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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Da oggi 30 settembre la polizia italiana potrà “leggere” i volti in tempo reale (e perché l'UE lo permette). Cosa succede all'estero?

Da oggi 30 settembre 2026 entra in vigore il Decreto Legislativo 160/2026 https://www.normattiva.it/eli/id/2026/09/15/26G00179/ORIGINAL, che sancisce un passaggio storico: per la prima volta l'intelligenza artificiale entra ufficialmente nel Codice di Procedura Penale italiano. Telecamere intelligenti, algoritmi di riconoscimento facciale e banche dati biometriche diventano strumenti d'indagine a tutti gli effetti. Ma con un vincolo ferreo: niente sorveglianza senza autorizzazione del magistrato.

Il decreto attua in Italia l' AI Act (Regolamento UE 2024/1689 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ%3AL_202401689), il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. L'AI Act classifica il riconoscimento facciale biometrico remoto in tempo reale come pratica ad “rischio inaccettabile” — quindi vietata in linea generale — ma prevede deroghe rigorose per finalità di sicurezza pubblica.

L'Italia è tra i primi paesi europei a legiferare concretamente su queste deroghe, attrezzando la polizia di una tecnologia già sperimentata in altri contesti (pensate ai controlli in aeroporto) ma mai regolamentata per le indagini penali.

Si potrà: – Collegare telecamere pubbliche a sistemi AI che confrontano volti in tempo reale con banche dati di ricercati – Attivare la sorveglianza biometrica per cercare latitanti, persone scomparse o sospettati di reati gravi – Utilizzare i risultati come prova nel processo penale

Mentre i paletti invalicabili sono:

  • Autorizzazione del magistrato obbligatoria per ogni attivazione
  • Cancellazione dei dati al termine dell'indagine (salvo che costituiscano “corpo del reato”)
  • Reato specifico (art. 437-bis c.p.) per chi abusa della tecnologia o crea discriminazioni algoritmiche (“Omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale e alterazione illecita dei sistemi”, punibile con la reclusione fino a dieci anni in caso di pericolo per la sicurezza dello Stato, e stabilisce regole processuali civilistiche per il risarcimento del danno derivante dall'uso di sistemi di IA, inclusa la presunzione del nesso di causalità in caso di violazione del regolamento europeo)

L'Italia si colloca in una posizione intermedia nel panorama mondiale — più garantista della Cina, più strutturata del Regno Unito, ma più permissiva di alcuni stati americani.

🇪🇺 Unione Europea L'AI Act vieta la sorveglianza biometrica in tempo reale, ma prevede deroghe per ricerca di persone scomparse, minacce terroristiche e reati gravi — con autorizzazione giudiziaria. L'Italia sta attuando proprio queste deroghe. 🇸🇪 Svezia Ha anticipato l'Italia: dal 1° gennaio 2026 è il primo paese UE con una legge specifica che autorizza la polizia al riconoscimento facciale in tempo reale, con via libera del procuratore e oversight dell'autorità privacy. 🇬🇧 Regno Unito Nessuna legge ad hoc. La polizia utilizza il riconoscimento facciale dal 2016 sulla base di linee guida interne e interpretazioni del common law. Nel 2025 sono state scansionate oltre 7 milioni di facce. Il governo ha promesso un “quadro di governance chiaro” entro fine 2025. 🇺🇸 Stati Uniti Patchwork normativo: alcuni stati (Illinois, Texas, Washington) hanno leggi restrittive che richiedono consenso esplicito, altri permettono uso indiscriminato. Al Congresso sono in discussione il Facial Recognition Act of 2025 e l'ICE Out of Our Faces Act per limitare l'impiego nell'immigrazione. 🇨🇳 Cina Il modello opposto: sorveglianza di massa con riconoscimento facciale ubiquo, spesso senza trasparenza né controlli sulla privacy.

Il decreto italiano risponde a un'esigenza reale: la tecnologia di riconoscimento facciale esiste già, viene già usata (anche da privati), ma mancava un quadro normativo che ne regolamentasse l'impiego pubblico.

Fonti: D.Lgs. 160/2026, Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), La Legge per Tutti, Privacy International, State of Surveillance

L'immagine è stata generata con AI

#RiconoscimentoFacciale #AIAct #IntelligenzaArtificiale #Sicurezza #Privacy #Decreto160

 
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from mementomori

Avete vinto voi, mi avete cancellato dall'esistenza umana, sia in quanto essere a sé, sia come essere pensante e sia come essere sociale, avete vinto voi, io non voglio, non posso, non riesco, e non riuscirò mai più ad esistere in quanto persona...

 
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from Роძэя ΟЬяэяо

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from smaschieramenti

Nelle ultime due settimane, a Bologna ci sono state due aggressioni omofobe in strada che sono finite sui giornali, suscitando molto clamore.

Siamo indignat3: siamo vicin3 alle vittime perché al loro posto poteva esserci un3 qualunque di noi, e ci sentiamo particolarmente colpite perché queste aggressioni, su cui tutta la città spende parole di indignazione anche perché i giornali hanno scritto che sono state commesse da ragazzi di origine straniera, sono in realtà parte della violenza e dell'oppressione che noi gay, lesbiche, trans, bisessuali e, in generale, persone che non si conformano alla “normalità” sessuale e di genere viviamo ogni giorno.

L'aggressione in strada fa il paio con la derisione a scuola e in famiglia, con i luoghi di lavoro in cui dobbiamo nascondere la nostra sessualità, con i lavori sottopagati che dobbiamo accettare, con le case che non ci vengono affittate, con la discriminazione, l'incomprensione e il paternalismo che incontriamo nei già scarsi servizi sanitari e sociali, con le nostre famiglie di origine che ci accettano a fatica e non ci trattano nello stesso modo delle sorelle e dei fratelli cis/etero, con la paura di fare dei figli che potrebbero non essere riconosciuti legalmente come nostri, con la difficoltà di accedere agli ormoni e ai trattamenti medici necessari al percorso di affermazione di genere, con la mancanza di spazi per l'autogestione, l'autorganizzazione politica e la socialità non commerciale della nostra comunità e per l'accoglienza di quelle di noi che non sanno dove andare.

