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from 📖Un capitolo al giorno📚

1In quei giorni i Filistei radunarono l'esercito per combattere contro Israele e Achis disse a Davide: “Tieni bene a mente che devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini”. 2Davide rispose ad Achis: “Tu sai già quello che farà il tuo servo”. Achis disse: “Bene! Ti faccio per sempre mia guardia del corpo”.

Saul e la chiromante di Endor 3Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui; poi l'avevano seppellito a Rama, sua città. Saul aveva bandito dalla terra i negromanti e gli indovini. 4I Filistei si radunarono e andarono a porre il campo a Sunem. Saul radunò tutto Israele e si accampò sul Gèlboe. 5Quando Saul vide il campo dei Filistei, ebbe paura e il suo cuore tremò. 6Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose, né attraverso i sogni né mediante gli urìm né per mezzo dei profeti. 7Allora Saul disse ai suoi ministri: “Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla”. I suoi ministri gli risposero: “Vi è una negromante a Endor”. 8Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: “Pratica per me la divinazione mediante uno spirito. Èvocami colui che ti dirò”. 9La donna gli rispose: “Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dalla terra i negromanti e gli indovini. Perché dunque tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?“. 10Saul le giurò per il Signore: “Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda”. 11Ella disse: “Chi devo evocarti?”. Rispose: “Èvocami Samuele”. 12La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse a Saul: “Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!”. 13Le rispose il re: “Non aver paura! Che cosa vedi?”. La donna disse a Saul: “Vedo un essere divino che sale dalla terra”. 14Le domandò: “Che aspetto ha?”. Rispose: “È un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello”. Saul comprese che era veramente Samuele e s'inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. 15Allora Samuele disse a Saul: “Perché mi hai disturbato evocandomi?”. Saul rispose: “Sono in grande angustia. I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me: non mi ha più risposto, né attraverso i profeti né attraverso i sogni; perciò ti ho chiamato, perché tu mi manifesti quello che devo fare”. 16Samuele rispose: “Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? 17Il Signore ha fatto quello che ha detto per mezzo mio. Il Signore ha strappato da te il regno e l'ha dato a un altro, a Davide. 18Poiché non hai ascoltato la voce del Signore e non hai dato corso all'ardore della sua ira contro Amalèk, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. 19Il Signore metterà Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore metterà anche le schiere d'Israele in mano ai Filistei”. 20All'istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva mangiato nulla tutto quel giorno e tutta quella notte. 21Allora la donna si accostò a Saul e, vedendolo sconvolto, gli disse: “Ecco, la tua serva ha ascoltato la tua voce. Ho esposto al pericolo la mia vita per ascoltare la parola che tu mi hai detto. 22Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Voglio darti un pezzo di pane: mangia e così riprenderai le forze, perché devi rimetterti in viaggio”. 23Egli rifiutava e diceva: “Non mangio”. Ma i suoi servi insieme alla donna lo costrinsero ed egli ascoltò la loro voce. Si alzò da terra e sedette sul letto. 24La donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrettò a ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e gli fece cuocere pani azzimi. 25Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte.

__________________________ Note

28,4 Sunem: oggi Sôlem, a 6 chilometri a nord del villaggio di Zeriin, corrisponde all’antica Izreèl; Gèlboe: massiccio montuoso (497 metri sul livello del mare) del settentrione della terra di Canaan, che domina, a sud-est, la piana di Izreèl.

28,7 Endor: a sud del monte Tabor, a una quindicina di chilometri da Nazaret, nel territorio di Ìssacar ma appartenente a Manasse (Gs 17,11). Il nome della città biblica, oggi conservato in quello del villaggio di Endur, significa “sorgente dell’insediamento”. La presenza della negromante nella città si può spiegare con la notazione di Gs 17,12, secondo cui gli Israeliti non riuscirono a sottrarla del tutto all’influenza cananea.

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Approfondimenti

1-2. In concomitanza col progressivo indebolimento fisico e psichico di Saul i Filistei acquistano sempre più coraggio, fino a decidere di attaccare in forze il regno d'Israele. Anche la banda di Davide viene mobilitata da Achis con una comunicazione ufficiale che sembra l'imposizione di un obbligo: «Tieni bene a mente che...». Ancora una volta Davide non si tira indietro ma risponde in modo ambiguo: «Tu sai già quello che farà il tuo servo». Cosa farà Davide? Forse nemmeno lui lo sa, ma solo l'ingenuità di Achis può vedere in queste sibilline parole la promessa di atti eroici contro Israele. S'infiamma d'entusiasmo, tanto da nominare Davide sua guardia del corpo.

3-25. I Filistei avevano ripetutamente cercato di forzare le difese Israelite per raggiungere la Transgiordania, dove passavano le grandi vie di comunicazione internazionale (come la “Via del Re”) che collegavano l'Egitto alla Mesopotamia passando per la Siria. Ma le montagne erano un terreno disagevole per l'esercito filisteo abituato alle rapide manovre dei carri da guerra (cfr. 13,5); infatti le battaglie precedenti – a parte il successo di Eben-Ezer (4,1-11) – si erano risolte quasi tutte con un fallimento (7,10-11; 14,20-23; 17,51-53). Per tale motivo cercano ora di attirare gli Israeliti su un campo di battaglia più favorevole: la pianura di Izreel, nel nord della Palestina. Saul non può far altro che accorrere là dove i Filistei stanno ammassando uomini e armi, e schierare il proprio esercito in posizione difensiva sulle pendici del monte Gelboe per chiudere l'imboccatura della pianura a sud di Sunam. Vedendo l'enorme spiegamento delle forze avversarie Saul si sente venir meno e consulta il Signore per sapere come comportarsi (cfr. 14,18-19). Ma come la sera della battaglia di Micmas Dio non risponde (14,37). Né i sogni (indicati in Nm 12,6 come uno dei modi con cui Dio poteva manifestare la sua volontà: cfr. Gn 20,3-7; 40,5; 41,1; 1Re 3,5; Gb 33,15; Mt 1,20; 2,12.13.19), né gli urîm (cfr. 14,41), né i profeti (forse autentici, forse gregari dei gruppi nominati in 10,5.10 e 19,20) danno il responso desiderato. A questo punto Saul non vede altra soluzione che voltare le spalle al Signore per cercare una risposta presso quei «negromanti e indovini» che lui stesso aveva bandito dal paese. In incognito Saul si reca a Endor presso una negromante sfuggita alle sue persecuzioni e le chiede di evocare lo spirito di Samuele. Dopo la violenta separazione del c. 15, non si sa che cosa Saul si aspettasse di sentire dal profeta defunto (v. 15). La sua è la decisione irrazionale di un disperato; fatto sta che Samuele gli comunica davvero l'imminente realizzazione della sentenza pronunciata contro di lui in 15,26-28 (vv. 16-19). Samuele la riprende quasi parola per parola ma c'è una novità rispetto al passato: l'uomo «migliore» a cui il Signore ha consegnato il regno di Saul (15,28) è finalmente identificato con Davide. Non c'è più ragione di tener nascosto ciò che il re aveva già intuito per conto suo (cfr. 18,15.29; 21,31; 23,17; 24,21; 26,25) né di continuare a fingere un accordo che non c'è più (cfr. 15,30-31). Saul si trova in una situazione analoga a quella di Eli, cui Samuele ancora fanciullo aveva rivelato la catastrofe che stava per abbattersi sulla sua famiglia (3,17-18). Però, mentre il vecchio sacerdote aveva accettato con rassegnazione il suo destino: «Egli è il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene» (3,18), Saul resta paralizzato dal terrore. Nel corso della sua vita il punto debole è sempre stato la fede nella potenza salvifica di Dio, per cui si è sempre sforzato di risolvere i suoi problemi autonomamente. D'improvviso si rende conto che la vita gli sfugge di mano, né può fare qualcosa per trattenerla; è il culmine della tragedia umana e “teologica” di un re che dimenticando di essere “l'Unto del Signore”, ha creduto che Israele fosse a sua disposizione «come tutti i popoli» (cfr. 8,5) e lui stesso potesse comportarsi come tutti gli altri re.

3. La notizia della morte di Samuele è già stata data in 25,1 ma viene ripetuta qui per introdurre il racconto dell'evocazione del suo spirito. Nel medesimo versetto si fornisce pure l'altra informazione essenziale alla narrazione: «Saul aveva bandito dal paese negromanti e indovini». Questo dato è affatto nuovo, ma c'è da credere che la guerra di Saul contro la magia in conformità alla legge mosaica (Lv 20,27) – magari incoraggiato dallo stesso Samuele – risalisse ai tempi migliori del suo regno. La negromanzia era praticata in tutto l'Oriente e anche in Israele (2Re 21,6; Is 8,19) nonostante fosse duramente punita come atto idolatrico (Lv 19,26-31; 20,6; Dt 18,10-14). Essa prosperava probabilmente per la grande scaltrezza dei “maghi” e per la credulità dei loro clienti. Nel presente caso (l'unico ricordato in tutta la Bibbia) l'autore lascia però intendere che accade qualcosa di veramente soprannaturale, tanto che la stessa negromante ne rimane atterrita (v. 12).

