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from Petra Von Kramp

PEZZI //0

Altrui corpi, nomi, velleità. Il mio lo sento estraneo da me Il mio non è insipido come me Le mie, quali sono?

Davvero mi sento minacciata quando in realtà sono già morta da anni? Morta perché fatta a pezzi.

Lo capirà mai, mentre mette in atto la migliore rappresentazione di sé stesso con la complicità, suadente e giocosa, della sua equipe?

Non lo farà.

 
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from Diario

Cammino lungo il Bisagno, sono le sette e mezzo del mattino, piove. Sono uscito per prendere il caffé e della focaccia per i ragazzi. Piove, mi ero portato per sicurezza l'ombrello. Cammino con lo zaino pieno per questa strada diventata inumana, progettata per lo scorrimento veloce di auto e camion mentre il cielo, lacerato, sversa sul mio ombrello una pioggia a tratti torrenziale. Di colpo sparisce, come per un evento improvviso.

Nelle cuffie a conduzione ossea sto sentendo, con cautela e a bassissimo volume, Heaven, dall'ultimo disco di Prince. Emerge di tanto in tanto qualche voce, qualche strumento; il resto è sommerso dai rumori dell'ambiente. Le auto che passano schizzano le pozzanghere e l'acqua mi finisce addosso ai piedi, i sandali diventano scivolosi, i pantaloni iniziano a bagnarsi mentre – di colpo – la vallata viene invasa dal sole. E io rido.

Più tardi, di sera, mi trovo a fare la stessa strada, lo zaino pieno di bibite da portare alla famiglia e in mano un pacchetto di estrusi di mais. Una rara golosità. Apro il pacchetto e inizio a mangiucchiarle mentre cammino a passo veloce e – così – libero, egoista e solo – mi sento nei panni di me stesso ventenne; un frammento d'abitudine del mio passato > per un attimo mi sento felice; e non so di cosa. Un cosplayer della felicità.

 
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from badcrip

Ho scritto in luoghi molto rumorosi, ho sedotto e sono stata sedotta. Mi sono rifugiata nell'anonimato, nell'illusione di poter venir giudicata da non altro se non le mie parole. Non è stato così, dalle etichette non si sfugge. O sei bella e troia, o sei storpia. No more choices. Ma qui ci sono approdata perché ho sentito sulla pelle quanto male fanno le parole. Le mie e quelle altrui.

Passioni di carta, che in un attimo prendono fuoco e si riducono in cenere. Desideri che ti rendono schiava di ciò che non sei. Togliere è più difficile che aggiungere. Togliere e ridurre all'essenziale:me stessa. Non voglio più sdoppiarmi, voglio riuscire a non farlo. Tutti quegli uomini (non così tanti, poi) non erano attratti da me, ma dal fantoccio che si erano creati. Eppure qualcuno mi trova bella, alla luce di una candela. Qualcuno reale, che non mi interessa e a cui non interesso ma che ringrazio per la sensazione che mi ha donato. Qui c'è silenzio e c'è solo la parola. Serve tempo per farselo amico, il silenzio, e imparare ad ascoltarlo.

 
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from Ruas MI

numero #1

Arte e punk no Barreiro II

Comecei a pintar t-shirts e camisas, a minha paixão começou aqui. Depois, conheci um artista alemão, Armin Kühne ou “Ostholz”, que vinha a Portugal de férias. Ele estava a pintar para pagar as férias. Adorei a arte dele! Desde então, comecei a ter o gosto de ser artista. Foi graças a ele que me interessei mais pela história da arte. Em 1988, fui para a Alemanha durante 8 meses, contactei com alguns artistas e comecei a fazer mais criações. Depois, voltei, mas não evoluí muito. As pessoas achavam que a minha arte era mais banda desenhada, cartoons, do que arte pintada. Isso desmotivou-me muito e continuei a fazer apenas por hobby. – Paulo Heleno

Ainda estás em contacto com o Armin? Não, não estou. Armin vivia numa fábrica (Fabrik), uma comunidade de pintores e escultores. Ainda existe, mas com novas pessoas. Nunca mais consegui entrar em contacto com ele, depois de se ter mudado para Colónia.

De que trata a tua arte? Sempre gostei de trabalhar com objectos, mas normalmente pinto. Gosto de chamar à minha arte simbolismo, mas na verdade corresponde mais ao realismo. De facto, costumava juntar os mesmos 3 ou 4 objectos em quadros diferentes. Por exemplo, os objectos que utilizei foram relógios para o tempo ou flores para a natureza. Utilizei-os em quadros com ambientes diferentes. Criei uma linguagem para representar estes objectos. Para mim, isto é simbolismo.

Mas já não estou a fazer este tipo de criação. Posso fazê-lo, mas de forma inconsciente. Hoje em dia, vou buscar objectos reais e junto-os. Colecciono coisas. Tenho mais de 20 ecrãs de televisão antigos que quero utilizar para uma nova composição. Todas as minhas pinturas estão ligadas à minha cultura punk: antissocial, protesto social, ambiente, ecologia e sociedade em geral. Por exemplo, o quadro “O mundo respira gordo” representa uma sociedade consumista. É como um cartaz publicitário. Um pouco como Carpenter fez para o filme “They live”. É a representação de nós com tudo o que é bom, com dinheiro para gastar, enquanto noutros sítios não têm o suficiente para comer. Os dentes do vampiro representam a sociedade de consumo.

