La biblioteca di Amarganta

Pensieri e cronache su “La Storia Infinita”

D come ... Donna Aiuola

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera D, creatore Antonio Basioli

Donna Aiuola è un personaggio che non è presente nelle varie trasposizioni. Si tratta di uno dei personaggi più complessi e carichi di simbolismo di Ende, che richiama, reinterpreta la figura archetipica della Grande Madre, evitando però di cadere nello stereotipo e facendone una figura complessa.

Chi è Donna Aiuola

A scanso di equivoci, va precisato che Donna Aiuola (Dame Aiuóla in originale) è una figura positiva nella storia. Ci troviamo in uno degli ultimi capitoli, quello corrispondente alla lettera X. Lei accoglie Bastiano nella sua Casa che Muta dopo che il ragazzo realizza gli sbagli che ha compiuto seguendo Xayde e dopo che ha lasciato il senso di comunità “totalizzante” che sono i Navigatori della Nebbia (gli Yskandari) desiderando di avere qualcuno che lo ami per quello che è! E Donna Aiuola è la risposta a questo desiderio.

Il suo nome è esplicativo della sua natura. Donna Aiuola è infatti una donna (così come dice il suo nome) vegetale. Viene descritta come una donna che ha “l'aspetto di una bella mela, bella tonda e dalle gote rosa” ma dal fisico grosso e imponente. Dal suo corpo crescono foglie, fiori che formano il suo vestito, mentre dal suo cappello produce frutti in abbodanza con cui nutre Bastiano, trattandolo come se fosse un bambino piccolo, aiutandolo così a riconnettersi con una parte di sé stesso che durante il suo periodo a Fantasia aveva tralasciato: il suo essere un ragazzino.

E amorevole e materna, ma non come lo sono le madri (e in generale i genitori) umani. Il suo amore per consiste per lo più nell'avere qualcuno con cui ella possa condividere la sua abbondanza. Lei stessa ammette infatti che i Fantaiani non possono amare come gli esseri umani, o meglio solo chi fra loro ha bevuto le Acque della Vita può farlo. Tuttavia, a differenza della strega di Hansel e Gretel, lei è anche pronta a lasciare che Bastiano vada via dalla Casa che Muta, quando verrà il momento per lui di continuare il suo cammino (e ciò avviene poeticamente nel momento in cui lei inizia a perdere i fiori).

Poiché la sua natura è vegetale, Donna Aiuola non nasce e muore come altri esseri. Lei si secca in inverno, morendo, e poi rinasce sbocciando in primavera carica di fiori come una persona simile ma diversa. Lei stessa si definisce “figlia e madre di sè stessa”.

Donna Aiuola come Madre Terra

Difficile non vedere nel personaggio di Donna Aiuola una rielaborazione dell'archetipo della Madre Terra (o se preferite Madre Natura), forse una delle prime iterazioni della figura divina della Grande Madre. Gli elementi vegetali che ne caratterizzano il “vestiario”, il suo essere paragonata a un frutto e la sua corporatura risultano abbastanza evidenti.

Le figure materne sono una costante nei racconti e nelle #fiabe. Ogni fata madrina, strega, madre o matrigna non sono altro è che diverse interazioni di un archetipo. Possono essere delle figure supportive e amorevoli (la fata Smemorina di Cenerentola) oppure rappresentare ostacoli da superare per diventare grandi (la già menzionata strega di Hansel e Gretel)

Interessante potrebbe essere il paragone di Donna Aioula con l'idea della Dea Triplice, una concezione diffusa in ambienti Neopagani che attribuisce al Femmineo Sacro di tre volti, in sintonia con le tre età dell'uomo del #mito di Edipo: giovinezza (la fanciulla), età adulta (la donna matura) e infine la vecchiaia (l'anziana). Donna Aiuola incarna ciò nei suoi cicli di vita, esprimendo la capacità di rinascita della natura ad ogni stagione.

Sebbene Ende non menzionò mai esplicitamente questo concetto, è probabile che ne fosse consapevole, dato il suo già menzionato interesse per il #simbolismo estoterico, incluse alchimia e Antroposofia Steineriana, che ritroviamo anche nell'estetica di AURYN, che unisce l'uroboro occidentale con il Tao cinese.