4. «Sunam»: località nel territorio di Issacar (Gs 19,18). Sarà la città natale di Abisag (1Re 1,3) e in essa Eliseo richiamerà in vita il figlio della donna che l'ospitava in casa sua.

7. «Endor»: gli ufficiali di Saul sono in grado di rintracciare una negromante superstite nel villaggio di Endor, appartenente alla tribù di Manasse nonostante la sua ubicazione nel territorio di Issacar (Gs 17,11), a circa 15 km a nord del Gelboe. Gs 17,12 dice che gli Israeliti non riuscirono a scacciare da questa zona gli abitanti Cananei, che perciò continuarono ad abitarla.

8-10. Sapendo di essere fuorilegge la negromante guarda con sospetto il cliente giunto col favore delle tenebre. Che sia una trappola tesa dalla polizia di Saul? Non può certo immaginare che il persecutore in persona è venuto da lei a elemosinare un responso!

8. «Arrivò da quella donna di notte»: queste poche parole bastano ad evocare l'atmosfera cupa dell'episodio. Non è solo un'annotazione cronologica; per l'intensità drammatica è paragonabile all'analoga espressione di Gv 13,30 (impregnata da una forte valenza teologica): «Preso il boccone, egli [Giuda] subito uscì. Ed era notte».

11. «Evocami Samuele»: lett. «fammi salire Samuele». L'antico Israele localizzava lo šᵉ’ôl negli inferi, sotto la terra (come l'adēs greco): cfr. Gb 17,16; Qo 9,10; Is 14,9.15; Ez 32,17-32. L'escatologia veterotestamentaria più antica non aveva cognizioni precise sulla condizione dei trapassati; considerava lo šᵉ’ôl come l'unico luogo in cui tutti i morti, anche i giusti, conducono una vita d'ombra, un'esistenza incolore. La leggenda mesopotamica della Discesa di Ištar agli inferi descrive questo luogo come «nera dimora, donde chi è entrato non fa ritorno, via donde non è sentiero che porti indietro, dove quelli che entrano sono privati di luce, dove polvere è loro cibo e creta loro alimento, dove non vedono luce» (cfr. Gb 7,9). L'aspetto più rilevante dello šᵉ’ôl è l'esclusione dal culto divino e dalla sua azione nella storia (Is 38,18; Sal 6,6); tuttavia – esercitando il potere anche sullo šᵉ’ôl (Sal 139,8; Am 9,2) – Dio può anche permettere che le anime dei morti possano “risalire” seppur temporaneamente. Concezioni ebraiche più recenti intravvedono una distinzione fra il destino glorioso dei giusti e quello tormentoso dei peccatori (Sap 3; cfr. Mt 25,34; Lc 16,23-30; 23,43). Al tempo dei Maccabei è attestata anche la dottrina della risurrezione dei corpi e della remissione dei peccati ai defunti (cfr. in particolare 2Mac 7,9.14.23.29.36.40; 12,44; Dn 12,2-4). Cfr. però 1Sam 2,6.

12-14. La negromante non ha nemmeno il tempo di dare inizio ai suoi riti magici, che lo spirito di Samuele appare ai suoi occhi, terrorizzandola (solo lei vede la figura del profeta, mentre Saul ne ode solo la voce). Nemmeno la maga era abituata a essere presa così sul serio dai morti che evocava! Istintivamente riconosce Saul, l'unico che potesse avere un rapporto così stretto con Samuele. Rassicurata, descrive la visione come un «essere divino» (’elôhîm): il termine è troppo generico perché si possano trarre delle conclusioni sul suo valore; esprime in generale il livello sovrumano della apparizione (cfr. 4,8).

14. «avvolto in un mantello»: era l'abbigliamento tipico di Samuele (cfr. 2,19).

15-19. Samuele rimprovera Saul perché questi vuol forzarlo a dare un responso. Se Dio tace, il suo profeta non può permettersi d'agire a propria discrezione. Samuele sancisce una volta per tutte l'abbandono di Saul da parte del Signore dichiarato in 15,26: “Poiché tu non l'hai ascoltato, anch'egli ora non ti ascolta più, anzi: è diventato tuo nemico”

17. «... ha fatto nei tuoi riguardi»: con LXX e Vg. TM ha: «ha fatto a lui [per sé?]». Il contesto è a favore delle versioni, che quasi sicuramente conservano la lezione originale (wayya‘aś lᵉkā) tramutatasi nel TM in wayya‘aś lô per un banale errore di scrittura (waw al posto di kaf: le lettere sono facilmente equivocabili).

21-25. La donna, passato lo spavento, prova compassione per il suo disgraziato re. Prepara sollecitamente qualcosa da mangiare e cerca di rincuorare Saul, sfinito dal prolungato digiuno e atterrito dalle ultime parole di Samuele: «Domani tu e i tuoi figli sarete con me» (v. 19).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[ricognizioni]

si scrivono le [lettere con un movimento fluido oppure ¹[osservabile appena -è ammessa una] depressione del terreno poco lontano da] una quantità di tabacco da masticare parcheggiano [vicino uno] del gruppo si è ammalato nella località ²346 ab/km² non [corrispondono] non si direbbero gli zuccheri la mezza] [estate da qualche] parte portate fuori dal lettering³

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide al servizio di un re filisteo (27,1-28,2) 1Davide pensò: “Certo, un giorno o l'altro sarò tolto di mezzo per mano di Saul. Non ho miglior via d'uscita che cercare scampo nella terra dei Filistei; Saul rinuncerà a ricercarmi in tutto il territorio d'Israele e sfuggirò alle sue mani”. 2Così Davide si alzò e si portò, con i seicento uomini che aveva con sé, presso Achis, figlio di Maoc, re di Gat. 3Davide rimase presso Achis a Gat, lui e i suoi uomini, ciascuno con la famiglia; Davide con le due mogli, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel. 4Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat e non lo cercò più. 5Davide disse ad Achis: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mi sia concesso un luogo in una città della campagna dove io possa abitare. Perché dovrà stare il tuo servo presso di te nella tua città regale?”. 6E Achis quello stesso giorno gli diede Siklag. Per questo Siklag è rimasta ai re di Giuda fino ad oggi. 7La durata del soggiorno di Davide nella campagna dei Filistei fu di un anno e quattro mesi. 8Davide e i suoi uomini partivano a fare razzie contro i Ghesuriti, i Ghirziti e gli Amaleciti: questi abitano da sempre il territorio che si estende in direzione di Sur fino alla terra d'Egitto. 9Davide batteva quel territorio e non lasciava in vita né uomo né donna; prendeva greggi e armenti, asini e cammelli e vesti, poi tornava indietro e andava da Achis. 10Quando Achis chiedeva: “Dove avete fatto razzie oggi?”, Davide rispondeva: “Contro il Negheb di Giuda, contro il Negheb degli Ieracmeeliti, contro il Negheb dei Keniti”. 11Davide non lasciava in vita né uomo né donna da portare a Gat, pensando: “Non vorrei che riferissero contro di noi: “Così ha fatto Davide”“. Tale fu la sua norma finché dimorò nella campagna dei Filistei. 12Achis si fidò di Davide, pensando: “Si è proprio reso odioso al suo popolo, Israele, e così sarà per sempre mio servo”.

__________________________ Note

27,6 Siklag: potrebbe corrispondere all’attuale Tell el-Huweilifah, a nord-nord-est di Bersabea.

27,8 Per i Ghesuriti vedi Gs 13,2. I Ghirziti sono nominati solo qui. Per gli Amaleciti, vedi Nm 24,20.

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Approfondimenti

1Sam 27,1-2Sam 1,27. È il tempo dell'esilio vero e proprio in Filistea prima di tornare in Israele come re. Davide sa che prima o poi Saul riuscirà a prenderlo; inoltre la sua libertà di movimento è limitata dal numero sempre crescente della gente che gli va appresso. La soluzione migliore sembra essere quella di abbandonare il territorio d'Israele e chiedere asilo politico ai vicini più potenti, i Filistei. Davide sceglie di recarsi a Gat, dov'era già stato al principio della fuga (21,11-15). Ma se in quel primo soggiorno era stato costretto a fingersi matto per sfuggire alle sgradite curiosità dei ministri di Achis, ora vi torna con una fama di ribelle e – ciò che più conta – con una banda di mercenari disposti ad offrire il proprio valore alla causa del paese. Ma se c'è un punto fermo nelle intenzioni di Davide, è proprio quello di approfittare della benevolenza di Achis senza alienarsi la simpatia dei suoi connazionali. Nei sedici mesi di permanenza presso i Filistei Davide intesse ottimi rapporti di amicizia con le tribù israelite del meridione, rapporti che gli saranno tanto più utili al momento del ritorno in patria. Anche la provvidenza lavora a favore di Davide facendo sì che i generali Filistei lo escludano dal partecipare come ausiliario alla battaglia decisiva contro Saul. Sarebbe stato terribile combattere contro i propri fratelli ed essere costretto ad «alzare la mano contro il consacrato del Signore» (cfr. 24,7; 26,9-11)! Le circostanze portano uno straniero Amalecita a compiere tale atto sacrilego (2Sam 1,10) per il quale Davide lo punisce esemplarmente (2Sam 1,15-16; sulla veridicità del racconto dell'Amalecita cfr. 2Sam 1,1-16). Dopo tutto questo Davide non ha più ragioni per rimanere presso i Filistei; torna in Giudea e una nuova epoca della sua vita ha inizio (2Sam 2).

