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    <title>società &amp;mdash; μετανοειτε</title>
    <link>https://noblogo.org/metanoeite/tag:società</link>
    <description>Blog di migrazione, dal vecchio blogspot (che abbandono per motivi etici), e che probabilmente diventerà una raccolta dei contenuti che ho sparsi per il web</description>
    <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 18:54:12 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>La speranza nella crisi. Crisi petrolifera e transizione comunitaria.</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/la-speranza-nella-crisi</link>
      <description>&lt;![CDATA[È ormai diventato un luogo comune che le crisi possano essere occasioni di grande cambiamento, occasioni per uscire dalla nostra zona di confort (e questo vale sia per i singoli che per le società). Al di là della tragedia umanitaria e dell&#39;oltraggio al diritto internazionale compiuto dalle &#34;democrazie&#34;, quali preziose opportunità di cambiamento si celano dietro l&#39;attuale, spaventosa crisi in Medio Oriente? Possiamo accogliere questa crisi, tragedia per il business as usual, come un volano che ci fornisca l&#39;energia (spirituale) per realizzare una società radicalmente nuova e realmente sostenibile?&#xA;&#xA;Cosa sta accadendo&#xA;&#xA;Relativamente ai recenti sviluppi della situazione in medio oriente, scrive l&#39;economista Gabriele Guzzi in un un post di ieri:&#xA;&#xA;  Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:&#xA;    la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.&#xA;    Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull&#39;offerta mondiale - come già sta avvenendo - ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.&#xA;    La possibile risposta delle élite europee - del tutto inadatte ad affrontare questi tempi - sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.&#xA;    È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell&#39;Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.&#xA;    Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.&#xA;    È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.&#xA;    Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c&#39;è il futuro dell&#39;umanità.&#xA;    Gabriele Guzzi&#xA;&#xA;!--more--&#xA;Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi la nostra organizzazione socioeconomica si basa sul petrolio a basso costo, dal quale produce gran parte dei nostri prodotti di uso quotidiano (dalle aspirine alla plastica, dai rossetti a capi d’abbigliamento) e che ci permette di localizzare la produzione, progettando in America, producendo in Asia, confezionando in Africa e vendendo in Europa. Anche l&#39;elettricità che consumiamo, i mezzi di trasporto che usiamo quotidianamente sono fortemente dipendenti dal petrolio. Quindi la crisi del petrolio conduce direttamente alla crisi dell&#39;industria, dei trasporti, della socialità, dell&#39;energia. Questo non significa che il petrolio sparirà, ma che sarà sempre meno accessibile, o che comunque costerà molto di più di quanto costa ora, indipendentemente da una qualsiasi proclamazione o manovra che potranno escogitare i nostri governi. Qualcuno ha detto che la nostra società è drogata di petrolio, e stiamo per entrare in un regime di astinenza forzata. &#xA;Cosa ci aspetta quindi? Se una persona fortemente dipendente da sostanze rimane in privazione ed entra in crisi da astinenza, ha di fronte a sé una scelta: fare letteralmente di tutto (violenze, truffe, prostituzione) per procurarsi le sostanze da cui dipende, oppure entrare in un regime di disintossicazione, che potrà essere difficile ma che porterà senza dubbio ad un futuro più libero e sereno. Anche per la nostra società possiamo individuare due modelli, che dipendono dal mondo in cui scegliamo di rispondere a questa crisi. Le alternative che si prospettano vanno in direzioni opposte:&#xA;&#xA;Futuro alla Mad Max: l&#39;energia sarà nelle mani di gruppi sempre più ristretto di persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.&#xA;Futuro Pianeta Verde: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l&#39;energia, adattandosi a un futuro più &#34;verde&#34;, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell&#39;umanità)&#xA;&#xA;È ovvio che il sistema &#34;Trump&#34; sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi con decisione per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.&#xA;&#xA;Esistono però da decenni minoranze attive che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione &#34;sana&#34; verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità.&#xA;Oltre agli ecovillaggi, ai gruppi per il cambiamento degli stili di vita, o a quelli che volti alla decrescita, alla permacultura, le Comunità Laudato Sì, vorrei portare l&#39;attenzione sulle esperienze legate alle Transition Town (città in transizione) che rispondono &#34;chirurgicamente&#34; a uno scenario di crisi petrolifera globale che era stato previsto da decenni e che ora si sta dispiegando davanti ai nostri occhi.&#xA;&#xA;Il movimento delle città in transizione&#xA;&#xA;La premessa di base sulla quale si fondano le pratiche di transizione è questa:&#xA;&#xA;  La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.&#xA;    È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.&#xA;    https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/&#xA;&#xA;https://jessicaperlstein.com/products/the-fifth-sacred-thing-international?pos=1&amp;sid=685317ed0&amp;ss=r&#xA;small[Jessica Perlstein, The Fifth Sacred Thing]/small&#xA;&#xA;Le Transition Towns (Città in Transizione) sono quindi comunità locali che, partendo dall&#39;iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove dal basso resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali, fino ad arrivare a modelli di organizzazione municipale. &#xA;&#xA;Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:&#xA;&#xA;Origini: Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.&#xA;Obiettivi: Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.&#xA;Metodo: Si basa sulla &#34;transizione&#34;, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.&#xA;Azioni concrete: Progetti comuni includono l&#39;orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l&#39;efficienza energetica e la creazione di monete locali al fine di mantenere la ricchezza sul territorio.&#xA;Rete: Il movimento è internazionale, con il sito Transition Network che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da Transition Italia. &#xA;&#xA;Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.&#xA;&#xA;  [! info] video presentazione di Cristiano Bottone&#xA;  iframe width=&#34;560&#34; height=&#34;315&#34; src=&#34;https://www.youtube.com/embed/40Zgh17fIyo?si=ncrzghDGMeiwmatU&#34; title=&#34;YouTube video player&#34; frameborder=&#34;0&#34; allow=&#34;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#34; referrerpolicy=&#34;strict-origin-when-cross-origin&#34; allowfullscreen/iframe&#xA;    https://www.youtube.com/watch?v=40Zgh17fIyo&#xA;&#xA;  In cosa consiste questa metodologia?&#xA;  «Attualmente è denominata “Local Transformation Toolkit” ed è stata sperimentata attraverso un progetto di 4 anni chiamato “Municipalities in Transition” che ha visto applicazioni pilota in Italia (Valsamoggia, Roma V Municipio, Santorso), Spagna, Ungheria, Portogallo e Brasile. Si tratta di dotare la comunità di tutto ciò che serve a formare un centro permanente di sviluppo, coordinamento e valutazione delle attività di transizione che possa operare e prendere decisioni al di fuori dei normali processi di competizione politica e pressione di mercato, focalizzandosi completamente sul senso delle azioni da intraprendere. &#xA;  Cristiano Bottone&#xA;    https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione&#xA;&#xA;Segnaliamo inoltre che proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità locali&#xA;https://valori.it/scozia-legge-sviluppo-comunita-locali/&#xA;&#xA;Non si tratta quindi di apportare dei cambiamenti cosmetici alla società, o togliere per 20 giorni le accise sulla benzina, oppure riempire il territorio di mega impianti industriali atti a produrre energia più o meno verde ma, come ha affermato la relatrice ONU Francesca Albanese, è necessario fare i conti con il colonialismo intrinseco nella nostra società, e da questa partorirne una nuova, basata su altri valori, fondata sull&#39;amore. Sono questi valori, elevati ma antichi, che possono e devono guidarci nella foschia di guerra nella quale siamo immersi. &#xA;&#xA;Risorse:&#xA;&#xA;Nuove energie per la pace, di Rebecca Solnit, pubblicato su Internazionale del 27 marzo 2026. https://www.3x1t.org/cloud/index.php/s/TdGD8fzyoioJgHb&#xA;Grazie al gruppo di Radio Eustachio per la segnalazione nella puntata Guerra fossile, pace rinnovabile?. &#xA;Puntata di Report Consumatori difettosi_ del 2010: https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Consumatori-difettosi-47e31576-b217-4eff-ac16-3857d8433e20.html&#xA;Intervista a Rob Hopkins del 2021: https://www.youtube.com/watch?v=SP94zAmXzJg&#xA;Intervista a Cristiano Bottone https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione&#xA;Bibliografia essenziale https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/libri/&#xA;&#xA;#società #economia #crisi  #transizione #conversione #regno]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>È ormai diventato un luogo comune che le crisi possano essere occasioni di grande cambiamento, occasioni per uscire dalla nostra zona di confort (e questo vale sia per i singoli che per le società). Al di là della tragedia umanitaria e dell&#39;oltraggio al diritto internazionale compiuto dalle “democrazie”, quali preziose opportunità di cambiamento si celano dietro l&#39;attuale, spaventosa crisi in Medio Oriente? Possiamo accogliere questa crisi, tragedia per il</em> business as usual, <em>come un volano che ci fornisca l&#39;energia (spirituale) per realizzare una società radicalmente nuova e realmente sostenibile?</em></p>

<h2 id="cosa-sta-accadendo">Cosa sta accadendo</h2>

<p>Relativamente ai recenti sviluppi della situazione in medio oriente, scrive l&#39;economista Gabriele Guzzi in un un <a href="https://www.facebook.com/gabri.guzzi/posts/pfbid023TAmuZfUsciBsNv54B1yWWpyUepVM6qt5YviFA8CcCBqzvhhEbjTnSRJFAu7pG7ql" rel="nofollow">post</a> di ieri:</p>

<blockquote><p>Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:</p>

<p>la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.</p>

<p>Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull&#39;offerta mondiale – come già sta avvenendo – ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.</p>

<p>La possibile risposta delle élite europee – del tutto inadatte ad affrontare questi tempi – sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.</p>

<p>È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell&#39;Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.</p>

<p>Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.</p>

<p>È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.</p>

<p>Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c&#39;è il futuro dell&#39;umanità.</p>

<p><em>Gabriele Guzzi</em></p></blockquote>



<p>Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi la nostra organizzazione socioeconomica si basa sul petrolio a basso costo, dal quale produce gran parte dei nostri prodotti di uso quotidiano (dalle aspirine alla plastica, dai rossetti a capi d’abbigliamento) e che ci permette di localizzare la produzione, progettando in America, producendo in Asia, confezionando in Africa e vendendo in Europa. Anche l&#39;elettricità che consumiamo, i mezzi di trasporto che usiamo quotidianamente sono fortemente dipendenti dal petrolio. Quindi la crisi del petrolio conduce direttamente alla crisi dell&#39;industria, dei trasporti, della socialità, dell&#39;energia. Questo non significa che il petrolio sparirà, ma che sarà sempre meno accessibile, o che comunque costerà molto di più di quanto costa ora, indipendentemente da una qualsiasi proclamazione o manovra che potranno escogitare i nostri governi. Qualcuno ha detto che la nostra società è <em>drogata</em> di petrolio, e stiamo per entrare in un regime di astinenza forzata.
<strong>Cosa ci aspetta quindi?</strong> Se una persona fortemente dipendente da sostanze rimane in privazione ed entra in crisi da astinenza, ha di fronte a sé una scelta: fare letteralmente di tutto (violenze, truffe, prostituzione) per procurarsi le sostanze da cui dipende, oppure entrare in un regime di disintossicazione, che potrà essere difficile ma che porterà senza dubbio ad un futuro più libero e sereno. Anche per la nostra società possiamo individuare due modelli, che dipendono dal mondo in cui scegliamo di rispondere a questa crisi. Le alternative che si prospettano vanno in direzioni opposte:</p>
<ul><li>Futuro alla <strong>Mad Max</strong>: l&#39;energia sarà nelle mani di gruppi sempre più ristretto di persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.</li>
<li>Futuro <strong>Pianeta Verde</strong>: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l&#39;energia, adattandosi a un futuro più “verde”, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell&#39;umanità)</li></ul>

<p>È ovvio che il sistema “Trump” sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi con decisione per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.</p>

<p>Esistono però da decenni minoranze attive che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione “sana” verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità.
Oltre agli <strong>ecovillaggi</strong>, ai gruppi per il <strong>cambiamento degli stili di vita</strong>, o a quelli che volti alla <strong>decrescita</strong>, alla <strong>permacultura</strong>, le <strong>Comunità Laudato Sì</strong>, vorrei portare l&#39;attenzione sulle esperienze legate alle <strong>Transition Town</strong> (città in transizione) che rispondono “chirurgicamente” a uno scenario di crisi petrolifera globale che era stato previsto da decenni e che ora si sta dispiegando davanti ai nostri occhi.</p>

<h2 id="il-movimento-delle-città-in-transizione">Il movimento delle città in transizione</h2>

<p>La premessa di base sulla quale si fondano le pratiche di transizione è questa:</p>

<blockquote><p>La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.</p>

<p>È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.</p>

<p><a href="https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/" rel="nofollow">https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/</a></p></blockquote>

<p><img src="https://jessicaperlstein.com/cdn/shop/files/5thsacredthing_10x20_web.jpg" alt="https://jessicaperlstein.com/products/the-fifth-sacred-thing-international?_pos=1&amp;_sid=685317ed0&amp;_ss=r">
<small>[Jessica Perlstein, The Fifth Sacred Thing]</small></p>

<p><strong>Le Transition Towns (Città in Transizione) sono quindi comunità locali che, partendo dall&#39;iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico</strong>. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove dal basso resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali, fino ad arrivare a modelli di organizzazione municipale. </p>

<p>Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:</p>
<ul><li><strong>Origini:</strong> Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.</li>
<li><strong>Obiettivi:</strong> Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.</li>
<li><strong>Metodo:</strong> Si basa sulla “transizione”, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.</li>
<li><strong>Azioni concrete:</strong> Progetti comuni includono l&#39;orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l&#39;efficienza energetica e la creazione di monete locali al fine di mantenere la ricchezza sul territorio.</li>
<li><strong>Rete:</strong> Il movimento è internazionale, con il sito <a href="https://transitionnetwork.org/it/about/" rel="nofollow">Transition Network</a> che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da <a href="https://www.italiachecambia.org/mappa/transition-italia/" rel="nofollow">Transition Italia</a>. </li></ul>

<p><strong>Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.</strong></p>

<blockquote><p>[! info] video presentazione di Cristiano Bottone
<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/40Zgh17fIyo?si=ncrzghDGMeiwmatU" title="YouTube video player" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=40Zgh17fIyo" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=40Zgh17fIyo</a></p>

<p><strong>In cosa consiste questa metodologia?</strong>
«Attualmente è denominata “Local Transformation Toolkit” ed è stata sperimentata attraverso un progetto di 4 anni chiamato “Municipalities in Transition” che ha visto applicazioni pilota in Italia (Valsamoggia, Roma V Municipio, Santorso), Spagna, Ungheria, Portogallo e Brasile. Si tratta di dotare la comunità di tutto ciò che serve a formare un centro permanente di sviluppo, coordinamento e valutazione delle attività di transizione che possa operare e prendere decisioni al di fuori dei normali processi di competizione politica e pressione di mercato, focalizzandosi completamente sul senso delle azioni da intraprendere.
<em>Cristiano Bottone</em></p>

<p><a href="https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione" rel="nofollow">https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione</a></p></blockquote>

<p>Segnaliamo inoltre che proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità locali
<a href="https://valori.it/scozia-legge-sviluppo-comunita-locali/" rel="nofollow">https://valori.it/scozia-legge-sviluppo-comunita-locali/</a></p>

<p>Non si tratta quindi di apportare dei cambiamenti cosmetici alla società, o togliere per 20 giorni le accise sulla benzina, oppure riempire il territorio di mega impianti industriali atti a produrre energia più o meno verde ma, come ha affermato la relatrice ONU Francesca Albanese, <strong>è necessario fare i conti con il colonialismo intrinseco nella nostra società, e da questa partorirne una nuova, basata su altri valori, fondata sull&#39;amore</strong>. Sono questi valori, elevati ma antichi, che possono e devono guidarci nella foschia di guerra nella quale siamo immersi.</p>

<h2 id="risorse">Risorse:</h2>
<ul><li><em>Nuove energie per la pace</em>, di Rebecca Solnit, pubblicato su <em>Internazionale</em> del 27 marzo 2026. <a href="https://www.3x1t.org/cloud/index.php/s/TdGD8fzyoioJgHb" rel="nofollow">https://www.3x1t.org/cloud/index.php/s/TdGD8fzyoioJgHb</a>
Grazie al gruppo di <strong>Radio Eustachio</strong> per la segnalazione nella puntata <a href="https://eustachio.indivia.net/blog/?puntata=guerra-fossile-pace-rinnovabile" rel="nofollow">Guerra fossile, pace rinnovabile?</a>.</li>
<li>Puntata di Report <em>Consumatori difettosi</em> del 2010: <a href="https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Consumatori-difettosi-47e31576-b217-4eff-ac16-3857d8433e20.html" rel="nofollow">https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Consumatori-difettosi-47e31576-b217-4eff-ac16-3857d8433e20.html</a></li>
<li>Intervista a Rob Hopkins del 2021: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SP94zAmXzJg" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=SP94zAmXzJg</a></li>
<li>Intervista a Cristiano Bottone <a href="https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione" rel="nofollow">https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione</a></li>
<li>Bibliografia essenziale <a href="https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/libri/" rel="nofollow">https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/libri/</a></li></ul>

<p><a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a> <a href="/metanoeite/tag:economia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">economia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:crisi" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">crisi</span></a>  <a href="/metanoeite/tag:transizione" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">transizione</span></a> <a href="/metanoeite/tag:conversione" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">conversione</span></a> <a href="/metanoeite/tag:regno" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">regno</span></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/la-speranza-nella-crisi</guid>
      <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:02:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mappa della caccia alle streghe</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/mappa-della-caccia-alle-streghe</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nella giornata della violenza sulle donne mi è capitato sotto mano il libro di Vanna De Angelis, sui processi alle streghe in Europa (alcuni dei quali a Reggio Emilia, Modena e nella Val di Non). &#xA;Mi è parso bello fare una mappa che contiene i luoghi e i momenti di questi processi, inserendo l&#39;esito, spesso mortale, che ha colpito queste donne (e a volte uomini e fanciulli) invisi al &#34;sistema&#34;. &#xA;È interessante usare la mappa per permettere alle persone di collocare nel proprio spazio questi eventi, magari trovare quelli che sono avvenuti vicino a casa propria.&#xA;Leggendo questi atti ufficiali dopo vari secoli dalla loro stesura, possiamo vedere con chiarezza quanto il potere può essere (o è quasi sempre) espressione di cecità e miseria umana.&#xA;&#xA;div class = centerVisualizza la mappa interattiva a schermo intero/div&#xA;&#xA;Approfitto della visibilità che potrà avere questo post per suggerire la lettura del libro Il calice e la spada della sociologa Riane Eisler, che propone una teoria molto affascinante sul ruolo primario della disparità di genere per sostenere il sistema bellico, e la possibilità concreta di restaurare un ordine perduto, vivo in noi a livello inconscio, ristabilendo rapporti equi tra le persone e la natura.&#xA;&#xA;#mappe #streghe #matriarcato #cultura #saggezza #società]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nella giornata della violenza sulle donne mi è capitato sotto mano il libro di <strong>Vanna De Angelis</strong>, sui processi alle streghe in Europa (alcuni dei quali a Reggio Emilia, Modena e nella Val di Non).
Mi è parso bello fare una mappa che contiene i luoghi e i momenti di questi processi, inserendo l&#39;esito, spesso mortale, che ha colpito queste donne (e a volte uomini e fanciulli) invisi al “sistema”.
È interessante usare la mappa per permettere alle persone di collocare nel proprio spazio questi eventi, magari trovare quelli che sono avvenuti vicino a casa propria.
Leggendo questi atti ufficiali dopo vari secoli dalla loro stesura, possiamo vedere con chiarezza quanto il potere può essere (o è quasi sempre) espressione di cecità e miseria umana.</p>

<p><a href="https://umap.openstreetmap.fr/it/map/la-caccia-alle-streghe_528957" rel="nofollow"><img src="https://i.postimg.cc/qvNyj8Zm/caccia-alle-streghe.png" alt=""></a>
<a href="https://umap.openstreetmap.fr/it/map/la-caccia-alle-streghe_528957" rel="nofollow"><div class="center">Visualizza la mappa interattiva a schermo intero</div></a></p>

