GENEALOGIE (1,1-9,44)
Da Adamo ad Abramo
1Adamo, Set, Enos, 2Kenan, Maalalèl, Iered, 3Enoc, Matusalemme, Lamec, 4Noè, Sem, Cam e Iafet.
5Figli di Iafet: Gomer, Magòg, Madai, Iavan, Tubal, Mesec e Tiras.
6Figli di Gomer: Aschenàz, Rifat e Togarmà. 7Figli di Iavan: Elisà, Tarsis, i Chittìm e quelli di Rodi.
8Figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan. 9Figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raamà e Sabtecà. Figli di Raamà: Saba e Dedan.
10Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra. 11Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, 12Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei. 13Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet 14e il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo, 15l'Eveo, l'Archeo, il Sineo, 16l'Arvadita, il Semareo e il Camateo.
17Figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram. Figli di Aram: Us, Ul, Gheter e Mesec. 18Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber. 19A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi si divise la terra, e il fratello si chiamò Ioktan. 20Ioktan generò Almodàd, Selef, Asarmàvet, Ierach, 21Adoràm, Uzal, Dikla, 22Ebal, Abimaèl, Saba, 23Ofir, Avìla e Iobab. Tutti questi furono i figli di Ioktan.
24Sem, Arpacsàd, Selach, 25Eber, Peleg, Reu, 26Serug, Nacor, Terach, 27Abram, cioè Abramo.
Da Abramo a Giacobbe
28Figli di Abramo: Isacco e Ismaele.
29Ecco la loro discendenza:
Primogenito di Ismaele fu Nebaiòt; altri suoi figli: Kedar, Adbeèl, Mibsam, 30Misma, Duma, Massa, Adad, Tema, 31Ietur, Nafis e Kedma; questi furono i figli di Ismaele.
32Figli di Keturà, concubina di Abramo: essa partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. Figli di Ioksan: Saba e Dedan. 33Figli di Madian: Efa, Efer, Enoc, Abidà ed Eldaà; tutti questi furono i figli di Keturà.
34Abramo generò Isacco. Figli di Isacco: Esaù e Israele. 35Figli di Esaù: Elifaz, Reuèl, Ieus, Ialam e Core. 36Figli di Elifaz: Teman, Omar, Sefì, Gatam, Kenaz, Timna e Amalèk. 37Figli di Reuèl: Nacat, Zerach, Sammà e Mizzà.
38Figli di Seir: Lotan, Sobal, Sibeon, Anà, Dison, Eser e Disan. 39Figli di Lotan: Orì e Omam. Sorella di Lotan: Timna. 40Figli di Sobal: Alvan, Manàcat, Ebal, Sefì e Onam. Figli di Sibeon: Aià e Anà. 41Figli di Anà: Dison. Figli di Dison: Camran, Esban, Itran e Cheran. 42Figli di Eser: Bilan, Zaavan, Iaakan. Figli di Dison: Us e Aran.
43 Questi sono i re che regnarono nel territorio di Edom, prima che regnasse un re sugli Israeliti: Bela, figlio di Beor e la sua città si chiamava Dinaba. 44 Bela morì e al suo posto regnò Iobab, figlio di Zerach, da Bosra. 45 Iobab morì e al suo posto regnò Cusam, del territorio dei Temaniti. 46 Cusam morì e al suo posto regnò Adad, figlio di Bedad, colui che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiamava Avìt. 47Adad morì e al suo posto regnò Samla, da Masrekà. 48Samla morì e al suo posto regnò Saul, da Recobòt-Naar. 49Saul morì e al suo posto regnò Baal-Canan, figlio di Acbor. 50Baal-Canan, figlio di Acbor, morì e al suo posto regnò Adad: la sua città si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabèl, figlia di Matred, figlia di Me-Zaab.
51Adad morì e ci furono allora in Edom dei capi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet, 52il capo di Oolibamà, il capo di Ela, il capo di Pinon, 53il capo di Kenaz, il capo di Teman, il capo di Mibsar, 54il capo di Magdièl, il capo di Iram. Questi furono i capi di Edom.
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Note
1,1 L’ultimo libro del canone ebraico è una ricapitolazione della storia del popolo di Dio e, come già il libro della Genesi nei primi undici capitoli, dà largo spazio a una serie di genealogie. I nomi delle persone rappresentano spesso gruppi etnici più che individui. Le liste non sono omogenee: alcune sono brevi, altre lunghe; vi si trovano doppioni e lacune, ma l’ampio spazio dato a tribù legate a Giuda e a quelle levitiche indica che la storia è finalizzata alla centralità di Gerusalemme e del culto nel tempio. Nei cc. 1-9 il testo ebraico e le versioni antiche presentano molte varianti nella trascrizione dei nomi.