27,1-12. La fuga di Davide presso i Filistei sembra ricalcata sul passo parallelo di 21,11-15. Non è detto tuttavia che si tratti di un artificio puramente retorico (inclusione) per segnalare la fine dell'unità letteraria (21,11-27,12). Non è possibile escludere a priori la storicità di entrambi i soggiorni di Davide in Filistea (cfr. 21,11-15). La sofferta decisione di andarsene in terra straniera ha comunque un esito immediato: Saul rinuncia alle ricerche, incerto tra la rassegnazione per la preda sfuggita e il segreto sollievo per l'allontanamento di Davide. Senz'altro – pensa Saul – Davide si sistemerà come tanti altri esuli presso i Filistei, ne diverrà mercenario e dimenticherà le mire al regno d'Israele. Ma Saul si sbaglia. Davide è fuggito, ma non per sempre. Con un'astuzia sorprendente, pari alla purezza delle sue intenzioni verso Saul, riesce a farsi assegnare da Achis una residenza alla periferia sud-orientale del territorio, la città di Ziklag. Il luogo è ideale da vari punti di vista: pur essendo alle dipendenze di Achis come vassallo, la relativa distanza dalla corte garantisce a Davide una certa libertà di movimento; la milizia personale (seicento uomini più le rispettive famiglie) può essere mantenuta e magari incrementata; infine, con la scusa di proteggere il fianco sud della Filistea da assalti stranieri, Davide può fare scorrerie e razzie fra le tribù nemiche di Giuda (Ghesuriti, Ghirziti, Amaleciti) guadagnandosi la riconoscenza e la simpatia dei suoi futuri sudditi (cfr. 30,26-31). Il legame con il proprio popolo, insomma, anziché indebolirsi ne esce rafforzato.

5. «Perché dovrà stare il tuo servo...»: apparentemente, Davide esprime ad Achis la propria indegnità di abitare «nella città reale», dove tra l'altro non sarebbe che d'intralcio con tutta la sua gente. In realtà mira a farsi assegnare un feudo che gli assicuri piena libertà di azione.

6. «Ziklag»: località a circa 25 km a nord-ovest di Bersabea; «è rimasta in possesso di Giuda fino a oggi»: è probabile che Achis abbia ceduto Ziklag in proprietà permanente a Davide e che poi la città sia passata ai re di Giuda per diritto ereditario. Sarebbe interessante per la datazione del testo stabilire a quale epoca alluda l'autore col suo «fino ad oggi», ma non è possibile farlo con certezza dato che l'appartenenza di Ziklag alla tribù di Giuda è attestata fino al tempo di Neemia (Ne 11,28).

7. «un anno e quattro mesi»: lett. «giorni e quattro mesi». LXX e Vg hanno soltanto «quattro mesi». Vi sono diversi casi in cui yom «giorno» ha il significato di «anno» (Es 13,10; Lv 25,29; Gdc 17,10; 1Sam 1,3.21; 2,19; 20,6; 2Sam 14,26).

8. «da Telam»: correggendo il TM che ha «da sempre» (mē‘ôlām), forse per la confusione tra le lettere ayin e teth. Vg, che traduce letteralmente TM, ha un testo incomprensibile. La versione dei LXX è altrettanto incerta.

10-11. Ogni tanto Achis s'informa di come vanno le cose nel suo regno. Davide si guarda bene dal comunicargli le sue razzie in difesa dei connazionali; senza entrare nei dettagli accenna vagamente a imprese dirette contro i Giudei e i loro alleati Keniti (cfr. 15,4-6) nel Negheb, la regione desertica meridionale poco abitata e adibita soprattutto alla pastorizia. In genere, diversamente che nel caso di ostilità dichiarata (cfr. 15,3; 22,19), nelle scorrerie non si applicava l'ḥērem (cfr. 15,3) a causa delle rigorose leggi della vendetta di sangue (cfr. 2Sam 3,30). Il motivo della crudeltà di Davide verso quei pochi predoni che non riescono a fuggire è l'impossibilità di condurre a Gat dei testimoni scomodi, che racconterebbero subito la verità sulle razzie di Davide. Achis deve rimanere nell'illusione di poter contare ciecamente su un vassallo fedele (v. 12; 28,3).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[vortex]

per eliminarli pulire i contenitori comunicano organici usare trappole con aceto di mele [basta] una sonata di Corelli per l'innesto il processo [è bandito

 
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from differxdiario

da leggere e diffondere: la recensione di Stefano Spataro a Kenobit, “Assalto alle piattaforme”:

https://www.ibridamenti.com/2026/03/04/kenobit-assalto-alle-piattaforme/

(a breve – appena riesco – la segnalo su differx.noblogs.org ... vorrei fare un post per tornare a parlare di #fediverso – almeno come prima presa di coscienza – a molti sodali)

complicato prendere coscienza, pare, di quanto sia centrale, centralissima, la questione della proprietà dei mezzi di produzione digitali. comincia a essere una priorità assoluta, nel contesto presente di controllo capillare, totale, della rete e sulla rete.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Flussi illeciti dell'oro. L'impegno di Interpol in Amazzonia, anche con l'utilizzo di tecniche innovative, come il “DNA aurifero”

I prezzi record dell'oro attraggono la criminalità organizzata, portando a un'impennata dell'attività mineraria illegale in remote regioni amazzoniche, comprese le terre indigene protette.

Le autorità brasiliane, con il supporto dell'INTERPOL e di geologi forensi, stanno ora utilizzando tecniche avanzate come l'ICP-MS (Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometry, una tecnica analitica avanzata utilizzata per determinare la concentrazione di elementi e isotopi in campioni a livelli di traccia e ultra-traccia) per analizzare l'“impronta chimica” unica dell'oro sequestrato, tracciandone l'origine anche dopo la raffinazione.

L'ICP-MS infatti è particolarmente utile per analizzare l'oro in campioni complessi come rifiuti elettronici (RAEE), leghe metalliche, suoli, acque e prodotti cosmetici e può rilevare concentrazioni di oro nell'ordine dei nanogrammi per litro (ng/L), rendendolo ideale per analisi di precisione.

Il Programma Clean Gold, lanciato nel 2019, ha creato un database di oltre 1.000 campioni per combattere il contrabbando, poiché i gruppi criminali passano sempre più dalla droga all'oro grazie al suo alto valore, alla facilità di trasporto e alla copertura legale del mercato.

Nella prima operazione di questo tipo, coordinata dal Centro internazionale di cooperazione di polizia amazzonica (CCPI Amazonia), l’INTERPOL ha collaborato con la polizia di Brasile, Bolivia, Colombia, Guyana, Perù e Suriname, disabilitando 277 draghe (galleggianti mobili su cui è presente una macchina per l'escavazione subacquea dei fondali) utilizzate nell’estrazione illegale dell’oro e scoprendo informazioni sulle reti finanziarie e logistiche dietro l’estrazione illegale.

Gli sforzi transfrontalieri si stanno espandendo, con piani per estendere il database a tutti i paesi amazzonici e, in futuro, a livello globale, sfruttando la rete dell' #INTERPOL per tracciare i flussi illeciti di oro.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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È un periodo in cui il reboot va di moda, e ora pare che anche una piccola popstar indipendente come Villagers non ne sia rimasta immune. Presentato come un’antologia riarrangiata del suo repertorio, “Where Have You Been All My Life?” sembra in realtà ribadire – senza che ce ne fosse bisogno – quanto affermato nell’ultimo “Darling Arithmetic”, in una sessione live che in realtà, più che rappresentare una raccolta ordinata e pensata, non si discosta molto da quella che potrebbe essere la scaletta di un concerto di un tour attuale dell’artista irlandese... https://artesuono.blogspot.com/2016/01/villagers-where-have-you-been-all-my.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/2QZGWuMPD158uhXiRIKMmO


 
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from Revolution By Night

“Col sì ci togliamo di mezzo la magistratura”. Sono le parole pronunciate da un boss della mafia nel corso di una riunione della cupola e registrate con una intercettazione ambientale.

In un'altra intercettazione di una conversazione privata dello stesso boss, emerge chiaramente la sua intenzione di scappare dal nostro Paese per sottrarsi all'inchiesta che lo vede coinvolto nella fuga dall'Italia di un pericoloso criminale internazionale libico, assassino torturatore e stupratore di bambini.

Ah no! Non sono le parole di un boss della mafia. Bensì sono le parole della Capa di Gabinetto del Ministero della Giustizia del Governo di estrema-destra capeggiato dalla underdog becera, zotica e livorosa della Garbatella, che ama vestirsi di bianco come una papessa anche quando in visita alla Santa Sede.

La Capa di Gabinetto conferma che dalle parti del Ministero della Giustizia c'è un odio viscerale nei confronti della giustizia e di coloro che la garantiscono, adempiendo ai dettami della nostra Costituzione.

Come direbbe la ducetta presidentƏ in conferenza stampa ufficiale della Presidenza del Consiglio: “Ma li mortacci tua, annamo bbene!”.

