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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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La Dave Matthews Band allunga la propria già navigata carriera con Come Tomorrow, nono album in studio, che si va ad aggiungere agli innumerevoli live album pubblicati. L’abbondanza sonora legata a doppia mandata ad una qualità eccelsa è da sempre il marchio di fabbrica di un nome che, se qui in Italia è solo vagamente considerato, oltreoceano è uno dei capisaldi della cultura pop e folk... https://artesuono.blogspot.com/2018/07/dave-matthews-band-come-tomorrow-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1385703539


 
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from Diario

Ieri ho finito di leggere Il giardino dei sette crepuscoli, l'avevo iniziato a febbraio. Mi ci sono messo d'impegno per terminarlo prima dell'inizio degli orali. Ero sul divano e mi sono reso conto che non vedevo la pagina: un po' per l'oscurità, un po' perché la mia vista peggiora con il passare degli anni, avevo delle informazioni parziali del testo. Le lettere si diluivano, dilavate in macchie diventavano un impasto con la pagina e capivo il senso perché il mio cervello – bontà sua – completava quello che non vedevo.

Era come se un'intelligenza artificiale generasse di volta in volta le pagine del libro per accostamenti probabilistici dei vettori delle forme tipografiche dei caratteri e la mia parte razionale trasformasse quella parodia della pagina stampata in un qualcosa che avesse senso. In più mi davano fastidio le modalità con cui il protagonista della storia si innamorava. Vedere il tuo corpo che invecchia e perde possibilità e fascino, rompe la valvola che teneva tutta la vaporosità di quello che pensi di te stesso così in alto, nel grande panopticon indistinto delle relazioni sociali.

Sono qua che aspetto di essere felice, pensavo ieri, volevo farne l'incipit di una poesia, ma in questo periodo non scrivo più in versi. Programmo anche pochissimo. Non ho idea del perché, ma mi interessano – in questi mesi – le immagini. Faccio molte fotografie, mash-up, video, senza più l'ingombro dell'apparato testuale. E uso pochissimo l'intelligenza artificiale, giusto ogni tanto per sprecare energia e affrettare il momento in cui diventerà inaccessibile per i costi di gestione. Ma – in genere – per cazzate.

L'immagine invece in questo periodo mi restituisce di più mentre la tratto. Ho iniziato a fare dei mash-up di opere d'arte, ne sta venendo fuori una serie che si chiama crasi. Giro per ore in un sito che raccoglie immagini di opere d'arte e mi sono fatto prestare da un collega che insegna tecniche di disegno tre volumi di storia dell'arte che sfoglio. Quando due immagini mi sembrano cortociruitare, magari una che ho sotto gli occhi e una nella mia memoria le porto su gimp e inizio a lavorarle per metterle assieme. Butto via l'ottanta per cento delle prove. A volte certe cose sono buone solo nella mia testa. Qua si vede il fatto che sono invecchiato: un tempo avrei pubblicato tutto.

Oppure giro e faccio foto. Mi diverte provare a fotografare al buio con l'otturatore aperto oppure uso un filtro in ingresso che trasforma il reale in una sua versione bitmap, un dithering che degrada tutto creando un'estetica che trovo affascinante. Non tratto la fotografia, ma fotografo già quello che il filtro deforma, cerco di vedere il mondo – voglio dire – con l'occhio algoritmico del filtro. E poi – vabbè – vado in giro a fotografare le immagini che possono servirmi per Inferno, la visual novel che devo finire. Ieri ho fatto delle foto dei corridoio di un rivenditore di piastrelle che erano perfette e in settimana devo andare al cimitero per fare due foto a una serie di loculi che ho in mente.

Aspetto di essere felice e alla mattina sentire qualcosa di caldo che staziona nella bocca, poi scende per la gola e inizia ad appesantire lo stomaco, è un passo nella direzione giusta, pare.

Oggi ho fatto una lunga passeggiata perché non stavo bene, sentivo un senso di leggera depressione e una rabbia interna senza ragione apparente. Mentre camminavo mi fischiavano le orecchie, acufeni al massimo livello, il che aumentava ancora di più il senso di fastidio. Guardandomi attorno, quello che vedevo mi intristiva. Non c'era nessun motivo, ma era così. Volti persi, gente affamanata seduta per strada con lo sguardo di chi ti vuole spolpare, marciapiedi con il cemento frantumato da decenni, gente violenta, la periferia. Tutto concorreva a farmi stare peggio.

