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from 📖Un capitolo al giorno📚

La vigna di Nabot 1In seguito avvenne questo episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samaria. 2Acab disse a Nabot: “Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale”. 3Nabot rispose ad Acab: “Mi guardi il Signore dal cederti l'eredità dei miei padri”. 4Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: “Non ti cederò l'eredità dei miei padri!”. Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. 5Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: “Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?”. 6Le rispose: “Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cedimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un'altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”“. 7Allora sua moglie Gezabele gli disse: “Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!”. 8Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. 9Nelle lettere scrisse: “Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. 10Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l'accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia”. 11Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. 12Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. 13Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: “Nabot ha maledetto Dio e il re”. Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. 14Quindi mandarono a dire a Gezabele: “Nabot è stato lapidato ed è morto”. 15Appena Gezabele sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: “Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto”. 16Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso. 17Allora la parola del Signore fu rivolta a Elia il Tisbita: 18“Su, scendi incontro ad Acab, re d'Israele, che abita a Samaria; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. 19Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!“. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”“. 20Acab disse a Elia: “Mi hai dunque trovato, o mio nemico?”. Quello soggiunse: “Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. 21Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 22Renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. 23Anche riguardo a Gezabele parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl”. 24Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo”. 25In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabele l'aveva istigato. 26Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 27Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. 28La parola del Signore fu rivolta a Elia, il Tisbita: 29“Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio”.

__________________________ Note

21,10 Il divieto di maledire Dio e il re si trova in Es 22,27.

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Approfondimenti

1. Il titolo di re di Samaria che si trova solo qui e in 2Re 1,3 potrebbe sottolineare l'avidità di Acab il quale, non contento dell'eredità di suo padre (16,24), concupisce la proprietà di un contadino. Izreel è già apparsa in 18,45 come una delle residenze del sovrano (vedi anche 2Re 8,29; 9,30).

2. La proposta di Acab è ragionevole, ma il rifiuto di Nabot più che comprensibile. Egli ottempera a un precetto della legge (Nm 36,7; Lv 25,13) che proibiva di alienare l'eredità dei propri padri e della propria tribù. Inoltre da buon contadino non può rinunciare al podere che gli dava diritto di cittadinanza e che custodiva la sepoltura degli antenati (2,34; 1Sam 25,1; 2Sam 2,32).

5-7. L'intervento di Gezabele diventa più comprensibile se si tiene presente la sua provenienza pagana. Nella sua mentalità valeva il concetto di re con diritto di vita o di morte sui sudditi. Essa ignorava la tipicità del re israelita per il quale vigeva la legge di Dio vincolante anche per la condotta del re (Dt 17,14-20).

8. Il sigillo reale ancor più della firma garantiva l'autenticità del documento.

9. Il digiuno veniva bandito in caso di delitti pubblici (1Sam 7,6; 14,24ss.) e serviva a placare la divinità finché non fossero puniti i peccatori. La sua menzione qui dà più solennità e crea maggior tensione, pur rimanendo difficile il legame logico con lo svolgimento del processo fondato sulla falsa testimonianza (contrariamente Dt 16,18) e che presuppone quindi un reato non pubblico. La trama di Gezabele presuppone la conoscenza del diritto ebraico che prevede la pena di morte per l'insulto a Dio e al re (Es 22,27 e Lv 24,14). Inoltre per la condanna si prevede la deposizione di almeno due testimoni (Nm 35,30; Dt 17,6; 19,15). Stando a 2Re 9,26, anche i figli di Nabot vennero uccisi. Così non c'era più nessuno che poteva reclamare la vigna.

15-16. Può darsi che i beni di un pubblico peccatore venissero confiscati dopo la sua morte passando alle proprietà regali.

17-19. Elia, vero profeta, non è solo il difensore dei diritti di Dio, ma anche l'avvocato degli oppressi. Come Natan dovette denunciare il peccato di Davide (2Sam 12) così Elia deve svelare la colpa di Acab. Inoltre nel caso di Acab, come in quello di Davide, le mancanze sono le stesse. Esse sono concupiscenza e omicidio e la condanna viene pronunciata seguendo lo schema della legge del taglione (Es 21,23-25; Lv 24,19-20).

20. Tra il v. 19 e il v. 20 probabilmente è caduto qualche versetto in cui Elia adempiva il mandato. L'omissione può essere dovuta ad un caso di omoteleuto. La risposta di Acab non esprime pentimento; invece vi è quasi alterigia.

21-22. Si ripete qui il rituale già trovato in 14,10-11, l'oracolo di Achia di Silo contro Geroboamo, e in 16,2-4, l'oracolo di Ieu contro Baasa. Ancora una volta il profeta annuncia un cambiamento di dinastia violentemente operato dalle colpe e dall’idolatria del re che frutteranno la sua rovina. Il compimento della profezia è riferito in 2Re 9-10.

23. Non poteva sfuggire alla condanna Gezabele, per la sua origine straniera assolutamente sgradita all'autore, e nella gestione del regno vera manovratrice del sottomesso Acab. La sua fine veramente tragica è raccontata più avanti, in 2Re 9,30-37.

25-26. Questa riflessione di tipo morale tesa a ribadire e giustificare la condanna di Acab è un intervento dell'agiografo che interrompe la narrazione. Viene ripreso qui il giudizio sul re già espresso in 16,30- 34.

27. La penitenza di Acab consiste nell'indossare il sacco, un ruvido tessuto che irritava la pelle e fungeva da cilicio, e nel digiunare. L'andare a testa bassa contrasta efficacemente con l'orgoglio della prima risposta a Elia (v. 20).

