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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm

La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.

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from 📖Un capitolo al giorno📚

Le ultime parole di Davide 1Queste sono le ultime parole di Davide: “Oracolo di Davide, figlio di Iesse, oracolo dell'uomo innalzato dall'Altissimo, del consacrato del Dio di Giacobbe, del soave salmista d'Israele. 2Lo spirito del Signore parla in me, la sua parola è sulla mia lingua; 3il Dio di Giacobbe ha parlato, la roccia d'Israele mi ha detto: “Chi governa gli uomini con giustizia, chi governa con timore di Dio, 4è come luce di un mattino quando sorge il sole, mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra”. 5Non è forse così la mia casa davanti a Dio, poiché ha stabilito con me un'alleanza eterna, in tutto regolata e osservata? Non farà dunque germogliare quanto mi salva e quanto mi diletta? 6Ma gli scellerati sono come spine, che si buttano via tutte e non si prendono in mano; 7chi le tocca si arma di un ferro e di un'asta di lancia e si bruciano sul posto col fuoco”.

Aneddoti ed elenco dei guerrieri 8Questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Baal, l'Acmonita, capo dei Tre. Egli, impugnando la lancia contro ottocento uomini, li trafisse in un solo scontro. 9Dopo di lui veniva Eleàzaro, figlio di Dodo, l'Acochita, uno dei tre prodi che erano con Davide: quando i Filistei li insultarono, si schierarono là per combattere, mentre gli Israeliti si ritirarono sulle alture. 10Egli si alzò, percosse i Filistei, finché la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada. Il Signore operò quel giorno una grande salvezza e il popolo seguì Eleàzaro soltanto per spogliare i cadaveri. 11Dopo di lui veniva Sammà figlio di Aghè, l'Ararita. I Filistei erano radunati a Lechì; in quel luogo vi era un campo pieno di lenticchie e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei. 12Egli allora si appostò in mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei, e il Signore operò una grande vittoria. 13Tre dei Trenta capi scesero al tempo della mietitura e vennero da Davide nella caverna di Adullàm, mentre una schiera di Filistei era accampata nella valle dei Refaìm. 14Davide era allora nel rifugio e c'era una postazione di Filistei a Betlemme. 15Davide ebbe un desiderio e disse: “Se qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla porta di Betlemme!”. 16I tre prodi irruppero nel campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a Davide, il quale però non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, 17dicendo: “Non sia mai, Signore, che io faccia una cosa simile! È il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita!”. Non la volle bere. Tali gesta compirono quei tre prodi. 18Abisài, fratello di Ioab, figlio di Seruià, fu il capo dei Trenta. Egli, impugnando la lancia contro trecento uomini, li trafisse; si fece un nome fra i Trenta. 19Certo, fu glorioso fra i Trenta e divenne loro comandante, ma non giunse alla pari dei Tre. 20Poi veniva Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab; inoltre, sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi abbatté un leone. 21Uccise anche un Egiziano, uomo d'alta statura, il quale teneva in mano una lancia; gli andò incontro con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 22Questo fece Benaià, figlio di Ioiadà, e si fece un nome tra i trenta prodi. 23Fu glorioso fra i Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo mise a capo del suo corpo di guardia. 24Poi Asaèl, fratello di Ioab, uno dei Trenta, Elcanàn, figlio di Dodo, di Betlemme, 25Sammà di Carod, Elikà di Carod, 26Cheles di Pelet, Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa, 27Abièzer di Anatòt, Mebunnài di Cusa, 28Salmon di Acòach, Maarai di Netofà, 29Cheleb, figlio di Baanà, di Netofà, Ittài, figlio di Ribài, di Gàbaa dei figli di Beniamino, 30Benaià di Piratòn, Iddài di Nacalè-Gaas, 31Abi-Albòn di Arbàt, Azmàvet di Bacurìm, 32Eliacbà di Saalbòn, Iasen di Gun, Giònata, 33figlio di Sammà, di Arar, Achiàm, figlio di Sarar, di Arar, 34Elifèlet, figlio di Acasbài, il Maacatita, Eliàm, figlio di Achitòfel, di Ghilo, 35Chesrài di Carmel, Paarài di Arab, 36Igal, figlio di Natan, di Soba, Banì di Gad, 37Selek l'Ammonita, Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di Seruià, 38Ira di Ieter, Gareb di Ieter, 39Uria l'Ittita. In tutto trentasette.

__________________________ Note

23,1 Davide viene presentato qui in termini profetici (oracolo, v. 1), perché il dono dello spirito è associato a quello della parola. L’introduzione in prosa conferisce un tono solenne alla composizione, paragonabile al testamento di Giacobbe (Gen 49), o di Mosè (Dt 33). Il vocabolario usato avvicina questo testo all’oracolo di Balaam (Nm 24,3-4.15-16). Tema centrale è l’alleanza eterna di Dio con la famiglia di Davide.

23,11 Lechì: “mascella” è citato già in Gdc 15,17.

23,13 Trenta capi: il numero non va preso alla lettera; esso è contraddetto nel testo stesso (v. 39); è chiaro che doveva trattarsi di un corpo scelto. Adullàm è città della Sefela, in cui Davide si era rifugiato quando fuggiva da Saul (1Sam 22,1).

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Approfondimenti

1-7. Questo breve ma difficile poema, pur essendo presentato come «le ultime parole di Davide» (v. 1) differisce sia dai “testamenti” di Giacobbe e Mosè che chiudono rispettivamente Gn (c. 49) e Dt (c. 33), sia dal “testamento” di Davide vero e proprio (1Re 2,1-9). E piuttosto un oracolo protetico-sapienziale-messianico strettamente collegato col capitolo precedente e con la profezia di Natan (c. 7), nonché con i Sal 72; 89; 132. Davide si presenta in prima persona come «innalzato» (cfr. 22,28.34.49) e «consacrato» (cfr. 1Sam 16,1-13; 22,51), «soave cantore» (cfr. 1Sam 16,16-23; 1Cr 23,5; Sir 47,8-10) e “profeta” posseduto dallo spirito (cfr. 1Sam 16,13). Dio gli rivela (vv. 2-4) il destino luminoso di «chi governa» (= môšēl: attributo del Messia davidico in 2Cr 7,18; Ger 30,21; Mic 5,1) con giustizia (cfr. 22,21,25; anche questa è una qualità del re messianico: Sal 72,1-4.7.12-14; 101,1-8; Ger 23,5-6; 33,15) e timore di Dio (in Is 11,1-5 i due termini sono applicati insieme al «germoglio di lesse»). Davide riconosce che questo è ciò che il Signore ha preparato per la sua casa con una «alleanza eterna» (cfr. 7,9-16; 22,51; 2Cr 7,18; Sal 132,12) «in tutto regolata e garantita» (v. 5). Il destino degli «scellerati» (lett. bᵉliyya‘al: cfr. 20,1) è il fuoco distruttore (vv. 6-7; cfr. 22,9 e 1Sam 2,10). L'opposizione rispetto ai versetti precedenti è evidente: l'alleanza infrangibile offerta a Davide era espressa con l'immagine di germogli e di rugiada, qui invece si tratta di spine e di fuoco ardente (cfr. Sal 58,10; 118,12; Is 26,11; 33,12; 66,15-16.24; Ml 3,19-21; Sir 7,17; Gdt 16,17); inoltre, il nome collettivo «scellerati» è contrapposto all'unicità di Davide «innalzato». Il brano è disseminato di problemi testuali che ne rendono difficile la traduzione e la comprensione. Il ritratto di Davide “profeta”' e “cantore” (cfr. Sir 47,8-10) è abbastanza simile a quello abbozzato dal Cronista, tuttavia è difficile proporre una datazione precisa del poema. Un massiccio intervento redazionale è senz'altro avvenuto tra l'VIII e il IV sec. a.C., periodo in cui si fa strada l'ansiosa attesa della salvezza d'Israele e del Messia figlio di Davide (cfr. la ricorrente metafora messianica del “germoglio”: Is 4,2; 11,1; 61,11; Ger 23,5; 33,15; Sal 132,17; Zc 3,8; 6,12 e quella – più apocalittica – del castigo degli empi).

1. «figlio di Iesse»: cfr. 1Sam 16,1,11. Non è più un epiteto dispregiativo (1Sam 20,27.30; 22,7.9.13; 25,10; 2Sam 20,1) bensì un titolo di gloria che collega l'elezione di Davide (1Sam 16,1.11) con il «germoglio» (vv. 4.5) che sboccerà nella persona del Messia (Is 11,1.10; Ap 5,5). «l'Altissimo ha innalzato»: traduzione congetturale con i LXX e Qumran (4QSamª) della forma ebraica ‘āl + verbo passivo, lett. «innalzato sopra». Cfr. 1Sam 2,10.

2. «Lo spirito del Signore parla in me»: la “profezia” di Davide è messa in luce da 1Cr 28,19; 2Cr 29,25. È ripreso dal NT (At 2,30; 4,25), come pure dal giudaismo tardivo: nel grande rotolo dei Salmi ritrovato a Qumran (11QPsª) v'è un elogio di Davide profeta chiaramente ispirato a 2Sam 22 e 23,1-7. Il dono dello spirito e il carisma profetico sono una caratteristica del Messia davidico (Is 11,2; 42,1; 49,2; 50,4; 61,1 = Lc 4,18-19!).

3. «il Dio di Giacobbe»: TM ripete «Dio d'Israele». BC (secondo i LXX, recensione Lucianica) si basa sull'alternanza Giacobbe / Israele, frequente nello stile oracolare (cfr. v. 1; Nm 24,17; Dt 33,10; Is 48,12).

4. «luce del mattino»: è il simbolo della salvezza, della vita, della saggezza e della giustizia: cfr. v. 3; Sal 27,1; 36,10; 112,4. Anch'esso ha una forte connotazione messianica: Is 9,1 (= Mt 4,16); 42,6; 49,6; 60,1-3 (= Ap 21,24); Ml 3,20; Lc 1,78; Gv 8,12; Ap 21,23.

5. «Così è stabile la mia casa...»: non c'è ragione di modificare la proposizione interrogativa di TM e LXX: «Non è forse così la mia casa davanti a Dio?». Davide constata con gioiosa sorpresa la corrispondenza fra l'oracolo (vv. 3-4) e il dono divino accordato al proprio casato, reso stabile dall'alleanza eterna «in tutto regolata e garantita» dalla «rupe» d'Israele (cfr. 7,19.25-29); «quanto mi salva»: l'accezione è chiaramente messianica: cfr. 22,3; «quanto mi diletta»: lett. «quanto mi dà gioia». Anche il “diletto” come “attesa, desiderio” fa parte del ricco vocabolario messianico: Is 44,28; 62,4; Ml 3,1.

