Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

ENDENVCRIME

Crimini contro la Terra: Come il traffico illegale di specie, legname e minerali distrugge il pianeta (e cosa si sta facendo per fermarlo)


Introduzione: Il pianeta sotto attacco

Immagina una foresta pluviale in Amazzonia: alberi secolari abbattuti illegalmente, fiumi avvelenati dal mercurio usato per estrarre oro, e animali come giaguari e scimmie trafficati come merce. Ora sposta lo sguardo in Africa, dove elefanti e rinoceronti vengono uccisi per le loro zanne e i loro corni, o in Asia, dove tonnellate di rifiuti elettronici illegali finiscono in discariche a cielo aperto, inquinando suolo e acqua.

Questi non sono solo danni ambientali: sono crimini organizzati, gestiti da reti transnazionali che guadagnano miliardi di dollari ogni anno, spesso in connessione con il traffico di droga, armi e esseri umani. Secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), link in fondo, i crimini che colpiscono l’ambiente sono tra le attività illegali in più rapida crescita al mondo, con un impatto devastante su: ✅ Biodiversità (sparizione di specie protette). ✅ Sicurezza economica (perdita di risorse per i paesi in via di sviluppo). ✅ Stabilità sociale (conflitti per il controllo di risorse come oro, legname e pesce).

Ma c’è una buona notizia: qualcosa si sta muovendo. Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment (GPCAE) dell’UNODC, nel suo Rapporto Annuale 2025, mostra come 36 paesi stiano collaborando per fermare questi crimini, con risultati concreti: 200+ sequestri di fauna e legname, 12 indagini transnazionali portate a termine, e 3.000+ funzionari formati per combatterli.

1. Crimini ambientali: Non sono solo “danni alla natura”

Spesso si pensa ai crimini ambientali come a reati minori, magari puniti con una multa. In realtà, sono attività criminali organizzate, gestite da reti che operano a livello globale, con: – Guadagni illeciti stimati tra 110 e 281 miliardi di dollari all’anno (dati UNODC). – Collegamenti con la criminalità transnazionale: Le stesse organizzazioni che trafficano droga o armi spesso si occupano anche di fauna, legname, minerali o rifiuti. – Impatti sociali: In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il traffico illegale di oro finanzia gruppi armati e alimenta conflitti.

I 5 “big” dei crimini ambientali

Il GPCAE si concentra su cinque aree principali:

Crimine Esempi concreti Dove accade Impatto
Traffico di fauna Avorio, corni di rinoceronte, scaglie di pangolino, scimmie, rettili Africa (Kenya, Tanzania), Asia (Vietnam, Cina) Estinzione di specie, perdita di biodiversità
Deforestazione illegale Taglio abusivo di legname pregiato (es. rosewood, mogano) Amazzonia (Brasile, Perù), Sud-Est Asiatico (Indonesia, Malesia) Distruzione di foreste, emissioni di CO₂
Pesca INN (Illegale, Non dichiarata, Non regolamentata) Pesca di squali per le pinne, traffico di aragoste Africa Occidentale, Sud-Est Asiatico Collasso degli ecosistemi marini, perdita di mezzi di sussistenza per le comunità costiere
Traffico di minerali Oro, cobalto, coltan (usati in smartphone e auto elettriche) Congo, Sud America (Ecuador, Perù) Finanziamento di conflitti, inquinamento da mercurio
Traffico di rifiuti Rifiuti elettronici, plastica, rifiuti medici Europa → Sud-Est Asiatico (Thailandia, Malesia) Inquinamento di suolo e acqua, rischi per la salute

Curiosità: – In Ecuador, i trafficanti usano container frigoriferi per nascondere droghe e fauna protetta insieme al pesce congelato. – In Nigeria, nel 2025 è stata approvata una legge che classifica il traffico di specie protette come “reato grave”, permettendo l’estradizione dei criminali.

2. GPCAE: Il “poliziotto ambientale” dell’ONU

Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment è il primo programma delle Nazioni Unite dedicato esclusivamente a contrastare questi crimini con un approccio giudiziario: non si limita a denunciare i danni, ma persegue i colpevoli come si farebbe con un traffico di droga.

Come lavora il GPCAE?

