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from differxdiario

poco fa ho messo questo annuncio in giro sulle bacheche e a questo punto lo replico pure qui. mi sembra sensato.

per via di varie vicende recenti e remote, sono ENORMEMENTE in ritardo su un milione di cose, risposte, messaggi, letture, partecipazioni, obblighi vari. Col tempo recupererò. Chiedo (molta) pazienza & indulgenza, grazie

 
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from Bymarty

📒Oggi mentre la nebbia sembra avvolgere gli attimi, i minuti e la mente, rifletto sul fatto che un po' tutti e non solo io, ci stiamo dimenticando come si fa a vivere davvero, non a sopravvivere, cercando di riempire le giornate. Riuscire a dare davvero un senso a questa parola” vivere” diventa sempre più difficile come anche non sappiamo piu bussare alle persone invece che utilizzare solo telefoni, restando freddi dinanzi a frasi fatte, faccine, abbreviazioni..

Abbiamo imparato a fingere, a seconda di chi abbiamo davanti, e in base alle situazioni, a sembrare forti anche quando ci stiamo frantumando, tanto da entrare così profondamente in tali personaggi, da non riuscire a separare la realtà, da questa folle recita! Eppure vivere significa non tenersi tutto dentro fino a perdersi nei pensieri, le emozioni hanno bisogno di movimento, di sentimento, di contatto visivo e non solo, e noi dobbiamo dar loro voce, altrimenti si spengono, si perdono per sempre .. Ecco perché bisogna ricominciare a credere che vivere, si può con semplicità, con sincerità e senza aver timore di dire una parola, di fare scaturire un'emozione, perché la gente muore anche di silenzi e sentirsi dire “sei importante per me o ti voglio bene” possono accendere sorrisi ed essere terapeutici. Non dobbiamo vergognarci di essere noi stessi, anche se a prevalere è l’ironia, la cattiveria e l'indifferenza, dobbiamo rimanere umani, sinceri e forse scontati, difendendo la nostra sensibilità, le nostre fragilità, la capacita' di commuoverci ancora davanti a un tramonto, di apprezzare un caffè in compagnia o una chiacchierata!

✨”Non diventare uno di quelli che vogliono bene in silenzio fino a diventare assenza”.

Non so chi l'abbia scritta questa frase, ma è pesante, attuale e reale, le parole vanno dette, i problemi e le paure affrontate, perché la vita non va misurata in giorni vissuti, ma come, e quante volte abbiamo fatto sentire qualcuno meno solo. Spesso mi accorgo di essere così diversamente normale, perché sono empatica, emotiva, troppo profonda e affettuosa, perché sento e provo emozioni, rabbia, delusione ... Eppure sono qui a mettere nero su bianco ciò che penso, anche se non interessa a nessuno, anche se molti leggeranno in modo superficiale e avranno solo critiche o indifferenza e magari non mi capiranno, ma io nonostante le delusioni, le amarezze, le ferite ho ancora voglia di legami, di relazioni vere, di abbracciare ed essere abbracciata, di ascoltare e soprattutto di essere accettata per quello che sono. È vero spesso ho sbagliato, ma mi sono perdonata e nonostante le cadute, sono riuscita ad alzarmi e ricominciare anche da sola!💪senza vergognarmi mai di essere in disordine, imperfetta e soprattutto fragile!

 
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from Bymarty

📒Dal mio diario... Caro amico ti scrivo...🎶🎵

A volte, spesso, in passato accadeva con più frequenza, oggi, scrivo, forse per un gran bisogno di parlare e, prima ancora, di pensare. E posso farlo, senza timore, o quasi, spontaneamente, solo con te. È un periodo strano, l'ennesimo, il solito , più o meno pesante, difficile, ecc. Fatto di tantissime cose e di niente, di novità, di cambiamenti e di tanta solitudine e silenzio! Sono consapevole che i cambiamenti fanno parte della vita e che la solitudine altro non è che un insieme di attimi preziosi di un tempo privilegiato, per stare in compagnia di se stessi.

Non scrivo più forse perché sono solo stanca, delusa e disinteressata. Di cosa? Di rincorrere sogni, di aspettare la gente, di sacrificarmi per chi so che ormai non merita né me, né il mio tempo! È che purtroppo ho bisogno di un abbraccio, quelli spontanei che portano la primavera quando tarda ad arrivare e si è nel pieno di un temporale di fine inverno! O di una carezza, uno sguardo di quelli silenziosi che cancellano le paure e fanno respirare. Ho bisogno di un cielo limpido, disegnato da scie variopinte e da voli di uccelli in festa, di un giardino fiorito che si affacci sul mare e di un orologio senza tempo, per ricordarmi chi ero, chi sono diventata oggi e quello che potrei essere domani! Di gente vera, da incontrare in un mondo più sincero, piccolo e semplice, dove i sorrisi, le parole, ogni attimo, diventano ponti.

Ho bisogno di cambiare strada, anche se è tortuosa, di non fermarmi troppo nel passato, senza perdermi in inutili rancori, senza affidarmi e farmi attraversare da illusioni sterili.

Voglio ricominciare , come ogni volta che ci provo, adesso, in questo istante , tra colori, pennelli, musica in sottofondo e pensieri diversi e stanchi! Inizio così questa pagina di diario, scrivendo a colei che nel bene, nel male, in passato, nel presente e forse anche nel futuro, sarà sempre al mio fianco; me stessa!

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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La natura é un luogo imprescindibile per ricongiungersi con la propria essenza, con l’ispirazione. Lo sa bene David Heumann, figura portante del progetto Arbouretum, che per il nuovo lavoro della band ha deciso di lasciarsi ispirare da svariate influenze culturali, prima fra tutte la poesia di quel Richard Lovelace, che con “The Rose” ha segnato l’estetica del nostro: Sweet serene sky-like flower, Haste to adorn her bower; From thy long cloudy bed Shoot forth thy damask head!... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/arbouretum-song-of-rose-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1199182250


 
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from TypeC

“C'è la puoi fare, ele”

“Respira”

“Perché sei così nervosa?”

Iniziamo

Echi, calma, pianoforte leggero, il Monte Celeste.

Carica, adrenalina, il tempo si ferma e tutto si risolve all'ultimo secondo.

“C'è la puoi fare”

Type C 0A – Racconto:

L'inizio della storia

Tutto iniziò oramai 5 anni fa', ero un giovane pargolo, appena arrivato in città per la prima volta, la prima volta fuori da un paese stretto e in cui mi sentivo fuori luogo. In quella città così tranquilla, calma e grande ai miei occhi, avevo un ansia ma anche eccitazione di avventura, mi ricordo che presi la strada più lunga perché seguii dei miei vecchi compagni delle medie e arrivai in ritardo al primo giorno di scuola. Che cucciolo che ero, spaventato ma eccitato, aggressivo se mi parlavi per paura che potesse risuccedere di nuovo ciò che successe alle medie, ma eccitato perché finalmente potevo farmi dei amici, aria nuova, di scoperta e di avventura. Così inizia il nostro racconto

 
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from Diario

In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno. Preferisco manipolare immagini. È così – lo so. Procedo nella vita e nelle cose che faccio come certi organismi primitivi che seguono le macchie di luce, poi le abbandonano, ne trovano altre, si scindono, eccetera. Quello che distingue un diario pubblico da uno privato e la rimozione della vergogna. Le cose più vergognose e meschine non emergono, restano là sotto come ombre scure sul fondo del lago. D'altronde tirare fuori le cose più grosse nere e limacciose, metterle per scritto, formalizzarle, non le ha mai disinnescate. Comunque se vogliono farti precipitare nel loro abisso, lo fanno.

Questa sera sono andato nel centro storico, ero preda di una voglia irrazionale di patatine fritte e volevo fingere per qualche ora di non vivere nella Valbisagno. Non è stata una delle migliori idee della mia vita, ma – facendo una rapida classifica – nemmeno una delle peggiori, diciamo metà posizione. Le patatine del supermercato erano unte come lo è la carta marrone su cui fai gocciolare il fritto e il gusto anche era simile. Ho guardato se qualche chiesa fosse stata aperta per qualche concerto sacro, ma non ho trovato niente e sono andato all'isola delle chiatte a leggere.

Girare da solo senza scopo è una cosa che ormai mi capita raramente, ma il corpo non è più quello di una volta, ero stanco, e per girare da soli è meglio l'inverno più freddo, il tutto ha un'aria più romantica e bohemien. Il centro storico era il solito framework di gente che ti attraversa la strada con l'espressione di volerti uccidere, negozietti di alimentari con una donna con il burka all'ingresso che scrolla un cellulare, microspacci di tecnologia & incenso con un ragazzo indiano o pakistano che si guarda attorno senza sapere bene perché sia lì e – soprattutto – pericolosi gruppetti di alpini che camminano con lo sguardo a volte famelico a volte un po' lucido.

