Davide sconfigge Golia 17,1-18,5
1I Filistei radunarono di nuovo le loro truppe per la guerra, si radunarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azekà, a Efes-Dammìm. 2Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto e si schierarono a battaglia contro i Filistei. 3I Filistei stavano sul monte da una parte, e Israele sul monte dall'altra parte, e in mezzo c'era la valle.
4Dall'accampamento dei Filistei uscì uno sfidante, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. 5Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. 6Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. 7L'asta della sua lancia era come un cilindro di tessitori e la punta dell'asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero. 8Egli si fermò e gridò alle schiere d'Israele: “Perché siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non sono io Filisteo e voi servi di Saul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me. 9Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo vostri servi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete voi nostri servi e ci servirete”. 10Il Filisteo aggiungeva: “Oggi ho sfidato le schiere d'Israele. Datemi un uomo e combatteremo insieme”. 11Saul e tutto Israele udirono le parole del Filisteo; rimasero sconvolti ed ebbero grande paura.
12Davide era figlio di un Efrateo di Betlemme di Giuda chiamato Iesse, che aveva otto figli. Al tempo di Saul, quest'uomo era un vecchio avanzato negli anni. 13I tre figli maggiori di Iesse erano andati con Saul in guerra. Di questi tre figli, che erano andati in guerra, il maggiore si chiamava Eliàb, il secondo Abinadàb, il terzo Sammà. 14Davide era ancora giovane quando questi tre più grandi erano andati dietro a Saul. 15Egli andava e veniva dal seguito di Saul e pascolava il gregge di suo padre a Betlemme.
16Il Filisteo si avvicinava mattina e sera; continuò così per quaranta giorni. 17Ora Iesse disse a Davide, suo figlio: “Prendi per i tuoi fratelli questa misura di grano tostato e questi dieci pani e corri dai tuoi fratelli nell'accampamento. 18Al comandante di migliaia porterai invece queste dieci forme di formaggio. Infórmati della salute dei tuoi fratelli e prendi la loro paga. 19Essi con Saul e tutto l'esercito d'Israele sono nella valle del Terebinto, a combattere contro i Filistei”. 20Davide si alzò di buon mattino: lasciò il gregge a un guardiano, prese il carico e partì come gli aveva ordinato Iesse. Arrivò ai carriaggi quando le truppe uscivano per schierarsi e lanciavano il grido di guerra. 21Si disposero in ordine Israele e i Filistei: schiera contro schiera. 22Davide si liberò dei bagagli consegnandoli al custode, poi corse allo schieramento e domandò ai suoi fratelli se stavano bene. 23Mentre egli parlava con loro, ecco lo sfidante, chiamato Golia il Filisteo, di Gat. Avanzava dalle schiere filistee e tornò a dire le sue solite parole e Davide le intese. 24Tutti gli Israeliti, quando lo videro, fuggirono davanti a lui ed ebbero grande paura.
25Ora un Israelita disse: “Vedete quest'uomo che avanza? Viene a sfidare Israele. Chiunque lo abbatterà, il re lo colmerà di ricchezze, gli darà in moglie sua figlia ed esenterà la casa di suo padre da ogni gravame in Israele”. 26Davide domandava agli uomini che gli stavano attorno: “Che faranno dunque all'uomo che abbatterà questo Filisteo e farà cessare la vergogna da Israele? E chi è mai questo Filisteo incirconciso per sfidare le schiere del Dio vivente?”. 27Tutti gli rispondevano la stessa cosa: “Così e così si farà all'uomo che lo abbatterà”. 28Lo sentì Eliàb, suo fratello maggiore, mentre parlava con quegli uomini, ed Eliàb si irritò con Davide e gli disse: “Ma perché sei venuto giù e a chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io conosco la tua boria e la malizia del tuo cuore: tu sei venuto giù per vedere la battaglia”. 29Davide rispose: “Che cosa ho dunque fatto? Era solo una domanda”. 30Si allontanò da lui, andò dall'altra parte e fece la stessa domanda, e tutti gli diedero la stessa risposta.
