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Iago -ortis forte e non [lasciano terricoli a vista-perditissima forse iaghi-la-i è atona due o [tre] calamità le postazioni disabitate negli outlet dei grigioni™

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Integratori alimentari e medicinali contraffatti. Smantellata rete che vendeva in tutta Europa

Le forze dell'ordine di 15 paesi (Italia compresa) hanno collaborato per smantellare una sofisticata rete criminale che ha truffato vittime in tutta Europa e oltre, vendendo integratori alimentari e medicinali contraffatti. Il gruppo, attivo dal 2019, ha generato circa 240 milioni di euro commercializzando prodotti non autorizzati come cure legittime per malattie gravi e incurabili. Utilizzavano una struttura gerarchica, creando centinaia di siti web e profili sui social media che impersonavano medici e personaggi famosi per ingannare i consumatori.

Una volta acquistati questi prodotti, operatori di call center che si spacciavano per specialisti medici li convincevano ad abbandonare le terapie prescritte. Gli integratori, che contenevano gli stessi ingredienti indipendentemente dall'uso previsto, non avevano alcun effetto terapeutico e spesso causavano gravi danni alla salute. Se un prodotto riceveva troppe lamentele, il gruppo lo rinominava e lo rilanciava.

Le autorità rumene hanno guidato l'indagine su questa rete internazionale, che sfruttava aziende europee legittime per mascherare le proprie attività. Un team investigativo congiunto, supportato da Eurojust ed Europol, ha coordinato dieci incontri all'Aia per la condivisione di informazioni. La collaborazione è culminata in una giornata di operazioni coordinate che ha comportato perquisizioni in 113 località tra Bulgaria, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Moldavia. Le autorità hanno bloccato 196 siti web in Romania, sequestrato ingenti quantitativi di integratori e congelato beni per un valore di 1,8 milioni di euro in Polonia. Diversi sospetti chiave sono stati arrestati in Polonia, Romania e Moldavia, e le indagini sono tuttora in corso per identificare i restanti membri e interrogare altri testimoni.

Le autorità europee avvertono che l'acquisto di medicinali da fonti non registrate comporta gravi rischi, esortando i cittadini ad acquistare solo da farmacie online registrate, identificabili da uno specifico logo UE definito dalla Commissione Europea in conformità alla Direttiva 2011/62/UE sui medicinali falsificati, presente su ogni pagina dei siti autorizzati e contiene un link ipertestuale cliccabile che reindirizza all'autorità nazionale competente (in Italia, al Ministero della Salute) per verificare l'iscrizione nell'elenco ufficiale (https://www.salute.gov.it/LogoCommercioElettronico/CercaSitoEComm)

 
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from Diario

Il mio secondo computer, avevo quattordici anni, era un Apple II illegale. Un clone proveniente dai paesi orientali, Taiwan o qualche posto del genere. Al posto della scritta APPLE II, quando si accendeva, appariva la scritta ATON II. Come le scarpe Addas. Da buon clone offiriva anche delle cose che l'originale non aveva, come le minuscole.

Era affascinante avere queste macchine per ufficio, questi micro, home e personal computer che non sapevi bene da dove arrivassero, con l'intero manuale originale fotocopiato alla ben e meglio o sottili fascicoli informativi con un rapido sommario del BASIC residente e poco altro. Tradotti da chissà che lingua. Un inglese folkloristico.

Se avevi tredici/quattordici anni come il sottoscritto, riempivi gli spazi vuoti con l'immaginazione e l'estetica. Quelle macchine arrivavano da ogni parte, soprattutto gli home computer. Cloni, derivati, arrivavano allo SMAU, nelle riviste di informatica con i case/tastiera e la loro schedina di silicio che bruciava dentro, i sedici kappa di ram, le espansioni, i videogiochi su nastro o – costosissime – direttamente in scheda.

Ricordo ancora quando per la prima volta infilai un disco del cp/m nel mio clone per usare la scheda z80 e mi trovai di fronte, di fatto, ad un altro computer di cui non capivo assolutamente niente. E mi mettevo lì a lanciare comandi e vedere quello che succedeva, cosa si eseguiva. Tutto senza specifiche, senza manuali, era roba crakkata che arrivava direttamente dagli Stati Uniti facendo chissà quali giri. Il gwbasic, il prolog, wordstar. Non bisognerebbe mai turbare il sonno della memoria.

A quell'epoca nella mia vita non era ancora arrivata la telematica, il computer iniziava e finiva lì. Quello che non c'era si poteva provare a programmarlo e quello che non si poteva programmare si sognava. Terza opportunità si copiavano disketti, bulk da cinque pollici e un quarto. Ricordo ancora il gusto della plastica nera e di un materiale fibroso bianco che veniva messo all'interno, ogni volta che con le forbici tagliavo un pezzo del floppy disk per poterne usare anche il secondo lato, poi mi mettevo in bocca il frammento di floppy ritagliato e lo masticavo.

Tutto roba che morirà con me. Mangiavo la carta, masticavo la plastica. Cos'altro. Pensavo di avere un corpo infinito. Rispondeva agli stimoli, a volte correvo senza motivo per le strade sconosciute della campagna, giusto per liberare l'energia. L'ho fatto per decenni. Ora che sono un po' a pezzi, sono contento di averlo fatto, di aver avuto tutta quell'energia muscolare dentro, tutta quella voglia di bruciare. E di averla bruciata. Poteva finire male.

Ieri ho fatto vedere il video di me che salgo le scale spezzandomi in decine di venerandi ad alcune persone che hanno detto qualcosa del tipo 'venerandi devi farti vedere da uno bravo'. Questo tipo di commento mi accompagna da quando ero un ragazzino. Ma adesso sono più tranquillo. Ho risposto che la creatività ha un costo. Decine e decine e decine di fallimentari, improbabili venerandi che fanno cose che li guardi e scuoti la testa. Può piacerti o non piacerti quello che faccio, può interessanti un frammento infinitesimale di quello che faccio o niente, non importa. Comunque di quello si nutre. Si tratta di una teoria di infinti venerandi che mangiano carta, plastica, che si moltiplicano, fanno cose possibili, rinunciano, escono di scena, lasciano residui.

Tutto questo è molto egocentrico, ma almeno nel diario. In più c'è questo fatto: ho avuto la fortuna, davvero fortuna, di essere riuscito nella mia vita a farmi vedere da uno bravo, come da consigli. In più di un'occasione; E quello bravo mi ha detto, beh non male venerandi. Non male. Continua. Quindi non consigliatemi più di farmi vedere da uno bravo, perché quelli bravi mi portano a perdere.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Quando udì, il re Ezechia si stracciò le vesti, si ricoprì di sacco e andò nel tempio del Signore. 2Quindi mandò Eliakìm il maggiordomo, Sebna lo scriba e gli anziani dei sacerdoti ricoperti di sacco dal profeta Isaia, figlio di Amoz, 3perché gli dicessero: “Così dice Ezechia: “Giorno di angoscia, di castigo e di disonore è questo, poiché i bimbi stanno per nascere, ma non c'è forza per partorire. 4Forse il Signore, tuo Dio, udrà tutte le parole del gran coppiere, che il re d'Assiria, suo signore, ha inviato per insultare il Dio vivente e lo castigherà per le parole che il Signore, tuo Dio, avrà udito. Innalza ora una preghiera per quel resto che ancora rimane”“. 5Così i ministri del re Ezechia andarono da Isaia. 6Disse loro Isaia: “Riferite al vostro signore: “Così dice il Signore: Non temere per le parole che hai udito e con le quali i ministri del re d'Assiria mi hanno ingiuriato. 7Ecco, io infonderò in lui uno spirito tale che egli, appena udrà una notizia, ritornerà nella sua terra, e nella sua terra io lo farò cadere di spada”“. 8Il gran coppiere ritornò, ma trovò il re d'Assiria che combatteva contro Libna; infatti aveva udito che si era allontanato da Lachis, 9avendo avuto, riguardo a Tiraka, re d'Etiopia, questa notizia: “Ecco, è uscito per combattere contro di te”.

