Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un blog di un cultore della materia. Comprendere dove nel mondo, perché e con quali dinamiche spaziali si sviluppa la criminalità organizzata

​La DIA italiana ed @ON Plus. Come evolve in Unione Europea (e nel Mondo) la lotta alle organizzazioni mafose

Sempre più l’UE tratta la criminalità organizzata per quello che è realmente oggi: non bande di strada, ma società di investimento multinazionali che riciclano denaro in attività commerciali legittime.

'Ndrangheta, Camorra e le più recenti organizzazioni criminali dell’Europa dell’Est e dell’America Latina hanno superato i classici profitti derivanti dal traffico illecito e stanno reinvestendo massicciamente nel settore immobiliare dell’UE, nelle energie rinnovabili, nella logistica, nella ristorazione e persino nelle aste di crediti in sofferenza. Sfruttano il fatto che i sistemi giuridici degli Stati membri sono frammentati, per cui quando una richiesta giudiziaria (rogatoria) supera gli ostacoli burocratici, il denaro è già stato trasferito.

Il progetto denominato @ON Plus (“Operational Network”), guidato dalla #DIA (Direzione Investigativa Antimafia) italiana con il coordinamento di #Europol. Il progetto è nato da un precedente modello di risoluzione del Consiglio, ma lo potenzia passando dalla semplice condivisione di informazioni a un vero e proprio intervento sul campo. Era il 4 dicembre 2014, quando il Consiglio dell’Unione europea, nella composizione GAI1, approvò all’unanimità l’iniziativa italiana (DIA) volta a istituire la rete operativa @ON. La rete @ON già da allora consente ai paesi partner di ottenere informazioni mirate e di svolgere in tempi brevi operazioni dei servizi di cooperazione di polizia sul campo, al fine di poter smantellare più efficacemente le organizzazioni criminali di alto livello, comprese quelle italiane, russe e di etnia albanese, nonché le bande di motociclisti e le relative attività di riciclaggio di denaro.

Grazie a @ON, è stato possibile rafforzare la cooperazione tra le autorità di polizia dei paesi membri e lo scambio di buone pratiche, potenziando lo scambio di informazioni, definendo un quadro di intelligence più efficace e impiegando investigatori #@ON specializzati nel fenomeno criminale oggetto di indagine.

Con l'attuale passo avanti fatto, se un’indagine ad Amsterdam individua società di comodo a Francoforte o immobili acquistati sulla Costa del Sol, @ON Plus può inviare investigatori specializzati nel tracciamento finanziario direttamente nel paese in cui si svolge l’indagine — con il finanziamento e il supporto logistico del Fondo per la sicurezza interna dell’UE. La governance è affidata a un «Gruppo centrale» che comprende Francia, Germania, Spagna, Belgio e i Paesi Bassi, con oltre 50 forze dell’ordine partecipanti in tutta l’UE e nei paesi terzi con cui sono stati stipulati accordi strategici.

L’obiettivo reale non è solo di arrestare i boss, ma smantellare completamente il potere finanziario — sequestrando o confiscando beni sproporzionati rispetto al reddito dichiarato, incrociando i registri dei titolari effettivi, le transazioni in criptovalute e i movimenti societari offshore.

Davvero degna di nota è l’impostazione: una tutela dell’integrità del mercato unico stesso — l’infiltrazione mafiosa distorce la concorrenza leale e erode la sovranità economica degli Stati membri. Si tratta anche di una vittoria in termini di soft power per l’Italia, che esporta decenni di metodologia antimafia (il classico «segui i soldi» dell’era Falcone, ora esteso a livello sovranazionale e digitalizzato).


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Si avvia il Progetto JUNTOS, collaborazione tra l'Italia ed i Paesi dell'America Latina per contrastare il crimine organizzato transnazionale

Si è concluso nei giorni scorsi, presso la sede della Polizia di Stato di Roma, il Kick-off Meeting che segna l’avvio formale della fase operativa del Progetto #JUNTOS, l’iniziativa strategica volta a rafforzare la collaborazione in materia di sicurezza e di contrasto al crimine organizzato transnazionale tra l’Italia e i Paesi dell’America Latina.

All’incontro hanno preso parte delegazioni di alto livello provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, affiancate dai rappresentanti dell’Unione Europea e di importanti organizzazioni internazionali, tra cui OEA, UNODC, UNICRI, Interpol e Ameripol.

