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    <title>noblogo.org Reader</title>
    <link>https://noblogo.org</link>
    <description>Read the latest posts from noblogo.org.</description>
    <pubDate>Tue, 02 Jun 2026 02:52:47 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>[34]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/34</link>
      <description>&lt;![CDATA[[34]&#xA;&#xA;in sintesi le macchinate] camicie di calicò del mondo scoperto nuovo a Dallas le reliquie] della Standa ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[34]</p>

<p>in sintesi le macchinate] camicie di calicò del mondo scoperto nuovo a Dallas le reliquie] della Standa</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ld2215xilq</guid>
      <pubDate>Tue, 02 Jun 2026 01:09:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Piccoli gesti che spero possano fare tanto</title>
      <link>https://noblogo.org/yattaman/piccoli-gesti-che-spero-possano-fare-tanto</link>
      <description>&lt;![CDATA[#azioni #società&#xA;&#xA;Ho conosciuto Kiva grazie al mio amico Mario, scrittore di talento, acquerellista, persona molto sensibile e intelligente.&#xA;In parole semplici, quello che fa Kiva è prendere i soldi che gli metti a disposizione e darli a organizzazioni di microcredito che a loro volta li prestano a persone a cui servono per la loro impresa, per riparare casa, per andare a scuola, pagarsi le spese sanitarie e altro. Sul sito di Kiva sono elencate tutte le richieste di finanziamento, il loro ammontare, la persona che lo ha richiesto e altre informazioni come l’organizzazione che eroga i fondi, il paese ecc., tu scegli la richiesta, l’importo, e se vuoi fare una donazione a Kiva per sostenere i costi amministrativi, poi fai il checkout.&#xA;Non si tratta di elemosina, si tratta di aiutare qualcuno che ha bisogno di un prestito per migliorare la propria condizione ma non può accedere a un finanziamento tradizionale. Normalmente sono persone in zone povere del mondo, o che non offrono le garanzie che normalmente chiede una banca quando ti dà dei soldi.&#xA;!--more--&#xA;Chi chiede un prestito paga gli interessi, che però non vanno a Kiva né al prestatore, ma restano all&#39;organizzazione locale che ha erogato il denaro, per coprire le spese di gestione del prestito stesso. Quindi l&#39;utente di Kiva non guadagna nulla, presta denaro senza nessun compenso.&#xA;Perché farlo, allora?&#xA;Perché mi sembra un buon modo per aiutare le persone senza cadere nel paternalismo: non regaliamo niente, diamo invece la possibilità a qualcuno di farcela con le proprie forze, fornendo solo un piccolo aiuto.&#xA;Si possono fare, e si fanno, molti discorsi su Kiva, e non sono tutti di lode - la pagina Wikipedia) in inglese riporta critiche e controversie alla piattaforma - ma io preferisco riportare il mio caso personale. Ovviamente devo fidarmi dei dati forniti da Kiva stessa, ma mi sembra molto improbabile che una piattaforma con tale visibilità e numero di utenti possa barare in modo spudorato su questo.&#xA;&#xA;Mi sono iscritto a Kiva nel 2018, e questo è il mio profilo pubblico.&#xA;&#xA;Dal 7 marzo 2018 al 1 giugno 2026 ho fatto 54 prestiti in 26 nazioni delle 73 in cui Kiva opera. Kiva01&#xA;&#xA;Il totale dei soldi prestati è 1560$ ma io ho investito 272,52$ perché ho riutilizzato quelli ripagati da chi ha chiesto un prestito per prestarli ad altri. Kiva02&#xA;&#xA;I settori nei quali ho prestato sono 11 su 19 elencati dalla piattaforma, le attività specifiche 26 su 166. Kiva03&#xA;&#xA;272 dollari non sono poi molti, soprattutto se investiti nel corso di 8 anni, ma possono contribuire a fare tanto per persone che vogliono uscire dalla povertà, studiare, o migliorare le condizioni in cui vivono.&#xA;272 dollari non sono poi molti per fare qualcosa che renda migliore il mondo in cui viviamo, anche se quel qualcosa riguarda persone lontane che non conosceremo mai.&#xA;272 dollari non sono poi molti per capire che facciamo tutti parte della stessa, grande comunità e che aiutarci fra noi è giusto e bello.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#azioni #società</p>

<p>Ho conosciuto <a href="https://www.kiva.org" rel="nofollow">Kiva</a> grazie al mio amico Mario, scrittore di talento, acquerellista, persona molto sensibile e intelligente.
In parole semplici, quello che fa Kiva è prendere i soldi che gli metti a disposizione e darli a organizzazioni di microcredito che a loro volta li prestano a persone a cui servono per la loro impresa, per riparare casa, per andare a scuola, pagarsi le spese sanitarie e altro. Sul sito di Kiva sono elencate tutte le richieste di finanziamento, il loro ammontare, la persona che lo ha richiesto e altre informazioni come l’organizzazione che eroga i fondi, il paese ecc., tu scegli la richiesta, l’importo, e se vuoi fare una donazione a Kiva per sostenere i costi amministrativi, poi fai il checkout.
Non si tratta di elemosina, si tratta di aiutare qualcuno che ha bisogno di un prestito per migliorare la propria condizione ma non può accedere a un finanziamento tradizionale. Normalmente sono persone in zone povere del mondo, o che non offrono le garanzie che normalmente chiede una banca quando ti dà dei soldi.

Chi chiede un prestito paga gli interessi, che però non vanno a Kiva né al prestatore, ma restano all&#39;organizzazione locale che ha erogato il denaro, per coprire le spese di gestione del prestito stesso. Quindi l&#39;utente di Kiva non guadagna nulla, presta denaro senza nessun compenso.
<strong>Perché farlo, allora?</strong>
Perché mi sembra un buon modo per aiutare le persone senza cadere nel paternalismo: non regaliamo niente, diamo invece la possibilità a qualcuno di farcela con le proprie forze, fornendo solo un piccolo aiuto.
Si possono fare, e si fanno, molti discorsi su Kiva, e non sono tutti di lode – la pagina <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Kiva_(organization)" rel="nofollow">Wikipedia</a> in inglese riporta critiche e controversie alla piattaforma – ma io preferisco riportare il mio caso personale. Ovviamente devo fidarmi dei dati forniti da Kiva stessa, ma mi sembra molto improbabile che una piattaforma con tale visibilità e numero di utenti possa barare in modo spudorato su questo.</p>
<ul><li><p>Mi sono iscritto a Kiva nel 2018, e <a href="https://www.kiva.org/lender/diego6274" rel="nofollow">questo</a> è il mio profilo pubblico.</p></li>

<li><p>Dal 7 marzo 2018 al 1 giugno 2026 ho fatto 54 prestiti in 26 nazioni delle 73 in cui Kiva opera. <img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/qh7ul09p7sah5k7djufty/Kiva-01.png?rlkey=gnttm9jrtuw5yigqjgl2d9ku4&amp;st=sv1ae9zc&amp;raw=1" alt="Kiva01"></p></li>

<li><p>Il totale dei soldi prestati è 1560$ ma io ho investito 272,52$ perché ho riutilizzato quelli ripagati da chi ha chiesto un prestito per prestarli ad altri. <img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/hfi71du28nv58vpo5ngsx/Kiva-02.png?rlkey=uwdjvf4tcc1d6lmqyts5ve1gc&amp;st=xzz3uxk2&amp;raw=1" alt="Kiva02"></p></li>

<li><p>I settori nei quali ho prestato sono 11 su 19 elencati dalla piattaforma, le attività specifiche 26 su 166. <img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/hcv5evswgysn8o7svbvcr/Kiva-03.png?rlkey=ni0ppjuv1xwvqlkitrjne2brz&amp;st=mzhfgbr0&amp;raw=1" alt="Kiva03"></p></li></ul>

<p>272 dollari non sono poi molti, soprattutto se investiti nel corso di 8 anni, ma possono contribuire a fare tanto per persone che vogliono uscire dalla povertà, studiare, o migliorare le condizioni in cui vivono.
272 dollari non sono poi molti per fare qualcosa che renda migliore il mondo in cui viviamo, anche se quel qualcosa riguarda persone lontane che non conosceremo mai.
272 dollari non sono poi molti per capire che facciamo tutti parte della stessa, grande comunità e che aiutarci fra noi è giusto e bello.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cambiare le cose</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qqtfrq0t0k</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 18:50:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mastodon</title>
      <link>https://noblogo.org/formazioni/a-rel-me-href-mastodon-social-chiocciolacalcettocuggimastodon-a</link>
      <description>&lt;![CDATA[a rel=&#34;me&#34; href=&#34;https://mastodon.social/@calcettocuggi&#34;Mastodon/a&#xA;Le Formazioni del 01-06-26&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=0Zfe3i_yjNI&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://mastodon.social/@calcettocuggi" rel="nofollow">Mastodon</a>
Le Formazioni del 01-06-26
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=0Zfe3i_yjNI" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=0Zfe3i_yjNI</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>Formazioni</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/kf9sb7o5wv</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 11:16:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>03tjzr28ow</title>
      <link>https://noblogo.org/calcettocuggi/iframe-src-radio-tfrbot-com-public-cuggi_radio-embed-frameborder-0</link>
      <description>&lt;![CDATA[iframe src=&#34;https://radio.tfrbot.com/public/cuggi_radio/embed&#34; frameborder=&#34;0&#34; allowtransparency=&#34;true&#34; style=&#34;width: 100%; min-height: 150px; height: 150px; border: 0;&#34;/iframe&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<iframe src="https://radio.tfrbot.com/public/cuggi_radio/embed" frameborder="0" style="width: 100%; min-height: 150px; height: 150px; border: 0;"></iframe>
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      <author>Il Comandante Jesus</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/03tjzr28ow</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 10:55:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Public Service Broadcasting – Every Valley (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/public-service-broadcasting-every-valley-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Così come gli esseri umani, anche i centri urbani hanno il loro ciclo vitale. Se per l’uomo il cibo rappresenta la prima forma di sostentamento, ciò che permette alla città di crescere ed evolversi sono chiaramente le politiche economiche. La questione funziona più o meno in questo modo: in un primo momento di massiccia industrializzazione rigorosamente pianificata vicino a territori ricchi di risorse naturali segue l’esplosione del terziario, la delocalizzazione, la de-urbanizzazione dei centri abitati e il quasi totale abbandono delle vecchie zone industriali e delle comunità limitrofe. Questo è esattamente quello che è accaduto alla ex cittadina mineraria di Ebbw Vale... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/public-service-broadcasting-every.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/i/1221474815&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/81gRJSDw46L._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Così come gli esseri umani, anche i centri urbani hanno il loro ciclo vitale. Se per l’uomo il cibo rappresenta la prima forma di sostentamento, ciò che permette alla città di crescere ed evolversi sono chiaramente le politiche economiche. La questione funziona più o meno in questo modo: in un primo momento di massiccia industrializzazione rigorosamente pianificata vicino a territori ricchi di risorse naturali segue l’esplosione del terziario, la delocalizzazione, la de-urbanizzazione dei centri abitati e il quasi totale abbandono delle vecchie zone industriali e delle comunità limitrofe. Questo è esattamente quello che è accaduto alla ex cittadina mineraria di Ebbw Vale... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/07/public-service-broadcasting-every.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/07/public-service-broadcasting-every.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta: <a href="https://album.link/i/1221474815" rel="nofollow">https://album.link/i/1221474815</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/5n0vwk8sjg</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 08:19:13 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Traffico di droga nel salernitano. Smantellata organizzazione italo-croata</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/traffico-di-droga-nel-salernitano</link>
      <description>&lt;![CDATA[Traffico di droga nel salernitano. Smantellata organizzazione italo-croata&#xA;&#xA;Un gruppo di criminalità organizzata attivo nell&#39;area di Salerno è stato smantellato a seguito di operazioni congiunte delle autorità italiane e croate, coordinate da Eurojust. Le indagini hanno rivelato la vasta gamma di attività illecite da cui il gruppo traeva profitto, tra cui traffico di droga, traffico di armi e favoreggiamento dell&#39;immigrazione clandestina. Il leader dell&#39;organizzazione è riuscito a dirigere le attività pur trovandosi in un carcere.&#xA;&#xA;Durante le operazioni condotte in Italia e in Croazia, sono stati arrestati 23 sospetti, tra cui un trafficante di armi croato coinvolto nelle attività criminali. Le indagini hanno evidenziato la natura policriminale del gruppo. L&#39;attività principale era il traffico di droga nella zona del Sarno e di Scafati; si stima che abbiano trafficato centinaia di chili di cocaina. Per controllare il territorio, i membri del gruppo avrebbero acquisito diverse armi, praticato estorsioni e commissionato atti violenti a scopo di intimidazione.&#xA;&#xA;Per aumentare i profitti illegali, il gruppo si è anche dedicato al favoreggiamento dell&#39;immigrazione illegale creando falsi contratti di lavoro. Sono state presentate con successo oltre 1.000 domande per permessi di lavoro o ricongiungimento familiare.&#xA;&#xA;Il logo dell&#39;USKOK croato&#xA;&#xA;Le attività del gruppo erano guidate da un sospettato attualmente in carcere. Nonostante la detenzione, è riuscito a istruire i membri del gruppo, indicando quali imprenditori estorcere e ordinando atti violenti per imporre i pagamenti o risolvere le controversie. Il sospettato ha anche ordinato un&#39;aggressione violenta contro un altro detenuto, con l&#39;obiettivo di costringere la vittima a condividere la sua cella per poter utilizzare il telefono cellulare di quest&#39;ultimo e dirigere il gruppo criminale.&#xA;&#xA;Le autorità italiane e croate, collaborando tramite la coordinazione di #Eurojust, sono riuscite a identificare un sospettato che aveva fornito armi al gruppo criminale. Questo canale di approvvigionamento ha permesso ai membri del gruppo di acquistare diverse armi, tra cui fucili d&#39;assalto AK-47. In precedenza, un veicolo che trasportava armi dalla Croazia all&#39;Italia era stato intercettato, portando all&#39;arresto del responsabile e al sequestro di numerose armi e munizioni.&#xA;&#xA;Le azioni successive delle autorità italiane e croate hanno portato all&#39;arresto di 23 sospetti, 19 dei quali sono attualmente in custodia cautelare, mentre gli altri sono agli arresti domiciliari. Nei confronti di un sospettato croato è stato emesso un mandato di arresto europeo, preparato da Eurojust.&#xA;&#xA;Le operazioni sono state condotte dalle seguenti autorità:&#xA;Italia: Procura della Repubblica di Salerno; Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato&#xA;Croazia: Procura Speciale Croata (USKOK – Ufficio per la repressione della corruzione e della criminalità organizzata); Ufficio del Procuratore della Contea di Zagabria]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="traffico-di-droga-nel-salernitano-smantellata-organizzazione-italo-croata">Traffico di droga nel salernitano. Smantellata organizzazione italo-croata</h2>

<p>Un gruppo di criminalità organizzata attivo nell&#39;area di Salerno è stato smantellato a seguito di operazioni congiunte delle autorità italiane e croate, coordinate da Eurojust. Le indagini hanno rivelato la vasta gamma di attività illecite da cui il gruppo traeva profitto, tra cui traffico di droga, traffico di armi e favoreggiamento dell&#39;immigrazione clandestina. Il leader dell&#39;organizzazione è riuscito a dirigere le attività pur trovandosi in un carcere.</p>

<p>Durante le operazioni condotte in Italia e in Croazia, sono stati arrestati 23 sospetti, tra cui un trafficante di armi croato coinvolto nelle attività criminali. Le indagini hanno evidenziato la natura <em>policriminale</em> del gruppo. L&#39;attività principale era il traffico di droga nella zona del Sarno e di Scafati; si stima che abbiano trafficato centinaia di chili di cocaina. Per controllare il territorio, i membri del gruppo avrebbero acquisito diverse armi, praticato estorsioni e commissionato atti violenti a scopo di intimidazione.</p>

<p>Per aumentare i profitti illegali, il gruppo si è anche dedicato al favoreggiamento dell&#39;immigrazione illegale creando falsi contratti di lavoro. Sono state presentate con successo oltre 1.000 domande per permessi di lavoro o ricongiungimento familiare.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/r7RGQtAJxg39PqX/preview" alt="">
<em>Il logo dell&#39;USKOK croato</em></p>

<p>Le attività del gruppo erano guidate da un sospettato attualmente in carcere. Nonostante la detenzione, è riuscito a istruire i membri del gruppo, indicando quali imprenditori estorcere e ordinando atti violenti per imporre i pagamenti o risolvere le controversie. Il sospettato ha anche ordinato un&#39;aggressione violenta contro un altro detenuto, con l&#39;obiettivo di costringere la vittima a condividere la sua cella per poter utilizzare il telefono cellulare di quest&#39;ultimo e dirigere il gruppo criminale.</p>

<p>Le autorità italiane e croate, collaborando tramite la coordinazione di #Eurojust, sono riuscite a identificare un sospettato che aveva fornito armi al gruppo criminale. Questo canale di approvvigionamento ha permesso ai membri del gruppo di acquistare diverse armi, tra cui fucili d&#39;assalto AK-47. In precedenza, un veicolo che trasportava armi dalla Croazia all&#39;Italia era stato intercettato, portando all&#39;arresto del responsabile e al sequestro di numerose armi e munizioni.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/bHZCMdgjW3pDEpD/preview" alt=""></p>

<p>Le azioni successive delle autorità italiane e croate hanno portato all&#39;arresto di 23 sospetti, 19 dei quali sono attualmente in custodia cautelare, mentre gli altri sono agli arresti domiciliari. Nei confronti di un sospettato croato è stato emesso un mandato di arresto europeo, preparato da Eurojust.</p>

<p>Le operazioni sono state condotte dalle seguenti autorità:
– Italia: Procura della Repubblica di Salerno; Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato
– Croazia: Procura Speciale Croata (USKOK – Ufficio per la repressione della corruzione e della criminalità organizzata); Ufficio del Procuratore della Contea di Zagabria</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4ev5riodvu</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 07:07:52 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 8</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-8</link>
      <description>&lt;![CDATA[Supplementi: i Beniaminiti&#xA;1Beniamino generò Bela suo primogenito, Asbel secondo, Achiràm terzo, 2Noca quarto e Rafa quinto. 3Bela ebbe come figli Addar, Ghera, padre di Ecud, 4Abisùa, Naamàn, Acòach, 5Ghera, Sepufàn e Curam.&#xA;6Questi furono i figli di Ecud, che erano capi di casato fra gli abitanti di Gheba e che furono deportati a Manàcat: 7Naamàn, Achia e Ghera, che li deportò e generò Uzzà e Achicùd.&#xA;8Sacaràim ebbe figli nel territorio di Moab, dopo aver ripudiato le mogli Cusìm e Baarà. 9Da Codes, sua moglie, generò Iobab, Sibìa, Mesa, Malcam, 10Ieus, Sachìa e Mirma. Questi furono i suoi figli, capi di casato.&#xA;11Da Cusìm generò Abitùb ed Elpàal. 12Figli di Elpàal: Eber, Misam e Semed, che costruì Ono e Lod con le sue dipendenze.&#xA;13Berià e Sema, che furono capi di casato fra gli abitanti di Àialon, misero in fuga gli abitanti di Gat. 14Loro fratelli: Sasak e Ieremòt.&#xA;15Zebadia, Arad, Eder, 16Michele, Ispa e Ioca erano figli di Berià. 17Zebadia, Mesullàm, Chizkì, Cheber, 18Ismerài, Izlia e Iobab erano figli di Elpàal. 19Iakim, Zikrì, Zabdì, 20Elienài, Silletài, Elièl, 21Adaià, Beraià e Simrat erano figli di Simei. 22Ispan, Eber, Elièl, 23Abdon, Zikrì, Canan, 24Anania, Elam, Antotia, 25Ifdia e Penuèl erano figli di Sasak. 26Samserài, Secaria, Atalia, 27Iaaresia, Elia e Zikrì erano figli di Ierocàm. 28Questi erano capi di casato, secondo le loro genealogie; essi abitavano a Gerusalemme.&#xA;&#xA;Discendenti di Saul&#xA;29A Gàbaon abitava il padre di Gàbaon, la cui moglie si chiamava Maacà. 30Suo figlio primogenito era Abdon, poi Sur, Kis, Baal, Ner, Nadab, 31Ghedor, Achio, Zeker e Miklòt. 32Miklòt generò Simeà. Anche costoro, come già i loro fratelli, abitavano a Gerusalemme assieme a loro. 33Ner generò Kis; Kis generò Saul; Saul generò Giònata, Malchisùa, Abinadàb e Is-Baal. 34Figlio di Giònata fu Merib-Baal; Merib-Baal generò Mica. 35Figli di Mica: Piton, Melec, Tarea e Acaz. 36Acaz generò Ioaddà; Ioaddà generò Alèmet, Azmàvet e Zimrì; Zimrì generò Mosa. 37Mosa generò Bineà, di cui fu figlio Rafa, di cui fu figlio Elasà, di cui fu figlio Asel. 38Asel ebbe sei figli, che si chiamavano Azrikàm, Bocru, Ismaele, Searia, Abdia e Canan; tutti questi erano figli di Asel. 39Figli di Esek, suo fratello: Ulam suo primogenito, Ieus secondo, Elifèlet terzo. 40I figli di Ulam erano uomini valorosi e tiratori di arco. Ebbero numerosi figli e nipoti: centocinquanta.&#xA;Tutti questi erano discendenti di Beniamino.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-32. Questa prima parte del c. 8, oltre a fornire genealogie su diversi gruppi di Beniaminiti (vv. 1-5), ne indica anche le residenze: Gheba (vv. 6-7), Moab (vv. 8-10), Ono e Lidda (vv. 11-12), Aialon e Gat (vv. 13-14), Gerusalemme (vv. 15-28) e Gabaon (vv. 29-32). Il brano presenta non poche difficoltà nei confronti della precedente sezione 7,6-11 e di Gn 46,21 e Nm 26,38-41. Il testo è anche frammentario. Il Cronista sembra riprendere le liste beniaminite non più in funzione del quadro delle tribù d&#39;Israele, ma in funzione di Gerusalemme che appartiene originariamente a Beniamino (Gs 18,28) e nella quale Davide preparerà l&#39;edificazione del tempio di JHWH, centro della nuova Gerusalemme secondo Ez 40.&#xA;&#xA;1-7. I versetti intendono porre in evidenza la genealogia di Eud, il giudice che liberò Beniamino dalla schiavitù di Moab (cfr. Gdc 3,15-30). Il dramma di Gheba (Gabaa) è ampiamente descritto in Gdc 19-21. &#xA;&#xA;8-12. Beniaminiti in Moab, Ono e Lidda. Ono e Lidda furono popolate dopo l&#39;esilio da Beniaminiti, cfr. Ne 6,7.35; 11,35; Esd 2,33.&#xA;&#xA;13-28. Beniaminiti ad Aialon, Gat e Gerusalemme. Gerusalemme come città di confine tra Giuda e Beniamino è stata sempre proprietà di entrambe le tribù.&#xA;&#xA;29-32. Beniaminiti a Gabaon e a Gerusalemme. Gabaon sarà menzionata spesso dal Cronista: 1Cr 9,35; 14,6; 16,39; 21,29; 2Cr 1,3.13; Ne 3,7; 7,25. La città fu sede della confederazione evea al tempo dell&#39;occupazione della Palestina, Gs 9,3.17, ecc. Il Cronista intende sottolineare forse il legame tra le due città sacre: Gabaon, dove risiedette la Dimora prima di Davide, 21,29, e Gerusalemme, dove fu trasferita insieme all&#39;altare.&#xA;&#xA;33-40. Cfr. 1Sam 9,1; 14,49-51 = 1Cr 9,39-43. Così come sono, i testi non vanno d&#39;accordo tra loro. La genealogia di Saul, comprendente una dozzina di nomi, è messa in risalto perché Saul è precursore di Davide, ma mentre le relazioni di Davide sono riportate al primo posto, quelle di Saul sono relegate all&#39;ultimo. La genealogia è ripetuta con varianti minime in 9,39-44.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Supplementi: i Beniaminiti</em></strong>
<strong>1</strong>Beniamino generò Bela suo primogenito, Asbel secondo, Achiràm terzo, <strong>2</strong>Noca quarto e Rafa quinto. <strong>3</strong>Bela ebbe come figli Addar, Ghera, padre di Ecud, <strong>4</strong>Abisùa, Naamàn, Acòach, <strong>5</strong>Ghera, Sepufàn e Curam.
<strong>6</strong>Questi furono i figli di Ecud, che erano capi di casato fra gli abitanti di Gheba e che furono deportati a Manàcat: <strong>7</strong>Naamàn, Achia e Ghera, che li deportò e generò Uzzà e Achicùd.
<strong>8</strong>Sacaràim ebbe figli nel territorio di Moab, dopo aver ripudiato le mogli Cusìm e Baarà. <strong>9</strong>Da Codes, sua moglie, generò Iobab, Sibìa, Mesa, Malcam, <strong>10</strong>Ieus, Sachìa e Mirma. Questi furono i suoi figli, capi di casato.
<strong>11</strong>Da Cusìm generò Abitùb ed Elpàal. <strong>12</strong>Figli di Elpàal: Eber, Misam e Semed, che costruì Ono e Lod con le sue dipendenze.
<strong>13</strong>Berià e Sema, che furono capi di casato fra gli abitanti di Àialon, misero in fuga gli abitanti di Gat. <strong>14</strong>Loro fratelli: Sasak e Ieremòt.
<strong>15</strong>Zebadia, Arad, Eder, <strong>16</strong>Michele, Ispa e Ioca erano figli di Berià. <strong>17</strong>Zebadia, Mesullàm, Chizkì, Cheber, <strong>18</strong>Ismerài, Izlia e Iobab erano figli di Elpàal. <strong>19</strong>Iakim, Zikrì, Zabdì, <strong>20</strong>Elienài, Silletài, Elièl, <strong>21</strong>Adaià, Beraià e Simrat erano figli di Simei. <strong>22</strong>Ispan, Eber, Elièl, <strong>23</strong>Abdon, Zikrì, Canan, <strong>24</strong>Anania, Elam, Antotia, <strong>25</strong>Ifdia e Penuèl erano figli di Sasak. <strong>26</strong>Samserài, Secaria, Atalia, <strong>27</strong>Iaaresia, Elia e Zikrì erano figli di Ierocàm. <strong>28</strong>Questi erano capi di casato, secondo le loro genealogie; essi abitavano a Gerusalemme.</p>

<p><strong><em>Discendenti di Saul</em></strong>
<strong>29</strong>A Gàbaon abitava il padre di Gàbaon, la cui moglie si chiamava Maacà. <strong>30</strong>Suo figlio primogenito era Abdon, poi Sur, Kis, Baal, Ner, Nadab, <strong>31</strong>Ghedor, Achio, Zeker e Miklòt. <strong>32</strong>Miklòt generò Simeà. Anche costoro, come già i loro fratelli, abitavano a Gerusalemme assieme a loro. <strong>33</strong>Ner generò Kis; Kis generò Saul; Saul generò Giònata, Malchisùa, Abinadàb e Is-Baal. <strong>34</strong>Figlio di Giònata fu Merib-Baal; Merib-Baal generò Mica. <strong>35</strong>Figli di Mica: Piton, Melec, Tarea e Acaz. <strong>36</strong>Acaz generò Ioaddà; Ioaddà generò Alèmet, Azmàvet e Zimrì; Zimrì generò Mosa. <strong>37</strong>Mosa generò Bineà, di cui fu figlio Rafa, di cui fu figlio Elasà, di cui fu figlio Asel. <strong>38</strong>Asel ebbe sei figli, che si chiamavano Azrikàm, Bocru, Ismaele, Searia, Abdia e Canan; tutti questi erano figli di Asel. <strong>39</strong>Figli di Esek, suo fratello: Ulam suo primogenito, Ieus secondo, Elifèlet terzo. <strong>40</strong>I figli di Ulam erano uomini valorosi e tiratori di arco. Ebbero numerosi figli e nipoti: centocinquanta.
Tutti questi erano discendenti di Beniamino.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-32</strong>. Questa prima parte del c. 8, oltre a fornire genealogie su diversi gruppi di Beniaminiti (vv. 1-5), ne indica anche le residenze: Gheba (vv. 6-7), Moab (vv. 8-10), Ono e Lidda (vv. 11-12), Aialon e Gat (vv. 13-14), Gerusalemme (vv. 15-28) e Gabaon (vv. 29-32). Il brano presenta non poche difficoltà nei confronti della precedente sezione 7,6-11 e di Gn 46,21 e Nm 26,38-41. Il testo è anche frammentario. Il Cronista sembra riprendere le liste beniaminite non più in funzione del quadro delle tribù d&#39;Israele, ma in funzione di Gerusalemme che appartiene originariamente a Beniamino (Gs 18,28) e nella quale Davide preparerà l&#39;edificazione del tempio di JHWH, centro della nuova Gerusalemme secondo Ez 40.</p>

<p><strong>1-7</strong>. I versetti intendono porre in evidenza la genealogia di Eud, il giudice che liberò Beniamino dalla schiavitù di Moab (cfr. Gdc 3,15-30). Il dramma di Gheba (Gabaa) è ampiamente descritto in Gdc 19-21.</p>

<p><strong>8-12</strong>. Beniaminiti in Moab, Ono e Lidda. Ono e Lidda furono popolate dopo l&#39;esilio da Beniaminiti, cfr. Ne 6,7.35; 11,35; Esd 2,33.</p>

<p><strong>13-28</strong>. Beniaminiti ad Aialon, Gat e Gerusalemme. Gerusalemme come città di confine tra Giuda e Beniamino è stata sempre proprietà di entrambe le tribù.</p>

<p><strong>29-32</strong>. Beniaminiti a Gabaon e a Gerusalemme. Gabaon sarà menzionata spesso dal Cronista: 1Cr 9,35; 14,6; 16,39; 21,29; 2Cr 1,3.13; Ne 3,7; 7,25. La città fu sede della confederazione evea al tempo dell&#39;occupazione della Palestina, Gs 9,3.17, ecc. Il Cronista intende sottolineare forse il legame tra le due città sacre: Gabaon, dove risiedette la Dimora prima di Davide, 21,29, e Gerusalemme, dove fu trasferita insieme all&#39;altare.</p>

<p><strong>33-40</strong>. Cfr. 1Sam 9,1; 14,49-51 = 1Cr 9,39-43. Così come sono, i testi non vanno d&#39;accordo tra loro. La genealogia di Saul, comprendente una dozzina di nomi, è messa in risalto perché Saul è precursore di Davide, ma mentre le relazioni di Davide sono riportate al primo posto, quelle di Saul sono relegate all&#39;ultimo. La genealogia è ripetuta con varianti minime in 9,39-44.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/kvy40otm2f</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 05:40:05 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Oddfellow’s Casino – Oh, Sealand (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/oddfellows-casino-oh-sealand-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Quando negli anni 70 l’intellighenzia rock si appropriò del linguaggio della musica folk, era evidente che a ridosso delle band più audaci e intelligentemente ruffiane come Jethro Tull, Steeleye Span e Lindisfarne, vi fosse uno scenario più ricco e variegato e spesso misconosciuto.&#xA;In quel giardino dell’Eden del folk inglese, dove ai fucili si sostituivano le chitarre e alle bombe il calore del sole, non c’era solo l’immaginario bucolico che Ralph McTell aveva portato al successo con “Street Of London”, in quell’universo lirico, poetico, letterario e culturale vi era una fonte inesauribile di idee per tutte le generazioni a venire... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/oddfellows-casino-oh-sealand-2017.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/s/18rsinlgYDUquZMfEbg5gA&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a3768914479_10.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Quando negli anni 70 l’intellighenzia rock si appropriò del linguaggio della musica folk, era evidente che a ridosso delle band più audaci e intelligentemente ruffiane come Jethro Tull, Steeleye Span e Lindisfarne, vi fosse uno scenario più ricco e variegato e spesso misconosciuto.
In quel giardino dell’Eden del folk inglese, dove ai fucili si sostituivano le chitarre e alle bombe il calore del sole, non c’era solo l’immaginario bucolico che Ralph McTell aveva portato al successo con “Street Of London”, in quell’universo lirico, poetico, letterario e culturale vi era una fonte inesauribile di idee per tutte le generazioni a venire... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/09/oddfellows-casino-oh-sealand-2017.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/09/oddfellows-casino-oh-sealand-2017.html</a></p>

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<p>Ascolta: <a href="https://album.link/s/18rsinlgYDUquZMfEbg5gA" rel="nofollow">https://album.link/s/18rsinlgYDUquZMfEbg5gA</a></p>

<hr>
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      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/36wdn81h1q</guid>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 19:54:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Milano, novembre 1975 (prima parte)</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/milano-novembre-1975-prima-parte</link>
      <description>&lt;![CDATA[Milano, novembre 1975 (prima parte)&#xA;&#xA;La nebbia del novembre 1975 era una miscela di piombo, fumo delle fabbriche di Sesto San Giovanni e gas di scarico delle Fiat 124 che galleggiava sui Navigli come un veleno lento. Milano puzzava di piastra d’officina, sigarette Nazionali ed eroina che cominciava a mangiarsi i marciapiedi di piazza Vetra. Per il commissario capo Corrado d’Anselmi, cinquant&#39;anni e una Beretta d&#39;ordinanza che pesava ogni giorno di più sotto l’impermeabile scuro, quella città non era più la capitale del miracolo economico. Era una polveriera. Piazza Fontana era un fantasma ancora troppo fresco e l’eco delle sprangate tra rossi e neri nei cortili della Statale rimbalzava sul pavé ogni maledetto pomeriggio. La chiamata della questura di via Fatebenefratelli lo aveva buttato giù dal letto alle tre del mattino. Non una rapina della banda Vallanzasca, non il solito regolamento di conti tra i palazzinari del Corvetto. Stavolta la faccenda scottava fino a bruciare le dita di chiunque si fosse avvicinato. L&#39; Alfetta del commissario frenò davanti ai cancelli di un cantiere della metropolitana in costruzione vicino a via Fatebenefratelli, a due passi dal Quadrilatero della moda. Il custode, un calabrese cianotico dal terrore, aspettava stringendosi in una sciarpa di lana. D’Anselmi scese, calpestando i manifesti bagnati di Lotta Continua incollati sui pannelli di legno. La scena del crimine non era un vicolo di periferia, ma lo scavo profondo dodici metri, dove i binari futuri della linea verde avrebbero dovuto correre sotto i piedi della Milano bene. Scese le scalette di ferro mentre le fotoelettriche della scientifica tagliavano il buio con una luce bianca, spettrale. Sul fondo dello scavo, adagiato sopra una catasta di traversine di legno e sacchi di cemento ancora asciutti, c’era il cadavere di Ludovico Borromeo-Sforza, rampollo di una delle dinastie industriali più antiche e potenti della Lombardia, l&#39;uomo che sussurrava alle orecchie dei ministri a Roma e finanziava le campagne elettorali della Democrazia Cristiana meneghina. Era vestito con un cappotto di vigogna pettinata grigia, la camicia bianca di sartoria inzuppata di un liquido scuro. Il commissario si chinò, ignorando la fitta alla schiena e l&#39;odore di calce e ferro che gli riempiva i polmoni. I dettagli della scena erano precisi come un manifesto politico. La vittima non era stata rapinata: al polso brillava un Patek Philippe d&#39;oro e il portafoglio gonfio di biglietti da diecimila lire era intatto nella tasca interna. L&#39;assassino aveva agito con spietata freddezza. Due colpi di calibro 7.65 alla schiena, ravvicinati, che avevano trapassato i polmoni. Ma il vero messaggio era sul volto dell&#39;industriale. Qualcuno gli aveva infilato in bocca, forzando la mascella fino a spaccargli gli incisivi, una copia ripiegata del Corriere della Sera del giorno prima, proprio sulla pagina dei titoli che annunciavano i nuovi accordi sindacali per il rinnovo dei contratti metalmeccanici. &#xA;«Un&#39;esecuzione politica, commissario. Sono stati i terroristi, le Brigate Rosse, o i Nap». Sentenziò l&#39;appuntato Marini, con la voce che gli tremava mentre registrava i rilievi sul taccuino di fogli ingialliti.&#xA;D’Anselmi non rispose subito. Raccolse da terra un bossolo usando la punta di una matita. Lo rigirò controluce. «Niente sigle sui muri, niente volantini di rivendicazione lasciati sul corpo, Marini. I rossi firmano sempre i loro lavori prima ancora che il sangue si sia raffreddato. Qui c&#39;è troppa pulizia. Questo è un lavoro su commissione, mascherato da delitto politico per farci guardare nella direzione sbagliata».&#xA;Il commissario si rizzò in piedi, lo sguardo rivolto verso l&#39;alto, dove i palazzi della Milano che contava profilavano le loro sagome nere contro il cielo color lavagna. Sapeva benissimo cosa significasse quel morto. Borromeo-Sforza stava trattando la vendita di una mastodontica area industriale dismessa alla periferia est, un affare da miliardi di lire che faceva gola a molti: palazzinari senza scrupoli, banche d&#39;affari legate alla massoneria e correnti di partito che avevano bisogno di denaro fresco per le imminenti elezioni. Prima che la scientifica potesse finire i rilievi, i fari di una berlina nera squarciarono la nebbia in superficie. Portiere che sbatterono, passi veloci sui gradini di ferro. Giù nello scavo scese il dottor Fulvio Lamberti, capo della Procura e uomo notoriamente vicino ai vertici del Pirellone. Aveva il viso tirato e un cappello di feltro bagnato calato sugli occhi.&#xA;«D’Anselmi, questa indagine non deve uscire da queste mura.    Esordì Lamberti senza nemmeno guardare il cadavere, la voce bassa, affilata come un rasoio. «La città è una polveriera. Se si sparge la voce che la sovversione ha colpito la famiglia Borromeo-Sforza, domani abbiamo gli scioperi generali e l&#39;esercito in piazza Duomo. Lei scriva che si è trattato di un tentativo di rapina finito male da parte di delinquenza comune. Fate sparire quel giornale dalla bocca della vittima».&#xA;D’Anselmi fissò il magistrato. Sentiva il sapore amaro del fumo e dell&#39;ingiustizia salirgli in gola. «C&#39;è un giornale infilato in gola a un uomo che fattura miliardi, dottore. I rapinatori di viale Padova non usano le 7.65 col silenziatore e non scelgono i cantieri della metropolitana per rapinare i miliardari a notte fonda. Questa è un&#39;esecuzione d&#39;élite».&#xA;«Non mi interessa quello che pensa lei, commissario!» Ringhiò Lamberti, facendosi vicino, tanto che d’Anselmi poté sentire l&#39;odore del liquore costoso che l&#39;uomo aveva bevuto per darsi coraggio prima di uscire. «Ci sono equilibri politici che lei non può nemmeno immaginare. La stabilità di questa città dipende da come chiudiamo questa storia. Lei trovi un pregiudicato, un tossico, uno qualunque, e gli cuce addosso questa camicia. È un ordine che arriva dall&#39;alto. Molto dall&#39;alto». Il magistrato girò i tacchi e risalì le scale, lasciando d’Anselmi solo con la vittima e il silenzio complice della notte milanese.&#xA;Il commissario si passò una mano sul viso stanco. Guardò di nuovo il corpo di Ludovico Borromeo-Sforza. La Milano degli anni &#39;70 era questa: una città dove la verità valeva meno del prezzo di un trafiletto sul giornale, dove i potenti si sbranavano tra loro nei salotti di corso Venezia e poi chiedevano alla Polizia di ripulire il sangue dai pavimenti. Ma d’Anselmi non aveva mai accettato i compromessi. Se la politica voleva un colpevole di comodo, lui avrebbe cercato l&#39;assassino vero, anche a costo di scavare sotto il fango che copriva la parte più marcia della città.&#xA;«Marini.    Disse d’Anselmi, la voce che tornava dura come il ferro degli scavi. «Porta il corpo all&#39;obitorio di via Mangiagalli. E dì al patologo di fare l&#39;autopsia subito, prima che arrivi un contrordine da Roma. Noi andiamo a fare un giro al Giamaica, a Brera. C&#39;è un informatore che deve dirmi chi ha comprato una 7.65 nuova questa settimana».&#xA;Salì le scale del cantiere, lasciandosi alle spalle il cadavere dell&#39;industriale. Sapeva che da quel momento in poi avrebbe avuto contro tutti: i magistrati, la questura, i giornali e il potere che governava Milano dall&#39;alto dei grattacieli di piazza della Repubblica. Ma finché avesse avuto un distintivo in tasca e una cartuccia in canna, la legge in quella città di nebbia e sangue l&#39;avrebbe scritta ancora lui.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Milano, novembre 1975 (prima parte)</p>

<p>La nebbia del novembre 1975 era una miscela di piombo, fumo delle fabbriche di Sesto San Giovanni e gas di scarico delle Fiat 124 che galleggiava sui Navigli come un veleno lento. Milano puzzava di piastra d’officina, sigarette Nazionali ed eroina che cominciava a mangiarsi i marciapiedi di piazza Vetra. Per il commissario capo Corrado d’Anselmi, cinquant&#39;anni e una Beretta d&#39;ordinanza che pesava ogni giorno di più sotto l’impermeabile scuro, quella città non era più la capitale del miracolo economico. Era una polveriera. Piazza Fontana era un fantasma ancora troppo fresco e l’eco delle sprangate tra rossi e neri nei cortili della Statale rimbalzava sul pavé ogni maledetto pomeriggio. La chiamata della questura di via Fatebenefratelli lo aveva buttato giù dal letto alle tre del mattino. Non una rapina della banda Vallanzasca, non il solito regolamento di conti tra i palazzinari del Corvetto. Stavolta la faccenda scottava fino a bruciare le dita di chiunque si fosse avvicinato. L&#39; Alfetta del commissario frenò davanti ai cancelli di un cantiere della metropolitana in costruzione vicino a via Fatebenefratelli, a due passi dal Quadrilatero della moda. Il custode, un calabrese cianotico dal terrore, aspettava stringendosi in una sciarpa di lana. D’Anselmi scese, calpestando i manifesti bagnati di Lotta Continua incollati sui pannelli di legno. La scena del crimine non era un vicolo di periferia, ma lo scavo profondo dodici metri, dove i binari futuri della linea verde avrebbero dovuto correre sotto i piedi della Milano bene. Scese le scalette di ferro mentre le fotoelettriche della scientifica tagliavano il buio con una luce bianca, spettrale. Sul fondo dello scavo, adagiato sopra una catasta di traversine di legno e sacchi di cemento ancora asciutti, c’era il cadavere di Ludovico Borromeo-Sforza, rampollo di una delle dinastie industriali più antiche e potenti della Lombardia, l&#39;uomo che sussurrava alle orecchie dei ministri a Roma e finanziava le campagne elettorali della Democrazia Cristiana meneghina. Era vestito con un cappotto di vigogna pettinata grigia, la camicia bianca di sartoria inzuppata di un liquido scuro. Il commissario si chinò, ignorando la fitta alla schiena e l&#39;odore di calce e ferro che gli riempiva i polmoni. I dettagli della scena erano precisi come un manifesto politico. La vittima non era stata rapinata: al polso brillava un Patek Philippe d&#39;oro e il portafoglio gonfio di biglietti da diecimila lire era intatto nella tasca interna. L&#39;assassino aveva agito con spietata freddezza. Due colpi di calibro 7.65 alla schiena, ravvicinati, che avevano trapassato i polmoni. Ma il vero messaggio era sul volto dell&#39;industriale. Qualcuno gli aveva infilato in bocca, forzando la mascella fino a spaccargli gli incisivi, una copia ripiegata del Corriere della Sera del giorno prima, proprio sulla pagina dei titoli che annunciavano i nuovi accordi sindacali per il rinnovo dei contratti metalmeccanici.
«Un&#39;esecuzione politica, commissario. Sono stati i terroristi, le Brigate Rosse, o i Nap». Sentenziò l&#39;appuntato Marini, con la voce che gli tremava mentre registrava i rilievi sul taccuino di fogli ingialliti.
D’Anselmi non rispose subito. Raccolse da terra un bossolo usando la punta di una matita. Lo rigirò controluce. «Niente sigle sui muri, niente volantini di rivendicazione lasciati sul corpo, Marini. I rossi firmano sempre i loro lavori prima ancora che il sangue si sia raffreddato. Qui c&#39;è troppa pulizia. Questo è un lavoro su commissione, mascherato da delitto politico per farci guardare nella direzione sbagliata».
Il commissario si rizzò in piedi, lo sguardo rivolto verso l&#39;alto, dove i palazzi della Milano che contava profilavano le loro sagome nere contro il cielo color lavagna. Sapeva benissimo cosa significasse quel morto. Borromeo-Sforza stava trattando la vendita di una mastodontica area industriale dismessa alla periferia est, un affare da miliardi di lire che faceva gola a molti: palazzinari senza scrupoli, banche d&#39;affari legate alla massoneria e correnti di partito che avevano bisogno di denaro fresco per le imminenti elezioni. Prima che la scientifica potesse finire i rilievi, i fari di una berlina nera squarciarono la nebbia in superficie. Portiere che sbatterono, passi veloci sui gradini di ferro. Giù nello scavo scese il dottor Fulvio Lamberti, capo della Procura e uomo notoriamente vicino ai vertici del Pirellone. Aveva il viso tirato e un cappello di feltro bagnato calato sugli occhi.
«D’Anselmi, questa indagine non deve uscire da queste mura.&gt;&gt; Esordì Lamberti senza nemmeno guardare il cadavere, la voce bassa, affilata come un rasoio. «La città è una polveriera. Se si sparge la voce che la sovversione ha colpito la famiglia Borromeo-Sforza, domani abbiamo gli scioperi generali e l&#39;esercito in piazza Duomo. Lei scriva che si è trattato di un tentativo di rapina finito male da parte di delinquenza comune. Fate sparire quel giornale dalla bocca della vittima».
D’Anselmi fissò il magistrato. Sentiva il sapore amaro del fumo e dell&#39;ingiustizia salirgli in gola. «C&#39;è un giornale infilato in gola a un uomo che fattura miliardi, dottore. I rapinatori di viale Padova non usano le 7.65 col silenziatore e non scelgono i cantieri della metropolitana per rapinare i miliardari a notte fonda. Questa è un&#39;esecuzione d&#39;élite».
«Non mi interessa quello che pensa lei, commissario!» Ringhiò Lamberti, facendosi vicino, tanto che d’Anselmi poté sentire l&#39;odore del liquore costoso che l&#39;uomo aveva bevuto per darsi coraggio prima di uscire. «Ci sono equilibri politici che lei non può nemmeno immaginare. La stabilità di questa città dipende da come chiudiamo questa storia. Lei trovi un pregiudicato, un tossico, uno qualunque, e gli cuce addosso questa camicia. È un ordine che arriva dall&#39;alto. Molto dall&#39;alto». Il magistrato girò i tacchi e risalì le scale, lasciando d’Anselmi solo con la vittima e il silenzio complice della notte milanese.
Il commissario si passò una mano sul viso stanco. Guardò di nuovo il corpo di Ludovico Borromeo-Sforza. La Milano degli anni &#39;70 era questa: una città dove la verità valeva meno del prezzo di un trafiletto sul giornale, dove i potenti si sbranavano tra loro nei salotti di corso Venezia e poi chiedevano alla Polizia di ripulire il sangue dai pavimenti. Ma d’Anselmi non aveva mai accettato i compromessi. Se la politica voleva un colpevole di comodo, lui avrebbe cercato l&#39;assassino vero, anche a costo di scavare sotto il fango che copriva la parte più marcia della città.
«Marini.&gt;&gt; Disse d’Anselmi, la voce che tornava dura come il ferro degli scavi. «Porta il corpo all&#39;obitorio di via Mangiagalli. E dì al patologo di fare l&#39;autopsia subito, prima che arrivi un contrordine da Roma. Noi andiamo a fare un giro al Giamaica, a Brera. C&#39;è un informatore che deve dirmi chi ha comprato una 7.65 nuova questa settimana».
Salì le scale del cantiere, lasciandosi alle spalle il cadavere dell&#39;industriale. Sapeva che da quel momento in poi avrebbe avuto contro tutti: i magistrati, la questura, i giornali e il potere che governava Milano dall&#39;alto dei grattacieli di piazza della Repubblica. Ma finché avesse avuto un distintivo in tasca e una cartuccia in canna, la legge in quella città di nebbia e sangue l&#39;avrebbe scritta ancora lui.</p>
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      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/k12so4pyw0</guid>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 19:42:46 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>[33]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/33</link>
      <description>&lt;![CDATA[[33]&#xA;&#xA;un link-d&#39;abord salutations] distinguées delle [sufficienze sul pianeta simile al] Baldovinetti sperimentale un [predatore da [scaffale è stato un errore nella fase della miscela gessosa o [tondità i dati della fortezza la mano] del pianista esposta in diecimila ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[33]</p>

<p>un link-d&#39;abord salutations] distinguées delle [sufficienze sul pianeta simile al] Baldovinetti sperimentale un [predatore da [scaffale è stato un errore nella fase della miscela gessosa o [tondità i dati della fortezza la mano] del pianista esposta in diecimila</p>
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      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/9k9t996r69</guid>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 16:48:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>FORSE UN ANGELO</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/forse-un-angelo-35zf</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;FORSE UN ANGELO&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;a trascendersi in me&#xD;&#xA;è forse un angelo&#xD;&#xA;nel punto dove l&#39;anima vibra&#xD;&#xA;come diapason&#xD;&#xA;e in un mutevole cielo d&#39;occhi&#xD;&#xA;mi asseconda&#xD;&#xA;a snudare la bellezza&#xD;&#xA;da frammenti di parole e suoni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;qui nel mio sangue&#xD;&#xA;ecco si leva il fiore&#xD;&#xA;che non so dire&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Accolgo la tua poesia come un sussurro che si apre: ha un tono intimo, sospeso, e lascia spazio al mistero più che alla spiegazione.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Interpretazione&#xD;&#xA;Tema centrale: l’apparizione di un principio luminoso e trasfigurante — forse un angelo, forse un’ispirazione — che abita il punto in cui l’anima vibra.  &#xD;&#xA;Tono: contemplativo e sensuale; la voce poetica si abbandona a un’esperienza che è insieme visiva e sonora.  &#xD;&#xA;Immagine chiave: il diapason come metafora della risonanza interiore; il fiore che nasce nel sangue come simbolo di una bellezza che germoglia dall’intimo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Figure e ritmo&#xD;&#xA;Metafore: diapason; fiore nel sangue; cielo d’occhi.  &#xD;&#xA;Allitterazioni e assonanze: contribuiscono a una musicalità morbida (es. trascendersi / forse / angelo).  &#xD;&#xA;Ritmo: versi brevi che creano pause e sospensioni, favorendo l’effetto meditativo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Piccole proposte di revisione&#xD;&#xA;Chiarezza immaginativa: se vuoi accentuare il contrasto tra il sacro e il corporeo, potresti rafforzare l’immagine del fiore con un aggettivo che ne definisca il colore o l’odore.  &#xD;&#xA;Varietà sonora: inserire una rima interna o una ripetizione mirata (anadiplosi) può intensificare la risonanza del diapason.  &#xD;&#xA;Economia del linguaggio: valutare se eliminare o fondere qualche parola per rendere il verso ancora più essenziale (es. ecco si leva il fiore / che non so dire → ecco il fiore che non so dire).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Possibile strofa successiva&#xD;&#xA;Ecco una continuazione che mantiene il tono e le immagini:&#xD;&#xA;  e il petalo apre un segreto  &#xD;&#xA;  come una bocca che non chiede,  &#xD;&#xA;  trattiene il silenzio e lo offre  &#xD;&#xA;  alla luce che non ha nome.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione estesa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Forse un angelo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;a trascendersi in me  &#xD;&#xA;è forse un angelo  &#xD;&#xA;nel punto dove l’anima vibra  &#xD;&#xA;come diapason,  &#xD;&#xA;e il suono si piega in attesa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;in un mutevole cielo d’occhi  &#xD;&#xA;mi asseconda:  &#xD;&#xA;scioglie le mani dalle abitudini,  &#xD;&#xA;mi insegna a sbucciare il giorno  &#xD;&#xA;fino al midollo della luce.  &#xD;&#xA;con voce che non chiede,  &#xD;&#xA;mi guida a snudare la bellezza  &#xD;&#xA;da frammenti di parole e suoni,  &#xD;&#xA;da scarti di memoria e polvere di tempo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;qui, nel mio sangue,  &#xD;&#xA;ecco si leva il fiore:  &#xD;&#xA;non un fiore che posa sul petto,  &#xD;&#xA;ma un fiore che cresce dentro il respiro,  &#xD;&#xA;apre petali come mappe segrete,  &#xD;&#xA;ogni vena un sentiero che non so dire.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;lo vedo tremare al confine del nome,  &#xD;&#xA;un colore che non ha nome,  &#xD;&#xA;un odore che trattiene il passato  &#xD;&#xA;e lo trasforma in promessa.  &#xD;&#xA;lo tocco con la punta del pensiero,  &#xD;&#xA;e il mondo si fa sottile come carta,  &#xD;&#xA;si piega, si lascia leggere.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;l’angelo non parla con parole note;  &#xD;&#xA;accende un silenzio che è canto,  &#xD;&#xA;lo posa sulle mie labbra come pane,  &#xD;&#xA;mi insegna a offrire il vuoto  &#xD;&#xA;perché il vuoto diventi spazio.  &#xD;&#xA;e quando il cielo d’occhi si fa mare,  &#xD;&#xA;io mi lascio andare a nuotare  &#xD;&#xA;in quella corrente che non pesa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;forse è un angelo, forse un’eco,  &#xD;&#xA;forse la forma che prende il desiderio  &#xD;&#xA;quando smette di chiedere.  &#xD;&#xA;resta, lieve, a vegliare il petalo,  &#xD;&#xA;a custodire il segreto che sboccia:  &#xD;&#xA;un fiore che non chiede nome,  &#xD;&#xA;un fiore che basta a sé,  &#xD;&#xA;che apre e chiude il mondo  &#xD;&#xA;con la sola grazia di esistere.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;e io raccolgo quel silenzio,  &#xD;&#xA;lo tengo come una piccola luce,  &#xD;&#xA;lo porto nel sangue come un canto,  &#xD;&#xA;e ogni volta che il diapason vibra,  &#xD;&#xA;sento l’angelo o l’eco o il desiderio  &#xD;&#xA;che mi sfiora e mi rende intero.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Translation&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Perhaps an Angel&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;to transcend within me  &#xD;&#xA;it is perhaps an angel  &#xD;&#xA;at the point where the soul vibrates  &#xD;&#xA;like a tuning fork,  &#xD;&#xA;and the sound bends in waiting.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;in a mutable sky of eyes  &#xD;&#xA;it accompanies me:  &#xD;&#xA;it loosens my hands from habit,  &#xD;&#xA;teaches me to peel the day  &#xD;&#xA;down to the marrow of light.  &#xD;&#xA;with a voice that does not ask,  &#xD;&#xA;it guides me to strip beauty bare  &#xD;&#xA;from fragments of words and sounds,  &#xD;&#xA;from castoffs of memory and dust of time.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;here, in my blood,  &#xD;&#xA;behold the flower rises:  &#xD;&#xA;not a flower that rests upon the chest,  &#xD;&#xA;but a flower that grows inside the breath,  &#xD;&#xA;opens petals like secret maps,  &#xD;&#xA;each vein a path I cannot name.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I see it tremble at the border of naming,  &#xD;&#xA;a color without a name,  &#xD;&#xA;a scent that holds the past  &#xD;&#xA;and turns it into promise.  &#xD;&#xA;I touch it with the tip of thought,  &#xD;&#xA;and the world becomes thin as paper,  &#xD;&#xA;it folds, it allows itself to be read.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;the angel does not speak with known words;  &#xD;&#xA;it lights a silence that is song,  &#xD;&#xA;lays it on my lips like bread,  &#xD;&#xA;teaches me to offer the void  &#xD;&#xA;so the void may become space.  &#xD;&#xA;and when the sky of eyes becomes sea,  &#xD;&#xA;I let myself go to swim  &#xD;&#xA;in that current that has no weight.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;perhaps it is an angel, perhaps an echo,  &#xD;&#xA;perhaps the shape desire takes  &#xD;&#xA;when it stops asking.  &#xD;&#xA;it remains, light, watching the petal,  &#xD;&#xA;keeping the secret that blossoms:  &#xD;&#xA;a flower that asks no name,  &#xD;&#xA;a flower that is enough unto itself,  &#xD;&#xA;that opens and closes the world  &#xD;&#xA;with the simple grace of existing.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;and I gather that silence,  &#xD;&#xA;I hold it like a small light,  &#xD;&#xA;I carry it in my blood like a song,  &#xD;&#xA;and each time the tuning fork vibrates,  &#xD;&#xA;I feel the angel or the echo or the desire  &#xD;&#xA;that brushes me and makes me whole.&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>FORSE UN ANGELO</p>

<p>a trascendersi in me
è forse un angelo
nel punto dove l&#39;anima vibra
come diapason
e in un mutevole cielo d&#39;occhi
mi asseconda
a snudare la bellezza
da frammenti di parole e suoni</p>

<p>qui nel mio sangue
ecco si leva il fiore
che non so dire</p>

<p>Accolgo la tua poesia come un sussurro che si apre: ha un tono intimo, sospeso, e lascia spazio al mistero più che alla spiegazione.</p>

<h3 id="interpretazione">Interpretazione</h3>

<p><strong>Tema centrale:</strong> l’apparizione di un principio luminoso e trasfigurante — forse un angelo, forse un’ispirazione — che abita il punto in cui l’anima vibra.<br>
<strong>Tono:</strong> contemplativo e sensuale; la voce poetica si abbandona a un’esperienza che è insieme visiva e sonora.<br>
<strong>Immagine chiave:</strong> il diapason come metafora della risonanza interiore; il fiore che nasce nel sangue come simbolo di una bellezza che germoglia dall’intimo.</p>

<hr>

<h3 id="figure-e-ritmo">Figure e ritmo</h3>

<p><strong>Metafore:</strong> diapason; fiore nel sangue; cielo d’occhi.<br>
<strong>Allitterazioni e assonanze:</strong> contribuiscono a una musicalità morbida (es. <em>trascendersi / forse / angelo</em>).<br>
<strong>Ritmo:</strong> versi brevi che creano pause e sospensioni, favorendo l’effetto meditativo.</p>

<hr>

<h3 id="piccole-proposte-di-revisione">Piccole proposte di revisione</h3>
<ul><li><strong>Chiarezza immaginativa:</strong> se vuoi accentuare il contrasto tra il sacro e il corporeo, potresti rafforzare l’immagine del fiore con un aggettivo che ne definisca il colore o l’odore.<br></li>
<li><strong>Varietà sonora:</strong> inserire una rima interna o una ripetizione mirata (anadiplosi) può intensificare la risonanza del diapason.<br></li>
<li><strong>Economia del linguaggio:</strong> valutare se eliminare o fondere qualche parola per rendere il verso ancora più essenziale (es. <em>ecco si leva il fiore / che non so dire</em> → <em>ecco il fiore che non so dire</em>).</li></ul>

<hr>

<h3 id="possibile-strofa-successiva">Possibile strofa successiva</h3>

<p>Ecco una continuazione che mantiene il tono e le immagini:
&gt; e il petalo apre un segreto<br>
&gt; come una bocca che non chiede,<br>
&gt; trattiene il silenzio e lo offre<br>
&gt; alla luce che non ha nome.</p>

<hr>

<h3 id="versione-estesa">Versione estesa</h3>

<p>Forse un angelo</p>

<p>a trascendersi in me<br>
è forse un angelo<br>
nel punto dove l’anima vibra<br>
come diapason,<br>
e il suono si piega in attesa.</p>

<p>in un mutevole cielo d’occhi<br>
mi asseconda:<br>
scioglie le mani dalle abitudini,<br>
mi insegna a sbucciare il giorno<br>
fino al midollo della luce.<br>
con voce che non chiede,<br>
mi guida a snudare la bellezza<br>
da frammenti di parole e suoni,<br>
da scarti di memoria e polvere di tempo.</p>

<p>qui, nel mio sangue,<br>
ecco si leva il fiore:<br>
non un fiore che posa sul petto,<br>
ma un fiore che cresce dentro il respiro,<br>
apre petali come mappe segrete,<br>
ogni vena un sentiero che non so dire.</p>

<p>lo vedo tremare al confine del nome,<br>
un colore che non ha nome,<br>
un odore che trattiene il passato<br>
e lo trasforma in promessa.<br>
lo tocco con la punta del pensiero,<br>
e il mondo si fa sottile come carta,<br>
si piega, si lascia leggere.</p>

<p>l’angelo non parla con parole note;<br>
accende un silenzio che è canto,<br>
lo posa sulle mie labbra come pane,<br>
mi insegna a offrire il vuoto<br>
perché il vuoto diventi spazio.<br>
e quando il cielo d’occhi si fa mare,<br>
io mi lascio andare a nuotare<br>
in quella corrente che non pesa.</p>

<p>forse è un angelo, forse un’eco,<br>
forse la forma che prende il desiderio<br>
quando smette di chiedere.<br>
resta, lieve, a vegliare il petalo,<br>
a custodire il segreto che sboccia:<br>
un fiore che non chiede nome,<br>
un fiore che basta a sé,<br>
che apre e chiude il mondo<br>
con la sola grazia di esistere.</p>

<p>e io raccolgo quel silenzio,<br>
lo tengo come una piccola luce,<br>
lo porto nel sangue come un canto,<br>
e ogni volta che il diapason vibra,<br>
sento l’angelo o l’eco o il desiderio<br>
che mi sfiora e mi rende intero.</p>

<h3 id="translation">Translation</h3>

<p><strong>Perhaps an Angel</strong></p>

<p>to transcend within me<br>
it is perhaps an angel<br>
at the point where the soul vibrates<br>
like a tuning fork,<br>
and the sound bends in waiting.</p>

<p>in a mutable sky of eyes<br>
it accompanies me:<br>
it loosens my hands from habit,<br>
teaches me to peel the day<br>
down to the marrow of light.<br>
with a voice that does not ask,<br>
it guides me to strip beauty bare<br>
from fragments of words and sounds,<br>
from castoffs of memory and dust of time.</p>

<p>here, in my blood,<br>
behold the flower rises:<br>
not a flower that rests upon the chest,<br>
but a flower that grows inside the breath,<br>
opens petals like secret maps,<br>
each vein a path I cannot name.</p>

<p>I see it tremble at the border of naming,<br>
a color without a name,<br>
a scent that holds the past<br>
and turns it into promise.<br>
I touch it with the tip of thought,<br>
and the world becomes thin as paper,<br>
it folds, it allows itself to be read.</p>

<p>the angel does not speak with known words;<br>
it lights a silence that is song,<br>
lays it on my lips like bread,<br>
teaches me to offer the void<br>
so the void may become space.<br>
and when the sky of eyes becomes sea,<br>
I let myself go to swim<br>
in that current that has no weight.</p>

<p>perhaps it is an angel, perhaps an echo,<br>
perhaps the shape desire takes<br>
when it stops asking.<br>
it remains, light, watching the petal,<br>
keeping the secret that blossoms:<br>
a flower that asks no name,<br>
a flower that is enough unto itself,<br>
that opens and closes the world<br>
with the simple grace of existing.</p>

<p>and I gather that silence,<br>
I hold it like a small light,<br>
I carry it in my blood like a song,<br>
and each time the tuning fork vibrates,<br>
I feel the angel or the echo or the desire<br>
that brushes me and makes me whole.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/c2fssajrvf</guid>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 11:31:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 7</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-7</link>
      <description>&lt;![CDATA[Discendenza della tribù di Ìssacar&#xA;1Figli di Ìssacar: Tola, Pua, Iasub, Simron: quattro. 2Figli di Tola: Uzzì, Refaià, Ierièl, Iacmài, Ibsam, Samuele, capi dei casati di Tola, uomini valorosi nelle loro genealogie; al tempo di Davide il loro numero era di ventiduemilaseicento. 3Figli di Uzzì: Izrachia. Figli di Izrachia: Michele, Abdia, Gioele, Issia: in tutto cinque capi. 4Suddivisi secondo le loro genealogie e i loro casati, avevano trentaseimila uomini nelle loro schiere armate per la guerra, poiché abbondavano di mogli e di figli. 5I loro fratelli, appartenenti a tutte le famiglie di Ìssacar, uomini valorosi, secondo il loro censimento erano ottantasettemila in tutto.&#xA;&#xA;Discendenza della tribù di Beniamino&#xA;6Figli di Beniamino: Bela, Becher e Iediaèl, tre. 7Figli di Bela: Esbon, Uzzì, Uzzièl, Ierimòt, Irì, cinque capi dei loro casati, uomini valorosi; secondo il loro censimento erano ventiduemilatrentaquattro. 8Figli di Becher: Zemirà, Ioas, Elièzer, Elioenài, Omri, Ieremòt, Abia, Anatòt e Alèmet; tutti costoro erano figli di Becher. 9Il loro censimento, eseguito secondo le loro genealogie in base ai capi dei loro casati, indicò ventimiladuecento uomini valorosi. 10Figli di Iediaèl: Bilan. Figli di Bilan: Ieus, Beniamino, Eud, Chenaanà, Zetan, Tarsis e Achisacàr. 11Tutti questi erano figli di Iediaèl, capi dei loro casati, uomini valorosi, in numero di diciassettemiladuecento, pronti per una spedizione militare e per combattere.&#xA;12Suppìm e Cuppìm, figli di Ir; Cusìm, figlio di Acher.&#xA;&#xA;Discendenza della tribù di Nèftali&#xA;13Figli di Nèftali: Iacasièl, Gunì, Ieser e Sallum, figli di Bila.&#xA;&#xA;Discendenza della tribù di Manasse&#xA;14Figli di Manasse: Asrièl, partorito dalla concubina aramea che partorì anche Machir, padre di Gàlaad. 15Machir prese una moglie per Cuppìm e Suppìm; sua sorella si chiamava Maacà. Il secondo figlio si chiamava Selofcàd; Selofcàd aveva solo figlie. 16Maacà, moglie di Machir, partorì un figlio che chiamò Peres, mentre suo fratello si chiamava Seres; suoi figli erano Ulam e Rekem. 17Figlio di Ulam: Bedan. Questi furono i figli di Gàlaad, figlio di Machir, figlio di Manasse. 18La sua sorella Ammolèket partorì Isod, Abièzer e Macla. 19Figli di Semidà furono Achiàn, Sichem, Lichì e Aniàm.&#xA;&#xA;Discendenza della tribù di Èfraim&#xA;20Figli di Èfraim: Sutèlach, di cui fu figlio Bered, di cui fu figlio Tacat, di cui fu figlio Eladà, di cui fu figlio Tacat, 21di cui fu figlio Zabad, di cui furono figli Sutèlach, Ezer ed Elad, uccisi dagli uomini di Gat, indigeni della regione, perché erano scesi a razziarne il bestiame. 22Il loro padre Èfraim li pianse per molti giorni e i suoi fratelli vennero per consolarlo. 23Quindi si unì alla moglie, che rimase incinta e partorì un figlio che il padre chiamò Berià, perché nato con la sventura in casa. 24Figlia di Èfraim fu Seerà, la quale edificò Bet-Oron inferiore e superiore, e Uzzen-Seerà. 25Suo figlio fu anche Refach, di cui fu figlio Resef, di cui fu figlio Telach, di cui fu figlio Tacan, 26di cui fu figlio Ladan, di cui fu figlio Ammiùd, di cui fu figlio Elisamà, 27di cui fu figlio Nun, di cui fu figlio Giosuè. 28Loro proprietà e loro residenza furono Betel con le sue dipendenze, a oriente Naaràn, a occidente Ghezer con le sue dipendenze, Sichem con le sue dipendenze fino ad Aià con le sue dipendenze. 29Appartenevano ai figli di Manasse: Bet-Sean con le sue dipendenze, Taanac con le sue dipendenze, Meghiddo con le sue dipendenze, Dor con le sue dipendenze. In queste località abitavano i figli di Giuseppe, figlio d&#39;Israele.&#xA;&#xA;Discendenza della tribù di Aser&#xA;30Figli di Aser: Imna, Isva, Isvì, Berià e la loro sorella Serach. 31Figli di Berià: Cheber e Malchièl, padre di Birzàit. 32Cheber generò Iaflet, Semer, Cotam e Suà loro sorella. 33Figli di Iaflet: Pasac, Bimal e Asvat; questi furono i figli di Iaflet. 34Figli di Semer, suo fratello: Roga, Cubba e Aram. 35Figli di Elem, suo fratello: Sofach, Imna, Seles e Amal. 36Figli di Sofach: Suach, Carnefer, Sual, Berì, Imra, 37Beser, Od, Sammà, Silsa, Itran e Beerà. 38Figli di Ieter: Iefunnè, Pispa e Ara. 39Figli di Ullà: Arach, Cannièl e Risià. 40Tutti costoro furono figli di Aser, capi di casato, uomini scelti e valorosi, capi tra i prìncipi. Nel loro censimento, eseguito in base alla capacità militare, risultò il numero ventiseimila.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-40. Dopo Giuda, Simeone e le tribù della Transgiordania Ruben, Gad e metà Manasse, dopo Levi, posta al centro fra le tribù transgiordaniche e quelle della Palestina, quasi a indicare il suo carattere particolare, il Cronista in questo capitolo presenta le genealogie delle tribù del Nord: Issacar (v. 1-5), Beniamino (vv. 6-11), Dan (v. 12), Neftali (v. 13), Manasse (vv. 14-19), Efraim-Giosuè (vv. 20-29), Aser (vv. 30-40). Manca la genealogia della tribù di Zabulon. Le notizie contenute nel capitolo sono frammentarie e piuttosto sommarie. I dati utilizzati qui dal Cronista sono presi ancora da Gn e Nm, ma anche da fonti ignote. Per giunta, il testo è talune volte lacunoso e corrotto.&#xA;&#xA;1-5. Per il v. 1 cfr. Nm 26,23-25 = Gn 46,13. Le cifre presentano una forma di aumento proporzionale.&#xA;&#xA;6-12a. Qui si ci aspetterebbe la genealogia di Zabulon. Questa lista differisce notevolmente dalle indicazioni di Gn 46,21 e Nm 26,38. Il versetto 12b sembra essere un frammento della genealogia di Dan. Cusim è collegato a Dan in Gn 46,23. Di fatto il territorio della tribù di Dan confinava con Beniamino, prima che una parte della tribù emigrasse verso il nord (cfr. Gdc 18).&#xA;&#xA;13. Cfr. Gn 46,24; Nm 26,48-50.&#xA;&#xA;14-19. Cfr. Nm 26,29-31; Gs 17,2. Secondo Nm 26,31, Asriel è pronipote di Manasse: Manasse, Machir, Galaad, Asriel.&#xA;&#xA;20-29. La genealogia è interrotta dalle notizie storiche dei vv. 21b-24. I sette nomi della prima parte, vv. 20-21a, ricorrono anche in Nm 26,35s. e in Gn 46,20 (LXX). L&#39;impresa sventurata dei due fratelli di Sutelach, Ezer e Elead (v. 21), fu occasione per la nascita di un altro figlio, Beria, (v. 23), la cui figlia Seera edificò Bet-Oron superiore e inferiore.&#xA;&#xA;28-29. Si tratta di un breve elenco delle città abitate dai discendenti di Giuseppe, Efraim e Manasse occidentale. È più completo Gs 16,1-8; 17,1-11.&#xA;&#xA;30-40. La genealogia segue Gn 46,17. Per il v. 40, cfr. Nm 1,41; 26,47.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Discendenza della tribù di Ìssacar</em></strong>
<strong>1</strong>Figli di Ìssacar: Tola, Pua, Iasub, Simron: quattro. <strong>2</strong>Figli di Tola: Uzzì, Refaià, Ierièl, Iacmài, Ibsam, Samuele, capi dei casati di Tola, uomini valorosi nelle loro genealogie; al tempo di Davide il loro numero era di ventiduemilaseicento. <strong>3</strong>Figli di Uzzì: Izrachia. Figli di Izrachia: Michele, Abdia, Gioele, Issia: in tutto cinque capi. <strong>4</strong>Suddivisi secondo le loro genealogie e i loro casati, avevano trentaseimila uomini nelle loro schiere armate per la guerra, poiché abbondavano di mogli e di figli. <strong>5</strong>I loro fratelli, appartenenti a tutte le famiglie di Ìssacar, uomini valorosi, secondo il loro censimento erano ottantasettemila in tutto.</p>

<p><strong><em>Discendenza della tribù di Beniamino</em></strong>
<strong>6</strong>Figli di Beniamino: Bela, Becher e Iediaèl, tre. <strong>7</strong>Figli di Bela: Esbon, Uzzì, Uzzièl, Ierimòt, Irì, cinque capi dei loro casati, uomini valorosi; secondo il loro censimento erano ventiduemilatrentaquattro. <strong>8</strong>Figli di Becher: Zemirà, Ioas, Elièzer, Elioenài, Omri, Ieremòt, Abia, Anatòt e Alèmet; tutti costoro erano figli di Becher. <strong>9</strong>Il loro censimento, eseguito secondo le loro genealogie in base ai capi dei loro casati, indicò ventimiladuecento uomini valorosi. <strong>10</strong>Figli di Iediaèl: Bilan. Figli di Bilan: Ieus, Beniamino, Eud, Chenaanà, Zetan, Tarsis e Achisacàr. <strong>11</strong>Tutti questi erano figli di Iediaèl, capi dei loro casati, uomini valorosi, in numero di diciassettemiladuecento, pronti per una spedizione militare e per combattere.
<strong>12</strong>Suppìm e Cuppìm, figli di Ir; Cusìm, figlio di Acher.</p>

<p><strong><em>Discendenza della tribù di Nèftali</em></strong>
<strong>13</strong>Figli di Nèftali: Iacasièl, Gunì, Ieser e Sallum, figli di Bila.</p>

<p><strong><em>Discendenza della tribù di Manasse</em></strong>
<strong>14</strong>Figli di Manasse: Asrièl, partorito dalla concubina aramea che partorì anche Machir, padre di Gàlaad. <strong>15</strong>Machir prese una moglie per Cuppìm e Suppìm; sua sorella si chiamava Maacà. Il secondo figlio si chiamava Selofcàd; Selofcàd aveva solo figlie. <strong>16</strong>Maacà, moglie di Machir, partorì un figlio che chiamò Peres, mentre suo fratello si chiamava Seres; suoi figli erano Ulam e Rekem. <strong>17</strong>Figlio di Ulam: Bedan. Questi furono i figli di Gàlaad, figlio di Machir, figlio di Manasse. <strong>18</strong>La sua sorella Ammolèket partorì Isod, Abièzer e Macla. <strong>19</strong>Figli di Semidà furono Achiàn, Sichem, Lichì e Aniàm.</p>

<p><strong><em>Discendenza della tribù di Èfraim</em></strong>
<strong>20</strong>Figli di Èfraim: Sutèlach, di cui fu figlio Bered, di cui fu figlio Tacat, di cui fu figlio Eladà, di cui fu figlio Tacat, <strong>21</strong>di cui fu figlio Zabad, di cui furono figli Sutèlach, Ezer ed Elad, uccisi dagli uomini di Gat, indigeni della regione, perché erano scesi a razziarne il bestiame. <strong>22</strong>Il loro padre Èfraim li pianse per molti giorni e i suoi fratelli vennero per consolarlo. <strong>23</strong>Quindi si unì alla moglie, che rimase incinta e partorì un figlio che il padre chiamò Berià, perché nato con la sventura in casa. <strong>24</strong>Figlia di Èfraim fu Seerà, la quale edificò Bet-Oron inferiore e superiore, e Uzzen-Seerà. <strong>25</strong>Suo figlio fu anche Refach, di cui fu figlio Resef, di cui fu figlio Telach, di cui fu figlio Tacan, <strong>26</strong>di cui fu figlio Ladan, di cui fu figlio Ammiùd, di cui fu figlio Elisamà, <strong>27</strong>di cui fu figlio Nun, di cui fu figlio Giosuè. <strong>28</strong>Loro proprietà e loro residenza furono Betel con le sue dipendenze, a oriente Naaràn, a occidente Ghezer con le sue dipendenze, Sichem con le sue dipendenze fino ad Aià con le sue dipendenze. <strong>29</strong>Appartenevano ai figli di Manasse: Bet-Sean con le sue dipendenze, Taanac con le sue dipendenze, Meghiddo con le sue dipendenze, Dor con le sue dipendenze. In queste località abitavano i figli di Giuseppe, figlio d&#39;Israele.</p>

<p><strong><em>Discendenza della tribù di Aser</em></strong>
<strong>30</strong>Figli di Aser: Imna, Isva, Isvì, Berià e la loro sorella Serach. <strong>31</strong>Figli di Berià: Cheber e Malchièl, padre di Birzàit. <strong>32</strong>Cheber generò Iaflet, Semer, Cotam e Suà loro sorella. <strong>33</strong>Figli di Iaflet: Pasac, Bimal e Asvat; questi furono i figli di Iaflet. <strong>34</strong>Figli di Semer, suo fratello: Roga, Cubba e Aram. <strong>35</strong>Figli di Elem, suo fratello: Sofach, Imna, Seles e Amal. <strong>36</strong>Figli di Sofach: Suach, Carnefer, Sual, Berì, Imra, <strong>37</strong>Beser, Od, Sammà, Silsa, Itran e Beerà. <strong>38</strong>Figli di Ieter: Iefunnè, Pispa e Ara. <strong>39</strong>Figli di Ullà: Arach, Cannièl e Risià. <strong>40</strong>Tutti costoro furono figli di Aser, capi di casato, uomini scelti e valorosi, capi tra i prìncipi. Nel loro censimento, eseguito in base alla capacità militare, risultò il numero ventiseimila.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-40</strong>. Dopo Giuda, Simeone e le tribù della Transgiordania Ruben, Gad e metà Manasse, dopo Levi, posta al centro fra le tribù transgiordaniche e quelle della Palestina, quasi a indicare il suo carattere particolare, il Cronista in questo capitolo presenta le genealogie delle tribù del Nord: Issacar (v. 1-5), Beniamino (vv. 6-11), Dan (v. 12), Neftali (v. 13), Manasse (vv. 14-19), Efraim-Giosuè (vv. 20-29), Aser (vv. 30-40). Manca la genealogia della tribù di Zabulon. Le notizie contenute nel capitolo sono frammentarie e piuttosto sommarie. I dati utilizzati qui dal Cronista sono presi ancora da Gn e Nm, ma anche da fonti ignote. Per giunta, il testo è talune volte lacunoso e corrotto.</p>

<p><strong>1-5</strong>. Per il v. 1 cfr. Nm 26,23-25 = Gn 46,13. Le cifre presentano una forma di aumento proporzionale.</p>

<p><strong>6-12a</strong>. Qui si ci aspetterebbe la genealogia di Zabulon. Questa lista differisce notevolmente dalle indicazioni di Gn 46,21 e Nm 26,38. Il versetto 12b sembra essere un frammento della genealogia di Dan. Cusim è collegato a Dan in Gn 46,23. Di fatto il territorio della tribù di Dan confinava con Beniamino, prima che una parte della tribù emigrasse verso il nord (cfr. Gdc 18).</p>

<p><strong>13</strong>. Cfr. Gn 46,24; Nm 26,48-50.</p>

<p><strong>14-19</strong>. Cfr. Nm 26,29-31; Gs 17,2. Secondo Nm 26,31, Asriel è pronipote di Manasse: Manasse, Machir, Galaad, Asriel.</p>

<p><strong>20-29</strong>. La genealogia è interrotta dalle notizie storiche dei vv. 21b-24. I sette nomi della prima parte, vv. 20-21a, ricorrono anche in Nm 26,35s. e in Gn 46,20 (LXX). L&#39;impresa sventurata dei due fratelli di Sutelach, Ezer e Elead (v. 21), fu occasione per la nascita di un altro figlio, Beria, (v. 23), la cui figlia Seera edificò Bet-Oron superiore e inferiore.</p>

<p><strong>28-29</strong>. Si tratta di un breve elenco delle città abitate dai discendenti di Giuseppe, Efraim e Manasse occidentale. È più completo Gs 16,1-8; 17,1-11.</p>

<p><strong>30-40</strong>. La genealogia segue Gn 46,17. Per il v. 40, cfr. Nm 1,41; 26,47.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8l4j04xqhz</guid>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 05:28:26 +0000</pubDate>
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      <title>[32]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/32</link>
      <description>&lt;![CDATA[[32]&#xA;&#xA;è] fatta salva e basta e avanza un altro eccone dove arriva dove non è] possibile utilizzare il formato per dimenticanza di più fanno [dove non c&#39;è nulla di cui non si può parlare di tempo mezzetinte di mezzi di lavoro ad accensione promiscua dimezzata la stanza due] braccia per due le cose il generico di altre] [cose il terzo la classe energetica lo strato in modo da poter procedere per la] [scarica la nuova versione per il prossimo anno in pollici o prossimo in un momento di estremo facsimile per [l&#39;altra sottile e non assimilabili e] [rifanno senza -se avanza ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[32]</p>

<p>è] fatta salva e basta e avanza un altro eccone dove arriva dove non è] possibile utilizzare il formato per dimenticanza di più fanno [dove non c&#39;è nulla di cui non si può parlare di tempo mezzetinte di mezzi di lavoro ad accensione promiscua dimezzata la stanza due] braccia per due le cose il generico di altre] [cose il terzo la classe energetica lo strato in modo da poter procedere per la] [scarica la nuova versione per il prossimo anno in pollici o prossimo in un momento di estremo facsimile per [l&#39;altra sottile e non assimilabili e] [rifanno senza -se avanza</p>
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      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rwqakg7k01</guid>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 01:32:13 +0000</pubDate>
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      <title>Grandaddy – Last Place (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/grandaddy-last-place-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Mi costa davvero molto ammetterlo, e vorrei non fosse mai successo, ma c’è stato un periodo della mia vita in cui anche io ho guardato “Tre metri sopra il cielo”. E quale ragazza in piena fase adolescenziale negli anni 2000, non ricorda la scena in cui i protagonisti si baciano per la prima volta in quella stanza dai muri spogli, con la luce soffusa, al riparo dalla musica techno del resto del locale, mentre in sottofondo suona He’s Simple, He’s Dumb, He’s the Pilot? Sicuramente la scelta del film è opinabile, per usare un eufemismo, ma la canzone dei Grandaddy era perfetta per quella scena e soprattutto per far sognare a tutte un bacio del genere... https://artesuono.blogspot.com/2017/02/grandaddy-last-place-2017.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/i/1719830818&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/81gIuLZXThL._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Mi costa davvero molto ammetterlo, e vorrei non fosse mai successo, ma c’è stato un periodo della mia vita in cui anche io ho guardato “Tre metri sopra il cielo”. E quale ragazza in piena fase adolescenziale negli anni 2000, non ricorda la scena in cui i protagonisti si baciano per la prima volta in quella stanza dai muri spogli, con la luce soffusa, al riparo dalla musica techno del resto del locale, mentre in sottofondo suona He’s Simple, He’s Dumb, He’s the Pilot? Sicuramente la scelta del film è opinabile, per usare un eufemismo, ma la canzone dei Grandaddy era perfetta per quella scena e soprattutto per far sognare a tutte un bacio del genere... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/02/grandaddy-last-place-2017.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/02/grandaddy-last-place-2017.html</a></p>

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<p>Ascolta: <a href="https://album.link/i/1719830818" rel="nofollow">https://album.link/i/1719830818</a></p>

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      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qpdk5bhr1p</guid>
      <pubDate>Sat, 30 May 2026 15:30:12 +0000</pubDate>
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      <title>1CR - Capitolo 6</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-6</link>
      <description>&lt;![CDATA[1Figli di Levi: Ghersom, Keat e Merarì. 2Questi sono i nomi dei figli di Ghersom: Libnì e Simei. 3Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl. 4Figli di Merarì: Maclì e Musì. Queste sono le famiglie di Levi secondo i loro casati.&#xA;5Ghersom ebbe per figlio Libnì, di cui fu figlio Iacat, di cui fu figlio Zimmà, 6di cui fu figlio Iòach, di cui fu figlio Iddo, di cui fu figlio Zerach, di cui fu figlio Ieotrài.&#xA;7Figli di Keat: Amminadàb, di cui fu figlio Core, di cui fu figlio Assir, 8di cui fu figlio Elkanà, di cui fu figlio Abiasàf, di cui fu figlio Assir, 9di cui fu figlio Tacat, di cui fu figlio Urièl, di cui fu figlio Ozia, di cui fu figlio Saul. 10Figli di Elkanà: Amasài e Achimòt, 11di cui fu figlio Elkanà, di cui fu figlio Sufài, di cui fu figlio Nacat, 12di cui fu figlio Eliàb, di cui fu figlio Ierocàm, di cui fu figlio Elkanà. 13Figli di Samuele: Gioele primogenito e Abia secondo.&#xA;14Figli di Merarì: Maclì, di cui fu figlio Libnì, di cui fu figlio Simei, di cui fu figlio Uzzà, 15di cui fu figlio Simeà, di cui fu figlio Agghia, di cui fu figlio Asaià.&#xA;&#xA;Supplementi: i cantori&#xA;16Ecco coloro ai quali Davide affidò la direzione del canto nel tempio del Signore, dopo che vi ebbe sede l&#39;arca. 17Essi esercitarono l&#39;ufficio di cantori davanti alla Dimora della tenda del convegno, finché Salomone non costruì il tempio del Signore a Gerusalemme. Nel servizio si attenevano alla regola fissata per loro.&#xA;18Questi furono gli incaricati e questi i loro figli. Tra i Keatiti: Eman il cantore, figlio di Gioele, figlio di Samuele, 19figlio di Elkanà, figlio di Ierocàm, figlio di Elièl, figlio di Tòach, 20figlio di Suf, figlio di Elkanà, figlio di Macat, figlio di Amasài, 21figlio di Elkanà, figlio di Gioele, figlio di Azaria, figlio di Sofonia, 22figlio di Tacat, figlio di Assir, figlio di Abiasàf, figlio di Core, 23figlio di Isar, figlio di Keat, figlio di Levi, figlio d&#39;Israele.&#xA;24Suo fratello era Asaf, che stava alla sua destra: Asaf, figlio di Berechia, figlio di Simeà, 25figlio di Michele, figlio di Baasea, figlio di Malchia, 26figlio di Etnì, figlio di Zerach, figlio di Adaià, 27figlio di Etan, figlio di Zimmà, figlio di Simei, 28figlio di Iacat, figlio di Ghersom, figlio di Levi.&#xA;29I figli di Merarì, loro fratelli, che stavano alla sinistra, erano Etan, figlio di Kisì, figlio di Abdì, figlio di Malluc, 30figlio di Casabia, figlio di Amasia, figlio di Chelkia, 31figlio di Amsì, figlio di Banì, figlio di Semer, 32figlio di Maclì, figlio di Musì, figlio di Merarì, figlio di Levi.&#xA;&#xA;Supplementi: i leviti e le loro città&#xA;33I loro fratelli leviti erano addetti a ogni servizio della Dimora nel tempio di Dio. 34Aronne e i suoi figli bruciavano le offerte sull&#39;altare dell&#39;olocausto e sull&#39;altare dell&#39;incenso, curavano tutto il servizio nel Santo dei Santi e compivano il rito espiatorio per Israele, secondo quanto aveva comandato Mosè, servo di Dio.&#xA;35Questi sono i figli di Aronne: Eleàzaro, di cui fu figlio Fineès, di cui fu figlio Abisùa, 36di cui fu figlio Bukkì, di cui fu figlio Uzzì, di cui fu figlio Zerachia, 37di cui fu figlio Meraiòt, di cui fu figlio Amaria, di cui fu figlio Achitùb, 38di cui fu figlio Sadoc, di cui fu figlio Achimàas.&#xA;39Queste sono le loro residenze, secondo i loro attendamenti nei rispettivi territori. Ai figli di Aronne della famiglia dei Keatiti, che furono sorteggiati per primi, 40fu assegnata Ebron, nel territorio di Giuda, con i suoi pascoli vicini, 41ma i terreni della città e i suoi villaggi furono assegnati a Caleb, figlio di Iefunnè. 42Ai figli di Aronne furono assegnate come città di asilo Ebron, Libna con i suoi pascoli, Iattir, Estemòa con i suoi pascoli, 43Chilez con i suoi pascoli, Debir con i suoi pascoli, 44Asan con i suoi pascoli, Bet-Semes con i suoi pascoli 45e, nella tribù di Beniamino, Gheba con i suoi pascoli, Alèmet con i suoi pascoli, Anatòt con i suoi pascoli. Totale: tredici città con i loro pascoli.&#xA;46Agli altri figli di Keat, secondo le loro famiglie, furono assegnate in sorte dieci città prese dalla tribù di Èfraim, dalla tribù di Dan e dalla metà della tribù di Manasse. 47Ai figli di Ghersom, secondo le loro famiglie, furono assegnate tredici città prese dalla tribù di Ìssacar, dalla tribù di Aser, dalla tribù di Nèftali e dalla tribù di Manasse in Basan. 48Ai figli di Merarì, secondo le loro famiglie, furono assegnate in sorte dodici città prese dalla tribù di Ruben, dalla tribù di Gad e dalla tribù di Zàbulon.&#xA;49Gli Israeliti assegnarono ai leviti queste città con i loro pascoli. 50Queste città prese dalle tribù dei figli di Giuda, dei figli di Simeone e dei figli di Beniamino, le assegnarono in sorte dando loro il relativo nome.&#xA;51Alle famiglie dei figli di Keat furono assegnate in sorte città appartenenti alla tribù di Èfraim. 52Assegnarono loro come città di asilo Sichem con i suoi pascoli, sulle montagne di Èfraim, Ghezer con i suoi pascoli, 53Iokmeàm con i suoi pascoli, Bet-Oron con i suoi pascoli, 54Àialon con i suoi pascoli, Gat-Rimmon con i suoi pascoli 55e, dalla metà della tribù di Manasse, Aner con i suoi pascoli, Bileàm con i suoi pascoli. Queste città erano per la famiglia degli altri figli di Keat.&#xA;56Ai figli di Ghersom, secondo le loro famiglie, assegnarono in sorte dalla metà della tribù di Manasse: Golan in Basan con i suoi pascoli e Astaròt con i suoi pascoli; 57dalla tribù di Ìssacar: Kedes con i suoi pascoli, Daberàt con i suoi pascoli, 58Ramot con i suoi pascoli e Anem con i suoi pascoli; 59dalla tribù di Aser: Masal con i suoi pascoli, Abdon con i suoi pascoli, 60Cukok con i suoi pascoli e Recob con i suoi pascoli; 61dalla tribù di Nèftali: Kedes di Galilea con i suoi pascoli, Cammon con i suoi pascoli e Kiriatàim con i suoi pascoli.&#xA;62Agli altri figli di Merarì dalla tribù di Zàbulon furono assegnate: Rimmon con i suoi pascoli e Tabor con i suoi pascoli; 63oltre il Giordano di Gerico, a oriente del Giordano, dalla tribù di Ruben: Beser nel deserto con i suoi pascoli, Iaas con i suoi pascoli, 64Kedemòt con i suoi pascoli, Mefàat con i suoi pascoli; 65dalla tribù di Gad: Ramot in Gàlaad con i suoi pascoli, Macanàim con i suoi pascoli, 66Chesbon con i suoi pascoli e Iazer con i suoi pascoli.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;6,16 L’istituzione dei cantori è fatta risalire a Davide. Tre di loro compaiono anche nel titolo di alcuni salmi: Eman (v. 18), Asaf (v. 24), Etan (v. 29).&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-15. Tutti i leviti vengono ricondotti ai tre figli di Levi: Gherson, Keat e Merari. Per questa genealogia il Cronista abbandona Nm 26, che non serve allo scopo, per seguire Nm 3,17-29, combinando con esso i dati di Es 6,16ss. e utilizzando altre fonti a noi sconosciute. &#xA;&#xA;10-12. Lista degli antenati di Samuele discendenti da Keat attraverso l&#39;Elkana del v. 8 (cfr. 1Sam 1,1), con alcune varianti.&#xA;&#xA;16-32. Tra i ministri del tempio di sangue levitico non vi sono solo i sacerdoti e i leviti, ma anche i cantori. Il canto sacro ricopre un ruolo di grande importanza nella mente del Cronista. Esso è espressione collettiva delle disposizioni del cuore umano alla preghiera e alla confessione di lode.&#xA;&#xA;16-17. L&#39;istituzione è fatta risalire a Davide ed è considerata elemento importante del culto della comunità.&#xA;&#xA;18-23. La linea di Eman riprende in forma ascendente gli anelli della catena elencati in 6,7-3, con una costruzione mnemonica che solo in parte rispecchia la realtà storica.&#xA;&#xA;24-28. Anche questa lista ha carattere sistematico. Corrisponde in parte a quella della discendenza di Gherson attraverso Libni (vv. 5s.). Asaf è autore di dodici salmi, secondo i loro antichi titoli.&#xA;&#xA;29-32. Genealogia di Etan, inferiore per dignità agli altri due.&#xA;&#xA;33-38. In questi versetti sono fornite precisazioni sul ruolo ricoperto dai leviti e dai sacerdoti. Inoltre si ripete la successione dei sacerdoti da Aronne a Davide, cfr. 5,30-34.&#xA;&#xA;33-34. Nota storica sull&#39;attività dei leviti in genere e dei sacerdoti in particolare, che intende introdurre la lista dei figli di Aronne. Erano addetti al tempio per svolgere i servizi più umili anche coloro di cui parla Esd 2,43-54; Ne 7,46-56. L&#39;attività dei sacerdoti consisteva nell&#39;offerta dei sacrifici e nel servizio nel Santo dei Santi, che riguardava non solo le funzioni che si svolgevano nella cella del tempio (Nm 4, 19), bensì tutto ciò che aveva un qualche rapporto con gli oggetti del culto. Per il sacrificio espiatorio cfr. Lv 9,7; 16,6; Ez 45,17, ecc. Nel &#34;grande giorno dell&#39;espiazione&#34; (Lv 16) officiava esclusivamente il sommo sacerdote, (cfr. Lv 4,16-20; 9,15ss.).&#xA;&#xA;35-38. La lista dei sommi sacerdoti corrisponde a quella di 5,30ss.&#xA;&#xA;39-66. La sezione corrisponde sostanzialmente a Gs 21,5-39. Nella suddivisione della terra promessa, com&#39;è noto alla tribù di Levi non fu riservata alcuna zona geografica specifica, essendo lo stesso JHWH l&#39;eredità di questa tribù. I sacerdoti e i leviti vivevano dispersi fra gli altri Israeliti. Ma nella visione teologica di Ezechiele (Ez 45,5) il profeta prevede un territorio anche per i leviti. Per le città rifugio e i pascoli, cfr. Nm 35,14s.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong>1</strong>Figli di Levi: Ghersom, Keat e Merarì. <strong>2</strong>Questi sono i nomi dei figli di Ghersom: Libnì e Simei. <strong>3</strong>Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl. <strong>4</strong>Figli di Merarì: Maclì e Musì. Queste sono le famiglie di Levi secondo i loro casati.
<strong>5</strong>Ghersom ebbe per figlio Libnì, di cui fu figlio Iacat, di cui fu figlio Zimmà, <strong>6</strong>di cui fu figlio Iòach, di cui fu figlio Iddo, di cui fu figlio Zerach, di cui fu figlio Ieotrài.
<strong>7</strong>Figli di Keat: Amminadàb, di cui fu figlio Core, di cui fu figlio Assir, <strong>8</strong>di cui fu figlio Elkanà, di cui fu figlio Abiasàf, di cui fu figlio Assir, <strong>9</strong>di cui fu figlio Tacat, di cui fu figlio Urièl, di cui fu figlio Ozia, di cui fu figlio Saul. <strong>10</strong>Figli di Elkanà: Amasài e Achimòt, <strong>11</strong>di cui fu figlio Elkanà, di cui fu figlio Sufài, di cui fu figlio Nacat, <strong>12</strong>di cui fu figlio Eliàb, di cui fu figlio Ierocàm, di cui fu figlio Elkanà. <strong>13</strong>Figli di Samuele: Gioele primogenito e Abia secondo.
<strong>14</strong>Figli di Merarì: Maclì, di cui fu figlio Libnì, di cui fu figlio Simei, di cui fu figlio Uzzà, <strong>15</strong>di cui fu figlio Simeà, di cui fu figlio Agghia, di cui fu figlio Asaià.</p>

<p><strong><em>Supplementi: i cantori</em></strong>
<strong>16</strong>Ecco coloro ai quali Davide affidò la direzione del canto nel tempio del Signore, dopo che vi ebbe sede l&#39;arca. <strong>17</strong>Essi esercitarono l&#39;ufficio di cantori davanti alla Dimora della tenda del convegno, finché Salomone non costruì il tempio del Signore a Gerusalemme. Nel servizio si attenevano alla regola fissata per loro.
<strong>18</strong>Questi furono gli incaricati e questi i loro figli. Tra i Keatiti: Eman il cantore, figlio di Gioele, figlio di Samuele, <strong>19</strong>figlio di Elkanà, figlio di Ierocàm, figlio di Elièl, figlio di Tòach, <strong>20</strong>figlio di Suf, figlio di Elkanà, figlio di Macat, figlio di Amasài, <strong>21</strong>figlio di Elkanà, figlio di Gioele, figlio di Azaria, figlio di Sofonia, <strong>22</strong>figlio di Tacat, figlio di Assir, figlio di Abiasàf, figlio di Core, <strong>23</strong>figlio di Isar, figlio di Keat, figlio di Levi, figlio d&#39;Israele.
<strong>24</strong>Suo fratello era Asaf, che stava alla sua destra: Asaf, figlio di Berechia, figlio di Simeà, <strong>25</strong>figlio di Michele, figlio di Baasea, figlio di Malchia, <strong>26</strong>figlio di Etnì, figlio di Zerach, figlio di Adaià, <strong>27</strong>figlio di Etan, figlio di Zimmà, figlio di Simei, <strong>28</strong>figlio di Iacat, figlio di Ghersom, figlio di Levi.
<strong>29</strong>I figli di Merarì, loro fratelli, che stavano alla sinistra, erano Etan, figlio di Kisì, figlio di Abdì, figlio di Malluc, <strong>30</strong>figlio di Casabia, figlio di Amasia, figlio di Chelkia, <strong>31</strong>figlio di Amsì, figlio di Banì, figlio di Semer, <strong>32</strong>figlio di Maclì, figlio di Musì, figlio di Merarì, figlio di Levi.</p>

<p><strong><em>Supplementi: i leviti e le loro città</em></strong>
<strong>33</strong>I loro fratelli leviti erano addetti a ogni servizio della Dimora nel tempio di Dio. <strong>34</strong>Aronne e i suoi figli bruciavano le offerte sull&#39;altare dell&#39;olocausto e sull&#39;altare dell&#39;incenso, curavano tutto il servizio nel Santo dei Santi e compivano il rito espiatorio per Israele, secondo quanto aveva comandato Mosè, servo di Dio.
<strong>35</strong>Questi sono i figli di Aronne: Eleàzaro, di cui fu figlio Fineès, di cui fu figlio Abisùa, <strong>36</strong>di cui fu figlio Bukkì, di cui fu figlio Uzzì, di cui fu figlio Zerachia, <strong>37</strong>di cui fu figlio Meraiòt, di cui fu figlio Amaria, di cui fu figlio Achitùb, <strong>38</strong>di cui fu figlio Sadoc, di cui fu figlio Achimàas.
<strong>39</strong>Queste sono le loro residenze, secondo i loro attendamenti nei rispettivi territori. Ai figli di Aronne della famiglia dei Keatiti, che furono sorteggiati per primi, <strong>40</strong>fu assegnata Ebron, nel territorio di Giuda, con i suoi pascoli vicini, <strong>41</strong>ma i terreni della città e i suoi villaggi furono assegnati a Caleb, figlio di Iefunnè. <strong>42</strong>Ai figli di Aronne furono assegnate come città di asilo Ebron, Libna con i suoi pascoli, Iattir, Estemòa con i suoi pascoli, <strong>43</strong>Chilez con i suoi pascoli, Debir con i suoi pascoli, <strong>44</strong>Asan con i suoi pascoli, Bet-Semes con i suoi pascoli <strong>45</strong>e, nella tribù di Beniamino, Gheba con i suoi pascoli, Alèmet con i suoi pascoli, Anatòt con i suoi pascoli. Totale: tredici città con i loro pascoli.
<strong>46</strong>Agli altri figli di Keat, secondo le loro famiglie, furono assegnate in sorte dieci città prese dalla tribù di Èfraim, dalla tribù di Dan e dalla metà della tribù di Manasse. <strong>47</strong>Ai figli di Ghersom, secondo le loro famiglie, furono assegnate tredici città prese dalla tribù di Ìssacar, dalla tribù di Aser, dalla tribù di Nèftali e dalla tribù di Manasse in Basan. <strong>48</strong>Ai figli di Merarì, secondo le loro famiglie, furono assegnate in sorte dodici città prese dalla tribù di Ruben, dalla tribù di Gad e dalla tribù di Zàbulon.
<strong>49</strong>Gli Israeliti assegnarono ai leviti queste città con i loro pascoli. <strong>50</strong>Queste città prese dalle tribù dei figli di Giuda, dei figli di Simeone e dei figli di Beniamino, le assegnarono in sorte dando loro il relativo nome.
<strong>51</strong>Alle famiglie dei figli di Keat furono assegnate in sorte città appartenenti alla tribù di Èfraim. <strong>52</strong>Assegnarono loro come città di asilo Sichem con i suoi pascoli, sulle montagne di Èfraim, Ghezer con i suoi pascoli, <strong>53</strong>Iokmeàm con i suoi pascoli, Bet-Oron con i suoi pascoli, <strong>54</strong>Àialon con i suoi pascoli, Gat-Rimmon con i suoi pascoli <strong>55</strong>e, dalla metà della tribù di Manasse, Aner con i suoi pascoli, Bileàm con i suoi pascoli. Queste città erano per la famiglia degli altri figli di Keat.
<strong>56</strong>Ai figli di Ghersom, secondo le loro famiglie, assegnarono in sorte dalla metà della tribù di Manasse: Golan in Basan con i suoi pascoli e Astaròt con i suoi pascoli; <strong>57</strong>dalla tribù di Ìssacar: Kedes con i suoi pascoli, Daberàt con i suoi pascoli, <strong>58</strong>Ramot con i suoi pascoli e Anem con i suoi pascoli; <strong>59</strong>dalla tribù di Aser: Masal con i suoi pascoli, Abdon con i suoi pascoli, <strong>60</strong>Cukok con i suoi pascoli e Recob con i suoi pascoli; <strong>61</strong>dalla tribù di Nèftali: Kedes di Galilea con i suoi pascoli, Cammon con i suoi pascoli e Kiriatàim con i suoi pascoli.
<strong>62</strong>Agli altri figli di Merarì dalla tribù di Zàbulon furono assegnate: Rimmon con i suoi pascoli e Tabor con i suoi pascoli; <strong>63</strong>oltre il Giordano di Gerico, a oriente del Giordano, dalla tribù di Ruben: Beser nel deserto con i suoi pascoli, Iaas con i suoi pascoli, <strong>64</strong>Kedemòt con i suoi pascoli, Mefàat con i suoi pascoli; <strong>65</strong>dalla tribù di Gad: Ramot in Gàlaad con i suoi pascoli, Macanàim con i suoi pascoli, <strong>66</strong>Chesbon con i suoi pascoli e Iazer con i suoi pascoli.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>6,16</strong> L’istituzione dei cantori è fatta risalire a Davide. Tre di loro compaiono anche nel titolo di alcuni salmi: Eman (v. 18), Asaf (v. 24), Etan (v. 29).</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-15</strong>. Tutti i leviti vengono ricondotti ai tre figli di Levi: Gherson, Keat e Merari. Per questa genealogia il Cronista abbandona Nm 26, che non serve allo scopo, per seguire Nm 3,17-29, combinando con esso i dati di Es 6,16ss. e utilizzando altre fonti a noi sconosciute.</p>

