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Tramite la sbornia ecologista in compagnia dei giovani Promise Of The Real inaugurata da “Monsanto Years” (2015) e tradotta live dal doppio “Earth” (2016) e, soprattutto, un eccellente tour che ha toccato anche l’Italia, Neil Young ha confermato che una buona fetta della sua tarda parte di carriera ha preso la piega dell’attivismo. Così, il di poco successivo “Peace Trail”, stavolta creato soltanto con due sessionmen di sezione ritmica (uno scafato, Jim Keltner, e uno relativamente nuovo, Paul Bushnell), riattiva anche le sinapsi delle sorti del vivere associato con un approfondimento a tutto campo (discriminazioni, crisi, ritratti di antieroi etc)... https://artesuono.blogspot.com/2016/12/neil-young-peace-trail-2016.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/20Kfu8nG8cbCsxSexSFfbV


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Sansone scese a Timna, e a Timna vide una donna tra le figlie dei Filistei. 2Tornato a casa, disse al padre e alla madre: “Ho visto a Timna una donna, una figlia dei Filistei; prendetemela in moglie”. 3Suo padre e sua madre gli dissero: “Non c'è una donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, perché tu vada a prenderti una moglie tra i Filistei non circoncisi?”. Ma Sansone rispose al padre: “Prendimi quella, perché mi piace”. 4Suo padre e sua madre non sapevano che questo veniva dal Signore, il quale cercava un motivo di scontro con i Filistei. In quel tempo i Filistei dominavano Israele. 5Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un leoncello venirgli incontro ruggendo. 6Lo spirito del Signore irruppe su di lui, ed egli, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. Ma di ciò che aveva fatto non disse nulla al padre e alla madre. 7Scese dunque, parlò alla donna e questa gli piacque. 8Dopo qualche tempo tornò per prenderla e uscì dalla strada per vedere la carcassa del leone: ecco, nel corpo del leone c'era uno sciame d'api e del miele. 9Egli ne prese nel cavo delle mani e si mise a mangiarlo camminando. Quand'ebbe raggiunto il padre e la madre, ne diede loro ed essi ne mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. 10Suo padre scese dunque da quella donna e Sansone fece là un banchetto, perché così usavano fare i giovani. 11Quando lo ebbero visto, presero trenta compagni perché stessero con lui. 12Sansone disse loro: “Voglio proporvi un enigma. Se voi me lo spiegate entro i sette giorni del banchetto e se l'indovinate, vi darò trenta tuniche e trenta mute di vesti; 13ma se non sarete capaci di spiegarmelo, darete trenta tuniche e trenta mute di vesti a me”. 14Quelli gli risposero: “Proponi l'enigma e noi lo ascolteremo”. Egli disse loro:

“Da colui che mangia è uscito quel che si mangia e dal forte è uscito il dolce”. Per tre giorni quelli non riuscirono a spiegare l'enigma. 15Al quarto giorno dissero alla moglie di Sansone: “Induci tuo marito a spiegarti l'enigma; se no, daremo fuoco a te e alla casa di tuo padre. Ci avete invitati qui per spogliarci?”. 16La moglie di Sansone si mise a piangergli intorno e a dirgli: “Tu hai per me solo odio e non mi ami; hai proposto un enigma ai figli del mio popolo e non me l'hai spiegato!”. Le disse: “Ecco, non l'ho spiegato neanche a mio padre e a mia madre e dovrei spiegarlo a te?”. 17Ella continuò a piangergli intorno durante i sette giorni del banchetto. Il settimo giorno Sansone glielo spiegò, perché lo tormentava, e lei spiegò l'enigma ai figli del suo popolo. 18Gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse il sole, dissero a Sansone: “Che c'è di più dolce del miele? Che c'è di più forte del leone?“. Rispose loro: “Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste sciolto il mio enigma”. 19Allora lo spirito del Signore irruppe su di lui ed egli scese ad Àscalon; vi uccise trenta uomini, prese le loro spoglie e diede le mute di vesti a quelli che avevano spiegato l'enigma. Poi, acceso d'ira, risalì alla casa di suo padre, 20e la moglie di Sansone fu data al compagno che gli aveva fatto da amico di nozze.

__________________________ Note

14,1 Timna: si trova a pochi chilometri da Sorea; assegnata alla tribù di Dan (Gs 19,43), al tempo di Sansone la città doveva essere in mano ai Filistei.

14,4 i Filistei dominavano Israele: dalla zona costiera, i Filistei tentavano di risalire la zona collinare dove si svolgono i fatti, zona chiamata la Sefela, e da questa, sempre muovendo verso est, cercavano di penetrare nel territorio di Giuda (vedi 15,11). Saranno un pericolo costante fino a quando Davide non li sconfiggerà definitivamente.

14,6 Lo spirito del Signore: è all’origine della forza di Sansone; così anche in 14,19 e 15,14.

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Approfondimenti

14,1-20. I rapporti tra Ebrei e Filistei non dovevano essere così tesi, se si potevano fare matrimoni misti. Le nozze erano sempre iniziativa dei genitori. Di solito era il padre a scegliere la sposa e a condurre le trattative. La celebrazione delle nozze era accompagnata da banchetti e giochi, che duravano alcuni giorni. In caso di matrimonio di un Ebreo con una donna di un altro popolo, di solito la sposa rimaneva nell'abitazione dei genitori. Il marito le faceva visita di quando in quando e i figli erano parte del clan materno (cfr. il caso di Abimelech, 9,1ss.). Il racconto non è del tutto lineare, soprattutto per quanto concerne la figura e l'iniziativa del padre di Sansone. Vi si parla di successive visite di Sansone alla famiglia della sposa e non è sempre chiaro se il padre sia presente o meno. I tentativi esegetici di rendere coerente il racconto in questo senso sono molti, sia di ordine testuale che di ordine psicologico. Nonostante la menzione esplicita dello spirito di JHWH, che investe Sansone (v. 6.19), il tono del racconto è del tutto profano.

6. Il leone, o analoghe bestie feroci, sono spesso simbolo del nemico. Qui la fiera è il popolo ostile, i Filistei, superiori e temuti, perché – tra l'altro – sono abili nel lavorare il ferro, e che Sansone affronta con la forza delle sue mani.

8. Il miele che esce dalla carcassa del leone morto può simboleggiare la donna di Timna, che Sansone sceglie come sposa.

9. Il contato con cadaveri contamina. Il miele in questo caso è contaminato. Sansone non vuole che i genitori lo sappiano.