<p>Approfitto della visibilità che potrà avere questo post per suggerire la lettura del libro <strong>Il calice e la spada</strong> della sociologa <strong>Riane Eisler</strong>, che propone una teoria molto affascinante sul ruolo primario della disparità di genere per sostenere il sistema bellico, e la possibilità concreta di restaurare un ordine perduto, vivo in noi a livello inconscio, ristabilendo rapporti equi tra le persone e la natura.</p>

<p><a href="/metanoeite/tag:mappe" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">mappe</span></a> <a href="/metanoeite/tag:streghe" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">streghe</span></a> <a href="/metanoeite/tag:matriarcato" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">matriarcato</span></a> <a href="/metanoeite/tag:cultura" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">cultura</span></a> <a href="/metanoeite/tag:saggezza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">saggezza</span></a> <a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a></p>
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      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/mappa-della-caccia-alle-streghe</guid>
      <pubDate>Thu, 26 Nov 2020 19:39:05 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La funzione della poesia</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/la-funzione-della-poesia</link>
      <description>&lt;![CDATA[goddess and celtic knot moon by kleidausrosen&#xA;&#xA;Mi è piaciuto molto questo discorso, perché rispecchia l&#39;afflato poetico che sento sorgere dentro di me a volte. Pur senza attingere alla sapienza umana, lo spirito poetico si comunica agli uomini, tramite i poeti. Al momento opportuno pubblicherò l&#39;inno alla nutria, e nulla sarà più come prima!&#xA;&#xA;  «Qual è oggi l’utilità o la funzione della poesia? ». La domanda si rivela non meno urgente per il fatto di essere posta in tono provocatorio da tanti babbei o soddisfatta con risposte apologetiche da tanti sciocchi. La funzione della poesia è l’invocazione religiosa della Musa; la sua utilità è la sperimentazione di quel misto di esaltazione e di orrore che la sua presenza eccita. Ma «oggi»?&#xA;!--more--&#xA;  La funzione e l’utilità rimangono le stesse: solo l’applicazione è mutata. Un tempo la poesia serviva per ricordare all’uomo che doveva mantenersi in armonia con la famiglia delle creature viventi tra le quali era nato, mediante l’obbedienza ai desideri della padrona di casa; oggi ci ricorda che l’uomo ha ignorato l’avvertimento e ha messo sottosopra la casa con i suoi capricciosi esperimenti filosofici, scientifici e industriali, attirando la rovina su se stesso e sulla sua famiglia. L’«oggi» è una civiltà in cui gli emblemi primi della poesia sono disonorati; in cui il serpente, il leone e l’aquila appartengono al tendone del circo; il bue, il salmone e il cinghiale all’industria dei cibi in scatola; il cavallo da corsa e il levriero al botteghino delle scommesse; e il bosco sacro alla segheria. Una civiltà in cui la Luna è disprezzata come un satellite senza vita e la donna è «personale statale ausiliario». In cui il denaro può comprare ogni cosa eccetto la verità, e chiunque eccetto il poeta posseduto dalla verità.&#xA;&#xA;Robert Graves, La Dea Bianca, pag. 19&#xA;&#xA;Aggiungo anche questo seguito, in cui Graves si rivolge direttamente ai poeti&#xA;&#xA;  Datemi pure della volpe che ha perso la coda; io non sono servo di nessuno e ho scelto di vivere nella frazione di un paesino sui monti di Maiorca, cattolico ma antiecclesiastico, dove la vita è ancora regolata dall’antico ciclo agricolo. Privo come sono della coda, ossia del contatto con la civiltà urbana, tutto ciò che scrivo deve suonare assurdo e irrilevante a quelli tra voi che sono ancora legati agli ingranaggi della macchina industriale, sia direttamente come operai, dirigenti, commercianti o pubblicitari, sia indirettamente come funzionari, editori, giornalisti, insegnanti o dipendenti di una rete radiofonica.&#xA;  Se siete poeti, comprenderete che l’accettazione della mia tesi storica vi obbliga a una confessione di tradimento che sarete restii a fare. Avete scelto il vostro lavoro perché vi prometteva un’entrata costante e il tempo libero necessario per rendere un prezioso culto a metà tempo alla Dea che adorate.&#xA;&#xA;#poesia #civiltà #società #profezia&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://i.postimg.cc/gjJSgRBP/goddess-and-celtic-knot-moon-by-kleidausrosen-00.png" alt="goddess and celtic knot moon by kleidausrosen"></p>

<p><em>Mi è piaciuto molto questo discorso, perché rispecchia l&#39;afflato poetico che sento sorgere dentro di me a volte. Pur senza attingere alla sapienza umana, lo spirito poetico si comunica agli uomini, tramite i poeti. Al momento opportuno pubblicherò l&#39;inno alla nutria, e nulla sarà più come prima!</em></p>

<blockquote><p>«Qual è oggi l’utilità o la funzione della poesia? ». La domanda si rivela non meno urgente per il fatto di essere posta in tono provocatorio da tanti babbei o soddisfatta con risposte apologetiche da tanti sciocchi. La funzione della poesia è l’invocazione religiosa della Musa; la sua utilità è la sperimentazione di quel misto di esaltazione e di orrore che la sua presenza eccita. Ma «oggi»?

La funzione e l’utilità rimangono le stesse: solo l’applicazione è mutata. Un tempo la poesia serviva per ricordare all’uomo che doveva mantenersi in armonia con la famiglia delle creature viventi tra le quali era nato, mediante l’obbedienza ai desideri della padrona di casa; oggi ci ricorda che l’uomo ha ignorato l’avvertimento e ha messo sottosopra la casa con i suoi capricciosi esperimenti filosofici, scientifici e industriali, attirando la rovina su se stesso e sulla sua famiglia. L’«oggi» è una civiltà in cui gli emblemi primi della poesia sono disonorati; in cui il serpente, il leone e l’aquila appartengono al tendone del circo; il bue, il salmone e il cinghiale all’industria dei cibi in scatola; il cavallo da corsa e il levriero al botteghino delle scommesse; e il bosco sacro alla segheria. Una civiltà in cui la Luna è disprezzata come un satellite senza vita e la donna è «personale statale ausiliario». In cui <strong>il denaro può comprare ogni cosa eccetto la verità, e chiunque eccetto il poeta posseduto dalla verità</strong>.</p></blockquote>

<p><a href="https://www.nuovatlantide.org/la-dea-bianca/" rel="nofollow">Robert Graves, La Dea Bianca</a>, pag. 19</p>

<p>Aggiungo anche questo seguito, in cui Graves si rivolge direttamente ai poeti</p>

<blockquote><p>Datemi pure della volpe che ha perso la coda; io non sono servo di nessuno e ho scelto di vivere nella frazione di un paesino sui monti di Maiorca, cattolico ma antiecclesiastico, dove la vita è ancora regolata dall’antico ciclo agricolo. Privo come sono della coda, ossia del contatto con la civiltà urbana, tutto ciò che scrivo deve suonare assurdo e irrilevante a quelli tra voi che sono ancora legati agli ingranaggi della macchina industriale, sia direttamente come operai, dirigenti, commercianti o pubblicitari, sia indirettamente come funzionari, editori, giornalisti, insegnanti o dipendenti di una rete radiofonica.
Se siete poeti, comprenderete che l’accettazione della mia tesi storica vi obbliga a una confessione di tradimento che sarete restii a fare. Avete scelto il vostro lavoro perché vi prometteva un’entrata costante e il tempo libero necessario per rendere un prezioso culto a metà tempo alla Dea che adorate.</p></blockquote>

<p><a href="/metanoeite/tag:poesia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">poesia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:civilt%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">civiltà</span></a> <a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a> <a href="/metanoeite/tag:profezia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">profezia</span></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/la-funzione-della-poesia</guid>
      <pubDate>Mon, 05 Feb 2018 21:35:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Dancing With Systems</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/dancing-with-systems</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dopo la lettera di Elia sulla decrescita ed i commenti, mi sono reso conto che forse è importante (re)imparare a confrontarsi con la complessità. Perciò questo contributo&#xA;&#xA;Un tredecalogo (si dice così?) di Donella Meadows, una guida per rapportasi con la complessità del reale.&#xA;!--more--&#xA;preso da www.art-ecology-education.org&#xA;&#xA;Dancing With Systems&#xA;The Dance&#xA;by Donella Meadows &#xA;&#xA;Get the beat.&#xA;Listen to the wisdom of the system.&#xA;Expose your mental models to the open air.&#xA;Stay humble, stay a learner.&#xA;Honor and protect information.&#xA;Locate responsibility in the system.&#xA;Make feedback policies for feedback systems.&#xA;Pay attention to what is important, not just to what is quantifiable.&#xA;Go for the good of the whole.&#xA;10. Expand time horizons.&#xA;11. Expand thought horizons.&#xA;12. Celebrate complexity.&#xA;13. Hold fast to the goal of goodness.&#xA;&#xA;...Let’s face it, the universe is messy. It is nonlinear, turbulent, and chaotic. It is dynamic. It spends its time in transient behaviour on its way to somewhere else, not in mathematically neat equilibria. It self-organizes and evolves. It creates diversity, not uniformity. That’s what makes the world interesting, that’s what makes it beautiful, and that’s what makes it work.&#xA;&#xA;version of the whole text  [una versione più bella ndr]&#xA;&#xA;found in: &#39;Ecological Literacy, Educating Our Children for a Sustainable World&#39;, Michael K. Stone, Zenobia Barlow, Fritjof Capra&#xA;&#xA;also: Versions of this piece have been published in Whole Earth, winter 2001 and The Systems Thinker, Vol. 13, No. 2 (March 2002).&#xA;&#xA;#ecologia #società #vita #complessità,&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la <a href="http://www.veramente.org/wp/?p=8160&amp;cpage=1#comment-2464" rel="nofollow">lettera di Elia sulla decrescita</a> ed i commenti, mi sono reso conto che forse è importante (re)imparare a confrontarsi con la complessità. Perciò questo contributo</p>

<p>Un tredecalogo (si dice così?) di Donella Meadows, una guida per rapportasi con la complessità del reale.

preso da <a href="http://www.art-ecology-education.org/en/information/text-a-excerpts/144-dancing-with-systems.html" rel="nofollow">www.art-ecology-education.org</a></p>

<h2 id="dancing-with-systems">Dancing With Systems</h2>

<p>The Dance
by Donella Meadows</p>
<ol><li>Get the beat.</li>
<li>Listen to the wisdom of the system.</li>
<li>Expose your mental models to the open air.</li>
<li>Stay humble, stay a learner.</li>
<li>Honor and protect information.</li>
<li>Locate responsibility in the system.</li>
<li>Make feedback policies for feedback systems.</li>
<li>Pay attention to what is important, not just to what is quantifiable.</li>
<li>Go for the good of the whole.</li>
<li>Expand time horizons.</li>
<li>Expand thought horizons.</li>
<li>Celebrate complexity.</li>
<li>Hold fast to the goal of goodness.</li></ol>

<p>...Let’s face it, the universe is messy. It is nonlinear, turbulent, and chaotic. It is dynamic. It spends its time in transient behaviour on its way to somewhere else, not in mathematically neat equilibria. It self-organizes and evolves. It creates diversity, not uniformity. That’s what makes the world interesting, that’s what makes it beautiful, and that’s what makes it work.</p>

<p><a href="http://www.sustainer.org/pubs/Dancing.html" rel="nofollow">version of the whole text</a>  [<a href="http://www.globalcommunity.org/timeline/74/index.shtml#1" rel="nofollow">una versione più bella ndr</a>]</p>

<p>found in: &#39;Ecological Literacy, Educating Our Children for a Sustainable World&#39;, Michael K. Stone, Zenobia Barlow, Fritjof Capra</p>

<p>also: Versions of this piece have been published in Whole Earth, winter 2001 and The Systems Thinker, Vol. 13, No. 2 (March 2002).</p>

<p><a href="/metanoeite/tag:ecologia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">ecologia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a> <a href="/metanoeite/tag:vita" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">vita</span></a> <a href="/metanoeite/tag:complessit%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">complessità</span></a>,</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/dancing-with-systems</guid>
      <pubDate>Thu, 31 May 2012 04:16:36 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Flusso di realtà</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/flusso-di-realta</link>
      <description>&lt;![CDATA[#economia #bioeconomia #società #decrescita #sostenibilità #mondonuovo&#xA;&#xA;Ogni nostra azione è immersa in un flusso di connessioni. Se riciclo oppure getto la carta del gelato per terra o compro cibo biologico invece che al supermercato, tutto questo influisce su di me e sul pianeta intero.&#xA;&#xA;Come?&#xA;&#xA;Tutte queste scelte determinano il modo in cui io partecipo alla continua creazione del mondo in cui vivo, e in cui vivranno i miei figli. La carta seguirà un percorso diverso, la qualità dell’acqua che berremo e dell’aria che respiriamo sarà diversa.&#xA;&#xA;Questo alcuni non l’hanno ancora compreso, molti altri si.&#xA;&#xA;La domanda che potremmo ora porci è: quanto la mia scelta influisce sulla salute mia e dell’ambiente in cui vivo? Cosa, realisticamente, comporterà la mia scelta?&#xA;A questo nessuno, o pochissimi, sa dare una risposta.&#xA;&#xA;Come potremmo scoprirlo? E’ necessaria un’analisi sistemica dell’astronave Terra, una mappa dei percorsi naturali ed artificiali del flusso di connessioni al quale ognuno di noi partecipa.&#xA;E’ importante perché il mondo possa finalmente agire con chiara consapevolezza.&#xA;--------&#xA;\ add 2025] Questi concetti sono approfonditi dalla &#34;nuova&#34; scienza della [bioeconomia. &#xA;Qui il lavoro seminale di N. Georgescu Roegen Bioeconomia Verso un&#39;altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile con introduzione di Mauro Bonaiuti, fondatore dell&#39;Associazione Nicholas Georgescu-Roegen.&#xA;---------&#xA;http://www.clubdibudapest.it&#xA;http://www.igfitalia2011.it/programma/open-data-per-lo-sviluppo&#xA;http://it.wikipedia.org/wiki/Improntaecologica&#xA;image credits]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="/metanoeite/tag:economia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">economia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:bioeconomia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">bioeconomia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a> <a href="/metanoeite/tag:decrescita" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">decrescita</span></a> <a href="/metanoeite/tag:sostenibilit%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">sostenibilità</span></a> <a href="/metanoeite/tag:mondonuovo" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">mondonuovo</span></a></p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/3wnWRHhd/Abstract-Neon-Lines-Vector-Art-thumb.jpg" alt="">
Ogni nostra azione è immersa in un flusso di connessioni. Se riciclo oppure getto la carta del gelato per terra o compro cibo biologico invece che al supermercato, tutto questo influisce su di me e sul pianeta intero.</p>

<p><strong>Come?</strong></p>

<p>Tutte queste scelte determinano il modo in cui io partecipo alla continua creazione del mondo in cui vivo, e in cui vivranno i miei figli. La carta seguirà un percorso diverso, la qualità dell’acqua che berremo e dell’aria che respiriamo sarà diversa.</p>

<p>Questo alcuni non l’hanno ancora compreso, molti altri si.</p>

<p>La domanda che potremmo ora porci è: <em>quanto</em> la mia scelta influisce sulla salute mia e dell’ambiente in cui vivo? Cosa, <strong>realisticamente</strong>, comporterà la mia scelta?
A questo nessuno, o pochissimi, sa dare una risposta.</p>

<p>Come potremmo scoprirlo? E’ necessaria un’analisi sistemica dell’<a href="https://www.okpedia.it/metafora_della_terra_come_astronave" rel="nofollow">astronave Terra</a>, una mappa dei percorsi naturali ed artificiali del flusso di connessioni al quale ognuno di noi partecipa.
E’ importante perché il mondo possa finalmente agire con chiara consapevolezza*.</p>

<hr>

<p>* [add 2025] Questi concetti sono approfonditi dalla “nuova” scienza della <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/bioeconomia_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/" rel="nofollow">bioeconomia</a>.
Qui il lavoro seminale di N. Georgescu Roegen <a href="https://cloud.3x1t.org/index.php/s/f7GmRsNDtSJZ6PX" rel="nofollow"><em>Bioeconomia Verso un&#39;altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile</em></a> con introduzione di Mauro Bonaiuti, fondatore dell&#39;<a href="https://www.georgescuroegen.org/" rel="nofollow">Associazione Nicholas Georgescu-Roegen</a>.</p>

<hr>

<p><a href="http://www.clubdibudapest.it" rel="nofollow">http://www.clubdibudapest.it</a>
<a href="http://www.igfitalia2011.it/programma/open-data-per-lo-sviluppo" rel="nofollow">http://www.igfitalia2011.it/programma/open-data-per-lo-sviluppo</a>
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica" rel="nofollow">http://it.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica</a>
<em><a href="http://www.thevectorart.com/abstract-neon-lines-vector-art-301.html" rel="nofollow">image credits</a></em></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/flusso-di-realta</guid>
      <pubDate>Sun, 01 Jan 2012 02:43:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Super-Organismi Verso una Nuova Alleanza</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/super-organismi-verso-una-nuova-alleanza</link>
      <description>&lt;![CDATA[Riporto l&#39;#estratto di un libro che mi ha illuminato, e che è possibile scaricare sul sito del prof. Pluchino (vincitore pure di un premio Ingnobel per aver dimostrato che un parlamento scelto a caso è più efficiente nel fare leggi di uno eletto).&#xA;&#xA;formicaio&#xA;&#xA;Nel corso della storia delle civiltà umane, i grandi S.O. sociali hanno utilizzato varie forme di condizionamento per costringere la vita psichica degli individui all’interno di particolari regioni del loro spazio mentale in modo da poterli meglio controllare (e ottenere quella che lo psicologo Charles Tart chiama ‘trance consensuale’ [34] e che F.Varela e H.Maturana – i già citati teorici dell’autopoiesi – chiamano ‘coordinazione comportamentale consensuale’ [35]).&#xA;Il più semplice, ovvio e primitivo meccanismo di controllo sociale è certamente il metodo coercitivo basato sulla forza diretta, il quale fa leva sui bisogni di basso livello dell’essere umano, quali l’istinto di sopravvivenza e la tendenza ad evitare dolore e sofferenza (D.C. filogenetici), attaccando fisicamente quei membri che si comportano in modo deviante, ferendoli, torturandoli o uccidendoli. Questo tipo di controllo fondato su pene e punizioni, se pur probabilmente tra i più usati nel corso dell’intera storia umana (e in gran parte ancora oggi), è tuttavia molto costoso, in quanto richiede che alcuni membri del gruppo sociale dedichino il proprio tempo a vigilare sugli altri e devono essere mantenute a spese della comunità.!--more--&#xA;Le culture più evolute hanno quindi sviluppato dei meccanismi di controllo e condizionamento più raffinati, basati essenzialmente sul naturale bisogno di accettazione degli individui (e quindi sull’attivazione di D.C. di tipo emozionale), riducendo così la richiesta di risorse umane e fisiche (polizie e penitenziari).&#xA;Uno di questi meccanismi è utilizzato nelle cosiddette ‘culture della vergogna’, in cui i bambini vengono educati e condizionati a sentirsi davvero male quando l’armonia del gruppo sociale a cui appartengono viene infranta: se la gente sapesse che avete fatto una cosa proibita, provereste una grande vergogna, gettereste discredito su tutti gli altri (la vostra famiglia, la vostra ditta, etc.) oltre&#xA;che su voi stessi e l’armonia della comunità ne sarebbe distrutta. Non solo una speciale classe di poliziotti, bensì chiunque vi vedesse compiere quell’azione proibita applicherebbe la propria censura: e voi, per paura di essere messi alla gogna evitereste di fare ciò che è proibito.&#xA;Avendo la sicurezza che nessuno verrà a saperlo, tuttavia, la tentazione di fare qualcosa di proibito rimane grande. Quindi, facendo appello all’ulteriore bisogno di autostima dell’individuo, le cosiddette ‘culture della colpa’ sono andate oltre nello sviluppo dei meccanismi di controllo sociale: attraverso l’attivazione di opportuni domini cognitivi, soprattutto di tipo emozionale ma anche logico-simbolico (che giocano il ruolo del ‘Super-Ego’ freudiano), queste culture sono in grado di punirvi anche solo per il fatto che state semplicemente pensando di trasgredire una qualche norma, che state ‘peccando in cuor vostro’, e vi fanno sentire male per aver giusto contemplato l’idea di compiere l’atto in questione: se poi fate davvero qualcosa che è proibito, il super-ego continuerà a punirvi con i sensi di colpa anche se nessuno saprà mai che siete stati voi. In queste culture le Religioni e la Chiese, arruolate dal S.O. sociale, prendono spesso il posto del Legislatore e delle forze di polizia nell’operare il condizionamento e esercitare, attraverso il loro specifico patrimonio memetico, il controllo sulle menti, e quindi sulle azioni, degli individui coinvolti: a quale altro scopo servirebbero memi quali i ‘Comandamenti’ o il ‘Peccato originale’ e strumenti quali la confessione o la scomunica?&#xA;Questi tre tipi di condizionamento si basano evidentemente sulla creazione di un ‘feedback negativo’, nel senso che mirano ad inibire negli individui eventuali tendenze comportamentali devianti o con l’uso della forza e della punizione, o anche seguendo la più ortodossa via dell’educazione (familiare, scolastica, religiosa). Altre forme di condizionamento – come vedremo meglio in seguito – mirano invece ad alimentare l’orgoglio e la sete di fama, ricchezza e potere individuali, realizzando dei ‘feed-back positivi’ mediante un ponderato sistema di premi e ricompense, vincite e lotterie, elogi e promozioni, medaglie e riconoscimenti.&#xA;Insomma, attraverso – sostanzialmente – le due principali forme di condizionamento note agli psicologi, quello ‘operante’ (che induce l’obbedienza infliggendo o minacciando sanzioni, oppure offrendo incentivi e ricompense) e quello ‘classico’ di tipo pavloviano (che si serve dell’educazione e sfrutta i sensi di colpa e di vergogna), i grandi super-organismi sociali hanno progressivamente perfezionato la loro abilità nel tenere gli individui mentalmente confinati all’interno della regione&#xA;mentale circoscritta dalla loro cultura di appartenenza (i cui limiti sono stabiliti dalla condivisione di un vasto patrimonio memetico), mantenendoli quindi in quello stato collettivo di ‘trance consensuale’ necessario per controllarne il comportamento.&#xA;Nel corso del ventesimo secolo, peraltro, con la rapida evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa (i cosiddetti ‘media’: libri, riviste, telefoni, radio, televisione e oggi, soprattutto, computer collegati in reti informatiche globali su scala planetaria), un nuovo, sottile e potente meccanismo di condizionamento è entrato in possesso dei super-organismi: la persuasione occulta. Oggi infatti&#xA;qualsiasi tipo di informazione, cioè qualsiasi meme o gruppo di memi, che sia prodotto dalla mente di un singolo individuo o da un qualsiasi super-organismo, può raggiungere e ‘contagiare’, praticamente in tempo reale, un enorme numero di individui: così, ad esempio, un’intera nazione può essere rapidamente ‘invasa’ dai memi di una nuova moda o di un nuovo spot pubblicitario di tendenza, dal meme rappresentato dal discorso di fine anno del presidente della repubblica, dalle&#xA;parole del Papa all’Angelus, o dall’immagine di un goal decisivo segnato in una finale dei mondiali di calcio, trasmessa in diretta televisiva oppure ‘on line’ su Internet...&#xA;&#xA;Da Super-Organismi - verso una nuova alleanza di A. Pluchino (2012), pagg 43-44 &#xA;http://www.pluchino.it/blablabla.htm&#xA;&#xA;#superorganismi #società #psicologia #memi #complessità #sistemica #lettura]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Riporto l&#39;<a href="/metanoeite/tag:estratto" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">estratto</span></a> di un libro che mi ha illuminato, e che è possibile scaricare sul sito del prof. Pluchino (vincitore pure di un premio Ingnobel per aver dimostrato che un parlamento scelto a caso è più efficiente nel fare leggi di uno eletto).</p>