Il programma agisce su tre fronti principali:

1. Analisi e intelligence: Seguire i soldi e le rotte

  • Database globale: Gestisce il CITES Illegal Trade Database, con 160.000 record di sequestri di fauna protetta.
  • Rapporti tematici:
    • “Finned for Profit” (2025): Studio sul traffico di pinne di squalo in America Latina.
    • “Global Analysis on Forest Crime” (aprile 2025): Mostra come la domanda di legname in Cina e UE alimenti la deforestazione illegale.
  • Tecnologia:
    • PELTS (Portable Enforcement Laboratory): Laboratori mobili per identificare in tempo reale le specie sequestrate (usati in Camerun, Madagascar, Nigeria).
    • Droni e satellite: In Perù, il progetto ADETOP usa algoritmi per individuare il taglio illegale di alberi.

2. Formazione e rafforzamento delle capacità

  • Corsi per funzionari:
    • In Ecuador, 48 tecnici forestali hanno imparato a usare app per il riconoscimento del legname (come Xylorix).
    • In Uganda, 70 agenti sono stati formati su raccolta prove e gestione della scena del crimine.
  • Laboratori forensi:
    • Il Wildlife Forensics Lab in Uganda ha analizzato 300+ campioni nel 2025, aiutando a inchiodare i trafficanti.

3. Cooperazione internazionale: Unire le forze

I crimini ambientali non hanno confini, quindi neanche la lotta a essi può essere isolata. Il GPCAE promuove: – Operazioni congiunte: – Operation SAMA II: 32 paesi africani hanno collaborato per sequestrare 92 carichi di fauna e legname. – Operation Mekong Dragon VII: 22 paesi asiatici hanno fermato 108 spedizioni di specie protette (tra cui 30 tartarughe, 12 lucertole e 5 elefanti). – Piattaforme regionali: – WIRE Forum (Wildlife Inter-Regional Enforcement): 140 esperti da 35 paesi si sono incontrati a Bangkok per scambiare informazioni su indagini in corso. – CORLAC: Nuova piattaforma per il coordinamento tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù contro il traffico di legname e oro. – Partnership con il settore privato: – Operation COASTLINE: Collaborazione con compagnie di navigazione (come DP World) per identificare container sospetti. – Unwaste: Progetto con UNEP per fermare il traffico di rifiuti tra UE e Sud-Est Asiatico (13 riforme legislative ottenute).

Un dato impressionante: Nel 2025, 51 milioni di persone hanno visto post sui social media con hashtag come #endENVcrime e #EndWildlifeCrime, a dimostrazione che l’attenzione globale sta crescendo.

3. Successi del 2025: Le vittorie (e le lezioni imparate)

✅ Casi di successo

  1. Nigeria: Una legge storica

    • Ottobre 2025: Il parlamento nigeriano approva il “Endangered Species Conservation and Protection Bill”, che introduce pene più severe per il traffico di specie protette.
    • Impatto: Ora i trafficanti possono essere estradati e processati all’estero.
  2. Uganda: Forensica al servizio della giustizia

    • Il Wildlife Forensics Laboratory (sostenuto dal GPCAE) ha contribuito a 58 casi giudiziari, con analisi DNA che hanno permesso di collegare i sequestri ai trafficanti.
  3. Ecuador-Perù: Mappatura dei punti caldi

    • Un studio binazionale ha identificato per la prima volta le zone di estrazione illegale di oro lungo il confine amazzonico, aiutando le autorità a mirare gli interventi.
  4. Sudafrica: Pesca illegale sotto accusa

    • Il progetto FishNET II ha formato 35 pubblici ministeri, che ora applicano un approccio “a catena del valore” per smantellare le reti criminali (dalla barca al mercato).
  5. Thailandia: Sequestro record di corni di rinoceronte

    • Grazie a profili di rischio sviluppati al WIRE Forum, le autorità tailandesi hanno sequestrato 5 corni di rinoceronte (6,86 kg) in un container diretto in Cina.

Le sfide ancora aperte

Nonostante i progressi, ci sono ostacoli enormi: 1. Corruzione: – In Kenya e Mozambico, funzionari corrotti permettono ai trafficanti di eludere i controlli. – Soluzione: Il GPCAE ha formato 10 istituzioni in Africa su meccanismi di whistleblowing e codici etici.