Chiunque commenti l'accaduto riconducendo l'omofobia a questioni culturali-razziali sta consapevolmente colludendo con tutto il resto della violenza che subiamo da parte della nostra civilissima società occidentale, contribuendo a nasconderla e giustificarla, insieme all'esclusione socio-economica, all'abbrutimento, alla competitività e al razzismo che rendono le nostre città luoghi sempre più segregati e violenti.

Vogliamo dare risonanza alle parole del ragazzo aggredito in via San Felice: un giovane gay razzializzato, di seconda generazione, che nell'intervista su Repubblica ha sottolineato come nessuno dei passanti in via San Felice sia intervenuto per difenderlo, commentando amaramente: “chissà, magari hanno pensato che erano solo dei neri che si picchiavano fra di loro”. La vita di un nero vale meno di quella di un bianco, la vita di un gay vale meno di quella di un etero, salvo quando serve a inferiorizzare e disumanizzare ancora di più quella di un nero.

Questa nostra sorella ha inoltre riferito che una delle sue preoccupazioni, nei giorni successivi all'aggressione, è proprio la mancanza di interventi educativi nelle scuole che, chissà, magari avrebbero potuto regalare ai suoi giovanissimi aggressori una visione diversa della sessualità, della virilità, della vita in genere, o almeno far sentire a lui, a noi, che la collettività è impegnata nella lotta all'omofobia e al sessismo non solo quando siamo sui giornali, non solo quando l'aggressione avviene per strada, non solo quando c'è da dare addosso agli stranieri e competere, in campagna elettorale, per chi è il più intransigente sulla “sicurezza”.

La promessa che facciamo alle sorelle che sono state aggredite in questi giorni, alle sorelle che vivono mille altre aggressioni, in mille forme, tutti i giorni, e a noi stess3 è che non cesseremo di organizzarci per lottare per i nostri diritti, la nostra vita, la nostra felicità e per una società più giusta e libera dall'omo-lesbo-bi-transfobia, dal sessismo, dalla segregazione razziale e dall'abbandono organizzato e intenzionale di intere fasce di popolazione.

 
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from Transit

(234)

(R1)

La sentenza di primo grado sul caso #Regeni è una vittoria della giustizia contro un muro di silenzio che sembrava insuperabile. Ma è una vittoria che rende ancora più difficile accettare la prudenza del governo italiano: mentre un tribunale condanna tre uomini degli apparati di sicurezza egiziani, il ministro degli Esteri Antonio #Tajani si preoccupa soprattutto di precisare che l’Egitto, come Stato, non è stato condannato. Il 28 settembre 2026 la Corte d’Assise di Roma ha inflitto dieci anni di reclusione a tre agenti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni e ha assolto il quarto imputato.

È essenziale non attribuire alla sentenza ciò che non dice: non c’è stata una condanna per l’omicidio. Le motivazioni devono ancora essere depositate. Eppure il risultato è enorme. Dopo più di dieci anni, la responsabilità penale per il rapimento del ricercatore di #Fiumicello è stata riconosciuta nonostante l’assenza degli imputati e gli ostacoli che hanno rischiato di impedire persino la celebrazione del processo. Quegli ostacoli non sono un dettaglio diplomatico. Le autorità egiziane non hanno fornito gli indirizzi necessari a notificare gli atti agli imputati. Nel corso delle indagini si sono succedute versioni fuorvianti: l’incidente stradale, il delitto legato a una relazione sessuale, la pista della banda criminale.

La Corte costituzionale è dovuta intervenire perché la mancata collaborazione egiziana non si trasformasse in una protezione per gli imputati e in un’impossibilità di accertare i fatti. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha detto che il risultato è arrivato “...nonostante una collaborazione non proficua da parte dell’autorità egiziane”,

Di fronte a tutto questo, #Tajani ha scelto parole di una cautela sconcertante: “Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone”. Ha aggiunto che la sentenza è di primo grado, che si vedrà cosa accadrà nei successivi gradi di giudizio e che “...la giustizia farà il suo corso”. Sul mancato aiuto del Cairo, la sua risposta è stata: “Noi abbiamo sempre chiesto collaborazione”. È una distinzione giuridicamente corretta, ma politicamente desolante. Nessuno chiede al ministro di attribuire al presidente egiziano una responsabilità penale che la Corte non ha accertato. Gli si chiede di riconoscere il comportamento dello Stato con cui intrattiene rapporti diplomatici.

(R2)

La distanza tra le richieste italiane e la risposta egiziana è il punto. “Abbiamo sempre chiesto” non spiega che cosa il governo intenda fare quando quelle richieste restano senza esito. Suona tanto più insufficiente ricordando che, all’inizio di settembre, lo stesso Tajani aveva celebrato i “rapporti politici solidi” tra Italia ed #Egitto e l’intenzione di tradurli in crescita e investimenti.

La cooperazione fra Stati può essere necessaria; presentarla come se il caso Regeni fosse una parentesi scomoda è una scelta politica, non un obbligo della diplomazia. La famiglia Regeni, attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini, ha dichiarato che “Oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta”. È una fiducia conquistata con tenacia, non concessa dal silenzio del Cairo. La sentenza non chiude la ricerca delle responsabilità per le torture e per l’uccisione di Giulio; proprio per questo non può diventare il pretesto per aspettare in silenzio.

