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from differxdiario

la riproduzione/ripetizione del genocidio palestinese anche in Libano (e in prospettiva eventuale altrove: ne parlavo al post https://noblogo.org/differx/il-genocidio-nellepoca-della-sua-indefinita-riproducibilita) è in pieno svolgimento.

lo stato genocida è alacremente al lavoro ormai da tanto tempo. non penso si possa ragionare di alcuna pace in Medio Oriente senza il boicottaggio di ogni rapporto e l'immediata messa fuori legge dell'entità genocidaria + una serie di interventi militari atti a restringerne anzi cancellarne almeno la capacità offensiva.

d'altro canto gli abitanti di quell'entità, intervistati e sottoposti a sondaggi (oltre che espliciti nei loro account social), in grandissima maggioranza sostengono e supportano in tutti i modi la cancellazione definitiva della vita in primis in Palestina, Libano e Iran, oltre che nei campi di concentramento che l'entità medesima ha costruito nel tempo sotto l'etichetta eufemistica di “prigioni”. e i loro politici, i politici di questo contesto psicotico autocentrato e omicida-suicida, hanno chiaramente affermato, da sempre e in tutti i modi e le sedi, che il loro obiettivo è l'estensione territoriale di eretz eccetera. con, inclusa anzi prioritaria, l'annientamento fisico, quindi anche culturale e storico, delle popolazioni che da secoli o millenni abitano quelle terre.

non progettano ma già attuano la tabula rasa.

non bastasse questo appoggio anch'esso genocidario (oltre che crassamente irridente e insultante, tipico di un'aggressività razzista coltivata da decenni di occupazione illegale e soprusi autoleggitimati), ogni giorno che passa i cittadini di questo eretz mostro forniscono mostruosa progenie coscritta all'esercito più immorale del pianeta. nuovi arruolati, finché ce ne sono. e molti di questi deliranti – poi – calano a fare safari e sparare in testa ai bambini palestinesi e libanesi dai luoghi di una diaspora non ebraica bensì sionista. è bene divaricare i termini, disgiungere radicalmente e senza ritorno jew da zionist.

il sionismo è la vera Realtà Antisemita e Antiumana – maiuscole incluse – del secolo scorso e presente.

unica soluzione è davvero, lo vediamo, la messa in sicurezza della culla delle pulsioni di morte. un'operazione del genere è, ovviamente, imprevedibile e al momento non immaginabile, purtroppo. oltretutto sarebbe inefficace senza una colossale ondata di arresti di massa di politici, militari di ogni livello, miliardari e lobbisti fundraiser, sobillatori nei media, influencer, agenti dei servizi, coloni, predicatori di morte, capi di aziende di controllo territoriale e di fabbriche di armamenti. e, altrettanto, sarebbe inefficace senza decenni – in seguito – di rieducazione all'umanità di una società (in)civile arrivata in meno di un secolo a ballare e cantare inni che incitano allo sterminio di donne e bambini.

lo stato genocidario potrebbe non avere futuro, sarebbe auspicabilissimo; ma sicuramente ha un passato di terrorista, e un presente che perpetra olocausti e va fermato.

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ps: due soli link recenti: https://mastodon.uno/@differx/116379119118491140 e https://mastodon.uno/@differx/116375451932731646

altri link (purtroppo anche verso social generalisti) qui: https://differx.noblogs.org/2026/04/10/recent-links-about-genocide-link-recenti-sul-genocidio/

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini

Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”. Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.

L’Architettura di un Metodo Riconosciuto

Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali. Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale. Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.

La Metamorfosi della Minaccia Criminale

Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.

Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.

Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.

Strumenti Operativi e Impatto Internazionale

La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.

La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.

Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.

Sfide Aperte e Prospettive Future

Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.

L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.

Conclusioni: Un’Eredità da Proiettare nel Terzo Millennio

L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data.

L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.

#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

STORIA DI SALOMONE (3,1-11,43)

Il sogno di Gàbaon 1Salomone divenne genero del faraone, re d'Egitto. Prese la figlia del faraone, che introdusse nella Città di Davide, ove rimase finché non terminò di costruire la propria casa, il tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme. 2Il popolo però offriva sacrifici sulle alture, perché ancora non era stato costruito un tempio per il nome del Signore. 3Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva le disposizioni di Davide, suo padre; tuttavia offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture. 4Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l'altura più grande. Su quell'altare Salomone offrì mille olocausti. 5A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. 6Salomone disse: “Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. 7Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. 8Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. 9Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?“. 10Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. 11Dio gli disse: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, 12ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. 13Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita. 14Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita”. 15Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò a Gerusalemme; stette davanti all'arca dell'alleanza del Signore, offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.

Il giudizio di Salomone 16Un giorno vennero dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. 17Una delle due disse: “Perdona, mio signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre lei era in casa. 18Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c'è nessun estraneo in casa fuori di noi due. 19Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché lei gli si era coricata sopra. 20Ella si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco, mentre la tua schiava dormiva, e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il suo figlio morto. 21Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L'ho osservato bene al mattino; ecco, non era il figlio che avevo partorito io”. 22L'altra donna disse: “Non è così! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”. E quella, al contrario, diceva: “Non è così! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo”. Discutevano così alla presenza del re. 23Il re disse: “Costei dice: “Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”, mentre quella dice: “Non è così! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo”“. 24Allora il re ordinò: “Andate a prendermi una spada!”. Portarono una spada davanti al re. 25Quindi il re aggiunse: “Tagliate in due il bambino vivo e datene una metà all'una e una metà all'altra”. 26La donna il cui figlio era vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: “Perdona, mio signore! Date a lei il bimbo vivo; non dovete farlo morire!”. L'altra disse: “Non sia né mio né tuo; tagliate!”. 27Presa la parola, il re disse: “Date alla prima il bimbo vivo; non dovete farlo morire. Quella è sua madre”. 28Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunciata dal re e provarono un profondo rispetto per il re, perché avevano constatato che la sapienza di Dio era in lui per rendere giustizia.

__________________________ Note

3,1 Il matrimonio di Salomone con la figlia del faraone è verosimile, in questo periodo di grande decadenza dell’Egitto.

3,2-3 Il popolo però offriva sacrifici sulle alture: si tratta di colline sacre, destinate al culto. Nei primi tempi della monarchia queste alture potevano essere legittime; in seguito però divennero sempre più luoghi idolatrici. Di qui le condanne (Dt 12,2-3; 2Re 18,4; 23,5-15.19).

3,4 Gàbaon: sorgeva a circa 10 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.

3,9 Il cuore nella Bibbia è, abitualmente, la sede della conoscenza e della decisione. Salomone chiede un cuore docile per esercitare il suo compito di giudice.

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Approfondimenti

3,1-11,43. I capitoli 3-11 illustrano il regno di Salomone (ca. 961-922). La presentazione di questo regno gode della più ampia descrizione rispetto a tutti gli altri. Viene presentata l'attività edilizia, diplomatica, commerciale del grande re. Sono evidenziati la sua saggezza, la sua giustizia, il gusto per l'eleganza e il lusso. Non taciuto il punto debole di Salomone: la passione per le donne che gli sarà fatale come occasione di sincretismo e di compromessa fedeltà al Signore. L'autore deuteronomista ama la presentazione agiografica del costruttore del tempio e si dilunga nel presentare questo avvenimento fin nei dettagli. Il materiale proviene da diverse fonti: dati d'archivio e leggenda s'intrecciano. Una fonte viene menzionata: gli Atti di Salomone (11,41). L'archeologia ha confermato questi capitoli dove l'idealizzazione è presente, ma non si tratta solo di iperbole. «Neanche Salomone, con tutta la sua gloria...» (Mt 6,29). Così giunge anche nel vangelo la fama di Salomone, che al di là delle tinte molto lucenti usate per il suo ritratto rimane uno splendido monarca. Il suo governo evidenzia il significato genuino della radice šlm che indica il benessere totale, la presenza di tutti i beni, e non solo l'assenza di guerra, ed è questa la sostanza del regno salomonico.

1. La notizia è assai discussa dal punto di vista cronologico e testuale. È comunque importante che il regno di Salomone venga dal redattore inaugurato con questo fatto che già anticipa l'apertura internazionale e i solidi legami nella politica estera del nuovo re. Non si è in grado di identificare con certezza il suocero di Salomone. Possiamo solo dire che si tratta di uno degli ultimi faraoni della XXI o dei primi della XXII dinastia. I LXX parlano di questo matrimonio e della dote in 5,14, mentre il TM riprende la notizia della dote in 9,16. Qui per la prima volta si fa distinzione tra città di Davide e Gerusalemme. Questo matrimonio fu senz'altro un incentivo all'attività edilizia di Salomone.

