SUCCESSIONE DI DAVIDE (1,1-2,46)
1Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. 2I suoi servi gli suggerirono: “Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà”. 3Si cercò in tutto il territorio d'Israele una giovane bella e si trovò Abisàg, la Sunammita, e la condussero al re. 4La giovane era straordinariamente bella; ella curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.
Adonia si proclama re
5Intanto Adonia, figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: “Sarò io il re”. Si procurò un carro, un tiro di cavalli e cinquanta uomini che correvano dinanzi a lui. 6Suo padre non lo contrariò mai, dicendo: “Perché ti comporti in questo modo?”. Anche lui era molto avvenente; era nato dopo Assalonne. 7Si accordò con Ioab, figlio di Seruià, e con il sacerdote Ebiatàr, i quali sostenevano il partito di Adonia. 8Invece il sacerdote Sadoc, Benaià, figlio di Ioiadà, il profeta Natan, Simei, Rei e il corpo dei prodi di Davide non si schierarono con Adonia. 9Adonia un giorno immolò pecore, buoi e vitelli grassi presso la pietra Zochèlet, che è vicina alla fonte di Roghel. Invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. 10Ma non invitò il profeta Natan né Benaià né il corpo dei prodi e neppure Salomone, suo fratello.
Reazione di Betsabea e Natan
11Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: “Non hai sentito che Adonia, figlio di Agghìt, è diventato re e Davide, nostro signore, non lo sa neppure? 12Ebbene, ti do un consiglio, perché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. 13Va', presentati al re Davide e digli: “O re, mio signore, tu non hai forse giurato alla tua schiava dicendo: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono? Perché allora è diventato re Adonia?“. 14Ecco, mentre tu starai ancora lì a parlare al re, io ti seguirò e completerò le tue parole”.
15Betsabea si presentò al re, nella camera da letto; il re era molto vecchio, e Abisàg, la Sunammita, lo serviva. 16Betsabea si inchinò e si prostrò davanti al re. Il re poi le domandò: “Che hai?”. 17Ella gli rispose: “Signore mio, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore, tuo Dio: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul trono”. 18Ora invece Adonia è diventato re senza che tu, o re, mio signore, neppure lo sappia. 19Ha immolato molti giovenchi, vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Ebiatàr e Ioab, capo dell'esercito, ma non ha invitato Salomone tuo servitore. 20Perciò su di te, o re, mio signore, sono gli occhi di tutto Israele, perché annunci loro chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui. 21Quando il re, mio signore, si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati da colpevoli”.
22Mentre lei ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan. 23Fu annunciato al re: “Ecco, c'è il profeta Natan”. Questi entrò alla presenza del re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra. 24Natan disse: “O re, mio signore, hai forse decretato tu: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? 25Difatti oggi egli è andato a immolare molti giovenchi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano: “Viva il re Adonia!”. 26Ma non ha invitato me, tuo servitore, né il sacerdote Sadoc né Benaià, figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore. 27Questa cosa è forse avvenuta per ordine del re, mio signore? Perché non hai fatto sapere al tuo servo chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui?“.
Consacrazione di Salomone
28Il re Davide, presa la parola, disse: “Chiamatemi Betsabea!”. Costei entrò alla presenza del re e stette davanti a lui. 29Il re giurò e disse: “Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 30Come ti ho giurato per il Signore, Dio d'Israele, dicendo: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono al mio posto”, così farò oggi”. 31Betsabea si inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re dicendo: “Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!”. 32Poi il re Davide disse: “Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà”. Costoro entrarono alla presenza del re, 33che disse loro: “Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. 34Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d'Israele. Voi suonerete il corno e griderete: “Viva il re Salomone!”. 35Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo su Israele e su Giuda”. 36Benaià, figlio di Ioiadà, rispose al re: “Così sia! Anche il Signore, Dio del re, mio signore, decida allo stesso modo! 37Come il Signore fu con il re, mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più splendido del trono del mio signore, il re Davide”.
38Scesero il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. 39Il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: “Viva il re Salomone!”. 40Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra.
Paura e sottomissione di Adonia
41Lo sentì Adonia insieme agli invitati che erano con lui; essi avevano finito di mangiare. Ioab, udito il suono del corno, chiese: “Perché c'è clamore di città in tumulto?”. 42Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: “Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!”. 43“No – rispose Giònata ad Adonia – il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone 44e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l'hanno fatto montare sulla mula del re. 45Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l'hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. 46Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno 47e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: “Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!”. Il re si è prostrato sul letto. 48Poi il re ha detto anche questo: “Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono”“.
49Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. 50Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell'altare. 51Fu riferito a Salomone: “Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: “Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore”“. 52Salomone disse: “Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà”. 53Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall'altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: “Va' a casa tua!”.
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Note
1,1-2,46 In questa parte, che continua direttamente 2Sam 9-20, il libro dà un quadro realistico e mesto del tramonto di Davide, malato, senza più la possibilità di esercitare il potere, in preda agli intrighi di corte. Il momento più alto è rappresentato dal testamento religioso del re, il quale domanda a Salomone di restare fedele all’alleanza con il Signore (2,1-4).
1,5 Adonia, figlio di Agghìt: il quarto figlio di Davide (2Sam 3,4) è fratellastro di Salomone, che ha per madre Betsabea.
1,9 Roghel: vedi 2Sam 17,17
1,12 salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone: colui che accedeva al trono, in questo caso Adonia, eliminava abitualmente tutti i potenziali avversari. Così aveva già fatto Abimèlec (Gdc 9,4-5).
1,33 Ghicon: sorgente che sgorga nella valle del Cèdron.
1,38 Cretei, Peletei: mercenari di origine straniera al servizio personale del re (vedi 1Sam 30,14; 2Sam 8,18).
1,50 corni dell'altare: quattro rialzamenti agli angoli del piano dell'altare. Erano particolarmente sacri per il sangue dei sacrifici con il quale venivano a contatto. Davano diritto d'asilo (vedi 2,28-34).
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Approfondimenti
1-4. Il primo libro dei Re si apre con questa breve, ma efficace descrizione della vecchiaia di Davide. Essa costituisce la premessa per la successione al sovrano e quindi per il prosieguo dell'opera. La sezione di questo libro che va da questi versetti fino a 2,12 costituisce il completamento e la conclusione di quanto viene narrato nei due libri di Samuele: inizio della monarchia e affermazione di Davide con le sue luci e le sue ombre. Con una duplice affermazione «era vecchio e avanzato negli anni» si presenta subito con forza lo stato avanzato della vita di Davide e la qualità della sua esistenza. La malattia da cui è colpito non può essere diagnosticata dalla semplice notizia che viene riportata, ma è evidente la gravità, dato che non si riesce a trovare un rimedio: “non riuscivano a scaldarlo”. Stando a quanto ci viene detto in 2Sam 5,4-5, Davide dovrebbe essere sulla settantina. Divenne re a trent'anni e regnò per quaranta. Egli ha così raggiunto l'età media dell'uomo biblico che ci viene indicata in Sal 90,10. I dati cronologici forniti dalla Bibbia vanno accolti con cautela, ma il versetto citato ci ha presentato due componenti essenziali anche nella vita di Davide: la fatica e il dolore. Fatica per le diverse imprese di conquista, dolore per le tristi vicende familiari, i molti dispiaceri avuti dai figli. Sono questi due elementi che hanno procurato a Davide una vecchiaia così compromessa. I ministri propongono un consiglio che riprende la sapienza tradizionale (cfr. Qo 4,11) e forse anche la pratica medica, come spiega Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche e come ricorda l'autore pagano Galeno. Probabilmente uno solo dei servi parla direttamente al re a nome di tutti. Il rimedio suggerito potrebbe anche insinuare una “prova di virilità” senza superare la quale non è più possibile mantenere il governo, secondo l'uso orientale antico. La ricerca del rimedio è fatta doviziosamente. La candidata deve essere giovane, ma anche vergine, mai conosciuta prima da altro uomo (bᵉtûlāh). Si percorre tutto il territorio d'Israele per cercarla finché nel villaggio di Sunem viene trovata la ragazza con i requisiti necessari. Dal nome del villaggio di origine viene la denominazione «la Sunammita» _(haššûnammît)– che si trova nel testo originale. Sunem si trova di fronte al Gelboe e si affaccia sulla pianura di Esdrelon. Non è completamente chiaro il rapporto tra questa ragazza destinata al servizio di Davide e la Sulammita di cui si parla in Ct 7,1. Probabilmente è solo un'assonanza senza che si tratti della stessa persona. La presentazione della vecchiaia di Davide trova il suo apice e la sua conclusione con un discreto accenno alla sua impotenza. Davide, la cui perizia nell'arte della seduzione e dell'amore è ben manifesta nei libri di Samuele, tanto da essere una caratteristica della sua personalità, è ora incapace di una relazione completa con una donna. Questo tipo di conclusione è particolarmente significativo. Se si accetta l'ipotesi del costume orientale antico della prova di virilità, questa espressione “non la conobbe” dichiara manifestamente l'inabilità di Davide al regno. Tuttavia un'altra lettura è possibile. La cessazione delle facoltà generative di Davide, capostipite della dinastia, prelude alla fine della monarchia stessa. Nella precarietà di Davide non più autonomo e nella sua incapacità a generare pare già di vedere il tema dei due libri dei Re. Dopo lo splendore, al vertice con il regno di Salomone, la decadenza, la dipendenza da altre potenze, e da ultimo la tragica fine della dinastia davidica con il dramma dell'esilio nel 587 e la deportazione di Sedecia, l'ultimo re. Troviamo così in questi versetti non solo la condizione di partenza per lo svolgimento narrativo, ma anche l'annuncio del tema dell'opera: la monarchia si avvia verso la malattia della divisione con un conseguente indebolimento e verso l'estinzione a causa dell'infedeltà e del peccato, nella mentalità biblica il peggiore dei mali.