Adesso lo Stato italiano deve dire pubblicamente quale collaborazione pretende dall’Egitto, quali iniziative assumerà per rendere effettive le condanne e quali conseguenze politiche trarrà da un nuovo rifiuto. Non basta dichiarare “non accettabile” un omicidio e poi trattare come ordinaria l’ostruzione alla giustizia.

Un Paese che celebra la forza dei propri tribunali ma continua a riservare parole premurose a chi ne ha ostacolato il lavoro manda un messaggio intollerabile: la verità conta, purché non disturbi i rapporti con il Cairo. Giulio Regeni e la sua famiglia meritano una risposta più ferma. Ed anche l’Italia che non si volta dall’altra parte.

#Blog #GiulioRegeni #Egitto #GovernoMeloni #Opinioni #Politica #DirittiUmani #DirittiCivili

 
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from Роძэя ΟЬяэяо

  • Fidel Castro: Hay que mirar más lejos, hay que elaborar nuevas ideas, enarbolar nuevos objetivos y principios, partiendo de los mismos sentimientos, amor eterno a la dignidad del hombre, al ser humano, a la justicia que nos llevó hasta aquí.

  • George Clemenceau: Cuando muere un político, muchos vienen al funeral solo para asegurarse de que realmente lo están enterrando.

  • Fidel Castro: La gloria de los revolucionarios, de todos los que han combatido, pertenece al pueblo y pertenece a la historia.

  • Eugene V. Debs: La clase dominante siempre ha declarado las guerras; la clase dominada siempre ha librado las batallas. La clase dominante ha tenido todo que ganar y nada que perder, mientras que la clase dominada no ha tenido nada que ganar y todo que perder, especialmente sus vidas.

  • Thomas Sankara: Queremos crear un mundo nuevo. Nos negamos a elegir entre el infierno y el purgatorio.

  • Fidel Castro: Nosotros debemos exigir la profundización en cada uno de los temas, y pertrecharnos de la mayor información posible. Tenemos que hacer una guerra sin cuartel a las superficialidades y a los análisis simplistas, una guerra sin cuartel a los que ignoran las realidades.

  • Acción ejecutiva: - El verdadero problema es este, James. En dos décadas habrá 7 billones de seres humanos en este planeta, la mayoría morenos, amarillos o negros. Todos hambrientos, y todos decididos a procrear. Saldrán de sus hormigueros e invadirán Europa y Norte América. De ahí lo de Vietnam. Un esfuerzo total allí nos permitiría controlar el sur de Asia en las próximas décadas. Con un planteamiento adecuado podríamos reducir la población a 550 millones a finales de siglo. - Lo sé. He visto los datos. ¿No crees que hablamos como si fuéramos Dioses omnipotentes? - Alguien tiene que hacerlo. No sólo se beneficiaran las naciones afectadas, sino que la técnica podrá utilizarse para reducir nuestro propio exceso de población. Negros, portorriqueños, chicanos, blancos menesterosos y todo eso.

  • A la clase trabajadora nos tratan como a escarabajos, y lo hacen porque pueden, y pueden porque se lo permitimos. (@ElectronZurdo)

  • Las únicas charlas sobre concienciación que hay que dar son las que tienen que ver con la conciencia de clase, que se nos está llenando todo de desclasados de mierda. (@aleznes)

  • Fidel Castro: Aunque todo el mundo pueda ser confundido una parte del tiempo, todo el mundo no puede ser engañado todo el tiempo.

  • Fidel Castro: Esa capacidad de crear, ese sacrificio, esa generosidad de unos hacia otros, esa hermandad que hoy reina en nuestro pueblo, eso es socialismo! Y esa esperanza, esa gran esperanza de mañana, ¡eso es socialismo!, y por eso, ¡seremos siempre socialistas!

  • Fidel Castro: La Revolución liberó el deporte, lo convirtió en una sana práctica de todo el pueblo, erradicó toda fórmula de profesionalismo deportivo.

  • O tenemos conciencia de clase o está todo perdido. (@RedRofega)

  • Che Guevara: El Partido es el ejemplo vivo; sus cuadros deben dictar cátedras de laboriosidad y sacrificio, llevar con su acción, a las masas al fin de la tarea revolucionaria, lo que entraña años de duro bregar contra las dificultades de la construcción...las lacras del pasado, el imperialismo.

  • Louis-Ferdinand Céline: Os lo digo, infelices, jodidos de la vida, vencidos, desollados, siempre empapados de sudor; os lo advierto: cuando los grandes de este mundo empiezan a amaros es porque van a convertiros en carne de cañón.

  • Anton Pannekoek: La democracia parlamentaria es una democracia tramposa. A las personas se les permite votar una vez cada cuatro o cinco años y escoger a sus delegados; ay de ellos si no escogen al hombre correcto.

  • Lula da Silva: Nos acusan de ser comunistas, como si eso nos ofendiera... no estamos ofendidos. Nos sentiríamos ofendidos si nos llamaran nazis, neo-fascistas, terroristas.

  • Franz Kafka: Un libro debe ser el hacha que rompa el mar helado que hay dentro de nosotros.

  • Franz Kafka: La desgracia de Don Quijote no fue su fantasía, sino Sancho Panza.

  • No es tu condición sexual la que determina tu visión del mundo, sino tu posición en el proceso productivo y respecto de los medios de producción. (@sacedator)

  • Thomas Sankara: Ningún altar, ninguna creencia, ningún libro sagrado ha podido jamás reconciliar al rico y al pobre, al explotador y al explotado. Y Jesús mismo había tomado el látigo para echarlos de su templo. De hecho, es porque ese es el único idioma que escuchan.

  • Fidel Castro: No ganan batallas aquellos que creen que el combate es fácil, ganan batallas aquellos que saben que el combate es difícil.

  • Dwight Eisenhower: Tengo dos tipos de problemas, los urgentes y los importantes. Los urgentes no son importantes, y los importantes nunca son urgentes.