Onde é que ele está agora? Vendeu-o? Agora este quadro está na confusão do meu atelier. Sou discreto, nunca fiz a minha arte por dinheiro. Mas agora que estou mais velho, talvez o faça… Fazer arte é algo de que gosto muito. Agora estou a ter problemas com a minha coleção de arte. Não tenho mais espaço para a guardar e não a vendo. Além disso, estou a colecionar muitos objectos para os meus novos projectos. Mas estou a ter algumas ideias sobre como resolver isto! Não quero antecipar-me demasiado! Vamos manter-nos em contacto

Li o teu artigo sobre a tua exposição em 1989 na cidade de Worms. Está escrito que quando entras nas igrejas vês pessoas mortas… Um jornalista alemão fez esse artigo e interpretou o que eu lhe disse. Isto tem a ver com o facto de, quando entro numa igreja ou num cemitério, me sentir triste, pensando em todas aquelas pessoas que já não existem. Gostava de as conhecer. Tudo se perde.

Conte-nos algo sobre as tuas composições de objectos Por exemplo, o Arame farpado. Historicamente, o arame farpado foi usado pela primeira vez para proteger uma propriedade na América. Chamei ao meu trabalho “A Corda do Diabo”. Usei esse nome para criar três obras de arte. Criei três ambientes diferentes, onde o arame farpado era o tema principal. O primeiro era uma escola primária, o segundo uma cafetaria e o terceiro uma máquina de depilação. O Corda do Diabo é o conjunto dos três.

Contatos: http://paulolopesheleno.blogspot.com/ paulolopesheleno@gmail.com

Links: Armin http://www.bildplan.de/schauraum/kuenstler/ARMIN%20KUEHNE/Armin.html

Photo by Ruas MI Version in English printed on Ruas MI #1. (draft – Portuguese revision pending)

 
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from before:2020

It feels as if everything is falling apart.

People are tearing books. Works of cultural value may be lost or hidden as I write these words, never to be retrieved again, at least not on our own terms.

I feel it's so hard to concentrate. I'm not sure if I'll ever be able to fully write my main ideas, my beliefs, my predictions. If I do, I don't know if they'll serve any purpose, but I do know that they're infinitely more useful than the slop and garbage that is flooding the world right now.

We can't escape, because it's also pervading the outer world. Printed generated flyers, friends telling you about a reel, a story they saw, politicians reading speeches in the narrow grammar of a model. It's not possible to just lock yourself up in a bunker or lay on the grass in the park.

Words, images, film, they are all my haven. I do pretend it's before:2020 sometimes. I don't know what I'd do if I couldn't take the time to escape to the past, in a way. It's so strange to think that the conservatives are enjoying the present, while those of us who care about the future can only rest and recharge in the past. We see no future, sometimes.

 
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from Novenovesei

Sono grato di tutto ciò che vivo. La mia vita è felice, ma il mondo là fuori è in tumulto. La gente vive una disperazione che arriverà qui. Di notte. Silenziosamente. Cerco soluzioni, per resistere.

 
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from calcinacci

la sospensione del dominio autistici.org rende evidente quanto i domini internazionali .org siano di fatto soggetti agli umori del governo americano

L'associazione riconosce che PIR, in quanto soggetto di diritto statunitense, non aveva di fatto margini per sottrarsi agli ordini del governo all'interno della propria giurisdizione.

https://www.garr.it/it/news-e-eventi/notizie-garr/3236-isoc-italia-liberta-di-internet-a-rischio-con-chiusura-autistici-org

in particolare considerando che ne in America ne in Italia siano stati avviati procedimenti giudiziari specifici contro il collettivo e che la stessa opposizione all'iscrizione nel registro OFAC sia di fatto difficilmente impugnabile

La maggior parte delle prove sostanziali, infatti, viene secretata dal governo. [...] È molto difficile rispondere a un’accusa quando il governo non ti dice esattamente di cosa sei accusato, né quali siano le prove a sostegno.

https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/Avvocato-center-for-Constitutional-Rights-Usa-sanzionano-Autistici-Inventati-per-colpire-antifascisti-americani-ngzettbt

quanto successo, al di la del caso specifico di A/I, getta molti dubbi sull'affidabilità di questa estensione e di altre di fatto sotto il controllo americano

qualsiasi sito scomodo che usi queste estensioni può essere fatto sparire senza passare da un tribunale

resta da chiedersi chi sarà il prossimo: un'altra associazione scomoda? un'azienda da ridimensionare per pareggiare la bilancia commerciale? un partito politico o un governo non allineato?

forse senza neanche bisogno avanzare un'accusa di terrorismo, in un mondo dove il pudore ed il senso di decenza sono ormai venuti meno ogni abuso di potere sposta semplicemente la linea rossa un poco più in là, diventato semplicemente la norma

è senz'altro lodevole la richiesta del GARR affinchè il PIR si doti di maggiori difese legali, ma forse la vera domanda che dovremmo farci qui è se le estensioni nazionali, a partire dai .it, siano ancora al sicuro

e dove abbia il conto corrente il registro Italiano...

 
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from Ruas MI

numero #1

Arte e punk no Barreiro I

Planeta Quadrado foi a primeira banda punk portuguesa que conheci, há seis anos, num concerto em Lisboa. Finalmente, quando o meu desejo de produzir um novo fanzine se tornou realidade, decidi encontrar-me com a sua voz Paulo Heleno (P.H.). Paulo é um artista surrealista/simbolista do Barreiro, que viveu em primeira mão a segunda vaga do punk português, à qual se mantém ligado até aos dias de hoje. Saindo de Cascais, dirijo-me ao Barreiro, uma pequena cidade do outro lado do rio Tejo. Esta zona oferece uma vista agradável da cidade de Lisboa, o Cristo de Almada e as pontes 25 de abril e Vasco da Gama. Está um belo dia de sol, com uma brisa agradável. Encontro-me com o Paulo debaixo da sua casa e caminhamos ao longo do rio até chegarmos a um bar com vista para a capital. O Paulo está um pouco nervoso, ainda não percebeu bem quantas perguntas lhe quero fazer e sobre que temas. – Já estou a arrepender-me, diz-me ele, a brincar, mas a sério!

