Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un blog di un cultore della materia. Comprendere dove nel mondo, perché e con quali dinamiche spaziali si sviluppa la criminalità organizzata

IL PROGRAMMA GLOBALE DELLE NAZIONI UNITE PER SMANTELLARE LE RETI CRIMINALI TRANSNAZIONALI

Il crimine organizzato è globale e adattivo; per contrastarlo efficacemente serve una risposta altrettanto strategica, cooperativa e orientata all'intelligence, che vada oltre i singoli sequestri per smantellare i modelli di business criminali.

Il GPCD è un programma globale dell'UNODC, istituito nel 2022, che mira a disgregare le reti criminali transnazionali attraverso azioni di giustizia penale strategiche, cooperative e mirate, andando “oltre il sequestro” per colpire i modelli di business e gli attori chiave del crimine organizzato. L'UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) è l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine. L'agenzia ha sede a Vienna, conta circa 1.500 dipendenti in tutto il mondo e opera attraverso 21 succursali e due uffici intermediari (a Bruxelles e New York).

Gli Obiettivi Principali del Programma sono quelli di promuovere azioni di intelligence-led per identificare opzioni di smantellamento ad alto impatto; rafforzare le capacità investigative nel rispetto dei diritti umani; facilitare la cooperazione internazionale tra giurisdizioni multiple; proteggere operatori di giustizia, vittime e testimoni; sostenere l'internazionalizzazione di indagini e procedimenti.

Nel 2025 sono stati 84 gli Stati Membri ONU coinvolti, mediante una stretta collaborazione con numerose reti di cooperazione giudiziaria e di polizia

Tra i Risultati Operativi annoverati nel 2025, l'Operation Azure II, che ha portato a 161 sequestri di droghe sintetiche (292,57 kg), 42 arresti, 3 consegne controllate in 14 paesi, nonché il sequestro record di 1.929 kg di cannabis e oltre 150.000 pillole di Tapentadol.

Sono inoltre stati costituiti 2 Nuove Joint Investigation Teams : Guinea Bissau-Senegal-Gambia e Bolivia-Perù Liberia

Lo scorso anno è stata lanciata la Rete JUST (Justices United Against Synthetic Trafficking), una piattaforma globale per magistrati su droghe sintetiche, con primo meeting a Bangkok ed un nuovo corso di aggiornamento e-learning. Sono state diramate 4 linee guida per la cooperazione prosecutorial in America Latina (protezione magistrati, crimini ambientali, corruzione, indagini transfrontaliere) e rilasciati 2 report strategici: – Reti criminali nel traffico di cocaina Sud America-Balcani-Europa; – Farmaci contaminati e integrità della catena di fornitura farmaceutica (con OMS). si sono altresì tenuti 7 incontri di esperti su temi come traffico di eroina, metanfetamine, armi, prodotti medici e beni culturali

Con riguardo alle Iniziative Regionali si segnala: – America Latina e Caraibi: – Rafforzamento della cooperazione tra pubblici ministeri contro minacce “policriminali”; – Applicazione pratica del Protocollo AIAMP per la protezione dei magistrati in un processo a Rio de Janeiro; – Creazione di una JIT (Squadra Investigativa Comune) Bolivia-Perù per crimini ambientali Africa – Liberia: primo programma nazionale di e-learning per 450 agenti; aumento del 25% del personale qualificato – Benin: sviluppo di un “Ethics Workbook” per integrità nelle indagini – Senegal: creazione di un Dipartimento di Intelligence dedicato e formazione di “campioni nazionali” su etica – Asia: Consolidamento della rete CASC (Central Asian Countries) con oltre 45 casi facilitati nel 2025; Focus su cybercrime, recupero asset e tratta di persone – Medio Oriente e Nord Africa: Primo progetto GPCD sul traffico di beni culturali in Egitto e Libano: oltre 150 professionisti formati, con risultati operativi tangibili

I temi trasversali trattati vedono: – Diritti umani e genere: integrazione sistematica nelle indagini sul crimine organizzato; - Protezione dei beni culturali: approccio innovativo di smantellamento delle reti di traffico; – Prodotti medici falsificati: report congiunto UNODC-OMS su vulnerabilità della catena farmaceutica

tra i partner del Programma GPCD compaiono anche i carabinieri italiani del Comando Tutela Patrimonio Culturale

Il programma è sostenuto da donatori tra cui UE, USA, Regno Unito, Giappone, Italia e Francia, e collabora con partner come INTERPOL, Eurojust, OMS, UNESCO e reti giudiziarie regionali.

