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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Dipinti trafugati in Italia rientrano nel nostro Paese grazie alle indagini dei Carabinieri TPC e delle Autorità della Romania

Dieci dipinti, rubati il 23 agosto 2024 in un'abitazione di Bassano del Grappa (Vicenza) e trasportati illegalmente in Romania, sono stati rimpatriati in Italia grazie all'azione congiunta dei #Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) e delle autorità rumene. Le opere, attribuite a maestri della pittura italiana tra il XV e il XVII secolo, avevano causato un danno economico di oltre 90.000 euro al collezionista proprietario.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Vicenza e avviate dalla Sezione Antiquariato dei Carabinieri TPC, hanno beneficiato di una stretta collaborazione giudiziaria con il Tribunale di Costanza (Romania). Sul territorio estero, le operazioni sono state condotte grazie al canale di cooperazione internazionale attivo tra i Carabinieri TPC e il Servizio per la Protezione del Patrimonio Culturale Nazionale della Polizia Romena. Questa sinergia ha permesso non solo di identificare i responsabili del furto, ma anche di garantire il pieno recupero delle dieci preziose opere.

Per celebrare il successo dell'operazione, l'Ispettorato Generale della Polizia rumena, tramite la Direzione Investigativa Criminale, ha organizzato una cerimonia ufficiale di consegna dei dipinti ai rappresentanti del Comando Carabinieri TPC. Alla cerimonia hanno partecipato esponenti dell'Ispettorato Generale della Polizia rumena, della Procura estera, del Comando Carabinieri TPC, dell'Ufficio dell'Addetto agli Affari Interni presso l'Ambasciata d'Italia in Romania e del Museo del Comune di Bucarest.

Le indagini sono state avviate sulla base di informazioni investigative che indicavano la presenza delle opere rubate in Romania. Fondamentale si è rivelata la consultazione tempestiva della “Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti”, un sofisticato archivio digitale di esclusiva proprietà dei Carabinieri TPC, utilizzato per la ricerca e il confronto delle immagini delle opere da localizzare. I riscontri investigativi effettuati in Romania hanno confermato l'identità dei dipinti trafugati nel 2024 in Italia.

La cooperazione tra le autorità italiane e rumene è avvenuta attraverso i canali ufficiali di giustizia e polizia, con uno scambio sicuro di informazioni effettuato tramite gli strumenti condivisi di Europol. Il recupero e la restituzione di questi beni culturali dimostrano l'efficacia della collaborazione internazionale nella lotta alla criminalità transfrontaliera legata al traffico illecito di opere d'arte, confermando l'impegno del Comando Carabinieri TPC nella tutela del patrimonio e nel rafforzamento delle partnership internazionali. ```

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Sorprendente, questo è l’aggettivo più appropriato o per lo meno il primo aggettivo che mi viene in mente dopo l’ascolto di “Le Noise” l’ultimo lavoro di Mr. Neil Percel Young. In questo disco il sessantacinquenne (il prossimo 12 novembre) cantautore canadese si fa aiutare per la prima volta dal produttore Daniel Lanois, canadese pure lui, che in questo caso è anche strumentista... https://www.silvanobottaro.it/archives/4128


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=XUGej_ofcAQ&list=PLZt-pQ4cegcsQ4c-XvZwbB4EK39UCsXuT


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Terrorismo in Europa. Il rapporto di EUROPOL

Il rapporto sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell’Unione europea (EU TE-SAT) è una panoramica situazionale che presenta i dati chiave e gli sviluppi nel panorama del terrorismo nell’UE. Questa pubblicazione annuale esplora i diversi tipi di terrorismo nell’UE, le principali tendenze e i dati statistici su attacchi terroristici, arresti, condanne e sanzioni negli Stati membri. La Pubblicazione è reperibile qui https://www.europol.europa.eu/publication-events/main-reports/european-union-terrorism-situation-and-trend-report-2026-eu-te-sat

Il rapporto offre una visione complessiva della situazione del terrorismo nell'Unione Europea relativa all'anno 2025.

Attacchi

Nel 2025 sono stati segnalati 45 attacchi terroristici (di cui 22 portati a termine, 20 sventati e 3 falliti) da 10 Stati membri dell'UE. Gli attacchi completati hanno causato 6 vittime mortali. Arresti: Sono state arrestate 486 persone per reati legati al terrorismo in 21 Stati membri (in aumento rispetto ai 449 del 2024 e ai 426 del 2023). Condanne e proscioglimenti: I procedimenti giudiziari conclusi si sono tradotti in 406 condanne e 99 assoluzioni.

Principali Tendenze e Sviluppi. Terrorismo Jihadista (Minaccia principale)

Continua a rappresentare la minaccia prevalente: 24 attacchi (9 completati, 15 sventati) e 347 arresti (la maggior parte in Spagna e Francia). La maggior parte degli attacchi è stata compiuta da attori isolati (lone actors) che utilizzano metodi a bassa complessità (armi da taglio o veicoli). Si registra un numero elevato di giovani e minorenni radicalizzati online. Diversità Ideologica e Confini Sfumati: Oltre alle ideologie tradizionali, emergono sfumature fluide: Ideologie destabilizzanti / Anti-istituzionali: Movimenti spinti da disinformazione e teorie del complotto contro le élite politiche. Estremismo violentemente nichilista: Comunità digitali decentralizzate (come la rete “The Com”) guidate da una violenza fine a se stessa o dal desiderio di provocare il caos, senza un'ideologia politica chiara. Frammentazione: Diversi autori integrano elementi eterogenei (es. “White Jihad”, ovvero contaminazioni tra ideologia suprematista/di destra e propaganda jihadista).