Vi que no youtube há vários documentários sobre o hardcore punk português (Uma só voz, Uma especie de punk, Enterrado na Locura: Punk em Portugal 78-88), em alguns dos quais também participaste. Gostarias de nos contar algo sobre esses tempos?

A chamada segunda vaga do punk português começou por volta de 1981, com três grupos principais: Mata Ratos, Ku de Judas e Crise Total. A estes três grupos juntou-se depois todo o movimento na zona de Lisboa. Havia um programa de rádio muito importante para todos nós, que era o do António Sérgio. Aqui passava toda aquela música alternativa que normalmente não passava nas rádios, como o punk, o pós-punk e a música independente.

Eu e os meus amigos começámos a ouvir esta música na rádio com 14-15 anos. Frequentávamos locais típicos como a Juke Box no Bairro Alto, a Feira da Ladra em Lisboa, a Teia em Belém (que era uma coletividade) e o Rock rendes vous em Lisboa. Bandas internacionais como os Camillans, The Sound e os Meteors tocavam lá. No início, um amigo e eu éramos os únicos na nossa rua que gostávamos desta música que tínhamos ouvido na rádio. Aos poucos, com outros amigos aqui no Barreiro, criámos um grupo de pessoas que ouviam esta música. Fomos para Lisboa e fizemos parte desse movimento punk.

A primeira vaga do punk português não chegou a existir. Havia umas quantas bandas a fazer rock-punk, mas ainda não havia um movimento a sério. Os anos 80 foram diferentes, com muito mais pessoas a aderirem a este movimento. Do ponto de vista estético, o vestuário da segunda vaga não era tão excêntrico como o da primeira e tinha características muito diferentes. Por exemplo, nos anos 80, usavam-se casacos militares, cabelos com picos e cristas.

Como era viver no seio de uma família portuguesa nos anos 80? Difícil. Os meus pais eram separados e eu só vivia com a minha mãe e a minha irmã. O punk era uma coisa nova e era muito estranho para muita gente. Para nós era gratificante, sentíamo-nos orgulhosos, felizes. Fazíamos parte de uma vanguarda.

Mas, ao mesmo tempo, as pessoas estavam muito interessadas, curiosas. Não entendiam porque é que estávamos a escrever palavras nas nossas roupas. Era divertido. Estava sempre a conhecer pessoas novas.

Usávamos preto e isso não era considerado normal. As pessoas brincavam e perguntavam-nos se íamos a um funeral. Em Portugal as pessoas eram muito retrógradas, mas com uma grande vontade de se modernizarem. Portugal estava a sair de um período fascista, por isso as pessoas estavam curiosas. Apesar de tudo, aceitaram fazer parte de algo mais moderno. Os portugueses adaptam-se muito bem à mudança, não são muito conservadores na sua cultura.

De facto, já me deparei com um grande descontentamento quando expressei preferências ou opiniões negativas no passado, por exemplo, sobre comida… Por outro lado, há muitos pratos de que gosto muito! As coisas mudaram um pouco nos últimos anos. Ultimamente, a comunicação social começou a bombardear tudo o que é tipicamente português. Há um certo complexo de inferioridade entre as pessoas. Há uma ansiedade de aprovação. Com a comunicação social sempre a mostrar que somos os melhores em tudo, depois pode acontecer que, quando alguém pergunta a outro o que gosta ou não gosta, fique frustrado por ouvir uma opinião diferente. Isto é algo que tem sido amplificado pelo turismo de massas. Mas é uma coisa recente, ou pelo menos é o que eu penso. Na verdade, os portugueses são muito abertos à novidade. Aceitam muito facilmente tudo o que vem de fora, mas fazem questão de proteger um pouco do que pertence à tradição. O problema é que acabam por abdicar um pouco da sua própria identidade.

Isso também tem a ver com o regime fascista, que só terminou em 1974. Depois disso, tudo o que era desse período passou a ser considerado negativo. As pessoas também desvalorizaram o que havia de bom no regime. Agora, as pessoas começam a revalorizar as coisas do passado. Outra razão é inerente ao problema do nosso império e da época dos descobrimentos. As pessoas valorizam muito esse período. Tudo o resto ou é pouco conhecido ou é considerado de pouco valor. Os portugueses, desde a época dos descobrimentos até ao fim do regime fascista, estiveram afastados da Europa e a sua importância derivava das relações ultramarinas. De facto, o povo português estava mais ligado à cultura africana e brasileira do que à Europa continental. Quando voltámos para nos ligarmos à Europa, não encontrámos nada. Sem império, sentimo-nos inúteis. O povo português criou uma relação muito diferente da de outros países ocidentais (como a Espanha) com os povos coloniais. Houve racismo, sim, mas também muita diversidade e integração. Houve um intercâmbio cultural muito forte. Mas as coisas mudam.

De volta aos anos 80. Fale-nos um pouco sobre Kolapso Os Kolapso eram, antes de mais, um grupo de amigos que ouviam bandas pós-punk e punk como os Dead Kennedys. Éramos um grupo. Depois a banda dividiu-se em duas: um pequeno grupo que ouvia principalmente pós-punk e música pop e outro que era mais radical. Chamávamo-nos Kolapso muito antes de termos uma banda. De facto, já sabíamos este nome em 1984, mas só formámos uma banda em 1992. Durante esse tempo, mudámos muito e até as pessoas já não eram as mesmas. Na formação original da banda estava eu na voz, o José António no clarinete e o João Paulo Borralho no baixo. Quanto a material, não produzimos muito, apenas uma cassete mal gravada e alguns vídeos.

