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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide è congedato dai capi filistei 1I Filistei avevano concentrato tutte le schiere ad Afek, mentre gli Israeliti erano accampati presso la sorgente che si trova in Izreèl. 2I prìncipi dei Filistei marciavano con le loro centinaia e le loro migliaia. Davide e i suoi uomini marciavano nella retroguardia con Achis. 3I capi dei Filistei domandarono: “Che cosa fanno questi Ebrei?”. Achis rispose ai capi dei Filistei: “Non è forse costui Davide, servo di Saul, re d'Israele? È stato con me un anno o due e non ho trovato in lui nulla da ridire dal giorno che è capitato qui fino ad oggi”. 4I capi dei Filistei si irritarono tutti contro di lui e gli intimarono: “Rimanda quest'uomo: torni al luogo che gli hai assegnato. Non venga con noi in guerra, perché non diventi nostro avversario durante il combattimento. Come riacquisterà costui il favore del suo signore, se non con le teste di questi uomini? 5Non è costui quel Davide a cui cantavano tra le danze dicendo: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”?“. 6Achis chiamò Davide e gli disse: “Per la vita del Signore, tu sei retto e io vedrei bene che tu vada e venga con le mie schiere, perché non ho trovato in te alcun male, da quando sei arrivato fino ad oggi. Ma non sei gradito agli occhi dei prìncipi. 7Quindi torna e va' in pace, così non farai cosa sgradita agli occhi dei prìncipi dei Filistei”. 8Rispose Davide ad Achis: “Che cosa ho fatto e che cosa hai trovato nel tuo servo, da quando sono stato alla tua presenza fino ad oggi, perché io non possa venire a combattere contro i nemici del re, mio signore?”. 9Rispose Achis a Davide: “So bene che tu mi sei prezioso come un messaggero di Dio; ma i capi dei Filistei mi hanno detto: “Non deve venire con noi a combattere”. 10Àlzati dunque domani mattina con i servi del tuo signore che sono venuti con te. Alzatevi presto e allo spuntar del giorno partite”. 11Il mattino dopo Davide e i suoi uomini si alzarono presto e partirono, tornando nel territorio dei Filistei. I Filistei salirono a Izreèl.

__________________________ Note

29,1 Afek: città a una sessantina di chilometri circa da Endor, presso la sorgente del fiume Iarkon, nella piana costiera di Saron.

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Approfondimenti

1-11. La notizia che i Filistei «avevano concentrato tutte le forze in Afek» (v. 1) situa il nuovo episodio in un rapporto di anteriorità rispetto ai fatti del capitolo precedente. Infatti Afek è la località a mezza via tra la Filistea e il Gelboe, dove i Filistei si erano accampati tanti anni prima quando Israele aveva perso l'arca dell'alleanza (4,1-11). Anche ora è il punto di concentramento per le milizie provenienti da tutte le città filistee; poi avanzeranno insieme in territorio israelita per attestarsi in Sunam (28,4). Dunque, mentre l'esercito si muove ordinatamente verso il nord, Davide si trova nella retroguardia. Achis ha voluto che egli venisse a tutti i costi con lui (28,1-2) ma gli altri capi Filistei non sono dello stesso avviso: ricordano troppo bene il tradimento dei mercenari ebrei nella battaglia di Mimas (14,21) per fidarsi di quella banda, capitanata dall'uomo al quale le donne inneggiavano: «Saul ha ucciso i suoi mille, Davide i suoi diecimila» (cfr. 18,7; 21,12). Achis è troppo ingenuo per immaginare un repentino voltafaccia della sua «guardia del corpo» (28,2), ma nessuno può escludere l'eventualità di una riconciliazione in extremis con Saul, le cui spese verrebbero fatte dai combattenti filistei (v. 4). Il c. 30 mostrerà il risvolto provvidenziale del rientro forzato a Ziklag.

1. L'accampamento degli Israeliti si trova molto più a nord di Afek, alle pendici del Gelboe (cfr. 28, 4), forse perché Saul ha intuito l'intenzione dei Filistei di forzare la pianura di Izreel; «sorgente che si trova in Izreel»: è l'attuale ‘Ayin Galud, chiamata in Gdc 7,1 «fonte di Carod».

2. «marciavano con le loro centinaia e le migliaia»: era l'organizzazione classica degli eserciti di allora (cfr. 17,18).

3. «un anno o due». Con i LXX: «adesso è il secondo anno». TM ha lett.: «già giorni o già anni» (cfr. Vg «da molti giorni o anni»). Per il senso di “giorno” = “un anno”, cfr. 27,7.

4. «nemico»: lett. śāṭān. Questa parola, il cui senso generale è «avversario» (Nm 22,22.32; 2Sam 19,23; 1Re 5,18) e «accusatore» (Sal 109,6), è stata applicata all'avversario per eccellenza: il diavolo, Satana (Gb 1,6-9; 2,1-4; 1Cr 21,1). Con tale significato è presente 36 volte nel NT. Achis cercherà di compensare la durezza dei capi Filistei chiamando Davide col titolo opposto di «inviato (lett. angelo) di Dio» (v. 9; cfr. 2Sam 14,17.20; 19,28).

