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from lucazanini

[piriche]

frase dopo i dueterzi di orlo” da] una quantità di frasi di cui non si può parlare di tempo sull'orlo [mezzetinte di mezzi di lavoro ad accensione promiscua le [cause naturali stratagemmi forma di nonetto varia ma intenzionale è] percettibile provoca rilasci e rilevanze alcune] nelle bozze-ad personam nell'admiral era mezzogiorno trequarti che ha [intermittenza spaventi o allergica carburazione [oppure] danno una bandiera la maggior parte [seghettata]

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1All'inizio dell'anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l'assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. 2Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d'aspetto. 3Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: “È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l'Ittita”. 4Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa. 5La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: “Sono incinta”. 6Allora Davide mandò a dire a Ioab: “Mandami Uria l'Ittita”. Ioab mandò Uria da Davide. 7Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. 8Poi Davide disse a Uria: “Scendi a casa tua e làvati i piedi”. Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. 9Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. 10La cosa fu riferita a Davide: “Uria non è sceso a casa sua”. Allora Davide disse a Uria: “Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?”. 11Uria rispose a Davide: “L'arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per giacere con mia moglie? Per la tua vita, per la vita della tua persona, non farò mai cosa simile!”. 12Davide disse a Uria: “Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire”. Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. 13Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua. 14La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. 15Nella lettera aveva scritto così: “Ponete Uria sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia”. 16Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che c'erano uomini valorosi. 17Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Uria l'Ittita. 18Ioab mandò ad annunciare a Davide tutte le cose che erano avvenute nella battaglia 19e diede al messaggero quest'ordine: “Quando avrai finito di raccontare al re quanto è successo nella battaglia, 20se il re andasse in collera e ti dicesse: “Perché vi siete avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto delle mura? 21Chi ha ucciso Abimèlec figlio di Ierub-Baal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso il pezzo superiore di una macina dalle mura, così che egli morì a Tebes? Perché vi siete avvicinati così alle mura?“, tu digli allora: “Anche il tuo servo Uria l'Ittita è morto”“. 22Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, annunciò a Davide quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. 23E il messaggero disse a Davide: “Poiché i nemici avevano avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna, noi fummo loro addosso fino alla porta della città; 24allora gli arcieri tirarono sui tuoi servi dall'alto delle mura e parecchi dei servi del re perirono. Anche il tuo servo Uria l'Ittita è morto”. 25Allora Davide disse al messaggero: “Riferirai a Ioab: “Non sia male ai tuoi occhi questo fatto, perché la spada divora ora in un modo ora in un altro; rinforza la tua battaglia contro la città e distruggila”. E tu stesso fagli coraggio”. 26La moglie di Uria, saputo che Uria, suo marito, era morto, fece il lamento per il suo signore. 27Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l'aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.

__________________________ Note

11,4 si era appena purificata: le mestruazioni femminili erano considerate fonte d’impurità, a causa del flusso di sangue che le caratterizza (vedi Lv 15,19).

11,21 Abimèlec: su questo episodio vedi Gdc 9,50-54.

11,27 ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore: la condanna viene espressa con una formula del Deuteronomista (Dt 4,25; 9,18; 17,2; 31,29), già usata per condannare l’operato di Saul (1Sam 15,19) e che diverrà tipica nei libri dei Re (per Salomone, vedi 1Re 11,6).

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Approfondimenti

11,1-12,31. I due celeberrimi episodi narrati in queste pagine (il peccato di Davide e il suo castigo) sono intimamente connessi fra loro. Il racconto dell'adulterio e dell'omicidio perpetrati da Davide è riferito dalla Scrittura in quanto partecipe del gigantesco dramma iniziato col peccato dei progenitori (Gn 3) che fu un peccato di orgoglio insensato e di superbia, di ostinazione e ribellione. La storia sacra si configura come tenace amore di Dio, impegnato nel recupero della sua creatura continuamente tentata di distruggere in se stessa l'immagine divina secondo la quale è stata creata (Gn 1,26.28; Sap 2,23). Nessuno sfugge a questo pericolo mortale, ma neppure è abbandonato nell'abisso dal creatore «qual è il figlio che non è corretto dal padre?» (Eb 12,7). Ogni peccato riconosciuto e detestato può diventare così occasione di una grazia maggiore, di un'esperienza filiale ancor più intensa di prima. Perciò anche Davide, pur essendo «un uomo secondo il cuore di Dio» (1Sam 13,14), esperimenta la tentazione e la caduta più rovinosa (in brevissimi giorni subisce tutte le sconfitte morali più umilianti: tradimento, ipocrisia, cinismo, simulazione, ingiustizia...) ma ciò non accade invano: proprio Betsabea darà alla luce il re che «edificherà una casa al nome del Signore» (7,13) a conferma della sua gratuita offerta di fedeltà. All'imbarazzo del benintenzionato Cronista che omette di narrare lo scabroso episodio, preferiamo francamente il coraggio di 1-2 Sam che non teme di presentare tutti i fattori della storia (positivi o negativi che siano), ivi compreso quel Signore che sa tramutare i peggiori sentimenti in pentimento e conversione: «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).

