Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un blog di un cultore della materia. Comprendere dove nel mondo, perché e con quali dinamiche spaziali si sviluppa la criminalità organizzata

Crimini contro la Terra: Come il traffico illegale di specie, legname e minerali distrugge il pianeta (e cosa si sta facendo per fermarlo)


Introduzione: Il pianeta sotto attacco

Immagina una foresta pluviale in Amazzonia: alberi secolari abbattuti illegalmente, fiumi avvelenati dal mercurio usato per estrarre oro, e animali come giaguari e scimmie trafficati come merce. Ora sposta lo sguardo in Africa, dove elefanti e rinoceronti vengono uccisi per le loro zanne e i loro corni, o in Asia, dove tonnellate di rifiuti elettronici illegali finiscono in discariche a cielo aperto, inquinando suolo e acqua.

Questi non sono solo danni ambientali: sono crimini organizzati, gestiti da reti transnazionali che guadagnano miliardi di dollari ogni anno, spesso in connessione con il traffico di droga, armi e esseri umani. Secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), link in fondo, i crimini che colpiscono l’ambiente sono tra le attività illegali in più rapida crescita al mondo, con un impatto devastante su: ✅ Biodiversità (sparizione di specie protette). ✅ Sicurezza economica (perdita di risorse per i paesi in via di sviluppo). ✅ Stabilità sociale (conflitti per il controllo di risorse come oro, legname e pesce).

Ma c’è una buona notizia: qualcosa si sta muovendo. Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment (GPCAE) dell’UNODC, nel suo Rapporto Annuale 2025, mostra come 36 paesi stiano collaborando per fermare questi crimini, con risultati concreti: 200+ sequestri di fauna e legname, 12 indagini transnazionali portate a termine, e 3.000+ funzionari formati per combatterli.

1. Crimini ambientali: Non sono solo “danni alla natura”

Spesso si pensa ai crimini ambientali come a reati minori, magari puniti con una multa. In realtà, sono attività criminali organizzate, gestite da reti che operano a livello globale, con: – Guadagni illeciti stimati tra 110 e 281 miliardi di dollari all’anno (dati UNODC). – Collegamenti con la criminalità transnazionale: Le stesse organizzazioni che trafficano droga o armi spesso si occupano anche di fauna, legname, minerali o rifiuti. – Impatti sociali: In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il traffico illegale di oro finanzia gruppi armati e alimenta conflitti.

I 5 “big” dei crimini ambientali

Il GPCAE si concentra su cinque aree principali:

Crimine Esempi concreti Dove accade Impatto
Traffico di fauna Avorio, corni di rinoceronte, scaglie di pangolino, scimmie, rettili Africa (Kenya, Tanzania), Asia (Vietnam, Cina) Estinzione di specie, perdita di biodiversità
Deforestazione illegale Taglio abusivo di legname pregiato (es. rosewood, mogano) Amazzonia (Brasile, Perù), Sud-Est Asiatico (Indonesia, Malesia) Distruzione di foreste, emissioni di CO₂
Pesca INN (Illegale, Non dichiarata, Non regolamentata) Pesca di squali per le pinne, traffico di aragoste Africa Occidentale, Sud-Est Asiatico Collasso degli ecosistemi marini, perdita di mezzi di sussistenza per le comunità costiere
Traffico di minerali Oro, cobalto, coltan (usati in smartphone e auto elettriche) Congo, Sud America (Ecuador, Perù) Finanziamento di conflitti, inquinamento da mercurio
Traffico di rifiuti Rifiuti elettronici, plastica, rifiuti medici Europa → Sud-Est Asiatico (Thailandia, Malesia) Inquinamento di suolo e acqua, rischi per la salute

Curiosità: – In Ecuador, i trafficanti usano container frigoriferi per nascondere droghe e fauna protetta insieme al pesce congelato. – In Nigeria, nel 2025 è stata approvata una legge che classifica il traffico di specie protette come “reato grave”, permettendo l’estradizione dei criminali.

2. GPCAE: Il “poliziotto ambientale” dell’ONU

Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment è il primo programma delle Nazioni Unite dedicato esclusivamente a contrastare questi crimini con un approccio giudiziario: non si limita a denunciare i danni, ma persegue i colpevoli come si farebbe con un traffico di droga.