29. Si manifesta ancora la misericordia divina. Per quanto grande sia il peccato di Acab, la sua penitenza ottiene da Dio una dilazione del castigo. Ancora per poco la dinastia continuerà nei figli, ma il decreto divino è irrevocabile.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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“The Sal­ted Air” è l’ul­ti­ma fa­ti­ca di­sco­gra­fi­ca della li­ba­ne­se Na­di­ne Khou­ri, la prima in or­di­ne di tempo dopo l’EP “A Song to the City” del 2010. La Khou­ri è nota ai più per aver pre­sta­to la pro­pria voce in un epi­so­dio di “Screen­play” di John Pa­rish, una delle rac­col­te più ete­ro­ge­nee e spiaz­zan­ti degli ul­ti­mi dieci anni. E pro­prio dalla col­la­bo­ra­zio­ne con Pa­rish – sta­vol­ta in veste di me­ce­na­te e pro­dut­to­re – nasce l’e­si­gen­za di tor­na­re alle stam­pe con un la­vo­ro fiero e coeso, si­cu­ra­men­te ma­tu­ro, fatto di eva­ne­scen­ze so­no­re e ca­rat­te­riz­za­to da un can­ta­to raf­fi­na­tis­si­mo: dieci trac­ce per que­sto “The Sal­ted Air”, tutte ce­sel­la­te se­con­do i ca­no­ni del buon­gu­sto e della com­pat­tez­za... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/nadine-khouri-salted-air-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1854409341


 
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from differxdiario

la prima cosa che faccio quando c'è un nuovo post (non solo su slowforward ma anche su gammm, compostxt, pontebianco e differx) è mettere il titolo e il link su telegram: https://t.me/slowforward

poi – solo poi – penso a diffondere anche nei canali whapp e IG e fb, che non amo e spesso anzi detesto però mi permettono di raggiungere altre persone (e farle uscire=fuggire da whapp e IG e fb proprio grazie al & ai link che ci deposito). (è un po' come depositare dei candelotti di dinamite ACME da cartone animato: che fanno saltare fuori dallo schermo generalista Wile Coyote).

bisogna far scappare a gambe levate le persone dai (social) media mainstream.

mi scriveva poco fa un corrispondente su Mastodon che i link sono la bestia nera di Meta, tanto che su IG vengono boicottati (ma non nei canali IG!) e resi non cliccabili. dunque: benvenuta la bestia nera di Meta.

e benvenuto il lavoro sugli spazi indipendenti, come qui (noblogo) e come noblogs.org.

a proposito di quest'ultimo: sto su wordpress (dot com) con un blog e poi sito (dot net) dal remoto anno 2006 (prima slowforward è stato per tre anni – dal 2003 – su Splinder), MA:

ci sono voluti poi vent'anni per avere tre-quattrocento visitatori al giorno lì su slowforward.net, nonostante i materiali che in abbondanza quotidianamente posto in tema di scrittura di ricerca, musica e video sperimentali, opere verbovisive, annunci di mostre, annotazioni, citazioni, podcast, archivi delle avanguardie, documentazione politica eccetera.

INVECE su noblogs.org, che comunque è a base Wordpress, la quantità di visitatori raramente è scesa (quasi da subito) sotto i cinquemila giornalieri.

ieri un picco di 140mila: https://differx.noblogs.org/2026/04/27/140mila/

(ovviamente il discorso che faccio è centrato sui contenuti – e fuori dalla pubblicità e dalla vendibilità degli stessi: se il numero di click lo cito e lo trovo importante non è perché mi serva per sollazzarmi in una piscinetta centripeta, ma per avere un riscontro su se e quanto e come arrivano A PIÙ PERSONE POSSIBILE le scritture di ricerca, la musica e i video sperimentali, le opere verbovisive ecc. ecc.) ... (ogni materiale è sempre un fatto collettivo, in definitiva).

e bon. alla fin fine probabilmente si può dire che l'indipendenza paga.

be independent. (or, at least, try to).

 
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from angolo cottura

Ingredienti 3 mele dolci (Golden), misura medio-grossa 250g ma anche fino a 350 g di cioccolato fondente secondo il gusto. (io ho usato le uova di Pasqua) Pulisci le mele, le sbucci, le tagli a tocchi come ti vengono, le metti in una pentola e ci metti un bicchierone d’acqua. Fai bollire: da quando bolle calcoli 4–5 minuti e le scoli subito. Intanto sciogli come meglio puoi il cioccolato fondente: va bene l’uovo di Pasqua o le tavolette grosse tipo mattonelle. Nel microonde un minuto, oppure a bagnomaria, o sul fornello a fuoco lento. Appena la cioccolata è sciolta la aggiungi alle mele. Magari dentro a un frullatore, oppure nella stessa pentola e usi un frullatore a immersione per macinare tutto fine. Più macini e meglio è. Usa una teglia con cerniera diametro 18, al massimo 20 cm, foderata di carta forno solo sui bordi, e ci versi il composto. Metti in frigo una notte. Il giorno dopo, se vuoi, gli dai una spolverata di cacao amaro in polvere.