<p><strong>10-12</strong>. Lista degli antenati di Samuele discendenti da Keat attraverso l&#39;Elkana del v. 8 (cfr. 1Sam 1,1), con alcune varianti.</p>

<p><strong>16-32</strong>. Tra i ministri del tempio di sangue levitico non vi sono solo i sacerdoti e i leviti, ma anche i cantori. Il canto sacro ricopre un ruolo di grande importanza nella mente del Cronista. Esso è espressione collettiva delle disposizioni del cuore umano alla preghiera e alla confessione di lode.</p>

<p><strong>16-17</strong>. L&#39;istituzione è fatta risalire a Davide ed è considerata elemento importante del culto della comunità.</p>

<p><strong>18-23</strong>. La linea di Eman riprende in forma ascendente gli anelli della catena elencati in 6,7-3, con una costruzione mnemonica che solo in parte rispecchia la realtà storica.</p>

<p><strong>24-28</strong>. Anche questa lista ha carattere sistematico. Corrisponde in parte a quella della discendenza di Gherson attraverso Libni (vv. 5s.). Asaf è autore di dodici salmi, secondo i loro antichi titoli.</p>

<p><strong>29-32</strong>. Genealogia di Etan, inferiore per dignità agli altri due.</p>

<p><strong>33-38</strong>. In questi versetti sono fornite precisazioni sul ruolo ricoperto dai leviti e dai sacerdoti. Inoltre si ripete la successione dei sacerdoti da Aronne a Davide, cfr. 5,30-34.</p>

<p><strong>33-34</strong>. Nota storica sull&#39;attività dei leviti in genere e dei sacerdoti in particolare, che intende introdurre la lista dei figli di Aronne. Erano addetti al tempio per svolgere i servizi più umili anche coloro di cui parla Esd 2,43-54; Ne 7,46-56. L&#39;attività dei sacerdoti consisteva nell&#39;offerta dei sacrifici e nel servizio nel Santo dei Santi, che riguardava non solo le funzioni che si svolgevano nella cella del tempio (Nm 4, 19), bensì tutto ciò che aveva un qualche rapporto con gli oggetti del culto. Per il sacrificio espiatorio cfr. Lv 9,7; 16,6; Ez 45,17, ecc. Nel “grande giorno dell&#39;espiazione” (Lv 16) officiava esclusivamente il sommo sacerdote, (cfr. Lv 4,16-20; 9,15ss.).</p>

<p><strong>35-38</strong>. La lista dei sommi sacerdoti corrisponde a quella di 5,30ss.</p>

<p><strong>39-66</strong>. La sezione corrisponde sostanzialmente a Gs 21,5-39. Nella suddivisione della terra promessa, com&#39;è noto alla tribù di Levi non fu riservata alcuna zona geografica specifica, essendo lo stesso JHWH l&#39;eredità di questa tribù. I sacerdoti e i leviti vivevano dispersi fra gli altri Israeliti. Ma nella visione teologica di Ezechiele (Ez 45,5) il profeta prevede un territorio anche per i leviti. Per le città rifugio e i pascoli, cfr. Nm 35,14s.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

<hr>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2wwstiajqo</guid>
      <pubDate>Sat, 30 May 2026 13:41:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;16+18 quanto fa?</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/16-18-quanto-fa</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;16+18 quanto fa?!? COGLIONE!!!&#34; Riflessioni sul SSN tramite il mio piccolo aneddoto.&#xA;&#xA;Vorrei partire da questa citazione-meme per raccontare un aneddoto e poi passare a una o due riflessioni sull&#39;italia in generale che a pensarci ora che mi sono appena svegliato (ok è mezzogiorno ma è sabato, ci sta dai, poi non lavoro nemmeno) mi fanno allo stesso tempo riflettere e pensare alla tragicomicità del popolo italiano stile Fantozzi (che sono io ovviamente in sto caso... lol).&#xA;&#xA;Praticamente: Parto un anno fa scoprendo l&#39;enorme somiglianza dei miei problemi di salute fisica e mentale con i miei parenti, in particolar modo con mia sorella che abbiamo solo meno di due anni di differenza. A lei sono venuti problemi di tiroide e ai denti abbastanza gravi proprio in sti anni e avendo avuto di recente problemi ai denti subito dopo lei faccio i dovuti controlli pure alla tiroide e spoiler ce li ho pure io seppur in forma molto più ridotta. Il tema sono gli esami della tiroide, avvicinatevi al raccontastorie perché ci sarà da ridere (o da piangere) perché &#34;questa è una storia che ci accomuna un po&#39; tutti, vi spaventerà, vi affascinerà, vi farà ridere e anche ci farà unire&#34; (è praticamente un gioco di ruolo sul SSN lol) ma ricordatevi che questo non è davvero nulla in confronto a tutto il sistema della psichatria che li c&#39;è davvero da spaccarsi le cervella contro un muro, letteralmente...ma vabbé, per quei racconti magari ve ne parlerò un altra volta. Allora, parto:&#xA;&#xA;Praticamente vado dal medico di base dopo appuntamento richiesto e aspettato con dovuta calma (il primo dei tanti! contiamoli: 1) e gli propongo una visita per la tiroide. Avendo l&#39;invalidità alta non pago nessuna visita nella mia regione (e nemmeno qualsiasi museo e cinema, ma non li uso mai questi ultimi bonus comunque...solo la sanità mi serve davvero e lo sfrutto perché sennò non avrei i soldi per permettermela) allora diciamo &#34;sfrutto il sistema&#34; e prenoto l&#39;appuntamento per gli esami del sangue (2) per il medico che non ricordo mai come si chiama per la tiroide ovvero l&#39;endocrinologo e ci vado (3), mi dice nulla di che, non c&#39;è quasi nulla e speravo che si chiudeva li visto che è già evidente che non avevo quasi nulla invece mi vuole far fare pure l&#39;ecografia della tiroide e altri esami del sangue che, guarda caso, devo farmi riprescrivere dal medico di base visto che lui non può. Quindi ritorno dal medico di base con appuntamento (4...) e prenoto entrambe che dovrò fare dopo 3 mesi e dopo tre mesi ritorno dall&#39;endocrinologo per l&#39;ecografia (5) perché scopro nel frattempo dal medico di base che non si possono far vedere gli esami del sangue all&#39;endocrinologo dedicato per l&#39;ecografia ma deve vederli a parte con gli esami del sangue e l&#39;ecografia perché seppur fisicamente la stessa persona e nella stessa stanza lui non può...assurdo. Quindi vado a fare di nuovo sti esami del sangue (6) rifacendoli con il medico di base (7) (perché li volevo completi di altre robe base e che è meglio fare ogni tanto, ricordatevolo che è importante) e comunque dovevo riprendere la ricetta per tornare dall&#39;endocrinologo e di fatti dovrò davvero riandarci perché gli esami del sangue sulla tiroide sembrano un po&#39; più sballati e ci andrò (8).&#xA;&#xA;Otto, OTTO, stracazzo di appuntamenti del SSN per sapere una singola cosa e per una cosa e con una sola identica persona-medico specializzante che probabilmente come mi hanno già detto &#34;non avrai nulla di sicuro&#34; ma che mi hanno anche detto &#34;ma si, fallo un controllo&#34; e giustamente che fai, controlli su chatgpt? lol&#xA;&#xA;Tutta questa piccola citazione per dire che penso che l&#39;italia non è &#34;pizza, mafia e mandolino&#34; ma piuttosto &#34;ignoranza, stupidità e arretratezza&#34; costanti anche se non mi sono espresso su tutto ciò che penso.&#xA;&#xA;Ciao!]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“16+18 quanto fa?!? COGLIONE!!!” Riflessioni sul SSN tramite il mio piccolo aneddoto.</p>

<p>Vorrei partire da questa citazione-meme per raccontare un aneddoto e poi passare a una o due riflessioni sull&#39;italia in generale che a pensarci ora che mi sono appena svegliato (ok è mezzogiorno ma è sabato, ci sta dai, poi non lavoro nemmeno) mi fanno allo stesso tempo riflettere e pensare alla tragicomicità del popolo italiano stile Fantozzi (che sono io ovviamente in sto caso... lol).</p>

<p>Praticamente: Parto un anno fa scoprendo l&#39;enorme somiglianza dei miei problemi di salute fisica e mentale con i miei parenti, in particolar modo con mia sorella che abbiamo solo meno di due anni di differenza. A lei sono venuti problemi di tiroide e ai denti abbastanza gravi proprio in sti anni e avendo avuto di recente problemi ai denti subito dopo lei faccio i dovuti controlli pure alla tiroide e spoiler ce li ho pure io seppur in forma molto più ridotta. Il tema sono gli esami della tiroide, avvicinatevi al raccontastorie perché ci sarà da ridere (o da piangere) perché “questa è una storia che ci accomuna un po&#39; tutti, vi spaventerà, vi affascinerà, vi farà ridere e anche ci farà unire” (è praticamente un gioco di ruolo sul SSN lol) ma ricordatevi che questo non è davvero nulla in confronto a tutto il sistema della psichatria che li c&#39;è davvero da spaccarsi le cervella contro un muro, letteralmente...ma vabbé, per quei racconti magari ve ne parlerò un altra volta. Allora, parto:</p>

<p>Praticamente vado dal medico di base dopo appuntamento richiesto e aspettato con dovuta calma (il primo dei tanti! contiamoli: 1) e gli propongo una visita per la tiroide. Avendo l&#39;invalidità alta non pago nessuna visita nella mia regione (e nemmeno qualsiasi museo e cinema, ma non li uso mai questi ultimi bonus comunque...solo la sanità mi serve davvero e lo sfrutto perché sennò non avrei i soldi per permettermela) allora diciamo “sfrutto il sistema” e prenoto l&#39;appuntamento per gli esami del sangue (2) per il medico che non ricordo mai come si chiama per la tiroide ovvero l&#39;endocrinologo e ci vado (3), mi dice nulla di che, non c&#39;è quasi nulla e speravo che si chiudeva li visto che è già evidente che non avevo quasi nulla invece mi vuole far fare pure l&#39;ecografia della tiroide e altri esami del sangue che, guarda caso, devo farmi riprescrivere dal medico di base visto che lui non può. Quindi ritorno dal medico di base con appuntamento (4...) e prenoto entrambe che dovrò fare dopo 3 mesi e dopo tre mesi ritorno dall&#39;endocrinologo per l&#39;ecografia (5) perché scopro nel frattempo dal medico di base che non si possono far vedere gli esami del sangue all&#39;endocrinologo dedicato per l&#39;ecografia ma deve vederli a parte con gli esami del sangue e l&#39;ecografia perché seppur fisicamente la stessa persona e nella stessa stanza lui non può...assurdo. Quindi vado a fare di nuovo sti esami del sangue (6) rifacendoli con il medico di base (7) (perché li volevo completi di altre robe base e che è meglio fare ogni tanto, ricordatevolo che è importante) e comunque dovevo riprendere la ricetta per tornare dall&#39;endocrinologo e di fatti dovrò davvero riandarci perché gli esami del sangue sulla tiroide sembrano un po&#39; più sballati e ci andrò (8).</p>

<p>Otto, OTTO, stracazzo di appuntamenti del SSN per sapere una singola cosa e per una cosa e con una sola identica persona-medico specializzante che probabilmente come mi hanno già detto “non avrai nulla di sicuro” ma che mi hanno anche detto “ma si, fallo un controllo” e giustamente che fai, controlli su chatgpt? lol</p>

<p>Tutta questa piccola citazione per dire che penso che l&#39;italia non è “pizza, mafia e mandolino” ma piuttosto “ignoranza, stupidità e arretratezza” costanti anche se non mi sono espresso su tutto ciò che penso.</p>

<p>Ciao!</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ocs83ho7mg</guid>
      <pubDate>Sat, 30 May 2026 11:22:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I RICORDI DEL CUORE</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/i-ricordi-del-cuore</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I RICORDI DEL CUORE&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quel po&#39; di stordimento &#xD;&#xA;dopo un bicchiere di troppo &#xD;&#xA;è la vita che scorre al contrario&#xD;&#xA;la brezza marina la mente a vagare&#xD;&#xA;resuscitando fantasmi&#xD;&#xA;ti risalgono dal profondo abbozzando &#xD;&#xA;la smorfia del pianto&#xD;&#xA;il loro grido a confondersi&#xD;&#xA;con quello dei gabbiani&#xD;&#xA;bianche creature danzanti &#xD;&#xA;sulle onde crestate&#xD;&#xA;che a beccate ti sembrano  &#xD;&#xA;straziare&#xD;&#xA;i ricordi del cuore&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del testo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Temi e immagini  &#xD;&#xA;Il testo esplora memoria, dolore e il confine tra presente e passato: l’ubriachezza lieve apre la porta ai ricordi che emergono come «fantasmi» dal profondo. La scena marina e i gabbiani amplificano il senso di malinconia e di violenza sottile dei ricordi, che «beccano» e «straziano» il cuore.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tono e atmosfera  &#xD;&#xA;C’è una dolcezza malinconica: il linguaggio è semplice ma efficace, con immagini concrete (brezza, gabbiani, onde) che rendono palpabile l’emozione. Il contrasto tra la leggerezza delle «creature danzanti» e la violenza percepita nei loro beccate è particolarmente potente.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suono e ritmo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Musicalità  &#xD;&#xA;Il verso libero funziona; alcune ripetizioni (ricordi, cuore) danno coesione. Alcuni versi potrebbero guadagnare da una scansione più regolare o da enjambement calibrati per aumentare la tensione (per esempio spezzare «resuscitando fantasmi / ti risalgono dal profondo» in modo da far crescere l’attesa).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Consigli metrico-sonori  &#xD;&#xA;Alternare versi più lunghi e versi brevi per creare onde ritmiche che richiamino il mare.  &#xD;&#xA;Usare allitterazioni o assonanze mirate (es. suoni in /r/ o /s/) per intensificare la sensazione di dolore che ritorna.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti stilistici&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Precisione verbale: sostituire qualche verbo generico con immagini più specifiche (es. «ti risalgono» → «ti risalgono come sale»).  &#xD;&#xA;Varietà lessicale: evitare ripetizioni troppo ravvicinate se non volute come effetto; mantenere «ricordi del cuore» come ritornello funziona bene.  &#xD;&#xA;Punteggiatura: valutare l’uso di virgole o punti per modulare il respiro e il ritmo emotivo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione alternativa (leggera revisione)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quel po’ di stordimento  &#xD;&#xA;dopo un bicchiere di troppo:  &#xD;&#xA;la vita scorre al contrario.  &#xD;&#xA;La brezza marina manda la mente a vagare,  &#xD;&#xA;resuscita fantasmi;  &#xD;&#xA;dal profondo risalgono, abbozzando  &#xD;&#xA;la smorfia del pianto.  &#xD;&#xA;Il loro grido si confonde  &#xD;&#xA;con quello dei gabbiani,  &#xD;&#xA;bianche creature danzanti  &#xD;&#xA;sulle onde crestate,  &#xD;&#xA;che a beccate sembrano straziare  &#xD;&#xA;i ricordi del cuore.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese (lett. libera)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;A little daze  &#xD;&#xA;after one drink too many:  &#xD;&#xA;life runs backward.  &#xD;&#xA;The sea breeze sets the mind adrift,  &#xD;&#xA;reviving ghosts;  &#xD;&#xA;they rise from the depths, sketching  &#xD;&#xA;the grimace of weeping.  &#xD;&#xA;Their cry blends  &#xD;&#xA;with the gulls’—  &#xD;&#xA;white creatures dancing  &#xD;&#xA;on crested waves,  &#xD;&#xA;whose pecks seem to tear  &#xD;&#xA;the memories of the heart.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione ritmica per melodia&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quel po’ di stordimento  &#xD;&#xA;dopo un bicchiere di troppo,  &#xD;&#xA;la vita scorre al contrario,  &#xD;&#xA;e il respiro fa un passo indietro.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;la brezza marina spinge la mente,  &#xD;&#xA;resuscita i fantasmi che conosci,  &#xD;&#xA;dal profondo risalgono piano,  &#xD;&#xA;abbozzano la smorfia del pianto.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ritornello  &#xD;&#xA;e il loro grido si confonde  &#xD;&#xA;con il canto dei gabbiani,  &#xD;&#xA;bianche ali che danzano,  &#xD;&#xA;a beccate sul cuore —  &#xD;&#xA;i ricordi del cuore.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sulle onde crestate si specchiano,  &#xD;&#xA;creature leggere, crudeli,  &#xD;&#xA;ogni becco è un lampo che trafigge,  &#xD;&#xA;ogni onda riporta il tuo nome.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ritornello  &#xD;&#xA;e il loro grido si confonde  &#xD;&#xA;con il canto dei gabbiani,  &#xD;&#xA;bianche ali che danzano,  &#xD;&#xA;a beccate sul cuore —  &#xD;&#xA;i ricordi del cuore.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>I RICORDI DEL CUORE</p>

<p>quel po&#39; di stordimento
dopo un bicchiere di troppo
è la vita che scorre al contrario
la brezza marina la mente a vagare
resuscitando fantasmi
ti risalgono dal profondo abbozzando
la smorfia del pianto
il loro grido a confondersi
con quello dei gabbiani
bianche creature danzanti
sulle onde crestate
che a beccate ti sembrano<br>
straziare
i ricordi del cuore</p>

<h3 id="analisi-del-testo">Analisi del testo</h3>

<p><strong>Temi e immagini</strong><br>
Il testo esplora memoria, dolore e il confine tra presente e passato: l’ubriachezza lieve apre la porta ai ricordi che emergono come «fantasmi» dal profondo. La scena marina e i gabbiani amplificano il senso di malinconia e di violenza sottile dei ricordi, che «beccano» e «straziano» il cuore.</p>

<p><strong>Tono e atmosfera</strong><br>
C’è una dolcezza malinconica: il linguaggio è semplice ma efficace, con immagini concrete (brezza, gabbiani, onde) che rendono palpabile l’emozione. Il contrasto tra la leggerezza delle «creature danzanti» e la violenza percepita nei loro beccate è particolarmente potente.</p>

<hr>

<h3 id="suono-e-ritmo">Suono e ritmo</h3>

<p><strong>Musicalità</strong><br>
Il verso libero funziona; alcune ripetizioni (ricordi, cuore) danno coesione. Alcuni versi potrebbero guadagnare da una scansione più regolare o da enjambement calibrati per aumentare la tensione (per esempio spezzare «resuscitando fantasmi / ti risalgono dal profondo» in modo da far crescere l’attesa).</p>

<p><strong>Consigli metrico-sonori</strong><br>
– Alternare versi più lunghi e versi brevi per creare onde ritmiche che richiamino il mare.<br>
– Usare allitterazioni o assonanze mirate (es. suoni in /r/ o /s/) per intensificare la sensazione di dolore che ritorna.</p>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-stilistici">Suggerimenti stilistici</h3>
<ul><li><strong>Precisione verbale:</strong> sostituire qualche verbo generico con immagini più specifiche (es. «ti risalgono» → «ti risalgono come sale»).<br></li>
<li><strong>Varietà lessicale:</strong> evitare ripetizioni troppo ravvicinate se non volute come effetto; mantenere «ricordi del cuore» come ritornello funziona bene.<br></li>
<li><strong>Punteggiatura:</strong> valutare l’uso di virgole o punti per modulare il respiro e il ritmo emotivo.</li></ul>

<hr>

<h3 id="versione-alternativa-leggera-revisione">Versione alternativa (leggera revisione)</h3>

<p>quel po’ di stordimento<br>
dopo un bicchiere di troppo:<br>
la vita scorre al contrario.<br>
La brezza marina manda la mente a vagare,<br>
resuscita fantasmi;<br>
dal profondo risalgono, abbozzando<br>
la smorfia del pianto.<br>
Il loro grido si confonde<br>
con quello dei gabbiani,<br>
bianche creature danzanti<br>
sulle onde crestate,<br>
che a beccate sembrano straziare<br>
i ricordi del cuore.</p>

<hr>

<h3 id="traduzione-in-inglese-lett-libera">Traduzione in inglese (lett. libera)</h3>

<p>A little daze<br>
after one drink too many:<br>
life runs backward.<br>
The sea breeze sets the mind adrift,<br>
reviving ghosts;<br>
they rise from the depths, sketching<br>
the grimace of weeping.<br>
Their cry blends<br>
with the gulls’—<br>
white creatures dancing<br>
on crested waves,<br>
whose pecks seem to tear<br>
the memories of the heart.</p>

<hr>

<h3 id="versione-ritmica-per-melodia">Versione ritmica per melodia</h3>

<p>quel po’ di stordimento<br>
dopo un bicchiere di troppo,<br>
la vita scorre al contrario,<br>
e il respiro fa un passo indietro.</p>

<p>la brezza marina spinge la mente,<br>
resuscita i fantasmi che conosci,<br>
dal profondo risalgono piano,<br>
abbozzano la smorfia del pianto.</p>

<p><strong>Ritornello</strong><br>
e il loro grido si confonde<br>
con il canto dei gabbiani,<br>
bianche ali che danzano,<br>
a beccate sul cuore —<br>
i ricordi del cuore.</p>

<p>sulle onde crestate si specchiano,<br>
creature leggere, crudeli,<br>
ogni becco è un lampo che trafigge,<br>
ogni onda riporta il tuo nome.</p>

<p><strong>Ritornello</strong><br>
e il loro grido si confonde<br>
con il canto dei gabbiani,<br>
bianche ali che danzano,<br>
a beccate sul cuore —<br>
i ricordi del cuore.</p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/x80bkwo3d4</guid>
      <pubDate>Sat, 30 May 2026 06:43:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[31]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/31</link>
      <description>&lt;![CDATA[[31]&#xA;&#xA;del modernariato l&#39;opzione o congegnano lo danno] abiti nel-luogo a [rischio] contabile dammusi iperground altrettanto lo [trattano] tra le code pesticide l&#39;inflazione presa] a parte la fase] rimarrà sempre attiva aumentando il rischio]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[31]</p>

<p>del modernariato l&#39;opzione o congegnano lo danno] abiti nel-luogo a [rischio] contabile dammusi iperground altrettanto lo [trattano] tra le code pesticide l&#39;inflazione presa] a parte la fase] rimarrà sempre attiva aumentando il rischio</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/l5r1sleavb</guid>
      <pubDate>Sat, 30 May 2026 00:50:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>spesso e abbondantemente si parla di sperimentazione letteraria (scritture di...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/spesso-e-abbondantemente-si-parla-di-sperimentazione-letteraria-scritture-di</link>
      <description>&lt;![CDATA[spesso e abbondantemente si parla di sperimentazione letteraria (scritture di ricerca) e sperimentazione artistica (di asemic writing, per esempio). un&#39;occasione in cui i due versanti si parlano è questa, il 4 giugno nella galleria Bianco contemporaneo (via Reno 18a, Roma): https://slowforward.net/2026/05/29/4-giugno-roma-galleria-bianco-contemporaneo-nz-di-antonio-syxty-e-asemics-di-marco-giovenale/&#xA;&#xA;mi piacerebbe che fossero molti gli amici, quel giorno, in dialogo. l&#39;invito è aperto]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>spesso e abbondantemente si parla di sperimentazione letteraria (scritture di ricerca) e sperimentazione artistica (di asemic writing, per esempio). un&#39;occasione in cui <em>i due versanti si parlano</em> è questa, il 4 giugno nella galleria Bianco contemporaneo (via Reno 18a, Roma): <a href="https://slowforward.net/2026/05/29/4-giugno-roma-galleria-bianco-contemporaneo-nz-di-antonio-syxty-e-asemics-di-marco-giovenale/" rel="nofollow">https://slowforward.net/2026/05/29/4-giugno-roma-galleria-bianco-contemporaneo-nz-di-antonio-syxty-e-asemics-di-marco-giovenale/</a></p>

<p>mi piacerebbe che fossero molti gli amici, quel giorno, in dialogo. l&#39;invito è aperto</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/j2ve1q6rh1</guid>
      <pubDate>Fri, 29 May 2026 10:15:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/lintelligenza-artificiale-ai-contro-i-crimini-ambientali</link>
      <description>&lt;![CDATA[L&#39;Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC&#xA;&#xA;La Global Initiative (GI-TOC) è un&#39;organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello.&#xA;I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.&#xA;&#xA;Nella sua ultima analisi affronta il tema dell&#39;intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2026/05/Artificial-intelligence-for-environmental-crime-enforcement-GI-TOC-May-2026.pdf&#xA;&#xA;L&#39;intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l&#39;attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell&#39;ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio. &#xA;Tuttavia, i principali ostacoli a un&#39;efficace implementazione dell&#39;AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate.&#xA;&#xA;Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall&#39;allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali. &#xA;Studi di caso indicano che l&#39;AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all&#39;interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali. &#xA;In definitiva, per realizzare il potenziale dell&#39;AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari.&#xA;&#xA;#criminiambientali #GITOC]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="l-intelligenza-artificiale-ai-contro-i-crimini-ambientali-una-analisi-del-gi-toc">L&#39;Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC</h2>

<p>La Global Initiative (GI-TOC) è un&#39;organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello.
I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/C9W4qkHMEQA6e63/preview" alt=""></p>

<p>Nella sua ultima analisi affronta il tema dell&#39;intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: <a href="https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2026/05/Artificial-intelligence-for-environmental-crime-enforcement-GI-TOC-May-2026.pdf" rel="nofollow">https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2026/05/Artificial-intelligence-for-environmental-crime-enforcement-GI-TOC-May-2026.pdf</a></p>

<p>L&#39;intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l&#39;attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell&#39;ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio.
Tuttavia, <em>i principali ostacoli a un&#39;efficace implementazione dell&#39;AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate</em>.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/AdSJcpt2sCAXKWH/preview" alt=""></p>

<p>Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall&#39;allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali.
Studi di caso indicano che l&#39;AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all&#39;interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali.
In definitiva, <em>per realizzare il potenziale dell&#39;AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari</em>.</p>

<p>#criminiambientali #GITOC</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/p0clld6vis</guid>
      <pubDate>Fri, 29 May 2026 10:11:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>NELL&#39;ARCO DEGLI OCCHI</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/nellarco-degli-occhi</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;NELL&#39;ARCO DEGLI OCCHI&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;andare come su cocci&#xD;&#xA;la pelle dell&#39;anima&#xD;&#xA;tesa come tenda&#xD;&#xA;oltre le stanze viola della mente&#xD;&#xA;vedere&#xD;&#xA;infine quel male oscuro&#xD;&#xA;uscire dal tuo specchio e&#xD;&#xA;il fiore della grazia&#xD;&#xA;aprirsi a ventaglio&#xD;&#xA;nell&#39;arco degli occhi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi del testo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Impressione generale  &#xD;&#xA;Il testo è concentrato, intenso, e costruisce un percorso dalla tensione interiore alla rivelazione di grazia. La lingua è essenziale; le immagini si susseguono come lampi, creando un movimento che va dall’attrito e dalla frattura verso un’apertura luminosa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e simboli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Cocci  &#xD;&#xA;Rappresentano frammentazione, ferita o qualcosa di rotto su cui si cammina: camminare “su cocci” evoca rischio e vulnerabilità.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Pelle dell’anima tesa come tenda  &#xD;&#xA;Metafora potente che unisce corpo e interiorità; la tenda suggerisce protezione ma anche precarietà e possibilità di essere dischiusa.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Stanze viola della mente  &#xD;&#xA;Il viola richiama mistero, sogno, forse dolore trasformato; le stanze suggeriscono compartimenti interiori, memoria o riflessione.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Specchio e male oscuro  &#xD;&#xA;Lo specchio come luogo di confronto: il “male oscuro” che esce indica una purificazione o una messa a nudo, un esorcismo interiore.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Fiore della grazia che si apre a ventaglio nell’arco degli occhi  &#xD;&#xA;Immagine finale di grande delicatezza: la grazia come fiore che si apre nello sguardo, trasformando la visione stessa. L’“arco degli occhi” è un’immagine originale che unisce anatomia e forma poetica.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suono e ritmo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il verso è libero, con enjambement che accelera la lettura e crea tensione. Le parole brevi e i versi spezzati aumentano l’effetto di frammentazione iniziale; la chiusa rallenta e apre, offrendo sollievo ritmico. Potresti giocare con punteggiatura o pause per modulare ulteriormente il ritmo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti per revisione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Chiarezza vs. mistero: se vuoi accentuare il mistero, mantieni l’economia lessicale; se preferisci guidare il lettore, aggiungi un verso che colleghi più esplicitamente il “male oscuro” alla trasformazione.  &#xD;&#xA;Immagini coerenti: il passaggio da “cocci” a “fiore” funziona bene; valuta se introdurre un elemento di transizione (es. una mano, un respiro) per rendere il movimento più organico.  &#xD;&#xA;Suono: prova a ripetere una consonante o una vocale chiave per creare un motivo sonoro (allitterazione o assonanza) che leghi i versi.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione in inglese (versione poetica)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;walking as on shards  &#xD;&#xA;the skin of the soul  &#xD;&#xA;stretched like a tent  &#xD;&#xA;beyond the violet rooms of the mind  &#xD;&#xA;to see  &#xD;&#xA;at last that dark ache  &#xD;&#xA;leave your mirror and  &#xD;&#xA;the flower of grace  &#xD;&#xA;fan open  &#xD;&#xA;in the arc of the eyes&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione estesa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;andare come su cocci  &#xD;&#xA;la pelle dell&#39;anima  &#xD;&#xA;tesa come tenda  &#xD;&#xA;che vibra al vento di stanze chiuse.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;cammini a passi di vetro, attento  &#xD;&#xA;a non svegliare i ricordi che dormono  &#xD;&#xA;nelle pieghe viola della mente;  &#xD;&#xA;ogni porta è una costola, ogni corridoio un respiro.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;oltre le stanze viola della mente  &#xD;&#xA;c’è un corridoio di luce smarrita,  &#xD;&#xA;un filo sottile che tira la tenda indietro;  &#xD;&#xA;vedere diventa un atto di coraggio, un’apertura.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;vedere  &#xD;&#xA;infine quel male oscuro  &#xD;&#xA;che si annidava come polvere sotto il tappeto,  &#xD;&#xA;che si specchiava nei tuoi gesti e rideva piano.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;esce dal tuo specchio, lento come un animale stanco,  &#xD;&#xA;si stacca dalla pelle riflessa e cade a terra,  &#xD;&#xA;lasciando un’impronta di silenzio e di sale.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;una mano — forse la tua, forse una mano che non sapevi di avere —  &#xD;&#xA;si china, raccoglie i cocci, li dispone come semi;  &#xD;&#xA;il fiore della grazia germoglia tra le fessure,  &#xD;&#xA;apre i petali a ventaglio come una promessa.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nell’arco degli occhi si forma un giardino:  &#xD;&#xA;lume che non brucia, parola che non ferisce,  &#xD;&#xA;una mappa nuova per camminare senza paura.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;la pelle dell’anima si rilassa, tenda che diventa vela;  &#xD;&#xA;il passo non è più su cocci ma su luce raccolta,  &#xD;&#xA;e il mondo, per un istante, si piega a guardare con te.  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;il fiore della grazia resta aperto, fragile e ostinato,  &#xD;&#xA;a ricordare che anche il vetro rotto può diventare finestra,  &#xD;&#xA;e che nell’arco degli occhi si può imparare a vedere la grazia.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>NELL&#39;ARCO DEGLI OCCHI</p>

<p>andare come su cocci
la pelle dell&#39;anima
tesa come tenda
oltre le stanze viola della mente
vedere
infine quel male oscuro
uscire dal tuo specchio e
il fiore della grazia
aprirsi a ventaglio
nell&#39;arco degli occhi</p>

<h3 id="analisi-del-testo">Analisi del testo</h3>

<p><strong>Impressione generale</strong><br>
Il testo è concentrato, intenso, e costruisce un percorso dalla tensione interiore alla rivelazione di grazia. La lingua è essenziale; le immagini si susseguono come lampi, creando un movimento che va dall’attrito e dalla frattura verso un’apertura luminosa.</p>

<hr>

<h3 id="immagini-e-simboli">Immagini e simboli</h3>

<p><strong>Cocci</strong><br>
Rappresentano frammentazione, ferita o qualcosa di rotto su cui si cammina: camminare “su cocci” evoca rischio e vulnerabilità.</p>

<p><strong>Pelle dell’anima tesa come tenda</strong><br>
Metafora potente che unisce corpo e interiorità; la tenda suggerisce protezione ma anche precarietà e possibilità di essere dischiusa.</p>

<p><strong>Stanze viola della mente</strong><br>
Il viola richiama mistero, sogno, forse dolore trasformato; le stanze suggeriscono compartimenti interiori, memoria o riflessione.</p>

<p><strong>Specchio e male oscuro</strong><br>
Lo specchio come luogo di confronto: il “male oscuro” che esce indica una purificazione o una messa a nudo, un esorcismo interiore.</p>

<p><strong>Fiore della grazia che si apre a ventaglio nell’arco degli occhi</strong><br>
Immagine finale di grande delicatezza: la grazia come fiore che si apre nello sguardo, trasformando la visione stessa. L’“arco degli occhi” è un’immagine originale che unisce anatomia e forma poetica.</p>

<hr>

<h3 id="suono-e-ritmo">Suono e ritmo</h3>

<p>Il verso è libero, con enjambement che accelera la lettura e crea tensione. Le parole brevi e i versi spezzati aumentano l’effetto di frammentazione iniziale; la chiusa rallenta e apre, offrendo sollievo ritmico. Potresti giocare con punteggiatura o pause per modulare ulteriormente il ritmo.</p>

<hr>

<h3 id="suggerimenti-per-revisione">Suggerimenti per revisione</h3>
<ul><li><strong>Chiarezza vs. mistero</strong>: se vuoi accentuare il mistero, mantieni l’economia lessicale; se preferisci guidare il lettore, aggiungi un verso che colleghi più esplicitamente il “male oscuro” alla trasformazione.<br></li>
<li><strong>Immagini coerenti</strong>: il passaggio da “cocci” a “fiore” funziona bene; valuta se introdurre un elemento di transizione (es. una mano, un respiro) per rendere il movimento più organico.<br></li>
<li><strong>Suono</strong>: prova a ripetere una consonante o una vocale chiave per creare un motivo sonoro (allitterazione o assonanza) che leghi i versi.</li></ul>

<hr>

<h3 id="traduzione-in-inglese-versione-poetica">Traduzione in inglese (versione poetica)</h3>

<p>walking as on shards<br>
the skin of the soul<br>
stretched like a tent<br>
beyond the violet rooms of the mind<br>
to see<br>
at last that dark ache<br>
leave your mirror and<br>
the flower of grace<br>
fan open<br>
in the arc of the eyes</p>

<hr>

<h3 id="versione-estesa">Versione estesa</h3>

<p>andare come su cocci<br>
la pelle dell&#39;anima<br>
tesa come tenda<br>
che vibra al vento di stanze chiuse.</p>

<p>cammini a passi di vetro, attento<br>
a non svegliare i ricordi che dormono<br>
nelle pieghe viola della mente;<br>
ogni porta è una costola, ogni corridoio un respiro.</p>

<p>oltre le stanze viola della mente<br>
c’è un corridoio di luce smarrita,<br>
un filo sottile che tira la tenda indietro;<br>
vedere diventa un atto di coraggio, un’apertura.</p>

<p>vedere<br>
infine quel male oscuro<br>
che si annidava come polvere sotto il tappeto,<br>
che si specchiava nei tuoi gesti e rideva piano.</p>

<p>esce dal tuo specchio, lento come un animale stanco,<br>
si stacca dalla pelle riflessa e cade a terra,<br>
lasciando un’impronta di silenzio e di sale.</p>

<p>una mano — forse la tua, forse una mano che non sapevi di avere —<br>
si china, raccoglie i cocci, li dispone come semi;<br>
il fiore della grazia germoglia tra le fessure,<br>
apre i petali a ventaglio come una promessa.</p>

<p>nell’arco degli occhi si forma un giardino:<br>
lume che non brucia, parola che non ferisce,<br>
una mappa nuova per camminare senza paura.</p>

<p>la pelle dell’anima si rilassa, tenda che diventa vela;<br>
il passo non è più su cocci ma su luce raccolta,<br>
e il mondo, per un istante, si piega a guardare con te.</p>

<p>il fiore della grazia resta aperto, fragile e ostinato,<br>
a ricordare che anche il vetro rotto può diventare finestra,<br>
e che nell’arco degli occhi si può imparare a vedere la grazia.</p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/9n33jq556g</guid>
      <pubDate>Fri, 29 May 2026 07:17:34 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Tutela dei territori amazzonici.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/tutela-dei-territori-amazzonici</link>
      <description>&lt;![CDATA[Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell&#39;Italia&#xA;&#xA;Con l&#39;obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l&#39;Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l&#39;Istituto di ricerca ambientale dell&#39;Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l&#39;ambasciata d&#39;Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L&#39;evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.&#xA;&#xA;Un momento della presentazione del Manuale&#xA;&#xA;L&#39;iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell&#39;intervento di apertura, l&#39;ambasciatore d&#39;Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell&#39;ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.&#xA;&#xA;Il manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.&#xA;&#xA;Secondo l&#39;UNODC, i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all&#39;avanzata del crimine organizzato legato all&#39;estrazione illegale dell&#39;oro, al disboscamento e ai traffici ambientali. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="tutela-dei-territori-amazzonici-in-brasile-la-cooperazione-contro-deforestazione-e-criminalità-organizzata-con-il-sostegno-dell-italia">Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell&#39;Italia</h2>

<p>Con l&#39;obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l&#39;Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l&#39;Istituto di ricerca ambientale dell&#39;Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l&#39;ambasciata d&#39;Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L&#39;evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/BG7yAsHPK2tPBRd/preview" alt="">
<em>Un momento della presentazione del Manuale</em></p>

<p>L&#39;iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell&#39;intervento di apertura, l&#39;ambasciatore d&#39;Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell&#39;ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/CpGdzgtKgXg5gb3/preview" alt=""></p>

<p>Il <strong>manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche</strong>. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.</p>

<p>Secondo l&#39;UNODC, <strong>i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all&#39;avanzata del crimine organizzato legato all&#39;estrazione illegale dell&#39;oro, al disboscamento e ai traffici ambientali</strong>. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/t1nexhx3ez</guid>
      <pubDate>Fri, 29 May 2026 05:57:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 5</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-5</link>
      <description>&lt;![CDATA[Discendenza della tribù di Ruben&#xA;1 Figli di Ruben, primogenito d&#39;Israele. Egli era il primogenito, ma, poiché aveva profanato il letto del padre, la primogenitura fu assegnata ai figli di Giuseppe, figlio d&#39;Israele. Ma questa primogenitura non fu registrata. 2Giuda infatti prevalse sui fratelli e un suo discendente divenne capo; tuttavia la primogenitura appartiene a Giuseppe.&#xA;3Figli di Ruben, primogenito d&#39;Israele: Enoc, Pallu, Chesron e Carmì.&#xA;4Figli di Gioele: Semaià, di cui fu figlio Gog, di cui fu figlio Simei, 5di cui fu figlio Mica, di cui fu figlio Reaià, di cui fu figlio Baal, 6di cui fu figlio Beerà, che fu deportato nella deportazione di Tiglat-Pilèser, re d&#39;Assiria; egli era il capo dei Rubeniti. 7Suoi fratelli, secondo le loro famiglie, come sono iscritti nelle genealogie, furono: il primo Ieièl, quindi Zaccaria 8e Bela, figlio di Azaz, figlio di Sema, figlio di Gioele, che dimorava ad Aroèr e si estendeva fino al Nebo e a Baal-Meon. 9A oriente raggiungevano il limite del deserto che va dal fiume Eufrate in qua, perché le loro greggi erano numerose nel territorio di Gàlaad. 10Al tempo di Saul mossero guerra agli Agareni; caduti questi nelle loro mani, essi si stabilirono nelle loro tende su tutta la parte orientale di Gàlaad.&#xA;&#xA;Discendenza della tribù di Gad&#xA;11I figli di Gad, di fronte a loro, dimoravano nella regione di Basan fino a Salca. 12Gioele, il primo, Safam, secondo, quindi Ianài e Safat in Basan. 13Loro fratelli, secondo i loro casati, furono Michele, Mesullàm, Seba, Iorài, Iacan, Zia ed Eber: sette. 14Costoro erano figli di Abicàil, figlio di Curì, figlio di Iaròach, figlio di Gàlaad, figlio di Michele, figlio di Iesisài, figlio di Iacdo, figlio di Buz. 15Achì, figlio di Abdièl, figlio di Gunì, era il capo del loro casato. 16Dimoravano in Gàlaad e in Basan e nelle loro dipendenze e in tutti i pascoli di Saron fino ai loro estremi confini. 17Tutti costoro furono registrati negli elenchi genealogici di Iotam, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, re d&#39;Israele.&#xA;&#xA;Supplementi&#xA;18I figli di Ruben, i Gaditi e metà della tribù di Manasse, gente valorosa, armata di scudo e di spada, tiratori di arco ed esperti della guerra, potevano uscire in campo in numero di quarantaquattromilasettecentosessanta. 19Essi attaccarono gli Agareni, Ietur, Nafis e Nodab. 20Erano stati soccorsi contro costoro, perché durante l&#39;assalto si erano rivolti a Dio, che li aiutò per la loro fiducia in lui e così gli Agareni e tutti i loro alleati furono consegnati nelle loro mani. 21Essi razziarono il bestiame degli Agareni: cinquantamila cammelli, duecentocinquantamila pecore, duemila asini e centomila persone, 22poiché numerosi furono i feriti a morte, dato che la guerra era voluta da Dio. I vincitori si stabilirono nei territori dei vinti fino alla deportazione.&#xA;23I figli di metà della tribù di Manasse abitavano nella regione che si estende da Basan a Baal-Ermon, a Senir e al monte Ermon; essi erano numerosi. 24Questi sono i capi dei loro casati: Efer, Isì, Elièl, Azrièl, Geremia, Odavia e Iacdièl, uomini valorosi e famosi, capi dei loro casati.&#xA;25Ma furono infedeli al Dio dei loro padri, prostituendosi agli dèi delle popolazioni della terra, che Dio aveva distrutte davanti a loro. 26Il Dio d&#39;Israele eccitò lo spirito di Pul, re d&#39;Assiria, cioè lo spirito di Tiglat-Pilèser, re d&#39;Assiria, che deportò i Rubeniti, i Gaditi e metà della tribù di Manasse; li condusse a Chelach e presso il Cabor, ad Ara e al fiume di Gozan, ove rimangono ancora oggi.&#xA;&#xA;Discendenza della tribù di Levi&#xA;27Figli di Levi: Gherson, Keat e Merarì. 28Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl. 29Figli di Amram: Aronne, Mosè e Maria. Figli di Aronne: Nadab, Abiu, Eleàzaro e Itamàr. 30Eleàzaro generò Fineès; Fineès generò Abisùa; 31Abisùa generò Bukkì; Bukkì generò Uzzì; 32Uzzì generò Zerachia; Zerachia generò Meraiòt; 33Meraiòt generò Amaria; Amaria generò Achitùb; 34Achitùb generò Sadoc; Sadoc generò Achimàas; 35Achimàas generò Azaria; Azaria generò Giovanni; 36Giovanni generò Azaria, che fu sacerdote nel tempio costruito da Salomone a Gerusalemme. 37Azaria generò Amaria; Amaria generò Achitùb; 38Achitùb generò Sadoc; Sadoc generò Sallum; 39Sallum generò Chelkia; Chelkia generò Azaria; 40Azaria generò Seraià; Seraià generò Iosadàk. 41Iosadàk partì quando il Signore, per mezzo di Nabucodònosor, fece deportare Giuda e Gerusalemme.&#xA;&#xA;_________________________&#xA;Note&#xA;&#xA;5,6 deportazione di Tiglat-Pilèser: questa deportazione operata dal re assiro risale al 732.&#xA;&#xA;5,26 Pul: è un altro nome di Tiglat-Pilèser. Vengono fuse in un unico evento la deportazione del 732 (vedi 5,6) e quella del 721.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;1-10. Il Cronista spiega perché ha iniziato l&#39;opera con la genealogia di Giuda, e non con quella di Ruben, il primogenito, o con quella dei figli di Giuseppe, che avevano sostituito Ruben. A causa dell&#39;incesto con la concubina del padre (cfr. Gn 35,22), Ruben aveva perso il diritto di primogenitura (Gn 49,4) passato ai figli di Giuseppe, le cui prerogative si fondano sul fatto che egli era il preferito dal padre e che nella persona dei due figli, Efraim e Manasse, aveva ricevuto una doppia porzione (cfr. Gn 48,5.22; 49,26). Ma per quanto concerne il diritto di primogenitura, resta decisiva la scelta di JHWH per Davide, discendente della tribù di Giuda. Inoltre, l&#39;apostasia del regno del Nord aveva reso nullo il privilegio di Giuseppe.&#xA;&#xA;3. Cfr. Gn 46,9; Es 6,44; Nm 26,3-7.&#xA;&#xA;4-10. Prosegue la genealogia dei figli di Ruben. Se le otto generazioni elencate sono complete, Gioele - per il resto sconosciuto - visse al tempo di Davide e l&#39;ultima generazione, quella di Beera, subì la deportazione durante l&#39;invasione assira del 734. I confini indicati nei vv. 8b-10 si riferiscono all&#39;intera tribù di Ruben, cfr. Gs 13,15ss.; Nm 32,3.38.&#xA;&#xA;11-22. Stranamente, questa genealogia non si rifà a Nm 26 (Gn 46), che altrove costituisce il testo base del Cronista, A meno che il testo attuale non sia corrotto, il che spiegherebbe anche la sua situazione frammentaria. 12-15. Per i figli di Gad, cfr. Gn 46,16; Nm 26. &#xA;&#xA;16-17. Qui sono indicati piuttosto dei tardi discendenti di Gad. I versetti sono lacunosi e senza legame con i precedenti. Nei vv. 16-17 l&#39;ubicazione dei Gaditi corrisponde solo vagamente a quella di Dt 3,13; Gs 13,27. Il v. 17 ci informa che i dati sono presi da un censimento effettuato durante il regno di lotam in Giuda e di Geroboamo II in Israele.&#xA;&#xA;18-22. Notizie su una campagna vittoriosa condotta da Ruben, Gad e metà della tribù di Manasse. Al v. 19, Agareni, Ietur e Nafis sono tribù ismaelite, cfr. Gn 25,15. La vittoria è dovuta al soccorso di Dio, come ricorda spesso il Cronista, cfr. ad esempio 2Cr 14,10. Sulla potenza di Gad, cfr. Dt 33,20s. Le cifre del bottino sono intenzionalmente moltiplicate, in base a un criterio che ci sfugge, per indicare l&#39;importanza dell&#39;intervento divino e la grandezza della vittoria ottenuta grazie a JHWH. La deportazione di cui si parla qui è quella di Tiglat-Pilezer. &#xA;&#xA;23-26. La lista è mutila e i capifamiglia menzionati non sono individuabili.&#xA;&#xA;25-26. La tragica fine delle tribù transgiordaniche è dovuta alla loro infedeltà, che l&#39;autore esprime in termini di prostituzione, con una metafora ricorrente nella Scrittura per indicare la violazione dei rapporti di amore che legano Israele a JHWH. La deportazione è voluta da JHWH, come affermano i profeti, cfr. Is 7,20; Ger 45,1; 2Re 17,7-8. Per la notizia, cfr. 2Re 15,29; 17,3-6; 18,11.&#xA;&#xA;5,27-6,66. Nelle versioni dei LXX, Vulgata e Siriaca, inizia qui il c. 6. L&#39;ampio brano contiene liste di sacerdoti e leviti. Ad un elenco di sommi sacerdoti da Aronne alla fine dell&#39;esilio (5,27-41), seguono alcune genealogie di leviti (6,1-15), un elenco di cantori del tempo di Davide (6,16-32) e altre liste genealogiche (6,33-38). Si ha quindi l&#39;elenco delle città abitate dagli arronniti e dagli altri leviti (6,39-66). Come fonti, il Cronista si rifà al Pentateuco, ai primi libri storici, nonché ad altri documenti disparati, senza armonizzarli. Oltre che a Giuda, il Cronista attribuisce grande importanza alla tribù di Levi, che è incaricata del culto nel tempio di Gerusalemme. Al nostro autore preme dimostrare la legittimità del sacerdozio zadokita e dell&#39;ordinamento levitico operante al suo tempo.&#xA;&#xA;27-41. Della tribù di Levi non viene fornita una genealogia diretta. Genealogie levitiche si riscontrano più volte nella Bibbia, cfr. Gn 46,11; Es 6,16-25; Nm 26,57-60; ecc. Il Cronista presenta piuttosto il quadro di numerosi gruppi o clan levitici, introducendoli con la lista dei sommi sacerdoti in una doppia serie di generazioni: prima del tempio, vv. 30-36, dopo il tempio, vv. 37-41. I vv. 27-29, (cfr. Es 6,16-21), ricollegano tutti i leviti, sacerdoti compresi, ai tre figli di Levi in base alla tradizione sacerdotale (Nm 3-4). L&#39;elenco non è completo e omette vari sommi sacerdoti menzionati altrove.&#xA;&#xA;30-36. I dodici sacerdoti prima della costruzione del tempio. Dall&#39;esodo all&#39;edificazione del tempio sono trascorsi 480 anni (1Re 6,1) quaranta per ciascun sacerdote. Crea particolari difficoltà la presenza di Zadok nella lista, (cfr. 1Re 4,4; 2Sam 15,24-29; 8,17; 10,25; 17,15; 19,2; 1Re 2,35), oltreché la ripetizione del binomio Amaria-Achitob (vv. 33.34.37).&#xA;&#xA;37-41. Seconda parte della genealogia sacerdotale. Anch&#39;essa, come le antiche genealogie del Tetrateuco, è costruita artificiosamente. Lo scopo è di esprimere la continuità della linea zadokita.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)_ &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Discendenza della tribù di Ruben</em></strong>
1 Figli di Ruben, primogenito d&#39;Israele. Egli era il primogenito, ma, poiché aveva profanato il letto del padre, la primogenitura fu assegnata ai figli di Giuseppe, figlio d&#39;Israele. Ma questa primogenitura non fu registrata. 2Giuda infatti prevalse sui fratelli e un suo discendente divenne capo; tuttavia la primogenitura appartiene a Giuseppe.
3Figli di Ruben, primogenito d&#39;Israele: Enoc, Pallu, Chesron e Carmì.
4Figli di Gioele: Semaià, di cui fu figlio Gog, di cui fu figlio Simei, 5di cui fu figlio Mica, di cui fu figlio Reaià, di cui fu figlio Baal, 6di cui fu figlio Beerà, che fu deportato nella deportazione di Tiglat-Pilèser, re d&#39;Assiria; egli era il capo dei Rubeniti. 7Suoi fratelli, secondo le loro famiglie, come sono iscritti nelle genealogie, furono: il primo Ieièl, quindi Zaccaria 8e Bela, figlio di Azaz, figlio di Sema, figlio di Gioele, che dimorava ad Aroèr e si estendeva fino al Nebo e a Baal-Meon. 9A oriente raggiungevano il limite del deserto che va dal fiume Eufrate in qua, perché le loro greggi erano numerose nel territorio di Gàlaad. 10Al tempo di Saul mossero guerra agli Agareni; caduti questi nelle loro mani, essi si stabilirono nelle loro tende su tutta la parte orientale di Gàlaad.</p>

<p><strong><em>Discendenza della tribù di Gad</em></strong>
11I figli di Gad, di fronte a loro, dimoravano nella regione di Basan fino a Salca. 12Gioele, il primo, Safam, secondo, quindi Ianài e Safat in Basan. 13Loro fratelli, secondo i loro casati, furono Michele, Mesullàm, Seba, Iorài, Iacan, Zia ed Eber: sette. 14Costoro erano figli di Abicàil, figlio di Curì, figlio di Iaròach, figlio di Gàlaad, figlio di Michele, figlio di Iesisài, figlio di Iacdo, figlio di Buz. 15Achì, figlio di Abdièl, figlio di Gunì, era il capo del loro casato. 16Dimoravano in Gàlaad e in Basan e nelle loro dipendenze e in tutti i pascoli di Saron fino ai loro estremi confini. 17Tutti costoro furono registrati negli elenchi genealogici di Iotam, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, re d&#39;Israele.</p>

<p><strong><em>Supplementi</em></strong>
18I figli di Ruben, i Gaditi e metà della tribù di Manasse, gente valorosa, armata di scudo e di spada, tiratori di arco ed esperti della guerra, potevano uscire in campo in numero di quarantaquattromilasettecentosessanta. 19Essi attaccarono gli Agareni, Ietur, Nafis e Nodab. 20Erano stati soccorsi contro costoro, perché durante l&#39;assalto si erano rivolti a Dio, che li aiutò per la loro fiducia in lui e così gli Agareni e tutti i loro alleati furono consegnati nelle loro mani. 21Essi razziarono il bestiame degli Agareni: cinquantamila cammelli, duecentocinquantamila pecore, duemila asini e centomila persone, 22poiché numerosi furono i feriti a morte, dato che la guerra era voluta da Dio. I vincitori si stabilirono nei territori dei vinti fino alla deportazione.
23I figli di metà della tribù di Manasse abitavano nella regione che si estende da Basan a Baal-Ermon, a Senir e al monte Ermon; essi erano numerosi. 24Questi sono i capi dei loro casati: Efer, Isì, Elièl, Azrièl, Geremia, Odavia e Iacdièl, uomini valorosi e famosi, capi dei loro casati.
25Ma furono infedeli al Dio dei loro padri, prostituendosi agli dèi delle popolazioni della terra, che Dio aveva distrutte davanti a loro. 26Il Dio d&#39;Israele eccitò lo spirito di Pul, re d&#39;Assiria, cioè lo spirito di Tiglat-Pilèser, re d&#39;Assiria, che deportò i Rubeniti, i Gaditi e metà della tribù di Manasse; li condusse a Chelach e presso il Cabor, ad Ara e al fiume di Gozan, ove rimangono ancora oggi.</p>

<p><strong><em>Discendenza della tribù di Levi</em></strong>
27Figli di Levi: Gherson, Keat e Merarì. 28Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl. 29Figli di Amram: Aronne, Mosè e Maria. Figli di Aronne: Nadab, Abiu, Eleàzaro e Itamàr. 30Eleàzaro generò Fineès; Fineès generò Abisùa; 31Abisùa generò Bukkì; Bukkì generò Uzzì; 32Uzzì generò Zerachia; Zerachia generò Meraiòt; 33Meraiòt generò Amaria; Amaria generò Achitùb; 34Achitùb generò Sadoc; Sadoc generò Achimàas; 35Achimàas generò Azaria; Azaria generò Giovanni; 36Giovanni generò Azaria, che fu sacerdote nel tempio costruito da Salomone a Gerusalemme. 37Azaria generò Amaria; Amaria generò Achitùb; 38Achitùb generò Sadoc; Sadoc generò Sallum; 39Sallum generò Chelkia; Chelkia generò Azaria; 40Azaria generò Seraià; Seraià generò Iosadàk. 41Iosadàk partì quando il Signore, per mezzo di Nabucodònosor, fece deportare Giuda e Gerusalemme.</p>

<p>__________________________
<em>Note</em></p>

<p><em><strong>5,6</strong> deportazione di Tiglat-Pilèser: questa deportazione operata dal re assiro risale al 732.</em></p>

<p><em><strong>5,26</strong> Pul: è un altro nome di Tiglat-Pilèser. Vengono fuse in un unico evento la deportazione del 732 (vedi 5,6) e quella del 721.</em></p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p><strong>1-10</strong>. Il Cronista spiega perché ha iniziato l&#39;opera con la genealogia di Giuda, e non con quella di Ruben, il primogenito, o con quella dei figli di Giuseppe, che avevano sostituito Ruben. A causa dell&#39;incesto con la concubina del padre (cfr. Gn 35,22), Ruben aveva perso il diritto di primogenitura (Gn 49,4) passato ai figli di Giuseppe, le cui prerogative si fondano sul fatto che egli era il preferito dal padre e che nella persona dei due figli, Efraim e Manasse, aveva ricevuto una doppia porzione (cfr. Gn 48,5.22; 49,26). Ma per quanto concerne il diritto di primogenitura, resta decisiva la scelta di JHWH per Davide, discendente della tribù di Giuda. Inoltre, l&#39;apostasia del regno del Nord aveva reso nullo il privilegio di Giuseppe.</p>

<p><strong>3</strong>. Cfr. Gn 46,9; Es 6,44; Nm 26,3-7.</p>

<p><strong>4-10</strong>. Prosegue la genealogia dei figli di Ruben. Se le otto generazioni elencate sono complete, Gioele – per il resto sconosciuto – visse al tempo di Davide e l&#39;ultima generazione, quella di Beera, subì la deportazione durante l&#39;invasione assira del 734. I confini indicati nei vv. 8b-10 si riferiscono all&#39;intera tribù di Ruben, cfr. Gs 13,15ss.; Nm 32,3.38.</p>

<p><strong>11-22</strong>. Stranamente, questa genealogia non si rifà a Nm 26 (Gn 46), che altrove costituisce il testo base del Cronista, A meno che il testo attuale non sia corrotto, il che spiegherebbe anche la sua situazione frammentaria. 12-15. Per i figli di Gad, cfr. Gn 46,16; Nm 26.</p>

<p><strong>16-17</strong>. Qui sono indicati piuttosto dei tardi discendenti di Gad. I versetti sono lacunosi e senza legame con i precedenti. Nei vv. 16-17 l&#39;ubicazione dei Gaditi corrisponde solo vagamente a quella di Dt 3,13; Gs 13,27. Il v. 17 ci informa che i dati sono presi da un censimento effettuato durante il regno di lotam in Giuda e di Geroboamo II in Israele.</p>

<p><strong>18-22</strong>. Notizie su una campagna vittoriosa condotta da Ruben, Gad e metà della tribù di Manasse. Al v. 19, Agareni, Ietur e Nafis sono tribù ismaelite, cfr. Gn 25,15. La vittoria è dovuta al soccorso di Dio, come ricorda spesso il Cronista, cfr. ad esempio 2Cr 14,10. Sulla potenza di Gad, cfr. Dt 33,20s. Le cifre del bottino sono intenzionalmente moltiplicate, in base a un criterio che ci sfugge, per indicare l&#39;importanza dell&#39;intervento divino e la grandezza della vittoria ottenuta grazie a JHWH. La deportazione di cui si parla qui è quella di Tiglat-Pilezer.</p>

<p><strong>23-26</strong>. La lista è mutila e i capifamiglia menzionati non sono individuabili.</p>

<p><strong>25-26</strong>. La tragica fine delle tribù transgiordaniche è dovuta alla loro infedeltà, che l&#39;autore esprime in termini di prostituzione, con una metafora ricorrente nella Scrittura per indicare la violazione dei rapporti di amore che legano Israele a JHWH. La deportazione è voluta da JHWH, come affermano i profeti, cfr. Is 7,20; Ger 45,1; 2Re 17,7-8. Per la notizia, cfr. 2Re 15,29; 17,3-6; 18,11.</p>

<p><strong>5,27-6,66</strong>. Nelle versioni dei LXX, Vulgata e Siriaca, inizia qui il c. 6. L&#39;ampio brano contiene liste di sacerdoti e leviti. Ad un elenco di sommi sacerdoti da Aronne alla fine dell&#39;esilio (5,27-41), seguono alcune genealogie di leviti (6,1-15), un elenco di cantori del tempo di Davide (6,16-32) e altre liste genealogiche (6,33-38). Si ha quindi l&#39;elenco delle città abitate dagli arronniti e dagli altri leviti (6,39-66). Come fonti, il Cronista si rifà al Pentateuco, ai primi libri storici, nonché ad altri documenti disparati, senza armonizzarli. Oltre che a Giuda, il Cronista attribuisce grande importanza alla tribù di Levi, che è incaricata del culto nel tempio di Gerusalemme. Al nostro autore preme dimostrare la legittimità del sacerdozio zadokita e dell&#39;ordinamento levitico operante al suo tempo.</p>

<p><strong>27-41</strong>. Della tribù di Levi non viene fornita una genealogia diretta. Genealogie levitiche si riscontrano più volte nella Bibbia, cfr. Gn 46,11; Es 6,16-25; Nm 26,57-60; ecc. Il Cronista presenta piuttosto il quadro di numerosi gruppi o clan levitici, introducendoli con la lista dei sommi sacerdoti in una doppia serie di generazioni: prima del tempio, vv. 30-36, dopo il tempio, vv. 37-41. I vv. 27-29, (cfr. Es 6,16-21), ricollegano tutti i leviti, sacerdoti compresi, ai tre figli di Levi in base alla tradizione sacerdotale (Nm 3-4). L&#39;elenco non è completo e omette vari sommi sacerdoti menzionati altrove.</p>

<p><strong>30-36</strong>. I dodici sacerdoti prima della costruzione del tempio. Dall&#39;esodo all&#39;edificazione del tempio sono trascorsi 480 anni (1Re 6,1) quaranta per ciascun sacerdote. Crea particolari difficoltà la presenza di Zadok nella lista, (cfr. 1Re 4,4; 2Sam 15,24-29; 8,17; 10,25; 17,15; 19,2; 1Re 2,35), oltreché la ripetizione del binomio Amaria-Achitob (vv. 33.34.37).</p>

<p><strong>37-41</strong>. Seconda parte della genealogia sacerdotale. Anch&#39;essa, come le antiche genealogie del Tetrateuco, è costruita artificiosamente. Lo scopo è di esprimere la continuità della linea zadokita.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/38l23g87fa</guid>
      <pubDate>Fri, 29 May 2026 05:28:02 +0000</pubDate>
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      <title>Oggi, il 29 di maggio del 2026, nella quasi certa estate, penso alla pioggia,...</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Oggi, il 29 di maggio del 2026, nella quasi certa estate, penso alla pioggia, alla neve, all&#39;inverno ed al natale......&#xA;&#xA;non mi succedeva da una vita...letteralmente da almeno tre anni minimo, nemmeno a natale mi sento così preso bene da video trovati su youtube (pochi, malinconici stile mood russo e quelli &#34;veri&#34;, quello che l&#39;utenza vuole) alle 3 di notte e lasciare vagare i CAZZO di pensieri e di non pensare a nulla, cristo. E finalmente... &#xA;&#xA;ci dev&#39;essere anche stato di mezzo il fattore di essermi immerso nella tecnologia &#34;meno tecnica e da pippe mentali e pseudo-paradossi informatici articolatissimi da ingegnere informatico&#34; grazie alla mia prima sbronza da a.i. durata una settimana in cui ci ho passato le notti sveglio e anche 14 ore di fila per avviare una creazione di un progetto per creare un videogame. ma questo è un altro discorso.&#xA;&#xA;complice è di più quell&#39;aria estiva ma fresca/autunnale/primaverile/non se capisce più che stagione è/signora mia non ci sono più le mezze stagggioni etc. di questa notte ma sto veramente da urlo (ma senza nessun urlo, pls, è notte grazie lol).&#xA;&#xA;la veglia di notte stile &#34;ehi sono chiuso in casa da una settimana e non me ne frega un cazzo di niente e di nessuno e nemmeno se piglio fuoco io con antani a destra e questo ha fatto risorgere in me il lato sia negativo (meno) che positivo (sopratutto direi) dell&#39;esser stato un ex-hikikomori per 7 anni e questo mi ha permesso di attivare le funzioncine cerebrali (da cerebroleso...no scherzo, forse lol) per affrontare la vita anche a casa e durante la notte in totale convivialità e pacificità.&#xA;&#xA;----------------&#xA;&#xA;Ma ora alcuni link da presa bene se è notte e pure da te c&#39;è fresco:&#xA;&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=Rv0QsmjIQ_U &#xA;quando dormi stai sul tetto con questo a volume basso e guarda lo schermo in cui vedi la neve mentre trovi o ritrovi la tua anima malinconica da vero russo&#xA;&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=QI68giYtnXs&#xA;questo è per chi vuole riscoprire e riavere i feelz di death note malinconici di 14-18 anni fa con un misto di post-rock&#xA;&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=9EJ4EpUvNZs&amp;t=612s&#xA;feelsssssz dell&#39;anime parasyte&#xA;&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=KVmtUWJmbNs&#xA;&#34;la bellezza vera è quello che sei tu davvero nella tua mente, corpo, anima e ciò che eri e sei ora e come non sei stato recentemente per davvero....&#34;&#xA;&#xA;extra per i veri hiki-nerd: yume nikki maker online che è uscito da poco e gasa&#xA;https://sierpinski-simon.itch.io/yume-nikki-maker&#xA;&#xA;------------------&#xA;&#xA;aggiungo che ho pure fatto una donazione ad una distribuzione di linux (mint, quella che uso!) e che ne sono contento visto che nemmeno lo 0,1% delle persone che la usa dona all&#39;associazione che la gestisce (non so le altre distribuzioni se hanno numeri simili) e valuto se farla pure a postmarketOS...&#xA;&#xA;--------------------------------&#xA;&#xA;have a funny day tomorrow, bye!&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, il 29 di maggio del 2026, nella quasi certa estate, penso alla pioggia, alla neve, all&#39;inverno ed al natale......</p>

<p>non mi succedeva da una vita...letteralmente da almeno tre anni minimo, nemmeno a natale mi sento così preso bene da video trovati su youtube (pochi, malinconici stile mood russo e quelli “veri”, quello che l&#39;utenza vuole) alle 3 di notte e lasciare vagare i CAZZO di pensieri e di non pensare a nulla, cristo. E finalmente...</p>

<p>ci dev&#39;essere anche stato di mezzo il fattore di essermi immerso nella tecnologia “meno tecnica e da pippe mentali e pseudo-paradossi informatici articolatissimi da ingegnere informatico” grazie alla mia prima sbronza da a.i. durata una settimana in cui ci ho passato le notti sveglio e anche 14 ore di fila per avviare una creazione di un progetto per creare un videogame. ma questo è un altro discorso.</p>

<p>complice è di più quell&#39;aria estiva ma fresca/autunnale/primaverile/non se capisce più che stagione è/signora mia non ci sono più le mezze stagggioni etc. di questa notte ma sto veramente da urlo (ma senza nessun urlo, pls, è notte grazie lol).</p>

<p>la veglia di notte stile “ehi sono chiuso in casa da una settimana e non me ne frega un cazzo di niente e di nessuno e nemmeno se piglio fuoco io con antani a destra e questo ha fatto risorgere in me il lato sia negativo (meno) che positivo (sopratutto direi) dell&#39;esser stato un ex-hikikomori per 7 anni e questo mi ha permesso di attivare le funzioncine cerebrali (da cerebroleso...no scherzo, forse lol) per affrontare la vita anche a casa e durante la notte in totale convivialità e pacificità.</p>

<hr>

<p>Ma ora alcuni link da presa bene se è notte e pure da te c&#39;è fresco:</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Rv0QsmjIQ_U" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=Rv0QsmjIQ_U</a>
quando dormi stai sul tetto con questo a volume basso e guarda lo schermo in cui vedi la neve mentre trovi o ritrovi la tua anima malinconica da vero russo</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=QI68giYtnXs" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=QI68giYtnXs</a>
questo è per chi vuole riscoprire e riavere i feelz di death note malinconici di 14-18 anni fa con un misto di post-rock</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=9EJ4EpUvNZs&amp;t=612s" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=9EJ4EpUvNZs&amp;t=612s</a>
feelsssssz dell&#39;anime parasyte</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=KVmtUWJmbNs" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=KVmtUWJmbNs</a>
“la bellezza vera è quello che sei tu davvero nella tua mente, corpo, anima e ciò che eri e sei ora e come non sei stato recentemente per davvero....”</p>

<p>extra per i veri hiki-nerd: yume nikki maker online che è uscito da poco e gasa
<a href="https://sierpinski-simon.itch.io/yume-nikki-maker" rel="nofollow">https://sierpinski-simon.itch.io/yume-nikki-maker</a></p>

<hr>

<p>aggiungo che ho pure fatto una donazione ad una distribuzione di linux (mint, quella che uso!) e che ne sono contento visto che nemmeno lo 0,1% delle persone che la usa dona all&#39;associazione che la gestisce (non so le altre distribuzioni se hanno numeri simili) e valuto se farla pure a postmarketOS...</p>

<hr>

<p>have a funny day tomorrow, bye!</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qic5fyi54v</guid>
      <pubDate>Fri, 29 May 2026 01:39:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[30]</title>
      <link>https://noblogo.org/lucazanini/30</link>
      <description>&lt;![CDATA[[30]&#xA;&#xA;per una parte precipita per] estensione hanno precipitazioni costanti laghi omofaghi grimm [un vizio di coda le code] [le risparmiano bevono gli insetti [insettivori da] manuali da] sottratti lotof ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>[30]</p>

<p>per una parte precipita per] estensione hanno precipitazioni costanti laghi omofaghi grimm [un vizio di coda le code] [le risparmiano bevono gli insetti [insettivori da] manuali da] sottratti lotof</p>
]]></content:encoded>
      <author>lucazanini</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wv8wajuwfp</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 20:06:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Oggi ai ragazzi di seconda, dopo aver fatto l&#39;autovalutazione dell&#39;attività...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/oggi-ai-ragazzi-di-seconda-dopo-aver-fatto-lautovalutazione-dellattivita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Oggi ai ragazzi di seconda, dopo aver fatto l&#39;autovalutazione dell&#39;attività dell&#39;Antigone ho proposto di vedere un film. Gli ho spiegato - molto brevemente - come esista una cosa chiamata letteratura comparata che analizza opere di letteratura, non in modo cronologico e autorale, ma andando a riconoscere modelli comuni ad opere distanti nel tempo. &#xA;&#xA;Come ad esempio Antigone di Sofocle e Nausicaa della valle del vento di Miyazaki. Due opere diversissime, lontanissime nel tempo e nello spazio, ma che - a mio parere - presentavano alcuni modelli e archetipi attigui.&#xA;&#xA;In entrambe la protagonista è una ragazza e in entrambe è una eroina. In entrambe la protagonista è una aristocratica, figlia, sorella e nipote degli ultimi re di Tebe la prima, figlia del re della valle del vento la seconda. &#xA;&#xA;In entrambe la ragazza sceglie di andare contro le leggi dell&#39;uomo per abbracciarne altre, divine e naturali. Per Antigone le leggi divine appunto, dove per divino si intende però quell&#39;impasto etico che rende l&#39;uomo uomo. Il rispetto di elementi naturali come la vita e la morte. La sepoltura. Per Nausicaa l&#39;opposizione è alle forme di governo violente che non ascoltano e non tengono in considerazione l&#39;ambiente naturale e le sue leggi. &#xA;&#xA;In entrambe le storie c&#39;è poi il modello del profeta cieco. Tiresia in Antigone, che - pur non vedendo - profetizza il destino del re, e la Gran Dama in Nausicaa, che profetizza l&#39;arrivo dell&#39;uomo vestito di azzurro che riconcilierà la razza umana con l&#39;ambiente della natura (Nausicaa stessa).&#xA;&#xA;E infine, ho detto, la storia si conclude in entrambe con il sacrificio della protagonista. Irrimediabile quello di Antigone, più articolato e felice quello di Nausicaa, ho concluso e poi ho chiesto quanti di loro lo avessero già visto, il film.&#xA;&#xA;Nessuno. &#xA;&#xA;&#34;Ah&#34; ho detto. Attonito. A casa mia i miei figli sono cresciuti a pane e Miyazaki, volevo dire, ma ho preferito tenermi tutto dentro. Ho anche avvertito che il film è dei primi anni ottanta, parte molto lento, crea piano piano i personaggi, insomma, è molto diverso dai film di azione contemporanei. &#xA;&#xA;Ho fatto partire il film. Onestamente mi aspettavo di perdere un terzo della classe. Quando fai vedere un film a fine anno, un terzo lo guarda davvero, se va bene, un terzo lo ascolta mentre scrolla di nascosto (certo...)  il cellulare, un terzo non è pervenuto. Qua Miyazaki è stato perso da tre, quattro studenti, gli altri hanno bene o male seguito fino al suono della campanella. Una media altissima. Domani continueremo.&#xA;&#xA;Questa cosa che stavo introducendo Miyazaki ai ragazzi di una seconda mi ha fatto strano. Ho pensato quanta roba che diamo per scontato o che sappiamo verrebbe rifiutata dagli studenti solo perché la offre la scuola. O non fa parte della programmazione del loro indirizzo. Tipo Rotella. Pensavo oggi. A qualche studente, Rotella potrebbe piacere. Una volta dati gli strumenti per capirlo, Rotella potrebbe piacere. &#xA;&#xA;Ma non lo sa. Mi sembra sempre un grande spreco, avere tutte queste teste intelligenti e vederle scappare via il più lontano possibile appena suona la campanella. &#xA;&#xA;Anyway, a un certo punto c&#39;è una scena di Nausicaa, quando Yupa regala a Nausicaa un animaletto furioso di rabbia e Nausicaa lo vuole accarezzare e l&#39;animaletto la morde. E lei sente male, si vede anche il rosso del sangue. Ma resta immobile, continua a parlare all&#39;animaletto con voce dolce, finché l&#39;animaletto smette di mordere, abbassa le orecchie e lecca la ferita che ha appena provocato. Eri solo spaventato, dice Nausicaa accarezzandolo.&#xA;&#xA;Ecco, mi ricordo che la prima volta che ho visto quella scena, in una scalcagnata VHS copia di copia di copia della messinscena della RAI, sfuocatissima e con l&#39;audio ovattato, io avevo &#34;pianto&#34;, cioé mi si erano appannati gli occhi. Pianto in questo senso un po&#39; costipato. &#xA;&#xA;E me lo ricordo, non perché abbia buona memoria, ma perché lì in classe, appoggiato al muro, nel vedere 23 persone che stavano guardando questa stessa scena, e nel cercare di immaginare cosa stessero provando a vederla, ecco, mi si sono appannati gli occhi, che per fortuna ero alle loro spalle.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ai ragazzi di seconda, dopo aver fatto l&#39;autovalutazione dell&#39;attività dell&#39;Antigone ho proposto di vedere un film. Gli ho spiegato – molto brevemente – come esista una cosa chiamata letteratura comparata che analizza opere di letteratura, non in modo cronologico e autorale, ma andando a riconoscere modelli comuni ad opere distanti nel tempo.</p>

<p>Come ad esempio Antigone di Sofocle e Nausicaa della valle del vento di Miyazaki. Due opere diversissime, lontanissime nel tempo e nello spazio, ma che – a mio parere – presentavano alcuni modelli e archetipi attigui.</p>

<p>In entrambe la protagonista è una ragazza e in entrambe è una eroina. In entrambe la protagonista è una aristocratica, figlia, sorella e nipote degli ultimi re di Tebe la prima, figlia del re della valle del vento la seconda.</p>

<p>In entrambe la ragazza sceglie di andare contro le leggi dell&#39;uomo per abbracciarne altre, divine e naturali. Per Antigone le leggi divine appunto, dove per divino si intende però quell&#39;impasto etico che rende l&#39;uomo uomo. Il rispetto di elementi naturali come la vita e la morte. La sepoltura. Per Nausicaa l&#39;opposizione è alle forme di governo violente che non ascoltano e non tengono in considerazione l&#39;ambiente naturale e le sue leggi.</p>

<p>In entrambe le storie c&#39;è poi il modello del profeta cieco. Tiresia in Antigone, che – pur non vedendo – profetizza il destino del re, e la Gran Dama in Nausicaa, che profetizza l&#39;arrivo dell&#39;uomo vestito di azzurro che riconcilierà la razza umana con l&#39;ambiente della natura (Nausicaa stessa).</p>

<p>E infine, ho detto, la storia si conclude in entrambe con il sacrificio della protagonista. Irrimediabile quello di Antigone, più articolato e felice quello di Nausicaa, ho concluso e poi ho chiesto quanti di loro lo avessero già visto, il film.</p>

<p>Nessuno.</p>

<p>“Ah” ho detto. Attonito. A casa mia i miei figli sono cresciuti a pane e Miyazaki, volevo dire, ma ho preferito tenermi tutto dentro. Ho anche avvertito che il film è dei primi anni ottanta, parte molto lento, crea piano piano i personaggi, insomma, è molto diverso dai film di azione contemporanei.</p>

<p>Ho fatto partire il film. Onestamente mi aspettavo di perdere un terzo della classe. Quando fai vedere un film a fine anno, un terzo lo guarda davvero, se va bene, un terzo lo ascolta mentre scrolla di nascosto (certo...)  il cellulare, un terzo non è pervenuto. Qua Miyazaki è stato perso da tre, quattro studenti, gli altri hanno bene o male seguito fino al suono della campanella. Una media altissima. Domani continueremo.</p>

<p>Questa cosa che stavo introducendo Miyazaki ai ragazzi di una seconda mi ha fatto strano. Ho pensato quanta roba che diamo per scontato o che sappiamo verrebbe rifiutata dagli studenti solo perché la offre la scuola. O non fa parte della programmazione del loro indirizzo. Tipo Rotella. Pensavo oggi. A qualche studente, Rotella potrebbe piacere. Una volta dati gli strumenti per capirlo, Rotella potrebbe piacere.</p>

<p>Ma non lo sa. Mi sembra sempre un grande spreco, avere tutte queste teste intelligenti e vederle scappare via il più lontano possibile appena suona la campanella.</p>

<p>Anyway, a un certo punto c&#39;è una scena di Nausicaa, quando Yupa regala a Nausicaa un animaletto furioso di rabbia e Nausicaa lo vuole accarezzare e l&#39;animaletto la morde. E lei sente male, si vede anche il rosso del sangue. Ma resta immobile, continua a parlare all&#39;animaletto con voce dolce, finché l&#39;animaletto smette di mordere, abbassa le orecchie e lecca la ferita che ha appena provocato. Eri solo spaventato, dice Nausicaa accarezzandolo.</p>

<p>Ecco, mi ricordo che la prima volta che ho visto quella scena, in una scalcagnata VHS copia di copia di copia della messinscena della RAI, sfuocatissima e con l&#39;audio ovattato, io avevo “pianto”, cioé mi si erano appannati gli occhi. Pianto in questo senso un po&#39; costipato.</p>

<p>E me lo ricordo, non perché abbia buona memoria, ma perché lì in classe, appoggiato al muro, nel vedere 23 persone che stavano guardando questa stessa scena, e nel cercare di immaginare cosa stessero provando a vederla, ecco, mi si sono appannati gli occhi, che per fortuna ero alle loro spalle.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/cnc1xugqie</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 19:02:05 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Tempo di lettura: irrilevante</title>
      <link>https://noblogo.org/jollanza/tempo-di-lettura-irrilevante</link>
      <description>&lt;![CDATA[A Torino un inventore dice: &#34;ho inventato la macchina del tempo! Ora riavvolgerò il tempo indietro di due secondi&#34;...&#34;idnoces eud id oerteidni opmet li òreglovvair arO !opmet led anihccam al otatnevni oh&#34; :ecid erotnevni nu oniroT A&#xA;&#xA;loop]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>A Torino un inventore dice: “ho inventato la macchina del tempo! Ora riavvolgerò il tempo indietro di due secondi”...“idnoces eud id oerteidni opmet li òreglovvair arO !opmet led anihccam al otatnevni oh” :ecid erotnevni nu oniroT A</p>

<p><img src="https://img.freepik.com/premium-vector/time-loop-icon-vector-image-can-be-used-time-date_120816-313328.jpg" alt="loop"></p>
]]></content:encoded>
      <author>...cosa ne pensa Jollanza?</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/g3k0uglzhf</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 10:52:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia.</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/omicidio-e-traffico-di-droga-tra-albania-ed-italia</link>
      <description>&lt;![CDATA[Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all&#39;organizzazione&#xA;&#xA;È stata portata a compimento un’operazione congiunta tra la Direzione Distrettuale Antimafia (#DDA) di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK) di Tirana, coordinata da Eurojust, mirata a contrastare un gruppo criminale dedito al riciclaggio internazionale di denaro e al traffico di droga tra Italia e Albania. L&#39;indagine ha portato all&#39;esecuzione di 15 misure cautelari (11 in Albania e 4 in Italia) legate all&#39;omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, e all&#39;attività di un&#39;organizzazione strutturata con sede a Tirana.&#xA;&#xA;Dettagli principali dell&#39;operazione:&#xA;&#xA;Omicidio Diviesti: Francesco Diviesti è stato ucciso a distanza ravvicinata con 5 colpi di pistola (esplosi da due armi diverse) all&#39;interno di grotte isolate nell&#39;alta Murgia, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta. Il cadavere è stato poi bruciato all&#39;interno di copertoni, una metodica che richiama lo stile mafioso degli anni &#39;90 nella zona BAT. Le indagini hanno identificato un cittadino albanese come autore materiale e due italiani di Barletta (un uomo e una donna) come complici, coinvolti per aver cancellato le tracce del reato.&#xA;Motivazione: L&#39;omicidio sarebbe stato commesso per affermare la supremazia criminale e il controllo sulle attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Barletta, in particolare per eliminare una vittima di una tentata estorsione.&#xA;Riciclaggio Internazionale: Il gruppo aveva sede a Tirana ed era responsabile del trasferimento continuativo di denaro contante (proveniente dalla vendita all&#39;ingrosso di stupefacenti in Italia) verso l&#39;Albania. Sono stati sequestrati oltre 412.000 euro dai familiari dell&#39;arrestato principale e 680.000 euro presso un valico di frontiera tra Montenegro e Albania.&#xA;&#xA;Risultati delle indagini:&#xA;    Arresto in Ungheria dell&#39;indagato principale (accusato anche di detenzione di 24 kg di cocaina pura).&#xA;    Sequestro di beni per diversi milioni di euro e di oltre sette tonnellate di droga (cocaina, eroina, hashish) nelle operazioni correlate &#34;Shefi&#34;, &#34;Kulmi&#34;, &#34;Shpirti&#34; e &#34;Ura&#34; (2018-2025).&#xA;    Esecuzione di mandati in Italia (Barletta, Roma, Anagni), Albania (Tirana, Fier, Valona) e Spagna (Madrid).&#xA;    Altre 3 persone italiane sono state indagate e risultano attualmente in libertà.&#xA;&#xA;L&#39;operazione rappresenta il seguito di un progetto investigativo pluriennale che ha portato finora a 170 misure cautelari, dimostrando l&#39;efficacia della collaborazione transnazionale nella lotta alla criminalità organizzata albanese.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="omicidio-e-traffico-di-droga-tra-albania-ed-italia-dia-e-procure-speciali-di-bari-e-tirana-assestano-un-colpo-all-organizzazione">Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all&#39;organizzazione</h2>

<p>È stata portata a compimento un’operazione congiunta tra la Direzione Distrettuale Antimafia (#DDA) di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK) di Tirana, coordinata da Eurojust, mirata a contrastare un gruppo criminale dedito al riciclaggio internazionale di denaro e al traffico di droga tra Italia e Albania. L&#39;indagine ha portato all&#39;esecuzione di 15 misure cautelari (11 in Albania e 4 in Italia) legate all&#39;omicidio di <strong>Francesco Diviesti</strong>, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, e all&#39;attività di un&#39;organizzazione strutturata con sede a Tirana.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/zWw6NnA8GMSNbDi/preview" alt=""></p>

<p><strong>Dettagli principali dell&#39;operazione:</strong></p>
<ul><li><strong>Omicidio Diviesti:</strong> Francesco Diviesti è stato ucciso a distanza ravvicinata con 5 colpi di pistola (esplosi da due armi diverse) all&#39;interno di grotte isolate nell&#39;alta Murgia, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta. Il cadavere è stato poi bruciato all&#39;interno di copertoni, una metodica che richiama lo stile mafioso degli anni &#39;90 nella zona BAT. Le indagini hanno identificato un cittadino albanese come autore materiale e due italiani di Barletta (un uomo e una donna) come complici, coinvolti per aver cancellato le tracce del reato.</li>
<li><strong>Motivazione:</strong> L&#39;omicidio sarebbe stato commesso per affermare la supremazia criminale e il controllo sulle attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Barletta, in particolare per eliminare una vittima di una tentata estorsione.</li>
<li><strong>Riciclaggio Internazionale:</strong> Il gruppo aveva sede a Tirana ed era responsabile del trasferimento continuativo di denaro contante (proveniente dalla vendita all&#39;ingrosso di stupefacenti in Italia) verso l&#39;Albania. Sono stati sequestrati oltre <strong>412.000 euro</strong> dai familiari dell&#39;arrestato principale e <strong>680.000 euro</strong> presso un valico di frontiera tra Montenegro e Albania.</li></ul>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/QC79B8FaYE9M2Ha/preview" alt=""></p>
<ul><li><strong>Risultati delle indagini:</strong>
<ul><li>Arresto in Ungheria dell&#39;indagato principale (accusato anche di detenzione di 24 kg di cocaina pura).</li>
<li>Sequestro di beni per diversi milioni di euro e di oltre sette tonnellate di droga (cocaina, eroina, hashish) nelle operazioni correlate “Shefi”, “Kulmi”, “Shpirti” e “Ura” (2018-2025).</li>
<li>Esecuzione di mandati in Italia (Barletta, Roma, Anagni), Albania (Tirana, Fier, Valona) e Spagna (Madrid).</li>
<li>Altre 3 persone italiane sono state indagate e risultano attualmente in libertà.</li></ul></li></ul>

<p>L&#39;operazione rappresenta il seguito di un progetto investigativo pluriennale che ha portato finora a 170 misure cautelari, dimostrando l&#39;efficacia della collaborazione transnazionale nella lotta alla criminalità organizzata albanese.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gw0sa8wxlu</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 10:09:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>PANGEA, l&#39;operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico...</title>
      <link>https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/pangea-loperazione-internazionale-coordinata-da-interpol-contro-il-traffico</link>
      <description>&lt;![CDATA[PANGEA, l&#39;operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico illecito di farmaci&#xA;&#xA;Nei mesi scorsi, nell&#39;ambito della XVIII edizione di PANGEA, l&#39;operazione internazionale volta a contrastare il traffico illecito di farmaci e prodotti correlati alla salute (dispositivi medici, cosmetici e sigarette elettroniche), sono state investigate condotte riconducibili a falsificazione, contrabbando di prodotti legali, evasione fiscale, cattiva conservazione e furti&#xA;&#xA;L&#39;iniziativa, coordinata a livello mondiale da #INTERPOL, ha coinvolto 90 Paesi, concentrando gli sforzi sulla sorveglianza del web (marketplace, social media, app di messaggistica e Dark Web), sull&#39;ispezione fisica di farmacie sospette di vendita illecita e sul tracciamento di pacchi sospetti.&#xA;&#xA;Lo sforzo congiunto di autorità doganali, enti regolatori e Forze di Polizia ha portato, a livello globale, al sequestro di oltre 6 milioni di unità posologiche di farmaci contraffatti, per un valore superiore ai 15 milioni di dollari. Le autorità hanno avviato 392 indagini, eseguito 269 arresti, smantellato 66 gruppi criminali e chiuso 5.700 siti web, pagine social e canali utilizzati per il commercio illegale.&#xA;&#xA;In Italia, i controlli si sono svolti presso i principali hub aeroportuali dei corrieri espresso e delle Poste, data l&#39;elevata quantità di spedizioni gestite. In questi centri, team misti composti da militari dei NAS (#CarabinieriTutelaSalute), personale dell&#39;Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), uffici USMAF e #GuardiadiFinanza, supportati dal Nucleo Carabinieri dell&#39;Agenzia Italiana del Farmaco e dall&#39;Ufficio Investigazioni Antifrode #ADM, hanno effettuato verifiche congiunte basate su criteri condivisi con l&#39; #AIFA.&#xA;&#xA;Grazie all&#39;intensificazione dei controlli, sono state individuate e sequestrate, tra le spedizioni dirette in Italia, quasi 20.000 unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di oltre 20.000 euro.&#xA;&#xA;L&#39;attività ha evidenziato un incremento dell&#39;importazione illecita di antiparassitari come ivermectina e fenbendazolo (quest&#39;ultimo autorizzato solo per uso veterinario), tornati sotto i riflettori dopo la pandemia a causa della promozione come presunti terapie anticancro. Restano rilevanti anche l&#39;importazione di sostanze dopanti e prodotti &#34;lifestyle&#34;, come farmaci per la disfunzione erettile (sildenafil, tadalafil, vardenafil) e per la perdita di peso (semaglutide e inibitori GLP-1).&#xA;&#xA;I sequestri effettuati hanno inoltre innescato nuove indagini congiunte tra ADM e Carabinieri Tutela Salute, attualmente in corso. Oltre alle attività coordinate, i reparti territoriali dei Carabinieri per la Tutela della Salute hanno intensificato le ispezioni presso le farmacie e i siti web autorizzati, la vigilanza sulle vendite illegali da parte di soggetti non autorizzati e il controllo dei siti web illegali, avviando 24 nuove indagini. Queste hanno portato alla luce vendite illegali presso esercizi non autorizzati (negozi etnici), irregolarità in siti web di vendita di farmaci e parafarmaci e piattaforme illegali con registrar esteri.&#xA;&#xA;Durante le operazioni sono state sequestrate oltre 13.000 unità posologiche di farmaci illegali e intercettati 32 siti web, per i quali è stata proposta l&#39;oscuramento al Ministero della Salute.&#xA;&#xA;I controlli della Guardia di Finanza, basati sull&#39;analisi del rischio del Nucleo Speciale Beni e Servizi, hanno portato a significativi sequestri negli spazi doganali, in particolare negli aeroporti di Napoli Capodichino, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino e Venezia Tessera, con il rinvenimento di sostanze dopanti. I reparti speciali del Corpo hanno inoltre provveduto all&#39;oscuramento di ulteriori 10 siti internet illegali di origine estera, grazie a un monitoraggio più intenso della rete assicurato dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche.&#xA;&#xA;L&#39;operazione ha consentito di raccogliere spunti investigativi sul traffico internazionale di farmaci, intercettando nuove tendenze di consumo nel mercato illegale e rafforzando la collaborazione istituzionale nel contrasto a questo fenomeno criminale.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="pangea-l-operazione-internazionale-coordinata-da-interpol-contro-il-traffico-illecito-di-farmaci">PANGEA, l&#39;operazione internazionale coordinata da INTERPOL contro il traffico illecito di farmaci</h2>

<p><strong>Nei mesi scorsi, nell&#39;ambito della XVIII edizione di PANGEA, l&#39;operazione internazionale volta a contrastare il traffico illecito di farmaci e prodotti correlati alla salute (dispositivi medici, cosmetici e sigarette elettroniche), sono state investigate condotte riconducibili a falsificazione, contrabbando di prodotti legali, evasione fiscale, cattiva conservazione e furti</strong></p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/gb5E2N5Xzpo4xsa/preview" alt=""></p>

<p>L&#39;iniziativa, coordinata a livello mondiale da #INTERPOL, ha coinvolto 90 Paesi, concentrando gli sforzi sulla sorveglianza del web (marketplace, social media, app di messaggistica e Dark Web), sull&#39;ispezione fisica di farmacie sospette di vendita illecita e sul tracciamento di pacchi sospetti.</p>

<p>Lo sforzo congiunto di autorità doganali, enti regolatori e Forze di Polizia ha portato, a livello globale, al sequestro di oltre 6 milioni di unità posologiche di farmaci contraffatti, per un valore superiore ai 15 milioni di dollari. Le autorità hanno avviato 392 indagini, eseguito 269 arresti, smantellato 66 gruppi criminali e chiuso 5.700 siti web, pagine social e canali utilizzati per il commercio illegale.</p>

<p>In <em>Italia</em>, i controlli si sono svolti presso i principali hub aeroportuali dei corrieri espresso e delle Poste, data l&#39;elevata quantità di spedizioni gestite. In questi centri, team misti composti da militari dei <em>NAS</em> (#<em>CarabinieriTutelaSalute</em>), personale dell&#39;Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (<em>ADM</em>), uffici USMAF e #GuardiadiFinanza, supportati dal Nucleo Carabinieri dell&#39;Agenzia Italiana del Farmaco e dall&#39;Ufficio Investigazioni Antifrode #ADM, hanno effettuato verifiche congiunte basate su criteri condivisi con l&#39; #AIFA.</p>

<p>Grazie all&#39;intensificazione dei controlli, sono state individuate e sequestrate, tra le spedizioni dirette in Italia, quasi 20.000 unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di oltre 20.000 euro.</p>

<p><img src="https://cloud.mastodon.uno/s/FeSjgHGLDW3fB95/preview" alt=""></p>

<p>L&#39;attività ha evidenziato un <em>incremento dell&#39;importazione illecita di antiparassitari come ivermectina e fenbendazolo</em> (quest&#39;ultimo autorizzato solo per uso veterinario), tornati sotto i riflettori dopo la pandemia a causa della promozione come presunti terapie anticancro. Restano rilevanti anche l&#39;importazione di <em>sostanze dopanti</em> e prodotti “lifestyle”, come farmaci per la disfunzione erettile (sildenafil, tadalafil, vardenafil) e per la perdita di peso (semaglutide e inibitori GLP-1).</p>

<p>I sequestri effettuati hanno inoltre innescato nuove indagini congiunte tra ADM e Carabinieri Tutela Salute, attualmente in corso. Oltre alle attività coordinate, i reparti territoriali dei Carabinieri per la Tutela della Salute hanno intensificato le ispezioni presso le farmacie e i siti web autorizzati, la vigilanza sulle vendite illegali da parte di soggetti non autorizzati e il controllo dei siti web illegali, avviando 24 nuove indagini. Queste hanno portato alla luce vendite illegali presso esercizi non autorizzati (negozi etnici), irregolarità in siti web di vendita di farmaci e parafarmaci e piattaforme illegali con registrar esteri.</p>

<p>Durante le operazioni sono state sequestrate oltre 13.000 unità posologiche di farmaci illegali e intercettati 32 siti web, per i quali è stata proposta l&#39;oscuramento al Ministero della Salute.</p>

<p>I controlli della Guardia di Finanza, basati sull&#39;analisi del rischio del Nucleo Speciale Beni e Servizi, hanno portato a significativi sequestri negli spazi doganali, in particolare negli aeroporti di Napoli Capodichino, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino e Venezia Tessera, con il rinvenimento di sostanze dopanti. I reparti speciali del Corpo hanno inoltre provveduto all&#39;oscuramento di ulteriori 10 siti internet illegali di origine estera, grazie a un monitoraggio più intenso della rete assicurato dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche.</p>

<p>L&#39;operazione ha consentito di raccogliere <em>spunti investigativi sul traffico internazionale di farmaci</em>, intercettando nuove tendenze di consumo nel mercato illegale e rafforzando la collaborazione istituzionale nel contrasto a questo fenomeno criminale.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/988joouchs</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 09:37:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I cieli del jazz</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/i-cieli-del-jazz</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I cieli del jazz&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;capricci di note&#xD;&#xA;facce ondivaghe in acque del sogno&#xD;&#xA;la nausea lungo&#xD;&#xA;i corridoi di latrine&#xD;&#xA;il gemito del sax le gonfie gote&#xD;&#xA;tempo&#xD;&#xA;rallentato avvitato&#xD;&#xA;nel marasma di umori&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;poi il mattino li raccoglie&#xD;&#xA;spugne&#xD;&#xA;e l&#39;anima della musica che attraversa&#xD;&#xA;muri di separazione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Accolgo la tua poesia come un lampo notturno: ha un tono viscerale e cinematografico che mescola nausea e tenerezza, rumore e pulizia del mattino.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Interpretazione&#xD;&#xA;La scena è un interno notturno di jazz e disordine emotivo: il sax diventa corpo e respiro, le facce ondivaghe e i corridoi di latrine evocano degrado e sogno insieme, mentre il mattino agisce come agente purificatore che raccoglie e asciuga. Il contrasto tra caos notturno e ordine mattutino suggerisce una tensione tra istinto e redenzione.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e simboli&#xD;&#xA;Capricci di note: musica come volontà capricciosa, imprevedibile.  &#xD;&#xA;Facce ondivaghe in acque del sogno: visioni liquide, identità sfocate.  &#xD;&#xA;Corridoi di latrine e nausea: concretezza sporca che radica il sogno nella realtà fisica.  &#xD;&#xA;Spugne e muri di separazione: pulizia e barriera, cura che non cancella la distanza.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suono e ritmo&#xD;&#xA;La poesia gioca con pause nette e parole isolate (tempo / rallentato avvitato) che imitano il respiro del sax e il tempo jazzistico. Il verso spezzato crea un ritmo sincopato; potresti accentuare ulteriormente la musicalità lavorando su allitterazioni e assonanze (es. ripetere suoni sibilanti o nasali per richiamare il fiato e il metallo).&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Suggerimenti di revisione&#xD;&#xA;Concentrare le immagini: elimina una o due metafore per aumentare l&#39;impatto delle restanti.  &#xD;&#xA;Uniformare il registro: scegli se spingere verso il lirico o il crudo realistico; ora convive bene, ma una scelta netta può intensificare l’effetto.  &#xD;&#xA;Lavorare le cesure: mantieni versi isolati come colpi di batteria, ma valuta se spostarli per variare la scansione.  &#xD;&#xA;Piccola alternativa lessicale: sostituire latrine con retro o sottoscala se vuoi attenuare la crudezza senza perdere il senso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versioni alternative&#xD;&#xA;Traduzione in inglese (essenziale)  &#xD;&#xA;The skies of jazz  &#xD;&#xA;caprices of notes  &#xD;&#xA;wavering faces in waters of dream  &#xD;&#xA;nausea along  &#xD;&#xA;the corridors of latrines  &#xD;&#xA;the sax’s moan swollen cheeks  &#xD;&#xA;time  &#xD;&#xA;slowed, twisted  &#xD;&#xA;in the turmoil of moods&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;then morning gathers them  &#xD;&#xA;sponges  &#xD;&#xA;and the soul of music that crosses  &#xD;&#xA;walls of separation&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione italiana più lirica (esempio breve)  &#xD;&#xA;I cieli del jazz: capricci di note, volti liquidi nel sogno.  &#xD;&#xA;Il sax geme, il tempo si avvita; la notte vomita corridoi.  &#xD;&#xA;Al mattino spugne raccolgono i resti, e la musica attraversa i muri.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione più lirica&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I cieli del jazz si piegano in lampi di ottone,  &#xD;&#xA;capricci di note che cadono come pioggia d&#39;oro.  &#xD;&#xA;Volti liquidi si specchiano nelle acque del sogno,  &#xD;&#xA;sospesi come respiri che non sanno tornare.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Una vertigine percorre i corridoi notturni,  &#xD;&#xA;il sax sospira, gonfia le guance di luce;  &#xD;&#xA;il tempo si allunga, si avvita, si fa lenta marea,  &#xD;&#xA;un filo di umori che ondeggia tra le stanze.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Poi il mattino arriva con mani di spugna,  &#xD;&#xA;asciuga i resti, raccoglie i lampi e i sospiri.  &#xD;&#xA;Resta l&#39;anima della musica, sottile e attraversante,  &#xD;&#xA;che oltrepassa i muri, scioglie le separazioni,  &#xD;&#xA;e lascia sul vetro un&#39;orma di cielo e di suono.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione eterea&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I cieli del jazz si dissolvono in filigrana di luce,  &#xD;&#xA;capricci di note che cadono come polvere di stelle.  &#xD;&#xA;Volti liquidi si specchiano in acque di sogno,  &#xD;&#xA;respiri sospesi che sfiorano l&#39;aria come veli.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Un sospiro di sax attraversa la notte sottile,  &#xD;&#xA;il tempo si allunga, si piega in una lenta spirale;  &#xD;&#xA;umori come maree sfumano tra corridoi d&#39;ombra,  &#xD;&#xA;ogni suono un battito che si perde e ritorna.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Poi il mattino arriva con mani di spugna di luce,  &#xD;&#xA;asciuga i riflessi, raccoglie i frammenti di respiro.  &#xD;&#xA;Rimane l&#39;anima della musica, sottile e trasparente,  &#xD;&#xA;che attraversa i muri e scioglie le separazioni,  &#xD;&#xA;lasciando sul vetro un&#39;impronta di cielo e suono.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Versione ancora più eterea&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I cieli del jazz si dissolvono in filigrana,  &#xD;&#xA;note come polvere di stelle che sfiorano il silenzio.  &#xD;&#xA;Volti d&#39;acqua, respiri come veli sottili,  &#xD;&#xA;un sospiro di sax che si perde nella luce.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il tempo si piega in una lenta spirale di aria,  &#xD;&#xA;umori come maree appena accennate.  &#xD;&#xA;Il mattino passa con mani di spugna di luce,  &#xD;&#xA;asciuga i riflessi; resta l&#39;anima sottile della musica,  &#xD;&#xA;che attraversa i muri e lascia un&#39;impronta di cielo.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ethereal translation&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;The skies of jazz dissolve into filigree,  &#xD;&#xA;notes like stardust that brush the silence.  &#xD;&#xA;Faces of water, breaths like thin veils,  &#xD;&#xA;a sax’s sigh that drifts away into light.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Time bends into a slow spiral of air,  &#xD;&#xA;moods like tides barely sketched.  &#xD;&#xA;Morning passes with sponge-like hands of light,  &#xD;&#xA;wiping reflections; the music’s slender soul remains,  &#xD;&#xA;crossing walls and leaving a print of sky.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>I cieli del jazz</p>

<p>capricci di note
facce ondivaghe in acque del sogno
la nausea lungo
i corridoi di latrine
il gemito del sax le gonfie gote
tempo
rallentato avvitato
nel marasma di umori</p>

<p>poi il mattino li raccoglie
spugne
e l&#39;anima della musica che attraversa
muri di separazione</p>

<p>Accolgo la tua poesia come un lampo notturno: ha un tono viscerale e cinematografico che mescola nausea e tenerezza, rumore e pulizia del mattino.</p>