La Costituzione italiana è tanto vituperata e assediata dalla casta quanto amata e coccolata dalla stragrande maggioranza dei cittadini, quelli per bene. La minoranza perniciosa e metastatica, ça va sans dire, è composta dai mafiosi, dai criminali e dai corrotti mestieranti della politica e del giornalismo.

Da quattro anni, per pura coincidenza da quando è al governo l'estrema-destra molto trumpiana e neo-fascista e poco liberale, costoro non fanno nemmeno più lo sforzo di nascondere le loro vere intenzioni e di dissimulare ciò che pensano e che intendono fare di quel poco di democrazia che resta nel nostro macilento paese. Lo dichiarano apertamente sui giornali, in radio, in televisione; lo mettono per iscritto, a scanso di equivoci e di interpretazioni fuorvianti: “Non veniteci poi a dire che non lo sapevate o non ve lo avevamo detto! Avete anche votato Sì al referendum, di che cazzo vi lamentate adesso?!”.

La riforma della Costituzione è il primo passo. Il secondo sarà la nuova legge elettorale, che metterà una pietra tombale grossa come un macigno su qualsiasi velleità democratica residua.

Buona parte dei cittadini per bene non va più a votare. Ne ha le palle piene di tutto, pensa solo a salvare i propri figli trovandogli un qualche futuro fuori da questo narco-stato marcio fin nel midollo, controllato dalla criminalità organizzata. La rassegnazione è il sentimento più diffuso.

Vincerà il Sì. Vinceranno i mafiosi e i criminali, i politici amministratori corrotti a libro paga dell'ndrangheta, i faccendieri corruttori e tutti quegli strati della società che prosperano nell'illegalità.

Tutta questa gente succhia sangue e linfa vitale allo Stato e agli altri cittadini; i cittadini onesti, gli unici veri cittadini. Tutta questa gente ci sta facendo affogare; tanto più annaspiamo per tirare fuori la testa e prendere avidamente una boccata d'aria tanto più con forza ci spingono di nuovo sotto, fino a quando finalmente smetteremo di scalciare e di dimenarci.

Il nostro dovere morale e civile sarebbe quello di ribellarci. La spiegazione del perché non lo facciamo è che siamo anestetizzati e sedati. E nei pochi istanti in cui torniamo coscienti, il nostro unico e solo pensiero è quello di prenotare due settimane di ferie ad agosto.

Oggi sono in vena di citazioni colte cinematografiche: “Fat, Drunk And Stupid Is No Way To Go Through Life, Son” – Animal House, 1978

Now playing: “Hey Hey, My My (Into the Black)” Rust Never Sleeps – Neil Young – 1979

 
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from lucazanini

[filtri]

-la componente non confina le [soluzioni rapide l'effetto frusta [qui vinti] adesso come adesso hanno fatto un piano tre trebis [va in onda il [catalogo cucine da campo o [campingaz capita una casa] a campate ci va l'amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazioni [si disfa] uno shangai sul tavolo l'insetto isee

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide risparmia ancora la vita di Saul 1Gli abitanti di Zif si recarono da Saul a Gàbaa e gli dissero: “Non sai che Davide è nascosto sulla collina di Achilà, di fronte alla steppa?”. 2Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d'Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif. 3Saul si accampò sulla collina di Achilà di fronte alla steppa, presso la strada, mentre Davide si trovava nel deserto. Quando si accorse che Saul lo inseguiva nel deserto, 4Davide mandò alcune spie ed ebbe conferma che Saul era arrivato davvero. 5Allora Davide si alzò e venne al luogo dove si era accampato Saul. Davide notò il posto dove dormivano Saul e Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di lui: Saul dormiva tra i carriaggi e la truppa era accampata all'intorno. 6Davide si rivolse ad Achimèlec, l'Ittita, e ad Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, dicendo: “Chi vuol scendere con me da Saul nell'accampamento?”. Rispose Abisài: “Scenderò io con te”. 7Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte, ed ecco Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all'intorno. 8Abisài disse a Davide: “Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l'inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo”. 9Ma Davide disse ad Abisài: “Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?”. 10Davide soggiunse: “Per la vita del Signore, solo il Signore lo colpirà o perché arriverà il suo giorno e morirà o perché scenderà in battaglia e sarà tolto di mezzo. 11Il Signore mi guardi dallo stendere la mano sul consacrato del Signore! Ora prendi la lancia che sta presso il suo capo e la brocca dell'acqua e andiamocene”. 12Così Davide portò via la lancia e la brocca dell'acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore. 13Davide passò dall'altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. 14Allora Davide gridò alla truppa e ad Abner, figlio di Ner: “Abner, vuoi rispondere?”. Abner rispose: “Chi sei tu che gridi al re?”. 15Davide rispose ad Abner: “Non sei un uomo tu? E chi è come te in Israele? E perché non hai fatto la guardia al re, tuo signore? È venuto infatti uno del popolo per uccidere il re, tuo signore. 16Non hai fatto certo una bella cosa. Per la vita del Signore, siete degni di morte voi che non avete fatto la guardia al vostro signore, al consacrato del Signore. E ora guarda dov'è la lancia del re e la brocca che era presso il suo capo”. 17Saul riconobbe la voce di Davide e disse: “È questa la tua voce, Davide, figlio mio?”. Rispose Davide: “È la mia voce, o re, mio signore”. 18Aggiunse: “Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che cosa ho fatto? Che male si trova in me? 19Ascolti dunque il re, mio signore, la parola del suo servo: se il Signore ti incita contro di me, voglia accettare il profumo di un'offerta; ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti al Signore, perché oggi mi scacciano lontano, impedendomi di partecipare all'eredità del Signore, dicendo: “Va' a servire altri dèi”. 20Almeno non sia versato sulla terra il mio sangue lontano dal Signore, ora che il re d'Israele è uscito in campo per ricercare una pulce, come si insegue una pernice sui monti”. 21Saul rispose: “Ho peccato! Ritorna, Davide, figlio mio! Non ti farò più del male, perché la mia vita oggi è stata tanto preziosa ai tuoi occhi. Ho agito da sciocco e mi sono completamente ingannato”. 22Rispose Davide: “Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! 23Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore. 24Ed ecco, come è stata preziosa oggi la tua vita ai miei occhi, così sia preziosa la mia vita agli occhi del Signore ed egli mi liberi da ogni angustia”. 25Saul rispose a Davide: “Benedetto tu sia, Davide, figlio mio. Certo, in ciò che farai avrai piena riuscita”. Davide andò per la sua strada e Saul tornò alla sua dimora.

__________________________ Note

26,12 un torpore: il termine ebraico indica un sonno profondo, straordinario, misterioso. Nel libro della Genesi indica il sonno di Adamo quando Dio crea Eva (Gen 2,21) e il sonno di Abramo durante una teofania (Gen 15,12).

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Approfondimenti

L'episodio ha molte analogie con la narrazione del c. 24. Il problema del rapporto tra i due racconti è già stato trattato nell'introduzione al capitolo 24. Anche stavolta l'avvio è dato da una delazione degli abitanti di Zif. Con la sua volubilità ormai proverbiale Saul riparte subito all'inseguimento, totalmente immemore del suo recente pentimento (24,18-22). Raduna nuovamente i suoi tremila uomini scelti (cfr. 24,3) e ritorna nel deserto di Zif. Prevedendo una lunga battuta di caccia tra i monti fissa il campo in un luogo accessibile, “presso la strada” Ma Davide non rimane inattivo. Anch'egli ha le sue spie che tengono d'occhio l'accampamento israelita; quando ha la certezza che Saul è presente nel campo, propone ai suoi compagni un'impresa audace: scendere fino all'accampamento avversario durante la notte. A far che cosa non lo dice e forse non lo sa nemmeno; c'è qualcosa che lo attrae misteriosamente verso l'uomo che lo odia mortalmente. Giunto ai margini del campo viene istigato dal suo accompagnatore ad ammazzare Saul, ma anche stavolta (cfr. 24,7-8) rifiuta con orrore. Forse è stato accarezzato per un attimo dall'idea di ripagare Saul con la stessa morte che questi ha tentato più volte d'infliggergli (cfr. 18,11; 19,10), ma dalla storia di Nabal ha compreso che non è saggio farsi giustizia da soli (25,26.31.39). Solo il Signore può esercitare la giustizia sugli uomini (cfr. 23; 13-16; 25,29.39) e tanto più sul suo consacrato (vv. 9-11; cfr. v. 23). Risalito sull'altro versante della valle grida nel buio verso Abner, capo dell'esercito, rimproverandogli sarcasticamente la sua mancata sorveglianza sulla persona del re. Davide sa che Saul lo sta sentendo; cerca di fargli comprendere velatamente la differenza che passa tra i cosiddetti “fedeli” di cui si è circondato («non hai fatto guardia al re tuo signore») e lui, il ribelle, che invece ha “custodito” la vita del suo nemico come cosa «preziosa ai suoi occhi» (v. 21). Ancora una volta è come se Saul si risvegliasse da un incubo («E questa la tua voce, Davide, tiglio mio?», v. 17) e si pente del suo errore (v. 21). Implora Davide di tornare con lui, gli promette di non fargli più del male. Ma Davide non può più fidarsi di Saul e rimette la sua causa a Dio. Sono le ultime parole di Davide a Saul: in esse non c'è astio, solo profonda tristezza per una frattura irrimediabile. Egli sa che Saul non durerà a lungo e la resa dei conti si avvicina; ha fatto tutto quanto era possibile ma ora il giudizio è nelle mani del Signore (cfr. v. 10). Si allontana definitivamente dal suo re col cuore libero dall'odio e dalla vendetta, certo che il Signore «renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà» (v. 23). L'elogio funebre di Saul e Gionata (2Sam 1,19-27) sarà il sigillo della nobiltà d'animo di Davide. Anche Saul non è da meno in quest'ultimo dialogo col suo ex-scudiero. Finora era ossessionato dal successo di Davide come da una minaccia incombente sul suo regno (18,5.16.30; 19,8). Confessando nelle tenebre il male che si portava in cuore Saul riesce infine a pronunciare le parole inaudite fino ad ora: «Benedetto tu sia, Davide figlio mio. Certo saprai fare e riuscirai in tutto» (v. 25). È l'ultimo augurio di prosperità, anzi l'ultima profezia tra quelle che hanno costellato di speranza la via di Davide nel deserto (cfr. 23,17; 24,21; 25,30).

