era tutto. &#xA;&#xA;L&#39;unica differenza è che - in genere - nei telefilm e nella fiction questi diari sono sempre creativi e bellissimi, c&#39;è in nuce la complessità della personalità di chi li compila, mentre - nel mondo reale - o almeno nel mio mondo reale, la maggior parte delle cose era cringe, puerile, grossolana e infantile e diventava sempre più infantile e imbarazzante man mano che crescevo, insomma: era un vero diario di un adolescente in trasformazione con tutta la spazzatura e i residui che la cosa si porta dietro. Questo per dire che a un certo punto, ho preso questi diari e li ho buttati nel cassonetto. &#xA;&#xA;A posteriori posso dire che averli buttati sia stata una delle grandi idee sane della mia vita. Ho buttato via otto anni di poesie, sogni, disegni, codici, ma anche otto anni di paure, di ansie, di malessere e di spazzatura. Il materiale aveva superato la consistenza che trasforma un ricordo in una zavorra. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Stavo riflettendo in questi giorni a uno schema che ho trovato in uno degli articoli dell&#39;ultimo Progetto Grafico, dove si parla dei sistemi di scrittura africani. Un concetto che mi ha affascinato è stato quello che del cambiamento di prospettiva dei linguaggi scritti che – inizialmente – vengono considerati dal punto di vista prettamente linguistico, quindi come “derivazioni” della lingua parlata (a sua volta derivata dal linguaggio), mentre poi, da un punto di vista semiotico, il linguaggio scritto viva su uno livello equipollente a quello verbale e – soprattutto – come la scrittura sia un fenomeno con una propria autonomia rispetto allo stesso linguaggio.</p>

<p>La mia declinazione personale, leggendo l&#39;articolo, è che la scrittura, il segno, ha autonomia rispetto al linguaggio ma anche rispetto al pensiero da cui il linguaggio parte e che – banalmente – la tecnica del segno, la scrittura, nella sua autonomia, influisce anche su come pensiamo. Scrivere non è una semplice trasposizione della lingua orale, ma scrivere è anche predisporre una architettura del pensiero che – in ultima istanza – cambia lo nostra visione del mondo e di come interagire con esso.</p>

<p>Come scrivevo qualche giorno fa, siamo anche quello che scriviamo, la cosiddetta virtualità della scrittura non è affatto virtuale.</p>

<p>Ecco, il tassello su cui sto riflettendo in questo giorni è che il digitale sta diventando un ennesimo punto aggiuntivo rispetto a questa dualità binaria orale-scritto del linguaggio. Il contenuto digitale, audio, video, testuale, interattivo è una nuova modalità espressiva del nostro linguaggio e – a cascata – del nostro modo di pensare. Anche questo non è virtuale, è qualcosa che andiamo a generare interagendo con il mondo e trasformandolo in un contenuto che possa diventare oggetto di comunicazione.</p>

<p>Quando vediamo milioni di  persone saltellare, cantare, cadere, correre su Tiktok, i miliardi di streaming di gente che gioca ai videogiochi, i terabyte di terabyte di mash-up, crossover di bitmap e animazione digitale, la continua costruzione/distruzione di ingressi di Wikipedia, Reddit o Discord, la ramificazione dei thread su Facebook, ecco, tutta questa gente sta parlando nuovi linguaggi, e – questo è il punto che mi interessa – questi linguaggi cambiano anche il modo di pensare e di vedere il mondo che queste persone hanno. E queste persone siamo noi, per inciso.</p>

<p>Il che non è né un bene né un male, è un fatto. Il digitale e la connessione continua rende la nostra vita una performance linguistica perenne. Ogni cosa che pensiamo, ogni cosa che vediamo camminando (anche, per dire, un frigorifero rosso acceso lasciato sul bordo di un prato) può diventare immediatamente un contenuto digitale e un oggetto di interazione. Questa è una forma di libertà creativa senza precedenti. E nello stesso tempo un modo di pensare e di vedere il mondo che può diventare disturbante e creare disagio di fronte a contenuti che digitali non sono e che abbisognano di tempi e modalità di approccio del tutto differenti.  Per dire, un libro. O creare una continua ansia creativa per nutrire piattaforme che si nutrono di questa produzione digitale.</p>

<p>C&#39;è questo pezzo che avevo letto e che ora non trovo, forse nel Castoro di De Sica, in cui il neorealismo (mi pare fosse lì) si immagina un futuro dove il cinema sia qualcosa che si crea inserendo una telecamera in casa e riprendendo la vita di tutti i giorni. La realtà come presa diretta della vita di tutti i giorni. Ecco, la realizzazione tecnica di quella idea ci mostra che la presa diretta è comunque una finzione. Lo streaming, il selfie, la continua connessione digitale della propria vita non è affatto una ripresa del reale, ma l&#39;ennesima messinscena comunicativa e sociale che andiamo a fare in pubblico. Creare contenuti digitali è un elemento linguistico, l&#39;ennesimo, con il quale saliamo sul palco e cerchiamo, balbettando, di comunicare qualcosa.</p>

<p>Sono lì che scrivo. Cos&#39;altro potrei fare. Scrivere. Il diario serale. Nella casa nuova mettersi lì a scrivere e pensare. Pensare e scrivere, anzi, dirò meglio: pensare in quanto sto scrivendo e – scrivendo – penso. Era quello che dicevo ieri ai ragazzi in classe: è il fatto di saper scrivere che cambia il nostro modo di pensare, il fatto di fare coincidere l&#39;atto di pensare con quello della scrittura. Io scrivo e nell&#39;atto di scrivere, penso. Potrei pensare senza scrivere? Certo, ma penserei cose diverse. E non ci sarebbe poi il log.</p>

<p>Volevo scrivere una cosa diversa ma non la ricordo. Mi pare che la tastiera bluetooth sia pìù lenta di quella integrata, sad but true. Dovrei provare con il cavo usb. La percezione è un grosso problema per noi umani. Scrivere per il gusto di considerare la propria velocità e la propria dannazione, probabilmente, quando scrivo per scrivere rallento non sento, voglio dire l&#39;esigenza di andare troppo veloce. Considerazioni fatte ad alta voce. Varrà la pensa aggiornare il firmware. Paura.</p>

<p>Sono seduto adesso all&#39;esterno vedo le cose così come sono, ho sempre pensato alla scrittura come un guanto – urticante guanto. Scrivere come viene, senza più stile. Scrivere bene, diciamocelo, è un po&#39; sopravvalutato. Potrei fare una foto di questo panorama e chiedere a chatgpt di farne una descrizione testuale dettagliata. E poi confrontarla con la mia. Proviamo.</p>

<p>Cosa vedo io.</p>

<p>Una parte di un terrazzo, piante ondulate lungo il perimetro di una cancellata nera, piccoli faretti, l&#39;ingresso di una scaletta che scende, sempre in metallo nero e dietro una vallata, il verde del lato di uno dei due versanti che degrada nel basso verso le costruzioni in cemento armato, silos, residui, strade a scorrimento veloce, il letto di un torrente – il greto, come linee partendo dall&#39;alto l&#39;azzurro del cielo che ora tende al grigio della sera, poi il verde, poi il grigio del cemento armato, il nero dell&#39;asfalto, ancora il verde del greto del fiume, i ciottoli grigi, e quell&#39;odore che non è né verde né azzurro né trasparente dell&#39;acqua che scorre, e poi – certo — sulla sinistra con la sua irreale natura, il cavalcavia dell&#39;autostrada che taglia tutte le linee perpendicolare, mostruoso, con le sue zampe immerse nel fango della vallata. Qualcosa del genere, cavi tesi. Il respiro ininterrotto del traffico a fondovalle.</p>

<p>Vediamo che mi dice chatgpt:
L’immagine sembra scattata da un terrazzo o un balcone piuttosto ampio, probabilmente al piano alto di un edificio. Il pavimento è piastrellato con mattonelle chiare, leggermente lucide, che riflettono la luce diffusa di un cielo coperto.
In primo piano c’è una ringhiera in ferro verniciato scuro, con montanti verticali regolari e una linea superiore semplice. Su alcuni pilastrini della ringhiera sono montate delle lampade sferiche opaline, tipo globi, che non sono accese ma catturano la luce ambientale. Lungo tutta la base della ringhiera sono disposti diversi vasi di terracotta e plastica: contengono piante varie, alcune rampicanti, altre più basse e cespugliose. Alcune sembrano un po’ disordinate o cresciute in modo spontaneo, con rami che si intrecciano alla ringhiera.
Al centro dell’immagine si nota una piccola apertura nella ringhiera con un cancelletto metallico, che dà accesso a una breve scala che scende verso un livello inferiore. Questo elemento introduce una profondità visiva, come se il terrazzo fosse collegato a un giardino o a un altro spazio sottostante.
Superato il primo piano del terrazzo, si apre il paesaggio urbano: subito sotto si vedono tetti e cortili di edifici bassi, probabilmente magazzini o strutture industriali leggere. Poco più indietro c’è un edificio rettangolare di colore chiaro (tendente al beige o rosa pallido), con molte finestre regolari, che ricorda una scuola, un ufficio o un ospedale.
A sinistra dell’immagine domina un grande viadotto sopraelevato in cemento, che attraversa la scena in diagonale. È alto rispetto agli edifici circostanti e poggia su piloni robusti. Il viadotto suggerisce la presenza di una strada importante o di un’autostrada che collega diverse zone.
Sul lato destro e in parte al centro si intravedono altri edifici residenziali o industriali, di colori vari (giallo, grigio), senza particolare uniformità, tipici di una zona periferica o di fondovalle.
Lo sfondo è occupato quasi interamente da una collina molto verde, coperta da una vegetazione fitta e continua, probabilmente bosco. La collina sale ripidamente e chiude l’orizzonte, dando una sensazione di spazio raccolto, come se il quartiere fosse incastonato tra rilievi naturali.
Il cielo è grigio chiaro, uniforme, senza sole diretto visibile: sembra una giornata nuvolosa o nelle ore serali, con luce morbida e diffusa che smorza i contrasti. L’atmosfera complessiva è tranquilla, leggermente malinconica, con un mix interessante tra elementi domestici (le piante, il terrazzo), infrastrutture (il viadotto) e natura (la collina boscosa).</p>

<p>Ecco, mi sento come si doveva sentire un pittore davanti alle prime riproduzioni fotografiche. Cosa memo a fare. Perché perdere tempo a scrivere bene, a riprodurre il reale. Qua bisogna tagliare con l&#39;accetta, per storto, con l&#39;acciaio che rimbalza sul legno e ti viene contro, di rimbalzo.</p>

<p>E mi viene in mente che io ho avuto davvero un diario. Fisico, di carta, di quelli dove scrivi i tuoi segreti da ragazzino, ci fai i disegni, ci appiccichi le cose. A penna. Quelli dove inizi scrivendo “caro diario”, come fosse un qualcosa – quello sì – di virtuale, con cui intrattenere un discorso. Ecco, scrivendone uno oggi nel 2026, così, digitale, rivedo quell&#39;esperienza di diario sotto una luce nuova: l&#39;avevo sempre dato per scontato, come se fosse <em>normale</em> tenere un diario da ragazzino, mentre era probabilmente segno di una predisposizione.</p>

<p>Anche perché quel diario, anzi, quei diari, non li avevo tenuti per qualche mese, ma per almeno otto anni. Non ho le date precise, ma le prima pagine erano senz&#39;altro scritte all&#39;inizio delle scuole medie, o alla fine delle elementari (ho ricordo di un episodio che &#39;ferma&#39; il tempo), mentre le ultime risalgono agli ultimi anni del liceo, gli inizi dell&#39;università. L&#39;episodio che &#39;ferma&#39; il tempo sono alcune poesie e alcuni disegni che avevo scritto sul senso della morte e sulla vita oltre la decomposizione del corpo che erano costate un colloquio straordinario con i miei genitori per sapere se facessi parte di qualche setta. La verità è che avevo letto Edgar Allan Poe, preso pure dalla biblioteca scolastica del plesso.</p>

<p>Dall&#39;altro lato l&#39;invenzione di un codice segreto per scrivere cose che erano diventate troppo intime e imbarazzanti per essere messe in chiaro, senza qualche algoritmo che le difendesse.</p>

<p>Dentro quei diari, che rileggevo spessissimo, c&#39;erano frasi estemporanee, poesie e disegni, figurine e ritagli dei telefilm e dei cartoni animati che guardavo all&#39;epoca, confessioni dei miei problemi sessuali, le passioni sentimentali, schede accurate delle persone che frequentavo, profili storico biografici dei miei dannati/amati compagni di classe, insomma, tutto il tipico armamentario che uno ritrova in qualche romanzo di formazione o in qualche serie americana anni ottanta in streaming, c&#39;era tutto.</p>

<p>L&#39;unica differenza è che – in genere – nei telefilm e nella fiction questi diari sono sempre creativi e bellissimi, c&#39;è in nuce la complessità della personalità di chi li compila, mentre – nel mondo reale – o almeno nel <em>mio</em> mondo reale, la maggior parte delle cose era cringe, puerile, grossolana e infantile e diventava sempre più infantile e imbarazzante man mano che crescevo, insomma: era un vero diario di un adolescente in trasformazione con tutta la spazzatura e i residui che la cosa si porta dietro. Questo per dire che a un certo punto, ho preso questi diari e li ho buttati nel cassonetto.</p>

<p>A posteriori posso dire che averli buttati sia stata una delle grandi idee sane della mia vita. Ho buttato via otto anni di poesie, sogni, disegni, codici, ma anche otto anni di paure, di ansie, di malessere e di spazzatura. Il materiale aveva superato la consistenza che trasforma un ricordo in una zavorra.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/y9aqgi6dlq</guid>
      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 07:19:35 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Elucubrazioni</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/elucubrazioni-f6gd</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Elucubrazioni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;se il pensiero è sotteso alla fine&#xD;&#xA;Lui ce la tiene nascosta – e&#xD;&#xA;meno male: ché impazziremmo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nelle ultime sue ore l’animale&#xD;&#xA;si nasconde lontano dagli occhi&#xD;&#xA;al contrario dell’umano&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;che -se all’addiaccio e solo-&#xD;&#xA;piange&#xD;&#xA;un ultimo abbraccio&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;3.1.24&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Riflessione sul testo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il testo ha un tono sobrio e meditativo: parla di pensiero, nascosto, della differenza tra animale e umano davanti alla fine, e si chiude con un’immagine intima e dolorosa — il pianto, l’ultimo abbraccio. La voce è netta, frammentata, e l’eloquio spezzato aumenta la tensione emotiva.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Elementi che funzionano bene&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini contrastanti: il confronto tra l’animale che si nasconde e l’umano che piange è efficace e carico di pathos.  &#xD;&#xA;Economia del linguaggio: poche parole, molto peso; ogni verso porta significato.  &#xD;&#xA;Interruzioni e spaziature: l’uso del trattino e delle rime interne crea un ritmo frammentato che rispecchia lo smarrimento del soggetto.  &#xD;&#xA;Chiusura intensa: il finale con “un ultimo abbraccio” lascia una scia emotiva forte.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccole proposte di revisione (opzionali)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Valutare la continuità delle immagini: il “pensiero sotteso alla fine” apre un tema filosofico; potresti rafforzarlo con un verbo più concreto (es. “stesо”, “aggrovigliato”) per rendere l’imago più tattile.  &#xD;&#xA;Coerenza grafica: decidi se mantenere gli spazi e i trattini come elemento ritmico stabile o usarli più sporadicamente per segnare pause precise.  &#xD;&#xA;Ritmo e scansione: se vuoi accentuare il contrasto, prova a rendere l’enjambement più marcato tra “al contrario dell’umano / che -se all’addiaccio e solo- / piange” oppure prova una versione più compressa per aumentare la stretta emotiva.  &#xD;&#xA;Lessico: “addiaccio” è efficace ma raro; se vuoi maggiore immediatezza, considera sinonimi più comuni solo se non perdi la specificità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese (fedeltà libera)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;If thought is hidden beneath the end  &#xD;&#xA;He keeps it from us — thank goodness: otherwise we&#39;d go mad  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;in his last hours the animal  &#xD;&#xA;hides far from sight  &#xD;&#xA;unlike the human  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;who — exposed and alone —  &#xD;&#xA;cries  &#xD;&#xA;one last embrace&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimento pratico per la forma&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Se vuoi lavorare su una raccolta, mantieni lo stesso stile grafico nei testi vicini per creare unità visiva.  &#xD;&#xA;Se preferisci aumentare la densità poetica, prova a condensare due versi in uno e misura come cambia l’intensità emotiva.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione lirica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Se il pensiero resta sotto la soglia della fine  &#xD;&#xA;lui ce lo serra dentro, buon custode —  &#xD;&#xA;sennò ci squarceremmo come vetri.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Nelle sue ultime ore l’animale si ritrae,  &#xD;&#xA;un sussurro di zolle e fiato lontano dagli occhi,  &#xD;&#xA;mentre l’umano, a cielo scoperto e senza compagno,  &#xD;&#xA;apre la bocca al pianto come a un ultimo rito  &#xD;&#xA;e stringe, nella bocca della notte, un abbraccio che non sa dire addio.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione asciutta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il pensiero alla fine si cela.  &#xD;&#xA;Lui lo trattiene — meno male.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L’animale nell’ora estrema si nasconde.  &#xD;&#xA;L’umano, all’addiaccio e senza altro,  &#xD;&#xA;piange.  &#xD;&#xA;Un ultimo abbraccio.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Elucubrazioni</p>

<p>se il pensiero è sotteso alla fine
Lui ce la tiene nascosta – e
meno male: ché impazziremmo</p>

<p>nelle ultime sue ore l’animale
si nasconde lontano dagli occhi
al contrario dell’umano</p>

<p>che -se all’addiaccio e solo-
piange
un ultimo abbraccio</p>

<p>3.1.24</p>

<h3 id="riflessione-sul-testo">Riflessione sul testo</h3>

<p>Il testo ha un tono sobrio e meditativo: parla di pensiero, nascosto, della differenza tra animale e umano davanti alla fine, e si chiude con un’immagine intima e dolorosa — il pianto, l’ultimo abbraccio. La voce è netta, frammentata, e l’eloquio spezzato aumenta la tensione emotiva.</p>

<hr>

<h3 id="elementi-che-funzionano-bene">Elementi che funzionano bene</h3>
<ul><li><strong>Immagini contrastanti</strong>: il confronto tra l’animale che si nasconde e l’umano che piange è efficace e carico di pathos.<br></li>
<li><strong>Economia del linguaggio</strong>: poche parole, molto peso; ogni verso porta significato.<br></li>
<li><strong>Interruzioni e spaziature</strong>: l’uso del trattino e delle rime interne crea un ritmo frammentato che rispecchia lo smarrimento del soggetto.<br></li>
<li><strong>Chiusura intensa</strong>: il finale con “un ultimo abbraccio” lascia una scia emotiva forte.</li></ul>

<hr>

<h3 id="piccole-proposte-di-revisione-opzionali">Piccole proposte di revisione (opzionali)</h3>
<ul><li>Valutare la continuità delle immagini: il “pensiero sotteso alla fine” apre un tema filosofico; potresti rafforzarlo con un verbo più concreto (es. “stesо”, “aggrovigliato”) per rendere l’imago più tattile.<br></li>
<li>Coerenza grafica: decidi se mantenere gli spazi e i trattini come elemento ritmico stabile o usarli più sporadicamente per segnare pause precise.<br></li>
<li>Ritmo e scansione: se vuoi accentuare il contrasto, prova a rendere l’enjambement più marcato tra “al contrario dell’umano / che -se all’addiaccio e solo- / piange” oppure prova una versione più compressa per aumentare la stretta emotiva.<br></li>
<li>Lessico: “addiaccio” è efficace ma raro; se vuoi maggiore immediatezza, considera sinonimi più comuni solo se non perdi la specificità.</li></ul>

<hr>

<h3 id="traduzione-in-inglese-fedeltà-libera">Traduzione in inglese (fedeltà libera)</h3>

<p>If thought is hidden beneath the end<br>
He keeps it from us — thank goodness: otherwise we&#39;d go mad</p>

<p>in his last hours the animal<br>
hides far from sight<br>
unlike the human</p>

<p>who — exposed and alone —<br>
cries<br>
one last embrace</p>

<hr>

<h3 id="suggerimento-pratico-per-la-forma">Suggerimento pratico per la forma</h3>
<ul><li>Se vuoi lavorare su una raccolta, mantieni lo stesso stile grafico nei testi vicini per creare unità visiva.<br></li>
<li>Se preferisci aumentare la densità poetica, prova a condensare due versi in uno e misura come cambia l’intensità emotiva.</li></ul>

<hr>

<h3 id="versione-lirica">Versione lirica</h3>

<p>Se il pensiero resta sotto la soglia della fine<br>
lui ce lo serra dentro, buon custode —<br>
sennò ci squarceremmo come vetri.</p>

<p>Nelle sue ultime ore l’animale si ritrae,<br>
un sussurro di zolle e fiato lontano dagli occhi,<br>
mentre l’umano, a cielo scoperto e senza compagno,<br>
apre la bocca al pianto come a un ultimo rito<br>
e stringe, nella bocca della notte, un abbraccio che non sa dire addio.</p>

<hr>

<h3 id="versione-asciutta">Versione asciutta</h3>

<p>Il pensiero alla fine si cela.<br>
Lui lo trattiene — meno male.</p>

<p>L’animale nell’ora estrema si nasconde.<br>
L’umano, all’addiaccio e senza altro,<br>
piange.<br>
Un ultimo abbraccio.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/m3zga8sqwr</guid>
      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 06:52:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1RE - Capitolo 11</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1re-capitolo-11</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il peccato di Salomone&#xA;1Il re Salomone amò molte donne straniere, oltre la figlia del faraone: moabite, ammonite, edomite, sidònie e ittite, 2provenienti dai popoli di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: &#34;Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi&#34;. Salomone si legò a loro per amore. 3Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli fecero deviare il cuore. 4Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 5Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre.&#xA;7Salomone costruì un&#39;altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti. 8Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi.&#xA;9Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d&#39;Israele, che gli era apparso due volte 10e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. 11Allora disse a Salomone: &#34;Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né le leggi che ti avevo dato, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo servo. 12Tuttavia non lo farò durante la tua vita, per amore di Davide, tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. 13Ma non gli strapperò tutto il regno; una tribù la darò a tuo figlio, per amore di Davide, mio servo, e per amore di Gerusalemme, che ho scelto&#34;.&#xA;&#xA;Ribellioni esterne&#xA;14Il Signore suscitò contro Salomone un avversario, l&#39;edomita Adad, che era della stirpe regale di Edom. 15Dopo la disfatta inflitta da Davide a Edom, quando Ioab, capo dell&#39;esercito, era andato a seppellire i cadaveri e aveva ucciso tutti i maschi di Edom - 16Ioab, con tutto Israele, vi si era fermato sei mesi finché ebbe sterminato ogni maschio di Edom - 17Adad, con alcuni Edomiti a servizio del padre, fuggì per andare in Egitto. Allora Adad era un ragazzo. 18Essi partirono da Madian e andarono a Paran; presero con sé uomini di Paran e andarono in Egitto dal faraone, re d&#39;Egitto, che diede ad Adad una casa, gli fissò alimenti e gli diede una terra. 19Adad trovò grande favore agli occhi del faraone, tanto che gli diede in moglie la sorella della propria moglie, la sorella di Tacpenès, la regina madre. 20La sorella di Tacpenès gli partorì il figlio Ghenubàt, che Tacpenès svezzò nel palazzo del faraone. Ghenubàt visse nella casa del faraone, tra i figli del faraone. 21Quando Adad seppe in Egitto che Davide si era addormentato con i suoi padri e che era morto Ioab, capo dell&#39;esercito, disse al faraone: &#34;Lasciami partire; voglio andare nella mia terra&#34;. 22Il faraone gli rispose: &#34;Ti manca forse qualcosa nella mia casa perché tu cerchi di andare nella tua terra?&#34;. Quegli soggiunse: &#34;No, ma, ti prego, lasciami partire!&#34;.&#xA;23Dio suscitò contro Salomone un altro avversario, Rezon figlio di Eliadà, che era fuggito da Adadèzer, re di Soba, suo signore. 24Egli radunò uomini presso di sé e divenne capo di una banda, quando Davide aveva massacrato gli Aramei. Andarono quindi a Damasco, si stabilirono là e cominciarono a regnare in Damasco. 25Fu avversario d&#39;Israele per tutta la vita di Salomone, e questo oltre al male fatto da Adad; detestò Israele e regnò su Aram.&#xA;&#xA;La rivolta di Geroboamo&#xA;26Anche Geroboamo, figlio dell&#39;efraimita Nebat, di Seredà - sua madre, una vedova, si chiamava Seruà -, mentre era al servizio di Salomone, alzò la mano contro il re. 27Questa è la ragione per cui alzò la mano contro il re: Salomone costruiva il Millo e chiudeva la breccia apertasi nella Città di Davide, suo padre. 28Geroboamo era un uomo di riguardo; Salomone, visto quanto il giovane lavorava, lo nominò sorvegliante di tutto il lavoro coatto della casa di Giuseppe. 29In quel tempo Geroboamo, uscito da Gerusalemme, incontrò per strada il profeta Achia di Silo, che era coperto con un mantello nuovo; erano loro due soli, in campagna. 30Achia afferrò il mantello nuovo che indossava e lo lacerò in dodici pezzi. 31Quindi disse a Geroboamo: &#34;Prenditi dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio d&#39;Israele: &#34;Ecco, strapperò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. 32A lui rimarrà una tribù a causa di Davide, mio servo, e a causa di Gerusalemme, la città che ho scelto fra tutte le tribù d&#39;Israele. 33Ciò avverrà perché mi hanno abbandonato e si sono prostrati davanti ad Astarte, dea di quelli di Sidone, a Camos, dio dei Moabiti, e a Milcom, dio degli Ammoniti, e non hanno camminato sulle mie vie, compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e le mie norme come Davide, suo padre. 34Non gli toglierò tutto il regno dalla mano, perché l&#39;ho stabilito principe per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo, che ho scelto, il quale ha osservato i miei comandi e le mie leggi. 35Toglierò il regno dalla mano di suo figlio e ne consegnerò a te dieci tribù. 36A suo figlio darò una tribù, affinché ci sia una lampada per Davide, mio servo, per tutti i giorni dinanzi a me a Gerusalemme, la città che mi sono scelta per porvi il mio nome. 37Io prenderò te e tu regnerai su quanto vorrai; sarai re d&#39;Israele. 38Se ascolterai quanto ti comanderò, se seguirai le mie vie e farai ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, mio servo, io sarò con te e ti edificherò una casa stabile come l&#39;ho edificata per Davide. Ti consegnerò Israele; 39umilierò la discendenza di Davide per questo motivo, ma non per sempre&#34;&#34;.&#xA;40Salomone cercò di far morire Geroboamo, il quale però trovò rifugio in Egitto da Sisak, re d&#39;Egitto. Geroboamo rimase in Egitto fino alla morte di Salomone.&#xA;41Le altre gesta di Salomone, tutte le sue azioni e la sua sapienza, non sono forse descritte nel libro delle gesta di Salomone? 42Il tempo in cui Salomone aveva regnato a Gerusalemme su tutto Israele fu di quarant&#39;anni. 43Salomone si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;11,3 I numeri settecento e trecento sono iperbolici e vogliono accentuare, a loro modo, la magnificenza di Salomone.&#xA;&#xA;11,23-25 I vari re di Damasco, capitale dell’omonimo regno arameo, approfitteranno della divisione del regno in Israele e Giuda e saranno avversari d’Israele per quasi due secoli.&#xA;&#xA;11,30 lo lacerò in dodici pezzi: il gesto simbolico che compie il profeta, rende visibile ed efficace la parola che pronunicia (vedi Ger 27,1-8; 28,1-4.10-11). Il profeta assegna dieci tribù a Geroboamo e due a Giuda: forse Giuda e Beniamino (vedi 1Re 12,21) o Giuda e Simeone. Tutta l&#39;azione simbolica viene formulata con la terminologia deuteronimistica.&#xA;&#xA;11,41 libro delle gesta di Salomone: una delle antiche fonti andate poi perdute.&#xA;&#xA;11,42 quarant’anni: probabilmente dal 970 al 931 circa a.C.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-43. Presenta il tramonto della più luminosa giornata nella storia della monarchia israelitica. Non si tratta però di un crepuscolo sereno. Le nubi del peccato e del minacciato castigo travolgono e anticipano il naturale estinguersi della luce. L&#39;autore addensa in questa pagina il rovescio della medaglia del regno gloriosamente descritto. Le difficoltà politiche non si sono infatti accumulate al termine della vita del grande monarca. Le minacce esterne vanno datate ai primi anni di regno (cfr. vv. 21 e 24-25), quelle interne si collegano ai grandi lavori edilizi.&#xA;&#xA;1-4. Una lettura teologica estremamente coerente al pensiero deuteronomista vede come causa del crollo dell&#39;impero salomonico il peccato. Qui vengono presentati i prodromi dell&#39;infedeltà, l&#39;ambiente dal quale saranno respirati i germi che produrranno un esito mortale; l&#39;harem cosmopolita di Salomone, come ambiente plurirazziale e plurireligioso, costituiva una trappola per l&#39;integrità jahvista da evitarsi in maniera assai determinata in base a Dt 7,3-4. La provenienza delle donne elenca tutti i paesi confinanti tranne la regione filistea. Si trattava con probabilità di matrimoni politici. Già una scelta di questo tipo era disobbedienza a Dio, pur non essendo ancora arrivata all&#39;idolatria aperta. L&#39;autore cerca di presentare un&#39;attenuante per il grave peccato di Salomone: l&#39;età avanzata. Nella senile perdita di autonomia la volontà delle donne avrebbe prevalso su quella del re.&#xA;&#xA;5-8. Le divinità oggetto di culto vengono presentate andando in senso orario da nord verso sud. &#xA;Astarte, patrona di Sidone, godeva di venerazione in un&#39;area assai diffusa. Associata a Baal soprintendeva alla fecondità. Era la terra madre progenitrice di tutti i viventi e il suo culto comprendeva talora la prostituzione sacra. &#xA;Milcom è la forma con cui appare presso gli Ammoniti l&#39;antica divinità cananaica Malek, nome che compare presso gli Ebrei il cui significato è «re» (dalla radice mlk, «regnare», con le vocali però di bōšet, «vergogna»). Il suo culto era penetrato in Israele (Lv 18,21; 20,2) anche attraverso i sacrifici umani (2Re 23,10) e conobbe una forte resistenza da parte dei profeti (Ger 7,31-32; 19,6.11-14).&#xA;Camos era il dio nazionale dei Moabiti (Nm 21,29; Gdc 11,24). L&#39;altura costruita per lui da Salomone riapparirà in 11,7.33 e in 2Re 23,13. Anche contro di lui si scaglia la predicazione profetica (Ger 48,7.13.16).&#xA;&#xA;Entrambi questi idoli vengono chiamati šiqquṣ termine che indica una cosa talmente rivoltante da essere assolutamente evitata.&#xA;Impressiona al v. 7 la radice bnh, «costruire», copiosamente usata al c. 6 e al c. 8 per indicare la costruzione del tempio e qui impiegata per un luogo di culto profano. La posizione geografica poi è assai eloquente: il monte di fronte a Gerusalemme, cioè le pendici del Monte degli Ulivi. L&#39;antitesi tra JHWH e idoli è resa in modo plastico. 11,9-13. La responsabilità di Salomone è aumentata dal fatto che i precetti validi per tutto il popolo (Es 20,2-6; Dt 5,6-10) sono stati indirizzati personalmente a lui nelle due apparizioni di JHWH (3,5-14; 9,2-9), e, specialmente nella seconda, l&#39;ammonimento contro l&#39;idolatria era stato assai forte (9,6-9). Si noti come il castigo viene annunciato e procederà con intensità decrescente. La prima fase è drastica, radicale: «ti strapperò via il regno», ma subito dopo comincia una spirale di misericordia. L&#39;attuazione viene rinviata al regno del successore di Salomone e non sarà completa: una tribù rimarrà alla casa di Davide. Il motivo è l&#39;amore concretamente manifestato nella fedeltà alle scelte originali: Davide e Gerusalemme.&#xA;&#xA;14-40. La risposta di Dio al peccato di Salomone segna la stessa logica usata dal re. Salomone aveva procurato, con gli dei, degli oppositori a JHWH. Ora JHWH procura dentro e fuori il regno oppositori a Salomone. &#xA;&#xA;14-22. Il primo avversario politico a entrare in scena è Adad di Edom. È difficile capire come e quando costui abbia dato fastidi a Salomone. Quest&#39;unità infatti è una piccola biografia di un principe fuggiasco, scampato allo sterminio della sua famiglia. Anche qui abbiamo una esagerazione in merito all&#39;impresa di Abner riportata in 2Sam 8,13-14. In Edom si diede senz&#39;altro la caccia ai maschi della casa reale e a quelli adatti al combattimento, ma non a tutti. Adad trova asilo in Egitto, paese che ha sempre avuto buoni rapporti con Edom, e dopo la morte dei suoi oppressori riesce a riconquistare il trono. Se avesse avviato ostilità aperte verso Salomone immediatamente dopo il suo ritorno come si spiegherebbe il facile accesso al golfo di Aqaba? Forse è più verosimile pensare che il potere andò rinvigorendosi nelle mani di Adad con gradualità e solo verso la fine del regno di Salomone riuscì a far pesare la sua ostilità.&#xA;&#xA;23-25. Dopo il pericolo da sud, Edom, ora il pericolo da nord, Aram. Zoba era una città-stato a nord di Damasco il cui re Adad-Ezer esercitava il vassallaggio sugli Aramei. Uno dei suoi ufficiali, Razon, fuggì da lui mettendosi a capo di una banda di sovversivi. La storia trova un&#39;analogia in 1Sam 22-28. L&#39;impresa più importante di Razon fu la conquista di Damasco. Attorno alla sua città egli cominciò a coagulare le popolazioni circostanti in via di sedentarizzazione diventando così politicamente rilevante. Durante il regno di Salomone l&#39;ostilità è da far coincidere con incidenti alla frontiera settentrionale che disturbavano il commercio.&#xA;&#xA;26-28. Da Zereda, un villaggio sul versante occidentale della catena di Efraim, proveniva Geroboamo, un valente operaio che per le sue doti venne scelto personalmente da Salomone come responsabile dei lavoratori della sua tribù e di quelli di Manasse che insieme componevano la casa di Giuseppe. Questi vv. insieme al v. 40 costituiscono una scarna fonte originaria nella quale si è inserita una narrazione profetica. A proposito del Millo cfr. 9,15-19.&#xA;&#xA;29-30. L&#39;incontro con Achia di Silo è occasione per un gesto profetico spiegato dall&#39;oracolo successivo. La città di origine del profeta prende rilievo perché l&#39;oracolo annuncia la nascita del regno del Nord, zona di cui Silo era una antica città sacra. Il mantello poteva essere quello speciale indumento che distingueva i profeti (cfr. 1Sam 28,14).&#xA;&#xA;31-36. La prima parte dell&#39;oracolo si concentra su Salomone. L&#39;esordio pone un problema con il computo delle tribù, tant&#39;è che i LXX operano una correzione attribuendone a Salomone due anziché una. Una possibile spiegazione potrebbe essere questa: le dieci tribù del Nord e della Transgiordania vanno a Geroboamo. A Salomone rimane Giuda, che per il suo naturale legame con la casa di Davide viene ritenuta un possesso scontato, più Beniamino l&#39;unica tribù aggiunta alla legittima proprietà (cfr. 12,21-23; 2Cr 15,8-9). La sostanza dell&#39;oracolo è una ripetizione della descrizione dei vv. 5-7 e del discorso divino ai v. 11-13. Unica novità il particolare della lampada presa dall&#39;ambiente liturgico. Come nel tempio ardeva sempre una lampada davanti al Signore, così in Gerusalemme arderà in continuazione la casa di Davide attraverso un erede.&#xA;&#xA;37-39. La nascita di una monarchia al Nord viene radicata nella parola profetica portatrice delle condizioni e delle promesse di Dio. Queste non differiscono da quelle già emanate per Giuda. Se il re sarà fedele, Dio sarà fede le e la dinastia sarà stabile. Il linguaggio sottolinea la similitudine. La grande differenza, che peserà anche sulla storia successiva, è che per il Nord non esiste una città eletta e santa come Gerusalemme. Il fatto che i LXX non riportino il v. 39 spinge a ritenerlo una glossa.&#xA;&#xA;40. Nonostante le lusinghiere parole di Achia, e molto probabilmente anche il suo fattivo aiuto, la rivolta di Geroboamo fallisce e si risolve in una fuga. Anch&#39;egli come Adad ripara in Egitto accolto da Sisach con molta probabilità il šešonq dei documenti egiziani.&#xA;&#xA;41-43. Il parallelo si trova in 2Cr 9,29-30. Un formulario standardizzato che si ripeterà anche per gli altri re chiude sobriamente e definitivamente il ciclo di Salomone. Il periodo di regno indicato con la cifra tonda di quarant&#39;anni è stato di poco superiore (972-926 o 922 circa). Il sepolcro di Salomone rimase visibile fino alla rivolta di Bar Kokba (132-135 d.C.), periodo in cui crollò. Salomone fu l&#39;unico re che per tutta la durata del suo regno ebbe potere sull&#39;intero Israele.&#xA;&#xA;(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il peccato di Salomone</em></strong>
<strong>1</strong>Il re Salomone amò molte donne straniere, oltre la figlia del faraone: moabite, ammonite, edomite, sidònie e ittite, <strong>2</strong>provenienti dai popoli di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: “Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi”. Salomone si legò a loro per amore. <strong>3</strong>Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli fecero deviare il cuore. <strong>4</strong>Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. <strong>5</strong>Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. <strong>6</strong>Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre.
<strong>7</strong>Salomone costruì un&#39;altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti. <strong>8</strong>Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi.
<strong>9</strong>Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d&#39;Israele, che gli era apparso due volte <strong>10</strong>e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. <strong>11</strong>Allora disse a Salomone: “Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né le leggi che ti avevo dato, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo servo. <strong>12</strong>Tuttavia non lo farò durante la tua vita, per amore di Davide, tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. <strong>13</strong>Ma non gli strapperò tutto il regno; una tribù la darò a tuo figlio, per amore di Davide, mio servo, e per amore di Gerusalemme, che ho scelto”.</p>

<p><strong><em>Ribellioni esterne</em></strong>
<strong>14</strong>Il Signore suscitò contro Salomone un avversario, l&#39;edomita Adad, che era della stirpe regale di Edom. <strong>15</strong>Dopo la disfatta inflitta da Davide a Edom, quando Ioab, capo dell&#39;esercito, era andato a seppellire i cadaveri e aveva ucciso tutti i maschi di Edom – <strong>16</strong>Ioab, con tutto Israele, vi si era fermato sei mesi finché ebbe sterminato ogni maschio di Edom – <strong>17</strong>Adad, con alcuni Edomiti a servizio del padre, fuggì per andare in Egitto. Allora Adad era un ragazzo. <strong>18</strong>Essi partirono da Madian e andarono a Paran; presero con sé uomini di Paran e andarono in Egitto dal faraone, re d&#39;Egitto, che diede ad Adad una casa, gli fissò alimenti e gli diede una terra. <strong>19</strong>Adad trovò grande favore agli occhi del faraone, tanto che gli diede in moglie la sorella della propria moglie, la sorella di Tacpenès, la regina madre. <strong>20</strong>La sorella di Tacpenès gli partorì il figlio Ghenubàt, che Tacpenès svezzò nel palazzo del faraone. Ghenubàt visse nella casa del faraone, tra i figli del faraone. <strong>21</strong>Quando Adad seppe in Egitto che Davide si era addormentato con i suoi padri e che era morto Ioab, capo dell&#39;esercito, disse al faraone: “Lasciami partire; voglio andare nella mia terra”. <strong>22</strong>Il faraone gli rispose: “Ti manca forse qualcosa nella mia casa perché tu cerchi di andare nella tua terra?”. Quegli soggiunse: “No, ma, ti prego, lasciami partire!”.
<strong>23</strong>Dio suscitò contro Salomone un altro avversario, Rezon figlio di Eliadà, che era fuggito da Adadèzer, re di Soba, suo signore. <strong>24</strong>Egli radunò uomini presso di sé e divenne capo di una banda, quando Davide aveva massacrato gli Aramei. Andarono quindi a Damasco, si stabilirono là e cominciarono a regnare in Damasco. <strong>25</strong>Fu avversario d&#39;Israele per tutta la vita di Salomone, e questo oltre al male fatto da Adad; detestò Israele e regnò su Aram.</p>

<p><strong><em>La rivolta di Geroboamo</em></strong>
<strong>26</strong>Anche Geroboamo, figlio dell&#39;efraimita Nebat, di Seredà – sua madre, una vedova, si chiamava Seruà –, mentre era al servizio di Salomone, alzò la mano contro il re. <strong>27</strong>Questa è la ragione per cui alzò la mano contro il re: Salomone costruiva il Millo e chiudeva la breccia apertasi nella Città di Davide, suo padre. <strong>28</strong>Geroboamo era un uomo di riguardo; Salomone, visto quanto il giovane lavorava, lo nominò sorvegliante di tutto il lavoro coatto della casa di Giuseppe. <strong>29</strong>In quel tempo Geroboamo, uscito da Gerusalemme, incontrò per strada il profeta Achia di Silo, che era coperto con un mantello nuovo; erano loro due soli, in campagna. <strong>30</strong>Achia afferrò il mantello nuovo che indossava e lo lacerò in dodici pezzi. <strong>31</strong>Quindi disse a Geroboamo: “Prenditi dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio d&#39;Israele: “Ecco, strapperò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. <strong>32</strong>A lui rimarrà una tribù a causa di Davide, mio servo, e a causa di Gerusalemme, la città che ho scelto fra tutte le tribù d&#39;Israele. <strong>33</strong>Ciò avverrà perché mi hanno abbandonato e si sono prostrati davanti ad Astarte, dea di quelli di Sidone, a Camos, dio dei Moabiti, e a Milcom, dio degli Ammoniti, e non hanno camminato sulle mie vie, compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e le mie norme come Davide, suo padre. <strong>34</strong>Non gli toglierò tutto il regno dalla mano, perché l&#39;ho stabilito principe per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo, che ho scelto, il quale ha osservato i miei comandi e le mie leggi. <strong>35</strong>Toglierò il regno dalla mano di suo figlio e ne consegnerò a te dieci tribù. <strong>36</strong>A suo figlio darò una tribù, affinché ci sia una lampada per Davide, mio servo, per tutti i giorni dinanzi a me a Gerusalemme, la città che mi sono scelta per porvi il mio nome. <strong>37</strong>Io prenderò te e tu regnerai su quanto vorrai; sarai re d&#39;Israele. <strong>38</strong>Se ascolterai quanto ti comanderò, se seguirai le mie vie e farai ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, mio servo, io sarò con te e ti edificherò una casa stabile come l&#39;ho edificata per Davide. Ti consegnerò Israele; <strong>39</strong>umilierò la discendenza di Davide per questo motivo, ma non per sempre”“.
<strong>40</strong>Salomone cercò di far morire Geroboamo, il quale però trovò rifugio in Egitto da Sisak, re d&#39;Egitto. Geroboamo rimase in Egitto fino alla morte di Salomone.
<strong>41</strong>Le altre gesta di Salomone, tutte le sue azioni e la sua sapienza, non sono forse descritte nel libro delle gesta di Salomone? <strong>42</strong>Il tempo in cui Salomone aveva regnato a Gerusalemme su tutto Israele fu di quarant&#39;anni. <strong>43</strong>Salomone si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>11,3</strong> I numeri settecento e trecento sono iperbolici e vogliono accentuare, a loro modo, la magnificenza di Salomone.</em></p>

<p><em><strong>11,23-25</strong> I vari re di Damasco, capitale dell’omonimo regno arameo, approfitteranno della divisione del regno in Israele e Giuda e saranno avversari d’Israele per quasi due secoli.</em></p>

<p><em><strong>11,30</strong> lo lacerò in dodici pezzi: il gesto simbolico che compie il profeta, rende visibile ed efficace la parola che pronunicia (vedi Ger 27,1-8; 28,1-4.10-11). Il profeta assegna dieci tribù a Geroboamo e due a Giuda: forse Giuda e Beniamino (vedi 1Re 12,21) o Giuda e Simeone. Tutta l&#39;azione simbolica viene formulata con la terminologia deuteronimistica.</em></p>

<p><em><strong>11,41</strong> libro delle gesta di Salomone: una delle antiche fonti andate poi perdute.</em></p>

<p><em><strong>11,42</strong> quarant’anni: probabilmente dal 970 al 931 circa a.C.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-43</strong>. Presenta il tramonto della più luminosa giornata nella storia della monarchia israelitica. Non si tratta però di un crepuscolo sereno. Le nubi del peccato e del minacciato castigo travolgono e anticipano il naturale estinguersi della luce. L&#39;autore addensa in questa pagina il rovescio della medaglia del regno gloriosamente descritto. Le difficoltà politiche non si sono infatti accumulate al termine della vita del grande monarca. Le minacce esterne vanno datate ai primi anni di regno (cfr. vv. 21 e 24-25), quelle interne si collegano ai grandi lavori edilizi.</p>

<p><strong>1-4</strong>. Una lettura teologica estremamente coerente al pensiero deuteronomista vede come causa del crollo dell&#39;impero salomonico il peccato. Qui vengono presentati i prodromi dell&#39;infedeltà, l&#39;ambiente dal quale saranno respirati i germi che produrranno un esito mortale; l&#39;<em>harem</em> cosmopolita di Salomone, come ambiente plurirazziale e plurireligioso, costituiva una trappola per l&#39;integrità jahvista da evitarsi in maniera assai determinata in base a Dt 7,3-4. La provenienza delle donne elenca tutti i paesi confinanti tranne la regione filistea. Si trattava con probabilità di matrimoni politici. Già una scelta di questo tipo era disobbedienza a Dio, pur non essendo ancora arrivata all&#39;idolatria aperta. L&#39;autore cerca di presentare un&#39;attenuante per il grave peccato di Salomone: l&#39;età avanzata. Nella senile perdita di autonomia la volontà delle donne avrebbe prevalso su quella del re.</p>

<p><strong>5-8</strong>. Le divinità oggetto di culto vengono presentate andando in senso orario da nord verso sud.
* <em>Astarte,</em> patrona di Sidone, godeva di venerazione in un&#39;area assai diffusa. Associata a Baal soprintendeva alla fecondità. Era la terra madre progenitrice di tutti i viventi e il suo culto comprendeva talora la prostituzione sacra.
* <em>Milcom</em> è la forma con cui appare presso gli Ammoniti l&#39;antica divinità cananaica Malek, nome che compare presso gli Ebrei il cui significato è «re» (dalla radice <em>mlk,</em> «regnare», con le vocali però di <em>bōšet,</em> «vergogna»). Il suo culto era penetrato in Israele (Lv 18,21; 20,2) anche attraverso i sacrifici umani (2Re 23,10) e conobbe una forte resistenza da parte dei profeti (Ger 7,31-32; 19,6.11-14).
* <em>Camos</em> era il dio nazionale dei Moabiti (Nm 21,29; Gdc 11,24). L&#39;altura costruita per lui da Salomone riapparirà in 11,7.33 e in 2Re 23,13. Anche contro di lui si scaglia la predicazione profetica (Ger 48,7.13.16).</p>

<p>Entrambi questi idoli vengono chiamati <em>šiqquṣ</em> termine che indica una cosa talmente rivoltante da essere assolutamente evitata.
Impressiona al v. 7 la radice <em>bnh,</em> «costruire», copiosamente usata al c. 6 e al c. 8 per indicare la costruzione del tempio e qui impiegata per un luogo di culto profano. La posizione geografica poi è assai eloquente: il monte di fronte a Gerusalemme, cioè le pendici del Monte degli Ulivi. L&#39;antitesi tra JHWH e idoli è resa in modo plastico. 11,9-13. La responsabilità di Salomone è aumentata dal fatto che i precetti validi per tutto il popolo (Es 20,2-6; Dt 5,6-10) sono stati indirizzati personalmente a lui nelle due apparizioni di JHWH (3,5-14; 9,2-9), e, specialmente nella seconda, l&#39;ammonimento contro l&#39;idolatria era stato assai forte (9,6-9). Si noti come il castigo viene annunciato e procederà con intensità decrescente. La prima fase è drastica, radicale: «ti strapperò via il regno», ma subito dopo comincia una spirale di misericordia. L&#39;attuazione viene rinviata al regno del successore di Salomone e non sarà completa: una tribù rimarrà alla casa di Davide. Il motivo è l&#39;amore concretamente manifestato nella fedeltà alle scelte originali: Davide e Gerusalemme.</p>

<p><strong>14-40</strong>. La risposta di Dio al peccato di Salomone segna la stessa logica usata dal re. Salomone aveva procurato, con gli dei, degli oppositori a JHWH. Ora JHWH procura dentro e fuori il regno oppositori a Salomone.</p>

<p><strong>14-22</strong>. Il primo avversario politico a entrare in scena è Adad di Edom. È difficile capire come e quando costui abbia dato fastidi a Salomone. Quest&#39;unità infatti è una piccola biografia di un principe fuggiasco, scampato allo sterminio della sua famiglia. Anche qui abbiamo una esagerazione in merito all&#39;impresa di Abner riportata in 2Sam 8,13-14. In Edom si diede senz&#39;altro la caccia ai maschi della casa reale e a quelli adatti al combattimento, ma non a tutti. Adad trova asilo in Egitto, paese che ha sempre avuto buoni rapporti con Edom, e dopo la morte dei suoi oppressori riesce a riconquistare il trono. Se avesse avviato ostilità aperte verso Salomone immediatamente dopo il suo ritorno come si spiegherebbe il facile accesso al golfo di Aqaba? Forse è più verosimile pensare che il potere andò rinvigorendosi nelle mani di Adad con gradualità e solo verso la fine del regno di Salomone riuscì a far pesare la sua ostilità.</p>

<p><strong>23-25</strong>. Dopo il pericolo da sud, Edom, ora il pericolo da nord, Aram. Zoba era una città-stato a nord di Damasco il cui re Adad-Ezer esercitava il vassallaggio sugli Aramei. Uno dei suoi ufficiali, Razon, fuggì da lui mettendosi a capo di una banda di sovversivi. La storia trova un&#39;analogia in 1Sam 22-28. L&#39;impresa più importante di Razon fu la conquista di Damasco. Attorno alla sua città egli cominciò a coagulare le popolazioni circostanti in via di sedentarizzazione diventando così politicamente rilevante. Durante il regno di Salomone l&#39;ostilità è da far coincidere con incidenti alla frontiera settentrionale che disturbavano il commercio.</p>

<p><strong>26-28</strong>. Da Zereda, un villaggio sul versante occidentale della catena di Efraim, proveniva Geroboamo, un valente operaio che per le sue doti venne scelto personalmente da Salomone come responsabile dei lavoratori della sua tribù e di quelli di Manasse che insieme componevano la casa di Giuseppe. Questi vv. insieme al v. 40 costituiscono una scarna fonte originaria nella quale si è inserita una narrazione profetica. A proposito del Millo cfr. 9,15-19.</p>

<p><strong>29-30</strong>. L&#39;incontro con Achia di Silo è occasione per un gesto profetico spiegato dall&#39;oracolo successivo. La città di origine del profeta prende rilievo perché l&#39;oracolo annuncia la nascita del regno del Nord, zona di cui Silo era una antica città sacra. Il mantello poteva essere quello speciale indumento che distingueva i profeti (cfr. 1Sam 28,14).</p>

<p><strong>31-36</strong>. La prima parte dell&#39;oracolo si concentra su Salomone. L&#39;esordio pone un problema con il computo delle tribù, tant&#39;è che i LXX operano una correzione attribuendone a Salomone due anziché una. Una possibile spiegazione potrebbe essere questa: le dieci tribù del Nord e della Transgiordania vanno a Geroboamo. A Salomone rimane Giuda, che per il suo naturale legame con la casa di Davide viene ritenuta un possesso scontato, più Beniamino l&#39;unica tribù aggiunta alla legittima proprietà (cfr. 12,21-23; 2Cr 15,8-9). La sostanza dell&#39;oracolo è una ripetizione della descrizione dei vv. 5-7 e del discorso divino ai v. 11-13. Unica novità il particolare della lampada presa dall&#39;ambiente liturgico. Come nel tempio ardeva sempre una lampada davanti al Signore, così in Gerusalemme arderà in continuazione la casa di Davide attraverso un erede.</p>

<p><strong>37-39</strong>. La nascita di una monarchia al Nord viene radicata nella parola profetica portatrice delle condizioni e delle promesse di Dio. Queste non differiscono da quelle già emanate per Giuda. Se il re sarà fedele, Dio sarà fede le e la dinastia sarà stabile. Il linguaggio sottolinea la similitudine. La grande differenza, che peserà anche sulla storia successiva, è che per il Nord non esiste una città eletta e santa come Gerusalemme. Il fatto che i LXX non riportino il v. 39 spinge a ritenerlo una glossa.</p>

<p><strong>40</strong>. Nonostante le lusinghiere parole di Achia, e molto probabilmente anche il suo fattivo aiuto, la rivolta di Geroboamo fallisce e si risolve in una fuga. Anch&#39;egli come Adad ripara in Egitto accolto da Sisach con molta probabilità il <em>šešonq</em> dei documenti egiziani.</p>

<p><strong>41-43</strong>. Il parallelo si trova in 2Cr 9,29-30. Un formulario standardizzato che si ripeterà anche per gli altri re chiude sobriamente e definitivamente il ciclo di Salomone. Il periodo di regno indicato con la cifra tonda di quarant&#39;anni è stato di poco superiore (972-926 o 922 circa). Il sepolcro di Salomone rimase visibile fino alla rivolta di Bar Kokba (132-135 d.C.), periodo in cui crollò. Salomone fu l&#39;unico re che per tutta la durata del suo regno ebbe potere sull&#39;intero Israele.</p>

<p><em>(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
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      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 05:42:25 +0000</pubDate>
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      <title>Billy Bragg – Bridges Not Walls (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/billy-bragg-bridges-not-walls-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Ne è passato di tempo dagli esordi del songwriter inglese Billy Bragg, che ritroviamo in questi giorni alle prese con la promozione dal vivo del suo nuovo minialbum “Bridges not Walls”.&#xA;Sempre duro e controcorrente non solo nella scrittura musicale, ma anche nei confronti della stessa industria produttiva.&#xA;I primi passi Billy Bragg li ha curati a fine anni settanta con la band Riff Raff (tanto amati da Ken Loach)... https://artesuono.blogspot.com/2017/11/billy-bragg-bridges-not-walls-2017.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=rbCetwIRdiY&amp;list=PLuFrIncMdIQx2MZQeZeMDfahdYmNosSZq&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.billybragg.co.uk/wp-content/uploads/2019/02/bridge-not-walls.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Ne è passato di tempo dagli esordi del songwriter inglese Billy Bragg, che ritroviamo in questi giorni alle prese con la promozione dal vivo del suo nuovo minialbum “Bridges not Walls”.
Sempre duro e controcorrente non solo nella scrittura musicale, ma anche nei confronti della stessa industria produttiva.
I primi passi Billy Bragg li ha curati a fine anni settanta con la band Riff Raff (tanto amati da Ken Loach)... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/11/billy-bragg-bridges-not-walls-2017.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/11/billy-bragg-bridges-not-walls-2017.html</a></p>

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<p>Ascolta il disco: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=rbCetwIRdiY&amp;list=PLuFrIncMdIQx2MZQeZeMDfahdYmNosSZq" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=rbCetwIRdiY&amp;list=PLuFrIncMdIQx2MZQeZeMDfahdYmNosSZq</a></p>

