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from differxdiario

il genocidio nell'epoca della sua indefinita riproducibilità.

è totalmente evidente che, in un mondo che sia degno di dirsi – e di essere – umano, non c'è spazio per un'entità genocidaria. attualmente, la diffusione dell'attitudine allo (e desiderio di) sterminio dimostrata dalla popolazione di tale entità è enorme e riguarda la stragrande maggioranza degli abitanti, fornitori pressoché entusiasti di carne da cannone coscritta: figlie e figli da allevare nell'odio e gettare come proiettili contro donne e bambini palestinesi, come ormai dimostrato da centinaia e migliaia di prove fattuali, e accertato da associazioni umanitarie, medici, osservatori internazionali, istituzioni giuridiche, studiosi dei genocidi e specificamente della Shoah, politici, testimoni diretti, documentazioni video che sono già storia.

ma cosa significa dire che “non c'è spazio per un'entità genocidaria”, quando questa entità conta milioni di persone, una vita statuale di ormai quasi un secolo di vita (vita propria e morte altrui), nonché sostenitori e finanziatori potenti e numerosi in tutto il mondo, gruppi di potere, lobby, big tech companies e interi governi stranieri, USA in testa? l'impossibilità di convivere con questa realtà mostruosa si scontra con la pressoché evidente impossibilità di riformarla o revocarne la legittimità di Stato.

la forma della tragedia degli ultimi otto decenni, soprattutto da tre anni in qua, coincide con questo stato di fatto, questa impossibilità. che a sua volta, demolendo o silenziando il diritto internazionale, pone inevitabilmente le fondamenta per la riproducibilità indefinita del genocidio come strumento di dominio. (ciò che sta succedendo infatti in Libano e potrebbe replicarsi domani o già oggi in altre regioni orientali, occidentali: ovunque).

 
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from lucazanini

[rotazioni]

arruòlati il pin perno puntina [pòrtici tra [poco la ripresa [smaltirle polistiroli grami città nella sfera almeno e ventigradi] ventilato in esemplari tarlatissimi acrobatici regimi [di coccarde gentamicine o particelle bianche servizi dei [dinoccolati lo] segue in terza visione [dare per] contabili forrine come] se piovessero arruolàti don't these [city lights Charlie Chaplin's cane well it flicked away the rain code [per mancato assorbimento

 
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from differxdiario

non è sempre facile spiegare un lavoro che solo in parte è un lavoro. nel senso di “lavoro (immediatamente) pagato”, immediatamente – o quasi – redditizio. non è facile spiegarlo alle “persone che domandano”, né a sé stessi, né alla prole. capita che solo il tempo porti remunerazioni, di vario tipo, anche economiche, e/o ulteriori offerte di lavoro (stavolta direttamente pagato) e opportunità, e la cosa non funziona sempre. e in ogni caso la ...costante variabile tempo è fondamentale. solo il tempo (quando si riesce a farne un alleato e non un nemico: e può non succedere) fa girare il volano.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

APPENDICI (21,1-24,25)

Carestia e sacrificio di sette membri della stirpe di Saul 1Al tempo di Davide ci fu una carestia per tre anni; Davide cercò il volto del Signore e il Signore gli disse: “Su Saul e sulla sua casa c'è sangue, perché egli ha fatto morire i Gabaoniti”. 2Allora il re chiamò i Gabaoniti e parlò loro. I Gabaoniti non erano Israeliti, ma un resto degli Amorrei, e gli Israeliti avevano fatto con loro un giuramento; Saul però, nel suo zelo per gli Israeliti e per quelli di Giuda, aveva cercato di colpirli. 3Davide disse ai Gabaoniti: “Che devo fare per voi? In che modo espierò, perché voi possiate benedire l'eredità del Signore?”. 4I Gabaoniti gli risposero: “Fra noi e Saul e la sua casa non è questione d'argento o d'oro, né ci riguarda l'uccidere qualcuno in Israele”. Il re disse: “Quello che voi direte io ve lo farò”. 5Quelli risposero al re: “Di quell'uomo che ci ha distrutti e aveva progettato di finirci, perché più non sopravvivessimo in tutto il territorio d'Israele, 6ci siano consegnati sette uomini tra i suoi figli e noi li impiccheremo davanti al Signore a Gàbaon, sul monte del Signore”. Il re disse: “Ve li consegnerò”. 7Il re risparmiò Merib-Baal, figlio di Giònata, figlio di Saul, per il giuramento del Signore che c'era tra loro, tra Davide e Giònata, figlio di Saul. 8Il re prese i due figli che Rispa, figlia di Aià, aveva partoriti a Saul, Armonì e Merib-Baal, e i cinque figli che Merab, figlia di Saul, aveva partoriti ad Adrièl di Mecolà, figlio di Barzillài. 9Li consegnò nelle mani dei Gabaoniti, che li impiccarono sul monte, davanti al Signore. Tutti e sette caddero insieme. Furono messi a morte nei primi giorni della mietitura, quando si cominciava a mietere l'orzo. 10Allora Rispa, figlia di Aià, prese il sacco e lo stese sulla roccia, dal principio della mietitura fino a quando dal cielo non cadde su di loro la pioggia. Essa non permise agli uccelli del cielo di posarsi su di loro di giorno e alle bestie selvatiche di accostarsi di notte. 11Fu riferito a Davide quello che Rispa, figlia di Aià, concubina di Saul, aveva fatto. 12Davide andò a prendere le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio, presso i signori di Iabes di Gàlaad, i quali le avevano sottratte furtivamente dalla piazza di Bet-Sean, dove i Filistei li avevano appesi quando avevano colpito Saul sul Gèlboe. 13Egli riportò le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio; poi si raccolsero anche le ossa di quelli che erano stati impiccati. 14Le ossa di Saul e di Giònata, suo figlio, furono sepolte nel territorio di Beniamino a Sela, nel sepolcro di Kis, padre di Saul. Fu fatto quanto il re aveva ordinato e, dopo questo, Dio si mostrò placato verso la terra.

Gesta eroiche contro i Filistei 15I Filistei mossero di nuovo guerra a Israele e Davide scese con i suoi servi a combattere contro i Filistei. Davide era stanco 16e Isbi-Benòb, uno dei discendenti di Rafa, con una lancia del peso di trecento sicli di bronzo e portando una spada nuova, manifestò il proposito di uccidere Davide; 17ma Abisài, figlio di Seruià, venne in aiuto al re, colpì il Filisteo e lo uccise. Allora gli uomini di Davide gli giurarono: “Tu non uscirai più con noi a combattere e non spegnerai la lampada d'Israele”. 18Dopo questo, ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob. Allora Sibbecài di Cusa uccise Saf, uno dei discendenti di Rafa. 19Ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob, ed Elcanàn, figlio di Iair, di Betlemme, uccise Golia di Gat: l'asta della sua lancia era come un cilindro da tessitori. 20Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove c'era un uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto ventiquattro, e anche lui discendeva da Rafa. 21Egli sfidò Israele, ma Giònata, figlio di Simeà, fratello di Davide, lo uccise. 22Questi quattro discendevano da Rafa, a Gat. Essi caddero per mano di Davide e dei suoi uomini.

__________________________ Note

21,1 I capitoli 21-24 interrompono il filo principale della narrazione, che continua in 1Re 1. Si tratta di una interruzione sia letteraria che cronologica, perché gran parte del materiale narrativo, qui inserito a opera di un redattore deuteronomistico, si riferisce a eventi precedenti alla rivolta di Assalonne.

21,17 non spegnerai la lampada d’Israele: la lampada è il segno della vita che continua, significa la discendenza regale (vedi Sal 132,17).

21,19 Elcanàn…: si registra qui una tradizione circa la morte di Golia, diversa da quella tramandata in 1Sam 17,1-18,5.