Terrorismo di Destra e Violent Extremism

Registrati 5 attacchi (1 completato e 4 sventati) e 43 arresti. Si osserva la presenza sia di attori isolati fortemente presenti in ecosistemi online, sia di reti transnazionali strutturate (es. The Base, Active Clubs).

Terrorismo di Sinistra e Anarchico

Registrati 12 attacchi (11 completati in Italia e Grecia, 1 fallito in Italia) e 13 arresti. I bersagli sono stati prevalentemente strutture, veicoli, aziende private o istituzioni (spesso con attacchi incendiari o esplosivi), senza vittime umane. Diversi attacchi sono stati motivati da sentimenti anti-israeliani, anti-militaristi o anti-capitalisti.

Terrorismo Etno-Nazionalista e Separatista

Nessun attacco verificato nel 2025, ma ci sono stati 34 arresti (soprattutto legati al PKK kurdo, ai gruppi repubblicani dissidenti irlandesi e ai separatisti corsi). Il Ruolo dell'Ambiente Online e della Tecnologia:L'ambiente digitale è fondamentale per propaganda, reclutamento, finanziamento e coordinamento. Aumenta l'uso e l'abuso dell'Intelligenza Artificiale (generazione di contenuti, bot, deepfake), la gamification dei contenuti violenti e l'impiego di piattaforme decentralizzate o criptate.

Impatto della Geopolitica

Le tensioni globali (in particolare il conflitto in Medio Oriente e l'attività dell'Asse della Resistenza/Iran) continuano ad alimentare la polarizzazione e la radicalizzazione nell'UE, con una forte ripercussione nell'aumento dell'antisemitismo e delle minacce a comunità specifiche.

Previsioni per il Futuro (Outlook)

Europol prevede che la minaccia rimarrà dinamica. Gli attacchi a bassa complessità condotti da singoli individui rimarranno la modalità più diffusa. Tuttavia, la crescente familiarità dei giovani radicalizzati con le tecnologie, la diffusione di manuali online, il potenziale ritorno di foreign fighters o la scarcerazione di individui condannati per terrorismo mantengono elevato il rischio di azioni più sofisticate o complesse.

#Europol #terrorismo #analisi #EUTESAT

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Acazia re 1Gli abitanti di Gerusalemme proclamarono re al suo posto Acazia, il minore dei figli, perché tutti quelli più anziani erano stati uccisi dalla banda che era penetrata con gli Arabi nell'accampamento. Così divenne re Acazia, figlio di Ioram, re di Giuda. 2Quando divenne re, Acazia aveva quarantadue anni; regnò un anno a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Atalia ed era figlia di Omri. 3Anch'egli seguì la via della casa di Acab, perché sua madre lo consigliava ad agire da malvagio. 4Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come la casa di Acab, perché dopo la morte di suo padre, costoro, per sua rovina, erano i suoi consiglieri. 5Su loro consiglio egli andò alla guerra con Ioram, figlio di Acab, re d'Israele, contro Cazaèl, re di Aram, a Ramot di Gàlaad; ma gli Aramei ferirono Ioram, 6che tornò a curarsi a Izreèl per le ferite ricevute a Rama, mentre combatteva contro Cazaèl, re di Aram. Acazia, figlio di Ioram, re di Giuda, scese a visitare Ioram, figlio di Acab, a Izreèl, perché era malato. 7Fu volontà di Dio che Acazia, per sua rovina, andasse da Ioram. Difatti, quando giunse, uscì con Ioram incontro a Ieu, figlio di Nimsì, che il Signore aveva unto perché distruggesse la casa di Acab. 8Mentre faceva giustizia della casa di Acab, Ieu trovò i comandanti di Giuda e i nipoti di Acazia, suoi servi, e li uccise. 9Egli fece ricercare Acazia e lo catturarono mentre era nascosto a Samaria; lo condussero da Ieu, che lo uccise. Ma lo seppellirono, perché dicevano: “È figlio di Giòsafat, che ha ricercato il Signore con tutto il cuore”.

Interregno della regina Atalia Nella casa di Acazia nessuno era in grado di regnare. 10Atalia, madre di Acazia, visto che era morto suo figlio, si accinse a sterminare tutta la discendenza regale della casa di Giuda. 11Ma Iosabàt, figlia del re, prese Ioas, figlio di Acazia, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti; così Iosabàt, figlia del re Ioram e moglie del sacerdote Ioiadà – era anche sorella di Acazia –, nascose Ioas ad Atalia, che perciò non lo mise a morte. 12Rimase nascosto presso di lei nel tempio di Dio per sei anni; intanto Atalia regnava sul paese.

