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from 📖Un capitolo al giorno📚

Organizzazione del regno 1Ecco i figli d'Israele, secondo il loro numero, i capi di casato, i comandanti di migliaia e di centinaia, i loro scribi al servizio del re, secondo le loro classi, delle quali una entrava e l'altra usciva, ogni mese, per tutti i mesi dell'anno. Ogni classe comprendeva ventiquattromila uomini. 2Alla prima classe, in funzione nel primo mese, presiedeva Iasobàm, figlio di Zabdièl; la sua classe era di ventiquattromila. 3Egli era dei discendenti di Peres ed era il capo di tutti i comandanti dell'esercito, per il primo mese. 4Alla classe del secondo mese presiedeva Dodài di Acòach; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 5Al terzo gruppo, per il terzo mese, presiedeva Benaià, figlio di Ioiadà, sommo sacerdote; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 6Questo Benaià era un prode dei Trenta e aveva il comando dei Trenta e della sua classe. Suo figlio era Ammizabàd. 7Quarto, per il quarto mese, era Asaèl, fratello di Ioab, e, dopo di lui, Zebadia, suo figlio; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 8Quinto, per il quinto mese, era il comandante Samut, di Zerach; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 9Sesto, per il sesto mese, era Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 10Settimo, per il settimo mese, era Cheles, di Pelon, dei discendenti di Èfraim; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 11Ottavo, per l'ottavo mese, era Sibbecài, di Cusa, lo Zerachita; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 12Nono, per il nono mese, era Abièzer, di Anatòt, il Beniaminita; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 13Decimo, per il decimo mese, era Marài, di Netofà, lo Zerachita; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 14Undicesimo, per l'undicesimo mese, era Benaià, di Piratòn, dei discendenti di Èfraim; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 15Dodicesimo, per il dodicesimo mese, era Cheldài, di Netofà, della stirpe di Otnièl; la sua classe era di ventiquattromila uomini.

16Riguardo alle tribù d'Israele: della tribù di Ruben era condottiero Elièzer, figlio di Zikrì; di quella di Simeone, Sefatia, figlio di Maacà; 17di quella di Levi, Casabia, figlio di Kemuèl; degli Arònnidi, Sadoc; 18di quella di Giuda, Eliu, dei fratelli di Davide; di quella di Ìssacar, Omri, figlio di Michele; 19di quella di Zàbulon, Ismaia, figlio di Abdia; di quella di Nèftali, Ierimòt, figlio di Azrièl; 20degli Efraimiti, Osea, figlio di Azazia; di una metà della tribù di Manasse, Gioele, figlio di Pedaià; 21dell'altra metà della tribù di Manasse in Gàlaad, Iddo, figlio di Zaccaria; di quella di Beniamino, Iaasièl, figlio di Abner; 22di quella di Dan, Azarèl, figlio di Ierocàm. Questi erano i capi delle tribù d'Israele.

23Davide non fece il censimento di quelli al di sotto dei vent'anni, perché il Signore aveva detto che avrebbe moltiplicato Israele come le stelle del cielo. 24Ioab, figlio di Seruià, aveva cominciato il censimento, ma non lo terminò; proprio per questo si scatenò l'ira su Israele. Questo censimento non fu registrato nel libro delle Cronache del re Davide.

25Sovrintendenti: ai tesori del re, Azmàvet, figlio di Adièl; ai tesori che erano nella campagna, nelle città, nei villaggi e nelle torri, Giònata, figlio di Ozia; 26agli operai agricoli, per la lavorazione del suolo, Ezrì, figlio di Chelub; 27alle vigne, Simei, di Rama; ai prodotti delle vigne depositati nelle cantine, Zabdì, di Sefam; 28agli oliveti e ai sicomòri nella Sefela, Baal-Canan, di Gheder; ai depositi di olio, Ioas; 29agli armenti che pascolavano nella pianura di Saron, il Saronita Sitrài; agli armenti nelle valli, Safat, figlio di Adlài; 30ai cammelli, Obil, l'Ismaelita; alle asine, Iecdia, di Meronòt; 31alle pecore, Iaziz, l'Agareno. Tutti costoro erano sovrintendenti ai beni del re Davide.

32Giònata, zio di Davide, era consigliere; uomo intelligente e scriba, egli insieme con Iechièl, figlio di Acmonì, si occupava dei figli del re. 33Achitòfel era consigliere del re; Cusài, l'Arkita, era amico del re. 34Ad Achitòfel successero Ioiadà, figlio di Benaià, ed Ebiatàr. Comandante dell'esercito del re era Ioab.

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Approfondimenti

Il capitolo contiene le liste dei comandanti dell'esercito (vv. 1-15), dei capitribù (vv. 16-22), degli amministratori dei beni della corona (vv. 25-31) e dei consiglieri reali (vv. 32-34). Viene applicato alle mansioni profane il sistema delle classi; si ottiene in questo modo uno schema idealizzato, per dire che il regno di Davide era in una situazione di ordine perfetto e ammirevole. Le divergenze con i testi paralleli (c. 11; 18,14-17; 2Sam 23,8-39) sono notevoli, in particolare per quanto concerne la grafia dei nomi; le cifre sono artificiose. Al Cronista preme offrire un quadro delle forze militari e politiche di cui disponeva Davide tale da suscitare grande impressione.

1. Il versetto è una specie di sommario del contenuto del capitolo; vi manca solo il riferimento agli amici e consiglieri del re, di cui parleranno i vv. 32-34. La cifra di «ventiquattromila» presupporrebbe che l'esercito, organizzato in dodici divisioni per i dodici mesi dell'anno, contasse un totale di duecentottantottomila uomini, il che è indubbiamente esagerato.