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Approfondimenti

21,1-24,25. La cronaca della successione al trono di Davide (2Sam 9-20; 1Re 1-2) è interrotta dall'inserzione di sei “appendici” di contenuto storico e poetico, incerte quanto a provenienza e datazione. Risalgono verosimilmente a un tempo molto antico, non molto diverso da quello del resto del libro, poiché sembrano rifarsi soprattutto a documenti e liste d'archivio (cataloghi di persone e cronache: cfr. 21,15-22; 8-39) oltre che a tradizioni orali. Non hanno un rapporto diretto con la narrazione precedente e non sono pochi i problemi che sorgono a ta le proposito (come valutare 21,1-14 rispetto a 5-13?). Non è l'unico caso nella Bibbia in cui l'autore (o redattore) aggiunge alla sua opera parti chiaramente eterogenee rispetto al piano generale (cfr. Gn 49; Dt 32-33; Gdc 17-18 e 19-21). Tuttavia le sei “appendici” si innestano bene su 1-2 Sam e mostrano una prospettiva teologica ben definita in funzione dell'interpretazione dell'opera e della definizione del ruolo di Davide nella storia salvifica (cfr. in particolare i cc. 22 e 24). Anche la successione delle “appendici” rivela una sensibilità tutt'altro che disprezzabile: esse sono disposte simmetricamente e concentricamente attorno alle due pericopi poetiche centrali (22,1-51 e 23,1-7) cosicché agli aneddoti di indole militare (21,15-22 e 23,8-39) che occupano le posizioni intermedie corrispondono, infine, i racconti storici (21,1-14 e 24,1-25). Il Cronista ha ripreso parte della seconda appendice (21,18-22 = 1Cr 20,4-8), la quinta e la sesta (23,8-39 = 1Cr 11,11-47 e 24,1-25 = 1Cr 21,1-30), mentre la terza (22,1-51) è riprodotta anche nel libro dei Salmi (Sal 18).

21,1-14. L'impressionante episodio dell'esecuzione di sette figli di Saul (v. 9) e della difesa dei loro cadaveri da parte di Rizpa (v. 10; cfr. 3, 7), prende le mosse da un'inspiegabile carestia che tormenta Israele. Il Signore rivela a Davide che essa è dovuta alla sua collera per un fatto di sangue commesso da Saul contro i Gabaoniti e mai vendicato (v. 1). Secondo la legge di Nm 35,33 (cfr. Gn 9,5-6) il crimine può essere espiato soltanto spargendo il sangue del reo (3,27.30; 7) o dei suoi familiari (cfr. il “principio della solidarietà”: 12,14). Davide non si rallegra del tragico destino dei sette giovani (contro la presunzione di Simei: 16,8), ma deve adeguarsi alla necessità di una riparazione cruenta anche per stornare la maledizione gettata dai Gabaoniti su Israele (v. 3). Tale disposizione interiore sembra confermata dal suo impegno nel seppellire dignitosamente le ossa dei giustiziati assieme a quelle di Saul e Gionata (cfr. 1Sam 31,13) nel sepolcro di famiglia (vv. 12-14). La menzione del figlio di Gionata Merib-Baal (v. 7) ci fa pensare che la vicenda (ammesso che sia accaduta davvero, e nei termini descritti) sia da correlare cronologicamente col c. 9. Resta irrisolta la questione suscitata da 9,3, che nega l'esistenza di altri eredi oltre a Merib-Baal.

1. «carestia»: se la pioggia è considerata una benedizione (Dt 11,14-15; Ger 5,24; Gl 2,23) nella carestia si vede invece un castigo divino (Lv 26,18-20; Dt 28,23-24; 1Re 17-18; 2Re 8,1; Gc 5,17-18). «cercò il volto del Signore»: non significa «consultare» Dio (verbo š’l: 1Sam 14,37; 23,2; 28,6; 30,8; 2Sam 2,1; cfr. 1Sam 14,41) bensì ricorrere a lui per avere il perdono (Os 5,15), essere disponibili a compiere la sua volontà (Sal 24,6; 27,7-8; 105,4) o supplicarlo affinché cessi una calamità (qui e 2Cr 7,14). La modalità della rivelazione di Dio a Davide non è precisata (rivelazione diretta o mediante un profeta?). «Su Saul... fatto di sangue»: testo completato secondo i LXX. TM ha lett. «A Saul e alla casa sangue».

2. «Gabaoniti»: questa popolazione era riuscita con un'astuzia a rimanere nel proprio territorio stringendo alleanza con Giosuè (Gs 9). Lo zelo per l'unità fra le tribù aveva indotto Saul a perseguitarli con i suoi metodi violenti (cfr. 1Sam 22,11-19). Questa gravissima violazione degli accordi intercorsi tra i Gabaoniti e Israele (cui è legata la fuga dei Beerotiti: cfr. 4,2-3) è la causa diretta della carestia.

3. «In che modo espierò»: i Gabaoniti hanno maledetto Israele a causa di Saul. Bisogna che tale maledizione si trasformi in una “benedizione” (cfr. Gdc 17,2). Gli altri modi per neutralizzare una maledizione sono l'eliminazione fisica di chi l'ha pronunciata (16,9; 1Re 2,8-9.44-46) oppure la distruzione del testo scritto che la contiene (Ger 36,23).

4-6. Secondo il tortuoso stile orientale i Gabaoniti esordiscono con una negazione, ma la formulano in modo tale da far capire a Davide l'obiettivo che intendono conseguire; solo quando Davide offre la sua disponibilità (e non può fare altrimenti, date le circostanze) essi espongono i termini della richiesta: «sette uomini». Il “sette” è un numero sacro e un simbolo di totalità (cfr. 6,13), dunque è la misura adeguata per saldare il “debito” con la casa di Saul «davanti al Signore». «li impiccheremo» (v. 6): il verbo yq‘ (hifil) appare solo qui e in Nm 25,4. Non è chiaro il genere di pena capitale cui si riferisce: impalamento, impiccagione o altro. Si potrebbe tradurre con un generico «li giustizieremo» (cfr. vv. 9.13). «Ve li consegnerò»: lett. «Io li darò». L'“io” enfatico richiama l'attenzione sul fatto che Davide intende riservarsi la scelta delle vittime tra tutti i «figli» (in senso lato) di Saul, risparmiando Merib-Baal (cfr. 19,25 ss.) in ossequio al giuramento fatto a Gionata (v. 7; cfr. 1Sam 20,15-16). Guai se dovesse disattenderlo: una nuova maledizione si abbatterebbe sulla casa di Davide. La traduzione più adeguata è perciò: «Sarò io stesso a consegnarveli».

9. «sul monte»: l'altura (bāmâ) di Gabaon era la più grande d'Israele (1Re 3,4). Fino al tempo di Salomone vi furono conservate la Dimora e l'altare dell'olocausto (1Cr 21,29). «quando si cominciava a mietere l'orzo»: evidentemente si tratta solo di un'indicazione cronologica (mese di maggio), dato che la carestia non consente il raccolto da ormai tre anni. Sta per iniziare la stagione più calda e arida: se alla scadenza naturale (ottobre-novembre) la pioggia tornerà a cadere, questo sarà il segno della ritrovata benevolenza celeste.

10-11. Rizpa difende tenacemente i cadaveri dagli uccelli e dalle fiere sino alla fine della siccità. I giustiziati vengono infatti privati della sepoltura in attesa del segno inequivocabile che la maledizione è stata annullata, in apparente contraddizione con la norma di Dt 21,22-23 (cfr. Gs 8,29). L'orrore dell'antichità per la privazione della sepoltura è ampiamente documentato: Antigone di Sofocle, Ghilgamesh (tav. XII,151-153), Palinuro (Eneide VI, 362-371), Afrodite (Iliade XXIII, 184-187: la dea custodisce la salma di Ettore dai cani “giorno e notte”). Cfr. anche 1Sam 44-46. «mantello di sacco» (v. 10): l'abito del lutto (cfr. 12,16-21) diventa un simbolo dell'audacia materna che difende i propri figli anche oltre la morte.

14. «come anche le ossa degli impiccati»: aggiunto con i LXX. «Zela»: non lontano da Gerusalemme (cfr. Gs 18,28). «fu fatto..»: si riferisce all'esecuzione, non alla sepoltura dei sette giovani. Infatti questo versetto conclude la pericope riprendendo il v. 1 a mo' d'inclusione: alla notizia della carestia corrisponde quella della sua cessazione e alla richiesta di una riparazione fa eco la conferma della sua attuazione.

15-22. La seconda appendice tramanda la memoria di alcuni episodi straordinari avvenuti durante le guerre contro i Filistei nei primi anni del regno di Davide (cfr. 5,17-25). Si tratta di quattro duelli, nel corso dei quali quattro “prodi” di Davide uccidono altrettanti Filistei, glganti «figli di Rafa» (= Refaim: commento a 1Sam 17,4). Il testo è purtroppo molto rovinato e richiede diverse correzioni. Tuttavia se ne riconoscono l'antichità (forse è un riassunto, incompleto e malamente trasmesso, di tradizioni orali) e la storicità. La dimensione religiosa è del tutto assente.

16. «cinto di una spada nuova»: la parola «spada», omessa da TM e LXX, è restituita con Vg. I LXX traducono «nuova» (ḥădāšâ) con «mazza».