https://www.youtube.com/watch?v=71aZL2l5Xh8&t=1

#dolci

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Gli Aramei assediano Samaria 1Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito; con lui c'erano trentadue re con cavalli e carri. Egli salì contro Samaria per cingerla d'assedio ed espugnarla. 2Inviò messaggeri in città ad Acab, re d'Israele, 3per dirgli: “Così dice Ben-Adàd: Il tuo argento e il tuo oro appartengono a me e le tue donne e i tuoi figli migliori sono per me”. 4Il re d'Israele rispose: “Avvenga secondo la tua parola, o re, mio signore; io e quanto possiedo siamo tuoi”. 5Ma i messaggeri tornarono di nuovo e dissero: “Così dice Ben-Adàd, che ci manda a te: “Mi consegnerai il tuo argento, il tuo oro, le tue donne e i tuoi figli. 6Domani, a quest'ora, manderò da te i miei servi che perquisiranno la tua casa e le case dei tuoi servi; essi prenderanno tutto ciò che è prezioso agli occhi tuoi e lo porteranno via”“. 7Il re d'Israele convocò tutti gli anziani del paese, ai quali disse: “Sappiate e vedete come costui ci voglia fare del male. Difatti mi ha mandato a chiedere le mie donne e i miei figli, il mio argento e il mio oro e io non gli ho opposto rifiuto”. 8Tutti gli anziani e tutto il popolo gli dissero: “Non ascoltarlo e non consentire!”. 9Egli disse ai messaggeri di Ben-Adàd: “Dite al re, mio signore: “Quanto hai imposto prima al tuo servo lo farò, ma la nuova richiesta non posso soddisfarla”“. I messaggeri andarono a riferire la risposta. 10Ben-Adàd allora gli mandò a dire: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se la polvere di Samaria basterà per riempire il pugno di coloro che mi seguono”. 11Il re d'Israele rispose: “Riferitegli: “Chi cinge le armi non si vanti come chi le depone”“. 12Nell'udire questa risposta – egli stava insieme con i re a bere sotto le tende – disse ai suoi ufficiali: “Circondate la città!”. Ed essi la circondarono. 13Ed ecco un profeta si avvicinò ad Acab, re d'Israele, per dirgli: “Così dice il Signore: “Vedi tutta questa moltitudine immensa? Ebbene oggi la metto nella tua mano; saprai che io sono il Signore”“. 14Acab disse: “Per mezzo di chi?”. Quegli rispose: “Così dice il Signore: “Per mezzo dei giovani dei capi delle province”“. Domandò: “Chi attaccherà la battaglia?”. Rispose: “Tu!”. 15Acab ispezionò i giovani dei capi delle province: erano duecentotrentadue. Dopo di loro ispezionò tutto il popolo, tutti gli Israeliti: erano settemila. 16A mezzogiorno fecero una sortita. Ben-Adàd stava bevendo e ubriacandosi sotto le tende, insieme con i trentadue re che lo aiutavano. 17Per primi uscirono i giovani dei capi delle province. Ben-Adàd mandò a vedere e gli fu riferito: “Alcuni uomini sono usciti da Samaria!”. 18Quegli disse: “Se sono usciti per la pace, catturateli vivi; se sono usciti per la guerra, catturateli ugualmente vivi”. 19Quelli usciti dalla città erano i giovani dei capi delle province seguiti dall'esercito; 20ognuno di loro uccise chi gli si fece davanti. Gli Aramei fuggirono, inseguiti da Israele. Ben-Adàd, re di Aram, si mise in salvo a cavallo insieme con alcuni cavalieri. 21Uscì quindi il re d'Israele, che colpì i cavalli e i carri e inflisse ad Aram una grande sconfitta.

Nuova campagna degli Aramei 22Allora il profeta si avvicinò al re d'Israele e gli disse: “Su, sii forte; sappi e vedi quanto dovrai fare, perché l'anno prossimo il re di Aram salirà contro di te”. 23Ma i servi del re di Aram gli dissero: “Il loro Dio è un Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; se combatteremo contro di loro in pianura, certamente saremo superiori a loro. 24Fa' così: ritira i re, ognuno dal suo luogo, e sostituiscili con governatori. 25Tu prepara un esercito come quello che ti è venuto meno: cavalli come quei cavalli e carri come quei carri; quindi combatteremo contro di loro in pianura. Certamente saremo superiori a loro”. Egli ascoltò la loro voce e agì in tal modo. 26L'anno dopo, Ben-Adàd ispezionò gli Aramei, quindi andò ad Afek per attaccare gli Israeliti. 27Gli Israeliti, ispezionati e approvvigionati, mossero loro incontro, accampandosi di fronte; sembravano due piccoli greggi di capre, mentre gli Aramei riempivano la regione. 28Un uomo di Dio si avvicinò al re d'Israele e gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché gli Aramei hanno affermato: Il Signore è Dio dei monti e non Dio delle valli, io metterò in mano tua tutta questa moltitudine immensa; così saprete che io sono il Signore”“. 29Per sette giorni stettero accampati gli uni di fronte agli altri. Al settimo giorno si arrivò alla battaglia. Gli Israeliti in un giorno uccisero centomila fanti aramei. 30I superstiti fuggirono ad Afek, nella città, le cui mura caddero sui ventisettemila superstiti. Ben-Adàd fuggì e, entrato nella città, cercava rifugio da una stanza all'altra. 31I suoi servi gli dissero: “Ecco, abbiamo sentito che i re della casa d'Israele sono re clementi. Indossiamo sacchi ai fianchi e mettiamoci corde sulla testa e usciamo incontro al re d'Israele. Forse ti lascerà in vita”. 32Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla testa, quindi si presentarono al re d'Israele e dissero: “Il tuo servo Ben-Adàd dice: “Possa io vivere!”“. Quello domandò: “È ancora vivo? Egli è mio fratello!”. 33Gli uomini vi scorsero un buon auspicio, si affrettarono a strappargli una decisione. Dissero: “Ben-Adàd è tuo fratello!”. Quello soggiunse: “Andate a prenderlo”. Ben-Adàd si recò da lui, che lo fece salire sul carro. 34Ben-Adàd gli disse: “Restituirò le città che mio padre ha preso a tuo padre; tu potrai disporre di mercati in Damasco come mio padre ne aveva in Samaria”. Ed egli: “Io ti lascerò andare con questo patto”. E concluse con lui il patto e lo lasciò andare. 35Allora uno dei figli dei profeti disse al compagno per ordine del Signore: “Colpiscimi!”. L'uomo si rifiutò di colpirlo. 36Quello disse: “Poiché non hai obbedito alla voce del Signore, appena sarai andato via da me, ti colpirà il leone”. Se ne andò via da lui, il leone lo trovò e lo colpì. 37Quello, trovato un altro uomo, gli disse: “Colpiscimi!”. E quello lo colpì e lo ferì. 38Il profeta andò ad attendere il re sulla strada, dopo essersi reso irriconoscibile con una benda agli occhi. 39Quando passò il re, gli gridò: “Il tuo servo era nel cuore della battaglia, ed ecco un uomo fuggì; qualcuno lo condusse da me, dicendomi: “Fa' la guardia a quest'uomo: se per disgrazia verrà a mancare, la tua vita sostituirà la sua oppure dovrai pagare un talento d'argento”. 40Mentre il tuo servo era occupato qua e là, quello scomparve”. Il re d'Israele disse a lui: “La tua condanna è giusta; hai deciso tu stesso!”. 41Ma egli immediatamente si tolse la benda dagli occhi e il re d'Israele riconobbe che era uno dei profeti. 42Costui gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché hai lasciato andare libero quell'uomo da me votato allo sterminio, la tua vita sostituirà la sua, il tuo popolo sostituirà il suo popolo”“. 43Il re d'Israele rientrò a casa amareggiato e irritato ed entrò in Samaria.