Slegato dalla concezione di Madre Terra parrebbe invece essere l'incapacità di Donna Aiuola di amare, o almeno di amare come un essere umano data la sua natura fantasiana. Ben lungi dal fare paragoni con il Dialogo fra un'islandese e la Natura di Leopardi, esso può essere visto come un modo intrigante in cui Ende invita chi legge a riflettere su come il mondo fantastico, per quanto affascianate e accogliente, non ci potrà mai dare l'amore tangibile di coloro che viene da coloro che ci amano veramente.


Le immagini dei capolettera sono stati disegnati da Antonio Basioli (1774-1883) e impiegati nella prima edizione italiana del romanzo. Le immagini vengono dal sito Altrimondi.org

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Kamo Millenial, prestigiatore dilettante ed Endeliano dichiarato. Su questo blog esploro e approfondisco il mondo de La Storia Infinita condividendo analisi, riflessioni e curiosità su questo capolavoro di Michael Ende. Unisciti a me in questa avventura letteraria!

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C come ... Colore!

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera C, creatore Antonio Basioli

Avete letto bene: oggi parliamo del #colore.

Solitamente nella narrativa il colore è un elemento che non riguarda i romanzi, ma i libri per bambini piccoli, ricchi di illustrazioni. Certo, non è insolito che (specie in passato) che i romani per ragazzi vengano pubblicati con illustrazioni. Da buon #Millenial quale sono, mi vengono in mente i disegni di Serena Riglietti per i primi libri Harry Potter o quelli presenti nei romanzi di Rohal Dahl. Solitamente, però, si tratta sempre di disegni in bianco e nero, e sono elementi per lo più aggiuntivi.

È una costante della #letteratura: salvo rari casi, il colore appartiene alle copertine dei libri, non certo al loro testo che è sempre nero ... giusto?

La questione cromatica

In Italia sono disponibili due versioni de La Storia Infinita, entrambe con la traduzione della Pandolfi. La prima è un'edizione standard in bianco e nero che distingue le parti ambientate nel mondo reale da quelle nel mondo immaginario attraverso una differenza di carattere tipografico. La seconda utilizza invece due colori diversi: rosso per il mondo umano, verde acqua per Fantasìa.

Di queste due versioni, la seconda è quella “autentica”, che rispetta la volontà espressa da Ende in occasione della prima edizione assoluta (quella tedesca) del libro. L'autore sovverte qui i canoni con una scelta apparentemente “infantile” (l'utilizzo di un testo colorato) che ha però l'effetto di rendere anche il colore del testo parte integrante della narrazione.

La differenza di carattere tipografico utilizzata nella versione in bianco e nero è invece un espediente, un escamotage adottato per l'edizione economica pubblicata dalla TEA: un modo per rendere “a basso costo” la distinzione fra i due mondi.

L'autore tedesco, durante la stesura del romanzo, arrivò a ritenere che una semplice pubblicazione tradizionale non fosse adatta per l'opera che stava scrivendo, ma che questa dovesse essere confezionata come un libro di magia, con copertina di cuoio e bottoni in madreperla e ottone. Fu solo dopo i colloqui con l'editore, preoccupato per i costi di una simile produzione, che i due si accordarono per qualcosa di più semplice: copertina in seta rossa, 26 capilettera per i singoli capitoli (disegnati dall'artista Roswitha Quadflieg) e la celebre stampa a due colori.

Una scelta che verrà poi ripresa anche nelle edizioni straniere. In quella italiana pure i capilettera appositamente scelti, quelli di Antonio Basioli, furono adattati ai colori con cui iniziano i vari capitoli, che non è solo un capriccio dell'autore ma una vera e propria testimonianza della natura metanarrativa del libro.

"Dove si trova questo libro? Nel libro."

Quando Bastiano comincia a leggere il suo libro de La Storia Infinita (quello interno alla storia) il testo viene da subito descritto come verde acqua. Chissà che emozione sarà stata per i lettori di allora, quella di voltare pagina dopo il prologo scritto in rosso e di ritrovarsi anche loro a leggere lo stesso racconto letto dal protagonista scritto con lo stesso colore!

Leggere letteralmente un libro nel libro, cosa rafforzata inoltre dalla già accennata copertina in seta rossa dell'edizione originale, esattamente come quella del libro preso da Bastiano!