<p><img src="https://i.postimg.cc/Bb2ZmgT9/antfarm.jpg" alt="formicaio"></p>

<p>Nel corso della storia delle civiltà umane, i grandi S.O. sociali hanno utilizzato varie forme di condizionamento per costringere la vita psichica degli individui all’interno di particolari regioni del loro spazio mentale in modo da poterli meglio controllare (e ottenere quella che lo psicologo Charles Tart chiama ‘trance consensuale’ [34] e che F.Varela e H.Maturana – i già citati teorici dell’autopoiesi – chiamano ‘coordinazione comportamentale consensuale’ [35]).
Il più semplice, ovvio e primitivo meccanismo di controllo sociale è certamente il metodo coercitivo basato sulla forza diretta, il quale fa leva sui bisogni di basso livello dell’essere umano, quali l’istinto di sopravvivenza e la tendenza ad evitare dolore e sofferenza (D.C. filogenetici), attaccando fisicamente quei membri che si comportano in modo deviante, ferendoli, torturandoli o uccidendoli. Questo tipo di controllo fondato su pene e punizioni, se pur probabilmente tra i più usati nel corso dell’intera storia umana (e in gran parte ancora oggi), è tuttavia molto costoso, in quanto richiede che alcuni membri del gruppo sociale dedichino il proprio tempo a vigilare sugli altri e devono essere mantenute a spese della comunità.
Le culture più evolute hanno quindi sviluppato dei meccanismi di controllo e condizionamento più raffinati, basati essenzialmente sul naturale bisogno di accettazione degli individui (e quindi sull’attivazione di D.C. di tipo emozionale), riducendo così la richiesta di risorse umane e fisiche (polizie e penitenziari).
Uno di questi meccanismi è utilizzato nelle cosiddette ‘culture della vergogna’, in cui i bambini vengono educati e condizionati a sentirsi davvero male quando l’armonia del gruppo sociale a cui appartengono viene infranta: se la gente sapesse che avete fatto una cosa proibita, provereste una grande vergogna, gettereste discredito su tutti gli altri (la vostra famiglia, la vostra ditta, etc.) oltre
che su voi stessi e l’armonia della comunità ne sarebbe distrutta. Non solo una speciale classe di poliziotti, bensì chiunque vi vedesse compiere quell’azione proibita applicherebbe la propria censura: e voi, per paura di essere messi alla gogna evitereste di fare ciò che è proibito.
Avendo la sicurezza che nessuno verrà a saperlo, tuttavia, la tentazione di fare qualcosa di proibito rimane grande. Quindi, facendo appello all’ulteriore bisogno di autostima dell’individuo, le cosiddette ‘culture della colpa’ sono andate oltre nello sviluppo dei meccanismi di controllo sociale: attraverso l’attivazione di opportuni domini cognitivi, soprattutto di tipo emozionale ma anche logico-simbolico (che giocano il ruolo del ‘Super-Ego’ freudiano), queste culture sono in grado di punirvi anche solo per il fatto che state semplicemente pensando di trasgredire una qualche norma, che state ‘peccando in cuor vostro’, e vi fanno sentire male per aver giusto contemplato l’idea di compiere l’atto in questione: se poi fate davvero qualcosa che è proibito, il super-ego continuerà a punirvi con i sensi di colpa anche se nessuno saprà mai che siete stati voi. In queste culture le Religioni e la Chiese, arruolate dal S.O. sociale, prendono spesso il posto del Legislatore e delle forze di polizia nell’operare il condizionamento e esercitare, attraverso il loro specifico patrimonio memetico, il controllo sulle menti, e quindi sulle azioni, degli individui coinvolti: a quale altro scopo servirebbero memi quali i ‘Comandamenti’ o il ‘Peccato originale’ e strumenti quali la confessione o la scomunica?
Questi tre tipi di condizionamento si basano evidentemente sulla creazione di un ‘feedback negativo’, nel senso che mirano ad inibire negli individui eventuali tendenze comportamentali devianti o con l’uso della forza e della punizione, o anche seguendo la più ortodossa via dell’educazione (familiare, scolastica, religiosa). Altre forme di condizionamento – come vedremo meglio in seguito – mirano invece ad alimentare l’orgoglio e la sete di fama, ricchezza e potere individuali, realizzando dei ‘feed-back positivi’ mediante un ponderato sistema di premi e ricompense, vincite e lotterie, elogi e promozioni, medaglie e riconoscimenti.
Insomma, attraverso – sostanzialmente – le due principali forme di condizionamento note agli psicologi, quello ‘operante’ (che induce l’obbedienza infliggendo o minacciando sanzioni, oppure offrendo incentivi e ricompense) e quello ‘classico’ di tipo pavloviano (che si serve dell’educazione e sfrutta i sensi di colpa e di vergogna), i grandi super-organismi sociali hanno progressivamente perfezionato la loro abilità nel tenere gli individui mentalmente confinati all’interno della regione
mentale circoscritta dalla loro cultura di appartenenza (i cui limiti sono stabiliti dalla condivisione di un vasto patrimonio memetico), mantenendoli quindi in quello stato collettivo di ‘trance consensuale’ necessario per controllarne il comportamento.
Nel corso del ventesimo secolo, peraltro, con la rapida evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa (i cosiddetti ‘media’: libri, riviste, telefoni, radio, televisione e oggi, soprattutto, computer collegati in reti informatiche globali su scala planetaria), un nuovo, sottile e potente meccanismo di condizionamento è entrato in possesso dei super-organismi: la persuasione occulta. Oggi infatti
qualsiasi tipo di informazione, cioè qualsiasi meme o gruppo di memi, che sia prodotto dalla mente di un singolo individuo o da un qualsiasi super-organismo, può raggiungere e ‘contagiare’, praticamente in tempo reale, un enorme numero di individui: così, ad esempio, un’intera nazione può essere rapidamente ‘invasa’ dai memi di una nuova moda o di un nuovo spot pubblicitario di tendenza, dal meme rappresentato dal discorso di fine anno del presidente della repubblica, dalle
parole del Papa all’Angelus, o dall’immagine di un goal decisivo segnato in una finale dei mondiali di calcio, trasmessa in diretta televisiva oppure ‘on line’ su Internet...</p>

<p>Da <em><a href="http://www.pluchino.it/blablabla/SUPERORGANISMI.pdf" rel="nofollow">Super-Organismi – verso una nuova alleanza</a></em> di A. Pluchino (2012), pagg 43-44
<a href="http://www.pluchino.it/blablabla.htm" rel="nofollow">http://www.pluchino.it/blablabla.htm</a></p>

<p><a href="/metanoeite/tag:superorganismi" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">superorganismi</span></a> <a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a> <a href="/metanoeite/tag:psicologia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">psicologia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:memi" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">memi</span></a> <a href="/metanoeite/tag:complessit%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">complessità</span></a> <a href="/metanoeite/tag:sistemica" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">sistemica</span></a> <a href="/metanoeite/tag:lettura" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">lettura</span></a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/super-organismi-verso-una-nuova-alleanza</guid>
      <pubDate>Sat, 18 Jun 2011 14:55:05 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Squatting</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/squatting</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ci sono tante case sfitte in giro. Questo fenomeno tiene alto il prezzo degli affitti. Sono risorse/spazi inutilizzati, rubati alla società civile.&#xA;&#xA;Lo squatting potrebbe essere una soluzione per utilizzare queste risorse?&#xA;La legge mette difficoltà a chi vuole liberarsi degli occupanti di un appartamento.&#xA;Nel caso in cui si entrasse senza permesso in un appartamento, è da verificare se si riuscirebbe ad attivare acqua luce, gas.&#xA;E’ illegale occupare una casa vuota/sfitta? Ci sono modi legali per farlo, senza che le maglie della legge si chiudano sulle nostre persone?&#xA;&#xA;#economia #giustizia #società #decrescita #demercificazione]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tante case sfitte in giro. Questo fenomeno tiene alto il prezzo degli affitti. Sono risorse/spazi inutilizzati, rubati alla società civile.</p>

<p>Lo squatting potrebbe essere una soluzione per utilizzare queste risorse?
La legge mette difficoltà a chi vuole liberarsi degli occupanti di un appartamento.
Nel caso in cui si entrasse senza permesso in un appartamento, è da verificare se si riuscirebbe ad attivare acqua luce, gas.
E’ illegale occupare una casa vuota/sfitta? Ci sono modi legali per farlo, senza che le maglie della legge si chiudano sulle nostre persone?</p>

<p><a href="/metanoeite/tag:economia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">economia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:giustizia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">giustizia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a> <a href="/metanoeite/tag:decrescita" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">decrescita</span></a> <a href="/metanoeite/tag:demercificazione" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">demercificazione</span></a></p>
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      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/squatting</guid>
      <pubDate>Fri, 10 Jun 2011 14:46:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I Creativi Culturali</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/i-creativi-culturali</link>
      <description>&lt;![CDATA[Finalmente ho trovato un gruppo &#34;avanti&#34;, nel senso che contenga una filosofia di vita che parta dal valore della Coscienza in quanto tale, e ne faccia discendere delle azioni pratiche, invece di basarsi su credenze di ordine inferiore... se si è dotati di una buona filosofia è possibile essere efficienti, altrimenti si rischia di perdersi.  &#xA;  &#xA;Dunque, i Creativi Culturali sono un gruppo transnazionale di persone che sono stati identificati da una ricerca svolta in vari paesi. Sono persone che si sono svegliate e che si sono rese conto che per migliorare il mondo è necessario applicare una volontà consapevole partendo da sé stessi, invece di &#34;sperare&#34; che questo miglioramento venga dall&#39;esterno o, ancora peggio, disperare.  &#xA;!--more--&#xA;Questo è il sito del libro dove sono pubblicate le ricerche. C&#39;è pure un bravo questionario per valutare il proprio grado di &#34;creatività culturale&#34;...  &#xA;  &#xA;La ricerca ha origini lontane, nasce dal cosiddetto Club di Budapest, del quale sono membri Gorbachev ed il Dalai Lama.  &#xA;  &#xA;Infine, come si diceva, la filosofia del gruppo è molto ben impostata, fa riferimento al Paradigma Olistico (sistemi autopoietici, unione dei fenomeni mentali e materiali) riguardo al quale riporto un&#39;eccellente scritto di Nitamo Montecucco:  &#xA;  &#xA;&#xA;  Il cambio di paradigma  &#xA;    La separazione tra scienza e coscienza rappresenta il drammatico effetto della separazione interiore dell&#39;uomo moderno tra anima e corpo, e la principale causa della devastante separazione dell&#39;essere umano dalla Terra. Il cambiamento epocale - dalla cultura della frammentazione, che ha diviso nazioni, civiltà e razze, alla cultura globale - richiede il &#34;cambio di paradigma&#34;: da un modello dicotomico (basato appunto sulla divisione tra scienza e coscienza, tra mente e corpo, uomo e natura, nazioni e culture) ad un modello olistico, capace di offrire una comprensione più unitaria e complessa dell&#39;essere umano e del pianeta. &#34;Rivoluzione di paradigma&#34; non è ideologica ma nasce da una &#34;rivoluzione della coscienza&#34; di ogni singolo individuo: trasformazione interiore da una mente frammentata ad una coscienza unitaria. Per questo il modello Olistico si basa su un modello unitario di essere umano che ha come centro la coscienza globale di sé, integrità psicofisica che ci fa sentire &#34;uno&#34;.  &#xA;  da &#34;Il Progetto Globale, introduzione al paradigma olistico&#34; di Nitamo Federico Montecucco. &#xA;  &#xA;Posto qualche link:&#xA; introduzione al paradigma olistico  &#xA;alcuni video interessanti  &#xA;ed infine, la mia pagina social network dei creativi culturali.  &#xA;Ovvio che per iscriversi bisogna aver superato il test di cui sopra :D&#xA;&#xA;iframe src=&#34;https://peertube.uno/videos/embed/3Dz1b3T29Xp8x9qqjcbJkz&#34; width=&#34;640&#34; height=&#34;360&#34; frameborder=&#34;0&#34; allowfullscreen/iframe&#xA;&#xA;#psicologia #antropologia #società #spiritualità #creativiculturali]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ho trovato un gruppo “avanti”, nel senso che contenga una filosofia di vita che parta dal valore della Coscienza in quanto tale, e ne faccia discendere delle azioni pratiche, invece di basarsi su credenze di ordine inferiore... se si è dotati di una buona filosofia è possibile essere efficienti, altrimenti si rischia di perdersi.</p>

<p>Dunque, i Creativi Culturali sono un gruppo transnazionale di persone che sono stati identificati da una ricerca svolta in vari paesi. Sono persone che si sono svegliate e che si sono rese conto che per migliorare il mondo è necessario applicare una volontà consapevole partendo da sé stessi, invece di “sperare” che questo miglioramento venga dall&#39;esterno o, ancora peggio, disperare.<br>

<a href="https://web.archive.org/web/20150405205942/http://www.creativiculturali.it" rel="nofollow">Questo</a> è il sito del libro dove sono pubblicate le ricerche. C&#39;è pure un bravo questionario per valutare il proprio grado di “creatività culturale”...</p>

<p>La ricerca ha origini lontane, nasce dal cosiddetto <a href="https://web.archive.org/web/20140701183302/http://www.club-of-budapest.it/" rel="nofollow">Club di Budapest,</a> del quale sono membri Gorbachev ed il Dalai Lama.</p>

<p>Infine, come si diceva, la filosofia del gruppo è molto ben impostata, fa riferimento al Paradigma Olistico (sistemi autopoietici, unione dei fenomeni mentali e materiali) riguardo al quale riporto un&#39;eccellente scritto di Nitamo Montecucco:</p>

<blockquote><p><strong>Il cambio di paradigma</strong></p>

<p>La separazione tra scienza e coscienza rappresenta il drammatico effetto della separazione interiore dell&#39;uomo moderno tra anima e corpo, e la principale causa della devastante separazione dell&#39;essere umano dalla Terra. Il cambiamento epocale – dalla cultura della frammentazione, che ha diviso nazioni, civiltà e razze, alla cultura globale – richiede il <strong>“cambio di paradigma”</strong>: da un <strong>modello dicotomico</strong> (basato appunto sulla divisione tra scienza e coscienza, tra mente e corpo, uomo e natura, nazioni e culture) ad un <strong>modello olistico</strong>, capace di offrire una comprensione più unitaria e complessa dell&#39;essere umano e del pianeta. “Rivoluzione di paradigma” non è ideologica ma nasce da una “rivoluzione della coscienza” di ogni singolo individuo: trasformazione interiore da una mente frammentata ad una coscienza unitaria. Per questo il modello Olistico si basa su un modello unitario di essere umano che ha come centro la <strong>coscienza globale</strong> di sé, integrità psicofisica che ci fa sentire “uno”.<br>
<em>da “Il Progetto Globale, introduzione al paradigma olistico” di Nitamo Federico Montecucco.</em></p></blockquote>

<p>Posto qualche link:
 * <a href="http://www.globalvillage-it.com/articoli/paradigmaolistico.htm" rel="nofollow">introduzione al paradigma olistico</a><br>
* <a href="https://web.archive.org/web/20160903060544/http://www.villaggioglobale.eu:80/enciclopediaolistica/enciclopedia/indice.htm#art" rel="nofollow">alcuni video interessanti</a><br>
* ed infine, la <a href="http://creativiculturali.ning.com/profile/guaspito" rel="nofollow">mia pagina</a> social network dei creativi culturali.<br>
Ovvio che per iscriversi bisogna aver superato il test di cui sopra :D</p>

<iframe src="https://peertube.uno/videos/embed/3Dz1b3T29Xp8x9qqjcbJkz" width="640" height="360" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe>