31Sentendo le domande che Davide faceva, le riferirono a Saul e questi lo fece chiamare. 32Davide disse a Saul: “Nessuno si perda d'animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo”. 33Saul rispose a Davide: “Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d'armi fin dalla sua adolescenza”. 34Ma Davide disse a Saul: “Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e veniva talvolta un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. 35Allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la pecora dalla sua bocca. Se si rivoltava contro di me, l'afferravo per le mascelle, l'abbattevo e lo uccidevo. 36Il tuo servo ha abbattuto il leone e l'orso. Codesto Filisteo non circonciso farà la stessa fine di quelli, perché ha sfidato le schiere del Dio vivente”. 37Davide aggiunse: “Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell'orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo”. Saul rispose a Davide: “Ebbene va' e il Signore sia con te”. 38Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e lo rivestì della corazza. 39Poi Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura e cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: “Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato”. E Davide se ne liberò. 40Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo.
41Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. 42Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto. 43Il Filisteo disse a Davide: “Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?”. E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. 44Poi il Filisteo disse a Davide: “Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche”. 45Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai sfidato. 46In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti staccherò la testa e getterò i cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. 47Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché del Signore è la guerra ed egli vi metterà certo nelle nostre mani”. 48Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a prendere posizione in fretta contro il Filisteo. 49Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. 50Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra, colpì il Filisteo e l'uccise, benché Davide non avesse spada. 51Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.
52Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda, alzando il grido di guerra, e inseguirono i Filistei fin presso Gat e fino alle porte di Ekron. I cadaveri dei Filistei caddero lungo la strada di Saaràim, fino all'ingresso di Gat e fino a Ekron. 53Quando gli Israeliti furono di ritorno dall'inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro campo. 54Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme. Le armi di lui invece le pose nella sua tenda.
55Saul, mentre guardava Davide uscire contro il Filisteo, aveva chiesto ad Abner, capo delle milizie: “Abner, di chi è figlio questo giovane?”. Rispose Abner: “Per la tua vita, o re, non lo so”. 56Il re soggiunse: “Chiedi tu di chi sia figlio quel giovinetto”. 57Quando Davide tornò dall'uccisione del Filisteo, Abner lo prese e lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora in mano la testa del Filisteo. 58Saul gli chiese: “Di chi sei figlio, giovane?”. Rispose Davide: “Di Iesse il Betlemmita, tuo servo”.
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Note
17,1 Soco e Azekà: secondo Gs 15,35, sono città della Sefela, cioè delle colline occidentali di Giuda.
17,2 valle del Terebinto: è identificata con l’attuale wadi Es-Sant, a sud-ovest di Betlemme.
17,5 Un siclo equivaleva a circa 11 grammi. La corazza pesava circa 55 kg.
17,7 La lama dell’asta pesava circa 6,5 kg.
17,11 I vv. 12-31 (omessi nella traduzione greca dei LXX) seguono una tradizione diversa, forse anteriore alla narrazione di 16,14-23. Lo stesso vale per la narrazione di 17,55-18,5. La sequenza narrativa riprende al v. 32, con l’entrata in scena di Davide.
17,54 la portò a Gerusalemme: la conquista di Gerusalemme è successiva, viene raccontata solo in 2Sam 5,6-9. Questo accenno è un anacronismo, segno della redazione tardiva della narrazione.
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Approfondimenti
7,1-18,5. L'epico racconto della vittoria su Golia fa da cornice al secondo racconto sull'adozione di Davide da parte di Saul. Dopo un certo periodo di pace i Filistei si spingono nuovamente verso il territorio di Giuda. Saul è costretto a scendere col suo esercito per tagliare la strada agli invasori. Le due schiere si attestano l'una di fronte all'altra nella cosiddetta Valle del Terebinto (vv. 1-3); come nella guerra precedente (c. 14) nessuno dei contendenti si decide a ingaggiare la battaglia. A un certo punto i Filistei propongono un duello risolutivo tra il loro campione, un certo Golia di Gat, e un prode Israelita che sia disposto a misurarsi con lui (vv. 4-11). È una consuetudine abbastanza documentata nella antichità: nell'Iliade omerica (Ettore ed Aiace Telamonio; Paride e Menelao) e nella storia romana (Orazi e Curiazi) troviamo casi simili. Per diversi giorni nessuno osa raccogliere la sfida di Golia, finché arriva al campo il giovane Davide. Questi viene presentato nuovamente come se fosse affatto sconosciuto.