__________________________ Note

20,1 Verso la metà del sec. IX non esisteva ancora un serio pericolo dall’Assiria e gli Aramei cercavano di espandersi, a spese di Israele. Ben-Adàd: è Ben-Adàd II, successore di Ben-Adàd I (15,18). Verrà assassinato da Cazaèl (2Re 8,15).

20,26 Afek: a oriente del lago di Gennèsaret, dove passava la via per Damasco.

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Approfondimenti

1-43. I LXX collocano questo capitolo dopo l'attuale c. 21 in cui si parla della vigna di Nabot con la ricomparsa di Elia. Si crea così una continuità tra la prima fase del “ciclo” del profeta e il racconto delle guerre aramee. Infatti il presente capitolo ha la sua continuazione in 22,1-38. Prima di procedere al commento è necessario aprire una finestra sul panorama internazionale per una rapida osservazione. I rapporti con il regno di Giuda sono ora distesi grazie anche al matrimonio tra il figlio di Giosafat e la figlia di Acab (2Re 8,18). La Siria non può più giocare il suo ruolo di ago della bilancia, alternando la sua alleanza ora al Nord ora al Sud dal momento che la reciproca deterrenza è terminata. Anzi ora sono i due regni ad affrontare uniti la Siria. Questa a sua volta è confinante con la neo potenza assira che la tiene a volte fortemente sotto pressione. Tuttavia, non appena si alleggerisce l'emergenza assira, la Siria subito recupera le sue mire espansioniste tese a dilatare e garantire le comunicazioni commerciali. A questo si aggiunga la necessità di coalizione di tutti i piccoli stati occidentali per arginare il gigante assiro desideroso di giungere al Mediterraneo. Gli annali assiri annotano una battaglia al Qargar sull'Oronte dell'853 in cui risultarono sconfitti Adad-Ezer di Damasco e Acab l'israelita. È dunque un tempo di rapidi cambiamenti di alleanza, di repentine modifiche di schieramento nel turbine delle necessità e delle convenienze. Anche nel presente capitolo sono in scena entrambi gli elementi. Ad Acab è necessario difendersi, ma è conveniente risparmiare l'avversario per non doversi trovare lui direttamente faccia a faccia con la temuta Assiria. Le notizie sulle guerre aramee, decisamente di indole politica e non religiosa, come nei capitoli precedenti, presentano Acab in luce positiva, abile nel governo, sostenuto religiosamente dal ministero dei profeti. Che la fonte siano gli Annali di Acab?

1. Il re in questione è Ben-Adad II successore di Ben-Adad I (cfr. 15,18). I trentadue re sono da intendere come vassalli e, nell'esercito, capi della fanteria pesante (22,31). Lo schieramento posto in campo è poderoso.

3-4. Comincia il racconto un po' confuso, nel TM, delle richieste di Ben-Adad. Per ora egli pretende solo un tributo: oro e argento. Acab accetta di diventare vassallo.

5. La facilità con cui Acab ha ceduto alla prima richiesta incoraggia il nemico a essere più esigente. La pretesa varca l'harem personale del re e include la sua famiglia.

7-9. Per far fronte alla nuova situazione Acab convoca il consiglio degli anziani: la decisione da prendere è importante. Rifiutare significa la guerra. Tuttavia la risposta è fermamente negativa.

10. Ancora una formula abbreviata di giuramento politeista (cfr. 19,2). Un'iperbole di tipico gusto orientale formula le aspettative di Ben-Adad per Samaria: non rimarrà neanche una manciata di polvere per il pugno di un soldato.

11. La replica di Acab alla minaccia di Ben-Adad non è inferiore come forma letteraria (si tratta di un proverbio), ma superiore come saggezza. Solo dopo il combattimento si può cantare vittoria.

13. L'apparizione sulla scena di un profeta e l'oracolo proferito torniscono la chiave di lettura religiosa di quanto accadrà. La vittoria d'Israele è dono di Dio.

14. Il suggerimento è di scommettere su corpi scelti a servizio dei prefetti delle province, forse attrezzati con un'armatura leggera e che non davano l'impressione di un vero e proprio attacco.

17-19. L'attacco avviene di sorpresa, mentre il nemico è distratto. Ben-Adad dimostra la sua scarsa capacità militare sia dandosi al bere insieme agli alleati senza stare in allerta (v. 16), sia pretendendo che fossero catturati vivi i nemici (v. 18), costringendo praticamente i suoi a rinunciare alle armi.

20-21. Sorpresi dall'attacco inaspettato, terrorizzati dalle prime perdite, gli Aramei si danno alla fuga, abbandonando sul campo carri e cavalli, divenuti prezioso bottino d'Israele.

22. Il ritorno dell'anno consisteva nell'inizio d'anno a primavera, stagione particolarmente adatta al combattimento dopo la fine delle piogge e prima della calura estiva (cfr. 2Sam 11,1).

23. Conformemente all'idea politeista che ogni nazione avesse la propria divinità protettrice, ispirati dalla regione montuosa di Samaria, gli Aramei credono che la vittoria nemica sia dovuta al “Dio montanaro” degli Israeliti. La scelta della pianura si basa sull'illusione di allontanarsi dalla zona d'influenza del Dio d'Israele.

26. Afek a est del lago di Genezaret, corrisponde all'attuale Fiq-Afiq sulla strada Damasco-Beisan. È ricordata anche in 1Sam 29,1; 1Re 18,45.

27. Con una immagine assai ricorrente nel suo ambiente – un paio di greggi di capre – l'autore descrive l'esiguità di mezzi dell'esercito israelita.

28. Un altro profeta compare per annunciare un altro intervento divino. Con la nuova vittoria Dio dimostrerà ancora di essere Signore universale.