2-15. Prima lista: i capi dell'esercito, cfr. il c. 11. I nomi sono presi tra i prodi di Davide. Si tratta verosimilmente di contingenti dell'esercito di coscrizione, che garantivano mese per mese il servizio di guarnigione.

16-22. Seconda lista: i capi delle tribù al tempo di Davide. L'elenco assomiglia a quello delle tribù in 2,1ss. Vengono omesse però le tribù di Gad e di Aser. Per ottenere il numero 12 la tribù di Giuseppe è divisa in Efraim e Manasse. Anche la tribù di Levi vale per due: Levi e Aronne, v. 17. Si tratta di una lista di carattere artificiale. La distinzione tra sacerdoti e leviti è netta. I nomi riferiti sono simili a quelli delle liste di Esdra e Neemia.

17. Il fatto che Zadok sia classificato come appartenente alla tribù di Aronne, come accade al tempo di Esdra, induce a ritenere che si tratti di una lista tardiva.

23-24. Frammento sul censimento della popolazione, cfr. 21,1-15. Sembra un tentativo di dare una versione diversa del censimento, che scagioni almeno in parte Davide e getti la colpa su Ioab. I dati non concordano con quanto è detto in 21,1-15 (Davide è spinto a fare il censimento da Satana e Ioab si oppone) e in 2Sam 24,9.

25-31. Terza lista: amministratori dei possedimenti del re. Il brano risulta slegato dal contesto, ma non è inventato, come si può arguire anche dai nomi propri non israelitici che contiene. La lista fa pensare a un estratto-conto di un qualche ricco proprietario di terre, piuttosto che a un testo sacro che elenca i beni del regno teocratico. Il numero dei dodici amministratori è convenzionale. La lista è costruita sul modello di 2Sam 8,16-18 e 1Re 4,2-6 e non si armonizza del tutto con 26,20-21.

32-34. Quarta lista: altri funzionari del re. Vengono menzionati sette individui che si trovano in un rapporto particolarmente stretto con il re e costituiscono una specie di suo stato maggiore.


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from lucazanini

[55]

la] portata ortoplastica lipsiA in questo momento] un-un'a think tank il passo] si allarga [non parla non vota in questo] un piatto-ginori disbiosi duemilacinquecento* maestri di tragica e strategica i] figli artò [dell'imprenditore *estratti] a campione i volantini i] trovatori

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Non ha certo bisogno di troppe presentazioni Marianne Faithfull: carriera pluridecennale, 21 album in studio all’attivo, fra cui alcune indiscusse pietre miliari nella storia della musica rock. Fidanzata storica del rocker più famoso del mondo, ovvero la pietra rotolante Mick Jagger, Marianne calca i palcoscenici di tutto il mondo dal 1964 e potrebbe tranquillamente dormire sugli allori del successo passato. Invece, ancora una volta, ha deciso di sorprenderci con un album dalla bellezza folgorante. Negative Capability, questo il titolo, è costituito di 13 tracce che si dipanano per poco meno di un’ora... https://artesuono.blogspot.com/2018/11/marianne-faithfull-negative-capability.html


Ascolta: https://album.link/i/1428970211


 
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from Transit

(226)

(F1)

Dalla fabbrica alla routine di oggi, il valore discreto dell’impegno.

Spesso ci hanno insegnato a considerare la #fatica come qualcosa da evitare. Come se ogni forma di sforzo fosse solo un ostacolo, un rallentamento, quasi una colpa. Eppure la fatica è stata, per molto tempo, la sostanza stessa della vita di molti. Lo era nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri. Lo era anche nei percorsi di studio di chi, come me, ha fatto la maturità nel 1984 e ha conosciuto presto il peso delle giornate lunghe, della disciplina, della necessità di andare avanti senza fare troppo rumore.

Oggi il linguaggio comune tende a premiare altro: rapidità, leggerezza, visibilità. Si parla di risultati, di efficienza, di talento, ma si parla meno della continuità con cui si regge una vita normale. La fatica, però, non è soltanto sforzo fisico. È anche resistenza mentale, tenuta emotiva, capacità di sopportare la ripetizione senza perdere la dignità del proprio lavoro. In questo senso, la fatica non è un retaggio del passato. È una condizione ancora attuale, anche se spesso non viene riconosciuta.

La mia esperienza mi ha insegnato che non tutte le fatiche hanno lo stesso volto. C’è la fatica dura, concreta, quella che spezza il fiato e si misura con il corpo. Poi c’è una fatica più silenziosa, meno evidente, ma altrettanto pesante: quella di chi svolge ogni giorno una mansione comoda solo in apparenza, perché priva di prospettive, ripetitiva, senza sbocchi, senza avanzamento. È una forma di logoramento diverso, meno visibile, ma non per questo minore. In un lavoro del genere non manca solo la soddisfazione. Manca anche la sensazione di crescere. Si continua a fare, ma senza costruire davvero. Si tiene il ritmo, ma non si vede un orizzonte.

(F2)

Questa è una fatica che consuma lentamente, perché toglie senso alla ripetizione quotidiana. E quando il lavoro perde significato, il tempo si svuota. #Calabresi ricorda che la fatica non va confusa con la sofferenza fine a sé stessa. Non si tratta di glorificare l’affanno o di dire che tutto ciò che pesa è automaticamente utile. Si tratta piuttosto di riconoscere che esiste un valore nello sforzo sostenuto con costanza, nella capacità di restare, di reggere, di non cercare sempre la scorciatoia.