8-39. La quinta “appendice” fornisce la lista dei «prodi» (gibbōrîm) di Davide (cfr. 20,7) e alcune informazioni su prodezze da essi compiute. I gibbōrîm (cfr. anche 1Cr 11,10-47) erano un gruppo ristretto di guerrieri particolarmente valenti e meritevoli, premiati dal sovrano con l'elevazione al rango dei «Tre» (vv. 8-12) o dei «Trenta». I più valorosi tra i «prodi che l'aiutarono in guerra» durante il periodo della fuga (1Cr 12,1) ricevettero una particolare decorazione sul modello della “schiera dei Trenta” del faraone Ramses II. 1Cr 11,10 li definisce «capi dei prodi di Davide... che, insieme con tutto Israele, lo avevano costituito re». Il TM è corrotto; il parallelo 1Cr 11-41 e l'elenco di 1Cr 27,2-14 sono perciò di grande aiuto, anche se non risolvono tutti i dubbi. L'appendice si sviluppa in quattro parti:

  • 1) vv. 8-12: fatti d'arme straordinari compiuti dai «Tre». Per ben due volte il popolo fugge spaventato e i «prodi» affrontano da soli i nemici. In entrambe le occasioni, però, il racconto ha cura di precisare che fu il Signore a concedere «una grande vittoria» (vv. 10.12; cfr. 8,6.14 e 1Sam 19,5) per loro mezzo;
  • 2. vv. 13-17: prodezza compiuta da tre anonimi «prodi» nel corso di una campagna contro i Filistei (forse la stessa descritta in 5,17-25);
  • 3. vv. 18-23: alcune informazioni sulle imprese di Abisai e Benaia, tutt'e due definiti «il più glorioso fra i Trenta», ma non al punto da essere paragonati ai «Tre»;
  • 4) vv. 24-33: lista dei «Trenta», di cui vengono forniti quasi sempre, oltre al nome, la paternità e il luogo di provenienza del «prode».

8. «Is-Baal il Camonita»: con i LXX e 1Cr 11,11 (parzialmente corretti). TM ha: «colui che siede in cattedra Tacmonita». Poiché la strana parola taḥkmōnî contiene la radice verbale di «sapienza» (ḥkm), Vg ne prende spunto per interpretare tutta la frase in riferimento al “sapientissimo” Davide; «impugnò la lancia»: con 1Cr 11,11 e LXX. TM è corrotto.

10. «la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada»: particolare pittoresco dei crampi che colgono l'eroe nel corso della lotta contro gli innumerevoli avversari.

11-12. La memoria della battaglia è legata al campo di lenticchie in cui essa ebbe luogo, presso la località sconosciuta di Lechi. La nota ha tutto il sapore del ricordo di un testimone oculare (cfr. 1Sam 30,12).

14. «fortezza»: cfr. 5,17-25.

16-17. Pur riconoscente per la dedizione dimostrata dai «tre prodi», Davide non osa bere l'acqua attinta a Betlemme e la sparge «davanti al Signore» come si faceva col sangue (cfr. 1Sam 14,31-35), tanto grave è stato il rischio corso per ottenerla.

39. «In tutto trentasette»: la lista dei vv. 24-39 conta trentuno nomi, cui bisogna aggiungere i «Tre» (vv. 8-12), Abisai e Benaia (vv. 18-23) e – senz'altro – anche Ioab, fratello di Asael e Abisai (vv. 18.24.37).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[vortex]

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from 📖Un capitolo al giorno📚

Il cantico di Davide 1Davide rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. 2Egli disse: “Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, 3mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo, mio nascondiglio che mi salva, dalla violenza tu mi salvi. 4Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici. 5Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali; 6già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali. 7Nell'angoscia invocai il Signore, nell'angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido. 8La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei cieli, si scossero perché egli era adirato. 9Dalle sue narici saliva fumo, dalla sua bocca un fuoco divorante; da lui sprizzavano carboni ardenti. 10Abbassò i cieli e discese, una nube oscura sotto i suoi piedi. 11Cavalcava un cherubino e volava, appariva sulle ali del vento. 12Si avvolgeva di tenebre come di una tenda, di acque oscure e di nubi. 13Davanti al suo fulgore arsero carboni ardenti. 14Il Signore tuonò dal cielo, l'Altissimo fece udire la sua voce. 15Scagliò saette e li disperse, fulminò con folgore e li sconfisse. 16Allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo, per la minaccia del Signore, per lo spirare del suo furore. 17Stese la mano dall'alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque, 18mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavano ed erano più forti di me. 19Mi assalirono nel giorno della mia sventura, ma il Signore fu il mio sostegno; 20mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene. 21Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, mi ripaga secondo l'innocenza delle mie mani, 22perché ho custodito le vie del Signore, non ho abbandonato come un empio il mio Dio. 23I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, non ho respinto da me la sua legge; 24ma integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa. 25Il Signore mi ha ripagato secondo la mia giustizia, secondo la mia innocenza davanti ai suoi occhi. 26Con l'uomo buono tu sei buono, con l'uomo integro tu sei integro, 27con l'uomo puro tu sei puro e dal perverso non ti fai ingannare. 28Tu salvi il popolo dei poveri, ma sui superbi abbassi i tuoi occhi. 29Signore, tu sei la mia lampada; il Signore rischiara le mie tenebre. 30Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura. 31La via di Dio è perfetta, la parola del Signore è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. 32Infatti, chi è Dio, se non il Signore? O chi è roccia, se non il nostro Dio? 33Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino, 34mi ha dato agilità come di cerve e sulle alture mi ha fatto stare saldo, 35ha addestrato le mie mani alla battaglia, le mie braccia a tendere l'arco di bronzo. 36Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, mi hai esaudito e mi hai fatto crescere. 37Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato. 38Ho inseguito i miei nemici e li ho distrutti, non sono tornato senza averli annientati. 39Li ho annientati e colpiti e non si sono rialzati, sono caduti sotto i miei piedi. 40Tu mi hai cinto di forza per la guerra, hai piegato sotto di me gli avversari. 41Dei nemici mi hai mostrato le spalle: quelli che mi odiavano, li ho distrutti. 42Hanno gridato e nessuno li ha salvati, hanno gridato al Signore, ma non ha risposto. 43Come polvere della terra li ho dispersi, calpestati, schiacciati come fango delle strade. 44Mi hai scampato dal popolo in rivolta, mi hai conservato a capo di nazioni. Un popolo che non conoscevo mi ha servito; 45stranieri cercavano il mio favore, all'udirmi, subito mi obbedivano, 46impallidivano uomini stranieri e uscivano tremanti dai loro nascondigli. 47Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato Dio, rupe della mia salvezza. 48Dio, tu mi accordi la rivincita e sottometti i popoli al mio giogo, 49mi sottrai ai miei nemici, dei miei avversari mi fai trionfare e mi liberi dall'uomo violento. 50Per questo ti loderò, Signore, tra le genti e canterò inni al tuo nome. 51Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre”.

__________________________ Note

22,1 Il cantico è presentato come parole di Davide (v. 1). Nel Salterio è conservato questo stesso cantico, con piccole varianti (Sal 18), e anche là esso è attribuito a Davide. Ma la paternità di questo cantico, assai antico, è discussa. Si tratta essenzialmente di un ringraziamento dopo una prodigiosa liberazione dai nemici (vv. 5-6.15-20.32-46).

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Approfondimenti

Questo lungo salmo di ringraziamento è riprodotto con diverse varianti nel Sal 18 e condensato parzialmente dal Sal 144. Le particolarità grammaticali (uso delle preposizioni e dei verbi) e l'universo simbolico impiegato sono indizi di una datazione molto antica, tra il X è l'VIII sec. a.C. Una redazione finale postesilica potrebbe spiegare la discreta idealizzazione di Davide tipicamente cronistica (vv. 21-25; cfr. 23,1-7). Sia 2Sam 22 che Sal 18 hanno subito diverse rielaborazioni e corruzioni. Fra le due versioni sussistono una sessantina di varianti puramente grafiche mentre altre sono più consistenti, pur non influendo sulla sostanza del testo. L'intestazione (v. 1) dice che Davide compose il salmo «quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici, e dalla mano di Saul»; poiché nei vv. 21-25 egli esprime fieramente la consapevolezza della propria rettitudine, possiamo prudentemente collocare l'esperienza descritta dal salmo tra il periodo seguente alle vittoriose guerre di espansione (c. 8) e le campagne ammonite siglate dal peccato con Betsabea (cc. 10-12), vero spartiacque dell'itinerario religioso di Davide. Posto alla fine del grande affresco di 1-2 Sam, il salmo riprende numerosi temi fra quelli annunciati nel cantico di Anna (cfr. 1Sam 2,1-11). L'esultanza di Anna per la minuscola “salvezza” (1Sam 2,1) operata dal Signore nell'ambito della sua famiglia, si rinnova per la grande «salvezza» (22,3) che Davide riconosce di aver sperimentata nel corso delle sue lotte; entrambe le composizioni si concludono quasi con le stesse parole proiettandosi verso un adempimento futuro, ancora misterioso. Fra 1Sam 2 e 2Sam 22 si erge la promessa di 2Sam 7; il «re» e «Messia» preconizzati da Anna circa cent'anni prima (1Sam 2,10) mostrano ora un volto ben preciso: «Davide e i suoi discendenti per sempre» (22,51). Così, i due inni sono accomunati sia dall'argomento che da un'analoga struttura, nella quale si corrispondono le prime e le ultime battute ma anche la successione delle diverse parti (dossologia iniziale, descrizione della meravigliosa opera salvifica e lode finale della vittoriosa potenza divina). Tutta la parabola storica tracciata da 1-2 Sam è compresa tra una “promessa” (1Sam 2) e un “compimento” (2Sam 22), che a loro volta sono agganciati al tempo passato (1Sam 1: l'epoca dei “giudici” e dei molti santuari) e a quello futuro (2Sam 24: l'epoca dei re e dell'unico tempio). Davide riflette sulla propria vita, ripercorre col pensiero il tempo della fuga di fronte a Saul (1Sam 20-27) e le battaglie contro i Filistei e gli altri popoli (2Sam 8,1-14; 21,15-22). Non manca neppure un accenno alle «contese del popolo» (v. 44), forse la guerra civile scoppiata dopo la morte di Saul (2Sam 2-4). Tutto ciò si affaccia alla sua mente secondo una prospettiva ben precisa: la “salvezza” che è il Signore stesso (la radice yš‘ ricorre sette volte: v. 3.4.28.36.42.47.51). Davide riconosce di essere stato amato, custodito, liberato (radice nṣl: v. 18.20.49) da un Dio che pur abitando nei cieli “tra dense nubi” ha «steso la mano» (v. 17), anzi «ha piegato i cieli ed è disceso» (v. 10) per «trarre al largo» (v. 20) il suo “Unto” oppresso dall'angoscia. Il Dio cui Davide inneggia è un Dio vicino che risponde ogni volta che lo si invoca (vv. 4.7; cfr. Dt 4,7); è un Dio “tenebroso” e “splendente” allo stesso tempo (vv. 12-13) che dona se stesso come “lampada” a chi brancola nella “tenebra” (v. 29); è un Dio la cui opera è imprevedibile: salva coloro che non valgono nulla e rovina i “vincenti” (v. 28; cfr. 1Sam 2,4-9; Lc 1,51-53). Ma la valenza messianica di 1Sam 2,10 e 2Sam 22,51 (cfr. 1Sam 2,10) innesca una riflessione teologica che oltrepassa ogni previsione iniziale:

