Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un blog di un cultore della materia. Comprendere dove nel mondo, perché e con quali dinamiche spaziali si sviluppa la criminalità organizzata

La frontiera tra Italia e Francia non è soltanto una linea geografica che separa due Stati. È un territorio di transito, di scambi commerciali e turistici, ma anche un'area nella quale la sicurezza richiede collaborazione, coordinamento e capacità di intervenire oltre i tradizionali confini amministrativi.

Un esempio concreto arriva dal Colle dell'Agnello, dove Carabinieri e Gendarmerie francese hanno avviato una collaborazione operativa che sta producendo risultati significativi.

Recentemente a Pontechianale (Cuneo) si è svolta la riunione semestrale di raccordo tra il Comando provinciale dei Carabinieri di Cuneo e il Comando Gruppo di Gap della Gendarmerie francese. L'incontro ha consentito di fare il punto sull'attività svolta in attuazione del protocollo sottoscritto il 15 aprile 2026.

Il dispositivo prevede l' impiego di due pattuglie, una italiana e una francese, che operano congiuntamente per turni di quattro ore, alternandosi sui due versanti della frontiera. Posti di controllo e pattugliamenti dinamici consentono di presidiare un'area particolarmente frequentata, soprattutto durante la stagione turistica, dai motociclisti che percorrono le strade alpine.

Il bilancio del primo periodo di attività, secondo quanto riferito dalle autorità, evidenzia una significativa diminuzione degli incidenti stradali e dei reati rispetto al semestre precedente.

Ma la notizia più interessante è forse rappresentata dagli sviluppi programmati: l'intensificazione dei servizi, con una presenza modulata in funzione delle esigenze del territorio e degli eventi, e l'estensione dei controlli ai reati ambientali e alle attività sulle piste da sci.

Non si tratta di un'iniziativa isolata

La cooperazione tra Italia e Francia in materia di sicurezza ha radici più profonde. Il Trattato del Quirinale del 2021 ha consolidato il quadro delle relazioni bilaterali, prevedendo una collaborazione rafforzata anche sul versante della sicurezza interna.

Nel giugno 2026, inoltre, i ministri dell'Interno dei due Paesi hanno sottoscritto ad Antibes una nuova intesa per rafforzare l'attività delle brigate miste italo-francesi impegnate nel contrasto all'immigrazione clandestina e alla criminalità transfrontaliera.

I numeri confermano che questa collaborazione non è soltanto formale: nel periodo ottobre 2023-febbraio 2024, la Commissione europea ha registrato 240 pattugliamenti della brigata mista franco-italiana, con 1.894 persone e 656 veicoli controllati e 11 arresti.

Esperienze diverse, ma accomunate dalla medesima impostazione: condividere informazioni, coordinare le attività e rendere più efficace la prevenzione e il contrasto dei fenomeni illeciti.

C'è poi un aspetto che merita particolare attenzione: la tutela ambientale. Le montagne non sono soltanto una risorsa turistica, ma un patrimonio naturale fragile, esposto a fenomeni di abusivismo, danneggiamento e sfruttamento illegale. Estendere la cooperazione anche a questo settore significa riconoscere che la sicurezza comprende la protezione del territorio e delle sue risorse.

La lezione che arriva dalle Alpi è semplice, ma importante: la criminalità non si ferma davanti a una frontiera e neppure la prevenzione può permettersi di farlo.

In un'Europa nella quale la libera circolazione rappresenta una conquista fondamentale, la cooperazione tra le forze di polizia costituisce uno degli strumenti per conciliare mobilità, libertà e sicurezza.

La frontiera, dunque, non deve necessariamente essere un limite all'azione delle istituzioni: può diventare il luogo nel quale due Paesi imparano a lavorare insieme.