Mentre tutto l'esercito israelita è vergognoso per l'impotenza cui si vede ridotto, Davide si offre e, insperata-mente, vince (vv. 12-54). Da quel giorno Davide passa alla corte del re, divenendo in breve tempo un capo militare stimato da tutto il popolo e persino dai dignitari di Saul (17,55-18,5).
Quel che potrebbe apparire come un mero (per quanto straordinario) episodio di cronaca militare, assume con pochi tratti i contorni di una disputa ben più seria in cui si decide della superiorità del Dio d'Israele rispetto agli dei filistei. Il capitolo 17 vede in Davide il prosecutore della missione di Saul: «Egli libererà il mio popolo dalle mani dei Filistei», 9,16; 10,1); entrambi sono stati scelti da Dio (9,17; 10,1.24; 16,1.9) per custodire Israele dai suoi nemici e per condurlo al possesso pacifico della terra promessa ai padri (cfr. Es 3). La conquista di Canaan non ha soltanto una dimensione politico militare ma anche e soprattutto religiosa, in quanto la lotta decisiva è quella del Signore contro gli altri dei (cfr gli importantissimi capitoli di Gs 23-24). Il non andar dietro alle divinità straniere sarà infatti la migliore garanzia per un futuro sereno e fecondo, pena la scomparsa dalla terra in seguito all'oppressione delle «nazioni» (cfr. la parenesi deuteronomistica in Dt 4-11 e 28). La prima realizzazione della minaccia si ha nella battaglia di Eben-Ezer, quando l'arca viene catturata dai Filistei e deposta come bottino di guerra ne empio di Dagon (1Sam 4-5), Le iniquità dei figli di Eli (c. 2) hanno sancito l'apparente sconfitta del Signore rispetto al dio dei Filistei, ma questi dovrà infine prostrarsi dinanzi al «Dio degli eserciti che siede sui cherubini» (cfr. 5,1-5). L'attuale guerra tra Israeliti e Filistei rilancia anche la lotta teologica, come dimostra insistentemente Davide nelle sue parole contro Golia: «Come osi sfidare – tu incirconciso (la circoncisione è il segno dell'alleanza!) – le schiere del Dio vivente?» (17,26.36.45).
La vittoria di Davide dimostrerà che «vi è un Dio in Israele» (v. 46). Dall'altra parte Golia accetta la sfida maledicendo Davide «in nome dei suoi dei» (v. 43). In tale prospettiva il racconto si innesta coerentemente sul tronco della storia religiosa d'Israele, ne scrive un nuovo, importante capitolo e preannuncia temi che saranno ripresi successivamente (cfr. Elia sul monte Carmelo, 1Re 18. Particolarmente significativo per un confronto con 1Sam 17 è il v. 36: «Oggi si sappia che tu sei Dio in Israele...»).
17,1-11. La pericope ha lo scopo di preparare il racconto dell'impresa di Davide: la descrizione del luogo (vv. 1-3), del gigante filisteo (vv. 4-7); la sfida lanciata a Israele (v. 8-10); il terrore dell'esercito di Saul (v. 11). Solo nel v. 12 Davide comparirà sulla scena per risolvere miracolosamente la disperata situazione del suo popolo.
1-3. Il luogo della contesa si trova sul confine tra la Filistea e Israele (Gs 10,10-11; 15,35) a circa 25 km da Betlemme. La Valle del Terebinto (oggi Wadi es-Sant) è ampia e affiancata da colline tondeggianti, luogo ideale per accamparsi in posizione difensiva. La valle è solcata dal letto di un torrente, arido nel periodo estivo. È da esso che Davide sceglie i ciottoli levigati che saranno i suoi proiettili contro Golia (v. 40).
