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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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L’indecifrabile sguardo di Adam Granduciel e uno studio di registrazione che giureresti appartenere al quarantennio scorso rappresentano il biglietto da visita della nuova prova a firma The War on Drugs. Il primo disco pubblicato con una major – Atlantic – e che, per una strana congiunzione astrale, è finito per trasformarsi in uno dei comeback più attesi dell’anno. Difficile immaginare che l’alcolica alchimia scattata con Kurt Vile quindici anni fa potesse portare ad un risultato simile... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/the-war-on-drugs-deeper-understanding.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/4TkmrrpjlPoCPpGyDN3rkF


 
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from La vita in famiglia è bellissima

[diario dal letto]

Sto scrivendo dal nuovo Macbook Air. Una influenza mi sta tenendo a letto e ne ho approfittato per lanciare di tanto in tanto la copia dei file dal vecchio Macmini a questo. Non ha ancora finito, ma sono riuscito a importare il grosso delle cose più importanti. Ho dovuto fare tutto a mano perché l'assistente migrazione mi ha fatto il gesto dell'ombrello, telematicamente parlando. Dico due parole sulla macchina, giusto per fare diario.

Il Macbook Air che ho preso ha il case color “galassia”. In realtà il colore a me ricorda un metallo che prende, a seconda della luce che cade, una strana ombratura rosa/rossastra, che non so perché mi ricorda una irritazione prepuziale.

Una parte dello schermo manca, ci hanno messo la telecamera, come nei cellulari. Quindi hai le voci di menu a sinistra che a un certo punto “saltano” dall'altra parte della webcam, a destra. Qualsiasi cosa girasse a Cupertino quando hanno pensato questa cosa, non sarebbe piaciuta a Schettini. Forse a Schettino. Non so.

Detto questo l'hardware è solido, leggero, silenziosissimo e consuma pochissima batteria. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. E anche le casse, dei bassi davvero decenti.

Il sistema operativo, per me che ne venivo da un vecchio High Sierra, è una specie di futuro distopico dove chi usa Apple è sotto costante attacco di hacker che vogliono distruggerlo e – nello stesso tempo – l'utente medio è insensibile, numb, come The Edge nell'omonimo videoclip degli U2 dove si prende i pesci in faccia senza dire nulla.

Da un lato infatti tutto è blindatissimo. Ogni applicazione che provi a lanciare attiva una marea di sistemi di controllo che ti dicono che no, Venerandi, non dire cazzate, tu davvero non vuoi usare quella applicazione, desisti, usa solo quelle Apple certificate. No, no Venerandi perché vuoi usare questa applicazione? Sai che essa vuole usare i tuoi file? Vuoi davvero dargli accesso ai tuoi file? Vuole usare l'input della tua tastiera! Sei sicuro che vuoi dargli questo potere? Non essere stupido Venerandi, non farlo.

Ad un certo punto il Macbook mi ha buttato un'applicazione nel cestino dicendo che era un malware, ripeto, il mio computer ha cancellato una applicazione per conto suo, mentre quando ho tentato di cancellare una applicazione che si chiama “Borsa” che non userò mai nella mia vita il Macbook mi ha fatto “boink”. Ci ho riprovato. “Boink”. Nessuna spiegazione. Non si può cancellare e basta, Venerandi piantala che prima o poi con il gioco in borsa ci farai i dollaroni come noi. Fidati.

Non vi dico quando si prova a far partire una applicazione di uno sviluppatore indipendente. Quasi si offende e nasconde nelle preferenze di sistema un pulsante per dirgli che sì, davvero, voglio usare quella applicazione. In fondo ad una pagina tra centinaia di altre preferenze. La cosa si ripete per ogni dannata applicazione che si vuole installare. In pratica il nuovo Os è infastidito che qualcuno voglia usarlo, per questo forse vogliono metterci l'IA, così a quel punto lasci il Macbook da solo e vai in giro a passeggiare, guardare i cantieri, combattere.

Ma, dicevo, l'utente insensibile. Il Macbook pensa che io non sappia che sto usando delle applicazioni, che sia lì inerte davanti a lui senza sapere cosa fare, inebetito, e mi stimola con un tripudio di notifiche. Notifiche, su un computer. Peraltro pure grosse, e si accumulano come debiti sulla destra dello schermo e devo cliccare su tutte per chiuderle, sembra quel gioco online per gli impiegati dove devi cliccare per fare punteggio, ora mi sfugge il nome.

In pratica appena ti comperi un Macbook devi iniziare a fare questo gioco di disabilitare tutta la glassa che Apple sta mettendo sopra il suo sistema operativo che è poi sempre basato sulla stessa GUI di quarant'anni fa, mortacci loro.

Tornando seri, fare un passaggio di questo tipo ti rendi poi conto della fragilità dei formati e delle applicazioni. Il grosso delle applicazioni commerciali che avevo sul vecchio Mac sono andate. Ragtime, Devonthink, Oxygen XML, Screenflow... ricomprarle tutte mi costerebbe quanto due o tre Macbook. E dietro a loro una schiera di decine e decine di applicazioni free, utility, videogame. E – soprattutto – molti documenti che sul nuovo computer diventeranno delle icone inutilizzabili e inapribili. Monoliti di byte che poi, giro qualche decennio, diventeranno letteralmente illeggibili.

Ultima cosa, passare da uno schermo a colori e-ink a uno lcd come questo, che pure non è malaccio eh, stordisce. Si passa da scrivere su un qualcosa che sembra di carta a scrivere su una lampada accesa in faccia. L'e-ink non sarà il futuro, non lo so, ma gli schermi che mandano luce sono il passato.

E – sì – dopo sei mesi che si usa un notebook touch continui a toccare lo schermo del Macbook come una scimmia che tocca il vetro della finestra pensando di toccare il cielo. Le nuvole. La pioggia.

E dal letto influenzale è tutto, torno a rantolare.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Europol ha guidato con successo un'operazione globale contro le reti criminali coinvolte in attività ambientali illegali, come traffico di rifiuti, inquinamento, riciclaggio e corruzione.