#Carabinieri #Gendarmerie #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia #ColleDellAgnello #Europa


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Le Gendarmerie mondiali riunite a Buenos Aires. Presente anche l'Arma dei carabinieri

La FIEP riunisce gendarmerie e forze dell'ordine con status militare per rafforzare il dialogo istituzionale, condividere competenze e affrontare le sfide comuni in materia di sicurezza. Le Forze Membri della FIEP rappresentano una rete internazionale diversificata impegnata nella cooperazione, nello scambio di esperienze, nello sviluppo professionale e nel rafforzamento delle risposte comuni alle sfide contemporanee alla sicurezza.

Il 20 ottobre 2026, durante il vertice annuale dell'Associazione a Buenos Aires, la presidenza della FIEP è stata ufficialmente trasferita dalla Gendarmeria nazionale argentina ai Carabineros de Chile. Al vertice era presente il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Generale C.A. Salvatore Luongo.

Nella circostanza, presso l'ambasciata d'Italia si è inoltre tenuta la cerimonia di conferimento della Croce d'Oro al Merito dell'Arma dei Carabinieri al Comisario General Luis Alejandro Rolle, Capo della Policía Federal Argentina (Pfa), in riconoscimento del suo impegno nel rafforzamento della cooperazione con l'Arma dei Carabinieri nei settori della tutela del patrimonio culturale e del contrasto alla criminalità organizzata. Una collaborazione che si è concretizzata negli ultimi anni in molteplici attività operative e addestrative.

Per saperne di più sulla #FIEP: https://www.fiep.org/


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SFRUTTAMENTO LAVORATIVO: 27 ARRESTI E 248 POTENZIALI VITTIME INDIVIDUATE IN EUROPA

Dietro un’attività commerciale, un cantiere o un ristorante può nascondersi una rete di sfruttamento che trasforma il lavoro in uno strumento di profitto criminale.

L'immagine mostra le condizioni nelle quali venivano alloggiati lavoratori

I risultati dell’operazione coordinata da #Europol e dall’Autorità europea del lavoro (#ELA), con la partecipazione delle autorità di 34 Paesi, Italia compresa, restituiscono la dimensione di un fenomeno che attraversa i confini nazionali e coinvolge diversi settori economici.

I numeri dell’operazione: – 27 arresti per sospetti casi di tratta di esseri umani a fini di sfruttamento lavorativo; – 248 potenziali vittime individuate; – 182 nuove indagini avviate per tratta di esseri umani; – oltre 16.000 operatori coinvolti; – 137.810 controlli effettuati su persone, luoghi, veicoli e documenti.

Agricoltura, edilizia, ristorazione, servizi estetici e centri massaggi sono tra i settori interessati. Le indagini hanno inoltre portato alla luce situazioni riconducibili al lavoro forzato, alla servitù domestica e allo sfruttamento sessuale.

Particolarmente significativo il caso di una rete criminale che avrebbe sfruttato oltre 70 cittadini indiani impiegati nella ristorazione in cinque Paesi dell’ #UE, ricavando almeno 4 milioni di euro attraverso orari prolungati, retribuzioni insufficienti e minacce.

Il dato più rilevante non riguarda soltanto il numero degli arresti, ma il modello criminale che emerge. Lo sfruttamento lavorativo può rappresentare una fonte di guadagno per organizzazioni che operano oltre i confini nazionali, si avvalgono di strutture economiche apparentemente legittime e approfittano della vulnerabilità delle persone.

Per questo motivo, il contrasto non può limitarsi alla repressione delle singole violazioni del diritto del lavoro. Servono cooperazione internazionale, controlli mirati, scambio di informazioni tra forze di polizia e ispettorati, indagini sui profitti illeciti e protezione effettiva delle vittime.

Combattere lo sfruttamento significa colpire sia chi ne subisce le conseguenze sia il sistema criminale che lo rende economicamente conveniente.