Ma Ende fece di più. Egli rese La Storia Infinita non solo un libro nel libro, ma aggiunse un terzo libro omonimo all'interno di Fantasìa, dove il Vecchio della Montagna Vagante – figura antitesi dell'Infanta Imperatrice, simbolo della scrittura che rende le storie immutabili laddove l'altra è la creatività che da loro forma – riporta tutto quello che avviene in un volume che – a suo dire – non contiene semplicemente tutta Fantasìa, ma “[...] è tutta Fantasìa” . E durante questo incontro, fra l'imperatrice e il suo contrario, per un breve istante, il contenuto di tutti e tre i libri diviene uno.

Quando l'Infanta Imperatrice (nel suo ultimo tentativo per portare Bastiano a Fantasìa) chiede al Vecchio di cominciare a rinarrare il suo libro, la sua Storia Infinita dal principio, l'inchiostro con cui l'anziano scrive, la copertina del suo libro così come la tonaca che indossa, cambiano il loro colore dalla da verde acqua a un ben più (per il lettore) famigliare rosso. La storia ricomincia in un ciclo infinito (la Fine Infinita) dal momento in cui i noi lettori di Ende hanno iniziato il libro, con le stesse identiche parole e le stesse identiche scene (salvo la differenza che nella nostra copia questo testo è ancora verde acqua, fatta eccezione per le reazioni di Bastiano nel leggere di sé stesso).

Nel romanzo di Ende, il colore del testo non è più un fronzolo o un capriccio autoriale, ma un elemento concreto della storia. Qualcosa di cui anche chi legge può fare esperienza in prima persona. Da appassionato di esoterismo (in particolare alchimia e antroposofia), Ende dava molta importanza al simbolismo, elemento chiave delle pratiche magiche (non a caso voleva stampare il romanzo come se fosse un libro di magia). La sua scelta dei colori e il gioco metanarrativo, trasportano questa dimensione simbolica al testo scritto, e la mette in mano a lettrici e lettori che però potranno interamente comprenderla solo arrivati a metà del libro, nella scena della Fine Infinita ...


Le immagini dei capolettera sono stati disegnati da Antonio Basioli (1774-1883) e impiegati nella prima edizione italiana del romanzo. Le immagini vengono dal sito Altrimondi.org

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B come ... Bastiano

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera B, creatore Antonio Basioli

Bastiano Baldassare Bucci è sia nel libro che nel film il primo personaggio che entra in scena, ma molti di voi probabilmente lo conoscono meglio con il nome originale Bastian Balthazar Bux, utilizzato nella maggior parte delle edizioni estere e anche nei doppiaggi nostrani di film e serie animata (Sì, esiste anche il cartone della Storia Infinita, ma è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta). Bastiano è forse il personaggio a cui sono più affezionato! Parlare di lui vuol dire parlare del mio incontro con il libro, prima di passare ad analizzare le differenze fra il personaggio di Ende e quello del film.

Il mio incontro con Bastiano

Come praticamente tutti quelli nati fra gli anni '80 e '90, anche io ho conosciuto prima il Bastian dei media audiovisivi rispetto al Bastiano del libro scritto da Ende. Tuttavia ebbi presto anche il mio primo incontro con la versione originale del personaggio. Un incontro seppur destinato a restare “incompleto” per molto tempo, ma che mi segnò in qualche modo.

Avrò avuto sei anni, ero in prima elementare con due maestri che spesso trovavano tempo per leggerci un libro prima o dopo le lezioni. Il primo di essi fu (per uno scherzo del destino) un'altra opera di Ende: Le avventure di Jim Bottone. All'epoca guardavo la serie animata su TMC, e il film La Storia Infinita 3 era uscito da poco. Così, un giorno vidi il libro su uno scaffale al supermercato e chiesi ai miei di comprarmelo (non si tratta della copia attualmente in mio possesso, purtroppo).

Già la prima sera ne cominciammo insieme la lettura. E già leggendolo, sia io che i miei genitori potemmo notare alcune somiglianze fra me e il piccolo protagonista: due ragazzini delle elementari, poco atletici e grassottelli, timidi, solitari che amavano raccontarsi delle storie per far fronte alla solitudine!

Certo, c'erano anche delle differenze. Bastiano aveva 10 anni e io 6. Lui era orfano di madre e io no. Lui era bullizzato in modo violento, mentre io no (non che avessi i miei problemi, ma non ero picchiato solo infastidito da ragazzi più grandi durante l'intervallo) ... ma non era l'eroe di un cartone animato. Non era il Power Ranger Rosso che desideravo essere, ma era simile a me! In un certo modo mi dava voce, anche se allora non potevo saperlo.