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]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rn7q753h20</guid>
      <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 19:09:14 +0000</pubDate>
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      <title>Diario</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/diario</link>
      <description>&lt;![CDATA[Diario&#xA;&#xA;Se ci penso ho tutte le carte per poter vivere felice, guardatevi le mani, avete tutti, come me, le carte per poter vivere felici. Se mi sedessi e mi mettessi lì a pensare, avrei tutte le carte per poter vivere felice, ma - diciamocelo - chi vuole vivere felice? &#xA;&#xA;C&#39;è una scena interessante in Mars Express, quando la protagonista chiede a quello che sembrebbe il villain del film di interrompere il suo piano e quello dice che non può, che non è lui a decidere, e allora la protagonista chiede al villain di mostrargli chi è il vero cattivo e quello, sotto minaccia di essere ucciso, accetta e sullo sfondo di un enorme monitor appaiono decine e decine di persone nel mondo in videoconferenza. Il cattivo è distribuito nel mondo, come le cucce per i cani in una casa troppo grande. &#xA;&#xA;Ho preso un disco di musica franco marocchina, i Bab &#39;L Bluz e lo sto ascoltando con ostico piacere. L&#39;idea è quella di spezzare le sonorità a cui sono abituato in quanto occidentale e &#xA;&#xA;Che fatica. Quando pulisco certe parti della casa sento odore di orina di gatto, e capisco di essere finito in qualche sacca temporale dove chissà quando Nanaki fa fatto pipì. Forse, ovviamente, non ne ho certezza. Alla fine non è questo la letteratura? Lasciare le proprie pisciate di gatto sparse per il mondo, in modo che continuino a mandare i nostri odori interni dopo che ci saremo tolti dalle palle. Eccellente penso. Alla fine faccio una pausa, mi collego a internet e giro, giro in un budello di roba orribile. Poi scrollo il mio profilo Facebook e penso che - no - un posto bello nel digitale esiste, dai.&#xA;L&#39;altro giorno ero in macchina in coda che ascoltato i Bab &#39;L Bluz e per non sprecare il tempo morto del traffico stavo per chiedere a terzogenita di riprendermi mentre tenevo questo dialogo con lei:&#xA;amore, sai perché io faccio quello che faccio?&#xA;no&#xA;perché sono esposto. La cultura è sotto continua esposizione, le radiazioni del cosmo ci colpiscono e ci fanno vedere colori, forme, ci danno un senso di distanza e una percezione del tempo che non esistono. Siamo immersi in una grande vaporizzazione. &#34;Quello che è successo&#34;, non è mai successo. Non in questi termini. Siamo macchinette parlanti, più le radiazioni ci bruciano la cultura, più ne produciamo, come macchinette addestrate. &#xA;Fine del video, taglio e inserimento su Instagram. Non l&#39;ho fatto perché terzogenita non stava bene, era arroccata nel suo sedile, guardava il cellulare. Già stavo sentendo musica franco marocchina, poveretta. Era un meta video, sprecato. Ogni cosa che non faccio è sprecata, in un certo senso. Il tempo è sprecato. Alla fine, va bene.&#xA;&#xA;Oggi lo dicevo a un genitore, suo figlio durante le mie lezioni si alza, va al calorifero, torna indietro, va avanti, si siede per terra. Ma a me - ho continuato - in realtà non dà nessun fastidio, non c&#39;è - voglio dire - nessuno studio che dica che stare seduti e composti si impari meglio, anzi. Per certi studenti stare seduti e composti è una tortura. Vero? &#xA;&#xA;Ho tanti ricordi che mi porterò dietro, come una coperta.Tutta roba che non posso scrivere e che mi trascinerò dietro. Scrivere costa comunque del tempo, ci vuole un po&#39; di lucidità che oggi non ho del tutto. Comunque, uno, io per terra seduto in non so quale aula dell&#39;università di lettere, forse aula M, aula Mandela, non ricordo, forse invento, seduto per terra che assisto alle lezioni di non ricordo che materia, prendo appunti e mangio misto cinese mentre ascolto. Chipang mix. L&#39;aula piena come un uovo, non ricordo che materia fosse. Mangio non so mai come mettere le gambe le allungo le ranicchio, con vicino qualche sventurata come me, prendo appunti e mi godo i miei vent&#39;anni, penso di avere tutto il tempo davanti e in quel momento c&#39;è davvero ancora tutto, o quasi. &#xA;&#xA;Le sconfitte e i fallimenti insegnano sempre qualcosa, a me hanno insegnato che fallire è sgradevole. Fallire si porta dietro - non solo il proprio fallimento - che spesso è poca cosa, ma a cascata l&#39;idea che quel fallimento si moltiplicherà in tutte le bocche e tutti gli occhi che ti hanno visto alzarti e provarci. A volte del fallimento pesa la sua ricaduta sociale. In realtà poi, vedere qualcuno fallire, fa bene a chi non è interessato dal fallimento. È terapeutico, tonifica. Se fallisci stai facendo del bene a un sacco di gente, psicologicamente parlando.&#xA;&#xA;Invecchiando ho notato questa cosa, che spesso il fallimento è sgradevole ma talvolta meno della vittoria. Certe vittorie, a guardarle bene, sono più mancati fallimenti. Vinci, e il premio è un aumento dello stress, del carico di lavoro, della competizione. Vinci e rimani attonito, ancora carico di adrenalina a fissare un punto davanti a te, un futuro a temperatura di fusione.&#xA;&#xA;Sul mio computer ci sono migliaia di foto che ho fatto, sono tutte di risoluzione diversa a seconda degli anni in cui le ho fatte, a seconda del livello tecnologico che in quel momento il mercato aveva raggiunto. Di queste migliaia di foto, quelle che ho fatto per inquadrare qualcosa e fermarlo nel tempo saranno una decina. Tutte le altre foto sono nate per comunicare, per condividere. &#xA;&#xA;Sono foto disordinate, foto di oggetti, frammenti di qualche viaggio, visi dei miei figli che sorridono, che piangono, che mi abbracciano, che usano prodotti, che mangiano. Riaprire molti di quei file mi fa male: ci sono dentro le energie di quegli anni, ci sono dentro i fallimenti della mia vita nel momento in cui non sapevo ancora che sarebbero stati dei fallimenti. &#xA;Molte, moltissime foto sono foto di cose che ho fatto per lavoro per raggiungere degli obiettivi che ho mancato o che ho raggiunto molto parzialmente. Se fossi una persona intelligente cancellerei tutta quella roba, quella massa di immagini che oggi possono solo farmi del male. Ma in mezzo ci sono anche piccole cose che invece non rivedrò mai più: un posto bello in cui ero stato e che ho completamente dimenticato. Un frammento della mia vita di cui sono fiero e che anche quello non esiste se non in quella manciata di bit.&#xA;&#xA;Sono morte diverse persone che conoscevo negli ultimi anni, persone con cui avevo lavorato, che avevo conosciuto di persona o che non avevo mai visto nella mia vita reale. Ma che in qualche modo conoscevo. Ogni persona si lascia dietro migliaia di file, aggiornamenti di stato che dicono quello che pensano del mondo, di un gelato, di un ristorante, della guerra in mediooriente; sono ancora tutti lì accanto alla foto profilo, come se fossero ancora tutti vivi. &#xA;&#xA;Questo sciame digitale sembra eterno ma in realtà è fragile. La sua riproducibilità tecnica vive accanto a un accumulo continuo di contenuti che si coprono gli uni sugli altri, una fiumana comunicativa che annichilisce il singolo elemento, possono tutti concorrere ad un addestramento degli algoritmi, ma sono file sempre più fragili e inutili man mano che ne arrivano altri migliaia e migliaia al secondo. Il singolo file svanisce, rimane - forse - il suo addestramento per generare altri migliaia e migliaia di file desunti, cosplayer di quell&#39;impalpabile momento di vita originale.&#xA;&#xA;Questi file sono appiccicati alla mia esistenza, una volta che questa non ci sarà più, anche quei file lentamente perderanno la loro forza e la loro identità. La loro riproducibilità tecnica è un&#39;illusione: nessuno ha bisogno di conservarli e di farne copie di backup perché il processo di generazione di altri file è senza interruzione e non è sostenibile. Non ci riesco io, figurati dopo di me.  Verranno divorati dagli algoritmi, presa la loro standardizzazione degli spazi, dei volti, dei vettori di movimenti, dei sorrisi, della forma degli oggetti, i vuoti e i pieni delle strutture. L&#39;essere o non essere della luce. Verrano divorati e poi sputata la loro forma digitale, ormai improduttiva. Qualcosa o qualcuno li cancellerà. Una pulizia di un server, un incendio, un errore o la sistematica frantumazione degli oggetti digitali di cui  l&#39;upgrade continuo si nutre. La forma dei ricordi finirà vittima delll&#39;obsolescenza del proprio formato.&#xA;&#xA;Sono lì che cammino e mi imbatto nell&#39;immaginazione, è una specie di spiaggia quella in cui cammino dove si sovrappongono passato e futuribile, quella forma particolare di futuro che non si è mai avverato ma avrebbe potuto. Immerse nella sabbia, come statue gigantesche di epoche remote, conchiglie dalle fatture sovraumane, le bocche auricolari aperte, le ciglia madreperlacee svirgolano quasi a palpitare: non è così rassicurante - dicono - la nostra voce?&#xA;&#xA;A furia di cannibalizzarmi l&#39;anima - rispondo - la realtà mi ha divorato il corpo. Non capiscono: se solo vedessero tutti i refusi che ho nella testa. Quando escono li ho già rimessi a posto, non tutti, ma una buona dose. Ho una dislessia emozionale, una discalculia che rende tutto l&#39;universo a volte grosso come un calzino, a volte rende le coperte del mio letto tendaggi infiniti dove metto in scena spettacoli cosmici: guarda questa supernova che mi esplode tutt&#39;intorno allo stomaco, la curiosa geometria delle mie gambe buttate al cielo aperto.&#xA;&#xA;Forse ti chiederai perché sto mentendo: ebbene. Sappi che la verità che hai in bocca è oscena. Quando parli sputacchi brandelli di reale che rendono la mia immaginazione un orrore. Credimi se ti dico che la mia menzogna è un sano bisogno di sopravvivenza. Che fa bene anche a te vedere tutto questo frottolame messo in scena. Si chiama - tecnicamente - utopia. Ed è dell&#39;utopia che di tanto in tanto, per qualche frammento di secondo, accade. Sbeng. Poi tutto ritorna come prima, ci si rende conto di essere animali bestie, preda di furori bestia, e ci si osserva con vergogna e rabbia, si ringhia per sentito dire.&#xA;&#xA;Come la mia gatta che, cresciuta con la mia cagna, adesso ringhia come un cane quando passano i vicini fuori dalla porta. Così mia figlia - quando può - manda lo stesso odore mio o di qualche altro progenitore.&#xA;Il Festival di Sanremo ci sarà, come ci sarà l&#39;ennesima guerra, oggi il frastuono è ineludibile, ciao ciccia mi hai chiamato, come va, tutto è sfuocato, le luci dal ponte dell&#39;autostrada, a scuola, per errore, si muore, a centinaia, a difesa del regime più brutale della storia, la comunicazione sociale sembra uno spezzatino di carne, terriccio, peli, acqua, la ricetta vincente per la carbonara, la morte in mondovisione con i disclaimer per gli adulti, clicca ma è un contenuto sensibile, morto ma sensibile, essere salvati da mostri imbrattati di storia, d&#39;atronde i generazion z e oltre sono ormai abituati all&#39;accesso a contenuti non omogeni dove il  segno ha  forza per se stesso senza  essere  una semplice  trasposizione  del suono, ... .- .-. .- .----. / .--. .. ..- .----. / ..-. .- -.-. .. .-.. . / -.-. --- ... .. .----. / .- -- -- .- -. ... .. .-. . / .. / -.-. --- -. .- - .. / ... .- .-.. - .- .-. . / - .-. .- / ..-. .-. .- -- -- . -. - .. / .. / -... .-. .- -. -.. . .-.. .-.. .. / -.. .. / - . --. ..- -- . -. - .. / . / -. --- -.. ..- .-.. .. / . / ...- --- -.-. .. / -.-. .... . / .-. . ... - .- .-. .- -. -. --- / .-.. .- / ... --- - - --- --..-- / ... -.-. .... .. --.. --.. .- - .. / ... ..- --. .-.. .. / .- -. -. .. --..-- / -. . .-.. .-.. . / .--. .- .-. . - .. / -.. . .-.. .-.. . / .. -. ..-. .-. .- ... - .-. ..- - - ..- .-. . --..-- / ... .. .----. / .- .-. .-. .. ...- --- / ..-. .. -. .. ... -.-. --- / -.. .. / ... -.-. .-. .. ...- . .-. . / ..- -. .- / -.-. --- ... .-&#xA;&#xA;Farò errori chi non li fa. Sono a casa con una probabile influenza, mal di testa, nausea, scrivo quindi cose sbagliate. Perché Venerandi scrivi se stai male, intanto perché stare male è una condizione piuttosto frequente, e poi perché - se fo faceva D&#39;Annunzio ad occhi chiusi sul letto d&#39;ospedale, gli occhi fasciati - vuoi che non lo faccia io, scrivere è nella natura di questa cosa tecnologica che siamo, come respirare, provare ansia per il futuro, andare di corpo. Esplorare l&#39;ignoto. &#xA;&#xA;L&#39;altro giorno ero sulla scala che pitturavo il soffitto e sentivo un podcast in cui una voce leggeva un brano di un romanzo che non ho mai letto, credo fosse Mattatoio numero cinque, e legge questo brano potentissimo dove l&#39;autore immagine i bombardamenti che l&#39;Europa stava subendo da parte degli alleati, se li immagina a rovescio, aerei che partono all&#39;incontrario dall&#39;Inghilterra, arrivano sulle grandi città europee distrutte, e con vapori e suoni risucchiano al loro interno le bombe che erano state sganciate, i palazzi risorgono, i corpi smembrati vengono curati e alla fine gli aerei all&#39;incontrario tornano nelle loro città, le bombe vengono mandate in fabbriche dove donne le smantellano, riportano gli elementi minerari  all&#39;interno della terra da dove erano stati rimossi a tonnellate, una cosa del genere ma scritta molto bene e io - sulla scala - ero commosso, mi è venuto un groppo alla gola mentre pensavo, ecco, la tecnologia dovrebbe essere questo, ricostruire, curare, fortificare il pianeta. E invece - la beffa - di migliaia e miglaia di forze, energie, risorse occupate a produrre costosa tecnologia nata per distruggere, sventrare, recidere, detonare.  &#xA;Speriamo i miei figli facciano meglio, pensavo, ma non so, le generazioni sono trasversali come la mia, c&#39;è dentro di tutto, ci sono menzone su cui è costruito il potere occidentale, c&#39;è lo spettro della morte che nessuno vuole vedere, il covid facci caso non c&#39;è mai stato, c&#39;è questa abitudine al benessere e al sogno del lusso che tramandiamo ai nostri figli come un desiderio virale collettivo.&#xA;&#xA;Camminavo qualche giorno fa con Elettra e le dicevo che io non sono uno di quei genitori che dicono che i figli gli devono qualcosa in cambio per tutte le ore impegnate per loro, a farli crescere, a curarli, a seguirli, a preoccuparsi per le infinite cose che possono succedere nella vita. Perché, le spiegavo, nel momento in cui facevo  quelle cose venivo immediatamente ripagato con punti esperienza, godimento sensoriale, appagamento e frustrazione. Insomma, quando se ne andranno siamo pari e patta, spero. &#xA;Nuove generazioni e nuova tecnologia. C&#39;è stata una discussione che ho fatto mesi fa con Andrea Inglese e che avrei voluto proseguire, ma basta, il mal di testa ora è importante, mi fermo qua. Anche D&#39;Annnunzio mi immagino dormisse sul letto di ospedale.&#xA;Sono a tavola con secondogenito e non so di cosa stiamo parlando e a un certo punto gli dico, &#34;eh, ma sei esoso!&#34;. Lui mi guarda. &#34;Cosa sono?&#34;. &#34;Esoso&#34;. Faccia di secondogenito mostra una ignoranza completa del termine&#xA;&#xA;Mi è tornato il Tab XC con una nuova tastiera e sto scrivendo proprio per vedere se vengon fuori problemi immediati. Non mi faccio grandi illusioni, dopo la quinta tastiera capisci che la perfezione non è di questo mondo, come diceva: un atomo opaco di male. Oggi gli studenti mi hanno fatto notare che continuo a sbagliare. Dico il X Maggio, invece che X Agosto. Uno studente ha anche capito perché sbaglio: faccio una crasi tra il 5 maggio e il 10 agosto, esce fuori un 10 maggio che è anche pericolosamente vicino al 15 maggio, data finale di compilazione dell&#39;omonimo documento. Questo per dire la confusione mentale che regna dentro la mia testa.&#xA;&#xA;Quello che penso mi renda una figura atipica di insegnante ma più in generale di letterato, virgolettato, &#39;letterato&#39; diciamo, è che non credo di essere un nerd della letteratura o dei libri. Non lo sono nemmeno dell&#39;informatica, in senso stresso. Né della musica o dell&#39;arte. Del teatro o del cinema. Tutte queste cose mi piacciono, fanno indubbiamente parte del mio dna, ma non sono un nerd, le vedo comunque da una certa distanza, con un sufficiente distacco. Mi interessano tutte per quello che mi è sufficiente per raggiungere lo scopo che mi sono prefissato, fosse solo anche il benessere personale o la sopravvivenza dello spirito. &#xA;&#xA;Lo vedo con chi si appassiona a questo o quell&#39;aspetto di cui riconosco il fascino o l&#39;importanza, ma che tengo comunque a debita distanza.&#xA;&#xA;Sono seduto a tavola con secondogenito e - non ricordo per qualche discorso che stavamo facendo - gli dico che è esoso. Lui si ferma. Mi fissa. &#34;Esoso?&#34; chiede. &#34;Esoso&#34;, confermo. La faccio breve: non ha idea di cosa significhi esoso. &#xA;&#xA;Ecco, gli dico, ne stiamo discutendo anche su internet, gli dico, il fatto che le vostre generazioni hanno un vocabolario più limitato del mio. Secondogenito ridacchia sornione. &#34;Più limitato ma più ampio&#34; dice, e spiega che lui non sa cosa voglia dire &#34;esoso&#34;, ma ha un inglese migliore del mio. Ha il doppio, realtà, del mio vocabolario. Ed è vero. &#34;Posso vivere senza il tuo «esoso»&#34; chiosa.&#xA;&#xA;E scrivo &#34;chiosa&#34; e so che anche questo termine non fa parte del suo vocabolario base, mentre ieri, quando cercavo di spiegargli che mi doveva comprare quelle palline di plastica che si usano per avvolgere le cose e spedirle lui mi ha ascoltato con pazienza e poi mi ha detto che - ok - mi avrebbe comprato del bubble wrap.&#xA;&#xA;Ovviamente non tutti sono come i miei tregeniti, ma questo spostamento verso un italiano lessicamente più essenziale, meno letterario, più povero convive certamente con un arricchimento lessicale delle lingue forti della rete, non solo l&#39;inglese, ma anche le comunicazioni non verbali e non basate sul segno, e questo spostamento è molto parzialmente individuato dalle indagini sul mondo scuola e i suoi abitanti.&#xA;&#xA;Mi alzo, domenica mattina presto, continuo questa tradizione di svegliarmi che sono ancora stanco e dormirei ancora un po&#39; ma la mia testa inizia a rotearmi dentro si porta appresso pensieri, ansie, fantasie, castelli di cartapesta e alluminio e dopo un po&#39; capisco che di dormire ha bisogno il corpo ma la mente lavora contro, mi alzo. &#xA;&#xA;Scendo al piano di sotto e Irene inizia a girarmi attorno. In genere quando lo fa è perché ha finito l&#39;acqua e ha sete, ma questa volta la ciotola ha ancora acqua, quindi capisco che deve fare pipì. Piove, guardo fuori dalla porta finestra, la vallata ampia attraversata dalle bracciate grigie della pioggia mentre una luce bianca mostra i contorni seriali della Valbisagno. Irene inizia a girarmi attorno con più veemenza, ha capito che ho capito e con il linguaggio del corpo mi dice, apri, bastardo amato padrone, apri la porta finestra.&#xA;&#xA;Apro la porta finestra e subito Irene corre verso sinistra. Nella casa vecchia, a sinistra, ci sono le scalette che portano alle fasce, due chilometri quadri di terreno dove Irene poteva bellamente fare la sua pipì. Ma qua, nella casa nuova, a sinistra c&#39;è la fine del terrazzo, un caminetto, un terrazzino. Insomma, nessun posto lecito per fare pipì. Sporgo la testa dalla porta finestra per capire cosa voglia fare. Irene gira, non sa bene dove farla, annusa, gira, alla fine sale scomodamente sopra un vaso e inizia a a fatica a cercare una posizione per fare pipì.&#xA;&#xA;&#34;Ferma, pazza, mi ammazzi le piante!&#34; dico e Irene mi ascolta, scende colpevole, rientra in casa, ma appena è dentro inizia di nuovo a girarmi attorno. Sospiro. Sono in pigiama, di uscire non se ne parla. Dalla porta finestra le indico le scalette che conducono sotto, alla fascia della casa nuova, un piccolo appezzamento di terreno, piccolo ma ampiamente sovradotato se rapportato alle capacità della vescica di Irene. &#34;Vai là - le dico - scendi le scale&#34;. Irene guarda me, guarda il mio dito, si agita, gira attorno. Niente. &#xA;&#xA;Allora, lentamente, indosso la giacca viola di Elettra che è lì in cucina, mi metto a ciabatta le mie scarpe verdi da ginnastica, esco fuori nel terrazzo, sotto la pioggia, e vado fino alla scala che porta alla fascia di sotto. &#34;Irene, vieni!&#34; dico e questa volta la cana, rassicurata dalla mia presenza corre verso di me e - a un mio gesto - scende le scale e riscopre questa fascia a cui evidentemente non si è ancora abituata. Fa pipì. &#xA;&#xA;Io aspetto sotto la pioggia, debole, la luce al neon della vallata che prende tutto il cielo, guardo il viola della giacca, il verde delle mie scarpe, il marrone in movimento del fiume Bisagno che porta la sua fiumana verso la foce e penso che un tempo una cosa del genere mi si sarebbe fissata nella memoria. Essere lì, voglio dire, in pigiama sotto la pioggia, a vedere la città che si frega gli occhi con le nocche, Irene che minziona lungamente, il senso del freddo e del caldo insieme. Invece oggi no. La capacità di memorizzare è più bassa. Gli occhi hanno perso diottrie, il sangue anche. Zeugma. Penso, allora che certe cose sono più liriche a pensare di averle fatte che a farle.&#xA;&#xA;Forse certe cose sono più adatte a essere scritte che a essere vissute, penso. Guardo Irene che risale le scale felice, per quanto un cane possa essere felice. Rientro, scrivo.&#xA;&#xA;Salve dottoressa sono Venerandi le scrivo perché volevo dirle che chatgpt non concorda sulla sua diagnosi. Lei mi ha scritto testualmente che i miei sintomi potrebbero essere ascrivibili a una seria sinusite. Sono compatibili, ha detto. Mi ha suggerito di andare a fare dei bagni termali, docce bollenti e insufflazioni con bicarbonato. &#xA;&#xA;I sintomi di cui io le ho parlato sono di giramenti di testa, confusione, specie dopo piccoli sforzi, leggero stato di nausea, poco appetito, aumento degli acufeni, lanuggine ombelicale, tappamento delle orecchie nei momenti di tensione, dolori persistenti alla parte centrale della schiena, arrossamento prepuziale, sbucciatura delle nocche delle dita, calo generico della vista, assenza momentanea, inversione delle sillabe, spossatezza, mancanza di sonno o eccesso, frequenti mal di testa, schiacciamento dei suoni in frequenze, dolori premestruali, rigonfiamento dell&#39;addome, digrignamento dei denti notturno, apnee, sogni ambientati in mondi con geometrie non euclidee, polluzioni non nottune, inversione delle trombe di eustachio con quelle di fallopio, stati di agitazione, insofferenza nei confronti del nemico e alluce valgo. &#xA;&#xA;Chatgpt, anzi Gemini perché di Cahtgpt avevo finito i crediti della versione intelligente, mi ha scritto sei paginate di roba, ma il succo è qua: &#34;Gran parte dei tuoi sintomi (confusione, acufeni, tappamento delle orecchie, apnee, digrignamento dei denti, spossatezza e sogni in mondi non euclidei) urla stress cronico e sovraccarico nervoso&#34;.&#xA;&#xA;Ecco, altro che sinusite. Urla. Stess cronico e sovraccarico nervoso. Da dove viene questo stress?  E cosa potrei farci? L&#39;ho chiesto sempre a Gemini che si è messo lì a pensare e poi mi ha detto &#34;c&#39;è una situazione specifica nella tua vita in questo momento—lavoro, relazioni, scadenze, cambiamenti imprevisti—che ti sta facendo sentire come se dovessi costantemente combattere contro un &#34;nemico&#34;? Vuoi che proviamo ad analizzarla insieme per capire come abbassare la guardia?&#34;.&#xA;&#xA;E poi ha aggiunto: &#34;oppure vuoi passare subito alla risoluzione, che è molto più semplice di quello che tu possa pensare&#34;. Io allora, nel silenzio della cucina gli ho detto, cavolo, passiamo subito alla risoluzione, cosa devo fare? Gemini si è messo lì a pensare a dopo un po&#39; mi ha scritto che devo staccare, prendermi del tempo per me, ad esempio andando a fare dei bagni termali, docce bollenti e insufflazioni con bicarbonato. &#xA;&#xA;Secondogenito mi sta aiutando a traslocare e preparare la casa nuova, e lo fa a modo suo, tipo io gli chiedo se può aiutarmi, lui mi guarda con il suo sguardo da gatto manga e mi chiede in cosa lo devo aiutare, io glielo spiego e lui - alla fine - mi guarda e mi chiede, con la sua voce dinoccolata: &#34;ma è legale?&#34;.&#xA;&#xA;Tipo carichiamo il frigorifero in auto e - per vari motivi che hanno a che fare con la mia schiena - lo carichiamo dentro l&#39;auto e non sopra, e io poi mi siedo al posto auto con un frigo pericolante addosso e secondogenito dal finestrino mi guarda e indica il frigo e mi chiede, &#34;ma è legale?&#34;. &#xA;&#xA;&#34;Se sopravvivo, sì&#34; gli spiego e parto.&#xA;&#xA;È morto Umberto Bossi, intendo del tutto. Non provo né gioia né dispiacere. Sono andato a cercare se avevo mai scritto qualcosa su Bossi e - sì - ci sono dei residui nella mia scrittura dove c&#39;è Bossi, tipo una frase tipo: &#34;umberto bossi che si accorge che quella roba bianca che gli esce dagli angoli della bocca non è bava&#34;. Cose così, tre in tutto. &#xA;&#xA;E non provo né dispiacere né gioia, solo l&#39;impressione di averne un residuo in mezzo alle cose che ho scritto, come quando ti si macchia un muro che hai dipinto da poco, o trovi sul pavimento il residuo di uno scracchio di chissà quanti anni prima.&#xA;&#xA;Eravamo giovani, facevamo satira su tutto. Forse pensavamo che quegli orrori sarebbero morti, invece hanno attecchito, contorcendosi si sono trasformati e sono ancora qua, e c&#39;erano ancora prima e ci saranno anche dopo. &#xA;&#xA;Facevamo satira pensando che fossero delle eccezioni, qualcosa di temporaneo, che quello che scrivevamo sarebbe un po&#39; servito ad andare in una direzione diversa. Come i brufoli, ci mettevamo sopra quelle creme che non hanno mai fatto niente. &#xA;&#xA;La nostra satira e quella dei nostri padri spirituali è servita a poco, si è trasformata man mano che si trasformavano i mostri. La nostra satira è un&#39;appendice dell&#39;orrore.&#xA;&#xA;Non c&#39;è come alzarsi la mattina, prendere il caffé leggendo le notizie del mondo con il proprio Macbook nuovo per sentire la mancanza del Tab XC che in questo momento è in Polonia. Son bastati sei mesi di uso quotidiano di un e-ink a colori a tredici pollici per farmi sentire ancora di più la pesantezza di uno schermo luminoso per tutto quello che riguarda la lettura, la scrittura, la navigazione e lo studio. &#xA;&#xA;Di contro il Tab XC è in Polonia perché ha grossi problemi con le cover tastiere, Onyx gentilissima me ne ha già sostituite quattro e tutte e quattro non sono andate come avrebbero dovuto, tanto che - appunto - ora mi hanno chiesto di spedire tutto, anche il Tab. E mentre lo incartavo, il giorno prima anzi, mi sono reso conto della grande paura avverata: una venatura nel vetro. Non nello schermo, grazie al cielo, ma nel vetro.&#xA;&#xA;Gli schermi e-ink sono ancora fragili e la riparazione del vetro, solo del vetro, costa qualcosa come 270 dollari. Questo per dire le sofferenze del povero elemento polvere all&#39;interno dei meccanismi tecno capitalistici. Il desiderio, l&#39;entusiamo per vedere le tecnologie evolversi e contorcersi come vermi, il fascino per la parte ancora ingnota di quello che andremo a fare.&#xA;&#xA;Iera sera giocavo a un videogame trovato per caso su itch, dove una ricercatrice ad un certo punto parlava di questo grado zero della costruzione di una macchina, dove l&#39;umano non ha più parte alla sua progettazione. Analizzando l&#39;occhio della protagonista, un androide, la ricercatrice umana non capisce la tecnologia con cui è fatta e ne è ovviamente affascinata.&#xA;&#xA;Ma in realtà volevo parlare delle cose a cui sono abbonato, non so perché ieri pensavo alle forme di abbonamento come - nello stesso tempo - qualcosa di arcaico (le comode &#34;dispense settimanali&#34;), dall&#39;altro una moderna e intrusiva forma di spostamento del possesso del bene fisico, dove tutto, anche InDesign, non è più un prodotto ma una performance che dura finché paghi.&#xA;&#xA;Ma non oggi.&#xA;&#xA;Le cose a cui sono stato abbonato nella mia vita sono state diverse, ma non tantissime. La prima, non era un vero e proprio abbonamento, era una raccolta di fascicoli settimanali che hanno poi concorso, nel passare gli anni, alla formazione della Grande Enciclopedia della Fantascienza. Avevo dieci anni quando l&#39;ho cominciata ed è ancora con me con tutti i suoi volumi carichi di racconti di fantascienza, saggi, immagini, foto, &#34;materiale&#34; che a volte leggevo a volte solo sfogliavo guardando le immagini. Immagazinavo senz&#39;altro. &#xA;&#xA;Lì lessi per la prima volta autori come Lovecraft, Harry Harrison, Johanna Russ, Heinlein, Sprague De Camp, Farmer, Zelanzy, Tiptree, Bradbury, Keyes, Dick, Vacca, Ursula Le Guin, Vance, Borges, Ballard e altri.&#xA;&#xA;La seconda cosa che ricordo è stata invece una raccolta di volumi dei classici della narrativa della De Agostini. Lì ero qualche anno più grande e mi arrivavano nella cassetta della posta due libri ogni - mi pare - quindici giorni. Brossurati con copertine in finta (spero) pelle verde, rossa e marrone. Anche di quelli ne ho ancora molti, mi hanno seguito di casa in casa per decenni e alcuni li ho letti anche recentemente perché - da ragazzino - leggevo solo quello che mi ispirava, quindi ancora di tanto in tanto ne leggo uno. Non so però se mi seguiranno in questo ultimo trasloco.&#xA;&#xA;Lì lessi Orwell, Strindberg, Poe, Kafka, Pavese, Le mille e una notte, Balzac, Boll, Tolstoj, Joyce, Voltaire e tanti altri. L&#39;ultimo che ho letto, l&#39;estate scorsa ancora, è stato Saul Bellow, per dire quanto abbia sfruttato la raccolta. &#xA;&#xA;L&#39;altro abbonamento è stato ai classici della musica classica, credo sempre De Agostini, quelle cose che uscivano in edicola con la cassetta settimanale. Immagino fine anni ottanta, inizio novanta. Le avevo prese tutte, ogni settimana ne usciva una o due, non ricordo bene. Anche qua tutta la musica classica dal Gregoriano fino a Berg, passando per tutto quello che c&#39;è in mezzo e che io diligentemente mi sentivo mentre studiavo o facevo dell&#39;altro perché, nella mia piccola mentalità borghese, era necessario che io sapessi riconoscere quella roba. Un centinaio di cassette che invece ho buttato via nel passaggio al cd, senza mai riuscire a riavere tutto quel materiale.&#xA;&#xA;Poi, direi, il nulla. Ho seguito collane, come quella delle videocassette del cinema d&#39;autore dell&#39;Unità, o raccolte di dvd de Il prigioniero o di Zaffiro e Acciao, comperato decine e decine di riviste contenitore di fumetti, Mangazine, Corto Maltese, L&#39;Eternauta, Akira, Nova Express, Cormic Art, Totem Comics, tutto negli anni novanta direi, i dvd forse inizi anni zero. Non si trattava però di abbonamenti veri e propri, l&#39;idea dell&#39;abbonamento era una cosa diversa. &#xA;&#xA;Recentemente gli abbonamenti hanno parzialmente cambiato la loro natura, ne scrivevo stamattina. Oggi, 2026 sono abbonato ad alcune cose che non uso, Netflix o Prime video, sono abbonamenti fatti per altri membri della famiglia, come sono abbonato a Adobe per uno dei figli altrimenti per me potrebbero tutti finire nelle fiamme dell&#39;inferno. Sono abbonamenti che non mi lasciano niente. L&#39;unica cosa per cui ringrazio Netflix è aver cacciato i dollaroni per avere The Other Side Of The Wind di Welles, un mio idola fori, ma alla fine il film ce l&#39;ha lei, non io. Questi sono abbonamenti saponetta, li usi e poi sgusciano via.&#xA;&#xA;Nel 2026 ho fatto due abbonamenti diversi, uno a Peter Gabriel, uno a La fine del mondo. Questi sono diversi perché non sono servizi, sono abbonamenti a cose che poi mi restano. Nel primo caso mi scarico una parte importante della produzione musicale di Peter Gabriel che resterà con me anche quando l&#39;abbonamento finirà. Il secondo è un abbonamento a una rivista di fumetti, anche quella spero che resti finché non muoio. Dopo temo che verrà tutto buttato via, forse lo spero, come quelle popolazioni che ogni tanto si vedono, mettono in piazza le cose più preziose che hanno e le distruggono.&#xA;&#xA;Infine sono abbonato a Il Post e al New York Times. Da un po&#39; di anni. Il secondo soprattutto è molto ricco e stimolante. Faticoso da leggere, da gestire con attenzione, ma mi ha aperto le prospettive asfittiche della stampa italiana. &#xA;&#xA;Perché ho scritto tutta questa roba? Con tutte le cose che ho da fare. Non lo so. Perché ho una lingua nella testa e certe volte sono ossessionato da pensieri e penso che scrivendoli in qualche modo si annullino, trovino i loro confini, spesso risicati, e la smettano lì. A furia di scrivere la scrittura perde di energia, inizio navigando e alla fine sono allo stremo butto i fatti gli uni dopo gli altri senza nemmeno rileggere quello che sto scrivendo. Niente spannung, niente epilogo, semplicemente la musica finisce lì come certi pezzi di Steve Reich o di Battisti Panella.&#xA;&#xA;Se il primo approccio con il digitale per me è stato nel 1983, con il mio primo home computer, il secondo scalino è stato il modem e la prima connessione tra il mio computer e altri computer sparsi per il mondo. Oggi la connessione è diventata talmente intrusiva che i nostri dispositivi ci identificano, noi siamo qualcuno perché il nostro dispositivo lo conferma, allo stato, ad Amazon, a Google. &#xA;&#xA;La prima cosa che fa oggi un dispositivo appena nasce, è cercare una connessione, come un neonato apre la bocca per cercare l&#39;aria. Subito mandiamo dati, veniamo geolocalizzati, mandiamo piantine dei nostri appartamenti a sconosciuti server cinesi, traccia dei nostri allenamenti, preferenze e gusti cinematografici, esondiamo informazioni su di noi per tenere viva una profilazione di cui non conosciamo gli esiti, nemmeno - in alcuni casi - chi la fa. &#xA;&#xA;Questo cambio della natura della macchina da computazionale a sociale era già negli anni ottanta, cosa vi credete. Quanto tempo ho passato a chattare su QSD, a giocare su AMP, a seguire i giocatori connessi su Necro, a scrivere messaggi sulle BBS locali, Elios, e poi Fidonet e Usenet. Il tempo che passavo al computer per comunicare aumentava man mano che aumentavano le possibilità tecniche per farlo. L&#39;ho fatto, per inciso, perché era qualcosa di nuovo e di irrinunciabile. &#xA;&#xA;È complesso pensare a un ragazzo che vive in un paesino di Sant&#39;Olcese, scollegato da ogni cosa, che di sera collega il suo Apple II alla rete telefonica SIP e gioca in rete con un MUD fantasy in Inghilterra, AMP. Non si ha idea - voglio dire - di quello che cambia nella testa del suddetto ragazzino. È un cambio di prospettiva nel considerare cosa sia la felicità, la solitudine, la patria, il territorio, l&#39;immaginazione. &#xA;&#xA;Quando sono scollegato, oggi nel 2026, lo sento. È qualcosa di palpabile. Uscire senza cellulare per errore, essere fuori campo. Di colpo è come se  venisse recisa una parte di me. È nello stesso tempo un sentimento di castrazione, un canale comunicativo che si interrompe; e di libertà. Una specie di anarchia grossolana e primitiva. Sono fuori da ogni comunicazione, geolocalizzazione. Nessuna notifica del cazzo. Potrei morire, crollare sull&#39;asfalto e nessun metadato verrebbe aggiornato. Sono fuori dal tempo e dalla storia.&#xA;&#xA;Sono con mio padre nella mia stanza da letto con tutte le prese aperte e io seduto nel letto guardo mio padre che guarda sconsolato un foglio su cui ha disegnato la mia stanza da letto in tre dimensioni riempiendola di simboli che sono i fili elettrici che sbocciano e si nascondono nei muri. &#34;Io - gli dico - quando reinventerò l&#39;elettricità, la farò più semplice&#34;. Mio padre alza la testa, si accorge che sono lì con lui. &#34;Ma guarda che in genere l&#39;elettricità è più semplice&#34; mi dice. Torna a guardare il foglio.&#xA;&#xA;&#34;Non ho mai trovato un impianto elettrico così incasinato&#34; continua, ma si ferma, come rircordando qualcosa di lontano. &#34;Non è vero&#34; si corregge. &#34;Alla centrale nucleare di Caorso. Lì l&#39;impianto elettrico era ancora più incasinato di questo. Abbiamo aperto i pannelli, non so chi ci avesse messo le mani, forse gli indiani. Inimmaginabile. Tu non hai idea Fabrizio. Comunque, dopo la centrale nucleare di Carso, viene senza dubbio la tua camera da letto. È al secondo posto&#34;.&#xA;&#xA;Io sospiro. Con un gesto lento accendo la luce e vedo che questa mia azione attiva anche le prese della corrente della stanza a cui ho attaccato il mio cellulare che vibra per un attimo, felice. Spengo la luce e il cellulare si rabbuia. &#34;Piantala&#34; dice mio padre. &#34;Non ci stai aiutando&#34; aggiunge. Torna a guardare il foglio, aggiunge delle sigle. Sospira. &#34;Cazzo&#34; dice dopo un po&#39;. Sospiro.&#xA;&#xA;Io voglio bene ai miei figli, voglio dire. Averli attorno è sempre una parte sorpresa, una parte affetto, una parte Campari, come il Negroni. Oggi ero in camera di secondogenito a correggere compiti perché nella casa nuova non ho ancora un tavolo per me e in cucina c&#39;era il muratore che faceva delle rifiniture. Secondogenito era all&#39;accademia. Tra un compito e l&#39;altro mi è caduto l&#39;occhio sulla sua libreria. In uno solo degli scaffali ci sono dei libri, in bella vista. Pochissimi.&#xA;&#xA;Leggo i titoli: &#34;Lo Strano Caso Del Dottor Jekyll e Del Signor Hyde&#34;; &#34;Doug, a DougDoug story&#34; (un libro composto solo dalla parola &#39;Doug&#39;); &#34;La letteratura giapponese - La letteratura Coreana&#34;; &#34;L&#39;arte della guerra&#34;; &#34;Educazione finanziaria&#34;; &#34;The Epic of Gilgamesh&#34;; &#34;La cucina imperiale austriaca&#34;; &#34;Five night at Freddy: The twisted ones&#34;. Rimango affascinato da come, per secondogenito, L&#39;arte della guerra di Sun Tzu, un saggio di &#34;Educazione Finanziaria&#34; e uno sulla &#34;cucina imperiale austriaca&#34;, qualunque cosa sia, possano essere tasselli di un unico puzzle culturale.&#xA;&#xA;Più tardi a tavola c&#39;è una discussione tra terzogenita e secondogenito su chi deve finire di fare la lavapiatti. &#34;Oggi - dice secondogenito - tu sei stata a casa. Io sono andato a scuola, la lavapiatti sta a te&#34;. Terzogenita, che - ah - nel frattempo è diventata una adolescente, non è d&#39;accordo. &#34;Non dobbiamo guardare solo oggi. Vuoi forse confrontare la moda delle ore in cui sono a scuola con la tua?&#34;. Tossisco. &#34;La &#39;moda&#39;?&#34; chiedo. Secondogenito fa un gesto vago nell&#39;aria, &#34;è tipo la media&#34;. Terzogenita non è d&#39;accordo, &#34;non è la media, si tratta del numero che si presenta più frequentemente&#34;. Annuisco, cammino all&#39;indietro, mi siedo sul divano, loro vanno avanti a discutere, ridendo. Mi godo lo spettacolo.&#xA;&#xA;(Primogenito nel frattempo mi ha mandato alcuni scatti dal secordo cortometraggio che sta girando. Mi sembrano molto belli, è ambientato nel mondo scout e i colori sono pastellosi, anche qua mi ricordano un po&#39; Wes Anderson. Ma non so se posso condividerli, me li tengo per me). &#xA;&#xA;(diario di stamattina: servizi di assistenza sinopolacchi, consumo, il fallimento del progetto scout, l&#39;Iran a scuola, le cazzatone e molto altro, a gratis come al solito)&#xA;&#xA;Mi hanno scritto dalla Cina che i polacchi hanno detto che il mio Tab XC sta bene ed è già stato rispedito indietro con una tastiera nuova. È la quinta. Da un lato è una buona notizia perché potrò tornare ad usare il mio tablet e-ink, dall&#39;altro è una pessima notizia perché vuol dire - implicitamente - che le cover tastiera di Onyx hanno grossi problemi di elettronica e durano pochi mesi. Non hanno fatto menzione della venatura sul vetro che sarà lì ad aspettarmi. Spero non sia peggiorata. &#xA;&#xA;Guardo fuori dalla finestra. Alzo le spalle, le abbasso, potrebbe essere il nono pezzo di broccato. Se penso a quello che succede ora nel mondo non è un grosso problema, ma è un peccato. Io ci metto sempre un sacco di entusiasmo, anche quando non ne ho molto. Finiranno anche tutte queste risorse naturali che tengo dentro al corpo. Dai dai Venerandi, potrebbe andare molto peggio. Andrà molto peggio, si va per fasi e per crisi.&#xA;&#xA;Ho questo ricordo di un&#39;attività scout fatta al porto antico, non ricordo assolutamente che evento fosse, per adulti comunque. Forse clan. Ci hanno diviso in piccoli gruppi e siamo andati ad ascoltare degli specialisti. Non ricordo in che campo. Comunque lì uno disse una cosa che sul momento mi folgorò, ero giovane e ingenuo. Un po&#39; come adesso, ma di più. &#xA;&#xA;In pratica il tipo disse che l&#39;idea scout di fare progetti sulle persone, progetti di vita, progetto personale, progetto di catechesi, eccetera, era sbagliata. I progetti sono un archetipo umano, non reale. La vita, ci disse, non va avanti per progetti ma per processi. Lo scoutismo, secondo lui, ma in seconda battuta la vita di ogni persona dovrebbe essere strutturata per processi. I processi per loro natura sono solo parzialmente sotto il controllo umano, vivono per conto loro, possono modificarsi in corso d&#39;opera, vengono influenzati da quello che abbiamo attorno. Soprattutto non sono lineari e progressivi, possono cortorcesi, tornare indietro, avere delle fasi ma anche delle crisi.&#xA;&#xA;Chissà chi era, e chissà quanto di quello che ho tenuto qua dentro l&#39;ha davvero detto lui, quanto ci ho aggiunto di mio nel corso degli anni. Ecco, pensare che non esista un progetto di Dio su di me, che non esistesse un progetto di vita sul quale strutturarmi, all&#39;epoca, mi fece un gran bene. Non ero io lo strano che non lo vedevo, che - anzi - se mi guardavo dall&#39;esterno vedevo un sacco di cose incongrue e contraddittorie, lontanissime da una pianificazione quinquennale della vita. Era che siamo fatti così e i progetti sono un - come posso definirlo - un oggetto transizionale della nostra esistenza, come quei peluche che lasci a tuo figlio quando lo lasci all&#39;asilo nido per andare a ingrassare questo favoloso sistema capitalista che - per inciso - fallisce nel fare cover tastiere efficienti e vetri a prova di venatura.&#xA;&#xA;Nel frattempo è sbucato il sole dalle colline di fronte, come vedete sto scrivendo in tempo reale. Ieri a scuola ho avuto due momenti carini, e due terribili. Racconterò solo quelli carini. In quinta ho finalmente lanciato il gioco che avevo comperato Radio Victory, che si è rivelato piuttosto funzionale. Non ci perdo troppo tempo sopra, il momento ideale per me è stato a metà quando i gruppi stavano giocando, interagendo, con partecipazione tale che se fossi uscito dall&#39;aula non se ne sarebbe accorto nessuno. Per me quella è una cartina di tornasole che l&#39;attività, almeno dal punto di vista della meccanica, non parlo dei contenuti, sta funzionando. I gruppi lavorano, giocano, interagiscono, apprendono, sbagliano, criticano e lo fanno perché il meccanismo sta funzionando non perché ci sia un maieuta che si mette in mezzo a tradurre la conoscenza in funzione oracolo. Cosa che anche io faccio spesso eh, ma preferisco quando si mettono in moto microstrutture &#34;sociali&#34; che lavorano in maniera autonoma. &#xA;&#xA;Il secondo momento carino è stato quando ho deciso di parlare in seconda della guerra in Iran, da oracolo (dicendo anche una cazzatona a un certo punto che - grazie al cielo - uno studente ha corretto) (tipico degli oracoli è sparare cazzatone) (d&#39;altronde i processi di questo vivono: entusiasmo, errori, cazzatoni, estasi e tormento) e mi sono reso conto che i materiali che avevo scelto per spiegare, ruffianissimi, avevano funzionato, che l&#39;argomento evidentemente gli interessava tanto da avere l&#39;attenzione del - la lancio lunga - del novanta per cento della classe, almeno fino a quattro minuti dal suono della campanella, che è un tempo infinitamente lungo per una seconda che non stai ricattando con il bastone della verifica o della gehenna degli scrutini.&#xA;&#xA;Quelle cose che dici, ecco la scuola di queste cose dovrebbe parlare e tu ne parli e quindi puoi evitare di scriverlo su Facebook. Però poi lo scrivi lo stesso perché hai messo il te nei fornelli piccoli e ci sta mettendo un&#39;infinità a bollire e tu - nel contempo - devi sbollire le notizie dall&#39;universo sinopolacco.&#xA;&#xA;Ieri abbiamo visto con la famiglia al completo l&#39;ultima puntata dell&#39;ultima stagione di Stranger Things, con il divertimento di essere ancora lì a vederlo a quasi dieci anni di distanza dalla prima volta e - massacrandolo - per la sciatteria con cui hanno prodotto una cosa del genere. Pensare i soldi bruciati faceva male, fotogramma dopo fotogramma. Altro che Henry e Vecna, l&#39;orrore è Netflix.&#xA;&#xA;Non so nel resto del mondo ma qua a Genova c&#39;è un vento irreale, scuote casa mia, gli alberi, gli scooter, le tegole roteano come dischi rotanti in cerca di vegani da colpire. E - ho notato - è pieno di strani vermi neri, cammino da un po&#39; di tempo e noto questi vermi neri, tranquilli, lenti, muoiono senza fare casino, ma continuano la loro strada, li ritrovo anche nei muri nelle scale non so da dove passino, qualcuno anche in casa. &#xA;&#xA;Ad un certo punto ho pensato che li vedessi solo io, vivo in un mondo dove vermi neri attraversano il reale e lo coprono con il loro piccolo corpuscolo scuro. Per gli altri non esistono, sono alterazioni del mio occhio o della mia testa, come le macchiette che danzano quando guardo il vuoto della Valbisagno. Sarebbe un buon inizio di un romanzo secondario di Murakami. &#xA;&#xA;Oggi dovrebbe arrivarmi il Tab XC, il mio piccolo, sarà un incontro gravido di paure e accuse reciproche. Ho già messo il cuore in pace e so già che la tastiera non funzionerà, che la venatura sarà peggiorata e sto pensando eventuali soluzioni, costruire io una cover tastiera, moddare l&#39;esistente, fare una causa collettiva alla Cina, al capitalismo, alla gioia del consumo, alla tecnologia.&#xA;&#xA;Ieri ho skippato tutti i messaggi di tema scolastico, era un&#39;invasione di gente che sentiva il bisogno di creare traffico sull&#39;ultimo episodio di cronaca, la dopamina delle notifiche e del chiacchiericcio. &#34;Siete il Netflix dell&#39;Istruzione&#34; ho pensato. &#xA;Vorrei dormire sotto un manto di acqua bollente, cristallina, una grotta sotterranea da cui si intravvede l&#39;uscita, un cielo cilestrino, io sotto questo velo di mare vaporoso che mi lascio cuocere e penso e non penso e sogno e non sogno, io sono stato tutto quello di cui ho parlato, sono stato Proust, D&#39;Annunzio, sono stato Svevo e Trevisan, Balestrini e Dante, tutto mi ha attraversato e ora - sotto l&#39;acqua che mi muove nello spazio - restano delle macchie, dei bagliori attorno a me.&#xA;&#xA;È tornato il Tab XC, come un angelo dal cielo, folgorato. Alla fine questa parte di me - materica - è un groviglio inestricabile di cose. Sono quello che sono stato, banale a dirsi, e sarò quello che sarò. Mi avvicinerò e mi allontanerò dal benessere come una movimento respiratorio. Tanti anni, decenni, ad allenarsi a fare cultura e sono ancora qua, di nascosto, a cercare spazzatura intellettuale da mettermi in bocca. Mastico frammenti di fiction, plancton di pornoscopie, ho gli occhi ancora pieni di caccole pulp. In fondo è dell&#39;animale avere bisogno anche dello schifo. &#xA;&#xA;Oggi ho finito di far vedere in quinta informatici Un chien andalou. MI guardavano con commiserazione, ma quella commiserazione che potrebbe, mi illudo, in uno o due di loro, tra qualche anno, rivelare cosa, rivelare una piccola brace rimasta lì sotto una coltre di cenere scolastica. Questo facciamo di importante, non il grosso travaso di conoscenze, che pure c&#39;è eh, ma la piccola sottile pagliuzza ardente che resta lì nascosta a fare da nutrimento al corpo di questi mutanti che continuano a divorare per tutta la loro adolescenza e giovinezza. Se la dimenticheranno, o - meglio - penseranno che è lì per loro virtù. Che è vero, poi.&#xA;&#xA;Fa male all&#39;ego, ma quello che lasciamo in chi ci circonda è lì grazie a chi accetta piuttosto che a chi dà. Dovremmo ringraziare ogni volta che notiamo che qualcosa di noi è stato rubato da qualche nuova generazione, che una parte di questo tramestio ci sopravviverà a nostra insaputa. Il grosso di quello che resta di noi sulla terra ci resta sotto anonimato. Azioni, qualcosa che abbiamo detto, una frase che qualcuno ha colto al volo, una nostra idea, brutta, che declinata diversamente diventa qualcosa. Un gesto gratuito, qualcuno che ci vede da distante mille miglia e si prende, di noi, quello che gli serve e poi ci dimentica.&#xA;&#xA;Entro in casa dei miei genitori, mi saluta mia madre inzia a parlarmi e io la seguo in cucina dove c&#39;è la televisione accesa. Le cose sono così, collassano. Alzo la testa e vedo lo schermo, mia madre sta ancora parlando, e la sua voce si sovrappone alle immagini della tv dove il sonoro è abbassato, sembra quasi che la voce di mia madre venga direttamente dalla televisione. È una trasmissione di politica, mi pare, guardo meglio, ci sono delle persone vestite con vestiti che sembrano usciti dalla realpolitik degli anni sessanta, e in mezzo saltella il giornalista e lo riconosco, è Gianni Minà. Gianni Minà che sta parlando con la voce di mia madre e parla della prossima visita di controllo di mio padre.&#xA;&#xA;&#34;Mamma - dico - ma Gianni Minà non è morto?&#34; e mentre lo chiedo indico lo schermo. Mia madre si gira, vede Minà e rimane in silenzio a fissarlo. Questa cosa di entrare in casa dei miei genitori e trovarmi con loro davanti, e la tv sintonizzata sul decennio in cui vivevo con loro, apre una specie di varco temporale, mi immagino per una frazione di secondo che lì dentro, nell&#39;appartamento dei miei genitori, siano davvero ancora gli anni settanta, che loro - quando li hanno attraversati - ci siano rimasti in qualche modo impigliati e ora se li portino dietro a brandelli, sparsi per la casa. &#xA;&#xA;Poi mia madre si rianima, all&#39;improvviso, dice eh sì, ma non lo sai Fabrizio? c&#39;è lo sciopero dei giornalisti, è da stamattina che non ci sono più i telegiornali. &#34;Ah&#34; dico. &#34;E quindi hanno riesumato Minà?&#34; chiedo con il mio solito sarcasmo preadolescenziale. Oggi, mentre camminavo per andare da Tecnomat, un grosso centro che non posso non associare a qualche malattia dove un ferramenta - a un certo punto -  ha iniziato germinare per cellule, spore e mutazioni genetiche che hanno incarnito il negozio di ferramenta come Tetsuo in Akira, quando inzia a vedere esplodere il suo corpo che si moltiplica in organi e tessuti muscolari fino a diventare qualcosa di sproporzionato e orribile, una gigantesca massa di carne, così Tecnomat, è il bubbone ingigantito di un negozio di ferramenta di cui non rimane più nulla, ma forse era Kaneda, non ricordo se Tetsuo o Kaneda, uno dei due comunque, dicevo&#xA;&#xA;mentre camminavo verso Tecnomat mi sono immaginato questa scena di io che viaggio nel tempo e vado a vedere Venerandi sedicenne nel circolo ARCI di Sant&#39;Olcese, e mi sono immaginato cosa sarebbe potuto succedere, io che arrivo, da distante vedo il me stesso sedicenne, mi vedo da fuori, con il mio naso sbilanciato, il sorriso che avevo all&#39;epoca, grosso e impaurito, e mi sarei guardato e avrei sentito la mia voce chiocca parlare, la erre moscia, il tono alto della voce, il mio parlare a frammenti e il suo contorcersi su se stesso, come una serpe linguistica e avrei detto, ecco qua, eccolo lì dov&#39;era, sempre stato uguale, sempre così, mi sarei chiesto se parlare con il me stesso sedicenne, dargli qualche consiglio, e poi - nell&#39;immaginazione - decidevo di no, che in fondo va bene come è andata, si era comportato bene, tutto sommato. &#xA;&#xA;Entrato da Tecnomat sono stato oggetto di una avventura che non posso raccontare perché andrei pericolosamente a invadere la privacy di diversi dipendenti del summenzionato centro commerciale per maschi alfa, ma dico solo che sono uscito ridacchiando con la mia storiella sotto al braccio e diversi tubi da un mezzo o tre ottavi non ricordo più, tutto avvolto nella mia nuvoletta di sarcasmo e allegria scema preadolescenziale. &#xA;&#xA;Tanto era dovuto, anche questa cosa me la sono tolta dalla testa.&#xA;&#xA;Dovrò unire i file dei miei diari. &#xA;&#xA;Il presidente della regione Veneto ha annunciato di voler presentare una proposta di legge per vietare l&#39;uso dei social network ai minori di 14 anni. Noi Moderati lavora invece a un disegno di legge che lo impedisca ai minori di 13 anni, mentre già ora a scuola i cellulari sono banditi: il Ministro Valditara ha emesso l&#39;anno scorso una circolare che impedisce l&#39;uso degli smartphone a scuola, per ogni ordine e grado, vietandone l&#39;uso anche per finalità didattiche. &#xA;&#xA;Sono contro le decisioni restrittive all&#39;uso dei cellulari per i ragazzi, specie a scuola, per diversi motivi. Faccio una premessa maggiore: io credo che i cellulari siano elementi distrattivi e che - al di sotto di una certo livello di maturità - vadano superivisonati da persone consapevoli con attenzione. Non è immediato essere nel mondo reale e nel mondo virtuale nello stesso tempo, ci vuole del tempo per capire come la forma interpretativa di quello che siamo nel virtuale siamo comunque noi, anzi, una parte della nostra esistenza che spesso non ha modo di rivelarsi nel mondo reale. Il mondo reale, in ultima sostanza, non è più reale di quello virtuale, ma è un ambiente in cui alcune nostre caratteristiche umane, culturali, sociali, e anche alcune nostre competenze, hanno modo di esprimersi e essere messe in gioco e altre no. Nel mondo virtuale accade la stessa cosa. Il Venerandi che leggete su facebook non è uguale a quello con cui potreste parlare per strada, è un suo completamento - e viceversa. &#xA;&#xA;E in questo, beninteso, non c&#39;è nessuna novità. Chiunque abbia prodotto immagini della propria persona anche prima del digitale lo sa. In quello che da millenni abbiamo prodotto nella fiction, nell&#39;arte, nella musica: il &#34;virtuale&#34; dell&#39;invenzione e della comunicazione è sempre stato qualcosa altro da noi e nello stesso tempo intimamente nostro. Il digitale banalmente ha permesso l&#39;emersione massiva di questa nostra forma liquida che è parte di noi.&#xA;&#xA;Vietare i cellulari basandosi sull&#39;età è una scelta disturbante su diversi livelli. Il primo è che si dà come presupporto che un ragazzo non sappia gestire questo mondo virtuale quanto un adulto. Basta fare un giro su Facebook per rendersi conto che - no - non è un discorso meramente anagrafico. Per questo parlo di supervisone di una persona matura o consapevole. Molti dei genitori dei ragazzi li vedete in rete che lanciano shitstorm sui social, che mandano a pezzi il loro rapporti di coppia con Whatsapp, che ingrassano fake news e condividono spazzatura tossica. Il grosso delle oscenità e degli orrori del virtuale non vengono certo dai ragazzini, anzi, vengono dal mondo adulto. Molti dei miei studenti non hanno dipendenza da cellulare, sanno quando usarlo e quando no, sanno sfruttarlo per le attività didattiche che gli propongo. La maggior parte. Tutelare la minoranza che invece ha dipendenze da notifiche punendo chi oggi ha trovato un rapporto maturo con questi dispositivi è un&#39;azione grossolana e controproducente.&#xA;&#xA;Il secondo aspetto che mi infastidisce è la vigliaccheria di questa azione. C&#39;è un problema della rete, lo dicono tutti. Lo diciamo noi che siamo in rete dagli anni ottanta. Questa rete (e questa informatica) è sempre più lontana da quella che immaginavamo negli anni ottanta. I dispositivi per le masse per accedere alla rete sono sempre più invasivi, volgari, nascono per creare dipendenza, sono progettati per divorare la privacy delle persone. Informaticamente sono osceni: tolgono il controllo del loro core ai proprietari trasferendolo ai produttori che restano di fatto i reali padroni del ferro. Obsolescenze programmate, hardware e software che impoveriscono l&#39;esperienza informatica di design per aumentare la dipendenza e la perenne clientizzazione dei propri utenti. &#xA;&#xA;Le interfacce di utilizzo di questo dispositivi hanno trasformato l&#39;esperienza creativa dell&#39;informatica in una declinazione digitale del vecchio sul divano alla sera con il telecomando che gira, clicca, scrolla, mentre il tempo gli passa addosso come gli ads e gli abbonamenti online. E questo meccanismo è qua, sui Facebook, su X, su Instagram e a cascata sui social più o meno interessanti, nelle dinamiche tossiche dei giochi online e nella loro competizione gonfiata. Lo scrivevo già anni fa, abbiamo internet che ci dà la possibilità di avere conoscenze illimitate e passiamo il novanta per cento del nostro tempo su due o tre piattaforme, sempre le stesse, a cercare l&#39;appagamento dei like, il cibo-scimmia del bioparco.&#xA;&#xA;La vigliaccheria, e torno sul pezzo, e avere un numero ridotto di multinazionali che stanno monopolizzando la nostra parte virtuale, quella di cui parlavo prima, che è una cosa nobile e naturale, e la stanno abbruttendo in maniera sistematica facendo leva - peraltro - su una serie di cose che sono meravigliose. La tecnologia è meravigliosa. Il fatto che io sia qua a scrivere su uno schermo a inchiostro elettronico mentre una pompa di calore riscalda l&#39;ambiente e il mio portatile sta backuppando due tera di dati online via ssh, è meraviglioso. Sapere che tra poco copincollerò questa cosa e che verrà letta da qualche decina di persone è meraviglioso. Non pensatemi come a un luddista o - peggio - a un nostalgico degli anni ottanta. Niente di tutto questo. Ma la tecnologia non deve abbagliarci, non possiamo fare tutto per lei. Specie quando mescola nel suo impasto i veleni di cui parlavo sopra.&#xA;&#xA;La vigliaccheria è quindi punire i ragazzi perché la struttura informatica progettata dagli adulti è oscena. La vigliaccheria è sapere che questi social utilizzano meccanismi di dipendenza che fomentano cattive abitudini, ma non fare nulla per cambiarle perché incapaci di organizzare alternative etiche all&#39;interno di un vorticoso sistema tecno-capitalista. Un vorticoso sistema tecno-capitalista che - ripeto - è meraviglioso. E questo è parte del problema. &#xA;&#xA;Il terzo aspetto è pensare che ci sia un bisogno di un ritorno alla vecchia scuola, alla scrittura a mano, ai rimedi naturali e a tutte le altre sciocchezze di fuffa pedagogica che vengono di volta in volta tirate fuori dai maestri instagram a cui sfugge tutto quello che ho scritto prima. Non c&#39;è niente di naturale nella scrittura a mano. Non c&#39;è niente di naturale nella scrittura, figuriamoci in quella aberrazione che è la scrittura a mano. La scrittura è una tecnologia, quanto quella digitale. I metodi naturali non sono naturali, sono una tecnologia umana applicata al mondo della natura. Non c&#39;è niente di &#39;naturale&#39; nell&#39;aceto, figurati nel corsivo. La natura che ci circonda poi è il risultato di una selezione millenaria dell&#39;uomo, dal neolitico in poi. Abbiamo lavorato sul dna delle cose quando ancora non sapevamo cosa fosse. &#xA;&#xA;Non ho niente contro il corsivo, non lo uso da decenni, ma penso possa essere un bell&#39;esercizio. Ho studiato per qualche anno la scrittura con i pennini e i metodi calligrafici. È stato bello. Ma questo non mi ha formato come persona più di quanto abbia fatto programmare in prolog, suonare il basso, usare una carriola a motore, stampare in 3D, montare una tenda scout, usare una fresa o scrivere poesie in realtà virtuale con un visore.&#xA;&#xA;L&#39;ultima cosa è l&#39;idea - facile - di risolvere un problema che è intimamente educativo, allontanandolo dalla scuola. C&#39;è un problema di uso maturo dei dispositivi digitali e quindi la scuola li ritira all&#39;ingresso. C&#39;è un problema di educazione al digitale e quindi lo stato vieta a chiunque sia sotto a una certa età l&#39;uso del digitale, a prescindere da ogni altro aspetto sociale e culturale. Sono provvedimenti fallimentari che hanno alle spalle due grossi motivatori: sono fortemente populisti perché intimamente punitivi e consolatori; sono - soprattutto (e come al solito) - a costo zero. &#xA;&#xA;Mi sono rotto l&#39;unghia e ora scrivo con difficoltà. Un dito è importante per un sacco di motivi, non hai idea delle cose che si possono fare con un dito: con un dito controlli i tasti che vanno dalla i alla o, un dito lo infili nel naso per rimuovere corpi contundenti, puoi anche controllare lo stato della prostata con un dito anche se io non l&#39;ho mai fatto, scientemente, con un dito premi interruttori che accendono o spengono la luce della stanza in cui sei, con un dito giri una pagina di un libro, con un dito scrolli sullo schermo, con un dito accarezzi qualcosa che ami, puoi anche ferirti con un dito - se lo usi impropriamente, con un dito ancora oggi, nel 2026, suoni un campanello - cosa che può sembrare incredibile e sempre con un dito puoi grattarti l&#39;interno dell&#39;orecchio e sentire il rumore del mare, se poi hai una penna puoi fare occhi e bocca e capelli ad un dito e usarlo per brevi spettacoli di teatro, usando eventualmente le altre dita, a meno che non si tratti di un lungo monologo, in tal caso un dito basta e avanza, con un dito componi numeri telefonici in teleselezione e con un dito fai una nota premendo una corda. &#xA;&#xA;Ma se ti sei rotto l&#39;unghia, con il dito puoi al massimo scrivere elenchi di cose che si possono fare con il dito, ed è già un risultato molto ambizioso.&#xA;&#xA;Ho troppe cose da fare&#xA;troppe cose standard da vedere&#xA;le copertine erano meglio dei contenuti&#xA;&#xA;Sto traslocando e devo scegliere cosa tenere e cosa buttare via, la casa in cui sto per andare è più piccola di quella che lascio, anche perché quella che lascio era enorme, un passaggio a una casa più grande avrebbe significato l&#39;affitto del Louvre, che però abbiamo scartato perché poco sicuro. Quindi oggi ho buttato via delle cose che mi tiravo dietro da decenni: la mia cintura arancione di Kung Fu tradizionale e il yi-shang, l&#39;uniforme sempre di Kung Fu che avevo comprato la prima volta che mi ero iscritto alla scuola di Cangelosi, quindi - more or less - nel 1987, e che doveva essere stata intinta in qualche sangue di dragone perché se non la buttavo via era ancora lì. &#xA;Dovrò buttare tante altre cose. Un po&#39; mi fa male pensare che non ci saranno più, un po&#39; è un senso di liberazione. Di alcune non riesco a rinunciare, come l&#39;enciclopedia della fantascienza, da altre - dolorosamente - mi separo. &#xA;Tanto qualcosa di loro resterà da qualche parte dentro di me, modificata.&#xA;Ieri sera portavo fuori il cane ed ero invaso da questo ricordo precisissimo. Era una specie di capsula del tempo. Erano gli anni ottanta, e io entravo in questo negozio di cui ho dimenticato il nome, forse qualcosa tipo &#34;Antares&#34;, nella mia testa in una traversa di via XX Settembre. Appena entro, a sinistra, c&#39;è un Commodore che non ho mai visto, resto a studiarlo incuriosito, è una specie di valigia a parallelepipedo, il cui coperchio, se aperto diventa una tastiera e rivela un piccolo monitor CRT integrato con un Commodore 64. &#xA;Faccio qualche passo in avanti e vedo un gruppo di persone attorno a un tavolo centrale: in mezzo c&#39;è un Quantum Leap. Mai visto uno dal vivo. Resto a fissarlo come una meraviglia, un ragazzo sta provando a usare il microdrive. Aspetto il mio turno per provare la tastiera, studio l&#39;ergonomia e l&#39;estetica di questo sfortunatissimo prodotto di Sir Clive Sinclair. Sembriamo quel quadro dei medici anatomisti, attorno al dolce cadavere.&#xA;&#xA;E poi - nel ricordo - vado sul fondo del negozio dove ci sono una serie di Commodore collegati a monitor e joystick e dove altri ragazzi stanno giocando a un videogame appena uscito che mi sembra avere una grafica eccezionale, i movimenti fluidi, la corsa ammortizzata. Scoprirò decenni dopo che il programmatore aveva videoripreso suo fratello per studiare i movimenti nello spazio e riprogrammarli nel gioco. È Prince Of Persia, il primo. Fine anni ottanta.&#xA;&#xA;Ecco, nella mia testa è una capsula del tempo. Ci entro dentro come sarei entrato pochi anni dopo dentro &#34;The Beanery” di Edward Kienholz (ho fatto copia e incolla, non vi preoccupate), un frammento temporale di qualcosa che probabilmente non è successo come me lo ricordo (il Quantum Leap è del 1984, Prince Of Persia del 1989), i ricordi stratificati si sono sovraimpressi diventando una cosa sola, eliminando qualcosa e aggiungendo qualcos&#39;altro. O forse è reale, è possibile che sia successo esattamente come me lo ricordo, o come ho assemblato il ricordo. &#xA;&#xA;Da un lato c&#39;è un aspetto nostalgico: avrei voglia di tornare lì, dentro Antares o come si chiamava e rivivere quel ricordo. Per precisarlo meglio. Ma nello stesso tempo, immaginandomi di essere di nuovo lì dentro, rovinerei tutto. Troppa roba addosso, vedrei quelle cose per quello che sono per me oggi, tutta l&#39;incompiutezza, non proverei il piacere che provo invece andando nella capsula del tempo. Lì è sempre la prima volta. Non sono un nostalgico sotto sotto, preferisco pensare di avere ancora nuove cose da vedere, altra roba di cui meravigliarmi. &#xA;Mentre smonto un armadio, scendo dalla sedia, vado allo stereo, tolgo il vecchio disco di Prince che stavo ascoltando e attacco il cellulare, metto l&#39;ultimo di Peter Gabriel, o\i, che sta uscendo ora in questo 2026, con i suoni nuovi e nuove parole e le mie povere vecchie orecchie che fischiano come cavalli.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Diario</em></p>

<p>Se ci penso ho tutte le carte per poter vivere felice, guardatevi le mani, avete tutti, come me, le carte per poter vivere felici. Se mi sedessi e mi mettessi lì a pensare, avrei tutte le carte per poter vivere felice, ma – diciamocelo – chi vuole vivere felice?</p>

<p>C&#39;è una scena interessante in Mars Express, quando la protagonista chiede a quello che sembrebbe il villain del film di interrompere il suo piano e quello dice che non può, che non è lui a decidere, e allora la protagonista chiede al villain di mostrargli chi è il vero cattivo e quello, sotto minaccia di essere ucciso, accetta e sullo sfondo di un enorme monitor appaiono decine e decine di persone nel mondo in videoconferenza. Il cattivo è distribuito nel mondo, come le cucce per i cani in una casa troppo grande.</p>

<p>Ho preso un disco di musica franco marocchina, i Bab &#39;L Bluz e lo sto ascoltando con ostico piacere. L&#39;idea è quella di spezzare le sonorità a cui sono abituato in quanto occidentale e</p>

<p>Che fatica. Quando pulisco certe parti della casa sento odore di orina di gatto, e capisco di essere finito in qualche sacca temporale dove chissà quando Nanaki fa fatto pipì. Forse, ovviamente, non ne ho certezza. Alla fine non è questo la letteratura? Lasciare le proprie pisciate di gatto sparse per il mondo, in modo che continuino a mandare i nostri odori interni dopo che ci saremo tolti dalle palle. Eccellente penso. Alla fine faccio una pausa, mi collego a internet e giro, giro in un budello di roba orribile. Poi scrollo il mio profilo Facebook e penso che – no – un posto bello nel digitale esiste, dai.
L&#39;altro giorno ero in macchina in coda che ascoltato i Bab &#39;L Bluz e per non sprecare il tempo morto del traffico stavo per chiedere a terzogenita di riprendermi mentre tenevo questo dialogo con lei:
– amore, sai perché io faccio quello che faccio?
– no
– perché sono esposto. La cultura è sotto continua esposizione, le radiazioni del cosmo ci colpiscono e ci fanno vedere colori, forme, ci danno un senso di distanza e una percezione del tempo che non esistono. Siamo immersi in una grande vaporizzazione. “Quello che è successo”, non è mai successo. Non in questi termini. Siamo macchinette parlanti, più le radiazioni ci bruciano la cultura, più ne produciamo, come macchinette addestrate.
Fine del video, taglio e inserimento su Instagram. Non l&#39;ho fatto perché terzogenita non stava bene, era arroccata nel suo sedile, guardava il cellulare. Già stavo sentendo musica franco marocchina, poveretta. Era un meta video, sprecato. Ogni cosa che non faccio è sprecata, in un certo senso. Il tempo è sprecato. Alla fine, va bene.</p>

<p>Oggi lo dicevo a un genitore, suo figlio durante le mie lezioni si alza, va al calorifero, torna indietro, va avanti, si siede per terra. Ma a me – ho continuato – in realtà non dà nessun fastidio, non c&#39;è – voglio dire – nessuno studio che dica che stare seduti e composti si impari meglio, anzi. Per certi studenti stare seduti e composti è una tortura. Vero?</p>

<p>Ho tanti ricordi che mi porterò dietro, come una coperta.Tutta roba che non posso scrivere e che mi trascinerò dietro. Scrivere costa comunque del tempo, ci vuole un po&#39; di lucidità che oggi non ho del tutto. Comunque, uno, io per terra seduto in non so quale aula dell&#39;università di lettere, forse aula M, aula Mandela, non ricordo, forse invento, seduto per terra che assisto alle lezioni di non ricordo che materia, prendo appunti e mangio misto cinese mentre ascolto. Chipang mix. L&#39;aula piena come un uovo, non ricordo che materia fosse. Mangio non so mai come mettere le gambe le allungo le ranicchio, con vicino qualche sventurata come me, prendo appunti e mi godo i miei vent&#39;anni, penso di avere tutto il tempo davanti e in quel momento c&#39;è davvero ancora tutto, o quasi.</p>

<p>Le sconfitte e i fallimenti insegnano sempre qualcosa, a me hanno insegnato che fallire è sgradevole. Fallire si porta dietro – non solo il proprio fallimento – che spesso è poca cosa, ma a cascata l&#39;idea che quel fallimento si moltiplicherà in tutte le bocche e tutti gli occhi che ti hanno visto alzarti e provarci. A volte del fallimento pesa la sua ricaduta sociale. In realtà poi, vedere qualcuno fallire, fa bene a chi non è interessato dal fallimento. È terapeutico, tonifica. Se fallisci stai facendo del bene a un sacco di gente, psicologicamente parlando.</p>

<p>Invecchiando ho notato questa cosa, che spesso il fallimento è sgradevole ma talvolta meno della vittoria. Certe vittorie, a guardarle bene, sono più mancati fallimenti. Vinci, e il premio è un aumento dello stress, del carico di lavoro, della competizione. Vinci e rimani attonito, ancora carico di adrenalina a fissare un punto davanti a te, un futuro a temperatura di fusione.</p>

<p>Sul mio computer ci sono migliaia di foto che ho fatto, sono tutte di risoluzione diversa a seconda degli anni in cui le ho fatte, a seconda del livello tecnologico che in quel momento il mercato aveva raggiunto. Di queste migliaia di foto, quelle che ho fatto per inquadrare qualcosa e fermarlo nel tempo saranno una decina. Tutte le altre foto sono nate per comunicare, per condividere.</p>

<p>Sono foto disordinate, foto di oggetti, frammenti di qualche viaggio, visi dei miei figli che sorridono, che piangono, che mi abbracciano, che usano prodotti, che mangiano. Riaprire molti di quei file mi fa male: ci sono dentro le energie di quegli anni, ci sono dentro i fallimenti della mia vita nel momento in cui non sapevo ancora che sarebbero stati dei fallimenti.
Molte, moltissime foto sono foto di cose che ho fatto per lavoro per raggiungere degli obiettivi che ho mancato o che ho raggiunto molto parzialmente. Se fossi una persona intelligente cancellerei tutta quella roba, quella massa di immagini che oggi possono solo farmi del male. Ma in mezzo ci sono anche piccole cose che invece non rivedrò mai più: un posto bello in cui ero stato e che ho completamente dimenticato. Un frammento della mia vita di cui sono fiero e che anche quello non esiste se non in quella manciata di bit.</p>

<p>Sono morte diverse persone che conoscevo negli ultimi anni, persone con cui avevo lavorato, che avevo conosciuto di persona o che non avevo mai visto nella mia vita reale. Ma che in qualche modo conoscevo. Ogni persona si lascia dietro migliaia di file, aggiornamenti di stato che dicono quello che pensano del mondo, di un gelato, di un ristorante, della guerra in mediooriente; sono ancora tutti lì accanto alla foto profilo, come se fossero ancora tutti vivi.</p>

<p>Questo sciame digitale sembra eterno ma in realtà è fragile. La sua riproducibilità tecnica vive accanto a un accumulo continuo di contenuti che si coprono gli uni sugli altri, una fiumana comunicativa che annichilisce il singolo elemento, possono tutti concorrere ad un addestramento degli algoritmi, ma sono file sempre più fragili e inutili man mano che ne arrivano altri migliaia e migliaia al secondo. Il singolo file svanisce, rimane – forse – il suo addestramento per generare altri migliaia e migliaia di file desunti, cosplayer di quell&#39;impalpabile momento di vita originale.</p>

<p>Questi file sono appiccicati alla mia esistenza, una volta che questa non ci sarà più, anche quei file lentamente perderanno la loro forza e la loro identità. La loro riproducibilità tecnica è un&#39;illusione: nessuno ha bisogno di conservarli e di farne copie di backup perché il processo di generazione di altri file è senza interruzione e non è sostenibile. Non ci riesco io, figurati dopo di me.  Verranno divorati dagli algoritmi, presa la loro standardizzazione degli spazi, dei volti, dei vettori di movimenti, dei sorrisi, della forma degli oggetti, i vuoti e i pieni delle strutture. L&#39;essere o non essere della luce. Verrano divorati e poi sputata la loro forma digitale, ormai improduttiva. Qualcosa o qualcuno li cancellerà. Una pulizia di un server, un incendio, un errore o la sistematica frantumazione degli oggetti digitali di cui  l&#39;upgrade continuo si nutre. La forma dei ricordi finirà vittima delll&#39;obsolescenza del proprio formato.</p>

<p>Sono lì che cammino e mi imbatto nell&#39;immaginazione, è una specie di spiaggia quella in cui cammino dove si sovrappongono passato e futuribile, quella forma particolare di futuro che non si è mai avverato ma avrebbe potuto. Immerse nella sabbia, come statue gigantesche di epoche remote, conchiglie dalle fatture sovraumane, le bocche auricolari aperte, le ciglia madreperlacee svirgolano quasi a palpitare: non è così rassicurante – dicono – la nostra voce?</p>

<p>A furia di cannibalizzarmi l&#39;anima – rispondo – la realtà mi ha divorato il corpo. Non capiscono: se solo vedessero tutti i refusi che ho nella testa. Quando escono li ho già rimessi a posto, non tutti, ma una buona dose. Ho una dislessia emozionale, una discalculia che rende tutto l&#39;universo a volte grosso come un calzino, a volte rende le coperte del mio letto tendaggi infiniti dove metto in scena spettacoli cosmici: guarda questa supernova che mi esplode tutt&#39;intorno allo stomaco, la curiosa geometria delle mie gambe buttate al cielo aperto.</p>

<p>Forse ti chiederai perché sto mentendo: ebbene. Sappi che la verità che hai in bocca è oscena. Quando parli sputacchi brandelli di reale che rendono la mia immaginazione un orrore. Credimi se ti dico che la mia menzogna è un sano bisogno di sopravvivenza. Che fa bene anche a te vedere tutto questo frottolame messo in scena. Si chiama – tecnicamente – utopia. Ed è dell&#39;utopia che di tanto in tanto, per qualche frammento di secondo, accade. Sbeng. Poi tutto ritorna come prima, ci si rende conto di essere animali bestie, preda di furori bestia, e ci si osserva con vergogna e rabbia, si ringhia per sentito dire.</p>

<p>Come la mia gatta che, cresciuta con la mia cagna, adesso ringhia come un cane quando passano i vicini fuori dalla porta. Così mia figlia – quando può – manda lo stesso odore mio o di qualche altro progenitore.
Il Festival di Sanremo ci sarà, come ci sarà l&#39;ennesima guerra, oggi il frastuono è ineludibile, ciao ciccia mi hai chiamato, come va, tutto è sfuocato, le luci dal ponte dell&#39;autostrada, a scuola, per errore, si muore, a centinaia, a difesa del regime più brutale della storia, la comunicazione sociale sembra uno spezzatino di carne, terriccio, peli, acqua, la ricetta vincente per la carbonara, la morte in mondovisione con i disclaimer per gli adulti, clicca ma è un contenuto sensibile, morto ma sensibile, essere salvati da mostri imbrattati di storia, d&#39;atronde i generazion z e oltre sono ormai abituati all&#39;accesso a contenuti non omogeni dove il  segno ha  forza per se stesso senza  essere  una semplice  trasposizione  del suono, ... .– .–. .– .——. / .—. .. ..– .——. / ..–. .– –.–. .. .–.. . / –.–. —– ... .. .——. / .– — — .– –. ... .. .–. . / .. / –.–. —– –. .– – .. / ... .– .–.. – .– .–. . / – .–. .– / ..–. .–. .– — — . –. – .. / .. / –... .–. .– –. –.. . .–.. .–.. .. / –.. .. / – . —. ..– — . –. – .. / . / –. —– –.. ..– .–.. .. / . / ...– —– –.–. .. / –.–. .... . / .–. . ... – .– .–. .– –. –. —– / .–.. .– / ... —– – – —– —..— / ... –.–. .... .. —.. —.. .– – .. / ... ..– —. .–.. .. / .– –. –. .. —..— / –. . .–.. .–.. . / .—. .– .–. . – .. / –.. . .–.. .–.. . / .. –. ..–. .–. .– ... – .–. ..– – – ..– .–. . —..— / ... .. .——. / .– .–. .–. .. ...– —– / ..–. .. –. .. ... –.–. —– / –.. .. / ... –.–. .–. .. ...– . .–. . / ..– –. .– / –.–. —– ... .-</p>

<p>Farò errori chi non li fa. Sono a casa con una probabile influenza, mal di testa, nausea, scrivo quindi cose sbagliate. Perché Venerandi scrivi se stai male, intanto perché stare male è una condizione piuttosto frequente, e poi perché – se fo faceva D&#39;Annunzio ad occhi chiusi sul letto d&#39;ospedale, gli occhi fasciati – vuoi che non lo faccia io, scrivere è nella natura di questa cosa tecnologica che siamo, come respirare, provare ansia per il futuro, andare di corpo. Esplorare l&#39;ignoto.</p>

<p>L&#39;altro giorno ero sulla scala che pitturavo il soffitto e sentivo un podcast in cui una voce leggeva un brano di un romanzo che non ho mai letto, credo fosse Mattatoio numero cinque, e legge questo brano potentissimo dove l&#39;autore immagine i bombardamenti che l&#39;Europa stava subendo da parte degli alleati, se li immagina a rovescio, aerei che partono all&#39;incontrario dall&#39;Inghilterra, arrivano sulle grandi città europee distrutte, e con vapori e suoni risucchiano al loro interno le bombe che erano state sganciate, i palazzi risorgono, i corpi smembrati vengono curati e alla fine gli aerei all&#39;incontrario tornano nelle loro città, le bombe vengono mandate in fabbriche dove donne le smantellano, riportano gli elementi minerari  all&#39;interno della terra da dove erano stati rimossi a tonnellate, una cosa del genere ma scritta molto bene e io – sulla scala – ero commosso, mi è venuto un groppo alla gola mentre pensavo, ecco, la tecnologia dovrebbe essere questo, ricostruire, curare, fortificare il pianeta. E invece – la beffa – di migliaia e miglaia di forze, energie, risorse occupate a produrre costosa tecnologia nata per distruggere, sventrare, recidere, detonare.<br>
Speriamo i miei figli facciano meglio, pensavo, ma non so, le generazioni sono trasversali come la mia, c&#39;è dentro di tutto, ci sono menzone su cui è costruito il potere occidentale, c&#39;è lo spettro della morte che nessuno vuole vedere, il covid facci caso non c&#39;è mai stato, c&#39;è questa abitudine al benessere e al sogno del lusso che tramandiamo ai nostri figli come un desiderio virale collettivo.</p>

<p>Camminavo qualche giorno fa con Elettra e le dicevo che io non sono uno di quei genitori che dicono che i figli gli devono qualcosa in cambio per tutte le ore impegnate per loro, a farli crescere, a curarli, a seguirli, a preoccuparsi per le infinite cose che possono succedere nella vita. Perché, le spiegavo, nel momento in cui facevo  quelle cose venivo immediatamente ripagato con punti esperienza, godimento sensoriale, appagamento e frustrazione. Insomma, quando se ne andranno siamo pari e patta, spero.
Nuove generazioni e nuova tecnologia. C&#39;è stata una discussione che ho fatto mesi fa con Andrea Inglese e che avrei voluto proseguire, ma basta, il mal di testa ora è importante, mi fermo qua. Anche D&#39;Annnunzio mi immagino dormisse sul letto di ospedale.
Sono a tavola con secondogenito e non so di cosa stiamo parlando e a un certo punto gli dico, “eh, ma sei esoso!”. Lui mi guarda. “Cosa sono?”. “Esoso”. Faccia di secondogenito mostra una ignoranza completa del termine</p>

<p>Mi è tornato il Tab XC con una nuova tastiera e sto scrivendo proprio per vedere se vengon fuori problemi immediati. Non mi faccio grandi illusioni, dopo la quinta tastiera capisci che la perfezione non è di questo mondo, come diceva: un atomo opaco di male. Oggi gli studenti mi hanno fatto notare che continuo a sbagliare. Dico il X Maggio, invece che X Agosto. Uno studente ha anche capito perché sbaglio: faccio una crasi tra il 5 maggio e il 10 agosto, esce fuori un 10 maggio che è anche pericolosamente vicino al 15 maggio, data finale di compilazione dell&#39;omonimo documento. Questo per dire la confusione mentale che regna dentro la mia testa.</p>

<p>Quello che penso mi renda una figura atipica di insegnante ma più in generale di letterato, virgolettato, &#39;letterato&#39; diciamo, è che non credo di essere un nerd della letteratura o dei libri. Non lo sono nemmeno dell&#39;informatica, in senso stresso. Né della musica o dell&#39;arte. Del teatro o del cinema. Tutte queste cose mi piacciono, fanno indubbiamente parte del mio dna, ma non sono un nerd, le vedo comunque da una certa distanza, con un sufficiente distacco. Mi interessano tutte per quello che mi è sufficiente per raggiungere lo scopo che mi sono prefissato, fosse solo anche il benessere personale o la sopravvivenza dello spirito.</p>

<p>Lo vedo con chi si appassiona a questo o quell&#39;aspetto di cui riconosco il fascino o l&#39;importanza, ma che tengo comunque a debita distanza.</p>

<p>Sono seduto a tavola con secondogenito e – non ricordo per qualche discorso che stavamo facendo – gli dico che è esoso. Lui si ferma. Mi fissa. “Esoso?” chiede. “Esoso”, confermo. La faccio breve: non ha idea di cosa significhi esoso.</p>

<p>Ecco, gli dico, ne stiamo discutendo anche su internet, gli dico, il fatto che le vostre generazioni hanno un vocabolario più limitato del mio. Secondogenito ridacchia sornione. “Più limitato ma più ampio” dice, e spiega che lui non sa cosa voglia dire “esoso”, ma ha un inglese migliore del mio. Ha il doppio, realtà, del mio vocabolario. Ed è vero. “Posso vivere senza il tuo «esoso»” chiosa.</p>

<p>E scrivo “chiosa” e so che anche questo termine non fa parte del suo vocabolario base, mentre ieri, quando cercavo di spiegargli che mi doveva comprare quelle palline di plastica che si usano per avvolgere le cose e spedirle lui mi ha ascoltato con pazienza e poi mi ha detto che – ok – mi avrebbe comprato del bubble wrap.</p>

<p>Ovviamente non tutti sono come i miei tregeniti, ma questo spostamento verso un italiano lessicamente più essenziale, meno letterario, più povero convive certamente con un arricchimento lessicale delle lingue forti della rete, non solo l&#39;inglese, ma anche le comunicazioni non verbali e non basate sul segno, e questo spostamento è molto parzialmente individuato dalle indagini sul mondo scuola e i suoi abitanti.</p>

<p>Mi alzo, domenica mattina presto, continuo questa tradizione di svegliarmi che sono ancora stanco e dormirei ancora un po&#39; ma la mia testa inizia a rotearmi dentro si porta appresso pensieri, ansie, fantasie, castelli di cartapesta e alluminio e dopo un po&#39; capisco che di dormire ha bisogno il corpo ma la mente lavora contro, mi alzo.</p>

<p>Scendo al piano di sotto e Irene inizia a girarmi attorno. In genere quando lo fa è perché ha finito l&#39;acqua e ha sete, ma questa volta la ciotola ha ancora acqua, quindi capisco che deve fare pipì. Piove, guardo fuori dalla porta finestra, la vallata ampia attraversata dalle bracciate grigie della pioggia mentre una luce bianca mostra i contorni seriali della Valbisagno. Irene inizia a girarmi attorno con più veemenza, ha capito che ho capito e con il linguaggio del corpo mi dice, apri, bastardo amato padrone, apri la porta finestra.</p>

<p>Apro la porta finestra e subito Irene corre verso sinistra. Nella casa vecchia, a sinistra, ci sono le scalette che portano alle fasce, due chilometri quadri di terreno dove Irene poteva bellamente fare la sua pipì. Ma qua, nella casa nuova, a sinistra c&#39;è la fine del terrazzo, un caminetto, un terrazzino. Insomma, nessun posto lecito per fare pipì. Sporgo la testa dalla porta finestra per capire cosa voglia fare. Irene gira, non sa bene dove farla, annusa, gira, alla fine sale scomodamente sopra un vaso e inizia a a fatica a cercare una posizione per fare pipì.</p>

<p>“Ferma, pazza, mi ammazzi le piante!” dico e Irene mi ascolta, scende colpevole, rientra in casa, ma appena è dentro inizia di nuovo a girarmi attorno. Sospiro. Sono in pigiama, di uscire non se ne parla. Dalla porta finestra le indico le scalette che conducono sotto, alla fascia della casa nuova, un piccolo appezzamento di terreno, piccolo ma ampiamente sovradotato se rapportato alle capacità della vescica di Irene. “Vai là – le dico – scendi le scale”. Irene guarda me, guarda il mio dito, si agita, gira attorno. Niente.</p>

<p>Allora, lentamente, indosso la giacca viola di Elettra che è lì in cucina, mi metto a ciabatta le mie scarpe verdi da ginnastica, esco fuori nel terrazzo, sotto la pioggia, e vado fino alla scala che porta alla fascia di sotto. “Irene, vieni!” dico e questa volta la cana, rassicurata dalla mia presenza corre verso di me e – a un mio gesto – scende le scale e riscopre questa fascia a cui evidentemente non si è ancora abituata. Fa pipì.</p>

<p>Io aspetto sotto la pioggia, debole, la luce al neon della vallata che prende tutto il cielo, guardo il viola della giacca, il verde delle mie scarpe, il marrone in movimento del fiume Bisagno che porta la sua fiumana verso la foce e penso che un tempo una cosa del genere mi si sarebbe fissata nella memoria. Essere lì, voglio dire, in pigiama sotto la pioggia, a vedere la città che si frega gli occhi con le nocche, Irene che minziona lungamente, il senso del freddo e del caldo insieme. Invece oggi no. La capacità di memorizzare è più bassa. Gli occhi hanno perso diottrie, il sangue anche. Zeugma. Penso, allora che certe cose sono più liriche a pensare di averle fatte che a farle.</p>

<p>Forse certe cose sono più adatte a essere scritte che a essere vissute, penso. Guardo Irene che risale le scale felice, per quanto un cane possa essere felice. Rientro, scrivo.</p>

<p>Salve dottoressa sono Venerandi le scrivo perché volevo dirle che chatgpt non concorda sulla sua diagnosi. Lei mi ha scritto testualmente che i miei sintomi potrebbero essere ascrivibili a una seria sinusite. Sono compatibili, ha detto. Mi ha suggerito di andare a fare dei bagni termali, docce bollenti e insufflazioni con bicarbonato.</p>

<p>I sintomi di cui io le ho parlato sono di giramenti di testa, confusione, specie dopo piccoli sforzi, leggero stato di nausea, poco appetito, aumento degli acufeni, lanuggine ombelicale, tappamento delle orecchie nei momenti di tensione, dolori persistenti alla parte centrale della schiena, arrossamento prepuziale, sbucciatura delle nocche delle dita, calo generico della vista, assenza momentanea, inversione delle sillabe, spossatezza, mancanza di sonno o eccesso, frequenti mal di testa, schiacciamento dei suoni in frequenze, dolori premestruali, rigonfiamento dell&#39;addome, digrignamento dei denti notturno, apnee, sogni ambientati in mondi con geometrie non euclidee, polluzioni non nottune, inversione delle trombe di eustachio con quelle di fallopio, stati di agitazione, insofferenza nei confronti del nemico e alluce valgo.</p>

<p>Chatgpt, anzi Gemini perché di Cahtgpt avevo finito i crediti della versione intelligente, mi ha scritto sei paginate di roba, ma il succo è qua: “Gran parte dei tuoi sintomi (confusione, acufeni, tappamento delle orecchie, apnee, digrignamento dei denti, spossatezza e sogni in mondi non euclidei) urla stress cronico e sovraccarico nervoso”.</p>