  • Fidel Castro: La revolución necesita las condiciones propicias para ello en el seno de la propia sociedad, y solo cada pueblo puede ser su propio creador.

  • Jorge Luis Borges: La tauromaquia es una de las formas vigentes de la barbarie. En cuanto a la figura del torero, creo que es esencialmente un cobarde. Un hombre que con todo un aparato racional de estrategias, entrenamientos, armas, estocadas practicadas, clases y mucho estudio premeditado, se mide frente un animal pasmado por la sorpresa, por la ansiedad; un animal que no tiene otro recurso que los reflejos de su instinto primario. Bajo esa disparidad podemos medir el valor de los toreros. La valentía verdadera no soporta desniveles tan abusivos. Por eso para mí los toreros no son valientes, sino más bien bufones; los bufones de la valentía.

  • Vladímir Vladímirovich Mayakovski: Las frases sobre la paz son una utopía vacía hasta que la clase capitalista sea expropiada.

  • Lenin: Quien "admite" la revolución proletaria sólo "a condición" de que transcurra lisa y llanamente, de que actúen de consuno los proletarios de distintos países, de que exista una garantía contra las derrotas, de que el camino de la revolución sea ancho, recto y esté despejado, de que para vencer no haya necesidad de pasar a veces por los más penosos sacrificios, de "permanecer en una fortaleza sitiada" o abrirse camino por las más tortuosas, angostas, impracticables y peligrosas veredas montañosas, ése ni es revolucionario ni se ha despojado de la pedantería intelectual burguesa y, de hecho, se deslizará siempre al campo de la burguesía contrarrevolucionaria, como les ocurre a nuestros eseristas de derecha, a nuestros mencheviques e incluso (aunque con menos frecuencia) a nuestros eseristas de izquierda.

  • Lenin: Obtener la victoria sobre un adversario más poderoso únicamente es posible poniendo en tensión todas las fuerzas y utilizando obligatoriamente con solicitud, minucia, prudencia y habilidad, la menor "grieta" entre los enemigos, toda contradicción de intereses entre la burguesía de los distintos países, entre los diferentes grupos o diferentes categorías burguesas en el interior de cada país; hay que aprovechar igualmente las menores posibilidades de obtener un aliado de masas, aunque sea temporal, vacilante, inestable, poco seguro, condicional. El que no comprenda esto no comprende ni una palabra de marxismo ni de socialismo científico contemporáneo, en general.

  • Fidel Castro: Se necesita tener la confianza, la seguridad, comprender que realmente el problema de derrocar a las oligarquías no es tan difícil. La imaginación, el pesimismo, el derrotismo, es lo que ha hecho que ese problema sea un problema que parezca un poco más difícil.

  • Octave Mirbeau: Los corderos van al matadero. No se dicen nada ni esperan nada. Pero al menos no votan por el matarife que los sacrificará ni por el burgués que se los comerá. Más bestia que las bestias, más cordero que los corderos, el elector designa a su matarife y elige a su burgués.

  • Aunque la burguesa se vista de obrera, burguesa se queda. (Anónimo)

  • Charles de Gaulle: El pueblo ruso nunca será feliz sabiendo que hay injusticia en algún lado.

  • Winston Churchill: No puedo adelantarle las acciones de Rusia. Es un acertijo, envuelto en un misterio, dentro de un enigma, pero quizá haya una clave. La clave es el interés nacional de Rusia.

  • Mark Twain: EE.UU. debe mucho a Rusia, está endeudado con ella en muchos sentidos, y principalmente por su inquebrantable amistad en el momento de mayor necesidad. Esa misma amistad que será para ella en los tiempos venideros. Rezamos con confianza en que (esta amistad) es y será agradecida por Rusia y su soberano. Sabemos muy bien que si se pierde será por un acto premeditado o injusto o por ir por un camino injusto. Sería una traición pensarlo.

  • George Bernard Shaw: Abandono la tierra de la esperanza y vuelvo a las tierras de la desesperación. (…) Es una tortura volver al capitalismo. Cuando has visto el bolchevismo de cerca no hay duda de que el capitalismo está abocado al fracaso.

  • Otto von Bismarck: Incluso el final más favorable de una guerra nunca acabaría con el principal centro de poder en Rusia, basado en la fe ortodoxa de millones de rusos. Incluso si se separasen por un tratado, se reunirían rápidamente como esparcidas gotas de mercurio.

  • Bernard Montgomery: Regla número uno en la página uno del libro de la guerra: 'No marchar sobre Moscú'. Varias personas lo han intentado, Napoleón y Hitler, y no está bien.

  • Charles E. Bohlen: Hay dos casos en los que se puede decir definitivamente que usted es un mentiroso. Si un hombre dice que puede beber champán toda la noche sin emborracharse y si dice que entiende a los rusos.

  • Eurípides: El oportunista que no sirve para nada siempre hechiza a la chusma.

  • Eurípides: La temeridad es peligrosa en un jefe: el verdadero coraje es la prudencia.

  • Eurípides: La vida es lucha.

  • Karl Marx: En la corte, en los ministerios, en la cumbre de la administración y del ejército, se amontona un tropel de bribones, del mejor de los cuales puede decirse que no sabe de dónde viene, una bohème estrepitosa, sospechosa y ávida de saqueo, que se arrastra en sus casacas galoneadas con la misma grotesca dignidad que los grandes dignatarios de Soulouque.

  • Fidel Castro: No concibo cómo se puede hablar de democracia aspirando a controlar, incluso, las opiniones de otros pueblos, aspirando a que los pueblos piensen de acuerdo con intereses determinados, intereses que generalmente son enemigos de esos mismos pueblos.