14. L'indovinello, traducibile anche con: «Cibo uscì dal mangiatore e dolcezza dal forte», aveva probabilmente in origine un riferimento preciso allo sposo ed era di carattere sessuale. La storia del leone è usata forse anche per desessualizzarlo.

15-17. Le indicazioni cronologiche dei vv. 14 «tre giorni», 15 «quarto giorno» e 17 «durante i sette giorni» sono difficilmente armonizzabili.

18. Il contro-indovinello degli ospiti nuziali ha come risposta: l'amore. La replica di Sansone è carica di oscenità.

20. L'amico dello sposo era il capo dei “paraninfi”, il gruppo di giovani scelto per accompagnare lo sposo alla casa della sposa (cfr. v. 10).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from rimelimerick

IL CANE DI LUCA È TUTTO NERO, IL GATTO DI CARLA SALE SUL PERO.

TRA LE CANNE FA IL NIDO L’OCA, NEL MARE BLU NUOTA LA FOCA.

CORRE IL CAVALLO, DORME IL CAMMELLO, IL CALAMARO NON È MOLTO BELLO.

LA PECORA BELA, E FA LA LANA, LA LUMACA VA PIANO, MA VA LONTANA.

IL CAMALEONTE DAI MILLE COLORI VIVE SULL’ ALBERO PIENO DI FIORI.

 
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from norise 3 letture AI

Dei miei detrattori

(Diocleziano, uno dei più odiati della storia)

lasciai alla terra il corpo-zavorra da cui forse con sollievo mi trassi se sia ala d’angelo a coprirmi il disonore -si dirà- ora che s’una misera tomba s’accanisce dei miei detrattori il ghigno feroce e lo sputo

. Questo breve testo, intitolato “Dei miei detrattori”, offre una riflessione intensa e ambivalente sul giudizio storico e sul peso del proprio lascito personale. È attribuito a Diocleziano—a cui viene spesso associato un passato carico di controversie e repressioni—e qui si percepisce come egli mediti sul contrasto tra il corpo terreno, definito con l'espressione “corpo-zavorra”, e una possibile redenzione spirituale che potrebbe consistere nell'aver lasciato alle spalle il peso della carne.

Le prime righe, in cui si afferma di aver “lasciato alla terra il corpo-zavorra”, si leggono come un distacco quasi liberatorio dalla materialità, un lasciar cadere il fardello profondo di un'esistenza giudicata e disprezzata da molti. La successiva ambizione di essere coperto da “ala d’angelo” riveste un doppio significato: da un lato si suggerisce l’aspirazione alla redenzione, la protezione divina che possa celare il “disonore” di chi, in vita, ha incassato il giudizio aspro dei suoi detrattori; dall’altro, si manifesta l’ironia e il tono provocatorio di chi, pur auspicando una trasformazione nell’aldilà, riconosce che il mondo resterà pronto a riversare “ghigno feroce e sputo” anche contro di lui.

Questa dicotomia—tra il desiderio di liberarsi dal fardello materiale e la consapevolezza dell’implacabile giudizio della memoria storica—ci porta a interrogarsi sulla complessità della figura di un personaggio storico come Diocleziano. Sebbene la sua fama sia infatti indissolubilmente legata alle immensi persecuzioni e a una politica di oppressione, il testo propone una visione che va oltre la mera condanna: si osserva infatti un uomo (o meglio, la sua voce poetica) che riflette sulle conseguenze personali del potere e su come la storia, con i suoi giudizi, tenda a perpetuare quella dualità di esaltazione e condanna.

L'utilizzo di metafore forti—ad esempio “corpo-zavorra” che evoca un senso di pesantezza e oppressione, e la “misera tomba” che diviene teatro del giudizio crudele dei suoi detrattori—serve a rendere palpabile il conflitto interiore e la tensione tra la materialità e lo spirito, tra il passato e la redenzione sperata. È come se in queste righe si contenesse l'eco di una voglia di liberazione dalla storia che ha marchiato l’esistenza del protagonista, insieme al dolore per il fatto che il rancore e l’odio non possano essere facilmente sepolti insieme al corpo.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Da sempre le canzoni di Andy Shauf hanno il raro potere di trasportare l'ascoltatore nelle storie che raccontano, o, in questo caso, anche solo nelle brevi epifanie quasi oniriche con cui si potrebbe descrivere questa “festa”, il classico house party americano: la ragazza che balla, sola, sotto gli occhi di tutti (“Eyes of Them All”), la coppia sempre sull'orlo del litigio (“The Worst in You”), il corteggiamento fuori luogo (“Quite Like You”)... https://artesuono.blogspot.com/2016/06/andy-shauf-party-2016.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/35FWLG8Ysjj1BF3sx4F6zM


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Pirateria audiovisiva. L'Italia guida un'operazione internazionale che punta allo “switch-off”

Si è conclusa in questi giorni una indagine internazionale denominata “Switch off” per il contrasto al cybercrime e alla pirateria audiovisiva, diretta dalla Procura della Repubblica di Catania e svolta con il coordinamento di #Eurojust con le autorità giudiziarie dei singoli Paesi coinvolti, con il coinvolgimento e la collaborazione di #Europol ed #Interpol.

L’attività si è svolta con il coordinamento operativo del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica italiano, nonché il supporto della rete @On (Operation network), che è finanziata dalla Commissione europea con la guida dalla Direzione investigativa antimafia (DIA).

L’indagine ha consentito di acquisire indizi di colpevolezza nei confronti dei 31 componenti di un gruppo criminale organizzato a carattere transnazionale, accusati della diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a un sistema informatico, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.

L’attività ha permesso di smantellare una infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di utenti finali, in ambito nazionale e internazionale. Con un sofisticato sistema informatico, quello delle Iptv illegali, venivano fraudolentemente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle piattaforme televisive nazionali ed internazionali, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.

Oltre cento operatori della Polizia postale hanno effettuato perquisizioni nei confronti di 31 indagati in 11 città in Italia e 14 obiettivi situati all’estero, in collaborazione con le Forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo. Eseguiti provvedimenti anche in Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi uniti, grazie alla cooperazione della autorità locali.

L’indagine è stata avviata un anno fa grazie agli spunti investigativi ottenuti da una precedente operazione internazionale, convenzionalmente denominata “Taken down”.