📌 Fonte: Europol – 27 arrests and 248 potential victims identified

#Europol #CriminalitàOrganizzata #TrattaDiEssereUmani #SfruttamentoLavorativo #CooperazioneInternazionale #Lavoro #DirittiUmani


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Informatica forense delle forze dell’ordine europee. Situazione e prospettive future: sostenere strumenti europei e open source

Il rapporto Digital forensics: gap analysis (reperibile qui: https://www.europol.europa.eu/cms/sites/default/files/documents/Digital-forensics-gap-analysis.pdf), pubblicato da #Europol il 16 ottobre 2026 in collaborazione con la Commissione europea, esamina le capacità di informatica forense delle forze dell’ordine negli Stati membri.

Parte da un problema pratico: prove digitali sempre più diffuse e complesse — da telefoni e cloud a veicoli, dispositivi IoT e criptovalute — mentre strumenti, competenze e risorse investigative non crescono allo stesso ritmo. L’analisi si basa su consultazioni, incontri e sondaggi con portatori d’interesse ed esperti di Europol, integrati da documenti e studi scientifici, individuando talune lacune: – Strumenti costosi e frammentati. Le soluzioni commerciali spesso hanno costi elevati, formati proprietari e interoperabilità limitata. Gli strumenti europei e open source, pur meno costosi, coprono solo parte delle esigenze e non sempre sono conosciuti, mantenuti o sostenuti adeguatamente, – Validazione non uniforme. Gli Stati applicano criteri diversi per verificare gli strumenti forensi. Il rapporto propone di valutare un organismo europeo indipendente per test e validazione, così da ridurre duplicazioni e rendere i risultati più comparabili, – Standard e catena di custodia incompleti. Cloud, IoT e veicoli rendono difficile acquisire e documentare le prove: i dati possono essere distribuiti tra provider e Paesi, cancellarsi rapidamente o dipendere da sistemi a cui gli investigatori non hanno accesso diretto, – Dipendenza dai produttori e dai fornitori commerciali. Gli aggiornamenti frequenti, le protezioni dei dispositivi e la riluttanza dei produttori a condividere informazioni ostacolano l’estrazione dei dati. In ambiti come le criptovalute, il rapporto segnala anche dipendenze da dati storici disponibili attraverso un singolo fornitore commerciale, – Nuovi ambiti tecnici. Per i veicoli mancano formati e metodi comuni; per molti dispositivi IoT non esistono ancora strumenti e pratiche specializzate condivise. Il rapporto cita il framework europeo EVFF per analizzare dati dei sistemi di infotainment, precisando però che non acquisisce i dati e va integrato con altri strumenti, – Competenze insufficienti e disomogenee. Le lacune riguardano sia gli specialisti sia chi interviene per primo sulla scena, oltre a investigatori, pubblici ministeri e giudici. Il rapporto auspica formazione continua, percorsi differenziati e criteri comuni per documentare e riconoscere le competenze, – Uso dell’IA da governare. L’IA può aiutare a individuare piste e analizzare grandi quantità di dati, ma ogni passaggio deve essere tracciabile e documentato; le analisi devono poter essere ripetute e, quando necessario, verificate manualmente. Il rapporto mette in guardia dai sistemi “black box” e richiama il rispetto dei quadri giuridici applicabili.

Direzioni d’intervento proposte

Il documento indica una strategia europea coordinata: definire priorità comuni per lo sviluppo degli strumenti, promuovere formati interoperabili, sostenere strumenti europei e open source, condividere piattaforme e servizi, centralizzare parte della validazione e investire in formazione e comunità di esperti. L’obiettivo è rendere le capacità nazionali più compatibili e sostenibili e rafforzare la cooperazione transfrontaliera.