Nuova minaccia di Sennàcherib Allora il re d'Assiria inviò di nuovo messaggeri a Ezechia dicendo: 10“Così direte a Ezechia, re di Giuda: “Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata in mano al re d'Assiria. 11Ecco, tu sai quanto hanno fatto i re d'Assiria a tutti i territori, votandoli allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti? 12Gli dèi delle nazioni, che i miei padri hanno devastato, hanno forse salvato quelli di Gozan, di Carran, di Resef e i figli di Eden che erano a Telassàr? 13Dove sono il re di Camat e il re di Arpad e il re della città di Sefarvàim, di Ena e di Ivva?“”. 14Ezechia prese la lettera dalla mano dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio del Signore, l'aprì davanti al Signore 15e pregò davanti al Signore: “Signore, Dio d'Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. 16Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. 17È vero, Signore, i re d'Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, 18hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d'uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. 19Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, o Signore, sei Dio”. 20Allora Isaia, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechia: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib, re d'Assiria. 21Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui: Ti disprezza, ti deride la vergine figlia di Sion. Dietro a te scuote il capo la figlia di Gerusalemme. 22Chi hai insultato e ingiuriato? Contro chi hai alzato la voce e hai levato in alto i tuoi occhi? Contro il Santo d'Israele! 23Per mezzo dei tuoi messaggeri hai insultato il mio Signore e hai detto: Alla guida dei miei carri sono salito in cima ai monti, sugli estremi gioghi del Libano: ne ho reciso i cedri più alti, i suoi cipressi migliori, sono penetrato nel suo angolo più remoto, nella sua foresta lussureggiante. 24Io ho scavato e bevuto acque straniere, ho fatto inaridire con la pianta dei miei piedi tutti i fiumi d'Egitto. 25Non l'hai forse udito? Da tempo ho preparato questo, da giorni remoti io l'ho progettato; ora lo eseguo. E sarai tu a ridurre in mucchi di rovine le città fortificate. 26I loro abitanti, stremati di forza, erano atterriti e confusi, erano erba del campo, foglie verdi d'erbetta, erba di tetti, grano riarso prima di diventare messe. 27Ti sieda, esca o rientri, io lo so. 28Poiché il tuo infuriarti contro di me e il tuo fare arrogante è salito ai miei orecchi, porrò il mio anello alle tue narici e il mio morso alle tue labbra; ti farò tornare per la strada, per la quale sei venuto”. 29Questo sarà per te il segno: mangiate quest'anno il frutto dei semi caduti, nel secondo anno ciò che nasce da sé, nel terzo anno seminate e mietete, piantate vigne e mangiatene il frutto. 30Il residuo superstite della casa di Giuda continuerà a mettere radici in basso e a fruttificare in alto. 31Poiché da Gerusalemme uscirà un resto, dal monte Sion un residuo. Lo zelo del Signore farà questo. 32Perciò così dice il Signore riguardo al re d'Assiria: “Non entrerà in questa città né vi lancerà una freccia, non l'affronterà con scudi e contro essa non costruirà terrapieno. 33Ritornerà per la strada per cui è venuto; non entrerà in questa città. Oracolo del Signore. 34Proteggerò questa città per salvarla, per amore di me e di Davide mio servo”“. 35Ora in quella notte l'angelo del Signore uscì e colpì nell'accampamento degli Assiri centoottantacinquemila uomini. Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco, erano tutti cadaveri senza vita. 36Sennàcherib, re d'Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno a Ninive, dove rimase. 37Mentre si prostrava nel tempio di Nisroc, suo dio, i suoi figli Adrammèlec e Sarèser lo colpirono di spada, mettendosi quindi al sicuro nella terra di Araràt. Al suo posto divenne re suo figlio Assarhàddon.

__________________________ Note

19,9a Tiraka, re d'Etiopia: faraone della XXV dinastia, di origine etiopica, che i testi egiziani chiamano Taharqa e che sostenne una politica antiassira. Regnò dal 690 al 664; nel 701, anno dell'invasione vittoriosa di Sennàcherib, Tiraka non era ancora re.

19,35 colpì: come aveva fatto lo sterminatore con i primogeniti d’Egitto (Es 12,12-13.23). Forse colpì con la peste (2Sam 24,15-16): si potrebbe collegare questa notizia del testo biblico a un racconto di Erodoto secondo il quale, nel corso di una battaglia tra Sennàcherib e il faraone, ai confini dell’Egitto, un’invasione di topi provocò la peste nell’accampamento degli Assiri.

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Approfondimenti

1-4. Ezechia fa consultare Isaia. Il re paragona la situazione difficile di Gerusalemme a quella di una partoriente che non ha energie necessarie per dare alla luce il bambino. La paura di fronte al nemico descritta come dolore simile a quella del parto è ricorrente (Sal 48,7; Is 13,8; Ger 6,24; Mic 4,9). Così pure l'oltraggio a Dio fatto dai nemici (Sal 74,10.18.12-23; 79,12). Qui Dio è qualificato come il vivente in contrasto con la sua equiparazione agli idoli in 18,35, tema conduttore del Sal 115. L'ambasciata si conclude con un tema tipico della predicazione d'Isaia: il resto d'Israele risparmiato per la conversione (Is 1,9; 4,3; 7,3; 10,20-21).

5-7. Pur distante dalla capitale per dirigere imprese militari, il re è costantemente raggiunto da notizie circa il resto dell'impero. Una di queste causerà la sua partenza e infine la sua morte. Il compimento della profezia si trova nei vv. 36-37.

8-9. Sennacherib ha spostato l'accampamento più a sud presso Libna (cfr. 8,22), e Tiraca, al comando delle truppe egiziane, è uscito verso di lui. Questa mossa rende necessario sollecitare di nuovo la capitolazione di Gerusalemme, prima che i suoi alleati siano troppo vicini.

10-13. La lettera in aramaico inviata a Ezechia riprende il tema di 18,32b-35. Proprio per questo alcuni pensano che l'unità 9-28 sia una seconda versione dei fatti narrati in 18,17-19,7. Oltre ai luoghi già citati in 18,34, si ricordano Gozan e Carran (cfr. 17,6); Rezef sull'Eufrate, odierna Resafa a nord-est di Palmira; Eden, zona posta sul medio Eufrate.

14. Convinto della presenza del Signore nel tempio, Ezechia si reca da lui, srotola la lettera imperiale davanti ai suoi occhi affinché la legga.

15-19. I cherubini che ornavano il coperchio dell'arca (Es 25,16) erano il trono di Dio, il Dio dell'esodo e del creato. La preghiera di Ezechia è una professione di fede nel Dio vivente, Dio universale, in contrasto con l'idea di un Dio nazionale. Gli dei sono descritti col linguaggio del Deuteronomio e dei profeti: opera delle mani dell'uomo (Dt 4,28; 31,29; Os 14,4; Es 2,8; Ger 1,16; 2,28; 44,8). Prodotti di legno e di pietra (Dt 4,28; 28,36.64; Ger 2,27; 3,9; Es 20,32), non potevano né salvarsi, né salvare, ma lo può il Dio vivente di Giuda.

20-22. L'oracolo di Isaia viene accompagnato da un poema di scherno. In Is 10,5-10 si trova un altro esempio di sarcasmo contro l'Assiria. Un parallelo perfetto di 19,20-34 si trova in Is 37,21-35. Gerusalemme personificata (cfr. Is 23,10; 28,1; Lam 2,13) deride Sennacherib che ha insultato il Santo d'Israele, espressione tipica d'Isaia (cfr. Is 1,4; ecc.).

23-24. L'arroganza di Sennacherib risuona nel testo che fa l'elenco delle sue imprese.