<p>Ecco, altro che sinusite. Urla. Stess cronico e sovraccarico nervoso. Da dove viene questo stress?  E cosa potrei farci? L&#39;ho chiesto sempre a Gemini che si è messo lì a pensare e poi mi ha detto “c&#39;è una situazione specifica nella tua vita in questo momento—lavoro, relazioni, scadenze, cambiamenti imprevisti—che ti sta facendo sentire come se dovessi costantemente combattere contro un “nemico”? Vuoi che proviamo ad analizzarla insieme per capire come abbassare la guardia?“.</p>

<p>E poi ha aggiunto: “oppure vuoi passare subito alla risoluzione, che è molto più semplice di quello che tu possa pensare”. Io allora, nel silenzio della cucina gli ho detto, cavolo, passiamo subito alla risoluzione, cosa devo fare? Gemini si è messo lì a pensare a dopo un po&#39; mi ha scritto che devo staccare, prendermi del tempo per me, ad esempio andando a fare dei bagni termali, docce bollenti e insufflazioni con bicarbonato.</p>

<p>Secondogenito mi sta aiutando a traslocare e preparare la casa nuova, e lo fa a modo suo, tipo io gli chiedo se può aiutarmi, lui mi guarda con il suo sguardo da gatto manga e mi chiede in cosa lo devo aiutare, io glielo spiego e lui – alla fine – mi guarda e mi chiede, con la sua voce dinoccolata: “ma è legale?”.</p>

<p>Tipo carichiamo il frigorifero in auto e – per vari motivi che hanno a che fare con la mia schiena – lo carichiamo <em>dentro</em> l&#39;auto e non sopra, e io poi mi siedo al posto auto con un frigo pericolante addosso e secondogenito dal finestrino mi guarda e indica il frigo e mi chiede, “ma è legale?”.</p>

<p>“Se sopravvivo, sì” gli spiego e parto.</p>

<p>È morto Umberto Bossi, intendo del tutto. Non provo né gioia né dispiacere. Sono andato a cercare se avevo mai scritto qualcosa su Bossi e – sì – ci sono dei residui nella mia scrittura dove c&#39;è Bossi, tipo una frase tipo: “umberto bossi che si accorge che quella roba bianca che gli esce dagli angoli della bocca non è bava”. Cose così, tre in tutto.</p>

<p>E non provo né dispiacere né gioia, solo l&#39;impressione di averne un residuo in mezzo alle cose che ho scritto, come quando ti si macchia un muro che hai dipinto da poco, o trovi sul pavimento il residuo di uno scracchio di chissà quanti anni prima.</p>

<p>Eravamo giovani, facevamo satira su tutto. Forse pensavamo che quegli orrori sarebbero morti, invece hanno attecchito, contorcendosi si sono trasformati e sono ancora qua, e c&#39;erano ancora prima e ci saranno anche dopo.</p>

<p>Facevamo satira pensando che fossero delle eccezioni, qualcosa di temporaneo, che quello che scrivevamo sarebbe un po&#39; servito ad andare in una direzione diversa. Come i brufoli, ci mettevamo sopra quelle creme che non hanno mai fatto niente.</p>

<p>La nostra satira e quella dei nostri padri spirituali è servita a poco, si è trasformata man mano che si trasformavano i mostri. La nostra satira è un&#39;appendice dell&#39;orrore.</p>

<p>Non c&#39;è come alzarsi la mattina, prendere il caffé leggendo le notizie del mondo con il proprio Macbook nuovo per sentire la mancanza del Tab XC che in questo momento è in Polonia. Son bastati sei mesi di uso quotidiano di un e-ink a colori a tredici pollici per farmi sentire ancora di più la pesantezza di uno schermo luminoso per tutto quello che riguarda la lettura, la scrittura, la navigazione e lo studio.</p>

<p>Di contro il Tab XC è in Polonia perché ha grossi problemi con le cover tastiere, Onyx gentilissima me ne ha già sostituite quattro e tutte e quattro non sono andate come avrebbero dovuto, tanto che – appunto – ora mi hanno chiesto di spedire tutto, anche il Tab. E mentre lo incartavo, il giorno prima anzi, mi sono reso conto della grande paura avverata: una venatura nel vetro. Non nello schermo, grazie al cielo, ma nel vetro.</p>

<p>Gli schermi e-ink sono ancora fragili e la riparazione del vetro, solo del vetro, costa qualcosa come 270 dollari. Questo per dire le sofferenze del povero elemento polvere all&#39;interno dei meccanismi tecno capitalistici. Il desiderio, l&#39;entusiamo per vedere le tecnologie evolversi e contorcersi come vermi, il fascino per la parte ancora ingnota di quello che andremo a fare.</p>

<p>Iera sera giocavo a un videogame trovato per caso su itch, dove una ricercatrice ad un certo punto parlava di questo grado zero della costruzione di una macchina, dove l&#39;umano non ha più parte alla sua progettazione. Analizzando l&#39;occhio della protagonista, un androide, la ricercatrice umana non capisce la tecnologia con cui è fatta e ne è ovviamente affascinata.</p>

<p>Ma in realtà volevo parlare delle cose a cui sono abbonato, non so perché ieri pensavo alle forme di abbonamento come – nello stesso tempo – qualcosa di arcaico (le comode “dispense settimanali”), dall&#39;altro una moderna e intrusiva forma di spostamento del possesso del bene fisico, dove tutto, anche InDesign, non è più un prodotto ma una performance che dura finché paghi.</p>

<p>Ma non oggi.</p>

<p>Le cose a cui sono stato abbonato nella mia vita sono state diverse, ma non tantissime. La prima, non era un vero e proprio abbonamento, era una raccolta di fascicoli settimanali che hanno poi concorso, nel passare gli anni, alla formazione della Grande Enciclopedia della Fantascienza. Avevo dieci anni quando l&#39;ho cominciata ed è ancora con me con tutti i suoi volumi carichi di racconti di fantascienza, saggi, immagini, foto, “materiale” che a volte leggevo a volte solo sfogliavo guardando le immagini. Immagazinavo senz&#39;altro.</p>

<p>Lì lessi per la prima volta autori come Lovecraft, Harry Harrison, Johanna Russ, Heinlein, Sprague De Camp, Farmer, Zelanzy, Tiptree, Bradbury, Keyes, Dick, Vacca, Ursula Le Guin, Vance, Borges, Ballard e altri.</p>

<p>La seconda cosa che ricordo è stata invece una raccolta di volumi dei classici della narrativa della De Agostini. Lì ero qualche anno più grande e mi arrivavano nella cassetta della posta due libri ogni – mi pare – quindici giorni. Brossurati con copertine in finta (spero) pelle verde, rossa e marrone. Anche di quelli ne ho ancora molti, mi hanno seguito di casa in casa per decenni e alcuni li ho letti anche recentemente perché – da ragazzino – leggevo solo quello che mi ispirava, quindi ancora di tanto in tanto ne leggo uno. Non so però se mi seguiranno in questo ultimo trasloco.</p>

<p>Lì lessi Orwell, Strindberg, Poe, Kafka, Pavese, Le mille e una notte, Balzac, Boll, Tolstoj, Joyce, Voltaire e tanti altri. L&#39;ultimo che ho letto, l&#39;estate scorsa ancora, è stato Saul Bellow, per dire quanto abbia sfruttato la raccolta.</p>

<p>L&#39;altro abbonamento è stato ai classici della musica classica, credo sempre De Agostini, quelle cose che uscivano in edicola con la cassetta settimanale. Immagino fine anni ottanta, inizio novanta. Le avevo prese tutte, ogni settimana ne usciva una o due, non ricordo bene. Anche qua tutta la musica classica dal Gregoriano fino a Berg, passando per tutto quello che c&#39;è in mezzo e che io diligentemente mi sentivo mentre studiavo o facevo dell&#39;altro perché, nella mia piccola mentalità borghese, era necessario che io sapessi riconoscere quella roba. Un centinaio di cassette che invece ho buttato via nel passaggio al cd, senza mai riuscire a riavere tutto quel materiale.</p>

<p>Poi, direi, il nulla. Ho seguito collane, come quella delle videocassette del cinema d&#39;autore dell&#39;Unità, o raccolte di dvd de Il prigioniero o di Zaffiro e Acciao, comperato decine e decine di riviste contenitore di fumetti, Mangazine, Corto Maltese, L&#39;Eternauta, Akira, Nova Express, Cormic Art, Totem Comics, tutto negli anni novanta direi, i dvd forse inizi anni zero. Non si trattava però di abbonamenti veri e propri, l&#39;idea dell&#39;abbonamento era una cosa diversa.</p>

<p>Recentemente gli abbonamenti hanno parzialmente cambiato la loro natura, ne scrivevo stamattina. Oggi, 2026 sono abbonato ad alcune cose che non uso, Netflix o Prime video, sono abbonamenti fatti per altri membri della famiglia, come sono abbonato a Adobe per uno dei figli altrimenti per me potrebbero tutti finire nelle fiamme dell&#39;inferno. Sono abbonamenti che non mi lasciano niente. L&#39;unica cosa per cui ringrazio Netflix è aver cacciato i dollaroni per avere The Other Side Of The Wind di Welles, un mio idola fori, ma alla fine il film ce l&#39;ha lei, non io. Questi sono abbonamenti saponetta, li usi e poi sgusciano via.</p>

<p>Nel 2026 ho fatto due abbonamenti diversi, uno a Peter Gabriel, uno a La fine del mondo. Questi sono diversi perché non sono servizi, sono abbonamenti a cose che poi mi restano. Nel primo caso mi scarico una parte importante della produzione musicale di Peter Gabriel che resterà con me anche quando l&#39;abbonamento finirà. Il secondo è un abbonamento a una rivista di fumetti, anche quella spero che resti finché non muoio. Dopo temo che verrà tutto buttato via, forse lo spero, come quelle popolazioni che ogni tanto si vedono, mettono in piazza le cose più preziose che hanno e le distruggono.</p>

<p>Infine sono abbonato a Il Post e al New York Times. Da un po&#39; di anni. Il secondo soprattutto è molto ricco e stimolante. Faticoso da leggere, da gestire con attenzione, ma mi ha aperto le prospettive asfittiche della stampa italiana.</p>

<p>Perché ho scritto tutta questa roba? Con tutte le cose che ho da fare. Non lo so. Perché ho una lingua nella testa e certe volte sono ossessionato da pensieri e penso che scrivendoli in qualche modo si annullino, trovino i loro confini, spesso risicati, e la smettano lì. A furia di scrivere la scrittura perde di energia, inizio navigando e alla fine sono allo stremo butto i fatti gli uni dopo gli altri senza nemmeno rileggere quello che sto scrivendo. Niente spannung, niente epilogo, semplicemente la musica finisce lì come certi pezzi di Steve Reich o di Battisti Panella.</p>

<p>Se il primo approccio con il digitale per me è stato nel 1983, con il mio primo home computer, il secondo scalino è stato il modem e la prima connessione tra il mio computer e altri computer sparsi per il mondo. Oggi la connessione è diventata talmente intrusiva che i nostri dispositivi ci identificano, noi siamo qualcuno perché il nostro dispositivo lo conferma, allo stato, ad Amazon, a Google.</p>

<p>La prima cosa che fa oggi un dispositivo appena nasce, è cercare una connessione, come un neonato apre la bocca per cercare l&#39;aria. Subito mandiamo dati, veniamo geolocalizzati, mandiamo piantine dei nostri appartamenti a sconosciuti server cinesi, traccia dei nostri allenamenti, preferenze e gusti cinematografici, esondiamo informazioni su di noi per tenere viva una profilazione di cui non conosciamo gli esiti, nemmeno – in alcuni casi – chi la fa.</p>

<p>Questo cambio della natura della macchina da computazionale a sociale era già negli anni ottanta, cosa vi credete. Quanto tempo ho passato a chattare su QSD, a giocare su AMP, a seguire i giocatori connessi su Necro, a scrivere messaggi sulle BBS locali, Elios, e poi Fidonet e Usenet. Il tempo che passavo al computer per comunicare aumentava man mano che aumentavano le possibilità tecniche per farlo. L&#39;ho fatto, per inciso, perché era qualcosa di nuovo e di irrinunciabile.</p>

<p>È complesso pensare a un ragazzo che vive in un paesino di Sant&#39;Olcese, scollegato da ogni cosa, che di sera collega il suo Apple II alla rete telefonica SIP e gioca in rete con un MUD fantasy in Inghilterra, AMP. Non si ha idea – voglio dire – di quello che cambia nella testa del suddetto ragazzino. È un cambio di prospettiva nel considerare cosa sia la felicità, la solitudine, la patria, il territorio, l&#39;immaginazione.</p>

<p>Quando sono scollegato, oggi nel 2026, lo sento. È qualcosa di palpabile. Uscire senza cellulare per errore, essere fuori campo. Di colpo è come se  venisse recisa una parte di me. È nello stesso tempo un sentimento di castrazione, un canale comunicativo che si interrompe; e di libertà. Una specie di anarchia grossolana e primitiva. Sono fuori da ogni comunicazione, geolocalizzazione. Nessuna notifica del cazzo. Potrei morire, crollare sull&#39;asfalto e nessun metadato verrebbe aggiornato. Sono fuori dal tempo e dalla storia.</p>

<p>Sono con mio padre nella mia stanza da letto con tutte le prese aperte e io seduto nel letto guardo mio padre che guarda sconsolato un foglio su cui ha disegnato la mia stanza da letto in tre dimensioni riempiendola di simboli che sono i fili elettrici che sbocciano e si nascondono nei muri. “Io – gli dico – quando reinventerò l&#39;elettricità, la farò più semplice”. Mio padre alza la testa, si accorge che sono lì con lui. “Ma guarda che in genere l&#39;elettricità è più semplice” mi dice. Torna a guardare il foglio.</p>

<p>“Non ho mai trovato un impianto elettrico così incasinato” continua, ma si ferma, come rircordando qualcosa di lontano. “Non è vero” si corregge. “Alla centrale nucleare di Caorso. Lì l&#39;impianto elettrico era ancora più incasinato di questo. Abbiamo aperto i pannelli, non so chi ci avesse messo le mani, forse gli indiani. Inimmaginabile. Tu non hai idea Fabrizio. Comunque, dopo la centrale nucleare di Carso, viene senza dubbio la tua camera da letto. È al secondo posto”.</p>

<p>Io sospiro. Con un gesto lento accendo la luce e vedo che questa mia azione attiva anche le prese della corrente della stanza a cui ho attaccato il mio cellulare che vibra per un attimo, felice. Spengo la luce e il cellulare si rabbuia. “Piantala” dice mio padre. “Non ci stai aiutando” aggiunge. Torna a guardare il foglio, aggiunge delle sigle. Sospira. “Cazzo” dice dopo un po&#39;. Sospiro.</p>

<p>Io voglio bene ai miei figli, voglio dire. Averli attorno è sempre una parte sorpresa, una parte affetto, una parte Campari, come il Negroni. Oggi ero in camera di secondogenito a correggere compiti perché nella casa nuova non ho ancora un tavolo per me e in cucina c&#39;era il muratore che faceva delle rifiniture. Secondogenito era all&#39;accademia. Tra un compito e l&#39;altro mi è caduto l&#39;occhio sulla sua libreria. In uno solo degli scaffali ci sono dei libri, in bella vista. Pochissimi.</p>

<p>Leggo i titoli: “Lo Strano Caso Del Dottor Jekyll e Del Signor Hyde”; “Doug, a DougDoug story” (un libro composto solo dalla parola &#39;Doug&#39;); “La letteratura giapponese – La letteratura Coreana”; “L&#39;arte della guerra”; “Educazione finanziaria”; “The Epic of Gilgamesh”; “La cucina imperiale austriaca”; “Five night at Freddy: The twisted ones”. Rimango affascinato da come, per secondogenito, L&#39;arte della guerra di Sun Tzu, un saggio di “Educazione Finanziaria” e uno sulla “cucina imperiale austriaca”, qualunque cosa sia, possano essere tasselli di un unico puzzle culturale.</p>

<p>Più tardi a tavola c&#39;è una discussione tra terzogenita e secondogenito su chi deve finire di fare la lavapiatti. “Oggi – dice secondogenito – tu sei stata a casa. Io sono andato a scuola, la lavapiatti sta a te”. Terzogenita, che – ah – nel frattempo è diventata una adolescente, non è d&#39;accordo. “Non dobbiamo guardare solo oggi. Vuoi forse confrontare la moda delle ore in cui sono a scuola con la tua?”. Tossisco. “La &#39;moda&#39;?” chiedo. Secondogenito fa un gesto vago nell&#39;aria, “è tipo la media”. Terzogenita non è d&#39;accordo, “non è la media, si tratta del numero che si presenta più frequentemente”. Annuisco, cammino all&#39;indietro, mi siedo sul divano, loro vanno avanti a discutere, ridendo. Mi godo lo spettacolo.</p>

<p>(Primogenito nel frattempo mi ha mandato alcuni scatti dal secordo cortometraggio che sta girando. Mi sembrano molto belli, è ambientato nel mondo scout e i colori sono pastellosi, anche qua mi ricordano un po&#39; Wes Anderson. Ma non so se posso condividerli, me li tengo per me).</p>

<p>(diario di stamattina: servizi di assistenza sinopolacchi, consumo, il fallimento del progetto scout, l&#39;Iran a scuola, le cazzatone e molto altro, a gratis come al solito)</p>

<p>Mi hanno scritto dalla Cina che i polacchi hanno detto che il mio Tab XC sta bene ed è già stato rispedito indietro con una tastiera nuova. È la quinta. Da un lato è una buona notizia perché potrò tornare ad usare il mio tablet e-ink, dall&#39;altro è una pessima notizia perché vuol dire – implicitamente – che le cover tastiera di Onyx hanno grossi problemi di elettronica e durano pochi mesi. Non hanno fatto menzione della venatura sul vetro che sarà lì ad aspettarmi. Spero non sia peggiorata.</p>

<p>Guardo fuori dalla finestra. Alzo le spalle, le abbasso, potrebbe essere il nono pezzo di broccato. Se penso a quello che succede ora nel mondo non è un grosso problema, ma è un peccato. Io ci metto sempre un sacco di entusiasmo, anche quando non ne ho molto. Finiranno anche tutte queste risorse naturali che tengo dentro al corpo. Dai dai Venerandi, potrebbe andare molto peggio. Andrà molto peggio, si va per fasi e per crisi.</p>

<p>Ho questo ricordo di un&#39;attività scout fatta al porto antico, non ricordo assolutamente che evento fosse, per adulti comunque. Forse clan. Ci hanno diviso in piccoli gruppi e siamo andati ad ascoltare degli specialisti. Non ricordo in che campo. Comunque lì uno disse una cosa che sul momento mi folgorò, ero giovane e ingenuo. Un po&#39; come adesso, ma di più.</p>

<p>In pratica il tipo disse che l&#39;idea scout di fare progetti sulle persone, progetti di vita, progetto personale, progetto di catechesi, eccetera, era sbagliata. I progetti sono un archetipo umano, non reale. La vita, ci disse, non va avanti per progetti ma per processi. Lo scoutismo, secondo lui, ma in seconda battuta la vita di ogni persona dovrebbe essere strutturata per processi. I processi per loro natura sono solo parzialmente sotto il controllo umano, vivono per conto loro, possono modificarsi in corso d&#39;opera, vengono influenzati da quello che abbiamo attorno. Soprattutto non sono lineari e progressivi, possono cortorcesi, tornare indietro, avere delle fasi ma anche delle crisi.</p>

<p>Chissà chi era, e chissà quanto di quello che ho tenuto qua dentro l&#39;ha davvero detto lui, quanto ci ho aggiunto di mio nel corso degli anni. Ecco, pensare che non esista un progetto di Dio su di me, che non esistesse un progetto di vita sul quale strutturarmi, all&#39;epoca, mi fece un gran bene. Non ero io lo strano che non lo vedevo, che – anzi – se mi guardavo dall&#39;esterno vedevo un sacco di cose incongrue e contraddittorie, lontanissime da una pianificazione quinquennale della vita. Era che siamo fatti così e i progetti sono un – come posso definirlo – un oggetto transizionale della nostra esistenza, come quei peluche che lasci a tuo figlio quando lo lasci all&#39;asilo nido per andare a ingrassare questo favoloso sistema capitalista che – per inciso – fallisce nel fare cover tastiere efficienti e vetri a prova di venatura.</p>

<p>Nel frattempo è sbucato il sole dalle colline di fronte, come vedete sto scrivendo in tempo reale. Ieri a scuola ho avuto due momenti carini, e due terribili. Racconterò solo quelli carini. In quinta ho finalmente lanciato il gioco che avevo comperato Radio Victory, che si è rivelato piuttosto funzionale. Non ci perdo troppo tempo sopra, il momento ideale per me è stato a metà quando i gruppi stavano giocando, interagendo, con partecipazione tale che se fossi uscito dall&#39;aula non se ne sarebbe accorto nessuno. Per me quella è una cartina di tornasole che l&#39;attività, almeno dal punto di vista della meccanica, non parlo dei contenuti, sta funzionando. I gruppi lavorano, giocano, interagiscono, apprendono, sbagliano, criticano e lo fanno perché il meccanismo sta funzionando non perché ci sia un maieuta che si mette in mezzo a tradurre la conoscenza in funzione oracolo. Cosa che anche io faccio spesso eh, ma preferisco quando si mettono in moto microstrutture “sociali” che lavorano in maniera autonoma.</p>

<p>Il secondo momento carino è stato quando ho deciso di parlare in seconda della guerra in Iran, da oracolo (dicendo anche una cazzatona a un certo punto che – grazie al cielo – uno studente ha corretto) (tipico degli oracoli è sparare cazzatone) (d&#39;altronde i processi di questo vivono: entusiasmo, errori, cazzatoni, estasi e tormento) e mi sono reso conto che i materiali che avevo scelto per spiegare, ruffianissimi, avevano funzionato, che l&#39;argomento evidentemente gli interessava tanto da avere l&#39;attenzione del – la lancio lunga – del novanta per cento della classe, almeno fino a quattro minuti dal suono della campanella, che è un tempo infinitamente lungo per una seconda che non stai ricattando con il bastone della verifica o della gehenna degli scrutini.</p>

<p>Quelle cose che dici, ecco la scuola di queste cose dovrebbe parlare e tu ne parli e quindi puoi evitare di scriverlo su Facebook. Però poi lo scrivi lo stesso perché hai messo il te nei fornelli piccoli e ci sta mettendo un&#39;infinità a bollire e tu – nel contempo – devi sbollire le notizie dall&#39;universo sinopolacco.</p>

<p>Ieri abbiamo visto con la famiglia al completo l&#39;ultima puntata dell&#39;ultima stagione di Stranger Things, con il divertimento di essere ancora lì a vederlo a quasi dieci anni di distanza dalla prima volta e – massacrandolo – per la sciatteria con cui hanno prodotto una cosa del genere. Pensare i soldi bruciati faceva male, fotogramma dopo fotogramma. Altro che Henry e Vecna, l&#39;orrore è Netflix.</p>

<p>Non so nel resto del mondo ma qua a Genova c&#39;è un vento irreale, scuote casa mia, gli alberi, gli scooter, le tegole roteano come dischi rotanti in cerca di vegani da colpire. E – ho notato – è pieno di strani vermi neri, cammino da un po&#39; di tempo e noto questi vermi neri, tranquilli, lenti, muoiono senza fare casino, ma continuano la loro strada, li ritrovo anche nei muri nelle scale non so da dove passino, qualcuno anche in casa.</p>

<p>Ad un certo punto ho pensato che li vedessi solo io, vivo in un mondo dove vermi neri attraversano il reale e lo coprono con il loro piccolo corpuscolo scuro. Per gli altri non esistono, sono alterazioni del mio occhio o della mia testa, come le macchiette che danzano quando guardo il vuoto della Valbisagno. Sarebbe un buon inizio di un romanzo secondario di Murakami.</p>

<p>Oggi dovrebbe arrivarmi il Tab XC, il mio piccolo, sarà un incontro gravido di paure e accuse reciproche. Ho già messo il cuore in pace e so già che la tastiera non funzionerà, che la venatura sarà peggiorata e sto pensando eventuali soluzioni, costruire io una cover tastiera, moddare l&#39;esistente, fare una causa collettiva alla Cina, al capitalismo, alla gioia del consumo, alla tecnologia.</p>

<p>Ieri ho skippato tutti i messaggi di tema scolastico, era un&#39;invasione di gente che sentiva il bisogno di creare traffico sull&#39;ultimo episodio di cronaca, la dopamina delle notifiche e del chiacchiericcio. “Siete il Netflix dell&#39;Istruzione” ho pensato.
Vorrei dormire sotto un manto di acqua bollente, cristallina, una grotta sotterranea da cui si intravvede l&#39;uscita, un cielo cilestrino, io sotto questo velo di mare vaporoso che mi lascio cuocere e penso e non penso e sogno e non sogno, io sono stato tutto quello di cui ho parlato, sono stato Proust, D&#39;Annunzio, sono stato Svevo e Trevisan, Balestrini e Dante, tutto mi ha attraversato e ora – sotto l&#39;acqua che mi muove nello spazio – restano delle macchie, dei bagliori attorno a me.</p>

<p>È tornato il Tab XC, come un angelo dal cielo, folgorato. Alla fine questa parte di me – materica – è un groviglio inestricabile di cose. Sono quello che sono stato, banale a dirsi, e sarò quello che sarò. Mi avvicinerò e mi allontanerò dal benessere come una movimento respiratorio. Tanti anni, decenni, ad allenarsi a fare cultura e sono ancora qua, di nascosto, a cercare spazzatura intellettuale da mettermi in bocca. Mastico frammenti di fiction, plancton di pornoscopie, ho gli occhi ancora pieni di caccole pulp. In fondo è dell&#39;animale avere bisogno anche dello schifo.</p>

<p>Oggi ho finito di far vedere in quinta informatici Un chien andalou. MI guardavano con commiserazione, ma quella commiserazione che potrebbe, mi illudo, in uno o due di loro, tra qualche anno, rivelare cosa, rivelare una piccola brace rimasta lì sotto una coltre di cenere scolastica. Questo facciamo di importante, non il grosso travaso di conoscenze, che pure c&#39;è eh, ma la piccola sottile pagliuzza ardente che resta lì nascosta a fare da nutrimento al corpo di questi mutanti che continuano a divorare per tutta la loro adolescenza e giovinezza. Se la dimenticheranno, o – meglio – penseranno che è lì per loro virtù. Che è vero, poi.</p>

<p>Fa male all&#39;ego, ma quello che lasciamo in chi ci circonda è lì grazie a chi accetta piuttosto che a chi dà. Dovremmo ringraziare ogni volta che notiamo che qualcosa di noi è stato rubato da qualche nuova generazione, che una parte di questo tramestio ci sopravviverà a nostra insaputa. Il grosso di quello che resta di noi sulla terra ci resta sotto anonimato. Azioni, qualcosa che abbiamo detto, una frase che qualcuno ha colto al volo, una nostra idea, brutta, che declinata diversamente diventa qualcosa. Un gesto gratuito, qualcuno che ci vede da distante mille miglia e si prende, di noi, quello che gli serve e poi ci dimentica.</p>

<p>Entro in casa dei miei genitori, mi saluta mia madre inzia a parlarmi e io la seguo in cucina dove c&#39;è la televisione accesa. Le cose sono così, collassano. Alzo la testa e vedo lo schermo, mia madre sta ancora parlando, e la sua voce si sovrappone alle immagini della tv dove il sonoro è abbassato, sembra quasi che la voce di mia madre venga direttamente dalla televisione. È una trasmissione di politica, mi pare, guardo meglio, ci sono delle persone vestite con vestiti che sembrano usciti dalla realpolitik degli anni sessanta, e in mezzo saltella il giornalista e lo riconosco, è Gianni Minà. Gianni Minà che sta parlando con la voce di mia madre e parla della prossima visita di controllo di mio padre.</p>

<p>“Mamma – dico – ma Gianni Minà non è morto?” e mentre lo chiedo indico lo schermo. Mia madre si gira, vede Minà e rimane in silenzio a fissarlo. Questa cosa di entrare in casa dei miei genitori e trovarmi con loro davanti, e la tv sintonizzata sul decennio in cui vivevo con loro, apre una specie di varco temporale, mi immagino per una frazione di secondo che lì dentro, nell&#39;appartamento dei miei genitori, siano davvero ancora gli anni settanta, che loro – quando li hanno attraversati – ci siano rimasti in qualche modo impigliati e ora se li portino dietro a brandelli, sparsi per la casa.</p>

<p>Poi mia madre si rianima, all&#39;improvviso, dice eh sì, ma non lo sai Fabrizio? c&#39;è lo sciopero dei giornalisti, è da stamattina che non ci sono più i telegiornali. “Ah” dico. “E quindi hanno riesumato Minà?” chiedo con il mio solito sarcasmo preadolescenziale. Oggi, mentre camminavo per andare da Tecnomat, un grosso centro che non posso non associare a qualche malattia dove un ferramenta – a un certo punto –  ha iniziato germinare per cellule, spore e mutazioni genetiche che hanno incarnito il negozio di ferramenta come Tetsuo in Akira, quando inzia a vedere esplodere il suo corpo che si moltiplica in organi e tessuti muscolari fino a diventare qualcosa di sproporzionato e orribile, una gigantesca massa di carne, così Tecnomat, è il bubbone ingigantito di un negozio di ferramenta di cui non rimane più nulla, ma forse era Kaneda, non ricordo se Tetsuo o Kaneda, uno dei due comunque, dicevo</p>

<p>mentre camminavo verso Tecnomat mi sono immaginato questa scena di io che viaggio nel tempo e vado a vedere Venerandi sedicenne nel circolo ARCI di Sant&#39;Olcese, e mi sono immaginato cosa sarebbe potuto succedere, io che arrivo, da distante vedo il me stesso sedicenne, mi vedo da fuori, con il mio naso sbilanciato, il sorriso che avevo all&#39;epoca, grosso e impaurito, e mi sarei guardato e avrei sentito la mia voce chiocca parlare, la erre moscia, il tono alto della voce, il mio parlare a frammenti e il suo contorcersi su se stesso, come una serpe linguistica e avrei detto, ecco qua, eccolo lì dov&#39;era, sempre stato uguale, sempre così, mi sarei chiesto se parlare con il me stesso sedicenne, dargli qualche consiglio, e poi – nell&#39;immaginazione – decidevo di no, che in fondo va bene come è andata, si era comportato bene, tutto sommato.</p>

<p>Entrato da Tecnomat sono stato oggetto di una avventura che non posso raccontare perché andrei pericolosamente a invadere la privacy di diversi dipendenti del summenzionato centro commerciale per maschi alfa, ma dico solo che sono uscito ridacchiando con la mia storiella sotto al braccio e diversi tubi da un mezzo o tre ottavi non ricordo più, tutto avvolto nella mia nuvoletta di sarcasmo e allegria scema preadolescenziale.</p>

<p>Tanto era dovuto, anche questa cosa me la sono tolta dalla testa.</p>

<p>Dovrò unire i file dei miei diari.</p>

<p>Il presidente della regione Veneto ha annunciato di voler presentare una proposta di legge per vietare l&#39;uso dei social network ai minori di 14 anni. Noi Moderati lavora invece a un disegno di legge che lo impedisca ai minori di 13 anni, mentre già ora a scuola i cellulari sono banditi: il Ministro Valditara ha emesso l&#39;anno scorso una circolare che impedisce l&#39;uso degli smartphone a scuola, per ogni ordine e grado, vietandone l&#39;uso anche per finalità didattiche.</p>

<p>Sono contro le decisioni restrittive all&#39;uso dei cellulari per i ragazzi, specie a scuola, per diversi motivi. Faccio una premessa maggiore: io credo che i cellulari siano elementi distrattivi e che – al di sotto di una certo livello di maturità – vadano superivisonati da persone consapevoli con attenzione. Non è immediato essere nel mondo reale e nel mondo virtuale nello stesso tempo, ci vuole del tempo per capire come la forma interpretativa di quello che siamo nel virtuale siamo comunque noi, anzi, una parte della nostra esistenza che spesso non ha modo di rivelarsi nel mondo reale. Il mondo reale, in ultima sostanza, non è più reale di quello virtuale, ma è un ambiente in cui alcune nostre caratteristiche umane, culturali, sociali, e anche alcune nostre competenze, hanno modo di esprimersi e essere messe in gioco e altre no. Nel mondo virtuale accade la stessa cosa. Il Venerandi che leggete su facebook non è uguale a quello con cui potreste parlare per strada, è un suo completamento – e viceversa.</p>

<p>E in questo, beninteso, non c&#39;è nessuna novità. Chiunque abbia prodotto immagini della propria persona anche prima del digitale lo sa. In quello che da millenni abbiamo prodotto nella fiction, nell&#39;arte, nella musica: il “virtuale” dell&#39;invenzione e della comunicazione è sempre stato qualcosa altro da noi e nello stesso tempo intimamente nostro. Il digitale banalmente ha permesso l&#39;emersione massiva di questa nostra forma liquida che è parte di noi.</p>

<p>Vietare i cellulari basandosi sull&#39;età è una scelta disturbante su diversi livelli. Il primo è che si dà come presupporto che un ragazzo non sappia gestire questo mondo virtuale quanto un adulto. Basta fare un giro su Facebook per rendersi conto che – no – non è un discorso meramente anagrafico. Per questo parlo di supervisone di una persona matura o consapevole. Molti dei genitori dei ragazzi li vedete in rete che lanciano shitstorm sui social, che mandano a pezzi il loro rapporti di coppia con Whatsapp, che ingrassano fake news e condividono spazzatura tossica. Il grosso delle oscenità e degli orrori del virtuale non vengono certo dai ragazzini, anzi, vengono dal mondo adulto. Molti dei miei studenti non hanno dipendenza da cellulare, sanno quando usarlo e quando no, sanno sfruttarlo per le attività didattiche che gli propongo. La maggior parte. Tutelare la minoranza che invece ha dipendenze da notifiche punendo chi oggi ha trovato un rapporto maturo con questi dispositivi è un&#39;azione grossolana e controproducente.</p>

<p>Il secondo aspetto che mi infastidisce è la vigliaccheria di questa azione. C&#39;è un problema della rete, lo dicono tutti. Lo diciamo noi che siamo in rete dagli anni ottanta. Questa rete (e questa informatica) è sempre più lontana da quella che immaginavamo negli anni ottanta. I dispositivi per le masse per accedere alla rete sono sempre più invasivi, volgari, nascono per creare dipendenza, sono progettati per divorare la privacy delle persone. Informaticamente sono osceni: tolgono il controllo del loro core ai proprietari trasferendolo ai produttori che restano di fatto i reali padroni del ferro. Obsolescenze programmate, hardware e software che impoveriscono l&#39;esperienza informatica <em>di design</em> per aumentare la dipendenza e la perenne clientizzazione dei propri utenti.</p>

<p>Le interfacce di utilizzo di questo dispositivi hanno trasformato l&#39;esperienza creativa dell&#39;informatica in una declinazione digitale del vecchio sul divano alla sera con il telecomando che gira, clicca, scrolla, mentre il tempo gli passa addosso come gli ads e gli abbonamenti online. E questo meccanismo è qua, sui Facebook, su X, su Instagram e a cascata sui social più o meno interessanti, nelle dinamiche tossiche dei giochi online e nella loro competizione gonfiata. Lo scrivevo già anni fa, abbiamo internet che ci dà la possibilità di avere conoscenze illimitate e passiamo il novanta per cento del nostro tempo su due o tre piattaforme, sempre le stesse, a cercare l&#39;appagamento dei like, il cibo-scimmia del bioparco.</p>

<p>La vigliaccheria, e torno sul pezzo, e avere un numero ridotto di multinazionali che stanno monopolizzando la nostra parte virtuale, quella di cui parlavo prima, che è una cosa nobile e naturale, e la stanno abbruttendo in maniera sistematica facendo leva – peraltro – su una serie di cose che sono meravigliose. La tecnologia è meravigliosa. Il fatto che io sia qua a scrivere su uno schermo a inchiostro elettronico mentre una pompa di calore riscalda l&#39;ambiente e il mio portatile sta backuppando due tera di dati online via ssh, è meraviglioso. Sapere che tra poco copincollerò questa cosa e che verrà letta da qualche decina di persone è meraviglioso. Non pensatemi come a un luddista o – peggio – a un nostalgico degli anni ottanta. Niente di tutto questo. Ma la tecnologia non deve abbagliarci, non possiamo fare tutto per lei. Specie quando mescola nel suo impasto i veleni di cui parlavo sopra.</p>

<p>La vigliaccheria è quindi punire i ragazzi perché la struttura informatica progettata dagli adulti è oscena. La vigliaccheria è sapere che questi social utilizzano meccanismi di dipendenza che fomentano cattive abitudini, ma non fare nulla per cambiarle perché incapaci di organizzare alternative etiche all&#39;interno di un vorticoso sistema tecno-capitalista. Un vorticoso sistema tecno-capitalista che – ripeto – è meraviglioso. E questo è parte del problema.</p>

<p>Il terzo aspetto è pensare che ci sia un bisogno di un ritorno alla vecchia scuola, alla scrittura a mano, ai rimedi naturali e a tutte le altre sciocchezze di fuffa pedagogica che vengono di volta in volta tirate fuori dai maestri instagram a cui sfugge tutto quello che ho scritto prima. Non c&#39;è niente di naturale nella scrittura a mano. Non c&#39;è niente di naturale nella scrittura, figuriamoci in quella aberrazione che è la scrittura a mano. La scrittura è una tecnologia, quanto quella digitale. I metodi naturali non sono naturali, sono una tecnologia umana applicata al mondo della natura. Non c&#39;è niente di &#39;naturale&#39; nell&#39;aceto, figurati nel corsivo. La natura che ci circonda poi è il risultato di una selezione millenaria dell&#39;uomo, dal neolitico in poi. Abbiamo lavorato sul dna delle cose quando ancora non sapevamo cosa fosse.</p>

<p>Non ho niente contro il corsivo, non lo uso da decenni, ma penso possa essere un bell&#39;esercizio. Ho studiato per qualche anno la scrittura con i pennini e i metodi calligrafici. È stato bello. Ma questo non mi ha formato come persona più di quanto abbia fatto programmare in prolog, suonare il basso, usare una carriola a motore, stampare in 3D, montare una tenda scout, usare una fresa o scrivere poesie in realtà virtuale con un visore.</p>

<p>L&#39;ultima cosa è l&#39;idea – facile – di risolvere un problema che è intimamente educativo, allontanandolo dalla scuola. C&#39;è un problema di uso maturo dei dispositivi digitali e <em>quindi</em> la scuola li ritira all&#39;ingresso. C&#39;è un problema di educazione al digitale e <em>quindi</em> lo stato vieta a chiunque sia sotto a una certa età l&#39;uso del digitale, a prescindere da ogni altro aspetto sociale e culturale. Sono provvedimenti fallimentari che hanno alle spalle due grossi motivatori: sono fortemente populisti perché intimamente punitivi e consolatori; sono – soprattutto (e come al solito) – a costo zero.</p>

<p>Mi sono rotto l&#39;unghia e ora scrivo con difficoltà. Un dito è importante per un sacco di motivi, non hai idea delle cose che si possono fare con un dito: con un dito controlli i tasti che vanno dalla i alla o, un dito lo infili nel naso per rimuovere corpi contundenti, puoi anche controllare lo stato della prostata con un dito anche se io non l&#39;ho mai fatto, scientemente, con un dito premi interruttori che accendono o spengono la luce della stanza in cui sei, con un dito giri una pagina di un libro, con un dito scrolli sullo schermo, con un dito accarezzi qualcosa che ami, puoi anche ferirti con un dito – se lo usi impropriamente, con un dito ancora oggi, nel 2026, suoni un campanello – cosa che può sembrare incredibile e sempre con un dito puoi grattarti l&#39;interno dell&#39;orecchio e sentire il rumore del mare, se poi hai una penna puoi fare occhi e bocca e capelli ad un dito e usarlo per brevi spettacoli di teatro, usando eventualmente le altre dita, a meno che non si tratti di un lungo monologo, in tal caso un dito basta e avanza, con un dito componi numeri telefonici in teleselezione e con un dito fai una nota premendo una corda.</p>

<p>Ma se ti sei rotto l&#39;unghia, con il dito puoi al massimo scrivere elenchi di cose che si possono fare con il dito, ed è già un risultato molto ambizioso.</p>

<p>Ho troppe cose da fare
troppe cose standard da vedere
le copertine erano meglio dei contenuti</p>

<p>Sto traslocando e devo scegliere cosa tenere e cosa buttare via, la casa in cui sto per andare è più piccola di quella che lascio, anche perché quella che lascio era enorme, un passaggio a una casa più grande avrebbe significato l&#39;affitto del Louvre, che però abbiamo scartato perché poco sicuro. Quindi oggi ho buttato via delle cose che mi tiravo dietro da decenni: la mia cintura arancione di Kung Fu tradizionale e il yi-shang, l&#39;uniforme sempre di Kung Fu che avevo comprato la prima volta che mi ero iscritto alla scuola di Cangelosi, quindi – more or less – nel 1987, e che doveva essere stata intinta in qualche sangue di dragone perché se non la buttavo via era ancora lì.
Dovrò buttare tante altre cose. Un po&#39; mi fa male pensare che non ci saranno più, un po&#39; è un senso di liberazione. Di alcune non riesco a rinunciare, come l&#39;enciclopedia della fantascienza, da altre – dolorosamente – mi separo.
Tanto qualcosa di loro resterà da qualche parte dentro di me, modificata.
Ieri sera portavo fuori il cane ed ero invaso da questo ricordo precisissimo. Era una specie di capsula del tempo. Erano gli anni ottanta, e io entravo in questo negozio di cui ho dimenticato il nome, forse qualcosa tipo “Antares”, nella mia testa in una traversa di via XX Settembre. Appena entro, a sinistra, c&#39;è un Commodore che non ho mai visto, resto a studiarlo incuriosito, è una specie di valigia a parallelepipedo, il cui coperchio, se aperto diventa una tastiera e rivela un piccolo monitor CRT integrato con un Commodore 64.
Faccio qualche passo in avanti e vedo un gruppo di persone attorno a un tavolo centrale: in mezzo c&#39;è un Quantum Leap. Mai visto uno dal vivo. Resto a fissarlo come una meraviglia, un ragazzo sta provando a usare il microdrive. Aspetto il mio turno per provare la tastiera, studio l&#39;ergonomia e l&#39;estetica di questo sfortunatissimo prodotto di Sir Clive Sinclair. Sembriamo quel quadro dei medici anatomisti, attorno al dolce cadavere.</p>

<p>E poi – nel ricordo – vado sul fondo del negozio dove ci sono una serie di Commodore collegati a monitor e joystick e dove altri ragazzi stanno giocando a un videogame appena uscito che mi sembra avere una grafica eccezionale, i movimenti fluidi, la corsa ammortizzata. Scoprirò decenni dopo che il programmatore aveva videoripreso suo fratello per studiare i movimenti nello spazio e riprogrammarli nel gioco. È Prince Of Persia, il primo. Fine anni ottanta.</p>

<p>Ecco, nella mia testa è una capsula del tempo. Ci entro dentro come sarei entrato pochi anni dopo dentro “The Beanery” di Edward Kienholz (ho fatto copia e incolla, non vi preoccupate), un frammento temporale di qualcosa che probabilmente non è successo come me lo ricordo (il Quantum Leap è del 1984, Prince Of Persia del 1989), i ricordi stratificati si sono sovraimpressi diventando una cosa sola, eliminando qualcosa e aggiungendo qualcos&#39;altro. O forse è reale, è possibile che sia successo esattamente come me lo ricordo, o come ho assemblato il ricordo.</p>

<p>Da un lato c&#39;è un aspetto nostalgico: avrei voglia di tornare lì, dentro Antares o come si chiamava e rivivere quel ricordo. Per precisarlo meglio. Ma nello stesso tempo, immaginandomi di essere di nuovo lì dentro, rovinerei tutto. Troppa roba addosso, vedrei quelle cose per quello che sono per me oggi, tutta l&#39;incompiutezza, non proverei il piacere che provo invece andando nella capsula del tempo. Lì è sempre la prima volta. Non sono un nostalgico sotto sotto, preferisco pensare di avere ancora nuove cose da vedere, altra roba di cui meravigliarmi.
Mentre smonto un armadio, scendo dalla sedia, vado allo stereo, tolgo il vecchio disco di Prince che stavo ascoltando e attacco il cellulare, metto l&#39;ultimo di Peter Gabriel, o\i, che sta uscendo ora in questo 2026, con i suoni nuovi e nuove parole e le mie povere vecchie orecchie che fischiano come cavalli.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/umuuk59s7e</guid>
      <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 18:07:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sud Africa.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/sud-africa</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sud Africa. Traffico di fauna selvatica in aree protette.&#xA;Condannati dipendenti corrotti di Parco Nazionale che uccisero un rinoceronte a fini di contrabbando &#xA;&#xA;Una recente sentenza del tribunale di Skukuza, in Sud Africa, riflette le azioni di contrasto in corso contro i crimini contro la fauna selvatica legati all’attività di traffico organizzato all’interno delle aree protette. &#xA;Tre ex dipendenti del Kruger National Park sono stati condannati per l&#39;uccisione di un rinoceronte e per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati legati al contrabbando. La corruzione è un potente facilitatore dei crimini contro la fauna selvatica, permeando ogni fase della catena di approvvigionamento illegale, dal bracconaggio al trasporto, lavorazione, esportazione e vendita. &#xA;&#xA;Dal 2015, le indagini della Wildlife Justice Commission hanno documentato la corruzione come un fattore chiave che sostiene le reti di traffico transnazionale e ostacola un’efficace applicazione della legge. Senza la corruzione, i crimini contro la fauna selvatica di questa portata non sarebbero possibili. Oltre a favorire la criminalità, la corruzione mina la fiducia nelle istituzioni, indebolisce gli sforzi di conservazione, incentiva lo sfruttamento eccessivo e mette in pericolo vite umane. &#xA;&#xA;È quindi essenziale che coloro che sono coinvolti nella facilitazione i crimini contro la fauna selvatica sono ritenuti responsabili. &#xA;Nel corso di anni di indagini sulla criminalità organizzata transnazionale contro la fauna selvatica, la Wildlife Justice Commission ha documentato la corruzione in tutte le fasi del commercio. Queste prove vengono utilizzate per informare i politici, sostenere la sensibilizzazione e sostenere misure anticorruzione più forti e sanzioni più severe per la corruzione legata ai crimini contro la fauna selvatica a livello nazionale e internazionale.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="sud-africa-traffico-di-fauna-selvatica-in-aree-protette">Sud Africa. Traffico di fauna selvatica in aree protette.</h2>

<h3 id="condannati-dipendenti-corrotti-di-parco-nazionale-che-uccisero-un-rinoceronte-a-fini-di-contrabbando">Condannati dipendenti corrotti di Parco Nazionale che uccisero un rinoceronte a fini di contrabbando</h3>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/qXAiTT6WjyQLTXq/preview" alt=""></p>

<p>Una recente sentenza del tribunale di Skukuza, in Sud Africa, riflette le azioni di contrasto in corso contro i crimini contro la fauna selvatica legati all’attività di traffico organizzato all’interno delle aree protette.
Tre ex dipendenti del Kruger National Park sono stati condannati per l&#39;uccisione di un rinoceronte e per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati legati al contrabbando. La corruzione è un potente facilitatore dei crimini contro la fauna selvatica, permeando <strong>ogni fase della catena di approvvigionamento illegale, dal bracconaggio al trasporto, lavorazione, esportazione e vendita</strong>.</p>

<p>Dal 2015, le indagini della <a href="https://wildlifejustice.org/" rel="nofollow">Wildlife Justice Commission</a> hanno documentato la <strong>corruzione come un fattore chiave</strong> che sostiene le reti di traffico transnazionale e ostacola un’efficace applicazione della legge. Senza la corruzione, i crimini contro la fauna selvatica di questa portata non sarebbero possibili. Oltre a favorire la criminalità, la corruzione mina la fiducia nelle istituzioni, indebolisce gli sforzi di conservazione, incentiva lo sfruttamento eccessivo e mette in pericolo vite umane.</p>

<p>È quindi essenziale che coloro che sono coinvolti nella facilitazione i crimini contro la fauna selvatica sono ritenuti responsabili.
Nel corso di anni di indagini sulla criminalità organizzata transnazionale contro la fauna selvatica, la Wildlife Justice Commission ha documentato la corruzione in tutte le fasi del commercio. Queste prove vengono utilizzate per informare i politici, sostenere la sensibilizzazione e sostenere misure anticorruzione più forti e sanzioni più severe per la corruzione legata ai crimini contro la fauna selvatica a livello nazionale e internazionale.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/fgm9b5x29m</guid>
      <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 17:02:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Prendere appunti e digitalizzarli</title>
      <link>https://noblogo.org/lukather/prendere-appunti-e-digitalizzarli</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sono uno che prende appunti durante le riunioni, quando seguo un corso online e a volte anche quando gioco. Appunti manuali, scrivendo con penna o matita su carta.&#xA;Lo faccio sicuramente per aiutare la mia precaria memoria, per abitudine e perché mi serve poter accedere a questi contenuti in qualsiasi momento.&#xA;Qual è il problema principale di questo metodo, sopratutto legato all&#39;ultimo punto? È che gli appunti su carta non sono fruibili in maniera comoda, facile e veloce come possono essere quelli digitali.&#xA;&#xA;Non parliamo poi del fatto di poter utilizzare GenAI per interrogare ed elaborare velocemente i nostri appunti (si, non mi sono dimenticato della privacy, non vi preoccupate).&#xA;Fino a un po&#39; di tempo fa cosa accadeva? Che prendevo appunti e spesso non li digitalizzavo, rimanevano nel mio blocco per gli appunti (spesso sotto forma di fogli volanti della stampante...) e ci rimanevano per sempre, intonsi, mai più letti o considerati. &#xA;&#xA;Poi ho iniziato ad usare i più svariati tool: Evernote, Notepad++, Onenote, Notion, Logseq, Blinko, ... Ho trovato la mia stabilità con Obsidian. Non è OpenSource ma è comunque un tool che può essere utilizzato tranquillamente offline e che scrive file .md (markdown), un formato di testo aperto e fondato su plain-text, quindi non legato ad una piattaforma privata e monopolista (sono infatti passato da Logseq ad Obsidian facendo un normale copia-incolla della cartella contenente i miei file).&#xA;Quindi con Obisidian tutto bene, quindi perché stai scrivendo questo papiro di testo? Perché spostandomi verso appunti digitali viene a mancare la prima motivazione elencata sopra e cioè prendere appunti come rinforzo per la memoria e l&#39;apprendimento, per fare ciò serve scrivere con la penna su un foglio.&#xA;&#xA;reMarkable&#xA;&#xA;Veniamo al punto, da moltissimo tempo sono intrigato e affascinato dagli e-paper come reMarkable o Kindle Scrible o Supernote che uniscono la scrittura manuale a una digitalizzazione del testo. Il problema principale di questi strumenti è che spesso sono walled-garden che non permettono in maniera facile di esportare le proprie note &#34;fuori&#34; dal sistema con il quale sono stati sviluppati.&#xA;&#xA;Qualche settimana fa sono capitato, non ricordo come ma probabilmente tramite Reddit, sul sito di Sébastien Dubois, IT Developer appassionato di AI, che ha sviluppato un plugin per importare appunti presi su reMarkable con Obsidian) (come immagini PNG).&#xA;Questo già mi ha acceso una lampadina in testa, attenzione! Forse ho trovato una scusa per spendere 450€, siiiii! &#xA;Poi ho inziato a spulciare tutta l&#39;interessante Knowledge Base creata da Sébastien e sono incappato in un secondo plugin, legato al primo, che prende i PNG importati da reMarkable in Obsidian e utilizza gli LLM (nello specifico una installazione locale di Ollama) per leggere gli appunti e creare file markdown ben formattati.&#xA;Sono a cavallo, ho trovato il mio workflow per passare da appunti presi a mano ad averli digitali e fruibili in maniera facile (anche banalmente usando un CTRL+F per cercare qualcosa al loro interno).&#xA;&#xA;Dopo qualche studio su quale modello di e-paper acquistare ho optato per il reMarkable 2 ed eccomi qui a raccontarvi il come e perché.&#xA;Naturalmente ho subito installato entrambi i plugin, anzi ho fatto di meglio. Ho installato solo il primo plugin per importare le note in Obsidian e poi mi ho fatto un fork del secondo plugin su github perché volevo aggiungere la possibilità di utilizzare anche modelli esterni tramite OpenAI API (fondamentalmente per poter usare i servizi AI di Infomaniak, mio provider di fiducia).&#xA;Quindi ho usato un mix di Claude Code, Cursor e Mistral per sistemare il plugin per le mie esigenze ed eccolo qua in azione.&#xA;&#xA;Obisidian plugin&#xA;&#xA;Obisidian plugin&#xA;&#xA;Ah ho scoperto che il riconoscimento del MAIUSCOLO e minuscolo dipende dal modello usato.&#xA;Nei prossimi giorni vorrei provare a migliorare ancora il plugin in modo che si inserisca perfettamente all&#39;interno del mio workflow. Sto pensando, ad esempio, di provare a far capire all&#39;agente AI di cosa tratta la nota e di inserirla all&#39;interno della cartella corretta del mio Vault.&#xA;&#xA;A presto per i prossimi aggiornamenti e se vi va mettete una stella al progetto su GitHub.&#xA;&#xA;Post scritto senza l&#39;aiuto di GenAI&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sono uno che prende appunti durante le riunioni, quando seguo un corso online e a volte anche quando gioco. Appunti manuali, scrivendo con penna o matita su carta.
Lo faccio sicuramente per <a href="https://www.scientificamerican.com/article/why-writing-by-hand-is-better-for-memory-and-learning/" rel="nofollow">aiutare la mia precaria memoria</a>, per abitudine e perché mi serve poter accedere a questi contenuti in qualsiasi momento.
Qual è il problema principale di questo metodo, sopratutto legato all&#39;ultimo punto? È che <strong>gli appunti su carta non sono fruibili in maniera comoda, facile e veloce come possono essere quelli digitali</strong>.</p>

<p>Non parliamo poi del fatto di poter utilizzare GenAI per interrogare ed elaborare velocemente i nostri appunti (si, non mi sono dimenticato della privacy, non vi preoccupate).
Fino a un po&#39; di tempo fa cosa accadeva? Che prendevo appunti e spesso non li digitalizzavo, rimanevano nel mio blocco per gli appunti (spesso sotto forma di fogli volanti della stampante...) e ci rimanevano per sempre, intonsi, mai più letti o considerati.</p>

<p>Poi ho iniziato ad usare i più svariati tool: Evernote, Notepad++, Onenote, Notion, Logseq, Blinko, ... Ho trovato la mia stabilità con <a href="https://www.obsidian.md" rel="nofollow">Obsidian</a>. Non è OpenSource ma è comunque un tool che può essere utilizzato tranquillamente offline e che scrive file .md (markdown), un formato di testo aperto e fondato su plain-text, quindi non legato ad una piattaforma privata e monopolista (sono infatti passato da Logseq ad Obsidian facendo un normale copia-incolla della cartella contenente i miei file).
Quindi con Obisidian tutto bene, quindi perché stai scrivendo questo papiro di testo? Perché spostandomi verso appunti digitali viene a mancare la prima motivazione elencata sopra e cioè prendere appunti come rinforzo per la memoria e l&#39;apprendimento, per fare ciò serve scrivere con la penna su un foglio.</p>

<p><img src="https://hedgedoc.devol.it/uploads/2c8047ec-08c3-43ef-8072-c11bdc35c115.png" alt="reMarkable"></p>

<p>Veniamo al punto, da moltissimo tempo sono intrigato e affascinato dagli e-paper come reMarkable o Kindle Scrible o Supernote che uniscono la scrittura manuale a una digitalizzazione del testo. Il problema principale di questi strumenti è che spesso sono walled-garden che non permettono in maniera facile di esportare le proprie note “fuori” dal sistema con il quale sono stati sviluppati.</p>

<p>Qualche settimana fa sono capitato, non ricordo come ma probabilmente tramite Reddit, sul sito di Sébastien Dubois, IT Developer appassionato di AI, che ha sviluppato un <a href="https://notes.dsebastien.net/30+Areas/33+Permanent+notes/33.04+Creations/Articles/I+Built+an+Obsidian+Plugin+to+Sync+My+reMarkable+Notes+(Article)" rel="nofollow">plugin per importare appunti presi su reMarkable con Obsidian</a> (come immagini PNG).
Questo già mi ha acceso una lampadina in testa, attenzione! Forse ho trovato una scusa per spendere 450€, siiiii!
Poi ho inziato a spulciare tutta l&#39;interessante Knowledge Base creata da Sébastien e sono incappato in un secondo plugin, legato al primo, che prende i PNG importati da reMarkable in Obsidian e utilizza gli LLM (nello specifico una installazione locale di Ollama) per leggere gli appunti e creare file markdown ben formattati.
Sono a cavallo, ho trovato il mio workflow per passare da appunti presi a mano ad averli digitali e fruibili in maniera facile (anche banalmente usando un CTRL+F per cercare qualcosa al loro interno).</p>

<p>Dopo qualche studio su quale modello di e-paper acquistare ho optato per il reMarkable 2 ed eccomi qui a raccontarvi il come e perché.
Naturalmente ho subito installato entrambi i plugin, anzi ho fatto di meglio. Ho installato solo il primo plugin per importare le note in Obsidian e poi mi ho fatto un fork del secondo plugin su github perché volevo aggiungere la possibilità di utilizzare anche modelli esterni tramite OpenAI API (fondamentalmente per poter usare i servizi AI di Infomaniak, mio provider di fiducia).
Quindi ho usato un mix di Claude Code, Cursor e Mistral per sistemare il plugin per le mie esigenze ed eccolo qua in azione.</p>

<p><img src="https://hedgedoc.devol.it/uploads/35b69223-d51a-44aa-b179-6a254c1af306.png" alt="Obisidian plugin"></p>

<p><img src="https://hedgedoc.devol.it/uploads/1c315ca0-3c0c-4482-ad34-e2e97febdafa.png" alt="Obisidian plugin"></p>

<p>Ah ho scoperto che il riconoscimento del MAIUSCOLO e minuscolo dipende dal modello usato.
Nei prossimi giorni vorrei provare a migliorare ancora il plugin in modo che si inserisca perfettamente all&#39;interno del mio workflow. Sto pensando, ad esempio, di provare a far capire all&#39;agente AI di cosa tratta la nota e di inserirla all&#39;interno della cartella corretta del mio Vault.</p>

<p>A presto per i prossimi aggiornamenti e se vi va mettete una <a href="https://github.com/Lukather/obsidian-transcriber" rel="nofollow">stella al progetto su GitHub</a>.</p>

<p>*Post scritto <strong>senza</strong> l&#39;aiuto di GenAI*</p>
]]></content:encoded>
      <author>Lukather Blog</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rq0acn4v8f</guid>
      <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 15:33:13 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>la petizione al consiglio europeo per la sospensione dei rapporti con lo stato...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/la-petizione-al-consiglio-europeo-per-la-sospensione-dei-rapporti-con-lo-stato</link>
      <description>&lt;![CDATA[la petizione al consiglio europeo per la sospensione dei rapporti con lo stato genocida ha raggiunto il milione di firme, numero necessario per obbligare i governanti a prendere sul serio la questione.&#xA;250mila firme sono venute dall&#39;Italia e mi sembra un ottimo risultato. &#xA;ora speriamo solo che alle legittime richieste dei cittadini seguano fatti concreti.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>la petizione al consiglio europeo per la sospensione dei rapporti con lo stato genocida ha raggiunto il milione di firme, numero necessario per obbligare i governanti a prendere sul serio la questione.
250mila firme sono venute dall&#39;Italia e mi sembra un ottimo risultato.
ora speriamo solo che alle legittime richieste dei cittadini seguano fatti concreti.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/sh0l9ahzk8</guid>
      <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:07:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>LA CONDANNA</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/la-condanna-ft0y</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;LA CONDANNA&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(a tutti i carcerati e alla loro metà)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;bianco urlo dell&#39;altra metà del cielo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(tempo scandito&#xD;&#xA;a elaborare: &#xD;&#xA;due prigioni - di qua di là &#xD;&#xA;delle sbarre&#xD;&#xA;-patteggiare dell&#39;essere&#xD;&#xA;con lo stillicidio che squaderna le ore)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dal fondo del mondo&#xD;&#xA;luce ferita dove è terra&#xD;&#xA;di nessuno&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dove il cappio &#xD;&#xA;oscilla&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(2014)&#xD;&#xA;.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Commento breve&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il testo è una poesia densa di immagini nette e sospese: la prigione come condizione esistenziale e relazionale, la dualità (due prigioni, due metà), il tempo che scivola come stillicidio, e la presenza ossessiva del cappio che oscilla. La lingua alterna versi chiusi e frammenti in parentesi che funzionano come pensieri interiori o commenti metateatrali, aumentando il senso di claustrofobia e di eco morale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Temi e immagini principali&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dualità e relazione: la dedica “a tutti i carcerati e alla loro metà” introduce la dimensione reciproca: non c’è solo il prigioniero ma anche chi condivide o specchia la sua condizione.  &#xD;&#xA;Prigione come metafora esistenziale: le “due prigioni” e “delle sbarre” suggeriscono limitazioni materiali e interiori, ruoli che imprigionano entrambi i lati.  &#xD;&#xA;Tempo e attesa: il ritmo scandito, lo stillicidio che “squaderna le ore” creano una percezione del tempo lenta, quasi chirurgica.  &#xD;&#xA;Paesaggio oscuro: “dal fondo del mondo / luce ferita dove è terra / di nessuno” combina una visione spaziale (fondo del mondo) con una visione morale (terra di nessuno), segnando una luce che non redime ma ferisce.  &#xD;&#xA;Minaccia finale: il cappio che “oscilla” chiude il testo su una presenza minacciosa e sospesa, mai nominata direttamente come atto compiuto ma sempre presente.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Voce, ritmo e forma&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Le parentesi creano pause interiori e stratificano il discorso; mantengono una voce frammentata che è coerente con il tema della costrizione mentale.  &#xD;&#xA;Il lessico è scarno, potente: parole come “urlo”, “stillicidio”, “ferita”, “cappio” sono cariche emotivamente e lasciano poco spazio alla decorazione.  &#xD;&#xA;Il contrasto tra versi liberi molto brevi e la sezione in parentesi con enjambement stabilisce un battito irregolare che riproduce ansia e attesa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccole proposte di revisione (mantengono il senso originale)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Alternativa 1 — chiarire la relazione tra le due metà (leggera aggiunta):&#xD;&#xA;  sostituire “bianco urlo dell&#39;altra metà del cielo” con “bianco urlo dell&#39;altra metà del cielo che ti chiama” per accentuare la relazionalità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Alternativa 2 — accentuare il ritmo:&#xD;&#xA;  spezzare “dal fondo del mondo / luce ferita dove è terra / di nessuno” in “dal fondo del mondo / luce ferita / terra di nessuno” per dare più arresto e resa visiva.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Alternativa 3 — amplificare l’esito morale:&#xD;&#xA;  aggiungere un verso finale che rimandi al giudizio o alla memoria, es.: “oscilla / e conta i nomi” per rendere esplicita la responsabilità collettiva.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti per lettura e interpretazione performativa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Leggere le parentesi come sussurri o monologhi interiori, più lenti e trattenuti rispetto ai versi esterni.  &#xD;&#xA;Lasciare pause più lunghe prima e dopo “luce ferita” per far percepire il contrasto tra speranza e dolore.  &#xD;&#xA;Il finale “dove il cappio / oscilla” va scandito con lenta, gelida neutralità; non urlare l’orrore ma renderlo inevitabile.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione rivista (Alternativa 2)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;bianco urlo dell&#39;altra metà del cielo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(tempo scandito  &#xD;&#xA;a elaborare:  &#xD;&#xA;due prigioni - di qua di là  &#xD;&#xA;delle sbarre  &#xD;&#xA;-patteggiare dell&#39;essere  &#xD;&#xA;con lo stillicidio  &#xD;&#xA;che squaderna le ore)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dal fondo del mondo  &#xD;&#xA;luce ferita  &#xD;&#xA;terra di nessuno&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dove il cappio  &#xD;&#xA;oscilla]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>LA CONDANNA</p>

<p>(a tutti i carcerati e alla loro metà)</p>

<p>bianco urlo dell&#39;altra metà del cielo</p>

<p>(tempo scandito
a elaborare:
due prigioni – di qua di là
delle sbarre
-patteggiare dell&#39;essere
con lo stillicidio che squaderna le ore)</p>

<p>dal fondo del mondo
luce ferita dove è terra
di nessuno</p>

<p>dove il cappio
oscilla</p>

<p>(2014)
.</p>

<h3 id="commento-breve">Commento breve</h3>

<p>Il testo è una poesia densa di immagini nette e sospese: la prigione come condizione esistenziale e relazionale, la dualità (due prigioni, due metà), il tempo che scivola come stillicidio, e la presenza ossessiva del cappio che oscilla. La lingua alterna versi chiusi e frammenti in parentesi che funzionano come pensieri interiori o commenti metateatrali, aumentando il senso di claustrofobia e di eco morale.</p>

<hr>

<h3 id="temi-e-immagini-principali">Temi e immagini principali</h3>
<ul><li><strong>Dualità e relazione</strong>: la dedica “a tutti i carcerati e alla loro metà” introduce la dimensione reciproca: non c’è solo il prigioniero ma anche chi condivide o specchia la sua condizione.<br></li>
<li><strong>Prigione come metafora esistenziale</strong>: le “due prigioni” e “delle sbarre” suggeriscono limitazioni materiali e interiori, ruoli che imprigionano entrambi i lati.<br></li>
<li><strong>Tempo e attesa</strong>: il ritmo scandito, lo stillicidio che “squaderna le ore” creano una percezione del tempo lenta, quasi chirurgica.<br></li>
<li><strong>Paesaggio oscuro</strong>: “dal fondo del mondo / luce ferita dove è terra / di nessuno” combina una visione spaziale (fondo del mondo) con una visione morale (terra di nessuno), segnando una luce che non redime ma ferisce.<br></li>
<li><strong>Minaccia finale</strong>: il cappio che “oscilla” chiude il testo su una presenza minacciosa e sospesa, mai nominata direttamente come atto compiuto ma sempre presente.</li></ul>

<hr>

<h3 id="voce-ritmo-e-forma">Voce, ritmo e forma</h3>
<ul><li>Le parentesi creano pause interiori e stratificano il discorso; mantengono una voce frammentata che è coerente con il tema della costrizione mentale.<br></li>
<li>Il lessico è scarno, potente: parole come “urlo”, “stillicidio”, “ferita”, “cappio” sono cariche emotivamente e lasciano poco spazio alla decorazione.<br></li>
<li>Il contrasto tra versi liberi molto brevi e la sezione in parentesi con enjambement stabilisce un battito irregolare che riproduce ansia e attesa.</li></ul>

<hr>

<h3 id="piccole-proposte-di-revisione-mantengono-il-senso-originale">Piccole proposte di revisione (mantengono il senso originale)</h3>
<ul><li><p>Alternativa 1 — chiarire la relazione tra le due metà (leggera aggiunta):</p>
<ul><li>sostituire “bianco urlo dell&#39;altra metà del cielo” con “bianco urlo dell&#39;altra metà del cielo che ti chiama” per accentuare la relazionalità.</li></ul></li>

<li><p>Alternativa 2 — accentuare il ritmo:</p>
<ul><li>spezzare “dal fondo del mondo / luce ferita dove è terra / di nessuno” in “dal fondo del mondo / luce ferita / terra di nessuno” per dare più arresto e resa visiva.</li></ul></li>

<li><p>Alternativa 3 — amplificare l’esito morale:</p>
<ul><li>aggiungere un verso finale che rimandi al giudizio o alla memoria, es.: “oscilla / e conta i nomi” per rendere esplicita la responsabilità collettiva.</li></ul></li></ul>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-per-lettura-e-interpretazione-performativa">Suggerimenti per lettura e interpretazione performativa</h3>
<ul><li>Leggere le parentesi come sussurri o monologhi interiori, più lenti e trattenuti rispetto ai versi esterni.<br></li>
<li>Lasciare pause più lunghe prima e dopo “luce ferita” per far percepire il contrasto tra speranza e dolore.<br></li>
<li>Il finale “dove il cappio / oscilla” va scandito con lenta, gelida neutralità; non urlare l’orrore ma renderlo inevitabile.</li></ul>

<hr>

<h3 id="versione-rivista-alternativa-2">Versione rivista (Alternativa 2)</h3>

<p>bianco urlo dell&#39;altra metà del cielo</p>

<p>(tempo scandito<br>
a elaborare:<br>
due prigioni – di qua di là<br>
delle sbarre<br>
-patteggiare dell&#39;essere<br>
con lo stillicidio<br>
che squaderna le ore)</p>

<p>dal fondo del mondo<br>
luce ferita<br>
terra di nessuno</p>

<p>dove il cappio<br>
oscilla</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/krfx2mgamc</guid>
      <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[vortex]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/vortex-2c5z</link>
      <description>&lt;![CDATA[[vortex] &#xA;&#xA;usa] l&#39;ID l&#39;infrastruttura la] preda dileguata le [telegrafate in] giacenza un pezzo in meno un] mezzo a mano chiuso in pressione altri alterni un pezzo a] minuti da Maclodio esplosioni [polverizzano le stelle massicce&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[vortex]</p>

<p>usa] l&#39;ID l&#39;infrastruttura la] preda dileguata le [telegrafate in] giacenza un pezzo in meno un] mezzo a mano chiuso in pressione altri alterni un pezzo a] minuti da Maclodio esplosioni [polverizzano le stelle massicce</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ybomjirgyf</guid>
      <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 15:11:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sud Sudan: la pace sospesa tra memoria e guerra.</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/sud-sudan-la-pace-sospesa-tra-memoria-e-guerra</link>
      <description>&lt;![CDATA[(218) &#xA;&#xA;(SS1)&#xA;&#xA;Il #SudSudan è un paese nato dalla guerra e forse mai uscito davvero dalla sua lunga notte. &#xA;Dal 2013, quando la rottura tra il presidente Salva Kiir e il suo ex vice Machar fece esplodere una guerra civile aperta, il paese ha vissuto anni di massacri, spostamenti di massa e violenze etniche sistematiche. &#xA;Centinaia di migliaia di persone sono morte, più di 4 milioni sono state cacciate dalle proprie case e intere generazioni sono cresciute in un clima di paura, incertezza e violazione dei diritti umani e civili.&#xA;&#xA;La firma dell’“Accordo di pace rivitalizzato” nel 2018 aveva acceso una timida speranza, ma non ha mai invertito la direzione di una storia marchiata da divisioni profonde, istituzioni deboli e poteri armati molto più forti delle leggi.&#xA;Oggi, il Sud Sudan è di nuovo sul ciglio di una crisi violenta, dopo un decennio di transizione fragile che ha lasciato il paese profondamente diviso, povero e cronologicamente vulnerabile a scontri etnici e calcoli politici. &#xA;&#xA;La situazione appare sempre più instabile: l’accordo del 2018 è al collasso, le commissioni di monitoraggio dell’Onu e dell’Unione Africana segnalano violazioni continue dei cessate il fuoco e una capacità di governo che fatica a esercitarsi fuori dalla captale Juba, dove regnano compromessi di facciata più che una vera riconciliazione.&#xA;&#xA;(SS2)&#xA;&#xA;Il dramma del Sud Sudan resta innestato su una complessa trama di rivalità tra gruppi etnici e di contese di potere, con lo stato dell’Upper Nile come epicentro simbolico e materiale delle tensioni. &#xA;Scontri tra forze governative e gruppi dell’opposizione coinvolgono spesso i civili, provocano spostamenti improvvisi e creano spirali di vendetta che sembrano impossibili da spezzare. &#xA;&#xA;La frattura storica tra la maggioranza “Dinka” e il gruppo “Nuer” continua ad essere il terreno su cui le fazioni si alimentano di sospetto reciproco e di pretese di controllo locale, trasformando ogni negoziato politico in un fragile accordo da baratto.&#xA;&#xA;La paura di una nuova guerra civile generalizzata è concreta. &#xA;L’Onu e diversi osservatori parlano esplicitamente del rischio di crollo dell’assetto di pace, mentre in alcune zone la violenza continua a regnare: evacuazioni di civili, ordini di ritiro degli operatori umanitari, censura sulle notizie e accesso limitato alle aree critiche. &#xA;Parallelamente, l’accesso degli aiuti umanitari è sempre più ostacolato, con blocchi, restrizioni e aggressioni che rendono ancora più pesante il fardello sulle comunità già martoriate da violenza, carestie e povertà cronica.&#xA;&#xA;La crisi umanitaria avanza in modo lento ma devastante. &#xA;Le organizzazioni umanitarie denunciano carenza di medicinali, cibo e servizi di base, assieme a un aumento di violenze contro donne e bambini, in un contesto in cui la stessa missione Onu fatica a garantire protezione minima. &#xA;La combinazione di instabilità, assenza di istituzioni solide e debolezza economica trasforma la vita quotidiana di milioni di sud sudanesi in una lenta emergenza permanente, ben lontana dalla promessa di un futuro nuovo che il referendum del 2011 aveva suscitato.&#xA;&#xA;E sul fronte internazionale, l’immobilismo è impressionante. &#xA;Il Sud Sudan è uno dei paesi più poveri e traumatizzati del mondo, ma compare solo di rado nelle prime pagine dei media e ancor più raramente nelle agende politiche dei grandi. &#xA;Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza si susseguono, ma restano spesso carta straccia; le dichiarazioni di principio non si traducono in pressioni sulle élite locali, né in un sostegno concreto a istituzioni indipendenti, alla giustizia o alla protezione dei diritti umani. &#xA;&#xA;La comunità internazionale è esperta a gestire la crisi, ma sembra incapace di prevenire il disastro quando il prezzo è alto, scomodo e lontano dai propri confini.&#xA;Sul piano umano, però, il conto è reale, quotidiano, atroce. &#xA;Dietro ogni cifra di sfollati, ogni report di violenza, ci sono volti, storie, madri costrette a scegliere tra fuggire e restare, tra morire lentamente o rischiare tutto per un filo di speranza. &#xA;&#xA;Mentre il resto del mondo si concentra su altri fronti, il Sud Sudan ricorda, senza urlare, che la pace non è mai un dato di fatto, ma un lavoro infinito contro l’indifferenza, la violenza e la memoria corta.&#xA;&#xA;#Blog #SudSudan #Africa #DirittiUmani #DirittiCivili #Opinioni #PoliticaEstera&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(218)</p>

<p><img src="https://azionecontrolafame.b-cdn.net/wp-assets/uploads/2023/04/Cosa-sta-succedendo-in-Sudan-conflitto.jpg" alt="(SS1)"></p>