6. «Per la vita del Signore»: Achis non è Ebreo; la formula di giuramento jahvista in bocca a un pagano è interpretabile in due modi: o è una pia finzione del narratore israelita oppure (con maggiore probabilità) il Signore è invocato da Achis per dare valore assoluto alla sua dichiarazione di stima nei confronti di Davide. «non ho trovato in te alcuna malizia»: la buona fede del re è persino ridicola per il lettore che conosce i retroscena delle scorrerie di Davide (27,10-11). Non sarà certo l'astuto mercenario a rivelargli i suoi segreti! Anzi, la sua risposta un po' spavalda commuoverà ancor di più il povero Achis, fugando definitivamente ogni sospetto a suo proposito (v. 8).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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L’indecifrabile sguardo di Adam Granduciel e uno studio di registrazione che giureresti appartenere al quarantennio scorso rappresentano il biglietto da visita della nuova prova a firma The War on Drugs. Il primo disco pubblicato con una major – Atlantic – e che, per una strana congiunzione astrale, è finito per trasformarsi in uno dei comeback più attesi dell’anno. Difficile immaginare che l’alcolica alchimia scattata con Kurt Vile quindici anni fa potesse portare ad un risultato simile... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/the-war-on-drugs-deeper-understanding.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/4TkmrrpjlPoCPpGyDN3rkF


 
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from La vita in famiglia è bellissima

[diario dal letto]

Sto scrivendo dal nuovo Macbook Air. Una influenza mi sta tenendo a letto e ne ho approfittato per lanciare di tanto in tanto la copia dei file dal vecchio Macmini a questo. Non ha ancora finito, ma sono riuscito a importare il grosso delle cose più importanti. Ho dovuto fare tutto a mano perché l'assistente migrazione mi ha fatto il gesto dell'ombrello, telematicamente parlando. Dico due parole sulla macchina, giusto per fare diario.

Il Macbook Air che ho preso ha il case color “galassia”. In realtà il colore a me ricorda un metallo che prende, a seconda della luce che cade, una strana ombratura rosa/rossastra, che non so perché mi ricorda una irritazione prepuziale.

Una parte dello schermo manca, ci hanno messo la telecamera, come nei cellulari. Quindi hai le voci di menu a sinistra che a un certo punto “saltano” dall'altra parte della webcam, a destra. Qualsiasi cosa girasse a Cupertino quando hanno pensato questa cosa, non sarebbe piaciuta a Schettini. Forse a Schettino. Non so.

Detto questo l'hardware è solido, leggero, silenziosissimo e consuma pochissima batteria. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. E anche le casse, dei bassi davvero decenti.

Il sistema operativo, per me che ne venivo da un vecchio High Sierra, è una specie di futuro distopico dove chi usa Apple è sotto costante attacco di hacker che vogliono distruggerlo e – nello stesso tempo – l'utente medio è insensibile, numb, come The Edge nell'omonimo videoclip degli U2 dove si prende i pesci in faccia senza dire nulla.

Da un lato infatti tutto è blindatissimo. Ogni applicazione che provi a lanciare attiva una marea di sistemi di controllo che ti dicono che no, Venerandi, non dire cazzate, tu davvero non vuoi usare quella applicazione, desisti, usa solo quelle Apple certificate. No, no Venerandi perché vuoi usare questa applicazione? Sai che essa vuole usare i tuoi file? Vuoi davvero dargli accesso ai tuoi file? Vuole usare l'input della tua tastiera! Sei sicuro che vuoi dargli questo potere? Non essere stupido Venerandi, non farlo.

Ad un certo punto il Macbook mi ha buttato un'applicazione nel cestino dicendo che era un malware, ripeto, il mio computer ha cancellato una applicazione per conto suo, mentre quando ho tentato di cancellare una applicazione che si chiama “Borsa” che non userò mai nella mia vita il Macbook mi ha fatto “boink”. Ci ho riprovato. “Boink”. Nessuna spiegazione. Non si può cancellare e basta, Venerandi piantala che prima o poi con il gioco in borsa ci farai i dollaroni come noi. Fidati.

Non vi dico quando si prova a far partire una applicazione di uno sviluppatore indipendente. Quasi si offende e nasconde nelle preferenze di sistema un pulsante per dirgli che sì, davvero, voglio usare quella applicazione. In fondo ad una pagina tra centinaia di altre preferenze. La cosa si ripete per ogni dannata applicazione che si vuole installare. In pratica il nuovo Os è infastidito che qualcuno voglia usarlo, per questo forse vogliono metterci l'IA, così a quel punto lasci il Macbook da solo e vai in giro a passeggiare, guardare i cantieri, combattere.

Ma, dicevo, l'utente insensibile. Il Macbook pensa che io non sappia che sto usando delle applicazioni, che sia lì inerte davanti a lui senza sapere cosa fare, inebetito, e mi stimola con un tripudio di notifiche. Notifiche, su un computer. Peraltro pure grosse, e si accumulano come debiti sulla destra dello schermo e devo cliccare su tutte per chiuderle, sembra quel gioco online per gli impiegati dove devi cliccare per fare punteggio, ora mi sfugge il nome.

In pratica appena ti comperi un Macbook devi iniziare a fare questo gioco di disabilitare tutta la glassa che Apple sta mettendo sopra il suo sistema operativo che è poi sempre basato sulla stessa GUI di quarant'anni fa, mortacci loro.

Tornando seri, fare un passaggio di questo tipo ti rendi poi conto della fragilità dei formati e delle applicazioni. Il grosso delle applicazioni commerciali che avevo sul vecchio Mac sono andate. Ragtime, Devonthink, Oxygen XML, Screenflow... ricomprarle tutte mi costerebbe quanto due o tre Macbook. E dietro a loro una schiera di decine e decine di applicazioni free, utility, videogame. E – soprattutto – molti documenti che sul nuovo computer diventeranno delle icone inutilizzabili e inapribili. Monoliti di byte che poi, giro qualche decennio, diventeranno letteralmente illeggibili.

Ultima cosa, passare da uno schermo a colori e-ink a uno lcd come questo, che pure non è malaccio eh, stordisce. Si passa da scrivere su un qualcosa che sembra di carta a scrivere su una lampada accesa in faccia. L'e-ink non sarà il futuro, non lo so, ma gli schermi che mandano luce sono il passato.

E – sì – dopo sei mesi che si usa un notebook touch continui a toccare lo schermo del Macbook come una scimmia che tocca il vetro della finestra pensando di toccare il cielo. Le nuvole. La pioggia.

E dal letto influenzale è tutto, torno a rantolare.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Europol ha guidato con successo un'operazione globale contro le reti criminali coinvolte in attività ambientali illegali, come traffico di rifiuti, inquinamento, riciclaggio e corruzione.