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Approfondimenti

1-9b. Del breve regno di Acazia (842) il Cronista fornisce un riassunto stringato, prendendo e riducendo da 2Re 8,25-29; 9,14-29, che interpreta alla sua solita maniera. Lo schema è lineare: nei vv. 1-4 si ha la presentazione del re, con la menzione della madre Atalia, «che lo consigliava ad agire da empio» (v. 3); segue la notizia piuttosto confusa della spedizione contro Damasco, organizzata insieme a Ioram d'Israele (vv. 5-7); e quella della morte del re, dopo un solo anno di regno (vv. 8-9), che introduce l'ingresso in scena aperta di Atalia.

22,9c-23,15. Atalia (841-835), pagana, idolatra e usurpatrice del trono di Giuda, suscita più di ogni altro personaggio le ostilità del Cronista, che nel dipingerne il ritratto attinge a 2Re 11,1-20, ma con interventi di commento espressivi della sua reazione di disgusto. I sei anni del regno di Atalia s'inaugurano con l'eccidio per garantirsi il trono, al quale sfugge però Ioas, il futuro re legittimo (vv. 22, 10-12); segue il racconto della drammatica congiura del clero che riesce a incoronare re Ioas (23,1-11) e il racconto altrettanto drammatico della reazione di Atalia a questa nomina e della sua morte violenta (23,12-15).

22,10-12. La spietatezza di Atalia non è sufficiente ad eliminare Ioas, figlio di Acazia, legittimo erede al trono di Davide. Cfr. 2Re 11,1-3.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

80]

un'elisione uno sgrammaticato o di o] il senso ortografico della rivolta [un] risvolto pied-de-poule a navetta con estremo di o alterazione di o impugnato le] o gli o anche gli] uomini-operai dell'addA partecipano addio tutto] [ha un posto di tutto un'auto a noleggio

 
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from mementomori

No nulla, diocane (rido), voglio condividere con voi un testo che mi fa schiantare dal ridere e che mi fa godere come un maiale (ma tutto quest'album è una cazzo di bomba ed è l'unico che mi manca di Mezzo in formato fisico) =)

SYSTEM ERROR – MEZZOSANGUE

[Intro] È la sintesi delle volgarità e il vomito tardoadolescenziale di un rapper scurrile, negativo, oscurantista Il suo disco è l'apoteosi delle sue nefandezze, la sua maschera sintomo della sua vergogna Egli non è un uomo, è un errore del sistema

[Strofa 1] System Error Guess who's back, Mezzo è il nome, man in black nel rap Sparo a alieni col vocoder pronti all'invasione Bang, rapper, bang clone di un clone da serra (Okay) Kappa passa il neuralizer che mi scordo questa merda Vengo dritto dal futuro, a cazzo duro, a dirti quanto è scuro T'assicuro, vivi dentro a un buco con un tubo al culo Pronto ad impedirlo? Parlo come a un figlio Ho i migliori consigli, il migliore consiglio? Ucciditi stronzo coniglio Pyongyang state of mind, vengo a porti fine Wrong time, sogno l'Armageddon e l'uomo per concime Getto questi U.S.A., il loro usa e getta dà alla testa Tutte quelle stelle strafatte di strisce a bestia Ah, dicono: “Bene, va bene”, ma bene non va Se le scene di queste città sono piene di alieni, di scemi strapieni di mediocrità Di bandiere e di numeri, fiere di stupidi fieri che superi solo coi numeri E i numeri veri li superi solo se accedi agli schemi sinceri di stupidità System Error, via da Matrix, opzioni binarie Dai, sparaflasho la mia testa, ti voglio scordare Sai, ho una festa questa sera e una cosa da fare (Signor Mezzo guardi qui) Scopare [Ritornello] System Error Io che aspetto il peggio pronto al meglio Sogno il meglio con il cuore e trovo il peggio con l'uccello System Error Insegnami a scappare dal cervello Forse scopo la sfortuna, viene sempre sul più bello System Error System Error System Error System Error

[Strofa 2] System Error Quale 808, sei un pacco Ti vedo e leggo: “Rapper not found: 404” Vengo per giustizia a mettere a posto le cose Mezzo ha un morso feroce, tu sei morto precoce Vedo rari temi, tu vedi temerari Tu vedi tali geni, io vedo genitali Sono sposati con la musica e amanti col denaro 'Sti prosciutti resistono un par d'anni e divorziano tutti System Error perché siamo fottuti, con i sogni incompiuti Siamo numeri in tubi Siamo cubi di Rubik, senza più un cazzo di piano E culo e bocca ben cuciti dentro a un centipiede umano Sorridi (Cheese) Fatti un selfie, anzi aspetta Posa il cellulare che ho una nuova macchinetta Devi puntare e premere per bene questo tasto, fallo in fretta Bang Perfetto [Ritornello] System Error Io che aspetto il peggio pronto al meglio Sogno il meglio con il cuore e trovo il peggio con l'uccello System Error Insegnami a scappare dal cervello Forse scopo la sfortuna, viene sempre sul più bello System Error Io che aspetto il peggio pronto al meglio Sogno il meglio con il cuore e trovo il peggio con l'uccello System Error Insegnami a scappare dal cervello Forse scopo la sfortuna, viene sempre sul più bello System Error

[Outro] System Error System Error System Error

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

La Procura di Manhattan restituisce ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale reperti archeologici

Il District Attorney’s Office di Manhattan ha annunciato il rimpatrio in Italia di 48 reperti archeologici, sottratti illecitamente al nostro Paese per un valore complessivo superiore a 300.000 dollari. Si tratta del diciannovesimo atto di restituzione nell’arco degli ultimi vent’anni; secondo Matthew Bogdanos, Capo dell’Unità per il Traffico di Antichità di New York, i beni restituiti all’Italia dalla sua unità hanno raggiunto nel complesso un valore di 100 milioni di dollari.

