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from cronache dalla scuola

Se c'è una cosa che trovo miserabile sono i docenti che raccolgono gli strafalcioni dei ragazzi durante la maturità e li danno in pasto ad altrettanto miserabili quotidiani online, condendo il tutto con qualche rapida analisi sociale gravida di decadenza del costumi.

È miserabile perché è un'ulteriore affermazione di potere da parte di una classe lavorativa di dipendenti statali deboli, fiaccati e litigiosi. Potere di chi valuta su chi è valutato e non può operare nello stesso modo, pena una riduzione dei margini di discussione all'interno della scuola.

Miserabile e miope perché non vede come quegli strafalcioni sono prima di tutto un'emersione di prassi didattiche che non hanno funzionato. E di valutazioni e di esami che hanno perso per strada la loro funzionalità trascinandosi invece dietro una sorta di grottesca parodia amministrativa.

Miserabili, infine, perché sono il termometro di un certo tipo di scuola, che ancora esiste, classista, stereotipata e pronta a nascondere sotto al tappeto gli strafalcioni professionali, a volte gravissimi, di chi la abita.

Per dirne uno: condividere con sarcasmo gli errori degli studenti, invece che valorizzarli in chiave di apprendimento, è uno strafalcione esso stesso, macroscopico e indice di una profonda ignoranza e sciatteria didattica.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Roboamo re 1Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò la casa di Giuda e di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro Israele e per restituire il regno a Roboamo. 2La parola del Signore fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: 3“Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, e a tutti gli Israeliti che sono in Giuda e in Beniamino: 4“Così dice il Signore: Non salite a combattere contro i vostri fratelli; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me”“. Ascoltarono le parole del Signore e tornarono indietro, senza marciare contro Geroboamo. 5Roboamo abitò a Gerusalemme. Egli trasformò in fortezze alcune città di Giuda. 6Ricostruì Betlemme, Etam, Tekòa, 7Bet-Sur, Soco, Adullàm, 8Gat, Maresà, Zif, 9Adoràim, Lachis, Azekà, 10Sorea, Àialon ed Ebron; queste fortezze erano in Giuda e in Beniamino. 11Egli munì queste fortezze, vi mise sovrintendenti e vi stabilì depositi di cibarie, di olio e di vino. 12In ogni città depositò scudi e lance, rendendole fortissime. Appartennero dunque a lui Giuda e Beniamino. 13I sacerdoti e i leviti, che erano in tutto Israele, si radunarono da tutto il loro territorio presso di lui. 14Infatti i leviti lasciarono i pascoli e le proprietà, e andarono in Giuda e a Gerusalemme, perché Geroboamo e i suoi figli li avevano esclusi dall'esercitare il sacerdozio del Signore. 15Geroboamo aveva stabilito suoi sacerdoti per le alture, per i satiri e per i vitelli che aveva eretto. 16Al seguito dei leviti, da tutte le tribù d'Israele quanti avevano determinato in cuor loro di ricercare il Signore, Dio d'Israele, andarono a Gerusalemme per sacrificare al Signore, Dio dei loro padri. 17Così rafforzarono il regno di Giuda e sostennero Roboamo, figlio di Salomone, per tre anni, perché per tre anni egli seguì la via di Davide e di Salomone. 18Roboamo si prese in moglie Macalàt, figlia di Ierimòt, figlio di Davide, e di Abiàil, figlia di Eliàb, figlio di Iesse. 19Essa gli partorì i figli Ieus, Semaria e Zaam. 20Dopo di lei prese Maacà, figlia di Assalonne, che gli partorì Abia, Attài, Ziza e Selomìt. 21Roboamo amò Maacà, figlia di Assalonne, più di tutte le altre mogli e concubine; egli prese diciotto mogli e sessanta concubine e generò ventotto figli e sessanta figlie. 22Roboamo costituì Abia, figlio di Maacà, capo, ossia principe tra i suoi fratelli, perché pensava di farlo re. 23Con accortezza egli sparse in tutte le contrade di Giuda e di Beniamino, in tutte le città fortificate, alcuni suoi figli. Diede loro viveri in abbondanza e li provvide di molte mogli.

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Approfondimenti

I capitoli 11 e 12 sono dedicati al regno di Roboamo (931-914). Il re rinuncia ad assalire Geroboamo (11,1-4), costruisce o restaura varie città di Giuda (11,5-12), attira a Gerusalemme i sacerdoti e i leviti del Nord (11,13-17). Ad alcune notizie sulla famiglia (11,18-23), il Cronista fa seguire la narrazione della spedizione del faraone Sisach, presentata come un castigo per l'infedeltà del re (12,1-8), e del saccheggio della città (12 9-12). Con un giudizio sul re (12,13-14) quindi il Cronista conclude la vicenda di Roboamo (12,15-16).

