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from lucazanini

80]

un'elisione uno sgrammaticato o di o] il senso ortografico della rivolta [un] risvolto pied-de-poule a navetta con estremo di o alterazione di o impugnato le] o gli o anche gli] uomini-operai dell'addA partecipano addio tutto] [ha un posto di tutto un'auto a noleggio

 
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from mementomori

No nulla, diocane (rido), voglio condividere con voi un testo che mi fa schiantare dal ridere e che mi fa godere come un maiale (ma tutto quest'album è una cazzo di bomba ed è l'unico che mi manca di Mezzo in formato fisico) =)

SYSTEM ERROR – MEZZOSANGUE

[Intro] È la sintesi delle volgarità e il vomito tardoadolescenziale di un rapper scurrile, negativo, oscurantista Il suo disco è l'apoteosi delle sue nefandezze, la sua maschera sintomo della sua vergogna Egli non è un uomo, è un errore del sistema

[Strofa 1] System Error Guess who's back, Mezzo è il nome, man in black nel rap Sparo a alieni col vocoder pronti all'invasione Bang, rapper, bang clone di un clone da serra (Okay) Kappa passa il neuralizer che mi scordo questa merda Vengo dritto dal futuro, a cazzo duro, a dirti quanto è scuro T'assicuro, vivi dentro a un buco con un tubo al culo Pronto ad impedirlo? Parlo come a un figlio Ho i migliori consigli, il migliore consiglio? Ucciditi stronzo coniglio Pyongyang state of mind, vengo a porti fine Wrong time, sogno l'Armageddon e l'uomo per concime Getto questi U.S.A., il loro usa e getta dà alla testa Tutte quelle stelle strafatte di strisce a bestia Ah, dicono: “Bene, va bene”, ma bene non va Se le scene di queste città sono piene di alieni, di scemi strapieni di mediocrità Di bandiere e di numeri, fiere di stupidi fieri che superi solo coi numeri E i numeri veri li superi solo se accedi agli schemi sinceri di stupidità System Error, via da Matrix, opzioni binarie Dai, sparaflasho la mia testa, ti voglio scordare Sai, ho una festa questa sera e una cosa da fare (Signor Mezzo guardi qui) Scopare [Ritornello] System Error Io che aspetto il peggio pronto al meglio Sogno il meglio con il cuore e trovo il peggio con l'uccello System Error Insegnami a scappare dal cervello Forse scopo la sfortuna, viene sempre sul più bello System Error System Error System Error System Error

[Strofa 2] System Error Quale 808, sei un pacco Ti vedo e leggo: “Rapper not found: 404” Vengo per giustizia a mettere a posto le cose Mezzo ha un morso feroce, tu sei morto precoce Vedo rari temi, tu vedi temerari Tu vedi tali geni, io vedo genitali Sono sposati con la musica e amanti col denaro 'Sti prosciutti resistono un par d'anni e divorziano tutti System Error perché siamo fottuti, con i sogni incompiuti Siamo numeri in tubi Siamo cubi di Rubik, senza più un cazzo di piano E culo e bocca ben cuciti dentro a un centipiede umano Sorridi (Cheese) Fatti un selfie, anzi aspetta Posa il cellulare che ho una nuova macchinetta Devi puntare e premere per bene questo tasto, fallo in fretta Bang Perfetto [Ritornello] System Error Io che aspetto il peggio pronto al meglio Sogno il meglio con il cuore e trovo il peggio con l'uccello System Error Insegnami a scappare dal cervello Forse scopo la sfortuna, viene sempre sul più bello System Error Io che aspetto il peggio pronto al meglio Sogno il meglio con il cuore e trovo il peggio con l'uccello System Error Insegnami a scappare dal cervello Forse scopo la sfortuna, viene sempre sul più bello System Error

[Outro] System Error System Error System Error

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici

Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.

I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).

L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.

L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.

Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Ioram re 1Giòsafat si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con loro nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Ioram. 2I suoi fratelli, figli di Giòsafat, erano Azaria, Iechièl, Zaccaria, Azariàu, Michele e Sefatia; tutti costoro erano figli di Giòsafat, re d'Israele. 3Il padre aveva dato loro ricchi doni: argento, oro e oggetti preziosi insieme con fortezze in Giuda; il regno però l'aveva assegnato a Ioram, perché era il primogenito. 4Ioram prese in possesso il regno di suo padre e, quando si fu rafforzato, uccise di spada tutti i suoi fratelli e, con loro, anche alcuni capi d'Israele. 5Quando divenne re, Ioram aveva trentadue anni; regnò a Gerusalemme otto anni. 6Seguì la via dei re d'Israele, come aveva fatto la casa di Acab, perché sua moglie era figlia di Acab. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. 7Ma il Signore non volle distruggere la casa di Davide, a causa dell'alleanza che aveva concluso con Davide e secondo la promessa fattagli di lasciare sempre una lampada per lui e per i suoi figli. 8Nei suoi giorni Edom si ribellò al dominio di Giuda e si elesse un re. 9Allora Ioram con i suoi comandanti sconfinò con tutti i carri. Egli si mosse di notte e sconfisse gli Edomiti che l'avevano accerchiato, insieme con i comandanti dei carri. 10Tuttavia Edom si è sottratto al dominio di Giuda fino ad oggi. In quel tempo anche Libna si ribellò al suo dominio, perché Ioram aveva abbandonato il Signore, Dio dei suoi padri. 11Egli inoltre eresse alture sui monti di Giuda, fece prostituire gli abitanti di Gerusalemme e fece traviare Giuda. 12Gli giunse da parte del profeta Elia uno scritto che diceva: “Dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: “Poiché non hai seguito la via di Giòsafat, tuo padre, né la via di Asa, re di Giuda, 13ma hai seguito la via dei re d'Israele, hai fatto prostituire Giuda e gli abitanti di Gerusalemme, come ha fatto la casa di Acab, e inoltre hai ucciso i tuoi fratelli, della famiglia di tuo padre, uomini migliori di te, 14ecco, il Signore sta per colpire con un grave disastro il tuo popolo, i tuoi figli, le tue mogli e tutti i tuoi beni. 15Tu soffrirai gravi malattie, una malattia intestinale tale che per essa le tue viscere ti usciranno nel giro di due anni”“. 16Il Signore risvegliò contro Ioram l'ostilità dei Filistei e degli Arabi che abitano al confine con gli Etiopi. 17Costoro attaccarono Giuda, vi penetrarono, portando via tutti i beni trovati nella reggia e persino i suoi figli e le sue mogli. Non gli rimase nessun figlio, se non Ioacàz, il più piccolo. 18Dopo tutto questo, il Signore lo colpì con una malattia intestinale inguaribile. 19Andò avanti per più di un anno; verso la fine del secondo anno, gli uscirono le viscere per la gravità della malattia e così morì fra dolori atroci. E per lui il popolo non fece fuochi d'aromi, come gli aromi bruciati per i suoi padri. 20Quando divenne re, egli aveva trentadue anni; regnò a Gerusalemme otto anni. Se ne andò senza lasciare rimpianti; lo seppellirono nella Città di Davide, ma non nei sepolcri dei re.

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Approfondimenti

Diversamente dal periodo di Giosafat, il regno di Ioram (848-842), è dominato dall'empietà, che comporta disastri militari e una tragica morte del re. Il libro dei Re dedica a Ioram pochi versetti, 2 Re 8, 16-24, che il Cronista amplia aggiungendo notizie da altre fonti a formare un quadro complessivo che ubbidisce alla sua tesi teologica: Ioram elimina in maniera cruenta gli altri pretendenti al trono, compresi «tutti i suoi fratelli» (vv. 2-4), commette una serie impressionante di empietà a causa delle quali subisce alcune sconfitte militari (vv. 5-10); è oggetto dei rimproveri da parte del profeta Elia, che gli predice il castigo divino (vv. 11-15). Dopo altre sconfitte militari, il re è colpito infine da una «malattia intestinale inguaribile» che lo porta a una morte ignominiosa (vv. 16-20).

I cc. 21-23 scorrono all'ombra di una presenza tenebrosa in Gerusalemme: la figura drammatica e perversa di Atalia, figlia di Omri (849-837), alla quale il Cronista dedicherà le pagine di 22,10-23,15.

2-4. Lo sterminio dei fratelli è nello stile di Atalia, che potrebbe averlo suggerito e organizzato, come pare insinuare il v. 6. Questi versetti sono propri del Cronista. 5-7. L'autore si riallaccia alla fonte, 2Re 8,17-19.

8-11. Ricalcano 2Re 8,20-22, a parte la nota storica del v. 11.

12-15. Di Elia il Cronista ignora totalmente l'ampio ciclo esposto nel libro dei Re. Sorprende quindi questa sua comparsa improvvisa e la menzione di un suo scritto, il cui contenuto sintetizza il comportamento dei grandi profeti verso i re infedeli. Lo stile della missiva fa pensare a una composizione del Cronista stesso, anziché a un documento storico.

16-19. La fine prematura e vergognosa di Ioram risponde alla logica retribuzionistica del nostro autore.

20. Secondo 2Re 8,24, Ioram è sepolto invece con i suoi padri. Evidentemente, al Cronista non è bastata la punizione di una morte terribile. Stranamente, nel caso di Ioram viene omessa la formula che accompagna abitualmente la morte del re (cfr. 2Re 8,22-23).

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Cyberdyne Systems

tux-sshaudit

Oh, gaudio!