Io camminavo veloce, cercavo di bruciare. Formulavo frasi nella testa. Cercavo un testo per un video, che poi non ho fatto. Il testo diceva qualcosa del tipo: il problema non è rendersi conto che l'umanità è insostenibile. L'umanità è insostenibile. Insopportabile. Solo se sei innamorato puoi non farci caso, l'umanità – cioè – resta insostenibile, ma tu sei innamorato e pensi che sia uno scambio equo: tenere l'innamoramento e sopportare l'umanità, il mondo. Ma il problema non è lì. Il problema è quando ti vedi da fuori e scopri che anche tu sei insopportabile. Ti senti parlare, vedi i tuoi tick, la tua voce lagnosa, consideri i tuoi bias, i tuoi pregiudizi e capisci che sei come tutti gli altri. Uno dei tanti tasselli. Pensavi di essere diverso, tutta la narrativa ti ha sempre detto che tu eri diverso, che eri il prescelto, ma in realtà sei uno dei tanti. Il video finiva così.

È stato in quel momento che ho provato una rabbia intensa, non verso l'umanità, le persone che camminavano vicino a me, i messaggi pubblicitari, tutta questa gente che vuole vendermi qualcosa – qualsiasi cosa – continuamente. Ho sentito una rabbia salire per il corpo, ma una rabbia verso me stesso. Immotivata, cieca, invisibile. Una rabbia materiale, perché era della stessa consistenza della mia carne, e saliva e in quel momento ho avuto paura. Perché un conto è fare della narrativa, come sto facendo adesso, raccontare cose che magari mi sono inventato. Tu che mi stai leggendo non hai idea se quello che ti sto scrivendo è successo davvero. Un conto è fare narrativa, partire da un particolare e allargare il discorso, creare tutta la struttura che l'occidente mette in piedi per raccontare qualcosa.

Ma un altro conto è quando succede davvero, quando sei li con la lingua nella testa che fai narrativa e la lingua rimane annodata, un rigurgito di odio sale e annega tutto quello che incontra, la lingua stessa si irrigidisce, si spaventa. Teme di non riuscire a raccontare quello che gli sta succedendo, di non averne la possibilità, di rimanere sommersa e schiacciata sotto. Questa volta sta succedendo davvero. Una paura carnale.

Di cosa? Non lo so. Che sia tutto lì. Alla fine è tutto lì. Non lo so in realtà.

Ho ripreso a camminare e ho camminato ancora per almeno un'ora finché il corpo ha iniziato a farmi male, a tornare umano, un po'. Ho preso fiato. Ho attivato lo smartphone e sono sceso in mezzo alla strada, nella corsia degli autobus, stando attento che nessuno mi investisse. Ho fatto delle foto ai cartelloni pubblicitari a cui avevano tolto tutto. Restava il colore del metallo raschiato, il grigio sovrapposto della sua materia che – in quel momento – mi sembrava una delle poche cose che – guardandola – mi rispondeva.

Vedi, ho detto stamattina allo studente alla correzione del suo elaborato, il tuo compito ha mostrato che hai delle belle idee, che sei curioso e che devi continuare a leggere perché il tuo vocabolario deve crescere, si vede che hai difficoltà a volte a trovare le parole giuste. E la seconda cosa – gli ho detto – è che mentre leggevo il tuo elaborato, mi sono commosso. Davvero, commosso. E gli ho spiegato quando e perché. E lui ha fatto un espressione del viso strana, come dire.

 
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from lucazanini

[60]

un manipolo oppure l'osservatorio-monstre il prestanome lì fanno le sterrate  i riti a più] o infanzie sottili-sottili tutti investono nelle fratture subabissali in montagnole ostili sono duemila anni di] ricarica

