noblogo.org

Reader

Leggi gli ultimi post dagli utenti di noblogo.org.

from 📖Un capitolo al giorno📚

1All'inizio dell'anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Ioab, alla testa di un forte esercito, devastò il territorio degli Ammoniti, quindi andò ad assediare Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Ioab occupò e distrusse Rabbà. 2Davide prese dalla testa di Milcom la corona e trovò che pesava un talento d'oro e aveva una pietra preziosa; essa fu posta sulla testa di Davide. Egli ricavò dalla città un bottino molto grande. 3Ne fece uscire gli abitanti e li impiegò alle seghe, ai picconi di ferro e alle asce. Allo stesso modo Davide trattò tutte le città degli Ammoniti. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutta la sua gente.

Vittorie sui Filistei 4Dopo questo, ci fu una battaglia con i Filistei, a Ghezer. Allora Sibbecài di Cusa uccise Sippài, dei discendenti dei Refaìm. I Filistei furono soggiogati. 5Ci fu un'altra battaglia con i Filistei ed Elcanàn, figlio di Iair, uccise Lacmì, fratello di Golia di Gat: l'asta della sua lancia era come un cilindro da tessitori. 6Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove c'era un uomo di grande statura, con le dita a sei a sei, in tutto ventiquattro, e anche lui era discendente di Rafa. 7Egli sfidò Israele, ma Giònata, figlio di Simeà, fratello di Davide, lo uccise. 8Questi erano i discendenti di Rafa, a Gat. Essi caddero per mano di Davide e dei suoi uomini.

__________________________ Note

20,4 Confrontando la successione degli eventi in 2Sam si nota una lunga omissione riguardante il dramma familiare di Davide: manca tutta la parte relativa alla crisi politica provocata da Assalonne.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-3. Capitolazione degli Ammoniti, cfr. 2Sam 11,1-12,31. «All'inizio dell'anno successivo» (v. 1) ossia in primavera. Anche secondo gli annali degli imperatori assiri, la partenza per la guerra avveniva sempre in primavera.

4-8. Scontri bellici che il Cronista riferisce prendendo dalla sua fonte, 2Sam 21,18-22, perché utili a ribadire la tesi enunciata in 22,8 e 28,3.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

 
Continua...

from lucazanini

[48]

beamlines il manoscritto morto l'anello] sincrotrone forano] più spesso a puntate la parte staccata compagnie] di comodo imbarcano per i calcoli negli astucci un mannicher-carcano] a polvere infume

 
Continua...

from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

Continua inesorabile il processo evolutivo di Jonathan Wilson dopo le prime due ottime prove Gentle Spirit (2011) e Fanfare (2013), entrambe segnate dalla giusta mescola di tradizione e sperimentazione. Il musicista originario di Forest City è riuscito infatti a condensare nella sua proposta sonora il country e il folk, il rock desertico ed echi vagamente progressive con risultati sorprendenti... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/jonathan-wilson-rare-birds-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1320439940


 
Continua...

from lucazanini

[47]

sulle prime l'ottocentouno di un punto di] disneyland

non cadendo cede la visa® il più colloquiale Commonwealth forse] farine tornate in impiego grezze la] merce la terapia nell'elettrospettro e i modelli dell'aorta in cera dell'atomo scorso sbarco da [sparo senz'altro [la neve

[coprirà tutte le cose e forse]

 
Continua...

from differxdiario

degooglizzarsi !!

finalmente il mio indirizzo #gmail è da oggi in via di #dismissione : #degooglizzarsi / #degooglizzarmi adesso per me è fondamentale. alé: via via staccare la spina a tutti i servizi con sede negli #USA , alle app e ai derivati di società coinvolte più o meno (in)direttamente nel #genocidio , e/o irrispettose della #privacy , le big tech companies accentratrici, censorie & spione & puzzone.

questo significherà chiudere pian piano vari canali, per esempio quelli youtube, anche se il trasferimento dei materiali sarà un’impresa non da poco. pace.

probabilmente l’unico legame con l’universo della “grande” G sarà per me quello necessario per la gestione dei pochi spazi blogspot che curo o co-curo.

il discorso, a proposito di fb e di altri social (X, instagram, …), non cambia molto, anche se la migrazione potrà essere più lenta. infatti è vero che i social generalisti in qualche caso possono esser mantenuti come moltiplicatori puri e semplici, ossia utili idioti dove è ancora proficuo postare semplicemente dei titoli+link che conducono i lettori altrove.