Il Progetto JUNTOS coniuga il fondamentale sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), la leadership operativa della Polizia di Stato italiana e l’esperienza dell’IILA (Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana) nella gestione di programmi multilaterali di cooperazione.

L’iniziativa si inserisce tra i pilastri della diplomazia giuridica e di sicurezza promossi dall’IILA, accanto ai programmi di alta formazione realizzati in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e al Progetto SEFILAT portato avanti con la Guardia di Finanza.

«Il lancio della fase operativa del progetto JUNTOS simboleggia il nostro fermo impegno a trasformare gli accordi strategici e il dialogo politico in azioni concrete sul terreno, inaugurando una fase caratterizzata dall’esecuzione diretta, dallo scambio tecnico di alto livello e dal consolidamento di reti operative tra le forze di polizia di Italia e America Latina», ha dichiarato nel suo intervento il Segretario Generale dell’IILA, Giorgio Silli. «Le minacce globali e il crimine organizzato internazionale non ammettono risposte isolate: mettiamo a sistema l’esperienza delle forze dell’ordine italiane e la capacità dell’IILA di fare rete, per costruire una cooperazione fondata sulla fiducia reciproca».

Attraverso la costruzione di articolate reti di risposta, che coinvolgono Paesi beneficiari, Stati osservatori e organismi multilaterali, il Progetto JUNTOS mira ad adattare le migliori competenze tecniche e operative italiane alle specifiche realtà locali latinoamericane, assicurando la sostenibilità nel tempo delle politiche pubbliche di sicurezza.


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Spagna. Recuperata una preziosa tavola fiamminga del Cinquecento grazie ai Carabinieri Italiani

C’è un lieto fine che sa di vittoria per tutta la comunità culturale internazionale: una splendida tavola fiamminga del XVI secolo, trafugata e illegalmente esportata, ha fatto ritorno in Spagna. Un risultato reso possibile non solo dalla tenacia delle autorità iberiche, ma anche grazie al fondamentale contributo dei #Carabinieri italiani, confermando ancora una volta l’eccellenza del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) nella lotta al traffico illecito di opere d’arte.

Il Ministero della Cultura spagnolo ha recentemente consegnato al Museo di Belle Arti di La Coruña (in Galizia) una pregevole tavola fiamminga raffigurante la Vergine col Bambino, Sant’Anna e San Giuseppe. L’opera, attribuita a un maestro anonimo della scuola di Anversa dei primi del Cinquecento, si distingue per il suo eccezionale stato di conservazione. Il dipinto è infatti entrato a far parte in modo permanente della collezione del museo galiziano, tornando a essere fruito dalla collettività.

Dietro questo felice epilogo si nasconde un’indagine complessa e affascinante, nota come Operazione “Altarpiece”. Le indagini hanno rivelato che l’opera, insieme ad altri preziosi manufatti (tra cui tavole rinascimentali e opere attribuite a nomi del calibro di Amedeo Modigliani e Bruegel), proveniva da una lussuosa villa a Marbella, in Andalusia.

Questi tesori erano stati illegalmente esportati in Italia, eludendo i controlli e ignorando il diniego delle autorità spagnole, che avevano già negato i permessi di esportazione proprio a causa dell’inestimabile valore storico di queste opere per il patrimonio iberico. Grazie alla stretta collaborazione tra il Ministero della Cultura spagnolo, la Guardia Civil e i Carabinieri italiani, è stato possibile rintracciare i manufatti in gallerie d’arte e residenze private di diverse città italiane, riuscendo anche a seguire le tracce di altre opere già vendute e riesportate dall’Italia verso Paesi terzi.

Il recupero di questi beni ha innescato una straordinaria operazione di “restituzione” alla collettività. Oltre alla tavola fiamminga di La Coruña (la cui assegnazione è stata formalizzata durante la 97ª riunione del Consiglio per il Patrimonio Storico, tenutasi a Roma nell’ottobre 2025), altri reperti sono stati destinati a prestigiose istituzioni spagnole. Tra queste, i musei di León, Málaga, Valencia, Valladolid, e importanti realtà madrilene come il Museo Reina Sofía, il Museo Nazionale di Antropologia e il Museo Nazionale di Arti Decorative.