**11,1-27. Il capitolo consta di due parti:

  • a) vv. 1-5: l'adulterio di Davide con Betsabea;
  • b) vv. 6-27: i tentativi di Davide per coprire il suo misfatto, fino all'omicidio di Uria.

L'occasione viene offerta a Davide dalla ripresa primaverile delle ostilità contro gli Ammoniti. Israele punta all'assedio di Rabba. Mentre l'esercito è lontano con Ioab, Davide è solo in Gerusalemme. Dal casuale sguardo caduto su Betsabea alla consumazione dell'adulterio con lei i passo è brevissimo. Poco dopo piomba sul re la notizia che la donna è incinta. La situazione è grave perché la legge – cui nemmeno il re può sfuggire – punisce gli adulteri con la morte (Lv 20,10; cfr. Lv 18,20; Dt 22,22. Molte disposizioni simili si ritrovano nel Codice di Hammurabi e in altre raccolte di leggi assire e hittite). Davide convoca dal fronte il marito di Betsabea perché abbia l'occasione di recarsi da sua moglie e il nascituro possa essere riconosciuto come suo. Ma poiché la rettitudine dell'ufficiale resiste anche alle basse provocazioni di Davide (vv. 8-13), questi decide di toglier lo di mezzo: un legittimo matrimonio con la vedova potrà sistemare tutto. Cinicamente consegna ad Uria la lettera in cui Ioab riceve l'ordine di eliminarlo e il generale lo esegue senza discutere. Ma dando istruzioni al messaggero che dovrà riferire al re la notizia, Ioab prevede il ridicolo destreggiarsi dello zio fra lo sconcerto “ufficiale” e il segreto sollievo per lo scampato pericolo (vv. 18-21). Il generoso e leale Davide è intrappolato nella rete di ipocrisia e menzogna che si è intessuto con le proprie mani. Anche Ioab è complice della nefandezza, ma stavolta Davide non può rimproverarlo (cfr. 3,33-34) anzi gli è debitore del silenzio! L'intrigo potrebbe essere ambientato senza difficoltà in una qualunque corte di un qualunque periodo storico, tanto più che l'unico accenno all'orizzonte religioso d'Israele (l'arca, v. 11) potrebbe essere soppresso senza neppure dover modificare la frase in cui si trova. Dio sembra scomparso dalla storia. Ma proprio nel momento in cui la vicenda si avvia a una soluzione senza scandali, risuona l'inquietante giudizio morale: «Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (v. 27). Mentre il re festeggia la nascita del principe il Signore si appresta a pronunciare la sua sentenza.

1. «sogliono andare in guerra»: con Vulgata. Lett. «escono».

2. «donna che faceva il bagno»: Betsabea sta concludendo con un bagno rituale il periodo di impurità legale connesso con il flusso mestruale (v. 4; cfr. Lv 15,19-28).

3. «Uria l'Hittita»: fin dai tempi dell'esilio Davide aveva accolto degli stranieri nella sua banda (cfr. 1Sam 26,6). Gli Hittiti erano un popolo dell'Asia Minore che nel XIII sec. a.C. soccombette all'invasione dei “popoli del mare”. Al tempo di Davide ne rimanevano individui isolati, sparsi tra le altre popolazioni. Il nome di questo popolo si trova più volte nelle liste stereotipate delle sei o sette popolazioni preisraelitiche della Palestina (alcuni testi esemplificativi: Gn 15,20-21; Es 3,8.17; Dt 7,1; Gs 3,10; Gdc 3,5; 1Re 9,20; 2Cr 8,7; Esd 9,1; Ne 9,8).

4. Betsabea obbedisce immediatamente all'invito del re; il fatto poi ch'essa prendesse il bagno in un luogo non del tutto al riparo da sguardi indiscreti (v. 2) fa pensare a una sua parte attiva nell'adulterio.

6-11. Primo tentativo di Davide per costringere Uria a incontrare la moglie. Per incoraggiarlo Davide gli fa portare a casa «una portata della tavola del re», segno di benevolenza non comune (cfr. Gn 43,34). Naturalmente le sue intenzioni sono ben diverse dall'affettata premura che dimostra al suo ufficiale stanco del viaggio.

11. «L'arca»: a quanto pare l'antico costume di portare l'arca sul campo di battaglia (cfr. 1Sam 4) è ancora in uso. La “presenza” divina (cfr. 1Sam 4,3) è lungi da Gerusalemme: Davide è solo a combattere contro le proprie passioni ed è destinato a perdere. «dormire con mia moglie»: Uria non parla esplicitamente di una legge religiosa sulla continenza in tempo di guerra (cfr. 1Sam 21,6), si appella piuttosto alla solidarietà cameratesca con i suoi compagni al fronte.