Come lavora il GPCAE?

Il programma agisce su tre fronti principali:

1. Analisi e intelligence: Seguire i soldi e le rotte

  • Database globale: Gestisce il CITES Illegal Trade Database, con 160.000 record di sequestri di fauna protetta.
  • Rapporti tematici:
    • “Finned for Profit” (2025): Studio sul traffico di pinne di squalo in America Latina.
    • “Global Analysis on Forest Crime” (aprile 2025): Mostra come la domanda di legname in Cina e UE alimenti la deforestazione illegale.
  • Tecnologia:
    • PELTS (Portable Enforcement Laboratory): Laboratori mobili per identificare in tempo reale le specie sequestrate (usati in Camerun, Madagascar, Nigeria).
    • Droni e satellite: In Perù, il progetto ADETOP usa algoritmi per individuare il taglio illegale di alberi.

2. Formazione e rafforzamento delle capacità

  • Corsi per funzionari:
    • In Ecuador, 48 tecnici forestali hanno imparato a usare app per il riconoscimento del legname (come Xylorix).
    • In Uganda, 70 agenti sono stati formati su raccolta prove e gestione della scena del crimine.
  • Laboratori forensi:
    • Il Wildlife Forensics Lab in Uganda ha analizzato 300+ campioni nel 2025, aiutando a inchiodare i trafficanti.

3. Cooperazione internazionale: Unire le forze

I crimini ambientali non hanno confini, quindi neanche la lotta a essi può essere isolata. Il GPCAE promuove: – Operazioni congiunte: – Operation SAMA II: 32 paesi africani hanno collaborato per sequestrare 92 carichi di fauna e legname. – Operation Mekong Dragon VII: 22 paesi asiatici hanno fermato 108 spedizioni di specie protette (tra cui 30 tartarughe, 12 lucertole e 5 elefanti). – Piattaforme regionali: – WIRE Forum (Wildlife Inter-Regional Enforcement): 140 esperti da 35 paesi si sono incontrati a Bangkok per scambiare informazioni su indagini in corso. – CORLAC: Nuova piattaforma per il coordinamento tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù contro il traffico di legname e oro. – Partnership con il settore privato: – Operation COASTLINE: Collaborazione con compagnie di navigazione (come DP World) per identificare container sospetti. – Unwaste: Progetto con UNEP per fermare il traffico di rifiuti tra UE e Sud-Est Asiatico (13 riforme legislative ottenute).

Un dato impressionante: Nel 2025, 51 milioni di persone hanno visto post sui social media con hashtag come #endENVcrime e #EndWildlifeCrime, a dimostrazione che l’attenzione globale sta crescendo.

3. Successi del 2025: Le vittorie (e le lezioni imparate)

✅ Casi di successo

  1. Nigeria: Una legge storica

    • Ottobre 2025: Il parlamento nigeriano approva il “Endangered Species Conservation and Protection Bill”, che introduce pene più severe per il traffico di specie protette.
    • Impatto: Ora i trafficanti possono essere estradati e processati all’estero.
  2. Uganda: Forensica al servizio della giustizia

    • Il Wildlife Forensics Laboratory (sostenuto dal GPCAE) ha contribuito a 58 casi giudiziari, con analisi DNA che hanno permesso di collegare i sequestri ai trafficanti.
  3. Ecuador-Perù: Mappatura dei punti caldi

    • Un studio binazionale ha identificato per la prima volta le zone di estrazione illegale di oro lungo il confine amazzonico, aiutando le autorità a mirare gli interventi.
  4. Sudafrica: Pesca illegale sotto accusa

    • Il progetto FishNET II ha formato 35 pubblici ministeri, che ora applicano un approccio “a catena del valore” per smantellare le reti criminali (dalla barca al mercato).
  5. Thailandia: Sequestro record di corni di rinoceronte

    • Grazie a profili di rischio sviluppati al WIRE Forum, le autorità tailandesi hanno sequestrato 5 corni di rinoceronte (6,86 kg) in un container diretto in Cina.