Persi pochi mesi dopo quel libro. Non so se perché lo portai a scuola, se rimase nella biblioteca dei nonni o portato via accidentalmente da una mia zia... ma non seppi più molto di Bastiano, sebbene negli anni recuperai tutti i film. Possiamo dire che tenni i contatti con Bastian. Ironicamente il primo film (quello di Petersen) fu l'ultimo che vidi, quando ero già adolescente!

Bastian e Bastiano

Curiosamente le scelte di nomenclatura differenti fra libro e film, ci permettono di “dare un nome” alle varie versioni del personaggio, esattamente come Bastiano fa nel libro con l'Imperatrice, e di identificarle quando si vuole fare un confronto fra esse.

Da una parte abbiamo infatti Bastiano Baldassare Bucci, il personaggio concepito da Ende a Genzano di Roma. Non solo un bambino timido rimasto orfano di madre, con un padre depresso che viene bullizzato a scuola. Ma un bambino di nove o dieci anni che è grasso, che non si piace con il suo corpo e che si vergogna di sè stesso!

Dall'altra, abbiamo il Bastian dei film, in particolare del primo. Orfano sì, bullizzato certo, ma privo di tutti quei problemi di accettazione fisica che caratterizzano la sua controparte cartacea, al punto che (come riportato da Ale Montosi nei suoi articoli dedicati al confronto libro-film) già allora i critici italiani notarono come l'attore fosse praticamente uguale a Elliot di E.T. come look, e non al

... Bastian goffo, grassoccio, sgraziato (e quindi complessato) del romanzo. Michele Anselmi, Bastiano contro E.T., L'Unità 1 settembre 1984

La vergogna che Bastiano prova per sé stesso è un aspetto molto importante per comprendere il personaggio. Nel libro è questo ciò che inzialmente lo trattiene dall'entrare in Fantasìa! L'Imperatrice che chiede “Perché non ascolti i tuoi sogni, Bastian?” e la risposta “Ma io devo restare con i piedi per terra!” non esistono nel libro. Non esistono per Ende. Esiste solo la vergogna che Bastiano prova al pensare di comparire davanti a un eroe come Atreiu e una bellissima fanciulla come l'Infanta Imperatrice.

Un percorso di autoaccettazione

Questa vergona, questo non accettarsi, avrà poi conseguenze nella seconda parte del romanzo. A differenza della sua controparte filmica, entrando in Fantasìa Bastiano prende l'aspetto di un giovane principe orientale, riceverà AURYN comincerà ad atteggiarsi a grande eroe e ... perdendo però sé stesso e i suoi ricordi!

Se avete visto il secondo film, la situazione vi suona famigliare solo che qui ... non è un piano della perfida Xayde (presente anche nel libro), ma un effetto collaterale di AURYN sui terrestri. Gli umani che entrano in Fantasìa per salvarla poi ne devono uscire, per poter risanare entrambi i mondi. Ma nel corso della sua vicenda, Bastiano inizialmente rifiuterà di voler tornare a casa, dimenticandosi a poco a poco chi è stato, peccando di superbia e arrivando a ferire l'amico Atreiu! Solo dopo aver incontrato i “Nulladicenti” (cioé gli umani che hanno perso sé stessi in Fantasìa) comincerà a comprendere i suoi errori e a voler tornare a casa, pur sapendo di avere ormai pochi desideri.

Negli ultimi capitoli della vicenda, Bastiano dimeticherà come si chiama diventando letteralmente il ragazzo che non aveva più nome, prima di riuscire a tornare a casa scegliendo di rinunciare a AURYN e a tutto quello che ha avuto da Fantasìa, trovando finalmente così non solo il portale fra i due mondi – le Acque della Vita – ma ritrovando anche sé stesso e imparando ad amarsi.

We Are All Bastiano!