Analisi

Il contributo più utile del rapporto è l’inquadramento sistemico. Le difficoltà non dipendono solo dall’assenza di un singolo software: incidono insieme costi, manutenzione, formati, validazione, formazione e accesso ai dati. Per esempio, rendere disponibile uno strumento gratuito serve poco se mancano supporto, aggiornamenti, documentazione e personale in grado di interpretarne i risultati. La standardizzazione è il nodo che può sbloccare più benefici. Formati comuni e procedure condivise potrebbero facilitare l’uso combinato di più strumenti, ridurre la preparazione manuale dei dati e rendere più verificabile la catena di custodia. Ma standard tecnici da soli non bastano: servono validazione indipendente, registrazione accurata delle operazioni e procedure che tengano conto delle differenze tra ordinamenti e contesti probatori.

Il rapporto riconosce un compromesso delicato sull’accesso ai dispositivi. Tra le possibili risposte menziona l’ipotesi che i produttori conservino una chiave, o una sua parte, utilizzabile in circostanze legalmente giustificate. È una proposta sensibile: il documento stesso osserva che le vulnerabilità possono essere sfruttate da attori malevoli. La questione, quindi, non è solo investigativa, ma coinvolge anche sicurezza dei prodotti, garanzie legali e rischi per gli utenti. La pubblicazione presenta l’ipotesi, ma non la risolve né specifica un modello tecnico o di controllo.

Anche la centralizzazione ha limiti da considerare. Un centro europeo di test e servizi condivisi potrebbe evitare duplicazioni e aiutare i Paesi con meno risorse. Tuttavia, per essere efficace dovrebbe avere finanziamenti stabili, capacità sufficiente e procedure trasparenti; inoltre, non potrebbe sostituire tutte le competenze e le licenze nazionali. La stessa pubblicazione osserva che Europol non può farsi carico di tutte le sottoscrizioni nazionali di strumenti commerciali.

La base conoscitiva è utile per orientare le priorità, ma non equivale a una misurazione comparativa completa. Il rapporto descrive consultazioni, incontri e sondaggi, ma nel testo non presenta un quadro quantitativo dettagliato delle capacità di ciascun Paese o indicatori uniformi per confrontarle. È dunque soprattutto una mappatura qualitativa delle lacune e delle necessità, utile per definire interventi e finanziamenti, meno adatta a stabilire quanto ogni Stato sia distante da un obiettivo comune.

In sintesi, la pubblicazione sostiene che la capacità forense digitale europea dipende da un ecosistema condiviso: strumenti mantenuti e testati, standard applicabili, personale formato e accesso ai dati compatibile con la tutela della sicurezza e delle garanzie legali. Il valore delle raccomandazioni si misurerà nella loro attuazione: responsabilità chiare, risorse continuative e risultati verificabili, come tempi di validazione ridotti, maggiore uso degli strumenti condivisi e migliore riconoscimento delle competenze tra Paesi.


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Progetto I-CAN: record di arresti e sequestri nella lotta globale alla 'Ndrangheta

A Roma si è svolta la sesta riunione dello Steering Committee del Progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against 'Ndrangheta). L'incontro è stato co-presieduto dal vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e da Harald Art, Direttore Esecutivo per le capacità di polizia di Interpol. L'obiettivo era fare il punto sui risultati e definire le strategie future.

Che cos'è I-CAN

Il progetto è un'iniziativa congiunta tra il Segretariato Generale Interpol e il Dipartimento di Pubblica Sicurezza italiano. È stato lanciato nel 2020 ed è stato rinnovato fino al 31 dicembre 2027. Da allora ha portato alla cattura di 181 persone legate alla 'Ndrangheta in 32 Paesi, tra cui 70 latitanti. Solo dal 1° gennaio 2025 gli arrestati sono 78, in 14-15 Paesi (il testo riporta entrambe le cifre), con capi ed esponenti di spicco fermati in Belgio, Colombia, Costa Rica, Spagna, Marocco e Germania.