5-10. Alla presentazione della vecchiaia di Davide fa immediatamente seguito il racconto del tentativo di Adonia di impadronirsi del trono. L'aspirazione di Adonia a diventare re non poggia solo sull'ambizione personale. Essa trova il suo fondamento nel fatto che egli era il più anziano principe vivente nella famiglia di Davide. Quarto figlio del re, nato da Agghit (2Sam 3,2-4; 1Cr 3,1-2) era sopravvissuto ai fratelli Ammon, Kileab e Assalonne. La pretesa di Adonia diventa così comprensibile, tenendo conto che anche l'aspettativa popolare andava in tal senso (1Re 2,15). In un primo tempo neppure Davide sembra opporsi alle pretese del figlio, il quale ostenta il suo rango principesco, secondo i costumi orientali, con carri, cavalieri e uomini che lo precedevano. Da ultimo anche l'aspetto fisico giocava a suo favore. La bellezza è una caratteristica che è stata segnalata nei sovrani precedenti, Saul e Davide, al momento della loro scelta (1Sam 9,2; 16,12) e che viene menzionata anche nel Salterio mentre si dipinge il ritratto del re nel giorno delle sue nozze (Sal 45,3). Adonia cerca pure di corroborare il suo tentativo di successione creandosi un partito. Il primo personaggio con il quale cerca accordo è Ioab. Costui era un uomo di grande rilievo, aveva partecipato a tutte le grandi conquiste di Davide ed era secondo solo a lui. Deteneva il comando dell'esercito. Pur avendo nei confronti di Davide un atteggiamento di collaborazione e lealtà, non mancarono momenti di forte difficoltà nel rapporto tra i due uomini di stato. Infatti Ioab fu l'autore di tre assassini che incrinarono il suo rapporto con Davide: l'uccisione di Abner (2Sam 3,22-29) generale del re e di Amasa (2Sam 20, 8-10). Quest'ultimo aveva preso il posto di Ioab nella direzione dell'esercito dopo l'uccisione di Assalonne (2Sam 18,14-15) da parte di Ioab stesso, in aperto contrasto con il volere di Davide (2Sam 18,5). Ebiatar, scampato dal massacro dei sacerdoti ordinato da Saul in Nob, si rifugiò presso Davide (1Sam 22,6-23). Dopo la conquista di Gerusalemme lo troviamo associato a Zadok, con il quale condivideva l'incarico di capo-sacerdote di Davide. Probabilmente erano incaricati della custodia dell'arca (2Sam 15,24-36). Può darsi che tra i due responsabili del culto vi fosse concorrenza o invidia e così li troviamo schierati con parti diverse nell'intento di primeggiare. E proprio Zadok apre la lista dei personaggi di corte che non si trovano dalla parte di Adonia e che diventeranno l'impedimento del suo sogno. Circa Zadok non si riesce a capire se provenga dal culto israelitico, secondo quanto attesta l'AT che lo vorrebbe al servizio dell'arca in Kiriat-Iearim e in Gabaon (1Cr 16,39), oppure se fosse un sacerdote gebuseo a Gerusalemme prima che venisse conquistata da Davide. Questi avrebbe permesso a Zadok di mantenere il suo ufficio sacerdotale per facilitare la riconciliazione tra vecchi e nuovi abitanti della città. Quest'ultima ipotesi viene suffragata facendo riferimento all'onomastica gebusea. Limitandoci alla testimonianza diretta dei testi biblici dovremmo optare per la prima ipotesi e porre Zadok tra i figli di Levi (1Cr 6,1-8). Benaia si è distinto per imprese valorose (2Sam 23,20-23; 1Cr 11,22-25) e al momento del complotto è a capo dei mercenari stranieri, i Cretei e i Peletei, che servivano come guardia reale presso Davide (2Sam 8,18; 20,23; 23,22-23). Di Natan daremo notizie quando si parlerà del suo piano. Simei è un nome frequente nella Bibbia. Qui indica un uomo divenuto importante nel regno di Davide e che ritroveremo nell'amministrazione di Salomone. Rei è un nome discusso dal punto di vista della critica testuale. Era un ufficiale regio. L'aspirazione di Adonia al trono non solo si conclude con la presentazione del partito opposto, ma dall'osservazione di quest'ultimo si può dedurre che da ambo le parti ci sono forze pari: l'appoggio religioso e militare. La decisione di Davide è la sola a essere determinante. In essa sarà guidato da Natan e si manifesterà il piano divino.