25-26. Bruscamente il vanto del re assiro è interrotto da Dio che prende la parola. Sennacherib altro non ha fatto che eseguire il volere di Dio, da tempo progettato e a suo tempo realizzato (Is 41,22; 42,9; 46,10; 48,3; ecc.).

27-28. L'attività umana viene indicata nel linguaggio biblico con i binomi sedersi-alzarsi, entrare-uscire (Dt 31,2; Sal 139,2-3; Lam 3,63). Tutto quanto Sennacherib fa è noto a Dio che lo domerà come si doma un animale selvatico. L'anello al naso e il morso erano però una umiliazione che i re assiri infliggevano ai re da loro vinti. Ora questa sorte è annunciata a Sennacherib.

29-31. È il secondo oracolo che propone il «segno». Nel terzo anno, dopo un periodo di difficoltà dovuto proprio alle invasioni assire che impedivano il lavoro agricolo, si tornerà all'abbondanza del raccolto e alla normalità della vita che farà prosperare il “resto” di Giuda. Per questo tema vedi 19,4.

32-34. Il terzo oracolo annuncia che per amor suo e di Davide Dio lascerà incolume Gerusalemme. Anche se cinta d'assedio la battaglia non la penetrerà; l'assediante partirà senza entrarvi. Si può collegare Os 1,7 con il nostro passo che promette protezione amorosa.

35-37. Viene descritta la fine dell'assedio e dell'assediante in conformità alle profezie precedenti. La presenza dell'angelo del Signore fa pensare a una peste sterminatrice nell'accampamento assiro (cfr. 2Sam 24,15-17). La fuga probabilmente è dovuta anche alle notizie provenienti dall'Egitto (v. 9). Arrivato in patria, Sennacherib trova la morte proprio nel tempio del suo dio, fine ironica per chi ha disprezzato il Signore. L'episodio non è però da collocare immediatamente dopo la partenza da Gerusalemme; è infatti accertato che la morte di Sennacherib è avvenuta nel 681. Il prisma B di Assarhaddon conferma che l'assassinio è stato compiuto dai figli di Sennacherib, dei quali però non si danno i nomi; così non si può confermare i dati biblici. È anche impossibile definire quale sia la divinità in questione perché il suo nome è giunto deformato nel testo; è confermato invece il nome dell'erede.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Schietta e diretta Kelela lo è sempre stata, i voli pindarici non sono proprio il suo forte. Ma la calma che permea il lancio dell'“S.O.S.” qui sopra è possibile solo per chi, come lei, ha scandagliato a fondo il bagaglio delle proprie esperienze personali – e non senza aver versato lacrime e assaggiato l'amarezza della perdita, dell'umiliazione e dell'abbandono. Quante delusioni deve aver vissuto sulla propria pelle, quanti imbecilli l'hanno fatta sentire piccola, quanti compagni insensibili hanno strisciato nel suo letto, per poter arrivare adesso alla piena consapevolezza di richiedere l'amore di un uomo con tal crudo trasporto emotivo e rispetto per sé stessa?... https://artesuono.blogspot.com/2017/10/kelela-take-me-apart-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/4mQ6UTM71F02O1jMVi625N


 
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from Revolution By Night

Prima di parlare di centrali nucleari sì o no in Italia si deve avere alcune conoscenze di base condivise da cui partire per intavolare una discussione civile, razionale, scientifica e soprattutto realistica.

L'IEA, l'International Energy Agency, massima autorità mondiale in materia di energia, pubblica ogni anno l'Energy Outlook, nel quale descrive la situazione energetica presente a livello mondiale e illustra gli scenari futuri. Tutto questo, ovviamente, sulla base di dati reali e ufficiali.

Dal 2019 l'IEA ogni anno ribadisce nel suo documento che al 2050 il 90% dell'intero fabbisogno mondiale di energia elettrica potrà essere soddisfatto dalle energie rinnovabili. Questo è lo scenario Net Zero Emissions, che fonda la sua previsione sulla assoluta necessità della riduzione delle emissioni antropiche climalteranti, che sono la causa del cambiamento climatico, la principale minaccia esistenziale che pende sulla testa del genere umano; più di una possibile guerra nucleare.

Invece, nello scenario STEPS (Stated Policies Scenario) basato sugli impegni e obiettivi dichiarati dagli Stati di tutto il mondo, in considerazione dello stato di avanzamento attuale e prevedibile nel rispettarli e raggiungerli e dell'evoluzione del sistema energetico globale e normativo nei prossimi decenni, IEA assegna alle rinnovabili il 65-67% di copertura della domanda globale di energia elettrica entro il 2050.

In entrambi gli scenari, NZE e STEPS, in considerazione dell'evoluzione tecnologica, politica, economica e finanziaria (costi di sviluppo, installazione e produzione, gli stessi presi in considerazione per le stime sulle rinnovabili), l'IEA assegna all'energia nucleare una percentuale di copertura della domanda di energia elettrica globale intorno al 9% al 2050. L'IEA dice in pratica che nei prossimi decenni le nuove centrali nucleari costruite andranno semplicemente a sostituire quelle vecchie dismesse, con un conseguente bilancio netto pari a 0.

IEA ridimensiona quindi tutto l'hype montato ad arte sui “miracolosi” SMR, Small Modular Reactors. I piccoli reattori nucleari pompati esageratamente dalla propaganda mainstream, senza alcun fondamento tecnico e scientifico, che dovrebbero limitare uno dei principali problemi delle centrali nucleari odierne e adeguarsi all'evoluzione del sistema energetico mondiale: la modularità e la scalabilità.

Proprietà che le grandi e rigide centrali nucleari non hanno e che invece saranno condizioni indispensabili richieste dal sistema energetico planetario e dalle moderne reti elettriche, già oggi passate da un modello centralizzato e rigido a un modello dinamico, flessibile e predittivo.

Come sempre sono i modelli determinare il cosa, il come, il dove e il quando. Il modello di sviluppo della nostra civiltà va cambiato, per una questione di mera sopravvivenza, quindi va cambiato anche il modello di produzione, di gestione e di utilizzo dell'energia.

Gli impianti di rinnovabili sono scalabili, distribuiti e decentralizzati (e più democratici visto che sole e vento non sono di proprietà di nessuno), perciò garantiscono una grande flessibilità e una maggiore capacità di risposta alle fluttuazioni della domanda e, non secondariamente, garantiscono maggiore sicurezza e continuità in caso di disastri naturali o guerre e conflitti.

Tutto ciò manda in pensione il concetto di base load (carico minimo di base) che richiedeva grandi centrali (nucleari o a carbone) sempre accese per coprire i consumi minimi costanti.

Se sentite uno pseudo-esperto, o un Calenda qualunque, tirare fuori ancora il concetto di base load ditegli di fare un update al XXI secolo, oppure di andare da un'altra parte a fare lobby per le grandi utilities, che gli pagano il tozzo di pane.

Veniamo ai costi di installazione, rapidamente:

  • Fotovoltaico (su grande scala): 650-750 euro per kW
  • Eolico a terra: circa 1500 euro/kW
  • Eolico off-shore: 3000-3500 euro/kW
  • Nucleare (grandi reattori di terza gen.) 8000-11.000 euro/kW
  • Piccoli Reattori Modulari (SMR): circa 14.000 euro/kW (livello di prototipo, non c'è ancora standardizzazione).

Il confronto dei costi medi di produzione di energia elettrica (LCOE) sono ancora più impietosi:

  • Fotovoltaico (grandi impianti) + accumulo : da 70 a 120 euro/MWh
  • Eolico a terra: da 40 a 80 euro/MWh
  • Eolico off-shore: 50-100 euro/MWh (a seconda della tecnologia e dei siti di costruzione)
  • Nucleare (grandi reattori di terza gen.) da 140 a 190 euro/MWh

Appare chiaro, considerando anche all'elevato tasso di evoluzione tecnologica e innovazione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, rispetto a quello dell'energia nucleare, che questo divario di costi non potrà che aumentare.