Il successo dell’Operazione “Altarpiece” è un monito severo per i trafficanti e un incoraggiamento per tutti coloro che credono che l’arte non sia un bene di lusso da nascondere in collezioni private, ma una memoria collettiva da custodire. Se vi trovate in Galizia, non perdete l’occasione di ammirare questa splendida tavola fiamminga: è la testimonianza vivente che, a volte, l’arte riesce davvero a tornare a casa.

#ArteRecuperata #CarabinieriTPC #PatrimonioCulturale #ArteFiamminga #Spagna #TutelaDellArte #OperazioneAltarpiece #MuseoLaCoruña


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Sud America-Piemonte. Arresti in Brasile in un'operazione contro la tratta di cocaina

Con il supporto di Europol, le forze dell'ordine italiane (Raggruppamento Operativo Speciale – #ROS – Carabinieri) e brasiliane (Polícia Federal Curitiba – Grupo de Investigações Sensíveis – GISE) hanno smantellato una vasta rete di traffico di droga e riciclaggio di denaro collegata alla ‘Ndrangheta. L’operazione, denominata EREDITÀ, ha portato all’arresto di sette persone e rappresenta il culmine di anni di indagini su traffico di cocaina su vasta scala tra Sud America e Europa.

Il 16 settembre 2026, in Brasile, le autorità di São Paulo hanno condotto una serie di perquisizioni e operazioni sincronizzate, con l’appoggio di esperti di #Europol. Sono stati sequestrati 9 immobili, 2 aziende e altri beni, oltre a numerosi conti bancari congelati. Durante le operazioni, sono state arrestate otto persone di nazionalità italiana e brasiliana coinvolte nel traffico e nel riciclaggio di denaro. Gli indagati sono stati raggiunti Palhoça (Santa Catarina) e nelle città dello stato di San Paolo di San Paolo, São Caetano, Santos e Americana. Avrebbero assunto il controllo delle attività illecite in Sud America, dove da tempo volti di spicco della famiglia Assisi e della 'ndrangheta piemontese risiedono e fanno affari.

L’indagine ha portato alla luce un sistema industriale di traffico di droga, che movimentava tonnellate di cocaina dalla Brasile verso l’Europa attraverso carichi commerciali legittimi come ceramiche, legname, sanitari e alimentari. La rete sfruttava infrastrutture portuali strategiche in Brasile, mantenendo legami profondi tra Italia e Brasile tramite familiari e collaboratori.

Il gruppo criminale utilizzava piattaforme criptate e meccanismi sofisticati per il riciclaggio, con facilitatori finanziari specializzati nelle transazioni internazionali clandestine. Una parte dei profitti veniva reinvestita in nuove operazioni, perpetuando un ciclo criminale che si è evoluto nel tempo, mantenendo i legami con le reti già attive dal 2019.

Europol ha fornito analisi operative, intelligence e supporto finanziario, contribuendo a coordinare le attività tra Italia e Brasile. Un esperto di Europol è stato presente sul campo per monitorare in tempo reale le operazioni e garantire una collaborazione efficace tra le autorità.

#AntiDroga #Ndrangheta #Brasile #Italia #OperazioneEREDITÀ #CooperazioneInternazionale


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Cinque modi per contrastare il traffico illegale di armi: come i paesi possono lavorare insieme

Il traffico illegale di armi rappresenta una minaccia globale che alimenta violenza, criminalità organizzata e terrorismo. Per affrontare questo fenomeno, la cooperazione internazionale non è solo utile, ma fondamentale. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (#UNODC) ha individuato cinque strategie concrete che i paesi possono adottare per contrastare efficacemente questo commercio illegale, basandosi su esperienze reali e strumenti giuridici internazionali.


1. Rafforzare la cooperazione transfrontaliera

Uno degli ostacoli principali nel contrastare il traffico di armi è la mancanza di coordinamento tra i paesi. I trafficanti approfittano delle differenze legislative e delle frontiere porose per sfuggire alla giustizia. Un esempio lampante è la collaborazione tra Burkina Faso e Benin: grazie al supporto dell’UNODC, i due paesi hanno creato una squadra investigativa congiunta, che ha permesso di avviare sei indagini sul traffico di armi in pochi mesi. Questo dimostra che, quando gli Stati condividono informazioni e risorse, i risultati arrivano.