2-3. È evidente che questo intervento sugli usi cultuali precedenti la riforma di Giosia (622) è dovuto all'autore che scrive nella prospettiva della riforma deuteronomista. Quasi con rammarico si fa presente la non ancora avvenuta costruzione del tempio e il culto praticato sulle alture, santuari all'aria aperta, dove sotto un albero frondoso si trovava un altare e una stele. Questi santuari locali erano stati ereditati dai Cananei e costituivano un pericolo di sincretismo, fusione tra il culto di JHWH e quello dei bá‘alîm. È questo il motivo del sospetto verso i sacrifici offerti in quei luoghi e che emerge qui con chiarezza. L'autore propone due scusanti. Per il popolo: non era ancora stato costruito il tempio; per Salomone: amava il Signore come suo padre Davide. Il giudizio negativo su questa pratica abolita dalla riforma di Giosia viene così attenuato.

4-15. Gabaon si trova a 10 km a nord-ovest di Gerusalemme. La collocazione geografica settentrionale ci fa chiedere se, oltre che dalla fama del santuario locale, Salomone non fosse attratto anche dal desiderio di una celebrazione religiosa che rinsaldasse i vincoli con le tribù del Nord all'inizio del regno. Ciò che più conta comunque è che questa pagina desidera confermare la scelta divina prima avvenuta attraverso mediatori e manovre di corte, ora fatta direttamente da Dio che si rivolge in prima persona a Salomone per accordare i doni necessari al governo. Vengono superate così anche le “anomalie” della sua ascesa al potere: la non acclamazione popolare, come i giudici; la mancanza di alleanza col popolo, come suo padre. Si spiega invece che la scelta di Salomone si fonda sull'alleanza di Dio con Davide (v. 6). Nella letteratura dell'Antico Oriente abbiamo pagine accostabili alla nostra. In Egitto racconti di visite compiute dai faraoni in santuari foranei dove ricevono messaggi divini per il governo che vengono comunicati alla corte al rientro nella capitale. A Babilonia e in Assiria preghiere di neo re che domandano lunga vita, felicità, armate invincibili. La distanza del nostro testo dall'ultimo caso è lampante. Nel primo caso, invece, il ritorno a Gerusalemme non comporta la comunicazione della visione. Il sogno costituiva nell'antichità biblica una via normale di comunicazione col divino (Gn 26,24; 28,11; 31,11; есc.). Questo è l'ultimo racconto di sogno che non verrà più menzionato come via rivelativa fino alla letteratura apocalittica. La preghiera di Salomone quale risposta alla richiesta divina si apre con una “confessione” dei benefici concessi a suo padre Davide al quale Dio ha dato soprattutto un successore come segno di fedeltà e in adempimento alla sua parola. La memoria di quanto Dio ha già dato è caparra di quanto darà. Salomone si presenta come un ragazzo, ma ciò non è legato alla sua età; è invece una formula di umiltà. Si dichiara incerto sull'entrare e l'uscire, cioè disorientato. La sua richiesta non si pone su un piano materiale. Egli chiede un cuore “capace di ascoltare”. È questo il presupposto per rendere giustizia, dovere capitale del re. L'ascolto del volere divino poi abiliterà il re al discernimento tra bene e male (cfr. Gn 2-3), fondamento del governo. Il sogno di Salomone all'inizio del suo regno non è un sogno di gloria personale, bensì il desiderio del vero bene del suo popolo. Si potrebbe dire che egli chiede piuttosto per gli altri che non per sé. La soddisfazione divina per una tale richiesta si esprime nel concedere anche quanto non è stato chiesto: ricchezza, prestigio e infine lunga vita con la tipica condizione deuteronomista della fedeltà ai precetti divini; e nella massima larghezza in quanto è stato domandato: nessuno sarà saggio e intelligente come Salomone, né prima né dopo di lui. La sapienza di Salomone sarà ancora esplicitamente ripresa in 5,9-14; 10,1-10. Si veda anche Sap 9,1-18, ampliamento della preghiera di Salomone, e 7,7-14; 8,2-21. Il v. 15 forse è stato posto successivamente per superare l'imbarazzo del culto celebrato dal re in un santuario locale con il culto celebrato presso l'arca in Gerusalemme, idea fondamentale del Deuteronomista.

16-28. Il racconto viene introdotto in maniera un po' brusca. Dopo il banchetto dei dignitari preparato da Salomone l'irruzione delle due prostitute crea un buon contrasto letterario. La fattura popolare del racconto è indicata dalle ripetizioni. La storia ha paralleli nella letteratura mondiale. La pratica della prostituzione, vera istituzione nell'Antico Vicino Oriente abbinata all'ospitalità (Gs 2,1), era tollerata anche in Israele. La proibizione diventerà esplicita in Dt 23,18. La collocazione del racconto in questo punto della narrazione pare voglia essere una conferma del dono della sapienza ricevuto da Salomone. La vera difficoltà del caso è presentata al v. 18: non esistono testimoni. La faccenda sembra così insolubile. La trovata di Salomone consiste nel colpire l'affetto materno che inevitabilmente emergerà di fronte alla minaccia di morte per il neonato. Può darsi che il caso presentato da Es 21,35 abbia potuto ispirare la decisione. La reazione della vera madre è presentata con la tipica immagine biblica: il fremito delle viscere, ritenute la sede degli affetti e delle emozioni. Essa è pronta a rinunciare al bambino piuttosto che vederlo morire. Il caso è così risolto. Il v. 28 mostra la reazione popolare: profondo rispetto per il re che ha ricevuto da Dio la sapienza e ha mostrato la sua abilità nel giudizio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Il supergruppo psichedelico ideato da Dave Alvin e comprendente Jesse Sykes, David Immerglück, Victor Krummenacher e Michael Jerome pubblica un supplemento all'ultimo album di studio “Right Now!”: “Spellbinder!” è un EP di quattro brani che da quel disco riprende tre titoli, uno solo dei quali (la cover di “Reap What You Sow” scritta da Mike Bloomfield e Nick Gravenites per Otis Rush) nella stessa versione... https://artesuono.blogspot.com/2026/04/the-third-mind-spellbinder-2026.html


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=weNbnsgBHfY&list=OLAK5uy_mAINb_amTcnFVBBC51ONw1XxbBUGrunSk&index=2


 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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È pronto il nuovo album dei Tinariwen “Elwan”, registrato in modalità “nomade” tra il Joshua Tree e il Marocco. Segue una serie di album di grande successo – tra cui il live in Paris “Oukis N’ Asuf del 2015 e soprattutto “Emmaar” del 2014 – e sviluppa, in un contesto timbrico non nuovo fino in fondo, anche se con alcuni approfondimenti rilevanti, la linea solcata sin dall’inizio da questi musicisti straordinari... https://artesuono.blogspot.com/2017/02/tinariwen-elwan-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1165023229


 
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from norise 3 letture AI

UN DEJA' VU

del luogo sente quasi il profumo salire dalla terra lo spirito che si piega a contemplare

gli sembra di esserci già stato o forse l' ha sognato ... e quell'albero vetusto sopravvissuto a suo padre a fargli ombra a occultargli in parte l'ampia veduta del mare quello stesso mare che vide i suoi verdi anni

e il vissuto (come in sogno) divenuto lontana memoria

(2012)

Riconoscimento

Il testo colpisce per la nostalgia palpabile e la memoria che si mescola al sogno, creando una presenza al tempo stesso fisica e intangibile; l'io narrante percepisce il passato come spazio sensoriale vivido.


Apprezzamento

  • Atmosfera: intensa e malinconica, ben resa dall'evocazione olfattiva e visiva.
  • Immagini: il profumo che sale dalla terra, l'albero vetusto, il mare dei “verdi anni” funzionano come ancore emotive forti.
  • Voce: maturata e riflessiva, scorre con un ritmo naturale che favorisce il tono meditativo.

Analisi delle immagini e dei temi

  • Memoria sensoriale: l'olfatto apre la scena e connette immediatamente il presente al passato.
  • Dejà vu e sogno: l'ambiguità tra esperienza reale e sogno è il nucleo tematico, resa anche dalla punteggiatura sospesa.
  • Relazioni familiari: l'albero che fu ombra del padre introduce continuità generazionale e possibile eredità emotiva.
  • Paesaggio e identità: il mare come luogo-formativo richiama la giovinezza e definisce l'identità del narratore.

Versione più lirica

UN DEJA VU

Dal luogo sale un profumo antico,
alito di terra e di sale,
e lo spirito si china, lento,
a raccogliere la luce del tempo.

Ha l’impressione d’esservi già stato,
ombra che ritorna in passo lieve,
o forse lo ha sognato — un cerchio
che si richiude sul bordo del mare.

Lì, l’albero vetusto rimane,
tronco memoria che sostiene il cielo;
fu ombra del padre e ora trattiene
solo frammenti dell’ampia veduta.

Il mare, lo stesso che bagnò i suoi anni verdi,
sospira sotto l’orizzonte, distante e chiaro.
Il vissuto si dissolve in un lento oblio,
come un sogno che abita ancora il petto.