L’operazione, svolta tra gennaio e dicembre 2025 in cinque continenti con la collaborazione di 71 paesi e numerose organizzazioni internazionali, ha portato a 1.048 ispezioni, 337 arresti e sequestri di oltre 127.000 tonnellate di rifiuti, 602 tonnellate di sostanze inquinanti (tra cui 398 tonnellate di gas fluorurati), 75 tonnellate di pesticidi, 2,3 tonnellate di mercurio e quasi 10 milioni di euro in contanti. Sono stati inoltre sequestrati veicoli, macchinari, armi e proprietà. Le indagini hanno rivelato reti criminali attive nell’esportazione illegale di rifiuti verso Africa, Asia e America Latina, nonché nel commercio illecito di gas refrigeranti e prodotti fitosanitari. Sono emerse nuove tendenze, come l’abuso di scappatoie legali e il traffico di rifiuti all’interno dell’UE, con flussi diretti verso paesi extra-UE. L’operazione ha sottolineato l’impatto ambientale e sociale di questi crimini, evidenziando la necessità di un’azione coordinata globale per contrastarli. Europol ha fornito supporto operativo e analitico, coordinando un hub di condivisione dati e collaborando con enti come INTERPOL, UNODC e OMD.

#reatiambientali

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all'interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un'esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell'esistenza. Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/omar-sosa-seckou-keita-transparent.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/05zAa96vJNiqrT9GBc6n3O


 
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from norise 3 letture AI

SOTTO UN MUTEVOLE CIELO

[leggendo Sandro Penna: una cheta follia, di Elio Pecora]

sotto un mutevole cielo chiuso nel tuo grido di diverso

cresce la luce a cui vòlti le spalle: voglia di sparire dentro un sogno o restare nell'ora dolce dei vivi

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Riflessione su “SOTTO UN MUTEVOLE CIELO”

Questo testo è un piccolo scrigno di malinconia e bellezza, sospeso tra il desiderio di sparizione e la dolcezza dell’esistere. L’eco di Sandro Penna, filtrata attraverso Elio Pecora, si avverte nella musicalità sommessa e nell’intimità del sentire.


Temi e suggestioni

  • Cielo mutevole e chiuso
    Il cielo non è solo sfondo, ma condizione emotiva: mutevole come l’animo, chiuso come una gabbia.

  • Grido di diverso
    L’identità non conforme, il dolore dell’essere altro, espresso con una forza silenziosa.

  • Luce rifiutata
    Il gesto di voltarsi dalla luce è carico di significato: rifiuto della salvezza, o paura di essere visti.

  • Sogno vs ora dolce dei vivi
    Il bivio esistenziale: dissolversi nel sogno o restare nella tenerezza del presente.


Ritmo e tono

  • Versi brevi, spezzati, che sembrano respirare lentamente.
  • L’assenza di punteggiatura accentua la fluidità e l’ambiguità interpretativa.
  • Il tono è lirico ma trattenuto, come una confessione sussurrata.

Hai creato una poesia che vibra di luce trattenuta e di dolcezza ferita.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1In quei giorni i Filistei radunarono l'esercito per combattere contro Israele e Achis disse a Davide: “Tieni bene a mente che devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini”. 2Davide rispose ad Achis: “Tu sai già quello che farà il tuo servo”. Achis disse: “Bene! Ti faccio per sempre mia guardia del corpo”.

Saul e la chiromante di Endor 3Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui; poi l'avevano seppellito a Rama, sua città. Saul aveva bandito dalla terra i negromanti e gli indovini. 4I Filistei si radunarono e andarono a porre il campo a Sunem. Saul radunò tutto Israele e si accampò sul Gèlboe. 5Quando Saul vide il campo dei Filistei, ebbe paura e il suo cuore tremò. 6Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose, né attraverso i sogni né mediante gli urìm né per mezzo dei profeti. 7Allora Saul disse ai suoi ministri: “Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla”. I suoi ministri gli risposero: “Vi è una negromante a Endor”. 8Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: “Pratica per me la divinazione mediante uno spirito. Èvocami colui che ti dirò”. 9La donna gli rispose: “Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dalla terra i negromanti e gli indovini. Perché dunque tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?“. 10Saul le giurò per il Signore: “Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda”. 11Ella disse: “Chi devo evocarti?”. Rispose: “Èvocami Samuele”. 12La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse a Saul: “Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!”. 13Le rispose il re: “Non aver paura! Che cosa vedi?”. La donna disse a Saul: “Vedo un essere divino che sale dalla terra”. 14Le domandò: “Che aspetto ha?”. Rispose: “È un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello”. Saul comprese che era veramente Samuele e s'inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. 15Allora Samuele disse a Saul: “Perché mi hai disturbato evocandomi?”. Saul rispose: “Sono in grande angustia. I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me: non mi ha più risposto, né attraverso i profeti né attraverso i sogni; perciò ti ho chiamato, perché tu mi manifesti quello che devo fare”. 16Samuele rispose: “Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? 17Il Signore ha fatto quello che ha detto per mezzo mio. Il Signore ha strappato da te il regno e l'ha dato a un altro, a Davide. 18Poiché non hai ascoltato la voce del Signore e non hai dato corso all'ardore della sua ira contro Amalèk, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. 19Il Signore metterà Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore metterà anche le schiere d'Israele in mano ai Filistei”. 20All'istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva mangiato nulla tutto quel giorno e tutta quella notte. 21Allora la donna si accostò a Saul e, vedendolo sconvolto, gli disse: “Ecco, la tua serva ha ascoltato la tua voce. Ho esposto al pericolo la mia vita per ascoltare la parola che tu mi hai detto. 22Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Voglio darti un pezzo di pane: mangia e così riprenderai le forze, perché devi rimetterti in viaggio”. 23Egli rifiutava e diceva: “Non mangio”. Ma i suoi servi insieme alla donna lo costrinsero ed egli ascoltò la loro voce. Si alzò da terra e sedette sul letto. 24La donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrettò a ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e gli fece cuocere pani azzimi. 25Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte.