2. Utilizzare gli strumenti giuridici internazionali

Esistono già strumenti potenti per combattere questo fenomeno, come la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale (UNTOC) e il suo Protocollo sulle Armi da Fuoco. Questi accordi offrono agli Stati mezzi legali per indagare, processare e condannare i trafficanti. Tuttavia, molti paesi faticano a implementarli appieno. L’adozione e l’applicazione rigorosa di questi strumenti possono fare la differenza, disarticolando le reti criminali e riducendo la circolazione delle armi illegali.


3. Condividere dati e informazioni in tempo reale

La mancanza di dati aggiornati è un altro punto debole. Spesso, le forze dell’ordine non hanno accesso a informazioni su rotte, origine delle armi sequestrate o paesi di produzione. Una banca dati condivisa tra Stati permetterebbe di tracciare più efficacemente il flusso delle armi e identificare i punti critici. Ad esempio, sapere che un carico di armi è stato sequestrato in un paese può aiutare un altro Stato a prevenire un’operazione simile sul proprio territorio.


4. Potenziare la formazione e le capacità investigative

Le indagini sul traffico di armi sono complesse e richiedono competenze specializzate. L’UNODC organizza corsi di formazione per magistrati, polizia e doganieri, insegnando tecniche di analisi del rischio, identificazione delle armi e uso di sistemi di rilevamento (come i raggi X nei porti e negli aeroporti). In questo modo, gli operatori possono anticipare le mosse dei trafficanti e agire con maggiore efficacia.


5. Monitorare le rotte e i canali di traffico

Le armi illegali viaggiano spesso attraverso canali insospettabili, come i servizi postali o le spedizioni espresse. Per questo, è essenziale mappare le rotte e collaborare con aziende di trasporto, servizi postali e autorità doganali. Ad esempio, in Europa e nei Balcani, workshop congiunti tra paesi hanno permesso di intercettare armi nascoste in pacchi postali, dimostrando che la sinergia tra settori diversi può chiudere le vie ai trafficanti.


Conclusione: Un impegno collettivo per un futuro più sicuro

Il traffico illegale di armi non è un problema che un singolo paese può risolvere da solo. Servono azione coordinata, condivisione di risorse e volontà politica. I cinque punti sopra illustrati non sono solo teorie, ma strategie già testate che, se applicate su larga scala, possono salvare vite e rendere il mondo un posto più sicuro.


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Operazione internazionale contro rete criminale legata alla Camorra. Sequestrate banconote in euro contraffatte

L'operazione, coordinata dalla Polizia criminale tedesca dello Stato del Baden-Württemberg e dalla Procura di Stoccarda, ha portato all'esecuzione di sei mandati di arresto e alla perquisizione simultanea di 16 immobili residenziali e commerciali in Germania, Italia e Spagna. In Germania sono state sequestrate due pistole con munizioni detenute illegalmente, nonché banconote in euro contraffatte di origine italiana legate al cosiddetto “Gruppo Napoli”. Inoltre, gli agenti sul campo hanno sequestrato 16 cellulari e dispositivi di archiviazione.

L'indagine è iniziata con l'arresto di un cittadino italiano di 47 anni nel Baden-Württemberg, in Germania, nel novembre 2021, a seguito di un mandato di arresto internazionale emesso dalle autorità italiane. Era stato accusato di appartenenza alla camorra e di coinvolgimento nella contraffazione, nel riciclaggio di denaro e nel traffico di droga. Estradato in Italia nel 2022, è stato successivamente rilasciato ma è rimasto in contatto con altri sospettati, tra cui individui che gestivano ristoranti a Stoccarda, in Germania, sospettati di facilitare il commercio illecito.

Gli investigatori hanno messo insieme la rete criminale che coinvolgeva cinque sospettati italiani e un sospettato turco. Il gruppo è accusato di aver prodotto e fornito banconote in euro contraffatte di alta qualità a organizzazioni criminali in Germania e Spagna per un'ulteriore distribuzione. Dall'indagine è emerso che diverse centinaia di migliaia di banconote contraffatte circolavano in questo modo.

Sei arresti e sequestri significativi

Nel corso delle azioni coordinate sono stati eseguiti sei mandati di arresto: cinque sospettati sono ora in custodia cautelare e uno è stato rilasciato sotto condizioni giudiziarie. Le forze dell'ordine hanno perquisito contemporaneamente 16 proprietà a Stoccarda, nel distretto di Rems-Murr (Germania), Napoli (Italia) e Gran Canaria (Spagna). I sequestri includono armi da fuoco, droga, denaro contraffatto, nonché telefoni cellulari e altri dispositivi di archiviazione dati.