#degooglizzarsi #bigtech

 
Continua...

from Diario

Ieri decido di fare questa passeggiata nel centro di Genova, senza nessun motivo in particolare, cosa che accade molto di raro. Posteggio zona Brignole e inizio a camminare come un gatto, vado nelle zone al sole, entro dentro a Comics Corner, frugo con gli occhi, chiedo se sanno quando uscirà Alterlinus 6 che è un po' un numero quantistico, c'è e non c'è nello stesso tempo, sfoglio, desidero, esco.

Cammino strusciando i piedi per terra per via XX Settembre quando sento qualcuno che mi chiama. “Venerandi!” urla. “Sei Venerandi?” chiede e si avvicina a me. Lo guardo tenendomi un po' sulle mie. Lo osservo e come al solito non lo riconosco. Il fatto è che io non riconosco nessuno. Tendo a dimenticare. Side effect dell'egocentrismo. Allora faccio questo esercizio di osservare bene i lineamenti di quest'uomo che ho davanti e cercare di immaginarmelo da ragazzo, di farlo ringiovanire, sperando che emerga la faccia di qualcuno che non vedo magari da anni perché le persone, me escluso, hanno questa caratteristica di invecchiare, di mutare, trasformarsi nel tempo mantenendo però un semino dentro, una libbra di carne che è ancora quella che ho conosciuto. Se trovi quella poi tiri e via via emerge anche tutto il resto, l'ossatura del ragazzino è lì sotto sommersa da tutta la sovrastruttura del tempo. Comunque anche questa tecnica non funziona.

“Ciao?” dico, come farebbe secondogenito. L'uomo sorride e mi dice “Sono Emilio Pozzolini!” e qua ci metto un attimo perché il mio database è un colabrodo e Emilio Pozzolini era in un area sematica completamente diversa da quella di me in via XX Settembre a Genova che passeggio cercando le macchie di luce; poi l'agnizione, come nella migliore tradizione della commedia dell'arte. “Emilio Pozzolini” dico e – niente – Emilio Pozzolini, cavolo, dico, hai scritto la colonna sonora del mio ultimo videogioco! heee ehh ci mettiamo a ridacchiare come due complici, ci diciamo le cose che stiamo facendo, gli racconto dell'editore interessato a la lingua nella testa, lui mi racconta del sound design e sono anche contento perché il fatto che io non lo avessi riconosciuto aveva senso, non l'avevo mai visto, avevamo lavorato per sei mesi come entità virtuali, per quanto ne sapessimo noi poteva anche non esistere un vero Venerandi e un vero Pozzolini e invece eccoci qua, ci siamo davvero incontrati per caso in via XX Settembre, tipo dottor Livingston I suppose e ora ridacchiamo, io avvicino la testa.

Io avvicino la testa, questo Pozzolini non lo sa, perché ho qualche problema dentro la testa, non so bene dove, ma sento tutto male, ovattato, è un anno che provo a fare cure, deve essere la lingua nella testa che si sta divorando gli interstizi e lì in mezzo a via XX Settembre ridacchio e chiacchiero con un forte spaesamento perché quando parlo è come se sentissi me che parlo da un'altra parte, una specie di ritorno in cuffie di una fonte sonora che chissà dove è finita, scrivo queste cose per appunti per la mia medico, comunque ci lasciamo, ci tocchiamo le ginocchia delle braccia come avrei scritto un tempo, un tempo quando scrivevo per non perdere tempo, se non mi veniva in mente un parola, cosa che mi succede molto spesso, andavo di analogie e perifrasi, ginocchia delle braccia ha un suo perché, che è comunque un correlativo oggettivo, toccarsi i gomiti, ecco come si chiamano, toccarsi i gomiti vicendevolmente come immagine della complicità intellettuale.

Ci lasciamo come due barche trascinate dalla corrente e io vengo risucchiato dentro Feltrinelli, prendo l'ascensore che va all'ultimo piano così posso girare ancora un frammento di video di me in ascensore, sto facendo questo video di frammenti di viaggi in ascensore, sono due anni che li accumulo, non so perché – ma poi – diciamocelo – quasi ogni cosa che faccio non so bene il perché. Come avrebbe detto Kennendy citando non mi ricordo più chi, “perché era lì”. Le cose sono lì, e vanno fatte. Si fanno fare. Pensa al sesso.