 
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from Vocazione comunitaria del cristianesimo

Introduction

This blog was created with the aim of inviting people to heed Jesus's call to love one another—a call found in the long discourse He delivered immediately after instituting the Last Supper (and the accompanying washing of the feet) and prior to His death. Below are the posts on this topic that will appear on the blog in the near future:

Christianity as Ideology According to E. Fromm

In his essay To Have or to Be?, E. Fromm wrote that for a Christian who does not live according to the values ​​of “Being”—namely giving, sharing, self-sacrifice, and love—but rather according to the values ​​of “Having”—such as success, money, and power—religion is merely an ideology. That is, it is a set of ideas they subscribe to without in the least affecting the structure of their own character. Fromm goes so far as to argue that, throughout history, only small communal groups have managed to fully live out Christian values; this is a view I cannot share, as numerous Saints have demonstrated the contrary.

Love for One's Neighbor

The commandment to love one's neighbor already existed in the Old Testament—specifically in the Book of Leviticus—and Jesus explains it through the “Parable of the Good Samaritan.” An interpretation of this parable reveals that the “neighbor” to be loved is any person in need, regardless of nationality, gender, social status, proximity, or any other factor.

Mutual Love

However, in the Gospel of John, Jesus goes further, inviting His disciples—those who accept His message—to love one another just as He has loved us, setting the example through the washing of the feet. In my view, washing someone's feet represents attending to the humblest and most hidden aspects of a person; thus, the love Jesus speaks of—as recounted by Saint John—is a love expressed not merely in words, but through deeds and in truth.

Christian Communities, Nomadelfia, and Kibbutzim

The Acts of the Apostles recounts that the early Christians shared everything, ensuring that no one lacked anything. This model has been adopted by the modern-day Nomadelfia community in Grosseto, where all income is pooled into a common fund that individuals can draw from according to their needs. The Jewish people developed a similar concept with the kibbutz.

ChurchCRM Software

Regardless of whether a formal community is established, one can put Jesus's call to mutual love into practice within a church, community center, club, or similar setting. This can be done by entering personal data into a database—specifically, information gathered via a form detailing the assistance people can offer (companionship, caring for the sick, after-school support, various repairs, etc.) and the needs they have (financial difficulties, loneliness, illness, etc.). This process can be managed using ChurchCRM, an open-source software built with PHP and MySQL. Naturally, someone needs to query the database to match offers of help with specific needs. This software is described in the Open Source Church Wikibook. A survey form in ODF format that individuals can fill out is available here .

If anyone is considering using ChurchCRM within their parish, community center, or club, please let me know by emailing lovepeacejoy404@gmail.com so we can collaborate. Thank you.

 
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from osteopatia

Will si trovava in un negozio di paese a Cape Cod. Vide un’antica bilancia di precisione a due piatti appesa al soffitto. Parlò del fulcro tramite cui lavorava l’equilibrio... uno “stillpoint”, il punto di potenza per il funzionamento della bilancia, un fulcro... e di quanto fosse facile spostarlo con un tocco leggero, mentre stava spiegando ciò ai suoi allievi, il vento entrò dalla porta e la bilancia si spostò. Ne fu entusiasta. Questa metafora non è una metafora. Questa realtà è così dolce che deve essere insegnata come un’abilità di base e uno stato naturale dell’essere.

La Bilancia

 
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from cassette:pirata

Copertina: Abdessadeq Cheqara, Ya Bent Bladi

Abdessadeq Cheqara · Ya Bent Bladi · Morocco

Abdessadeq Cheqara – Ya Bent Bladi (Ouhmane Cassette, Casablanca)

Some tapes announce themselves loudly. This one doesn't even give itself a title. The cover carries the artist's name in Arabic, four song titles, a man in a red fez, and the “OUHMANE” logo. Everything else you have to work out yourself, which is half the fun of collecting Moroccan cassettes.

The tape at a glance

Artist: عبد الصادق اشقارة, Abdessadeq Cheqara (also spelled Chekara, Chqara, Shkara and many other ways)

Label: Ouhmane Cassette (أوحمان كاسيط), which Discogs describes as a Moroccan label based in Casablanca

Format: stereo cassette, tan shell with green print, fold-out cover with a blue-tinted inner flap

Not printed: album title, year, catalogue number, barcode, and any composer, lyricist or musician credits

Collector listings for this tape give the same A1–B2 tracklist and title it Ya Bent Bladi, after the closing song. The title is a later convention, since nothing on the tape says so.

The artist

Cheqara (1931–1998) was a Moroccan singer of Andalusian classical music and Moroccan folk music, born in Tetuan, and also a violin and oud virtuoso. He came from a musical family: his father was a singer and musician in Tetuan, and his mother descended from a family of poets, musicians and philosophers.

Some milestones from his biography:

In 1961 he recorded eight nawbas of Andalusian music for a UNESCO-linked association, to preserve Morocco's Andalusian heritage.

In 1978 he became Supervisor General of the National Conservatory.

In 1991 he worked with Michael Nyman on “The Upside-Down Violin”, recorded live at the Seville World's Fair.

Wikipedia also credits him with taking Andalusian music beyond an elite audience, and claims he learned songs from Tetuani women musicians who weren't allowed to record. That last claim is flagged there as needing better sourcing, so read it as reported, not settled.

The songs

This isn't a classical nawba record. It's a set of his popular songs, mostly northern-Moroccan in flavour.

Ya Bent Bladi is the one everybody knows. A Moroccan newspaper piece says the lyrics were written by the poet Abderrahmane El Alami, and that Cheqara blended northern folk music with Spanish flamenco and Andalusian music. Wikipedia tells it a bit differently: in 1982 he met Professor José Heredia in Granada and they produced the song, a fusion of Tetuani music and flamenco. The two accounts disagree on who wrote the words, so I'd treat authorship as open. The same newspaper piece also lists the other three songs on this tape among his known repertoire.