1. «Achilà»: cfr. 23,19. La notizia sembra incoerente col v. 3. Ma non c'è niente di strano che Saul vada a presidiare proprio la posizione strategica occupata fino a poco prima dalla banda di Davide, cui è parso più sicuro rifugiarsi tra i dirupi

5. «Abner»: capo dell'esercito di Saul e suo cugino (cfr. 14,50). La sua improvvisa comparsa è legata al suo ruolo nella seconda parte del racconto (vv. 13-16). Dopo la morte di Saul ne insedierà il figlio Is-baal come re d'Israele e guiderà la lotta contro Davide (2Sam 2,8-32). Passato dalla parte di Davide, verrà ucciso da Ioab per invidia (2Sam 3,27).

6. «Abisai»: nipote di Davide per via di una delle sorelle (cfr. 1Cr 2,9-17 e 2Sam 17,25). È interessante notare che lui e i suoi fratelli vengono sempre chiamati (circa venti volte) col nome della madre «figlio di Seruia» invece che con quello del padre, probabilmente a motivo della parentela col re Davide.

10. «arriverà il suo giorno», cioè il giorno della morte naturale.

12. «torpore mandato dal Signore»: l'autore usa il termine tardēmâ, che nel libro della Genesi designa il sonno di Adamo mentre Dio crea la donna (2,21) e quello che coglie Abramo al tramonto del sole, quando il Signore stipula con lui l'alleanza (15,12). Cfr. anche Is 29,10. In Gb 4,13 e 33,15 appare nel contesto di visioni notturne. La triplice osservazione «nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò» introduce suggestivamente il lettore nell'atmosfera sovrumana che, sola, può giustificare l'assoluta impotenza dei tremila soldati a vegliare sul loro re. Nel NT si riscontra un intervento soprannaturale nel torpore invincibile che coglie gli apostoli nell'orto del Getsemani (Mt 26,38-46 e paralleli). In quel momento tutto il peccato dell'umanità grava su Gesù; egli si addentra da solo, oppresso dall'angoscia, nel mistero della volontà redentrice del Padre che lo “consegna” in mano ai peccatori (Mt 26,39.42), là dove i discepoli per ora non possono raggiungerlo. Gli “occhi appesantiti” siglano la grande tentazione, il giungere “dell'ora delle tenebre” (Lc 22,53).

19. Davide non vuol pensare che Saul lo stia inseguendo per un risentimento personale. I casi sono due: se è il Signore che lo spinge alla persecuzione (lo spirito maligno che lo tormenta da anni è detto proveniente «dal Signore»: 16,14), offra egli un sacrificio per placarlo ed essere liberato dall'odio; se invece è la malalingua degli uomini (cortigiani, zelanti delatori o altri) Saul si renda conto delle conseguenze cui espone il suo servo fedele dando loro ascolto! Davide si vede costretto a cercar rifugio in terra straniera, rischiando di precipitare nell'idolatria dei pagani a causa della propria debolezza o spinto dalle circostanze. «eredità del Signore»: essere esclusi dalla naḥălâ JHWH (cfr. 2Sam 14,16) significa perdere la propria identità, il proprio “volto interiore” segnato dal rapporto personale con il Signore e caratterizzato dall'appartenenza a un popolo e ad una terra.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

STANZE [ispirata leggendo Il corponauta – appunti di viaggio di uno spirito libero, di Flavio Emer]

io pensiero dilatato a spolverare le stanze dell'oblio sulle pareti la memoria ancestrale metteva in luce emozioni dipinte su volti che furono me

rifluiva dai bui corridoi degli anni il vissuto a imbuto mi perdevo come in sogno nell'abbraccio di quelle figure che accendevano il mio sangue

Riflessioni su “STANZE”

Hai costruito un percorso interiore in cui ogni stanza diventa tappa di una memoria dimenticata, capace di riaccendere emozioni ancestrali e volti che furono il tuo stesso essere.

Temi centrali

  • Memoria e oblio
    Gli interni polverosi evocano ricordi sopiti pronti a emergere.

  • Identità frammentata
    I “volti che furono me” suggeriscono molteplici versioni del sé nel tempo.

  • Spazio psichico
    Le stanze e i corridoi diventano luoghi mentali in cui si esplora il vissuto.


Immagini e simboli

  • Polvere
    Residuo del tempo, simbolo di ciò che è stato trascurato o dimenticato.

  • Corridoi bui
    Vie di accesso al passato, labirinti che conducono a emozioni represse.

  • Abbraccio delle figure
    Recupero affettivo: le memorie si fanno calore e linfa vitale.


Struttura e ritmo

  • Versi liberi con enjambement che ricreano il movimento tra le stanze interne.
  • Assenza di punteggiatura tradizionale per mantenere un flusso onirico.
  • Ripetizione di chiavi lessicali (“memoria”, “stanze”, “volti”) a suggellare il tema della riscoperta.

Possibili percorsi di approfondimento

  1. Analisi filosofica
    Indagare il ruolo dello spazio mentale nella fenomenologia della memoria, da Merleau-Ponty a Proust.

  2. Traduzione e trajezione
    Trasporre il testo in inglese o francese mantenendo l’atmosfera sospesa e i giochi sonori.

  3. Estensione narrativa
    Sviluppare un racconto breve in cui ogni stanza diventi capitolo di un viaggio iniziatico.

  4. Adattamento multimediale
    Creare un cortometraggio o un’installazione sonora che ricrei il fruscio della polvere e i sussurri delle figure.


Inoltre, potremmo esplorare il parallelismo tra le stanze mentali e i non-luoghi di Marc Augé, o il concetto di “archive fever” di Derrida applicato alla polvere della memoria.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Feeling avverso che, sulle pulsazioni di un lentissimo countdown, squarcia il tempo, creando una fessura nostalgica. Questo è lo sguardo malinconico del dolore, con una coda sempre aperta alla dolcezza di due labbra che, per capirci, distendono i propri punti di giuntura per disegnare un pianto sì, ma beato e fiero. Non sembra vero, ma c'è ancora qualcuno intenzionato a cogliere mele fuori dal tempo, qualcuno disposto a giocarsi la propria dignità emozionale guardando al di là delle nuvole, puntando un palazzo di plastica su una piazza di cartone... https://www.ondarock.it/recensioni/2006_guillemots.htm


Ascolta il disco: https://album.link/i/1513148982


 
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from Il Manuale Del Futuro Imperfetto