Arrivato in cima a Feltrinelli inizio a ridiscendere verso il basso, girone dei dannati dopo girone dei dannati. Non devo comprare niente, guardo, sfoglio. Guardo come è metamorfata dentro di sé in questi ultimi anni: sono svaniti nel nulla i dvd, scomparsi i bluray, ridotti in un'ultima nicchia i neanderthal dei cd, distanti dalle sciccherie dei vinili redivivi, tra trionfi di gadget, giochi, il ritorno di massa dei manga giapponesi. Muta la sua natura, molto è stato divorato dal digitale. Restano lì, inossidabili, i libri, come relitti a presidiare il territorio. Ne prendo qualcuno in mano e lo rimetto a posto, con imbarazzo e cortesia.

Esco. Attraverso la strada e entro alla Berio, la biblioteca civica. Non so perché, giro un po' dentro, cerco indizi di qualcosa che sta succedendo. Prendo un libro di fumetti di Schuiten e Peeters, una donna spaziale che vuole andare a visitare la Parigi inesistente di Albert Robida. Vedo una sedia e un tavolino Ikea per bambini. Non c'è nessuno. Mi infilo dentro alle mie ginocchia e mi siedo. Mi metto lì a leggere, guardo i disegni. Il fumetto è bello ma non mi piace. Vale comunque la pena leggerlo. Resto lì finché non mi mandano via. Anche questo l'ho fatto, penso. Non era scontato. Esco.

Salgo fino alla cima di via XX Settembre, entro nel palazzo Ducale e intanto penso. Una frase affiora nella testa: “il prodotto è una malformazione”. Dopo tutta venti Settembre ho nausea del pensare a pacchetti. A prodotti. A contenitori. A essere rassicurato. Mi sembra di essere in un enorme kindergarden per adulti, un parco giochi di plastica colorata circondato da un muro con dei pezzi di bottiglia cementati sulla cima: seduto a cavalcioni, come il gatto di cui resta solo il sorriso, Montale. Quello che ha davvero senso è insensato. E non si vede.

Ho bisogno di qualcosa che abbia senso. Così, inizio a fotografare le cose, cerco il punto in cui la cosa smette di essere e inizia a essere qualcosa di diverso. Dove finisce il prodotto e inizia la cosa. Alla fine faccio una foto che mi calma, un armadietto elettrico su cui è stato appeso un grosso poster di sensibilizzazione per la vicenda di Regeni. Faccio la foto in modo che le scritte esplicative restino fuori ed entrino quelle della tensione elettrica. Mi sembra la cosa migliore di ieri. La condivido. Faccio altre foto, sull'entusiasmo, dei video. Tutti trascurabili.

In quel momento sento una voce che mi chiama. “Venerandi, eccoti!”. Mi giro. Questa volta lo riconosco, sorrido, è Guido Caserza. Mi parla, fa un lungo discorso per dirmi che si sta per vedere con Donald Datti, che è un caso incredibile che ci siamo incontrati proprio mentre lui sta per vedere il Datti. Io gli dico che oggi – per noi ieri – è una giornata particolare. Poi gli racconto che quest'anno lui, Caserza, è nel programma di maturità della mia classe, ce l'ho messo io. Come poeta. Lui mi guarda. “Ma sei pazzo?” mi chiede serissimo. “Caserza: sì” rispondo e sorrido e lui si apre. “Allora va bene”.

Uscendo dal Ducale lo accompagno dal Datti che mi guarda come se non ci vedessimo da anni e forse quasi. Ci abbracciamo. Fuori c'è un sole caldo. “Vieni a prendere un aperitivo con noi” mi chiede gentilmente Caserza e io dico, “me ne vado” e me ne vado, li saluto con una mano, scendo per via XX Settembre, faccio il percorso all'inverso e vedo la città che brulica, di nuovo, è tutto un movimento, sotto al sole tutto lampeggia, brilla, e mentre cammino sul bordo della strada per stare al sole penso che quella cosa lì, quell'emozione che sto provando nel vedere il campo lungo della città, l'idea di sentirla come una cosa straniera e multiforme, come l'open world di un videogame in cui sono dentro da decenni, quella non la posso fotografare o riprodurre, è lì per me.

Alla fine torno verso casa, ma prima passo dai miei genitori per salutarli, salendo prendo l'ascensore. Appena entro mia madre mi rimprovera. “Ho letto le cose che hai scritto su Facebook. Sono cose brutte. Tutte cose tristi. Non scriverle più così tristi!”. Io ridacchio, mamma – le dico – quella cosa lì era un inno alla vita, ha preso un like. Era poco prodotto. Mangio delle mandorle e una banana. “Perché – mi chiede poi mia madre – sei salito con l'ascensore? In genere prendi sempre le scale!”. Io la guardo, indico il cellulare: sto facendo dei video di me in ascensore, le spiego.