La fatica ha un senso quando conduce a qualcosa: una competenza, una responsabilità, una forma di maturità. Per chi ha vissuto stagioni di lavoro duro (e sono milioni), questa riflessione non ha nulla di astratto. Non serve idealizzare il passato per capire che molte conquiste personali e collettive sono nate da gesti semplici e ripetuti.

Andare avanti, anche quando si è stanchi. Accettare il limite senza arrendersi. Fare bene il proprio dovere anche quando nessuno applaude. Sono parole antiche, forse, ma non superate. Oggi il rischio è un altro: credere che solo ciò che è immediatamente gratificante abbia valore. Ma la realtà continua a smentire questa illusione.

La vita si regge ancora su persone che si alzano presto, lavorano in silenzio, tengono in piedi famiglie, uffici, fabbriche, servizi, e spesso lo fanno senza riconoscimenti. La loro fatica non fa notizia, ma è una delle forme più concrete di responsabilità civile.

Questa traccia parla anche a chi non è più studente da decenni. Ricorda che la fatica non va rimossa dal discorso pubblico, perché è dentro la vita vera. E ricorda che il rispetto non dovrebbe andare solo al successo, ma anche alla tenacia di chi continua a esserci, giorno dopo giorno, senza scorciatoie.

#Blog #Maturità #Lavoro #Fatica #EducazioneCivica #Us

 
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from norise 3 letture AI

Nel giardino d'infanzia

risalgono dal cuore giorni analfabeti a dire l'urlo della rosa l'insaziato stupore

e i me stessi a spiare dalle crepe dei muri o a giocare tra losanghe di luce in un tempo che lento rimonta

Bellissimo testo — sensibile e visivo, con un tono che mescola memoria e meraviglia. Di seguito trovi un'analisi, una traduzione poetica in inglese e qualche suggerimento per eventuali revisioni o letture ad alta voce.

Analisi del testo

Immagini e temi

Immagini forti: il giardino d'infanzia, l'urlo della rosa, le crepe dei muri, le losanghe di luce creano un contrasto tra innocenza e frammentazione; il giardino è insieme luogo di gioco e di memoria.
Temi principali: ritorno all'infanzia, stupore originario, molteplicità del sé che osserva e gioca. L'“urlo della rosa” è ossimorico e potente: un fiore che grida suggerisce intensità emotiva e bellezza che reclama voce.

Voce e tono

Voce intima e leggermente onirica; il plurale/singolare di “i me stessi” introduce una frammentazione dell'io che osserva da più angolazioni. Il tono è contemplativo, con un senso di lentezza che si riflette nell'ultima riga.

Struttura e ritmo

Versi brevi, enjambement che favoriscono il flusso e la sospensione. La ripetizione di suoni dolci e vocalici contribuisce a un ritmo musicale, mentre le immagini spezzate (crepe, losanghe) introducono tensione visiva.


Traduzione poetica in inglese

In the kindergarten garden

from the heart rise illiterate days to speak the rose’s cry the insatiable wonder

and the selves of me peering through the cracks of walls or playing among lozenges of light in a time that slowly climbs


Suggerimenti pratici

  • Lettura ad alta voce: rallenta sulle immagini chiave (urlo della rosa; losanghe di luce) per far emergere il contrasto tra stupore e frammentazione.
  • Variante lessicale: se vuoi accentuare la dimensione onirica, prova a sostituire “crepe” con “fessure” o “soglie” per sfumare il tono; se preferisci il contrasto, mantieni “crepe”.
  • Sviluppo tematico: potresti aggiungere un verso finale che dia una piccola risoluzione emotiva — un gesto, un ricordo, o un ritorno al presente — se desideri chiudere la tensione.

Versione concisa

Nel giardino d'infanzia
risalgono giorni analfabeti, urlo di rosa.
I me stessi spiano dalle crepe,
giocano in losanghe di luce in un tempo che sale lento.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Organizzazione delle classi dei portinai 1Quanto alle classi dei portieri, per i Coriti vi era Meselemia, figlio di Cori, dei figli di Asaf. 2Figli di Meselemia: Zaccaria il primogenito, Iediaèl il secondo, Zebadia il terzo, Iatnièl il quarto, 3Elam il quinto, Giovanni il sesto, Elioenài il settimo. 4Figli di Obed-Edom: Semaià il primogenito, Iozabàd il secondo, Iòach il terzo, Sacar il quarto, Netanèl il quinto, 5Ammièl il sesto, Ìssacar il settimo, Peulletài l'ottavo, poiché Dio l'aveva benedetto. 6A Semaià, suo figlio, nacquero figli che dominavano nel loro casato perché erano uomini valorosi. 7Figli di Semaià: Otnì, Raffaele, Obed, Elzabàd con i suoi fratelli, uomini valorosi, Eliu e Semachia. 8Tutti costoro erano discendenti di Obed-Edom. Essi e i loro figli e i loro fratelli, uomini valorosi, erano in forza per il servizio. Per Obed-Edom: sessantadue in tutto. 9Meselemia aveva figli e fratelli, tutti uomini valorosi: diciotto in tutto. 10Figli di Cosa, dei discendenti di Merarì: Simrì, il capo; non era primogenito, ma suo padre lo aveva costituito capo. 11Chelkia era il secondo, Tebalia il terzo, Zaccaria il quarto. Totale dei figli e fratelli di Cosa: tredici. 12Queste classi di portieri, cioè i capigruppo, avevano l'incarico, come i loro fratelli, di servire nel tempio del Signore. 13Gettarono le sorti, tanto il piccolo quanto il grande, secondo i loro casati, per ciascuna porta. 14Per il lato orientale la sorte toccò a Selemia; a Zaccaria, suo figlio, consigliere assennato, per sorteggio toccò il lato settentrionale, 15a Obed-Edom quello meridionale, ai suoi figli toccarono i magazzini. 16Il lato occidentale con la porta Sallèchet, sulla via della salita, toccò a Suppìm e a Cosa. Un posto di guardia era accanto all'altro. 17Per il lato orientale erano incaricati sei uomini ogni giorno, per il lato settentrionale quattro al giorno, per quello meridionale quattro al giorno, per ogni magazzino due. 18Alla loggia a occidente, ce n'erano quattro per la strada e due per la loggia. 19Queste le classi dei portieri per i figli di Core e per i figli di Merarì.