11,1-23. Per il Cronista il regno di Roboamo è caratterizzato da un alternarsi di ubbidienza e infedeltà. La tragedia della secessione nordista grava su tutto il suo periodo di governo.

1-4. Corrispondono quasi alla lettera a 1Re 12,21-24. Per Giuda non sarebbe stato difficile schiacciare gli insorti di Samaria, ma il re preferisce prestare ascolto alle parole del profeta Semaia e ubbidire a JHWH.

5-12. Il Cronista ignora Geroboamo omettendo 1Re 12,25-14,20. Le città – in effetti si tratta di grossi villaggi – menzionate in questo brano si trovano tutte nel territorio di Giuda a ovest e a sud di Gerusalemme, sulla linea di confine con l'Egitto o in ogni caso in questa direzione. L'unica eccezione è Gat, località filistea situata venti chilometri circa a sud-est di Asdod. L'autore inserisce qui note d'archivio difficilmente databili.

13-17. Il brano è proprio del Cronista e mette in luce forse l'atteggiamento reazionario delle classi religiose del Nord, che abbandonano il popolo per cercare sicurezza e tranquillità nel tempio centrale di Gerusalemme. L'impegno di Geroboamo per la lealtà religiosa, la libertà politica e la prosperità economica del suo popolo per il Cronista è scisma e idolatria. Di fatto dopo la secessione il culto jahvistico è rimasto vitale anche nel regno del Nord. 18-23. La famiglia di Roboamo. Anche questi versetti sono propri del Cronista, che sottolinea la legittimità dinastica della coppia regale, mostrando come il sangue della moglie di Roboamo fosse anch'esso davidico (1Re ignora il dato). I due sposi avevano un nonno davidico comune; non solo, l'altro nonno di Macalat era fratello di Davide.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[69]

a parte] l'artidE torna intorno o una parte l'andronico è] sistema integrato [uno] è la parte del somministratore un] muro di plasticame al nitro e blatta cervina perfettamente una] in più [chiude alle prime perizie con 0 e 0 [zero] il moto ondulatorio colpevole -endoff

 
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from Diario

Perché le persone fanno quello che fanno? La domanda mi girava per la testa mentre ero in piazza De Ferrari. Una ragazza girava con i roller facendosi dei selfie, attorno alla fontana, quando si sono sentiti dei colpi, come di pistola. Per ogni colpo la ragazza ha vibrato, il suono era molto forte. È caduta per terra e tutti, attorno siamo rimasti a guardarla mentre si rialzava, faceva dei gesti per tranquillizzarci, si pettinava i capelli, sorrideva con un volto che sembrava deforme. Riprendeva a pattinare e – di nuovo – i colpi echeggiavano per la piazza.

La ragazza di nuovo cadeva per terra, iniziava a sbavare, dai pantaloncini attillati cominciava a colare del sangue, i capelli biondi di staccavano dalla cute, che si rivelava essere una maschera di gomma. La scena si ripeteva più volte finché – alla fine – il corpo restava a terra. Con un gesto la ragazza si toglieva la maschera, appariva un volto umano che sorrideva mentre noi applaudivamo e lei correva via a prendere qualcosa, per poi tornare in mezzo a noi sventolare una bandiera palestinese.

Più tardi guardavo una donna che si muoveva a scatti, in un abito elegante, seguendo e non seguendo una musica, noi tutti in cerchio come dei primitivi. Perché le persone fanno quello che fanno? Perché siamo tutti in cerchio a vedere questa donna passare dalla danza, a gesti che sembrano raptus senili, a – niente – camminare guardandoci negli occhi? Perché quella donna stava facendo quella cosa e perché noi eravamo lì, a braccia conserte, a fissarla? Ogni tanto una persona, per caso, passava in mezzo al cerchio, ci guardava, sapeva che in quel momento tutti lo guardavamo, guardava la donna, parlava con rabbia, usciva, si perdeva nel centro storico. Per un attimo aveva attraversato lo spettacolo, era diventato spettacolo anche lui. Contaminato.

Guardo la donna e poi guardo il pubblico che è dall'altra parte della piazza. Riconosco alcuni volti. Fingo di guardare la donna canadese che danza ma in realtà inizio a studiare i volti delle persone che la guardano. Qualcuno sorride, qualcuno tiene le braccia incrociate, serissimo. Qualcuno riprende tutto con un cellulare, qualcuno è assorto, qualcuno si sta chiedendo cosa significhino quei gesti, cerca di trovare un senso al fatto che siamo lì, in cerchio, a guardare quella donna. Qualcuno mi sta guardando.