Il GPCD intende: – Intensificare le azioni congiunte e le partnership, – Scalare interventi basati su risultati operativi concreti, – Rafforzare l'integrazione con altri programmi UNODC sulla gestione delle frontiere.

Per saperne di più: https://www.unodc.org/documents/gpcd/Resources/20260210_GPCD_2025_Annual_Report_r.pdf

#GPCD #UNODC


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


I CARABINIERI IN PRIMA LINEA NELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE NELL'AREA PRIORITARIA DEI REATI AMBIENTALI

La cooperazione internazionale si conferma un fattore imprescindibile per garantire risultati concreti nella lotta ai crimini ambientali, che per loro natura superano facilmente i confini nazionali. I Carabinieri Forestali svolgono un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale per il contrasto ai reati ambientali, con un riconoscimento crescente a livello europeo e globale.

Il ​kick-off del ciclo EMPACT 2026-2029 ​si è svolto il ​5 febbraio 2026 a ​L'Aia, nei Paesi Bassi, presso la sede centrale di Europol.​ Questo evento ha segnato l'inizio ufficiale del nuovo ciclo quadriennale, in linea con l'adozione da parte del Consiglio dell'Unione europea delle priorità in materia di criminalità per il periodo 2026-2029.

 ​

L'Italia ​ha presentato la sua ​leadership strategica ​nell'area prioritaria dei ​reati ambientali, con i ​Carabinieri Forestali ​designati come co-driver per questa linea d'azione. ​L'Arma dei Carabinieri è riconosciuta come la più grande forza di polizia specializzata in ambito ambientale a livello europeo e sarà responsabile del coordinamento delle azioni operative insieme a Europol, guidando direttamente tre specifiche iniziative di contrasto in sinergia con le forze di polizia di Spagna, Francia, Portogallo e Slovacchia.

L'evento ha sottolineato ​la cooperazione transfrontaliera, con la partecipazione degli Stati membri dell'UE, delle agenzie dell'UE (Europol, Eurojust, CEPOL), dei partner internazionali (Interpol, UNODC) e delle ONG (ad esempio, WWF-Traffic). ​

Sono state confermate le ​sette priorità in materia di criminalità ​per il ciclo 2026–2029: – Distruggere le reti e gli individui criminali più pericolosi – Affrontare i crimini online (attacchi informatici, sfruttamento sessuale dei minori online, frode online) – Lotta al traffico di droga – Lotta al traffico di migranti e alla tratta di esseri umani – Contrastare i reati con armi da fuoco ed esplosivi – Interruzione delle reti di criminalità ambientale – Lotta ai crimini economici e finanziari (frode IVA, crimini contro la proprietà intellettuale) ​

Il lancio ha anche posto le basi per lo sviluppo di ​piani d'azione operativi (OAP), con coordinatori e driver nazionali incaricati di organizzare operazioni congiunte durante tutto il ciclo.

Per saperne di più https://www.europol.europa.eu/crime-areas-and-statistics/empact

#armadeicarabinieri #carabinieriforestale #carabinieriforestali #europol #cicloEMPACT


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Euro contraffatti in banconote e monete arrivavano a pacchi dalla Cina

Un'operazione internazionale coordinata da Europol, condotta da Austria, Portogallo e Spagna, e che ha visto coinvolte le forze di polizia anche di Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Serbia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti, ha portato al sequestro di circa 1,2 miliardi di euro in contanti falsi e monete contraffatte.
L'operazione si è svolta tra giugno e novembre 2025 e ha portato al blocco di 379 pacchi contenenti denaro falso.