I beni sono stati ufficialmente riconsegnati allo Stato italiano durante una cerimonia formale presieduta da Matthew Bogdanos. Alla consegna hanno preso parte Giuseppe Pastorelli, Console Generale d’Italia a New York – accompagnato dalle vice consoli Marta Mammana e Alessandra Oliva – e il Generale di Brigata Antonio Petti, Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Le indagini della magistratura statunitense hanno accertato che 45 di questi reperti erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art (“Met”), dove erano confluiti in passato grazie alle attività di reti di trafficanti internazionali guidate da Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Tra i pezzi di maggiore spicco sequestrati e rimpatriati figurano un prezioso psictere a colonnette in terracotta, datato tra il 480 e il 470 a.C. e attribuito al Pittore di Troilo, nonché un piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia (circa 400 a.C.).

L’inchiesta e i successivi sequestri delle opere italiane sono stati coordinati da Bogdanos insieme alla Sostituto Procuratrice Jacqueline Studley. A supportare il dossier hanno lavorato le analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, l’investigatore John Paul Labbat e l’Agente Speciale Brenton Easter della Homeland Security Investigations. Nella stessa sessione di restituzioni guidata dalle autorità giudiziarie di Manhattan, sono stati riconsegnati anche alcuni reperti storici appartenenti ai popoli dell’Iraq e dell’Indonesia.

L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità e collaborazione tra le due parti. Durante il suo intervento, il Console Pastorelli ha ringraziato Bogdanos: “Nonostante non ci conosciamo da molto tempo, posso affermare che il suo lavoro è lodevole; è un onore essere qui. Spero che lei possa continuare a operare in questo ufficio per i prossimi vent’o trent’anni”.

Bogdanos ha osservato che il “lavoro è tutt’altro che finito e non siamo nemmeno vicini a concluderlo, ed è giusto così”. Bogdanos, che vanta esperienza in numerosi teatri di guerra con un focus sui reparti dedicati alla tutela dell’arte, ha chiuso il suo discorso ringraziando “per oggi, ma soprattutto per domani”.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Ioram re 1Giòsafat si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con loro nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Ioram. 2I suoi fratelli, figli di Giòsafat, erano Azaria, Iechièl, Zaccaria, Azariàu, Michele e Sefatia; tutti costoro erano figli di Giòsafat, re d'Israele. 3Il padre aveva dato loro ricchi doni: argento, oro e oggetti preziosi insieme con fortezze in Giuda; il regno però l'aveva assegnato a Ioram, perché era il primogenito. 4Ioram prese in possesso il regno di suo padre e, quando si fu rafforzato, uccise di spada tutti i suoi fratelli e, con loro, anche alcuni capi d'Israele. 5Quando divenne re, Ioram aveva trentadue anni; regnò a Gerusalemme otto anni. 6Seguì la via dei re d'Israele, come aveva fatto la casa di Acab, perché sua moglie era figlia di Acab. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. 7Ma il Signore non volle distruggere la casa di Davide, a causa dell'alleanza che aveva concluso con Davide e secondo la promessa fattagli di lasciare sempre una lampada per lui e per i suoi figli. 8Nei suoi giorni Edom si ribellò al dominio di Giuda e si elesse un re. 9Allora Ioram con i suoi comandanti sconfinò con tutti i carri. Egli si mosse di notte e sconfisse gli Edomiti che l'avevano accerchiato, insieme con i comandanti dei carri. 10Tuttavia Edom si è sottratto al dominio di Giuda fino ad oggi. In quel tempo anche Libna si ribellò al suo dominio, perché Ioram aveva abbandonato il Signore, Dio dei suoi padri. 11Egli inoltre eresse alture sui monti di Giuda, fece prostituire gli abitanti di Gerusalemme e fece traviare Giuda. 12Gli giunse da parte del profeta Elia uno scritto che diceva: “Dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: “Poiché non hai seguito la via di Giòsafat, tuo padre, né la via di Asa, re di Giuda, 13ma hai seguito la via dei re d'Israele, hai fatto prostituire Giuda e gli abitanti di Gerusalemme, come ha fatto la casa di Acab, e inoltre hai ucciso i tuoi fratelli, della famiglia di tuo padre, uomini migliori di te, 14ecco, il Signore sta per colpire con un grave disastro il tuo popolo, i tuoi figli, le tue mogli e tutti i tuoi beni. 15Tu soffrirai gravi malattie, una malattia intestinale tale che per essa le tue viscere ti usciranno nel giro di due anni”“. 16Il Signore risvegliò contro Ioram l'ostilità dei Filistei e degli Arabi che abitano al confine con gli Etiopi. 17Costoro attaccarono Giuda, vi penetrarono, portando via tutti i beni trovati nella reggia e persino i suoi figli e le sue mogli. Non gli rimase nessun figlio, se non Ioacàz, il più piccolo. 18Dopo tutto questo, il Signore lo colpì con una malattia intestinale inguaribile. 19Andò avanti per più di un anno; verso la fine del secondo anno, gli uscirono le viscere per la gravità della malattia e così morì fra dolori atroci. E per lui il popolo non fece fuochi d'aromi, come gli aromi bruciati per i suoi padri. 20Quando divenne re, egli aveva trentadue anni; regnò a Gerusalemme otto anni. Se ne andò senza lasciare rimpianti; lo seppellirono nella Città di Davide, ma non nei sepolcri dei re.