Sui social, mentre aspettavo che iniziasse tutto, colava la standardizzazione. Docenti che condividevano gli strafalcioni degli studenti, con la bava alla bocca e le zanne ancora nella carne di questi ragazzini. Altri proseguivano il loro lavoro di terrore contro i migranti, contro le religioni non occidentali, contro i woke. Perché le persone fanno quello che fanno? Cosa resta – poi – di tutto questo sforzo? Le persone si tirano dietro il chiacchiericcio che le loro azioni hanno messo in moto, come cellule crescono, mangiano, si dividono. Anni dopo sento qualcuno parlare di una persona che conosco: di lui resta tutto il male di cui si era circondato. Il suo abbruttimento sistemico, la sua gestione del potere. Non esiste una giustizia, esiste la materia di cui è fatto questo chiacchiericcio. Le cose che abbiano installato – volenti o nolenti – restano in chi poi se le porta dietro come una spina sottocutanea, immersa nel pus alieno della nostra presenza.

La mia medico traccia dei cerchi spiegandomi come le terapie proveranno a risolvere questo o quel problema che ho. “Ma – le chiedo – il problema principale, quello: in quale cerchio è?“. Lei mi guarda, alza gli occhi al soffitto e disegna sul foglio un puntino che è fuori da tutti e due i cerchi.

Esiste una parte di persone che fanno quello che fanno e che si riconoscono in quello che fanno e in quello che vedono fatto. C'è poco da fare. Non esiste una giustizia e tutte queste belle cosette che ci siamo allestiti, le nostre estetiche, le nostre etiche, possono essere spazzate via in un momento. Facciamo quello che facciamo – penso – perché ci riconosciamo. Il chiacchiericcio si trova in un campo comune. Non dico che sia un coro, ma è una voce comune. Facciamo quello che facciamo perché in questo troviamo la nostra santa pazienza, la nostra controversa grazia e la nostra santa ragione.

A casa continuo a guardare un film che non avrei mai guardato. Me lo ha consigliato una amica, le ho detto che poi le avrei raccontato cosa ne pensavo. Il chiacchiericcio. Facciamo le cose che facciamo perché siamo contaminati dallo spettacolo. Dalla comunicazione. E mentre lo guardo mi vedo dall'esterno che guardo il film, seduto in cucina, con il portatile davanti, le bollette acconto Tari a fianco, la confezione funghi secchi Primia di fronte, il rumore ininterrotto del traffico della valbisagno che viene dalla finestra, le ventole del caricabatteria dello scooter elettrico dietro di me. E mi chiedo, perché lo sto facendo?

Chiudo il portatile, prendo il tablet e inizio a scrivere tutto, prima che sia troppo tardi .

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Sono una band particolare gli Ovlov: composti da due fratelli più due loro amici, nonostante non li conosca praticamente nessuno hanno uno zoccolo duro di fan davvero irriducibili, alcuni dei quali, si narra, si sono persino tatuati il nome della band. In giro da poco meno di 10 anni, per loro ‘TRU‘ è solamente il loro secondo LP, dopo ‘am‘ del 2013... https://artesuono.blogspot.com/2018/07/ovlov-tru-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1438761378


 
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from lucazanini

[68]

ma-a non lo descrivono possono lo] spazio è talmente o lo] lascia intendere nel benefit lasciano [prende colorazione è] [sul retro della scatola -tutto

 
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from norise 3 letture AI

Non sei dei loro

nel chiuso della stanza o di pomeriggio nel sole da un po' ti sorprendono a parlare coi morti – questi non tornano e tu non sei dei loro -ancora- sono spirito (ma di essi poco si sa) -ubiqui ti leggono il pensiero e a volte giocano con le nuvole – quando nelle tue pareidolie ti pare ravvisarli

Analisi e suggerimenti

Tono e atmosfera
Il testo crea un’atmosfera sospesa, intima e leggermente inquietante: il parlante è osservato da presenze che leggono il pensiero e giocano con le nuvole. La ripetizione di non sei dei loro costruisce un contrasto forte tra appartenenza e distanza.

Immagini e simboli
Le immagini principali — stanza chiusa, pomeriggio nel sole, morti, nuvole, pareidolie — funzionano bene insieme: il quotidiano si mescola al soprannaturale. La parola ubiqui è efficace ma un po’ arida rispetto al registro più colloquiale del resto; valuterei una variante più sensoriale se vuoi accentuare il mistero.

