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from Bymarty

✨In questi giorni si fanno avanti ricordi, emozioni, sensazioni, sono quelle date che ti segnano, che ti lasciano profonde cicatrici, Eppure il tempo passa, lenisce il dolore, ci rende più forti, ci cuce una corazza, così spessa da fare male ... Magari ci si isola, ci si allontana, quasi fosse un modo per espiare, per ritrovarsi, in un percorso fatto di ostacoli, di cadute, di piccole battaglie perse! Così l'amore, la determinazione e soprattutto la consapevolezza di essere in grado di affrontare e magari superare, grazie alle terapie, alla ricerca, alla presenza di parenti, amici, medici, diventano ogni giorno linfa, stimolo e forza.. Eppure basta poco per cadere, quello che sembra un banale raffreddore, diventa più problematico, perché siamo un po' più fragili e anche il tempo non ci aiuta! Siamo al 4 ottobre e fa caldo, è pur vero che sono le 13.30, c'è chi sta al mare a godersi un bagno e un po' di sole, io mi accontento di un dondolo e delle carezze che mi regala il vento! Ma raffreddata come sono sembro una cipolla, mi copro a strati, cercando di farmi meno male, ma il raffreddore continua, anche se è in fase di allontanamento! Quindi aerosol, i giorni prima della terapia mensile cmq mi buttano giù, ed io non posso che aspettare, andate avanti e cercare di nn farmi travolgere! 2 anni fa oggi, il mio prericovero, un mese prima la scoperta, il numero della mia stanza e tanti altri ricordi! Stamattina un po' in ansia per la mia gatta, in terapia dopo un ictus, fino a ieri era più energica, stamane l'ho vista un po' giù, e inevitabilmente sto in ansia x lei! Un mese fa abbiamo perso Spillo, ha attraversato quel ponte dopo un mese di sofferenza e poco dopo licia ha avuto questa ricaduta, perché credo anzi son sicura, che abbia avvertito e sofferto! Così ho cercato di starle dietro, di coccolarla di più, quasi fosse tornata cucciola! Non voglio pensare al peggio, voglio essere positiva per lei, per me, il 6 ho una visita, esami e la settimana successiva la visita dei sei mesi! E quindi vorrei , nulla, che vada tutto bene, che il percorso proceda nella direzione giusta, senza ulteriori ostacoli o problemi! Ogni volta si provano le stesse ansie, timori, tutto torna a galla, tutto sembra fare male e paura, e sorgono di nuovo dubbi e timori! Così momentaneamente mi rifugio nella mia corazza, nel mio mondo, in quella mia realtà, dove pochi sono mai voluti entrare, alcuni son andati via, altri son spariti e altri hanno pure loro, problemi, realtà, croci, situazioni per cui non ci si può incontrare, confrontare o semplicemente offrire una presenza, una parola, un sorriso... Così con il sole che mi bacia, aspetto, anzi no rientro, per non peggiorare, mi concedo come premio e un mio sostegno, un caffè, preso virtualmente con chi come me, in qsto momento ne ha bisogno!E caffè sia!✨

 
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from nasosecco

  • Preso brioches alla pasticceria in fondo alla strada. Tre in un sacchettino di plastica a 2 euro. I pasticceri sono del Sud. Chissà che ci fanno qui a faticare tra le montagne?

  • Riordinato cucina e passato aspirapolvere. Ogni volta che passo mi dico: 2Sembra già molto più puloito”, come se potessi vedere la polvere...

  • Sono solo con i ragazzi. E' come se la responsabilità e il desiderio di controllo si fossero trasferiti in me. E' una bella sensazione.

  • Faccio tre bucati di fila. Posso valutare la funzionalità dei fili per stendere che ho installato qualche settimana fa con tanto di tiranti.

  • Sveglio i ragazzi. Oggi devono studiare.

  • Preparo il pranzo. Do da mangiare alla Cocorita. Il lavoro di cura, che di solito – un po' per convenienza, un po' per necessità – delego in parte, oggi è al centro delle mie attività. E' rilassante. Per un giorno.

  • Alle 17 scatta l'ora del ripasso. Oggi al menù c'è la crisi della Repubblica e i tentativi di riforma dei fratelli Gracco. La storia romana è incredibilmente ricca di colpi di scena.

  • Preparo la cena. Per la vegetariana seitan marinato con piselli. Buono, me lo segno, da rifare.

  • Torna la mia metà. Felice e contenta. Io faccio le valige e parto. Giusto il tempo di salutarci e di darci il cambio. A lei spetta un ripasso intenso di latino.

  • Alle 23.30 arrivo nel mio secondo mondo. Switch.

 
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from Ruas MI

numero #2

LeTormenta

LeTormenta

I LeTormenta sono stati uno dei gruppi punk hc italiani (earth grind core!) che mi ha sempre trasmesso tanta energia, le cui parole mi hanno toccato dentro, scosso ed emozionato come pochi altri. Li ho scoperti nel 2008, leggendo una recensione dell'album Resést su una fanzine Torinese, Casa Perno e Zora.

CasaPernoEZora Casa Perno & Zora, no. 8

All'epoca, divoravo fanzine punk, leggendole dall'inizio alla fine, scoprendone i dettagli nascosti, una o due a settimana. Chiedevo ai gruppi locali in tour di portarmene qualcuna dalle loro trasferte. E se non bastavano le copie fisiche in mio possesso, ne scaricavo di nuove da punk4free.org! Una vera manna dal cielo! Le fanzine diy mi sorprendevano sempre. Ogni autore dava la propria prospettiva secondo le proprie capacità narrative, artistiche o talvolta, più o meno schizofreniche. La copertina dell'album Resést mi colpì subito: un scena angosciante di un uomo intrappolato in un ingranaggio, ma per certi versi, anche piena di energia, di riscatto. La dipinsi sul retro della mia felpa. Ne ordinai una copia e l'album mi piacque tantissimo. Inoltre, include quella che secondo me è la più bella cover di “Lo spirito continua” dei Negazione.

Resést Album EP Resést, 2007

Sono stato a svariati concerti dei LeTormenta dal vivo nel corso degli anni, e l'energia che hanno trasmesso al pubblico è sempre stata altissima. Mi ricordo in particolare di due concerti in cui lanciarono dei nastri sul pubblico per unirci. Il pubblico ben accettò, facendosi legare ed intrecciare con la band, cantando all'unisono le canzoniº

ºA proposito dell’esperienza live, il cantante Ezio per il Kalashnikov collective ammise: “Non mi piace il palco, non mi va di “elevarmi” [...] Il contatto con le persone, spesso amici, riuscire a vedere gli occhi di chi ho di fronte, cantare assieme a loro… è semplicemente grandioso!”

Ed Enrico aggiunse: “Vuoi mettere l'emozione di stare in mezzo ai miei amici, piuttosto che su un alto e freddo piedistallo?!? Il concerto come lo intendo deve essere un momento di felicità per tutti, compreso chi suona!”

Quando recentemente ho sentito che stavano cercando coproduttori diy per l’album conclusivo, non ho potuto non contattarli per esprimere tutto il mio interesse. Ma prima dinpresentare l’album “Le Ombre più Scure”, ho voluto ripercorrere il percorso musicale di questo gruppo, attingendo dalle interviste rilasciate a varie fanzine nel corso degli anni.

I LeTormenta si formarono nella Romagna di inizi 2000, nell’inverno a cavallo del 2002 e 2003. La primaformazione comprendeva Enrico e Momi (di Roid), Vero, Cespo, ed Ezio , col contributo successivo di Paolo bass, Steno, Davide e Matteo (di Ederalaneve). “Cinque persone con vite talmente differenti che a volte anche il solo riuscire a provare ogni quindici giorni o prima di un concerto programmato è un mezzo miracolo! Nel tempo ci siamo così diversificati che l'amalgama che ne esce fuori quando stiamo insieme è unico, frizzante e divertente!”, riportò Enrico. Ed Ezio aggiunse: “La cosa bella è che non ci diamo mai paletti di alcun tipo e quello che ne viene fuori è quello che ascoltate. Ognuno ci mette del suo anche chi, come me, da vero punk, non ne sa niente di musica.’’

“Il nome LeTormenta riflette semplicemente quel che vogliamo raccontare, ed è stato scelto per la sua forza e irruenza: il nome rappresenta l'intento del gruppo, il voler essere prima di tutto uno spunto di riflessione, le nostre idee. Inoltre è un' omaggio ad una delle forze naturali più tremende.”