  • l'inno al Signore che «piega i cieli e discende» (v. 10) e scuote le fondamenta del cielo (v. 8; cfr. Sir 16, 18-19; 43,16) precorre l'anelito del profeta «Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti»: (Is 63, 19) che si compirà nel Figlio, che «apparso in forma umana, umiliò se stesso» (Fil 2, 7);
  • colui che è la «lucerna» di Davide (v. 29) splenderà un giorno come «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9), «luce per illuminare le genti» (Lc 2,32) e «per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre» (Lc 1,79; cfr. Is 9,1; 42,7);
  • il Signore dalla cui bocca «uscì un fuoco divoratore» (v. 9) è il medesimo che Isaia additerà così: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non apri la sua bocca» (Is 53,7; cfr. At 8,32-35). Ma sarà anche colui che «è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio...» (Rm 8,34).

Alla luce di ciò si può stabilire la struttura generale:

1) vv. 2-7 – dossologia introduttiva in due parti:

  • A – vv. 2-3: “chi è” il Signore di Davide: elenco di titoli divini;
  • B – vv. 4-7: “cos'ha fatto”' il Signore per Davide: la liberazione. Questa sezione enunciativa è delimitata dalla ripresa della coppia di termini “invocazione”/“risposta” nei versetti 4.7;

2) vv. 8-20 – descrizione e celebrazione della liberazione operata da Dio. Consta anch'essa di due parti, che riprendono rispettivamente le sezioni A e B:

  • A1- vv. 8-16: l'apparizione divina sotto forma di teofania cosmica. Il linguaggio è modellato sulle esperienze analoghe dell'esodo (Es 15,5-10; 19,16-19; cfr. Sal 29,3-10; 97,2-6; Eb 12,18-21);
  • B1- vv. 17-20: la liberazione;

3) v. 21-28 – “perché” il Signore ha liberato Davide. Il vocabolario e le idee sono tipicamente deuteronomistici;

C – vv. 21-28; * vv. 21-25: Davide è consapevole della propria «giustizia» e «purità» (i due termini sono presenti a mo' d'inclusione nei vv. 21.25); * vv. 26-28: i criteri dell'azione divina. Essi sono due: la retribuzione (cfr. 1Sam 24,12-16; 26,23; 2Sam 3,39) e la sovrana libertà (v. 28; cfr. 1Sam 2,4-9). Quest'ultimo tema è collegato con quello dell'elezione (cfr. 1Sam 16,6-12);

4) vv. 29-46 – la certezza della vittoria contro i nemici – per quanto forti essi siano (cfr. vv. 5-6) – proviene dal combattere “insieme al Signore”' (v. 30). La sezione esprime “storicamente” ciò che le parti A1 e B1 hanno descritto in termini mitico-cosmologici (= A2 e B2);

5) vv. 47-51 – dossologia finale che riassume il salmo:

  • A3 – v. 47: esaltazione di Dio (cfr. vv. 2-3);
  • B3 – vv. 48-49: Dio liberatore (cfr. vv. 4-7);

D – vv. 50-51: lode universale motivata dalla «grazia» concessa alla casa davidica. Prospettiva messianica.

Schematicamente:

1) A + B (vv. 2-7) 2) A1 + B1 (vv. 8-20) 3) C (vv. 21-28) 4) A2 + B2 (vv. 29-46) 5) A3 + B3 (vv. 47-51)
 D (vv. 50-51)

2. «Il Signore è mia roccia»: Sal 18,2 inizia facendo precedere queste parole dall'espressione: «Ti amo, Signore, mia forza».

3. «mia rupe»: è l'immagine simbolica della stabilità, della sicurezza e della fedeltà. Ritorna anche nei vv. 32.47 (cfr. 23,3; 1Sam 2,2; Dt 32,4.30; Sal 19,15; 31,3; 62,3; 71,3; 78,35; Is 17,10; 26,4; 44,8). Nel caso del v. 47 («benedetta la mia rupe!») sembra trattarsi di un vero e proprio “nome” divino, come in Ab 1,12: «o Roccia!». «mia salvezza»: lett. «corno della mia salvezza» (cfr. 1Sam 2,1). Lc 1,69 riproduce anche nel testo greco l'espressione semitica (keras sōtērias), derivandola da 2Sam 22,3 (Lc 1,78 recupera invece i vv. 4.41) e conferendo al nostro salmo una forte connotazione messianica. «Sei la mia roccaforte... dalla violenza»: Sal 18 omette questo stico.

5-6. Due coppie di termini omogenei tra loro (flutti-torrenti/ funi-lacci) descrivono le strettezze e l'impotenza in cui Davide si trova a causa dei nemici: non c'è alcuna possibilità di scampo (cfr. vv. 17.20: solo Dio potrà liberarlo dai flutti e dai ceppi). «torrenti esiziali»: lett. «torrenti di Belial». Questi è immaginato come un mostro mitologico o come il dragone apocalittico (Dn 7,7) che Ap 12,9 identifica con Satana (cfr. 20, 1).

8. Le forze invincibili degli inferi (v. 6: šᵉ’ôl, cfr. 1Sam 28,11) devono piegarsi alla potenza del Signore dell'universo (cfr. 1 Sam 5,3-4). Cielo e terra si scuotono e tremano (cfr. v. 16) dinanzi alla sua ira (cfr. Sal 82,5; Is 24,18; Gb 26,11). C'è un implicito riferimento alla teofania di Es 19,16-19 e al tema cosmologico presente nel cantico di Anna (cfr. 1Sam 2,8).

11. «Cavalcò un cherubino»: cfr. 1Sam 4,4.

13. Sal 18,13 legge: «Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi con grandine e carboni ardenti».

14. Alla fine del versetto, Sal 18,14 aggiunge: «grandine e carboni ardenti».

20. «perché oggetto della sua benevolenza»: lett. «perché si è compiaciuto di me». La descrizione della liberazione (vv. 17-20) si conclude con la motivazione del favorevole intervento divino, che verrà ripresa e sviluppata nei vv. 21-25.

26-28. Anche nel peccato Davide saprà riconoscere onestamente la “giustizia” del Signore che ripaga ciascuno secondo il merito (12,13.22; 15,25-26); «con il prode» (v. 26): con TM leggermente corretto; lett. «con il prode integro». LXX e Sal 18,26 leggono: «con l'uomo integro» (probabile equivoco tra gibbôr, «prode» e geber, «uomo»).

33. «mi cinge di forza»: il TM ha: mā‘ûzzî ḥāyil, lett. «mio rifugio di forza». BC adotta la lezione di Sal 18,33, LXX, Syr e Vg: mᵉ’azzᵉrēnî ḥāyil. «rende sicura»: TM ha l'impossibile wayyattēr: «scioglie, terrorizza». BC corregge con Sal 18,33 wayyittēn, «rende».

36. Tra i due stichi Sal 18,36 inserisce: «la tua destra mi ha sostenuto».

42. Mentre il grido di Davide trova sollecita risposta (vv. 4.7) nell'intervento fattivo del Signore (vv. 30.41), i nemici restano soli e disperati. Non è difficile riconoscere in costoro che odiano Davide i lineamenti di Saul (1Sam 18,19), abbandonato dallo spirito (1Sam 16,14) e senza il conforto della parola divina (1Sam 28,6).

42-46. Accenno alle vittorie di Davide contro i popoli stranieri (cfr. 8,1-14; 10,1-19; 12,28-31), prime conferme della profezia di Natan: «anche per il futuro... renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra» (7,9).

49. «mi innalzi»: ritorna il tema del v. 28, ampiamente sviluppato in 1Sam 2,4-9.

50. L'uso che Rm 15,9 ha fatto di questo versetto per dimostrare la vocazione universale dei popoli alla «misericordia» (eleos) di Dio, conferisce al salmo il senso messianico che risplende chiaramente nel v. 51: Dio concede la «grazia» (ḥesed, nei LXX eleos) alla casa di Davide «per sempre» (cfr. 7,16.29), ma questa grazia è data affinché si riversi su tutte le nazioni (cfr. Rm 15,9-12)!

51. «grande vittoria»: TM ha lett. «grandi salvezze». Il salmo si è aperto con la lode del Signore «mia salvezza» (v. 3) e si conclude con un nuovo inno a colui che opera «grandi salvezze».

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

NEGAZIONE DELLA MORTE

inargenta sul mare la fine del giorno

sapere che Qualcuno da sempre mi conosce

notte d'ossidiana ora m'avvolge mi sogna nelle vene del buio io non posso morire

morire alla vita...

. Accolgo il tuo testo: netto, notturno, con una dichiarazione finale che ribalta il senso. Di seguito tre varianti che esplorano sfumature diverse mantenendo il centro tematico della negazione della morte.