A nossa música era punk pesado, tipo Fugazi, TAD e L7. Nenhum de nós sabia tocar bem e estávamos a aprender. A banda durou pouco tempo, apenas dois anos. Só tocámos aqui no Barreiro e num concurso em Évora, mas fomos desclassificados. Tocámos três músicas, quando o regulamento era no máximo duas. Há um vídeo no youtube. Pouco tempo depois, casei-me, tive uma filha e dediquei-me à família.

Em 1985, o Barreiro era uma zona altamente industrializada, cheia de fábricas e com muita poluição. Era a Manchester de Portugal. Aos poucos foram fechando e o Barreiro foi perdendo população. As pessoas eram muito territoriais. Havia duas zonas distintas: uma zona histórica e uma zona mais central com a estação. Eu e os meus amigos estávamos em desvantagem, vínhamos todos de sítios diferentes e éramos muitas vezes atacados por bandos de rapazes de bairros diferentes, 5 contra 10, era chocante.

Voltei a cantar por volta de 2015, quando a minha filha já era crescida. Conheci novos amigos que tocavam na banda Tracy Lee in Summer e tornei-me amigo deles. Ao mesmo tempo, surgiram outras bandas novas no Barreiro. Era uma espécie de nova onda cultural. Junto com meus amigos formei o Planeta Quadrado e nos separamos em 2018, produzindo um álbum em versões CD e LP. A versão LP é um split com uma banda de amigos nossos, Conan Castro and The Moonshine Piñatas.

Notaste alguma diferença entre o passado e o presente? Nos anos 80, as pessoas iam aos concertos para se divertirem juntas, mesmo que houvesse problemas sociais. Atualmente, a cena é mais radical. Se alguém é diferente, é menos aceite. As pessoas levam-se muito a sério. Lembro-me que não julgávamos muito. Agora, se alguém brinca com qualquer tema dentro de um grupo punk e as pessoas não pensam como ele, isso não vai ser aceite. Por exemplo, se alguém brinca com ‘eu gosto de carne’… Tudo é censurado.

Nos anos 80 tínhamos ideias contra a sociedade, mas víamos as pessoas pelo que eram e não pelo que pensavam. Quando uma pessoa se torna radical, provoca uma reação muito pior naqueles que não pensam como ela. Por vezes, vale a pena tentar compreender a outra pessoa. Se eu fechar a porta, a pessoa transforma-se numa coisa pior. Se, pelo contrário, a mantenho aberta, a pessoa não se sente repelida. Não estou a dizer para aceitar as ideias dele, mas para tentar compreendê-las.

A sociedade atual é composta por dois aspectos: a economia e os chamados valores democráticos, para homogeneizar o pensamento. O pensamento unilateral é perigoso, mas oprimir o lado negativo, quando este surge, é muito pior. O ser humano tem de respirar.

Links: Mata Ratos https://www.facebook.com/infamesmr/ Ku de Judas https://www.youtube.com/watch?v=qsw2_ti0fVE Crise Total https://www.reverbnation.com/crisetotal Kolapso (video) https://www.youtube.com/watch?v=LxkYzeibuzU Tracy Lee in Summer https://www.facebook.com/tracyleesummer Planeta Quadrado https://planetaquadrado.bandcamp.com/ https://www.clear-spot.nl/item/459047/planeta_quadrado_vs_conan_castro_the_moonshine_piatas_split_lp.html Conan Castro and The Moonshine Piñatas https://conancastroandthemoonshinepinatas.bandcamp.com/

segunda parte, segue

Version in Italian printed on Ruas MI #1.

(draft – Portuguese revision pending)

 
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from Ruas MI

numero #1

Um projecto libertário, sereno e racional

Description

The book “A Libertarian, serene and rational project” published by Edições Colibrì, Lisbon (2018), is a career-ending work by Portuguese sociologist and activist João Freire, Professor Emeritus of the University Institute of Lisbon (ISCTE).

Quoting the author, “this book proposes a renewal of anarchist ideology for the twenty-first century.” Freire begins the book by giving a brief preface on modern and contemporary anarchism. As early as the 1960s and 1980s, the author reports, efforts were made to formulate a modern anarchism, with a historical memory, but seeking responses to the demands of modern times. These included, a booming economy, advanced technologies, urbanism, globalization, increasing complexity of social life and the ever-present risk of catastrophe. However, these efforts foundered. They did not contribute to the reform of the political practices of militants, nor did they improve the reputation of this political philosophy, leaving the usual prejudices behind.

Freire with this book wants to leave to the future generations a balanço de uma geração (i.e., a balance sheet of a generation), written by those who will soon be leaving the scene. This political testament is divided into two main chapters. The first, aimed at reassessing the role of the power state, proposing strategies for political intervention within the democratic system. The second, addresses the issues of the market economy, calling for its proper regulation in order to achieve a more dignified alternative to the current level of globalization.