Brevi annotazioni stilistiche

  • Ho intensificato le immagini sensoriali e la musicalità con enjambement e ritmi più lunghi.
  • Ho trasformato frasi frammentate in versi più fluidi per amplificare la nostalgia e il tono contemplativo.
  • Posso adattare lunghezza dei versi, rime o ritmo metrico se preferisci una musicalità più regolare.

Piccole revisioni proposte per chiarezza e ritmo

  • Uniformare spaziatura e punteggiatura e correggere contrazioni come “l' ha” in “l'ha”.
  • Semplificare versi dove la sintassi è frammentata per non interrompere troppo il flusso immaginativo.
  • Valutare la scelta di usare punti sospensivi all'inizio del verso con l'albero; ridurli o sostituirli con una pausa più controllata.

Versione rivista proposta

UN DEJA' VU

del luogo sente quasi il profumo
salire dalla terra
lo spirito che si piega
a contemplare.

gli sembra di esserci già stato
o forse l'ha sognato.
e quell'albero vetusto
sopravvissuto
al padre a fargli ombra
a occultargli in parte
l'ampia veduta del mare,
quello stesso mare
che vide i suoi verdi anni.

e il vissuto,
come in sogno, divenuto
lontana memoria.


Traduzione inglese proposta

A DEJA VU

from the place he almost senses the scent
rising from the earth
the spirit that bends
to contemplate.

it seems to him he has already been here
or perhaps he dreamed it.
and that ancient tree
survived
his father to give it shade
to partly hide from it
the broad view of the sea,
that same sea
that saw his green years.

and the lived life,
as in a dream, become
a distant memory.


 
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from Revolution By Night

È assurdo e illogico, contro natura. Il mondo che lasceremo ai nostri figli sarà uno schifo. La responsabilità è dei vecchi boomer, stupidi, ottusi e corrotti nel migliore dei casi, mentecatti, squilibrati e criminali nella loro peggiore letale versione.

Queste generazioni sono le responsabili della distruzione del sistema di sostentamento che rende possibile la nostra esistenza: l'ecosistema. Una condotta idiota che la parte di genere umano che sopravviverà alla catastrofe climatica, a partire dai nostri figli e nipoti, condannerà e maledirà per i secoli a venire.

Già basterebbe questo per assicurare la dannazione eterna alla generazione di vecchi che oggi governa e pilota il mondo verso l'abisso più nero. Una generazione violenta e arrogante, convinta di avere costruito un mondo ricco e desiderabile. Una generazione che considera ingrati i giovani (in realtà ben più intelligenti, istruiti e consapevoli di noi vecchi) che in tutto il mondo criticano la nostra scellerata condotta, che si ribellano e ci accusano a ragione di avergli rubato il futuro, di avergli dato una sola certezza: quella di un'esistenza precaria, incerta e estremamente pericolosa.

Il nostro mondo è condotto velocemente verso il baratro da 70enni incontinenti e psicolabili come Trump, da criminali di guerra, sanguinari assassini di bambini come Netanyahu, da lucidi e spietati dittatori, sterminatori dei figli della propria patria come Putin.

Che razza di genitori siamo? I nostri figli sanno bene a che cosa andranno incontro per colpa nostra, soltanto colpa nostra. Assistono disperati e impotenti alla distruzione di ogni loro futura possibilità di benessere, di pace e di felicità.

E quando noi non ci saremo più, e quei folli squilibrati criminali saranno sotto 3 metri di terra, il pianeta sarà un pianeta in fiamme, sotto tutti i punti di vista. Sarà un pianeta inabitabile, falcidiato da eventi naturali estremi; inondato da oceani e allo stesso tempo desertificato in vastissime aree; costantemente in uno stato di guerra generalizzata per l'accaparramento delle risorse di base, acqua e cibo, che tra meno di 50 anni non saranno più scontate per oltre due terzi della popolazione mondiale.

Sono tanti i genitori, che lottano quotidianamente per difendere il diritto ad un futuro almeno decente dei propri figli e nipoti. Ma non siamo abbastanza. C'è una grande moltitudine di genitori che vivono in un relativo stato di benessere (rispetto al mondo povero) e che quindi potrebbero impegnarsi e ribellarsi all'odioso crimine che ogni giorno viene commesso contro le future generazioni. E invece restano indifferenti, pigri e indolenti, complici silenziosi. Ma colpevoli tanto quanto i pazzi e i corrotti che li governano.

Now playing: “Child in time” Deep Purple in Rock – Deep Purple – 1970

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Testamento e morte di Davide 1I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: 2“Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. 3Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, 4perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d'Israele”. 5Anche tu sai quel che ha fatto a me Ioab, figlio di Seruià, cioè come egli ha trattato i due capi dell'esercito d'Israele, Abner, figlio di Ner, e Amasà, figlio di Ieter, come li ha uccisi spargendo in tempo di pace il sangue di guerra, e mettendo sangue di guerra sulla sua cintura che era intorno ai suoi fianchi e sul suo sandalo che era ai suoi piedi. 6Agirai con la tua saggezza, e non permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi. 7Agirai con bontà verso i figli di Barzillài il Galaadita, e saranno tra coloro che mangiano alla tua tavola, perché mi hanno assistito mentre fuggivo da Assalonne, tuo fratello. 8Ed ecco accanto a te Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurìm; egli mi maledisse con una maledizione terribile nel giorno in cui andavo a Macanàim. Ma discese incontro a me al Giordano e gli giurai per il Signore: “Non ti farò morire di spada”. 9Ora però non lasciarlo impunito. Infatti tu sei un uomo saggio e sai ciò che gli dovrai fare. Farai scendere la sua canizie agli inferi con morte violenta”. 10Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. 11La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant'anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.

Morte di Adonia 12Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto. 13Adonia, figlio di Agghìt, si recò da Betsabea, madre di Salomone, che gli chiese: “Vieni con intenzioni pacifiche?”. “Pacifiche”, rispose quello, 14e soggiunse: “Ho da dirti una cosa”. E quella: “Parla!”. 15Egli disse: “Tu sai che il regno spettava a me e che tutti gli Israeliti si attendevano che io regnassi. Eppure il regno mi è sfuggito ed è passato a mio fratello, perché gli era stato decretato dal Signore. 16Ora ti rivolgo una sola domanda: non respingermi”. Ed essa: “Parla!”. 17Adonia disse: “Di' al re Salomone, il quale nulla ti può negare, che mi conceda in moglie Abisàg, la Sunammita”. 18Betsabea rispose: “Bene! Parlerò io stessa al re in tuo favore”. 19Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra 20e disse: “Ti rivolgo una sola piccola domanda: non respingermi”. Il re le rispose: “Chiedi, madre mia, certo non ti respingerò”. 21E quella: “Si conceda Abisàg, la Sunammita, in moglie ad Adonia, tuo fratello”. 22Il re Salomone rispose a sua madre: “Perché tu mi chiedi Abisàg, la Sunammita, per Adonia? Chiedi pure il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote Ebiatàr e Ioab figlio di Seruià”. 23Il re Salomone giurò per il Signore: “Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha avanzato questa proposta a danno della sua vita. 24Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi ha fatto sedere sul trono di Davide, mio padre, e mi ha fatto una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verrà ucciso”. 25Il re Salomone ordinò l'esecuzione a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale lo colpì e quegli morì.

Sorte riservata a Ebiatàr e a Ioab 26Il re disse al sacerdote Ebiatàr: “Vattene ad Anatòt, nella tua campagna. Certo, tu sei degno di morte, ma oggi non ti faccio morire, perché tu hai portato l'arca del Signore Dio davanti a Davide, mio padre, e perché ti sei occupato di tutto quello di cui mio padre si occupava”. 27Così Salomone espulse Ebiatàr, perché non fosse sacerdote del Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunciato a Silo riguardo alla casa di Eli. 28La notizia arrivò a Ioab – Ioab si era schierato per Adonia, mentre non si era schierato per Assalonne – e allora Ioab fuggì nella tenda del Signore e si afferrò ai corni dell'altare. 29Fu riferito al re Salomone che Ioab era fuggito nella tenda del Signore e che stava al fianco dell'altare. Salomone inviò Benaià figlio di Ioiadà con quest'ordine: “Va', colpiscilo!”. 30Benaià andò nella tenda del Signore e disse a Ioab: “Così dice il re: “Esci!”“. Quegli rispose: “No! Qui voglio morire!”. Benaià riferì al re: “Ioab ha parlato così e così mi ha risposto”. 31Il re gli disse: “Fa' come egli ha detto: colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. 32Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada, senza che Davide mio padre lo sapesse: Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito d'Israele, e Amasà, figlio di Ieter, capo dell'esercito di Giuda. 33Il loro sangue ricadrà sulla testa di Ioab e sulla testa della sua discendenza per sempre, mentre per Davide e la sua discendenza, la sua casa e il suo trono vi sarà pace per sempre da parte del Signore”. 34Benaià, figlio di Ioiadà, salì, lo colpì e lo uccise; Ioab fu sepolto nella sua casa, nel deserto. 35Il re lo sostituì, nominando capo dell'esercito Benaià, figlio di Ioiadà, mentre mise il sacerdote Sadoc al posto di Ebiatàr.