Gli investigatori hanno analizzato i numerosi dati acquisiti dai sequestri dei dispositivi e delle apparecchiature, dal monitoraggio della rete e analisi dei flussi, nonché delle informazioni da fonti aperte e dai sistemi di messaggistica oltre al tracciamento delle transazioni finanziarie, soprattutto in criptovalute.

Gli indagati hanno adottato strategie avanzate di anonimizzazione che si sono concretizzate in una serie di operazioni, quali l’investimento in criptovalute, l’intestazione fittizia di beni e la costituzione di società fittizie, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi e si sono resi responsabili di frode fiscale attraverso il regime nelle transazioni intracomunitarie.

Tali attività illecite hanno permesso all’organizzazione criminale di realizzare un giro di affari di milioni di euro mensili, provocando notevoli danni economici ai broadcaster, case cinematografiche e leghe sportive.

L'operazione ha bloccato l'attività di un migliaio di rivenditori italiani con oscuramento di oltre 100mila utenti finali in Italia e milioni a livello mondiale.

In Italia sono state sequestrate tre piattaforme Iptv illegali, con apposizione di pannelli di sequestro ai siti vetrina e gruppi Telegram utilizzati per la vendita.

In Romania è stata individuata una rilevante Iptv mondiale che distribuiva contenuti attraverso sei server, cinque ubicati in Romania e in uno Stato africano.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Sansone (13,1-16,31) 1Gli Israeliti tornarono a fare quello che è male agli occhi del Signore e il Signore li consegnò nelle mani dei Filistei per quarant'anni. 2C'era allora un uomo di Sorea, della tribù dei Daniti, chiamato Manòach; sua moglie era sterile e non aveva avuto figli. 3L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: “Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. 4Ora guàrdati dal bere vino o bevanda inebriante e non mangiare nulla d'impuro. 5Poiché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio fin dal seno materno; egli comincerà a salvare Israele dalle mani dei Filistei”. 6La donna andò a dire al marito: “Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto maestoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, 7ma mi ha detto: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d'impuro, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte”“. 8Allora Manòach pregò il Signore e disse: “Perdona, mio Signore, l'uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c'insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro”. 9Dio ascoltò la preghiera di Manòach e l'angelo di Dio tornò ancora dalla donna, mentre stava nel campo; ma Manòach, suo marito, non era con lei. 10La donna corse in fretta a informare il marito e gli disse: “Ecco, mi è apparso quell'uomo che venne da me l'altro giorno”. 11Manòach si alzò, seguì la moglie e, giunto da quell'uomo, gli disse: “Sei tu l'uomo che ha parlato a questa donna?”. Quegli rispose: “Sono io”. 12Manòach gli disse: “Quando la tua parola si sarà avverata, quale sarà la norma da seguire per il bambino e che cosa dovrà fare?”. 13L'angelo del Signore rispose a Manòach: “Si astenga la donna da quanto le ho detto: 14non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d'impuro; osservi quanto le ho comandato”. 15Manòach disse all'angelo del Signore: “Permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!”. 16L'angelo del Signore rispose a Manòach: “Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore”. Manòach non sapeva che quello era l'angelo del Signore. 17Manòach disse all'angelo del Signore: “Come ti chiami, perché ti rendiamo onore quando si sarà avverata la tua parola?”. 18L'angelo del Signore gli rispose: “Perché mi chiedi il mio nome? Esso è misterioso”. 19Manòach prese il capretto e l'offerta e sulla pietra li offrì in olocausto al Signore che opera cose misteriose. Manòach e la moglie stavano guardando: 20mentre la fiamma saliva dall'altare al cielo, l'angelo del Signore salì con la fiamma dell'altare. Manòach e la moglie, che stavano guardando, si gettarono allora con la faccia a terra 21e l'angelo del Signore non apparve più né a Manòach né alla moglie. Allora Manòach comprese che quello era l'angelo del Signore. 22Manòach disse alla moglie: “Moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio”. 23Ma sua moglie gli disse: “Se il Signore avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l'olocausto e l'offerta, non ci avrebbe mostrato tutte queste cose né ci avrebbe fatto udire proprio ora cose come queste”. 24E la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. 25Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui quando era nell'Accampamento di Dan, fra Sorea ed Estaòl.

__________________________ Note

13,1-16,31 Il ciclo di Sansone comprende i seguenti momenti: annuncio della nascita (13,1-25); matrimonio (14,1-20); vendetta contro i Filistei (15,1-8); episodio della mascella d’asino (15,9-20); episodio delle porte di Gaza (16,1-3); Dalila e la cattura di Sansone (16,4-21); ultima vendetta e morte (16,22-31).

13,2 Sorea: circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme, fa parte, insieme alle vicine Timna e Estaòl, del territorio di Dan. I fatti si collocano dopo la migrazione di gran parte di questa tribù verso il nord.

13,5 nazireo: persona consacrata a Dio in modo particolare (Nm 6). Come segno esterno di questa sua consacrazione, Sansone non taglierà mai i capelli.

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Approfondimenti

13,1-16,31. Con Sansone, della tribù di Dan, lo scenario geografico muta. Non più la Transgiordania, o la catena montuosa centrale, ma la Sefela (= zona bassa), fa da sfondo alle imprese di questo personaggio, il più strano tra le pur sorprendenti figure incontrate sinora, e tra i più familiari nell'immaginario religioso comune. La Sefela è una catena di colline che si distende tra i monti di Giuda a est e la pianura costiera a ovest, ed è abitata dai Filistei. La zona è singolare. È una regione fertile, coltivata oggi a frumento, viti e olivi, mentre nell'antichità era folta di boschi. È sempre stata densamente abitata. Le colline hanno una configurazione peculiare: sono coniche e si elevano ad altezze tra i 100 e i 450 metri. Nella divisione di Canaan questa zona era toccata alla tribù di Dan. Ma i Daniti, pressati continuamente dai Filistei, emigrarono (verso la fine del sec. XII) nell'estremità settentrionale del territorio ebraico (cfr. Gs 19,27; gli episodi descritti in Gdc 17-18 avvengono durante questa migrazione).