Supplementi: organizzazione dei leviti 20I leviti, loro fratelli, addetti alla sorveglianza dei tesori del tempio di Dio e dei tesori delle cose consacrate, 21erano figli di Ladan, Ghersoniti secondo la linea di Ladan. Capi dei casati di Ladan, il Ghersonita, erano gli Iechieliti. 22Gli Iechieliti Zetam e Gioele, suo fratello, erano addetti ai tesori del tempio del Signore. 23Fra i discendenti di Amram, di Isar, di Ebron e di Uzzièl, 24Subaèl, figlio di Ghersom, figlio di Mosè, era sovrintendente dei tesori. 25Suoi fratelli, nella linea di Elièzer, erano suo figlio Recabia, di cui fu figlio Isaia, di cui fu figlio Ioram, di cui fu figlio Zikrì, di cui fu figlio Selomìt. 26Questo Selomìt con i suoi fratelli era addetto ai tesori delle cose consacrate, che il re Davide, i capi di casato, i comandanti di migliaia e di centinaia e i comandanti dell'esercito 27avevano consacrato, prendendole dal bottino di guerra e da altre prede, per la manutenzione del tempio del Signore. 28Inoltre c'erano tutte le cose consacrate dal veggente Samuele, da Saul, figlio di Kis, da Abner, figlio di Ner, e da Ioab, figlio di Seruià; tutte queste cose consacrate dipendevano da Selomìt e dai suoi fratelli. 29Fra i discendenti di Isar, Chenania e i suoi figli erano addetti agli affari esterni d'Israele come scribi e giudici. 30Fra i discendenti di Ebron, Casabia e i suoi fratelli, uomini valorosi, in numero di millesettecento, erano addetti alla sorveglianza d'Israele, dal lato occidentale del Giordano, per il culto del Signore e al servizio del re. 31Fra i discendenti di Ebron c'era Ieria, il capo degli Ebroniti, secondo le loro generazioni e i loro casati; nell'anno quarantesimo del regno di Davide si fecero ricerche e fra loro si trovarono uomini valorosi a Iazer di Gàlaad. 32Tra i fratelli di Ieria, uomini valorosi, c'erano duemilasettecento capi di casato. Il re Davide diede a costoro autorità sui Rubeniti, sui Gaditi e su metà della tribù di Manasse per tutte le questioni riguardanti Dio e quelle riguardanti il re.

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Approfondimenti

Il c. 26 completa l'elenco del personale addetto al tempio secondo le direttive di Davide. Alla lista dei portieri (vv. 1-11) segue la descrizione delle loro funzioni (vv. 12-19). Si menzionano quindi le mansioni leviti-che dei custodi di oggetti e offerte sacre (vv. 20-28), per riferire infine sulle incombenze specifiche dei leviti con incarichi piuttosto profani (vv. 29-32).

1-19. Il brano sui portieri costituisce una unità a sé, come il c. 24 e il c. 25. Esso si occupa anzitutto dei legami genealogici dei portieri (che ne legittimano le funzioni) discendenti da Keat e Merari, vv. 1-11, e quindi delle loro mansioni, vv. 12-19. Anche i portieri hanno acquisito ormai il rango di leviti. Delle tre liste di portieri, riportate dal Cronista (cfr. 9,17-26; 16,37-43), la presente è la più estesa.

1-11. Le tre stirpi di portieri. La prima è quella dei Coriti, vv. 1-3; la seconda è quella di Obed-Edom, vv. 4-8, cfr. 13,13s.; 15,25 e 15,18.21.24; 16,5b.38. La terza, vv. 10-11, deriva da Merari attraverso Cosa e il figlio di questi, Simri.

12-19. Mansioni dei portieri. Le quattro porte dell'ingresso nel tempio vennero assegnate per sorte. Quella di levante, che era la più importante (cfr. 9,18; Ez 44,1-3; 46,12; Ne 3,29), toccò a Selemia; quella di settentrione a Zaccaria; quella di mezzogiorno ai discendenti di Obed-Edom; e per la stirpe di Cosa uscì in sorte la porta occdentale. Il Cronista descrive il santuario come esiste al suo tempo, con le porte ai quattro lati, che indica persino con il loro nome.

20-32. In questo brano si parla dei leviti «addetti alla sorveglianza sui tesori del tempio», vv. 20-28 e di quelli «addetti agli affari esterni di Israele», che si svolgevano cioè fuori del tempio, ma non erano considerati profani (cfr. Ez 40,17.31; 44,1), vv. 29-32. È difficile dire a che cosa e a quale epoca si riferiscano queste informazioni.