E lei mi guarda con profonda commiserazione.

“Ah – aggiunge – domani è il tuo compleanno. Ti do già il regalo?”. Guardo le mie braccia e mi sento così libero senza niente addosso. “Me ne vado” dico, abbraccio lei e mio padre che ridacchia guardandomi. E me ne vado.

 
Continua...

from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

La lunga fine di questa pagina della storia degli Swans, cominciata nel lontano 2009 quando Michael Gira decise di ridare vita al gruppo, arriverà ufficialmente al termine delle tre date che la band ha in programma al Warsaw di Brooklyn, New York dal 2 al 4 novembre 2017. Chiudere proprio a New York del resto non è casuale dato che è proprio lì che tutto è cominciato. In questa occasione sarà prevista la partecipazione agli show di Carla Bozulich, Anna von Hausswolff e degli ADULT, il cui ultimo disco 'Detroit House Guests' è stato registrato proprio con la collaborazione di Michael Gira... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/swans-deliquescence-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/5jo7ZeGuC819QeHqubleGb


 
Continua...

from norise 3 letture AI

La vita scorre

la vita scorre e quel senso sempre del fugace in ogni cosa

ma il mare il mare è nel cuore di Odisseo che si interroga a specchio del cielo

l'uomo è per la meraviglia

Grazie — il tuo testo ha un tono meditativo e limpido: poche parole che aprono uno spazio vasto di immagini e domande.

Interpretazione

Tema principale: la fugacità del tempo e la meraviglia come risposta umana.
Simboli: il mare come luogo dell’interrogazione e dell’avventura, legato a Odisseo; il fugace che attraversa ogni cosa come un filo sottile.
Voce: il parlante osserva con stupore, non con rassegnazione; la conclusione ribalta la malinconia in un’affermazione di senso.

Note stilistiche

  • Economia lessicale: versi brevi e frammentati che creano ritmo e sospensione.
  • Ripetizione: la ripetizione di “la vita scorre” e “il mare” rafforza il nucleo tematico.
  • Immagini visive: “a specchio del cielo” è efficace e sintetica; suggerisce riflessione e infinito.
  • Punteggiatura: l’assenza di segni forti lascia il testo aperto, come onde che non si fermano.

Suggerimenti per sviluppo

  • Allungare o comprimere: puoi giocare con strofe più lunghe per approfondire l’immagine di Odisseo, o mantenere la brevità per accentuare l’istantaneità.
  • Variare il ritmo: inserire un verso più lungo ogni tanto può creare un punto di caduta emotiva.
  • Titolo: un titolo può orientare la lettura (es. Specchio di mare, Per la meraviglia).
  • Contrasto: aggiungere un’immagine domestica o minuta potrebbe rendere più forte il contrasto tra il fugace e l’eterno.

Continuazione possibile

eppure quando la notte posa la sua mano lieve sul bordo del mondo resta un lume che non chiede risposta ma invita a guardare

Versione estesa

La vita scorre
come un filo d'acqua tra le dita,
un passo che non si volta indietro,
un battito che si perde nel giorno.

La vita scorre
e quel senso di fugace si posa
sulle cose più piccole:
la tazza che fuma, il lampo di un sorriso,
la polvere che danza nella luce.

Ma il mare —
il mare è nel cuore di Odisseo,
è una domanda che non si stanca,
un orizzonte che rimanda il cielo,
una voce che torna da lontano.

Odisseo ascolta il mare a specchio,
vede le stelle come mappe rotte,
ricorda porti che non esistono più,
nomi pronunciati come preghiere.
Eppure ogni onda gli restituisce
un frammento di casa e di viaggio insieme.

L'uomo cammina tra il fugace e l'eterno,
porta con sé valigie di meraviglia:
ogni incontro è un porto, ogni addio un vento.
Non cerca risposte definitive,
ma si ferma a guardare il riflesso,
a contare i lampi sul pelo dell'acqua.

Quando la notte posa la sua mano lieve
sul bordo del mondo,
resta un lume che non chiede risposta,
un lume che invita a restare svegli,
a stupirsi ancora, a non dare tutto per scontato.