Bastiano ha molto in comune con le caratteristiche fisiche e psicologiche di chi oggi indichiamo come #nerd, almeno nella versione stereotipata che era in voga fino a qualche decennio fa. È un bambino complessato che ha sofferto con un immenso desiderio di amore! Odia sé stesso e la sua vita e che ama le storie per poter evadere, immaginando di essere qualcun'altro! Questo riesce ad accadere nel momento in cui entra nel libro, ma dopo aver ricevuto AURYN inizia a tirare fuori i lati peggiori di sé, a perdere i suoi ricordi e spesso si trova anche davanti alle conseguenze inattese di desideri espressi sì “con le migliori intenzioni”, ma solo secondo il suo giudizio violando così la neutralità assoluta che dovrebbe avere chi porta l'amuleto. Arriva vicino a diventare un Nulladicente e a perdersi per sempre in Fatasìa senza più identità.

Spesso i personaggi come Bastiano sono sempre rappresentati sotto una luce positiva. Se vengono corrotti o ingannati non è mai interamente colpa loro (esempio il secondo film, dove Bastian è vittima di Xayde e della sua macchina). Sono i bravi ragazzi, quelli tranquilli che non farebbero male a nessuno! Gli innocenti! Nel libro non è così! Pur essendogli dati i mezzi per tornare e capire come farlo fin da subito, Bastiano ne abusa. Utilizza i suoi desideri principalmente per essere considerato e venerato dai fantasiani (in particolare da Atreiu e Fucùr) . Questo bisogno lo porta a desiderare di essere considerato da tutta prima un eroe salvatore, poi un grande poeta, un benenfattore, un Massimo Sapiente, poi una persona pericolosa e temuta – cosa che lo renderà sensibile alle lusinghe di Xayde – e infine a considerare di divenire lui stesso Infante Imperatore.

Ma quello che esce fuori da Bastiano e che lo porta ad abusare dei desideri, è lui! Quello con cui si confronta sono le emozioni che ha tenuto represse quando non si considerava all'altezza per esprimerle!

Mi pare di vedere un'eco (o comunque un fil rouge) di temi trattati nella serie #Adolescence e che spesso conducono alla radicalizzazione di videogiocatori o di altri giovani uomini, profondamente insicuri di sé stessi. L'ego di Bastiano è fragile, la sua #mascolinità è fragile. Rinunciare ad AURYN, tornare indietro per lui vuol dire rinunciare al suo nuovo aspetto da eroe, al suo “avatar videoludico”. Vuol dire accettarsi e amarsi per come è anche fisicamente!

Bastiano quindi non è unico. Sia in senso positivo che negativo, sia nel libro che nelle realtà. Così come ci sono i Nulladicenti, vi sono coloro che invece sono tornati da Fantasìa con successo, accettando sé stessi ma anche cambiati. Uno di questi è il signor Coriandoli (Koelander in originale) cioé il librario, il quale rivela a Bastiano che probabilmente il libro de La Storia Infinita sarà ora nelle mani di qualcun'altro. Bastiano non è quindi un prescelto in senso classico, ma è solo parte di un ciclo, e in futuro (come scritto da Ende) egli mostrerà la via di Fantasìa a molti altri, perché continuino a risanare i due mondi.

Il significato metanarrativo è evidente. Siamo tutti Bastiano, almeno potenzialmente. Tutti possiamo entrare in un mondo fantastico, tutti possiamo uscirne e tutti possiamo aiutare altri a tornare indietro con le “Acque della Vita”.


Le immagini dei capolettera sono stati disegnati da Antonio Basioli (1774-1883) e impiegati nella prima edizione italiana del romanzo. Le immagini vengono dal sito Altrimondi.org

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A come ... Atreiu (con la I)

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera A, creatore Antonio Basioli

Atreiu si scrive con la I.

Non lo dico per questioni politiche, ma perché è così che l'edizione italiana del libro lo riporta. Non è cosa conosciuta ai più il fatto che durante la scrittura del romanzo Michael Ende e sua moglie Ingeborg vivessero in Italia, a Genzano vicino a Roma. L'autore ebbe infatti occasione di lavorare a stretto contatto con la traduttrice italiana Amina Pandolfi, superviosandone il lavoro e curando la resa italiana dei nomi. In questo blog il nome di Atreiu sarà sempre scritto all'italiana, in modo da rendere omaggio e essere rispettoso del lavoro di Ende e Pandolfi e della loro cura messa nella resa italiana dell'intera opera.