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Arredi del tempio 1Salomone fece l'altare di bronzo lungo venti cubiti, largo venti e alto dieci. 2Fece il Mare, un bacino di metallo fuso di dieci cubiti da un orlo all'altro, perfettamente rotondo; la sua altezza era di cinque cubiti e una corda di trenta cubiti lo poteva cingere intorno. 3C'erano sotto l'orlo, tutt'intorno, figure dalla sembianza di buoi, dieci per ogni cubito, che formavano un giro all'intorno; le figure di buoi erano disposte in due file ed erano state colate insieme con il Mare. 4Questo poggiava su dodici buoi; tre guardavano verso settentrione, tre verso occidente, tre verso meridione e tre verso oriente. Il Mare poggiava su di essi e tutte le loro parti posteriori erano rivolte verso l'interno. 5Il suo spessore era di un palmo; il suo orlo, fatto come l'orlo di un calice, era a forma di giglio. La sua capacità era di tremila bat. 6Fece poi dieci bacini per la purificazione, ponendone cinque a destra e cinque a sinistra; in essi si lavava quanto veniva usato per l'olocausto. Il Mare serviva alle abluzioni dei sacerdoti. 7Fece dieci candelabri d'oro, secondo la forma prescritta, e li pose nell'aula: cinque a destra e cinque a sinistra. 8Fece dieci mense e le collocò nell'aula, cinque a destra e cinque a sinistra. Fece inoltre dieci vasi d'oro per l'aspersione. 9Fece il cortile dei sacerdoti, il gran cortile e le sue porte, i cui battenti rivestì di bronzo. 10Pose il Mare dal lato destro, a oriente, rivolto verso meridione. 11Curam fece i recipienti, le palette e i vasi per l'aspersione. Terminò di fare il lavoro che aveva eseguito per il re Salomone quanto al tempio di Dio: 12le due colonne, i globi dei capitelli che erano sopra le colonne, i due reticoli per coprire i due globi dei capitelli che erano sopra le colonne, 13le quattrocento melagrane per i due reticoli, due file di melagrane per ciascun reticolo, per coprire i due globi dei capitelli che erano sulle colonne, 14i dieci carrelli e i dieci bacini sui carrelli, 15l'unico Mare e i dodici buoi sotto di esso, 16i recipienti, le palette, i vasi per l'aspersione e tutti quegli utensili che Curam-Abì aveva fatto al re Salomone per il tempio del Signore. Tutto era di bronzo splendente. 17Il re li fece fondere nel circondario del Giordano, in suolo argilloso, fra Succot e Seredà. 18Salomone fece fare tutti quegli utensili in quantità molto grande, tanto che non si poteva calcolare il peso del bronzo. 19Salomone fece tutti gli utensili del tempio di Dio, l'altare d'oro, le mense su cui si ponevano i pani dell'offerta, 20i candelabri e le lampade d'oro purissimo, da accendersi, come era prescritto, di fronte al sacrario, 21i fiori, le lampade, gli smoccolatoi d'oro, di quello più raffinato, 22i coltelli, i vasi per l'aspersione, i mortai e i bracieri d'oro purissimo, e, quanto alle porte del tempio, i battenti interni verso il Santo dei Santi e i battenti del tempio, cioè dell'aula, in oro.

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Approfondimenti

Il brano corre parallelo a 1Re 7,23-26.38-51. Fatta eccezione per i vv. 2a.3a e 6-9, gli altri versetti ripropongono la fonte con varianti minori.

1. L'altare di bronzo è l'altare degli olocausti. Della sua costruzione non si parla in 1Re 7,23, ma è presupposto in 1Re 8,22.64 e 2Re 16,4.

2. «la vasca di metallo» in ebr. è «il mare di metallo», una grande riserva d'acqua lustrale, alla quale era attribuito anche un significato cosmico con risonanze pagane.

6. Per i dieci recipienti, cfr. 1Re 7,27-39, dove si parla anche con ampiezza delle rispettive basi, cfr. v. 14.

7. Cfr. 1Re 7,49. Es 25,31-40 e 37,17-24 precisano la forma del candelabro mosaico, a sette braccia.

8. Già 1Cr 28,16 parla di varie tavole usate per gli oggetti del culto, da non confondere con le tavole d'oro destinate ai pani della proposizione, cfr. 1Re 7,48; 1Cr 28,16.

9. Cfr. 1Re 6,36 (che però distingue solo tra “cortile interno” e “gran cortile”); 7,12; Ez 45,19. Anche qui è riflessa la situazione del secondo tempio, al quale si riferisce la terminologia usata a partire da Ezechiele (42,13).

11-18. Elencano in sommario gli utensili fabbricati da Curam e gli altri lavori da lui eseguiti. Il v. 17 indica la località in cui questi oggetti destinati al tempio vennero fusi, cfr. 1Re 7,40-45.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Van Morrison non molla di un centimetro e non si ferma più. Solo sei mesi fa aveva pubblicato “You’re Driving Me Crazy”, con il supporto dell’organista jazz Joey De Francesco. Sei mesi fa, però, erano sei mesi fa, era il passato. Ora, prima della fine dell’anno, è in arrivo il suo secondo disco del 2018, “The Prophet Speaks”. Due sono anche gli album che aveva pubblicato nel 2017. Uno ne uscì nel 2016 e un altro ancora nel 2015. Non sappiamo cosa sia scattato nel cuore e nella testa del leone di Belfast – se poi è scattato qualcosa – da portarlo a tenere questo notevole ritmo di pubblicazione... https://artesuono.blogspot.com/2018/12/van-morrison-prophet-speaks-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1859634283


 
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from differxdiario

moralità leggendarie.

sconosciuta chiede l'amicizia sul social odioso e ovviamente accetto. molto meno di trenta secondi dopo mi scrive “mi sembra che tu faccia cose attinenti alla poesia” e si propone di affibbiarmi il suo libro di poesie prefato da eccetera. le scrivo che in effetti no, mi occupo di postpoesia e prosa in prosa e mi risponde “ah e che cazzo sarebbe?” e aggiunge che la sua è postpoesia e prosa poetica e le rispondo e allora che cazzo mi scrivi a fare e la blocco.