L'Unico elemento

‘’L’erba che cresce, gli alberi che si espandono e si allungano, I fiori e le foglie che si colorano, arti e sensi di un pianeta vivente. La pioggia che cade, l’acqua che scorre, I fiumi e i mari che irrorano la vita, dolce sangue per essa. La brezza che spira, il vento che soffia, l’aria che si muove, inonda e avvolge ogni cosa, il polmone per la terra, il sole che scalda, abbraccia qualsiasi forma e ne permette l’esistenza. E la morte, il cuore di ovunque” – L’unico elemento, intro, 2009

[Enrico] “Da sempre le tematiche da cui siamo più ispirati sono quelle legate ai cicli della terra, alla natura, alla libertà, in ognuna delle sfumature possibili. La dimensione politica di ciò che cantiamo la viviamo nell'unico modo possibile: in prima persona e quotidianamente. Cantando della natura l'unico modo che si ha per poter descrivere certe emozioni è immergersi in essa. Non si potrà mai raccontare dei sentimenti che si provano nell'essere in contatto con un albero se mai si è entrati in una foresta.

I LeTormenta sono stati una band profondamente legata ad istanze vegan ed eco-radicali, promuovendo una moltitudine di iniziative. Ne riviviamo alcune, attraverso le interviste fatte per il Kalashnikov collective, LT e Marco Treviso HC.

[Enrico] “La Terra è uno dei miei amori fondamentali. Non potrei esistere senza il legame che ho con lei. Vivo l'essere uomo con la consapevolezza che ogni giorno faccio qualcosa che, direttamente o indirettamente, la ferisce, le procura dolore (guidare un'auto, usare energia elettrica, comperare prodotti in un supermercato, ecc). Cerco di compensare il danno che procuro coltivando la terra in un certo modo, capendo quali sono i danni e gli sprechi di questa società deviata e migliorando, nel mio piccolo, il mio modo di vivere nei suoi confronti. Mi rieduco ad un tipo di vita più in sintonia con la Terra.” “Da un po' di anni abbiamo avviato la pratica Food Not Bombs, cioè il recupero del cibo di scarto e la ridistribuzione di esso, ai concerti, alle cene benefit, alle persone per strada. È una pratica che nella sua ultima evoluzione ha trovato un nome buffo e coreografico ovvero IL VASCELLO VEGANO, il cui scopo è quello di cucinare cibo (in prevalenza di recupero ma anche no), venderlo a prezzi bassi e devolvere ogni ricavato a chi al momento ha più bisogno di aiuto (in prevalenza casse di solidarietà ai detenuti).”

[Ezio] “Ci sono tante cose che mi piacciono di F.N.B., la più profonda e toccante, per me che vivo a Forlì, è il vedere quanto cibo viene buttato ogni giorno… INPENSABILE… in questa società si può mangiare benissimo (anche biologico) senza spendere neppure 1€ … basta farsi i contatti giusti… ed ancora una volta una pratica che ci fa cambiare vita. Il NONCONSUMO, a mio avviso è la pratica più rivoluzionaria di adesso.”

Alla base del gruppo vi è stata una grande condivisione di influenze musicali e umanistiche diverse, quali, ma non solo, gruppi come Negazione, Frammenti. Contrasto, Affranti, CGB, Hobophobic, Ludd, e generi come l’opera classica, il black e death metal (Immortal), il cantautorato italiano (Branduardi), il progressive rock, il punk degli esordi, la musica elettronica, il gothic, il dark, l’emo, il grind, il folk ; autori quali Orwell, Adams, Tolkien, Asimov, Evangelisti e saggistica legata al mondo rurale e contadino.

“Tutto ciò che vediamo, leggiamo, ascoltiamo contribuisce a creare il nostro gusto, per così dire, artistico”, rispose Enrico ad Audiodrome.

E infatti il genere musicale dei LeTormenta, è difficilmente categorizzabile: spesso descritto come earth-grind core, ha sia elementi folk, che punk hc. I testi si arricchiscono di storie, poesie, citazioni. Il risultato è un suono duro, talvolta più melodico, con parole che toccano nel profondo. Spesso si susseguono cambi di ritmo, e i pezzi più urlati si alternano a canzoni lente, espressive. In quanto ai testi, essi hanno costituito la spina dorsale della produzione musicale dei LeTormenta. Enrico per il Kalashnikov collective, alla domanda su quale messaggio accomuni tutti i testi, riferì: ”Un'unica emozione: l'amore. Tutto gira intorno ad esso, il gruppo, la mia vita, il mio mondo. È il cuore di LeTormenta e di ogni cosa faccio. Mi fa piacere se ad altri cuori quelle parole rendono un poco di calore. L'Unico Elemento è un disco dedicato a tutti coloro che sanno cosa vuol dire provare amore mentre Resést è una conseguenza di esso. Difficile pensare alla mia esistenza senza l'amore, smetterei di vivere. […] Quando cerco di raccontare qualcosa provo a trasportare le stesse emozioni che hanno invaso anche me, nel momento in cui mi sono trovato faccia a faccia con esse. Provo a fare un esempio: in Resést c'è una canzone a cui sono particolarmente legato ovvero “Inverno, Storia Del Gatto e Delle Oche”. Quella canzone è il frutto di un'esperienza che mi è capitata veramente, in cui ho visto davvero i gatti le oche giocare insieme e in cui ho avuto una sorta di dialogo con un'altra persona. In quel momento l'atmosfera è cambiata, una sorta di magia ha permeato tutto e mi è sembrato di essere all'interno di una fiaba. Ho cercato di rendere il più possibile le sensazioni che mi attraversavano, anche se devo ammettere piuttosto goffamente, rispetto al ricordo che mi è rimasto dentro. Quella canzone ha molteplici chiavi di lettura e ognuno sceglie quella che più si addice a se stesso. Mi piace lasciare varie porte aperte, di modo che il piccolo spunto che lancio possa condurre a luoghi e a riflessioni diverse. Questo è un po’ l'approccio che ho quando scrivo un testo, raccontare le mie esperienze: tutto quello che mi ha segnato può lasciare qualcosa anche ad altri, quindi ci provo.’’

Il recensore Perno per Punkadeka, il maggiore magazine punk italiano, nel 2013 assegnò 9.2 punti a “L'Unico elemento”, opera prima del gruppo, riportando: “Le liriche rigorosamente in italiano spediscono il messaggio direttamente al cuore, canzoni bellissime mi sono entrate subito nella mia roccia palpitante, canzoni come “Amore nero” o “La Luna” potrebbero fare resuscitare un morto”.

Le Urla Sono il sangue che bagna le tue mani Sono il dolore per cui provi piacere Guardi nei miei occhi (colmi di terrore) e ridi Colmi di terrore .... e ridi Guardi nei miei occhi e ridi Il senso di superiorita' ti riempie di orgoglio Per la continua ricerca del falso Ma secoli di sbagli trovano l'appoggio Di chi dal falso ha creato un impero Ed io sono l'ennesima vittima sacrificale IO ENNESIMA VITTIMA SACRIFICALE Il mio corpo trafitto da freddo acciaio e' il mio corpo PADRONI DEL MIO CORPO Non ho piu' il controllo o forse non l'ho mai avuto In quest'apice di agonia continui a ridere ODIO VENDETTA GIUSTIZIA nella mia mente Ma la bestia sono io e tu che rimani In silenzio davanti a tutto questo sei complice e carnefice. https://letormenta.bandcamp.com/track/le-urla

Sangue che vive Quanto tempo ancora dovro' percorrere questo sentiero non posso saperlo. Le mete sono lontane, miraggi in un mare denso e scuro Sono caduto gia' troppe volte Ma sempre le vostre mani ad alzarmi e le vostre voci a scaldare il mio cuore […] la vetta e' li'. Amici, stringetevi, stringetemi, stringiamoci Cosi' che io possa sentirvi il respiro La forza e il cuore, il sangue che vive Della mia carne, dei miei fratelli Il sentiero che ho scelto e' buio, piu' vado avanti piu' si fa scuro, non riesco a vedere i miei passi, non riesco a vedere i miei occhi. Ma stringo qualcosa nelle mani. Forte. Vive. Stringo altre mani. Le vene si uniscono, il sangue mi fluisce in corpo. Il vostro stesso sangue , il nostro stesso sangue (ed e' cosi' dolce) Stringo...e faccio un altro passo https://letormenta.bandcamp.com/album/letormenta-contrasto-split-7

Domanda bonus: Qualche consiglio ad un giovane punk? [Enrico] ‘’Ecco una cosa che mi sento di dire ai giovani punk e hc di oggi è di non svincolare questo suono e questo mondo dal messaggio politico: sembra scontato (o per lo meno lo è per me!) ma non tutti capiscono che il punk (quello vero!) è nato prima di tutto come analisi, quindi pensiero, poi è diventato suono. Che poi negli anni quel suono sia diventato dannatamente seducente e ben fatto da surclassare la valenza politica forse è anche un po' colpa nostra, dei cosi detti “vecchi”, che non hanno dato forza, o forza abbastanza, ad un veicolo di questa caratura e importanza sociale. Mi vedo da fuori e penso che se non fosse stato per il punk e per i messaggi che ad esempio i Wretched mi sputavano in faccia in quel modo così crudo e violento non sarei mia diventato ciò che sono ora. E là non si può certo parlare di tecnica compositiva o abilità musicale ma era tutta forza ideologica insita in quel caos. Quindi prima di tutto allenare la mente, dedurre, analizzare, capire. Poi si passa alla musica e al divertimento.‘’ [Ezio] ‘’I pochi consigli che mi sento di dare sono quelli di girare il più possibile e di vedere concerti, conosce i gruppi e allacciare con loro confronti, di supportarli comprando/barattando i loro dischi sostenendo così questa scena. Inoltre supportare chi ancora dà vita a fanze, come questa, cartacea, acquistandola, fotocopiandola e divulgandola in giro...’’

