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Blog di don Diego Goso

Appunti sull'auto elettrica. Per fare innervosire gli scettici.

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Esercizio: cancellate dalla mente tutto quello che sapete sulle auto elettriche. Se lo avete fatto continuate a leggere. Altrimenti lasciate perdere e vivete bene lo stesso.

Lo dico perchè ho comprato una fantastica elettrica (sì, ho deciso di fare il gran passo). Una macchina totalmente elettrica. E da quando ho comunicato la mia intenzione e adesso che la “signorina” è con me ecco la curiosità e lo scetticismo, comprensibile ma fino ad un certo punto, di chi sulla materia ha le idee di alcuni fa. Giuste forse allora, non proprio adesso.

Lascio perdere chi mi porta gli esempi di Polo Nord o Foresta Africana. Condivido con loro come in quelle condizioni le esperienze di un motore elettrico possano incontrare difficoltà al di là delle ipotesi di progettazione. Porto però qui la mia esperienza concreta e, per quanto mi riguarda, traccio molto soddisfatto queste idee verificate e ferme.

-La macchina elettrica non è uno smartphone, da mettere in ricarica la sera per forza. “Come la ricarichi?” è la cosa che subito ti chiedono tutti. Beh... Ho un barboncino, gli ho attaccato una dinamo alle zampe di dietro e lo faccio correre per tutta la notte... è la mia risposta a bruciapelo. Seriamente: la ricarico quando faccio la spesa, quando sono fuori a cena, quando mi faccio una passeggiata lungomare... e mi sto attrezzando per una eventuale ricarica domestica, ma per ora non ne avverto la pressante necessità.

-E non è vero che bisogna aspettare sempre ore per la ricarica. Non sempre appunto: se usi la presa domestica schuko è sì necessario lasciarla diverso tempo. Qui l'idea di una ricarica notturna o nei periodi di non utilizzo è ottimale. Ora le macchine elettriche sono vendute con un cavo dotato di “wallbox mobile” integrata per cui ovunque è possibile allacciarsi senza il rischio di frittura della presa o di salto del contatore per eccessivo assorbimento. Di nuovo: alcuni anni fa era forse così, ora non più – al netto del cavo con Wallbox o installazione della medesima a monte della presa. Comunque sì, qui il tempo è lungo e non c'è molto altro da dire. Ma la cosa cambia con i diversi modelli di colonnine. Con il modello più diffuso, quella con il cavo di “tipo 2” la mia DR1.0 EV si ricarica in 2 ore. Con il modello a ricarica veloce, quella con il cavo integrato nella colonnina, ma che si inserisce comunque nella presa della mia vettura, la ricarica si completa in 35 minuti (in tale modalità costa un po' di più, vedi sotto). In questo caso è davvero il tempo di una spesa o di una colazione leggendo il giornale in santa pace.

-Costi di ricarica. Non posso dirvi riguardo il collegamento domestico. Aggiornerò questo post in merito dopo aver fatto una prova verificata. Per le colonnine classiche di “tipo 2” il costo è di 18/20 euro per una ricarica dal 20 all'80 per cento. Per le colonnine “fast”, il costo si aggira sui 25/27 euro. Non si paga bollo. Le batterie sono garantite 8 anni.

Inoltre con piattaforma come “Nextcharge” e “Chargemap” si accede alle colonnine di praticamente ogni gestore senza la necessità di portarsi dietro sette o otto carte e account di iscrizione, oltre ad avere la mappa aggiornata delle colonnine più vicine a dove ti trovi, del tipo di impianto, della possibilità – con Nextcharge – di poter prenotare l'attacco desiderato e le modalità di ricarica a disposizione, corredato da album foto e segnalazioni fatte dagli utenti.

-L'autonomia è un altro cavallo di discussione degli scettici (che appunto vanno a cavallo, o meglio cavalli). La mia DR1.0 EV fa 300 km. Sono quelli dichiarati dal costruttore (progetto italiano su matrice cinese dove anche la variante nostrana è comunque costruita). Sono quelli confermati dall'esperienza raccontata dal display al netto di quelli fatti da inizio ricarica a quanti ne restano prima dell'esaurimento della batteria. Numeri, non prospettive o proiezioni. Numeri. 300 km. Naturalmente quando me ne restano 30 in canna... provvedo alla ricarica. Come farei al momento dell'accensione della spia della riserva su motore termico. Ma questo vuole ribadire quanto detto all'inizio: non è che si arriva a sera agonizzanti di batteria come per uno smartphone. Io la ricarico ogni dieci, quindici giorni... non è giustificabile l'ansia da batteria.