L’operazione, svolta tra gennaio e dicembre 2025 in cinque continenti con la collaborazione di 71 paesi e numerose organizzazioni internazionali, ha portato a 1.048 ispezioni, 337 arresti e sequestri di oltre 127.000 tonnellate di rifiuti, 602 tonnellate di sostanze inquinanti (tra cui 398 tonnellate di gas fluorurati), 75 tonnellate di pesticidi, 2,3 tonnellate di mercurio e quasi 10 milioni di euro in contanti. Sono stati inoltre sequestrati veicoli, macchinari, armi e proprietà. Le indagini hanno rivelato reti criminali attive nell’esportazione illegale di rifiuti verso Africa, Asia e America Latina, nonché nel commercio illecito di gas refrigeranti e prodotti fitosanitari. Sono emerse nuove tendenze, come l’abuso di scappatoie legali e il traffico di rifiuti all’interno dell’UE, con flussi diretti verso paesi extra-UE. L’operazione ha sottolineato l’impatto ambientale e sociale di questi crimini, evidenziando la necessità di un’azione coordinata globale per contrastarli. Europol ha fornito supporto operativo e analitico, coordinando un hub di condivisione dati e collaborando con enti come INTERPOL, UNODC e OMD.

#reatiambientali

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all'interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un'esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell'esistenza. Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/omar-sosa-seckou-keita-transparent.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/05zAa96vJNiqrT9GBc6n3O


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1In quei giorni i Filistei radunarono l'esercito per combattere contro Israele e Achis disse a Davide: “Tieni bene a mente che devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini”. 2Davide rispose ad Achis: “Tu sai già quello che farà il tuo servo”. Achis disse: “Bene! Ti faccio per sempre mia guardia del corpo”.

Saul e la chiromante di Endor 3Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui; poi l'avevano seppellito a Rama, sua città. Saul aveva bandito dalla terra i negromanti e gli indovini. 4I Filistei si radunarono e andarono a porre il campo a Sunem. Saul radunò tutto Israele e si accampò sul Gèlboe. 5Quando Saul vide il campo dei Filistei, ebbe paura e il suo cuore tremò. 6Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose, né attraverso i sogni né mediante gli urìm né per mezzo dei profeti. 7Allora Saul disse ai suoi ministri: “Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla”. I suoi ministri gli risposero: “Vi è una negromante a Endor”. 8Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: “Pratica per me la divinazione mediante uno spirito. Èvocami colui che ti dirò”. 9La donna gli rispose: “Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dalla terra i negromanti e gli indovini. Perché dunque tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?“. 10Saul le giurò per il Signore: “Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda”. 11Ella disse: “Chi devo evocarti?”. Rispose: “Èvocami Samuele”. 12La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse a Saul: “Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!”. 13Le rispose il re: “Non aver paura! Che cosa vedi?”. La donna disse a Saul: “Vedo un essere divino che sale dalla terra”. 14Le domandò: “Che aspetto ha?”. Rispose: “È un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello”. Saul comprese che era veramente Samuele e s'inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. 15Allora Samuele disse a Saul: “Perché mi hai disturbato evocandomi?”. Saul rispose: “Sono in grande angustia. I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me: non mi ha più risposto, né attraverso i profeti né attraverso i sogni; perciò ti ho chiamato, perché tu mi manifesti quello che devo fare”. 16Samuele rispose: “Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? 17Il Signore ha fatto quello che ha detto per mezzo mio. Il Signore ha strappato da te il regno e l'ha dato a un altro, a Davide. 18Poiché non hai ascoltato la voce del Signore e non hai dato corso all'ardore della sua ira contro Amalèk, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. 19Il Signore metterà Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore metterà anche le schiere d'Israele in mano ai Filistei”. 20All'istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva mangiato nulla tutto quel giorno e tutta quella notte. 21Allora la donna si accostò a Saul e, vedendolo sconvolto, gli disse: “Ecco, la tua serva ha ascoltato la tua voce. Ho esposto al pericolo la mia vita per ascoltare la parola che tu mi hai detto. 22Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Voglio darti un pezzo di pane: mangia e così riprenderai le forze, perché devi rimetterti in viaggio”. 23Egli rifiutava e diceva: “Non mangio”. Ma i suoi servi insieme alla donna lo costrinsero ed egli ascoltò la loro voce. Si alzò da terra e sedette sul letto. 24La donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrettò a ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e gli fece cuocere pani azzimi. 25Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte.

__________________________ Note

28,4 Sunem: oggi Sôlem, a 6 chilometri a nord del villaggio di Zeriin, corrisponde all’antica Izreèl; Gèlboe: massiccio montuoso (497 metri sul livello del mare) del settentrione della terra di Canaan, che domina, a sud-est, la piana di Izreèl.

28,7 Endor: a sud del monte Tabor, a una quindicina di chilometri da Nazaret, nel territorio di Ìssacar ma appartenente a Manasse (Gs 17,11). Il nome della città biblica, oggi conservato in quello del villaggio di Endur, significa “sorgente dell’insediamento”. La presenza della negromante nella città si può spiegare con la notazione di Gs 17,12, secondo cui gli Israeliti non riuscirono a sottrarla del tutto all’influenza cananea.

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Approfondimenti

1-2. In concomitanza col progressivo indebolimento fisico e psichico di Saul i Filistei acquistano sempre più coraggio, fino a decidere di attaccare in forze il regno d'Israele. Anche la banda di Davide viene mobilitata da Achis con una comunicazione ufficiale che sembra l'imposizione di un obbligo: «Tieni bene a mente che...». Ancora una volta Davide non si tira indietro ma risponde in modo ambiguo: «Tu sai già quello che farà il tuo servo». Cosa farà Davide? Forse nemmeno lui lo sa, ma solo l'ingenuità di Achis può vedere in queste sibilline parole la promessa di atti eroici contro Israele. S'infiamma d'entusiasmo, tanto da nominare Davide sua guardia del corpo.

