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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Quando negli anni 70 l’intellighenzia rock si appropriò del linguaggio della musica folk, era evidente che a ridosso delle band più audaci e intelligentemente ruffiane come Jethro Tull, Steeleye Span e Lindisfarne, vi fosse uno scenario più ricco e variegato e spesso misconosciuto. In quel giardino dell’Eden del folk inglese, dove ai fucili si sostituivano le chitarre e alle bombe il calore del sole, non c’era solo l’immaginario bucolico che Ralph McTell aveva portato al successo con “Street Of London”, in quell’universo lirico, poetico, letterario e culturale vi era una fonte inesauribile di idee per tutte le generazioni a venire... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/oddfellows-casino-oh-sealand-2017.html


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from Milano Dopo Mezzanotte

Milano, novembre 1975 (prima parte)

La nebbia del novembre 1975 era una miscela di piombo, fumo delle fabbriche di Sesto San Giovanni e gas di scarico delle Fiat 124 che galleggiava sui Navigli come un veleno lento. Milano puzzava di piastra d’officina, sigarette Nazionali ed eroina che cominciava a mangiarsi i marciapiedi di piazza Vetra. Per il commissario capo Corrado d’Anselmi, cinquant'anni e una Beretta d'ordinanza che pesava ogni giorno di più sotto l’impermeabile scuro, quella città non era più la capitale del miracolo economico. Era una polveriera. Piazza Fontana era un fantasma ancora troppo fresco e l’eco delle sprangate tra rossi e neri nei cortili della Statale rimbalzava sul pavé ogni maledetto pomeriggio. La chiamata della questura di via Fatebenefratelli lo aveva buttato giù dal letto alle tre del mattino. Non una rapina della banda Vallanzasca, non il solito regolamento di conti tra i palazzinari del Corvetto. Stavolta la faccenda scottava fino a bruciare le dita di chiunque si fosse avvicinato. L' Alfetta del commissario frenò davanti ai cancelli di un cantiere della metropolitana in costruzione vicino a via Fatebenefratelli, a due passi dal Quadrilatero della moda. Il custode, un calabrese cianotico dal terrore, aspettava stringendosi in una sciarpa di lana. D’Anselmi scese, calpestando i manifesti bagnati di Lotta Continua incollati sui pannelli di legno. La scena del crimine non era un vicolo di periferia, ma lo scavo profondo dodici metri, dove i binari futuri della linea verde avrebbero dovuto correre sotto i piedi della Milano bene. Scese le scalette di ferro mentre le fotoelettriche della scientifica tagliavano il buio con una luce bianca, spettrale. Sul fondo dello scavo, adagiato sopra una catasta di traversine di legno e sacchi di cemento ancora asciutti, c’era il cadavere di Ludovico Borromeo-Sforza, rampollo di una delle dinastie industriali più antiche e potenti della Lombardia, l'uomo che sussurrava alle orecchie dei ministri a Roma e finanziava le campagne elettorali della Democrazia Cristiana meneghina. Era vestito con un cappotto di vigogna pettinata grigia, la camicia bianca di sartoria inzuppata di un liquido scuro. Il commissario si chinò, ignorando la fitta alla schiena e l'odore di calce e ferro che gli riempiva i polmoni. I dettagli della scena erano precisi come un manifesto politico. La vittima non era stata rapinata: al polso brillava un Patek Philippe d'oro e il portafoglio gonfio di biglietti da diecimila lire era intatto nella tasca interna. L'assassino aveva agito con spietata freddezza. Due colpi di calibro 7.65 alla schiena, ravvicinati, che avevano trapassato i polmoni. Ma il vero messaggio era sul volto dell'industriale. Qualcuno gli aveva infilato in bocca, forzando la mascella fino a spaccargli gli incisivi, una copia ripiegata del Corriere della Sera del giorno prima, proprio sulla pagina dei titoli che annunciavano i nuovi accordi sindacali per il rinnovo dei contratti metalmeccanici. «Un'esecuzione politica, commissario. Sono stati i terroristi, le Brigate Rosse, o i Nap». Sentenziò l'appuntato Marini, con la voce che gli tremava mentre registrava i rilievi sul taccuino di fogli ingialliti. D’Anselmi non rispose subito. Raccolse da terra un bossolo usando la punta di una matita. Lo rigirò controluce. «Niente sigle sui muri, niente volantini di rivendicazione lasciati sul corpo, Marini. I rossi firmano sempre i loro lavori prima ancora che il sangue si sia raffreddato. Qui c'è troppa pulizia. Questo è un lavoro su commissione, mascherato da delitto politico per farci guardare nella direzione sbagliata». Il commissario si rizzò in piedi, lo sguardo rivolto verso l'alto, dove i palazzi della Milano che contava profilavano le loro sagome nere contro il cielo color lavagna. Sapeva benissimo cosa significasse quel morto. Borromeo-Sforza stava trattando la vendita di una mastodontica area industriale dismessa alla periferia est, un affare da miliardi di lire che faceva gola a molti: palazzinari senza scrupoli, banche d'affari legate alla massoneria e correnti di partito che avevano bisogno di denaro fresco per le imminenti elezioni. Prima che la scientifica potesse finire i rilievi, i fari di una berlina nera squarciarono la nebbia in superficie. Portiere che sbatterono, passi veloci sui gradini di ferro. Giù nello scavo scese il dottor Fulvio Lamberti, capo della Procura e uomo notoriamente vicino ai vertici del Pirellone. Aveva il viso tirato e un cappello di feltro bagnato calato sugli occhi. «D’Anselmi, questa indagine non deve uscire da queste mura.>> Esordì Lamberti senza nemmeno guardare il cadavere, la voce bassa, affilata come un rasoio. «La città è una polveriera. Se si sparge la voce che la sovversione ha colpito la famiglia Borromeo-Sforza, domani abbiamo gli scioperi generali e l'esercito in piazza Duomo. Lei scriva che si è trattato di un tentativo di rapina finito male da parte di delinquenza comune. Fate sparire quel giornale dalla bocca della vittima». D’Anselmi fissò il magistrato. Sentiva il sapore amaro del fumo e dell'ingiustizia salirgli in gola. «C'è un giornale infilato in gola a un uomo che fattura miliardi, dottore. I rapinatori di viale Padova non usano le 7.65 col silenziatore e non scelgono i cantieri della metropolitana per rapinare i miliardari a notte fonda. Questa è un'esecuzione d'élite». «Non mi interessa quello che pensa lei, commissario!» Ringhiò Lamberti, facendosi vicino, tanto che d’Anselmi poté sentire l'odore del liquore costoso che l'uomo aveva bevuto per darsi coraggio prima di uscire. «Ci sono equilibri politici che lei non può nemmeno immaginare. La stabilità di questa città dipende da come chiudiamo questa storia. Lei trovi un pregiudicato, un tossico, uno qualunque, e gli cuce addosso questa camicia. È un ordine che arriva dall'alto. Molto dall'alto». Il magistrato girò i tacchi e risalì le scale, lasciando d’Anselmi solo con la vittima e il silenzio complice della notte milanese. Il commissario si passò una mano sul viso stanco. Guardò di nuovo il corpo di Ludovico Borromeo-Sforza. La Milano degli anni '70 era questa: una città dove la verità valeva meno del prezzo di un trafiletto sul giornale, dove i potenti si sbranavano tra loro nei salotti di corso Venezia e poi chiedevano alla Polizia di ripulire il sangue dai pavimenti. Ma d’Anselmi non aveva mai accettato i compromessi. Se la politica voleva un colpevole di comodo, lui avrebbe cercato l'assassino vero, anche a costo di scavare sotto il fango che copriva la parte più marcia della città. «Marini.>> Disse d’Anselmi, la voce che tornava dura come il ferro degli scavi. «Porta il corpo all'obitorio di via Mangiagalli. E dì al patologo di fare l'autopsia subito, prima che arrivi un contrordine da Roma. Noi andiamo a fare un giro al Giamaica, a Brera. C'è un informatore che deve dirmi chi ha comprato una 7.65 nuova questa settimana». Salì le scale del cantiere, lasciandosi alle spalle il cadavere dell'industriale. Sapeva che da quel momento in poi avrebbe avuto contro tutti: i magistrati, la questura, i giornali e il potere che governava Milano dall'alto dei grattacieli di piazza della Repubblica. Ma finché avesse avuto un distintivo in tasca e una cartuccia in canna, la legge in quella città di nebbia e sangue l'avrebbe scritta ancora lui.