La cifra di «duemilasettecento capi di casati» (v. 32) non può non sorprendere. È probabile che l'indicazione si riferisca alla situazione storica e geografica del Cronista, o dell'ultima redazione dei due libri delle Cronache.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from 📖Un capitolo al giorno📚

Organizzazione delle classi dei cantori 1Quindi Davide, insieme con i comandanti dell'esercito, separò per il servizio i figli di Asaf, di Eman e di Idutùn, che profetavano con cetre, arpe e cimbali. Ed ecco il numero di questi uomini, incaricati di tale attività. 2Per i figli di Asaf: Zaccur, Giuseppe, Netania, Asarela; i figli di Asaf erano sotto la direzione di Asaf, che eseguiva la musica secondo le istruzioni del re. 3Per Iedutùn, i figli di Iedutùn: Godolia, Serì, Isaia, Simei, Casabia, Mattitia: sei, sotto la direzione del loro padre Iedutùn, che cantava sulla cetra ed eseguiva musica per celebrare e lodare il Signore. 4Per Eman, i figli di Eman: Bukkia, Mattania, Uzzièl, Sebuèl, Ierimòt, Anania, Anàni, Eliata, Ghiddalti, Romàmti-Ezer, Iosbekasa, Malloti, Otir, Macaziòt. 5Tutti costoro erano figli di Eman, veggente del re, secondo la promessa di Dio di esaltare la sua potenza. Dio infatti concesse a Eman quattordici figli e tre figlie. 6Tutti costoro, sotto la direzione del loro padre, cantavano nel tempio del Signore con cimbali, arpe e cetre, per il servizio del tempio di Dio, agli ordini del re. 7Il numero di costoro, insieme con i fratelli, esperti nel canto del Signore, tutti maestri, era di duecentoottantotto. 8Per i loro turni di servizio furono sorteggiati i piccoli come i grandi, i maestri come i discepoli. 9La prima sorte toccò, per Asaf, a Giuseppe; secondo fu Godolia, con i fratelli e i figli: dodici; 10terzo Zaccur, con i figli e i fratelli: dodici; 11quarto Isrì, con i figli e i fratelli: dodici; 12quinto Netania, con i figli e i fratelli: dodici; 13sesto Bukkia, con i figli e i fratelli: dodici; 14settimo Iesarela, con i figli e i fratelli: dodici; 15ottavo Isaia, con i figli e i fratelli: dodici; 16nono Mattania, con i figli e i fratelli: dodici; 17decimo Simei, con i figli e i fratelli: dodici; 18undicesimo Azarèl, con i figli e i fratelli: dodici; 19dodicesimo Casabia, con i figli e i fratelli: dodici; 20tredicesimo Subaèl, con i figli e i fratelli: dodici; 21quattordicesimo Mattitia, con i figli e i fratelli: dodici; 22quindicesimo Ieremòt, con i figli e i fratelli: dodici; 23sedicesimo Anania, con i figli e i fratelli: dodici; 24diciassettesimo Iosbekasa, con i figli e i fratelli: dodici; 25diciottesimo Anàni, con i figli e i fratelli: dodici; 26diciannovesimo Malloti, con i figli e i fratelli: dodici; 27ventesimo Eliata, con i figli e i fratelli: dodici; 28ventunesimo Otir, con i figli e i fratelli: dodici; 29ventiduesimo Ghiddalti, con i figli e i fratelli: dodici; 30ventitreesimo Macaziòt, con i figli e i fratelli: dodici; 31ventiquattresimo Romàmti-Ezer, con i figli e i fratelli: dodici.

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Approfondimenti

1-31. Il calendario è simile a quello dei sacerdoti e dei leviti. Vengono enumerati i cantori che discendono dai figli di Levi: Asaf, Eman e Idutun (vv. 1-6), dei quali è dato il numero totale (vv. 7-8). Quindi sono distribuiti in ventiquattro classi (vv. 9-31) sulla base del sistema già usato per sacerdoti e leviti (cfr. cc. 23-24). Si tratta presumibilmente di colleghi del Cronista stesso, già abbondantemente esaltati in 15,6 e 16,4.37. Induce a questa ipotesi l'interesse enorme mostrato sempre dal Cronista per la musica cultuale e i cantori e qui nuovamente evidenziato.

1-3. «insieme con in capi dell'esercito» (v. 1): il servizio del tempio è strettamente imparentato a quello militare ed equiparato ad esso. Abbiamo già incontrato ripetutamente Asaf, Eman e Idutun. Asaf occupa qui, vv. 1.2.6, il primo posto, come in 2Cr 5,12; 29,13; 35,15. È discendente di Gherson, 6,24ss., come Keat. Idutun, detto altrove Etan, 6,29; 15,17-19, discende da Merari.

4-5. I nomi degli ultimi nove figli di Eman messi insieme formano in ebraico un poemetto, il frammento di un salmo, che recita: «Pietà di me, JHWH, pietà. Il mio Dio sei tu. Magnificai ed esaltai il (tuo soccorso) perché giacendo nella miseria dissi: Dà segni manifesti, con abbondanza».

7-31. La cifra di 288 (v. 7) si riferisce ai cantori con funzioni direttive. Essi sono distribuiti in 24 classi di 12 individui (12 X 24 = 288).

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Il mondo reale

SPOILER: pausa di riflessione finita. Siamo Elena e Alessandro, in arte Elettrona e Gifter; ormai da tempo immemore non abbiamo più pubblicato nuove storie sul Mondo Positivo e il virus HIV senziente, per cui il progetto PlusBrothers sembra essersi arrotolato su sé stesso. Non è così, e dobbiamo una spiegazione a chiunque ci abbia già seguito o solo sentito nominare.