3-25. I Filistei avevano ripetutamente cercato di forzare le difese Israelite per raggiungere la Transgiordania, dove passavano le grandi vie di comunicazione internazionale (come la “Via del Re”) che collegavano l'Egitto alla Mesopotamia passando per la Siria. Ma le montagne erano un terreno disagevole per l'esercito filisteo abituato alle rapide manovre dei carri da guerra (cfr. 13,5); infatti le battaglie precedenti – a parte il successo di Eben-Ezer (4,1-11) – si erano risolte quasi tutte con un fallimento (7,10-11; 14,20-23; 17,51-53). Per tale motivo cercano ora di attirare gli Israeliti su un campo di battaglia più favorevole: la pianura di Izreel, nel nord della Palestina. Saul non può far altro che accorrere là dove i Filistei stanno ammassando uomini e armi, e schierare il proprio esercito in posizione difensiva sulle pendici del monte Gelboe per chiudere l'imboccatura della pianura a sud di Sunam. Vedendo l'enorme spiegamento delle forze avversarie Saul si sente venir meno e consulta il Signore per sapere come comportarsi (cfr. 14,18-19). Ma come la sera della battaglia di Micmas Dio non risponde (14,37). Né i sogni (indicati in Nm 12,6 come uno dei modi con cui Dio poteva manifestare la sua volontà: cfr. Gn 20,3-7; 40,5; 41,1; 1Re 3,5; Gb 33,15; Mt 1,20; 2,12.13.19), né gli urîm (cfr. 14,41), né i profeti (forse autentici, forse gregari dei gruppi nominati in 10,5.10 e 19,20) danno il responso desiderato. A questo punto Saul non vede altra soluzione che voltare le spalle al Signore per cercare una risposta presso quei «negromanti e indovini» che lui stesso aveva bandito dal paese. In incognito Saul si reca a Endor presso una negromante sfuggita alle sue persecuzioni e le chiede di evocare lo spirito di Samuele. Dopo la violenta separazione del c. 15, non si sa che cosa Saul si aspettasse di sentire dal profeta defunto (v. 15). La sua è la decisione irrazionale di un disperato; fatto sta che Samuele gli comunica davvero l'imminente realizzazione della sentenza pronunciata contro di lui in 15,26-28 (vv. 16-19). Samuele la riprende quasi parola per parola ma c'è una novità rispetto al passato: l'uomo «migliore» a cui il Signore ha consegnato il regno di Saul (15,28) è finalmente identificato con Davide. Non c'è più ragione di tener nascosto ciò che il re aveva già intuito per conto suo (cfr. 18,15.29; 21,31; 23,17; 24,21; 26,25) né di continuare a fingere un accordo che non c'è più (cfr. 15,30-31). Saul si trova in una situazione analoga a quella di Eli, cui Samuele ancora fanciullo aveva rivelato la catastrofe che stava per abbattersi sulla sua famiglia (3,17-18). Però, mentre il vecchio sacerdote aveva accettato con rassegnazione il suo destino: «Egli è il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene» (3,18), Saul resta paralizzato dal terrore. Nel corso della sua vita il punto debole è sempre stato la fede nella potenza salvifica di Dio, per cui si è sempre sforzato di risolvere i suoi problemi autonomamente. D'improvviso si rende conto che la vita gli sfugge di mano, né può fare qualcosa per trattenerla; è il culmine della tragedia umana e “teologica” di un re che dimenticando di essere “l'Unto del Signore”, ha creduto che Israele fosse a sua disposizione «come tutti i popoli» (cfr. 8,5) e lui stesso potesse comportarsi come tutti gli altri re.

3. La notizia della morte di Samuele è già stata data in 25,1 ma viene ripetuta qui per introdurre il racconto dell'evocazione del suo spirito. Nel medesimo versetto si fornisce pure l'altra informazione essenziale alla narrazione: «Saul aveva bandito dal paese negromanti e indovini». Questo dato è affatto nuovo, ma c'è da credere che la guerra di Saul contro la magia in conformità alla legge mosaica (Lv 20,27) – magari incoraggiato dallo stesso Samuele – risalisse ai tempi migliori del suo regno. La negromanzia era praticata in tutto l'Oriente e anche in Israele (2Re 21,6; Is 8,19) nonostante fosse duramente punita come atto idolatrico (Lv 19,26-31; 20,6; Dt 18,10-14). Essa prosperava probabilmente per la grande scaltrezza dei “maghi” e per la credulità dei loro clienti. Nel presente caso (l'unico ricordato in tutta la Bibbia) l'autore lascia però intendere che accade qualcosa di veramente soprannaturale, tanto che la stessa negromante ne rimane atterrita (v. 12).

4. «Sunam»: località nel territorio di Issacar (Gs 19,18). Sarà la città natale di Abisag (1Re 1,3) e in essa Eliseo richiamerà in vita il figlio della donna che l'ospitava in casa sua.

7. «Endor»: gli ufficiali di Saul sono in grado di rintracciare una negromante superstite nel villaggio di Endor, appartenente alla tribù di Manasse nonostante la sua ubicazione nel territorio di Issacar (Gs 17,11), a circa 15 km a nord del Gelboe. Gs 17,12 dice che gli Israeliti non riuscirono a scacciare da questa zona gli abitanti Cananei, che perciò continuarono ad abitarla.

8-10. Sapendo di essere fuorilegge la negromante guarda con sospetto il cliente giunto col favore delle tenebre. Che sia una trappola tesa dalla polizia di Saul? Non può certo immaginare che il persecutore in persona è venuto da lei a elemosinare un responso!

8. «Arrivò da quella donna di notte»: queste poche parole bastano ad evocare l'atmosfera cupa dell'episodio. Non è solo un'annotazione cronologica; per l'intensità drammatica è paragonabile all'analoga espressione di Gv 13,30 (impregnata da una forte valenza teologica): «Preso il boccone, egli [Giuda] subito uscì. Ed era notte».

11. «Evocami Samuele»: lett. «fammi salire Samuele». L'antico Israele localizzava lo šᵉ’ôl negli inferi, sotto la terra (come l'adēs greco): cfr. Gb 17,16; Qo 9,10; Is 14,9.15; Ez 32,17-32. L'escatologia veterotestamentaria più antica non aveva cognizioni precise sulla condizione dei trapassati; considerava lo šᵉ’ôl come l'unico luogo in cui tutti i morti, anche i giusti, conducono una vita d'ombra, un'esistenza incolore. La leggenda mesopotamica della Discesa di Ištar agli inferi descrive questo luogo come «nera dimora, donde chi è entrato non fa ritorno, via donde non è sentiero che porti indietro, dove quelli che entrano sono privati di luce, dove polvere è loro cibo e creta loro alimento, dove non vedono luce» (cfr. Gb 7,9). L'aspetto più rilevante dello šᵉ’ôl è l'esclusione dal culto divino e dalla sua azione nella storia (Is 38,18; Sal 6,6); tuttavia – esercitando il potere anche sullo šᵉ’ôl (Sal 139,8; Am 9,2) – Dio può anche permettere che le anime dei morti possano “risalire” seppur temporaneamente. Concezioni ebraiche più recenti intravvedono una distinzione fra il destino glorioso dei giusti e quello tormentoso dei peccatori (Sap 3; cfr. Mt 25,34; Lc 16,23-30; 23,43). Al tempo dei Maccabei è attestata anche la dottrina della risurrezione dei corpi e della remissione dei peccati ai defunti (cfr. in particolare 2Mac 7,9.14.23.29.36.40; 12,44; Dn 12,2-4). Cfr. però 1Sam 2,6.