 
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from lucazanini

[33]

un link-d'abord salutations] distinguées delle [sufficienze sul pianeta simile al] Baldovinetti sperimentale un [predatore da [scaffale è stato un errore nella fase della miscela gessosa o [tondità i dati della fortezza la mano] del pianista esposta in diecimila

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Discendenza della tribù di Ìssacar 1Figli di Ìssacar: Tola, Pua, Iasub, Simron: quattro. 2Figli di Tola: Uzzì, Refaià, Ierièl, Iacmài, Ibsam, Samuele, capi dei casati di Tola, uomini valorosi nelle loro genealogie; al tempo di Davide il loro numero era di ventiduemilaseicento. 3Figli di Uzzì: Izrachia. Figli di Izrachia: Michele, Abdia, Gioele, Issia: in tutto cinque capi. 4Suddivisi secondo le loro genealogie e i loro casati, avevano trentaseimila uomini nelle loro schiere armate per la guerra, poiché abbondavano di mogli e di figli. 5I loro fratelli, appartenenti a tutte le famiglie di Ìssacar, uomini valorosi, secondo il loro censimento erano ottantasettemila in tutto.

Discendenza della tribù di Beniamino 6Figli di Beniamino: Bela, Becher e Iediaèl, tre. 7Figli di Bela: Esbon, Uzzì, Uzzièl, Ierimòt, Irì, cinque capi dei loro casati, uomini valorosi; secondo il loro censimento erano ventiduemilatrentaquattro. 8Figli di Becher: Zemirà, Ioas, Elièzer, Elioenài, Omri, Ieremòt, Abia, Anatòt e Alèmet; tutti costoro erano figli di Becher. 9Il loro censimento, eseguito secondo le loro genealogie in base ai capi dei loro casati, indicò ventimiladuecento uomini valorosi. 10Figli di Iediaèl: Bilan. Figli di Bilan: Ieus, Beniamino, Eud, Chenaanà, Zetan, Tarsis e Achisacàr. 11Tutti questi erano figli di Iediaèl, capi dei loro casati, uomini valorosi, in numero di diciassettemiladuecento, pronti per una spedizione militare e per combattere. 12Suppìm e Cuppìm, figli di Ir; Cusìm, figlio di Acher.

Discendenza della tribù di Nèftali 13Figli di Nèftali: Iacasièl, Gunì, Ieser e Sallum, figli di Bila.

Discendenza della tribù di Manasse 14Figli di Manasse: Asrièl, partorito dalla concubina aramea che partorì anche Machir, padre di Gàlaad. 15Machir prese una moglie per Cuppìm e Suppìm; sua sorella si chiamava Maacà. Il secondo figlio si chiamava Selofcàd; Selofcàd aveva solo figlie. 16Maacà, moglie di Machir, partorì un figlio che chiamò Peres, mentre suo fratello si chiamava Seres; suoi figli erano Ulam e Rekem. 17Figlio di Ulam: Bedan. Questi furono i figli di Gàlaad, figlio di Machir, figlio di Manasse. 18La sua sorella Ammolèket partorì Isod, Abièzer e Macla. 19Figli di Semidà furono Achiàn, Sichem, Lichì e Aniàm.

Discendenza della tribù di Èfraim 20Figli di Èfraim: Sutèlach, di cui fu figlio Bered, di cui fu figlio Tacat, di cui fu figlio Eladà, di cui fu figlio Tacat, 21di cui fu figlio Zabad, di cui furono figli Sutèlach, Ezer ed Elad, uccisi dagli uomini di Gat, indigeni della regione, perché erano scesi a razziarne il bestiame. 22Il loro padre Èfraim li pianse per molti giorni e i suoi fratelli vennero per consolarlo. 23Quindi si unì alla moglie, che rimase incinta e partorì un figlio che il padre chiamò Berià, perché nato con la sventura in casa. 24Figlia di Èfraim fu Seerà, la quale edificò Bet-Oron inferiore e superiore, e Uzzen-Seerà. 25Suo figlio fu anche Refach, di cui fu figlio Resef, di cui fu figlio Telach, di cui fu figlio Tacan, 26di cui fu figlio Ladan, di cui fu figlio Ammiùd, di cui fu figlio Elisamà, 27di cui fu figlio Nun, di cui fu figlio Giosuè. 28Loro proprietà e loro residenza furono Betel con le sue dipendenze, a oriente Naaràn, a occidente Ghezer con le sue dipendenze, Sichem con le sue dipendenze fino ad Aià con le sue dipendenze. 29Appartenevano ai figli di Manasse: Bet-Sean con le sue dipendenze, Taanac con le sue dipendenze, Meghiddo con le sue dipendenze, Dor con le sue dipendenze. In queste località abitavano i figli di Giuseppe, figlio d'Israele.

Discendenza della tribù di Aser 30Figli di Aser: Imna, Isva, Isvì, Berià e la loro sorella Serach. 31Figli di Berià: Cheber e Malchièl, padre di Birzàit. 32Cheber generò Iaflet, Semer, Cotam e Suà loro sorella. 33Figli di Iaflet: Pasac, Bimal e Asvat; questi furono i figli di Iaflet. 34Figli di Semer, suo fratello: Roga, Cubba e Aram. 35Figli di Elem, suo fratello: Sofach, Imna, Seles e Amal. 36Figli di Sofach: Suach, Carnefer, Sual, Berì, Imra, 37Beser, Od, Sammà, Silsa, Itran e Beerà. 38Figli di Ieter: Iefunnè, Pispa e Ara. 39Figli di Ullà: Arach, Cannièl e Risià. 40Tutti costoro furono figli di Aser, capi di casato, uomini scelti e valorosi, capi tra i prìncipi. Nel loro censimento, eseguito in base alla capacità militare, risultò il numero ventiseimila.