<p><a href="/metanoeite/tag:psicologia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">psicologia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:antropologia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">antropologia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a> <a href="/metanoeite/tag:spiritualit%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">spiritualità</span></a> <a href="/metanoeite/tag:creativiculturali" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">creativiculturali</span></a></p>
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      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/i-creativi-culturali</guid>
      <pubDate>Thu, 08 Apr 2010 14:59:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La rivincita delle orchidee</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/la-rivincita-delle-orchidee</link>
      <description>&lt;![CDATA[tratto da Internazionale n° 823&#xA;Puoi leggere/scaricare il PDF di questo articolo su Scribd o su Mediafire&#xA;&#xA;David Dobbs, The Atlantic, Stati Uniti&#xA;&#xA;La maggior parte delle persone ha dei geni che aiutano ad adattarsi a ogni situazione. Altre sono fragili e instabili, ma nell&#39;ambiente giusto riescono meglio di tutti. Lo sostiene una nuova teoria genetica.&#xA;&#xA;orchidee&#xA;&#xA;Nel 2004 Marian Bakermans-Kranenburg, docente di studi sull&#39;infanzia e la famiglia all&#39;università olandese di Leida, ha filmato la vita di un gruppo di famiglie con bambini di età compresa tra uno e tre anni che avevano un comportamento antagonista, aggressivo, non collaborativo e irritante. Un comportamento che gli psicologi chiamano esternalizzazione: i bambini piangono, urlano, picchiano, fanno capricci, lanciano oggetti e respingono ostinatamente qualsiasi richiesta ragionevole. Un atteggiamento abbastanza normale a quell&#39;età. Ma, secondo alcune ricerche, i bambini che lo fanno troppo spesso rischiano in seguito di essere stressati e confusi, di avere difficoltà nell&#39;apprendimento e nei rapporti con i compagni e di diventare adulti asociali e aggressivi.&#xA;!--more--&#xA;Bakermans-Kranenburg e i suoi colleghi avevano selezionato 2.408 bambini, chiedendo ai genitori di compilare un questionario. Poi si erano concentrati sul 25 per cento di bambini che, secondo le risposte date dai genitori nel questionario, si abbandonavano più spesso all&#39;esternalizzazione. La ricercatrice voleva modificare il loro comportamento. Seguendo un protocollo studiato dal suo laboratorio, Bakermans-Kranenburg e i suoi collaboratori dovevano visitare 120 famiglie per sei volte nell&#39;arco di otto mesi. Bisognava filmare la madre e il bambino nelle loro attività quotidiane, alcune delle quali richiedevano obbedienza o collaborazione, e poi scegliere le parti più significative del filmato e mostrarle alle madri. Accanto a questo gruppo, ne avevano formato uno di controllo formato da bambini con caratteristiche simili, ma che non ricevevano le stesse attenzioni.&#xA;Gli interventi hanno funzionato. Vedendo i filmati, le mamme hanno imparato a cogliere degli indizi che fino a quel momento non avevano notato e a reagire in modo diverso a certe situazioni. Molte di loro, per esempio, avevano accettato senza troppa convinzione di leggere un libro illustrato ai loro bambini irrequieti, pensando che non sarebbero mai rimasti buoni ad ascoltare. Ma secondo Bakermans-Kranenburg, quando le madri guardavano il filmato &#34;si accorgevano con sorpresa che quell&#39;attività piaceva molto ai bambini e anche a loro&#34;. Quasi tutte hanno cominciato a leggere libri ai figli regolarmente creando, come ha spiegato Bakermans-Kranenburg, &#34;dei momenti di tranquillità che avevano sempre ritenuto impossibili&#34;. Anche il comportamento dei bambini è cambiato. Dopo un anno le esternalizzazioni erano diminuite del 16 per cento, mentre nel gruppo di controllo L miglioramento era stato solo del 10 per cento. La reazione delle madri, inoltre, era diventata più positiva e costruttiva.&#xA;&#xA;I programmi che riescono a modificare la dinamica genitore-figlio sono molto rari. Ma valutare l&#39;efficacia dell&#39;intervento non era l&#39;unico obiettivo dei ricercatori olandesi. L&#39;equipe voleva soprattutto verificare una nuova ipotesi sul modo in cui i geni influenzano il comportamento, un&#39;ipotesi che potrebbe farci rivedere le teorie non solo sulle malattie mentali e sui disturbi comportamentali, ma anche sull&#39;evoluzione umana.&#xA;Il gruppo era particolarmente interessato a una nuova interpretazione di una delle teorie più importanti della ricerca sui disturbi psichiatrici e della personalità. Secondo questa teoria, certe varianti di alcuni geni comportamentali aumentano la tendenza a soffrire di determinati disturbi psichiatrici, dell&#39;umore o della personalità.&#xA;L&#39;ipotesi, confermata negli ultimi quindici anni da molti studi, è chiamata modello della diatesi dello stress o della vulnerabilità genetica ed è ormai molto diffusa tra gli studiosi di psichiatria e di scienza del comportamento. I ricercatori hanno individuato almeno una decina di varianti che possono aumentare la predisposizione di una persona alla depressione, all&#39;ansia, al disturbo da deficit di attenzione e iperattività, a un&#39;elevata tendenza a correre rischi, a comportamenti asociali, sociopatici o violenti, e ad altri disturbi. Questo succede se, e solo se, la persona portatrice di quella variante vive un&#39;infanzia traumatica o stressante, o esperienze particolarmente dolorose in età adulta.&#xA;L&#39;ipotesi della vulnerabilità ha già modificato la nostra visione di molti disturbi psichiatrici e comportamentali, perché li spiega non come un prodotto della natura o della cultura, ma di una complessa serie di &#34;interazioni tra gene e ambiente&#34;. I geni non ci condannano ad avere questi disturbi, ma se abbiamo la versione &#34;cattiva&#34; di certi geni e la vita ci tratta male, tendiamo a soffrirne.&#xA;Di recente, tuttavia, da questa ipotesi ne è emersa un&#39;altra che quasi la capovolge. Secondo il nuovo modello, è un errore considerare i geni &#34;rischiosi&#34; solo come uno svantaggio. E&#39; vero che in un contesto sfavorevole questi geni possono provocare delle disfunzioni, ma in un contesto favorevole possono anche rivelarsi preziosi. Quindi la sensibilità genetica alle esperienze negative, individuata grazie all&#39;ipotesi della vulnerabilità, è solo il lato negativo di un fenomeno più generale: una maggiore sensibilità genetica a tutte le esperienze.&#xA;Sono sempre di più le prove a favore di questa tesi. Molte sono disponibili da anni, ma la maggior parte dei ricercatori le ha ignorate perché la genetica comportamentale si è concentrata soprattutto sulle disfunzioni. Come spiega Jay Belsky, uno psicologo dello sviluppo dell&#39;università di Londra, &#34;nel campo della genetica comportamentale la maggior parte degli studi è stata condotta da persone che si occupano di malattie mentali e sono interessate soprattutto alla vulnerabilità. Non vedono il lato positivo, perché non lo cercano&#34;.&#xA;Anche se è una novità per la psichiatria biologica moderna, questa ipotesi è confermata dalla saggezza popolare, come hanno sottolineato l&#39;anno scorso sulla rivista Current Directions in Psychological Science lo psicologo dello sviluppo Bruce Ellis, dell&#39;università dell&#39;Arizona, e il pediatra dello sviluppo W. Thomas Boyce, dell&#39;università della Columbia Britannica, in Canada. Gli svedesi, osservano Ellis e Boyce nel loro saggio intitolato Biological sensitivity to contest, parlano da tempo di bambini &#34;soffioni&#34;. I soffioni sono bambini sani e normali, dotati di geni &#34;elastici&#34; che gli permettono di cavarsela bene quasi ovunque, sia che crescano nell&#39;equivalente di una crepa del marciapiede sia in quello di un giardino ben curato. Secondo Ellis e Boyce, ci sono anche bambini &#34;orchidea&#34;, che se sono ignorati o maltrattati appassiscono, ma se vengono coltivati in serra fioriscono in modo spettacolare.&#xA;Questa ipotesi, che chiamerò teoria dell&#39;orchidea, potrebbe sembrare a prima vista un&#39;aggiunta a quella della vulnerabilità. Potrebbe significare semplicemente che l&#39;ambiente e l&#39;esperienza possono spingere una persona in una direzione o nell&#39;altra. Ma in realtà è un modo completamente nuovo di vedere la genetica e il comportamento umano. Il rischio diventa potenzialità, la vulnerabilità diventa plasticità e sensibilità. E&#39; una di quelle idee semplici che possono avere implicazioni enormi. Alcune varianti genetiche di solito considerate sfortunate possono essere interpretate come scommesse evolutive che implicano forti rischi, ma offrono anche la possibilità di grandi successi. E i genitori favoriti dalla selezione saranno quelli che investono sia nei soffioni sia nelle orchidee.&#xA;Secondo questa ipotesi, avere sia figli soffione sia figli orchidea fa aumentare le possibilità di successo di una famiglia (e di una specie) nel corso del tempo e in qualsiasi ambiente. La diversità di comportamenti di questi due caratteri garantisce esattamente quello di cui ha bisogno una specie forte e intelligente se vuole diffondersi e dominare un mondo in evoluzione. I soffioni garantiscono la stabilità di una popolazione. Le orchidee, che sono meno numerose, possono trovarsi in difficoltà in alcuni ambienti, ma eccellere in quelli che gli sono più congeniali. E anche se hanno un&#39;infanzia travagliata, la loro maggiore reattività - la continua ricerca di novità, l&#39;irrequietezza, la difficoltà di concentrazione, la tendenza a correre rischi, l&#39;aggressività - in certe situazioni si rivela utile, come nelle guerre, nei conflitti sociali e nelle migrazioni verso nuovi ambienti. Messi insieme, gli stabili soffioni e le irrequiete orchidee assicurano una flessibilità adattiva che nessuno dei due potrebbe garantire da solo. Insieme ottengono risultati individuali e collettivi altrimenti irraggiungibili.&#xA;Questa teoria fornisce anche la risposta a una domanda evolutiva fondamentale che l&#39;ipotesi della vulnerabilità non può dare. Se le varianti di certi geni generano soprattutto disfunzioni e problemi, come hanno fatto a sopravvivere alla selezione naturale? I geni di questo tipo avrebbero dovuto essere eliminati. Eppure, circa un quarto degli esseri umani è portatore della variante più documentata di gene della depressione, mentre più di un quinto e portatore della variante studiata da Bakermans-Kranenburg, che è associata all&#39;esternalizzazione, all&#39;asocialità, al comportamento violento, al deficit d&#39;attenzione e iperattività e all&#39;ansia. L&#39;ipotesi della vulnerabilità non spiega queste cose, la teoria dell&#39;orchidea sì.&#xA;E&#39; una visione innovativa e perfino sconcertante della forza e della fragilità umana. Da più di dieci anni i sostenitori dell&#39;ipotesi della vulnerabilità dicono che alla base di alcuni dei problemi piu angosciosi dell&#39;umanità - disperazione, alienazione e crudeltà a tutti i livelli - ci sono certe varianti specifiche dei geni. La teoria dell&#39;orchidea accetta questa tesi ma aggiunge, in modo provocatorio, che quegli stessi geni sono anche responsabili dello straordinario successo della nostra specie.&#xA;&#xA;Prove concrete&#xA;La teoria dell&#39;orchidea, detta anche ipotesi della plasticità, della sensibilità o della suscettibilità differenziale, non è stata ancora testata ad ampio raggio, perché è ancora troppo recente. Molti ricercatori, perfino quelli che si occupano di scienza del comportamento, ne sanno poco o niente. Alcuni, soprattutto quelli piu restii a collegare comportamenti specifici con geni specifici, si dicono preoccupati. Ma da quando sono emerse prove sempre più concrete a suo favore, la maggior parte dei medici e dei ricercatori dimostra un grande interesse. Molti psicologi, psichiatri, esperti di sviluppo infantile, genetisti, etologi e altri scienziati cominciano a pensare che, come dice lo psicologo dello sviluppo Karlen Lyons-Ruth, della facoltà di medicina di Harvard, &#34;è ora di prendere sul serio questa teoria&#34;.&#xA;Con i dati raccolti grazie ai suoi interventi filmati, l&#39;equipe di Leida ha cominciato a verificare l&#39;ipotesi per capire se i bambini che soffrono di più nelle situazioni negative traggono anche più profitto da quelle positive. Per scoprirlo, Bakermans-Kranenburg e il suo collega Marinus van Ijzendoorn hanno studiato la struttura genetica dei bambini che partecipavano al loro esperimento. Si sono concentrati su uno specifico &#34;allele di rischio&#34; associato al deficit d&#39;attenzione e iperattività e all&#39;esternalizzazione. Si chiamano allele tutte le varianti di un gene polimorfico, cioè in grado di assumere più di una forma. Un allele di rischio, quindi, è una variante del gene che aumenta le probabilità di avere un certo disturbo.&#xA;Bakermans-Kranenburg e van Ijzendoorn volevano vedere se i bambini con un allele di rischio per l&#39;esternalizzazione e il deficit d&#39;attenzione e iperattività avrebbero reagito nello stesso modo sia in un ambiente positivo sia in uno negativo. Un terzo dei bambini del gruppo era esportatore di questo allele di rischio, gli altri due terzi ne avevano una versione considerata &#34;protettiva&#34;. Anche il gruppo di controllo aveva una distribuzione simile.&#xA;Sia l&#39;ipotesi della vulnerabilità sia quella dell&#39;orchidea prevedevano che i bambini del gruppo di controllo con un allele di rischio se la cavassero peggio di quelli che avevano un allele protettivo. E infatti è stato cosi, ma la differenza era minima. In un anno e mezzo il livello di esternalizzazione dei bambini geneticamente protetti è diminuito dell&#39;11 per cento, mentre in quelli &#34;a rischio&#34; si e ridotto solo del 7 per cento. In entrambi i casi i miglioramenti sono stati modesti, simili a quelli che i ricercatori si aspettavano con l&#39;aumento dell&#39;età. La differenza tra i due gruppi era quasi impercettibile, anche se rilevante dal punto di vista statistico.&#xA;Il vero test, però, era quello all&#39;interno del gruppo sul quale erano stati effettuati gli interventi. Come avrebbero reagito i bambini portatori dell&#39;allele di rischio? Secondo il modello della vulnerabilità, avrebbero dovuto rispondere meno dei loro compagni portatori dell&#39;allele protettivo. II modesto miglioramento prodotto dall&#39;intervento non avrebbe compensato la loro vulnerabilità generale. In realtà i portatori dell&#39;allele di rischio hanno battuto i loro compagni: hanno ridotto il loro punteggio di esternalizzazione di quasi il 27 per cento, mentre nei portatori dell&#39;allele protettivo è diminuito solo del 12 per cento (non molto di più dell&#39;11 per cento del gruppo di controllo con lo stesso allele). L&#39;equipe di Leida ha dedotto che gli alleli di rischio costituiscono non solo un rischio, ma anche una potenzialità.&#xA;Ma com&#39;è possibile che sia così facile trasformare in vantaggio uno svantaggio? Secondo il pediatra W. Thomas Boyce, che in trent&#39;anni di ricerche sullo sviluppo infantile ha lavorato con molti bambini affetti da vari disturbi, la teoria dell&#39;orchidea &#34;ha modificato radicalmente il nostro modo di vedere la fragilità umana&#34;. E aggiunge: &#34;Abbiamo verificato che quando i bambini con questo tipo di vulnerabilità sono inseriti nell&#39;ambiente giusto, non solo se la cavano meglio di prima, ma addirittura meglio dei loro coetanei portatori di alleli protettivi. Forse tutte le fragilità umane hanno questo lato positivo&#34;.&#xA;Mentre facevo le ricerche per questo articolo, mi sono chiesto quale poteva essere il rapporto tra il mio temperamento e il mio corredo genetico. In passato ho sofferto di depressione e spesso ho pensato di chiedere un&#39;analisi dei miei geni, in particolare di quello del trasportatore della serotonina, detto anche Sert o 5-HTTLPR, che influisce sull&#39;umore. Le due varianti più corte e meno efficienti del gene (quella corta/corta e quella corta/lunga) aumentano il rischio di depressione grave in situazioni difficili. La forma lunga/lunga, invece, sembra avere una funzione protettiva.&#xA;Alla fine, però, avevo sempre rinunciato a far analizzare il mio gene Sert. Considerata la mia storia personale e familiare, immaginavo di essere portatore dell&#39;allele corto/ lungo, che mi rende moderatamente incline alla depressione. Se lo facevo analizzare, magari mi sarei rassicurato scoprendo di essere portatore della versione lunga/lunga. Ma avrei potuto anche scoprire la versione corta/corta, che è la più rischiosa. E non ero sicuro di volerlo sapere.&#xA;Quando ho cominciato a occuparmi della teoria delle orchidee, però, ho cambiato idea. Così ho telefonato a un amico ricercatore di New York che studia il rapporto tra depressione e gene trasportatore della serotonina. Il giorno dopo un corriere ha lasciato a casa mia un pacchetto con una provetta. Ci ho sputato dentro, poi l&#39;ho chiusa bene e l&#39;ho infilata di nuovo nel contenitore di protezione. Un&#39;ora dopo il corriere è tornato a prenderla.&#xA;&#xA;Stretta somiglianza&#xA;Tra tutte le prove a sostegno dell&#39;orchidea, forse la più convincente è quella fornita da Stephen Suomi, un ricercatore specializzato nello studio delle scimmie reso. Suomi dirige un ampio complesso di laboratori e habitat per le scimmie nelle campagne del Maryland: il laboratorio di etologia comparata dei National institutes of health. Da quarantun anni, prima all&#39;università del Wisconsin e poi, dal 1983, nel laboratorio del Maryland, Suomi studia le origini del carattere e del comportamento delle scimmie reso, che condividono con noi il 95 per cento del loro dna. Questa stretta somiglianza ci ha aiutato a capire i motivi dei nostri comportamenti e ha contribuito anche alla teoria dell&#39;orchidea.&#xA;Suomi è il diretto successore di Harry Harlow, uno degli scienziati del comportamento più influenti del novecento. Negli anni trenta, quando Harlow cominciò le sue ricerche, lo studio dello sviluppo infantile era dominato da un comportamentismo spietato e meccanicistico. Il movimento era guidato da John Watson, che considerava l&#39;amore materno &#34;uno strumento pericoloso&#34;: consigliava ai genitori di lasciar piangere i bambini, di non prenderli mai in braccio per farli contenti e confortarli, di non baciarli troppo spesso, e di farlo solo sulla fronte. La madre non era importante per l&#39;affetto che dava ma per la sua capacità di condizionare i comportamenti.&#xA;Dopo una serie di esperimenti ingegnosi, ma a volte inquietanti e crudeli, condotti sulle scimmie, Harlow rinunciò al comportamentismo. Il suo esperimento più famoso dimostrava che i piccoli di scimmia reso allevati da soli o in compagnia di coetanei preferivano una finta &#34;madre&#34; di stoffa pelosa che non li nutriva a una di ferro che dispensava cibo a volontà. Harlow dimostrò così che i piccoli avevano un disperato bisogno di affetto e che, privandoli di un rapporto fisico, emotivo e sociale c&#39;era il rischio di provocare alcuni gravi disturbi psichici. Negli anni cinquanta i risultati delle sue ricerche costituirono la base della nuova teoria dell&#39;attaccamento infantile che, con la sua enfasi sul calore del rapporto tra genitori e figli e sull&#39;importanza di un&#39;infanzia felice, domina ancora oggi le teorie sullo sviluppo infantile.&#xA;Dopo aver assunto la direzione del laboratorio di Harlow, all&#39;università del Wisconsin, Suomi ha allargato e approfondito le ricerche avviate dal suo maestro. I nuovi strumenti gli hanno permesso di analizzare non solo il carattere delle scimmie, ma anche le basi psicologiche e genetiche del loro comportamento. Poi, grazie all&#39;ambientazione naturalistica del laboratorio nel Maryland, ha potuto concentrarsi sia sui rapporti tra madre e figlio sia sull&#39;ambiente familiare e sociale che condiziona il comportamento delle scimmie. &#34;In una colonia di scimmie reso la vita è molto complicata&#34;, dice Suomi. Questi animali devono imparare fin da piccoli a muoversi in un sistema sociale gerarchizzato. &#34;Quelli che ci riescono, se la cavano bene&#34;, aggiunge. &#34;Quelli che non ci riescono hanno seri problemi &#34;.&#xA;Le scimmie reso maturano di solito a quattro o cinque anni e vivono fino a venti. Il rapporto tra il loro sviluppo e il nostro è più o meno di uno a quattro: una scimmietta di un anno è come un bambino di quattro anni. Generalmente le femmine partoriscono ogni anno da quando ne compiono quattro. Anche se hanno rapporti sessuali tutto l&#39;anno, il periodo di fertilità dura solo un paio di mesi e coincide per tutte. Di solito, infatti, il branco produce gruppi di piccoli della stessa età.&#xA;Nel corso del primo mese la madre tiene il neonato attaccato a sé. Quando ha circa due settimane, il piccolo comincia a esplorare il mondo, inizialmente solo a pochi metri dalla madre. Nei sei o sette mesi successivi queste incursioni aumentano di frequenza, durata e distanza. Ma la mamma può sempre vedere o sentire i piccoli. Se qualcosa li spaventa, corrono subito da lei. A volte, invece, è lei a chiamarli se percepisce un pericolo.&#xA;Quando la scimmietta ha circa otto mesi, la femmina torna ad accoppiarsi. Prevedendo l&#39;arrivo di un nuovo figlio, la madre permette al piccolo di passare sempre più tempo con i suoi coetanei, con i fratelli maggiori e con qualche visitatore occasionale di un&#39;altra famiglia o di un altro branco. In caso di necessità saranno la famiglia, gli amici e gli alleati a proteggerlo.&#xA;Le femmine restano con il loro gruppo per tutta la vita, mentre i maschi se ne vanno intorno ai quattro o cinque anni, che corrispondono più o meno ai 16-20 anni di un essere umano. Spesso sono allontanati dalle femmine, che diventano sempre più rissose e violente. All&#39;inizio si riuniscono in bande di soli maschi e vivono più o meno separati dalle femmine. Dopo qualche mese o un anno lasciano il gruppo e cercano di introdursi in una nuova famiglia o in un nuovo branco. Se ci riescono, entrano a far parte dei maschi adulti che fungono da partner sessuali, compagni e difensori di diverse femmine. Ma solo metà dei maschi ci riesce. Durante il periodo di transizione, quando non sono protetti dalla banda o dal gruppo, se non giocano bene le loro carte sono soggetti agli attacchi di altri maschi giovani, di bande rivali o di nuovi membri del branco, e molti di loro muoiono.