Io passo in mezzo a tutto, ricordo cose che mi sono successe, passo davanti a un locale dove avevo letto poesie in pubblico per la prima volta – uh – ventisette anni fa. Guardo questi pezzi di Genova tenuti assieme da quello che mi ricordo di loro. Arrivo all'isola delle chiatte, mi siedo su una panchina, mi godo il dondolio leggero, il rumore delle corde che si tendono e rilasciano, tiro fuori il mio romanzo e inizio a leggere. Non lo tiro fuori dalla tasca, ma dallo zaino, mi sono portato lo zaino solo per portare con me il romanzo perché pesa una tonnellata.

Leggere è problematico, sia perché il romanzo è impegnativo, sia perché ogni tanto arrivano persone all'isola delle chiatte che hanno questa idea di mettersi a parlare, e io che posso fare? Fingo di leggere e ascolto. La faccio breve, arrivano questi tre ragazzi, due ragazze e un ragazzo che stanno parlando di un film di Dario Argento, Opera mi pare, e il ragazzo fa un po' il magnifico, si raccontano un po' di scene, il proiettile, la scena del proiettile è incredibile dicono, parlano della musica e io lì mi distraggo, cioè, mi metto a leggere il romanzo sul serio, quindi mi distraggo dall'essere distratto da loro e quando riprendo ad ascoltarli la ragazza sta dicendo che ora vuole rifarlo tutto.

E il ragazzo le chiede, “ma tutto dall'inizio?” e lei risponde di sì, allora lui, che sempre vuole fare il magnifico, dice allora “parti da Fuoco Cammina con Me, così si sa già chi è l'assassino” e la ragazza risponde che sì, pensa di fare così. Io giro appena la testa per guardarli con la coda dell'occhio mentre si allontanano. Avranno una trentina di anni meno di me. Occhio e croce.

Ecco, pensare che tre ragazzi di quell'età vadano in giro a parlare di cinema, che pianifichino di vedersi tutte le tre stagioni di Twin Peaks, con tanto di prequel, Twin Peaks che quando è uscito non erano manco nati, e che parlino di queste cose con quell'entusiasmo sbruffoncello e mitico che si ha a quell'età, ecco, mi ha un po' commosso. Un po'. Ho pensato che avere entusiasmo cieco e irragionevole è una benedizione che va tenuta accesa il più possibile. Va riconosciuta come una proprietà per chi è ragazzo e può ancora gestirla e pensarla come una cosa che c'è sempre stata e che non finirà mai.

Non ho più scritto aggiornamenti sul programma per scrivere romanzi senza scrolling video, perché il programmatore ha introdotto un bug sostanzioso e ora sta faticando a risolverlo perché – nel frattempo – deve anche lavorare per vivere. Empatizzo, mi ricorda il mondo della poesia, dove dobbiamo fare cultura e avanguardia nei ritagli di tempo, con bambini che ci piangono in braccio, pannolini da stoccare, haters a ogni angolo di strada, soldi reali e sporchi da portare a casa e una competizione annichilente. Figurati, prenditela comoda, tanto il romanzo che sto scrivendo con il tuo software non lo finirò mai.

Ogni tanto, quando parlo delle cose che mi appassionano, per un po', qualcuno rimane stupito e mi dice “ma venerandi, ma quante ne sai!”. Stanotte ho fatto il conto e secondo me poco più di un centinaio, 187 circa. Quelle le so. Come mettere uno zoccolo, come piastrellare superfici non troppo complesse, mettere o togliere tasselli, mettere tasselli di legno, leggere una poesia e farne una analisi metrica non troppo analitica, leggere testi scritti da gente più intelligente di me, scrivere da dio ma anche in maniera urbana e dozzinale, scrivere script in diversi linguaggi, utilizzare periferiche, contestualizzare un tot di avvenimenti storici usando le date faro, provare compassione (questa con grossi limiti) e via dicendo. Arrivo a stento a 187.

So che l'universo è nato più di cinque miliardi di anni fa, anche se non c'ero, so che si sono succeduti eventi catastrofici, processi chimici, batteri, animali acquatici che poi – con incredibile lentezza – si sono mossi in altre parti della terra, dinosauri, pterodattili e poi anche l'uomo, o quel che ne restava, una tra le tante bestie dei mondo, so che una nave aliena si è incagliata nel nostro mondo e – per riparare i suoi meccanismi tricofici ha utilizzato gli esseri umani come forza lavoro, dotandoli di quella rogna che è la consapevolezza di sé e donandogli alla fine alcune tecnologie che gli uomini per millenni e millenni non sono stati in grado di utilizzare perché ben integrata nella natura come la penicillina e l'ukulele.

Non molto di più, centoottantasette; per dire non sono sicuro nemmeno di aver scritto correttamente penicillina. Tutto quello che si allontana dalle 187 cose primarie lo so solo se vado a controllare. Ma questa capacitià, di sapere trovare le cose che mi servono in breve tempo, conta solo come una anche se oggi sta diventando sempre più totalizzante. È sempre meno utile sapere le cose, perché le cose da sapere sono sempre di più, di campi semantici diversi e in perenne mutazione. Insegniamo cose ai nostri studenti come se fossero vere da sempre e per sempre, ma sono barbagli, fiammelle destinate a mutare e bruciare via, lampi che mostrano per un attimo la terra – la nostra coscienza – attonita, e poi via.

Butto via libri, in questo periodo, del cui contenuto oggi ci vergogneremmo. Dopo che l'ho scritta sono rimasto un po' ad osservarla. Bella “vergogneremmo”. Sembra un transatlantico lessicale. Quanta roba potrebbe salire sul quel vergogneremmo prima di farlo affondare. Comunque. Testi di storia del ventennio fascista, difesa della razza, manuali di letteratura bolsi che analizzano poeti dimenticati da tutti, per fortuna, visioni filosofiche asfittiche, libri di scienza – oggi – imbarazzanti. Il grosso della produzione umana è impregnato della vergogna di aver vissuto in un determinato tempo, con un certo linguaggio e non un altro, con tutto un carico di relitti ideologici, ratti, cantanti evirati e l'atroce consapevolezza – di alcuni – che la vita è breve.

Ieri sera ho visto alcuni video su youtube di un comico italiano di cui ora mi sfugge il nome, un personaggio brillante e geniale, alcuni video sono puro genio, e poi ci sono i suoi ultimi di lui ormai anziano che – imbruttito forse – si fa riprendere mentre parla male di tutto e tutti. Rancoroso e – immagino – deluso. Va bene. In mezzo ho visto questa intervista a un cantante di cui ho comprato l'anno scorso un album curioso che mi ricordava la musica che ascoltavo quando ero dark, comunque, il cantante a un certo punto diceva qualcosa del tipo “è bello quando la musica pop ricorda ai suoi ascoltatori che devono morire” e poi ha riso, si è fermato come per un attimo e poi ha aggiunto “Prince – penso – faceva qualcosa del genere”.

E sono rimasto sbalordito perché erano due mondi musicalmente distanti anni luce, ma era vero. C'era in Prince questo messaggio religioso costante, che vivremo poco, tutto sommato, dobbiamo – è vero – goderci la vita prima della fine, ma anche essere consapevoli che tutto è breve e che di noi, dopo la decomposizione, resterà appena una patina, l'amore.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