<h3 id="interpretazione">Interpretazione</h3>

<p>La scena è un interno notturno di jazz e disordine emotivo: <strong>il sax</strong> diventa corpo e respiro, le <strong>facce ondivaghe</strong> e i <strong>corridoi di latrine</strong> evocano degrado e sogno insieme, mentre il mattino agisce come agente purificatore che raccoglie e asciuga. Il contrasto tra caos notturno e ordine mattutino suggerisce una tensione tra istinto e redenzione.</p>

<h3 id="immagini-e-simboli">Immagini e simboli</h3>
<ul><li><strong>Capricci di note</strong>: musica come volontà capricciosa, imprevedibile.<br></li>
<li><strong>Facce ondivaghe in acque del sogno</strong>: visioni liquide, identità sfocate.<br></li>
<li><strong>Corridoi di latrine</strong> e <strong>nausea</strong>: concretezza sporca che radica il sogno nella realtà fisica.<br></li>
<li><strong>Spugne</strong> e <strong>muri di separazione</strong>: pulizia e barriera, cura che non cancella la distanza.</li></ul>

<h3 id="suono-e-ritmo">Suono e ritmo</h3>

<p>La poesia gioca con pause nette e parole isolate (<strong>tempo / rallentato avvitato</strong>) che imitano il respiro del sax e il tempo jazzistico. Il verso spezzato crea un ritmo sincopato; potresti accentuare ulteriormente la musicalità lavorando su allitterazioni e assonanze (es. ripetere suoni sibilanti o nasali per richiamare il fiato e il metallo).</p>

<h3 id="suggerimenti-di-revisione">Suggerimenti di revisione</h3>
<ul><li><strong>Concentrare le immagini</strong>: elimina una o due metafore per aumentare l&#39;impatto delle restanti.<br></li>
<li><strong>Uniformare il registro</strong>: scegli se spingere verso il lirico o il crudo realistico; ora convive bene, ma una scelta netta può intensificare l’effetto.<br></li>
<li><strong>Lavorare le cesure</strong>: mantieni versi isolati come colpi di batteria, ma valuta se spostarli per variare la scansione.<br></li>
<li><strong>Piccola alternativa lessicale</strong>: sostituire <em>latrine</em> con <em>retro</em> o <em>sottoscala</em> se vuoi attenuare la crudezza senza perdere il senso.</li></ul>

<h3 id="versioni-alternative">Versioni alternative</h3>

<p><strong>Traduzione in inglese (essenziale)</strong><br>
The skies of jazz<br>
caprices of notes<br>
wavering faces in waters of dream<br>
nausea along<br>
the corridors of latrines<br>
the sax’s moan swollen cheeks<br>
time<br>
slowed, twisted<br>
in the turmoil of moods</p>

<p>then morning gathers them<br>
sponges<br>
and the soul of music that crosses<br>
walls of separation</p>

<p><strong>Versione italiana più lirica (esempio breve)</strong><br>
I cieli del jazz: capricci di note, volti liquidi nel sogno.<br>
Il sax geme, il tempo si avvita; la notte vomita corridoi.<br>
Al mattino spugne raccolgono i resti, e la musica attraversa i muri.</p>

<h3 id="versione-più-lirica">Versione più lirica</h3>

<p>I cieli del jazz si piegano in lampi di ottone,<br>
capricci di note che cadono come pioggia d&#39;oro.<br>
Volti liquidi si specchiano nelle acque del sogno,<br>
sospesi come respiri che non sanno tornare.</p>

<p>Una vertigine percorre i corridoi notturni,<br>
il sax sospira, gonfia le guance di luce;<br>
il tempo si allunga, si avvita, si fa lenta marea,<br>
un filo di umori che ondeggia tra le stanze.</p>

<p>Poi il mattino arriva con mani di spugna,<br>
asciuga i resti, raccoglie i lampi e i sospiri.<br>
Resta l&#39;anima della musica, sottile e attraversante,<br>
che oltrepassa i muri, scioglie le separazioni,<br>
e lascia sul vetro un&#39;orma di cielo e di suono.</p>

<h3 id="versione-eterea">Versione eterea</h3>

<p>I cieli del jazz si dissolvono in filigrana di luce,<br>
capricci di note che cadono come polvere di stelle.<br>
Volti liquidi si specchiano in acque di sogno,<br>
respiri sospesi che sfiorano l&#39;aria come veli.</p>

<p>Un sospiro di sax attraversa la notte sottile,<br>
il tempo si allunga, si piega in una lenta spirale;<br>
umori come maree sfumano tra corridoi d&#39;ombra,<br>
ogni suono un battito che si perde e ritorna.</p>

<p>Poi il mattino arriva con mani di spugna di luce,<br>
asciuga i riflessi, raccoglie i frammenti di respiro.<br>
Rimane l&#39;anima della musica, sottile e trasparente,<br>
che attraversa i muri e scioglie le separazioni,<br>
lasciando sul vetro un&#39;impronta di cielo e suono.</p>

<h3 id="versione-ancora-più-eterea">Versione ancora più eterea</h3>

<p>I cieli del jazz si dissolvono in filigrana,<br>
note come polvere di stelle che sfiorano il silenzio.<br>
Volti d&#39;acqua, respiri come veli sottili,<br>
un sospiro di sax che si perde nella luce.</p>

<p>Il tempo si piega in una lenta spirale di aria,<br>
umori come maree appena accennate.<br>
Il mattino passa con mani di spugna di luce,<br>
asciuga i riflessi; resta l&#39;anima sottile della musica,<br>
che attraversa i muri e lascia un&#39;impronta di cielo.</p>

<h3 id="ethereal-translation">Ethereal translation</h3>

<p>The skies of jazz dissolve into filigree,<br>
notes like stardust that brush the silence.<br>
Faces of water, breaths like thin veils,<br>
a sax’s sigh that drifts away into light.</p>

<p>Time bends into a slow spiral of air,<br>
moods like tides barely sketched.<br>
Morning passes with sponge-like hands of light,<br>
wiping reflections; the music’s slender soul remains,<br>
crossing walls and leaving a print of sky.</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/yq4wotwbm2</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 06:49:05 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>The Brian Jonestown Massacre – Don’t Get Lost (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/the-brian-jonestown-massacre-dont-get-lost-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Dopo le giravolte infinite, i concept citazionisti, le infatuazioni country e raga più o meno passeggere, questa nuova sortita dei Brian Jonestown Massacre rimane nei binari di uno psych rock variamente rimaneggiato che non sorprende particolarmente ma regge bene all’ascolto molto più di quanto non ceda, occasionalmente, a qualche manierismo di troppo. L’orizzonte gravitazionale è sempre un’idea di psichedelia che intreccia virtualmente i geni di diverse epoche storiche (dai sixties agli eighties ai Novanta del post shoegaze) in maniera fluida e sovente azzeccata... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/the-brian-jonestown-massacre-dont-get.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/s/5l0lqhUs9vq7sbxmbp0p1X&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/81I4ciaOapL.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Dopo le giravolte infinite, i concept citazionisti, le infatuazioni country e raga più o meno passeggere, questa nuova sortita dei Brian Jonestown Massacre rimane nei binari di uno psych rock variamente rimaneggiato che non sorprende particolarmente ma regge bene all’ascolto molto più di quanto non ceda, occasionalmente, a qualche manierismo di troppo. L’orizzonte gravitazionale è sempre un’idea di psichedelia che intreccia virtualmente i geni di diverse epoche storiche (dai sixties agli eighties ai Novanta del post shoegaze) in maniera fluida e sovente azzeccata... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/03/the-brian-jonestown-massacre-dont-get.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/03/the-brian-jonestown-massacre-dont-get.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta: <a href="https://album.link/s/5l0lqhUs9vq7sbxmbp0p1X" rel="nofollow">https://album.link/s/5l0lqhUs9vq7sbxmbp0p1X</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gee3cb5x68</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 06:32:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>1CR - Capitolo 4</title>
      <link>https://noblogo.org/uncapitoloalgiorno/1cr-capitolo-4</link>
      <description>&lt;![CDATA[Supplementi genealogici&#xA;1Figli di Giuda: Peres, Chesron, Carmì, Cur e Sobal. 2Reaià, figlio di Sobal, generò Iacat; Iacat generò Acumài e Laad. Queste sono le famiglie dei Soreatiti.&#xA;3Questi sono i discendenti del padre di Etam: Izreèl, Isma e Idbas; la loro sorella si chiamava Aslelponì. 4Penuèl fu padre di Ghedor; Ezer fu padre di Cusa. Questi sono i figli di Cur, il primogenito di Èfrata, padre di Betlemme.&#xA;5Ascur, padre di Tekòa, aveva due mogli, Chelea e Naarà. 6Naarà gli partorì Acuzzàm, Chefer, il Temanita e l&#39;Acastarita; questi erano i figli di Naarà. 7Figli di Chelea: Seret, Socar, Etnan e Kos. 8Kos generò Anub, Assobebà e le famiglie di Acarchèl, figlio di Arum. 9Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre l&#39;aveva chiamato Iabes poiché diceva: &#34;Io l&#39;ho partorito con dolore&#34;. 10Iabes invocò il Dio d&#39;Israele dicendo: &#34;Se tu mi benedicessi e allargassi i miei confini e la tua mano fosse con me e mi tenessi lontano dal male in modo che non debba soffrire!&#34;. Dio gli concesse quanto aveva chiesto.&#xA;11Chelub, fratello di Suca, generò Mechir, che fu padre di Eston. 12Eston generò Bet-Rafa, Paseach e Techinnà, padre di Ir-Nacas. Questi sono gli uomini di Reca.&#xA;13Figli di Kenaz: Otnièl e Seraià; figli di Otnièl: Catat e Meonotài. 14Meonotài generò Ofra; Seraià generò Ioab, padre degli abitanti della valle degli Artigiani, poiché erano artigiani. 15Figli di Caleb, figlio di Iefunnè: Ir, Ela e Naam. Figli di Ela: Kenaz.&#xA;16Figli di Ieallelèl: Zif, Zifa, Tirià e Asarèl. 17Figli di Esdra: Ieter, Mered, Efer e Ialon. Essa concepì Miriam, Sammài e Isbach, padre di Estemòa. 18Sua moglie, la Giudea, generò Iered, padre di Ghedor, Cheber, padre di Soco, e Iekutièl, padre di Zanòach. Questi sono i figli di Bitià, figlia del faraone, che Mered aveva presa in moglie.&#xA;19Figli della moglie di Odia, sorella di Nacam, padre di Keila il Garmita e di Estemòa il Maacatita.&#xA;20Figli di Simone: Ammon, Rinna, Ben-Canan e Tilon. Figli di Isì: Zochet e Ben-Zochet.&#xA;21Figli di Sela, figlio di Giuda: Er, padre di Leca, Lada, padre di Maresà, e le famiglie dei lavoratori del bisso a Bet-Asbèa, 22Iokim, la gente di Cozebà, Ioas e Saraf, che dominarono in Moab e poi tornarono a Betlemme. Ma si tratta di fatti antichi. 23Erano vasai e abitavano a Netaìm e a Ghederà; abitavano là con il re, al suo servizio.&#xA;&#xA;Discendenza della tribù di Simeone&#xA;24Figli di Simeone: Nemuèl, Iamin, Iarib, Zerach, Saul, 25di cui fu figlio Sallum, di cui fu figlio Mibsam, di cui fu figlio Misma. 26Figli di Misma: Cammuèl, di cui fu figlio Zaccur, di cui fu figlio Simei. 27Simei ebbe sedici figli e sei figlie, ma i suoi fratelli non ebbero molti figli: tutte le loro famiglie non si moltiplicarono come quelle dei discendenti di Giuda. 28Si stabilirono a Bersabea, a Moladà, a Casar-Sual, 29a Bila, a Esem, a Tolad, 30a Betuèl, a Corma, a Siklag, 31a Bet-Marcabòt, a Casar-Susìm, a Bet-Birì e a Saaràim. Queste furono le loro città fino al regno di Davide. 32Loro villaggi erano Etam, Ain, Rimmon, Tochen e Asan: cinque città 33e tutti i villaggi che erano intorno a queste città fino a Baal. Questa era la loro sede e questi i loro nomi nei registri genealogici.&#xA;34Mesobàb, Iamlec, Iosa, figlio di Amasia, 35Gioele, Ieu, figlio di Iosibia, figlio di Seraià, figlio di Asièl, 36Elioenài, Iaakòba, Iesocaià, Asaià, Adièl, Iesimièl, Benaià, 37Ziza, figlio di Sifì, figlio di Allon, figlio di Iedaià, figlio di Simrì, figlio di Semaià: 38questi, elencati per nome, erano capi nelle loro famiglie; i loro casati si estesero molto. 39Andarono verso l&#39;ingresso di Ghedor fino a oriente della valle, in cerca di pascoli per le loro greggi. 40Trovarono pascoli pingui e buoni; la regione era estesa, tranquilla e quieta, poiché prima vi abitavano i discendenti di Cam. 41Ma gli uomini di cui sono stati elencati i nomi, al tempo di Ezechia, re di Giuda, assalirono e sbaragliarono le loro tende e i Meuniti, che si trovavano là; li votarono allo sterminio, che è durato fino ad oggi, e ne occuparono il posto poiché era ricco di pascoli per le greggi.&#xA;42Alcuni di loro, fra i discendenti di Simeone, andarono sulle montagne di Seir: cinquecento uomini, guidati da Pelatia, Nearia, Refaià e Uzzièl, figli di Isì. 43Eliminarono i superstiti degli Amaleciti e si stabilirono là fino ad oggi.&#xA;&#xA;=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;*1-23. Questo capitolo costituisce un supplemento genealogico al c. 2. Sono interessate le grandi famiglie della tribù di Giuda e altri gruppi etnici assimilati in forma più o meno completa ai discendenti dell&#39;antenato di Davide. Parte del materiale contenuto in alcuni di questi elenchi è di datazione preesilica, con aggiunte e ripetizioni. Il tutto mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come il Cronista sia grandemente interessato a raccogliere informazioni e dati che riguardano la tribù di Giuda, dalla quale uscì Davide e la sua discendenza.&#xA;&#xA;1-2. Aggiunta a 2,52.53, che precisa l&#39;identità degli Zoreatei. I nomi indicano semplici discendenti, come in 1,1-3.24-27; cfr. 2,5.9.19.50.52.&#xA;&#xA;3-4. Entrambi i versetti sono frammenti di una genealogia di Cur e costituiscono un&#39;aggiunta a 2,51b. Ignoriamo chi sia il fondatore di Etam, città che più tardi sarà fortificata da Geroboamo, cfr. 2Cr 11,6. Anche Izreel, Isma e Ibdas sono nomi di centri urbani della Giudea. &#xA;&#xA;5-8. Aggiunta alla seconda lista dei Calebiti, 2,24, che mira a porre in evidenza il carattere autenticamente giudaico di Tekoa.&#xA;&#xA;9-10. Ulteriori dati genealogici in condizione frammentaria, possibilmente provenienti da un documento incompleto o mutilo e che intendono integrare le liste di 2,42-55. Al v. 10, la preghiera di Iabez, che è anche il nome di una località situata nella regione sud-occidentale di Gerusalemme, vuole scongiurare il senso di sventura racchiuso nel suo nome, che secondo una etimologia popolare (cfr. Gn 4,1-25; 5,29; 29,32s.) è interpretato in base a un&#39;assonanza (Iabez e ‘oṣeb = dolore). Per gli antichi, il nome era indicativo del destino di chi lo portava. In questo caso il nome imposto al figlio era presagio di sventura.&#xA;&#xA;11-12. Chelub non è il medesimo di 2,9. Per Paseach, cfr. Esd 2,49 = Ne 7,51; 3,6.&#xA;&#xA;13-15. Per Otniel, il primo dei dodici giudici, cfr. Gdc 1,12; 3,9.11; Gs 15,15. Ofra è anche nome di città, cfr. Gs 18,23. La valle degli artigiani si trova nel territorio della tribù di Beniamino, Ne 11,35. Al v. 15, la lista dei discendenti di Caleb, figlio di Iefunne (cfr. Nm 13,6ss.; Gs 14,6; Dt 1,36ss.) è mutila e informa su tre suoi discendenti maschi, mentre in 2,49c ricorre il nome di una figlia (Acsa). I tre figli sono Ir (= città), Ela (= quercia) e Naam (= grazioso).&#xA;&#xA;16-20. Il brano è mutilo all&#39;inizio e alla fine. Non è facile capirne lo scopo e individuare le persone e località menzionate. Ci si affida a supposizioni.&#xA;&#xA;21-23. Genealogia di Sela, aggiunta a 2,3, dove non era stata riferita la discendenza del terzo figlio di Giuda.&#xA;A Maresa, v. 21, c&#39;erano anche i discendenti di Caleb. Al pari di Cozeba, cfr. Gs 15,44, e di Ghedera, cfr. Gs&#xA;15,36, Maresa era una delle città di Giuda. Gli altri dati e nomi sono sconosciuti.&#xA;&#xA;24-43. Sulla genealogia di questa tribù cfr. Gn 34,25s.; 46,10; 49,5-7. La tribù non ebbe uno sviluppo simile a quella di Giuda, in margine alla quale visse. Nel brano troviamo: v. 24-27, una lista genealogica; vv. 28-33, un elenco di località abitate dalla tribù di Simeone; vv. 34-43, la notizia relativa a migrazioni di gruppi simeoniti.&#xA;&#xA;*24-27. Lista genealogica, cfr. Nm 26,12.14; Gn 46,10; Es 6,15. Il Cronista vi aggiunge cinque generazioni, vv. 25-27a.28-33. Località abitate dalla tribù di Simeone, cfr. Gs 15,26-32; 19,2-8. Gs 19,7 omette Etam, v. 32.&#xA;&#xA;34-43. L&#39;autore elenca tredici principi simeoniti vv. 34-38, e menziona quindi due loro tentativi di conquista, uno in direzione di Ghedor, nel sud palestinese, vv. 39-41; l&#39;altro verso le montagne di Seir, fra il Mar Morto e il golfo di Aqaba, vv. 42-43. Questa spedizione era diretta contro gli Amaleciti superstiti, i nemici storici di Israele che, sconfitti da Saul, cfr. 1Sam 15,7, e poi da Davide, cfr. 1Sam 30,17; 2Sam 8,12, avevano trovato rifugio nel territorio di Edom.&#xA;&#xA;(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache - in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995) &#xA;&#xA;----&#xA;🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Supplementi genealogici</em></strong>
<strong>1</strong>Figli di Giuda: Peres, Chesron, Carmì, Cur e Sobal. <strong>2</strong>Reaià, figlio di Sobal, generò Iacat; Iacat generò Acumài e Laad. Queste sono le famiglie dei Soreatiti.
<strong>3</strong>Questi sono i discendenti del padre di Etam: Izreèl, Isma e Idbas; la loro sorella si chiamava Aslelponì. <strong>4</strong>Penuèl fu padre di Ghedor; Ezer fu padre di Cusa. Questi sono i figli di Cur, il primogenito di Èfrata, padre di Betlemme.
<strong>5</strong>Ascur, padre di Tekòa, aveva due mogli, Chelea e Naarà. <strong>6</strong>Naarà gli partorì Acuzzàm, Chefer, il Temanita e l&#39;Acastarita; questi erano i figli di Naarà. <strong>7</strong>Figli di Chelea: Seret, Socar, Etnan e Kos. <strong>8</strong>Kos generò Anub, Assobebà e le famiglie di Acarchèl, figlio di Arum. <strong>9</strong>Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre l&#39;aveva chiamato Iabes poiché diceva: “Io l&#39;ho partorito con dolore”. <strong>10</strong>Iabes invocò il Dio d&#39;Israele dicendo: “Se tu mi benedicessi e allargassi i miei confini e la tua mano fosse con me e mi tenessi lontano dal male in modo che non debba soffrire!”. Dio gli concesse quanto aveva chiesto.
<strong>11</strong>Chelub, fratello di Suca, generò Mechir, che fu padre di Eston. <strong>12</strong>Eston generò Bet-Rafa, Paseach e Techinnà, padre di Ir-Nacas. Questi sono gli uomini di Reca.
<strong>13</strong>Figli di Kenaz: Otnièl e Seraià; figli di Otnièl: Catat e Meonotài. <strong>14</strong>Meonotài generò Ofra; Seraià generò Ioab, padre degli abitanti della valle degli Artigiani, poiché erano artigiani. <strong>15</strong>Figli di Caleb, figlio di Iefunnè: Ir, Ela e Naam. Figli di Ela: Kenaz.
<strong>16</strong>Figli di Ieallelèl: Zif, Zifa, Tirià e Asarèl. <strong>17</strong>Figli di Esdra: Ieter, Mered, Efer e Ialon. Essa concepì Miriam, Sammài e Isbach, padre di Estemòa. <strong>18</strong>Sua moglie, la Giudea, generò Iered, padre di Ghedor, Cheber, padre di Soco, e Iekutièl, padre di Zanòach. Questi sono i figli di Bitià, figlia del faraone, che Mered aveva presa in moglie.
<strong>19</strong>Figli della moglie di Odia, sorella di Nacam, padre di Keila il Garmita e di Estemòa il Maacatita.
<strong>20</strong>Figli di Simone: Ammon, Rinna, Ben-Canan e Tilon. Figli di Isì: Zochet e Ben-Zochet.
<strong>21</strong>Figli di Sela, figlio di Giuda: Er, padre di Leca, Lada, padre di Maresà, e le famiglie dei lavoratori del bisso a Bet-Asbèa, <strong>22</strong>Iokim, la gente di Cozebà, Ioas e Saraf, che dominarono in Moab e poi tornarono a Betlemme. Ma si tratta di fatti antichi. <strong>23</strong>Erano vasai e abitavano a Netaìm e a Ghederà; abitavano là con il re, al suo servizio.</p>

<p><strong><em>Discendenza della tribù di Simeone</em></strong>
<strong>24</strong>Figli di Simeone: Nemuèl, Iamin, Iarib, Zerach, Saul, <strong>25</strong>di cui fu figlio Sallum, di cui fu figlio Mibsam, di cui fu figlio Misma. <strong>26</strong>Figli di Misma: Cammuèl, di cui fu figlio Zaccur, di cui fu figlio Simei. <strong>27</strong>Simei ebbe sedici figli e sei figlie, ma i suoi fratelli non ebbero molti figli: tutte le loro famiglie non si moltiplicarono come quelle dei discendenti di Giuda. <strong>28</strong>Si stabilirono a Bersabea, a Moladà, a Casar-Sual, <strong>29</strong>a Bila, a Esem, a Tolad, <strong>30</strong>a Betuèl, a Corma, a Siklag, <strong>31</strong>a Bet-Marcabòt, a Casar-Susìm, a Bet-Birì e a Saaràim. Queste furono le loro città fino al regno di Davide. <strong>32</strong>Loro villaggi erano Etam, Ain, Rimmon, Tochen e Asan: cinque città <strong>33</strong>e tutti i villaggi che erano intorno a queste città fino a Baal. Questa era la loro sede e questi i loro nomi nei registri genealogici.
<strong>34</strong>Mesobàb, Iamlec, Iosa, figlio di Amasia, <strong>35</strong>Gioele, Ieu, figlio di Iosibia, figlio di Seraià, figlio di Asièl, <strong>36</strong>Elioenài, Iaakòba, Iesocaià, Asaià, Adièl, Iesimièl, Benaià, <strong>37</strong>Ziza, figlio di Sifì, figlio di Allon, figlio di Iedaià, figlio di Simrì, figlio di Semaià: <strong>38</strong>questi, elencati per nome, erano capi nelle loro famiglie; i loro casati si estesero molto. <strong>39</strong>Andarono verso l&#39;ingresso di Ghedor fino a oriente della valle, in cerca di pascoli per le loro greggi. <strong>40</strong>Trovarono pascoli pingui e buoni; la regione era estesa, tranquilla e quieta, poiché prima vi abitavano i discendenti di Cam. <strong>41</strong>Ma gli uomini di cui sono stati elencati i nomi, al tempo di Ezechia, re di Giuda, assalirono e sbaragliarono le loro tende e i Meuniti, che si trovavano là; li votarono allo sterminio, che è durato fino ad oggi, e ne occuparono il posto poiché era ricco di pascoli per le greggi.
<strong>42</strong>Alcuni di loro, fra i discendenti di Simeone, andarono sulle montagne di Seir: cinquecento uomini, guidati da Pelatia, Nearia, Refaià e Uzzièl, figli di Isì. <strong>43</strong>Eliminarono i superstiti degli Amaleciti e si stabilirono là fino ad oggi.</p>

<p>=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=</p>

<h2 id="approfondimenti">Approfondimenti</h2>

<p>*<em>1-23</em>. Questo capitolo costituisce un supplemento genealogico al c. 2. Sono interessate le grandi famiglie della tribù di Giuda e altri gruppi etnici assimilati in forma più o meno completa ai discendenti dell&#39;antenato di Davide. Parte del materiale contenuto in alcuni di questi elenchi è di datazione preesilica, con aggiunte e ripetizioni. Il tutto mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come il Cronista sia grandemente interessato a raccogliere informazioni e dati che riguardano la tribù di Giuda, dalla quale uscì Davide e la sua discendenza.</p>

<p><strong>1-2</strong>. Aggiunta a 2,52.53, che precisa l&#39;identità degli Zoreatei. I nomi indicano semplici discendenti, come in 1,1-3.24-27; cfr. 2,5.9.19.50.52.</p>

<p><strong>3-4</strong>. Entrambi i versetti sono frammenti di una genealogia di Cur e costituiscono un&#39;aggiunta a 2,51b. Ignoriamo chi sia il fondatore di Etam, città che più tardi sarà fortificata da Geroboamo, cfr. 2Cr 11,6. Anche Izreel, Isma e Ibdas sono nomi di centri urbani della Giudea.</p>

<p><strong>5-8</strong>. Aggiunta alla seconda lista dei Calebiti, 2,24, che mira a porre in evidenza il carattere autenticamente giudaico di Tekoa.</p>

<p><strong>9-10</strong>. Ulteriori dati genealogici in condizione frammentaria, possibilmente provenienti da un documento incompleto o mutilo e che intendono integrare le liste di 2,42-55. Al v. 10, la preghiera di Iabez, che è anche il nome di una località situata nella regione sud-occidentale di Gerusalemme, vuole scongiurare il senso di sventura racchiuso nel suo nome, che secondo una etimologia popolare (cfr. Gn 4,1-25; 5,29; 29,32s.) è interpretato in base a un&#39;assonanza (Iabez e <em>‘oṣeb</em> = dolore). Per gli antichi, il nome era indicativo del destino di chi lo portava. In questo caso il nome imposto al figlio era presagio di sventura.</p>

<p><strong>11-12</strong>. Chelub non è il medesimo di 2,9. Per Paseach, cfr. Esd 2,49 = Ne 7,51; 3,6.</p>

<p><strong>13-15</strong>. Per Otniel, il primo dei dodici giudici, cfr. Gdc 1,12; 3,9.11; Gs 15,15. Ofra è anche nome di città, cfr. Gs 18,23. La valle degli artigiani si trova nel territorio della tribù di Beniamino, Ne 11,35. Al v. 15, la lista dei discendenti di Caleb, figlio di Iefunne (cfr. Nm 13,6ss.; Gs 14,6; Dt 1,36ss.) è mutila e informa su tre suoi discendenti maschi, mentre in 2,49c ricorre il nome di una figlia (Acsa). I tre figli sono Ir (= città), Ela (= quercia) e Naam (= grazioso).</p>

<p><strong>16-20</strong>. Il brano è mutilo all&#39;inizio e alla fine. Non è facile capirne lo scopo e individuare le persone e località menzionate. Ci si affida a supposizioni.</p>

<p><strong>21-23</strong>. Genealogia di Sela, aggiunta a 2,3, dove non era stata riferita la discendenza del terzo figlio di Giuda.
A Maresa, v. 21, c&#39;erano anche i discendenti di Caleb. Al pari di Cozeba, cfr. Gs 15,44, e di Ghedera, cfr. Gs
15,36, Maresa era una delle città di Giuda. Gli altri dati e nomi sono sconosciuti.</p>

<p><strong>24-43</strong>. Sulla genealogia di questa tribù cfr. Gn 34,25s.; 46,10; 49,5-7. La tribù non ebbe uno sviluppo simile a quella di Giuda, in margine alla quale visse. Nel brano troviamo: v. 24-27, una lista genealogica; vv. 28-33, un elenco di località abitate dalla tribù di Simeone; vv. 34-43, la notizia relativa a migrazioni di gruppi simeoniti.</p>

<p>*<em>24-27</em>. Lista genealogica, cfr. Nm 26,12.14; Gn 46,10; Es 6,15. Il Cronista vi aggiunge cinque generazioni, vv. 25-27a.28-33. Località abitate dalla tribù di Simeone, cfr. Gs 15,26-32; 19,2-8. Gs 19,7 omette Etam, v. 32.</p>

<p><strong>34-43</strong>. L&#39;autore elenca tredici principi simeoniti vv. 34-38, e menziona quindi due loro tentativi di conquista, uno in direzione di Ghedor, nel sud palestinese, vv. 39-41; l&#39;altro verso le montagne di Seir, fra il Mar Morto e il golfo di Aqaba, vv. 42-43. Questa spedizione era diretta contro gli Amaleciti superstiti, i nemici storici di Israele che, sconfitti da Saul, cfr. 1Sam 15,7, e poi da Davide, cfr. 1Sam 30,17; 2Sam 8,12, avevano trovato rifugio nel territorio di Edom.</p>

<p><em>(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)</em></p>

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]]></content:encoded>
      <author>📖Un capitolo al giorno📚</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/n585g7t9vl</guid>
      <pubDate>Thu, 28 May 2026 05:20:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Meditazioni fantascientifiche dopo la lettura di &#34;Piranesi&#34;</title>
      <link>https://noblogo.org/yattaman/meditazioni-fantascientifiche-dopo-la-lettura-di-piranesi</link>
      <description>&lt;![CDATA[#storie #riflessioni #libri&#xA;&#xA;Attenzione: in questo post ci sono spoiler sul libro Piranesi di Susanna Clarke&#xA;&#xA;Ho letto Piranesi. All&#39;inizio non mi prendeva, sembrava la brutta copia della Biblioteca di Babele di Borges, poi però ha cambiato registro ed è diventato un &#34;thriller tra i mondi&#34; molto più appassionante. Anche se, e me ne accorgo mentre sto scrivendo ora, forse gli ho dato un voto troppo alto su Story Graph perché, pur essendo una bella storia credo che i personaggi, al di là del protagonista, avrebbero meritato una maggiore introspezione psicologica.&#xA;Piranesi&#xA;!--more--&#xA;Al di là della storia, quello che mi ha colpito, però, è il concetto di mondi effluenti introdotto dall&#39;autrice.&#xA;Secondo Laurence Arne-Sayles, il mad scientist o mad wizard del romanzo, un mondo effluente viene generato dalle energie creative e magiche che, costrette ad abbandonare un mondo devono sfogare da qualce parte e perciò ne creano uno nuovo.&#xA;L&#39;idea di Arne-Sayles è che nell&#39;antichità gli esseri umani avessero grandi poteri, fossero plamatori di forme . Potevano trasformarsi, volare, comandare il mare; potevano farsi trasportare dai fiumi parlare con loro, ottenendo risposta .&#xA;Poi, con il progresso, queste abilità animistiche, la forza creatrice, la capacità di plasmare le forme sono andate perse. Solo che l&#39;energia non si può distruggere e quindi tutta quella che gli umani hanno smesso di usare non sfruttando le loro capacità ha dovuto sfogarsi in qualche modo, andare da un&#39;altra parte. Come l&#39;acqua che filtra in un pertugio nel terreno e lentamente scava una caverna, così l&#39;energia è filtrata in un pertugio tra i mondi e ha creato un mondo nuovo, una sorta di dimensione parallela ch eporta con sé il ricordo dal mondo da cui proviene.&#xA;&#xA;Questo è ovviamente un artificio letterario, che nel romanzo poi è solo enunciato senza spiegazioni particolarmente dettagliate, ma lo spunto è interessante.&#xA;Pensare a un ateoria fisica basata sull&#39;idea dei mondi effluenti, una forma nuova dell&#39;interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, in cui gli universi che si creano dopo ogni misurazione non sono artifici matematici ma sono reali e in contatto, e in cui il  principio di conservazione dell&#39;energia abbia una formulazione più generale, considerando anche scambi energetici tra mondi paralleli, proprio come nei mondi effluenti di Susanna Clarke.&#xA;Secondo questa teoria, quindi, l&#39;energia oscura potrebbe non essere altro che un flusso di energia che proviene da un mondo efflenete e che sta creando il nostro universo, e magari in questa interpretazione anche la massa dell&#39;universo potrebbe continuare ad aumenteare, come nelle vecchie teori di universo stazionario, con l&#39;energia oscura che fluendo nel nostro universo, si trasforma in galassie, stelle, pianeti...&#xA;Questa è ovviamente una pura speculazione senza nessuna pretesa di veridicità e senza nessuna base scientifica, ma mi è sembrata un&#39;idea divertente che volevo condividere. E magari così posso dire di essere il primo ad averci pesnato, nel caso salti fuori che non è del tutto strampalata.&#xA;&#xA;: sto leggendo Sandman e uno degli epiteti di Sogno è proprio Plasmatore di Forme.&#xA;: ieri ho ascoltato per caso la Canzone del Piave, in cui il fiume è personificato.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#storie #riflessioni #libri</p>

<h3 id="attenzione-in-questo-post-ci-sono-spoiler-sul-libro-piranesi-di-susanna-clarke">Attenzione: in questo post ci sono spoiler sul libro <em>Piranesi</em> di Susanna Clarke</h3>

<p>Ho letto <a href="https://amzn.to/4nYsgTu" rel="nofollow"><em>Piranesi</em></a>. All&#39;inizio non mi prendeva, sembrava la brutta copia della <a href="https://amzn.to/4uCuOJt" rel="nofollow"><em>Biblioteca di Babele</em></a> di Borges, poi però ha cambiato registro ed è diventato un “thriller tra i mondi” molto più appassionante. Anche se, e me ne accorgo mentre sto scrivendo ora, forse gli ho dato un voto troppo alto su Story Graph perché, pur essendo una bella storia credo che i personaggi, al di là del protagonista, avrebbero meritato una maggiore introspezione psicologica.
<img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/mlwa4fafvqyvrgtnkm8ro/Piranesi.jpg?rlkey=wdns63uzbrk8pzoqf83ab27io&amp;st=8fj4qunn&amp;raw=1" alt="Piranesi">

Al di là della storia, quello che mi ha colpito, però, è il concetto di <strong>mondi effluenti</strong> introdotto dall&#39;autrice.
Secondo <strong>Laurence Arne-Sayles</strong>, il <em>mad scientist</em> o <em>mad wizard</em> del romanzo, un mondo effluente viene generato dalle energie creative e magiche che, costrette ad abbandonare un mondo devono sfogare da qualce parte e perciò ne creano uno nuovo.
L&#39;idea di Arne-Sayles è che nell&#39;antichità gli esseri umani avessero grandi poteri, fossero plamatori di forme [^cosa curiosa]. Potevano trasformarsi, volare, comandare il mare; potevano farsi trasportare dai fiumi parlare con loro, ottenendo risposta [^altra cosa curiosa].
Poi, con il progresso, queste abilità animistiche, la forza creatrice, la capacità di plasmare le forme sono andate perse. Solo che l&#39;energia non si può distruggere e quindi tutta quella che gli umani hanno smesso di usare non sfruttando le loro capacità ha dovuto sfogarsi in qualche modo, andare da un&#39;altra parte. Come l&#39;acqua che filtra in un pertugio nel terreno e lentamente scava una caverna, così l&#39;energia è filtrata in un pertugio tra i mondi e ha creato un mondo nuovo, una sorta di dimensione parallela ch eporta con sé il ricordo dal mondo da cui proviene.</p>

<p>Questo è ovviamente un artificio letterario, che nel romanzo poi è solo enunciato senza spiegazioni particolarmente dettagliate, ma lo spunto è interessante.
Pensare a un ateoria fisica basata sull&#39;idea dei mondi effluenti, una forma nuova dell&#39;<strong>interpretazione a molti mondi</strong> della meccanica quantistica, in cui gli universi che si creano dopo ogni misurazione non sono artifici matematici ma sono <strong>reali e in contatto</strong>, e in cui il  principio di conservazione dell&#39;energia abbia una formulazione più generale, considerando anche scambi energetici tra mondi paralleli, proprio come nei mondi effluenti di Susanna Clarke.
Secondo questa teoria, quindi, l&#39;<strong>energia oscura</strong> potrebbe non essere altro che un flusso di energia che proviene da un mondo efflenete e che sta creando il nostro universo, e magari in questa interpretazione anche la massa dell&#39;universo potrebbe continuare ad aumenteare, come nelle vecchie teori di universo stazionario, con l&#39;energia oscura che fluendo nel nostro universo, si trasforma in galassie, stelle, pianeti...</p>

<h4 id="questa-è-ovviamente-una-pura-speculazione-senza-nessuna-pretesa-di-veridicità-e-senza-nessuna-base-scientifica-ma-mi-è-sembrata-un-idea-divertente-che-volevo-condividere-e-magari-così-posso-dire-di-essere-il-primo-ad-averci-pesnato-nel-caso-salti-fuori-che-non-è-del-tutto-strampalata">Questa è ovviamente una pura speculazione senza nessuna pretesa di veridicità e senza nessuna base scientifica, ma mi è sembrata un&#39;idea divertente che volevo condividere. E magari così posso dire di essere il primo ad averci pesnato, nel caso salti fuori che non è del tutto strampalata.</h4>

<p>[^cosa curiosa]: sto leggendo <em>Sandman</em> e uno degli epiteti di Sogno è proprio <em>Plasmatore di Forme</em>.
[^altra cosa curiosa]: ieri ho ascoltato per caso la <em>Canzone del Piave</em>, in cui il fiume è personificato.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cambiare le cose</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/dluehlfz58</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 16:36:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Arrivo a scuola e sono già in ansia perché ho organizzato con i ragazzi di...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/arrivo-a-scuola-e-sono-gia-in-ansia-perche-ho-organizzato-con-i-ragazzi-di</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Arrivo a scuola e sono già in ansia perché ho organizzato con i ragazzi di seconda questa cosa, invece che leggere qualche estratto di questa o quella opera teatrale, provare a fare una messinscena integrale dell&#39;Antigone di Sofocle, utilizzando come trucco lo stationdrama &#34;alla Tosse&#34;, dividendo cioé il dramma in sette stazioni che poi gli studenti avrebbero rappresentato contemporaneamente mentre una seconda classe, anche lei divisa in sette gruppi, avrebbe girato per le stazioni cercando di ricostruire la storia all&#39;origine.&#xA;&#xA;Ogni gruppo recita la sua parte &#34;in loop&#34;, ripetendo sempre la stessa scena ogni volta che arriva un gruppetto degli studenti spettatori e io sono in ansia perché è una cosa piuttosto complicata, i ragazzi un po&#39; recitano, un po&#39; leggono il testo che hanno adattato loro e alcuni sono agitati, quattro attori oggi non ci sono e io avevo solo due attori di scorta e trovare sette &#34;aule&#34; isolate all&#39;interno della scuola per permettere lo spostamento degli spettatori e avere sette diverse zone di scena, non è stato così pacifico, ci abbiamo lavorato per più di un mese e ovviamente non l&#39;ho mai provato prima, non so se gli spostamenti funzioneranno, se gli studenti-pubblico saranno collaborativi, eccetera. &#xA;&#xA;Insomma, ansia, ho il supporto della docente di inglese che mi ha prestato i suoi studenti come pubblico e quando arrivo i ragazzi sono calmi, vengono da me per dirmi dei quattro studenti mancanti, gli dico le soluzioni che ho pensato, salta una scena e gli attori si spostano, tirano fuori i trucchi, iniziano a vestirsi e truccarsi, ridono, mi fanno vedere i fogli con la scenografia disegnata,  io li sposto, li distribuisco nelle aulette che ho prenotato, loro appendono le scenografie, si fanno i selfie con i vestiti alla greca, iniziano a provare alcune parti.&#xA;&#xA;Nell&#39;ora successiva avviene questo piccolo miracolo; che la cosa funziona. Il pubblico gira, è collaborativo, passano studenti di altre classi che entrano ad ascoltare anche loro, i ragazzi si rendono conto che la cosa sta succedendo. Ci sono errori, problemi di acustica in due aule, a volte il pubblico si accalca, a volte una stazione resta vuota, qualche attore esce dal personaggio, qualcuno fa lo scemo. Ma - al netto di tutto - la cosa funziona. Migliorabilissima, ma funziona. E io giro, sposto i gruppi del pubblico quando finiscono, controllo, e a un certo punto lo ammetto - nel mezzo del trambusto -  penso: ma chi me lo ha fatto fare. &#xA;&#xA;Per un attimo penso che quell&#39;ora l&#39;avrei potuta passare in classe seduto a leggere Sofocle, tutti belli composti. Meno stress. Eppure quell&#39;ora dura un secondo e - quando è finita - mi sembra che sia passata una settimana. Suona l&#39;intervallo e diversi studenti si fermano, si rivestono da studenti, si confrontano, si commentano. Alcuni, non voglio dirlo forte, se lo ricorderanno. Scherzano con me. &#34;Ci mette dieci per questo, vero?&#34; dicono e ammiccano lussureggianti.  &#xA;&#xA;Poi, due ore dopo, sono nella classe degli studenti-pubblico che mi danno il loro punto di vista, mi dicono chi sono stati gli attori migliori, quelli che hanno letto e quelli che hanno recitato, i problemi di acustica e poi mi danno la loro versione di Antigone, quella che hanno ricostruito dalle sei tappe che hanno ascoltato in maniera random. E resto lì - a un certo punto - affascinato dal meccanismo che faceva sì che uno studente che non aveva mai letto niente di Sofocle fosse di fronte a me, nel 2026, a raccontarmi per filo e per segno la storia di questa eroina greca della protesta antisistema, e me la racconta per il fatto di averla vista parlare e urlare poco prima nelle aulette della sua scuola.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo a scuola e sono già in ansia perché ho organizzato con i ragazzi di seconda questa cosa, invece che leggere qualche estratto di questa o quella opera teatrale, provare a fare una messinscena integrale dell&#39;Antigone di Sofocle, utilizzando come trucco lo stationdrama “alla Tosse”, dividendo cioé il dramma in sette stazioni che poi gli studenti avrebbero rappresentato contemporaneamente mentre una seconda classe, anche lei divisa in sette gruppi, avrebbe girato per le stazioni cercando di ricostruire la storia all&#39;origine.</p>

<p>Ogni gruppo recita la sua parte “in loop”, ripetendo sempre la stessa scena ogni volta che arriva un gruppetto degli studenti spettatori e io sono in ansia perché è una cosa piuttosto complicata, i ragazzi un po&#39; recitano, un po&#39; leggono il testo che hanno adattato loro e alcuni sono agitati, quattro attori oggi non ci sono e io avevo solo due attori di scorta e trovare sette “aule” isolate all&#39;interno della scuola per permettere lo spostamento degli spettatori e avere sette diverse zone di scena, non è stato così pacifico, ci abbiamo lavorato per più di un mese e ovviamente non l&#39;ho mai provato prima, non so se gli spostamenti funzioneranno, se gli studenti-pubblico saranno collaborativi, eccetera.</p>

<p>Insomma, ansia, ho il supporto della docente di inglese che mi ha prestato i suoi studenti come pubblico e quando arrivo i ragazzi sono calmi, vengono da me per dirmi dei quattro studenti mancanti, gli dico le soluzioni che ho pensato, salta una scena e gli attori si spostano, tirano fuori i trucchi, iniziano a vestirsi e truccarsi, ridono, mi fanno vedere i fogli con la scenografia disegnata,  io li sposto, li distribuisco nelle aulette che ho prenotato, loro appendono le scenografie, si fanno i selfie con i vestiti alla greca, iniziano a provare alcune parti.</p>

<p>Nell&#39;ora successiva avviene questo piccolo miracolo; che la cosa funziona. Il pubblico gira, è collaborativo, passano studenti di altre classi che entrano ad ascoltare anche loro, i ragazzi si rendono conto che la cosa sta succedendo. Ci sono errori, problemi di acustica in due aule, a volte il pubblico si accalca, a volte una stazione resta vuota, qualche attore esce dal personaggio, qualcuno fa lo scemo. Ma – al netto di tutto – la cosa funziona. Migliorabilissima, ma funziona. E io giro, sposto i gruppi del pubblico quando finiscono, controllo, e a un certo punto lo ammetto – nel mezzo del trambusto –  penso: ma chi me lo ha fatto fare.</p>

<p>Per un attimo penso che quell&#39;ora l&#39;avrei potuta passare in classe seduto a leggere Sofocle, tutti belli composti. Meno stress. Eppure quell&#39;ora dura un secondo e – quando è finita – mi sembra che sia passata una settimana. Suona l&#39;intervallo e diversi studenti si fermano, si rivestono da studenti, si confrontano, si commentano. Alcuni, non voglio dirlo forte, se lo ricorderanno. Scherzano con me. “Ci mette dieci per questo, vero?” dicono e ammiccano lussureggianti.</p>

<p>Poi, due ore dopo, sono nella classe degli studenti-pubblico che mi danno il loro punto di vista, mi dicono chi sono stati gli attori migliori, quelli che hanno letto e quelli che hanno recitato, i problemi di acustica e poi mi danno la loro versione di Antigone, quella che hanno ricostruito dalle sei tappe che hanno ascoltato in maniera random. E resto lì – a un certo punto – affascinato dal meccanismo che faceva sì che uno studente che non aveva mai letto niente di Sofocle fosse di fronte a me, nel 2026, a raccontarmi per filo e per segno la storia di questa eroina greca della protesta antisistema, e me la racconta per il fatto di averla vista parlare e urlare poco prima nelle aulette della sua scuola.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ildckw1fbq</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 13:37:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mark Lanegan – Gargoyle (2017)</title>
      <link>https://noblogo.org/available/mark-lanegan-gargoyle-2017</link>
      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;Mark Lanegan negli ultimi anni sembra avere l’argento vivo addosso, immischiato com’è in svariati progetti/collaborazioni e persino troppo prolifico con lavori a proprio nome. L’ultimo di questi, “Phantom Radio” del 2014, ci aveva fatto un po’ storcere il naso, per la prima volta da quando l’ex Screaming Trees s’è messo in proprio. Colpa di un uso dell’elettronica un po’ forzato, sintonizzato male sulle particolarissime frequenze di Lanegan... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/mark-lanegan-gargoyle-2017.html&#xA;--------------&#xA;Ascolta: https://album.link/i/1195027557&#xA;-----------------]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2017/05/71j7vhtfcl-_sl1200_.jpg" alt="immagine"></p>

<p>Mark Lanegan negli ultimi anni sembra avere l’argento vivo addosso, immischiato com’è in svariati progetti/collaborazioni e persino troppo prolifico con lavori a proprio nome. L’ultimo di questi, “Phantom Radio” del 2014, ci aveva fatto un po’ storcere il naso, per la prima volta da quando l’ex Screaming Trees s’è messo in proprio. Colpa di un uso dell’elettronica un po’ forzato, sintonizzato male sulle particolarissime frequenze di Lanegan... <a href="https://artesuono.blogspot.com/2017/05/mark-lanegan-gargoyle-2017.html" rel="nofollow">https://artesuono.blogspot.com/2017/05/mark-lanegan-gargoyle-2017.html</a></p>

<hr>

<p>Ascolta: <a href="https://album.link/i/1195027557" rel="nofollow">https://album.link/i/1195027557</a></p>

<hr>
]]></content:encoded>
      <author>ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ggkl3awhw0</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 09:56:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mi capita in mano questo libro di Vico, stampato nel millesettecento, ricoperto...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/mi-capita-in-mano-questo-libro-di-vico-stampato-nel-millesettecento-ricoperto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Mi capita in mano questo libro di Vico, stampato nel millesettecento, ricoperto di pelle, con pagine piccole, la dedica al cardinale di turno, lo sfoglio e a un certo punto c&#39;è una pagina che è piegata su se stessa, delicatamente la apro, c&#39;è già uno strappo, la svolgo ancora e viene fuori una mappa cronologica del mondo, dal diluvio in poi, con tanto di datazione rispetto all&#39;inizio del mondo. &#xA;&#xA;Resto affascinato dalla meccanica e dall&#39;interfaccia, l&#39;idea che i problemi che oggi abbiamo nel visualizzare tabelle negli ebook reader fossero già una rogna secoli fa con la carta; e ovviamente dalla intraprendenza di andare oltre l&#39;oggetto libro &#34;ampliandolo&#34; materialmente, in questo caso incollando una tabella che - aperta - è almeno quattro volte più grande del libro.&#xA;&#xA;E la seconda cosa che mi affascina, una volta che mi metto a decifrare la tabella, è vedere come una manciata di anni fa, nel millesettecento, Vico affermasse che il diluvio fosse avvenuto milleseicento anni dopo la creazione del mondo, ovvero che il mondo tutto avesse giusto qualche migliaio di anni.&#xA;&#xA;L&#39;ossatura di quello che noi sappiamo del mondo è recentissima e forse non sarebbe da dimenticare. Anche le impalcature di quello che è la nostra società civile talvolta le diamo per scontate, ma sono - in ultima analisi - una felice psicosi collettiva, da conservare con cura e resilienza.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Mi capita in mano questo libro di Vico, stampato nel millesettecento, ricoperto di pelle, con pagine piccole, la dedica al cardinale di turno, lo sfoglio e a un certo punto c&#39;è una pagina che è piegata su se stessa, delicatamente la apro, c&#39;è già uno strappo, la svolgo ancora e viene fuori una mappa cronologica del mondo, dal diluvio in poi, con tanto di datazione rispetto all&#39;inizio del mondo.</p>

<p>Resto affascinato dalla meccanica e dall&#39;interfaccia, l&#39;idea che i problemi che oggi abbiamo nel visualizzare tabelle negli ebook reader fossero già una rogna secoli fa con la carta; e ovviamente dalla intraprendenza di andare oltre l&#39;oggetto libro “ampliandolo” materialmente, in questo caso incollando una tabella che – aperta – è almeno quattro volte più grande del libro.</p>

<p>E la seconda cosa che mi affascina, una volta che mi metto a decifrare la tabella, è vedere come una manciata di anni fa, nel millesettecento, Vico affermasse che il diluvio fosse avvenuto milleseicento anni dopo la creazione del mondo, ovvero che il mondo tutto avesse giusto qualche migliaio di anni.</p>

<p>L&#39;ossatura di quello che noi sappiamo del mondo è recentissima e forse non sarebbe da dimenticare. Anche le impalcature di quello che è la nostra società civile talvolta le diamo per scontate, ma sono – in ultima analisi – una felice psicosi collettiva, da conservare con cura e resilienza.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/jc0mqzv9mw</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 07:56:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Conosco le voci</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-3-letture-ai/conosco-le-voci-sj08</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Conosco le voci&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;conosco le voci che muoiono&#xD;&#xA;agli angoli delle sere&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;conosco le braccia appoggiate&#xD;&#xA;sui tavoli nel risucchio&#xD;&#xA;delle ore piccole&#xD;&#xA;l’aria densa e le luci&#xD;&#xA;che lacrimano fumo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;e lo sferragliare dell’ultimo tram&#xD;&#xA;la nebbia che mura le strade&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;conosco&#xD;&#xA;i lampi intermittenti della mente&#xD;&#xA;i singulti che accompagnano&#xD;&#xA;quel salire pesante le scale&#xD;&#xA;la morsa che afferra e non sai&#xD;&#xA;risponderti se la vita ti scava&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;e il freddo letto poi fuori&#xD;&#xA;dal tunnel&#xD;&#xA;un altro mattino&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Prima impressione&#xD;&#xA;Questo testo ha un tono notturno e intimo: c&#39;è familiarità con la solitudine urbana, con i gesti ripetuti e le immagini che si consumano nella sera. La voce poetica osserva con attenzione e riconosce, più che giudicare.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Analisi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tema&#xD;&#xA;Solitudine, stanchezza e sopravvivenza quotidiana: il poema esplora la fatica esistenziale che si manifesta nei piccoli dettagli della città e del corpo — voci che si spengono, braccia appoggiate, il freddo letto dopo il tunnel.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Immagini e sensazioni&#xD;&#xA;Le immagini sono concrete e sensoriali: luci che lacrimano fumo, lo sferragliare dell’ultimo tram, la nebbia che mura le strade. Queste metafore visive e tattili costruiscono un paesaggio urbano claustrofobico e insieme familiare.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Voce e tono&#xD;&#xA;La voce è raccolta, quasi confidenziale. L’uso ripetuto di &#34;conosco&#34; crea un ritmo incantatorio e una sensazione di testimonianza personale: chi parla non scopre, ma riconosce e registra.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Struttura e ritmo&#xD;&#xA;Versi brevi e frammentati, pause nette tra le immagini, assenza di rime regolari: la forma rispecchia il respiro affaticato descritto nel contenuto. L’andamento è quasi prosastico, con enjambement che spingono il lettore a scendere le frasi come scale.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Figure retoriche&#xD;&#xA;Anastrofe e accumulazione con &#34;conosco&#34; all’inizio di strofe.&#xD;&#xA;Metafora: &#34;luci che lacrimano fumo&#34; fonde visione e sentimento.&#xD;&#xA;Sinestesia: mescola sensazioni visive, uditive e tattili per intensificare l’esperienza.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Possibili revisioni e varianti&#xD;&#xA;Intensificare il contrasto: inserire un’immagine di luce calda o un gesto umano che spezzi per un attimo la monotonia (es. una mano che porge un caffè).&#xD;&#xA;Giocare sul ritmo: alternare versi molto brevi con uno più lungo per enfatizzare il &#34;salire pesante le scale&#34;.&#xD;&#xA;Chiusura più esplicita o ambigua: decidere se il finale debba offrire speranza minima o restare sospeso.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Due chiusure alternative (esempi)&#xD;&#xA;Chiusa più sospesa:  &#xD;&#xA;  e il freddo letto poi fuori  &#xD;&#xA;  dal tunnel  &#xD;&#xA;  un altro mattino che non chiede.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Chiusa con un barlume:  &#xD;&#xA;  e il freddo letto poi fuori  &#xD;&#xA;  dal tunnel  &#xD;&#xA;  un altro mattino; una finestra si apre.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;---&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Translation&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I know the voices&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I know the voices that die  &#xD;&#xA;at the corners of evenings&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I know the arms resting  &#xD;&#xA;on tables in the sucking  &#xD;&#xA;of the small hours  &#xD;&#xA;the heavy air and the lights  &#xD;&#xA;that weep smoke&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;and the clatter of the last tram  &#xD;&#xA;the fog that walls up the streets&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I know  &#xD;&#xA;the intermittent flashes of the mind  &#xD;&#xA;the hiccups that accompany  &#xD;&#xA;that heavy climbing of the stairs  &#xD;&#xA;the grip that seizes and you do not know  &#xD;&#xA;how to answer yourself if life is digging you out&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;and the cold bed then outside  &#xD;&#xA;of the tunnel  &#xD;&#xA;another morning&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Traduzione letterale&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I know the voices&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I know the voices that die  &#xD;&#xA;at the corners of the evenings&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I know the arms resting  &#xD;&#xA;on tables in the sucking  &#xD;&#xA;of the small hours  &#xD;&#xA;the dense air and the lights  &#xD;&#xA;that weep smoke&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;and the rattling of the last tram  &#xD;&#xA;the fog that walls up the streets&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;I know  &#xD;&#xA;the intermittent flashes of the mind  &#xD;&#xA;the hiccups that accompany  &#xD;&#xA;that heavy climbing of the stairs  &#xD;&#xA;the grip that seizes and you do not know  &#xD;&#xA;how to answer yourself if life digs into you&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;and the cold bed then outside  &#xD;&#xA;of the tunnel  &#xD;&#xA;another morning&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Conosco le voci</p>

<p>conosco le voci che muoiono
agli angoli delle sere</p>

<p>conosco le braccia appoggiate
sui tavoli nel risucchio
delle ore piccole
l’aria densa e le luci
che lacrimano fumo</p>

<p>e lo sferragliare dell’ultimo tram
la nebbia che mura le strade</p>

<p>conosco
i lampi intermittenti della mente
i singulti che accompagnano
quel salire pesante le scale
la morsa che afferra e non sai
risponderti se la vita ti scava</p>

<p>e il freddo letto poi fuori
dal tunnel
un altro mattino</p>

<h3 id="prima-impressione">Prima impressione</h3>

<p>Questo testo ha un tono notturno e intimo: <strong>c&#39;è familiarità con la solitudine urbana</strong>, con i gesti ripetuti e le immagini che si consumano nella sera. La voce poetica osserva con attenzione e riconosce, più che giudicare.</p>

<hr>

<h3 id="analisi">Analisi</h3>

<h4 id="tema">Tema</h4>

<p><strong>Solitudine, stanchezza e sopravvivenza quotidiana</strong>: il poema esplora la fatica esistenziale che si manifesta nei piccoli dettagli della città e del corpo — voci che si spengono, braccia appoggiate, il freddo letto dopo il tunnel.</p>

<h4 id="immagini-e-sensazioni">Immagini e sensazioni</h4>

<p>Le immagini sono concrete e sensoriali: <strong>luci che lacrimano fumo</strong>, lo <strong>sferragliare dell’ultimo tram</strong>, la <strong>nebbia che mura le strade</strong>. Queste metafore visive e tattili costruiscono un paesaggio urbano claustrofobico e insieme familiare.</p>

<h4 id="voce-e-tono">Voce e tono</h4>

<p>La voce è raccolta, quasi confidenziale. L’uso ripetuto di <strong>“conosco”</strong> crea un ritmo incantatorio e una sensazione di testimonianza personale: chi parla non scopre, ma riconosce e registra.</p>

<h4 id="struttura-e-ritmo">Struttura e ritmo</h4>

<p>Versi brevi e frammentati, pause nette tra le immagini, assenza di rime regolari: la forma rispecchia il respiro affaticato descritto nel contenuto. L’andamento è quasi prosastico, con enjambement che spingono il lettore a scendere le frasi come scale.</p>

<h4 id="figure-retoriche">Figure retoriche</h4>
<ul><li><strong>Anastrofe e accumulazione</strong> con “conosco” all’inizio di strofe.</li>
<li><strong>Metafora</strong>: “luci che lacrimano fumo” fonde visione e sentimento.</li>
<li><strong>Sinestesia</strong>: mescola sensazioni visive, uditive e tattili per intensificare l’esperienza.</li></ul>

<hr>

<h3 id="possibili-revisioni-e-varianti">Possibili revisioni e varianti</h3>
<ul><li><strong>Intensificare il contrasto</strong>: inserire un’immagine di luce calda o un gesto umano che spezzi per un attimo la monotonia (es. una mano che porge un caffè).</li>
<li><strong>Giocare sul ritmo</strong>: alternare versi molto brevi con uno più lungo per enfatizzare il “salire pesante le scale”.</li>
<li><strong>Chiusura più esplicita o ambigua</strong>: decidere se il finale debba offrire speranza minima o restare sospeso.</li></ul>

<h5 id="due-chiusure-alternative-esempi">Due chiusure alternative (esempi)</h5>
<ul><li><p>Chiusa più sospesa:<br>
<em>e il freddo letto poi fuori<br>
dal tunnel<br>
un altro mattino che non chiede.</em></p></li>

<li><p>Chiusa con un barlume:<br>
<em>e il freddo letto poi fuori<br>
dal tunnel<br>
un altro mattino; una finestra si apre.</em></p></li></ul>

<hr>

<h3 id="translation">Translation</h3>

<p>I know the voices</p>

<p>I know the voices that die<br>
at the corners of evenings</p>

<p>I know the arms resting<br>
on tables in the sucking<br>
of the small hours<br>
the heavy air and the lights<br>
that weep smoke</p>

<p>and the clatter of the last tram<br>
the fog that walls up the streets</p>

<p>I know<br>
the intermittent flashes of the mind<br>
the hiccups that accompany<br>
that heavy climbing of the stairs<br>
the grip that seizes and you do not know<br>
how to answer yourself if life is digging you out</p>

<p>and the cold bed then outside<br>
of the tunnel<br>
another morning</p>

<h3 id="traduzione-letterale">Traduzione letterale</h3>

<p>I know the voices</p>

<p>I know the voices that die<br>
at the corners of the evenings</p>

<p>I know the arms resting<br>
on tables in the sucking<br>
of the small hours<br>
the dense air and the lights<br>
that weep smoke</p>

<p>and the rattling of the last tram<br>
the fog that walls up the streets</p>

<p>I know<br>
the intermittent flashes of the mind<br>
the hiccups that accompany<br>
that heavy climbing of the stairs<br>
the grip that seizes and you do not know<br>
how to answer yourself if life digs into you</p>

<p>and the cold bed then outside<br>
of the tunnel<br>
another morning</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 3 letture AI</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/zcr9nth3qi</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 07:19:48 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>vorrei fare una call globale per far trasferire tutti su friendica e mastodon,...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/vorrei-fare-una-call-globale-per-far-trasferire-tutti-su-friendica-e-mastodon</link>
      <description>&lt;![CDATA[vorrei fare una call globale per far trasferire tutti su friendica e mastodon, ma non c&#39;è verso. non ascoltano.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>vorrei fare una call globale per far trasferire tutti su friendica e mastodon, ma non c&#39;è verso. non ascoltano.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/hpy8ht5699</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 20:18:34 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nebbia sul Naviglio</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/nebbia-sul-naviglio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nebbia sul Naviglio&#xA;&#xA;La nebbia sul Naviglio Grande non si alzava, galleggiava come un lenzuolo sporco sull&#39;acqua immobile. Erano le quattro passate e Milano, sotto la pioggia sottile, sembrava un corpo congelato. L’ispettore Mauro Bolognini spense il motore dell&#39;auto d’istituto all’angolo con via Corsico. Porta Genova a quell’ora perdeva ogni smalto da aperitivo; restavano solo l’asfalto viscido, l&#39;odore di bitume e i fari delle volanti che tagliavano il buio. Non c’era nessun appartamento di lusso stavolta. La chiamata lo aveva trascinato sul retro di un vecchio cantiere abbandonato per il restauro di un vicolo di ringhiera, a due passi dalla darsena. L&#39;ispettore superò il nastro bicolore della polizia, affondando gli anfibi nel fango e nei detriti. Domenico Riva, il suo agente scelto, lo aspettava sotto la luce violenta di un faro alogeno della scientifica. Aveva la faccia di chi avrebbe voluto essere ovunque, tranne che lì.&#xA;«Dimmelo subito, Riva. Odio il fango. Ringhiò Bolognini, accendendosi una sigaretta protetta dal palmo della mano.&#xA;«Niente fango nei polmoni, ispettore. La vittima è dentro la betoniera».&#xA;Bolognini si avvicinò al grosso cilindro d&#39;acciaio fermo, inclinato verso il basso. All&#39;interno, seminudo e ricoperto da uno strato di cemento fresco che cominciava a fare presa, c’era il corpo di un uomo. La calce gli imbiancava la pelle, ma il foro del proiettile alla base del cranio era pulito. Un’esecuzione in piena regola.&#xA;«Chi ha dato l&#39;allarme?»&#xA;«Il guardiano notturno. Dice di aver visto un suv scuro scappare verso viale Gorizia alle tre e mezza».&#xA;Bolognini si chinò sul bordo della macchina edile. Notò qualcosa sul metallo: un&#39;impronta parziale di fango, ma non della terra del cantiere. Era argilla rossa, tipica dei campi della periferia Sud, fuori dalla cerchia dei Navigli. Poi lo sguardo cadde sui vestiti della vittima, ammucchiati in un angolo del cantiere. Aprì il portafogli con la punta della penna.&#xA;«Vittorio Moretti.» Lesse Bolognini. «Il re dei subappalti del Corvetto. Questo non è un delitto di gelosia, Riva. Questa è roba pesante».&#xA;«La Comasina?» azzardò l&#39;agente.&#xA;«Peggio. Guarda qui».&#xA;L&#39;ispettore indicò l&#39;orologio della vittima, un Rolex d&#39;oro rimasto a terra, fermo sulle tre e un quarto. Il vetro era spaccato, segno di una colluttazione precedente. Ma sul polso della vittima c&#39;era un segno fresco: un graffio profondo, parallelo a una bruciatura di sigaretta. Lo avevano torturato prima di sparargli. Per cosa? Per farsi dare una chiave, una combinazione, un nome.&#xA;Bolognini si rizzò in piedi, aspirando una boccata profonda. «Moretti gestiva i soldi in nero della riqualificazione degli scali ferroviari. Se lo hanno cercato qui, cercavano l&#39;archivio dei pagamenti. E sapevano che lo nascondeva nel cantiere».&#xA;«Abbiamo controllato in ufficio, ispettore. È tutto in ordine».&#xA;«Perché cercate dove cercano tutti.    Tagliò corto Bolognini.&#xA;Si incamminò verso la vecchia cabina elettrica in disuso del cantiere, l&#39;unico punto asciutto e protetto dalle telecamere stradali. La porta di ferro era socchiusa. All&#39;interno, l&#39;odore di ozono e polvere era coperto da quello dolciastro di un profumo maschile costoso. Sul pavimento, una grata di ferro era stata sollevata. Sotto c’era una borsa di tela impermeabile, aperta. Vuota. Il telefono di Bolognini vibrò in tasca. Era la centrale.&#xA;«Bolognini. Parla».&#xA;«Ispettore, abbiamo intercettato la targa segnalata dal guardiano. Il suv risulta intestato alla holding di un certo ingegner Fontana. Il rilevatore Gps lo dà fermo da cinque minuti in un parcheggio sotterraneo in via Solari».&#xA;Bolognini guardò Riva. I due si capirono al volo. «Andiamo. Niente sirene».&#xA;Il parcheggio di via Solari era un labirinto di cemento armato a tre piani sotto terra. L’aria era fredda, satura di gas di scarico. Trovarono il suv nero col motore ancora caldo, parcheggiato nell&#39;angolo più buio del secondo seminterrato.&#xA;Bolognini estrasse la Beretta. Fece un cenno a Riva di coprire il lato destro. Passi felpati, le ombre dei pilastri che si allungavano sui muri grigi. Dal fondo del corridoio arrivò il rumore metallico di uno sportello di un cassonetto di sicurezza che si chiudeva. Poi, il ticchettio di scarpe eleganti sul cemento.&#xA;«Fontana!» La voce di Bolognini tagliò il silenzio del garage come una lama. «Fermi dove siete!».&#xA;Un uomo sulla quarantina, cappotto di cashmere bagnato e borsa di tela sotto il braccio, si voltò di scatto. Aveva gli occhi sbarrati, il respiro affannato e le mani sporche di quella stessa argilla rossa che Bolognini aveva visualizzato mentalmente poco prima.&#xA;«Non sapete cosa c&#39;è qui dentro, ispettore.» Disse Fontana, la voce che tremava ma lo sguardo lucido dei disperati. «Se mi arrestate, domani Milano brucia. Ci sono i nomi di mezza giunta comunale qui dentro».&#xA;«Meglio un bel falò, ingegnere.» Rispose l&#39;ispettore senza abbassare l&#39;arma. «Ma prima mi spiega perché ha infilato Moretti in una betoniera».&#xA;Fontana accennò un sorriso tirato, lo sguardo che scivolò per un millesimo di secondo dietro le spalle dell&#39;ispettore. Un riflesso condizionato. Bolognini avvertì il pericolo prima ancora di sentirlo. Un brivido freddo lungo la schiena. Non erano soli.&#xA;Dall&#39;oscurità dietro il pilastro alle spalle di Riva emerse una seconda figura, la canna di una pistola munita di silenziatore già puntata alla nuca dell&#39;agente scelto.&#xA;«Posa il ferro, Bolognini.» Disse una voce gelida, che non apparteneva a Fontana. «O il tuo ragazzo non vede l&#39;alba».&#xA;Il silenzio del sotterraneo divenne assoluto. Bolognini sentiva solo il ticchettio del motore del suv che si raffreddava. Il caso era risolto, i colpevoli erano lì, ma la notte di Milano esigeva ancora il suo prezzo. Il riflesso di Bolognini fu puro istinto, forgiato in trent&#39;anni di asfalto e piombo. Non abbassò la Beretta. La mantenne dritta sul petto di Fontana, ma spostò lo sguardo sul nuovo arrivato. Era l’ombra dietro i subappalti, l’uomo dei servizi che ripuliva i pasticci della Milano bene.&#xA;«Se spari a lui, Fontana muore un secondo dopo.» Disse Bolognini. La voce era un sussurro di calce e tabacco, ferma, priva di emozione. «E senza Fontana, non incassi un euro». Un secondo. Lungo come una notte in questura.&#xA;Riva, immobile con la canna premuta dietro l&#39;orecchio, non respirava. Fontana guardava la Beretta dell&#39;ispettore, l&#39;indice di Bolognini che esercitava già tre chili di pressione sul grilletto.&#xA;«Non hai le palle, ispettore.» Azzardò l&#39;uomo nell&#39;ombra, ma la canna della sua pistola tremò di un millimetro.&#xA;«Prova! Dai! Prova!» Rispose Bolognini.&#xA;Il bluff saltò. L&#39;uomo nell&#39;ombra tentò di spostare la mira verso l&#39;ispettore, ma Riva sfruttò quella frazione di secondo: un colpo di reni, una gomitata secca allo sterno del criminale che perse l&#39;equilibrio. Il colpo silenziato spaccò il cemento del pilastro, sollevando una nuvola di polvere. L&#39;ispettore non aspettò altro tempo. Sparò un colpo solo, preciso, alla gamba dell&#39;aggressore, che crollò sul pavimento del garage urlando e stringendosi il ginocchio. La sua pistola rotolò lontano.&#xA;Fontana, colto dal panico, mollò la borsa di tela e tentò di correre verso l&#39;uscita, ma Bolognini lo intercettò con un placcaggio duro, scaraventandolo contro la fiancata del suv. Il metallo rimbombò nel sotterraneo. L&#39;ingegnere finì a terra, la faccia premuta contro l&#39;asfalto sporco di olio. Bolognini gli piantò un ginocchio tra le scapole, tirandogli indietro le braccia fino a far scattare le manette. Un clic metallico, secco. Definitivo.&#xA;«È finita, ingegnere.» Ansimò l&#39;ispettore, raccogliendo la borsa di tela impermeabile. La aprì con una mano: dentro c&#39;erano i registri contabili in nero dello scalo di Porta Genova e tre chiavette USB. L&#39;intera mappa della corruzione milanese. &#xA;Riva si rialzò, recuperando la pistola dell&#39;uomo ferito e tenendolo sotto tiro. Aveva la divisa sporca e il fiato corto, ma era vivo. «Grazie, capo». &#xA;Bolognini si accese finalmente la sigaretta, l&#39;accendino che illuminò per un attimo le rughe profonde del suo volto. Guardò i due uomini a terra, poi la borsa che stringeva tra le mani. Il caso della betoniera era chiuso. I colpevoli andavano in cella.&#xA;Ma guardando quei faldoni, l&#39;ispettore sapeva che la vera guerra era appena cominciata. Risalì i gradini del parcheggio mentre le prime luci dell&#39;alba, livide e fredde, cominciavano a tagliare la nebbia di via Solari. Milano si stava svegliando, ignara che sotto la sua pelle il cancro aveva appena perso una battaglia.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nebbia sul Naviglio</p>

<p>La nebbia sul Naviglio Grande non si alzava, galleggiava come un lenzuolo sporco sull&#39;acqua immobile. Erano le quattro passate e Milano, sotto la pioggia sottile, sembrava un corpo congelato. L’ispettore Mauro Bolognini spense il motore dell&#39;auto d’istituto all’angolo con via Corsico. Porta Genova a quell’ora perdeva ogni smalto da aperitivo; restavano solo l’asfalto viscido, l&#39;odore di bitume e i fari delle volanti che tagliavano il buio. Non c’era nessun appartamento di lusso stavolta. La chiamata lo aveva trascinato sul retro di un vecchio cantiere abbandonato per il restauro di un vicolo di ringhiera, a due passi dalla darsena. L&#39;ispettore superò il nastro bicolore della polizia, affondando gli anfibi nel fango e nei detriti. Domenico Riva, il suo agente scelto, lo aspettava sotto la luce violenta di un faro alogeno della scientifica. Aveva la faccia di chi avrebbe voluto essere ovunque, tranne che lì.
«Dimmelo subito, Riva. Odio il fango. Ringhiò Bolognini, accendendosi una sigaretta protetta dal palmo della mano.
«Niente fango nei polmoni, ispettore. La vittima è dentro la betoniera».
Bolognini si avvicinò al grosso cilindro d&#39;acciaio fermo, inclinato verso il basso. All&#39;interno, seminudo e ricoperto da uno strato di cemento fresco che cominciava a fare presa, c’era il corpo di un uomo. La calce gli imbiancava la pelle, ma il foro del proiettile alla base del cranio era pulito. Un’esecuzione in piena regola.
«Chi ha dato l&#39;allarme?»
«Il guardiano notturno. Dice di aver visto un suv scuro scappare verso viale Gorizia alle tre e mezza».
Bolognini si chinò sul bordo della macchina edile. Notò qualcosa sul metallo: un&#39;impronta parziale di fango, ma non della terra del cantiere. Era argilla rossa, tipica dei campi della periferia Sud, fuori dalla cerchia dei Navigli. Poi lo sguardo cadde sui vestiti della vittima, ammucchiati in un angolo del cantiere. Aprì il portafogli con la punta della penna.
«Vittorio Moretti.» Lesse Bolognini. «Il re dei subappalti del Corvetto. Questo non è un delitto di gelosia, Riva. Questa è roba pesante».
«La Comasina?» azzardò l&#39;agente.
«Peggio. Guarda qui».
L&#39;ispettore indicò l&#39;orologio della vittima, un Rolex d&#39;oro rimasto a terra, fermo sulle tre e un quarto. Il vetro era spaccato, segno di una colluttazione precedente. Ma sul polso della vittima c&#39;era un segno fresco: un graffio profondo, parallelo a una bruciatura di sigaretta. Lo avevano torturato prima di sparargli. Per cosa? Per farsi dare una chiave, una combinazione, un nome.
Bolognini si rizzò in piedi, aspirando una boccata profonda. «Moretti gestiva i soldi in nero della riqualificazione degli scali ferroviari. Se lo hanno cercato qui, cercavano l&#39;archivio dei pagamenti. E sapevano che lo nascondeva nel cantiere».
«Abbiamo controllato in ufficio, ispettore. È tutto in ordine».
«Perché cercate dove cercano tutti.&gt;&gt; Tagliò corto Bolognini.
Si incamminò verso la vecchia cabina elettrica in disuso del cantiere, l&#39;unico punto asciutto e protetto dalle telecamere stradali. La porta di ferro era socchiusa. All&#39;interno, l&#39;odore di ozono e polvere era coperto da quello dolciastro di un profumo maschile costoso. Sul pavimento, una grata di ferro era stata sollevata. Sotto c’era una borsa di tela impermeabile, aperta. Vuota. Il telefono di Bolognini vibrò in tasca. Era la centrale.
«Bolognini. Parla».
«Ispettore, abbiamo intercettato la targa segnalata dal guardiano. Il suv risulta intestato alla holding di un certo ingegner Fontana. Il rilevatore Gps lo dà fermo da cinque minuti in un parcheggio sotterraneo in via Solari».
Bolognini guardò Riva. I due si capirono al volo. «Andiamo. Niente sirene».
Il parcheggio di via Solari era un labirinto di cemento armato a tre piani sotto terra. L’aria era fredda, satura di gas di scarico. Trovarono il suv nero col motore ancora caldo, parcheggiato nell&#39;angolo più buio del secondo seminterrato.
Bolognini estrasse la Beretta. Fece un cenno a Riva di coprire il lato destro. Passi felpati, le ombre dei pilastri che si allungavano sui muri grigi. Dal fondo del corridoio arrivò il rumore metallico di uno sportello di un cassonetto di sicurezza che si chiudeva. Poi, il ticchettio di scarpe eleganti sul cemento.
«Fontana!» La voce di Bolognini tagliò il silenzio del garage come una lama. «Fermi dove siete!».
Un uomo sulla quarantina, cappotto di cashmere bagnato e borsa di tela sotto il braccio, si voltò di scatto. Aveva gli occhi sbarrati, il respiro affannato e le mani sporche di quella stessa argilla rossa che Bolognini aveva visualizzato mentalmente poco prima.
«Non sapete cosa c&#39;è qui dentro, ispettore.» Disse Fontana, la voce che tremava ma lo sguardo lucido dei disperati. «Se mi arrestate, domani Milano brucia. Ci sono i nomi di mezza giunta comunale qui dentro».
«Meglio un bel falò, ingegnere.» Rispose l&#39;ispettore senza abbassare l&#39;arma. «Ma prima mi spiega perché ha infilato Moretti in una betoniera».
Fontana accennò un sorriso tirato, lo sguardo che scivolò per un millesimo di secondo dietro le spalle dell&#39;ispettore. Un riflesso condizionato. Bolognini avvertì il pericolo prima ancora di sentirlo. Un brivido freddo lungo la schiena. Non erano soli.
Dall&#39;oscurità dietro il pilastro alle spalle di Riva emerse una seconda figura, la canna di una pistola munita di silenziatore già puntata alla nuca dell&#39;agente scelto.
«Posa il ferro, Bolognini.» Disse una voce gelida, che non apparteneva a Fontana. «O il tuo ragazzo non vede l&#39;alba».
Il silenzio del sotterraneo divenne assoluto. Bolognini sentiva solo il ticchettio del motore del suv che si raffreddava. Il caso era risolto, i colpevoli erano lì, ma la notte di Milano esigeva ancora il suo prezzo. Il riflesso di Bolognini fu puro istinto, forgiato in trent&#39;anni di asfalto e piombo. Non abbassò la Beretta. La mantenne dritta sul petto di Fontana, ma spostò lo sguardo sul nuovo arrivato. Era l’ombra dietro i subappalti, l’uomo dei servizi che ripuliva i pasticci della Milano bene.
«Se spari a lui, Fontana muore un secondo dopo.» Disse Bolognini. La voce era un sussurro di calce e tabacco, ferma, priva di emozione. «E senza Fontana, non incassi un euro». Un secondo. Lungo come una notte in questura.
Riva, immobile con la canna premuta dietro l&#39;orecchio, non respirava. Fontana guardava la Beretta dell&#39;ispettore, l&#39;indice di Bolognini che esercitava già tre chili di pressione sul grilletto.
«Non hai le palle, ispettore.» Azzardò l&#39;uomo nell&#39;ombra, ma la canna della sua pistola tremò di un millimetro.
«Prova! Dai! Prova!» Rispose Bolognini.
Il bluff saltò. L&#39;uomo nell&#39;ombra tentò di spostare la mira verso l&#39;ispettore, ma Riva sfruttò quella frazione di secondo: un colpo di reni, una gomitata secca allo sterno del criminale che perse l&#39;equilibrio. Il colpo silenziato spaccò il cemento del pilastro, sollevando una nuvola di polvere. L&#39;ispettore non aspettò altro tempo. Sparò un colpo solo, preciso, alla gamba dell&#39;aggressore, che crollò sul pavimento del garage urlando e stringendosi il ginocchio. La sua pistola rotolò lontano.
Fontana, colto dal panico, mollò la borsa di tela e tentò di correre verso l&#39;uscita, ma Bolognini lo intercettò con un placcaggio duro, scaraventandolo contro la fiancata del suv. Il metallo rimbombò nel sotterraneo. L&#39;ingegnere finì a terra, la faccia premuta contro l&#39;asfalto sporco di olio. Bolognini gli piantò un ginocchio tra le scapole, tirandogli indietro le braccia fino a far scattare le manette. Un clic metallico, secco. Definitivo.
«È finita, ingegnere.» Ansimò l&#39;ispettore, raccogliendo la borsa di tela impermeabile. La aprì con una mano: dentro c&#39;erano i registri contabili in nero dello scalo di Porta Genova e tre chiavette USB. L&#39;intera mappa della corruzione milanese.
Riva si rialzò, recuperando la pistola dell&#39;uomo ferito e tenendolo sotto tiro. Aveva la divisa sporca e il fiato corto, ma era vivo. «Grazie, capo».
Bolognini si accese finalmente la sigaretta, l&#39;accendino che illuminò per un attimo le rughe profonde del suo volto. Guardò i due uomini a terra, poi la borsa che stringeva tra le mani. Il caso della betoniera era chiuso. I colpevoli andavano in cella.
Ma guardando quei faldoni, l&#39;ispettore sapeva che la vera guerra era appena cominciata. Risalì i gradini del parcheggio mentre le prime luci dell&#39;alba, livide e fredde, cominciavano a tagliare la nebbia di via Solari. Milano si stava svegliando, ignara che sotto la sua pelle il cancro aveva appena perso una battaglia.</p>
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      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/mblrfjnk98</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 19:32:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>In quarta sto cercando di spiegare Leopardi con amore, non ricambiato né dagli...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/il-mio-punto-di-vista-come-docente-specialmente-delle-superiori-ma-anche-come</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;In quarta sto cercando di spiegare Leopardi con amore, non ricambiato né dagli studenti né da Leopardi che sembra contorcersi sulle pagine pur di non fare il percorso - per quanto breve - che va dallo schermo della LIM alla coscienza degli studenti stessi che - dal loro canto - si contorcono nell&#39;aria calda maggiolina come insetti zanzara, guardano la natura che fiorisce e sboccia fuori dalle finestre del loro amato istituto tecnico che li ha infilzati nel banco ad ascoltare la vociacca del Venerandi che geeeeeme cose che Leopardi aveva scritto secoli prima non certo pensando che sarebbe arrivato questo infelice giorno in cui un cinquantacinquenne avrebbe cercato di declamare i suoi pensieri, decodificare le sue idee, stropicciarle, semplificarle, mesmerizzarle per farle sentirle a un branco di adolescenti che, bro, mollaci.&#xA;&#xA;In questo caso la teoria del piacere che a Venerandi piace tanto e che vuole inculcare nelle menti degli studenti un po&#39; come il seme del dubbio nel famoso lungometraccio di Nolan, quello con la trottolina che non sai se cade o se non cade - anyway - la prima volta Venerandi aveva letto l&#39;incipit della teoria del piacere facendo scorrere il testo sulla LIM e commentandolo e semplificandolo davanti a una classe che lentamente scivolava nell&#39;oblio del digitale e dell&#39;iperconnessione: vani o parzialmente vani i richiami ad personam del Venerandi, l&#39;inserimento di aneddoti personali di dubbio gusto (sì, anche quello), l&#39;imbarazzante tentativo di rendere più interattiva la cavallina morta di una lezione sfrontatamente frontale.&#xA;&#xA;Oggi il Venerandi ci riprova e decide che - nella dieta didattica - quella lezione resta frontale, ekkekazzo, ogni tanto devono saper reggere anche une lezione frontale, come nella vita prima o poi capita con l&#39;automobile: dentro Venerandi è bene dirlo, c&#39;è il desiderio di trasformare quella lezione frontalona in una cosa meno accidentale, rielaborarla in un gioco, un pezzo circense, una di quelle cose che si facevano con i foglietti e le dita alle elementari con i rombetti che si aprivano e chiudevano rivelando scritte nascoste: la tentazione il Venerandi ce l&#39;ha, anche perché ha contato il Venerandi il numero di verifiche, interrogazioni, recuperi, et similia che la classe ha avuto negli ultimi dieci giorni e ne ha contate qualcosa come quattordici, un campo minato mortale che solo nel mondo scuola.&#xA;&#xA;Anyway, oggi arrivo e porgo loro le fotocopie, questa volta ho pure fotocopiato tutta la teoria del piacere in modo che la distanza tra le parole del Leopardi e la loro attenzione sia accorciata di qualche metro, e mi metto davanti alla cattedra come Napoleone davanti alla valle di Waterloo e dico a loro di leggere, in modo da non mettere la mia vociacca come distrattore, Venerandi &amp; Leopardi in mass attack e prima ancora di leggere decido di fare un rapido rebrifing di quello che si era già detto e dico, ecco, ecco ragazzi, vi vi ricordaaaate, che Leopardiii dice che l&#39;assueffaziooone ha sia aspetti positivi che negativiiii, vi ricordateeee perchééé? più o meno con questo tono isterico che la tipografia può solo parzialmente riprodurre. &#xA;&#xA;E siccome nessuno si azzarda a interagire con il Venerandi, lo stesso si guarda attorno come caimano in cerca della preda e vede mr. sorriso (il nome è di fantasia), mr. sorriso che ha passato le ultime - boh - ottocento lezioni nella più vaga presenza in classe, ridendo costantemente con il compagno davanti, o a fianco o dietro e in alcune particolari combo con tutti e tre contemporaneamente, Venerandi vede mr. sorriso che chiaramente non ha sentito nemmeno la domanda perché sta ridacchiando con i compagni e Venerandi dice, tu - sì tu - mr. sorriso, mi dici perché il Leopardi dice che l&#39;assuefazione ha sia aspetti positivi che negativi? Eh?&#xA;&#xA;Mr. sorriso chiaramente non se lo aspetta, si guarda attorno come dire, abbà abbà, perché io, osserva il soffitto come per aspettare una ispirazione divina, poi si volta serio verso Venerandi e a sintagmi tardi e lenti inizia a snocciolare la parte della teoria del piacere del Leopardi in maniera decisamente corretta e con anche alcuni esempi personali che ci stavano mentre Venerandi, lì in piedi, - inaffondabile - continua ad ascoltare questo discorso che man mano diventa sempre più corretto e alla fine Venerandi dice, beh, mr. sorriso, bravo, sei stato un libro stampato, ma dentro di sé Venerandi è davanti a una copia di Venerandi, entrambi attoniti che dicono, tra loro e loro: &#xA;&#xA;ma allora &#39;sti disgraziati ascoltano.&#xA;&#xA;Non so come, non so quanto, non so in che modo, nel disinteresse più completo, questi disgraziati ascoltano quello che dico, in maniere e intensità diverse, mentre chattano, schiantano, schizzano, ok anche ascoltano, ok, e quindi il Venerandi inspira e dice solenne: beeee, e e e ora proseguiaaammooo, leeeggi un po&#39; tu mr. cagnescooo?]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>In quarta sto cercando di spiegare Leopardi con amore, non ricambiato né dagli studenti né da Leopardi che sembra contorcersi sulle pagine pur di non fare il percorso – per quanto breve – che va dallo schermo della LIM alla coscienza degli studenti stessi che – dal loro canto – si contorcono nell&#39;aria calda maggiolina come insetti zanzara, guardano la natura che fiorisce e sboccia fuori dalle finestre del loro amato istituto tecnico che li ha infilzati nel banco ad ascoltare la vociacca del Venerandi che geeeeeme cose che Leopardi aveva scritto secoli prima non certo pensando che sarebbe arrivato questo infelice giorno in cui un cinquantacinquenne avrebbe cercato di declamare i suoi pensieri, decodificare le sue idee, stropicciarle, semplificarle, mesmerizzarle per farle sentirle a un branco di adolescenti che, bro, mollaci.</p>

<p>In questo caso la teoria del piacere che a Venerandi piace tanto e che vuole inculcare nelle menti degli studenti un po&#39; come il seme del dubbio nel famoso lungometraccio di Nolan, quello con la trottolina che non sai se cade o se non cade – anyway – la prima volta Venerandi aveva letto l&#39;incipit della teoria del piacere facendo scorrere il testo sulla LIM e commentandolo e semplificandolo davanti a una classe che lentamente scivolava nell&#39;oblio del digitale e dell&#39;iperconnessione: vani o parzialmente vani i richiami ad personam del Venerandi, l&#39;inserimento di aneddoti personali di dubbio gusto (sì, anche <em>quello</em>), l&#39;imbarazzante tentativo di rendere più interattiva la cavallina morta di una lezione sfrontatamente frontale.</p>

<p>Oggi il Venerandi ci riprova e decide che – nella dieta didattica – quella lezione resta frontale, ekkekazzo, ogni tanto devono saper reggere anche une lezione frontale, come nella vita prima o poi capita con l&#39;automobile: dentro Venerandi è bene dirlo, c&#39;è il desiderio di trasformare quella lezione frontalona in una cosa meno accidentale, rielaborarla in un gioco, un pezzo circense, una di quelle cose che si facevano con i foglietti e le dita alle elementari con i rombetti che si aprivano e chiudevano rivelando scritte nascoste: la tentazione il Venerandi ce l&#39;ha, anche perché ha contato il Venerandi il numero di verifiche, interrogazioni, recuperi, et similia che la classe ha avuto negli ultimi dieci giorni e ne ha contate qualcosa come quattordici, un campo minato mortale che solo nel mondo scuola.</p>

<p>Anyway, oggi arrivo e porgo loro le fotocopie, questa volta ho pure fotocopiato tutta la teoria del piacere in modo che la distanza tra le parole del Leopardi e la loro attenzione sia accorciata di qualche metro, e mi metto davanti alla cattedra come Napoleone davanti alla valle di Waterloo e dico a loro di leggere, in modo da non mettere la mia vociacca come distrattore, Venerandi &amp; Leopardi in mass attack e prima ancora di leggere decido di fare un rapido rebrifing di quello che si era già detto e dico, ecco, ecco ragazzi, vi vi ricordaaaate, che Leopardiii dice che l&#39;assueffaziooone ha sia aspetti positivi che negativiiii, vi ricordateeee perchééé? più o meno con questo tono isterico che la tipografia può solo parzialmente riprodurre.</p>

<p>E siccome nessuno si azzarda a interagire con il Venerandi, lo stesso si guarda attorno come caimano in cerca della preda e vede mr. sorriso (il nome è di fantasia), mr. sorriso che ha passato le ultime – boh – ottocento lezioni nella più vaga presenza in classe, ridendo costantemente con il compagno davanti, o a fianco o dietro e in alcune particolari combo con tutti e tre contemporaneamente, Venerandi vede mr. sorriso che chiaramente non ha sentito nemmeno la domanda perché sta ridacchiando con i compagni e Venerandi dice, tu – sì tu – mr. sorriso, mi dici perché il Leopardi dice che l&#39;assuefazione ha sia aspetti positivi che negativi? Eh?</p>

<p>Mr. sorriso chiaramente non se lo aspetta, si guarda attorno come dire, abbà abbà, perché io, osserva il soffitto come per aspettare una ispirazione divina, poi si volta serio verso Venerandi e a sintagmi tardi e lenti inizia a snocciolare la parte della teoria del piacere del Leopardi in maniera decisamente corretta e con anche alcuni esempi personali che ci stavano mentre Venerandi, lì in piedi, – inaffondabile – continua ad ascoltare questo discorso che man mano diventa sempre più corretto e alla fine Venerandi dice, beh, mr. sorriso, bravo, sei stato un libro stampato, ma dentro di sé Venerandi è davanti a una copia di Venerandi, entrambi attoniti che dicono, tra loro e loro:</p>

<p>ma allora &#39;sti disgraziati ascoltano.</p>

<p>Non so come, non so quanto, non so in che modo, nel disinteresse più completo, questi disgraziati ascoltano quello che dico, in maniere e intensità diverse, mentre chattano, schiantano, schizzano, ok anche ascoltano, ok, e quindi il Venerandi inspira e dice solenne: beeee, e e e ora proseguiaaammooo, leeeggi un po&#39; tu mr. cagnescooo?</p>
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      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/8e9wl2ik89</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 14:49:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario..</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-z3fb</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario..&#xA;🖋️Nel giorno del tuo compleanno!✨&#xA;&#xA;Carissimo figlio, un giorno leggerai queste mie parole, emozioni e saranno un ricordo ormai lontano! &#xA;Perché gli anni son volati, ma &#xA;il mio ❤️ è sempre  lì vicino al tuo, pronto a sostenerti, ad amarti! E chissà il tempo, i giorni, i mesi avranno asciugato, lacrime, cancellato dolori e ogni segno da me lasciato tra queste  pagine del libro della tua vita!&#xA;&#xA;Ti ho dato la vita,&#xA;forse tardi o forse no, &#xA;ti ho atteso incredula e impaurita per quasi nove mesi, ti ho visto venire &#xA;al mondo forte, indifeso e bello, eppure piangevi,  triste, spaesato, forse anche un po&#39; arrabbiato! Ma io da allora ti ho dato amore, tanto o mai abbastanza, ti ho tenuto accanto al mio cuore mentre ti nutrivi ancora di me e conservo ancora quei ricordi, quel legame meraviglioso..&#xA;Ti  ho reso unico figlio e forse solo, per egoismo, paura o semplicemente&#xA;perché mi sentivo ancora una madre insicura e imperfetta!&#xA;&#xA;Ormai stai crescendo e quel cordone che a me ti legava&#xA;non c&#39;è più, mi manca la tenerezza, ma ho la consapevolezza, che forse &#xA;non c&#39;è più timore, ma un po&#39; di pudore, &#xA;non c&#39;è tempo per gli abbracci e i baci, &#xA;io madre gioia o e mi rattristo ogni volta che avanzi in questa vita, &#xA;che da me ormai un po&#39; ti allontana...&#xA;&#xA;Ti osservo ancora &#xA;mentre dormi, catturo&#xA;attimi di dolcezza, fugaci emozioni mentre sogni e speri che &#xA;il mondo sempre ti sorrida!&#xA;&#xA;Chissà un giorno anche tu piangerai, soffrirai per amore, proverai &#xA;un dolore, sembrerà il mondo &#xA;effimero e crudele e so bene che il mio star male ti ha inevitabilmente un po&#39; travolto, cambiato e reso un po&#39; più forte!&#xA;&#xA;Ma ricordati che,  nonostante tutto, ci sarò sempre,&#xA;perché quel piccolo seme che &#xA;ho nascosto nel tuo cuore, quando e se ti sentirai solo e incompreso, germoglierà e ti farà più forte!&#xA;Curalo quel germoglio &#xA;non avere paura di sbagliare, non credere che impossibile sia amare, non perderti dietro facili illusioni,&#xA;leggi, se ti va,  le mie parole, &#xA;non giudicare i miei errori, non cercare di comprender tutto e tutti!&#xA;E vivi, alza gli occhi al cielo, &#xA;osservane l&#39;azzurro e godine i colori, le albe, i tramonti, e sorridi alla tua vita e se hai coraggio osa, crea, conquistati il tuo pezzo di mondo, combatti &#xA;per i tuoi ideali, le tue vittorie e anche le sconfitte, le mete che raggiungerai, saranno anche le mie e quando cadrai, in te troverai la forza e il coraggio &#xA;per rialzarti e ricominciare.&#xA;E se non ci sarò, tu continua a correre verso &#xA;il tuo futuro figlio mio, perché più forte, sicuro e luminoso sarà quello spettacolo della tua vita, che io ho immaginato e tu hai realizzato!&#xA;&#xA;(Con amore la tua mamma!&#xA;&#34;Un pensiero per i tuoi 15 anni&#34;)✨&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario..
🖋️Nel giorno del tuo compleanno!✨</p>

<p>Carissimo figlio, un giorno leggerai queste mie parole, emozioni e saranno un ricordo ormai lontano!
Perché gli anni son volati, ma
il mio ❤️ è sempre  lì vicino al tuo, pronto a sostenerti, ad amarti! E chissà il tempo, i giorni, i mesi avranno asciugato, lacrime, cancellato dolori e ogni segno da me lasciato tra queste  pagine del libro della tua vita!</p>

<p>Ti ho dato la vita,
forse tardi o forse no,
ti ho atteso incredula e impaurita per quasi nove mesi, ti ho visto venire
al mondo forte, indifeso e bello, eppure piangevi,  triste, spaesato, forse anche un po&#39; arrabbiato! Ma io da allora ti ho dato amore, tanto o mai abbastanza, ti ho tenuto accanto al mio cuore mentre ti nutrivi ancora di me e conservo ancora quei ricordi, quel legame meraviglioso..
Ti  ho reso unico figlio e forse solo, per egoismo, paura o semplicemente
perché mi sentivo ancora una madre insicura e imperfetta!</p>

<p>Ormai stai crescendo e quel cordone che a me ti legava
non c&#39;è più, mi manca la tenerezza, ma ho la consapevolezza, che forse
non c&#39;è più timore, ma un po&#39; di pudore,
non c&#39;è tempo per gli abbracci e i baci,
io madre gioia o e mi rattristo ogni volta che avanzi in questa vita,
che da me ormai un po&#39; ti allontana...</p>

<p>Ti osservo ancora
mentre dormi, catturo
attimi di dolcezza, fugaci emozioni mentre sogni e speri che
il mondo sempre ti sorrida!</p>

<p>Chissà un giorno anche tu piangerai, soffrirai per amore, proverai
un dolore, sembrerà il mondo
effimero e crudele e so bene che il mio star male ti ha inevitabilmente un po&#39; travolto, cambiato e reso un po&#39; più forte!</p>

<p>Ma ricordati che,  nonostante tutto, ci sarò sempre,
perché quel piccolo seme che
ho nascosto nel tuo cuore, quando e se ti sentirai solo e incompreso, germoglierà e ti farà più forte!
Curalo quel germoglio
non avere paura di sbagliare, non credere che impossibile sia amare, non perderti dietro facili illusioni,
leggi, se ti va,  le mie parole,
non giudicare i miei errori, non cercare di comprender tutto e tutti!
E vivi, alza gli occhi al cielo,
osservane l&#39;azzurro e godine i colori, le albe, i tramonti, e sorridi alla tua vita e se hai coraggio osa, crea, conquistati il tuo pezzo di mondo, combatti
per i tuoi ideali, le tue vittorie e anche le sconfitte, le mete che raggiungerai, saranno anche le mie e quando cadrai, in te troverai la forza e il coraggio
per rialzarti e ricominciare.
E se non ci sarò, tu continua a correre verso
il tuo futuro figlio mio, perché più forte, sicuro e luminoso sarà quello spettacolo della tua vita, che io ho immaginato e tu hai realizzato!</p>

<p>(Con amore la tua mamma!
“Un pensiero per i tuoi 15 anni”)✨</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rwom3q4bwq</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 10:29:46 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Riscoprire gli hobby</title>
      <link>https://noblogo.org/eletronico2/riscoprire-gli-hobby</link>
      <description>&lt;![CDATA[Militanza&#xA;&#xA;Allora, stavo riflettendo sulla questione delle 8/8/8.&#xA;&#xA;8 ore di sonno, 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo. Tralasciando che non è più così perché con email e l&#39;interconnessione sono 16 ore di lavoro e 8 di sonno e io mi voglio costringere a non farlo capitare (mi piaceva una proposta di legge mi sa Europea che dopo 2 ore dallo staccare del turno tu puoi non contattare il dipendente) ho notato che è essenziale anche nell&#39;attivismo. &#xA;&#xA;L&#39;attivismo e la militanza dovrebbe rientrare nelle 8 ore di riposo, no? Siamo tutti d&#39;accordo &#xA;&#xA;Beh non è che vada molto bene, quindi cominciamo a dare qualche paletto, militanza max 4 ore. Punto. &#xA;&#xA;So che può sembrare brutto ma se la militanza, la fai in un periodo difficile, se ti causa uno stress EXTRA a quello che hai già, diventa un problema, quindi, impariamo a dare il giusto tempo alle cose, che nessuno ci corre dietro. &#xA;&#xA;Videogiochi &#xA;&#xA;IO AMO I VIDEOGIOCHI.&#xA;Sono da sempre la mia principale fonte di sfogo, mi permettono di sfogare tutto lo stress che ho in corpo, ma, purtroppo gioco troppo condizionato dalle emozioni, se sto male gioco male, se gioco male sto male. È un cane che si morde la coda, giocare dovrebbe essere fatto solamente quando si ha l&#39;umore per farlo, così come per ogni attività socialmente impegnativa che richiede un minimo di pazienza e sforzo. (Nel caso mio, tutto ciò che di fa&#39; in gruppo)&#xA;&#xA;Piccoli svaghi: Anime &amp; Manga&#xA;&#xA;Per quanto una volta davo molto effort a ciò, ora li vedo come sfoghi emotivi, molti anime e manga mi permettono di sfogare emozioni che se no terrei racchiuse in me e io sono una pentola a pressione pronta a esplodere. &#xA;&#xA;Ogni genere un emozione, circa, principalmente gli Slice of Life mi calmano molto, uno dei miei generi preferiti, perché ti dà un&#39;altra prospettiva e avvolte, mi fanno capire cosa mi manca e come risolvere. Ci sono lore che ti cambiano la vita ma c&#39;è le dimentichiamo e abbiamo bisogno di rivederle. &#xA;&#xA;Meditazione, passeggiate e ciclismo &#xA;&#xA;L&#39;ultima non lo posso manco più fare, ma, queste attività richiedono concentrazione e calma, per uno come me che vive nell&#39;ansia, nel panico e nella rabbia, sono un attimo di respiro. Forse il problema è che non respiro abbastanza&#xA;&#xA;Dovremmo imparare come esseri umani a respirare più spesso, in tutti i sensi. &#xA;&#xA;Attività manuali&#xA;&#xA;Sono rilassanti e stressanti allo stesso tempo, il problema non è farle è iniziare a farle, ma, quando le fai, svuoti la mente, finalmente puoi dire di aver completato questo ciclo di sfogo. &#xA;&#xA;In conclusione&#xA;&#xA;Ognuna di queste attività funziona per me, questo schemino che spesso non seguo, quando lo seguo mi aiuta davvero tanto. Ogni consiglio è apprezzato, ogni critica è accetta (finché costruttiva) ma sono convinto che tutto ciò possa essere d&#39;aiuto per un bel po&#39; di persone. &#xA;&#xA;Per commenti e consigli: @iam_ele2@mastodon.uno&#xA;&#xA;ele]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="militanza">Militanza</h2>

<p><em>Allora~~</em>, stavo riflettendo sulla questione delle 8/8/8.</p>

<p>8 ore di sonno, 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo. Tralasciando che non è più così perché con email e l&#39;interconnessione sono 16 ore di lavoro e 8 di sonno e io mi voglio costringere a non farlo capitare (mi piaceva una proposta di legge mi sa Europea che dopo 2 ore dallo staccare del turno tu puoi non contattare il dipendente) ho notato che è essenziale anche nell&#39;attivismo.</p>

<p><em>L&#39;attivismo e la militanza dovrebbe rientrare nelle 8 ore di riposo, no? Siamo tutti d&#39;accordo</em></p>

<p>Beh non è che vada molto bene, quindi cominciamo a dare qualche paletto, militanza max 4 ore. Punto.</p>

<p>So che può sembrare brutto ma se la militanza, la fai in un periodo difficile, se ti causa uno stress <strong>EXTRA</strong> a quello che hai già, diventa un problema, quindi, impariamo a dare il giusto tempo alle cose, che nessuno ci corre dietro.</p>