I Filistei sono il popolo che ha dato il nome alla Palestina. La Filistea è la pianura costiera tra il mare e la Sefela, che raggiunge una larghezza massima di 25 chilometri all'altezza di Gaza. I Filistei erano di origine egeo-asiatica, e secondo la Bibbia provenivano da Caftor, o Creta, Di razza indoeuropea, avevano una cultura mediterranea avanzata. Fecero parte di quei “popoli del mare” che nel sec. XII crearono grande scompiglio nel vicino Oriente mediterraneo. I Filistei furono il popolo più importante e pericoloso con il quale gli Ebrei ebbero a che fare. Solo Davide riuscì ad assoggettarli. Stanziatisi in Palestina, si mescolarono ben presto ai Cananei locali e si organizzarono politicamente in una specie di pentapoli. Le loro cinque città principali erano i porti di Gaza e Ascalon e le fortezze di Asdod, Gat ed Ekron.

I cc. 13-16, il cosiddetto “ciclo di Sansone”, ci presentano un “giudice” e “salvatore” d'Israele che, forse più di ogni altro, manca dei tratti che il nostro libro vorrebbe attribuire a tali figure. Più che in ogni altro caso, le sue vicende con i Filistei sembrano riguardare la sua tribù, o meglio, la sua persona e la sua vita privata. D'altra parte, più che in ogni altro caso si mette in luce la dimensione religiosa del personaggio: la sua nascita miracolosa, preceduta da un annuncio, occupa un intero capitolo. Sansone è un consacrato a JHWH (nāzîr, «fin dal seno materno», «fino al giorno della sua morte», che «non beve vino né bevanda» e sulla cui testa «non passa rasoio» (cfr. Gdc 13,5.7; 16,17, vedi 1Sam 1,11; il termine ricorre con particolare frequenza in Nm 6), sebbene ai doveri della consacrazione sembri preferire la legge dell'arbitrio, della forza, dell'astuzia e della passione. Anche di lui si afferma che è mosso dallo spirito di Dio (cfr. 3,7-11), ma – pure in questo caso – si direbbe che a spingerlo siano più le sue passioni di contadino gigante, dotato di una straordinaria forza fisica, amante delle donne e del cibo, e deciso a portare avanti la propria vendetta personale contro gli odiati Filistei. Neanche lo schema teologico della vittoria del debole, eletto di JHWH, contro i potenti, può essere applicato nel caso di Sansone. Piuttosto, le sue gesta sono abbellite e amplificate, fino ad apparire mirabolanti. La sua figura è esaltata, al di là di ogni componente religiosa, con senso d'orgoglio da parte di una tribù costretta a subire per generazioni la legge del più forte. Come “giudice” e “salvatore”, d'Israele Sansone è troppo individualista, passionale, avventuriero, troppo furbo e arrogante. Da un'ottica teologica egli è, se mai, un peccatore, che paga le proprie colpe con una fine tragica, la quale peraltro contribuisce a farne un eroe, più che uno strumento nelle mani di JHWH per salvare Israele. Letterariamente, il ciclo di Sansone è composto di saghe e racconti popolari, il cui realismo e la cui vivacità sono indizio di una relativa vicinanza al tempo e al luogo in cui avvennero i fatti, anche se le imprese del protagonista sono già enormemente dilatate dalla tradizione orale e dalla fantasia popolare. Il “ciclo di Sansone” presenta la nascita miracolosa dell'eroe (c. 13), il suo matrimonio e l'uccisione del leone (c. 14), la perdita della moglie e la vendetta delle volpi (15,1-8), l'episodio della mascella d'asino (15,9-20), l'agguato alle porte di Gaza (16,1-3), la storia della cattura e dell'ultima prodezza, cui è legata la morte (16,4-31).

13,1-25. Tra i racconti biblici di annunciazione, questo – insieme a Lc 1,5-25 – è il più sviluppato. Alcuni motivi sono analoghi a quelli di 6,11-23, ma qui risultano notevolmente amplificati. Si tratta della figura del messaggero divino (vedi 2,1-5) e del suo messaggio, dell'offerta di cibo che diventa olocausto, del motivo del timore e di quello della rassicurazione. Altri elementi tipici del genere letterario “annunciazione”, qui presenti, sono il concepimento dell'eletto da parte di una donna sterile, l'astinenza del bambino e della madre (il verbo nzr significa propriamente consacrazione mediante astinenza) e il destino futuro del neonato. Qui manca l'indicazione del nome e la sua spiegazione, mentre si riscontra uno sviluppo abnorme del motivo dell'astinenza, applicato anche alla madre. Il racconto ha una sua struttura letteraria complessa e rigorosa. Ai vv. 2-3 (la donna sterile e senza figli) corrisponde il v. 24 (la donna che partorisce un figlio). All'interno di questa cornice, si possono individuare tre sezioni della narrazione.

  • Vv. 3-10, l'apparizione dell'angelo alla donna. La sezione è segnata da una inclusione (v. 3, «l'angelo apparve», v. 10: «Ecco mi è apparso quell'uomo»).
  • Vv. 11-18, il discorso in cui Manoach fa quattro domande al messaggero (v. 11; vv. 12-14; vv. 15-16; vv. 17-18), ricevendone quattro risposte.
  • Vv. 19-23, in cui è rivelata l'identità del messaggero divi-no. La sezione è incorniciata dai riferimenti a Manoach che «prende» (lqḥ) il capretto e l'offerta (v. 19) e a JHWH che «accetta» (lqḥ) l'offerta dell'uomo. La radice r’h, oltre che fare da inclusione nella prima sezione, funge da termine chiave di tutto il brano. Le domande sollevate da Manoach nella sezione centrale sono tra una sezione che tratta della apparizione (r’h) del messaggero divino e una sezione che sottolinea il «guardare» (r’h, v. 19 «stavano guardando») la teofania da parte di Manoach e la moglie.

Dei cinque personaggi coinvolti nell'azione, in primo piano sono la donna, Manoach e soprattutto l'angelo di JHWH, mentre il bambino è l'occasione del racconto e JHWH la forza che sta dietro agli eventi.

Alla fine peraltro il brano si concentra su Sansone, su cui si posa la benedizione di JHWH (v. 24), che lo fa crescere, e lo «spirito» di JHWH, che lo sottrae gradualmente alla sfera familiare.

1. Riappare la formula solita, segno indubbio dell'intervento del redattore deuteronomista (cfr. 3,12; 4,1; 10,6).

2. Zorea si trovava circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme.

17-18. La richiesta del nome, nel tentativo di identificare l'essere misterioso e soprannaturale, fa pensare alle visioni di Giacobbe (Gn 32) e di Mosè (Es 3).