9-10. Adonia ha preparato un pasto per tutti i suoi sostenitori. La radice zbḥ con la quale si apre il racconto ha una duplice valenza. Può trattarsi semplicemente di una macellazione per preparare le vivande, può trattarsi di uccisione rituale, cioè di un sacrificio. In questo secondo caso saremmo decisamente vicini a 2Sam 15,12, parte del racconto della rivolta di Assalonne, e avremmo cosi un'analogia con un precedente assai pericoloso. Stando a 1Re 1,11.18.25 dovremmo leggere questo pasto non solo come una convocazione del partito di Adonia per meglio compattarlo, ma come il preambolo della sua consacrazione a re. Il luogo del banchetto, En-Roghel, è una fonte situata a sud di Gerusalemme, alla confluenza tra la valle di Innom e la valle del Cedron. Presso questa fonte si trovava una pietra il cui nome potrebbe essere interpretato «del serpente». Che potesse fungere da altare? Naturalmente Salomone, il cui nome costituisce il vertice della lista, è escluso insieme ai suoi sostenitori.
11-14. La notizia dei fatti di En-Roghel viene portata da Natan a Betsabea, con la quale prende un accordo. Natan viene posto in primo piano già dal punto di vista narrativo e in effetti il suo ruolo in questa circostanza è essenziale. I testi più estesi che possediamo circa il profeta Natan sono tutti legati alla successione di Davide e alla dinastia. Egli compare prima di tutto in 2Sam 7,1-17 (e nel testo parallelo di 1Cr 17,1-15), dove viene pronunciato l'oracolo fondamentale per la dinastia davidica. Di nuovo Natan viene in scena dopo il peccato di Davide in 2Sam 12 come latore del rimprovero e del perdono divino. Essenziale per noi è il v. 25 dove si dichiara l'amore di Dio per Salomone e il nome che lo simboleggia «Iedidia», che viene dato proprio da Natan, inviato di proposito dal Signore. Nel nostro caso Natan agisce come profeta, come familiare ai piani divini per realizzare l'imposizione del nome “Amato da Dio”. Non siamo pertanto di fronte ad un intrigo di corte per controbilanciare una congiura, bensì di fronte all'adempimento del progetto divino che si compie tramite il profeta. La preghiera di Davide al v. 48 ne dà conferma. Tuttavia questo caso è diverso dai precedenti. Natan non prende qui le mosse da un oracolo divino ricevuto. Cerca invece l'appoggio di Betsabea, madre di Salomone, e abilmente fa leva sui suoi sentimenti femminili. Presentando Adonia come figlio di Agghit, Natan prende come fulcro della sua richiesta d'intervento l'orgoglio di madre e di moglie di Betsabea. Inoltre incalza presentando il rischio mortale che incombe su di lei e sul figlio, rivali politici di Adonia. Dopo questo esordio convincente, Natan suggerisce a Betsabea il discorso da tenere al re e che egli stesso confermerà. Al v. 13 si parla per la prima volta di un giuramento fatto da Davide a Betsabea in merito alla sua successione a favore di Salomone. Entrare nel merito della questione significa solo aprire la porta a congetture. Possiamo semplicemente dire che la preferenza di Davide per Betsabea rende plausibile un simile avvenimento del quale Natan era al corrente.