La storia di Ieu (9,1 -10,36) 1Il profeta Eliseo chiamò uno dei figli dei profeti e gli disse: “Cingiti i fianchi, prendi in mano questo vasetto d'olio e va' a Ramot di Gàlaad. 2Appena giunto là, cerca Ieu, figlio di Giòsafat, figlio di Nimsì. Entrato in casa, lo farai alzare tra i suoi fratelli e lo condurrai in una camera interna. 3Prenderai il vasetto dell'olio e lo verserai sulla sua testa, dicendo: “Così dice il Signore: Ti ungo re su Israele”. Poi aprirai la porta e fuggirai e non aspetterai”. 4Il giovane, il servo del profeta, andò a Ramot di Gàlaad. 5Appena giunto, trovò i capi dell'esercito seduti insieme. Egli disse: “Ho una parola per te, comandante”. Ieu disse: “Per chi fra tutti noi?”. Ed egli rispose: “Per te, comandante”. 6Si alzò ed entrò in casa, e quello gli versò l'olio sulla testa dicendogli: «Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Ti ungo re sul popolo del Signore, su Israele. 7Tu colpirai la casa di Acab, tuo signore; io vendicherò il sangue dei miei servi, i profeti, e il sangue di tutti i servi del Signore, sparso dalla mano di Gezabele. 8Tutta la casa di Acab perirà; io eliminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 9Renderò la casa di Acab come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia. 10I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl; nessuno la seppellirà”». Quindi aprì la porta e fuggì. 11Quando Ieu uscì per raggiungere gli ufficiali del suo signore, gli domandarono: “Va tutto bene? Perché questo pazzo è venuto da te?”. Egli disse loro: “Voi conoscete l'uomo e le sue chiacchiere”. 12Gli dissero: “Non è vero! Su, raccontaci!”. Egli disse: «Mi ha parlato così e così, affermando: “Così dice il Signore: Ti ungo re su Israele”». 13Allora si affrettarono e presero ciascuno il proprio mantello e lo stesero sui gradini sotto di lui, suonarono il corno e gridarono: “Ieu è re”. 14Ieu, figlio di Giòsafat, figlio di Nimsì, congiurò contro Ioram. Ora Ioram aveva difeso con tutto Israele Ramot di Gàlaad di fronte a Cazaèl, re di Aram, 15poi il re Ioram era tornato a curarsi a Izreèl le ferite ricevute dagli Aramei nella guerra contro Cazaèl, re di Aram. Ieu disse: “Se tale è la vostra convinzione, nessuno fugga dalla città per andare ad annunciarlo a Izreèl”. 16Ieu salì su un carro e partì per Izreèl, perché là giaceva malato Ioram e Acazia, re di Giuda, era sceso a visitarlo. 17La sentinella che stava sulla torre di Izreèl vide la schiera di Ieu che avanzava e disse: “Vedo una schiera”. Ioram disse: «Prendi un cavaliere e mandalo loro incontro per domandare: “Tutto bene?“». 18Uno a cavallo andò loro incontro e disse: «Così dice il re: “Tutto bene?“». Ieu disse: “Che importa a te come vada? Passa dietro e seguimi”. La sentinella riferì: “Il messaggero è arrivato da quelli, ma non torna indietro”. 19Il re mandò un altro cavaliere che, giunto da quelli, disse: «Il re domanda: “Tutto bene?“». Ma Ieu disse: “Che importa a te come vada? Passa dietro e seguimi”. 20La sentinella riferì: “È arrivato da quelli, ma non torna indietro. Il modo di guidare è come quello di Ieu, figlio di Nimsì: difatti guida all'impazzata”. 21Ioram disse: “Attacca i cavalli”. Attaccarono i cavalli al suo carro. Ioram, re d'Israele, e Acazia, re di Giuda, uscirono ognuno sul proprio carro. Uscirono incontro a Ieu, che trovarono nel campo di Nabot di Izreèl. 22Quando Ioram vide Ieu, gli domandò: “Tutto bene, Ieu?”. Rispose: “Come può andare tutto bene fin quando durano le prostituzioni di Gezabele, tua madre, e le sue numerose magie?”. 23Allora Ioram si volse indietro e fuggì, dicendo ad Acazia: “Tradimento, Acazia!”. 24Ieu, impugnato l'arco, colpì Ioram tra le spalle. La freccia gli attraversò il cuore ed egli si accasciò sul carro. 25Ieu disse a Bidkar, suo scudiero: “Sollevalo, gettalo nel campo di Nabot di Izreèl. Ricòrdatelo: io e te eravamo con coloro che cavalcavano appaiati dietro Acab, suo padre, e il Signore proferì su di lui questo oracolo: 26“Non ho forse visto ieri il sangue di Nabot e il sangue dei suoi figli? Oracolo del Signore. Ti ripagherò in questo stesso campo. Oracolo del Signore”. Sollevalo e gettalo nel campo secondo la parola del Signore”. 27Visto ciò, Acazia, re di Giuda, fuggì per la strada di Bet-Gan; Ieu l'inseguì e ordinò: “Colpite anche lui!”. Lo colpirono sul carro nella salita di Gur, nelle vicinanze di Ibleàm. Egli fuggì a Meghiddo, dove morì. 28I suoi ufficiali lo portarono a Gerusalemme su un carro e lo seppellirono nel suo sepolcro, accanto ai suoi padri, nella Città di Davide. 29Acazia era divenuto re di Giuda nell'anno undicesimo di Ioram, figlio di Acab. 30Ieu arrivò a Izreèl. Appena lo seppe, Gezabele si truccò gli occhi con stibio, si ornò il capo e si affacciò alla finestra. 31Mentre Ieu arrivava alla porta, gli domandò: “Tutto bene, Zimrì, assassino del suo signore?”. 32Ieu alzò lo sguardo verso la finestra e disse: “Chi è con me? Chi?”. Due o tre cortigiani si affacciarono a guardarlo. 33Egli disse: “Gettàtela giù”. La gettarono giù. Parte del suo sangue schizzò sul muro e sui cavalli, che la calpestarono. 34Poi Ieu entrò, mangiò e bevve; alla fine ordinò: “Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perché era figlia di re”. 35Andati per seppellirla, non trovarono altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. 36Tornati, riferirono il fatto a Ieu, che disse: «È la parola del Signore, che aveva detto per mezzo del suo servo Elia, il Tisbita: “Nel campo di Izreèl i cani divoreranno la carne di Gezabele. 37E il cadavere di Gezabele sarà come letame sulla superficie della campagna nel campo di Izreèl, così che non si potrà più dire: Questa è Gezabele”».

__________________________ Note

9,1-10,36 Uccisioni e massacri caratterizzano il regno di Ieu, re d’Israele negli anni 841-815 circa. Il cruento colpo di stato di Ieu nasce come reazione alla politica paganeggiante della dinastia di Omri e di Gezabele. L’interesse per i detti profetici, il linguaggio e lo zelo di Ieu fanno riferire questa sezione all’ambiente dei profeti.

9,31 Zimrì: Gezabele, in tono di ironia e di auspicio, chiama Ieu col nome di Zimrì, il re che regnò solo sette giorni (1Re 16,8-20).

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Approfondimenti

Con il c. 9 giunge a maturazione quanto Dio aveva annunciato e ordinato a Elia in 1Re 19,16. Il compimento della parola divina produce un cambiamento radicale nella caotica situazione del regno del Nord. Viene ancora una volta spazzata via una dinastia, quella degli omridi, e si da inizio alla dinastia di Ieu, la più lunga del regno del Nord, durata quasi un secolo (841-743). Naturalmente questo cambiamento dinastico viene posto sotto l'egida dell'intervento profetico come era già accaduto in 1Re 11,29-39; 14,7-11; 16,1-4. La sostituzione della casa regnante al Nord ha sempre come motivo il peccato dell'idolatria; viene pronunciata da un profeta la sentenza di sterminio che inesorabilmente si consuma. Ci troviamo pertanto in presenza di una costante della storia, ma anche della teologia deuteronomista che crede all'immancabile punizione del peccato e insieme all'assoluta efficacia della parola profetica. Per la comprensione dei cc. 9 e 10 può essere utile una osservazione della situazione del regno del Nord. Dal punto di vista politico si sta attraversando un momento di pressione da parte della Siria che tende a espandersi ai danni d'Israele. Tuttavia l'alleanza e la collaborazione col regno meridionale continuano. Dal punto di vista religioso sembrano essere ancora in maggioranza coloro che hanno lasciato la religione nazionale per il culto di Baal, ma vi sono anche tenaci jahvisti dei quali è portabandiera Eliseo. A questi si devono affiancare i Recabiti circa i quali abbiamo notizia anche nel c. 35 di Geremia. Costoro seguivano l'ideale di Recab che respingeva la vita agricola e urbana per vivere uno jahvismo integrale nella vita nomade. Da questo ambiente viene Ionadab, collaboratore di Ieu nell'eliminazione del baalismo. La sezione narrativa circa il regno di Ieu, che include anche il capitolo seguente, mostra il linguaggio vivace di chi sembra essere stato testimone oculare dell'avvenimento. Essa fu compilata nella scuola profetica e tradisce un'implicita approvazione per l'operato di Ieu.

1-3. Un intervento personale di Eliseo per la scelta del nuovo re si pone in continuità con la tradizione d'Israele. Il profeta-sacerdote Samuele patrocinò la scelta di Saul (1Sam 10) e di Davide (1Sam 16), mentre il profeta Natan promosse e sostenne la scelta di Salomone (1Re 1,11-30). Ma Eliseo preferisce non eseguire di persona il progetto per non attirare attenzione. Personaggio troppo osservato (cfr. 8,7-8), avrebbe rischiato con il suo viaggio di scoprire le carte; per questo delega un altro della cerchia profetica. Il candidato alla corona è uno dei capi dell'esercito, ancora posto a custodia di Ramot.

6-10. L'ordine di Eliseo è eseguito. La rapidità e quasi la clandestinità dell'unzione contrasta con la lunghezza e la solennità dell'oracolo. Questo è stato dilatato rispetto alla parola di Eliseo al v. 3 con l'inserimento del ricordo delle uccisioni perpetrate da Gezabele (1Re 19,10; 21) e con il recupero alla lettera di 1Re 21,21-24, l'oracolo di Elia contro Acab e Gezabele. A lei spetta il terribile destino di essere divorata dai cani, sorte annunciata anche da Achia di Silo contro Geroboamo (1Re 14,10-11) e da Ieu contro Baasa (1Re 16,4). Sembra assommarsi nella principessa fenicia tutta la perversione della storia passata.