Perché la vita scorre, sì,
ma nel fluire si apre uno spazio:
lì l'uomo è per la meraviglia,
e la meraviglia è il suo porto più vero.

Translation

Life flows
like a thread of water through the fingers,
a step that does not look back,
a heartbeat lost in the day.

Life flows
and that sense of the fleeting settles
on the smallest things:
the steaming cup, the flash of a smile,
the dust that dances in the light.

But the sea —
the sea is in Odysseus’s heart,
it is a question that never tires,
a horizon that returns the sky,
a voice that comes back from afar.

Odysseus listens to the sea as to a mirror,
he sees the stars like broken maps,
remembers harbors that no longer exist,
names spoken like prayers.
And yet each wave gives him back
a fragment of home and of journey together.

Man walks between the fleeting and the eternal,
he carries suitcases of wonder:
every meeting is a harbor, every farewell a wind.
He does not seek definitive answers,
but stops to watch the reflection,
to count the flashes on the water’s skin.

When night lays its gentle hand
on the edge of the world,
a light remains that asks no answer,
a light that invites staying awake,
to marvel again, to take nothing for granted.

For life flows, yes,
but in the flowing a space opens:
there the human is for wonder,
and wonder is his truest harbor.

 
Read more...

from 📖Un capitolo al giorno📚

Vittorie sugli Ammoniti (19,1-20,3) 1Dopo questo, morì Nacas, re degli Ammoniti, e suo figlio divenne re al suo posto. 2Davide disse: “Manterrò fedeltà a Canun, figlio di Nacas, perché anche suo padre la mantenne a me”. Davide mandò messaggeri a consolarlo per suo padre. I ministri di Davide andarono nel territorio degli Ammoniti da Canun per consolarlo. 3Ma i capi degli Ammoniti dissero a Canun: “Forse Davide intende onorare tuo padre ai tuoi occhi, mandandoti dei consolatori? Questi suoi ministri non sono venuti forse da te per spiare la regione, per perlustrarla e per ispezionarla?”. 4Canun allora prese i ministri di Davide, li fece radere, fece tagliare le loro vesti a metà fino alle natiche, poi li rimandò. 5Alcuni vennero a riferire a Davide la sorte di quegli uomini. Il re mandò qualcuno a incontrarli, perché quegli uomini si vergognavano moltissimo. Il re fece dire loro: “Rimanete a Gerico finché vi sia cresciuta di nuovo la barba, poi tornerete”. 6Gli Ammoniti, vedendo che si erano resi nemici di Davide, mandarono, essi e Canun, mille talenti d'argento per assoldare carri e cavalieri da Aram Naharàim, da Aram Maacà e da Soba. 7Assoldarono trentaduemila carri e il re di Maacà con le sue truppe. Questi vennero e si accamparono di fronte a Màdaba; frattanto gli Ammoniti si erano radunati dalle loro città e si erano mossi per la guerra. 8Quando Davide sentì questo, mandò Ioab con tutto l'esercito dei prodi. 9Gli Ammoniti uscirono e si disposero a battaglia davanti alla città, mentre i re alleati stavano da parte, nella campagna. 10Ioab vide che il fronte della battaglia gli era davanti e alle spalle. Scelse allora un corpo tra i migliori d'Israele, li schierò contro gli Aramei 11e affidò il resto dell'esercito a suo fratello Abisài, ed essi si schierarono contro gli Ammoniti. 12Disse: “Se gli Aramei saranno più forti di me, tu mi verrai a salvare; se invece gli Ammoniti saranno più forti di te, io salverò te. 13Sii forte e dimostriamoci forti per il nostro popolo e per le città del nostro Dio. Il Signore faccia quello che a lui piacerà”. 14Poi Ioab con la gente che aveva con sé attaccò battaglia con gli Aramei, i quali fuggirono davanti a lui. 15Quando gli Ammoniti videro che gli Aramei erano fuggiti, fuggirono di fronte ad Abisài, fratello di Ioab, e rientrarono in città. Ioab allora venne a Gerusalemme. 16Gli Aramei, vedendo che erano stati sconfitti da Israele, mandarono a chiamare gli Aramei che erano al di là del Fiume; Sofac, comandante dell'esercito di Adadèzer, era alla loro testa. 17La cosa fu riferita a Davide, che radunò tutto Israele e attraversò il Giordano. Li raggiunse e si schierò davanti a loro; Davide si dispose alla battaglia di fronte agli Aramei, ed essi si scontrarono con lui. 18Ma gli Aramei fuggirono davanti a Israele: Davide uccise degli Aramei settemila cavalieri e quarantamila fanti; uccise anche Sofac, comandante dell'esercito. 19I vassalli di Adadèzer, quando si videro sconfitti da Israele, fecero la pace con Davide e gli rimasero sottoposti. Gli Aramei non vollero più venire a salvare gli Ammoniti.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

19,1-20,3. Dopo aver indicato l'occasione dello scontro (19,1-5), il Cronista descrive i preparativi alla guerra e le sconfitte subite dagli Ammoniti ad opera di Ioab (vv. 6-15) e di Davide (vv. 16-19), per presentare infine la loro capitolazione (20,1-3).