Variante lirica

inargenta sul mare la fine del giorno
sapere che Qualcuno mi conosce da sempre
notte d’ossidiana mi avvolge, mi sogna
nelle vene del buio: io non posso morire

morire alla vita diventa un verbo che si rifiuta
la luce trattenuta come un segreto sotto la pelle.


Variante tagliente

il giorno si inargentava e si spegneva
c’è un Qualcuno che mi conosce da sempre
notte d’ossidiana: mi stringe, mi consuma
io dico no — non posso morire

morire alla vita è un atto che rifiuto, un colpo senza presa.


Variante minimalista

inargenta il mare
Qualcuno mi conosce
ossidiana notte
io non posso morire

morire alla vita


Note sul ritmo e le immagini

  • Immagine centrale: la contrapposizione tra l’argento del tramonto e l’ossidiana della notte funziona come ossimoro visuale; mantienila netta.
  • Voce e maiuscole: l’uso di “Qualcuno” con maiuscola evoca destino o divinità; mantienilo se vuoi quel senso di confidenza eterna.
  • Chiusura: la frase “io non posso morire” è un enunciato potente, trattalo come punto focale isolandola o dandole enjambement per amplificarne la forza.
  • Sugg.: prova a leggere ogni variante ad alta voce e segnare dove trattenere il respiro; i silenzi faranno il resto.
 
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from differxdiario

il genocidio nell'epoca della sua indefinita riproducibilità.

è totalmente evidente che, in un mondo che sia degno di dirsi – e di essere – umano, non c'è spazio per un'entità genocidaria. attualmente, la diffusione dell'attitudine allo (e desiderio di) sterminio dimostrata dalla popolazione di tale entità è enorme e riguarda la stragrande maggioranza degli abitanti, fornitori pressoché entusiasti di carne da cannone coscritta: figlie e figli da allevare nell'odio e gettare come proiettili contro donne e bambini palestinesi, come ormai dimostrato da centinaia e migliaia di prove fattuali, e accertato da associazioni umanitarie, medici, osservatori internazionali, istituzioni giuridiche, studiosi dei genocidi e specificamente della Shoah, politici, testimoni diretti, documentazioni video che sono già storia.

ma cosa significa dire che “non c'è spazio per un'entità genocidaria”, quando questa entità conta milioni di persone, una vita statuale di ormai quasi un secolo di vita (vita propria e morte altrui), nonché sostenitori e finanziatori potenti e numerosi in tutto il mondo, gruppi di potere, lobby, big tech companies e interi governi stranieri, USA in testa? l'impossibilità di convivere con questa realtà mostruosa si scontra con la pressoché evidente impossibilità di riformarla o revocarne la legittimità di Stato.

la forma della tragedia degli ultimi otto decenni, soprattutto da tre anni in qua, coincide con questo stato di fatto, questa impossibilità. che a sua volta, demolendo o silenziando il diritto internazionale, pone inevitabilmente le fondamenta per la riproducibilità indefinita del genocidio come strumento di dominio. (ciò che sta succedendo infatti in Libano e potrebbe replicarsi domani o già oggi in altre regioni orientali, occidentali: ovunque).

 
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from lucazanini

[rotazioni]

arruòlati il pin perno puntina [pòrtici tra [poco la ripresa [smaltirle polistiroli grami città nella sfera almeno e ventigradi] ventilato in esemplari tarlatissimi acrobatici regimi [di coccarde gentamicine o particelle bianche servizi dei [dinoccolati lo] segue in terza visione [dare per] contabili forrine come] se piovessero arruolàti don't these [city lights Charlie Chaplin's cane well it flicked away the rain code [per mancato assorbimento

 
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from differxdiario

non è sempre facile spiegare un lavoro che solo in parte è un lavoro. nel senso di “lavoro (immediatamente) pagato”, immediatamente – o quasi – redditizio. non è facile spiegarlo alle “persone che domandano”, né a sé stessi, né alla prole. capita che solo il tempo porti remunerazioni, di vario tipo, anche economiche, e/o ulteriori offerte di lavoro (stavolta direttamente pagato) e opportunità, e la cosa non funziona sempre. e in ogni caso la ...costante variabile tempo è fondamentale. solo il tempo (quando si riesce a farne un alleato e non un nemico: e può non succedere) fa girare il volano.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

APPENDICI (21,1-24,25)

Carestia e sacrificio di sette membri della stirpe di Saul 1Al tempo di Davide ci fu una carestia per tre anni; Davide cercò il volto del Signore e il Signore gli disse: “Su Saul e sulla sua casa c'è sangue, perché egli ha fatto morire i Gabaoniti”. 2Allora il re chiamò i Gabaoniti e parlò loro. I Gabaoniti non erano Israeliti, ma un resto degli Amorrei, e gli Israeliti avevano fatto con loro un giuramento; Saul però, nel suo zelo per gli Israeliti e per quelli di Giuda, aveva cercato di colpirli. 3Davide disse ai Gabaoniti: “Che devo fare per voi? In che modo espierò, perché voi possiate benedire l'eredità del Signore?”. 4I Gabaoniti gli risposero: “Fra noi e Saul e la sua casa non è questione d'argento o d'oro, né ci riguarda l'uccidere qualcuno in Israele”. Il re disse: “Quello che voi direte io ve lo farò”. 5Quelli risposero al re: “Di quell'uomo che ci ha distrutti e aveva progettato di finirci, perché più non sopravvivessimo in tutto il territorio d'Israele, 6ci siano consegnati sette uomini tra i suoi figli e noi li impiccheremo davanti al Signore a Gàbaon, sul monte del Signore”. Il re disse: “Ve li consegnerò”. 7Il re risparmiò Merib-Baal, figlio di Giònata, figlio di Saul, per il giuramento del Signore che c'era tra loro, tra Davide e Giònata, figlio di Saul. 8Il re prese i due figli che Rispa, figlia di Aià, aveva partoriti a Saul, Armonì e Merib-Baal, e i cinque figli che Merab, figlia di Saul, aveva partoriti ad Adrièl di Mecolà, figlio di Barzillài. 9Li consegnò nelle mani dei Gabaoniti, che li impiccarono sul monte, davanti al Signore. Tutti e sette caddero insieme. Furono messi a morte nei primi giorni della mietitura, quando si cominciava a mietere l'orzo. 10Allora Rispa, figlia di Aià, prese il sacco e lo stese sulla roccia, dal principio della mietitura fino a quando dal cielo non cadde su di loro la pioggia. Essa non permise agli uccelli del cielo di posarsi su di loro di giorno e alle bestie selvatiche di accostarsi di notte. 11Fu riferito a Davide quello che Rispa, figlia di Aià, concubina di Saul, aveva fatto. 12Davide andò a prendere le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio, presso i signori di Iabes di Gàlaad, i quali le avevano sottratte furtivamente dalla piazza di Bet-Sean, dove i Filistei li avevano appesi quando avevano colpito Saul sul Gèlboe. 13Egli riportò le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio; poi si raccolsero anche le ossa di quelli che erano stati impiccati. 14Le ossa di Saul e di Giònata, suo figlio, furono sepolte nel territorio di Beniamino a Sela, nel sepolcro di Kis, padre di Saul. Fu fatto quanto il re aveva ordinato e, dopo questo, Dio si mostrò placato verso la terra.

Gesta eroiche contro i Filistei 15I Filistei mossero di nuovo guerra a Israele e Davide scese con i suoi servi a combattere contro i Filistei. Davide era stanco 16e Isbi-Benòb, uno dei discendenti di Rafa, con una lancia del peso di trecento sicli di bronzo e portando una spada nuova, manifestò il proposito di uccidere Davide; 17ma Abisài, figlio di Seruià, venne in aiuto al re, colpì il Filisteo e lo uccise. Allora gli uomini di Davide gli giurarono: “Tu non uscirai più con noi a combattere e non spegnerai la lampada d'Israele”. 18Dopo questo, ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob. Allora Sibbecài di Cusa uccise Saf, uno dei discendenti di Rafa. 19Ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob, ed Elcanàn, figlio di Iair, di Betlemme, uccise Golia di Gat: l'asta della sua lancia era come un cilindro da tessitori. 20Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove c'era un uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto ventiquattro, e anche lui discendeva da Rafa. 21Egli sfidò Israele, ma Giònata, figlio di Simeà, fratello di Davide, lo uccise. 22Questi quattro discendevano da Rafa, a Gat. Essi caddero per mano di Davide e dei suoi uomini.

__________________________ Note

21,1 I capitoli 21-24 interrompono il filo principale della narrazione, che continua in 1Re 1. Si tratta di una interruzione sia letteraria che cronologica, perché gran parte del materiale narrativo, qui inserito a opera di un redattore deuteronomistico, si riferisce a eventi precedenti alla rivolta di Assalonne.

21,17 non spegnerai la lampada d’Israele: la lampada è il segno della vita che continua, significa la discendenza regale (vedi Sal 132,17).

21,19 Elcanàn…: si registra qui una tradizione circa la morte di Golia, diversa da quella tramandata in 1Sam 17,1-18,5.

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Approfondimenti

21,1-24,25. La cronaca della successione al trono di Davide (2Sam 9-20; 1Re 1-2) è interrotta dall'inserzione di sei “appendici” di contenuto storico e poetico, incerte quanto a provenienza e datazione. Risalgono verosimilmente a un tempo molto antico, non molto diverso da quello del resto del libro, poiché sembrano rifarsi soprattutto a documenti e liste d'archivio (cataloghi di persone e cronache: cfr. 21,15-22; 8-39) oltre che a tradizioni orali. Non hanno un rapporto diretto con la narrazione precedente e non sono pochi i problemi che sorgono a ta le proposito (come valutare 21,1-14 rispetto a 5-13?). Non è l'unico caso nella Bibbia in cui l'autore (o redattore) aggiunge alla sua opera parti chiaramente eterogenee rispetto al piano generale (cfr. Gn 49; Dt 32-33; Gdc 17-18 e 19-21). Tuttavia le sei “appendici” si innestano bene su 1-2 Sam e mostrano una prospettiva teologica ben definita in funzione dell'interpretazione dell'opera e della definizione del ruolo di Davide nella storia salvifica (cfr. in particolare i cc. 22 e 24). Anche la successione delle “appendici” rivela una sensibilità tutt'altro che disprezzabile: esse sono disposte simmetricamente e concentricamente attorno alle due pericopi poetiche centrali (22,1-51 e 23,1-7) cosicché agli aneddoti di indole militare (21,15-22 e 23,8-39) che occupano le posizioni intermedie corrispondono, infine, i racconti storici (21,1-14 e 24,1-25). Il Cronista ha ripreso parte della seconda appendice (21,18-22 = 1Cr 20,4-8), la quinta e la sesta (23,8-39 = 1Cr 11,11-47 e 24,1-25 = 1Cr 21,1-30), mentre la terza (22,1-51) è riprodotta anche nel libro dei Salmi (Sal 18).