11. Il termine «pazzo» viene dato al profeta-messaggero, inconfondibile per l'abbigliamento, probabilmente per il comportamento stravagante a volte assunto dai membri delle confraternite profetiche: 1Sam 10,9-13; 19,20-24; 2Sam 6,14-16. Vedi anche Ger 29,26; Os 9,7.

12. Il piano realizzato nel segreto è ora svelato dal diretto interessato che da questo momento diventa l'unico protagonista, mentre i profeti scompaiono dalla scena.

13. Con l'adesione dell'esercito a Ieu il colpo di stato è completato e si assicura il successo. Il re, convalescente a Izreel (8,29 e 9,15), è lontano anche dalla capitale e completamente escluso dal controllo della situazione. Lo stendere i mantelli davanti al re è un atto di omaggio che viene ripreso in Mt 21,8.

14-29. Parallelo in 2Cr 22,7-9.

15. Anche se il re è lontano e malato, dunque in netto svantaggio, la cautela e la discrezione gioveranno alla riuscita dell'impresa e ridurranno al minimo il rischio. Il segreto trapelato dalla camera interna (v. 2) non deve ancora varcare le mura di Ramot.

16-20. Ieu con un gruppo armato si dirige verso Izreel. Avvertito dalla sentinella il re comanda che un cavaliere sia inviato a raccogliere notizie. Molto probabilmente teme che sia avvenuto qualche improvviso attacco da parte della Siria e che vi siano cattive notizie. Al v. 17 per la prima volta nella Bibbia si parla di veri cavalieri, cioè di uomini che montano direttamente sul cavallo e non su carri. Ieu intima agli inviati di passare al suo seguito e come comandante dell'esercito viene obbedito. Famoso per la guida spericolata, viene per questo riconosciuto.

21-23. Si può ammirare qui il coraggio di Ioram, il quale non immagina certo che Ieu sia venuto per rovesciarlo. Preoccupato per il precipitare della situazione in Transgiordania e avvertito dell'arrivo di uno dei massimi dirigenti militari, non si cura del suo stato di salute; si fa preparare il carro per avere personalmente informazioni. Ma ecco la sorpresa. Ieu non è venuto per questioni politiche o per riferire sulla guerra; giunge per motivi religiosi, o forse nasconde dietro a questi le sue vere intenzioni. Non si può più sopportare l'idolatria di Gezabele, chiamata «prostituzione», termine diffuso nella letteratura profetica per indicare l'abbandono di JHWH per altre divinità (Os 2,4.6; 4,12; 5,4; ecc.), né le sue «magie», vocabolo che può essere preso in senso teorico, o interpretato come disprezzo delle pratiche religiose della regina madre.

24-26. In maniera vaga si riprendono i fatti di 1Re 21 e la profezia di Elia (1Re 21,19) per mostrare nella morte di Ioram il compimento delle parole profetiche. In fuga davanti al nemico e colpito alle spalle Ioram non muore con una morte onorevole.

27-29. Acazia si dà alla fuga verso sud nella speranza di riguadagnare la salvezza nel suo territorio. Bet-Gan sarebbe la En-Gannim di Gs 19,21; 21,19, l'odierna Genin. Ma nel cammino in salita la marcia rallenta e il nemico riesce a colpire. Difficile spiegare il perché della fuga a Meghiddo, decisamente a nord e in aperto contrasto con 2Cr 22,9 che riporta una notizia assai più verosimile, cioè la latitanza di Acazia in Samaria. La notizia della sepoltura del re di Giuda crea una giusta divaricazione tra i destini dei due sovrani.

9,30. Gezabele non può o non vuole fuggire. Il trucco agli occhi e l'acconciatura della capigliatura indicano che ella intende affrontare il nemico con dignità, presentandosi nell'aspetto regale. Interessante la lettura di Ger 4,30 dove Gerusalemme peccatrice viene presentata come una donna che si trucca e si veste con eleganza, ma non può trovare scampo dai nemici.

31. Il saluto di Gezabele a Ieu è sarcastico. Lo chiama Zimri per augurargli una fine tragica come quella dell'usurpatore di 1Re 16,9-18.

32-37. Raccapricciante racconto della fine di Gezabele, scaraventata dalla finestra dai suoi stessi protettori, calpestata dai cavalli, divorata dai cani, privata di sepoltura, paragonata al letame. La parola di Elia in 1Re 21,23 non poteva avere compimento più tragico.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Non so se The Nashville Sound racchiuda nel titolo l'ambizione di rappresentare l'attuale suono della capitale del country, oppure se si riferisca più semplicemente al fatto di essere stato registrato a Nashville presso gli RCA Studios, con la produzione dell'immancabile Dave Cobb, già presente nei due dischi precedenti del musicista di Green Hill, Alabama. Indiscutibile è la trasversalità di Jason Isbell, uno dei pochi artisti della scena attuale apprezzato in ambito rock-roots, folk e country, in grado di jammare sul palco con Ryan Adams, gli Hard Working Americans, John Prine, i Wilco e i vecchi compagni Drive By Truckers, di partecipare ai tributi a Don Williams, Alabama, Bruce Springsteen e di riempire per cinque sere il leggendario Ryman Auditorium di Nashville... https://artesuono.blogspot.com/2017/11/jason-isbell-and-400-unit-nashville.html


Ascolta: https://album.link/i/1216344634


 
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from Transit

(223)

(CP1)

Questo post è probabilmente scritto più per me stesso che per Voi. O, almeno, non per tutti Voi.

In calce al testo, l'ultimo brano inciso da Capovilla con i “Cattivi Maestri.” Ora, ascoltandolo, capirete che la coerenza e lo sguardo sul mondo non passano per radio.

Sul “red carpet” dei “David di Donatello”, tra smoking impeccabili e abiti da sera, #PierpaoloCapovilla ha sfilato con una kefiah al collo. Tessuta in Cisgiordania. Non era un vezzo stilistico, non era una provocazione gratuita. Era, semplicemente, lui.

Chi conosce il percorso artistico di Capovilla (dalla stagione feroce e visionaria del “Teatro degli Orrori” fino alla sua presenza sempre più intensa nel cinema), sa che tra la sua arte e la sua vita non c’è mai stato un confine netto. Le sue canzoni hanno sempre parlato di dolore sociale, di margini, di chi resta indietro. Salire sul red carpet della più importante cerimonia del cinema italiano con una kefiah non è un’eccezione alla sua coerenza: è la conferma di essa.

Lo ha spiegato con parole semplici e dirette: la kefiah è un simbolo di solidarietà, fratellanza e vicinanza verso chi soffre la violenza armata. E ha aggiunto che indossarla aiuta il suo cuore e la sua anima a esserci ancora. C’è qualcosa di molto preciso in quella frase. Non il linguaggio dello slogan, non la retorica del comunicato. C’è la voce di qualcuno che ha bisogno di non distogliere lo sguardo per continuare a fare arte con integrità.

Viviamo in un tempo in cui è facile condividere un post, mettere una cornice alla foto del profilo, scrivere qualcosa di indignato prima di passare alla storia successiva. È più raro, e per questo più significativo, scegliere di portare quella posizione nel corpo, fisicamente, in un luogo pubblico e visibile, sapendo che qualcuno storcerebbe il naso, che qualcuno avrebbe qualcosa da dire, qualcuno ti odierà.

Un simbolo indossato non salva nessuno, è vero. Ma testimonia qualcosa che i social, con tutta la loro velocità, faticano a restituire: la continuità tra ciò che si pensa e ciò che si fa, tra la propria arte e il proprio stare nel mondo.

E questo piccolo gesto (piccolo solo nelle dimensioni) ci interroga tutti.

Ci chiede dove siamo, non online, ma nella vita concreta. Ci chiede se gli ideali che diciamo di difendere abitano anche i nostri corpi, le nostre scelte quotidiane, le occasioni in cui potremmo dire qualcosa e scegliamo il silenzio comodo.

In tempi in cui la giustizia viene erosa ogni giorno con una normalità che fa spavento, chi sceglie di esserci, davvero, con coerenza e senza calcolo, ci ricorda che schierarsi è ancora possibile. E che è ancora necessario.