Una minaccia transnazionale

Secondo Grassi, la 'Ndrangheta è una delle più potenti holding criminali transnazionali, broker mondiale della cocaina tra Sud America ed Europa, presente in almeno 85 Paesi. La definisce una minaccia ibrida, perché si infiltra nell'economia legale e nelle istituzioni e usa tecnologie avanzate, dalle criptovalute all'intelligenza artificiale, per il riciclaggio. Art ha aggiunto che non si tratta più di un problema regionale italiano, e che per questo il progetto è passato da 8 a 28 Paesi.

Come opera il progetto

Il Project Leader Simone Pioletti ha descritto un approccio olistico, basato su: – scambio di informazioni e buone pratiche; – smantellamento delle organizzazioni e cattura dei latitanti; – individuazione e sequestro dei beni all'estero, anche con le Silver Notice di Interpol; – contrasto ai legami con altri gruppi, come la mafia balcanica e i cartelli sudamericani (Primeiro Comando da Capital, Tren de Aragua, cartelli messicani).

I Paesi aderenti sono 28 in quattro continenti, con l'Italia come principale finanziatore. In questa riunione è stato autorizzato l'ingresso di Messico, Principato di Monaco e Svezia.

I numeri principali

  • Il database Crime Analysis File conta oltre 137 mila entità, con una crescita del 110% dal 2025 rispetto al periodo 2020-2024.
  • Le estradizioni e consegne dal 2020 sono 95.
  • Più di 2.500 operatori di polizia dei Paesi partner hanno ricevuto formazione specifica.
  • Dal 2025 sono state organizzate 77 riunioni operative e strategiche, con delegati di oltre 60 nazioni.
  • I workshop operativi sono 12 in tutto, di cui 5 dal 2025.

Il progetto ha inoltre partecipato all'operazione internazionale “Atlas Nexus” di luglio, nell'ambito di EMPACT, che ha portato alla cattura di circa 500 persone legate alla criminalità organizzata transnazionale e al sequestro di centinaia di chili di droga.

Cosa succede ora

Al termine dell'incontro c'è stato il passaggio di consegne: il Colonnello dei Carabinieri Giorgio Tommaseo prende il posto di Pioletti alla guida del progetto per il Dipartimento di P.S. Le prossime attività riguarderanno le azioni EMPACT sull' area balcanica e sull'America Latina, la ricerca dei latitanti, l'infiltrazione della criminalità organizzata nelle imprese e nuovi workshop sull'intercettazione delle comunicazioni criptate.


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Mafie e intelligenza artificiale: così le cosche diventano digitali

Il criminologo Vincenzo Musacchio descrive la trasformazione delle mafie in holding tecnologico-finanziarie che reclutano hacker anziché killer

da RaiNews.it (https://www.rainews.it/articoli/2026/10/mafie-e-intelligenza-artificiale-cosi-le-cosche-diventano-digitali-c4b9d912-3252-4859-b066-804da8b5476e.html)

Secondo il criminologo Vincenzo Musacchio, le mafie si stanno trasformando in strutture economico-finanziarie ad alta tecnologia, simili a holding. Sostituiscono progressivamente la violenza manifesta con algoritmi, big data e finanza digitale.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale: – L’IA è già uno strumento operativo quotidiano, non una prospettiva futura. – Permette di agire sottotraccia, evitando l’allarme sociale e la reazione dello Stato che la violenza fisica provoca. Consente: – analisi di grandi quantità di dati per individuare imprese in difficoltà, settori vulnerabili e mercati legali da penetrare; – ottimizzazione delle catene di approvvigionamento del traffico di stupefacenti; – attacchi informatici automatizzati su vasta scala; – deepfake per truffe ed estorsioni avanzate; – elaborazione del linguaggio per analizzare le dinamiche politiche e sociali di un territorio.

Senza limiti e regolamentazioni efficaci, l’IA può moltiplicare la potenza criminale.

