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dalla circolare con diritto] il coro morto metà la] sirena suona tutte] le batterie in serie in tv fanno l'appello lo] spada nei tubetti fresco l'invenduto pratica [un foro di] domenica la] quarta lo stesso con effetto fanno i fori la terra [trema

 
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from Alfonso Cataldi

22 dicembre 2025 alle 9:57

“L’Ombra delle Parole è nato nel 2013. All’inizio era un blog che cercava la propria strada di uscita dal novecento epigonico e agonico, la compagnia era la più varia… nel frattempo alcuni si dileguarono per motivi personalistici e posiziocentrici, ciascuno era più interessato al proprio narcisismo che alla costruzione di una poetica… ma senza una poetica non si va da nessuna altra parte, io lo avevo scritto e ripetuto ma, si sa, il narcisismo è una droga più forte di qualsiasi ragione...” (Giorgio Linguaglossa)

Sei stato una forza della natura, Giorgio. Ti definivi calzolaio della poesia ma eri un corsaro, eri libero, eri una farfalla imprendibile; le tue traiettorie imprevedibili. Non facevi sconti a nessuno: non dovevi difendere nessun fortilizio. Leggevi tutti, ascoltavi tutti e a tutti davi un parere, un consiglio. Grazie a te ho conosciuto poeti che nessuno cita perché scomodi e retti. Pubblicavi sconosciuti quando t'incuriosivano: una rarità nel panorama poetico contemporaneo. Ricordo quando accettasti di pubblicare quei “concept-tweet” geniali e sparsi di un ingegnere, che ricostruii con entusiasmo, certo che ne avresti goduto con me. Ti ricordo mascherato, ironico e autoironico a “Più libri più liberi”. È stato un bel tratto di strada, con la Poetry Kitchen, cominciato proprio quando avevo necessità di perdere le poche certezze in mio possesso. Mi hai portato nel basement, sugli esopianeti. E chi torna più indietro!

 
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from Transit

Chernobyl mostra i limiti dei sistemi complessi senza trasparenza e responsabilità politica.

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Nota: il post risulta abbastanza lungo, ma ho inteso approfondire un “minimo” un argomento così importante, seppur trattato innumerevoli volte.

Il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare di #Chernobyl, allora parte dell’Unione Sovietica, un test condotto in condizioni inadeguate provocò l’esplosione del reattore numero 4. È rimasto uno dei più gravi disastri nucleari della storia contemporanea. Ma ridurlo a incidente tecnico significa non comprenderne davvero la portata: né allora, né oggi.

Il reattore coinvolto, di tipo “RBMK”, presentava caratteristiche strutturali problematiche: instabilità a bassa potenza e assenza di un adeguato contenimento. Questi limiti erano noti in ambito tecnico, ma non vennero affrontati con la necessaria trasparenza. Il sistema sovietico tendeva a compartimentare le informazioni, limitandone la circolazione anche tra specialisti.

Come ricorda lo storico ucraino Serhij Plochiy, il reattore era nato anche per produrre plutonio militare, e la conoscenza dei difetti non arrivò mai del tutto a chi lo gestiva ogni giorno. La cultura politica giocò un ruolo decisivo. La priorità era dimostrare efficienza e rispettare obiettivi produttivi stabiliti centralmente. Segnalare criticità significava esporsi a conseguenze professionali e politiche. La sicurezza, pur formalmente centrale, veniva spesso subordinata ad altre esigenze.

Il Politburo di Gorbačëv riconobbe internamente che le responsabilità andavano divise tra errori umani e difetti di progettazione, ma in pubblico la colpa fu scaricata quasi interamente sugli operatori. Gli operatori che quella notte portarono avanti il test agirono in un quadro rigido, con informazioni incomplete e istruzioni contraddittorie. Alcuni sistemi di sicurezza furono disattivati per rispettare il protocollo sperimentale.

In un ambiente dove il dissenso era scoraggiato, la possibilità di fermare la procedura si ridusse drasticamente. “Aggirare” le regole era diventato prassi per tenere il passo con gli obiettivi di produzione, in un sistema che puniva l’allarme più del rischio. Dopo l’esplosione, la gestione dell’emergenza seguì la stessa logica. Le autorità locali e centrali evitarono di diffondere informazioni immediate e complete. La città di Pripyat, a pochi chilometri dalla centrale, non fu evacuata subito: per ore, decine di migliaia di persone rimasero esposte senza saperlo. Solo quando le rilevazioni di radioattività in altri paesi europei resero impossibile negare l’accaduto, l’Unione Sovietica iniziò a fornire comunicazioni ufficiali, comunque parziali e controllate.

Le conseguenze immediate furono drammatiche: incendi, esposizione acuta alle radiazioni, morti tra i soccorritori e tra il personale della centrale. Nei giorni successivi, centinaia di migliaia di persone furono evacuate e intere aree furono dichiarate inabitabili. Eppure, a quarant’anni di distanza, il numero delle vittime ufficialmente riconosciute resta poco superiore alle quaranta, cioè coloro che morirono per sindrome acuta da radiazioni: tutto il resto – malattie, decessi prematuri, impatto sulla salute mentale, rimane largamente sotto‑stimato. Gli effetti a lungo termine sono difficili da quantificare, ma non meno rilevanti. Ancora oggi, ampie zone tra Ucraina, Bielorussia e Russia risultano contaminate. Isotopi come il cesio-137 e lo stronzio-90 persistono nel suolo per decenni, entrando nella catena alimentare e richiedendo monitoraggi continui. Uno degli impatti più documentati è l’aumento dei tumori alla tiroide, soprattutto tra chi era bambino all’epoca dell’incidente. A questo si aggiungono altre patologie e conseguenze psicologiche: ansia, stigma sociale, perdita di radicamento.