&#xA;All&#39;inizio del suo lavoro Suomi ha individuato due tipi di scimmie che hanno problemi di relazione. Uno di questi, il tipo depresso o nevrotico, costituisce il 20 per cento di ogni generazione. Queste scimmie tardano a lasciare la madre e da adulti sono insicuri, introversi e ansiosi, di conseguenza stringono meno amicizie e alleanze. Un secondo tipo, di solito maschio, e quello che Suomi chiama prepotente, una scimmia insolitamente aggressiva con tutti. Questi animali costituiscono dal 5 al 10 per cento di ogni generazione. &#34;Le scimmie reso sono piuttosto aggressive in generale&#34;, dice Suomi, &#34;anche quando sono giovani, i loro giochi sono violenti. Ma di solito nessuno si fa male, tranne i prepotenti, perché tendono a fare cose stupide: affrontano spesso le scimmie dominanti, si intromettono tra le madri e i loro figli. Non sanno calibrare la loro aggressività e non sanno capire quando bisogna tirarsi indietro. I loro conflitti tendono sempre a intensificarsi&#34;. Questi attaccabrighe raggiungono un punteggio molto basso nei test sull&#39;autocontrollo, per esempio in quello che Suomi ha chiamato &#34;ora dell&#39;aperitivo&#34;, dove le scimmie hanno accesso illimitato per un&#39;ora a una bevanda alcolica insapore: la maggior parte si ferma dopo tre o quattro bevute, i bulli &#34;bevono fino a cadere stecchiti&#34;.&#xA;I nevrotici e i prepotenti vanno incontro a destini molto diversi. I nevrotici maturano tardi, ma se la cavano bene. Le femmine saranno madri un po&#39; nervose, ma la crescita dei loro figli dipenderà dall&#39;ambiente in cui li allevano. Se l&#39;ambiente è sicuro, diventano individui più o meno normali, se è insicuro, anche loro diventano nervosi. I maschi, invece, restano più a lungo del solito nella cerchia familiare della madre, a volte fino a otto anni. Possono farlo perché non creano problemi. E questo soggiorno prolungato gli permette di acquisire una competenza sociale e un rispetto delle gerarchie tali che, quando decidono di andarsene, riescono a inserirsi in un nuovo branco con meno difficoltà di quelli che si allontanano prima. Non sono prolifici come i maschi più sicuri di sé, difficilmente raggiungono un rango elevato nel nuovo branco e, a causa della loro condizione di sudditanza, rischiano di più in caso di conflitto.&#xA;Ma per i prepotenti le cose vanno molto peggio. Stringono poche amicizie anche quando sono piccoli. E a due o tre anni la loro estrema aggressività costringe le femmine del branco a cacciarli via, se è necessario anche con la forza. A quel punto sono le bande di maschi a respingerli, e poi gli altri branchi. Emarginati, nella maggior parte dei casi muoiono prima di raggiungere l&#39;età adulta. Pochi di loro si accoppiano.&#xA;Suomi ha capito subito che questi due tipi di scimmie tendevano a nascere da un particolare tipo di madri. I prepotenti avevano madri dure e severe, che gli impedivano di socializzare. Gli ansiosi nascevano invece da madri ansiose, introverse e confuse. L&#39;ereditarietà era chiara, ma quanta parte di quei tratti della personalità era dovuta ai geni e quanta al modo in cui erano stati allevati?&#xA;Per scoprirlo, Suomi ha preso i neonati di madri introverse che dai test standardizzati risultavano già nervosi, gli ha dato delle &#34;supermamme&#34; molto affettuose e ha visto che crescevano quasi normali. Intanto Dario Maestriperi, dell&#39;università di Chicago, prendeva i neonati tranquilli, figli di femmine sicure e affettuose, e li affidava a madri violente. In quella situazione le scimmiette crescevano tese e nervose. La conclusione sembrava chiara: i geni avevano una parte di responsabilità, ma l&#39;ambiente era altrettanto importante.&#xA;&#xA;Rischio di depressione&#xA;Alla fine degli anni novanta, quando sono stati disponibili gli strumenti per studiare i geni, Suomi ha potuto analizzare direttamente l&#39;apporto dei geni e dell&#39;ambiente nello sviluppo delle scimmie. Ha fatto una scoperta importante grazie a un progetto avviato nel 1997 con Klaus-Peter Lesch, uno psichiatra dell&#39;università di Wurzburg. L&#39;anno precedente Lesch aveva pubblicato alcuni dati da cui emergeva per la prima volta che il gene trasportatore della serotonina aveva tre varianti (un allele corto/corto, uno corto/lungo e uno lungo/lungo) e che le due versioni più corte aumentavano il rischio di depressione, ansia e di altri disturbi psichici. Suomi aveva chiesto a Lesch di verificare il genotipo delle sue scimmie e il ricercatore tedesco aveva scoperto che possedevano le tre varianti, anche se la forma corta/corta era rara.&#xA;Suomi e Lesch, insieme a J. Dee Higley, un collega del National institutes of health, hanno avviato un tipo di studio che ora è considerato un classico sul rapporto tra geni e ambiente. Quando ha visto i risultati, Suomi si è reso conto di avere finalmente la prova di un&#39;interazione tra geni e ambiente molto importante per il comportamento delle sue scimmie. &#34;Ho dato un&#39;occhiata a quel grafico&#34;, racconta, &#34;e ho detto subito: &#39;Stappiamo una bottiglia di champagne&#34;&#39;.&#xA;Suomi e Lesch hanno pubblicato i loro risultati nel 2002 su Molecular Psychiatry, una rivista di genetica comportamentale. Quello stesso anno due psicologi del King&#39;s college di Londra, Avshalom Caspi e Terrie Moffitt, hanno pubblicato i risultati del primo di due grandi studi longitudinali (entrambi basati sulla storia di centinaia di neozelandesi) che si sarebbero rivelati particolarmente influenti. Il primo, pubblicato su Science, dimostrava che l&#39;allele corto di un altro importante gene che sintetizza un neurotrasmettitore (noto come gene Maoa) fa aumentare nettamente le probabilità di comportamenti asociali negli adulti umani maltrattati da bambini . Il secondo, uscito nel 2003 sempre su Science, dimostrava che quando si possiede la versione corta/ corta o corta/lunga, si corre un rischio di depressione superiore alla norma se si è sottoposti a una situazione di stress. Negli ultimi anni decine di questi studi hanno permesso di verificare l&#39;ipotesi della vulnerabilità. Molti contenevano dati a favore della teoria dell&#39;orchidea, anche se all&#39;epoca sono passati inosservati. Molte di queste prove le ha raccolte lo stesso Suomi negli anni successivi al suo studio del 2002. Ha scoperto, per esempio, che le scimmie portatrici della presunta variante rischiosa del trasportatore di serotonina, quando avevano una madre affettuosa e una posizione sociale sicura, svolgevano meglio alcuni compiti importanti (trovare compagni di gioco da giovani, stringere alleanze, reagire in modo sensato nei conflitti e in altre situazioni di pericolo) rispetto alle scimmie altrettanto fortunate ma portatrici del presunto allele protettivo.&#xA;Suomi ha fatto anche un&#39;altra scoperta interessante. Con i suoi colleghi ha analizzato i geni trasportatori di serotonina di sette delle 22 specie di macaco, il genere di primati a cui appartengono le scimmie reso. Nessuna di queste specie mostrava il polimorfismo del gene trasportatore della serotonina, che inizialmente Suomi aveva ritenuto responsabile della flessibilità delle reso. Gli studi condotti su altri importanti geni comportamentali dei primati hanno prodotto risultati simili. Secondo Suomi, dall&#39;analisi del gene trasportatore della serotonina negli altri primati studiati finora, compresi gli scimpanzé, i babbuini e i gorilla, non è emerso &#34;assolutamente niente&#34;. Questa scienza è giovane e non tutti i dati sono stati ancora raccolti. Ma finora, tra tutti i primati, sembra che solo le scimmie reso e gli esseri umani mostrino polimorfismi multipli nei geni associati al comportamento. &#34;Solo noi e loro&#34;, afferma Suomi.&#xA;&#xA;Il motivo del successo&#xA;Questa scoperta lo ha spinto a pensare a un&#39;altra particolarità che condividiamo con le scimmie reso. La maggior parte dei primati vive bene solo nel suo ambiente naturale. Se viene trasferita altrove muore. Ma ci sono due specie, dette &#34;infestanti&#34;, che sono capaci di vivere quasi ovunque e di adattarsi facilmente ad ambienti nuovi, mutevoli o difficili: gli esseri umani e le scimmie reso. Il motivo del nostro successo potrebbe essere proprio questa adattabilità. E la causa della nostra adattabilità potrebbero essere le variazioni dei nostri geni comportamentali.&#xA;A maggio Elizabeth Mallott, una ricercatrice del laboratorio di Suomi, è arrivata al lavoro e ha trovato un gruppo di scimmie nel parcheggio. Si stringevano l&#39;una all&#39;altra, erano nervose e avevano segni di morsi e graffi. Quasi tutte le scimmie che saltano le due reti elettrificate intorno al recinto non vedono l&#39;ora di tornare indietro. Quelle invece non volevano. Dopo aver rinchiuso le scimmie evase in un edificio vicino, la ricercatrice - che nel frattempo era stata raggiunta dal collega Matthew Novak - è entrata nel recinto. La colonia, formata da un centinaio di scimmie, viveva lì da trent&#39;anni. Di solito i cambiamenti all&#39;interno della sua gerarchia avvenivano in modo lento e graduale. Ma quando hanno cominciato a guardarsi intorno, Mallott e Novak si sono accorti che era successo qualcosa di importante. &#34;Gli animali erano in posti diversi dal solito&#34;, mi ha spiegato Novak. &#34;Individui che di solito non stavano insieme, erano seduti uno accanto all&#39;altro. Le norme sociali erano sospese&#34;.&#xA;I ricercatori hanno subito capito che un gruppo chiamato Famiglia 3, da anni sottomesso alla Famiglia 1, aveva fatto un golpe. Da qualche anno la Famiglia 3 era diventata più numerosa della Famiglia 1. Ma la Famiglia 1 era rimasta al potere grazie all&#39;autorità e alle doti diplomatiche del suo capo, la saggia matriarca Cocobean. Una settimana prima del golpe una delle figlie di Cocobean, Pearl, era stata portata via dal recinto e ricoverata in una clinica veterinaria per un problema ai reni. Inoltre, il maschio dominante della Famiglia 1 era ormai vecchio e malato di artrite. Pearl era particolarmente vicina a Cocobean e, essendo l&#39;unica discendente senza figli, era destinata a proteggerla. La sua assenza e la malattia del maschio avevano indebolito la Famiglia 1. &#34;Probabilmente la rivolta era in preparazione da qualche settimana&#34;, dice Novak. &#34;Ma, in base alla nostra ricostruzione, era cominciata solo la sera prima, quando una giovane femmina di nome Fiona, una borderline di tre anni della Famiglia 1 nota per la sua aggressività, aveva cominciato a litigare con qualcuno della Famiglia 3. Il conflitto si era allargato. La Famiglia 3 aveva visto la possibilità di conquistare il potere e aveva cacciato la Famiglia 1. Si capiva da chi era ferito, da chi era seduto nei posti preferiti, da chi era stato allontanato dalla colonia e da chi all&#39;improvviso era diventato ossequioso. Una femmina della Famiglia 1, Quark, era stata uccisa e un&#39;altra, Josie, abbiamo dovuto abbatterla. Avevano attaccato anche tutte le altre figlie di Cocobean. Qualcuno aveva morso il grande maschio della Famiglia con tanta violenza che lui non poteva più muovere un braccio. Anche Fiona era stata maltrattata. Era stato un attacco sistematico. Prima avevano aggredito il capo del gruppo e poi erano scesi lungo la scala gerarchica&#34;.&#xA;Novak mi ha accompagnato a fare un giro intorno al recinto. La Famiglia 3 occupava tranquillamente il nuovo centro di potere, una capanna vicino allo stagno. Si pulivano il mantello a vicenda, sonnecchiavano e ci fissavano quando le guardavamo. Un gruppo più nervoso si era riunito in un&#39;altra capanna più in basso. Quando siamo arrivati a dieci metri di distanza, la scimmia più grande del gruppo è saltata sulle sbarre della gabbia, ha cominciato a urlare contro di me, a scuotere le sbarre e a mostrarmi i denti.&#xA;Dopo quella visita sono andato nello studio di Suomi per chiedergli cosa ne pensava. Suomi ha riflettuto molto sul golpe. La rivolta metteva insieme tutti i fili che aveva intessuto nella sua ricerca: l&#39;importanza delle prime esperienze, l&#39;influenza dell&#39;ambiente, il rapporto genitori-figli e l&#39;eredità genetica, il primato assoluto dei legami familiari e sociali, l&#39;esito di tratti diversi in situazioni diverse. E ora, alla luce della teoria dell&#39;orchidea, stava cominciando a capire che quei fili potevano essere intrecciati in un altro modo.&#xA;&#34;Quindici anni fa&#34;, mi ha detto, &#34;Carol Berman, una ricercatrice che lavorava alla State university of New York di Buffalo, studiò a lungo una grande colonia di scimmie reso che vive su un&#39;isola portoricana. Voleva vedere cosa succedeva quando le dimensioni del gruppo cambiavano. Intorno alle cento unità il gruppo raggiungeva il limite e si divideva in branchi più piccoli&#34;. Questi limiti, che variano in base alle specie, sono chiamati &#34;numeri di Dunbar&#34;, da Robin Dunbar, uno psicologo evoluzionista britannico secondo il quale il limite di gruppo di una specie riflette la quantità di rapporti sociali che i suoi individui riescono a gestire a livello cognitivo. Le osservazioni di Berman facevano pensare che il numero di Dunbar di una specie non riflettesse solo le sue capacità cognitive, ma anche la gamma di temperamenti e di comportamenti dei suoi membri. Berman vide che quando il gruppo era di dimensioni ridotte le madri potevano permettere ai loro piccoli di giocare liberamente, perché gli estranei non si avvicinavano quasi mai. Ma quando il gruppo cresceva, gli estranei si avvicinavano più spesso. Le femmine adulte diventavano più vigili, protettive e aggressive. I piccoli e i maschi adulti seguivano il loro esempio. Quindi un numero sempre maggiore di scimmie riceveva un&#39;educazione che faceva emergere il lato meno socievole delle loro potenzialità comportamentali, i conflitti diventavano più frequenti, le rivalità più forti. Alla fine le cose si mettevano così male che il branco doveva dividersi. &#34;Qui è successa esattamente la stessa cosa&#34;, ha detto Suomi. &#34;Quello che succede a livello diadico, tra madre e figlio, influisce sulla natura e sulla sopravvivenza dell&#39;intero gruppo sociale&#34;.&#xA;Gli studi di Suomi e di altri ricercatori dimostrano che le prime esperienze possono cambiare totalmente il modo di esprimersi dei geni, cioè se, quando e con quale forza i geni si attivano o si disattivano. Suomi sospetta che le prime esperienze possano influire sui successivi schemi di espressione dei geni e anche sul comportamento, compresa la flessibilità e la reattività di un animale, contribuendo a stabilire il livello di sensibilità di alcuni alleli importanti. Un&#39;infanzia carica di tensioni, spiega Suomi, induce un atteggiamento di cauta diffidenza o di vigile aggressività in qualsiasi scimmia (i genitori preparano così i loro figli ad affrontare i momenti difficili), ma questo effetto può essere più pronunciato in quegli animali che hanno alleli dei geni del comportamento particolarmente elastici.&#xA;Suomi pensa che nella fase di preparazione di quella che chiama &#34;la rivolta di palazzo&#34; sia successo proprio questo. L&#39;incauta aggressione di Fiona si è dimostrata disastrosa per lei e per la Famiglia 1. Ma la Famiglia 3, che per anni era stata diplomaticamente deferente nei confronti della prima, con il suo attacco inaspettatamente aggressivo e prolungato aveva cambiato il suo destino. Suomi ipotizza che nelle condizioni di maggiore tensione e affollamento di una grande colonia le interazioni tra geni e ambiente abbiano reso alcune scimmie della Famiglia 3, soprattutto quelle dotate di alleli &#34;orchidea&#34; più reattivi, potenzialmente più aggressive. Durante il periodo in cui non potevano permettersi di mettere in discussione la gerarchia - prima della partenza di Pearl - l&#39;aggressività avrebbe potuto trascinarle in un conflitto invincibile e forse fatale. Ma in assenza di Pearl la situazione era cambiata, e i membri della Famiglia 3 avevano sfruttato l&#39;opportunità per liberare il loro potenziale di aggressività.&#xA;Il golpe aveva fatto emergere anche un’altra cosa: un tratto genetico che è maladattivo in una situazione può dimostrarsi estremamente adattivo in un&#39;altra. Non è difficile accorgersi che questo succede anche negli esseri umani. Per sopravvivere ed evolversi ogni società ha bisogno di alcuni individui che sono più aggressivi, irrequieti, ostinati, docili, socievoli, iperattivi, flessibili, solitari, ansiosi, introspettivi, vigili - ma anche più scontrosi, irritabili o violenti- della norma.&#xA;Tutto questo spiega la permanenza degli alleli di rischio nel corso dell&#39;evoluzione. Siamo sopravvissuti non malgrado quegli alleli, ma proprio grazie a loro. Quegli alleli non sono semplicemente sfuggiti al processo di selezione, sono stati volutamente selezionati. Secondo alcuni studi recenti, molti alleli dei geni orchidea, compresi quelli citati finora, sono emersi negli esseri umani solo negli ultimi cinquantamila anni, e ognuno è nato da una mutazione casuale in una sola o in poche persone e poi si è diffuso rapidamente. Le scimmie reso e gli esseri umani si sono staccati dalla loro stirpe comune 25 o 30 milioni di anni fa, quindi questi polimorfismi devono essersi creati e diffusi separatamente nelle due specie. E si sono rivelati utili per entrambe.&#xA;Come osservano i due antropologi evoluzionisti Gregory Cochran e Henry Harpending, gli ultimi cinquantamila anni sono anche il periodo in cui l&#39;Homo sapiens ha cominciato a diventare un vero essere umano e le popolazioni del continente africano sono aumentate fino a diffondersi su tutto il pianeta. Anche se non includono l&#39;ipotesi del gene orchidea nella loro argomentazione, Cochran e Harpending sostengono che gli esseri umani sono arrivati a dominare il pianeta grazie ad alcune importanti mutazioni che hanno accelerato la loro evoluzione, un processo che l&#39;ipotesi delle orchidee e dei soffioni contribuisce a spiegare.&#xA;Le cose variano in base al contesto. Per esempio, se ci sono troppe persone aggressive, scoppiano continui conflitti, e l&#39;aggressività viene rimossa perché e troppo costosa per la società. Quando si riduce al punto da essere meno rischiosa, l&#39;aggressività diventa un tratto prezioso e si diffonde di nuovo.&#xA;&#xA;Agilità mentale&#xA;Anche i cambiamenti ambientali e culturali possono influire sulla prevalenza di un allele. La variante orchidea del gene DRD4, per esempio, fa aumentare il rischio di deficit d&#39;attenzione e iperattività. Ma l&#39;irrequietezza può rivelarsi utile in ambienti che premiano la sensibilità a nuovi stimoli. E’ probabile che l&#39;attuale tendenza a fare più cose contemporaneamente, per esempio, favorisca la selezione di questo tipo di agilità mentale. Possiamo lamentarci quanto vogliamo che il mondo di oggi è troppo irrequieto, ma a giudicare dalla diffusione dell&#39;allele di rischio DRD4, sembra che sia così da circa cinquantamila anni.&#xA;Anche se accettiamo l&#39;idea che i geni orchidea ci garantiscono la flessibilità necessaria per riuscire nella vita, studiare la loro dinamica da vicino e in modo così personale può essere inquietante. Dopo che il corriere aveva portato via la mia fialetta di saliva, ho cercato di non pensarci più. E con mia grande sorpresa ci sono riuscito. L&#39;email con i risultati è arrivata un venerdì sera, mentre guardavo Monsters&amp;Co. con i miei figli. All&#39;inizio non ho capito bene il messaggio. &#34;David&#34;, diceva, &#34;ho eseguito l&#39;analisi del dna sul tuo campione di saliva. E’ andato tutto bene e il tuo genotipo è corto/corto. Per fortuna né tu né io abbiamo una visione deterministica di queste cose e non pensiamo che abbiano una valenza inequivocabile. Fammi sapere se vuoi parlare del tuo risultato o di altre questioni genetiche&#34;.&#xA;Quando ho finito di leggere, la casa mi è sembrata più silenziosa. Mentre guardavo dalla finestra il nostro albero di pero, ho sentito un brivido freddo lungo la schiena. Non pensavo che gli avrei dato tanto peso. Quel freddo non era un brivido di paura: improvvisamente sapevo per certo qualcosa che sospettavo da tempo, ma sapevo anche che significava qualcosa di diverso da quello che pensavo. Secondo la teoria delle orchidee, questo particolare allele, la variante più rara e pericolosa del gene trasportatore di serotonina, non mi rendeva solo più vulnerabile ma anche più flessibile. E quel nuovo modo di vedere le cose cambiava tutto. Non avevo la sensazione di avere un handicap. Al contrario, sentivo di avere maggiore capacità di azione. Tutto quello che avrei fatto per migliorare il mio ambiente e la mia esperienza di vita, qualsiasi esperimento avessi condotto su me stesso, sarebbe stato potenziato. Ora il mio allele corto/corto non mi sembra una trappola, ma un trampolino, per quanto scivoloso e un po&#39; fragile.&#xA;Non voglio far analizzare nessun altro dei miei geni comportamentali. E neanche quelli dei miei figli. Cosa potrei scoprire? Che plasmo il loro carattere ogni volta che siamo insieme? Questo lo so già. Ma mi piace pensare che quando porto mio figlio a pesca di salmoni o quando ascolto il complicato racconto dei sogni di suo fratello minore o quando canto una canzoncina a mia figlia di cinque anni mentre torniamo in macchina dal lago, faccio scattare tanti piccoli interruttori che li illumineranno. Non so cosa siano quegli interruttori, e non ho bisogno di saperlo. Mi basta sapere che possiamo accenderli insieme.&#xA;&#xA;#psicologia #scienza #spiritualità #società]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>tratto da <a href="http://archivio.internazionale.it/sommario/823/" rel="nofollow">Internazionale n° 823</a></em>
<em>Puoi leggere/scaricare il <strong>PDF</strong> di questo articolo su <a href="http://www.scribd.com/doc/24375617/La-Rivincita-Delle-Orchidee" rel="nofollow">Scribd</a> o su <a href="https://www.mediafire.com/download/j71kl3e2m8db25d/La-Rivincita-Delle-Orchidee.pdf" rel="nofollow">Mediafire</a></em></p>