12-13. Vedendosi impotente a piegare con le parole la ferma volontà di Uria, Davide ricorre a metodi vili. Ma neppure stavolta Uria deflette dalla propria determinazione.

14-17. In questi versetti troviamo silenziosamente riuniti i tre protagonisti della tragedia. Davide scrive freddamente la condanna a morte di Uria, inconsapevole latore della medesima; lo scaltro Ioab intuisce che l'ordine del re è dettato da una ragione inconfessabile ma obbedisce, pregustando il sapore della rivincita.

17. «parecchi»: aggiunta ad sensum di BC; manca in TM, LXX, Vg.

18-21. Quando Davide verrà a sapere della sconfitta senz'altro si arrabbierà e accuserà i suoi uomini di essere degli incapaci, citando il proverbiale episodio di Abimelech (Gdc 9,50-54). Proprio allora – dice Ioab – il messaggero dovrà annunciargli la morte di Uria.

22. «Davide andò in collera»: da questo punto sino alla fine del versetto, BC aggiunge con i LXX la ripetizione delle parole già dette da Ioab nei vv. 20-21, che mancano dal TM.

23-27. Il messaggero si sente obbligato a spiegare le circostanze della sconfitta, ma non dimentica di concludere la sua difesa con la notizia tanto raccomandatagli da Ioab. Le sue ultime parole sortiscono un effetto prodigioso: recitando fino in fondo la sua parte Davide diventa tutt'a un tratto comprensivo e indulgente, avendo capito che Ioab ha portato a termine la sua missione.

25. «Non ti affligga questa cosa»: lett. «Non sia male ai tuoi occhi questa cosa». Davide può nascondere a se stesso e agli altri la gravità del suo crimine perché l'uomo «guarda l'apparenza», ma non può ingannare colui che «guarda il cuore» (1Sam 16,7): «ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (v. 27). L'autore adopera intenzionalmente le stesse parole di Davide per esprimere il verdetto di Dio che spazza via ogni ipocrisia.

27. Il lutto durava sette giorni (cfr. 1Sam 31,13). Subito dopo Davide accoglie la vedova come legittima moglie nel già numeroso harem (cfr. 1Sam 25,39-42).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Che la crisi dei rifugiati stia cambiando il volto delle relazioni politico-economiche di tutto il mondo è ormai indubbio, ma che possa scuotere il panorama artistico è meno scontato. Il 2016 ha costituito una sorta di turnover geo-politico sconvolgente, inaspettato e di conseguenza destabilizzante. Se esiste una cerchia di registi, scrittori, musicisti che si interessano al fenomeno cercando di darne una propria interpretazione con installazioni, saggi o performance, questa è comunque una minoranza, vitale, brillante, curiosa... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/nadine-shah-holiday-destination-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1224164449


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Maxi sequestro nel porto di Genova di sigarette di contrabbando.

L'operazione, denominata “Borotalco”, vede la collaborazione della Direzione Investigativa Antimafia, della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova, tutte coordinate dalla Procura Europea EPPO di Torino. Nel mirino degli investigatori è finita un'organizzazione criminale internazionale dedita al commercio illecito di tabacchi lavorati esteri, un fenomeno tutt'altro che scomparso: le rotte del contrabbando si estendevano dall'Italia alla Francia, dalla Polonia alla Svizzera fino al Regno Unito.

Nel corso del blitz, condotto con il supporto del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, di Europol e della rete operativa antimafia internazionale @ON, supervisionata dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), sono state eseguite diverse misure cautelari personali e reali per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, ritenuti dagli investigatori equivalenti ai proventi del reato ipotizzato.

#DirezioneInvestigativaAntimafia #GuardiadiFinanza #AgenziadelleDoganeedeiMonopoli #ProcuraEuropeaEPPO #EPPO

 
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from lucazanini

[statistiche]

lo spettro d'azione o -da un lato gli zolfatari i] solfi spericolati polveri finale di] vettovaglie con gli imbevuti da un lato] lo spazio geografico in pillole armigeri] di sedicesimi finge [i] censiti a mano con l'arrivo [gli anni cinquanta in [un clima rovente il piano] d'appoggio sul lato [corto le] ©efalosporine

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Strange Angels fu fonte generosa di mille sorprese che, alcuni delusero ed altri fecero saltare di gioia. Ma cosa combinò la nostra per suscitare reazioni così contrastanti? Semplice: si è ingeniata a costruire dieci meravigliose canzoni (pop)olari. Chi ha storto il naso ascoltando “Language is a virus” farà meglio a tapparsi ora i canali auricolari: non più il gelido (splendido) esotismo tecnologico di “Mr Heartbreak”, ma un linguaggio sonoro diverso, più caldo, immediato, che parla in egual misura all’intelligenza e al cuore... https://www.silvanobottaro.it/archives/4060