“Il punk non si trova ovunque, lo si deve andare a cercare tra le righe, tra le pieghe e negli anfratti.” – Enrico

[Enrico] ‘’Il punk hc non è un genere musicale e non è nato per divertire chi lo suona o lo ascolta: nasce da profondi disagi sociali e dal senso concreto di oppressione con cui la società moderna sta schiacciando se stessa. Il punk è un'arma e una minaccia, e noi come gruppo cerchiamo di usarlo nel modo più appropriato.“ Continua Ezio: “I LeTormenta sono per me il contenitore di tutte le emozioni positive e negative, ma soprattutto delle mie azioni, l’agire come mezzo politico del fare e creare, senza delega alcuna.”

Contatti: https://letormenta.bandcamp.com/

 
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from Ruas MI

numero #2

Le Ombre più Buie, LP, 2025

Le Ombre più buie

Le Ombre più buie è il disco conclusivo dei LeTormenta. Un cammino ventennale che ha scosso ed emozionato migliaia di anime e cuori. Quest’album di sette tracce racchiude tutta l’essenza del gruppo, con maturato e rinnovato vigore. Quelle forze naturali introdotte in L’Unico Elemento, sono ora inarrestabili e il loro impeto è un potente fil rouge lirico che attraversa tutto l’album. Il disco inizia con grande energia con la prima canzone “L’amore per sempre perduto”, a cui segue un climax crescente con “Il grande fuoco” incalzato dai cori ai ritornelli con grande impatto emotivo. “Sglaili”, terza traccia dell’album, è liberamente ispirata a La Collina Dei Conigli di Richard Adams. E’ un brano musicale molto ricco, intenso, in cui parti melodiche, arpeggi di chitarra, cori e humming arricchiscono la traccia punk hc, supportando la voce narrante. Poi “Sbarre”, tratta da una poesia di Carmelo Musumeci, entrato in carcere nel 1991 e condannato all’ergastolo ostativo. Inizialmente veloce e aggressiva, poi più lenta e melodica durante una riflessione alla non-vita degli ergastolani, ritorna poi a un crescendo emotivo e sonoro quando Ezio interpreta una lettera scritta da Carmelo nel carcere di Spoleto a maggio 2020. Seguono “Nelle tue ombre” e il “Sogno del lupo”. Quest’ultima canzone, si muove fra storia e metafora, sogno e realtà, evocando emozioni oscure e notturne, di rifugio e guarigione, luminose e relazionali; il tutto racchiuso da una ricca ambientazione sonora, impreziosita anche dall’uso finale delle tastiere. Conclude “Un altro inverno”, cover dei Frammenti. Nella scelta delle parole e delle immagini, il brano suona come un addio silenzioso e necessario: la fine di un ciclo vissuto fino in fondo, un inverno che passa lasciando dietro di sé rami spogli ma una linfa ancora viva, sospesa tra stanchezza e resistenza.

https://youtu.be/NVYKg5WuWPY?si=UloDteUYqQxvswrR

https://letormenta.bandcamp.com/album/le-ombre-pi-buie-lp To get a copy: ruasmi@tutamail.com

 
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numero #1

Alessandro Ducoli

Ducoli

Ducoli

Tre persone, due cani, un pianoforte e una tranquilla sera d’agosto. Ormai erano mesi che passavo le giornate tra il collezionare insetti in campo e lo studiare in laboratorio le reazioni di piante infestate, per scoprire nuovi dettagli sul linguaggio delle piante. Poi arrivava il weekend ed il più delle volte non era altro che un’occasione per anticipare il lavoro della settimana dopo… ma adesso erano tre settimane di fila con questo ritmo. Presi il telefono, un giro di messaggi per comprendere che quella sera non ci sarebbe stato proprio nessuno disposto a uscire… poco male. Restare a casa era fuori discussione. Raccolsi la giacca, un paio di copie di menti inquinate [quel dannato giornaletto faidate contenente interviste a gruppi che non avete mai sentito e che non sareste mai andati a cercarvi altrimenti e probabilmente dubitavate molto della loro esistenza, che è sempre un piacere propinare in giro] e mi diressi verso la bookique. Avevo infatti sentito che doveva suonare un tipo strano, un minuto di youtube prima di lasciare casa e mi aveva già conquistato! 100 km più sud una macchina sfrecciava veloce nella notte. La bookique è un locale dove si fa musica. E questa breve descrizione dovrebbe bastare considerando la realtà della ridente cittadina che va a dormire presto. Ci sono anche un sacco di persone… di solito. Quella sera non c’erano che due baristi, due passanti e me. La locandina diceva chiaramente inizio concerto alle 21… erano le 21.45 e nessun’altro. Sfodero le menti inquinate e ho subito l’attenzione dei due baristi (il 50% del pubblico precisamente)… ben presto scopro che uno di loro aveva partecipato ad Eco Art! Avete presente il festival annuale in Val di Non sul lago di Santa Giustina “rumori dal lago”? Bene, è su quelle sponde che il popolo di Eco Art ha vissuto in armonia con la natura per diversi anni. Ora rimangono solo poche tracce di quello che sono stati, ma venti anni fa sareste potuti rimanere ammaliati dalle loro creazioni. Attraversare quella parte di bosco dove si radunavano era un po’ come entrare in un mondo fatato.

Infatti avevano fatto numerose costruzioni usando arbusti e sassi trovati sul posto, avevano fatto il loro anfiteatro e fili scendevano dagli alberi riportanti delle poesie. Si erano anche costruiti una zattera per poter girare il lago e ripulirlo dai cadaveri galleggianti di bottiglie di platica e altri imballaggi. Pian piano inizia ad esserci più gente, due cani, un pianoforte, due sagome all’orizzonte … finalmente si inizia. Al centro della piazzetta di fronte al locale hanno preso posizione Alessandro Ducoli ed il suo staff: un pianista (Valerio Gaffurini) e due cagnolini, che rapisco subito l’attenzione dei bambini presenti (… i cagnolini!) Il concerto, o meglio, lo spettacolo, è un continuo alternarsi di aneddoti e canzoni che spaziano armonicamente fra il folk, il blues, il jazz ad il rock. Le canzoni raccontano storie, interpretano poesie, parlano d’amore e di viaggi, di solitudine e di gioia. Continui sono i rimandi alla natura selvaggia, ai suoi abitanti e alla loro esaltazione… impossibile non cogliere l’occasione di conoscere più da vicino il protagonista della serata!

Mi ritrovo quindi al bancone a sorseggiare birra con lui, il Ducoli, e scopro che anche lui è passato per le fanzine faidate, stampando appassionate storie, su supporti cartacei, destinati all’usura per arrivare pressoché illeggibili all’utente finale. La fanzine si chiamava Pecora nera ed era dedicata alle band folk inglesi, che non troverete citato all’interno della sua vastissima bibliografia di racconti ed album musicali e tantomeno nelle recensioni ed interviste del circuito indipendente.