In the first chapter, Freire begins to deal with the difference between power and the state, and to emphasize the centrality in the modern state, of one in the other. Power can never be abolished, except by the disintegration of society, returning to a primitive state, which no one nowadays seems to really desire – says Freire. However, power can be more concentrated, or conversely more socialized, as suggested by Spaniard Tomás Ibáñez in “Por um poder político libertário” (in Actualidad del anarquismo, 2007). Freire then gives a brief historical survey of the societies, concise but rich in names, dates and references, leaving various insights for the reader: the monarchies reigning “in the name of God,” the different forms of republics, the Western values of the last two centuries, the independence uprisings of various regions, the national and supranational state, the Russian revolution and the Cronstadt sailors’ revolt (1921)-fighting for a workers’ democracy and not for the dictatorship of the proletariat, the Ukrainian Makhno , the Italian Risorgimento and Errico Malatesta, post-Napoleon III France, Stirner‘s individualist anarchism, the Fédération Anarchiste, the International Workers’ Association (AIT), the first and second postwar, Colin Ward, various American thinkers (Henry David Thoureau, Emma Goldman, Murray Bookchin, Noam Chomsky,..), opium war and Mao Tsé Tung, Spanish and Latin American, African and Portuguese movements.

Freire points out, “the classical anarchists almost all dreamed of a revolutionary transformation of aristocratic-bourgeois society.” However, the German Landauer (1907) lucidly discussed the conditions and effects of both revolution and evolution (i.e. with reforms), suggesting as “preferable the most peaceful and gradual paths.” The author then begins to argue for the idea of a libertarian anarchist party, bringing as examples Italian (by Malatesta and Merlino, 1891), French (Fontenis, 1953), and Spanish (Olivier and Prieto) experiences. He also points out some libertarian elements, among modern and contemporary political parties.

For Freire, institutions of intermediation with the citizen -such as parties should be- are necessary in complex societies. In addition, ideologies such as libertarian municipalism (e.g., Emídio Santana, M. Bookchin), could foster the widening of the people’s spaces of direct democracy in the management of their local interests. Freire warns about the risk of sectarianism in so-called anarchist militancy, which has always coolly welcomed such initiatives. “It is a fact that it is since the 1930s that anarchism has ceased to count for contemporary societies, after the end of anarchist syndicalism and with the continued opposition to any electoral project.”

Freire then begins to envision the detailed characteristics of the libertarian party, writing a full-fledged manifesto. At the heart of such a party would be the creation of community interest groups, a forum for citizens, and a gradual move away from power. There is no shortage of examples adopted by contemporary states for real solutions to possible risks and consequences. Freire also reflects on the control of violence (war, police, prisons) inherent in every state, as well as propaganda and manipulation of information.

The second chapter includes reflections on economic development after the American and French revolutions (socialism vs. power bloc, east vs. west, decolonization, capitalism). An interesting passage is the anachronistic recognition of the concept of “social class,” which, according to some contemporary sociologists, should be transformed into “social network” on the basis of ideology, profession, or affinity. The ideas and experiences of various thinkers regarding a non-competitive economy are then presented, such as Pierre-Joseph Proudhon, Josiah Warren, William Greene, Lysander Spooner, Benjamin Tucker, Pyotr Kropotkin, E. Maletesta. Freire, also analyzes some socio-economic features of past revolutions (in Mexico, Ukraine, post-Tzarist Russia, the Spanish Civil War) and communist and socialist societies. The last section is devoted to observations on competitive and global capitalism.

Version in Italian printed on Ruas MI #1.

Links: Edições Colibrì https://www.edi-colibri.pt/Detalhes.aspx?ItemID=2229 Tomás Ibáñez https://es.wikipedia.org/wiki/Tom%C3%A1s_Ib%C3%A1%C3%B1ez Cronstadt sailors’ revolt https://www.anarcopedia.org/index.php/Kronstadt Ukrainian Makhno https://eleuthera.it/materiali/SHUBIN_ALEXANDER/premessa_nestor-machno_shubin.html Errico Malatesta https://www.anarcopedia.org/index.php/Errico_Malatesta Stirner https://theanarchistlibrary.org/library/leo-markun-max-stirner-and-the-philosophy-of-the-individual#toc2 Fédération Anarchiste https://www.federation-anarchiste.org/? International Workers’ Association (AIT) https://www.iwa-ait.org/ Colin Ward https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward Henry David Thoureau https://www.britannica.com/biography/Henry-David-Thoreau Emma Goldman https://theanarchistlibrary.org/category/author/emma-goldman Murray Bookchin https://theanarchistlibrary.org/category/author/murray-bookchin Noam Chomsky https://chomsky.info/ Landauer https://theanarchistlibrary.org/library/james-horrox-gustav-landauer-1870-1919 Fontenis https://theanarchistlibrary.org/library/georges-fontenis-manifesto-of-libertarian-communism Emídio Santana http://mosca-servidor.xdi.uevora.pt/arquivo/?p=creators/creator&id=2 Pierre-Joseph Proudhon https://theanarchistlibrary.org/category/author/pierre-joseph-proudhon Josiah Warren https://theanarchistlibrary.org/category/author/josiah-warren William Greene https://theanarchistlibrary.org/library/kevin-carson-william-greene-on-the-labor-theory-of-value Lysander Spooner https://theanarchistlibrary.org/category/author/lysander-spooner Benjamin Tucker https://theanarchistlibrary.org/category/author/benjamin-tucker Pyotr Kropotkin https://www.britannica.com/summary/Peter-Alekseyevich-Kropotkin

 
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from Ruas MI

Description Ruas MI #1 Lisboa, 27 de Janeiro 2024

Centromalessere … Rua 3 Alessandro Ducoli … Rua 7 Planeta Quadrado, Kolapso, e P.H. … Rua 16