Le sfide ancora aperte

Nonostante i progressi, ci sono ostacoli enormi: 1. Corruzione: – In Kenya e Mozambico, funzionari corrotti permettono ai trafficanti di eludere i controlli. – Soluzione: Il GPCAE ha formato 10 istituzioni in Africa su meccanismi di whistleblowing e codici etici.

  1. Mancanza di risorse:

    • Molti paesi non hanno laboratori forensi o tecnologie avanzate (es. droni, analisi DNA).
    • Esempio: In Africa Centrale, solo l’Uganda ha un laboratorio specializzato.
  2. Lacune legislative:

    • In molti stati, i crimini ambientali non sono considerati “gravi”, quindi non si può attivare la cooperazione internazionale (es. estradizione).
  3. Crimine digitale:

    • Il traffico di specie protette si sposta online (dark web, social media), rendendo più difficile il tracciamento.
  4. Minerali critici: L’oro “sporco” della transizione energetica

    • La domanda di litio, cobalto e nichel (usati per batterie e pannelli solari) sta alimentando il traffico illegale in paesi come il Congo e il Perù.

4. Il futuro: Cosa ci aspetta nel 2026?

Il GPCAE ha piani ambiziosi per il prossimo anno. Ecco le 5 priorità:

1. Nuove leggi e accordi internazionali

  • Protocollo UNTOC: Si sta discutendo l’aggiunta di un protocollo specifico contro i crimini ambientali alla Convenzione ONU contro la criminalità transnazionale.
  • Direttiva UE: Entro maggio 2026, tutti i paesi UE dovranno adeguarsi alla nuova Direttiva sui crimini ambientali, che introduce sanzioni più severe.

2. Tecnologia e innovazione

  • Intelligenza artificiale: Uso di AI per analizzare dati su rotte di traffico e modelli criminali (es. SinaflorLab in Brasile).
  • Blockchain: Tracciamento delle catene di approvvigionamento di minerali (es. oro, cobalto) per garantire che siano legali e sostenibili.
  • Droni e satellite: Monitoraggio in tempo reale delle aree a rischio (es. Amazzonia, Congo).

3. Cooperazione pubblico-privato

  • Operation COASTLINE: Estensione ad altri porti globali (es. Rotterdam, Shanghai).
  • Collaborazione con le tech company: Facebook, Google e altre piattaforme potrebbero aiutare a identificare traffici online.

4. Focus su aree critiche

Regione Priorità 2026 Progetti chiave
Africa Traffico di fauna e legname SAMA III (operazione doganale), rafforzamento di AWFN (rete forense)
America Latina Mineraria illegale Operation Free Amazon III, coordinamento via CORLAC
Asia-Pacifico Traffico di rifiuti WasteNet (progetto con Basel Convention)
Europa Implementazione Direttiva UE Formazione per polizie ambientali

5. Obiettivi misurabili

Il GPCAE si è posto traguardi concreti per il 2026: – Aumento del 20% nelle condanne per crimini ambientali. – 100+ operazioni congiunte tra paesi. – Integrazione dei crimini ambientali nei piani nazionali di sicurezza di almeno 20 paesi.

Conclusione: Possiamo vincere questa battaglia?

I crimini ambientali sono una minaccia globale, ma il Rapporto 2025 del GPCAE dimostra che la lotta non è persa. Grazie a: ✔ Cooperazione internazionale (WIRE, CORLAC, SAMA). ✔ Tecnologia (forensica, AI, droni). ✔ Leggi più severe (Nigeria, UE). ✔ Sensibilizzazione (social media, campagne).

...si stanno ottenendo risultati concreti.

Ma servono ancora:Più risorse per i paesi in via di sviluppo. – Maggiore impegno politico (es. ratifica del protocollo UNTOC). – Coinvolgimento di tutti: Governi, aziende, cittadini.

La domanda finale è: Siamo pronti a trattare i crimini ambientali con la stessa serietà con cui trattiamo il traffico di droga o il terrorismo? La risposta del GPCAE è . Ed il futuro sarà l’anno per dimostrarlo.