  1. Mancanza di risorse:

    • Molti paesi non hanno laboratori forensi o tecnologie avanzate (es. droni, analisi DNA).
    • Esempio: In Africa Centrale, solo l’Uganda ha un laboratorio specializzato.
  2. Lacune legislative:

    • In molti stati, i crimini ambientali non sono considerati “gravi”, quindi non si può attivare la cooperazione internazionale (es. estradizione).
  3. Crimine digitale:

    • Il traffico di specie protette si sposta online (dark web, social media), rendendo più difficile il tracciamento.
  4. Minerali critici: L’oro “sporco” della transizione energetica

    • La domanda di litio, cobalto e nichel (usati per batterie e pannelli solari) sta alimentando il traffico illegale in paesi come il Congo e il Perù.

4. Il futuro: Cosa ci aspetta nel 2026?

Il GPCAE ha piani ambiziosi per il prossimo anno. Ecco le 5 priorità:

1. Nuove leggi e accordi internazionali

  • Protocollo UNTOC: Si sta discutendo l’aggiunta di un protocollo specifico contro i crimini ambientali alla Convenzione ONU contro la criminalità transnazionale.
  • Direttiva UE: Entro maggio 2026, tutti i paesi UE dovranno adeguarsi alla nuova Direttiva sui crimini ambientali, che introduce sanzioni più severe.

2. Tecnologia e innovazione

  • Intelligenza artificiale: Uso di AI per analizzare dati su rotte di traffico e modelli criminali (es. SinaflorLab in Brasile).
  • Blockchain: Tracciamento delle catene di approvvigionamento di minerali (es. oro, cobalto) per garantire che siano legali e sostenibili.
  • Droni e satellite: Monitoraggio in tempo reale delle aree a rischio (es. Amazzonia, Congo).

3. Cooperazione pubblico-privato

  • Operation COASTLINE: Estensione ad altri porti globali (es. Rotterdam, Shanghai).
  • Collaborazione con le tech company: Facebook, Google e altre piattaforme potrebbero aiutare a identificare traffici online.

4. Focus su aree critiche

Regione Priorità 2026 Progetti chiave
Africa Traffico di fauna e legname SAMA III (operazione doganale), rafforzamento di AWFN (rete forense)
America Latina Mineraria illegale Operation Free Amazon III, coordinamento via CORLAC
Asia-Pacifico Traffico di rifiuti WasteNet (progetto con Basel Convention)
Europa Implementazione Direttiva UE Formazione per polizie ambientali

5. Obiettivi misurabili

Il GPCAE si è posto traguardi concreti per il 2026: – Aumento del 20% nelle condanne per crimini ambientali. – 100+ operazioni congiunte tra paesi. – Integrazione dei crimini ambientali nei piani nazionali di sicurezza di almeno 20 paesi.

Conclusione: Possiamo vincere questa battaglia?

I crimini ambientali sono una minaccia globale, ma il Rapporto 2025 del GPCAE dimostra che la lotta non è persa. Grazie a: ✔ Cooperazione internazionale (WIRE, CORLAC, SAMA). ✔ Tecnologia (forensica, AI, droni). ✔ Leggi più severe (Nigeria, UE). ✔ Sensibilizzazione (social media, campagne).

...si stanno ottenendo risultati concreti.

Ma servono ancora:Più risorse per i paesi in via di sviluppo. – Maggiore impegno politico (es. ratifica del protocollo UNTOC). – Coinvolgimento di tutti: Governi, aziende, cittadini.

La domanda finale è: Siamo pronti a trattare i crimini ambientali con la stessa serietà con cui trattiamo il traffico di droga o il terrorismo? La risposta del GPCAE è . Ed il futuro sarà l’anno per dimostrarlo.

Fonti e approfondimenti


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L'Intelligenza artificiale (#AI) offre soluzioni innovative per la polizia dei crimini ambientali, riducendo costi e tempi

Un interessante studio apparso sul sito dell’ Institute for Securities Studies (ISS) approfondisce gli aspetti relativi all’ausilio che può fornire l’intelligenza artificiale alle forze di polizia impegnate nella lotta ai crimini ambientali, con particolare riguardo al continente africano.