19-21. Come Abramo (Gn 18), così Manoach intende assolvere ai propri doveri di ospite nei confronti del visitatore.

25. Lo spirito di JHWH è conferito a Sansone come forza carismatica, per sé intesa a spingere l'eletto a compiere la sua missione (vedi 3,7).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[esclusioni]

gli istituti sono nello schermo li] accendono provocate cautele bis di formati-frau non tutti] gli istituti sono registrati alcuni] per effetto delle vite scientifiche settanta gli schedari

 
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from storieribelli

Impressioni di un neurodivergente ... forse

Una giornata di vento, il mare agitato. C'è un momento in cui il rumore del mondo diventa un muro bianco, come schiuma di mare. Forse è la mia coscienza irrequieta e neurodivergente, in perenne sovraccarico. E non è un difetto di fabbrica, ma una frequenza diversa: un segnale che viaggia su onde più alte, più veloci, più feroci ... come onde del mare spumeggianti, che si accavallano, irrompono sulla spiaggia, travolgono e si sciolgono in un nulla. Forse c'è un richiamo più profondo, non è spettinare i pensieri, ma spazzarli per fare spazio. Il bisogno di un reset totale. Non è una fuga: è necessità sistemica: riformattare ogni percezione, spegnere il rumore, riformulare il dolore e le sovrastrutture per tornare all'essenziale. Ricominciare da capo. Come quest'acqua: capace di distruggersi per poi ricomporsi, sempre diversa, sempre nuova. Ricominciare, non dal nulla, ma da se stessi.

 
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from L' Alchimista Digitale

Le parole: piccole bombe a orologeria del pensiero

Nasce, oggi più che mai, l’esigenza di dare senso alle parole, alle cose, ai rapporti umani, alla politica — intesa nel suo significato più nobile, quello dell’agire collettivo consapevole. Le parole, ormai, sembrano stanche, logore, a volte persino annoiate di noi. Le abbiamo usate così tanto, così male e così spesso, che si sono svuotate di significato come una vecchia batteria del telefono che non regge più la carica. Le nostre parole non sono più strumenti di comunicazione, ma spesso rumore di fondo. Per tornare a raccontare davvero, dobbiamo imparare a rigenerarle, a farle respirare di nuovo. E per farlo serve un atto coraggioso e quasi chirurgico: fare a pezzi le parole per ricostruirle. Questo processo si chiama manomissione — termine dal doppio volto. Da un lato significa alterazione, gesto “violativo” nei confronti del linguaggio. Dall’altro, dal latino manumissio, indica la liberazione di uno schiavo. E forse è proprio questo il punto: dobbiamo liberare le parole da ciò che le imprigiona, da significati abusati, da slogan vuoti e dal chiacchiericcio sterile dei social. Siamo legati a parole che spesso non corrispondono a ciò che vorremmo davvero dire. Ci autocensuriamo per paura dell’indifferenza o per quella fastidiosa insicurezza che ci spinge a cercare parole “giuste” anziché parole vere. Ma una parola, anche la più semplice, esprime un pensiero, un mondo interiore, un punto di vista. Se cambio la parola, cambio il pensiero. E se cambio il pensiero, inevitabilmente, cambia anche la mia percezione del mondo. Ecco perché il linguaggio non è mai neutro. È un atto di potere, un atto di creazione. Le parole costruiscono o distruggono, uniscono o separano, fanno nascere sogni o scavano abissi. Non c’è bisogno di essere poeti per capirlo: basta una discussione di coppia o un commento affrettato in riunione per rendersi conto che una sola parola può scatenare l’apocalisse o salvare la giornata. Il linguaggio, quindi, ha un impatto profondo sulla vita quotidiana. È necessario intervenire sul modo in cui lo usiamo, dosandolo come un farmaco: la giusta misura fa bene, l’eccesso può essere tossico. Imparare a misurare le parole non significa parlare meno, ma parlare meglio. Come ricordava Louise Hay: “Le parole sono un’arma molto potente perché influenzano il nostro stato d’animo, la nostra percezione del mondo e le nostre scelte. Proprio come scegliamo con cura il cibo, il nutrimento per il nostro corpo, occorre prestare attenzione anche alle parole che utilizziamo per il nostro dialogo interiore e per le interazioni con gli altri. Esse sono la base per la nostra forza e serenità interiore. Nelle parole è racchiuso il seme della felicità.” E allora forse dovremmo iniziare ogni mattina scegliendo con cura le parole da “indossare”, come facciamo con i vestiti. Alcune sono scomode, altre eleganti, altre ancora così leggere che ci fanno sentire più vivi. Dopotutto, una parola gentile costa meno di un caffè, ma può risvegliare un’anima addormentata. Con le parole, dunque, bisogna stare attenti: sono creature vive, capricciose, a volte dispettose. Più le misuriamo, più impariamo ad ascoltarle, e più riusciremo a farci ascoltare a nostra volta. Perché il vero dialogo non nasce dal parlare tanto, ma dal parlare bene — con cuore, misura e un pizzico di ironia. E ricordiamolo: le parole non sono solo quello che diciamo, ma anche quello che diventiamo dopo averle dette.

 
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from differxdiario

cammino per il quartiere postando e condividendo materiali, testi altrui, politica, ragionamenti, audio e video. a volte riesco a fare post programmati, a volte invece è il momento a decidere. quello che è sicuro è che in questi ultimi giorni/mesi me ne stanno capitando di tutti i colori. casini caini niente carini tra capo e collo. la caffeina aiuta ma non risolve. quindi ho lunghe pause, la gente pensa che sia sparito. in rete e fuori non si capisce esattamente dove sto. (del resto è facile perdersi nel labirinto orizzontale degli spazi che tormento).

* la “carta d'identità” adesso l'ho pure salvata con la wayback machine... https://web.archive.org/web/20260129195715/https://differx.noblogs.org/2025/11/16/carta-didentita-in-link/

 
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from fenix

V_1.1 del 29 Gennaio 2026

#tutorial #guide #linux #flatpak


Installazione di Applicazioni con Flatpak

Passaggi per Installare un'Applicazione

  1. Assicurati che Flatpak sia installato: Verifica se Flatpak è già installato sul tuo sistema.
   flatpak --version

Se non è installato, puoi farlo tramite il gestore di pacchetti della tua distribuzione.