Ducoli

A fine del tuo concerto a Trento mi raccontavi che la domanda che viene fatta nelle interviste e la consecutiva risposta che più odi è quella riguardante il panorama musicale italiano ed alla sua precarietà. Mi dicevi infatti che molti professionisti della musica puntano il dito contro la mancanza di spazi, ai giovani d’oggi.  Ma il punto secondo te è che qualcuno innanzitutto ha creato i gusti di questi giovani d’oggi e che è vero che ci sono pochi spazi, ma gli spazi si conquistano e si creano se segui l’estro dentro di te, il fuoco e conosci il tuo passato. Che non vuol dire che bisogna copiare gli schemi di quelli che son riconosciuti i divi della musica nell’estetica e nel contenuto, ma saper cogliere il loro genio e costruire qualcosa di nuovo, senza aver paura di mostrare qual è la propria formazione. La musica è in continua evoluzione, anche quando sembra involversi. Questo dovrebbe essere un assunto che consente a chiunque di sperimentare nuove cose, nuovi suoni, nuovi ritmi e nuovi slogan. Il problema vero arriva quando subentra il concetto reale che sta dentro a quello di evoluzione: sopravvive il più adatto. È questo che, nella musica, abbiamo travisato oggi: si ritiene che sia più adatta la merda, trascurando il semplice fatto che la musica, volenti o nolenti, è una forma di espressione tra le più assolute e pertanto comunque sacra (non nel senso teologico del termine). Se chiunque vuole dirci che è bello essere una merda deve metterci il pensiero, e che sia forte, innovativo, in grado di sostenere con forza il solo semplice fatto di essere una merda… altrimenti non si è altro che un povero stronzo, l’ennesimo. Certo è naturale una certa tendenza nel “derivare” modelli che sono andati bene a qualcuno. È successo con tutti: con Hank, con Elvis, poi Chuck Berry, poi sono arrivati i Beatles e poi giù di beat, e poi via dicendo passando per il punk, per l’hard rock, per The Cure, Marley, per i Duran Duran, fino al grunge e a tutto il resto di cui oggi ho perso il filo. Ogni forma artisticamente perfetta, viene da sempre emulata fino all’esasperazione. Ma non sarebbe nemmeno un problema: il problema vero è oggi se ne abusa oltre ogni limite, fino a massacrare i coglioni di tutti con il concetto di “squadra vincente”… la si copia, la si munge, la si spreme, fino a quando può dare qualcosa… anche senza essere Elvis è bello essere come lui. Questo in genere accade soprattutto in Italia, nella musica oltre confine si riesce sempre a cogliere un certo amore per i grandi maestri. In Italia non riesco ancora a cogliere fino in fondo questo fatto… ci stiamo fracassando le ossa di taranta, de denadreismi, ci stiamo stanno fracassando i coglioni con tutti questi indie obiettivamente orribili (oggi una band indie la si intuisce già dal nome…). Prima c’erano i cantautori, poi i melodici, poi quelli del Vasco style, poi quelli della dance e via dicendo. Tutti a copiare e ripetere, sempre più male, sempre peggio. Sembriamo insetti. Tutti a parlare d’amore e tutti con facce che non sembrano aver nulla a che fare con l’amore. Tutti a parlare di rivoluzione… la stessa cosa. Tutti a parlare di noia… peggio, stanno sdoganando in merda anche quella. La musica è intrattenimento prima di ogni altra cosa. Anche prima del valore artistico, che dovrebbe essere comunque una condizione necessaria. Si suona per far muovere i culi e i cuori. Questo è quello che si deve fare. Quello che vedo oggi è soprattutto gente che suona e scrive per farsi adulare. Il concetto canzone viene sempre per ultimo, come se Mozart o Verdi non avessero avuto a cuore il cuore del pubblico…

Ducoli

La tua bibliografia e discografia si compone di svariate decine di album e libri, dove trovi la voglia di alimentare questo immenso estro creativo? Dalle cicatrici. Dall’abuso quotidiano dell’esercizio più logorante che possiamo fare: scopare, bere, mangiare, cagare, pregare, insultare, bestemmiare, sputare, respirare… Queste robette qui. Se fai tutto senza badare alle cicatrici, il gioco è fatto.

Ducoli

Ducoli e il mondo naturale, selvaggio. Perché è così importante per te il rapporto con la natura e la foresta, i cui elementi si percepiscono in molte delle tue canzoni? Io ho scelto di fare il funzionario pubblico in ambito forestale (non Guardia Forestale! Ma Dottore Forestale!), perché ho sempre creduto nel valore collettivo che sta dentro alle foreste. Era già stato scritto a caratteri cubitali da Carletto Magno nel prezioso Capitulare de villis, e poi sancito più volte nei successivi provvedimenti legislativi fino ad oggi. Il problema è che ho scelto Regione Lombardia che non sta dando un grande esempio di “valore collettivo”, ma questi sono problemi miei… Se ho scelto questo significa che mi va bene così, anche solo per il fatto che ogni volta mi piace impazzire per rimettere le cose a posto (fin dove riesco). La questione forestale penso che arrivi in primis da una laurea in Scienze Forestali, ma anche dai miei autori preferiti: da Mark Twain e H.D. Thoureau (l’Anarchico), fino a Jack London. La foresta è un organismo vivo. Come ogni altro ecosistema, tende naturalmente a un proprio equilibrio… Si dice Capacità di omeostasi e descrive l’innata e straordinaria attitudine di questi “spazi” a riguadagnare il proprio equilibrio anche di fronte ad eventi esterni estremamente negativi. In un certo senso è come se alberi, funghi, muschi, felci, licheni e animali, fossero esseri umani in fase di convivenza obbligata (quando si osserva la straordinaria bellezza di una foresta vergine, non bisogna mai trascurare che la realtà dei fatti è un continuo combattersi, allearsi, mangiarsi, rubarsi lo spazio, la luce, l’acqua e l’aria; a tutt gli effetti, il concetto di biodiversità naturale, non è tanto diverso da quello di biodiversità umana… ma se vuoi è più facile citare il mondo è bello perché è vario); calamità naturali, incendi, disboscamento, ignoranza, bracconaggio, olio di palma e pesca dei delfini, sono gli tutti eventi esterni negativi… Io studio il limite oltre cui non si può andare e credo che, per forza di cose, sia diventata una deformazione professionale anche in tutto il resto che faccio. Rimane il fatto che il mio contributo alla gestione forestale terminerà allo scadere dei miei 50 anni (per come la vedo io: allo scadere del mio secondo turno di curazione forestale), perché vorrei passare il testimone a gente giovane e più propensa ad aggiornarsi rispetto a me… poi farò il cantautore vero.

Ducoli

I rimandi sono molteplici mi viene in mente Brumantica, lettera, tutta colpa sua, Rattus, in Sandropiteco e molte altre. A volte sembra un richiamo all'umiltà nei confronti del rispetto della natura, rispetto per i suoi meccanismi, ma anche un richiamo per l'uomo animale di essere parte consapevole di un ecosistema, che scandisce i ritmi uguali per tutti (anche nell'amore). L’abbiamo definita deformazione professionale… Non c’è solo “rispetto della natura” nelle mie canzoni, c’è anche molta della mia naturale, puerile, incontrollata, ossessiva, autodistruttiva, presunzione… Tutta comunque mossa all’interno di un teatrino funzionale all’elevazione (sia nel senso sessuale, ma anche in quello naturale: abete … abeo-ire, andare verso l’alto… qualcosa di simile…), sempre attuata con profonda scemenza, ma in una visione Ducolicentrica del mio agire. È qui che si torna al concetto di cicatrici di cui parlavamo prima: puoi anche essere presuntuoso nel tuo agire, ma solo quando sei mosso da onesto e dolce esercizio delle cose sei giustificabile anche se non sei altro che un povero pirla (inelevato, riabbassato…).

Per quanto riguarda i libri, raccontaci qualcosa su qualche storia, qualche consiglio per la lettura! I libri sono segreti. Consiglio la lettura di Star Rover… come sempre.