Il cambiamento del «soldato di mafia»

Meno killer ed esecutori materiali, più professionisti tecnici: hacker, ingegneri informatici, esperti di crittografia, analisti finanziari. Spesso non sono affiliati con i rituali tradizionali, ma operano come consulenti esterni o «mercenari digitali», ingaggiati sul dark web o tramite società di copertura. Il modello è flessibile, transnazionale e sempre più assimilabile a quello delle multinazionali.

Riciclaggio e criptovalute Criptovalute, finanza decentralizzata (DeFi) e strumenti di offuscamento (mixer e tumbler) permettono di spostare milioni con pochi clic. L’IA consente il frazionamento in micro-transazioni automatizzate su scala globale (smurfing algoritmico), che rende quasi impossibile la tracciabilità da parte delle Unità di Informazione Finanziaria. Anche investimenti in e-commerce e mercati digitali servono a «ripulire» i capitali con un rischio di intercettazione molto basso. Limiti di legislazione e apparati statali Esiste un divario temporale e operativo: la normativa antimafia, anche italiana, è tarata sull’intimidazione fisica, sul controllo territoriale e sull’associazione di stampo tradizionale (art. 416-bis c.p.). Servono aggiornamenti dei quadri normativi nazionali e internazionali e nuove competenze per magistratura e forze dell’ordine (blockchain, analisi dei dati, digital forensics).

Priorità strategiche proposte – Cooperazione internazionale reale: protocolli di condivisione immediata dell’intelligence finanziaria e cibernetica, perché le rogatorie tradizionali sono troppo lente. – Partenariato con le big tech: piattaforme ed exchange di criptovalute devono assumere responsabilità dirette, con monitoraggio algoritmico dei flussi anomali e collaborazione tempestiva con le autorità. – Nuovi reati e strumenti di confisca: codificare come fattispecie ad alta pericolosità sociale l’estorsione cibernetica, la penetrazione informatica nei mercati e il terrorismo o la mafia digitale, con sequestro e confisca di beni digitali (wallet, domini, asset virtuali).

Nota: Musacchio è professore di strategie di contrasto alla criminalità organizzata e associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS), Rutgers University, Newark (USA)


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Minaccia quantistica: Europol lancia l'allarme su criptovalute e dati sensibili

La battaglia non è ancora iniziata, ma Europol consiglia di prepararsi fin da ora. Due nuovi report pubblicati oggi, 7 ottobre 2026, esaminano come il quantum computing potrebbe mettere a rischio i portafogli di criptovalute e decrittare informazioni riservate raccolte anni prima.

Il primo report, Quantum Computing and Cryptocurrencies, reperibile qui https://www.europol.europa.eu/publications-events/publications/quantum-computing-and-cryptocurrencies, sfata la previsione di un collasso inevitabile delle criptovalute, ma individua le chiavi crittografiche dei wallet come principale punto di esposizione: un computer quantistico abbastanza potente potrebbe ricavare una chiave privata da una chiave pubblica e trasferire fondi senza autorizzazione. Le funzioni hash che garantiscono l'integrità della blockchain sono invece più resistenti. La raccomandazione è una transizione graduale alla crittografia post-quantistica, con il coinvolgimento di sviluppatori, wallet provider, policymaker e utenti.

Il secondo report (Harvest Now, Decrypt Later), sviluppato con l'Università Carlos III di Madrid, affronta un rischio diverso: hacker che raccolgono oggi dati cifrati per decifrarli quando la tecnologia sarà disponibile. Nessuna prova di sfruttamento su larga scala, ma comunicazioni governative, proprietà intellettuale, cartelle cliniche e fascicoli giudiziari restano i bersagli più plausibili.

Cosa fare adesso: mappare dove viene usata la crittografia e classificare gli asset da proteggere a lungo termine; eliminare protocolli obsoleti e ridurre la retention non necessaria; rafforzare la gestione delle chiavi e testare soluzioni post-quantistiche; pianificare la transizione in fasi, garantendo interoperabilità con i sistemi esistenti

Il momento esatto in cui i computer quantistici diventeranno una minaccia è incerto, ma adattare i sistemi richiede tempo. La crypto-agilità va perseguita proattivamente, non quando sarà troppo tardi.