Oh, giubilo!

ssh–audit è di nuovo disponibile. Il 4 luglio 2026 Joe Testa porta la sua creatura dalla versione 3.3.0, risalente ormai a due anni fa, alla versione 3.9.0, un aggiornamento corposo che riguarda:

  • aggiornamento supporto python 3.14, eliminazione python 3.8 e python 3.9
  • preparazione alla crittografia post-quantistica (warning se gli algoritmi di exchange non lo sono) rimozione supporto sshv1
  • Modifica della policy built-in per Debian 12
  • Aggiunta delle policy built-in per OpenSSH 10.0, 10.1, 10.2, 10.3, and 10.4.
  • Aggiunta delle guide all’hardenizzazione di Debian 13, Rocky Linux 10, Ubuntu 26.04.
  • **Avendo sempre come riferimento la resistenza post quantistica, sono stati aggiunti due nuovi algoritmi di key exchange e 11 nuove host_keys
  • ecc.

Anche sshaudit.com è di nuovo online anche se le guide non hanno ancora recepito gli aggiornamenti presenti nella cli.

Ma la notizia più rincuorante è che pare che Joe Testa stia bene e che abbia trovato uno sponsor che sta finanziando il suo sviluppo.

Mi riservo di approfondire a breve.

Intanto ben ritornato, Joe Testa ❤️.

#ssh #ssh-audit

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Giunto al ventitreesimo album in studio nell’arco dei quarantacinque anni di carriera che sono intercorsi dalla pubblicazione del suo primo singolo, John Hiatt si dimostra ancora una volta capace di confezionare un disco nell’arco di pochi giorni e accompagnato da un piccolo combo, cosa che in precedenza gli era magistralmente riuscita all’altezza di “Bring The Family”. Universalmente riconosciuto come un capolavoro... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/john-hiatt-eclipse-sessions-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1436939440


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione

L'operazione “Whisper”, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.

L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.

Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.

L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.

 
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from Bymarty

📒 Dal mio diario..

Per anni mi sono fatta sempre la stessa domanda: “Se un giorno mi dicessero che ho un tumore, cosa farei?”. Non lo so! Pensavo che magari sarei rimasta senza parole e istintivamente sarei scappata. Immaginavo che quella fosse una via di fuga, il modo migliore per affrontare la paura e combattere!

Poi quasi 2 anni fa la vita mi ha messa davanti alla realtà, e a quella domanda non ho saputo dare risposta, non sono riuscita neppure ad alzarmi, anzi, come se mi avessero pugnalata ho smesso di pensare, sentire, per qlche istante, interminabile e poi come una liberazione, solo lacrime e singhiozzi.. così ho capito che non si parte, non si fugge, non si è assolutamente pronti e preparati! Perciò si resta e si fa un passo indietro, non perché si è deboli, perché si ha paura o perché non esiste un’alternativa, ma perché è lì che comincia la vera battaglia è in quel momento che ha inizio una nuova avventura , per la quale non ci sono schemi, non ci sono indicazioni vere e proprie, si è vulnerabili..

Davanti a una diagnosi così brutta, inaspettata, a volte immaginata, non si ha il desiderio di scappare, anzi pensi a quanto sia importante e doveroso vivere, sopravvivere per andare avanti! Ci si ferma, ci si affida e si confida, si piange, si prega, si cercano pensieri alternativi, ma poi si resta per affrontare la malattia, per sottoporsi alle cure, per prendersi cura di sé stessi e per guardare in faccia ciò che fa più paura, ciò che sta mettendo a dura prova la salute fisica e soprattutto psicologica! Cosi sono rimasta esattamente dov’ero, ho imparato a cercare dentro di me il coraggio, la forza di attraversare, affrontare e superare ogni giorno quello che mi stava accadendo, senza voltarmi indietro...E si inizia così un lungo estenuante percorso fatto di visite, consulti, incontri, parole, ricerche, esami, ecc, ecc..si combatte così, iniziando a cercare un senso anche quando sembra impossibile trovarlo, si inizia a convivere con la paura, con la rabbia e con tutte le emozioni che la malattia porta con sé.

Ci sono giorni si, in cui ci si sente forti e altri in cui tutto sembra pesare il doppio e credi di non essere abbastanza forte per reggere il peso, la paura , l' angoscia! Il corpo cambia, e non si è preparati, io ancora oggi non mi riconosco, a volte non mi accetto e non mi sento a mio agio, le terapie stancano, pesano, a volte ti annullano, ma ti salvano la vita, l’incertezza accompagna ogni passo e il futuro smette di essere qualcosa di scontato, anzi è una parola che fai fatica a pronunciare!

Eppure si continua, si combatte, si diventa leoni e si comprende che la forza non ha nulla a che vedere con l’idea eroica che spesso si immagina , anzi oltre a quella fisica, che spesso viene a mancare, ti accorgi che la forza diventa ogni singolo respiro, ogni singolo giorno che si affronta e ogni visita, esame, step che si supera... È una forza silenziosa, non è ostentazione, non è la capacità di non crollare mai, semmai è la forza di mostrarsi per quello che si è accettare la propria fragilità e scegliere, ogni mattina, di affrontare un altro giorno sempre col sorriso e lo spirito giusto!