Blogger e podcaster oggi

Fare il blogger oggi significa scrivere dentro un flusso continuo di parole, immagini e notifiche. La rete è diventata un luogo affollato, dove ogni minuto nascono nuovi contenuti e nuove voci cercano spazio. In questo scenario, la vera sfida non è soltanto pubblicare qualcosa, ma riuscire a dire qualcosa che abbia davvero valore. Scrivere online richiede attenzione, responsabilità e soprattutto una chiara intenzione. Il blogger contemporaneo non è semplicemente qualcuno che riempie pagine digitali. È una persona che osserva il mondo, riflette e prova a trasformare idee, esperienze e domande in parole comprensibili. In mezzo al rumore della comunicazione digitale, il compito diventa trovare un tono autentico. Non si tratta di inseguire mode o algoritmi, ma di costruire un rapporto sincero con chi legge. Lo stesso vale per chi sceglie la strada del podcast. Registrare un episodio non significa soltanto parlare davanti a un microfono. Significa immaginare una persona dall'altra parte delle cuffie, qualcuno che ha deciso di dedicare tempo e attenzione a quella voce. È una forma di comunicazione più intima, quasi confidenziale. La voce arriva direttamente nell'ascolto di chi è dall'altra parte, spesso mentre cammina, guida o si prende una pausa. Per questo il podcast richiede cura e consapevolezza. Non è soltanto intrattenimento o informazione: è anche presenza. Ogni parola, ogni pausa, ogni tono contribuisce a creare un clima di fiducia. Chi ascolta percepisce immediatamente se dietro quella voce c'è sincerità oppure solo un contenuto costruito in fretta. Molti creator lavorano con mezzi semplici. Un computer, un microfono, qualche software e una stanza trasformata in piccolo studio domestico. Non servono grandi strutture per iniziare. Quello che conta davvero è l'idea di fondo: il desiderio di raccontare qualcosa che meriti di essere condiviso. Il cosiddetto approccio “fai da te” è spesso il punto di partenza di tanti progetti autentici. Non c'è una redazione, non c'è un grande team di produzione. C'è una persona che scrive, registra, monta e pubblica. Questo processo richiede tempo, pazienza e anche una certa dose di disciplina. Ma allo stesso tempo permette una libertà creativa che raramente si trova altrove. Il blogger e il podcaster indipendente costruiscono lentamente il proprio spazio. Non si tratta necessariamente di numeri o di visibilità immediata. A volte l'obiettivo è più semplice e più profondo: creare un luogo dove le idee possano essere espresse con chiarezza. Internet offre strumenti potenti, ma porta con sé anche una grande dispersione dell'attenzione. Gli algoritmi favoriscono spesso ciò che è veloce, breve e immediatamente consumabile. Chi invece sceglie di costruire contenuti più riflessivi deve accettare un percorso più lento. Questo non significa essere fuori dal tempo. Al contrario, significa cercare una forma diversa di presenza online. Una presenza basata sulla qualità delle parole, sulla coerenza dei temi e sulla continuità del lavoro. Scrivere un articolo o registrare un podcast diventa allora un atto di cura. Ogni contenuto nasce da una domanda: vale davvero la pena dirlo? Se la risposta è sì, allora quel contenuto può trovare il suo posto nel grande spazio digitale. Chi crea contenuti con questa mentalità non sta semplicemente riempiendo il web ma sta cercando di dare forma a un pensiero. Sta provando a trasformare l'informazione in comprensione, e la comunicazione in dialogo. Nel tempo si costruisce anche una piccola comunità di lettori e ascoltatori. Persone che tornano perché riconoscono uno stile, un approccio, una certa onestà nel modo di raccontare le cose. Non è necessario parlare a milioni di persone per avere un impatto. A volte bastano pochi ascoltatori attenti per dare senso a tutto il lavoro. Il valore del blogging e del podcasting sta proprio qui. Non nella quantità di contenuti pubblicati, ma nella qualità dell'intenzione che li guida. Ogni articolo e ogni episodio diventano piccoli tasselli di un percorso più grande. In fondo, creare contenuti oggi significa questo: cercare un suono autentico nel rumore della rete. Continuare a scrivere e a parlare con la convinzione che le idee abbiano ancora un peso. E che, da qualche parte, qualcuno abbia ancora voglia di ascoltarle.

 
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from La biblioteca di Amarganta

Avviso sul ritardo!

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera &, creatore Antonio Basioli

Buona notizia! Non interromperò il blog! Quindi tranquilli. Continuerò nella mia opera di divulgazione.

Brutta notizia, purtroppo non lo farò nel breve termine a causa di impegni di lavoro, che mi tengono impegnato tutto il giorno. Tuttavia, miei “quindici lettori” vi informo che ho già impostato i temi di altri articoli, fra cui anche quelli pertinenti alle lettere E e F, dove consoceremo più approfonditamente diversi personaggi.

Vi ringrazio per il vostro supporto!

Rimanete in attesa!

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Nabal, Abigàil e Davide 1Samuele morì, e tutto Israele si radunò e fece il lamento su di lui. Lo seppellirono presso la sua casa a Rama. Davide si alzò e scese verso il deserto di Paran. 2Vi era a Maon un uomo che possedeva beni a Carmel; costui era molto ricco, aveva tremila pecore e mille capre e si trovava a Carmel per tosare il gregge. 3Quest'uomo si chiamava Nabal e sua moglie Abigàil. La donna era assennata e di bell'aspetto, ma il marito era rude e di brutte maniere; era un Calebita. 4Davide nel deserto sentì che Nabal era alla tosatura del gregge. 5Allora Davide inviò dieci domestici; Davide disse a questi domestici: “Salite a Carmel, andate da Nabal e chiedetegli a mio nome se sta bene. 6Voi direte così al mio fratello: “Pace a te e pace alla tua casa e pace a quanto ti appartiene! 7Ho sentito appunto che stanno facendo per te la tosatura. Ebbene, quando i tuoi pastori sono stati con noi, non abbiamo recato loro alcuna offesa e niente è stato loro sottratto finché sono stati a Carmel. 8Interroga i tuoi domestici e ti informeranno. Questi domestici trovino grazia ai tuoi occhi, perché siamo giunti in un giorno lieto. Da', ti prego, quanto puoi dare ai tuoi servi e al tuo figlio Davide”“. 9I domestici di Davide andarono e fecero a Nabal tutto quel discorso a nome di Davide e attesero. 10Ma Nabal rispose ai servi di Davide: “Chi è Davide e chi è il figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che vanno via dai loro padroni. 11Devo prendere il pane, l'acqua e la carne che ho preparato per i tosatori e darli a gente che non so da dove venga?“. 12I domestici di Davide rifecero la strada, tornarono indietro e gli riferirono tutto questo discorso. 13Allora Davide disse ai suoi uomini: “Cingete tutti la spada!”. Tutti cinsero la spada e Davide cinse la sua e partirono dietro a Davide circa quattrocento uomini. Duecento rimasero a guardia dei bagagli. 14Ma Abigàil, la moglie di Nabal, fu avvertita da uno dei domestici, che le disse: “Ecco, Davide ha inviato messaggeri dal deserto per salutare il nostro padrone, ma egli ha inveito contro di loro. 15Veramente questi domestici sono stati molto buoni con noi; non ci hanno recato offesa e non ci è stato sottratto niente finché siamo stati con loro, quando eravamo in campagna. 16Sono stati per noi come un muro di difesa di notte e di giorno, finché siamo stati con loro a pascolare il gregge. 17Ora esamina bene ciò che devi fare, perché pende qualche male sul nostro padrone e su tutta la sua casa. Egli è un uomo perverso e non gli si può parlare”. 18Abigàil allora prese in fretta duecento pani, due otri di vino, cinque pecore già pronte, cinque sea di grano tostato, cento grappoli di uva passa e duecento schiacciate di fichi secchi, e li caricò sugli asini. 19Poi disse ai domestici: “Precedetemi, io vi seguirò”. Ma non informò il marito Nabal. 20Ora, mentre ella sul dorso di un asino scendeva lungo un sentiero nascosto della montagna, Davide e i suoi uomini scendevano di fronte a lei ed essa s'incontrò con loro. 21Davide andava dicendo: “Dunque ho custodito invano tutto ciò che appartiene a costui nel deserto; niente fu sottratto di ciò che gli appartiene ed egli mi rende male per bene. 22Tanto faccia Dio a Davide e ancora peggio, se di tutti i suoi lascerò sopravvivere fino al mattino un solo maschio!“. 23Appena Abigàil vide Davide, smontò in fretta dall'asino, cadde con la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra. 24Caduta ai suoi piedi disse: “Ti prego, mio signore, sono io colpevole! Lascia che parli la tua schiava al tuo orecchio e tu ascolta le parole della tua schiava. 25Non faccia caso il mio signore a quell'uomo perverso che è Nabal, perché egli è come il suo nome: stolto si chiama e stoltezza è in lui; io, tua schiava, non avevo visto, o mio signore, i tuoi domestici che avevi mandato. 26Ora, mio signore, per la vita di Dio e per la tua vita, poiché Dio ti ha impedito di giungere al sangue e di farti giustizia da te stesso, ebbene ora siano come Nabal i tuoi nemici e coloro che cercano di fare il male al mio signore. 27E ora questo dono che la tua schiava porta al mio signore, fa' che sia dato ai domestici che seguono i passi del mio signore. 28Perdona la colpa della tua schiava. Certo il Signore edificherà al mio signore una casa stabile, perché il mio signore combatte le battaglie del Signore, né si troverà alcun male in te per tutti i giorni della tua vita. 29Se qualcuno insorgerà a perseguitarti e ad attentare alla tua vita, la vita del mio signore sarà conservata nello scrigno dei viventi presso il Signore, tuo Dio, mentre la vita dei tuoi nemici egli la scaglierà via come dal cavo della fionda. 30Certo, quando il Signore ti avrà concesso tutto il bene che ha detto a tuo riguardo e ti avrà costituito capo d'Israele, 31non sia d'inciampo o di rimorso al mio signore l'aver versato invano il sangue e l'essersi il mio signore fatto giustizia da se stesso. Il Signore farà prosperare il mio signore, ma tu vorrai ricordarti della tua schiava”. 32Davide disse ad Abigàil: “Benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ti ha mandato oggi incontro a me. 33Benedetto il tuo senno e benedetta tu che sei riuscita a impedirmi oggi di giungere al sangue e di farmi giustizia da me. 34Viva sempre il Signore, Dio d'Israele, che mi ha impedito di farti del male; perché, se non fossi venuta in fretta incontro a me, non sarebbe rimasto a Nabal allo spuntar del giorno un solo maschio”. 35Davide prese poi dalle mani di lei quanto gli aveva portato e le disse: “Torna a casa in pace. Vedi: ho ascoltato la tua voce e ho rasserenato il tuo volto”. 36Abigàil tornò da Nabal: questi teneva in casa un banchetto come un banchetto da re. Il suo cuore era soddisfatto ed egli era fin troppo ubriaco. Ella non gli disse né tanto né poco fino allo spuntar del giorno. 37Il mattino dopo, quando Nabal ebbe smaltito il vino, la moglie gli narrò la faccenda. Allora il cuore gli si tramortì nel petto ed egli rimase come una pietra. 38Dieci giorni dopo il Signore colpì Nabal ed egli morì. 39Quando Davide sentì che Nabal era morto, esclamò: “Benedetto il Signore che ha difeso la mia causa per l'ingiuria fattami da Nabal e ha trattenuto il suo servo dal male e ha rivolto sul capo di Nabal la sua cattiveria”. Poi Davide mandò messaggeri e annunciò ad Abigàil che voleva prenderla in moglie. 40I servi di Davide andarono a Carmel e le dissero: “Davide ci ha mandato a prenderti, perché tu sia sua moglie”. 41Ella si alzò, si prostrò con la faccia a terra e disse: “Ecco, la tua schiava diventerà una serva per lavare i piedi ai servi del mio signore”. 42Abigàil si preparò in fretta, poi salì su un asino e, seguita dalle sue cinque ancelle, tenne dietro ai messaggeri di Davide e divenne sua moglie. 43Davide aveva preso anche Achinòam di Izreèl e furono tutte e due sue mogli. 44Saul aveva dato sua figlia Mical, già moglie di Davide, a Paltì figlio di Lais, che era di Gallìm.