  1. «Abisai»: nipote di Davide, è una figura ben nota al lettore (1Sam 26,6-9; 2Sam 2,18; 10,10; 16,9; 19,22; 20,6-7.10). 23,18-19 lo annovera tra i “prodi” di Davide. «non spegnerai la lampada d'Israele»: la vita di Davide
  2. luce, gioia, prosperità del popolo – è troppo preziosa per essere messa a repentaglio.

18. «Gob»: località sconosciuta, ubicata presumibilmente tra Gat e Gerusalemme (o Ebron, nel caso che Davide non l'avesse ancora conquistata: cfr. 5,6-12). «Sibbecai il Cusatita»: originario della zona di Betlemme (cfr. 1Cr 4,4), sarà uno dei dodici ufficiali superiori al servizio del re (1Cr 27,11). Forse appartiene anch'egli ai “prodi” (in 23,27 «Mebunnai» potrebbe essere una corruzione di «Sibbecai», a causa del facile scambio mem/samec e nun/kaf).

19. «Elcanan, figlio di Iair»: è lo stesso Elcanan, «figlio di Dodo» nominato in 23,24 tra i “prodi”? TM ha «Elcanan figlio di ya‘rê ’ōrᵉgîm (lett. dei boschi dei tessitori)». «Iair» è ricostruito col qere di 1Cr 20,5; ’ōrᵉgîm è evidentemente una dittografia della notizia sulla lancia «come un subbio di tessitori», che ci rimanda a 1Sam 17,7; «il fratello»: manca da TM, LXX e Vg. La parola è aggiunta con 1Cr 20,5 (da correggere quanto al nome del Filisteo, che rimane anonimo: «Lacmi» significa «il Betlemmita»). L'episodio non è da confondere con quello narrato da 1Sam 17.

20-22. Il quarto gigante «insulta Israele» come Golia (1Sam 17,10.26.45). Il particolare impressionante della sua polidattilia è ritenuto più essenziale del nome. Il suo uccisore è Gionata, nipote di Davide e fratello di quel Ionadab che fu cattivo consigliere di Amnon (13,3). Anche Gionata fa parte della schiera dei “prodi” (23,33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Cyberdyne Systems

cloudflare-warp È noto come l'uso dei resolver Cloudflare sia uno dei modi per anonimizzare il proprio IP all'ISP.

Cloudflare offre anche altre modalità di risoluzione ancora più efficaci:

  1. DNS over HTTPS (DoH)
  2. DNS over TCP (DoT)
  3. DNS over WARP (DoW)

I primi due sono relativi a richieste dns crittografate e incapsulate, in una richiesta https (porta 443) la prima, e in una connessione TLS (porta 853) la seconda.

La terza modalità è una richiesta dns in chiaro ma all'interno di un tunnel Wireguard o MASQUE (QUIC + HTTP/3 – rif. https://datatracker.ietf.org/meeting/interim-2021-masque-03/materials/slides-interim-2021-masque-03-sessa-masque-interim-2021-04-h3-dgram-00). Molto interessante ed è quella che approfondirò in seguito.

Senza entrare nel merito, tutte le soluzioni anonimizzano le query dns. L'ultima, quella che mi ha stutzzicato, è in realtà un tunnel vpn che crittografa TUTTO il traffico, non solo le richieste DNS.

DoT è una cifratura TLS che lascia intatto il pacchetto UDP iniziale, è quindi più efficiente di DoH che converte una richieste DNS in una HTTP cifrata dal layer TLS.

DoT di solito viene fatta a livello di dispositivo, DoH per singole applicazioni.

DoT, basandosi su una porta specifica, 853, è facilmente identificabile (e bloccabile) come traffico DNS (benché cifrato), DoH è una richiesta HTTPS e si mescola col traffico che viaggia sulla porta 443 (difficilmente si invaliderà tutto quel tipo di traffico).

DoT, DoH, DoW, mitigano notevolmente il cache poisoning dei resolver perché rendono quasi impossibilie per un attaccante alterare una richiesta che viene protetta per l'intero percorso. Va detto che la soluzione ideale in questo contesto è la combinazione con DNSSEC, che fornisce autenticità e integrità alla riservatezza fornita da DoH/DoT.

Anche se l'obiettivo rimane l'approfondimento di CLoudflare WARP, vale la pena di spendere due parole anche sulle altre modalità di risoluzione, DoT/DoH

Configurare risoluzioni DNS DoH

Configurare DoH è molto semplice perché è qualcosa legato all'applicazione, il browser tipicamente. Se l'applicazione lo supporta, di solito è poco di più di un flag da abilitare.

Ad es. Firefox o Chrome permettono di attivare una sorte di “protezione avanzata del DNS” indicando semplicemente un resolver che la supporti (es. Cloudflare, NextDNS o Quad9).

Configurare risoluzioni DNS DoT

DoT, come detto, è una configurazione che avviene a livello di dispositivo, l'anonimizzazione delle query DNS si ottiene quindi per ogni applicazione. Sul come farlo, dipende dal dispositivo.

Ad es. su una linux box basta aggiungere due righe su systemd-resolved e riavviare il relativo servizio.

sudo vi /etc/systemd/resolved.conf
...
DNS=1.1.1.1
DNSOverTLS=yes

# dopo aver salvato il file
systemctl restart systemd-resolved

Un veloce test su https://1.1.1.1/help (da qualunque browser) ci mostrerà qualcosa del tipo:

Connected to 1.1.1.1        Yes
Using DNS over HTTPS (DoH)  No
Using DNS over TLS (DoT)    Yes
Using DNS over WARP         No
AS Name                     Cloudflare, Inc.
AS Number                   13335
Cloudflare Data Center      MXP

indice che DoT è attivo e funzionante. Lo stesso test poteva essere fatto anche per DoH.

Cloudflare WARP

E poi c'è DoW, che è qualcosa di ancora più estremo perché, all'occorrenza, anonimizza non solo le richieste DNS ma tutto il nostro traffico (e infatti diversi servizi di streaming non lo consentono).

Cloudflare Warp attiva diverse modalità di risoluzione dns fra cui DoH e DoT.

Dal momento che Cloudflare Warp agisce su tutta la connessione, è il modo più semplice per avere risoluzione dns di tipo DoH o DoT, su qualunque dispositivo su cui è presente Cloudflare Warp senza gli sbattimenti di systemd o altro.

Cloudflare Warp in modalità tunnel è un client che instaura un collegamento cifrato punto-punto (un tunnel) fra il nostro host e un endpoint Cloudflare. In questo modo ogni bit che esce dal nostro dispositivo viene cifrato prima della comunicazione, che diventa così totalmente schermata.

La vpn di Coudflare si basa su wireguard o su MASQUE. Nel primo caso è una normale vpn con un setup roadwarrior, il secondo caso offre in più la possibilità di associare al tunnel anche le modalità DoH/DoT per le richieste dns.

Anonimato sì/no?

Cloudflare WARP è uno strumento incentrato sulla sicurezza, progettato per crittografare il traffico internet e proteggere la privacy dagli ISP, piuttosto che per garantire l'anonimato completo o nascondere la posizione dell'utente.

Sostituisce l'IP dell'utente con un IP di Cloudflare che generalmente corrisponde alla sua reale area geografica, rendendolo inadatto a eludere le restrizioni basate sulla posizione.

Non è una VPN tradizionale. WARP non maschera la nostra posizione ai siti web, che spesso possono visualizzare la tua posizione approssimativa.

Per migliorare la privacy, si dovrebbe utilizzare il protocollo MASQUE, che offre anche una maggiore efficienza.

In sintesi, WARP fornisce un “tunnel sicuro” per proteggere la privacy dei dati da amministratori di rete indiscreti, protegge il traffico perché eccelle nella crittografia del traffico su reti non sicure (ad esempio, Wi-Fi pubbliche), ma non offre le funzionalità di anonimato dei tradizionali servizi VPN incentrati sulla privacy.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo come può essere usato.

Configurare Cloudflare WARP

L'installazione del client è molto semplice. Per Gnu/Linux c'è la versione cli, per android un app, per altri sistemi, Win /MacOS, un installer. La parte applicativa prima di tutto registra il dispositivo sulla rete Cloudflare generando degli ID e una chiave di licenza. In un secondo momento si generano le chiavi di cifratura.