Più del 90% del denaro sequestrato proveniva dalla Cina, con particolare rilevanza per i sequestri in Romania, dove sono state scoperte oltre 223.000 banconote contraffatte. In questo contesto sono state identificate e bloccate diverse reti criminali che distribuivano denaro falso tramite servizi postali. Europol collabora con la Banca Centrale Europea e le autorità cinesi per affrontare il problema alla fonte


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


L'Italia attua il pacchetto UE sulle prove elettroniche: nuove norme per le prove digitali transfrontaliere nei procedimenti penali

Le prove digitali, note anche come digital evidence, sono informazioni probanti memorizzate o trasmesse in formato digitale, utilizzabili in un processo civile o penale per dimostrare fatti rilevanti. Queste prove includono documenti informatici, messaggi istantanei, e-mail, registrazioni audio/video, fotografie, pagine web, contenuti di social network e dati generati da sistemi informatici o di intelligenza artificiale. L'Italia ha appena recepito due importanti regolamenti UE (Regolamento 2023/1543 e Direttiva 2023/1544) attraverso i Decreti Legislativi 215 e 216, pubblicati a gennaio 2026. Si tratta di un'evoluzione significativa per la raccolta di prove digitali attraverso i confini dell'UE. I paesi dell'UE possono ora richiedere direttamente prove digitali ai fornitori di servizi di altri Stati membri tramite ordini standardizzati, con l'Italia che designa autorità e procedure specifiche sia per l'emissione che per l'esecuzione di tali richieste

Cosa cambia dunque ? Le aziende che offrono servizi nell'UE devono ora designare un rappresentante legale o una sede in uno Stato membro dell'UE. Saranno tenuti a rispondere agli ordini europei di produzione (EPO) e agli ordini europei di conservazione per le prove elettroniche. I fornitori di servizi finanziari sono esenti da questi obblighi. Il Ministero dell'Interno italiano terrà un registro dei rappresentanti designati.

Per le forze dell'ordine e i pubblici ministeri: comunicazione diretta con i fornitori di servizi in altri paesi dell'UE senza i tradizionali trattati di mutua assistenza giudiziaria. Diverse autorità possono emettere ordini a seconda del tipo di dati: Dati dell'abbonato: Procura della Repubblica o polizia (in caso di emergenza). Dati e contenuti sul traffico: richiesto un giudice istruttore. Nuova procedura “fast-track” per i casi urgenti (al di fuori delle emergenze).

Gli ordini di conservazione possono ora essere emessi dai pubblici ministeri per tutti i tipi di dati.

Le scadenze principali fissate dalla normativa

  • 18 febbraio 2026: i fornitori di servizi devono designare i rappresentanti.
  • 18 agosto 2026: entra in vigore la normativa completa.

Il Sistema per l'acquisizione di prove digitali oltre i confini dell'UE nelle indagini penali, in sostituzione dei metodi tradizionali più lenti è progettato per tenere il passo con la moderna criminalità digitale, mantenendo al contempo il controllo giudiziario.

Il sistema include garanzie per i conflitti con le leggi di paesi terzi e stabilisce procedure chiare per l'impugnazione degli ordini.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Latitante di ‘ndrangheta arrestato in una operazione congiunta da Carabinieri, la Polizia Cantonale di Zurigo e la Polizia federale elvetica

La Polizia Cantonale di Zurigo in collaborazione con la Polizia Federale elvetica, su indicazione del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (ROS), ha arrestato il latitante Bruno Vitale, considerato appartenente alla cosca di ndrangheta Gallace di Guardavalle (Catanzaro).

L’attività si inserisce nell’ambito dell’indagine “Ostro-Amaranto” dei Carabinieri del ROS, attraverso la quale è stata ricostruita, a livello di gravità indiziaria, l’operatività della locale di ‘ndrangheta di Guardavalle, attiva nel Soveratese e con ramificazione nel Centro-Nord Italia.