12-14. La negromante non ha nemmeno il tempo di dare inizio ai suoi riti magici, che lo spirito di Samuele appare ai suoi occhi, terrorizzandola (solo lei vede la figura del profeta, mentre Saul ne ode solo la voce). Nemmeno la maga era abituata a essere presa così sul serio dai morti che evocava! Istintivamente riconosce Saul, l'unico che potesse avere un rapporto così stretto con Samuele. Rassicurata, descrive la visione come un «essere divino» (’elôhîm): il termine è troppo generico perché si possano trarre delle conclusioni sul suo valore; esprime in generale il livello sovrumano della apparizione (cfr. 4,8).

14. «avvolto in un mantello»: era l'abbigliamento tipico di Samuele (cfr. 2,19).

15-19. Samuele rimprovera Saul perché questi vuol forzarlo a dare un responso. Se Dio tace, il suo profeta non può permettersi d'agire a propria discrezione. Samuele sancisce una volta per tutte l'abbandono di Saul da parte del Signore dichiarato in 15,26: “Poiché tu non l'hai ascoltato, anch'egli ora non ti ascolta più, anzi: è diventato tuo nemico”

17. «... ha fatto nei tuoi riguardi»: con LXX e Vg. TM ha: «ha fatto a lui [per sé?]». Il contesto è a favore delle versioni, che quasi sicuramente conservano la lezione originale (wayya‘aś lᵉkā) tramutatasi nel TM in wayya‘aś lô per un banale errore di scrittura (waw al posto di kaf: le lettere sono facilmente equivocabili).

21-25. La donna, passato lo spavento, prova compassione per il suo disgraziato re. Prepara sollecitamente qualcosa da mangiare e cerca di rincuorare Saul, sfinito dal prolungato digiuno e atterrito dalle ultime parole di Samuele: «Domani tu e i tuoi figli sarete con me» (v. 19).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[ricognizioni]

si scrivono le [lettere con un movimento fluido oppure ¹[osservabile appena -è ammessa una] depressione del terreno poco lontano da] una quantità di tabacco da masticare parcheggiano [vicino uno] del gruppo si è ammalato nella località ²346 ab/km² non [corrispondono] non si direbbero gli zuccheri la mezza] [estate da qualche] parte portate fuori dal lettering³

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide al servizio di un re filisteo (27,1-28,2) 1Davide pensò: “Certo, un giorno o l'altro sarò tolto di mezzo per mano di Saul. Non ho miglior via d'uscita che cercare scampo nella terra dei Filistei; Saul rinuncerà a ricercarmi in tutto il territorio d'Israele e sfuggirò alle sue mani”. 2Così Davide si alzò e si portò, con i seicento uomini che aveva con sé, presso Achis, figlio di Maoc, re di Gat. 3Davide rimase presso Achis a Gat, lui e i suoi uomini, ciascuno con la famiglia; Davide con le due mogli, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel. 4Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat e non lo cercò più. 5Davide disse ad Achis: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mi sia concesso un luogo in una città della campagna dove io possa abitare. Perché dovrà stare il tuo servo presso di te nella tua città regale?”. 6E Achis quello stesso giorno gli diede Siklag. Per questo Siklag è rimasta ai re di Giuda fino ad oggi. 7La durata del soggiorno di Davide nella campagna dei Filistei fu di un anno e quattro mesi. 8Davide e i suoi uomini partivano a fare razzie contro i Ghesuriti, i Ghirziti e gli Amaleciti: questi abitano da sempre il territorio che si estende in direzione di Sur fino alla terra d'Egitto. 9Davide batteva quel territorio e non lasciava in vita né uomo né donna; prendeva greggi e armenti, asini e cammelli e vesti, poi tornava indietro e andava da Achis. 10Quando Achis chiedeva: “Dove avete fatto razzie oggi?”, Davide rispondeva: “Contro il Negheb di Giuda, contro il Negheb degli Ieracmeeliti, contro il Negheb dei Keniti”. 11Davide non lasciava in vita né uomo né donna da portare a Gat, pensando: “Non vorrei che riferissero contro di noi: “Così ha fatto Davide”“. Tale fu la sua norma finché dimorò nella campagna dei Filistei. 12Achis si fidò di Davide, pensando: “Si è proprio reso odioso al suo popolo, Israele, e così sarà per sempre mio servo”.

__________________________ Note

27,6 Siklag: potrebbe corrispondere all’attuale Tell el-Huweilifah, a nord-nord-est di Bersabea.

27,8 Per i Ghesuriti vedi Gs 13,2. I Ghirziti sono nominati solo qui. Per gli Amaleciti, vedi Nm 24,20.

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Approfondimenti

1Sam 27,1-2Sam 1,27. È il tempo dell'esilio vero e proprio in Filistea prima di tornare in Israele come re. Davide sa che prima o poi Saul riuscirà a prenderlo; inoltre la sua libertà di movimento è limitata dal numero sempre crescente della gente che gli va appresso. La soluzione migliore sembra essere quella di abbandonare il territorio d'Israele e chiedere asilo politico ai vicini più potenti, i Filistei. Davide sceglie di recarsi a Gat, dov'era già stato al principio della fuga (21,11-15). Ma se in quel primo soggiorno era stato costretto a fingersi matto per sfuggire alle sgradite curiosità dei ministri di Achis, ora vi torna con una fama di ribelle e – ciò che più conta – con una banda di mercenari disposti ad offrire il proprio valore alla causa del paese. Ma se c'è un punto fermo nelle intenzioni di Davide, è proprio quello di approfittare della benevolenza di Achis senza alienarsi la simpatia dei suoi connazionali. Nei sedici mesi di permanenza presso i Filistei Davide intesse ottimi rapporti di amicizia con le tribù israelite del meridione, rapporti che gli saranno tanto più utili al momento del ritorno in patria. Anche la provvidenza lavora a favore di Davide facendo sì che i generali Filistei lo escludano dal partecipare come ausiliario alla battaglia decisiva contro Saul. Sarebbe stato terribile combattere contro i propri fratelli ed essere costretto ad «alzare la mano contro il consacrato del Signore» (cfr. 24,7; 26,9-11)! Le circostanze portano uno straniero Amalecita a compiere tale atto sacrilego (2Sam 1,10) per il quale Davide lo punisce esemplarmente (2Sam 1,15-16; sulla veridicità del racconto dell'Amalecita cfr. 2Sam 1,1-16). Dopo tutto questo Davide non ha più ragioni per rimanere presso i Filistei; torna in Giudea e una nuova epoca della sua vita ha inizio (2Sam 2).