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Approfondimenti

Diversamente dal periodo di Giosafat, il regno di Ioram (848-842), è dominato dall'empietà, che comporta disastri militari e una tragica morte del re. Il libro dei Re dedica a Ioram pochi versetti, 2 Re 8, 16-24, che il Cronista amplia aggiungendo notizie da altre fonti a formare un quadro complessivo che ubbidisce alla sua tesi teologica: Ioram elimina in maniera cruenta gli altri pretendenti al trono, compresi «tutti i suoi fratelli» (vv. 2-4), commette una serie impressionante di empietà a causa delle quali subisce alcune sconfitte militari (vv. 5-10); è oggetto dei rimproveri da parte del profeta Elia, che gli predice il castigo divino (vv. 11-15). Dopo altre sconfitte militari, il re è colpito infine da una «malattia intestinale inguaribile» che lo porta a una morte ignominiosa (vv. 16-20).

I cc. 21-23 scorrono all'ombra di una presenza tenebrosa in Gerusalemme: la figura drammatica e perversa di Atalia, figlia di Omri (849-837), alla quale il Cronista dedicherà le pagine di 22,10-23,15.

2-4. Lo sterminio dei fratelli è nello stile di Atalia, che potrebbe averlo suggerito e organizzato, come pare insinuare il v. 6. Questi versetti sono propri del Cronista. 5-7. L'autore si riallaccia alla fonte, 2Re 8,17-19.

8-11. Ricalcano 2Re 8,20-22, a parte la nota storica del v. 11.

12-15. Di Elia il Cronista ignora totalmente l'ampio ciclo esposto nel libro dei Re. Sorprende quindi questa sua comparsa improvvisa e la menzione di un suo scritto, il cui contenuto sintetizza il comportamento dei grandi profeti verso i re infedeli. Lo stile della missiva fa pensare a una composizione del Cronista stesso, anziché a un documento storico.

16-19. La fine prematura e vergognosa di Ioram risponde alla logica retribuzionistica del nostro autore.

20. Secondo 2Re 8,24, Ioram è sepolto invece con i suoi padri. Evidentemente, al Cronista non è bastata la punizione di una morte terribile. Stranamente, nel caso di Ioram viene omessa la formula che accompagna abitualmente la morte del re (cfr. 2Re 8,22-23).

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Cyberdyne Systems

tux-sshaudit

Oh, gaudio!

Oh, giubilo!

ssh–audit è di nuovo fra noi. Il 4 luglio 2026 Joe Testa porta la sua creatura dalla versione 3.3.0, risalente ormai a due anni fa, alla versione 3.9.0, un aggiornamento corposo che riguarda:

  • aggiornamento supporto python 3.14, eliminazione python 3.8 e python 3.9
  • preparazione alla crittografia post-quantistica (warning se gli algoritmi di exchange non lo sono) rimozione supporto sshv1
  • Modifica della policy built-in per Debian 12
  • Aggiunta delle policy built-in per OpenSSH 10.0, 10.1, 10.2, 10.3, and 10.4.
  • Aggiunta delle guide all’hardenizzazione di Debian 13, Rocky Linux 10, Ubuntu 26.04.
  • **Avendo sempre come riferimento la resistenza post quantistica, sono stati aggiunti due nuovi algoritmi di key exchange e 11 nuove host_keys
  • ecc.

Anche sshaudit.com è di nuovo online anche se le guide non hanno ancora recepito gli aggiornamenti presenti nella cli.

Ma la notizia più rincuorante è che pare che Joe Testa stia bene e che abbia trovato uno sponsor che sta finanziando il suo sviluppo.

Mi riservo di approfondire a breve.

Intanto ben ritornato, Joe Testa ❤️.

#ssh #sshaudit

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Giunto al ventitreesimo album in studio nell’arco dei quarantacinque anni di carriera che sono intercorsi dalla pubblicazione del suo primo singolo, John Hiatt si dimostra ancora una volta capace di confezionare un disco nell’arco di pochi giorni e accompagnato da un piccolo combo, cosa che in precedenza gli era magistralmente riuscita all’altezza di “Bring The Family”. Universalmente riconosciuto come un capolavoro... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/john-hiatt-eclipse-sessions-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1436939440


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione

L'operazione “Whisper”, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.

L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.

Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.

L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.

 
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from Bymarty

📒 Dal mio diario..

Per anni mi sono fatta sempre la stessa domanda: “Se un giorno mi dicessero che ho un tumore, cosa farei?”. Non lo so! Pensavo che magari sarei rimasta senza parole e istintivamente sarei scappata. Immaginavo che quella fosse una via di fuga, il modo migliore per affrontare la paura e combattere!