(C2)

L’impatto sociale fu profondo. Le evacuazioni non furono solo spostamenti logistici, ma rotture definitive: comunità disperse, economie locali distrutte, territori trasformati in zone di esclusione. La memoria del disastro continua a influenzare la percezione del rischio nucleare in tutta Europa. L’idea che “un Chernobyl da qualche parte è un Chernobyl ovunque” ha pesato sulle scelte energetiche di diversi paesi, dall’Italia alla Germania.

Chernobyl ebbe anche un impatto politico rilevante. L’incidente contribuì a incrinare la fiducia nell’Unione Sovietica, sia tra i cittadini sia a livello internazionale. La gestione opaca dell’emergenza rese evidente la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà, accelerando dinamiche di sfiducia già presenti. Sempre Plochiy sottolinea che, fra i fattori del crollo dell’Urss, Chernobyl fu almeno importante quanto la guerra in Afghanistan, perché mostrò ai cittadini i limiti strutturali del sistema.

Il nodo, quindi, non è solo tecnologico. È politico e culturale: riguarda il rapporto tra potere, informazione e responsabilità. Quando chi decide non è tenuto a rispondere, la gestione del rischio diventa opaca e più pericolosa.

E qui Chernobyl smette di essere solo storia. Le condizioni che resero possibile quel disastro (concentrazione del potere, controllo dell’informazione, repressione del dissenso) non appartengono solo al passato sovietico. Quarant’anni dopo, la sua eredità attraversa la storia dell’Ucraina indipendente e arriva fino alla guerra iniziata nel 2022, quando le truppe russe hanno occupato nuovamente il sito della centrale lungo la loro avanzata verso Kyiv.

Nella Russia di oggi, molte di quelle dinamiche sono tornate visibili: media indipendenti ridotti o chiusi, opposizione marginalizzata o repressa, gestione del potere sempre più verticale. In parallelo, in Ucraina la memoria di Chernobyl, insieme a quella dell’Holodomor (la carestia avvenuta durante il regime di Stalin nell'Ucraina sovietica dal 1932 al 1933), è diventata uno dei pilastri dell’identità nazionale, e l’occupazione del 2022 è letta come una nuova tappa di una storia di aggressione e resistenza.

Durante quell’occupazione, il personale ucraino della centrale ha cercato di mantenere il controllo tecnico dell’impianto, imponendo ai soldati russi regole minime di sicurezza per evitare un nuovo incidente. Oggi il rischio nucleare non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’uso politico e militare degli impianti: centrali occupate, infrastrutture energetiche trasformate in obiettivi militari, minacce di “ricatto atomico” come strumento di pressione.

Chernobyl, da questo punto di vista, non è solo memoria: è un precedente concreto di cosa accade quando sistemi complessi sono gestiti da poteri non controllati. Ricorda che gli effetti di un incidente nucleare non si fermano ai confini di uno Stato e che, di fronte a questi rischi, trasparenza, controllo indipendente e responsabilità politica non sono un di più, ma una condizione minima di sicurezza.

#Chernobyl #Russia #UnioneSovietica #Ucraina #EnergiaAtomica #Blog #Opinioni

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Ad ogni nuova uscita discografica del Kronos Quartet si può star certi che meta e ispirazione porteranno sempre altrove. D’altronde in oltre quarant’anni d’onorata e pluripremiata carriera il leggendario ensemble tascabile ha esplorato ogni scibile sonoro e omaggiato l’opera dei più valenti e straordinari (alcuni non necessariamente popolari) artisti e compositori. L’ultimissimo “Folk Songs” grida la sua inequivocabile identità sin dal titolo, una selezione assai personale di “traditional folk” plurisecolari di origine irlandese, britannica, francese e americana... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/kronos-quartet-folk-songs-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/2ZSxyiSmqmpeC5I2D2XrnQ


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

L’incontro con Dio sull’Oreb 1Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro”. 3Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. 4Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia!”. 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. 9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”. 14Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 15Il Signore gli disse: “Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l'hanno baciato”.

La chiamata di Eliseo 19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: “Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te”. 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

__________________________ Note

19,12 sussurro di una brezza leggera: l’espressione indica la forza creatrice di Dio, che non ha bisogno di frastuono, ma opera nel segreto attraverso la conversione del cuore.

19,15-16 Elia compie solo la terza missione; le prime due saranno adempiute da Eliseo.

19,19 mantello: secondo la mentalità degli antichi, la veste di una persona rappresenta la persona stessa e ne conserva la forza.