27,1-12. La fuga di Davide presso i Filistei sembra ricalcata sul passo parallelo di 21,11-15. Non è detto tuttavia che si tratti di un artificio puramente retorico (inclusione) per segnalare la fine dell'unità letteraria (21,11-27,12). Non è possibile escludere a priori la storicità di entrambi i soggiorni di Davide in Filistea (cfr. 21,11-15). La sofferta decisione di andarsene in terra straniera ha comunque un esito immediato: Saul rinuncia alle ricerche, incerto tra la rassegnazione per la preda sfuggita e il segreto sollievo per l'allontanamento di Davide. Senz'altro – pensa Saul – Davide si sistemerà come tanti altri esuli presso i Filistei, ne diverrà mercenario e dimenticherà le mire al regno d'Israele. Ma Saul si sbaglia. Davide è fuggito, ma non per sempre. Con un'astuzia sorprendente, pari alla purezza delle sue intenzioni verso Saul, riesce a farsi assegnare da Achis una residenza alla periferia sud-orientale del territorio, la città di Ziklag. Il luogo è ideale da vari punti di vista: pur essendo alle dipendenze di Achis come vassallo, la relativa distanza dalla corte garantisce a Davide una certa libertà di movimento; la milizia personale (seicento uomini più le rispettive famiglie) può essere mantenuta e magari incrementata; infine, con la scusa di proteggere il fianco sud della Filistea da assalti stranieri, Davide può fare scorrerie e razzie fra le tribù nemiche di Giuda (Ghesuriti, Ghirziti, Amaleciti) guadagnandosi la riconoscenza e la simpatia dei suoi futuri sudditi (cfr. 30,26-31). Il legame con il proprio popolo, insomma, anziché indebolirsi ne esce rafforzato.

5. «Perché dovrà stare il tuo servo...»: apparentemente, Davide esprime ad Achis la propria indegnità di abitare «nella città reale», dove tra l'altro non sarebbe che d'intralcio con tutta la sua gente. In realtà mira a farsi assegnare un feudo che gli assicuri piena libertà di azione.

6. «Ziklag»: località a circa 25 km a nord-ovest di Bersabea; «è rimasta in possesso di Giuda fino a oggi»: è probabile che Achis abbia ceduto Ziklag in proprietà permanente a Davide e che poi la città sia passata ai re di Giuda per diritto ereditario. Sarebbe interessante per la datazione del testo stabilire a quale epoca alluda l'autore col suo «fino ad oggi», ma non è possibile farlo con certezza dato che l'appartenenza di Ziklag alla tribù di Giuda è attestata fino al tempo di Neemia (Ne 11,28).

7. «un anno e quattro mesi»: lett. «giorni e quattro mesi». LXX e Vg hanno soltanto «quattro mesi». Vi sono diversi casi in cui yom «giorno» ha il significato di «anno» (Es 13,10; Lv 25,29; Gdc 17,10; 1Sam 1,3.21; 2,19; 20,6; 2Sam 14,26).

8. «da Telam»: correggendo il TM che ha «da sempre» (mē‘ôlām), forse per la confusione tra le lettere ayin e teth. Vg, che traduce letteralmente TM, ha un testo incomprensibile. La versione dei LXX è altrettanto incerta.

10-11. Ogni tanto Achis s'informa di come vanno le cose nel suo regno. Davide si guarda bene dal comunicargli le sue razzie in difesa dei connazionali; senza entrare nei dettagli accenna vagamente a imprese dirette contro i Giudei e i loro alleati Keniti (cfr. 15,4-6) nel Negheb, la regione desertica meridionale poco abitata e adibita soprattutto alla pastorizia. In genere, diversamente che nel caso di ostilità dichiarata (cfr. 15,3; 22,19), nelle scorrerie non si applicava l'ḥērem (cfr. 15,3) a causa delle rigorose leggi della vendetta di sangue (cfr. 2Sam 3,30). Il motivo della crudeltà di Davide verso quei pochi predoni che non riescono a fuggire è l'impossibilità di condurre a Gat dei testimoni scomodi, che racconterebbero subito la verità sulle razzie di Davide. Achis deve rimanere nell'illusione di poter contare ciecamente su un vassallo fedele (v. 12; 28,3).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[vortex]

per eliminarli pulire i contenitori comunicano organici usare trappole con aceto di mele [basta] una sonata di Corelli per l'innesto il processo [è bandito

 
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from differxdiario

da leggere e diffondere: la recensione di Stefano Spataro a Kenobit, “Assalto alle piattaforme”:

https://www.ibridamenti.com/2026/03/04/kenobit-assalto-alle-piattaforme/

(a breve – appena riesco – la segnalo su differx.noblogs.org ... vorrei fare un post per tornare a parlare di #fediverso – almeno come prima presa di coscienza – a molti sodali)

complicato prendere coscienza, pare, di quanto sia centrale, centralissima, la questione della proprietà dei mezzi di produzione digitali. comincia a essere una priorità assoluta, nel contesto presente di controllo capillare, totale, della rete e sulla rete.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Flussi illeciti dell'oro. L'impegno di Interpol in Amazzonia, anche con l'utilizzo di tecniche innovative, come il “DNA aurifero”

I prezzi record dell'oro attraggono la criminalità organizzata, portando a un'impennata dell'attività mineraria illegale in remote regioni amazzoniche, comprese le terre indigene protette.

Le autorità brasiliane, con il supporto dell'INTERPOL e di geologi forensi, stanno ora utilizzando tecniche avanzate come l'ICP-MS (Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometry, una tecnica analitica avanzata utilizzata per determinare la concentrazione di elementi e isotopi in campioni a livelli di traccia e ultra-traccia) per analizzare l'“impronta chimica” unica dell'oro sequestrato, tracciandone l'origine anche dopo la raffinazione.

L'ICP-MS infatti è particolarmente utile per analizzare l'oro in campioni complessi come rifiuti elettronici (RAEE), leghe metalliche, suoli, acque e prodotti cosmetici e può rilevare concentrazioni di oro nell'ordine dei nanogrammi per litro (ng/L), rendendolo ideale per analisi di precisione.

Il Programma Clean Gold, lanciato nel 2019, ha creato un database di oltre 1.000 campioni per combattere il contrabbando, poiché i gruppi criminali passano sempre più dalla droga all'oro grazie al suo alto valore, alla facilità di trasporto e alla copertura legale del mercato.

Nella prima operazione di questo tipo, coordinata dal Centro internazionale di cooperazione di polizia amazzonica (CCPI Amazonia), l’INTERPOL ha collaborato con la polizia di Brasile, Bolivia, Colombia, Guyana, Perù e Suriname, disabilitando 277 draghe (galleggianti mobili su cui è presente una macchina per l'escavazione subacquea dei fondali) utilizzate nell’estrazione illegale dell’oro e scoprendo informazioni sulle reti finanziarie e logistiche dietro l’estrazione illegale.