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Approfondimenti

1-40. Dopo Giuda, Simeone e le tribù della Transgiordania Ruben, Gad e metà Manasse, dopo Levi, posta al centro fra le tribù transgiordaniche e quelle della Palestina, quasi a indicare il suo carattere particolare, il Cronista in questo capitolo presenta le genealogie delle tribù del Nord: Issacar (v. 1-5), Beniamino (vv. 6-11), Dan (v. 12), Neftali (v. 13), Manasse (vv. 14-19), Efraim-Giosuè (vv. 20-29), Aser (vv. 30-40). Manca la genealogia della tribù di Zabulon. Le notizie contenute nel capitolo sono frammentarie e piuttosto sommarie. I dati utilizzati qui dal Cronista sono presi ancora da Gn e Nm, ma anche da fonti ignote. Per giunta, il testo è talune volte lacunoso e corrotto.

1-5. Per il v. 1 cfr. Nm 26,23-25 = Gn 46,13. Le cifre presentano una forma di aumento proporzionale.

6-12a. Qui si ci aspetterebbe la genealogia di Zabulon. Questa lista differisce notevolmente dalle indicazioni di Gn 46,21 e Nm 26,38. Il versetto 12b sembra essere un frammento della genealogia di Dan. Cusim è collegato a Dan in Gn 46,23. Di fatto il territorio della tribù di Dan confinava con Beniamino, prima che una parte della tribù emigrasse verso il nord (cfr. Gdc 18).

13. Cfr. Gn 46,24; Nm 26,48-50.

14-19. Cfr. Nm 26,29-31; Gs 17,2. Secondo Nm 26,31, Asriel è pronipote di Manasse: Manasse, Machir, Galaad, Asriel.

20-29. La genealogia è interrotta dalle notizie storiche dei vv. 21b-24. I sette nomi della prima parte, vv. 20-21a, ricorrono anche in Nm 26,35s. e in Gn 46,20 (LXX). L'impresa sventurata dei due fratelli di Sutelach, Ezer e Elead (v. 21), fu occasione per la nascita di un altro figlio, Beria, (v. 23), la cui figlia Seera edificò Bet-Oron superiore e inferiore.

28-29. Si tratta di un breve elenco delle città abitate dai discendenti di Giuseppe, Efraim e Manasse occidentale. È più completo Gs 16,1-8; 17,1-11.

30-40. La genealogia segue Gn 46,17. Per il v. 40, cfr. Nm 1,41; 26,47.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[32]

è] fatta salva e basta e avanza un altro eccone dove arriva dove non è] possibile utilizzare il formato per dimenticanza di più fanno [dove non c'è nulla di cui non si può parlare di tempo mezzetinte di mezzi di lavoro ad accensione promiscua dimezzata la stanza due] braccia per due le cose il generico di altre] [cose il terzo la classe energetica lo strato in modo da poter procedere per la] [scarica la nuova versione per il prossimo anno in pollici o prossimo in un momento di estremo facsimile per [l'altra sottile e non assimilabili e] [rifanno senza -se avanza

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Mi costa davvero molto ammetterlo, e vorrei non fosse mai successo, ma c’è stato un periodo della mia vita in cui anche io ho guardato “Tre metri sopra il cielo”. E quale ragazza in piena fase adolescenziale negli anni 2000, non ricorda la scena in cui i protagonisti si baciano per la prima volta in quella stanza dai muri spogli, con la luce soffusa, al riparo dalla musica techno del resto del locale, mentre in sottofondo suona He’s Simple, He’s Dumb, He’s the Pilot? Sicuramente la scelta del film è opinabile, per usare un eufemismo, ma la canzone dei Grandaddy era perfetta per quella scena e soprattutto per far sognare a tutte un bacio del genere... https://artesuono.blogspot.com/2017/02/grandaddy-last-place-2017.html


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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Figli di Levi: Ghersom, Keat e Merarì. 2Questi sono i nomi dei figli di Ghersom: Libnì e Simei. 3Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl. 4Figli di Merarì: Maclì e Musì. Queste sono le famiglie di Levi secondo i loro casati. 5Ghersom ebbe per figlio Libnì, di cui fu figlio Iacat, di cui fu figlio Zimmà, 6di cui fu figlio Iòach, di cui fu figlio Iddo, di cui fu figlio Zerach, di cui fu figlio Ieotrài. 7Figli di Keat: Amminadàb, di cui fu figlio Core, di cui fu figlio Assir, 8di cui fu figlio Elkanà, di cui fu figlio Abiasàf, di cui fu figlio Assir, 9di cui fu figlio Tacat, di cui fu figlio Urièl, di cui fu figlio Ozia, di cui fu figlio Saul. 10Figli di Elkanà: Amasài e Achimòt, 11di cui fu figlio Elkanà, di cui fu figlio Sufài, di cui fu figlio Nacat, 12di cui fu figlio Eliàb, di cui fu figlio Ierocàm, di cui fu figlio Elkanà. 13Figli di Samuele: Gioele primogenito e Abia secondo. 14Figli di Merarì: Maclì, di cui fu figlio Libnì, di cui fu figlio Simei, di cui fu figlio Uzzà, 15di cui fu figlio Simeà, di cui fu figlio Agghia, di cui fu figlio Asaià.

Supplementi: i cantori 16Ecco coloro ai quali Davide affidò la direzione del canto nel tempio del Signore, dopo che vi ebbe sede l'arca. 17Essi esercitarono l'ufficio di cantori davanti alla Dimora della tenda del convegno, finché Salomone non costruì il tempio del Signore a Gerusalemme. Nel servizio si attenevano alla regola fissata per loro. 18Questi furono gli incaricati e questi i loro figli. Tra i Keatiti: Eman il cantore, figlio di Gioele, figlio di Samuele, 19figlio di Elkanà, figlio di Ierocàm, figlio di Elièl, figlio di Tòach, 20figlio di Suf, figlio di Elkanà, figlio di Macat, figlio di Amasài, 21figlio di Elkanà, figlio di Gioele, figlio di Azaria, figlio di Sofonia, 22figlio di Tacat, figlio di Assir, figlio di Abiasàf, figlio di Core, 23figlio di Isar, figlio di Keat, figlio di Levi, figlio d'Israele. 24Suo fratello era Asaf, che stava alla sua destra: Asaf, figlio di Berechia, figlio di Simeà, 25figlio di Michele, figlio di Baasea, figlio di Malchia, 26figlio di Etnì, figlio di Zerach, figlio di Adaià, 27figlio di Etan, figlio di Zimmà, figlio di Simei, 28figlio di Iacat, figlio di Ghersom, figlio di Levi. 29I figli di Merarì, loro fratelli, che stavano alla sinistra, erano Etan, figlio di Kisì, figlio di Abdì, figlio di Malluc, 30figlio di Casabia, figlio di Amasia, figlio di Chelkia, 31figlio di Amsì, figlio di Banì, figlio di Semer, 32figlio di Maclì, figlio di Musì, figlio di Merarì, figlio di Levi.