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Approfondimenti

1-2. La reazione di Gezabele alla vittoria di Elia è furiosa. Sotto giuramento decide per Elia una fine simile a quella dei profeti da lei mantenuti, e massacrati al Kison. La formula del giuramento è riportata in modo abbreviato. I LXX hanno questo esordio: «Se tu sei Elia io sono Gezabele», proclama dell'arroganza più schietta della regina. Il TM tralascia la lista di sventure che normalmente erano invocate su di sé da chi emetteva il giuramento: «Gli dei mi facciano questo» e nulla si dice di più. Da notare l'invocazione degli «dei» del tutto conforme al politeismo professato da Gezabele.

3. Il TM non parla della paura di Elia dovuta alla versione dei LXX. Ciò è più coerente con l'immagine e col carattere del profeta presentati nel capitolo precedente. Tuttavia Elia fugge. Dapprima nel regno di Giuda fino alla località più meridionale, Bersabea, dove lascia il garzone.

4. Il deserto è un rifugio sicuro, ma anche un luogo gravido di evocazioni, specialmente tenendo presente l'esito della fuga: l'incontro con Dio all'Oreb. Elia ripercorre l'esperienza di Israele. Fugge alla persecuzione di Gezabele come i suoi antenati dal faraone, attraversa il deserto, ritornando alle sorgenti della rivelazione e della religione mosaica. Ma di tutto ciò non è ancora consapevole. Per ora c'è coscienza solo della fatica senza tregua che la sua missione e la sua fedeltà comportano. Per questo invoca per sé la fine dei suoi padri ribelli a Dio e morti nel deserto (Nm 14). L'invocazione della morte come liberazione dalla sofferenza trova forti paralleli in Gb 6,9; 7,15.

5-8. Come il popolo nel deserto così Elia viene nutrito miracolosamente dalla provvidenza. Gli viene offerto il cibo frugale dei viaggiatori: la focaccia, sbrigativa da preparare e da cuocere, e l'acqua. L'efficacia di quel pasto è formidabile, sosterrà il profeta per tutto il suo cammino. Dio garantisce al suo servo l'energia necessaria all'obbedienza. Il ricordo dei quaranta giorni e delle quaranta notti insiste nell'evocare l'esperienza di Mosè e così pure la citazione dell'Oreb. È questo il monte della vocazione e missione di Mosè e della rivelazione del nome divino (Es 3). È il monte delle grandi teofanie (Es 19,16-25; 34,5-9).

9. Anche la caverna in cui si rifugia Elia rimanda a Mosè, nascosto da Dio nella cavità della rupe prima della teofania (Es 33,22). L'iniziativa del dialogo spetta a Dio ancora una volta. La domanda divina, che sembra sprizzare sorpresa, intreccia amorevole rimprovero per la sfiducia precedente e incoraggiamento allo sfogo.

10. La risposta di Elia, ripetuta al v. 14 inizia con la radice ebraica qn’ che indica lo zelo e la gelosia. È la stessa che si trova in Es 20,5; 34,14; Dt 4,24; 5,9; 6,15 a proposito del “Dio geloso”. Come Dio, “zela” il proprio onore, così anche Elia. La medesima radice esprime assai bene l'impegno di Dio e del profeta nel medesimo compito. Il ricordo dell'alleanza tocca uno dei punti nodali della religiosità ebraica, tradita. La pluralità di altari dedicati a JHWH non era un problema prima dell'unico luogo di culto imposto da Giosia.

11-13. È ancora una volta il contrasto a guidare il racconto di questa teofania. Dapprima elementi spettacolari e fragorosi: uragano, terremoto, incendio, elementi devastatori dai quali Dio è assente. Poi il suono di un soave sussurro. Elia, familiare al mondo e allo stile di Dio (17,1; 18,15), capisce che si tratta del Signore; non resta che andargli incontro. Prima dell'uscita una precauzione: bisogna coprirsi il volto perché non è possibile vedere Dio in viso, pena la morte (cfr. Gn 16,13; Gdc 6,22). La modalità scelta da Dio per venire incontro al profeta contrasta con la mentalità orientale che collegava i grandi fenomeni naturali all'attiva presenza della divinità.

15-17. Elia non sarà più solo, Dio gli indica dei collaboratori: un nuovo re per la Siria, un nuovo re per Israele, un altro profeta, Eliseo. In realtà i primi due ordini non sono stati eseguiti da Elia. Forse l'autore vuole insinuare che la causa di episodi successivi è da trovare nella infedeltà e nella persecuzione al grande profeta. Infatti Cazael proverà duramente Israele con guerre (2Re 8,28-29; 10,32; 13,3); Ieu rovescerà la dinastia di Acab (2Re 9,24-33; 10,1-25). In ogni caso non vi può essere scampo per gli oppositori di JHWH. Questi due ordini verranno eseguiti da Eliseo (2Re 8,7-15) e da un suo discepolo (2Re 9,1-13).