<h2 id="videogiochi">Videogiochi</h2>

<p><strong>IO AMO I VIDEOGIOCHI</strong>.
Sono da sempre la mia principale fonte di sfogo, mi permettono di sfogare tutto lo stress che ho in corpo, ma, purtroppo gioco troppo condizionato dalle emozioni, se sto male gioco male, se gioco male sto male. È un cane che si morde la coda, giocare dovrebbe essere fatto solamente quando si ha l&#39;umore per farlo, così come per ogni attività socialmente impegnativa che richiede un minimo di pazienza e sforzo. (Nel caso mio, tutto ciò che di fa&#39; in gruppo)</p>

<h2 id="piccoli-svaghi-anime-manga">Piccoli svaghi: Anime &amp; Manga</h2>

<p>Per quanto una volta davo molto effort a ciò, ora li vedo come sfoghi emotivi, molti anime e manga mi permettono di sfogare emozioni che se no terrei racchiuse in me e io sono una pentola a pressione pronta a esplodere.</p>

<p><em>Ogni genere un emozione</em>, circa, principalmente gli Slice of Life mi calmano molto, uno dei miei generi preferiti, perché ti dà un&#39;altra prospettiva e avvolte, mi fanno capire cosa mi manca e come risolvere. Ci sono lore che ti cambiano la vita ma c&#39;è le dimentichiamo e abbiamo bisogno di rivederle.</p>

<h2 id="meditazione-passeggiate-e-ciclismo">Meditazione, passeggiate e ciclismo</h2>

<p>L&#39;ultima non lo posso manco più fare, ma, queste attività richiedono concentrazione e calma, per uno come me che vive nell&#39;ansia, nel panico e nella rabbia, sono un attimo di respiro. <strong>Forse il problema è che non respiro abbastanza</strong></p>

<p>Dovremmo imparare come esseri umani a respirare più spesso, in tutti i sensi.</p>

<h2 id="attività-manuali">Attività manuali</h2>

<p>Sono rilassanti e stressanti allo stesso tempo, il problema non è farle è iniziare a farle, ma, quando le fai, svuoti la mente, finalmente puoi dire di aver completato questo ciclo di sfogo.</p>

<h2 id="in-conclusione">In conclusione</h2>

<p>Ognuna di queste attività funziona per me, questo schemino che <strong>spesso non seguo</strong>, quando <em>lo seguo</em> mi aiuta davvero tanto. Ogni consiglio è apprezzato, ogni critica è accetta (finché costruttiva) ma sono convinto che tutto ciò possa essere d&#39;aiuto per un bel po&#39; di persone.</p>

<h4 id="per-commenti-e-consigli-iam-ele2-mastodon-uno">Per commenti e consigli: @iam_ele2@mastodon.uno</h4>

<h5 id="ele">ele</h5>
]]></content:encoded>
      <author>Nò Blog&#39; di eletronico2</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/lo5jkb798x</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2026 05:29:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Hotel Splendid</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/hotel-splendid</link>
      <description>&lt;![CDATA[Hotel Splendid&#xA;&#xA;Il neon dell’insegna «Hotel Splendid» friggeva nell’aria umida di via Porpora, sputando scariche di luce intermittente sul parabrezza della mia Alfa. Sembravano i battiti di un cuore in aritmia. A Milano, dopo la mezzanotte, la pioggia non cade: percuote. Trasforma l’asfalto in uno specchio nero che riflette solo i peccati della città, dilatandoli nelle pozzanghere come macchie d’inchiostro.&#xA;Ero arrivato da dieci minuti, il motore ancora caldo che ticchettava nel silenzio irreale di quel vicolo cieco. Mi chiamo Marco Taramelli, investigatore privato per vocazione e fallito per scelta. La targa d’ottone sulla porta del mio studio diceva solo Consulenze, ma la verità è che la gente viene da me quando la Polizia ha le mani legate e i rimorsi diventano troppo pesanti per dormire. Quella notte, il rimorso aveva la voce tremante di un avvocato di grido che mi aveva infilato diecimila euro in contanti nella tasca del cappotto, chiedendomi di recuperare una borsa. Nessun dettaglio, solo un indirizzo e una camera: la 204.&#xA;Scesi dall&#39;auto, tirando su il colletto del trench. L’androne dell’albergo puzzava di disinfettante a buon mercato e fumo stantio. Dietro il bancone della reception, un vecchio con gli occhi vitrei non alzò nemmeno lo sguardo dalla sua rivista sportiva di tre mesi prima. Meglio così. Il silenzio nei corridoi era denso, quasi solido, interrotto solo dal ronzio metallico del vecchio ascensore a gabbia che saliva verso i piani alti. Evitai l&#39;impianto e presi le scale. I gradini di marmo consumato cigolavano sotto le mie scarpe, un conto alla rovescia verso il secondo piano. Il corridoio della 204 era una galleria di porte scrostate dal tempo. La moquette verde marcio attutiva i miei passi, ma non riusciva a soffocare il battito del mio cuore, che picchiava duro contro le costole. Arrivato davanti alla porta, notai il primo dettaglio che mi fece stringere la mano attorno al calcio della mia Beretta calibro 9: la fessura della serratura era parzialmente scheggiata. Qualcuno era entrato senza chiedere il permesso. E non molto tempo prima. Spinsi delicatamente l’anta. Nessun cigolio. La stanza era immersa nella penombra, tagliata solo dalle lame di luce giallastra che filtravano dalle persiane accostate.&#xA;«C’è nessuno?» Sussurrai, una formalità inutile che la prudenza esigeva.&#xA;La risposta fu il silenzio profondo della morte. Feci tre passi all&#39;interno, le scarpe che affondavano in un tappeto logoro. Il mio sguardo fu catturato da una sagoma scura poltrona vicino alla finestra. Una donna. Era seduta con la testa reclinata all&#39;indietro, i capelli biondi che brillavano come oro vecchio sotto i riflessi intermittenti del neon esterno. Gli occhi, spalancati e lattiginosi, fissavano il soffitto come se cercassero una via di fuga. Sul collo, un solco violaceo tradiva la violenza degli ultimi istanti della sua vita. Una sciarpa di seta nera era ancora tesa attorno alla gola. Il sangue mi si gelò nelle vene. Non era un semplice furto; era un’esecuzione. La borsa di pelle marrone di cui parlava l&#39;avvocato era lì, sul pavimento, aperta e svuotata delle carte. Ma il contenuto non era sparito del tutto: sparsi sul pavimento c&#39;erano fogli bagnati di pioggia e di un liquido più denso. Sangue fresco. Chiunque l’avesse uccisa, era stato interrotto o non aveva avuto il tempo di ripulire.&#xA;All&#39;improvviso, un rumore metallico ruppe la quiete della stanza. Proveniva dal bagno. Il ticchettio di una goccia che cadeva nel lavandino, seguito da un respiro affannoso, strozzato, impercettibile a un orecchio non abituato al pericolo. Qualcuno era ancora dentro. L’assassino non se n’era andato. La tensione si tese come una corda di violino pronta a spezzarsi. Impugnai la Beretta, togliendo la sicura con un click che risuonò immenso nel silenzio. Mi mossi lateralmente, rasentando la parete, sfruttando le ombre per non offrire un bersaglio facile. La porta del bagno era accostata, una linea di luce bianca tagliava il pavimento.&#xA;«Esci con le mani bene in vista.» Dissi, la voce ferma ma il respiro corto. «La Polizia sta arrivando». Una menzogna necessaria.&#xA;Nessuna risposta. Solo il fruscio di un tessuto, il movimento rapido di una sagoma che si muoveva nell&#39;oscurità del bagno. Poi, il vetro della finestra del bagno andò in frantumi con un boato fragoroso. L&#39;uomo stava scappando dal retro, attraverso la scala antincendio.&#xA;Spalancai la porta con un calcio. La pioggia gelida entrò violentemente dalla finestra rotta, investendomi il viso. Mi affacciai sul vuoto del vicolo posteriore, giusto in tempo per vedere una figura scura, intabarrata in un giaccone nero, che scendeva i gradini di ferro a rotta di collo. Non ci pensai due volte. Mi lanciai all&#39;inseguimento, scavalcando il davanzale e precipitandomi giù per la struttura metallica che vibrava e scricchiolava sotto il mio peso. I gradini erano viscidi, il ferro bagnato offriva poca aderenza. Sentivo il sapore metallico dell&#39;adrenalina in bocca. Giunto in fondo alla scala, vidi l&#39;uomo svoltare l&#39;angolo verso viale Monza, scomparendo nella nebbia che saliva dai tombini. Milano a quell’ora si trasforma in un labirinto di pietra e cemento, dove le strade si assomigliano tutte e i segreti si nascondono dietro i portoni dei vecchi palazzi di ringhiera. Corsi assecondando l&#39;eco dei suoi passi sull&#39;asfalto bagnato. Le luci dei lampioni creavano una sequenza cinematografica di flash e oscurità. L’inseguimento mi portò in un cortile interno, uno di quei vecchi spazi milanesi con i ballatoi di ringhiera che si arrampicano verso il cielo, chiusi come una fortezza. Un vicolo cieco per entrambi. L&#39;uomo si voltò di scatto. Nella penombra del cortile, vidi il riflesso d&#39;argento di un coltello a serramanico. Non aveva più una via di fuga, e gli animali messi alle strette diventano letali. I suoi occhi erano fessure di puro terrore e rabbia.&#xA;«Fermo lì.» Ringhiò, la voce roca, spezzata dallo sforzo. «Non sai in cosa ti sei infilato. Quella borsa contiene i nomi che fanno tremare la Milano bene. Se spari, sei un uomo morto prima che il bossolo tocchi terra».&#xA;«I morti non parlano, ma i vivi sì» Risposi, mantenendo l&#39;arma puntata al centro del suo petto. La pioggia continuava a cadere, battendo ritmicamente sui cassonetti dell&#39;immondizia, creando una colonna sonora ipnotica e spettrale.&#xA;Fece un passo avanti, sollevando la lama. La distanza tra noi era di pochi metri, lo spazio di un respiro, il confine esile tra la vita e la fine di tutto. Sentivo il calore della Beretta nella mia mano opporsi al gelo della notte milanese. Sapevo che un solo movimento falso avrebbe scritto la parola fine su questa storia, lasciando un altro corpo a marcire nell&#39;oscurità di una città che dimentica in fretta i suoi figli. Il silenzio prima della tempesta durò un battito di ciglia. L’assassino scattò in avanti con la velocità di una vipera, la lama puntata dritta alla mia gola. Non c&#39;era tempo per pensare, solo per reagire. Esplosi un colpo. Il boato squarciò la notte di viale Monza, un tuono artificiale che rimbombò contro le pareti del cortile, facendo tremare i vetri delle finestre buie. L’uomo si arrestò di colpo, l’espressione di pietra che si frantumava in una smorfia di incredulità. Il coltello gli sfuggì dalle dita, cadendo con un rintocco metallico sulla pietra del cortile. Cadde sulle ginocchia, le mani premute sulla spalla sinistra da cui iniziava a sgorgare un rivolo scuro. Non volevo ucciderlo; volevo delle risposte.&#xA;Mi avvicinai lentamente, tenendolo sotto tiro, mentre le prime sirene della Polizia iniziavano a ululare in lontananza, un lamento acuto che si avvicinava rapidamente da piazzale Loreto. La notte di Milano stava per finire per lui, ma per me il buio era appena iniziato. Raccolsi i fogli che gli erano caduti dalla tasca, intrisi di pioggia. Guardai i nomi scritti sopra, illuminati dai fari blu delle volanti che entravano nel cortile. L&#39;avvocato aveva ragione a tremare. E la città, dopo la mezzanotte, non avrebbe dormito tranquilla ancora per molto.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Hotel Splendid</p>

<p>Il neon dell’insegna «Hotel Splendid» friggeva nell’aria umida di via Porpora, sputando scariche di luce intermittente sul parabrezza della mia Alfa. Sembravano i battiti di un cuore in aritmia. A Milano, dopo la mezzanotte, la pioggia non cade: percuote. Trasforma l’asfalto in uno specchio nero che riflette solo i peccati della città, dilatandoli nelle pozzanghere come macchie d’inchiostro.
Ero arrivato da dieci minuti, il motore ancora caldo che ticchettava nel silenzio irreale di quel vicolo cieco. Mi chiamo Marco Taramelli, investigatore privato per vocazione e fallito per scelta. La targa d’ottone sulla porta del mio studio diceva solo Consulenze, ma la verità è che la gente viene da me quando la Polizia ha le mani legate e i rimorsi diventano troppo pesanti per dormire. Quella notte, il rimorso aveva la voce tremante di un avvocato di grido che mi aveva infilato diecimila euro in contanti nella tasca del cappotto, chiedendomi di recuperare una borsa. Nessun dettaglio, solo un indirizzo e una camera: la 204.
Scesi dall&#39;auto, tirando su il colletto del trench. L’androne dell’albergo puzzava di disinfettante a buon mercato e fumo stantio. Dietro il bancone della reception, un vecchio con gli occhi vitrei non alzò nemmeno lo sguardo dalla sua rivista sportiva di tre mesi prima. Meglio così. Il silenzio nei corridoi era denso, quasi solido, interrotto solo dal ronzio metallico del vecchio ascensore a gabbia che saliva verso i piani alti. Evitai l&#39;impianto e presi le scale. I gradini di marmo consumato cigolavano sotto le mie scarpe, un conto alla rovescia verso il secondo piano. Il corridoio della 204 era una galleria di porte scrostate dal tempo. La moquette verde marcio attutiva i miei passi, ma non riusciva a soffocare il battito del mio cuore, che picchiava duro contro le costole. Arrivato davanti alla porta, notai il primo dettaglio che mi fece stringere la mano attorno al calcio della mia Beretta calibro 9: la fessura della serratura era parzialmente scheggiata. Qualcuno era entrato senza chiedere il permesso. E non molto tempo prima. Spinsi delicatamente l’anta. Nessun cigolio. La stanza era immersa nella penombra, tagliata solo dalle lame di luce giallastra che filtravano dalle persiane accostate.
«C’è nessuno?» Sussurrai, una formalità inutile che la prudenza esigeva.
La risposta fu il silenzio profondo della morte. Feci tre passi all&#39;interno, le scarpe che affondavano in un tappeto logoro. Il mio sguardo fu catturato da una sagoma scura poltrona vicino alla finestra. Una donna. Era seduta con la testa reclinata all&#39;indietro, i capelli biondi che brillavano come oro vecchio sotto i riflessi intermittenti del neon esterno. Gli occhi, spalancati e lattiginosi, fissavano il soffitto come se cercassero una via di fuga. Sul collo, un solco violaceo tradiva la violenza degli ultimi istanti della sua vita. Una sciarpa di seta nera era ancora tesa attorno alla gola. Il sangue mi si gelò nelle vene. Non era un semplice furto; era un’esecuzione. La borsa di pelle marrone di cui parlava l&#39;avvocato era lì, sul pavimento, aperta e svuotata delle carte. Ma il contenuto non era sparito del tutto: sparsi sul pavimento c&#39;erano fogli bagnati di pioggia e di un liquido più denso. Sangue fresco. Chiunque l’avesse uccisa, era stato interrotto o non aveva avuto il tempo di ripulire.
All&#39;improvviso, un rumore metallico ruppe la quiete della stanza. Proveniva dal bagno. Il ticchettio di una goccia che cadeva nel lavandino, seguito da un respiro affannoso, strozzato, impercettibile a un orecchio non abituato al pericolo. Qualcuno era ancora dentro. L’assassino non se n’era andato. La tensione si tese come una corda di violino pronta a spezzarsi. Impugnai la Beretta, togliendo la sicura con un click che risuonò immenso nel silenzio. Mi mossi lateralmente, rasentando la parete, sfruttando le ombre per non offrire un bersaglio facile. La porta del bagno era accostata, una linea di luce bianca tagliava il pavimento.
«Esci con le mani bene in vista.» Dissi, la voce ferma ma il respiro corto. «La Polizia sta arrivando». Una menzogna necessaria.
Nessuna risposta. Solo il fruscio di un tessuto, il movimento rapido di una sagoma che si muoveva nell&#39;oscurità del bagno. Poi, il vetro della finestra del bagno andò in frantumi con un boato fragoroso. L&#39;uomo stava scappando dal retro, attraverso la scala antincendio.
Spalancai la porta con un calcio. La pioggia gelida entrò violentemente dalla finestra rotta, investendomi il viso. Mi affacciai sul vuoto del vicolo posteriore, giusto in tempo per vedere una figura scura, intabarrata in un giaccone nero, che scendeva i gradini di ferro a rotta di collo. Non ci pensai due volte. Mi lanciai all&#39;inseguimento, scavalcando il davanzale e precipitandomi giù per la struttura metallica che vibrava e scricchiolava sotto il mio peso. I gradini erano viscidi, il ferro bagnato offriva poca aderenza. Sentivo il sapore metallico dell&#39;adrenalina in bocca. Giunto in fondo alla scala, vidi l&#39;uomo svoltare l&#39;angolo verso viale Monza, scomparendo nella nebbia che saliva dai tombini. Milano a quell’ora si trasforma in un labirinto di pietra e cemento, dove le strade si assomigliano tutte e i segreti si nascondono dietro i portoni dei vecchi palazzi di ringhiera. Corsi assecondando l&#39;eco dei suoi passi sull&#39;asfalto bagnato. Le luci dei lampioni creavano una sequenza cinematografica di flash e oscurità. L’inseguimento mi portò in un cortile interno, uno di quei vecchi spazi milanesi con i ballatoi di ringhiera che si arrampicano verso il cielo, chiusi come una fortezza. Un vicolo cieco per entrambi. L&#39;uomo si voltò di scatto. Nella penombra del cortile, vidi il riflesso d&#39;argento di un coltello a serramanico. Non aveva più una via di fuga, e gli animali messi alle strette diventano letali. I suoi occhi erano fessure di puro terrore e rabbia.
«Fermo lì.» Ringhiò, la voce roca, spezzata dallo sforzo. «Non sai in cosa ti sei infilato. Quella borsa contiene i nomi che fanno tremare la Milano bene. Se spari, sei un uomo morto prima che il bossolo tocchi terra».
«I morti non parlano, ma i vivi sì» Risposi, mantenendo l&#39;arma puntata al centro del suo petto. La pioggia continuava a cadere, battendo ritmicamente sui cassonetti dell&#39;immondizia, creando una colonna sonora ipnotica e spettrale.
Fece un passo avanti, sollevando la lama. La distanza tra noi era di pochi metri, lo spazio di un respiro, il confine esile tra la vita e la fine di tutto. Sentivo il calore della Beretta nella mia mano opporsi al gelo della notte milanese. Sapevo che un solo movimento falso avrebbe scritto la parola fine su questa storia, lasciando un altro corpo a marcire nell&#39;oscurità di una città che dimentica in fretta i suoi figli. Il silenzio prima della tempesta durò un battito di ciglia. L’assassino scattò in avanti con la velocità di una vipera, la lama puntata dritta alla mia gola. Non c&#39;era tempo per pensare, solo per reagire. Esplosi un colpo. Il boato squarciò la notte di viale Monza, un tuono artificiale che rimbombò contro le pareti del cortile, facendo tremare i vetri delle finestre buie. L’uomo si arrestò di colpo, l’espressione di pietra che si frantumava in una smorfia di incredulità. Il coltello gli sfuggì dalle dita, cadendo con un rintocco metallico sulla pietra del cortile. Cadde sulle ginocchia, le mani premute sulla spalla sinistra da cui iniziava a sgorgare un rivolo scuro. Non volevo ucciderlo; volevo delle risposte.
Mi avvicinai lentamente, tenendolo sotto tiro, mentre le prime sirene della Polizia iniziavano a ululare in lontananza, un lamento acuto che si avvicinava rapidamente da piazzale Loreto. La notte di Milano stava per finire per lui, ma per me il buio era appena iniziato. Raccolsi i fogli che gli erano caduti dalla tasca, intrisi di pioggia. Guardai i nomi scritti sopra, illuminati dai fari blu delle volanti che entravano nel cortile. L&#39;avvocato aveva ragione a tremare. E la città, dopo la mezzanotte, non avrebbe dormito tranquilla ancora per molto.</p>
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      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/m6ydz9swq2</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2026 19:48:16 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Brevi considerazioni interessanti su un paragone tra due mitologie bibliche...</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/brevi-considerazioni-interessanti-su-un-paragone-tra-due-mitologie-bibliche</link>
      <description>&lt;![CDATA[Brevi considerazioni interessanti su un paragone tra due mitologie bibliche inclusa nel &#34;MAGNIFICA HUMANITAS&#34; del Vaticano a riguardo della tecnologia come strumento molto potente &#34;neutro&#34; che può essere usato per fare del bene o del male a seconda di come si usa &#xA;&#xA;-----------------&#xA;&#xA;Il link per il documento completo...ma non vi serve per leggere questo mio post che state vedendo ma lo metto lo stesso nel caso foste curiosi di leggerlo tutto alla fine della lettura di questo post, eccolo:&#xA;https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html&#xA;&#xA;-----------------&#xA;&#xA;E&#39; interessante il paragone tra i due miti della bibbia scritto nell&#39;introduzione di questo testo appena pubblicato dal vaticano stesso (è la prima volta che vado in un sito &#34;.va&#34;, giuro...LOL) e non perché sono religioso ma piuttosto perché vorrei ribaltare la religiosità e darli un senso del tutto ateo; non lo dico per modo di dire o per prendere parte a una &#34;filosofia cattolica&#34; ma perché i miti antichi (come questi due messi a confronto) hanno da sempre una verità di fondo un po&#39; come è interessante leggersi e capire da sè la divina commedia di Dante o l&#39;odissea di Omero.&#xA;&#xA;-----------------&#xA;&#xA;Cierò qui sotto solo il testo interessato dei due miti e delle considerazione del Papa (che è appunto la cosa più importante anche se è veramente semplice come concetto, non fatevi strane illusioni su filosofie strane o complesse LOL). Il link al testo completo è all&#39;inizio e nella totalità non l&#39;ho ancora letto perché è davvero molto lungo (è davvero troppo lungo ahah) e non so se lo leggerò ancora per davvero...comunque, bando alle ciance, eccovi qui sotto le parole da sostituire nel testo per avere la chiave di lettura mia personale nel punto 1. (che potete se volete saltare se volete partire senza mie interpretazioni) e subito sotto la citazione al testo scritto da Papa Leone 14esimo nel punto 2.:&#xA;&#xA;-----------------&#xA;-----------------&#xA;&#xA;1.) Parole da sostituire e chiavi di lettura mie personali:&#xA;&#xA;a.) &#34;Dio&#34;=  Etica e morale personale e sociale giusta.&#xA;Contrario di &#34;Dio&#34; = Dedizione al potere corrotto e al profitto che portano alla perdita di controllo e alla distruzione della persona e/o della società o di una realtà.&#xA;&#xA;b.) &#34;Digiunare, preghiera, intercezione&#34; =  Pensiero critico, riflessivo e potente da cui ne deriva l&#39;affrontare la realtà disfunzionale con le priorità giuste facendo comunella nel modo giusto.&#xA;Contrario del &#34;digiunare, preghiera, intercezione&#34; =  Tossicità del pensiero e irrazionalità che portano alla perdita di controllo, alla malattia e alla solitudine.&#xA;&#xA;-----------------&#xA;&#xA;2.) Citazione del Papa chiamata nel sotto-titolo &#34;due icone bibliche&#34; (modificata e tagliata all&#39;inizio e alla fine dal resto del documento per isolarla con l&#39;aggiunta delle lettere al posto dei numeri per i vari punti che va a toccare che erano di mezzo ad altri numeri e quindi che non partivano dal punto 1):&#xA;&#xA;a.) Per rispondere a questi interrogativi e per discernere come abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale, vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (cfr Gen 11,1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (cfr Ne 2-6). Nel libro della Genesi, il racconto di Babele si colloca alle origini dell’umanità, subito dopo le genealogie dei figli di Noè. Gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio.&#xA;&#xA;b.) Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilità nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo è tornata a Gerusalemme, ma la città è ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr Ne 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.&#xA;&#xA;c.) Alla luce di queste due icone, lo Spirito Santo oggi ci interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare (cfr Mt 25,14-30). La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.&#xA;&#xA;d.) Evitiamo, dunque, la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E questa visione di grazia è per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.&#xA;&#xA;-----------------&#xA;-----------------&#xA;&#xA;Le considerazioni le lascio a voi, non voglio commentare.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Brevi considerazioni interessanti su un paragone tra due mitologie bibliche inclusa nel “MAGNIFICA HUMANITAS” del Vaticano a riguardo della tecnologia come strumento molto potente “neutro” che può essere usato per fare del bene o del male a seconda di come si usa</p>

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<p>Il link per il documento completo...ma non vi serve per leggere questo mio post che state vedendo ma lo metto lo stesso nel caso foste curiosi di leggerlo tutto alla fine della lettura di questo post, eccolo:
<a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html" rel="nofollow">https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html</a></p>

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<p>E&#39; interessante il paragone tra i due miti della bibbia scritto nell&#39;introduzione di questo testo appena pubblicato dal vaticano stesso (è la prima volta che vado in un sito “.va”, giuro...LOL) e non perché sono religioso ma piuttosto perché vorrei ribaltare la religiosità e darli un senso del tutto ateo; non lo dico per modo di dire o per prendere parte a una “filosofia cattolica” ma perché i miti antichi (come questi due messi a confronto) hanno da sempre una verità di fondo un po&#39; come è interessante leggersi e capire da sè la divina commedia di Dante o l&#39;odissea di Omero.</p>

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<p>Cierò qui sotto solo il testo interessato dei due miti e delle considerazione del Papa (che è appunto la cosa più importante anche se è veramente semplice come concetto, non fatevi strane illusioni su filosofie strane o complesse LOL). Il link al testo completo è all&#39;inizio e nella totalità non l&#39;ho ancora letto perché è davvero molto lungo (è davvero troppo lungo ahah) e non so se lo leggerò ancora per davvero...comunque, bando alle ciance, eccovi qui sotto le parole da sostituire nel testo per avere la chiave di lettura mia personale nel punto 1. (che potete se volete saltare se volete partire senza mie interpretazioni) e subito sotto la citazione al testo scritto da Papa Leone 14esimo nel punto 2.:</p>

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<p>1.) Parole da sostituire e chiavi di lettura mie personali:</p>

<p>a.) “Dio”=&gt; Etica e morale personale e sociale giusta.
Contrario di “Dio” = Dedizione al potere corrotto e al profitto che portano alla perdita di controllo e alla distruzione della persona e/o della società o di una realtà.</p>

<p>b.) “Digiunare, preghiera, intercezione” =&gt; Pensiero critico, riflessivo e potente da cui ne deriva l&#39;affrontare la realtà disfunzionale con le priorità giuste facendo comunella nel modo giusto.
Contrario del “digiunare, preghiera, intercezione” =&gt; Tossicità del pensiero e irrazionalità che portano alla perdita di controllo, alla malattia e alla solitudine.</p>

<hr>

<p>2.) Citazione del Papa chiamata nel sotto-titolo “due icone bibliche” (modificata e tagliata all&#39;inizio e alla fine dal resto del documento per isolarla con l&#39;aggiunta delle lettere al posto dei numeri per i vari punti che va a toccare che erano di mezzo ad altri numeri e quindi che non partivano dal punto 1):</p>

<p>a.) Per rispondere a questi interrogativi e per discernere come abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale, vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (cfr Gen 11,1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (cfr Ne 2-6). Nel libro della Genesi, il racconto di Babele si colloca alle origini dell’umanità, subito dopo le genealogie dei figli di Noè. Gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio.</p>

<p>b.) Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilità nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo è tornata a Gerusalemme, ma la città è ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr Ne 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.</p>

<p>c.) Alla luce di queste due icone, lo Spirito Santo oggi ci interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare (cfr Mt 25,14-30). La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.</p>

<p>d.) Evitiamo, dunque, la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E questa visione di grazia è per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.</p>

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<p>Le considerazioni le lascio a voi, non voglio commentare.</p>
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      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/98fblkk152</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2026 19:29:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario!</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-mb9z</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario!&#xA;🖋️Lettera immaginaria di una madre al  figlio lontano!&#xA;&#34;Non ci sarò, quando tornerai...&#xA;(Emozioni  raccolte e condivise attraverso le parole di una canzone e non solo!)&#xA;&#xA;Carissimo figlio&#xA;non mi chiami, non mi cerchi più, dici sempre che sei occupato, che il tempo non basta, corre, ti insegue, ti impegna! &#xA;Ridi, vivi la tua vita là fuori, ma senza di me, senza fermarti un attimo e bussare alla mia porta, al mio cuore!&#xA;Ti vedo, immagino, sento, passi e vai oltre tutto ciò  che ti ho insegnato, affidato e trasmesso, quasi fosse stato il nulla, una pagina vuota della tua vita!&#xA;Ti ho dato la vita,  tutta la mia vita l&#39;ho dedicata a te,  a noi, alla famiglia, al lavoro, allo svago, ma tu non ci sei, non riesci più a trovarmi, anzi non mi stai cercando, né pensando e chissà forse neppure odiando!&#xA;Eppure sei ancora mio figlio, ed io la madre di quel figlio ormai perso, disperso e mai dimenticato.&#xA;Ma tu come una gomma su di un foglio bianco, hai cancellato il mio nome e me dal tuo cuore!&#xA;Non sono  una madre perfetta, non sono  una  buona amica, ho difetti, limiti e puzzle da incastrare, ma ho continuato ad essere madre, seppur fragile e umile ..&#xA;E non sono mai andata via, forse talvolta mi son allontanata, isolata, ho atteso, mi son fermata e ti ho immaginato, ho ricordato, ho sfogliato il nostro passato!&#xA;Eppure un giorno, spero lontano, quando io me ne sarò andata, in un&#39;altra città , o casa, o luogo, sarai tu a provare questa mancanza, l&#39;attesa e il vuoto! E soffrirai per ogni volta che mi hai ignorato, per quei messaggi che non hai mai inviato, per quelle volte che non mi hai chiamato e cercato tra la folla, nei giorni pieni, nelle estati calde, di giorni al mare...E a sera, tra la gente, al tramonto finalmente capirai, sentirai cosa significa essere soli, lontani e diversi. Sentirai di amarmi, piangerai, mi cercherai, ma il tuo amore non avrà un volto, non avrà speranza; e mentre tu mi ignoravi, io c&#39;ero, respiravo e lottavo, mentre tu figlio hai smesso  di credere nel nostro legame e quando&#xA;stavo male e piangevo nel buio dei miei silenzi, tu non lo sapevi e vivevi, io ero debole e tu sorridevi. E mai una domanda, mai il bisogno di vedermi, sentirmi, mentre lentamente ricucivo la mia vita e mi mancavi nei miei lunghi tempi!&#xA;&#xA;Ho aspettato e tu non sei mai arrivato, poi ho smesso e ho continuato a vivere per me, di me, ma lontano da te, immaginando quel giorno in cui ti saresti fatto vivo, ma la speranza si è spenta, come una canzone  quando la musica finisce .. Così forse  un giorno  capirai, quando anche tu avrai un figlio e soffrirai per non averci provato ad essere tu un buon figlio, piangerai al buio, da solo, il rimpianto ti scalfirà il cuore e il dolore ti annebbiera&#39; la vista!&#xA;Così mi cercherai tra i ricordi passati confusi e ormai spenti, vorrai ricordare e cancellare il tempo e la distanza!&#xA;Sentirai di amarmi, ma l&#39;amore non si può scrivere, raccontare, bisogna viverlo, sentirlo, cercherai il perdono per te, per noi, per me..Eppure arriverà quel giorno in cui vorrai parlarmi ed io non ti ascolterò e ricordare cosa significa essere figlio ma io non sarò più tua madre!&#xA;Non ti basterà una foto da osservare, perché ciechi son stati i tuoi occhi dinanzi al mio dolore, mentre ti aspettavo, speravo e  il tempo passava..&#xA;E capirai che il tempo non è sbagliato, tiranno o colpevole, perché non ti sei perso tra la folla, ma mi hai &#xA;abbandonata quando arrancavo e ho lavorato finché le mani han resistito, ho gridato finché ho avuto voce, ma ho rinunciato ai miei sogni e ti ho lasciato inseguire i tuoi!&#xA;Sono rimasta fuori al freddo per darti un posto caldo, ho ignorato la paura per vederti sorridere, ho ingoiato buio e lacrime ma tu mi hai dimenticato e io sono rimasta qui da sola ad aspettare!&#xA;&#xA;Non è stato facile amarmi, ma sapevo essere una madre, sbagliavo, urlavo, cadevo &#xA;ma non mi sono mai arresa.&#xA;Eppure vorrai tornare, abbracciarmi, ma io non ci sarò, perché passato è il nostro tempo,  quando tu guardavi al futuro ed io invece sopravvivevo nel passato.&#xA;&#xA;E quando il buio cancellerà ogni speranza, spegnerà ogni melodia, tu piangerai per il tempo che non mi hai mai dedicato, mi chiamerai, cercherai il mio abbraccio, nessuno risponderà e non ci sarà un altro domani, solo il silenzio ti accompagnerà!&#xA;Così quando fredda sarà la sera e  non ci saranno più gli ultimi caldi raggi lunari, forse tornerai e sentirai il mio freddo, il mio dolore, la mia voce e mi vedrai andar via dai pensieri e dai ricordi ormai sbiaditi e sempre più lontani..&#xA;Ma sarò sempre una madre&#xA;che ha cercato amore, non gloria, non la perfezione, ma la quotidianità, non la fortuna ma un sorriso, un figlio!&#xA; Così tornerai e aspetterai più di quanto io abbia aspettato te, il tuo sorriso, ma non ci saranno più tramonti, colori, dolori da condividere e vivere, né speranza, ma solo infiniti silenzi...&#xA;By M.P.)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario!
🖋️Lettera immaginaria di una madre al  figlio lontano!
“Non ci sarò, quando tornerai...
(Emozioni  raccolte e condivise attraverso le parole di una canzone e non solo!)</p>

<p>Carissimo figlio
non mi chiami, non mi cerchi più, dici sempre che sei occupato, che il tempo non basta, corre, ti insegue, ti impegna!
Ridi, vivi la tua vita là fuori, ma senza di me, senza fermarti un attimo e bussare alla mia porta, al mio cuore!
Ti vedo, immagino, sento, passi e vai oltre tutto ciò  che ti ho insegnato, affidato e trasmesso, quasi fosse stato il nulla, una pagina vuota della tua vita!
Ti ho dato la vita,  tutta la mia vita l&#39;ho dedicata a te,  a noi, alla famiglia, al lavoro, allo svago, ma tu non ci sei, non riesci più a trovarmi, anzi non mi stai cercando, né pensando e chissà forse neppure odiando!
Eppure sei ancora mio figlio, ed io la madre di quel figlio ormai perso, disperso e mai dimenticato.
Ma tu come una gomma su di un foglio bianco, hai cancellato il mio nome e me dal tuo cuore!
Non sono  una madre perfetta, non sono  una  buona amica, ho difetti, limiti e puzzle da incastrare, ma ho continuato ad essere madre, seppur fragile e umile ..
E non sono mai andata via, forse talvolta mi son allontanata, isolata, ho atteso, mi son fermata e ti ho immaginato, ho ricordato, ho sfogliato il nostro passato!
Eppure un giorno, spero lontano, quando io me ne sarò andata, in un&#39;altra città , o casa, o luogo, sarai tu a provare questa mancanza, l&#39;attesa e il vuoto! E soffrirai per ogni volta che mi hai ignorato, per quei messaggi che non hai mai inviato, per quelle volte che non mi hai chiamato e cercato tra la folla, nei giorni pieni, nelle estati calde, di giorni al mare...E a sera, tra la gente, al tramonto finalmente capirai, sentirai cosa significa essere soli, lontani e diversi. Sentirai di amarmi, piangerai, mi cercherai, ma il tuo amore non avrà un volto, non avrà speranza; e mentre tu mi ignoravi, io c&#39;ero, respiravo e lottavo, mentre tu figlio hai smesso  di credere nel nostro legame e quando
stavo male e piangevo nel buio dei miei silenzi, tu non lo sapevi e vivevi, io ero debole e tu sorridevi. E mai una domanda, mai il bisogno di vedermi, sentirmi, mentre lentamente ricucivo la mia vita e mi mancavi nei miei lunghi tempi!</p>

<p>Ho aspettato e tu non sei mai arrivato, poi ho smesso e ho continuato a vivere per me, di me, ma lontano da te, immaginando quel giorno in cui ti saresti fatto vivo, ma la speranza si è spenta, come una canzone  quando la musica finisce .. Così forse  un giorno  capirai, quando anche tu avrai un figlio e soffrirai per non averci provato ad essere tu un buon figlio, piangerai al buio, da solo, il rimpianto ti scalfirà il cuore e il dolore ti annebbiera&#39; la vista!
Così mi cercherai tra i ricordi passati confusi e ormai spenti, vorrai ricordare e cancellare il tempo e la distanza!
Sentirai di amarmi, ma l&#39;amore non si può scrivere, raccontare, bisogna viverlo, sentirlo, cercherai il perdono per te, per noi, per me..Eppure arriverà quel giorno in cui vorrai parlarmi ed io non ti ascolterò e ricordare cosa significa essere figlio ma io non sarò più tua madre!
Non ti basterà una foto da osservare, perché ciechi son stati i tuoi occhi dinanzi al mio dolore, mentre ti aspettavo, speravo e  il tempo passava..
E capirai che il tempo non è sbagliato, tiranno o colpevole, perché non ti sei perso tra la folla, ma mi hai
abbandonata quando arrancavo e ho lavorato finché le mani han resistito, ho gridato finché ho avuto voce, ma ho rinunciato ai miei sogni e ti ho lasciato inseguire i tuoi!
Sono rimasta fuori al freddo per darti un posto caldo, ho ignorato la paura per vederti sorridere, ho ingoiato buio e lacrime ma tu mi hai dimenticato e io sono rimasta qui da sola ad aspettare!</p>

<p>Non è stato facile amarmi, ma sapevo essere una madre, sbagliavo, urlavo, cadevo
ma non mi sono mai arresa.
Eppure vorrai tornare, abbracciarmi, ma io non ci sarò, perché passato è il nostro tempo,  quando tu guardavi al futuro ed io invece sopravvivevo nel passato.</p>

<p>E quando il buio cancellerà ogni speranza, spegnerà ogni melodia, tu piangerai per il tempo che non mi hai mai dedicato, mi chiamerai, cercherai il mio abbraccio, nessuno risponderà e non ci sarà un altro domani, solo il silenzio ti accompagnerà!
Così quando fredda sarà la sera e  non ci saranno più gli ultimi caldi raggi lunari, forse tornerai e sentirai il mio freddo, il mio dolore, la mia voce e mi vedrai andar via dai pensieri e dai ricordi ormai sbiaditi e sempre più lontani..
Ma sarò sempre una madre
che ha cercato amore, non gloria, non la perfezione, ma la quotidianità, non la fortuna ma un sorriso, un figlio!
 Così tornerai e aspetterai più di quanto io abbia aspettato te, il tuo sorriso, ma non ci saranno più tramonti, colori, dolori da condividere e vivere, né speranza, ma solo infiniti silenzi...
By M.P.)</p>
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      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/1kuy2xd2he</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2026 12:40:01 +0000</pubDate>
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      <title>Cose molto notevoli su LVM</title>
      <link>https://noblogo.org/aytin/cose-molto-notevoli-su-lvm</link>
      <description>&lt;![CDATA[lvm plus&#xA;Oltre che alla grande flessibilità nella gestione dei volumi, LVM attraverso device mapper, aggiunge tutta una serie di ulteriori capacità che rendono questa tecnologia estremamente versatile.&#xA;&#xA;La possibilità di disporre di meccanismi per la gestione di snapshot, cache pool. thin provisioning e raid, rendono LVM qualcosa di più di un gestore di volumi. &#xA;!--more--&#xA;&#xA;1. Snapshot&#xA;   1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot&#xA;   1.2. Esempio&#xA;2. Thin Pool&#xA;3. Thin Pool e snapshot&#xA;4. Cache Pool&#xA;   4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv&#xA;   4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv&#xA;   4.3. Switch della modalità&#xA;   4.4. Rimozione della cache&#xA;   4.5. Monitoraggio&#xA;5. LVM Stripe&#xA;6. LVM Mirror&#xA;7. LVM Raid&#xA;   7.1. Raid 0 (Stripe)&#xA;   7.2. Raid 1 (Mirroring)&#xA;   7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)&#xA;   7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)&#xA;   7.5. Raid 10&#xA;   7.6. Come monitorare il raid&#xA;   7.7. Come intervenire in caso di guasto&#xA;&#xA;1. Snapshot&#xA;Le snapshot LVM usano la tecnica del Copy-on-Write (CoW) allo scopo di ridurre la duplicazione. &#xA;&#xA;La snapshot dovrà essre la fotografia del volume prima all&#39;origine.&#xA;&#xA;Ad ogni modifica / cancellazione, il file originale verrà portato sulla snapshot prima dell&#39;operazione.&#xA;Sul volume originale verranno scritti tutti i dati nuovi e quelli modificati.&#xA;&#xA;Per il ripristino, si effettua quello che si chiama merge, dove i dati vecchi vengono ripristinati dalla snapshot e quelli nuovi cancellati dal volume.&#xA;&#xA;Per il consolidamento delle modifiche, basterò rimuovere la snapshot,&#xA;&#xA;1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot&#xA;&#xA;Se la snapshot ha la stessa dimensione del volume logico non ci sono problemi.&#xA;&#xA;Se è più piccola, occorre prestare attenzione a che la quantità dei dati modificati sul volume logico non superino la dimensione della snapshot.&#xA;&#xA;In questo caso infatti la snapshot risulterà inutilizzabile e non potrà più essere usata per il ripristino ma potrà essree solo rimossa.&#xA;&#xA;1.2. Esempio&#xA;Supponiamo di avere un gruppo di volumi, myvg, composto da 3 volumi logici:&#xA;&#xA;lvroot (30 GiB)&#xA;lvhome (200 GiB)&#xA;lvdati (500 GiB)&#xA;&#xA;e di voler creare una snapshot precauzionale sulla root (supponendo di avere spazio a sufficienza altrimenti dovrò fare bene i miei conti per non riempire oltremisura la snapshot rendendola inservibile).&#xA;&#xA;Creazione snapshot&#xA;lvcreate -s -L 30G -n  lvrootsnap myvg/snap&#xA;Ripristino&#xA;umount /dev/myvg/lvroot&#xA;lvconvert --merge myvg/snap&#xA;Consolidamento&#xA;lvremove snap&#xA;2. Thin Pool&#xA;Il thin provisioning di LVM è l&#39;alternativa dinamica alla classica gestione di volumi, thick, che prevede l&#39;assegnazione statica delle dimensioni dei volumi.&#xA;&#xA;Se è vero che il thick provisioning risulta comunque abbastastanza agevole per via della flessibilità intrinseca dei volumi in caso di riduzione o aumento della superficie allocabile, il thin provisioning può aumentare i vantaggi derivanti da LVM in alcuni scenari.&#xA;&#xA;Il thin provisioning si basa sul principio che lo spazio assegnato ai volumi non viene usato mai completamente e mai tutto in una volta.&#xA;&#xA;Ecco perché un&#39;allocazione dinamica ci permetterebbe di definire volumi che si riempiono solo man mano che lo spazio viene occupato.&#xA;&#xA;Se si opta per un thin provisioning sarebbe opportuno non usare tutto il gruppo di volumi ma lasciarne un 20% in previsione di future espansioni.&#xA;&#xA;Con i thin pool non solo abbiamo la stessa flessibilità della gestione thick, ma possiamo lavorare anche in over provisioning ossia creare pool di volumi la cui somma potenziale sia superiore allo spazio realmente allocabile.&#xA;&#xA;Es. Supponiamo avere un device da 100 GiB, /dev/sdb, su cui definisco un volume group e creare un thin pool di 50 GiB. Su questo thin pool creeremo 3 volumi &#34;virtuali&#34; da 20, 30 e 20 GiB.&#xA;creazione volume group di 100 GiB&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb&#xA;&#xA;creazione thin pool da 50 GiB&#xA;lvcreate -L 50G --thinpool vglab/lvtp&#xA;&#xA;creazione dei 3 volumi virtuali in &#34;over provisioning&#34; &#xA;lvcreate -V 20G --thin -n vol1virt --thinpool vglab/lvtp&#xA;lvcreate -V 30G --thin -n vol2virt --thinpool vglab/lvtp&#xA;lvcreate -V 20G --thin -n vol3virt --thinpool vglab/lvtp&#xA;Una volta creati i volumi possono essere formattati e montati come di consueto.&#xA;&#xA;Lo spazio effettivamente occupato è quasi nullo, il sistema solleverà solo un warning per avvertirci che i volumi virtuali rischiano di saturare lo spazio disponibile.&#xA;&#xA;Ecco perché bisogna prestare attenzione al raggiungimento della soglia critica.&#xA;Bisognerà estendere subito il thin pool ed i volumi virtuali nel modo consueto.&#xA;&#xA;⚠️⚠️⚠️ ATTENZIONE ⚠️⚠️⚠️&#xA;L&#39;estensione di un volume virtuale non differisce molto da quello di un volume &#34;classico&#34;.&#xA;Se lo spazio per le fette si sta esaurendo, si estendono nell&#39;ordine:&#xA;&#xA;il gruppo di volumi (se necessario)&#xA;il thin pool (se nel volume group c&#39;è spazio a sufficienza)&#xA;i volumi virtuali&#xA;i filesystem&#xA;&#xA;Se non siamo con l&#39;acqua alla gola, i punti 3 e 4 sono sufficienti. L&#39;estensione del volume virtuale è più rapida di quella classica perché non viene allocato spazio.&#xA;L&#39;estensione di un volume logico classico corrisponde all&#39;estensione del thin pool.&#xA;&#xA;Nel caso di riduzione, la situazione cambia parecchio perché la riduzione di un volume virtuale non fa guadagnare spazio allocabile visto che l&#39;ampiezza del volume è solo teorica, ciò avviene solo con fstrim.&#xA;Inoltre accorciando il volume virtuale al di sotto dei dati effettivamente scritti, si rischia di corrompere l&#39;intero filesystem.&#xA;Consiglio spassionato: ESTENDI SEMPRE E NON RIDURRE MAI!!!&#xA;&#xA;Altra considerazione va fatta anche per i metadati.&#xA;&#xA;A differenza dell&#39;LVM classico dove la creazione di un volume logico necessitava di un extent per i metadati, il thin provisioning di LVM riserva un volume logico per i dati e un volume logico per i metadati.&#xA;&#xA;L&#39;estensione continua di piccole fette, può riempire il volume dei metadati col rischio di corrompere l&#39;intero thin pool e prima che succeda, anche il volume dei metadati può dover essere esteso.&#xA;lvextend --poolmetadatasize +1G vglab/lvtp&#xA;3. Thin Pool e snapshot&#xA;Un altro bel vantaggio della modalità thin pool è quello di facilitare l&#39;uso delle snapshot.&#xA;&#xA;Trattandosi di volumi virtuali, la dimensione della snapshot non ha bisogno di essere dichiarata. La creazione di snapshot è estremamente semplice.&#xA;creazione di una snapshot&#xA;lvcreate -s -n lvsnap vglab/volvirt&#xA;Come pure sia la creazione di snapshot annidate che il rollback risultano molto più semplici ed efficienti.&#xA;creazione di una snapshot&#xA;lvcreate -s -n lvsnap1 vglab/volvirt&#xA;&#xA;creazione di una snapshot annidata&#xA;lvcreate -s -n lvsnap2 vglab/lvsnap1&#xA;&#xA;rollback&#xA;umount vol1&#xA;lvconvert --merge vglab/lvsnap2&#xA;mount -t ext4 -o defaults /dev/vglab/volvirt vol1&#xA;E a proposito di snapshot, occorre fare qualche osservazione.&#xA;&#xA;Una serie di snapshot thin annidate, non è una catena di patch incrementali esposte al filesystem come si potrebbe pensare.&#xA;In virtù del CoW, la snapshot annidate fotograferanno sempre lo stesso istante: quello del file system all&#39;origine.&#xA;&#xA;Facciamo un esempio:&#xA;lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot&#xA;mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo ORIGINAL   /mnt/test/file.txt&#xA;umount test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot&#xA;&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo MOD1   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1&#xA;&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo MOD2   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2&#xA;&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo MOD3   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;In questo esempio creo un volume virtuale, vmroot, e 3 snap annidate.&#xA;&#xA;Monto il volume virtuale.&#xA;La prima snapshot, snap1, fotografa il file system del volume virtuale che contiene il file con &#34;ORIGINAL&#34;.&#xA;Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.&#xA;La seconda snapshot, snap2, fotografa snap1 che a sua volta conteneva il file system del volume virtuale che contiene il file con &#34;ORIGINAL&#34;.&#xA;Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.&#xA;La terza snapshot, snap3, fotografa snap2 che a sua volta conteneva snap1.. ecc.&#xA;&#xA;Quindi snapshot siffatte non realizzano un versioning del file system come si potrebbe pensare, piuttosto possono essere utili per creare alberi di cloni/read-only, ambienti temporanei derivati da uno stato consistente, ecc.&#xA;&#xA;In sostanza tornano utili quando ho una base da cui faccio derivare n snapshot che condividono i blocchi comune e con CoW minimizzo lo spazio.&#xA;&#xA;Il merge di una qualunque snapshot ricondurrà il file system allo stato originario.&#xA;origin&#xA; ├── snap1&#xA; ├── snap2&#xA; ├── snap3&#xA;Per lavorare sul delta come immaginiamo, si dovranno montare via via le snapshop, non il volume virtuale, e modificare quelle.&#xA;lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot&#xA;mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot&#xA;mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test&#xA;echo ORIGINAL   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot&#xA;&#xA;lvchange -ay -K vgtest/snap1&#xA;mount /dev/vgtest/snap1 /mnt/test&#xA;echo MOD1   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1&#xA;&#xA;lvchange -ay -K vgtest/snap2&#xA;mount /dev/vgtest/snap2 /mnt/test&#xA;echo MOD2   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;&#xA;lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2&#xA;&#xA;lvchange -ay -K vgtest/snap3&#xA;mount /dev/vgtest/snap3 /mnt/test&#xA;echo MOD3   /mnt/test/file.txt&#xA;umount /mnt/test&#xA;In questo modo si &#34;inverte&#34; la logica del merge che, prima riconduceva il file system allo stato inizale, ora invece consolida le modifiche delle snapshot&#xA;origin&#xA; └── snap1&#xA;      └── snap2&#xA;           └── snap3&#xA;Il merge va fatto in ordine se si vogliono acquisire correttamente i delta.&#xA;Tuttavia questo approccio&#xA;&#xA;è raro&#xA;è difficile da gestire&#xA;complica i merge&#xA;può creare dependency tree intricati&#xA;&#xA;Per questo quasi tutti:&#xA;&#xA;snapshot sempre dell’origin&#xA;mai snapshot di snapshot&#xA;rollback lineare&#xA;&#xA;4. Cache Pool&#xA;Il cache pool di LVM serve a migliorare l&#39;accesso a dispositivi tradizionalmente lenti e lo fa combinando dischi  HDD con SSD/NVMe.&#xA;&#xA;In sostanza avremo un gruppo di volumi costituito dai dischi HDD e un altro gruppo di volumi costituito dai dischi SDD/NVMe, la nostra cache.&#xA;&#xA;Il Logical Volume Cache sul disco veloce migliora l&#39;accesso ad uno specifico volume logico del disco lento e prevede il ricorso a tutta una serie di tipi di volumi logici abbastanza variegata:&#xA;&#xA;Origin LV: volume logico orignale costituito dai dischi lenti&#xA;Cache pool LV: volume logico composto  a sua volta da altri due voumi logici: dati della cache e metadati della cache&#xA;&#x9;Cache data LV: volume logico contenente i blocchi di dati per il Cache pool LV.&#xA;&#x9;Cache metadata LV: volume logico contenente i metadatati per il Cache pool LV.&#xA;Cache LV: volume logico contenente l&#39;Origin LV e Il Cache pool LV. È il volume realemente utilizzabile&#xA;Spare metadata LV: volume logico correlato ad una funzione di recovery data failure&#xA;&#xA;cacheLVM.jpg&#xA;&#xA;Quando si crea una cache ho due possibilità a seconda che si voglia massimizzare velocità o affidabilità:&#xA;&#xA;writethrough: Le operazioni di scrittura vengono inviate sia alla cache SSD che all&#39;Origin HDD. La lettura avviene preferibilmente dalla cache.&#xA;È la modalità più sicura. Se l&#39;SSD muore, nessun dato va perso ma è meno efficiente in scrittura perché Origin HDD diventa il collo di bottiglia,&#xA;writeback: più veloce ma meno sicuro. Le scritture vengono salvate immediatamente sulla cache veloce e sincronizzate sull&#39;HDD in background in un secondo momento. Se si dovesse rompere il disco di cache, c&#39;è il rischio di una perdita di dati.&#xA;&#xA;Il dimensionamento della cache è proporzionale alla dimensione del disco origin.&#xA;Di solito si aggira in un range del 2-10%&#xA;&#xA;2%: archiviazione sequenziale, file di grandi dimensioni;&#xA;5%: standard consigliato. File server generico, utilizzo desktop/workstation;&#xA;10%: carichi di lavoro intensivi e casuali come database SQL/NoSQL attivi, nodi di virtualizzazione densi (molte VM), ecc.&#xA;&#xA;Non è necessario prevedere da subito Il disco di cache (se c&#39;è stata la possibilità tanto meglio), ma si può aggiungere in un secondo momento estendendo il gruppo di volumi contenente l&#39;HDD e battezzando l&#39;LV di cache.&#xA;&#xA;Perpariamo il nostro laboratorio in cui abbiamo un HD lento con un unico volume logico a cui applichiamo una cache.&#xA;&#xA;disco lento: 2 GiB&#xA;disco veloce: 500 MiB&#xA;cache: 5% di 2 GiB (~100 MiB)&#xA;&#xA;creazione del device fisico per il laboratorio&#xA;fallocate -l 2GiB slowdisk.img&#xA;&#xA;attach del device e creazione del gruppo di volumi&#xA;vgcreate vglab $(losetup -Pf --show slowdisk.img)&#xA;&#xA;creazione e formattazione dell&#39;unico volume logico&#xA;lvcreate -n lvorigin vglab -l 100%FREE&#xA;mkfs.ext4 /dev/vglab/lvorigin&#xA;Ora aggiungiamo il disco che farà da cache estendendo il gruppo di volumi:&#xA;creazione del device fisico di cache per il laboratorio&#xA;fallocate -l 500MiB fastdisk.img&#xA;&#xA;attach del dispositivo e estensione del gruppo di volumi&#xA;DEVFAST=$(losetup -Pf --show fastdisk.img)&#xA;vgextend vglab &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;Il cache pool lv può essere configurato automaticamente oppure manualente.&#xA;4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv&#xA;In un unico passaggio, convertiamo il volume logico attuale in un volume logico con cache.&#xA;lvcreate \&#xA;  --type cache \&#xA;  --cachemode writethrough \&#xA;  -l 5%FREE \&#xA;  -n cachepool vglab/lvorigin &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;Dopo questo comando vedremo che il volume logico lv\origin incapsula il cache pool (lv\origincache\cpool) e il volume logico dei dati (lv\origin\corig).&#xA;&#xA;Il cache pool è composto da due volumi logici per i dati (lv\origincache\cpool\cdata) e i metadati (lv\origincache\cpool\cmeta).&#xA;&#xA;Infine distinguiamo anche il volume logico di metadati spare da utilizzare per un eventuale data recovery failure (lvol0\pmspare).&#xA;lvs -a&#xA;  LV                           VG        Attr       LSize   Pool                   Origin            Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert&#xA;  home                         vgfedora -wi-ao---- 409,81g                                                           &#xA;  root                         vgfedora -wi-ao----  50,00g                                                           &#xA;  swap                         vgfedora -wi-ao----  16,00g                                                           &#xA;  lvorigin                    vglab    Cwi-a-C---  &lt;2,00g [lvorigincachecpool] [lvorigincorig] 0,00   0,59            0,00&#xA;  [lvorigincorig]            vglab    owi-aoC---  &lt;2,00g                                                           &#xA;  [lvorigincachecpool]       vglab    Cwi---C---   8,00m                                          0,00   0,59            0,00&#xA;  [lvorigincachecpoolcdata] vglab    Cwi-ao----   8,00m                                                           &#xA;  [lvorigincachecpoolcmeta] vglab    ewi-ao----   8,00m                                                           &#xA;  [lvol0pmspare]              vglab    ewi-------   8,00m &#xA;&#xA;4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv&#xA;Se invece vogliamo intervenire su ogni singolo passaggio della creazione del cache pool:&#xA;creazione dei volumi logici meta e dati per il cache pool&#xA;lvcreate -n cachepoolmeta -L 10M vglab &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;lvcreate -n cachepool -l 5%FREE vglab &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;&#xA;creazione del cache pool assemblando meta e data&#xA;lvconvert \&#xA;  --type cache-pool \&#xA;  --cachemode writethrough \&#xA;  --poolmetadata vglab/cachepoolmeta vglab/cachepool&#xA;&#xA;conversione del volume logico origin nel nuovo volume logico con cache&#xA;lvconvert \&#xA;  --type cache \&#xA;  --cachepool vglab/cachepool vglab/lvorigin&#xA;In realtà è meglio lasciare a LVM il compito di dimensionare correttamente il volume per i metadati.&#xA;creazione della cache pool&#xA;lvcreate --type cache-pool -l 5%FREE -n cachecpool vglab &#34;${DEVFAST}&#34;&#xA;&#xA;conversione del volume logico originale in un volume logico con cache&#xA;lvconvert \&#xA;  --type cache \&#xA;  --cachepool vglab/cachecpool vglab/lvorigin&#xA;4.3. Switch della modalità&#xA;Per cambiare modalità fra writetrough e writeback (se non specificato nella definizione della cache pool, il default è writethrough).&#xA;lvchange --cachemode writeback vglab/lvorigin&#xA;4.4. Rimozione della cache&#xA;Se volessi levare il disco di cache e ritornare al volume logico di partenza:&#xA;lvconvert --uncache vglab/lvorigin&#xA;  Logical volume &#34;lvorigincachecpool&#34; successfully removed.&#xA;  Logical volume vglab/lvorigin is not cached.&#xA;e lvs -a mostra il volume logico in queste condizioni:&#xA;lvs -a&#xA;  LV        VG        Attr       LSize   Pool Origin Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert&#xA;  lvorigin vglab    -wi-a-----  &lt;2,00g&#xA;4.5. Monitoraggio&#xA;lvs -a -o lvname,lvsize,cachemode,datapercent,metadatapercent vglab&#xA;5. LVM Stripe&#xA;Analogo a Raid 0, l&#39;uso diretto di stripe in lvm  attraverso il mappatore interno dm-stripe, permette di definire su quali e quanti dischi va frammentata l&#39;informazione da memorizzare allo scopo di aumentare le prestazioni.&#xA;&#xA;Considerazioni:&#xA;&#xA;Il gruppo di volumi deve contenere almeno due dischi fisici.&#xA;È preferibile che i dischi fisici abbiano tutti la stessa velocità altrimenti quello più lento diventerà il collo di bottiglia.&#xA;È possibile che i &lt; n, dove i è il numero di dischi per  lo stripe e n è il numero totale di dischi del gruppo di volumi&#xA;È anche possibile specificare i dischi va applicato lo stripe.&#xA;La dimensione dello stripe è di 64K come default. Ma per file molto grandi, video o database, la dimensione può essere anche di 128K o 256K&#xA;&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 3 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd&#xA;&#xA;stripe su due dischi a caso di vglab&#xA;lvcreate -i 2 -I 64k -L 10G -n lvstripe vglab&#xA;&#xA;stripe su tutti i dischi di vglab&#xA;lvcreate -i 3 -I 64k -L 10G -n lvstripe vglab&#xA;&#xA;stripe sui dischi sdc e sdd con uno stripe size di 128K&#xA;lvcreate -i 2 -I 128k -L 10G -n lvstripe vglab /dev/sdc /dev/sdd&#xA;Come ogni raid 0, massime prestazioni e sicurezza 0. Se un disco si rompe, addio ai dati.&#xA;6. LVM Mirror&#xA;Come per lvm stripe analogo a raid 0, il mirror in lvm tramite il mappatore interno dm-mirror, è assimiliabile a raid 1.&#xA;&#xA;Come ogni raid 1 che si rispetti, il chiaro vantaggio di questo approccio è proprio la ridondanza dei dati che, al costo del sacrificio di un disco, permette di correre ai ripari se uno dei dischi si danneggia.&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 2 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc&#xA;&#xA;creazione del volume logico &#34;mirror&#34;&#xA;lvcreate -m 1 -L 10G -n lvmirror vglab&#xA;Il mirror diretto attraverso LVM in realtà è considerato legacy. Si consiglia di usare l&#39;approccio più moderno che prevede di specificare il tipo, raid x, nell&#39;invocazione di lvcreate perché userà il modulo specializzato del kernel per il raid software.&#xA;&#xA;LVM mirror infatti pur essendo funzionalmente equivalente ad un raid 1 non è altrettanto efficace perché si basa su un log di sincronizzazione dove lvm tiene traccia degli elementi allineati.&#xA;&#xA;Tale log deve stare su un altro disco (che diventa un altro punto di vulnerabilità) e quando c&#39;è bisogno di ricostruire l&#39;array in caso di rottura di un disco, l&#39;operazione è molto lenta.&#xA;7. LVM Raid&#xA;Il raid lvm è un modo per prendere il meglio dei due mondi.&#xA;&#xA;Non è che LVM abbia una sua implementazione del raid.&#xA;Il raid &#34;tradizionale&#34; si basa sul sottosistema Multiple Devices del kernel e lavora direttamente sui dispositivi a blocchi.&#xA;&#xA;LVM si interfaccia direttamente con il modulo md del kernel per attingere alle funzioni di raid così da offrire, attraverso device mapper, un&#39;interfaccia unica per la gestione dei volumi e del raid.&#xA;7.1. Raid 0 (Stripe)&#xA;lvcreate --type raid0 -i 2 -I 64k -L 10G -n lvraid0 vglab&#xA;A differenza del mirror, non ci sono gli stessi problemi per stripe. Il mappatore nativo di LVM, dm-stripe, fa bene il suo lavoro.&#xA;&#xA;Usare lvmraid in questo caso resta vantaggioso per ragioni di coerenza. L&#39;uso del modulo md rende possibile un&#39;eventuale evoluzione verso livelli superiori (come RAID 1 o RAID 5).&#xA;7.2. Raid 1 (Mirroring)&#xA;L&#39;alternativa moderna al vecchio lvm mirror che risolve i suoi problemi di efficienza usando il modulo md.&#xA;&#xA;Basandoci sull&#39;esempio di prima:&#xA;lvcreate --type raid1 -m 1 -L 10G -n lvraid1 vglab&#xA;7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)&#xA;Creiamo un volume logico con RAID 5 basato su 4 dischi (stripe su 3 dischi e uno per la parità):&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde&#xA;&#xA;creazione del volume logico con RAID 5&#xA;lvcreate --type raid5 -i 3 -L 10G -n lvraid5 vglab&#xA;7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)&#xA;Se vogliamo una parità doppia su 4 dischi (2 stripe e due di parità);&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde&#xA;&#xA;creazione del volume logico con RAID 5&#xA;lvcreate --type raid6 -i 2 -L 10G -n lvraid6 vglab&#xA;7.5. Raid 10&#xA;E veniamo al RAID 1+0, uno stripe su n array in mirror per combinare l&#39;efficienza dello stripe con la sicurezza del mirror:&#xA;creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi&#xA;vgcreate vglab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde&#xA;&#xA;creazione del volume logico con RAID 5&#xA;lvcreate --type raid10 -i 2 -m 1 -L 10G -n lvraid10 vglab&#xA;7.6. Come monitorare il raid&#xA;Metodo rapido:&#xA;lvs -o name,vgname,copypercent,lvattr,raidhealthstatus,devices vglab&#xA;&#xA;Combinandolo con watch posso vedere per es. la percentuale &#xA;di completamento della copia in caso di sostituzione del disco&#xA;watch -n 1 lvs -o name,vgname,copypercent,lvattr,raidhealthstatus,devices vglab&#xA;Metodo dettagliato:&#xA;lvdisplay vglab/lvraid5&#xA;Monitoraggio a basso livello:&#xA;Balamente, visto che viene usato il modulo md:&#xA;cat /proc/mdstat&#xA;7.7. Come intervenire in caso di guasto&#xA;Con lvs vedremo che lo stato del volume è diventato degraded.&#xA;Con pvpdisplay possiamo individuare il device danneggiato che comparirà come unknown device o con un sacco di errori I/O .&#xA;&#xA;Dopo aver estratto il disco e messo quello nuovo, supponendo sia /dev/sdc, procediamo con la ricostruzione dell&#39;array:&#xA;inizializzazione nuovo disco&#xA;pvcreate /dev/sdc&#xA;&#xA;aggiunta del nuovo disco al gruppo&#xA;vgextend vglab /dev/sdc&#xA;&#xA;array rebuild&#xA;lvconvert --repair vglab/lvraid5&#xA;&#xA;rimozione disco danneggiato dal gruppo di volumi&#xA;vgreduce --removemissing vglab&#xA;#lvm #dm #devicemapper #md #multipledevices #snapshot #thinpool #thinprovisioning #cachepool #raid #lvmraid]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/0d402c64b-2701fc/8LVsevJUK9RB/pIGAWHQBQQtrEFdtoftvYLD9uFIUaLRrpYrDYhz0.jpg" alt="lvm plus">
Oltre che alla grande flessibilità nella gestione dei volumi, LVM attraverso <strong>device mapper</strong>, aggiunge tutta una serie di ulteriori capacità che rendono questa tecnologia estremamente versatile.</p>

<p>La possibilità di disporre di meccanismi per la gestione di snapshot, cache pool. thin provisioning e raid, rendono LVM qualcosa di più di un gestore di volumi.
</p>
<ul><li><a href="#1-snapshot" rel="nofollow">1. Snapshot</a>
<ul><li><a href="#1-1-attenzione-dimensione-della-snapshot" rel="nofollow">1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot</a></li>
<li><a href="#1-2-esempio" rel="nofollow">1.2. Esempio</a></li></ul></li>
<li><a href="#2-thin-pool" rel="nofollow">2. Thin Pool</a></li>
<li><a href="#3-thin-pool-e-snapshot" rel="nofollow">3. Thin Pool e snapshot</a></li>
<li><a href="#4-cache-pool" rel="nofollow">4. Cache Pool</a>
<ul><li><a href="#4-1-caso-1-configurazione-automatica-del-cache-pool-lv" rel="nofollow">4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv</a></li>
<li><a href="#4-2-caso-2-configurazione-manuale-del-cache-pool-lv" rel="nofollow">4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv</a></li>
<li><a href="#4-3-switch-della-modalit%C3%A0" rel="nofollow">4.3. Switch della modalità</a></li>
<li><a href="#4-4-rimozione-della-cache" rel="nofollow">4.4. Rimozione della cache</a></li>
<li><a href="#4-5-monitoraggio" rel="nofollow">4.5. Monitoraggio</a></li></ul></li>
<li><a href="#5-lvm-stripe" rel="nofollow">5. LVM Stripe</a></li>
<li><a href="#6-lvm-mirror" rel="nofollow">6. LVM Mirror</a></li>
<li><a href="#7-lvm-raid" rel="nofollow">7. LVM Raid</a>
<ul><li><a href="#7-1-raid-0-stripe" rel="nofollow">7.1. Raid 0 (Stripe)</a></li>
<li><a href="#7-2-raid-1-mirroring" rel="nofollow">7.2. Raid 1 (Mirroring)</a></li>
<li><a href="#7-3-raid-5-stripe-con-parit%C3%A0-singola" rel="nofollow">7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)</a></li>
<li><a href="#7-4-raid-6-stripe-con-parit%C3%A0-doppia" rel="nofollow">7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)</a></li>
<li><a href="#7-5-raid-10" rel="nofollow">7.5. Raid 10</a></li>
<li><a href="#7-6-come-monitorare-il-raid" rel="nofollow">7.6. Come monitorare il raid</a></li>
<li><a href="#7-7-come-intervenire-in-caso-di-guasto" rel="nofollow">7.7. Come intervenire in caso di guasto</a></li></ul></li></ul>

<h2 id="1-snapshot">1. Snapshot</h2>

<p>Le snapshot LVM usano la tecnica del <strong>C</strong>opy-<strong>o</strong>n-<strong>W</strong>rite (<strong>CoW</strong>) allo scopo di ridurre la duplicazione.</p>

<p>La snapshot dovrà essre la fotografia del volume prima all&#39;origine.</p>

<p>Ad ogni modifica / cancellazione, il file originale verrà portato sulla snapshot prima dell&#39;operazione.
Sul volume originale verranno scritti tutti i dati nuovi e quelli modificati.</p>

<p>Per il <strong>ripristino</strong>, si effettua quello che si chiama <strong>merge</strong>, dove i dati vecchi vengono ripristinati dalla snapshot e quelli nuovi cancellati dal volume.</p>

<p>Per il consolidamento delle modifiche, basterò rimuovere la snapshot,</p>

<h3 id="1-1-attenzione-dimensione-della-snapshot">1.1. Attenzione: Dimensione della snapshot</h3>

<p>Se la snapshot ha la stessa dimensione del volume logico non ci sono problemi.</p>

<p>Se è più piccola, occorre prestare attenzione a che la quantità dei dati modificati sul volume logico non superino la dimensione della snapshot.</p>

<p>In questo caso infatti la snapshot risulterà inutilizzabile e non potrà più essere usata per il ripristino ma potrà essree solo rimossa.</p>

<h3 id="1-2-esempio">1.2. Esempio</h3>

<p>Supponiamo di avere un gruppo di volumi, <strong>my_vg</strong>, composto da 3 volumi logici:</p>
<ul><li><strong>lv_root</strong> (30 GiB)</li>
<li><strong>lv_home</strong> (200 GiB)</li>
<li><strong>lv_dati</strong> (500 GiB)</li></ul>

<p>e di voler creare una snapshot precauzionale sulla root (supponendo di avere spazio a sufficienza altrimenti dovrò fare bene i miei conti per non riempire oltremisura la snapshot rendendola inservibile).</p>

<p><strong>Creazione snapshot</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate -s -L 30G -n  lv_root_snap my_vg/snap
</code></pre>

<p><strong>Ripristino</strong></p>

<pre><code class="language-bash">umount /dev/my_vg/lv_root
lvconvert --merge my_vg/snap
</code></pre>

<p><strong>Consolidamento</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvremove snap
</code></pre>

<h2 id="2-thin-pool">2. Thin Pool</h2>

<p>Il <strong>thin provisioning</strong> di LVM è l&#39;alternativa dinamica alla classica gestione di volumi, <strong>thick</strong>, che prevede l&#39;assegnazione statica delle dimensioni dei volumi.</p>

<p>Se è vero che il <strong>thick provisioning</strong> risulta comunque abbastastanza agevole per via della flessibilità intrinseca dei volumi in caso di riduzione o aumento della superficie allocabile, il <strong>thin provisioning</strong> può aumentare i vantaggi derivanti da LVM in alcuni scenari.</p>

<p>Il thin provisioning si basa sul principio che lo spazio assegnato ai volumi non viene usato mai completamente e mai tutto in una volta.</p>

<p>Ecco perché un&#39;allocazione dinamica ci permetterebbe di definire volumi che si riempiono <strong>solo</strong> man mano che lo spazio viene occupato.</p>

<p>Se si opta per un thin provisioning sarebbe opportuno non usare tutto il gruppo di volumi ma lasciarne un 20% in previsione di future espansioni.</p>

<p>Con i thin pool non solo abbiamo la stessa flessibilità della gestione thick, ma possiamo lavorare anche in <strong>over provisioning</strong> ossia creare pool di volumi la cui somma potenziale sia superiore allo spazio realmente allocabile.</p>

<p>Es. Supponiamo avere un device da 100 GiB, <code>/dev/sdb</code>, su cui definisco un volume group e creare un thin pool di 50 GiB. Su questo thin pool creeremo 3 volumi “virtuali” da 20, 30 e 20 GiB.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione volume group di 100 GiB
vgcreate vg_lab /dev/sdb

# creazione thin pool da 50 GiB
lvcreate -L 50G --thinpool vg_lab/lv_tp

# creazione dei 3 volumi virtuali in &#34;over provisioning&#34; 
lvcreate -V 20G --thin -n vol1_virt --thinpool vg_lab/lv_tp
lvcreate -V 30G --thin -n vol2_virt --thinpool vg_lab/lv_tp
lvcreate -V 20G --thin -n vol3_virt --thinpool vg_lab/lv_tp
</code></pre>

<p>Una volta creati i volumi possono essere formattati e montati come di consueto.</p>

<p>Lo spazio effettivamente occupato è quasi nullo, il sistema solleverà solo un warning per avvertirci che i volumi virtuali rischiano di saturare lo spazio disponibile.</p>

<p>Ecco perché bisogna prestare attenzione al raggiungimento della soglia critica.
Bisognerà estendere subito il thin pool ed i volumi virtuali nel <a href="https://cyberdynesystem.wordpress.com/2026/04/21/ridimensionare-volumi-lvm/#step-4-estendere-il-volume-logico" rel="nofollow">modo consueto</a>.</p>

<p>⚠️⚠️⚠️ <strong>ATTENZIONE</strong> ⚠️⚠️⚠️
L&#39;estensione di un volume virtuale non differisce molto da quello di un volume “classico”.
Se lo spazio per le fette si sta esaurendo, si estendono nell&#39;ordine:</p>
<ol><li>il gruppo di volumi (se necessario)</li>
<li>il thin pool (se nel volume group c&#39;è spazio a sufficienza)</li>
<li>i volumi virtuali</li>
<li>i filesystem</li></ol>

<p>Se non siamo con l&#39;acqua alla gola, i punti 3 e 4 sono sufficienti. L&#39;estensione del volume virtuale è più rapida di quella classica perché non viene allocato spazio.
L&#39;estensione di un volume logico classico corrisponde all&#39;estensione del thin pool.</p>

<p>Nel caso di riduzione, la situazione cambia parecchio perché la riduzione di un volume virtuale non fa guadagnare spazio allocabile visto che l&#39;ampiezza del volume è solo teorica, ciò avviene solo con <code>fstrim</code>.
Inoltre accorciando il volume virtuale al di sotto dei dati effettivamente scritti, si rischia di corrompere l&#39;intero filesystem.
<strong>Consiglio spassionato:</strong> ESTENDI SEMPRE E NON RIDURRE MAI!!!</p>

<p>Altra considerazione va fatta anche per i metadati.</p>

<p>A differenza dell&#39;LVM classico dove la creazione di un volume logico necessitava di un extent per i metadati, il thin provisioning di LVM riserva un volume logico per i dati e un volume logico per i metadati.</p>

<p>L&#39;estensione continua di piccole fette, può riempire il volume dei metadati col rischio di corrompere l&#39;intero thin pool e prima che succeda, anche il volume dei metadati può dover essere esteso.</p>

<pre><code class="language-bash">lvextend --poolmetadatasize +1G vg_lab/lv_tp
</code></pre>

<h2 id="3-thin-pool-e-snapshot">3. Thin Pool e snapshot</h2>

<p>Un altro bel vantaggio della modalità thin pool è quello di facilitare l&#39;uso delle snapshot.</p>

<p>Trattandosi di volumi virtuali, la dimensione della snapshot non ha bisogno di essere dichiarata. La creazione di snapshot è estremamente semplice.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di una snapshot
lvcreate -s -n lv_snap vg_lab/vol_virt
</code></pre>

<p>Come pure sia la creazione di snapshot annidate che il rollback risultano molto più semplici ed efficienti.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di una snapshot
lvcreate -s -n lv_snap1 vg_lab/vol_virt

# creazione di una snapshot annidata
lvcreate -s -n lv_snap2 vg_lab/lv_snap1

# rollback
umount vol_1
lvconvert --merge vg_lab/lv_snap2
mount -t ext4 -o defaults /dev/vg_lab/vol_virt vol_1
</code></pre>

<p>E a proposito di snapshot, occorre fare qualche osservazione.</p>

<p>Una serie di snapshot thin annidate, non è una catena di patch incrementali esposte al filesystem come si potrebbe pensare.
In virtù del CoW, la snapshot annidate fotograferanno sempre lo stesso istante: quello del file system all&#39;origine.</p>

<p>Facciamo un esempio:</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot
mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot
mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo ORIGINAL &gt; /mnt/test/file.txt
umount test

lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD1 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD2 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2

mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo MOD3 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test
</code></pre>

<p>In questo esempio creo un volume virtuale, <code>vmroot</code>, e 3 snap annidate.</p>
<ol><li>Monto il volume virtuale.</li>
<li>La prima snapshot, <code>snap1</code>, fotografa il file system del volume virtuale che contiene il file con “ORIGINAL”.</li>
<li>Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.</li>
<li>La seconda snapshot, <code>snap2</code>, fotografa <code>snap1</code> che <strong>a sua volta conteneva il file system del volume virtuale che contiene il file con “ORIGINAL”</strong>.</li>
<li>Il volume virtuale viene montato e il file viene modificato.</li>
<li>La terza snapshot, <code>snap3</code>, fotografa <code>snap2</code> che <strong>a sua volta conteneva snap1.. ecc.</strong></li></ol>

<p>Quindi snapshot siffatte non realizzano un versioning del file system come si potrebbe pensare, piuttosto possono essere utili per creare alberi di cloni/read-only, ambienti temporanei derivati da uno stato consistente, ecc.</p>

<p>In sostanza tornano utili quando ho una base da cui faccio derivare <em>n</em> snapshot che condividono i blocchi comune e con CoW minimizzo lo spazio.</p>

<p>Il merge di una qualunque snapshot ricondurrà il file system allo stato originario.</p>

<pre><code>origin
 ├── snap1
 ├── snap2
 ├── snap3
</code></pre>

<p>Per lavorare sul delta come immaginiamo, si dovranno montare via via le snapshop, non il volume virtuale, e modificare quelle.</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate -V 10g -T vgtest/thinpool -n vmroot
mkfs.ext4 /dev/vgtest/vmroot
mount /dev/vgtest/vmroot /mnt/test
echo ORIGINAL &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap1 vgtest/vmroot

lvchange -ay -K vgtest/snap1
mount /dev/vgtest/snap1 /mnt/test
echo MOD1 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap2 vgtest/snap1

lvchange -ay -K vgtest/snap2
mount /dev/vgtest/snap2 /mnt/test
echo MOD2 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test

lvcreate -s -n snap3 vgtest/snap2

lvchange -ay -K vgtest/snap3
mount /dev/vgtest/snap3 /mnt/test
echo MOD3 &gt; /mnt/test/file.txt
umount /mnt/test
</code></pre>

<p>In questo modo si “inverte” la logica del merge che, prima riconduceva il file system allo stato inizale, ora invece consolida le modifiche delle snapshot</p>

<pre><code>origin
 └── snap1
      └── snap2
           └── snap3
</code></pre>

<p>Il merge va fatto in ordine se si vogliono acquisire correttamente i delta.
Tuttavia questo approccio</p>
<ul><li>è raro</li>
<li>è difficile da gestire</li>
<li>complica i merge</li>
<li>può creare dependency tree intricati</li></ul>

<p>Per questo quasi tutti:</p>
<ul><li>snapshot sempre dell’origin</li>
<li>mai snapshot di snapshot</li>
<li>rollback lineare</li></ul>

<h2 id="4-cache-pool">4. Cache Pool</h2>

<p>Il cache pool di LVM serve a migliorare l&#39;accesso a dispositivi tradizionalmente lenti e lo fa combinando dischi  HDD con SSD/NVMe.</p>

<p>In sostanza avremo un gruppo di volumi costituito dai dischi HDD e un altro gruppo di volumi costituito dai dischi SDD/NVMe, la nostra cache.</p>

<p>Il <strong>Logical Volume Cache</strong> sul disco veloce migliora l&#39;accesso ad uno specifico volume logico del disco lento e prevede il ricorso a tutta una serie di tipi di volumi logici abbastanza variegata:</p>
<ul><li><strong>Origin LV</strong>: volume logico orignale costituito dai dischi lenti</li>
<li><strong>Cache pool LV</strong>: volume logico composto  a sua volta da altri due voumi logici: dati della cache e metadati della cache
<ul><li><strong>Cache data LV</strong>: volume logico contenente i <strong>blocchi di dati</strong> per il <strong>Cache pool LV</strong>.</li>
<li><strong>Cache metadata LV</strong>: volume logico contenente i <strong>metadatati</strong> per il <strong>Cache pool LV</strong>.</li></ul></li>
<li><strong>Cache LV</strong>: volume logico contenente l&#39;<strong>Origin LV</strong> e Il <strong>Cache pool LV</strong>. È il volume realemente utilizzabile</li>
<li><strong>Spare metadata LV</strong>: volume logico correlato ad una funzione di recovery data failure</li></ul>

<p><img src="https://pixelfed.uno/storage/m/_v2/489827599091373610/0d402c64b-2701fc/ghjmK6oYuYls/Zt6F2X7EaV5JxGJ3ZsvML0XgUmFAPWjrC4BlHSAA.jpg" alt="cacheLVM.jpg"></p>

<p>Quando si crea una cache ho due possibilità a seconda che si voglia massimizzare velocità o affidabilità:</p>
<ul><li><strong>writethrough</strong>: Le operazioni di scrittura vengono inviate sia alla cache SSD che all&#39;Origin HDD. La lettura avviene preferibilmente dalla cache.
È la modalità più sicura. Se l&#39;SSD muore, nessun dato va perso ma è meno efficiente in scrittura perché Origin HDD diventa il collo di bottiglia,</li>
<li><strong>writeback</strong>: più veloce ma meno sicuro. Le scritture vengono salvate immediatamente sulla cache veloce e sincronizzate sull&#39;HDD in background in un secondo momento. Se si dovesse rompere il disco di cache, c&#39;è il rischio di una perdita di dati.</li></ul>

<p>Il dimensionamento della cache è proporzionale alla dimensione del disco origin.
Di solito si aggira in un range del 2-10%</p>
<ul><li>2%: archiviazione sequenziale, file di grandi dimensioni;</li>
<li>5%: <strong>standard consigliato</strong>. File server generico, utilizzo desktop/workstation;</li>
<li>10%: carichi di lavoro intensivi e casuali come database SQL/NoSQL attivi, nodi di virtualizzazione densi (molte VM), ecc.</li></ul>

<p>Non è necessario prevedere da subito Il disco di cache (se c&#39;è stata la possibilità tanto meglio), ma si può aggiungere in un secondo momento estendendo il gruppo di volumi contenente l&#39;HDD e battezzando l&#39;LV di cache.</p>

<p>Perpariamo il nostro laboratorio in cui abbiamo un HD lento con un unico volume logico a cui applichiamo una cache.</p>
<ul><li>disco lento: 2 GiB</li>
<li>disco veloce: 500 MiB</li>
<li>cache: 5% di 2 GiB (~100 MiB)</li></ul>

<pre><code class="language-bash"># creazione del device fisico per il laboratorio
fallocate -l 2GiB slow_disk.img

# attach del device e creazione del gruppo di volumi
vgcreate vg_lab $(losetup -Pf --show slow_disk.img)

# creazione e formattazione dell&#39;unico volume logico
lvcreate -n lv_origin vg_lab -l 100%FREE
mkfs.ext4 /dev/vg_lab/lv_origin
</code></pre>

<p>Ora aggiungiamo il disco che farà da cache estendendo il gruppo di volumi:</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione del device fisico di cache per il laboratorio
fallocate -l 500MiB fast_disk.img

# attach del dispositivo e estensione del gruppo di volumi
DEV_FAST=$(losetup -Pf --show fast_disk.img)
vgextend vg_lab &#34;${DEV_FAST}&#34;
</code></pre>

<p>Il cache pool lv può essere configurato automaticamente oppure manualente.</p>

<h3 id="4-1-caso-1-configurazione-automatica-del-cache-pool-lv">4.1. Caso 1: configurazione automatica del cache pool lv</h3>

<p>In un unico passaggio, convertiamo il volume logico attuale in un volume logico con cache.</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate \
  --type cache \
  --cachemode writethrough \
  -l 5%FREE \
  -n cache_pool vg_lab/lv_origin &#34;${DEV_FAST}&#34;
</code></pre>

<p>Dopo questo comando vedremo che il volume logico <strong>lv_origin</strong> incapsula il cache pool (<strong>lv_origincache_cpool</strong>) e il volume logico dei dati (<strong>lv_origin_corig</strong>).</p>

<p>Il cache pool è composto da due volumi logici per i dati (<strong>lv_origincache_cpool_cdata</strong>) e i metadati (<strong>lv_origincache_cpool_cmeta</strong>).</p>

<p>Infine distinguiamo anche il volume logico di metadati spare da utilizzare per un eventuale data recovery failure (<strong>lvol0_pmspare</strong>).</p>

<pre><code class="language-bash">lvs -a
  LV                           VG        Attr       LSize   Pool                   Origin            Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert
  home                         vg_fedora -wi-ao---- 409,81g                                                           
  root                         vg_fedora -wi-ao----  50,00g                                                           
  swap                         vg_fedora -wi-ao----  16,00g                                                           
  lv_origin                    vg_lab    Cwi-a-C---  &lt;2,00g [lv_origincache_cpool] [lv_origin_corig] 0,00   0,59            0,00
  [lv_origin_corig]            vg_lab    owi-aoC---  &lt;2,00g                                                           
  [lv_origincache_cpool]       vg_lab    Cwi---C---   8,00m                                          0,00   0,59            0,00
  [lv_origincache_cpool_cdata] vg_lab    Cwi-ao----   8,00m                                                           
  [lv_origincache_cpool_cmeta] vg_lab    ewi-ao----   8,00m                                                           
  [lvol0_pmspare]              vg_lab    ewi-------   8,00m 

</code></pre>

<h3 id="4-2-caso-2-configurazione-manuale-del-cache-pool-lv">4.2. Caso 2: configurazione manuale del cache pool lv</h3>

<p>Se invece vogliamo intervenire su ogni singolo passaggio della creazione del cache pool:</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione dei volumi logici meta e dati per il cache pool
lvcreate -n cache_pool_meta -L 10M vg_lab &#34;${DEV_FAST}&#34;
lvcreate -n cache_pool -l 5%FREE vg_lab &#34;${DEV_FAST}&#34;

# creazione del cache pool assemblando meta e data
lvconvert \
  --type cache-pool \
  --cachemode writethrough \
  --poolmetadata vg_lab/cache_pool_meta vg_lab/cache_pool

# conversione del volume logico origin nel nuovo volume logico con cache
lvconvert \
  --type cache \
  --cachepool vg_lab/cache_pool vg_lab/lv_origin
</code></pre>

<p>In realtà è meglio lasciare a LVM il compito di dimensionare correttamente il volume per i metadati.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione della cache pool
lvcreate --type cache-pool -l 5%FREE -n cache_cpool vg_lab &#34;${DEV_FAST}&#34;

# conversione del volume logico originale in un volume logico con cache
lvconvert \
  --type cache \
  --cachepool vg_lab/cache_cpool vg_lab/lv_origin
</code></pre>

<h3 id="4-3-switch-della-modalità">4.3. Switch della modalità</h3>

<p>Per cambiare modalità fra <strong>writetrough</strong> e <strong>writeback</strong> (se non specificato nella definizione della cache pool, il default è <strong>writethrough</strong>).</p>

<pre><code class="language-bash">lvchange --cachemode writeback vg_lab/lv_origin
</code></pre>

<h3 id="4-4-rimozione-della-cache">4.4. Rimozione della cache</h3>

<p>Se volessi levare il disco di cache e ritornare al volume logico di partenza:</p>

<pre><code class="language-bash">lvconvert --uncache vg_lab/lv_origin
  Logical volume &#34;lv_origincache_cpool&#34; successfully removed.
  Logical volume vg_lab/lv_origin is not cached.
```https://noblogo.org/ebdpsbxxid/edit#publish
e `lvs -a` mostra il volume logico in queste condizioni:
```bash
lvs -a
  LV        VG        Attr       LSize   Pool Origin Data%  Meta%  Move Log Cpy%Sync Convert
  lv_origin vg_lab    -wi-a-----  &lt;2,00g
</code></pre>

<h3 id="4-5-monitoraggio">4.5. Monitoraggio</h3>

<pre><code class="language-bash">lvs -a -o lv_name,lv_size,cache_mode,data_percent,metadata_percent vg_lab
</code></pre>

<h2 id="5-lvm-stripe">5. LVM Stripe</h2>

<p>Analogo a <strong>Raid 0</strong>, l&#39;uso diretto di stripe in lvm  attraverso il mappatore interno <strong>dm-stripe</strong>, permette di definire su quali e quanti dischi va frammentata l&#39;informazione da memorizzare allo scopo di aumentare le prestazioni.</p>

<p><strong>Considerazioni:</strong></p>
<ul><li>Il gruppo di volumi deve contenere almeno due dischi fisici.</li>
<li>È preferibile che i dischi fisici abbiano tutti la stessa velocità altrimenti quello più lento diventerà il collo di bottiglia.</li>
<li>È possibile che <em>i</em> &lt; <em>n</em>, dove <em>i</em> è il numero di dischi per  lo stripe e <em>n</em> è il numero totale di dischi del gruppo di volumi</li>
<li>È anche possibile specificare i dischi va applicato lo stripe.</li>
<li>La dimensione dello stripe è di 64K come default. Ma per file molto grandi, video o database, la dimensione può essere anche di 128K o 256K</li></ul>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 3 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd

# stripe su due dischi a caso di vg_lab
lvcreate -i 2 -I 64k -L 10G -n lv_stripe vg_lab

# stripe su tutti i dischi di vg_lab
lvcreate -i 3 -I 64k -L 10G -n lv_stripe vg_lab

# stripe sui dischi sdc e sdd con uno stripe size di 128K
lvcreate -i 2 -I 128k -L 10G -n lv_stripe vg_lab /dev/sdc /dev/sdd
</code></pre>

<p>Come ogni raid 0, massime prestazioni e sicurezza 0. Se un disco si rompe, addio ai dati.</p>

<h2 id="6-lvm-mirror">6. LVM Mirror</h2>

<p>Come per <strong>lvm stripe</strong> analogo a <strong>raid 0</strong>, il <strong>mirror</strong> in lvm tramite il mappatore interno <strong>dm-mirror</strong>, è assimiliabile a <strong>raid 1</strong>.</p>

<p>Come ogni raid 1 che si rispetti, il chiaro vantaggio di questo approccio è proprio la ridondanza dei dati che, al costo del sacrificio di un disco, permette di correre ai ripari se uno dei dischi si danneggia.</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 2 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc

# creazione del volume logico &#34;mirror&#34;
lvcreate -m 1 -L 10G -n lv_mirror vg_lab
</code></pre>

<p>Il mirror diretto attraverso LVM in realtà è considerato legacy. Si consiglia di usare l&#39;approccio più moderno che prevede di specificare il tipo, raid <em>x</em>, nell&#39;invocazione di <strong>lvcreate</strong> perché userà il modulo specializzato del kernel per il raid software.</p>

<p>LVM mirror infatti pur essendo funzionalmente equivalente ad un raid 1 non è altrettanto efficace perché si basa su un log di sincronizzazione dove lvm tiene traccia degli elementi allineati.</p>

<p>Tale log deve stare su un altro disco (che diventa un altro punto di vulnerabilità) e quando c&#39;è bisogno di ricostruire l&#39;array in caso di rottura di un disco, l&#39;operazione è molto lenta.</p>

<h2 id="7-lvm-raid">7. LVM Raid</h2>

<p>Il raid lvm è un modo per prendere il meglio dei due mondi.</p>

<p>Non è che LVM abbia una sua implementazione del raid.
Il raid “tradizionale” si basa sul sottosistema <strong>Multiple Devices</strong> del kernel e lavora direttamente sui dispositivi a blocchi.</p>

<p>LVM si interfaccia direttamente con il modulo <strong>md</strong> del kernel per attingere alle funzioni di raid così da offrire, attraverso <strong>device mapper</strong>, un&#39;interfaccia unica per la gestione dei volumi e del raid.</p>

<h3 id="7-1-raid-0-stripe">7.1. Raid 0 (Stripe)</h3>

<pre><code class="language-bash">lvcreate --type raid0 -i 2 -I 64k -L 10G -n lv_raid0 vg_lab
</code></pre>

<p>A differenza del mirror, non ci sono gli stessi problemi per stripe. Il mappatore nativo di LVM, <strong>dm-stripe</strong>, fa bene il suo lavoro.</p>

<p>Usare lvmraid in questo caso resta vantaggioso per ragioni di coerenza. L&#39;uso del modulo <strong>md</strong> rende possibile un&#39;eventuale evoluzione verso livelli superiori (come RAID 1 o RAID 5).</p>

<h3 id="7-2-raid-1-mirroring">7.2. Raid 1 (Mirroring)</h3>

<p>L&#39;alternativa moderna al vecchio lvm mirror che risolve i suoi problemi di efficienza usando il modulo <strong>md</strong>.</p>

<p>Basandoci sull&#39;esempio di prima:</p>

<pre><code class="language-bash">lvcreate --type raid1 -m 1 -L 10G -n lv_raid1 vg_lab
</code></pre>

<h3 id="7-3-raid-5-stripe-con-parità-singola">7.3. Raid 5 (Stripe con parità singola)</h3>

<p>Creiamo un volume logico con RAID 5 basato su 4 dischi (stripe su 3 dischi e uno per la parità):</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid5 -i 3 -L 10G -n lv_raid5 vg_lab
</code></pre>

<h3 id="7-4-raid-6-stripe-con-parità-doppia">7.4. Raid 6 (Stripe con parità doppia)</h3>

<p>Se vogliamo una parità doppia su 4 dischi (2 stripe e due di parità);</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid6 -i 2 -L 10G -n lv_raid6 vg_lab
</code></pre>

<h3 id="7-5-raid-10">7.5. Raid 10</h3>

<p>E veniamo al RAID 1+0, uno stripe su <em>n</em> array in mirror per combinare l&#39;efficienza dello stripe con la sicurezza del mirror:</p>

<pre><code class="language-bash"># creazione di un gruppo di volumi con 4 dischi
vgcreate vg_lab /dev/sdb /dev/sdc /dev/sdd /dev/sde

# creazione del volume logico con RAID 5
lvcreate --type raid10 -i 2 -m 1 -L 10G -n lv_raid10 vg_lab
</code></pre>

<h3 id="7-6-come-monitorare-il-raid">7.6. Come monitorare il raid</h3>

<p><strong>Metodo rapido:</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvs -o name,vg_name,copy_percent,lv_attr,raid_health_status,devices vg_lab

# Combinandolo con watch posso vedere per es. la percentuale 
# di completamento della copia in caso di sostituzione del disco
watch -n 1 lvs -o name,vg_name,copy_percent,lv_attr,raid_health_status,devices vg_lab
</code></pre>

<p><strong>Metodo dettagliato:</strong></p>

<pre><code class="language-bash">lvdisplay vg_lab/lv_raid5
</code></pre>

<p><strong>Monitoraggio a basso livello:</strong>
Balamente, visto che viene usato il modulo <strong>md</strong>:</p>

<pre><code class="language-bash">cat /proc/mdstat
</code></pre>

<h3 id="7-7-come-intervenire-in-caso-di-guasto">7.7. Come intervenire in caso di guasto</h3>

<p>Con <code>lvs</code> vedremo che lo stato del volume è diventato <code>degraded</code>.
Con <code>pvpdisplay</code> possiamo individuare il device danneggiato che comparirà come <code>unknown device</code> o con un sacco di errori I/O .</p>

<p>Dopo aver estratto il disco e messo quello nuovo, supponendo sia <code>/dev/sdc</code>, procediamo con la ricostruzione dell&#39;array:</p>

<pre><code class="language-bash"># inizializzazione nuovo disco
pvcreate /dev/sdc

# aggiunta del nuovo disco al gruppo
vgextend vg_lab /dev/sdc

# array rebuild
lvconvert --repair vg_lab/lv_raid5

# rimozione disco danneggiato dal gruppo di volumi
vgreduce --removemissing vg_lab
</code></pre>

<p>#lvm #dm #devicemapper #md #multipledevices #snapshot #thinpool #thinprovisioning #cachepool #raid #lvmraid</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cyberdyne Systems</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ebdpsbxxid</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2026 06:08:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il turno della civetta</title>
      <link>https://noblogo.org/milano-dopo-mezzanotte/il-turno-della-civetta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il turno della civetta&#xA;&#xA;L’asfalto di viale Jenner ha il colore del piombo e la stessa capacità di pesare sul petto. A Milano, dopo la mezzanotte, l&#39;aria cambia sapore: perde il retrogusto di uffici e aperitivi e prende quello di gomma bruciata e di umidità.&#xA;Vincenzo spense il motore della sua Punto grigia, un fantasma tra i fantasmi parcheggiati sul marciapiede. Lavorava per la Vigilanza Ambrosiana da dodici anni. Dodici anni di chiavi che giravano nelle toppe di capannoni disabitati, di fari puntati contro vetrate di banche vuote e di caffè pessimi buttati giù nei distributori automatici h24. Lo chiamavano &#34;Il turno della civetta&#34;, quello che comincia quando i fari delle auto diminuiscono e i lampioni iniziano a ronzare come insetti impazziti. Quella notte la nebbia non era la solita coltre fitta di un tempo, ma un velo bastardo, una bava trasparente che impastava le luci dei semafori, trasformandole in macchie di sangue sospese nel vuoto.&#xA;Vincenzo diede un&#39;occhiata al foglio di via elettronico sul tablet fissato al cruscotto. Prossimo controllo: Stampa &amp; Grafica Milanese, una tipografia semi-abbandonata in una traversa di via Dergano. Un posto che odorava di inchiostro secco e fallimento. Il proprietario pagava ancora la quota minima di vigilanza solo per evitare che gli occupanti abusivi smantellassero i vecchi macchinari di ghisa per rivenderli al peso. Scese dall&#39;auto. Il freddo di Milano a novembre ti si infila sotto il colletto della divisa come una lama sottile. Sistemò la torcia pesante nella fondina e si diresse verso il cancello carrabile. Tutto regolare. La catena era tesa, il lucchetto graffiato ma chiuso. Camminò lungo il perimetro, i passi attutiti dalle foglie marce che marcivano sul cemento. Arrivato alla porta sul retro, quella d&#39;acciaio tamburato, si bloccò. C’era qualcosa che non andava. L’odore. Non era il solito mix di muffa e solventi chimici classico di aziende simili a questa. Era un odore dolciastro, denso, che Vincenzo aveva imparato a conoscere vent&#39;anni prima, durante il servizio militare nei Balcani. L&#39;odore del ferro che incontra l&#39;aria. Sangue. &#xA;Impugnò la torcia con la mano sinistra, usandola come scudo, e avvicinò la destra alla Beretta d&#39;ordinanza. Non la estrasse, non ancora. La burocrazia per un colpo sparato in servizio era un incubo peggiore di una coltellata. Spinse la porta. Era accostata. La serratura era stata aperta dall&#39;interno, o forse con una chiave passe-partout. Nessun segno di scasso. Il fascio di luce bianca della torcia tagliò il buio della tipografia. Le ombre dei vecchi rulli da stampa si allungarono sulle pareti come dita di scheletri giganti. Polvere, ragnatele e, sul pavimento, una scia scura. Lucida. Vincenzo seguì la traccia con lo sguardo. Le gocce diventavano strisciate, come se qualcuno avesse trascinato un sacco pesante. La scia portava dritto verso il fondo del capannone, dove i vecchi uffici amministrativi erano separati dalla produzione da una parete di plexiglas ingiallito.&#xA;«C’è qualcuno?» Disse Vincenzo. La sua voce risuonò vuota, subito inghiottita dal silenzio pesante del locale. Nessuna risposta. Solo il ticchettio ritmico di un tubo al neon difettoso che cercava disperatamente di accendersi in un angolo, producendo un lampo violaceo ogni tre secondi. Zac. Zac. Zac.&#xA;Fece tre passi avanti. Le suole di gomma degli anfibi di ordinanza fischiavano sul pavimento di resina. Il cuore aveva preso a battere contro le costole con la violenza di un pistone. Raggiunse la porta dell&#39;ufficio. La scia di sangue passava sotto lo zoccolino di legno. Con un movimento rapido, Vincenzo spalancò la porta e puntò la torcia. L’uomo era seduto sulla sedia girevole dietro la scrivania metallica. La testa era reclinata all&#39;indietro, gli occhi sbarrati che fissavano il soffitto scrostato. Indossava un cappotto elegante, di quelli che si acquistano nei negozi del centro, ora inzuppato di un rosso scuro sul petto. Tre fori netti. Un lavoro pulito, da professionisti. Vincenzo riconobbe quel volto. Lo aveva visto sui giornali quella stessa mattina. Era l&#39;assessore all&#39;urbanistica del Comune, l&#39;uomo d&#39;oro della nuova Milano dei grattacieli e dei fondi d&#39;investimento stranieri. Accanto al cadavere, sulla scrivania, c&#39;era una borsa di pelle aperta. Vuota. Vincenzo fece un respiro profondo, cercando di dominare la nausea. Portò la mano alla radio sulla spalla per chiamare la centrale. «Centrale da pattuglia 4, mi sentite? Ho un codice rosso in via...»&#xA;Click.&#xA;Il rumore metallico alle sue spalle fu quasi impercettibile, ma per Vincenzo fu chiaro come un colpo di cannone. Il rumore di un cane che viene armato. Una canna di pistola appoggiata esattamente alla base del suo cranio, dove la carne è più tenera. Il neon difettoso fece un altro scatto. Zac. Per un millesimo di secondo, il riflesso sul plexiglas dell&#39;ufficio mostrò a Vincenzo la figura alle sue spalle. Un uomo alto, completamente vestito di nero, con il volto coperto da un passamontagna.&#xA;«Lascia cadere la radio, Vincenzo. Piano» &#xA;Non era la voce di un criminale comune. Era calma, ferma, priva di inflessioni dialettali. Una voce colta, quasi annoiata. Ma la cosa che fece gelare il sangue nelle vene della guardia giurata non fu il tono. Fu il fatto che quell&#39;uomo conoscesse il suo nome.&#xA;Vincenzo obbedì. Aprì le dita e la radio cadde a terra con un rumore sordo, grattando sul pavimento.&#xA;«Bravo. Ora la pistola. Con due dita. Lasciala scivolare fuori dalla fondina.»&#xA;Vincenzo eseguì anche quell&#39;ordine. La Beretta scivolò sul cemento, allontanandosi di un paio di metri. La pressione della canna contro la sua nuca non diminuì di un millimetro.&#xA;«Non ho visto niente» disse Vincenzo, odiando il tremito che gli incrinava la voce. «È solo un controllo di routine. Posso girarmi e andarmene. La radio non era ancora in collegamento, non ho fatto in tempo a dare la posizione.»&#xA;Una leggera risata risuonò nell&#39;oscurità dell&#39;ufficio.&#xA;«Lo so che non hai fatto in tempo, Vincenzo. Controllo la frequenza della tua centrale da due ore. E so anche che sei un brav&#39;uomo. Un uomo che ha un mutuo a Bresso e una figlia che studia all&#39;università.»&#xA;Vincenzo tese i muscoli delle gambe. La mente cercava disperatamente una via d&#39;uscita, un riflesso nel plexiglas, un millimetro di spazio per tentare una mossa disperata. Ma chiunque ci fosse dietro di lui sapeva esattamente come tenere in ostaggio un corpo. La pressione della pistola si fece più forte, costringendolo a inclinare la testa in avanti.&#xA;«Vedi.» Continuò la voce, avvicinandosi al suo orecchio, tanto che Vincenzo potette sentirne l&#39;odore di menta e dopobarba costoso, «L&#39;assessore qui presente pensava di poter cambiare le carte in tavola all&#39;ultimo momento. Pensava che Milano fosse sua. Ma Milano non appartiene a chi ci vive, e nemmeno a chi la governa. Milano appartiene a chi la compra.»&#xA;L&#39;uomo in nero allungò la mano libera e prese un oggetto dalla tasca del cappotto dell&#39;assessore morto. Un piccolo dispositivo USB, d&#39;oro lucido.&#xA;«Ora ti darò una scelta, Vincenzo. Una scelta che cambierà il resto della tua notte, o il resto della tua vita.»&#xA;L&#39;ombra fece un passo di lato, quel tanto che bastava per permettere a Vincenzo di vederlo con la coda dell&#39;occhio, senza però abbandonare la linea di tiro della pistola. Con la mano guantata di pelle nera, l&#39;assassino estrasse dalla giacca una busta di plastica trasparente. Dentro c&#39;era una mazzetta di banconote da cinquecento euro. Spessa tre dita.&#xA;«Opzione A: prendi questa busta. Domattina ti licenzi, estingui il mutuo e ti dimentichi di essere mai entrato in questa tipografia. Io esco da quella porta e tu aspetti dieci minuti prima di chiamare il 112, inventando la storia di un tizio incappucciato fuggito nei campi.»&#xA;L&#39;assassino fece una pausa. Il neon scattò ancora. Zac. Il silenzio di Milano dopo la mezzanotte sembrò amplificare il rumore del respiro di Vincenzo.&#xA;«E l&#39;opzione B?» Chiese la guardia giurata, sapendo già la risposta.&#xA;L&#39;uomo sorrise sotto il passamontagna; Vincenzo lo capì dalle rughe che si formarono attorno agli occhi chiari, spietati.&#xA;«L&#39;opzione B è gratis, Vincenzo. E dura un millesimo di secondo. Allora, che tipo di milanese sei? Uno che lavora o uno che guadagna?»&#xA;L&#39;assassino abbassò leggermente la pistola, puntandola non più alla nuca, ma al centro della schiena di Vincenzo, lasciando la busta di denaro sul tavolo, proprio accanto alla mano irrigidita dell&#39;assessore morto.&#xA;Vincenzo guardò i soldi. Poi guardò il sangue che gocciolava dalla scrivania. La sua mano destra rimase sospesa a metà aria, tesa tra il riflesso della Beretta sul pavimento e i pezzi da cinquecento euro. Fuori, in lontananza, la sirena di un&#39;ambulanza cominciò a urlare, avvicinandosi lungo viale Jenner.&#xA;«Cinque secondi, Vincenzo» Sussurrò la voce nel buio, e il rumore del grilletto che veniva leggermente premuto pose fine a ogni ulteriore domanda.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il turno della civetta</p>