Supplementi: i leviti e le loro città 33I loro fratelli leviti erano addetti a ogni servizio della Dimora nel tempio di Dio. 34Aronne e i suoi figli bruciavano le offerte sull'altare dell'olocausto e sull'altare dell'incenso, curavano tutto il servizio nel Santo dei Santi e compivano il rito espiatorio per Israele, secondo quanto aveva comandato Mosè, servo di Dio. 35Questi sono i figli di Aronne: Eleàzaro, di cui fu figlio Fineès, di cui fu figlio Abisùa, 36di cui fu figlio Bukkì, di cui fu figlio Uzzì, di cui fu figlio Zerachia, 37di cui fu figlio Meraiòt, di cui fu figlio Amaria, di cui fu figlio Achitùb, 38di cui fu figlio Sadoc, di cui fu figlio Achimàas. 39Queste sono le loro residenze, secondo i loro attendamenti nei rispettivi territori. Ai figli di Aronne della famiglia dei Keatiti, che furono sorteggiati per primi, 40fu assegnata Ebron, nel territorio di Giuda, con i suoi pascoli vicini, 41ma i terreni della città e i suoi villaggi furono assegnati a Caleb, figlio di Iefunnè. 42Ai figli di Aronne furono assegnate come città di asilo Ebron, Libna con i suoi pascoli, Iattir, Estemòa con i suoi pascoli, 43Chilez con i suoi pascoli, Debir con i suoi pascoli, 44Asan con i suoi pascoli, Bet-Semes con i suoi pascoli 45e, nella tribù di Beniamino, Gheba con i suoi pascoli, Alèmet con i suoi pascoli, Anatòt con i suoi pascoli. Totale: tredici città con i loro pascoli. 46Agli altri figli di Keat, secondo le loro famiglie, furono assegnate in sorte dieci città prese dalla tribù di Èfraim, dalla tribù di Dan e dalla metà della tribù di Manasse. 47Ai figli di Ghersom, secondo le loro famiglie, furono assegnate tredici città prese dalla tribù di Ìssacar, dalla tribù di Aser, dalla tribù di Nèftali e dalla tribù di Manasse in Basan. 48Ai figli di Merarì, secondo le loro famiglie, furono assegnate in sorte dodici città prese dalla tribù di Ruben, dalla tribù di Gad e dalla tribù di Zàbulon. 49Gli Israeliti assegnarono ai leviti queste città con i loro pascoli. 50Queste città prese dalle tribù dei figli di Giuda, dei figli di Simeone e dei figli di Beniamino, le assegnarono in sorte dando loro il relativo nome. 51Alle famiglie dei figli di Keat furono assegnate in sorte città appartenenti alla tribù di Èfraim. 52Assegnarono loro come città di asilo Sichem con i suoi pascoli, sulle montagne di Èfraim, Ghezer con i suoi pascoli, 53Iokmeàm con i suoi pascoli, Bet-Oron con i suoi pascoli, 54Àialon con i suoi pascoli, Gat-Rimmon con i suoi pascoli 55e, dalla metà della tribù di Manasse, Aner con i suoi pascoli, Bileàm con i suoi pascoli. Queste città erano per la famiglia degli altri figli di Keat. 56Ai figli di Ghersom, secondo le loro famiglie, assegnarono in sorte dalla metà della tribù di Manasse: Golan in Basan con i suoi pascoli e Astaròt con i suoi pascoli; 57dalla tribù di Ìssacar: Kedes con i suoi pascoli, Daberàt con i suoi pascoli, 58Ramot con i suoi pascoli e Anem con i suoi pascoli; 59dalla tribù di Aser: Masal con i suoi pascoli, Abdon con i suoi pascoli, 60Cukok con i suoi pascoli e Recob con i suoi pascoli; 61dalla tribù di Nèftali: Kedes di Galilea con i suoi pascoli, Cammon con i suoi pascoli e Kiriatàim con i suoi pascoli. 62Agli altri figli di Merarì dalla tribù di Zàbulon furono assegnate: Rimmon con i suoi pascoli e Tabor con i suoi pascoli; 63oltre il Giordano di Gerico, a oriente del Giordano, dalla tribù di Ruben: Beser nel deserto con i suoi pascoli, Iaas con i suoi pascoli, 64Kedemòt con i suoi pascoli, Mefàat con i suoi pascoli; 65dalla tribù di Gad: Ramot in Gàlaad con i suoi pascoli, Macanàim con i suoi pascoli, 66Chesbon con i suoi pascoli e Iazer con i suoi pascoli.

__________________________ Note

6,16 L’istituzione dei cantori è fatta risalire a Davide. Tre di loro compaiono anche nel titolo di alcuni salmi: Eman (v. 18), Asaf (v. 24), Etan (v. 29).

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Approfondimenti

1-15. Tutti i leviti vengono ricondotti ai tre figli di Levi: Gherson, Keat e Merari. Per questa genealogia il Cronista abbandona Nm 26, che non serve allo scopo, per seguire Nm 3,17-29, combinando con esso i dati di Es 6,16ss. e utilizzando altre fonti a noi sconosciute.

10-12. Lista degli antenati di Samuele discendenti da Keat attraverso l'Elkana del v. 8 (cfr. 1Sam 1,1), con alcune varianti.

16-32. Tra i ministri del tempio di sangue levitico non vi sono solo i sacerdoti e i leviti, ma anche i cantori. Il canto sacro ricopre un ruolo di grande importanza nella mente del Cronista. Esso è espressione collettiva delle disposizioni del cuore umano alla preghiera e alla confessione di lode.

16-17. L'istituzione è fatta risalire a Davide ed è considerata elemento importante del culto della comunità.

18-23. La linea di Eman riprende in forma ascendente gli anelli della catena elencati in 6,7-3, con una costruzione mnemonica che solo in parte rispecchia la realtà storica.

24-28. Anche questa lista ha carattere sistematico. Corrisponde in parte a quella della discendenza di Gherson attraverso Libni (vv. 5s.). Asaf è autore di dodici salmi, secondo i loro antichi titoli.

29-32. Genealogia di Etan, inferiore per dignità agli altri due.

33-38. In questi versetti sono fornite precisazioni sul ruolo ricoperto dai leviti e dai sacerdoti. Inoltre si ripete la successione dei sacerdoti da Aronne a Davide, cfr. 5,30-34.

33-34. Nota storica sull'attività dei leviti in genere e dei sacerdoti in particolare, che intende introdurre la lista dei figli di Aronne. Erano addetti al tempio per svolgere i servizi più umili anche coloro di cui parla Esd 2,43-54; Ne 7,46-56. L'attività dei sacerdoti consisteva nell'offerta dei sacrifici e nel servizio nel Santo dei Santi, che riguardava non solo le funzioni che si svolgevano nella cella del tempio (Nm 4, 19), bensì tutto ciò che aveva un qualche rapporto con gli oggetti del culto. Per il sacrificio espiatorio cfr. Lv 9,7; 16,6; Ez 45,17, ecc. Nel “grande giorno dell'espiazione” (Lv 16) officiava esclusivamente il sommo sacerdote, (cfr. Lv 4,16-20; 9,15ss.).