The label

Ouhmane was one of the big Casablanca cassette houses. It also issued material by other major Moroccan acts: the NTS page for Nass El Ghiwane lists tracks credited to Ouhmane Cassette. That makes this a mainstream popular release, not an obscure private pressing.

When is it from?

I can't tell you, and I'd rather say so than guess. One streaming service tags “Allah yhdik ya ghzali” with 1982, but that's platform metadata, not a cassette date. If the 1982 Granada story is right, the tape can't be much older than the early 1980s. That's inference, not evidence. The stereo marking and the six-digit Casablanca phone numbers fit the period without proving it.

Do you have another copy, or know Ouhmane's catalogue numbering? Drop it in the comments. A catalogue number or a year on another pressing would settle this.

Covers

Cover

Cover

Tracklist

Side A

  1. الله يهديك يا غزالي Allah yhdik ya ghzali “May God guide you, my gazelle”
  2. أنا في عارك Ana f 'arek An appeal to someone's honour or protection

Side B

  1. يا وليدي يا حبيبي Ya oulidi ya habibi “My boy, my beloved”
  2. يا بنت بلادي Ya bent bladi “Girl of my country”

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Internet Archive listing

 
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from cassette:pirata

Copertina: Al-Haj Al-Hussein Al-Toulali

Al-Haj Al-Hussein Al-Toulali

Al-Haj Al-Hussein Al-Toulali

On the green cover featuring a photo of the artist playing the oud, the following information is provided: Artist (in Latin characters): L'HAJ L'HOUCINE TOULALI

Artist (in Arabic characters, center and top left): الحاج الحسين التولالي (Al-Haj Al-Hussein Al-Toulali)

L'Haj L'Houcine Toulali (1924 – 1998) was a legendary Moroccan musician and singer, universally recognized as one of the greatest masters (in Arabic Cheikh) of Malhun (or Melhoun). Born in Toulal, a village near the imperial city of Meknes, Toulali dedicated his life to preserving this ancient musical genre. Malhun is a form of sung poetry typical of Morocco, historically linked to the guilds of Andalusian-Moroccan artisans. Toulali is credited with “democratizing” this art form: with his powerful voice, his oud, and his orchestra, he brought Malhun out of exclusive circles, introducing it to the general public through radio, television, and theaters worldwide. He also founded a school in Meknes to pass on this complex vocal and poetic art to new generations.

This cassette is a classic release of traditional Moroccan music. It is not a pop album with short songs, but a collection of Qasidat (singular Qasida), which are long sung narrative poems that form the backbone of Malhun. Track structure: The Qasidat are very long poems that tell stories of daily life, love, historical anecdotes, or morals. Because of their considerable length, it was common practice on audio cassettes to have to “split” a track. As can be seen from the cover, the Qasidat Zine Es-Soura (which praises beauty) begins at the end of Side 1 and continues (“continued”) at the beginning of Side 2.

The Style: Musically, Toulali's recordings are characterized by the use of traditional Andalusian-Maghrebi instruments (oud, vertically played violin, percussion such as the darbouka and tar) and male choirs that respond to the lead singer, creating a hypnotic atmosphere deeply rooted in Moroccan culture.

Covers

Cover

Cover

Tracklist

Side A

  1. * قصيدة حمان (Qasidat Hamman – The poem of Hamman)
  2. * قصيدة زين الصورة (Qasidat Zine Es-Soura – The poem of the beautiful face)

Side B

  1. * قصيدة زين الصورة (تابع) (Qasidat Zine Es-Soura (Tabi') – The poem of the beautiful face, continued)
  2. * قصيدة ليتام (Qasidat L'ytam – The poem of the orphan)

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from 54rv36u

miro

Joan Miró – L'Or de l'Azur (L'oro dell'azzurro)

Un quadro che non ricordo d'aver mai visto, mi è comparso stamattina postato su Bluesky. Le riflessioni che mi ha suscitato non riguardano l'opera in sé, può piacere o non piacere, non era questo il mio punto. Mi son sempre chiesto, nei quadri astratti che è lo stile artistico che prediligo, quando e perché l'artista ritenga che sia completo. Non nascondo che anch'io faccio “quadri”, “lavori artistici” (e quadri e lavori artistici qui va preso con l'estensione più ampia possibile, così come una disegno (scarabocchio?) fatto da un bimbo è una espressione artistica), ma molto spesso resto bloccato. Le mie indecisioni mi portano all'inazione. Lo lascio lì, non finito e senza idea se un domani lo finirò. Spesso poi lo butto via come se fosse un esperimento che non sta portando a nulla e che sarebbe troppo stancante metterci mano per dargli almeno una possibilità. Credo ci sia una componente “psicologica” che mi appartiene profondamente “dentro” e che nella vita reale, quando poi ripenso a quali motivazioni m'abbiano portato ad reagire ad un accadimento, mi faccia comportare come un animale la cui reazione principale sia dettata dall'imperativo “resta immobile!” Senz'altro è un'interpretazione auto psicologica da 2 bicci al chilo. Per esempio in questo quadro. Se un pallino nero, uno qualsiasi, fosse stato un po' più grande o un po' più piccolo, appena spostato oppure cancellato, se un “asterisco” più piccolo fosse stato aggiunto o la linea ondulata fosse stata rivolta nella direzione opposta oppure ne fosse stata aggiunta un'altra, il quadro sarebbe sempre “lo stesso”? Ora, comprendo che l'artista ed in generale chi debba “fare qualcosa” nella vita reale, alla fine cristallizzi in un “ecco, così mi va bene” una tra le infinite possibilità di creazione. È naturale che sia così. È biologicamente “conveniente” ed è connaturato in noi. L'assoluta inazione porterebbe alla cessazione di qualsiasi attività. Lo stesso, una volta completato qualcosa, mi chiedo come sarebbe stato se avessi agito diverso. Se avessi aggiunto un pallino nero o tolto un asterisco. Perché, mi chiedo, una possibilità che aveva le stesse “chances” non si è materializzata. Perché un figlio che poteva essere nato non c'è? Perché un seme che non è germogliato e diventato albero così non è stato? Perché un'acciuga che poteva vivere la sua vita ora (non) ci guarda adagiata sul letto di ghiacciolini assieme a tante compagne in una pescheria? Va bene, sono d'accordo, è il caso e più non dimandare. E poi ci sono le possibilità che ci provano ma non avranno chances.