__________________________ Note

28,4 Sunem: oggi Sôlem, a 6 chilometri a nord del villaggio di Zeriin, corrisponde all’antica Izreèl; Gèlboe: massiccio montuoso (497 metri sul livello del mare) del settentrione della terra di Canaan, che domina, a sud-est, la piana di Izreèl.

28,7 Endor: a sud del monte Tabor, a una quindicina di chilometri da Nazaret, nel territorio di Ìssacar ma appartenente a Manasse (Gs 17,11). Il nome della città biblica, oggi conservato in quello del villaggio di Endur, significa “sorgente dell’insediamento”. La presenza della negromante nella città si può spiegare con la notazione di Gs 17,12, secondo cui gli Israeliti non riuscirono a sottrarla del tutto all’influenza cananea.

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Approfondimenti

1-2. In concomitanza col progressivo indebolimento fisico e psichico di Saul i Filistei acquistano sempre più coraggio, fino a decidere di attaccare in forze il regno d'Israele. Anche la banda di Davide viene mobilitata da Achis con una comunicazione ufficiale che sembra l'imposizione di un obbligo: «Tieni bene a mente che...». Ancora una volta Davide non si tira indietro ma risponde in modo ambiguo: «Tu sai già quello che farà il tuo servo». Cosa farà Davide? Forse nemmeno lui lo sa, ma solo l'ingenuità di Achis può vedere in queste sibilline parole la promessa di atti eroici contro Israele. S'infiamma d'entusiasmo, tanto da nominare Davide sua guardia del corpo.

3-25. I Filistei avevano ripetutamente cercato di forzare le difese Israelite per raggiungere la Transgiordania, dove passavano le grandi vie di comunicazione internazionale (come la “Via del Re”) che collegavano l'Egitto alla Mesopotamia passando per la Siria. Ma le montagne erano un terreno disagevole per l'esercito filisteo abituato alle rapide manovre dei carri da guerra (cfr. 13,5); infatti le battaglie precedenti – a parte il successo di Eben-Ezer (4,1-11) – si erano risolte quasi tutte con un fallimento (7,10-11; 14,20-23; 17,51-53). Per tale motivo cercano ora di attirare gli Israeliti su un campo di battaglia più favorevole: la pianura di Izreel, nel nord della Palestina. Saul non può far altro che accorrere là dove i Filistei stanno ammassando uomini e armi, e schierare il proprio esercito in posizione difensiva sulle pendici del monte Gelboe per chiudere l'imboccatura della pianura a sud di Sunam. Vedendo l'enorme spiegamento delle forze avversarie Saul si sente venir meno e consulta il Signore per sapere come comportarsi (cfr. 14,18-19). Ma come la sera della battaglia di Micmas Dio non risponde (14,37). Né i sogni (indicati in Nm 12,6 come uno dei modi con cui Dio poteva manifestare la sua volontà: cfr. Gn 20,3-7; 40,5; 41,1; 1Re 3,5; Gb 33,15; Mt 1,20; 2,12.13.19), né gli urîm (cfr. 14,41), né i profeti (forse autentici, forse gregari dei gruppi nominati in 10,5.10 e 19,20) danno il responso desiderato. A questo punto Saul non vede altra soluzione che voltare le spalle al Signore per cercare una risposta presso quei «negromanti e indovini» che lui stesso aveva bandito dal paese. In incognito Saul si reca a Endor presso una negromante sfuggita alle sue persecuzioni e le chiede di evocare lo spirito di Samuele. Dopo la violenta separazione del c. 15, non si sa che cosa Saul si aspettasse di sentire dal profeta defunto (v. 15). La sua è la decisione irrazionale di un disperato; fatto sta che Samuele gli comunica davvero l'imminente realizzazione della sentenza pronunciata contro di lui in 15,26-28 (vv. 16-19). Samuele la riprende quasi parola per parola ma c'è una novità rispetto al passato: l'uomo «migliore» a cui il Signore ha consegnato il regno di Saul (15,28) è finalmente identificato con Davide. Non c'è più ragione di tener nascosto ciò che il re aveva già intuito per conto suo (cfr. 18,15.29; 21,31; 23,17; 24,21; 26,25) né di continuare a fingere un accordo che non c'è più (cfr. 15,30-31). Saul si trova in una situazione analoga a quella di Eli, cui Samuele ancora fanciullo aveva rivelato la catastrofe che stava per abbattersi sulla sua famiglia (3,17-18). Però, mentre il vecchio sacerdote aveva accettato con rassegnazione il suo destino: «Egli è il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene» (3,18), Saul resta paralizzato dal terrore. Nel corso della sua vita il punto debole è sempre stato la fede nella potenza salvifica di Dio, per cui si è sempre sforzato di risolvere i suoi problemi autonomamente. D'improvviso si rende conto che la vita gli sfugge di mano, né può fare qualcosa per trattenerla; è il culmine della tragedia umana e “teologica” di un re che dimenticando di essere “l'Unto del Signore”, ha creduto che Israele fosse a sua disposizione «come tutti i popoli» (cfr. 8,5) e lui stesso potesse comportarsi come tutti gli altri re.

3. La notizia della morte di Samuele è già stata data in 25,1 ma viene ripetuta qui per introdurre il racconto dell'evocazione del suo spirito. Nel medesimo versetto si fornisce pure l'altra informazione essenziale alla narrazione: «Saul aveva bandito dal paese negromanti e indovini». Questo dato è affatto nuovo, ma c'è da credere che la guerra di Saul contro la magia in conformità alla legge mosaica (Lv 20,27) – magari incoraggiato dallo stesso Samuele – risalisse ai tempi migliori del suo regno. La negromanzia era praticata in tutto l'Oriente e anche in Israele (2Re 21,6; Is 8,19) nonostante fosse duramente punita come atto idolatrico (Lv 19,26-31; 20,6; Dt 18,10-14). Essa prosperava probabilmente per la grande scaltrezza dei “maghi” e per la credulità dei loro clienti. Nel presente caso (l'unico ricordato in tutta la Bibbia) l'autore lascia però intendere che accade qualcosa di veramente soprannaturale, tanto che la stessa negromante ne rimane atterrita (v. 12).