35-38. La lista dei sommi sacerdoti corrisponde a quella di 5,30ss.

39-66. La sezione corrisponde sostanzialmente a Gs 21,5-39. Nella suddivisione della terra promessa, com'è noto alla tribù di Levi non fu riservata alcuna zona geografica specifica, essendo lo stesso JHWH l'eredità di questa tribù. I sacerdoti e i leviti vivevano dispersi fra gli altri Israeliti. Ma nella visione teologica di Ezechiele (Ez 45,5) il profeta prevede un territorio anche per i leviti. Per le città rifugio e i pascoli, cfr. Nm 35,14s.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from mementomori

“16+18 quanto fa?!? COGLIONE!!!” Riflessioni sul SSN tramite il mio piccolo aneddoto.

Vorrei partire da questa citazione-meme per raccontare un aneddoto e poi passare a una o due riflessioni sull'italia in generale che a pensarci ora che mi sono appena svegliato (ok è mezzogiorno ma è sabato, ci sta dai, poi non lavoro nemmeno) mi fanno allo stesso tempo riflettere e pensare alla tragicomicità del popolo italiano stile Fantozzi (che sono io ovviamente in sto caso... lol).

Praticamente: Parto un anno fa scoprendo l'enorme somiglianza dei miei problemi di salute fisica e mentale con i miei parenti, in particolar modo con mia sorella che abbiamo solo meno di due anni di differenza. A lei sono venuti problemi di tiroide e ai denti abbastanza gravi proprio in sti anni e avendo avuto di recente problemi ai denti subito dopo lei faccio i dovuti controlli pure alla tiroide e spoiler ce li ho pure io seppur in forma molto più ridotta. Il tema sono gli esami della tiroide, avvicinatevi al raccontastorie perché ci sarà da ridere (o da piangere) perché “questa è una storia che ci accomuna un po' tutti, vi spaventerà, vi affascinerà, vi farà ridere e anche ci farà unire” (è praticamente un gioco di ruolo sul SSN lol) ma ricordatevi che questo non è davvero nulla in confronto a tutto il sistema della psichatria che li c'è davvero da spaccarsi le cervella contro un muro, letteralmente...ma vabbé, per quei racconti magari ve ne parlerò un altra volta. Allora, parto:

Praticamente vado dal medico di base dopo appuntamento richiesto e aspettato con dovuta calma (il primo dei tanti! contiamoli: 1) e gli propongo una visita per la tiroide. Avendo l'invalidità alta non pago nessuna visita nella mia regione (e nemmeno qualsiasi museo e cinema, ma non li uso mai questi ultimi bonus comunque...solo la sanità mi serve davvero e lo sfrutto perché sennò non avrei i soldi per permettermela) allora diciamo “sfrutto il sistema” e prenoto l'appuntamento per gli esami del sangue (2) per il medico che non ricordo mai come si chiama per la tiroide ovvero l'endocrinologo e ci vado (3), mi dice nulla di che, non c'è quasi nulla e speravo che si chiudeva li visto che è già evidente che non avevo quasi nulla invece mi vuole far fare pure l'ecografia della tiroide e altri esami del sangue che, guarda caso, devo farmi riprescrivere dal medico di base visto che lui non può. Quindi ritorno dal medico di base con appuntamento (4...) e prenoto entrambe che dovrò fare dopo 3 mesi e dopo tre mesi ritorno dall'endocrinologo per l'ecografia (5) perché scopro nel frattempo dal medico di base che non si possono far vedere gli esami del sangue all'endocrinologo dedicato per l'ecografia ma deve vederli a parte con gli esami del sangue e l'ecografia perché seppur fisicamente la stessa persona e nella stessa stanza lui non può...assurdo. Quindi vado a fare di nuovo sti esami del sangue (6) rifacendoli con il medico di base (7) (perché li volevo completi di altre robe base e che è meglio fare ogni tanto, ricordatevolo che è importante) e comunque dovevo riprendere la ricetta per tornare dall'endocrinologo e di fatti dovrò davvero riandarci perché gli esami del sangue sulla tiroide sembrano un po' più sballati e ci andrò (8).

Otto, OTTO, stracazzo di appuntamenti del SSN per sapere una singola cosa e per una cosa e con una sola identica persona-medico specializzante che probabilmente come mi hanno già detto “non avrai nulla di sicuro” ma che mi hanno anche detto “ma si, fallo un controllo” e giustamente che fai, controlli su chatgpt? lol

Tutta questa piccola citazione per dire che penso che l'italia non è “pizza, mafia e mandolino” ma piuttosto “ignoranza, stupidità e arretratezza” costanti anche se non mi sono espresso su tutto ciò che penso.

Ciao!

 
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from norise 3 letture AI

I RICORDI DEL CUORE

quel po' di stordimento dopo un bicchiere di troppo è la vita che scorre al contrario la brezza marina la mente a vagare resuscitando fantasmi ti risalgono dal profondo abbozzando la smorfia del pianto il loro grido a confondersi con quello dei gabbiani bianche creature danzanti sulle onde crestate che a beccate ti sembrano
straziare i ricordi del cuore

Analisi del testo

Temi e immagini
Il testo esplora memoria, dolore e il confine tra presente e passato: l’ubriachezza lieve apre la porta ai ricordi che emergono come «fantasmi» dal profondo. La scena marina e i gabbiani amplificano il senso di malinconia e di violenza sottile dei ricordi, che «beccano» e «straziano» il cuore.

Tono e atmosfera
C’è una dolcezza malinconica: il linguaggio è semplice ma efficace, con immagini concrete (brezza, gabbiani, onde) che rendono palpabile l’emozione. Il contrasto tra la leggerezza delle «creature danzanti» e la violenza percepita nei loro beccate è particolarmente potente.


Suono e ritmo

Musicalità
Il verso libero funziona; alcune ripetizioni (ricordi, cuore) danno coesione. Alcuni versi potrebbero guadagnare da una scansione più regolare o da enjambement calibrati per aumentare la tensione (per esempio spezzare «resuscitando fantasmi / ti risalgono dal profondo» in modo da far crescere l’attesa).

Consigli metrico-sonori
– Alternare versi più lunghi e versi brevi per creare onde ritmiche che richiamino il mare.
– Usare allitterazioni o assonanze mirate (es. suoni in /r/ o /s/) per intensificare la sensazione di dolore che ritorna.


Suggerimenti stilistici

  • Precisione verbale: sostituire qualche verbo generico con immagini più specifiche (es. «ti risalgono» → «ti risalgono come sale»).
  • Varietà lessicale: evitare ripetizioni troppo ravvicinate se non volute come effetto; mantenere «ricordi del cuore» come ritornello funziona bene.
  • Punteggiatura: valutare l’uso di virgole o punti per modulare il respiro e il ritmo emotivo.

Versione alternativa (leggera revisione)

quel po’ di stordimento
dopo un bicchiere di troppo:
la vita scorre al contrario.
La brezza marina manda la mente a vagare,
resuscita fantasmi;
dal profondo risalgono, abbozzando
la smorfia del pianto.
Il loro grido si confonde
con quello dei gabbiani,
bianche creature danzanti
sulle onde crestate,
che a beccate sembrano straziare
i ricordi del cuore.