Fonti e approfondimenti


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Riconoscimento biometrico: dal Regolamento UE alla legge italiana. Una analisi del Professor Gialuz

Una scheda tecnica e giuridica del 30 luglio 2026, sull'adeguamento della normativa italiana al Regolamento UE 2024/1689 in materia di intelligenza artificiale per la polizia

Il documento analizza lo Schema di decreto legislativo (atto n. 418) proposto per adeguare l'Italia alle norme UE sull'uso dell'IA nella polizia. L'autore, il professor Mitja Gialuz, mette in guardia dal rischio che l'uso improprio di sistemi biometrici (come il SARI o il riconoscimento facciale) possa minacciare le libertà democratiche, generando un effetto di “freddo” (chilling effect) e una sorveglianza di massa.

L'autore individua diverse carenze nello schema normativo, evidenziando come esso non recepisca pienamente i principi di proporzionalità e il controllo giurisdizionale richiesti dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte di Lussemburgo:

  • Autorizzazione e Controllo: Attualmente, l'autorizzazione per l'uso del riconoscimento biometrico in tempo reale è demandata al Procuratore della Repubblica, che l'autore ritiene parzialmente in conflitto di interessi. Propone di attribuire la competenza al Giudice (GIP o Presidente del Tribunale), unico organo in grado di garantire una neutralità adeguata tra esigenze investigative e diritti fondamentali (artt. 7 e 8 della Carta di Nizza).
  • Disciplina d'Urgenza: La norma attuale permetterebbe alla polizia giudiziaria di attivare il riconoscimento biometrico in tempo reale in casi di urgenza senza autorizzazione preventiva, un aspetto che l'autore considera a rischio di illegittimità costituzionale per violazione del principio di riservatezza e del divieto di sorveglianza indiscriminata.
  • Riconoscimento Facciale “A Posteriori”: L'articolo 10 dello schema manca di una disciplina chiara per l'autorizzazione preventiva, richiesta dal Regolamento UE. Inoltre, l'autore critica l'uso della deroga d'urgenza, che viene applicata in modo troppo ampio (anche quando il sospetto è già individuato), e la creazione di archivi preventivi di volti in luoghi pubblici, che rischia di violare il principio di minimizzazione dei dati.
  • Mancanza di Garanzie Umane: Lo schema omette di prevedere un doppio controllo umano obbligatorio (verifica da parte di almeno due operatori indipendenti), un requisito fondamentale per mitigare errori algoritmici e bias.

L'analisi si chiude con un monito: senza solide barriere giuridiche e un controllo giurisdizionale rigoroso, l'impiego massiccio del riconoscimento facciale rischia di compromettere la stessa democrazia che si intende difendere.

Il testo, una rielaborazione della memoria presentata in occasione dell’Audizione svolta dall’Autore alla Commissione giustizia della Camera dei Deputati il 23 luglio 2026, è reperibile qui: https://www.sistemapenale.it/it/scheda/gialuz-riconoscimento-biometrico-e-garanzie-necessarie-nello-stato-democratico


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Traffico illecito internazionale di rifiuti verso il Senegal. Carabinieri Forestali eseguono sei perquisizioni: dieci indagati e sequestri tra autodemolitori di Milano e Monza-Brianza

L'immagine è stata creata con l'intelligenza artificiale di Google Gemini

Sei perquisizioni, dieci persone deferite all'autorità giudiziaria e il sequestro di ingenti quantitativi di rifiuti e veicoli di provenienza illecita: questo il bilancio di un'operazione condotta dai militari del #NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale) dei #CarabinieriForestali di Milano, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Milano.

Le perquisizioni hanno interessato cinque autodemolitori delle province di Milano e Monza e Brianza, nonché un imprenditore di nazionalità senegalese, indagati per violazioni della normativa ambientale, tra cui la gestione illecita di rifiuti, la spedizione transfrontaliera illecita e l'organizzazione di un traffico di rifiuti.

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l'imprenditore avrebbe organizzato una spedizione illegale di rifiuti destinata al Senegal. Il container, dichiarato in dogana come carico di generi alimentari, nascondeva al suo interno decine di carcasse di motocicli provenienti da autodemolitori dell'hinterland milanese, numerosi motori di autovetture non bonificati (classificati come rifiuti pericolosi) e rifiuti della categoria RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Nel container sono stati inoltre rinvenuti nove motocicli, risultati provento di furto e già parzialmente smontati per ostacolarne l'identificazione e mascherarne l'origine illecita.