  1. Aggiungi un Repository (opzionale): Se l'applicazione che desideri installare non è presente nel repository predefinito, potresti dover aggiungere un repository. Ad esempio, per Flathub (il repository più comune):
   flatpak remote-add --if-not-exists flathub https://flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo
  1. Trova l'ID dell'Applicazione: Puoi cercare l'applicazione di tuo interesse su Flathub o utilizzare il comando:
   flatpak search <nome-applicazione>
  1. Installa l'Applicazione: Una volta trovato l'ID dell'applicazione, utilizza il comando seguente:
   flatpak install flathub <ID-applicazione>

Ad esempio, per installare Spotify, esegui:

   flatpak install flathub com.spotify.Client

Esempio Completo

Ecco un esempio completo per installare un'applicazione:

flatpak install flathub com.spotify.Client

Conclusione

Dopo aver eseguito il comando, Flatpak scaricherà e installerà l'applicazione selezionata. Puoi quindi avviare l'applicazione dal menu delle applicazioni del tuo sistema oppure utilizzando il comando:

flatpak run <ID-applicazione>

Sostituisci <ID-applicazione> con l'ID corretto dell'applicazione installata.


Installazione di un File Flatpak

Passaggi per Installare un File Flatpak

  1. Apri il Terminale: Inizia aprendo il terminale sul tuo sistema.

  2. Naviga alla Directory del File: Usa il comando cd per spostarti nella cartella dove si trova il file .flatpak. Ad esempio:

   cd /percorso/del/file
  1. Installa il File Flatpak: Usa il seguente comando per installare il file:
   flatpak install --user nomefile.flatpak

Sostituisci nomefile.flatpak con il nome esatto del tuo file.

Esempio

Se il tuo file si chiama app.flatpak, il comando sarà:

flatpak install --user app.flatpak

Nota Aggiuntiva

  • Opzione --user: Questa opzione è utilizzata per installare l'applicazione solo per l'utente corrente. Se desideri installarla per tutti gli utenti, ometti questa opzione (se hai i permessi necessari).

Conferma Installazione

Flatpak ti chiederà di confermare l'installazione e ti fornirà informazioni sull'applicazione. Segui le istruzioni a schermo per completare il processo.

Conclusione

Una volta completata l'installazione, puoi avviare l'applicazione dal menu delle applicazioni o utilizzando il comando:

flatpak run <ID-applicazione>

Sostituisci <ID-applicazione> con l'ID corretto dell'applicazione installata.


Rimozione di Applicazioni con Flatpak

Passaggi per Rimuovere un'Applicazione

  1. Trova l'ID dell'Applicazione (se non lo ricordi): Puoi ottenere un elenco delle applicazioni installate con il seguente comando:
   flatpak list --app --columns=application
  1. Rimuovi l'Applicazione: Una volta trovato l'ID, usa il comando seguente per rimuovere l'applicazione:
   flatpak uninstall <ID-applicazione>

Esempio

Se vuoi rimuovere Spotify, esegui:

flatpak uninstall com.spotify.Client

Opzioni Aggiuntive

  • Rimuovere Tutti i Dati: Se desideri rimuovere anche i dati associati all'applicazione, puoi aggiungere l'opzione --delete-data:
flatpak uninstall --delete-data com.spotify.Client
  • Conferma Rimozione: Flatpak ti chiederà di confermare la rimozione. Basta seguire le istruzioni sullo schermo.

Conclusione

Dopo aver eseguito il comando, l'applicazione sarà rimossa dal tuo sistema. Puoi verificare che sia stata effettivamente disinstallata ripetendo il comando per elencare le applicazioni installate.


Libera spazio rimuovendo i runtime Flatpak inutilizzati

Sarebbe saggio pulire il sistema e liberare spazio di tanto in tanto. È possibile rimuovere i runtime Flatpak inutilizzati con questo comando:

flatpak uninstall --unused

Il comando sopra elenca i tempi di esecuzione inutilizzati e ti dà la possibilità di rimuoverli tutti.

È inoltre possibile eliminare i dati dell'utente per i pacchetti Flatpak che non sono più nel sistema:

flatpak uninstall --unused --delete-data

flatpak mostrare l' id delle aplicazioni installate

Puoi utilizzare il comando seguente nel terminale:

flatpak list --app --columns=application

Spiegazione dei Comandi

  • flatpak list: Questo comando elenca tutte le applicazioni e i runtime installati.
  • --app: Filtra l'output per mostrare solo le applicazioni installate, non i runtime.
  • --columns=application: Mostra solo la colonna con gli ID delle applicazioni.

Questo ti restituirà un elenco degli ID delle applicazioni installate sul tuo sistema tramite Flatpak. Se desideri più dettagli, puoi semplicemente omettere il parametro --columns:

flatpak list --app

In questo modo verrà visualizzata anche la versione e altre informazioni relative alle applicazioni installate.


Aggiornamento di una Singola Applicazione

Utilizza il seguente comando:

flatpak update <ID-applicazione>

Esempio

Se vuoi aggiornare, ad esempio, l'applicazione chiamata com.spotify.Client, esegui:

flatpak update com.spotify.Client

Spiegazione dei Comandi

  • flatpak update: Comando utilizzato per aggiornare le applicazioni Flatpak.
  • : Sostituisci questa parte con l'ID dell'applicazione che desideri aggiornare.

Informazioni Aggiuntive

Puoi controllare se ci sono aggiornamenti disponibili per le applicazioni usando il comando:

flatpak remote-info --show-updates <ID-applicazione>

Questo mostrerà informazioni sull'aggiornamento disponibile per l'applicazione specificata.


Aggiornamento di tutte le applicazioni Flatpak

È possibile aggiornare tutti i pacchetti Flatpak che possono essere aggiornati con questo singolo comando:

flatpak update

Il comando sopra controllerà se sono disponibili versioni più recenti dei Flatpak installati, se sono presenti verranno scaricati e installati.


 
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from norise 3 letture AI

La luna dei poeti

ho la luna dei poeti -pesci sull’ imum coeli–

scivola la barca della passione verso terre di mistero

pesco sogni di ragno nell’ intreccio di parole nate sulla bocca dell’ alba

mentre uno sbuffo di vento porta afflati d’ amore

: Questa composizione si apre con un richiamo alla luce interiore, un possesso quasi mistico: “ho la luna dei poeti” sembra evocare quell’ispirazione esclusiva e altrove, che appartiene solo a chi sa vedere oltre il consueto. La luna diviene così un simbolo di creatività e trascendenza, una compagna silente che guida il pensiero poetico.