Ritmo e punteggiatura
L’uso dei trattini e delle pause spezza il flusso in modo interessante. Potresti giocare con versi più brevi in alcuni punti per aumentare la tensione (ad esempio spezzare “ti leggono il pensiero” in due versi).


Possibile titolo

Non sei dei loro


Piccola revisione alternativa (leggera)

nel chiuso della stanza, o
di pomeriggio nel sole,
da un po’ ti sorprendono:
parli coi morti — questi
non tornano; tu non sei
dei loro, ancora.
sono spiriti — poco si sa —
ubiqui, ti leggono il pensiero,
a volte giocano con le nuvole;
nelle tue pareidolie
credi di ravvisarli.


Proseguimento suggerito

ti sfiorano come vento
sui vetri caldi, e resti a guardare
la luce che si piega —
non chiedono nome, solo tempo.
tu impari a rispondere a metà,
a lasciare aperta la porta
per chi non ha più passi.


Versione concisa

nel chiuso della stanza,
a pomeriggio nel sole,
ti sorprendono: parli coi morti.
non tornano; tu non sei dei loro.
sono spiriti ubiqui, leggono il pensiero,
giocano con le nuvole; nelle pareidolie
credi di ravvisarli.

Nel chiuso della stanza, a pomeriggio inoltrato, senti voci che non chiedono nome: si insinuano tra i mobili, si posano sulla luce come polvere. Parli con assenze che non tornano, eppure ti rispondono con gesti minimi — un respiro nell'aria, una nuvola che si piega. Non sei dei loro, lo sai come si sa di non appartenere a un luogo che ti osserva; impari a tenere aperta una porta senza aspettare passi. Resti a guardare le pareidolie sul soffitto, e in quel gioco di ombre capisci che la distanza è anche una forma di compagnia.

Micro-racconto

Nel pomeriggio la stanza trattiene il sole come un respiro. Ti siedi vicino alla finestra e, senza far rumore, cominci a parlare con ciò che non ha più passi. Le parole scivolano tra i mobili e tornano indietro come echi che non chiedono nome. Non tornano, lo sai; eppure rispondono: una nuvola che si piega, un filo di polvere che cambia direzione, il battito d’aria contro il vetro.

Non sei dei loro, ma impari a conversare con l’assenza come si impara una lingua straniera: a metà tra la memoria e l’invenzione. Li riconosci nelle pareidolie del soffitto, nei volti che il sole disegna sulle tende; loro ti leggono il pensiero senza giudizio, come se la distanza fosse un modo gentile di restare. A volte ti sfiorano appena, come un vento che non lascia tracce, e tu resti a guardare la luce che si piega, consapevole che la compagnia può essere fatta anche di silenzi condivisi.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

I RE DI GIUDA (10,1-36,23)

Scissione del regno a Sichem 1Roboamo andò a Sichem, perché tutti gli Israeliti erano convenuti a Sichem per proclamarlo re. 2Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall'Egitto. 3Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutto Israele e parlarono a Roboamo dicendo: 4“Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo”. 5Rispose loro: “Tornate da me fra tre giorni”. Il popolo se ne andò. 6Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: “Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?”. 7Gli dissero: “Se oggi ti mostrerai benevolo verso questo popolo, se l'accontenterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre”. 8Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. 9Domandò loro: “Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?”. 10I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: “Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di' loro così: “Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre. 11Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io con flagelli”“. 12Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: “Tornate da me il terzo giorno”. 13Il re rispose loro duramente. Il re Roboamo respinse il consiglio degli anziani; 14egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani: “Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, io lo renderò ancora più grave; mio padre vi castigò con fruste, io con flagelli”. 15Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola che aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. 16Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: “Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Ognuno alle proprie tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide”. Tutto Israele se ne andò alle sue tende. 17Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. 18Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. 19Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

__________________________ Note

10,1-36,23 La quarta sezione dei libri delle Cronache contiene la storia dei re di Giuda dalla divisione dei due regni, avvenuta subito dopo la morte di Salomone, sino alla fine dell’esilio, segnata dall’editto di Ciro. Vengono ignorati i re del nord, cioè d’Israele. D’ora innanzi i rapporti con i testi paralleli nei libri dei Re sono più sporadici. Ampio spazio viene dato allo scisma al tempo di Roboamo (cc. 10-12) e a tre re zelanti: Giòsafat (cc. 17-20), Ezechia (cc. 29-32) e Giosia (cc. 34-35), impegnati nelle riforme religiose.

10,1 Sichem: dall’epoca di Giosuè è il luogo di riunione delle tribù d’Israele (Gs 24).