Prendersi cura di sé diventa un atto rivoluzionario, perché bisogna accettare di avere paura senza lasciare che sia la paura a decidere come vivere o a impedirci di vivere! Significa continuare ad amarsi anche quando il proprio corpo cambia e non lo si riconosce più, e tutto sembra sbagliato, diverso, inadatto, troppo per come la malattia ci ha cambiato!

La malattia mi sta insegnando che la vita non perde valore anzi ogni istante acquista un significato ancora più profondo e ci si aggrappa ad ogni gesto, ogni attimo, alla speranza, ad un alba, un tramonto... perchè si può essere fragili e, nello stesso tempo, incredibilmente forti senza saperlo! Il vero coraggio è restare, affrontare e combattere, anche quando non si ha la forza di restare accanto a sé stessi, anche quando tutto sembra indefinito e maledettamente difficile!.

E capisci che la vita, anche quando fa male, merita di essere vissuta con dignità, senza vergognarsi, senza nascondersi, come ho fatto io agli inizi, con amore verso sé stessi, anche se si ha paura, anche se si pensa di non farcela, così si resta e si ricomincia proprio da dove tutto ha avuto inizio, da quel giorno, da quel controllo, da quella scoperta che cmq mi ha sconvolto la vita! Ma credo che nonostante tutto l'abbia resa diversa, migliore ai miei occhi, al mio bisogno di restare forte, combattiva e serena, per me , per mio figlio e per tutti coloro che mi sono stati accanto e anche per coloro che si sono allontanati, che io ho allontanato o semplicemente che hanno cambiato strada..

Si resta, per vivere e continuare a sognare!

 
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from differxdiario

riflettevo ieri sera, dialogando con amici di sperimentazioni e altro, che il lavoro svolto da gammm negli ultimi 20 anni (https://gammm.org/2026/06/29/20-anni-di-gammm/) ha lievemente smosso le superfici delle cervici italetterarie, ma mica molto di più.

i popoli .it al massimo infilano una prosa nel serpentone dei versi, azzardano una foto, giocano con le lettere sparpagliate su una due pagine e fine.

stanno bene così.

 
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from lucazanini

[79]

come aggeggi da bixio sono o come altrettanti loro] se prosciugate in bigi mercuri sotto-cannoniere abili talvolta [zanzare⅔] senza rospicidi lì velate di amiantidi aghiformi anemie [tane stracotte] leggère bàscule [questo] testo non è adatto per ⅓

 
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from Solarpunk Reflections

Finding good solarpunk novels is still quite challenging, given that the genre has barely a decade under its belt. The positive side of this current landscape is that when something notable pops up, it easily makes the rounds: in niche online communities, word of mouth still rules. This is how Murder in the Tool Library caught my attention and, as you can imagine, raised my expectations. So let’s start with those first, which is unusual in a review but it might shed some light on why I’m so terribly disappointed by this novel.

What I Wanted (or Hoped)

When I imagine a crime novel in a solarpunk setting, several questions naturally pop up: how does a utopian society deal with severe interpersonal wrongings? How does an investigation take place without surveillance? How do processes look like without police, courts, prisons, and so on?

This is exactly the point of speculative fiction: imagining how different societies handle (or prevent!) nasty modern problems. The point of solarpunk, among other things, is exactly to make one wonder about these possibilities even before touching page one. Moreover, the author, A.E. Marling, is not new to fiction: he’s been writing fantasy since 2013, so I expected some expertise and finesse in weaving a story and delivering satisfying character arcs or plot beats.

All this was in my mind when I picked up the novel, and I really wanted to believe it would be a good one, since I haven’t added anything to my Must Read List in a long time. It looks like it was not enough.

There will be minor spoilers, but I will try to keep them vague enough that you can read the novel on your own. I’m going to discuss ideas and concepts more than story elements or plot twists, except for the ending.

What Worked

I’m going to explain in detail all the issues I have with the novel, but first I have to say that I genuinely liked some of the ideas here. As I said above, the thought experiment of how to deal with murders, reparations and justice in a utopian society without unjustly immiserating anyone is absolutely crucial and timely in a world like ours, where regardless of geography police abuse is rampant and the judicial system treats elites differently from everyday citizens. So the premise (a boy gets murdered in plain day in a public place; how does a utopian society react?) is genuinely interesting, and the first chapter is quite the hook.

I also found the first idea of the novel quite clever: unlike most crime fiction, in which a clever, larger-than-life detective (and maybe his assistant) finds all the evidence and eventually unmasks the culprit via logical reasoning and outstanding deductions, here the task is taken up by the CDS, a group of volunteer detectives who dedicate what time they can spare to try and mend these episodes of societal and interpersonal misconduct.