Poi quasi 2 anni fa la vita mi ha messa davanti alla realtà, e a quella domanda non ho saputo dare risposta, non sono riuscita neppure ad alzarmi, anzi, come se mi avessero pugnalata ho smesso di pensare, sentire, per qlche istante, interminabile e poi come una liberazione, solo lacrime e singhiozzi.. così ho capito che non si parte, non si fugge, non si è assolutamente pronti e preparati! Perciò si resta e si fa un passo indietro, non perché si è deboli, perché si ha paura o perché non esiste un’alternativa, ma perché è lì che comincia la vera battaglia è in quel momento che ha inizio una nuova avventura , per la quale non ci sono schemi, non ci sono indicazioni vere e proprie, si è vulnerabili..

Davanti a una diagnosi così brutta, inaspettata, a volte immaginata, non si ha il desiderio di scappare, anzi pensi a quanto sia importante e doveroso vivere, sopravvivere per andare avanti! Ci si ferma, ci si affida e si confida, si piange, si prega, si cercano pensieri alternativi, ma poi si resta per affrontare la malattia, per sottoporsi alle cure, per prendersi cura di sé stessi e per guardare in faccia ciò che fa più paura, ciò che sta mettendo a dura prova la salute fisica e soprattutto psicologica! Cosi sono rimasta esattamente dov’ero, ho imparato a cercare dentro di me il coraggio, la forza di attraversare, affrontare e superare ogni giorno quello che mi stava accadendo, senza voltarmi indietro...E si inizia così un lungo estenuante percorso fatto di visite, consulti, incontri, parole, ricerche, esami, ecc, ecc..si combatte così, iniziando a cercare un senso anche quando sembra impossibile trovarlo, si inizia a convivere con la paura, con la rabbia e con tutte le emozioni che la malattia porta con sé.

Ci sono giorni si, in cui ci si sente forti e altri in cui tutto sembra pesare il doppio e credi di non essere abbastanza forte per reggere il peso, la paura , l' angoscia! Il corpo cambia, e non si è preparati, io ancora oggi non mi riconosco, a volte non mi accetto e non mi sento a mio agio, le terapie stancano, pesano, a volte ti annullano, ma ti salvano la vita, l’incertezza accompagna ogni passo e il futuro smette di essere qualcosa di scontato, anzi è una parola che fai fatica a pronunciare!

Eppure si continua, si combatte, si diventa leoni e si comprende che la forza non ha nulla a che vedere con l’idea eroica che spesso si immagina , anzi oltre a quella fisica, che spesso viene a mancare, ti accorgi che la forza diventa ogni singolo respiro, ogni singolo giorno che si affronta e ogni visita, esame, step che si supera... È una forza silenziosa, non è ostentazione, non è la capacità di non crollare mai, semmai è la forza di mostrarsi per quello che si è accettare la propria fragilità e scegliere, ogni mattina, di affrontare un altro giorno sempre col sorriso e lo spirito giusto!

Prendersi cura di sé diventa un atto rivoluzionario, perché bisogna accettare di avere paura senza lasciare che sia la paura a decidere come vivere o a impedirci di vivere! Significa continuare ad amarsi anche quando il proprio corpo cambia e non lo si riconosce più, e tutto sembra sbagliato, diverso, inadatto, troppo per come la malattia ci ha cambiato!

La malattia mi sta insegnando che la vita non perde valore anzi ogni istante acquista un significato ancora più profondo e ci si aggrappa ad ogni gesto, ogni attimo, alla speranza, ad un alba, un tramonto... perchè si può essere fragili e, nello stesso tempo, incredibilmente forti senza saperlo! Il vero coraggio è restare, affrontare e combattere, anche quando non si ha la forza di restare accanto a sé stessi, anche quando tutto sembra indefinito e maledettamente difficile!.

E capisci che la vita, anche quando fa male, merita di essere vissuta con dignità, senza vergognarsi, senza nascondersi, come ho fatto io agli inizi, con amore verso sé stessi, anche se si ha paura, anche se si pensa di non farcela, così si resta e si ricomincia proprio da dove tutto ha avuto inizio, da quel giorno, da quel controllo, da quella scoperta che cmq mi ha sconvolto la vita! Ma credo che nonostante tutto l'abbia resa diversa, migliore ai miei occhi, al mio bisogno di restare forte, combattiva e serena, per me , per mio figlio e per tutti coloro che mi sono stati accanto e anche per coloro che si sono allontanati, che io ho allontanato o semplicemente che hanno cambiato strada..

Si resta, per vivere e continuare a sognare!

 
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from differxdiario

riflettevo ieri sera, dialogando con amici di sperimentazioni e altro, che il lavoro svolto da gammm negli ultimi 20 anni (https://gammm.org/2026/06/29/20-anni-di-gammm/) ha lievemente smosso le superfici delle cervici italetterarie, ma mica molto di più.

i popoli .it al massimo infilano una prosa nel serpentone dei versi, azzardano una foto, giocano con le lettere sparpagliate su una due pagine e fine.

stanno bene così.

