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    <title>Vannacci &amp;mdash; Transit </title>
    <link>https://noblogo.org/transit/tag:Vannacci</link>
    <description>Il blog di Alessandra Corubolo e Daniele Mattioli (on-line, in varie forme,  dal 2005.)</description>
    <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 17:58:49 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Vannacci, quando la provocazione diventa metodo politico. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/vannacci-quando-la-provocazione-diventa-metodo-politico</link>
      <description>&lt;![CDATA[(225) &#xA;&#xA;(V1)&#xA;&#xA;La dialettica di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: è una vera grammatica politica. &#xA;Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico. &#xA;È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione; non invita al confronto, ma alla presa di posizione. &#xA;&#xA;In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.&#xA;Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario: parla a un “noi” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali. &#xA;Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale. &#xA;&#xA;La realtà viene ridotta a una successione di contrasti: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori. &#xA;È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.&#xA;Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico. &#xA;&#xA;(V2)&#xA;&#xA;Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità. &#xA;&#xA;Così, la provocazione diventa metodo e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.&#xA;È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini. &#xA;Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti. &#xA;&#xA;In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere.&#xA;Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione. &#xA;La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica. &#xA;Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea. &#xA;&#xA;Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica. &#xA;È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso.&#xA;&#xA;#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia &#xA;&#xA;Mastodon: @alda7069@mastodon.uno&#xD;&#xA;Telegram: https://t.me/transitblog&#xD;&#xA;Friendica: @danmatt@poliverso.org&#xD;&#xA;Blue Sky: https://bsky.app/profile/mattiolidaniele.bsky.social&#xD;&#xA;Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): https://bio.site/danielemattioli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scriptfunction loadScript(a){var b=document.getElementsByTagName(&#34;head&#34;)[0],c=document.createElement(&#34;script&#34;);c.type=&#34;text/javascript&#34;,c.src=&#34;https://tracker.metricool.com/resources/be.js&#34;,c.onreadystatechange=a,c.onload=a,b.appendChild(c)}loadScript(function(){beTracker.t({hash:&#34;70edbb2602e0451c4267847447b07ce2&#34;})});/script&#xD;&#xA;Gli scritti sono tutelati da &#34;Creative Commons&#34; (qui)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: &#xD;&#xA;corubomatt@gmail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(225)</p>

<p><img src="https://jacobinitalia.it/wp-content/uploads/2026/06/vannacci_jacobin_italia.jpg" alt="(V1)"></p>

<p>La <strong>dialettica</strong> di <a href="/transit/tag:RobertoVannacci" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">RobertoVannacci</span></a> non è solo uno stile comunicativo: <strong>è una vera grammatica politica</strong>.
Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico.
<strong>È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione</strong>; non invita al confronto, ma alla presa di posizione.</p>

<p>In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa.
<strong>Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario</strong>: parla a un “<strong>noi</strong>” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali.
<strong>Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica</strong>, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale.</p>

<p><strong>La realtà viene ridotta a una successione di contrasti</strong>: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori.
È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie.
<strong>Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea</strong>, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico.</p>

<p><img src="https://www.genovatoday.it/~media/horizontal-hi/25006888501085/lapresse_roberto-vannacci-generale.jpg" alt="(V2)"></p>

<p><strong>Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità</strong>.</p>

<p><strong>Così, la provocazione diventa metodo</strong> e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente.
<strong>È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini</strong>.
Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti.</p>

<p><strong>In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere</strong>.
Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione.
La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica.
Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea.</p>

<p><strong>Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica.
È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso</strong>.</p>

<p><a href="/transit/tag:Blog" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Blog</span></a> <a href="/transit/tag:Vannacci" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Vannacci</span></a> <a href="/transit/tag:Politica" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Politica</span></a> <a href="/transit/tag:Comunicazione" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Comunicazione</span></a> <a href="/transit/tag:Italia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Italia</span></a></p>

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<p>Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a:
corubomatt@gmail.com</p>
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      <guid>https://noblogo.org/transit/vannacci-quando-la-provocazione-diventa-metodo-politico</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:45:39 +0000</pubDate>
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