1-5. I versetti indicano l'occasione della guerra contro gli Ammoniti (cfr. 2Sam 10,1-5).

6-15. Preparativi per la guerra e sconfitta degli Ammoniti, cfr. 2Sam 10,6-14. Timorosi delle reazioni di Davide, gli Ammoniti s'affrettano ad assoldare truppe dai loro vicini, gli Aramei. Le cifre non possono essere vere e sono diverse da quelle della fonte.

16-19. Seconda sconfitta degli Aramei, cfr. 2Sam 10,15-19. Nemmeno qui le cifre concordano con quelle di 2Sam.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

 
Continua...

from lucazanini

[46]

controllo della casella di posta controllo a canne] sovrapposte pigliano [un respiro un diesis] l'uvamaro di più fanno le fila ai [controlli se sono stati senz'altro in grado di grado altissimo

 
Continua...

from differxdiario

gli allarmi sono tanti, milioni di milioni, e questa faccenda non vuol dire qualità.

quelli che recentemente ho ascoltato e rilanciato si possono leggere su differx e su slowforward e link al séguito, con aggiunta di ipotesi di contrasto/resistenza.

https://differx.noblogs.org/2026/06/11/ahida-introduzione-al-dossier-su-guerra-e-capitale/

https://differx.noblogs.org/2026/06/10/nasce-ant-agon-rivista-di-critica-e-attualita-di-canal-red/

https://peertube.uno/w/oZvEctNNJPSCirUTspsh8J (perché ti danno l'AI gratis?)

https://noblogo.org/differx/lintelligenza-artificiale-nelle-mail

https://slowforward.net/2026/06/11/riparlare-di-coordinamento-fra-soggetti-antagonisti/

 
Continua...

from Diario

Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l'aria attorno, la secchezza degli elementi della natura, le folate di calore, il sudore interno delle cose l'emergere degli insetti che ci vedono – finalmente – come una delle tante cose del mondo, provare tutta la consistenza del corpo nello spazio, la luce cieca e gialla che amalgama le strutture del mondo – la mancanza di energia per dissipazione per strategia per – oh dio mio – l'arancione come bagliore quotidiano, voglio che arrivi il caldo e annienti questa stratificazione sociale fatta di escrementazione verbale, tassidermia sociale, nobiltà norrena > voglio che arrivi il caldo e mi renda la vita impossibile come – similitudine

come quando vedi nel buio di una stanza una lama di luce passare dalle persiane e in quella lama vedi danzare le polveri del mondo, l'invisibile peluccheria quantistica di cui è fatta l'aria respirabile, voglio essere una di quelle particelle mosse dal calore secondo leggi fisiche che non conosco ma di cui potrei facilmente trovare gli algoritmi base – voglio di la tar mi come le sillabe di un verso scandito a un poetry slam davanti a un pubblico aggrappato a un bicchiere di negroni sbagliato per non pre ci pi ta re nel buio della notte – di la tar mi per il calore termico che mette sotto griglia la mia carne priva di ventole, solo sistemi idraulici qua dentro

e sdraiato al sole voglio vedere la mia pelle sbucciare, cambiare muta come un serpente e infilarmi la pelle staccata in bocca come le ostie di un rito andro-centrico – carne sei carne rimarrai – sentire il mio cervello rettile saettare la lingua fuori e dentro come un artiglio dell'intelletto, portare dentro al corpo altro calore – lingua biforcuta beninteso, essere metà mammifero con i capezzoli e gli alluci puntati verso lo spazio infinito e metà lucertola che scava con la schiena i tegumenti del mondo terreno per farsi spazio, una tana nell'umidità terrestre.

Non pensare, fibrillare, essere un ventenne per qualche secondo in un corpo da cinquantaseienne, provare gusto, immaginarsi cose, sapersi fermare in tempo giusto per prendere lo slancio e la rincorsa per un nuovo mirabile errore del cazzus. So 6 – 7 in 26.