4. «Sunam»: località nel territorio di Issacar (Gs 19,18). Sarà la città natale di Abisag (1Re 1,3) e in essa Eliseo richiamerà in vita il figlio della donna che l'ospitava in casa sua.

7. «Endor»: gli ufficiali di Saul sono in grado di rintracciare una negromante superstite nel villaggio di Endor, appartenente alla tribù di Manasse nonostante la sua ubicazione nel territorio di Issacar (Gs 17,11), a circa 15 km a nord del Gelboe. Gs 17,12 dice che gli Israeliti non riuscirono a scacciare da questa zona gli abitanti Cananei, che perciò continuarono ad abitarla.

8-10. Sapendo di essere fuorilegge la negromante guarda con sospetto il cliente giunto col favore delle tenebre. Che sia una trappola tesa dalla polizia di Saul? Non può certo immaginare che il persecutore in persona è venuto da lei a elemosinare un responso!

8. «Arrivò da quella donna di notte»: queste poche parole bastano ad evocare l'atmosfera cupa dell'episodio. Non è solo un'annotazione cronologica; per l'intensità drammatica è paragonabile all'analoga espressione di Gv 13,30 (impregnata da una forte valenza teologica): «Preso il boccone, egli [Giuda] subito uscì. Ed era notte».

11. «Evocami Samuele»: lett. «fammi salire Samuele». L'antico Israele localizzava lo šᵉ’ôl negli inferi, sotto la terra (come l'adēs greco): cfr. Gb 17,16; Qo 9,10; Is 14,9.15; Ez 32,17-32. L'escatologia veterotestamentaria più antica non aveva cognizioni precise sulla condizione dei trapassati; considerava lo šᵉ’ôl come l'unico luogo in cui tutti i morti, anche i giusti, conducono una vita d'ombra, un'esistenza incolore. La leggenda mesopotamica della Discesa di Ištar agli inferi descrive questo luogo come «nera dimora, donde chi è entrato non fa ritorno, via donde non è sentiero che porti indietro, dove quelli che entrano sono privati di luce, dove polvere è loro cibo e creta loro alimento, dove non vedono luce» (cfr. Gb 7,9). L'aspetto più rilevante dello šᵉ’ôl è l'esclusione dal culto divino e dalla sua azione nella storia (Is 38,18; Sal 6,6); tuttavia – esercitando il potere anche sullo šᵉ’ôl (Sal 139,8; Am 9,2) – Dio può anche permettere che le anime dei morti possano “risalire” seppur temporaneamente. Concezioni ebraiche più recenti intravvedono una distinzione fra il destino glorioso dei giusti e quello tormentoso dei peccatori (Sap 3; cfr. Mt 25,34; Lc 16,23-30; 23,43). Al tempo dei Maccabei è attestata anche la dottrina della risurrezione dei corpi e della remissione dei peccati ai defunti (cfr. in particolare 2Mac 7,9.14.23.29.36.40; 12,44; Dn 12,2-4). Cfr. però 1Sam 2,6.

12-14. La negromante non ha nemmeno il tempo di dare inizio ai suoi riti magici, che lo spirito di Samuele appare ai suoi occhi, terrorizzandola (solo lei vede la figura del profeta, mentre Saul ne ode solo la voce). Nemmeno la maga era abituata a essere presa così sul serio dai morti che evocava! Istintivamente riconosce Saul, l'unico che potesse avere un rapporto così stretto con Samuele. Rassicurata, descrive la visione come un «essere divino» (’elôhîm): il termine è troppo generico perché si possano trarre delle conclusioni sul suo valore; esprime in generale il livello sovrumano della apparizione (cfr. 4,8).

14. «avvolto in un mantello»: era l'abbigliamento tipico di Samuele (cfr. 2,19).

15-19. Samuele rimprovera Saul perché questi vuol forzarlo a dare un responso. Se Dio tace, il suo profeta non può permettersi d'agire a propria discrezione. Samuele sancisce una volta per tutte l'abbandono di Saul da parte del Signore dichiarato in 15,26: “Poiché tu non l'hai ascoltato, anch'egli ora non ti ascolta più, anzi: è diventato tuo nemico”

17. «... ha fatto nei tuoi riguardi»: con LXX e Vg. TM ha: «ha fatto a lui [per sé?]». Il contesto è a favore delle versioni, che quasi sicuramente conservano la lezione originale (wayya‘aś lᵉkā) tramutatasi nel TM in wayya‘aś lô per un banale errore di scrittura (waw al posto di kaf: le lettere sono facilmente equivocabili).

21-25. La donna, passato lo spavento, prova compassione per il suo disgraziato re. Prepara sollecitamente qualcosa da mangiare e cerca di rincuorare Saul, sfinito dal prolungato digiuno e atterrito dalle ultime parole di Samuele: «Domani tu e i tuoi figli sarete con me» (v. 19).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[ricognizioni]

si scrivono le [lettere con un movimento fluido oppure ¹[osservabile appena -è ammessa una] depressione del terreno poco lontano da] una quantità di tabacco da masticare parcheggiano [vicino uno] del gruppo si è ammalato nella località ²346 ab/km² non [corrispondono] non si direbbero gli zuccheri la mezza] [estate da qualche] parte portate fuori dal lettering³