4. «campione»: lett. ’îš habbēnayim, ossia «l'uomo che sta nello spazio intermedio tra due». Sarebbe colui che viene a collocarsi tra i due eserciti per sfidare gli avversari. La parola italiana più vicina morfologicamente è
“duellante”. «alto sei cubiti e un palmo»: secondo le misure correnti Golia dovrebbe essere alto circa tre metri. La menzione di uomini giganteschi è frequente nella Bibbia. Ricordando i giganti esistenti al tempo del diluvio (Gn 6,4; cfr. Sir 16,7) essa afferma che ce ne furono “anche dopo” Dt 1,28 parla dei giganti «figli degli Anakiti» visti in Canaan dagli esploratori mandati da Mosè (cfr. 2,10; Nm 13,28.32-33). Gs 11,21-22 riferisce che Giosuè sterminò tutti gli Anakiti, all'infuori di quelli residenti a Gaza, Gat (!) e Asdod. 2Sam 21,15-22 registra un'altra tradizione sui «figli di Rafa», uno dei quali era «fratello di Golia di Gat».
8-10. Le parole di Golia dimostrano un totale disprezzo per i nemici, considerati stolti già per il fatto di aver accettato la sfida nonostante siano solo dei «servi di Saul». Fissando le condizioni del duello Golia gioca sulla parola «servi» (‘ăbādîm): «Se il mio avversario vincerà, noi Filistei accetteremo l'estrema abiezione (“serviremo” i “servi di Saul”); se invece vincerò io, voi sarete “nostri servi” (e non più “servi di Saul”!) e “ci servirete”». La posta in gioco è altissima e aveva già fatto tremare i Filistei nel passato (4,9), ma stavolta Golia è sicuro della vittoria. Al contrario Israele, paralizzato dal terrore (v. 11), non riesce neppure a invocare il Signore.
12-31. Questa lunga pericope ebraica manca nella recensione alessandrina dei LXX, mentre è conservata dalle recensioni Origeniana e Lucianica, da Vg e Syr. La lacuna è imputabile all'intenzione di armonizzare il presente racconto con la precedente versione della vocazione di Davide (16,14-23). Quest'ipotesi sembra confermata dal fatto che vengono omessi anche i vv. 55-58 (Saul chiede notizie sul conto di Davide e lo fa chiamare) e 18,1-5 (cooptazione di Davide alla corte di Saul). Ne risulta un testo perfettamente compatibile con 16,14-23 ma, appunto, è frutto di un'operazione artificiosa. Meglio mantenere integro il TM con le sue difficoltà non sempre risolvibili (cfr. cc. 16-19). Dal punto di vista stilistico si può riconoscere la composizione unitaria della pericope confrontando il v. 26 coi vv. 36.45.
12-15. La fonte – diversa da quella di 16,1-13 – presenta Davide e la sua famiglia. Forse l'ultimo di otto fratelli, egli rimane a casa col padre anziano per custodire il gregge e, a quanto pare, periodicamente si reca al fronte (v. 15) per rifornire di cibo i suoi tre fratelli maggiori. È una conferma della notizia data in 14,52: Saul aveva formato un piccolo esercito permanente costituito da tutti gli uomini validi che riusciva a raccogliere. Ma in caso di guerra si ricorreva ugualmente alla mobilitazione della popolazione civile, in primo luogo degli abitanti della zona in cui si sarebbero svolte le operazioni militari. L'arruolamento di tre figli su otto è una proporzione abbastanza plausibile.
*12. «Efratita di Betlemme di Giuda»: appartenente al clan di Efrata “padre di Betlemme” (1Cr 4,4; cfr. Rt 1,2; Mic 5,1).
14. «Davide era ancor giovane»: l'iconografia classica ha voluto esaltare la disparità di forze tra Golia e Davide raffigurando quest'ultimo come un bambino, ma poiché Saul lo riveste della sua armatura (v. 38) non si tratta certo di un fanciullo, bensi di un giovanotto già formato anche se non ancora in età di arruolamento.
15. «Egli andava e veniva»: se il versetto fosse – come taluni credono – una glossa armonizzatrice con la tradizione di 16,14-23 (in particolare con 16,21), rimarrebbero ancora da comporre le differenze dei vv. 55-58. Il testo è talmente vago che è lecito interpretare “l'andare e venire” di Davide come un accenno al tragitto da lui compiuto saltuariamente tra Betlemme e l'accampamento.