Ascolta il disco: https://album.link/s/6Sy383KpqoNe5b6MmvgfCQ


 
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from lucazanini

[statistiche]

della necessità di [un EAN / UPC] l'arciduca colato l'acido fa le] figurine della proiezione uno copre i mobiletti dell'arciduchessa in sostanza sposa] sospesa gioco [tattile spoonriver copertina] flessibile l'impero l'amaro alpino

 
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from Transit

(215)

(DF1)

Questo post nasce dall'incontro di scrittura tra me e l'amico @piedea.bsky.social, che ringrazio con affetto.

Sul piano dei principi, il referendum toccava il cuore della divisione dei poteri: ridefinire l’assetto della magistratura significa intervenire sul modo in cui lo Stato limita sé stesso e protegge i più deboli.

In questo senso, la vittoria del “No” può essere letta come la riaffermazione di un’etica della cautela di fronte a riforme percepite come sbilanciate a favore della politica, e quindi come potenzialmente lesive di quell’idea di giustizia come spazio autonomo dal consenso del momento.

La stessa mobilitazione del fronte del “Sì”, che ha insistito su imparzialità e terzietà del giudice, mostra quanto l’istanza di una giustizia avvertita come equa e trasparente sia ormai un valore condiviso, anche se tradotto in proposte opposte; ed è in questa visione bipartisan che possiamo trovare uno dei motivi del fallimento del governo.

Che una riforma della giustizia sia necessaria è convinzione comune, ma non può e non deve essere calata dall'alto, imposta a colpi di fiducia. In una democrazia rappresentativa quale siamo, decisioni importanti di questa portata devono essere discusse e mediate coinvolgendo il più alto numero di parlamentari possibile.

Il voto sul referendum sulla giustizia consegna un messaggio morale duplice: da un lato una richiesta di protezione dell’indipendenza dei poteri, dall’altro la rivendicazione di un ruolo più attivo dei cittadini nella definizione del patto di cittadinanza.

Il fatto che quasi sei elettori su dieci si siano recati alle urne, in una consultazione senza quorum, attribuisce a questo segnale un peso etico particolarmente forte.

(DF2)

C’è poi una dimensione etica relativa alla responsabilità individuale: trattandosi di referendum costituzionale senza quorum, ogni astensione era, di fatto, una scelta che lasciava ad altri il compito di ridisegnare uno dei tre poteri dello Stato.

L’affluenza elevata, in controtendenza rispetto al disincanto degli ultimi anni, segnala una reazione: molti cittadini hanno percepito che la giustizia non è un tema “di categoria”, ma riguarda la propria possibilità concreta di vedere riconosciuti i diritti e difese le minoranze. In questo, la consultazione riapre l’idea di cittadinanza come partecipazione attiva e non solo come delega episodica ai partiti.

Il voto assume anche il significato di una correzione di rotta dal basso, in un contesto di forte verticalizzazione del potere esecutivo. L’esito negativo per il governo ricorda che la legittimazione elettorale non è un assegno in bianco: la società italiana mostra di voler esercitare un controllo etico sulle scelte che toccano le garanzie fondamentali, anche a costo di smentire un esecutivo che pure resta in carica.

Il referendum restituisce alla comunità politica un momento di riflessione collettiva su quali limiti porre a chi governa e su come proteggere gli spazi di dissenso e di controllo. Il modo in cui il dibattito è stato animato da comitati, associazioni, sindacati e gruppi di società civile indica un tessuto democratico che, pur provato, non è rassegnato.

Il richiamo ricorrente all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, alla difesa della Costituzione come “patrimonio comune”, alla necessità di un voto informato e non solo schierato, dona l’immagine di un Paese che, almeno su questo terreno, continua a misurarsi con categorie come responsabilità, limite, garanzia, e non soltanto con l’immediatezza del vantaggio politico.

#Blog #Italia #Referendum #Politica #Opinioni

 
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from differxdiario

già solo guardando alla letteratura (sempre volendo chiamarla così) che intasa lo scarico dei premi, a partire dalla dozzina cinquina del più meritoriamente fomoso, si capisce che l'italia è il paese del flarf irriflesso. o del kitsch inconsapevole. potrebbero farne arte e gioco, e cascano accigliati nelle Lettere. quanto spreco. ma comunque già nel 2012 avevo gettato la spugna, in ispecie a petto di quanto il sito derepubblica elargiva perfino gratis nei suoi vari chioschetti e banner laterali. ebbene, che ora – nel merito – ne sia di godimento a' poopoli questo post: https://slowforward.net/2026/03/24/tutto-il-blog-flarf-it-sett-2009-apr-2012-in-un-unico-pdf-comodamente-a-casa-vostra/

 
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from norise 3 letture AI

SOGNO BAGNATO

[dalla parte dei traditi ed uccisi]

vedere l'angelo della morte entrare nel mio sogno

ed io riverso sul selciato lo stupore del sangue le viscere nelle mani

“tu quoque brute” ... per mano di chi si credeva amico

(2010) .