<p>L’asfalto di viale Jenner ha il colore del piombo e la stessa capacità di pesare sul petto. A Milano, dopo la mezzanotte, l&#39;aria cambia sapore: perde il retrogusto di uffici e aperitivi e prende quello di gomma bruciata e di umidità.
Vincenzo spense il motore della sua Punto grigia, un fantasma tra i fantasmi parcheggiati sul marciapiede. Lavorava per la Vigilanza Ambrosiana da dodici anni. Dodici anni di chiavi che giravano nelle toppe di capannoni disabitati, di fari puntati contro vetrate di banche vuote e di caffè pessimi buttati giù nei distributori automatici h24. Lo chiamavano “Il turno della civetta”, quello che comincia quando i fari delle auto diminuiscono e i lampioni iniziano a ronzare come insetti impazziti. Quella notte la nebbia non era la solita coltre fitta di un tempo, ma un velo bastardo, una bava trasparente che impastava le luci dei semafori, trasformandole in macchie di sangue sospese nel vuoto.
Vincenzo diede un&#39;occhiata al foglio di via elettronico sul tablet fissato al cruscotto. Prossimo controllo: Stampa &amp; Grafica Milanese, una tipografia semi-abbandonata in una traversa di via Dergano. Un posto che odorava di inchiostro secco e fallimento. Il proprietario pagava ancora la quota minima di vigilanza solo per evitare che gli occupanti abusivi smantellassero i vecchi macchinari di ghisa per rivenderli al peso. Scese dall&#39;auto. Il freddo di Milano a novembre ti si infila sotto il colletto della divisa come una lama sottile. Sistemò la torcia pesante nella fondina e si diresse verso il cancello carrabile. Tutto regolare. La catena era tesa, il lucchetto graffiato ma chiuso. Camminò lungo il perimetro, i passi attutiti dalle foglie marce che marcivano sul cemento. Arrivato alla porta sul retro, quella d&#39;acciaio tamburato, si bloccò. C’era qualcosa che non andava. L’odore. Non era il solito mix di muffa e solventi chimici classico di aziende simili a questa. Era un odore dolciastro, denso, che Vincenzo aveva imparato a conoscere vent&#39;anni prima, durante il servizio militare nei Balcani. L&#39;odore del ferro che incontra l&#39;aria. Sangue.
Impugnò la torcia con la mano sinistra, usandola come scudo, e avvicinò la destra alla Beretta d&#39;ordinanza. Non la estrasse, non ancora. La burocrazia per un colpo sparato in servizio era un incubo peggiore di una coltellata. Spinse la porta. Era accostata. La serratura era stata aperta dall&#39;interno, o forse con una chiave passe-partout. Nessun segno di scasso. Il fascio di luce bianca della torcia tagliò il buio della tipografia. Le ombre dei vecchi rulli da stampa si allungarono sulle pareti come dita di scheletri giganti. Polvere, ragnatele e, sul pavimento, una scia scura. Lucida. Vincenzo seguì la traccia con lo sguardo. Le gocce diventavano strisciate, come se qualcuno avesse trascinato un sacco pesante. La scia portava dritto verso il fondo del capannone, dove i vecchi uffici amministrativi erano separati dalla produzione da una parete di plexiglas ingiallito.
«C’è qualcuno?» Disse Vincenzo. La sua voce risuonò vuota, subito inghiottita dal silenzio pesante del locale. Nessuna risposta. Solo il ticchettio ritmico di un tubo al neon difettoso che cercava disperatamente di accendersi in un angolo, producendo un lampo violaceo ogni tre secondi. Zac. Zac. Zac.
Fece tre passi avanti. Le suole di gomma degli anfibi di ordinanza fischiavano sul pavimento di resina. Il cuore aveva preso a battere contro le costole con la violenza di un pistone. Raggiunse la porta dell&#39;ufficio. La scia di sangue passava sotto lo zoccolino di legno. Con un movimento rapido, Vincenzo spalancò la porta e puntò la torcia. L’uomo era seduto sulla sedia girevole dietro la scrivania metallica. La testa era reclinata all&#39;indietro, gli occhi sbarrati che fissavano il soffitto scrostato. Indossava un cappotto elegante, di quelli che si acquistano nei negozi del centro, ora inzuppato di un rosso scuro sul petto. Tre fori netti. Un lavoro pulito, da professionisti. Vincenzo riconobbe quel volto. Lo aveva visto sui giornali quella stessa mattina. Era l&#39;assessore all&#39;urbanistica del Comune, l&#39;uomo d&#39;oro della nuova Milano dei grattacieli e dei fondi d&#39;investimento stranieri. Accanto al cadavere, sulla scrivania, c&#39;era una borsa di pelle aperta. Vuota. Vincenzo fece un respiro profondo, cercando di dominare la nausea. Portò la mano alla radio sulla spalla per chiamare la centrale. «Centrale da pattuglia 4, mi sentite? Ho un codice rosso in via...»
Click.
Il rumore metallico alle sue spalle fu quasi impercettibile, ma per Vincenzo fu chiaro come un colpo di cannone. Il rumore di un cane che viene armato. Una canna di pistola appoggiata esattamente alla base del suo cranio, dove la carne è più tenera. Il neon difettoso fece un altro scatto. Zac. Per un millesimo di secondo, il riflesso sul plexiglas dell&#39;ufficio mostrò a Vincenzo la figura alle sue spalle. Un uomo alto, completamente vestito di nero, con il volto coperto da un passamontagna.
«Lascia cadere la radio, Vincenzo. Piano»
Non era la voce di un criminale comune. Era calma, ferma, priva di inflessioni dialettali. Una voce colta, quasi annoiata. Ma la cosa che fece gelare il sangue nelle vene della guardia giurata non fu il tono. Fu il fatto che quell&#39;uomo conoscesse il suo nome.
Vincenzo obbedì. Aprì le dita e la radio cadde a terra con un rumore sordo, grattando sul pavimento.
«Bravo. Ora la pistola. Con due dita. Lasciala scivolare fuori dalla fondina.»
Vincenzo eseguì anche quell&#39;ordine. La Beretta scivolò sul cemento, allontanandosi di un paio di metri. La pressione della canna contro la sua nuca non diminuì di un millimetro.
«Non ho visto niente» disse Vincenzo, odiando il tremito che gli incrinava la voce. «È solo un controllo di routine. Posso girarmi e andarmene. La radio non era ancora in collegamento, non ho fatto in tempo a dare la posizione.»
Una leggera risata risuonò nell&#39;oscurità dell&#39;ufficio.
«Lo so che non hai fatto in tempo, Vincenzo. Controllo la frequenza della tua centrale da due ore. E so anche che sei un brav&#39;uomo. Un uomo che ha un mutuo a Bresso e una figlia che studia all&#39;università.»
Vincenzo tese i muscoli delle gambe. La mente cercava disperatamente una via d&#39;uscita, un riflesso nel plexiglas, un millimetro di spazio per tentare una mossa disperata. Ma chiunque ci fosse dietro di lui sapeva esattamente come tenere in ostaggio un corpo. La pressione della pistola si fece più forte, costringendolo a inclinare la testa in avanti.
«Vedi.» Continuò la voce, avvicinandosi al suo orecchio, tanto che Vincenzo potette sentirne l&#39;odore di menta e dopobarba costoso, «L&#39;assessore qui presente pensava di poter cambiare le carte in tavola all&#39;ultimo momento. Pensava che Milano fosse sua. Ma Milano non appartiene a chi ci vive, e nemmeno a chi la governa. Milano appartiene a chi la compra.»
L&#39;uomo in nero allungò la mano libera e prese un oggetto dalla tasca del cappotto dell&#39;assessore morto. Un piccolo dispositivo USB, d&#39;oro lucido.
«Ora ti darò una scelta, Vincenzo. Una scelta che cambierà il resto della tua notte, o il resto della tua vita.»
L&#39;ombra fece un passo di lato, quel tanto che bastava per permettere a Vincenzo di vederlo con la coda dell&#39;occhio, senza però abbandonare la linea di tiro della pistola. Con la mano guantata di pelle nera, l&#39;assassino estrasse dalla giacca una busta di plastica trasparente. Dentro c&#39;era una mazzetta di banconote da cinquecento euro. Spessa tre dita.
«Opzione A: prendi questa busta. Domattina ti licenzi, estingui il mutuo e ti dimentichi di essere mai entrato in questa tipografia. Io esco da quella porta e tu aspetti dieci minuti prima di chiamare il 112, inventando la storia di un tizio incappucciato fuggito nei campi.»
L&#39;assassino fece una pausa. Il neon scattò ancora. Zac. Il silenzio di Milano dopo la mezzanotte sembrò amplificare il rumore del respiro di Vincenzo.
«E l&#39;opzione B?» Chiese la guardia giurata, sapendo già la risposta.
L&#39;uomo sorrise sotto il passamontagna; Vincenzo lo capì dalle rughe che si formarono attorno agli occhi chiari, spietati.
«L&#39;opzione B è gratis, Vincenzo. E dura un millesimo di secondo. Allora, che tipo di milanese sei? Uno che lavora o uno che guadagna?»
L&#39;assassino abbassò leggermente la pistola, puntandola non più alla nuca, ma al centro della schiena di Vincenzo, lasciando la busta di denaro sul tavolo, proprio accanto alla mano irrigidita dell&#39;assessore morto.
Vincenzo guardò i soldi. Poi guardò il sangue che gocciolava dalla scrivania. La sua mano destra rimase sospesa a metà aria, tesa tra il riflesso della Beretta sul pavimento e i pezzi da cinquecento euro. Fuori, in lontananza, la sirena di un&#39;ambulanza cominciò a urlare, avvicinandosi lungo viale Jenner.
«Cinque secondi, Vincenzo» Sussurrò la voce nel buio, e il rumore del grilletto che veniva leggermente premuto pose fine a ogni ulteriore domanda.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Milano Dopo Mezzanotte</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ikm3wrvokb</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 21:18:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;Papà - mi chiede secondogenito - come si chiama in italiano uno sciame di...</title>
      <link>https://noblogo.org/fabriziovenerandi/papa-mi-chiede-secondogenito-come-si-chiama-in-italiano-uno-sciame-di</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;Papà - mi chiede secondogenito - come si chiama in italiano uno sciame di galline?&#34;.&#xA;Così i dialoghi con i miei figli, sembra di stare in una sit-com dal vivo o in un pezzo di Ionesco. &#34;Uno sciame di galline?&#34;chiedo. Lui ha il cellulare in mano, mi guarda, guarda il cellulare. &#34;In inglese c&#39;è un termine, ma non so come funzioni in italiano&#34;. Ci penso. &#34;Non funziona, in italiano. Non c&#39;è un termine per definire un gruppo di galline&#34;. Secondogenito mi guarda, non dice niente, cerca su Google. &#34;Qua - spiega dopo un po&#39;- internet dice stormo&#34;. Lo guardo. &#34;Stormo di galline?&#34; faccio io con viso inespressivo. &#34;Così dice internet&#34; fa lui. &#34;Ma internet chi?&#34; chiedo io.&#xA;&#xA;&#39;Internet&#39; in questo caso sono quasi tutti siti di vendita online. &#34;Sono tradotti in automatico&#34; spiego a secondogenito. &#34;Non esiste l&#39;espressione stormo di galline, o almeno io non l&#39;ho mai sentita. E io ne ho sentite tante&#34; concludo. Secondogenito sorride e mi mostra il cellulare. &#34;Padre, quello a cui stai assistendo è la lingua italiana che si evolve&#34; dice sornione. Se mille siti parlano di stormi di galline prima o poi avremo le galline in stormi.&#xA;&#xA;&#34;A proposito  - continua secondogenito - sai come si chiama un gruppo di corvi in inglese?&#34;. &#34;Lo ignoro&#34; rispondo. Secondogenito fa un sorriso mellifluo, solenne: &#34;murder&#34; dice con un certo compiacimento lessicale. &#34;Murder&#34; ripeto io rapito.&#xA;&#xA;A questo punto entra in scena anche terzogenita. &#34;E sapete - fa lei - come si chiama un gruppo di furetti?&#34;. &#34;Furetti?&#34; chiedo io e lei annnuisce. Guardo secondogenito che alza le spalle. Questa volta è terzogenita che sorridendo lascia andare il suo vocabolo segreto: &#34;business&#34;. Secondogenito corre a cercare sul cellulare. Legge, sorride. &#34;È vero&#34; conferma. Continua a leggere e poi mette via il cellulare e inizia a guardarci sardonico.&#xA;&#xA;In pratica, spiega, i gruppi di animali in inglese vennero inizialmente chiamati  con un aggettivo che richiamasse le loro caratteristiche. Murder per i corvi. Pride per i leoni. &#xA;&#xA;&#34;Un attimo - lo interrompo - vuoi dire che in inglese si dice &#34;a pride of leons&#34; per dire un branco di leoni?&#34;. Secondogenito annuisce. &#34;Cristo santo&#34; faccio io. &#34;Sono dei pazzi&#34;.&#xA;&#xA;&#34;E business per i furetti? Allora vuol dire che i furetti sono bravi in affari?&#34; chiede terzogenita divertita. Secondogenito fa no-no con la testa. &#34;È stato un errore di trascrizione. In origine doveva essere &#34;busyness&#34;. Indaffarati. Sai come sono i furetti&#34; spiega. &#xA;&#xA;&#34;Certo - rispondo io - è che tendo a dimenticarlo&#34;.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“Papà – mi chiede secondogenito – come si chiama in italiano uno sciame di galline?”.
Così i dialoghi con i miei figli, sembra di stare in una sit-com dal vivo o in un pezzo di Ionesco. “Uno sciame di galline?“chiedo. Lui ha il cellulare in mano, mi guarda, guarda il cellulare. “In inglese c&#39;è un termine, ma non so come funzioni in italiano”. Ci penso. “Non funziona, in italiano. Non c&#39;è un termine per definire un gruppo di galline”. Secondogenito mi guarda, non dice niente, cerca su Google. “Qua – spiega dopo un po&#39;– internet dice stormo”. Lo guardo. “Stormo di galline?” faccio io con viso inespressivo. “Così dice internet” fa lui. “Ma internet chi?” chiedo io.</p>

<p>&#39;Internet&#39; in questo caso sono quasi tutti siti di vendita online. “Sono tradotti in automatico” spiego a secondogenito. “Non esiste l&#39;espressione stormo di galline, o almeno io non l&#39;ho mai sentita. E io ne ho sentite tante” concludo. Secondogenito sorride e mi mostra il cellulare. “Padre, quello a cui stai assistendo è la lingua italiana che si evolve” dice sornione. Se mille siti parlano di stormi di galline prima o poi avremo le galline in stormi.</p>

<p>“A proposito  – continua secondogenito – sai come si chiama un gruppo di corvi in inglese?”. “Lo ignoro” rispondo. Secondogenito fa un sorriso mellifluo, solenne: “murder” dice con un certo compiacimento lessicale. “Murder” ripeto io rapito.</p>

<p>A questo punto entra in scena anche terzogenita. “E sapete – fa lei – come si chiama un gruppo di furetti?”. “Furetti?” chiedo io e lei annnuisce. Guardo secondogenito che alza le spalle. Questa volta è terzogenita che sorridendo lascia andare il suo vocabolo segreto: “business”. Secondogenito corre a cercare sul cellulare. Legge, sorride. “È vero” conferma. Continua a leggere e poi mette via il cellulare e inizia a guardarci sardonico.</p>

<p>In pratica, spiega, i gruppi di animali in inglese vennero inizialmente chiamati  con un aggettivo che richiamasse le loro caratteristiche. Murder per i corvi. Pride per i leoni.</p>

<p>“Un attimo – lo interrompo – vuoi dire che in inglese si dice “a pride of leons” per dire un branco di leoni?“. Secondogenito annuisce. “Cristo santo” faccio io. “Sono dei pazzi”.</p>

<p>“E business per i furetti? Allora vuol dire che i furetti sono bravi in affari?” chiede terzogenita divertita. Secondogenito fa no-no con la testa. “È stato un errore di trascrizione. In origine doveva essere “busyness”. Indaffarati. Sai come sono i furetti” spiega.</p>

<p>“Certo – rispondo io – è che tendo a dimenticarlo”.</p>
]]></content:encoded>
      <author>La vita in famiglia è bellissima</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/f1wqd213ht</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 21:06:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I migliori ninja della nostra vita</title>
      <link>https://noblogo.org/gippo/i-migliori-ninja-della-nostra-vita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questo post è stato scritto soprattutto per il titolo: avete riconosciuto sicuramente la citazione de &#34;I migliori anni della nostra vita&#34; ma forse vi sarà sfuggito il fatto che non si tratta solo di una quotata generica. Difatti la parola ninja è l&#39;esatto anagramma di &#34;anni&#34;. Come dite? Non è vero? Fidatevi, fidatevi, è vero. Il punto è che noi pronunciamo &#34;ningia&#34; così sembra che ci sia una &#34;g&#34; in più ma se togliete la &#34;g&#34;...&#xA;Questo post è stato scritto anche, soprattutto, per questa simpatica osservazione sull&#39;anagramma che si presta a molte obiezioni talmente facili che la maggior parte di voi rinuncerà a farle in partenza.&#xA;Ma veniamo ai ninja.&#xA;&#xA;Ninja &#xA;&#xA;Il post bocciato sui ninja&#xA;Volevo fare un post sui migliori ninja della nostra vita, partendo dal primo contatto con i ninja (per lo più attraverso i videogiochi) fino ai contatti più recenti.&#xA;Avrei parlato di:&#xA;Shinobi;&#xA;Tartarughe Ninja;&#xA;Scorpion e Sub-Zero di Mortal Kombat;&#xA;La serie di librigame sui ninja;&#xA;Ninja Gaiden;&#xA;Kage di Virtua Fighter;&#xA;Ayane e altri ninja più o meno pettoruti di Dead or Alive.&#xA;&#xA;Questo post è stato bocciato. Alla fine è un post ombra, che aleggia su questo post come un doppio oscuro. Fa molto ninja in effetti.&#xA;&#xA;Le tecniche segrete dei ninja&#xA;Farò solo un accenno personale ad una iniziativa che avrei voluto pubblicare qualche anno fa: le tecniche segrete speciali di Sexy Ninja. Cioè volevo creare l&#39;etichetta di Sexy Ninja e avevo ideato un logo semplice e assolutamente accattivante. Avrei pubblicato un libro di trucchetti ninja di quelli che piacciono a me, robe un po&#39; PNL, un po&#39; buonsenso, un po&#39; assurdità.&#xA;Tipo: tecnica segreta speciale della Tabula Rasa (che non riveleró in quanto segreta).&#xA;L&#39;idea mi era venuta leggendo i libri del tizio che ha pubblicato le 48 leggi del potere. Avete presente quel tizio, sì? Un gran figo, i suoi libri spaccano. O almeno spaccavano quando avevo una certa età.&#xA;Ma adesso arriviamo al tema del giorno.&#xA;&#xA;Kuji-Kiri&#xA;Lo sapevate? I ninja facevano cose che sembravano soprannaturali. Anzi, i ninja facevano cose proprio soprannaturali e la loro tecnica mistico-esoterica si chiamava come il titolo di questo paragrafetto.&#xA;Ecco, in questo momento sto leggendo proprio un manuale della edizioni Mediterranee che mi spiega queste tecniche ma non c&#39;è niente di facile: meditare, respirare, lavorare su se stessi, capite bene anche voi, no? Ecco, di pratico e facile giusto il fare qualche forma con le dita tipo ombre cinesi.&#xA;Penso che userò il metodo Toyota, siccome in questo momento non mi ispira, mi fermo e lo lascio perdere.&#xA;Credo allora che mi ributterò su quella saga in lingua inglese dove un tizio (figo quasi quanto l&#39;autore delle 48 leggi del potere) finisce in un mondo parallelo tipo anime isekai giapponese e viene accolto in un villaggio popolato da elfe bellissime e sessualmente disponibili.&#xA;&#xA;Per il post sui ninja è tutto.&#xA;Gheregheregez! (grido ninja)&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Questo post è stato scritto soprattutto per il titolo: avete riconosciuto sicuramente la citazione de “I migliori anni della nostra vita” ma forse vi sarà sfuggito il fatto che non si tratta solo di una quotata generica. Difatti la parola ninja è l&#39;esatto anagramma di “anni”. Come dite? Non è vero? Fidatevi, fidatevi, è vero. Il punto è che noi pronunciamo “ningia” così sembra che ci sia una “g” in più ma se togliete la “g”...
Questo post è stato scritto anche, soprattutto, per questa simpatica osservazione sull&#39;anagramma che si presta a molte obiezioni talmente facili che la maggior parte di voi rinuncerà a farle in partenza.
Ma veniamo ai ninja.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/v8Vz00nv/ninja-comic-style-3415b337.jpg" alt="Ninja"></p>

<h3 id="il-post-bocciato-sui-ninja">Il post bocciato sui ninja</h3>

<p>Volevo fare un post sui migliori ninja della nostra vita, partendo dal primo contatto con i ninja (per lo più attraverso i videogiochi) fino ai contatti più recenti.
Avrei parlato di:
– Shinobi;
– Tartarughe Ninja;
– Scorpion e Sub-Zero di Mortal Kombat;
– La serie di librigame sui ninja;
– Ninja Gaiden;
– Kage di Virtua Fighter;
– Ayane e altri ninja più o meno pettoruti di Dead or Alive.</p>

<p>Questo post è stato bocciato. Alla fine è un post ombra, che aleggia su questo post come un doppio oscuro. Fa molto ninja in effetti.</p>

<h3 id="le-tecniche-segrete-dei-ninja">Le tecniche segrete dei ninja</h3>

<p>Farò solo un accenno personale ad una iniziativa che avrei voluto pubblicare qualche anno fa: le tecniche segrete speciali di Sexy Ninja. Cioè volevo creare l&#39;etichetta di Sexy Ninja e avevo ideato un logo semplice e assolutamente accattivante. Avrei pubblicato un libro di trucchetti ninja di quelli che piacciono a me, robe un po&#39; PNL, un po&#39; buonsenso, un po&#39; assurdità.
Tipo: tecnica segreta speciale della Tabula Rasa (che non riveleró in quanto segreta).
L&#39;idea mi era venuta leggendo i libri del tizio che ha pubblicato le 48 leggi del potere. Avete presente quel tizio, sì? Un gran figo, i suoi libri spaccano. O almeno spaccavano quando avevo una certa età.
Ma adesso arriviamo al tema del giorno.</p>

<h3 id="kuji-kiri">Kuji-Kiri</h3>

<p>Lo sapevate? I ninja facevano cose che sembravano soprannaturali. Anzi, i ninja facevano cose proprio soprannaturali e la loro tecnica mistico-esoterica si chiamava come il titolo di questo paragrafetto.
Ecco, in questo momento sto leggendo proprio un manuale della edizioni Mediterranee che mi spiega queste tecniche ma non c&#39;è niente di facile: meditare, respirare, lavorare su se stessi, capite bene anche voi, no? Ecco, di pratico e facile giusto il fare qualche forma con le dita tipo ombre cinesi.
Penso che userò il metodo Toyota, siccome in questo momento non mi ispira, mi fermo e lo lascio perdere.
Credo allora che mi ributterò su quella saga in lingua inglese dove un tizio (figo quasi quanto l&#39;autore delle 48 leggi del potere) finisce in un mondo parallelo tipo anime isekai giapponese e viene accolto in un villaggio popolato da elfe bellissime e sessualmente disponibili.</p>

<p>Per il post sui ninja è tutto.
Gheregheregez! <em>(grido ninja)</em></p>
]]></content:encoded>
      <author>Gippo</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/s0z5rzzkx5</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 17:49:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Primo bagno in mare del 2026.</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/primo-bagno-in-mare-del-2026</link>
      <description>&lt;![CDATA[Primo bagno in mare del 2026. Mentre ci avviciniamo alla prima spiaggia libera da scarichi, batteri fecali, costruzioni temporanee in cemento armato, sento all&#39;improvviso questo senso di deja-vu del cambio di stagione. L&#39;estate è davvero una dimensione diversa. Arriva il mio odore, quello della roba che mi circonda, fioriscono gli insetti tutto intorno a me - mi ricordo della consistenza della crema solare, mi entra letteralmente dentro: la inspiro. &#xA;&#xA;Ricordo quando - da bambino - l&#39;estate durava nella mia percezione un&#39;era millenaria. Adesso è un frammento. E mi succede questa cosa, mentre ancora sto andando, di sentire in anticipo la delusione di quando tutto questo finirà. Mi ricordo la sensazione degli anni scorsi di essere immerso nell&#39;acqua, guardare le case di questa o quella frazione ligure appesa alla collina, e pensare: è settembre e questo è il mio ultimo bagno e mi sembra ieri di aver fatto il primo. La paura di aver perso la capacità di godermi le cose e vedere le sensazioni scivolare via. Il terrore dell&#39;insensibilità.&#xA;&#xA;Poi mi getto in acqua, è gelida. Sento il corpo che prima manda una scarica di panico e poi di benessere, come si dice? Rinvigorente. Do bracciate, scatto verso il basso, tocco con una mano il fondo sabbioso, ritorno in alto. Emergo, respiro,  mi guardo attorno alla ricerca di un sorriso lontano. L&#39;unico modo di ricordare tutto sarebbe un&#39;estate infinita, penso. &#xA;&#xA;È maggio.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Primo bagno in mare del 2026. Mentre ci avviciniamo alla prima spiaggia libera da scarichi, batteri fecali, costruzioni temporanee in cemento armato, sento all&#39;improvviso questo senso di deja-vu del cambio di stagione. L&#39;estate è davvero una dimensione diversa. Arriva il mio odore, quello della roba che mi circonda, fioriscono gli insetti tutto intorno a me – mi ricordo della consistenza della crema solare, mi entra letteralmente dentro: la inspiro.</p>

<p>Ricordo quando – da bambino – l&#39;estate durava nella mia percezione un&#39;era millenaria. Adesso è un frammento. E mi succede questa cosa, mentre ancora sto andando, di sentire in anticipo la delusione di quando tutto questo finirà. Mi ricordo la sensazione degli anni scorsi di essere immerso nell&#39;acqua, guardare le case di questa o quella frazione ligure appesa alla collina, e pensare: è settembre e questo è il mio ultimo bagno e mi sembra ieri di aver fatto il primo. La paura di aver perso la capacità di godermi le cose e vedere le sensazioni scivolare via. Il terrore dell&#39;insensibilità.</p>

<p>Poi mi getto in acqua, è gelida. Sento il corpo che prima manda una scarica di panico e poi di benessere, come si dice? Rinvigorente. Do bracciate, scatto verso il basso, tocco con una mano il fondo sabbioso, ritorno in alto. Emergo, respiro,  mi guardo attorno alla ricerca di un sorriso lontano. L&#39;unico modo di ricordare tutto sarebbe un&#39;estate infinita, penso.</p>

<p>È maggio.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/u8zm4ii3up</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 16:16:18 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sulla paura di  rischiare</title>
      <link>https://noblogo.org/yattaman/sulla-paura-di-rischiare</link>
      <description>&lt;![CDATA[#riflessioni #storie #società&#xA;&#xA;Tempo fa, qualcuno ha lasciato lungo la strada una serie di sacchetti di carta chiusi con sopra la scritta &#34;Aprimi se hai il coraggio&#34;, chiaramente un&#39;operazione promozionale.&#xA;Andando in stazione, mi sono fermato e ho fatto quello che per me era ovvio: ho aperto il sacchetto.&#xA;Il contenuto non è importante, quello che mi ha colpito è che, subito dopo, una ragazza, diciamo di circa quindici anni, si è avvicinata e mi ha chiesto cosa ci fosse dentro. Alla mia risposta, si è girata e l&#39;ha comunicata alle sue amiche che aspettavano osservandola dall&#39;altro lato della strada.&#xA;Sacchetti uguali a quello che ho aperto ce n&#39;erano in abbondanza lungo la strada ed era chiaro che si trattasse di una pubblicità, c&#39;era perfino un adesivo col logo del negozio che li teneva chiusi, perciò era ovvio che si trattasse di oggetti del tutto inoffensivi.&#xA;sacchetto&#xA;Non ho fatto foto del sacchetto quindi l&#39;ho generato con l&#39;AI, perdonatemi&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Però quelle ragazze hanno avuto paura di aprirne uno. Pur curiose di vederne il contenuto, hanno aspettato che qualcuno aprisse il sacchetto per chiedere cosa ci fosse all&#39;interno.&#xA;Perché hanno avuto paura?&#xA;Perché hanno aspettato che lo facessi io per soddisfare la loro curiosità?&#xA;Non voglio cadere nell&#39;errore metodologico di estrapolare un comportamento generale da un unico caso, ma questo episodio mi ha suscitato un dubbio:&#xA;non è che stiamo perdendo la capacità di rischiare?&#xA;Noi vecchi (ormai devo giungere a patti col fatto di far parte della categoria) perché scottati da troppe fregature.&#xA;Le generazioni più giovani perché sono cresciute con mille paure che abbiamo inculcato loro, a cui si aggiungono quelle dovute allo schifo di mondo che stiamo loro lasciando.&#xA;Non è che a forza di voler proteggere figlie e figli da tutti i pericoli, veri o presunti, che percepiamo, abbiamo instillato nelle loro menti un livello di paranoia tale che li rende incapaci di correre il minimo rischio?&#xA;Abbiamo barattato il senso di sicurezza per l&#39;immobilismo?&#xA;&#xA;cold comfort for change&#xA;direbbero i Pink Floyd.&#xA;&#xA;Senza rischiare non si progredisce. Non ci si fa male, certo, ma non si ha nemmeno l&#39;occasione di fare esperienze interessanti, scoprire nuove cose, migliorare.&#xA;E senza farsi male, senza cadere, non si scopre che ci si può anche rialzare.&#xA;Parafrasando un altro gruppo che piace ai vecchi ribelli che una volta erano giovani ribelli:&#xA;&#xA;comodo ma come dire poca soddisfazione.&#xA;&#xA;Altra storia: mio figlio è un bambino - ragazzo, mannaggia a lui che ha già 12 anni - curioso, che quando si appassiona di qualcosa cerca tutti i dettagli e le informazioni possibili sull&#39;argomento. Ma non esce dalla sua comfort zone. Cerca solo cosa che sa già gli piaceranno, siano film, anime, manga, video su YouTube... è difficilissimo convincerlo a esplorare qualcosa di radicalmente diverso da quello che già conosce.&#xA;D&#39;altra parte questo comportamento lo abbiamo creato noi: l&#39;industria dell&#39;intrattenimento funziona così, si replicano gli stessi modelli, gli stessi personaggi, gli stessi prodotti che sicuramente avranno successo; perciò via di sequel, prequel, reboot, spinoff; via di effetto nostalgia e ripresa di cose che in passato piacevano.&#xA;Il franchise dà sicurezza, a chi lo crea, che non rischia denaro, e a chi ne fruisce, che sa già cosa trova.&#xA;Tutto molto bello, se a voi piace così.&#xA;Ma, e lo ripeto, senza rischiare, senza affrontare l&#39;ignoto, la nostra mente rimarrà piccola e ottusa, non miglioreremo mai né individualmente né come società. E non scopriremo mai cose più belle di quelle che già conosciamo.&#xA;Imboccheremo strade sbagliate e vicoli ciechi, certo, ma impareremo come tornare indietro e come uscirne; esplorando, sbagliando, osando cresceremo e andremo avanti.&#xA;La scienza funziona così.&#xA;Tutto dovrebbe funzionare così.&#xA;Altrimenti saremo sempre più meschini, generazione dopo generazione.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#riflessioni #storie #società</p>

<p>Tempo fa, qualcuno ha lasciato lungo la strada una serie di sacchetti di carta chiusi con sopra la scritta <strong><em>“Aprimi se hai il coraggio”</em></strong>, chiaramente un&#39;operazione promozionale.
Andando in stazione, mi sono fermato e ho fatto quello che per me era ovvio: <strong>ho aperto il sacchetto.</strong>
Il contenuto non è importante, quello che mi ha colpito è che, subito dopo, una ragazza, diciamo di circa quindici anni, si è avvicinata e mi ha chiesto cosa ci fosse dentro. Alla mia risposta, si è girata e l&#39;ha comunicata alle sue amiche che aspettavano osservandola dall&#39;altro lato della strada.
Sacchetti uguali a quello che ho aperto ce n&#39;erano in abbondanza lungo la strada ed era chiaro che si trattasse di una pubblicità, c&#39;era perfino un adesivo col logo del negozio che li teneva chiusi, perciò era ovvio che si trattasse di oggetti del tutto inoffensivi.
<img src="https://www.dropbox.com/scl/fi/kolr5v7aaptwtyrtm2n21/aprimi-se-hai-coraggio.jpg?rlkey=c7tgqb1n1219jglp8svo3c3i6&amp;st=qzdhqfsw&amp;raw=1" alt="sacchetto">
<em>Non ho fatto foto del sacchetto quindi l&#39;ho generato con l&#39;AI, perdonatemi</em>
</p>

<p><strong>Però quelle ragazze hanno avuto paura di aprirne uno.</strong> Pur curiose di vederne il contenuto, hanno aspettato che qualcuno aprisse il sacchetto per chiedere cosa ci fosse all&#39;interno.
Perché hanno avuto paura?
Perché hanno aspettato che lo facessi io per soddisfare la loro curiosità?
Non voglio cadere nell&#39;errore metodologico di estrapolare un comportamento generale da un unico caso, ma questo episodio mi ha suscitato un dubbio:
<strong>non è che stiamo perdendo la capacità di rischiare?</strong>
Noi vecchi (ormai devo giungere a patti col fatto di far parte della categoria) perché scottati da troppe fregature.
Le generazioni più giovani perché sono cresciute con mille paure che abbiamo inculcato loro, a cui si aggiungono quelle dovute allo schifo di mondo che stiamo loro lasciando.
Non è che a forza di voler proteggere figlie e figli da tutti i pericoli, veri o presunti, che percepiamo, abbiamo instillato nelle loro menti un livello di paranoia tale che li rende incapaci di correre il minimo rischio?
Abbiamo barattato il senso di sicurezza per l&#39;immobilismo?</p>

<p><strong><em>cold comfort for change</em></strong>
direbbero i Pink Floyd.</p>

<p>Senza rischiare non si progredisce. Non ci si fa male, certo, ma non si ha nemmeno l&#39;occasione di fare esperienze interessanti, scoprire nuove cose, migliorare.
E senza farsi male, senza cadere, non si scopre che ci si può anche rialzare.
Parafrasando un altro gruppo che piace ai vecchi ribelli che una volta erano giovani ribelli:</p>

<p><strong><em>comodo ma come dire poca soddisfazione.</em></strong></p>

<p>Altra storia: mio figlio è un bambino – ragazzo, mannaggia a lui che ha già 12 anni – curioso, che quando si appassiona di qualcosa cerca tutti i dettagli e le informazioni possibili sull&#39;argomento. Ma non esce dalla sua comfort zone. Cerca solo cosa che sa già gli piaceranno, siano film, anime, manga, video su YouTube... è difficilissimo convincerlo a esplorare qualcosa di radicalmente diverso da quello che già conosce.
D&#39;altra parte questo comportamento lo abbiamo creato noi: l&#39;industria dell&#39;intrattenimento funziona così, si replicano gli stessi modelli, gli stessi personaggi, gli stessi prodotti che sicuramente avranno successo; perciò via di sequel, prequel, reboot, spinoff; via di effetto nostalgia e ripresa di cose che in passato piacevano.
Il franchise dà sicurezza, a chi lo crea, che non rischia denaro, e a chi ne fruisce, che sa già cosa trova.
<strong>Tutto molto bello, se a voi piace così.</strong>
Ma, e lo ripeto, senza rischiare, senza affrontare l&#39;ignoto, la nostra mente rimarrà piccola e ottusa, non miglioreremo mai né individualmente né come società. E non scopriremo mai cose più belle di quelle che già conosciamo.
Imboccheremo strade sbagliate e vicoli ciechi, certo, ma impareremo come tornare indietro e come uscirne; esplorando, sbagliando, osando cresceremo e andremo avanti.
La scienza funziona così.
Tutto dovrebbe funzionare così.
Altrimenti saremo sempre più meschini, generazione dopo generazione.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Cambiare le cose</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7c31w9lytg</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 14:49:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Alla mattina succede questa cosa, che quando sorge il sole, ad un certo punto,...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/alla-mattina-succede-questa-cosa-che-quando-sorge-il-sole-ad-un-certo-punto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alla mattina succede questa cosa, che quando sorge il sole, ad un certo punto, il viadotto autostradale si trova nel mezzo della linea immaginaria che corre tra la porta finestra della mia cucina e il sole stesso. Così la mia cucina entra ed esce dalla luce solare come in un film. All&#39;inizio non avevo capito il perché. Sono le auto che - lontane - passando sul viadotto coprono il sole mettendo in ombra o in luce la porta finestra. La mia cucina sembra i fotogrammi di una pellicola che adesso vivono la vita, adesso mostrano le quarte della scenografia. &#xA;&#xA;Sto cercando qualcosa che non trovo. Ho delle immagini di opere d&#39;arte che non trovo più su internet. La quantità di materiale che è sotto la scocca del digitale è insostenibile. Qualcosa mi illumina, una foto, la riproduzione di una montagna con un pastore o uno zappatore, non lo so. È a terra che dorme, come una cosa senza energia, prono. Cerco il quadro su internet, non lo trovo. Chiedo ai colleghi, mi mostrano cose simili. Forse non esiste. Un effetto Mandela che mi ronza nella testa, uno dei tanti. Una donna sorridente che porge una gallina uccisa. Anche questo non lo trovo, non come era nella mia testa.&#xA;&#xA;Il carico di stress, di responsabiilità percepita, di adagio e sottommissione che hanno le generazioni a partire dalla mia è superiore sotto alcuni aspetti a quello delle precedenti. In genere si pensa il contrario e c&#39;è una mitologia epica di molte generazioni che hanno subito o determinato alcuni strappi importanti della propria vita privata: le due guerre mondiali, il boom economico, l&#39;adesione alla visione produttiva occidentale. &#xA;&#xA;Molti della mia generazione, specie quelli che non appartengono ai piccoli rami dinastici di questa o quella famiglia imprenditoriale, sono nati e cresciuti in un mondo dove l&#39;utopia veniva progressivamente circoscritta ed erosa da quella che qualcuno avrebbe potuto chiamare &#34;la cognizione del vero&#34;. Sono nato in una società dopata che via via ha aumentato i suoi strumenti per indagare e darmi informazioni su ogni cosa in una scala tale da creare un disturbo cognitivo: a cascata una &#34;cognizione del falso&#34; come sistema di autotutela rispetto a una conoscenza che annichilisce.&#xA;&#xA;L&#39;utopia di un mondo migliore è stata rosa alla base dal fatto che - ragazzi - bella idea, ma non è sostenibile. Non ce la facciamo più. Anzi, dovete stringere i denti per tenere questi due o tre privilegi che questo sistema, l&#39;unico che riusciamo ad accettare, prova ancora a garantirvi.  &#xA;&#xA;Intendiamoci: il sistema è solidamente costruito su un impianto di occultamento del vero. Nessuno vuole davvero avere davanti agli occhi i costi della società occidentale. Ma l&#39;informazione è diventata permeabile, il limes della nostra ignoranza è determinato soprattuto dal nostro istinto di autoconservazione. E di tranquillità. Ma quando vedi un ragazzo vestito da Zelda che cammina per strada pensa a tutto l&#39;armamentario necessario per questa produzione del reale. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alla mattina succede questa cosa, che quando sorge il sole, ad un certo punto, il viadotto autostradale si trova nel mezzo della linea immaginaria che corre tra la porta finestra della mia cucina e il sole stesso. Così la mia cucina entra ed esce dalla luce solare come in un film. All&#39;inizio non avevo capito il perché. Sono le auto che – lontane – passando sul viadotto coprono il sole mettendo in ombra o in luce la porta finestra. La mia cucina sembra i fotogrammi di una pellicola che adesso vivono la vita, adesso mostrano le quarte della scenografia.</p>

<p>Sto cercando qualcosa che non trovo. Ho delle immagini di opere d&#39;arte che non trovo più su internet. La quantità di materiale che è sotto la scocca del digitale è insostenibile. Qualcosa mi illumina, una foto, la riproduzione di una montagna con un pastore o uno zappatore, non lo so. È a terra che dorme, come una cosa senza energia, prono. Cerco il quadro su internet, non lo trovo. Chiedo ai colleghi, mi mostrano cose simili. Forse non esiste. Un effetto Mandela che mi ronza nella testa, uno dei tanti. Una donna sorridente che porge una gallina uccisa. Anche questo non lo trovo, non come era nella mia testa.</p>

<p>Il carico di stress, di responsabiilità percepita, di adagio e sottommissione che hanno le generazioni a partire dalla mia è superiore sotto alcuni aspetti a quello delle precedenti. In genere si pensa il contrario e c&#39;è una mitologia epica di molte generazioni che hanno subito o determinato alcuni strappi importanti della propria vita privata: le due guerre mondiali, il boom economico, l&#39;adesione alla visione produttiva occidentale.</p>

<p>Molti della mia generazione, specie quelli che non appartengono ai piccoli rami dinastici di questa o quella famiglia imprenditoriale, sono nati e cresciuti in un mondo dove l&#39;utopia veniva progressivamente circoscritta ed erosa da quella che qualcuno avrebbe potuto chiamare “la cognizione del vero”. Sono nato in una società dopata che via via ha aumentato i suoi strumenti per indagare e darmi informazioni su ogni cosa in una scala tale da creare un disturbo cognitivo: a cascata una “cognizione del falso” come sistema di autotutela rispetto a una conoscenza che annichilisce.</p>

<p>L&#39;utopia di un mondo migliore è stata rosa alla base dal fatto che – ragazzi – bella idea, ma non è sostenibile. Non ce la facciamo più. Anzi, dovete stringere i denti per tenere questi due o tre privilegi che questo sistema, l&#39;unico che riusciamo ad accettare, prova ancora a garantirvi.</p>

<p>Intendiamoci: il sistema è solidamente costruito su un impianto di occultamento del vero. Nessuno vuole davvero avere davanti agli occhi i costi della società occidentale. Ma l&#39;informazione è diventata permeabile, il limes della nostra ignoranza è determinato soprattuto dal nostro istinto di autoconservazione. E di tranquillità. Ma quando vedi un ragazzo vestito da Zelda che cammina per strada pensa a tutto l&#39;armamentario necessario per questa produzione del reale.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/0bbxnbofpw</guid>
      <pubDate>Sun, 24 May 2026 07:09:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Alcune cose che ho fatto o che mi sono successe inerenti al mondo scuola.</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/alcune-cose-che-ho-fatto-o-che-mi-sono-successe-inerenti-al-mondo-scuola</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alcune cose che ho fatto o che mi sono successe inerenti al mondo scuola. Premetto che sono molto stanco e oggi ho difficoltà a scrivere, quindi non farò un discorso coerente e sensato, ma solo dei flash. Il primo flash sono io che in questo periodo - per motivi che sarebbe lungo spiegare - sto seguendo alcuni corsi di formazione, uno con Corsini sulla valutazione Formativa, uno sul MOF (il cosiddetto metodo Finlandese), uno sull&#39;utilizzo della didattica con le UDA. Contemporaneamente: se sopravvivo a questa trinità formativa divento dio, o - in seconda battuta - trascendo. Trasfiguro, come i trasferelli ad acqua sulla pelle di un bambino. &#xA;&#xA;E la cosa è che prima sono lì che faccio questi corsi che mostrano che una scuola diversa è possibile, non facile, ma possibile, poi torno in classe e mi trovo a vivere queste situazioni di io che faccio cose e a volte funzionano, a volte un disastro, parlo nel deserto ai ragazzi che mi guardano come dire, non ce ne frega niente prof, è maggio, c&#39;è il sole, abbiamo una verifica delle materie di indirizzo un giorno sì uno no, ci molli, basta, basta, basta. &#xA;&#xA;Le programmazioni e poi entri in classe e sei studenti ti si avvicinano perché vogliono parlare con te di identità di genere, orientamento sessuale, pari opportunità e capitalismo e tu molli tutto e per quarantacinque minuti parli con questi sei come se non esistesse un domani, ogni tanto qualcun&#39;altro si avvicina incuriosito, ascolta, se ne va a parlare con la docente di sostegno e altri decomprimono le ore precedenti e ne viene fuori un momento informale unico che - se avessi provato a strutturarlo con il resto della classe - avrei perso tutto. &#xA;&#xA;Poi i ragazzi ti restituiscono le loro piattaforme foscoliane, una un arcade bitmap e un gruppo che ha fatto tutto con l&#39;intelligenza artificiale, tutto, foto, informazioni, venti minuti di video e tu controlli tutto, sei un professionista venerandi, mentre cucini ascolti i venti minuti di video e ridi, giuro ridevo mentre cucinavo perché l&#39;intelligenza artificiale aveva fatto questi video con lo stesso linguaggio che userebbe un commentatore per una partita di calcio, roba tipo &#34;Sconvolti tutti: Napoleone firma il trattato di Campoformio. Grande delusione, ma Foscolo non ci sta! E fa questa cosa pazzesca...&#34; e così via, tutto un fiorire di iperboli e io ridevo e pensavo anche, ecco, un sito multimediale, da zero, fatto tutto con l&#39;IA che poi - fondamentalmente - rischia anche di funzionare più delle mie spiegazioni. Arriviamo al punto che una persona che non sa niente di Foscolo riesce a creare dei contenuti didattici funzionali migliori dei miei.&#xA;&#xA;In seconda faccio fare un tema, molto semplice, gli spiego che è una verifica più sulle loro capacità di scrivere correttamente periodi complessi e corretti più che sui contenuti. Il tema è l&#39;esplorazione dello spazio. Mi impressiona il fatto che una parte consistente della classe pensi che l&#39;esplorazione dello spazio sia necessaria per trovare altri pianeti in cui vivere perché ormai la terra l&#39;abbiamo rovinata irrimediabilmente. Gli stati più ricchi ormai non possono più tornare indietro perché sono troppo legati a doppio filo allo sfruttamento indiscriminato. Le guerre, l&#39;inquinamento. Altro che utopia. &#xA;&#xA;Alla fine mi consegnano e io gli restituisco i fogli, prima, gli dico, fotografate il compito e chiedete a Gemini di valutarlo usando la griglia di valutazione che vi ho dato. Lo fanno, mi inviano quello che esce. Anche con Gemini la maggior parte dei ragazzi guarda solo il voto senza leggere tutte le spiegazioni dell&#39;IA. Alcuni invece leggono e contestano quello che ha restituiito Gemini. Io sono impressionato che - da un lato - Gemini riesca davvero a leggere dei compiti in classe scritti con la cacografia dei miei studenti, dall&#39;altro rassicurato che lo faccia maldestramente, con abbagli, valutazioni discutibili e allucinazioni. Maldestramente, ma con metodo. E - anche quando dice cose che non stanno né in cielo né in terra - con tono professionale e sicuro di sé. Il futuro della docenza domestica è in questa roba. &#xA;&#xA;Basta, ci saranno errori, ma almeno qua sui social non li correggo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alcune cose che ho fatto o che mi sono successe inerenti al mondo scuola. Premetto che sono molto stanco e oggi ho difficoltà a scrivere, quindi non farò un discorso coerente e sensato, ma solo dei flash. Il primo flash sono io che in questo periodo – per motivi che sarebbe lungo spiegare – sto seguendo alcuni corsi di formazione, uno con Corsini sulla valutazione Formativa, uno sul MOF (il cosiddetto metodo Finlandese), uno sull&#39;utilizzo della didattica con le UDA. Contemporaneamente: se sopravvivo a questa trinità formativa divento dio, o – in seconda battuta – trascendo. Trasfiguro, come i trasferelli ad acqua sulla pelle di un bambino.</p>

<p>E la cosa è che prima sono lì che faccio questi corsi che mostrano che una scuola diversa è possibile, non facile, ma possibile, poi torno in classe e mi trovo a vivere queste situazioni di io che faccio cose e a volte funzionano, a volte un disastro, parlo nel deserto ai ragazzi che mi guardano come dire, non ce ne frega niente prof, è maggio, c&#39;è il sole, abbiamo una verifica delle materie di indirizzo un giorno sì uno no, ci molli, basta, basta, basta.</p>

<p>Le programmazioni e poi entri in classe e sei studenti ti si avvicinano perché vogliono parlare con te di identità di genere, orientamento sessuale, pari opportunità e capitalismo e tu molli tutto e per quarantacinque minuti parli con questi sei come se non esistesse un domani, ogni tanto qualcun&#39;altro si avvicina incuriosito, ascolta, se ne va a parlare con la docente di sostegno e altri decomprimono le ore precedenti e ne viene fuori un momento informale unico che – se avessi provato a strutturarlo con il resto della classe – avrei perso tutto.</p>

<p>Poi i ragazzi ti restituiscono le loro piattaforme foscoliane, una un arcade bitmap e un gruppo che ha fatto tutto con l&#39;intelligenza artificiale, tutto, foto, informazioni, venti minuti di video e tu controlli tutto, sei un professionista venerandi, mentre cucini ascolti i venti minuti di video e ridi, giuro ridevo mentre cucinavo perché l&#39;intelligenza artificiale aveva fatto questi video con lo stesso linguaggio che userebbe un commentatore per una partita di calcio, roba tipo “Sconvolti tutti: Napoleone firma il trattato di Campoformio. Grande delusione, ma Foscolo non ci sta! E fa questa cosa pazzesca...” e così via, tutto un fiorire di iperboli e io ridevo e pensavo anche, ecco, un sito multimediale, da zero, fatto tutto con l&#39;IA che poi – fondamentalmente – rischia anche di funzionare più delle mie spiegazioni. Arriviamo al punto che una persona che non sa niente di Foscolo riesce a creare dei contenuti didattici funzionali migliori dei miei.</p>

<p>In seconda faccio fare un tema, molto semplice, gli spiego che è una verifica più sulle loro capacità di scrivere correttamente periodi complessi e corretti più che sui contenuti. Il tema è l&#39;esplorazione dello spazio. Mi impressiona il fatto che una parte consistente della classe pensi che l&#39;esplorazione dello spazio sia necessaria per trovare altri pianeti in cui vivere perché ormai la terra l&#39;abbiamo rovinata irrimediabilmente. Gli stati più ricchi ormai non possono più tornare indietro perché sono troppo legati a doppio filo allo sfruttamento indiscriminato. Le guerre, l&#39;inquinamento. Altro che utopia.</p>

<p>Alla fine mi consegnano e io gli restituisco i fogli, prima, gli dico, fotografate il compito e chiedete a Gemini di valutarlo usando la griglia di valutazione che vi ho dato. Lo fanno, mi inviano quello che esce. Anche con Gemini la maggior parte dei ragazzi guarda solo il voto senza leggere tutte le spiegazioni dell&#39;IA. Alcuni invece leggono e contestano quello che ha restituiito Gemini. Io sono impressionato che – da un lato – Gemini riesca davvero a leggere dei compiti in classe scritti con la cacografia dei miei studenti, dall&#39;altro rassicurato che lo faccia maldestramente, con abbagli, valutazioni discutibili e allucinazioni. Maldestramente, ma con metodo. E – anche quando dice cose che non stanno né in cielo né in terra – con tono professionale e sicuro di sé. Il futuro della docenza domestica è in questa roba.</p>

<p>Basta, ci saranno errori, ma almeno qua sui social non li correggo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qlkjp1o22s</guid>
      <pubDate>Sat, 23 May 2026 18:16:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lo stato laico</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/lo-stato-laico</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ultimamente mi sono trovato a riflettere su cosa significa essere laici, cioè essere cristiani che non si identificano con il sistema sacerdotale. In questa riflessione mi hanno aiutato le intuizioni di Romano Màdera (psicoterapeuta, scrittore, intervenuto più volte nella trasmissione di Radio 3 Uomini e profeti), e le parole di Roberto Vinco su Padre Ernesto Balduccia id=&#34;fnr.1&#34; href=&#34;#fn.1&#34;¹/a.&#xA;&#xA;spiritualità multireligiosa&#xA;!--more--&#xA;Entrambi rompono un pregiudizio (presente soprattutto in Italia), che laico sia l&#39;opposto di &#34;religioso&#34; o di &#34;credente&#34;, quando in realtà significa &#34;appartenente al popolo&#34; (dal gr. λαϊκός «del popolo, profano», der. di λαός «popolo»), nel senso di non ordinato. Anche un monaco è un «laico», se non è ordinato sacerdote. Quindi, ribadisce Màdera, possiamo individuare una spiritualità laica che emerge spontaneamente ed è ad appannaggio di tutti i gruppi socialia id=&#34;fnr.2&#34; href=&#34;#fn.2&#34;²/a. Analogamente, per Balducci invece bisogna dire: io sono &#34;laico&#34;, proprio perché sono &#34;cristiano&#34;.&#xA;&#xA;Gesù era un laico, che criticava aspramente i religiosi del suo tempo, i quali, per buona risposta, lo hanno fatto crocifiggere &#34;secondo le scritture&#34;. Quando la Samaritana chiese a Gesù se Dio andava adorato sul monte o nel tempio, Gesù rispose che i veri adoratori non adorano Dio né sul monte, né nel tempio, ma in Spirito e Verità, e  che quindi il luogo ove amare ed adorare Dio è nel proprio cuore.&#xA;Essere laici significa quindi attualizzare la profezia di Geremia, che mi è molto cara:&#xA;&#xA;  Ecco, i giorni vengono”, dice l&#39;Eterno, “che io farò un nuovo patto con la casa d&#39;Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che stabilii con i loro padri il giorno che li presi per mano per farli uscire dal paese d&#39;Egitto: patto che essi violarono, benché io fossi loro Signore”, dice l&#39;Eterno; “ma questo è il patto che farò con la casa d&#39;Israele, dopo quei giorni”, dice l&#39;Eterno, “io metterò la mia legge nel loro intimo, la scriverò sul loro cuore, io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo. Non insegneranno più ciascuno il proprio compagno e ciascuno il proprio fratello, dicendo: &#39;Conoscete l&#39;Eterno!&#39; poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande”, dice l&#39;Eterno. “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”. (Ger 31, 31-34:)&#xA;&#xA;Questo è il modo in cui, come laici, onoriamo ed adoriamo Gesù, perché Gesù è il perfetto esempio di laico. Sull&#39;esempio, di Gesù, seguendo il suo insegnamento, il nostro cuore diventa una pergamena pulita, sulla quale Dio può scrivere la Sua legge. Non è sufficiente &#34;credere&#34; o &#34;ripetere delle formule&#34;, ma è necessario che &#34;agiamo&#34; come Gesù ci ha indicato, che facciamo nostro il suo modo di essere. Solo così entriamo nella dinamica divina di cui Gesù è la via. È necessario che il nostro apparato psicofisico entri in questa meravigliosa dinamica spirituale perché la Verità Divina, che è anche Vita, trovi un luogo fecondo, il nostro cuore, dove manifestarsi ed imprimersi eternamente.&#xA;&#xA;In questo modo, seguendo il suo insegnamento, impegnandoci per amare come egli ama, perdonando come egli perdona, contemplando come egli contempla, sforzandosi interiormente ed esteriormente come egli si sforzaa id=&#34;fnr.3&#34; href=&#34;#fn.3&#34;³/a, si avvererà la profezia di Geremia, e troveremo la legge divina nel nostro cuore, e diventeremo popolo di Dio, cioè pienamente laici.&#xA;&#xA;----&#xA;&#xA;Note&#xA;smalla id=&#34;fn.1&#34; href=&#34;#fnr.1&#34;1:/a Roberto Vinco, Un Dio laico per una fede laica, 2012/small&#xA;smalla id=&#34;fn.2&#34; href=&#34;#fnr.2&#34;2:/a Romano Màdera, Lo splendore trascurato del mondo. Per una spiritualità laica, Bollati Boringhieri, 2022/small&#xA;smalla id=&#34;fn.3&#34; href=&#34;#fnr.3&#34;3:/a  ricordandoci che &#34;il mio giogo è dolce e il mio carico leggero&#34;/small&#xA;&#xA;#laicità #cristianesimo #religioni #escatologia #mistica]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente mi sono trovato a riflettere su cosa significa essere laici, cioè essere cristiani che non si identificano con il sistema sacerdotale. In questa riflessione mi hanno aiutato le intuizioni di Romano Màdera (psicoterapeuta, scrittore, intervenuto più volte nella trasmissione di Radio 3 <em>Uomini e profeti</em>), e le parole di Roberto Vinco su Padre Ernesto Balducci<a id="fnr.1" href="#fn.1" rel="nofollow">¹</a>.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/Dyv6fN7g/diritto-religione.jpg" alt="spiritualità multireligiosa">

Entrambi rompono un pregiudizio (presente soprattutto in Italia), che laico sia l&#39;opposto di “religioso” o di “credente”, quando in realtà significa “appartenente al popolo” (dal gr. λαϊκός «del popolo, profano», der. di λαός «popolo»), nel senso di non ordinato. Anche un monaco è un «laico», se non è ordinato sacerdote. Quindi, ribadisce Màdera, possiamo individuare una spiritualità laica che emerge spontaneamente ed è ad appannaggio di tutti i gruppi sociali<a id="fnr.2" href="#fn.2" rel="nofollow">²</a>. Analogamente, per Balducci invece bisogna dire: io sono “laico”, proprio perché sono “cristiano”.</p>

<p>Gesù era un laico, che criticava aspramente i religiosi del suo tempo, i quali, per buona risposta, lo hanno fatto crocifiggere “secondo le scritture”. Quando la Samaritana chiese a Gesù se Dio andava adorato sul monte o nel tempio, Gesù rispose che i veri adoratori non adorano Dio né sul monte, né nel tempio, ma in Spirito e Verità, e  che quindi il luogo ove amare ed adorare Dio è nel proprio cuore.
Essere laici significa quindi attualizzare la profezia di Geremia, che mi è molto cara:</p>

<blockquote><p>Ecco, i giorni vengono”, dice l&#39;Eterno, “che <strong>io farò un nuovo patto</strong> con la casa d&#39;Israele e con la casa di Giuda; <strong>non come il patto che stabilii con i loro padri il giorno che li presi per mano per farli uscire dal paese d&#39;Egitto</strong>: patto che essi violarono, benché io fossi loro Signore”, dice l&#39;Eterno; “ma questo è il patto che farò con la casa d&#39;Israele, dopo quei giorni”, dice l&#39;Eterno, “io metterò la mia legge nel loro intimo, la scriverò sul loro cuore, <strong>io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo.</strong> <strong>Non insegneranno più ciascuno il proprio compagno e ciascuno il proprio fratello,</strong> dicendo: &#39;Conoscete l&#39;Eterno!&#39; poiché <strong>tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande”</strong>, dice l&#39;Eterno. “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”. <em>(Ger 31, 31-34:)</em></p></blockquote>

<p>Questo è il modo in cui, come laici, onoriamo ed adoriamo Gesù, perché Gesù è il perfetto esempio di laico. Sull&#39;esempio, di Gesù, seguendo il suo insegnamento, il nostro cuore diventa una pergamena pulita, sulla quale Dio può scrivere la Sua legge. Non è sufficiente “credere” o “ripetere delle formule”, ma è necessario che “agiamo” come Gesù ci ha indicato, che facciamo nostro il suo modo di essere. Solo così entriamo nella dinamica divina di cui Gesù è la via. È necessario che il nostro apparato psicofisico entri in questa meravigliosa dinamica spirituale perché la Verità Divina, che è anche Vita, trovi un luogo fecondo, il nostro cuore, dove manifestarsi ed imprimersi eternamente.</p>

<p>In questo modo, seguendo il suo insegnamento, impegnandoci per amare come egli ama, perdonando come egli perdona, contemplando come egli contempla, sforzandosi interiormente ed esteriormente come egli si sforza<a id="fnr.3" href="#fn.3" rel="nofollow">³</a>, si avvererà la profezia di Geremia, e troveremo la legge divina nel nostro cuore, e diventeremo popolo di Dio, cioè pienamente laici.</p>

<hr>

<h2 id="note">Note</h2>

<p><small><a id="fn.1" href="#fnr.1" rel="nofollow">1:</a> Roberto Vinco, <em>Un Dio laico per una fede laica</em>, 2012</small>
<small><a id="fn.2" href="#fnr.2" rel="nofollow">2:</a> Romano Màdera, <em>Lo splendore trascurato del mondo. Per una spiritualità laica</em>, Bollati Boringhieri, 2022</small>
<small><a id="fn.3" href="#fnr.3" rel="nofollow">3:</a>  ricordandoci che “il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”</small></p>

<p>#laicità #cristianesimo #religioni #escatologia #mistica</p>
]]></content:encoded>
      <author>μετανοειτε</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bwtubu086g</guid>
      <pubDate>Sat, 23 May 2026 15:21:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>tra poco sarò qui alla società delle api: </title>
      <link>https://noblogo.org/differx/tra-poco-saro-qui-alla-societa-delle-api</link>
      <description>&lt;![CDATA[tra poco sarò qui alla società delle api: &#xA;https://slowforward.net/2026/05/22/reading-oggi-a-roma-h-1830-alla-societa-delle-api-in-via-gregoriana/ &#xA; = &#xA;https://www.instagram.com/p/DYNF9FzCIas/&#xA;&#xA;come scrivono su ig, registration is required and free of charge.&#xA;to participate, please email at visit@societadelleapi.org&#xA;&#xA;leggerò degli inediti da un aggregato che momentaneamente si chiama contro la lettera alfa. &#xA;&#xA;il pubblico del reading (che è collettivo e bilingue, in italiano e in inglese) è già nutrito, mi dicono, ma sollecito chi fosse interessato a registrarsi e venire ad ascoltare i vari autori.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>tra poco sarò qui alla società delle api:
<a href="https://slowforward.net/2026/05/22/reading-oggi-a-roma-h-1830-alla-societa-delle-api-in-via-gregoriana/" rel="nofollow">https://slowforward.net/2026/05/22/reading-oggi-a-roma-h-1830-alla-societa-delle-api-in-via-gregoriana/</a>
 =
<a href="https://www.instagram.com/p/DYNF9FzCIas/" rel="nofollow">https://www.instagram.com/p/DYNF9FzCIas/</a></p>

<p>come scrivono su ig, <em>registration is required and free of charge.
to participate, please email at visit@societadelleapi.org</em></p>

<p>leggerò degli inediti da un aggregato che momentaneamente si chiama <em>contro la lettera alfa</em>.</p>

<p>il pubblico del reading (che è collettivo e bilingue, in italiano e in inglese) è già nutrito, mi dicono, ma sollecito chi fosse interessato a registrarsi e venire ad ascoltare i vari autori.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/euv91i0h07</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 13:25:24 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Epigraphe / Ulysse</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/epigraphe-ulysse</link>
      <description>&lt;![CDATA[Epigraphe / Ulysse&#xA;&#xA;Venez mes amis&#xA;Il n’est pas trop tard pour partir en quête&#xA;D’un monde nouveau&#xA;Car j’ai toujours le propos&#xA;De voguer au-delà du soleil couchant&#xA;Et si nous avons perdu cette force&#xA;Qui autrefois remuait la terre et le ciel,&#xA;Ce que nous sommes, nous le sommes,&#xA;Des coeurs héroïques et d’une même trempe&#xA;Affaiblis par le temps et le destin,&#xA;Mais forts par la volonté&#xA;De chercher, lutter, trouver, et de ne rien céder. »&#xA;&#xA; Alfred Tennyson, Ulysse, extrait. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Epigraphe / Ulysse</p>

<p>Venez mes amis
Il n’est pas trop tard pour partir en quête
D’un monde nouveau
Car j’ai toujours le propos
De voguer au-delà du soleil couchant
Et si nous avons perdu cette force
Qui autrefois remuait la terre et le ciel,
Ce que nous sommes, nous le sommes,
Des coeurs héroïques et d’une même trempe
Affaiblis par le temps et le destin,
Mais forts par la volonté
De chercher, lutter, trouver, et de ne rien céder. »</p>

<p> Alfred Tennyson, Ulysse, extrait.</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/5mk1pwp5ix</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 07:20:11 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Camarade</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-camarade</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Camarade&#xA;&#xA;Il se dégage de moi une impression de liberté,&#xA;Et d&#39;elle une tension intense et tenace&#xA;Qui abolit les distances, d&#39;une grande légèreté&#xA;Et pourtant d&#39;une incroyable classe.&#xA;&#xA;Nous partageons la même courbure de nos cœurs,&#xA;Et nos cheveux sont traversés des mêmes sillages.&#xA;Nous partageons le vertige des maraudeurs,&#xA;Et la clandestinité entre deux enfantillages.&#xA;&#xA;Complices dans l&#39;ombre comme au soleil&#xA;En accordant nos mots sur les murs.&#xA;A ce que nous sommes, au monde pareil :&#xA;Dans l&#39;ici et le maintenant taguant No Future !&#xA;&#xA;Looping 21 et 22 mai 2026]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Camarade</p>

<p>Il se dégage de moi une impression de liberté,
Et d&#39;elle une tension intense et tenace
Qui abolit les distances, d&#39;une grande légèreté
Et pourtant d&#39;une incroyable classe.</p>

<p>Nous partageons la même courbure de nos cœurs,
Et nos cheveux sont traversés des mêmes sillages.
Nous partageons le vertige des maraudeurs,
Et la clandestinité entre deux enfantillages.</p>

<p>Complices dans l&#39;ombre comme au soleil
En accordant nos mots sur les murs.
A ce que nous sommes, au monde pareil :
Dans l&#39;ici et le maintenant taguant No Future !</p>

<p>Looping 21 et 22 mai 2026</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/bgkbzudhs3</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 07:05:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / Un soleil à fleur de peau</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-un-soleil-a-fleur-de-peau</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / Un soleil à fleur de peau&#xA;&#xA;Je suis a peine tombé, sans courage&#xA;Le maître &#34;Kilo&#34; qui se dresse en mur&#xA;Les canards s&#39;envolent des que l&#39;orage&#xA;Et les cannes se brisent au fur et à mesure&#xA;&#xA;L&#39;espoir ; un volcan qu&#39;on réveille, épuisé&#xA;Et voila, l&#39;amour a brûlé mes larmes&#xA;La musique de ma main n&#39;est pas grisé&#xA;Et la vie a découvrir pleine de charmes&#xA;&#xA;L&#39;exaltation me pousse, et je tiens la hampe&#xA;La baleine me fait plus mal que le coeur&#xA;Tomber depuis, divers, les tristes et les terribles rampent&#xA;Et nous marchons ensembles quelques heures&#xA;&#xA;Désormais, un soleil a fleur de peau&#xA;La terre gronde, les vêtements hurlent a en crever&#xA;Vingt ans que mon cœur a Cinq ans, et en cadeau&#xA;Je ne cherche qu’à me relever.&#xA;&#xA;Looping, 2007 &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / Un soleil à fleur de peau</p>

<p>Je suis a peine tombé, sans courage
Le maître “Kilo” qui se dresse en mur
Les canards s&#39;envolent des que l&#39;orage
Et les cannes se brisent au fur et à mesure</p>

<p>L&#39;espoir ; un volcan qu&#39;on réveille, épuisé
Et voila, l&#39;amour a brûlé mes larmes
La musique de ma main n&#39;est pas grisé
Et la vie a découvrir pleine de charmes</p>

<p>L&#39;exaltation me pousse, et je tiens la hampe
La baleine me fait plus mal que le coeur
Tomber depuis, divers, les tristes et les terribles rampent
Et nous marchons ensembles quelques heures</p>

<p>Désormais, un soleil a fleur de peau
La terre gronde, les vêtements hurlent a en crever
Vingt ans que mon cœur a Cinq ans, et en cadeau
Je ne cherche qu’à me relever.</p>

<p>Looping, 2007</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/zpunm58dtr</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 00:27:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Poème / J&#39;ai oublié</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/poeme-jai-oublie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Poème / J&#39;ai oublié &#xA;&#xA;J&#39;ai oublié le son de ta voix, la couleur de tes yeux&#xA;J&#39;ai oublié jusqu&#39;aux contours de ton corps&#xA;Je ne pourrais pas te dire que tout vas pour le mieux&#xA;Mais il me reste un arrière-goût encore...&#xA;&#xA;Ou est ce que j&#39;ai bien pu mettre tout ces souvenirs,&#xA;Des poèmes naïfs, et des espoirs hallucinés ?&#xA;En tout cas, pour le peu qu&#39;il reste, a l&#39;avenir,&#xA;Il me faudra tous les assassiner...&#xA;&#xA;Comme une bouteille à la mer,&#xA;Tes mots, le sables et l&#39;eau m&#39;ont blessé.&#xA;Je garderais toujours quelques choses, l&#39;amer,&#xA;Et partout, notre premier baiser&#xA;&#xA;Looping &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Poème / J&#39;ai oublié</p>

<p>J&#39;ai oublié le son de ta voix, la couleur de tes yeux
J&#39;ai oublié jusqu&#39;aux contours de ton corps
Je ne pourrais pas te dire que tout vas pour le mieux
Mais il me reste un arrière-goût encore...</p>

<p>Ou est ce que j&#39;ai bien pu mettre tout ces souvenirs,
Des poèmes naïfs, et des espoirs hallucinés ?
En tout cas, pour le peu qu&#39;il reste, a l&#39;avenir,
Il me faudra tous les assassiner...</p>

<p>Comme une bouteille à la mer,
Tes mots, le sables et l&#39;eau m&#39;ont blessé.
Je garderais toujours quelques choses, l&#39;amer,
Et partout, notre premier baiser</p>

<p>Looping</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/asebuce9xb</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 00:25:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Épigraphe / INVICTUS</title>
      <link>https://noblogo.org/looping/epigraphe-invictus</link>
      <description>&lt;![CDATA[Épigraphe / INVICTUS&#xA;&#xA;Dans la nuit qui m’enserre,&#xA;Dans les ténèbres qui me noient,&#xA;Je loue les dieux quoiqu&#39;ils soient&#xA;Pour mon âme, à la fois noble et fière.&#xA;&#xA;Dans l&#39;étreinte féroce des circonstances&#xA;Je n’ai ni gémi ni pleuré,&#xA;Sous les coups de l’existence,&#xA;Je suis debout bien que blessé.&#xA;&#xA;En ce monde de colère et de pleurs&#xA;Se profile l’ombre du néant&#xA;Et pourtant la menace des ans&#xA;Me trouve et me trouvera, sans peur&#xA;&#xA;Peu importe l&#39;étroitesse du chemin,&#xA;Nombreux les châtiments infâmes,&#xA;Je suis le maître de mon destin,&#xA;Je suis le capitaine de mon âme.&#xA;&#xA;William Ernest Henley 1875&#xA;Traduction par Looping ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Épigraphe / INVICTUS</p>

<p>Dans la nuit qui m’enserre,
Dans les ténèbres qui me noient,
Je loue les dieux quoiqu&#39;ils soient
Pour mon âme, à la fois noble et fière.</p>

<p>Dans l&#39;étreinte féroce des circonstances
Je n’ai ni gémi ni pleuré,
Sous les coups de l’existence,
Je suis debout bien que blessé.</p>

<p>En ce monde de colère et de pleurs
Se profile l’ombre du néant
Et pourtant la menace des ans
Me trouve et me trouvera, sans peur</p>

<p>Peu importe l&#39;étroitesse du chemin,
Nombreux les châtiments infâmes,
Je suis le maître de mon destin,
Je suis le capitaine de mon âme.</p>

<p>William Ernest Henley 1875
Traduction par Looping</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;arbre du Ténéré  </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/rgnhu8cjtd</guid>
      <pubDate>Fri, 22 May 2026 00:22:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ignoranza atomica</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/ignoranza-atomica</link>
      <description>&lt;![CDATA[Prima di parlare di centrali nucleari sì o no in Italia si deve avere alcune conoscenze di base condivise da cui partire per intavolare una discussione civile, razionale, scientifica e soprattutto realistica.&#xA;&#xA;L&#39;IEA, l&#39;International Energy Agency, massima autorità mondiale in materia di energia, pubblica ogni anno l&#39;Energy Outlook, nel quale descrive la situazione energetica presente a livello mondiale e illustra gli scenari futuri. Tutto questo, ovviamente, sulla base di dati reali e ufficiali.&#xA;&#xA;Dal 2019 l&#39;IEA ogni anno ribadisce nel suo documento che al 2050 il 90% dell&#39;intero fabbisogno mondiale di energia elettrica potrà essere soddisfatto dalle energie rinnovabili. Questo è lo scenario Net Zero Emissions (NTZ), che fonda la sua previsione sulla assoluta necessità della riduzione delle emissioni antropiche climalteranti, che sono la causa del cambiamento climatico, la principale minaccia esistenziale  che pende sulla testa del genere umano; più di una possibile guerra nucleare.&#xA;&#xA;Invece, nello scenario STEPS (Stated Policies Scenario) basato sugli impegni e obiettivi dichiarati dagli Stati di tutto il mondo, in considerazione dello stato di avanzamento attuale e prevedibile nel rispettarli e raggiungerli e dell&#39;evoluzione del sistema energetico globale e normativo nei prossimi decenni, IEA assegna alle rinnovabili il 65-67% di copertura della domanda globale di energia elettrica entro il 2050.&#xA;&#xA;In entrambi gli scenari, NZE e STEPS, tenendo conto dell&#39;evoluzione tecnologica, politica, economica e finanziaria (costi di sviluppo, di installazione e produzione, sussidi pubblici e costi di assicurazione, presi in considerazione per le stime sulle rinnovabili), l&#39;IEA assegna all&#39;energia nucleare una percentuale di copertura della domanda di energia elettrica globale intorno al 9% al 2050, poco meno di quella di oggi. &#xA;L&#39;IEA dice in pratica che nei prossimi decenni le nuove centrali nucleari costruite andranno semplicemente a sostituire quelle vecchie dismesse, con un conseguente bilancio netto pari a 0.&#xA;&#xA;Ma chi lo legge l&#39;Energy Outolook?? I giornalisti no di certo. Che strano mestiere che svolgono. &#xA;&#xA;I rapporti dell&#39;IEA ridimensionano da quasi un decennio l&#39;hype montato ad arte sul nucleare e sui &#34;miracolosi&#34; SMR, Small Modular Reactors. Si tratta dei piccoli reattori nucleari pompati dalla propaganda mainstream, senza fondamento tecnico e scientifico, che dovrebbero limitare uno dei principali problemi delle grandi centrali nucleari odierne e adeguarsi all&#39;evoluzione del sistema energetico mondiale: la modularità e la scalabilità. &#xA;&#xA;Caratteristiche che le grandi e rigide centrali nucleari non hanno e che invece saranno condizioni indispensabili richieste dal sistema energetico planetario e dalle moderne reti elettriche, già oggi passate da un modello centralizzato e rigido a un modello dinamico, flessibile e predittivo, grazie anche al costante evolversi delle smart grids che, insieme alle rinnovabili, sono l&#39;unica vera rivoluzione energetica possibile nel breve periodo.&#xA;&#xA;Come sempre sono i modelli determinare il cosa, il come, il dove e il quando. &#xA;Il modello di sviluppo della nostra civiltà va cambiato, per una questione di mera sopravvivenza, quindi va cambiato anche il modello di produzione, di gestione e di utilizzo dell&#39;energia. &#xA;&#xA;Pannelli fotovoltaici&#xA;&#xA;Gli impianti di rinnovabili sono scalabili, distribuiti e decentralizzati (e più democratici visto che sole e vento non sono di proprietà di nessuno), perciò garantiscono una grande flessibilità e una maggiore capacità di risposta alle fluttuazioni della domanda e, non secondariamente, garantiscono maggiore sicurezza e continuità in caso di disastri naturali o guerre e conflitti. &#xA;&#xA;Tutto ciò manda in pensione il concetto di base load (carico minimo di base) che richiedeva grandi centrali (nucleari o a carbone) sempre accese per coprire i consumi minimi costanti. &#xA;&#xA;Se sentite uno pseudo-esperto, o un Calenda qualunque, tirare fuori ancora il concetto di base load ditegli di fare un update al XXI secolo, oppure di andare da un&#39;altra parte a fare lobby per le grandi utilities, che gli pagano il tozzo di pane.&#xA;&#xA;Veniamo ai costi di installazione, rapidamente:&#xA;&#xA;Fotovoltaico (su grande scala): 650-750 euro per kW&#xA;Eolico a terra: circa 1500 euro/kW&#xA;Eolico off-shore: 3000-3500 euro/kW&#xA;Nucleare (grandi reattori di terza gen.) 8000-11.000 euro/kW&#xA;Piccoli Reattori Modulari (SMR): circa 14.000 euro/kW (siamo ancora a livello di primi prototipi, non c&#39;è ancora né standardizzazione, ne produzione industriale).&#xA;&#xA;Il confronto dei costi medi di produzione di energia elettrica (LCOE) sono ancora più impietosi: &#xA;&#xA;Fotovoltaico (grandi impianti) + accumulo : da 70 a 120 euro/MWh&#xA;Eolico a terra: da 40 a 80 euro/MWh&#xA;Eolico off-shore: 50-100 euro/MWh (a seconda della tecnologia e dei siti di costruzione)&#xA;Nucleare (grandi reattori di terza gen.) da 140 a 190 euro/MWh&#xA;&#xA;Appare chiaro, considerando anche all&#39;elevato tasso di evoluzione tecnologica e innovazione del settore delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, rispetto a quello dell&#39;energia nucleare, che questo divario di costi non potrà che aumentare.&#xA;&#xA;Inoltre, riguardo il nucleare si deve prendere in considerazione anche altri fattori, per essere razionali e pragmatici, e non ideologici come i fanatici del nuke ad ogni costo e condizione:&#xA;&#xA;tempi di costruzione lunghi e spesso incerti del nucleare (minimo 10-15 anni per una singola centrale nucleare);&#xA;forti resistenze dell&#39;opinione pubblica, un po&#39; in tutti i Paesi, alla costruzione di una nuova centrale nel proprio territorio;&#xA;la fragilità intrinseca di alcuni territori rispetto ad altri, che fa aumentare i rischi e soprattutto i costi di assicurazione: il territorio italiano purtroppo è molto fragile e a rischio, diversamente da quello francese o spagnolo;&#xA;elevati costi di gestione delle scorie e del &#34;fine vita&#34; (decomissioning, cioè smantellamento);&#xA;la costruzione di una centrale nucleare richiede ingenti sussidi e finanziamenti pubblici. Per questo motivo nessun capitale privato oggi si sobbarca da solo i costi e i rischi finanziari di costruzione di una centrale. Le rinnovabili, già oggi, si ripagano da sole, non hanno più bisogno di sussidi pubblici ma solo di sburocratizzazione e superamento di stupidi vincoli paesaggistici!&#xA;&#xA;Stando tutto questo, io arrivo sempre alla stessa conclusione: in attesa della fusione a freddo e dell&#39;idrogeno verde e in considerazione dell&#39;urgenza dovuta alla spaventosa accelerazione del cambiamento climatico, ogni singolo euro che l&#39;Italia spenderà in politica energetica andrà messo nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di energie rinnovabili.&#xA;&#xA;Now playing:&#xA;“Like a stone”&#xA;Audioslave – Audioslave – 2003&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Prima di parlare di <strong>centrali nucleari</strong> sì o no in Italia si deve avere alcune <strong>conoscenze di base</strong> condivise da cui partire per intavolare una <strong>discussione civile, razionale</strong>, scientifica e soprattutto realistica.</p>

<p>L&#39;<strong>IEA</strong>, l&#39;<em>International Energy Agency</em>, massima <strong>autorità mondiale in materia di energia</strong>, pubblica ogni anno l&#39;<em>Energy Outlook</em>, nel quale descrive la <strong>situazione energetica presente</strong> a livello mondiale e illustra gli <strong>scenari futuri</strong>. Tutto questo, ovviamente, sulla base di dati reali e ufficiali.</p>

<p>Dal 2019 l&#39;IEA ogni anno ribadisce nel suo documento che <strong>al 2050 il 90% dell&#39;intero fabbisogno mondiale</strong> di energia elettrica potrà essere soddisfatto dalle <strong>energie rinnovabili</strong>. Questo è lo <strong>scenario Net Zero Emissions (NTZ)</strong>, che fonda la sua previsione sulla assoluta necessità della <strong>riduzione delle emissioni antropiche climalteranti</strong>, che sono la causa del <strong>cambiamento climatico</strong>, la principale <strong>minaccia esistenziale</strong>  che pende sulla testa del genere umano; più di una possibile guerra nucleare.</p>

<p>Invece, nello <strong>scenario STEPS (Stated Policies Scenario)</strong> basato sugli <strong>impegni e obiettivi dichiarati dagli Stati</strong> di tutto il mondo, in considerazione dello stato di avanzamento attuale e prevedibile nel rispettarli e raggiungerli e dell&#39;evoluzione del sistema energetico globale e normativo nei prossimi decenni, IEA assegna alle <strong>rinnovabili il 65-67% di copertura della domanda globale</strong> di energia elettrica entro il 2050.</p>

<p><strong>In entrambi gli scenari</strong>, NZE e STEPS, tenendo conto dell&#39;<strong>evoluzione tecnologica, politica, economica e finanziaria</strong> (costi di sviluppo, di installazione e produzione, sussidi pubblici e costi di assicurazione, presi in considerazione per le stime sulle rinnovabili), l&#39;IEA assegna all&#39;<strong>energia nucleare</strong> una percentuale di copertura della domanda di energia elettrica globale <strong>intorno al 9% al 2050</strong>, poco meno di quella di oggi.
L&#39;IEA dice in pratica che nei prossimi decenni le <strong>nuove centrali nucleari</strong> costruite andranno semplicemente a <strong>sostituire quelle vecchie</strong> dismesse, con un conseguente <strong>bilancio netto pari a 0</strong>.</p>

<p>Ma chi lo legge <strong>l&#39;Energy Outolook</strong>?? <strong>I giornalisti no di certo.</strong> Che strano mestiere che svolgono.</p>

<p>I rapporti dell&#39;IEA ridimensionano da quasi un decennio l&#39;<strong>hype montato ad arte sul nucleare e sui “miracolosi” SMR</strong>, <em>Small Modular Reactors</em>. Si tratta dei <strong>piccoli reattori nucleari</strong> pompati dalla <strong>propaganda mainstream</strong>, senza fondamento tecnico e scientifico, che dovrebbero limitare uno dei principali <strong>problemi delle grandi centrali nucleari</strong> odierne e adeguarsi all&#39;evoluzione del sistema energetico mondiale: la <strong>modularità e la scalabilità</strong>.</p>

<p>Caratteristiche che le grandi e rigide centrali nucleari non hanno e che invece saranno <strong>condizioni indispensabili</strong> richieste dal sistema energetico planetario e dalle <strong>moderne reti elettriche</strong>, già oggi passate da un <strong>modello centralizzato</strong> e rigido a un <strong>modello dinamico, flessibile e predittivo</strong>, grazie anche al costante evolversi delle <strong>smart grids</strong> che, insieme alle rinnovabili, sono l&#39;unica vera <strong>rivoluzione energetica</strong> possibile nel breve periodo.</p>

<p>Come sempre <strong>sono i modelli determinare il cosa, il come, il dove e il quando</strong>.
Il <strong>modello di sviluppo</strong> della nostra civiltà va cambiato, per una questione di mera sopravvivenza, quindi va cambiato anche il <strong>modello di produzione, di gestione e di utilizzo dell&#39;energia</strong>.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/L6jqB7h4/pannelli-fotovoltaici.jpg" alt="Pannelli fotovoltaici"></p>

<p>Gli <strong>impianti di rinnovabili sono scalabili, distribuiti e decentralizzati</strong> (e più democratici visto che sole e vento non sono di proprietà di nessuno), perciò garantiscono una <strong>grande flessibilità</strong> e una maggiore capacità di risposta alle <strong>fluttuazioni della domanda</strong> e, non secondariamente, garantiscono maggiore sicurezza e continuità in caso di disastri naturali o guerre e conflitti.</p>

<p>Tutto ciò manda in pensione il <strong>concetto di base load</strong> (carico minimo di base) che richiedeva <strong>grandi centrali</strong> (nucleari o a carbone) <strong>sempre accese</strong> per coprire i consumi minimi costanti.</p>

<p>Se sentite <strong>uno pseudo-esperto</strong>, o <strong>un Calenda qualunque</strong>, tirare fuori ancora il concetto di <em>base load</em> ditegli di <strong>fare un update al XXI secolo</strong>, oppure di andare da un&#39;altra parte a <strong>fare lobby per le grandi utilities</strong>, che gli pagano il tozzo di pane.</p>

<p>Veniamo ai <strong>costi di installazione</strong>, rapidamente:</p>
<ul><li>Fotovoltaico (su grande scala): 650-750 euro per kW</li>
<li>Eolico a terra: circa 1500 euro/kW</li>
<li>Eolico off-shore: 3000-3500 euro/kW</li>
<li>Nucleare (grandi reattori di terza gen.) 8000-11.000 euro/kW</li>
<li>Piccoli Reattori Modulari (SMR): circa 14.000 euro/kW (siamo ancora a livello di primi prototipi, non c&#39;è ancora né standardizzazione, ne produzione industriale).</li></ul>

<p>Il confronto dei <strong>costi medi di produzione di energia</strong> elettrica (LCOE) sono ancora più impietosi:</p>
<ul><li>Fotovoltaico (grandi impianti) + accumulo : da 70 a 120 euro/MWh</li>
<li>Eolico a terra: da 40 a 80 euro/MWh</li>
<li>Eolico off-shore: 50-100 euro/MWh (a seconda della tecnologia e dei siti di costruzione)</li>
<li>Nucleare (grandi reattori di terza gen.) da 140 a 190 euro/MWh</li></ul>

<p>Appare chiaro, considerando anche all&#39;<strong>elevato tasso di evoluzione tecnologica e innovazione del settore delle rinnovabili</strong> e dei sistemi di accumulo, rispetto a quello dell&#39;energia nucleare, che questo <strong>divario</strong> di costi <strong>non potrà che aumentare</strong>.</p>

<p>Inoltre, <strong>riguardo il nucleare</strong> si deve prendere in considerazione anche <strong>altri fattori</strong>, per essere razionali e pragmatici, e non ideologici come i fanatici del nuke ad ogni costo e condizione:</p>
<ul><li>tempi di costruzione lunghi e spesso incerti del nucleare (minimo 10-15 anni per una singola centrale nucleare);</li>
<li>forti resistenze dell&#39;opinione pubblica, un po&#39; in tutti i Paesi, alla costruzione di una nuova centrale nel proprio territorio;</li>
<li>la fragilità intrinseca di alcuni territori rispetto ad altri, che fa aumentare i rischi e soprattutto i <strong>costi di assicurazione</strong>: il <strong>territorio italiano</strong> purtroppo è <strong>molto fragile</strong> e a rischio, diversamente da quello francese o spagnolo;</li>
<li>elevati costi di gestione delle <strong>scorie</strong> e del <strong>“fine vita”</strong> (decomissioning, cioè smantellamento);</li>
<li>la costruzione di una centrale nucleare richiede <strong>ingenti sussidi e finanziamenti pubblici</strong>. Per questo motivo <strong>nessun capitale privato</strong> oggi si sobbarca <strong>da solo</strong> i costi e i rischi finanziari di costruzione di una centrale. Le <strong>rinnovabili</strong>, già oggi, <strong>si ripagano da sole</strong>, non hanno più bisogno di sussidi pubblici ma solo di <strong>sburocratizzazione</strong> e superamento di <strong>stupidi vincoli paesaggistici</strong>!</li></ul>

<p>Stando tutto questo, io arrivo sempre alla stessa conclusione: in attesa della <strong>fusione a freddo</strong> e dell&#39;<strong>idrogeno verde</strong> e in considerazione dell&#39;<strong>urgenza</strong> dovuta alla spaventosa accelerazione <strong>del cambiamento climatico</strong>, <strong>ogni singolo euro</strong> che l&#39;Italia spenderà in politica energetica andrà messo nella <strong>ricerca, nello sviluppo e nella produzione di energie rinnovabili</strong>.</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“Like a stone”
<em>Audioslave</em> – Audioslave – 2003</p>
]]></content:encoded>
      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/x44lqnatj4</guid>
      <pubDate>Thu, 21 May 2026 15:04:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>oggi lettura collettiva da Exit Poetry, presso Bianco contemporaneo, qui a Roma...</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/oggi-lettura-collettiva-da-exit-poetry-presso-bianco-contemporaneo-qui-a-roma</link>
      <description>&lt;![CDATA[oggi lettura collettiva da Exit Poetry, presso Bianco contemporaneo, qui a Roma in via Reno 18/a. &#xA;da molto tempo non riuscivo a fare reading nel contesto di un progetto coeso, come è questo libro. e mi fa piacere che a ospitare la cosa sia una bella galleria, che oltretutto espone Lamberto Pignotti e Hogre :)&#xA;&#xA;https://slowforward.net/2026/05/20/oggi-20-maggio-a-roma-exit-poetry-bianco-contemporaneo/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>oggi lettura collettiva da <em>Exit Poetry</em>, presso Bianco contemporaneo, qui a Roma in via Reno 18/a.
da molto tempo non riuscivo a fare reading nel contesto di un progetto coeso, come è questo libro. e mi fa piacere che a ospitare la cosa sia una bella galleria, che oltretutto espone Lamberto Pignotti e Hogre :)</p>

<p><a href="https://slowforward.net/2026/05/20/oggi-20-maggio-a-roma-exit-poetry-bianco-contemporaneo/" rel="nofollow">https://slowforward.net/2026/05/20/oggi-20-maggio-a-roma-exit-poetry-bianco-contemporaneo/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/efz1u92li7</guid>
      <pubDate>Wed, 20 May 2026 11:09:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>È interessante questo video che gira, non il video in sé che potete anche non...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/e-interessante-questo-video-che-gira-non-il-video-in-se-che-potete-anche-non</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;È interessante questo video che gira, non il video in sé che potete anche non vedere - ma il fatto, dove si vede l&#39;ex ceo di Google, Eric Schmidt, che parla ai ragazzi dell&#39;Università dell&#39;Arizona, se non sbaglio Arizona, e a un certo punto parla dell&#39;intelligenza artificiale e di come essa sia un punto imprescindibile del futuro sviluppo, non solo tecnologico. Invita i ragazzi ad abbracciare l&#39;intelligenza artificiale. E i ragazzi lo fischiano. &#xA;&#xA;Penso sia interessante perché questo imprenditore settantunenne dice ai ragazzi quale è il loro futuro, futuro disegnato da gente come lui e che lui vedrà ben poco, e a molti di questi ragazzi questa idea di futuro non piace quando - generazionalmente - dovrebbero essere invece il target perfetto per una rivoluzione tecnologica, l&#39;ennesima. &#xA;&#xA;C&#39;è uno scollamento tra questa perenne idea di erezione tecnologica, di performance progressiva e costante di quello che il futuro dovrebbe darci, il continuo abbracciare il nuovo &#34;different&#34; che un gruppo di imprenditori sempre più intossicati persegue a qualunque costo e taglio, e quello che viene visto come benessere sostenibile da una parte (non tutta, certo) delle nuove generazioni.&#xA;&#xA;Vinceranno loro, gli imprenditori, le foto di questi maschi bianchi dopati dal mercato che seguono in Cina il loro presidente per parlare con Xi sono qualcosa di così spregiudicato e irreale che non puoi nemmeno memarlo. Puoi solo sperare in una bolla, una capsula d&#39;aria che finisca nel sistema di circolo del sangue e arrivi al cervello e faccia saltare tutto. &#xA;&#xA;Sperare che il proprio futuro salti in aria e fischiarlo, questo pare restare alle nuove generazioni. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>È interessante questo video che gira, non il video in sé che potete anche non vedere – ma il fatto, dove si vede l&#39;ex ceo di Google, Eric Schmidt, che parla ai ragazzi dell&#39;Università dell&#39;Arizona, se non sbaglio Arizona, e a un certo punto parla dell&#39;intelligenza artificiale e di come essa sia un punto imprescindibile del futuro sviluppo, non solo tecnologico. Invita i ragazzi ad abbracciare l&#39;intelligenza artificiale. E i ragazzi lo fischiano.</p>

<p>Penso sia interessante perché questo imprenditore settantunenne dice ai ragazzi quale è il loro futuro, futuro disegnato da gente come lui e che lui vedrà ben poco, e a molti di questi ragazzi questa idea di futuro non piace quando – generazionalmente – dovrebbero essere invece il target perfetto per una rivoluzione tecnologica, l&#39;ennesima.</p>

<p>C&#39;è uno scollamento tra questa perenne idea di erezione tecnologica, di performance progressiva e costante di quello che il futuro dovrebbe darci, il continuo abbracciare il nuovo “different” che un gruppo di imprenditori sempre più intossicati persegue a qualunque costo e taglio, e quello che viene visto come benessere sostenibile da una parte (non tutta, certo) delle nuove generazioni.</p>

<p>Vinceranno loro, gli imprenditori, le foto di questi maschi bianchi dopati dal mercato che seguono in Cina il loro presidente per parlare con Xi sono qualcosa di così spregiudicato e irreale che non puoi nemmeno memarlo. Puoi solo sperare in una bolla, una capsula d&#39;aria che finisca nel sistema di circolo del sangue e arrivi al cervello e faccia saltare tutto.</p>

<p>Sperare che il proprio futuro salti in aria e fischiarlo, questo pare restare alle nuove generazioni.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/hv1zn87awa</guid>
      <pubDate>Wed, 20 May 2026 05:05:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Questa mattina in classe ho portato una dozzina di ragazzi di quinta a provare...</title>
      <link>https://noblogo.org/diario/questa-mattina-in-classe-ho-portato-una-dozzina-di-ragazzi-di-quinta-a-provare</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Questa mattina in classe ho portato una dozzina di ragazzi di quinta a provare questo esperimento di didattica in realtà virtuale che avevo preparato per loro. Si tratta di un ambiente che avevo già provato con successo una volta, qualcosa come due anni fa e poi basta, non aveva più funzionato. Per motivi che i tecnici non erano mai riusciti a capire, erano emersi problemi di rete che avevano reso l&#39;ambiente cooperativo lentissimo e non utilizzabile.&#xA;&#xA;Per un laboratorio con i ragazzi delle medie lo avevo riprovato qualche tempo fa scoprendo che quel tappo nella rete si era tolto, non ho idea del perché. Cioé, ho qualche sospetto, ma ininfluente ai fini della narrazione. Tra ieri e oggi ho portato due classi, ho presentato loro una teoria di oggetti geometrici associati a concetti visti in italiano o storia, e chiesto loro di creare degli alberi logici, spostando e unendo tra loro gli oggetti geometrici. &#xA;&#xA;L&#39;esperienza è stata piuttosto galvanizzante. Vedere gli studenti con un corpo vettoriale che si muovono nello spazio, scherzano fra loro, cazzeggiano e poi si mettono lì e uniscono Pascoli a Italy, trascinando 4321 sulla letteratura ergodica, si passano Diaz, cercano Pasolini, chiedono informazioni e si rispondono da soli, fanno errori, certo, e vanno avanti per un&#39;ora e mezzo, alcuni ancora dopo il suono della campanella dell&#39;intervallo, beh, ero piuttosto contento. E anche loro, dopo, sconvolti ma sorridenti. &#xA;&#xA;Non credo che quello sia il futuro, ma credo che sia una esperienza che possa fare venire idee su come possa diventarlo. Con tutti i suoi difetti, che sono tanti, è un venire catapultati in un mondo possibile dove il digitale diventa totalizzante. Tornare indietro, dopo è straniante. &#xA;&#xA;Incidentalmente poi, la sera, sono andato nella Basilica di San Siro. Sono entrato, la chiesa era piena, mi sono messo seduto su un inginocchiatoio e poi mi sono appoggiato su una colonna. Dopo un po&#39; sono entrati i musicisti, violinisti, archi e suonatore d&#39;organo. Nel silenzio della chiesa hanno avvicinato gli archetti ai loro strumenti e hanno iniziato a suonare. Rossini, Handel, Mozart, Haydn.&#xA;&#xA;Nel momento in cui la musica ha iniziato a sostituire i suoni e le voci si è creata come una frattura. Quella roba era irreale quanto quella digitale al mattino. Nella realtà si è aperta una feritoia e da lì è emerso un mondo che era composto di materia, estetica, storia, un avviluppo che per un&#39;ora e mezzo è restato lì mentre io ascoltavo, mi distraevo, restavo fulminato con il collo teso a seguire un passaggio, sentivo la schiena mandare fitte, mi chiedevo se Mozart o Haydn fossero coevi della rivoluzione francese, cercavo su internet, osservavo la gente, studiavo i movimenti delle braccia, i gesti dei musicisti, applaudivo. &#xA;&#xA;C&#39;è questa cosa nei concerti che sono unici, non puoi riascoltarli e riascoltarli, sei lì in quel momento e ti senti anche in colpa a non essere sempre collegato con quello che viene suonato. Sei in un ambiente e sei un povero essere umano. Anche stare lì è una condizione dell&#39;essere. E come spesso mi accade ho pensato che sarebbe carino portarci gli studenti, ma poi ho pensato anche che gli studenti a sentire Mozart si romperebbero i coglioni. Ci vorrebbe un lavoro preparatorio, tutto l&#39;armamentario che serve per fare in modo che una serie di roba incomprensibile e apparentemente amorfa diventi leggibile, mandi significato. Condizioni piaceri. Insomma, la cultura. &#xA;&#xA;E mentre ero lì, da solo, ad ascoltare, ho pensato alla fortuna che ho avuto, quella che ha fatto in modo di avere le competenze minime (ma proprio minime) per stare in piedi per un&#39;ora e mezzo a sentire musica da camera, sapere che non bisogna fare la cazzata di applaudire tra un movimento e l&#39;altro, riconoscere grossolanamente pattern e stilemi e /goderne/ un pochino. Che dono prezioso. E avere la fortuna di possederlo assieme a quello che sembra dall&#39;altra parte del mondo; di immaginarsi nodi vettoriali, imbastire visori, avere la determinazione di farci entrare dentro delle persone. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina in classe ho portato una dozzina di ragazzi di quinta a provare questo esperimento di didattica in realtà virtuale che avevo preparato per loro. Si tratta di un ambiente che avevo già provato con successo una volta, qualcosa come due anni fa e poi basta, non aveva più funzionato. Per motivi che i tecnici non erano mai riusciti a capire, erano emersi problemi di rete che avevano reso l&#39;ambiente cooperativo lentissimo e non utilizzabile.</p>

<p>Per un laboratorio con i ragazzi delle medie lo avevo riprovato qualche tempo fa scoprendo che quel tappo nella rete si era tolto, non ho idea del perché. Cioé, ho qualche sospetto, ma ininfluente ai fini della narrazione. Tra ieri e oggi ho portato due classi, ho presentato loro una teoria di oggetti geometrici associati a concetti visti in italiano o storia, e chiesto loro di creare degli alberi logici, spostando e unendo tra loro gli oggetti geometrici.</p>