Europol ha inviato due esperti a Napoli (in accordo con il Comando Antifalsificazione Monetaria dei Carabinieri (CCAFM)) e Stoccarda per fornire supporto tecnico, confrontare le informazioni operative con le banche dati di Europol e i sistemi della Banca centrale europea e facilitare l'analisi finanziaria a supporto delle indagini. L'indagine è stata sostenuta dalla rete @ON, finanziata dall'UE e guidata dalla Direzione investigativa antimafia italiana (DIA).


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Il traffico di stupefacenti non si regge solo sulla logistica della droga: ha bisogno di una vera infrastruttura finanziaria

L’operazione DRAKKAR, coordinata dalla Polizia Nazionale spagnola (#CuerpoNacionaldePolicía) con il supporto di #Europol, mostra con chiarezza come avvenga il riciclaggio su scala internazionale. L’indagine ha portato a 21 arresti e all’individuazione, sequestro o congelamento di circa 20 milioni di euro in beni.

Al centro vi era una rete di underground banking (chiamata dagli investigatori “Dubai Bank”): un sistema clandestino capace di mettere rapidamente denaro a disposizione delle organizzazioni criminali in Paesi diversi, finanziando nuove spedizioni e facendo circolare i proventi del narcotraffico.

Il punto essenziale è questo: il denaro non deve necessariamente attraversare fisicamente le frontiere. Il valore viene trasferito tramite una rete di intermediari che compensa internamente debiti e crediti, usando operazioni commerciali, società, conti correnti, raccolte di contante e altri beni. In pratica, il denaro può essere consegnato in un Paese e reso disponibile altrove, senza un bonifico diretto tra le due estremità della transazione.

Gli investigatori hanno rilevato anche l’uso di codici di autenticazione per la consegna del contante: ad esempio, il numero seriale di una banconota veniva comunicato lungo la catena; chi presentava il codice corrispondente poteva ritirare il denaro. Un espediente semplice, ma efficace per ridurre i contatti diretti e rendere più difficile ricostruire i flussi.

Il riciclaggio, dunque, non è una fase successiva e marginale del narcotraffico: è il suo sistema circolatorio. Seguire il denaro, individuare i mediatori finanziari e aggredire i patrimoni — immobili, veicoli, conti e società — significa colpire la capacità stessa delle reti criminali di operare e reinvestire.


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Minerali critici, transizione energetica e criminalità organizzata: il lato oscuro della corsa verde

La transizione energetica ha bisogno di rame, litio, nichel, cobalto, cromo e terre rare. Sono materiali essenziali per reti elettriche, batterie, rinnovabili, digitale, difesa e industria. Ma la crescente domanda globale non sta creando soltanto nuove opportunità economiche: sta anche aprendo nuovi spazi per corruzione, furti, riciclaggio e contrabbando.

È il quadro che emerge dall’ issue paper di UNODC (reperibile qui https://www.unodc.org/documents/bmb/Issue_paper_Minerals_crime_2026.pdf) dedicato alle catene di fornitura dei minerali critici per la transizione energetica nell’Africa australe. La ricerca, basata su oltre 60 interviste e visite sul campo in Botswana, Sudafrica e Zambia, invita a superare un’idea troppo rassicurante della “filiera verde”.

Il punto centrale è semplice: un minerale non diventa sostenibile solo perché serve a produrre energia pulita.

La criminalità può infiltrarsi in ogni fase della catena. A monte, attraverso estrazioni non autorizzate o l’uso improprio di licenze rilasciate per la sola esplorazione. Nelle attività minerarie di media e grande scala, spesso formalmente registrate, le violazioni possono essere nascoste dietro società di comodo, intermediari autorizzati e strutture societarie opache. Molti casi, osserva il rapporto, finiscono trattati come semplici irregolarità amministrative – con multe, sospensioni o accordi – anziché come possibili reati organizzati.

Il rischio non riguarda soltanto le miniere informali. Anzi, per molti minerali critici l’estrazione e la lavorazione richiedono capitali, tecnologia e impianti industriali: proprio per questo occorre guardare anche alle operazioni apparentemente regolari.