21,1-14. L'impressionante episodio dell'esecuzione di sette figli di Saul (v. 9) e della difesa dei loro cadaveri da parte di Rizpa (v. 10; cfr. 3, 7), prende le mosse da un'inspiegabile carestia che tormenta Israele. Il Signore rivela a Davide che essa è dovuta alla sua collera per un fatto di sangue commesso da Saul contro i Gabaoniti e mai vendicato (v. 1). Secondo la legge di Nm 35,33 (cfr. Gn 9,5-6) il crimine può essere espiato soltanto spargendo il sangue del reo (3,27.30; 7) o dei suoi familiari (cfr. il “principio della solidarietà”: 12,14). Davide non si rallegra del tragico destino dei sette giovani (contro la presunzione di Simei: 16,8), ma deve adeguarsi alla necessità di una riparazione cruenta anche per stornare la maledizione gettata dai Gabaoniti su Israele (v. 3). Tale disposizione interiore sembra confermata dal suo impegno nel seppellire dignitosamente le ossa dei giustiziati assieme a quelle di Saul e Gionata (cfr. 1Sam 31,13) nel sepolcro di famiglia (vv. 12-14). La menzione del figlio di Gionata Merib-Baal (v. 7) ci fa pensare che la vicenda (ammesso che sia accaduta davvero, e nei termini descritti) sia da correlare cronologicamente col c. 9. Resta irrisolta la questione suscitata da 9,3, che nega l'esistenza di altri eredi oltre a Merib-Baal.

1. «carestia»: se la pioggia è considerata una benedizione (Dt 11,14-15; Ger 5,24; Gl 2,23) nella carestia si vede invece un castigo divino (Lv 26,18-20; Dt 28,23-24; 1Re 17-18; 2Re 8,1; Gc 5,17-18). «cercò il volto del Signore»: non significa «consultare» Dio (verbo š’l: 1Sam 14,37; 23,2; 28,6; 30,8; 2Sam 2,1; cfr. 1Sam 14,41) bensì ricorrere a lui per avere il perdono (Os 5,15), essere disponibili a compiere la sua volontà (Sal 24,6; 27,7-8; 105,4) o supplicarlo affinché cessi una calamità (qui e 2Cr 7,14). La modalità della rivelazione di Dio a Davide non è precisata (rivelazione diretta o mediante un profeta?). «Su Saul... fatto di sangue»: testo completato secondo i LXX. TM ha lett. «A Saul e alla casa sangue».

2. «Gabaoniti»: questa popolazione era riuscita con un'astuzia a rimanere nel proprio territorio stringendo alleanza con Giosuè (Gs 9). Lo zelo per l'unità fra le tribù aveva indotto Saul a perseguitarli con i suoi metodi violenti (cfr. 1Sam 22,11-19). Questa gravissima violazione degli accordi intercorsi tra i Gabaoniti e Israele (cui è legata la fuga dei Beerotiti: cfr. 4,2-3) è la causa diretta della carestia.

3. «In che modo espierò»: i Gabaoniti hanno maledetto Israele a causa di Saul. Bisogna che tale maledizione si trasformi in una “benedizione” (cfr. Gdc 17,2). Gli altri modi per neutralizzare una maledizione sono l'eliminazione fisica di chi l'ha pronunciata (16,9; 1Re 2,8-9.44-46) oppure la distruzione del testo scritto che la contiene (Ger 36,23).

4-6. Secondo il tortuoso stile orientale i Gabaoniti esordiscono con una negazione, ma la formulano in modo tale da far capire a Davide l'obiettivo che intendono conseguire; solo quando Davide offre la sua disponibilità (e non può fare altrimenti, date le circostanze) essi espongono i termini della richiesta: «sette uomini». Il “sette” è un numero sacro e un simbolo di totalità (cfr. 6,13), dunque è la misura adeguata per saldare il “debito” con la casa di Saul «davanti al Signore». «li impiccheremo» (v. 6): il verbo yq‘ (hifil) appare solo qui e in Nm 25,4. Non è chiaro il genere di pena capitale cui si riferisce: impalamento, impiccagione o altro. Si potrebbe tradurre con un generico «li giustizieremo» (cfr. vv. 9.13). «Ve li consegnerò»: lett. «Io li darò». L'“io” enfatico richiama l'attenzione sul fatto che Davide intende riservarsi la scelta delle vittime tra tutti i «figli» (in senso lato) di Saul, risparmiando Merib-Baal (cfr. 19,25 ss.) in ossequio al giuramento fatto a Gionata (v. 7; cfr. 1Sam 20,15-16). Guai se dovesse disattenderlo: una nuova maledizione si abbatterebbe sulla casa di Davide. La traduzione più adeguata è perciò: «Sarò io stesso a consegnarveli».

9. «sul monte»: l'altura (bāmâ) di Gabaon era la più grande d'Israele (1Re 3,4). Fino al tempo di Salomone vi furono conservate la Dimora e l'altare dell'olocausto (1Cr 21,29). «quando si cominciava a mietere l'orzo»: evidentemente si tratta solo di un'indicazione cronologica (mese di maggio), dato che la carestia non consente il raccolto da ormai tre anni. Sta per iniziare la stagione più calda e arida: se alla scadenza naturale (ottobre-novembre) la pioggia tornerà a cadere, questo sarà il segno della ritrovata benevolenza celeste.

10-11. Rizpa difende tenacemente i cadaveri dagli uccelli e dalle fiere sino alla fine della siccità. I giustiziati vengono infatti privati della sepoltura in attesa del segno inequivocabile che la maledizione è stata annullata, in apparente contraddizione con la norma di Dt 21,22-23 (cfr. Gs 8,29). L'orrore dell'antichità per la privazione della sepoltura è ampiamente documentato: Antigone di Sofocle, Ghilgamesh (tav. XII,151-153), Palinuro (Eneide VI, 362-371), Afrodite (Iliade XXIII, 184-187: la dea custodisce la salma di Ettore dai cani “giorno e notte”). Cfr. anche 1Sam 44-46. «mantello di sacco» (v. 10): l'abito del lutto (cfr. 12,16-21) diventa un simbolo dell'audacia materna che difende i propri figli anche oltre la morte.

14. «come anche le ossa degli impiccati»: aggiunto con i LXX. «Zela»: non lontano da Gerusalemme (cfr. Gs 18,28). «fu fatto..»: si riferisce all'esecuzione, non alla sepoltura dei sette giovani. Infatti questo versetto conclude la pericope riprendendo il v. 1 a mo' d'inclusione: alla notizia della carestia corrisponde quella della sua cessazione e alla richiesta di una riparazione fa eco la conferma della sua attuazione.

15-22. La seconda appendice tramanda la memoria di alcuni episodi straordinari avvenuti durante le guerre contro i Filistei nei primi anni del regno di Davide (cfr. 5,17-25). Si tratta di quattro duelli, nel corso dei quali quattro “prodi” di Davide uccidono altrettanti Filistei, glganti «figli di Rafa» (= Refaim: commento a 1Sam 17,4). Il testo è purtroppo molto rovinato e richiede diverse correzioni. Tuttavia se ne riconoscono l'antichità (forse è un riassunto, incompleto e malamente trasmesso, di tradizioni orali) e la storicità. La dimensione religiosa è del tutto assente.

16. «cinto di una spada nuova»: la parola «spada», omessa da TM e LXX, è restituita con Vg. I LXX traducono «nuova» (ḥădāšâ) con «mazza».

  1. «Abisai»: nipote di Davide, è una figura ben nota al lettore (1Sam 26,6-9; 2Sam 2,18; 10,10; 16,9; 19,22; 20,6-7.10). 23,18-19 lo annovera tra i “prodi” di Davide. «non spegnerai la lampada d'Israele»: la vita di Davide
  2. luce, gioia, prosperità del popolo – è troppo preziosa per essere messa a repentaglio.

18. «Gob»: località sconosciuta, ubicata presumibilmente tra Gat e Gerusalemme (o Ebron, nel caso che Davide non l'avesse ancora conquistata: cfr. 5,6-12). «Sibbecai il Cusatita»: originario della zona di Betlemme (cfr. 1Cr 4,4), sarà uno dei dodici ufficiali superiori al servizio del re (1Cr 27,11). Forse appartiene anch'egli ai “prodi” (in 23,27 «Mebunnai» potrebbe essere una corruzione di «Sibbecai», a causa del facile scambio mem/samec e nun/kaf).

19. «Elcanan, figlio di Iair»: è lo stesso Elcanan, «figlio di Dodo» nominato in 23,24 tra i “prodi”? TM ha «Elcanan figlio di ya‘rê ’ōrᵉgîm (lett. dei boschi dei tessitori)». «Iair» è ricostruito col qere di 1Cr 20,5; ’ōrᵉgîm è evidentemente una dittografia della notizia sulla lancia «come un subbio di tessitori», che ci rimanda a 1Sam 17,7; «il fratello»: manca da TM, LXX e Vg. La parola è aggiunta con 1Cr 20,5 (da correggere quanto al nome del Filisteo, che rimane anonimo: «Lacmi» significa «il Betlemmita»). L'episodio non è da confondere con quello narrato da 1Sam 17.

20-22. Il quarto gigante «insulta Israele» come Golia (1Sam 17,10.26.45). Il particolare impressionante della sua polidattilia è ritenuto più essenziale del nome. Il suo uccisore è Gionata, nipote di Davide e fratello di quel Ionadab che fu cattivo consigliere di Amnon (13,3). Anche Gionata fa parte della schiera dei “prodi” (23,33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

Ingredienti per una poesia . prendiamo una manciata di metafore alcuni ossimori degli appropriati enjambements togliamo qualche fronzolo che stona il tutto condito con spicchi di luna . ingredienti per fare una poesia ma che nasca dal sangue . come un fiore panacea sia per gli occhi dell'anima nuda e sola

.