18-20. «capo di migliaia»: cfr. 8,12; 22,7; 2Sam 18,1. L'origine di quest'autorità militare è fatta risalire ai consigli di Ietro in vista di una migliore organizzazione del popolo (Es 18,21). Si veda anche Es 31,14 dove i “capi di migliaia” governano ciascuno il contingente di una tribù, consistente appunto in mille soldati. Iesse pensa saggiamente di mandare un regalo anche all'ufficiale superiore: è un atto doveroso di omaggio e può sempre tornare utile ai figli sottoposti al suo comando. «paga»; lett. «pegno». Non è chiaro cosa sia; forse è una ricevuta comprovante l'avvenuta esecuzione della commissione. È incerta la corresponsione di uno stipendio ai soldati prima del tempo dei Maccabei (1Mac 14,32). «e truppe uscivano per schierarsi»: non è forse la prima volta che i due eserciti si fronteggiano a distanza senza poi attaccare battaglia. Le guerre antiche erano scandite da riti e ritmi che sfuggono alle strategie militari odierne.
22-24. A Davide non sembra vero di esser giunto in tempo per partecipare in qualche maniera ai combattimenti; proprio allora Golia sta uscendo nuovamente per sfidare Israele. Con questo richiamo alla scena iniziale (v. 1-11) si conclude la meticolosa disposizione degli elementi necessari a preparare l'entrata in scena del vero eroe del racconto, Davide.
23. «usci dalle schiere filistee»: testo corretto secondo il qere. TM (ketib) ha: «uscì dalle spelonche» (?).
25. «un Israelita disse»: per incoraggiare un eventuale contendente Saul ha probabilmente incaricato un banditore di proclamare il bando dei premi destinati a colui che osasse accettare la sfida e vincesse. «esenterà la casa di suo padre da ogni gravame»: il TM dice semplicemente: «farà ḥopšî la casa di suo padre». Questa parola significa «libero, liberato» (dalla schiavitù: Es 21,2.5; Dt 15,12; Is 58,6; Ger 34,9-11). Il contesto suggerisce un riferimento al “diritto del re” (8,11-17).
26-27. La curiosità di Davide fornisce il pretesto per riportare l'attenzione al vero significato della sfida di Golia: essa getta la vergogna su Israele ed è un insulto alle «schiere del Dio vivente», dunque a Dio stesso (cfr. c. 17).
28-31. Differenti reazioni alle parole di Davide: il fratello maggiore Eliab lo rimprovera aspramente perché si intromette in faccende che non lo riguardano, oppure per dissimulare l'imbarazzo del primogenito nei confronti del fratello minore, che dimostra di essere più coraggioso di lui? Invece Saul si interessa a quel giovane sconosciuto che potrebbe risolvere l'umiliante situazione del suo esercito. 17,32-37. Nel dialogo si percepisce un forte contrasto fra la prudenza di Saul e la risolutezza di Davide. Non è più il Saul di un tempo, investito dallo spirito del Signore e capace di imprese straordinarie (11,1-11); ora «lo spirito del Signore si è ritirato da lui» (16,14) e vede le cose secondo un'ottica puramente umana. Egli augura a Davide “che il Signore sia con lui” (v. 37) ma in questa frase s'intuisce la rassegnazione e lo scetticismo dell'adulto disincantato davanti all'insistenza del giovane un po' presuntuoso. Tutto ciò non fa che evidenziare ancor di più la fede di Davide nel «Dio vivente» (vv. 26.36) davanti al quale anche la forza del gigante dovrà piegarsi (cfr. 5,1-12). Infatti, «Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38). Solo riaffermando questa certezza – l'unica che possa motivare la fedeltà alla sua alleanza giorno dopo giorno, generazione dopo generazione – diventa ragionevole il paradossale criterio divino: «La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9).
32. «Nessuno si perda d'animo»: lett. « Non si perda d'animo il cuore dell'uomo». I LXX hanno cercato d'interpretare l'inconsueta locuzione traducendo: «Non si perda d'animo il cuore del mio signore».