L’indagine, conclusa a gennaio dello scorso anno, ha visto l’esecuzione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), nei confronti di 44 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, voto di scambio politico mafioso, procurata inosservanza di pena, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, detenzione, porto in luogo pubblico e traffico, pure internazionale, di armi, anche da guerra, nonché di materiale esplodente, aggravati dal metodo mafioso.

La cattura del latitante costituisce il culmine di un’ attività di ricerca posta in essere dai Carabinieri del ROS. Sotto la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con il supporto dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) e in stretta collaborazione con i Reparti Investigativi della Polizia Federale Svizzera, nonché con quelli della Polizia Cantonale di Svitto e di Zurigo diretti e coordinati dall’Ufficio Federale di Giustizia Svizzero e Ministero Pubblico della Confederazione Elvetica, mediante attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, anche transfrontaliero, si è localizzato il ricercato all’interno di un’abitazione di Wetzikon, cittadina del cantone di Zurigo.

Vitale è stato momentaneamente ristretto presso un carcere elvetico in attesa di essere estradato in Italia, dovrà rispondere non solo delle accuse di partecipazione all’associazione mafiosa e possesso di armi contestategli nell’operazione “Ostro-Amaranto”, ma anche di reati concernenti il traffico internazionale di sostanze stupefacenti contestategli con la misura cautelare dell’operazione “Kleopatra” a cui era sfuggito lo scorso maggio.

#carabinieri #armadeicarabinieri #ros #ICAN #ndrangheta #PoliziaCantonaleZurigo #Polizia federale elvetica #latitante


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Pirateria audiovisiva. L'Italia guida un'operazione internazionale che punta allo “switch-off”

Si è conclusa in questi giorni una indagine internazionale denominata “Switch off” per il contrasto al cybercrime e alla pirateria audiovisiva, diretta dalla Procura della Repubblica di Catania e svolta con il coordinamento di #Eurojust con le autorità giudiziarie dei singoli Paesi coinvolti, con il coinvolgimento e la collaborazione di #Europol ed #Interpol.

L’attività si è svolta con il coordinamento operativo del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica italiano, nonché il supporto della rete @On (Operation network), che è finanziata dalla Commissione europea con la guida dalla Direzione investigativa antimafia (DIA).

L’indagine ha consentito di acquisire indizi di colpevolezza nei confronti dei 31 componenti di un gruppo criminale organizzato a carattere transnazionale, accusati della diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a un sistema informatico, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.

L’attività ha permesso di smantellare una infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di utenti finali, in ambito nazionale e internazionale. Con un sofisticato sistema informatico, quello delle Iptv illegali, venivano fraudolentemente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle piattaforme televisive nazionali ed internazionali, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.

Oltre cento operatori della Polizia postale hanno effettuato perquisizioni nei confronti di 31 indagati in 11 città in Italia e 14 obiettivi situati all’estero, in collaborazione con le Forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo. Eseguiti provvedimenti anche in Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi uniti, grazie alla cooperazione della autorità locali.

L’indagine è stata avviata un anno fa grazie agli spunti investigativi ottenuti da una precedente operazione internazionale, convenzionalmente denominata “Taken down”.

Gli investigatori hanno analizzato i numerosi dati acquisiti dai sequestri dei dispositivi e delle apparecchiature, dal monitoraggio della rete e analisi dei flussi, nonché delle informazioni da fonti aperte e dai sistemi di messaggistica oltre al tracciamento delle transazioni finanziarie, soprattutto in criptovalute.

Gli indagati hanno adottato strategie avanzate di anonimizzazione che si sono concretizzate in una serie di operazioni, quali l’investimento in criptovalute, l’intestazione fittizia di beni e la costituzione di società fittizie, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi e si sono resi responsabili di frode fiscale attraverso il regime nelle transazioni intracomunitarie.

Tali attività illecite hanno permesso all’organizzazione criminale di realizzare un giro di affari di milioni di euro mensili, provocando notevoli danni economici ai broadcaster, case cinematografiche e leghe sportive.