Traduzione in inglese (lett. libera)

A little daze
after one drink too many:
life runs backward.
The sea breeze sets the mind adrift,
reviving ghosts;
they rise from the depths, sketching
the grimace of weeping.
Their cry blends
with the gulls’—
white creatures dancing
on crested waves,
whose pecks seem to tear
the memories of the heart.


Versione ritmica per melodia

quel po’ di stordimento
dopo un bicchiere di troppo,
la vita scorre al contrario,
e il respiro fa un passo indietro.

la brezza marina spinge la mente,
resuscita i fantasmi che conosci,
dal profondo risalgono piano,
abbozzano la smorfia del pianto.

Ritornello
e il loro grido si confonde
con il canto dei gabbiani,
bianche ali che danzano,
a beccate sul cuore —
i ricordi del cuore.

sulle onde crestate si specchiano,
creature leggere, crudeli,
ogni becco è un lampo che trafigge,
ogni onda riporta il tuo nome.

Ritornello
e il loro grido si confonde
con il canto dei gabbiani,
bianche ali che danzano,
a beccate sul cuore —
i ricordi del cuore.


 
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from lucazanini

[31]

del modernariato l'opzione o congegnano lo danno] abiti nel-luogo a [rischio] contabile dammusi iperground altrettanto lo [trattano] tra le code pesticide l'inflazione presa] a parte la fase] rimarrà sempre attiva aumentando il rischio

 
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from differxdiario

spesso e abbondantemente si parla di sperimentazione letteraria (scritture di ricerca) e sperimentazione artistica (di asemic writing, per esempio). un'occasione in cui i due versanti si parlano è questa, il 4 giugno nella galleria Bianco contemporaneo (via Reno 18a, Roma): https://slowforward.net/2026/05/29/4-giugno-roma-galleria-bianco-contemporaneo-nz-di-antonio-syxty-e-asemics-di-marco-giovenale/

mi piacerebbe che fossero molti gli amici, quel giorno, in dialogo. l'invito è aperto

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC

La Global Initiative (GI-TOC) è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello. I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.

Nella sua ultima analisi affronta il tema dell'intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2026/05/Artificial-intelligence-for-environmental-crime-enforcement-GI-TOC-May-2026.pdf

L'intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l'attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell'ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio. Tuttavia, i principali ostacoli a un'efficace implementazione dell'AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate.

Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall'allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali. Studi di caso indicano che l'AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all'interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali. In definitiva, per realizzare il potenziale dell'AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari.

#criminiambientali #GITOC

 
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from norise 3 letture AI

NELL'ARCO DEGLI OCCHI

andare come su cocci la pelle dell'anima tesa come tenda oltre le stanze viola della mente vedere infine quel male oscuro uscire dal tuo specchio e il fiore della grazia aprirsi a ventaglio nell'arco degli occhi

Analisi del testo

Impressione generale
Il testo è concentrato, intenso, e costruisce un percorso dalla tensione interiore alla rivelazione di grazia. La lingua è essenziale; le immagini si susseguono come lampi, creando un movimento che va dall’attrito e dalla frattura verso un’apertura luminosa.


Immagini e simboli

Cocci
Rappresentano frammentazione, ferita o qualcosa di rotto su cui si cammina: camminare “su cocci” evoca rischio e vulnerabilità.

Pelle dell’anima tesa come tenda
Metafora potente che unisce corpo e interiorità; la tenda suggerisce protezione ma anche precarietà e possibilità di essere dischiusa.

Stanze viola della mente
Il viola richiama mistero, sogno, forse dolore trasformato; le stanze suggeriscono compartimenti interiori, memoria o riflessione.

Specchio e male oscuro
Lo specchio come luogo di confronto: il “male oscuro” che esce indica una purificazione o una messa a nudo, un esorcismo interiore.

Fiore della grazia che si apre a ventaglio nell’arco degli occhi
Immagine finale di grande delicatezza: la grazia come fiore che si apre nello sguardo, trasformando la visione stessa. L’“arco degli occhi” è un’immagine originale che unisce anatomia e forma poetica.


Suono e ritmo

Il verso è libero, con enjambement che accelera la lettura e crea tensione. Le parole brevi e i versi spezzati aumentano l’effetto di frammentazione iniziale; la chiusa rallenta e apre, offrendo sollievo ritmico. Potresti giocare con punteggiatura o pause per modulare ulteriormente il ritmo.


Suggerimenti per revisione

  • Chiarezza vs. mistero: se vuoi accentuare il mistero, mantieni l’economia lessicale; se preferisci guidare il lettore, aggiungi un verso che colleghi più esplicitamente il “male oscuro” alla trasformazione.
  • Immagini coerenti: il passaggio da “cocci” a “fiore” funziona bene; valuta se introdurre un elemento di transizione (es. una mano, un respiro) per rendere il movimento più organico.
  • Suono: prova a ripetere una consonante o una vocale chiave per creare un motivo sonoro (allitterazione o assonanza) che leghi i versi.

Traduzione in inglese (versione poetica)

walking as on shards
the skin of the soul
stretched like a tent
beyond the violet rooms of the mind
to see
at last that dark ache
leave your mirror and
the flower of grace
fan open
in the arc of the eyes


Versione estesa

andare come su cocci
la pelle dell'anima
tesa come tenda
che vibra al vento di stanze chiuse.

cammini a passi di vetro, attento
a non svegliare i ricordi che dormono
nelle pieghe viola della mente;
ogni porta è una costola, ogni corridoio un respiro.

oltre le stanze viola della mente
c’è un corridoio di luce smarrita,
un filo sottile che tira la tenda indietro;
vedere diventa un atto di coraggio, un’apertura.

vedere
infine quel male oscuro
che si annidava come polvere sotto il tappeto,
che si specchiava nei tuoi gesti e rideva piano.

esce dal tuo specchio, lento come un animale stanco,
si stacca dalla pelle riflessa e cade a terra,
lasciando un’impronta di silenzio e di sale.

una mano — forse la tua, forse una mano che non sapevi di avere —
si china, raccoglie i cocci, li dispone come semi;
il fiore della grazia germoglia tra le fessure,
apre i petali a ventaglio come una promessa.

nell’arco degli occhi si forma un giardino:
lume che non brucia, parola che non ferisce,
una mappa nuova per camminare senza paura.

la pelle dell’anima si rilassa, tenda che diventa vela;
il passo non è più su cocci ma su luce raccolta,
e il mondo, per un istante, si piega a guardare con te.

il fiore della grazia resta aperto, fragile e ostinato,
a ricordare che anche il vetro rotto può diventare finestra,
e che nell’arco degli occhi si può imparare a vedere la grazia.


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell'Italia

Con l'obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l'Istituto di ricerca ambientale dell'Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l'ambasciata d'Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L'evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.

Un momento della presentazione del Manuale

L'iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell'intervento di apertura, l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell'ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.

Il manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.