Per fissare le idee, una volta fatte le operazioni di inizializzazione, sulla linux box per tunnellizzare ogni nostra comunicazione con una risoluzione DoT, basta:

# facoltativo
warp-cli mode warp+dot

#connessione
warp-cli connect

Per terminare:

warp-cli disconnect

Questo approccio torna molto comodo quando per es. vogliamo usare wifi pubbliche, in città o in aeroporto. A meno di non avere un'installazione personale di una nostra vpn, questa è una soluzione immediata. Certo, bisogna fidarsi di Clooudflare ma è certamente meglio che fidarsi delle wifi free.

E arriviamo al caso d'uso che volevo approfondire riguardante l'“anonimizzazione” di un mediacenter casalingo per il quale non vogliamo rendere noto il suo utilizzo.

L'esperienza che ho avuto al proposito è stata interessante, visto che uso da anni OSMC su una RasbPi 3 e ho deciso di metterla dietro Cloudflare.

OSMC insieme a LibreELEC sono ottime soluzioni di mediacenter per SBC. La prima più “general”, essendo una debian customizzata per ospitare un mediacenter, la seconda invece meno elastica ma più essenziale ed efficiente.

Nonostante la Raspberry Pi 3 sia dotata di un processore ARM64, la versione di OSMC che ho installato a suo tempo è a 32 bit e per quella non c'è disponibilità per il client cloudflare (solo ARM64).

Ho dovuto ricorrere ad un client “unofficial”, wgcf, che permette di registrare il dispositivo e di generare le chiavi ma solo per la modalità Wireguard, non MASQUE, quindi niente Warp+DoT/DoH (per inciso, wgcf rappresenta un'ottima alternativa anche per chi non vuole usare il client Cloudflare su Gnu/Linux).

A questo aggiungo che, sebbebe OSMC sia una Debian su cui posso installare e configurare tanta roba, l'installazione di Wireguard, e penso di qualunque cosa che vada a toccare lo stack di rete, diventa qualcosa di estremamente complicato da fare, dal momento che OSMC si rifiuta categoricamente di eseguire operazione che metterebbero a rischio il suo essere un mediacenter, fondamentalmente.

Tradotto in soldoni, il client wireguard si installa, sale su correttamente ma non c'è verso di far funzionare la risoluzione. L'unica via d'usicta è stata configurare Wireguard attraverso il gestore di rete di OSMC che è connman.

Una volta fatto questo, sono stati necessari solo un paio di piccoli accorgimenti per far si che, in seguito all'avvio del mediacenter, la configurazione vpn venisse caricata automaticamente da connman, contestualmente alla connessione vpn.

Configurazione wgcf

# Account cloudflare
curl -L https://github.com/ViRb3/wgcf/releases/latest/download/wgcf_2.2.30_linux_armv7 -o /usr/local/bin/wgcf
chmod u+x /usr/local/bin/wgcf
wgcf register
wgcf generate

# status & trace
wgcf status
curl https://www.cloudflare.com/cdn-cgi/trace

Configurazione connman

Su OSMC connman ha i suoi file di configurazione in /var/lib/connman e /var/lib/connman-vpn

Nel file di configurazione, l'host va indicato con l'ip non con l'fqdn (engage.cloudflareclients.com)

# Configurazione wireguard cloudflare
# La configurazione della vpn deve essere un file .config sotto /var/lib/connman-vpn

vi /var/lib/connman-vpn/cloudflare_warp.config
[provider_*]
Type = WireGuard
Name = Cloudflare_WARP
Host = 162.159.192.1
AutoConnect = true
WireGuard.Address = 172.16.0.2/24
WireGuard.ListenPort = 51280
WireGuard.PrivateKey = <my_private_key>
WireGuard.PublicKey = <cloudlare_wg_public_key>
WireGuard.DNS = 1.1.1.1, 1.0.0.1
WireGuard.AllowedIPs = 0.0.0.0/0
WireGuard.EndpointPort = 2408
WireGuard.PersistentKeepalive = 25

Dopo aver creato il file di configurazione, possiamo vedere il nuovo servizio pronto per essere richiamato da comman-vpnd

# elenco servizi attivi
connmanctl services
* AO <SSID>           wifi_<id>_managed_psk
* R Cloudflare_WARP      vpn_162_159_192_1

Affinché la connessione alla vpn parta all'avvio di OSMC, è necessario disporre di un servizio che:

  1. esegua common-vpnd per caricare il file di configurazione
  2. effettui la connessione vpn
# Creazione nuovo servizio in /lib/systemd/system/connman-vpn.service
[Unit]
Description=ConnMan VPN service
After=network-online.target
Wants=network-online.target

[Service]
Type=dbus
BusName=net.connman.vpn
ExecStart=/usr/sbin/connman-vpnd -n
ExecStop=/usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
StandardOutput=null
Restart=on-failure

[Install]
WantedBy=multi-user.target

Script richiamato dal servizio per la connessione alla vpn:

# connessione vpn
vi /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
#!/bin/bash
# Attende che il demone VPN sia pronto
sleep 5
# Tenta la connessione (usa il nome esatto che vedi in connmanctl services)
connmanctl connect vpn_162_159_192_1

Inifine si rende il file eseguibile e si avvia il servizio

chmod +x /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh

# avvio servizio
systemctl daemon-reload
systemctl enable connman-vpn.service
systemctl start connman-vpn.service

E il gioco è fatto.

Da questo momento in poi, OSMC tunnellizza tutto il suo traffico verso Cloudflare.

Come detto, in questo modo ho “solo” la configurazione di un tunnel wireguard verso l'endpoint Cloudflare, non dispongo di altre funzionalità che warp-cli offre.

Tuttavia è un procedimento abbastanza trasparente che non prevede la convivenza con ulteriori servizi come nel caso di warp-cli e che può essere un'alternativa anonimizzante valida anche su una linux box normale.

#dns #doh #dot #warp #vpn #tunnel #cloudflare #wireguard #masque #osmc

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Bill Callahan continua a fare dischi e noi insistiamo a occuparcene. Come mai? Perché le qualità che esprime in termini narrativi e musicali lo rendono autore raro nel panorama contemporaneo. Alla soglia dei sessant’anni, nel nono album a suo nome, dopo quelli marchiati Smog, racconta – dichiara il titolo – i suoi giorni da 58enne in una dozzina di brani appena oltre l’ora di durata complessiva... https://artesuono.blogspot.com/2026/04/bill-callahan-my-days-of-58-2026.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/497p1j3P9Xzlb7vXay7tNl


 
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from norise 3 letture AI

E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre che sei rimasto di me più giovane consumato anzitempo una vita sul mare e le brevi soste col mal di terra

avevi la salsedine nel sangue

così presenti mi restano le rare passeggiate mattutine e mai che mi avessi preso per la strada in discesa a cavalcioni sulle spalle

di carezze non eri capace

e oggi che mi ritrovi uomo fatto sai: mi fa male quel distacco

Osservazione breve

Il testo è intimo e diretto; la voce sceglie immagini quotidiane che scontrano l'affetto mancato con la consapevolezza adulta.


Temi principali

  • Relazione padre-figlio: presenza fisica limitata; eredità emotiva.
  • Tempo e perdita: consumo precoce, nostalgia delle piccole abitudini.
  • Corpo e territorio: mare come vita; mal di terra come radicamento mancato.
  • Affetto non manifestato: incapacità di carezze e distanza che ferisce.

Punti di forza

  • Immagini concrete e toccanti: “salsedine nel sangue”, “mal di terra”.
  • Ritmo colloquiale che rende il parlato interiore credibile.
  • Finale sintetico e doloroso che lascia una ferita aperta: “mi fa male quel distacco”.

Piccole revisioni proposte (mantengo la voce, semplifico punteggiatura)

E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre, che sei rimasto di me più giovane
consumato anzitempo:
una vita sul mare e le brevi soste
col mal di terra.

Avevi la salsedine nel sangue.

Così presenti
mi restano le rare passeggiate mattutine,
e mai che mi avessi preso per la strada in discesa
a cavalcioni sulle spalle.

Di carezze non eri capace.

E oggi che mi ritrovi uomo fatto
sai: mi fa male quel distacco.


Variante alternativa più condensata ed evocativa

E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre rimasto più giovane di me,
consumato anzitempo dal mare.
Soste brevi, mal di terra;
salsedine nel sangue.

Le passeggiate mattutine—rare—restano,
mai la tua mano sulle mie spalle in discesa.
Di carezze non eri capace.

Oggi che ritorni su un uomo fatto,
mi fa male quel distacco.


Traduzione in inglese

AND TODAY WHEN YOU FIND ME A MAN

father, you who stayed younger than me
worn down before your time:
a life at sea and the brief stops
with seasickness on land.