L'operazione ha bloccato l'attività di un migliaio di rivenditori italiani con oscuramento di oltre 100mila utenti finali in Italia e milioni a livello mondiale.

In Italia sono state sequestrate tre piattaforme Iptv illegali, con apposizione di pannelli di sequestro ai siti vetrina e gruppi Telegram utilizzati per la vendita.

In Romania è stata individuata una rilevante Iptv mondiale che distribuiva contenuti attraverso sei server, cinque ubicati in Romania e in uno Stato africano.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


La Diversificazione nei Metodi di Traffico Marittimo di Cocaina in Europa

Europol ha recentemente pubblicato uno studio (https://www.europol.europa.eu/cms/sites/default/files/documents/Diversification_in_maritime_cocaine_trafficking_modi_operandi.pdf) sul contesto e le tendenze generali del traffico di cocaina verso l’Europa, che continua a crescere, con reti criminali sempre più adattabili e innovative. Le organizzazioni criminali sfruttano vulnerabilità, diversificando rotte, metodi di trasporto e tecniche di occultamento per eludere le autorità. La pressione delle forze dell’ordine nei principali porti europei (Anversa, Amburgo, Rotterdam) ha spinto i trafficanti a spostare le attività verso porti minori o a evitare del tutto i porti commerciali.

Europol dedica la sua attenzione ai Principali Metodi di Traffico, partendo dai Trasbordi e dalle consegne in mare aperto: navi “madre” partono dal Sud America e trasferiscono la cocaina a imbarcazioni più piccole (“figlie”) al largo, che poi portano a riva lo stupefacente (es. Canarie, Galizia, costa irlandese, Danimarca, Mediterraneo). Altro metodo è quello dell'Uso di imbarcazioni non commerciali: Pescherecci, gommoni, barche a vela, e persino navi acquistate appositamente per il traffico. Un esempio viene da una Operazione congiunta Spagna-Colombia-Portogallo, che ha smantellato una rete che usava 11 motoscafi per prelevare cocaina in Atlantico e portarla alle Canarie.

Metodo più sofisticato è quello dell'utilizzo di Semi-sommergibili, ovvero imbarcazioni semi-sommerse, capaci di attraversare l’Atlantico (es. sequestro di 6,5 tonnellate vicino alle Azzorre nel 2025).

Il documento segnala inoltre il così detto Occultamento Avanzato. La cocaina viene miscelata chimicamente o nascosta in materiali legittimi (carta, plastica, tessuti, cibo, carbone, cartone, pelli bovine, polvere di yucca congelata). In Europa vengono allestiti laboratori per separare la droga dai materiali di copertura, spesso con esperti provenienti dal Sud America.

Altro sistema: la droga viene fissata sotto lo scafo delle navi o nascosta in compartimenti stagni (es. 900 kg trovati in una macchina frantumatrice).

Naturalmente viene fatto largo uso di nuove Tecnologie e di ogni possibile Innovazione: droni, palloni sonda e veicoli autonomi per ridurre i rischi.

Tutte le operazioni avvengono sotto il “mantello” di Comunicazioni criptate e linguaggi in codice.

Elevate sono di conseguenza le Sfide per le Forze dell’Ordine.

Si pensi al fatto che le consegne in mare aperto riducono le tracce logistiche e finanziarie e che le rotte divengono sempre più diversificate, attraverso il coinvolgimento di porti minori, fiumi (es. Guadalquivir in Andalusia), e regioni come l’Africa Occidentale.

Quale in questo contesto la risposta di Europol?

Naturalmente la Cooperazione internazionale, attraverso operazioni congiunte, costituzione di task force, scambio di intelligence in tempo reale. Quindi l'utilizzo di tecnologie avanzate, che consentano il monitoraggio marittimo esteso, analisi finanziarie, ed il dispiegamento di laboratori forensi mobili.