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Approfondimenti

10,1-36,23. Con il c. 10 inizia la quarta parte dell'opera del Cronista, dedicata alla storia dei successori di Salomone sul trono di Giuda, fino all'editto di Ciro che consentì agli esiliati in Babilonia di tornare in patria. Notoriamente, a differenza di 1-2 Re, il Cronista limita la sua esposizione ai sovrani del regno del Sud. Egli passa in rassegna diciannove re della dinastia davidica, ignorando quasi del tutto i re del Nord, che sono chiamati in causa soltanto se e quando interferiscono con il regno di Giuda e ai quali il Cronista non lesina espressioni di recriminazione e condanna. Per il Cronista solo la dinastia davidica, che ha in Gerusalemme il suo tempio legittimo, è autentica. Il vero Israele è Giuda e gli unici re legittimi sono i diciannove successori di Salomone sul trono di Davide. Tra essi, l'attenzione va soprattutto a quelli che meglio hanno saputo difendere la fede jahvistica e il culto gerosolimitano: Giosafat, Ezechia e Giosia. A questi tre re riformatori il Cronista dedica quasi tanto spazio quanto concede a tutti gli altri messi insieme. Se a Salomone sono consacrati 202 versetti, Giosafat ne conta 102, Ezechia 117, Giosia 60, mentre ai sedici sovrani restanti sono dedicati in tutto 330 versetti.

Un'attenzione particolare è prestata anche al ruolo dei profeti e al loro appello alla penitenza e alla fiducia in JHWH. Per il Cronista, nonostante l'esperienza negativa della storia, l'uomo resta capace di conversione, di osservanza della direttiva divina e di ubbidienza a JHWH. Egli esprime questo messaggio, in definitiva positivo e incoraggiante, mettendolo sulla bocca dei vari profeti, che introduce sulla scena nei momenti importanti e cruciali della storia della dinastia davidica. La fonte principale del Cronista per questa sezione finale della sua opera resta 1-2 Re, ma in questa parte egli attinge anche ad altre fonti a noi sconosciute più di quanto non abbia fatto fin qui.

La sezione si apre con i cc. 10-12, sullo scisma delle dieci tribù del Nord e sul regno di Roboamo. Dopo aver trattato della secessione del regno del Nord (c. 10), il Cronista presenta il regno di Roboamo (c. 11) e quindi narra l'invasione egiziana che vi ha posto fine (c. 12).

10,1-19. Il Cronista utilizza come fonte 1Re 12,1-20, con alcuni ritocchi di carattere letterario. Le divergenze più notevoli sul piano storico si notano nei vv. 1-3.12 e la variante di maggior rilievo è la seguente: secondo 1Re 12 la responsabilità della secessione ricade su Roboamo e la sua inettitudine e leggerezza nel respingere le giuste rivendicazioni economico-politiche delle tribù del Nord, e Geroboamo entra in scena a scisma avvenuto (1Re 12,20); per il Cronista invece – che omette questo versetto di 1Re – Geroboamo ricopre un ruolo più rilevante nello scisma, tale da sminuire le colpe di Roboamo.

1-2. «tutti gli Israeliti», «tutto Israele» indica qui le dieci tribù del Nord, distinte dal regno di Giuda di cui Roboamo era già re. Sulla fuga di Geroboamo in Egitto cfr. 1Re 11,26-40.

19. «Israele si ribellò alla casa di Davide» è affermazione tendenziosa del Cronista, che ignora i torti di Roboamo, le sue angherie e il suo rifiuto sdegnoso delle giuste richieste dei sudditi.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Dopo le sue due ultime produzioni del 2011 e 2012, non troppo entusiasmanti, Ry Cooder ritorna nella scena musicale con “The Prodigal Son” e questa volta convince. A differenza dei sopra citati, marcatamente fusi con suoni folk, blues e roots, questo “Prodigal Son” lo riporta all'inizio della sua carriera quando registrava vecchi brani blues, gospel, folk e swing... https://artesuono.blogspot.com/2018/05/ry-cooder-prodigal-son-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1428786066


 
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from differxdiario

:) rimane su instagram per ora solo l'account marco.giovenale, mentre differx_it a breve se ne va: https://www.instagram.com/p/DaQqmzusUX7/

un po' come gmail, e il mio account su X, e quelli su tumblr. via via, si fa pulizia. 🤔 oggi mi sa che asfalto pure threads.