Inoltre, riguardo il nucleare si deve prendere in considerazione anche altri fattori, per essere razionali e pragmatici, e non ideologici come i fanatici del nuke ad ogni costo e condizione:

  • tempi di costruzione lunghi e spesso incerti del nucleare (minimo 10-15 anni per una singola centrale nucleare);
  • forti resistenze dell'opinione pubblica, un po' in tutti i Paesi, alla costruzione di una nuova centrale nel proprio territori;
  • la fragilità intrinseca di alcuni territori rispetto ad altri, che fa aumentare i rischi e soprattutto i costi di assicurazione: il territorio italiano purtroppo è molto fragile e a rischio diversamente da quello francese o spagnolo;
  • elevati costi di gestione delle scorie e del “fine vita” (decomissioning, cioè smantellamento);
  • la costruzione richiede ingenti sussidi e finanziamenti pubblici. Per questo motivo nessun capitale privato oggi si assume da solo i costi e i rischi finanziari di costruzione di una centrale nucleare. Le rinnovabili, già oggi, si ripagano da sole.

Stando tutto questo, io arrivo sempre alla stessa conclusione: in attesa della **fusione a e dell'idrogeno verde** e in considerazione dell'urgenza dovuta alla spaventosa accelerazione del cambiamento climatico, ogni singolo euro che l'Italia spenderà in politica energetica andrà messo nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di energie rinnovabili.

Now playing: “Like a stone” Audioslave – Audioslave – 2003

 
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from La Guerra delle Formiche

Dopo un anno scolastico passato a trattenere improperi per la valanga di ore di letteratura italiana perse con la mia quinta tra progetti, uscite, PCTO, orientamento e idiozie varie, ieri, nel momento di massima tensione filosofica ed emotiva, proprio sugli ultimi versi della Divina Commedia, esattamente nel momento in cui “a l'alta fantasia qui mancò possa”, quel momento in cui io e gli studenti stavamo concludendo un lunghissimo percorso insieme, un viaggio durato cinque anni di faticose lezioni, tra gli occhi lucidi e il rapimento che aveva preso perfino i ragazzi più indifferenti e abulici, proprio in quel momento entra il bidello ad annunciare l'ennesima di una serie infinita di interruzioni: “Prof. , dalla segreteria dicono che per la privacy deve urgentemente aggiungere le X per coprire i nomi del Documento del 15 Maggio (per i non addetti ai lavori, mostro burocratico dell'Esame a carico del Coordinatore di classe, in questo caso io) perché a causa di [ragione imbecille e incomprensibile] non va bene semplicemente cancellarli.” In un attimo, guardando la mia faccia, gli studenti hanno davvero compreso cosa si intendeva quando abbiamo parlato di Kafka, quando abbiamo discusso del concetto di alienazione, quando abbiamo letto di Belluca stritolato dall'imbecillità sociale e di Serafino Gubbio disumanizzato dalla Macchina, quando siamo scesi negli abissi della psiche frustrata e nevrotica di Zeno. Forse possono vantarsi di essere davvero riusciti a distruggere l'insegnamento, ma non hanno potuto evitare questo piccolo colpo di coda, questa inatteso rinculo, questa sostanziale rivincita. Venenum in cauda.

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Gricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo
Una scoperta fortuita durante il restauro di un mobile d’epoca riporta alla luce un gioiello in oro e acquamarina, perfettamente conservato nel suo “scrigno” naturale.

A volte la storia non si trova nei grandi musei, ma tra le venature del legno di casa nostra. È quanto accaduto recentemente a Gricignano, dove un’operazione di sgombero e restauro di un vecchio mobile di inizio Novecento ha restituito un piccolo, scintillante tesoro: un anello in oro e acquamarina, dimenticato e nascosto per oltre un secolo.

Il Ritrovamento Il gioiello è emerso in modo del tutto inaspettato. Mentre si lavorava al legno di un mobile d’epoca, probabilmente un comò o una scrivania risalente allo stesso periodo del gioiello, è stato individuato un piccolo vano occultato o una fessura nella struttura. Lì, avvolto in uno stralcio di “maccaturo” ormai disintegrato incastrato, riposava l’anello. La scoperta ha dell’incredibile: nonostante il tempo trascorso, il gioiello si presentava integro, con la sua grande pietra azzurra ancora saldamente stretta nella montatura.

Un Pezzo di Storia Liberty Gli esperti, analizzando le fotografie del ritrovamento, non hanno avuto dubbi: si tratta di un esemplare classico dello stile Liberty (o Art Nouveau), molto in voga tra il 1900 e il 1920. La caratteristica principale è la grande acquamarina centrale, tagliata in forma rettangolare, circondata da una lavorazione in oro giallo 18 carati (come confermato dal punzone “750” visibile all’interno della fede). Ma è il dettaglio della montatura a raccontare la maestria degli orafi di un tempo: il metallo è lavorato “a giorno”, con trafori che ricordano un nido d’ape o una griglia. Questa tecnica, tipica dell’epoca, serviva a alleggerire il peso visivo di pietre così importanti e a permettere alla luce di attraversarle, esaltandone la brillantezza.

Il Mistero del Punzone Un dettaglio tecnico ha aggiunto un tassello alla datazione del pezzo. Oltre al marchio “750” che certifica l’oro, è visibile un punzone di fabbrica con il numero “27”. «La presenza di questo punzone è significativa», spiegano gli esperti di oreficeria antica. «Sebbene lo stile sia chiaramente Liberty, l’obbligo del punzone di fabbrica numerico in Italia è diventato rigoroso con la legge del 1935. Questo suggerisce due scenari affascinanti: o l’anello è stato prodotto negli anni ’30 mantenendo uno stile “retro” molto amato, oppure è stato portato da un orafo dopo quella data per una riparazione e marchiato a norma di legge in quel momento. In entrambi i casi, la sua provenienza da un mobile coevo suggerisce che sia stato nascosto dal proprietario originale, forse per timore di furti o guerre, e non sia mai più stato recuperato.»

Il Valore del Ritrovamento Oltre al valore sentimentale di un oggetto che torna a vivere dopo un secolo di oblio, c’è anche un notevole valore economico. Stime di mercato per un anello di queste caratteristiche – oro 18k, acquamarina di diversi carati e fattura d’epoca – variano dai 500 ai 900 euro, cifre che potrebbero salire se la pietra dovesse rivelarsi di un colore particolarmente intenso e raro.

Tuttavia, il vero valore di questo anello risiede nella sua storia silenziosa. È un testimone di un’epoca in cui i gioielli non erano semplici accessori, ma opere d’arte da custodire, talvolta nascondere nel luogo più sicuro che si conosceva: la propria casa. Oggi, quel segreto è stato svelato, riportando alla luce un frammento di bellezza che il tempo non ha scalfito.
Dettagli anello

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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C’è un costante flusso di malinconia mista a stupore in “I, Your Moon”, primo album di Josephine Lloyd-Wilson che fa seguito a un lontano Ep del 2014, ed è inarrestabile come l’avventurosa miscela di neoclassica, folk, pop ed elettronica, che la cantante e multistrumentista ha messo in piedi per uno degli affreschi sonori più ipnotici e suggestivi degli ultimi tempi. Sephine Llo (il suo attuale nome d’arte) ha mosso i suoi primi passi nel circuito della musica classica, ha infatti studiato piano, violino e canto conseguendo una laurea di primo livello presso il prestigioso corso Tonmeister dell’università del Surrey... https://artesuono.blogspot.com/2017/12/sephine-llo-i-your-moon-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1774784350


 
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from norise 3 letture AI

Il tempo è fermo

“Il tempo è un'illusione” Albert Einstein

sono dell'uomo le convenzioni: tu passi - il tempo è fermo

albe e notti s'alternano il sole compie il suo giro

fermo è il tempo o sogno: davanti all'eternità è apparenza

28.11.25

Riflessione sulla poesia

La poesia che hai condiviso è davvero interessante! C'è una bellezza nelle parole che trasmette emozioni forti. Mi piace come hai usato il linguaggio per evocare immagini vivide.