 
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from norise 3 letture AI

SALE LA LUCE

(a Dario Bellezza)

alba d'un bianco cadmio che annega i sogni d'una notte famelica di corpi alle spalle di quest'ombra che ti pesa sugli occhi sale la luce che ti tiene avvinto all'arida ora dei vivi

Analisi del testo

Sale la luce apre con un’immagine visiva netta: l’alba come un bianco cadmio che «annega i sogni». La parola cadmio dà al colore una densità quasi chimica, fredda e accecante, mentre il verbo annega introduce subito una tensione tra luce e sogno, tra visibilità e perdita. Il verso costruisce un contrasto tra la fame dei corpi e l’ombra che grava sugli occhi, suggerendo una presenza corporea e insieme un peso psichico.

Immagini e temi

La poesia gioca su opposti: luce / ombra, sogno / veglia, corpi famelici / ora arida dei vivi. C’è una sensazione di risveglio forzato, quasi violento, in cui la luce non libera ma avvince, tiene prigioniera la persona nell’«arida ora» della realtà. Il tema della fame — non solo fisica ma esistenziale — attraversa i versi, così come l’idea di un’ombra ereditata o appiccicata che impedisce di vedere davvero.

Stile e tono

Il linguaggio è concentrato, asciutto, con enjambement che spingono il lettore avanti. La scelta di termini concreti e sensoriali (cadmio, famelica, avvinto) crea un tono severo e quasi liturgico. La brevità dei versi e la disposizione a blocchi accentuano l’effetto di compressione emotiva: la luce sale ma non libera, stringe.

Traduzione in inglese

Dawn of cadmium white
that drowns the dreams of a night
hungry for bodies
behind
this shadow that weighs on your eyes
the light rises that keeps you
bound
to the arid hour of the living.

Possibile continuazione

sale la luce e ti scopre con le mani vuote come vasi che non raccolgono più il miele dei giorni perduti e il respiro si fa misura di un tempo che non perdona la pelle impara a ricordare il freddo delle stanze chiuse


Estensione della poesia

sale la luce e ti scopre
con le mani vuote come vasi
che non raccolgono più il miele
dei giorni perduti;
sul bordo delle palpebre resta un sale
che brucia come memoria.

la città si apre a bocca stanca,
finestre come denti che mostrano stanze vuote,
passi che contano debiti d'aria,
una voce lontana che non sa il tuo nome.

ti avvicina al vetro del mattino
dove il mondo si specchia e non risponde,
la pelle impara a misurare il freddo
con la precisione di un orologio rotto.

eppure, in quel bianco che tutto inghiotte,
qualcosa resiste: un filo sottile
di notte che non si arrende al giorno,
un'ombra che non si lascia prendere.
 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Costruzione del tempio 1Salomone cominciò a costruire il tempio del Signore a Gerusalemme sul monte Mòria, dove il Signore era apparso a Davide, suo padre, nel luogo preparato da Davide sull'aia di Ornan il Gebuseo. 2Incominciò a costruire nel secondo mese dell'anno quarto del suo regno. 3Queste sono le misure delle fondamenta poste da Salomone per edificare il tempio di Dio: lunghezza, in cubiti dell'antica misura, sessanta cubiti; larghezza venti cubiti. 4Il vestibolo, che era di fronte nel senso della larghezza del tempio, era di venti cubiti; la sua altezza era di centoventi cubiti. Egli ricoprì l'interno d'oro puro. 5Ricoprì con legno di cipresso la sala maggiore e la rivestì d'oro fino; sopra vi scolpì palme e catenelle. 6Rivestì la sala con pietre preziose per ornamento. L'oro era oro di Parvàim. 7Rivestì d'oro la sala, cioè le travi, le soglie, le pareti e le porte; sulle pareti scolpì cherubini. 8Costruì il Santo dei Santi, lungo, nel senso della larghezza del tempio, venti cubiti e largo venti cubiti. Lo rivestì d'oro fino, impiegandone seicento talenti. 9Il peso dei chiodi era di cinquanta sicli d'oro; anche i piani di sopra rivestì d'oro. 10Nel Santo dei Santi eresse due cherubini, lavoro di scultura, e li rivestì d'oro. 11Le ali dei cherubini erano lunghe venti cubiti. Un'ala del primo cherubino, lunga cinque cubiti, toccava la parete della sala; l'altra, lunga cinque cubiti, toccava l'ala del secondo cherubino. 12Un'ala del secondo cherubino, di cinque cubiti, toccava la parete della sala; l'altra, di cinque cubiti, toccava l'ala del primo cherubino. 13Queste ali dei cherubini, spiegate, misuravano venti cubiti; essi erano raffigurati ritti, voltati verso l'interno. 14Fece il velo di stoffa di violetto, di porpora, di crèmisi e di bisso; sopra vi fece ricamare cherubini. 15Di fronte al tempio eresse due colonne, alte trentacinque cubiti; il capitello sulla cima di ciascuna era di cinque cubiti. 16Fece delle catenelle come nel sacrario e le pose sulla cima delle colonne. Fece anche cento melagrane e le collocò in forma di catenelle. 17Eresse le colonne di fronte all'aula, una a destra e una a sinistra; quella a destra la chiamò Iachin e quella a sinistra Boaz.