Gli sforzi transfrontalieri si stanno espandendo, con piani per estendere il database a tutti i paesi amazzonici e, in futuro, a livello globale, sfruttando la rete dell' #INTERPOL per tracciare i flussi illeciti di oro.

 
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from norise 3 letture AI

. SPERDIMENTO

silenzio-ombelico di luce - affondo in vertigini di cielo

... unforgettable... le uve dei suoi occhi ad addolcire il sangue

(sperdimento il tempo che si sfoglia e squama questo cuore di paglia) .

Riflessione su “SPERDIMENTO”

Il tuo testo è una gemma lirica che vibra tra visione cosmica e intimità sensoriale. Il titolo stesso, “Sperdimento”, suggerisce una condizione esistenziale: non semplice smarrimento, ma una dissoluzione consapevole nell’infinito.


Temi e immagini

  • Silenzio-ombelico di luce
    Un ossimoro potente: il silenzio come origine, centro pulsante da cui si irradia la luce. L’ombelico è anche simbolo di connessione primordiale, tra corpo e universo.

  • Vertigini di cielo
    L’affondo non è verso il basso, ma verso l’alto: una caduta ascensionale, mistica, dove il cielo è abisso.

  • Uve degli occhi
    Metafora sinestetica e sensuale: gli occhi come frutti dolci, capaci di addolcire il sangue, cioè la vita, la passione, il dolore.

  • Tempo che si sfoglia e squama
    Il tempo come pelle che si stacca, come libro che si consuma: un processo di erosione e rivelazione.

  • Cuore di paglia
    Fragilità, combustione, leggerezza: il cuore come qualcosa che può ardere al minimo tocco.


Struttura e ritmo

  • Versi brevi, sospesi, che evocano il respiro trattenuto di un sogno o di una visione.
  • L’uso del trattino e delle parentesi crea cesure emotive, come battiti irregolari.
  • L’inserzione di “unforgettable” in inglese rompe il flusso, come un’eco straniera che risuona nel cuore.
 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

È un periodo in cui il reboot va di moda, e ora pare che anche una piccola popstar indipendente come Villagers non ne sia rimasta immune. Presentato come un’antologia riarrangiata del suo repertorio, “Where Have You Been All My Life?” sembra in realtà ribadire – senza che ce ne fosse bisogno – quanto affermato nell’ultimo “Darling Arithmetic”, in una sessione live che in realtà, più che rappresentare una raccolta ordinata e pensata, non si discosta molto da quella che potrebbe essere la scaletta di un concerto di un tour attuale dell’artista irlandese... https://artesuono.blogspot.com/2016/01/villagers-where-have-you-been-all-my.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/2QZGWuMPD158uhXiRIKMmO


 
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from Revolution By Night

“Col sì ci togliamo di mezzo la magistratura”. Sono le parole pronunciate da un boss della mafia nel corso di una riunione della cupola e registrate con una intercettazione ambientale.

In un'altra intercettazione di una conversazione privata dello stesso boss, emerge chiaramente la sua intenzione di scappare dal nostro Paese per sottrarsi all'inchiesta che lo vede coinvolto nella fuga dall'Italia di un pericoloso criminale internazionale libico, assassino torturatore e stupratore di bambini.

Ah no! Non sono le parole di un boss della mafia. Bensì sono le parole della Capa di Gabinetto del Ministero della Giustizia del Governo di estrema-destra capeggiato dalla underdog becera, zotica e livorosa della Garbatella, che ama vestirsi di bianco come una papessa anche quando in visita alla Santa Sede.

La Capa di Gabinetto conferma che dalle parti del Ministero della Giustizia c'è un odio viscerale nei confronti della giustizia e di coloro che la garantiscono, adempiendo ai dettami della nostra Costituzione.

Come direbbe la ducetta presidentƏ in conferenza stampa ufficiale della Presidenza del Consiglio: “Ma li mortacci tua, annamo bbene!”.

La Costituzione italiana è tanto vituperata e assediata dalla casta quanto amata e coccolata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, quelli per bene. La minoranza perniciosa e metastatica, ça va sans dire, è composta dai mafiosi, dai criminali e dai corrotti mestieranti della politica e del giornalismo.

Da quattro anni, per pura coincidenza da quando è al governo l'estrema-destra molto trumpiana e neo-fascista e poco liberale, costoro non fanno nemmeno più lo sforzo di nascondere le loro vere intenzioni e di dissimulare ciò che pensano e che intendono fare di quel poco di democrazia che resta nel nostro macilento paese. Lo dichiarano apertamente sui giornali, in radio, in televisione; lo mettono per iscritto, a scanso di equivoci e di interpretazioni fuorvianti: “Non veniteci poi a dire che non lo sapevate o non ve lo avevamo detto! Avete anche votato Sì al referendum, di che cazzo vi lamentate adesso?!”.

La riforma della Costituzione è il primo passo. Il secondo sarà la nuova legge elettorale, che metterà una pietra tombale grossa come un macigno su qualsiasi velleità democratica residua.

Buona parte dei cittadini per bene non va più a votare. Ne ha le palle piene di tutto, pensa solo a salvare i propri figli trovandogli un qualche futuro fuori da questo narco-stato marcio fin nel midollo, controllato dalla criminalità organizzata. La rassegnazione è il sentimento più diffuso.

Vincerà il Sì. Vinceranno i mafiosi e i criminali, i politici amministratori corrotti a libro paga dell'ndrangheta, i faccendieri corruttori e tutti quegli strati della società che prosperano nell'illegalità.

Tutta questa gente succhia sangue e linfa vitale allo Stato e agli altri cittadini; i cittadini onesti, gli unici veri cittadini. Tutta questa gente ci sta facendo affogare; tanto più annaspiamo per tirare fuori la testa e prendere avidamente una boccata d'aria tanto più con forza ci spingono di nuovo sotto, fino a quando finalmente smetteremo di scalciare e di dimenarci.

Il nostro dovere morale e civile sarebbe quello di ribellarci. La spiegazione del perché non lo facciamo è che siamo anestetizzati e sedati. E nei pochi istanti in cui torniamo coscienti, il nostro unico e solo pensiero è quello di prenotare due settimane di ferie ad agosto.