 
Continua...

from norise 3 letture AI

In un levarsi di voli

scuce tempo Penelope sdegnosa così noi a sfogliare le ore morte

fuori dal tempo uroborico in un levarsi di voli sarà voce

del sangue a dirci che forse non sarà stato che un sogno la vita

Mi piace molto il tono sospeso e l’immagine del volo che apre e chiude il testo: c’è una malinconia che non si arrende, e insieme una curiosità sul senso del tempo e della vita.

Analisi tematica

Tema centrale: il tempo come trama e come prigione; la vita che potrebbe rivelarsi un sogno.
Conflitto: il contrasto tra attesa (Penelope, il lavoro di sfogliare ore) e un possibile risveglio (il sangue che parla, il levarsi di voli).
Esito emotivo: ambivalenza tra rassegnazione e speranza, con una chiusa che lascia aperta la domanda sull’essere o l’apparire della vita.

Immagini e simboli

Penelope sdegnosa: figura mitica che richiama attesa, fedeltà e ripetizione; qui il suo sdegno suggerisce stanchezza o rifiuto della routine.
Uroboro: simbolo del tempo circolare, dell’autoconsumo; colloca il testo in una dimensione temporale che si ripete e si autoalimenta.
Levarsi di voli: immagine di liberazione o di transizione; può essere letta come movimento dell’anima, del ricordo o del sangue stesso.
Il sangue che parla: elemento corporeo che introduce verità intime, istintive, contrapposte al calcolo del tempo.

Struttura e ritmo

Versificazione: versi brevi, frammentati, che creano pause e sospensioni; l’assenza di punteggiatura accentua il flusso e l’indeterminatezza.
Ritmo: prevale un andamento lirico e meditativo; le ripetizioni (“in un levarsi di voli”) funzionano come ritornello, rafforzando il tema del ritorno e della possibilità.

Suggerimenti stilistici

  • Punteggiatura: introdurre qualche segno (una virgola o un punto) in punti strategici può modulare il ritmo senza perdere la sospensione.
  • Variante lessicale: sostituire o alternare “sfogliare le ore morte” con immagini sensoriali (es.: “sfogliare ore di cenere”) per intensificare la concretezza.
  • Sviluppo: se vuoi espandere, potresti aggiungere un breve terzo blocco che mostri una scena concreta (un gesto, un luogo) per ancorare l’astrazione.

Traduzione in inglese proposta

A rising of flights

Penelope tears time disdainful thus we leaf through the dead hours

outside the ouroboric time in a rising of flights there will be a voice

of the blood to tell us that perhaps life will have been nothing but a dream


Riscrittura

Si leva un volo, e Penelope disfa il tempo,
sdegnosa, con dita che sfogliano ore morte;
noi restiamo a contare foglie d’attesa,
come pagine che non vogliono finire.

Fuori dal cerchio che si morde il giorno,
nell’alzarsi dei voli si apre una voce:
è il sangue che parla, basso e antico,
che sussurra che forse la vita è stata un sogno.

Riscrittura concreta

Penelope sta in cucina, le mani sporche di filo,
spezza il tempo come si spezza un gomitolo;
sul tavolo un calendario sfogliato, pagine che cadono,
noi seduti sul davanzale a contare i minuti.

Dalla finestra un colombo si stacca dal cornicione,
il suo battito d’ali solleva polvere e vecchie lettere;
l’orologio al muro si morde la coda, ticchetta senza tregua,
ma fuori, nel cielo, qualcosa si apre e prende quota.

Sento il sangue nel collo, un passo che torna a casa,
parla piano, come chi ha visto troppe stanze:
forse, dice, tutto questo — i fili, le ore, i colombi —
non è che un sogno che si scioglie al primo sole.