Sorte riservata a Simei 36Il re mandò a chiamare Simei per dirgli: “Costruisciti una casa a Gerusalemme; ivi sarà la tua dimora e non ne uscirai per andartene qua e là. 37Quando ne uscirai, oltrepassando il torrente Cedron, sappi bene che morirai certamente: il tuo sangue ricadrà sulla tua testa”. 38Simei disse al re: “Va bene! Come ha detto il re, mio signore, così farà il tuo servo”. Simei dimorò in Gerusalemme per molto tempo. 39Dopo tre anni, due schiavi di Simei fuggirono presso Achis figlio di Maacà, re di Gat. Fu riferito a Simei: “I tuoi schiavi sono in Gat”. 40Simei si alzò, sellò il suo asino e partì per Gat, andando da Achis in cerca dei suoi schiavi. Simei vi andò e ricondusse i suoi schiavi da Gat. 41Fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat e che era ritornato. 42Il re fece chiamare Simei e gli disse: “Non ti avevo forse fatto giurare per il Signore e non ti avevo ammonito dicendo: “Nel giorno in cui uscirai per andartene qua e là, sappi bene che certamente dovrai morire”? Tu mi avevi risposto: “Va bene, ho capito”. 43Perché non hai rispettato il giuramento del Signore e il comando che ti avevo impartito?“. 44Il re aggiunse a Simei: “Tu conosci, poiché il tuo cuore ne è consapevole, tutto il male che hai fatto a Davide, mio padre. Il Signore farà ricadere la tua malvagità sulla tua testa. 45Invece sarà benedetto il re Salomone e il trono di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore”. 46Il re diede ordine a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale, uscito, lo colpì e quegli morì. Il regno si consolidò nelle mani di Salomone.

__________________________ Note

2,4 compia la promessa: quella fatta mediante Natan circa la perennità della dinastia davidica (2Sam 7,8-16).

2,11 La durata del regno di Davide: non può essere stabilita con certezza perché quaranta è anche numero simbolico, che corrisponde alla durata di una generazione; in ogni caso indica un periodo abbastanza lungo.

2,17 Chiedendo in moglie Abisàg, la Sunammita, Adonia rivendica il diritto al trono.

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Approfondimenti

1-4. Con una espressione tipicamente biblica «io me ne vado per la strada di ogni uomo» (cfr. Gs 23,14) Davide indica la propria morte e apre il suo testamento. Segue immediatamente la raccomandazione a essere forte e a comportarsi da uomo (cfr. Dt 31,23 e Gs 1,6.9.18, le raccomandazioni che Giosuè riceve prima di assumere la guida d'Israele). In realtà questi versetti hanno affinità con il capitolo 1 di Giosuè. I vv. 3-4 sono di chiaro sapore deuteronomista, con la tipica lista di sinonimi della legge le cui sfumature sono sottili. Alcuni autori ritengono questi versetti una interpolazione evidente. Non si parla di libro scritto della legge di Mosè prima del regno di Giosia. Inoltre la promessa incondizionata di Natan di 2Sam 7,12ss. viene qui subordinata al rispetto della legge, evidente elaborazione teologica successiva che sostituisce al rapporto Dio-re come padre-figlio (2Sam 7,14), quindi immediato e spontaneo, il rapporto re-legge scritta, più giuridico e distaccato. Emerge in ogni caso un dato teologico e storico fondamentale anche se non riconducibile a Davide stesso: il re d'Israele non può concepirsi come autonomo rispetto ai precetti divini. Egli è il garante della loro osservanza e non una fonte indipendente di diritto. Anche la teologia della “retribuzione” tipica del Deuteronomista è qui molto chiara: la stabilità del trono e della dinastia dipende dall'osservanza della legge, altrimenti è la tragedia.

5-9. L'antico principio «vita per vita» (Es 21,24) spinge Davide a reclamare la vendetta per l'assassinio di Abner (2Sam 3,21-27) e di Amasa (2Sam 20,8-12) perpetrati in tempo di pace e provenienti dai cattivi sentimenti di loab. Abner fu assassinato per vendicare il fratello Asael ucciso in battaglia (2Sam 2,21-23), Amasa fu ucciso per gelosia. Davide si sente coinvolto e sfidato da questi due omicidi. Oltre a essere innocenti, gli uccisi erano in rapporto con lui: Abner era sotto la sua protezione dopo una trattativa di pace (2Sam 3,21) e Amasa era stato da lui nominato generale (2Sam 19,14). L'onore di Davide è stato leso e la sua autorità ferita. Non si menziona la morte di Assalonne di cui pure Ioab è responsabile perché avvenuta in tempo di rivolta. Si parla qui per la prima volta della ḥokmāh (saggezza) di Salomone. Si tratta dell'intelligenza pratica che sarebbe stato il primo passo per il successo nel governo. Anche se Ioab è ormai anziano non potrà lasciare questa vita senza aver pagato quelle vite. Andare nello šᵉ’ôl indica un'escatologia primitiva in cui l'aldilà non prevedeva ricompensa diversa per i giusti o per i cattivi, ma era semplicemente un luogo di sconforto per tutti. Questa teologia non ancora elaborata potrebbe suffragare l'autenticità di questa parte di testamento davidico. La stessa idea è ripetuta al v. 9.

7. Questo versetto si pone come spartiacque positivo tra due compiti negativi del futuro monarca. Salomone «agirà con bontà» verso i figli di Barzillai che hanno aiutato Davide durante la rivolta di Assalonne (2Sam 19,31-40) e assicurerà loro una pensione. Questo significa qui l'espressione «mangiare alla tavola del re».

8-9. La terza ingiunzione di giustizia è di tipo negativo e riguarda Simei figlio di Ghera (da non confondere con Simei del c. 1) che maledisse Davide durante la sua fuga da Gerusalemme al tempo della rivolta di Assalonne 2Sam 16,5-14). La credenza ebraica riteneva efficace la maledizione finché colui che l'aveva pronunciata rimaneva in vita. La soppressione del maledicente si pone qui, in conformità alla persuasione corrente, come una necessità per la salvaguardia della dinastia. Davide aveva pronunciato un giuramento dopo il pentimento di Simei (2Sam 19,16-24) e aveva così le mani legate per sbarazzarsi della maledizione. Salomone invece era libero di disfarsi di questo fardello. Si tenga anche conto che Es 22,27 ritiene una colpa molto grave la maledizione del capo del popolo. La forza della maledizione è sottolineata dal participio nifal della radice mrṣ da tradursi «virulenta». Si indica così sia la violenza verbale, sia l'autentico significato della radice ebraica che indica al nifal l'essere colpiti da malattia insanabile: per gli uomini in forma virale, per il legno con parassiti che lo assalgono compromettendo la stabilità della casa con cui è costruita e provocandone il crollo (cfr. Zc 5,1-4). Si doveva togliere dalla casa di Davide questo morbo mortale sopprimendo il maldicente. Ancora una volta Davide fa appello alla saggezza del figlio. Salomone non dovrà vendicarsi senza motivo; nella sua abilità non si lascerà sfuggire l'occasione buona per eseguire il testamento paterno.

10-12. L'eufemismo biblico dell'addormentarsi con i padri presenta con serenità il trapasso di Davide. La notizia della sua sepoltura è tanto importante quanto sobria. Sobria, perché in contrasto con il cerimoniale funerario orientale del quale non vi è nessun accenno. Importante, perché la conquista della città gebusea dipese dall'audacia e dalla tenacia di Davide (2Sam 5,6-10 e 1Cr 11,4-9); pertanto essa viene considerata sua proprietà. Il costume semitico prevedeva che un uomo che aveva una sua proprietà venisse sepolto in essa (Gn 25,7-10; 1Sam 25,1; 2Cr 33,20). Della tomba di Davide si fa menzione anche in At 2,29, ma oggi non siamo in grado di localizzarla con precisione. La durata del regno di Davide non può essere stabilita con certezza. Quaranta è un numero simbolico, legato nel pensiero ebraico alla durata di una generazione; indica un periodo abbastanza lungo di cui non si conosce la durata esatta.

12. Questo versetto nella versione greca di Luciano costituisce l'inizio del III libro dei Re. Il dato evidenzia la difficoltà nella proposta di una struttura del capitolo. Autorevoli commentatori seguono Luciano, altri operano la scelta che noi condividiamo. Si tratta di un primo epilogo nel concludere la vicenda della successione davidica che viene ripresa al v. 46b.