Versione rivista

prendiamo una manciata di metafore
qualche ossimoro ben disposto
enjambements che respirano veri spazi
togliamo i fronzoli che stonano
e condiamo il tutto con spicchi di luna.

ingredienti per una poesia
ma che nasca dal sangue.

come un fiore che sia panacea
per gli occhi dell'anima nuda e sola.


Variante più sintetica e serrata

manciata di metafore, ossimori a filo
enjambements che aprono il petto
fronzoli via, luna a pezzetti.

che nasca dal sangue, non da fiato vuoto.

fiore-panacea per l'occhio dell'anima sola.


Note sul ritmo e le immagini

  • Metafore e ossimori funzionano come spezie: dosali per contrastare e sorprendere senza appesantire.
  • Enjambement dà respiro; usalo per far cadere il significato proprio quando il lettore si aspetta una punteggiatura.
  • Eliminare fronzoli richiede scegliere la parola più forte invece di molte deboli.
  • La luna è immagine potente: varia dimensione e ruolo (pezzetto, spicchio, lume) per evitare cliché.
  • Chiusa emotiva: la richiesta che la poesia nasca dal sangue dà pathos; mantieni lessico corporeo coerente se vuoi intensificare.

Variante più lirica

Prendiamo una manciata di metafore,
ossimori che tremano come stelle,
enjambements che sospendono il respiro,
fronzoli spazzati via dalla notte.
Condire con spicchi di luna e sangue.

Nasca dal sangue una poesia che fiorisce,
petali di dolore e luce insieme,
panacea per gli occhi dell'anima nuda e sola.


Variante più tagliente

Manciata di metafore; ossimori a coltello.
Enjambement che squarciano frasi,
fronzoli ammazzati, luna spezzata.

Poesia nata dal sangue, non dal vezzo.

Fiore che guarisce con spine per occhi bruciati.


Variante minimalista

metafore, una manciata
ossimori, pochi e netti
enjambements che aprono ferite
luna a pezzetti
sangue come seme

che nasca dal sangue
fiore panacea per l'anima sola

 
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from Cyberdyne Systems

cloudflare-warp È noto come l'uso dei resolver Cloudflare sia uno dei modi per anonimizzare il proprio IP all'ISP.

Cloudflare offre anche altre modalità di risoluzione ancora più efficaci:

  1. DNS over HTTPS (DoH)
  2. DNS over TCP (DoT)
  3. DNS over WARP (DoW)

I primi due sono relativi a richieste dns crittografate e incapsulate, in una richiesta https (porta 443) la prima, e in una connessione TLS (porta 853) la seconda.

La terza modalità è una richiesta dns in chiaro ma all'interno di un tunnel Wireguard o MASQUE (QUIC + HTTP/3 – rif. https://datatracker.ietf.org/meeting/interim-2021-masque-03/materials/slides-interim-2021-masque-03-sessa-masque-interim-2021-04-h3-dgram-00). Molto interessante ed è quella che approfondirò in seguito.

Senza entrare nel merito, tutte le soluzioni anonimizzano le query dns. L'ultima, quella che mi ha stutzzicato, è in realtà un tunnel vpn che crittografa TUTTO il traffico, non solo le richieste DNS.

DoT è una cifratura TLS che lascia intatto il pacchetto UDP iniziale, è quindi più efficiente di DoH che converte una richieste DNS in una HTTP cifrata dal layer TLS.

DoT di solito viene fatta a livello di dispositivo, DoH per singole applicazioni.

DoT, basandosi su una porta specifica, 853, è facilmente identificabile (e bloccabile) come traffico DNS (benché cifrato), DoH è una richiesta HTTPS e si mescola col traffico che viaggia sulla porta 443 (difficilmente si invaliderà tutto quel tipo di traffico).

DoT, DoH, DoW, mitigano notevolmente il cache poisoning dei resolver perché rendono quasi impossibilie per un attaccante alterare una richiesta che viene protetta per l'intero percorso. Va detto che la soluzione ideale in questo contesto è la combinazione con DNSSEC, che fornisce autenticità e integrità alla riservatezza fornita da DoH/DoT.

Anche se l'obiettivo rimane l'approfondimento di CLoudflare WARP, vale la pena di spendere due parole anche sulle altre modalità di risoluzione, DoT/DoH

Configurare risoluzioni DNS DoH

Configurare DoH è molto semplice perché è qualcosa legato all'applicazione, il browser tipicamente. Se l'applicazione lo supporta, di solito è poco di più di un flag da abilitare.

Ad es. Firefox o Chrome permettono di attivare una sorte di “protezione avanzata del DNS” indicando semplicemente un resolver che la supporti (es. Cloudflare, NextDNS o Quad9).

Configurare risoluzioni DNS DoT

DoT, come detto, è una configurazione che avviene a livello di dispositivo, l'anonimizzazione delle query DNS si ottiene quindi per ogni applicazione. Sul come farlo, dipende dal dispositivo.

Ad es. su una linux box basta aggiungere due righe su systemd-resolved e riavviare il relativo servizio.

sudo vi /etc/systemd/resolved.conf
...
DNS=1.1.1.1
DNSOverTLS=yes

# dopo aver salvato il file
systemctl restart systemd-resolved

Un veloce test su https://1.1.1.1/help (da qualunque browser) ci mostrerà qualcosa del tipo:

Connected to 1.1.1.1        Yes
Using DNS over HTTPS (DoH)  No
Using DNS over TLS (DoT)    Yes
Using DNS over WARP         No
AS Name                     Cloudflare, Inc.
AS Number                   13335
Cloudflare Data Center      MXP

indice che DoT è attivo e funzionante. Lo stesso test poteva essere fatto anche per DoH.

Cloudflare WARP

E poi c'è DoW, che è qualcosa di ancora più estremo perché, all'occorrenza, anonimizza non solo le richieste DNS ma tutto il nostro traffico (e infatti diversi servizi di streaming non lo consentono).

Cloudflare Warp attiva diverse modalità di risoluzione dns fra cui DoH e DoT.

Dal momento che Cloudflare Warp agisce su tutta la connessione, è il modo più semplice per avere risoluzione dns di tipo DoH o DoT, su qualunque dispositivo su cui è presente Cloudflare Warp senza gli sbattimenti di systemd o altro.

Cloudflare Warp in modalità tunnel è un client che instaura un collegamento cifrato punto-punto (un tunnel) fra il nostro host e un endpoint Cloudflare. In questo modo ogni bit che esce dal nostro dispositivo viene cifrato prima della comunicazione, che diventa così totalmente schermata.

La vpn di Coudflare si basa su wireguard o su MASQUE. Nel primo caso è una normale vpn con un setup roadwarrior, il secondo caso offre in più la possibilità di associare al tunnel anche le modalità DoH/DoT per le richieste dns.

Anonimato sì/no?

Cloudflare WARP è uno strumento incentrato sulla sicurezza, progettato per crittografare il traffico internet e proteggere la privacy dagli ISP, piuttosto che per garantire l'anonimato completo o nascondere la posizione dell'utente.

Sostituisce l'IP dell'utente con un IP di Cloudflare che generalmente corrisponde alla sua reale area geografica, rendendolo inadatto a eludere le restrizioni basate sulla posizione.

Non è una VPN tradizionale. WARP non maschera la nostra posizione ai siti web, che spesso possono visualizzare la tua posizione approssimativa.

Per migliorare la privacy, si dovrebbe utilizzare il protocollo MASQUE, che offre anche una maggiore efficienza.

In sintesi, WARP fornisce un “tunnel sicuro” per proteggere la privacy dei dati da amministratori di rete indiscreti, protegge il traffico perché eccelle nella crittografia del traffico su reti non sicure (ad esempio, Wi-Fi pubbliche), ma non offre le funzionalità di anonimato dei tradizionali servizi VPN incentrati sulla privacy.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo come può essere usato.

Configurare Cloudflare WARP

L'installazione del client è molto semplice. Per Gnu/Linux c'è la versione cli, per android un app, per altri sistemi, Win /MacOS, un installer. La parte applicativa prima di tutto registra il dispositivo sulla rete Cloudflare generando degli ID e una chiave di licenza. In un secondo momento si generano le chiavi di cifratura.

Per fissare le idee, una volta fatte le operazioni di inizializzazione, sulla linux box per tunnellizzare ogni nostra comunicazione con una risoluzione DoT, basta:

# facoltativo
warp-cli mode warp+dot

#connessione
warp-cli connect

Per terminare:

warp-cli disconnect

Questo approccio torna molto comodo quando per es. vogliamo usare wifi pubbliche, in città o in aeroporto. A meno di non avere un'installazione personale di una nostra vpn, questa è una soluzione immediata. Certo, bisogna fidarsi di Clooudflare ma è certamente meglio che fidarsi delle wifi free.

E arriviamo al caso d'uso che volevo approfondire riguardante l'“anonimizzazione” di un mediacenter casalingo per il quale non vogliamo rendere noto il suo utilizzo.

L'esperienza che ho avuto al proposito è stata interessante, visto che uso da anni OSMC su una RasbPi 3 e ho deciso di metterla dietro Cloudflare.

OSMC insieme a LibreELEC sono ottime soluzioni di mediacenter per SBC. La prima più “general”, essendo una debian customizzata per ospitare un mediacenter, la seconda invece meno elastica ma più essenziale ed efficiente.

Nonostante la Raspberry Pi 3 sia dotata di un processore ARM64, la versione di OSMC che ho installato a suo tempo è a 32 bit e per quella non c'è disponibilità per il client cloudflare (solo ARM64).

Ho dovuto ricorrere ad un client “unofficial”, wgcf, che permette di registrare il dispositivo e di generare le chiavi ma solo per la modalità Wireguard, non MASQUE, quindi niente Warp+DoT/DoH (per inciso, wgcf rappresenta un'ottima alternativa anche per chi non vuole usare il client Cloudflare su Gnu/Linux).

A questo aggiungo che, sebbebe OSMC sia una Debian su cui posso installare e configurare tanta roba, l'installazione di Wireguard, e penso di qualunque cosa che vada a toccare lo stack di rete, diventa qualcosa di estremamente complicato da fare, dal momento che OSMC si rifiuta categoricamente di eseguire operazione che metterebbero a rischio il suo essere un mediacenter, fondamentalmente.

Tradotto in soldoni, il client wireguard si installa, sale su correttamente ma non c'è verso di far funzionare la risoluzione. L'unica via d'usicta è stata configurare Wireguard attraverso il gestore di rete di OSMC che è connman.