3 post:

https://noblogo.org/differx/degooglizzarsi

https://noblogo.org/differx/disattivato-laccount-slowforward-differx-marco-giovenale-su-x-ovvero

https://noblogo.org/differx/zero-tumblr

#socialmedia #twitter #tumblr #threads #x #gmail

 
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from lucazanini

[67]

ha delle proprietà hanno o]* l'uso improprio balbetta messe in vendita le] baionette [gillette rende per un refuso il -re] è nudo asperrimo tagliano le parti morte i] bargigli il re lo danno con il resto con le]* lamette

 
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from norise 3 letture AI

Sogno di Cupido

aleggiavo “per l'aere” -io figlio di Venere- o era il mio doppio incorporeo che con molte frecce al suo arco germinava amore

vedevo nel tempo di Veneralia in un cielo quasi dipinto splendere carnale fiamma

[Veneralia: festività romana celebrata il I° aprile, dedicata a Venere Verticordia (“che apre i cuori”).]

Primo sguardo

Il testo è un breve idillio in cui il sogno e la mitologia si intrecciano: Cupido, figlio di Venere, o un suo doppio incorporeo, vaga nell'aria scoccando frecce che fanno germogliare l'amore. La scena si colloca durante le Veneralia, e l'immagine finale è quella di una fiamma carnale che splende in un cielo quasi dipinto.


Analisi tematica ed evocativa

  • Tema centrale: l’amore come forza generativa e quasi sovrannaturale, rappresentata da Cupido e dalle sue frecce; il sogno amplifica la dimensione onirica e sacrale dell’esperienza amorosa.
  • Mitologia e festa: l’accenno alle Veneralia radica il sogno in una tradizione rituale che apre i cuori, trasformando il sentimento in rito collettivo oltre che in esperienza individuale.
  • Immagini sensoriali: “aleggiavo per l’aere”, “con molte frecce al suo arco”, “splendere carnale fiamma” sono immagini tattili e visive che mescolano leggerezza e ardore, aria e fuoco, incorporeo e carnale.
  • Ambiguità dell’io: il verso che dubita se sia “io figlio di Venere” o “il mio doppio incorporeo” introduce una scissione dell’identità che rende il sogno più instabile e affascinante.

Forma, ritmo e lingua

  • Versificazione libera: il testo usa versi brevi e frammentati, con enjambement che favoriscono il flusso onirico. La punteggiatura è minima, il che accentua la continuità del sogno.
  • Lessico: parole come aleggiavo, incorporeo, germinava e carnale creano un contrasto tra vocaboli eterei e termini di forte corporeità.
  • Musicalità: la ripetizione di vocali aperte e la presenza di assonanze (es. “aere” / “arco” / “amore”) danno una cadenza morbida; si potrebbe lavorare su allitterazioni per intensificare il ritmo.

Piccoli suggerimenti di revisione

  • Chiarezza dell’io narrante: se vuoi accentuare l’ambiguità, mantieni il dubbio; se preferisci un tono più confessionale, scegli una delle due identità e sviluppala con un dettaglio in più.
  • Variare le immagini sensoriali: aggiungi un dettaglio tattile o olfattivo (un profumo di fiori, il calore sulla pelle) per rendere la “fiamma carnale” ancora più concreta.
  • Ritmo: prova a spezzare o unire alcuni versi per creare pause più nette o accelerazioni, a seconda dell’effetto emotivo che desideri.

Traduzione sintetica in inglese

I hovered “through the air”
—I, son of Venus— or
was it my incorporeal double
that with many arrows in its quiver
sprouted love

I saw
in the time of Veneralia
in a sky almost painted
a carnal flame shining


Sonetto: Sogno di Cupido

Sognai Cupido che aleggiava in aria,
—io, figlio di Venere—o un doppio mio,
che con molte frecce al suo largo arco spio
germinare amori in ogni sua varia.

Nel tempo delle Veneralia, la sfera
si fece rito e il cuore si aprì al dì;
vedei nel cielo, quasi dipinto, sì
una fiamma carnale, viva e sincera.

Ero sospeso tra il corpo e l’ombra lieve,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia fendea il sonno e il mondo breve.

Così l’amore nacque, ardente e perfetto,
tra festa antica e un cielo che riceve
il lume che trasforma il sogno in effetto.

Sonetto in schema shakespeariano (ABAB CDCD EFEF GG)

Sognai Cupido che aleggiava in cielo,
—io figlio di Venere—o un doppio mio,
con molte frecce al suo arco, lieve e velo,
germinava amori come germoglio.

Nel tempo delle Veneralia, il rito
apriva i cuori e facea il mondo ardere;
vedei nel cielo, quasi dipinto, un invito,
una fiamma carnale pronta a fiorire.

Ero sospeso tra il corpo e l’ombra lieve,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia traeva il sonno e il cuore breve,

e tutto il giorno parve un solo effetto.
Così nacque l’amore, improvviso e netto,
tra festa antica e un cielo che fu letto.


Sonetto in endecasillabi

Sognai Cupido aleggiar nell'aria
—io figlio di Venere—o un doppio,
incorporeo, tra i venti lieve e roppo,
con molte frecce al suo largo arco in gara.