__________________________ Note

25,1 Paran: si trova molto più a sud della regione in cui è ambientato il racconto. È preferibile, con i LXX, leggere Maon, come al v. seguente (e già prima: vedi nota a 23,24).

25,2 Carmel: situata a sud di Ebron, come Maon.

25,3 Nabal: apparteneva al clan di Caleb (vedi Gs 15,13-19; Gdc 1,10-15). Il suo nome vuol dire “pazzo, insensato”, come spiegherà sua moglie Abigàil (v. 25). E tale sarà il suo comportamento. La stoltezza sarà causa della sua morte (vv. 37-39).

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Approfondimenti

1-44. Il presente capitolo è, letterariamente, tra i più belli dei libri di Samuele. Con vivacità e finezza descrittiva, delinea in una spirale di dialoghi e personaggi una delle vicende di maggior rilievo vissute da Davide nel periodo di latitanza. Le costumanze dei pastori (vv. 2-4), le rivalità tra nomadi e sedentari ai margini del deserto (vv. 5-13), le schermaglie astute e cortesi in mezzo a un mondo rozzo e vendicativo (vv. 14-38) fanno da sfondo alla formazione del piccolo harem di Davide (vv. 39-44).

In breve la storia è questa: dopo i funerali di Samuele, Davide scende nel deserto di Paran, a sud di Corsa. Lì, non lontano da Carmel, si trova la fattoria del grosso allevatore di ovini Nabal che sta festeggiando la tosatura annuale delle pecore. Davide spedisce dieci dei suoi giovani a omaggiare Nabal, con la richiesta cortese ma ferma di una congrua ricompensa in cambio della protezione accordata ai suoi pastori (cfr. l'episodio di Keila 23,1-14). Egli però non ne vuol sapere e li caccia in malo modo. Mentre Davide sta meditando una spedizione punitiva contro Nabal, sua moglie Abigail, descritta come donna «di buon senso e di bell'aspetto», cerca di rimediare come può alla brutalità del marito: prepara una gran quantità di cibo e si fa incontro a Davide. Con un discorso abilissimo riesce a farlo desistere dal suo furore, concludendo poi la sua perorazione con la richiesta di non essere dimenticata. Davide non la scorda di certo; dopo la morte quasi improvvisa di Nabal la va a cercare e la prende in moglie. L'azione si svolge in quattro scene, cui si devono aggiungere una breve nota introduttiva e una conclusiva:

  • Introduzione: morte e funerali di Samuele (v. 1);
  • 1) Presentazione dei personaggi. Richiesta di Davide e rifiuto di Nabal. Ira di Davide (vv. 2-13);
  • 2) Intervento di Abigail in riparazione dell'offesa di Na-bal (vv. 14-20);
  • 3) Incontro tra Abigail e Davide (vv. 21-35);
  • 4) Morte di Nabal e matrimonio di Abigail con Davide (vv. 36-42);
  • Conclusione: le due mogli di Davide. Destino di Mikal (vv. 43-44).

In conseguenza delle nozze con Abigail Davide viene in possesso di non poca ricchezza ma, cosa ancor più notevole, stringe stretti legami di parentela con il clan dei Calebiti cui Nabal e probabilmente anche Abigail appartengono. I Calebiti diventano in tal modo sostenitori della sua causa, cosicché egli si trova ad avere con sé – contro Saul – tutto il sud del paese da Betlemme (luogo d'origine della famiglia: 16,1.18; 17,12) a Ebron, il capoluogo del territorio assegnato a Caleb (cfr. Gs 14,13-14). Proprio a Ebron Davide verrà incoronato re di Giuda (2Sam 2,1-4), dimorerà per sette anni e mezzo e infine sarà unto re anche su Israele (2Sam 5,1-5). Il capitolo è importante anche perché è un'occasione per riconfermare – dopo Gionata (20,14-16; 29,17) e Saul (24,21) – il destino regale di Davide. Abigail, oltre ad esibire una straordinaria arte retorica, si mostra così convinta del pieno successo di Davide da pronosticargli «una casa duratura» (v. 28). Non è facile capire se è solo un augurio di convenienza oppure qualcosa di più. Fatto sta che Abigail anticipa la profezia di Natan (2Sam 7,12-13) quasi con le stesse parole (cfr. v. 28).

1. «Samuele morì»: la notizia verrà ripresa in 28,3. È perfettamente plausibile che «tutto Israele» sia sceso a Rama per le lunghe cerimonie funebri in onore del venerando personaggio (cfr. Gn 50,3-10; il lutto per la morte di Giacobbe; Nm 20,29: per Aronne; Dt 34,8: per Mosè). Il testo non lo dice chiaramente, ma può darsi che Davide abbia partecipato alle esequie, magari approfittando della temporanea riconciliazione con Saul (c. 24). «deserto di Paran»: secondo Nm 10,12 si trova nella penisola del Sinai, molto a sud rispetto alla Palestina. Forse per tale ragione i LXX hanno proposto una lectio facilior: «deserto di Maon». Tuttavia sembra che il deserto di Pa-si estenda fino a Kades (Nm 12,16; 13,3.26) e forse anche più a nord. Non pare dunque necessario emendare il TM secondo i LXX, come qualcuno ha proposto.

3. «Nabal»: la spiegazione del nome sarà data da Abigail nel v. 25: «stolto si chiama...». Ma oltre al significato “etico” (= stolto, vile, insensato, nefando) aggettivo nabal ne ha anche uno più generico, grazie al quale esprime l'umiltà, la bassezza di condizione, l'indigenza. L'autore si sofferma anche su quest'aspetto della figura di Nabal: questi era «molto ricco» (v. 2) ma la sua stoltezza lo rende un uomo “povero”, non solo dal punto di vista interiore ma anche da quello materiale (perde tutto, anche la vita). È un gioco di parole molto fine quello che vien proposto al lettore; da esso non è certamente estranea una riflessione sapienziale sul destino umano (cfr. Prv 17,16: «A che serve il denaro in mano allo stolto (k'sîl)? Forse a comprar la sapienza se egli non ha senno?», e la parabola di Gesù sull'uomo ricco in Lc 12,13-21). «era un Calebita»: correzione del qere (kālibbî; cfr. Vg). TM (ketib) ha: «era secondo il cuore suo» (kᵉlibbô). Nabal appartiene al clan di Caleb (cfr. Gs 15,13-19; Gdc 1,12-15).

4-11. La tosatura del gregge era un avvenimento celebrato annualmente con feste (cfr. 2 Sam 13, 23ss.), in cui il proprietario del bestiame mostrava la propria generosità. Davide approfitta dell'occasione per riscuotere quel che a lui sembra giusto per la protezione accordata ai pastori di Nabal nei lunghi periodi di pascolo nel deserto. Gli amici di Davide avrebbero potuto depredare i beni di Nabal, invece sono stati «come un muro di difesa giorno e notte» (v. 16) contro le incursioni dei ladri e delle fiere. Ma la risposta di Nabal è insolente: non sarà certo lui ad aiutare dei «servi che scappano dai loro padroni» (v. 10)... e Davide è il primo fra loro!

14-19. Uno dei servi di Nabal, fortunatamente, si rende conto della tempesta che si va addensando sulla casa e corre a riferire il fatto ad Abigail. Questa è una donna assennata, ben diversa dal marito che vien definito dai domestici «troppo cattivo e non gli si può dire una parola» (v. 17). Nel trambusto generale le è facile preparare grosse quantità di vivande senza dare nell'occhio, caricarle sugli asini e far partire la piccola carovana con alcuni garzoni. «Precedetemi, io vi seguirò» (v. 19): Abigail rinvia la partenza per non insospettire il marito. Non è escluso che intenda astutamente farsi precedere dai generosi doni per calmare il furente Davide. Giacobbe – uomo non certo ingenuo (Gn 25, 29-34; 27, 1-40; 30, 25-43) – aveva pensato di usare la stessa tattica con Esaù (Gn 32, 14-21). Il v. 20 lascia supporre che il piano non sia riuscito e che il difficile compito di evitare il peggio ricada totalmente sulle parole calibrate di Abigail.