L'indagine ha inoltre evidenziato quello che appare un sistema organizzato di traffico illecito riconducibile a un'autodemolizione della provincia di Monza e Brianza. La società, pur essendo regolarmente autorizzata alla gestione dei veicoli fuori uso, avrebbe sistematicamente gestito illecitamente consistenti quantitativi di rifiuti. Tra questi figurano autovetture destinate alla demolizione introdotte nel centro senza la prevista tracciabilità e sottoposte a trattamenti in violazione della normativa ambientale, con conseguente smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.

Durante le perquisizioni nell'azienda sono stati sequestrati cinque motocicli di provenienza illecita, circa 120 metri cubi di rifiuti metallici, 14 carcasse di autovetture contenenti rifiuti speciali estranei all'attività di autodemolizione, 20 blocchi motore di origine non accertata e documentazione relativa alla tracciabilità dei rifiuti, ora sottoposta all'esame degli investigatori.


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Operazione transnazionale: sequestrati oltre 31 milioni di euro a un'organizzazione criminale che riciclava droga tramite lingotti d'oro

Una recente operazione congiunta tra Italia, Francia, Kosovo e agenzie dell'UE (Eurojust ed Europol) che ha portato a un sequestro storico.

Le autorità hanno smantellato un'organizzazione criminale specializzata nel riciclaggio dei proventi del narcotraffico mediante un sistema sofisticato per convertire il denaro sporco in lingotti e fogli d'oro, per poi spostarli verso Kosovo, Turchia e Marocco.

I Numeri dell'operazione:

  • Totale sequestrato: Oltre 31 milioni di euro (incluso un recente sequestro aggiuntivo di 1 milione).
  • Volume d'affari riciclato: Più di 18 milioni di euro in soli 10 mesi.
  • Arresti: Due promotori dell'organizzazione sono stati arrestati in Francia, sorpresi con 50 kg di oro nascosti in un veicolo.

L'indagine, avviata a dicembre 2024 tramite una Squadra Investigativa Comune (SIC/JIT), ha visto la collaborazione di:

  • Italia: Procura di Milano, Guardia di Finanza (#GICO e #SCICO).
  • Francia: JIRS di Marsiglia e Gendarmerie Nationale.
  • Kosovo: Procura Speciale e Polizia locale.
  • Supporto UE: Eurojust, Europol e la Rete @ON (guidata dalla #DIA).

Un chiaro esempio di come il crimine organizzato utilizzi mercati globali e beni di lusso per “pulire” i fondi, e di quanto sia necessaria una cooperazione internazionale rapida e coordinata per contrastarlo.


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Radicalizzazione giovanile: una sfida globale per la lotta al terrorismo

Il nuovo rapporto analitico dell’INTERPOL rivela che i giovani stanno diventando sempre più radicalizzati e coinvolti in attività terroristiche in tutto il mondo, con statistiche allarmanti che mostrano una presenza sproporzionata dei giovani nei casi legati al terrorismo in numerosi paesi.

Dati chiave: – Il 70% dei detenuti per reati legati al terrorismo in Francia ha meno di 18 anni, – Il 71% dei detenuti per reati legati al terrorismo a Singapore ha meno di 18 anni, – Quasi 1 caso su 10 di terrorismo in Canada coinvolge minori, – La radicalizzazione può avvenire nel giro di poche settimane.

Risultati principali:

Fattori di vulnerabilità I giovani non possiedono capacità di pensiero critico sofisticate, possono rifiutare i valori familiari/comunitari, vivono turbolenze emotive durante l’adolescenza e sono socialmente isolati Strategia di reclutamento I gruppi terroristici sfruttano il fatto che i giovani sono percepiti dalla società come meno minacciosi, il che li rende meno sospetti durante gli attacchi Reclutamento online I gruppi estremisti utilizzano i social media, i videogiochi e le app di messaggistica crittografata per instaurare un rapporto di fiducia attraverso battute e contenuti apparentemente innocui |Tattiche emergenti L’ideologia del “buffet” (che mescola diverse ideologie estremiste con la violenza come denominatore comune) e la “violenza come servizio” (offrire denaro per atti violenti con la promessa di condanne più lievi)