Italiano – Português – English

 
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from Bymarty

✨E poi ti fermi, ascolti, rifletti empaticamente pensi a chi è in ospedale e domani affronterà un piccolo intervento, a suo figlio, che è un po', come fosse mio, e poi...non poter fare nulla! Io che ho attraversato un fiume in piena, sola, senza nessuno che mi tendesse la mano, adesso vorrei semplicemente essere lì col pensiero, il cuore, una preghiera! Perché non sono così cattiva, insensibile, sono me stessa anche in qsto, voler tendere una mano nonostante tutto, te, tutti; perché di parole poco belle anch'io le ho pronunciate, ma a lei, e a tutti coloro a cui voglio bene, auguro solo forza, salute e serenità, perché così lo stesso auguro a quella me , che oggi è un po' distratta, confusa e stanca ...e che col pensiero è lì da quell'amica, da suo figlio, da chiunque meriti sun po' di conforto, un po' di gratuita e sincera presenza!✨

 
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from calcinacci

in effetti era un po' stupido sentirsi in colpa per qualcosa successo prima di essere nati

meglio votare AfD e sentirsi in colpa per un motivo valido

[...] carismatico re dei social e dal programma che spaventa: remigrazione, milizie per l'ordine pubblico, superamento del senso di colpa per il nazismo, fine dell'obbligo scolastico, classi separate per disabili e figli di migranti.

https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/germania-elezioni-sassonia-anhalt-partito-estrema-destra-afd-trionfa_116292494-02k.shtml

 
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from Diario

Portiamo, io ed Elettra, terzogenita a una festa in un piccolo paese dell'entroterra, Montessoro, dove il gruppo di spade laser che lei frequenta farà una piccola esibizione. Non siamo mai stati a Montessoro, seguiamo Google maps mentre lentamente scivoliamo via dalla costa ligure e ci addentriamo tra le colline, la strada sale verso un crinale per poi scendere nel niente di prati, alberi, ancora prati, qualche casa contadina abbandonata. Mentre saliamo senza trovare nulla iniziamo a storpiare il nome del posto dove stiamo andando, da Montessoro a “miotessoro”, come l'anello che il povero Gollum/Smeagol cerca di avere indietro da Bilbo Baggins. Ridiamo.

La festa di chiama 'capodanno d'estate', è una tipica festa paesana dove tutti si conoscono. Le case, una decina, sono raccolte come a proteggersi e rassicurarsi rispetto al resto della vallata, i prati, i cartelli che segnalano attenzione passaggio mucche. Io, Elettra e Terzogenita camminiamo come alieni osservando tutto, guardando questa piccola comunità, afferrando le battute, i riferimenti – per noi incomprensibili – a cose e persone. Facciamo la nostra coda per avere la nostra dose di polenta e carne (o polenta e verdure per il venerabile vegetariano) e poi giriamo per le tre stradine del paese cercando un posto a sedere. Mi sembra incredibile che lì, in mezzo a quella strada solitaria, quelle poche case ci sia così tanta gente, un circolo, una chiesa.

È in quel momento che mi sento chiamare. “Venerandi”! Sei Venerandi?“. Mi giro. Davanti a me c'è una persona che mi guarda sorridente, un po' timorosa. Come spesso accade cerco di capire chi sia, perché la mia memoria fotografica se ne è andata via con il digitale e con il porno. “Uh – rispondo – sono io ma...” inizio e l'altro mi interrompe. “Tu non puoi conoscermi. Non ci siamo mai visti. Ma io ti seguo da anni su Facebook”. “Ah” – faccio io. Lui si gira verso Elettra, “tu devi essere Elettra” dice e poi si volta verso terzogenita, “e tu devi essere terzogenita”. Si passa una mano sui capelli. “Incredibile, Venerandi a Montessoro. Ma cosa ci fai qua?”. Sto per dirgli “aumento la dimensione di Facebook” ma poi spiego delle spade laser, di Terzogenita.

“Tutto il lusso di essere famosi, ma senza lo scomodo impaccio dei soldi” penso poi mentre cammino per le strade di Montessoro. Faccio qualche foto ai bambini e ragazzini che provano le spade laser, ma lascio l'otturatore aperto. Vengono fuori delle specie di meduse. Salvaschermo luminescenti. Ccondivido subito. Nessuna pietà per la privacy. Poi mi allontano del centro del paese dai rumori della musica, le urla. Mi viene in mente come questo sia un mio habitat. Come quando ero ragazzino a Sant'Olcese, nel momento che scoppiava la festa, mi allontanavo, andavo per strade buie, lasciavo il rumore lontano, come qualcosa di alieno ma rassicurante.

Anche qua, appena ci si allontana dal centro si piomba nel buio assoluto. Niente lampioni. Nel cielo, inaspettatamente ci sono le stelle. Sembra di stare su Outer Wilds. Cammino nel buio più profondo man mano che i miei occhi si abituano. Guardo il cielo, provo a fotografarlo con l'otturatore aperto. La macchina non è abbastanza potente. Le stelle sono dei piccoli graffi bianchi nel nero, i miei brividi e le mie oscillazioni nel tenere a fuoco il cielo. Passa un auto, mi sposto, penso a cosa penserà quello che guida a vedere uno nel buio notturno di una strada, a fissare il cielo. Passa rapido, torna il buio.

Lontano parte la musica. Gli 883, Ligabue. Ad un certo punto una voce chiama i bambini. Parte “Il ballo del qua qua”.

Ogni tanto un docente muore. Allora ci alziamo nel collegio docenti e stiamo tutti in silenzio per un minuto. Visto da fuori sembra un film di fantascienza. Un futuro distopico dove la gente periodicamente muore, la gente di tutti i giorni, quella che conosci, che potresti essere tu. Quelli del mondo reale, produttivo. Sembra un meccanismo sociale, c'è bisogno che qualcuno svanisca, che diventi un ricordo. Casualmente a qualcuno tocca, potresti essere tu. Potrei essere io. Nulla vieta che poi il docente mancato ritorni. Entrerebbe nell'aula magna del collegio docenti, chiederebbe permesso, andrebbe a sedersi con gli altri, nel mezzo del centinaio di persone che parlottano in attesa dell'inizio. Si guarderebbe attorno, nessuno farebbe più caso a lui.