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide al servizio di un re filisteo (27,1-28,2) 1Davide pensò: “Certo, un giorno o l'altro sarò tolto di mezzo per mano di Saul. Non ho miglior via d'uscita che cercare scampo nella terra dei Filistei; Saul rinuncerà a ricercarmi in tutto il territorio d'Israele e sfuggirò alle sue mani”. 2Così Davide si alzò e si portò, con i seicento uomini che aveva con sé, presso Achis, figlio di Maoc, re di Gat. 3Davide rimase presso Achis a Gat, lui e i suoi uomini, ciascuno con la famiglia; Davide con le due mogli, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel. 4Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat e non lo cercò più. 5Davide disse ad Achis: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mi sia concesso un luogo in una città della campagna dove io possa abitare. Perché dovrà stare il tuo servo presso di te nella tua città regale?”. 6E Achis quello stesso giorno gli diede Siklag. Per questo Siklag è rimasta ai re di Giuda fino ad oggi. 7La durata del soggiorno di Davide nella campagna dei Filistei fu di un anno e quattro mesi. 8Davide e i suoi uomini partivano a fare razzie contro i Ghesuriti, i Ghirziti e gli Amaleciti: questi abitano da sempre il territorio che si estende in direzione di Sur fino alla terra d'Egitto. 9Davide batteva quel territorio e non lasciava in vita né uomo né donna; prendeva greggi e armenti, asini e cammelli e vesti, poi tornava indietro e andava da Achis. 10Quando Achis chiedeva: “Dove avete fatto razzie oggi?”, Davide rispondeva: “Contro il Negheb di Giuda, contro il Negheb degli Ieracmeeliti, contro il Negheb dei Keniti”. 11Davide non lasciava in vita né uomo né donna da portare a Gat, pensando: “Non vorrei che riferissero contro di noi: “Così ha fatto Davide”“. Tale fu la sua norma finché dimorò nella campagna dei Filistei. 12Achis si fidò di Davide, pensando: “Si è proprio reso odioso al suo popolo, Israele, e così sarà per sempre mio servo”.

__________________________ Note

27,6 Siklag: potrebbe corrispondere all’attuale Tell el-Huweilifah, a nord-nord-est di Bersabea.

27,8 Per i Ghesuriti vedi Gs 13,2. I Ghirziti sono nominati solo qui. Per gli Amaleciti, vedi Nm 24,20.

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Approfondimenti

1Sam 27,1-2Sam 1,27. È il tempo dell'esilio vero e proprio in Filistea prima di tornare in Israele come re. Davide sa che prima o poi Saul riuscirà a prenderlo; inoltre la sua libertà di movimento è limitata dal numero sempre crescente della gente che gli va appresso. La soluzione migliore sembra essere quella di abbandonare il territorio d'Israele e chiedere asilo politico ai vicini più potenti, i Filistei. Davide sceglie di recarsi a Gat, dov'era già stato al principio della fuga (21,11-15). Ma se in quel primo soggiorno era stato costretto a fingersi matto per sfuggire alle sgradite curiosità dei ministri di Achis, ora vi torna con una fama di ribelle e – ciò che più conta – con una banda di mercenari disposti ad offrire il proprio valore alla causa del paese. Ma se c'è un punto fermo nelle intenzioni di Davide, è proprio quello di approfittare della benevolenza di Achis senza alienarsi la simpatia dei suoi connazionali. Nei sedici mesi di permanenza presso i Filistei Davide intesse ottimi rapporti di amicizia con le tribù israelite del meridione, rapporti che gli saranno tanto più utili al momento del ritorno in patria. Anche la provvidenza lavora a favore di Davide facendo sì che i generali Filistei lo escludano dal partecipare come ausiliario alla battaglia decisiva contro Saul. Sarebbe stato terribile combattere contro i propri fratelli ed essere costretto ad «alzare la mano contro il consacrato del Signore» (cfr. 24,7; 26,9-11)! Le circostanze portano uno straniero Amalecita a compiere tale atto sacrilego (2Sam 1,10) per il quale Davide lo punisce esemplarmente (2Sam 1,15-16; sulla veridicità del racconto dell'Amalecita cfr. 2Sam 1,1-16). Dopo tutto questo Davide non ha più ragioni per rimanere presso i Filistei; torna in Giudea e una nuova epoca della sua vita ha inizio (2Sam 2).

27,1-12. La fuga di Davide presso i Filistei sembra ricalcata sul passo parallelo di 21,11-15. Non è detto tuttavia che si tratti di un artificio puramente retorico (inclusione) per segnalare la fine dell'unità letteraria (21,11-27,12). Non è possibile escludere a priori la storicità di entrambi i soggiorni di Davide in Filistea (cfr. 21,11-15). La sofferta decisione di andarsene in terra straniera ha comunque un esito immediato: Saul rinuncia alle ricerche, incerto tra la rassegnazione per la preda sfuggita e il segreto sollievo per l'allontanamento di Davide. Senz'altro – pensa Saul – Davide si sistemerà come tanti altri esuli presso i Filistei, ne diverrà mercenario e dimenticherà le mire al regno d'Israele. Ma Saul si sbaglia. Davide è fuggito, ma non per sempre. Con un'astuzia sorprendente, pari alla purezza delle sue intenzioni verso Saul, riesce a farsi assegnare da Achis una residenza alla periferia sud-orientale del territorio, la città di Ziklag. Il luogo è ideale da vari punti di vista: pur essendo alle dipendenze di Achis come vassallo, la relativa distanza dalla corte garantisce a Davide una certa libertà di movimento; la milizia personale (seicento uomini più le rispettive famiglie) può essere mantenuta e magari incrementata; infine, con la scusa di proteggere il fianco sud della Filistea da assalti stranieri, Davide può fare scorrerie e razzie fra le tribù nemiche di Giuda (Ghesuriti, Ghirziti, Amaleciti) guadagnandosi la riconoscenza e la simpatia dei suoi futuri sudditi (cfr. 30,26-31). Il legame con il proprio popolo, insomma, anziché indebolirsi ne esce rafforzato.