#QuantumComputing #Crittografia #CyberSecurity #Criptovalute #Europol #PostQuantum

immagini create con intelligenza artificiale


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Proteggere i giovani dai criminali della droga: le nuove sfide per l'Europa

Il nuovo report pubblicato dall’EUDA (European Union Drugs Agency) in collaborazione con l’Università di Limerick (link a fine post) fa il punto su un fenomeno allarmante: il coinvolgimento dei giovani e dei minori nelle reti criminali del narcotraffico in Europa.

I punti chiave

  1. Il reclutamento digitale e la coercizione. Oltre il 70% delle reti criminali in Europa coinvolge giovani. Il reclutamento non avviene solo nei quartieri difficili, ma sempre più spesso online attraverso social media, messaggistica crittografata, dark web e piattaforme di gaming. Con tecniche di “gamification” e promesse di guadagni facili, i giovani vengono ingaggiati come corrieri, “prestanome” (money mules) o informatori, sfumando il confine tra amicizia e sfruttamento.

  2. Vittime o criminali? Spesso i minori vengono spinti al crimine attraverso forme di intimidazione, debiti di droga ed estorsioni (debt bondage). La ricerca evidenzia una criticità nei sistemi giudiziari europei: i giovani coinvolti vengono frequentemente trattati unicamente come colpevoli anziché come vittime di sfruttamento criminale.

  3. Un grande vuoto nella ricerca e negli interventi. Nonostante la gravità del problema, le evidenze scientifiche su “cosa funzioni davvero” per prevenire questo fenomeno in Europa sono estremamente limitate e frammentate. Le soluzioni standard o “preconfezionate” scaricate da altri contesti spesso falliscono.

Cinque le raccomandazioni chiave per la politica e le istituzioni:

  • Dati e definizioni condivise: Creare indicatori comuni a livello UE per monitorare il fenomeno e valutare gli interventi.
  • Pilota e co-progettazione: Sperimentare modelli flessibili e co-progettati con il territorio (supporto alle famiglie, percorsi educativi e interventi digitali).
  • Studi longitudinali: Investire in ricerche a lungo termine per comprendere esattamente i meccanismi e i tempi di reclutamento.
  • Focalizzarsi sull'attuazione pratica: Rendere i servizi di supporto realmente ed ergonomicamente “raggiungibili” dai ragazzi più a rischio, superando ostacoli burocratici e mancanza di personale.
  • Infrastruttura di apprendimento UE: Condividere le buone pratiche (e gli errori) tra i Paesi membri prima di estendere i progetti su larga scala.

Serve un approccio integrato tra sicurezza, sanità pubblica e politiche sociali, capace di adattarsi alla rapida evoluzione digitale delle reti criminali per sottrarre i ragazzi dallo sfruttamento. 📄

Per saperne di più: Report [lingia inglese] “Safe Futures: Protecting young people from recruitment into criminal drug networks” (EUDA, 2026) https://www.euda.europa.eu/system/files/documents/2026-09/safe-futures-research-needs-and-priorities-report_final.pdf


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Europol lancia allarme sul crescente traffico di cannabis dal Nord America e dalla Thailandia verso l'Europa

Le reti criminali transatlantiche sfruttano i mercati legali sovrabbondanti per introdurre prodotti ad alta potenza nel nostro continente

Recentemente è stata scompaginata una rete criminale che operava attraverso l'aeroporto di Bruxelles usando “estrattori” e dipendenti compiacenti per evadere i controlli ed importare cannabis sul territorio europeo.

Europol ha constatato un aumento esponenziale del contrabbando via cargo aereo e container dal 2023. Le Organizzazioni criminali utilizzano metodi sempre più sofisticati: compagnie fittizie, marketplace online e metodi di occultamento avanzati. L'impatto è grave: violenza, corruzione, riciclaggio di denaro e rischi per la salute dei consumatori, nonché un danno ambientale significativo dalle coltivazioni illegali non regolamentate.