Ducoli

Discografia essenziale ADORABILI CANNIBALI (2023) IL COTONE (2022) 20 KM DI PAURA (2019; PLK) DIAVOLI E CONTRARI (2018) GUFI, ALLOCCHI, BARBAGIANNE E ALTRE GIOVANI STREGHE (2015) DIVANOMACHIA (2015) IO CHE SONO SOLAMENTE UN SERVITORE (2014) SANDROPITECO I-II (2013) TRALLALLEROTRALLALLA’ (2013; Artemisia absinthium, Piccoli Animaletti) BRUMANTICA (2011; De luxe edition) PICCOLI ANIMALETTI (2010) LURIDO LIVE! (Mammut Festival; 2009) QUANDO SI TAGLIAVA LA CODA AI CANI (2008; Ristampa) ARTEMISIA ABSINTHIUM (2008) LOLITA'S MALTS (2007) BRUMANTICA (2006) TAVERNE, STAMBERGHE, CAVERNE (2003; La Banda del Ducoli) ANCHE IO NON POSSO ENTARE (200) MALASPINA (1999) LOLITA (1997) SOPRA I MURI DI QUESTA CITTÀ (1995; demotape) ROSSO (1994; demotape) BACCO IL MATTO CERCATORI D'ORO (2000; Bacco il Matto) SAN MARCO (1999; Bacco il Matto) CLETUS COBB I NEVER SHOT AN INDIE (2013; Lupita’s Project) I NEVER SHOT AN INDIAN (2013; Spanish Jonny, The Other Apostles) I LEAVE MY PLACE TO THE BITCHES (2009; The Other Apostles) EASYLOVE (2008; The Other Apostles) JOKERJOHNNY II (2007; Spanish Johnny) JOKERJOHNNY I (2006; Spanish Johnny) TONIGHT'S THE DAY (2004; My Uncle the Dog)

Album scelti: Brumantica Brumantica è un album delicato, lento, carico. Alla sua composizione hanno partecipato volti noti del panorama jazz italiano. Le tematiche sono imperniate sul binomio atroce presenza/mancanza nell’amore per qualcosa, di qualcuno, di qualcosa. I testi, a primo ascolto talvolta enigmatici, vengono spiegati nel booklet attraverso altrettante enigmatiche poesie, che ti avvolgono e ti rendono partecipe e ti aprono la strada a numerose altre interpretazioni e divagazioni, d'altronde, come scritto in calce “Brumatica è l’arte di conoscere i meccanismi della nebbia che passeggia sul bordo del fiume. Quellafoschia leggera che spesso ti confonde la traccia del sentiero.” Chiude la prima parte dell’album la cover in chiave jazz di La Canzone Marinella di De André, seguita da ben dieci bonus track.

https://youtu.be/Qvl94oDqLKs?si=izWeQzsF37AVoq9V

[..]Un pezzo di luna sopravvive alle luci di questi lampioni Attraversa le prime foglie dei tigli e colora le pozze di pioggia rimaste appoggiate su questo sentiero Ricalcate su questo selciato di pietra di cava appena rubata dal fondo del fiume. Nidi di ragno, di merlo, di corvo, rifugi di gufo e di sorcio Scorci di luce riflessi nell'acqua di stagno che usano i miei topiragno Le acque che abitano tutte le altre famiglie accertate di questo immenso universo, diverso.

Lupita’s Project .Never.Shot.An.Indie (2008-2013) Due album in uno, dal rock e pop-rock di Sex Me, con richiami synth ai Deep Purple come in Lady Mud, alle storie rock’n’roll di I.Leave.My.Place.To.The.Bitches. Lasciatevi trovolgere dal ritmo r’n’roll fresco e sprezzante!

Trallalerotrallalà (Deluxe Ed. 2013) Trallalerotrallallà è un delizioso album di filastrocche, gli stili musicali variano dalla musica leggera, al pop al rock. Come in molti altri album le collaborazioni musicali sono molteplici, coinvolgendo qui anche un coro di voci bianche, che interpretano Rattus, canzone dedicato alla forze distruttrici della natura.

Vorrei ricordare ai lettori che anche Alessandro Ducoli ha pubblicato oltre 27 libri con decine di racconti, purtroppo solo in italiano. http://www.ducoli.eu/books.htm

Carne e Ossa (Ed. Latakia, 2020) Un testo breve che si sviluppa in tre parti, iniziando fra ragionamenti, dialoghi e considerazioni per poi addentrarsi in un mondo distopico sospeso fra realtà e incubo e terminare in un garage dove sembra essere passato un Platone sbronzo in fuga dalla caverna. Diretto, arrabbiato, irriverente e spietato come non mai, Alessandro Ducoli si fotografa e ci fotografa esponendo i suoi scatti senza ritocchi né filtri, mostrando ogni soggetto per ciò che è. In carne e Ossa.

Io ho letto “Il naufragar m’è dolce…” e l’ho trovato strepitoso e molto diretto. Alcune storie mi hanno fatto ridere,altre sorriddere, e altre le ho trovate semplicemente avvincenti. Il libro include: Vacanze italiane (2011), Lo sbarco in Lombardia (2013), Whisky Tales (2008-2010): Quindici brevi racconti. Spassosissime storielline per chi lo whisky può apprezzarlo anche come semplice fonte di pensiero. Storie da degustare! Consigliato anche agli astemi; The Whiskiller (2010), Degeneration Beat – Tropico Boreale (2004-2005); Dopotutto si muore (2012), bonus cd «Diavoli e Contrari»

Contatti: http://www.ducoli.eu/ https://open.spotify.com/intl-it/artist/0wAcsF2lsHxGlcNykcZDrY ducoli.71@gmail.com

 
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from ailaroe

L’idealizzazione ha un aspetto di luce: ci permette di sperimentare i sentimenti più puri, nella loro forma più elevata ed intensa. Nel suo tempo, la creatura che li ha catalizzati ci sembra anche in grado di accoglierli, questa speranza ci permette di provarli nella loro pienezza. Solo il divino ha la possibilità di mantenere integra l’idealizzazione, quando lo poniamo al riparo dalle dinamiche della relazione umana e dalla delusione che ne può derivare. Solo il divino può sostenerci nell’espressione continua e infinita di quel tipo di sentimenti. Nel divino sperimentiamo divina grandezza. Vrindavan.

 
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from Ruas MI

numero #1

Centromalessere

Centromalessere

Olá, Pol! Como é que surgiu a ideia de dar início ao projeto musical Centromalessere? Como é que se conheceram? Vêm de experiências musicais diferentes; o que é que trazem dessas experiências e o que é que, por outro lado, pretendem propor agora? Olá! Olá, amigo!! Então: a ideia do «Centromalessere» surgiu da paixão que sempre tive pela música de autor e da necessidade de cantar as minhas razões (e também os meus erros) a um público variado, a todos, enfim… Tinha muitas canções em preparação há anos, mas sabia que não conseguiria valorizá-las sozinho; por isso, perguntei a dois amigos se queriam ajudar-me e foi assim que começámos esta aventura. O Cisco, (guitarra e coros), o Fedri (guitarra com solos fantásticos) e eu vínhamos de mundos musicais muito diferentes, mas isso não era um obstáculo, pelo contrário... Cada um traz consigo algo diferente e, uma vez na sala... vamos lá com as ideias! A certa altura, passámos a ser seis, incluindo uma violinista. No entanto, o grupo estava desestruturado, as pessoas iam e vinham. Imagina que devíamos tocar com os Modena City Ramblers, mas, infelizmente, não deu em nada! Tivemos de procurar um novo teclista e foram precisas dezasseis tentativas para encontrar um novo. A banda, agora, é algo abstrato. Para mim, a música faz parte do dia-a-dia e gostaria de ver a banda como uma família. Se não te convém, divorcia-se. Não faz sentido que uma pessoa tenha de fazer tudo e que tenha de estar sempre a lembrar aos outros para virem aos ensaios. O Centromalessere é um grupo onde quero expressar-me. A criação de canções é feita pelas pessoas que a fazem. Depois, cada um tem os seus interesses, mas compor músicas é uma razão de viver. Na formação atual, somos cinco: eu (voz e baixo), Cisco, Al (guitarra solo), Bonzo (bateria) e Pola (teclados).

Já foram entrevistados por alguma outra revista? Siamo stati intervistati da Guido Smadelli per conto di L’ Adige. Guido era il bassista dei Pietra Filosofale, primo gruppo progressive della nostra regione.

La Sindrome dell'Uomo

Ao ouvir as vossas canções, percebe-se toda a vossa mestria como músicos, bem como aquela atmosfera sombria que se sentia nos Congegno! Quanto à habilidade, agradeço-te, mas posso garantir-te que não somos especialistas; o nosso ponto forte não é, certamente, a técnica. Já no que diz respeito aos Congegno, por outro lado, posso dar-te razão, no sentido de que, como sou eu que escrevo as letras de ambos, é normal que se sinta uma espécie de fio condutor na minha forma de escrever. Depois, tenho de te dar razão também noutra coisa, a melancolia; de facto, admito que não sou muito alegre musicalmente... Quanto à melancolia sonora, creio que seja simplesmente uma questão de gostos ou de um certo tipo de atitude, ou de várias influências, sei lá... A melancolia verbal, por outro lado, surge simplesmente da minha maneira de ver e de querer dizer as coisas... ou seja, considero que não é interessante falar de forma alegre e despreocupada sobre algo que é bonito e que funciona bem; prefiro falar das coisas que me afetam negativamente, para poder compreendê-las e, quem sabe, um dia melhorá-las; entretanto, começo por tentar compreendê-las.