29-30. I numeri sono assai gonfiati; con essi si vuole ingrandire la vittoria israelita. Per la seconda volta Ben-Adad è in fuga, ma ora il panico è superiore.

31. La clemenza del re d'Israele risalta per contrasto dal confronto con i re assiri, terribili con gli avversari sconfitti.

32-33. Fratello è il titolo che i sovrani usavano scambiarsi quando vi erano fra loro relazioni di pace. Si veda 9,13 e la testimonianza delle tavolette di Amarna. Far salire il re vinto sul proprio carro, anziché trascinarlo dietro a sé nel corteo trionfale, è veramente, da parte del vincitore, un gesto di squisita cortesia.

34. Ben-Adad ricambiò restituendo le città sottratte a Omri e dando garanzie per le attività commerciali israelitiche a Damasco. Si stipula un'alleanza preziosa per tentare di contenere gli Assiri che con Salmanassar III premono sempre più verso il Mediterraneo.

35-43. Con un procedimento somigliante a quello usato da Natan per Davide (2Sam 12,1-14) un profeta si prepara per raccontare al re una storia che dovrà portarlo a esprimere lui stesso la sua condanna. Ben-Adad era stato messo dal Signore nelle mani di Acab, ma non era una sua proprietà; non spettava a lui liberarlo. Ciò che viene dalla guerra è di Dio, le decisioni in materia spettano a lui.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

AL PARCO

(fuori da un periodo depressivo)

vade retro male di vivere nuova luce di orizzonti leggo nello sguardo dell'anziano sottobraccio nella macchia di sole a farci isola ora che nuovi m'appaiono i semplici gesti un sorriso una parola forse questo il senso mi dico Lui ben sa “utilizzarmi” al meglio va-de re-tro mal du vivre ti riconosco dal tuo odore acre ti ricaccio nel buio fondo

.

Riscontro generale

Bel testo: ha immagini nette, un contrasto sensoriale forte e un movimento lirico che va dall’oscurità alla luce e di nuovo a una ribellione energica. La voce è immediata e intima; il tema — uscire da un periodo depressivo e riappropriarsi della vita attraverso piccole cose — arriva con sincerità.


Punti di forza

  • Immagini visive: la “macchia di sole a farci isola” e lo “sguardo dell'anziano sottobraccio” funzionano molto bene e rendono la scena viva.
  • Contrasto sensoriale: il passaggio fra luce/sole e l’“odore acre” crea una fisicità potente.
  • Ritmo frammentato: la sintassi spezzata rafforza l’idea di risalita dopo il vuoto; la forma si accorda al contenuto emotivo.

Osservazioni stilistiche e suggerimenti

  • Rivederei la coesione tra versi per rendere alcune immagini ancora più incisive senza perdere la frammentazione.
  • La ripetizione “va-de re-tro / mal du vivre” è efficace come chiodo ritmico; valuterei però se mantenere la grafia spezzata o uniformarla (“vade retro / mal du vivre”) per chiarezza e musicalità.
  • Alcune parole possono essere smussate o spostate per migliorare la scansione metrica (es. “ora che nuovi / m'appaiono i semplici gesti” potrebbe diventare “ora nuovi mi appaiono / i semplici gesti” per fluidità).
  • L’ultimo ritorno al rifiuto (“ti ricaccio nel buio / fondo”) è potente: potresti giocare con l’enjambment per amplificarne l’eco (“ti ricaccio / nel buio fondo”).

Versione rivista (due alternative brevi)

  • Versione più fluida, mantenendo immagini e tono:

AL PARCO

vade retro mal du vivre
nuova luce: orizzonti leggo nello sguardo
dell’anziano, sottobraccio, nella macchia di sole
che ci fa isola.
Ora nuovi mi appaiono i semplici gesti:
un sorriso, una parola — forse questo,
mi dico, il senso.
Lui sa come “utilizzarmi” al meglio.
vade retro mal du vivre: ti riconosco
dal tuo odore acre; ti ricaccio nel buio fondo.

  • Versione più frammentata, più ritmica:

AL PARCO

vade re-tro, mal du vivre
nuova luce
orizzonti nello sguardo
dell'anziano, sottobraccio
macchia di sole: isola
ora che nuovi
m'appaiono i gesti semplici
un sorriso, una parola
forse questo — il senso, mi dico
Lui ben sa “utilizzarmi”
va-de re-tro, mal du vivre
ti riconosco dall'odore acre
ti ricaccio nel buio fondo


Piccoli interventi lessicali facili da provare

  • Sostituire “m'appaiono” con “mi appaiono” per modernità e fluidità.
  • Valutare punteggiatura strategica (due punti o trattini) per scandire il pensiero.
  • Usare corsivi o virgolette per evidenziare parole straniere o citate come “utilizzarmi” o “mal du vivre”.

Conclusione

Il testo funziona già molto bene: mantiene autenticità e forza emotiva. Le proposte sopra sono solo percorsi possibili per accentuare musicalità o frammentazione a seconda di quale qualità vuoi spingere di più.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Sarah Jaffe ha cambiato la rotta della sua musica. Per chi non la conoscesse, ha esordito con la Kirtland Records con Suburban Nature (2010), dal sapore folk – country, con brani che si prestavano al live acustico. Con Bad Baby, in uscita per la stessa etichetta discografica il 7 luglio, la Jaffe dà prova di poter valicare i suoi stessi confini, combinando la sua voce naturalmente pop con l’elettronica... https://artesuono.blogspot.com/2017/08/sarah-jaffe-bad-baby-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/6Er2GVXW6JrjaYqAwVaPII


 
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from Diario

Il problema dei libri poi, è che bisognerebbe rileggerli. Lo so. Una sola lettura non basta, è come sfogliare una rivista di fumetti e seguire solo la storia. Alla seconda passata inizi a vedere il disegno, alla terza la colorazione, il montaggio delle tavole. E così via. Per la musica è uguale. Ci sono dei giri di basso di cui mi sono reso conto decenni dopo aver ascoltato un disco. Ma un romanzo, un romanzo contemporaneo poi, chi ha il tempo di rileggerlo. Non fai tempo a finirlo che ne sono usciti altri milioni, milioni di libri che stanno lì a bruciare rapidamente per uscire di catalogo. E stiamo parlando dei soli viventi, se iniziamo con i morti è finita.