Il documento si concentra inoltre sulle prospettive future, prevedendo che il mercato della cocaina resterà redditizio, spingendo i trafficanti a sviluppare metodi ancora più sofisticati ed elevando i rischi di infiltrazione nelle catene logistiche legali, corruzione, e aumento della violenza legata al traffico.

Europol sottolinea quindi la necessità di un approccio integrato: collaborazione tra porti, dogane, polizia, settore privato e paesi terzi per trasformare gli attuali “punti ciechi” in opportunità investigative. Si pensi che nell'anno passato un’operazione internazionale ha sequestrato 73 tonnellate di cocaina, dimostrando l’efficacia della cooperazione transnazionale.

Quale ruolo dell'Italia

Il documento Europol non cita esplicitamente l’Italia tra i principali paesi coinvolti nelle nuove rotte o nei casi studio analizzati. Tuttavia, possiamo dedurre alcuni elementi rilevanti per il contesto italiano sulla base delle tendenze generali descritte.

Il documento sottolinea come i trafficanti stiano evitando i grandi porti (es. Anversa, Rotterdam) a favore di quelli più piccoli e meno controllati. L’Italia, con la sua lunga costa e numerosi porti (es. Gioia Tauro, Genova, Napoli, Trieste, Palermo), potrebbe essere un obiettivo per queste nuove strategie. Negli ultimi anni, i porti di Gioia Tauro e Napoli sono stati teatro di sequestri significativi di cocaina, spesso nascosta in container di frutta o merci varie. La Guardia di Finanza e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) hanno smantellato reti che usavano imbarcazioni private per trasportare droga dalle coste africane o sudamericane verso la Sicilia, la Calabria e la Puglia.

Le consegne in mare aperto e i trasferimenti tra imbarcazioni avvengono anche nel Mediterraneo, area di interesse per l’Italia. L’uso di imbarcazioni non commerciali (pescherecci, gommoni, barche a vela) per prelevare la cocaina al largo e portarla a riva è un metodo che potrebbe interessare le coste italiane, soprattutto in aree meno sorvegliate. La cocaina nascosta in materiali legittimi (es. cibo, macchinari, container) o fissata sotto lo scafo delle navi è una tecnica che può essere usata anche nei porti italiani. Laboratori di estrazione: Il documento menziona che in Europa vengono allestiti laboratori per estrarre la cocaina dai materiali di copertura. L’Italia, data la sua posizione geografica, potrebbe ospitare strutture simili.

L’Italia partecipa attivamente a Europol e a iniziative come l’ European Ports Alliance, che mira a rafforzare la sicurezza dei porti contro il traffico di droga.

Infiltrazione nella logistica: Il documento avverte che i trafficanti stanno infiltrando aziende legittime (es. import/export, trasporti). L’Italia, con il suo tessuto di PMI e porti commerciali, potrebbe essere vulnerabile a questo fenomeno.

Sebbene il documento Europol non menzioni direttamente l’Italia, il paese è potenzialmente esposto alle nuove strategie di traffico marittimo di cocaina, soprattutto per:

  • la posizione geografica (Mediterraneo centrale).
  • la presenza di porti minori e rotte alternative.
  • il rischio di infiltrazione nelle catene logistiche.

Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Un bieco commercio: la tratta di esseri umani per la rimozione di organi

La tratta di esseri umani per la sottrazione di organi è circondata da miti e idee sbagliate. Nei film, spesso viene rappresentata come una persona che si sveglia in una vasca piena di ghiaccio, a cui manca un rene. La realtà di questo crimine è molto più complessa.

La tratta di esseri umani per la rimozione degli organi è una forma di tratta in cui le persone vengono sfruttate per i loro organi. Sebbene le vittime spesso sembrino aver acconsentito all'asportazione dei loro organi, il loro consenso non è valido quando sono coinvolti inganno, frode o abuso di una posizione di vulnerabilità. In tali casi, sono considerate vittime della tratta di esseri umani. I trafficanti, che di solito fanno parte di sofisticate reti criminali, traggono profitto vendendo questi organi a destinatari che non possono o non vogliono aspettare i trapianti legali.