Estão a trabalhar em alguma peça nova? Estamos a trabalhar num segundo álbum, depois do nosso álbum de estreia «La Sindrome dell’Uomo». Já nos tornámos um grupo de obituários. Cantamos sobre assassinos em série, homicídios ou mesas de cabeceira. O álbum incluirá a canção «Pamela», sobre uma rapariga encontrada morta numa mala em Macerata; e depois «Specchio», que fala de uma rapariga que não gosta de si própria, torna-se anoréxica e morre. Mas ela vive uma dor dupla: além de se destruir a si própria, rejeita a dádiva de ter vindo ao mundo. Na minha opinião, estas canções nem sequer deviam ser explicadas. O público não deve tornar-se a agência fiscal das palavras. Uma canção pode ser o conjunto de muitas outras histórias e da forma como as imaginamos noutros contextos. A experiência com os Psychoanalisi, por outro lado, chegou ao fim. Agora tenho um novo grupo, os Reflusso, que musicalmente são um pouco mais hardcore do que estes últimos. Já temos algumas faixas e esperamos gravar um álbum no início de 2025!

Psychoanalisi O projeto paralelo de psicanálise estreou-se com «Musica per Cervelli» em 2019, com design gráfico de Pol e coproduzido também pela Ruas MI. https://psychoanalisi.bandcamp.com

Podias voltar a contar a história de Pino Erba e explicar por que razão consideraste importante voltar a abordar o seu trágico fim? Escrevi a canção de uma só vez, pode-se dizer, porque há anos que, na fábrica onde trabalho, em Roveré della Luna, me contam a misteriosa história desta personagem, provavelmente morto por uma brincadeira de mau gosto ou por uma rixa que acabou mal. Digo «provavelmente» porque não há certezas, pois o Pino estava sozinho e ninguém se preocupou em descobrir a verdade; o que é certo é que, na noite em que morreu, tinha o hálito a cheirar a gasolina; Há quem diga que lhe arranjaram tudo e há quem diga que ele fez tudo sozinho; há quem fique irritado quando dizem que ele se desenvolveu sozinho e há quem fique irritado pelo contrário; infelizmente, acho que nunca vamos saber a verdade... Escrevi esta canção apesar de não conhecer diretamente o Giuseppe Erba, conhecido como Pino, porque o conheci indiretamente ao longo dos anos através das palavras daqueles que lhe tinham carinho e, por isso, acabei por me afeiçoar a ele. Uma noite, estava no bar completamente bêbado e observava uns velhinhos ainda mais bêbados do que eu, que se divertiam à grande e espalhavam alegria, e pensei: quero escrever uma canção para elogiar estes velhinhos bêbados porque, no fim de contas, proporcionam-nos imensos sorrisos, ok, nem sempre... mas muitas vezes... aqueles que eu conheço... no dia seguinte, pensei que havia um bêbado que não conhecia pessoalmente, mas que me parecia mais próximo do que os outros: era o Pino!!

Brindiamo per Pino Pino al mattino aveva già voglia di bere ed andava a chiedere di casa in casa un bicchiere che fosse di vino di grappa o liquore a Pino bastava un bicchiere offerto col cuore Pino alla porta bussava e a chi lo ospitava augurava buona pasqua e per non sbagliare anche buon natale la gente gli offriva il bicchiere lui lo prendeva e in un sorso soltanto in un sorso beveva Poi ringraziava il bicchiere appoggiava e ripartiva verso un’altra casa verso chi gli offriva un bicchiere di gioia e cinque minuti soltanto del proprio tempo cinque minuti della propria vita Pino era sempre in cammino beveva e smaltiva scendeva e saliva la strada in paese voleva soltanto del vino non aveva altre pretese Pino era un uomo gentile non era insistente Pino era un uomo cortese chi l’avrebbe mai detto che un giorno ne avrebbe pagato le spese Pino un mattino come sempre in cammino suonò il campanello alla porta di un triste destino poi fece un sorriso al falso buon viso che quella mattina gli diede da bere benzina così senza guardare il veleno ingerì la mano vigliacca decise così Pino riprese il cammino ma alla sera morì così senza guardare il veleno ingerì la mano vigliacca decise così Pino riprese il cammino per l’ultimo dì Brindiamo per Pino affinché il suo assassino si possa di notte svegliare davanti al fantasma di Pino che gli grida in faccia felice natale!” Brindiamo per Pino affinché il suo cammino possa continuare senza mai incontrare la mano codarda già pronta alla porta del male Brindiamo per Pino affinché il suo cammino possa continuare senza mai incontrare la mano codarda già pronta a fargli del male

https://youtu.be/Hy_ybusq4CQ?si=1ngXVMqn2EBc2axb

  • De uma entrevista iniciada em 2017 e atualizada ao longo dos anos

centromalessere.bandcamp.com centromalessere.tn@gmail.com

 
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from ▪︎Petra Von Kramp▪︎

Coazione a ripetere

Entrambi abbiamo agito in modo vile e spregevole con persone considerate da noi inferiori, per motivi, forse abbastanza scontati. Li abbiamo tenuti -e li teniamo ancora- con più o meno consapevolezza, in nostro potere. Detesto ammetterlo, ma siamo simili nel nostro essere infimi e infami.

Siamo simili nel nostro svalutare e pontificare; se tu sei più spietato è solo per il diverso innato temperamento, ma l'intento di schiacciare con il nostro fare da padri-padroni e madri-matrone è il medesimo.

Tutto questo parla più di noi e di quanto siamo piccoli; parla più delle nostre parti prese a calci e ricoperte di sputi. Non parla di chi subisce, no: loro forse ci amano, cercano un angolo dove mettere i nostri panni sporchi e dopo ci aiutano persino a smacchiarli.

Io e te, dopo aver mancato di gentilezza, ci prostriamo all'altro, ci spertichiamo in scuse convincenti e addolorate; vorremmo sotterrarci però, perché in fondo l'altro è sempre il nostro specchio e quel riflesso ha proprio dei contorni che ci portano solo nausea e vergogna.

Qui di lieto non c'è niente, ma solo dinamiche che si reiterano nel tempo, perché la frustrazione di ritrovarsi in una condizione che in realtà non avremmo voluto vivere o si impara a maneggiare o si finisce per essere maneggiati a propria volta con mani di acciaio gelide e ingenerose

 
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from cassette:pirata

Copertina: Ahmet Kaya, Acılara Tutunmak

Ahmet Kaya · Acılara Tutunmak · Turkey · Taç Plak

Ahmet Kaya · Acılara Tutunmak · Turkey · Taç Plak

Format: Cassette, Süper Stereo Label: Taç Plak, İMÇ 6. Blok 6409, Unkapanı, İstanbul Year: Not printed on the cover. Probably mid-1980s (unverified)

Some covers make you stop digging through the crate, and this is one of them. A harsh, high-contrast black-and-white photo of Ahmet Kaya, looking like it was photocopied one too many times, with the title in hot magenta. Taç Plak's crown logo sits in yellow on the spine and in pink in the corner. It is cheap Unkapanı cassette printing at its best, when the cheapness became the style.

The man

Ahmet Kaya (1957–2000) was born in Malatya and became one of the most loved, and most hounded, voices in Turkish music. He came up through folk and özgün müzik, then mixed in arabesk and protest song. His songs deal with poverty, injustice and longing, and they made him a hero to many listeners and a problem for the authorities.

His story ends badly. In 1999, at a televised ceremony, he said he wanted to record a Kurdish-language video. The backlash was brutal, prosecution followed, and he left for France. He died in Paris in November 2000, aged 43. Thousands attended his funeral at Père Lachaise, and his reputation in Turkey has largely recovered since.

The record

This is early Kaya, and it's basically a poetry album set to music. Hasan Hüseyin (Korkmazgil), the great leftist poet, supplies five of the ten songs. Enver Gökçe, Orhan Veli and Ataol Behramoğlu are heavyweights of Turkish verse too. Kaya wrote all the music and only one set of lyrics (“Neden”).

The title track became one of his signature songs. The tape closes with “Sivastopol Marşı”, a march about the siege of Sevastopol in the Crimean War. It's probably traditional, which would explain the missing credits.

All the music is credited to Ahmet Kaya, except the closing march, which has no credit at all.

There is an unidentified track on both sides of the cassette. Furthermore, the order of the songs printed on the cover does not match the order in which they were recorded on the tape.

Credits Producer: Cihan Sütşurup Arrangement director: Sezer Bağcan Sound engineer: Yılmaz Karayalım Recorded at Stüdyo Değişim

The J-card also carries the line saying Taç Plak is a member of the S.S. Müzik Prodüktörleri cooperative, the printed sign of legitimacy that gives the Turkish cassette scene its charm.