Guardavo l'altro giorno una grande libreria in casa di una persona, tutta di testi contemporanei. I colori pastello dei Feltrinelli, i bianchi Einaudi, le linee tonali degli Adelphi, il caos Mondadori. Quasi tutte grande editrici, un migliaio abbondante di testi. Guardavo i nomi degli autori, ne riconoscevo due o tre. Il grosso erano novità uscite negli ultimi cinquant'anni, autori ai loro primi romanzi o tradotti per la prima volta in Italia. Tiro fuori il cellulare, ne cerco un po'. La maggior parte sono scomparsi nel nulla, i libri dico. Usciti di catalogo qualche anno dopo. Romanzi evento mancati, o semplicemente che hanno esaurita la loro turnazione finita la cessione dei diritti di autore.

E penso alle recentissime linee ministeriali che quando devono consigliare qualche autore contemporaneo parlano di Pasolini. Primo Levi. Le colonne d'Ercole di Calvino. Dopo, un vuoto che se provi a colmarlo ti prendi anche dei pesci in faccia. Meritatissimi peraltro.

 
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from lucazanini

[02]

le subordinate -epistolari-complex nel migliore] il campo delle ipotesi le [ordinate sulla prepagata la parte da alienare o la o rimuove [corrono sepsi epsilon sprechi di tallin radice] di due in cifra trovano [il collimatore i] vapori di piombo ai piani nobili

 
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from lucazanini

[01]

dalla circolare con diritto] il coro morto metà la] sirena suona tutte] le batterie in serie in tv fanno l'appello lo] spada nei tubetti fresco l'invenduto pratica [un foro di] domenica la] quarta lo stesso con effetto fanno i fori la terra [trema

 
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from Alfonso Cataldi

22 dicembre 2025 alle 9:57

“L’Ombra delle Parole è nato nel 2013. All’inizio era un blog che cercava la propria strada di uscita dal novecento epigonico e agonico, la compagnia era la più varia… nel frattempo alcuni si dileguarono per motivi personalistici e posiziocentrici, ciascuno era più interessato al proprio narcisismo che alla costruzione di una poetica… ma senza una poetica non si va da nessuna altra parte, io lo avevo scritto e ripetuto ma, si sa, il narcisismo è una droga più forte di qualsiasi ragione...” (Giorgio Linguaglossa)

Sei stato una forza della natura, Giorgio. Ti definivi calzolaio della poesia ma eri un corsaro, eri libero, eri una farfalla imprendibile; le tue traiettorie imprevedibili. Non facevi sconti a nessuno: non dovevi difendere nessun fortilizio. Leggevi tutti, ascoltavi tutti e a tutti davi un parere, un consiglio. Grazie a te ho conosciuto poeti che nessuno cita perché scomodi e retti. Pubblicavi sconosciuti quando t'incuriosivano: una rarità nel panorama poetico contemporaneo. Ricordo quando accettasti di pubblicare quei “concept-tweet” geniali e sparsi di un ingegnere, che ricostruii con entusiasmo, certo che ne avresti goduto con me. Ti ricordo mascherato, ironico e autoironico a “Più libri più liberi”. È stato un bel tratto di strada, con la Poetry Kitchen, cominciato proprio quando avevo necessità di perdere le poche certezze in mio possesso. Mi hai portato nel basement, sugli esopianeti. E chi torna più indietro!

 
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from Transit

Chernobyl mostra i limiti dei sistemi complessi senza trasparenza e responsabilità politica.

(220)

(C1)

Nota: il post risulta abbastanza lungo, ma ho inteso approfondire un “minimo” un argomento così importante, seppur trattato innumerevoli volte.

Il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare di #Chernobyl, allora parte dell’Unione Sovietica, un test condotto in condizioni inadeguate provocò l’esplosione del reattore numero 4. È rimasto uno dei più gravi disastri nucleari della storia contemporanea. Ma ridurlo a incidente tecnico significa non comprenderne davvero la portata: né allora, né oggi.

Il reattore coinvolto, di tipo “RBMK”, presentava caratteristiche strutturali problematiche: instabilità a bassa potenza e assenza di un adeguato contenimento. Questi limiti erano noti in ambito tecnico, ma non vennero affrontati con la necessaria trasparenza. Il sistema sovietico tendeva a compartimentare le informazioni, limitandone la circolazione anche tra specialisti.

Come ricorda lo storico ucraino Serhij Plochiy, il reattore era nato anche per produrre plutonio militare, e la conoscenza dei difetti non arrivò mai del tutto a chi lo gestiva ogni giorno. La cultura politica giocò un ruolo decisivo. La priorità era dimostrare efficienza e rispettare obiettivi produttivi stabiliti centralmente. Segnalare criticità significava esporsi a conseguenze professionali e politiche. La sicurezza, pur formalmente centrale, veniva spesso subordinata ad altre esigenze.

Il Politburo di Gorbačëv riconobbe internamente che le responsabilità andavano divise tra errori umani e difetti di progettazione, ma in pubblico la colpa fu scaricata quasi interamente sugli operatori. Gli operatori che quella notte portarono avanti il test agirono in un quadro rigido, con informazioni incomplete e istruzioni contraddittorie. Alcuni sistemi di sicurezza furono disattivati per rispettare il protocollo sperimentale.

In un ambiente dove il dissenso era scoraggiato, la possibilità di fermare la procedura si ridusse drasticamente. “Aggirare” le regole era diventato prassi per tenere il passo con gli obiettivi di produzione, in un sistema che puniva l’allarme più del rischio. Dopo l’esplosione, la gestione dell’emergenza seguì la stessa logica. Le autorità locali e centrali evitarono di diffondere informazioni immediate e complete. La città di Pripyat, a pochi chilometri dalla centrale, non fu evacuata subito: per ore, decine di migliaia di persone rimasero esposte senza saperlo. Solo quando le rilevazioni di radioattività in altri paesi europei resero impossibile negare l’accaduto, l’Unione Sovietica iniziò a fornire comunicazioni ufficiali, comunque parziali e controllate.