15-21. Betsabea conserva nell'incontro con Davide gli usi e 1l linguaggio delle corti orientali. Ricordando al re il suo giuramento, Betsabea ripete alla lettera la formula già presentata da Natan, ma aggiunge che il giuramento è stato fatto «per il Signore» ed è pertanto maggiormente obbligante per il re. Oltre a ricordare il giuramento Betsa-bea fa anche la cronaca degli avvenimenti di En-Roghel come un testimone oculare. Il discorso giunge al culmine al v. 20 quando Betsabea fa notare a Davide che gli occhi di tutto Israele sono puntati su di lui affinché decida a chi toccherà il suo trono. Nel caso il sovrano tacesse, quando il suo silenzio sarà definitivo nel sonno della morte, Betsa-bea e Salomone subiranno la sorte dei traditori. Anche se queste parole vengono pronunciate con delicatezza, esse sono una forte pressione sul cuore di Davide il cui legame affettivo con Salomone e Betsabea è assai forte, e sono una spinta decisiva a sciogliere il segreto del giuramento.
22-27. Si ha l'impressione che l'arrivo di Natan tronchi il discorso di Betsabea proprio nel punto di maggior tensione drammatica e lo lasci come in sospeso. Forse Betsabea ha dovuto addirittura ritirarsi dalla presenza del re (vedi v. 28). Natan finge di non essere al corrente della decisione di Davide che sia Adonia a succedergli ed esordisce con la domanda se gli avvenimenti di En-Roghel corrispondano a un decreto del re. Anche la chiusura dell'intervento di Natan è costituita da una domanda in cui si nasconde la volontà di provocare il pronunciamento del re. Perché egli non ha informato i suoi intimi circa il successore? Tra le due interrogazioni mirate di Natan si stende la cronaca degli avvenimenti, con l'aggiunta della lista degli esclusi dopo l'elenco degli invitati.
28-31. Il piano di Natan sortisce effetto. Richiamata la regina, il re pronuncia di nuovo il giuramento in forma solenne, nel nome del Signore, e da realizzarsi immediatamente. Non possiamo dire se questa formulazione costituisca già uno scioglimento del segreto e se si debbano aspettare i versetti successivi per rendere pubblica la scelta con gli ordini ai ministri per la consacrazione di Salomone.
32-37. Questi versetti praticamente ci presentano nelle parole di Davide la prima versione del racconto della consacrazione regale di Salomone che verrà ripetuta ai vv. 38-40. Potremmo così dire di avere tre racconti dell'unzione di Salomone come re. La ripetizione è un elemento della narrativa biblica per sottolineare l'importanza di un avvenimento. Gli esclusi diventano ora protagonisti. Zadok, Natan e Benaia sono incaricati di mettere in atto il giuramento di Davide a favore di Salomone e ricevono istruzioni sul luogo e sul cerimoniale. La località scelta è Ghicon, una sorgente situata sul lato occidentale della valle del Cedron sotto la parte settentrionale delle mura della cittadella di Davide. Insieme ad En-Roghel costituiva la parte principale dell'approvvigionamento idrico di Gerusalemme. Le modalità del rito: prima si farà salire Salomone sulla mula di Davide; è un privilegio regale. La mula era una cavalcatura recente a quel tempo, succeduta agli asini. Costituiva la cavalcatura dei nobili (2Sam 13,29; 18,9) ed era una rarità perché importata. Seguirà l'unzione. Il rito deve manifestare l'appartenenza del re a Dio e la familiarità che il re ha con lui (Sal 2, ). Si discute tra gli autori se il soggetto dell'unzione sia solo il sacerdote Zadok, come verosimilmente si dice al v. 39, o se anche Natan agisca insieme con lui. Può darsi che l'associazione ricordi Samuele che unse Saul (1Sam 10,1) e Davide (1Sam 16,13) e che svolgeva funzioni profetiche (1Sam 9,6) e sacerdotali (1Sam 16,4). Il suono della tromba previsto per le grandi assemblee sacre (Lv 23,24) darà il tono di festa e precederà l'annuncio dell'avvenuta consacrazione regale. Quindi un corteo accompagnerà il neo consacrato alla reggia per l'intronizzazione. Il discorso di Davide si chiude con una formula perentoria alla quale dà ulteriore forza il vocabolo năgîd (principe, capo), che appartiene al linguaggio profetico e viene usato spessissimo quando si parla della scelta del re che viene fatta da Dio (1Sam 9,16; 10,1; 13,14; 2Sam 5,7; 6,11; 7,8; 1Re 14,7; 16,2; 2Re 20,5). Questo termine inoltre insieme a quanto si è osservato al v. 35 e a quanto si dice in 2,12 fa pensare piuttosto ad una coreggenza come in 2Re 15,5 nel caso di Iotam. In ogni caso ciò che qui merita attenzione è il ricorrere del vocabolo nelle espressioni in cui Dio manifesta la sua scelta. Nelle parole di Davide viene manifestata la decisione divina; egli è in questo momento il re-profeta che indica con chiarezza il futuro del popolo: unità d'Israele e di Giuda sotto un governo sicuro.