Oggi sono in vena di citazioni colte cinematografiche: “Fat, Drunk And Stupid Is No Way To Go Through Life, Son” – Animal House, 1978

Now playing: “Hey Hey, My My (Into the Black)” Rust Never Sleeps – Neil Young – 1979

 
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from lucazanini

[filtri]

-la componente non confina le [soluzioni rapide l'effetto frusta [qui vinti] adesso come adesso hanno fatto un piano tre trebis [va in onda il [catalogo cucine da campo o [campingaz capita una casa] a campate ci va l'amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazioni [si disfa] uno shangai sul tavolo l'insetto isee

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide risparmia ancora la vita di Saul 1Gli abitanti di Zif si recarono da Saul a Gàbaa e gli dissero: “Non sai che Davide è nascosto sulla collina di Achilà, di fronte alla steppa?”. 2Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d'Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif. 3Saul si accampò sulla collina di Achilà di fronte alla steppa, presso la strada, mentre Davide si trovava nel deserto. Quando si accorse che Saul lo inseguiva nel deserto, 4Davide mandò alcune spie ed ebbe conferma che Saul era arrivato davvero. 5Allora Davide si alzò e venne al luogo dove si era accampato Saul. Davide notò il posto dove dormivano Saul e Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di lui: Saul dormiva tra i carriaggi e la truppa era accampata all'intorno. 6Davide si rivolse ad Achimèlec, l'Ittita, e ad Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, dicendo: “Chi vuol scendere con me da Saul nell'accampamento?”. Rispose Abisài: “Scenderò io con te”. 7Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte, ed ecco Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all'intorno. 8Abisài disse a Davide: “Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l'inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo”. 9Ma Davide disse ad Abisài: “Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?”. 10Davide soggiunse: “Per la vita del Signore, solo il Signore lo colpirà o perché arriverà il suo giorno e morirà o perché scenderà in battaglia e sarà tolto di mezzo. 11Il Signore mi guardi dallo stendere la mano sul consacrato del Signore! Ora prendi la lancia che sta presso il suo capo e la brocca dell'acqua e andiamocene”. 12Così Davide portò via la lancia e la brocca dell'acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore. 13Davide passò dall'altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. 14Allora Davide gridò alla truppa e ad Abner, figlio di Ner: “Abner, vuoi rispondere?”. Abner rispose: “Chi sei tu che gridi al re?”. 15Davide rispose ad Abner: “Non sei un uomo tu? E chi è come te in Israele? E perché non hai fatto la guardia al re, tuo signore? È venuto infatti uno del popolo per uccidere il re, tuo signore. 16Non hai fatto certo una bella cosa. Per la vita del Signore, siete degni di morte voi che non avete fatto la guardia al vostro signore, al consacrato del Signore. E ora guarda dov'è la lancia del re e la brocca che era presso il suo capo”. 17Saul riconobbe la voce di Davide e disse: “È questa la tua voce, Davide, figlio mio?”. Rispose Davide: “È la mia voce, o re, mio signore”. 18Aggiunse: “Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che cosa ho fatto? Che male si trova in me? 19Ascolti dunque il re, mio signore, la parola del suo servo: se il Signore ti incita contro di me, voglia accettare il profumo di un'offerta; ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti al Signore, perché oggi mi scacciano lontano, impedendomi di partecipare all'eredità del Signore, dicendo: “Va' a servire altri dèi”. 20Almeno non sia versato sulla terra il mio sangue lontano dal Signore, ora che il re d'Israele è uscito in campo per ricercare una pulce, come si insegue una pernice sui monti”. 21Saul rispose: “Ho peccato! Ritorna, Davide, figlio mio! Non ti farò più del male, perché la mia vita oggi è stata tanto preziosa ai tuoi occhi. Ho agito da sciocco e mi sono completamente ingannato”. 22Rispose Davide: “Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! 23Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore. 24Ed ecco, come è stata preziosa oggi la tua vita ai miei occhi, così sia preziosa la mia vita agli occhi del Signore ed egli mi liberi da ogni angustia”. 25Saul rispose a Davide: “Benedetto tu sia, Davide, figlio mio. Certo, in ciò che farai avrai piena riuscita”. Davide andò per la sua strada e Saul tornò alla sua dimora.

__________________________ Note

26,12 un torpore: il termine ebraico indica un sonno profondo, straordinario, misterioso. Nel libro della Genesi indica il sonno di Adamo quando Dio crea Eva (Gen 2,21) e il sonno di Abramo durante una teofania (Gen 15,12).

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Approfondimenti

L'episodio ha molte analogie con la narrazione del c. 24. Il problema del rapporto tra i due racconti è già stato trattato nell'introduzione al capitolo 24. Anche stavolta l'avvio è dato da una delazione degli abitanti di Zif. Con la sua volubilità ormai proverbiale Saul riparte subito all'inseguimento, totalmente immemore del suo recente pentimento (24,18-22). Raduna nuovamente i suoi tremila uomini scelti (cfr. 24,3) e ritorna nel deserto di Zif. Prevedendo una lunga battuta di caccia tra i monti fissa il campo in un luogo accessibile, “presso la strada” Ma Davide non rimane inattivo. Anch'egli ha le sue spie che tengono d'occhio l'accampamento israelita; quando ha la certezza che Saul è presente nel campo, propone ai suoi compagni un'impresa audace: scendere fino all'accampamento avversario durante la notte. A far che cosa non lo dice e forse non lo sa nemmeno; c'è qualcosa che lo attrae misteriosamente verso l'uomo che lo odia mortalmente. Giunto ai margini del campo viene istigato dal suo accompagnatore ad ammazzare Saul, ma anche stavolta (cfr. 24,7-8) rifiuta con orrore. Forse è stato accarezzato per un attimo dall'idea di ripagare Saul con la stessa morte che questi ha tentato più volte d'infliggergli (cfr. 18,11; 19,10), ma dalla storia di Nabal ha compreso che non è saggio farsi giustizia da soli (25,26.31.39). Solo il Signore può esercitare la giustizia sugli uomini (cfr. 23; 13-16; 25,29.39) e tanto più sul suo consacrato (vv. 9-11; cfr. v. 23). Risalito sull'altro versante della valle grida nel buio verso Abner, capo dell'esercito, rimproverandogli sarcasticamente la sua mancata sorveglianza sulla persona del re. Davide sa che Saul lo sta sentendo; cerca di fargli comprendere velatamente la differenza che passa tra i cosiddetti “fedeli” di cui si è circondato («non hai fatto guardia al re tuo signore») e lui, il ribelle, che invece ha “custodito” la vita del suo nemico come cosa «preziosa ai suoi occhi» (v. 21). Ancora una volta è come se Saul si risvegliasse da un incubo («E questa la tua voce, Davide, tiglio mio?», v. 17) e si pente del suo errore (v. 21). Implora Davide di tornare con lui, gli promette di non fargli più del male. Ma Davide non può più fidarsi di Saul e rimette la sua causa a Dio. Sono le ultime parole di Davide a Saul: in esse non c'è astio, solo profonda tristezza per una frattura irrimediabile. Egli sa che Saul non durerà a lungo e la resa dei conti si avvicina; ha fatto tutto quanto era possibile ma ora il giudizio è nelle mani del Signore (cfr. v. 10). Si allontana definitivamente dal suo re col cuore libero dall'odio e dalla vendetta, certo che il Signore «renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà» (v. 23). L'elogio funebre di Saul e Gionata (2Sam 1,19-27) sarà il sigillo della nobiltà d'animo di Davide. Anche Saul non è da meno in quest'ultimo dialogo col suo ex-scudiero. Finora era ossessionato dal successo di Davide come da una minaccia incombente sul suo regno (18,5.16.30; 19,8). Confessando nelle tenebre il male che si portava in cuore Saul riesce infine a pronunciare le parole inaudite fino ad ora: «Benedetto tu sia, Davide figlio mio. Certo saprai fare e riuscirai in tutto» (v. 25). È l'ultimo augurio di prosperità, anzi l'ultima profezia tra quelle che hanno costellato di speranza la via di Davide nel deserto (cfr. 23,17; 24,21; 25,30).