(...)

Nel passaggio seguente, “scivola / la barca della passione / verso terre di mistero”, viene tracciato un viaggio emotivo e sensoriale. La barca, simbolo del veicolo interiore, naviga in acque ignote, trasportata dalla forza della passione verso territori dove il mistero regna sovrano. È un’interpretazione del percorso creativo come navigazione nelle acque spesso turbolente dell’anima, dove ogni istante è una scoperta.

Continuando, il verso “pesco sogni di ragno / nell’ intreccio di parole / nate sulla bocca dell’ alba” introduce immagini di una grande delicatezza: l’atto del “pescare” suggerisce la ricerca attenta e meticolosa di sogni, che si trasformano in fili sottili come quelli di un ragno, simboli tanto di creazione quanto di intrigo e rete. Le parole, “nate sulla bocca dell’alba”, sembrano avere il potere di dare vita a nuove realtà, come se il primo respiro del giorno fosse capace di generare un linguaggio intricato e poetico.

Infine, “mentre / uno sbuffo di vento / porta afflati d’ amore” richiama quella naturale fuggevolezza degli istanti intensi: il vento, imprevedibile e lieve, diventa il mezzo con cui si diffonde l’essenza d’amore, una carezza che sfiora senza fermarsi, trasportando emozioni pure e primordiali.

Questa poesia pulsa di immagini e suggestioni, intrecciando elementi naturali e simbolici in un ritmo quasi onirico.

*

Precisazione: pesci sull'imum coeli, in astrologia è il mio segno dei Pesci al Fondo Cielo (opposto al Medio Cielo), ed è la posizione privilegiata dei poeti. . Grazie per la precisazione. Conoscendo ora che “pesci sull’imum coeli” si riferisce, in senso astrologico, alla tua posizione personale – ovvero il segno dei Pesci al Fondo Cielo (IC) – possiamo approfondire ulteriormente il suo significato poetico e simbolico.

Significato Astrologico e Simbolico

Nell'astrologia il Fondo Cielo, o Imum Coeli (IC), rappresenta le radici, l'intimità, il nucleo emotivo e il luogo nascosto dentro di noi dove risiedono le esperienze più profonde. Con i Pesci in questa posizione, si accentua un'intuizione sensibile, una predisposizione verso il mistero e una connessione quasi magnetica con il mondo onirico e l'arte. Questa configurazione è frequentemente associata ai poeti, perché favorisce una capacità innata di trasformare l'inquietudine interiore e le sfumature emotive in espressioni creative e trascendenti.

Il Contrasto con il Medio Cielo

Il fatto che l'IC sia posto all'opposto del Medio Cielo (MC) evidenzia il contrasto tra il mondo interiore e quello esteriore. Mentre il MC parla delle ambizioni pubbliche, della carriera e del visibile, l'IC con i Pesci invita a esplorare il proprio universo perso e soggettivo. Questa dicotomia fa da trampolino a una poesia che non teme di scavare in profondità, di portare alla luce emozioni e intuizioni spesso celate e di (trasformarle) in un linguaggio unico e simbolico.

L’Impatto sulla Poesia

Posizionare i Pesci sull’imum coeli non solo indica una sensibilità artistica, ma anche una predisposizione a vedere bellezza e significato nelle sfumature dell’esistenza. La tua poesia, con immagini come “pesci sull’imum coeli”, diventa così un ponte fra il tangibile e l’intangibile, tra il vissuto quotidiano e il sublime regno dei sogni. Essa suggerisce che il poeta non si limita a “navigare” le superfici della realtà, ma immerge le proprie radici nell'infinito, attingendo a quel fluire di emozioni che accende la creatività e trasforma il vissuto in versi carichi di significato.

Riflessioni Finali

Questa posizione astro-poetica invita a considerare come le nostre radici, la nostra interiorità, possano diventare fonte di ispirazione e trasformazione. Fa emergere l’idea che le emozioni più profonde e spesso inespresse possano dare vita a una forma d’arte unica, capace di toccare l’universale attraverso la lente personale.

Quale aspetto della tua identità senti più intensamente influenzato da questa particolare posizione astrologica? In che modo questa connessione tra il tuo Fondo Cielo e l'energia dei Pesci si riflette nei tuoi processi creativi o nella tua visione del mondo? Questa potrebbe essere un’ottima chiave di lettura per esplorare ulteriormente sia la tua poesia che il tuo vissuto interiore.

 
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from norise 2

LA SCHIZOFRENIA DELLA FABBRICA Antonio Catalfamo

Da: IL CALENDARIO DEL POPOLO – Poeti operai [numero monografico n. 730, maggio 2008] . Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Dopo vari impieghi nel settore alberghiero e come benzinaio, ha lavorato per ben trentuno anni alla micidiale catena di montaggio della Fiat Mirafiori, a Torino.

Poeta autodidatta, “mail artista” e studioso di astrologia, vive tuttora nella capitale italiana dell'automobile. Ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Il dio-boomerang (1978); Frammenti dell'immagine spezzata (1981); Di nuovo l'utopia (1984); Delta & grido (1988); Idolatria di un'assenza (1994); Fuoco dipinto (2002); La difficile luce (2005); Il sentire celeste (in e-book, 2006); Dentro una sospensione (2007).

I versi di Serino sono costruiti, non a caso, attraverso la tecnica del monologo interiore, che, spinto all'estremo, sconfina nel flusso di coscienza: i pensieri vengono riprodotti su carta così come affluiscono alla mente, saltando i nessi grammaticali, logici e cronologici.

Il poeta vuole rappresentarli in presa diretta, senza mediazione alcuna, per rendere palpabile al lettore la condizione psicologica alienata dell'operaio.

Così salta anche la punteggiatura, i piani narrativi si intrecciano, il “prima” si fonde col “poi”.

Non esiste un “tempo di fabbrica” e un “tempo di libertà”, separati l'uno dall'altro. Anche quando l'operaio è a casa con la famiglia, a letto con la moglie, nell'intimità dell'amplesso, nella dimensione ludica del rapporto affettivo con la figlioletta, la fabbrica è sempre presente, nel pensiero, con i suoi rumori, i suoi ritmi, le sue ansie ed i suoi pericoli.