Covers

Cover

Cover

Cover

Tracklist

Side A

  1. Amenna (words: Hasan Hüseyin)
  2. Öyle Bir Yerdeyim Ki (Hasan Hüseyin)
  3. Acılara Tutunmak (Hasan Hüseyin)
  4. Yusuf Yusuf (Enver Gökçe)
  5. Ghost track

Side B

  1. Kadınlar (Hasan Hüseyin)
  2. Macera (Orhan Veli)
  3. Neden (Ahmet Kaya)
  4. Bu Dert Beni Adam Eder (A. Behramoğlu)
  5. Güzel Günler (Hasan Hüseyin)
  6. Sivastopol Marşı (no credits printed)
  7. Ghost track

Listen

Internet Archive listing

 
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from ▪︎Petra Von Kramp▪︎

Naïf onesta

So di essere estremamente naïf mentre mi poggio, scomodamente, su pensieri dall'aspro sapore dell'invidia, ma sono anche questo: invidiosa, appunto.

Invidiosa di chi, grazie al lavoro che svolge gode di un diritto innato, forse appartenente a noi tutti e cioè il diritto alla vanità. E ne gode senza che questo lo faccia sembrare patetico: è il suo stesso lavoro che nobilita l'atto di mostrarsi, imbellettarsi, pavoneggiarsi e costruire nella mente degli altri un ricordo prestigioso di sé. Mi si potrebbe controbattere, a ragione, che magari il soggetto in questione per arrivare dov'è ha studiato, ha investito su di sé, insomma, quel posto lo ha immaginato, sognato, sudato(?) e dunque se lo è guadagnato. Niente di più vero, ma questo è un assunto che riguarda chiunque nella vita ottenga qualcosa con i propri sforzi.

Allora diciamo che continuo intrinsecamente a provare un fastidio atavico che a seconda dei casi infuoca le mie viscere in maniera più o meno intensa; poco importa, internamente sono comunque in fiamme. Tutto questo non mi fa vivere bene, perché indubbiamente ripercorro le mie scelte e quelle che i miei due adulti di riferimento avrebbero dovuto prendere in considerazione per me e si sa come si sta dopo certi pensieri; dunque mi sposto su ciò che ha portato all'origine di tutto questo modus operandi ormai collaudato, accettato e perfettamente integrato nella nostra società come se ciò potesse in qualche modo domare le fiammate, che si dipanano velocissime. Mi ritrovo con delle risposte fattuali ma con le interiora ridotte in cenere perché la sensazione perpetua è quella di far parte di un meccanismo in cui molti di noi divengono dei pezzi interscambiali, mangiati dalla fatica e con i cervelli, a volte, troppo stanchi per partorire concetti lucidi. Sento come se tutto questo riflettere su delle differenze così enormi ma reali, rischi di corroderci o forse sono io che mi sento -ingenuamente- corrosa

 
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from Frecce in volo

29 Settembre

Luogo: campo di tiro esterno Meteo: sereno Temperatura: non rilevata

Anche oggi bel tempo, quello giusto per fare una capatina al campo di tiro. Un po' di tensione muscolare, che non è il massimo. Infatti la sessione non è il massimo come punteggio (un po' troppi “rossi”). La sensazione però non è male. Ancora da migliorare il follow through. Bisogna fare un po' più di attenzione. Non siamo arrivati a fare 60 frecce, ma solo 45, complici anche le giornate che si accorciano. Andare in campo alle 17.30 accorcia il tempo disponibile. Ecco qua statistica e punteggio.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Europol lancia allarme sul crescente traffico di cannabis dal Nord America e dalla Thailandia verso l'Europa

Le reti criminali transatlantiche sfruttano i mercati legali sovrabbondanti per introdurre prodotti ad alta potenza nel nostro continente

Recentemente è stata scompaginata una rete criminale che operava attraverso l'aeroporto di Bruxelles usando “estrattori” e dipendenti compiacenti per evadere i controlli ed importare cannabis sul territorio europeo.

Europol ha constatato un aumento esponenziale del contrabbando via cargo aereo e container dal 2023. Le Organizzazioni criminali utilizzano metodi sempre più sofisticati: compagnie fittizie, marketplace online e metodi di occultamento avanzati. L'impatto è grave: violenza, corruzione, riciclaggio di denaro e rischi per la salute dei consumatori, nonché un danno ambientale significativo dalle coltivazioni illegali non regolamentate.

Europol ha istituito una Task force Operativa, dedicata a smantellare queste reti e rafforzare la sorveglianza alle frontiere. La rotta dell'Africa occidentale, già usata per la cocaina, viene ora sfruttata anche per il traffico di cannabis.

L'Europa risponde in modo coordinato a questa minaccia in evoluzione che mette a rischio sicurezza, salute e ambiente.

#MinacciaCannabis

Immagine generata con Intelligenza Artificiale

 
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from Bymarty

Non speravo in una risposta, non volevo fare accuse, il mio era lo sfogo, di chi involontariamente si è trovata a dover affrontare, condividere una situazione, nuova, particolare e difficile! Non mi sono schierata , semplicemente sono rimasta là, al mio posto, nel bene, nel male , nella distanza, ho smesso, in parte di preoccuparmi troppo x gli altri, xchè non fa bene alla mia salute, non ho voluto assolutamente dire la mia, su una storia che merita delicatezza, ma soprattutto rispetto! Ho continuato ad essere me stessa, ho continuato e continuerò sempre a voler bene a tuo figlio, nonostante credo mostri già i primi segni della situazione e credo sia normale! Ho ascoltato lei, e non solo, ma senza poter in qualche modo dire la mia, ho ascoltato come ho fatto con te, ho messo da parte ogni confidenza, ogni parola, ho semplicemente fatto ciò che avrebbe fatto una cara amica, non volevo giudicarti, ma è ciò che appare ai miei occhi! Non spetta a me , che non sono nessuno, comprendere, xchè non è la mia vita che sta subendo un cambiamento, ma la vostra, però amico caro, a volte il dolore ci fa apparire ed essere così, lo so x esperienza, xchè anch'io x un motivo diverso ho visto crollare tutto davanti a me, certezze, futuro, sogni, ed oggi a quasi 2 anni, riaffiorano dubbi, paure, incertezze e timori! E l'unica mia forza rimane mio figlio, la volontà e il bisogno di vederlo crescere, di stargli accanto, non sono una madre perfetta, non posso io dirti come comportarti, ma spetta a noi proteggere e dare l'esempio, spetta a noi sacrificarci e sicuramente di errori ne abbiamo fatto, xchè siamo umani! Posso immaginare il tuo dolore, capire, ma non posso andare oltre e non posso pretendere da nessuno di voi, nulla di più! Ho riletto con attenzione, ho percepito il tuo dolore, apprezzo che anche in questo modo, tu abbia voluto confidarti! Non posso pretendere di rimanere nelle vostre vite, lo so che i rapporti cambiano, forse alcune mie affermazioni sono state troppo pesanti o inappropriate, mi spiace, ma almeno credo siano servite a me x capire! Sapevo già da tempo che cmq le cose sarebbero cambiate, sapevo che non avrei potuto fare nulla , avevo la consapevolezza che ognuno ha la propria vita, ognuno di noi è libero di credere, di affidarsi o confidarsi con chi vuole! È vero è passato tanto tempo, ma forse mi ero illusa io di poter davvero tendere la mano , ho peccato di presunzione, perché non posso arrivare , là dove , non è il mio posto, non posso dire la mia su fatti, che non mi riguardano e soprattutto giudicare! Chissà il mio unico pensiero sinceramente è sempre andato a vs figlio, e oggi il mio augurio e che possa continuare a crescere ed essere sereno! Io non posso fare di più, posso scrivere , ma so , e ti do ragione, le parole a volte , cambiano, aspettano, si perdono... Oggi mi hai dato modo di riflettere, pensare e per un momento smettere di pensare alle mie paure, a ciò che devo affrontare, non per colpa mia, anzi, chissà il destino, o una punizione dall'alto! Ma so per certo che non possiamo permetterci di mollare, tra alti e bassi, dobbiamo vivere, sopravvivere e combattere x i nostri figli e le persone a cui vogliamo bene!