 
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from lucazanini

[79]

come aggeggi da bixio sono o come altrettanti loro] se prosciugate in bigi mercuri sotto-cannoniere abili talvolta [zanzare⅔] senza rospicidi lì velate di amiantidi aghiformi anemie [tane stracotte] leggère bàscule [questo] testo non è adatto per ⅓

 
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from Solarpunk Reflections

Finding good solarpunk novels is still quite challenging, given that the genre has barely a decade under its belt. The positive side of this current landscape is that when something notable pops up, it easily makes the rounds: in niche online communities, word of mouth still rules. This is how Murder in the Tool Library caught my attention and, as you can imagine, raised my expectations. So let’s start with those first, which is unusual in a review but it might shed some light on why I’m so terribly disappointed by this novel.

What I Wanted (or Hoped)

When I imagine a crime novel in a solarpunk setting, several questions naturally pop up: how does a utopian society deal with severe interpersonal wrongings? How does an investigation take place without surveillance? How do processes look like without police, courts, prisons, and so on?

This is exactly the point of speculative fiction: imagining how different societies handle (or prevent!) nasty modern problems. The point of solarpunk, among other things, is exactly to make one wonder about these possibilities even before touching page one. Moreover, the author, A.E. Marling, is not new to fiction: he’s been writing fantasy since 2013, so I expected some expertise and finesse in weaving a story and delivering satisfying character arcs or plot beats.

All this was in my mind when I picked up the novel, and I really wanted to believe it would be a good one, since I haven’t added anything to my Must Read List in a long time. It looks like it was not enough.

There will be minor spoilers, but I will try to keep them vague enough that you can read the novel on your own. I’m going to discuss ideas and concepts more than story elements or plot twists, except for the ending.

What Worked

I’m going to explain in detail all the issues I have with the novel, but first I have to say that I genuinely liked some of the ideas here. As I said above, the thought experiment of how to deal with murders, reparations and justice in a utopian society without unjustly immiserating anyone is absolutely crucial and timely in a world like ours, where regardless of geography police abuse is rampant and the judicial system treats elites differently from everyday citizens. So the premise (a boy gets murdered in plain day in a public place; how does a utopian society react?) is genuinely interesting, and the first chapter is quite the hook.

I also found the first idea of the novel quite clever: unlike most crime fiction, in which a clever, larger-than-life detective (and maybe his assistant) finds all the evidence and eventually unmasks the culprit via logical reasoning and outstanding deductions, here the task is taken up by the CDS, a group of volunteer detectives who dedicate what time they can spare to try and mend these episodes of societal and interpersonal misconduct.

The investigation then takes place with plentiful input from other citizens, who irregularly contribute by providing additional information, pointing out details that detectives missed on the murder scene, looking up backgrounds and so on, via a shared chat. I found all these ideas very clever: it’s the opposite of detective stories, far away from the lone genius cracking a puzzle as a challenge for his own ego, and instead a society that collectively puts time and effort to deal with the untimely loss of a member of their community. This had almost convinced me that this was it, the thoughtful and grounded solarpunk that I was looking for!

Alas, the dystopia that followed proved me wrong.

What Didn’t Work

Now, this part will be longer; I did not like the rest of the novel, but I’m not going to spend thousands of words to scream that it sucked or the author sucks at writing. Sure, I do have gripes of personal taste with the use of commas or descriptions or the detectives' characterizations, but these are minor elements; the next person might love them and the next one might not even notice them, so it’s not useful to discuss them. I’m going to discuss why some ideas in the novel did not work, could never work and are actively against the premise of a utopian or solarpunk society.

Let’s begin from the crowdsourcing of information, which is the first element that made me suspicious about the setting. In order to have full participation in the investigative process, everything is livestreamed. All the detectives film and record and share everything, which is the go-to way to make the whole procedure as democratic as possible. But at the same time (and the story itself sort of realizes this in the first half) it spawns an all-encompassing culture of spectacle. People are not drawn in the investigation out of genuine concern for the stability of their society, but out of drama. This does not stop at the investigation, but it goes on and becomes grotesque during the process of the culprit in the last few chapters (more on this later). In an attempt to envision a more democratic process, the author has recreated a digital version of public hanging that none of the characters opposes.

Secondly, the author puts a great deal of attention on mental health and the importance of therapy… to the point it becomes a universal antidote for societal issues. As the investigation proceeds, it is revealed that the perpetrator is affected by a mental disorder and he was deceiving everyone else so well that he managed to avoid therapy for his whole life. And if you’re raising an eyebrow to that phrasing (instead of, for example, “refuse professional help”), let me bring up the example of Vittoria (one of the detectives whose name is needed in this review, since the story betrays a clear preference from the side of the author). Upon meeting a citizen who reacts badly to her presence (quote: “Stuck-up freak!”, so not even a slur or anything seriously offensive), she reacts by “activating a program that would crack his identity, message him in one hour, and inform him he must produce proof of therapy for his behavior or face censure.”

Now, I know we all have slightly different visions of utopia and solarpunk, but this is an exchange that could only happen in a dystopic surveillance state in which therapy is ministered in a Foucauldian sense: to enact control, silence dissent, or put people behind medical and institutional barriers to make their lives harder under the pretense of providing help.

This does not end here. While the first half of the novel is dedicated to investigating the crime scene and possible clues (as is standard practice in most crime fictions), the second half locks in on a single suspect and the detectives’ efforts are not dedicated to crack the sequence of events that exclude every other possible character, but rather to prove that the suspect is in fact really a psychopath. The impression I got from the text (regardless if this was the author's intention) was that the suspect was being investigated not much for committing a crime but for being a deviant (of which committing murder was just another clue).