<p><strong><em>David Dobbs, The Atlantic, Stati Uniti</em></strong></p>

<h4 id="la-maggior-parte-delle-persone-ha-dei-geni-che-aiutano-ad-adattarsi-a-ogni-situazione-altre-sono-fragili-e-instabili-ma-nell-ambiente-giusto-riescono-meglio-di-tutti-lo-sostiene-una-nuova-teoria-genetica">La maggior parte delle persone ha dei geni che aiutano ad adattarsi a ogni situazione. Altre sono fragili e instabili, ma nell&#39;ambiente giusto riescono meglio di tutti. Lo sostiene una nuova teoria genetica.</h4>

<p><img src="https://i.postimg.cc/Pf2b59QK/image.png" alt="orchidee"></p>

<p>Nel 2004 Marian Bakermans-Kranenburg, docente di studi sull&#39;infanzia e la famiglia all&#39;università olandese di Leida, ha filmato la vita di un gruppo di famiglie con bambini di età compresa tra uno e tre anni che avevano un comportamento antagonista, aggressivo, non collaborativo e irritante. Un comportamento che gli psicologi chiamano esternalizzazione: i bambini piangono, urlano, picchiano, fanno capricci, lanciano oggetti e respingono ostinatamente qualsiasi richiesta ragionevole. Un atteggiamento abbastanza normale a quell&#39;età. Ma, secondo alcune ricerche, i bambini che lo fanno troppo spesso rischiano in seguito di essere stressati e confusi, di avere difficoltà nell&#39;apprendimento e nei rapporti con i compagni e di diventare adulti asociali e aggressivi.

Bakermans-Kranenburg e i suoi colleghi avevano selezionato 2.408 bambini, chiedendo ai genitori di compilare un questionario. Poi si erano concentrati sul 25 per cento di bambini che, secondo le risposte date dai genitori nel questionario, si abbandonavano più spesso all&#39;esternalizzazione. La ricercatrice voleva modificare il loro comportamento. Seguendo un protocollo studiato dal suo laboratorio, Bakermans-Kranenburg e i suoi collaboratori dovevano visitare 120 famiglie per sei volte nell&#39;arco di otto mesi. Bisognava filmare la madre e il bambino nelle loro attività quotidiane, alcune delle quali richiedevano obbedienza o collaborazione, e poi scegliere le parti più significative del filmato e mostrarle alle madri. Accanto a questo gruppo, ne avevano formato uno di controllo formato da bambini con caratteristiche simili, ma che non ricevevano le stesse attenzioni.
Gli interventi hanno funzionato. Vedendo i filmati, le mamme hanno imparato a cogliere degli indizi che fino a quel momento non avevano notato e a reagire in modo diverso a certe situazioni. Molte di loro, per esempio, avevano accettato senza troppa convinzione di leggere un libro illustrato ai loro bambini irrequieti, pensando che non sarebbero mai rimasti buoni ad ascoltare. Ma secondo Bakermans-Kranenburg, quando le madri guardavano il filmato “si accorgevano con sorpresa che quell&#39;attività piaceva molto ai bambini e anche a loro”. Quasi tutte hanno cominciato a leggere libri ai figli regolarmente creando, come ha spiegato Bakermans-Kranenburg, “dei momenti di tranquillità che avevano sempre ritenuto impossibili”. Anche il comportamento dei bambini è cambiato. Dopo un anno le esternalizzazioni erano diminuite del 16 per cento, mentre nel gruppo di controllo L miglioramento era stato solo del 10 per cento. La reazione delle madri, inoltre, era diventata più positiva e costruttiva.</p>

<p>I programmi che riescono a modificare la dinamica genitore-figlio sono molto rari. Ma valutare l&#39;efficacia dell&#39;intervento non era l&#39;unico obiettivo dei ricercatori olandesi. L&#39;equipe voleva soprattutto verificare una nuova ipotesi sul modo in cui i geni influenzano il comportamento, un&#39;ipotesi che potrebbe farci rivedere le teorie non solo sulle malattie mentali e sui disturbi comportamentali, ma anche sull&#39;evoluzione umana.
Il gruppo era particolarmente interessato a una nuova interpretazione di una delle teorie più importanti della ricerca sui disturbi psichiatrici e della personalità. Secondo questa teoria, certe varianti di alcuni geni comportamentali aumentano la tendenza a soffrire di determinati disturbi psichiatrici, dell&#39;umore o della personalità.
L&#39;ipotesi, confermata negli ultimi quindici anni da molti studi, è chiamata modello della diatesi dello stress o della vulnerabilità genetica ed è ormai molto diffusa tra gli studiosi di psichiatria e di scienza del comportamento. I ricercatori hanno individuato almeno una decina di varianti che possono aumentare la predisposizione di una persona alla depressione, all&#39;ansia, al disturbo da deficit di attenzione e iperattività, a un&#39;elevata tendenza a correre rischi, a comportamenti asociali, sociopatici o violenti, e ad altri disturbi. Questo succede se, e solo se, la persona portatrice di quella variante vive un&#39;infanzia traumatica o stressante, o esperienze particolarmente dolorose in età adulta.
L&#39;ipotesi della vulnerabilità ha già modificato la nostra visione di molti disturbi psichiatrici e comportamentali, perché li spiega non come un prodotto della natura o della cultura, ma di una complessa serie di “interazioni tra gene e ambiente”. I geni non ci condannano ad avere questi disturbi, ma se abbiamo la versione “cattiva” di certi geni e la vita ci tratta male, tendiamo a soffrirne.
Di recente, tuttavia, da questa ipotesi ne è emersa un&#39;altra che quasi la capovolge. Secondo il nuovo modello, è un errore considerare i geni “rischiosi” solo come uno svantaggio. E&#39; vero che in un contesto sfavorevole questi geni possono provocare delle disfunzioni, ma in un contesto favorevole possono anche rivelarsi preziosi. Quindi la sensibilità genetica alle esperienze negative, individuata grazie all&#39;ipotesi della vulnerabilità, è solo il lato negativo di un fenomeno più generale: una maggiore sensibilità genetica a tutte le esperienze.
Sono sempre di più le prove a favore di questa tesi. Molte sono disponibili da anni, ma la maggior parte dei ricercatori le ha ignorate perché la genetica comportamentale si è concentrata soprattutto sulle disfunzioni. Come spiega Jay Belsky, uno psicologo dello sviluppo dell&#39;università di Londra, “nel campo della genetica comportamentale la maggior parte degli studi è stata condotta da persone che si occupano di malattie mentali e sono interessate soprattutto alla vulnerabilità. Non vedono il lato positivo, perché non lo cercano”.
Anche se è una novità per la psichiatria biologica moderna, questa ipotesi è confermata dalla saggezza popolare, come hanno sottolineato l&#39;anno scorso sulla rivista Current Directions in Psychological Science lo psicologo dello sviluppo Bruce Ellis, dell&#39;università dell&#39;Arizona, e il pediatra dello sviluppo W. Thomas Boyce, dell&#39;università della Columbia Britannica, in Canada. Gli svedesi, osservano Ellis e Boyce nel loro saggio intitolato Biological sensitivity to contest, parlano da tempo di bambini “soffioni”. I soffioni sono bambini sani e normali, dotati di geni “elastici” che gli permettono di cavarsela bene quasi ovunque, sia che crescano nell&#39;equivalente di una crepa del marciapiede sia in quello di un giardino ben curato. Secondo Ellis e Boyce, ci sono anche bambini “orchidea”, che se sono ignorati o maltrattati appassiscono, ma se vengono coltivati in serra fioriscono in modo spettacolare.
Questa ipotesi, che chiamerò teoria dell&#39;orchidea, potrebbe sembrare a prima vista un&#39;aggiunta a quella della vulnerabilità. Potrebbe significare semplicemente che l&#39;ambiente e l&#39;esperienza possono spingere una persona in una direzione o nell&#39;altra. Ma in realtà è un modo completamente nuovo di vedere la genetica e il comportamento umano. Il rischio diventa potenzialità, la vulnerabilità diventa plasticità e sensibilità. E&#39; una di quelle idee semplici che possono avere implicazioni enormi. Alcune varianti genetiche di solito considerate sfortunate possono essere interpretate come scommesse evolutive che implicano forti rischi, ma offrono anche la possibilità di grandi successi. E i genitori favoriti dalla selezione saranno quelli che investono sia nei soffioni sia nelle orchidee.
Secondo questa ipotesi, avere sia figli soffione sia figli orchidea fa aumentare le possibilità di successo di una famiglia (e di una specie) nel corso del tempo e in qualsiasi ambiente. La diversità di comportamenti di questi due caratteri garantisce esattamente quello di cui ha bisogno una specie forte e intelligente se vuole diffondersi e dominare un mondo in evoluzione. I soffioni garantiscono la stabilità di una popolazione. Le orchidee, che sono meno numerose, possono trovarsi in difficoltà in alcuni ambienti, ma eccellere in quelli che gli sono più congeniali. E anche se hanno un&#39;infanzia travagliata, la loro maggiore reattività – la continua ricerca di novità, l&#39;irrequietezza, la difficoltà di concentrazione, la tendenza a correre rischi, l&#39;aggressività – in certe situazioni si rivela utile, come nelle guerre, nei conflitti sociali e nelle migrazioni verso nuovi ambienti. Messi insieme, gli stabili soffioni e le irrequiete orchidee assicurano una flessibilità adattiva che nessuno dei due potrebbe garantire da solo. Insieme ottengono risultati individuali e collettivi altrimenti irraggiungibili.
Questa teoria fornisce anche la risposta a una domanda evolutiva fondamentale che l&#39;ipotesi della vulnerabilità non può dare. Se le varianti di certi geni generano soprattutto disfunzioni e problemi, come hanno fatto a sopravvivere alla selezione naturale? I geni di questo tipo avrebbero dovuto essere eliminati. Eppure, circa un quarto degli esseri umani è portatore della variante più documentata di gene della depressione, mentre più di un quinto e portatore della variante studiata da Bakermans-Kranenburg, che è associata all&#39;esternalizzazione, all&#39;asocialità, al comportamento violento, al deficit d&#39;attenzione e iperattività e all&#39;ansia. L&#39;ipotesi della vulnerabilità non spiega queste cose, la teoria dell&#39;orchidea sì.
E&#39; una visione innovativa e perfino sconcertante della forza e della fragilità umana. Da più di dieci anni i sostenitori dell&#39;ipotesi della vulnerabilità dicono che alla base di alcuni dei problemi piu angosciosi dell&#39;umanità – disperazione, alienazione e crudeltà a tutti i livelli – ci sono certe varianti specifiche dei geni. La teoria dell&#39;orchidea accetta questa tesi ma aggiunge, in modo provocatorio, che quegli stessi geni sono anche responsabili dello straordinario successo della nostra specie.</p>

<h2 id="prove-concrete">Prove concrete</h2>

<p>La teoria dell&#39;orchidea, detta anche ipotesi della plasticità, della sensibilità o della suscettibilità differenziale, non è stata ancora testata ad ampio raggio, perché è ancora troppo recente. Molti ricercatori, perfino quelli che si occupano di scienza del comportamento, ne sanno poco o niente. Alcuni, soprattutto quelli piu restii a collegare comportamenti specifici con geni specifici, si dicono preoccupati. Ma da quando sono emerse prove sempre più concrete a suo favore, la maggior parte dei medici e dei ricercatori dimostra un grande interesse. Molti psicologi, psichiatri, esperti di sviluppo infantile, genetisti, etologi e altri scienziati cominciano a pensare che, come dice lo psicologo dello sviluppo Karlen Lyons-Ruth, della facoltà di medicina di Harvard, “è ora di prendere sul serio questa teoria”.
Con i dati raccolti grazie ai suoi interventi filmati, l&#39;equipe di Leida ha cominciato a verificare l&#39;ipotesi per capire se i bambini che soffrono di più nelle situazioni negative traggono anche più profitto da quelle positive. Per scoprirlo, Bakermans-Kranenburg e il suo collega Marinus van Ijzendoorn hanno studiato la struttura genetica dei bambini che partecipavano al loro esperimento. Si sono concentrati su uno specifico “allele di rischio” associato al deficit d&#39;attenzione e iperattività e all&#39;esternalizzazione. Si chiamano allele tutte le varianti di un gene polimorfico, cioè in grado di assumere più di una forma. Un allele di rischio, quindi, è una variante del gene che aumenta le probabilità di avere un certo disturbo.
Bakermans-Kranenburg e van Ijzendoorn volevano vedere se i bambini con un allele di rischio per l&#39;esternalizzazione e il deficit d&#39;attenzione e iperattività avrebbero reagito nello stesso modo sia in un ambiente positivo sia in uno negativo. Un terzo dei bambini del gruppo era esportatore di questo allele di rischio, gli altri due terzi ne avevano una versione considerata “protettiva”. Anche il gruppo di controllo aveva una distribuzione simile.
Sia l&#39;ipotesi della vulnerabilità sia quella dell&#39;orchidea prevedevano che i bambini del gruppo di controllo con un allele di rischio se la cavassero peggio di quelli che avevano un allele protettivo. E infatti è stato cosi, ma la differenza era minima. In un anno e mezzo il livello di esternalizzazione dei bambini geneticamente protetti è diminuito dell&#39;11 per cento, mentre in quelli “a rischio” si e ridotto solo del 7 per cento. In entrambi i casi i miglioramenti sono stati modesti, simili a quelli che i ricercatori si aspettavano con l&#39;aumento dell&#39;età. La differenza tra i due gruppi era quasi impercettibile, anche se rilevante dal punto di vista statistico.
Il vero test, però, era quello all&#39;interno del gruppo sul quale erano stati effettuati gli interventi. Come avrebbero reagito i bambini portatori dell&#39;allele di rischio? Secondo il modello della vulnerabilità, avrebbero dovuto rispondere meno dei loro compagni portatori dell&#39;allele protettivo. II modesto miglioramento prodotto dall&#39;intervento non avrebbe compensato la loro vulnerabilità generale. In realtà i portatori dell&#39;allele di rischio hanno battuto i loro compagni: hanno ridotto il loro punteggio di esternalizzazione di quasi il 27 per cento, mentre nei portatori dell&#39;allele protettivo è diminuito solo del 12 per cento (non molto di più dell&#39;11 per cento del gruppo di controllo con lo stesso allele). L&#39;equipe di Leida ha dedotto che gli alleli di rischio costituiscono non solo un rischio, ma anche una potenzialità.
Ma com&#39;è possibile che sia così facile trasformare in vantaggio uno svantaggio? Secondo il pediatra W. Thomas Boyce, che in trent&#39;anni di ricerche sullo sviluppo infantile ha lavorato con molti bambini affetti da vari disturbi, la teoria dell&#39;orchidea “ha modificato radicalmente il nostro modo di vedere la fragilità umana”. E aggiunge: “Abbiamo verificato che quando i bambini con questo tipo di vulnerabilità sono inseriti nell&#39;ambiente giusto, non solo se la cavano meglio di prima, ma addirittura meglio dei loro coetanei portatori di alleli protettivi. Forse tutte le fragilità umane hanno questo lato positivo”.
Mentre facevo le ricerche per questo articolo, mi sono chiesto quale poteva essere il rapporto tra il mio temperamento e il mio corredo genetico. In passato ho sofferto di depressione e spesso ho pensato di chiedere un&#39;analisi dei miei geni, in particolare di quello del trasportatore della serotonina, detto anche Sert o 5-HTTLPR, che influisce sull&#39;umore. Le due varianti più corte e meno efficienti del gene (quella corta/corta e quella corta/lunga) aumentano il rischio di depressione grave in situazioni difficili. La forma lunga/lunga, invece, sembra avere una funzione protettiva.
Alla fine, però, avevo sempre rinunciato a far analizzare il mio gene Sert. Considerata la mia storia personale e familiare, immaginavo di essere portatore dell&#39;allele corto/ lungo, che mi rende moderatamente incline alla depressione. Se lo facevo analizzare, magari mi sarei rassicurato scoprendo di essere portatore della versione lunga/lunga. Ma avrei potuto anche scoprire la versione corta/corta, che è la più rischiosa. E non ero sicuro di volerlo sapere.
Quando ho cominciato a occuparmi della teoria delle orchidee, però, ho cambiato idea. Così ho telefonato a un amico ricercatore di New York che studia il rapporto tra depressione e gene trasportatore della serotonina. Il giorno dopo un corriere ha lasciato a casa mia un pacchetto con una provetta. Ci ho sputato dentro, poi l&#39;ho chiusa bene e l&#39;ho infilata di nuovo nel contenitore di protezione. Un&#39;ora dopo il corriere è tornato a prenderla.</p>