18. Il Signore svela a Elia che altri 7000 sono rimasti fedeli. Il numero è simbolico; la realtà certa. Solo Dio che scruta i segreti dei cuori può manifestare a Elia che altri non si sono contaminati. Il bacio come atto di venerazione è ricordato anche in Gb 31,26-28; Os 13,2

19-21. Lasciato l'Oreb, Elia ritorna in pieno regno del Nord e nei pressi di Abel-Mecola incontra Eliseo, «Dio salva». Buttandogli addosso il mantello, distintivo del profeta (Zc 13,4), Elia avvolge Eliseo in una nuova dignità. Il possidente benestante (12 paia di buoi) ha ora una nuova eredità, quella di non lasciar estinguere l'opera di Elia. La raccoglierà pienamente (2Re 2,13). L'abbandono della precedente attività è radicale, ma graduale. Si congeda dai parenti e dal clan con un banchetto in cui significativamente si consumano gli attrezzi del suo lavoro. Un paio di buoi è cucinato sul fuoco prodotto dall'aratro. Comincia per Eliseo il discepolato al seguito dell'indomabile Elia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from differxdiario

25 aprile di (la chiamo ancora così) militanza online. spendendo tempo e condividendo materiali per il fediverso e per la causa palestinese. e per (ovviamente) la famiglia, da crescere antifascista.

ho messo più cose su differx.noblogs.org che su slowforward, oggi. e va così.

buona Liberazione, buona Resistenza.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

La task force di Europol per l'identificazione di vittime di sfruttamento sessuale minorile. Partecipa anche l'Italia

Dal 13 al 24 aprile 2026, Europol ha ospitato presso la propria sede all'Aia una task force per l'identificazione delle vittime (VIDTF) di casi di sfruttamento sessuale minorile, che ha riunito 34 specialisti di Europol, INTERPOL e 31 paesi di tutto il mondo (Italia compresa). L'operazione si è concentrata anche sull'identificazione dei responsabili. A seguito dell'operazione, sono stati identificati in via preliminare 12 minori.

Durante le due settimane di attività, gli esperti hanno analizzato oltre 317 set di dati contenenti immagini e video di sfruttamento sessuale minorile (CSE). Questi materiali riguardavano vittime di entrambi i sessi, di età compresa tra la prima infanzia e l'adolescenza, e rappresentavano diverse nazionalità. La task force ha generato 204 piste investigative, che sono state trasmesse alle autorità nazionali per ulteriori indagini.

Europol elabora il materiale attraverso il suo Sistema di Analisi di Immagini e Video (IVAS), che ha analizzato oltre 118 milioni di file unici dal suo lancio nel 2016. Il procedimento è spiegato in un video presente su Youtube. Le task force per l'identificazione delle vittime si tengono due volte l'anno. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2026, queste operazioni hanno analizzato 8.585 set di dati, producendo 3.484 spunti di intelligence. Le successive indagini condotte dalle autorità nazionali hanno portato all'identificazione e alla protezione di 1.190 vittime e all'arresto di 330 responsabili.

un frame del video

Danny van Althuis di Europol, ha sottolineato il costante impegno dell'organizzazione: “Il rilevamento volontario online di materiale pedopornografico potrebbe essersi interrotto, ma la nostra dedizione e la nostra missione non sono cambiate. Europol continuerà a indagare sui casi di sfruttamento sessuale minorile, a identificare i responsabili e a proteggere i bambini. Non possiamo restare inerti, perché milioni di file rimangono da esaminare. Dietro ogni numero c'è un bambino. Il nostro lavoro è tutt'altro che concluso”.

Il formato della task force si è dimostrato estremamente efficace. Gli specialisti analizzano i dati per scoprire indizi che identifichino le vittime, i responsabili o il probabile paese di produzione. Utilizzando IVAS, raggruppano il materiale in serie e lo caricano nel database internazionale sullo sfruttamento sessuale minorile (ICSE) dell'INTERPOL. Gli analisti di Europol incrociano quindi questi dati per creare pacchetti di intelligence più completi per i partner operativi pertinenti. Questo approccio collaborativo facilita la condivisione delle conoscenze e uno scambio di informazioni efficiente, portando a risultati concreti.

Per dare ulteriore impulso a questi sforzi, Europol ha ampliato la sua campagna Stop Child Abuse – Trace an Object (Fermiamo gli abusi sui minori – Traccia un oggetto) , invitando i cittadini a contribuire all'identificazione delle vittime riconoscendo oggetti in casi irrisolti. Dal lancio della piattaforma, 31 vittime sono state identificate grazie a segnalazioni anonime.

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from lucazanini

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meteo finale nella parte] dinamica meteo in] spalla permettendo in] oltremanica lo sprite scopre] ràzziano sotto l'oltremodo un'auto ai lavaggi iperbarica un fuoritono [di più si appostano a scale in] celsius in opusdei [consumato sostituire

 
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from Bymarty

📒Dal mio diario “Giorno di ordinaria follia”..

Perché quelli come me che parlano, raccontano certe cose, possono essere definiti solo folli! Ed io mi ritengo tale, tanto da avere la lucidità o stupidità o la debolezza di raccontarmi sempre, soprattutto quando non va proprio tutto a gonfie vele, soprattutto quando il mio mare è in tempesta, il faro è lontano e la mia barca sta per affondare...