Analisi del testo “SOGNO BAGNATO”

Atmosfera e tono

Il componimento apre su un paesaggio onirico deteriorato dal violento ingresso dell’angelo della morte. La tensione resta sospesa tra incubo e realtà, evocando uno stato di terrore quasi sacro.

Immagini e figure retoriche

  • Personificazione: “angelo della morte” dà volto e volontà a un’entità astratta.
  • Effetto shock: la descrizione del sangue e delle viscere amplifica la brutalità del tradimento.
  • Latinismo: “tu quoque brute” rinvia al famoso grido di Cesare, condensando il senso di amicizia tradita in una formula carica di storia.

Temi e simboli

  • Tradimento e violenza: l’amico-divenuto-carnefice trasforma il sogno in carneficina.
  • Sogno vs realtà: la dimensione onirica crolla di fronte allo svelamento del peggiore dei segreti.
  • Morte rito d’iniziazione: il passaggio dallo stato di incoscienza al riconoscimento della brutalità umana.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Peccato di Davide (10,1-12,31) 1Dopo questo, morì il re degli Ammoniti e Canun, suo figlio, divenne re al suo posto. 2Davide disse: “Manterrò fedeltà a Canun, figlio di Nacas, come suo padre la mantenne a me”. Davide mandò alcuni suoi ministri a consolarlo per suo padre. I ministri di Davide andarono nel territorio degli Ammoniti. 3Ma i capi degli Ammoniti dissero a Canun, loro signore: “Forse Davide intende onorare tuo padre ai tuoi occhi, mandandoti dei consolatori? Non ha piuttosto mandato da te i suoi ministri per esplorare la città, per ispezionarla e perlustrarla?”. 4Canun allora prese i ministri di Davide, fece loro radere la metà della barba e tagliare le vesti a metà fino alle natiche, poi li rimandò. 5Quando l'annunciarono a Davide, egli mandò qualcuno a incontrarli, perché quegli uomini si vergognavano moltissimo. Il re fece dire loro: “Rimanete a Gerico finché vi sia cresciuta di nuovo la barba, poi tornerete”. 6Gli Ammoniti, vedendo che si erano attirati l'inimicizia di Davide, mandarono ad assoldare ventimila fanti di Aram Bet-Recob e di Aram Soba, mille uomini del re di Maacà e dodicimila uomini della gente di Tob. 7Quando Davide sentì questo, mandò Ioab con tutto l'esercito dei prodi. 8Gli Ammoniti uscirono e si disposero a battaglia all'ingresso della porta della città, mentre gli Aramei di Soba e di Recob e la gente di Tob e di Maacà stavano da parte, nella campagna. 9Ioab vide che il fronte della battaglia gli era davanti e alle spalle. Scelse allora un corpo tra i migliori d'Israele, lo schierò contro gli Aramei 10e affidò il resto dell'esercito a suo fratello Abisài, per schierarlo contro gli Ammoniti. 11Disse: “Se gli Aramei saranno più forti di me, tu mi verrai a salvare; se invece gli Ammoniti saranno più forti di te, verrò io a salvarti. 12Sii forte e dimostriamoci forti per il nostro popolo e per le città del nostro Dio. Il Signore faccia quello che a lui piacerà”. 13Poi Ioab con la gente che aveva con sé attaccò battaglia con gli Aramei, i quali fuggirono davanti a lui. 14Quando gli Ammoniti videro che gli Aramei erano fuggiti, fuggirono davanti ad Abisài e rientrarono nella città. Allora Ioab tornò dalla spedizione contro gli Ammoniti e venne a Gerusalemme. 15Gli Aramei, vedendo che erano stati sconfitti da Israele, si riunirono insieme. 16Adadèzer mandò a chiamare gli Aramei che erano al di là del Fiume e quelli giunsero a Chelam; Sobac, comandante dell'esercito di Adadèzer, era alla loro testa. 17La cosa fu riferita a Davide, che radunò tutto Israele, attraversò il Giordano e giunse a Chelam. Gli Aramei si schierarono di fronte a Davide e si scontrarono con lui. 18Ma gli Aramei fuggirono davanti a Israele: Davide uccise degli Aramei settecento cavalieri e quarantamila fanti; colpì anche Sobac, comandante del loro esercito, che morì in quel luogo. 19Tutti i re vassalli di Adadèzer, quando si videro sconfitti da Israele, fecero la pace con Israele e gli rimasero sottoposti. Gli Aramei non osarono più venire a salvare gli Ammoniti.