Le conseguenze immediate furono drammatiche: incendi, esposizione acuta alle radiazioni, morti tra i soccorritori e tra il personale della centrale. Nei giorni successivi, centinaia di migliaia di persone furono evacuate e intere aree furono dichiarate inabitabili. Eppure, a quarant’anni di distanza, il numero delle vittime ufficialmente riconosciute resta poco superiore alle quaranta, cioè coloro che morirono per sindrome acuta da radiazioni: tutto il resto – malattie, decessi prematuri, impatto sulla salute mentale, rimane largamente sotto‑stimato. Gli effetti a lungo termine sono difficili da quantificare, ma non meno rilevanti. Ancora oggi, ampie zone tra Ucraina, Bielorussia e Russia risultano contaminate. Isotopi come il cesio-137 e lo stronzio-90 persistono nel suolo per decenni, entrando nella catena alimentare e richiedendo monitoraggi continui. Uno degli impatti più documentati è l’aumento dei tumori alla tiroide, soprattutto tra chi era bambino all’epoca dell’incidente. A questo si aggiungono altre patologie e conseguenze psicologiche: ansia, stigma sociale, perdita di radicamento.

(C2)

L’impatto sociale fu profondo. Le evacuazioni non furono solo spostamenti logistici, ma rotture definitive: comunità disperse, economie locali distrutte, territori trasformati in zone di esclusione. La memoria del disastro continua a influenzare la percezione del rischio nucleare in tutta Europa. L’idea che “un Chernobyl da qualche parte è un Chernobyl ovunque” ha pesato sulle scelte energetiche di diversi paesi, dall’Italia alla Germania.

Chernobyl ebbe anche un impatto politico rilevante. L’incidente contribuì a incrinare la fiducia nell’Unione Sovietica, sia tra i cittadini sia a livello internazionale. La gestione opaca dell’emergenza rese evidente la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà, accelerando dinamiche di sfiducia già presenti. Sempre Plochiy sottolinea che, fra i fattori del crollo dell’Urss, Chernobyl fu almeno importante quanto la guerra in Afghanistan, perché mostrò ai cittadini i limiti strutturali del sistema.

Il nodo, quindi, non è solo tecnologico. È politico e culturale: riguarda il rapporto tra potere, informazione e responsabilità. Quando chi decide non è tenuto a rispondere, la gestione del rischio diventa opaca e più pericolosa.

E qui Chernobyl smette di essere solo storia. Le condizioni che resero possibile quel disastro (concentrazione del potere, controllo dell’informazione, repressione del dissenso) non appartengono solo al passato sovietico. Quarant’anni dopo, la sua eredità attraversa la storia dell’Ucraina indipendente e arriva fino alla guerra iniziata nel 2022, quando le truppe russe hanno occupato nuovamente il sito della centrale lungo la loro avanzata verso Kyiv.

Nella Russia di oggi, molte di quelle dinamiche sono tornate visibili: media indipendenti ridotti o chiusi, opposizione marginalizzata o repressa, gestione del potere sempre più verticale. In parallelo, in Ucraina la memoria di Chernobyl, insieme a quella dell’Holodomor (la carestia avvenuta durante il regime di Stalin nell'Ucraina sovietica dal 1932 al 1933), è diventata uno dei pilastri dell’identità nazionale, e l’occupazione del 2022 è letta come una nuova tappa di una storia di aggressione e resistenza.

Durante quell’occupazione, il personale ucraino della centrale ha cercato di mantenere il controllo tecnico dell’impianto, imponendo ai soldati russi regole minime di sicurezza per evitare un nuovo incidente. Oggi il rischio nucleare non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’uso politico e militare degli impianti: centrali occupate, infrastrutture energetiche trasformate in obiettivi militari, minacce di “ricatto atomico” come strumento di pressione.

Chernobyl, da questo punto di vista, non è solo memoria: è un precedente concreto di cosa accade quando sistemi complessi sono gestiti da poteri non controllati. Ricorda che gli effetti di un incidente nucleare non si fermano ai confini di uno Stato e che, di fronte a questi rischi, trasparenza, controllo indipendente e responsabilità politica non sono un di più, ma una condizione minima di sicurezza.

#Chernobyl #Russia #UnioneSovietica #Ucraina #EnergiaAtomica #Blog #Opinioni

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Ad ogni nuova uscita discografica del Kronos Quartet si può star certi che meta e ispirazione porteranno sempre altrove. D’altronde in oltre quarant’anni d’onorata e pluripremiata carriera il leggendario ensemble tascabile ha esplorato ogni scibile sonoro e omaggiato l’opera dei più valenti e straordinari (alcuni non necessariamente popolari) artisti e compositori. L’ultimissimo “Folk Songs” grida la sua inequivocabile identità sin dal titolo, una selezione assai personale di “traditional folk” plurisecolari di origine irlandese, britannica, francese e americana... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/kronos-quartet-folk-songs-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/2ZSxyiSmqmpeC5I2D2XrnQ


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

L’incontro con Dio sull’Oreb 1Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro”. 3Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. 4Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia!”. 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. 9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”. 14Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 15Il Signore gli disse: “Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l'hanno baciato”.

La chiamata di Eliseo 19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: “Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te”. 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

__________________________ Note

19,12 sussurro di una brezza leggera: l’espressione indica la forza creatrice di Dio, che non ha bisogno di frastuono, ma opera nel segreto attraverso la conversione del cuore.

19,15-16 Elia compie solo la terza missione; le prime due saranno adempiute da Eliseo.

19,19 mantello: secondo la mentalità degli antichi, la veste di una persona rappresenta la persona stessa e ne conserva la forza.