Eccomi qui, ore 8.00 del mattino, davanti le mie mattonelle di terracotta, che dovrei decorare, davanti al secondo caffè, forse la mia compagna e droga silenziosa di questo periodo, mi basta poco, un caffè per sentirmi più forte, più su, assolutamente e incredibilmente falso, è una scusa è un modo per ritagliarsi e concedermi un piacere, finché mi sarà concesso! Ma stamattina è tutto diverso, è ilio giorno di ordinaria follia, c'è uno stato d'animo sbagliato, arrabbiato, ferito, come alcune di queste mattonelle scheggiate, che potrei e dovrei ricomporre, perchè come nel mio caso pur essendomi spezzata, piegata, rotta, per non definirmi sempre malata e poi entrare nuovamente nel circolo viziolo del bollettino medico, che tanto ha infastidito e giustamente allontanato da me, in realtà metaforicamente parlando e non solo, mi hanno ricucita ed io allo stesso modo posso ricomporre la mattonella, incollandone i pezzi! Reggerà? Non so , mi dicono di sì, la cucitura che è stata fatta a me è stata perfetta pare quasi essere un prezioso ricamo, si nota, ma è come un trofeo per me, un modo per ricordare al mio corpo, che nonostante tutto, ci siamo e a fatica, con impegno, coraggio, fiducia e speranza stiamo combattendo insieme. Poi basta veramente poco , una discussione, una cena in famiglia, dove sei stata un pesce fuori d'acqua, in procinto più volte di annegare, notizie devastanti ascoltate in TV, ovunque, il tempo, che di primaverile ha poco e si basta poco per far si che la mia distrazione, fragilità, la mia disattenzione, portino a far cadere , vacillare tutte le mie certezze faticosamente raggiunte, conquistate...E l'altra cosa che distrugge e manda in frantumi i cocci del mio cuore, è ascoltare il miagolio disperato di mamma Licia, che a distanza di quasi un mese dalla morte di Masha, la mia gatta, la cerca e la chiama, guarda e fissa i posti in cui dormiva e poi si addormenta in quella cassetta, dove hanno trascorso insieme gli ultimi giorni, solo che Masha non c'è più ed io l'unica cosa che ho pensato che potesse farla stare meglio, è stata quella di metterle un peluche e quando disperata e senza più la forza di miagolare, si arrende, va li in quella cassetta e dorme abbracciata a quel peluche, al ricordo forse della sua piccolina, che ha visto soffrire, riprendersi , lottare e poi arrendersi e abbandonarsi per sempre al auo ultimo sonno! So che parte di questa mia fragilità attuale dipende anche da questo evento, che non ho saputo gestire bene, che forse avrei dovuto affrontare diversamente, con distacco e invece è come se avessi perso un pezzo di me, della mia famiglia....e nonostante fosse solo un gatto, io l'ho curata, le sono stata accanto, le ho tenuto la zampa e ho cercato in tutti i modi di farla sentire protetta e amata! Mi dispiace solo di non esserci stata nel suo ultimo respiro, so che forse è stato meglio così, o forse! Io mi sarei sentita meno in colpa, ma ormai è andata , ha attraversato quel ponte e spero solamente che davvero adesso sia serena, non so, voglio credere e sperare che sia così! La morte mi terrorizza, quando ho ricevuto la diagnosi dopo l'esito della biopsia, è stato quello forse il momento più difficile, quello in cui all'improvviso capisci di essere di passaggio, di non essere immortale, ma di essere umano, di non avere i requisiti necessari per difenderti da parole che in quel momento ti squartano il cuore, parole, che le ascolti, e ti fanno un male, ti mandano in confusione e allora l'unica cosa che si riesce a fare è smettere di pensare, ascoltare parole, frasi che mai avresti voluto, e allora piangi, ti perdi completamente, vai nel panico, non respiri e per pochi attimi pensi davvero che sia arrivato quel momento e realizzi velocemente, di non essere pronta, di non aver realizzato ancora tutto e allora respiri e ti riprendi! Ascolti e rinasci perchè non è finita, è una prova, non è la fine della strada, è solo un percorso accidentato, in cui sono caduta, ed ora dopo essermi fatta un po' male, dopo aver ricevuto le cure, le terapie, ecc, devo solo ricominciare a ritrovare quella strada, o forse una nuova e diversa, che mi dia la possibilità di andare avanti, lottare, ma soprattutto vivere! Credo che non sia facile avere a che fare, stare vicino a chi soffre, a chi si perde, a chi affronta un male, una perdita, un qualsiasi dolore, è facile dal di fuori osservare, parlare, consigliare, ma capire no, è uno tsunami che ti sconvolge, è un terremoto, dal quale ti sei salvata, ma sei ferita, devi rimascere dalle macerie, devi ricominciare, ricucire, ricomporre quei cocci, incollarli nel modo giusto, altrimenti non reggono e lo dico per esperienza, è ciò che mi sta succedendo, è il modo in cui sto cercando di reindirizzare la mia vita, di darmi la possibilità di ricominciare, con i miei tempi, le mie forze, con le mie fragilità, i momenti di sconforto, senza dovermi spiegare per forza, senza dover per forza apparire, sorridere, essere felice, se nn lo sono, piangere e sfogarmi con chi ha il cuore libero o ricucito come me, che possa comprendere il mio dolore, i miei timori, i miei momenti no, quelli in cui vorresti solo fermarti, mettere in pausa, pensieri, emozioni, paure e relazioni, col rischio poi di ritrovarti di nuovo da sola ... purtroppo io nn le so indossare le maschere, non so vestirmi di ipocrisia, di bellezza, di bontà, di falsi sorrisi, belle parole e racconti accattivanti, forse vivo in un mondo sbagliato, un'epoca diversa da come mi aspettavo, forse semplicemente sono io diversa, sono me stessa, in un epoca fatta di sorrisi, conquiste, apparire più che essere, ed io nn mi ci trovo e adesso non mi ritrovo, anzi a fatica, a quei piccoli passi fatti in avanti, ne seguono altri indietro, in cui mi fermo confusa, persa, sola, ma sono sempre me stessa e benché so di aver bisogno di qualcuno che possa anche semplicemente dirmi che c'è, che comprende i miei momenti, il mio voler spegnere tutto per un po', vorrei davvero che qualcuno mi abbracciasse in silenzio e che rimanesse con me, ad ascoltare i miei e insieme in questa connessione empatica, sentirmi meglio , protetta e ricaricata, per ricominciare il mio percorso, il mio cammino, la mia vita normale, da diversamente normale! Perché io una missione ce l'ho ed è la vita che ho generato, devo esserci per lui, anche se già sta spiccando il volo, devo cmq essere madre, moglie, figlia, zia, amica , tante cose insieme, ma per una volta vorrei semplicemente essere quella me , che progettava, sognava e che nonostante le esperienze, belle e brutte, viveva spensierata, si uccideva di fatica, facendo 2,3 lavori, occupando ogni minuto, ogni ora e anche se stanca ero felice, e anche se alla sera crollavo, la mattina per me c'era Sempre il sole, anche quando pioveva e se c'era il temporale, non mi fermavo, anzi, mi ci immergevo e ne ricavavvo forza, energia e si mi armavo anche di tenacia mista a cattiveria, quella che mi ha aiutata a crescere, a migliorarmi e superare avversità, perché forse la mia missione era scritta, era continuare ad essere quella mattonella in terracotta, grezza, decorata, scheggiata, risistemata, ma non una splendida ceramica, lucida e perfetta! L'imperfezione, la fragilità, l'umiltà, la semplicità , ecco questa sono io oggi, diversamente imperfetta e fragile, consapevole di potersi rompere ancora...e ancora...