Video di “Dimenticare Maria” di “Pierpaolo Capovilla e i cattivi maestri”: https://www.youtube.com/watch?v=4v09Q-FCPMo&list=RD4v09Q-FCPMo&start_radio=1

#Blog #PierpaoloCapovilla #DavidDiDonatello #Palestina

 
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from lucazanini

[10]

opercole aperture feritoia naif graffi [funk] gli insaturi la] demoliscono l'auto gratis un terzo di quartiere] di procedura o invasori l'effetto del grog-cloni mangiapolvere ottimo per la storia sportello unico] un sarto pour homme -e le tigri mortali] del monferrato-deep [tune piloti underground sotto¹ [succede²

 
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from morsunled

Installing SYE and CV Driveshaft on a Jeep Cherokee XJ

One of the most frustrating experiences for any lifted XJ owner is the dreaded driveline vibration. You install a beautiful 3-inch or 4.5-inch lift, bolt on aggressive tires, and suddenly your Cherokee hums and shudders every time you accelerate. The culprit is almost always the factory slip yoke setup. When you lift an XJ, the angle of the rear driveshaft steepens dramatically. The stock slip yoke—which slides directly into the transfer case—has limited travel and cannot handle these extreme angles, resulting in binding, vibration, and premature wear. The solution is a Slip Yoke Eliminator (SYE) paired with a CV (Constant Velocity) driveshaft. This combination is widely considered the gold standard for lifted XJs, and for good reason.

Why an SYE is Essential

The factory transfer case output uses a slip yoke that moves in and out of the tail housing as the suspension cycles. On a lifted Jeep, the driveshaft becomes shorter and operates at a steeper angle, causing the slip yoke to barely engage with the internal splines. This leads to vibrations that many owners try to mask with transfer case drops, but that's only a band-aid. An SYE kit replaces the stock slip yoke with a fixed output flange, effectively shortening the transfer case and allowing the use of a much longer CV driveshaft. The longer shaft operates at shallower angles, eliminating vibrations. For the popular NP231 transfer case, the installation is considered a “piece of cake” by many DIYers, requiring basic tools and about 3-7 hours. Even the NP242 benefits from heavy-duty SYE kits that increase output splines from 27 to 32 for added strength.

Choosing a CV Driveshaft

Once the SYE is installed, you need a matching CV driveshaft. Unlike the stock shaft, a CV (or double cardan) driveshaft has two u-joints working together at the transfer case end, allowing for much higher operating angles without binding. Brands like Adams Driveshaft and Ten Factory offer heavy-duty 1310 series CV shafts specifically for lifted XJs. Adams uses DOM tubing and either greaseable or solid non-greaseable Spicer u-joints, with extreme-duty versions rated for up to 38-inch tires. Ten Factory shafts are compatible with lifts up to 4 inches and come with a complete hardware set. Crucially, do not order a custom CV shaft until the SYE is physically installed on your vehicle—you will need to measure the exact running length between the transfer case yoke and the rear axle pinion to get the correct fit.

Proper Pinion Angle Setup

Installing the hardware is only half the battle. With an SYE and CV shaft, your rear axle pinion angle must be set differently than stock. For a CV driveshaft, the pinion should point directly at the transfer case output. In practice, you want the pinion yoke to be parallel to the driveshaft angle, with a slight 1-2 degree downward tilt to account for axle wrap when accelerating. If you have leaf spring perches that are not yet welded, wait until the full weight of the Jeep is on the suspension, install the new CV shaft, then rotate the pinion with a jack until it aligns perfectly with the driveshaft before welding. If your perches are already fixed, you will need angled shims (typically 4 to 6 degrees) to correct the geometry.

Jeep Cherokee XJ

One of the most overlooked connections in this entire process is between your newly smooth driveline and your Jeep Cherokee XJ headlights. It seems unrelated, but hear this: a lifted XJ that sits higher in the rear than the front—common after an SYE conversion if you don't correct the stance—throws your headlight beam angle into the trees or directly at oncoming windshields. More importantly, forum veterans have long warned that upgrading the electrical system is essential when modifying an XJ. The factory headlight wiring lacks relays, and if you install higher-powered bulbs without a relay harness, you risk burning out the expensive and hard-to-replace headlight switch. An aftermarket wiring loom with relays draws power directly from the battery, reducing the load on your switch and delivering full voltage to the bulbs. This makes your headlights dramatically brighter—an absolute necessity when you are testing out your new vibration-free driveshaft on dark, remote trails at night. Additionally, every time you modify the suspension (including an SYE install), you must re-aim your headlights. The change in ride height and stance alters the beam projection, and failing to adjust the housings creates a safety hazard for you and everyone else on the road.

The Bottom Line

Driving a lifted XJ without an SYE and CV shaft is a compromise at best. You are relying on a transfer case drop to reduce angles, which sacrifices ground clearance, or you are simply living with the vibration, which destroys u-joints and transfer case bearings over time. By installing an SYE and a custom CV driveshaft, you restore smooth operation, regain lost clearance, and build a driveline that will handle years of off-road abuse. Take your time with the installation, get those pinion angles perfect, and while you are under the hood, do your XJ a favor and upgrade the headlight wiring. You will finally be able to drive at highway speeds without the annoying hum, and you will actually see where you are going when the sun goes down.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Eliseo aveva detto alla donna a cui aveva richiamato in vita il figlio: “Àlzati e vattene con la tua famiglia; dimora da straniera, dove potrai dimorare, perché il Signore ha chiamato la carestia, e già sta venendo sulla terra per sette anni”. 2La donna si era alzata e aveva fatto come aveva detto l'uomo di Dio. Se n'era andata con la sua famiglia e aveva dimorato da straniera nella terra dei Filistei, per sette anni. 3Al termine dei sette anni, la donna tornò dalla terra dei Filistei, e si recò dal re per reclamare la sua casa e il suo campo. 4Il re stava parlando con Giezi, servo dell'uomo di Dio, e diceva: “Narrami tutte le grandi cose compiute da Eliseo”. 5Costui stava narrando al re come aveva richiamato in vita il morto, quand'ecco si rivolse al re la donna della quale aveva richiamato in vita il figlio, per la sua casa e il suo campo. Giezi disse: “O re, mio signore, questa è la donna e questo è il figlio che Eliseo ha richiamato in vita”. 6Il re interrogò la donna, che gli narrò il fatto. Il re le mise a disposizione un cortigiano dicendo: “Restituiscile quanto le appartiene e la rendita intera del campo, dal giorno in cui lasciò la terra fino ad ora”. 7Eliseo andò a Damasco. A Ben-Adàd, re di Aram, che era ammalato, fu riferito: “L'uomo di Dio è venuto fin qui”. 8Il re disse a Cazaèl: “Prendi con te un dono e va' incontro all'uomo di Dio e per suo mezzo interroga il Signore dicendo: “Guarirò da questa malattia?”“. 9Cazaèl gli andò incontro, prendendo con sé, in regalo, tutte le cose migliori di Damasco, un carico di quaranta cammelli. Arrivato, stette davanti a lui e gli disse: “Tuo figlio, Ben-Adàd, re di Aram, mi ha mandato da te con la domanda: “Guarirò da questa malattia?”“. 10Eliseo gli disse: “Va' a dirgli: “Guarirai di sicuro”. Ma il Signore mi ha mostrato che egli certamente morirà”. 11Poi immobilizzò il suo volto e irrigidì il suo sguardo fino all'estremo, e alla fine l'uomo di Dio si mise a piangere. 12Cazaèl disse: “Per quale motivo il mio signore piange?”. Egli rispose: “Perché so quanto male farai agli Israeliti: brucerai le loro fortezze, ucciderai di spada i loro giovani, sfracellerai i loro bambini, sventrerai le loro donne incinte”. 13Cazaèl disse: “Che cos'è il tuo servo, questo cane, per poter fare una cosa così enorme?”. Eliseo rispose: “Il Signore mi ha mostrato che tu sarai re di Aram”. 14Quello partì da Eliseo e ritornò dal suo padrone, che gli domandò: “Che cosa ti ha detto Eliseo?”. Rispose: “Mi ha detto: “Guarirai di sicuro”“. 15Il giorno dopo costui prese una coperta, l'immerse nell'acqua e poi la stese sulla faccia del re che morì. Al suo posto divenne re Cazaèl.

Ioram, re di Giuda 16Nell'anno quinto di Ioram, figlio di Acab, re d'Israele, divenne re Ioram, figlio di Giòsafat, re di Giuda. 17Quando divenne re aveva trentadue anni; regnò a Gerusalemme otto anni. 18Seguì la via dei re d'Israele, come aveva fatto la casa di Acab, perché sua moglie era figlia di Acab. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. 19Ma il Signore non volle distruggere Giuda a causa di Davide, suo servo, secondo la promessa fattagli di lasciare sempre una lampada per lui e per i suoi figli. 20Nei suoi giorni Edom si ribellò al dominio di Giuda e si elesse un re. 21Allora Ioram sconfinò verso Sair con tutti i suoi carri. Egli si mosse di notte e sconfisse gli Edomiti che l'avevano accerchiato, insieme con i comandanti dei carri; così il popolo fuggì nelle tende. 22Tuttavia Edom si è sottratto al dominio di Giuda fino ad oggi. In quel tempo anche Libna si ribellò. 23Le altre gesta di Ioram e tutte le sue azioni, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 24Ioram si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Acazia.