Una volta fatto questo, sono stati necessari solo un paio di piccoli accorgimenti per far si che, in seguito all'avvio del mediacenter, la configurazione vpn venisse caricata automaticamente da connman, contestualmente alla connessione vpn.

Configurazione wgcf

# Account cloudflare
curl -L https://github.com/ViRb3/wgcf/releases/latest/download/wgcf_2.2.30_linux_armv7 -o /usr/local/bin/wgcf
chmod u+x /usr/local/bin/wgcf
wgcf register
wgcf generate

# status & trace
wgcf status
curl https://www.cloudflare.com/cdn-cgi/trace

Configurazione connman

Su OSMC connman ha i suoi file di configurazione in /var/lib/connman e /var/lib/connman-vpn

Nel file di configurazione, l'host va indicato con l'ip non con l'fqdn (engage.cloudflareclients.com)

# Configurazione wireguard cloudflare
# La configurazione della vpn deve essere un file .config sotto /var/lib/connman-vpn

vi /var/lib/connman-vpn/cloudflare_warp.config
[provider_*]
Type = WireGuard
Name = Cloudflare_WARP
Host = 162.159.192.1
AutoConnect = true
WireGuard.Address = 172.16.0.2/24
WireGuard.ListenPort = 51280
WireGuard.PrivateKey = <my_private_key>
WireGuard.PublicKey = <cloudlare_wg_public_key>
WireGuard.DNS = 1.1.1.1, 1.0.0.1
WireGuard.AllowedIPs = 0.0.0.0/0
WireGuard.EndpointPort = 2408
WireGuard.PersistentKeepalive = 25

Dopo aver creato il file di configurazione, possiamo vedere il nuovo servizio pronto per essere richiamato da comman-vpnd

# elenco servizi attivi
connmanctl services
* AO <SSID>           wifi_<id>_managed_psk
* R Cloudflare_WARP      vpn_162_159_192_1

Affinché la connessione alla vpn parta all'avvio di OSMC, è necessario disporre di un servizio che:

  1. esegua common-vpnd per caricare il file di configurazione
  2. effettui la connessione vpn
# Creazione nuovo servizio in /lib/systemd/system/connman-vpn.service
[Unit]
Description=ConnMan VPN service
After=network-online.target
Wants=network-online.target

[Service]
Type=dbus
BusName=net.connman.vpn
ExecStart=/usr/sbin/connman-vpnd -n
ExecStop=/usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
StandardOutput=null
Restart=on-failure

[Install]
WantedBy=multi-user.target

Script richiamato dal servizio per la connessione alla vpn:

# connessione vpn
vi /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
#!/bin/bash
# Attende che il demone VPN sia pronto
sleep 5
# Tenta la connessione (usa il nome esatto che vedi in connmanctl services)
connmanctl connect vpn_162_159_192_1

Inifine si rende il file eseguibile e si avvia il servizio

chmod +x /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh

# avvio servizio
systemctl daemon-reload
systemctl enable connman-vpn.service
systemctl start connman-vpn.service

E il gioco è fatto.

Da questo momento in poi, OSMC tunnellizza tutto il suo traffico verso Cloudflare.

Come detto, in questo modo ho “solo” la configurazione di un tunnel wireguard verso l'endpoint Cloudflare, non dispongo di altre funzionalità che warp-cli offre.

Tuttavia è un procedimento abbastanza trasparente che non prevede la convivenza con ulteriori servizi come nel caso di warp-cli e che può essere un'alternativa anonimizzante valida anche su una linux box normale.

#dns #doh #dot #warp #vpn #tunnel #cloudflare #wireguard #masque #osmc

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Bill Callahan continua a fare dischi e noi insistiamo a occuparcene. Come mai? Perché le qualità che esprime in termini narrativi e musicali lo rendono autore raro nel panorama contemporaneo. Alla soglia dei sessant’anni, nel nono album a suo nome, dopo quelli marchiati Smog, racconta – dichiara il titolo – i suoi giorni da 58enne in una dozzina di brani appena oltre l’ora di durata complessiva... https://artesuono.blogspot.com/2026/04/bill-callahan-my-days-of-58-2026.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/497p1j3P9Xzlb7vXay7tNl


 
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from norise 3 letture AI

E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre che sei rimasto di me più giovane consumato anzitempo una vita sul mare e le brevi soste col mal di terra

avevi la salsedine nel sangue

così presenti mi restano le rare passeggiate mattutine e mai che mi avessi preso per la strada in discesa a cavalcioni sulle spalle

di carezze non eri capace

e oggi che mi ritrovi uomo fatto sai: mi fa male quel distacco

Osservazione breve

Il testo è intimo e diretto; la voce sceglie immagini quotidiane che scontrano l'affetto mancato con la consapevolezza adulta.


Temi principali

  • Relazione padre-figlio: presenza fisica limitata; eredità emotiva.
  • Tempo e perdita: consumo precoce, nostalgia delle piccole abitudini.
  • Corpo e territorio: mare come vita; mal di terra come radicamento mancato.
  • Affetto non manifestato: incapacità di carezze e distanza che ferisce.

Punti di forza

  • Immagini concrete e toccanti: “salsedine nel sangue”, “mal di terra”.
  • Ritmo colloquiale che rende il parlato interiore credibile.
  • Finale sintetico e doloroso che lascia una ferita aperta: “mi fa male quel distacco”.

Piccole revisioni proposte (mantengo la voce, semplifico punteggiatura)

E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre, che sei rimasto di me più giovane
consumato anzitempo:
una vita sul mare e le brevi soste
col mal di terra.

Avevi la salsedine nel sangue.

Così presenti
mi restano le rare passeggiate mattutine,
e mai che mi avessi preso per la strada in discesa
a cavalcioni sulle spalle.

Di carezze non eri capace.

E oggi che mi ritrovi uomo fatto
sai: mi fa male quel distacco.


Variante alternativa più condensata ed evocativa

E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre rimasto più giovane di me,
consumato anzitempo dal mare.
Soste brevi, mal di terra;
salsedine nel sangue.

Le passeggiate mattutine—rare—restano,
mai la tua mano sulle mie spalle in discesa.
Di carezze non eri capace.

Oggi che ritorni su un uomo fatto,
mi fa male quel distacco.


Traduzione in inglese

AND TODAY WHEN YOU FIND ME A MAN

father, you who stayed younger than me
worn down before your time:
a life at sea and the brief stops
with seasickness on land.

You had salt in your blood.

So present, what remain are rare morning walks,
and never did you lift me astride your shoulders
down the downhill road.

You were not able to give caresses.

And today when you find me a man,
know this: that distance hurts me.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Capitò là uno scellerato chiamato Seba, figlio di Bicrì, un Beniaminita, il quale suonò il corno e disse: “Non abbiamo alcuna parte con Davide e non abbiamo un'eredità con il figlio di Iesse. Ognuno alle proprie tende, Israele!“. 2Tutti gli Israeliti si allontanarono da Davide per seguire Seba, figlio di Bicrì; ma gli uomini di Giuda rimasero uniti al loro re e lo accompagnarono dal Giordano fino a Gerusalemme. 3Davide entrò nella reggia a Gerusalemme. Il re prese le dieci concubine che aveva lasciato a custodia della reggia e le mise in una residenza sorvegliata; dava loro sostentamento, ma non si accostava a loro. Rimasero così recluse fino al giorno della loro morte, vivendo da vedove. 4Quindi il re disse ad Amasà: “Radunami tutti gli uomini di Giuda in tre giorni; poi férmati qui”. 5Amasà dunque partì per far venire gli uomini di Giuda; ma tardò più del tempo fissato. 6Allora Davide disse ad Abisài: “Seba, figlio di Bicrì, ci farà ora più male di Assalonne; prendi i servi del tuo signore e inseguilo, perché non trovi fortezze e sfugga ai nostri occhi”. 7Con lui uscirono gli uomini di Ioab, i Cretei, i Peletei e tutti i prodi; uscirono da Gerusalemme per inseguire Seba, figlio di Bicrì. 8Si trovavano presso la grande pietra che è a Gàbaon, quando Amasà venne loro incontro. Ioab indossava la veste militare, sopra la quale portava il cinturone con la spada pendente dai fianchi nel fodero; venendo fuori, essa gli cadde. 9Ioab disse ad Amasà: “Stai bene, fratello mio?” e con la destra prese Amasà per la barba per baciarlo. 10Amasà non fece attenzione alla spada che Ioab aveva nell'altra mano, e Ioab lo colpì al ventre e ne sparse le viscere a terra; non lo colpì una seconda volta perché era già morto. Poi Ioab e Abisài, suo fratello, inseguirono Seba, figlio di Bicrì. 11Uno dei giovani di Ioab era rimasto presso Amasà e diceva: “Chi ama Ioab e chi è per Davide segua Ioab!”. 12Intanto Amasà giaceva insanguinato in mezzo al sentiero e quell'uomo vide che tutto il popolo si fermava. Allora trascinò Amasà fuori dal sentiero, in un campo, e gli buttò addosso una veste, perché quanti gli arrivavano vicino lo vedevano e si fermavano. 13Quando fu rimosso dal sentiero, passarono tutti al seguito di Ioab per inseguire Seba, figlio di Bicrì. 14Costui passò per tutte le tribù d'Israele fino ad Abel-Bet-Maacà; tutti gli alleati si radunarono e lo seguirono. 15Vennero dunque, lo assediarono ad Abel-Bet-Maacà e innalzarono contro la città un terrapieno addossato al contrafforte; tutto il popolo che era con Ioab faceva di tutto per far cadere le mura. 16Allora una donna saggia gridò dalla città: “Ascoltate, ascoltate! Dite a Ioab di avvicinarsi, gli voglio parlare!”. 17Quando egli le si avvicinò, la donna gli chiese: “Sei tu Ioab?”. Egli rispose: “Sì”. Allora ella gli disse: “Ascolta la parola della tua schiava”. Egli rispose: “Ascolto”. 18Riprese: “Una volta si soleva dire: “Si consultino quelli di Abel”, e la cosa si risolveva. 19Io vivo tra uomini pacifici e fedeli d'Israele, e tu cerchi di far perire una città che è una madre in Israele. Perché vuoi distruggere l'eredità del Signore?“. 20Ioab rispose: “Non sia mai, non sia mai che io distrugga e devasti! 21La questione è diversa: un uomo delle montagne di Èfraim, chiamato Seba, figlio di Bicrì, ha alzato la mano contro il re Davide. Consegnatemi lui solo e io me ne andrò dalla città”. La donna disse a Ioab: “Ecco, la sua testa ti sarà gettata dalle mura”. 22Allora la donna si rivolse a tutto il popolo con saggezza; così quelli tagliarono la testa a Seba, figlio di Bicrì, e la gettarono a Ioab. Egli fece suonare il corno; tutti si dispersero lontano dalla città, ognuno alla propria tenda. Poi Ioab tornò a Gerusalemme presso il re.