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Google lens dice: “giovane piantina di cucurbitacea (zucca, melone, anguria) all'inizio della germogliazione”. L'ho fotografata l'altro giorno sulla spiaggia, sarà stata ad una trentina di metri dal bagnasciuga, la prima mareggiata invernale se la porterà e fine della possibilità. Non so perché ma vedo le due cose collegate, le infinite possibili scelte di pallini neri (e l'obbligo di sceglierne una) e l'obbligo di scegliere se tentare o no del seme di anguria (io punto su anguria, è più da spiaggia ma anche il melone la sua la può dire) che mi va a germogliare dove non ha possibilità (ma sempre di più che non germogliare). Domande bischere, poi si sopravvive lo stesso.

 
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from Diario

Ieri sera dicevo ad Elettra che in questi ultimi sei mesi mi sono reso conto di essere una persona piena di imperfezioni. Lei ha contestato: dice che ho sempre riconosciuto i miei difetti, anche prima. Determinato, così ha detto, nelle sue idee, ma che riconosceva i propri difetti. Non ero d'accordo; ho risposto che ultimamente ho visto che le cose sbagliate che faccio sono molte di più di quelle che pensavo prima. Girando la carne c'erano tutti i vermetti. Non verrò rivalutato post mortem anche perché – dopo che sarò morto – per quel che ne posso sapere io, il mondo potrebbe dissolversi come un sogno o come un enorme glitch di qualche inintelleggibile sistema dati.

In più, a scavare, è pieno di gente che meriterebbe di essere rivalutata. Potere della rete; giri e trovi badilate di cultura. Levata la manciata di persone che il sistema culturale porta per qualche istante davanti agli occhi della gente, per poi farla – spesso – ripiombare nel buio, sotto, c'è pieno di gente che scrive, fa musica, gira video, programma cose. Pieno. Qua siamo a ricordare Susanna Tamaro perché. Perché ci fa comodo. Abbiamo bisogno di bamboline voodoo da infilzare con gli spilli della nostra povertà spirituale e del nostro immondo bisogno di mondo. Teniamo appesi agli alberi gli specchietti di vetro per attirare indigeni e spaventare corvi, a seconda. Ma sono solo dei pezzetti di vetro di nessun valore. Sotto, nel terreno pieno di humus, c'è tutta una umanità di creatività che si contorce, lombrichi che sono lì a mangiare con una bocca e defecare cultura con l'altra.

Così la polemica di oggi è di un romanzo che forse è stato scritto interamente con l'intelligenza artificiale, forse no. Esiste un concorso annuale, da molto tempo, me lo aveva segnalato Roberta, dove si ha un mese per scrivere un software che scriva letteratura. Una volta ho partecipato, ho scritto un software che prendeva frammenti da Madame Bovary di Flaubert, divisi tra Emma e Leon, due tra i protagonisti, e divisi tra sentimenti di amore, indifferenza e odio. Poi generava infiniti capitoli dove un termometro variava chi provava cosa, attingendo alla base dati di Flaubert. Figurati. Sai cosa me ne frega dell'intelligenza artificiale. Usare l'intelligenza artificiale, per scrivere narrativa, è per me come comprare una minestra liofilizzata e guardare uno che se la mangia al posto tuo. Dico meglio: usare l'intelligenza artificiale per scrivere romanzi al posto mio, è una idiozia. Se voglio usare l'intelligenza artificiale è per fare cose che io – da solo – non posso fare. Ma se sono scarso a scrivere, perché mettermi a scrivere romanzi? Ci sono tante belle cose più remunerative che si possono fare.

Al netto di questo giudizio di stomaco, legato a me oggi e non domani e non ieri, in questo momento, appunto, di usare l'intelligenza artificiale non ne ho voglia. Non sento il controllo. Troppi attori che ci mettono le mani. Ancora è nel pieno del suo sviluppo. Le sperimentazioni le ho già fatte, in questo momento la guardo e la seguo da lontano, faccio brevi prove, ma non ho proprio voglia di perderci tempo, accumulare competenze che tra tre mesi saranno diventate ridicole. Per fortuna non sono costretto a fare il fuffa-guru. Per snobberia, di fronte alla possibilità di platinare prompt, vado nella direzione opposta. Tipico di me. Passo il pomeriggio a riprendere pietre nel greto del Bisagno con una fotocamera in bianco e nero. Registro suoni della natura, motori, vetri che si spezzano. Sempre fatto così, direzione ostinata, contraria e antiremunerativa. Pieno di errori, dicevo. Sorry.

E stamattina, domenica, sono seduto al tavolo della cucina, lontano il Macbook manda i brani di o\i di Peter Gabriel mentre io batto i miei diti, anzi le mie dita – femminile sovraesteso – alcune mie dita sono genere maschile senz'altro – sulla tastierina morbidosa del Tab XC e dalla finestra sbuca finalmente un sole caldo che mi brucia la schiena e illumina tutto lo schermo a inchiostro elettronico dove le parole che penso – magia! – appaiono nero su bianco man mano che le le mie dita fanno la loro ginnastica e questo – essere qua seduto a scrivere, ascoltare nuova musica, avere davanti un ebook che si sta generando man mano che penso, mi pare una bellezza invidiabile a cui sta aggrappato tutto il mio corpo sempre più orribile, le mie idee sempre più puerili, tutti i rumori gargarismi del mio stomaco, tutti i casini della vita e della routine lì appoggiati che aspettano di annichilirmi. Qua e ora. Un sottile senso di nausea. Il secondo caffé della giornata, gli accenti sbagliati, i refusi invisibili. Nessun dio, almeno questo, ad alitarmi addosso per rendermi più vivo. Qua sono già tutto arrossato, grazie.