Nel 2007, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che il 5-10% di tutti i trapianti in tutto il mondo utilizzava organi provenienti dal mercato nero. Tuttavia, con una popolazione globale in crescita e in invecchiamento, la globalizzazione di stili di vita e una maggiore mobilità, il numero effettivo potrebbe essere significativamente più alto.

La portata esatta di questa attività criminale rimane sconosciuta. Sono stati condotti pochi studi, poiché la natura clandestina del crimine rende difficile la raccolta e la verifica dei dati. Le vittime possono anche essere riluttanti a farsi avanti, poiché la vendita di organi costituisce un crimine nella maggior parte dei paesi.

La domanda di tratta di esseri umani per la rimozione di organi deriva in gran parte dalla carenza globale di organi disponibili per le procedure di trapianto etico. Sebbene ogni anno in tutto il mondo vengano eseguiti oltre 150.000 trapianti, ciò soddisfa meno del 10% della domanda globale.

La disperazione spinge i pazienti con insufficienza d'organo a ricorrere all'ottenimento di organi con mezzi illegali.

Il commercio di organi, che include la tratta di esseri umani per la rimozione degli organi, è un'attività criminale redditizia, che ammonta a una cifra compresa tra 840 milioni e 1,7 miliardi di dollari all'anno.

Gli organi più comunemente prelevati dalle vittime della tratta sono i reni, seguiti da porzioni di fegato.

I trafficanti operano in genere all'interno di reti globali complesse e sfuggenti, che richiedono un'infrastruttura sofisticata che coinvolge specialisti medici, coordinamento logistico e accesso alle strutture sanitarie. Si mettono in contatto con le loro vittime utilizzando annunci locali, social media o approcci diretti da parte di reclutatori, che possono essere essi stessi ex vittime o persone fidate all'interno della comunità della vittima.

Queste reti criminali sono altamente organizzate e flessibili, spesso funzionano come unità mobili o gruppi specializzati. I principali attori includono broker che coordinano la logistica, reclutano professionisti medici e preparano documenti fraudolenti. Per garantire operazioni fluide, si affidano a una vasta gamma di facilitatori come funzionari sanitari, amministratori ospedalieri, funzionari doganali e reclutatori locali.

Rilevare questo crimine può essere difficile, poiché i trafficanti spesso addestrano le vittime a fingere di essere imparentate con il destinatario per eludere i sospetti durante le valutazioni in ospedali o cliniche.

Le vittime di questa forma di traffico provengono in genere da contesti poveri, privi di istruzione e vulnerabili. I gruppi criminali organizzati prendono di mira in particolare disoccupati, migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Molti sono costretti, ingannati o vedono la vendita di organi come l'ultima risorsa per sfuggire alle loro terribili situazioni.

Sebbene alcune vittime ricevano un compenso economico limitato, molte non ricevono alcun denaro e talvolta nemmeno le cure post-operatorie. La maggior parte delle vittime sono uomini (due terzi dei casi segnalati che coinvolgono donatori di sesso maschile9.

Le conseguenze a lungo termine sulla salute delle vittime possono essere devastanti, e molte di loro sperimentano un forte declino delle condizioni fisiche dopo l'intervento chirurgico, insieme a stigmatizzazione e depressione. Gli impatti psicologici spesso portano a un ulteriore deterioramento del loro tenore di vita, intrappolandoli in un ciclo di povertà e cattive condizioni di salute.

L'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) fornisce assistenza tecnica e legislativa per rafforzare le risposte della giustizia penale alla tratta di esseri umani per la rimozione di organi. Per supportare gli operatori della giustizia penale, l'UNODC ha pubblicato il Toolkit sulle indagini e il perseguimento della tratta di esseri umani per l'espianto di organi (https://www.unodc.org/unodc/en/human-trafficking/glo-act2/tip-for-or-toolkit.html), articolato in più Moduli, tra cui quell sulle Investigazioni e sui Procedimenti Penali.