Il rame è un esempio particolarmente eloquente. Può essere rubato da infrastrutture elettriche, reti ferroviarie, miniere e impianti, poi fuso e reimmesso nel mercato con documenti apparentemente validi. Il danno non è astratto: mentre il rame è indispensabile per elettrificare economie e comunità, il suo furto può privare quelle stesse comunità di elettricità, trasporti e servizi essenziali.

I nodi più vulnerabili sono quelli in cui l’origine del materiale diventa difficile da verificare: rottamatori, fonderie, depositi, magazzini doganali, corridoi di trasporto e porti. Qui minerali di provenienza illecita possono essere mescolati con carichi legittimi, riclassificati, rilabelizzati o esportati con dichiarazioni falsate su origine, qualità e valore.

Le difficoltà aumentano perché molti giacimenti contengono più minerali insieme. Questo rende più facile occultare materiali e sottostimarne il valore in spedizioni miste. Alle frontiere e nei porti, strumenti insufficienti, scanner non funzionanti, carenza di competenze mineralogiche e scambio di dati limitato lasciano ampi margini di manovra. Controllare la coerenza di un documento non equivale a verificare davvero cosa c’è dentro un container.

Il rapporto descrive inoltre reti criminali stratificate: lavoratori vulnerabili e piccoli raccoglitori possono essere impiegati nei livelli più esposti; intermediari, commercianti, logistica, società di facciata e funzionari corrotti facilitano invece l’inserimento del materiale nei flussi commerciali. Le rotte e le infrastrutture usate per i minerali possono sovrapporsi a quelle di droga, armi, estorsione e, in prospettiva, lavoro forzato.

La lezione per governi, imprese e consumatori è netta: la sicurezza delle filiere non può fermarsi alla concessione mineraria. Servono tracciabilità reale, trasparenza sui titolari effettivi delle imprese, verifiche tecniche alle esportazioni, cooperazione tra dogane, polizia e regolatori, responsabilità penale proporzionata e tutele per le comunità coinvolte.

La transizione energetica sarà davvero giusta soltanto se, oltre a ridurre le emissioni, ridurrà anche le opportunità di sfruttamento e impunità lungo la catena dei minerali.


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Botnet peer-to-peer collegata a oltre 11 milioni di indirizzi IP infetti in tutto il mondo rimossa

Una operazione globale pubblico-privata interrompe la botnet Sality attiva da due decenni

Un'operazione internazionale sostenuta da Europol ha interrotto la #botnet peer-to-peer (P2P) di #Sality, un'infrastruttura criminale di lunga data utilizzata per distribuire payload dannosi a migliaia di computer infetti in tutto il mondo.

L'azione coordinata, condotta il 31 agosto 2026 e guidata dalle autorità statunitensi, ha preso di mira una botnet che si ritiene sia operativa da oltre due decenni. Al suo apice, la botnet dava al suo operatore l'accesso a un massimo di un milione di macchine infette in tutto il mondo. Ad oggi, all'infrastruttura sono stati collegati più di 11 milioni di indirizzi IP univoci, che potrebbero essere utilizzati per distribuire payload dannosi a dispositivi compromessi.

L’attività di interruzione ha riunito autorità di Bulgaria, Ungheria, Romania e Stati Uniti, con il sostegno di Europol e dei partner del settore privato CrowdStrike e della Shadowserver Foundation.

Nell'ambito dell'interruzione è stata effettuata un'operazione di sinkholing peer-to-peer per reindirizzare le comunicazioni provenienti da macchine infette lontano dall'infrastruttura criminale. Ciò ha isolato i dispositivi compromessi dalla botnet e ha reso inutilizzabile il canale di comando dell'operatore.

A differenza delle botnet che si basano su un tradizionale server centrale di comando e controllo, le botnet peer-to-peer come Sality utilizzano macchine infette per comunicare direttamente tra loro. Questa struttura decentralizzata li rende particolarmente resilienti e difficili da smantellare, poiché interrompere singole parti dell’infrastruttura non necessariamente fa crollare la rete più ampia.

Per affrontare il problema di Sality è stata quindi necessaria una cooperazione internazionale duratura, durata diversi anni. Dal 2017, Europol ha supportato le autorità preposte all'applicazione della legge in tutto il mondo nella collaborazione per identificare e smantellare le infrastrutture collegate alla botnet, man mano che venivano identificate diverse parti della rete nelle diverse giurisdizioni.