The investigation then takes place with plentiful input from other citizens, who irregularly contribute by providing additional information, pointing out details that detectives missed on the murder scene, looking up backgrounds and so on, via a shared chat. I found all these ideas very clever: it’s the opposite of detective stories, far away from the lone genius cracking a puzzle as a challenge for his own ego, and instead a society that collectively puts time and effort to deal with the untimely loss of a member of their community. This had almost convinced me that this was it, the thoughtful and grounded solarpunk that I was looking for!

Alas, the dystopia that followed proved me wrong.

What Didn’t Work

Now, this part will be longer; I did not like the rest of the novel, but I’m not going to spend thousands of words to scream that it sucked or the author sucks at writing. Sure, I do have gripes of personal taste with the use of commas or descriptions or the detectives' characterizations, but these are minor elements; the next person might love them and the next one might not even notice them, so it’s not useful to discuss them. I’m going to discuss why some ideas in the novel did not work, could never work and are actively against the premise of a utopian or solarpunk society.

Let’s begin from the crowdsourcing of information, which is the first element that made me suspicious about the setting. In order to have full participation in the investigative process, everything is livestreamed. All the detectives film and record and share everything, which is the go-to way to make the whole procedure as democratic as possible. But at the same time (and the story itself sort of realizes this in the first half) it spawns an all-encompassing culture of spectacle. People are not drawn in the investigation out of genuine concern for the stability of their society, but out of drama. This does not stop at the investigation, but it goes on and becomes grotesque during the process of the culprit in the last few chapters (more on this later). In an attempt to envision a more democratic process, the author has recreated a digital version of public hanging that none of the characters opposes.

Secondly, the author puts a great deal of attention on mental health and the importance of therapy… to the point it becomes a universal antidote for societal issues. As the investigation proceeds, it is revealed that the perpetrator is affected by a mental disorder and he was deceiving everyone else so well that he managed to avoid therapy for his whole life. And if you’re raising an eyebrow to that phrasing (instead of, for example, “refuse professional help”), let me bring up the example of Vittoria (one of the detectives whose name is needed in this review, since the story betrays a clear preference from the side of the author). Upon meeting a citizen who reacts badly to her presence (quote: “Stuck-up freak!”, so not even a slur or anything seriously offensive), she reacts by “activating a program that would crack his identity, message him in one hour, and inform him he must produce proof of therapy for his behavior or face censure.”

Now, I know we all have slightly different visions of utopia and solarpunk, but this is an exchange that could only happen in a dystopic surveillance state in which therapy is ministered in a Foucauldian sense: to enact control, silence dissent, or put people behind medical and institutional barriers to make their lives harder under the pretense of providing help.

This does not end here. While the first half of the novel is dedicated to investigating the crime scene and possible clues (as is standard practice in most crime fictions), the second half locks in on a single suspect and the detectives’ efforts are not dedicated to crack the sequence of events that exclude every other possible character, but rather to prove that the suspect is in fact really a psychopath. The impression I got from the text (regardless if this was the author's intention) was that the suspect was being investigated not much for committing a crime but for being a deviant (of which committing murder was just another clue).

In order to do this, the detectives commit a slew of unthinkable breaches that would not fly even in our current societies (irrespective of geographical location): they search his house without his consent or knowledge (through a warrant obtained shadily by pressuring a community council) to search his belongings and find proof of killed animals in his youth; Vittoria pretends to go on a date with him to conduct a non-consensual nor informed interrogation (I have heard of only one similar real-life story, and it was from a Chinese dissident), and they even desecrate his mother’s corpse (again, no consent nor knowledge) to prove that he had poisoned his mother! What began as a murder investigation moves beyond the murder itself and quickly devolves into a relentless manhunt, in which the detectives have at their disposal every common tool used by our modern-day police to press their charges.

Every abuse of power by the detectives is presented as justified and even necessary, since the killer is a psychopath and therefore would lie at every occasion; an ontologically evil being that would only carry out evil actions and for which this ‘utopian’ society clearly has no answer. Leaving the un-solarpunk moral dilemma aside (is the murderer beyond salvation because he's a psychopath, or can he repent and be rehabilitated after mandatory therapy?), the author has uncomfortably stepped onto something important: that it would be really hard to conduct ‘investigations’ as we normally experience them while at the same time having the culprit consensually cooperate. The author sees all this, and instead of trying to devise a different method (which would’ve been imaginative and no doubt challenging, but worth the effort!), he goes the other way and strips the culprit of every decency on the grounds of psychopathy.

The author desperately tries to paint the killer as the unforgivable bad guy, and yet I found myself empathizing with him precisely because of the unjustified and repeated abuse he received through the whole story.

Before concluding, I have to spend a few lines to discuss the climax scene of the process, since it is truly the epitome of grotesque.