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Approfondimenti
1,1-9,44. L'ampia introduzione con cui si apre l'opera del Cronista traccia due linee genealogiche. La prima (1,1-54) va da Adamo a Israele; la seconda (2,1-9,44) parte dai dodici figli d'Israele e giunge fino a Davide, considerato il punto d'arrivo cui mirano tutte le genealogie precedenti. Si tratta di un albero genealogico che vuole abbracciare idealmente tutta l'umanità e dal quale il Cronista, che non sopporta contraddizioni ed elementi di disturbo nel suo schema, elimina successivamente ogni ramo inutile che non conduca alla stirpe eletta di Israele. Ma l'opera di sfrondamento e semplificazione non si ferma qui. Una volta arrivato a Israele, il Cronista inizia la recisione sistematica di ogni linea genealogica che non porti a Davide direttamente. Il procedimento richiama quello che, nel Pentateuco, colloca Abramo tra le nazioni che dovevano essere da lui benedette (Gn 12), con la differenza che la figura centrale qui è Davide, re ideale e prototipo del Messia, circondato sin dall'inizio da un esercito ordinato e compatto di sacerdoti, di leviti e di cantori.
La prospettiva è arida, freddamente giuridica e genealogica. Non si fa alcuna menzione dei patti di Noè e Abramo, dell'alleanza di Sichem, dell'esodo o degli eventi del Sinai, nulla si dice di Mosè e delle sue imprese. L'intento è esclusivamente quello di sottolineare la preminenza della stirpe davidica, con un abile impiego delle genealogie, da non leggersi ovviamente in senso biologico, bensì in chiave giuridico-sociale. All'interno del giudaismo in cui vive l'autore, con le sue tendenze all'isolamento e alla separazione, la propria ascendenza israelitica dimostrata sulla base di documenti genealogici inoppugnabili, ossia riportati dal libro sacro e autorevole, è una carta di identità necessaria. E anche all'interno della comunità giudaica la legittimità della propria posizione e condizione sociale, della funzione svolta, della qualifica professionale e politica – si tratti di sacerdoti, o di cantori e portinai del tempio, e delle stesse gerarchie politiche e militari più elevate – è garantita al meglio da una discendenza accertata dalla genealogia. È questa la funzione legittimante svolta dalle genealogie, le quali dichiarano l'ereditarietà di posizioni e incombenze facendole risalire ad un eponimo, che è anche modello.
I cc. 1-9 non sono unitari e tanto meno omogenei. Non è difficile notare doppioni e ripetizioni (si vedano, ad esempio, le genealogie di Giuda, Saul, Beniamino), e non mancano nemmeno alcune contraddizioni. La redazione di questi capitoli va attribuita nella sostanza al Cronista, che vi espone il suo progetto teologico. Le fonti utilizzate sono costituite per lo più dai libri biblici di Genesi, dei Numeri, di Giosuè, di 1-2Samuele e di 1-2Re. È possibile che il Cronista abbia fatto uso di altri documenti aventi un qualche valore storico e statistico, ma spesso si deve parlare piuttosto di composizioni letterarie seriori.
Le locuzioni ricorrenti per legare tra loro gli anelli genealogici sono bᵉne, «figli di», e yld, «generò». Il verbo yld è frequente soprattutto in Gn (170 volte) e 1-2 Cr (117 volte), col significato primario (nella forma qal) di «partorire» (ad es. Gn 4,1s.) e di «generare» (Gn 4,18), a seconda che si riferisca a una donna o a un uomo. I LXX traducono yld (qal) con tiktein o con una forma di gennan.
1-54. A un arido elenco dei patriarchi antediluviani (vv. 1-4) segue la lista della posterità dei tre figli di Noè (vv. 5-23) e un'altra lista dei patriarchi postdiluviani (vv. 24-27). Nei vv. 28-54 si elencano i discendenti di Abramo nella linea di Isacco-Esaù.
1-4. Lo stesso elenco si ritrova in Gn 5,1-31, dove accanto ai nomi sono riportate indicazioni relative all'età e alla provenienza. Sem, Cam, lafet sono anch'essi nati prima del diluvio. I nomi dei tre figli di Noè sono presentati come se fossero figli l'uno dell'altro, anziché fratelli.
5-23. Si ripete la lista dei tre figli di Noè, in senso inverso, e se ne forniscono le rispettive genealogie. Iafet, vv. 5-7 = Gn 10,2-24; Cam, vv. 8-16 = Gn 10, 6-8.13-18a; Sem, vv. 17-23 = Gn 10,22-29.
5-7. Al nostro autore non interessa esporre la vicenda storica dell'umanità delle origini. Il suo intento è di arrivare per eliminazioni successive alla genealogia del popolo eletto. Perciò ignora i Cainiti, cfr. Gn 4,17-24, oltreché i discendenti di Lot, cfr. Gn 19,30-38 e i fratelli di Abramo, cfr. Gn 11,26-30.
8-16. Ci si chiede perché il Cronista parli qui di Nimrod, che nella Bibbia ricorre soltanto, oltre che in Gn 10,8 e qui, in Mic 5,5, nell'oracolo che esalta Betlemme come luogo «dove nascerà colui che deve regnare sopra Israele» (v. 1). Può darsi che, riproducendo questa nota della tavola dei popoli di Gn 10,8, l'autore abbia pensato al rapporto che il testo di Michea stabilisce tra le glorie future della dinastia davidica e l'esilio.