5. «Perché dovrà stare il tuo servo...»: apparentemente, Davide esprime ad Achis la propria indegnità di abitare «nella città reale», dove tra l'altro non sarebbe che d'intralcio con tutta la sua gente. In realtà mira a farsi assegnare un feudo che gli assicuri piena libertà di azione.

6. «Ziklag»: località a circa 25 km a nord-ovest di Bersabea; «è rimasta in possesso di Giuda fino a oggi»: è probabile che Achis abbia ceduto Ziklag in proprietà permanente a Davide e che poi la città sia passata ai re di Giuda per diritto ereditario. Sarebbe interessante per la datazione del testo stabilire a quale epoca alluda l'autore col suo «fino ad oggi», ma non è possibile farlo con certezza dato che l'appartenenza di Ziklag alla tribù di Giuda è attestata fino al tempo di Neemia (Ne 11,28).

7. «un anno e quattro mesi»: lett. «giorni e quattro mesi». LXX e Vg hanno soltanto «quattro mesi». Vi sono diversi casi in cui yom «giorno» ha il significato di «anno» (Es 13,10; Lv 25,29; Gdc 17,10; 1Sam 1,3.21; 2,19; 20,6; 2Sam 14,26).

8. «da Telam»: correggendo il TM che ha «da sempre» (mē‘ôlām), forse per la confusione tra le lettere ayin e teth. Vg, che traduce letteralmente TM, ha un testo incomprensibile. La versione dei LXX è altrettanto incerta.

10-11. Ogni tanto Achis s'informa di come vanno le cose nel suo regno. Davide si guarda bene dal comunicargli le sue razzie in difesa dei connazionali; senza entrare nei dettagli accenna vagamente a imprese dirette contro i Giudei e i loro alleati Keniti (cfr. 15,4-6) nel Negheb, la regione desertica meridionale poco abitata e adibita soprattutto alla pastorizia. In genere, diversamente che nel caso di ostilità dichiarata (cfr. 15,3; 22,19), nelle scorrerie non si applicava l'ḥērem (cfr. 15,3) a causa delle rigorose leggi della vendetta di sangue (cfr. 2Sam 3,30). Il motivo della crudeltà di Davide verso quei pochi predoni che non riescono a fuggire è l'impossibilità di condurre a Gat dei testimoni scomodi, che racconterebbero subito la verità sulle razzie di Davide. Achis deve rimanere nell'illusione di poter contare ciecamente su un vassallo fedele (v. 12; 28,3).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[vortex]

per eliminarli pulire i contenitori comunicano organici usare trappole con aceto di mele [basta] una sonata di Corelli per l'innesto il processo [è bandito

 
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from differxdiario

da leggere e diffondere: la recensione di Stefano Spataro a Kenobit, “Assalto alle piattaforme”:

https://www.ibridamenti.com/2026/03/04/kenobit-assalto-alle-piattaforme/

(a breve – appena riesco – la segnalo su differx.noblogs.org ... vorrei fare un post per tornare a parlare di #fediverso – almeno come prima presa di coscienza – a molti sodali)

complicato prendere coscienza, pare, di quanto sia centrale, centralissima, la questione della proprietà dei mezzi di produzione digitali. comincia a essere una priorità assoluta, nel contesto presente di controllo capillare, totale, della rete e sulla rete.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Flussi illeciti dell'oro. L'impegno di Interpol in Amazzonia, anche con l'utilizzo di tecniche innovative, come il “DNA aurifero”

I prezzi record dell'oro attraggono la criminalità organizzata, portando a un'impennata dell'attività mineraria illegale in remote regioni amazzoniche, comprese le terre indigene protette.

Le autorità brasiliane, con il supporto dell'INTERPOL e di geologi forensi, stanno ora utilizzando tecniche avanzate come l'ICP-MS (Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometry, una tecnica analitica avanzata utilizzata per determinare la concentrazione di elementi e isotopi in campioni a livelli di traccia e ultra-traccia) per analizzare l'“impronta chimica” unica dell'oro sequestrato, tracciandone l'origine anche dopo la raffinazione.

L'ICP-MS infatti è particolarmente utile per analizzare l'oro in campioni complessi come rifiuti elettronici (RAEE), leghe metalliche, suoli, acque e prodotti cosmetici e può rilevare concentrazioni di oro nell'ordine dei nanogrammi per litro (ng/L), rendendolo ideale per analisi di precisione.

Il Programma Clean Gold, lanciato nel 2019, ha creato un database di oltre 1.000 campioni per combattere il contrabbando, poiché i gruppi criminali passano sempre più dalla droga all'oro grazie al suo alto valore, alla facilità di trasporto e alla copertura legale del mercato.

Nella prima operazione di questo tipo, coordinata dal Centro internazionale di cooperazione di polizia amazzonica (CCPI Amazonia), l’INTERPOL ha collaborato con la polizia di Brasile, Bolivia, Colombia, Guyana, Perù e Suriname, disabilitando 277 draghe (galleggianti mobili su cui è presente una macchina per l'escavazione subacquea dei fondali) utilizzate nell’estrazione illegale dell’oro e scoprendo informazioni sulle reti finanziarie e logistiche dietro l’estrazione illegale.

Gli sforzi transfrontalieri si stanno espandendo, con piani per estendere il database a tutti i paesi amazzonici e, in futuro, a livello globale, sfruttando la rete dell' #INTERPOL per tracciare i flussi illeciti di oro.

 
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from norise 3 letture AI

. SPERDIMENTO

silenzio-ombelico di luce - affondo in vertigini di cielo

... unforgettable... le uve dei suoi occhi ad addolcire il sangue

(sperdimento il tempo che si sfoglia e squama questo cuore di paglia) .

Riflessione su “SPERDIMENTO”

Il tuo testo è una gemma lirica che vibra tra visione cosmica e intimità sensoriale. Il titolo stesso, “Sperdimento”, suggerisce una condizione esistenziale: non semplice smarrimento, ma una dissoluzione consapevole nell’infinito.