<h2 id="stretta-somiglianza">Stretta somiglianza</h2>

<p>Tra tutte le prove a sostegno dell&#39;orchidea, forse la più convincente è quella fornita da Stephen Suomi, un ricercatore specializzato nello studio delle scimmie reso. Suomi dirige un ampio complesso di laboratori e habitat per le scimmie nelle campagne del Maryland: il laboratorio di etologia comparata dei National institutes of health. Da quarantun anni, prima all&#39;università del Wisconsin e poi, dal 1983, nel laboratorio del Maryland, Suomi studia le origini del carattere e del comportamento delle scimmie reso, che condividono con noi il 95 per cento del loro dna. Questa stretta somiglianza ci ha aiutato a capire i motivi dei nostri comportamenti e ha contribuito anche alla teoria dell&#39;orchidea.
Suomi è il diretto successore di Harry Harlow, uno degli scienziati del comportamento più influenti del novecento. Negli anni trenta, quando Harlow cominciò le sue ricerche, lo studio dello sviluppo infantile era dominato da un comportamentismo spietato e meccanicistico. Il movimento era guidato da John Watson, che considerava l&#39;amore materno “uno strumento pericoloso”: consigliava ai genitori di lasciar piangere i bambini, di non prenderli mai in braccio per farli contenti e confortarli, di non baciarli troppo spesso, e di farlo solo sulla fronte. La madre non era importante per l&#39;affetto che dava ma per la sua capacità di condizionare i comportamenti.
Dopo una serie di esperimenti ingegnosi, ma a volte inquietanti e crudeli, condotti sulle scimmie, Harlow rinunciò al comportamentismo. Il suo esperimento più famoso dimostrava che i piccoli di scimmia reso allevati da soli o in compagnia di coetanei preferivano una finta “madre” di stoffa pelosa che non li nutriva a una di ferro che dispensava cibo a volontà. Harlow dimostrò così che i piccoli avevano un disperato bisogno di affetto e che, privandoli di un rapporto fisico, emotivo e sociale c&#39;era il rischio di provocare alcuni gravi disturbi psichici. Negli anni cinquanta i risultati delle sue ricerche costituirono la base della nuova teoria dell&#39;attaccamento infantile che, con la sua enfasi sul calore del rapporto tra genitori e figli e sull&#39;importanza di un&#39;infanzia felice, domina ancora oggi le teorie sullo sviluppo infantile.
Dopo aver assunto la direzione del laboratorio di Harlow, all&#39;università del Wisconsin, Suomi ha allargato e approfondito le ricerche avviate dal suo maestro. I nuovi strumenti gli hanno permesso di analizzare non solo il carattere delle scimmie, ma anche le basi psicologiche e genetiche del loro comportamento. Poi, grazie all&#39;ambientazione naturalistica del laboratorio nel Maryland, ha potuto concentrarsi sia sui rapporti tra madre e figlio sia sull&#39;ambiente familiare e sociale che condiziona il comportamento delle scimmie. “In una colonia di scimmie reso la vita è molto complicata”, dice Suomi. Questi animali devono imparare fin da piccoli a muoversi in un sistema sociale gerarchizzato. “Quelli che ci riescono, se la cavano bene”, aggiunge. “Quelli che non ci riescono hanno seri problemi “.
Le scimmie reso maturano di solito a quattro o cinque anni e vivono fino a venti. Il rapporto tra il loro sviluppo e il nostro è più o meno di uno a quattro: una scimmietta di un anno è come un bambino di quattro anni. Generalmente le femmine partoriscono ogni anno da quando ne compiono quattro. Anche se hanno rapporti sessuali tutto l&#39;anno, il periodo di fertilità dura solo un paio di mesi e coincide per tutte. Di solito, infatti, il branco produce gruppi di piccoli della stessa età.
Nel corso del primo mese la madre tiene il neonato attaccato a sé. Quando ha circa due settimane, il piccolo comincia a esplorare il mondo, inizialmente solo a pochi metri dalla madre. Nei sei o sette mesi successivi queste incursioni aumentano di frequenza, durata e distanza. Ma la mamma può sempre vedere o sentire i piccoli. Se qualcosa li spaventa, corrono subito da lei. A volte, invece, è lei a chiamarli se percepisce un pericolo.
Quando la scimmietta ha circa otto mesi, la femmina torna ad accoppiarsi. Prevedendo l&#39;arrivo di un nuovo figlio, la madre permette al piccolo di passare sempre più tempo con i suoi coetanei, con i fratelli maggiori e con qualche visitatore occasionale di un&#39;altra famiglia o di un altro branco. In caso di necessità saranno la famiglia, gli amici e gli alleati a proteggerlo.
Le femmine restano con il loro gruppo per tutta la vita, mentre i maschi se ne vanno intorno ai quattro o cinque anni, che corrispondono più o meno ai 16-20 anni di un essere umano. Spesso sono allontanati dalle femmine, che diventano sempre più rissose e violente. All&#39;inizio si riuniscono in bande di soli maschi e vivono più o meno separati dalle femmine. Dopo qualche mese o un anno lasciano il gruppo e cercano di introdursi in una nuova famiglia o in un nuovo branco. Se ci riescono, entrano a far parte dei maschi adulti che fungono da partner sessuali, compagni e difensori di diverse femmine. Ma solo metà dei maschi ci riesce. Durante il periodo di transizione, quando non sono protetti dalla banda o dal gruppo, se non giocano bene le loro carte sono soggetti agli attacchi di altri maschi giovani, di bande rivali o di nuovi membri del branco, e molti di loro muoiono.
All&#39;inizio del suo lavoro Suomi ha individuato due tipi di scimmie che hanno problemi di relazione. Uno di questi, il tipo depresso o nevrotico, costituisce il 20 per cento di ogni generazione. Queste scimmie tardano a lasciare la madre e da adulti sono insicuri, introversi e ansiosi, di conseguenza stringono meno amicizie e alleanze. Un secondo tipo, di solito maschio, e quello che Suomi chiama prepotente, una scimmia insolitamente aggressiva con tutti. Questi animali costituiscono dal 5 al 10 per cento di ogni generazione. “Le scimmie reso sono piuttosto aggressive in generale”, dice Suomi, “anche quando sono giovani, i loro giochi sono violenti. Ma di solito nessuno si fa male, tranne i prepotenti, perché tendono a fare cose stupide: affrontano spesso le scimmie dominanti, si intromettono tra le madri e i loro figli. Non sanno calibrare la loro aggressività e non sanno capire quando bisogna tirarsi indietro. I loro conflitti tendono sempre a intensificarsi”. Questi attaccabrighe raggiungono un punteggio molto basso nei test sull&#39;autocontrollo, per esempio in quello che Suomi ha chiamato “ora dell&#39;aperitivo”, dove le scimmie hanno accesso illimitato per un&#39;ora a una bevanda alcolica insapore: la maggior parte si ferma dopo tre o quattro bevute, i bulli “bevono fino a cadere stecchiti”.
I nevrotici e i prepotenti vanno incontro a destini molto diversi. I nevrotici maturano tardi, ma se la cavano bene. Le femmine saranno madri un po&#39; nervose, ma la crescita dei loro figli dipenderà dall&#39;ambiente in cui li allevano. Se l&#39;ambiente è sicuro, diventano individui più o meno normali, se è insicuro, anche loro diventano nervosi. I maschi, invece, restano più a lungo del solito nella cerchia familiare della madre, a volte fino a otto anni. Possono farlo perché non creano problemi. E questo soggiorno prolungato gli permette di acquisire una competenza sociale e un rispetto delle gerarchie tali che, quando decidono di andarsene, riescono a inserirsi in un nuovo branco con meno difficoltà di quelli che si allontanano prima. Non sono prolifici come i maschi più sicuri di sé, difficilmente raggiungono un rango elevato nel nuovo branco e, a causa della loro condizione di sudditanza, rischiano di più in caso di conflitto.
Ma per i prepotenti le cose vanno molto peggio. Stringono poche amicizie anche quando sono piccoli. E a due o tre anni la loro estrema aggressività costringe le femmine del branco a cacciarli via, se è necessario anche con la forza. A quel punto sono le bande di maschi a respingerli, e poi gli altri branchi. Emarginati, nella maggior parte dei casi muoiono prima di raggiungere l&#39;età adulta. Pochi di loro si accoppiano.
Suomi ha capito subito che questi due tipi di scimmie tendevano a nascere da un particolare tipo di madri. I prepotenti avevano madri dure e severe, che gli impedivano di socializzare. Gli ansiosi nascevano invece da madri ansiose, introverse e confuse. L&#39;ereditarietà era chiara, ma quanta parte di quei tratti della personalità era dovuta ai geni e quanta al modo in cui erano stati allevati?
Per scoprirlo, Suomi ha preso i neonati di madri introverse che dai test standardizzati risultavano già nervosi, gli ha dato delle “supermamme” molto affettuose e ha visto che crescevano quasi normali. Intanto Dario Maestriperi, dell&#39;università di Chicago, prendeva i neonati tranquilli, figli di femmine sicure e affettuose, e li affidava a madri violente. In quella situazione le scimmiette crescevano tese e nervose. La conclusione sembrava chiara: i geni avevano una parte di responsabilità, ma l&#39;ambiente era altrettanto importante.</p>

<h2 id="rischio-di-depressione">Rischio di depressione</h2>

<p>Alla fine degli anni novanta, quando sono stati disponibili gli strumenti per studiare i geni, Suomi ha potuto analizzare direttamente l&#39;apporto dei geni e dell&#39;ambiente nello sviluppo delle scimmie. Ha fatto una scoperta importante grazie a un progetto avviato nel 1997 con Klaus-Peter Lesch, uno psichiatra dell&#39;università di Wurzburg. L&#39;anno precedente Lesch aveva pubblicato alcuni dati da cui emergeva per la prima volta che il gene trasportatore della serotonina aveva tre varianti (un allele corto/corto, uno corto/lungo e uno lungo/lungo) e che le due versioni più corte aumentavano il rischio di depressione, ansia e di altri disturbi psichici. Suomi aveva chiesto a Lesch di verificare il genotipo delle sue scimmie e il ricercatore tedesco aveva scoperto che possedevano le tre varianti, anche se la forma corta/corta era rara.
Suomi e Lesch, insieme a J. Dee Higley, un collega del National institutes of health, hanno avviato un tipo di studio che ora è considerato un classico sul rapporto tra geni e ambiente. Quando ha visto i risultati, Suomi si è reso conto di avere finalmente la prova di un&#39;interazione tra geni e ambiente molto importante per il comportamento delle sue scimmie. “Ho dato un&#39;occhiata a quel grafico”, racconta, “e ho detto subito: &#39;Stappiamo una bottiglia di champagne”&#39;.
Suomi e Lesch hanno pubblicato i loro risultati nel 2002 su Molecular Psychiatry, una rivista di genetica comportamentale. Quello stesso anno due psicologi del King&#39;s college di Londra, Avshalom Caspi e Terrie Moffitt, hanno pubblicato i risultati del primo di due grandi studi longitudinali (entrambi basati sulla storia di centinaia di neozelandesi) che si sarebbero rivelati particolarmente influenti. Il primo, pubblicato su Science, dimostrava che l&#39;allele corto di un altro importante gene che sintetizza un neurotrasmettitore (noto come gene Maoa) fa aumentare nettamente le probabilità di comportamenti asociali negli adulti umani maltrattati da bambini . Il secondo, uscito nel 2003 sempre su Science, dimostrava che quando si possiede la versione corta/ corta o corta/lunga, si corre un rischio di depressione superiore alla norma se si è sottoposti a una situazione di stress. Negli ultimi anni decine di questi studi hanno permesso di verificare l&#39;ipotesi della vulnerabilità. Molti contenevano dati a favore della teoria dell&#39;orchidea, anche se all&#39;epoca sono passati inosservati. Molte di queste prove le ha raccolte lo stesso Suomi negli anni successivi al suo studio del 2002. Ha scoperto, per esempio, che le scimmie portatrici della presunta variante rischiosa del trasportatore di serotonina, quando avevano una madre affettuosa e una posizione sociale sicura, svolgevano meglio alcuni compiti importanti (trovare compagni di gioco da giovani, stringere alleanze, reagire in modo sensato nei conflitti e in altre situazioni di pericolo) rispetto alle scimmie altrettanto fortunate ma portatrici del presunto allele protettivo.
Suomi ha fatto anche un&#39;altra scoperta interessante. Con i suoi colleghi ha analizzato i geni trasportatori di serotonina di sette delle 22 specie di macaco, il genere di primati a cui appartengono le scimmie reso. Nessuna di queste specie mostrava il polimorfismo del gene trasportatore della serotonina, che inizialmente Suomi aveva ritenuto responsabile della flessibilità delle reso. Gli studi condotti su altri importanti geni comportamentali dei primati hanno prodotto risultati simili. Secondo Suomi, dall&#39;analisi del gene trasportatore della serotonina negli altri primati studiati finora, compresi gli scimpanzé, i babbuini e i gorilla, non è emerso “assolutamente niente”. Questa scienza è giovane e non tutti i dati sono stati ancora raccolti. Ma finora, tra tutti i primati, sembra che solo le scimmie reso e gli esseri umani mostrino polimorfismi multipli nei geni associati al comportamento. “Solo noi e loro”, afferma Suomi.</p>

<h2 id="il-motivo-del-successo">Il motivo del successo</h2>

<p>Questa scoperta lo ha spinto a pensare a un&#39;altra particolarità che condividiamo con le scimmie reso. La maggior parte dei primati vive bene solo nel suo ambiente naturale. Se viene trasferita altrove muore. Ma ci sono due specie, dette “infestanti”, che sono capaci di vivere quasi ovunque e di adattarsi facilmente ad ambienti nuovi, mutevoli o difficili: gli esseri umani e le scimmie reso. Il motivo del nostro successo potrebbe essere proprio questa adattabilità. E la causa della nostra adattabilità potrebbero essere le variazioni dei nostri geni comportamentali.
A maggio Elizabeth Mallott, una ricercatrice del laboratorio di Suomi, è arrivata al lavoro e ha trovato un gruppo di scimmie nel parcheggio. Si stringevano l&#39;una all&#39;altra, erano nervose e avevano segni di morsi e graffi. Quasi tutte le scimmie che saltano le due reti elettrificate intorno al recinto non vedono l&#39;ora di tornare indietro. Quelle invece non volevano. Dopo aver rinchiuso le scimmie evase in un edificio vicino, la ricercatrice – che nel frattempo era stata raggiunta dal collega Matthew Novak – è entrata nel recinto. La colonia, formata da un centinaio di scimmie, viveva lì da trent&#39;anni. Di solito i cambiamenti all&#39;interno della sua gerarchia avvenivano in modo lento e graduale. Ma quando hanno cominciato a guardarsi intorno, Mallott e Novak si sono accorti che era successo qualcosa di importante. “Gli animali erano in posti diversi dal solito”, mi ha spiegato Novak. “Individui che di solito non stavano insieme, erano seduti uno accanto all&#39;altro. Le norme sociali erano sospese”.
I ricercatori hanno subito capito che un gruppo chiamato Famiglia 3, da anni sottomesso alla Famiglia 1, aveva fatto un golpe. Da qualche anno la Famiglia 3 era diventata più numerosa della Famiglia 1. Ma la Famiglia 1 era rimasta al potere grazie all&#39;autorità e alle doti diplomatiche del suo capo, la saggia matriarca Cocobean. Una settimana prima del golpe una delle figlie di Cocobean, Pearl, era stata portata via dal recinto e ricoverata in una clinica veterinaria per un problema ai reni. Inoltre, il maschio dominante della Famiglia 1 era ormai vecchio e malato di artrite. Pearl era particolarmente vicina a Cocobean e, essendo l&#39;unica discendente senza figli, era destinata a proteggerla. La sua assenza e la malattia del maschio avevano indebolito la Famiglia 1. “Probabilmente la rivolta era in preparazione da qualche settimana”, dice Novak. “Ma, in base alla nostra ricostruzione, era cominciata solo la sera prima, quando una giovane femmina di nome Fiona, una borderline di tre anni della Famiglia 1 nota per la sua aggressività, aveva cominciato a litigare con qualcuno della Famiglia 3. Il conflitto si era allargato. La Famiglia 3 aveva visto la possibilità di conquistare il potere e aveva cacciato la Famiglia 1. Si capiva da chi era ferito, da chi era seduto nei posti preferiti, da chi era stato allontanato dalla colonia e da chi all&#39;improvviso era diventato ossequioso. Una femmina della Famiglia 1, Quark, era stata uccisa e un&#39;altra, Josie, abbiamo dovuto abbatterla. Avevano attaccato anche tutte le altre figlie di Cocobean. Qualcuno aveva morso il grande maschio della Famiglia con tanta violenza che lui non poteva più muovere un braccio. Anche Fiona era stata maltrattata. Era stato un attacco sistematico. Prima avevano aggredito il capo del gruppo e poi erano scesi lungo la scala gerarchica”.
Novak mi ha accompagnato a fare un giro intorno al recinto. La Famiglia 3 occupava tranquillamente il nuovo centro di potere, una capanna vicino allo stagno. Si pulivano il mantello a vicenda, sonnecchiavano e ci fissavano quando le guardavamo. Un gruppo più nervoso si era riunito in un&#39;altra capanna più in basso. Quando siamo arrivati a dieci metri di distanza, la scimmia più grande del gruppo è saltata sulle sbarre della gabbia, ha cominciato a urlare contro di me, a scuotere le sbarre e a mostrarmi i denti.
Dopo quella visita sono andato nello studio di Suomi per chiedergli cosa ne pensava. Suomi ha riflettuto molto sul golpe. La rivolta metteva insieme tutti i fili che aveva intessuto nella sua ricerca: l&#39;importanza delle prime esperienze, l&#39;influenza dell&#39;ambiente, il rapporto genitori-figli e l&#39;eredità genetica, il primato assoluto dei legami familiari e sociali, l&#39;esito di tratti diversi in situazioni diverse. E ora, alla luce della teoria dell&#39;orchidea, stava cominciando a capire che quei fili potevano essere intrecciati in un altro modo.
“Quindici anni fa”, mi ha detto, “Carol Berman, una ricercatrice che lavorava alla State university of New York di Buffalo, studiò a lungo una grande colonia di scimmie reso che vive su un&#39;isola portoricana. Voleva vedere cosa succedeva quando le dimensioni del gruppo cambiavano. Intorno alle cento unità il gruppo raggiungeva il limite e si divideva in branchi più piccoli”. Questi limiti, che variano in base alle specie, sono chiamati “numeri di Dunbar”, da Robin Dunbar, uno psicologo evoluzionista britannico secondo il quale il limite di gruppo di una specie riflette la quantità di rapporti sociali che i suoi individui riescono a gestire a livello cognitivo. Le osservazioni di Berman facevano pensare che il numero di Dunbar di una specie non riflettesse solo le sue capacità cognitive, ma anche la gamma di temperamenti e di comportamenti dei suoi membri. Berman vide che quando il gruppo era di dimensioni ridotte le madri potevano permettere ai loro piccoli di giocare liberamente, perché gli estranei non si avvicinavano quasi mai. Ma quando il gruppo cresceva, gli estranei si avvicinavano più spesso. Le femmine adulte diventavano più vigili, protettive e aggressive. I piccoli e i maschi adulti seguivano il loro esempio. Quindi un numero sempre maggiore di scimmie riceveva un&#39;educazione che faceva emergere il lato meno socievole delle loro potenzialità comportamentali, i conflitti diventavano più frequenti, le rivalità più forti. Alla fine le cose si mettevano così male che il branco doveva dividersi. “Qui è successa esattamente la stessa cosa”, ha detto Suomi. “Quello che succede a livello diadico, tra madre e figlio, influisce sulla natura e sulla sopravvivenza dell&#39;intero gruppo sociale”.
Gli studi di Suomi e di altri ricercatori dimostrano che le prime esperienze possono cambiare totalmente il modo di esprimersi dei geni, cioè se, quando e con quale forza i geni si attivano o si disattivano. Suomi sospetta che le prime esperienze possano influire sui successivi schemi di espressione dei geni e anche sul comportamento, compresa la flessibilità e la reattività di un animale, contribuendo a stabilire il livello di sensibilità di alcuni alleli importanti. Un&#39;infanzia carica di tensioni, spiega Suomi, induce un atteggiamento di cauta diffidenza o di vigile aggressività in qualsiasi scimmia (i genitori preparano così i loro figli ad affrontare i momenti difficili), ma questo effetto può essere più pronunciato in quegli animali che hanno alleli dei geni del comportamento particolarmente elastici.
Suomi pensa che nella fase di preparazione di quella che chiama “la rivolta di palazzo” sia successo proprio questo. L&#39;incauta aggressione di Fiona si è dimostrata disastrosa per lei e per la Famiglia 1. Ma la Famiglia 3, che per anni era stata diplomaticamente deferente nei confronti della prima, con il suo attacco inaspettatamente aggressivo e prolungato aveva cambiato il suo destino. Suomi ipotizza che nelle condizioni di maggiore tensione e affollamento di una grande colonia le interazioni tra geni e ambiente abbiano reso alcune scimmie della Famiglia 3, soprattutto quelle dotate di alleli “orchidea” più reattivi, potenzialmente più aggressive. Durante il periodo in cui non potevano permettersi di mettere in discussione la gerarchia – prima della partenza di Pearl – l&#39;aggressività avrebbe potuto trascinarle in un conflitto invincibile e forse fatale. Ma in assenza di Pearl la situazione era cambiata, e i membri della Famiglia 3 avevano sfruttato l&#39;opportunità per liberare il loro potenziale di aggressività.
Il golpe aveva fatto emergere anche un’altra cosa: un tratto genetico che è maladattivo in una situazione può dimostrarsi estremamente adattivo in un&#39;altra. Non è difficile accorgersi che questo succede anche negli esseri umani. Per sopravvivere ed evolversi ogni società ha bisogno di alcuni individui che sono più aggressivi, irrequieti, ostinati, docili, socievoli, iperattivi, flessibili, solitari, ansiosi, introspettivi, vigili – ma anche più scontrosi, irritabili o violenti- della norma.
Tutto questo spiega la permanenza degli alleli di rischio nel corso dell&#39;evoluzione. Siamo sopravvissuti non malgrado quegli alleli, ma proprio grazie a loro. Quegli alleli non sono semplicemente sfuggiti al processo di selezione, sono stati volutamente selezionati. Secondo alcuni studi recenti, molti alleli dei geni orchidea, compresi quelli citati finora, sono emersi negli esseri umani solo negli ultimi cinquantamila anni, e ognuno è nato da una mutazione casuale in una sola o in poche persone e poi si è diffuso rapidamente. Le scimmie reso e gli esseri umani si sono staccati dalla loro stirpe comune 25 o 30 milioni di anni fa, quindi questi polimorfismi devono essersi creati e diffusi separatamente nelle due specie. E si sono rivelati utili per entrambe.
Come osservano i due antropologi evoluzionisti Gregory Cochran e Henry Harpending, gli ultimi cinquantamila anni sono anche il periodo in cui l&#39;Homo sapiens ha cominciato a diventare un vero essere umano e le popolazioni del continente africano sono aumentate fino a diffondersi su tutto il pianeta. Anche se non includono l&#39;ipotesi del gene orchidea nella loro argomentazione, Cochran e Harpending sostengono che gli esseri umani sono arrivati a dominare il pianeta grazie ad alcune importanti mutazioni che hanno accelerato la loro evoluzione, un processo che l&#39;ipotesi delle orchidee e dei soffioni contribuisce a spiegare.
Le cose variano in base al contesto. Per esempio, se ci sono troppe persone aggressive, scoppiano continui conflitti, e l&#39;aggressività viene rimossa perché e troppo costosa per la società. Quando si riduce al punto da essere meno rischiosa, l&#39;aggressività diventa un tratto prezioso e si diffonde di nuovo.</p>