After the culprit has been apprehended, Vittoria dishes our her impassioned speech to demand the maximum punishment: “a sentence of dehumanization” (very solarpunk), while the whole city is watching (via livestream). Through the whole scene, the culprit is mouthfolded (they can’t allow him to speak, because, you guessed it, he would only lie!) and can only reply via keyboard; this doesn’t matter, because his messages are never shown. He does not have any defense attorney (which should be a minimum right, at least in Italy and Finland, but supposedly in USA as well, given the author’s origins) and it is implied that the ‘jury’ eventually does commit the maximum punishment, and the culprit is stripped of any right except those of parasites.

Now, I’m not an expert on judicial systems, but one thing I can say for sure: a society in which criminals don’t have rights can eliminate dissent at will. If criminals don’t have rights, then all the government has to do is find some excuse to label people as criminals, and those people will no longer have rights. In the specific case of this novel, detectives can conjure evidence of psychopathy and persuade the whole society that they do not deserve empathy nor help and are worthy of elimination.

Would you like to live in such a utopia?

Warping the Narrative

So let’s focus on this Vittoria character I’ve been talking about, the ‘femme fatale’ that is mentioned in the novel’s blurb.

The author never fails to remark three things about her: her height, her charisma and her... righteous bloodthirst, almost to the point of obsession. This betrays a clear preference for this character on the side of the author, and indeed she gets the best treatment of the whole cast: the ending declares her eponymous victory at the expense of the killer, something that no other character celebrates.

I have three interpretations for Vittoria’s character. First: she embodies the old violent cop archetype, moved by personal revenge or moral duty. Second: Vittoria is also a villain, and other detectives will have to face her in a follow-up novel. And third: she’s another psychopath, just like the killer himself, but unlike him she managed to channel her tendencies into a respected profession in which she’s allowed to have some leeway, provided that she does not harm anyone else in the process. None of these options strike me as interesting in a solarpunk setting; the first might have been an interesting character arc (the former cop that needs to learn how to operate in a new, more respectful and humane system after years of service where abuse was normalized), but it was not the story this novel ended up telling. Vittoria is always presented as cool, her flaws are always minimized, her deeds justified, and on top of all this she always gets her way. The story lets her win every time: some characters here and there try to push back, but they fold after two lines and admit defeat.

In any other genre, this might have been an interesting story; a Psycho-Pass-eqsue manhunt in which the huntress is revealed to be not just another monster but the better monster, because she can rein in her impulses and (ab)use the tools of the society around her to conceal her bloodthirst and channel it towards other monsters. This is a fantastic concept for a crime novel, maybe even for a cyberpunk one, although it still relies on the (faulty, in my opinion) assumption that some people are born evil and can only pretend to be decent members of a society.

However, this story in a solarpunk setting reads completely different. It becomes a tragedy in which an overly charismatic character warps and derails a collective process by abusing her personal influence to enact on her most violent impulses. The whole story moves away from the speculative intent of solarpunk investigations and reparations, and gets hijacked by Vittoria's and the killer's relentless (but unbalanced) duel to determine who can keep pretending in the eyes of the public and avoid punishment. In particular, the last third of the story is a character study on the normalization of cruelty. Where’s the solarpunk in that?

Let me end the review with a final spoiler from the very last page of the novel, in which it is implied that Vittoria eventually manages to kill the drugged and isolated culprit with the same weapon that was found on the crime scene.

So I ask again: whose utopia is this?