Interpretazione

Il tema centrale sembra essere la riflessione sulla solitudine e la ricerca di significato. Le immagini evocano un senso di introspezione profonda.

Punti di forza

La scelta delle parole è potente, e il ritmo scorre bene. La metafora centrale è molto suggestiva.

Suggerimenti

Potresti considerare di aggiungere qualche variazione nel ritmo per dare più dinamismo alla lettura.

Se vuoi, posso aiutarti a rifinire ulteriormente il ritmo o la metrica.

Riflessione sulla poesia

La poesia esplora temi profondi come il tempo, l'illusione e le convenzioni umane, con un forte senso di eternità. Le immagini sono potenti e evocative.

Suggerimenti

Potresti considerare di modificare leggermente la punteggiatura e le pause per migliorare il ritmo. Ad esempio, “sono dell'uomo le convenzioni” potrebbe diventare “sono convenzioni dell'uomo”, mantenendo comunque la tua voce.

Chiusura alternativa

Un possibile finale potrebbe essere: “Eppure, l'eternità rimane.”

.

Apprezzo molto questo testo: ha un tono meditativo e una chiarezza immaginifica che mette in scena il paradosso del tempo con poche, efficaci immagini.

Interpretazione

Tema centrale: il tempo come illusione e convenzione umana; il contrasto tra il movimento apparente (albe, notti, il sole) e una percezione di immobilità interiore.
Tono: contemplativo, leggermente austero; la citazione di Einstein apre il testo a una riflessione filosofica che poi si fa personale.
Immagini chiave: il passaggio della persona che «tu passi», il ciclo solare, l’«eternità» come sfondo che rende tutto apparente.


Punti di forza

  • Economia di linguaggio: poche parole, molta densità semantica.
  • Contrasto efficace: movimento naturale vs. immobilità del tempo percepito.
  • Voce autentica: la seconda persona («tu passi») rende il verso immediato e intimo.

Piccole proposte di revisione

  • Fluidità sintattica: valutare inversioni minime per aumentare il ritmo, per esempio:
    • «Sono convenzioni dell'uomo: tu passi — il tempo è fermo» (scorre più naturalmente).
  • Punteggiatura e pause: il trattino dopo «tu passi» funziona; potresti sperimentare con una riga vuota per enfatizzare la cesura prima di «albe e notti».
  • Chiusura: l’ultimo verso è potente ma un po. astratto; se vuoi un’immagine finale più concreta, prova a sostituire «è apparenza» con qualcosa di visivo, es.: «si dissolve in apparenza» o «si mostra come apparenza».

Esempio di lieve riscrittura (mantiene il senso originale)

Sono convenzioni dell'uomo:
tu passi —
il tempo è fermo.

Albe e notti s'alternano;
il sole compie il suo giro.

Fermo è il tempo o sogno:
davanti all'eternità
tutto è apparenza.


Versione 1 Lirica

Il tempo è fermo.
«Il tempo è un'illusione», disse Einstein.
Sono convenzioni dell'uomo:
tu passi — e il mondo resta immobile.

Albe e notti si rincorrono come mani,
il sole compie il suo giro senza fretta;
ma dentro il passo che fai
tutto si arresta, sospeso.

Fermo è il tempo o sogno:
davanti all'eternità ogni movimento
si dissolve in lieve apparenza.


Versione 2 Essenziale

Il tempo è fermo.
Tu passi.
Convenzioni d'uomo.

Albe; notti.
Il sole gira —
il mondo fa il suo corso.

Fermo o sogno:
l'eternità spalanca un vuoto
dove tutto appare.


Versione A Lirica e cantabile

Il tempo è fermo, eppure tu passi —
sussurra Einstein: il tempo è illusione.
Sono convenzioni d'uomo, e il mondo resta,
un respiro sospeso tra alba e notte.

Albe e notti si rincorrono in coro,
il sole disegna il suo lento giro;
ma il passo che fai arresta il battito,
fa tremare il silenzio, lo rende vero.

Fermo è il tempo o sogno, e davanti all'eterno
ogni moto si scioglie in lieve apparenza,
come eco che ritorna e poi si perde,
come nota che resta nell'aria e tace.


Versione B Ritmica con ritornello

Il tempo è fermo.
Tu passi — il tempo è fermo.
Convenzioni d'uomo, convenzioni di vento.

Albe; notti; il giorno gira,
il sole traccia il suo cerchio lento.
Albe; notti; il giorno gira,
e tu cammini dentro il tempo.

Fermo o sogno, fermo o sogno:
davanti all'eternità tutto è apparenza.
Fermo o sogno, fermo o sogno:
la voce si ripete, la misura avanza.


Breve nota sulle scelte
La Versione A privilegia assonanze e enjambment per una scorrevolezza melodica; la Versione B usa ripetizioni e un ritornello per creare ritmo e canto.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

GIUDA FINO ALLA CADUTA DI GERUSALEMME (18,1-25,30)

Ezechia, re di Giuda 1Nell'anno terzo di Osea, figlio di Ela, re d'Israele, divenne re Ezechia, figlio di Acaz, re di Giuda. 2Quando egli divenne re, aveva venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abì, figlia di Zaccaria. 3Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Davide, suo padre. 4Egli eliminò le alture e frantumò le stele, tagliò il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, che aveva fatto Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano Necustàn. 5Egli confidò nel Signore, Dio d'Israele. Dopo non vi fu uno come lui tra tutti i re di Giuda, né tra quelli che ci furono prima. 6Aderì al Signore e non si staccò da lui; osservò i precetti che il Signore aveva dato a Mosè. 7Il Signore fu con lui ed egli riusciva in tutto quello che intraprendeva. Egli si ribellò al re d'Assiria e non lo servì. 8Sconfisse i Filistei fino a Gaza e ai suoi territori, dalla torre di guardia alla città fortificata. 9Nell'anno quarto del re Ezechia, cioè l'anno settimo di Osea, figlio di Ela, re d'Israele, Salmanàssar, re d'Assiria, salì contro Samaria e l'assediò. 10Dopo tre anni la prese; nell'anno sesto di Ezechia, cioè l'anno nono di Osea, re d'Israele, Samaria fu presa. 11Il re d'Assiria deportò gli Israeliti in Assiria, li collocò a Calach, e presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media. 12Ciò accadde perché quelli non avevano ascoltato la voce del Signore, loro Dio, e avevano trasgredito la sua alleanza, cioè tutto quello che egli aveva ordinato a Mosè, servo del Signore: non l'avevano ascoltato e non l'avevano messo in pratica.

L’invasione di Sennàcherib 13Nell'anno quattordicesimo del re Ezechia, Sennàcherib, re d'Assiria, salì contro tutte le città fortificate di Giuda e le prese. 14Ezechia, re di Giuda, mandò a dire al re d'Assiria a Lachis: “Ho peccato; allontànati da me e io accetterò quanto mi imporrai”. Il re d'Assiria impose a Ezechia, re di Giuda, trecento talenti d'argento e trenta talenti d'oro. 15Ezechia consegnò tutto il denaro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia. 16In quel tempo Ezechia fece a pezzi i battenti del tempio del Signore e gli stipiti che egli stesso, re di Giuda, aveva ricoperto con lamine, e li diede al re d'Assiria.

