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    <title>lavopovero &amp;mdash; Transit </title>
    <link>https://noblogo.org/transit/tag:lavopovero</link>
    <description>Il blog di Alessandra Corubolo e Daniele Mattioli (on-line, in varie forme,  dal 2005.)</description>
    <pubDate>Sun, 19 Apr 2026 23:00:57 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Un paese che lavora, ma non vive.</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/un-paese-che-lavora-ma-non-vive-ccm2</link>
      <description>&lt;![CDATA[(186)&#xA;&#xA;(LP1) &#xA;&#xA;In Italia, il lavoro ha smesso di essere una garanzia contro la povertà. &#xA;Nel 2025 oltre un lavoratore su dieci è in difficoltà economica pur avendo un impiego, con un tasso di rischio di povertà lavorativa che supera l’11% e colloca il paese stabilmente sopra la media europea. &#xA;&#xA;È il volto dei cosiddetti #workingpoor, persone che timbrano il cartellino, consegnano pacchi, servono ai tavoli, assistono anziani e bambini, ma non riescono a condurre una vita dignitosa.​&#xA;Secondo i dati più recenti, oltre un lavoratore su dieci in Italia è a rischio povertà, con una quota di “working poor” che in alcune analisi si avvicina a un quarto della forza lavoro, se si considerano contratti part time involontari, stagionali e &#xA;parasubordinati. &#xA;&#xA;L’occupazione cresce (almeno nelle tabelle del #GovernoMeloni, quelle che spacciano per tavole della verità), ma cresce anche il numero di chi, pur lavorando, non supera la soglia dei mille euro al mese e non riesce a far fronte al costo della vita. Si parla di milioni di persone che vivono in condizioni di povertà o rischio di povertà nonostante un’occupazione, smentendo l’idea che “basta un lavoro” per stare al sicuro.​&#xA;La povertà lavorativa non è solo una statistica: si traduce in vite più fragili, reti sociali che si spezzano, salute che si deteriora. &#xA;&#xA;(LP2)&#xA;&#xA;La mancanza di un reddito stabile e sufficiente costringe a rinunciare a uscite, viaggi, corsi per i figli, cure sportive o culturali, alimentando l’isolamento sociale.&#xA;Per molte coppie, l’incertezza economica significa rinviare indefinitamente progetti di vita, come avere un figlio o andare a vivere da soli, mentre ansia e stress da precarietà diventano condizioni permanenti, con effetti documentati anche sulla salute mentale.​&#xA;&#xA;Il lavoro povero incide anche sull’accesso alla sanità e ai servizi fondamentali. &#xA;Cresce la quota di chi rinuncia a visite specialistiche, esami o terapie per i costi diretti o per l’impossibilità di assentarsi dal lavoro precario senza perdere giornate pagate a ore. Allo stesso modo, la povertà educativa si radica nelle famiglie dei “working poor”: bambini e ragazzi che non partecipano a attività extrascolastiche, corsi di lingua, musica o sport, e che vivono fin da piccoli il peso delle ristrettezze economiche. &#xA;&#xA;Così la povertà lavorativa di oggi prepara le disuguaglianze di domani.