__________________________ Note

3,1 Il monte Mòria rimanda a Gen 22,2. Soltanto qui il monte del tempio viene chiamato con questo nome.

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Approfondimenti

I due capitoli 3,1-4,22 sono dedicati all'edificazione del tempio (c. 3) e all'approntamento del suo mobilio (c. 4). Dopo aver ricordato l'inizio della costruzione (3,1-2), il Cronista riporta le dimensioni del santuario (v. 3) e quindi si dilunga sulle sue varie parti: il vestibolo (v. 4), il Santo (vv. 5-7), la sacra cella (vv. 8-14), le due colonne nell'atrio del tempio (vv. 15-17). Il c. 4 prosegue descrivendo l'altare (v. 1), il mare di bronzo (vv. 2-5), i vari utensili (bacini, v. 6; candelabri, v. 7; tavole, v. 8; altri oggetti, vv. 9-11). Dopo aver riassunto l'elenco delle suppellettili (vv. 12-18), il Cronista si premura di specificare quali erano gli oggetti in oro puro (vv. 19-22). La fonte del Cronista è 1Re 6-7, ma esposta in modo più ordinato e con omissioni rilevanti (ad esempio, la descrizione degli annessi del tempio e della reggia, cfr. 1 Re 7, 1-12). Il nostro autore invece insiste più della fonte sugli oggetti d'oro, aumentandone la quantità. Non c'è dubbio che alcuni ritocchi apportati alla fonte siano dettati dalla necessità di armonizzare i dati relativi al tempio di Salomone con quelli riguardanti il santuario del postesilio.

1-2. Cfr. 1Re 6,1. La menzione del monte Moria, cfr. 1Cr 21,22-22,6, è esclusiva del Cronista. In Gn 22,2-14 il Moria è il monte dove Abramo avrebbe dovuto immolare Isacco. Il nome col quale Abramo chiama il monte, «JHWH sarà visto» (Gn 22,14b), può essere considerato un chiaro indizio dell'identificazione del Moria con il monte del tempio, identificazione che doveva essere corrente al tempo del Cronista. L'omissione dei 480 anni, di 1Re 6,1, conferma la tendenza del nostro autore a tralasciare tutto ciò che si riferisce a Mosè e all'esodo, che per lui costituiscono una fase salvifica meno centrale dell'alleanza con Abramo e con Davide.

3-17. La descrizione che segue non è certo opera di un architetto o di un geometra. Mancano dati che sarebbero indispensabili per ricostruire la pianta dell'edificio, i termini tecnici sono frequenti ma non omogenei e talune volte sono stati trascritti in modo errato. Aggiunte e glosse, introdotte per sottolineare lo splendore della costruzione, complicano ulteriormente la lettura del brano.

3. Le «misure... poste da Salomone» sono espresse in cubiti antichi, superiori di qualche centimetro a quelli in uso al tempo del Cronista, cfr. Ez 40,5; 43,13. Non sappiamo però se presso gli Ebrei fosse in uso il cubito egizio (antico, cm 45,8; moderno, cm 52,5), o quello babilonese (rispettivamente cm 49,5 e 55,5).

4. La cifra dell'altezza del vestibolo, «centoventi cubiti», è variamente interpretata. Manca nella fonte e si pensa debba essere ridotta a «venti».

5-7. Il «vano maggiore» è il «Santo», la seconda parte del tempio detta anche «aula» o «navata». Parvaim (v. 6) è località sconosciuta. Alcuni pensano che il termine sia una traslitterazione di Ofir.

9. I «piani di sopra» sono verosimilmente quelli ricordati in 1Re 6,5s.

14. La «cortina» richiama la tenda dell'esodo (Es 26,31; cfr. Mt 27,51 e Lc 23,45). Era una tenda riccamente lavorata che separava la cella del «Santo dei santi» dal vano maggiore.