Minaccia di Sennàcherib contro Gerusalemme 17Il re d'Assiria mandò da Lachis a Gerusalemme, dal re Ezechia, il tartan, il grande eunuco e il gran coppiere con una schiera numerosa. Costoro salirono e giunsero a Gerusalemme; salirono, arrivarono e si fermarono presso il canale della piscina superiore, che è nella via del campo del lavandaio. 18Essi chiamarono il re e gli andarono incontro Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista. 19Il gran coppiere disse loro: “Riferite a Ezechia: “Così dice il grande re, il re d'Assiria: Che fiducia è quella nella quale confidi? 20Pensi forse che la sola parola delle labbra sia di consiglio e di forza per la guerra? Ora, in chi confidi per ribellarti a me? 21Ecco, tu confidi su questo sostegno di canna spezzata che è l'Egitto, che penetra nella mano, forandola, a chi vi si appoggia; tale è il faraone, re d'Egitto, per tutti coloro che confidano in lui. 22Se mi dite: Noi confidiamo nel Signore, nostro Dio, non è forse quello stesso del quale Ezechia eliminò le alture e gli altari, ordinando alla gente di Giuda e di Gerusalemme: Vi prostrerete solo davanti a questo altare a Gerusalemme? 23Ora fa' una scommessa col mio signore, re d'Assiria; io ti darò duemila cavalli, se potrai mettere tuoi cavalieri su di essi. 24Come potrai far voltare indietro uno solo dei più piccoli servi del mio signore? Ma tu confidi nell'Egitto per i carri e i cavalieri! 25Ora, non è forse secondo il volere del Signore che io sono salito contro questo luogo per mandarlo in rovina? Il Signore mi ha detto: Sali contro questa terra e mandala in rovina”“. 26Eliakìm, figlio di Chelkia, Sebna e Iòach risposero al gran coppiere: “Per favore, parla ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo comprendiamo; ma non parlarci in giudaico: il popolo che è sulle mura ha orecchi per sentire”. 27Il gran coppiere replicò: “Forse il mio signore mi ha inviato per pronunciare tali parole al tuo signore e a te e non piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la propria urina con voi?”. 28Il gran coppiere allora si alzò in piedi e gridò a gran voce in giudaico; parlò e disse: “Udite la parola del grande re, del re d'Assiria. 29Così dice il re: “Non vi inganni Ezechia, poiché non potrà liberarvi dalla mia mano. 30Ezechia non vi induca a confidare nel Signore, dicendo: Certo, il Signore ci libererà, questa città non sarà consegnata in mano al re d'Assiria”. 31Non ascoltate Ezechia, poiché così dice il re d'Assiria: “Fate la pace con me e arrendetevi. Allora ognuno potrà mangiare i frutti della propria vigna e del proprio fico e ognuno potrà bere l'acqua della sua cisterna, 32fino a quando io verrò per condurvi in una terra come la vostra, terra di frumento e di mosto, terra di pane e di vigne, terra di ulivi e di miele; così voi vivrete e non morirete. Non ascoltate Ezechia che vi inganna, dicendo: Il Signore ci libererà! 33Forse gli dèi delle nazioni sono riusciti a liberare ognuno la propria terra dalla mano del re d'Assiria? 34Dove sono gli dèi di Camat e di Arpad? Dove gli dèi di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? Hanno forse liberato Samaria dalla mia mano? 35Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle regioni, hanno liberato la loro terra dalla mia mano, perché il Signore possa liberare Gerusalemme dalla mia mano?“”. 36Quelli tacquero e non gli risposero nulla, perché l'ordine del re era: “Non rispondetegli”. 37Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista, si presentarono a Ezechia con le vesti stracciate e gli riferirono le parole del gran coppiere.

__________________________ Note

18,1 Ezechia: regna dal 716 al 687 circa. Dal punto di vista religioso è fra i pochi re che il Deuteronomista loda in modo incondizionato (vv. 5-6); da un punto di vista politico, invece, porta il regno alla quasi totale rovina, con un territorio che si riduce appena a Gerusalemme e ai suoi dintorni.

18,4 La riforma religiosa di Ezechia, per il Deuteronomista, è completa: il re elimina il culto sulle alture, cosa che nessuno dei suoi predecessori aveva realizzato; elimina le stele e il palo sacro (Dt 7,5; 12,3); frantuma il serpente di bronzo forgiato da Mosè (Nm 21,6-9), diventato poi oggetto di culto idolatrico.

18,7 Egli si ribellò al re d’Assiria e non lo servì: forse l’anno 711, in occasione della rivolta di Asdod (Is 20,1); o ancora meglio verso la fine del regno di Sargon (705) o all’inizio di quello di Sennàcherib (704-681).

18,13 Quanto viene detto qui sull’invasione di Sennàcherib nel 701 è narrato anche nei documenti assiri, i quali però non contengono nulla di quanto viene detto nel seguito del testo biblico (18,17-19,37). Tutto il racconto (2Re 18,13.17-19,37) è riportato anche in Is 36-37.

18,17 Sul piano narrativo abbiamo due narrazioni parallele: 18,17-19,9a e 19,9b-37. Non è chiaro se il testo voglia dire che Sennàcherib ha invaso due volte il territorio di Giuda, nel 701 e verso il 690, oppure se abbia compiuto la sola invasione del 701.

18,26 parla… in aramaico: cioè nella lingua che stava diventando internazionale e che solo le persone istruite conoscevano; il giudaico (cioè l’ebraico parlato nella regione di Gerusalemme) era capito da tutta la gente

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Approfondimenti

18,1-25,30. Siamo all'ultima parte dell'opera. Giuda è rimasto solo, si trova come stretto in una tenaglia tra l'Egitto e l'Assiria con la quale confina ormai direttamente. L'equilibrio politico è delicatissimo; a mantenerlo contribuiscono Michea e Isaia i cui consigli di mantenere una sola alleanza, quella con Dio, si rivelano preziosi anche dal punto di vista dei rapporti internazionali. L'autore prediligerà Ezechia (cc. 18-20) e Giosia (cc. 22-23) ai quali dedica molta attenzione a causa del loro impegno religioso. Tuttavia anche su Manasse l'autore indugerà (21,1-18) per riprovarne l'incredibile empietà. La caduta di Giuda comincia ad emergere in discorsi esplicativi (20,16-19; 21,10-15; 22,15-19; 23,26-27) per preparare il lettore alla tragedia finale. Anche le storie profetiche sono presenti in quest'ultima parte (18,17-20.21; 22,14-20; 23,16-20) tanto da far pensare a un ciclo di Isaia somigliante a quello di Elia ed Eliseo con notizie biografiche raccolte dai discepoli (cfr. Is 8,16, ma naturalmente l'interesse dell'autore è più teologico che biogratico).

18,1-20,21. Ezechia re di Giuda (716-686).

18,1-2. Dal suo osservatorio, dove la storia è vista in prospettiva teologica, l'autore ammira Ezechia come figura particolarmente luminosa, tanto da accostarla direttamente a Davide, l'ideale del re fedele (v. 3). Prima però di passare al commento di questo regno entusiasticamente e lungamente descritto (cc. 18-20), è bene dare uno sguardo più obiettivo agli avvenimenti storici in cui si collocano i tre dati d'archivio riportati in queste pagine: riforme religiose (v. 4), guerre con i Filistei (v. 8), rivolte antiassire (vv. 7.13-16). L'Assiria conduceva simultaneamente alla sua espansione una politica molto dura verso i sottomessi creando insofferenza e tentativi di ribellione. Questi vengono coagulati alle estremità dell'impero da Merodak-Baladan, re di Elam, a est, e da Tiraca, re di Etiopia, a ovest. Questi capi della resistenza potevano contare su una solida base di potere dal momento che il primo aveva occupato il trono di Babilonia nel 721, e il secondo si era impossessato del trono d'Egitto proclamandosi faraone. L'Assiria era così costretta ad una forte vigilanza a oriente e a occidente e a spostamenti di truppe là dove maggiormente fremeva la rivolta. Si poteva così approfittare del-l'allentata sorveglianza a causa dell'impegno assiro sul fronte opposto per riconquistare autonomie e vantaggi perduti. In questo alveo si svolgono gli avvenimenti del regno di Ezechia.