17-23. Il testo corrisponde quasi alla lettera a Gn 10,22-29. Il motivo per cui il Cronista si premura di inserire nella genealogia di Cam l'etimologia di Peleg (v. 19, cfr. Gn 10,25) è l'intenzione di affermare come l'umanità dei tempi remoti, unita perché discendente da Adamo, si sia divisa ai tempi di Peleg. In essa la stirpe di Sem è destinata all'elezione in funzione della teocrazia. Per dare risalto a questa idea, il nostro autore ha anche eliminato prima i due rami morti di Iafet e di Cam.
24-27. I versetti riassumono Gn 11,10-27. Anche qui, come in 1-4, i nomi sono accostati in forma asindetica e senza indicazione di età e provenienza. La genealogia di Sem era stata presentata nei vv. 17-23. Ora da essa viene ripresa la linea di Arpacsad, Selach, Eber, ecc., dalla quale discese Abramo, che interessa in maniera tutta particolare il Cronista, essendo l'ultimo anello della catena genealogica principale che parte da Adamo e passa attraverso Noè. L'espressione imbarazzata e monca «Abram cioè Abramo», del v. 27, è un richiamo preciso a Gn 17,1-5s., dove JHWH muta il nome di Abram in Abramo, perché il patriarca è destinato a diventare «padre di una moltitudine di popoli», e stipula con lui un'alleanza eterna. Essa serve anche per introdurre la genealogia dei figli di Abramo.
28-54. Il brano enumera dapprima i discendenti di Abramo (vv. 28-33), quindi i discendenti di Isacco via Esaù (vv. 34-42), e chiude con la lista dei capitribù di Edom (vv. 43-54).
28-33. I discendenti di Abramo. Come in Gn 21, 12s., Isacco è anteposto al fratello maggiore Ismaele. Come al v. 4a, viene menzionato prima colui dal quale sorgerà il popolo teocratico Ismaele è eliminato subito; la sua genealogia, vv. 29-31, è mutuata da Gn 25, 13-16a. Nato dalla schiava, a lui si facevano risalire alcune tribù nomadi e seminomadi senza alcun ruolo nella storia della discendenza di Abramo, che invece sarà portata avanti da Isacco. La discendenza di Ketura, concubina di Abramo (vv. 32-33), è presa da Gn 25,2-4. Anche questo è un ramo morto della discendenza, che il Cronista elimina, pur attribuendogli una certa importanza, in quanto lo menziona accanto alle genealogie di Israele e di Isacco. Forse l'intenzione dell'agiografo è di sottolineare per i suoi contemporanei i legami di amicizia o inimicizia con i popoli confinanti: Arabi, Nabatei, Edomiti, Madianiti, Cainiti.
34-42. In questi versetti il Cronista riproduce lo schema di Gn 36,1ss.: i discendenti di Isacco nella linea di Esaù. Contrariamente ai vv. 4b.28, si ha qui la successione Esaù-Israele, come in Gn 25, 19-26.
35. La genealogia di Esaù è presa da Gn 36,1-4 e sunteggiata, con l'omissione delle mogli. I nomi dei cinque figli ricorrono in ordine discendente.
36. Per la genealogia del primogenito di Esaù, Elifaz, il Cronista si rifà a Gn 36,11-12, con questa variante: per Genesi Timna è concubina di Elifaz e madre di Amalek, mentre per il Cronista Timna è uno dei figli di Elifaz e fratello di Amalek. Inoltre, Timna figura anche al v. 39 = Gn 36,22, come sorella di Lotan, nonché ai vv. 51-54 = Gn 36,40s. come capo edomita. Va da sé che le genealogie di Gn 36 non indicano rapporti sul piano biologico, ma di carattere storico, tra clan differenti. Nel v. 36 l'autore indica i legami esistenti tra Timna e gli altri discendenti di Elifaz.
37. Per la genealogia di Reuel, si veda Gn 36,13.
38-42. Invece della genealogia degli altri figli di Esaù di cui si è parlato al v. 5, si ha quella di Seir, che secondo Gn 36,20-28 non è discendente di Esaù. Il nostro autore la riporta verosimilmente per motivi geografici. Secondo Gn 36,6.8 infatti Esaù abitò «il monte Seir».
43-54. Anche in questo caso a spingere il Cronista a presentare l'elenco dei re e dei capitribù di Edom è il motivo geografico. In Gn 36,6.8 si sostiene l'identità Esaù-Edom. Gli Edomiti si erano insediati a sud della zona montagnosa di Seir, quando gli Israeliti alla guida di Mosè avevano occupato la Transgiordania. I vv. 43-50 riportano Gn 36,31-39 e i vv. 51b-54 riferiscono Gn 36,40-43. Il v. 51a è redazionale e collega tra loro i due brani, che in Gn sono indipendenti. La congiunzione stabilita dal Cronista rimane oscura. I nomi vanno intesi come nomi di località. Suscita problemi il nome di Oolibama, che in Gn 36,2 è nome di donna e in Gn 36,41 invece è il nome di un capo. L'elenco sembra riflettere la situazione creatasi successivamente all'occupazione dell'Idumea da parte di Davide (cfr. 2Sam 8,13-14).
(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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