You had salt in your blood.

So present, what remain are rare morning walks,
and never did you lift me astride your shoulders
down the downhill road.

You were not able to give caresses.

And today when you find me a man,
know this: that distance hurts me.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Capitò là uno scellerato chiamato Seba, figlio di Bicrì, un Beniaminita, il quale suonò il corno e disse: “Non abbiamo alcuna parte con Davide e non abbiamo un'eredità con il figlio di Iesse. Ognuno alle proprie tende, Israele!“. 2Tutti gli Israeliti si allontanarono da Davide per seguire Seba, figlio di Bicrì; ma gli uomini di Giuda rimasero uniti al loro re e lo accompagnarono dal Giordano fino a Gerusalemme. 3Davide entrò nella reggia a Gerusalemme. Il re prese le dieci concubine che aveva lasciato a custodia della reggia e le mise in una residenza sorvegliata; dava loro sostentamento, ma non si accostava a loro. Rimasero così recluse fino al giorno della loro morte, vivendo da vedove. 4Quindi il re disse ad Amasà: “Radunami tutti gli uomini di Giuda in tre giorni; poi férmati qui”. 5Amasà dunque partì per far venire gli uomini di Giuda; ma tardò più del tempo fissato. 6Allora Davide disse ad Abisài: “Seba, figlio di Bicrì, ci farà ora più male di Assalonne; prendi i servi del tuo signore e inseguilo, perché non trovi fortezze e sfugga ai nostri occhi”. 7Con lui uscirono gli uomini di Ioab, i Cretei, i Peletei e tutti i prodi; uscirono da Gerusalemme per inseguire Seba, figlio di Bicrì. 8Si trovavano presso la grande pietra che è a Gàbaon, quando Amasà venne loro incontro. Ioab indossava la veste militare, sopra la quale portava il cinturone con la spada pendente dai fianchi nel fodero; venendo fuori, essa gli cadde. 9Ioab disse ad Amasà: “Stai bene, fratello mio?” e con la destra prese Amasà per la barba per baciarlo. 10Amasà non fece attenzione alla spada che Ioab aveva nell'altra mano, e Ioab lo colpì al ventre e ne sparse le viscere a terra; non lo colpì una seconda volta perché era già morto. Poi Ioab e Abisài, suo fratello, inseguirono Seba, figlio di Bicrì. 11Uno dei giovani di Ioab era rimasto presso Amasà e diceva: “Chi ama Ioab e chi è per Davide segua Ioab!”. 12Intanto Amasà giaceva insanguinato in mezzo al sentiero e quell'uomo vide che tutto il popolo si fermava. Allora trascinò Amasà fuori dal sentiero, in un campo, e gli buttò addosso una veste, perché quanti gli arrivavano vicino lo vedevano e si fermavano. 13Quando fu rimosso dal sentiero, passarono tutti al seguito di Ioab per inseguire Seba, figlio di Bicrì. 14Costui passò per tutte le tribù d'Israele fino ad Abel-Bet-Maacà; tutti gli alleati si radunarono e lo seguirono. 15Vennero dunque, lo assediarono ad Abel-Bet-Maacà e innalzarono contro la città un terrapieno addossato al contrafforte; tutto il popolo che era con Ioab faceva di tutto per far cadere le mura. 16Allora una donna saggia gridò dalla città: “Ascoltate, ascoltate! Dite a Ioab di avvicinarsi, gli voglio parlare!”. 17Quando egli le si avvicinò, la donna gli chiese: “Sei tu Ioab?”. Egli rispose: “Sì”. Allora ella gli disse: “Ascolta la parola della tua schiava”. Egli rispose: “Ascolto”. 18Riprese: “Una volta si soleva dire: “Si consultino quelli di Abel”, e la cosa si risolveva. 19Io vivo tra uomini pacifici e fedeli d'Israele, e tu cerchi di far perire una città che è una madre in Israele. Perché vuoi distruggere l'eredità del Signore?“. 20Ioab rispose: “Non sia mai, non sia mai che io distrugga e devasti! 21La questione è diversa: un uomo delle montagne di Èfraim, chiamato Seba, figlio di Bicrì, ha alzato la mano contro il re Davide. Consegnatemi lui solo e io me ne andrò dalla città”. La donna disse a Ioab: “Ecco, la sua testa ti sarà gettata dalle mura”. 22Allora la donna si rivolse a tutto il popolo con saggezza; così quelli tagliarono la testa a Seba, figlio di Bicrì, e la gettarono a Ioab. Egli fece suonare il corno; tutti si dispersero lontano dalla città, ognuno alla propria tenda. Poi Ioab tornò a Gerusalemme presso il re.

23Ioab era a capo di tutto l'esercito d'Israele; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei; 24Adoràm sovrintendeva al lavoro coatto; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 25Seva era scriba; Sadoc ed Ebiatàr erano sacerdoti 26e anche Ira, lo Iairita, era sacerdote di Davide.

__________________________ Note

20,14 Abel-Bet-Maacà: era situata all’estremità settentrionale d’Israele, nel territorio di Dan.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-22. Approfittando del risentimento contro Giuda c'è chi fomenta la ribellione delle tribù del Nord. Poco fa esse esigevano «dieci parti... sul re» (19, 44) ed ora osannano Seba che grida: «Non abbiamo alcuna parte con Davide!» (v. 1). Sotto un certo aspetto questo scisma è più inquietante di quello di Assalonne, perché la contesa valica i confini familiari e mette in questione l'unità del popolo di Dio. È una fugace anticipazione della grande frattura che si verificherà sul finire del regno di Salomone (1Re 11-12). Ma la nuova rivolta non riesce ad attecchire e ben presto Seba si ritrova a fuggire nell'estremo Nord del paese con il sostegno di pochi parenti (v. 14; cfr. 1Sam 22,1). Accerchiato dalle truppe di Ioab, viene infine ucciso dagli abitanti della città in cui aveva trovato rifugio (vv. 15-20). La narrazione della nuova rivolta è inframmezzata da due episodi relativi a quella appena conclusasi: la segregazione delle dieci concubine di Davide violate da Assalonne (v. 3, cfr. 16,20-22) e l'assassinio di Amasa da parte di Ioab (vv. 4-13, cfr. 19,14).

1. «uomo iniquo»: lett. «uomo di Belial» (cfr. Dt 13,14; Gdc 19,22; 1Sam 2,12; 25,25; 1Re 21,13). Nel NT «Belial» è uno dei soprannomi di Satana (2Cor 6,15) ma in ebraico bᵉliyya‘al è un termine dispregiativo che significa lett. «senza utilità». Dunque, oltre che «iniquo» (moralmente) Seba è anche un «buono a nulla», un inetto, un incosciente, un poco di buono: non potrà che finir male. «Bicri»: forma derivata da Becher, secondo figlio di Beniamino (Gn 46,21; 1Cr 7,6). «Non abbiamo alcuna parte»: lo stesso grido di rivolta (completato da un quarto stico) verrà ripetuto in 1Re 12,16 in occasione dello scisma di Geroboamo, che darà origine ai due regni del Nord e del Sud. «figlio di Iesse»: titolo offensivo (cfr. 1Sam 21,27.30.31).

3. Le dieci concubine lasciate a custodire la reggia durante l'insurrezione (15,16) e violate da Assalonne (16,20-22) vengono relegate per sempre in una dimora controllata, non perché Davide le voglia punire ma a causa della contaminazione che hanno subito (cfr. Lv 18,8; Dt 23,1; 27,20; Am 2,7). Pur non lasciando mancare loro nulla, il re non avrà più rapporti con loro per non aggiungere scandalo a scandalo.

4-13. Avendo nominato Amasa capo dell'esercito al posto di Ioab (19,14), Davide lo incarica di radunare tutti i combattenti di Giuda per contrastare Seba. Non vedendolo arrivare entro il tempo fissato, il re affida la spedizione ad Abisai. Con lui sono le truppe scelte di Davide, tra cui le guardie del corpo (Cretei e Peletei, cfr. 1Sam 30,14) e i «prodi» (cfr. 23,8-39). Giunti presso Gabaon (cfr. 2, 12) incontrano Amasa che sta tornando a Gerusalemme. Ioab coglie l'occasione per riprendere in mano il comando dell'esercito. Si avvicina ad Amasa per salutarlo e, mentre lo bacia (cfr. Mt 26,48!), lo trafigge al basso ventre (cfr. 3,27). Tolto di mezzo Amasa (in tutti i sensi: vv. 12-13) l'inseguimento riprende sotto il comando di Ioab. È difficile dire quanto i «figli di Zeruia» (3,39; 16,10; 19,23) siano devoti al re o quanto stiano curando i propri interessi. Di fatto hanno sfidato ancora una volta (cfr. 18,12-14) gli ordini di Davide. Ma verrà il giorno in cui pagheranno tutto (1Re 2,32-34).