Europol ha istituito una Task force Operativa, dedicata a smantellare queste reti e rafforzare la sorveglianza alle frontiere. La rotta dell'Africa occidentale, già usata per la cocaina, viene ora sfruttata anche per il traffico di cannabis.

L'Europa risponde in modo coordinato a questa minaccia in evoluzione che mette a rischio sicurezza, salute e ambiente.

#MinacciaCannabis

Immagine generata con Intelligenza Artificiale


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EUDA (Agenzia dell'Unione Europea contro le Droghe) e Italia insieme per sistemi di allerta precoce più forti

L'Agenzia dell'Unione Europea contro le Droghe (#EUDA) e l' Italia stanno collaborando per rafforzare i sistemi di monitoraggio delle sostanze psicoattive di nuova sintesi (#NPS) a livello internazionale. Recentemente esperti sugli stupefacenti provenienti da sette paesi partner dell'allargamento e del vicinato (Albania, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Moldavia, Montenegro e Ucraina) hanno effettuato a Roma una visita di studio di tre giorni. Tra le istituzioni coinvolte il Laboratorio di Tossicologia Forense dell'Università Cattolica di Roma, l'Unità di Investigazione Scientifica dei Carabinieri, il Servizio di Polizia Scientifica e il Centro Nazionale sulle Dipendenze e Doping dell'Istituto Nazionale di Salute.

Le New Psychoactive Substances sono droghe sintetiche di laboratorio progettate per imitare gli effetti di sostanze stupefacenti tradizionali (cannabis, cocaina, ecstasy, ecc.) ma con strutture chimiche leggermente modificate. Possono essere estremamente pericolose perché non esistono studi sulla loro sicurezza, tossicità ed effetti a lungo termine.

Attraverso i progetti di cooperazione tecnica finanziati dall' #UE (IPA8 e EU4MD II), si sta lavorando per estendere le capacità di allerta precoce oltre i confini dell'Unione Europea, coinvolgendo partner internazionali nella lotta a queste nuove minacce. L'identificazione rapida delle modifiche nei mercati e nei modelli di consumo di droga è fondamentale per garantire che decisori politici e operatori del settore siano preparati ad affrontare le emergenze sanitarie.

Questa iniziativa rafforza la rete #REITOX e amplia la cooperazione con i paesi dei Balcani occidentali e della Politica Europea di Vicinato. La rete REITOX (dal francese Réseau Européen d'Information sur les Drogues et les Toxicomanies) è la Rete Europea di Informazione su Droghe e Tossicodipendenze, il sistema attraverso cui l'EUDA raccoglie, analizza e diffonde dati sul fenomeno droga in Europa. È composta dai punti focali nazionali (national focal points) presenti in ciascun paese membro dell'UE, nei paesi candidati e in altri partner. La rete include 29 sistemi di allerta precoce nazionali in tutta Europa (27 Stati membri UE, Norvegia, Turchia, e altri paesi partner come i Balcani occidentali).

Ogni paese ha un proprio “punto focale” — solitamente un istituto di ricerca, un ministero o un'agenzia sanitaria nazionale, per l'Italia è il Dipartimento per le politiche antidroga è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri — che:

  • Raccoglie dati nazionali su consumo di droghe, trattamenti, decessi, sequestri
  • Monitora le nuove sostanze psicoattive (NPS) che appaiono sul mercato
  • Fornisce informazioni all'EUDA per le relazioni europee (come il European Drug Report)
  • Coordina la risposta nazionale alle emergenze droga

REITOX garantisce che l'EUDA possa fornire un quadro completo e comparabile della situazione droga in Europa, fondamentale per le politiche pubbliche e le risposte sanitarie coordinate a livello continentale.

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