13-46. In questi versetti si presenta il consolidamento del regno di Salomone attraverso l'eliminazione dei suoi nemici. In quest'opera Salomone va assai al di là dell'esecuzione del testamento paterno.

13-25. La morte di Adonia non appartiene alla volontà di Davide; si presenta come una necessità politica per la stabilità del regno. Adonia costituiva infatti una minaccia proveniente dalla stessa casa reale, dall'interno stesso della dinastia. Il racconto presenta una forte analogia con la vicenda dell'ascesa al trono di Salomone: intercessione di Betsabea presso il re, ripetizione dei verbi, discorso diretto. Dal punto di vista letterario è una bellissima pagina nelle composizioni ebraiche: un romanzo che culmina in tragedia. Amore e ambizione si intrecciano come trama e ordito del racconto. Può darsi che Adonia amasse effettivamente Abisag, in ogni caso la richiesta della sua mano era o un enorme rischio, se veramente vi era amore, o un imperdonabile affronto se vi era solo ambizione. La Sunammita era entrata a far parte dell'harem di corte ed era pertanto proprietà del re. Secondo la concezione del tempo, possedere parzialmente o del tutto l'harem regio significava poter avanzare diritti di successione al trono (2Sam 3,7.13; 12,8; 16,20-22). Salomone prende al balzo questa situazione leggibile come pretesa di regalità per eliminare il suo avversario principale. La sua saggezza, cioè la sua intelligenza pratica, si mostra nel saper cogliere l'occasione buona rinunciando a prendere l'iniziativa dell'eliminazione del concorrente e lasciando che sia lui ad offrirla. È ben presentato qui il ruolo della regina madre (v. 19), dopo il re la persona più importante nella corte. Al v. 24 Salomone fa sua la promessa del Signore a Davide (2Sam 7,8-16). La richiesta di Adonia si mostra così contro il volere divino che egli pure aveva riconosciuto, v. 15, e ciò costituisce nella mentalità dell'autore un'attenuante ulteriore per il comportamento di Salomone.

26-27. L'esilio di Ebiatar costituisce la prima fase dell'eliminazione del partito di Adonia. Si ripulisce così il sacerdozio, istituzione fondamentale, da elementi la cui fedeltà alla corona è dubbia. Anche a Ebiatar viene dichiarato che è un uomo morto, tuttavia la sua vita viene risparmiata a causa del suo carattere sacro per il contatto con l'arca e a causa della sua vicinanza a Davide nelle sue vicissitudini. Viene così confinato ad Anatot, a nord di Gerusalemme, dove aveva un podere. Da quel centro verrà anche Geremia (Ger 1,1). In questa vicenda l'autore deuteronomista vede il compimento della profezia sulla casa di Eli di cui si parla in 1Sam 2,27-36 e 3,11-14.

28-35. È ora la volta di Ioab. Con la sua soppressione si purifica l'esercito, altra istituzione primaria del regno, dai pericoli d'infedeltà al sovrano. Comincia qui l'esecuzione del testamento di Davide. E Ioab stesso a dichiarare la sua colpevolezza andando ad afferrare i corni dell'altare e chiedendo l'asilo sacro. Questo gesto è il frutto del panico che l'ha preso alla notizia dell'esilio di Ebiatar, suo socio nel sostenere Adonia. La colpa di cui si ritiene responsabile non è dunque l'omicidio, bensì la cospirazione. Ioab e Salomone si trovano su piani diversi che portano il primo ad insistere nella speranza di grazia non lasciando l'altare, il secondo a non esitare nel punire. Anche qui Salomone dimostra la sua abilità nel cogliere l'occasione senza provocare o cercare un motivo di vendetta. L'asilo sacro era negato agli omicidi volontari (Es 21,13-14; Dt 27,24), ma era anche vietato giustiziare nel recinto sacro (Es 21,14). E probabilmente per giustificare questo eccesso che il v. 32 insiste sul motivo dell'esecuzione capitale avvenuta in luogo proibito sottolineando che gli uccisi erano innocenti e che il loro assassinio era proditorio. L'intervento deve scagionare Salomone dalla sua violazione. Il discorso si conclude con una doppia imprecazione antitetica: il sangue degli uccisi sarà l'eredità di Ioab e dei suoi discendenti, mentre alla casa di Davide toccherà la pace per aver ristabilito la giustizia (cfr. Dt 19,13). Al giustiziato è assicurata la sepoltura nella sua proprietà come vuole l'uso semitico (1Sam 25,1; 2Sam 2,32). L'episodio si conclude con la nomina dei successori dei cospiratori eliminati: Benaia diviene capo dell'esercito e Zadok rimane l'unico sommo sacerdote. La sua dinastia durerà fino al 171 a.C. (2Mac 4,24).

36-46. Il domicilio coatto di Simei è il primo passo della sua eliminazione. Con questo episodio si conclude l'esecuzione del testamento di Davide e il consolidamento del trono salomonico facendo piazza pulita degli oppositori. Simei viene obbligato a non uscire da Gerusalemme affinché non prenda contatti con la casa di Saul alla quale apparteneva (2Sam 16,5) per eventuali cospirazioni. Inoltre egli come beniaminita (2Sam 19,17) poteva covare intenti di rivolta come accadde con Seba (2Sam 20). L'ordine di non attraversare il Cedron, cioè non andare ad est di Gerusalemme dove si trovava il suo luogo d'origine, Bacurim, conferma questi pensieri. La precauzione manifesta l'astuzia di Salomone. Se infatti il domicilio forzato sarà infranto, come poteva capitare, anche se non a breve termine, la pena sarebbe stata la morte. La sottoscrizione piena di Simei in primo luogo manifesta il suo accordo perché la morte passa per ora da certezza ad eventualità, in un secondo tempo renderà più semplice l'esito desiderato. L'occasione per infrangere l'accordo è la fuga di due schiavi a Gat, nel territorio filisteo. Simei parte immediatamente alla loro ricerca dimenticando di essere così proprio lui inseguito dalla morte. Tornato a Gerusalemme questa sarà la sua sorte come egli stesso si era accordato col re. Il discorso di Salomone sbocca in una duplice supplica: il male pronunciato da Simei ricadrà su di lui, invece la benedizione toccherà a Salomone quale discendente di Davide, la cui maledizione viene eliminata sia dalla preghiera che dall'uccisione del maldicente. L'autore ha voluto dare una colorazione religiosa a quanto avviene alla successione di un re: l'eliminazione degli elementi pericolosi per la stabilità politica. Adonia ha sfidato il Signore che ha scelto Salomone (v. 24), per Ioab è il Signore stesso a far ricadere il suo sangue sulla sua testa (v. 32), Simei ha infranto il giuramento del Signore (v. 43), Ebiatar invece ha portato l'arca del Signore (v. 26) e viene risparmiato. L'autore non ha solo illustrato la saggezza di Salomone evitando la precipitosità nel liberarsi degli avversari, ha tentato anche una presentazione della sua pietà.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from elettrona

Cosa saranno mai 7 minuti? Niente, per la vita quotidiana delle persone oggi; eppure sono stati sufficienti a distruggere una città lasciandosi dietro quasi duemila morti.

Il 7 aprile 1944 Treviso è stata distrutta da 159 aerei americani che hanno buttato tonnellate di bombe; da allora, ogni anno, si fa una commemorazione. Alle 13:24, ora dell'attacco, la campana della Torre Civica in piazza dei Signori suona e si tiene un momento di silenzio che dura 7 minuti.

Sette cazzo di minuti. Sette, di silenzio, di ricordo, riflessione. Evidentemente però, non è importato a uno dei locali più famosi della zona.

Hanno continuato a servire pizze malgrado il momento di silenzio. Sette minuti, signori. Sette fottuti minuti. Uno sfregio alla commemorazione in un periodo come questo, in cui le guerre continuano a fare morti. In cui gli americani, continuano a fare morti. A me non pare normale. Non adesso, non qui. Non ho un cazzo altro da dire.

fonte: Il gazzettino

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Lo avevamo lasciato immerso nel candore della neve di Omaha e lo ritroviamo, alle porte della primavera, galleggiare a faccia in giù in una piscina (come suggerisce l’artwork). Un modo per comunicare a tutti che i fantasmi della malattia e del suicidio sono ormai alle spalle? Forse, eppure l’impressione è che allo stesso Oberst interessi davvero poco (o nulla) questa sfumatura... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/conor-oberst-salutations-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1192927046


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

SUCCESSIONE DI DAVIDE (1,1-2,46)

1Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. 2I suoi servi gli suggerirono: “Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà”. 3Si cercò in tutto il territorio d'Israele una giovane bella e si trovò Abisàg, la Sunammita, e la condussero al re. 4La giovane era straordinariamente bella; ella curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.