  • Per finire... per il resto è una macchina del 2024. Ha tutti i sensori, gli add-on (come la retrocamera o il sistema multimediale) e i servizi di monitoraggio e sicurezza che ti aspetti da una vettura dei nostri tempi.

  • Ma esplode... E vorrà dire che faremo un bel botto. Ho scritto per raccontarvi una cosa bella, un'esperienza positiva che sto vivendo. A qulcuno non va? Legittimo. La terra è piatta e Android è migliore di iPhone. Va proprio bene così.

don Diego

Le domande (inutili e idiote) ad uno scrittore

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Di mio ritengo come le domande alla fine di una conferenza o di una presentazione di un libro siano una cosa utile come il raffreddore. Di solito sono uno sfogo dell'ego per qualche partecipante, più interessato a dire la sua piuttosto di ascoltare la risposta per la quale formula la domanda. Conferenze non richieste dopo la conferenza richiesta, vaneggiamenti dell'ultimo scoppiato a piede libero (e qui ti senti male se il tale poi conclude manifestando la sua stima per te... “che lettori attiro?” Ti domandi preoccupato). E di solito con la manifesta noia del pubblico restante, venuto per ascoltare e conoscere l'autore e non l'improvvisato critico del dopo incontro.

Ma la peggiore categoria di domande uno scrittore se le sente però rivolgere nel privato, con notevole sfacciataggine, un pizzico di invidia camuffata da sospetto riguardo il suo valore e una noncurante disinvoltura riguardo il farsi gli affari suoi. Nello specifico ecco alcuni quesiti in merito (con le risposte tanto sognate ma purtroppo non sempre pronunciabili).

-ma quanto hai pagato per pubblicare il tuo libro? Veramente nemmeno un centesimo, lavoro a contratto e mi pagano per quello che gli offro. Ma che mi prendi per scemo?

-ma vendi pochino, vero? Dipende: rispetto alla Rowling e Ken Follett direi proprio di sì. Rispetto a Bruno Vespa parliamone sui dati reali, rispetto alla tua raccolta di poesie noiose pubblicate dalla stamperia sotto casa i miei libri sono tutti best sellers.

-ho saputo che hai fatto un libro ma nella libreria sulla cima delle dolomiti aperta solo il 29 febbraio non lo conoscevano, dove lo posso trovare? Te lo vorrei tirare in faccia per risparmiarti la ricerca, ma hai mai sentito parlare di Amazon?

-ho trovato il suo libro in un mercatino dell'usato, si vede che qualcuno lo aveva dato via...? Si, insieme alla Bibbia, Shakespeare e Manzoni... come vede è il destino di noi pennivendoli...

-ma hai fatto un'altro libro? (pronunciato con stanchezza come se lo avessi obbligato a leggerlo o peggio lo avesse scritto lui). No, nessuna risposta a riguardo, solo il pensiero di un attacco di dissenteria e nessun bar con bagno a disposizione nei dintorni.

-ma non sapevo che facessi lo scrittore. Da quanto? Questa è la domanda rivolta da persone che ti frequentano da anni. Non gli amici, quelli sono le persone che non hanno mai letto un tuo libro.

-ma sul costo del libro quanto va a lei, pochino vero? Il necessario per comprare una piscina gonfiabile, riempirla d'acqua e ficcarci la tua testa dentro per qualche secondo.

-ho visto che il suo ultimo libro glielo hanno tradotto in polacco... ma in inglese no? Idź do diabła...

-ho visto che sei in classifica. Ma chissà come le fanno quelle scalette, no? (variante: ho visto che non sei in classifica, d'altra parte ci vanno solo i grandi autori, no?) Monologo iniziale del Sergente Maggiore Hartman, vostro capo istruttore, tutto di fila.

-ho scritto anche io un libro, lo vuoi leggere? Ma quanto hai pagato? Vende poco? Si trova in cima alle Dolomiti? Qualcuno l'ha mandato al macero? E' solo il primo? Ma lo hai scritto davvero tu? Ma quanto ci guadagni a copia? Ma è tradotto in inglese? Ma è in classifica?

Poi, per fortuna, ci siete Voi. Grazie.

don Diego