Acazia, re di Giuda 25Nell'anno dodicesimo di Ioram, figlio di Acab, re d'Israele, divenne re Acazia, figlio di Ioram, re di Giuda. 26Quando divenne re, Acazia aveva ventidue anni; regnò un anno a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Atalia ed era figlia di Omri, re d'Israele. 27Seguì la via della casa di Acab; fece ciò che è male agli occhi del Signore, come la casa di Acab, perché era imparentato con la casa di Acab. 28Egli andò alla guerra con Ioram, figlio di Acab, contro Cazaèl, re di Aram, a Ramot di Gàlaad; ma gli Aramei ferirono Ioram. 29Allora il re Ioram tornò a curarsi a Izreèl per le ferite ricevute dagli Aramei a Rama, mentre combatteva contro Cazaèl, re di Aram. Acazia, figlio di Ioram, re di Giuda, scese a visitare Ioram, figlio di Acab, a Izreèl, perché era malato.

__________________________ Note

8,7 Si tratta di Ben-Adàd II, che Cazaèl uccide per impossessarsi del regno.

8,16 Ioram: regna su Giuda negli anni 848-841 circa.

8,18 perché sua moglie era figlia di Acab: o figlia di Omri secondo altri testi, e aveva nome Atalia (v. 26; vedi anche 11,1-20; 2Cr 21,6; 22,2).

8,25 Acazia: è re nell’anno 841.

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Approfondimenti

1-6. Il presente racconto è la continuazione di 4,8-37. Probabilmente il redattore finale ha preferito staccare questi versetti e collocarli a questo punto perché diversi riferimenti alla carestia si trovano in 2Re 4,38-41.42-44 e 6,25. Inoltre il lasso di tempo di sette anni diventa un ulteriore motivo perché intercorra tra la prima fase del racconto e quest'ultima altro materiale narrativo.

1-3. Il carisma profetico è presentato come previsione del futuro offerto per evitare la sofferenza della fame e il rischio della morte. Nel territorio dei Filistei si trovava la grande pianura della Sefela, subito ad est del Mediterraneo, estremamente fertile, vero e proprio granaio della Giudea. L'insistenza sui sette anni potrebbe rimandare all'anno sabbatico (Es 23,10-11; Lv 26,23-31) in cui ognuno ritornava in possesso dei suoi beni. Infatti durante la prolungata assenza della vedova le sue proprietà erano state usurpate dagli affittuari e vicini o erano passate ai possedimenti regi. Ora, allo scadere del settimo anno, la donna si rivolge al supremo giudice, il re, per la restituzione. Se la richiesta viene da lei personalmente significa che nel frattempo era rimasta vedova e suo figlio era ancora minorenne.

4-6. Di quale re si tratta? È difficile rispondere. Per alcuni la fama di Eliseo ancora vivo è tale da suscitare una forte curiosità del re. Si tratterebbe di Ieu nei primi anni del regno. Secondo altri dopo la morte di Eliseo è notevolmente aumentato l'interesse per questo personaggio straordinario. Ci troveremmo nel regno di Ioas. Stando all'attuale organizzazione narrativa viene spontaneo pensare che Eliseo fosse ancora in vita. La donna e il bambino che giungono durante il racconto divengono i due testimoni che certificano la verità del prodigio. Coinvolto dal racconto ed entusiasmato dalla presenza dei miracolati, il re soddisfa la richiesta e vi aggiunge la non legalmente prevista restituzione della rendita agricola perduta negli anni di assenza.

7-8. Il brano che si avvia con questi versetti e che si conclude al v. 15 è il compimento della missione affidata a Elia in 1Re 19,15. L'episodio costituisce un elemento di continuità tra il ciclo di Elia e quello di Eliseo. Dal punto di vista cronologico il fatto qui narrato deve essere collocato anteriormente a 6,8-7,20 in cui il re coinvolto è Ben-Adad III, mentre qui si tratta di Ben-Adad II. Anche l'iscrizione cuneiforme di Salmanassar III di Assiria attesta l'usurpazione violenta di Cazael chiamato «figlio di nessuno» perché cittadino comune, non appartenente alla dinastia regale. A Damasco, città di commercio, non era impossibile trovare anche degli Ebrei. Forse è per far visita a loro che Eliseo si reca là. La fiducia che Ben-Adad II manifesta verso di lui è dovuta alla guarigione miracolosa di Naaman che era partito per Israele con lettere di raccomandazione da parte di questo re (5,5). La richiesta di consultare JHWH per conoscere l'esito della sua malattia è incoraggiata dalla felice riuscita della vicenda di Naaman.

9-10. La prima fase dell'incontro tra Cazael e Eliseo riguarda il futuro del re di Siria. Secondo l'uso orientale vengono portati doni all'illustre ospite, sia per onorare l'ospitalità sia, in questo caso, per accattivarsi una benevola risposta. Il numero quaranta usato per la quantità di cammelli insinua una lettura simbolica. L'accoglienza buona e fiduciosa è espressa anche dalla definizione di Ben-Adad rispetto a Eliseo: «figlio». La risposta del profeta può essere letta sia positivamente che negativamente.

11-13. Per le prime azioni del v. 11 non è facile stabilire chi sia il soggetto. Se si tratta di Eliseo vengono descritti gli atteggiamenti dell'estasi attraverso la quale gli è comunicato il futuro. Potrebbe trattarsi di Cazael. In questo caso si deve supporre che egli abbia ricevuto la risposta di Eliseo (v. 10) come smascheramento delle sue intenzioni politiche: sopprimere il re per prenderne il posto. Il volto irrigidito fino al rossore è l'espressione fisica dell'astio verso Eliseo che ha intuito i piani di Cazael. Il profeta sa di avere davanti lo strumento del castigo di Dio contro Israele impenitente, ma è assai addolorato per la violenza con cui si svolgeranno i fatti. L'adempimento dell'oracolo è reperibile in 10,32-33; 13,3.22. Cazael vorrebbe schermirsi con una fragile dissimulazione. Ritiene quanto ha descritto Eliseo delle grandi imprese di cui non si sente all'altezza; per questo l'espressione si trova anche altrove nella Bibbia: cfr. 1Sam 24,15; 2Sam 9,8; 16,9; e in altri documenti letterari come le lettere di El Amarna (60,6; 61,2). Ma Eliseo è sicuro delle sue parole perché non dubita della loro fonte che è il Signore.

14-15. La risposta di Cazael a Ben-Adad è pure equivoca specialmente tenendo presente che il TM usa la radice ḥyh, «vivere». Così com'è formulata sembra maggiormente rivolta a Cazael che al re l'affermazione tutta contenuta nel discorso diretto: «ha detto a me: certamente vivrai». Il gesto di Cazael può essere interpretato o come un omicidio diretto attraverso il soffocamento, o indiretto provocando al malato una complicazione fatale.

16-24. Ioram re di Giuda (848-842). Parallelo in 2Cr 21,5-11. Le notizie sul regno di Ioram e di Acazia costituiscono una interruzione del ciclo di Eliseo che verrà ripreso al capitolo successivo.

18. La condotta religiosa del re è la componente indispensabile delle notizie sul suo regno. Qui si presenta il motivo della infedeltà di Ioram come contagio del regno del Nord attraverso i legami familiari contratti con la casa reale settentrionale. Dai successivi vv. 25-26 scopriamo il nome della moglie di Ioram: Atalia. Non è certo però che questa fosse figlia di Acab, persecutore di Elia e marito di Gezabele. A volte Atalia è detta figlia di Omri (cfr. 2Re 8,26; 2Cr 22,2); in tal caso sarebbe la sorella di Acab (oltre a questo versetto cfr. 2Cr 21,6). Per motivi di cronologia è più probabile che si tratti della sorella di Acab figlia di Omri.

19. L'infedeltà del sovrano non scalfisce la lealtà di Dio fedele alla promessa fondamentale di 2Sam 7,11-16, testo già ricordato in 1Re 11,36 che ha forti somiglianze col versetto presente.

20-22. Il v. 21, cuore della notizia sulla ribellione di Edom, è avvolto da grande oscurità. Non si riesce a capire perché, dopo la vittoria sugli Idumei, Giuda si dà alla fuga permettendo al nemico di diventare indipendente. Anche l'identificazione di Zeira è difficile; forse da come è reso il suo nome nei LXX potrebbe trattarsi della Zior di Gs 15,54, un centro a 8 km a nord-est di Ebron, ma questo comporterebbe già una buona penetrazione degli Idumei nel territorio di Giuda. Diverse ipotesi vengono fatte dai commentatori, ma allo stato attuale del testo le dinamiche della rivolta restano irraggiungibili. È certo che con l'indipendenza di Edom, Giuda perde il controllo della via commerciale per Ezion-Gheber, subendo una notevole perdita economica oltre che politica. Anche per Libna rimane assai vaga la notizia. È difficile dare l'esatta collocazione di questa città: si ritiene che si trovasse sul confine filisteo. Non si riesce a sapere quale fosse il suo legame con Gerusalemme e il motivo della ribellione. La nuova sconfitta di Ioram evidenzia la debolezza politica e militare vissuta allora dal regno del Sud.