Risposta internazionale

Il rapporto dell’INTERPOL sulla radicalizzazione giovanile raccomanda di prendere in considerazione “la creazione di contro-narrazioni digitali e di spazi online che rispondano alle esigenze dei giovani soli e disillusi”. Altre raccomandazioni includono la possibilità di “rafforzare il monitoraggio digitale da parte delle aziende tecnologiche per moderare i contenuti e segnalare le attività estremiste in tempo reale”, con l’obiettivo di fornire un “approccio più approfondito all’identificazione dei giovani a rischio”. Il rapporto include anche un glossario dei termini comunemente utilizzati negli ambienti estremisti online o dalle comunità di videogiocatori. Ai paesi membri è stato chiesto di aggiungere le loro versioni di questi termini, comprese quelle espresse nelle loro lingue locali, con l’obiettivo di supportare le indagini attraverso la compilazione di un dizionario globale dei termini da tenere in considerazione. «Il rapporto è innanzitutto uno strumento per assistere i nostri colleghi in tutto il mondo, informandoli sulla portata del problema e raccomandando azioni concrete», afferma Kayla Cooper, Analista di intelligence criminale presso la Direzione antiterrorismo dell’INTERPOL e autore del rapporto, «se la comunità delle forze dell’ordine riuscirà ad affrontare la radicalizzazione giovanile con una comprensione informata, avremo maggiori possibilità di ottenere risultati più efficaci».


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Restituiti al Messico 27 reperti precolombiani recuperati dai Carabinieri

Tra i beni sequestrati figuravano anche elementi appartenenti a una collezione privata di Ancona. Il recupero ha rappresentato il risultato di diverse indagini condotte dai Nuclei TPC di Roma, Monza, Firenze e Ancona, coordinate dalle rispettive Procure di Milano, Firenze, Brescia, Monza, Venezia e Ancona, che hanno convalidato il sequestro dei beni culturali messicani.

I reperti, sottoposti a studi tecnici per verificarne l’autenticità e la provenienza, abbracciano un ampio arco temporale e provengono da diverse aree archeologiche del Messico. Si è svolta a Roma, nella sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti Messicani in Italia, una cerimonia formale per la restituzione dei manufatti all’Ambasciatore S.E. Genaro Lozano, da parte del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. B. Antonio Petti. Alla cerimonia erano presenti anche la Direttrice dell’Istituto Culturale del Messico in Italia “Tina Modotti”, Dott.ssa Mónica de la Mora Kuri.

Tra i beni restituiti vi sono miniature fittili, statuette antropomorfe in terracotta, testine teotihuacane, reperti fossili risalenti al Cretaceo superiore e piccoli vasi in ceramica. Tutti i manufatti appartengono alla cultura messicana e provengono da siti di rilevante interesse storico-culturale. Le autorità dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) li hanno identificati come monumenti archeologici mobili di proprietà dello Stato, tutelati ai sensi della legge federale sui monumenti e le zone archeologiche, artistiche e storiche. Il valore economico complessivo è stato stimato in alcune decine di migliaia di euro, tenendo conto della loro eccezionale importanza storico-culturale e scientifica.

Nel corso di due distinte attività di verifica svolte congiuntamente al Ministero della Cultura presso due collezioni private a Firenze e ad Ancona, i militari hanno accertato la detenzione illegittima di alcuni beni. Tra questi, due reperti facevano parte del patrimonio indisponibile del Messico e non disponevano di documentazione idonea a dimostrare il legittimo possesso o l'importazione regolare nel territorio italiano.


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Traffico di rifiuti verso Paesi esteri: 80 spedizioni illecite scoperte dai Carabinieri Tutela Ambientale

I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Brescia hanno eseguito un'ordinanza applicativa di due misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Brescia.

I destinatari del provvedimento sono, allo stato, gravemente indiziati dei reati contestati di traffico transnazionale di rifiuti destinato al Pakistan e a Stati europei: secondo le indagini, sarebbero state effettuate circa 80 spedizioni. Ai domiciliari sono stati posti il titolare e un dipendente di un'azienda di recupero e commercio di materiali ferrosi di Bedizzole, considerata al vertice dell'organizzazione. Nell'inchiesta, che ha portato anche a 14 perquisizioni e al sequestro preventivo dell'impianto di trattamento rifiuti di Bedizzole, sono coinvolti 16 soggetti fisici e 12 società, operanti nella gestione, nel trasporto e nell'intermediazione dei rifiuti.