Adonia si proclama re 5Intanto Adonia, figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: “Sarò io il re”. Si procurò un carro, un tiro di cavalli e cinquanta uomini che correvano dinanzi a lui. 6Suo padre non lo contrariò mai, dicendo: “Perché ti comporti in questo modo?”. Anche lui era molto avvenente; era nato dopo Assalonne. 7Si accordò con Ioab, figlio di Seruià, e con il sacerdote Ebiatàr, i quali sostenevano il partito di Adonia. 8Invece il sacerdote Sadoc, Benaià, figlio di Ioiadà, il profeta Natan, Simei, Rei e il corpo dei prodi di Davide non si schierarono con Adonia. 9Adonia un giorno immolò pecore, buoi e vitelli grassi presso la pietra Zochèlet, che è vicina alla fonte di Roghel. Invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. 10Ma non invitò il profeta Natan né Benaià né il corpo dei prodi e neppure Salomone, suo fratello.

Reazione di Betsabea e Natan 11Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: “Non hai sentito che Adonia, figlio di Agghìt, è diventato re e Davide, nostro signore, non lo sa neppure? 12Ebbene, ti do un consiglio, perché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. 13Va', presentati al re Davide e digli: “O re, mio signore, tu non hai forse giurato alla tua schiava dicendo: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono? Perché allora è diventato re Adonia?“. 14Ecco, mentre tu starai ancora lì a parlare al re, io ti seguirò e completerò le tue parole”. 15Betsabea si presentò al re, nella camera da letto; il re era molto vecchio, e Abisàg, la Sunammita, lo serviva. 16Betsabea si inchinò e si prostrò davanti al re. Il re poi le domandò: “Che hai?”. 17Ella gli rispose: “Signore mio, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore, tuo Dio: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul trono”. 18Ora invece Adonia è diventato re senza che tu, o re, mio signore, neppure lo sappia. 19Ha immolato molti giovenchi, vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Ebiatàr e Ioab, capo dell'esercito, ma non ha invitato Salomone tuo servitore. 20Perciò su di te, o re, mio signore, sono gli occhi di tutto Israele, perché annunci loro chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui. 21Quando il re, mio signore, si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati da colpevoli”. 22Mentre lei ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan. 23Fu annunciato al re: “Ecco, c'è il profeta Natan”. Questi entrò alla presenza del re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra. 24Natan disse: “O re, mio signore, hai forse decretato tu: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? 25Difatti oggi egli è andato a immolare molti giovenchi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano: “Viva il re Adonia!”. 26Ma non ha invitato me, tuo servitore, né il sacerdote Sadoc né Benaià, figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore. 27Questa cosa è forse avvenuta per ordine del re, mio signore? Perché non hai fatto sapere al tuo servo chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui?“.

Consacrazione di Salomone 28Il re Davide, presa la parola, disse: “Chiamatemi Betsabea!”. Costei entrò alla presenza del re e stette davanti a lui. 29Il re giurò e disse: “Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 30Come ti ho giurato per il Signore, Dio d'Israele, dicendo: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono al mio posto”, così farò oggi”. 31Betsabea si inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re dicendo: “Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!”. 32Poi il re Davide disse: “Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà”. Costoro entrarono alla presenza del re, 33che disse loro: “Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. 34Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d'Israele. Voi suonerete il corno e griderete: “Viva il re Salomone!”. 35Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo su Israele e su Giuda”. 36Benaià, figlio di Ioiadà, rispose al re: “Così sia! Anche il Signore, Dio del re, mio signore, decida allo stesso modo! 37Come il Signore fu con il re, mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più splendido del trono del mio signore, il re Davide”. 38Scesero il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. 39Il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: “Viva il re Salomone!”. 40Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra.

Paura e sottomissione di Adonia 41Lo sentì Adonia insieme agli invitati che erano con lui; essi avevano finito di mangiare. Ioab, udito il suono del corno, chiese: “Perché c'è clamore di città in tumulto?”. 42Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: “Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!”. 43“No – rispose Giònata ad Adonia – il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone 44e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l'hanno fatto montare sulla mula del re. 45Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l'hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. 46Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno 47e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: “Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!”. Il re si è prostrato sul letto. 48Poi il re ha detto anche questo: “Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono”“. 49Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. 50Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell'altare. 51Fu riferito a Salomone: “Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: “Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore”“. 52Salomone disse: “Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà”. 53Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall'altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: “Va' a casa tua!”.

__________________________ Note

1,1-2,46 In questa parte, che continua direttamente 2Sam 9-20, il libro dà un quadro realistico e mesto del tramonto di Davide, malato, senza più la possibilità di esercitare il potere, in preda agli intrighi di corte. Il momento più alto è rappresentato dal testamento religioso del re, il quale domanda a Salomone di restare fedele all’alleanza con il Signore (2,1-4).

1,5 Adonia, figlio di Agghìt: il quarto figlio di Davide (2Sam 3,4) è fratellastro di Salomone, che ha per madre Betsabea.

1,9 Roghel: vedi 2Sam 17,17

1,12 salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone: colui che accedeva al trono, in questo caso Adonia, eliminava abitualmente tutti i potenziali avversari. Così aveva già fatto Abimèlec (Gdc 9,4-5).

1,33 Ghicon: sorgente che sgorga nella valle del Cèdron.

1,38 Cretei, Peletei: mercenari di origine straniera al servizio personale del re (vedi 1Sam 30,14; 2Sam 8,18).

1,50 corni dell'altare: quattro rialzamenti agli angoli del piano dell'altare. Erano particolarmente sacri per il sangue dei sacrifici con il quale venivano a contatto. Davano diritto d'asilo (vedi 2,28-34).

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Approfondimenti

1-4. Il primo libro dei Re si apre con questa breve, ma efficace descrizione della vecchiaia di Davide. Essa costituisce la premessa per la successione al sovrano e quindi per il prosieguo dell'opera. La sezione di questo libro che va da questi versetti fino a 2,12 costituisce il completamento e la conclusione di quanto viene narrato nei due libri di Samuele: inizio della monarchia e affermazione di Davide con le sue luci e le sue ombre. Con una duplice affermazione «era vecchio e avanzato negli anni» si presenta subito con forza lo stato avanzato della vita di Davide e la qualità della sua esistenza. La malattia da cui è colpito non può essere diagnosticata dalla semplice notizia che viene riportata, ma è evidente la gravità, dato che non si riesce a trovare un rimedio: “non riuscivano a scaldarlo”. Stando a quanto ci viene detto in 2Sam 5,4-5, Davide dovrebbe essere sulla settantina. Divenne re a trent'anni e regnò per quaranta. Egli ha così raggiunto l'età media dell'uomo biblico che ci viene indicata in Sal 90,10. I dati cronologici forniti dalla Bibbia vanno accolti con cautela, ma il versetto citato ci ha presentato due componenti essenziali anche nella vita di Davide: la fatica e il dolore. Fatica per le diverse imprese di conquista, dolore per le tristi vicende familiari, i molti dispiaceri avuti dai figli. Sono questi due elementi che hanno procurato a Davide una vecchiaia così compromessa. I ministri propongono un consiglio che riprende la sapienza tradizionale (cfr. Qo 4,11) e forse anche la pratica medica, come spiega Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche e come ricorda l'autore pagano Galeno. Probabilmente uno solo dei servi parla direttamente al re a nome di tutti. Il rimedio suggerito potrebbe anche insinuare una “prova di virilità” senza superare la quale non è più possibile mantenere il governo, secondo l'uso orientale antico. La ricerca del rimedio è fatta doviziosamente. La candidata deve essere giovane, ma anche vergine, mai conosciuta prima da altro uomo (bᵉtûlāh). Si percorre tutto il territorio d'Israele per cercarla finché nel villaggio di Sunem viene trovata la ragazza con i requisiti necessari. Dal nome del villaggio di origine viene la denominazione «la Sunammita» _(haššûnammît)– che si trova nel testo originale. Sunem si trova di fronte al Gelboe e si affaccia sulla pianura di Esdrelon. Non è completamente chiaro il rapporto tra questa ragazza destinata al servizio di Davide e la Sulammita di cui si parla in Ct 7,1. Probabilmente è solo un'assonanza senza che si tratti della stessa persona. La presentazione della vecchiaia di Davide trova il suo apice e la sua conclusione con un discreto accenno alla sua impotenza. Davide, la cui perizia nell'arte della seduzione e dell'amore è ben manifesta nei libri di Samuele, tanto da essere una caratteristica della sua personalità, è ora incapace di una relazione completa con una donna. Questo tipo di conclusione è particolarmente significativo. Se si accetta l'ipotesi del costume orientale antico della prova di virilità, questa espressione “non la conobbe” dichiara manifestamente l'inabilità di Davide al regno. Tuttavia un'altra lettura è possibile. La cessazione delle facoltà generative di Davide, capostipite della dinastia, prelude alla fine della monarchia stessa. Nella precarietà di Davide non più autonomo e nella sua incapacità a generare pare già di vedere il tema dei due libri dei Re. Dopo lo splendore, al vertice con il regno di Salomone, la decadenza, la dipendenza da altre potenze, e da ultimo la tragica fine della dinastia davidica con il dramma dell'esilio nel 587 e la deportazione di Sedecia, l'ultimo re. Troviamo così in questi versetti non solo la condizione di partenza per lo svolgimento narrativo, ma anche l'annuncio del tema dell'opera: la monarchia si avvia verso la malattia della divisione con un conseguente indebolimento e verso l'estinzione a causa dell'infedeltà e del peccato, nella mentalità biblica il peggiore dei mali.