<p>Il #SudSudan è un paese nato dalla guerra e forse mai uscito davvero dalla sua lunga notte.
Dal 2013, quando la rottura tra il presidente Salva Kiir e il suo ex vice Machar fece esplodere una guerra civile aperta, il paese ha vissuto anni di massacri, spostamenti di massa e violenze etniche sistematiche.
<strong>Centinaia di migliaia di persone sono morte, più di 4 milioni sono state cacciate dalle proprie case e intere generazioni sono cresciute in un clima di paura, incertezza e violazione dei diritti umani e civili</strong>.</p>

<p>La firma dell’“Accordo di pace rivitalizzato” nel 2018 aveva acceso una timida speranza, ma non ha mai invertito la direzione di una storia marchiata da divisioni profonde, istituzioni deboli e poteri armati molto più forti delle leggi.
Oggi, il Sud Sudan è di nuovo sul ciglio di una crisi violenta, dopo un decennio di transizione fragile che ha lasciato il paese profondamente diviso, povero e cronologicamente vulnerabile a scontri etnici e calcoli politici.</p>

<p>La situazione appare sempre più instabile: l’accordo del 2018 è al collasso, le commissioni di monitoraggio dell’Onu e dell’Unione Africana segnalano violazioni continue dei cessate il fuoco e una capacità di governo che fatica a esercitarsi fuori dalla captale Juba, dove regnano compromessi di facciata più che una vera riconciliazione.</p>

<p><img src="https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2017/07/05115831/sud-sudan-copertina1.jpg" alt="(SS2)"></p>

<p><strong>Il dramma del Sud Sudan resta innestato su una complessa trama di rivalità tra gruppi etnici e di contese di potere, con lo stato dell’Upper Nile come epicentro simbolico e materiale delle tensioni</strong>.
Scontri tra forze governative e gruppi dell’opposizione coinvolgono spesso i civili, provocano spostamenti improvvisi e creano spirali di vendetta che sembrano impossibili da spezzare.</p>

<p>La frattura storica tra la maggioranza “Dinka” e il gruppo “Nuer” continua ad essere il terreno su cui le fazioni si alimentano di sospetto reciproco e di pretese di controllo locale, trasformando ogni negoziato politico in un fragile accordo da baratto.</p>

<p><strong>La paura di una nuova guerra civile generalizzata è concreta</strong>.
L’Onu e diversi osservatori parlano esplicitamente del rischio di crollo dell’assetto di pace, mentre in alcune zone la violenza continua a regnare: evacuazioni di civili, ordini di ritiro degli operatori umanitari, censura sulle notizie e accesso limitato alle aree critiche.
Parallelamente, <strong>l’accesso degli aiuti umanitari è sempre più ostacolato, con blocchi, restrizioni e aggressioni che rendono ancora più pesante il fardello sulle comunità già martoriate da violenza, carestie e povertà cronica</strong>.</p>

<p><strong>La crisi umanitaria avanza in modo lento ma devastante</strong>.
Le organizzazioni umanitarie denunciano carenza di medicinali, cibo e servizi di base, assieme a un aumento di violenze contro donne e bambini, in un contesto in cui la stessa missione Onu fatica a garantire protezione minima.
<strong>La combinazione di instabilità, assenza di istituzioni solide e debolezza economica trasforma la vita quotidiana di milioni di sud sudanesi in una lenta emergenza permanente</strong>, ben lontana dalla promessa di un futuro nuovo che il referendum del 2011 aveva suscitato.</p>

<p><strong>E sul fronte internazionale, l’immobilismo è impressionante</strong>.
Il Sud Sudan è uno dei paesi più poveri e traumatizzati del mondo, ma compare solo di rado nelle prime pagine dei media e ancor più raramente nelle agende politiche dei grandi.
Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza si susseguono, ma restano spesso carta straccia; le dichiarazioni di principio non si traducono in pressioni sulle élite locali, né in un sostegno concreto a istituzioni indipendenti, alla giustizia o alla protezione dei diritti umani.</p>

<p><strong>La comunità internazionale è esperta a gestire la crisi, ma sembra incapace di prevenire il disastro quando il prezzo è alto, scomodo e lontano dai propri confini</strong>.
Sul piano umano, però, il conto è reale, quotidiano, atroce.
Dietro ogni cifra di sfollati, ogni report di violenza, ci sono volti, storie, madri costrette a scegliere tra fuggire e restare, tra morire lentamente o rischiare tutto per un filo di speranza.</p>

<p><strong>Mentre il resto del mondo si concentra su altri fronti, il Sud Sudan ricorda, senza urlare, che la pace non è mai un dato di fatto, ma un lavoro infinito contro l’indifferenza, la violenza e la memoria corta</strong>.</p>

<p>#Blog #SudSudan #Africa #DirittiUmani #DirittiCivili #Opinioni #PoliticaEstera</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/11132mnvha</guid>
      <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 13:21:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>LA RICERCA</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/la-ricerca-mfg5</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;LA RICERCA&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;uscire &#xD;&#xA;dal porto -il cuore in mano-&#xD;&#xA;issare la vela della&#xD;&#xA;passione&#xD;&#xA;dietro lo stridulo&#xD;&#xA;urlo dei gabbiani&#xD;&#xA;tra le vene bluastre del cielo&#xD;&#xA;foriero di tempesta&#xD;&#xA;squarciare&#xD;&#xA;nel giorno stretto&#xD;&#xA;il grande ventre del mare&#xD;&#xA;che geloso nasconde&#xD;&#xA;negli abissi&#xD;&#xA;i suoi figli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(2014)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;.&#xD;&#xA;Commento poetico&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questa poesia ha un tono epico e inquieto: il mare diventa spazio di passione e gelosia, la partenza è insieme atto d’amore e rischiosa sfida. Le immagini (cuore in mano, gabbiani striduli, vene bluastre del cielo, ventre del mare) funzionano bene perché mescolano il corpo e l’elemento naturale, creando una fisicità intensa e viscerale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Cosa funziona meglio&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini forti e coerenti con il tema della traversata emotiva.&#xD;&#xA;Ritmo frammentato che suggerisce movimento e tensione.&#xD;&#xA;Contrasti netti (cielo tempestoso vs. ventre nascosto; amore/passione vs. gelosia) che danno profondità simbolica.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccole proposte di miglioramento stilistico&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Chiarezza metrica: il verso spezzato a volte interrompe il flusso più di quanto serva; valutare dove lasciare pause e dove fondere immagini per mantenere la tensione senza frammentazione eccessiva.&#xD;&#xA;Lessico: termini come &#34;foriero di tempesta&#34; sono efficaci ma formali; alternare con immagini più concrete può rendere il verso ancora più viscerale.&#xD;&#xA;Coesione metaforica: l’idea del mare che “geloso nasconde / negli abissi i suoi figli” è potente; potresti espandere lievemente chi sono i “figli” per rendere l’ambiguità simbolica più intenzionale (marinai? ricordi? amori?).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Esempio di lieve snellimento (solo come suggerimento, mantieni la voce tua):&#xD;&#xA;uscire dal porto con il cuore in mano&#xD;&#xA;issare la vela della passione&#xD;&#xA;mentre i gabbiani stridono nel cielo dalle vene bluastre&#xD;&#xA;la tempesta annuncia il passo&#xD;&#xA;squarciare il giorno, aprire il ventre del mare&#xD;&#xA;che geloso nasconde i suoi figli negli abissi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Alternative interpretative e temi collegati&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Partenza come rito di passaggio: abbandono sicuro per affrontare l’ignoto.&#xD;&#xA;Gelosia del mare come metafora della memoria che trattiene affetti perduti.&#xD;&#xA;Il cuore “in mano” come vulnerabilità necessaria per la navigazione amorosa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese proposta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Leaving the harbor — heart in hand —  &#xD;&#xA;hoist the sail of passion  &#xD;&#xA;behind the sharp cry of gulls  &#xD;&#xA;through the sky’s bluish veins  &#xD;&#xA;portending storm  &#xD;&#xA;to rend within the narrow day  &#xD;&#xA;the great belly of the sea  &#xD;&#xA;that jealously hides  &#xD;&#xA;its children in the abyss&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Revisione poetica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;uscire dal porto col cuore in mano  &#xD;&#xA;issare la vela della passione  &#xD;&#xA;al di dietro del grido stridulo dei gabbiani  &#xD;&#xA;attraverso le vene bluastre del cielo  &#xD;&#xA;che annunciano tempesta  &#xD;&#xA;squarciare nel giorno stretto  &#xD;&#xA;il grande ventre del mare  &#xD;&#xA;che, geloso, nasconde negli abissi  &#xD;&#xA;i suoi figli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note sulle scelte&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho ridotto le interruzioni per mantenere il flusso e la tensione narrativa senza cancellare la frammentazione espressiva che è parte della tua voce.  &#xD;&#xA;Ho reso alcuni verbi e locuzioni più diretti (es. &#34;al di dietro del grido&#34; per conservare il senso di distanza/seguire) per evitare pause che spezzavano troppo il ritmo.  &#xD;&#xA;Ho aggiunto una virgola dopo &#34;che&#34; -  &#34;che, geloso,&#34; per marcare la qualità emotiva del mare senza appesantire il verso.  &#xD;&#xA;Ho mantenuto le immagini principali (cuore in mano, vela della passione, gabbiani, vene del cielo, ventre del mare, figli negli abissi) e la loro progressione simbolica.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Variante più ritmica (opzionale)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;uscire dal porto col cuore in mano  &#xD;&#xA;issare la vela della passione  &#xD;&#xA;i gabbiani urlano — vene bluastre nel cielo —  &#xD;&#xA;tempesta in arrivo  &#xD;&#xA;squarciare il giorno stretto  &#xD;&#xA;aprire il grande ventre del mare  &#xD;&#xA;che geloso nasconde i suoi figli negli abissi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione 1 Lirica mantenendo la voce originale&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;uscire dal porto col cuore in mano  &#xD;&#xA;issare la vela della passione  &#xD;&#xA;dietro il grido stridulo dei gabbiani  &#xD;&#xA;attraverso le vene bluastre del cielo  &#xD;&#xA;che preannunciano tempesta  &#xD;&#xA;squarciare nel giorno stretto  &#xD;&#xA;il grande ventre del mare  &#xD;&#xA;che, geloso, nasconde negli abissi  &#xD;&#xA;i suoi figli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note  &#xD;&#xA;Mantiene la frammentazione e le immagini corporee originali.  &#xD;&#xA;Piccole scelte lessicali (col cuore; preannunciano) per più fluidità senza perdere intensità.  &#xD;&#xA;La punteggiatura è ridotta per lasciare spazio alle pause naturali del verso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione 2 Ritmica e musicale (versi sciolti con cadenza marcata)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;uscire dal porto, cuore in mano  &#xD;&#xA;issare la vela — la passione al vento —  &#xD;&#xA;i gabbiani stridono sopra le vene del cielo  &#xD;&#xA;una promessa di tempesta percorre l’aria  &#xD;&#xA;squarciare il giorno stretto, aprire il ventre del mare  &#xD;&#xA;che geloso trattiene i suoi figli negli abissi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Note  &#xD;&#xA;Cadenza più serrata e resa sonora con segni — e ritmi interni.  &#xD;&#xA;Alcuni versi uniti per creare anafora ritmica e movimento continuo.  &#xD;&#xA;Ideale se vuoi una lettura performativa o più musicale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>LA RICERCA</p>

<p>uscire
dal porto -il cuore in mano-
issare la vela della
passione
dietro lo stridulo
urlo dei gabbiani
tra le vene bluastre del cielo
foriero di tempesta
squarciare
nel giorno stretto
il grande ventre del mare
che geloso nasconde
negli abissi
i suoi figli</p>

<p>(2014)</p>

<p>.</p>

<h3 id="commento-poetico">Commento poetico</h3>

<p>Questa poesia ha un tono epico e inquieto: il mare diventa spazio di passione e gelosia, la partenza è insieme atto d’amore e rischiosa sfida. Le immagini (cuore in mano, gabbiani striduli, vene bluastre del cielo, ventre del mare) funzionano bene perché mescolano il corpo e l’elemento naturale, creando una fisicità intensa e viscerale.</p>

<h3 id="cosa-funziona-meglio">Cosa funziona meglio</h3>
<ul><li>Immagini forti e coerenti con il tema della traversata emotiva.</li>
<li>Ritmo frammentato che suggerisce movimento e tensione.</li>
<li>Contrasti netti (cielo tempestoso vs. ventre nascosto; amore/passione vs. gelosia) che danno profondità simbolica.</li></ul>

<hr>

<h3 id="piccole-proposte-di-miglioramento-stilistico">Piccole proposte di miglioramento stilistico</h3>
<ul><li>Chiarezza metrica: il verso spezzato a volte interrompe il flusso più di quanto serva; valutare dove lasciare pause e dove fondere immagini per mantenere la tensione senza frammentazione eccessiva.</li>
<li>Lessico: termini come “foriero di tempesta” sono efficaci ma formali; alternare con immagini più concrete può rendere il verso ancora più viscerale.</li>
<li>Coesione metaforica: l’idea del mare che “geloso nasconde / negli abissi i suoi figli” è potente; potresti espandere lievemente chi sono i “figli” per rendere l’ambiguità simbolica più intenzionale (marinai? ricordi? amori?).</li></ul>

<p>Esempio di lieve snellimento (solo come suggerimento, mantieni la voce tua):
– uscire dal porto con il cuore in mano
– issare la vela della passione
– mentre i gabbiani stridono nel cielo dalle vene bluastre
– la tempesta annuncia il passo
– squarciare il giorno, aprire il ventre del mare
– che geloso nasconde i suoi figli negli abissi</p>

<hr>

<h3 id="alternative-interpretative-e-temi-collegati">Alternative interpretative e temi collegati</h3>
<ul><li>Partenza come rito di passaggio: abbandono sicuro per affrontare l’ignoto.</li>
<li>Gelosia del mare come metafora della memoria che trattiene affetti perduti.</li>
<li>Il cuore “in mano” come vulnerabilità necessaria per la navigazione amorosa.</li></ul>

<hr>

<h3 id="traduzione-in-inglese-proposta">Traduzione in inglese proposta</h3>

<p>Leaving the harbor — heart in hand —<br>
hoist the sail of passion<br>
behind the sharp cry of gulls<br>
through the sky’s bluish veins<br>
portending storm<br>
to rend within the narrow day<br>
the great belly of the sea<br>
that jealously hides<br>
its children in the abyss</p>

<hr>

<h3 id="revisione-poetica">Revisione poetica</h3>

<p>uscire dal porto col cuore in mano<br>
issare la vela della passione<br>
al di dietro del grido stridulo dei gabbiani<br>
attraverso le vene bluastre del cielo<br>
che annunciano tempesta<br>
squarciare nel giorno stretto<br>
il grande ventre del mare<br>
che, geloso, nasconde negli abissi<br>
i suoi figli</p>

<hr>

<h3 id="note-sulle-scelte">Note sulle scelte</h3>
<ul><li>Ho ridotto le interruzioni per mantenere il flusso e la tensione narrativa senza cancellare la frammentazione espressiva che è parte della tua voce.<br></li>
<li>Ho reso alcuni verbi e locuzioni più diretti (es. “al di dietro del grido” per conservare il senso di distanza/seguire) per evitare pause che spezzavano troppo il ritmo.<br></li>
<li>Ho aggiunto una virgola dopo “che” –&gt; “che, geloso,” per marcare la qualità emotiva del mare senza appesantire il verso.<br></li>
<li>Ho mantenuto le immagini principali (cuore in mano, vela della passione, gabbiani, vene del cielo, ventre del mare, figli negli abissi) e la loro progressione simbolica.</li></ul>

<hr>

<h3 id="variante-più-ritmica-opzionale">Variante più ritmica (opzionale)</h3>

<p>uscire dal porto col cuore in mano<br>
issare la vela della passione<br>
i gabbiani urlano — vene bluastre nel cielo —<br>
tempesta in arrivo<br>
squarciare il giorno stretto<br>
aprire il grande ventre del mare<br>
che geloso nasconde i suoi figli negli abissi</p>

<hr>

<h3 id="versione-1-lirica-mantenendo-la-voce-originale">Versione 1 Lirica mantenendo la voce originale</h3>

<p>uscire dal porto col cuore in mano<br>
issare la vela della passione<br>
dietro il grido stridulo dei gabbiani<br>
attraverso le vene bluastre del cielo<br>
che preannunciano tempesta<br>
squarciare nel giorno stretto<br>
il grande ventre del mare<br>
che, geloso, nasconde negli abissi<br>
i suoi figli</p>

<hr>

<p><strong>Note</strong><br>
– Mantiene la frammentazione e le immagini corporee originali.<br>
– Piccole scelte lessicali (col cuore; preannunciano) per più fluidità senza perdere intensità.<br>
– La punteggiatura è ridotta per lasciare spazio alle pause naturali del verso.</p>

<hr>

<h3 id="versione-2-ritmica-e-musicale-versi-sciolti-con-cadenza-marcata">Versione 2 Ritmica e musicale (versi sciolti con cadenza marcata)</h3>

<p>uscire dal porto, cuore in mano<br>
issare la vela — la passione al vento —<br>
i gabbiani stridono sopra le vene del cielo<br>
una promessa di tempesta percorre l’aria<br>
squarciare il giorno stretto, aprire il ventre del mare<br>
che geloso trattiene i suoi figli negli abissi</p>

<hr>

<p><strong>Note</strong><br>
– Cadenza più serrata e resa sonora con segni — e ritmi interni.<br>
– Alcuni versi uniti per creare anafora ritmica e movimento continuo.<br>
– Ideale se vuoi una lettura performativa o più musicale.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/vjdedmwwgg</guid>
      <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 06:46:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>invece di un manifesto avevo scritto un festo:...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/invece-di-un-manifesto-avevo-scritto-un-festo</link>
      <description>&lt;![CDATA[invece di un manifesto avevo scritto un festo: https://slowforward.net/2025/12/06/incipit-explicit-un-festo/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>invece di un manifesto avevo scritto un festo: <a href="https://slowforward.net/2025/12/06/incipit-explicit-un-festo/" rel="nofollow">https://slowforward.net/2025/12/06/incipit-explicit-un-festo/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ney3i6yi7x</guid>
      <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:59:40 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Come aumentare il volume di una traccia audio</title>
      <link>https://noblogo.org/aytin/come-aumentare-il-volume-di-una-traccia-audio</link>
      <description>&lt;![CDATA[normalizzazione&#xA;Quando si deve aumentare il volume di una traccia audio, si deve ricorrere a ad un&#39;operazione di &#34;normalizzazione&#34;.&#xA;!--more--&#xA;&#xA;1. Cos’è la normalizzazione&#xA;2. Come misurare il &#34;picco&#34;?&#xA;3. Come leggere correttamente questa misura&#xA;   3.1. Perché usare il loudness invece di RMS?&#xA;4. Come ti normalizzo il file&#xA;  4.1. Peak normalization&#xA;  4.2. Loudness Normalization&#xA;     4.2.1. Loudness Normalization statica (ffmpeg)&#xA;     4.2.2. Loudness Normalization dinamica&#xA;     4.2.3. Loudness Normalization statica (rsgain)&#xA;&#xA;1. Cos&#39;è la normalizzazione&#xA;La normalizzazione è un&#39;operazione lineare che consiste nell&#39;analisi del file audio, nel calcolare la differenza (offset) fra il volume attuale ed un volume target, nell&#39;applicare una correzione di guadagno (Gain).&#xA;&#xA;La normalizzazione può essere distinta in base  al &#34;come&#34; e al &#34;dove&#34;.&#xA;&#xA;Il &#34;come&#34;&#xA;La normalizzazione classica si basa sui picchi. Cerca il punto più alto della forma d&#39;onda e lo porta a un valore massimo (es. 0 dB). Ignora la percezione umana; un brano con un singolo &#34;click&#34; molto forte risulterà comunque silenzioso perché quel picco blocca l&#39;aumento del volume.&#xA;&#xA;La normalizzazione più moderna si basa sui LUFS, ossia su come, mediamente, l&#39;audio viene effettivamente percepito dall&#39;orecchio umano (psicoacustica). Porta l&#39;intero brano a un livello di pressione sonora media costante, rendendo l&#39;ascolto uniforme tra diverse tracce.&#xA;&#xA;Il &#34;dove&#34;&#xA;Quando si normalizza una traccia audio si può scegliere di farla modificando ogni singolo sample della traccia audio oppure di agire sui metadati.&#xA;&#xA;Nel primo caso il file originale viene modificato (ricodifica quasi sempre lossy), nel secondo viene lasciato inalterato.&#xA;&#xA;Altro fattore di cui tenere conto è che una normalizzazione lossy funziona su ogni player, una normalizzazione che agisce sui metadati funziona solo se il player è in grado di leggerli.&#xA;&#xA;Possiamo fare quindi una prima distinzione:&#xA;&#xA;normalizzazione di picco (RMS) o iPeak Normalization/i: applicazione di un guadagno statico (RMS) in modalità lossy: non altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica;&#xA;normalizzazione della sonorità (LUFS) o iLoudness Normalization/i:&#xA;   applicazione di un guadagno statico (LUFS) in modalità lossy: non altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica;&#xA;   applicazione di un guadagno statico (LUFS) basato su tag: non altera la dinamica del brano, lascia il file inalterato (rsgain);&#xA;   agisce con un compressore / limiter in modalità lossy: altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica.&#xA;&#xA;A questo punto la domanda diventa: quale scegliere?&#xA;&#xA;Per quel che mi riguarda, la salomonica risposta è: dipende.&#xA;&#xA;Come si può immaginare, non c&#39;è una risposta definitiva ma dipende dalla qualità della traccia, dal contesto ecc.&#xA;2. Come misurare il &#34;picco&#34;?&#xA;C&#39;è bisogno di un elemento misurabile che mi permetta di capire come agire con la normalizzazione.&#xA;&#xA;RMS (Root Mean Square): è un calcolo matematico asciutto su quanto sia potente elettricamente/digitalmente il segnale audio. È utile per capire l&#39;energia costante, ma non tiene conto del fatto che l&#39;orecchio umano è più sensibile ad alcune frequenze rispetto ad altre.&#xA;&#xA;LUFS (Loudness Units Full Scale): È lo standard moderno (EBU R128). Simula l&#39;udito umano applicando dei filtri che pesano maggiormente le frequenze medie.&#xA;&#xA;Per misurare il picco RMS posso ricorrere ad ffmpeg&#xA;ffmpeg -hidebanner -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;volumedetect&#34; -f null -&#xA;...&#xA;[...] nsamples: 18522112&#xA;[...] meanvolume: -20.3 dB&#xA;[...] maxvolume: -5.4 dB&#xA;[...] histogram5db: 40&#xA;[...] histogram6db: 1436&#xA;[...] histogram7db: 6443&#xA;[...] histogram8db: 18606&#xA;...&#xA;che mi mostrerà:&#xA;&#xA;il numero dei samples di cui si compone la traccia&#xA;il volume medio (meanvolume)&#xA;il picco (maxvolume)&#xA;&#xA;Il picco mi dice di quanto possa alzare il volume (fino al limite fisico di 0dB) staticamente senza causare distorsioni.&#xA;&#xA;La differenza fra volume medio e picco mi dà informazioni sulla dinamica del brano. Maggiore è la differenza, maggiore è la dinamica. Tipicamente:&#xA;&#xA;valori &lt; 5 sono tipici della musica dance, forte, uniforme, e molto compressa.&#xA;valori fra 5 e 15 sono tipici di brani pop-rock, ben bilanciati&#xA;valori   15 sono attribuibili a brani di musica classica, jazz, con una dinamica ricca.&#xA;&#xA;Per misurare il loudness, sempre con ffmpeg:&#xA;ffmpeg -hidebanner -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;ebur128=peak=true&#34; -f null - &#xA;...&#xA; Integrated loudness:&#xA;    I:         -18.1 LUFS&#xA;    Threshold: -28.4 LUFS&#xA;&#xA;  Loudness range:&#xA;    LRA:         4.1 LU&#xA;    Threshold: -38.3 LUFS&#xA;    LRA low:   -21.2 LUFS&#xA;    LRA high:  -17.1 LUFS&#xA;&#xA;  True peak:&#xA;    Peak:       -5.4 dBFS&#xA;La misurazione è più articolata rispetto alla precedente.&#xA;&#xA;FFmpeg innanzitutto mostra due sezioni: Integrated Loudness, rappresentante il volume medio complessivo del file e la Loudness Range che mi descrive la dinamica del brano come differenza di volume fra le parti più silenziose e quelle più rumorose.&#xA;&#xA;Sezione Integrated loudness:&#xA;   I: è il valore più importante. È il volume medio percepito dell&#39;intero brano (come si può vedere, diverso rispetto all&#39;RMS di prima. Il primo è pura potenza digitale, il secondo è volume percepito).&#xA;   Threshold: è la soglia usata per evitare che i silenzi abbassino artificialmente la media del volume. L&#39;algoritmo ignora tutto ciò che sta sotto questa soglia nel calcolo dell&#39;Integrated Loudness.&#xA;Sezione Loudness range:&#xA;   LRA: è un indice della variazione dinamica del brano. Più è basso, più il suono tende ad essere uniforme e probabilmente compresso&#xA;   Threshold: come prima, è la soglia oltre la quale i suoni vengono ignorati nel calcolo del range dinamico.&#xA;   LRA Low: indica il limite inferiore del loudness&#xA;   LRA High: indica il limite superiorebr&#xA;   quindi LRA = LRA High - LRA Low&#xA;Sezione True peak:&#xA;   Peak: Simile al max\volume dell&#39;RMS, indica il picco reale del brano in termini di sonorità.&#xA;&#xA;Un altro modo, forse meno pratico ma decisamente più scenografico, per analizzare un file audio è questo:&#xA;ffplay -f lavfi -i &#34;amovie=audio.m4a,ebur128=video=1:meter=18 out0&#34;&#xA;Disegna un grafico dell&#39;onda sonora in tempo reale.&#xA;3. Come leggere correttamente questa misura&#xA;L&#39;integrated loudness mi dice qual è il volume medio del brano.&#xA;True peak mi dice di quanto posso alzare prima di distorcere.&#xA;Queste sono le due informazioni cruciali sufficienti per applicare un guadagno statico senza fare danni.&#xA;&#xA;I valori High e Low del Loudness Range, che racchiudono asintoticamente il brano, tornano utili quando bisogna agire sulla dinamica.&#xA;&#xA;Notare che Integrated loudness è sempre compreso fra LRA Low e LRA High.&#xA;3.1. Perché usare il loudness invece di RMS?&#xA;L&#39;RMS è un calcolo puramente matematico che non tiene conto del fatto che l&#39;orecchio umano è molto più sensibile alle frequenze medie che non ai bassi estemi e agli acuti altissimi.&#xA;&#xA; A questo provvede il LUFS che è un&#39;evoluzione dell&#39;RMS perché include dei filtri di ponderazione che, prima di calcolare la media, esaltano le frequenze medie attenuando quelle basse.&#xA;&#xA;La conseguenza è che se agisco sul volume dei brani prendendo LUFS come riferimento, questi suoneranno tutti allo stesso volume. Se considerassi un adeguamento basato su RMS, i brani con più bassi sembreranno avere meno volume di quelli con frequenze medie più marcate. &#xA;4. Come ti normalizzo il file&#xA;La scelta fra una normalizzazione di picco e una di volume (loudness) è abbastanza semplice in realtà.&#xA;&#xA;A parte poche eccezioni in cui può avere senso avere RMS come riferimento, è sempre preferibile una normalizzazione della sonorità.&#xA;&#xA;Quest&#39;ultima può essere fatta modificando solo i metadati o agendo chirurgicamente sul file ricodificandolo.&#xA;4.1. Peak normalization&#xA;Una volta noti i dati di Max Volume e Mean Volume visti in precedenza, la normalizzazione è piuttosto semplice.&#xA;&#xA;Supponendo Max Volume = 6dB&#xA;ffmpeg -i audio.m4a -filter:a &#34;volume=6dB&#34; -c:a aac -b:a 192k audionormalized.m4a&#xA;Dovendo ricodificare, scelgo un bitrate piuttosto alto per limitare la perdita fisiologica di una ricodifica lossy.&#xA;&#xA;Come si può immaginare, è una aggiunta lineare secca a tutta la traccia a cui aumento solo la potenza digitale senza tenere conto della percezione sonora.&#xA;&#xA;Piccola nota: Conviene scegliere un valore che si avvicini, ma non equivalga, al limite di 0 dB perché altrimenti FFmpeg taglierà brutalmente le creste dell&#39;onda sonora che superano lo zero, creando quella tipica distorsione metallica grattata chiamata clipping.&#xA;&#xA;4.2. Loudness Normalization&#xA;La normalizzazione di volume, in base alla nostra scelta di alterare o meno la dinamica del brano, può essere fatta come detto applicando:&#xA;&#xA;un guadagno statico LUFS (lossy)&#xA;un guadagno statico LUFS sui metadati (non lossy)&#xA;compressore / limiter (sempre lossy) &#xA;&#xA;Il guadagno statico, quello con i metadati, avverrà con rsgain.&#xA;&#xA;La normalizzazione con perdita di qualità (lossy) avverrà con ffmpeg usando il filtro loudnorm che dispone di un compressore/limiter piuttosto efficace.&#xA;&#xA;Questo filtro è un processore dinamico (dual-pass o single-pass). Non si limita ad alzare il volume; se trova una parte troppo forte, può comprimere leggermente solo quella parte per permettere al resto della canzone di suonare più forte.&#xA;&#xA;loudnorm porta il loudness di default a -24 LUFS che è lo standard per il broadcast televisivo.&#xA;&#xA;I colossi dello streaming applicano automaticamente un loudness decisamente più marcato, salvo poche eccezioni, non si discostano da -14 LUFS. Ad es. Youtube, Amazon Music, Spotify, Soundcloud viaggiano mediamente su -14 LUFS, Deezer -15, Apple Music -16.&#xA;&#xA;Si può verificare facilmente, come sappiamo fare, come un audio presente su una di queste piattaforme, abbia uno dei loudness indicati.&#xA;&#xA;4.2.1. Loudness Normalization statica (ffmpeg)&#xA;Riprendiamo l&#39;esempio di prima.&#xA;ffmpeg -hidebanner -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;ebur128=peak=true&#34; -f null - &#xA;...&#xA; Integrated loudness:&#xA;    I:         -18.1 LUFS&#xA;    Threshold: -28.4 LUFS&#xA;&#xA;  Loudness range:&#xA;    LRA:         4.1 LU&#xA;    Threshold: -38.3 LUFS&#xA;    LRA low:   -21.2 LUFS&#xA;    LRA high:  -17.1 LUFS&#xA;&#xA;  True peak:&#xA;    Peak:       -5.4 dBFS&#xA;Con ffmpeg e loudnorm in modalità single-pass, posso applicare un guadagno statico 5.4 dBFS, con un true peak di -1 (Il default è -2), per arrivare, da -18.1 LUFS, a -13.0 LUFS senza distorsioni.&#xA;ffmpeg -i audio.m4a -filter:a &#34;loudnorm=I=-12.7:TP=-1.0&#34; -c:a aac -b:a 160k -vn audionorm.m4a&#xA;Verifichiamo:&#xA;ffmpeg -hidebanner -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;ebur128=peak=true&#34; -f null - &#xA;...&#xA;   Integrated loudness:&#xA;    I:         -12.5 LUFS&#xA;    Threshold: -22.6 LUFS&#xA;&#xA;  Loudness range:&#xA;    LRA:         4.0 LU&#xA;    Threshold: -32.6 LUFS&#xA;    LRA low:   -15.1 LUFS&#xA;    LRA high:  -11.1 LUFS&#xA;&#xA;  True peak:&#xA;    Peak:       -0.4 dBFS&#xA;...&#xA;Come si vede, sono arrivato al limite, forse un po&#39; troppo, del guadagno che potevo ottenere. Probabimente su dispositivi economici, l&#39;analogico di un brano così potrebbe gracchiare un po&#39;.&#xA;&#xA;Se avessi applicato il default  di  loudnorm, la sonorità sarebbe stata livellata sui -24 LUFS con una soglia true peak pari a -2 dBFS.&#xA;4.2.2. Loudness Normalization dinamica&#xA;Nei casi in cui:&#xA;&#xA;si vuole enfatizzare l&#39;audio di un podcast, di un parlato in generale;&#xA;la dinamica del brano è composta da picchi altissimi e una sonorità media molto bassa (un guadagno statico farebbe cambiare poco o nulla)&#xA;&#xA;con ffmpeg e loudnorm possiamo correggere ogni singolo sample del brano per rendere la dinamica più uniforme.&#xA;&#xA;Per ottenere un risultato ottimale, si deve procedere col dual-pass, in cui ffmpeg nel primo passaggio analizza il file e raccoglie i dati, nel secondo passaggio applica le correzioni puntualmente avendo già conoscenza della dinamica e dei picchi presenti nel file.&#xA;ffmpeg -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;loudnorm=I=-14:TP=-1.0:printformat=json&#34; -f null -&#xA;Ecco il json risultante dall&#39;analisi. I valori di input sono quelli che forniremo a ffmepg affinché possa impostare il loudness scelto da noi nel miglior modo possibile&#xA;{&#xA;&#x9;&#34;inputi&#34; : &#34;-18.17&#34;,&#xA;&#x9;&#34;inputtp&#34; : &#34;-5.41&#34;,&#xA;&#x9;&#34;inputlra&#34; : &#34;4.20&#34;,&#xA;&#x9;&#34;inputthresh&#34; : &#34;-28.47&#34;,&#xA;&#x9;&#34;outputi&#34; : &#34;-13.36&#34;,&#xA;&#x9;&#34;outputtp&#34; : &#34;-1.00&#34;,&#xA;&#x9;&#34;outputlra&#34; : &#34;4.30&#34;,&#xA;&#x9;&#34;outputthresh&#34; : &#34;-23.50&#34;,&#xA;&#x9;&#34;normalizationtype&#34; : &#34;dynamic&#34;,&#xA;&#x9;&#34;targetoffset&#34; : &#34;-0.64&#34;&#xA;}&#xA;Configurazione ffmpeg.&#xA;ffmpeg -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;loudnorm=I=-14:TP=-1.0:measuredI=-18.17:measuredTP=-5.41:measuredLRA=4.20:measuredthresh=-23.50:linear=true&#34; -c:a aac -b:a 160k -vn &#34;audionorm.m4a&#34;&#xA;Il compressore/limiter del filtro loudnorm è abbastanza intelligente da schiacciare i picchi affinche il guadagno di volume non produca clipping e alzerà le parti più &#34;deboli&#34;, livellando il suono e alterando la dinamica.&#xA;&#xA;4.2.3. Loudness Normalization statica (rsgain)&#xA;Rsgain permette di applicare un guadagno statico loseless, senza ricodifica, agendo sui metadati del brano con l&#39;applicazione dei tag.&#xA;&#xA;Se da un lato questo metodo ha l&#39;indubbio vantaggio di non alterare fisicamente il file, dall&#39;altro è necessario che il player che eseguirà il brano dovra essere capace di leggere e interpretare i tag. Nel caso precedente, la ricodifica rende il file disponibile per chiunque.&#xA;&#xA;Trattandosi di un guadagno statico, il campo d&#39;applicazione è quello visto per la Peak Normalization, cioè quando si vuole preservare la dinamica del brano, Ma nei casi particolari cui accennavo in precedenza, presenza di picchi altissimi e maggioranza sonorità medie molto basse, anche rsgain non è sufficiente.&#xA;&#xA;Come avevo detto all&#39;inizio, rsgain è una normalizzaziome della sonorità ottenuta agendo sui metadati del brano, applicando dei tag, che così non viene alternato in alcun modo.&#xA;&#xA;Rsgain è l&#39;evoluzione del vecchio mp3gain e come il suo predecessore ha due modalità di lavoro&#xA;&#xA;sul singolo brano (detta é custom)&#xA;su collezioni di brani (detta easy)&#xA;&#xA;La modalità custom è considerato un approccio legacy fatta per intervenire puntualmente sul brano con configurazioni ad-hoc ideali per lo scripting, quella easy, basata su presets, permette di normalizzare intere collezioni di brani che è lo scopo principale di rsgain.&#xA;&#xA;Analisi del file&#xA;rsgain custom -t audio.m4a&#xA;[✔] Scanning &#39;audio.m4a&#39;&#xA;[✔] Container: QuickTime / MOV [mov,mp4,m4a,3gp,3g2,mj2]&#xA;[✔] Stream #0: AAC (Advanced Audio Coding), 44.100 Hz, 2 ch&#xA; 100% [====================================================]&#xA;&#xA;Track: audio.m4a&#xA;  Loudness:   -18.12 LUFS&#xA;  Peak:     0.536630 (-5.41 dB)&#xA;  Gain:         0.12 dB&#xA;il flag -t individua il true peak&#xA;&#xA;Loudness: è la sonorità del brano in LUFS&#xA;Peak: è il true peak, esprime il guadagno che posso ottenere prima di distorcere&#xA;Gain: è il guadagno per arrivare allo standard LUFS di rsgain che è -18&#xA;&#xA;Nel nostro caso, Gain ci dice di diminuire di 0.12 LUFS mentre Peak ci dice che potrei aumentare di 5.41 LUFS&#xA;&#xA;Gain&#xA;rsgain custom -s i -l -13 -c p audio.m4a&#xA;Track: audio.m4a&#xA;  Loudness:   -18.12 LUFS&#xA;  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)&#xA;  Gain:         5.12 dB&#xA;&#xA;-s i: scrive il tag&#xA;-l -13: imposta il loudness&#xA;-c p: protezione clipping&#xA;&#xA;Portando il loudness a -13 è come se avessi aumentato il volume di 5,12 dB mantenendo un cuscinetto di -0.33 dB (differenza fra peak e gain).&#xA;&#xA;Se provassi a spingere di più, il flag -c p impedisce al suono di distorcere.&#xA;rsgain custom -s i -l -10 -c p audio.m4a&#xA;Track: audio.m4a&#xA;  Loudness:   -18.12 LUFS&#xA;  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)&#xA;  Gain:         5.45 dB  (adjusted to prevent clipping)&#xA;&#34;(adjusted to prevent clipping)&#34; è la conferma che la protezione anti-clipping è entrata in azione.&#xA;&#xA;Se non ci fosse stata:&#xA;rsgain custom -s i -l -10 audio.m4a&#xA;Track: audio.m4a&#xA;  Loudness:   -18.12 LUFS&#xA;  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)&#xA;  Gain:         8.12 dB&#xA;La differenza fra peak e gain indica un&#39;evidente distorsione.&#xA;&#xA;Esempio di esecuzione del brano sfruttando il replaygain:&#xA;mpv --replaygain=track audio.m4a&#xA;Senza il flag --replaygain=track, il brano verrebbe letto normalmente.&#xA;&#xA;Cancellazione del tag&#xA;Basta cancellare il tag per riportare tutto alla normalità&#xA;verifico la presenza del tag prima&#xA;ffprobe -hidebanner -i &#34;audio.m4a&#34; 2  &amp;1 | grep -i &#34;replaygain&#34;&#xA;REPLAYGAINTRACKGAIN: 8.12 dB&#xA;REPLAYGAINTRACKPEAK: 0.534149&#xA;replaygain: track gain - 8.120000, track peak - 0.000012, album gain - unknown, album peak - unknown,&#xA;&#xA;cancello il tag&#xA;rsgain custom -s d audio.m4a&#xA;&#xA;verifico che il tag non si ci sia più&#xA;ffprobe -hidebanner -i &#34;audio.m4a&#34; 2  &amp;1 | grep -i &#34;replaygain&#34;&#xA;&#xA;Un altro modo più compatto per verificare la presenza del tag:&#xA;ffprobe -i &#34;audio.m4a&#34; -showentries formattags=REPLAYGAINTRACKGAIN -v quiet -of csv=&#34;p=0&#34;&#xA;Se c&#39;è il tag, mostra solo il gain.&#xA;&#xA;Easy mode&#xA;I flag impostati nella modalità custom nella modalitò easy sono affidati ad un file di configurazione.&#xA;&#xA;Su Gnu/Linux i file di default si trovano in /usr/share/rsgain/presets e sono 4&#xA;&#xA;default.ini&#xA;ebur128.ini&#xA;loudgain.ini&#xA;no\album.ini&#xA;&#xA;C&#39;è una sezione globla e delle sezioni specifiche per tipo di file.&#xA;&#xA;L&#39;override di queste configurazioni o la creazione di nuove, si fa in:&#xA;&#xA;~/.config/rsgain/presets&#xA;&#xA;e per la corrispondenza campi - flag custom vi rimando alla documentazione: https://github.com/complexlogic/rsgain?tab=readme-ov-file#scan-presets&#xA;&#xA;Una volta deciso il preset che fa per noi, basta chiamare rsgain su una directory in questo modo:&#xA;rsgain easy -s nomepreset pathalbum&#xA;rsgain farà la scansione e applicherà massivamente le configurazioni che potranno consistere per es.:&#xA;&#xA;nell&#39;applicazione di un loudness a tutti i brani per uniformare la sonorità;&#xA;nella cancellazione di tutti i tag;&#xA;nell&#39;analisi dei brani;&#xA;ecc.&#xA;&#xA;Esempio di file di configurazione per una scansione&#xA;[Global]&#xA;TagMode=s&#xA;Album=true&#xA;TargetLoudness=-18&#xA;ClipMode=p&#xA;MaxPeakLevel=-1.0&#xA;TruePeak=true&#xA;Lowercase=false&#xA;ID3v2Version=keep&#xA;OpusMode=d&#xA;PreserveMtimes=false&#xA;DualMono=false&#xA;In questo modo rsgain produrrà un&#39;analisi in modalità &#34;album&#34; per tutta la collezione, il gain da applicare all&#39;album e  una sintesi sulla media dei valori di picco ottenuti.&#xA;rsgain easy -p scan pathalbum &#xA;...&#xA;Track: pathalbum/track1&#xA;  Loudness:   -17.80 LUFS&#xA;  Peak:     0.743221 (-2.58 dB)&#xA;  Gain:        -0.20 dB&#xA;&#xA;Track: pathalbum/track2&#xA;  Loudness:   -17.81 LUFS&#xA;  Peak:     0.790007 (-2.05 dB)&#xA;  Gain:        -0.19 dB&#xA;&#xA;Track: pathalbum/track3&#xA;  Loudness:   -17.47 LUFS&#xA;  Peak:     0.834655 (-1.57 dB)&#xA;  Gain:        -0.53 dB&#xA;&#xA;...&#xA;&#xA;Album:&#xA;  Loudness:   -16.51 LUFS&#xA;  Peak:     0.991804 (-0.07 dB)&#xA;  Gain:        -1.49 dB&#xA;&#xA;Scanning Complete&#xA;Time Elapsed:      00:00:27&#xA;Files Scanned:     18&#xA;Clip Adjustments:  0 (0.0% of files)&#xA;Average Loudness:  -16.61 LUFS&#xA;Average Gain:      -1.39 dB&#xA;Average Peak:      0.823503 (-1.69 dB)&#xA;Negative Gains:    16 (88.9% of files)&#xA;Positive Gains:    2 (11.1% of files)&#xA;L&#39;ultima sezione, &#34;Album&#34;, mi dà le informazioni sul guadagno da applicare, in questo caso poco o nulla perché sono brani già normalizzati,.&#xA;&#xA;Con un altro presets, ad es. myGain.ini, posso normalizzare tutto l&#39;album in colpo solo.&#xA;&#xA;rsgain easy -p myGain pathalbum&#xA;In altre parole, tutto ciò che la modalità custom affida allo scripting, ora viene automatizzata dalla modalità easy.&#xA;&#xA;small Riferimenti:**&#xA;&#xA;https://ffmpeg.org/ffmpeg-filters.html#loudnorm&#xA;https://ffmpeg.org/ffmpeg-filters.html#toc-volumedetect&#xA;https://github.com/complexlogic/rsgain&#xA;/small&#xA;&#xA;#ffmpeg #rsgain #loudness #loudnorm]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/31410d826-759a86/dW3U92YRrKI4/EQCqOi56fpS0p9w4OdD2VsE3ZG4W8j3KZvbK0TWZ.jpg" alt="normalizzazione">
Quando si deve aumentare il volume di una traccia audio, si deve ricorrere a ad un&#39;operazione di “<strong>normalizzazione</strong>”.
</p>
<ul><li><a href="#1-cos-%C3%A8-la-normalizzazione" rel="nofollow">1. Cos’è la normalizzazione</a></li>
<li><a href="#2-come-misurare-il-picco" rel="nofollow">2. Come misurare il “picco”?</a></li>
<li><a href="#3-come-leggere-correttamente-questa-misura" rel="nofollow">3. Come leggere correttamente questa misura</a>
<ul><li><a href="#3-1-perch%C3%A9-usare-il-loudness-invece-di-rms" rel="nofollow">3.1. Perché usare il loudness invece di RMS?</a></li></ul></li>
<li><a href="#4-come-ti-normalizzo-il-file" rel="nofollow">4. Come ti normalizzo il file</a>
<ul><li><a href="#4-1-peak-normalization" rel="nofollow">4.1. Peak normalization</a></li>
<li><a href="#4-2-loudness-normalization" rel="nofollow">4.2. Loudness Normalization</a>
<ul><li><a href="#4-2-1-loudness-normalization-statica-ffmpeg" rel="nofollow">4.2.1. Loudness Normalization statica (ffmpeg)</a></li>
<li><a href="#4-2-2-loudness-normalization-dinamica" rel="nofollow">4.2.2. Loudness Normalization dinamica</a></li>
<li><a href="#4-2-3-loudness-normalization-statica-rsgain" rel="nofollow">4.2.3. Loudness Normalization statica (rsgain)</a></li></ul></li></ul></li></ul>

<h2 id="1-cos-è-la-normalizzazione">1. Cos&#39;è la normalizzazione</h2>

<p>La normalizzazione è un&#39;operazione lineare che consiste nell&#39;analisi del file audio, nel calcolare la differenza (offset) fra il volume attuale ed un volume target, nell&#39;applicare una correzione di guadagno (Gain).</p>

<p>La normalizzazione può essere distinta in base  al “come” e al “dove”.</p>

<p><strong>Il “come”</strong>
La normalizzazione classica si basa sui picchi. Cerca il punto più alto della forma d&#39;onda e lo porta a un valore massimo (es. 0 dB). Ignora la percezione umana; un brano con un singolo “click” molto forte risulterà comunque silenzioso perché quel picco blocca l&#39;aumento del volume.</p>

<p>La normalizzazione più moderna si basa sui <strong>LUFS</strong>, ossia su come, <strong>mediamente</strong>, l&#39;audio viene effettivamente percepito dall&#39;orecchio umano (psicoacustica). Porta l&#39;intero brano a un livello di pressione sonora media costante, rendendo l&#39;ascolto uniforme tra diverse tracce.</p>

<p><strong>Il “dove”</strong>
Quando si normalizza una traccia audio si può scegliere di farla modificando ogni singolo sample della traccia audio oppure di agire sui metadati.</p>

<p>Nel primo caso il file originale viene modificato (ricodifica quasi sempre lossy), nel secondo viene lasciato inalterato.</p>

<p>Altro fattore di cui tenere conto è che una normalizzazione lossy funziona su ogni player, una normalizzazione che agisce sui metadati funziona solo se il player è in grado di leggerli.</p>

<p>Possiamo fare quindi una prima distinzione:</p>
<ol><li>normalizzazione di picco (<strong>RMS</strong>) o <i>Peak Normalization</i>: applicazione di un <strong>guadagno statico</strong> (RMS) in modalità lossy: non altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica;</li>
<li>normalizzazione della sonorità (<strong>LUFS</strong>) o <i>Loudness Normalization</i>:
<ol><li>applicazione di un <strong>guadagno statico</strong> (LUFS) in modalità lossy: non altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica;</li>
<li>applicazione di un <strong>guadagno statico</strong> (LUFS) basato su tag: non altera la dinamica del brano, lascia il file inalterato (rsgain);</li>
<li>agisce con un compressore / limiter in modalità lossy: altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica.</li></ol></li></ol>

<p>A questo punto la domanda diventa: quale scegliere?</p>

<p>Per quel che mi riguarda, la salomonica risposta è: dipende.</p>

<p>Come si può immaginare, non c&#39;è una risposta definitiva ma dipende dalla qualità della traccia, dal contesto ecc.</p>

<h2 id="2-come-misurare-il-picco">2. Come misurare il “picco”?</h2>

<p>C&#39;è bisogno di un elemento misurabile che mi permetta di capire come agire con la normalizzazione.</p>

<p><strong>RMS (Root Mean Square)</strong>: è un calcolo matematico asciutto su quanto sia potente elettricamente/digitalmente il segnale audio. È utile per capire l&#39;energia costante, ma non tiene conto del fatto che l&#39;orecchio umano è più sensibile ad alcune frequenze rispetto ad altre.</p>

<p><strong>LUFS (Loudness Units Full Scale)</strong>: È lo standard moderno (EBU R128). Simula l&#39;udito umano applicando dei filtri che pesano maggiormente le frequenze medie.</p>

<p>Per misurare il picco RMS posso ricorrere ad <strong>ffmpeg</strong></p>

<pre><code class="language-bash">ffmpeg -hide_banner -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;volumedetect&#34; -f null -
...
[...] n_samples: 18522112
[...] mean_volume: -20.3 dB
[...] max_volume: -5.4 dB
[...] histogram_5db: 40
[...] histogram_6db: 1436
[...] histogram_7db: 6443
[...] histogram_8db: 18606
...
</code></pre>

<p>che mi mostrerà:</p>
<ul><li>il numero dei samples di cui si compone la traccia</li>
<li>il volume medio (<em>mean_volume</em>)</li>
<li>il picco (<em>max_volume</em>)</li></ul>

<p>Il picco mi dice di quanto possa alzare il volume (fino al limite fisico di 0dB) staticamente senza causare distorsioni.</p>

<p>La differenza fra volume medio e picco mi dà informazioni sulla dinamica del brano. Maggiore è la differenza, maggiore è la dinamica. Tipicamente:</p>
<ul><li>valori &lt; 5 sono tipici della musica dance, forte, uniforme, e molto compressa.</li>
<li>valori fra 5 e 15 sono tipici di brani pop-rock, ben bilanciati</li>
<li>valori &gt; 15 sono attribuibili a brani di musica classica, jazz, con una dinamica ricca.</li></ul>

<p>Per misurare il loudness, sempre con ffmpeg:</p>

<pre><code class="language-bash">ffmpeg -hide_banner -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;ebur128=peak=true&#34; -f null - 
...
 Integrated loudness:
    I:         -18.1 LUFS
    Threshold: -28.4 LUFS

  Loudness range:
    LRA:         4.1 LU
    Threshold: -38.3 LUFS
    LRA low:   -21.2 LUFS
    LRA high:  -17.1 LUFS

  True peak:
    Peak:       -5.4 dBFS
</code></pre>

<p>La misurazione è più articolata rispetto alla precedente.</p>

<p>FFmpeg innanzitutto mostra due sezioni: <strong>Integrated Loudness</strong>, rappresentante il <strong>volume medio</strong> complessivo del file e la <strong>Loudness Range</strong> che mi descrive la dinamica del brano come differenza di volume fra le parti più silenziose e quelle più rumorose.</p>
<ol><li>Sezione <strong>Integrated loudness</strong>:
<ul><li><strong>I</strong>: è il valore più importante. È il volume medio percepito dell&#39;intero brano (come si può vedere, diverso rispetto all&#39;RMS di prima. Il primo è pura potenza digitale, il secondo è <strong>volume percepito</strong>).</li>
<li><strong>Threshold</strong>: è la soglia usata per evitare che i silenzi abbassino artificialmente la media del volume. L&#39;algoritmo ignora tutto ciò che sta sotto questa soglia nel calcolo dell&#39;Integrated Loudness.</li></ul></li>
<li>Sezione <strong>Loudness range</strong>:
<ul><li><strong>LRA</strong>: è un indice della variazione dinamica del brano. Più è basso, più il suono tende ad essere uniforme e probabilmente compresso</li>
<li><strong>Threshold</strong>: come prima, è la soglia oltre la quale i suoni vengono ignorati nel calcolo del range dinamico.</li>
<li><strong>LRA Low</strong>: indica il limite inferiore del loudness</li>
<li><strong>LRA High</strong>: indica il limite superiore<br>
quindi <em>LRA = LRA High – LRA Low</em></li></ul></li>
<li>Sezione <strong>True peak</strong>:
<ul><li><strong>Peak</strong>: Simile al <em>max_volume</em> dell&#39;RMS, indica il picco <strong>reale</strong> del brano in termini di sonorità.</li></ul></li></ol>

<p>Un altro modo, forse meno pratico ma decisamente più scenografico, per analizzare un file audio è questo:</p>

<pre><code class="language-bash">ffplay -f lavfi -i &#34;amovie=audio.m4a,ebur128=video=1:meter=18 [out0][out1]&#34;
</code></pre>

<p>Disegna un grafico dell&#39;onda sonora in tempo reale.</p>

<h2 id="3-come-leggere-correttamente-questa-misura">3. Come leggere correttamente questa misura</h2>

<p>L&#39;<strong>integrated loudness</strong> mi dice qual è il volume <strong>medio</strong> del brano.
<strong>True peak</strong> mi dice di quanto posso alzare prima di distorcere.
Queste sono le due informazioni cruciali sufficienti per applicare un <strong>guadagno statico</strong> senza fare danni.</p>

<p>I valori <strong>High</strong> e <strong>Low</strong> del <strong>Loudness Range</strong>, che racchiudono asintoticamente il brano, tornano utili quando bisogna agire sulla dinamica.</p>

<p>Notare che <strong>Integrated loudness</strong> è sempre compreso fra <strong>LRA Low</strong> e <strong>LRA High</strong>.</p>

<h3 id="3-1-perché-usare-il-loudness-invece-di-rms">3.1. Perché usare il loudness invece di RMS?</h3>

<p>L&#39;RMS è un calcolo puramente matematico che non tiene conto del fatto che l&#39;orecchio umano è molto più sensibile alle frequenze medie che non ai bassi estemi e agli acuti altissimi.</p>

<p> A questo provvede il LUFS che è un&#39;evoluzione dell&#39;RMS perché include dei <strong>filtri di ponderazione</strong> che, prima di calcolare la media, esaltano le frequenze medie attenuando quelle basse.</p>

<p>La conseguenza è che se agisco sul volume dei brani prendendo LUFS come riferimento, questi suoneranno tutti allo stesso volume. Se considerassi un adeguamento basato su RMS, i brani con più bassi sembreranno avere meno volume di quelli con frequenze medie più marcate.</p>

<h2 id="4-come-ti-normalizzo-il-file">4. Come ti normalizzo il file</h2>

<p>La scelta fra una normalizzazione di picco e una di volume (loudness) è abbastanza semplice in realtà.</p>

<p>A parte poche eccezioni in cui può avere senso avere RMS come riferimento, è sempre preferibile una normalizzazione della sonorità.</p>

<p>Quest&#39;ultima può essere fatta modificando solo i metadati o agendo chirurgicamente sul file ricodificandolo.</p>

<h3 id="4-1-peak-normalization">4.1. Peak normalization</h3>

<p>Una volta noti i dati di <em>Max Volume</em> e <em>Mean Volume</em> visti in precedenza, la normalizzazione è piuttosto semplice.</p>

<p>Supponendo <code>Max Volume = 6dB</code></p>

<pre><code class="language-bash">ffmpeg -i audio.m4a -filter:a &#34;volume=6dB&#34; -c:a aac -b:a 192k audio_normalized.m4a
</code></pre>

<p>Dovendo ricodificare, scelgo un bitrate piuttosto alto per limitare la perdita fisiologica di una ricodifica lossy.</p>

<p>Come si può immaginare, è una aggiunta lineare secca a tutta la traccia a cui aumento solo la potenza digitale senza tenere conto della percezione sonora.</p>

<p>Piccola nota: Conviene scegliere un valore che si avvicini, ma non equivalga, al limite di 0 dB perché altrimenti FFmpeg taglierà brutalmente le creste dell&#39;onda sonora che superano lo zero, creando quella tipica distorsione metallica grattata chiamata <strong>clipping</strong>.</p>

<h3 id="4-2-loudness-normalization">4.2. Loudness Normalization</h3>

<p>La normalizzazione di volume, in base alla nostra scelta di alterare o meno la dinamica del brano, può essere fatta come detto applicando:</p>
<ul><li>un guadagno statico LUFS (lossy)</li>
<li>un guadagno statico LUFS sui metadati (non lossy)</li>
<li>compressore / limiter (sempre lossy)</li></ul>

<p>Il guadagno statico, quello con i metadati, avverrà con <strong>rsgain</strong>.</p>

<p>La normalizzazione con perdita di qualità (lossy) avverrà con ffmpeg usando il filtro <strong>loudnorm</strong> che dispone di un compressore/limiter piuttosto efficace.</p>

<p>Questo filtro è un processore dinamico (dual-pass o single-pass). Non si limita ad alzare il volume; se trova una parte troppo forte, può comprimere leggermente solo quella parte per permettere al resto della canzone di suonare più forte.</p>

<p><code>loudnorm</code> porta il loudness di default a -24 LUFS che è lo standard per il broadcast televisivo.</p>

<p>I colossi dello streaming applicano automaticamente un loudness decisamente più marcato, salvo poche eccezioni, non si discostano da -14 LUFS. Ad es. Youtube, Amazon Music, Spotify, Soundcloud viaggiano mediamente su -14 LUFS, Deezer -15, Apple Music -16.</p>

<p>Si può verificare facilmente, come sappiamo fare, come un audio presente su una di queste piattaforme, abbia uno dei loudness indicati.</p>

<h4 id="4-2-1-loudness-normalization-statica-ffmpeg">4.2.1. Loudness Normalization statica (ffmpeg)</h4>

<p>Riprendiamo l&#39;esempio di prima.</p>

<pre><code class="language-bash">ffmpeg -hide_banner -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;ebur128=peak=true&#34; -f null - 
...
 Integrated loudness:
    I:         -18.1 LUFS
    Threshold: -28.4 LUFS

  Loudness range:
    LRA:         4.1 LU
    Threshold: -38.3 LUFS
    LRA low:   -21.2 LUFS
    LRA high:  -17.1 LUFS

  True peak:
    Peak:       -5.4 dBFS
</code></pre>

<p>Con <code>ffmpeg</code> e <code>loudnorm</code> in modalità <strong>single-pass</strong>, posso applicare un guadagno statico 5.4 dBFS, con un true peak di -1 (Il default è -2), per arrivare, da -18.1 LUFS, a -13.0 LUFS senza distorsioni.</p>

<pre><code class="language-bash">ffmpeg -i audio.m4a -filter:a &#34;loudnorm=I=-12.7:TP=-1.0&#34; -c:a aac -b:a 160k -vn audio_norm.m4a
</code></pre>

<p>Verifichiamo:</p>

<pre><code class="language-bash">ffmpeg -hide_banner -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;ebur128=peak=true&#34; -f null - 
...
   Integrated loudness:
    I:         -12.5 LUFS
    Threshold: -22.6 LUFS

  Loudness range:
    LRA:         4.0 LU
    Threshold: -32.6 LUFS
    LRA low:   -15.1 LUFS
    LRA high:  -11.1 LUFS

  True peak:
    Peak:       -0.4 dBFS
...
</code></pre>

<p>Come si vede, sono arrivato al limite, forse un po&#39; troppo, del guadagno che potevo ottenere. Probabimente su dispositivi economici, l&#39;analogico di un brano così potrebbe gracchiare un po&#39;.</p>

<p>Se avessi applicato il default  di  <code>loudnorm</code>, la sonorità sarebbe stata livellata sui -24 LUFS con una soglia true peak pari a -2 dBFS.</p>

<h4 id="4-2-2-loudness-normalization-dinamica">4.2.2. Loudness Normalization dinamica</h4>

<p>Nei casi in cui:</p>
<ul><li>si vuole enfatizzare l&#39;audio di un podcast, di un parlato in generale;</li>
<li>la dinamica del brano è composta da picchi altissimi e una sonorità media molto bassa (un guadagno statico farebbe cambiare poco o nulla)</li></ul>

<p>con <code>ffmpeg</code> e <code>loudnorm</code> possiamo correggere ogni singolo sample del brano per rendere la dinamica più uniforme.</p>

<p>Per ottenere un risultato ottimale, si deve procedere col <strong>dual-pass</strong>, in cui ffmpeg nel primo passaggio analizza il file e raccoglie i dati, nel secondo passaggio applica le correzioni puntualmente avendo già conoscenza della dinamica e dei picchi presenti nel file.</p>

<pre><code class="language-bash">ffmpeg -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;loudnorm=I=-14:TP=-1.0:print_format=json&#34; -f null -
</code></pre>

<p>Ecco il json risultante dall&#39;analisi. I valori di input sono quelli che forniremo a ffmepg affinché possa impostare il loudness scelto da noi nel miglior modo possibile</p>

<pre><code class="language-json">{
	&#34;input_i&#34; : &#34;-18.17&#34;,
	&#34;input_tp&#34; : &#34;-5.41&#34;,
	&#34;input_lra&#34; : &#34;4.20&#34;,
	&#34;input_thresh&#34; : &#34;-28.47&#34;,
	&#34;output_i&#34; : &#34;-13.36&#34;,
	&#34;output_tp&#34; : &#34;-1.00&#34;,
	&#34;output_lra&#34; : &#34;4.30&#34;,
	&#34;output_thresh&#34; : &#34;-23.50&#34;,
	&#34;normalization_type&#34; : &#34;dynamic&#34;,
	&#34;target_offset&#34; : &#34;-0.64&#34;
}
</code></pre>

<p>Configurazione ffmpeg.</p>

<pre><code class="language-bash">ffmpeg -i &#34;audio.m4a&#34; -filter:a &#34;loudnorm=I=-14:TP=-1.0:measured_I=-18.17:measured_TP=-5.41:measured_LRA=4.20:measured_thresh=-23.50:linear=true&#34; -c:a aac -b:a 160k -vn &#34;audio_norm.m4a&#34;
</code></pre>

<p>Il compressore/limiter del filtro loudnorm è abbastanza intelligente da schiacciare i picchi affinche il guadagno di volume non produca clipping e alzerà le parti più “deboli”, livellando il suono e alterando la dinamica.</p>

<h4 id="4-2-3-loudness-normalization-statica-rsgain">4.2.3. Loudness Normalization statica (rsgain)</h4>

<p>Rsgain permette di applicare un guadagno statico loseless, senza ricodifica, agendo sui metadati del brano con l&#39;applicazione dei tag.</p>

<p>Se da un lato questo metodo ha l&#39;indubbio vantaggio di non alterare fisicamente il file, dall&#39;altro è necessario che il player che eseguirà il brano dovra essere capace di leggere e interpretare i tag. Nel caso precedente, la ricodifica rende il file disponibile per chiunque.</p>

<p>Trattandosi di un guadagno statico, il campo d&#39;applicazione è quello visto per la Peak Normalization, cioè quando si vuole preservare la dinamica del brano, Ma nei casi particolari cui accennavo in precedenza, presenza di picchi altissimi e maggioranza sonorità medie molto basse, anche rsgain non è sufficiente.</p>

<p>Come avevo detto all&#39;inizio, rsgain è una normalizzaziome della sonorità ottenuta agendo sui metadati del brano, applicando dei tag, che così non viene alternato in alcun modo.</p>

<p>Rsgain è l&#39;evoluzione del vecchio mp3gain e come il suo predecessore ha due modalità di lavoro</p>
<ul><li>sul singolo brano (detta é <strong>custom</strong>)</li>
<li>su collezioni di brani (detta <strong>easy</strong>)</li></ul>

<p>La modalità <strong>custom</strong> è considerato un approccio legacy fatta per intervenire puntualmente sul brano con configurazioni ad-hoc ideali per lo scripting, quella <strong>easy</strong>, basata su presets, permette di normalizzare intere collezioni di brani che è lo scopo principale di rsgain.</p>

<p><strong>Analisi del file</strong></p>

<pre><code class="language-bash">rsgain custom -t audio.m4a
[✔] Scanning &#39;audio.m4a&#39;
[✔] Container: QuickTime / MOV [mov,mp4,m4a,3gp,3g2,mj2]
[✔] Stream #0: AAC (Advanced Audio Coding), 44.100 Hz, 2 ch
 100% [====================================================]

Track: audio.m4a
  Loudness:   -18.12 LUFS
  Peak:     0.536630 (-5.41 dB)
  Gain:         0.12 dB
</code></pre>

<p>il flag <code>-t</code> individua il true peak</p>
<ul><li><strong>Loudness</strong>: è la sonorità del brano in LUFS</li>
<li><strong>Peak</strong>: è il true peak, esprime il guadagno che posso ottenere prima di distorcere</li>
<li><strong>Gain</strong>: è il guadagno per arrivare allo standard LUFS di rsgain che è -18</li></ul>

<p>Nel nostro caso, Gain ci dice di diminuire di 0.12 LUFS mentre Peak ci dice che potrei aumentare di 5.41 LUFS</p>

<p><strong>Gain</strong></p>

<pre><code class="language-bash">rsgain custom -s i -l -13 -c p audio.m4a
Track: audio.m4a
  Loudness:   -18.12 LUFS
  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)
  Gain:         5.12 dB
</code></pre>
<ul><li><code>-s i</code>: scrive il tag</li>
<li><code>-l -13</code>: imposta il loudness</li>
<li><code>-c p</code>: protezione clipping</li></ul>

<p>Portando il loudness a -13 è come se avessi aumentato il volume di 5,12 dB mantenendo un cuscinetto di -0.33 dB (differenza fra peak e gain).</p>

<p>Se provassi a spingere di più, il flag <code>-c p</code> impedisce al suono di distorcere.</p>

<pre><code class="language-bash">rsgain custom -s i -l -10 -c p audio.m4a
Track: audio.m4a
  Loudness:   -18.12 LUFS
  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)
  Gain:         5.45 dB  (adjusted to prevent clipping)
</code></pre>

<p>“<em>(adjusted to prevent clipping)</em>” è la conferma che la protezione anti-clipping è entrata in azione.</p>

<p>Se non ci fosse stata:</p>

<pre><code class="language-bash">rsgain custom -s i -l -10 audio.m4a
Track: audio.m4a
  Loudness:   -18.12 LUFS
  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)
  Gain:         8.12 dB
</code></pre>

<p>La differenza fra peak e gain indica un&#39;evidente distorsione.</p>

<p><strong>Esempio di esecuzione del brano sfruttando il replaygain</strong>:</p>

<pre><code class="language-bash">mpv --replaygain=track audio.m4a
</code></pre>

<p>Senza il flag <code>--replaygain=track</code>, il brano verrebbe letto normalmente.</p>

<p><strong>Cancellazione del tag</strong>
Basta cancellare il tag per riportare tutto alla normalità</p>

<pre><code class="language-bash"># verifico la presenza del tag prima
ffprobe -hide_banner -i &#34;audio.m4a&#34; 2&gt;&amp;1 | grep -i &#34;replaygain&#34;
REPLAYGAIN_TRACK_GAIN: 8.12 dB
REPLAYGAIN_TRACK_PEAK: 0.534149
replaygain: track gain - 8.120000, track peak - 0.000012, album gain - unknown, album peak - unknown,

# cancello il tag
rsgain custom -s d audio.m4a

# verifico che il tag non si ci sia più
ffprobe -hide_banner -i &#34;audio.m4a&#34; 2&gt;&amp;1 | grep -i &#34;replaygain&#34;
**
</code></pre>

<p>Un altro modo più compatto per verificare la presenza del tag:</p>

<pre><code>ffprobe -i &#34;audio.m4a&#34; -show_entries format_tags=REPLAYGAIN_TRACK_GAIN -v quiet -of csv=&#34;p=0&#34;
</code></pre>

<p>Se c&#39;è il tag, mostra solo il gain.</p>

<p><strong>Easy mode</strong>
I flag impostati nella modalità custom nella modalitò easy sono affidati ad un file di configurazione.</p>

<p>Su Gnu/Linux i file di default si trovano in <code>/usr/share/rsgain/presets</code> e sono 4</p>
<ul><li>default.ini</li>
<li>ebur128.ini</li>
<li>loudgain.ini</li>
<li>no_album.ini</li></ul>

<p>C&#39;è una sezione globla e delle sezioni specifiche per tipo di file.</p>

<p>L&#39;override di queste configurazioni o la creazione di nuove, si fa in:</p>

<p><code>~/.config/rsgain/presets</code></p>

<p>e per la corrispondenza campi – flag custom vi rimando alla documentazione: <a href="https://github.com/complexlogic/rsgain?tab=readme-ov-file#scan-presets" rel="nofollow">https://github.com/complexlogic/rsgain?tab=readme-ov-file#scan-presets</a></p>

<p>Una volta deciso il preset che fa per noi, basta chiamare rsgain su una directory in questo modo:</p>

<pre><code class="language-bash">rsgain easy -s &lt;nome_preset&gt; &lt;path_album&gt;
</code></pre>

<p>rsgain farà la scansione e applicherà massivamente le configurazioni che potranno consistere per es.:</p>
<ul><li>nell&#39;applicazione di un loudness a tutti i brani per uniformare la sonorità;</li>
<li>nella cancellazione di tutti i tag;</li>
<li>nell&#39;analisi dei brani;</li>
<li>ecc.</li></ul>

<p><strong>Esempio di file di configurazione per una scansione</strong></p>

<pre><code>[Global]
TagMode=s
Album=true
TargetLoudness=-18
ClipMode=p
MaxPeakLevel=-1.0
TruePeak=true
Lowercase=false
ID3v2Version=keep
OpusMode=d
PreserveMtimes=false
DualMono=false
</code></pre>

<p>In questo modo rsgain produrrà un&#39;analisi in modalità “<strong>album</strong>” per tutta la collezione, il gain da applicare all&#39;album e  una sintesi sulla media dei valori di picco ottenuti.</p>

<pre><code class="language-bash">rsgain easy -p scan &lt;path_album&gt; 
...
Track: &lt;path_album&gt;/track_1
  Loudness:   -17.80 LUFS
  Peak:     0.743221 (-2.58 dB)
  Gain:        -0.20 dB


Track: &lt;path_album&gt;/track_2
  Loudness:   -17.81 LUFS
  Peak:     0.790007 (-2.05 dB)
  Gain:        -0.19 dB


Track: &lt;path_album&gt;/track_3
  Loudness:   -17.47 LUFS
  Peak:     0.834655 (-1.57 dB)
  Gain:        -0.53 dB

...