 
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Tornano i Gov’t Mule con un nuovo album, Revolution Come…Revolution Go, concepito nei giorni dell’elezione di Trump negli USA (e quindi come nel caso di quello di Roger Waters, influenzato a livello di testi dagli avvenimenti allora in corso), ma musicalmente sempre legato al classico rock del quartetto americano, uno stile dove confluiscono anche elementi blues, soul, funky, jazz e anche country, oltre alle improvvisazioni tipiche delle jam band: quindi, come si ricorda nel titolo del Post, per certi versi non tradiscono mai i loro estimatori... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/govt-mule-revolution-come-revolution-go.html


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from 📖Un capitolo al giorno📚

L’incontro di Elia con Abdia e Acab 1Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell'anno terzo: “Va' a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra”. 2Elia andò a presentarsi ad Acab. A Samaria c'era una grande carestia. 3Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; 4quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. 5Acab disse ad Abdia: “Va' nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame”. 6Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un'altra da solo. 7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: “Sei proprio tu il mio signore Elia?”. 8Gli rispose: “Lo sono; va' a dire al tuo signore: “C'è qui Elia”“. 9Quello disse: “Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: “Non c'è!”, egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia!“. 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza. 13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia”? Egli mi ucciderà”. 15Elia rispose: “Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui”. 16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: “Sei tu colui che manda in rovina Israele?”. 18Egli rispose: “Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa' radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele”.

Il sacrificio del Carmelo 20Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a tutto il popolo e disse: “Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Il popolo non gli rispose nulla. 22Elia disse ancora al popolo: “Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!“. Tutto il popolo rispose: “La proposta è buona!”. 25Elia disse ai profeti di Baal: “Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco”. 26Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: “Baal, rispondici!”. Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto. 27Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: “Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà”. 28Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione. 30Elia disse a tutto il popolo: “Avvicinatevi a me!”. Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: “Israele sarà il tuo nome”. 32Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. 33Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: “Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!”. Ed essi lo fecero. Egli disse: “Fatelo di nuovo!”. Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: “Fatelo per la terza volta!”. Lo fecero per la terza volta. 35L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. 36Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. 37Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!“. 38Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. 39A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”. 40Elia disse loro: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò. 41Elia disse ad Acab: “Va' a mangiare e a bere, perché c'è già il rumore della pioggia torrenziale”. 42Acab andò a mangiare e a bere. Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. 43Quindi disse al suo servo: “Sali, presto, guarda in direzione del mare”. Quegli salì, guardò e disse: “Non c'è nulla!”. Elia disse: “Tornaci ancora per sette volte”. 44La settima volta riferì: “Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo, sale dal mare”. Elia gli disse: “Va' a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”“. 45D'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. 46La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl. __________________________ Note

18,20 monte Carmelo: vicino alla Fenicia, luogo di culto per tutte le religioni che si sono susseguite nella terra di Canaan.