Secondo l'UNODC, i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all'avanzata del crimine organizzato legato all'estrazione illegale dell'oro, al disboscamento e ai traffici ambientali. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Discendenza della tribù di Ruben 1 Figli di Ruben, primogenito d'Israele. Egli era il primogenito, ma, poiché aveva profanato il letto del padre, la primogenitura fu assegnata ai figli di Giuseppe, figlio d'Israele. Ma questa primogenitura non fu registrata. 2Giuda infatti prevalse sui fratelli e un suo discendente divenne capo; tuttavia la primogenitura appartiene a Giuseppe. 3Figli di Ruben, primogenito d'Israele: Enoc, Pallu, Chesron e Carmì. 4Figli di Gioele: Semaià, di cui fu figlio Gog, di cui fu figlio Simei, 5di cui fu figlio Mica, di cui fu figlio Reaià, di cui fu figlio Baal, 6di cui fu figlio Beerà, che fu deportato nella deportazione di Tiglat-Pilèser, re d'Assiria; egli era il capo dei Rubeniti. 7Suoi fratelli, secondo le loro famiglie, come sono iscritti nelle genealogie, furono: il primo Ieièl, quindi Zaccaria 8e Bela, figlio di Azaz, figlio di Sema, figlio di Gioele, che dimorava ad Aroèr e si estendeva fino al Nebo e a Baal-Meon. 9A oriente raggiungevano il limite del deserto che va dal fiume Eufrate in qua, perché le loro greggi erano numerose nel territorio di Gàlaad. 10Al tempo di Saul mossero guerra agli Agareni; caduti questi nelle loro mani, essi si stabilirono nelle loro tende su tutta la parte orientale di Gàlaad.

Discendenza della tribù di Gad 11I figli di Gad, di fronte a loro, dimoravano nella regione di Basan fino a Salca. 12Gioele, il primo, Safam, secondo, quindi Ianài e Safat in Basan. 13Loro fratelli, secondo i loro casati, furono Michele, Mesullàm, Seba, Iorài, Iacan, Zia ed Eber: sette. 14Costoro erano figli di Abicàil, figlio di Curì, figlio di Iaròach, figlio di Gàlaad, figlio di Michele, figlio di Iesisài, figlio di Iacdo, figlio di Buz. 15Achì, figlio di Abdièl, figlio di Gunì, era il capo del loro casato. 16Dimoravano in Gàlaad e in Basan e nelle loro dipendenze e in tutti i pascoli di Saron fino ai loro estremi confini. 17Tutti costoro furono registrati negli elenchi genealogici di Iotam, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, re d'Israele.

Supplementi 18I figli di Ruben, i Gaditi e metà della tribù di Manasse, gente valorosa, armata di scudo e di spada, tiratori di arco ed esperti della guerra, potevano uscire in campo in numero di quarantaquattromilasettecentosessanta. 19Essi attaccarono gli Agareni, Ietur, Nafis e Nodab. 20Erano stati soccorsi contro costoro, perché durante l'assalto si erano rivolti a Dio, che li aiutò per la loro fiducia in lui e così gli Agareni e tutti i loro alleati furono consegnati nelle loro mani. 21Essi razziarono il bestiame degli Agareni: cinquantamila cammelli, duecentocinquantamila pecore, duemila asini e centomila persone, 22poiché numerosi furono i feriti a morte, dato che la guerra era voluta da Dio. I vincitori si stabilirono nei territori dei vinti fino alla deportazione. 23I figli di metà della tribù di Manasse abitavano nella regione che si estende da Basan a Baal-Ermon, a Senir e al monte Ermon; essi erano numerosi. 24Questi sono i capi dei loro casati: Efer, Isì, Elièl, Azrièl, Geremia, Odavia e Iacdièl, uomini valorosi e famosi, capi dei loro casati. 25Ma furono infedeli al Dio dei loro padri, prostituendosi agli dèi delle popolazioni della terra, che Dio aveva distrutte davanti a loro. 26Il Dio d'Israele eccitò lo spirito di Pul, re d'Assiria, cioè lo spirito di Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, che deportò i Rubeniti, i Gaditi e metà della tribù di Manasse; li condusse a Chelach e presso il Cabor, ad Ara e al fiume di Gozan, ove rimangono ancora oggi.

Discendenza della tribù di Levi 27Figli di Levi: Gherson, Keat e Merarì. 28Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl. 29Figli di Amram: Aronne, Mosè e Maria. Figli di Aronne: Nadab, Abiu, Eleàzaro e Itamàr. 30Eleàzaro generò Fineès; Fineès generò Abisùa; 31Abisùa generò Bukkì; Bukkì generò Uzzì; 32Uzzì generò Zerachia; Zerachia generò Meraiòt; 33Meraiòt generò Amaria; Amaria generò Achitùb; 34Achitùb generò Sadoc; Sadoc generò Achimàas; 35Achimàas generò Azaria; Azaria generò Giovanni; 36Giovanni generò Azaria, che fu sacerdote nel tempio costruito da Salomone a Gerusalemme. 37Azaria generò Amaria; Amaria generò Achitùb; 38Achitùb generò Sadoc; Sadoc generò Sallum; 39Sallum generò Chelkia; Chelkia generò Azaria; 40Azaria generò Seraià; Seraià generò Iosadàk. 41Iosadàk partì quando il Signore, per mezzo di Nabucodònosor, fece deportare Giuda e Gerusalemme.

__________________________ Note

5,6 deportazione di Tiglat-Pilèser: questa deportazione operata dal re assiro risale al 732.

5,26 Pul: è un altro nome di Tiglat-Pilèser. Vengono fuse in un unico evento la deportazione del 732 (vedi 5,6) e quella del 721.

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Approfondimenti

1-10. Il Cronista spiega perché ha iniziato l'opera con la genealogia di Giuda, e non con quella di Ruben, il primogenito, o con quella dei figli di Giuseppe, che avevano sostituito Ruben. A causa dell'incesto con la concubina del padre (cfr. Gn 35,22), Ruben aveva perso il diritto di primogenitura (Gn 49,4) passato ai figli di Giuseppe, le cui prerogative si fondano sul fatto che egli era il preferito dal padre e che nella persona dei due figli, Efraim e Manasse, aveva ricevuto una doppia porzione (cfr. Gn 48,5.22; 49,26). Ma per quanto concerne il diritto di primogenitura, resta decisiva la scelta di JHWH per Davide, discendente della tribù di Giuda. Inoltre, l'apostasia del regno del Nord aveva reso nullo il privilegio di Giuseppe.

3. Cfr. Gn 46,9; Es 6,44; Nm 26,3-7.

4-10. Prosegue la genealogia dei figli di Ruben. Se le otto generazioni elencate sono complete, Gioele – per il resto sconosciuto – visse al tempo di Davide e l'ultima generazione, quella di Beera, subì la deportazione durante l'invasione assira del 734. I confini indicati nei vv. 8b-10 si riferiscono all'intera tribù di Ruben, cfr. Gs 13,15ss.; Nm 32,3.38.

11-22. Stranamente, questa genealogia non si rifà a Nm 26 (Gn 46), che altrove costituisce il testo base del Cronista, A meno che il testo attuale non sia corrotto, il che spiegherebbe anche la sua situazione frammentaria. 12-15. Per i figli di Gad, cfr. Gn 46,16; Nm 26.