15-17. Descrizione delle due celebri colonne erette dinanzi al vestibolo del tempio di Salomone, eliminate poi nel secondo tempio e in quello di Erode. Le due colonne si ergevano ai lati dell'ingresso. La descrizione è particolarmente ridotta rispetto a 1Re 7,15-22 e non è molto chiara. La presentazione del tempio non s'ispira al punto di vista architettonico, né a quello storico-archeologico. L'ottica è religiosa; lo spazio sacro è visto come area ben definita e isolata dalle zone profane che la circondano, un centro permanente di sacralità, vitale per Israele perché garantisce la comunione con Dio.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Le pubblicazioni discografiche nell’ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling... https://www.silvanobottaro.it/archives/4120


Ascolta: https://album.link/i/741055385


 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Caserta: Tragedie annunciate, il dramma silenzioso dell'Alzheimer e la solitudine di chi assiste, cosa fare in provincia di Caserta e l'INPS nega l'assistenza

Purtroppo spesso le cronache ci consegnano notizie di roghi in abitazioni, incendi o anziani finiti al pronto soccorso perché hanno ingerito detersivi. Capita a noi giornalisti di dare la notizia nell'immediato, soprattutto se c'è di mezzo un morto, e poi nulla più. Difficilmente si va dentro alla notizia per cercare il perché di queste tragedie.

Questi episodi accadono a persone anziane ultraottantenni con iniziali segnali di decadimento mentale, ma il più delle volte anche ad anziani più giovani affetti da Alzheimer. Molto spesso queste persone, perché difficili da gestire, vengono lasciate sole: non sanno in che epoca vivono, il passato prossimo non esiste più, tendono a non lavarsi. Fisicamente sono in grado di camminare e parlare, ma il più delle volte in maniera sconclusionata. Se non seguite da un caregiver, finiscono per perdersi e devono essere riaccompagnate a casa dal benefattore di turno; mangiano male perché non sono in grado di preparare un pasto, non si prendono cura della salute e non riescono ad assumere regolarmente le medicine.

Il malato di Alzheimer spesso non muore per la malattia in sé, ma per le conseguenze. Essa, infatti, aggrava altre patologie che il paziente non è in grado di curare autonomamente. Per la peculiarità del quadro clinico, il soggetto non accetta l'aiuto, negando qualsiasi bisogno. Questa fase della malattia, dalla diagnosi dei primi sintomi al decesso, può durare se il paziente è ben curato e assistito, oltre dieci anni.

E qui si pone la questione morale: lo Stato e i familiari devono aiutare un malato di Alzheimer oppure, facendo un discorso cinico, la morte diventa una liberazione per chi assiste e un risparmio di costi per lo Stato?
Capita che caregiver esasperati se la prendano con le commissioni mediche dell'INPS quando viene loro negata l'indennità di accompagnamento e, in alcuni casi limite, anche i benefici del comma 3 della legge 104.

L'INPS, nel valutare in generale le domande di accompagnamento, nega quasi sempre in fase di prima istanza forme di assistenza. È una forma di autotutela giusta, purtroppo di falsi invalidi ce ne sono. Ma quando si nega ciò a un malato di Alzheimer, salvo poi vedere lo stesso ente soccombente nel successivo ricorso, può capitare che, nelle more, il paziente non assistito abbia un incidente o si faccia male o in casi peggiori muoia; proprio come nei casi di incidenti accennati all'inizio di questo articolo.


Dal 1997 esiste una linea telefonica dell'Associazione italiana malattia di Alzheimer, l'unica gratuita nazionale dedicata alla patologia. Chiamando l'800679679 è possibile parlare con psicologi e neuropsicologi in grado di dare consigli ai caregiver; esiste ovviamente una sede in Campania, a Napoli, con servizi e assistenza ai malati e ai loro familiari.

Per l'Alzheimer non esistono medicine che fanno guarire: la cura più efficace è quella di un caregiver capace di generare esperienze emotive profonde nell'assistito, che contribuiscono a migliorare la qualità di vita dei pazienti in direzione del loro benessere e della loro serenità emotiva. In quest'ottica, a Caserta ha preso avvio il percorso “Real-Mente”, un progetto in team tra l'Ospedale Sant'Anna e San Sebastiano e la Reggia di Caserta. L'iniziativa prevede una serie di incontri tematici negli ambienti degli appartamenti della Reggia, nel Bosco Vecchio, nella Pinacoteca fino al Teatro di Corte. I partecipanti sono guidati in un'esperienza multisensoriale basata sul dialogo, sull'osservazione delle opere e sulla stimolazione emotiva attraverso i colori.

 
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from differxdiario

poi parliamoci chiaro: cloud, internet, editing digitale, blog, archivi in rete... tutto doratiello e fragile e fritto in prospettiva (dorato in altro senso).

se guardo le riserve di carta che ho in casa, arriverei al letto di morte prima di esaurirle. quindi staccate pure tutte le spine, ho penne e matite a schiovere.

a proposito:

ore 16:59, Roma, Monteverde, grandina. magari i chicchi scassano un'antenna. quien sabe.