__________________________ Note

10,4 fece loro radere la metà della barba: il trattamento inflitto ai ministri di Davide è segno di mancanza di fiducia, ma esprime al contempo il realismo politico dei capi Ammoniti (v. 3).

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Approfondimenti

1-5. Nel quadro di un'accorta politica estera (cfr. 1Sam 22,3-4; 2Sam 3,3) Davide invia i suoi ambasciatori a porgere le condoglianze per la morte di Nacas re degli Ammoniti (cfr. 1Sam 1-11) che lo aveva aiutato contro Saul (v. 2), ma il giovane e inesperto figlio del defunto accusa gli inviati di Davide di essere spie e li respinge, schernendoli gravemente. Davide cerca di non esasperare la situazione (v. 5) ma la reazione scomposta degli Ammoniti – accortisi troppo tardi della sciocchezza commessa (v. 6) – lo costringe ad intervenire (v. 7). Il c. 10 riprende e sviluppa l'accenno del c. 8 (vv. 3-8.12) alle guerre contro gli Ammoniti e gli Aramei e al contempo introduce la narrazione del peccato di Davide (cc. 11-12).

2. «mandò... a fargli le condoglianze»: lett. «Mandò... a consolarlo» (cfr. 1Re 5,15).

3. «la città»: è la capitale ammonita Rabba (11,1; 12,26). Anche nel nome odierno (Amman) conserva il ricordo del popolo che l'abitò anticamente.

4. «barba... vesti...»: sono il distintivo dell'onore e del prestigio personale di chi le porta (cfr. 1Sam 18,4). Plutarco (Vita di Agesilao) cita il costume spartano di umiliare i soldati fuggiti dalla battaglia mandandoli in giro con le vesti rattoppate e la barba rasa a metà.

6-14. Cronaca della prima delle due campagne, svoltesi in due o tre anni successivi (11,1), contro gli Ammoniti e i loro alleati Aramei titolari di alcuni piccoli regni situati al nord, presso le sorgenti del Giordano. Alla mobilitazione avversaria Davide risponde inviando a Rabba Ioab e «tutto l'esercito dei prodi», ossia il fior fiore della sua piccola armata (cfr. 23,8-39: i gibbōrîm). L'esercito popolare sarà chiamato alle armi solo più tardi (v. 17). Resosi conto della manovra di accerchiamento predisposta dai nemici, Ioab attacca per primo i mercenari Aramei; la loro subitanea fuga induce anche gli Ammoniti a desistere dalla battaglia. L'episodio mette in luce un aspetto finora inedito del carattere di Ioab, uomo senza scrupoli (cfr. 3,24-29; 11,14-25; 20,4-13). Dinanzi al pericolo esorta Abisai al coraggio «per le città del nostro Dio» e alla sottomissione al suo beneplacito (v. 12). Tale sensibilità religiosa posta sulle labbra di un uomo cinico come lui può forse sorprendere; d'altra parte solo Dio «conosce il cuore di ogni uomo» (1Re 8,39; cfr. Ger 17,10). Bisogna solo prenderne atto e far tesoro dell'insegnamento ricevuto.

6. 1Cr 19,7 notifica che gli Aramei posero il campo «di fronte a Madaba», circa 30 km a sud di Rabba. Non era raro che il concentramento delle truppe avvenisse in una località relativamente distante da quella prevista per la battaglia (cfr. 1Sam 4,1; 29,1).

15-19. Il secondo episodio della guerra contro gli Aramei non corrisponde a quello narrato da 8,3-8, anche se il personaggio principale è lo stesso. Adad-Ezer vuol tentare la rivincita e prende l'iniziativa di coordinare le forze aramee, ma stavolta è Davide in persona a guidare le milizie Israelite e ad infliggergli la sconfitta decisiva. La morte del comandante in capo Sobak rende sufficientemente l'idea del disastro (cfr. 1Sam 31,6). D'ora in poi gli Aramei saranno vassalli d'Israele.

17. «Chelam»: si trovava in una zona imprecisata della Transgiordania, forse nella regione di Galaad all'altezza del lago di Genesaret. Alcuni la identificano con l'Alema di 1Mac 5,26. 1Cr 19,17 sostituisce il nome – forse perché ormai caduto in disuso e incomprensibile – con il pronome ’ālēhem (= [giunse] “presso di loro”).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Transit

(214)

(R1)

**Nota: il post è scritto nell'immediatezza dei risultati e delle prime reazioni politiche. Non è assolutamente esaustivo. Per ora.

Il referendum sulla giustizia si chiude con una partecipazione insolitamente alta, il 58,93% degli aventi diritto, e con una vittoria netta ma non schiacciante del “No”, che si attesta intorno al 54%.

È un responso che smentisce sia l’idea di un Paese apatico sulle regole del proprio Stato di diritto, sia la narrazione di un mandato in bianco per la riforma Nordio voluta da Giorgia Meloni.