6. «e ci sfugga»: con Vg lett. «e liberi i nostri occhi» (LXX: «oscuri i nostri occhi»). La locuzione vuol esprimere il fastidio, lo scacco provocato dall'eventuale rifugiarsi di Seba in una città fortificata, il che obbligherebbe a un lungo assedio (come di fatto avverrà: v. 15).

7. «Abisai uscì per la spedizione»: aggiunta esplicativa di BC. TM, LXX e Vg hanno: «Uscirono dietro di lui».

8. TM, LXX e Vg forniscono due differenti versioni dell'omicidio. TM dice che Ioab «estrasse ed essa cadde»: finge cioè che la spada cada mentre corre incontro ad Amasa e la raccoglie da terra con noncuranza per averla in mano senza destare sospetti. Similmente, per i LXX «la spada uscì e cadde» in seguito a qualche opportuna mossa. Per Vg, invece, la spada è fabbricata in modo tale che «con un lieve movimento» possa lestamente essere estratta e brandita. In tal caso Ioab l'avrebbe sfoderata nello stesso istante in cui bacia Amasa, sorprendendolo del tutto.

9. «prese Amasa per la barba per baciarlo»: in segno di deferenza e affetto (Ioab e Amasa sono cugini), il che rende ancor più odioso il tradimento (cfr. Prv 26,24-28; 27,6).

10. «era già morto»: apparente contraddizione col v. 12. Il testo vuol solo dire che Amasa è stato colpito a morte, senza prendere in considerazione il prolungarsi dell'agonia.

11. Uno degli scudieri di Ioab invita i soldati a non fermarsi (cfr. Es 32,26): se non amano Ioab (e c'è da credere che fossero molti a provare questo sentimento...) lo seguano almeno per Davide!

14-22. L'assedio di Abel-Bet-Maaca, la città dell'estremo nord (all'altezza di Dan e Tiro: 1Re 15,20; 2Re 15,29) in cui Seba s'è rifugiato con pochi seguaci, si conclude rapidamente grazie all'intervento di una «donna saggia» che prima chiede la ragione del pesante attacco sferrato da Ioab contro una città antica e veneranda come quella, poi esorta giudiziosamente i concittadini a consegnare la testa di Seba in cambio della pace. Vi sono alcune analogie col c. 14: in entrambe c'è una «donna saggia» che si preoccupa affinché non sia intaccata «l'eredità del Signore» (v. 19; 14,16) ma stavolta è la donna che parla e Ioab che ascolta (cfr. 14,2-3).

18-19a. «per sapere se... stabilite dai fedeli d'Israele»: il TM è molto rovinato. BC si basa parzialmente sui LXX. La donna vuol far desistere Ioab dalla distruzione della città che è rinomata in Israele per aver conservato intatte le antiche tradizioni civili e religiose del popolo.

20-22. Seba era entrato in città senza rivelare la propria condizione di ribelle. Conosciuti i termini della questione, i cittadini di Abel-Bet-Maaca non indugiano a liberarsene.

23-26. Le cariche amministrative sono rimaste pressoché immutate rispetto agli inizi del regno di Davide (cfr. 8,16-18). I figli di Davide sono stati sostituiti nell'ufficio di «ministri» (lett. «sacerdoti», cfr. 8,18) da Ira lo Iairita, e Adoniram (cfr. 1Re 4,6; 12,18) è stato preposto ai «lavori forzati» cui sono obbligati anche i sudditi non schiavi (cfr. 1Re 5,27-32; 12,4.10), specialmente nel settore dell'edilizia pubblica (cfr. 5,9).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun

La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.

Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.

Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.

Per saperne di più: https://it.globalvoices.org/2026/04/reti-criminali-alimentano-la-deforestazione-e-le-esportazioni-illegali-di-legname-in-camerun/

#deforestazione #africa #camerun #trafficoillegaledilegname #Africasubsahariana #Cina

 
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from lucazanini

[tempistica]

anche il garage] è inutilizzabile o berlina firma] [addio oriente in] ora questo momento non è possibile utilizzare la carta di -identità scade] ogni volta alla prima infanzia alla] seconda edizione lo posano fanno] straordinari poderali a] malta pietruzze assorbi rumore i [muri tengono per le inclinazioni sono portati con le mescolanze danno] abiti leggeri l'età nel quadrante in [colonne tono] su tono] galleggiati danneggianti

 
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from elettrona

Troppe persone si scagliano contro il “woke”, il “politicamente corretto”, rivendicano il diritto di usare liberamente termini offensivi verso interi gruppi. L'unica volta in cui do loro ragione è quando considerano insensato dire “operatore cimiteriale” al posto di “becchino” o “operatore ecologico” anziché “netturbino” perché chi si prende cura dei morti PRIMA della sepoltura non è chi fa il custode dei cimiteri, chi pulisce le strade non è lo stesso che smista i rifiuti dove ci si occupa di riciclo, ecc.

Il punto qui è proprio la morte: perché si vorrebbe usare la n-word senza conseguenze, ma poi se qualcuno muore, si fa di tutto per non chiamare la morte col suo nome? Non dire “è morto improvvisamente”, ma “se n'è andato così com'è venuto” (manco fosse morto dopo una eiaculazione).

Oppure, “se n'è andato dolcemente”. Peggio ancora quando si parla di tumori maligni. Non un cancro, un tumore maligno. No. “Un male incurabile, un male cattivo, un brutto male”.

Il punto è che la morte tocca tutti, loro compresi. E le parole che la riguardano, fanno loro male. Li mettono a disagio. Non le usano. Mentre le altre? Le altre non li riguardano, usarle contro gli altri li fa sentire superiori.

Finché non arriva... la signora con la falce... a rimetterli al loro posto.

 
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from Transit

(217)

(LDC1)

In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente. Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico. Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”.

Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità. In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia. Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite.

Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione. Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate. La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti.

(LDC2)

La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose. Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta. Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio.

Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili. In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà. Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza.

Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe.

#Blog #LottaDiClasse #Italia #Diseguaglianze #Opinioni #Società

 
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from norise 3 letture AI

Un cielo di palpiti

si punterà verso il non- luogo dell’ Inconoscibile intrisa la vela del sogno del sangue della passione uscendo dalla bocca della notte

-e siamo grumo e infinito

vivo di palpiti sarà quel cielo tenerezza di madre ad accoglierci

.

Il testo è intenso e sensoriale; le immagini funzionano come richiami emotivi che collegano il cosmo, il sogno e la nascita di un sentimento condiviso.


Analisi

  • Temi: incontro tra inconoscibile e passione, nascita e accoglienza materna, tensione fra infinito e intimità.
  • Immagini: il cielo come organismo palpita; la vela del sogno intrisa di sangue evoca desiderio e offerta; la “bocca della notte” è immagine forte di passaggio o parto.
  • Tono e voce: lirico, misto a metafisico; il «-e siamo grumo e infinito» apre un nucleo centrale che concentra antitesi e sublime.
  • Musicalità: versi brevi alternati a frammenti più lunghi creano pause drammatiche; ripetizioni di “palpiti” e “cielo” rafforzano il battito ritmico.

Versione rivista (proposta)

Un cielo di palpiti
si punterà verso il non-luogo dell'Inconoscibile.
Intrisa la vela del sogno
del sangue della passione,
uscendo dalla bocca della notte.

E siamo grumo e infinito.

Vivo di palpiti sarà quel cielo,
tenerezza di madre ad accoglierci.


Traduzione in inglese

A sky of palpitations
will aim toward the non-place of the Unknowable.
The sail of dream soaked
with the blood of passion,
emerging from the mouth of night.

And we are clot and infinite.