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Approfondimenti

1-2. Per la terza volta viene rivolta a Elia la parola del Signore (cfr. 17,2.8). Ora la missione è diversa e rischiosa: si deve presentare al re, suo persecutore, per annunciare la fine della siccità. La durata di questa viene presentata in tre anni. Lc 4,25 e Gc 5,17 la prolungano a tre anni e sei mesi. Il calcolo del tempo deve essere fatto in base alla modalità ebraica che considerava l'anno un'unità indivisibile. Se poco prima o poco dopo il mese di Nisan (marzo-aprile), inizio dell'anno ed epoca della pioggia, insieme all'autunno, le precipitazioni non si erano verificate, la siccità veniva estesa all'anno precedente e seguente pur essendo durata in realtà 13 o 14 mesi. Giuseppe Flavio (Antichità 18,13,2) cita un detto di Menandro che parla di una forte siccità nel Vicino Oriente durata un anno.  4. Il v. costituisce un parallelo con il v. 13; insieme ad esso ci offre una indiretta testimonianza della persecuzione di Gezabele contro i fedeli di JHWH e presenta pure gli elementi della prudente resistenza alla politica religiosa della sovrana forestiera ben organizzata anche all'interno della corte.

5. Una calamità naturale come la siccità dovrebbe essere per un re un'occasione straordinaria per dar prova del suo attaccamento al popolo organizzando razionamenti e rimedi. Acab invece è solo preoccupato del suo diritto di riscossione di una parte del raccolto (cfr. Am 7,1) per il mantenimento del suo bestiame. In ogni caso, abbandonato dalla divinità della moglie che non manda acqua ma morte, anche il re come tutti deve mendicare alla natura la propria sopravvivenza.

10. La ricerca sul piano internazionale del più tenace oppositore alla nuova politica religiosa mostra da un lato l'accanimento della persecuzione e dall'altro il fortissimo rischio al quale Elia si espone.

12. L'astuzia di Elia nell'evadere le catture era ormai conosciuta e attribuita allo spirito del Signore.

13-14. Abdia, pur avendo collaborato a proteggere i discepoli dei profeti perseguitati, è cosciente del pericolo che si deve correre per l'adempimento del comando divino e non vorrebbe essere coinvolto.

15. Per la prima volta appare l'appellativo JHWH ṣᵉbā’ôt, «Signore degli eserciti». L'epiteto divino, da correlare o all'esercito di Israele o alle schiere celesti, sottolinea la forza invincibile del Signore. L'espressione è frequente nel linguaggio profetico; tornerà ancora nella nostra opera in bocca a Elia, Eliseo, Isaia (1Re 19,10-14; 2Re 3,14; 19,31).

17. L'appellativo dato dal re a Elia è difficile da rendere. Si tratta di un participio (‘ōkēr) la cui radice (‘kr) ha il significato di «turbare», «creare scompiglio» e derivatamente «danneggiare», «affliggere». Aiuta la comprensione il ricorso a Gn 34,30; Gs 6,18; 7,25; Gdc 11,35; 1Cr 2,7, dove viene presentata una situazione religiosa invivibile, legata a sofferenza e castigo. Acab, con una prontezza pari alla sfrontatezza, identifica nel profeta il responsabile delle sciagure di Israele. Altrettanto prontamente e assai coraggiosamente Elia replica inchiodando il re alla sua responsabilità. Egli, anziché garantire la fedeltà e la prosperità del popolo, ha tradito JHWH e Israele mettendosi al seguito dello sterile Baal. In realtà la defezione di Acab non deve essere stata totale. Ne fanno fede i nomi dati ai figli: Acazia, Ioram, Atalia, nomi teofori composti con il tetragramma sacro. La sua colpa consiste nell'aver lasciato mano libera alla moglie Gezabele e nell'aver assecondato senza resistenze il suo zelo pagano.

19. Il Carmelo assai affascinante per la ricchezza della vegetazione (Ct 7,5; Is 35,2; Ger 50,19; Mic 7,14) è una catena montuosa che parte dal promontorio di Haifa e scende per una trentina di km verso sud-est. Già nelle liste di Tutmosi III, Ramses II, Ramses III, viene chiamato Rosh Qidshu = luogo santo. La sua altezza (592 m) e la sommità pianeggiante lo rendevano assai adatto a essere luogo di culto. Tutte le religioni succedutesi in Palestina hanno avuto lì una sede celebrativa, ma particolarmente forte è stata la presenza del baalismo. Non si dimentichi che appena a nord del Carmelo si trovava il territorio fenicio e le frontiere, si sa, favoriscono ogni tipo di scambio. Il luogo scelto per la sfida è dunque assai significativo e sottolinea ulteriormente il coraggio di Elia. L'avversario sarà sfidato nella sua stessa casa e nell'eventualità di una disfatta non ci sarebbe scampo. La menzione dei 400 profeti di Asera confrontata coi vv. 22 e 40 appare una glossa. Il v. 19 si chiude con il riferimento a Gezabele. I profeti idolatri mangiano alla sua tavola, vale a dire sono finanziati da lei. Non viene indicato il re come responsabile diretto della corruzione religiosa, ma la regina, come in seguito per altri fatti negativi: 19,2; 21,7.

20-40. La sfida al Carmelo è uno degli episodi più conosciuti della Bibbia e anche dal punto di vista narrativo una delle pagine più belle. L'alternarsi di dramma e fiducia, ironia e solennità, il succedersi di complessità e semplicità danno alla lettura un'emozione straordinaria. Rinunciando a una apologetica gonfia o razionale, l'autore ottiene più efficacemente lo scopo attraverso questo racconto in cui l'audacia e la confidenza di Elia guidano all'adorazione del vero Dio.