Album:
  Loudness:   -16.51 LUFS
  Peak:     0.991804 (-0.07 dB)
  Gain:        -1.49 dB


Scanning Complete
Time Elapsed:      00:00:27
Files Scanned:     18
Clip Adjustments:  0 (0.0% of files)
Average Loudness:  -16.61 LUFS
Average Gain:      -1.39 dB
Average Peak:      0.823503 (-1.69 dB)
Negative Gains:    16 (88.9% of files)
Positive Gains:    2 (11.1% of files)
</code></pre>

<p>L&#39;ultima sezione, “<strong>Album</strong>”, mi dà le informazioni sul guadagno da applicare, in questo caso poco o nulla perché sono brani già normalizzati,.</p>

<p>Con un altro presets, ad es. <code>myGain.ini</code>, posso normalizzare tutto l&#39;album in colpo solo.</p>

<pre><code>rsgain easy -p myGain &lt;path_album&gt;
</code></pre>

<p>In altre parole, tutto ciò che la modalità <strong>custom</strong> affida allo scripting, ora viene automatizzata dalla modalità <strong>easy</strong>.</p>

<p><small> <strong>Riferimenti:</strong></p>
<ul><li><a href="https://ffmpeg.org/ffmpeg-filters.html#loudnorm" rel="nofollow">https://ffmpeg.org/ffmpeg-filters.html#loudnorm</a></li>
<li><a href="https://ffmpeg.org/ffmpeg-filters.html#toc-volumedetect" rel="nofollow">https://ffmpeg.org/ffmpeg-filters.html#toc-volumedetect</a></li>
<li><a href="https://github.com/complexlogic/rsgain" rel="nofollow">https://github.com/complexlogic/rsgain</a>
</small></li></ul>

<p>#ffmpeg #rsgain #loudness #loudnorm</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cyberdyne Systems</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0c7abvllbf</guid>
      <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 15:03:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario...</title>
      <link>https://noblogo.org/magia/dal-mio-diario</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario...&#xA;Un giorno qualunque! &#xA;&#xA;Mi sono  chiesta come stavo e la mia risposta è stata, alla grande, ormai cerco di rispondermi così, su consiglio del mio migliore amico! Spesso è più semplice voltare pagina  che spiegare la tempesta che si sta affrontando, anche se a tratti...&#xA;Mi ripeto  che nonostante tutto non sta succedendo nulla di strano, le tempeste sono normali e il sole prima o poi torna a splendere.&#xA;Tradurre uno stato d&#39;animo o raccontare le fasi di una tempesta, oltre a non essere semplice, può anche renderla più  reale e farci apparire più fragili e vulnerabili nella nostra solitudine!&#xA;Quindi il silenzio è più comodo della verità e ci mette nella condizione di ritrovarci e riorganizzare noi stessi nella modalità che più ci rende stabili, perché &#xA;fingere che tutto va bene&#xA;invece di spiegare, può farci riflettere su come spesso siamo noi a non volerci mettere in discussione e motivarci per stare meglio!&#xA;Non credo che  imparerò  mai  a fingere, ad apparire o ad essere chi non sono, anzi quando lo faccio, lo faccio pure male, però a volte vorrei dimenticare come si fa ad essere così maledettamente trasparenti e sinceri...&#xA;illudendomi così di riuscire a mimetizzarmi con qualsiasi cosa faccia solo stare bene!✨&#xA;&#xA;DSCN7848-1.jpg]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario...
Un giorno qualunque!</p>

<p>Mi sono  chiesta come stavo e la mia risposta è stata, alla grande, ormai cerco di rispondermi così, su consiglio del mio migliore amico! Spesso è più semplice voltare pagina  che spiegare la tempesta che si sta affrontando, anche se a tratti...
Mi ripeto  che nonostante tutto non sta succedendo nulla di strano, le tempeste sono normali e il sole prima o poi torna a splendere.
Tradurre uno stato d&#39;animo o raccontare le fasi di una tempesta, oltre a non essere semplice, può anche renderla più  reale e farci apparire più fragili e vulnerabili nella nostra solitudine!
Quindi il silenzio è più comodo della verità e ci mette nella condizione di ritrovarci e riorganizzare noi stessi nella modalità che più ci rende stabili, perché
fingere che tutto va bene
invece di spiegare, può farci riflettere su come spesso siamo noi a non volerci mettere in discussione e motivarci per stare meglio!
Non credo che  imparerò  mai  a fingere, ad apparire o ad essere chi non sono, anzi quando lo faccio, lo faccio pure male, però a volte vorrei dimenticare come si fa ad essere così maledettamente trasparenti e sinceri...
illudendomi così di riuscire a mimetizzarmi con qualsiasi cosa faccia solo stare bene!✨</p>

<p><a href="https://postimg.cc/4K851V6B" rel="nofollow"><img src="https://i.postimg.cc/j5TFthL0/DSCN7848-1.jpg" alt="DSCN7848-1.jpg"></a></p>
]]></content:encoded>
      <author>Magia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/nol46j6b8a</guid>
      <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 10:26:11 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Spazio Autori, Gianluca Parisi: tra giornalismo d’inchiesta e narrativa storica...</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bspazio-autori-gianluca-parisi-tra-giornalismo-dinchiesta-e-narrativa</link>
      <description>&lt;![CDATA[bSpazio Autori, Gianluca Parisi: tra giornalismo d’inchiesta e narrativa storica nel panorama culturale campano/b&#xA;img src=&#34;https://portale.movimento5stelle.eu/web/image/res.partner/597000/image1920&#34;&#xA;&#xA;Gianluca Parisi è un autore attivo nella provincia di Caserta, dove ha sviluppato a partire dalla fine degli anni &#39;90 un percorso intellettuale caratterizzato da un costante dialogo tra giornalismo, ricerca storica e scrittura narrativa. Attraverso i suoi racconti pubblicati nei blog e raccolti nel libro &#34;E morirono tutti felici e contenti&#34; con lo pseudonimo Russo Gianluca, ha svolto nel corso degli anni un ruolo centrale nella costruzione di una memoria locale attraverso la documentazione e la rappresentazione delle dinamiche sociali, culturali e ambientali del territorio.&#xA;&#xA;Ha diretto la collana editoriale Il Mezzogiorno, dedicata a figure storiche e culturali del territorio campano, ha curato un inserto domenicale multilingue per la comunità immigrata sul Giornale di Caserta, anticipando tematiche di inclusione e mediazione culturale. Ha collaborato con numerose testate locali e online, tra cui Caserta24ore, da lui fondata nel 1999, occupandosi prevalentemente di cronaca, approfondimenti sociopolitici e analisi del contesto regionale.&#xA; &#xA;Sebbene non sia un nome di notorietà nazionale mainstream, è autore di diversi libri, in particolare nel campo della narrativa storica e del giallo ambientato al Sud Italia, dove unisce il rigore del giornalismo alla forza evocativa della scrittura letteraria. Alcune delle sue opere esplorano vicende legate alla memoria storica e alle contraddizioni della società contemporanea nel Sud Italia, attraverso le quali ha raccontato luci e ombre del territorio casertano.&#xA;&#xA;Tra le sue opere più significative in vendita sulle piattaforme a href=&#34;https://www.lulu.com/it/search?contributor=Gianluca+Parisi&amp;adultaudiencerating=00&amp;sortBy=PUBLICATIONDATEDESC&amp;page=1&amp;pageSize=10&#34;(Lulu.com)/a  e a href=&#34;https://www.amazon.it/Brigante-Repubblicano-Questione-Meridionale-Mezzogiorno/dp/B0GSMMLZS1/ref=sr11?mkitIT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=1L35AVJTSYE85&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.v6GANfB5bXGQ10f9KrtTqA.ipsKFpI2ujWpRqs3qTeYh6L3L4dip2-OMi4qus5Uh6s&amp;dibtag=se&amp;keywords=il+brigante+repubblicano&amp;qid=1773963188&amp;sprefix=il+brigante+repubblicano%2Caps%2C306&amp;sr=8-1&#34;(Amazon)/a&#xA;&#xA;bIl brigante Repubblicano/b (2012) è un romanzo storico che si colloca al crocevia tra inchiesta giornalistica, memoria collettiva e narrazione romanzesca. L’opera rappresenta un esempio emblematico della sua doppia vocazione, cronista e narratore. Offre una riflessione critica sulle dinamiche di potere e resistenza nel contesto storico del Sud durante il periodo dell’Unità d’Italia.&#xA;&#xA;bRedazione Chiocciola/b (2009) è un’opera di carattere documentario-narrativo che ricostruisce gli eventi della rivendicazione via email dell’omicidio di Marco Biagi nel marzo del 2002 da parte delle Nuove Brigate Rosse, e che lo videro protagonista. È una rappresentazione ironica ma accurata del sistema mediatico dell’epoca. Da giornalista diede notizia del comunicato di rivendicazione prima di tutte le testate italiane. Il cambiamento di modalità comunicative dell’epoca fu citato nel manuale universitario “New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale”  edito da Mondadori, nel 2008 con ristampa nel 2013. &#xA;&#xA;bE morirono tutti felici e contenti/b (2025) è una raccolta di novelle antiche e racconti moderni. Spazia dal tema dell&#39;amore della regina Didone nell&#39;Eneide, al dubbio di Masuccio Salernitano autore di Mariotto e Ganozza, precursori di Romeo e Giulietta con la domanda finale al lettore: &#34;È più grande l&#39;amore dell&#39;uomo o della donna?&#34;, fino a racconti dei nostri tempi sul tema dell&#39;amore, della corruzione, dell&#39;immigrazione e dell&#39;attualità. Tutti i racconti sono scritti in chiave universale e interculturale, riflettendo una sensibilità letteraria attenta alla tradizione e al dialogo tra epoche. a href=&#34;https://www.amazon.it/morirono-tutti-felici-contenti/dp/1326663267/ref=sr12?_mkitIT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=268IZG05RRAIH&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.3ze1bg-g6WNzzOwSpMd9Ngy9eFbA3YSMmUqOTKlfhMFDlZGOlBKuCq1l-QOIc3cIDgelDeEuS8cDExx8eWLMEZyJV8lND9XBpZgKeIsYSJeZHVKhtCrMsTvqUUhMXwRqJIXK4WHr1-dSPZlEol6gl74iJpYeAQnSjTsBBOh1NHQH7PVAsZYtHdOMoj1KfKn.RSBETz67dsNT1XiyirLLNAySymcbVThI3MzGCRmUrI&amp;dibtag=se&amp;keywords=Russo+Gianluca&amp;qid=1773963276&amp;s=books&amp;sprefix=russo+gianluc%2Cstripbooks%2C347&amp;sr=1-2&#34;(Amazon)/a&#xA;&#xA;bLa vita di strada./b E&#39; un romanzo storico ambientato alla fine degli anni ’90 che affronta il tema della tratta di esseri umani, con particolare attenzione alle donne vittime di sfruttamento sessuale. L’opera, ispirata a storie reali, si configura come un’indagine sociologica e narrativa sulla marginalità, l’emarginazione e il desiderio di riscatto, con una forte componente emotiva e una struttura narrativa incentrata sulla voce della protagonista. È dedicato ad Alma Seidjni, vittima della tratta, scomparsa suicida a Roma nel 2021 all’età di 47 anni a testimonianza di come gli abusi subiti segnino indelebilmente la vita di chi li patisce.  a href=&#34;https://www.amazon.it/vita-strada-donne-sfruttate/dp/1326686402/ref=sr11?_mkitIT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=2NL6S404D1KC&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.APdvSQImDTULxvDTmBR4UlpPttwtuXFTjHlEm8cAe-Y.b5-4jNoqm5L4cS3238Xt189KwxLiT-UuzzkCaqclk&amp;dibtag=se&amp;keywords=Luigi+Sparanica&amp;qid=1773963385&amp;s=books&amp;sprefix=luigi+sparanica%2Cstripbooks%2C254&amp;sr=1-1&#34;(Amazon)/a&#xA;&#xA;bL’educatore nei convitti scolastici/b (2024) è un manuale professionale che affronta, con rigore metodologico, il ruolo dell’educatore scolastico nel sistema della pubblica istruzione italiana, offrendo una prospettiva teorica e operativa su una figura professionale poco conosciuta.&#xA;&#xA;Sui social è presente sulla piattaforma https://flipboard.social/@reporter&#xA;&#xA;ba href=&#34;https://caserta24ore.jimdofree.com/contatti/&#34;Scrivigli/a/b &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Spazio Autori, Gianluca Parisi: tra giornalismo d’inchiesta e narrativa storica nel panorama culturale campano</b>
<img src="https://portale.movimento5stelle.eu/web/image/res.partner/597000/image_1920"></p>

<p>Gianluca Parisi è un autore attivo nella provincia di Caserta, dove ha sviluppato a partire dalla fine degli anni &#39;90 un percorso intellettuale caratterizzato da un costante dialogo tra giornalismo, ricerca storica e scrittura narrativa. Attraverso i suoi racconti pubblicati nei blog e raccolti nel libro “E morirono tutti felici e contenti” con lo pseudonimo Russo Gianluca, ha svolto nel corso degli anni un ruolo centrale nella costruzione di una memoria locale attraverso la documentazione e la rappresentazione delle dinamiche sociali, culturali e ambientali del territorio.</p>

<p>Ha diretto la collana editoriale Il Mezzogiorno, dedicata a figure storiche e culturali del territorio campano, ha curato un inserto domenicale multilingue per la comunità immigrata sul Giornale di Caserta, anticipando tematiche di inclusione e mediazione culturale. Ha collaborato con numerose testate locali e online, tra cui Caserta24ore, da lui fondata nel 1999, occupandosi prevalentemente di cronaca, approfondimenti sociopolitici e analisi del contesto regionale.</p>

<p>Sebbene non sia un nome di notorietà nazionale mainstream, è autore di diversi libri, in particolare nel campo della narrativa storica e del giallo ambientato al Sud Italia, dove unisce il rigore del giornalismo alla forza evocativa della scrittura letteraria. Alcune delle sue opere esplorano vicende legate alla memoria storica e alle contraddizioni della società contemporanea nel Sud Italia, attraverso le quali ha raccontato luci e ombre del territorio casertano.</p>

<p>Tra le sue opere più significative in vendita sulle piattaforme <a href="https://www.lulu.com/it/search?contributor=Gianluca+Parisi&amp;adult_audience_rating=00&amp;sortBy=PUBLICATION_DATE_DESC&amp;page=1&amp;pageSize=10" rel="nofollow">(Lulu.com)</a>  e <a href="https://www.amazon.it/Brigante-Repubblicano-Questione-Meridionale-Mezzogiorno/dp/B0GSMMLZS1/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=1L35AVJTSYE85&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.v6GANfB5bXGQ10f9KrtTqA.ipsKFpI2ujWpRqs3qTeYh6L3L4dip2-OMi4qus5Uh6s&amp;dib_tag=se&amp;keywords=il+brigante+repubblicano&amp;qid=1773963188&amp;sprefix=il+brigante+repubblicano%2Caps%2C306&amp;sr=8-1" rel="nofollow">(Amazon)</a></p>

<p><b>Il brigante Repubblicano</b> (2012) è un romanzo storico che si colloca al crocevia tra inchiesta giornalistica, memoria collettiva e narrazione romanzesca. L’opera rappresenta un esempio emblematico della sua doppia vocazione, cronista e narratore. Offre una riflessione critica sulle dinamiche di potere e resistenza nel contesto storico del Sud durante il periodo dell’Unità d’Italia.</p>

<p><b>Redazione Chiocciola</b> (2009) è un’opera di carattere documentario-narrativo che ricostruisce gli eventi della rivendicazione via email dell’omicidio di Marco Biagi nel marzo del 2002 da parte delle Nuove Brigate Rosse, e che lo videro protagonista. È una rappresentazione ironica ma accurata del sistema mediatico dell’epoca. Da giornalista diede notizia del comunicato di rivendicazione prima di tutte le testate italiane. Il cambiamento di modalità comunicative dell’epoca fu citato nel manuale universitario “New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale”  edito da Mondadori, nel 2008 con ristampa nel 2013.</p>

<p><b>E morirono tutti felici e contenti</b> (2025) è una raccolta di novelle antiche e racconti moderni. Spazia dal tema dell&#39;amore della regina Didone nell&#39;Eneide, al dubbio di Masuccio Salernitano autore di Mariotto e Ganozza, precursori di Romeo e Giulietta con la domanda finale al lettore: “È più grande l&#39;amore dell&#39;uomo o della donna?”, fino a racconti dei nostri tempi sul tema dell&#39;amore, della corruzione, dell&#39;immigrazione e dell&#39;attualità. Tutti i racconti sono scritti in chiave universale e interculturale, riflettendo una sensibilità letteraria attenta alla tradizione e al dialogo tra epoche. <a href="https://www.amazon.it/morirono-tutti-felici-contenti/dp/1326663267/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=268IZG05RRAIH&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.3ze1bg-g6WNzzOwSpMd9Ngy9eF_bA3YSMmUqOTKlfhMFDlZGOlBKuCq1l-QOIc3cIDgelDeEuS8cDExx8eWLMEZyJV8lND9XBpZgKeIsYSJeZHVKhtCrMsTvqUUhMXwRqJIXK4WHr1-dSPZlEol6gl74iJpYeAQnSjTsBBOh1NHQH7PVAsZYtHdOMoj1KfKn.RSBETz67dsNT1XiyirLLNAySymcbVThI3MzGC_RmUrI&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Russo+Gianluca&amp;qid=1773963276&amp;s=books&amp;sprefix=russo+gianluc%2Cstripbooks%2C347&amp;sr=1-2" rel="nofollow">(Amazon)</a></p>

<p><b>La vita di strada.</b> E&#39; un romanzo storico ambientato alla fine degli anni ’90 che affronta il tema della tratta di esseri umani, con particolare attenzione alle donne vittime di sfruttamento sessuale. L’opera, ispirata a storie reali, si configura come un’indagine sociologica e narrativa sulla marginalità, l’emarginazione e il desiderio di riscatto, con una forte componente emotiva e una struttura narrativa incentrata sulla voce della protagonista. È dedicato ad Alma Seidjni, vittima della tratta, scomparsa suicida a Roma nel 2021 all’età di 47 anni a testimonianza di come gli abusi subiti segnino indelebilmente la vita di chi li patisce.  <a href="https://www.amazon.it/vita-strada-donne-sfruttate/dp/1326686402/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=2NL6S404D1KC&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.APdvSQImDTULxvDTmBR4UlpPttwtuXFTjHlEm8cAe-Y.b5-4jNoqm5L4cS3238X_t189KwxLiT_-UuzzkCaqclk&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Luigi+Sparanica&amp;qid=1773963385&amp;s=books&amp;sprefix=luigi+sparanica%2Cstripbooks%2C254&amp;sr=1-1" rel="nofollow">(Amazon)</a></p>

<p><b>L’educatore nei convitti scolastici</b> (2024) è un manuale professionale che affronta, con rigore metodologico, il ruolo dell’educatore scolastico nel sistema della pubblica istruzione italiana, offrendo una prospettiva teorica e operativa su una figura professionale poco conosciuta.</p>

<p>Sui social è presente sulla piattaforma <a href="https://flipboard.social/@reporter" rel="nofollow">https://flipboard.social/@reporter</a></p>

<p><b><a href="https://caserta24ore.jimdofree.com/contatti/" rel="nofollow">Scrivigli</a></b></p>
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      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/kd1a17ij0q</guid>
      <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 07:54:44 +0000</pubDate>
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      <title>sarebbe necessario ora - non a disastri compiuti - operare nei confronti dello...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/sarebbe-necessario-ora-non-a-disastri-compiuti-operare-nei-confronti-dello</link>
      <description>&lt;![CDATA[sarebbe necessario ora - non a disastri compiuti - operare nei confronti dello stato genocida come (e più di quanto) fu fatto per un&#39;altra entità genocida dal 1945: https://noblogo.org/differx/ho-fatto-questo-post-su-mastodon-mastodon-uno-chioccioladifferx-1163929859092911]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>sarebbe necessario ora – non a disastri compiuti – operare nei confronti dello stato genocida come (e più di quanto) fu fatto per un&#39;altra entità genocida dal 1945: <a href="https://noblogo.org/differx/ho-fatto-questo-post-su-mastodon-mastodon-uno-chioccioladifferx-1163929859092911" rel="nofollow">https://noblogo.org/differx/ho-fatto-questo-post-su-mastodon-mastodon-uno-chioccioladifferx-1163929859092911</a></p>
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      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/473d3s7aki</guid>
      <pubDate>Sun, 12 Apr 2026 19:39:06 +0000</pubDate>
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      <title>La Diplomazia Giuridica Italiana: Un Modello Globale Contro il Crimine Organizzato Transnazionale</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/la-diplomazia-giuridica-italiana-un-modello-globale-contro-il-crimine</link>
      <description>&lt;![CDATA[Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini&#xA;&#xA;Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”. &#xA;Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.&#xA;&#xA;L’Architettura di un Metodo Riconosciuto&#xA;Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali. &#xA;Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale. &#xA;Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.&#xA;&#xA;La Metamorfosi della Minaccia Criminale&#xA;Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.&#xA;&#xA;Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.&#xA;&#xA;Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.&#xA;&#xA;Strumenti Operativi e Impatto Internazionale&#xA;La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale. &#xA;&#xA;La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali. &#xA;&#xA;Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.&#xA;&#xA;Sfide Aperte e Prospettive Future&#xA;Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.&#xA;&#xA;L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.&#xA;&#xA;Conclusioni: Un’Eredità da Proiettare nel Terzo Millennio&#xA;L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data. &#xA;&#xA;L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.&#xA;&#xA;#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini</em></p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/G5QQ9QDxoBTjtkX/preview" alt=""></p>

<p>Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile <a href="https://www.camera.it/leg19/1058?idLegislatura=19&amp;tipologia=audiz2&amp;sottotipologia=audizione&amp;anno=2026&amp;mese=03&amp;giorno=31&amp;idCommissione=24&amp;numero=0105&amp;file=indice_stenografico" rel="nofollow">qui</a>) dinanzi alla <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico</strong>, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”.
Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un <strong>modello sistemico di proiezione internazionale</strong>, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.</p>

<h2 id="l-architettura-di-un-metodo-riconosciuto">L’Architettura di un Metodo Riconosciuto</h2>

<p>Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali.
Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una <em>rule of law</em> globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale.
Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il <em>capacity building</em> (rafforzamento delle competenze operative), l’<em>institutional building</em> (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il <em>law building</em> (armonizzazione dei quadri normativi) e il <em>consensus building</em> (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.</p>

<h2 id="la-metamorfosi-della-minaccia-criminale">La Metamorfosi della Minaccia Criminale</h2>

<p>Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la <strong>globalizzazione operativa</strong>: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.</p>

<p>Il secondo vettore è la <strong>mimetizzazione</strong>, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla <em>state capture</em>), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/4iTPDYkFWwB8YXK/preview" alt=""></p>

<p>Il terzo vettore è l’<strong>innovazione tecnologica</strong>, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale <em>follow the money</em> al <em>follow the data</em>. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.</p>

<h2 id="strumenti-operativi-e-impatto-internazionale">Strumenti Operativi e Impatto Internazionale</h2>

<p>La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.</p>

<p>La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/XYDJZRp8jingdmk/preview" alt=""></p>

<p>Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.</p>

<h2 id="sfide-aperte-e-prospettive-future">Sfide Aperte e Prospettive Future</h2>

<p>Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di <em>risk assessment</em> e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.</p>

<p>L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di <em>peer review</em> della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.</p>

<h2 id="conclusioni-un-eredità-da-proiettare-nel-terzo-millennio">Conclusioni: Un’Eredità da Proiettare nel Terzo Millennio</h2>

<p>L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del <em>follow the money</em>, trasformandola in capacità di <em>follow the data</em>.</p>

<p>L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di <em>state capture</em>, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.</p>

<p>#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/088reipiz4</guid>
      <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:54:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il mondo in mano ai vecchi</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/il-mondo-in-mano-ai-vecchi</link>
      <description>&lt;![CDATA[È assurdo e illogico, contro natura.&#xA;Il mondo che lasceremo ai nostri figli sarà uno schifo. La responsabilità è dei vecchi boomer, stupidi, ottusi e corrotti nel migliore dei casi, mentecatti, squilibrati e criminali nella loro peggiore letale versione.&#xA;&#xA;Queste generazioni sono le responsabili della distruzione del sistema di sostentamento che rende possibile la nostra esistenza: l&#39;ecosistema. &#xA;Una condotta idiota che la parte di genere umano che sopravviverà alla catastrofe climatica, a partire dai nostri figli e nipoti, condannerà e maledirà per i secoli a venire. &#xA;&#xA;Già basterebbe questo per assicurare la dannazione eterna alla generazione di vecchi che oggi governa e pilota il mondo verso l&#39;abisso più nero. Una generazione violenta e arrogante, convinta di avere costruito un mondo ricco e desiderabile. Una generazione che considera ingrati i giovani (in realtà ben più intelligenti, istruiti e consapevoli di noi vecchi) che in tutto il mondo criticano la nostra scellerata condotta, che si ribellano e ci accusano a ragione di avergli rubato il futuro, di avergli dato una sola certezza: quella di un&#39;esistenza precaria, incerta e estremamente pericolosa. &#xA;&#xA;Il nostro mondo è condotto velocemente verso il baratro da 70enni incontinenti e psicolabili come Trump, da criminali di guerra, sanguinari assassini di bambini come Netanyahu, da lucidi e spietati dittatori, sterminatori dei figli della propria patria come Putin.&#xA;&#xA;Che razza di genitori siamo? I nostri figli sanno bene a che cosa andranno incontro per colpa nostra, soltanto colpa nostra. Assistono disperati e impotenti alla distruzione di ogni loro futura possibilità di benessere, di pace e di felicità. &#xA;&#xA;E quando noi non ci saremo più, e quei folli squilibrati criminali saranno sotto 3 metri di terra, il pianeta sarà un pianeta in fiamme, sotto tutti i punti di vista. &#xA;Sarà un pianeta inabitabile, falcidiato da eventi naturali estremi; inondato da oceani e allo stesso tempo desertificato in vastissime aree; costantemente in uno stato di guerra generalizzata per l&#39;accaparramento delle risorse di base, acqua e cibo, che tra meno di 50 anni non saranno più scontate per oltre due terzi della popolazione mondiale.&#xA;&#xA;Sono tanti i genitori, che lottano quotidianamente per difendere il diritto ad un futuro almeno decente dei propri figli e nipoti. &#xA;Ma non siamo abbastanza. C&#39;è una grande moltitudine di genitori che vivono in un relativo stato di benessere (rispetto al mondo povero) e che quindi potrebbero impegnarsi e ribellarsi all&#39;odioso crimine che ogni giorno viene commesso contro le future generazioni. E invece restano indifferenti, pigri e indolenti, complici silenziosi. Ma colpevoli tanto quanto i pazzi e i corrotti che li governano.&#xA;&#xA;Now playing:&#xA;“Child in time”&#xA;Deep Purple in Rock – Deep Purple – 1970&#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>È assurdo e illogico, contro natura.
Il mondo che lasceremo ai nostri figli <strong>sarà uno schifo</strong>. La responsabilità è dei <strong>vecchi boomer</strong>, stupidi, <strong>ottusi e corrotti</strong> nel migliore dei casi, mentecatti, <strong>squilibrati e criminali</strong> nella loro peggiore letale versione.</p>

<p>Queste generazioni sono le responsabili della <strong>distruzione del sistema di sostentamento</strong> che rende possibile la nostra esistenza: l&#39;<strong>ecosistema</strong>.
Una <strong>condotta idiota</strong> che la parte di genere umano che sopravviverà alla <strong>catastrofe climatica</strong>, a partire dai <strong>nostri figli e nipoti</strong>, condannerà e maledirà per i secoli a venire.</p>

<p>Già basterebbe questo per assicurare la <strong>dannazione eterna</strong> alla generazione di <strong>vecchi</strong> che oggi governa e pilota il mondo verso l&#39;<strong>abisso più nero</strong>. Una generazione <strong>violenta e arrogante</strong>, convinta di avere costruito un mondo ricco e desiderabile. Una generazione che considera ingrati <strong>i giovani</strong> (in realtà ben più intelligenti, istruiti e consapevoli di noi vecchi) che in tutto il mondo criticano la nostra scellerata condotta, che <strong>si ribellano</strong> e ci accusano a ragione di avergli <strong>rubato il futuro</strong>, di avergli dato una sola certezza: quella di un&#39;esistenza <strong>precaria</strong>, <strong>incerta</strong> e estremamente <strong>pericolosa</strong>.</p>

<p>Il nostro mondo è condotto velocemente verso il <strong>baratro</strong> da <strong>70enni</strong> incontinenti e psicolabili come <strong>Trump</strong>, da criminali di guerra, sanguinari assassini di bambini come <strong>Netanyahu</strong>, da lucidi e spietati dittatori, sterminatori dei figli della propria patria come <strong>Putin</strong>.</p>

<p><strong>Che razza di genitori siamo?</strong> I <strong>nostri figli</strong> sanno bene a che cosa andranno incontro per colpa nostra, <strong>soltanto colpa nostra</strong>. Assistono <strong>disperati e impotenti</strong> alla distruzione di ogni loro futura <strong>possibilità di benessere</strong>, di <strong>pace</strong> e di <strong>felicità</strong>.</p>

<p>E quando noi non ci saremo più, e quei <strong>folli squilibrati</strong> criminali saranno <strong>sotto 3 metri di terra</strong>, il pianeta sarà un <strong>pianeta in fiamme</strong>, sotto tutti i punti di vista.
Sarà un <strong>pianeta inabitabile</strong>, falcidiato da eventi naturali estremi; <strong>inondato</strong> da oceani e allo stesso tempo <strong>desertificato</strong> in vastissime aree; costantemente in uno stato di <strong>guerra generalizzata</strong> per l&#39;accaparramento delle risorse di base, <strong>acqua e cibo</strong>, che tra meno di 50 anni <strong>non saranno più scontate</strong> per oltre due terzi della popolazione mondiale.</p>

<p>Sono tanti i <strong>genitori</strong>, che <strong>lottano quotidianamente</strong> per difendere il diritto ad un <strong>futuro almeno decente</strong> dei propri figli e nipoti.
Ma non siamo abbastanza. C&#39;è una grande <strong>moltitudine di genitori</strong> che vivono in un relativo <strong>stato di benessere</strong> (rispetto al mondo povero) e che quindi potrebbero <strong>impegnarsi</strong> e ribellarsi all&#39;<strong>odioso crimine</strong> che ogni giorno viene commesso contro le <strong>future generazioni</strong>. E invece restano <strong>indifferenti</strong>, pigri e indolenti, <strong>complici silenziosi</strong>. Ma <strong>colpevoli</strong> tanto quanto i pazzi e i corrotti che li governano.</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“Child in time”
<em>Deep Purple in Rock</em> – Deep Purple – 1970</p>
]]></content:encoded>
      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/iobxyk3msf</guid>
      <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 07:21:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>7 minuti</title>
      <link>https://noblogo.org/elettrona/7-minuti</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cosa saranno mai 7 minuti? Niente, per la vita quotidiana delle persone oggi; eppure sono stati sufficienti a distruggere una città lasciandosi dietro quasi duemila morti.&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Il 7 aprile 1944 Treviso è stata distrutta da 159 aerei americani che hanno buttato tonnellate di bombe; da allora, ogni anno, si fa una commemorazione. Alle 13:24, ora dell&#39;attacco, la campana della Torre Civica in piazza dei Signori suona e si tiene un momento di silenzio che dura 7 minuti. &#xA;&#xA;Sette cazzo di minuti. Sette, di silenzio, di ricordo, riflessione. &#xA;Evidentemente però, non è importato a uno dei locali più famosi della zona.&#xA;&#xA;Hanno continuato a servire pizze malgrado il momento di silenzio.&#xA;Sette minuti, signori. Sette fottuti minuti.&#xA;Uno sfregio alla commemorazione in un periodo come questo, in cui le guerre continuano a fare morti. In cui gli americani, continuano a fare morti.&#xA;A me non pare normale. Non adesso, non qui. Non ho un cazzo altro da dire.&#xA;&#xA;fonte: Il gazzettino]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cosa saranno mai 7 minuti? Niente, per la vita quotidiana delle persone oggi; eppure sono stati sufficienti a distruggere una città lasciandosi dietro quasi duemila morti.
</p>

<p>Il 7 aprile 1944 Treviso è stata distrutta da 159 aerei americani che hanno buttato tonnellate di bombe; da allora, ogni anno, si fa una commemorazione. Alle 13:24, ora dell&#39;attacco, la campana della Torre Civica in piazza dei Signori suona e si tiene un momento di silenzio che dura 7 minuti.</p>

<p>Sette cazzo di minuti. Sette, di silenzio, di ricordo, riflessione.
Evidentemente però, non è importato a uno dei locali più famosi della zona.</p>

<p>Hanno continuato a servire pizze malgrado il momento di silenzio.
Sette minuti, signori. Sette fottuti minuti.
Uno sfregio alla commemorazione in un periodo come questo, in cui le guerre continuano a fare morti. In cui gli americani, continuano a fare morti.
A me non pare normale. Non adesso, non qui. Non ho un cazzo altro da dire.</p>

<p><a href="https://www.ilgazzettino.it/nordest/treviso/pizze_servite_durante_minuti_silenzio_bombardamento_polemica_sindaco-9461271.html" rel="nofollow">fonte: Il gazzettino</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>elettrona</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/f4ose99nnt</guid>
      <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:20:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni...</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/le-indagini-della-procura-europea-spingono-tre-ministri-greci-alle-dimissioni</link>
      <description>&lt;![CDATA[Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue&#xA;&#xA;Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.&#xA;&#xA;Si tratta del ministro dell&#39;Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall&#39; #EPPO per eventi accaduti nel 2021.&#xA;&#xA;A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro. &#xA;&#xA;Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l&#39;EPPO chiede al Parlamento di revocare l&#39;immunità.&#xA;&#xA;Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l&#39; abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.&#xA;&#xA;«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente&#34;, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.&#xA;&#xA;Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall&#39;EPPO.&#xA;&#xA;Il primo chiede di revocare l&#39;immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell&#39;ex ministro greco dell&#39;Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.&#xA;&#xA;&#34;L&#39;indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell&#39; Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l&#39;intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro&#34;, si legge in una nota dell&#39;EPPO.&#xA;&#xA;L&#39;EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l&#39;immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato &#34;indizi di istigazione&#34;. morale che costituisce una violazione dei doveri.&#xA;&#xA;Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall&#39;OPEKEPE, l&#39;agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.&#xA;&#xA;La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.&#xA;&#xA;Grecia]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="le-indagini-della-procura-europea-spingono-tre-ministri-greci-alle-dimissioni-per-presunta-frode-ai-danni-dei-fondi-agricoli-ue">Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/jQZ2FXdBDqj5kpf/preview" alt=""></p>

<p>Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (<a href="https://european-union.europa.eu/institutions-law-budget/institutions-and-bodies/search-all-eu-institutions-and-bodies/european-public-prosecutors-office-eppo_it" rel="nofollow">EPPO</a>) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.</p>

<p>Si tratta del ministro dell&#39;Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall&#39; #EPPO per eventi accaduti nel 2021.</p>

<p>A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.</p>

<p>Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l&#39;EPPO chiede al Parlamento di revocare l&#39;immunità.</p>

<p>Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l&#39; abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.</p>

<p>«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.</p>

<p>Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall&#39;EPPO.</p>

<p>Il primo chiede di revocare l&#39;immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell&#39;ex ministro greco dell&#39;Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.</p>

<p>“L&#39;indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell&#39; Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l&#39;intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell&#39;EPPO.</p>

<p>L&#39;EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l&#39;immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.</p>

<p>Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall&#39;OPEKEPE, l&#39;agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.</p>

<p>La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.</p>

<p>#Grecia</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/tvqm7trnf5</guid>
      <pubDate>Tue, 07 Apr 2026 15:41:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/italia-e-mozambico-scambio-di-buone-pratiche-nel-settore-delle-investigazioni</link>
      <description>&lt;![CDATA[Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni&#xA;&#xA;Presso la sede romana dell&#39;Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.&#xA;&#xA;L&#39;incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un&#39;altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l&#39;Italia.&#xA;&#xA;Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l&#39;Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell&#39;Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.&#xA;&#xA;I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l&#39;analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell&#39;Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.&#xA;&#xA;La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.&#xA;&#xA;L&#39;evento ha rappresentato un&#39;importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.&#xA;&#xA;UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="italia-e-mozambico-scambio-di-buone-pratiche-nel-settore-delle-investigazioni">Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni</h2>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/H96r9daLYEygapm/preview" alt=""></p>

<p>Presso la sede romana dell&#39;Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.</p>

<p>L&#39;incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un&#39;altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l&#39;Italia.</p>

<p>Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l&#39;Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell&#39;Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.</p>

<p>I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l&#39;analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell&#39;Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.</p>

<p>La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.</p>

<p>L&#39;evento ha rappresentato un&#39;importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.</p>

<p>#UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/pj8r4ukopn</guid>
      <pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:59:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>DOSSIER.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/dossier</link>
      <description>&lt;![CDATA[DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche&#xA;&#xA;L&#39;evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm&#xA;&#xA;La genesi della cooperazione di polizia nell&#39;Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l&#39;istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata.&#xA;Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea.&#xA;Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l&#39;abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell&#39;allora ministro dell&#39;interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l&#39;immigrazione illegale.&#xA;L&#39;architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come &#34;Schengen III&#34;, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell&#39;Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell&#39;UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.&#xA;&#xA;Leggi tutto qui:&#xA;https://poliverso.org/display/0477a01e-3769-d369-d49e-8f7117911520&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="dossier-impronte-biologiche-e-digitali-il-trattato-di-prüm-cooperazione-di-polizia-e-sfide-giuridiche">DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche</h2>

<h3 id="l-evoluzione-storica-della-cooperazione-di-polizia-europea-dalle-origini-al-trattato-di-prüm">L&#39;evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm</h3>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/9NJK2M6daW4y7ao/preview" alt=""></p>

<p>La genesi della cooperazione di polizia nell&#39;Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l&#39;istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata.
Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea.
Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l&#39;abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell&#39;allora ministro dell&#39;interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l&#39;immigrazione illegale.
L&#39;architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell&#39;Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell&#39;UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.</p>

<p>Leggi tutto qui:
<a href="https://poliverso.org/display/0477a01e-3769-d369-d49e-8f7117911520" rel="nofollow">https://poliverso.org/display/0477a01e-3769-d369-d49e-8f7117911520</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/duyzjxg3jq</guid>
      <pubDate>Mon, 06 Apr 2026 08:12:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Installazione di Cloudflare WARP su OSMC</title>
      <link>https://noblogo.org/aytin/installazione-di-cloudflare-warp-su-osmc</link>
      <description>&lt;![CDATA[cloudflare-warp&#xA;È noto come l&#39;uso dei resolver Cloudflare sia uno dei modi per anonimizzare il proprio IP all&#39;ISP.&#xA;&#xA;Cloudflare offre anche altre modalità di risoluzione ancora più efficaci:&#xA;&#xA;DNS over HTTPS (DoH)&#xA;DNS over TCP (DoT)&#xA;DNS over WARP (DoW)&#xA;&#xA;!--more--&#xA;I primi due sono relativi a richieste dns crittografate e incapsulate, in una richiesta https (porta 443) la prima, e in una connessione TLS (porta 853) la seconda.&#xA;&#xA;La terza modalità è una richiesta dns in chiaro ma all&#39;interno di un tunnel Wireguard o MASQUE (QUIC + HTTP/3 - rif. https://datatracker.ietf.org/meeting/interim-2021-masque-03/materials/slides-interim-2021-masque-03-sessa-masque-interim-2021-04-h3-dgram-00). Molto interessante ed è quella che approfondirò in seguito.&#xA;&#xA;Senza entrare nel merito, tutte le soluzioni anonimizzano le query dns. L&#39;ultima, quella che mi ha stutzzicato, è in realtà un tunnel vpn che crittografa TUTTO il traffico, non solo le richieste DNS.&#xA;&#xA;DoT è una cifratura TLS che lascia intatto il pacchetto UDP iniziale, è quindi più efficiente di DoH che converte una richieste DNS in una HTTP cifrata dal layer TLS.&#xA;&#xA;DoT di solito viene fatta a livello di dispositivo, DoH per singole applicazioni.&#xA;&#xA;DoT, basandosi su una porta specifica, 853, è facilmente identificabile (e bloccabile) come traffico DNS (benché cifrato), DoH è una richiesta HTTPS e si mescola col traffico che viaggia sulla porta 443 (difficilmente si invaliderà tutto quel tipo di traffico).&#xA;&#xA;DoT, DoH, DoW, mitigano notevolmente il cache poisoning dei resolver perché rendono quasi impossibilie per un attaccante alterare una richiesta che viene protetta per l&#39;intero percorso. Va detto che la soluzione ideale in questo contesto è la combinazione con DNSSEC, che fornisce autenticità e integrità alla riservatezza fornita da DoH/DoT.&#xA;&#xA;Anche se l&#39;obiettivo rimane l&#39;approfondimento di CLoudflare WARP, vale la pena di spendere due parole anche sulle altre modalità di risoluzione, DoT/DoH&#xA;Configurare risoluzioni DNS DoH&#xA;Configurare DoH è molto semplice perché è qualcosa legato all&#39;applicazione, il browser tipicamente. Se l&#39;applicazione lo supporta, di solito è poco di più di un flag da abilitare.&#xA;&#xA;Ad es. Firefox o Chrome permettono di attivare una sorte di &#34;protezione avanzata del DNS&#34; indicando semplicemente un resolver che la supporti (es. Cloudflare, NextDNS o Quad9).&#xA;Configurare risoluzioni DNS DoT&#xA;DoT, come detto, è una configurazione che avviene a livello di dispositivo, l&#39;anonimizzazione delle query DNS si ottiene quindi per ogni applicazione. Sul come farlo, dipende dal dispositivo.&#xA;&#xA;Ad es. su una linux box basta aggiungere due righe su systemd-resolved e riavviare il relativo servizio.&#xA;sudo vi /etc/systemd/resolved.conf&#xA;...&#xA;DNS=1.1.1.1&#xA;DNSOverTLS=yes&#xA;&#xA;dopo aver salvato il file&#xA;systemctl restart systemd-resolved&#xA;Un veloce test su https://1.1.1.1/help  (da qualunque browser) ci mostrerà qualcosa del tipo:&#xA;Connected to 1.1.1.1        Yes&#xA;Using DNS over HTTPS (DoH)  No&#xA;Using DNS over TLS (DoT)    Yes&#xA;Using DNS over WARP         No&#xA;AS Name                     Cloudflare, Inc.&#xA;AS Number                   13335&#xA;Cloudflare Data Center      MXP&#xA;indice che DoT è attivo e funzionante. Lo stesso test poteva essere fatto anche per DoH.&#xA;Cloudflare WARP&#xA;E poi c&#39;è DoW, che è qualcosa di ancora più estremo perché, all&#39;occorrenza, anonimizza non solo le richieste DNS ma tutto il nostro traffico (e infatti diversi servizi di streaming non lo consentono).&#xA;&#xA;Cloudflare Warp attiva diverse modalità di risoluzione dns fra cui DoH e DoT.&#xA;&#xA;Dal momento che Cloudflare Warp agisce su tutta la connessione, è il modo più semplice per avere risoluzione dns di tipo DoH o DoT, su qualunque dispositivo su cui è presente Cloudflare Warp senza gli sbattimenti di systemd o altro.&#xA;&#xA;Cloudflare Warp in modalità tunnel è un client che instaura un collegamento cifrato punto-punto (un tunnel) fra il nostro host e un endpoint Cloudflare. In questo modo ogni bit che esce dal nostro dispositivo viene cifrato prima della comunicazione, che diventa così totalmente schermata.&#xA;&#xA;La vpn di Coudflare si basa su wireguard o su MASQUE. Nel primo caso è una normale vpn con un setup roadwarrior, il secondo caso offre in più la possibilità di associare al tunnel anche le modalità DoH/DoT per le richieste dns.&#xA;Anonimato sì/no?&#xA;Cloudflare WARP è uno strumento incentrato sulla sicurezza, progettato per crittografare il traffico internet e proteggere la privacy dagli ISP, piuttosto che per garantire l&#39;anonimato completo o nascondere la posizione dell&#39;utente.&#xA;&#xA;Sostituisce l&#39;IP dell&#39;utente con un IP di Cloudflare che generalmente corrisponde alla sua reale area geografica, rendendolo inadatto a eludere le restrizioni basate sulla posizione.&#xA;&#xA;Non è una VPN tradizionale. WARP non maschera la nostra posizione ai siti web, che spesso possono visualizzare la tua posizione approssimativa.&#xA;&#xA;Per migliorare la privacy, si dovrebbe utilizzare il protocollo MASQUE, che offre anche una maggiore efficienza.&#xA;&#xA;In sintesi, WARP fornisce un &#34;tunnel sicuro&#34; per proteggere la privacy dei dati da amministratori di rete indiscreti, protegge il traffico perché eccelle nella crittografia del traffico su reti non sicure (ad esempio, Wi-Fi pubbliche), ma non offre le funzionalità di anonimato dei tradizionali servizi VPN incentrati sulla privacy.&#xA;&#xA;Fatta questa doverosa premessa, vediamo come può essere usato.&#xA;Configurare Cloudflare WARP&#xA;L&#39;installazione del client è molto semplice. Per Gnu/Linux c&#39;è la versione cli, per android un app, per altri sistemi, Win /MacOS, un installer.&#xA;La parte applicativa prima di tutto registra il dispositivo sulla rete Cloudflare generando degli ID e una chiave di licenza. In un secondo momento si generano le chiavi di cifratura.&#xA;&#xA;Per fissare le idee, una volta fatte le operazioni di inizializzazione, sulla linux box per tunnellizzare ogni nostra comunicazione con una risoluzione DoT, basta:&#xA;facoltativo&#xA;warp-cli mode warp+dot&#xA;&#xA;connessione&#xA;warp-cli connect&#xA;Per terminare:&#xA;warp-cli disconnect&#xA;Questo approccio torna molto comodo quando per es. vogliamo usare wifi pubbliche, in città o in aeroporto. A meno di non avere un&#39;installazione personale di una nostra vpn, questa è una soluzione immediata. Certo, bisogna fidarsi di Cloudflare ma è certamente meglio che fidarsi delle wifi free.&#xA;&#xA;E arriviamo al caso d&#39;uso che volevo approfondire riguardante l&#39;&#34;anonimizzazione&#34; di un mediacenter casalingo per il quale non vogliamo rendere noto il suo utilizzo.&#xA;&#xA;L&#39;esperienza che ho avuto al proposito è stata interessante, visto che uso da anni OSMC su una RasbPi 3 e ho deciso di metterla dietro Cloudflare.&#xA;&#xA;OSMC insieme a LibreELEC sono ottime soluzioni di mediacenter per SBC. La prima più &#34;general&#34;, essendo una debian customizzata per ospitare un mediacenter, la seconda invece meno elastica ma più essenziale ed efficiente.&#xA;&#xA;Nonostante la Raspberry Pi 3 sia dotata di un processore ARM64, la versione di OSMC che ho installato a suo tempo è a 32 bit e per quella non c&#39;è disponibilità per il client cloudflare (solo ARM64).&#xA;&#xA;Ho dovuto ricorrere ad un client &#34;unofficial&#34;, wgcf, che permette di registrare il dispositivo e di generare le chiavi ma solo per la modalità Wireguard, non MASQUE, quindi niente Warp+DoT/DoH (per inciso, wgcf rappresenta un&#39;ottima alternativa anche per chi non vuole usare il client Cloudflare su Gnu/Linux).&#xA;&#xA;A questo aggiungo che, sebbebe OSMC sia una Debian su cui posso installare e configurare tanta roba, l&#39;installazione di Wireguard, e penso di qualunque cosa che vada a toccare lo stack di rete, diventa qualcosa di estremamente complicato da fare, dal momento che OSMC si rifiuta categoricamente di eseguire operazione che metterebbero a rischio il suo essere un mediacenter, fondamentalmente.&#xA;&#xA;Tradotto in soldoni, il client wireguard si installa, sale su correttamente ma non c&#39;è verso di far funzionare la risoluzione. L&#39;unica via d&#39;usicta è stata configurare Wireguard attraverso il gestore di rete di OSMC che è connman.&#xA;&#xA;Una volta fatto questo, sono stati necessari solo un paio di piccoli accorgimenti per far si che, in seguito all&#39;avvio del mediacenter, la configurazione vpn venisse caricata automaticamente da connman, contestualmente alla connessione vpn.&#xA;Configurazione wgcf&#xA;Account cloudflare&#xA;curl -L https://github.com/ViRb3/wgcf/releases/latest/download/wgcf2.2.30linuxarmv7 -o /usr/local/bin/wgcf&#xA;chmod u+x /usr/local/bin/wgcf&#xA;wgcf register&#xA;wgcf generate&#xA;&#xA;status &amp; trace&#xA;wgcf status&#xA;curl https://www.cloudflare.com/cdn-cgi/trace&#xA;Configurazione connman&#xA;Su OSMC connman ha i suoi file di configurazione in /var/lib/connman e /var/lib/connman-vpn&#xA;&#xA;Nel file di configurazione, l&#39;host va indicato con l&#39;ip non con l&#39;fqdn (engage.cloudflareclients.com)&#xA;Configurazione wireguard cloudflare&#xA;La configurazione della vpn deve essere un file .config sotto /var/lib/connman-vpn&#xA;&#xA;vi /var/lib/connman-vpn/cloudflarewarp.config&#xA;[provider*]&#xA;Type = WireGuard&#xA;Name = CloudflareWARP&#xA;Host = 162.159.192.1&#xA;AutoConnect = true&#xA;WireGuard.Address = 172.16.0.2/24&#xA;WireGuard.ListenPort = 51280&#xA;WireGuard.PrivateKey = myprivatekey&#xA;WireGuard.PublicKey = cloudlarewgpublickey&#xA;WireGuard.DNS = 1.1.1.1, 1.0.0.1&#xA;WireGuard.AllowedIPs = 0.0.0.0/0&#xA;WireGuard.EndpointPort = 2408&#xA;WireGuard.PersistentKeepalive = 25&#xA;Dopo aver creato il file di configurazione, possiamo vedere il nuovo servizio pronto per essere richiamato da comman-vpnd&#xA;elenco servizi attivi&#xA;connmanctl services&#xA;AO SSID           wifiidmanagedpsk&#xA;R CloudflareWARP      vpn1621591921&#xA;Affinché la connessione alla vpn parta all&#39;avvio di OSMC, è necessario disporre di un servizio che:&#xA;&#xA;esegua common-vpnd per caricare il file di configurazione&#xA;effettui la connessione vpn&#xA;&#xA;Creazione nuovo servizio in /lib/systemd/system/connman-vpn.service&#xA;[Unit]&#xA;Description=ConnMan VPN service&#xA;After=network-online.target&#xA;Wants=network-online.target&#xA;&#xA;[Service]&#xA;Type=dbus&#xA;BusName=net.connman.vpn&#xA;ExecStart=/usr/sbin/connman-vpnd -n&#xA;ExecStop=/usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh&#xA;StandardOutput=null&#xA;Restart=on-failure&#xA;&#xA;[Install]&#xA;WantedBy=multi-user.target&#xA;Script richiamato dal servizio per la connessione alla vpn:&#xA;connessione vpn&#xA;vi /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh&#xA;!/bin/bash&#xA;Attende che il demone VPN sia pronto&#xA;sleep 5&#xA;Tenta la connessione (usa il nome esatto che vedi in connmanctl services)&#xA;connmanctl connect vpn1621591921&#xA;Inifine si rende il file eseguibile e si avvia il servizio&#xA;chmod +x /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh&#xA;&#xA;avvio servizio&#xA;systemctl daemon-reload&#xA;systemctl enable connman-vpn.service&#xA;systemctl start connman-vpn.service&#xA;E il gioco è fatto.&#xA;&#xA;Da questo momento in poi, OSMC tunnellizza tutto il suo traffico verso Cloudflare.&#xA;&#xA;Come detto, in questo modo ho &#34;solo&#34; la configurazione di un tunnel wireguard verso l&#39;endpoint Cloudflare, non dispongo delle altre funzionalità che warp-cli offre.&#xA;&#xA;Tuttavia è un procedimento abbastanza trasparente che non prevede la convivenza con ulteriori servizi come nel caso di warp-cli e che può essere un&#39;alternativa anonimizzante valida anche su una linux box normale.&#xA;&#xA;#dns #doh #dot #warp #vpn #tunnel #cloudflare #wireguard #masque #osmc]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/31410d826-759a86/nDDNn0ObGm8H/bTjZEfazDrIzF1UqmzhRRGXWvH807nU98C2cdm16.jpg" alt="cloudflare-warp">
È noto come l&#39;uso dei resolver Cloudflare sia uno dei modi per anonimizzare il proprio IP all&#39;ISP.</p>

<p>Cloudflare offre anche altre modalità di risoluzione ancora più efficaci:</p>
<ol><li>DNS over HTTPS (<strong>DoH</strong>)</li>
<li>DNS over TCP (<strong>DoT</strong>)</li>
<li>DNS over WARP (<strong>DoW</strong>)</li></ol>



<p>I primi due sono relativi a richieste dns crittografate e incapsulate, in una richiesta https (porta 443) la prima, e in una connessione TLS (porta 853) la seconda.</p>

<p>La terza modalità è una richiesta dns <strong>in chiaro</strong> ma all&#39;interno di un tunnel <strong>Wireguard</strong> o <strong>MASQUE</strong> (<strong>QUIC</strong> + <strong>HTTP/3</strong> – rif. <a href="https://datatracker.ietf.org/meeting/interim-2021-masque-03/materials/slides-interim-2021-masque-03-sessa-masque-interim-2021-04-h3-dgram-00" rel="nofollow">https://datatracker.ietf.org/meeting/interim-2021-masque-03/materials/slides-interim-2021-masque-03-sessa-masque-interim-2021-04-h3-dgram-00</a>). Molto interessante ed è quella che approfondirò in seguito.</p>

<p>Senza entrare nel merito, tutte le soluzioni anonimizzano le query dns. L&#39;ultima, quella che mi ha stutzzicato, è in realtà un tunnel vpn che crittografa <strong>TUTTO</strong> il traffico, non solo le richieste DNS.</p>

<p><strong>DoT</strong> è una cifratura TLS che lascia intatto il pacchetto UDP iniziale, è quindi più efficiente di <strong>DoH</strong> che converte una richieste DNS in una HTTP cifrata dal layer TLS.</p>

<p><strong>DoT</strong> di solito viene fatta a livello di dispositivo, <strong>DoH</strong> per singole applicazioni.</p>

<p><strong>DoT</strong>, basandosi su una porta specifica, 853, è facilmente identificabile (e bloccabile) come traffico DNS (benché cifrato), <strong>DoH</strong> è una richiesta HTTPS e si mescola col traffico che viaggia sulla porta 443 (difficilmente si invaliderà tutto quel tipo di traffico).</p>

<p><strong>DoT</strong>, <strong>DoH</strong>, <strong>DoW</strong>, mitigano notevolmente il <strong>cache poisoning</strong> dei resolver perché rendono quasi impossibilie per un attaccante alterare una richiesta che viene protetta per l&#39;intero percorso. Va detto che la soluzione ideale in questo contesto è la combinazione con <strong>DNSSEC</strong>, che fornisce autenticità e integrità alla riservatezza fornita da DoH/DoT.</p>

<p>Anche se l&#39;obiettivo rimane l&#39;approfondimento di CLoudflare WARP, vale la pena di spendere due parole anche sulle altre modalità di risoluzione, DoT/DoH</p>

<h2 id="configurare-risoluzioni-dns-doh">Configurare risoluzioni DNS DoH</h2>

<p>Configurare <strong>DoH</strong> è molto semplice perché è qualcosa legato all&#39;applicazione, il browser tipicamente. Se l&#39;applicazione lo supporta, di solito è poco di più di un flag da abilitare.</p>

<p>Ad es. Firefox o Chrome permettono di attivare una sorte di “protezione avanzata del DNS” indicando semplicemente un resolver che la supporti (es. Cloudflare, NextDNS o Quad9).</p>

<h2 id="configurare-risoluzioni-dns-dot">Configurare risoluzioni DNS DoT</h2>

<p>DoT, come detto, è una configurazione che avviene a livello di dispositivo, l&#39;anonimizzazione delle query DNS si ottiene quindi per <strong>ogni</strong> applicazione. Sul come farlo, dipende dal dispositivo.</p>

<p>Ad es. su una linux box basta aggiungere due righe su <code>systemd-resolved</code> e riavviare il relativo servizio.</p>

<pre><code class="language-bash">sudo vi /etc/systemd/resolved.conf
...
DNS=1.1.1.1
DNSOverTLS=yes

# dopo aver salvato il file
systemctl restart systemd-resolved
</code></pre>

<p>Un veloce test su <a href="https://1.1.1.1/help" rel="nofollow">https://1.1.1.1/help</a>  (da qualunque browser) ci mostrerà qualcosa del tipo:</p>

<pre><code>Connected to 1.1.1.1        Yes
Using DNS over HTTPS (DoH)  No
Using DNS over TLS (DoT)    Yes
Using DNS over WARP         No
AS Name                     Cloudflare, Inc.
AS Number                   13335
Cloudflare Data Center      MXP
</code></pre>

<p>indice che DoT è attivo e funzionante. Lo stesso test poteva essere fatto anche per DoH.</p>

<h2 id="cloudflare-warp">Cloudflare WARP</h2>

<p>E poi c&#39;è <strong>DoW</strong>, che è qualcosa di ancora più estremo perché, all&#39;occorrenza, anonimizza non solo le richieste DNS ma tutto il <strong>nostro</strong> traffico (e infatti diversi servizi di streaming non lo consentono).</p>

<p><strong>Cloudflare Warp</strong> attiva diverse modalità di risoluzione dns fra cui DoH e DoT.</p>

<p>Dal momento che Cloudflare Warp agisce su tutta la connessione, è il modo più semplice per avere risoluzione dns di tipo DoH o DoT, su qualunque dispositivo su cui è presente Cloudflare Warp senza gli sbattimenti di systemd o altro.</p>

<p><strong>Cloudflare Warp</strong> in modalità tunnel è un client che instaura un collegamento cifrato punto-punto (un tunnel) fra il nostro host e un endpoint Cloudflare. In questo modo ogni bit che esce dal nostro dispositivo viene cifrato prima della comunicazione, che diventa così totalmente schermata.</p>

<p>La vpn di Coudflare si basa su wireguard o su MASQUE. Nel primo caso è una normale vpn con un setup roadwarrior, il secondo caso offre in più la possibilità di associare al tunnel anche le modalità DoH/DoT per le richieste dns.</p>

<h3 id="anonimato-sì-no">Anonimato sì/no?</h3>

<p>Cloudflare WARP è uno strumento incentrato sulla sicurezza, progettato per crittografare il traffico internet e proteggere la privacy dagli ISP, piuttosto che per garantire l&#39;anonimato completo o nascondere la posizione dell&#39;utente.</p>

<p>Sostituisce l&#39;IP dell&#39;utente con un IP di Cloudflare che generalmente corrisponde alla sua reale area geografica, rendendolo inadatto a eludere le restrizioni basate sulla posizione.</p>

<p>Non è una VPN tradizionale. WARP non maschera la nostra posizione ai siti web, che spesso possono visualizzare la tua posizione approssimativa.</p>

<p>Per migliorare la privacy, si dovrebbe utilizzare il protocollo MASQUE, che offre anche una maggiore efficienza.</p>

<p>In sintesi, WARP fornisce un “tunnel sicuro” per proteggere la privacy dei dati da amministratori di rete indiscreti, protegge il traffico perché eccelle nella crittografia del traffico su reti non sicure (ad esempio, Wi-Fi pubbliche), ma non offre le funzionalità di anonimato dei tradizionali servizi VPN incentrati sulla privacy.</p>

<p>Fatta questa doverosa premessa, vediamo come può essere usato.</p>

<h3 id="configurare-cloudflare-warp">Configurare Cloudflare WARP</h3>

<p>L&#39;installazione del client è molto semplice. Per Gnu/Linux c&#39;è la versione cli, per android un app, per altri sistemi, Win /MacOS, un installer.
La parte applicativa prima di tutto registra il dispositivo sulla rete Cloudflare generando degli ID e una chiave di licenza. In un secondo momento si generano le chiavi di cifratura.</p>

<p>Per fissare le idee, una volta fatte le operazioni di inizializzazione, sulla linux box per tunnellizzare ogni nostra comunicazione con una risoluzione DoT, basta:</p>

<pre><code class="language-bash"># facoltativo
warp-cli mode warp+dot

#connessione
warp-cli connect
</code></pre>

<p>Per terminare:</p>

<pre><code class="language-bash">warp-cli disconnect
</code></pre>

<p>Questo approccio torna molto comodo quando per es. vogliamo usare wifi pubbliche, in città o in aeroporto. A meno di non avere un&#39;installazione personale di una nostra vpn, questa è una soluzione immediata. Certo, bisogna fidarsi di Cloudflare ma è certamente meglio che fidarsi delle wifi free.</p>

<p>E arriviamo al caso d&#39;uso che volevo approfondire riguardante l&#39;“anonimizzazione” di un mediacenter casalingo per il quale non vogliamo rendere noto il suo utilizzo.</p>

<p>L&#39;esperienza che ho avuto al proposito è stata interessante, visto che uso da anni OSMC su una RasbPi 3 e ho deciso di metterla dietro Cloudflare.</p>

<p><strong>OSMC</strong> insieme a <strong>LibreELEC</strong> sono ottime soluzioni di mediacenter per SBC. La prima più “general”, essendo una debian customizzata per ospitare un mediacenter, la seconda invece meno elastica ma più essenziale ed efficiente.</p>

<p>Nonostante la Raspberry Pi 3 sia dotata di un processore ARM64, la versione di OSMC che ho installato a suo tempo è a 32 bit e per quella non c&#39;è disponibilità per il client cloudflare (solo ARM64).</p>

<p>Ho dovuto ricorrere ad un client “unofficial”, <strong>wgcf</strong>, che permette di registrare il dispositivo e di generare le chiavi ma solo per la modalità Wireguard, non MASQUE, quindi niente Warp+DoT/DoH (per inciso, wgcf rappresenta un&#39;ottima alternativa anche per chi non vuole usare il client Cloudflare su Gnu/Linux).</p>

<p>A questo aggiungo che, sebbebe OSMC sia una Debian su cui posso installare e configurare tanta roba, l&#39;installazione di Wireguard, e penso di qualunque cosa che vada a toccare lo stack di rete, diventa qualcosa di estremamente complicato da fare, dal momento che OSMC si rifiuta categoricamente di eseguire operazione che metterebbero a rischio il suo essere un mediacenter, fondamentalmente.</p>

<p>Tradotto in soldoni, il client wireguard si installa, sale su correttamente ma non c&#39;è verso di far funzionare la risoluzione. L&#39;unica via d&#39;usicta è stata configurare Wireguard attraverso il gestore di rete di OSMC che è <strong>connman</strong>.</p>

<p>Una volta fatto questo, sono stati necessari solo un paio di piccoli accorgimenti per far si che, in seguito all&#39;avvio del mediacenter, la configurazione vpn venisse caricata automaticamente da connman, contestualmente alla connessione vpn.</p>

<h3 id="configurazione-wgcf">Configurazione wgcf</h3>

<pre><code class="language-bash"># Account cloudflare
curl -L https://github.com/ViRb3/wgcf/releases/latest/download/wgcf_2.2.30_linux_armv7 -o /usr/local/bin/wgcf
chmod u+x /usr/local/bin/wgcf
wgcf register
wgcf generate

# status &amp; trace
wgcf status
curl https://www.cloudflare.com/cdn-cgi/trace
</code></pre>

<h3 id="configurazione-connman">Configurazione connman</h3>

<p>Su OSMC connman ha i suoi file di configurazione in <code>/var/lib/connman</code> e <code>/var/lib/connman-vpn</code></p>

<p>Nel file di configurazione, l&#39;host va indicato con l&#39;ip non con l&#39;fqdn (engage.cloudflareclients.com)</p>

<pre><code class="language-bash"># Configurazione wireguard cloudflare
# La configurazione della vpn deve essere un file .config sotto /var/lib/connman-vpn

vi /var/lib/connman-vpn/cloudflare_warp.config
[provider_*]
Type = WireGuard
Name = Cloudflare_WARP
Host = 162.159.192.1
AutoConnect = true
WireGuard.Address = 172.16.0.2/24
WireGuard.ListenPort = 51280
WireGuard.PrivateKey = &lt;my_private_key&gt;
WireGuard.PublicKey = &lt;cloudlare_wg_public_key&gt;
WireGuard.DNS = 1.1.1.1, 1.0.0.1
WireGuard.AllowedIPs = 0.0.0.0/0
WireGuard.EndpointPort = 2408
WireGuard.PersistentKeepalive = 25
</code></pre>

<p>Dopo aver creato il file di configurazione, possiamo vedere il nuovo servizio pronto per essere richiamato da <code>comman-vpnd</code></p>

<pre><code class="language-bash"># elenco servizi attivi
connmanctl services
* AO &lt;SSID&gt;           wifi_&lt;id&gt;_managed_psk
* R Cloudflare_WARP      vpn_162_159_192_1
</code></pre>

<p>Affinché la connessione alla vpn parta all&#39;avvio di OSMC, è necessario disporre di un servizio che:</p>
<ol><li>esegua <code>common-vpnd</code> per caricare il file di configurazione</li>
<li>effettui la connessione vpn</li></ol>

<pre><code class="language-bash"># Creazione nuovo servizio in /lib/systemd/system/connman-vpn.service
[Unit]
Description=ConnMan VPN service
After=network-online.target
Wants=network-online.target

[Service]
Type=dbus
BusName=net.connman.vpn
ExecStart=/usr/sbin/connman-vpnd -n
ExecStop=/usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
StandardOutput=null
Restart=on-failure

[Install]
WantedBy=multi-user.target
</code></pre>

<p>Script richiamato dal servizio per la connessione alla vpn:</p>

<pre><code class="language-bash"># connessione vpn
vi /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
#!/bin/bash
# Attende che il demone VPN sia pronto
sleep 5
# Tenta la connessione (usa il nome esatto che vedi in connmanctl services)
connmanctl connect vpn_162_159_192_1
</code></pre>

<p>Inifine si rende il file eseguibile e si avvia il servizio</p>

<pre><code class="language-bash">chmod +x /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh

# avvio servizio
systemctl daemon-reload
systemctl enable connman-vpn.service
systemctl start connman-vpn.service
</code></pre>

<p>E il gioco è fatto.</p>

<p>Da questo momento in poi, OSMC tunnellizza tutto il suo traffico verso Cloudflare.</p>

<p>Come detto, in questo modo ho “solo” la configurazione di un tunnel wireguard verso l&#39;endpoint Cloudflare, non dispongo delle altre funzionalità che <code>warp-cli</code> offre.</p>

<p>Tuttavia è un procedimento abbastanza trasparente che non prevede la convivenza con ulteriori servizi come nel caso di <code>warp-cli</code> e che può essere un&#39;alternativa anonimizzante valida anche su una linux box normale.</p>

<p>#dns #doh #dot #warp #vpn #tunnel #cloudflare #wireguard #masque #osmc</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cyberdyne Systems</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/x74acvvu6x</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 22:33:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>LIBRI DI SETTEMBRE. QUINTA PARTE.</title>
      <link>https://noblogo.org/novita-in-libreria/libri-di-settembre-fkfh</link>
      <description>&lt;![CDATA[NARRATIVA:&#xA;&#xA;LE STORIE VENEZIANE di Neri Pozza, a cura di Luca Scarlini (Neri Pozza). Una raccolta di racconti scritti dal fondatore dell&#39;omonima casa editrice. Personaggi realmente esistiti legati all&#39;arte veneziana sono calati in vicende verosimili, ancorché frutto di invenzione: Tiziano, Tintoretto, il Veronese, eccetera. So che non è una novità editoriale in senso stretto (sono passati molti anni dalla loro prima pubblicazione), ma mi sembrava comunque una segnalazione interessante.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;LA VIA DELL&#39;ARCANGELO di Sergio Costanzo (Solferino). Flann e Bren, due pescatori, fratelli orfani nell&#39;antica irlanda del 795 d.C., sono afflitti dalla sciagura: Flann infatti è perseguitato da visioni che gli hanno alienato la dura società dei druidi. I due fratelli sono così costretti a lasciare il loro villaggio per percorrere la cosiddetta &#34;Via dell&#39;Arcangelo&#34;, che attraversa l&#39;Europa e il mare fino a Gerusalemme, alla ricerca del significato di quelle visioni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;IL LIBRAIO DI GAZA di Rachid Benzine (Corbaccio). Un fotografo francese, girando per le viuzze di Gaza, intravede la possibilità dello scatto perfetto: un uomo, circondato da pile di volumi vecchi e nuovi, legge un libro davanti alla sua bottega. Nabil, così si chiama il libraio di Gaza, gli permette di fotografarlo, non prima di avergli raccontato la sua storia.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;DESTINAZIONE ERRATA di Domenico Starnone (Einaudi). Uno sceneggiatore trentottenne, sposato e padre di tre figli, per puro caso manda a una collega di lavoro un messaggio d&#39;amore, in realtà destinato a sua moglie. Anziché chiudere l&#39;&#34;incidente&#34;, la collega gli risponde che anche lei lo ama, scatenando così in lui pensieri nuovi e pericolosi, altri percorsi che finora erano latenti.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;ULTIMA NOTTE DA POVERI di Fernando Aramburu (Guanda). Una serie di racconti, in cui l&#39;autore di PATRIA coglie situazioni di apparente quotidianità (una passeggiata al parco, un uomo che cade per strada, un acquisto inconsueto, eccetera) che si trasformano in piccole storie che indagano le emozioni umane più profonde.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;ESTRANEA di Yael van der Wouden (Garzanti). Isabel conduce una vita solitaria, in una casa tenuta con precisione e pulizia maniacale. Un giorno, però, Eva, la fidanzata di suo fratello, si presenta alla sua porta: dovrà stare con lei per qualche tempo. La vitalità e l&#39;entusiasmo di Isabel sconvolge le giornate e la tranquillità di Isabel.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;SULLE TRACCE DI &#39;ENAYAT di Iman Mersal (Crocetti). Un&#39;indagine storica, biografica e intellettuale per le vie del Cairo, alla ricerca della figura della poetessa egiziana &#39;Enayat al-Zayyat, morta suicida giovanissima negli anni &#39;60. Tutto scaturisce dal ritrovamento in un mercatino di una copia della sua opera postuma &#34;L&#39;amore e il silenzio&#34;.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;ANNA K. di Tiziana Ferrario (Fuoriscena). Il romanzo della vita di Anna Kuliscioff, a cento anni dalla sua morte, una grande donna che, durante l&#39;ascesa del fascismo, ha lottato per i diritti sociali delle classi sfruttate e oppresse.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;&#xA;NOIR, GIALLI E THRILLER:&#xA;&#xA;UNA MORTE &#34;EROICA&#34; di Carlo Simonelli (Ediciclo). Un giornalista, soprannominato dai tutti &#34;Il Mammifero&#34;, viene assassinato in concomitanza con la gara ciclistica Eroica di Montalcino. Il Commissario Reti dovrà districarsi tra una folla di ciclisti, giornalisti sportivi e spettatori appassionati.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;ASSASSINIO ALL&#39;ARENA di Antonia Montenovesi (Solferino). Una giovane mezzosoprano viene trovata morta durante la stagione estiva dell&#39;Arena. Le indagini sono affidate al commissario Laura Tremolini. Un noir adatto agli appassionati di lirica.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;PICCOLI INGANNI CRUDELI di Bak Sulmi (Longanesi). Un&#39;insegnante di ripetizioni segnata dal trauma di una tragedia familiare, una lussuosa casa con un adolescente introverso e un fratello maggiore, brillante studente, incoraggiato da una madre ambiziosa. Un thriller in cui ogni personaggio nasconde qualcosa.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;SCOMPARSO di Elisa Capano (Sem). Romanzo ispirato a una storia vera: la scomparsa di Sebastiano, un bambino di 5 mesi, getta nello sconforto più atroce un&#39;intera famiglia. Il tempo passa e il caso viene archiviato, ma a Cremeno, un paese in provincia di Lecco, si consuma un altro dramma familiare... Chi è quel bambino di otto anni, a cui mancano inspiegabilmente i documenti? E i suoi genitori, chi sono realmente?&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;L&#39;OMBRA DEL DRAGONE di Tom Clancy e Marc Cameron (Rizzoli). Un segnale misterioso negli abissi dell&#39;Artico, uno scienziato cinese scomparso, una talpa nei Servizi Segreti americani, sottomarini silenziosi armati di missili balistici... la tensione internazionale tra Cina e USA sale alle stelle e Jack Ryan ha una nuova missione pericolosissima: liberare una giovane donna, prigioniera in una delle città cinesi più sorvegliate.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;&#xA;FANTASY E HORROR:&#xA;&#xA;ALCHEMISED di SenLin Yu (Rizzoli). Dopo una guerra sanguinosa, il mondo è governato da spietati e corrotti negromanti, capaci di evocare creature mostruose. Helena, un&#39;alchimista che ha perso la memoria, è tenuta prigioniera da uno dei negromanti più potenti e temibili. Nella sua memoria perduta, infatti, potrebbe celarsi l&#39;ultimo atto della Resistenza.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;THE WITCHER. IL CROCEVIA DEI CORVI di Andrzej Sapkowski (Nord). Prequel della saga di THE WITCHER: le origini di Geralt di Rivia, con il suo mentore Preston Holt, che sembra avere un passato oscuro e fini ancor più oscuri. Grazie agli insegnamenti di Holt, Geralt capisce cosa vuol dire essere uno strigo, ovvero un cacciatore di mostri, in un mondo che lo rifiuta.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;&#xA;FUMETTI E GRAPHIC NOVEL:&#xA;&#xA;SCOTLAND. VOL.1 - LE FANTASTICHE MISSIONI DI KATHY AUSTIN di Rodolphe, Leo e Marchal (Editoriale Cosmo). L&#39;agente dei servizi segreti britannici Kathy Austin gira il mondo, dall&#39;Africa all&#39;Amazzonia, all&#39;inseguimento di un mistero ancestrale: forse non siamo soli, su questa Terra...&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;RURIDRAGON. VOL.1 di Masaoki Shindo (Star Comics). Una normalissima ragazza delle superiori si sveglia una mattina con due strane corna in testa, scoprendo così che suo padre è un drago. Inizia per lei una nuova esistenza, tra la curiosità dei compagni di classe e i nuovi poteri che Ruri dovrà imparare a controllare.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;I NOSTRI MONDI PERDUTI di Marion Montaigne (BAO). Graphic novel sulla nascita della paleontologia, in un&#39;epoca un cui era facilissimo incappare in accuse di eresia. Umorismo unito alla divulgazione, anche per scoprire perché i mostri preistorici sono così importanti per il nostro immaginario.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;&#xA;SAGGISTICA:&#xA;&#xA;FORGIATI DALLA GUERRA di Mark Galeotti (Leg). Per capire come si è arrivati alla guerra Russia-Ucraina, è utile ripercorrere la storia militare e bellica della Russia, dal Medioevo fino alle guerre e invasioni del XX e XXI secolo.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;DOLOMITI, LO SPETTACOLO INFINITO di Paolo Paci (Corbaccio). Un percorso che offre l&#39;interpretazione del paesaggio delle Dolomiti, visto con gli occhi di artisti, fotografi e pubblicitari.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;IL LUNGO SENTIERO di Claudio Ferlan (Il Mulino). La storia dei popoli nativi americani, che hanno plasmato il continente e hanno costituito una strenua resistenza all&#39;invasione degli europei e dei loro discendenti.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;MARIO RIGONI STERN. DALLA RUSSIA ALLA VALLE SABBIA di Alessandro Nora (Fusta Editore). Ecco un libro che non troverete di certo sugli scaffali dei supermercati. Nel 1974, a Vestone, piccolo borgo della Valle Sabbia, si incontrarono Mario Rigoni Stern, uno dei più grandi scrittori italiani, e Felice Mazzi, farmacista appassionato di storia. Fu l&#39;inizio di una profonda amicizia, fonte di un esteso archivio privato di lettere, fotografie e documenti. Questo libro nasce appunto da quella serie di documenti, che ci restituiscono una dimensione intima dello scrittore alpino, vestonese d&#39;adozione.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;TACCUINO DI FISICA ILLUSTRATA di Massimo Temporelli, illustrazioni di Alice Azario (Gribaudo). L&#39;autore spiega le 10 leggi fisiche su cui si fonda l&#39;universo, e le illustra attraverso esempi, aneddoti e riflessioni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;EBREI IN GUERRA. DIALOGO TRA UN RABBINO E UN DISSIDENTE di Riccardo Di Segni e Gad Lerner (Feltrinelli). Il rabbino capo di Roma e il celebre giornalista intellettuale si confrontano sui temi più attuali: la guerra in Palestina, l&#39;antisemitismo, la politica, e, soprattutto, la divisione lacerante all&#39;interno del mondo ebraico e nello Stato di Israele.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;A proposito di guerra in Palestina: VOCI DAL CONFINE di Elia Milani (Mondadori). Il resoconto del corrispondente di guerra dal confine israelo-palestinese si unisce al racconto di chi, in quelle martoriate terre, ci vive. Otto anni di reportage da Gerusalemme che inquadrano esistenze e contraddizioni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;LA STRADA VERSO CASA di Matteo Righetto (Rizzoli). Racconto (corredato da fotografie) autobiografico alla scoperta del contatto con le montagne e i boschi, celebrando l&#39;unione fra l&#39;anima e la natura alpina.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;LA ROCCIA DI VENTOTENE di Gianluca Passarelli (Einaudi). Un luogo di punizione, nel 1941, divenne la culla di un documento che fu di ispirazione per i padri costituenti e primo embrione di un&#39;Europa unita. Un piccolo saggio che ripercorre la storia di quegli uomini e quelle donne che ebbero la forza di pensare al futuro, durante i giorni bui del giogo fascista.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;LA VITA CHE CI PIACE di Vincenzo Schettini (Mondadori Electa). Il professore di fisica (attivissimo sui social) Vincenzo Schettini riflette sui temi dell&#39;educazione, dell&#39;adolescenza e della vita, usando la scienza e i suoi concetti.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;&#xA;INFANZIA E RAGAZZI:&#xA;&#xA;CHI SONO IO? (Coccinella). Libro cartonato: tira i cursori e compariranno tutti gli animali che si nascondono tra le pagine (con una sorpresa finale). Età di lettura: dai 2 anni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;È QUI LA FESTA? di Ross Montgomery e Sarah Warburton (Lapis). L&#39;invito alla festa di compleanno della formica Andy si diffonde senza controllo e una folla di formiche si presenta alla porticina della sua piccola casetta. Un formichiere famelico, però, è in agguato, pronto a rovinare la festa... Età di lettura: dai 4 anni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;POKÉMON BOX DELUXE (Mondadori). Una scatola che contiene gadget, sorprese e tre libri pieni di giochi e figure da colorare a tema Pokémon Horizon. Età di lettura: dai 5 anni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;MITI E LEGGENDE DELLA CINA ANTICA. STORIE DAL REGNO DI MEZZO di Alessandro Polito, illustrazioni di Yulong Lli (NuiNui). Una raccolta di 15 racconti della tradizione cinese: eroi, divinità e personaggi mitici, all&#39;origine della millenaria cultura cinese. Età di lettura: dai 7 anni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;TUTTI POSSONO DISEGNARE (PURE TE) di Fraffrog (Gigaciao). Un manuale di disegno pensato anche per chi crede di non sapere disegnare: consigli pratici, aneddoti, fumetti e indicazioni per acquisire le capacità di base. Contiene anche svariati QR code per accedere ai contenuti digitali. Età di lettura: 7 anni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;CAMPIONI DELL&#39;INTER DI IERI E DI OGGI di Roberto Bratti (Edizioni EL). Un piccolo libro illustrato con aneddoti, gol, imprese memorabili dei più grandi campioni dell&#39;Inter. Età di lettura: dagli 8 anni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;LIBROGAME. IL CASTELLO DELLA PAURA di Luca Tebaldi (Edizioni EL). Libro game: enigmi e trappole in un castello infestato dai vampiri. Età di lettura: dai 9 anni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;LO RICORDO IO PER TE di Michele Bravi, illustrazioni di Mauro Balletti (Feltrinelli). Un progetto artistico (costituito non solo dal libro ma anche da un cortometraggio e una canzone) che racconta in modo delicato la storia dei nonni dell&#39;autore. Età di lettura: dai 10 anni.&#xA;Per saperne di più: scheda libro.&#xA;Per Mondadori, due titoli della collana Piccoli Brividi. La Casa del Terrore (età di lettura: dai 10 anni), come di consueto a firma di R.L. Stine:&#xA; ACQUE SPAVENTOSE (scheda libro): una semplice nuotata nel torrente diventa un incubo.&#xA; LA NOTTE DELLA MUMMIA VIVENTE (scheda libro): Happy, il protagonista, è ossessionato dalle mummie, ma non sa quali guai stanno per arrivare direttamente dall&#39;antico Egitto!]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>NARRATIVA:</strong></p>
<ul><li><strong>LE STORIE VENEZIANE</strong> di Neri Pozza, a cura di Luca Scarlini (Neri Pozza). Una raccolta di racconti scritti dal fondatore dell&#39;omonima casa editrice. Personaggi realmente esistiti legati all&#39;arte veneziana sono calati in vicende verosimili, ancorché frutto di invenzione: Tiziano, Tintoretto, il Veronese, eccetera. So che non è una novità editoriale in senso stretto (sono passati molti anni dalla loro prima pubblicazione), ma mi sembrava comunque una segnalazione interessante.
Per saperne di più: <a href="https://neripozza.it/libro/9788854532762" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>LA VIA DELL&#39;ARCANGELO</strong> di Sergio Costanzo (Solferino). Flann e Bren, due pescatori, fratelli orfani nell&#39;antica irlanda del 795 d.C., sono afflitti dalla sciagura: Flann infatti è perseguitato da visioni che gli hanno alienato la dura società dei druidi. I due fratelli sono così costretti a lasciare il loro villaggio per percorrere la cosiddetta “Via dell&#39;Arcangelo”, che attraversa l&#39;Europa e il mare fino a Gerusalemme, alla ricerca del significato di quelle visioni.
Per saperne di più: <a href="https://www.edizionilapis.it/libro/9791255190554-e-qui-la-festa" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>IL LIBRAIO DI GAZA</strong> di Rachid Benzine (Corbaccio). Un fotografo francese, girando per le viuzze di Gaza, intravede la possibilità dello scatto perfetto: un uomo, circondato da pile di volumi vecchi e nuovi, legge un libro davanti alla sua bottega. Nabil, così si chiama il libraio di Gaza, gli permette di fotografarlo, non prima di avergli raccontato la sua storia.
Per saperne di più: <a href="https://www.corbaccio.it/libri/il-libraio-di-gaza-9791259923103" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>DESTINAZIONE ERRATA</strong> di Domenico Starnone (Einaudi). Uno sceneggiatore trentottenne, sposato e padre di tre figli, per puro caso manda a una collega di lavoro un messaggio d&#39;amore, in realtà destinato a sua moglie. Anziché chiudere l&#39;“incidente”, la collega gli risponde che anche lei lo ama, scatenando così in lui pensieri nuovi e pericolosi, altri percorsi che finora erano latenti.
Per saperne di più: <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/destinazione-errata-domenico-starnone-9788806266196/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>ULTIMA NOTTE DA POVERI</strong> di Fernando Aramburu (Guanda). Una serie di racconti, in cui l&#39;autore di <strong>PATRIA</strong> coglie situazioni di apparente quotidianità (una passeggiata al parco, un uomo che cade per strada, un acquisto inconsueto, eccetera) che si trasformano in piccole storie che indagano le emozioni umane più profonde.
Per saperne di più: <a href="https://www.guanda.it/libri/fernando-aramburu-ultima-notte-da-poveri-9788823536159" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>ESTRANEA</strong> di Yael van der Wouden (Garzanti). Isabel conduce una vita solitaria, in una casa tenuta con precisione e pulizia maniacale. Un giorno, però, Eva, la fidanzata di suo fratello, si presenta alla sua porta: dovrà stare con lei per qualche tempo. La vitalità e l&#39;entusiasmo di Isabel sconvolge le giornate e la tranquillità di Isabel.
Per saperne di più: <a href="https://www.garzanti.it/libri/yael-van-der-wouden-estranea-9788811012320/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>SULLE TRACCE DI &#39;ENAYAT</strong> di Iman Mersal (Crocetti). Un&#39;indagine storica, biografica e intellettuale per le vie del Cairo, alla ricerca della figura della poetessa egiziana &#39;Enayat al-Zayyat, morta suicida giovanissima negli anni &#39;60. Tutto scaturisce dal ritrovamento in un mercatino di una copia della sua opera postuma “L&#39;amore e il silenzio”.
Per saperne di più: <a href="https://www.crocettieditore.it/narrativa/sulle-tracce-di-enayat/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>ANNA K.</strong> di Tiziana Ferrario (Fuoriscena). Il romanzo della vita di Anna Kuliscioff, a cento anni dalla sua morte, una grande donna che, durante l&#39;ascesa del fascismo, ha lottato per i diritti sociali delle classi sfruttate e oppresse.
Per saperne di più: <a href="https://www.fuoriscenalibri.it/libri/anna-k/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li></ul>