23-24. Versetti stereotipi che concludono il brano confermando che la fonte è materiale d'archivio, come il tono sobrio della descrizione aveva lasciato immaginare. Le tradizioni profetiche invece operano dilatazioni con apporto di materiale incline al meraviglioso.

25-29. Acazia re di Giuda (842). Parallelo in 2Cr 22,1-6. Nei vv. 25-26 si descrive l'inizio del brevissimo regno di Acazia la cui tragica conclusione è narrata in 2Re 9,27-29. Il tipico formulario narrativo avverte che siamo in presenza di materiale d'archivio.

27. L'osservazione sulla condotta religiosa riprende il v. 18 indicando nella parentela con Acab il motivo della devianza.

28-29. Cazael, nuovo re di Damasco, ha mire espansionistiche, desidera riguadagnare posizione in Transgiordania. È per arginare questa espansione che Ioram, re del Nord, e Acazia, re del Sud, si alleano e vanno a combattere in Ramot. La spedizione dovette avere esito positivo dato che si poteva andare e venire da Ramot senza difficoltà come attestato da 9,4-5.16. Questi versetti sono l'antefatto delle vicende del capitolo seguente.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Diario

In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno. Preferisco manipolare immagini. È così – lo so. Procedo nella vita e nelle cose che faccio come certi organismi primitivi che seguono le macchie di luce, poi le abbandonano, ne trovano altre, si scindono, eccetera. Quello che distingue un diario pubblico da uno privato è la rimozione della vergogna. Le cose più vergognose e meschine non emergono, restano là sotto come ombre scure sul fondo del lago. D'altronde tirare fuori le cose più grosse nere e limacciose, metterle per scritto, formalizzarle, non le ha mai disinnescate. Comunque se vogliono farti precipitare nel loro abisso, lo fanno.

Questa sera sono andato nel centro storico, ero preda di una voglia irrazionale di patatine fritte e volevo fingere per qualche ora di non vivere nella Valbisagno. Non è stata una delle migliori idee della mia vita, ma – facendo una rapida classifica – nemmeno una delle peggiori, diciamo metà posizione. Le patatine del supermercato erano unte come lo è la carta marrone su cui fai gocciolare il fritto e il gusto anche era simile. Ho guardato se qualche chiesa fosse stata aperta per qualche concerto sacro, ma non ho trovato niente e sono andato all'isola delle chiatte a leggere.

Girare da solo senza scopo è una cosa che ormai mi capita raramente, ma il corpo non è più quello di una volta, ero stanco, e per girare da soli è meglio l'inverno più freddo, il tutto ha un'aria più romantica e bohemien. Il centro storico era il solito framework di gente che ti attraversa la strada con l'espressione di volerti uccidere, negozietti di alimentari con una donna con il burka all'ingresso che scrolla un cellulare, microspacci di tecnologia & incenso con un ragazzo indiano o pakistano che si guarda attorno senza sapere bene perché sia lì e – soprattutto – pericolosi gruppetti di alpini che camminano con lo sguardo a volte famelico a volte un po' lucido.

Io passo in mezzo a tutto, ricordo cose che mi sono successe, passo davanti a un locale dove avevo letto poesie in pubblico per la prima volta – uh – ventisette anni fa. Guardo questi pezzi di Genova tenuti assieme da quello che mi ricordo di loro. Arrivo all'isola delle chiatte, mi siedo su una panchina, mi godo il dondolio leggero, il rumore delle corde che si tendono e rilasciano, tiro fuori il mio romanzo e inizio a leggere. Non lo tiro fuori dalla tasca, ma dallo zaino, mi sono portato lo zaino solo per portare con me il romanzo perché pesa una tonnellata.

Leggere è problematico, sia perché il romanzo è impegnativo, sia perché ogni tanto arrivano persone all'isola delle chiatte che hanno questa idea di mettersi a parlare, e io che posso fare? Fingo di leggere e ascolto. La faccio breve, arrivano questi tre ragazzi, due ragazze e un ragazzo che stanno parlando di un film di Dario Argento, Opera mi pare, e il ragazzo fa un po' il magnifico, si raccontano un po' di scene, il proiettile, la scena del proiettile è incredibile dicono, parlano della musica e io lì mi distraggo, cioè, mi metto a leggere il romanzo sul serio, quindi mi distraggo dall'essere distratto da loro e quando riprendo ad ascoltarli la ragazza sta dicendo che ora vuole rifarlo tutto.

E il ragazzo le chiede, “ma tutto dall'inizio?” e lei risponde di sì, allora lui, che sempre vuole fare il magnifico, dice allora “parti da Fuoco Cammina con Me, così si sa già chi è l'assassino” e la ragazza risponde che sì, pensa di fare così. Io giro appena la testa per guardarli con la coda dell'occhio mentre si allontanano. Avranno una trentina di anni meno di me. Occhio e croce.

Ecco, pensare che tre ragazzi di quell'età vadano in giro a parlare di cinema, che pianifichino di vedersi tutte le tre stagioni di Twin Peaks, con tanto di prequel, Twin Peaks che quando è uscito non erano manco nati, e che parlino di queste cose con quell'entusiasmo sbruffoncello e mitico che si ha a quell'età, ecco, mi ha un po' commosso. Un po'. Ho pensato che avere entusiasmo cieco e irragionevole è una benedizione che va tenuta accesa il più possibile. Va riconosciuta come una proprietà per chi è ragazzo e può ancora gestirla e pensarla come una cosa che c'è sempre stata e che non finirà mai.

 
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from Transit

(222)

(T76)

Per me sono passati cinquant'anni da una sera che non dimenticherò mai. I ricordi non sempre sanno scindere la gioia dal dolore ed oggi, dopo tanto tempo, voglio pensare a quel giorno non con le mie parole, ma con quelle di un amico, “Lobster” (i nick non sempre li amo, ma servono.) E' un privilegio ospitare un suo scritto che mi ha fatto grande piacere riportarvi ed in cui ritrovo parole dette con il cuore, come a me non sempre capita. Oggi mi piacerebbe che chi legge queste righe si sentisse Friulano. Oggi siete tutti Friulani.

Il primo ricordo adulto della mia vita è quello del sei Maggio 1976.

Scoprivo che esisteva un posto che avrei amato da adulto, ma soprattutto scoprivo che si poteva morire in casa, da bambini, da vecchi, nel posto sicuro della vita. Ricordo i nomi dei paesi, le facce dei bambini, le immagini di quella che sarebbe diventata la protezione civile che si organizzava in una macchina che che sarebbe stata rodata a casa mia.

Imparai come erano fatti i paesi rasi al suolo, imparai Gemona. Ero un bambino che si domandava come quei bambini si sentivano, se lo domandava in un mondo di adulti che commentavano da adulti che non sapevano ciò che sarebbe accaduto a loro 4 anni dopo.

Quei due terremoti colpirono i più deboli, popolazioni rurali, dimenticate fino a quel momento.

Che beffa essere dimenticati in vita e diventare celebri per un disastro.

Torno bambino e guardo un video ora, di bambini che non quasi non parlano in italiano: quelle parole sono simili a quelle di tutti i bambini del mondo sottoposti ai terremoti, le carestie, le guerre.

Ogni giorno è il sei Maggio 1976 perché c’è un bambino che si domanda davanti alla tv perché sia accaduto e uno che si sente in colpa per essersi salvato, ma che in fondo pensa a quando torneranno le rondini.