<h2 id="agilità-mentale">Agilità mentale</h2>

<p>Anche i cambiamenti ambientali e culturali possono influire sulla prevalenza di un allele. La variante orchidea del gene DRD4, per esempio, fa aumentare il rischio di deficit d&#39;attenzione e iperattività. Ma l&#39;irrequietezza può rivelarsi utile in ambienti che premiano la sensibilità a nuovi stimoli. E’ probabile che l&#39;attuale tendenza a fare più cose contemporaneamente, per esempio, favorisca la selezione di questo tipo di agilità mentale. Possiamo lamentarci quanto vogliamo che il mondo di oggi è troppo irrequieto, ma a giudicare dalla diffusione dell&#39;allele di rischio DRD4, sembra che sia così da circa cinquantamila anni.
Anche se accettiamo l&#39;idea che i geni orchidea ci garantiscono la flessibilità necessaria per riuscire nella vita, studiare la loro dinamica da vicino e in modo così personale può essere inquietante. Dopo che il corriere aveva portato via la mia fialetta di saliva, ho cercato di non pensarci più. E con mia grande sorpresa ci sono riuscito. L&#39;email con i risultati è arrivata un venerdì sera, mentre guardavo Monsters&amp;Co. con i miei figli. All&#39;inizio non ho capito bene il messaggio. “David”, diceva, “ho eseguito l&#39;analisi del dna sul tuo campione di saliva. E’ andato tutto bene e il tuo genotipo è corto/corto. Per fortuna né tu né io abbiamo una visione deterministica di queste cose e non pensiamo che abbiano una valenza inequivocabile. Fammi sapere se vuoi parlare del tuo risultato o di altre questioni genetiche”.
Quando ho finito di leggere, la casa mi è sembrata più silenziosa. Mentre guardavo dalla finestra il nostro albero di pero, ho sentito un brivido freddo lungo la schiena. Non pensavo che gli avrei dato tanto peso. Quel freddo non era un brivido di paura: improvvisamente sapevo per certo qualcosa che sospettavo da tempo, ma sapevo anche che significava qualcosa di diverso da quello che pensavo. Secondo la teoria delle orchidee, questo particolare allele, la variante più rara e pericolosa del gene trasportatore di serotonina, non mi rendeva solo più vulnerabile ma anche più flessibile. E quel nuovo modo di vedere le cose cambiava tutto. Non avevo la sensazione di avere un handicap. Al contrario, sentivo di avere maggiore capacità di azione. Tutto quello che avrei fatto per migliorare il mio ambiente e la mia esperienza di vita, qualsiasi esperimento avessi condotto su me stesso, sarebbe stato potenziato. Ora il mio allele corto/corto non mi sembra una trappola, ma un trampolino, per quanto scivoloso e un po&#39; fragile.
Non voglio far analizzare nessun altro dei miei geni comportamentali. E neanche quelli dei miei figli. Cosa potrei scoprire? Che plasmo il loro carattere ogni volta che siamo insieme? Questo lo so già. Ma mi piace pensare che quando porto mio figlio a pesca di salmoni o quando ascolto il complicato racconto dei sogni di suo fratello minore o quando canto una canzoncina a mia figlia di cinque anni mentre torniamo in macchina dal lago, faccio scattare tanti piccoli interruttori che li illumineranno. Non so cosa siano quegli interruttori, e non ho bisogno di saperlo. Mi basta sapere che possiamo accenderli insieme.</p>

<p><a href="/metanoeite/tag:psicologia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">psicologia</span></a> <a href="/metanoeite/tag:scienza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">scienza</span></a> <a href="/metanoeite/tag:spiritualit%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">spiritualità</span></a> <a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a></p>
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      <guid>https://noblogo.org/metanoeite/la-rivincita-delle-orchidee</guid>
      <pubDate>Mon, 21 Dec 2009 17:29:24 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>Gli schiavi moderni/3</title>
      <link>https://noblogo.org/metanoeite/gli-schiavi-moderni-3</link>
      <description>&lt;![CDATA[reblog Dal blog di Beppe Grillo&#xA;&#xA;L’iniziativa “Gli schiavi moderni” continua con questa lettera di Mauro Gallegati della Facolta&#39; di Economia Giorgio Fua&#39; dell’Universita&#39; Politecnica delle Marche, che si è preso la briga di dimostrare con numeri e tabelle quello che è sotto gli occhi di tutti: che i posti di lavoro diminuiscono e che il precariato aumenta insieme ai nuovi poveri, quelli che in Francia sono stati chiamati “generazione low cost”. &#xA;!--more--&#xA;Scrivete le vostre storie, le più interessanti saranno raccolte in un libro on line scaricabile gratis da questo blog.  &#xA;&#xA;“ Caro Grillo,  &#xA;aiutami. Passo il giorno a spulciare e produrre statistiche sull’economia, e sotto campagna elettorale non so se spararmi a un piede o chiedere a lui di sparare a me. So che non è facile fidarsi di uno che per mestiere dà i numeri, ma vorrei solo dare due chiarimenti su cosa è successo a lavoratori e disoccupati negli ultimi 10 anni, da quando è andato al governo Prodi, a quando ci è andato Berlusconi, a oggi.  &#xA;  &#xA;  &#xA;  &#xA;Se su deficit e debito pubblico, Pil, competitività internazionale e indebitamento delle famiglie siamo tutti unanimi nel dire che le dinamiche sono state tra il bruttino e il disastroso, quelle sull’occupazione sono statistiche che il centro destra porta con sicurezza a vanto del proprio operato. Almeno sinora. Poi qualche giorno fa l’Istat ha detto che l’anno scorso l’occupazione è calata – e Tremonti ha ribattuto che non è vero, e che per lui “conta solo l’Eurostat” (dimenticandosi che all’Eurostat i dati li dà l’Istat). Bankitalia ha detto che il problema è che i posti di lavoro durano poco, e un giovane su quattro è precario – e Maroni ha ribattuto che i posti a termine “sono astrazioni statistiche”. Mi prude, ti dicevo, qualche numero di chiarimento.&#xA;  &#xA;L’occupazione si misura in due modi: contando quante sono le persone che stanno lavorando, e quante sono le “unità di lavoro equivalenti”, che tengono conto di quante ore lavora ognuno. Se ci sono due idraulici che lavorano 60 ore alla settimana, gli occupati sono due, ma visto che entrambi fan l’equivalente di un tempo pieno e mezzo le unità di lavoro sono tre. Se poi il lavoro va male, ed entrambi lavorano solo 20 ore, i lavoratori sono sempre due, ma le unità di lavoro sono solo più una. In pratica, in un caso si contano “le teste”, nel secondo quanto lavoro c’è.  &#xA;Nel grafico allegato si vede cosa è successo a lavoro e lavoratori nel decennio che si apre con Prodi e si chiude con Berlusconi. La prima cosa da dire è che l’occupazione è cresciuta durante il centro destra. Ma la crescita era già in atto con il centro sinistra. La “piccola” differenza, è che durante il centro sinistra l’occupazione parte fiacca e poi cresce, durante il centro destra parte crescendo, e rallenta bruscamente negli ultimi due anni. Guardando alle unità di lavoro poi il rallentamento è ancora più drastico, e diventa un calo nell’ultimo anno (quello che sottolineano sia Istat che Bankitalia). Da notare che per la prima volta nella storia repubblicana sono più i lavoratori che le unità di lavoro: c’è più gente che lavora, sì, ma di lavoro ce n’è poco.  &#xA;&#xA;  &#xA;Nel secondo grafico che allego si vede che anche la disoccupazione è calata negli ultimi cinque anni. Di nuovo, non è un dono del centro destra, il calo è in corso (fortunatamente) da circa un decennio. Il numero dei disoccupati non è una statistica da guardare da sola. Ci sono casi in cui le cose vanno bene, ma la disoccupazione aumenta: quel che capita è che molti sono presi da un turbine di ottimismo e si mettono a cercar lavoro, e finché non lo trovano il numero di disoccupati aumenta. E ci sono casi in cui il mercato è talmente depresso che molti alzano bandiera bianca, smettono di cercar lavoro, e il numero di disoccupati diminuisce. Nel grafico ho riportato il numero dei cosiddetti “scoraggiati”, cioè persone senza lavoro che a domanda dell’Istat “Perché non sta cercando lavoro?” barrano la X su “Ritiene di non riuscire a trovarlo”. Il numero di scoraggiati – 600 mila fin verso il 2003 – nel 2004 ha una prima impennata che li porta al milione, per poi salire ancora a circa 1.250.000. Basta convincere un altro mezzo milione di persone che è inutile stare a cercarsi un lavoro e porteremo la disoccupazione ad un confortante 5.5%.  &#xA;&#xA;  &#xA;Infine, i precari. Dai dati Eurostat, risulta che Berlusconi prende il testimone del precariato, nel secondo trimestre del 2001, a circa il 9.5%: questa era la percentuale dei lavoratori con contratto temporaneo sul totale dei dipendenti. Nel secondo trimestre del 2005 eravamo già al 12.5% (e non stiamo contando i co.co.co.). Un Maroni potrebbe sostenere però che il fatto che un contratto a termine non cambia un granchè, che sapere che il tuo posto di lavoro è solido salvo contrordine, o che è a termine salvo contrordine, non cambia nulla. Questa è una tale eresia che ho sacrificato il sabato sera, ed ho calcolato da dati di fonte Inps una semplice statistica: la correlazione che si osserva tra il tipo di contratto che ha una lavoratrice, e il fatto che questa decida o meno di fare un figlio. Bene, avere un lavoro precario riduce di dieci volte la probabilità che una lavoratrice faccia un figlio.  &#xA;Grazie per l’ospitalità”.  &#xA;  &#xA;Mauro Gallegati  &#xA;&#xA;#società #lavoro&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="/metanoeite/tag:reblog" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">reblog</span></a> Dal <a href="https://web.archive.org/web/20060508033510/http://www.beppegrillo.it/2006/03/gli_schiavi_mod_2.html" rel="nofollow">blog di Beppe Grillo</a></p>

<p><img src="https://web.archive.org/web/20060508033510im_/http://www.beppegrillo.it/immagini/senza%20futuro3.jpg" alt=""></p>

<p>L’iniziativa “Gli schiavi moderni” continua con questa lettera di <strong>Mauro Gallegati</strong> della Facolta&#39; di Economia Giorgio Fua&#39; dell’Universita&#39; Politecnica delle Marche, che si è preso la briga di dimostrare con numeri e tabelle quello che è sotto gli occhi di tutti: che i posti di lavoro diminuiscono e che il <strong>precariato aumenta</strong> insieme ai nuovi poveri, quelli che in Francia sono stati chiamati <strong>“generazione low cost”</strong>.

Scrivete le vostre storie, le più interessanti saranno raccolte in un libro on line scaricabile gratis da questo blog.</p>

<p>“ Caro Grillo,<br>
aiutami. Passo il giorno a spulciare e produrre statistiche sull’economia, e sotto campagna elettorale non so se spararmi a un piede o chiedere a lui di sparare a me. So che non è facile fidarsi di uno che per mestiere dà i numeri, ma vorrei solo dare <strong>due chiarimenti su cosa è successo a lavoratori e disoccupati negli ultimi 10 anni</strong>, da quando è andato al governo Prodi, a quando ci è andato Berlusconi, a oggi.</p>

<p>Se su deficit e debito pubblico, Pil, competitività internazionale e indebitamento delle famiglie siamo tutti unanimi nel dire che le dinamiche sono state tra il bruttino e il disastroso, <strong>quelle sull’occupazione sono statistiche che il centro destra porta con sicurezza a vanto del proprio operato</strong>. Almeno sinora. Poi qualche giorno fa l’<strong>Istat</strong> ha detto che l’anno scorso l’occupazione è calata – e Tremonti ha ribattuto che non è vero, e che per lui “conta solo l’Eurostat” (dimenticandosi che all’Eurostat i dati li dà l’Istat). <strong>Bankitalia</strong> ha detto che il problema è che i posti di lavoro durano poco, e un giovane su quattro è precario – e Maroni ha ribattuto che i posti a termine “sono astrazioni statistiche”. Mi prude, ti dicevo, qualche <strong>numero di chiarimento</strong>.</p>

<p><strong>L’occupazione si misura in due modi</strong>: contando quante sono le <strong>persone</strong> che stanno lavorando, e quante sono le <strong>“unità di lavoro equivalenti”</strong>, che tengono conto di quante ore lavora ognuno. Se ci sono due idraulici che lavorano 60 ore alla settimana, gli occupati sono due, ma visto che entrambi fan l’equivalente di un tempo pieno e mezzo le unità di lavoro sono tre. Se poi il lavoro va male, ed entrambi lavorano solo 20 ore, i lavoratori sono sempre due, ma le unità di lavoro sono solo più una. In pratica, in un caso si contano “le teste”, nel secondo quanto lavoro c’è.<br>
Nel <a href="https://web.archive.org/web/20060508033712/http://www.beppegrillo.it/immagini/dati%20occupazione.pdf" rel="nofollow">grafico allegato</a> si vede cosa è successo a lavoro e lavoratori nel decennio che si apre con Prodi e si chiude con Berlusconi. La prima cosa da dire è che l’occupazione è cresciuta durante il centro destra. Ma la crescita era già in atto con il centro sinistra. La “piccola” differenza, è che durante il centro sinistra l’occupazione parte fiacca e poi cresce, <strong>durante il centro destra parte crescendo, e rallenta bruscamente negli ultimi due anni</strong>. Guardando alle <strong>unità di lavoro</strong> poi <strong>il rallentamento è ancora più drastico</strong>, e diventa un calo nell’ultimo anno (quello che sottolineano sia Istat che Bankitalia). Da notare che per la prima volta nella storia repubblicana sono più i lavoratori che le unità di lavoro: <strong>c’è più gente che lavora, sì, ma di lavoro ce n’è poco</strong>.<br>
<img src="https://web.archive.org/web/20060508033510im_/http://www.beppegrillo.it/immagini/occupati_ula.gif" alt=""></p>

<p>Nel secondo grafico che allego si vede che anche <strong>la disoccupazione è calata negli ultimi cinque anni</strong>. Di nuovo, non è un dono del centro destra, il calo è in corso (fortunatamente) da circa un decennio. Il numero dei disoccupati non è una statistica da guardare da sola. Ci sono casi in cui le cose vanno bene, ma la disoccupazione aumenta: quel che capita è che molti sono presi da un turbine di ottimismo e si mettono a cercar lavoro, e finché non lo trovano il numero di disoccupati aumenta. E ci sono casi in cui il mercato è talmente depresso che molti alzano bandiera bianca, smettono di cercar lavoro, e il numero di disoccupati diminuisce. Nel grafico ho riportato <strong>il numero dei cosiddetti “scoraggiati”</strong>, cioè persone senza lavoro che a domanda dell’Istat “Perché non sta cercando lavoro?” barrano la X su <strong>“Ritiene di non riuscire a trovarlo”</strong>. Il numero di scoraggiati – 600 mila fin verso il 2003 – nel 2004 ha una prima impennata che li porta al milione, per poi salire ancora a circa <strong>1.250.000</strong>. Basta convincere un altro mezzo milione di persone che è inutile stare a cercarsi un lavoro e porteremo la disoccupazione ad un confortante 5.5%.<br>
<img src="https://web.archive.org/web/20060508033510im_/http://www.beppegrillo.it/immagini/disoccupati_scoraggiati.gif" alt=""></p>

<p>Infine, i <strong>precari</strong>. Dai dati Eurostat, risulta che Berlusconi prende il testimone del precariato, nel secondo trimestre del 2001, a circa il <strong>9.5%</strong>: questa era la percentuale dei lavoratori con contratto temporaneo sul totale dei dipendenti. <strong>Nel secondo trimestre del 2005 eravamo già al 12.5%</strong> (e non stiamo contando i co.co.co.). Un Maroni potrebbe sostenere però che il fatto che un contratto a termine non cambia un granchè, che sapere che il tuo posto di lavoro è solido salvo contrordine, o che è a termine salvo contrordine, non cambia nulla. Questa è <strong>una tale eresia</strong> che ho sacrificato il sabato sera, ed ho calcolato da dati di fonte Inps una semplice statistica: <strong>la correlazione che si osserva tra il tipo di contratto che ha una lavoratrice, e il fatto che questa decida o meno di fare un figlio</strong>. Bene, avere un lavoro precario riduce di dieci volte la probabilità che una lavoratrice faccia un figlio.<br>
Grazie per l’ospitalità”.</p>

<p>Mauro Gallegati</p>

<p><a href="/metanoeite/tag:societ%C3%A0" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">società</span></a> <a href="/metanoeite/tag:lavoro" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">lavoro</span></a></p>
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      <pubDate>Mon, 23 Mar 2009 16:18:20 +0000</pubDate>
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