<p><strong>NOIR, GIALLI E THRILLER:</strong></p>
<ul><li><strong>UNA MORTE “EROICA”</strong> di Carlo Simonelli (Ediciclo). Un giornalista, soprannominato dai tutti “Il Mammifero”, viene assassinato in concomitanza con la gara ciclistica Eroica di Montalcino. Il Commissario Reti dovrà districarsi tra una folla di ciclisti, giornalisti sportivi e spettatori appassionati.
Per saperne di più: <a href="https://www.ediciclo.it/it/libri/dettaglio/una-morte-eroica/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>ASSASSINIO ALL&#39;ARENA</strong> di Antonia Montenovesi (Solferino). Una giovane mezzosoprano viene trovata morta durante la stagione estiva dell&#39;Arena. Le indagini sono affidate al commissario Laura Tremolini. Un noir adatto agli appassionati di lirica.
Per saperne di più: <a href="https://www.solferinolibri.it/libri/assassinio-allarena/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>PICCOLI INGANNI CRUDELI</strong> di Bak Sulmi (Longanesi). Un&#39;insegnante di ripetizioni segnata dal trauma di una tragedia familiare, una lussuosa casa con un adolescente introverso e un fratello maggiore, brillante studente, incoraggiato da una madre ambiziosa. Un thriller in cui ogni personaggio nasconde qualcosa.
Per saperne di più: <a href="https://www.longanesi.it/libri/sulmi-bak-piccoli-inganni-crudeli-9788830463608/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>SCOMPARSO</strong> di Elisa Capano (Sem). Romanzo ispirato a una storia vera: la scomparsa di Sebastiano, un bambino di 5 mesi, getta nello sconforto più atroce un&#39;intera famiglia. Il tempo passa e il caso viene archiviato, ma a Cremeno, un paese in provincia di Lecco, si consuma un altro dramma familiare... Chi è quel bambino di otto anni, a cui mancano inspiegabilmente i documenti? E i suoi genitori, chi sono realmente?
Per saperne di più: <a href="https://www.semlibri.com/opera/scomparso/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>L&#39;OMBRA DEL DRAGONE</strong> di Tom Clancy e Marc Cameron (Rizzoli). Un segnale misterioso negli abissi dell&#39;Artico, uno scienziato cinese scomparso, una talpa nei Servizi Segreti americani, sottomarini silenziosi armati di missili balistici... la tensione internazionale tra Cina e USA sale alle stelle e Jack Ryan ha una nuova missione pericolosissima: liberare una giovane donna, prigioniera in una delle città cinesi più sorvegliate.
Per saperne di più: <a href="https://www.rizzolilibri.it/libri/lombra-del-dragone/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li></ul>

<p><strong>FANTASY E HORROR:</strong></p>
<ul><li><strong>ALCHEMISED</strong> di SenLin Yu (Rizzoli). Dopo una guerra sanguinosa, il mondo è governato da spietati e corrotti negromanti, capaci di evocare creature mostruose. Helena, un&#39;alchimista che ha perso la memoria, è tenuta prigioniera da uno dei negromanti più potenti e temibili. Nella sua memoria perduta, infatti, potrebbe celarsi l&#39;ultimo atto della Resistenza.
Per saperne di più: <a href="https://www.rizzolilibri.it/libri/alchemised/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>THE WITCHER. IL CROCEVIA DEI CORVI</strong> di Andrzej Sapkowski (Nord). Prequel della saga di <strong>THE WITCHER</strong>: le origini di Geralt di Rivia, con il suo mentore Preston Holt, che sembra avere un passato oscuro e fini ancor più oscuri. Grazie agli insegnamenti di Holt, Geralt capisce cosa vuol dire essere uno strigo, ovvero un cacciatore di mostri, in un mondo che lo rifiuta.
Per saperne di più: <a href="https://www.editricenord.it/libro/andrzej-sapkowski-il-crocevia-dei-corvi-9788842937340.html" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li></ul>

<p><strong>FUMETTI E GRAPHIC NOVEL:</strong></p>
<ul><li><strong>SCOTLAND. VOL.1 – LE FANTASTICHE MISSIONI DI KATHY AUSTIN</strong> di Rodolphe, Leo e Marchal (Editoriale Cosmo). L&#39;agente dei servizi segreti britannici Kathy Austin gira il mondo, dall&#39;Africa all&#39;Amazzonia, all&#39;inseguimento di un mistero ancestrale: forse non siamo soli, su questa Terra...
Per saperne di più: <a href="https://www.editorialecosmo.it/product/product-68186/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>RURIDRAGON. VOL.1</strong> di Masaoki Shindo (Star Comics). Una normalissima ragazza delle superiori si sveglia una mattina con due strane corna in testa, scoprendo così che suo padre è un drago. Inizia per lei una nuova esistenza, tra la curiosità dei compagni di classe e i nuovi poteri che Ruri dovrà imparare a controllare.
Per saperne di più: <a href="https://www.starcomics.com/fumetto/ruridragon-1" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>I NOSTRI MONDI PERDUTI</strong> di Marion Montaigne (BAO). Graphic novel sulla nascita della paleontologia, in un&#39;epoca un cui era facilissimo incappare in accuse di eresia. Umorismo unito alla divulgazione, anche per scoprire perché i mostri preistorici sono così importanti per il nostro immaginario.
Per saperne di più: <a href="https://baopublishing.it/prodotti/i-nostri-mondi-perduti/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li></ul>

<p><strong>SAGGISTICA:</strong></p>
<ul><li><strong>FORGIATI DALLA GUERRA</strong> di Mark Galeotti (Leg). Per capire come si è arrivati alla guerra Russia-Ucraina, è utile ripercorrere la storia militare e bellica della Russia, dal Medioevo fino alle guerre e invasioni del XX e XXI secolo.
Per saperne di più: <a href="https://www.leg.it/index.php?route=product/product&amp;product_id=769" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>DOLOMITI, LO SPETTACOLO INFINITO</strong> di Paolo Paci (Corbaccio). Un percorso che offre l&#39;interpretazione del paesaggio delle Dolomiti, visto con gli occhi di artisti, fotografi e pubblicitari.
Per saperne di più: <a href="https://www.corbaccio.it/libri/dolomiti-lo-spettacolo-infinito-9791259921512" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>IL LUNGO SENTIERO</strong> di Claudio Ferlan (Il Mulino). La storia dei popoli nativi americani, che hanno plasmato il continente e hanno costituito una strenua resistenza all&#39;invasione degli europei e dei loro discendenti.
Per saperne di più: <a href="https://www.mulino.it/isbn/9788815392985" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>MARIO RIGONI STERN. DALLA RUSSIA ALLA VALLE SABBIA</strong> di Alessandro Nora (Fusta Editore). Ecco un libro che non troverete di certo sugli scaffali dei supermercati. Nel 1974, a Vestone, piccolo borgo della Valle Sabbia, si incontrarono Mario Rigoni Stern, uno dei più grandi scrittori italiani, e Felice Mazzi, farmacista appassionato di storia. Fu l&#39;inizio di una profonda amicizia, fonte di un esteso archivio privato di lettere, fotografie e documenti. Questo libro nasce appunto da quella serie di documenti, che ci restituiscono una dimensione intima dello scrittore alpino, vestonese d&#39;adozione.
Per saperne di più: <a href="https://fustaeditore.it/shopping/le-memorie/695-mario-rigoni-stern-dalla-russia-alla-valle-sabbia.html" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>TACCUINO DI FISICA ILLUSTRATA</strong> di Massimo Temporelli, illustrazioni di Alice Azario (Gribaudo). L&#39;autore spiega le 10 leggi fisiche su cui si fonda l&#39;universo, e le illustra attraverso esempi, aneddoti e riflessioni.
Per saperne di più: <a href="https://www.gribaudo.it/opera/taccuino-di-fisica-illustrata/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>EBREI IN GUERRA. DIALOGO TRA UN RABBINO E UN DISSIDENTE</strong> di Riccardo Di Segni e Gad Lerner (Feltrinelli). Il rabbino capo di Roma e il celebre giornalista intellettuale si confrontano sui temi più attuali: la guerra in Palestina, l&#39;antisemitismo, la politica, e, soprattutto, la divisione lacerante all&#39;interno del mondo ebraico e nello Stato di Israele.
Per saperne di più: <a href="https://www.feltrinellieditore.it/opera/ebrei-in-guerra/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li>A proposito di guerra in Palestina: <strong>VOCI DAL CONFINE</strong> di Elia Milani (Mondadori). Il resoconto del corrispondente di guerra dal confine israelo-palestinese si unisce al racconto di chi, in quelle martoriate terre, ci vive. Otto anni di reportage da Gerusalemme che inquadrano esistenze e contraddizioni.
Per saperne di più: <a href="https://www.mondadori.it/libri/voci-dal-confine-elia-milani/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>LA STRADA VERSO CASA</strong> di Matteo Righetto (Rizzoli). Racconto (corredato da fotografie) autobiografico alla scoperta del contatto con le montagne e i boschi, celebrando l&#39;unione fra l&#39;anima e la natura alpina.
Per saperne di più: <a href="https://www.rizzolilibri.it/libri/la-strada-verso-casa/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>LA ROCCIA DI VENTOTENE</strong> di Gianluca Passarelli (Einaudi). Un luogo di punizione, nel 1941, divenne la culla di un documento che fu di ispirazione per i padri costituenti e primo embrione di un&#39;Europa unita. Un piccolo saggio che ripercorre la storia di quegli uomini e quelle donne che ebbero la forza di pensare al futuro, durante i giorni bui del giogo fascista.
Per saperne di più: <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/la-roccia-di-ventotene-gianluca-passarelli-9788806270896/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>LA VITA CHE CI PIACE</strong> di Vincenzo Schettini (Mondadori Electa). Il professore di fisica (attivissimo sui social) Vincenzo Schettini riflette sui temi dell&#39;educazione, dell&#39;adolescenza e della vita, usando la scienza e i suoi concetti.
Per saperne di più: <a href="https://www.mondadorielecta.it/libri/la-vita-che-ci-piace-vincenzo-schettini/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li></ul>

<p><strong>INFANZIA E RAGAZZI:</strong></p>
<ul><li><strong>CHI SONO IO?</strong> (Coccinella). Libro cartonato: tira i cursori e compariranno tutti gli animali che si nascondono tra le pagine (con una sorpresa finale). Età di lettura: dai 2 anni.
Per saperne di più: <a href="https://www.lafeltrinelli.it/chi-sono-io-ediz-illustrata-libro-vari/e/9788855067614#cc-anchor-dettagli" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>È QUI LA FESTA?</strong> di Ross Montgomery e Sarah Warburton (Lapis). L&#39;invito alla festa di compleanno della formica Andy si diffonde senza controllo e una folla di formiche si presenta alla porticina della sua piccola casetta. Un formichiere famelico, però, è in agguato, pronto a rovinare la festa... Età di lettura: dai 4 anni.
Per saperne di più: <a href="https://www.edizionilapis.it/libro/9791255190554-e-qui-la-festa" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>POKÉMON BOX DELUXE</strong> (Mondadori). Una scatola che contiene gadget, sorprese e tre libri pieni di giochi e figure da colorare a tema Pokémon Horizon. Età di lettura: dai 5 anni.
Per saperne di più: <a href="https://www.ragazzimondadori.it/libri/pokemon-box-deluxe-aa-vv/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>MITI E LEGGENDE DELLA CINA ANTICA. STORIE DAL REGNO DI MEZZO</strong> di Alessandro Polito, illustrazioni di Yulong Lli (NuiNui). Una raccolta di 15 racconti della tradizione cinese: eroi, divinità e personaggi mitici, all&#39;origine della millenaria cultura cinese. Età di lettura: dai 7 anni.
Per saperne di più: <a href="https://nuinui.it/products/miti-e-leggende-della-cina-antica-storie-dal-regno-di-mezzo" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>TUTTI POSSONO DISEGNARE (PURE TE)</strong> di Fraffrog (Gigaciao). Un manuale di disegno pensato anche per chi crede di non sapere disegnare: consigli pratici, aneddoti, fumetti e indicazioni per acquisire le capacità di base. Contiene anche svariati QR code per accedere ai contenuti digitali. Età di lettura: 7 anni.
Per saperne di più: <a href="https://gigaciao.com/products/fraffrog-tutti-possono-disegnare-pure-te?variant=55670942368124" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>CAMPIONI DELL&#39;INTER DI IERI E DI OGGI</strong> di Roberto Bratti (Edizioni EL). Un piccolo libro illustrato con aneddoti, gol, imprese memorabili dei più grandi campioni dell&#39;Inter. Età di lettura: dagli 8 anni.
Per saperne di più: <a href="https://www.edizioniel.com/prodotto/campioni-dellinter-di-ieri-e-di-oggi-9788847743199/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>LIBROGAME. IL CASTELLO DELLA PAURA</strong> di Luca Tebaldi (Edizioni EL). Libro game: enigmi e trappole in un castello infestato dai vampiri. Età di lettura: dai 9 anni.
Per saperne di più: <a href="https://www.edizioniel.com/prodotto/escape-room-il-castello-della-paura-9788847743205/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li><strong>LO RICORDO IO PER TE</strong> di Michele Bravi, illustrazioni di Mauro Balletti (Feltrinelli). Un progetto artistico (costituito non solo dal libro ma anche da un cortometraggio e una canzone) che racconta in modo delicato la storia dei nonni dell&#39;autore. Età di lettura: dai 10 anni.
Per saperne di più: <a href="https://www.feltrinellieditore.it/opera/lo-ricordo-io-per-te/" rel="nofollow">scheda libro</a>.</li>
<li>Per Mondadori, due titoli della collana <strong>Piccoli Brividi. La Casa del Terrore</strong> (età di lettura: dai 10 anni), come di consueto a firma di R.L. Stine:
<ul><li><strong>ACQUE SPAVENTOSE</strong> (<a href="https://www.ragazzimondadori.it/libri/la-casa-del-terrore-acque-spaventose-r-l-stine/" rel="nofollow">scheda libro</a>): una semplice nuotata nel torrente diventa un incubo.</li>
<li><strong>LA NOTTE DELLA MUMMIA VIVENTE</strong> (<a href="https://www.ragazzimondadori.it/libri/la-casa-del-terrore-la-notte-della-mummia-vivente-r-l-stine/" rel="nofollow">scheda libro</a>): Happy, il protagonista, è ossessionato dalle mummie, ma non sa quali guai stanno per arrivare direttamente dall&#39;antico Egitto!</li></ul></li></ul>
]]></content:encoded>
      <author>Novità in libreria</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/iakvvzmhkj</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:28:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il paradosso delle parole</title>
      <link>https://noblogo.org/elettrona/il-paradosso-delle-parole</link>
      <description>&lt;![CDATA[Troppe persone si scagliano contro il &#34;woke&#34;, il &#34;politicamente corretto&#34;, rivendicano il diritto di usare liberamente termini offensivi verso interi gruppi.&#xA;L&#39;unica volta in cui do loro ragione è quando considerano insensato dire &#34;operatore cimiteriale&#34; al posto di &#34;becchino&#34; o &#34;operatore ecologico&#34; anziché &#34;netturbino&#34; perché chi si prende cura dei morti PRIMA della sepoltura non è chi fa il custode dei cimiteri, chi pulisce le strade non è lo stesso che smista i rifiuti dove ci si occupa di riciclo, ecc.&#xA;&#xA;Il punto qui è proprio la morte:&#xA;perché si vorrebbe usare la n-word senza conseguenze, ma poi se qualcuno muore, si fa di tutto per non chiamare la morte col suo nome?&#xA;Non dire &#34;è morto improvvisamente&#34;, ma &#34;se n&#39;è andato così com&#39;è venuto&#34; (manco fosse morto dopo una eiaculazione).&#xA;&#xA;Oppure, &#34;se n&#39;è andato dolcemente&#34;. &#xA;Peggio ancora quando si parla di tumori maligni. Non un cancro, un tumore maligno. No. &#34;Un male incurabile, un male cattivo, un brutto male&#34;. &#xA;&#xA;Il punto è che la morte tocca tutti, loro compresi. E le parole che la riguardano, fanno loro male. Li mettono a disagio. Non le usano. Mentre le altre? Le altre non li riguardano, usarle contro gli altri li fa sentire superiori.&#xA;&#xA;Finché non arriva... la signora con la falce... a rimetterli al loro posto.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Troppe persone si scagliano contro il “woke”, il “politicamente corretto”, rivendicano il diritto di usare liberamente termini offensivi verso interi gruppi.
L&#39;unica volta in cui do loro ragione è quando considerano insensato dire “operatore cimiteriale” al posto di “becchino” o “operatore ecologico” anziché “netturbino” perché chi si prende cura dei morti PRIMA della sepoltura non è chi fa il custode dei cimiteri, chi pulisce le strade non è lo stesso che smista i rifiuti dove ci si occupa di riciclo, ecc.</p>

<p>Il punto qui è proprio la morte:
perché si vorrebbe usare la n-word senza conseguenze, ma poi se qualcuno muore, si fa di tutto per non chiamare la morte col suo nome?
Non dire “è morto improvvisamente”, ma “se n&#39;è andato così com&#39;è venuto” (manco fosse morto dopo una eiaculazione).</p>

<p>Oppure, “se n&#39;è andato dolcemente”.
Peggio ancora quando si parla di tumori maligni. Non un cancro, un tumore maligno. No. “Un male incurabile, un male cattivo, un brutto male”.</p>

<p>Il punto è che la morte tocca tutti, loro compresi. E le parole che la riguardano, fanno loro male. Li mettono a disagio. Non le usano. Mentre le altre? Le altre non li riguardano, usarle contro gli altri li fa sentire superiori.</p>

<p>Finché non arriva... la signora con la falce... a rimetterli al loro posto.</p>
]]></content:encoded>
      <author>elettrona</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/jt822u8npv</guid>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:30:40 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Le classi esistono ancora, anche se non si devono nominare.</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/le-classi-esistono-ancora-anche-se-non-si-devono-nominare</link>
      <description>&lt;![CDATA[(217)&#xA;&#xA;(LDC1)&#xA;&#xA;In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. &#xA;In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente. &#xA;Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico. &#xA;Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”. &#xA;&#xA;Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità. &#xA;In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia. &#xA;Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite. &#xA;&#xA;Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione. &#xA;Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate. &#xA;La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti. &#xA;&#xA;(LDC2)&#xA;&#xA;La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose. &#xA;Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta. &#xA;Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio. &#xA;&#xA;Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili. &#xA;In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà. &#xA;Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza. &#xA;&#xA;Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe.&#xA;&#xA;#Blog #LottaDiClasse #Italia #Diseguaglianze #Opinioni #Società]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(217)</p>

<p><img src="https://contropiano.org/img/2022/01/disuguaglianze-vignetta.jpg" alt="(LDC1)"></p>

<p>In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive.
In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente.
Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico.
Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”.</p>

<p><strong>Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità.
In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia</strong>.
Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite.</p>

<p>Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione.
Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate.
La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti.</p>

<p><img src="https://www.tortuga-econ.it/wp-content/uploads/2025/07/ChatGPT-Image-10-lug-2025-15_20_44.png" alt="(LDC2)"></p>

<p>La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose.
Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta.
<strong>Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio</strong>.</p>

<p><strong>Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà</strong>; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili.
In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà.
Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza.</p>

<p><strong>Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe</strong>.</p>

<p>#Blog #LottaDiClasse #Italia #Diseguaglianze #Opinioni #Società</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/w5y6acigvk</guid>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 06:56:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La speranza nella crisi. Crisi petrolifera e transizione comunitaria.</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/la-speranza-nella-crisi</link>
      <description>&lt;![CDATA[È ormai diventato un luogo comune che le crisi possano essere occasioni di grande cambiamento, occasioni per uscire dalla nostra zona di confort (e questo vale sia per i singoli che per le società). Al di là della tragedia umanitaria e dell&#39;oltraggio al diritto internazionale compiuto dalle &#34;democrazie&#34;, quali preziose opportunità di cambiamento si celano dietro l&#39;attuale, spaventosa crisi in Medio Oriente? Possiamo accogliere questa crisi, tragedia per il business as usual, come un volano che ci fornisca l&#39;energia (spirituale) per realizzare una società radicalmente nuova e realmente sostenibile?&#xA;&#xA;Cosa sta accadendo&#xA;&#xA;Relativamente ai recenti sviluppi della situazione in medio oriente, scrive l&#39;economista Gabriele Guzzi in un un post di ieri:&#xA;&#xA;  Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:&#xA;    la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.&#xA;    Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull&#39;offerta mondiale - come già sta avvenendo - ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.&#xA;    La possibile risposta delle élite europee - del tutto inadatte ad affrontare questi tempi - sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.&#xA;    È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell&#39;Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.&#xA;    Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.&#xA;    È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.&#xA;    Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c&#39;è il futuro dell&#39;umanità.&#xA;    Gabriele Guzzi&#xA;&#xA;!--more--&#xA;Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi la nostra organizzazione socioeconomica si basa sul petrolio a basso costo, dal quale produce gran parte dei nostri prodotti di uso quotidiano (dalle aspirine alla plastica, dai rossetti a capi d’abbigliamento) e che ci permette di localizzare la produzione, progettando in America, producendo in Asia, confezionando in Africa e vendendo in Europa. Anche l&#39;elettricità che consumiamo, i mezzi di trasporto che usiamo quotidianamente sono fortemente dipendenti dal petrolio. Quindi la crisi del petrolio conduce direttamente alla crisi dell&#39;industria, dei trasporti, della socialità, dell&#39;energia. Questo non significa che il petrolio sparirà, ma che sarà sempre meno accessibile, o che comunque costerà molto di più di quanto costa ora, indipendentemente da una qualsiasi proclamazione o manovra che potranno escogitare i nostri governi. Qualcuno ha detto che la nostra società è drogata di petrolio, e stiamo per entrare in un regime di astinenza forzata. &#xA;Cosa ci aspetta quindi? Se una persona fortemente dipendente da sostanze rimane in privazione ed entra in crisi da astinenza, ha di fronte a sé una scelta: fare letteralmente di tutto (violenze, truffe, prostituzione) per procurarsi le sostanze da cui dipende, oppure entrare in un regime di disintossicazione, che potrà essere difficile ma che porterà senza dubbio ad un futuro più libero e sereno. Anche per la nostra società possiamo individuare due modelli, che dipendono dal mondo in cui scegliamo di rispondere a questa crisi. Le alternative che si prospettano vanno in direzioni opposte:&#xA;&#xA;Futuro alla Mad Max: l&#39;energia sarà nelle mani di gruppi sempre più ristretto di persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.&#xA;Futuro Pianeta Verde: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l&#39;energia, adattandosi a un futuro più &#34;verde&#34;, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell&#39;umanità)&#xA;&#xA;È ovvio che il sistema &#34;Trump&#34; sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi con decisione per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.&#xA;&#xA;Esistono però da decenni minoranze attive che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione &#34;sana&#34; verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità.&#xA;Oltre agli ecovillaggi, ai gruppi per il cambiamento degli stili di vita, o a quelli che volti alla decrescita, alla permacultura, le Comunità Laudato Sì, vorrei portare l&#39;attenzione sulle esperienze legate alle Transition Town (città in transizione) che rispondono &#34;chirurgicamente&#34; a uno scenario di crisi petrolifera globale che era stato previsto da decenni e che ora si sta dispiegando davanti ai nostri occhi.&#xA;&#xA;Il movimento delle città in transizione&#xA;&#xA;La premessa di base sulla quale si fondano le pratiche di transizione è questa:&#xA;&#xA;  La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.&#xA;    È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.&#xA;    https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/&#xA;&#xA;https://jessicaperlstein.com/products/the-fifth-sacred-thing-international?pos=1&amp;sid=685317ed0&amp;ss=r&#xA;small[Jessica Perlstein, The Fifth Sacred Thing]/small&#xA;&#xA;Le Transition Towns (Città in Transizione) sono quindi comunità locali che, partendo dall&#39;iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove dal basso resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali, fino ad arrivare a modelli di organizzazione municipale. &#xA;&#xA;Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:&#xA;&#xA;Origini: Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.&#xA;Obiettivi: Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.&#xA;Metodo: Si basa sulla &#34;transizione&#34;, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.&#xA;Azioni concrete: Progetti comuni includono l&#39;orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l&#39;efficienza energetica e la creazione di monete locali al fine di mantenere la ricchezza sul territorio.&#xA;Rete: Il movimento è internazionale, con il sito Transition Network che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da Transition Italia. &#xA;&#xA;Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.&#xA;&#xA;  [! info] video presentazione di Cristiano Bottone&#xA;  iframe width=&#34;560&#34; height=&#34;315&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/40Zgh17fIyo?si=ncrzghDGMeiwmatU&#34; title=&#34;YouTube video player&#34; frameborder=&#34;0&#34; allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; allowfullscreen/iframe&#xA;    https://www.youtube.com/watch?v=40Zgh17fIyo&#xA;&#xA;  In cosa consiste questa metodologia?&#xA;  «Attualmente è denominata “Local Transformation Toolkit” ed è stata sperimentata attraverso un progetto di 4 anni chiamato “Municipalities in Transition” che ha visto applicazioni pilota in Italia (Valsamoggia, Roma V Municipio, Santorso), Spagna, Ungheria, Portogallo e Brasile. Si tratta di dotare la comunità di tutto ciò che serve a formare un centro permanente di sviluppo, coordinamento e valutazione delle attività di transizione che possa operare e prendere decisioni al di fuori dei normali processi di competizione politica e pressione di mercato, focalizzandosi completamente sul senso delle azioni da intraprendere. &#xA;  Cristiano Bottone&#xA;    https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione&#xA;&#xA;Segnaliamo inoltre che proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità locali&#xA;https://valori.it/scozia-legge-sviluppo-comunita-locali/&#xA;&#xA;Non si tratta quindi di apportare dei cambiamenti cosmetici alla società, o togliere per 20 giorni le accise sulla benzina, oppure riempire il territorio di mega impianti industriali atti a produrre energia più o meno verde ma, come ha affermato la relatrice ONU Francesca Albanese, è necessario fare i conti con il colonialismo intrinseco nella nostra società, e da questa partorirne una nuova, basata su altri valori, fondata sull&#39;amore. Sono questi valori, elevati ma antichi, che possono e devono guidarci nella foschia di guerra nella quale siamo immersi. &#xA;&#xA;Risorse:&#xA;&#xA;Nuove energie per la pace, di Rebecca Solnit, pubblicato su Internazionale del 27 marzo 2026. https://www.3x1t.org/cloud/index.php/s/TdGD8fzyoioJgHb&#xA;Grazie al gruppo di Radio Eustachio per la segnalazione nella puntata Guerra fossile, pace rinnovabile?. &#xA;Puntata di Report Consumatori difettosi_ del 2010: https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Consumatori-difettosi-47e31576-b217-4eff-ac16-3857d8433e20.html&#xA;Intervista a Rob Hopkins del 2021: https://www.youtube.com/watch?v=SP94zAmXzJg&#xA;Intervista a Cristiano Bottone https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione&#xA;Bibliografia essenziale https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/libri/&#xA;&#xA;#società #economia #crisi  #transizione #conversione #regno]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>È ormai diventato un luogo comune che le crisi possano essere occasioni di grande cambiamento, occasioni per uscire dalla nostra zona di confort (e questo vale sia per i singoli che per le società). Al di là della tragedia umanitaria e dell&#39;oltraggio al diritto internazionale compiuto dalle “democrazie”, quali preziose opportunità di cambiamento si celano dietro l&#39;attuale, spaventosa crisi in Medio Oriente? Possiamo accogliere questa crisi, tragedia per il</em> business as usual, <em>come un volano che ci fornisca l&#39;energia (spirituale) per realizzare una società radicalmente nuova e realmente sostenibile?</em></p>

<h2 id="cosa-sta-accadendo">Cosa sta accadendo</h2>

<p>Relativamente ai recenti sviluppi della situazione in medio oriente, scrive l&#39;economista Gabriele Guzzi in un un <a href="https://www.facebook.com/gabri.guzzi/posts/pfbid023TAmuZfUsciBsNv54B1yWWpyUepVM6qt5YviFA8CcCBqzvhhEbjTnSRJFAu7pG7ql" rel="nofollow">post</a> di ieri:</p>

<blockquote><p>Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:</p>

<p>la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.</p>

<p>Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull&#39;offerta mondiale – come già sta avvenendo – ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.</p>

<p>La possibile risposta delle élite europee – del tutto inadatte ad affrontare questi tempi – sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.</p>

<p>È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell&#39;Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.</p>

<p>Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.</p>

<p>È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.</p>

<p>Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c&#39;è il futuro dell&#39;umanità.</p>

<p><em>Gabriele Guzzi</em></p></blockquote>



<p>Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi la nostra organizzazione socioeconomica si basa sul petrolio a basso costo, dal quale produce gran parte dei nostri prodotti di uso quotidiano (dalle aspirine alla plastica, dai rossetti a capi d’abbigliamento) e che ci permette di localizzare la produzione, progettando in America, producendo in Asia, confezionando in Africa e vendendo in Europa. Anche l&#39;elettricità che consumiamo, i mezzi di trasporto che usiamo quotidianamente sono fortemente dipendenti dal petrolio. Quindi la crisi del petrolio conduce direttamente alla crisi dell&#39;industria, dei trasporti, della socialità, dell&#39;energia. Questo non significa che il petrolio sparirà, ma che sarà sempre meno accessibile, o che comunque costerà molto di più di quanto costa ora, indipendentemente da una qualsiasi proclamazione o manovra che potranno escogitare i nostri governi. Qualcuno ha detto che la nostra società è <em>drogata</em> di petrolio, e stiamo per entrare in un regime di astinenza forzata.
<strong>Cosa ci aspetta quindi?</strong> Se una persona fortemente dipendente da sostanze rimane in privazione ed entra in crisi da astinenza, ha di fronte a sé una scelta: fare letteralmente di tutto (violenze, truffe, prostituzione) per procurarsi le sostanze da cui dipende, oppure entrare in un regime di disintossicazione, che potrà essere difficile ma che porterà senza dubbio ad un futuro più libero e sereno. Anche per la nostra società possiamo individuare due modelli, che dipendono dal mondo in cui scegliamo di rispondere a questa crisi. Le alternative che si prospettano vanno in direzioni opposte:</p>
<ul><li>Futuro alla <strong>Mad Max</strong>: l&#39;energia sarà nelle mani di gruppi sempre più ristretto di persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.</li>
<li>Futuro <strong>Pianeta Verde</strong>: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l&#39;energia, adattandosi a un futuro più “verde”, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell&#39;umanità)</li></ul>

<p>È ovvio che il sistema “Trump” sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi con decisione per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.</p>

<p>Esistono però da decenni minoranze attive che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione “sana” verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità.
Oltre agli <strong>ecovillaggi</strong>, ai gruppi per il <strong>cambiamento degli stili di vita</strong>, o a quelli che volti alla <strong>decrescita</strong>, alla <strong>permacultura</strong>, le <strong>Comunità Laudato Sì</strong>, vorrei portare l&#39;attenzione sulle esperienze legate alle <strong>Transition Town</strong> (città in transizione) che rispondono “chirurgicamente” a uno scenario di crisi petrolifera globale che era stato previsto da decenni e che ora si sta dispiegando davanti ai nostri occhi.</p>

<h2 id="il-movimento-delle-città-in-transizione">Il movimento delle città in transizione</h2>

<p>La premessa di base sulla quale si fondano le pratiche di transizione è questa:</p>

<blockquote><p>La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.</p>

<p>È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.</p>

<p><a href="https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/" rel="nofollow">https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/</a></p></blockquote>

<p><img src="https://jessicaperlstein.com/cdn/shop/files/5thsacredthing_10x20_web.jpg" alt="https://jessicaperlstein.com/products/the-fifth-sacred-thing-international?_pos=1&amp;_sid=685317ed0&amp;_ss=r">
<small>[Jessica Perlstein, The Fifth Sacred Thing]</small></p>

<p><strong>Le Transition Towns (Città in Transizione) sono quindi comunità locali che, partendo dall&#39;iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico</strong>. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove dal basso resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali, fino ad arrivare a modelli di organizzazione municipale. </p>

<p>Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:</p>
<ul><li><strong>Origini:</strong> Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.</li>
<li><strong>Obiettivi:</strong> Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.</li>
<li><strong>Metodo:</strong> Si basa sulla “transizione”, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.</li>
<li><strong>Azioni concrete:</strong> Progetti comuni includono l&#39;orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l&#39;efficienza energetica e la creazione di monete locali al fine di mantenere la ricchezza sul territorio.</li>
<li><strong>Rete:</strong> Il movimento è internazionale, con il sito <a href="https://transitionnetwork.org/it/about/" rel="nofollow">Transition Network</a> che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da <a href="https://www.italiachecambia.org/mappa/transition-italia/" rel="nofollow">Transition Italia</a>. </li></ul>

<p><strong>Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.</strong></p>

<blockquote><p>[! info] video presentazione di Cristiano Bottone
<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/40Zgh17fIyo?si=ncrzghDGMeiwmatU" title="YouTube video player" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=40Zgh17fIyo" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=40Zgh17fIyo</a></p>

<p><strong>In cosa consiste questa metodologia?</strong>
«Attualmente è denominata “Local Transformation Toolkit” ed è stata sperimentata attraverso un progetto di 4 anni chiamato “Municipalities in Transition” che ha visto applicazioni pilota in Italia (Valsamoggia, Roma V Municipio, Santorso), Spagna, Ungheria, Portogallo e Brasile. Si tratta di dotare la comunità di tutto ciò che serve a formare un centro permanente di sviluppo, coordinamento e valutazione delle attività di transizione che possa operare e prendere decisioni al di fuori dei normali processi di competizione politica e pressione di mercato, focalizzandosi completamente sul senso delle azioni da intraprendere.
<em>Cristiano Bottone</em></p>

<p><a href="https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione" rel="nofollow">https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione</a></p></blockquote>

<p>Segnaliamo inoltre che proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità locali
<a href="https://valori.it/scozia-legge-sviluppo-comunita-locali/" rel="nofollow">https://valori.it/scozia-legge-sviluppo-comunita-locali/</a></p>

<p>Non si tratta quindi di apportare dei cambiamenti cosmetici alla società, o togliere per 20 giorni le accise sulla benzina, oppure riempire il territorio di mega impianti industriali atti a produrre energia più o meno verde ma, come ha affermato la relatrice ONU Francesca Albanese, <strong>è necessario fare i conti con il colonialismo intrinseco nella nostra società, e da questa partorirne una nuova, basata su altri valori, fondata sull&#39;amore</strong>. Sono questi valori, elevati ma antichi, che possono e devono guidarci nella foschia di guerra nella quale siamo immersi.</p>

<h2 id="risorse">Risorse:</h2>
<ul><li><em>Nuove energie per la pace</em>, di Rebecca Solnit, pubblicato su <em>Internazionale</em> del 27 marzo 2026. <a href="https://www.3x1t.org/cloud/index.php/s/TdGD8fzyoioJgHb" rel="nofollow">https://www.3x1t.org/cloud/index.php/s/TdGD8fzyoioJgHb</a>
Grazie al gruppo di <strong>Radio Eustachio</strong> per la segnalazione nella puntata <a href="https://eustachio.indivia.net/blog/?puntata=guerra-fossile-pace-rinnovabile" rel="nofollow">Guerra fossile, pace rinnovabile?</a>.</li>
<li>Puntata di Report <em>Consumatori difettosi</em> del 2010: <a href="https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Consumatori-difettosi-47e31576-b217-4eff-ac16-3857d8433e20.html" rel="nofollow">https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Consumatori-difettosi-47e31576-b217-4eff-ac16-3857d8433e20.html</a></li>
<li>Intervista a Rob Hopkins del 2021: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SP94zAmXzJg" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=SP94zAmXzJg</a></li>
<li>Intervista a Cristiano Bottone <a href="https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione" rel="nofollow">https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione</a></li>
<li>Bibliografia essenziale <a href="https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/libri/" rel="nofollow">https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/libri/</a></li></ul>

<p>#società #economia #crisi  #transizione #conversione #regno</p>
]]></content:encoded>
      <author>μετανοειτε</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/k5rjhosvf8</guid>
      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:02:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Una sola priorità: suicidarsi con le primarie</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/una-sola-priorita-suicidarsi-con-le-primarie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Quando si esaurirà finalmente la sbornia collettiva post referendum di giornalisti e politici di opposizione? &#xA;La Gruber, a distanza di due settimane, al consueto meteorismo verbale dei Bocchino, delle Bolloli e dei Senaldi, risponde ancora con &#34;Comunque il No ha vinto e il Sì ha perso&#34;. &#xA;Ok, va bene... e adesso?&#xA;&#xA;Naturalmente a quei laidi cortigiani senza dignità, non importa nulla di avere perso il referendum. Loro si fanno pagare per diffondere menzogne, inquinare i pozzi e titillare i più bassi istinti dell&#39;italico elettore.&#xA;&#xA;Malgrado il fallimento, occupano ancora le poltrone di Direttore e Vicedirettore della cartastraccia su cui scrivono, che sono rimasti i soli al mondo a chiamare ancora giornali. &#xA;&#xA;Perché? Semplice, perché i loro lauti e rubati stipendi sono pagati anche da noi attraverso contributi pubblici. &#xA;Non solo, Libero, nella cui redazione si registra la più alta concentrazione di servi pennivendoli, è uno dei quotidiani che riceve in assoluto la maggiore quantità di contributi pubblici. &#xA;Ciò spiega perché le sue firme più &#34;autorevoli&#34;, e più ospitate in TV, siano così solerti e attive nella loro opera di servilismo e sevizie della verità oggettiva.    &#xA;&#xA;Fatta questa breve digressione, torno alla pseudo-sinistra che, dopo la schiacciante vittoria non sua, riprende il filo del discorso dove lo aveva lasciato due settimane fa: suicidarsi politicamente.  &#xA;&#xA;La scelta su come suicidarsi è caduta ancora una volta sulle primarie. Giusto perché l&#39;elettorato di sinistra ma soprattutto quello che si è rotto le balle di andare a votare senza alcuna speranza, ha proprio ancora bisogno dell&#39;ennesimo duello politico fratricida senza esclusione di colpi. &#xA;&#xA;Mi raccomando, confermare sempre la totale incapacità della sinistra (però mi viene il vomito a chiamarla così) a trovare un accordo che duri più di un cambio di mutande è un imperativo categorico assoluto ineludibile.&#xA;&#xA;Ma attenzione, qualcuno ha trovato la soluzione alternativa! Ancora più sucida delle primarie: trovare un leader federatore moderato. Moderato? E che cazzo ci facciamo con la moderazione quando i fascisti vincono con la violenza verbale, con le menzogne e la falsa propaganda e diffondendo odio e livore contro i più deboli e i poveri?&#xA;&#xA;sniff sniff... mi sembra di sentire l&#39;acre olezzo di Renzi e Franceschini... &#xA;&#xA;I nomi venuti fuori sono già un caso di studio per la psichiatria mondiale.&#xA;Gabrielli, ex-capo della polizia. Il candidato perfetto per il voto dei giovani, a cui questa sgangherata sinistra-democrista dice di volersi rivolgere e chiede di mantenere l&#39;attivismo.&#xA;&#xA;Ruffini, il democristiano figlio di Ministro democristiano, nipote del cardinale e arcivescovo di Palermo e ex-direttore dell&#39;Agenzia dell&#39;Entrate. Ottimo e abbondante per compattare ancora di più a destra il vastissimo e trasversale popolo di evasori fiscali italiani e a far tirare giù tutti i santi del Paradiso dai veri e genuini elettori di sinistra che credono ancora in uno Stato fortemente laico. &#xA;&#xA;Now playing:&#xA;“You Can&#39;t Bring Me Down”&#xA;Lights...Camera...Revolution! – Suicidal Tendencies – 1990 &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Quando si esaurirà finalmente la <strong>sbornia collettiva post referendum</strong> di giornalisti e politici di opposizione?
La Gruber, a distanza di due settimane, al consueto <strong>meteorismo verbale</strong> dei Bocchino, delle Bolloli e dei Senaldi, risponde ancora con <em>“Comunque il No ha vinto e il Sì ha perso”</em>.
Ok, va bene... e adesso?</p>

<p>Naturalmente a quei <strong>laidi cortigiani senza dignità</strong>, non importa nulla di avere perso il referendum. Loro si fanno pagare per <strong>diffondere menzogne</strong>, inquinare i pozzi e titillare i più bassi istinti dell&#39;italico elettore.</p>

<p>Malgrado il fallimento, occupano ancora le <strong>poltrone di Direttore e Vicedirettore</strong> della cartastraccia su cui scrivono, che sono rimasti i soli al mondo a chiamare ancora giornali.</p>

<p>Perché? Semplice, perché i loro <strong>lauti e rubati stipendi</strong> sono pagati anche da noi attraverso <strong>contributi pubblici</strong>.
Non solo, <strong>Libero</strong>, nella cui redazione si registra la più alta concentrazione di servi pennivendoli, è uno dei quotidiani che riceve in assoluto la <strong>maggiore quantità di contributi pubblici</strong>.
Ciò spiega perché le sue firme più “autorevoli”, e più ospitate in TV, siano così solerti e attive nella loro opera di <strong>servilismo e sevizie della verità</strong> oggettiva.</p>

<p>Fatta questa breve digressione, torno alla <strong>pseudo-sinistra</strong> che, dopo la schiacciante vittoria non sua, riprende il filo del discorso dove lo aveva lasciato due settimane fa: <strong>suicidarsi politicamente</strong>.</p>

<p>La scelta su come suicidarsi è caduta ancora una volta sulle <strong>primarie</strong>. Giusto perché l&#39;elettorato di sinistra ma soprattutto quello che si è rotto le balle di andare a votare senza alcuna speranza, ha proprio ancora bisogno dell&#39;ennesimo <strong>duello politico fratricida</strong> senza esclusione di colpi.</p>

<p>Mi raccomando, confermare sempre la totale <strong>incapacità della sinistra</strong> (però mi viene il vomito a chiamarla così) <strong>a trovare un accordo</strong> che duri più di un cambio di mutande è un imperativo categorico assoluto ineludibile.</p>

<p>Ma attenzione, qualcuno ha trovato <strong>la soluzione alternativa</strong>! Ancora <strong>più sucida delle primarie</strong>: trovare un <strong>leader federatore moderato</strong>. Moderato? E che cazzo ci facciamo con la moderazione quando i fascisti vincono con la violenza verbale, con le menzogne e la falsa propaganda e diffondendo odio e livore contro i più deboli e i poveri?</p>

<p>sniff sniff... mi sembra di sentire l&#39;<strong>acre olezzo di Renzi e Franceschini</strong>...</p>

<p>I nomi venuti fuori sono già un caso di studio per la psichiatria mondiale.
<strong>Gabrielli, ex-capo della polizia</strong>. Il candidato perfetto per il <strong>voto dei giovani</strong>, a cui questa sgangherata sinistra-democrista dice di volersi rivolgere e chiede di mantenere l&#39;attivismo.</p>

<p><strong>Ruffini</strong>, il democristiano figlio di Ministro democristiano, nipote del cardinale e arcivescovo di Palermo e <strong>ex-direttore dell&#39;Agenzia dell&#39;Entrate</strong>. Ottimo e abbondante per compattare ancora di più a destra il vastissimo e trasversale <strong>popolo di evasori fiscali italiani</strong> e a far tirare giù tutti i santi del Paradiso dai veri e genuini <strong>elettori di sinistra</strong> che credono ancora in uno <strong>Stato fortemente laico</strong>.</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“You Can&#39;t Bring Me Down”
<em>Lights...Camera...Revolution!</em> – Suicidal Tendencies – 1990</p>
]]></content:encoded>
      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bhkqilr9f8</guid>
      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:01:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ipocrisia anche basta</title>
      <link>https://noblogo.org/elettrona/ipocrisia-anche-basta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Perché a doverci vergognare e nascondere siamo sempre noi persone, in qualche modo, marginalizzate? LGBT, con HIV, con disabilità, migranti, o con più di una condizione in contemporanea.&#xA;I guerrafondai, giustizialisti da tastiera, estremisti di ogni genere urlano in continuazione. Poi se sei una persona con disabilità devi piegarti alle loro aspettative: &#xA;chi si piange addosso, pieno di problemi, che chiede aiuto;&#xA;chi fa l&#39;eroe, in una volgare pornografia dell&#39;ispirazione e del dolore.&#xA;&#xA;Anche basta. L&#39;ultima mi arriva da qualcuno secondo cui io, HIV negativa, non dovrei parlare della mia passata relazione con un uomo HIV positivo.&#xA;&#xA;Se lui è sempre stato il primo a non nascondersi, perché dovrei farlo io? Perché dovrei negare il mio passato? Non ho rubato né truffato né ammazzato qualcuno.&#xA;Parlare significa esistere, far sentire la propria voce in un mondo che si muove come se tu non ci fossi; paghi le tasse, rispetti le leggi, ma guai se chiedi qualcosa in più di quello che ti concedono. &#xA;Lo stigma esiste, e io sono stata fortunata a non subire ripercussioni come è accaduto ad altri nella stessa situazione, o che vivono col virus direttamente.&#xA;Quando posso, cerco di dare voce anche agli altri e soprattutto di combattere l&#39;attivismo performativo, la pornografia del dolore. Quell&#39;atteggiamento indecente di chi parla di sé per costruire un prodotto.&#xA;Io non sono in vendita, sono una persona attiva nelle cause in cui credo. E mando a quel paese l&#39;ipocrisia. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Perché a doverci vergognare e nascondere siamo sempre noi persone, in qualche modo, marginalizzate? LGBT, con HIV, con disabilità, migranti, o con più di una condizione in contemporanea.
I guerrafondai, giustizialisti da tastiera, estremisti di ogni genere urlano in continuazione. Poi se sei una persona con disabilità devi piegarti alle loro aspettative:
– chi si piange addosso, pieno di problemi, che chiede aiuto;
– chi fa l&#39;eroe, in una volgare pornografia dell&#39;ispirazione e del dolore.</p>

<p>Anche basta. L&#39;ultima mi arriva da qualcuno secondo cui io, HIV negativa, non dovrei parlare della mia passata relazione con un uomo HIV positivo.</p>

<p>Se lui è sempre stato il primo a non nascondersi, perché dovrei farlo io? Perché dovrei negare il mio passato? Non ho rubato né truffato né ammazzato qualcuno.
Parlare significa esistere, far sentire la propria voce in un mondo che si muove come se tu non ci fossi; paghi le tasse, rispetti le leggi, ma guai se chiedi qualcosa in più di quello che ti concedono.
Lo stigma esiste, e io sono stata fortunata a non subire ripercussioni come è accaduto ad altri nella stessa situazione, o che vivono col virus direttamente.
Quando posso, cerco di dare voce anche agli altri e soprattutto di combattere l&#39;attivismo performativo, la pornografia del dolore. Quell&#39;atteggiamento indecente di chi parla di sé per costruire un prodotto.
Io non sono in vendita, sono una persona attiva nelle cause in cui credo. E mando a quel paese l&#39;ipocrisia.</p>
]]></content:encoded>
      <author>elettrona</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7zas2r5zgq</guid>
      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:01:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario, racconto di un giorno speciale!</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-racconto-di-un-giorno-speciale</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario, racconto di un giorno speciale!&#xA;&#xA;✨Il 4/4/2024, mi ricorda una giornata di sole, quasi mezzogiorno ed io seduta fuori in giardino senza troppi pensieri, pronta per iniziare una piccola avventura virtuale, ma che  poi mi ha accompagnata in questi due anni, portandomi a ripensare a questi giorni, mesi e intensi anni!&#xA;Questa istanza, (Snowfan), agli inizi aveva un qualcosa di magico, surreale, così come colui che mi aveva invitata, convinta e accettata a far parte di questo strano mondo,  per me nuovo, sconosciuto e a volte anche incomprensibile..&#xA;Credo di essere entrata in punta di piedi, senza indossare maschere, senza nascondere nulla di me, né nome, né emozioni, né limiti, né insicurezze...&#xA;Mi sono ritrovata in questa enorme bolla, dove era tutto strano, perfetto, tutti che andavano d&#39;accordo, un social diverso e come viene definito decentralizzato! &#xA;Io non scappavo da quelli tradizionali, non ho mai avuto problemi, ho sempre ritenuto di essere me stessa, allo scopo di poter interagire e comunicare in qualche modo con parenti e amici lontani! Due lunghi anni, parte della mia vera vita, spesso mi hanno vista  mettermi da parte, isolarmi, per una mia semplice forma di autodifesa! Perché in fondo mi sono sempre sentita diversa, fuori posto, perché non ero in grado di comprendere i meccanismi , le dinamiche e anche semplicemente dare una risposta per me era complicato! Non è sempre andato tutto bene, i miei errori li ho commessi, di valutazione, di ingenuità e forse sicuramente per colpa del mio modo di essere entrata semplicemente con la mia sincerità, con la mia voglia di condividere, di cercare connessioni e forse anche amicizie. Così mi sono illusa, affezionata, ho ricevuto anche delusioni e ho dovuto anche fare mea culpa, sul fatto che fossi io il problema, non l&#39;istanza, la gente, il fatto che io non riuscissi spesso ad interagire, inserirmi, a comprendere come funzionasse questo social, a non trovare interessi comuni ecc. Dipendeva e credo dipenda ancora dal fatto che io non comprendo davvero le finalità o utilità, sono inesperta, una pecorella nera, che vive sul suo bel prato verde, con sue idee,  convinzioni, interessi, pregi e soprattutto tanti limiti.✨ &#xA;&#xA;Una che non si può  definire rivoluzionaria o idealista, un&#39; ospite un po&#39; diversa!&#xA;Il merito va esclusivamente a chi mi ha accolta, sopportata, supportata finché ha ritenuto opportuno, lasciata da sola, per darmi la possibilità di imparare a gestirmi, a comprendere, senza che ci fosse sempre qualcuno pronto a prendermi per mano e a darmi la pappa pronta! Così  forse qualcosa l&#39;ho imparata e piano piano ho iniziato a muovere i miei passi, sempre sotto la supervisione del mio grande Maestro! Mi sono persa diverse volte, alcune volte ho pensato di andare via, perché forse in quei momenti, altri interessi, priorità, esigenze mi portavano a non sentirmi nel posto giusto, ma soprattutto  a non avere la forza mentale per starci! La cosa che più mi affascinava oltre al mio supereroe, era questa capacità di conoscere gente da ogni parte, luogo, certo di argomenti vicini a me né ho sempre incontrati pochi e poi la gente, questi pseudo amici, questa catena di relazioni nuove che si venivano a creare, a consolidare, soprattutto al di fuori della mia casa, ma era bello per questo, poter trovare interessi al di fuori! Quante connessioni sbagliate ho coltivato, quante incomprensioni, quante illusioni mi sono creata e anche delusioni. Perché sono così anche nella mia vita reale, sono una persona umile, un&#39;appassionata di arte, della luna e di pensieri, che spesso mi hanno portato consensi, applausi, ma anche qualche incomprensione! Quando nella mia vita c&#39;è  stato un terremoto che mi ha sconvolta e ferita, anche in quella circostanza ho voluto rimanere, raccontare, raccontarmi con immagini, foto, parole ed emozioni avendo il mio angolino, che potevo gestire, secondo le mie necessità, bisogni ecc. Non sarò ripetitiva, ho voluto raccontare altri aspetti, ho lasciato da parte emozioni, relazioni vere e ho raccontato un&#39;altra visione, certo sarà sempre una visione isolata, una di quelle che non apporterà benefici o cambiamenti, ma è il mio modo dì esserci stata, di esserci ancora con rispetto, stima e sincerità!  Perché ciascuno di noi ha il proprio posto, passioni, non sempre condivisibili, ma nel mio piccolo mondo mi sono sentita libera di essere sempre me stessa!&#xA;&#xA;IMG-20260126-121131.jpg]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario, racconto di un giorno speciale!</p>

<p>✨Il 4/4/2024, mi ricorda una giornata di sole, quasi mezzogiorno ed io seduta fuori in giardino senza troppi pensieri, pronta per iniziare una piccola avventura virtuale, ma che  poi mi ha accompagnata in questi due anni, portandomi a ripensare a questi giorni, mesi e intensi anni!
Questa istanza, (Snowfan), agli inizi aveva un qualcosa di magico, surreale, così come colui che mi aveva invitata, convinta e accettata a far parte di questo strano mondo,  per me nuovo, sconosciuto e a volte anche incomprensibile..
Credo di essere entrata in punta di piedi, senza indossare maschere, senza nascondere nulla di me, né nome, né emozioni, né limiti, né insicurezze...
Mi sono ritrovata in questa enorme bolla, dove era tutto strano, perfetto, tutti che andavano d&#39;accordo, un social diverso e come viene definito decentralizzato!
Io non scappavo da quelli tradizionali, non ho mai avuto problemi, ho sempre ritenuto di essere me stessa, allo scopo di poter interagire e comunicare in qualche modo con parenti e amici lontani! Due lunghi anni, parte della mia vera vita, spesso mi hanno vista  mettermi da parte, isolarmi, per una mia semplice forma di autodifesa! Perché in fondo mi sono sempre sentita diversa, fuori posto, perché non ero in grado di comprendere i meccanismi , le dinamiche e anche semplicemente dare una risposta per me era complicato! Non è sempre andato tutto bene, i miei errori li ho commessi, di valutazione, di ingenuità e forse sicuramente per colpa del mio modo di essere entrata semplicemente con la mia sincerità, con la mia voglia di condividere, di cercare connessioni e forse anche amicizie. Così mi sono illusa, affezionata, ho ricevuto anche delusioni e ho dovuto anche fare mea culpa, sul fatto che fossi io il problema, non l&#39;istanza, la gente, il fatto che io non riuscissi spesso ad interagire, inserirmi, a comprendere come funzionasse questo social, a non trovare interessi comuni ecc. Dipendeva e credo dipenda ancora dal fatto che io non comprendo davvero le finalità o utilità, sono inesperta, una pecorella nera, che vive sul suo bel prato verde, con sue idee,  convinzioni, interessi, pregi e soprattutto tanti limiti.✨</p>

<p>Una che non si può  definire rivoluzionaria o idealista, un&#39; ospite un po&#39; diversa!
Il merito va esclusivamente a chi mi ha accolta, sopportata, supportata finché ha ritenuto opportuno, lasciata da sola, per darmi la possibilità di imparare a gestirmi, a comprendere, senza che ci fosse sempre qualcuno pronto a prendermi per mano e a darmi la pappa pronta! Così  forse qualcosa l&#39;ho imparata e piano piano ho iniziato a muovere i miei passi, sempre sotto la supervisione del mio grande Maestro! Mi sono persa diverse volte, alcune volte ho pensato di andare via, perché forse in quei momenti, altri interessi, priorità, esigenze mi portavano a non sentirmi nel posto giusto, ma soprattutto  a non avere la forza mentale per starci! La cosa che più mi affascinava oltre al mio supereroe, era questa capacità di conoscere gente da ogni parte, luogo, certo di argomenti vicini a me né ho sempre incontrati pochi e poi la gente, questi pseudo amici, questa catena di relazioni nuove che si venivano a creare, a consolidare, soprattutto al di fuori della mia casa, ma era bello per questo, poter trovare interessi al di fuori! Quante connessioni sbagliate ho coltivato, quante incomprensioni, quante illusioni mi sono creata e anche delusioni. Perché sono così anche nella mia vita reale, sono una persona umile, un&#39;appassionata di arte, della luna e di pensieri, che spesso mi hanno portato consensi, applausi, ma anche qualche incomprensione! Quando nella mia vita c&#39;è  stato un terremoto che mi ha sconvolta e ferita, anche in quella circostanza ho voluto rimanere, raccontare, raccontarmi con immagini, foto, parole ed emozioni avendo il mio angolino, che potevo gestire, secondo le mie necessità, bisogni ecc. Non sarò ripetitiva, ho voluto raccontare altri aspetti, ho lasciato da parte emozioni, relazioni vere e ho raccontato un&#39;altra visione, certo sarà sempre una visione isolata, una di quelle che non apporterà benefici o cambiamenti, ma è il mio modo dì esserci stata, di esserci ancora con rispetto, stima e sincerità!  Perché ciascuno di noi ha il proprio posto, passioni, non sempre condivisibili, ma nel mio piccolo mondo mi sono sentita libera di essere sempre me stessa!</p>

<p><a href="https://postimg.cc/ftmLCVcb" rel="nofollow"><img src="https://i.postimg.cc/gJBZYRr3/IMG-20260126-121131.jpg" alt="IMG-20260126-121131.jpg"></a></p>
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      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qqcsqkewmu</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 14:44:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Terremoti, sassolini, gattopardi e tanto lavoro. Di &#34;50&amp;50&#34; (*) </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/terremoti-sassolini-gattopardi-e-tanto-lavoro</link>
      <description>&lt;![CDATA[(216)&#xA;&#xA;(D1)&#xA;&#xA;(*): &#34;50&amp;50&#34; è la sigla dietro la quale si nascondono Daniele Mattioli (con Alessandra Corubolo) e @piedea.bsky.social. I post, quando indicato, sono da attribuire ad entrambi. &#xA;&#xA;Da due, tre giorni si parla di terremoto nel centro destra. &#xA;I pezzi che crollano uno dopo l&#39;altro, anche quelli non direttamente collegati con la debacle referendaria, l&#39;incapacità di mettere subito in sicurezza le strutture, tamponando, puntellando, sostituendo rapidamente i pilastri venuti a mancare: tutto questo rende bene l&#39;idea di un evento inatteso, violento, distruttivo.  &#xA; &#xA;Un terremoto appunto.  &#xA;Eppure di questo sisma ancora non conosciamo esattamente l&#39;epicentro: è sicuramente nelle vicinanze del “No” uscito vincitore dalle urne, ma sfiora, fino a non si sa che punto, le fondamenta di un sistema di governo che ha funzionato fino a che non è dovuto ricorrere al giudizio dei cittadini.  &#xA;Non conosciamo nemmeno l&#39;entità della scossa: la andiamo scoprendo giorno per giorno, accorgendoci delle nuvole di polvere provocate dai crolli di bastioni evidentemente danneggiati, ma non mappati. E diversi crolli non sono dovuti a moti sussultori o ondulatori, ma a precise richieste di chi “da oggi non copre più nessuno” (semi cit.) &#xA;&#xA;Ed è anche il tremare della tanto sbandierata solidità istituzionale, quella che dovrebbe cambiare la storia d’Italia.  &#xA;Non è solo un fatto temporale, di giorni di governo che fanno curriculum.  &#xA;E’ un’idea che passa ed è quella che, in fondo, spesso erano solo chiacchiere. &#xA;Uno strano modo di affrontare un moto tellurico da parte di chi dovrebbe coordinare i soccorsi e strano modo di subirlo da parte di chi è crollato, responsabile o meno della scossa.  &#xA;Poi ci sono quelli che scappano, non importa chiederglielo. &#xA;Loro scappano, da sempre. Scappavano dai vascelli in procinto di affondare, scappavano vestiti da caporali tedeschi, scappano per paura che un terremoto, irrispettoso del loro ruolo di capogruppo, possa seppellirli. &#xA;Figure marginali che verranno sostituite da altre altrettanto insignificanti. &#xA; &#xA;Ed è uno strana modalità quella con cui lo si affronta: in fondo, se non previsto, poteva essere preso in considerazione, i punti deboli potevano essere rinforzati o sostituiti ben prima del referendum che lo ha provocato. &#xA;&#xA;(D2)&#xA;&#xA;Si potrebbe avere l&#39;impressione di essere di fronte a un “redde rationem”, se non fosse strano pure questo, visto che non riguarda solo i responsabili. &#xA;Anzi ci si dimentica dei principali, dal guarda sigilli alla PdC che mai avrà la dignità di fare un passo indietro. Smentirebbe se stessa e la sua narrazione, lasciando un vuoto negli impavidi cuori di coloro che la considerano davvero una politica di rango.  &#xA;Quindi, è anche un problema di propaganda. &#xA; &#xA;Il tutto assomiglia, invece, a un ben più prosaico riequilibrio di potere, un levarsi sassolini di varie dimensioni dalle scarpe, volendo dare al tempo stesso un&#39;impressione di repulisti e di impegno democratico: un gattopardesco e vendicativo cambiare tutto per non cambiare nulla. &#xA; &#xA;Fra tutte queste macerie, pugnalate alle spalle ed esercizi di potere più o meno leciti, sbocciano le illusioni delle opposizioni, convinte di tramutare in voti la percentuale vittoriosa dei dati referendari. &#xA;Non sarà così, non lo sarà se i partiti minori non decideranno una volta per tutte da che parte stare.  &#xA;&#xA;Come dovranno fare anche i riformisti che hanno fatto campagna contro il proprio schieramento. &#xA;E non lo sarà se non verranno velocemente chiariti e mantenuti pochi punti guida del patto contro la destra in generale ed il governo in particolare e se non si chiariranno i rapporti di forza, senza prevaricazioni. &#xA;&#xA;Dovrebbe essere fatto senza indecisioni, dando dimostrazione di efficienza e coesione, magari formando un governo ombra che non solo ribatta colpo su colpo le storture di un esecutivo incompetente, ma si dimostri capace di proposte serie e attrattive.  &#xA; &#xA;E curando la comunicazione.  &#xA;Reimparare a comunicare, spiegare, martellare. &#xA;L&#39;augurio è che il prossimo sia un vero sisma, forte, distruttivo, per ricostruire un paese libero da spinte reazionarie e di bassa politica, rispettando i progetti della Costituzione ed ampliandoli per un vero bene comune. &#xA;&#xA;#Blog #50&amp;50 #Politica #GovernoMeloni #Dimissioni #Italia #Opinioni&#xA; &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(216)</p>

<p><img src="https://tg24.sky.it/assets/images/ed320e7a51bdbf62adbc47694072e6f9f34a4989/skytg24/it/politica/2026/03/27/governo-meloni-dimissioni-referendum/governo_meloni_repulisti_hero_ansa.jpg" alt="(D1)"></p>

<p>(*): “50&amp;50” è la sigla dietro la quale si nascondono Daniele Mattioli (con Alessandra Corubolo) e @piedea.bsky.social. I post, quando indicato, sono da attribuire ad entrambi.</p>

<p>Da due, tre giorni si parla di <strong>terremoto</strong> nel centro destra.
I pezzi che crollano uno dopo l&#39;altro, anche quelli non direttamente collegati con la debacle referendaria, l&#39;incapacità di mettere subito in sicurezza le strutture, tamponando, puntellando, sostituendo rapidamente i pilastri venuti a mancare: tutto questo rende bene l&#39;idea di un evento inatteso, violento, distruttivo.</p>

<p>Un terremoto appunto.<br>
<strong>Eppure di questo sisma ancora non conosciamo esattamente l&#39;epicentro</strong>: è sicuramente nelle vicinanze del “No” uscito vincitore dalle urne, ma sfiora, fino a non si sa che punto, le fondamenta di un sistema di governo che ha funzionato fino a che non è dovuto ricorrere al giudizio dei cittadini.<br>
Non conosciamo nemmeno l&#39;entità della scossa: la andiamo scoprendo giorno per giorno, accorgendoci delle nuvole di polvere provocate dai crolli di bastioni evidentemente danneggiati, ma non mappati. E diversi crolli non sono dovuti a moti sussultori o ondulatori, ma a precise richieste di chi “da oggi non copre più nessuno” (semi cit.)</p>

<p>Ed è anche il tremare della tanto sbandierata solidità istituzionale, quella che dovrebbe cambiare la storia d’Italia.<br>
Non è solo un fatto temporale, di giorni di governo che fanno curriculum.<br>
E’ un’idea che passa ed è quella che, in fondo, spesso erano solo chiacchiere.
Uno strano modo di affrontare un moto tellurico da parte di chi dovrebbe coordinare i soccorsi e strano modo di subirlo da parte di chi è crollato, responsabile o meno della scossa.<br>
Poi ci sono quelli che scappano, non importa chiederglielo.
Loro scappano, da sempre. Scappavano dai vascelli in procinto di affondare, scappavano vestiti da caporali tedeschi, scappano per paura che un terremoto, irrispettoso del loro ruolo di capogruppo, possa seppellirli.
Figure marginali che verranno sostituite da altre altrettanto insignificanti.</p>

<p>Ed è uno strana modalità quella con cui lo si affronta: in fondo, se non previsto, poteva essere preso in considerazione, i punti deboli potevano essere rinforzati o sostituiti ben prima del referendum che lo ha provocato.</p>

<p><img src="https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2025/01/25/175824397-414842f1-570b-4946-9681-bc53bd1c2439.jpg" alt="(D2)"></p>

<p>Si potrebbe avere l&#39;impressione di essere di fronte a un “redde rationem”, se non fosse strano pure questo, visto che non riguarda solo i responsabili.
Anzi ci si dimentica dei principali, dal guarda sigilli alla PdC che mai avrà la dignità di fare un passo indietro. Smentirebbe se stessa e la sua narrazione, lasciando un vuoto negli impavidi cuori di coloro che la considerano davvero una politica di rango.<br>
<strong>Quindi, è anche un problema di propaganda</strong>.</p>

<p><strong>Il tutto assomiglia, invece, a un ben più prosaico riequilibrio di potere, un levarsi sassolini di varie dimensioni dalle scarpe, volendo dare al tempo stesso un&#39;impressione di repulisti e di impegno democratico: un gattopardesco e vendicativo cambiare tutto per non cambiare nulla</strong>.</p>

<p>Fra tutte queste macerie, pugnalate alle spalle ed esercizi di potere più o meno leciti, sbocciano le illusioni delle opposizioni, convinte di tramutare in voti la percentuale vittoriosa dei dati referendari.
Non sarà così, non lo sarà se i partiti minori non decideranno una volta per tutte da che parte stare.</p>

<p>Come dovranno fare anche i riformisti che hanno fatto campagna contro il proprio schieramento.
E non lo sarà se non verranno velocemente chiariti e mantenuti pochi punti guida del patto contro la destra in generale ed il governo in particolare e se non si chiariranno i rapporti di forza, senza prevaricazioni.</p>

<p><strong>Dovrebbe essere fatto senza indecisioni, dando dimostrazione di efficienza e coesione, magari formando un governo ombra che non solo ribatta colpo su colpo le storture di un esecutivo incompetente, ma si dimostri capace di proposte serie e attrattive</strong>.</p>

<p>E curando la comunicazione.<br>
<strong>Reimparare a comunicare, spiegare, martellare.
L&#39;augurio è che il prossimo sia un vero sisma, forte, distruttivo, per ricostruire un paese libero da spinte reazionarie e di bassa politica, rispettando i progetti della Costituzione ed ampliandoli per un vero bene comune</strong>.</p>