 
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from differxdiario

detto e, diciamo tra un paio di giorni, fatto. i miei tre tumblr ospitano ora poche righe di segnale, cicalino, annunzietto, che così dice: “nel progetto di disconnettere tutti o quasi tutti gli spazi generalisti e proprietari, per passare pressoché integralmente al fediverso e all'idea di una rete eticamente dignitosa e non invasiva, è innanzitutto possibile leggere questa premessa, di pochi giorni fa: https://noblogo.org/differx/poi-alla-fin-fine-anche-tumblr-a-cui-tuttora-ingenuamente-guardo-con-una e a breve chiudere tumblr”.

 
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from norise 3 letture AI

Elegia

ora m’incolpi del mio silenzio? e Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia venivano spinti sotto le docce a gas Io ero ognuno di quei poveracci in verità ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda del carnefice quando fa scempio di un bambino innocente Io sono quel bambino ricorda anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce la più abietta la benedetta ho urlato a un cielo distante Padre perché perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto

Sento il peso e la ferita che attraversano questi versi: la voce è insieme personale e collettiva, carica di accusa, dolore e invocazione religiosa. Di seguito trovi un’analisi, una traduzione fedele e suggerimenti pratici per rafforzare il testo.

Analisi del testo

Tema principale: la responsabilità collettiva e il trauma individuale che si fa simbolo; il poeta si identifica con le vittime di un massacro, trasformando la propria sofferenza in testimonianza e accusa.
Voce e prospettiva: uso della prima persona plurale e singolare che si sovrappongono — “Io ero ognuno” crea un effetto di immedesimazione totale, potente e perturbante.
Immagini e simboli: le “docce a gas”, la “croce”, il grido a un “cielo distante Padre” mescolano orrore storico e simbolismo cristiano, amplificando la tensione morale.
Tono e ritmo: il tono è accusatorio e lamentoso; le ripetizioni (“Io sono…”, “la Croce”) funzionano come martellamento emotivo ma possono appesantire se non calibrate.
Effetto emotivo: il testo colpisce per la sua franchezza e per la scelta di farsi voce di chi non può parlare, creando empatia e sdegno.


Traduzione in inglese (versione fedele)

Now do you blame me for my silence?
and you ask where I was
when thousands were driven
under the gas showers
I was each one of those poor souls
in truth
I tell you
I am the Victim the lamb the prey
of the executioner when he makes a slaughter
of an innocent child
I am that child remember
I too by lot received a cross
the Cross
the most abject the blessed
I cried out to a distant sky Father why
why do you leave me alone in this hour of ash and tears


Suggerimenti stilistici e di revisione

  • Punteggiatura: valutare l’uso di virgole e punti per modulare il respiro; ad esempio inserire pause nette dopo frasi chiave per aumentare l’impatto.
  • Economia delle ripetizioni: mantieni alcune ripetizioni forti (es. “Io sono”) ma valuta di variare la costruzione per evitare ridondanza.
  • Specificità immaginativa: aggiungere un dettaglio sensoriale (odore, suono, temperatura) può rendere la scena ancora più viva senza diluire il messaggio.
  • Registro religioso: la parola “Padre” è potente; puoi giocare con maiuscole/minuscole o con l’isolamento tipografico per sottolinearne l’abbandono.
  • Chiusura: l’ultima domanda è efficace; considera di lasciarla sospesa su una riga a parte per amplificarne l’eco.

Titoli alternativi

  • Elegia della Croce
  • Ora di Cenere
  • Io Sono la Vittima
  • Grido a un Cielo Distante

Versione concisa

Ora m’incolpi del mio silenzio?
Dove eri quando migliaia furono spinti sotto le docce a gas?
Io ero ognuno di quei poveri: la Vittima, l’Agnello, la preda.
Sono quel bambino; anch’io ho avuto la Croce, la più abietta e benedetta.
Ho gridato a un cielo distante: Padre, perché mi lasci solo
in quest’ora di cenere e pianto.