La prima sconfitta politica è proprio per la presidente del Consiglio, che aveva caricato il voto di un’evidente valenza plebiscitaria, evocando scenari cupi di stupratori e pedofili liberati in caso di vittoria del “No” e presentando il “Sì” come il solo argine alla “impunità”.

Il risultato, invece, dice che una maggioranza relativa di italiani non si è fatta convincere né da questa propaganda securitaria, né dall’idea che per “far funzionare la giustizia” si debba riscrivere la Costituzione in sette punti, piegando un po’ di più la magistratura al potere politico.

Il governo Meloni si ritrova così con una riforma archiviata dagli elettori e un capitale politico eroso su un terreno, quello della “lotta ai giudici politicizzati”, che doveva essere identitario.

(R2)

All’interno della maggioranza, la sconfitta apre inevitabilmente una contabilità di responsabilità. Meloni ha già provato a mettere le mani avanti nelle scorse settimane, dicendo di non temere contraccolpi politici e di avere un’esecutivo “saldo”.

Una bocciatura popolare di questa portata sulla sua prima grande riforma costituzionale non potrà non pesare nei rapporti di forza con gli alleati e nel rapporto con un ministro Nordio che esce politicamente indebolito.

Nel breve periodo non è scontato un terremoto di governo, ma la capacità della premier di usare il tema giustizia come clava identitaria contro opposizioni e magistratura esce significativamente logorata.

Sul fronte del “No”, Piazza del Popolo aveva anticipato il clima: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni avevano trasformato la battaglia referendaria in un test di difesa dell’indipendenza dei giudici e della natura antifascista della Costituzione. Schlein ha insistito sul rifiuto di “giudici assoggettati alla politica” e sulla necessità di essere controllati anche quando si governa, segnando una linea che guarda già alle politiche del 2027. Conte ha parlato di riforma “ipocrita” e finta modernizzazione, mentre Bonelli e Fratoianni hanno accusato il governo di voler colpire l’indipendenza della magistratura senza dirlo apertamente, evocando persino paragoni con l’Ungheria e la Repubblica iraniana.

È questo fronte variegato (partiti, sindacato, associazioni come Anpi e Arci, pezzi di società civile) ad avere oggi il merito e la responsabilità di non trasformare il risultato in un semplice “tutti a casa” del governo, ma in un lavoro più serio sulla giustizia.​ Per chi ha votato “No”, la vittoria non è un punto d’arrivo ma un argine provvisorio.

Si è fermata una riforma pericolosa, che avrebbe ristretto l’autonomia dei magistrati senza affrontare davvero i tempi biblici dei processi o la carenza di personale negli uffici giudiziari. L’urgenza di una giustizia più rapida e più giusta resta intatta, e non basterà cantare vittoria per rispondere alla domanda di efficienza che viene dal Paese.

Se il governo ha perso il “suo” referendum, l’opposizione non può permettersi di vincere soltanto in negativo: dovrà dimostrare di saper scrivere una proposta alternativa, credibile e coerente con quella stessa Costituzione che oggi, con questo voto, gli elettori hanno scelto di difendere.