Alive with palpitations that sky will be,
a mother’s tenderness to welcome us.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: “Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”. 2Fu riferito a Ioab: “Ecco, il re piange e fa lutto per Assalonne”. 3La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: “Il re è desolato a causa del figlio”. 4Il popolo in quel giorno rientrò in città furtivamente, come avrebbe fatto gente vergognosa per essere fuggita durante la battaglia. 5Il re si era coperta la faccia e gridava a gran voce: “Figlio mio Assalonne, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”. 6Allora Ioab entrò in casa del re e disse: “Tu fai arrossire oggi il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la vita a te, ai tuoi figli e alle tue figlie, alle tue mogli e alle tue concubine, 7perché ami quelli che ti odiano e odii quelli che ti amano. Infatti oggi tu mostri chiaramente che capi e servi per te non contano nulla; ora io ho capito che, se Assalonne fosse vivo e noi quest'oggi fossimo tutti morti, questa sarebbe una cosa giusta ai tuoi occhi. 8Ora dunque àlzati, esci e parla al cuore dei tuoi servi, perché io giuro per il Signore che, se non esci, neppure un uomo resterà con te questa notte; questo sarebbe per te un male peggiore di tutti quelli che ti sono capitati dalla tua giovinezza fino ad oggi”. 9Allora il re si alzò e si sedette alla porta; fu dato quest'annuncio a tutto il popolo: “Ecco, il re sta seduto alla porta”. E tutto il popolo venne alla presenza del re.

Ritorno di Davide a Gerusalemme e repressione della rivolta (19,9b-20,26) Gli Israeliti erano fuggiti ognuno alla sua tenda. 10In tutte le tribù d'Israele tutto il popolo stava discutendo e diceva: “Il re ci ha liberati dalle mani dei nostri nemici e ci ha salvati dalle mani dei Filistei; ora è dovuto fuggire dalla terra a causa di Assalonne. 11Ma Assalonne, che noi avevamo unto re su di noi, è morto in battaglia. Ora perché indugiate a fare tornare il re?“. 12Ciò che si diceva in tutto Israele era giunto a conoscenza del re. Il re Davide mandò a dire ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr: «Riferite agli anziani di Giuda: “Perché volete essere gli ultimi a far tornare il re alla sua casa? 13Fratelli miei, voi siete mio osso e mia carne e perché dunque sareste gli ultimi a far tornare il re?“. 14Dite ad Amasà: “Non sei forse mio osso e mia carne? Dio mi faccia questo e anche peggio, se tu non diventerai davanti a me capo dell'esercito per sempre al posto di Ioab!“». 15Così piegò il cuore di tutti gli uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un sol uomo; essi mandarono a dire al re: “Ritorna tu e tutti i tuoi servi”. 16Il re dunque tornò e giunse al Giordano; quelli di Giuda vennero a Gàlgala per andare incontro al re e per fargli passare il Giordano. 17Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, che era di Bacurìm, si affrettò a scendere con gli uomini di Giuda incontro al re Davide. 18Aveva con sé mille uomini di Beniamino. Siba, il domestico della casa di Saul, i suoi quindici figli e i suoi venti servi si precipitarono al Giordano prima del re. 19La barca faceva la traversata per far passare la famiglia del re e poi fare quanto gli fosse sembrato opportuno. Intanto Simei, figlio di Ghera, si gettò ai piedi del re nel momento in cui passava il Giordano 20e disse al re: “Il mio signore non tenga conto della mia colpa! Quanto il tuo servo ha commesso quando il re, mio signore, è uscito da Gerusalemme, non ricordarlo, non lo conservi il re nel suo cuore! 21Certo, il tuo servo riconosce di aver peccato, ed ecco oggi, primo di tutta la casa di Giuseppe, sono sceso incontro al re, mio signore”. 22Ma Abisài, figlio di Seruià, disse: “Non dovrà forse essere messo a morte Simei perché ha maledetto il consacrato del Signore?”. 23Davide disse: “Che ho io in comune con voi, o figli di Seruià, perché diventiate oggi miei avversari? Si può mettere a morte oggi qualcuno in Israele? Non so già forse di essere oggi il re d'Israele?”. 24Il re disse a Simei: “Tu non morirai!”. E il re glielo giurò. 25Anche Merib-Baal, nipote di Saul, scese incontro al re. Non si era curato i piedi né la barba intorno alle labbra e non aveva lavato le vesti dal giorno in cui il re era partito a quello in cui tornava in pace. 26Mentre andava a Gerusalemme incontro al re, il re gli disse: “Perché non sei venuto con me, Merib-Baal?”. 27Egli rispose: “O re, mio signore, il mio servo mi ha ingannato! Il tuo servo aveva detto: “Io mi farò sellare l'asino, monterò e andrò con il re, perché il tuo servo è zoppo”. 28Inoltre egli ha calunniato il tuo servo presso il re, mio signore. Però il re, mio signore, è come un angelo di Dio; fa' dunque ciò che sembrerà bene ai tuoi occhi. 29Perché tutti quelli della casa di mio padre erano solo degni di morte per il re, mio signore; ma tu hai posto il tuo servo fra quelli che mangiano alla tua tavola. E che diritto avrei ancora di supplicare il re?“. 30Il re gli disse: “Non occorre che tu aggiunga altre parole. Ho deciso: tu e Siba vi dividerete i campi”. 31Merib-Baal rispose al re: “Se li prenda pure tutti lui, dato che ormai il re, mio signore, è tornato in pace a casa sua!”. 32Barzillài il Galaadita era sceso da Roghelìm e aveva passato il Giordano con il re, per congedarsi da lui presso il Giordano. 33Barzillài era molto vecchio: aveva ottant'anni. Aveva dato sostentamento al re mentre questi si trovava a Macanàim, perché era un uomo molto facoltoso. 34Il re disse a Barzillài: “Vieni con me; io provvederò al tuo sostentamento presso di me, a Gerusalemme”. 35Ma Barzillài rispose al re: “Quanti sono gli anni che mi restano da vivere, perché io salga con il re a Gerusalemme? 36Io ora ho ottant'anni; posso forse ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora ciò che mangia e ciò che beve? Posso udire ancora la voce dei cantanti e delle cantanti? E perché allora il tuo servo dovrebbe essere di peso al re, mio signore? 37Il tuo servo verrà con il re appena oltre il Giordano; perché il re dovrebbe darmi una tale ricompensa? 38Lascia che il tuo servo torni indietro e che io possa morire nella mia città, presso la tomba di mio padre e di mia madre. Ecco qui mio figlio, il tuo servo Chimam: venga lui con il re, mio signore; fa' per lui quello che ti piacerà”. 39Il re rispose: “Venga dunque con me Chimam e io farò per lui quello che a te piacerà; farò per te quello che desidererai da me”. 40Poi tutto il popolo passò il Giordano. Il re l'aveva già passato. Allora il re baciò Barzillài e lo benedisse; quegli tornò a casa. 41Così il re proseguì per Gàlgala e Chimam era venuto con lui. Tutta la gente di Giuda e anche metà della gente d'Israele aveva fatto passare il re. 42Allora tutti gli Israeliti vennero dal re e gli dissero: “Perché i nostri fratelli, gli uomini di Giuda, ti hanno prelevato e hanno fatto passare il Giordano al re, alla sua famiglia e a tutta la gente di Davide?”. 43Tutti gli uomini di Giuda risposero agli Israeliti: “Il re è un nostro parente stretto; perché vi adirate per questo? Abbiamo forse mangiato a spese del re o ci fu portata qualche porzione?”. 44Gli Israeliti replicarono agli uomini di Giuda: “Io ho dieci parti sul re e anche su Davide ho la preminenza rispetto a te; perché mi hai disprezzato? Non sono forse stato il primo a proporre di far tornare il re?”. Ma il parlare degli uomini di Giuda fu più ostinato di quello degli Israeliti.

__________________________ Note

19,11 che noi avevamo unto re: solo qui si apprende di un’unzione regale di Assalonne. In 15,10 si parla del suono del corno che, nel rituale regale, sarà il segno di giubilo dell’avvenuta intronizzazione (1Re 1,34; 2Re 9,13; Sal 47,6).

19,21 la casa di Giuseppe: designa forse l’insieme delle tribù del nord, in contrapposizione con la “casa di Giuda” al sud.

19,44 dieci parti: la disputa tra gli Israeliti e gli uomini di Giuda manifesta una incomprensione, che prepara lo scisma di Geroboamo e il rifiuto della sovranità della stirpe di Davide da parte delle tribù del nord (vedi 1Re 12,16). Detto scisma è anticipato qui dall’insurrezione di Seba (20,1), che toccherà a Davide sedare, appena rientrato a Gerusalemme (20,6).