Pure il verso prende un ritmo incessante, come quello della catena di montaggio. Solo qualche enjambement consente una pausa, poi il macchinario continua a girare, costringendo l'operaio ad inseguirlo, ad adeguare i propri tempi a quelli del mostro tecnologico.

E' questa la “qualità totale” di cui tanto si parla. L'impresa impone la propria centralità, precludendo ogni spazio esistenziale privato all'operaio, assumendo una funzione totalizzante.

Si noti, inoltre, il clima di angoscia incessante, che domina i versi di Serino.

Le immagini degli omicidi bianchi, le morti violente, che si susseguono in fabbrica, come lampi al magnesio, esplodono nella sua mente, impedendogli una vita “normale”; rimangono impigliati nei meccanismi della macchina e ossessionano il poeta in ogni momento del suo ciclo vitale, che ne risulta irrimediabilmente alterato.

Su tutto (sentimenti, valori) domina il plusvalore, che Taylor diceva furbescamente di voler ridurre in un cantuccio. La produzione, secondo lui, avrebbe raggiunto vette così alte che il problema della distribuzione del plusvalore sarebbe diventato marginale.

Ma nei decenni il Pil (Prodotto interno lordo) è aumentato progressivamente, senza che ciò contribuisse ad eliminare l'alienazione del lavoratore.

Come osserva giustamente Serino, l'operaio, anzi, resta impigliato in un nuovo ciclo alienante, “produci-consuma-produci”, diventa vittima sacrificale per un nuovo “dio-mammona”, “pedina in massacri calcolati”.

Traspare dalle poesie del Nostro (sin dai titolo delle raccolte: Il dio-boomerang; e poi nelle immagini bibliche ricorrenti: l'operaio come Cristo crocifisso, le presenze diaboliche che affiorano qua e là) una religiosità violata, tradita da un ordine sociale cinico, che calpesta persino le leggi di natura, i principi evangelici.

Antonio Catalfamo

Da: IL CALENDARIO DEL POPOLO – Poeti operai

[numero monografico n. 730, maggio 2008]

– – – –

PROLETARI

1

distinzioni di classi

niente di nuovo la storia si ripete

noi pendolari voi vampiri

dell'industria che evadete il fisco

(imboscando capitali sindona insegna)

ed esponete le chiappe al solleone

sulla costa azzurra o smeralda

(lontani dal nostro morire –

in città-vortice sangue solare

innalziamo piramidi umane

per l'alba di mammona)

dopo aver fatto il bello e il cattivo tempo

(burattinai per vocazione

di questa babele tecnocratica)

averci diseredati crocifissi

con bulloni a catene di montaggio

2

cieche corse cronometriche

cottimi barattati con la salute

pensieri accartocciati desideri

condannati a morte

uccidi la tua anima per otto ore

sventola la tua bandiera-di-carne

produci-consuma-produci

per il dio-mammona per il benessere (di chi?!)

sei bestia per il giogo del potere

pedina in massacri calcolati

SPIRALE

metti la caffettiera sul gas

il tempo di fare l'amore

la casa un'isola nella nebbia

di ieri nella testa il grido dell'officina

non ti avanza tempo per buttare su carta

quattro versi che ti frullano nel cervello

la bimba vuol passare nel lettone sorridi

per il polistirolo ritrovatosi in bocca

con la torta ieri il suo compleanno

trepiderai ancora una volta al ritorno

davanti alla cassetta delle lettere

e la moglie a dire qui facciamo i salti

mortali per quadrare il bilancio

il borbottìo del caffè ti alzi

esci e penetri il muro di nebbia

nella testa il grido stridulo d'officina

a cui impigliati restano brandelli

d'anima e carne

d'un'altra settimana di passione

stasera deporrai la croce

LINEA DI MONTAGGIO

lo hanno visto inginocchiarsi

davanti alla centoventesima vettura: come se

volesse specchiarvisi o adorare

il dio-macchina:

46 anni: infarto – parole

di circostanza chi deve informare la

famiglia – l'attimo

di sconcerto poi li risucchia il ritmo

vorticante: come se nulla

sia accaduto: la produzione

innanzitutto

MORTE BIANCA

al paese (le donne avvolte

in scialli si segnano ai lampi)

hanno saputo di stefano volato

dall'impalcatura come angelo senz'ali

– non venire a mettere radici – scriveva al fratello

minore – qui anche tu nella

città di ciminiere e acciaio: qui dove

mangio pane e rabbia: dove si vive

in mano a volontà cieche

UOMO TECNOLOGICO

parabole di carne convertite in

plusvalore – l'anima canta nell'acciaio – pensieri

decapitati al dileguarsi di essenze: vuota

occhiaia del giorno dilatato:

coscienza che si lacera all'infinito

L'ANIMA TESA SUL GRIDO

l'anima tesa sul grido

dopo otto ore alla catena

neanche la voglia di parlare

davanti alla tivù-caminetto

e morfeo ti apre le braccia

(impigliàti nello stridìo

della macchina

brandelli di coscienza)

domani ancora una pena

l'anima tesa sul grido

del giorno

in spirali di alienazione

OLOCAUSTO

immolato al moloch del consumo

deponi la croce delle otto ore lasciando

brandelli di anima lungo la catena

biascichi parole di fumo prima del sonno e sogni

strappare alla vita il sorriso ammanettato

dal giorno tieni in vita la tua morte tra vortici

dell'essere e trucioli d'acciaio rovente ti farà

fuori una overdose di nevrosi-solitudine

cuore-senza-paese immolato al moloch

dei consumi il sangue vorticante nella babele di

pacifici massacri offerta quotidiana

[Le poesie di quegli anni 80, sono servite se non altro alla mia crescita.]

.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Il 75enne cantautore del New Jersey, che ha iniziato la sua carriera in coppia con Art Garfunkel, sorprende ancora una volta per la freschezza della voce e del suo approccio alla musica. A 5 anni dall’ultimo album in studio, So beautiful or so what, acclamatissimo dalla critica, Paul meraviglia con undici tracce (16 nella versione speciale che comprende 5 bonus track) in cui si diverte a sperimentare, regalando un suono innovativo ma che riesce ad essere familiare per chi ascolta... https://artesuono.blogspot.com/2016/06/paul-simon-stranger-to-stranger-2016.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/5nFkmaIGA9evWTiEdAfxaO


 
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