38. «armatura»: più genericamente il TM dice: «vesti, indumenti». La natura di questo capo d'abbigliamento è incerta. Il “dare le proprie vesti” esprime una comunicazione delle proprie qualità personali: energia, abilità, sentimenti (cfr. 18,4).
43-47. Lo scambio di invettive tra i combattenti faceva parte della lotta (anche gli eroi di Omero si comportavano allo stesso modo). Alle benedizioni e maledizioni si annetteva un infallibile effetto (cfr. 3,11-14; Nm 22-24), ossia la capacità di influenzare il corso degli eventi in senso positivo o negativo. Se questo vien fatto “in nome” di una divinità (Golia maledice «in nome dei suoi dei» e Davide accetta la sfida «nel nome del Signore degli eserciti») significa che se ne richiede l'intervento a proprio favore. La lotta tra uomini diventa così una lotta tra dei impegnati a difendere la propria credibilità (cfr. 1Re 18,24: «Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!»). Davide affida la sua causa al “Dio vivente”, perciò è sicuro che oggi «tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele». Gli dei del Filisteo sono idoli innocui, «perché non fanno alcun male, come non e loro potere tare il bene» (Ger 10,5).
43. «Sono io forse un cane»: era un apprezzamento estremamente offensivo (2Sam 16,9; cfr. Gb 30,1) oppure espressione di umiltà (24,15; 2Sam 9,8; 2Re 8,13).
47. Sono le stesse parole pronunciate da Gionata in 14,6.10. C'è un forte parallelismo tra le imprese dei due amici (cfr. 14,1-14). «il Signore è arbitro della lotta»: lett. «del Signore è la guerra». Il termine giuridico “arbitro” (= tra due contendenti) appare in realtà solo in 24,16. Qui l'accento è posto sulla sovranità illimitata del Signore nel decidere le sorti della lotta (cfr. 14,6; Sal 33,8-19; Gdt 9,7-14; Prv 21,31). La guerra è considerata un'impresa divina (Gs 6-7; 10,14; Gdc 3,28; 20,35; 1Sam 7,10; Gb 38,23) e i combattenti sono sottoposti a regole sacre (Dt 23,10-15).
50. Questo versetto di carattere riassuntivo, pieno di meraviglia per l'accaduto, manca nei LXX (recensione alessandrina).
51. È percepibile un certo parallelismo di tutto il racconto – e in particolare di questo versetto – con la Storia di Sinube, romanzo egiziano del XIX sec. a.C.
52. «fin presso Gat»: con i LXX. TM, Vg e Syr hanno: «fino all'imboccatura della valle» (gayᵉ’). I LXX, forse influenzati dalla seconda parte del versetto, hanno letto geth.
54. «la portò a Gerusalemme»: è un'anticipazione storica, dal momento che Davide conquisterà la città gebusea solo in 2Sam 5. «Le armi di lui le pose nella sua tenda»: la frase ha senso solo nel caso che Davide fosse già scudiero di Saul e avesse una propria tenda al campo (cfr. vv. 12-31). In base alla notizia che la spada di Golia andrà a finire nel santuario di Nob (21,10), qualcuno ha pensato che “tenda” sia da intendere nel senso di “tabernacolo” (cfr. Es 26-27).
17,55-18,5. Anche questa parte è omessa dalla recensione alessandrina dei LXX (cfr. vv. 12-31). Saul sembra non conoscere Davide e manda Abner a informarsi sul suo conto. L'animo di Gionata si sente potentemente attratto verso il giovane eroe; nasce così un'amicizia tanto salda da superare non soltanto la ragion di stato (19,1-7; 20) ma anche le barriere della morte (20,14-16.42; 2Sam 1,25-26; 9,1-13; 21,7). In questa breve pericope che conclude i tre racconti della vocazione di Davide (16,1-13; 14-23; 17,1-18,5) vien riassunto lo stato delle relazioni tra i vari personaggi alle soglie di un nuovo periodo storico. Davide è amato da tutti: Saul, Gionata, il popolo, l'ambiente di corte. Ma una prova inattesa sta per abbattersi su di lui per saggiarne le virtù.
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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