20-35. È la parte centrale della storia. I vv. 20-22 preparano stupendamente l'incontro fra Abigail e Davide. Par di vedere il «sentiero nascosto della montagna» e Abigail che si addentra con trepidazione fra le rocce consapevole della propria missione, mentre dall'altro capo del sentiero Davide sta scendendo furente con quattrocento uomini armati. Per via egli continua a rimuginare tra sé le ingiurie di Nabal, la vana generosità usatagli, la tremenda punizione che si appresta a infliggergli. Tutt'a un tratto, a una volta del sentiero, Abigail e Davide s'imbattono l'u-na nell'altro. Umilmente la donna si prostra a Davide poi, avvicinatasi, cade ai suoi piedi e comincia a parlare. Abigail deve vincere una battaglia tutt'altro che facile: espone amabilmente i suoi pensieri, attentissima a leggere negli occhi del condottiero il mutare del sentimenti

  • a) Incomincia prendendo su di sé la colpa dell'incidente occorso, chiedendo solo di essere ascoltata. Con questa prima mossa Abigail conquista l'attenzione di Davide (v. 24).
  • b) Esprime la sua totale disapprovazione per l'operato del marito, ma al contempo convince Davide a mostrarsi superiore a «quell'uomo cattivo che è Nabal»; non vale la pena di litigare con lui. Di nuovo Abigail chiede perdono per sé: se avesse assistito al litigio tra Nabal e i giovani di Davide, tutto questo non sarebbe successo (vv. 25-26).
  • c) Nel frattempo sono arrivati gli asini carichi di ogni ben di Dio. Con oculata delicatezza Abigail offre i doni (lett. «benedizione») non direttamente a Davide bensì ai suoi uomini, in maniera da renderne praticamente impossibile il rifiuto (v. 27).
  • d) Terza richiesta di perdono e, subito dopo, un lungo augurio per l'avvenire. Il merito dei successi futuri è attri-buito totalmente al Signore, che senz'altro proteggerà Da-vide a motivo della sua fedeltà. Verrà il giorno in cui questi si rallegrerà per non aver ceduto alla tentazione di am-ministrare da sé quella giustizia che appartiene solo a Dio (vv. 28-31a).
  • e) Concludendo, chiede di non essere dimenticata.

“Ricordare” implica da parte di Davide un impegno fattivo per esaudire le richieste or ora presentate (v. 31b). Davide è vinto: col cuore sgombro da sentimenti rancorosi ringrazia Abigail con parole commosse: «Benedetto il Signore... benedetto il tuo senno e benedetta tu...» (vv. 32-33). Paradossalmente Davide è ora nella medesima posizione in cui si trovava Saul nel capitolo precedente, quando dovette riconoscere nel proprio malanimo la debolezza rispetto alla bontà e giustizia usate nei suoi confronti (cfr. 24, 18-21). L'alternarsi continuo di saggezza e precipitosità, benevolenza e crudeltà, santità e peccato non deve stupire nell'“Unto del Signore” più che in un qualunque altro uomo; Dio opera meraviglie usando strumenti imperfetti affinché sia riconosciuto più limpidamente il suo operare. Verso la fine del periodo veterotestamentario la grande esperienza umana e religiosa del re Davide sarà condensata in due espressioni: «Amò colui che l'aveva creato... il Signore gli perdonò i suoi peccati» (Sir 47, 8.11). Depositario di una promessa vertiginosa quanto immeritata (2Sam 7), pronto a dimenticare il proprio onore pur di «far festa davanti al Signore» (2Sam 6, 16-23), generoso e leale (1Sam 24 e 26) ma anche determinato al male fino all'omicidio (2Sam 11), Davide è il “tipo” di tutti coloro «che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte» (Lc 1, 79) e aspettano la redenzione che entrerà nel mondo proprio attraverso un “figlio di Davide” (cfr. Lc 3, 23-38). E significativo che “l'amico dei peccatori” proclami il giudizio di misericordia sulla prostituta piangente ai suoi piedi con le stesse parole usate dal Siracide per Davide: «Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato» (Lc 7, 47).

22. «Tanto faccia Dio ai nemici di Davide e ancora peggio»: è la formula di giuramento imprecatorio (cfr. commento a 3, 17). Abbiamo qui un caso di imprecazione “deviata” come in 20,16. «maschio»: l'ebraico usa un pittoresco eufemismo: «colui che orina contro il muro» (cfr. v. 34; 1Re 14,10; 16,11; 21,21; 2Re 9,8).

26. In questa frase si può apprezzare la finissima intuizione psicologica di Abigail. Si schiera con Davide, s'infiamma della sua stessa ira tremenda, però intanto gli parla come se egli avesse già deciso di rinunciare alla vendetta, lasciando al Signore il compito di punire Nabal. Davide rimarrà tanto incantato dalle parole di questa donna così bella e saggia, da immedesimarsi con esse senza accorgersene (v. 33).

28. «Il Signore concederà a te... una casa duratura»: misteriosa anticipazione di 2 Sam 7 (cfr. introduzione al presente capitolo). Lo scopo immediato di Abigail è di impedire una strage, ma è il Signore che parla attraverso di lei per forgiare l'animo del suo eletto. Non è affatto casuale che i cc. 22-26 – all'apparenza cronache di un fallimento – siano scanditi dalla martellante ripetizione di un'unica certezza: «Tu certo regnerai» (23,17; 24,21; 25,30; 26,25). Però, Davide deve imparare che il regno non se lo prenderà con la forza, gli sarà affidato come vocazione cui rispondere e come missione da realizzare.

29. «scrigno della vita»: lett. «sacchetto della vita». Con quest'immagine si esprime la certezza che Dio conserva gelosamente la vita dei suoi amici. Non è da escludere un qualche riferimento a oggetti magici. In Is 3,20 c'è una strana espressione: «case dell'anima», tradotta generalmente con «boccette di profumi». Nonostante la diversità di terminologia e del contesto si potrebbe pensare a un rapporto con l'espressione di 1Sam 25, 29, ma non possiamo andare oltre.

36-42. Epilogo della storia. Nabal (a tal punto giunge la sua stoltezza!) non si è nemmeno accorto del rischio corso, tutto preso dai suoi festeggiamenti «da re» (cfr. 2Sam 23,27). Quel poco d'intelletto che ha emerge dai fumi del vino solo il giorno successivo, quando Abigail gli narra l'accaduto. Il terrore gli provoca una paralisi (alcuni ipotizzano un attacco cardiaco) e in capo a pochi giorni muore. Udita la notizia, Davide benedice il Signore constatando la saggezza dei consigli di Abigail. Nei giorni successivi al loro incontro, Davide avrà spesso pensato con riconoscenza e affetto alla moglie di Nabal; ora che ne ha la possibilità la vuole con sé e le manda dei messi a farle la proposta di matrimonio. Non passa molto tempo che Abigail entra in casa sua e diventa sua moglie.

43-44. Notizia sulla situazione familiare di Davide. In questo momento egli ha due mogli: Abigail e Achinoam da Izreel (cfr. 27, 3; 30, 5. In 2 Sam 3, 2-5 esse vengono menzionate insieme ad altre quattro mogli). Mikal figlia di Saul vien tolta a Davide ormai diseredato e ceduta a un tal Palti figlio di Lais. Quando Davide diverrà re di Giuda ne esigerà la restituzione (2Sam 3,13-16). La società israelita ammetteva la poligamia (Dt 21,15-17 la riconosce come fatto legale) anche se la Bibbia testimonia che la monogamia era la condizione più frequente della famiglia israelitica. Avere un barem numeroso era segno di ricchezza e potenza, perciò divenne privilegio dei re. Nell'harem regale entravano spesso delle straniere (Davide sposa Maaca figlia del re arameo di Ghesur, 2Sam 3,3; Salomone prende in moglie una figlia del faraone e molte altre straniere, 1Re 3,1; 11,1) che contribuivano a sigillare alleanze e a mantenere buone relazioni di vicinato con gli altri popoli. Almeno all'inizio della monarchia l'harem è considerato proprietà del re assieme al trono, cosicché passa con quest'ultimo al successore (2Sam 12,8). Per annunciare la presa del potere Assalonne si accosterà pubblicamente alle concubine del padre (16,21-22). Nonostante la proibizione della legge (Dt 23,1) per lunghi secoli Israele non si discosterà da quest'usanza ampiamente diffusa nel Vicino Oriente. Solo pian piano la rivelazione farà maturare la coscienza del “principio” secondo il quale Dio ha creato l'uomo (Gn 2,18-24; Mt 19,3-9; 1Cor 6,16) sino alla piena intelligenza del mistero dell'amore sponsale unico e indissolubile: «lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» (Ef 5,21-31).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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