<p>#Blog #50&amp;50 #Politica #GovernoMeloni #Dimissioni #Italia #Opinioni</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8hxown9rr7</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 13:32:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il &#34;No&#34; che riapre la partita della partecipazione.</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/il-no-che-riapre-la-partita-della-partecipazione</link>
      <description>&lt;![CDATA[(215) &#xA;&#xA;(DF1)&#xA;&#xA;Questo post nasce dall&#39;incontro di scrittura tra me e l&#39;amico &#xA;@piedea.bsky.social, che ringrazio con affetto. &#xA;&#xA;Sul piano dei principi, il referendum toccava il cuore della divisione dei poteri: ridefinire l’assetto della magistratura significa intervenire sul modo in cui lo Stato limita sé stesso e protegge i più deboli. &#xA;&#xA;In questo senso, la vittoria del “No” può essere letta come la riaffermazione di un’etica della cautela di fronte a riforme percepite come sbilanciate a favore della politica, e quindi come potenzialmente lesive di quell’idea di giustizia come spazio autonomo dal consenso del momento. &#xA;&#xA;La stessa mobilitazione del fronte del “Sì”, che ha insistito su imparzialità e terzietà del giudice, mostra quanto l’istanza di una giustizia avvertita come equa e trasparente sia ormai un valore condiviso, anche se tradotto in proposte opposte; ed è in questa visione bipartisan che possiamo trovare uno dei motivi del fallimento del governo.&#xA;&#xA;Che una riforma della giustizia sia necessaria è convinzione comune, ma non può e non deve essere calata dall&#39;alto, imposta a colpi di fiducia. &#xA;In una democrazia rappresentativa quale siamo, decisioni importanti di questa portata devono essere discusse e mediate coinvolgendo il più alto numero di parlamentari possibile.&#xA;&#xA;Il voto sul referendum sulla giustizia consegna un messaggio morale duplice: da un lato una richiesta di protezione dell’indipendenza dei poteri, dall’altro la rivendicazione di un ruolo più attivo dei cittadini nella definizione del patto di cittadinanza. &#xA;&#xA;Il fatto che quasi sei elettori su dieci si siano recati alle urne, in una consultazione senza quorum, attribuisce a questo segnale un peso etico particolarmente forte.&#xA;&#xA;(DF2)&#xA;&#xA;C’è poi una dimensione etica relativa alla responsabilità individuale: trattandosi di referendum costituzionale senza quorum, ogni astensione era, di fatto, una scelta che lasciava ad altri il compito di ridisegnare uno dei tre poteri dello Stato.&#xA;&#xA;L’affluenza elevata, in controtendenza rispetto al disincanto degli ultimi anni, segnala una reazione: molti cittadini hanno percepito che la giustizia non è un tema “di categoria”, ma riguarda la propria possibilità concreta di vedere riconosciuti i diritti e difese le minoranze.&#xA;In questo, la consultazione riapre l’idea di cittadinanza come partecipazione attiva e non &#xA;solo come delega episodica ai partiti.&#xA;&#xA;Il voto assume anche il significato di una correzione di rotta dal basso, in un contesto di forte verticalizzazione del potere esecutivo.&#xA;L’esito negativo per il governo ricorda che la legittimazione elettorale non è un assegno in bianco: la società italiana mostra di voler esercitare un controllo etico sulle scelte che toccano le garanzie fondamentali, anche a costo di smentire un esecutivo che pure resta in carica.&#xA;&#xA;Il referendum restituisce alla comunità politica un momento di riflessione collettiva su quali limiti porre a chi governa e su come proteggere gli spazi di dissenso e di controllo.&#xA;Il modo in cui il dibattito è stato animato da comitati, associazioni, sindacati e gruppi di società civile indica un tessuto democratico che, pur provato, non è rassegnato.&#xA;&#xA;Il richiamo ricorrente all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, alla difesa della Costituzione come “patrimonio comune”, alla necessità di un voto informato e non solo schierato, dona l’immagine di un Paese che, almeno su questo terreno, continua a misurarsi con categorie come responsabilità, limite, garanzia, e non soltanto con l’immediatezza del vantaggio politico.&#xA;&#xA;#Blog #Italia #Referendum #Politica #Opinioni &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(215)</p>

<p><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/info/mondo/3617661-ve22dn-rsich_2026032319090810_46ada1e79c56cd336e06921c17ea6d02.jpg/alternates/r16x9/3617661-ve22dn-rsich_2026032319090810_46ada1e79c56cd336e06921c17ea6d02.jpg" alt="(DF1)"></p>

<p><strong>Questo post nasce dall&#39;incontro di scrittura tra me e l&#39;amico
@piedea.bsky.social, che ringrazio con affetto</strong>.</p>

<p>Sul piano dei principi, il referendum toccava il cuore della divisione dei poteri: ridefinire l’assetto della magistratura significa intervenire sul modo in cui lo Stato limita sé stesso e protegge i più deboli.</p>

<p>In questo senso, la vittoria del “No” può essere letta come la riaffermazione di un’etica della cautela di fronte a riforme percepite come sbilanciate a favore della politica, e quindi come potenzialmente lesive di quell’idea di giustizia come spazio autonomo dal consenso del momento.</p>

<p>La stessa mobilitazione del fronte del “Sì”, che ha insistito su imparzialità e terzietà del giudice, mostra quanto l’istanza di una giustizia avvertita come equa e trasparente sia ormai un valore condiviso, anche se tradotto in proposte opposte; ed è in questa visione bipartisan che possiamo trovare uno dei motivi del fallimento del governo.</p>

<p>Che una riforma della giustizia sia necessaria è convinzione comune, ma non può e non deve essere calata dall&#39;alto, imposta a colpi di fiducia.
In una democrazia rappresentativa quale siamo, decisioni importanti di questa portata <strong>devono</strong> essere discusse e mediate coinvolgendo il più alto numero di parlamentari possibile.</p>

<p>Il voto sul referendum sulla giustizia consegna un messaggio morale duplice: da un lato una richiesta di protezione dell’indipendenza dei poteri, dall’altro la rivendicazione di un ruolo più attivo dei cittadini nella definizione del patto di cittadinanza.</p>

<p>Il fatto che quasi sei elettori su dieci si siano recati alle urne, in una consultazione senza quorum, attribuisce a questo segnale un peso etico particolarmente forte.</p>

<p><img src="https://www.rainews.it/dl/img/2026/03/23/1774278500274_rainewscdccadaccac.jpg" alt="(DF2)"></p>

<p>C’è poi una dimensione etica relativa alla responsabilità individuale: trattandosi di referendum costituzionale senza quorum, ogni astensione era, di fatto, una scelta che lasciava ad altri il compito di ridisegnare uno dei tre poteri dello Stato.</p>

<p>L’affluenza elevata, in controtendenza rispetto al disincanto degli ultimi anni, segnala una reazione: molti cittadini hanno percepito che la giustizia non è un tema “di categoria”, ma riguarda la propria possibilità concreta di vedere riconosciuti i diritti e difese le minoranze.
In questo, la consultazione riapre l’idea di cittadinanza come partecipazione attiva e non
solo come delega episodica ai <strong>partiti</strong>.</p>

<p><strong>Il voto assume anche il significato di una correzione di rotta dal basso, in un contesto di forte verticalizzazione del potere esecutivo</strong>.
L’esito negativo per il governo ricorda che la legittimazione elettorale non è un assegno in bianco: la società italiana mostra di voler esercitare un controllo etico sulle scelte che toccano le garanzie fondamentali, anche a costo di smentire un esecutivo che pure resta in carica.</p>

<p>Il referendum restituisce alla comunità politica un momento di riflessione collettiva su quali limiti porre a chi governa e su come proteggere gli spazi di dissenso e di controllo.
Il modo in cui il dibattito è stato animato da comitati, associazioni, sindacati e gruppi di società civile indica un tessuto democratico che, pur provato, non è rassegnato.</p>

<p><strong>Il richiamo ricorrente all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, alla difesa della Costituzione come “patrimonio comune”, alla necessità di un voto informato e non solo schierato, dona l’immagine di un Paese che, almeno su questo terreno, continua a misurarsi con categorie come responsabilità, limite, garanzia, e non soltanto con l’immediatezza del vantaggio politico</strong>.</p>

<p>#Blog #Italia #Referendum #Politica #Opinioni</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/oh7jiy45dq</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:37:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La sconfitta di Meloni e il lavoro che resta da fare. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/la-sconfitta-di-meloni-e-il-lavoro-che-resta-da-fare</link>
      <description>&lt;![CDATA[(214)&#xA;&#xA;(R1)&#xA;&#xA;Nota: il post è scritto nell&#39;immediatezza dei risultati e delle prime reazioni politiche. Non è assolutamente esaustivo. Per ora. &#xA;&#xA;Il referendum sulla giustizia si chiude con una partecipazione insolitamente alta, il 58,93% degli aventi diritto, e con una vittoria netta ma non schiacciante del “No”, che si attesta intorno al 54%. &#xA;&#xA;È un responso che smentisce sia l’idea di un Paese apatico sulle regole del proprio Stato di diritto, sia la narrazione di un mandato in bianco per la riforma Nordio voluta da Giorgia Meloni.&#xA;&#xA;La prima sconfitta politica è proprio per la presidente del Consiglio, che aveva caricato il voto di un’evidente valenza plebiscitaria, evocando scenari cupi di stupratori e pedofili liberati in caso di vittoria del “No” e presentando il “Sì” come il solo argine alla “impunità”. &#xA;&#xA;Il risultato, invece, dice che una maggioranza relativa di italiani non si è fatta convincere né da questa propaganda securitaria, né dall’idea che per “far funzionare la giustizia” si debba riscrivere la Costituzione in sette punti, piegando un po’ di più la magistratura al potere politico. &#xA;&#xA;Il governo Meloni si ritrova così con una riforma archiviata dagli elettori e un capitale politico eroso su un terreno, quello della “lotta ai giudici politicizzati”, che doveva essere identitario.&#xA;&#xA;(R2)&#xA;&#xA;All’interno della maggioranza, la sconfitta apre inevitabilmente una contabilità di responsabilità. Meloni ha già provato a mettere le mani avanti nelle scorse settimane, dicendo di non temere contraccolpi politici e di avere un’esecutivo “saldo”. &#xA;&#xA;Una bocciatura popolare di questa portata sulla sua prima grande riforma costituzionale non potrà non pesare nei rapporti di forza con gli alleati e nel rapporto con un ministro Nordio che esce politicamente indebolito. &#xA;&#xA;Nel breve periodo non è scontato un terremoto di governo, ma la capacità della premier di usare il tema giustizia come clava identitaria contro opposizioni e magistratura esce significativamente logorata.&#xA;&#xA;Sul fronte del “No”, Piazza del Popolo aveva anticipato il clima: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni avevano trasformato la battaglia referendaria in un test di difesa dell’indipendenza dei giudici e della natura antifascista della Costituzione. &#xA;Schlein ha insistito sul rifiuto di “giudici assoggettati alla politica” e sulla necessità di essere controllati anche quando si governa, segnando una linea che guarda già alle politiche del 2027. Conte ha parlato di riforma “ipocrita” e finta modernizzazione, mentre Bonelli e Fratoianni hanno accusato il governo di voler colpire l’indipendenza della magistratura senza dirlo apertamente, evocando persino paragoni con l’Ungheria e la Repubblica iraniana. &#xA;&#xA;È questo fronte variegato (partiti, sindacato, associazioni come Anpi e Arci, pezzi di società civile) ad avere oggi il merito e la responsabilità di non trasformare il risultato in un semplice “tutti a casa” del governo, ma in un lavoro più serio sulla giustizia.​&#xA;Per chi ha votato “No”, la vittoria non è un punto d’arrivo ma un argine provvisorio. &#xA;&#xA;Si è fermata una riforma pericolosa, che avrebbe ristretto l’autonomia dei magistrati senza affrontare davvero i tempi biblici dei processi o la carenza di personale negli uffici giudiziari. L’urgenza di una giustizia più rapida e più giusta resta intatta, e non basterà cantare vittoria per rispondere alla domanda di efficienza che viene dal Paese. &#xA;&#xA;Se il governo ha perso il “suo” referendum, l’opposizione non può permettersi di vincere soltanto in negativo: dovrà dimostrare di saper scrivere una proposta alternativa, credibile e coerente con quella stessa Costituzione che oggi, con questo voto, gli elettori hanno scelto di difendere**.&#xA;&#xA;#Blog #Italia #Referendum2026 #SeparazioneDelleCarriere #NO #Opinioni&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(214)</p>

<p><img src="https://media-assets.wired.it/photos/69c1130f0faa4d0b24e6bda3/16:9/w_2560%2Cc_limit/2267862713" alt="(R1)"></p>

<p>**Nota: il post è scritto nell&#39;immediatezza dei risultati e delle prime reazioni politiche. Non è <strong><em>assolutamente</em></strong> esaustivo. Per ora.</p>

<p>Il referendum sulla giustizia si chiude con una partecipazione insolitamente alta, il 58,93% degli aventi diritto, e con una vittoria netta ma non schiacciante del “No”, che si attesta intorno al 54%.</p>

<p>È un responso che smentisce sia l’idea di un Paese apatico sulle regole del proprio Stato di diritto, sia la narrazione di un mandato in bianco per la riforma Nordio voluta da Giorgia Meloni.</p>

<p>La prima sconfitta politica è proprio per la presidente del Consiglio, che aveva caricato il voto di un’evidente valenza plebiscitaria, evocando scenari cupi di stupratori e pedofili liberati in caso di vittoria del “No” e presentando il “Sì” come il solo argine alla “impunità”.</p>

<p><strong>Il risultato, invece, dice che una maggioranza relativa di italiani non si è fatta convincere né da questa propaganda securitaria, né dall’idea che per “far funzionare la giustizia” si debba riscrivere la Costituzione in sette punti, piegando un po’ di più la magistratura al potere politico</strong>.</p>

<p>Il governo Meloni si ritrova così con una riforma archiviata dagli elettori e un capitale politico eroso su un terreno, quello della “lotta ai giudici politicizzati”, che doveva essere identitario.</p>

<p><img src="https://api.gdb.atexcloud.io/image-service/view/acePublic/alias/contentid/1pyic7t2sjmmdbw2ur1/2/image.webp" alt="(R2)"></p>

<p>All’interno della maggioranza, la sconfitta apre inevitabilmente una contabilità di responsabilità. Meloni ha già provato a mettere le mani avanti nelle scorse settimane, dicendo di non temere contraccolpi politici e di avere un’esecutivo “saldo”.</p>

<p>Una bocciatura popolare di questa portata sulla sua prima grande riforma costituzionale non potrà non pesare nei rapporti di forza con gli alleati e nel rapporto con un ministro <strong>Nordio</strong> che esce politicamente indebolito.</p>

<p>Nel breve periodo non è scontato un terremoto di governo, ma la capacità della premier di usare il tema giustizia come clava identitaria contro opposizioni e magistratura esce significativamente logorata.</p>

<p>Sul fronte del “No”, Piazza del Popolo aveva anticipato il clima: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni avevano trasformato la battaglia referendaria in un test di difesa dell’indipendenza dei giudici e della natura antifascista della Costituzione.
Schlein ha insistito sul rifiuto di “giudici assoggettati alla politica” e sulla necessità di essere controllati anche quando si governa, segnando una linea che guarda già alle politiche del 2027. Conte ha parlato di riforma “ipocrita” e finta modernizzazione, mentre Bonelli e Fratoianni hanno accusato il governo di voler colpire l’indipendenza della magistratura senza dirlo apertamente, evocando persino paragoni con l’Ungheria e la Repubblica iraniana.</p>

<p>È questo fronte variegato (partiti, sindacato, associazioni come Anpi e Arci, pezzi di società civile) ad avere oggi il merito e la responsabilità di non trasformare il risultato in un semplice “tutti a casa” del governo, ma in un lavoro più serio sulla giustizia.​
Per chi ha votato “No”, la vittoria non è un punto d’arrivo ma un argine provvisorio.</p>

<p>Si è fermata una riforma pericolosa, che avrebbe ristretto l’autonomia dei magistrati senza affrontare davvero i tempi biblici dei processi o la carenza di personale negli uffici giudiziari. L’urgenza di una giustizia più rapida e più giusta resta intatta, e non basterà cantare vittoria per rispondere alla domanda di efficienza che viene dal Paese.</p>

<p><strong>Se il governo ha perso il “suo” referendum, l’opposizione non può permettersi di vincere soltanto in negativo: dovrà dimostrare di saper scrivere una proposta alternativa, credibile e coerente con quella stessa Costituzione che oggi, con questo voto, gli elettori hanno scelto di difendere</strong>.</p>

<p>#Blog #Italia #Referendum2026 #SeparazioneDelleCarriere #NO #Opinioni</p>
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      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6wuntt526d</guid>
      <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 15:40:48 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>Quando un nostro amico animale, un componente della nostra famiglia che abbiamo...</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/quando-un-nostro-amico-animale-un-componente-della-nostra-famiglia-che-abbiamo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Quando un nostro amico animale, un componente della nostra famiglia che abbiamo amato, attraversa quel ponte colorato, il mondo non si ferma, anzi l&#39;orologio continua a segnare gli attimi, i minuti, le ore, le giornate vanno avanti, la quotidianità chiama, si ripresenta, incalza senza sosta! La gente continua a parlare, a ridere, a lavorare, tutto sembra andare avanti come sempre, ma quasi nessuno si accorge che, per qualcuno, quel giorno è cambiato tutto, per qualche attimo il tempo si è fermato , e ci si è messi in pausa fermi davanti al dolore!&#xA;Perché quando perdi un animale non perdi solo, un gatto, un cane, un canarino, ma viene a mancare una presenza che faceva parte della nostra  vita ogni giorno.&#xA;All&#39;improvviso ci mancheranno i loro passi fedeli in giro  per casa,&#xA;quegli occhi dolci e compassionevoli bisognosi di coccole, attenzioni o semplicemente catturarci al nostro rientro a casa..&#xA;Quando un piccolo amichetto peloso va via, perdiamo  quel silenzioso conforto che arrivava senza bisogno di parole, senza richiesta ...&#xA;perché loro sono famiglia, non semplici animali, &#xA;sono una  compagnia presente sempre ogni giorno, ogni attimo, sono il nostro rifugio nei momenti difficili.&#xA;Sono amore puro, incondizionato, semplice che non chiede nulla in cambio, perché spontaneo, sincero .&#xA;Eppure questo tipo di lutto spesso rimane invisibile, incompreso, perché non è concesso fermarsi a piangere, ad elaborare, non ci si può assentare per questo tipo di dolore e perdita!&#xA;A volte c’è chi sorride, chi si prende gioco dei nostri cari, quasi fossero  oggetti, solo animali, indegni di ricevere il nostro conforto e il nostro stesso dolore!&#xA;Come se l’amore potesse essere misurato, ma chi ha amato davvero un animale sa che la loro perdita,  spezza qualcosa dentro, &#xA;disarma il cuore, lascia un vuoto difficile da colmare!&#xA;Fa male e basta!&#xA;Perché quando un animale entra nella nostra vita, non va più  via, diventa parte di essa e  quando se ne va, va via un pezzo di noi, e mentre la vita fuori continua, in noi qualcosa si ferma per un momento, &#xA;i silenzi diventano più assordanti, la casa sembra improvvisamente vuota, ogni angolo ci ricorda chi c&#39;era...&#xA;perché amare così con quella fedeltà, significa anche soffrire profondamente quando arriva il momento di lasciarlo andare..Ed io ci sono passata tante volte, adesso sto soffrendo perché una mia cucciola sta soffrendo, &#xA;è tutto reale, come il dolore, le lacrime, l&#39;impotenza, quella sensazione che ti porta a volerla solo abbracciare e accompagnare dolcemente attraverso e per quel ponte che inevitabilmente la porterà lontana dai miei occhi, ma non dal mio cuore!&#xA;Non significa essere troppo sensibile, perché semplicemente stiamo voltando pagina e iniziando un nuovo capitolo nel quale qualcuno non ci sarà più a movimentare il racconto, la storia..&#xA;Ma quell’amore, quell&#39;assenza, anche se fa male,&#xA;rimarra&#39; per sempre con noi nei ricordi e nelle immagini scolpite in angoli speciali del nostro cuore!🐾&#xA;( Dedicata a tutti i miei pelosetti che hanno attraversato quel ponte e che oggi giocano felici lassù)..]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Quando un nostro amico animale, un componente della nostra famiglia che abbiamo amato, attraversa quel ponte colorato, il mondo non si ferma, anzi l&#39;orologio continua a segnare gli attimi, i minuti, le ore, le giornate vanno avanti, la quotidianità chiama, si ripresenta, incalza senza sosta! La gente continua a parlare, a ridere, a lavorare, tutto sembra andare avanti come sempre, ma quasi nessuno si accorge che, per qualcuno, quel giorno è cambiato tutto, per qualche attimo il tempo si è fermato , e ci si è messi in pausa fermi davanti al dolore!
Perché quando perdi un animale non perdi solo, un gatto, un cane, un canarino, ma viene a mancare una presenza che faceva parte della nostra  vita ogni giorno.
All&#39;improvviso ci mancheranno i loro passi fedeli in giro  per casa,
quegli occhi dolci e compassionevoli bisognosi di coccole, attenzioni o semplicemente catturarci al nostro rientro a casa..
Quando un piccolo amichetto peloso va via, perdiamo  quel silenzioso conforto che arrivava senza bisogno di parole, senza richiesta ...
perché loro sono famiglia, non semplici animali,
sono una  compagnia presente sempre ogni giorno, ogni attimo, sono il nostro rifugio nei momenti difficili.
Sono amore puro, incondizionato, semplice che non chiede nulla in cambio, perché spontaneo, sincero .
Eppure questo tipo di lutto spesso rimane invisibile, incompreso, perché non è concesso fermarsi a piangere, ad elaborare, non ci si può assentare per questo tipo di dolore e perdita!
A volte c’è chi sorride, chi si prende gioco dei nostri cari, quasi fossero  oggetti, solo animali, indegni di ricevere il nostro conforto e il nostro stesso dolore!
Come se l’amore potesse essere misurato, ma chi ha amato davvero un animale sa che la loro perdita,  spezza qualcosa dentro,
disarma il cuore, lascia un vuoto difficile da colmare!
Fa male e basta!
Perché quando un animale entra nella nostra vita, non va più  via, diventa parte di essa e  quando se ne va, va via un pezzo di noi, e mentre la vita fuori continua, in noi qualcosa si ferma per un momento,
i silenzi diventano più assordanti, la casa sembra improvvisamente vuota, ogni angolo ci ricorda chi c&#39;era...
perché amare così con quella fedeltà, significa anche soffrire profondamente quando arriva il momento di lasciarlo andare..Ed io ci sono passata tante volte, adesso sto soffrendo perché una mia cucciola sta soffrendo,
è tutto reale, come il dolore, le lacrime, l&#39;impotenza, quella sensazione che ti porta a volerla solo abbracciare e accompagnare dolcemente attraverso e per quel ponte che inevitabilmente la porterà lontana dai miei occhi, ma non dal mio cuore!
Non significa essere troppo sensibile, perché semplicemente stiamo voltando pagina e iniziando un nuovo capitolo nel quale qualcuno non ci sarà più a movimentare il racconto, la storia..
Ma quell’amore, quell&#39;assenza, anche se fa male,
rimarra&#39; per sempre con noi nei ricordi e nelle immagini scolpite in angoli speciali del nostro cuore!🐾
( Dedicata a tutti i miei pelosetti che hanno attraversato quel ponte e che oggi giocano felici lassù)..</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7q3xhis5qm</guid>
      <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:43:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Dalla ribellione di Gesù Cristo ai martiri moderni</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bdalla-ribellione-di-gesu-cristo-ai-martiri-moderni-b</link>
      <description>&lt;![CDATA[bDalla ribellione di Gesù Cristo ai martiri moderni/b&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2ywpCeZg827b29wzuTBpqEVNxJZwWnOrHAWBov3Ka5gPZgwlzj-kAU3zrNdzuQqn05nqFqy1b4OxL9YWrWkh-vZOiNhyoj9Dj3oHl5lh8AQheDAxS4XkAKSnpZoDD0QM2c94Rz7633KF3YnvoNdwO2TxA-W7DLLmVMZI22QvWzgVGT1gsquTCc604/s2048/manifestazione.jpeg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;1338&#34; data-original-width=&#34;2048&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2ywpCeZg827b29wzuTBpqEVNxJZwWnOrHAWBov3Ka5gPZgwlzj-kAU3zrNdzuQqn05nqFqy1b4OxL9YWrWkh-vZOiNhyoj9Dj3oHl5lh8AQheDAxS4XkAKSnpZoDD0QM2c94Rz7633KF3YnvoNdwO2TxA-W7DLLmVMZI22QvWzgVGT1gsquTCc604/s600/manifestazione.jpeg&#34;//a/div&#xA;Domenica, con la Festa delle Palme, i cristiani ricordano l&#39;ingresso di Gesù Cristo a Gerusalemme in groppa a un asino. Fu un gesto di ribellione nei confronti dei Romani e dei re giudei che, per gioco forza, avevano accettato l&#39;imperialismo di Roma. Con quel gesto, quell&#39;ingresso, Gesù diede avvio alla propria passione che, nel giro di pochi giorni, lo portò a essere giustiziato sulla croce dai Romani e dal suo stesso popolo. Gli ebrei mal tolleravano che un semplice falegname stesse raccogliendo intorno a sé tanto seguito. Quel che accadde nei secoli successivi è storia; fu proprio grazie al martirio del profeta Gesù e dei tanti suoi seguaci che il Cristianesimo conquistò Roma.&#xA;Sono passati due millenni e in quelle zone sembra di essere ancora a quei tempi. C&#39;è un nuovo imperialismo, i re giudei sono stati sostituiti dagli emiri e ci sono persone che non vogliono essere governate da questo impero per motivi diversi. Ma quello che sta accadendo negli ultimi mesi in Iran è diverso da quanto avvenuto in Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto e così via. In questi Stati chi regnava lo faceva per brama di potere e, per denaro, entrava in contrasto con l&#39;imperialismo globale. Così è stato eliminato di volta in volta: si veda la fine di Saddam Hussein in Iraq, quella di Gheddafi in Libia, e qui mi fermo.&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWIT8-ZWBdwU2Tf2iR4FQJy0odPLBWTnFkBTt7jqUTLlgS9-V0zFEFSirmaOrPBaRX6Bz-6N-QEXbP4ZEQ4ZhjXctw8X3k8ARpg0aq90BTcHiCGbAvyEdq6GBKKOjecnDcOBrNshBQLBUxWV77q4m8-mvMhuuUdaxRsSPUcAMe69RhEGhdoNXFsCM/s634/gesuasinellosmall.png&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; height=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;634&#34; data-original-width=&#34;379&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWIT8-ZWBdwU2Tf2iR4FQJy0odPLBWTnFkBTt7jqUTLlgS9-V0zFEFSirmaOrPBaRX6Bz-6N-QEXbP4ZEQ4ZhjXctw8X3k8ARpg0aq90BTcHiCGbAvyEdq6GBKKOjecnDcOBrNshBQLBUxWV77q4m8-mvMhuuUdaxRsSPUcAMe69RhEGhdoNXFsCM/s600/gesuasinellosmall.png&#34;//a/div&#xA;In Iran oggi vige una repubblica religiosa islamica che, seppur più sanguinaria dell&#39;imperialismo nel reprimere il dissenso, ha alla base la religione islamica. L&#39;Islam, come il Cristianesimo, contempla il martirio ma, a differenza della morale cristiana, non contempla il perdono o il &#34;porgere l&#39;altra guancia&#34;, valori che portarono i cristiani alla vittoria sull&#39;imperialismo romano.&#xA;Nei momenti tristi l&#39;uomo si rifugia nella religione: l&#39;uccisione sistematica, talvolta con infamia, di chi si oppone al loro imperialismo, iniziata con l&#39;assassinio dei negoziatori iraniani all&#39;inizio dell&#39;estate del 2025, ha creato dei martiri e sta compattando l&#39;opinione pubblica araba. I cittadini dei ricchi emirati si stanno rendendo conto che possono avere tutti i petrodollari del mondo, ma poi vivono male, perché la loro nazione è in fiamme, nella paura di un bombardamento improvviso o di un attentato.&#xA;La Terza Guerra Mondiale, avviata dalle lobby imperialiste dei fondi sovrani, è ormai iniziata. Quello che i cristiani possono e devono fare è solidarizzare con i fratelli musulmani, prendere posizione in loro favore. Perché, come la guerra in Bosnia nel 1995 e quella recente in Ucraina dimostrano, la religione non c&#39;entra proprio niente.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Dalla ribellione di Gesù Cristo ai martiri moderni</b>
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2ywpCeZg827b29wzuTBpqEVNxJZwWnOrHAWBov3Ka5gPZgwlzj-kAU3zrNdzuQqn05nqFqy1b4OxL9YWrWkh-vZOiNhyoj9Dj3oHl5lh8AQheDAxS4XkAKSnpZoDD0QM_2c94Rz7633KF3YnvoNdwO2TxA-W7DLLmVMZI22Qv_WzgVGT1g_squTCc604/s2048/manifestazione.jpeg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg2ywpCeZg827b29wzuTBpqEVNxJZwWnOrHAWBov3Ka5gPZgwlzj-kAU3zrNdzuQqn05nqFqy1b4OxL9YWrWkh-vZOiNhyoj9Dj3oHl5lh8AQheDAxS4XkAKSnpZoDD0QM_2c94Rz7633KF3YnvoNdwO2TxA-W7DLLmVMZI22Qv_WzgVGT1g_squTCc604/s600/manifestazione.jpeg"/></a></div>
Domenica, con la Festa delle Palme, i cristiani ricordano l&#39;ingresso di Gesù Cristo a Gerusalemme in groppa a un asino. Fu un gesto di ribellione nei confronti dei Romani e dei re giudei che, per gioco forza, avevano accettato l&#39;imperialismo di Roma. Con quel gesto, quell&#39;ingresso, Gesù diede avvio alla propria passione che, nel giro di pochi giorni, lo portò a essere giustiziato sulla croce dai Romani e dal suo stesso popolo. Gli ebrei mal tolleravano che un semplice falegname stesse raccogliendo intorno a sé tanto seguito. Quel che accadde nei secoli successivi è storia; fu proprio grazie al martirio del profeta Gesù e dei tanti suoi seguaci che il Cristianesimo conquistò Roma.
Sono passati due millenni e in quelle zone sembra di essere ancora a quei tempi. C&#39;è un nuovo imperialismo, i re giudei sono stati sostituiti dagli emiri e ci sono persone che non vogliono essere governate da questo impero per motivi diversi. Ma quello che sta accadendo negli ultimi mesi in Iran è diverso da quanto avvenuto in Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto e così via. In questi Stati chi regnava lo faceva per brama di potere e, per denaro, entrava in contrasto con l&#39;imperialismo globale. Così è stato eliminato di volta in volta: si veda la fine di Saddam Hussein in Iraq, quella di Gheddafi in Libia, e qui mi fermo.
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWIT8-ZWBdwU2Tf2iR4FQJy0odPLBWTnFkBTt_7jqUTLlgS9-V0zFE_FSirmaOrPBaRX6Bz-6N-QEXbP4ZEQ4ZhjXctw8X3k8ARp_g0aq90BTcHiCGbAvyEdq6GBKKOjecnDcOBrNshBQLBUxWV77q4m8-mvMhuuUdaxRsSP_UcAMe69RhEGhdoNXFsCM/s634/gesuasinellosmall.png" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" height="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWIT8-ZWBdwU2Tf2iR4FQJy0odPLBWTnFkBTt_7jqUTLlgS9-V0zFE_FSirmaOrPBaRX6Bz-6N-QEXbP4ZEQ4ZhjXctw8X3k8ARp_g0aq90BTcHiCGbAvyEdq6GBKKOjecnDcOBrNshBQLBUxWV77q4m8-mvMhuuUdaxRsSP_UcAMe69RhEGhdoNXFsCM/s600/gesuasinellosmall.png"/></a></div>
In Iran oggi vige una repubblica religiosa islamica che, seppur più sanguinaria dell&#39;imperialismo nel reprimere il dissenso, ha alla base la religione islamica. L&#39;Islam, come il Cristianesimo, contempla il martirio ma, a differenza della morale cristiana, non contempla il perdono o il “porgere l&#39;altra guancia”, valori che portarono i cristiani alla vittoria sull&#39;imperialismo romano.
Nei momenti tristi l&#39;uomo si rifugia nella religione: l&#39;uccisione sistematica, talvolta con infamia, di chi si oppone al loro imperialismo, iniziata con l&#39;assassinio dei negoziatori iraniani all&#39;inizio dell&#39;estate del 2025, ha creato dei martiri e sta compattando l&#39;opinione pubblica araba. I cittadini dei ricchi emirati si stanno rendendo conto che possono avere tutti i petrodollari del mondo, ma poi vivono male, perché la loro nazione è in fiamme, nella paura di un bombardamento improvviso o di un attentato.
La Terza Guerra Mondiale, avviata dalle lobby imperialiste dei fondi sovrani, è ormai iniziata. Quello che i cristiani possono e devono fare è solidarizzare con i fratelli musulmani, prendere posizione in loro favore. Perché, come la guerra in Bosnia nel 1995 e quella recente in Ucraina dimostrano, la religione non c&#39;entra proprio niente.</p>
]]></content:encoded>
      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rfrikgpb2p</guid>
      <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:31:38 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Smettete di farvi vendere l’IA a scuola come se fosse la Nutella didattica.</title>
      <link>https://noblogo.org/brozu/smettete-di-farvi-vendere-lia-a-scuola-come-se-fosse-la-nutella-didattica</link>
      <description>&lt;![CDATA[Proviamo così: quando metti un sistema di questo tipo tra lo studente e il contenuto, succede una cosa abbastanza chiara in diversi esperimenti seri. Chi usa la macchina riferisce di sentirsi più sicuro, più “a posto” con l’argomento, come se avesse capito bene. Poi però, quando li togli dall’ambiente assistito e li metti davanti a un compito nuovo, senza aiuto, spesso i risultati non sono migliori di chi ha studiato con strumenti più tradizionali, e a volte sono pure un po’ più deboli sulla parte di ragionamento profondo. Chiaro così?&#xA;&#xA;C’è uno studio grosso: decine di esperimenti, migliaia di persone, gente normale che deve capire un argomento.  Una volta usano il motore di ricerca, l’altra volta si fanno “spiegare” tutto da un LLM (ChatGPT, Claude e vari). Risultato? Quando leggono le risposte della chat, hanno la sensazione di aver capito di più, con meno fatica.&#xA;&#xA;Bello, eh?&#xA;&#xA;Peccato che ai test che chiedono di ragionare sul serio, quelli che hanno sudato con la ricerca se la cavano meglio di chi ha letto la soluzione pronta (pubmed.ncbi.nlm.nih).&#xA;&#xA;Tradotto proprio grezzo: con la chat senti la testa leggera, ma l’apprendimento pesante non c’è. La comprensione vera, quella che regge tre giorni dopo, la tira fuori chi ha dovuto cercare, confrontare, filtrare, non chi ha ricevuto il “compitino finito”. &#xA;&#xA;Poi c’è la storia che vendono a tutti: “facciamo l’IA socratica, dialogica, domande aperte, imparano di più”. Sì, certo.&#xA;&#xA;In un&#39;altro interessante studio hanno preso in esame ragazzi di scuole superiori, 14‑18 anni con compiti che necessitavano di stimare cose, risolvere problemi, scrivere.  Un gruppo vede solo la risposta della macchina, l’altro vede anche il ragionamento passo passo.  Indovina? Quando c’è il ragionamento, la risposta finale è un po’ migliore, più vicina al risultato giusto.  Fin qui ok (scale.stanford).&#xA;&#xA;Ma la parte interessante è dopo. Hanno messo l’IA in modalità “faccio domande, ti guido”, tipo tutor rompiscatole, e l’hanno confrontata con la versione “ti do direttamente la risposta”. Risultato? I ragazzi con la versione socratica partecipano di più, stanno più sul pezzo, interagiscono. &#xA;&#xA;Perfetto, penseresti: “allora imparano meglio”. E invece no: sui test finali, quando l’IA non c’è, le differenze non sono nette, non hai questo salto di apprendimento che ti sbandierano in conferenza (papers.ssrn).&#xA;&#xA;Io me li immagino: classe terza di informatica, compito di programmazione. Con l’IA in modalità tutor ti sembra di aver capito i cicli, gli array, tutto quanto. Poi all’interrogazione alla lavagna, senza aiuto, davanti a un esercizio leggermente diverso… puff, sparita la sicurezza. Lo vedi negli occhi degli studenti: “Ma prof, con la chat lo sapevo fare”. Eh, appunto.&#xA;&#xA;Quando vai a guardare insieme le rassegne serie, alla fine la musica è sempre quella: questi sistemi aiutano davvero in un paio di cose, se li usi con la testa. &#xA;&#xA;La prima è il feedback: su testi, bozze, esercizi, se li agganci bene ai criteri del docente riescono a restituire commenti rapidi che, in media, portano piccoli miglioramenti nella qualità del lavoro degli studenti. Non è una cura miracolosa, è un “po’ meglio di niente” o “vicino a un tutor non esperto” quando il docente da solo non riuscirebbe a seguire tutti.&#xA;&#xA;La seconda è il ruolo di tutor leggero su esercizi a bassa posta: ripassi, spiegazioni brevi, chiarimenti su dettagli che bloccano. In questo tipo di attività gli studenti si tengono agganciati, sciolgono dubbi, si sbloccano su passaggi specifici.&#xA;&#xA;Quello che manca? Tutto il resto. Quasi nessun dato serio su quanto ricordano dopo settimane, su quanto regge il pensiero critico, su come va davvero nelle scuole superiori.&#xA;&#xA;Sui rischi, invece, c’è già un quadro abbastanza chiaro: quando la macchina sforna la risposta finita, gli studenti smettono di sbattersi.  Meno controllo di qualità mentale, meno voglia di verificare, meno “aspetta, ma è davvero così?”.  E se il prof non progetta attività dove devi controllare, discutere, correggere la macchina, è la fine: superficialità sopra superficialità (arxiv).&#xA;&#xA;Capitolo docenti. Qui la favola è “risparmi tempo, vivi meglio”. Qualche dato c’è, eh: chi usa la macchina per preparare lezioni, tracce, griglie, dice di risparmiare qualche ora alla settimana.  Non mille, non rivoluzione, qualche ora. Poi però ti ritrovi a rilegge, correggere, verificare, adattare, e una parte di quel tempo torna dalla finestra.  Il “paradosso carico di lavoro” è questo: scrivi meno da zero, ma passi più tempo a fare il professionista che controlla la macchina.  Se sei già al limite, non è detto che ti salvi, rischi solo di spostare la fatica (digitalcommons.acu).&#xA;&#xA;E dov&#39;è il valore vero allora? Quando lo usi come bersaglio.&#xA;&#xA;La macchina genera una risposta e il lavoro della classe è controllarla, trovare errori, aggiungere ciò che manca, confrontarla con libri e materiali seri.&#xA;&#xA;In quel caso non stai più insegnando a fidarsi della macchina, ma a dubitarne con criterio. Torni a leggere, sottolineare, discutere, scrivere meglio: la tecnologia diventa solo un innesco per far ragionare le persone in aula, non la soluzione pronta da copiare.&#xA;&#xA;Lì tornano in gioco le cose serie: lettura critica, controllo delle fonti, argomentazione, scrittura ragionata. La macchina diventa un pretesto per obbligare gli studenti a non fidarsi del primo testo ben scritto che vedono, ma a far passare tutto dal proprio giudizio, dalla propria penna e dalla discussione in aula.&#xA;&#xA;Tu che dici? Vuoi il trucchetto che ti promette voti alti in 3 mesi o vuoi tenerti stretta la cosa che nessun modello ti ruba, cioè lo sguardo sul ragazzo davanti a te e la capacità di fargli fare fatica giusta? Perché dai numeri veri, oggi, si vede solo questo: la macchina fa sentire tutti più bravi, ma senza un docente che ci mette mestiere e progettazione, l’apprendimento vero resta quello di sempre, sudato e poco instagrammabile (scale.stanford).]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Proviamo così: quando metti un sistema di questo tipo tra lo studente e il contenuto, succede una cosa abbastanza chiara in diversi esperimenti seri. Chi usa la macchina riferisce di sentirsi più sicuro, più “a posto” con l’argomento, come se avesse capito bene. Poi però, quando li togli dall’ambiente assistito e li metti davanti a un compito nuovo, senza aiuto, spesso i risultati non sono migliori di chi ha studiato con strumenti più tradizionali, e a volte sono pure un po’ più deboli sulla parte di ragionamento profondo. Chiaro così?</p>

<p>C’è uno studio grosso: decine di esperimenti, migliaia di persone, gente normale che deve capire un argomento.  Una volta usano il motore di ricerca, l’altra volta si fanno “spiegare” tutto da un LLM (ChatGPT, Claude e vari). Risultato? Quando leggono le risposte della chat, hanno la sensazione di aver capito di più, con meno fatica.</p>

<p>Bello, eh?</p>

<p>Peccato che ai test che chiedono di ragionare sul serio, quelli che hanno sudato con la ricerca se la cavano meglio di chi ha letto la soluzione pronta (<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41163786/" rel="nofollow">pubmed.ncbi.nlm.nih</a>).</p>

<p>Tradotto proprio grezzo: con la chat senti la testa leggera, ma l’apprendimento pesante non c’è. La comprensione vera, quella che regge tre giorni dopo, la tira fuori chi ha dovuto cercare, confrontare, filtrare, non chi ha ricevuto il “compitino finito”.</p>

<p>Poi c’è la storia che vendono a tutti: “facciamo l’IA socratica, dialogica, domande aperte, imparano di più”. Sì, certo.</p>

<p>In un&#39;altro interessante studio hanno preso in esame ragazzi di scuole superiori, 14‑18 anni con compiti che necessitavano di stimare cose, risolvere problemi, scrivere.  Un gruppo vede solo la risposta della macchina, l’altro vede anche il ragionamento passo passo.  Indovina? Quando c’è il ragionamento, la risposta finale è un po’ migliore, più vicina al risultato giusto.  Fin qui ok (<a href="https://scale.stanford.edu/ai/repository/impact-large-language-models-students-randomised-study-socratic-vs-non-socratic-ai" rel="nofollow">scale.stanford</a>).</p>

<p>Ma la parte interessante è dopo. Hanno messo l’IA in modalità “faccio domande, ti guido”, tipo tutor rompiscatole, e l’hanno confrontata con la versione “ti do direttamente la risposta”. Risultato? I ragazzi con la versione socratica partecipano di più, stanno più sul pezzo, interagiscono.</p>

<p>Perfetto, penseresti: “allora imparano meglio”. E invece no: sui test finali, quando l’IA non c’è, le differenze non sono nette, non hai questo salto di apprendimento che ti sbandierano in conferenza (<a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=5040921" rel="nofollow">papers.ssrn</a>).</p>

<p>Io me li immagino: classe terza di informatica, compito di programmazione. Con l’IA in modalità tutor ti sembra di aver capito i cicli, gli array, tutto quanto. Poi all’interrogazione alla lavagna, senza aiuto, davanti a un esercizio leggermente diverso… puff, sparita la sicurezza. Lo vedi negli occhi degli studenti: “Ma prof, con la chat lo sapevo fare”. Eh, appunto.</p>

<p>Quando vai a guardare insieme le rassegne serie, alla fine la musica è sempre quella: questi sistemi aiutano davvero in un paio di cose, se li usi con la testa.</p>

<p>La prima è il feedback: su testi, bozze, esercizi, se li agganci bene ai criteri del docente riescono a restituire commenti rapidi che, in media, portano piccoli miglioramenti nella qualità del lavoro degli studenti. Non è una cura miracolosa, è un “po’ meglio di niente” o “vicino a un tutor non esperto” quando il docente da solo non riuscirebbe a seguire tutti.</p>

<p>La seconda è il ruolo di tutor leggero su esercizi a bassa posta: ripassi, spiegazioni brevi, chiarimenti su dettagli che bloccano. In questo tipo di attività gli studenti si tengono agganciati, sciolgono dubbi, si sbloccano su passaggi specifici.</p>

<p>Quello che manca? Tutto il resto. Quasi nessun dato serio su quanto ricordano dopo settimane, su quanto regge il pensiero critico, su come va davvero nelle scuole superiori.</p>

<p>Sui rischi, invece, c’è già un quadro abbastanza chiaro: quando la macchina sforna la risposta finita, gli studenti smettono di sbattersi.  Meno controllo di qualità mentale, meno voglia di verificare, meno “aspetta, ma è davvero così?”.  E se il prof non progetta attività dove devi controllare, discutere, correggere la macchina, è la fine: superficialità sopra superficialità (<a href="https://arxiv.org/html/2509.21972v1" rel="nofollow">arxiv</a>).</p>

<p>Capitolo docenti. Qui la favola è “risparmi tempo, vivi meglio”. Qualche dato c’è, eh: chi usa la macchina per preparare lezioni, tracce, griglie, dice di risparmiare qualche ora alla settimana.  Non mille, non rivoluzione, qualche ora. Poi però ti ritrovi a rilegge, correggere, verificare, adattare, e una parte di quel tempo torna dalla finestra.  Il “paradosso carico di lavoro” è questo: scrivi meno da zero, ma passi più tempo a fare il professionista che controlla la macchina.  Se sei già al limite, non è detto che ti salvi, rischi solo di spostare la fatica (<a href="https://digitalcommons.acu.edu/etd/925/" rel="nofollow">digitalcommons.acu</a>).</p>

<p>E dov&#39;è il valore vero allora? Quando lo usi come bersaglio.</p>

<p>La macchina genera una risposta e il lavoro della classe è controllarla, trovare errori, aggiungere ciò che manca, confrontarla con libri e materiali seri.</p>

<p>In quel caso non stai più insegnando a fidarsi della macchina, ma a dubitarne con criterio. Torni a leggere, sottolineare, discutere, scrivere meglio: la tecnologia diventa solo un innesco per far ragionare le persone in aula, non la soluzione pronta da copiare.</p>

<p>Lì tornano in gioco le cose serie: lettura critica, controllo delle fonti, argomentazione, scrittura ragionata. La macchina diventa un pretesto per obbligare gli studenti a non fidarsi del primo testo ben scritto che vedono, ma a far passare tutto dal proprio giudizio, dalla propria penna e dalla discussione in aula.</p>

<p>Tu che dici? Vuoi il trucchetto che ti promette voti alti in 3 mesi o vuoi tenerti stretta la cosa che nessun modello ti ruba, cioè lo sguardo sul ragazzo davanti a te e la capacità di fargli fare fatica giusta? Perché dai numeri veri, oggi, si vede solo questo: la macchina fa sentire tutti più bravi, ma senza un docente che ci mette mestiere e progettazione, l’apprendimento vero resta quello di sempre, sudato e poco instagrammabile (<a href="https://scale.stanford.edu/ai/repository/impact-large-language-models-students-randomised-study-socratic-vs-non-socratic-ai" rel="nofollow">scale.stanford</a>).</p>
]]></content:encoded>
      <author>brozu</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2eyyu4cn5q</guid>
      <pubDate>Sun, 22 Mar 2026 17:20:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Solitudine</title>
      <link>https://noblogo.org/ailaroe/solitudine</link>
      <description>&lt;![CDATA[Mi svuoto dei fantasmi&#xA;ma sono loro a farmi compagnia ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Mi svuoto dei fantasmi
ma sono loro a farmi compagnia</p>
]]></content:encoded>
      <author>ailaroe</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/3mdppvbu6r</guid>
      <pubDate>Sat, 21 Mar 2026 12:46:16 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cammino nei corridoi della mia scuola per raggiungere la quarta durante...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/cammino-nei-corridoi-della-mia-scuola-per-raggiungere-la-quarta-durante</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cammino nei corridoi della mia scuola per raggiungere la quarta durante l&#39;intervallo e vedo, in un posto dove il sole attraversa le vetrate, due studentesse sedute su uno scalino e una seduta per terra, che chiacchierano, si guardano attorno. Si godono il debole calore del sole.&#xA;&#xA;Mi avvicino e mi siedo per terra con loro, una inizia a parlarmi dei problemi che ha in classe, perché la spostiamo sempre, le altre due sono divertite che mi sia seduto per terra con loro, parliamo qualche minuto, mi rilasso. &#xA;&#xA;A un certo punto sento una voce alle mie spalle: è la collaboratrice scolastica. &#34;Siete così belli che vi farei una foto&#34; dice. &#34;La faccia, la faccia!&#34; risponde una delle ragazze, &#34;che poi lui la mette su Instagram. Su Facebook!&#34;. Rido. Parliamo ancora un minuto poi dico che devo andare, che mi pagano per andare in classe.&#xA;&#xA;La foto la collaboratrice non l&#39;ha fatta, purtroppo, quindi decido di farla io in prosa.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cammino nei corridoi della mia scuola per raggiungere la quarta durante l&#39;intervallo e vedo, in un posto dove il sole attraversa le vetrate, due studentesse sedute su uno scalino e una seduta per terra, che chiacchierano, si guardano attorno. Si godono il debole calore del sole.</p>

<p>Mi avvicino e mi siedo per terra con loro, una inizia a parlarmi dei problemi che ha in classe, perché la spostiamo sempre, le altre due sono divertite che mi sia seduto per terra con loro, parliamo qualche minuto, mi rilasso.</p>

<p>A un certo punto sento una voce alle mie spalle: è la collaboratrice scolastica. “Siete così belli che vi farei una foto” dice. “La faccia, la faccia!” risponde una delle ragazze, “che poi lui la mette su Instagram. Su Facebook!”. Rido. Parliamo ancora un minuto poi dico che devo andare, che mi pagano per andare in classe.</p>

<p>La foto la collaboratrice non l&#39;ha fatta, purtroppo, quindi decido di farla io in prosa.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8owbwywj93</guid>
      <pubDate>Sat, 21 Mar 2026 09:43:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>About LETCO</title>
      <link>https://noblogo.org/letco0005d/about-letco</link>
      <description>&lt;![CDATA[LETCO - Export Labour Company&#xA;&#xA;Address: Hanoi, Vietnam&#xA;&#xA;Contact: 024 3793 0333&#xA;&#xA;Website: LETCO&#xA;&#xA;Learn more at LETCO.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>LETCO – Export Labour Company</p>

<p>Address: Hanoi, Vietnam</p>

<p>Contact: 024 3793 0333</p>

<p>Website: <a href="https://letco.vn" rel="nofollow">LETCO</a></p>

<p>Learn more at <a href="https://letco.vn" rel="nofollow">LETCO</a>.</p>
]]></content:encoded>
      <author>letco0005d</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ujg7sdfsqj</guid>
      <pubDate>Thu, 19 Mar 2026 04:53:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Un filosofo e un conduttore televisivo.</title>
      <link>https://noblogo.org/provocatorio/un-filosofo-e-un-conduttore-televisivo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Un filosofo e un conduttore televisivo.&#xA;Uno è morto. L&#39;altro comanda il Pentagono.&#xA;&#xA;Ali Larijani e Pete Hegseth: un confronto imbarazzante per chi preferisce non farlo.&#xA;&#xA;Ci siamo abituati in fretta. Un raid notturno, una comunicazione ufficiale, i commenti soddisfatti dei vincitori. Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell&#39;Iran, è stato eliminato il 17 marzo 2026 da un attacco israeliano nei pressi di Teheran. Ucciso insieme al figlio, a un vice e alle sue guardie del corpo. Niente di strano, ormai. Andiamo avanti.&#xA;Eppure vale la pena fermarsi un momento. Non per commemorare Larijani — le sue responsabilità nella repressione interna e nel sostegno ai movimenti armati regionali sono documentate e pesanti. Ma per capire chi era davvero l&#39;uomo che abbiamo appena eliminato, e confrontarlo con chi, dall&#39;altra parte, gestisce oggi la macchina da guerra più potente della storia.&#xA;&#xA;Chi era Ali Larijani&#xA;Ali Larijani&#xA;Nato nel 1958 a Najaf, città santa dello sciismo iracheno, Larijani era figlio di un importante studioso religioso. Avrebbe potuto fare il chierico. Scelse la matematica. Si laureò in Matematica e Informatica all&#39;Università di Tecnologia Aryamehr — oggi Sharif — e poi conseguì un master e un dottorato di ricerca in Filosofia Occidentale all&#39;Università di Teheran. La sua tesi era su Immanuel Kant. Ha pubblicato libri su Kant, su Saul Kripke e su David Lewis. Era membro della facoltà della Scuola di Letteratura e Scienze Umanistiche.&#xA;Vale la pena ripeterlo: l&#39;uomo che coordinava l&#39;intera strategia di sicurezza nazionale iraniana aveva un dottorato in filosofia occidentale e scriveva di Kant. In farsi. Per un pubblico iraniano. In una Repubblica Islamica.&#xA;Questo non lo rendeva un democratico, né un moderato nel senso che piace a noi. Ma lo rendeva qualcosa di preciso: un interlocutore. Un uomo capace di muoversi tra i codici della diplomazia internazionale. Un negoziatore che nel 2007 sedette ai tavoli che avrebbero portato al JCPOA del 2015 — l&#39;accordo sul nucleare iraniano che Donald Trump avrebbe poi stracciato nel 2018, aprendo la strada all&#39;escalation in corso.&#xA;&#xA;&#34;Larijani era, per dirla chiaramente, il tipo di nemico con cui si può parlare. Il tipo che conosce le regole del gioco e le rispetta, anche quando lavora per rovesciarti.&#34;&#xA;&#xA;Dopo la morte di Khamenei il 28 febbraio, era diventato la figura più potente del sistema iraniano. Gestiva intelligence, difesa, politica estera e dossier nucleare. Non un simbolo. Un operatore.&#xA;&#xA;Chi è Pete Hegseth&#xA;Pete Hegseth&#xA;Pete Hegseth è nato nel 1980 a Minneapolis. Ha frequentato Princeton — grazie anche alla sua partecipazione al team di basket — dove ha studiato scienze politiche e scritto per il giornale conservatore del campus. Ha poi ottenuto nel 2013 un Master in Public Policy alla Kennedy School di Harvard.&#xA;Ha fatto il militare: ufficiale della National Guard, dispiegato a Guantánamo, in Iraq e in Afghanistan. Grado di maggiore. Due Bronze Star. Lasciò il servizio nel 2021 dopo che uno dei suoi tatuaggi fu segnalato come potenzialmente problematico dalla sicurezza presidenziale.&#xA;Poi fece quello che fanno molti veterani americani con buone spalle e un&#39;opinione su tutto: andò in televisione. Dal 2014 al 2024 condusse Fox &amp; Friends Weekend, il programma del sabato e della domenica mattina di Fox News. Il programma preferito di Donald Trump. Quello che Trump guardava ogni giorno prima di twittare.&#xA;Nel novembre 2024, Trump lo ha nominato Segretario della Difesa degli Stati Uniti d&#39;America. Il Pentagono. Tre milioni di dipendenti. Un bilancio annuale di 857 miliardi di dollari. L&#39;arsenale nucleare. Il Comando Strategico. Affidata a un conduttore di talk show del fine settimana.&#xA;Il Senato lo ha confermato con il voto decisivo del vicepresidente J.D. Vance, che ruppe il pareggio. È la prima volta nella storia americana che il voto del vicepresidente è stato necessario per confermare un Segretario della Difesa.&#xA;&#xA;Da quando è in carica, Hegseth ha: eliminato i programmi di diversità e inclusione nell&#39;esercito, condiviso piani operativi riservati su una chat Signal che includeva la moglie, il fratello e il suo avvocato personale, e proposto di rinominare il Dipartimento della Difesa &#34;Department of War&#34;.&#xA;&#xA;Sulla chat Signal, per capirsi: ministri e funzionari di primo livello discutevano i dettagli di un imminente attacco allo Yemen. Qualcuno aveva aggiunto per errore il direttore di The Atlantic. Il direttore di The Atlantic ha poi pubblicato tutto.&#xA;&#xA;Il punto&#xA;Non sto dicendo che Larijani fosse una brava persona. Non lo era, secondo qualsiasi metro di giudizio occidentale. Stava dall&#39;altra parte di una guerra in corso, e quella guerra ha cause, responsabilità e vittime che non si distribuiscono equamente.&#xA;Sto dicendo che il confronto tra i due curricula produce un effetto straniante, se ci si ferma a guardarlo. Da un lato: dottorato in filosofia kantiana, trentacinque anni di esperienza nelle istituzioni, negoziatore di accordi internazionali, autore accademico. Dall&#39;altro: Princeton per giocare a basket, poi Fox News, poi il Pentagono.&#xA;Ci raccontano che stiamo difendendo la civiltà. Sarebbe più convincente se ci mostrassero chi la incarna.&#xA;Nel frattempo, ogni volta che qualcuno mi spiega come noi siamo la civiltà e l&#39;Iran è la barbarie, mi viene un po&#39; da ridere. E poi mi passa.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Un filosofo e un conduttore televisivo.
Uno è morto. L&#39;altro comanda il Pentagono.</p>

<p>Ali Larijani e Pete Hegseth: un confronto imbarazzante per chi preferisce non farlo.</p>

<p>Ci siamo abituati in fretta. Un raid notturno, una comunicazione ufficiale, i commenti soddisfatti dei vincitori. Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell&#39;Iran, è stato eliminato il 17 marzo 2026 da un attacco israeliano nei pressi di Teheran. Ucciso insieme al figlio, a un vice e alle sue guardie del corpo. Niente di strano, ormai. Andiamo avanti.
Eppure vale la pena fermarsi un momento. Non per commemorare Larijani — le sue responsabilità nella repressione interna e nel sostegno ai movimenti armati regionali sono documentate e pesanti. Ma per capire chi era davvero l&#39;uomo che abbiamo appena eliminato, e confrontarlo con chi, dall&#39;altra parte, gestisce oggi la macchina da guerra più potente della storia.</p>

<p>Chi era Ali Larijani
<img src="https://i.ibb.co/m5phWydj/Larijani.png" alt="Ali Larijani">
Nato nel 1958 a Najaf, città santa dello sciismo iracheno, Larijani era figlio di un importante studioso religioso. Avrebbe potuto fare il chierico. Scelse la matematica. Si laureò in Matematica e Informatica all&#39;Università di Tecnologia Aryamehr — oggi Sharif — e poi conseguì un master e un dottorato di ricerca in Filosofia Occidentale all&#39;Università di Teheran. La sua tesi era su Immanuel Kant. Ha pubblicato libri su Kant, su Saul Kripke e su David Lewis. Era membro della facoltà della Scuola di Letteratura e Scienze Umanistiche.
Vale la pena ripeterlo: l&#39;uomo che coordinava l&#39;intera strategia di sicurezza nazionale iraniana aveva un dottorato in filosofia occidentale e scriveva di Kant. In farsi. Per un pubblico iraniano. In una Repubblica Islamica.
Questo non lo rendeva un democratico, né un moderato nel senso che piace a noi. Ma lo rendeva qualcosa di preciso: un interlocutore. Un uomo capace di muoversi tra i codici della diplomazia internazionale. Un negoziatore che nel 2007 sedette ai tavoli che avrebbero portato al JCPOA del 2015 — l&#39;accordo sul nucleare iraniano che Donald Trump avrebbe poi stracciato nel 2018, aprendo la strada all&#39;escalation in corso.</p>

<p>“Larijani era, per dirla chiaramente, il tipo di nemico con cui si può parlare. Il tipo che conosce le regole del gioco e le rispetta, anche quando lavora per rovesciarti.”</p>

<p>Dopo la morte di Khamenei il 28 febbraio, era diventato la figura più potente del sistema iraniano. Gestiva intelligence, difesa, politica estera e dossier nucleare. Non un simbolo. Un operatore.</p>

<p>Chi è Pete Hegseth
<img src="https://i.ibb.co/wh2pLcd4/Hegseth.png" alt="Pete Hegseth">
Pete Hegseth è nato nel 1980 a Minneapolis. Ha frequentato Princeton — grazie anche alla sua partecipazione al team di basket — dove ha studiato scienze politiche e scritto per il giornale conservatore del campus. Ha poi ottenuto nel 2013 un Master in Public Policy alla Kennedy School di Harvard.
Ha fatto il militare: ufficiale della National Guard, dispiegato a Guantánamo, in Iraq e in Afghanistan. Grado di maggiore. Due Bronze Star. Lasciò il servizio nel 2021 dopo che uno dei suoi tatuaggi fu segnalato come potenzialmente problematico dalla sicurezza presidenziale.
Poi fece quello che fanno molti veterani americani con buone spalle e un&#39;opinione su tutto: andò in televisione. Dal 2014 al 2024 condusse Fox &amp; Friends Weekend, il programma del sabato e della domenica mattina di Fox News. Il programma preferito di Donald Trump. Quello che Trump guardava ogni giorno prima di twittare.
Nel novembre 2024, Trump lo ha nominato Segretario della Difesa degli Stati Uniti d&#39;America. Il Pentagono. Tre milioni di dipendenti. Un bilancio annuale di 857 miliardi di dollari. L&#39;arsenale nucleare. Il Comando Strategico. Affidata a un conduttore di talk show del fine settimana.
Il Senato lo ha confermato con il voto decisivo del vicepresidente J.D. Vance, che ruppe il pareggio. È la prima volta nella storia americana che il voto del vicepresidente è stato necessario per confermare un Segretario della Difesa.</p>

<p>Da quando è in carica, Hegseth ha: eliminato i programmi di diversità e inclusione nell&#39;esercito, condiviso piani operativi riservati su una chat Signal che includeva la moglie, il fratello e il suo avvocato personale, e proposto di rinominare il Dipartimento della Difesa “Department of War”.</p>

<p>Sulla chat Signal, per capirsi: ministri e funzionari di primo livello discutevano i dettagli di un imminente attacco allo Yemen. Qualcuno aveva aggiunto per errore il direttore di The Atlantic. Il direttore di The Atlantic ha poi pubblicato tutto.</p>

<p>Il punto
Non sto dicendo che Larijani fosse una brava persona. Non lo era, secondo qualsiasi metro di giudizio occidentale. Stava dall&#39;altra parte di una guerra in corso, e quella guerra ha cause, responsabilità e vittime che non si distribuiscono equamente.
Sto dicendo che il confronto tra i due curricula produce un effetto straniante, se ci si ferma a guardarlo. Da un lato: dottorato in filosofia kantiana, trentacinque anni di esperienza nelle istituzioni, negoziatore di accordi internazionali, autore accademico. Dall&#39;altro: Princeton per giocare a basket, poi Fox News, poi il Pentagono.
Ci raccontano che stiamo difendendo la civiltà. Sarebbe più convincente se ci mostrassero chi la incarna.
Nel frattempo, ogni volta che qualcuno mi spiega come noi siamo la civiltà e l&#39;Iran è la barbarie, mi viene un po&#39; da ridere. E poi mi passa.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Provocatorio</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rigus81t0m</guid>
      <pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:40:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Istruzioni garantite per assicurarsi un posto in studio a Propaganda Live *</title>
      <link>https://noblogo.org/alfonso/istruzioni-garantite-per-assicurarsi-un-posto-in-studio-a-propaganda-live</link>
      <description>&lt;![CDATA[* Istruzioni garantite per assicurarsi un posto in studio a Propaganda Live *&#xA;&#xA;Poiché a ogni tornata leggo post di persone affrante e frustrate, lascio qui le Istruzioni di chi, il sottoscritto me medesimo, è riuscito a partecipare tutti gli anni, compreso questo, da quando è in vigore la procedura di registrazione sul sito de La7. Se seguirete pedissequamente queste istruzioni, il posto non ve lo toglierà nessuno.&#xA;&#xA;1- Non usate smartphone e/o tablet. Usate solamente PC fisso o notebook con tastiera esterna USB. Usate un PC performante; se non lo avete, rimediatelo da un amico/parente/vicino. Dovete avere il PC più performante nel raggio di almeno 30 km.&#xA;2- Non usate la connessione WiFi. Usate la connessione con cavo ethernet. Il cavo ethernet deve essere categoria 8. La categoria è scritta sul cavo stesso; se non c&#39;è scritta, il cavo è del cinese e dovete buttarlo (Si, la Cina è avanti un secolo a tutti tecnologicamente, ma il cinese sotto casa non lo sa e continua a vendere monnezza)&#xA;3- Anche se il form per la compilazione richiede pochi campi (Nome, Cognome, Data di nascita, Numero di partecipanti, Nome e Cognome e data di nascita del vostro eventuale accompagnatore), dovete essere veloci sulla tastiera. Se non siete veloci, assoldate uno sviluppatore software di quelli che non conoscono il mouse e volano sulla tastiera come Sinner su un campo da Tennis. Se il browser non ha in cache i vostri dati anagrafici per la compilazione automatica, aprite Notepad, scrivete il vostro indirizzo e-mail e copiatelo (CTRL+C). Sul Form l&#39;indirizzo e-mail va scritto e confermato (CTRL+V due volte). Il campo per l&#39;inserimento della data di nascita permette di scrivere la data senza aprire il calendarietto, quindi non aprite quel ca@@o di calendarietto, soprattutto se siete vecchi come me e per selezionare il vostro anno dovete tornare indietro fino all&#39;origine dell&#39;umanità.&#xA;4- I dati del vostro accompagnatore potete inventarli, compresa la data di nascita (Ripeto: non aprite quel ca@@o di calendarietto). Quello che fa fede sono i dati anagrafici con la firma del PDF del vostro accompagnatore che dovrà essere compilato e inviato successivamente da voi per e-mail.&#xA;5- Come suggerisce Tajani, chiudete le finestre di casa per evitare che il drone di qualche concorrente nei paraggi venga a disturbarvi e alle 12 in punto posizionatevi sul sito, pronti a fare ripetutamente F5 per aggiornare la pagina nel browser.&#xA;6- Quando escono le date, una sotto l&#39;altra, voi fiondatevi sull&#39;ultima in basso, anche se quel giorno è in programma l&#39;evento più importante della vostra vita: niente è più importante della partecipazione a Propaganda Live in studio (ma questo deve essere chiaro, altrimenti non riuscirete mai a prenotare).&#xA;&#xA;7- Daje, Daje e Daje, ca@@o.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>**** Istruzioni garantite per assicurarsi un posto in studio a Propaganda Live ****</p>

<p>Poiché a ogni tornata leggo post di persone affrante e frustrate, lascio qui le Istruzioni di chi, il sottoscritto me medesimo, è riuscito a partecipare tutti gli anni, compreso questo, da quando è in vigore la procedura di registrazione sul sito de La7. Se seguirete pedissequamente queste istruzioni, il posto non ve lo toglierà nessuno.</p>

<p>1- Non usate smartphone e/o tablet. Usate solamente PC fisso o notebook con tastiera esterna USB. Usate un PC performante; se non lo avete, rimediatelo da un amico/parente/vicino. Dovete avere il PC più performante nel raggio di almeno 30 km.
2- Non usate la connessione WiFi. Usate la connessione con cavo ethernet. Il cavo ethernet deve essere categoria 8. La categoria è scritta sul cavo stesso; se non c&#39;è scritta, il cavo è del cinese e dovete buttarlo (Si, la Cina è avanti un secolo a tutti tecnologicamente, ma il cinese sotto casa non lo sa e continua a vendere monnezza)
3- Anche se il form per la compilazione richiede pochi campi (Nome, Cognome, Data di nascita, Numero di partecipanti, Nome e Cognome e data di nascita del vostro eventuale accompagnatore), dovete essere veloci sulla tastiera. Se non siete veloci, assoldate uno sviluppatore software di quelli che non conoscono il mouse e volano sulla tastiera come Sinner su un campo da Tennis. Se il browser non ha in cache i vostri dati anagrafici per la compilazione automatica, aprite Notepad, scrivete il vostro indirizzo e-mail e copiatelo (CTRL+C). Sul Form l&#39;indirizzo e-mail va scritto e confermato (CTRL+V due volte). Il campo per l&#39;inserimento della data di nascita permette di scrivere la data senza aprire il calendarietto, quindi non aprite quel ca@@o di calendarietto, soprattutto se siete vecchi come me e per selezionare il vostro anno dovete tornare indietro fino all&#39;origine dell&#39;umanità.
4- I dati del vostro accompagnatore potete inventarli, compresa la data di nascita (Ripeto: non aprite quel ca@@o di calendarietto). Quello che fa fede sono i dati anagrafici con la firma del PDF del vostro accompagnatore che dovrà essere compilato e inviato successivamente da voi per e-mail.
5- Come suggerisce Tajani, chiudete le finestre di casa per evitare che il drone di qualche concorrente nei paraggi venga a disturbarvi e alle 12 in punto posizionatevi sul sito, pronti a fare ripetutamente F5 per aggiornare la pagina nel browser.
6- Quando escono le date, una sotto l&#39;altra, voi fiondatevi sull&#39;ultima in basso, anche se quel giorno è in programma l&#39;evento più importante della vostra vita: niente è più importante della partecipazione a Propaganda Live in studio (ma questo deve essere chiaro, altrimenti non riuscirete mai a prenotare).</p>

<p>7- Daje, Daje e Daje, ca@@o.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Alfonso Cataldi</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/zwfv6j6rqa</guid>
      <pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:38:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Storia dei linguaggi: il Basic</title>
      <link>https://noblogo.org/il-manuale-del-futuro-imperfetto/storia-dei-linguaggi-il-basic</link>
      <description>&lt;![CDATA[Storia dei linguaggi: il Basic&#xA;&#xA;Negli anni Sessanta i computer erano macchine imponenti, costose e difficili da usare. Stavano chiusi nei laboratori universitari o nei grandi centri di ricerca, e per comunicare con loro servivano linguaggi complessi come FORTRAN o ALGOL, strumenti potenti ma pensati per matematici e specialisti. Per uno studente qualunque, o per una persona curiosa, programmare era quasi impossibile. Fu in questo contesto che nacque un’idea semplice ma rivoluzionaria: creare un linguaggio che permettesse a chiunque di imparare a programmare. Nel 1964, al Dartmouth College negli Stati Uniti, due professori — John G. Kemeny e Thomas E. Kurtz — svilupparono un nuovo linguaggio chiamato BASIC. Il nome non era casuale: significava Beginner’s All-purpose Symbolic Instruction Code, cioè un codice simbolico universale per principianti. L’obiettivo era chiarissimo: rendere la programmazione accessibile a tutti gli studenti, non solo agli esperti. Il BASIC era costruito con poche parole chiave molto intuitive. Comandi come PRINT, INPUT, FOR, NEXT o GOTO permettevano di scrivere programmi comprensibili quasi come frasi in inglese. Inoltre i programmi erano organizzati con numeri di riga, che guidavano l’ordine delle istruzioni. Un piccolo programma BASIC poteva essere semplice come questo:&#xA;10 PRINT &#34;CIAO MONDO&#34;&#xA;20 END&#xA;Due righe soltanto, ma bastavano per far eseguire un’azione al computer. Per molti studenti degli anni Sessanta fu la prima volta in cui una macchina sembrava rispondere direttamente ai loro pensieri. Ma la vera esplosione del BASIC arrivò più tardi. Negli anni Settanta nacquero i primi personal computer, macchine molto più piccole dei giganteschi calcolatori universitari. Quasi tutti questi nuovi computer avevano qualcosa in comune: il BASIC installato di serie. Computer come l’Apple II, il Commodore 64 o lo ZX Spectrum si accendevano mostrando direttamente un cursore e l’interprete BASIC pronto all’uso. Bastava scrivere qualche riga e premere RUN. Per una generazione intera fu una scoperta straordinaria: il computer non era più soltanto una macchina da usare, ma uno strumento da creare. Molti dei programmatori che avrebbero cambiato l’informatica iniziarono proprio così. Anche i fondatori di Microsoft, Bill Gates e Paul Allen, svilupparono nel 1975 una delle prime versioni di BASIC per il computer Altair 8800. Fu uno dei primi grandi prodotti software per personal computer. Negli anni Ottanta il BASIC era ovunque. I ragazzi imparavano a programmare copiando listati dalle riviste, digitando pagina dopo pagina di codice. A volte il programma non funzionava perché mancava una virgola o un numero di riga era sbagliato. Ma proprio lì nasceva l’apprendimento: capire, correggere, migliorare. Con il tempo arrivarono linguaggi più evoluti: C, Pascal, Java, Python. Molti sistemi moderni non usano più il BASIC nella sua forma originale. Tuttavia il suo ruolo nella storia dell’informatica rimane fondamentale. Il BASIC ha insegnato a milioni di persone che programmare non è magia, ma un modo logico di parlare con le macchine. Ha trasformato il computer da strumento per pochi specialisti a territorio di esplorazione per chiunque avesse curiosità. E forse il suo lascito più importante non è tecnico, ma culturale: ha dimostrato che la tecnologia diventa davvero potente solo quando diventa comprensibile. Ancora oggi, ogni volta che qualcuno scrive il suo primo programma, anche se in un linguaggio moderno, sta ripetendo — in fondo — la stessa rivoluzione iniziata nel 1964 con il BASIC.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Storia dei linguaggi: il Basic</p>