#ENDENVCRIME #WILDLIFEtrafficking

Leggi tutto qui => https://poliverso.org/display/0477a01e-1366-bb84-c0b0-c82266811037


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Crimini che colpiscono l’ambiente. La necessità della cooperazione internazionale

crimini che colpiscono l'ambiente

In un recente post (leggi qui –> https://noblogo.org/cooperazione-internazionale-di-polizia/i-reati-contro-la-fauna-selvatica-attivita-criminale-trasversale-da) abbiamo visto come il “#Wildlife trafficking” sia il traffico illegale di specie selvatiche tra i cinque traffici illegali più redditizi a livello globale.

Ci piace sottolineare come le sfide globali, quali i crimini che colpiscono l’ambiente, richiedono risposte globali. I reati sono spesso di natura transnazionale e sufficientemente gravi da qualificarsi come criminalità organizzata transnazionale in linea con il dettato dell’UNTOC, ovvero la “United Nations Convention against Transnational Organized Crime” (in italiano Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale) e naturalmente i suoi protocolli applicativi che mirano a specifici ambiti e manifestazioni della criminalità organizzata (su questo vedi la nota sottostante).

Vale qui ricordare che la Convenzione fu adottata con la risoluzione 55/25 dell'Assemblea Generale del 15 novembre 2000, aperta alla firma degli Stati membri nel corso di una conferenza politica ad alto livello convocata a tale scopo a Palermo, in Italia, dal 12 al 15 dicembre 2000 ed è entrata in vigore il 29 settembre 2003. Essa è il principale strumento internazionale nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale.

Affrontare i crimini riferiti alle specie selvatiche protette richiede un’ampia cooperazione a tutti i livelli. Risposte forti ed efficaci ai crimini che colpiscono l’ambiente richiedono sforzi globali e coordinati tra tutti gli attori della catena della giustizia penale. Le autorità devono garantire che coloro che hanno il compito di prevenire, coloro che elaborano e attuano la legislazione, coloro che pianificano ed eseguono i sequestri e coloro che indagano sui reati o perseguono i colpevoli lavorino tutti insieme per raggiungere un obiettivo comune. La cooperazione internazionale per contrastare i crimini che colpiscono l’ambiente è in aumento e i paesi stanno vedendo i risultati della condivisione delle informazioni. Nonostante questi progressi, è necessaria ulteriore cooperazione per avere un impatto. Le autorità di contrasto sono spesso ancora riluttanti a utilizzare i canali ufficiali per la cooperazione transfrontaliera in tempo reale.

L’UNODC – Agenzia delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine – sostiene gli Stati nel miglioramento della cooperazione internazionale e delle indagini transfrontaliere e li invita a compiere maggiori sforzi per considerare i crimini che colpiscono l’ambiente come un crimine grave – ciò consentirà loro di sfruttare gli strumenti disponibili ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale di cui abbiamo fatto cenno sopra.

Il UNODC Environment Team (Team Ambiente), attraverso il Programma Globale sui Crimini che colpiscono l’ambiente (indicato con l’hashtag #endENVcrime) fornisce supporto agli Stati membri nel coordinamento degli sforzi di cooperazione regionale e internazionale e delle iniziative di dialogo, sia formali che informali, con l’obiettivo di combattere più efficacemente i crimini che colpiscono l’ambiente. Questa assistenza tecnica viene fornita organizzando seminari sulla condivisione di informazioni e intelligence, sulla cooperazione transfrontaliera su questioni legali e sostenendo la creazione di reti regionali e internazionali di professionisti. I recenti sforzi dell'UNODC per promuovere la cooperazione includono: il sostegno alle reti di tutela della fauna selvatica (SudWEN e HAWEN); la co-organizzazione di riunioni della Wildlife Inter-Regional Enforcement Network (WIRE); la co-organizzazione di una serie di operazioni doganali regionali (Operazione Mekong Dragon); la promozione dell’African Wildlife Forensics Network e l’Associazione dei procuratori dell’Africa orientale.

Per saperne di più:

sulla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, segui questo link –> https://www.unodc.org/unodc/en/organized-crime/intro/UNTOC.html, su UNODC, scarica questa brochure –> https://www.unodc.org/documents/Advocacy-Section/UNODC-at-a-glance_PRINT.pdf sulle attività del Team Ambiente di UNODC, può risultare di interesse seguire il profilo https://twitter.com/UNODC_ENV

(Nota 1) La convenzione è integrata da tre protocolli: il Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini; il Protocollo contro il traffico di migranti via terra, mare e aria; e il Protocollo contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni

#endENVcrime #UNODC #UNTOC #


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