E spargea amor dentro i petti e il cuore,
nel tempo di Veneralia, festa;
il rito apriva i cuori al dì, la testa
si fece offerta al sacro antico ardore.

Sospeso tra corpo e ombra lieve stavo,
incorporeo eppur col respiro,
l'amor trafisse il sonno e il cor, soavo.

E tutto il dì parve un unico respiro,
così nacque l'amor, improvviso e vivo,
tra festa antica e un cielo che fu miro.

Sonetto in endecasillabi con rime nette (schema ABBA ABBA CDC DCD)

Sognai Cupido aleggiar nell'aria,
io, figlio di Venere o un doppio mio,
incorporeo lieve tra i venti io,
con frecce molte al suo arco scoccava.

Spargea amor nei petti e nel cor, festa
nel tempo di Veneralia, antico rito;
apriva i cuori al sacro e dolce invito,
e il cielo parve un quadro e una fiamma desta.

Sospeso tra il corpo e l’ombra, io vedea
una fiamma carnale in alto ardere;
la freccia traeva il sonno e il cor, e rea

di dolce incendio facea il mondo fiorire.
Così nacque l’amor, improvviso e vero,
tra festa antica e un cielo che fu intero.


Sonetto in endecasillabi (schema ABBA ABBA CDC DCD)

Sognai Cupido aleggiar nell'aria,
io, figlio di Venere o un doppio,
incorporeo, lieve come scoppio,
e il suo arco scoccava nell'aria.

Spargea amor nei petti il sacro rito,
nel tempo delle Veneralia antica;
apriva i cuori al dolce e santo invito,
e il cielo parve quadro e fiamma amica.

Sospeso tra il corpo e l'ombra stavo,
incorporeo eppur col respiro in petto;
la freccia trafisse il sonno e il cor, e bravo

fu il lume che fece il mondo più lieto.
Così nacque l'amor, improvviso e vero,
tra festa antica e un cielo che fu quieto.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Visita della regina di Saba 1 La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne a Gerusalemme per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d'oro in quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. 2Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta a Salomone che egli non potesse spiegarle. 3La regina di Saba, quando vide la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, 4i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e le loro vesti, gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. 5Quindi disse al re: “Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! 6Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non mi era stata riferita neppure una metà della grandezza della tua sapienza! Tu superi la fama che ne ho udita. 7Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! 8Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul suo trono come re per il Signore tuo Dio. Poiché il tuo Dio ama Israele e intende renderlo stabile per sempre, ti ha posto su di loro come re per esercitare il diritto e la giustizia”. 9Ella diede al re centoventi talenti d'oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non ci furono mai tanti aromi come quelli che la regina di Saba diede al re Salomone. 10Inoltre gli uomini di Curam e quelli di Salomone, che portavano oro da Ofir, recarono legno di sandalo e pietre preziose. 11Con il legname di sandalo il re fece le scale per il tempio del Signore e per la reggia, cetre e arpe per i cantori; strumenti simili non erano mai stati visti nella terra di Giuda. 12Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto lei desiderava e aveva domandato, oltre l'equivalente di quanto aveva portato al re. Quindi ella si mise in viaggio e tornò nel suo paese con i suoi servi.

Ricchezza e sapienza del re 13Il peso dell'oro che giungeva a Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti d'oro, 14senza contare quanto ne proveniva dai mercanti e dai commercianti; tutti i re dell'Arabia e i governatori della regione portavano a Salomone oro e argento. 15Il re Salomone fece duecento scudi grandi d'oro battuto, per ognuno dei quali adoperò seicento sicli d'oro battuto, 16e trecento scudi piccoli d'oro battuto, per ognuno dei quali adoperò trecento sicli d'oro. Il re li collocò nel palazzo della Foresta del Libano. 17Inoltre, il re fece un grande trono d'avorio, che rivestì d'oro puro. 18Il trono aveva sei gradini e uno sgabello d'oro. Vi erano braccioli da una parte e dall'altra del sedile e due leoni che stavano a fianco dei braccioli. 19Dodici leoni si ergevano di qua e di là, sui sei gradini; una cosa simile non si era mai fatta in nessun regno. 20Tutti i vasi per le bevande del re Salomone erano d'oro, tutti gli arredi del palazzo della Foresta del Libano erano d'oro fino; nessuno era in argento, perché ai giorni di Salomone non valeva nulla. 21Difatti le navi del re andavano a Tarsis, guidate dai marinai di Curam; ogni tre anni le navi di Tarsis arrivavano portando oro, argento, zanne d'elefante, scimmie e pavoni. 22Il re Salomone fu più grande, per ricchezza e sapienza, di tutti i re della terra. 23Tutti i re della terra cercavano il volto di Salomone, per ascoltare la sapienza che Dio aveva messo nel suo cuore. 24Ognuno gli portava, ogni anno, il proprio tributo, oggetti d'argento e oggetti d'oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli. 25Salomone aveva quattromila stalle per i suoi cavalli e i suoi carri e dodicimila cavalli da sella, distribuiti nelle città per i carri e presso il re a Gerusalemme. 26Egli dominava su tutti i re, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l'Egitto. 27Il re fece sì che a Gerusalemme l'argento abbondasse come le pietre e rese il legname di cedro tanto comune quanto i sicomòri che crescono nella Sefela. 28Da Musri e da tutti i paesi si importavano cavalli per Salomone.