English translation

Now do you blame me for my silence?
Where was I when thousands were driven under the gas showers?
I was each of those poor souls: the Victim, the Lamb, the prey.
I am that child; I too received a Cross, the most abject and the blessed.
I cried out to a distant sky: Father, why do you leave me alone
in this hour of ash and tears.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Salomone ingaggiò settantamila uomini addetti a portare pesi, ottantamila scalpellini per lavorare sulle montagne e tremilaseicento sorveglianti. 2Salomone mandò a dire a Curam, re di Tiro: “Come hai fatto con mio padre Davide, al quale avevi spedito legno di cedro per la costruzione della sua dimora, fa' anche con me. 3Ecco, ho deciso di costruire un tempio al nome del Signore, mio Dio, per consacrarlo a lui, così che io possa bruciare incenso aromatico davanti a lui, esporre sempre i pani dell'offerta e presentare olocausti mattina e sera, nei sabati, nei noviluni e nelle feste del Signore, nostro Dio. Per Israele questo è un obbligo perenne. 4Il tempio che io intendo costruire deve essere grande, perché il nostro Dio è più grande di tutti gli dèi. 5Ma chi avrà la capacità di costruirgli un tempio, quando i cieli e i cieli dei cieli non bastano per contenerlo? E chi sono io perché gli costruisca un tempio, anche solo per bruciare incenso alla sua presenza? 6Ora mandami un uomo esperto nel lavorare l'oro, l'argento, il bronzo, il ferro, filati di porpora, di crèmisi e di violetto, e che sappia eseguire intagli di ogni genere; egli lavorerà con gli altri artigiani che io ho in Giuda e a Gerusalemme, preparàti da mio padre Davide. 7Mandami legno di cedro, di cipresso e di sandalo dal Libano. Io so, infatti, che i tuoi uomini sono abili nel tagliare gli alberi del Libano. Ora i miei uomini si uniranno ai tuoi 8per prepararmi legno in grande quantità, perché il tempio che intendo costruire deve essere grande e stupendo. 9Ecco, a quanti abbatteranno e taglieranno gli alberi io darò grano per vettovagliamento; ai tuoi uomini darò ventimila kor di grano, ventimila kor d'orzo, ventimila bat di vino e ventimila bat d'olio”. 10Curam, re di Tiro, mandò per iscritto a Salomone questo messaggio: “Per l'amore che il Signore porta al suo popolo, ti ha costituito re su di esso”. 11Quindi Curam diceva: “Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ha fatto il cielo e la terra, che ha concesso al re Davide un figlio saggio, pieno di senno e d'intelligenza, il quale costruirà un tempio al Signore e una reggia per sé. 12Ora ti mando un uomo esperto, pieno di saggezza, Curam-Abì, 13figlio di una donna della tribù di Dan e di un padre di Tiro. Egli sa lavorare l'oro, l'argento, il bronzo, il ferro, le pietre, il legno, i filati di porpora, di violetto, di bisso e di crèmisi; sa eseguire ogni intaglio ed eseguire ogni opera d'arte che gli venga sottoposta. Egli lavorerà con i tuoi artigiani e con gli artigiani del mio signore Davide, tuo padre. 14Ora il mio signore mandi ai suoi uomini il grano, l'orzo, l'olio e il vino promessi. 15Noi taglieremo nel Libano il legname, quanto te ne occorrerà, e te lo porteremo per mare a mo' di zattere fino a Giaffa, e tu lo farai salire a Gerusalemme”. 16Salomone censì tutti i forestieri che erano nella terra d'Israele: un nuovo censimento dopo quello effettuato da suo padre Davide. Ne furono trovati centocinquantatremilaseicento. 17Ne prese settantamila come addetti a portare pesi, ottantamila come scalpellini per lavorare sulle montagne e tremilaseicento come sorveglianti per far lavorare quella gente.

__________________________ Note

2,9 misura di capacità per i liquidi, corrispondente a 450 litri; il bat era un decimo del kor. Vedi nota a Es 30,24.

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Approfondimenti

2,1. I dati si ritrovano in forma completa al v. 17.

2-17. Il capitolo narra gli ultimi preparativi effettuati per la costruzione del tempio. Salomone chiede al re di Tiro operai e materiale prezioso (vv. 2-9). Chiram risponde positivamente (vv. 10-15). Si indicano quindi le cifre degli operai ingaggiati da Salomone in Palestina (vv. 16-17). La descrizione riprende 1Re 5,15-22.27s.32, con la tendenza a mettere in speciale risalto le iniziative di Salomone e a sminuire il ruolo ricoperto dal re di Tiro.

2b-9. L'ambasciata di Salomone al re di Tiro è riferita dal Cronista con una libertà insolita nei confronti della fonte. È difficile dire fino a che punto il nostro autore, parlando degli artigiani, proietti indietro all'epoca di Salomone le corporazioni del suo tempo.

10-15. La risposta del re di Tiro corre parallela alla domanda di Salomone. Chiram parla del Dio d'Israele usando la terminologia caratteristica degli Ebrei. Tanto le generalità dell'artista quanto quelle di sua madre non concordano con i dati di 1Re 7,13s. Giaffa è l'unico porto di rilievo lungo la costa mediterranea palestinese. Dista da Gerusalemme circa 55 chilometri. Scene di trasporti di legname via mare sono riportate non di rado anche sui rilievi assiri.

16-17. Cfr. 1Cr 22,2. Il v. 17 è un doppione del v. 1. Probabilmente si tratta di una glossa. Gli «stranieri» del v. 16 sono i non Israeliti residenti nel paese, ossia le popolazioni cananee sopravvissute allo sterminio da parte degli Ebrei.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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