Temi e immagini

  • Silenzio-ombelico di luce
    Un ossimoro potente: il silenzio come origine, centro pulsante da cui si irradia la luce. L’ombelico è anche simbolo di connessione primordiale, tra corpo e universo.

  • Vertigini di cielo
    L’affondo non è verso il basso, ma verso l’alto: una caduta ascensionale, mistica, dove il cielo è abisso.

  • Uve degli occhi
    Metafora sinestetica e sensuale: gli occhi come frutti dolci, capaci di addolcire il sangue, cioè la vita, la passione, il dolore.

  • Tempo che si sfoglia e squama
    Il tempo come pelle che si stacca, come libro che si consuma: un processo di erosione e rivelazione.

  • Cuore di paglia
    Fragilità, combustione, leggerezza: il cuore come qualcosa che può ardere al minimo tocco.


Struttura e ritmo

  • Versi brevi, sospesi, che evocano il respiro trattenuto di un sogno o di una visione.
  • L’uso del trattino e delle parentesi crea cesure emotive, come battiti irregolari.
  • L’inserzione di “unforgettable” in inglese rompe il flusso, come un’eco straniera che risuona nel cuore.
 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

È un periodo in cui il reboot va di moda, e ora pare che anche una piccola popstar indipendente come Villagers non ne sia rimasta immune. Presentato come un’antologia riarrangiata del suo repertorio, “Where Have You Been All My Life?” sembra in realtà ribadire – senza che ce ne fosse bisogno – quanto affermato nell’ultimo “Darling Arithmetic”, in una sessione live che in realtà, più che rappresentare una raccolta ordinata e pensata, non si discosta molto da quella che potrebbe essere la scaletta di un concerto di un tour attuale dell’artista irlandese... https://artesuono.blogspot.com/2016/01/villagers-where-have-you-been-all-my.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/2QZGWuMPD158uhXiRIKMmO


 
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from Revolution By Night

“Col sì ci togliamo di mezzo la magistratura”. Sono le parole pronunciate da un boss della mafia nel corso di una riunione della cupola e registrate con una intercettazione ambientale.

In un'altra intercettazione di una conversazione privata dello stesso boss, emerge chiaramente la sua intenzione di scappare dal nostro Paese per sottrarsi all'inchiesta che lo vede coinvolto nella fuga dall'Italia di un pericoloso criminale internazionale libico, assassino torturatore e stupratore di bambini.

Ah no! Non sono le parole di un boss della mafia. Bensì sono le parole della Capa di Gabinetto del Ministero della Giustizia del Governo di estrema-destra capeggiato dalla underdog becera, zotica e livorosa della Garbatella, che ama vestirsi di bianco come una papessa anche quando in visita alla Santa Sede.

La Capa di Gabinetto conferma che dalle parti del Ministero della Giustizia c'è un odio viscerale nei confronti della giustizia e di coloro che la garantiscono, adempiendo ai dettami della nostra Costituzione.

Come direbbe la ducetta presidentƏ in conferenza stampa ufficiale della Presidenza del Consiglio: “Ma li mortacci tua, annamo bbene!”.

La Costituzione italiana è tanto vituperata e assediata dalla casta quanto amata e coccolata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, quelli per bene. La minoranza perniciosa e metastatica, ça va sans dire, è composta dai mafiosi, dai criminali e dai corrotti mestieranti della politica e del giornalismo.

Da quattro anni, per pura coincidenza da quando è al governo l'estrema-destra molto trumpiana e neo-fascista e poco liberale, costoro non fanno nemmeno più lo sforzo di nascondere le loro vere intenzioni e di dissimulare ciò che pensano e che intendono fare di quel poco di democrazia che resta nel nostro macilento paese. Lo dichiarano apertamente sui giornali, in radio, in televisione; lo mettono per iscritto, a scanso di equivoci e di interpretazioni fuorvianti: “Non veniteci poi a dire che non lo sapevate o non ve lo avevamo detto! Avete anche votato Sì al referendum, di che cazzo vi lamentate adesso?!”.

La riforma della Costituzione è il primo passo. Il secondo sarà la nuova legge elettorale, che metterà una pietra tombale grossa come un macigno su qualsiasi velleità democratica residua.

Buona parte dei cittadini per bene non va più a votare. Ne ha le palle piene di tutto, pensa solo a salvare i propri figli trovandogli un qualche futuro fuori da questo narco-stato marcio fin nel midollo, controllato dalla criminalità organizzata. La rassegnazione è il sentimento più diffuso.

Vincerà il Sì. Vinceranno i mafiosi e i criminali, i politici amministratori corrotti a libro paga dell'ndrangheta, i faccendieri corruttori e tutti quegli strati della società che prosperano nell'illegalità.

Tutta questa gente succhia sangue e linfa vitale allo Stato e agli altri cittadini; i cittadini onesti, gli unici veri cittadini. Tutta questa gente ci sta facendo affogare; tanto più annaspiamo per tirare fuori la testa e prendere avidamente una boccata d'aria tanto più con forza ci spingono di nuovo sotto, fino a quando finalmente smetteremo di scalciare e di dimenarci.

Il nostro dovere morale e civile sarebbe quello di ribellarci. La spiegazione del perché non lo facciamo è che siamo anestetizzati e sedati. E nei pochi istanti in cui torniamo coscienti, il nostro unico e solo pensiero è quello di prenotare due settimane di ferie ad agosto.

Oggi sono in vena di citazioni colte cinematografiche: “Fat, Drunk And Stupid Is No Way To Go Through Life, Son” – Animal House, 1978

Now playing: “Hey Hey, My My (Into the Black)” Rust Never Sleeps – Neil Young – 1979

 
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from lucazanini

[filtri]

-la componente non confina le [soluzioni rapide l'effetto frusta [qui vinti] adesso come adesso hanno fatto un piano tre trebis [va in onda il [catalogo cucine da campo o [campingaz capita una casa] a campate ci va l'amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazioni [si disfa] uno shangai sul tavolo l'insetto isee

 
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