<p>Negli anni Sessanta i computer erano macchine imponenti, costose e difficili da usare. Stavano chiusi nei laboratori universitari o nei grandi centri di ricerca, e per comunicare con loro servivano linguaggi complessi come FORTRAN o ALGOL, strumenti potenti ma pensati per matematici e specialisti. Per uno studente qualunque, o per una persona curiosa, programmare era quasi impossibile. Fu in questo contesto che nacque un’idea semplice ma rivoluzionaria: creare un linguaggio che permettesse a chiunque di imparare a programmare. Nel 1964, al Dartmouth College negli Stati Uniti, due professori — John G. Kemeny e Thomas E. Kurtz — svilupparono un nuovo linguaggio chiamato BASIC. Il nome non era casuale: significava Beginner’s All-purpose Symbolic Instruction Code, cioè un codice simbolico universale per principianti. L’obiettivo era chiarissimo: rendere la programmazione accessibile a tutti gli studenti, non solo agli esperti. Il BASIC era costruito con poche parole chiave molto intuitive. Comandi come PRINT, INPUT, FOR, NEXT o GOTO permettevano di scrivere programmi comprensibili quasi come frasi in inglese. Inoltre i programmi erano organizzati con numeri di riga, che guidavano l’ordine delle istruzioni. Un piccolo programma BASIC poteva essere semplice come questo:
10 PRINT “CIAO MONDO”
20 END
Due righe soltanto, ma bastavano per far eseguire un’azione al computer. Per molti studenti degli anni Sessanta fu la prima volta in cui una macchina sembrava rispondere direttamente ai loro pensieri. Ma la vera esplosione del BASIC arrivò più tardi. Negli anni Settanta nacquero i primi personal computer, macchine molto più piccole dei giganteschi calcolatori universitari. Quasi tutti questi nuovi computer avevano qualcosa in comune: il BASIC installato di serie. Computer come l’Apple II, il Commodore 64 o lo ZX Spectrum si accendevano mostrando direttamente un cursore e l’interprete BASIC pronto all’uso. Bastava scrivere qualche riga e premere RUN. Per una generazione intera fu una scoperta straordinaria: il computer non era più soltanto una macchina da usare, ma uno strumento da creare. Molti dei programmatori che avrebbero cambiato l’informatica iniziarono proprio così. Anche i fondatori di Microsoft, Bill Gates e Paul Allen, svilupparono nel 1975 una delle prime versioni di BASIC per il computer Altair 8800. Fu uno dei primi grandi prodotti software per personal computer. Negli anni Ottanta il BASIC era ovunque. I ragazzi imparavano a programmare copiando listati dalle riviste, digitando pagina dopo pagina di codice. A volte il programma non funzionava perché mancava una virgola o un numero di riga era sbagliato. Ma proprio lì nasceva l’apprendimento: capire, correggere, migliorare. Con il tempo arrivarono linguaggi più evoluti: C, Pascal, Java, Python. Molti sistemi moderni non usano più il BASIC nella sua forma originale. Tuttavia il suo ruolo nella storia dell’informatica rimane fondamentale. Il BASIC ha insegnato a milioni di persone che programmare non è magia, ma un modo logico di parlare con le macchine. Ha trasformato il computer da strumento per pochi specialisti a territorio di esplorazione per chiunque avesse curiosità. E forse il suo lascito più importante non è tecnico, ma culturale: ha dimostrato che la tecnologia diventa davvero potente solo quando diventa comprensibile. Ancora oggi, ogni volta che qualcuno scrive il suo primo programma, anche se in un linguaggio moderno, sta ripetendo — in fondo — la stessa rivoluzione iniziata nel 1964 con il BASIC.</p>
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      <author>Il Manuale Del Futuro Imperfetto</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/h7iscsf4kw</guid>
      <pubDate>Mon, 16 Mar 2026 20:09:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Grafici, Narrative e Usi Impropri</title>
      <link>https://noblogo.org/clockwork/grafici-narrative-e-usi-impropri</link>
      <description>&lt;![CDATA[Premessa: Non sono riuscito a inserire le immagini su NoBlogo; linkerò a ciascuna ove indicato con la dicitura [FIG.X].&#xA;&#xA;La scorsa settimana ho letto un’intervista all’editore e scrittore italiano Francesco Verso, a cura di Mick Paolino. Vi invito a leggerla a questo link prima di procedere col resto di quest’articolo, così avete presente a cosa mi riferisco.&#xA;&#xA;Tranquilli, vi aspetto.&#xA;&#xA;Fatto? Allora iniziamo.&#xA;&#x9;&#xA;Non so come vi ha fatto sentire l’intervista, ma a me ha fatto passare attraverso ben tre stati emotivi. Inizialmente ero interessato e incuriosito, poi dubbioso, scettico e infine sconcertato e infuriato. Sarebbe questo l’enfant prodige del solarpunk italiano? &#xA;&#xA; [Per chi non conosce il genere: il solarpunk è una risposta positiva al cyberpunk; un filone che risponde allo strapotere contemporaneo degli odierni titani tecnologici con visioni di uguaglianza e liberazione umana, tecnologie sostenibili e salvaguardia della natura sopra ogni cosa.]&#xA;&#xA;Grafici o Graffiti?&#xA;&#xA;Si parla di fantascienza, lo sapete, ma permettetemi di calcare più sulla scienza e meno sulla narrativa in questo articolo. Se avete timore dell’analisi, lasciate ogni speranza eccetera eccetera. Fatto l’avvertimento, iniziamo subito dal fulcro di tutti i problemi: cosa notate in questo grafico? [FIG.1]&#xA;&#xA;A una prima occhiata, l’interpretazione è relativamente facile: sia l’intelligenza umana (IU, la linea rossa) che quella artificiale (IA, la linea blu) crescono col passare tempo, ma a ritmi diversi; il momento in cui avviene il sorpasso è identificato come la “prima singolarità” e a seconda di quale delle due intelligenze prevale si apre uno spettro di possibilità che vanno da un estremo all’altro, ciascuna simboleggiata da una o più opere famose della cultura popolare del Ventunesimo Secolo.&#xA;&#xA;Tutto bene, no?&#xA;&#xA;E invece nient’affatto: questo grafico infatti nasconde innumerevoli supposizioni arbitrarie dietro una ragnatela di colori, fatto per colpire solo chi ci si sofferma meno di trenta secondi. E dato che io coi grafici ci ho passato vari anni, provo a mostrarvi cosa si dissotterra quando si scava un po’ sotto la superficie arcobaleno di questo… graffito.&#xA;&#xA;Partiamo dall’argomentazione base che disintegra l’intera impalcatura del grafico: l’intelligenza, ormai lo sappiamo da decenni, non è misurabile su scala lineare, da “zero” a “mille milioni” come l’aura di Dragonball; forse si possono misurare il numero di processi al secondo, ma in quel caso anche il buon vecchio Nokia 3310 sorpassa il cervello umano a livello di velocità di calcolo, quindi non è proprio una misura accurata. Il QI è ancora peggio per una valanga di motivi. Quello che chiamiamo semplicisticamente “intelligenza” in realtà è un insieme di capacità molto complesse e situazionali che ancora non comprendiamo appieno, né in noi stessi né negli animali; non a caso ci stupiscono sempre i video di polpi, corvi, orche e delfini che dimostrano di saper risolvere problemi complessi in modi non ovvi. Ne parla anche Peter Godfrey-Smith in Altre Menti, che suppongo sia un esempio di ciò che l’intervistato intende con “intelligenza animale” (senza però citare alcunché).&#xA;&#xA;Però concediamo, per il solo scopo educativo di continuare a scavare tra il ciarpame, di poter davvero misurare l’intelligenza. Chi ha detto che entrambe le intelligenze (umana e artificiale) progrediscono in maniera lineare? È una supposizione non da poco, anzi, due supposizioni. Partiamo dai LLM (che non sono IA!): è stato dimostrato che per ottenere miglioramenti misurabili da un modello al seguente è necessaria una mole sempre maggiore di dati, che è il motivo per cui le varie aziende che sviluppano questi software hanno bisogno di centri dati sempre più grandi, sempre più parametri e più potenza di calcolo senza un chiaro limite realistico. Questa è la cosiddetta trappola dei rendimenti decrescenti, e in termini grafici generalmente un andamento di questo tipo corrisponde a una curva logistica, che ha circa questa forma [FIG.2].&#xA;&#xA;Ora, anche quel generalmente nasconde una supposizione, ovvero che i LLM si comportino come molte tecnologie umane. Le auto, internet, gli smartphone, i carburanti fossili e le energie rinnovabili hanno tutti andamenti del genere sia in termini di efficienza che di ritmi di adozione: si avvicinano sempre di più a un valore massimo (M, nel grafico), senza però mai superarlo. Certamente i LLM potrebbero anche non seguire un andamento del genere; potrebbero invece crescere in modo logaritmico, ovvero all’infinito ma sempre più lentamente (andamento che richiede supposizioni ancora diverse), oppure potrebbero non raggiungere la massima adozione e venire abbandonati in favore di un’altra tecnologia (e quindi decrescere fino a un valore minimo o nullo; pensate ai vinili o ai floppy disk), e via dicendo. In pratica: supporre che i LLM crescano linearmente o anche solo che crescano per decenni è un’affermazione silenziosa e con fondamenta fragilissime. Se si discute di fantascienza, e ancora di più se si discute di scienza, è fondamentale chiarire le proprie supposizioni, anziché occultarle.&#xA;&#xA;Ma non ho ancora finito.&#xA;&#xA;Se la crescita dei LLM non è certa, quella degli umani lo è ancora meno. Gli archeologi hanno misurato i crani degli homo sapiens sapiens per vari decenni e le conclusioni più recenti sono inequivocabili: l’intelligenza umana è rimasta costante per almeno trentamila anni. Quello che abbiamo acquisito lungo la storia documentata sono esperienze, conoscenze, strumenti, mezzi di comunicazione, ma NON intelligenza. Supporre dunque che questa cresca in modo lineare non è solo una fantasia positivista e da techbro, è anche facilmente falsificabile da innumerevoli studi moderni e apertamente consultabili.&#xA;&#xA; [La misura dei crani è l’unico modo per inferire la dimensione dei cervelli, che a sua volta è l’unico proxy disponibile per estrapolare una stima dell’intelligenza a distanza di migliaia di anni.]&#xA;&#xA;Proseguiamo con la nostra catabasi: dando per buono che entrambe le intelligenze crescano a ritmi paragonabili, arriva “inevitabilmente” (lol, lmao) il momento in cui esse si equivalgono e avviene il fantomatico sorpasso, la “prima singolarità”. Da qui in poi la parvenza di senso di questo grafico svanisce del tutto: perché la linea rossa (intelligenza umana) e quella blu (artificiale) spariscono? Ne rimane solo una? Si fondono? Crescono di pari passo? Perché dovrebbero, e come compararle se procedono allo stesso ritmo? Uno spruzzo di colori si apre ai quattro venti senza chiarimenti né chiarezza.&#xA;&#xA;Non ci sono risposte a queste ambiguità; l’importante è il caleidoscopio di scenari che seguono. E non è neanche importante la “seconda singolarità”, dato che la presenza o assenza non ha influenze su alcuno dei sei scenari illustrati. La mia ricerca di cosa questo evento rappresenti ha portato scarsi risultati; secondo questo blog indica il momento in cui sia l’umano che la macchina si rendono conto dei propri limiti e iniziano a “creare significato insieme”. Allo stesso tempo, altri libri sull’argomento definiscono la prima singolarità quella di carattere economico (le IA che sostituiscono i lavoratori) e la seconda quella che nel grafico è indicata come prima. Insomma: non esiste un consenso sul significato di questi spartiacque, e piazzarli su un grafico del genere senza definirli è un errore titanico per chiunque abbia un pubblico e voglia informarlo in modo onesto e genuino. Lo scopo dei grafici dovrebbe essere quello di illustrare e chiarire, non di ottundere e confondere.&#xA;&#xA;La conclusione di questa prima parte di analisi è che Francesco Verso presenta un’analisi dell’IA e delle loro capacità che oltre a essere incompleta si regge su presupposti fragili e assolutamente non dimostrati; confonde spesso i tropi fantascientifici, che appartengono alla sfera letteraria, con la realtà scientifica della ricerca sulle intelligenze artificiali e non umane, che non dimostra di conoscere davvero. Verso non proietta la scienza nel reame dell’immaginario, com’è d’uso nel genere della fantascienza, ma al contrario sovrascrive le sue fantasie agli sviluppi scientifici odierni.&#xA;&#xA;IA e Fantascienza, Speculazioni e Scenari&#xA;&#x9;&#xA;Dunque, se uno volesse ridisegnare il confronto di cui sopra con supposizioni più realistiche, le vere opzioni sarebbero le tre seguenti [FIG.3]:&#xA;&#xA;Scenario M1 – L’intelligenza artificiale non supera quella umana; magari rimane uno strumento, nemmeno autocosciente, il cui paragone con l’umano risulta forzato, o magari si arresta alle capacità di un neonato o di un cane; un compagno semisenziente ma limitato e probabilmente non minaccioso (nonostante IA selvatiche/ferali sarebbero uno scenario fantascientifico seriamente innovativo). Qui si collocano i robot di Asimov e Philip K. Dick.&#xA;Scenario M2 – L’intelligenza artificiale raggiunge livelli paragonabili a quelli umani; magari appaiono androidi umanizzati, come in vari media popolari (Star Wars, Detroit Become Human, Io Robot e via dicendo), in cui appaiono come personaggi talvolta amichevoli, talvolta ostili e talvolta neutrali. Per quanto mi riguarda, sono un grande estimatore dei personaggi androidi e li apprezzo anche senza una componente tematica incentrata sul confronto tra intelligenze.&#xA;Scenario M3 – L’intelligenza artificiale supera quella umana; questo è lo scenario più esplorato dalla fantascienza recente e dal cyberpunk (Matrix, Terminator), per mezzo della supposizione che un’intelligenza superiore a quella umana sia per definizione pericolosa e minacciosa per la nostra sopravvivenza; che poi è lo stesso tropo delle invasioni aliene ma in veste leggermente diversa. Her e Neuromante sono due esempi di superintelligenze indifferenti.&#xA;&#xA;Lo scenario in cui egli vuole porsi con la sua opera, ovvero quello in cui l’umano e la macchina cooperano, non dipende assolutamente dai rispettivi livelli intellettivi: un sodalizio tra specie diverse può avvenire, come già menzionato, anche tra umano e canino, o tra umano e alieno e tra umano e robot. Non c’era alcun bisogno di invocare grafici e proiezioni per giustificare questa premessa narrativa: porsi in mezzo a questa costellazione di opere moderne, anziché elevare il suo romanzo, lo fa apparire come “un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”, per citare un romantico nome noto.&#xA;&#xA; [Come appunto nel racconto Story of Your Life di Ted Chiang che lui stesso ha citato e in svariate altre opere.]&#xA;&#xA;Ora, come ho già chiarito sopra, queste mie “correzioni” sono basate su altre supposizioni (più realistiche, elaborate sopra) e grafici speculativi fatti da me e senza dati; certamente ci saranno fior di neuroscienziati e ingegneri neurali che presentano proiezioni più accurate in articoli scientifici sul tema, ma data la mole titanica di pubblicazioni negli ultimi cinque anni non sono riuscito a trovare grafici simili a quelli dell’intervista a Francesco Verso. Se ne trovate, vi invito a segnalarli e a smentirmi, in modo che la discussione del tema ci porti tutti a una maggiore consapevolezza su quali scenari vale la pena speculare.&#xA;&#xA;In ogni caso, la conclusione di questa disamina tecnica (che non richiede particolari competenze teoriche; mi è bastato un accesso a internet e un paio di sere libere) rivela quattro leggerezze di Francesco Verso. In quest’intervista, egli dimostra:&#xA;&#xA;di non essere in grado di fare un grafico&#xA;di non essere veramente informato sull’argomento di cui si professa esperto&#xA;di non aver parlato con nessuno scienziato per chiedere conferma o aiuto&#xA;di non aver verificato le proprie supposizioni, neppure su Wikipedia&#xA;&#xA;Inoltre ho già chiarito come Verso non abbia fornito grandi prove sulla sua esperienza o conoscenza sul tema, dunque l’impressione che mi resta da quest’intervista è che non sappia nulla di LLM e che cerchi di cavalcarne l’onda mediatica per essere su più risultati Google possibili; da questo suo libro non mi aspetto nulla che non potrei sentire da un qualunque manager d’azienda tecnologica o venture capitalist della Silicon Valley. &#xA;&#xA;Lungi da me dirvi cosa leggere e cosa no, ma per un autore che si dice non solo di fantascienza e solarpunk, ma persino “esploratore che non è rimasto a guardare la tempesta dalla riva” (notare appunto il linguaggio da techbro), non esplorare nemmeno una manciata di link relativi alle affermazioni che si portano in giro come verità assolute mi sembra abbastanza grave, e personalmente non accetterei mai di leggere fantascienza che parta da questi presupposti fragilissimi (né tantomeno solarpunk). Il paragone con Asimov, Lem, Clarke e Kim Stanley Robinson, autori che dedicavano gran parte del proprio processo creativo a documentarsi sulla ricerca e lo stato dell’arte di ogni argomento a cui mettevano mano, è a dir poco umiliante.&#xA;&#xA;Raccontarsi le Proprie Storie&#xA;&#xA;Ora che ho concluso le critiche scientifiche, passiamo a quelle narrative. Per la vostra gioia, anche quelle non sono poche.&#xA;&#xA;L’intervista, le cui domande sono molto interessanti e puntuali, inizia come disamina e riflessione sulle interazioni tra intelligenza umana e LLM (non intelligenza artificiale!) e viene lentamente dirottata in un altisonante spot pubblicitario per l’ultima pubblicazione dell’intervistato. La mia personale opinione è che se l’obiettivo dell’intervista era quello di esplorare scenari e intelligenze future, sarebbe stato più opportuno interpellare uno scienziato che lavora davvero sul campo, piuttosto che un autore di fantascienza che in svariati paragrafi non ha saputo dimostrarsi né autorevole né preparato. Se invece l’obiettivo era recensire il libro, perché non dichiararlo dal principio?&#xA;&#xA;Ma a parte queste piccole critiche all’intervistatore, le altre domande in sospeso rimangono per l’intervistato. La prima, fondamentale, alla quale non vi è stata risposta è in che modo i LLM possono essere compatibili con il solarpunk. Il consenso che si sta formando tra economisti, sociologi, informatici, ma anche editori e traduttori sostituiti da questa tecnologia, è che i LLM contribuiscano ad accentrare il potere nelle mani di chi lo ha già. Citando una recente ricerca di politologi e scienziati cognitivi: “riflettendo i casi passati dei mercati e dei media, il potere e l’influenza si sposteranno verso coloro che sono in grado di implementare pienamente queste tecnologie e lontano da coloro che non sono in grado di farlo. L’IA indebolisce la posizione di coloro su cui viene utilizzata e che forniscono i propri dati, rafforzando gli esperti di IA e i responsabili politici.” L’esatto opposto del solarpunk, in pratica.&#xA;&#xA;Ne si evince che non è affatto ovvio come una tecnologia del genere possa inserirsi in un questo genere letterario. Sarebbe filosoficamente interessante e acuto se il romanzo intendesse affrontare proprio questo tema, cercando un equilibrio tra parti inconciliabili, oppure se l’autorità dell’IA venisse scartata in favore di quella dei cittadini; ma a giudicare dall’intervista stessa (e dalla sinossi sul sito dell’editore) questi temi non sono quelli che l’opera di Verso intende affrontare, dato che non vengono mai menzionati termini come “potere” o “disuguaglianza”. Non intendo leggere quest’opera e controllare in prima persona per i motivi già spiegati in precedenza, ma stando alle recensioni che ho trovato il tema della “simpoiesi” viene a malapena toccato (così come l’uso di LLM, segno del fatto che nessuno dei lettori ne fosse al corrente), mentre ciò che ha catturato l’attenzione di tutti sono… gli animali parlanti. Eccola, dunque, la famosa “intelligenza animale”! Bella innovazione fantascientifica!&#xA;&#xA;Nel tessere le sue lodi sulla “cooperazione con agenti LLM”, inoltre, Francesco Verso non spiega in alcun modo come l’opera finale che ha (hanno?) prodotto sia migliore rispetto a una che avrebbe scritto in totale autonomia. Gli sono state suggerite metafore particolarmente brillanti? Lo hanno aiutato ad approfondire la psicologia e le reazioni dei personaggi lungo la storia? O magari hanno accelerato il processo di revisione e correzione di bozze (lavoro che avrebbe potuto fare anche uno degli editori della casa editrice che gli appartiene). L’unica menzione che fa è quella di un lasso temporale: tredici mesi in totale, il che suggerisce che qualsiasi sia stato il contributo materiale di questi LLM, certamente non ha accelerato il processo di scrittura. &#xA;&#xA;Ritornando per un momento al grafico di cui sopra, questa volta con occhi meno tecnici, possiamo notare che l’opera di Francesco Verso (vicino alla linea rossa tratteggiata) è un romanzo, eppure viene paragonato a sei opere cinematografiche degli ultimi trent’anni. La letteratura del Ventesimo Secolo (quella che ha inaugurato e cementificato il canone fantascientifico dell’intelligenza artificiale) non compare affatto; sintomo del fatto che l’autore non ha familiarità con essa o che pensa che il pubblico a cui intende rivolgersi non conosca tali autori. Dopotutto, perché non includere almeno Asimov in un grafico che intende mostrare diversi scenari di intelligenze robotiche? Verso inoltre traduce fantascienza e solarpunk da ogni angolo del mondo, inclusi autori contemporanei noti come Liu Cixin, Chen Qiufan, Ken Liu e Vandana Singh. Davvero non ha alcun romanzo da citare, tra tutti quelli che sicuramente conosce? Il mio sospetto, forse infondato, è che l’intervista non intenda rivolgersi a un pubblico di lettori.&#xA;&#xA;Dunque è davvero definibile “solarpunk” farsi assistere da tre LLM piuttosto che chiedere a una comunità globale di autori dedicati (che non deve faticare a cercare, dato che è già in contatto con personalità notevoli) e a editori professionisti? Cosa significa scrivere di mutuo aiuto, collaborazione e decolonizzazione senza poi praticarli nella vita di tutti i giorni?&#xA;&#x9;&#xA; [Non sono al corrente di LLM sviluppati da aziende o cooperative del Sud Globale, né di modelli open source.]&#xA;&#xA;In ultimo, se il romanzo è stato “co-creato con intelligenze non-umane”, perché in copertina appare solo un nome (umano)? Perché sulla pagina del sito la sinossi non include alcuna menzione dei LLM usati durante il processo di stesura, se l’autore è tanto fiero di esserne pioniere ed esploratore? La risposta mi pare ovvia: Francesco Verso vuole la botte piena e l’IA lubrificata. Da una parte tenta di rivolgersi al pubblico solarpunk (anche attraverso il vocabolario usato nell’intervista, da “intelligenze non-umane” a “decolonizzazione” e via dicendo); dall’altra strizza l’occhio agli spalti accelerazionisti e techbro, e quindi i riferimenti ai “pionieri” e al lasciare indietro la massa di autori resistenti e luddisti. Pare un doppio gioco, un mentire a entrambe le parti alla forsennata ricerca di un pubblico sempre più grande ma senza alcun criterio o dedizione.&#xA;&#xA;A partire dalle supposizioni infondate sul “destino dell’IA” e passando per svariate speculazioni fumose, Francesco Verso cerca di assumere il ruolo di profeta dell’IA e di parlare a un pubblico che guarda al futuro dei LLM (che non sono intelligenze artificiali!) con speranza e trepidazione. Così facendo tradisce i principi del solarpunk, di cui però mantiene l’estetica per non perdere il pubblico che già lo conosce e cercando invece di contrabbandare un’idea e una pratica (quella dei LLM come strumenti di liberazione umana) che non trova terreno fertile tra i lettori odierni (motivo per cui si prende la premura di tacere l’uso dei LLM nel processo di scrittura). Questa è una mia deduzione che spiega sia l’inaccuratezza nel parlare di IA che la mancanza di trasparenza nei materiali promozionali di questo romanzo; invito chiunque intenda smentirla a farlo senza problemi.&#xA;&#xA;Ai lettori di fantascienza e solarpunk che cercano idee scientificamente radicate e innovative sulle interazioni con altre intelligenze, consiglio piuttosto le saghe di Revelation Space di Alastair Reynolds e Terra Ignota di Ada Palmer; entrambe sono opere lunghe e tortuose, ma non mancheranno di farvi riflettere su dozzine di risvolti filosofici, pratici ed esistenziali. Se invece preferite qualcosa di più leggero e meno tecnico, A Psalm for the Wild-Built di Becky Chambers narra del viaggio di unå monacå in crisi esistenziale e del robot che lå farà da mentore.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Premessa: Non sono riuscito a inserire le immagini su NoBlogo; linkerò a ciascuna ove indicato con la dicitura [FIG.X].</em></p>

<p>La scorsa settimana ho letto un’intervista all’editore e scrittore italiano Francesco Verso, a cura di Mick Paolino. Vi invito a leggerla a <a href="https://mickpaolino.substack.com/p/umanita-e-ia-dove-lumano-diventa" rel="nofollow">questo link</a> prima di procedere col resto di quest’articolo, così avete presente a cosa mi riferisco.</p>

<p>Tranquilli, vi aspetto.</p>

<p>Fatto? Allora iniziamo.</p>

<p>Non so come vi ha fatto sentire l’intervista, ma a me ha fatto passare attraverso ben tre stati emotivi. Inizialmente ero interessato e incuriosito, poi dubbioso, scettico e infine sconcertato e infuriato. Sarebbe questo l’<em>enfant prodige</em> del solarpunk* italiano?</p>

<p> *<em>[Per chi non conosce il genere: il solarpunk è una risposta positiva al cyberpunk; un filone che risponde allo strapotere contemporaneo degli odierni titani tecnologici con visioni di uguaglianza e liberazione umana, tecnologie sostenibili e salvaguardia della natura sopra ogni cosa.]</em></p>

<h3 id="grafici-o-graffiti">Grafici o Graffiti?</h3>

<p>Si parla di fantascienza, lo sapete, ma permettetemi di calcare più sulla <em>scienza</em> e meno sulla narrativa in questo articolo. Se avete timore dell’analisi, lasciate ogni speranza eccetera eccetera. Fatto l’avvertimento, iniziamo subito dal fulcro di tutti i problemi: cosa notate in <a href="https://basket.the-wetlands.org/s/dDsa9WQEiNmATns" rel="nofollow">questo grafico</a>? [FIG.1]</p>

<p>A una prima occhiata, l’interpretazione è relativamente facile: sia l’intelligenza umana (IU, la linea rossa) che quella artificiale (IA, la linea blu) crescono col passare tempo, ma a ritmi diversi; il momento in cui avviene il sorpasso è identificato come la “prima singolarità” e a seconda di quale delle due intelligenze prevale si apre uno spettro di possibilità che vanno da un estremo all’altro, ciascuna simboleggiata da una o più opere famose della cultura popolare del Ventunesimo Secolo.</p>

<p>Tutto bene, no?</p>

<p>E invece nient’affatto: questo grafico infatti nasconde innumerevoli supposizioni arbitrarie dietro una ragnatela di colori, fatto per colpire solo chi ci si sofferma meno di trenta secondi. E dato che io coi grafici ci ho passato vari anni, provo a mostrarvi cosa si dissotterra quando si scava un po’ sotto la superficie arcobaleno di questo… graffito.</p>

<p>Partiamo dall’argomentazione base che disintegra l’intera impalcatura del grafico: l’intelligenza, ormai lo sappiamo da decenni, non è misurabile su scala lineare, da “zero” a “mille milioni” come l’aura di Dragonball; forse si possono misurare il numero di processi al secondo, ma in quel caso anche il buon vecchio Nokia 3310 sorpassa il cervello umano a livello di velocità di calcolo, quindi non è proprio una misura accurata. Il QI <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Intelligence_quotient#Validity_as_a_measure_of_intelligence" rel="nofollow">è ancora peggio per una valanga di motivi</a>. Quello che chiamiamo semplicisticamente “intelligenza” in realtà è un insieme di capacità molto complesse e situazionali che ancora non comprendiamo appieno, né in noi stessi né negli animali; non a caso ci stupiscono sempre i video di polpi, corvi, orche e delfini che dimostrano di saper risolvere problemi complessi in modi non ovvi. Ne parla anche Peter Godfrey-Smith in <a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845933158" rel="nofollow"><em>Altre Menti</em></a>, che suppongo sia un esempio di ciò che l’intervistato intende con “intelligenza animale” (senza però citare alcunché).</p>

<p>Però concediamo, per il solo scopo educativo di continuare a scavare tra il ciarpame, di poter davvero misurare l’intelligenza. Chi ha detto che entrambe le intelligenze (umana e artificiale) progrediscono in maniera lineare? È una supposizione non da poco, anzi, due supposizioni. Partiamo dai LLM (che non sono IA!): è stato dimostrato che per ottenere miglioramenti misurabili da un modello al seguente è necessaria una mole sempre maggiore di dati, che è il motivo per cui le varie aziende che sviluppano questi software hanno bisogno di centri dati sempre più grandi, sempre più parametri e più potenza di calcolo senza un chiaro limite realistico. Questa è la cosiddetta trappola dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_dei_rendimenti_decrescenti" rel="nofollow">rendimenti decrescenti</a>, e in termini grafici <em>generalmente</em> un andamento di questo tipo corrisponde a una curva logistica, che ha circa <a href="https://basket.the-wetlands.org/s/ByN7rFTATEQRg49" rel="nofollow">questa forma</a> [FIG.2].</p>

<p>Ora, anche quel <em>generalmente</em> nasconde una supposizione, ovvero che i LLM si comportino come molte tecnologie umane. Le auto, internet, gli smartphone, i carburanti fossili e le energie rinnovabili hanno tutti andamenti del genere sia in termini di efficienza che di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Diffusion_of_innovations#Rate_of_adoption" rel="nofollow">ritmi di adozione</a>: si avvicinano sempre di più a un valore massimo (M, nel grafico), senza però mai superarlo. Certamente i LLM potrebbero anche <em>non</em> seguire un andamento del genere; potrebbero invece crescere in modo <em>logaritmico</em>, ovvero all’infinito ma sempre più lentamente (andamento che richiede supposizioni ancora diverse), oppure potrebbero non raggiungere la massima adozione e venire abbandonati in favore di un’altra tecnologia (e quindi decrescere fino a un valore minimo o nullo; pensate ai vinili o ai floppy disk), e via dicendo. In pratica: supporre che i LLM crescano linearmente o anche solo che crescano per decenni è un’affermazione silenziosa e con fondamenta fragilissime. Se si discute di fantascienza, e ancora di più se si discute di scienza, è <em>fondamentale</em> chiarire le proprie supposizioni, anziché occultarle.</p>

<p>Ma non ho ancora finito.</p>

<p>Se la crescita dei LLM non è certa, quella degli umani lo è ancora meno. Gli archeologi hanno misurato i crani* degli <em>homo sapiens sapiens</em> per vari decenni e <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Brain_size#Variation_and_evolution" rel="nofollow">le conclusioni più recenti sono inequivocabili</a>: l’intelligenza umana è rimasta costante per almeno <em>trentamila anni</em>. Quello che abbiamo acquisito lungo la storia documentata sono esperienze, conoscenze, strumenti, mezzi di comunicazione, ma NON intelligenza. Supporre dunque che questa cresca in modo lineare non è solo una fantasia positivista e da techbro, è anche facilmente falsificabile da innumerevoli studi moderni e apertamente consultabili.</p>

<p> *<em>[La misura dei crani è l’unico modo per inferire la dimensione dei cervelli, che a sua volta è l’unico proxy disponibile per estrapolare una stima dell’intelligenza a distanza di migliaia di anni.]</em></p>

<p>Proseguiamo con la nostra catabasi: dando per buono che entrambe le intelligenze crescano a ritmi paragonabili, arriva “inevitabilmente” (lol, lmao) il momento in cui esse si equivalgono e avviene il fantomatico sorpasso, la “prima singolarità”. Da qui in poi la parvenza di senso di questo grafico svanisce del tutto: perché la linea rossa (intelligenza umana) e quella blu (artificiale) spariscono? Ne rimane solo una? Si fondono? Crescono di pari passo? Perché dovrebbero, e come compararle se procedono allo stesso ritmo? Uno spruzzo di colori si apre ai quattro venti senza chiarimenti né chiarezza.</p>

<p>Non ci sono risposte a queste ambiguità; l’importante è il caleidoscopio di scenari che seguono. E non è neanche importante la “seconda singolarità”, dato che la presenza o assenza non ha influenze su alcuno dei sei scenari illustrati. La mia ricerca di cosa questo evento rappresenti ha portato scarsi risultati; secondo <a href="https://andyjmyers.substack.com/p/the-second-singularity" rel="nofollow">questo blog</a> indica il momento in cui sia l’umano che la macchina si rendono conto dei propri limiti e iniziano a “creare significato insieme”. Allo stesso tempo, <a href="https://www.routledge.com/Artificial-Intelligence-and-the-Two-Singularities/Chace/p/book/9780815368533" rel="nofollow">altri libri sull’argomento</a> definiscono la prima singolarità quella di carattere economico (le IA che sostituiscono i lavoratori) e la seconda quella che nel grafico è indicata come prima. Insomma: non esiste un consenso sul significato di questi spartiacque, e piazzarli su un grafico del genere senza definirli è un errore titanico per chiunque abbia un pubblico e voglia informarlo in modo onesto e genuino. Lo scopo dei grafici dovrebbe essere quello di illustrare e chiarire, non di ottundere e confondere.</p>

<p>La conclusione di questa prima parte di analisi è che Francesco Verso presenta un’analisi dell’IA e delle loro capacità che oltre a essere incompleta si regge su presupposti fragili e assolutamente non dimostrati; confonde spesso i tropi fantascientifici, che appartengono alla sfera letteraria, con la realtà scientifica della ricerca sulle intelligenze artificiali e non umane, che non dimostra di conoscere davvero. Verso non proietta la scienza nel reame dell’immaginario, com’è d’uso nel genere della fantascienza, ma al contrario sovrascrive le sue fantasie agli sviluppi scientifici odierni.</p>

<h3 id="ia-e-fantascienza-speculazioni-e-scenari">IA e Fantascienza, Speculazioni e Scenari</h3>

<p>Dunque, se uno volesse ridisegnare il confronto di cui sopra con supposizioni più realistiche, le vere opzioni sarebbero <a href="https://basket.the-wetlands.org/s/dK2ctaPgiaGg9FD" rel="nofollow">le tre seguenti</a> [FIG.3]:</p>
<ul><li>Scenario M1 – L’intelligenza artificiale non supera quella umana; magari rimane uno strumento, nemmeno autocosciente, il cui paragone con l’umano risulta forzato, o magari si arresta alle capacità di un neonato o di un cane; un compagno semisenziente ma limitato e probabilmente non minaccioso (nonostante IA selvatiche/ferali sarebbero uno scenario fantascientifico seriamente innovativo). Qui si collocano i robot di Asimov e Philip K. Dick.</li>
<li>Scenario M2 – L’intelligenza artificiale raggiunge livelli paragonabili a quelli umani; magari appaiono androidi umanizzati, come in vari media popolari (<em>Star Wars, Detroit Become Human, Io Robot</em> e via dicendo), in cui appaiono come personaggi talvolta amichevoli, talvolta ostili e talvolta neutrali. Per quanto mi riguarda, sono un grande estimatore dei personaggi androidi e li apprezzo anche senza una componente tematica incentrata sul confronto tra intelligenze.</li>
<li>Scenario M3 – L’intelligenza artificiale supera quella umana; questo è lo scenario più esplorato dalla fantascienza recente e dal cyberpunk (<em>Matrix, Terminator</em>), per mezzo della supposizione che un’intelligenza superiore a quella umana sia per definizione pericolosa e minacciosa per la nostra sopravvivenza; che poi è lo stesso tropo delle invasioni aliene ma in veste leggermente diversa. <em>Her</em> e <em>Neuromante</em> sono due esempi di superintelligenze indifferenti.</li></ul>

<p>Lo scenario in cui egli vuole porsi con la sua opera, ovvero quello in cui l’umano e la macchina cooperano, non dipende assolutamente dai rispettivi livelli intellettivi: un sodalizio tra specie diverse può avvenire, come già menzionato, anche tra umano e canino, o tra umano e alieno* e tra umano e robot. Non c’era alcun bisogno di invocare grafici e proiezioni per giustificare questa premessa narrativa: porsi in mezzo a questa costellazione di opere moderne, anziché elevare il suo romanzo, lo fa apparire come “un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”, per citare un romantico nome noto.</p>

<p> *<em>[Come appunto nel racconto</em> Story of Your Life <em>di Ted Chiang che lui stesso ha citato e in svariate altre opere.]</em></p>

<p>Ora, come ho già chiarito sopra, queste mie “correzioni” sono basate su altre supposizioni (più realistiche, elaborate sopra) e grafici speculativi fatti da me e senza dati; certamente ci saranno fior di neuroscienziati e ingegneri neurali che presentano proiezioni più accurate in articoli scientifici sul tema, ma data la mole titanica di pubblicazioni negli ultimi cinque anni non sono riuscito a trovare grafici simili a quelli dell’intervista a Francesco Verso. Se ne trovate, vi invito a segnalarli e a smentirmi, in modo che la discussione del tema ci porti tutti a una maggiore consapevolezza su quali scenari vale la pena speculare.</p>

<p>In ogni caso, la conclusione di questa disamina tecnica (che non richiede particolari competenze teoriche; mi è bastato un accesso a internet e un paio di sere libere) rivela quattro leggerezze di Francesco Verso. In quest’intervista, egli dimostra:</p>
<ul><li>di non essere in grado di fare un grafico</li>
<li>di non essere veramente informato sull’argomento di cui si professa esperto</li>
<li>di non aver parlato con nessuno scienziato per chiedere conferma o aiuto</li>
<li>di non aver verificato le proprie supposizioni, neppure su Wikipedia</li></ul>

<p>Inoltre ho già chiarito come Verso non abbia fornito grandi prove sulla sua esperienza o conoscenza sul tema, dunque l’impressione che mi resta da quest’intervista è che non sappia nulla di LLM e che cerchi di cavalcarne l’onda mediatica per essere su più risultati Google possibili; da questo suo libro non mi aspetto nulla che non potrei sentire da un qualunque manager d’azienda tecnologica o venture capitalist della Silicon Valley.</p>

<p>Lungi da me dirvi cosa leggere e cosa no, ma per un autore che si dice non solo di fantascienza e solarpunk, ma persino “esploratore che non è rimasto a guardare la tempesta dalla riva” (notare appunto il linguaggio da techbro), non esplorare nemmeno una manciata di link relativi alle affermazioni che si portano in giro come verità assolute mi sembra abbastanza grave, e personalmente non accetterei mai di leggere fantascienza che parta da questi presupposti fragilissimi (né tantomeno solarpunk). Il paragone con Asimov, Lem, Clarke e Kim Stanley Robinson, autori che dedicavano gran parte del proprio processo creativo a documentarsi sulla ricerca e lo stato dell’arte di ogni argomento a cui mettevano mano, è a dir poco umiliante.</p>

<h3 id="raccontarsi-le-proprie-storie">Raccontarsi le Proprie Storie</h3>

<p>Ora che ho concluso le critiche scientifiche, passiamo a quelle narrative. Per la vostra gioia, anche quelle non sono poche.</p>

<p>L’intervista, le cui domande sono molto interessanti e puntuali, inizia come disamina e riflessione sulle interazioni tra intelligenza umana e LLM (non intelligenza artificiale!) e viene lentamente dirottata in un altisonante spot pubblicitario per l’ultima pubblicazione dell’intervistato. La mia personale opinione è che se l’obiettivo dell’intervista era quello di esplorare scenari e intelligenze future, sarebbe stato più opportuno interpellare uno scienziato che lavora davvero sul campo, piuttosto che un autore di fantascienza che in svariati paragrafi non ha saputo dimostrarsi né autorevole né preparato. Se invece l’obiettivo era recensire il libro, perché non dichiararlo dal principio?</p>

<p>Ma a parte queste piccole critiche all’intervistatore, le altre domande in sospeso rimangono per l’intervistato. La prima, fondamentale, alla quale non vi è stata risposta è in che modo i LLM possono essere compatibili con il solarpunk. Il consenso che si sta formando tra economisti, sociologi, informatici, ma anche editori e traduttori sostituiti da questa tecnologia, è che i LLM contribuiscano ad accentrare il potere nelle mani di chi lo ha già. Citando <a href="https://henryfarrell.net/wp-content/uploads/2025/03/Science-Accepted-Version.pdf" rel="nofollow">una recente ricerca</a> di politologi e scienziati cognitivi: “riflettendo i casi passati dei mercati e dei media, il potere e l’influenza si sposteranno verso coloro che sono in grado di implementare pienamente queste tecnologie e lontano da coloro che non sono in grado di farlo. L’IA indebolisce la posizione di coloro su cui viene utilizzata e che forniscono i propri dati, rafforzando gli esperti di IA e i responsabili politici.” L’esatto opposto del solarpunk, in pratica.</p>

<p>Ne si evince che non è affatto ovvio come una tecnologia del genere possa inserirsi in un questo genere letterario. Sarebbe filosoficamente interessante e acuto se il romanzo intendesse affrontare proprio questo tema, cercando un equilibrio tra parti inconciliabili, oppure se l’autorità dell’IA venisse scartata in favore di quella dei cittadini; ma a giudicare dall’intervista stessa (e dalla <a href="https://www.futurefiction.org/chimeriade/" rel="nofollow">sinossi sul sito</a> dell’editore) questi temi non sono quelli che l’opera di Verso intende affrontare, dato che non vengono mai menzionati termini come “potere” o “disuguaglianza”. Non intendo leggere quest’opera e controllare in prima persona per i motivi già spiegati in precedenza, ma stando <a href="https://www.goodreads.com/book/show/241579009-chimeriade" rel="nofollow">alle recensioni</a> <a href="https://andreapighin.substack.com/p/trasformazioni-radicali-chimeriade" rel="nofollow">che ho trovato</a> il tema della “simpoiesi” viene a malapena toccato (così come l’uso di LLM, segno del fatto che nessuno dei lettori ne fosse al corrente), mentre ciò che ha catturato l’attenzione di tutti sono… gli animali parlanti. Eccola, dunque, la famosa “intelligenza animale”! Bella innovazione fantascientifica!</p>

<p>Nel tessere le sue lodi sulla “cooperazione con agenti LLM”, inoltre, Francesco Verso non spiega in alcun modo come l’opera finale che ha (hanno?) prodotto sia migliore rispetto a una che avrebbe scritto in totale autonomia. Gli sono state suggerite metafore particolarmente brillanti? Lo hanno aiutato ad approfondire la psicologia e le reazioni dei personaggi lungo la storia? O magari hanno accelerato il processo di revisione e correzione di bozze (lavoro che avrebbe potuto fare anche uno degli editori della casa editrice che gli appartiene). L’unica menzione che fa è quella di un lasso temporale: tredici mesi in totale, il che suggerisce che qualsiasi sia stato il contributo materiale di questi LLM, certamente non ha accelerato il processo di scrittura.</p>

<p>Ritornando per un momento al grafico di cui sopra, questa volta con occhi meno tecnici, possiamo notare che l’opera di Francesco Verso (vicino alla linea rossa tratteggiata) è un romanzo, eppure viene paragonato a sei opere cinematografiche degli ultimi trent’anni. La letteratura del Ventesimo Secolo (quella che ha inaugurato e cementificato il canone fantascientifico dell’intelligenza artificiale) non compare affatto; sintomo del fatto che l’autore non ha familiarità con essa o che pensa che il pubblico a cui intende rivolgersi non conosca tali autori. Dopotutto, perché non includere almeno Asimov in un grafico che intende mostrare diversi scenari di intelligenze robotiche? Verso inoltre traduce fantascienza e solarpunk da ogni angolo del mondo, inclusi autori contemporanei noti come Liu Cixin, Chen Qiufan, Ken Liu e Vandana Singh. Davvero non ha alcun romanzo da citare, tra tutti quelli che sicuramente conosce? Il mio sospetto, forse infondato, è che l’intervista non intenda rivolgersi a un pubblico di lettori.</p>

<p>Dunque è davvero definibile “solarpunk” farsi assistere da tre LLM piuttosto che chiedere a una comunità globale di autori dedicati (che non deve faticare a cercare, dato che è già in contatto con personalità notevoli) e a editori professionisti? Cosa significa scrivere di mutuo aiuto, collaborazione e decolonizzazione* senza poi praticarli nella vita di tutti i giorni?</p>

<p> *<em>[Non sono al corrente di LLM sviluppati da aziende o cooperative del Sud Globale, né di modelli open source.]</em></p>

<p>In ultimo, se il romanzo è stato “co-creato con intelligenze non-umane”, perché in copertina appare solo un nome (umano)? Perché sulla pagina del sito la sinossi non include alcuna menzione dei LLM usati durante il processo di stesura, se l’autore è tanto fiero di esserne pioniere ed esploratore? La risposta mi pare ovvia: Francesco Verso vuole la botte piena e l’IA lubrificata. Da una parte tenta di rivolgersi al pubblico solarpunk (anche attraverso il vocabolario usato nell’intervista, da “intelligenze non-umane” a “decolonizzazione” e via dicendo); dall’altra strizza l’occhio agli spalti accelerazionisti e techbro, e quindi i riferimenti ai “pionieri” e al lasciare indietro la massa di autori resistenti e luddisti. Pare un doppio gioco, un mentire a entrambe le parti alla forsennata ricerca di un pubblico sempre più grande ma senza alcun criterio o dedizione.</p>

<p>A partire dalle supposizioni infondate sul “destino dell’IA” e passando per svariate speculazioni fumose, Francesco Verso cerca di assumere il ruolo di profeta dell’IA e di parlare a un pubblico che guarda al futuro dei LLM (che non sono intelligenze artificiali!) con speranza e trepidazione. Così facendo tradisce i principi del solarpunk, di cui però mantiene l’estetica per non perdere il pubblico che già lo conosce e cercando invece di contrabbandare un’idea e una pratica (quella dei LLM come strumenti di liberazione umana) che non trova terreno fertile tra i lettori odierni (motivo per cui si prende la premura di tacere l’uso dei LLM nel processo di scrittura). Questa è una mia deduzione che spiega sia l’inaccuratezza nel parlare di IA che la mancanza di trasparenza nei materiali promozionali di questo romanzo; invito chiunque intenda smentirla a farlo senza problemi.</p>

<p>Ai lettori di fantascienza e solarpunk che cercano idee scientificamente radicate e innovative sulle interazioni con altre intelligenze, consiglio piuttosto le saghe di <em>Revelation Space</em> di Alastair Reynolds e <em>Terra Ignota</em> di Ada Palmer; entrambe sono opere lunghe e tortuose, ma non mancheranno di farvi riflettere su dozzine di risvolti filosofici, pratici ed esistenziali. Se invece preferite qualcosa di più leggero e meno tecnico, <em>A Psalm for the Wild-Built</em> di Becky Chambers narra del viaggio di unå monacå in crisi esistenziale e del robot che lå farà da mentore.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Solarpunk Reflections</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/sjy5wtr9s7</guid>
      <pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:15:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[diario dal letto]</title>
      <link>https://noblogo.org/fabriziovenerandi/diario-da-letto</link>
      <description>&lt;![CDATA[[diario dal letto]&#xA;&#xA;Sto scrivendo dal nuovo Macbook Air. Una influenza mi sta tenendo a letto e ne ho approfittato per lanciare di tanto in tanto la copia dei file dal vecchio Macmini a questo. Non ha ancora finito, ma sono riuscito a importare il grosso delle cose più importanti. Ho dovuto fare tutto a mano perché l&#39;assistente migrazione mi ha fatto il gesto dell&#39;ombrello, telematicamente parlando. Dico due parole sulla macchina, giusto per fare diario.&#xA;&#xA;Il Macbook Air che ho preso ha il case color &#34;galassia&#34;. In realtà il colore a me ricorda un metallo che prende, a seconda della luce che cade, una strana ombratura rosa/rossastra, che non so perché mi ricorda una irritazione prepuziale. &#xA;&#xA;Una parte dello schermo manca, ci hanno messo la telecamera, come nei cellulari. Quindi hai le voci di menu a sinistra che a un certo punto &#34;saltano&#34; dall&#39;altra parte della webcam, a destra. Qualsiasi cosa girasse a Cupertino quando hanno pensato questa cosa, non sarebbe piaciuta a Schettini. Forse a Schettino. Non so.  &#xA;&#xA;Detto questo l&#39;hardware è solido, leggero, silenziosissimo e consuma pochissima batteria. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. E anche le casse, dei bassi davvero decenti. &#xA;&#xA;Il sistema operativo, per me che ne venivo da un vecchio High Sierra, è una specie di futuro distopico dove chi usa Apple è sotto costante attacco di hacker che vogliono distruggerlo e - nello stesso tempo - l&#39;utente medio è insensibile, numb, come The Edge nell&#39;omonimo videoclip degli U2 dove si prende i pesci in faccia senza dire nulla. &#xA;&#xA;Da un lato infatti tutto è blindatissimo. Ogni applicazione che provi a lanciare attiva una marea di sistemi di controllo che ti dicono che no, Venerandi, non dire cazzate, tu davvero non vuoi usare quella applicazione, desisti, usa solo quelle Apple certificate. No, no Venerandi perché vuoi usare questa applicazione? Sai che essa vuole usare i tuoi file? Vuoi davvero dargli accesso ai tuoi file? Vuole usare l&#39;input della tua tastiera! Sei sicuro che vuoi dargli questo potere? Non essere stupido Venerandi, non farlo. &#xA;&#xA;Ad un certo punto il Macbook mi ha buttato un&#39;applicazione nel cestino dicendo che era un malware, ripeto, il mio computer ha cancellato una applicazione per conto suo, mentre quando ho tentato di cancellare una applicazione che si chiama &#34;Borsa&#34; che non userò mai nella mia vita il Macbook mi ha fatto &#34;boink&#34;. Ci ho riprovato. &#34;Boink&#34;. Nessuna spiegazione. Non si può cancellare e basta, Venerandi piantala che prima o poi con il gioco in borsa ci farai i dollaroni come noi. Fidati. &#xA;&#xA;Non vi dico quando si prova a far partire una applicazione di uno sviluppatore indipendente. Quasi si offende e nasconde nelle preferenze di sistema un pulsante per dirgli che sì, davvero, voglio usare quella applicazione. In fondo ad una pagina tra centinaia di altre preferenze. La cosa si ripete per ogni dannata applicazione che si vuole installare. In pratica il nuovo Os è infastidito che qualcuno voglia usarlo, per questo forse vogliono metterci l&#39;IA, così a quel punto lasci il Macbook da solo e vai in giro a passeggiare, guardare i cantieri, combattere.&#xA;&#xA;Ma, dicevo, l&#39;utente insensibile. Il Macbook pensa che io non sappia che sto usando delle applicazioni, che sia lì inerte davanti a lui senza sapere cosa fare, inebetito, e mi stimola con un tripudio di notifiche. Notifiche, su un computer. Peraltro pure grosse, e si accumulano come debiti sulla destra dello schermo e devo cliccare su tutte per chiuderle, sembra quel gioco online per gli impiegati dove devi cliccare per fare punteggio, ora mi sfugge il nome. &#xA;&#xA;In pratica appena ti comperi un Macbook devi iniziare a fare questo gioco di disabilitare tutta la glassa che Apple sta mettendo sopra il suo sistema operativo che è poi sempre basato sulla stessa GUI di quarant&#39;anni fa, mortacci loro.&#xA;&#xA;Tornando seri, fare un passaggio di questo tipo ti rendi poi conto della fragilità dei formati e delle applicazioni. Il grosso delle applicazioni commerciali che avevo sul vecchio Mac sono andate. Ragtime, Devonthink, Oxygen XML, Screenflow... ricomprarle tutte mi costerebbe quanto due o tre Macbook. E dietro a loro una schiera di decine e decine di applicazioni free, utility, videogame. E - soprattutto - molti documenti che sul nuovo computer diventeranno delle icone inutilizzabili e inapribili. Monoliti di byte che poi, giro qualche decennio, diventeranno letteralmente illeggibili.&#xA;&#xA;Ultima cosa, passare da uno schermo a colori e-ink a uno lcd come questo, che pure non è malaccio eh, stordisce. Si passa da scrivere su un qualcosa che sembra di carta a scrivere su una lampada accesa in faccia. L&#39;e-ink non sarà il futuro, non lo so, ma gli schermi che mandano luce sono il passato. &#xA;&#xA;E - sì - dopo sei mesi che si usa un notebook touch continui a toccare lo schermo del Macbook come una scimmia che tocca il vetro della finestra pensando di toccare il cielo. Le nuvole. La pioggia.&#xA;&#xA;E dal letto influenzale è tutto, torno a rantolare.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[diario dal letto]</p>

<p>Sto scrivendo dal nuovo Macbook Air. Una influenza mi sta tenendo a letto e ne ho approfittato per lanciare di tanto in tanto la copia dei file dal vecchio Macmini a questo. Non ha ancora finito, ma sono riuscito a importare il grosso delle cose più importanti. Ho dovuto fare tutto a mano perché l&#39;assistente migrazione mi ha fatto il gesto dell&#39;ombrello, telematicamente parlando. Dico due parole sulla macchina, giusto per fare diario.</p>

<p>Il Macbook Air che ho preso ha il case color “galassia”. In realtà il colore a me ricorda un metallo che prende, a seconda della luce che cade, una strana ombratura rosa/rossastra, che non so perché mi ricorda una irritazione prepuziale.</p>

<p>Una parte dello schermo manca, ci hanno messo la telecamera, come nei cellulari. Quindi hai le voci di menu a sinistra che a un certo punto “saltano” dall&#39;altra parte della webcam, a destra. Qualsiasi cosa girasse a Cupertino quando hanno pensato questa cosa, non sarebbe piaciuta a Schettini. Forse a Schettino. Non so.</p>

<p>Detto questo l&#39;hardware è solido, leggero, silenziosissimo e consuma pochissima batteria. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. E anche le casse, dei bassi davvero decenti.</p>

<p>Il sistema operativo, per me che ne venivo da un vecchio High Sierra, è una specie di futuro distopico dove chi usa Apple è sotto costante attacco di hacker che vogliono distruggerlo e – nello stesso tempo – l&#39;utente medio è insensibile, numb, come The Edge nell&#39;omonimo videoclip degli U2 dove si prende i pesci in faccia senza dire nulla.</p>

<p>Da un lato infatti tutto è blindatissimo. Ogni applicazione che provi a lanciare attiva una marea di sistemi di controllo che ti dicono che no, Venerandi, non dire cazzate, tu davvero non vuoi usare quella applicazione, desisti, usa solo quelle Apple certificate. No, no Venerandi perché vuoi usare questa applicazione? Sai che essa vuole usare i tuoi file? Vuoi davvero dargli accesso ai tuoi file? Vuole usare l&#39;input della tua tastiera! Sei sicuro che vuoi dargli questo potere? Non essere stupido Venerandi, non farlo.</p>

<p>Ad un certo punto il Macbook mi ha buttato un&#39;applicazione nel cestino dicendo che era un malware, ripeto, il mio computer ha cancellato una applicazione per conto suo, mentre quando ho tentato di cancellare una applicazione che si chiama “Borsa” che non userò mai nella mia vita il Macbook mi ha fatto “boink”. Ci ho riprovato. “Boink”. Nessuna spiegazione. Non si può cancellare e basta, Venerandi piantala che prima o poi con il gioco in borsa ci farai i dollaroni come noi. Fidati.</p>

<p>Non vi dico quando si prova a far partire una applicazione di uno sviluppatore indipendente. Quasi si offende e nasconde nelle preferenze di sistema un pulsante per dirgli che sì, davvero, voglio usare quella applicazione. In fondo ad una pagina tra centinaia di altre preferenze. La cosa si ripete per ogni dannata applicazione che si vuole installare. In pratica il nuovo Os è infastidito che qualcuno voglia usarlo, per questo forse vogliono metterci l&#39;IA, così a quel punto lasci il Macbook da solo e vai in giro a passeggiare, guardare i cantieri, combattere.</p>

<p>Ma, dicevo, l&#39;utente insensibile. Il Macbook pensa che io non sappia che sto usando delle applicazioni, che sia lì inerte davanti a lui senza sapere cosa fare, inebetito, e mi stimola con un tripudio di notifiche. Notifiche, su un computer. Peraltro pure grosse, e si accumulano come debiti sulla destra dello schermo e devo cliccare su tutte per chiuderle, sembra quel gioco online per gli impiegati dove devi cliccare per fare punteggio, ora mi sfugge il nome.</p>

<p>In pratica appena ti comperi un Macbook devi iniziare a fare questo gioco di disabilitare tutta la glassa che Apple sta mettendo sopra il suo sistema operativo che è poi sempre basato sulla stessa GUI di quarant&#39;anni fa, mortacci loro.</p>

<p>Tornando seri, fare un passaggio di questo tipo ti rendi poi conto della fragilità dei formati e delle applicazioni. Il grosso delle applicazioni commerciali che avevo sul vecchio Mac sono andate. Ragtime, Devonthink, Oxygen XML, Screenflow... ricomprarle tutte mi costerebbe quanto due o tre Macbook. E dietro a loro una schiera di decine e decine di applicazioni free, utility, videogame. E – soprattutto – molti documenti che sul nuovo computer diventeranno delle icone inutilizzabili e inapribili. Monoliti di byte che poi, giro qualche decennio, diventeranno letteralmente illeggibili.</p>

<p>Ultima cosa, passare da uno schermo a colori e-ink a uno lcd come questo, che pure non è malaccio eh, stordisce. Si passa da scrivere su un qualcosa che sembra di carta a scrivere su una lampada accesa in faccia. L&#39;e-ink non sarà il futuro, non lo so, ma gli schermi che mandano luce sono il passato.</p>

<p>E – sì – dopo sei mesi che si usa un notebook touch continui a toccare lo schermo del Macbook come una scimmia che tocca il vetro della finestra pensando di toccare il cielo. Le nuvole. La pioggia.</p>

<p>E dal letto influenzale è tutto, torno a rantolare.</p>
]]></content:encoded>
      <author>La vita in famiglia è bellissima</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/56v0d63rm6</guid>
      <pubDate>Wed, 11 Mar 2026 18:49:24 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;Vengono fuori dalle fottute pareti!&#34;</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/vengono-fuori-dalle-fottute-pareti</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;Col sì ci togliamo di mezzo la magistratura&#34;.&#xA;Sono le parole pronunciate da un boss della mafia nel corso di una riunione della cupola e registrate con una intercettazione ambientale.&#xA;&#xA;In un&#39;altra intercettazione di una conversazione privata dello stesso boss, emerge chiaramente la sua intenzione di scappare dal nostro Paese per sottrarsi all&#39;inchiesta che lo vede coinvolto nella fuga dall&#39;Italia di un pericoloso criminale internazionale libico, assassino torturatore e stupratore di bambini. &#xA;&#xA;Ah no! Non sono le parole di un boss della mafia.&#xA;Bensì sono le parole della Capa di Gabinetto del Ministero della Giustizia del Governo di estrema-destra capeggiato dalla underdog becera, zotica e livorosa della Garbatella, che ama vestirsi di bianco come una papessa anche quando in visita alla Santa Sede.&#xA;&#xA;La Capa di Gabinetto conferma che dalle parti del Ministero della Giustizia c&#39;è un odio viscerale nei confronti della giustizia e di coloro che la garantiscono, adempiendo ai dettami della nostra Costituzione.&#xA;&#xA;Come direbbe la ducetta presidentƏ in conferenza stampa ufficiale della Presidenza del Consiglio: &#34;Ma li mortacci tua, annamo bbene!&#34;.&#xA;&#xA;La Costituzione italiana è tanto vituperata e assediata dalla casta quanto amata e coccolata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, quelli per bene. &#xA;La minoranza perniciosa e metastatica, ça va sans dire, è composta dai mafiosi, dai criminali e dai corrotti mestieranti della politica e del giornalismo.&#xA;&#xA;Da quattro anni, per pura coincidenza da quando è al governo l&#39;estrema-destra molto trumpiana e neo-fascista e poco liberale, costoro non fanno nemmeno più lo sforzo di nascondere le loro vere intenzioni e di dissimulare ciò che pensano e che intendono fare di quel poco di democrazia che resta nel nostro macilento paese. Lo dichiarano apertamente sui giornali, in radio, in televisione; lo mettono per iscritto, a scanso di equivoci e di interpretazioni fuorvianti: &#34;Non veniteci poi a dire che non lo sapevate o non ve lo avevamo detto! Avete anche votato Sì al referendum, di che cazzo vi lamentate adesso?!&#34;.&#xA;&#xA;La riforma della Costituzione è il primo passo. Il secondo sarà la nuova legge elettorale, che metterà una pietra tombale grossa come un macigno su qualsiasi velleità democratica residua. &#xA;&#xA;Buona parte dei cittadini per bene non va più a votare. Ne ha le palle piene di tutto, pensa solo a salvare i propri figli trovandogli un qualche futuro fuori da questo narco-stato marcio fin nel midollo, controllato dalla criminalità organizzata. La rassegnazione è il sentimento più diffuso. &#xA;&#xA;Vincerà il Sì. Vinceranno i mafiosi e i criminali, i politici amministratori corrotti a libro paga dell&#39;ndrangheta, i faccendieri corruttori e tutti quegli strati della società che prosperano nell&#39;illegalità. &#xA;&#xA;Tutta questa gente succhia sangue e linfa vitale allo Stato e agli altri cittadini; i cittadini onesti, gli unici veri cittadini. &#xA;Tutta questa gente ci sta facendo affogare; tanto più annaspiamo per tirare fuori la testa e prendere avidamente una boccata d&#39;aria tanto più con forza ci spingono di nuovo sotto, fino a quando finalmente smetteremo di scalciare e di dimenarci.&#xA;&#xA;Il nostro dovere morale e civile sarebbe quello di ribellarci. La spiegazione del perché non lo facciamo è che siamo anestetizzati e sedati. E nei pochi istanti in cui torniamo coscienti, il nostro unico e solo pensiero è quello di prenotare due settimane di ferie ad agosto.&#xA;&#xA;Oggi sono in vena di citazioni colte cinematografiche: &#xA;“Fat, Drunk And Stupid Is No Way To Go Through Life, Son” - Animal House, 1978&#xA;&#xA;Now playing:&#xA;“Hey Hey, My My (Into the Black)”&#xA;Rust Never Sleeps – Neil Young – 1979 &#xA; &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>“Col sì ci togliamo di mezzo la magistratura”</em>.
Sono le parole pronunciate da un <strong>boss della mafia</strong> nel corso di una riunione della cupola e registrate con una intercettazione ambientale.</p>

<p>In un&#39;altra intercettazione di una conversazione privata dello stesso boss, emerge chiaramente la sua intenzione di <strong>scappare dal nostro Paese</strong> per sottrarsi all&#39;inchiesta che lo vede coinvolto nella fuga dall&#39;Italia di un pericoloso <strong>criminale internazionale libico</strong>, assassino torturatore e stupratore di bambini.</p>

<p>Ah no! Non sono le parole di un boss della mafia.
Bensì sono le parole della <strong>Capa di Gabinetto del Ministero della Giustizia</strong> del Governo di estrema-destra capeggiato dalla <strong>underdog</strong> becera, zotica e livorosa <strong>della Garbatella</strong>, che ama vestirsi di bianco come una <strong>papessa</strong> anche quando in visita alla Santa Sede.</p>

<p>La Capa di Gabinetto conferma che dalle parti del Ministero della Giustizia c&#39;è un <strong>odio viscerale nei confronti della giustizia</strong> e di coloro che la garantiscono, adempiendo ai dettami della nostra Costituzione.</p>

<p>Come direbbe la <strong>ducetta presidentƏ</strong> in conferenza stampa ufficiale della Presidenza del Consiglio: <strong>“Ma li mortacci tua, annamo bbene!”</strong>.</p>

<p>La <strong>Costituzione italiana</strong> è tanto <strong>vituperata e assediata</strong> dalla casta quanto amata e coccolata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, quelli per bene.
La <strong>minoranza perniciosa e metastatica</strong>, ça va sans dire, è composta dai mafiosi, dai criminali e dai corrotti mestieranti della politica e del giornalismo.</p>

<p>Da quattro anni, per pura coincidenza da quando è al governo l&#39;estrema-destra molto trumpiana e neo-fascista e poco liberale, costoro non fanno nemmeno più <strong>lo sforzo di nascondere le loro vere intenzioni</strong> e di dissimulare ciò che pensano e che intendono fare di quel poco di democrazia che resta nel nostro macilento paese. <strong>Lo dichiarano apertamente</strong> sui giornali, in radio, in televisione; <strong>lo mettono per iscritto</strong>, a scanso di equivoci e di interpretazioni fuorvianti: <em>“Non veniteci poi a dire che non lo sapevate o non ve lo avevamo detto! Avete anche votato Sì al referendum, di che cazzo vi lamentate adesso?!”</em>.</p>

<p>La <strong>riforma della Costituzione è il primo passo</strong>. Il secondo sarà la <strong>nuova legge elettorale</strong>, che metterà una <strong>pietra tombale</strong> grossa come un macigno <strong>su qualsiasi velleità democratica</strong> residua.</p>

<p>Buona parte dei cittadini per bene non va più a votare. Ne ha le palle piene di tutto, pensa solo a salvare i propri figli trovandogli un qualche futuro fuori da questo <strong>narco-stato marcio</strong> fin nel midollo, controllato dalla criminalità organizzata. La <strong>rassegnazione</strong> è il sentimento più diffuso.</p>

<p><strong>Vincerà il Sì</strong>. Vinceranno i mafiosi e i criminali, i politici amministratori corrotti a libro paga dell&#39;ndrangheta, i faccendieri corruttori e tutti quegli <strong>strati della società che prosperano nell&#39;illegalità</strong>.</p>

<p>Tutta questa gente <strong>succhia sangue e linfa vitale</strong> allo Stato e agli altri cittadini; i cittadini onesti, gli unici veri cittadini.
Tutta questa gente ci sta facendo <strong>affogare</strong>; tanto più annaspiamo per tirare fuori la testa e <strong>prendere avidamente una boccata d&#39;aria</strong> tanto più con forza <strong>ci spingono di nuovo sotto</strong>, fino a quando finalmente smetteremo di scalciare e di dimenarci.</p>

<p>Il nostro <strong>dovere morale e civile</strong> sarebbe quello di <strong>ribellarci</strong>. La spiegazione del perché non lo facciamo è che siamo anestetizzati e sedati. E nei pochi <strong>istanti in cui torniamo coscienti</strong>, il nostro unico e solo pensiero è quello di <strong>prenotare due settimane di ferie</strong> ad agosto.</p>

<p>Oggi sono in vena di citazioni colte cinematografiche:
<em>“Fat, Drunk And Stupid Is No Way To Go Through Life, Son”</em> – Animal House, 1978</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“Hey Hey, My My (Into the Black)”
Rust Never Sleeps – Neil Young – 1979</p>
]]></content:encoded>
      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/s0v5oup0l5</guid>
      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 07:31:46 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Blogger e podcaster oggi</title>
      <link>https://noblogo.org/il-manuale-del-futuro-imperfetto/blogger-e-podcaster-oggi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Blogger e podcaster oggi&#xA;&#xA;Fare il blogger oggi significa scrivere dentro un flusso continuo di parole, immagini e notifiche. La rete è diventata un luogo affollato, dove ogni minuto nascono nuovi contenuti e nuove voci cercano spazio. In questo scenario, la vera sfida non è soltanto pubblicare qualcosa, ma riuscire a dire qualcosa che abbia davvero valore. Scrivere online richiede attenzione, responsabilità e soprattutto una chiara intenzione. Il blogger contemporaneo non è semplicemente qualcuno che riempie pagine digitali. È una persona che osserva il mondo, riflette e prova a trasformare idee, esperienze e domande in parole comprensibili. In mezzo al rumore della comunicazione digitale, il compito diventa trovare un tono autentico. Non si tratta di inseguire mode o algoritmi, ma di costruire un rapporto sincero con chi legge. Lo stesso vale per chi sceglie la strada del podcast. Registrare un episodio non significa soltanto parlare davanti a un microfono. Significa immaginare una persona dall&#39;altra parte delle cuffie, qualcuno che ha deciso di dedicare tempo e attenzione a quella voce. È una forma di comunicazione più intima, quasi confidenziale. La voce arriva direttamente nell&#39;ascolto di chi è dall&#39;altra parte, spesso mentre cammina, guida o si prende una pausa. Per questo il podcast richiede cura e consapevolezza. Non è soltanto intrattenimento o informazione: è anche presenza. Ogni parola, ogni pausa, ogni tono contribuisce a creare un clima di fiducia. Chi ascolta percepisce immediatamente se dietro quella voce c&#39;è sincerità oppure solo un contenuto costruito in fretta. Molti creator lavorano con mezzi semplici. Un computer, un microfono, qualche software e una stanza trasformata in piccolo studio domestico. Non servono grandi strutture per iniziare. Quello che conta davvero è l&#39;idea di fondo: il desiderio di raccontare qualcosa che meriti di essere condiviso. Il cosiddetto approccio “fai da te” è spesso il punto di partenza di tanti progetti autentici. Non c&#39;è una redazione, non c&#39;è un grande team di produzione. C&#39;è una persona che scrive, registra, monta e pubblica. Questo processo richiede tempo, pazienza e anche una certa dose di disciplina. Ma allo stesso tempo permette una libertà creativa che raramente si trova altrove. Il blogger e il podcaster indipendente costruiscono lentamente il proprio spazio. Non si tratta necessariamente di numeri o di visibilità immediata. A volte l&#39;obiettivo è più semplice e più profondo: creare un luogo dove le idee possano essere espresse con chiarezza. Internet offre strumenti potenti, ma porta con sé anche una grande dispersione dell&#39;attenzione. Gli algoritmi favoriscono spesso ciò che è veloce, breve e immediatamente consumabile. Chi invece sceglie di costruire contenuti più riflessivi deve accettare un percorso più lento. Questo non significa essere fuori dal tempo. Al contrario, significa cercare una forma diversa di presenza online. Una presenza basata sulla qualità delle parole, sulla coerenza dei temi e sulla continuità del lavoro. Scrivere un articolo o registrare un podcast diventa allora un atto di cura. Ogni contenuto nasce da una domanda: vale davvero la pena dirlo? Se la risposta è sì, allora quel contenuto può trovare il suo posto nel grande spazio digitale.&#xA;Chi crea contenuti con questa mentalità non sta semplicemente riempiendo il web ma sta cercando di dare forma a un pensiero. Sta provando a trasformare l&#39;informazione in comprensione, e la comunicazione in dialogo. Nel tempo si costruisce anche una piccola comunità di lettori e ascoltatori. Persone che tornano perché riconoscono uno stile, un approccio, una certa onestà nel modo di raccontare le cose. Non è necessario parlare a milioni di persone per avere un impatto. A volte bastano pochi ascoltatori attenti per dare senso a tutto il lavoro. Il valore del blogging e del podcasting sta proprio qui. Non nella quantità di contenuti pubblicati, ma nella qualità dell&#39;intenzione che li guida. Ogni articolo e ogni episodio diventano piccoli tasselli di un percorso più grande. In fondo, creare contenuti oggi significa questo: cercare un suono autentico nel rumore della rete. Continuare a scrivere e a parlare con la convinzione che le idee abbiano ancora un peso. E che, da qualche parte, qualcuno abbia ancora voglia di ascoltarle.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Blogger e podcaster oggi</p>

<p>Fare il blogger oggi significa scrivere dentro un flusso continuo di parole, immagini e notifiche. La rete è diventata un luogo affollato, dove ogni minuto nascono nuovi contenuti e nuove voci cercano spazio. In questo scenario, la vera sfida non è soltanto pubblicare qualcosa, ma riuscire a dire qualcosa che abbia davvero valore. Scrivere online richiede attenzione, responsabilità e soprattutto una chiara intenzione. Il blogger contemporaneo non è semplicemente qualcuno che riempie pagine digitali. È una persona che osserva il mondo, riflette e prova a trasformare idee, esperienze e domande in parole comprensibili. In mezzo al rumore della comunicazione digitale, il compito diventa trovare un tono autentico. Non si tratta di inseguire mode o algoritmi, ma di costruire un rapporto sincero con chi legge. Lo stesso vale per chi sceglie la strada del podcast. Registrare un episodio non significa soltanto parlare davanti a un microfono. Significa immaginare una persona dall&#39;altra parte delle cuffie, qualcuno che ha deciso di dedicare tempo e attenzione a quella voce. È una forma di comunicazione più intima, quasi confidenziale. La voce arriva direttamente nell&#39;ascolto di chi è dall&#39;altra parte, spesso mentre cammina, guida o si prende una pausa. Per questo il podcast richiede cura e consapevolezza. Non è soltanto intrattenimento o informazione: è anche presenza. Ogni parola, ogni pausa, ogni tono contribuisce a creare un clima di fiducia. Chi ascolta percepisce immediatamente se dietro quella voce c&#39;è sincerità oppure solo un contenuto costruito in fretta. Molti creator lavorano con mezzi semplici. Un computer, un microfono, qualche software e una stanza trasformata in piccolo studio domestico. Non servono grandi strutture per iniziare. Quello che conta davvero è l&#39;idea di fondo: il desiderio di raccontare qualcosa che meriti di essere condiviso. Il cosiddetto approccio “fai da te” è spesso il punto di partenza di tanti progetti autentici. Non c&#39;è una redazione, non c&#39;è un grande team di produzione. C&#39;è una persona che scrive, registra, monta e pubblica. Questo processo richiede tempo, pazienza e anche una certa dose di disciplina. Ma allo stesso tempo permette una libertà creativa che raramente si trova altrove. Il blogger e il podcaster indipendente costruiscono lentamente il proprio spazio. Non si tratta necessariamente di numeri o di visibilità immediata. A volte l&#39;obiettivo è più semplice e più profondo: creare un luogo dove le idee possano essere espresse con chiarezza. Internet offre strumenti potenti, ma porta con sé anche una grande dispersione dell&#39;attenzione. Gli algoritmi favoriscono spesso ciò che è veloce, breve e immediatamente consumabile. Chi invece sceglie di costruire contenuti più riflessivi deve accettare un percorso più lento. Questo non significa essere fuori dal tempo. Al contrario, significa cercare una forma diversa di presenza online. Una presenza basata sulla qualità delle parole, sulla coerenza dei temi e sulla continuità del lavoro. Scrivere un articolo o registrare un podcast diventa allora un atto di cura. Ogni contenuto nasce da una domanda: vale davvero la pena dirlo? Se la risposta è sì, allora quel contenuto può trovare il suo posto nel grande spazio digitale.
Chi crea contenuti con questa mentalità non sta semplicemente riempiendo il web ma sta cercando di dare forma a un pensiero. Sta provando a trasformare l&#39;informazione in comprensione, e la comunicazione in dialogo. Nel tempo si costruisce anche una piccola comunità di lettori e ascoltatori. Persone che tornano perché riconoscono uno stile, un approccio, una certa onestà nel modo di raccontare le cose. Non è necessario parlare a milioni di persone per avere un impatto. A volte bastano pochi ascoltatori attenti per dare senso a tutto il lavoro. Il valore del blogging e del podcasting sta proprio qui. Non nella quantità di contenuti pubblicati, ma nella qualità dell&#39;intenzione che li guida. Ogni articolo e ogni episodio diventano piccoli tasselli di un percorso più grande. In fondo, creare contenuti oggi significa questo: cercare un suono autentico nel rumore della rete. Continuare a scrivere e a parlare con la convinzione che le idee abbiano ancora un peso. E che, da qualche parte, qualcuno abbia ancora voglia di ascoltarle.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il Manuale Del Futuro Imperfetto</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/h0j3l0lngw</guid>
      <pubDate>Sun, 08 Mar 2026 20:43:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Avviso sul ritardo!</title>
      <link>https://noblogo.org/la-biblioteca-di-amarganta/h1avviso-sul-ritardo-h1</link>
      <description>&lt;![CDATA[h1Avviso sul ritardo!/h1&#xA;&#xA;div class=&#34;container&#34;img src=&#34;https://www.altrimondi.org/sf/wp-content/uploads/2019/06/Basoli-Antonio-.jpg&#34; alt=&#34;Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera &amp;, creatore Antonio Basioli&#34;/div&#xA;&#xA;bBuona notizia!/b&#xA;Non interromperò il blog! Quindi tranquilli. Continuerò nella mia opera di divulgazione. &#xA;&#xA;bBrutta notizia/b, purtroppo non lo farò nel breve termine a causa di impegni di lavoro, che mi tengono impegnato tutto il giorno. Tuttavia, miei &#34;quindici lettori&#34; vi informo che ho già impostato i temi di altri articoli, fra cui anche quelli pertinenti alle lettere iEi e iF/i, dove consoceremo più approfonditamente diversi personaggi. &#xA;&#xA;Vi ringrazio per il vostro supporto! &#xA;&#xA;Rimanete in attesa!&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h1>Avviso sul ritardo!</h1>

<div class="container"><img src="https://www.altrimondi.org/sf/wp-content/uploads/2019/06/Basoli-Antonio-.jpg" alt="Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera &amp;, creatore Antonio Basioli"></div>

<p><b>Buona notizia!</b>
Non interromperò il blog! Quindi tranquilli. Continuerò nella mia opera di divulgazione.</p>

<p><b>Brutta notizia</b>, purtroppo non lo farò nel breve termine a causa di impegni di lavoro, che mi tengono impegnato tutto il giorno. Tuttavia, miei “quindici lettori” vi informo che ho già impostato i temi di altri articoli, fra cui anche quelli pertinenti alle lettere <i>E<i> e <i>F</i>, dove consoceremo più approfonditamente diversi personaggi.</p>

<p>Vi ringrazio per il vostro supporto!</p>

<p>Rimanete in attesa!</p>
]]></content:encoded>
      <author>La biblioteca di Amarganta</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/xdfwie31ar</guid>
      <pubDate>Sun, 08 Mar 2026 17:16:14 +0000</pubDate>
    </item>
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