Morte di Salomone 29Le altre gesta di Salomone, dalle prime alle ultime, non sono forse descritte negli atti del profeta Natan, nella profezia di Achia di Silo e nelle visioni del veggente Iedo riguardo a Geroboamo, figlio di Nebat? 30Salomone regnò a Gerusalemme su tutto Israele quarant'anni. 31Salomone si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

__________________________ Note

9,1 Saba: corrisponde probabilmente al moderno Yemen.

9,29-31 La fine del regno di Salomone (vedi 1Re 11,41-43) non è offuscata dalle colpe da lui commesse e ricordate in altri testi biblici. L’autore cita anche alcune fonti, per noi sconosciute, di cui si è servito (v. 29).

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Approfondimenti

Il c. 9, l'ultimo dedicato dal Cronista al regno di Salomone, riferisce anzitutto sulla visita della regina di Saba (vv. 1-10), contiene poi un sommario sulle ricchezze favolose del monarca (vv. 11-18) e riproduce infine la notizia della sua morte (vv. 29-31). Il Cronista segue quasi alla lettera 1Re 10,1-29.

1-10. Il racconto è pittoresco, ma nasconde una realtà più prosaica. La regina mira a frenare le interferenze di Salomone nel suo traffico di spezie con l'Oriente e riesce a concludere un accordo che è nell'interesse delle due parti.

10-11. Interrompono palesemente il filo della narrazione e si ricollegano meglio a 2Cr 8,17-18, dove si menziona la flotta del re di Tiro e di Salomone.

13-31. Cfr. 1Re 10,14-18. La magnificenza di Salomone è esaltata con l'elenco delle sue ricchezze da favola, accumulate a forza di imposte non di rado esose, nonché grazie alle sue iniziative commerciali e industriali.

25-28. Il brano ripete 2Cr 1,14-17 = 1Re 10,26-29, con modifiche di lieve entità. Al v. 28 l'autore generalizza: «tutti i paesi» (in 2Cr 1,16 si parla solo di Kue).

29-31. Fanno da conclusione ai capitoli dedicati al regno di Salomone, riprendendo alla lettera 1Re 11,41-43, ma con l'omissione di 1Re 11,1-40, contenente un giudizio severissimo sulla vita sessuale e cultuale del monarca, oltreché la dichiarazione che la futura divisione del regno fu conseguente alle sue incapacità di sovrano. Il Cronista non vuole gettare ombre nemmeno su Salomone, che ha cercato di dipingere in tutto e per tutto sul modello di Davide e che ha presentato dedito con ogni energia all'edificazione del tempio. L'autore sottolinea anche i buoni rapporti avuti dal sovrano con i profeti Natan (1Cr 17,1-15; cfr. 1Re 1,11-12), Achia (2Cr 10,15; 1Re 15,29-39) e Iddo, che non è menzionato altrove e che la tradizione ha identificato con il profeta anonimo di 1Re 13. È probabile che la menzione di questi tre profeti sia anche un'implicita allusione da parte del Cronista alle sezioni di 1Re, da lui utilizzate come fonte.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Per un'autrice e interprete che aveva iniziato la sua carriera all'ombra della grande tradizione di famiglia – spesso ingombrante, quando non insostenibile – Rosanne Cash ha compiuto una maturazione artistica a suo modo imprevedibile. Il ritorno sulle scene negli anni Duemila, con una serie di album dal carattere più riflessivo rispetto agli esordi da stellina neo-country, le ha offerto la possibilità di trasformarsi in una voce adulta dell'Americana, una sorta di madrina che potesse portare la fiaccola per l'intero movimento... https://artesuono.blogspot.com/2018/12/rosanne-cash-she-remembers-everything.html


Ascolta: https://album.link/s/4lXDkMXaGTpeAeVT4ng2NZ


 
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