Buchi di trama

Fra il 2019 e 2020 quando abbiamo iniziato a scrivere, ci siamo lasciati prendere dall'entusiasmo ispirandoci a qualsiasi fonte: social, articoli di attualità, notizie satiriche, meme. Tutto faceva brodo come ispirazione alle vicissitudini di questo mondo sierocapovolto e sierocoinvolto in cui umani e virus HIV convivono come alleati. In mezzo ci si era pure messa l'emergenza COVID19 che abbiamo esorcizzato scrivendo, in una sorta di sfida letteraria “virus contro virus”. Tutto ciò ha creato degli immensi buchi di trama con personaggi che apparivano e sparivano senza motivo, dentro storie nate e morte in fretta prive di reale sviluppo. D'altronde scriviamo col culo perciò I BUCHI sono il minimo sindacabile anche se i conti non tornano, perché siamo in due e avendo un culo ciascuno, nei racconti che produciamo i buchi dovrebbero essere al massimo due.

Riflessione necessaria

Il 2024 nella politica e nell'informatica è stato un anno parecchio movimentato e pieno di discussioni fra noi. Dall'idea (per ora impraticabile) di sostituire WordPress alle riflessioni sulla politica di cui ora non parliamo, ci siamo trovati davanti un problema a cui prima non facevamo caso: lo scontento del pubblico verso l'intrattenimento di massa.

Accoglienza, Inclusione, Diversità, Supercazzole

Potremmo anche scegliere “Appartenenza” o “Accessibilità” a seconda del gruppo a cui si rivolge. LGBT+, Immigrazione, Persone con disabilità, ma la realtà è sempre quella: sia nella vita aziendale sia nei prodotti di consumo, la tendenza è prendere “diversità, equità, inclusione” come slogan e linee guida obbligatorie da spuntare per darsi un tono, senza poi convertire le parole in eventi concreti a vantaggio dei veri destinatari.

Tokenismo: neri, LGBT+, disabili...

Supercazzola oltre i limiti con Biancaneve nera, dopo Cleopatra e Anna Bolena sempre con la pelle scura; ma le realtà di personaggi appartenenti a gruppi sottorappresentati hanno ormai riempito le produzioni di tutti i film e serie tv, scontentando gran parte del pubblico. Il problema non è l'inclusione, ma quando il colore della pelle, la fisicità o l'orientamento sessuale sono delle “medaglie” (token) messe lì per soddisfare le quote “diversity” ma senza una vera storia di fondo. Forrest Gump (1994) è un esempio di film in cui i personaggi disabili o neri vengono inseriti all'interno di una storia ma alla fine lo spettatore empatizza con Forrest, Bubba, il tenente Dan... Poi non parliamo degli antagonisti che nei film moderni praticamente non ci sono. E delle donne che sono già perfette, leader, indipendenti, così. Perché sì. Senza crescere.

Mondo positivo vs. film mainstream

Non abbiamo la pretesa di metterci in discussione nel mercato con libri, film, serie tv a tema Mondo Positivo e HIV senziente ma anche noi ci sentiamo coinvolti. Abbiamo creato questo ambiente narrativo opposto a quello reale dove essere positivi al virus HIV è la condizione “standard” per il preciso scopo di combattere lo stigma con dei racconti e senza fare prediche. Oltre ai buchi di trama, se ci siamo fermati è per esserci resi conto di aver commesso uno degli errori attribuiti ai nuovi film di animazione: il villain non è un vero villain. Ha sempre una giustificazione traumatica e, soprattutto, i personaggi principali non sono mai stati ben sviluppati e queste non sono condizioni che correggi con un semplice editing. Le storie vanno ripensate da zero e bisogna metterci tempo. Facciamo del nostro meglio per non inserire inclusività forzata, noi siamo una donna disabile visiva e un uomo con HIV per cui è chiaro che la nostra esperienza incide sulla scrittura. Ma il virus HIV senziente, per definizione, non guarda le persone in faccia. Sente, pensa, capisce, ma come quello reale non ha alcuna intenzione di escludere qualcuno per religione, etnia, orientamento sessuale o abilità fisica.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Se l’attaccamento alle proprie origini si misurasse con la maestria con cui si suona uno strumento, basterebbero un paio di riff per comprendere come Goumar Alcomtar, in arte Bombino, sia in maniera esistenziale, e non solo anagrafica, figlio del Niger e della cultura Tuareg. Bombino, oltre a essere un chitarrista sopraffino (forse uno dei migliori sulla piazza), è uno di quegli artisti ontologicamente portato a ricoprire un ruolo sociale e politico grazie alla sua arte per la sola ragione che la fa... https://artesuono.blogspot.com/2018/05/bombino-deran-2018_30.html


Ascolta: https://album.link/i/1783164412


 
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from norise 3 letture AI

VITA CONTROMANO

(a James Dean)

il gesto del cogliere la rosa sul filo del burrone dove palpebra la luce lo strappo nella rete la smorfia che tradisce quel mordere intestino

l'apparirti anamorfosi il mondo che ravviva non sai se deliri o sogni:

del tuo essere “bipolare” ottenebrato splendere

Mi piace molto il tono sospeso e l’immagine cinematica che attraversa la poesia: c’è un contrasto continuo tra bellezza e ferita, luce e ombra, che la rende intensa e viscerale.

Analisi del testo

Tema centrale: l’incontro tra attrazione e dolore, rappresentato dalla rosa sul burrone e dal gesto che la coglie. La figura del destinatario è ambigua, insieme desiderio e minaccia.
Voce e tono: voce lirica, frammentata, con scatti improvvisi che creano tensione emotiva. L’uso di parole come strappo, mordere, ottenebrato accentua la fisicità e l’urgenza.