#Blog #Italia #Referendum2026 #SeparazioneDelleCarriere #NO #Opinioni

 
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from Bymarty

Quando un nostro amico animale, un componente della nostra famiglia che abbiamo amato, attraversa quel ponte colorato, il mondo non si ferma, anzi l'orologio continua a segnare gli attimi, i minuti, le ore, le giornate vanno avanti, la quotidianità chiama, si ripresenta, incalza senza sosta! La gente continua a parlare, a ridere, a lavorare, tutto sembra andare avanti come sempre, ma quasi nessuno si accorge che, per qualcuno, quel giorno è cambiato tutto, per qualche attimo il tempo si è fermato , e ci si è messi in pausa fermi davanti al dolore! Perché quando perdi un animale non perdi solo, un gatto, un cane, un canarino, ma viene a mancare una presenza che faceva parte della nostra vita ogni giorno. All'improvviso ci mancheranno i loro passi fedeli in giro per casa, quegli occhi dolci e compassionevoli bisognosi di coccole, attenzioni o semplicemente catturarci al nostro rientro a casa.. Quando un piccolo amichetto peloso va via, perdiamo quel silenzioso conforto che arrivava senza bisogno di parole, senza richiesta ... perché loro sono famiglia, non semplici animali, sono una compagnia presente sempre ogni giorno, ogni attimo, sono il nostro rifugio nei momenti difficili. Sono amore puro, incondizionato, semplice che non chiede nulla in cambio, perché spontaneo, sincero . Eppure questo tipo di lutto spesso rimane invisibile, incompreso, perché non è concesso fermarsi a piangere, ad elaborare, non ci si può assentare per questo tipo di dolore e perdita! A volte c’è chi sorride, chi si prende gioco dei nostri cari, quasi fossero oggetti, solo animali, indegni di ricevere il nostro conforto e il nostro stesso dolore! Come se l’amore potesse essere misurato, ma chi ha amato davvero un animale sa che la loro perdita, spezza qualcosa dentro, disarma il cuore, lascia un vuoto difficile da colmare! Fa male e basta! Perché quando un animale entra nella nostra vita, non va più via, diventa parte di essa e quando se ne va, va via un pezzo di noi, e mentre la vita fuori continua, in noi qualcosa si ferma per un momento, i silenzi diventano più assordanti, la casa sembra improvvisamente vuota, ogni angolo ci ricorda chi c'era... perché amare così con quella fedeltà, significa anche soffrire profondamente quando arriva il momento di lasciarlo andare..Ed io ci sono passata tante volte, adesso sto soffrendo perché una mia cucciola sta soffrendo, è tutto reale, come il dolore, le lacrime, l'impotenza, quella sensazione che ti porta a volerla solo abbracciare e accompagnare dolcemente attraverso e per quel ponte che inevitabilmente la porterà lontana dai miei occhi, ma non dal mio cuore! Non significa essere troppo sensibile, perché semplicemente stiamo voltando pagina e iniziando un nuovo capitolo nel quale qualcuno non ci sarà più a movimentare il racconto, la storia.. Ma quell’amore, quell'assenza, anche se fa male, rimarra' per sempre con noi nei ricordi e nelle immagini scolpite in angoli speciali del nostro cuore!🐾 ( Dedicata a tutti i miei pelosetti che hanno attraversato quel ponte e che oggi giocano felici lassù)..

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Dalla ribellione di Gesù Cristo ai martiri moderni

Domenica, con la Festa delle Palme, i cristiani ricordano l'ingresso di Gesù Cristo a Gerusalemme in groppa a un asino. Fu un gesto di ribellione nei confronti dei Romani e dei re giudei che, per gioco forza, avevano accettato l'imperialismo di Roma. Con quel gesto, quell'ingresso, Gesù diede avvio alla propria passione che, nel giro di pochi giorni, lo portò a essere giustiziato sulla croce dai Romani e dal suo stesso popolo. Gli ebrei mal tolleravano che un semplice falegname stesse raccogliendo intorno a sé tanto seguito. Quel che accadde nei secoli successivi è storia; fu proprio grazie al martirio del profeta Gesù e dei tanti suoi seguaci che il Cristianesimo conquistò Roma. Sono passati due millenni e in quelle zone sembra di essere ancora a quei tempi. C'è un nuovo imperialismo, i re giudei sono stati sostituiti dagli emiri e ci sono persone che non vogliono essere governate da questo impero per motivi diversi. Ma quello che sta accadendo negli ultimi mesi in Iran è diverso da quanto avvenuto in Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto e così via. In questi Stati chi regnava lo faceva per brama di potere e, per denaro, entrava in contrasto con l'imperialismo globale. Così è stato eliminato di volta in volta: si veda la fine di Saddam Hussein in Iraq, quella di Gheddafi in Libia, e qui mi fermo.
In Iran oggi vige una repubblica religiosa islamica che, seppur più sanguinaria dell'imperialismo nel reprimere il dissenso, ha alla base la religione islamica. L'Islam, come il Cristianesimo, contempla il martirio ma, a differenza della morale cristiana, non contempla il perdono o il “porgere l'altra guancia”, valori che portarono i cristiani alla vittoria sull'imperialismo romano. Nei momenti tristi l'uomo si rifugia nella religione: l'uccisione sistematica, talvolta con infamia, di chi si oppone al loro imperialismo, iniziata con l'assassinio dei negoziatori iraniani all'inizio dell'estate del 2025, ha creato dei martiri e sta compattando l'opinione pubblica araba. I cittadini dei ricchi emirati si stanno rendendo conto che possono avere tutti i petrodollari del mondo, ma poi vivono male, perché la loro nazione è in fiamme, nella paura di un bombardamento improvviso o di un attentato. La Terza Guerra Mondiale, avviata dalle lobby imperialiste dei fondi sovrani, è ormai iniziata. Quello che i cristiani possono e devono fare è solidarizzare con i fratelli musulmani, prendere posizione in loro favore. Perché, come la guerra in Bosnia nel 1995 e quella recente in Ucraina dimostrano, la religione non c'entra proprio niente.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Like Gravity non è un album nel senso tradizionale, ma un progetto curatoriale e collaborativo: nasce come colonna sonora di un film/documentario sulla collaborazione artistica e raccoglie quindici brani realizzati con vari musicisti della comunità creativa legata ad Arnalds... https://artesuono.blogspot.com/2026/03/olafur-arnalds-like-gravity-2026.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/0GG5ivj8zm5EKFSsLX2eBg


 
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