#trafficodiorgani


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Criminalità transfrontaliera ambientale: il Governo italiano si predispone ad accogliere la nuova normativa europea

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei Foti e di quello della giustizia Nordio, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo, recante l’attuazione della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, che istituisce un quadro penale comune per i reati ambientali nell'Unione. La direttiva europea mira a rafforzare la tutela dell'ambiente, in linea con gli obiettivi di protezione della qualità dell'aria, dell'acqua, del suolo, degli ecosistemi, della fauna e della flora, e sostituisce le direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE.

L’intervento normativo italiano di recepimento è volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell’accresciuta rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici, nonché della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale. Si introducono modifiche al Codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti, con particolare riferimento alle fattispecie di inquinamento ambientale e alle nuove ipotesi di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Inoltre, si rafforzano le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio, in coerenza con le indicazioni della direttiva europea.

Il provvedimento amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231), e adegua la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività.

Al fine di assicurare la cooperazione e il coordinamento più efficaci e tempestivi tra tutte le autorità competenti coinvolte nella prevenzione e nella lotta contro i reati ambientali, si istituisce presso la Procura generale presso la Corte di cassazione il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale. Di tale Sistema fanno parte: il Procuratore generale presso la Corte di cassazione; i Procuratori generali presso le Corti d’appello; il Procuratore nazionale antimafia. Entro il 21 maggio 2027, il Parlamento elabora e pubblica la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali. Tale documento programmatico, aggiornato ogni tre anni, definirà gli obiettivi prioritari della politica nazionale, valuterà le risorse necessarie e promuoverà misure per innalzare la consapevolezza pubblica sulla tutela ambientale.

#ambiente #reatitransnazionali #UE


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.


Importante operazione di polizia contro una banda criminale internazionale chiamata Black Axe (Ascia Nera)

L'Operazione

La polizia spagnola, in collaborazione con le autorità tedesche e l' #Europol (l'agenzia europea di coordinamento delle forze di polizia), ha arrestato 34 persone collegate a questa organizzazione criminale. La maggior parte degli arresti è avvenuta a Siviglia, in Spagna.

Cos'è Black Axe?

Black Axe è un vasto gruppo criminale organizzato nato in Nigeria ma ora attivo in tutto il mondo. Immaginatela come una società criminale con: – gerarchia rigida (come una struttura aziendale con capi e dipendenti); – circa 30.000 membri registrati in tutto il mondo; – divisa in “zone” come sedi di franchising (60 in Nigeria, 35 a livello internazionale); – circa 200 membri per zona.

Le loro attività criminali

Il gruppo guadagna denaro attraverso varie operazioni illegali: – frodi informatiche (truffe online e reati finanziari); – traffico di droga (vendita di droghe illegali); – tratta di esseri umani e prostituzione; – altri reati come rapimenti e rapine a mano armata.

Guadagnano miliardi di euro all'anno attraverso molte piccole truffe che si sommano.

Money Mules

La rete operava principalmente tramite truffe Man-in-the-Middle (MITM), in particolare con il metodo Business Email Compromise (BEC), intercettando le comunicazioni tra aziende per modificare i dati bancari e dirottare pagamenti di importo elevato. Una parte fondamentale della loro attività consiste nel reclutare “money mules”, ovvero persone povere e disoccupate (per lo più spagnole in questo caso) che vengono ingannate o costrette ad aiutare a spostare il denaro rubato attraverso i loro conti bancari. Questi individui vulnerabili spesso non si rendono conto di aiutare i criminali. Attività aggiuntive: oltre alle truffe, sono accusati di riciclaggio di denaro, traffico illecito di veicoli (tramite società fittizie e prestanome) e ricorso a minacce e intimidazioni durante la riscossione dei pagamenti.

Risultati

La polizia ha congelato/sequestrato circa 185.000 € e ritiene che questa rete abbia causato danni per frode per oltre 5,93 milioni di €.

#BlackAxe


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/feed/) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci: https://l.devol.it/@CoopIntdiPolizia Tutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/) Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.