Forse dovrei scrivere “che parlotta” perché il soggetto è il centinaio, non le persone. Ma farebbe meno rumore.

C'era qualcosa che volevo raccontare un aneddoto, qualcosa che mi sembrava significativo. Mi era tornato in mente oggi e avevo pensato, ecco, questa cosa ancora non l'ho scritta. Stasera ho preso la mia macchina per scrivere e l'avevo dimenticato. È un po' che ci penso e non viene più fuori. Sono stanco, ho dormito poco e male. Colpa dell'immaginazione, l'ho scritto oggi a una che mi chiedeva come mai non avevo dormito, ho una rosa di carne, le ho risposto, che mi cresce dentro e più vado avanti più sono i suoi strati e i suoi labirinti. È difficile dormire quando tutto il tuo corpo è un insieme di petali abnormi che si attaccano gli uni altri altri, crescendo e mutando continuamente. Ma non era questa la cosa che volevo raccontare.

Sto continuando a pensarci mentre svuoto la lavapiatti, niente. Non riesco a ricordarlo. Mi viene il dubbio di averlo sognato; mi era già capitato di sognare che mi succedeva qualcosa di particolare, di memorabile, e nel sogno chiedevo che mi fotografassero perché poi ne avrei fatto un meme per internet. Al risveglio avevo provato imbarazzo. Ma la cosa che volevo scrivere non era il sogno. Il fatto è che se non ricordo questa cosa, tra qualche giorno, qualche settimana al massimo, l'avrò dimenticata. Scomparsa. Come il docente che diventa invisibile nell'aula docenti. Di quello che mi succede resta solo quello che trascrivo e anche quello, in realtà, lo dimentico. Ogni tanto rileggo cose scritte decenni fa e sembrano scritte da una persona che non sono io, parlano di cose di cui non ricordo nulla. Ritornano dentro, irriconoscibili, e si siedono in mazzo al materiale d'uso contemporaneo.

Ho giocato con i figli a Outer Wilds, sono morto in maniera strana. Ero sulla luna quantica e – probabilmente – la mia astronave – mentre non la osservavo – è finita in un altro punto del pianeta. Sulla luna quantica le cose restano dove sono finché le guardi: appena distogli lo sguardo finiscono chissà dove. La mia nave doveva essere finita in un tornado il quale l'aveva scagliata via, incidentalmente addosso a me che stavo camminando verso il polo nord della luna. Ora abbiamo finito, sto bevendo una camomilla, pensando a una visual novel a cui ho giocato nei giorni scorsi. Niente da fare, il ricordo non riemerge.

Inizio a pensare che non esista, questo ricordo. Esisteva finché lo pensavo, ma quando ho smesso di pensarlo, è finito anche lui in un luogo lontanissimo. Un luogo che non esiste e si cancella man mano che mi metto a pensare ad altro. Ci penso ancora un attimo, se mi viene in mente lo scrivo.

 
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from calcinacci

lasciare tutto in mano a due sole aziende, che di fatto possono chiudere in modo unilaterale qualsiasi account, non è che fosse tutta questa grande idea anche prima...

ma dove sono adesso le destre nazionaliste che dilagano in tutta Europa?

dove sono i surrogati autarchici?

Il fatto è che, da quanto mi viene spiegato (sarei lieto di sbagliarmi), la sospensione degli account di Google implica il fallimento della verifica di integrità di Play Integrity e quindi l’impossibilità di usare l’App IO, l’IT wallet, gli EUDI Wallet che usano Play integrity per la verifica

Una decisione di una amministrazione USA, inaudita altera parte, può determinare l’impossibilità di uso di credenziali e documenti digitali nazionali anche da parte di chi, in Italia, ha tutti i diritti di utilizzarli.

https://blog.quintarelli.it/2026/09/di-app-io-eudiwallet-autistici-corte-di-giustizia-e-sovranita-digitale/

 
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from lowtrace

Ho aperto questo blog senza un piano editoriale preciso né particolarmente ambizioso.

Lavoro da anni nel mondo della sicurezza tra cyber threat intelligence e sicurezza fisica. È un settore in cui si finisce facilmente a parlare solo di incidenti, attori malevoli, vulnerabilità, tecniche di attacco e strumenti sempre più sofisticati.

Sono temi di cui parlerò anche qui, inevitabilmente. Ma Lowtrace nasce soprattutto dalla voglia di avere uno spazio un po' più libero.

Un posto dove raccogliere appunti, esperienze, strumenti che trovo utili e qualche riflessione su come usiamo la tecnologia ogni giorno.

Lowtrace non significa sparire dalla rete o diventare invisibili. Significa, più semplicemente, provare a lasciare meno tracce inutili e avere un po' più di consapevolezza su quelle che lasciamo.

Perché Lowtrace

Lasciamo continuamente tracce.

Quando navighiamo, compriamo qualcosa, installiamo un'app, accendiamo un dispositivo o semplicemente ci spostiamo con un telefono in tasca produciamo dati. Spesso molti più di quelli strettamente necessari.

La cosa curiosa è che gran parte di questo processo è diventata così normale da essere quasi invisibile.

Non penso che la risposta sia smettere di usare la tecnologia, né trasformare ogni scelta digitale in una battaglia ideologica. Mi interessa molto di più capire cosa succede dietro le quinte e, quando possibile, scegliere strumenti che raccolgano meno dati, durino più a lungo e rispettino maggiormente chi li utilizza.