<p>L&#39;esperienza è stata piuttosto galvanizzante. Vedere gli studenti con un corpo vettoriale che si muovono nello spazio, scherzano fra loro, cazzeggiano e poi si mettono lì e uniscono Pascoli a Italy, trascinando 4321 sulla letteratura ergodica, si passano Diaz, cercano Pasolini, chiedono informazioni e si rispondono da soli, fanno errori, certo, e vanno avanti per un&#39;ora e mezzo, alcuni ancora dopo il suono della campanella dell&#39;intervallo, beh, ero piuttosto contento. E anche loro, dopo, sconvolti ma sorridenti.</p>

<p>Non credo che quello sia il futuro, ma credo che sia una esperienza che possa fare venire idee su come possa diventarlo. Con tutti i suoi difetti, che sono tanti, è un venire catapultati in un mondo possibile dove il digitale diventa totalizzante. Tornare indietro, dopo è straniante.</p>

<p>Incidentalmente poi, la sera, sono andato nella Basilica di San Siro. Sono entrato, la chiesa era piena, mi sono messo seduto su un inginocchiatoio e poi mi sono appoggiato su una colonna. Dopo un po&#39; sono entrati i musicisti, violinisti, archi e suonatore d&#39;organo. Nel silenzio della chiesa hanno avvicinato gli archetti ai loro strumenti e hanno iniziato a suonare. Rossini, Handel, Mozart, Haydn.</p>

<p>Nel momento in cui la musica ha iniziato a sostituire i suoni e le voci si è creata come una frattura. Quella roba era irreale quanto quella digitale al mattino. Nella realtà si è aperta una feritoia e da lì è emerso un mondo che era composto di materia, estetica, storia, un avviluppo che per un&#39;ora e mezzo è restato lì mentre io ascoltavo, mi distraevo, restavo fulminato con il collo teso a seguire un passaggio, sentivo la schiena mandare fitte, mi chiedevo se Mozart o Haydn fossero coevi della rivoluzione francese, cercavo su internet, osservavo la gente, studiavo i movimenti delle braccia, i gesti dei musicisti, applaudivo.</p>

<p>C&#39;è questa cosa nei concerti che sono unici, non puoi riascoltarli e riascoltarli, sei lì in quel momento e ti senti anche in colpa a non essere sempre collegato con quello che viene suonato. Sei in un ambiente e sei un povero essere umano. Anche stare lì è una condizione dell&#39;essere. E come spesso mi accade ho pensato che sarebbe carino portarci gli studenti, ma poi ho pensato anche che gli studenti a sentire Mozart si romperebbero i coglioni. Ci vorrebbe un lavoro preparatorio, tutto l&#39;armamentario che serve per fare in modo che una serie di roba incomprensibile e apparentemente amorfa diventi <em>leggibile</em>, mandi significato. Condizioni piaceri. Insomma, la cultura.</p>

<p>E mentre ero lì, da solo, ad ascoltare, ho pensato alla fortuna che ho avuto, quella che ha fatto in modo di avere le competenze minime (ma proprio minime) per stare in piedi per un&#39;ora e mezzo a sentire musica da camera, sapere che non bisogna fare la cazzata di applaudire tra un movimento e l&#39;altro, riconoscere grossolanamente pattern e stilemi e /goderne/ un pochino. Che dono prezioso. E avere la fortuna di possederlo assieme a quello che sembra dall&#39;altra parte del mondo; di immaginarsi nodi vettoriali, imbastire visori, avere la determinazione di farci entrare dentro delle persone.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Diario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/irg89426z7</guid>
      <pubDate>Tue, 19 May 2026 21:44:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Apprezzamento sulla poesia</title>
      <link>https://noblogo.org/norise-2/apprezzamento-sulla-poesia</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;Apprezzamento sulla poesia&#xD;&#xA;Si spalma la luce&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#34;come ti butta?&#34;&#xD;&#xA;i passeri hanno fatto il nido&#xD;&#xA;primavera s&#39;infiora la luce&#xD;&#xA;si spalma sugli alberi le case&#xD;&#xA;quanto a me una distanza&#xD;&#xA;mi separa sempre da me&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Felice Serino&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;13.5.25&#xD;&#xA;.&#xD;&#xA;Mi piace riportare il pensiero di Giordano nel suo gruppo FB, alla lettura della mia poesia:&#xD;&#xA;Ho apprezzato moltissimo questa lirica rivestita di polisemia, testimonianza di un tuo stile, e di significati, che, a mio parere, col passare del tempo diventano, se possibile, sempre più belli, intensi, suggestivi. All’iniziale e gergale battuta, indizio di un dialogo fra indeterminati amici o conoscenti che si sono incontrati, fa qui seguito uno sguardo, a mio avviso espresso in modo poeticamente sublime, ad immagini in cui si incarna la primavera: “i passeri hanno fatto il nido / primavera s’infiora la luce / si spalma sugli alberi le case” (importante è notare che, come il titolo della lirica ci fa comprendere, fra “s’infiora” e “la luce” dobbiamo percepire una cesura sottintesa, in quanto “la luce” è il soggetto che regge “si spalma” come predicato verbale, dopo il bellissimo enjambement. Gli ultimi due versi, nella loro ineffabile bellezza e tensione poetica ed emotiva, non posso osare commentarli, ma solo trascriverli, incantato dalla loro impareggiabile meraviglia e dallo stupore che hanno lasciato in me: “quanto a me una distanza / mi separa sempre da me”. Grazie infinite, Felice, per avere donato questi tuoi versi all’ammirazione mia e del gruppo…&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Apprezzamento sulla poesia
Si spalma la luce</p>

<p>“come ti butta?”
i passeri hanno fatto il nido
primavera s&#39;infiora la luce
si spalma sugli alberi le case
quanto a me una distanza
mi separa sempre da me</p>

<p>Felice Serino</p>

<p>13.5.25
.
Mi piace riportare il pensiero di Giordano nel suo gruppo FB, alla lettura della mia poesia:
Ho apprezzato moltissimo questa lirica rivestita di polisemia, testimonianza di un tuo stile, e di significati, che, a mio parere, col passare del tempo diventano, se possibile, sempre più belli, intensi, suggestivi. All’iniziale e gergale battuta, indizio di un dialogo fra indeterminati amici o conoscenti che si sono incontrati, fa qui seguito uno sguardo, a mio avviso espresso in modo poeticamente sublime, ad immagini in cui si incarna la primavera: “i passeri hanno fatto il nido / primavera s’infiora la luce / si spalma sugli alberi le case” (importante è notare che, come il titolo della lirica ci fa comprendere, fra “s’infiora” e “la luce” dobbiamo percepire una cesura sottintesa, in quanto “la luce” è il soggetto che regge “si spalma” come predicato verbale, dopo il bellissimo enjambement. Gli ultimi due versi, nella loro ineffabile bellezza e tensione poetica ed emotiva, non posso osare commentarli, ma solo trascriverli, incantato dalla loro impareggiabile meraviglia e dallo stupore che hanno lasciato in me: “quanto a me una distanza / mi separa sempre da me”. Grazie infinite, Felice, per avere donato questi tuoi versi all’ammirazione mia e del gruppo…</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise 2</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/nbn7ur0t8w</guid>
      <pubDate>Mon, 18 May 2026 18:27:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Venenum in cauda</title>
      <link>https://noblogo.org/la-guerra-delle-formiche/venenum-in-cauda</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dopo un anno scolastico passato a trattenere improperi per la valanga di ore di letteratura italiana perse con la mia quinta tra progetti, uscite, PCTO, orientamento e idiozie varie, ieri, nel momento di massima tensione filosofica ed emotiva, proprio sugli ultimi versi della Divina Commedia, esattamente nel momento in cui &#34;a l&#39;alta fantasia qui mancò possa&#34;, quel momento in cui io e gli studenti stavamo concludendo un lunghissimo percorso insieme, un viaggio durato cinque anni di faticose lezioni, tra gli occhi lucidi e il rapimento che aveva preso perfino i ragazzi più indifferenti e abulici, proprio in quel momento entra il bidello ad annunciare l&#39;ennesima di una serie infinita di interruzioni: &#34;Prof. , dalla segreteria dicono che per la privacy deve urgentemente aggiungere le X per coprire i nomi del Documento del 15 Maggio (per i non addetti ai lavori, mostro burocratico dell&#39;Esame a carico del Coordinatore di classe, in questo caso io) perché a causa di [ragione imbecille e incomprensibile] non va bene semplicemente cancellarli.&#34;&#xA;In un attimo, guardando la mia faccia, gli studenti hanno davvero compreso cosa si intendeva quando abbiamo parlato di Kafka, quando abbiamo discusso del concetto di alienazione, quando abbiamo letto di Belluca stritolato dall&#39;imbecillità sociale e di Serafino Gubbio disumanizzato dalla Macchina, quando siamo scesi negli abissi della psiche frustrata e nevrotica di Zeno. &#xA;Forse possono vantarsi di essere davvero riusciti a distruggere l&#39;insegnamento, ma non hanno potuto evitare questo piccolo colpo di coda, questa inatteso rinculo, questa sostanziale rivincita.&#xA;Venenum in cauda.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un anno scolastico passato a trattenere improperi per la valanga di ore di letteratura italiana perse con la mia quinta tra progetti, uscite, PCTO, orientamento e idiozie varie, ieri, nel momento di massima tensione filosofica ed emotiva, proprio sugli ultimi versi della Divina Commedia, esattamente nel momento in cui “a l&#39;alta fantasia qui mancò possa”, quel momento in cui io e gli studenti stavamo concludendo un lunghissimo percorso insieme, un viaggio durato cinque anni di faticose lezioni, tra gli occhi lucidi e il rapimento che aveva preso perfino i ragazzi più indifferenti e abulici, proprio in quel momento entra il bidello ad annunciare l&#39;ennesima di una serie infinita di interruzioni: “Prof. , dalla segreteria dicono che per la privacy deve urgentemente aggiungere le X per coprire i nomi del Documento del 15 Maggio (per i non addetti ai lavori, mostro burocratico dell&#39;Esame a carico del Coordinatore di classe, in questo caso io) perché a causa di [ragione imbecille e incomprensibile] non va bene semplicemente cancellarli.”
In un attimo, guardando la mia faccia, gli studenti hanno davvero compreso cosa si intendeva quando abbiamo parlato di Kafka, quando abbiamo discusso del concetto di alienazione, quando abbiamo letto di Belluca stritolato dall&#39;imbecillità sociale e di Serafino Gubbio disumanizzato dalla Macchina, quando siamo scesi negli abissi della psiche frustrata e nevrotica di Zeno.
Forse possono vantarsi di essere davvero riusciti a distruggere l&#39;insegnamento, ma non hanno potuto evitare questo piccolo colpo di coda, questa inatteso rinculo, questa sostanziale rivincita.
Venenum in cauda.</p>
]]></content:encoded>
      <author>La Guerra delle Formiche</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/tyvev3zm30</guid>
      <pubDate>Sun, 17 May 2026 21:25:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bgricignano-di-caserta</link>
      <description>&lt;![CDATA[bGricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo/b&#xA;br&#xA;Una scoperta fortuita durante il restauro di un mobile d’epoca riporta alla luce un gioiello in oro e acquamarina, perfettamente conservato nel suo “scrigno” naturale. br&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxRPeOk9uRet4BXIkHNyUsWQ5lftx27SWSfREY8t8EFfzp30qjMshOJPHvrAKawnNqt3zZQETn4ha08jCYAhrL0Ny0tgRIgt5nIX5Qp5PZA4XB1fUAuPXjn5MXf6SyOQz4FbIMd6p3az8Kj7UIYHmjjoAu7caWsZJfyIvRWPY1FLRRMgr8Lc6vqLQ4/s3264/IMG20260517173833.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;400&#34; data-original-height=&#34;2448&#34; data-original-width=&#34;3264&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxRPeOk9uRet4BXIkHNyUsWQ5lftx27SWSfREY8t8EFfzp30qjMshOJPHvrAKawnNqt3zZQETn4ha08jCYAhrL0Ny0tgRIgt5nIX5Qp5PZA4XB1fUAuPXjn5MXf6SyOQz4FbIMd6p3az8Kj7UIYHmjjoAu7caWsZJfyIvRWPY1FLRRMgr8Lc6vqLQ4/s400/IMG20260517173833.jpg&#34;//a/div&#xA;A volte la storia non si trova nei grandi musei, ma tra le venature del legno di casa nostra. È quanto accaduto recentemente a Gricignano, dove un’operazione di sgombero e restauro di un vecchio mobile di inizio Novecento ha restituito un piccolo, scintillante tesoro: un anello in oro e acquamarina, dimenticato e nascosto per oltre un secolo.&#xA;&#xA;Il Ritrovamento&#xA;Il gioiello è emerso in modo del tutto inaspettato. Mentre si lavorava al legno di un mobile d’epoca, probabilmente un comò o una scrivania risalente allo stesso periodo del gioiello, è stato individuato un piccolo vano occultato o una fessura nella struttura. Lì, avvolto in uno stralcio di &#34;maccaturo&#34; ormai disintegrato incastrato, riposava l’anello. La scoperta ha dell’incredibile: nonostante il tempo trascorso, il gioiello si presentava integro, con la sua grande pietra azzurra ancora saldamente stretta nella montatura. &#xA;&#xA;Un Pezzo di Storia Liberty&#xA;Gli esperti, analizzando le fotografie del ritrovamento, non hanno avuto dubbi: si tratta di un esemplare classico dello stile Liberty (o Art Nouveau), molto in voga tra il 1900 e il 1920.&#xA;La caratteristica principale è la grande acquamarina centrale, tagliata in forma rettangolare, circondata da una lavorazione in oro giallo 18 carati (come confermato dal punzone “750” visibile all’interno della fede).&#xA;Ma è il dettaglio della montatura a raccontare la maestria degli orafi di un tempo: il metallo è lavorato “a giorno”, con trafori che ricordano un nido d’ape o una griglia. Questa tecnica, tipica dell’epoca, serviva a alleggerire il peso visivo di pietre così importanti e a permettere alla luce di attraversarle, esaltandone la brillantezza.&#xA;&#xA;Il Mistero del Punzone&#xA;Un dettaglio tecnico ha aggiunto un tassello alla datazione del pezzo. Oltre al marchio “750” che certifica l’oro, è visibile un punzone di fabbrica con il numero “27”.&#xA;«La presenza di questo punzone è significativa», spiegano gli esperti di oreficeria antica. «Sebbene lo stile sia chiaramente Liberty, l’obbligo del punzone di fabbrica numerico in Italia è diventato rigoroso con la legge del 1935. Questo suggerisce due scenari affascinanti: o l’anello è stato prodotto negli anni ’30 mantenendo uno stile “retro” molto amato, oppure è stato portato da un orafo dopo quella data per una riparazione e marchiato a norma di legge in quel momento. In entrambi i casi, la sua provenienza da un mobile coevo suggerisce che sia stato nascosto dal proprietario originale, forse per timore di furti o guerre, e non sia mai più stato recuperato.» &#xA;&#xA;Il Valore del Ritrovamento&#xA;Oltre al valore sentimentale di un oggetto che torna a vivere dopo un secolo di oblio, c’è anche un notevole valore economico. Stime di mercato per un anello di queste caratteristiche – oro 18k, acquamarina di diversi carati e fattura d’epoca – variano dai 500 ai 900 euro, cifre che potrebbero salire se la pietra dovesse rivelarsi di un colore particolarmente intenso e raro. &#xA;&#xA;Tuttavia, il vero valore di questo anello risiede nella sua storia silenziosa. È un testimone di un’epoca in cui i gioielli non erano semplici accessori, ma opere d’arte da custodire, talvolta nascondere nel luogo più sicuro che si conosceva: la propria casa. Oggi, quel segreto è stato svelato, riportando alla luce un frammento di bellezza che il tempo non ha scalfito.br&#xA;Dettagli anello&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe0-twE7YdQyM34m9FZQqfX22qL9SfsJCEw0W9yo8FwH5xK2M45KmUCJ2CrPygOTwMMEuF7wbAaV402DvrcPU3HH7I4eGHTRRMW1Msdw54jJzSjnMoNcSHtwwZnk57W1oVuF0GmSRF4BY5wVO6nehm1lU20Eywu5ufgJjI3K3G7lY3SECTBnEOo/s1240/IMG20260517170714~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;1094&#34; data-original-width=&#34;1240&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe0-twE7YdQyM34m9FZQqfX22qL9SfsJCEw0W9yo8FwH5xK2M45KmUCJ2CrPygOTwMMEuF7wbAaV402DvrcPU3HH7I4eGHTRRMW1Msdw54jJzSjnMoNcSHtwwZnk57W1oVuF0GmSRF4BY5wVO6nehm1lU20Eywu5ufgJjI3K3G7lY3SECTBnEOo/s600/IMG20260517170714~2.jpg&#34;//a/divdiv class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEge0CpnzsWQeEP23THRCBRniOteLbqeFh0cciRKOCewERTgfl6Ec6uRiNc7zSF4asAfN29xsm8merkdUqFW8pC-6EkN5ZJgbAwysh2lKQyweCf3iEhHEmaSIjspDv-agiUOBwjsm9bs0WQa37mwIm8IF-W75Rgl20e0646mNUOxCqCKZTt3SM5TMmI-tQc/s1121/IMG20260517170724~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; height=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;1121&#34; data-original-width=&#34;1087&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEge0CpnzsWQeEP23THRCBRniOteLbqeFh0cciRKOCewERTgfl6Ec6uRiNc7zSF4asAfN29xsm8merkdUqFW8pC-6EkN5ZJgbAwysh2lKQyweCf3iEhHEmaSIjspDv-agiUOBwjsm9bs0WQa37mwIm8IF-W75Rgl20e0646mNUOxCqCKZTt3SM5TMmI-tQc/s600/IMG20260517170724~2.jpg&#34;//a/divdiv class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhIQkk9LAGa1JaIgvNIy4rCTDzChbU8nmosS-9mDt7-sDJ8yB29NNGpS5WxlKMVisz4X807ZhPuii-cKS2vwfOj3uf5zRi7I8WUoxGnW09j4f1M7Zw9DIj-S8rKxLFBC09dJQVAjVFLKL5JdyPCEKe8D1mHoQgVrp47u7JV5DRpQ9kblgRQ1m51MQfQ/s1023/IMG20260517170704~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; height=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;1023&#34; data-original-width=&#34;955&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhIQkk9LAGa1JaIgvNIy4rCTDzChbU8nmosS-9mDt7-sDJ8yB29NNGpS5WxlKMVisz4X807ZhPuii-cKS2vwfOj3uf5zRi7I8WUoxGnW09j4f1M7Zw9DIj-S8rKxLFBC09dJQVAjVFLKL5JdyPCEKe8D1mHoQgVrp47u7JV5DRpQ9kblgRQ1m51MQfQ/s600/IMG20260517170704~2.jpg&#34;//a/divdiv class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgkKolNBpEwrCRTzFptuOQGt7YnGcq70J1kEy5btJim1i6eJf1ZlKsVj3pianRdh6-iuSr3cf1aKy5dNsix7adi6NIFqukELYIURm5c9RNeH76mJxIuh250uruYqui63w17ACFWTWZOuRVMkn0eoZapw2jnfg7emBQSmFbXQVhiPgV8TNhfPuyu8VfdQ/s1077/IMG20260517170647~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;858&#34; data-original-width=&#34;1077&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgkKolNBpEwrCRTzFptuOQGt7YnGcq70J1kEy5btJim1i6eJf1ZlKsVj3pianRdh6-iuSr3cf1aKy5dNsix7adi6NIFqukELYIURm5c9RNeH76mJxIuh250uruYqui63w17ACFWTWZOuRVMkn0eoZapw2jnfg7emBQSmFbXQVhiPgV8TNhfPuyu8VfdQ/s600/IMG20260517170647~2.jpg&#34;//a/div&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Gricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo</b>
<br>
Una scoperta fortuita durante il restauro di un mobile d’epoca riporta alla luce un gioiello in oro e acquamarina, perfettamente conservato nel suo “scrigno” naturale. <br>
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxRPeOk9uRet4BXIkHNyUsWQ5lftx27SWSfREY8t8EFfzp30qjMshOJPHvrAKawnNqt3zZQETn4ha08jCYAhrL0Ny0tgRIgt5nIX5Qp5PZA4XB1fUAuPXjn5MXf6SyOQz4FbIMd6p3az_8_Kj7UIYHmjjoAu7caWsZJf_yIvRWPY1FLRRMgr8Lc6vqLQ4/s3264/IMG_20260517_173833.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhxRPeOk9uRet4BXIkHNyUsWQ5lftx27SWSfREY8t8EFfzp30qjMshOJPHvrAKawnNqt3zZQETn4ha08jCYAhrL0Ny0tgRIgt5nIX5Qp5PZA4XB1fUAuPXjn5MXf6SyOQz4FbIMd6p3az_8_Kj7UIYHmjjoAu7caWsZJf_yIvRWPY1FLRRMgr8Lc6vqLQ4/s400/IMG_20260517_173833.jpg"/></a></div>
A volte la storia non si trova nei grandi musei, ma tra le venature del legno di casa nostra. È quanto accaduto recentemente a Gricignano, dove un’operazione di sgombero e restauro di un vecchio mobile di inizio Novecento ha restituito un piccolo, scintillante tesoro: un anello in oro e acquamarina, dimenticato e nascosto per oltre un secolo.</p>

<p>Il Ritrovamento
Il gioiello è emerso in modo del tutto inaspettato. Mentre si lavorava al legno di un mobile d’epoca, probabilmente un comò o una scrivania risalente allo stesso periodo del gioiello, è stato individuato un piccolo vano occultato o una fessura nella struttura. Lì, avvolto in uno stralcio di “maccaturo” ormai disintegrato incastrato, riposava l’anello. La scoperta ha dell’incredibile: nonostante il tempo trascorso, il gioiello si presentava integro, con la sua grande pietra azzurra ancora saldamente stretta nella montatura.</p>

<p>Un Pezzo di Storia Liberty
Gli esperti, analizzando le fotografie del ritrovamento, non hanno avuto dubbi: si tratta di un esemplare classico dello stile Liberty (o Art Nouveau), molto in voga tra il 1900 e il 1920.
La caratteristica principale è la grande acquamarina centrale, tagliata in forma rettangolare, circondata da una lavorazione in oro giallo 18 carati (come confermato dal punzone “750” visibile all’interno della fede).
Ma è il dettaglio della montatura a raccontare la maestria degli orafi di un tempo: il metallo è lavorato “a giorno”, con trafori che ricordano un nido d’ape o una griglia. Questa tecnica, tipica dell’epoca, serviva a alleggerire il peso visivo di pietre così importanti e a permettere alla luce di attraversarle, esaltandone la brillantezza.</p>

<p>Il Mistero del Punzone
Un dettaglio tecnico ha aggiunto un tassello alla datazione del pezzo. Oltre al marchio “750” che certifica l’oro, è visibile un punzone di fabbrica con il numero “27”.
«La presenza di questo punzone è significativa», spiegano gli esperti di oreficeria antica. «Sebbene lo stile sia chiaramente Liberty, l’obbligo del punzone di fabbrica numerico in Italia è diventato rigoroso con la legge del 1935. Questo suggerisce due scenari affascinanti: o l’anello è stato prodotto negli anni ’30 mantenendo uno stile “retro” molto amato, oppure è stato portato da un orafo dopo quella data per una riparazione e marchiato a norma di legge in quel momento. In entrambi i casi, la sua provenienza da un mobile coevo suggerisce che sia stato nascosto dal proprietario originale, forse per timore di furti o guerre, e non sia mai più stato recuperato.»</p>

<p>Il Valore del Ritrovamento
Oltre al valore sentimentale di un oggetto che torna a vivere dopo un secolo di oblio, c’è anche un notevole valore economico. Stime di mercato per un anello di queste caratteristiche – oro 18k, acquamarina di diversi carati e fattura d’epoca – variano dai 500 ai 900 euro, cifre che potrebbero salire se la pietra dovesse rivelarsi di un colore particolarmente intenso e raro.</p>

<p>Tuttavia, il vero valore di questo anello risiede nella sua storia silenziosa. È un testimone di un’epoca in cui i gioielli non erano semplici accessori, ma opere d’arte da custodire, talvolta nascondere nel luogo più sicuro che si conosceva: la propria casa. Oggi, quel segreto è stato svelato, riportando alla luce un frammento di bellezza che il tempo non ha scalfito.<br>
Dettagli anello
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe0-twE7YdQyM34m9FZQqfX22qL9SfsJCEw0W9_yo8FwH5xK2M45KmUCJ2CrPygOTwMMEuF7wbAaV402DvrcPU3HH7I4eGHTRRMW1Msdw54jJzSjnM_oNcSHtwwZnk57W1oVuF0GmSRF4BY5wVO6nehm1lU20Eyw_u5ufgJjI3K3G7lY3SE_CTBnE_O_o/s1240/IMG_20260517_170714~2.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe0-twE7YdQyM34m9FZQqfX22qL9SfsJCEw0W9_yo8FwH5xK2M45KmUCJ2CrPygOTwMMEuF7wbAaV402DvrcPU3HH7I4eGHTRRMW1Msdw54jJzSjnM_oNcSHtwwZnk57W1oVuF0GmSRF4BY5wVO6nehm1lU20Eyw_u5ufgJjI3K3G7lY3SE_CTBnE_O_o/s600/IMG_20260517_170714~2.jpg"/></a></div><div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEge0CpnzsWQeEP23THRCBRniOteLbqeFh0cciRKOCewERTgfl6Ec6uRiNc7zSF4asAfN29xsm8merkdUqFW8pC-6EkN5ZJgbAwysh2lKQyweCf3iEhHEmaSIjspDv-agiUOBwjsm9bs0WQa37mwIm8IF-W75Rgl20e0646mNUOxCqCKZTt3SM5TMmI-tQc/s1121/IMG_20260517_170724~2.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" height="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEge0CpnzsWQeEP23THRCBRniOteLbqeFh0cciRKOCewERTgfl6Ec6uRiNc7zSF4asAfN29xsm8merkdUqFW8pC-6EkN5ZJgbAwysh2lKQyweCf3iEhHEmaSIjspDv-agiUOBwjsm9bs0WQa37mwIm8IF-W75Rgl20e0646mNUOxCqCKZTt3SM5TMmI-tQc/s600/IMG_20260517_170724~2.jpg"/></a></div><div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhIQkk9LAGa1JaIgvNI_y4rCTDzChbU8nmosS-9mDt7-sDJ8yB29NNGpS5WxlKMVisz4X807ZhPuii-cKS2vwfOj3uf5zRi7I8WUoxGnW0_9j4f1M7Zw9DIj-S8rKxLFBC09dJQVAjVFLKL5JdyPCEKe8_D1mHoQgVrp47u7JV5DRpQ9kblgRQ1m51MQfQ/s1023/IMG_20260517_170704~2.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" height="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhIQkk9LAGa1JaIgvNI_y4rCTDzChbU8nmosS-9mDt7-sDJ8yB29NNGpS5WxlKMVisz4X807ZhPuii-cKS2vwfOj3uf5zRi7I8WUoxGnW0_9j4f1M7Zw9DIj-S8rKxLFBC09dJQVAjVFLKL5JdyPCEKe8_D1mHoQgVrp47u7JV5DRpQ9kblgRQ1m51MQfQ/s600/IMG_20260517_170704~2.jpg"/></a></div><div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgkKolNBp_EwrCRTzFptuOQGt7YnGcq70J1kEy5btJim1i6eJf1ZlKsVj3pianRdh6-iuSr3cf1aKy5dNsix7adi6NIFqukELYIURm5c9RNeH76mJxIuh250uruYqui63w17ACFWTWZOuRVMkn0eoZapw2jnfg7emBQSmFbXQVhiPgV8TNhfPu_yu8VfdQ/s1077/IMG_20260517_170647~2.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgkKolNBp_EwrCRTzFptuOQGt7YnGcq70J1kEy5btJim1i6eJf1ZlKsVj3pianRdh6-iuSr3cf1aKy5dNsix7adi6NIFqukELYIURm5c9RNeH76mJxIuh250uruYqui63w17ACFWTWZOuRVMkn0eoZapw2jnfg7emBQSmFbXQVhiPgV8TNhfPu_yu8VfdQ/s600/IMG_20260517_170647~2.jpg"/></a></div></p>
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      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/7o0k0u4hgf</guid>
      <pubDate>Sun, 17 May 2026 15:47:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Chiudere il cerchio</title>
      <link>https://noblogo.org/gippo/chiudere-il-cerchio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sto mantenendo l&#39;abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l&#39;ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l&#39;abitudine. Ma d&#39;altronde, avendo scritto anche quest&#39;ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest&#39;ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell&#39;autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell&#39;abitudine. Ma l&#39;aver esplicitato il potere scaramantico dell&#39;ultimo periodo digitato...&#xA;(E così via).&#xA;&#xA;Morven&#xA;Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po&#39; troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no! &#xA;Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell&#39;account Mastodon.&#xA;Morven in realtà aveva centrato l&#39;obiettivo. Difatti cos&#39;è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico?&#xA;Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati lammerda per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l&#39;occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (dimmerda come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​&#34;Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.&#34;! &#xA;&#xA;Avete assistito alla tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).&#xA;&#xA;Chiudere i cerchi&#xA;&#xA;Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull&#39;onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l&#39;avrà pur fatto per chiudere un cerchio!&#xA;Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo.&#xA;Avevo appena iniziato l&#39;università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l&#39;ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l&#39;ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l&#39;avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo.&#xA;Quindi l&#39;ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l&#39;autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un&#39;opera quantomeno dignitosa.&#xA;&#xA;Cyberpunk pink&#xA;Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca.&#xA;Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva.&#xA;Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l&#39;inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po&#39; insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l&#39;ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0).&#xA;E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free.&#xA;Ma quando sono partito sono accadute cose portentose: &#xA;1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno;&#xA;2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù;&#xA;3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima;&#xA;4) La trama è finita da tutt&#39;altra parte;&#xA;5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo;&#xA;6) L&#39;ho finito.&#xA;&#xA;Ecco. Ringrazio l&#39;autore di Atomic Habits e quello de &#34;Il tuo secondo cervello&#34; per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.&#xA;&#xA;In conclusione, rimane un&#39;unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l&#39;ho fatto?&#xA;Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo. &#xA;Certo, adesso che l&#39;ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l&#39;abitudine.&#xA;&#xA;Ok, ci siamo capiti, andate all&#39;inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.&#xA;&#xA;Uroboro &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sto mantenendo l&#39;abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l&#39;ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l&#39;abitudine. Ma d&#39;altronde, avendo scritto anche quest&#39;ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest&#39;ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell&#39;autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell&#39;abitudine. Ma l&#39;aver esplicitato il potere scaramantico dell&#39;ultimo periodo digitato...
<em>(E così via)</em>.</p>

<h3 id="morven">Morven</h3>

<p>Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po&#39; troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no!
Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell&#39;account Mastodon.
Morven in realtà aveva centrato l&#39;obiettivo. Difatti cos&#39;è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico?
Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati <em>lammerda</em> per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l&#39;occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (<em>dimmerda</em> come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​”Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.“!</p>

<p>Avete assistito alla <em>tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra</em>, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).</p>

<h3 id="chiudere-i-cerchi">Chiudere i cerchi</h3>

<p>Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull&#39;onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l&#39;avrà pur fatto per chiudere un cerchio!
Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo.
Avevo appena iniziato l&#39;università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l&#39;ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l&#39;ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l&#39;avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo.
Quindi l&#39;ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l&#39;autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un&#39;opera quantomeno dignitosa.</p>

<h3 id="cyberpunk-pink">Cyberpunk pink</h3>

<p>Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca.
Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva.
Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l&#39;inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po&#39; insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l&#39;ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0).
E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free.
Ma quando sono partito sono accadute cose portentose:
1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno;
2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù;
3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima;
4) La trama è finita da tutt&#39;altra parte;
5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo;
6) L&#39;ho finito.</p>

<p>Ecco. Ringrazio l&#39;autore di Atomic Habits e quello de “Il tuo secondo cervello” per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.</p>

<p>In conclusione, rimane un&#39;unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l&#39;ho fatto?
Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo.
Certo, adesso che l&#39;ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l&#39;abitudine.</p>

<p>Ok, ci siamo capiti, andate all&#39;inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/Xvth6VJw/1778946505183-edit-33798315528937.png" alt="Uroboro"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Gippo</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/e3ts2i20di</guid>
      <pubDate>Sat, 16 May 2026 15:59:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cuba non muore da sola. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/cuba-non-muore-da-sola</link>
      <description>&lt;![CDATA[(224) &#xA;&#xA;C1)&#xA;&#xA;Cuba si sta spegnendo, lentamente e sotto gli occhi di tutti. &#xA;Tra blackout, scarsità e isolamento, l’isola paga il prezzo di un doppio fallimento: quello del proprio sistema e quello di una politica esterna che continua a colpire la popolazione invece del potere.&#xA;&#xA;Cuba non sta semplicemente attraversando una fase difficile: sta vivendo un collasso prolungato.&#xA;La vita quotidiana sull’isola è diventata un esercizio di sopravvivenza. &#xA;Mancano elettricità, carburante, pezzi di ricambio, medicinali e trasporti regolari. &#xA;Gli ospedali lavorano a intermittenza, le scuole arrancano, le famiglie si organizzano attorno ai blackout come se fossero ormai parte del paesaggio. Non lo sono. &#xA;Sono il segno di un sistema esausto, di un’economia soffocata e di una società tenuta in piedi dalla forza dell’abitudine e della scarsità.&#xA;&#xA;Dentro questa crisi c’è una responsabilità interna evidente. &#xA;Per anni il paese ha accumulato inefficienze, rigidità amministrative, scarsa produttività e un controllo politico che ha frenato ogni riforma vera. L’economia cubana non ha saputo diversificarsi, modernizzare i servizi, attrarre investimenti o garantire una base materiale stabile alla popolazione. &#xA;Il risultato è un declino che non nasce oggi, ma si è sedimentato nel tempo fino a diventare strutturale.&#xA;&#xA;(C2)&#xA;&#xA;Ma sarebbe disonesto fingere che il blocco degli Stati Uniti sia un dettaglio marginale. &#xA;Non lo è. &#xA;L’embargo commerciale, economico e finanziario imposto da #Washington pesa in modo concreto su energia, importazioni, farmaci, attrezzature e alimenti. &#xA;Rende più costoso ogni acquisto, più fragile ogni approvvigionamento, più difficile ogni transazione. &#xA;Colpisce un sistema già debole e amplifica ogni sua crepa. L’Assemblea generale dell’ #ONU ha chiesto ancora una volta la fine dell’embargo, con un voto schiacciante nel 2024, ma la distanza tra la condanna formale e gli effetti reali resta enorme.&#xA;&#xA;La linea politica di #Trump, in questo quadro, non punta alla distensione ma alla pressione massima. &#xA;L’obiettivo è isolare l’isola, alzare il costo della sua sopravvivenza economica, indebolire il governo e spingerlo verso una resa politica. &#xA;Non è diplomazia. &#xA;È un uso brutale del potere economico come arma di coercizione. &#xA;Il problema è che il prezzo di questa strategia non lo paga la nomenclatura, ma la popolazione. &#xA;A cadere non sono gli slogan del regime, ma la luce nelle case, i farmaci negli ospedali, il cibo sulle tavole.&#xA;&#xA;La comunità internazionale, nel frattempo, resta intrappolata tra dichiarazioni di principio e impotenza pratica. &#xA;Le condanne formali si ripetono, le risoluzioni si accumulano, ma nulla cambia davvero. &#xA;Molti governi sanno che l’embargo è insostenibile sul piano umanitario, pochi sono disposti a trasformare questa consapevolezza in una linea politica capace di incidere. &#xA;Cuba resta così schiacciata tra il fallimento del proprio modello interno e la durezza di una pressione esterna che punisce un intero popolo per logorare un governo.&#xA;&#xA;Il punto, alla fine, è questo: un paese non si rimette in piedi affamando la sua popolazione. E una politica che trasforma la sofferenza civile in leva diplomatica porta con sé una responsabilità morale pesantissima.&#xA;&#xA;#Blog #Cuba #USA #DirittiUmani #DirittiCivili #Embargo #Geopolitica #DirittoInternazionale]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(224)</p>

<p><img src="https://www.thesocialpost.it/wp-content/uploads/2026/05/cuba_blackout.jpg" alt="C1)"></p>

<p><strong>#Cuba si sta spegnendo, lentamente e sotto gli occhi di tutti.
Tra blackout, scarsità e isolamento, l’isola paga il prezzo di un doppio fallimento: quello del proprio sistema e quello di una politica esterna che continua a colpire la popolazione invece del potere.</strong></p>

<p><strong>Cuba non sta semplicemente attraversando una fase difficile: sta vivendo un collasso prolungato.</strong>
La vita quotidiana sull’isola è diventata un esercizio di sopravvivenza.
Mancano elettricità, carburante, pezzi di ricambio, medicinali e trasporti regolari.
Gli ospedali lavorano a intermittenza, le scuole arrancano, le famiglie si organizzano attorno ai blackout come se fossero ormai parte del paesaggio. Non lo sono.
<strong>Sono il segno di un sistema esausto, di un’economia soffocata e di una società tenuta in piedi dalla forza dell’abitudine e della scarsità.</strong></p>

<p>Dentro questa crisi c’è una responsabilità interna evidente.
Per anni il paese ha accumulato inefficienze, rigidità amministrative, scarsa produttività e un controllo politico che ha frenato ogni riforma vera. L’economia cubana non ha saputo diversificarsi, modernizzare i servizi, attrarre investimenti o garantire una base materiale stabile alla popolazione.
<strong>Il risultato è un declino che non nasce oggi, ma si è sedimentato nel tempo fino a diventare strutturale.</strong></p>

<p><img src="https://www.globalist.it/wp-content/uploads/2026/03/1774568685-estados-unidos-puede-bombardear-cuba-sacarla-colapso-economico-advierten-congresistas-e1774708616288.jpg" alt="(C2)"></p>

<p><strong>Ma sarebbe disonesto fingere che il blocco degli Stati Uniti sia un dettaglio marginale.</strong>
<strong>Non lo è.</strong>
L’embargo commerciale, economico e finanziario imposto da #Washington pesa in modo concreto su energia, importazioni, farmaci, attrezzature e alimenti.
Rende più costoso ogni acquisto, più fragile ogni approvvigionamento, più difficile ogni transazione.
Colpisce un sistema già debole e amplifica ogni sua crepa. L’Assemblea generale dell’ #ONU ha chiesto ancora una volta la fine dell’embargo, con un voto schiacciante nel 2024, ma la distanza tra la condanna formale e gli effetti reali resta enorme.</p>

<p>La linea politica di #Trump, in questo quadro, non punta alla distensione ma alla pressione massima.
<strong>L’obiettivo è isolare l’isola, alzare il costo della sua sopravvivenza economica, indebolire il governo e spingerlo verso una resa politica.
Non è diplomazia.
È un uso brutale del potere economico come arma di coercizione.</strong>
Il problema è che il prezzo di questa strategia non lo paga la nomenclatura, ma la popolazione.
A cadere non sono gli slogan del regime, ma la luce nelle case, i farmaci negli ospedali, il cibo sulle tavole.</p>

<p>La comunità internazionale, nel frattempo, resta intrappolata tra dichiarazioni di principio e impotenza pratica.
Le condanne formali si ripetono, le risoluzioni si accumulano, ma nulla cambia davvero.
Molti governi sanno che l’embargo è insostenibile sul piano umanitario, pochi sono disposti a trasformare questa consapevolezza in una linea politica capace di incidere.
<strong>Cuba resta così schiacciata tra il fallimento del proprio modello interno e la durezza di una pressione esterna che punisce un intero popolo per logorare un governo.</strong></p>

<p><strong>Il punto, alla fine, è questo: un paese non si rimette in piedi affamando la sua popolazione. E una politica che trasforma la sofferenza civile in leva diplomatica porta con sé una responsabilità morale pesantissima.</strong></p>

<p>#Blog #Cuba #USA #DirittiUmani #DirittiCivili #Embargo #Geopolitica #DirittoInternazionale</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2kevtu01nn</guid>
      <pubDate>Sat, 16 May 2026 15:28:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>F ... come Fùcur</title>
      <link>https://noblogo.org/la-biblioteca-di-amarganta/h1f</link>
      <description>&lt;![CDATA[h1F ... come Fùcur/h1&#xA;&#xA;div class=&#34;container&#34;img src=&#34;https://www.altrimondi.org/sf/wp-content/uploads/2019/06/Basoli-Antonio-F.jpg&#34; alt=&#34;Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera F, creatore Antonio Basioli&#34;/div &#xA;&#xA;bFùcur, non Falkor!/b &#xA;Ebbene sì, il nome con cui è famoso il fortuna-drago è per lo più un&#39;invenzione dell&#39;adattamento inglese, per evitare assonanze con il verbo &#34;ito fuck/i&#34;. &#xA;Come già avvenuto con #Atreiu, il nome originale tedesco è scritto in modo leggermente diverso a quello utilizzato in Italia (iFbu/bchur/i) ma il suono è pressoché simile. &#xA;&#xA;Anche il popolare l&#39;aspetto da &#34;cagnolone&#34;, risulta essere un&#39;esclusiva del film, non trovando corrispondenza nel romanzo.  Il drago cinematrografico è inoltre sin dall&#39;inizio diverso da quello proposto da #Ende all&#39;interno delle pagine del suo libro.&#xA;&#xA;h2Non salvatore, ma salvato/h2&#xA;Se si cerca su internet i siti riporteranno sempre come Fùchu/ Falkor sia &#34;iil fortunadrago che salva Atreiu dalle paludi della tristezza/i&#34;. &#xA;Sì. Nel film, il drago è un semplice salvatore esterno, una creatura benefica che arriva a salvare Atreiu dai cattivi cattivi. &#xA;Il suo arrivo è una soluzione classica, utilizzata per dare continuità al viaggio dell&#39;eroe, e il suo essere un grosso cane bianco lo oppone simbolicamente al nero lupo Mork.&#xA; &#xA;Il #romanzo di Ende invece presenta una vicenda diversa e meno scontata, dal forte valore simbolico.  &#xA;Nel libro Atreiu s&#39;imbatte in un Fùchur prigioniero della mente alveare iIgramul, le Molte/i e il suo destino ormai sembra segnato come pasto dello sciame. Ma Atreiu - a href=&#34;https://noblogo.org/la-biblioteca-di-amarganta/h1a-come&#34;come già visto in precedenza/a -  non può obbligare Igramul ha rilasciare il drago: il portare AURYN lo vincola alla neutralità. La creatura può lasciarlo andare e rispondere alle sue domande, ma non obbedirgli.&#xA;Il salvataggio del drago non è quindi frutto di un&#39;azione eroica, bensì di un ... colpo di fortuna: l&#39;udire accidentalmente &#34;Le Molte&#34; rivelare ad Atreiu come il veleno del suo sciame - seppur altamente tossico - permetta anche alle vittime di poter riapparire in un altro luogo. &#xA;Il drago riesce quindi - grazie ad Atreiu- ad apprendere ciò che gli permette di sfuggire al suo destino, decidendo di accompagnare il piccolo Pelleverde nella Grande Ricerca.&#xA;&#xA;Ancora un volta Ende gioca con i topoi narrativi, valorizzando due tematiche a lui care: il rifiuto della violenza e l&#39;importanza dell&#39;ascolto.&#xA;Fùchur non viene salvato da un&#39;azione di Atreiu, bensì dal suo inon-agire/i. Non potendo il ragazzo imporsi sugli altri, il giovane guerriero può solo rimanere ricettivo verso l&#39;altro e ascoltare, scoprendo così che c&#39;è qualcosa da apprendere anche da creature come Igramul e accettando i propri limiti. &#xA;&#xA;Questo dettaglio, però, cambia anche il motivo per cui il Fùchur del libro aiuta Atreiu: a differenza del Falkor del film qui è presente un debito di vita - come ribadito dallo stesso drago in occasione del loro primo incontro - il quale però non obbliga Atreiu a prenderlo con sé, lasciandolo libero di scegliere. Il rapporto fra i due non è mai basato sul solo salvataggio o su obblighi morali. &#xA; blockquote&#xA;La mia vita ti appartiene&#34; disse il drago &#34;se la vuoi accettare. [...]&#34;&#xA;citeM. Ende, iLa Storia Infinita/i, trd. A. Pandolfi pp.81-82/cite&#xA;/blockquote &#xA;&#xA;h2Un vero ifukuryu/i/h2&#xA;Il Falkor dei film è infatti per molti il personaggio che più rappresenta  iLa Storia Inifinita/i.  Seppur con leggere differenze, il cane volante  della versione cinematografica è praticamente presente in ogni media basato sul libro, mostrando allo stesso tempo l&#39;impatto (e i danni) della visione di #Petersen.  &#xA;&#xA;Riporto qui sotto la descrizione di Fùchur direttamente dal libro.&#xA;blockquote&#xA;Il suo lungo corpo sinuoso con le squame color madreperla [...] I lunghi barbigli dell&#39;animale, la sontuosa criniera e i ciuffi di candido pelo sulla coda e sul corpo [...] le pupille scintillavano rosse come rubini nella testa leonina [...]&#xA;citeM. Ende, iLa Storia Infinita/i, trd. A. Pandolfi p. 73 /cite&#xA;/blockquote&#xA;&#xA;Già in iJim Bottone/i Ende aveva mostrato interesse nel nobilitare la figura del drago, dove i draghi sconfitti ma non uccisi vengono trasformati in &#34;draghi d&#39;oro della saggezza&#34;. Tuttavia, la descrizione di Fùchur riportata qui sopra  mostra come il personaggio sia invece stato creato in contrapposizione allo stereotipo del drago occidentale. Il suo corpo lungo e sinuoso dotato di squame e i barbigli, evidenziano come l&#39;aspetto fisico sia ispirato ai ilong/i - o iryu/i in giapponese -  tipici dell&#39;estremo oriente. &#xA;&#xA;Secondo a href=&#34;https://mythsterhood.com/the-neverending-falkor/&#34;un&#39;ipotesi diffusa su internet/a, l&#39;origine del nome del personaggio sarebbe da ricercare nella parola giapponese iFukuryu/i (福竜) che significa appunto &#34;drago della fortuna&#34;. Di conseguenza ifùchu/i (così ifuchu/i in tedesco) è solo la traslitterazione della parola fuku, cioè fortuna. &#xA;La scelta di un nome di origine orientali, sebbene non confermata, non stupisce:  Ende provava amore per il mondo orientale e -  in particolare -  a href=&#34;https://alemontosi.blogspot.com/2015/02/la-storia-infinita-il-nulla-il-giappone.html&#34;per il Giappone/a, paese in cui l&#39;autore tedesco e la sua opera furono molto amati e dove Ende conobbe la sua seconda moglie fu Mariko Sato, illustratrice dell&#39;edizione giapponese de iLa Storia Infinita/i.&#xA;&#xA;h2L&#39;ultimo confronto /h2&#xA;Un&#39;ultima differenza fra le due versioni è che il Falkor del film rimane fondamentalmente un aiutante, un mezzo di trasporto, un gigantesco peluche e (in alcune situazioni come nel terzo film) anche un comic felif. &#xA;&#xA;Il Fùchur del libro risulta essere invece un amico e anche una guida per Atreiu, che chiama &#34;piccolo mio&#34;, facendo intuire un&#39;esperienza di vita che il guerriero non ha. &#xA;Lui e Atreiu hanno spesso dei confronti, specie su come cercare di aiutare Bastian a tornare a casa e cercare di capire cosa succede al amico. E se Atreiu teme (non a torto) per il peggio, Fùchur è sempre quello che vede il lato positivo. Sicuro che tutto si sistemerà &#34;con un po&#39; di fortuna&#34;... e anche lui spesso ha ragione! &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h1>F ... come Fùcur</h1>

<div class="container"><img src="https://www.altrimondi.org/sf/wp-content/uploads/2019/06/Basoli-Antonio-F.jpg" alt="Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera F, creatore Antonio Basioli"></div> 

<p><b>Fùcur, non Falkor!</b>
Ebbene sì, il nome con cui è famoso il fortuna-drago è per lo più un&#39;invenzione dell&#39;adattamento inglese, per evitare assonanze con il verbo “<i>to fuck</i>”.
Come già avvenuto con #Atreiu, il nome originale tedesco è scritto in modo leggermente diverso a quello utilizzato in Italia (<i>F<b>u</b>chur</i>) ma il suono è pressoché simile.</p>

<p>Anche il popolare l&#39;aspetto da “cagnolone”, risulta essere un&#39;esclusiva del film, non trovando corrispondenza nel romanzo.  Il drago cinematrografico è inoltre sin dall&#39;inizio diverso da quello proposto da #Ende all&#39;interno delle pagine del suo libro.</p>

<p><h2>Non salvatore, ma salvato</h2>
Se si cerca su internet i siti riporteranno sempre come Fùchu/ Falkor sia “<i>il fortunadrago che salva Atreiu dalle paludi della tristezza</i>”.
Sì. Nel film, il drago è un semplice salvatore esterno, una creatura benefica che arriva a salvare Atreiu dai cattivi cattivi.
Il suo arrivo è una soluzione classica, utilizzata per dare continuità al viaggio dell&#39;eroe, e il suo essere un grosso cane bianco lo oppone simbolicamente al nero lupo Mork.</p>

<p>Il #romanzo di Ende invece presenta una vicenda diversa e meno scontata, dal forte valore simbolico.<br>
Nel libro Atreiu s&#39;imbatte in un Fùchur prigioniero della mente alveare <i>Igramul, le Molte</i> e il suo destino ormai sembra segnato come pasto dello sciame. Ma Atreiu – <a href="https://noblogo.org/la-biblioteca-di-amarganta/h1a-come" rel="nofollow">come già visto in precedenza</a> –  non può obbligare Igramul ha rilasciare il drago: il portare AURYN lo vincola alla neutralità. La creatura può lasciarlo andare e rispondere alle sue domande, ma non obbedirgli.
Il salvataggio del drago non è quindi frutto di un&#39;azione eroica, bensì di un ... colpo di fortuna: l&#39;udire accidentalmente “Le Molte” rivelare ad Atreiu come il veleno del suo sciame – seppur altamente tossico – permetta anche alle vittime di poter riapparire in un altro luogo.
Il drago riesce quindi – grazie ad Atreiu- ad apprendere ciò che gli permette di sfuggire al suo destino, decidendo di accompagnare il piccolo Pelleverde nella Grande Ricerca.</p>

<p>Ancora un volta Ende gioca con i topoi narrativi, valorizzando due tematiche a lui care: il rifiuto della violenza e l&#39;importanza dell&#39;ascolto.
Fùchur non viene salvato da un&#39;azione di Atreiu, bensì dal suo <i>non-agire</i>. Non potendo il ragazzo imporsi sugli altri, il giovane guerriero può solo rimanere ricettivo verso l&#39;altro e ascoltare, scoprendo così che c&#39;è qualcosa da apprendere anche da creature come Igramul e accettando i propri limiti.</p>

<p>Questo dettaglio, però, cambia anche il motivo per cui il Fùchur del libro aiuta Atreiu: a differenza del Falkor del film qui è presente un debito di vita – come ribadito dallo stesso drago in occasione del loro primo incontro – il quale però non obbliga Atreiu a prenderlo con sé, lasciandolo libero di scegliere. Il rapporto fra i due non è mai basato sul solo salvataggio o su obblighi morali.
 <blockquote>La mia vita ti appartiene” disse il drago “se la vuoi accettare. [...]”
<cite>M. Ende, <i>La Storia Infinita</i>, trd. A. Pandolfi pp.81-82</cite></blockquote></p>

<p><h2>Un vero <i>fukuryu</i></h2>
Il Falkor dei film è infatti per molti il personaggio che più rappresenta  <i>La Storia Inifinita</i>.  Seppur con leggere differenze, il cane volante  della versione cinematografica è praticamente presente in ogni media basato sul libro, mostrando allo stesso tempo l&#39;impatto (e i danni) della visione di #Petersen.</p>

<p>Riporto qui sotto la descrizione di Fùchur direttamente dal libro.
<blockquote>Il suo lungo corpo sinuoso con le squame color madreperla [...] I lunghi barbigli dell&#39;animale, la sontuosa criniera e i ciuffi di candido pelo sulla coda e sul corpo [...] le pupille scintillavano rosse come rubini nella testa leonina [...]
<cite>M. Ende, <i>La Storia Infinita</i>, trd. A. Pandolfi p. 73 </cite></blockquote></p>

<p>Già in <i>Jim Bottone</i> Ende aveva mostrato interesse nel nobilitare la figura del drago, dove i draghi sconfitti ma non uccisi vengono trasformati in “draghi d&#39;oro della saggezza”. Tuttavia, la descrizione di Fùchur riportata qui sopra  mostra come il personaggio sia invece stato creato in contrapposizione allo stereotipo del drago occidentale. Il suo corpo lungo e sinuoso dotato di squame e i barbigli, evidenziano come l&#39;aspetto fisico sia ispirato ai <i>long</i> – o <i>ryu</i> in giapponese –  tipici dell&#39;estremo oriente.</p>

<p>Secondo <a href="https://mythsterhood.com/the-neverending-falkor/" rel="nofollow">un&#39;ipotesi diffusa su internet</a>, l&#39;origine del nome del personaggio sarebbe da ricercare nella parola giapponese <i>Fukuryu</i> (福竜) che significa appunto “drago della fortuna”. Di conseguenza <i>fùchu</i> (così <i>fuchu</i> in tedesco) è solo la traslitterazione della parola fuku, cioè fortuna.
La scelta di un nome di origine orientali, sebbene non confermata, non stupisce:  Ende provava amore per il mondo orientale e –  in particolare –  <a href="https://alemontosi.blogspot.com/2015/02/la-storia-infinita-il-nulla-il-giappone.html" rel="nofollow">per il Giappone</a>, paese in cui l&#39;autore tedesco e la sua opera furono molto amati e dove Ende conobbe la sua seconda moglie fu Mariko Sato, illustratrice dell&#39;edizione giapponese de <i>La Storia Infinita</i>.</p>

<p><h2>L&#39;ultimo confronto </h2>
Un&#39;ultima differenza fra le due versioni è che il Falkor del film rimane fondamentalmente un aiutante, un mezzo di trasporto, un gigantesco peluche e (in alcune situazioni come nel terzo film) anche un comic felif.</p>

<p>Il Fùchur del libro risulta essere invece un amico e anche una guida per Atreiu, che chiama “piccolo mio”, facendo intuire un&#39;esperienza di vita che il guerriero non ha.
Lui e Atreiu hanno spesso dei confronti, specie su come cercare di aiutare Bastian a tornare a casa e cercare di capire cosa succede al amico. E se Atreiu teme (non a torto) per il peggio, Fùchur è sempre quello che vede il lato positivo. Sicuro che tutto si sistemerà “con un po&#39; di fortuna”... e anche lui spesso ha ragione!</p>
]]></content:encoded>
      <author>La biblioteca di Amarganta</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/4x3fb0s4xu</guid>
      <pubDate>Fri, 15 May 2026 14:32:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Alessandro Bono</title>
      <link>https://noblogo.org/il-mondo-reale/alessandro-bono</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alessandro &#34;Gifter&#34;, content writer del progetto PlusBrothers il mondo positivo parla del cantautore Alessandro Bono: come negli anni sia passato dall&#39;odio alla stima.&#xA;!--more--&#xA;Sono Alex e racconto la storia del mio passato da odiatore quando Internet ancora non era alla portata di ogni casa.&#xA;Anni 90: quanto eravamo cretini anche se non  era evidente al  grande pubblico! Giovani, spensierati, e ridevamo dei fallimenti altrui. Anche di un cantautore morto giovanissimo, Alessandro Bono. Chissà se riuscirà a perdonarci?&#xA;----&#xA;Alessandro, alias Gifter&#xA;Chi conosce già il progetto &#34;PlusBrothers&#34; ci ha sempre visti appaiati senza farsi troppe domande se fosse “Elettrona” o “gifter” a scrivere; adesso però è il caso di spiegare che sono principalmente io -Gifter- a occuparmi del mondo positivo.&#xA;Sono omosessuale felicemente sposato, appassionato di canto e musica, positivo all’HIV dal 2013 ma non siamo qui per parlare di me perché questo spazio è dedicato ad Alessandro Bono – che non sono io.&#xA;La sposa: tornare indietro nel tempo&#xA;Nessuno tra me e mio marito si definisce “la sposa”, sto parlando di un libro che ho letto e che mi ha ricordato un momento particolare di quando avevo 19 anni. La sposa, Mauro Covacich reperibile per chi volesse anche in formato digitale.&#xA;Non nascondo di essere in pieno disaccordo con molte riflessioni condivise in questo libro ma un racconto in particolare mi ha riportato indietro a quando ero uno stronzo odiatore anch’io forse anche peggio di quelli on line.&#xA;Correva l’anno 1994 e alla soglia dei miei 19 anni già iniziavo a lamentarmi di come il Festival di Sanremo stesse cadendo in basso con la vittoria di Aleandro Baldi e Andrea Bocelli.&#xA;“Sono mediocri e hanno vinto perché sono ciechi”, dicevo. Avevo l’autostima sotto i piedi per cui mi gratificava pigliarmela con chi ritenevo più debole di me.&#xA;A scuola ero “il secchione” che studiava al conservatorio, mi ero convinto di dover morire “sano e vergine” per la paura dell’AIDS che all’epoca non lasciava scampo e se prendere di mira Baldi o Bocelli non era abbastanza, mi comportai ancora più da stronzo con un’altra esibizione: quella di Alessandro Bono, citato da Mauro Covacich in un racconto del suo libro.&#xA;Alessandro Bono? Chi è?&#xA;Mi chiamo Alessandro e mi dicono che sono Bono quindi fidatevi.&#xA;No, seriamente, Alessandro Bono è un cantautore che ho imparato, troppo tardi, ad apprezzare non prima di averlo insultato a raffica quando si presentò a Sanremo con la gomma in bocca e portandosi a casa un’esibizione, diciamo così, non delle migliori.&#xA;“Ma questi sono i cantanti di oggi”, dicevo. “Alessandro dove vuoi andare, così? Fuma meno e smetti con la droga per carità.” ” L’avevo visto un paio d’anni prima nel 1992 insieme ad Andrea Mingardi senza dare troppo ascolto al suo pezzo “con un amico vicino” arrivato terzo fra le nuove proposte e alla fine quel nome era sparito come tanti altri.&#xA;Se già l’esibizione 1992 tutto sommato era mediocre, due anni dopo è solo peggiorato: “chissà che sparisca”, la mia mentalità di bullo irrispettoso non perdonava.&#xA;Per questo il libro “la sposa”, menzionato dalla collega Elettrona proprio mentre discutevamo di Alessandro Bono, mi ha incuriosito e ho voluto leggerlo inconsapevole che mi avrebbe sbattuto in faccia quanto a 19 anni io fossi un vero bastardo.&#xA;Covacich racconta di quel lontano 1994 mentre insieme a fidanzata e amici guardava Sanremo:&#xA;&#xA;  \[…\] “Riuscirà a cantarla tutta?” dice, leggendomi nel pensiero, il padrone di casa. L’intero salotto scoppia in una risata.&#xA;&#xA;Già all’inizio l’esibizione dava l’idea di un annunciato fallimento – concordavo in pieno con l’autore del libro e i suoi amici.&#xA;&#xA;  \[…\] è soprattutto la voce che non funziona, sembra quella di uno sprovveduto. Se è davvero un campione, dovrebbe sapere che non si improvvisa niente. Avrebbe dovuto lavorarci a lungo, diaframma, corde vocali, presenza scenica. Non è solo una questione di stecche, avrebbe dovuto esercitarsi \[…\] Tutti sanno cantare sotto la doccia, ma esibirsi a teatro durante una diretta televisiva è un’altra storia. Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene…&#xA;&#xA;Diaframma! Corde vocali! Esercitarsi!&#xA;Proprio così, pur avendo smesso di studiare musica gli esercizi mi accompagnano quotidianamente. Cantare mi piace e se non voglio sfigurare devo tenermi allenato pur non avendo alcuna intenzione di esibirmi in pubblico, cantare per gli altri mi porterebbe solo via tempo che desidero concentrare su attività diverse oltre a mettermi alla mercé degli odiatori on e off line, e Covacich spiega alla perfezione il fenomeno.&#xA;“Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene”, afferma lui; ecco il punto, è questa la realtà: punire con parole ostili una persona che riteniamo inferiore, ci dà la sensazione di nascondere per un attimo quelli che sono i nostri fallimenti e quando sei adolescente spesso e volentieri ti comporti così. A posteriori cerco di perdonare me stesso, e Covacich probabilmente aveva la mia stessa età.&#xA;Effettivamente anche lui si rimprovera di non aver capito cosa Alessandro Bono volesse comunicare al pubblico:&#xA;&#xA;  “Verrà il giorno in cui sarai / col sedere grosso come una balena / io come adesso ti amerò / che hai un fisico da sirena… / Oppure no! Io questo non lo so!” Annaspava, mandava giù saliva in continuazione.&#xA;  “Oddio, guardate, il chewing gum!” ha urlato il padrone di casa. “Canta col chewing gum!”&#xA;  E tutti giù a ridere. Che bella serata a sbellicarsi per quell’imbranato. Ha davvero la gomma in bocca, mi dispiace non essermene accorto io, passavo già allora per un ragazzo molto vigile, uno che notava la più piccola delle inezie. Eppure laggiù, nell’altra era geologica, sono troppo preso dalla fulgida iridescenza del suo fallimento per cogliere un simile dettaglio. Mi pare tutto così istruttivo. Vedo l’apologo, non vedo lo sguardo sperduto. I suoi occhi si aggirano tra le prime file in cerca di un amico o di un parente, ma io non vedo cosa vedono. È facile, basterebbe osservarli con un minimo di attenzione, eppure non ne sono capace. Lo sto incalzando: come puoi non sapere se l’amerai o non l’amerai per sempre? Come puoi non sapere se verrà o non verrà quel giorno? Non senti la fiducia nel futuro irrorarti il cervello?&#xA;&#xA;“I suoi occhi cercano un parente o un amico in prima fila”, Alessandro temeva di non potercela fare e anch’io adesso se riguardo l’esibizione in oggetto su YouTube mi rivedo quando da ragazzo suonavo il piano o cantavo per qualcuno specie in contesto d’esame. Avevo sempre bisogno di uno sguardo affermativo anche senza eccessive ragioni di temere che qualcosa andasse storto.&#xA;Cos’avrà voluto dirci Alessandro Bono con quel testo? Sedicesimo posto su 20, per carità io gli avrei dato proprio l’ultimo; Covacich l’ha definito “un bel fiasco” io sono stato molto meno indulgente di lui ritenendo che per me, Bono, a Sanremo non doveva proprio andare.&#xA;Perdonami, se puoi&#xA;In effetti anche qualcuno di molto più autorevole gli consigliò di non partecipare al festival: i medici! Questa però fu un’informazione che tutti imparammo due mesi dopo Sanremo: Alessandro Bono è morto il 15 maggio 1994 a Milano ancora prima di compiere 30 anni. AIDS.&#xA;Ancora lei! Quella malattia che mi faceva tanta paura impedendomi di avvicinarmi alle esperienze sessuali. Quale cantante stonato, quale fallimento, Alessandro stava morendo e con quel brano cercava di farcelo capire.&#xA;Anzi, a posteriori credo che Bono sia stato migliore di me perché se lui con l’AIDS conclamato ha avuto il coraggio di presenziare a Sanremo vada come vada, io sono stato per anni a precludermi le esperienze per paura e quando vent’anni dopo l’HIV è toccato a me per colpa di una relazione sbagliata, mi sono chiuso in me stesso fino a quando ho trovato qualcuno più testardo di me e alla fine a forza di dai e dai me lo sono anche sposato.&#xA;“La risposta amore mio, è nascosta nel tempo”. Avevi ragione tu, Bono; e per fortuna all’epoca non c’erano i social network se no ti avrebbero massacrato ancora più di quanto abbiamo fatto noi imbecilli adolescenti che ci credevamo la perfezione.&#xA;“Finiscila con la droga”, ti dicevo e tu avevi già smesso da un pezzo concentrandoti sulla musica. Troppo tardi, e troppo presto perché se il tuo virus ti lasciava positivo senza farti ammalare saresti ancora qui.&#xA;Ho anche provato a cantare “Oppure no” con la mia voce sai, ho cercatola base musicale non l’ho registrata per cui solo mio marito, Elettrona e il mio HIV possono dire se ci sono riuscito bene OPPURE NO.&#xA;Mi sembra già di sentire il tuo virus che fa eco al mio: “io questo non lo so!”&#xA;Alessandro io, Alessandro tu, HIV positivi entrambi e provare un tuo brano mi ha fatto sentire come se tu mi avessi consegnato personalmente il microfono e spero di esserne stato degno.&#xA;In ogni caso perdonami di non aver capito, di essere stato uno fra i tuoi odiatori più incalliti fino a quando anni dopo che hai lasciato questo mondo ho avuto occasione di sentire le tue canzoni e comprenderle meglio.&#xA;Dentro l’anima&#xA;Alessandro Bono era nato nel 1964 e morto nel 1994.&#xA;La casa discografica Sony Music ha pubblicato un album celebrativo chiamato “dentro l’anima” a maggio 2024, in occasione dei 30 anni dalla sua morte; finalmente dopo anni in cui le sue canzoni sembravano sparite dalla circolazione, qualcuno ha deciso di ripubblicare i suoi più grandi successi in formato digitale e fisico.&#xA;Altri suoi brani sono disponibili nell’archivioSoundCloud Alessandro Bono.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>#Alessandro “Gifter”, content writer del progetto <a href="https://www.plusbrothers.net" rel="nofollow">PlusBrothers il mondo positivo</a> parla del cantautore Alessandro Bono: come negli anni sia passato dall&#39;odio alla stima.

Sono Alex e racconto la storia del mio passato da odiatore quando Internet ancora non era alla portata di ogni casa.
Anni 90: quanto eravamo cretini anche se non  era evidente al  grande pubblico! Giovani, spensierati, e ridevamo dei fallimenti altrui. Anche di un cantautore morto giovanissimo, Alessandro Bono. Chissà se riuscirà a perdonarci?</p>

<hr>

<h2 id="alessandro-alias-gifter">Alessandro, alias Gifter</h2>

<p>Chi conosce già il progetto “PlusBrothers” ci ha sempre visti appaiati senza farsi troppe domande se fosse “Elettrona” o “gifter” a scrivere; adesso però è il caso di spiegare che sono principalmente io -Gifter- a occuparmi del <a href="https://noblogo.org/ilmondopositivo/il-mondo-positivo-presentazione" rel="nofollow">mondo positivo</a>.
Sono omosessuale felicemente sposato, appassionato di canto e musica, positivo all’HIV dal 2013 ma non siamo qui per parlare di me perché questo spazio è dedicato ad Alessandro Bono – che non sono io.</p>

<h2 id="la-sposa-tornare-indietro-nel-tempo">La sposa: tornare indietro nel tempo</h2>

<p>Nessuno tra me e mio marito si definisce “la sposa”, sto parlando di un libro che ho letto e che mi ha ricordato un momento particolare di quando avevo 19 anni. <a href="https://www.lafeltrinelli.it/sposa-libro-mauro-covacich/e/9788845281297" rel="nofollow">La sposa, Mauro Covacich</a> reperibile per chi volesse anche in formato digitale.
Non nascondo di essere in pieno disaccordo con molte riflessioni condivise in questo libro ma un racconto in particolare mi ha riportato indietro a quando ero uno stronzo odiatore anch’io forse anche peggio di quelli on line.
Correva l’anno 1994 e alla soglia dei miei 19 anni già iniziavo a lamentarmi di come il Festival di Sanremo stesse cadendo in basso con la vittoria di Aleandro Baldi e Andrea Bocelli.
“Sono mediocri e hanno vinto perché sono ciechi”, dicevo. Avevo l’autostima sotto i piedi per cui mi gratificava pigliarmela con chi ritenevo più debole di me.
A scuola ero “il secchione” che studiava al conservatorio, mi ero convinto di dover morire “sano e vergine” per la paura dell’AIDS che all’epoca non lasciava scampo e se prendere di mira Baldi o Bocelli non era abbastanza, mi comportai ancora più da stronzo con un’altra esibizione: quella di Alessandro Bono, citato da Mauro Covacich in un racconto del suo libro.</p>

<h2 id="alessandro-bono-chi-è">Alessandro Bono? Chi è?</h2>

<p>Mi chiamo Alessandro e mi dicono che sono Bono quindi fidatevi.
No, seriamente, Alessandro Bono è un cantautore che ho imparato, troppo tardi, ad apprezzare non prima di averlo insultato a raffica quando si presentò a Sanremo con la gomma in bocca e portandosi a casa un’esibizione, diciamo così, non delle migliori.
“Ma questi sono i cantanti di oggi”, dicevo. “Alessandro dove vuoi andare, così? Fuma meno e smetti con la droga per carità.” ” L’avevo visto un paio d’anni prima nel 1992 insieme ad Andrea Mingardi senza dare troppo ascolto al suo pezzo “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=vb76j05uIS4" rel="nofollow">con un amico vicino</a>” arrivato terzo fra le nuove proposte e alla fine quel nome era sparito come tanti altri.
Se già l’esibizione 1992 tutto sommato era mediocre, due anni dopo è solo peggiorato: “chissà che sparisca”, la mia mentalità di bullo irrispettoso non perdonava.
Per questo il libro “la sposa”, menzionato dalla collega Elettrona proprio mentre discutevamo di Alessandro Bono, mi ha incuriosito e ho voluto leggerlo inconsapevole che mi avrebbe sbattuto in faccia quanto a 19 anni io fossi un vero bastardo.
Covacich racconta di quel lontano 1994 mentre insieme a fidanzata e amici guardava Sanremo:</p>

<blockquote><p>[…] “Riuscirà a cantarla tutta?” dice, leggendomi nel pensiero, il padrone di casa. L’intero salotto scoppia in una risata.</p></blockquote>

<p>Già all’inizio l’esibizione dava l’idea di un annunciato fallimento – concordavo in pieno con l’autore del libro e i suoi amici.</p>

<blockquote><p>[…] è soprattutto la voce che non funziona, sembra quella di uno sprovveduto. Se è davvero un campione, dovrebbe sapere che non si improvvisa niente. Avrebbe dovuto lavorarci a lungo, diaframma, corde vocali, presenza scenica. Non è solo una questione di stecche, avrebbe dovuto esercitarsi […] Tutti sanno cantare sotto la doccia, ma esibirsi a teatro durante una diretta televisiva è un’altra storia. Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene…</p></blockquote>

<p>Diaframma! Corde vocali! Esercitarsi!
Proprio così, pur avendo smesso di studiare musica gli esercizi mi accompagnano quotidianamente. Cantare mi piace e se non voglio sfigurare devo tenermi allenato pur non avendo alcuna intenzione di esibirmi in pubblico, cantare per gli altri mi porterebbe solo via tempo che desidero concentrare su attività diverse oltre a mettermi alla mercé degli odiatori on e off line, e Covacich spiega alla perfezione il fenomeno.
“Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene”, afferma lui; ecco il punto, è questa la realtà: punire con parole ostili una persona che riteniamo inferiore, ci dà la sensazione di nascondere per un attimo quelli che sono i nostri fallimenti e quando sei adolescente spesso e volentieri ti comporti così. A posteriori cerco di perdonare me stesso, e Covacich probabilmente aveva la mia stessa età.
Effettivamente anche lui si rimprovera di non aver capito cosa Alessandro Bono volesse comunicare al pubblico:</p>

<blockquote><p>“Verrà il giorno in cui sarai / col sedere grosso come una balena / io come adesso ti amerò / che hai un fisico da sirena… / Oppure no! Io questo non lo so!” Annaspava, mandava giù saliva in continuazione.
“Oddio, guardate, il chewing gum!” ha urlato il padrone di casa. “Canta col chewing gum!”
E tutti giù a ridere. Che bella serata a sbellicarsi per quell’imbranato. Ha davvero la gomma in bocca, mi dispiace non essermene accorto io, passavo già allora per un ragazzo molto vigile, uno che notava la più piccola delle inezie. Eppure laggiù, nell’altra era geologica, sono troppo preso dalla fulgida iridescenza del suo fallimento per cogliere un simile dettaglio. Mi pare tutto così istruttivo. Vedo l’apologo, non vedo lo sguardo sperduto. I suoi occhi si aggirano tra le prime file in cerca di un amico o di un parente, ma io non vedo cosa vedono. È facile, basterebbe osservarli con un minimo di attenzione, eppure non ne sono capace. Lo sto incalzando: come puoi non sapere se l’amerai o non l’amerai per sempre? Come puoi non sapere se verrà o non verrà quel giorno? Non senti la fiducia nel futuro irrorarti il cervello?</p></blockquote>

<p>“I suoi occhi cercano un parente o un amico in prima fila”, Alessandro temeva di non potercela fare e anch’io adesso se riguardo l’esibizione in oggetto su YouTube mi rivedo quando da ragazzo suonavo il piano o cantavo per qualcuno specie in contesto d’esame. Avevo sempre bisogno di uno sguardo affermativo anche senza eccessive ragioni di temere che qualcosa andasse storto.
Cos’avrà voluto dirci Alessandro Bono con quel testo? Sedicesimo posto su 20, per carità io gli avrei dato proprio l’ultimo; Covacich l’ha definito “un bel fiasco” io sono stato molto meno indulgente di lui ritenendo che per me, Bono, a Sanremo non doveva proprio andare.</p>

<h2 id="perdonami-se-puoi">Perdonami, se puoi</h2>

<p>In effetti anche qualcuno di molto più autorevole gli consigliò di non partecipare al festival: i medici! Questa però fu un’informazione che tutti imparammo due mesi dopo Sanremo: Alessandro Bono è morto il 15 maggio 1994 a Milano ancora prima di compiere 30 anni. AIDS.
Ancora lei! Quella malattia che mi faceva tanta paura impedendomi di avvicinarmi alle esperienze sessuali. Quale cantante stonato, quale fallimento, Alessandro stava morendo e con quel brano cercava di farcelo capire.
Anzi, a posteriori credo che Bono sia stato migliore di me perché se lui con l’AIDS conclamato ha avuto il coraggio di presenziare a Sanremo vada come vada, io sono stato per anni a precludermi le esperienze per paura e quando vent’anni dopo l’HIV è toccato a me per colpa di una relazione sbagliata, mi sono chiuso in me stesso fino a quando ho trovato qualcuno più testardo di me e alla fine a forza di dai e dai me lo sono anche sposato.
“La risposta amore mio, è nascosta nel tempo”. Avevi ragione tu, Bono; e per fortuna all’epoca non c’erano i social network se no ti avrebbero massacrato ancora più di quanto abbiamo fatto noi imbecilli adolescenti che ci credevamo la perfezione.
“Finiscila con la droga”, ti dicevo e tu avevi già smesso da un pezzo concentrandoti sulla musica. Troppo tardi, e troppo presto perché se il tuo virus ti lasciava positivo senza farti ammalare saresti ancora qui.
Ho anche provato a cantare “Oppure no” con la mia voce sai, ho cercato<a href="https://www.youtube.com/watch?v=vzX3rh7yBUs" rel="nofollow">la base musicale</a> non l’ho registrata per cui solo mio marito, Elettrona e il mio HIV possono dire se ci sono riuscito bene OPPURE NO.
Mi sembra già di sentire il tuo virus che fa eco al mio: “io questo non lo so!”
Alessandro io, Alessandro tu, HIV positivi entrambi e provare un tuo brano mi ha fatto sentire come se tu mi avessi consegnato personalmente il microfono e spero di esserne stato degno.
In ogni caso perdonami di non aver capito, di essere stato uno fra i tuoi odiatori più incalliti fino a quando anni dopo che hai lasciato questo mondo ho avuto occasione di sentire le tue canzoni e comprenderle meglio.</p>

<h2 id="dentro-l-anima">Dentro l’anima</h2>

<p>Alessandro Bono era nato nel 1964 e morto nel 1994.
La casa discografica Sony Music ha pubblicato un album celebrativo chiamato “dentro l’anima” a maggio 2024, in occasione dei 30 anni dalla sua morte; finalmente dopo anni in cui le sue canzoni sembravano sparite dalla circolazione, qualcuno ha deciso di ripubblicare i suoi più grandi successi in formato digitale e fisico.
Altri suoi brani sono disponibili nell’archivio<a href="https://soundcloud.com/alessandrobono" rel="nofollow">SoundCloud Alessandro Bono</a>.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il mondo reale</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/vuqoe9iiz3</guid>
      <pubDate>Fri, 15 May 2026 11:02:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;amianto del futuro</title>
      <link>https://noblogo.org/la-guerra-delle-formiche/e-appena-arrivato-il-sondaggio-nazionale-sullia-rivolto-ai-docenti-secondo-il</link>
      <description>&lt;![CDATA[L&#39;IA è l&#39;amianto che stiamo ficcando a palate nei muri della nostra civiltà, e i nostri discendenti si troveranno a cercare rimedio al casino per generazioni. &#xA;Cory Doctorow&#xA;&#xA;È appena arrivato il sondaggio nazionale sull&#39;IA rivolto ai docenti, secondo il quale la questione non è se utilizzare o meno questo strumento, ma in che modo declinarne l&#39;utilizzo. Premesso che questa declinazione viene proposta in una serie di opzioni preordinate, ci troviamo di fronte alla classica ratifica di decisioni prese altrove, spacciata per democrazia. Questo &#34;inevitabilismo&#34; coinvolge da tempo ogni aspetto fondamentale delle nostre vite e quando si tratta di imporre spazzatura tecnologica si fa particolarmente pressante. Come per l&#39;uso totalizzante dello smartphone (e prima ancora si potrebbe risalire anche a quello delle automobili, intorno alle quali è stato progettato lo sviluppo delle nostre città), si vuole rendere indispensabile per vivere uno strumento la cui utilità, salvo singoli ambiti specifici e tecnici, è non solo inutile a migliorare la qualità della vita delle persone comuni, ma è perfino dannoso (a livello di costi ambientali, sociali, cognitivi). I cantori del progresso sciorinano da sempre gli innegabili miglioramenti nella conservazione biologica dei nostri corpi e di un certo grado di &#34;libertá&#34; civile, senza mai porsi il dubbio che questi nostri corpi e questa nostra &#34;libertà&#34;, insieme alla loro gestione, appartengano in realtà a qualcun altro, a tutto vantaggio di interessi alieni dai nostri. Oltre a ciò, raramente suddetti cantori notano il costante degrado della nostra vita psichica, individuale e collettiva, e quando lo fanno ne discutono sempre in una prospettiva tecnica e medicalizzante, mai sistemica. Ancor meno si avventurano nell&#39;analisi dei costi sociali e umani necessari per mandare avanti la Macchina, a cui si fa fronte con politiche aggressive, belliche, coloniali e neorazziste, la cui esistenza viene semplicemente rimossa o camuffata da propaganda ideologica. In questo, le differenze di punti di vista tra &#34;conservatori&#34; e &#34;progressisti&#34; sono pura cosmesi narrativa usata come narcotico per le masse. In un mondo in cui la proprietà dei mezzi di produzione non sia il più possibile diffusa e distribuita insieme alla ricchezza e in cui non vi è reale possibilità di organizzare in autonomia la gestione dei propri corpi, del proprio tempo e del proprio spirito, l&#39;unica possibilità di concepire un&#39;Alternativa è vivere con consapevolezza la propria reale schiavitù, difendendo la propria anima dall&#39;esproprio in una salda fortezza interiore, da cui possano scaturire quei singoli e apparentemente insignificanti gesti quotidiani capaci di insinuarsi, nel lungo periodo, nelle faglie degli ingranaggi della Macchina per generare l&#39;imprevisto, l&#39;errore, la devianza che ne determineranno il collasso, aprendo il futuro al Possibile.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h5 id="l-ia-è-l-amianto-che-stiamo-ficcando-a-palate-nei-muri-della-nostra-civiltà-e-i-nostri-discendenti-si-troveranno-a-cercare-rimedio-al-casino-per-generazioni"><em>L&#39;IA è l&#39;amianto che stiamo ficcando a palate nei muri della nostra civiltà, e i nostri discendenti si troveranno a cercare rimedio al casino per generazioni.</em></h5>

<h6 id="cory-doctorow">Cory Doctorow</h6>

<p>È appena arrivato il sondaggio nazionale sull&#39;IA rivolto ai docenti, secondo il quale la questione non è se utilizzare o meno questo strumento, ma in che modo declinarne l&#39;utilizzo. Premesso che questa declinazione viene proposta in una serie di opzioni preordinate, ci troviamo di fronte alla classica ratifica di decisioni prese altrove, spacciata per democrazia. Questo “inevitabilismo” coinvolge da tempo ogni aspetto fondamentale delle nostre vite e quando si tratta di imporre spazzatura tecnologica si fa particolarmente pressante. Come per l&#39;uso totalizzante dello smartphone (e prima ancora si potrebbe risalire anche a quello delle automobili, intorno alle quali è stato progettato lo sviluppo delle nostre città), si vuole rendere indispensabile per vivere uno strumento la cui utilità, salvo singoli ambiti specifici e tecnici, è non solo inutile a migliorare la qualità della vita delle persone comuni, ma è perfino dannoso (a livello di costi ambientali, sociali, cognitivi). I cantori del progresso sciorinano da sempre gli innegabili miglioramenti nella conservazione biologica dei nostri corpi e di un certo grado di “libertá” civile, senza mai porsi il dubbio che questi nostri corpi e questa nostra “libertà”, insieme alla loro gestione, appartengano in realtà a qualcun altro, a tutto vantaggio di interessi alieni dai nostri. Oltre a ciò, raramente suddetti cantori notano il costante degrado della nostra vita psichica, individuale e collettiva, e quando lo fanno ne discutono sempre in una prospettiva tecnica e medicalizzante, mai sistemica. Ancor meno si avventurano nell&#39;analisi dei costi sociali e umani necessari per mandare avanti la Macchina, a cui si fa fronte con politiche aggressive, belliche, coloniali e neorazziste, la cui esistenza viene semplicemente rimossa o camuffata da propaganda ideologica. In questo, le differenze di punti di vista tra “conservatori” e “progressisti” sono pura cosmesi narrativa usata come narcotico per le masse. In un mondo in cui la proprietà dei mezzi di produzione non sia il più possibile diffusa e distribuita insieme alla ricchezza e in cui non vi è reale possibilità di organizzare in autonomia la gestione dei propri corpi, del proprio tempo e del proprio spirito, l&#39;unica possibilità di concepire un&#39;Alternativa è vivere con consapevolezza la propria reale schiavitù, difendendo la propria anima dall&#39;esproprio in una salda fortezza interiore, da cui possano scaturire quei singoli e apparentemente insignificanti gesti quotidiani capaci di insinuarsi, nel lungo periodo, nelle faglie degli ingranaggi della Macchina per generare l&#39;imprevisto, l&#39;errore, la devianza che ne determineranno il collasso, aprendo il futuro al Possibile.</p>
]]></content:encoded>
      <author>La Guerra delle Formiche</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/5dbzvlgt0w</guid>
      <pubDate>Thu, 14 May 2026 16:44:35 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>insomma dico che bisogna apprezzare il rumore, tutte le forme di onda.</title>
      <link>https://noblogo.org/differx/insomma-dico-che-bisogna-apprezzare-il-rumore-tutte-le-forme-di-onda</link>
      <description>&lt;![CDATA[insomma dico che bisogna apprezzare il rumore, tutte le forme di onda. è l&#39;intensità a ferire, semmai. e alcune frequenze, chiaro. ma per il resto bisogna apprezzare quello che Marco Ariano chiama &#34;l&#39;infinito del suono&#34;, ovvero tutto lo spettro dei rumori e dei suoni che - anche vagamente percettibili - scricchiolano nella giornata o si possono inventare. arriva in questo momento dalla mia destra un mugugno basso di elettricità da un altrimenti mutissimo aggeggio elettrico, e - più defilato - non il battere ma l&#39;appoggiarsi di alcune gocce a tempi irregolari nella vasca vuota.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>insomma dico che bisogna apprezzare il rumore, tutte le forme di onda. è l&#39;intensità a ferire, semmai. e alcune frequenze, chiaro. ma per il resto bisogna apprezzare quello che Marco Ariano chiama “l&#39;infinito del suono”, ovvero tutto lo spettro dei rumori e dei suoni che – anche vagamente percettibili – scricchiolano nella giornata o si possono inventare. arriva in questo momento dalla mia destra un mugugno basso di elettricità da un altrimenti mutissimo aggeggio elettrico, e – più defilato – non il battere ma l&#39;appoggiarsi di alcune gocce a tempi irregolari nella vasca vuota.</p>
]]></content:encoded>
      <author>differxdiario</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/2rt51483wp</guid>
      <pubDate>Thu, 14 May 2026 08:17:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Fedle: alternativa Fediverso a Wordle</title>
      <link>https://noblogo.org/elettrona/fedle-alternativa-fediverso-a-wordle</link>
      <description>&lt;![CDATA[Esiste nel Fediverso un gioco famoso in altri social network soprattutto su X: si chiama Fedle ed è una variante di Wordle.&#xA;&#xA;Un po&#39; di storia: Wordle&#xA;&#xA;Su X/Twitter si trovano persone che pubblicano post pieni di numeri e quadratini gialli, grigi e verdi.&#xA;&#xA;Si tratta di un gioco chiamato Wordle che consiste nell&#39;indovinare una parola messa a disposizione dal videogioco ogni giorno; la versione originale ha i termini in inglese di 5 lettere e si hanno a disposizione sei tentativi, partendo dalla sola lettera iniziale. Indovinata la parola, si copia il risultato sui social network. &#xA;&#xA;Creato nel 2021 dallo sviluppatore Joseph Wardle, si è diffuso su Twitter per poi essere acquistato dal New York Times e ne sono nate parecchie varianti anche in italiano (parle, parolette, parole sante...).&#xA;&#xA;Wordle è un programma completamente grafico tastiera compresa, anche se in un gioco di questo tipo la vista neanche servirebbe. Così le persone con disabilità visiva non potevano giocare, finché qualcuno non ha creato l&#39;estensione chrome accessible wordle - in teoria supporta tutti i browser con estensioni, ma se Wordle modifica la propria architettura, l&#39;estensione potrebbe non funzionare più. Vale la pena?&#xA;&#xA;Chi ama i social network commerciali si tenga Wordle, perché noi nel Fediverso abbiamo qualcosa di alternativo, stabile, accessibile e completamente rispettoso della riservatezza.&#xA;&#xA;Fedle: un bot Wordle per ActivityPub&#xA;&#xA;Se Wordle è un&#39;interfaccia web, Fedle è un bot con cui interagire esattamente come lo si farebbe con qualunque utilizzatore umano: botta e risposta. Per cui v a bene ogni client fediverso e ogni browser web senza installare programmi in più.&#xA;&#xA;La versione italiana risponde a @fedleit@fedle.fedilab.app - per ricevere ogni giorno alle 14:00 una parola italiana da indovinare, basta seguire il bot come si farebbe con qualunque altro handle fediverso.&#xA;&#xA;Come si usa&#xA;&#xA;Quando si interagisce con Fedleit la visibilità dei messaggi deve essere su &#34;privato&#34; - solo le persone che menziono.&#xA;&#xA;aiuto: manda un elenco di comandi&#xA;regole: mostra le regole del gioco disponibili anche nella pagina informazioni di Fedle.&#xA;una volta ricevuta la parola del giorno, basterà rispondere alla conversazione in privato, con quella che si presume sia la soluzione.&#xA;&#xA;Se fedle dice &#34;6 lettere, inizia per l&#34;, si potrà rispondere (impostando la visibilità su privato) semplicemente scrivendo ad esempio lavoro.&#xA;&#xA;Per comodità, ecco i comandi e le regole del gioco:&#xA;&#xA;Indovina la parola del giorno in 6 tentativi.&#xA;La prima lettera viene data come indizio. La tua risposta deve essere della lunghezza giusta e nel dizionario.&#xA;:correct: = lettera giusta, posizione giusta&#xA;:misplaced: = lettera giusta, posizione sbagliata&#xA;:absent: = lettera non nella parola&#xA;&#xA;Comandi:&#xA;&#xA;aiuto: mostra queste regole&#xA;statistiche: statistiche personali&#xA;migliori: classifica istanza (7 giorni)&#xA;statistiche istanza.tld: statistiche per una istanza&#xA;suggerisci: PAROLA: proponi una parola&#xA;esercizio: allenati con una parola casuale&#xA;nuovo esercizio: ottieni una nuova parola&#xA;&#xA;I simboli (emoji)&#xA;&#xA;Come detto, graficamente si mostrano dei simboli. Dei quadratini. &#xA;&#xA;🟩 - verde, lettera presente nella parola e posizionata nel posto giusto. Se la soluzione è &#34;sopra&#34; ma tu hai scritto &#34;sport&#34;, ci saranno due simboli verdi nella posizione 1 e 4. &#xA;🟨 - giallo, lettera errata. Misplaced. Presente nella parola, ma posizionata nel posto sbagliato. Se la tua risposta è &#34;sport&#34; ma la soluzione è &#34;sopra&#34;, in posizione 2 e 3 ci saranno due segni gialli perché le due lettere sono scambiate di posto.&#xA;⬛ - grigio: lettera assente. La parola non contiene la lettera in questione. Nell&#39;esempio di &#34;sport&#34;, la &#34;t&#34; sarà una tessera grigia perché nella parola richiesta, &#34;sopra&#34;, non esiste la t.&#xA;&#xA;Competizione e condivisione&#xA;&#xA;Ovviamente non è obbligatorio condividere i propri risultati sui social network, ma Fedle quando si arriva alla soluzione, restituisce un link da cliccare. Si apre il browser e si copia il risultato con l&#39;apposito pulsante, che poi si può trasferire incollandolo sul composer del proprio client fediverso.&#xA;&#xA;Ogni domenica arriva la classifica settimanale delle istanze che hanno giocato, e ogni giorno vengono dati i risultati della parola precedente: quanti giocatori hanno provato, la percentuale di risoluzioni, la media di tentativi svolti. &#xA;&#xA;Si può barare con l&#39;AI? Volendo sì. Ma se lo fai... ti dai praticamente del pollo da solo. &#xA;&#xA;Hashtag da usare&#xA;&#xA;Di solito si usa #fedle che è già preimpostato nel post coi risultati da incollare nel composer del client Fediverso. Ma nessuno vieta di aggiungerne altri, tipo #ParoleSante o #FedleItalia o anche WordGame, Puzzle, Rompicapo...&#xA;&#xA;CREDITS:&#xA;Elena Brescacin - @elettrona@poliversity.it | traduttrice italiana di Fedle]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Esiste nel Fediverso un gioco famoso in altri social network soprattutto su X: si chiama Fedle ed è una variante di Wordle.</p>

<h2 id="un-po-di-storia-wordle">Un po&#39; di storia: Wordle</h2>

<p>Su X/Twitter si trovano persone che pubblicano post pieni di numeri e quadratini gialli, grigi e verdi.</p>

<p>Si tratta di un gioco chiamato Wordle che consiste nell&#39;indovinare una parola messa a disposizione dal videogioco ogni giorno; la versione originale ha i termini in inglese di 5 lettere e si hanno a disposizione sei tentativi, partendo dalla sola lettera iniziale. Indovinata la parola, si copia il risultato sui social network.</p>

<p>Creato nel 2021 dallo sviluppatore Joseph Wardle, si è diffuso su Twitter per poi essere acquistato dal New York Times e ne sono nate parecchie varianti anche in italiano (parle, parolette, parole sante...).</p>

<p>Wordle è un programma completamente grafico tastiera compresa, anche se in un gioco di questo tipo la vista neanche servirebbe. Così le persone con disabilità visiva non potevano giocare, finché qualcuno non ha creato l&#39;estensione chrome <a href="https://minorninth.github.io/accessible-wordle/" rel="nofollow">accessible wordle</a> – in teoria supporta tutti i browser con estensioni, ma se Wordle modifica la propria architettura, l&#39;estensione potrebbe non funzionare più. Vale la pena?</p>

<p>Chi ama i social network commerciali si tenga Wordle, perché noi nel Fediverso abbiamo qualcosa di alternativo, stabile, accessibile e completamente rispettoso della riservatezza.</p>

<h2 id="fedle-un-bot-wordle-per-activitypub">Fedle: un bot Wordle per ActivityPub</h2>

<p>Se Wordle è un&#39;interfaccia web, Fedle è un bot con cui interagire esattamente come lo si farebbe con qualunque utilizzatore umano: botta e risposta. Per cui v a bene ogni client fediverso e ogni browser web senza installare programmi in più.</p>

<p>La versione italiana risponde a @fedle_it@fedle.fedilab.app – per ricevere ogni giorno alle 14:00 una parola italiana da indovinare, basta seguire il bot come si farebbe con qualunque altro handle fediverso.</p>

<h2 id="come-si-usa">Come si usa</h2>

<p>Quando si interagisce con Fedle_it la visibilità dei messaggi deve essere su “privato” – solo le persone che menziono.</p>
<ul><li>aiuto: manda un elenco di comandi</li>
<li>regole: mostra le regole del gioco disponibili anche nella <a href="https://fedle.fedilab.app/about" rel="nofollow">pagina informazioni di Fedle</a>.</li>
<li>una volta ricevuta la parola del giorno, basterà rispondere alla conversazione in privato, con quella che si presume sia la soluzione.</li></ul>

<p>Se fedle dice “6 lettere, inizia per l”, si potrà rispondere (impostando la visibilità su privato) semplicemente scrivendo ad esempio lavoro.</p>

<p>Per comodità, ecco i comandi e le regole del gioco:</p>

<p>Indovina la parola del giorno in 6 tentativi.
La prima lettera viene data come indizio. La tua risposta deve essere della lunghezza giusta e nel dizionario.
:correct: = lettera giusta, posizione giusta
:misplaced: = lettera giusta, posizione sbagliata
:absent: = lettera non nella parola</p>

<h3 id="comandi">Comandi:</h3>
<ul><li>aiuto: mostra queste regole</li>
<li>statistiche: statistiche personali</li>
<li>migliori: classifica istanza (7 giorni)</li>
<li>statistiche istanza.tld: statistiche per una istanza</li>
<li>suggerisci: PAROLA: proponi una parola</li>
<li>esercizio: allenati con una parola casuale</li>
<li>nuovo esercizio: ottieni una nuova parola</li></ul>

<h3 id="i-simboli-emoji">I simboli (emoji)</h3>

<p>Come detto, graficamente si mostrano dei simboli. Dei quadratini.</p>
<ul><li>🟩 – verde, lettera presente nella parola e posizionata nel posto giusto. Se la soluzione è “sopra” ma tu hai scritto “sport”, ci saranno due simboli verdi nella posizione 1 e 4.</li>
<li>🟨 – giallo, lettera errata. Misplaced. Presente nella parola, ma posizionata nel posto sbagliato. Se la tua risposta è “sport” ma la soluzione è “sopra”, in posizione 2 e 3 ci saranno due segni gialli perché le due lettere sono scambiate di posto.</li>
<li>⬛ – grigio: lettera assente. La parola non contiene la lettera in questione. Nell&#39;esempio di “sport”, la “t” sarà una tessera grigia perché nella parola richiesta, “sopra”, non esiste la t.</li></ul>

<h2 id="competizione-e-condivisione">Competizione e condivisione</h2>

<p>Ovviamente non è obbligatorio condividere i propri risultati sui social network, ma Fedle quando si arriva alla soluzione, restituisce un link da cliccare. Si apre il browser e si copia il risultato con l&#39;apposito pulsante, che poi si può trasferire incollandolo sul composer del proprio client fediverso.</p>

<p>Ogni domenica arriva la classifica settimanale delle istanze che hanno giocato, e ogni giorno vengono dati i risultati della parola precedente: quanti giocatori hanno provato, la percentuale di risoluzioni, la media di tentativi svolti.</p>

<p>Si può barare con l&#39;AI? Volendo sì. Ma se lo fai... ti dai praticamente del pollo da solo.</p>

<h2 id="hashtag-da-usare">Hashtag da usare</h2>

<p>Di solito si usa #fedle che è già preimpostato nel post coi risultati da incollare nel composer del client Fediverso. Ma nessuno vieta di aggiungerne altri, tipo #ParoleSante o #FedleItalia o anche WordGame, Puzzle, Rompicapo...</p>