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Approfondimenti

1-2. La reazione di Gezabele alla vittoria di Elia è furiosa. Sotto giuramento decide per Elia una fine simile a quella dei profeti da lei mantenuti, e massacrati al Kison. La formula del giuramento è riportata in modo abbreviato. I LXX hanno questo esordio: «Se tu sei Elia io sono Gezabele», proclama dell'arroganza più schietta della regina. Il TM tralascia la lista di sventure che normalmente erano invocate su di sé da chi emetteva il giuramento: «Gli dei mi facciano questo» e nulla si dice di più. Da notare l'invocazione degli «dei» del tutto conforme al politeismo professato da Gezabele.

3. Il TM non parla della paura di Elia dovuta alla versione dei LXX. Ciò è più coerente con l'immagine e col carattere del profeta presentati nel capitolo precedente. Tuttavia Elia fugge. Dapprima nel regno di Giuda fino alla località più meridionale, Bersabea, dove lascia il garzone.

4. Il deserto è un rifugio sicuro, ma anche un luogo gravido di evocazioni, specialmente tenendo presente l'esito della fuga: l'incontro con Dio all'Oreb. Elia ripercorre l'esperienza di Israele. Fugge alla persecuzione di Gezabele come i suoi antenati dal faraone, attraversa il deserto, ritornando alle sorgenti della rivelazione e della religione mosaica. Ma di tutto ciò non è ancora consapevole. Per ora c'è coscienza solo della fatica senza tregua che la sua missione e la sua fedeltà comportano. Per questo invoca per sé la fine dei suoi padri ribelli a Dio e morti nel deserto (Nm 14). L'invocazione della morte come liberazione dalla sofferenza trova forti paralleli in Gb 6,9; 7,15.

5-8. Come il popolo nel deserto così Elia viene nutrito miracolosamente dalla provvidenza. Gli viene offerto il cibo frugale dei viaggiatori: la focaccia, sbrigativa da preparare e da cuocere, e l'acqua. L'efficacia di quel pasto è formidabile, sosterrà il profeta per tutto il suo cammino. Dio garantisce al suo servo l'energia necessaria all'obbedienza. Il ricordo dei quaranta giorni e delle quaranta notti insiste nell'evocare l'esperienza di Mosè e così pure la citazione dell'Oreb. È questo il monte della vocazione e missione di Mosè e della rivelazione del nome divino (Es 3). È il monte delle grandi teofanie (Es 19,16-25; 34,5-9).

9. Anche la caverna in cui si rifugia Elia rimanda a Mosè, nascosto da Dio nella cavità della rupe prima della teofania (Es 33,22). L'iniziativa del dialogo spetta a Dio ancora una volta. La domanda divina, che sembra sprizzare sorpresa, intreccia amorevole rimprovero per la sfiducia precedente e incoraggiamento allo sfogo.

10. La risposta di Elia, ripetuta al v. 14 inizia con la radice ebraica qn’ che indica lo zelo e la gelosia. È la stessa che si trova in Es 20,5; 34,14; Dt 4,24; 5,9; 6,15 a proposito del “Dio geloso”. Come Dio, “zela” il proprio onore, così anche Elia. La medesima radice esprime assai bene l'impegno di Dio e del profeta nel medesimo compito. Il ricordo dell'alleanza tocca uno dei punti nodali della religiosità ebraica, tradita. La pluralità di altari dedicati a JHWH non era un problema prima dell'unico luogo di culto imposto da Giosia.

11-13. È ancora una volta il contrasto a guidare il racconto di questa teofania. Dapprima elementi spettacolari e fragorosi: uragano, terremoto, incendio, elementi devastatori dai quali Dio è assente. Poi il suono di un soave sussurro. Elia, familiare al mondo e allo stile di Dio (17,1; 18,15), capisce che si tratta del Signore; non resta che andargli incontro. Prima dell'uscita una precauzione: bisogna coprirsi il volto perché non è possibile vedere Dio in viso, pena la morte (cfr. Gn 16,13; Gdc 6,22). La modalità scelta da Dio per venire incontro al profeta contrasta con la mentalità orientale che collegava i grandi fenomeni naturali all'attiva presenza della divinità.

15-17. Elia non sarà più solo, Dio gli indica dei collaboratori: un nuovo re per la Siria, un nuovo re per Israele, un altro profeta, Eliseo. In realtà i primi due ordini non sono stati eseguiti da Elia. Forse l'autore vuole insinuare che la causa di episodi successivi è da trovare nella infedeltà e nella persecuzione al grande profeta. Infatti Cazael proverà duramente Israele con guerre (2Re 8,28-29; 10,32; 13,3); Ieu rovescerà la dinastia di Acab (2Re 9,24-33; 10,1-25). In ogni caso non vi può essere scampo per gli oppositori di JHWH. Questi due ordini verranno eseguiti da Eliseo (2Re 8,7-15) e da un suo discepolo (2Re 9,1-13).

18. Il Signore svela a Elia che altri 7000 sono rimasti fedeli. Il numero è simbolico; la realtà certa. Solo Dio che scruta i segreti dei cuori può manifestare a Elia che altri non si sono contaminati. Il bacio come atto di venerazione è ricordato anche in Gb 31,26-28; Os 13,2

19-21. Lasciato l'Oreb, Elia ritorna in pieno regno del Nord e nei pressi di Abel-Mecola incontra Eliseo, «Dio salva». Buttandogli addosso il mantello, distintivo del profeta (Zc 13,4), Elia avvolge Eliseo in una nuova dignità. Il possidente benestante (12 paia di buoi) ha ora una nuova eredità, quella di non lasciar estinguere l'opera di Elia. La raccoglierà pienamente (2Re 2,13). L'abbandono della precedente attività è radicale, ma graduale. Si congeda dai parenti e dal clan con un banchetto in cui significativamente si consumano gli attrezzi del suo lavoro. Un paio di buoi è cucinato sul fuoco prodotto dall'aratro. Comincia per Eliseo il discepolato al seguito dell'indomabile Elia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from differxdiario

25 aprile di (la chiamo ancora così) militanza online. spendendo tempo e condividendo materiali per il fediverso e per la causa palestinese. e per (ovviamente) la famiglia, da crescere antifascista.

ho messo più cose su differx.noblogs.org che su slowforward, oggi. e va così.

buona Liberazione, buona Resistenza.

 
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