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Vittorie sui Moabiti 1In seguito i Moabiti e gli Ammoniti, aiutati dai Meuniti, mossero guerra a Giòsafat. 2Fu annunciato a Giòsafat: “Una grande moltitudine è venuta contro di te da oltre il mare, da Edom. Ecco sono a Casesòn-Tamar, cioè a Engàddi”. 3Nella paura, Giòsafat si decise a cercare il Signore e indisse un digiuno per tutto Giuda. 4Quelli di Giuda si radunarono per chiedere aiuto al Signore; vennero da tutte le città di Giuda per chiedere aiuto al Signore. 5Giòsafat, stando in piedi in mezzo all'assemblea di Giuda e di Gerusalemme nel tempio del Signore, di fronte al nuovo cortile, 6disse: “Signore, Dio dei nostri padri, non sei forse tu il Dio che è in cielo? Tu dòmini su tutti i regni delle nazioni. Nelle tue mani sono la forza e la potenza; nessuno può opporsi a te. 7Non hai scacciato tu, nostro Dio, gli abitanti di questa terra di fronte al tuo popolo Israele e non l'hai data per sempre alla discendenza del tuo amico Abramo? 8Essi l'hanno abitata e vi hanno costruito un santuario al tuo nome dicendo: 9“Se ci piomberà addosso una sciagura, una spada punitrice, una peste o una carestia, noi ci presenteremo al tuo cospetto in questo tempio, poiché il tuo nome è in questo tempio, e grideremo a te dalla nostra sciagura e tu ci ascolterai e ci aiuterai”. 10Ora, ecco gli Ammoniti, i Moabiti e quelli della montagna di Seir, nelle cui terre non hai permesso agli Israeliti di entrare, quando venivano dalla terra d'Egitto, e perciò si sono tenuti lontani da quelli e non li hanno distrutti, 11ecco, ora ci ricompensano venendoci a scacciare dall'eredità che tu hai acquistato per noi. 12Dio nostro, non vorrai renderci giustizia nei loro riguardi, poiché noi non abbiamo la forza di opporci a una moltitudine così grande piombataci addosso? Non sappiamo che cosa fare; perciò i nostri occhi sono rivolti a te”. 13Tutti gli abitanti di Giuda stavano in piedi davanti al Signore, con i loro bambini, le loro mogli e i loro figli. 14Allora lo spirito del Signore, in mezzo all'assemblea, fu su Iacazièl, figlio di Zaccaria, figlio di Benaià, figlio di Ieièl, figlio di Mattania, levita dei figli di Asaf. 15Egli disse: “Porgete l'orecchio, voi tutti di Giuda, abitanti di Gerusalemme e tu, re Giòsafat. Vi dice il Signore: “Non temete e non spaventatevi davanti a questa moltitudine immensa, perché la guerra non riguarda voi, ma Dio. 16Domani, scendete contro di loro; ecco, saliranno per la salita di Sis. Voi li sorprenderete al termine della valle, di fronte al deserto di Ieruèl. 17Non toccherà a voi combattere in tale momento; fermatevi bene ordinati e vedrete la salvezza che il Signore opererà per voi, o Giuda e Gerusalemme. Non temete e non abbattetevi. Domani uscite loro incontro; il Signore sarà con voi”“. 18Giòsafat s'inginocchiò con la faccia a terra; tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme caddero davanti al Signore, per prostrarsi davanti a lui. 19I leviti, tra i figli dei Keatiti e i figli dei Coriti, si alzarono a lodare il Signore, Dio d'Israele, a piena voce. 20La mattina dopo si alzarono presto e partirono per il deserto di Tekòa. Mentre si muovevano, Giòsafat si fermò e disse: “Ascoltatemi, Giuda e abitanti di Gerusalemme! Credete nel Signore, vostro Dio, e sarete saldi; credete nei suoi profeti e riuscirete”. 21Quindi, consigliatosi con il popolo, mise i cantori del Signore e i salmisti, vestiti con paramenti sacri, schierati davanti agli uomini in armi, perché lodassero il Signore dicendo: “Rendete grazie al Signore, perché il suo amore è per sempre”. 22Appena cominciarono i loro canti di esultanza e di lode, il Signore tese un agguato contro gli Ammoniti, i Moabiti e quelli della montagna di Seir, venuti contro Giuda, e furono sconfitti. 23Gli Ammoniti e i Moabiti insorsero contro gli abitanti della montagna di Seir per votarli allo sterminio e distruggerli. Quando ebbero finito con gli abitanti della montagna di Seir, contribuirono a distruggersi a vicenda. 24Quando quelli di Giuda raggiunsero la collina da dove si vedeva il deserto, si voltarono verso la moltitudine, ed ecco: non c'erano che cadaveri gettati per terra, senza alcun superstite. 25Giòsafat e la sua gente andarono a raccogliere la loro preda. Vi trovarono in abbondanza bestiame, ricchezze, vesti e oggetti preziosi. Ne presero più di quanto ne potessero portare. Passarono tre giorni a raccogliere il bottino, perché esso era molto abbondante. 26Il quarto giorno si radunarono nella valle di Beracà; poiché là benedissero il Signore, chiamarono quel luogo valle di Beracà, come è ancora oggi. 27Quindi tutto Giuda e tutti quelli di Gerusalemme, con Giòsafat alla testa, partirono per tornare a Gerusalemme, pieni di gioia perché il Signore li aveva riempiti di letizia a danno dei loro nemici. 28Entrarono in Gerusalemme diretti al tempio del Signore, fra suoni di arpe, di cetre e di trombe. 29Quando si seppe che il Signore aveva combattuto contro i nemici d'Israele, il terrore di Dio si diffuse su tutti i regni del mondo. 30Il regno di Giòsafat rimase tranquillo; Dio gli aveva concesso tregua su tutte le frontiere.

