Manganelli e Pasolini magari non si piacciono, ma di sicuro un po' mecciano: https://differx.noblogs.org/2025/11/25/match-to-match-per-manganelli-e-pasolini/
[ drafts / differ_nces ] [ / δυσϕορία ]
Manganelli e Pasolini magari non si piacciono, ma di sicuro un po' mecciano: https://differx.noblogs.org/2025/11/25/match-to-match-per-manganelli-e-pasolini/
ego scripsit (years ago):
archive.org permette di archiviare delle pagine web attraverso la sua Wayback Machine.
da tempo ho installato sul browser la WM per poter salvare pagine che, nel caso andassero perdute, rischierebbero di determinare il crollo della civiltà come noi la conosciamo.
basta un hosting che si inceppa o muore, un blackout di server, un mancato pagamento del dominio, e una immane fioritura può venir incenerita issofatto.
ma cosa esattamente sto salvando?
ebbene, sto salvando e archiviando la poesia più monnezzona che leggo in rete, soprattutto se di grandi nomi.
una volta su “Cuore” c'era la rubrica ‘Niente resterà impunito’.
penso che sia un dovere civico di ogni buon Italiano, almeno dal glorioso 1870, conservare memoria di ciò che affligge la Patria e ne turba il sano sviluppo.
così io vi esorto, o Italiani, salvate a futura memoria i monnezzoni poetici tossici. la Patria lo esige!
un levissimo dono a Mariangela Gualtieri per la sua immortale poesia: https://slowforward.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/11/amariangelagualtieri2024_02_23_20_28_53.mp3 (o, volendo, qui: https://archive.org/details/amariangelagualtieri2024_02_23_20_28_53)
l'entusiasmo forzato, lo spettacolo della cultura (prodotto da una pervasiva cultura dello spettacolo), la fibrillazione aziendalista perenne: qui in un'annotazione critica esemplare di Valentina Presti Danisi https://slowforward.net/2025/11/24/la-presabbene-valentina-presti-danisi-2025/
non potrei essere più d'accordo.
qui solo quattro link all'atrocità tutt'ora in essere:
entità della distruzione https://www.instagram.com/p/DRWvTsCjC8S/
il genocidio continua, la “tregua” è un diversivo https://www.facebook.com/share/p/17jbpCnGi8/
in Cisgiordania, le semine e i raccolti minacciati https://www.facebook.com/share/1AtAmu6Jcm/
friendly reminder that this is a genocide https://www.facebook.com/share/v/1DCHtUHSLS/
sabato 29 novembre, di nuovo a Roma: reading da Oggettistica, che è questa cosa qui: https://ticedizioni.com/products/oggettistica-marco-giovenale
nei prossimi giorni i vari dettagli. intanto annotate in agenda
probabilmente sono io insofferente, ma proprio gli intellettuali italiani non li vedo per niente interessati a stare sul pezzo. c'è un genocidio in corso, un'occupazione, furti di terre, furti di materie prime, distruzione a tappeto. e loro vanno nei salotti e alle terme del cervello. non lo so. da più di due anni tutti (no: alcuni, solo alcuni) vivono la contraddizione di essere attivi, scrivere, lavorare, e insieme battagliare come si può contro il sionismo assassino. diffondere notizie. farle arrivare a più persone. per cui non nego che la compresenza di orrore e non-orrore sia uno status (ovviamente non nuovo) insopportabile e però da noi giocoforza sopportato. ma sopportare è un conto, supportare un altro. anzi. quello che si vede è l'insistito glissare, dimenticare proprio il genocidio, l'orrore, e rifugiarsi nella pura demenza culturale d'occidente, consueta. con tutti i suoi spettacoli, le sue bandierine di cose fatte e da fare, imminenti e state. continua a essere il solito bordello circense, alla fine, italianissimo e adesso pure neofascista. (anche se, direi, lo spettacolo sopravanza il fascismo e – probabilmente – lo produce. non è l'inverso).
uno degli interventi più lineari e belli di Paolo Virno, sulla negazione, sull'utopia, sull'innovazione. l'ho condiviso su differx. https://differx.noblogs.org/2025/11/22/paolo-virno-lazione-innovativa-video-della-fondazione-collegio-san-carlo/
oggi alle sette c'è 'Opera buffa', il libro di Luciano Neri, da Tic in piazza San Cosimato 39. collana ultrachapbooks.
inoltre, insieme all'autore e al critico Massimiliano Manganelli, a presentare il libro ci sarà Samuele Maffei, critico che – come autore di poesie e prose di ricerca – dovrei aggiungere al microelenco che si può leggere in coda a questa annotazione https://noblogo.org/differx/un-po-dopo-il-2000-quindi-a-trentanni-suonati-da-vari-mesi-e-forse-anche
sotto il regime sionista è del tutto casuale vivere o morire. la bomba cade qualche centinaio di metri più in là, vivi; altrimenti muori. ti negano il visto per uscire e farti curare dove ancora ospedali esistono, muori; il burocrate di turno è distratto e gli cade la firma su un permesso, tu vivi, forse. l'ambulanza passa, forse vivi; l'ambulanza viene bloccata per due, tre, cinque ore, muori. una disattenzione del soldato che manovra il drone e fai in tempo a ripararti, altrimenti sei puntato e ucciso. il cecchino starnuta e vivi, è concentrato e muori. non è che vivi perché sei un bambino di sei anni o un'anziana di ottanta; è semmai perché lui ha un colpo di tosse, o in quel momento ha lasciato la postazione per farsi un selfie. questa remissione di ogni onore e rispetto, di ogni elemento umano, per affidare invece tutto alla macchina di morte, che passando lascia qualche alone di vita solo per errore, è israele. israele ha dimostrato di essere questo in quasi un secolo di vita propria e morte altrui. e proprio luminosamente questo è apparso chiaro negli ultimi due anni. senza la più vaga ombra di dubbio.