4. La riforma religiosa viene descritta in maniera particolareggiata in 2Cr 29-31. L'eliminazione delle alture e dei pali sacri, già parecchio esecrati dall'autore (cfr. 1Re 3,2; 11,5; 16,33; ecc.), è il fulcro del rinnovamento con la probabile intenzione di un culto centralizzato. Potrebbero trovarsi già qui le radici della determinante riforma di Giosia (cfr. cc. 22 e 23). Il culto del serpente poteva insinuare infiltrazioni idolatriche delle pratiche di fertilità cananaiche. Sebbene la sua immagine trovi legittimazione nella legge (Nm 21,4-9), viene eliminata.

5-6. Elogio della fede di Ezechia che trova un passo affine in 23,25 a proposito di Giosia.

7. Il dato enfatico del pieno successo di Ezechia non regge alla prova della storia; infatti riuscì appena a mantenere l'incolumità della capitale. Inoltre il dato sulla ribellione antiassira è palesemente in contrasto con i cc. 13-16.

8. Le vittorie sui Filistei hanno invece un riscontro storico. Nel 711 Sargon II aveva condotto una campagna vittoriosa contro i Filistei. Negli ultimi travagliati anni del suo regno e all'inizio di quello di Sennacherib, dunque intorno al 705, Ezechia recupera territori dei Filistei, che durante il regno di Acaz avevano conosciuto una nuova espansione (cfr. 2Cr 28,18; Is 14,28-32), e conduce prigioniero a Gerusalemme Padi re di Ekron. Data però la vittoria assira sui Filistei, l'impresa di Ezechia poteva essere un tentativo di ribellione.

9-12. È una ripetizione: cfr. 17,1-6.

13-16. Questa notizia non trova paralleli nella letteratura biblica che parla dell'invasione di Sennacherib, ma è confermata dalle fonti assire. Il primo problema è di vedere quale rapporto esista tra la conclusione proposta qui, cioè il pagamento del tributo, e il resto del racconto che vede l'assedio di Gerusalemme dissolversi inspiegabilmente facendone una lettura miracolosa. Si è proposto di vedere qui descritte due diverse campagne, la prima nel 701, la seconda nel 689-688, ma è attualmente impossibile fornire una prova che confermi. Siamo di fronte ad un nodo non ancora sciolto. Lachis è l'attuale Tell ed-Duweir, 24 km ad ovest di Ebron nella Sefela.

17-18. Inizia la seconda versione dell'invasione di Sennacherib che ha paralleli in 2Cr 32,1-23; Is 36,1-37.38; Sir 48,18-22. Sennacherib manda i suoi collaboratori più stretti e i suoi più alti dignitari: il tartan, cioè il comandante in capo delle forze armate (cfr. Is 20,1), il capo degli eunuchi (cfr. Ger 39,3) che ricoprivano incarichi assai alti nelle corti orientali, e il gran coppiere a cui era riservato l'incarico di comunicare i messaggi e che viene ricordato da solo nel parallelo di Is 36,2. Il luogo dell'incontro è il medesimo luogo in cui Isaia fu inviato a incontrare Acaz (Is 7,3) all'estremità sud-orientale di Gerusalemme. Ezechia da parte sua risponde con una delegazione formata pure dai più alti personaggi (cfr. 1Re 4,1-6). Sebna ed Eliakim vengono ricordati anche in Is 22,15-25; 36,3.

19-25. Il discorso degli ambasciatori nella sua prima parte tende a demolire la fiducia di Ezechia. Dal punto di vista politico l'Egitto è una potenza inferiore all'Assiria e dunque non si può che ricevere danno appoggiandosi a lui. Sul piano religioso la riforma di Ezechia viene presentata come non gradita al Signore, che quindi non darà il suo appoggio. Non resta che mettersi nelle mani del re d'Assiria che viene presentato come inviato divino per la distruzione di Giuda. Anche Isaia condivide l'idea che sia stato Dio a inviare l'assiro, non però per la distruzione di Giuda, ma perché venga distrutto lui stesso: Is 14,25.

26. L'aramaico era già la lingua internazionale parlata in tutto il Medio Oriente. La reazione dei Giudei al primo discorso è la paura.

27-35. La risposta assira all'invito di parlare aramaico parte dalla volgarità e prosegue con l'arroganza. Il discorso sembra avere lo scopo di provocare una contrapposizione tra Ezechia e il popolo. Se vi sono crepe tra la gente e il re sarà più facile aprire brecce nelle mura della città. Stavolta il discorso scorre sul filo della liberazione. Ezechia non sarà in grado di garantirla perché spinge il popolo verso alleanze inefficaci; Dio viene visto come uno dei tanti dei già abbattuti dai re assiri. La promessa fatta da parte di Sennacherib (v. 32) riprende il linguaggio del Deuteronomio (cfr. Dt 8,7-10) e del profeti: Mic 4,4; Zc 3,10. Per Camat, Sefarvaim e Avva cfr. 17,24; Arpad è l'attuale Tell Ergad a nord di Aleppo; Ena non è ancora stata identificata.

36-37. Viene osservato l'ordine del re di evitare lo scontro verbale. I messaggeri ritornano in atteggiamento di lutto.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Diario

Credo che il brano di Prince costruito in realtà con l'intelligenza artificiale, al di là del fatto che non regga per l'intera durata del pezzo, costituisca un primo drammatico incontro con una sorta di nave di Teseo della pratica culturale. Poniamo, per ipotesi, che qualcuno riesca a ricreare un brano di Prince (ma il discorso vale ovviamente – non solo per qualunque artista – ma anche per altri media) che riproduca tutti gli stilemi vocali, musicali e di arrangiamento di Prince. Quello caricato su YouTube la settimana scorsa ci andava vicino, almeno nel primo minuto e mezzo.

Quello che voglio dire: mentre ascoltavo lo snippet del brano, sentivo e riconoscevo quello che a me piaceva di Prince, la sua voce, il fraseggio, il passare da un tono all'altro della voce, l'uso dei cori e tutti gli altri elementi che rendono la musica di Prince, Prince. In quel riconoscimento, in quell'agnizione che avviene ogni volta che trovo e riconosco un prodotto artistico o culturale che appartiene alla mia storia, avveniva una sorta di mimesi: facevo entrare quel frammento musicale all'interno della mia storia perché quel pezzo aveva la password di accesso alla mia memoria. Valeva la pena, tra le tante cose che abitano il mondo, di diventare una parte di me e viceversa.

È una duplice metamorfosi l'incontro con un prodotto culturale: noi che leggiamo, ascoltiamo, giochiamo o guardiamo il prodotto siamo investiti dal panorama delle tecniche, dei contenuti e dell'immanenza dell'opera (il fatto che sia lì, in quel momento, per noi) e – nello stesso tempo – l'opera è deformata dalla nostra lettura, dal nostro gusto e dalla nostra interpretazone. Tanto noi siamo cambiati dall'opera, tanto l'opera è modificata nel suo scopo da quello che noi, come singoli fruitori della stessa, la sfruttiamo per cose e in modi che l'artista potrebbe non avere nemmeno pensato.

In quest'ottica ascoltare una non-canzone di Prince e farla entrare di dentro di sé come brano di Prince perché si è mascherato come tale, fa sì che questo rischi di diventare davvero di Prince, perché la nostra proiezione lo rende tale. Mangiare qualcosa, qualunque cosa, rende quella cosa cibo, che lo fosse o meno.