Fine del regno di Giòsafat 31Giòsafat regnò su Giuda. Aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì. 32Seguì la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore. 33Ma non scomparvero le alture; il popolo non aveva ancora diretto il cuore verso il Dio dei suoi padri. 34Le altre gesta di Giòsafat, dalle prime alle ultime, ecco, sono descritte negli atti di Ieu, figlio di Anàni, inseriti nel libro dei re d'Israele. 35In seguito Giòsafat, re di Giuda, si alleò con Acazia, re d'Israele, che agiva con malvagità. 36Egli si associò a lui per costruire navi capaci di raggiungere Tarsis. Allestirono le navi a Esion-Ghèber. 37Ma Elièzer, figlio di Dodavàu, di Maresà, profetizzò contro Giòsafat dicendo: “Poiché ti sei alleato con Acazia, il Signore ha aperto una breccia nei tuoi lavori”. Le navi si sfasciarono e non poterono partire per Tarsis.

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Approfondimenti

1-30. Questo capitolo, sulla strepitosa e miracolosa vittoria riportata da Giosafat contro invasori provenienti da Moab, non ha paralleli nel libro dei Re. La guerra d'Israele è sempre guerra santa, e quindi anche ed eminentemente azione sacra, quasi una liturgia: alla notizia degli invasori, il re supplica Dio e il popolo digiuna (vv. 1-13), mentre il profeta rivolge il suo messaggio di incoraggiamento (vv. 14-19), e il popolo infine, guidato dal suo re, muove contro il nemico come in processione liturgica (vv. 20-21). La vittoria è certa e mirabile (vv. 22-26) ed è seguita dal corteo trionfale verso la città (vv. 27-30). Più che di una pagina di guerra, si tratta di un'esposizione teologica dell'atteggiamento che la comunità deve assumere di fronte a Dio in caso di pericolo: supplica, penitenza, lode, fiducia, esaltazione di JHWH. La salvezza viene da lui, non da iniziative umane, di carattere politico e militare.

6-12. La preghiera del re riprende motivi teologici ricorrenti nella teologia veterotestamentaria. L'inizio richiama la preghiera di Salomone nel giorno della dedicazione del tempio, 6,14ss. Temi tipici di questa preghiera sono presenti anche al v. 9, cfr. 2Cr 6,24-35; 7,12-16).

14. Per far conoscere la sua volontà JHWH sceglie un levita cantore, ossia un esponente della classe alla quale vanno le preferenze del Cronista, anziché un sacerdote o un profeta.

19. Manca la menzione dei Ghersoniti, leviti cantori discendenti da Gherson (cfr. 1Cr 6,1-32). I Keatiti non sono menzionati altrove come cantori, mentre i Korachiti, o “Coriti”, discendenti anch'essi da Keat attraverso Core (cfr. 1Cr 6,7), erano una specie di corporazione di cantori elevati al ruolo di leviti, (cfr. 1Cr 26,1).

21. La liturgia della guerra santa ha qui il suo momento culminante. Anche la Regola della Guerra di Qumran prevede che gli schieramenti in battaglia quando muovono contro il nemico devono essere preceduti da «sette sacerdoti dei figli di Aronne, rivestiti con abiti di lino bianco...» (1QM 7,1-15). Il ritornello cantato è il Sal 136,1.

23-25. Altro elemento costitutivo della guerra santa è «lo sterminio», il ḥērem, che può essere totale o parziale.

31-37. Nei vv. 31-34 il Cronista si riaggancia alla fonte, 1 Re 22,41-45, il che lo induce a ripetersi. Aggiunge, come d'abitudine, la menzione della fonte profetica da lui utilizzata (v. 34). I vv. 35-37 si scostano significativamente da 1Re 22,49-50. Mentre il libro dei Re menziona una possibile alleanza di Giosafat con Acazia dopo la distruzione della flotta, il Cronista parla prima dell'alleanza e poi dell'annientamento della flotta. Anche qui la sua tesi è chiara: la disfatta di Ezion-Gheber è una punizione che Giosafat ha meritato per essersi alleato con il re d'Israele.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/emma-tricca-st-peter-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1363998832


 
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from lucazanini

[78]

un tonic] materiali plastici vini & affini la nube [per quanto] tossica è stata lungamente osservata il] Roserio-escape tutto il giorno se non fosse successo andrebbe [bonificato il primo] impegatuccio disponibile un [delfino asfissiando blasé solitamente] 60 minuti

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l'Accademia europea dei Funzionari di Polizia

CEPOL ha recentemente rilasciato l'European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui https://www.cepol.europa.eu/publications/thematic-edition-nr-1-european-law-enforcement-research-bulletin-environmental-crime). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: “la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace”.

L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica. Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge

Perché è così difficile fermare questi crimini?

  • Complessità normativa

Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali. Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.

  • Bassi tassi di rilevamento

La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:

Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività). Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette. Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).

  • Tecnologie e organizzazione criminale

I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli. L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.

Le soluzioni: innovazione e cooperazione

  • Nuova Direttiva UE 2024/1203

Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:

Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi). Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili). Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.

  • Sanzioni minime armonizzate

Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti. Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.

Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.

  • Tecnologie all’avanguardia

Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per “green-listed”). Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen). Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).

  • Cooperazione transnazionale

Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi). Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.

  • Formazione e capacity building

La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).

 
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