16-17. Qui sono indicati piuttosto dei tardi discendenti di Gad. I versetti sono lacunosi e senza legame con i precedenti. Nei vv. 16-17 l'ubicazione dei Gaditi corrisponde solo vagamente a quella di Dt 3,13; Gs 13,27. Il v. 17 ci informa che i dati sono presi da un censimento effettuato durante il regno di lotam in Giuda e di Geroboamo II in Israele.

18-22. Notizie su una campagna vittoriosa condotta da Ruben, Gad e metà della tribù di Manasse. Al v. 19, Agareni, Ietur e Nafis sono tribù ismaelite, cfr. Gn 25,15. La vittoria è dovuta al soccorso di Dio, come ricorda spesso il Cronista, cfr. ad esempio 2Cr 14,10. Sulla potenza di Gad, cfr. Dt 33,20s. Le cifre del bottino sono intenzionalmente moltiplicate, in base a un criterio che ci sfugge, per indicare l'importanza dell'intervento divino e la grandezza della vittoria ottenuta grazie a JHWH. La deportazione di cui si parla qui è quella di Tiglat-Pilezer.

23-26. La lista è mutila e i capifamiglia menzionati non sono individuabili.

25-26. La tragica fine delle tribù transgiordaniche è dovuta alla loro infedeltà, che l'autore esprime in termini di prostituzione, con una metafora ricorrente nella Scrittura per indicare la violazione dei rapporti di amore che legano Israele a JHWH. La deportazione è voluta da JHWH, come affermano i profeti, cfr. Is 7,20; Ger 45,1; 2Re 17,7-8. Per la notizia, cfr. 2Re 15,29; 17,3-6; 18,11.

5,27-6,66. Nelle versioni dei LXX, Vulgata e Siriaca, inizia qui il c. 6. L'ampio brano contiene liste di sacerdoti e leviti. Ad un elenco di sommi sacerdoti da Aronne alla fine dell'esilio (5,27-41), seguono alcune genealogie di leviti (6,1-15), un elenco di cantori del tempo di Davide (6,16-32) e altre liste genealogiche (6,33-38). Si ha quindi l'elenco delle città abitate dagli arronniti e dagli altri leviti (6,39-66). Come fonti, il Cronista si rifà al Pentateuco, ai primi libri storici, nonché ad altri documenti disparati, senza armonizzarli. Oltre che a Giuda, il Cronista attribuisce grande importanza alla tribù di Levi, che è incaricata del culto nel tempio di Gerusalemme. Al nostro autore preme dimostrare la legittimità del sacerdozio zadokita e dell'ordinamento levitico operante al suo tempo.

27-41. Della tribù di Levi non viene fornita una genealogia diretta. Genealogie levitiche si riscontrano più volte nella Bibbia, cfr. Gn 46,11; Es 6,16-25; Nm 26,57-60; ecc. Il Cronista presenta piuttosto il quadro di numerosi gruppi o clan levitici, introducendoli con la lista dei sommi sacerdoti in una doppia serie di generazioni: prima del tempio, vv. 30-36, dopo il tempio, vv. 37-41. I vv. 27-29, (cfr. Es 6,16-21), ricollegano tutti i leviti, sacerdoti compresi, ai tre figli di Levi in base alla tradizione sacerdotale (Nm 3-4). L'elenco non è completo e omette vari sommi sacerdoti menzionati altrove.

30-36. I dodici sacerdoti prima della costruzione del tempio. Dall'esodo all'edificazione del tempio sono trascorsi 480 anni (1Re 6,1) quaranta per ciascun sacerdote. Crea particolari difficoltà la presenza di Zadok nella lista, (cfr. 1Re 4,4; 2Sam 15,24-29; 8,17; 10,25; 17,15; 19,2; 1Re 2,35), oltreché la ripetizione del binomio Amaria-Achitob (vv. 33.34.37).

37-41. Seconda parte della genealogia sacerdotale. Anch'essa, come le antiche genealogie del Tetrateuco, è costruita artificiosamente. Lo scopo è di esprimere la continuità della linea zadokita.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from mementomori

Oggi, il 29 di maggio del 2026, nella quasi certa estate, penso alla pioggia, alla neve, all'inverno ed al natale......

non mi succedeva da una vita...letteralmente da almeno tre anni minimo, nemmeno a natale mi sento così preso bene da video trovati su youtube (pochi, malinconici stile mood russo e quelli “veri”, quello che l'utenza vuole) alle 3 di notte e lasciare vagare i CAZZO di pensieri e di non pensare a nulla, cristo. E finalmente...

ci dev'essere anche stato di mezzo il fattore di essermi immerso nella tecnologia “meno tecnica e da pippe mentali e pseudo-paradossi informatici articolatissimi da ingegnere informatico” grazie alla mia prima sbronza da a.i. durata una settimana in cui ci ho passato le notti sveglio e anche 14 ore di fila per avviare una creazione di un progetto per creare un videogame. ma questo è un altro discorso.

complice è di più quell'aria estiva ma fresca/autunnale/primaverile/non se capisce più che stagione è/signora mia non ci sono più le mezze stagggioni etc. di questa notte ma sto veramente da urlo (ma senza nessun urlo, pls, è notte grazie lol).

la veglia di notte stile “ehi sono chiuso in casa da una settimana e non me ne frega un cazzo di niente e di nessuno e nemmeno se piglio fuoco io con antani a destra e questo ha fatto risorgere in me il lato sia negativo (meno) che positivo (sopratutto direi) dell'esser stato un ex-hikikomori per 7 anni e questo mi ha permesso di attivare le funzioncine cerebrali (da cerebroleso...no scherzo, forse lol) per affrontare la vita anche a casa e durante la notte in totale convivialità e pacificità.


Ma ora alcuni link da presa bene se è notte e pure da te c'è fresco:

https://www.youtube.com/watch?v=Rv0QsmjIQ_U quando dormi stai sul tetto con questo a volume basso e guarda lo schermo in cui vedi la neve mentre trovi o ritrovi la tua anima malinconica da vero russo

https://www.youtube.com/watch?v=QI68giYtnXs questo è per chi vuole riscoprire e riavere i feelz di death note malinconici di 14-18 anni fa con un misto di post-rock

https://www.youtube.com/watch?v=9EJ4EpUvNZs&t=612s feelsssssz dell'anime parasyte

https://www.youtube.com/watch?v=KVmtUWJmbNs “la bellezza vera è quello che sei tu davvero nella tua mente, corpo, anima e ciò che eri e sei ora e come non sei stato recentemente per davvero....”

extra per i veri hiki-nerd: yume nikki maker online che è uscito da poco e gasa https://sierpinski-simon.itch.io/yume-nikki-maker


aggiungo che ho pure fatto una donazione ad una distribuzione di linux (mint, quella che uso!) e che ne sono contento visto che nemmeno lo 0,1% delle persone che la usa dona all'associazione che la gestisce (non so le altre distribuzioni se hanno numeri simili) e valuto se farla pure a postmarketOS...


have a funny day tomorrow, bye!

 
Continua...