Un nome solo, tante scritture

La resa più famosa del nome è Atreyu. Ha origini dall'edizione inglese del romanzo ed è attualemente la più utilazzata, anche in Italia per via del film del 1984. Nell'edizione tedesca il nome del giovane guerriero è scritto infatti Atréju. Come abbiamo visto, la versione italiana utilizza la “I” e la “E” è priva di accento. In modo simile in quella francese la resa è Atreju, con la “J”. In ogni caso la pronuncia di ognuna di queste versioni risulta simile.

Mi piace pensare che tutte queste siano semplicemente la trascrizione nelle varie lingue di un nome “straniero”. Un nome non terrestre ma fantasiano ... o (per la precisione) di un nome in lingua Pelleverde!

Chi è Atreiu, nel libro?

Nel film, Atreiu è il rappresentate del suo popolo (chiamato nel film semplicemente cacciatori del bufalo purpureo) ed è presente nel momento in cui il medico dell'imperatrice Cairone lo indica come la persona destinata a trovare una cura per l'Infanta Imperatrice.

Nel libro, le cose avvengono diversamente. È invece Cairone (per Ende un centauro zebrato di colore) a doversi prima recare da presso il popolo Pelleverde per trovare Atreiu e potergli consegnare AURYN iniziandolo alla “Grande Ricerca”. Come nel film, anche nel libro Cairone rimane sorpreso dalla giovane età di Atreiu, ma in quest'occasione vengono dati altri dettagli sul personaggio che nel film sono stati omessi o (leggermente alterati).

Il primo dettaglio (e forse più importante) è il significato del nome in lingua pelleverde: Il figlio di tutti. Atreiu non ha genitori o parenti in senso comune. Non ha un cognome come gli hobbit oppure un patronimico come Aragon o Legolas. Rimasto orfano prima di avere un nome, tutta la tribù è stata la sua famiglia! Potremmo definirlo, in termini moderni, come il figlio di una famiglia allargata.

Ma c'è un altro elemento importante in questo. Ende compie consciamente una mossa in aperto contrasto con il topos della mitologia – lo stesso che lui aveva utilizzato con il personaggio di Jim Bottone. Solitamente l'eroe orfano tradizionale (Harry Potter, Mosè, Superman ...) scopre sempre di essere legato a una stirpe nascosta: la sua redenzione passa sempre attraverso la scoperta del suo lignaggio.

Atreiu, invece, non ha alcuna stirpe da scoprire. La sua identità si trova in quella che già possiede, nell'essere il figlio di tutta una comunità. Il Figlio di tutti. Non è un eroe che scopre di essere speciale perché viene da qualcuno di importante, ma uno che agisce perché responsabile verso la comunità che lo ha cresciuto.

Il secondo dettaglio assente dal film è il perché della sua giovane età. Oltre a essere una specie di alter-ego in cui Bastiano possa immedesimarsi, il libro specifica che per la sua tribù Atreiu è ancora un bambino. Non ha ancora ucciso neanche un bufalo purpureo, rito di passaggio della cultura Pelleverde. Non è ancora un cacciatore, un adulto. Nel film invece, quando Cairone non crede che sia lui il prescelto indicato dall'imperatrice, Atreiu invece risponde con sicurezza “Torno più che volentieri a cacciare il bufalo purpureo”, suggerendo quindi un'esperienza che ancora non ha.

E proprio questa sua innocenza di sangue lo rende la persona più adatta a portare AURYN e farsi carico della responsabilità più grande: la neutralità assoluta. Durante il viaggio Atreiu non dovrà giudicare chi incontrerà nel suo viaggio e o intervenire nelle loro vicende. Come dice Cairone con disarmente chiarezza:

Tutto deve essere uguale per te, il Bene e il Male, il Bello e il Brutto, la Stupidità e la Saggezza

Ancora una volta, Ende rovescia l'aspettativa. Atreiu non è scelto perché è un iniziato, non è scelto perché è forte o perché cela dentro di sé un potere segreto. Ma perché è ancora innocente! La sua missione non comprende il portare giustizia o ingiustizia, bensì l'astenersi dal farlo.

Atreiu è un eroe vulnerabile, non solo per l'età. Nel #romanzo, egli parte fisicamente esposto. Non ha altro che pantaloni e un mantello di pelle, ma parte per la sua ricerca a torso nudo e senza arco e frecce. Non solo! È un eroe che alla fine si scopre condannato al fallimento fin dall'inizio. Nel corso della sua avventura non solo perderà per sempre (a differenza del film) il fedele cavallo Artax, ma sarà avvelenato dalla mostruosa Ygramul e alla fine realizzerà di non poter materialmente compiere la sua missione perché (SPOILER) solo facendosi fagocitare e corrompere dal Nulla i fantasiani possono raggiungere la Terra (il “mondo di fuori”), ma a costo della loro identità.