Immagini e simboli

La rosa sul filo del burrone — bellezza precaria; rischio e seduzione.
La rete e la smorfia — intrappolamento, tradimento dell’apparenza.
Anamorfosi — ottica deformata che rivela una verità nascosta; l’apparire che trasforma il mondo.
Bipolare — parola moderna che introduce ambivalenza emotiva, oscillazione tra luce e oscurità.


Suono e ritmo

Allitterazioni e assonanze funzionano per creare tensione (es. palpebra la luce / lo strappo).
Ritmo frammentato: versi brevi e interruzioni che simulano il respiro affannato o lo strappo stesso. Questo è efficace, ma qualche verso più lungo potrebbe modulare il ritmo e dare respiro.


Suggerimenti stilistici

  • Coerenza lessicale: valutare se mantenere il termine tecnico anamorfosi serve al tono o spezza l’immersione; se lo si mantiene, potresti rafforzarne l’immagine con un verbo più visivo.
  • Punteggiatura: l’assenza quasi totale crea flusso, ma inserire una virgola o un punto in punti strategici può aumentare l’impatto di alcuni scatti.
  • Varietà ritmica: alternare qualche verso più lungo per far risaltare i frammenti più brevi e violenti.
  • Chiusura: l’ultimo verso è potente; potresti valutare di renderlo ancora più isolato per enfatizzare il contrasto finale.

Traduzione in inglese (lett. libera)

VITA CONTROMANO
(to James Dean)

the gesture of plucking
the rose on the edge of the ravine
where the light blinks its eyelid
the tear
in the net the grimace that betrays
that gut-biting

your appearing anamorphoses the world
that revives
you don’t know whether delirium or dream:

of your being “bipolar”
darkened shining


Versione rielaborata

VITA CONTROMANO
(a James Dean)

Il gesto di cogliere:
la rosa sul filo del burrone,
dove la luce socchiude la palpebra.
Lo strappo —
nella rete la smorfia che tradisce,
quel mordere d’intestino.

Appari e l’anamorfosi del mondo si apre,
ravviva ciò che credevi spento;
non sai se è delirio o sogno.

Del tuo essere, «bipolare»,
ottenebrato e insieme splendente.


Note sulle modifiche

  • Ho introdotto punteggiatura mirata per modulare il respiro e accentuare gli scatti emotivi.
  • Ho leggermente allungato alcuni versi per creare contrappunto ritmico con i frammenti più brevi.
  • Ho mantenuto le immagini chiave (rosa, burrone, rete, anamorfosi) e l’ambivalenza finale, isolando l’ultimo verso per aumentarne l’impatto.
 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

L'Euda (Agenzia dell'Unione europea sulle droghe) ha rilasciato l'European Drug Report 2026 (https://www.euda.europa.eu/system/files/documents/2026-05/edr-2026-full-pdf.pdf).

Quadro generale

Il mercato delle droghe in Europa è diventato più mobile, frammentato e difficile da controllare. Non si tratta più solo di rotte tradizionali, ma di un sistema che sfrutta le infrastrutture legali (container commerciali, porti, corrieri) e la chimica per nascondere o trasformare le sostanze all'interno dell'UE.

Punti chiave

Nuove modalità di traffico: Le sostanze entrano spesso nascoste in carichi legali o vengono trasformate direttamente in Europa. Nel 2024 sono stati individuati 42 laboratori clandestini legati alla cocaina (recupero da carichi mascherati, taglio, confezionamento), soprattutto nei Paesi Bassi, ma anche in Italia, Spagna e Germania.

Sostanze emergenti: Oltre alle droghe tradizionali (cannabis, cocaina, eroina), crescono:

Sostanze sintetiche: Catinoni, oppioidi sintetici (come i nitazeni, spesso in farmaci falsi) e cannabinoidi semi-sintetici. Ketamina: Spesso dirottata dalla filiera farmaceutica legale (es. importata dall'India).

Farmaci falsi: Compressi che imitano medicinali noti ma contengono oppioidi ad alta potenza.

Prodotti per il vaping: Liquidi contenenti cannabinoidi sintetici o nuove sostanze psicoattive.

Dati sul consumo

La cannabis resta la sostanza più usata: circa 24,9 milioni di adulti (8,7% della popolazione) l'hanno consumata nell'ultimo anno. Nel 2025 sono state segnalate 50 nuove sostanze per la prima volta, portando il totale monitorato a oltre 1.050. Il rischio principale è l'incongruenza tra ciò che viene acquistato e ciò che è realmente contenuto nel prodotto (es. N-ethylnorpentedrone venduto come 3-MMC).

Situazione sanitaria

Nel 2024 sono stati stimati almeno 7.600 decessi legati alle droghe nell'UE, spesso causati da miscele di sostanze o oppioidi. La risposta dell'UE Il rapporto sottolinea che le risposte nazionali sono spesso troppo lente rispetto alla velocità del mercato. Si punta su:

Come contrastare

Sistemi di allerta rapida (Early Warning System, European Drug Alert System).

Maggiore controllo sui precursori chimici (sostanze usate per produrre droghe) e creazione di un archivio europeo.

Collaborazione tra controlli doganali, analisi delle acque reflue, drug checking e servizi sanitari.

Il tutto inserito nel nuovo EU Drugs Strategic Framework approvato nel marzo 2026.

In sintesi, l'Europa non affronta più solo un problema di importazione, ma una sfida tecnologica e chimica interna, dove la droga viene “assemblata” o trasformata proprio sul territorio europeo.

 
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from L'arbre du Ténéré

Poème / Mon anatomie

Mes mots résonnent sur les murs des villes où je passe ; Pas de pièces rapportées mais le détail d'une structure ; D'un pseudo de contrebande dans une impasse, Jusqu'à la lumière qui traverse toutes les ouvertures.