​&#xA;La povertà lavorativa non è un incidente di percorso, ma il prodotto di scelte politiche precise. &#xA;Tra il 2019 e il 2024 i salari reali hanno perso circa il 10,5% del potere d’acquisto, perché i prezzi sono saliti di oltre il 21% a fronte di retribuzioni cresciute di poco più del 10%, con una perdita secca per milioni di lavoratori. &#xA;&#xA;In questo quadro, il rifiuto ostinato di introdurre un salario minimo legale espone chi lavora a un ricatto permanente: accettare qualsiasi paga, qualsiasi orario, qualsiasi condizione, pur di non scivolare nella povertà assoluta. &#xA;Le promesse di “difendere i salari” e “mettere al centro il lavoro” restano slogan, mentre aumentano le persone costrette a rivolgersi a mense e associazioni pur avendo un contratto in tasca.​&#xA;&#xA;Oggi in Italia la povertà ha cambiato volto: diminuiscono i senza dimora assistiti dalle reti solidali, aumentano invece i lavoratori poveri, i giovani, gli over 60, le famiglie numerose che non riescono più a far quadrare i conti. &#xA;In un paese dove la spesa complessiva per il Natale 2025 è stimata in quasi 28 miliardi di euro, con oltre mille euro di budget medio a famiglia tra regali, cibo, viaggi e ristoranti, chi vive di salario basso guarda da fuori una festa costruita sul consumo. &#xA;Per di questi lavoratori, le tredicesime servono solo a coprire affitti, bollette, debiti, ben lontano dai 200 euro a testa che in media si spenderanno per i regali. &#xA;&#xA;Non c’è spazio per l’ipocrisia: uno Stato che accetta tutto questo senza garantire una retribuzione minima dignitosa e senza contrastare davvero la precarietà non è un arbitro distratto, ma un attore consapevole di una società che può permettersi cene, luci e shopping, ma non la dignità di chi quelle luci le accende e quelle cene le serve.&#xA;&#xA;Auguri. &#xA;&#xA;#Blog #Italia #LavoPovero #Diseguaglianze #Povertà #WorkingPoor #StatoSociale #Opinioni&#xA;&#xA;Mastodon: @alda7069@mastodon.uno&#xD;&#xA;Telegram: https://t.me/transitblog&#xD;&#xA;Friendica: @danmatt@poliverso.org&#xD;&#xA;Blue Sky: https://bsky.app/profile/mattiolidaniele.bsky.social&#xD;&#xA;Bio Site (tutto in un posto solo, diamine): https://bio.site/danielemattioli&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scriptfunction loadScript(a){var b=document.getElementsByTagName(&#34;head&#34;)[0],c=document.createElement(&#34;script&#34;);c.type=&#34;text/javascript&#34;,c.src=&#34;https://tracker.metricool.com/resources/be.js&#34;,c.onreadystatechange=a,c.onload=a,b.appendChild(c)}loadScript(function(){beTracker.t({hash:&#34;70edbb2602e0451c4267847447b07ce2&#34;})});/script&#xD;&#xA;Gli scritti sono tutelati da &#34;Creative Commons&#34; (qui)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: &#xD;&#xA;corubomatt@gmail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(186)</p>