Video: https://youtu.be/ttizkMpQWa8?si=a4yhjMKnnzhqL9tu

#Blog #Terremoto #TerremotoDelFriuli #FriuliVeneziaGiulia #Ricordi

 
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from norise

FELICE SERINO

ALTRE PROSPETTIVE

1

Nell'essenza del sogno

come nuvole pigre i pensieri veleggiavano verso isole di spleen nell'essenza del sogno

e lei tenerezza in sorrisi di rose ad aprirti il cuore nel passare -un arco nel cielo

(riveduta 13.2.26)

2

Parole

fanno eco in una valle di silenzi parole non udite che in sogno scaturite dalla notte del sangue alla prim'alba del mondo

16.2.26

3

L'amico barman 2

aveva fatto il barman sulle navi da crociera anni di mare e di volti sconosciuti poi la terraferma lo aveva ripreso insieme all’età che avanzava

bastava un pomeriggio qualunque e ci si ritrovava seduti in un bar per un bicchiere condiviso lui che raccontava storie di mare e io che lo ascoltavo

quando lo accompagnavo a casa mi prendeva sottobraccio e sulle strisce diventava un’altra persona: si metteva a inveire contro le auto come se il mondo intero dovesse rallentare per lui e agitava il bastone in aria come fosse ancora sul ponte a impartire ordini al vento - io ridevo sotto i baffi ma c’era in lui una dignità ferita

poi arrivò la malattia entrambi capimmo subito che quella sarebbe stata l’ultima volta che andavo a trovarlo lui piangeva in silenzio con la fragilità di un bambino

(variante estesa con supporto IA)

22.2.26

4

Il guardiano del faro

sembra toccare il cielo
attraverso la grande vetrata

gli fa visita il gabbiano
unico amico:
al crepuscolo – alla stessa ora nel becco l’argentea preda

l’uomo del faro non è
lo stravedere che il ragazzo aveva sognato
tra spume d’onde e uccelli marini.
altro è questo solitario che legge nel profondo

senza amici con cui chiacchierare:
una ferita — la perdita della compagna morta qualche anno prima al parto

la sua Nina

ora gli pare di vederla
tra le ombre della sera quando
si accendono le stelle

(variante con supporto IA)

5

Il nostromo

narrava dei suoi viaggi
— il mare a cullarne le memorie —
i porti toccati e lasciati:
Oslo Amsterdam taverne dove non mancavano
scazzottate come nei film.

quando il cielo era tempesta
e l'onda alzava creste come mura
negli occhi gli si leggeva -raccontando-
che bastava un niente a morire

avvolti dal fumo
della sua pipa di schiuma
noi ragazzi ne eravamo rapiti —
ci passavano nello sguardo velieri lontani

Jim il nostromo — egli era
per il borgo natio:
occhi di cielo e cuore
grande come il mare

così rimase — figura di vento

(variante con supporto IA)

6

Le torri di babele

spese folli in armamenti lo spreco e la fame (non è scena da film la bambina che corre sotto le bombe) la corsa dell'ego all'onnipotenza - l'uomo impazzisce e non impara mai le torri di babele sono erette su sabbia

24.2.26

7

La musa

egli s'inabissa nel profondo emerge con fonemi che hanno luce di sangue non sa che a sceglierli non è lui ma la musa che li desta

26.2.26

8

Proiezioni

proiezioni del pensiero ci guidano
vaghiamo lenti tra realtà e sogno
noi isole – luce e memoria
onde che cantano i nostri nomi
anelli d'una catena siamo mani che cercano oltre il mare

(riveduta con supporto IA)

9

Agreste

il puledro si rotola beato nell'erba alta il sole a picco incendia finestre il vecchio seduto sull'uscio manda volute di fumo nell'aria ferma le cose sembrano librarsi in un silenzio sospeso

1.3.26

10

Crans-Montana

il rogo dei giovani corpi achille lauro veggente nella sua “perdutamente” -un colpo al cuore- per l'incuria l'ingordigia si paga un prezzo altissimo quando imparerà l'uomo dai propri errori le madri piangono i figli incatenate a un destino crudele -inchiniamoci al loro dolore

3.3.26

11

Come nei sogni

un taglio il sangue sul foglio per il filo della carta comunione con la mano che scrive: come in sequenza onirica corpi che si attraversano e restano ombre sotto la pagina

6.3.26

12

Sospensione lucente

creiamo — senza volerlo —
un mondo fatto di piccole cose — il ronzio che segna il tempo — la luce che non pesa

sento che creando viviamo
di infinito: un filo sottile che ci tiene in questa sospensione lucente

10.3.26

13

Stanze

le notti intrise di sogni
quando il nonsense veleggia lento
sulle ondivaghe acque dell'inconscio – mare di specchi -

segui come smarrito una cattedrale di stanze
una successione si dipana come un rosario di porte e tu ti perdi e ti ritrovi ti dissolvi in un caleidoscopio di memorie

ogni porta spalanca un teatro di meraviglie:
e la realtà si piega fino a farsi sogno dentro il sogno

(riveduta con supporto IA)

11.3.26

14

L'angelo ti addita

dove finisce il mare dove il cielo – questo lambiccarsi - nella notte dell'anima l'angelo ti addita il sentiero che per fame dell'io non vedi

mentre gira sul suo perno il mondo giunga il tuo sguardo alle molecole celesti sognando l'otto orizzontale

14.3.26

15

Un giorno senza tempo

quando stavo per “andarmene” sentii tirarmi per i piedi io nel sogno io sogno criptato

un giorno senza tempo nella meridiana di sole

ero tra gli angeli e i morti con le mani piene di ombre
che non sapevano più come chiamarsi

e il cielo mi restituiva il nome a pezzi

(riveduta con supporto IA)

15.3.26

16

Sarà l'ora

dal cuore degli operatori di pace si libra la colomba: nel sangue serba il grido inesausto dei cristi agli angoli delle strade sputati da impronunciabili epiteti

ma verrà l’ora in cui l’oro dei potenti diventerà ruggine e i regimi crolleranno sotto lo sguardo attento dei giusti

24.3.26

17

Nell’ultimo sangue

ora nell’ultimo sangue
c’è il vuoto delle braccia
ma ti immagino sull’amaca
i capelli sparsi come foglie
gli uccelli che ti raccontano il giorno

(variante con supporto IA)

18

Nel sangue versato

nel sangue versato -a testimonianza- annegherà il male

non sarà sua l'ultima parola

si ritirerà l'artiglio che aveva lasciato ferite sulla carne del cielo

1.4.26

19

Oziare

le mani in mano i piedi in mano perché no? un dito a esplorare tra le dita (l'ozio è padre dei vizi) gingillarti così o al parco su una panchina il piccione che ti lascia un ricordo sulla giacca dici li mortacci mentre alzi gli occhi al cielo scongiurando la terza guerra mondiale

6.4.26

20

Cosa aspettarsi

cosa aspettarsi ancora se tutto è passato al tritacarne del già visto già vissuto tra pensieri azzurri e acque amare

fatta tabula rasa il tempo gira all'indietro gli anni ci cadono addosso

lasciamo gli scheletri nell'armadio che il silenzio li consumi

6.4.26

21

Per sempre

(ad un aspirante suicida)

volevi liberarti dal carcere di carne saltando nel vuoto

non puoi uscire da te: sei “per sempre”

un giorno libero dai lacci

11.4.26

22

Ondivagare

l'ondivagare del sogno – farfalla di fumo - si disfa in cenere di luce

14.4.26

23

Dove sta andando il mondo

dopo un bicchiere di troppo ti viene da piangere e ti chiudi in bagno per non farti vedere -ma dove sta andando il mondo le migliaia di morti ammazzati quintali di cibo nei rifiuti e bocche imploranti per fame nascono nuovi erodi si atrofizza la palpebra del sole

14.4.26

24

Sei altro

meglio l’attesa a dipanare e ritessere le ore
che l’appagamento senza brama:
il libro fresco di stampa tra le mani ora in un vortice di luce le parole
strappate all’anima si fanno ali vagano leggere — non più tue ma del mondo
e tu resti altrove — come un nome perduto

25

memore della bella accoglienza me la trovo sul davanzale ogni mattina per “condividere” la colazione

è d’un piumaggio lucido e vellutato l’ho chiamata “Nerina”

sempre puntuale precisa come un cronometro

quell’aria di libertà le invidio nei suoi volteggi quando con un fischio s’accomiata

(riveduta 24-25.4.26)

26

L'estro

quest'allumare d'anima ch'è poesia questo adagiarti sulla spalliera d'aria dell'estro -musa o angelo che ti detta dalla volta delle stelle

29.4.26

27

Ostia di luce

il sole rosso ingoia l'orizzonte ostia di luce

30.4.26

28

Un altro me

in questo scorcio di tempo che mi resta spio la mia figura nello specchio e sempre meno mi riconosco

intanto un altro me mi spia: il mio doppenganger

2.5.26

29

Il cielo era una pagina

il cielo era una pagina una mano d'aria tracciava lettere di luce -forse un nome tra le nuvole- le parole non restavano duravano il tempo di un respiro - ma in quel breve tratto lasciavano un segno

3.5.26

30

L'Aleph

cerchiamo noi stessi nel segreto dello specchio a tu per tu col Sé

fatti per unificarci col Tutto: l'Aleph

5.5.26

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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«Comprendere l’ordine del tempo è importante per chiunque speri di realizzare un sogno. C’è un tempo per spingere, un tempo per prendersi delicatamente cura del proprio giardino e un tempo per concedersi un po’ di riposo». Questo concetto essenziale è alla base del nuovo album della cantautrice americana Valerie June, che con una lettera ai propri ascoltatori ha voluto presentare le dodici canzoni che compongono il suo The Order of Time, un dolce inno alla speranza e all’ottimismo... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/valerie-june-order-of-time-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/4TVWSt83FpSfocgA3omB0k


 
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