35-37. La risposta di Benaia merita una sottolineatura particolare. Inizia con un «Così sia!» che è la risposta più decisa alla volontà divina. Il collegamento tra l'ordine di Davide e il volere divino diventa qui esplicito e costituisce l'augurio migliore per Salomone, la cui sovranità è fondata sulla scelta divina.
38-40. La descrizione della consacrazione riprende quasi letteralmente l'ordine di Davide. Sotto la scorta armata dei mercenari agli ordini di Benaia provenienti da Creta e forse dalla Filistea si svolge il rito. Si noti che il corno dell'olio viene preso dalla tenda dell'arca che Davide aveva fatto piantare a Gerusalemme (2Sam 6,12-23). Il potere santificante dell'olio è ben illustrato in Es 30,22-33. Questo particolare rende il momento ancora più solenne. Una simile cerimonia è un'assoluta novità in Israele nel senso che Saul e Davide erano stati scelti come re dopo aver dato prova del loro valore (1Sam 11,1-15; 2Sam 5,1-3) e non appartenevano alla medesima famiglia. Ora invece Salomone è scelto come re senza aver ancora compiuto imprese ed è il figlio di Davide; è il primo passo nella successione dinastica e verso il compimento della promessa (2Sam 7,8-16). Il consenso popolare non è però assente dalla scena. Il v. 40 parla di _kol-hā‘ām, «tutto il popolo (BC: tutti)», che segue Salomone acclamandolo re con danze e con gioia. Con un'iperbole anche la terra viene coinvolta nei festeggiamenti.
41-48. La tecnica narrativa dell'autore sceglie ora un personaggio non ancora apparso in scena per il terzo racconto della consacrazione. Il personaggio scelto è Gionata, figlio di Ebiatar, già comparso in maniera positiva in 2Sam 17,17 in cui ebbe l'incarico di raccogliere informazioni sulla rivolta di Assalonne. Il racconto è fatto in crescendo. Agli avvenimenti di Ghicon vengono aggiunti quelli di corte dove l'elezione di Salomone è bene accolta. I ministri si recano a congratularsi con il re Davide, augurando al neo eletto una fama e un regno maggiori di quelli del padre. Un simile augurio non era irriverente nel costume orientale. L'apice del racconto è costituito dalla preghiera di Davide, il quale lascia prorompere tutta la sua gratitudine per il mantenimento della promessa dinastica. Il ringraziamento di Davide è il vertice del capitolo, manifesta di nuovo l'agire di Dio che dissipa ogni opposizione. Questa preghiera è il “sigillo liturgico” alla vicenda della successione.
49-53. La paura di Adonia è più che comprensibile e costituisce un autentico rovesciamento delle parti. Al v. 12 Betsabea e Salomone dovevano salvarsi la vita, ora è Adonia a trovarsi in questa condizione. Non potendo contare più su nessuno si avvale del diritto di asilo che viene sancito in Es 21,13-14 e corre ad afferrare i corni dell'altare, ritenuti la parte più santa perché protuberanze sulle quali si versava il sangue delle vittime. Con molta probabilità questo altare si trovava nella tenda dell'arca. Il giuramento d'incolumità è condizionato alla promessa di lealtà. Portato al cospetto di Salomone, Adonia viene congedato con una frase sibillina: «Vattene a casa». Un comando a ritirarsi dall'ambiente di corte e dalla vita pubblica?
(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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