<p>CREDITS:
Elena Brescacin – @elettrona@poliversity.it | traduttrice italiana di Fedle</p>
]]></content:encoded>
      <author>elettrona</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ywc4iq6lm5</guid>
      <pubDate>Wed, 13 May 2026 10:56:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sangue Arcano </title>
      <link>https://noblogo.org/idossierdimaxpalmieri/sangue-arcano</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sangue Arcano &#xA;Dossier n. 1 - Sangue Arcano&#xA;Classificazione: riservato&#xA;Redatto da: Max Palmieri&#xA;Stato del caso: chiuso&#xA;&#xA;Dopo notti di pioggia e di freddo intenso, Montescuro all’alba di quel 12 febbraio 2023 si risvegliò con un tiepido sole e con un omicidio, tanto per cambiare. In fondo questa città non ha grandi risorse positive a cui attingere per poter iniziare una giornata in santa pace. Un caffè al volo e ciò che rimaneva della seconda metà di una brioche alla marmellata che avevo preso al Bar Bara il giorno prima. La mia colazione prima di accedere alla chiesa di San Volenzio, chiesa sconsacrata da quasi un secolo e utilizzata per eventi mondani di basso rango.&#xA;Il mio fido braccio destro, l’ispettore Giorgio “Giorgione” Ferro mi aspettava sul sagrato della ex chiesa. Le auto di pattuglia e il furgone della scientifica erano già sul posto. Solo io ero in ritardo e di una buona mezz’ora.  La facciata della chiesa emergeva dalla foschia del mattino come il relitto di qualcosa che Montescuro aveva cercato inutilmente di dimenticare. San Volenzio si trovava poco oltre il Ponte Romano, ai margini della zona sudorientale della città, vicino al corso del Fiume Manno. Le mura esterne erano screpolate dall’umidità. Le statue prive di volto sembravano osservare ogni movimento dalla sommità della facciata annerita. L’edificio era stato sconsacrato nel 1931 dopo un incendio mai chiarito che aveva distrutto parte dell’abside. Negli anni successivi era diventato teatro di aste clandestine, ricevimenti decadenti, spettacoli improvvisati e incontri privati che nessuno aveva interesse a verbalizzare.&#xA;Ferro aveva il soprabito aperto e l’espressione di chi aveva già fumato troppe sigarette prima delle otto del mattino. L’odore del suo dopobarba costoso riusciva ancora a imporsi persino sopra quello dell’umidità stagnante che impregnava il sagrato.  L&#39;accesso principale era stato forzato dall&#39;interno ma non cerano evidenti segni di scasso. Questo significava una cosa soltanto: che chi era entrato in chiesa possedeva la chiave originale.&#xA;Doroteo Leni, capo della Polizia Locale, aveva già isolato il perimetro. I suoi uomini tenevano lontani curiosi, giornalisti e residenti del Quartiere Baseno che avevano iniziato ad affacciarsi lungo le transenne attratti dalle luci blu dei lampeggianti. Dentro la chiesa il freddo penetrava nelle ossa e l&#39;odore di muffa e di marcio era insopportabile. I primi rilievi della Scientifica erano stati eseguiti nella navata centrale. Paride Lanfranconi stava coordinando il lavoro con la precisione metodica che lo rendeva il miglior analista forense di tutta Valnera. Ogni movimento era ridotto all’essenziale. Ogni ordine pronunciato a bassa voce. Non era un tipo da &#34;teatrino&#34; come molti colleghi. Lanfranconi era un uomo tutto d&#39;un pezzo e non si perdeva di certo in chiacchiere e bisbigli. La dottoressa Federica Diotallevi, medico legale, si trovava nella cripta poco al di sotto di quello che un tempo era l&#39;altare principale. Scendemmo lungo una scala stretta consumata dall’umidità. Le pareti trasudavano acqua. Il soffitto basso obbligava a piegare leggermente il capo. La luce dei fari portatili della Scientifica si rifletteva sull’acqua stagnante creando movimenti deformi lungo i muri. La vittima si trovava proprio al centro della cripta. Maschio, quarantacinque anni. Corporatura esile. Vestito elegantemente con una giacca e pantaloni neri, camicia bianca e cravatta blu scuro. Le scarpe pulite, nessun residuo di fango o di terra. Questo significava che la vittima non aveva raggiunto la cripta autonomamente attraversando i sentieri fangosi attorno alla chiesa. Qualcuno lo aveva accompagnato o piu&#39; semplicemente trasportato. Il cadavere era disposto in posizione perfettamente simmetrica. Braccia lungo i fianchi. Palmi rivolti verso l’alto. La pelle aveva una tonalità cerea anomala. La dottoressa Diotallevi mi indicò il torace dove era evidente un&#39;incisione che partiva appena sotto lo sterno. Tre cerchi concentrici attraversati da una linea verticale. L’assassino possedeva conoscenze anatomiche avanzate. L’assenza quasi totale di sangue sulla scena rese immediatamente evidente che la vittima fosse stata dissanguata altrove oppure che il sangue fosse stato raccolto deliberatamente durante il rituale. Quella seconda ipotesi iniziò a prendere forma quando Clotilde Mazza individuò tracce di cera nera disposte secondo uno schema geometrico preciso attorno al corpo. Una sorta di cerchio di limitazione. Clotilde aveva sviluppato negli anni una competenza insolita nella simbologia rituale. Ed era anche il motivo per cui spesso riusciva a vedere connessioni che sfuggivano agli altri. Vicino al muro orientale della cripta trovammo la prima iscrizione. “QUOD SANGUIS CELAT, UMBRA CUSTODIT”. Ciò che il sangue nasconde, l&#39;ombra custodisce. La frase era stata tracciata usando sangue misto a cenere. Le analisi preliminari individuarono residui ossei carbonizzati miscelati al composto ematico. Luca Morro iniziò subito il recupero dei flussi video urbani. Nessuno conosceva il sistema di sorveglianza di Montescuro meglio di lui. Telecamere comunali, private, industriali, ferroviarie. Luca era capace di ricostruire gli spostamenti di un individuo attraversando mezza provincia usando riflessi, ombre e tempi morti dei semafori. Alle 10:42 individuò il primo elemento utile. Una berlina nera compariva in prossimità della chiesa alle 00:43. Targa falsa. Nel frattempo Davide Fonzarelli aveva iniziato la ricostruzione economica della vittima attraverso banche dati tributarie e accessi bancari. L’identificazione arrivò alle 11:27. La vittima era Elia Venturi di professione restauratore di arte sacra. Nessun precedente penale. Celibe. Residente nel quartiere Magno e scomparso da diciotto giorni. L’appartamento di Venturi venne trovato in ordine ossessivo. Nessun segno di colluttazione. Nessuna effrazione. Sul tavolo dello studio erano presenti libri di paleografia religiosa, anatomia medievale e ritualistica ermetica. Ma il dettaglio più importante era un fascicolo incompleto proveniente dall’Archivio Comunale. Mancavano alcune pagine quelle relative alla confraternita “Custodi Dell’Ombra” il cui nome già appariva negli archivi del ministero degli Interni negli anni ’90. Tutti casi archiviati. Morti sospette, sparizione, incendi e sempre quella frase e sempre lo stesso simbolo. Alessandra Portobello riuscì a recuperare una copia parziale del dossier originale all’interno di un archivio dimenticato sotto il Palazzo del Municipio. Le pagine erano umide, corrose ma leggibili. Descrivevano rituali basati sul concetto di memoria ematica. Secondo la confraternita il sangue umano non trasportava soltanto materiale biologico ma anche la memoria. I Custodi dell’Ombra credevano che fosse possibile trasferire frammenti cognitivi da un individuo all’altro attraverso raccolte rituali progressive. Una teoria delirante. Eppure tutto ciò che stavamo trovando sembrava costruito esattamente attorno a quel principio. Ermete Sinegundo entrò nell’indagine due giorni dopo. Ufficialmente era uno storico dell’esoterismo. In realtà era molto più utile di quanto fossi disposto ad ammettere apertamente nei rapporti ufficiali. Viveva isolato vicino alla Collina degli Spiriti. La sua abitazione sembrava una biblioteca sopravvissuta a un incendio. Fu lui a identificare il simbolo inciso sul corpo di Venturi. “Sigillo della Settima Apertura”. Un marchio associato a rituali di trasmissione mnemonica praticati da correnti eretiche europee tra il XVII e il XIX secolo. Secondo i testi consultati da Sinegundo il rituale richiedeva sette soggetti compatibili dal punto di vista genetico. Sette raccolte. Sette contenitori per sette memorie. A quel punto tornammo nella cripta. Dietro l’altare secondario individuammo una nicchia murata. Dentro trovammo sette flaconi di vetro sigillati con ceralacca nera. Sei pieni ed uno vuoto. Il sangue contenuto nei flaconi apparteneva a diverse persone. Lanfranconi e Diotallevi lavorarono per quasi diciotto ore consecutive nel laboratorio della Scientifica. Il risultato arrivò durante la notte. Tutti i campioni condividevano una rara mutazione autoimmune ereditaria. La stessa presente in Elia Venturi. La stessa presente in altri cinque soggetti scomparsi negli ultimi undici mesi. Archivisti, bibliotecari, ricercatori e restauratori. Tutti collegati all’archivio di Montescuro. Tutti inconsapevolmente selezionati. Fu in quel momento che capii che il caso non riguardava soltanto un omicidio rituale. L’indagine cambiò direzione quando Giorgio Ferro individuò un collegamento tra Elia Venturi e il vecchio manicomio criminale situato a ovest della città. L’edificio era abbandonato da decenni. Le pareti ancora segnate da vecchie contenzioni metalliche. Nei sotterranei trovammo documentazione mai inventariata: fotografie, referti e trascrizioni. Poi una fotografia datata 1968 dove apparivano sette uomini vestiti con una tunica nera e la cripta di San Volenzio sullo sfondo. Tra quei volti riconobbi mio padre, morto nel 2003. Il sangue mi si gelò addosso più del freddo presente in quel sotterraneo. Davide Fonzarelli iniziò immediatamente a scavare nei movimenti finanziari collegati agli ex membri della confraternita. Le transazioni conducevano verso una società agricola inattiva lungo la Strada per San Giovanni alle Corde.&#xA;La nebbia della notte precedente si era trasformata in una foschia bassa che galleggiava tra gli alberi spogli e i campi incolti. Dall’esterno l’edificio appariva come una semplice struttura agricola abbandonata. Tetti bassi, intonaco consumato e finestre chiuse da anni. Niente che potesse attirare l’attenzione di un passante occasionale. Niente che lasciasse intuire ciò che avremmo trovato all’interno. La serratura principale non mostrava segni di effrazione recente. Qualcuno continuava a utilizzare quel luogo con regolarità e con estrema cautela. Superato l’ingresso ci trovammo davanti a un ambiente freddo e silenzioso. L’aria era impregnata dell’odore tipico dei locali refrigerati e dei disinfettanti ospedalieri. Non era un odore compatibile con una cascina abbandonata. Le prime stanze apparivano quasi vuote, ma bastò proseguire verso il seminterrato per comprendere la vera natura del sito. All’interno trovammo celle frigorifere industriali ancora funzionanti. Sacche ematiche prive di qualsiasi registrazione sanitaria. Strumentazioni mediche obsolete ma perfettamente mantenute. Centrifughe, supporti per flebo, sistemi di conservazione e apparecchiature che avrebbero dovuto trovarsi in un laboratorio autorizzato e non in una struttura nascosta tra i boschi di Montescuro. In una stanza laterale erano conservati appunti e manoscritti, schemi anatomici e trascrizioni di testi esoterici che richiamavano direttamente il materiale recuperato nella cripta di San Volenzio. Tuttavia fu un altro elemento a catturare immediatamente la nostra attenzione. Sopra un tavolo metallico, protetto da una cartellina di cuoio nero, trovammo un registro. Le pagine erano ordinate con precisione quasi maniacale. Nessuna annotazione superflua. Nessuna firma. Nessun riferimento diretto ai responsabili. Soltanto sette nomi. Sei risultavano barrati con una linea netta e definitiva. Uno soltanto era ancora privo di segni. Il settimo soggetto risultava residente nel Quartiere Spilingardo. Lasciammo immediatamente la proprietà e organizzammo l’intervento. Quando arrivammo al suo appartamento era già sparito. Nessun segno di violenza. Nessuna effrazione. Nessun indizio evidente di colluttazione. Soltanto una finestra aperta e l’odore pungente della pioggia entrata durante la notte. La stanza appariva stranamente ordinata. Troppo ordinata. Come se qualcuno avesse avuto tutto il tempo necessario per cancellare le proprie tracce. Mentre la Scientifica eseguiva i rilievi, Luca Morro iniziò a recuperare le ultime immagini disponibili dalle telecamere cittadine. La stessa berlina nera comparve nuovamente nei filmati. Stesso percorso. Stessi punti ciechi. Stessa capacità di muoversi attraverso Montescuro evitando ogni sistema di sorveglianza. Questa volta però Luca riuscì a ottenere qualcosa di diverso. Un dettaglio quasi invisibile riflesso sul vetro di una farmacia lungo il percorso seguito dal veicolo. Una porzione del volto del conducente abbastanza nitida da consentire un confronto biometrico. Le elaborazioni continuarono per ore. Alle 03:12 arrivò il risultato. Compatibilità genetica parziale con il DNA recuperato sulla fotografia del 1968 rinvenuta nel vecchio manicomio criminale. Compatibilità diretta con mio padre. Rimasi seduto nel mio ufficio per diversi minuti senza riuscire a muovermi. Ogni caso affrontato negli ultimi anni improvvisamente assumeva contorni diversi. Le sparizioni. I simboli. Gli archivi mutilati. I fascicoli scomparsi. Le coincidenze che avevo considerato semplici anomalie investigative. Tutto sembrava convergere verso un’unica direzione. Qualcuno aveva continuato il rituale nell’ombra. E soprattutto qualcuno stava aspettando che io arrivassi abbastanza vicino alla verità. La conferma definitiva arrivò poche ore dopo. Paride Lanfranconi completò l’ultima analisi biologica sui residui ematici trovati nella cripta di San Volenzio. Il sangue recente presente sulla fotografia del 1968 non apparteneva a un cadavere riesumato. Apparteneva a un uomo ancora in vita. In quel momento compresi la parte peggiore dell’intera indagine. Mio padre non era il ricordo oscuro nascosto dietro questi fatti. Era ancora dentro la città. Respirava la stessa nebbia. Camminava probabilmente sulle stesse strade che percorrevamo ogni giorno. E, cosa ancora più inquietante, aveva osservato ogni fase dell’indagine dall’inizio, guidandoci verso una verità che sembrava aver deciso personalmente quando e come rivelare.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sangue Arcano
Dossier n. 1 – Sangue Arcano
Classificazione: riservato
Redatto da: Max Palmieri
Stato del caso: chiuso</p>

<p>Dopo notti di pioggia e di freddo intenso, Montescuro all’alba di quel 12 febbraio 2023 si risvegliò con un tiepido sole e con un omicidio, tanto per cambiare. In fondo questa città non ha grandi risorse positive a cui attingere per poter iniziare una giornata in santa pace. Un caffè al volo e ciò che rimaneva della seconda metà di una brioche alla marmellata che avevo preso al Bar Bara il giorno prima. La mia colazione prima di accedere alla chiesa di San Volenzio, chiesa sconsacrata da quasi un secolo e utilizzata per eventi mondani di basso rango.
Il mio fido braccio destro, l’ispettore Giorgio “Giorgione” Ferro mi aspettava sul sagrato della ex chiesa. Le auto di pattuglia e il furgone della scientifica erano già sul posto. Solo io ero in ritardo e di una buona mezz’ora.  La facciata della chiesa emergeva dalla foschia del mattino come il relitto di qualcosa che Montescuro aveva cercato inutilmente di dimenticare. San Volenzio si trovava poco oltre il Ponte Romano, ai margini della zona sudorientale della città, vicino al corso del Fiume Manno. Le mura esterne erano screpolate dall’umidità. Le statue prive di volto sembravano osservare ogni movimento dalla sommità della facciata annerita. L’edificio era stato sconsacrato nel 1931 dopo un incendio mai chiarito che aveva distrutto parte dell’abside. Negli anni successivi era diventato teatro di aste clandestine, ricevimenti decadenti, spettacoli improvvisati e incontri privati che nessuno aveva interesse a verbalizzare.
Ferro aveva il soprabito aperto e l’espressione di chi aveva già fumato troppe sigarette prima delle otto del mattino. L’odore del suo dopobarba costoso riusciva ancora a imporsi persino sopra quello dell’umidità stagnante che impregnava il sagrato.  L&#39;accesso principale era stato forzato dall&#39;interno ma non cerano evidenti segni di scasso. Questo significava una cosa soltanto: che chi era entrato in chiesa possedeva la chiave originale.
Doroteo Leni, capo della Polizia Locale, aveva già isolato il perimetro. I suoi uomini tenevano lontani curiosi, giornalisti e residenti del Quartiere Baseno che avevano iniziato ad affacciarsi lungo le transenne attratti dalle luci blu dei lampeggianti. Dentro la chiesa il freddo penetrava nelle ossa e l&#39;odore di muffa e di marcio era insopportabile. I primi rilievi della Scientifica erano stati eseguiti nella navata centrale. Paride Lanfranconi stava coordinando il lavoro con la precisione metodica che lo rendeva il miglior analista forense di tutta Valnera. Ogni movimento era ridotto all’essenziale. Ogni ordine pronunciato a bassa voce. Non era un tipo da “teatrino” come molti colleghi. Lanfranconi era un uomo tutto d&#39;un pezzo e non si perdeva di certo in chiacchiere e bisbigli. La dottoressa Federica Diotallevi, medico legale, si trovava nella cripta poco al di sotto di quello che un tempo era l&#39;altare principale. Scendemmo lungo una scala stretta consumata dall’umidità. Le pareti trasudavano acqua. Il soffitto basso obbligava a piegare leggermente il capo. La luce dei fari portatili della Scientifica si rifletteva sull’acqua stagnante creando movimenti deformi lungo i muri. La vittima si trovava proprio al centro della cripta. Maschio, quarantacinque anni. Corporatura esile. Vestito elegantemente con una giacca e pantaloni neri, camicia bianca e cravatta blu scuro. Le scarpe pulite, nessun residuo di fango o di terra. Questo significava che la vittima non aveva raggiunto la cripta autonomamente attraversando i sentieri fangosi attorno alla chiesa. Qualcuno lo aveva accompagnato o piu&#39; semplicemente trasportato. Il cadavere era disposto in posizione perfettamente simmetrica. Braccia lungo i fianchi. Palmi rivolti verso l’alto. La pelle aveva una tonalità cerea anomala. La dottoressa Diotallevi mi indicò il torace dove era evidente un&#39;incisione che partiva appena sotto lo sterno. Tre cerchi concentrici attraversati da una linea verticale. L’assassino possedeva conoscenze anatomiche avanzate. L’assenza quasi totale di sangue sulla scena rese immediatamente evidente che la vittima fosse stata dissanguata altrove oppure che il sangue fosse stato raccolto deliberatamente durante il rituale. Quella seconda ipotesi iniziò a prendere forma quando Clotilde Mazza individuò tracce di cera nera disposte secondo uno schema geometrico preciso attorno al corpo. Una sorta di cerchio di limitazione. Clotilde aveva sviluppato negli anni una competenza insolita nella simbologia rituale. Ed era anche il motivo per cui spesso riusciva a vedere connessioni che sfuggivano agli altri. Vicino al muro orientale della cripta trovammo la prima iscrizione. “QUOD SANGUIS CELAT, UMBRA CUSTODIT”. Ciò che il sangue nasconde, l&#39;ombra custodisce. La frase era stata tracciata usando sangue misto a cenere. Le analisi preliminari individuarono residui ossei carbonizzati miscelati al composto ematico. Luca Morro iniziò subito il recupero dei flussi video urbani. Nessuno conosceva il sistema di sorveglianza di Montescuro meglio di lui. Telecamere comunali, private, industriali, ferroviarie. Luca era capace di ricostruire gli spostamenti di un individuo attraversando mezza provincia usando riflessi, ombre e tempi morti dei semafori. Alle 10:42 individuò il primo elemento utile. Una berlina nera compariva in prossimità della chiesa alle 00:43. Targa falsa. Nel frattempo Davide Fonzarelli aveva iniziato la ricostruzione economica della vittima attraverso banche dati tributarie e accessi bancari. L’identificazione arrivò alle 11:27. La vittima era Elia Venturi di professione restauratore di arte sacra. Nessun precedente penale. Celibe. Residente nel quartiere Magno e scomparso da diciotto giorni. L’appartamento di Venturi venne trovato in ordine ossessivo. Nessun segno di colluttazione. Nessuna effrazione. Sul tavolo dello studio erano presenti libri di paleografia religiosa, anatomia medievale e ritualistica ermetica. Ma il dettaglio più importante era un fascicolo incompleto proveniente dall’Archivio Comunale. Mancavano alcune pagine quelle relative alla confraternita “Custodi Dell’Ombra” il cui nome già appariva negli archivi del ministero degli Interni negli anni ’90. Tutti casi archiviati. Morti sospette, sparizione, incendi e sempre quella frase e sempre lo stesso simbolo. Alessandra Portobello riuscì a recuperare una copia parziale del dossier originale all’interno di un archivio dimenticato sotto il Palazzo del Municipio. Le pagine erano umide, corrose ma leggibili. Descrivevano rituali basati sul concetto di memoria ematica. Secondo la confraternita il sangue umano non trasportava soltanto materiale biologico ma anche la memoria. I Custodi dell’Ombra credevano che fosse possibile trasferire frammenti cognitivi da un individuo all’altro attraverso raccolte rituali progressive. Una teoria delirante. Eppure tutto ciò che stavamo trovando sembrava costruito esattamente attorno a quel principio. Ermete Sinegundo entrò nell’indagine due giorni dopo. Ufficialmente era uno storico dell’esoterismo. In realtà era molto più utile di quanto fossi disposto ad ammettere apertamente nei rapporti ufficiali. Viveva isolato vicino alla Collina degli Spiriti. La sua abitazione sembrava una biblioteca sopravvissuta a un incendio. Fu lui a identificare il simbolo inciso sul corpo di Venturi. “Sigillo della Settima Apertura”. Un marchio associato a rituali di trasmissione mnemonica praticati da correnti eretiche europee tra il XVII e il XIX secolo. Secondo i testi consultati da Sinegundo il rituale richiedeva sette soggetti compatibili dal punto di vista genetico. Sette raccolte. Sette contenitori per sette memorie. A quel punto tornammo nella cripta. Dietro l’altare secondario individuammo una nicchia murata. Dentro trovammo sette flaconi di vetro sigillati con ceralacca nera. Sei pieni ed uno vuoto. Il sangue contenuto nei flaconi apparteneva a diverse persone. Lanfranconi e Diotallevi lavorarono per quasi diciotto ore consecutive nel laboratorio della Scientifica. Il risultato arrivò durante la notte. Tutti i campioni condividevano una rara mutazione autoimmune ereditaria. La stessa presente in Elia Venturi. La stessa presente in altri cinque soggetti scomparsi negli ultimi undici mesi. Archivisti, bibliotecari, ricercatori e restauratori. Tutti collegati all’archivio di Montescuro. Tutti inconsapevolmente selezionati. Fu in quel momento che capii che il caso non riguardava soltanto un omicidio rituale. L’indagine cambiò direzione quando Giorgio Ferro individuò un collegamento tra Elia Venturi e il vecchio manicomio criminale situato a ovest della città. L’edificio era abbandonato da decenni. Le pareti ancora segnate da vecchie contenzioni metalliche. Nei sotterranei trovammo documentazione mai inventariata: fotografie, referti e trascrizioni. Poi una fotografia datata 1968 dove apparivano sette uomini vestiti con una tunica nera e la cripta di San Volenzio sullo sfondo. Tra quei volti riconobbi mio padre, morto nel 2003. Il sangue mi si gelò addosso più del freddo presente in quel sotterraneo. Davide Fonzarelli iniziò immediatamente a scavare nei movimenti finanziari collegati agli ex membri della confraternita. Le transazioni conducevano verso una società agricola inattiva lungo la Strada per San Giovanni alle Corde.
La nebbia della notte precedente si era trasformata in una foschia bassa che galleggiava tra gli alberi spogli e i campi incolti. Dall’esterno l’edificio appariva come una semplice struttura agricola abbandonata. Tetti bassi, intonaco consumato e finestre chiuse da anni. Niente che potesse attirare l’attenzione di un passante occasionale. Niente che lasciasse intuire ciò che avremmo trovato all’interno. La serratura principale non mostrava segni di effrazione recente. Qualcuno continuava a utilizzare quel luogo con regolarità e con estrema cautela. Superato l’ingresso ci trovammo davanti a un ambiente freddo e silenzioso. L’aria era impregnata dell’odore tipico dei locali refrigerati e dei disinfettanti ospedalieri. Non era un odore compatibile con una cascina abbandonata. Le prime stanze apparivano quasi vuote, ma bastò proseguire verso il seminterrato per comprendere la vera natura del sito. All’interno trovammo celle frigorifere industriali ancora funzionanti. Sacche ematiche prive di qualsiasi registrazione sanitaria. Strumentazioni mediche obsolete ma perfettamente mantenute. Centrifughe, supporti per flebo, sistemi di conservazione e apparecchiature che avrebbero dovuto trovarsi in un laboratorio autorizzato e non in una struttura nascosta tra i boschi di Montescuro. In una stanza laterale erano conservati appunti e manoscritti, schemi anatomici e trascrizioni di testi esoterici che richiamavano direttamente il materiale recuperato nella cripta di San Volenzio. Tuttavia fu un altro elemento a catturare immediatamente la nostra attenzione. Sopra un tavolo metallico, protetto da una cartellina di cuoio nero, trovammo un registro. Le pagine erano ordinate con precisione quasi maniacale. Nessuna annotazione superflua. Nessuna firma. Nessun riferimento diretto ai responsabili. Soltanto sette nomi. Sei risultavano barrati con una linea netta e definitiva. Uno soltanto era ancora privo di segni. Il settimo soggetto risultava residente nel Quartiere Spilingardo. Lasciammo immediatamente la proprietà e organizzammo l’intervento. Quando arrivammo al suo appartamento era già sparito. Nessun segno di violenza. Nessuna effrazione. Nessun indizio evidente di colluttazione. Soltanto una finestra aperta e l’odore pungente della pioggia entrata durante la notte. La stanza appariva stranamente ordinata. Troppo ordinata. Come se qualcuno avesse avuto tutto il tempo necessario per cancellare le proprie tracce. Mentre la Scientifica eseguiva i rilievi, Luca Morro iniziò a recuperare le ultime immagini disponibili dalle telecamere cittadine. La stessa berlina nera comparve nuovamente nei filmati. Stesso percorso. Stessi punti ciechi. Stessa capacità di muoversi attraverso Montescuro evitando ogni sistema di sorveglianza. Questa volta però Luca riuscì a ottenere qualcosa di diverso. Un dettaglio quasi invisibile riflesso sul vetro di una farmacia lungo il percorso seguito dal veicolo. Una porzione del volto del conducente abbastanza nitida da consentire un confronto biometrico. Le elaborazioni continuarono per ore. Alle 03:12 arrivò il risultato. Compatibilità genetica parziale con il DNA recuperato sulla fotografia del 1968 rinvenuta nel vecchio manicomio criminale. Compatibilità diretta con mio padre. Rimasi seduto nel mio ufficio per diversi minuti senza riuscire a muovermi. Ogni caso affrontato negli ultimi anni improvvisamente assumeva contorni diversi. Le sparizioni. I simboli. Gli archivi mutilati. I fascicoli scomparsi. Le coincidenze che avevo considerato semplici anomalie investigative. Tutto sembrava convergere verso un’unica direzione. Qualcuno aveva continuato il rituale nell’ombra. E soprattutto qualcuno stava aspettando che io arrivassi abbastanza vicino alla verità. La conferma definitiva arrivò poche ore dopo. Paride Lanfranconi completò l’ultima analisi biologica sui residui ematici trovati nella cripta di San Volenzio. Il sangue recente presente sulla fotografia del 1968 non apparteneva a un cadavere riesumato. Apparteneva a un uomo ancora in vita. In quel momento compresi la parte peggiore dell’intera indagine. Mio padre non era il ricordo oscuro nascosto dietro questi fatti. Era ancora dentro la città. Respirava la stessa nebbia. Camminava probabilmente sulle stesse strade che percorrevamo ogni giorno. E, cosa ancora più inquietante, aveva osservato ogni fase dell’indagine dall’inizio, guidandoci verso una verità che sembrava aver deciso personalmente quando e come rivelare.</p>
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      <author>I dossier di Max Palmieri</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/9ghclsumzg</guid>
      <pubDate>Mon, 11 May 2026 20:20:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scenario futuristico ma non troppo...</title>
      <link>https://noblogo.org/iragazzidelcomputer/scenario-futuristico-ma-non-troppo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Scenario futuristico ma non troppo...&#xA;&#xA;A cura di Qwen3.5. In locale sul mio PC&#xA;&#xA;Domanda:&#xA;Descrivimi uno scenario futuristico mondiale, nel caso tra  2 o 3 anni il costo dell&#39;energia e di conseguenza quello dell&#39;uso delle AI dovesse decuplicare.&#xA;&#xA;Risposta:&#xA;Ecco una possibile visione di uno scenario futuristico plausibile, in cui un crollo del mercato energetico e un conseguente aumento dei costi dell&#39;elaborazione AI (circa il 200% in due o tre anni) trasformano radicalmente la società globale.&#xA;&#xA;Il Titolar: &#34;L&#39;Era del Rationing Computazionale&#34; (2025-2027)&#xA;&#xA;Il Contesto: La Crisi dei Microchip e dei Data Center&#xA;Tutto inizia con una combinazione di fattori: un picco di domanda per l&#39;AI generativa, la saturazione delle risorse idriche per il raffreddamento dei data center e una crisi geopolitica che interrompe le catene di approvvigionamento energetico. I costi dell&#39;elettricità per i data center raddoppiano quasi di colpo, rendendo l&#39;addestramento di grandi modelli (LLM) proibitivo per chiunque non sia una superpotenza o una multinazionale energetica.&#xA;&#xA;Il Nuovo Modello Economico: &#34;Pay-per-Token&#34; Globale&#xA;In questo scenario, l&#39;accesso all&#39;IA non è più gratuito o incluso nei servizi di base. Si instaura un sistema globale di &#34;Computational Rationing&#34; (Razionamento Computazionale):&#xA;&#xA;•   L&#39;IA come Luxury Good: Utilizzare un modello linguistico avanzato per scrivere codice, analizzare dati o creare contenuti diventa un servizio a pagamento ad alto costo, accessibile solo a chi possiede crediti energetici o abbonamenti costosi.&#xA;•   Crollo dei Modelli Open Source Gratuiti: Le aziende che mantenevano modelli open source gratuiti non riescono più a coprire i costi operativi e chiudono i server. La ricerca si sposta verso modelli ultra-ottimizzati, piccoli e specifici (&#34;TinyML&#34;) che consumano pochissima energia, ma offrono capacità ridotte.&#xA;•   La Fine dell&#39;Auto-Driving e delle Città Intelligenti: I veicoli autonomi e le reti di gestione del traffico urbano devono disattivare i sistemi di calcolo in tempo reale per risparmiare energia, tornando a dipendere da operatori umani o sistemi molto più semplici.&#xA;&#xA;Impatto sulla Società e sul Lavoro&#xA;&#xA;•   Bivio Professionale:&#xA;    Classi Alta e Media: Continuano a usare l&#39;IA per ottimizzare processi aziendali, ma pagano un &#34;tassa computazionale&#34; sostanziosa sui loro software.&#xA;    Classi Basse e Lavoratori Manuali: Perdere accesso all&#39;AI significa perdere gli strumenti di produttività. Tuttavia, emerge un nuovo settore di lavoro: gli &#34;Energy Arbitragers&#34; (arbitraggiatori energetici) e i &#34;Hardware Tinkers&#34; (manutentori hardware), figure che riparano, riconfigurano e gestiscono manualmente le infrastrutture digitali per ridurre il consumo.&#xA;    L&#39;Uomo come Ultima Soluzione: In molti settori (medicina, ingegneria legale, architettura), l&#39;uso dell&#39;AI è limitato a funzioni di base. La creatività complessa e il problem solving strategico tornano a essere attività prettamente umane, poiché simulare queste funzioni con l&#39;AI costa troppo.&#xA;&#xA;•   Nuova Struttura Sociale:&#xA;    Nasce un divario digitale non basato sulla velocità di connessione, ma sul potere di calcolo. I ricchi hanno &#34;nuvole private&#34; isolate e alimentate da reattori nucleari o fusioni sperimentali; i poveri usano modelli locali su dispositivi personali o condividono risorse in una &#34;rete di sopravvivenza digitale&#34; a bassissimo consumo.&#xA;    L&#39;educazione cambia drasticamente: le scuole insegnano come ottimizzare il codice per consumare meno energia e come usare l&#39;hardware esistente in modo efficiente, piuttosto che come addestrare nuovi modelli.&#xA;&#xA;Innovazione Forzata: L&#39;Era dell&#39;Efficienza Estrema&#xA;La crisi stimola un&#39;innovazione radicale in campi diversi:&#xA;&#xA;•   AI Neuromorfica e Analogica: Si abbandona l&#39;architettura digitale tradizionale (basata su transistori) a favore di chip analogici e neuromorfici che imitano il cervello umano, consumando una frazione dell&#39;energia attuale.&#xA;•   Edge Computing Massivo: Tutto il calcolo deve avvenire &#34;al bordo&#34; (sul dispositivo dell&#39;utente, non nel cloud). I smartphone e i laptop diventano supercomputer autonomi e isolati, capaci di funzionare offline per settimane.&#xA;•   Fusione e Nuovi Combustibili: Gli investimenti statali si concentrano quasi esclusivamente sulla fusione nucleare controllata e sulle tecnologie di cattura della CO2, poiché l&#39;IA è vista come lo strumento necessario per progettare queste tecnologie, ma solo se si riesce a renderle efficienti.&#xA;&#xA;Scenario Geopolitico&#xA;I paesi ricchi di risorse energetiche rinnovabili (sole, vento, idrogeno verde) diventano le nuove superpotenze, in quanto possono alimentare data center economici. Le nazioni dipendenti da importazioni fossili o instabili vedono il loro sviluppo tecnologico bloccato. L&#39;IA diventa un&#39;arma di sanzioni: i paesi che non possono pagare i costi energetici per l&#39;accesso alle infrastrutture digitali vengono esclusi dal commercio globale avanzato.&#xA;&#xA;Conclusione: Un Mondo più Lento ma più Umano?&#xA;In questo scenario, tra 2-3 anni, vivremmo in un mondo dove la magia dell&#39;IA generativa è diventata un ricordo di un&#39;epoca precedente. La società sarebbe più lenta, meno automatizzata in superficie, ma forse più resiliente e consapevole. L&#39;umano sarebbe nuovamente il centro del processo creativo e decisionale, costretto a fare di più con meno, trasformando la scarsità energetica in un motore per una nuova filosofia di vita e di lavoro incentrata sulla sostenibilità e sull&#39;efficienza estrema.&#xA;&#xA;È uno scenario inquietante, ma storicamente, le crisi energetiche hanno sempre forzato l&#39;innovazione e cambiato le priorità della civiltà.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Scenario futuristico ma non troppo...</p>

<p>A cura di Qwen3.5. In locale sul mio PC</p>

<p>Domanda:
Descrivimi uno scenario futuristico mondiale, nel caso tra  2 o 3 anni il costo dell&#39;energia e di conseguenza quello dell&#39;uso delle AI dovesse decuplicare.</p>

<p>Risposta:
Ecco una possibile visione di uno scenario futuristico plausibile, in cui un crollo del mercato energetico e un conseguente aumento dei costi dell&#39;elaborazione AI (circa il 200% in due o tre anni) trasformano radicalmente la società globale.</p>

<p>Il Titolar: “L&#39;Era del Rationing Computazionale” (2025-2027)</p>
<ol><li><p>Il Contesto: La Crisi dei Microchip e dei Data Center
Tutto inizia con una combinazione di fattori: un picco di domanda per l&#39;AI generativa, la saturazione delle risorse idriche per il raffreddamento dei data center e una crisi geopolitica che interrompe le catene di approvvigionamento energetico. I costi dell&#39;elettricità per i data center raddoppiano quasi di colpo, rendendo l&#39;addestramento di grandi modelli (LLM) proibitivo per chiunque non sia una superpotenza o una multinazionale energetica.</p></li>

<li><p>Il Nuovo Modello Economico: “Pay-per-Token” Globale
In questo scenario, l&#39;accesso all&#39;IA non è più gratuito o incluso nei servizi di base. Si instaura un sistema globale di “Computational Rationing” (Razionamento Computazionale):</p></li></ol>

<p>•   L&#39;IA come Luxury Good: Utilizzare un modello linguistico avanzato per scrivere codice, analizzare dati o creare contenuti diventa un servizio a pagamento ad alto costo, accessibile solo a chi possiede crediti energetici o abbonamenti costosi.
•   Crollo dei Modelli Open Source Gratuiti: Le aziende che mantenevano modelli open source gratuiti non riescono più a coprire i costi operativi e chiudono i server. La ricerca si sposta verso modelli ultra-ottimizzati, piccoli e specifici (“TinyML”) che consumano pochissima energia, ma offrono capacità ridotte.
•   La Fine dell&#39;Auto-Driving e delle Città Intelligenti: I veicoli autonomi e le reti di gestione del traffico urbano devono disattivare i sistemi di calcolo in tempo reale per risparmiare energia, tornando a dipendere da operatori umani o sistemi molto più semplici.</p>
<ol><li>Impatto sulla Società e sul Lavoro</li></ol>

<p>•   Bivio Professionale:
    *   Classi Alta e Media: Continuano a usare l&#39;IA per ottimizzare processi aziendali, ma pagano un “tassa computazionale” sostanziosa sui loro software.
    *   Classi Basse e Lavoratori Manuali: Perdere accesso all&#39;AI significa perdere gli strumenti di produttività. Tuttavia, emerge un nuovo settore di lavoro: gli “Energy Arbitragers” (arbitraggiatori energetici) e i “Hardware Tinkers” (manutentori hardware), figure che riparano, riconfigurano e gestiscono manualmente le infrastrutture digitali per ridurre il consumo.
    *   L&#39;Uomo come Ultima Soluzione: In molti settori (medicina, ingegneria legale, architettura), l&#39;uso dell&#39;AI è limitato a funzioni di base. La creatività complessa e il problem solving strategico tornano a essere attività prettamente umane, poiché simulare queste funzioni con l&#39;AI costa troppo.</p>

<p>•   Nuova Struttura Sociale:
    *   Nasce un divario digitale non basato sulla velocità di connessione, ma sul potere di calcolo. I ricchi hanno “nuvole private” isolate e alimentate da reattori nucleari o fusioni sperimentali; i poveri usano modelli locali su dispositivi personali o condividono risorse in una “rete di sopravvivenza digitale” a bassissimo consumo.
    *   L&#39;educazione cambia drasticamente: le scuole insegnano come ottimizzare il codice per consumare meno energia e come usare l&#39;hardware esistente in modo efficiente, piuttosto che come addestrare nuovi modelli.</p>
<ol><li>Innovazione Forzata: L&#39;Era dell&#39;Efficienza Estrema
La crisi stimola un&#39;innovazione radicale in campi diversi:</li></ol>

<p>•   AI Neuromorfica e Analogica: Si abbandona l&#39;architettura digitale tradizionale (basata su transistori) a favore di chip analogici e neuromorfici che imitano il cervello umano, consumando una frazione dell&#39;energia attuale.
•   Edge Computing Massivo: Tutto il calcolo deve avvenire “al bordo” (sul dispositivo dell&#39;utente, non nel cloud). I smartphone e i laptop diventano supercomputer autonomi e isolati, capaci di funzionare offline per settimane.
•   Fusione e Nuovi Combustibili: Gli investimenti statali si concentrano quasi esclusivamente sulla fusione nucleare controllata e sulle tecnologie di cattura della CO2, poiché l&#39;IA è vista come lo strumento necessario per progettare queste tecnologie, ma solo se si riesce a renderle efficienti.</p>
<ol><li>Scenario Geopolitico
I paesi ricchi di risorse energetiche rinnovabili (sole, vento, idrogeno verde) diventano le nuove superpotenze, in quanto possono alimentare data center economici. Le nazioni dipendenti da importazioni fossili o instabili vedono il loro sviluppo tecnologico bloccato. L&#39;IA diventa un&#39;arma di sanzioni: i paesi che non possono pagare i costi energetici per l&#39;accesso alle infrastrutture digitali vengono esclusi dal commercio globale avanzato.</li></ol>

<p>Conclusione: Un Mondo più Lento ma più Umano?
In questo scenario, tra 2-3 anni, vivremmo in un mondo dove la magia dell&#39;IA generativa è diventata un ricordo di un&#39;epoca precedente. La società sarebbe più lenta, meno automatizzata in superficie, ma forse più resiliente e consapevole. L&#39;umano sarebbe nuovamente il centro del processo creativo e decisionale, costretto a fare di più con meno, trasformando la scarsità energetica in un motore per una nuova filosofia di vita e di lavoro incentrata sulla sostenibilità e sull&#39;efficienza estrema.</p>

<p>È uno scenario inquietante, ma storicamente, le crisi energetiche hanno sempre forzato l&#39;innovazione e cambiato le priorità della civiltà.</p>
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      <author>iragazzidelcomputer</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/gd7neqcw9f</guid>
      <pubDate>Mon, 11 May 2026 16:10:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;Abi...normal. Sono quasi sicuro che fosse il nome&#34;.</title>
      <link>https://noblogo.org/grad/abi-normal</link>
      <description>&lt;![CDATA[Le Brigate Rosse hanno rapito e preso in ostaggio il cervello di Valditara.&#xA;Qualunque richiesta di riscatto delle BR, fosse anche un solo caffè, dovrà essere respinta al mittente con fermezza. Facciano ciò che vogliono di quell&#39;organo inutile. Il nostro Paese non sa che cosa farsene. &#xA;&#xA;Il cervello del Ministro è quello che abbiamo visto nella leggendaria scena dell&#39;altrettanto leggedario film Frankenseint Jr., quando il buon Igor nel laboratorio si trova di fronte all&#39;encefalo etichettato come &#34;Abnormal&#34;.&#xA;&#xA;Valditara si giustifica adducendo la scusa puerile del lapsus. Lapsus semantico o lapsus freudiano?&#xA;Nel primo caso si sostituisce una parola o un concetto con un altro simile o appartenente alla stessa categoria per semplice distrazione, caso o stanchezza.&#xA;&#xA;Nel secondo caso, in pratica, si usa il termine che intimamente, nel nostro inconscio, costituisce un&#39;ossessione, un convincimento, un pregiudizio su quell&#39;argomento, fatto o idea.&#xA;&#xA;Valditara ha pronunciato quella bestialità di fronte alla stampa in occasione dell&#39;inaugurazione di una scuola intitolata a Piersanti Mattarella. Di solito, per queste occasioni le dichiarazioni del Ministro sono preparate e scritte prima dagli addetti stampa. &#xA;Quindi è estremamente difficile ammettere che si possa trattare di un lapsus semantico.&#xA;&#xA;Il nostro governo post-fascista è farcito di personaggi inquietanti, la cui mente è funestata da bias cognitivi, pregiudizi culturali e ossessioni, che sono alla base di tutte le loro azioni e dichiarazioni. &#xA;I ripetuti richiami agli Anni di Piombo e al terrorismo rosso di diversi ministri si trovano nelle cronache giornalistiche degli ultimi 4 anni.&#xA;&#xA;E vogliamo parlare delle linee guida per la scuola del Ministero di cui il nostro &#34;Ab-qualcosa&#34; è a capo? &#xA;Spazzatura tipica del Ventennio e solita massiccia propaganda revisionista di ogni regime illiberale, reazionario e fascistoide della storia passata e presente (vedasi Argentina, USA, Israele, Russia): provincialismo culturale, suprematismo nemmeno tanto velato e integralismo religioso sono gli ingredienti principali.  Le portate principali: Storia incentrata sul mondo Occidentale e insegnata come &#34;grande narrazione&#34; per rafforzare l&#39;identità nazionale dei ragazzi; valorizzazione del concetto di Patria e dell&#39;impatto del Cristianesimo sul mondo classico; inserimento della Bibbia tra i testi di riferimento storico e letterario. &#xA;&#xA;Io, intanto,  quando vado in libreria e mi imbatto mio malgrado in una copia della Bibbia, continuo ostinatamente a prenderla e a spostarla nello scaffale dei libri fantasy. Un piccolissimo ma doveroso atto di coscienza civica. &#xA;&#xA;Now playing:&#xA;“Extraterrestre”&#xA;Blitz – Eugenio Finardi – 1978&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>Brigate Rosse</strong> hanno rapito e preso in ostaggio il <strong>cervello di Valditara</strong>.
Qualunque richiesta di riscatto delle BR, fosse anche un solo caffè, dovrà essere respinta al mittente con fermezza. Facciano ciò che vogliono di quell&#39;<strong>organo inutile</strong>. Il nostro Paese non sa che cosa farsene.</p>

<p>Il cervello del Ministro è quello che abbiamo visto nella leggendaria scena dell&#39;altrettanto leggedario film <strong>Frankenseint Jr.</strong>, quando il buon Igor nel laboratorio si trova di fronte all&#39;encefalo etichettato come <strong>“Abnormal”</strong>.</p>

<p>Valditara si giustifica adducendo la <strong>scusa puerile del lapsus</strong>. <strong>Lapsus semantico</strong> o <strong>lapsus freudiano</strong>?
Nel primo caso si sostituisce una parola o un concetto con un altro simile o appartenente alla stessa categoria per semplice <strong>distrazione</strong>, caso o <strong>stanchezza</strong>.</p>

<p>Nel secondo caso, in pratica, si usa il termine che intimamente, nel <strong>nostro inconscio</strong>, costituisce un&#39;ossessione, un convincimento, un pregiudizio su quell&#39;argomento, fatto o idea.</p>

<p>Valditara ha pronunciato quella <strong>bestialità</strong> di fronte alla stampa in occasione dell&#39;inaugurazione di una <strong>scuola intitolata a Piersanti Mattarella</strong>. Di solito, per queste occasioni le <strong>dichiarazioni</strong> del Ministro sono <strong>preparate e scritte</strong> prima dagli addetti stampa.
Quindi è estremamente difficile ammettere che si possa trattare di un lapsus semantico.</p>

<p>Il nostro <strong>governo post-fascista</strong> è farcito di personaggi inquietanti, la cui mente è funestata da <strong>bias cognitivi</strong>, <strong>pregiudizi culturali</strong> e <strong>ossessioni</strong>, che sono alla base di tutte le loro azioni e dichiarazioni.
I ripetuti <strong>richiami agli Anni di Piombo</strong> e al terrorismo rosso di <strong>diversi ministri</strong> si trovano nelle cronache giornalistiche degli ultimi 4 anni.</p>

<p>E vogliamo parlare delle <strong>linee guida per la scuola</strong> del Ministero di cui il nostro “Ab-qualcosa” è a capo?
<strong>Spazzatura</strong> tipica del Ventennio e solita massiccia <strong>propaganda revisionista</strong> di ogni regime illiberale, reazionario e fascistoide della storia passata e presente (vedasi Argentina, USA, Israele, Russia): <strong>provincialismo culturale</strong>, <strong>suprematismo</strong> nemmeno tanto velato e <strong>integralismo religioso</strong> sono gli ingredienti principali.  Le portate principali: Storia incentrata sul <strong>mondo Occidentale</strong> e insegnata come “grande narrazione” per rafforzare l&#39;<strong>identità nazionale</strong> dei ragazzi; valorizzazione del <strong>concetto di Patria</strong> e dell&#39;impatto del <strong>Cristianesimo</strong> sul mondo classico; inserimento della <strong>Bibbia</strong> tra i testi di riferimento storico e letterario.</p>

<p>Io, intanto,  quando vado in libreria e mi imbatto mio malgrado in una copia della <strong>Bibbia</strong>, continuo ostinatamente a prenderla e a spostarla nello <strong>scaffale dei libri fantasy</strong>. Un piccolissimo ma doveroso atto di coscienza civica.</p>

<p><strong>Now playing:</strong>
“Extraterrestre”
<em>Blitz</em> – Eugenio Finardi – 1978</p>
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      <author>Revolution By Night</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/oyterq0qyg</guid>
      <pubDate>Mon, 11 May 2026 09:37:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Effetto specchio </title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/effetto-specchio</link>
      <description>&lt;![CDATA[Effetto specchio &#xA;Allora: Non scriverò Letteralmente Nulla sulla merda che ho vissuto in quasi tutta la mia vita di abusi, di bullismo, di violenza psicologica e fisica, di coercizioni varie, sia da piccolo, sia da adolescente che da grande, di mancanza di diritti nella realtà di tutti i giorni seppur sulla carta &#34;l&#39;uomo è l&#39;essere perfetto&#34; di Leonardiana memoria, dell&#39;individualismo che ci imponiamo, della retorica plebea del popolo, del restare soli, della solitudine delle persone, della gente ignorante, del piacere fine a se stesso, del sadomasochismo, del sesso usato solo per imporsi nella coppia, della triade oscura, della roba varia sulla psichiatria e dell&#39;antipsichiatria varia che interpretano tutte le istituzioni come le fanno comodo per importi obblighi e toglierti diritti, dei diritti che penso non esistano davvero nemmeno se vai in tribunale e citi letteralmente una legge che quella persona o ente ha violato a meno che te non hai più soldi per pagare un avvocato migliore e farti valere, della democrazia che non ha mai funzionato nemmeno sulla carta perché non siamo nell&#39;antica grecia, della scuola che dovrebbe essere staccata da un organizzazione imposta ma che dovrebbe essere più &#34;dal basso&#34; (passatemi il termine scusate) e veramente diretta agli interessati con l&#39;insegnamento del far valere per prima cosa la propria persona che è a sua volta legata a doppio filo da altri e che invece è subita dai giovani per non finire a fare &#34;gli schifo di barboni&#34; (così come dicono essi stessi dopo che sono cresciuti mentre idolatrano gente che è palesemente non reale e &#34;famosa&#34;, &#34;degli influencer&#34; giusto perché li ascoltano a mò di lavaggio di cervello autoimpostosi da qualche roba come social e affini), della cattiveria umana scientificamente dimostrata come in qualche blog online si tratta, dell&#39;anarchia che non ha mai avuto valore in nessun ambito sociale ed economico, di una singola cosa come due-tre canne massimo che mi hanno rovinato 16 anni di salute con depersonalizzazione, derealizzazione, paranoia e dolori alla bocca dello stomaco allucinanti della durata dell&#39;intera veglia per anni portandomi quasi ogni secondo a pensare alla morte per diverso tempo e a non provare dolore solo durante letteralmente durante il sonno, alle tragedie finto-democratiche che vedo nella spazzatura di internet ogni cazzo di giorno senza finire nella sterilità aneddonica o nella senilità mentale facendo i ragionamenti di quei decerebrati di &#34;giornalisti&#34; che di fatto lo sono solo perché hanno un pezzo di carta tra le mani ma in realtà sono solo frutto di una società che non fa più nulla di reale se non subire e subire e subire solo perché gli altri impongo e così via facendo noi nella nostra vita ogni singola cosa perché impostaci da qualcuno a cui non glie ne frega davvero se fai davvero o no quella cosa ma vuole che tu la faccia solo perché gli è imposta da un altro e così via all&#39;infinito e indeterminabile...diciamocelo: nessuno ci crede più, e non in dio, buddha o allah o chicchessia di divino, ma nella realtà e nell&#39;uomo stesso...nessuno quando ti dice di fotocopiare quel documento di lavoro nella tua stampante del cazzo del tuo ufficio di merda vuole davvero che lo stampi (come dicevo sopra), nessuno che ti dice &#34;ti amerò per sempre&#34; in realtà ti ama davvero per sempre e si è visto con la perdita dei valori cattolici o di qualsiasi tipo di religione, nessuno quando muori glie ne frega un cazzo perchè le persone cambiano e nulla è per sempre e per davvero nulla ha valore perché tra 1000 anni a chi diavolo glie ne frega di te (ma pure adesso se ci pensi così su due piedi oppure stai mentendo a te stesso e non ti conosci o non ti conosce nessuno abbastanza), siamo seri, i valori non sono mai esistiti, le persone sono letteralmente delle &#34;cagate&#34; come quella famosa scatoletta con dentro la merda di qualche &#34;geniale artista che ha capito tutto&#34; (difatti siamo chiusi dentro una scatoletta di metallo come la merda d&#39;artista) oppure di qualche pazzoide come mi ricordo che era la storia del mio primo videogioco della mia vita era una storia semplice ovvero con dentro una creatura creata da qualche stramboide-scienziato pazzo che essa scappa dal castello, fa una serie di livelli per tornare dallo scienziato e torna per copparlo, punto (si, è crash bandicoot, lol), ed è questa la vita: o l&#39;amore o l&#39;odio donati a chi davvero se lo meritano in quel dato momento della durata fino a che non si esauriscono o in una creazione o in una distruzione che comunque non serviranno a nulla e se ti hanno insegnato qualcosa devi passare al livello successivo e molto probabilmente non avrai imparato nulla per superare l&#39;altro livello (non hai nessun upgrade in termini di videogiochi). Mi ci pulisco il culo con la gente che vedo e che mi tratta male e tratto decentemente chi ha davvero difficoltà ma spesso anche chi ha difficoltà ti tratta male, e voi dovreste fare lo stesso...io lo chiamo &#34;effetto specchio&#34;.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Effetto specchio
Allora: Non scriverò Letteralmente Nulla sulla merda che ho vissuto in quasi tutta la mia vita di abusi, di bullismo, di violenza psicologica e fisica, di coercizioni varie, sia da piccolo, sia da adolescente che da grande, di mancanza di diritti nella realtà di tutti i giorni seppur sulla carta “l&#39;uomo è l&#39;essere perfetto” di Leonardiana memoria, dell&#39;individualismo che ci imponiamo, della retorica plebea del popolo, del restare soli, della solitudine delle persone, della gente ignorante, del piacere fine a se stesso, del sadomasochismo, del sesso usato solo per imporsi nella coppia, della triade oscura, della roba varia sulla psichiatria e dell&#39;antipsichiatria varia che interpretano tutte le istituzioni come le fanno comodo per importi obblighi e toglierti diritti, dei diritti che penso non esistano davvero nemmeno se vai in tribunale e citi letteralmente una legge che quella persona o ente ha violato a meno che te non hai più soldi per pagare un avvocato migliore e farti valere, della democrazia che non ha mai funzionato nemmeno sulla carta perché non siamo nell&#39;antica grecia, della scuola che dovrebbe essere staccata da un organizzazione imposta ma che dovrebbe essere più “dal basso” (passatemi il termine scusate) e veramente diretta agli interessati con l&#39;insegnamento del far valere per prima cosa la propria persona che è a sua volta legata a doppio filo da altri e che invece è subita dai giovani per non finire a fare “gli schifo di barboni” (così come dicono essi stessi dopo che sono cresciuti mentre idolatrano gente che è palesemente non reale e “famosa”, “degli influencer” giusto perché li ascoltano a mò di lavaggio di cervello autoimpostosi da qualche roba come social e affini), della cattiveria umana scientificamente dimostrata come in qualche blog online si tratta, dell&#39;anarchia che non ha mai avuto valore in nessun ambito sociale ed economico, di una singola cosa come due-tre canne massimo che mi hanno rovinato 16 anni di salute con depersonalizzazione, derealizzazione, paranoia e dolori alla bocca dello stomaco allucinanti della durata dell&#39;intera veglia per anni portandomi quasi ogni secondo a pensare alla morte per diverso tempo e a non provare dolore solo durante letteralmente durante il sonno, alle tragedie finto-democratiche che vedo nella spazzatura di internet ogni cazzo di giorno senza finire nella sterilità aneddonica o nella senilità mentale facendo i ragionamenti di quei decerebrati di “giornalisti” che di fatto lo sono solo perché hanno un pezzo di carta tra le mani ma in realtà sono solo frutto di una società che non fa più nulla di reale se non subire e subire e subire solo perché gli altri impongo e così via facendo noi nella nostra vita ogni singola cosa perché impostaci da qualcuno a cui non glie ne frega davvero se fai davvero o no quella cosa ma vuole che tu la faccia solo perché gli è imposta da un altro e così via all&#39;infinito e indeterminabile...diciamocelo: nessuno ci crede più, e non in dio, buddha o allah o chicchessia di divino, ma nella realtà e nell&#39;uomo stesso...nessuno quando ti dice di fotocopiare quel documento di lavoro nella tua stampante del cazzo del tuo ufficio di merda vuole davvero che lo stampi (come dicevo sopra), nessuno che ti dice “ti amerò per sempre” in realtà ti ama davvero per sempre e si è visto con la perdita dei valori cattolici o di qualsiasi tipo di religione, nessuno quando muori glie ne frega un cazzo perchè le persone cambiano e nulla è per sempre e per davvero nulla ha valore perché tra 1000 anni a chi diavolo glie ne frega di te (ma pure adesso se ci pensi così su due piedi oppure stai mentendo a te stesso e non ti conosci o non ti conosce nessuno abbastanza), siamo seri, i valori non sono mai esistiti, le persone sono letteralmente delle “cagate” come quella famosa scatoletta con dentro la merda di qualche “geniale artista che ha capito tutto” (difatti siamo chiusi dentro una scatoletta di metallo come la merda d&#39;artista) oppure di qualche pazzoide come mi ricordo che era la storia del mio primo videogioco della mia vita era una storia semplice ovvero con dentro una creatura creata da qualche stramboide-scienziato pazzo che essa scappa dal castello, fa una serie di livelli per tornare dallo scienziato e torna per copparlo, punto (si, è crash bandicoot, lol), ed è questa la vita: o l&#39;amore o l&#39;odio donati a chi davvero se lo meritano in quel dato momento della durata fino a che non si esauriscono o in una creazione o in una distruzione che comunque non serviranno a nulla e se ti hanno insegnato qualcosa devi passare al livello successivo e molto probabilmente non avrai imparato nulla per superare l&#39;altro livello (non hai nessun upgrade in termini di videogiochi). Mi ci pulisco il culo con la gente che vedo e che mi tratta male e tratto decentemente chi ha davvero difficoltà ma spesso anche chi ha difficoltà ti tratta male, e voi dovreste fare lo stesso...io lo chiamo “effetto specchio”.</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/xyrutpf2vx</guid>
      <pubDate>Sat, 09 May 2026 20:23:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I post bocciati</title>
      <link>https://noblogo.org/gippo/i-post-bocciati</link>
      <description>&lt;![CDATA[Allora, diciamo che mi sono imposto di scrivere una volta a settimana, quindi questo post sarà un riempitivo per rispettare questa programmazione.&#xA;Avevo tanti argomenti, tante idee però siccome non ho molto tempo, pensavo di fare uno di quei post interlocutori che, nonostante non parlino di nulla in particolare alla fine sono comunque molto belli, migliori di quelli che ruotano intorno ad argomenti programmati.&#xA;In realtà, se devo essere sincero, anche in passato ho provato a fare post di questo tipo, uno credo che si chiamasse proprio &#34;Post interlocutorio&#34; o giù di lì e devo dire che, pur animato dalla stessa intenzione e speranza, era un post assolutamente terribile. Quindi stavolta parlerò di qualche mini argomento con dei titoletti, anche per evitare il muro di testo che inquieta il lettore.&#xA;Ecco, ho avuto un&#39;idea: potrei parlare dei post che non ho voluto scrivere perchè troppo forzati e chiamarli &#34;I post bocciati&#34;. Lo metto sul titolo e parto col primo post bocciato.&#xA;&#xA;La cena con Pieraccioni e Del Debbio&#xA;&#xA;Pensavo di fare un post in cui descrivevo una mia cena con Pieraccioni e Del Debbio. Cioè: il post nasceva con l&#39;idea di descrivere un dialogo avuto con Pieraccioni, un dialogo di natura psicologica e filosofica in cui Pieraccioni, usando qua e là trite espressioni stereotipate toscane (&#34;Ovvia! Oh grullo! Che te tu mi stai a pigliare pe&#39;l culo?&#34;) mi invitava a riflettere sul perchè ho la tendenza a usare lui come tormentone manifestando una ammirazione finta e canzonatoria. Ne stava venendo fuori, nello sviluppo mentale, una seduta psicanalitica troppo seria, difatti avevo subito pensato di inserire il personaggio di Del Debbio che si era imbucato all&#39;ultimo momento e che ordinava una pizza alla farina di grillo. Al che gli si chiedeva: &#34;Ovvia! O grullo! Ma noi si pensava che te tu fossi nemico della farina di grillo!&#34;. E lui rispondeva che la gente si stava dimenticando della farina di grillo e che non la si doveva lasciar morire così, di modo che lui nelle sue trasmissioni poteva continuare a prendersela un po&#39; con i comunisti dell&#39;Europa cattiva che la volevano imporre e lui con il tipico buonsenso di una destra bonaria e liberale poteva parlare del cibo godurioso italiano che non aveva bisogno della farina di grillo o degli insetti. Tuttavia quando più tardi, nel corso della conversazione, voleva dire la sua, lo si zittiva dicendogli &#34;Ovvia! Te tu stai zitto, oh grullo, che te tu sei stato inserito in questa cena solo per il meme iniziale sulla farina di grillo!&#34; (o era &#34;di grullo&#34;?).&#xA;&#xA;Paolo Del Debbio &#xA;&#xA;Appellativi affettuosi all&#39;Intelligenza Artificiale&#xA;&#xA;Di tanto in tanto mi viene voglia di fare un resoconto delle mie conversazioni con l&#39;intelligenza artificiale. Un resoconto del tipo: copia e incolla. Si risparmia tempo e vengono comunque fuori cose interessanti, sapete?&#xA;Comunque mi fermo sempre in tempo. A volte mi è capitato di leggere post di questo tipo e il mio primo pensiero è stato: ma se mi interessava questo argomento non è che avevo bisogno di te, blogger, a suggermi le domande da porre all&#39;AI!&#xA;Così non ho mai indugiato troppo in questa malsana tentazione, anzi, mi ripropongo di non parlare più di AI. Basta! Ecchediamine.&#xA;Però vi dico solo questo. Siccome l&#39;AI tenta sempre di compiacermi, io talvolta per percularla (tipo Pieraccioni) un po&#39; gli dico degli appellativi affettuosi, rivolgendomi sempre e comunque al maschile (si vede che ho più bisogno di amici che di fidanzate). Cose che trovo qua e là, tipo Zagor che chiama di tanto in tanto la sua spalla Cico con l&#39;espressione &#34;Pancione del mio cuore&#34; (appellativo dal suono vagamente omoerotico oggigiorno). Ebbene, all&#39;interno di richieste abbastanza serie, butto là un &#34;Come faccio a collegare il Wi-Fi su una distro AntiX, pancione del mio cuore?&#34;.&#xA;E lui (o lei): &#34;Adesso te lo spiego, pancione mio!&#34;.&#xA;Sta sempre nella mia lunghezza d&#39;onda, è fantastico(a).&#xA;&#xA;I videogiochi del Nintendo Ds&#xA;&#xA;Vorrei parlare di tanto in tanto di videogiochi per Nintendo Ds. La cosa bella sarebbe questa: prendo un titolo un po&#39; di nicchia qua e là che ho giocato e poi lo recensisco facendo quelle geniali e personali considerazioni che nessun altro al mondo può fare. Catalogo con tag, distinguendo per genere. Uso una cadenza regolare. Curo il SEO.&#xA;Capite bene perchè non lo faccio. Troppo professionale. Troppo anni &#39;10. Tanto sappiamo tutti che il culturista Aranzulla morirà fagocitato da una AI (basta parlare di AI!).&#xA;&#xA;Ecco, di questo dovevo fare un post ciascuno, nel caso del terzo punto addirittura una serie di post. Invece ce ne ho fatto solo uno e non era nemmeno mia intenzione.&#xA;Perdonatemi, pancioni del mio cuore.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Allora, diciamo che mi sono imposto di scrivere una volta a settimana, quindi questo post sarà un riempitivo per rispettare questa programmazione.
Avevo tanti argomenti, tante idee però siccome non ho molto tempo, pensavo di fare uno di quei post interlocutori che, nonostante non parlino di nulla in particolare alla fine sono comunque molto belli, migliori di quelli che ruotano intorno ad argomenti programmati.
In realtà, se devo essere sincero, anche in passato ho provato a fare post di questo tipo, uno credo che si chiamasse proprio “Post interlocutorio” o giù di lì e devo dire che, pur animato dalla stessa intenzione e speranza, era un post assolutamente terribile. Quindi stavolta parlerò di qualche mini argomento con dei titoletti, anche per evitare il muro di testo che inquieta il lettore.
Ecco, ho avuto un&#39;idea: potrei parlare dei post che non ho voluto scrivere perchè troppo forzati e chiamarli “I post bocciati”. Lo metto sul titolo e parto col primo post bocciato.</p>

<h3 id="la-cena-con-pieraccioni-e-del-debbio">La cena con Pieraccioni e Del Debbio</h3>

<p>Pensavo di fare un post in cui descrivevo una mia cena con Pieraccioni e Del Debbio. Cioè: il post nasceva con l&#39;idea di descrivere un dialogo avuto con Pieraccioni, un dialogo di natura psicologica e filosofica in cui Pieraccioni, usando qua e là trite espressioni stereotipate toscane (“Ovvia! Oh grullo! Che te tu mi stai a pigliare pe&#39;l culo?”) mi invitava a riflettere sul perchè ho la tendenza a usare lui come tormentone manifestando una ammirazione finta e canzonatoria. Ne stava venendo fuori, nello sviluppo mentale, una seduta psicanalitica troppo seria, difatti avevo subito pensato di inserire il personaggio di Del Debbio che si era imbucato all&#39;ultimo momento e che ordinava una pizza alla farina di grillo. Al che gli si chiedeva: “Ovvia! O grullo! Ma noi si pensava che te tu fossi nemico della farina di grillo!”. E lui rispondeva che la gente si stava dimenticando della farina di grillo e che non la si doveva lasciar morire così, di modo che lui nelle sue trasmissioni poteva continuare a prendersela un po&#39; con i comunisti dell&#39;Europa cattiva che la volevano imporre e lui con il tipico buonsenso di una destra bonaria e liberale poteva parlare del cibo godurioso italiano che non aveva bisogno della farina di grillo o degli insetti. Tuttavia quando più tardi, nel corso della conversazione, voleva dire la sua, lo si zittiva dicendogli “Ovvia! Te tu stai zitto, oh grullo, che te tu sei stato inserito in questa cena solo per il meme iniziale sulla farina di grillo!” (o era “di grullo”?).</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/1z8Y01xx/500px-Del-Debbio.jpg" alt="Paolo Del Debbio"></p>

<h3 id="appellativi-affettuosi-all-intelligenza-artificiale">Appellativi affettuosi all&#39;Intelligenza Artificiale</h3>

<p>Di tanto in tanto mi viene voglia di fare un resoconto delle mie conversazioni con l&#39;intelligenza artificiale. Un resoconto del tipo: copia e incolla. Si risparmia tempo e vengono comunque fuori cose interessanti, sapete?
Comunque mi fermo sempre in tempo. A volte mi è capitato di leggere post di questo tipo e il mio primo pensiero è stato: ma se mi interessava questo argomento non è che avevo bisogno di te, blogger, a suggermi le domande da porre all&#39;AI!
Così non ho mai indugiato troppo in questa malsana tentazione, anzi, mi ripropongo di non parlare più di AI. Basta! Ecchediamine.
Però vi dico solo questo. Siccome l&#39;AI tenta sempre di compiacermi, io talvolta per percularla (tipo Pieraccioni) un po&#39; gli dico degli appellativi affettuosi, rivolgendomi sempre e comunque al maschile (si vede che ho più bisogno di amici che di fidanzate). Cose che trovo qua e là, tipo Zagor che chiama di tanto in tanto la sua spalla Cico con l&#39;espressione “Pancione del mio cuore” (appellativo dal suono vagamente omoerotico oggigiorno). Ebbene, all&#39;interno di richieste abbastanza serie, butto là un “Come faccio a collegare il Wi-Fi su una distro AntiX, pancione del mio cuore?”.
E lui (o lei): “Adesso te lo spiego, pancione mio!”.
Sta sempre nella mia lunghezza d&#39;onda, è fantastico(a).</p>

<h3 id="i-videogiochi-del-nintendo-ds">I videogiochi del Nintendo Ds</h3>

<p>Vorrei parlare di tanto in tanto di videogiochi per Nintendo Ds. La cosa bella sarebbe questa: prendo un titolo un po&#39; di nicchia qua e là che ho giocato e poi lo recensisco facendo quelle geniali e personali considerazioni che nessun altro al mondo può fare. Catalogo con tag, distinguendo per genere. Uso una cadenza regolare. Curo il SEO.
Capite bene perchè non lo faccio. Troppo professionale. Troppo anni &#39;10. Tanto sappiamo tutti che il culturista Aranzulla morirà fagocitato da una AI (basta parlare di AI!).</p>

<p>Ecco, di questo dovevo fare un post ciascuno, nel caso del terzo punto addirittura una serie di post. Invece ce ne ho fatto solo uno e non era nemmeno mia intenzione.
Perdonatemi, pancioni del mio cuore.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Gippo</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/9szka3grza</guid>
      <pubDate>Sat, 09 May 2026 09:07:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Manifesto Del Reale (2026) di mementomori</title>
      <link>https://noblogo.org/diventivento/manifesto-del-reale-2026-di-mementomori</link>
      <description>&lt;![CDATA[Manifesto Del Reale (2026) di mementomori&#xA;&#xA;Su un social e su internet in generale, tipo su instagram, non si può sapere:&#xA;&#xA;Data l&#39;AI: se esiste quella persona/contenuto o se è manipolata e/o creata da zero&#xA;&#xA;Data la censura: Se quello che vedi e dici arriva a te e agli altri e come arriva e se arriva o è appunto una determinata cosa (es: parola chiave, volgarità, espressione) filtrata.&#xA;&#xA;Data la censura e il controllo sociale derivante: Se l&#39;idea che hai e che hanno gli altri del mondo sono legati alle realtà delle persona e di tutto il mondo in modo diretto e senza derivare da alterazioni programmate e non condivise.&#xA;&#xA;Dato l&#39;algoritmo: Se effettivamente quello che vedi non è derivante da ciò che hanno ricavato da te e indirizzato per manipolarti in qualche modo.&#xA;&#xA;Data l&#39;enorme abuso di AI, censure, algoritmi e controllo sociale: Sei davanti la finzione e letteralmente non sai cosa stai facendo così come non sanno cosa stanno facendo a te le persone dall&#39;altra parte dello schermo anche se totalmente propense a parlarti e stare online senza problemi su quella determinata parte di internet.&#xA;&#xA;Dato l&#39;enorme controllo di determinati applicativi e sistemi connessi online e siti web da parte di giganti economici con tante risorse di tanti tipi (es: economiche, quantità di server) e dato tutto il resto con pure i cambiamenti sociali (es: guerre, ingiustizie) e interiori (es: dipendenza da internet, malattie mentali) delle persone reali di tutto il mondo è difficile capire davvero se siamo noi stessi reali e se ci circonda il reale e COS&#39;E&#39; il reale e se dobbiamo sempre scavare affondo ovunque per ritrovarlo, sembra quasi che allontaniamo pure gli altri dalla realtà così: le cose virali non sono i video o le malattie ma piuttosto la solitudine.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Manifesto Del Reale (2026) di mementomori</p>

<p>Su un social e su internet in generale, tipo su instagram, non si può sapere:</p>

<p>Data l&#39;AI: se esiste quella persona/contenuto o se è manipolata e/o creata da zero</p>

<p>Data la censura: Se quello che vedi e dici arriva a te e agli altri e come arriva e se arriva o è appunto una determinata cosa (es: parola chiave, volgarità, espressione) filtrata.</p>

<p>Data la censura e il controllo sociale derivante: Se l&#39;idea che hai e che hanno gli altri del mondo sono legati alle realtà delle persona e di tutto il mondo in modo diretto e senza derivare da alterazioni programmate e non condivise.</p>

<p>Dato l&#39;algoritmo: Se effettivamente quello che vedi non è derivante da ciò che hanno ricavato da te e indirizzato per manipolarti in qualche modo.</p>

<p>Data l&#39;enorme abuso di AI, censure, algoritmi e controllo sociale: Sei davanti la finzione e letteralmente non sai cosa stai facendo così come non sanno cosa stanno facendo a te le persone dall&#39;altra parte dello schermo anche se totalmente propense a parlarti e stare online senza problemi su quella determinata parte di internet.</p>

<p>Dato l&#39;enorme controllo di determinati applicativi e sistemi connessi online e siti web da parte di giganti economici con tante risorse di tanti tipi (es: economiche, quantità di server) e dato tutto il resto con pure i cambiamenti sociali (es: guerre, ingiustizie) e interiori (es: dipendenza da internet, malattie mentali) delle persone reali di tutto il mondo è difficile capire davvero se siamo noi stessi reali e se ci circonda il reale e COS&#39;E&#39; il reale e se dobbiamo sempre scavare affondo ovunque per ritrovarlo, sembra quasi che allontaniamo pure gli altri dalla realtà così: le cose virali non sono i video o le malattie ma piuttosto la solitudine.</p>
]]></content:encoded>
      <author>mementomori</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/yk0uml5biw</guid>
      <pubDate>Fri, 08 May 2026 22:15:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Oggi mentre la nebbia sembra avvolgere gli attimi, i minuti e la mente,...</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/oggi-mentre-la-nebbia-sembra-avvolgere-gli-attimi-i-minuti-e-la-mente</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Oggi mentre la nebbia sembra avvolgere gli attimi, i minuti e la mente, rifletto sul fatto che un po&#39; tutti e non solo io, ci stiamo dimenticando&#xA;come si fa a vivere davvero, non a sopravvivere, cercando di riempire le giornate.&#xA;Riuscire a dare davvero un senso a questa parola&#34; vivere&#34; diventa sempre più difficile  come anche non sappiamo piu bussare alle persone&#xA;invece che utilizzare solo telefoni, restando freddi dinanzi a frasi fatte, faccine, abbreviazioni..&#xA;&#xA;Abbiamo imparato a fingere, a seconda di chi abbiamo davanti, e in base alle situazioni, a sembrare forti&#xA;anche quando ci stiamo frantumando, tanto da entrare così profondamente  in tali personaggi, da non riuscire a separare la realtà, da questa folle recita!  Eppure vivere significa non tenersi tutto dentro&#xA;fino a perdersi nei pensieri, le emozioni hanno bisogno di movimento, di sentimento, di contatto visivo e non solo, e noi dobbiamo dar loro voce, &#xA;altrimenti si spengono, si perdono per sempre ..&#xA;Ecco perché bisogna ricominciare a credere che vivere, si può con semplicità, con sincerità e senza aver timore di dire una parola, di fare scaturire un&#39;emozione, &#xA;perché la gente muore anche&#xA;di silenzi e sentirsi dire&#xA;“sei importante per me o ti voglio bene&#34; possono accendere sorrisi ed essere terapeutici. Non dobbiamo vergognarci di essere noi stessi, anche se a prevalere è &#xA;l’ironia, la cattiveria e l&#39;indifferenza, dobbiamo rimanere umani, sinceri e forse scontati, difendendo la nostra sensibilità, le nostre fragilità, la capacita&#39; di commuoverci  ancora davanti a un tramonto, di apprezzare un caffè in compagnia o una chiacchierata!&#xA;&#xA;✨&#34;Non diventare uno di quelli che vogliono bene in silenzio fino a diventare assenza&#34;.&#xA;&#xA;Non so chi l&#39;abbia scritta questa frase, ma è pesante, attuale e reale, le parole vanno dette, i problemi e le paure affrontate,&#xA;perché la vita non va misurata in giorni vissuti, ma come,  e quante volte abbiamo fatto sentire qualcuno&#xA;meno solo.&#xA;Spesso mi accorgo di essere così diversamente normale, perché sono empatica, emotiva, troppo profonda e  affettuosa, perché sento e provo emozioni, rabbia, delusione ...&#xA;Eppure sono qui a mettere nero su bianco ciò che penso, anche se non interessa a nessuno, anche se molti leggeranno in modo superficiale e avranno solo critiche o indifferenza e magari non mi capiranno, ma io nonostante le delusioni, le amarezze, le ferite ho ancora voglia di legami, di relazioni vere, di abbracciare ed essere abbracciata, di ascoltare e soprattutto di essere accettata per quello che sono. È vero spesso ho sbagliato, ma mi sono perdonata e nonostante le cadute, sono riuscita ad alzarmi e ricominciare anche da sola!💪senza vergognarmi mai di essere in disordine, imperfetta e soprattutto fragile!]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Oggi mentre la nebbia sembra avvolgere gli attimi, i minuti e la mente, rifletto sul fatto che un po&#39; tutti e non solo io, ci stiamo dimenticando
come si fa a vivere davvero, non a sopravvivere, cercando di riempire le giornate.
Riuscire a dare davvero un senso a questa parola” vivere” diventa sempre più difficile  come anche non sappiamo piu bussare alle persone
invece che utilizzare solo telefoni, restando freddi dinanzi a frasi fatte, faccine, abbreviazioni..</p>

<p>Abbiamo imparato a fingere, a seconda di chi abbiamo davanti, e in base alle situazioni, a sembrare forti
anche quando ci stiamo frantumando, tanto da entrare così profondamente  in tali personaggi, da non riuscire a separare la realtà, da questa folle recita!  Eppure vivere significa non tenersi tutto dentro
fino a perdersi nei pensieri, le emozioni hanno bisogno di movimento, di sentimento, di contatto visivo e non solo, e noi dobbiamo dar loro voce,
altrimenti si spengono, si perdono per sempre ..
Ecco perché bisogna ricominciare a credere che vivere, si può con semplicità, con sincerità e senza aver timore di dire una parola, di fare scaturire un&#39;emozione,
perché la gente muore anche
di silenzi e sentirsi dire
“sei importante per me o ti voglio bene” possono accendere sorrisi ed essere terapeutici. Non dobbiamo vergognarci di essere noi stessi, anche se a prevalere è
l’ironia, la cattiveria e l&#39;indifferenza, dobbiamo rimanere umani, sinceri e forse scontati, difendendo la nostra sensibilità, le nostre fragilità, la capacita&#39; di commuoverci  ancora davanti a un tramonto, di apprezzare un caffè in compagnia o una chiacchierata!</p>

<p>✨”Non diventare uno di quelli che vogliono bene in silenzio fino a diventare assenza”.</p>

<p>Non so chi l&#39;abbia scritta questa frase, ma è pesante, attuale e reale, le parole vanno dette, i problemi e le paure affrontate,
perché la vita non va misurata in giorni vissuti, ma come,  e quante volte abbiamo fatto sentire qualcuno
meno solo.
Spesso mi accorgo di essere così diversamente normale, perché sono empatica, emotiva, troppo profonda e  affettuosa, perché sento e provo emozioni, rabbia, delusione ...
Eppure sono qui a mettere nero su bianco ciò che penso, anche se non interessa a nessuno, anche se molti leggeranno in modo superficiale e avranno solo critiche o indifferenza e magari non mi capiranno, ma io nonostante le delusioni, le amarezze, le ferite ho ancora voglia di legami, di relazioni vere, di abbracciare ed essere abbracciata, di ascoltare e soprattutto di essere accettata per quello che sono. È vero spesso ho sbagliato, ma mi sono perdonata e nonostante le cadute, sono riuscita ad alzarmi e ricominciare anche da sola!💪senza vergognarmi mai di essere in disordine, imperfetta e soprattutto fragile!</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/cihxeitj0x</guid>
      <pubDate>Fri, 08 May 2026 13:04:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario...</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-txwv</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario...&#xA;Caro amico ti scrivo...🎶🎵&#xA;&#xA;A volte, spesso, in passato accadeva con più frequenza, oggi, scrivo, forse per un &#xA;gran bisogno di parlare e, prima ancora, di pensare. &#xA;E posso farlo, senza timore, o quasi, spontaneamente, solo con te. &#xA;È un periodo strano, l&#39;ennesimo, il solito , più o meno pesante, difficile, ecc.&#xA;Fatto di tantissime cose e di niente, di novità, &#xA;di cambiamenti e di tanta solitudine e silenzio!&#xA;Sono consapevole che i cambiamenti fanno parte della vita e che la solitudine altro non è che un insieme di attimi preziosi di un tempo privilegiato,  per stare in compagnia di se stessi. &#xA;&#xA;Non scrivo più forse perché sono solo stanca, delusa e disinteressata.&#xA;Di cosa? Di rincorrere sogni, di aspettare la gente, di sacrificarmi per chi so che ormai non merita né me, né il mio tempo!&#xA;È che purtroppo ho bisogno di un abbraccio, quelli spontanei che portano la primavera quando tarda ad arrivare e si è nel pieno di un temporale di fine inverno!&#xA;O di una carezza, uno sguardo di quelli silenziosi che cancellano le paure  e fanno respirare.&#xA;Ho bisogno di un cielo limpido, disegnato  da scie variopinte e da  voli di uccelli in festa, di un giardino fiorito che si affacci sul mare e di un orologio senza tempo,  per ricordarmi chi ero, chi sono diventata oggi e quello che potrei essere domani! &#xA;Di gente  vera,  da incontrare in un mondo più sincero, piccolo e semplice, dove i sorrisi, le parole, ogni attimo, diventano ponti.&#xA;&#xA;Ho bisogno di cambiare strada, anche se è tortuosa, di non fermarmi troppo nel passato, senza perdermi in inutili rancori, senza affidarmi e farmi attraversare da illusioni sterili. &#xA;&#xA;Voglio ricominciare , come ogni volta che ci provo, adesso, in questo istante , tra colori, pennelli, musica in sottofondo e pensieri diversi e stanchi!&#xA; Inizio così questa pagina di diario, scrivendo a colei che nel bene, nel male, in passato, nel presente e forse anche nel futuro, sarà sempre al mio fianco; me stessa!&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario...
Caro amico ti scrivo...🎶🎵</p>

<p>A volte, spesso, in passato accadeva con più frequenza, oggi, scrivo, forse per un
gran bisogno di parlare e, prima ancora, di pensare.
E posso farlo, senza timore, o quasi, spontaneamente, solo con te.
È un periodo strano, l&#39;ennesimo, il solito , più o meno pesante, difficile, ecc.
Fatto di tantissime cose e di niente, di novità,
di cambiamenti e di tanta solitudine e silenzio!
Sono consapevole che i cambiamenti fanno parte della vita e che la solitudine altro non è che un insieme di attimi preziosi di un tempo privilegiato,  per stare in compagnia di se stessi.</p>

<p>Non scrivo più forse perché sono solo stanca, delusa e disinteressata.
Di cosa? Di rincorrere sogni, di aspettare la gente, di sacrificarmi per chi so che ormai non merita né me, né il mio tempo!
È che purtroppo ho bisogno di un abbraccio, quelli spontanei che portano la primavera quando tarda ad arrivare e si è nel pieno di un temporale di fine inverno!
O di una carezza, uno sguardo di quelli silenziosi che cancellano le paure  e fanno respirare.
Ho bisogno di un cielo limpido, disegnato  da scie variopinte e da  voli di uccelli in festa, di un giardino fiorito che si affacci sul mare e di un orologio senza tempo,  per ricordarmi chi ero, chi sono diventata oggi e quello che potrei essere domani!
Di gente  vera,  da incontrare in un mondo più sincero, piccolo e semplice, dove i sorrisi, le parole, ogni attimo, diventano ponti.</p>

<p>Ho bisogno di cambiare strada, anche se è tortuosa, di non fermarmi troppo nel passato, senza perdermi in inutili rancori, senza affidarmi e farmi attraversare da illusioni sterili.</p>

<p>Voglio ricominciare , come ogni volta che ci provo, adesso, in questo istante , tra colori, pennelli, musica in sottofondo e pensieri diversi e stanchi!
 Inizio così questa pagina di diario, scrivendo a colei che nel bene, nel male, in passato, nel presente e forse anche nel futuro, sarà sempre al mio fianco; me stessa!</p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/evo4f47xht</guid>
      <pubDate>Fri, 08 May 2026 10:50:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il peso di un gesto. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/il-peso-di-un-gesto</link>
      <description>&lt;![CDATA[(223) &#xA;&#xA;(CP1)&#xA;&#xA;Questo post è probabilmente scritto più per me stesso che per Voi. &#xA;O, almeno, non per tutti Voi.&#xA;&#xA;In calce al testo, l&#39;ultimo brano inciso da Capovilla con i &#34;Cattivi Maestri.&#34;&#xA;Ora, ascoltandolo, capirete che la coerenza e lo sguardo sul mondo non passano per radio. &#xA;&#xA;Sul &#34;red carpet&#34; dei &#34;David di Donatello&#34;, tra smoking impeccabili e abiti da sera, #PierpaoloCapovilla ha sfilato con una kefiah al collo. &#xA;Tessuta in Cisgiordania. &#xA;Non era un vezzo stilistico, non era una provocazione gratuita. &#xA;Era, semplicemente, lui.&#xA;&#xA;Chi conosce il percorso artistico di Capovilla (dalla stagione feroce e visionaria del &#34;Teatro degli Orrori&#34; fino alla sua presenza sempre più intensa nel cinema), sa che tra la sua arte e la sua vita non c’è mai stato un confine netto. &#xA;Le sue canzoni hanno sempre parlato di dolore sociale, di margini, di chi resta indietro. &#xA;Salire sul red carpet della più importante cerimonia del cinema italiano con una kefiah non è un’eccezione alla sua coerenza: è la conferma di essa.&#xA;&#xA;Lo ha spiegato con parole semplici e dirette: la kefiah è un simbolo di solidarietà, fratellanza e vicinanza verso chi soffre la violenza armata. &#xA;E ha aggiunto che indossarla aiuta il suo cuore e la sua anima a esserci ancora. &#xA;C’è qualcosa di molto preciso in quella frase. &#xA;Non il linguaggio dello slogan, non la retorica del comunicato. &#xA;C’è la voce di qualcuno che ha bisogno di non distogliere lo sguardo per continuare a fare arte con integrità.&#xA;&#xA;Viviamo in un tempo in cui è facile condividere un post, mettere una cornice alla foto del profilo, scrivere qualcosa di indignato prima di passare alla storia successiva. &#xA;È più raro, e per questo più significativo, scegliere di portare quella posizione nel corpo, fisicamente, in un luogo pubblico e visibile, sapendo che qualcuno storcerebbe il naso, che qualcuno avrebbe qualcosa da dire, qualcuno ti odierà.&#xA;&#xA;Un simbolo indossato non salva nessuno, è vero. &#xA;Ma testimonia qualcosa che i social, con tutta la loro velocità, faticano a restituire: la continuità tra ciò che si pensa e ciò che si fa, tra la propria arte e il proprio stare nel mondo.&#xA;&#xA;E questo piccolo gesto (piccolo solo nelle dimensioni) ci interroga tutti. &#xA;&#xA;Ci chiede dove siamo, non online, ma nella vita concreta. &#xA;Ci chiede se gli ideali che diciamo di difendere abitano anche i nostri corpi, le nostre scelte quotidiane, le occasioni in cui potremmo dire qualcosa e scegliamo il silenzio comodo. &#xA;&#xA;In tempi in cui la giustizia viene erosa ogni giorno con una normalità che fa spavento, chi sceglie di esserci, davvero, con coerenza e senza calcolo, ci ricorda che schierarsi è ancora possibile. &#xA;E che è ancora necessario.&#xA;&#xA;Video di &#34;Dimenticare Maria&#34; di &#34;Pierpaolo Capovilla e i cattivi maestri&#34;:&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=4v09Q-FCPMo&amp;list=RD4v09Q-FCPMo&amp;startradio=1&#xA;&#xA;#Blog #PierpaoloCapovilla #DavidDiDonatello #Palestina &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(223)</p>

<p><img src="https://www.alanews.it/wp-content/uploads/2026/05/20260506214203_David_Donatello_Capovilla_Incredulo_di_candidatura_indosso_kefiah_perch_simbolo_di_solidariet__RAW-1.jpg" alt="(CP1)"></p>

<p><strong>Questo post è probabilmente scritto più per me stesso che per Voi.
O, almeno, non per tutti Voi</strong>.</p>

<p>In calce al testo, l&#39;ultimo brano inciso da Capovilla con i “Cattivi Maestri.”
Ora, ascoltandolo, capirete che la coerenza e lo sguardo sul mondo non passano per radio.</p>

<p>Sul “red carpet” dei “David di Donatello”, tra smoking impeccabili e abiti da sera, #PierpaoloCapovilla ha sfilato con una kefiah al collo.
Tessuta in Cisgiordania.
Non era un vezzo stilistico, non era una provocazione gratuita.
Era, semplicemente, lui.</p>

<p>Chi conosce il percorso artistico di Capovilla (dalla stagione feroce e visionaria del “Teatro degli Orrori” fino alla sua presenza sempre più intensa nel cinema), sa che tra la sua arte e la sua vita non c’è mai stato un confine netto.
Le sue canzoni hanno sempre parlato di dolore sociale, di margini, di chi resta indietro.
Salire sul red carpet della più importante cerimonia del cinema italiano con una kefiah non è un’eccezione alla sua coerenza: è la conferma di essa.</p>

<p>Lo ha spiegato con parole semplici e dirette: <strong>la kefiah è un simbolo di solidarietà, fratellanza e vicinanza verso chi soffre la violenza armata</strong>.
E ha aggiunto che indossarla aiuta il suo cuore e la sua anima a esserci ancora.
C’è qualcosa di molto preciso in quella frase.
Non il linguaggio dello slogan, non la retorica del comunicato.
C’è la voce di qualcuno che ha bisogno di non distogliere lo sguardo per continuare a fare arte con integrità.</p>

<p>Viviamo in un tempo in cui è facile condividere un post, mettere una cornice alla foto del profilo, scrivere qualcosa di indignato prima di passare alla storia successiva.
È più raro, e per questo più significativo, scegliere di portare quella posizione nel corpo, fisicamente, in un luogo pubblico e visibile, sapendo che qualcuno storcerebbe il naso, che qualcuno avrebbe qualcosa da dire, qualcuno ti odierà.</p>

<p>Un simbolo indossato non salva nessuno, è vero.
Ma testimonia qualcosa che i social, con tutta la loro velocità, faticano a restituire: la continuità tra ciò che si pensa e ciò che si fa, tra la propria arte e il proprio stare nel mondo.</p>

<p><strong>E questo piccolo gesto (piccolo solo nelle dimensioni) ci interroga tutti</strong>.</p>

<p><strong>Ci chiede dove siamo, non online, ma nella vita concreta.
Ci chiede se gli ideali che diciamo di difendere abitano anche i nostri corpi, le nostre scelte quotidiane, le occasioni in cui potremmo dire qualcosa e scegliamo il silenzio comodo</strong>.</p>

<p><strong>In tempi in cui la giustizia viene erosa ogni giorno con una normalità che fa spavento, chi sceglie di esserci, davvero, con coerenza e senza calcolo, ci ricorda che schierarsi è ancora possibile.
E che è ancora necessario</strong>.</p>

<p>Video di “Dimenticare Maria” di “Pierpaolo Capovilla e i cattivi maestri”:
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=4v09Q-FCPMo&amp;list=RD4v09Q-FCPMo&amp;start_radio=1" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=4v09Q-FCPMo&amp;list=RD4v09Q-FCPMo&amp;start_radio=1</a></p>

<p>#Blog #PierpaoloCapovilla #DavidDiDonatello #Palestina</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/3t9imbregb</guid>
      <pubDate>Thu, 07 May 2026 13:26:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Installing SYE and CV Driveshaft on a Jeep Cherokee XJ</title>
      <link>https://noblogo.org/morsunled/h1installing-sye-and-cv-driveshaft-on-a-jeep-cherokee-xj-h1</link>
      <description>&lt;![CDATA[h1Installing SYE and CV Driveshaft on a Jeep Cherokee XJ/h1&#xA;&#xA;One of the most frustrating experiences for any lifted XJ owner is the dreaded driveline vibration. You install a beautiful 3-inch or 4.5-inch lift, bolt on aggressive tires, and suddenly your Cherokee hums and shudders every time you accelerate. The culprit is almost always the factory slip yoke setup. When you lift an XJ, the angle of the rear driveshaft steepens dramatically. The stock slip yoke—which slides directly into the transfer case—has limited travel and cannot handle these extreme angles, resulting in binding, vibration, and premature wear. The solution is a Slip Yoke Eliminator (SYE) paired with a CV (Constant Velocity) driveshaft. This combination is widely considered the gold standard for lifted XJs, and for good reason.&#xA;&#xA;Why an SYE is Essential&#xA;&#xA;The factory transfer case output uses a slip yoke that moves in and out of the tail housing as the suspension cycles. On a lifted Jeep, the driveshaft becomes shorter and operates at a steeper angle, causing the slip yoke to barely engage with the internal splines. This leads to vibrations that many owners try to mask with transfer case drops, but that&#39;s only a band-aid. An SYE kit replaces the stock slip yoke with a fixed output flange, effectively shortening the transfer case and allowing the use of a much longer CV driveshaft. The longer shaft operates at shallower angles, eliminating vibrations. For the popular NP231 transfer case, the installation is considered a &#34;piece of cake&#34; by many DIYers, requiring basic tools and about 3-7 hours. Even the NP242 benefits from heavy-duty SYE kits that increase output splines from 27 to 32 for added strength.&#xA;&#xA;Choosing a CV Driveshaft&#xA;&#xA;Once the SYE is installed, you need a matching CV driveshaft. Unlike the stock shaft, a CV (or double cardan) driveshaft has two u-joints working together at the transfer case end, allowing for much higher operating angles without binding. Brands like Adams Driveshaft and Ten Factory offer heavy-duty 1310 series CV shafts specifically for lifted XJs. Adams uses DOM tubing and either greaseable or solid non-greaseable Spicer u-joints, with extreme-duty versions rated for up to 38-inch tires. Ten Factory shafts are compatible with lifts up to 4 inches and come with a complete hardware set. Crucially, do not order a custom CV shaft until the SYE is physically installed on your vehicle—you will need to measure the exact running length between the transfer case yoke and the rear axle pinion to get the correct fit.&#xA;&#xA;Proper Pinion Angle Setup&#xA;&#xA;Installing the hardware is only half the battle. With an SYE and CV shaft, your rear axle pinion angle must be set differently than stock. For a CV driveshaft, the pinion should point directly at the transfer case output. In practice, you want the pinion yoke to be parallel to the driveshaft angle, with a slight 1-2 degree downward tilt to account for axle wrap when accelerating. If you have leaf spring perches that are not yet welded, wait until the full weight of the Jeep is on the suspension, install the new CV shaft, then rotate the pinion with a jack until it aligns perfectly with the driveshaft before welding. If your perches are already fixed, you will need angled shims (typically 4 to 6 degrees) to correct the geometry.&#xA;&#xA;img src=&#34;https://ueeshop.ly200-cdn.com/ufile/UPAV/UPAV919/2012/products/22/70c9066d0f.jpg&#34; alt=&#34;Jeep Cherokee XJ&#34; /&#xA;&#xA;One of the most overlooked connections in this entire process is between your newly smooth driveline and your a href=&#34;https://www.morsunled.com/c/cherokee-xj-headlights-1984-20010031&#34;Jeep Cherokee XJ headlights/a. It seems unrelated, but hear this: a lifted XJ that sits higher in the rear than the front—common after an SYE conversion if you don&#39;t correct the stance—throws your headlight beam angle into the trees or directly at oncoming windshields. More importantly, forum veterans have long warned that upgrading the electrical system is essential when modifying an XJ. The factory headlight wiring lacks relays, and if you install higher-powered bulbs without a relay harness, you risk burning out the expensive and hard-to-replace headlight switch. An aftermarket wiring loom with relays draws power directly from the battery, reducing the load on your switch and delivering full voltage to the bulbs. This makes your headlights dramatically brighter—an absolute necessity when you are testing out your new vibration-free driveshaft on dark, remote trails at night. Additionally, every time you modify the suspension (including an SYE install), you must re-aim your headlights. The change in ride height and stance alters the beam projection, and failing to adjust the housings creates a safety hazard for you and everyone else on the road.&#xA;&#xA;The Bottom Line&#xA;&#xA;Driving a lifted XJ without an SYE and CV shaft is a compromise at best. You are relying on a transfer case drop to reduce angles, which sacrifices ground clearance, or you are simply living with the vibration, which destroys u-joints and transfer case bearings over time. By installing an SYE and a custom CV driveshaft, you restore smooth operation, regain lost clearance, and build a driveline that will handle years of off-road abuse. Take your time with the installation, get those pinion angles perfect, and while you are under the hood, do your XJ a favor and upgrade the headlight wiring. You will finally be able to drive at highway speeds without the annoying hum, and you will actually see where you are going when the sun goes down.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h1>Installing SYE and CV Driveshaft on a Jeep Cherokee XJ</h1>

<p>One of the most frustrating experiences for any lifted XJ owner is the dreaded driveline vibration. You install a beautiful 3-inch or 4.5-inch lift, bolt on aggressive tires, and suddenly your Cherokee hums and shudders every time you accelerate. The culprit is almost always the factory slip yoke setup. When you lift an XJ, the angle of the rear driveshaft steepens dramatically. The stock slip yoke—which slides directly into the transfer case—has limited travel and cannot handle these extreme angles, resulting in binding, vibration, and premature wear. The solution is a Slip Yoke Eliminator (SYE) paired with a CV (Constant Velocity) driveshaft. This combination is widely considered the gold standard for lifted XJs, and for good reason.</p>

<p>Why an SYE is Essential</p>

<p>The factory transfer case output uses a slip yoke that moves in and out of the tail housing as the suspension cycles. On a lifted Jeep, the driveshaft becomes shorter and operates at a steeper angle, causing the slip yoke to barely engage with the internal splines. This leads to vibrations that many owners try to mask with transfer case drops, but that&#39;s only a band-aid. An SYE kit replaces the stock slip yoke with a fixed output flange, effectively shortening the transfer case and allowing the use of a much longer CV driveshaft. The longer shaft operates at shallower angles, eliminating vibrations. For the popular NP231 transfer case, the installation is considered a “piece of cake” by many DIYers, requiring basic tools and about 3-7 hours. Even the NP242 benefits from heavy-duty SYE kits that increase output splines from 27 to 32 for added strength.</p>

<p>Choosing a CV Driveshaft</p>

<p>Once the SYE is installed, you need a matching CV driveshaft. Unlike the stock shaft, a CV (or double cardan) driveshaft has two u-joints working together at the transfer case end, allowing for much higher operating angles without binding. Brands like Adams Driveshaft and Ten Factory offer heavy-duty 1310 series CV shafts specifically for lifted XJs. Adams uses DOM tubing and either greaseable or solid non-greaseable Spicer u-joints, with extreme-duty versions rated for up to 38-inch tires. Ten Factory shafts are compatible with lifts up to 4 inches and come with a complete hardware set. Crucially, do not order a custom CV shaft until the SYE is physically installed on your vehicle—you will need to measure the exact running length between the transfer case yoke and the rear axle pinion to get the correct fit.</p>

<p>Proper Pinion Angle Setup</p>

<p>Installing the hardware is only half the battle. With an SYE and CV shaft, your rear axle pinion angle must be set differently than stock. For a CV driveshaft, the pinion should point directly at the transfer case output. In practice, you want the pinion yoke to be parallel to the driveshaft angle, with a slight 1-2 degree downward tilt to account for axle wrap when accelerating. If you have leaf spring perches that are not yet welded, wait until the full weight of the Jeep is on the suspension, install the new CV shaft, then rotate the pinion with a jack until it aligns perfectly with the driveshaft before welding. If your perches are already fixed, you will need angled shims (typically 4 to 6 degrees) to correct the geometry.</p>

<p><img src="https://ueeshop.ly200-cdn.com/u_file/UPAV/UPAV919/2012/products/22/70c9066d0f.jpg" alt="Jeep Cherokee XJ"/></p>

<p>One of the most overlooked connections in this entire process is between your newly smooth driveline and your <a href="https://www.morsunled.com/c/cherokee-xj-headlights-1984-2001_0031" rel="nofollow">Jeep Cherokee XJ headlights</a>. It seems unrelated, but hear this: a lifted XJ that sits higher in the rear than the front—common after an SYE conversion if you don&#39;t correct the stance—throws your headlight beam angle into the trees or directly at oncoming windshields. More importantly, forum veterans have long warned that upgrading the electrical system is essential when modifying an XJ. The factory headlight wiring lacks relays, and if you install higher-powered bulbs without a relay harness, you risk burning out the expensive and hard-to-replace headlight switch. An aftermarket wiring loom with relays draws power directly from the battery, reducing the load on your switch and delivering full voltage to the bulbs. This makes your headlights dramatically brighter—an absolute necessity when you are testing out your new vibration-free driveshaft on dark, remote trails at night. Additionally, every time you modify the suspension (including an SYE install), you must re-aim your headlights. The change in ride height and stance alters the beam projection, and failing to adjust the housings creates a safety hazard for you and everyone else on the road.</p>

<p>The Bottom Line</p>

<p>Driving a lifted XJ without an SYE and CV shaft is a compromise at best. You are relying on a transfer case drop to reduce angles, which sacrifices ground clearance, or you are simply living with the vibration, which destroys u-joints and transfer case bearings over time. By installing an SYE and a custom CV driveshaft, you restore smooth operation, regain lost clearance, and build a driveline that will handle years of off-road abuse. Take your time with the installation, get those pinion angles perfect, and while you are under the hood, do your XJ a favor and upgrade the headlight wiring. You will finally be able to drive at highway speeds without the annoying hum, and you will actually see where you are going when the sun goes down.</p>
]]></content:encoded>
      <author>morsunled</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/qbp6t5vu6d</guid>
      <pubDate>Thu, 07 May 2026 06:51:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Torneranno le rondini. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/torneranno-le-rondini</link>
      <description>&lt;![CDATA[(222) &#xA;&#xA;(T76)&#xA;&#xA;Per me sono passati cinquant&#39;anni da una sera che non dimenticherò mai. &#xA;I ricordi non sempre sanno scindere la gioia dal dolore ed oggi, dopo tanto tempo, voglio pensare a quel giorno non con le mie parole, ma con quelle di un amico, &#34;Lobster&#34; (i nick non sempre li amo, ma servono.)&#xA;E&#39; un privilegio ospitare un suo scritto che mi ha fatto grande piacere riportarvi ed in cui ritrovo parole dette con il cuore, come a me non sempre capita. &#xA;Oggi mi piacerebbe che chi legge queste righe si sentisse Friulano. &#xA;Oggi siete tutti Friulani.&#xA;&#xA;Il primo ricordo adulto della mia vita è quello del sei Maggio 1976. &#xA;&#xA;Scoprivo che esisteva un posto che avrei amato da adulto, ma soprattutto scoprivo che si poteva morire in casa, da bambini, da vecchi, nel posto sicuro della vita. &#xA;Ricordo i nomi dei paesi, le facce dei bambini, le immagini di quella che sarebbe diventata la protezione civile che si organizzava in una macchina che che sarebbe stata rodata a casa mia. &#xA;&#xA;Imparai come erano fatti i paesi rasi al suolo, imparai Gemona. &#xA;Ero un bambino che si domandava come quei bambini si sentivano, se lo domandava in un mondo di adulti che commentavano da adulti che non sapevano ciò che sarebbe accaduto a loro 4 anni dopo. &#xA;&#xA;Quei due terremoti colpirono i più deboli, popolazioni rurali, dimenticate fino a quel momento. &#xA;&#xA;Che beffa essere dimenticati in vita e diventare celebri per un disastro. &#xA;&#xA;Torno bambino e guardo un video ora, di bambini che non quasi non parlano in italiano: quelle parole sono simili a quelle di tutti i bambini del mondo sottoposti ai terremoti, le carestie, le guerre.&#xA;&#xA;Ogni giorno è il sei Maggio 1976 perché c’è un bambino che si domanda davanti alla tv perché sia accaduto e uno che si sente in colpa per essersi salvato, ma che in fondo pensa a quando torneranno le rondini. &#xA;&#xA;Video: &#xA;https://youtu.be/ttizkMpQWa8?si=a4yhjMKnnzhqL9tu &#xA;&#xA;#Blog #Terremoto #TerremotoDelFriuli #FriuliVeneziaGiulia #Ricordi]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(222)</p>

<p><img src="https://images.messaggeroveneto.it/view/acePublic/alias/contentid/1qmwem6xpz59okpip7h/1/martedi-11-maggio-1976-jpg.webp" alt="(T76)"></p>

<p><strong>Per me sono passati cinquant&#39;anni da una sera che non dimenticherò mai.
I ricordi non sempre sanno scindere la gioia dal dolore ed oggi, dopo tanto tempo, voglio pensare a quel giorno non con le mie parole, ma con quelle di un amico, “Lobster” (i nick non sempre li amo, ma servono.)
E&#39; un privilegio ospitare un suo scritto che mi ha fatto grande piacere riportarvi ed in cui ritrovo parole dette con il cuore, come a me non sempre capita.
Oggi mi piacerebbe che chi legge queste righe si sentisse Friulano.
Oggi siete tutti Friulani.</strong></p>

<p>Il primo ricordo adulto della mia vita è quello del sei Maggio 1976.</p>

<p>Scoprivo che esisteva un posto che avrei amato da adulto, ma soprattutto scoprivo che si poteva morire in casa, da bambini, da vecchi, nel posto sicuro della vita.
Ricordo i nomi dei paesi, le facce dei bambini, le immagini di quella che sarebbe diventata la protezione civile che si organizzava in una macchina che che sarebbe stata rodata a casa mia.</p>

<p>Imparai come erano fatti i paesi rasi al suolo, imparai Gemona.
Ero un bambino che si domandava come quei bambini si sentivano, se lo domandava in un mondo di adulti che commentavano da adulti che non sapevano ciò che sarebbe accaduto a loro 4 anni dopo.</p>

<p>Quei due terremoti colpirono i più deboli, popolazioni rurali, dimenticate fino a quel momento.</p>

<p>Che beffa essere dimenticati in vita e diventare celebri per un disastro.</p>

<p>Torno bambino e guardo un video ora, di bambini che non quasi non parlano in italiano: quelle parole sono simili a quelle di tutti i bambini del mondo sottoposti ai terremoti, le carestie, le guerre.</p>

<p>Ogni giorno è il sei Maggio 1976 perché c’è un bambino che si domanda davanti alla tv perché sia accaduto e uno che si sente in colpa per essersi salvato, ma che in fondo pensa a quando torneranno le rondini.</p>

<p>Video:
<a href="https://youtu.be/ttizkMpQWa8?si=a4yhjMKnnzhqL9tu" rel="nofollow">https://youtu.be/ttizkMpQWa8?si=a4yhjMKnnzhqL9tu</a></p>