In order to do this, the detectives commit a slew of unthinkable breaches that would not fly even in our current societies (irrespective of geographical location): they search his house without his consent or knowledge (through a warrant obtained shadily by pressuring a community council) to search his belongings and find proof of killed animals in his youth; Vittoria pretends to go on a date with him to conduct a non-consensual nor informed interrogation (I have heard of only one similar real-life story, and it was from a Chinese dissident), and they even desecrate his mother’s corpse (again, no consent nor knowledge) to prove that he had poisoned his mother! What began as a murder investigation moves beyond the murder itself and quickly devolves into a relentless manhunt, in which the detectives have at their disposal every common tool used by our modern-day police to press their charges.

Every abuse of power by the detectives is presented as justified and even necessary, since the killer is a psychopath and therefore would lie at every occasion; an ontologically evil being that would only carry out evil actions and for which this ‘utopian’ society clearly has no answer. Leaving the un-solarpunk moral dilemma aside (is the murderer beyond salvation because he's a psychopath, or can he repent and be rehabilitated after mandatory therapy?), the author has uncomfortably stepped onto something important: that it would be really hard to conduct ‘investigations’ as we normally experience them while at the same time having the culprit consensually cooperate. The author sees all this, and instead of trying to devise a different method (which would’ve been imaginative and no doubt challenging, but worth the effort!), he goes the other way and strips the culprit of every decency on the grounds of psychopathy.

The author desperately tries to paint the killer as the unforgivable bad guy, and yet I found myself empathizing with him precisely because of the unjustified and repeated abuse he received through the whole story.

Before concluding, I have to spend a few lines to discuss the climax scene of the process, since it is truly the epitome of grotesque.

After the culprit has been apprehended, Vittoria dishes our her impassioned speech to demand the maximum punishment: “a sentence of dehumanization” (very solarpunk), while the whole city is watching (via livestream). Through the whole scene, the culprit is mouthfolded (they can’t allow him to speak, because, you guessed it, he would only lie!) and can only reply via keyboard; this doesn’t matter, because his messages are never shown. He does not have any defense attorney (which should be a minimum right, at least in Italy and Finland, but supposedly in USA as well, given the author’s origins) and it is implied that the ‘jury’ eventually does commit the maximum punishment, and the culprit is stripped of any right except those of parasites.

Now, I’m not an expert on judicial systems, but one thing I can say for sure: a society in which criminals don’t have rights can eliminate dissent at will. If criminals don’t have rights, then all the government has to do is find some excuse to label people as criminals, and those people will no longer have rights. In the specific case of this novel, detectives can conjure evidence of psychopathy and persuade the whole society that they do not deserve empathy nor help and are worthy of elimination.

Would you like to live in such a utopia?

Warping the Narrative

So let’s focus on this Vittoria character I’ve been talking about, the ‘femme fatale’ that is mentioned in the novel’s blurb.

The author never fails to remark three things about her: her height, her charisma and her... righteous bloodthirst, almost to the point of obsession. This betrays a clear preference for this character on the side of the author, and indeed she gets the best treatment of the whole cast: the ending declares her eponymous victory at the expense of the killer, something that no other character celebrates.

I have three interpretations for Vittoria’s character. First: she embodies the old violent cop archetype, moved by personal revenge or moral duty. Second: Vittoria is also a villain, and other detectives will have to face her in a follow-up novel. And third: she’s another psychopath, just like the killer himself, but unlike him she managed to channel her tendencies into a respected profession in which she’s allowed to have some leeway, provided that she does not harm anyone else in the process. None of these options strike me as interesting in a solarpunk setting; the first might have been an interesting character arc (the former cop that needs to learn how to operate in a new, more respectful and humane system after years of service where abuse was normalized), but it was not the story this novel ended up telling. Vittoria is always presented as cool, her flaws are always minimized, her deeds justified, and on top of all this she always gets her way. The story lets her win every time: some characters here and there try to push back, but they fold after two lines and admit defeat.

In any other genre, this might have been an interesting story; a Psycho-Pass-eqsue manhunt in which the huntress is revealed to be not just another monster but the better monster, because she can rein in her impulses and (ab)use the tools of the society around her to conceal her bloodthirst and channel it towards other monsters. This is a fantastic concept for a crime novel, maybe even for a cyberpunk one, although it still relies on the (faulty, in my opinion) assumption that some people are born evil and can only pretend to be decent members of a society.

However, this story in a solarpunk setting reads completely different. It becomes a tragedy in which an overly charismatic character warps and derails a collective process by abusing her personal influence to enact on her most violent impulses. The whole story moves away from the speculative intent of solarpunk investigations and reparations, and gets hijacked by Vittoria's and the killer's relentless (but unbalanced) duel to determine who can keep pretending in the eyes of the public and avoid punishment. In particular, the last third of the story is a character study on the normalization of cruelty. Where’s the solarpunk in that?

Let me end the review with a final spoiler from the very last page of the novel, in which it is implied that Vittoria eventually manages to kill the drugged and isolated culprit with the same weapon that was found on the crime scene.

So I ask again: whose utopia is this?

 
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