 
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from Descentralizacion.Integral

Infraestructura para la soberanía alimentaria, la economía real, la coordinación autónoma y las redes descentralizadas

Infrastructure for food sovereignty, the real economy, autonomous coordination, and decentralized networks


El problema — The Problem

2.690 millones de personas no tienen acceso económico a una dieta saludable. 645 millones padecieron hambre en 2025. El mundo produce alimentos suficientes —5.935 kilocalorías por persona por día— pero entre el campo y la mesa, más de la mitad se pierde: 338 kcal en pérdidas agrícolas, 332 en almacenamiento, 808 en biocombustibles, 1.738 en alimentación animal que retorna únicamente 594. El sistema no produce demasiado poco; produce de forma ineficiente.

2.69 billion people cannot afford a healthy diet. 645 million faced hunger in 2025. The world produces enough food —5,935 kcal per person per day— but between the field and the plate, more than half is lost: 338 kcal in the soil, 332 in storage, 808 in biofuels, 1,738 in animal feed that returns only 594. The system doesn't produce too little; it produces poorly.


La solución — The Solution

La plataforma es una infraestructura de coordinación que permite a las comunidades autogestionar su economía y gobernanza. Integra:

The platform is a coordination infrastructure that enables communities to self-manage their economy and governance. It integrates:

-Gobernanza asamblearia con mecanismo de doble umbral, paneles deliberativos seleccionados por sorteo, y custodios en tres niveles.

Assembly governance with double threshold, deliberative panels by sortition, and custodians at three levels.

-Moneda social respaldada por producción real, no por especulación.

Social currency as a ledger backed by real production, not speculation.

-Tesoro común con activos físicos y reservas líquidas, que opera como puente hacia el exterior sin exponer la moneda social a la volatilidad.

Common treasury with physical assets and liquid reserves, operating as a bridge to the outside without exposing the social currency to volatility.

-Red autónoma con LoRa (para telegramas) y HaLow (para contenido), enrutada mediante BATMAN-adv.

Autonomous network with LoRa (telegrams) and HaLow (content), routed with BATMAN-adv.

-Identificador descentralizado autónomo de doble capa con verificación de unicidad y atributos mediante pruebas de conocimiento cero.

Dual-layer autonomous decentralized identifier with zero-knowledge proof-based uniqueness and attribute verification

-Registro encadenado con firmas umbral, sin consenso económico ni dependencia de validadores externos.

Chained ledger with threshold signatures, without economic consensus or dependency on external validators.

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Estado actual: Etapa comunicacional. El desarrollo técnico está en pausa a la espera de articular redes afines a escalas continentales, o a escala global ('Dilema de Adamas').

Current Status: Communication phase. Technical development is on hold, awaiting the establishment of like-minded networks on a continental scale, or on a global scale ('Adamas Dilemma').


Documentación — Documentation

Plataforma de Descentralizacion Integral (documento de trabajo) — Comprehensive Decentralization Platform (Working Draft) — Documento de texto OpenDocument — OpenDocument Text File (spanish)

Complemento de Economia con registro histórico (documento de trabajo) — Economics Supplement with Historical Record (Working Draft) — Documento de texto OpenDocument — OpenDocument Text File (spanish)

Modelo A. (documento de trabajo) — Model A (Working Draft) — Documento de texto OpenDocument — OpenDocument Text File (spanish)

Complemento Protocolos, seguridad, modelo de almacenamiento y resiliencia (documento de trabajo) — Supplement: Protocols, Security, Storage Model, and Resilience (Working Draft) — Documento de texto OpenDocument — OpenDocument Text File (spanish)

Complemento herramientas, lenguajes, desiciones,estrategias y protocolos de programación (documento de trabajo) — Supplement: Tools, Languages, Decisions, Strategies, and Programming Protocols (Working Draft) — Documento de texto OpenDocument — OpenDocument Text File (spanish)

Dilema de Adamas — The Adamas Dilemma — Archivo Binario — Binary File (spanish)



Contacto: descentralizacion.integral@protonmail.com

 
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from cassette:pirata

Copertina: Amal Eddine El Arfaoui, Ma Tjib Ammara (ماتجيب أمّارة)

Amal Eddine El Arfaoui · Ma Tjib Ammara (ماتجيب أمّارة) · Tunisia · Phonie

This tape takes us to Tunisia, into the world of popular, festive music built around a wooden reed pipe with a metal bell — an instrument close to what's known regionally as zokra, mizwad or ghaita — rather than the more “classical” Tunisian malouf tradition.

About this release

Honestly, I couldn't find any independent information about the artist Jamal Eddine El Arfaoui: no discography, no biography, nothing in the usual music databases or archives. The name is fairly common in Tunisia, but I found no trace connecting any public figure with that name to music.

What can be said with more confidence comes from the cassette itself. It was released on Phonie, a real Tunisian commercial cassette label based in Tunis, active in the pre-digital era — the same label format (Phonie, “PH” + catalogue number) also turns up on a cassette by the Algerian raï singer Cheb Khaled, which confirms the label existed and operated this way, even though this specific catalogue number couldn't be independently verified.

Covers

Cover

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Tracklist

Side A

  1. ماتجيب أمّارة
  2. غزالي شرد وجلاني حامل الرجا...ش

Side B

  1. اروّح عالرملة هاوي جيت
  2. مادام عيني حية يا فاطمة

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