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Approfondimenti

1-9. Davide rimane annichilito. Si ritira nei locali al piano superiore della torre sovrastante la porta della città, ma il suo terribile lamento si ode ovunque. I combattenti rientrano in città vergognosamente, quasi che ciascuno si sentisse responsabile della morte di Assalonne (tutti avevano udito l'ordine del re: 18,5). Poiché Davide continua a ripetere: «Fossi morto io invece di te!» Ioab, con la freddezza che lo caratterizza (cfr. 3,26-27; 11,18-21; 14,1-3; 18,9-15; 20,8-13), lo rimprovera aspramente e lo pone dinanzi alle sue responsabilità: se non smette di piangere si alienerà la devozione di coloro che hanno rischiato tutto per difendere lui e la sua famiglia, e ciò sarebbe un guaio peggiore dell'aver perduto un figlio. Come era necessario uccidere Assalonne, così bisogna che Davide riprenda al più presto le sue funzioni. Alla fine la ragion di stato prevale sulla pietà paterna. D'altra parte non c'è nulla da fare: «Posso io farlo tornare? Io andrò da lui, ma lui non tornerà da me» (cfr. 12,23). La notizia: «il re si alzò e si sedette sulla porta» (cfr. 1Re 22,10; 2Cr 32,6) segnala la sua riassunzione dei poteri regali.

10-15. Davide ha recuperato il trono ma è ancora un re senza popolo e senza terra. La pericope precedente si è conclusa con la ripetizione della notizia già data in 18,17: «Tutto Israele era fuggito ciascuno alla sua tenda» (v. 9). Tutti hanno tradito il loro re e forse si vergognano, dopo quanto è accaduto, di riconoscersi nuovamente suoi sudditi. In tutte le tribù si discute della questione ma nessuno osa farsi avanti per primo, finché Davide interviene discretamente presso la propria tribù esortandola a prendere una decisione. La parentela che li unisce è più forte di ogni contrasto e per dimostrarlo compie un gesto di fiducia: come Assalonne aveva nominato Amasa capo dell'esercito al posto del cugino Ioab, Davide farà altrettanto, destituendo Ioab (i motivi non gli mancano di certo) e assumendo Amasa come generale supremo. La generosa offerta sortisce immediatamente l'effetto desiderato. Purtroppo Ioab non tollererà di essere un subalterno e presto si riprenderà il potere con la violenza (20,8-10.23).

16-24. Sulla via del ritorno Davide ritrova i personaggi che avevano segnato vari momenti della sua fuga: Simei, Ziba, Merib-Baal, Barzillai. Anche ora vi sono i veri amici e quelli che lo sono soltanto per interesse (Ziba) o per timore (Simei). Gli incontri hanno luogo presso il guado del Giordano di fronte a Galgala, dove la tribù di Giuda si è radunata per andare incontro al suo re. Presso il santuario di Galgala, luogo storico della prima Pasqua dopo l'esodo e della circoncisione del popolo (Gs 5,2-12), fu inaugurato, lett. «rinnovato» il regno di Saul (1Sam 11,14-15). In questo giorno anche il regno di Davide vie ne “rinnovato” e Davide vien riconosciuto come re (cfr. 1Sam 11,15). Per completare l'analogia tra i due episodi non manca neppure il contrasto fra coloro che vorrebbero punire gli oppositori (v. 22 e 1Sam 11,12) e la ferma benevolenza del sovrano (v. 23; cfr. 1Sam 11,13). In questa cornice solenne e carica di significati storici s'insinua fastidiosamente Ziba il profittatore (cfr. 16,1-4). Pur di strappare a Davide qualche altra concessione, non esita a precedere – lui, beniaminita – la delegazione di Giuda (v. 18). Neppure i mille uomini che Simei (cfr. 16,5-13) s'è portato appresso (v. 18) si danno da fare quanto «i suoi quindici figli e i suoi venti servi» (cfr. 9,10) per aiutare il re ad attraversare il fiume.

21. Tutti sono alla ricerca di una “primogenitura”. Simei si presenta non a titolo personale ma come «primo di tutta la casa di Giuseppe» (cui è collegata la tribù di Beniamino: Gs 14,1; 18,11). La folta delegazione che lo accompagna vuol significare la rinnovata devozione delle tribù del Nord al re Davide.

23. «Non so dunque che oggi divento re di Israele?»: la risposta di Davide ad Abisai (cfr. 16,9) ha tutto il sapore di una rivalsa sui «figli di Zeruia». Come in quell'occasione in cui dovette piegarsi alla loro determinazione (cfr. 3,39) essi tentano di ostacolare il Nord nel suo desiderio di riconciliazione con Giuda, ma Davide oggi può contare su un'autorità molto maggiore. Ciò che non poteva esigere, pur essendo già consacrato re, lo può ora che è «re di Israele».

24. «Tu non morirai»: Davide s'impegna con un giuramento, ma Salomone non è obbligato a rispettarlo. A lui, dunque, il compito di neutralizzare la maledizione di Simei (1Re 2,8-9.36-46; cfr. 21,3).

25-31. Appena toccata la riva israelita del Giordano ecco giungere il figlio di Gionata Merib-Baal sporco e lacero in segno di mestizia (cfr. 12,20; Dt 21,12-13), protestando di essere stato calunniato da Ziba (16,1-4). Mai avrebbe tradito il re che lo aveva accolto tra i suoi intimi! Non accusa Davide di aver sterminato i discendenti di Saul come affermava Simei (16,7-8; cfr. 21,1-14); anzi riconosce la sua magnanimità verso di loro nonostante avessero «meritato la morte» (cfr. 1Sam 20,1-21,1). Alla luce di tali considerazioni il re decide di rettificare almeno parzialmente la sua precedente delibera riguardo ai beni di Merib-Baal (16,4), ma questi rifiuta (vv. 30-31).

25. «nipote di Saul»: TM ha «figlio di Saul». Nella genealogia in linea diretta bēn, «figlio» può indicare anche i discendenti più o meno prossimi. In 9,7 Saul è chiamato «avo», lett. «padre», di Merib-Baal (cfr. Mt 1,1). «mani»: aggiunto con i LXX, lett. «non si era tagliate le unghie» (cfr. Dt 21,12).

28. «come un angelo di Dio»: cfr. 14,17

32-40. Commiato dal generoso Barzillai. Egli aveva messo a disposizione di Davide vivande e suppellettili (17,27-28), ed ora questi lo vorrebbe ricambiare offrendogli un posto alla sua mensa come aveva fatto con Merib-Baal (9,7). Barzillai declina l'invito facendo presente la sua vecchiaia: ormai incapace di gioire della vita di corte, sarebbe solo di peso. Gli affida invece il figlio Chimam, al quale Davide potrà fare quel che riterrà opportuno (lett. «fa' per lui quel che è bene ai tuoi occhi»). Il re gli risponde con squisita cortesia dichiarandosi pronto a sua volta ad esaudire i desideri dell'amico: «farò per lui quel che è bene ai tuoi occhi».

36. «distingere ciò che è buono da ciò che è cattivo»: non è il discernimento morale bensì quello de sensi. Vg traduce opportunamente: «distinguere il soave dall'amaro».

38. «presso la tomba di mio padre»: era una delle massime aspirazioni di un uomo. Morire significava riunirsi ai padri (Gn 25,8-10; 35,29; 47,30; Gdc 2,10; 2Sam 21,14; 1Re 2,10); «mio figlio»: aggiunta ad sensum (cfr. 1Re 2,7) col sostegno di pochi manoscritti greci. Discendenti di Barzillai sono citati nella lista dei reduci dall'esilio (Esd 2,61; Ne 7,63).

41-44. Passata l'emozione dei primi momenti la vecchia contesa fra le tribù si riaccende attorno alla persona del re. Israele si lamenta con Giuda per aver «portato via di nascosto», lett. «rubato», il re e la sua famiglia in occasione del passaggio del Giordano; Giuda si giustifica adducendo motivi di parentela con la famiglia reale. A loro volta le tribù del Nord rivendicano la preminenza basata su due argomenti: il numero delle tribù («Dieci parti mi spettano...») e – vergogna per Giuda! (cfr. 19,13) – la loro sollecitudine nell'invocare il ritorno del re. A questo punto scoppia il litigio e la tracotanza prevale (v. 44). Ancora una volta Davide tace (cfr. 13,21) senza rendersi conto che quest'alterco prelude a un nuovo scisma non meno doloroso del precedente.

44. «Non sono forse stato il primo a proporre»: lett. «non è stato forse affare mio il primo». La frase si può intendere in due modi: 1) Israele ha preceduto Giuda nell'iniziativa; 2) la «prima preoccupazione» in senso assoluto.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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streg streg al premio 80enne cariatissimo, premio letterario più frumoso del mondicino italiano, pare affiori e spicchi il “romanzo storico”. il romanzo comunque. la storia dovunque

 
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