L'indagine è iniziata nel febbraio 2023 da un controllo effettuato al porto di Genova dal NOE e dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, volto a intercettare 9 container diretti in Pakistan contenenti rifiuti, in particolare compressori derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non bonificati, falsamente dichiarati come materiale usato o recuperabile.

Secondo l'ipotesi dell'accusa, il meccanismo illecito si fondava su un sistema definito dagli investigatori come “giro-bolla”: i rifiuti risultavano, solo a livello documentale, come se fossero stati scaricati o trattati in un impianto, mentre in realtà venivano trasportati direttamente verso il destinatario finale. Le perquisizioni in corso mirano ad acquisire ulteriore documentazione utile alla ricostruzione dei flussi di rifiuti, dei rapporti commerciali e dei profitti illeciti, nonché agli accertamenti in materia di responsabilità amministrativa degli enti.


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Dipinti trafugati in Italia rientrano nel nostro Paese grazie alle indagini dei Carabinieri TPC e delle Autorità della Romania

Dieci dipinti, rubati il 23 agosto 2024 in un'abitazione di Bassano del Grappa (Vicenza) e trasportati illegalmente in Romania, sono stati rimpatriati in Italia grazie all'azione congiunta dei #Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) e delle autorità rumene. Le opere, attribuite a maestri della pittura italiana tra il XV e il XVII secolo, avevano causato un danno economico di oltre 90.000 euro al collezionista proprietario.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Vicenza e avviate dalla Sezione Antiquariato dei Carabinieri TPC, hanno beneficiato di una stretta collaborazione giudiziaria con il Tribunale di Costanza (Romania). Sul territorio estero, le operazioni sono state condotte grazie al canale di cooperazione internazionale attivo tra i Carabinieri TPC e il Servizio per la Protezione del Patrimonio Culturale Nazionale della Polizia Romena. Questa sinergia ha permesso non solo di identificare i responsabili del furto, ma anche di garantire il pieno recupero delle dieci preziose opere.

Per celebrare il successo dell'operazione, l'Ispettorato Generale della Polizia rumena, tramite la Direzione Investigativa Criminale, ha organizzato una cerimonia ufficiale di consegna dei dipinti ai rappresentanti del Comando Carabinieri TPC. Alla cerimonia hanno partecipato esponenti dell'Ispettorato Generale della Polizia rumena, della Procura estera, del Comando Carabinieri TPC, dell'Ufficio dell'Addetto agli Affari Interni presso l'Ambasciata d'Italia in Romania e del Museo del Comune di Bucarest.

Le indagini sono state avviate sulla base di informazioni investigative che indicavano la presenza delle opere rubate in Romania. Fondamentale si è rivelata la consultazione tempestiva della “Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti”, un sofisticato archivio digitale di esclusiva proprietà dei Carabinieri TPC, utilizzato per la ricerca e il confronto delle immagini delle opere da localizzare. I riscontri investigativi effettuati in Romania hanno confermato l'identità dei dipinti trafugati nel 2024 in Italia.

La cooperazione tra le autorità italiane e rumene è avvenuta attraverso i canali ufficiali di giustizia e polizia, con uno scambio sicuro di informazioni effettuato tramite gli strumenti condivisi di Europol. Il recupero e la restituzione di questi beni culturali dimostrano l'efficacia della collaborazione internazionale nella lotta alla criminalità transfrontaliera legata al traffico illecito di opere d'arte, confermando l'impegno del Comando Carabinieri TPC nella tutela del patrimonio e nel rafforzamento delle partnership internazionali. ```


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Terrorismo in Europa. Il rapporto di EUROPOL

Il rapporto sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell’Unione europea (EU TE-SAT) è una panoramica situazionale che presenta i dati chiave e gli sviluppi nel panorama del terrorismo nell’UE. Questa pubblicazione annuale esplora i diversi tipi di terrorismo nell’UE, le principali tendenze e i dati statistici su attacchi terroristici, arresti, condanne e sanzioni negli Stati membri. La Pubblicazione è reperibile qui https://www.europol.europa.eu/publication-events/main-reports/european-union-terrorism-situation-and-trend-report-2026-eu-te-sat

Il rapporto offre una visione complessiva della situazione del terrorismo nell'Unione Europea relativa all'anno 2025.