5-10. Alla presentazione della vecchiaia di Davide fa immediatamente seguito il racconto del tentativo di Adonia di impadronirsi del trono. L'aspirazione di Adonia a diventare re non poggia solo sull'ambizione personale. Essa trova il suo fondamento nel fatto che egli era il più anziano principe vivente nella famiglia di Davide. Quarto figlio del re, nato da Agghit (2Sam 3,2-4; 1Cr 3,1-2) era sopravvissuto ai fratelli Ammon, Kileab e Assalonne. La pretesa di Adonia diventa così comprensibile, tenendo conto che anche l'aspettativa popolare andava in tal senso (1Re 2,15). In un primo tempo neppure Davide sembra opporsi alle pretese del figlio, il quale ostenta il suo rango principesco, secondo i costumi orientali, con carri, cavalieri e uomini che lo precedevano. Da ultimo anche l'aspetto fisico giocava a suo favore. La bellezza è una caratteristica che è stata segnalata nei sovrani precedenti, Saul e Davide, al momento della loro scelta (1Sam 9,2; 16,12) e che viene menzionata anche nel Salterio mentre si dipinge il ritratto del re nel giorno delle sue nozze (Sal 45,3). Adonia cerca pure di corroborare il suo tentativo di successione creandosi un partito. Il primo personaggio con il quale cerca accordo è Ioab. Costui era un uomo di grande rilievo, aveva partecipato a tutte le grandi conquiste di Davide ed era secondo solo a lui. Deteneva il comando dell'esercito. Pur avendo nei confronti di Davide un atteggiamento di collaborazione e lealtà, non mancarono momenti di forte difficoltà nel rapporto tra i due uomini di stato. Infatti Ioab fu l'autore di tre assassini che incrinarono il suo rapporto con Davide: l'uccisione di Abner (2Sam 3,22-29) generale del re e di Amasa (2Sam 20, 8-10). Quest'ultimo aveva preso il posto di Ioab nella direzione dell'esercito dopo l'uccisione di Assalonne (2Sam 18,14-15) da parte di Ioab stesso, in aperto contrasto con il volere di Davide (2Sam 18,5). Ebiatar, scampato dal massacro dei sacerdoti ordinato da Saul in Nob, si rifugiò presso Davide (1Sam 22,6-23). Dopo la conquista di Gerusalemme lo troviamo associato a Zadok, con il quale condivideva l'incarico di capo-sacerdote di Davide. Probabilmente erano incaricati della custodia dell'arca (2Sam 15,24-36). Può darsi che tra i due responsabili del culto vi fosse concorrenza o invidia e così li troviamo schierati con parti diverse nell'intento di primeggiare. E proprio Zadok apre la lista dei personaggi di corte che non si trovano dalla parte di Adonia e che diventeranno l'impedimento del suo sogno. Circa Zadok non si riesce a capire se provenga dal culto israelitico, secondo quanto attesta l'AT che lo vorrebbe al servizio dell'arca in Kiriat-Iearim e in Gabaon (1Cr 16,39), oppure se fosse un sacerdote gebuseo a Gerusalemme prima che venisse conquistata da Davide. Questi avrebbe permesso a Zadok di mantenere il suo ufficio sacerdotale per facilitare la riconciliazione tra vecchi e nuovi abitanti della città. Quest'ultima ipotesi viene suffragata facendo riferimento all'onomastica gebusea. Limitandoci alla testimonianza diretta dei testi biblici dovremmo optare per la prima ipotesi e porre Zadok tra i figli di Levi (1Cr 6,1-8). Benaia si è distinto per imprese valorose (2Sam 23,20-23; 1Cr 11,22-25) e al momento del complotto è a capo dei mercenari stranieri, i Cretei e i Peletei, che servivano come guardia reale presso Davide (2Sam 8,18; 20,23; 23,22-23). Di Natan daremo notizie quando si parlerà del suo piano. Simei è un nome frequente nella Bibbia. Qui indica un uomo divenuto importante nel regno di Davide e che ritroveremo nell'amministrazione di Salomone. Rei è un nome discusso dal punto di vista della critica testuale. Era un ufficiale regio. L'aspirazione di Adonia al trono non solo si conclude con la presentazione del partito opposto, ma dall'osservazione di quest'ultimo si può dedurre che da ambo le parti ci sono forze pari: l'appoggio religioso e militare. La decisione di Davide è la sola a essere determinante. In essa sarà guidato da Natan e si manifesterà il piano divino.

9-10. Adonia ha preparato un pasto per tutti i suoi sostenitori. La radice zbḥ con la quale si apre il racconto ha una duplice valenza. Può trattarsi semplicemente di una macellazione per preparare le vivande, può trattarsi di uccisione rituale, cioè di un sacrificio. In questo secondo caso saremmo decisamente vicini a 2Sam 15,12, parte del racconto della rivolta di Assalonne, e avremmo cosi un'analogia con un precedente assai pericoloso. Stando a 1Re 1,11.18.25 dovremmo leggere questo pasto non solo come una convocazione del partito di Adonia per meglio compattarlo, ma come il preambolo della sua consacrazione a re. Il luogo del banchetto, En-Roghel, è una fonte situata a sud di Gerusalemme, alla confluenza tra la valle di Innom e la valle del Cedron. Presso questa fonte si trovava una pietra il cui nome potrebbe essere interpretato «del serpente». Che potesse fungere da altare? Naturalmente Salomone, il cui nome costituisce il vertice della lista, è escluso insieme ai suoi sostenitori.

11-14. La notizia dei fatti di En-Roghel viene portata da Natan a Betsabea, con la quale prende un accordo. Natan viene posto in primo piano già dal punto di vista narrativo e in effetti il suo ruolo in questa circostanza è essenziale. I testi più estesi che possediamo circa il profeta Natan sono tutti legati alla successione di Davide e alla dinastia. Egli compare prima di tutto in 2Sam 7,1-17 (e nel testo parallelo di 1Cr 17,1-15), dove viene pronunciato l'oracolo fondamentale per la dinastia davidica. Di nuovo Natan viene in scena dopo il peccato di Davide in 2Sam 12 come latore del rimprovero e del perdono divino. Essenziale per noi è il v. 25 dove si dichiara l'amore di Dio per Salomone e il nome che lo simboleggia «Iedidia», che viene dato proprio da Natan, inviato di proposito dal Signore. Nel nostro caso Natan agisce come profeta, come familiare ai piani divini per realizzare l'imposizione del nome “Amato da Dio”. Non siamo pertanto di fronte ad un intrigo di corte per controbilanciare una congiura, bensì di fronte all'adempimento del progetto divino che si compie tramite il profeta. La preghiera di Davide al v. 48 ne dà conferma. Tuttavia questo caso è diverso dai precedenti. Natan non prende qui le mosse da un oracolo divino ricevuto. Cerca invece l'appoggio di Betsabea, madre di Salomone, e abilmente fa leva sui suoi sentimenti femminili. Presentando Adonia come figlio di Agghit, Natan prende come fulcro della sua richiesta d'intervento l'orgoglio di madre e di moglie di Betsabea. Inoltre incalza presentando il rischio mortale che incombe su di lei e sul figlio, rivali politici di Adonia. Dopo questo esordio convincente, Natan suggerisce a Betsabea il discorso da tenere al re e che egli stesso confermerà. Al v. 13 si parla per la prima volta di un giuramento fatto da Davide a Betsabea in merito alla sua successione a favore di Salomone. Entrare nel merito della questione significa solo aprire la porta a congetture. Possiamo semplicemente dire che la preferenza di Davide per Betsabea rende plausibile un simile avvenimento del quale Natan era al corrente.