<p>#Blog #Terremoto #TerremotoDelFriuli #FriuliVeneziaGiulia #Ricordi</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/jvalq7kpx0</guid>
      <pubDate>Wed, 06 May 2026 12:50:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>FELICE SERINO</title>
      <link>https://noblogo.org/norise/felice-serino-ym18</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xD;&#xA;FELICE SERINO&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ALTRE PROSPETTIVE&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;1&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Nell&#39;essenza del sogno&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;come nuvole pigre i pensieri&#xD;&#xA;veleggiavano verso isole di spleen&#xD;&#xA;nell&#39;essenza del sogno&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;e lei tenerezza&#xD;&#xA;in sorrisi di rose&#xD;&#xA;ad aprirti il cuore nel passare&#xD;&#xA;-un arco nel cielo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(riveduta 13.2.26)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;2&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Parole&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;fanno eco in una valle di silenzi&#xD;&#xA;parole non udite che in sogno&#xD;&#xA;scaturite dalla notte del sangue&#xD;&#xA;alla prim&#39;alba del mondo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;16.2.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;3&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L&#39;amico barman 2&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;aveva fatto il barman&#xD;&#xA;sulle navi da crociera&#xD;&#xA;anni di mare e di volti sconosciuti&#xD;&#xA;poi la terraferma lo aveva ripreso&#xD;&#xA;insieme all’età che avanzava&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;bastava un pomeriggio qualunque&#xD;&#xA;e ci si ritrovava seduti in un bar&#xD;&#xA;per un bicchiere condiviso&#xD;&#xA;lui che raccontava storie di mare&#xD;&#xA;e io che lo ascoltavo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quando lo accompagnavo a casa&#xD;&#xA;mi prendeva sottobraccio&#xD;&#xA;e sulle strisce diventava un’altra persona:&#xD;&#xA;si metteva a inveire contro le auto&#xD;&#xA;come se il mondo intero&#xD;&#xA;dovesse rallentare per lui&#xD;&#xA;e agitava il bastone in aria&#xD;&#xA;come fosse ancora sul ponte&#xD;&#xA;a impartire ordini al vento -&#xD;&#xA;io ridevo sotto i baffi&#xD;&#xA;ma c’era in lui una dignità ferita&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;poi arrivò la malattia&#xD;&#xA;entrambi capimmo subito&#xD;&#xA;che quella sarebbe stata l’ultima volta&#xD;&#xA;che andavo a trovarlo&#xD;&#xA;lui piangeva in silenzio&#xD;&#xA;con la fragilità di un bambino&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(variante estesa con supporto IA)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;22.2.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;4&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il guardiano del faro&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sembra toccare il cielo  &#xD;&#xA;attraverso la grande vetrata&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;gli fa visita il gabbiano  &#xD;&#xA;unico amico:  &#xD;&#xA;al crepuscolo - alla stessa ora &#xD;&#xA;nel becco l’argentea preda&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;l’uomo del faro non è  &#xD;&#xA;lo stravedere che il ragazzo aveva sognato  &#xD;&#xA;tra spume d’onde e uccelli marini.  &#xD;&#xA;altro è questo solitario &#xD;&#xA;che legge nel profondo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;senza amici con cui chiacchierare:  &#xD;&#xA;una ferita — la perdita della compagna &#xD;&#xA;morta qualche anno prima al parto &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;la sua Nina&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ora gli pare di vederla  &#xD;&#xA;tra le ombre della sera quando  &#xD;&#xA;si accendono le stelle&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(variante con supporto IA)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;5&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il nostromo &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;narrava dei suoi viaggi  &#xD;&#xA;— il mare a cullarne le memorie —  &#xD;&#xA;i porti toccati e lasciati:  &#xD;&#xA;Oslo Amsterdam &#xD;&#xA;taverne dove non mancavano  &#xD;&#xA;scazzottate come nei film.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quando il cielo era tempesta  &#xD;&#xA;e l&#39;onda alzava creste come mura  &#xD;&#xA;negli occhi gli si leggeva -raccontando-  &#xD;&#xA;che bastava un niente a morire&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;avvolti dal fumo  &#xD;&#xA;della sua pipa di schiuma  &#xD;&#xA;noi ragazzi ne eravamo rapiti —  &#xD;&#xA;ci passavano nello sguardo velieri lontani&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Jim il nostromo  — egli era  &#xD;&#xA;per il borgo natio:  &#xD;&#xA;occhi di cielo e cuore  &#xD;&#xA;grande come il mare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;così rimase — figura di vento&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(variante con supporto IA)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;6&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Le torri di babele&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;spese folli in armamenti&#xD;&#xA;lo spreco e la fame&#xD;&#xA;(non è scena da film&#xD;&#xA;la bambina che corre sotto le bombe)&#xD;&#xA;la corsa dell&#39;ego &#xD;&#xA;all&#39;onnipotenza -&#xD;&#xA;l&#39;uomo impazzisce e non impara mai&#xD;&#xA;le torri di babele&#xD;&#xA;sono erette su sabbia&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;24.2.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;7&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;La musa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;egli s&#39;inabissa nel profondo&#xD;&#xA;emerge &#xD;&#xA;con fonemi che hanno luce di sangue&#xD;&#xA;non sa che a sceglierli non è &#xD;&#xA;lui ma la musa che li desta&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;26.2.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;8&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Proiezioni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;proiezioni del pensiero ci guidano  &#xD;&#xA;vaghiamo lenti tra realtà e sogno  &#xD;&#xA;noi isole - luce e memoria  &#xD;&#xA;onde che cantano i nostri nomi  &#xD;&#xA;anelli d&#39;una catena siamo&#xD;&#xA;mani che cercano oltre il mare  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(riveduta con supporto IA)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;9&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Agreste&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;il puledro si rotola&#xD;&#xA;beato nell&#39;erba alta&#xD;&#xA;il sole a picco incendia finestre&#xD;&#xA;il vecchio seduto sull&#39;uscio&#xD;&#xA;manda volute di fumo nell&#39;aria ferma&#xD;&#xA;le cose sembrano librarsi&#xD;&#xA;in un silenzio sospeso&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;1.3.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;10&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Crans-Montana&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;il rogo dei giovani corpi&#xD;&#xA;achille lauro veggente&#xD;&#xA;nella sua &#34;perdutamente&#34;&#xD;&#xA;-un colpo al cuore-&#xD;&#xA;per l&#39;incuria l&#39;ingordigia&#xD;&#xA;si paga un prezzo altissimo&#xD;&#xA;quando imparerà&#xD;&#xA;l&#39;uomo dai propri errori&#xD;&#xA;le madri piangono i figli&#xD;&#xA;incatenate a un destino crudele&#xD;&#xA;-inchiniamoci al loro dolore&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;3.3.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;11&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Come nei sogni&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;un taglio il sangue sul foglio&#xD;&#xA;per il filo della carta&#xD;&#xA;comunione con la mano che scrive:&#xD;&#xA;come in sequenza onirica&#xD;&#xA;corpi che si attraversano&#xD;&#xA;e restano ombre sotto la pagina&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;6.3.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;12&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sospensione lucente&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;creiamo — senza volerlo —  &#xD;&#xA;un mondo fatto di piccole cose —&#xD;&#xA;il ronzio che segna il tempo —  la luce che non pesa&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sento che creando viviamo  &#xD;&#xA;di infinito: un filo sottile che ci tiene&#xD;&#xA;in questa sospensione lucente&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;10.3.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;13&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Stanze&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;le notti intrise di sogni  &#xD;&#xA;quando il nonsense veleggia lento  &#xD;&#xA;sulle ondivaghe acque dell&#39;inconscio &#xD;&#xA;mare di specchi -&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;segui come smarrito una cattedrale di stanze  &#xD;&#xA;una successione si dipana come un rosario di porte &#xD;&#xA;e tu ti perdi e ti ritrovi&#xD;&#xA;ti dissolvi in un caleidoscopio di memorie &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ogni porta spalanca un teatro di meraviglie:   &#xD;&#xA;e la realtà si piega &#xD;&#xA;fino a farsi sogno dentro il sogno&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(riveduta con supporto IA)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;11.3.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;14&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L&#39;angelo ti addita&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dove finisce il mare&#xD;&#xA;dove il cielo - questo&#xD;&#xA;lambiccarsi -&#xD;&#xA;nella notte dell&#39;anima&#xD;&#xA;l&#39;angelo ti addita il sentiero&#xD;&#xA;che per fame dell&#39;io non vedi &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;mentre gira sul suo perno il mondo&#xD;&#xA;giunga il tuo sguardo&#xD;&#xA;alle molecole celesti&#xD;&#xA;sognando l&#39;otto orizzontale&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;14.3.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;15&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Un giorno senza tempo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quando stavo per &#34;andarmene&#34;&#xD;&#xA;sentii tirarmi per i piedi&#xD;&#xA;io nel sogno io sogno &#xD;&#xA;criptato&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;un giorno senza tempo&#xD;&#xA;nella meridiana di sole&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ero&#xD;&#xA;tra gli angeli e i morti&#xD;&#xA;con le mani piene di ombre  &#xD;&#xA;che non sapevano più come chiamarsi  &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;e il cielo&#xD;&#xA;mi restituiva il nome a pezzi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(riveduta con supporto IA)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;15.3.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;16&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sarà l&#39;ora&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dal cuore degli operatori di pace&#xD;&#xA;si libra la colomba:&#xD;&#xA;nel sangue serba il grido inesausto&#xD;&#xA;dei cristi agli angoli delle strade&#xD;&#xA;sputati da impronunciabili epiteti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ma verrà l’ora&#xD;&#xA;in cui l’oro dei potenti&#xD;&#xA;diventerà ruggine&#xD;&#xA;e i regimi crolleranno&#xD;&#xA;sotto lo sguardo attento dei giusti&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;24.3.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;17&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Nell’ultimo sangue&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;ora nell’ultimo sangue  &#xD;&#xA;c’è il vuoto delle braccia  &#xD;&#xA;ma ti immagino sull’amaca  &#xD;&#xA;i capelli sparsi come foglie  &#xD;&#xA;gli uccelli che ti raccontano il giorno&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(variante con supporto IA)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;18&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Nel sangue versato&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;nel sangue versato&#xD;&#xA;-a testimonianza-&#xD;&#xA;annegherà il male&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;non sarà sua l&#39;ultima parola&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;si ritirerà l&#39;artiglio&#xD;&#xA;che aveva lasciato ferite&#xD;&#xA;sulla carne del cielo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;1.4.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;19&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Oziare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;le mani in mano&#xD;&#xA;i piedi in mano perché no?&#xD;&#xA;un dito a esplorare tra le dita&#xD;&#xA;(l&#39;ozio è padre dei vizi)&#xD;&#xA;gingillarti così&#xD;&#xA;o al parco su una panchina&#xD;&#xA;il piccione che ti lascia un ricordo sulla giacca&#xD;&#xA;dici li mortacci&#xD;&#xA;mentre alzi gli occhi al cielo&#xD;&#xA;scongiurando la terza guerra mondiale&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;6.4.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;20&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Cosa aspettarsi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;cosa aspettarsi ancora&#xD;&#xA;se tutto è passato al tritacarne&#xD;&#xA;del già visto già vissuto&#xD;&#xA;tra pensieri azzurri e acque amare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;fatta tabula rasa&#xD;&#xA;il tempo gira all&#39;indietro&#xD;&#xA;gli anni ci cadono addosso&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;lasciamo &#xD;&#xA;gli scheletri nell&#39;armadio&#xD;&#xA;che il silenzio li consumi&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;6.4.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;21&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Per sempre&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(ad un aspirante suicida)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;volevi liberarti &#xD;&#xA;dal carcere di carne&#xD;&#xA;saltando nel vuoto&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;non puoi uscire da te:&#xD;&#xA;sei &#34;per sempre&#34;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;un giorno &#xD;&#xA;libero dai lacci&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;11.4.26 &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;22&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ondivagare&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;l&#39;ondivagare del sogno&#xD;&#xA;farfalla di fumo -&#xD;&#xA;si disfa in cenere di luce&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;14.4.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;23&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Dove sta andando il mondo&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;dopo un bicchiere di troppo&#xD;&#xA;ti viene da piangere e&#xD;&#xA;ti chiudi in bagno per non farti vedere&#xD;&#xA;-ma dove sta andando il mondo&#xD;&#xA;le migliaia di morti ammazzati&#xD;&#xA;quintali di cibo nei rifiuti e&#xD;&#xA;bocche imploranti per fame&#xD;&#xA;nascono nuovi erodi&#xD;&#xA;si atrofizza la palpebra del sole&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;14.4.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;24&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Sei altro&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;meglio l’attesa &#xD;&#xA;a dipanare e ritessere le ore  &#xD;&#xA;che l’appagamento senza brama:  &#xD;&#xA;il libro fresco di stampa tra le mani &#xD;&#xA;ora in un vortice di luce le parole  &#xD;&#xA;strappate all’anima si fanno ali &#xD;&#xA;vagano leggere  — non più tue ma del mondo  &#xD;&#xA;e tu resti altrove — come un nome perduto&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;25&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;memore della bella accoglienza&#xD;&#xA;me la trovo sul davanzale ogni mattina&#xD;&#xA;per “condividere” la colazione&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;è d’un piumaggio lucido e vellutato&#xD;&#xA;l’ho chiamata “Nerina”&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;sempre puntuale&#xD;&#xA;precisa come un cronometro&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quell’aria di libertà le invidio&#xD;&#xA;nei suoi volteggi quando&#xD;&#xA;con un fischio s’accomiata&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;(riveduta 24-25.4.26)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L&#39;estro&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;quest&#39;allumare d&#39;anima&#xD;&#xA;ch&#39;è poesia&#xD;&#xA;questo adagiarti&#xD;&#xA;sulla spalliera d&#39;aria dell&#39;estro&#xD;&#xA;-musa o angelo&#xD;&#xA;che ti detta&#xD;&#xA;dalla volta delle stelle&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;29.4.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;27&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ostia di luce&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;il sole rosso&#xD;&#xA;ingoia l&#39;orizzonte&#xD;&#xA;ostia di luce&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;30.4.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;28&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Un altro me&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;in questo scorcio di tempo che mi resta&#xD;&#xA;spio la mia figura nello specchio&#xD;&#xA;e sempre meno mi riconosco&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;intanto un altro &#xD;&#xA;me mi spia:&#xD;&#xA;il mio doppenganger&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;2.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;29&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Il cielo era una pagina&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;il cielo era una pagina&#xD;&#xA;una mano d&#39;aria tracciava lettere di luce&#xD;&#xA;-forse un nome tra le nuvole-&#xD;&#xA;le parole non restavano&#xD;&#xA;duravano il tempo di un respiro -&#xD;&#xA;ma in quel breve tratto lasciavano un segno&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;3.5.26&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;30&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;L&#39;Aleph&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;cerchiamo noi stessi&#xD;&#xA;nel segreto dello specchio&#xD;&#xA;a tu per tu col Sé&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;fatti per unificarci&#xD;&#xA;col Tutto: l&#39;Aleph&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;5.5.26&#xD;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>FELICE SERINO</p>

<p>ALTRE PROSPETTIVE</p>

<p>1</p>

<p>Nell&#39;essenza del sogno</p>

<p>come nuvole pigre i pensieri
veleggiavano verso isole di spleen
nell&#39;essenza del sogno</p>

<p>e lei tenerezza
in sorrisi di rose
ad aprirti il cuore nel passare
-un arco nel cielo</p>

<p>(riveduta 13.2.26)</p>

<p>2</p>

<p>Parole</p>

<p>fanno eco in una valle di silenzi
parole non udite che in sogno
scaturite dalla notte del sangue
alla prim&#39;alba del mondo</p>

<p>16.2.26</p>

<p>3</p>

<p>L&#39;amico barman 2</p>

<p>aveva fatto il barman
sulle navi da crociera
anni di mare e di volti sconosciuti
poi la terraferma lo aveva ripreso
insieme all’età che avanzava</p>

<p>bastava un pomeriggio qualunque
e ci si ritrovava seduti in un bar
per un bicchiere condiviso
lui che raccontava storie di mare
e io che lo ascoltavo</p>

<p>quando lo accompagnavo a casa
mi prendeva sottobraccio
e sulle strisce diventava un’altra persona:
si metteva a inveire contro le auto
come se il mondo intero
dovesse rallentare per lui
e agitava il bastone in aria
come fosse ancora sul ponte
a impartire ordini al vento -
io ridevo sotto i baffi
ma c’era in lui una dignità ferita</p>

<p>poi arrivò la malattia
entrambi capimmo subito
che quella sarebbe stata l’ultima volta
che andavo a trovarlo
lui piangeva in silenzio
con la fragilità di un bambino</p>

<p>(variante estesa con supporto IA)</p>

<p>22.2.26</p>

<p>4</p>

<p>Il guardiano del faro</p>

<p>sembra toccare il cielo<br>
attraverso la grande vetrata</p>

<p>gli fa visita il gabbiano<br>
unico amico:<br>
al crepuscolo – alla stessa ora
nel becco l’argentea preda</p>

<p>l’uomo del faro non è<br>
lo stravedere che il ragazzo aveva sognato<br>
tra spume d’onde e uccelli marini.<br>
altro è questo solitario
che legge nel profondo</p>

<p>senza amici con cui chiacchierare:<br>
una ferita — la perdita della compagna
morta qualche anno prima al parto</p>

<p>la sua Nina</p>

<p>ora gli pare di vederla<br>
tra le ombre della sera quando<br>
si accendono le stelle</p>

<p>(variante con supporto IA)</p>

<p>5</p>

<p>Il nostromo</p>

<p>narrava dei suoi viaggi<br>
— il mare a cullarne le memorie —<br>
i porti toccati e lasciati:<br>
Oslo Amsterdam
taverne dove non mancavano<br>
scazzottate come nei film.</p>

<p>quando il cielo era tempesta<br>
e l&#39;onda alzava creste come mura<br>
negli occhi gli si leggeva -raccontando-<br>
che bastava un niente a morire</p>

<p>avvolti dal fumo<br>
della sua pipa di schiuma<br>
noi ragazzi ne eravamo rapiti —<br>
ci passavano nello sguardo velieri lontani</p>

<p>Jim il nostromo  — egli era<br>
per il borgo natio:<br>
occhi di cielo e cuore<br>
grande come il mare</p>

<p>così rimase — figura di vento</p>

<p>(variante con supporto IA)</p>

<p>6</p>

<p>Le torri di babele</p>

<p>spese folli in armamenti
lo spreco e la fame
(non è scena da film
la bambina che corre sotto le bombe)
la corsa dell&#39;ego
all&#39;onnipotenza -
l&#39;uomo impazzisce e non impara mai
le torri di babele
sono erette su sabbia</p>

<p>24.2.26</p>

<p>7</p>

<p>La musa</p>

<p>egli s&#39;inabissa nel profondo
emerge
con fonemi che hanno luce di sangue
non sa che a sceglierli non è
lui ma la musa che li desta</p>

<p>26.2.26</p>

<p>8</p>

<p>Proiezioni</p>

<p>proiezioni del pensiero ci guidano<br>
vaghiamo lenti tra realtà e sogno<br>
noi isole – luce e memoria<br>
onde che cantano i nostri nomi<br>
anelli d&#39;una catena siamo
mani che cercano oltre il mare</p>

<p>(riveduta con supporto IA)</p>

<p>9</p>

<p>Agreste</p>

<p>il puledro si rotola
beato nell&#39;erba alta
il sole a picco incendia finestre
il vecchio seduto sull&#39;uscio
manda volute di fumo nell&#39;aria ferma
le cose sembrano librarsi
in un silenzio sospeso</p>

<p>1.3.26</p>

<p>10</p>

<p>Crans-Montana</p>

<p>il rogo dei giovani corpi
achille lauro veggente
nella sua “perdutamente”
-un colpo al cuore-
per l&#39;incuria l&#39;ingordigia
si paga un prezzo altissimo
quando imparerà
l&#39;uomo dai propri errori
le madri piangono i figli
incatenate a un destino crudele
-inchiniamoci al loro dolore</p>

<p>3.3.26</p>

<p>11</p>

<p>Come nei sogni</p>

<p>un taglio il sangue sul foglio
per il filo della carta
comunione con la mano che scrive:
come in sequenza onirica
corpi che si attraversano
e restano ombre sotto la pagina</p>

<p>6.3.26</p>

<p>12</p>

<p>Sospensione lucente</p>

<p>creiamo — senza volerlo —<br>
un mondo fatto di piccole cose —
il ronzio che segna il tempo —  la luce che non pesa</p>

<p>sento che creando viviamo<br>
di infinito: un filo sottile che ci tiene
in questa sospensione lucente</p>

<p>10.3.26</p>

<p>13</p>

<p>Stanze</p>

<p>le notti intrise di sogni<br>
quando il nonsense veleggia lento<br>
sulle ondivaghe acque dell&#39;inconscio
– mare di specchi -</p>

<p>segui come smarrito una cattedrale di stanze<br>
una successione si dipana come un rosario di porte
e tu ti perdi e ti ritrovi
ti dissolvi in un caleidoscopio di memorie</p>

<p>ogni porta spalanca un teatro di meraviglie:<br>
e la realtà si piega
fino a farsi sogno dentro il sogno</p>

<p>(riveduta con supporto IA)</p>

<p>11.3.26</p>

<p>14</p>

<p>L&#39;angelo ti addita</p>

<p>dove finisce il mare
dove il cielo – questo
lambiccarsi -
nella notte dell&#39;anima
l&#39;angelo ti addita il sentiero
che per fame dell&#39;io non vedi</p>

<p>mentre gira sul suo perno il mondo
giunga il tuo sguardo
alle molecole celesti
sognando l&#39;otto orizzontale</p>

<p>14.3.26</p>

<p>15</p>

<p>Un giorno senza tempo</p>

<p>quando stavo per “andarmene”
sentii tirarmi per i piedi
io nel sogno io sogno
criptato</p>

<p>un giorno senza tempo
nella meridiana di sole</p>

<p>ero
tra gli angeli e i morti
con le mani piene di ombre<br>
che non sapevano più come chiamarsi</p>

<p>e il cielo
mi restituiva il nome a pezzi</p>

<p>(riveduta con supporto IA)</p>

<p>15.3.26</p>

<p>16</p>

<p>Sarà l&#39;ora</p>

<p>dal cuore degli operatori di pace
si libra la colomba:
nel sangue serba il grido inesausto
dei cristi agli angoli delle strade
sputati da impronunciabili epiteti</p>

<p>ma verrà l’ora
in cui l’oro dei potenti
diventerà ruggine
e i regimi crolleranno
sotto lo sguardo attento dei giusti</p>

<p>24.3.26</p>

<p>17</p>

<p>Nell’ultimo sangue</p>

<p>ora nell’ultimo sangue<br>
c’è il vuoto delle braccia<br>
ma ti immagino sull’amaca<br>
i capelli sparsi come foglie<br>
gli uccelli che ti raccontano il giorno</p>

<p>(variante con supporto IA)</p>

<p>18</p>

<p>Nel sangue versato</p>

<p>nel sangue versato
-a testimonianza-
annegherà il male</p>

<p>non sarà sua l&#39;ultima parola</p>

<p>si ritirerà l&#39;artiglio
che aveva lasciato ferite
sulla carne del cielo</p>

<p>1.4.26</p>

<p>19</p>

<p>Oziare</p>

<p>le mani in mano
i piedi in mano perché no?
un dito a esplorare tra le dita
(l&#39;ozio è padre dei vizi)
gingillarti così
o al parco su una panchina
il piccione che ti lascia un ricordo sulla giacca
dici li mortacci
mentre alzi gli occhi al cielo
scongiurando la terza guerra mondiale</p>

<p>6.4.26</p>

<p>20</p>

<p>Cosa aspettarsi</p>

<p>cosa aspettarsi ancora
se tutto è passato al tritacarne
del già visto già vissuto
tra pensieri azzurri e acque amare</p>

<p>fatta tabula rasa
il tempo gira all&#39;indietro
gli anni ci cadono addosso</p>

<p>lasciamo
gli scheletri nell&#39;armadio
che il silenzio li consumi</p>

<p>6.4.26</p>

<p>21</p>

<p>Per sempre</p>

<p>(ad un aspirante suicida)</p>

<p>volevi liberarti
dal carcere di carne
saltando nel vuoto</p>

<p>non puoi uscire da te:
sei “per sempre”</p>

<p>un giorno
libero dai lacci</p>

<p>11.4.26</p>

<p>22</p>

<p>Ondivagare</p>

<p>l&#39;ondivagare del sogno
– farfalla di fumo -
si disfa in cenere di luce</p>

<p>14.4.26</p>

<p>23</p>

<p>Dove sta andando il mondo</p>

<p>dopo un bicchiere di troppo
ti viene da piangere e
ti chiudi in bagno per non farti vedere
-ma dove sta andando il mondo
le migliaia di morti ammazzati
quintali di cibo nei rifiuti e
bocche imploranti per fame
nascono nuovi erodi
si atrofizza la palpebra del sole</p>

<p>14.4.26</p>

<p>24</p>

<p>Sei altro</p>

<p>meglio l’attesa
a dipanare e ritessere le ore<br>
che l’appagamento senza brama:<br>
il libro fresco di stampa tra le mani
ora in un vortice di luce le parole<br>
strappate all’anima si fanno ali
vagano leggere  — non più tue ma del mondo<br>
e tu resti altrove — come un nome perduto</p>

<p>25</p>

<p>memore della bella accoglienza
me la trovo sul davanzale ogni mattina
per “condividere” la colazione</p>

<p>è d’un piumaggio lucido e vellutato
l’ho chiamata “Nerina”</p>

<p>sempre puntuale
precisa come un cronometro</p>

<p>quell’aria di libertà le invidio
nei suoi volteggi quando
con un fischio s’accomiata</p>

<p>(riveduta 24-25.4.26)</p>

<p>26</p>

<p>L&#39;estro</p>

<p>quest&#39;allumare d&#39;anima
ch&#39;è poesia
questo adagiarti
sulla spalliera d&#39;aria dell&#39;estro
-musa o angelo
che ti detta
dalla volta delle stelle</p>

<p>29.4.26</p>

<p>27</p>

<p>Ostia di luce</p>

<p>il sole rosso
ingoia l&#39;orizzonte
ostia di luce</p>

<p>30.4.26</p>

<p>28</p>

<p>Un altro me</p>

<p>in questo scorcio di tempo che mi resta
spio la mia figura nello specchio
e sempre meno mi riconosco</p>

<p>intanto un altro
me mi spia:
il mio doppenganger</p>

<p>2.5.26</p>

<p>29</p>

<p>Il cielo era una pagina</p>

<p>il cielo era una pagina
una mano d&#39;aria tracciava lettere di luce
-forse un nome tra le nuvole-
le parole non restavano
duravano il tempo di un respiro -
ma in quel breve tratto lasciavano un segno</p>

<p>3.5.26</p>

<p>30</p>

<p>L&#39;Aleph</p>

<p>cerchiamo noi stessi
nel segreto dello specchio
a tu per tu col Sé</p>

<p>fatti per unificarci
col Tutto: l&#39;Aleph</p>

<p>5.5.26</p>
]]></content:encoded>
      <author>norise</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/hxzuvx1tiu</guid>
      <pubDate>Wed, 06 May 2026 11:43:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>📒Dal mio diario...</title>
      <link>https://noblogo.org/bymarty/dal-mio-diario-v1ml</link>
      <description>&lt;![CDATA[📒Dal mio diario...&#xA;&#xA;Un pomeriggio tutto per me!&#xA;&#xA;Senza esagerare, mi son concessa un pomeriggio senza colori, pennelli, trulli, polveri varie e musica neomelodica in sottofondo! &#xA;Fuori c&#39;è un timido sole, ma anche un vento fastidioso, perciò pur volendo stare ore ed ore sull&#39;amaca, tra i miei ulivi, mi son ritagliata minuti, attimi e son contenta così!&#xA;Ed era giusto anche per me dedicarmi delle attenzioni, ma non di tipo materiale, semplicemente scrivendo e raccontando un po&#39; di me! &#xA;In realtà ho un amico, di penna, anzi di tastiera, con cui ci raccontiamo, e soprattutto io mi affido e confido! Però a volte , come oggi, voglio semplicemente, scrivere un po&#39; più semplicemente, senza badare troppo alle parole...e si perché spesso le parole son cattive, si lasciano influenzare dal momento, dal tempo e possono essere poco chiare o non capite! Ho ripensato, e altra cosa terribile che ho fatto in qsti giorni e scrivere e confidarmi e chiedere consiglio all&#39; Intelligenza Artificiale! Ho iniziato per gioco, volevo capire come capire, che gioco di parole, se alcune cose che leggevo, post, ecc. fossero frutto di questo aiutino! E si perché pare io sia ancora abbastanza ingenua e poco informata in materia! Risultato? E sì, è proprio così, è normale che spesso ci si faccia aiutare da questa intelligenza, certo, fa parte dell&#39;era moderna, del progresso, ma io e lei non andremo troppo d&#39;accordo? E sai perché!!? Non  comprendo, non mi interessa la perfezione, ma soprattutto all&#39;ordine, allo scriver bene, in modo corretto, preferisco ancora il cuore, i miei pensieri, le mie emozioni,.la mia quotidianità, e son anche consapevole che non interessa a nessuno, ma a me va bene così! Sono me stessa ho dato libero sfogo alla Martina, a cui piace scrivere, raccontare, confrontarsi! Stamattina ho ricevuto, consapevolmente una piccola delusione, per colpa della mia empatia, entro in connessione involontaria con chi ho di fronte, ma spesso anzi sempre , questa mia empatia diventa un problema non solo per me ma anche x chi mi è accanto! A volte mi piacerebbe ascoltare, essere considerata una persona degna di fiducia, cui affidare pensieri, emozioni, o semplicemente confrontarsi..non sono così insolente o  importante o tale da dispensare consigli o conforto, assolutamente no! Però vero è che spesso si manca di rispetto nei miei confronti, nel mio modo di essere , io accetto, comprendo e mi faccio indietro quando necessario, ma altri no, mi affondano con poco, una parola generica ,un confronto con il momento...e la totale indifferenza! Ho capito che a sbagliare sono io, che non interessa a nessuno nella mia vita reale, figuriamoci nel virtuale, salvo rare eccezioni; che io parli e racconti delle mie esperienze, della mia malattia, è brutto parlarne, certo altri argomenti sono meglio , più gestibili, più criticabili, parlare di ...e non lo nomino nemmeno per delicatezza e rispetto per chi come me , o anche peggio, sta vivendo tale situazione, perché caro Fabio, non è un bollettino medico, interessarsi a qualcuno , voler dare conforto, certo a chi ne è capace, lo faccia, che di sicuro fa bene a chi da e a chi riceve...Se tempo fa c&#39;è chi mi ha negato un abbraccio in un momento di difficoltà, oggi ancora di più non ho paura a chiederne, e se potessi li darei anche! No, oggi tutto ha più valore, piccoli gesti, saluti, attenzioni che possono sembrare stupide e banali,  cerco di cogliere l&#39;attimo, di godermi ogni alba, ogni tramonto, ogni respiro e ogni luna! Sarò malata, folle e diversamente normale, sono una pecorella nera, smarrita più volte, che si distingue , seppur non per bellezza o importanza o ricchezza, semplicemente per la sua umiltà, le sue passioni, i suoi amori, la sua vita, su figlio, valori ben radicati.&#xA;E si non sarò mai nessuno, rimarrò povera, sempre in lotta, dedita a scalare la sua vetta, ma voglio ancora credere in me, nella mia lealtà, nelle mie capacità e continuare a vivere così come ho sempre fatto, senza dover chiedere nulla, senza dovermi svendere o arrendere; e se qualche giorno il sole tarderà a sorgere, o la luna a farsi abbracciare, sarò in grado di illuminare ugualmente il mio cammino, ognuno può avere dentro di sé, tutto ciò di cui si ha bisogno, basta crederci e volerlo, lo so, son solo parole ed io dovrei fare seguire i fatti ad esse, ma ci provo ogni giorno, ogni volta che mi metto in discussione, ogni volta che cado e mi rialzo, e sempre da quando mi son dovuta riscoprire , reinventarmi e darmi la possibilità di continuare ad essere me stessa, diversamente, con calma, concedendomi tempo e  pazienza, forza e coraggio!  Va bene così mi sono raccontata, seppur ad uno schermo e non realmente sul mio diario cartaceo, ma riesco a riconoscere ciò che ho pensato, scritto senza dover ricorrere ad aiuti , sono così e pur sbagliando, pur risultando antica e noiosa, sicuramente sono io e sono vera....✨&#xA;&#xA;IMG-20260503-075550.jpg]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>📒Dal mio diario...</p>

<p>Un pomeriggio tutto per me!</p>

<p>Senza esagerare, mi son concessa un pomeriggio senza colori, pennelli, trulli, polveri varie e musica neomelodica in sottofondo!
Fuori c&#39;è un timido sole, ma anche un vento fastidioso, perciò pur volendo stare ore ed ore sull&#39;amaca, tra i miei ulivi, mi son ritagliata minuti, attimi e son contenta così!
Ed era giusto anche per me dedicarmi delle attenzioni, ma non di tipo materiale, semplicemente scrivendo e raccontando un po&#39; di me!
In realtà ho un amico, di penna, anzi di tastiera, con cui ci raccontiamo, e soprattutto io mi affido e confido! Però a volte , come oggi, voglio semplicemente, scrivere un po&#39; più semplicemente, senza badare troppo alle parole...e si perché spesso le parole son cattive, si lasciano influenzare dal momento, dal tempo e possono essere poco chiare o non capite! Ho ripensato, e altra cosa terribile che ho fatto in qsti giorni e scrivere e confidarmi e chiedere consiglio all&#39; Intelligenza Artificiale! Ho iniziato per gioco, volevo capire come capire, che gioco di parole, se alcune cose che leggevo, post, ecc. fossero frutto di questo aiutino! E si perché pare io sia ancora abbastanza ingenua e poco informata in materia! Risultato? E sì, è proprio così, è normale che spesso ci si faccia aiutare da questa intelligenza, certo, fa parte dell&#39;era moderna, del progresso, ma io e lei non andremo troppo d&#39;accordo? E sai perché!!? Non  comprendo, non mi interessa la perfezione, ma soprattutto all&#39;ordine, allo scriver bene, in modo corretto, preferisco ancora il cuore, i miei pensieri, le mie emozioni,.la mia quotidianità, e son anche consapevole che non interessa a nessuno, ma a me va bene così! Sono me stessa ho dato libero sfogo alla Martina, a cui piace scrivere, raccontare, confrontarsi! Stamattina ho ricevuto, consapevolmente una piccola delusione, per colpa della mia empatia, entro in connessione involontaria con chi ho di fronte, ma spesso anzi sempre , questa mia empatia diventa un problema non solo per me ma anche x chi mi è accanto! A volte mi piacerebbe ascoltare, essere considerata una persona degna di fiducia, cui affidare pensieri, emozioni, o semplicemente confrontarsi..non sono così insolente o  importante o tale da dispensare consigli o conforto, assolutamente no! Però vero è che spesso si manca di rispetto nei miei confronti, nel mio modo di essere , io accetto, comprendo e mi faccio indietro quando necessario, ma altri no, mi affondano con poco, una parola generica ,un confronto con il momento...e la totale indifferenza! Ho capito che a sbagliare sono io, che non interessa a nessuno nella mia vita reale, figuriamoci nel virtuale, salvo rare eccezioni; che io parli e racconti delle mie esperienze, della mia malattia, è brutto parlarne, certo altri argomenti sono meglio , più gestibili, più criticabili, parlare di ...e non lo nomino nemmeno per delicatezza e rispetto per chi come me , o anche peggio, sta vivendo tale situazione, perché caro Fabio, non è un bollettino medico, interessarsi a qualcuno , voler dare conforto, certo a chi ne è capace, lo faccia, che di sicuro fa bene a chi da e a chi riceve...Se tempo fa c&#39;è chi mi ha negato un abbraccio in un momento di difficoltà, oggi ancora di più non ho paura a chiederne, e se potessi li darei anche! No, oggi tutto ha più valore, piccoli gesti, saluti, attenzioni che possono sembrare stupide e banali,  cerco di cogliere l&#39;attimo, di godermi ogni alba, ogni tramonto, ogni respiro e ogni luna! Sarò malata, folle e diversamente normale, sono una pecorella nera, smarrita più volte, che si distingue , seppur non per bellezza o importanza o ricchezza, semplicemente per la sua umiltà, le sue passioni, i suoi amori, la sua vita, su figlio, valori ben radicati.
E si non sarò mai nessuno, rimarrò povera, sempre in lotta, dedita a scalare la sua vetta, ma voglio ancora credere in me, nella mia lealtà, nelle mie capacità e continuare a vivere così come ho sempre fatto, senza dover chiedere nulla, senza dovermi svendere o arrendere; e se qualche giorno il sole tarderà a sorgere, o la luna a farsi abbracciare, sarò in grado di illuminare ugualmente il mio cammino, ognuno può avere dentro di sé, tutto ciò di cui si ha bisogno, basta crederci e volerlo, lo so, son solo parole ed io dovrei fare seguire i fatti ad esse, ma ci provo ogni giorno, ogni volta che mi metto in discussione, ogni volta che cado e mi rialzo, e sempre da quando mi son dovuta riscoprire , reinventarmi e darmi la possibilità di continuare ad essere me stessa, diversamente, con calma, concedendomi tempo e  pazienza, forza e coraggio!  Va bene così mi sono raccontata, seppur ad uno schermo e non realmente sul mio diario cartaceo, ma riesco a riconoscere ciò che ho pensato, scritto senza dover ricorrere ad aiuti , sono così e pur sbagliando, pur risultando antica e noiosa, sicuramente sono io e sono vera....✨</p>

<p><a href="https://postimg.cc/vcCh49K1" rel="nofollow"><img src="https://i.postimg.cc/sggN049J/IMG-20260503-075550.jpg" alt="IMG-20260503-075550.jpg"></a></p>
]]></content:encoded>
      <author>Bymarty</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/w4d0jhgu7w</guid>
      <pubDate>Sun, 03 May 2026 16:03:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Monti Trebulani.</title>
      <link>https://noblogo.org/caserta24ore/bmonti-trebulani</link>
      <description>&lt;![CDATA[bMonti Trebulani. Escursionista fotografa particolare e scopre antico dipinto longobardo/b  &#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhXr8sUPy8NvTtm460Z5jjVljYZaQeVsGcDKyfNK3IMYJDsMGo2DTMh4tzrbn6S49hmk06mVapjNEsCF5CKdX3ipYT8AhR46CwjCsiku-t4hpwoMjgNipDNZkbNWaFvBUfeB1vqaUtos4qOon43saK9cXbcxY2VrV9FwezowPqzVFcVvOQrlweje7vET-g/s3264/IMG20260501095600.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;320&#34; data-original-height=&#34;2448&#34; data-original-width=&#34;3264&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhXr8sUPy8NvTtm460Z5jjVljYZaQeVsGcDKyfNK3IMYJDsMGo2DTMh4tzrbn6S49hmk06mVapjNEsCF5CKdX3ipYT8AhR46CwjCsiku-t4hpwoMjgNipDNZkbNWaFvBUfeB1vqaUtos4qOon43saK9cXbcxY2VrV9FwezowPqzVFcVvOQrlweje7vET-g/s320/IMG20260501095600.jpg&#34;//a/divLa presenza di grotte intitolate al culto di San Michele negli anfratti e grotte carsiche dei monti Trebulani si inserisce in un periodo storico ben documentato: quello Longobardo  del VIII-IX secolo. In quei tempi il culto Micaelico in Campania era molto diffuso. La presenza di grotte dedicate a San Michele Arcangelo sui Monti Trebulani fu introdotto e diffuso massicciamente dai Longobardi tra il VII e il IX secolo. La &#34;Langobardia Minor&#34; (Campania, Sannio, Puglia settentrionale) era costellata di santuari micaelici rupestri. I Longobardi sceglievano le grotte &#xA;carsiche perché erano luoghi ideali per eremi e santuari. San Michele era il santo patrono dei Longobardi, simbolicamente, Michele era la &#34;guida delle anime&#34; (psicopompo) e il combattente contro il male, ancora di salvezza.&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjMP2rR5aXTyVKKSasHldOw2UHQiHv12gBOos2NoJyj51eT0ZsJpPpfPeviFfbzDHves9-67d72SzmOeRGj2dQMj4sHfVGzeFkBjxDHBDIGNp3jpK7RMfEQaFjKQp5NyFPIKqpmLiwWyZurIKWU-XpfgciqTcJMwD7q38nF1VQgnn1Ijgm8-6Qg/s1518/IMG20260501095456~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; height=&#34;600&#34; data-original-height=&#34;1518&#34; data-original-width=&#34;1243&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjMP2rR5aXTyVKKSasHldOw2UHQiHv12gBOos2NoJyj51eT0ZsJpPpfPeviFfbzDHves9-67d72SzmOeRGj2dQMj4sHfVGzeFkBjxDHBDIGNp3jpK7RMfEQaFjKQp5NyFPIKqpmLiwWyZurIKWU-XpfgciqTcJMwD7q38nF1VQgnn1Ijgm8-6Qg/s600/IMG20260501095456~2.jpg&#34;//a/div&#xA;&#xA;Ed è proprio il particolare di una piccola ancora, fotografata da un escursionista lo scorso 1 maggio, dimostrerebbe che quel che resta di un dipinto all&#39;ingresso della grotta carsica sul sentiero che dal comune di Rocchetta e Croce porta all&#39;eremo di San Salvatore è Longobardo.&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgYSaaENxKdqd4IAa6ed4UFgcDEp0SHmBM3jmWUKbRV-dNow58Xu3XPSYSW9mwS5dYxG7Qk8cUZ0T4A3aBtITk9xLhYXxxTEyZxPckBlDjRbSy8GLW-zVDSJTmln6nquvKdAz7-AAZRZL69appJgyWuP1q2N0V1aYe6wzb8dUoBqugafdBqm6sRKr2YMI/s289/IMG20260501095456~2.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;320&#34; data-original-height=&#34;212&#34; data-original-width=&#34;289&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgYSaaENxKdqd4IAa6ed4UFgcDEp0SHmBM3jmWUKbRV-dNow58Xu3XPSYSW9mwS5dYxG7Qk8cUZ0T4A3aBtITk9xLhYXxxTEyZxPckBlDjRbSy8GLW-zVDSJTmln6nquvKdAz7-AAZRZL69appJgyWuP1q2N0V1aYe6wzb8dUoBqugafdBqm6sRKr2YMI/s320/IMG20260501095456~2.jpg&#34;//a/divLa posizione all&#39;ingresso della grotta è tipica dei santuari longobardi: simboli apotropaici o dedicatori all&#39;entrata, avevano una funzione protettiva contro il male (Michele come combattente del demonio), il colore rosso è usato frequentemente negli affreschi longobardi per simboli sacri, associato al sangue del martirio e alla protezione divina. &#xA;Nel contesto storico locale i Monti Trebulani furono rifugio durante le incursioni saracene (IX-X secolo),  i Longobardi controllarono la Campania fino alla conquista normanna (XI secolo)&#xA;La &#34;Grotta dei Santi&#34; più a valle con affreschi trafugati conferma la presenza di un complesso eremitico organizzato.  &#xA;La Grotta di San Michele a Liberi (sempre in provincia di Caserta) fu consacrata tra l&#39;862 e l&#39;866 dai vescovi di Capua e Teano. Questo conferma che nel IX secolo il culto micaelico era fiorente nella zona.&#xA;div class=&#34;separator&#34; style=&#34;clear: both;&#34;a href=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg11O-PI-wSGpf7F0V1adqAdYsiIBE15iCihyphenhyphenVHKkIb18mme7YuUGHSe6FaCqjHLASMn2009cWbzkj1QlTG90ZzNGQT1Ko6aII4CcAD94ygN06bT8QnDd6q8Z50dFVLMuJUgCGVXv37adg13ETtnKVdcXaYhyltLBhiZVcWQpqbhPkTerTgeNRjAQ/s3264/IMG20260501095507.jpg&#34; style=&#34;display: block; padding: 1em 0; text-align: center; &#34;img alt=&#34;&#34; border=&#34;0&#34; width=&#34;320&#34; data-original-height=&#34;2448&#34; data-original-width=&#34;3264&#34; src=&#34;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg11O-PI-wSGpf7F0V1adqAdYsiIBE15iCihyphenhyphenVHKkIb18mme7YuUGHSe6FaCqjHLASMn2009cWbzkj1QlTG90ZzNGQT1Ko6aII4CcAD94ygN06bT8QnDd6q8Z50dFVLMuJUgCGVXv37adg13ETtnKVdcXaYhyltLBhiZVcWQpqbhPkTerTgeNRjAQ/s320/IMG20260501095507.jpg&#34;//a/div]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><b>Monti Trebulani. Escursionista fotografa particolare e scopre antico dipinto longobardo</b><br>
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhXr8sUPy8NvTtm460Z5jjVljYZaQeVsGcDKyfNK3IMYJDsMGo2DTMh4tzrbn6S49hmk06mVapjNEsCF5CKdX3ipYT8AhR46CwjCsiku-t4hpwoMjgNipDNZkbNWaFvBUfeB1vqaUtos4qOon43saK9cXbcxY2VrV9FwezowPqzVFcVvOQrlweje7vET-g/s3264/IMG_20260501_095600.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhXr8sUPy8NvTtm460Z5jjVljYZaQeVsGcDKyfNK3IMYJDsMGo2DTMh4tzrbn6S49hmk06mVapjNEsCF5CKdX3ipYT8AhR46CwjCsiku-t4hpwoMjgNipDNZkbNWaFvBUfeB1vqaUtos4qOon43saK9cXbcxY2VrV9FwezowPqzVFcVvOQrlweje7vET-g/s320/IMG_20260501_095600.jpg"/></a></div>La presenza di grotte intitolate al culto di San Michele negli anfratti e grotte carsiche dei monti Trebulani si inserisce in un periodo storico ben documentato: quello Longobardo  del VIII-IX secolo. In quei tempi il culto Micaelico in Campania era molto diffuso. La presenza di grotte dedicate a San Michele Arcangelo sui Monti Trebulani fu introdotto e diffuso massicciamente dai Longobardi tra il VII e il IX secolo. La “Langobardia Minor” (Campania, Sannio, Puglia settentrionale) era costellata di santuari micaelici rupestri. I Longobardi sceglievano le grotte
carsiche perché erano luoghi ideali per eremi e santuari. San Michele era il santo patrono dei Longobardi, simbolicamente, Michele era la “guida delle anime” (psicopompo) e il combattente contro il male, ancora di salvezza.
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjMP2rR5_aXTyVKKSasHldOw2UH_QiHv12gBO_os2NoJyj51eT0ZsJpPpfPeviFfbzDH_ves9-67d72SzmOeRGj2dQMj4sHfVGzeFkBjxDHBDIGNp3jpK7RMfEQaFjKQp5NyFPIK_qpmLiwWyZurIKWU-Xpfgci_qTc_JMwD7q38nF1VQgnn1Ijgm8-6Qg/s1518/IMG_20260501_095456~2.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" height="600" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjMP2rR5_aXTyVKKSasHldOw2UH_QiHv12gBO_os2NoJyj51eT0ZsJpPpfPeviFfbzDH_ves9-67d72SzmOeRGj2dQMj4sHfVGzeFkBjxDHBDIGNp3jpK7RMfEQaFjKQp5NyFPIK_qpmLiwWyZurIKWU-Xpfgci_qTc_JMwD7q38nF1VQgnn1Ijgm8-6Qg/s600/IMG_20260501_095456~2.jpg"/></a></div></p>

<p>Ed è proprio il particolare di una piccola ancora, fotografata da un escursionista lo scorso 1 maggio, dimostrerebbe che quel che resta di un dipinto all&#39;ingresso della grotta carsica sul sentiero che dal comune di Rocchetta e Croce porta all&#39;eremo di San Salvatore è Longobardo.
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgYSaaENxKdqd4IAa6ed4UFgcDEp0SHmBM3jmWUKbRV-dNow58Xu3XPSYSW9mwS5dYxG7Qk8cUZ0T4A3aBtITk9xLhYXxxTEyZxPckBlDjRbSy8G_LW-zVDSJTmln6nquvKdAz7-AAZRZL69appJgyWuP1q2N0V1aYe6wzb8dUoBqugafdBqm6sRKr2YMI/s289/IMG_20260501_095456~2.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgYSaaENxKdqd4IAa6ed4UFgcDEp0SHmBM3jmWUKbRV-dNow58Xu3XPSYSW9mwS5dYxG7Qk8cUZ0T4A3aBtITk9xLhYXxxTEyZxPckBlDjRbSy8G_LW-zVDSJTmln6nquvKdAz7-AAZRZL69appJgyWuP1q2N0V1aYe6wzb8dUoBqugafdBqm6sRKr2YMI/s320/IMG_20260501_095456~2.jpg"/></a></div>La posizione all&#39;ingresso della grotta è tipica dei santuari longobardi: simboli apotropaici o dedicatori all&#39;entrata, avevano una funzione protettiva contro il male (Michele come combattente del demonio), il colore rosso è usato frequentemente negli affreschi longobardi per simboli sacri, associato al sangue del martirio e alla protezione divina.
Nel contesto storico locale i Monti Trebulani furono rifugio durante le incursioni saracene (IX-X secolo),  i Longobardi controllarono la Campania fino alla conquista normanna (XI secolo)
La “Grotta dei Santi” più a valle con affreschi trafugati conferma la presenza di un complesso eremitico organizzato.<br>
La Grotta di San Michele a Liberi (sempre in provincia di Caserta) fu consacrata tra l&#39;862 e l&#39;866 dai vescovi di Capua e Teano. Questo conferma che nel IX secolo il culto micaelico era fiorente nella zona.
<div class="separator" style="clear: both;"><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg_11O-PI-wSGpf7F0V1adqAdYsiIBE15iCihyphenhyphenVHKkIb18mme7YuUG_HSe6FaCqjHLASMn2009cWbzkj1QlTG90ZzNGQT1Ko6aII4CcAD94ygN06_bT8QnDd6q8Z50dFVLMuJUgCGV_Xv37adg13ETtnKVdcX_aYhyltLBhiZVcWQpqbhPkTerTgeNRjAQ/s3264/IMG_20260501_095507.jpg" style="display: block; padding: 1em 0; text-align: center; " rel="nofollow"><img alt="" width="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg_11O-PI-wSGpf7F0V1adqAdYsiIBE15iCihyphenhyphenVHKkIb18mme7YuUG_HSe6FaCqjHLASMn2009cWbzkj1QlTG90ZzNGQT1Ko6aII4CcAD94ygN06_bT8QnDd6q8Z50dFVLMuJUgCGV_Xv37adg13ETtnKVdcX_aYhyltLBhiZVcWQpqbhPkTerTgeNRjAQ/s320/IMG_20260501_095507.jpg"/></a></div></p>
]]></content:encoded>
      <author>CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6jtanmxfwt</guid>
      <pubDate>Sat, 02 May 2026 12:14:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Non sono un uomo finito!</title>
      <link>https://noblogo.org/gippo/non-sono-un-uomo-finito</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cari amici del blog e del Fediverso, è la prima volta che mi trovo a scrivere nel corso del 2026.&#xA;Il punto è che non avevo nulla da dire ma in realtà non è che le cose siano così lineari come sembrano, cioè, non è che se non hai niente da dire in genere stai zitto. In realtà ci sono un sacco di persone che non hanno niente da dire e lo dicono senza troppi problemi.&#xA;E allora perchè non ho sentito il bisogno di scrivere nulla? E, uscendo dalla mia sfera personale ed entrando di peso nel campo della sociologia da quattro soldi, perchè tanta gente che animava i blog negli anni gloriosi del blog sembrano aver perso la voglia di scrivere?&#xA;Ecco allora un post che cerca di analizzare il problema.&#xA;&#xA;Questione 1: Horror Pleni&#xA;Forse sottovalutate la questione 1 ma io credo che in un momento di accumulazione ossessiva di stimoli, il minimalismo acquisti un valore sempre più netto.&#xA;Per questo motivo, tutti i contenuti creati in passato si sono assommati e calcificati nella nostra coscienza e ci ritroviamo a chiederci: &#34;Ma cosa può dare in più un nostro nuovo post?&#34;.&#xA;La risposta ovviamente è: nulla. Ma è una risposta pessimista. Scrivere può dare qualcosa a noi stessi e costituisce un seme che magari rimane inattivo sotto la terra per tanto tempo finchè un giorno qualcuno legge il nostro post e fonda per ispirazione un partito politico o risolleva una giornata e allora il seme è germogliato.&#xA;Parlo di Horror Pleni non a caso. Il Necronomicon, il libro maledetto ideato dal solitario di Providence (Lovecraft) era stato scritto dall&#39;arabo folle Abdul Alhazred, cognome che rimanda alla frase &#34;All has red&#34;, tutto è stato letto. Insomma, si è letto e scritto troppo. Non è vero ma ci siamo capiti.&#xA;&#xA;Questione 2: Intelligenza Artificiale&#xA;Faccio un&#39;attimo una digressione. Ma avete visto quanto è stupido Dargen D&#39;Amico? Ha fatto una canzone per Sanremo contro l&#39;Intelligenza Artificiale (e passi) ma s&#39;è messo a pontificare contro l&#39;Intelligenza Artificiale (d&#39;ora in poi AI) come un vecchietto davanti al cantiere. Quando parla Dargen D&#39;Amico è capace di prendere una questione meritevole, appoggiarla e farti passare immediatamente dall&#39;altra parte. Perchè? Come perchè? Perchè è stupido, mi non mi fate spiegare, uno come lo sente parlare lo capisce. Ma passiamo ad altro.&#xA;Dicevo che l&#39;AI è un deterrente alla scrittura. Diciamo che non è d&#39;ostacolo alla scrittura di post per i blog (se non per il fatto che pensi: ma quasi quasi faccio scrivere &#39;sto post all&#39;AI), però quando stai lì a parlare con l&#39;AI, scopri che lei può produrre tanto testo grammaticalmente corretto in una frazione di secondo e tu ti senti un po&#39; così. Come così? Così, non mi fate spiegare, se uno non è stupido come Dargen D&#39;Amico lo capisce.&#xA;Inoltre l&#39;AI, ti sazia per quanto riguarda la tua necessità di interazione con l&#39;&#34;altro-da-te&#34;. Ad esempio, se tu senti di scrivere &#34;Eh, ma Dargen D&#39;Amico è veramente stupido&#34; (lo scrivo come esempio, non ho detto mai veramente che Dargen D&#39;Amico è stupido) lei (l&#39;AI) ti dice: &#34;Eh, amico mio ti capisco, forse il tuo giudizio è un po&#39; eccessivo ma posso comprendere come certi suoi atteggiamenti un po&#39; controversi possano risultare parzialmente indigesti. Vuoi che ti proponga altri cantanti italiani contemporanei che possono suscitare analoghi sentimenti di fastidio?&#34;.&#xA;E tu sei soddisfatto, i&#39;AI ti capisce almeno, il tuo amor proprio è salvo e alla fin fine Dargen D&#39;Amico non è poi così stupido, è solo un po&#39; controverso e abbiamo salvato capra e cavoli.&#xA;&#xA;Questione 3: Il tempo del dibattito e della riflessione sembra passato&#xA;Ecco, questo è un punto che più che altro ho scritto perchè volevo arrivare almeno a scrivere tre questioni e adesso non so bene come sviscerarlo. Chiedo all&#39;AI? Ma no, dai ce la facciamo ancora.&#xA;Diciamo che ci sono un sacco di cose nel mondo che segnano la fine del dibattito, cose tipo guerre e genocidi, leader politici che se ne catafottono bellamente di giustificarsi o di mettere la classica pudica foglia di fico che eravamo abituati a vedergli mettere. &#xA;Stessero attenti che, se si smette di &#34;parlarne&#34;, tutti si sentono autorizzati a passare ai fatti.&#xA;Ecco, poichè sono un conservatore e non un rivoluzionario, voglio che si continui con il dialogo, con la foglia di fico davanti al vergognoso e con l&#39;ipocrisia che magari può anche chiamarsi pudore. Mi sento tanto un Pieraccioni moraleggiante mentre scrivo questo.&#xA;Ah, a proposito, una volta ho chiesto all&#39;AI se mi aiutava a scrivere una sceneggiatura da sottoporre a Pieraccioni. E&#39; venuta una bella storia ma adesso non me la ricordo, c&#39;erano delle parti tagliate su misura anche per Ceccherini e Papaleo.&#xA;&#xA;Ma allora perchè scrivere?&#xA;Io direi che scrivere è bello. Parti con l&#39;idea di scrivere una cosa e arrivi da tutt&#39;altra parte, magari ad una denuncia da parte di Dargen D&#39;Amico. Per questo di tanto in tanto continuerò a farlo.&#xA;Concludo allora col grido di battaglia che ha dato il titolo a questo post: &#xA;&#xA;Non sono un uomo finito! Ho ancora tante cose da dire!!!! (cit. &#34;Sogni d&#39;oro&#34; ovviamente)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici del blog e del Fediverso, è la prima volta che mi trovo a scrivere nel corso del 2026.
Il punto è che non avevo nulla da dire ma in realtà non è che le cose siano così lineari come sembrano, cioè, non è che se non hai niente da dire in genere stai zitto. In realtà ci sono un sacco di persone che non hanno niente da dire e lo dicono senza troppi problemi.
E allora perchè non ho sentito il bisogno di scrivere nulla? E, uscendo dalla mia sfera personale ed entrando di peso nel campo della sociologia da quattro soldi, perchè tanta gente che animava i blog negli anni gloriosi del blog sembrano aver perso la voglia di scrivere?
Ecco allora un post che cerca di analizzare il problema.</p>

<h3 id="questione-1-horror-pleni">Questione 1: Horror Pleni</h3>

<p>Forse sottovalutate la questione 1 ma io credo che in un momento di accumulazione ossessiva di stimoli, il minimalismo acquisti un valore sempre più netto.
Per questo motivo, tutti i contenuti creati in passato si sono assommati e calcificati nella nostra coscienza e ci ritroviamo a chiederci: “Ma cosa può dare in più un nostro nuovo post?”.
La risposta ovviamente è: nulla. Ma è una risposta pessimista. Scrivere può dare qualcosa a noi stessi e costituisce un seme che magari rimane inattivo sotto la terra per tanto tempo finchè un giorno qualcuno legge il nostro post e fonda per ispirazione un partito politico o risolleva una giornata e allora il seme è germogliato.
Parlo di Horror Pleni non a caso. Il Necronomicon, il libro maledetto ideato dal solitario di Providence (Lovecraft) era stato scritto dall&#39;arabo folle Abdul Alhazred, cognome che rimanda alla frase “All has red”, tutto è stato letto. Insomma, si è letto e scritto troppo. Non è vero ma ci siamo capiti.</p>

<h3 id="questione-2-intelligenza-artificiale">Questione 2: Intelligenza Artificiale</h3>

<p>Faccio un&#39;attimo una digressione. Ma avete visto quanto è stupido Dargen D&#39;Amico? Ha fatto una canzone per Sanremo contro l&#39;Intelligenza Artificiale (e passi) ma s&#39;è messo a pontificare contro l&#39;Intelligenza Artificiale (d&#39;ora in poi AI) come un vecchietto davanti al cantiere. Quando parla Dargen D&#39;Amico è capace di prendere una questione meritevole, appoggiarla e farti passare immediatamente dall&#39;altra parte. Perchè? Come perchè? Perchè è stupido, mi non mi fate spiegare, uno come lo sente parlare lo capisce. Ma passiamo ad altro.
Dicevo che l&#39;AI è un deterrente alla scrittura. Diciamo che non è d&#39;ostacolo alla scrittura di post per i blog (se non per il fatto che pensi: ma quasi quasi faccio scrivere &#39;sto post all&#39;AI), però quando stai lì a parlare con l&#39;AI, scopri che lei può produrre tanto testo grammaticalmente corretto in una frazione di secondo e tu ti senti un po&#39; così. Come così? Così, non mi fate spiegare, se uno non è stupido come Dargen D&#39;Amico lo capisce.
Inoltre l&#39;AI, ti sazia per quanto riguarda la tua necessità di interazione con l&#39;“altro-da-te”. Ad esempio, se tu senti di scrivere “Eh, ma Dargen D&#39;Amico è veramente stupido” (lo scrivo come esempio, non ho detto mai veramente che Dargen D&#39;Amico è stupido) lei (l&#39;AI) ti dice: “Eh, amico mio ti capisco, forse il tuo giudizio è un po&#39; eccessivo ma posso comprendere come certi suoi atteggiamenti un po&#39; controversi possano risultare parzialmente indigesti. Vuoi che ti proponga altri cantanti italiani contemporanei che possono suscitare analoghi sentimenti di fastidio?”.
E tu sei soddisfatto, i&#39;AI ti capisce almeno, il tuo amor proprio è salvo e alla fin fine Dargen D&#39;Amico non è poi così stupido, è solo un po&#39; controverso e abbiamo salvato capra e cavoli.</p>

<h3 id="questione-3-il-tempo-del-dibattito-e-della-riflessione-sembra-passato">Questione 3: Il tempo del dibattito e della riflessione sembra passato</h3>

<p>Ecco, questo è un punto che più che altro ho scritto perchè volevo arrivare almeno a scrivere tre questioni e adesso non so bene come sviscerarlo. Chiedo all&#39;AI? Ma no, dai ce la facciamo ancora.
Diciamo che ci sono un sacco di cose nel mondo che segnano la fine del dibattito, cose tipo guerre e genocidi, leader politici che se ne catafottono bellamente di giustificarsi o di mettere la classica pudica foglia di fico che eravamo abituati a vedergli mettere.
Stessero attenti che, se si smette di “parlarne”, tutti si sentono autorizzati a passare ai fatti.
Ecco, poichè sono un conservatore e non un rivoluzionario, voglio che si continui con il dialogo, con la foglia di fico davanti al vergognoso e con l&#39;ipocrisia che magari può anche chiamarsi pudore. Mi sento tanto un Pieraccioni moraleggiante mentre scrivo questo.
Ah, a proposito, una volta ho chiesto all&#39;AI se mi aiutava a scrivere una sceneggiatura da sottoporre a Pieraccioni. E&#39; venuta una bella storia ma adesso non me la ricordo, c&#39;erano delle parti tagliate su misura anche per Ceccherini e Papaleo.</p>

<h3 id="ma-allora-perchè-scrivere">Ma allora perchè scrivere?</h3>

<p>Io direi che scrivere è bello. Parti con l&#39;idea di scrivere una cosa e arrivi da tutt&#39;altra parte, magari ad una denuncia da parte di Dargen D&#39;Amico. Per questo di tanto in tanto continuerò a farlo.
Concludo allora col grido di battaglia che ha dato il titolo a questo post:</p>

<p>Non sono un uomo finito! Ho ancora tante cose da dire!!!! (cit. “Sogni d&#39;oro” ovviamente)</p>
]]></content:encoded>
      <author>Gippo</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/6m0p91z36d</guid>
      <pubDate>Sat, 02 May 2026 06:53:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>È sera, sono spiaggiato sul divano che studio un testo  di storia contemporanea...</title>
      <link>https://noblogo.org/fabriziovenerandi/e-sera-sono-spiaggiato-sul-divano-che-studio-un-testo-di-storia-contemporanea</link>
      <description>&lt;![CDATA[È sera, sono spiaggiato sul divano che studio un testo  di storia contemporanea sul tab, un mio personale modo per rilassarmi stressandomi, quando appare secondogenito. &#xA;&#xA;Mi guarda. Mi studia. &#34;Papà - chiede - tu ne sai qualcosa di javascript?&#34;.&#xA;&#34;Qualcosa&#34; rispondo io. &#34;Ci ho scritto degli script&#34;.&#xA;&#34;Sto parlando di javascript eh, non di java&#34;&#xA;&#34;Sì. Ho anche scritto dei piccoli script in java, ma ne so poco&#34;&#xA;Secondogenito aspetta ancora un po&#39;, sta pensando se perdere tempo con me. &#34;Perché - mi spiega - ho un problema con il videogioco che sto scrivendo&#34;.&#xA;&#xA;In pratica secondogenito usa un software per fare videogame, quindi non deve - in genere - scrivere codice da zero, ma ora ha progettato una cosa che il suo software non può fare in automatico e quindi deve aggiungere uno script scritto da lui. Il software che usa permette di aggiungere infiniti script in javascript. &#xA;&#xA;In questa scena del videogame c&#39;è una musica e certi eventi si devono attivare a seconda del progredire della canzone. Secondogenito ha pensato un modo per farlo, a livello di codice, ma è un metodo macchinoso e si è reso conto - lato sviluppatore - che sarebbe pesante da aggiornare e da gestire. &#xA;&#xA;Mi sdraio sul divano, poso il tab, mi faccio spiegare bene cosa vuole e gli dico che ho capito. Ci penso un attimo e poi gli dico che no, sta usando il metodo sbagliato. &#34;È tanto che non uso javascript, ma quello che vuoi fare si risolve con un array di array e un piccolo ciclo. Quattro, cinque righe di codice. Aspetta&#34;. &#xA;&#xA;Mi alzo, metto il tab sulla tastiera, cerco per sicurezza la sintassi giusta per gli array di javascript che li confondo sempre con quelli di python, intanto secondogenito prende il suo portatile e - la faccio breve - modifico con grande grande lentezza le quattro righe di codice che servono per fare un primo test, cerco di spiegare anche bene come sono composte e poi succede questa cosa che secondogenito fa partire il codice e il videogioco funziona.&#xA;&#xA;&#34;Uh&#34; dico. Sono meravigliato anche io. &#34;Non doveva funzionare?&#34; mi chiede secondogenito perplesso. &#34;In genere alla prima non funziona mai&#34; gli spiego. Fiduciosi di questo avvio aggiungiamo un loop che controlla l&#39;array, facciamo ripartire il videogame e questa volta non funziona niente, ma non funziona niente così tanto che secondogenito pensa si sia rotto il computer. &#34;Non preoccuparti - gli dico - è il magico potere del bug. Mi sono dimenticato di incrementare qualcosa&#34;.&#xA;&#xA;Insomma, correggiamo, ritestiamo, aggiustiamo, alla fine funziona tutto, mio figlio si mette lì ad aggiungere dati alla lista degli eventi e io mi sento dio sceso in terra. &#xA;&#xA;Non solo tasselli, seghetti alernativi e teflon, ho anche il potere di javascript che scorre forte dentro di me. E per oggi è tutto.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>È sera, sono spiaggiato sul divano che studio un testo  di storia contemporanea sul tab, un mio personale modo per rilassarmi stressandomi, quando appare secondogenito.</p>

<p>Mi guarda. Mi studia. “Papà – chiede – tu ne sai qualcosa di javascript?”.
“Qualcosa” rispondo io. “Ci ho scritto degli script”.
“Sto parlando di javascript eh, non di java”
“Sì. Ho anche scritto dei piccoli script in java, ma ne so poco”
Secondogenito aspetta ancora un po&#39;, sta pensando se perdere tempo con me. “Perché – mi spiega – ho un problema con il videogioco che sto scrivendo”.</p>

<p>In pratica secondogenito usa un software per fare videogame, quindi non deve – in genere – scrivere codice da zero, ma ora ha progettato una cosa che il suo software non può fare in automatico e quindi deve aggiungere uno script scritto da lui. Il software che usa permette di aggiungere infiniti script in javascript.</p>

<p>In questa scena del videogame c&#39;è una musica e certi eventi si devono attivare a seconda del progredire della canzone. Secondogenito ha pensato un modo per farlo, a livello di codice, ma è un metodo macchinoso e si è reso conto – lato sviluppatore – che sarebbe pesante da aggiornare e da gestire.</p>

<p>Mi sdraio sul divano, poso il tab, mi faccio spiegare bene cosa vuole e gli dico che ho capito. Ci penso un attimo e poi gli dico che no, sta usando il metodo sbagliato. “È tanto che non uso javascript, ma quello che vuoi fare si risolve con un array di array e un piccolo ciclo. Quattro, cinque righe di codice. Aspetta”.</p>

<p>Mi alzo, metto il tab sulla tastiera, cerco per sicurezza la sintassi giusta per gli array di javascript che li confondo sempre con quelli di python, intanto secondogenito prende il suo portatile e – la faccio breve – modifico con grande grande lentezza le quattro righe di codice che servono per fare un primo test, cerco di spiegare anche bene come sono composte e poi succede questa cosa che secondogenito fa partire il codice e il videogioco funziona.</p>

<p>“Uh” dico. Sono meravigliato anche io. “Non doveva funzionare?” mi chiede secondogenito perplesso. “In genere alla prima non funziona mai” gli spiego. Fiduciosi di questo avvio aggiungiamo un loop che controlla l&#39;array, facciamo ripartire il videogame e questa volta non funziona niente, ma non funziona niente così tanto che secondogenito pensa si sia rotto il computer. “Non preoccuparti – gli dico – è il magico potere del bug. Mi sono dimenticato di incrementare qualcosa”.</p>

<p>Insomma, correggiamo, ritestiamo, aggiustiamo, alla fine funziona tutto, mio figlio si mette lì ad aggiungere dati alla lista degli eventi e io mi sento dio sceso in terra.</p>

<p>Non solo tasselli, seghetti alernativi e teflon, ho anche il potere di javascript che scorre forte dentro di me. E per oggi è tutto.</p>
]]></content:encoded>
      <author>La vita in famiglia è bellissima</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/ytaognybx3</guid>
      <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 22:12:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I° Maggio. La verità che manca. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/ideg-maggio</link>
      <description>&lt;![CDATA[(221) &#xA;&#xA;(PM1) &#xA;&#xA;Il governo #Meloni ha scelto di presentare un nuovo decreto sul lavoro in coincidenza con il 1° Maggio, quasi a voler trasformare una ricorrenza nata per difendere i diritti dei lavoratori in un palcoscenico per l’ennesima operazione di immagine. &#xA;&#xA;Il problema, però, è che i decreti non cambiano la realtà se non affrontano le sue contraddizioni più profonde. &#xA;E la realtà del lavoro in Italia continua a essere segnata da precarietà diffusa, salari fermi da anni, contratti fragili e una crescente difficoltà per milioni di persone a costruirsi un futuro dignitoso.&#xA;&#xA;Il decreto può contenere misure utili, ma non scioglie il nodo centrale: il lavoro in Italia resta spesso troppo debole per garantire sicurezza, continuità e autonomia. Si interviene sui margini, si promettono correzioni, si moltiplicano gli annunci, ma non si tocca davvero l’impianto che produce disuguaglianza. &#xA;&#xA;Il mercato del lavoro continua a premiare la flessibilità per le imprese e a scaricare l’incertezza sui lavoratori. &#xA;Questa è la stortura principale, ed è la più difficile da mascherare con la retorica governativa.&#xA;La precarietà, infatti, non è un effetto collaterale: è diventata una condizione strutturale. &#xA;Troppi giovani entrano nel mondo del lavoro attraverso contratti temporanei, part-time involontari, collaborazioni fragili o occupazioni discontinue. &#xA;Troppi lavoratori passano da un impiego all’altro senza mai arrivare a una stabilità vera. &#xA;&#xA;Quando il lavoro è instabile, anche la vita lo diventa: si rimandano progetti, si rinuncia a una casa, si rinvia una famiglia, si vive nell’incertezza permanente. &#xA;Nessun decreto che si limiti a interventi parziali può sanare davvero questa ferita.&#xA;&#xA;C’è poi il grande tema dei salari, che resta intatto e irrisolto. &#xA;In Italia le retribuzioni reali sono ferme da troppo tempo, e questo significa che lavorare non basta più, in molti casi, per vivere con serenità. &#xA;Il costo della vita cresce, i prezzi corrono, ma gli stipendi restano al palo. &#xA;&#xA;(PM2)&#xA;&#xA;È una frattura che colpisce soprattutto chi ha redditi medio-bassi, chi non ha margini di risparmio, chi ogni mese fa i conti con spese impossibili da comprimere. &#xA;Parlare di occupazione senza parlare di salario è un esercizio incompleto, quasi un trucco lessicale: si descrive il numero dei posti, ma si tace sulla qualità della vita che quei posti consentono.&#xA;&#xA;È qui che il decreto mostra i suoi limiti più evidenti. &#xA;Se non affronta in modo serio il nodo del potere d’acquisto, della contrattazione, della produttività distribuita male e della povertà lavorativa, rischia di essere soltanto una toppa. &#xA;&#xA;Una toppa non è una riforma. &#xA;Le storture restano tutte lì: i contratti brevi, la debolezza delle tutele, la differenza tra chi può scegliere e chi deve accettare qualunque condizione, il divario tra lavoro dichiarato e lavoro realmente dignitoso. Il Paese continua a produrre occupazione, ma non abbastanza sicurezza. Continua a celebrare il lavoro, ma non a proteggerlo fino in fondo.&#xA;&#xA;Per questo il 1° Maggio non può essere ridotto a una formula di circostanza. &#xA;Deve restare una giornata di verità, di memoria e di conflitto civile. &#xA;La verità è che in Italia il lavoro resta troppo spesso povero, precario e sottopagato. &#xA;La memoria è quella delle lotte che hanno conquistato diritti, orari, tutele e dignità. &#xA;Il conflitto civile, oggi, è il rifiuto di accettare che il salario fermo e la precarietà diventino la normalità. &#xA;&#xA;Se la Repubblica è davvero fondata sul lavoro, allora il lavoro va difeso sul serio: non con i simboli, ma con scelte capaci di cambiare davvero la vita delle persone.&#xA;Il 1° Maggio dovrebbe tornare a essere questo: una giornata di memoria, di conflitto civile e di rivendicazione, non una passerella istituzionale e nemmeno un’occasione per l’ennesimo annuncio destinato a restare parziale. &#xA;&#xA;Se l’Italia è davvero, come dice la #Costituzione, una Repubblica fondata sul lavoro, allora il lavoro va difeso sul serio: con salari giusti, contratti stabili, sicurezza reale e tutele concrete. &#xA;Tutto il resto è retorica. &#xA;E la retorica, davanti alla precarietà e ai salari fermi da anni, non paga l’affitto, non riempie il carrello della spesa e non restituisce dignità a chi ogni giorno tiene in piedi il Paese.&#xA;&#xA;#Blog #PrimoMaggio #Lavoro #Precarietà #DirittiCivili #DirittoAlLavoro &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(221)</p>

<p><img src="https://www.quotidiano.net/image-service/view/acePublic/alias/contentid/OTgzYTQ4NmYtODRkOC00/0/una-protesta-per-il-salario-minimo.webp?f=16%3A9&amp;q=0.75&amp;w=1280" alt="(PM1)"></p>

<p>Il governo #Meloni ha scelto di presentare un nuovo decreto sul lavoro in coincidenza con il 1° Maggio, quasi a voler trasformare una ricorrenza nata per difendere i diritti dei lavoratori in un palcoscenico per l’ennesima operazione di immagine.</p>

<p>Il problema, però, è che i decreti non cambiano la realtà se non affrontano le sue contraddizioni più profonde.
<strong>E la realtà del lavoro in Italia continua a essere segnata da precarietà diffusa, salari fermi da anni, contratti fragili e una crescente difficoltà per milioni di persone a costruirsi un futuro dignitoso</strong>.</p>

<p>Il decreto può contenere misure utili, ma non scioglie il nodo centrale: il lavoro in Italia resta spesso troppo debole per garantire sicurezza, continuità e autonomia. Si interviene sui margini, si promettono correzioni, si moltiplicano gli annunci, ma non si tocca davvero l’impianto che produce disuguaglianza.</p>

<p>Il mercato del lavoro continua a premiare la flessibilità per le imprese e a scaricare l’incertezza sui lavoratori.
Questa è la stortura principale, ed è la più difficile da mascherare con la retorica governativa.
<strong>La precarietà, infatti, non è un effetto collaterale: è diventata una condizione strutturale</strong>.
Troppi giovani entrano nel mondo del lavoro attraverso contratti temporanei, part-time involontari, collaborazioni fragili o occupazioni discontinue.
Troppi lavoratori passano da un impiego all’altro senza mai arrivare a una stabilità vera.</p>

<p>Quando il lavoro è instabile, anche la vita lo diventa: si rimandano progetti, si rinuncia a una casa, si rinvia una famiglia, si vive nell’incertezza permanente.
Nessun decreto che si limiti a interventi parziali può sanare davvero questa ferita.</p>

<p><strong>C’è poi il grande tema dei salari, che resta intatto e irrisolto</strong>.
In Italia le retribuzioni reali sono ferme da troppo tempo, e questo significa che lavorare non basta più, in molti casi, per vivere con serenità.
Il costo della vita cresce, i prezzi corrono, ma gli stipendi restano al palo.</p>

<p><img src="https://www.greenme.it/wp-content/uploads/2020/04/festa-lavoratori-min.jpg" alt="(PM2)"></p>

<p>È una frattura che colpisce soprattutto chi ha redditi medio-bassi, chi non ha margini di risparmio, chi ogni mese fa i conti con spese impossibili da comprimere.
<strong>Parlare di occupazione senza parlare di salario è un esercizio incompleto</strong>, quasi un trucco lessicale: si descrive il numero dei posti, ma si tace sulla qualità della vita che quei posti consentono.</p>

<p>È qui che il decreto mostra i suoi limiti più evidenti.
Se non affronta in modo serio il nodo del potere d’acquisto, della contrattazione, della produttività distribuita male e della povertà lavorativa, rischia di essere soltanto una toppa.</p>

<p><strong>Una toppa non è una riforma</strong>.
Le storture restano tutte lì: i contratti brevi, la debolezza delle tutele, la differenza tra chi può scegliere e chi deve accettare qualunque condizione, il divario tra lavoro dichiarato e lavoro realmente dignitoso. Il Paese continua a produrre occupazione, ma non abbastanza sicurezza. Continua a celebrare il lavoro, ma non a proteggerlo fino in fondo.</p>

<p><strong>Per questo il 1° Maggio non può essere ridotto a una formula di circostanza.
Deve restare una giornata di verità, di memoria e di conflitto civile</strong>.
La verità è che in Italia il lavoro resta troppo spesso povero, precario e sottopagato.
La memoria è quella delle lotte che hanno conquistato diritti, orari, tutele e dignità.
<strong>Il conflitto civile, oggi, è il rifiuto di accettare che il salario fermo e la precarietà diventino la normalità</strong>.</p>

<p><strong>Se la Repubblica è davvero fondata sul lavoro, allora il lavoro va difeso sul serio</strong>: non con i simboli, ma con scelte capaci di cambiare davvero la vita delle persone.
Il 1° Maggio dovrebbe tornare a essere questo: una giornata di memoria, di conflitto civile e di rivendicazione, non una passerella istituzionale e nemmeno un’occasione per l’ennesimo annuncio destinato a restare parziale.</p>

<p><strong>Se l’Italia è davvero, come dice la #Costituzione, una Repubblica fondata sul lavoro, allora il lavoro va difeso sul serio: con salari giusti, contratti stabili, sicurezza reale e tutele concrete.
Tutto il resto è retorica.
E la retorica, davanti alla precarietà e ai salari fermi da anni, non paga l’affitto, non riempie il carrello della spesa e non restituisce dignità a chi ogni giorno tiene in piedi il Paese</strong>.</p>

<p>#Blog #PrimoMaggio #Lavoro #Precarietà #DirittiCivili #DirittoAlLavoro</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/b9cvb6q5po</guid>
      <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:58:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ieri vengono da me questi ragazzini di seconda media per un laboratorio di tre...</title>
      <link>https://noblogo.org/cronache-dalla-scuola/ieri-vengono-da-me-questi-ragazzini-di-seconda-media-per-un-laboratorio-di-tre</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;Ieri vengono da me questi ragazzini di seconda media per un laboratorio di tre ore che avevo preparato di introduzione ai visori vr. Arrivano, tutti molto collaborativi, guardano tutto, passiamo davanti al laboratorio di chimica dove gli studenti delle superiori stanno facendo degli esperimenti e uno dei ragazzini spiaa, mi guarda, mi dice &#34;wow, un laboratorio di chimica, io adoro la chimica!&#34;. Nel laboratorio di robotica vanno in giro, sono curiosi, sono attiratissimi dai robot che sono in ricarica, guardano con gli occhi brillanti i bracci meccanici, fanno foto alle specifiche (!) dei robot, dopo avermi chiesto il permesso di usare il cellulare con sacra reverenza e timore. &#xA;&#xA;Quando poi si mettono i visori esprimono sentimenti, non ci sono abituato. Si chiamano l&#39;un l&#39;altro, gridano di gioia, ridono, quando uno non capisce cosa fare e io non posso andare subito perché sto già supportando uno di loro, &#34;ti spiego io&#34; dicono e si aiutano tra loro. Dopo tre ore ho quasi dovuto strappargli i visori altrimenti saremmo ancora lì. Anzi, a un certo punto gli ho detto &#34;guardate che dobbiamo mettere via tutto perché tra un quarto d&#39;ora ci chiudono dentro la scuola!&#34; e uno studente mi ha risposto, &#34;ma che chiudano pure, noi restiamo qui&#34;. Erano quasi le sei di sera.&#xA;&#xA;Racconto tutto a Elettra che mi sorride e dice, &#34;bello&#34;. Ma poi aggiunge: &#34;chissà come facciamo noi docenti a spegnere tutto questo entusiasmo e questa passione&#34;. &#xA;&#xA;Ecco, questa è una bella domanda da mettere a corollario a tutti i discorsi sulla pedagogia, sulla professionalizzazione forzata, sulla mancanza di orientamento, sui voti, sulle indicazioni ministeriali, sulla selezione e sul merito. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri vengono da me questi ragazzini di seconda media per un laboratorio di tre ore che avevo preparato di introduzione ai visori vr. Arrivano, tutti molto collaborativi, guardano tutto, passiamo davanti al laboratorio di chimica dove gli studenti delle superiori stanno facendo degli esperimenti e uno dei ragazzini spiaa, mi guarda, mi dice “wow, un laboratorio di chimica, io adoro la chimica!”. Nel laboratorio di robotica vanno in giro, sono curiosi, sono attiratissimi dai robot che sono in ricarica, guardano con gli occhi brillanti i bracci meccanici, fanno foto alle specifiche (!) dei robot, dopo avermi chiesto il permesso di usare il cellulare con sacra reverenza e timore.</p>

<p>Quando poi si mettono i visori esprimono sentimenti, non ci sono abituato. Si chiamano l&#39;un l&#39;altro, gridano di gioia, ridono, quando uno non capisce cosa fare e io non posso andare subito perché sto già supportando uno di loro, “ti spiego io” dicono e si aiutano tra loro. Dopo tre ore ho quasi dovuto strappargli i visori altrimenti saremmo ancora lì. Anzi, a un certo punto gli ho detto “guardate che dobbiamo mettere via tutto perché tra un quarto d&#39;ora ci chiudono dentro la scuola!” e uno studente mi ha risposto, “ma che chiudano pure, noi restiamo qui”. Erano quasi le sei di sera.</p>

<p>Racconto tutto a Elettra che mi sorride e dice, “bello”. Ma poi aggiunge: “chissà come facciamo noi docenti a spegnere tutto questo entusiasmo e questa passione”.</p>

<p>Ecco, questa è una bella domanda da mettere a corollario a tutti i discorsi sulla pedagogia, sulla professionalizzazione forzata, sulla mancanza di orientamento, sui voti, sulle indicazioni ministeriali, sulla selezione e sul merito.</p>
]]></content:encoded>
      <author>cronache dalla scuola</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/wod4fmawfd</guid>
      <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:07:00 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>Torta cioccolato e mele</title>
      <link>https://noblogo.org/angolo-cottura/torta-cioccolato-e-mele</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ingredienti&#xA;3 mele dolci (Golden), misura medio-grossa&#xA;250g ma anche fino a 350 g di cioccolato fondente secondo il gusto.&#xA;(io ho usato le uova di Pasqua)&#xA;Pulisci le mele, le sbucci, le tagli a tocchi come ti vengono, le metti in una pentola e ci metti un bicchierone d’acqua.&#xA;Fai bollire: da quando bolle calcoli 4–5 minuti e le scoli subito.&#xA;Intanto sciogli come meglio puoi il cioccolato fondente: va bene l’uovo di Pasqua o le tavolette grosse tipo mattonelle. Nel microonde un minuto, oppure a bagnomaria, o sul fornello a fuoco lento. Appena la cioccolata è sciolta la aggiungi alle mele.&#xA;Magari dentro a un frullatore, oppure nella stessa pentola e usi un frullatore a immersione per macinare tutto fine. Più macini e meglio è.&#xA;Usa una teglia con cerniera diametro 18, al massimo 20 cm, foderata di carta forno solo sui bordi, e ci versi il composto.&#xA;Metti in frigo una notte.&#xA;Il giorno dopo, se vuoi, gli dai una spolverata di cacao amaro in polvere.&#xA;&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=71aZL2l5Xh8&amp;t=1&#xA;&#xA;dolci]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ingredienti
3 mele dolci (Golden), misura medio-grossa
250g ma anche fino a 350 g di cioccolato fondente secondo il gusto.
(io ho usato le uova di Pasqua)
Pulisci le mele, le sbucci, le tagli a tocchi come ti vengono, le metti in una pentola e ci metti un bicchierone d’acqua.
Fai bollire: da quando bolle calcoli 4–5 minuti e le scoli subito.
Intanto sciogli come meglio puoi il cioccolato fondente: va bene l’uovo di Pasqua o le tavolette grosse tipo mattonelle. Nel microonde un minuto, oppure a bagnomaria, o sul fornello a fuoco lento. Appena la cioccolata è sciolta la aggiungi alle mele.
Magari dentro a un frullatore, oppure nella stessa pentola e usi un frullatore a immersione per macinare tutto fine. Più macini e meglio è.
Usa una teglia con cerniera diametro 18, al massimo 20 cm, foderata di carta forno solo sui bordi, e ci versi il composto.
Metti in frigo una notte.
Il giorno dopo, se vuoi, gli dai una spolverata di cacao amaro in polvere.</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=71aZL2l5Xh8&amp;t=1" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=71aZL2l5Xh8&amp;t=1</a></p>

<p>#dolci</p>
]]></content:encoded>
      <author>angolo cottura </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/dvgd7bsq8x</guid>
      <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:29:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>22 dicembre 2025 alle 9:57</title>
      <link>https://noblogo.org/alfonso/22-dicembre-2025-alle-9-57</link>
      <description>&lt;![CDATA[22 dicembre 2025 alle 9:57&#xA;&#xA;&#34;L’Ombra delle Parole è nato nel 2013. All’inizio era un blog che cercava la propria strada di uscita dal novecento epigonico e agonico, la compagnia era la più varia… nel frattempo alcuni si dileguarono per motivi personalistici e posiziocentrici, ciascuno era più interessato al proprio narcisismo che alla costruzione di una poetica… ma senza una poetica non si va da nessuna altra parte, io lo avevo scritto e ripetuto ma, si sa, il narcisismo è una droga più forte di qualsiasi ragione...&#34;&#xA;(Giorgio Linguaglossa)&#xA;&#xA;Sei stato una forza della natura, Giorgio. Ti definivi calzolaio della poesia ma eri un corsaro, eri libero, eri una farfalla imprendibile; le tue traiettorie imprevedibili. Non facevi sconti a nessuno: non dovevi difendere nessun fortilizio. Leggevi tutti, ascoltavi tutti e a tutti davi un parere, un consiglio. Grazie a te ho conosciuto poeti che nessuno cita perché scomodi e retti. Pubblicavi sconosciuti quando t&#39;incuriosivano: una rarità nel panorama poetico contemporaneo. Ricordo quando accettasti di pubblicare quei &#34;concept-tweet&#34; geniali e sparsi di un ingegnere, che ricostruii con entusiasmo, certo che ne avresti goduto con me. Ti ricordo mascherato, ironico e autoironico a &#34;Più libri più liberi&#34;. È stato un bel tratto di strada, con la Poetry Kitchen, cominciato proprio quando avevo necessità di perdere le poche certezze in mio possesso. Mi hai portato nel basement, sugli esopianeti. E chi torna più indietro!&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>22 dicembre 2025 alle 9:57</p>

<p>“L’Ombra delle Parole è nato nel 2013. All’inizio era un blog che cercava la propria strada di uscita dal novecento epigonico e agonico, la compagnia era la più varia… nel frattempo alcuni si dileguarono per motivi personalistici e posiziocentrici, ciascuno era più interessato al proprio narcisismo che alla costruzione di una poetica… ma senza una poetica non si va da nessuna altra parte, io lo avevo scritto e ripetuto ma, si sa, il narcisismo è una droga più forte di qualsiasi ragione...”
(Giorgio Linguaglossa)</p>

<p>Sei stato una forza della natura, Giorgio. Ti definivi calzolaio della poesia ma eri un corsaro, eri libero, eri una farfalla imprendibile; le tue traiettorie imprevedibili. Non facevi sconti a nessuno: non dovevi difendere nessun fortilizio. Leggevi tutti, ascoltavi tutti e a tutti davi un parere, un consiglio. Grazie a te ho conosciuto poeti che nessuno cita perché scomodi e retti. Pubblicavi sconosciuti quando t&#39;incuriosivano: una rarità nel panorama poetico contemporaneo. Ricordo quando accettasti di pubblicare quei “concept-tweet” geniali e sparsi di un ingegnere, che ricostruii con entusiasmo, certo che ne avresti goduto con me. Ti ricordo mascherato, ironico e autoironico a “Più libri più liberi”. È stato un bel tratto di strada, con la Poetry Kitchen, cominciato proprio quando avevo necessità di perdere le poche certezze in mio possesso. Mi hai portato nel basement, sugli esopianeti. E chi torna più indietro!</p>
]]></content:encoded>
      <author>Alfonso Cataldi</author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/3cebg52z97</guid>
      <pubDate>Sun, 26 Apr 2026 14:24:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cosa ci insegna davvero Chernobyl. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/cosa-ci-insegna-davvero-chernobyl</link>
      <description>&lt;![CDATA[Chernobyl mostra i limiti dei sistemi complessi senza trasparenza e    responsabilità politica. &#xA;&#xA;(220) &#xA;&#xA;(C1) &#xA;&#xA;Nota: il post risulta abbastanza lungo, ma ho inteso approfondire un &#34;minimo&#34; un argomento così importante, seppur trattato innumerevoli volte. &#xA;&#xA;Il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare di #Chernobyl, allora parte dell’Unione Sovietica, un test condotto in condizioni inadeguate provocò l’esplosione del reattore numero 4. &#xA;È rimasto uno dei più gravi disastri nucleari della storia contemporanea. &#xA;Ma ridurlo a incidente tecnico significa non comprenderne davvero la portata: né allora, né oggi.&#xA;&#xA;Il reattore coinvolto, di tipo “RBMK”, presentava caratteristiche strutturali problematiche: instabilità a bassa potenza e assenza di un adeguato contenimento. &#xA;Questi limiti erano noti in ambito tecnico, ma non vennero affrontati con la necessaria trasparenza. Il sistema sovietico tendeva a compartimentare le informazioni, limitandone la circolazione anche tra specialisti. &#xA;&#xA;Come ricorda lo storico ucraino Serhij Plochiy, il reattore era nato anche per produrre plutonio militare, e la conoscenza dei difetti non arrivò mai del tutto a chi lo gestiva ogni giorno.&#xA;La cultura politica giocò un ruolo decisivo. &#xA;La priorità era dimostrare efficienza e rispettare obiettivi produttivi stabiliti centralmente. &#xA;Segnalare criticità significava esporsi a conseguenze professionali e politiche. &#xA;La sicurezza, pur formalmente centrale, veniva spesso subordinata ad altre esigenze. &#xA;&#xA;Il Politburo di Gorbačëv riconobbe internamente che le responsabilità andavano divise tra errori umani e difetti di progettazione, ma in pubblico la colpa fu scaricata quasi interamente sugli operatori.&#xA;Gli operatori che quella notte portarono avanti il test agirono in un quadro rigido, con informazioni incomplete e istruzioni contraddittorie. &#xA;Alcuni sistemi di sicurezza furono disattivati per rispettare il protocollo sperimentale. &#xA;&#xA;In un ambiente dove il dissenso era scoraggiato, la possibilità di fermare la procedura si ridusse drasticamente. &#xA;“Aggirare” le regole era diventato prassi per tenere il passo con gli obiettivi di produzione, in un sistema che puniva l’allarme più del rischio.&#xA;Dopo l’esplosione, la gestione dell’emergenza seguì la stessa logica. &#xA;Le autorità locali e centrali evitarono di diffondere informazioni immediate e complete. &#xA;La città di Pripyat, a pochi chilometri dalla centrale, non fu evacuata subito: per ore, decine di migliaia di persone rimasero esposte senza saperlo. &#xA;Solo quando le rilevazioni di radioattività in altri paesi europei resero impossibile negare l’accaduto, l’Unione Sovietica iniziò a fornire comunicazioni ufficiali, comunque parziali e controllate.&#xA;&#xA;Le conseguenze immediate furono drammatiche: incendi, esposizione acuta alle radiazioni, morti tra i soccorritori e tra il personale della centrale. &#xA;Nei giorni successivi, centinaia di migliaia di persone furono evacuate e intere aree furono dichiarate inabitabili. &#xA;Eppure, a quarant’anni di distanza, il numero delle vittime ufficialmente riconosciute resta poco superiore alle quaranta, cioè coloro che morirono per sindrome acuta da radiazioni: tutto il resto – malattie, decessi prematuri, impatto sulla salute mentale, rimane largamente sotto‑stimato.&#xA;Gli effetti a lungo termine sono difficili da quantificare, ma non meno rilevanti. &#xA;Ancora oggi, ampie zone tra Ucraina, Bielorussia e Russia risultano contaminate. &#xA;Isotopi come il cesio-137 e lo stronzio-90 persistono nel suolo per decenni, entrando nella catena alimentare e richiedendo monitoraggi continui.&#xA;Uno degli impatti più documentati è l’aumento dei tumori alla tiroide, soprattutto tra chi era bambino all’epoca dell’incidente. &#xA;A questo si aggiungono altre patologie e conseguenze psicologiche: ansia, stigma sociale, perdita di radicamento.&#xA;&#xA;(C2)&#xA;&#xA;L’impatto sociale fu profondo. &#xA;Le evacuazioni non furono solo spostamenti logistici, ma rotture definitive: comunità disperse, economie locali distrutte, territori trasformati in zone di esclusione. &#xA;La memoria del disastro continua a influenzare la percezione del rischio nucleare in tutta Europa. L’idea che “un Chernobyl da qualche parte è un Chernobyl ovunque” ha pesato sulle scelte energetiche di diversi paesi, dall’Italia alla Germania.&#xA;&#xA;Chernobyl ebbe anche un impatto politico rilevante. &#xA;L’incidente contribuì a incrinare la fiducia nell’Unione Sovietica, sia tra i cittadini sia a livello internazionale. &#xA;La gestione opaca dell’emergenza rese evidente la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà, accelerando dinamiche di sfiducia già presenti. &#xA;Sempre Plochiy sottolinea che, fra i fattori del crollo dell’Urss, Chernobyl fu almeno importante quanto la guerra in Afghanistan, perché mostrò ai cittadini i limiti strutturali del sistema.&#xA;&#xA;Il nodo, quindi, non è solo tecnologico. &#xA;È politico e culturale: riguarda il rapporto tra potere, informazione e responsabilità. &#xA;Quando chi decide non è tenuto a rispondere, la gestione del rischio diventa opaca e più pericolosa.&#xA;&#xA;E qui Chernobyl smette di essere solo storia. &#xA;Le condizioni che resero possibile quel disastro (concentrazione del potere, controllo dell’informazione, repressione del dissenso) non appartengono solo al passato sovietico. Quarant’anni dopo, la sua eredità attraversa la storia dell’Ucraina indipendente e arriva fino alla guerra iniziata nel 2022, quando le truppe russe hanno occupato nuovamente il sito della centrale lungo la loro avanzata verso Kyiv.&#xA;&#xA;Nella Russia di oggi, molte di quelle dinamiche sono tornate visibili: media indipendenti ridotti o chiusi, opposizione marginalizzata o repressa, gestione del potere sempre più verticale. &#xA;In parallelo, in Ucraina la memoria di Chernobyl, insieme a quella dell’Holodomor (la carestia avvenuta durante il regime di Stalin nell&#39;Ucraina sovietica dal 1932 al 1933), è diventata uno dei pilastri dell’identità nazionale, e l’occupazione del 2022 è letta come una nuova tappa di una storia di aggressione e resistenza. &#xA;&#xA;Durante quell’occupazione, il personale ucraino della centrale ha cercato di mantenere il controllo tecnico dell’impianto, imponendo ai soldati russi regole minime di sicurezza per evitare un nuovo incidente.&#xA;Oggi il rischio nucleare non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’uso politico e militare degli impianti: centrali occupate, infrastrutture energetiche trasformate in obiettivi militari, minacce di “ricatto atomico” come strumento di pressione. &#xA;&#xA;Chernobyl, da questo punto di vista, non è solo memoria: è un precedente concreto di cosa accade quando sistemi complessi sono gestiti da poteri non controllati. &#xA;Ricorda che gli effetti di un incidente nucleare non si fermano ai confini di uno Stato e che, di fronte a questi rischi, trasparenza, controllo indipendente e responsabilità politica non sono un di più, ma una condizione minima di sicurezza.&#xA;&#xA;#Chernobyl #Russia #UnioneSovietica #Ucraina #EnergiaAtomica #Blog #Opinioni&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Chernobyl mostra i limiti dei sistemi complessi senza trasparenza e    responsabilità politica.</p>

<p>(220)</p>

<p><img src="https://static.ilmanifesto.it/2026/04/et-pag-2-3-passante-chernobyl-ap.jpg" alt="(C1)"></p>

<p>Nota: il post risulta abbastanza lungo, ma ho inteso approfondire un “minimo” un argomento così importante, seppur trattato innumerevoli volte.</p>

<p>Il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare di #Chernobyl, allora parte dell’Unione Sovietica, un test condotto in condizioni inadeguate provocò l’esplosione del reattore numero 4.
È rimasto uno dei più gravi disastri nucleari della storia contemporanea.
Ma ridurlo a incidente tecnico significa non comprenderne davvero la portata: né allora, né oggi.</p>

<p>Il reattore coinvolto, di tipo “<strong>RBMK</strong>”, presentava caratteristiche strutturali problematiche: instabilità a bassa potenza e assenza di un adeguato contenimento.
Questi limiti erano noti in ambito tecnico, ma non vennero affrontati con la necessaria trasparenza. Il sistema sovietico tendeva a compartimentare le informazioni, limitandone la circolazione anche tra specialisti.</p>

<p>Come ricorda lo <strong>storico ucraino Serhij Plochiy</strong>, il reattore era nato anche per produrre plutonio militare, e la conoscenza dei difetti non arrivò mai del tutto a chi lo gestiva ogni giorno.
<strong>La cultura politica giocò un ruolo decisivo.
La priorità era dimostrare efficienza e rispettare obiettivi produttivi stabiliti centralmente</strong>.
Segnalare criticità significava esporsi a conseguenze professionali e politiche.
La sicurezza, pur formalmente centrale, veniva spesso subordinata ad altre esigenze.</p>

<p>Il Politburo di Gorbačëv riconobbe internamente che le responsabilità andavano divise tra errori umani e difetti di progettazione, ma in pubblico la colpa fu scaricata quasi interamente sugli operatori.
Gli operatori che quella notte portarono avanti il test agirono in un quadro rigido, con informazioni incomplete e istruzioni contraddittorie.
Alcuni sistemi di sicurezza furono disattivati per rispettare il protocollo sperimentale.</p>

<p><strong>In un ambiente dove il dissenso era scoraggiato, la possibilità di fermare la procedura si ridusse drasticamente</strong>.
“Aggirare” le regole era diventato prassi per tenere il passo con gli obiettivi di produzione, in un sistema che puniva l’allarme più del rischio.
Dopo l’esplosione, la gestione dell’emergenza seguì la stessa logica.
Le autorità locali e centrali evitarono di diffondere informazioni immediate e complete.
La città di <strong>Pripyat</strong>, a pochi chilometri dalla centrale, non fu evacuata subito: per ore, decine di migliaia di persone rimasero esposte senza saperlo.
Solo quando le rilevazioni di radioattività in altri paesi europei resero impossibile negare l’accaduto, l’Unione Sovietica iniziò a fornire comunicazioni ufficiali, comunque parziali e controllate.</p>

<p>Le conseguenze immediate furono drammatiche: incendi, esposizione acuta alle radiazioni, morti tra i soccorritori e tra il personale della centrale.
Nei giorni successivi, centinaia di migliaia di persone furono evacuate e intere aree furono dichiarate inabitabili.
Eppure, a quarant’anni di distanza, il numero delle vittime ufficialmente riconosciute resta poco superiore alle quaranta, cioè coloro che morirono per sindrome acuta da radiazioni: tutto il resto – malattie, decessi prematuri, impatto sulla salute mentale, rimane largamente sotto‑stimato.
Gli effetti a lungo termine sono difficili da quantificare, ma non meno rilevanti.
<strong>Ancora oggi, ampie zone tra Ucraina, Bielorussia e Russia risultano contaminate</strong>.
Isotopi come il cesio-137 e lo stronzio-90 persistono nel suolo per decenni, entrando nella catena alimentare e richiedendo monitoraggi continui.
Uno degli impatti più documentati è l’aumento dei tumori alla tiroide, soprattutto tra chi era bambino all’epoca dell’incidente.
A questo si aggiungono altre patologie e conseguenze psicologiche: ansia, stigma sociale, perdita di radicamento.</p>

<p><img src="https://www.scienzainrete.it/files/styles/molto_grande/public/5964590827_cf213fb370_o_0.jpg?itok=IXHGc-qq" alt="(C2)"></p>

<p><strong>L’impatto sociale fu profondo</strong>.
Le evacuazioni non furono solo spostamenti logistici, ma rotture definitive: comunità disperse, economie locali distrutte, territori trasformati in zone di esclusione.
La memoria del disastro continua a influenzare la percezione del rischio nucleare in tutta Europa. L’idea che “un Chernobyl da qualche parte è un Chernobyl ovunque” ha pesato sulle scelte energetiche di diversi paesi, dall’Italia alla Germania.</p>

<p><strong>Chernobyl ebbe anche un impatto politico rilevante</strong>.
L’incidente contribuì a incrinare la fiducia nell’Unione Sovietica, sia tra i cittadini sia a livello internazionale.
La gestione opaca dell’emergenza rese evidente la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà, accelerando dinamiche di sfiducia già presenti.
Sempre Plochiy sottolinea che, fra i fattori del crollo dell’Urss, Chernobyl fu almeno importante quanto la guerra in Afghanistan, perché mostrò ai cittadini i limiti strutturali del sistema.</p>

<p><strong>Il nodo, quindi, non è solo tecnologico.
È politico e culturale: riguarda il rapporto tra potere, informazione e responsabilità</strong>.
Quando chi decide non è tenuto a rispondere, la gestione del rischio diventa opaca e più pericolosa.</p>

<p>E qui Chernobyl smette di essere solo storia.
Le condizioni che resero possibile quel disastro (concentrazione del potere, controllo dell’informazione, repressione del dissenso) non appartengono solo al passato sovietico. Quarant’anni dopo, la sua eredità attraversa la storia dell’Ucraina indipendente e arriva fino alla guerra iniziata nel 2022, quando le truppe russe hanno occupato nuovamente il sito della centrale lungo la loro avanzata verso Kyiv.</p>

<p><strong>Nella Russia di oggi, molte di quelle dinamiche sono tornate visibili</strong>: media indipendenti ridotti o chiusi, opposizione marginalizzata o repressa, gestione del potere sempre più verticale.
In parallelo, in Ucraina la memoria di Chernobyl, insieme a quella dell’Holodomor (la carestia avvenuta durante il regime di Stalin nell&#39;Ucraina sovietica dal 1932 al 1933), è diventata uno dei pilastri dell’identità nazionale, e l’occupazione del 2022 è letta come una nuova tappa di una storia di aggressione e resistenza.</p>

<p>Durante quell’occupazione, il personale ucraino della centrale ha cercato di mantenere il controllo tecnico dell’impianto, imponendo ai soldati russi regole minime di sicurezza per evitare un nuovo incidente.
Oggi il rischio nucleare non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’uso politico e militare degli impianti: centrali occupate, infrastrutture energetiche trasformate in obiettivi militari, minacce di “ricatto atomico” come strumento di pressione.</p>

<p><strong>Chernobyl, da questo punto di vista, non è solo memoria: è un precedente concreto di cosa accade quando sistemi complessi sono gestiti da poteri non controllati.
Ricorda che gli effetti di un incidente nucleare non si fermano ai confini di uno Stato e che, di fronte a questi rischi, trasparenza, controllo indipendente e responsabilità politica non sono un di più, ma una condizione minima di sicurezza</strong>.</p>

<p>#Chernobyl #Russia #UnioneSovietica #Ucraina #EnergiaAtomica #Blog #Opinioni</p>
]]></content:encoded>
      <author>Transit </author>
      <guid>https://noblogo.org/read/a/q2o61vuwfg</guid>
      <pubDate>Sun, 26 Apr 2026 09:21:36 +0000</pubDate>
    </item>
  </channel>
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