Nelle settimane precedenti l’ultima interruzione, questa cooperazione si è intensificata, con i partner che hanno tenuto chiamate operative settimanali per coordinare le loro azioni. Europol ha sostenuto il coinvolgimento delle autorità preposte all'applicazione della legge in Bulgaria, Ungheria e Romania, contribuendo a coordinare le misure contro l'infrastruttura botnet nelle diverse giurisdizioni.

L'interruzione è stata resa possibile grazie alla stretta collaborazione tra le autorità preposte all'applicazione della legge e i partner del settore privato, che ha riunito intelligence informatica, capacità investigative e competenze tecniche.

Attraverso il Cyber Intelligence Extension Programme ( #CIEP ) di Europol, CrowdStrike e la Shadowserver Foundation hanno collaborato con le autorità preposte all'applicazione della legge, fornendo competenze tecniche e analisi infrastrutturali a supporto dell'interruzione.

Il Centro europeo per la criminalità informatica ( #EC3 ) di Europol ha sostenuto lo scambio e l'analisi dell'intelligence informatica e, insieme alla task force congiunta d'azione contro la criminalità informatica, ha organizzato riunioni operative tra tutti i partner coinvolti. Questi sforzi hanno contribuito a stabilire un quadro operativo comune della botnet e della sua infrastruttura, a facilitare la condivisione di informazioni tra i paesi coinvolti e, in ultima analisi, a sviluppare una strategia coordinata di interruzione.


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Smantellata una Rete Internazionale di Narcotraffico da 25 Milioni di Euro

La Polizia romena in azione

Le autorità rumene, con il supporto cruciale di #Eurojust e la cooperazione di Francia, Germania, Italia e Spagna, hanno smantellato una sofisticata rete di traffico internazionale di droga. L'operazione, culminata il 24 agosto 2024, ha portato all'arresto di sette sospettati e alla scoperta di un “business model” criminale relativamente nuovo per l'Europa: il crime-as-a-service, “crimine come servizio”.

Ciò che rendeva questa rete particolarmente pericolosa e innovativa dal punto di vista criminale è la sua struttura. Non si limitava a trafficare droga per conto proprio. Il gruppo operava come un fornitore di servizi logistici ad altri gruppi criminali, offrendo il trasporto di stupefacenti come una vera e propria attività commerciale. La droga veniva trasportata in camion dotati di scomparti nascosti per eludere i controlli doganali.

Il gruppo era organizzato gerarchicamente, garantendo che i leader rimanessero nascosti anche in caso di catture dei livelli inferiori. Per riciclare i profitti e nascondere la loro identità, avevano creato società legali che fungevano da copertura. Una clausola perversa del loro “contratto” criminale prevedeva che, se un autotrasportatore veniva arrestato, il gruppo forniva assistenza legale e tentava di maneggiare i fascicoli penali per proteggere i veri leader della rete, garantendo il silenzio e la non rivelazione dei collegamenti.

L'indagine, iniziata a settembre 2023, ha rivelato l'entità della rete. Le operazioni del 24 agosto hanno coinvolto 16 perquisizioni in tutta la Romania, portando a risultati tangibili:

  • 4 spedizioni intercettate (in corso di trasporto verso altri paesi europei).
  • 114 kg di cocaina.
  • 228 kg di cannabis.
  • 1.300 kg di hashish. Il valore di mercato stimato della droga intercettata è di circa 25 milioni di euro.

Eurojust ha giocato un ruolo centrale nel coordinamento delle indagini transfrontaliere, mentre le autorità rumene hanno collaborato strettamente con Francia, Germania, Italia e Spagna. È stato fondamentale l'accesso ai dati del servizio di messaggistica crittografata #SkyECC, ottenuto tramite collaborazione con le autorità francesi. Questi messaggi ora saranno utilizzati come prove chiave nei futuri procedimenti legali.

Tra i sette arrestati figura un obiettivo di alto valore dell' #Europol, segno dell'importanza di questa rete. I sospettati sono attualmente in custodia e le prove raccolte saranno analizzate per espandere l'indagine e potenzialmente colpire i vertici della piramide criminale che hanno finora evitato la giustizia.

Questa operazione dimostra che le reti criminali stanno evolvendo, trasformandosi in vere e proprie aziende del crimine con servizi “chiavi in mano”. La risposta delle forze dell'ordine, però, è stata altrettanto evoluta, utilizzando la cooperazione internazionale e l'analisi dei dati digitali per smascherare un sistema che sembrava quasi imprenditoriale.


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