15-21. Betsabea conserva nell'incontro con Davide gli usi e 1l linguaggio delle corti orientali. Ricordando al re il suo giuramento, Betsabea ripete alla lettera la formula già presentata da Natan, ma aggiunge che il giuramento è stato fatto «per il Signore» ed è pertanto maggiormente obbligante per il re. Oltre a ricordare il giuramento Betsa-bea fa anche la cronaca degli avvenimenti di En-Roghel come un testimone oculare. Il discorso giunge al culmine al v. 20 quando Betsabea fa notare a Davide che gli occhi di tutto Israele sono puntati su di lui affinché decida a chi toccherà il suo trono. Nel caso il sovrano tacesse, quando il suo silenzio sarà definitivo nel sonno della morte, Betsa-bea e Salomone subiranno la sorte dei traditori. Anche se queste parole vengono pronunciate con delicatezza, esse sono una forte pressione sul cuore di Davide il cui legame affettivo con Salomone e Betsabea è assai forte, e sono una spinta decisiva a sciogliere il segreto del giuramento.

22-27. Si ha l'impressione che l'arrivo di Natan tronchi il discorso di Betsabea proprio nel punto di maggior tensione drammatica e lo lasci come in sospeso. Forse Betsabea ha dovuto addirittura ritirarsi dalla presenza del re (vedi v. 28). Natan finge di non essere al corrente della decisione di Davide che sia Adonia a succedergli ed esordisce con la domanda se gli avvenimenti di En-Roghel corrispondano a un decreto del re. Anche la chiusura dell'intervento di Natan è costituita da una domanda in cui si nasconde la volontà di provocare il pronunciamento del re. Perché egli non ha informato i suoi intimi circa il successore? Tra le due interrogazioni mirate di Natan si stende la cronaca degli avvenimenti, con l'aggiunta della lista degli esclusi dopo l'elenco degli invitati.

28-31. Il piano di Natan sortisce effetto. Richiamata la regina, il re pronuncia di nuovo il giuramento in forma solenne, nel nome del Signore, e da realizzarsi immediatamente. Non possiamo dire se questa formulazione costituisca già uno scioglimento del segreto e se si debbano aspettare i versetti successivi per rendere pubblica la scelta con gli ordini ai ministri per la consacrazione di Salomone.

32-37. Questi versetti praticamente ci presentano nelle parole di Davide la prima versione del racconto della consacrazione regale di Salomone che verrà ripetuta ai vv. 38-40. Potremmo così dire di avere tre racconti dell'unzione di Salomone come re. La ripetizione è un elemento della narrativa biblica per sottolineare l'importanza di un avvenimento. Gli esclusi diventano ora protagonisti. Zadok, Natan e Benaia sono incaricati di mettere in atto il giuramento di Davide a favore di Salomone e ricevono istruzioni sul luogo e sul cerimoniale. La località scelta è Ghicon, una sorgente situata sul lato occidentale della valle del Cedron sotto la parte settentrionale delle mura della cittadella di Davide. Insieme ad En-Roghel costituiva la parte principale dell'approvvigionamento idrico di Gerusalemme. Le modalità del rito: prima si farà salire Salomone sulla mula di Davide; è un privilegio regale. La mula era una cavalcatura recente a quel tempo, succeduta agli asini. Costituiva la cavalcatura dei nobili (2Sam 13,29; 18,9) ed era una rarità perché importata. Seguirà l'unzione. Il rito deve manifestare l'appartenenza del re a Dio e la familiarità che il re ha con lui (Sal 2, ). Si discute tra gli autori se il soggetto dell'unzione sia solo il sacerdote Zadok, come verosimilmente si dice al v. 39, o se anche Natan agisca insieme con lui. Può darsi che l'associazione ricordi Samuele che unse Saul (1Sam 10,1) e Davide (1Sam 16,13) e che svolgeva funzioni profetiche (1Sam 9,6) e sacerdotali (1Sam 16,4). Il suono della tromba previsto per le grandi assemblee sacre (Lv 23,24) darà il tono di festa e precederà l'annuncio dell'avvenuta consacrazione regale. Quindi un corteo accompagnerà il neo consacrato alla reggia per l'intronizzazione. Il discorso di Davide si chiude con una formula perentoria alla quale dà ulteriore forza il vocabolo năgîd (principe, capo), che appartiene al linguaggio profetico e viene usato spessissimo quando si parla della scelta del re che viene fatta da Dio (1Sam 9,16; 10,1; 13,14; 2Sam 5,7; 6,11; 7,8; 1Re 14,7; 16,2; 2Re 20,5). Questo termine inoltre insieme a quanto si è osservato al v. 35 e a quanto si dice in 2,12 fa pensare piuttosto ad una coreggenza come in 2Re 15,5 nel caso di Iotam. In ogni caso ciò che qui merita attenzione è il ricorrere del vocabolo nelle espressioni in cui Dio manifesta la sua scelta. Nelle parole di Davide viene manifestata la decisione divina; egli è in questo momento il re-profeta che indica con chiarezza il futuro del popolo: unità d'Israele e di Giuda sotto un governo sicuro.

35-37. La risposta di Benaia merita una sottolineatura particolare. Inizia con un «Così sia!» che è la risposta più decisa alla volontà divina. Il collegamento tra l'ordine di Davide e il volere divino diventa qui esplicito e costituisce l'augurio migliore per Salomone, la cui sovranità è fondata sulla scelta divina.

38-40. La descrizione della consacrazione riprende quasi letteralmente l'ordine di Davide. Sotto la scorta armata dei mercenari agli ordini di Benaia provenienti da Creta e forse dalla Filistea si svolge il rito. Si noti che il corno dell'olio viene preso dalla tenda dell'arca che Davide aveva fatto piantare a Gerusalemme (2Sam 6,12-23). Il potere santificante dell'olio è ben illustrato in Es 30,22-33. Questo particolare rende il momento ancora più solenne. Una simile cerimonia è un'assoluta novità in Israele nel senso che Saul e Davide erano stati scelti come re dopo aver dato prova del loro valore (1Sam 11,1-15; 2Sam 5,1-3) e non appartenevano alla medesima famiglia. Ora invece Salomone è scelto come re senza aver ancora compiuto imprese ed è il figlio di Davide; è il primo passo nella successione dinastica e verso il compimento della promessa (2Sam 7,8-16). Il consenso popolare non è però assente dalla scena. Il v. 40 parla di _kol-hā‘ām, «tutto il popolo (BC: tutti)», che segue Salomone acclamandolo re con danze e con gioia. Con un'iperbole anche la terra viene coinvolta nei festeggiamenti.

41-48. La tecnica narrativa dell'autore sceglie ora un personaggio non ancora apparso in scena per il terzo racconto della consacrazione. Il personaggio scelto è Gionata, figlio di Ebiatar, già comparso in maniera positiva in 2Sam 17,17 in cui ebbe l'incarico di raccogliere informazioni sulla rivolta di Assalonne. Il racconto è fatto in crescendo. Agli avvenimenti di Ghicon vengono aggiunti quelli di corte dove l'elezione di Salomone è bene accolta. I ministri si recano a congratularsi con il re Davide, augurando al neo eletto una fama e un regno maggiori di quelli del padre. Un simile augurio non era irriverente nel costume orientale. L'apice del racconto è costituito dalla preghiera di Davide, il quale lascia prorompere tutta la sua gratitudine per il mantenimento della promessa dinastica. Il ringraziamento di Davide è il vertice del capitolo, manifesta di nuovo l'agire di Dio che dissipa ogni opposizione. Questa preghiera è il “sigillo liturgico” alla vicenda della successione.

49-53. La paura di Adonia è più che comprensibile e costituisce un autentico rovesciamento delle parti. Al v. 12 Betsabea e Salomone dovevano salvarsi la vita, ora è Adonia a trovarsi in questa condizione. Non potendo contare più su nessuno si avvale del diritto di asilo che viene sancito in Es 21,13-14 e corre ad afferrare i corni dell'altare, ritenuti la parte più santa perché protuberanze sulle quali si versava il sangue delle vittime. Con molta probabilità questo altare si trovava nella tenda dell'arca. Il giuramento d'incolumità è condizionato alla promessa di lealtà. Portato al cospetto di Salomone, Adonia viene congedato con una frase sibillina: «Vattene a casa». Un comando a ritirarsi dall'ambiente di corte e dalla vita pubblica?

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Nel 1973, all'indomani di due album acclamati dalla critica come nuove pietre miliari del cantautorato di marca brit-folk, il britannico Allan Taylor volò negli Stati Uniti per registrare The American Album, un disco concepito a Nashville con musicisti locali. Inutile dire che l'esito di consensi in patria fu disastroso, e che il povero Taylor dovette ritornare sui suoi passi tradizionali in gran fretta. Era quello un disco non perfetto forse, ma davvero lungimirante, perché da molto tempo la stessa strada pare essere battuta anche da molti suoi esimi colleghi... https://artesuono.blogspot.com/2017/01/michael-chapman-50-2017.html


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=Ai7P97K-DrM&list=PLGLGDT-9ZI4IKxhGb2Hopd3975PVwePS4


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue

Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

“L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni

Presso la sede romana dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.

L'incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un'altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l'Italia.

Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.

I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l'analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.

L'evento ha rappresentato un'importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.

#UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia

 
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