Attacchi

Nel 2025 sono stati segnalati 45 attacchi terroristici (di cui 22 portati a termine, 20 sventati e 3 falliti) da 10 Stati membri dell'UE. Gli attacchi completati hanno causato 6 vittime mortali. Arresti: Sono state arrestate 486 persone per reati legati al terrorismo in 21 Stati membri (in aumento rispetto ai 449 del 2024 e ai 426 del 2023). Condanne e proscioglimenti: I procedimenti giudiziari conclusi si sono tradotti in 406 condanne e 99 assoluzioni.

Principali Tendenze e Sviluppi. Terrorismo Jihadista (Minaccia principale)

Continua a rappresentare la minaccia prevalente: 24 attacchi (9 completati, 15 sventati) e 347 arresti (la maggior parte in Spagna e Francia). La maggior parte degli attacchi è stata compiuta da attori isolati (lone actors) che utilizzano metodi a bassa complessità (armi da taglio o veicoli). Si registra un numero elevato di giovani e minorenni radicalizzati online. Diversità Ideologica e Confini Sfumati: Oltre alle ideologie tradizionali, emergono sfumature fluide: Ideologie destabilizzanti / Anti-istituzionali: Movimenti spinti da disinformazione e teorie del complotto contro le élite politiche. Estremismo violentemente nichilista: Comunità digitali decentralizzate (come la rete “The Com”) guidate da una violenza fine a se stessa o dal desiderio di provocare il caos, senza un'ideologia politica chiara. Frammentazione: Diversi autori integrano elementi eterogenei (es. “White Jihad”, ovvero contaminazioni tra ideologia suprematista/di destra e propaganda jihadista).

Terrorismo di Destra e Violent Extremism

Registrati 5 attacchi (1 completato e 4 sventati) e 43 arresti. Si osserva la presenza sia di attori isolati fortemente presenti in ecosistemi online, sia di reti transnazionali strutturate (es. The Base, Active Clubs).

Terrorismo di Sinistra e Anarchico

Registrati 12 attacchi (11 completati in Italia e Grecia, 1 fallito in Italia) e 13 arresti. I bersagli sono stati prevalentemente strutture, veicoli, aziende private o istituzioni (spesso con attacchi incendiari o esplosivi), senza vittime umane. Diversi attacchi sono stati motivati da sentimenti anti-israeliani, anti-militaristi o anti-capitalisti.

Terrorismo Etno-Nazionalista e Separatista

Nessun attacco verificato nel 2025, ma ci sono stati 34 arresti (soprattutto legati al PKK kurdo, ai gruppi repubblicani dissidenti irlandesi e ai separatisti corsi). Il Ruolo dell'Ambiente Online e della Tecnologia:L'ambiente digitale è fondamentale per propaganda, reclutamento, finanziamento e coordinamento. Aumenta l'uso e l'abuso dell'Intelligenza Artificiale (generazione di contenuti, bot, deepfake), la gamification dei contenuti violenti e l'impiego di piattaforme decentralizzate o criptate.

Impatto della Geopolitica

Le tensioni globali (in particolare il conflitto in Medio Oriente e l'attività dell'Asse della Resistenza/Iran) continuano ad alimentare la polarizzazione e la radicalizzazione nell'UE, con una forte ripercussione nell'aumento dell'antisemitismo e delle minacce a comunità specifiche.

Previsioni per il Futuro (Outlook)

Europol prevede che la minaccia rimarrà dinamica. Gli attacchi a bassa complessità condotti da singoli individui rimarranno la modalità più diffusa. Tuttavia, la crescente familiarità dei giovani radicalizzati con le tecnologie, la diffusione di manuali online, il potenziale ritorno di foreign fighters o la scarcerazione di individui condannati per terrorismo mantengono elevato il rischio di azioni più sofisticate o complesse.

#Europol #terrorismo #analisi #EUTESAT


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La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici

Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.

I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).

L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.

L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.

Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.


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