<p><img src="https://images.collettiva.it/view/acePublic/alias/contentid/1f8y6tjcgapy7ldonvm/5/roma-7-ottobre-2023-manifestazione-nazionale-della-cgil.webp?f=16%3A9&amp;q=0.75&amp;w=3840" alt="(LP1)"></p>

<p>In Italia, il lavoro ha smesso di essere una garanzia contro la povertà.
Nel 2025 oltre un lavoratore su dieci è in difficoltà economica pur avendo un impiego, <strong>con un tasso di rischio di povertà lavorativa che supera l’11% e colloca il paese stabilmente sopra la media europea</strong>.</p>

<p>È il volto dei cosiddetti <a href="/transit/tag:workingpoor" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">workingpoor</span></a>, persone che timbrano il cartellino, consegnano pacchi, servono ai tavoli, assistono anziani e bambini, ma non riescono a condurre una vita dignitosa.​
Secondo i dati più recenti, <strong>oltre un lavoratore su dieci in Italia è a rischio povertà</strong>, con una quota di “working poor” che in alcune analisi si avvicina a un quarto della forza lavoro, se si considerano contratti part time involontari, stagionali e
parasubordinati.</p>

<p>L’occupazione cresce (almeno nelle tabelle del <a href="/transit/tag:GovernoMeloni" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">GovernoMeloni</span></a>, quelle che spacciano per tavole della verità), ma cresce anche il numero di chi, pur lavorando, non supera la soglia dei mille euro al mese e non riesce a far fronte al costo della vita. Si parla di milioni di persone che vivono in condizioni di povertà o rischio di povertà nonostante un’occupazione, smentendo l’idea che “basta un lavoro” per stare al sicuro.​
<strong>La povertà lavorativa non è solo una statistica: si traduce in vite più fragili, reti sociali che si spezzano, salute che si deteriora</strong>.</p>

<p><img src="https://images.collettiva.it/view/acePublic/alias/contentid/MGRmZmM5MzEtOGJmMS00/1/image_2273232.webp?f=16%3A9&amp;q=0.75&amp;w=3840" alt="(LP2)"></p>

<p>La mancanza di un reddito stabile e sufficiente costringe a rinunciare a uscite, viaggi, corsi per i figli, cure sportive o culturali, alimentando l’isolamento sociale.
Per molte coppie, l’incertezza economica significa rinviare indefinitamente progetti di vita, come avere un figlio o andare a vivere da soli, mentre ansia e stress da precarietà diventano condizioni permanenti, con <strong>effetti documentati anche sulla salute mentale</strong>.​</p>

<p>Il lavoro povero incide anche sull’accesso alla sanità e ai servizi fondamentali.
Cresce la quota di chi rinuncia a visite specialistiche, esami o terapie per i costi diretti o per l’impossibilità di assentarsi dal lavoro precario senza perdere giornate pagate a ore. Allo stesso modo, la povertà educativa si radica nelle famiglie dei “working poor”: bambini e ragazzi che non partecipano a attività extrascolastiche, corsi di lingua, musica o sport, e che vivono fin da piccoli il peso delle ristrettezze economiche.</p>

<p><strong>Così la povertà lavorativa di oggi prepara le disuguaglianze di domani.​
La povertà lavorativa non è un incidente di percorso, ma il prodotto di scelte politiche precise</strong>.
Tra il 2019 e il 2024 i salari reali hanno perso circa il 10,5% del potere d’acquisto, perché i prezzi sono saliti di oltre il 21% a fronte di retribuzioni cresciute di poco più del 10%, con una perdita secca per milioni di lavoratori.</p>

<p><strong>In questo quadro, il rifiuto ostinato di introdurre un salario minimo legale espone chi lavora a un ricatto permanente: accettare qualsiasi paga, qualsiasi orario, qualsiasi condizione, pur di non scivolare nella povertà assoluta</strong>.
Le promesse di “difendere i salari” e “mettere al centro il lavoro” restano slogan, mentre aumentano le persone costrette a rivolgersi a mense e associazioni pur avendo un contratto in tasca.​</p>

<p><strong>Oggi in Italia la povertà ha cambiato volto</strong>: diminuiscono i senza dimora assistiti dalle reti solidali, aumentano invece i lavoratori poveri, i giovani, gli over 60, le famiglie numerose che non riescono più a far quadrare i conti.
In un paese dove la spesa complessiva per il Natale 2025 è stimata in quasi 28 miliardi di euro, con oltre mille euro di budget medio a famiglia tra regali, cibo, viaggi e ristoranti, chi vive di salario basso guarda da fuori una festa costruita sul consumo.
Per di questi lavoratori, le tredicesime servono solo a coprire affitti, bollette, debiti, ben lontano dai 200 euro a testa che in media si spenderanno per i regali.</p>

<p><strong>Non c’è spazio per l’ipocrisia: uno Stato che accetta tutto questo senza garantire una retribuzione minima dignitosa e senza contrastare davvero la precarietà non è un arbitro distratto, ma un attore consapevole di una società che può permettersi cene, luci e shopping, ma non la dignità di chi quelle luci le accende e quelle cene le serve</strong>.</p>

<p><strong><em>Auguri</em></strong>.</p>

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<p>Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a:
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      <pubDate>Wed, 10 Dec 2025 14:43:48 +0000</pubDate>
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