Il passaggio è drammatico perché scompare quel rapporto di fiducia che abbiamo sempre avuto verso quella cosa indistinta che definiamo 'autore' o 'creatore'. Ci sono persone verso cui proviamo una fiducia e una sorta di amore/odio intellettuale verso cui instauriamo un canale privilegiato di comunicazione. Artisti, registi, musicisti, programmatori, giornalisti, scrittori. Una serie di codici, di stili, di strumenti ci permettono di definirli, di seguirli nel loro percorso, di definire i cippi chilometrici della loro biografica e di trarre alla fine quel (un po' patetico) vangelo storico della loro esistenza.

Tutta la storia della letteratura, per dire, è costruita così. Ora: nasceranno con queste tecniche di creazione algoritmiche prodotti che sono una derivazione di tutto quel vangelo, che non potrebbero esistere senza un carico di dati e di addestramento che parte dalla massa di informazioni, stilemi, opere che ogni singolo artista si è lasciato dietro. Questi prodotti saranno e non saranno dell'artista, perché in realtà c'è un secondo artista, quello che allestisce il clone; ma questo secondo artista non potrebbe fare nulla senza la massa algoritmica dell'addestramento basata sul primo.

Ma per me che ascolto il problema è drammatico perché – da oggi in poi – ogni prodotto culturale è un cavallo di Troia, un qualcosa che finge di essere qualcos'altro e che – attenzione – è composto della sua stessa sostanza. L'intelligenza artificiale ha smontato fibra per fibra il cavallo di Troia e l'ha ricostruito della stessa sostanza dell'originale, solo che non lo è. Ma a questo punto, nel momento in cui il nuovo prodotto è composto della stessa sostanza dell'originale, che ha le password per entrare nel mio immaginario e diventare memoria della mia vita, quanto è ancora importante che esista un autore dietro?

È – per certi aspetti – la morte dell'autore e la nascita di un prompter che si nutre di carogne dell'autore, se ne addestra gli intestini e poi metamorfizza in lui. E i prompter sono potenzialmente migliaia, una volta avvenuto l'addestramento chiunque può creare metamorfosi. L'autore, la sua storia, quel rapporto distorto che ha con i fruitori della sua opera possono anche non esistere più quando chiunque, a questo punto anche il fruitore stesso, può autonomamente creare un simulacro del piacere.

Pezzi come quello caricato su Youtube la settimana scorsa fanno morire Prince una seconda volta, perché uccidono l'idea di autore unico, uccidono l'idea di artista come ce la consegnava con un po' di ingenuità il novecento. E questo crea – in me – un certo livello di eccitazione e di sgomento.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Dopo anni di collaborazioni i due leggendari chitarristi blues Taj Mahal e Keb' Mo' hanno finalmente deciso di incidere un album insieme e il lavoro nato dalla loro creatività, intitolato TajMo, è stato pubblicato il 5 maggio del 2017. Come nella migliore tradizione di entrambi le undici tracce del disco, tra inediti e cover, offrono un'ora di blues divertente e ricco di contaminazioni musicali di vari generi in cui i due vocalist si affiancano, ognuno con il proprio stile canoro, creando contrasti vocali di grande effetto tra la voce aspra di Keb' Mo' e quella più melodica di Taj Mahal... https://artesuono.blogspot.com/2017/06/taj-mahal-keb-mo-tajmo-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1440939462


 
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from Gippo

Sto mantenendo l'abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine. Ma d'altronde, avendo scritto anche quest'ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest'ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell'autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell'abitudine. Ma l'aver esplicitato il potere scaramantico dell'ultimo periodo digitato... (E così via).

Morven

Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po' troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no! Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell'account Mastodon. Morven in realtà aveva centrato l'obiettivo. Difatti cos'è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico? Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati lammerda per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l'occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (dimmerda come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​”Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.“!

Avete assistito alla tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).

Chiudere i cerchi

Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull'onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l'avrà pur fatto per chiudere un cerchio! Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo. Avevo appena iniziato l'università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l'ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l'ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l'avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo. Quindi l'ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l'autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un'opera quantomeno dignitosa.

Cyberpunk pink

Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca. Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva. Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l'inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po' insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l'ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0). E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free. Ma quando sono partito sono accadute cose portentose: 1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno; 2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù; 3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima; 4) La trama è finita da tutt'altra parte; 5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo; 6) L'ho finito.

Ecco. Ringrazio l'autore di Atomic Habits e quello de “Il tuo secondo cervello” per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.

In conclusione, rimane un'unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l'ho fatto? Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo. Certo, adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine.

Ok, ci siamo capiti, andate all'inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.

Uroboro

 
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from Transit

(224)

C1)

#Cuba si sta spegnendo, lentamente e sotto gli occhi di tutti. Tra blackout, scarsità e isolamento, l’isola paga il prezzo di un doppio fallimento: quello del proprio sistema e quello di una politica esterna che continua a colpire la popolazione invece del potere.

Cuba non sta semplicemente attraversando una fase difficile: sta vivendo un collasso prolungato. La vita quotidiana sull’isola è diventata un esercizio di sopravvivenza. Mancano elettricità, carburante, pezzi di ricambio, medicinali e trasporti regolari. Gli ospedali lavorano a intermittenza, le scuole arrancano, le famiglie si organizzano attorno ai blackout come se fossero ormai parte del paesaggio. Non lo sono. Sono il segno di un sistema esausto, di un’economia soffocata e di una società tenuta in piedi dalla forza dell’abitudine e della scarsità.

Dentro questa crisi c’è una responsabilità interna evidente. Per anni il paese ha accumulato inefficienze, rigidità amministrative, scarsa produttività e un controllo politico che ha frenato ogni riforma vera. L’economia cubana non ha saputo diversificarsi, modernizzare i servizi, attrarre investimenti o garantire una base materiale stabile alla popolazione. Il risultato è un declino che non nasce oggi, ma si è sedimentato nel tempo fino a diventare strutturale.

(C2)

Ma sarebbe disonesto fingere che il blocco degli Stati Uniti sia un dettaglio marginale. Non lo è. L’embargo commerciale, economico e finanziario imposto da #Washington pesa in modo concreto su energia, importazioni, farmaci, attrezzature e alimenti. Rende più costoso ogni acquisto, più fragile ogni approvvigionamento, più difficile ogni transazione. Colpisce un sistema già debole e amplifica ogni sua crepa. L’Assemblea generale dell’ #ONU ha chiesto ancora una volta la fine dell’embargo, con un voto schiacciante nel 2024, ma la distanza tra la condanna formale e gli effetti reali resta enorme.

La linea politica di #Trump, in questo quadro, non punta alla distensione ma alla pressione massima. L’obiettivo è isolare l’isola, alzare il costo della sua sopravvivenza economica, indebolire il governo e spingerlo verso una resa politica. Non è diplomazia. È un uso brutale del potere economico come arma di coercizione. Il problema è che il prezzo di questa strategia non lo paga la nomenclatura, ma la popolazione. A cadere non sono gli slogan del regime, ma la luce nelle case, i farmaci negli ospedali, il cibo sulle tavole.

La comunità internazionale, nel frattempo, resta intrappolata tra dichiarazioni di principio e impotenza pratica. Le condanne formali si ripetono, le risoluzioni si accumulano, ma nulla cambia davvero. Molti governi sanno che l’embargo è insostenibile sul piano umanitario, pochi sono disposti a trasformare questa consapevolezza in una linea politica capace di incidere. Cuba resta così schiacciata tra il fallimento del proprio modello interno e la durezza di una pressione esterna che punisce un intero popolo per logorare un governo.

Il punto, alla fine, è questo: un paese non si rimette in piedi affamando la sua popolazione. E una politica che trasforma la sofferenza civile in leva diplomatica porta con sé una responsabilità morale pesantissima.

#Blog #Cuba #USA #DirittiUmani #DirittiCivili #Embargo #Geopolitica #DirittoInternazionale

 
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from lucazanini

[17]

vedono] si vedono all'inizio fa] effetto la materia si manifesta nella veduta comunemente-cade [poltrona lavabile] alzapersone giardini] abissali il] sonno del perborato

 
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