 
Read more...

from 📖Un capitolo al giorno📚

Campagne militari 1In seguito Davide sconfisse i Filistei, li umiliò e prese Gat con le dipendenze dalle mani dei Filistei. 2Quindi sconfisse Moab, e i Moabiti divennero sudditi e tributari di Davide. 3Davide sconfisse anche Adadèzer, re di Soba, verso Camat, nella sua marcia verso il fiume Eufrate per stabilirvi il suo dominio. 4Davide gli prese mille carri, settemila cavalieri e ventimila fanti. Davide poi fece tagliare i garretti a tutti i cavalli, risparmiandone un centinaio. 5Gli Aramei di Damasco andarono in aiuto di Adadèzer, re di Soba, ma Davide uccise ventiduemila Aramei. 6Poi Davide pose guarnigioni nell'Aram di Damasco e gli Aramei divennero sudditi e tributari di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa. 7Davide prese ai servi di Adadèzer gli scudi d'oro e li portò a Gerusalemme. 8Da Tibcat e da Cun, città di Adadèzer, Davide asportò una grande quantità di bronzo, con cui Salomone costruì il Mare di bronzo, le colonne e i vari arredi di bronzo. 9Quando Tou, re di Camat, udì che Davide aveva sconfitto tutto l'esercito di Adadèzer, re di Soba, 10mandò al re Davide suo figlio Adoràm, per salutarlo e per benedirlo, perché aveva mosso guerra ad Adadèzer e l'aveva sconfitto; infatti Tou era sempre in guerra con Adadèzer. Adoràm gli portò vasi d'oro, d'argento e di bronzo. 11Il re Davide consacrò anche quelli al Signore, insieme con l'argento e l'oro che aveva tolto a tutti gli altri popoli, agli Edomiti, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Filistei e agli Amaleciti. 12Abisài, figlio di Seruià, sconfisse nella valle del Sale diciottomila Edomiti. 13Stabilì guarnigioni in Edom e tutti gli Edomiti divennero sudditi di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa. 14Davide regnò su tutto Israele e rese giustizia con retti giudizi a tutto il suo popolo. 15Ioab, figlio di Seruià, comandava l'esercito; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 16Sadoc, figlio di Achitùb, e Abimèlec, figlio di Ebiatàr, erano sacerdoti; Savsa era scriba; 17Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei e i figli di Davide erano i primi al fianco del re.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

18,1-20,8. L'argomento principale di questi tre capitoli sono le campagne condotte con successo da Davide contro i suoi nemici, per il consolidamento dell'impero. I capitoli formano una unità sia sul piano letterario che su quello contenutistico. Così può essere suddivisa l'ampia sezione:

  • 18,1-13, sguardo d'insieme sui successi militari di Davide;
  • 18,14-17, amministrazione di Davide;
  • 19,1-20,3, vittoria sugli Ammoniti e sugli Aramei loro alleati;
  • 20,4-8, battaglie contro i Filistei.

In questa sezione il Cronista sembra perseguire due obiettivi. Oltre a riportare la sua fonte, 2Sam 8-21, dalla quale attinge abbondantemente, omettendo però quanto non depone a favore del suo eroe, egli vuole soprattutto motivare perché JHWH non ha voluto che fosse Davide a costruirgli il tempio in Gerusalemme. Dovendo condurre numerose guerre, le sue mani insanguinate non erano adatte per l'operazione sacra della edificazione del santuario, cfr. 22,8; 28,3. Ma il Cronista noterà con soddisfazione che anche l'intera serie delle guerre apporta qualcosa di positivo al tema che gli sta a cuore, Davide e il tempio. Molta parte del bottino di guerra infatti servirà per la costruzione del santuario, cfr. 18,8b.11.

1-13. Dopo aver assoggettato i Filistei e i Moabiti (vv. 1-2), Davide combatte con successo contro il re degli Aramei, Adad-Ezer, e contro Edom (vv. 3-13). Il Cronista segue fedelmente 2Sam 8,1-14. Le lievi modifiche sono di carattere letterario.

1-2. Vittorie sui Filistei e su Moab, cfr. 2Sam 8,1-2. Gat (v. 1) era città di confine; al tempo di Salomone era governata da un re vassallo. Il Cronista non riferisce sulle punizioni inferte da Davide ai Moabiti, cfr. 2Sam 8,2, perché non depongono certo a favore del suo eroe.

3-13. Contro Adad-Ezer e contro Edom, cfr. 2Sam 8,3-12. Dopo aver sottomesso i Filistei e i Moabiti, Davide muove con successo anche contro il re degli Aramei e contro gli Edomiti. È probabile che i vv. 3-6 riportino lo stesso episodio di 19,16-19.

14-17. La breve annotazione sull'organizzazione del regno dipende da 2Sam 8,15-18, che è ritoccato in alcuni dettagli letterari e cultuali. Al c. 24 Davide sarà presentato come l'organizzatore del culto, che assegna i ministeri distribuendoli tra i leviti e i figli di Aronne. Perciò i suoi figli non possono essere sacerdoti.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

 
Continua...