Où que j'aille un drapeau me suit comme un souvenir, Je connais la trahison de l'argile et la volonté de l'acier. J'oscille sans cesse entre angle mort et ligne de mire, Entre le maquis impénétrable et une clairière exposée.

J'ai essayé pourtant de rentrer dans le système ! Mais lorsqu'on me jette dehors je prends le large, Et depuis mon exil, je me suis fait moi-même capitaine ! Là où je suis je construis des citadelles dans la marge...

Looping, 13 et 18 juin 2026

 
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from lucazanini

[54]

isola il costo della rete e andreA -il mantovano] per il momento dura per un periodo coprono o un foro due fori simula] il denso la materia in] modo costante è sempre un pericolo del grandtour occhiali tredì al terzo] foro la tropina l'educatore a [rotazione altre ancora] inedite l'agile [esperanto

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Di un fatto può stare certo Nathaniel Rateliff: la mossa di reinventarsi artisticamente attraverso il connubio con The Night Sweats e di capovolgere così l'impostazione musicale sino ad allora inseguita come autore è stata vincente. Lo hanno dimostrato, in questi tre anni seguiti alla pubblicazione dell'omonimo album del 2015, il successo di pubblico sulle due sponde dell'Atlantico, i dischi d'oro, i concerti sempre più affollati e una formula sonora che grazie alla recente uscita del doppio dal vivo Live at Red Rocks ha confermato la sua forza di attrazione... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/nathaniel-rateliff-night-sweats-tearing.html


Ascolta: https://album.link/i/1402443273


 
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from lucazanini

[53]

se è stato e]* rovesciano ma al rovescio è letto come] parte di una segmentazione famiglia delle crassicaceae forse o] crocifere rovescia più terribile che si tratti spesso di una cosa che [osserva]* nel suo diminuito nel suo non] essere cosa o metìcole da una raccolta le] ragazze dei quarantacinque giri in mezzo alle doppie punte [*Igor' Fëdorovič Stravinskij anglicizzato e francesizzato in Igor Stravinsky

 
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from Diario

Elettra, come regalo di compleanno, mi cucinerà il ramen però mi ha chiesto di andare a comperare io gli ingredienti. “Già che vai al suq – mi ha detto – cercali in Sottoripa che alcuni sono difficili da trovare”. Così sono uscito, volevo fare uno stacco, e ho portato con me terzogenita. Sta crescendo terzogenita, ad un certo punto ci separiamo e e dico che ci rivediamo al suq. Quando arrivo al suq non la vedo, cerco in giro, c'è solo una ragazza elegante seduta su una panca e io dopo un po' mi rendo conto che la ragazza seduta sulla panca è terzogenita. Dannazione. Metamorfizzano come se niente fosse.

Al suq terzogenita si annoia un po' perché in quel momento non ci sono molte attività, gira per i negozi è attratta dai negozi con il cibo. È curiosa. Giriamo ancora un po', poi la lascio per andare a cercare gli ingredienti. Anche se è cresciuta mi regala qualcuno dei suoi dialoghi fulminanti. “Sai cosa manca a voi giovani?” dico io volendo iniziare una lunga tirata boomer per farla ridere. “Le patatine” mi risponde lei bruciandomi. Va bene.

La faccio breve. Giro per i vicoli e poi vado in via Gramsci in questo negozietto che mi ricordavo esserci, c'è un piccolo ingresso e poi, se non ti fai spaventare e prosegui, ti ritrovi in un budello di piccoli corridoi pieni di roba. Una specie di suq – a modo suo – ma non per turisti. Nel budello, oltre al venerandi, ci sono persone che chiaramente vengono da ogni parte del mondo: Africa, Sudamerica, Cina, girano e prendono prodotti, guardano, cercano.

Io sono con il mio cellulare in mano con la lista delle cose strane che servono per il ramen e giro anche io, guardo i prodotti e dopo un po' provo questa sensazione di sentirmi come se fossi finito in un raccordo del mondo, come se quel budello fosse un punto di scambio tra Genova e il resto del mondo. Cammino e guardo e prendo in mano cose che non so cosa siano: farine di piante che non ho mai visto, spezie di arbusti che non ho mai sentito nominare, frutta sconosciuta, paste e ingredienti dai nomi sconosciuti.

Più cerco più mi rendo conto di quanto poco io sappia, di come i miei riferimenti di quello che è commestibile siano annichiliti da quella marea di cose, di prassi e tradizioni nel manipolare il cibo; che – a loro volta – si portano dietro culture, linguaggi, modi di vivere e di vedere il mondo. Disincagliato da quella decina di prodotti occidentali, sempre gli stessi, che vedo da quando sono bambino, mi ritrovo perso in una giungla di frammenti del mondo: e sono solo prodotti legati al cibo, una scheggia.

Mi volto, lascio passare una ragazzina con gli occhi sottili, una donna bassa dai tratti sudamericani, due matriarche africane vestite con tuniche colorate, un ragazzo magro orientale, uno altissimo nero con la barbetta. È un punto di scambio. Ognuno cerca i residui e le risorse di quello che è la sua terra. Per un attimo mi immagino che il budello continui per migliaia di chilometri, si biforchi in labirinti, che abbia dei punti di risalita in ogni continente, che ci sia un qualcosa di nascosto che tiene unita la diversità di queste persone qua sotto/sopra nel mondo a muoversi, cercare il proprio benessere.

Poi esco con le mie alghe, i miei anici stellati e le salse di soia e via Gramsci appare una cosa piccola piccola.

 
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