23Ioab era a capo di tutto l'esercito d'Israele; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei; 24Adoràm sovrintendeva al lavoro coatto; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 25Seva era scriba; Sadoc ed Ebiatàr erano sacerdoti 26e anche Ira, lo Iairita, era sacerdote di Davide.

__________________________ Note

20,14 Abel-Bet-Maacà: era situata all’estremità settentrionale d’Israele, nel territorio di Dan.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-22. Approfittando del risentimento contro Giuda c'è chi fomenta la ribellione delle tribù del Nord. Poco fa esse esigevano «dieci parti... sul re» (19, 44) ed ora osannano Seba che grida: «Non abbiamo alcuna parte con Davide!» (v. 1). Sotto un certo aspetto questo scisma è più inquietante di quello di Assalonne, perché la contesa valica i confini familiari e mette in questione l'unità del popolo di Dio. È una fugace anticipazione della grande frattura che si verificherà sul finire del regno di Salomone (1Re 11-12). Ma la nuova rivolta non riesce ad attecchire e ben presto Seba si ritrova a fuggire nell'estremo Nord del paese con il sostegno di pochi parenti (v. 14; cfr. 1Sam 22,1). Accerchiato dalle truppe di Ioab, viene infine ucciso dagli abitanti della città in cui aveva trovato rifugio (vv. 15-20). La narrazione della nuova rivolta è inframmezzata da due episodi relativi a quella appena conclusasi: la segregazione delle dieci concubine di Davide violate da Assalonne (v. 3, cfr. 16,20-22) e l'assassinio di Amasa da parte di Ioab (vv. 4-13, cfr. 19,14).

1. «uomo iniquo»: lett. «uomo di Belial» (cfr. Dt 13,14; Gdc 19,22; 1Sam 2,12; 25,25; 1Re 21,13). Nel NT «Belial» è uno dei soprannomi di Satana (2Cor 6,15) ma in ebraico bᵉliyya‘al è un termine dispregiativo che significa lett. «senza utilità». Dunque, oltre che «iniquo» (moralmente) Seba è anche un «buono a nulla», un inetto, un incosciente, un poco di buono: non potrà che finir male. «Bicri»: forma derivata da Becher, secondo figlio di Beniamino (Gn 46,21; 1Cr 7,6). «Non abbiamo alcuna parte»: lo stesso grido di rivolta (completato da un quarto stico) verrà ripetuto in 1Re 12,16 in occasione dello scisma di Geroboamo, che darà origine ai due regni del Nord e del Sud. «figlio di Iesse»: titolo offensivo (cfr. 1Sam 21,27.30.31).

3. Le dieci concubine lasciate a custodire la reggia durante l'insurrezione (15,16) e violate da Assalonne (16,20-22) vengono relegate per sempre in una dimora controllata, non perché Davide le voglia punire ma a causa della contaminazione che hanno subito (cfr. Lv 18,8; Dt 23,1; 27,20; Am 2,7). Pur non lasciando mancare loro nulla, il re non avrà più rapporti con loro per non aggiungere scandalo a scandalo.

4-13. Avendo nominato Amasa capo dell'esercito al posto di Ioab (19,14), Davide lo incarica di radunare tutti i combattenti di Giuda per contrastare Seba. Non vedendolo arrivare entro il tempo fissato, il re affida la spedizione ad Abisai. Con lui sono le truppe scelte di Davide, tra cui le guardie del corpo (Cretei e Peletei, cfr. 1Sam 30,14) e i «prodi» (cfr. 23,8-39). Giunti presso Gabaon (cfr. 2, 12) incontrano Amasa che sta tornando a Gerusalemme. Ioab coglie l'occasione per riprendere in mano il comando dell'esercito. Si avvicina ad Amasa per salutarlo e, mentre lo bacia (cfr. Mt 26,48!), lo trafigge al basso ventre (cfr. 3,27). Tolto di mezzo Amasa (in tutti i sensi: vv. 12-13) l'inseguimento riprende sotto il comando di Ioab. È difficile dire quanto i «figli di Zeruia» (3,39; 16,10; 19,23) siano devoti al re o quanto stiano curando i propri interessi. Di fatto hanno sfidato ancora una volta (cfr. 18,12-14) gli ordini di Davide. Ma verrà il giorno in cui pagheranno tutto (1Re 2,32-34).

6. «e ci sfugga»: con Vg lett. «e liberi i nostri occhi» (LXX: «oscuri i nostri occhi»). La locuzione vuol esprimere il fastidio, lo scacco provocato dall'eventuale rifugiarsi di Seba in una città fortificata, il che obbligherebbe a un lungo assedio (come di fatto avverrà: v. 15).

7. «Abisai uscì per la spedizione»: aggiunta esplicativa di BC. TM, LXX e Vg hanno: «Uscirono dietro di lui».

8. TM, LXX e Vg forniscono due differenti versioni dell'omicidio. TM dice che Ioab «estrasse ed essa cadde»: finge cioè che la spada cada mentre corre incontro ad Amasa e la raccoglie da terra con noncuranza per averla in mano senza destare sospetti. Similmente, per i LXX «la spada uscì e cadde» in seguito a qualche opportuna mossa. Per Vg, invece, la spada è fabbricata in modo tale che «con un lieve movimento» possa lestamente essere estratta e brandita. In tal caso Ioab l'avrebbe sfoderata nello stesso istante in cui bacia Amasa, sorprendendolo del tutto.

9. «prese Amasa per la barba per baciarlo»: in segno di deferenza e affetto (Ioab e Amasa sono cugini), il che rende ancor più odioso il tradimento (cfr. Prv 26,24-28; 27,6).

10. «era già morto»: apparente contraddizione col v. 12. Il testo vuol solo dire che Amasa è stato colpito a morte, senza prendere in considerazione il prolungarsi dell'agonia.

11. Uno degli scudieri di Ioab invita i soldati a non fermarsi (cfr. Es 32,26): se non amano Ioab (e c'è da credere che fossero molti a provare questo sentimento...) lo seguano almeno per Davide!

14-22. L'assedio di Abel-Bet-Maaca, la città dell'estremo nord (all'altezza di Dan e Tiro: 1Re 15,20; 2Re 15,29) in cui Seba s'è rifugiato con pochi seguaci, si conclude rapidamente grazie all'intervento di una «donna saggia» che prima chiede la ragione del pesante attacco sferrato da Ioab contro una città antica e veneranda come quella, poi esorta giudiziosamente i concittadini a consegnare la testa di Seba in cambio della pace. Vi sono alcune analogie col c. 14: in entrambe c'è una «donna saggia» che si preoccupa affinché non sia intaccata «l'eredità del Signore» (v. 19; 14,16) ma stavolta è la donna che parla e Ioab che ascolta (cfr. 14,2-3).

18-19a. «per sapere se... stabilite dai fedeli d'Israele»: il TM è molto rovinato. BC si basa parzialmente sui LXX. La donna vuol far desistere Ioab dalla distruzione della città che è rinomata in Israele per aver conservato intatte le antiche tradizioni civili e religiose del popolo.

20-22. Seba era entrato in città senza rivelare la propria condizione di ribelle. Conosciuti i termini della questione, i cittadini di Abel-Bet-Maaca non indugiano a liberarsene.

23-26. Le cariche amministrative sono rimaste pressoché immutate rispetto agli inizi del regno di Davide (cfr. 8,16-18). I figli di Davide sono stati sostituiti nell'ufficio di «ministri» (lett. «sacerdoti», cfr. 8,18) da Ira lo Iairita, e Adoniram (cfr. 1Re 4,6; 12,18) è stato preposto ai «lavori forzati» cui sono obbligati anche i sudditi non schiavi (cfr. 1Re 5,27-32; 12,4.10), specialmente nel settore dell'edilizia pubblica (cfr. 5,9).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Deforestazione e traffico illegale di legname. Una grave crisi ambientale. Il caso del Camerun

La deforestazione e il traffico illegale di legname in Camerun stanno spingendo il Bacino del Congo verso una grave crisi ambientale. Nonostante i tentativi governativi, il paese non ha protetto efficacemente i suoi quasi 22 milioni di ettari di foreste, che occupano il 45% del territorio nazionale. La crescente domanda globale di specie tropicali rare ha intensificato il disboscamento industriale fin dagli anni '90, con esportazioni dirette principalmente verso Cina, Vietnam, Belgio, Italia, Francia, Stati Uniti e Spagna.

Sebbene le esportazioni europee siano crollate dopo il 2018 a causa delle normative sulla legalità del legname, la domanda asiatica è cresciuta costantemente, con la Cina che nel 2019 ha importato legname per 1 miliardo di dollari dall'Africa Centrale.

Il traffico illegale rimane un problema strutturale: le aziende operano in aree proibite, falsificano documenti e utilizzano canali ufficiali per esportare legname illegale. La porosità dei confini camerunensi facilita ulteriormente il contrabbando verso paesi vicini come Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad, da dove il legname viene riesportato con documenti falsificati. Di conseguenza, lo Stato camerunense subisce perdite annuali di miliardi di franchi CFA in diritti di sfruttamento, tasse non pagate e mancati guadagni dalla lavorazione locale.

Per saperne di più: https://it.globalvoices.org/2026/04/reti-criminali-alimentano-la-deforestazione-e-le-esportazioni-illegali-di-legname-in-camerun/

#deforestazione #africa #camerun #trafficoillegaledilegname #Africasubsahariana #Cina

 
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from lucazanini

[tempistica]

anche il garage] è inutilizzabile o berlina firma] [addio oriente in] ora questo momento non è possibile utilizzare la carta di -identità scade] ogni volta alla prima infanzia alla] seconda edizione lo posano fanno] straordinari poderali a] malta pietruzze assorbi rumore i [muri tengono per le inclinazioni sono portati con le mescolanze danno] abiti leggeri l'età nel quadrante in [colonne tono] su tono] galleggiati danneggianti

 
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