1. «Achilà»: cfr. 23,19. La notizia sembra incoerente col v. 3. Ma non c'è niente di strano che Saul vada a presidiare proprio la posizione strategica occupata fino a poco prima dalla banda di Davide, cui è parso più sicuro rifugiarsi tra i dirupi

5. «Abner»: capo dell'esercito di Saul e suo cugino (cfr. 14,50). La sua improvvisa comparsa è legata al suo ruolo nella seconda parte del racconto (vv. 13-16). Dopo la morte di Saul ne insedierà il figlio Is-baal come re d'Israele e guiderà la lotta contro Davide (2Sam 2,8-32). Passato dalla parte di Davide, verrà ucciso da Ioab per invidia (2Sam 3,27).

6. «Abisai»: nipote di Davide per via di una delle sorelle (cfr. 1Cr 2,9-17 e 2Sam 17,25). È interessante notare che lui e i suoi fratelli vengono sempre chiamati (circa venti volte) col nome della madre «figlio di Seruia» invece che con quello del padre, probabilmente a motivo della parentela col re Davide.

10. «arriverà il suo giorno», cioè il giorno della morte naturale.

12. «torpore mandato dal Signore»: l'autore usa il termine tardēmâ, che nel libro della Genesi designa il sonno di Adamo mentre Dio crea la donna (2,21) e quello che coglie Abramo al tramonto del sole, quando il Signore stipula con lui l'alleanza (15,12). Cfr. anche Is 29,10. In Gb 4,13 e 33,15 appare nel contesto di visioni notturne. La triplice osservazione «nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò» introduce suggestivamente il lettore nell'atmosfera sovrumana che, sola, può giustificare l'assoluta impotenza dei tremila soldati a vegliare sul loro re. Nel NT si riscontra un intervento soprannaturale nel torpore invincibile che coglie gli apostoli nell'orto del Getsemani (Mt 26,38-46 e paralleli). In quel momento tutto il peccato dell'umanità grava su Gesù; egli si addentra da solo, oppresso dall'angoscia, nel mistero della volontà redentrice del Padre che lo “consegna” in mano ai peccatori (Mt 26,39.42), là dove i discepoli per ora non possono raggiungerlo. Gli “occhi appesantiti” siglano la grande tentazione, il giungere “dell'ora delle tenebre” (Lc 22,53).

19. Davide non vuol pensare che Saul lo stia inseguendo per un risentimento personale. I casi sono due: se è il Signore che lo spinge alla persecuzione (lo spirito maligno che lo tormenta da anni è detto proveniente «dal Signore»: 16,14), offra egli un sacrificio per placarlo ed essere liberato dall'odio; se invece è la malalingua degli uomini (cortigiani, zelanti delatori o altri) Saul si renda conto delle conseguenze cui espone il suo servo fedele dando loro ascolto! Davide si vede costretto a cercar rifugio in terra straniera, rischiando di precipitare nell'idolatria dei pagani a causa della propria debolezza o spinto dalle circostanze. «eredità del Signore»: essere esclusi dalla naḥălâ JHWH (cfr. 2Sam 14,16) significa perdere la propria identità, il proprio “volto interiore” segnato dal rapporto personale con il Signore e caratterizzato dall'appartenenza a un popolo e ad una terra.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

STANZE [ispirata leggendo Il corponauta – appunti di viaggio di uno spirito libero, di Flavio Emer]

io pensiero dilatato a spolverare le stanze dell'oblio sulle pareti la memoria ancestrale metteva in luce emozioni dipinte su volti che furono me

rifluiva dai bui corridoi degli anni il vissuto a imbuto mi perdevo come in sogno nell'abbraccio di quelle figure che accendevano il mio sangue

Riflessioni su “STANZE”

Hai costruito un percorso interiore in cui ogni stanza diventa tappa di una memoria dimenticata, capace di riaccendere emozioni ancestrali e volti che furono il tuo stesso essere.

Temi centrali

  • Memoria e oblio
    Gli interni polverosi evocano ricordi sopiti pronti a emergere.

  • Identità frammentata
    I “volti che furono me” suggeriscono molteplici versioni del sé nel tempo.

  • Spazio psichico
    Le stanze e i corridoi diventano luoghi mentali in cui si esplora il vissuto.


Immagini e simboli

  • Polvere
    Residuo del tempo, simbolo di ciò che è stato trascurato o dimenticato.

  • Corridoi bui
    Vie di accesso al passato, labirinti che conducono a emozioni represse.

  • Abbraccio delle figure
    Recupero affettivo: le memorie si fanno calore e linfa vitale.


Struttura e ritmo

  • Versi liberi con enjambement che ricreano il movimento tra le stanze interne.
  • Assenza di punteggiatura tradizionale per mantenere un flusso onirico.
  • Ripetizione di chiavi lessicali (“memoria”, “stanze”, “volti”) a suggellare il tema della riscoperta.

Possibili percorsi di approfondimento

  1. Analisi filosofica
    Indagare il ruolo dello spazio mentale nella fenomenologia della memoria, da Merleau-Ponty a Proust.

  2. Traduzione e trajezione
    Trasporre il testo in inglese o francese mantenendo l’atmosfera sospesa e i giochi sonori.

  3. Estensione narrativa
    Sviluppare un racconto breve in cui ogni stanza diventi capitolo di un viaggio iniziatico.

  4. Adattamento multimediale
    Creare un cortometraggio o un’installazione sonora che ricrei il fruscio della polvere e i sussurri delle figure.


Inoltre, potremmo esplorare il parallelismo tra le stanze mentali e i non-luoghi di Marc Augé, o il concetto di “archive fever” di Derrida applicato alla polvere della memoria.

 
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