Lowtrace viene da qui.

Non significa sparire dalla rete o diventare invisibili. Significa, più semplicemente, provare a lasciare meno tracce inutili e avere un po' più di consapevolezza su quelle che lasciamo.

Di cosa parlerò

Probabilmente di cose abbastanza diverse tra loro. ci saranno post sulla sicurezza informatica, sulla threat intelligence, su OSINT e su alcuni aspetti della sicurezza fisica.

Vorrei però dedicare spazio anche a strumenti e servizi alternativi a quelli più diffusi: software open source, applicazioni attente alla privacy, servizi decentralizzati o semplicemente prodotti che adottano modelli meno aggressivi nella raccolta dei dati.

A volte l'alternativa più rispettosa della privacy è meno comoda, meno integrata o richiede qualche minuto in più per essere configurata. Credo però sia interessante sapere che esiste e capire quali compromessi comporta.

Mi interessano anche temi come i diritti digitali, la sorveglianza, la sostenibilità della tecnologia e il modo in cui le nostre abitudini cambiano quando pochi servizi diventano infrastrutture praticamente indispensabili.

Ogni tanto, probabilmente, finirà qui anche qualcosa di completamente personale.

Sicurezza senza paranoia

Una cosa che vorrei evitare è trasformare la sicurezza in una collezione infinita di paure.

Nel mio lavoro vedo quotidianamente minacce reali, ma proprio per questo credo sia importante distinguere ciò che è possibile da ciò che è probabile.

Non tutti hanno bisogno dello stesso livello di protezione.

Una persona comune, un giornalista, un amministratore di sistema e qualcuno che lavora in un contesto particolarmente esposto hanno modelli di minaccia molto diversi.

Quando parlerò di sicurezza cercherò quindi di spiegare anche il contesto: da cosa ci stiamo proteggendo, quanto è realistico il rischio e quanto costa, in termini di tempo e comodità, adottare una determinata soluzione.

L'obiettivo non è costruire una fortezza digitale, è fare scelte ragionevoli.

Alternative, non religioni

Non credo molto nelle guerre tra ecosistemi o nelle liste del tipo “questo prodotto è buono, quello è cattivo”.

Uso anch'io servizi mainstream e probabilmente continuerò a farlo.

Mi interessa però evitare che cinque piattaforme diventino automaticamente la risposta a qualsiasi esigenza digitale.

Esistono progetti piccoli, software indipendenti e servizi costruiti con filosofie molto diverse. Alcuni sono eccellenti, altri meno. Vale comunque la pena scoprirli.

Quando ne troverò uno interessante proverò a raccontarlo qui, spiegando perché potrebbe avere senso usarlo e quali sono i suoi limiti.

Il punto

Lowtrace è semplicemente un posto dove mettere ordine nelle cose che incontro, provo o studio.

Se nel frattempo qualche post sarà utile anche ad altri, tanto meglio.

 
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from antiwarsongs

Così come comunicato dal Collettivo Autistici/Inventati il 6 settembre 2026, tale piattaforma, che ospita questo e altre migliaia di siti, chiuderà a breve. Le cause dovrebbero essere oramai note, e non ci soffermiamo ancora su di esse.

”Canzoni Contro la Guerra” / Antiwar Songs / Chansons Contre la Guerre” è un database di canzoni antimilitariste, pacifiste, sociali e di lotta online dal 20 marzo 2003. Non è sicuramente il sito ancora in attività più antico della Rete italiana, ma ha raggiunto un’età non trascurabile. A tutt’oggi contiene quasi 40.000 canzoni in 176 lingue e oltre 60.000 tra traduzioni e commenti in 228 lingue.

Poiché potremmo scomparire tra non molto, e senza preavviso (il blog è già inattivo, essendo ospitato sulla piattaforma Noblog di A/I), avvertiamo tutt* coloro che, nel corso degli anni, hanno partecipato e continuano a partecipare a vario titolo alla vita di AWS, che stiamo lavorando sia per salvare tutto il materiale che vi è contenuto, sia per renderlo disponibile utilizzando una diversa piattaforma.

Tutto questo, naturalmente, continuando a fare presente in che modo la piattaforma Autistici/Inventati è stata eliminata da presidenti USA fascisti con la collaborazione del governo italiano e di banche quasi etiche. Vorremmo salvare sì il nostro piccolo giardino, ma tenendo sempre conto che è stata abbattuta una foresta intera. Ad ogni modo, tante canzoni contenute in questo sito parlano di migranti, ed anche noi saremo costretti a migrare. Dove, ancora, non si sa.

Nella nostra attività abbiamo sempre rifiutato categoricamente di mischiarci all’immondezzaio dei “social”, che avremmo volentieri lasciato al chiacchiericcio globale, alla finta “amicizia” e alle tragiche falsità planetarie. Purtroppo, in questa fase particolare nella quale potremmo sparire all’improvviso, si è resa necessaria l’apertura di una pagina “Facebook”: per mantenere un pur minimo canale di comunicazione. Utilizzeremo questa pagina esclusivamente per comunicazioni e per aggiornare su quel che stiamo facendo e su quel che sta via via accadendo. Tale pagina non accetterà canzoni, traduzioni ed altri contenuti, ma sarà esclusivamente “di servizio”.

Nel frattempo, finché sarà disponibile, antiwarsongs.org continuerà la sua normale attività quotidiana, ovvero rendere disponibili liberamente canzoni e musica. Chiunque potrà continuare a inviare liberamente i propri contributi. Fino all’ultimo secondo sarà così.

 
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