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

EUDA (Agenzia dell'Unione Europea contro le Droghe) e Italia insieme per sistemi di allerta precoce più forti

L'Agenzia dell'Unione Europea contro le Droghe (#EUDA) e l' Italia stanno collaborando per rafforzare i sistemi di monitoraggio delle sostanze psicoattive di nuova sintesi (#NPS) a livello internazionale. Recentemente esperti sugli stupefacenti provenienti da sette paesi partner dell'allargamento e del vicinato (Albania, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Moldavia, Montenegro e Ucraina) hanno effettuato a Roma una visita di studio di tre giorni. Tra le istituzioni coinvolte il Laboratorio di Tossicologia Forense dell'Università Cattolica di Roma, l'Unità di Investigazione Scientifica dei Carabinieri, il Servizio di Polizia Scientifica e il Centro Nazionale sulle Dipendenze e Doping dell'Istituto Nazionale di Salute.

Le New Psychoactive Substances sono droghe sintetiche di laboratorio progettate per imitare gli effetti di sostanze stupefacenti tradizionali (cannabis, cocaina, ecstasy, ecc.) ma con strutture chimiche leggermente modificate. Possono essere estremamente pericolose perché non esistono studi sulla loro sicurezza, tossicità ed effetti a lungo termine.

Attraverso i progetti di cooperazione tecnica finanziati dall' #UE (IPA8 e EU4MD II), si sta lavorando per estendere le capacità di allerta precoce oltre i confini dell'Unione Europea, coinvolgendo partner internazionali nella lotta a queste nuove minacce. L'identificazione rapida delle modifiche nei mercati e nei modelli di consumo di droga è fondamentale per garantire che decisori politici e operatori del settore siano preparati ad affrontare le emergenze sanitarie.

Questa iniziativa rafforza la rete #REITOX e amplia la cooperazione con i paesi dei Balcani occidentali e della Politica Europea di Vicinato. La rete REITOX (dal francese Réseau Européen d'Information sur les Drogues et les Toxicomanies) è la Rete Europea di Informazione su Droghe e Tossicodipendenze, il sistema attraverso cui l'EUDA raccoglie, analizza e diffonde dati sul fenomeno droga in Europa. È composta dai punti focali nazionali (national focal points) presenti in ciascun paese membro dell'UE, nei paesi candidati e in altri partner. La rete include 29 sistemi di allerta precoce nazionali in tutta Europa (27 Stati membri UE, Norvegia, Turchia, e altri paesi partner come i Balcani occidentali).

Ogni paese ha un proprio “punto focale” — solitamente un istituto di ricerca, un ministero o un'agenzia sanitaria nazionale, per l'Italia è il Dipartimento per le politiche antidroga è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri — che:

  • Raccoglie dati nazionali su consumo di droghe, trattamenti, decessi, sequestri
  • Monitora le nuove sostanze psicoattive (NPS) che appaiono sul mercato
  • Fornisce informazioni all'EUDA per le relazioni europee (come il European Drug Report)
  • Coordina la risposta nazionale alle emergenze droga

REITOX garantisce che l'EUDA possa fornire un quadro completo e comparabile della situazione droga in Europa, fondamentale per le politiche pubbliche e le risposte sanitarie coordinate a livello continentale.

#DrugPolicy #SostanzePsicoattive #AllertaPrecoce #PublicHealth #CooperazioneInternazionale

 
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from Alviro

Cara amica

ho letto le tue parole con attenzione, più di una volta. E forse proprio perché le ho lette con attenzione sento il bisogno di risponderti. Mi ha colpito soprattutto una frase: «non ho allentato io i fili ma li hai volutamente spezzati, per paura, timore, ipocrisia, incoerenza». È una frase molto forte. E, soprattutto, è una ricostruzione dei fatti nella quale io non mi riconosco. Non credo di aver spezzato quei fili per paura, né per ipocrisia o incoerenza. Credo piuttosto che tu abbia visto il mio allontanamento senza riuscire, o forse senza poter vedere, ciò che c'era dietro. Perché io, in questi ultimi due mesi, non ho semplicemente preso le distanze da qualcuno.

Sono stato cacciato da casa come un cane randagio.

Sono stato allontanato da un luogo che per me non era soltanto una casa, ma rappresentava una parte della mia vita, delle mie abitudini, dei miei affetti, della mia quotidianità. E insieme a quella casa ho perso, almeno per un periodo, anche la possibilità di vivere con naturalezza il rapporto con mio figlio.

Sono passati due mesi.

Due mesi durante i quali ho dovuto cercare di andare avanti mentre dentro di me si consumava qualcosa che non so nemmeno come descrivere. E proprio ieri, per la prima volta dopo tutto questo tempo, ho potuto rivedere mio figlio in quei luoghi. La piazza, il centro storico, il suo vecchio asilo...... Sono tornato in quella casa, in quel paese, dentro una realtà che fino a poco tempo fa sentivo mia e che improvvisamente mi è diventata estranea.

E quando sono andato via ho pianto.

Ho pianto in macchina, da solo, durante il viaggio di ritorno. Non te lo racconto per suscitare compassione, né per mettere il mio dolore davanti a quello di qualcun altro. Te lo racconto perché forse, sapendo questo, puoi comprendere quanto sia difficile per me leggere che avrei semplicemente scelto di «spezzare i fili» per paura o incoerenza. Ci sono momenti nella vita in cui una persona si allontana perché sta cercando semplicemente di sopravvivere a quello che le sta accadendo.

Io sono stato dentro questo momento.

Ci siamo conosciuti e frequentati soprattutto attraverso le circostanze, le persone e la vita che condividevamo allora. Ci sono stati momenti belli, conversazioni, caffè, serate e risate, e li ricordo per quello che sono stati.

Non ho mai chiesto di schierarti dalla mia parte.

Ma inevitabilmente, dopo quello che è successo, anche il modo in cui guardo alle persone che mi sono state vicine è cambiato. Ognuno è libero di frequentare chi vuole e di mantenere i rapporti che ritiene importanti. Io, altrettanto liberamente, posso però trarre le mie conclusioni e decidere quali rapporti sento ancora compatibili con ciò che sto vivendo.

Non è un'accusa e non è una richiesta di schieramento.

È semplicemente una consapevolezza alla quale sono arrivato. Le canzoni? Le parole affidate al web? Uno strumento può eventualmente aiutare a trovare le parole, non può inventare il dolore che c'è dietro.

Su questo posso dirti soltanto una cosa: non sempre il modo in cui si riesce a mettere insieme delle parole corrisponde alla quantità di sentimento che c'è dietro. A volte le parole arrivano facilmente. Altre volte bisogna cercarle, ordinarle, lasciarle decantare. Ma questo non rende meno autentico ciò che si prova.

Le parole possono essere aiutate, corrette, persino riscritte.

Quello che una persona ha dentro, invece, rimane suo. E quello che ho vissuto in questi due mesi, nel bene e soprattutto nel dolore, non può essere scritto da nessun altro. Ieri, quando sono ripartito da quei luoghi, non avevo bisogno di una canzone da condividere.

Avevo soltanto bisogno di andare via.

E mentre guidavo e piangevo, ripensavo a mio figlio, a quello che era il mio nido e rifugio, anche a Lei, a quello che è stato e a tutto ciò che improvvisamente non è più come prima.

Quello era il mio pensiero. Quella era la mia sofferenza.

E nessuno strumento avrebbe potuto renderla più vera o più falsa.

Per questo non vorrei che il mio silenzio, le mie assenze o il diverso modo in cui oggi riesco a comunicare venissero interpretati come la prova che l'amicizia sia stata un falso. Non lo è stato, e in un certo senso c'è ancora, altrimenti non starei qui a scrivere.

Ma oggi io sono inevitabilmente diverso.

Non perché abbia scelto di esserlo, ma perché certe esperienze ti cambiano anche quando non lo chiedi. E allora, più che accusarti, voglio semplicemente dirti che la mia distanza non è nata dal disinteresse.

È nata dal dolore.

E forse anche dalla necessità di proteggermi. Tu hai raccontato la tua percezione di quello che è accaduto. Io sentivo di dover raccontare la mia.

Non per stabilire chi abbia ragione.

Semplicemente perché non posso accettare che il mio silenzio venga trasformato in paura, la mia distanza in ipocrisia e il mio dolore in incoerenza.

In questi due mesi ho perso molto.

Ho perso una casa, una quotidianità, delle certezze. E ho dovuto imparare a convivere con un'assenza che non avevo scelto.

Forse, proprio per questo, oggi guardo ogni rapporto con occhi diversi.

Non con rancore. Con maggiore consapevolezza.

E forse è questa, alla fine, la cosa più difficile da accettare: alcune persone rimangono nella nostra storia, ma non necessariamente rimangono nello stesso posto della nostra vita. Ma non posso nemmeno fingere che, dopo tutto quello che è successo, io sia ancora la stessa persona di prima.

Questo è ciò che volevo dirti.

 
Continua...