Atreiu e Bastiano: due facce della stessa medaglia

L'innocenza di Atreyu lo rende idoneo alla sua missione, ma lo condanna. In modi diversi questa sarà la stessa cosa che si vedrà successivamente con Bastiano, quando questi entrerà in Fantasìa e – come Atreiu – rischierà di perdere sé stesso nella sua avventura, proprio per via della sua innocenza di bambino.

Atreiu e Bastiano (forse non a caso i loro nomi iniziano con le prime due lettere dell'alfabeto) sono due facce della stessa medaglia, complementari come i serpenti di AURYN! Non è un caso se nella Porta dello Specchio, il Vero Io riflesso di Atreiu sia proprio Bastiano. I due sono speculari: Atreiu ha tutte le qualità (anche idealizzate) che Bastiano non sente di possedere: non solo il coraggio e un corpo magro e atletico, ma anche una grande famiglia che lo ama. Se Atreiu è letteralmente figlio di tutti, mentre dopo la morte della madre e il deteriorarsi del rapporto con il padre Bastiano si sente figlio di nessuno. Entrambi non possono accedere (o nel caso di Bastiano rimanere) nel mondo dell'altro, se non al prezzo della loro identità. Ma dove uno (proprio Atreiu, l'eroe del mondo fantastico) non può varcare i confini fra i due mondi e risanarli l'altro può, e non solo una ma due volte!

Ma (come dice lo stesso Ende) questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta.


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Iniziamo il viaggio ... dal Titolo

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera &, creatore Antonio Basioli

Esiste un libro che tutti conoscono e che pochissimi hanno letto. È un classico del fantasy di cui sono molto più quelli che hanno visto i film.

No! Non stiamo parlando del Signore degli Anelli del professor Tolkien, ma de La Storia Infinita di Michael Ende.

Tutti lo conoscono, ma pochi lo hanno letto. E molti si fermano al film. Un film che lo stesso Ende disconobbe. Un film che malgrado il messaggio edificante, una canzone memorabile e bellissimi animatronici ... appiattisce quello che Ende voleva dire veramente. Come cosa il Nulla veramente significasse e (sopratutto) su cosa il Nulla effettivamente facesse agli abitanti di Fantasìa!

Perché sì, il Nulla per Ende non è una forza che semplicemente consuma. Il Nulla per Ende era (SPOILER) bensì una forza che corrompe, non dissimile dai Signori Grigi del suo altro successo Momo, ma ... ci torneremo su questo!

Il titolo che ho scelto per questo blog fa riferimento poi a un luogo che nei tre film degli anni '80-'90 non è mai apparso: la Biblioteca di Amarganta, cioè la Biblioteca della Città D'Argento (se avete visto anche La Storia Infinita 2 forse la conoscete), oltre a richiamare la famosa Biblioteca di Alessandria!

La biblioteca è il luogo di una scena molto importante che rivela un aspetto fondamentale del world-building Endeliano e che lo rende anomalo rispetto a tutti quelli che conosciamo. Un mondo dove spazio e tempo non sono quelli che noi conosciamo! Si tratta della scena dove si capisce che Fantasìa non è il mondo di una storia fantastica, bensì il mondo delle storie fantastiche. Perché “una storia può essere nuova eppure parlare di tempi lontanissimi.”

E come la biblioteca è il posto dove i lettori veramente conoscono e capiscono Fantasìa, questo blog vuole fare lo stesso. Perché Fantasìa non è comprensibile senza conoscere i suoi luoghi, i suoi personaggi e i suoi visitatori.

Atreiu (con la I mi raccomando!), Bastiano (sì all'italiana!), il fortunadrago Fùcur, l'Infanta Imperatrice, Xayde, Mork e i Bisolitari ... in questo viaggio li vedremo e li incontreremo tutti, in un viaggio che (al pari dei capitoli del libro) seguirà l'ordine alfabetico delle 26 lettere e che ci farà conoscere anche il pensiero del suo autore!

Siete pronti a cominciare?


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