20-21. La convocazione di tutto il popolo per una grande questione religiosa fa ricordare spontaneamente l'assemblea di Sichem di Gs 24. L'analogia si riscontra anche nel fatto che là Giosuè proponeva al popolo di scegliere JHWH che lui aveva scelto e qui Elia propone JHWH che lui serve. L'esortazione di Elia è volta soprattutto a scalzare il popolo dal suo compromesso, dall'oscillare tra JHWH e Baal. Il saltellare ora su un piede ora sull'altro rende assai bene la storpiatura religiosa in cui il popolo versava. Il ministero del profeta tende al ripristino del primo comandamento «non avrai altri dei di fronte a me» (Es 20,3). Il silenzio del popolo può avere diverse letture: paura? vergogna? rimorso? Certamente è da escludere l'indifferenza.

22. Con enfasi Elia pone davanti al popolo la propria solitudine, un rammarico per le sue fatiche senza alleati, un ulteriore rimprovero al popolo divenuto grembo fecondo di falsi profeti.

24. Con un fine contrasto tra «il nome del vostro dio» e quello di JHWH ™, Elia insinua già il vantaggio di quest'ultimo, Signore universale non delimitato da aggetti vi possessivi. Finalmente il popolo si lascia coinvolgere nella proposta di Elia che si rifà alle caratteristiche di Baal dio della tempesta e dunque del fulmine. A questo infatti rimanda il fuoco che viene dal cielo. Il primo atto del dramma è concluso.

25-28. Il secondo atto vede protagonisti i profeti di Baal e prevede un crescendo nel rituale: dalla semplice invocazione alla danza rituale, alle incisioni; sono le tappe della tragedia che culminerà nella smentita di Baal e nel massacro dei suoi ministri (v. 40).

27. L'ironia di Elia non è semplice frutto di fantasia galoppante, bensì una caricatura di un personaggio identificabile facilmente con Melqart, Baal di Tiro. I Fenici gli attribuivano l'invenzione della porpora e della navigazione, pertanto con facilità lo si può immaginare in affari o in viaggio ad accompagnare i marinai. Quanto al suo risveglio, il collegamento col reale viene da una grande cerimonia nella quale si celebra una specie di risurrezione di questa divinità, richiamata dal sonno dalla preghiera di sacerdoti sorteggiati tra i più alti funzionari.

28. Le incisioni erano frutto dello stato euforico in cui si trovavano gli oranti e insieme una disperata preghiera dietro la spinta del terrore di non essere esauditi. Vengono ricordate in altri passi dell'AT (Os 7,14; Mic 4,14; Ger 16,6; 41,5, 47,5) ma erano proibite dalla legge (Lv 19,28; Dt 14,1).

29. La scadenza del tempo dei profeti di Baal è segnata dall'ora prevista per il sacrificio pomeridiano. La legge stabiliva due sacrifici quotidiani: uno mattutino, l'altro vespertino (Es 29,38-39; Nm 28,3-4). Secondo la testimonianza di Giuseppe Flavio (Antichità 14,4,3), quest'ultimo costituiva l'appuntamento cultuale quotidiano più importante per il popolo. Il silenzio di Baal fa calare il sipario sul secondo atto e prepara l'intervento definitivo di Elia.

30-32. La ricostruzione dell'altare può essere dovuta alla riparazione del fanatismo di Gezabele testimoniato in 19,10. Senz'altro affiora qui il ricordo di Es 24,4: la costruzione dell'altare prima di celebrare l'alleanza. Il riconoscimento di JHWH come Dio esclusivo recupererà l'alleanza infranta.

34-35. L'azione di Elia contrasta serenamente con quella degli avversari concitati e inconcludenti. Il profeta in una perfetta padronanza di sé ostacola la combustione facendo versare acqua abbondantemente per dar maggior risalto al miracolo.

36-37. Il contrasto con i profeti di Baal prosegue nella preghiera. L'esordio richiama Es 3,15. Dio è invocato col nome da lui stesso indicato. La richiesta è duplice: riconoscimento del Signore e dell'autenticità della missione profetica di Elia. Si noti la relazione tra Dio e il cuore umano. Quest'ultimo è il vero luogo della signoria di Dio che si manifesta nella conversione.

38. La risposta del Signore è silenziosa, ma immediata, senza suoni ma efficacissima. Il fuoco divoratore di sacrifici ricorda altri episodi: Nm 11,1; 16,35; Lv 9,24; Gdc 6,21. Il fuoco non consuma solo l'olocausto, ma tutto quanto era stato preparato. La confidente preghiera è esaudita oltre ogni misura.

39. È il vertice del racconto. Conquistato dal miracolo, il popolo ha compiuto la sua scelta, è tornato all'antica e genuina fede. Il profeta ha raggiunto lo scopo della sua missione.

40. L'atteggiamento di Elia è ora imbarazzante, il suo zelo ci pare eccessivo. La morte degli idolatri è codificata in Dt 13,6; 17,2-5. L'intolleranza verso il peccato ha spinto all'eliminazione dei peccatori. Il torrente Kison accompagna tutta la catena del Carmelo sul lato settentrionale per sfociare nel Mediterraneo. Può darsi che sia stato scelto questo torrente per un suo carattere sacro.

41. Recuperata la fede, il castigo non è più necessario, la siccità può finire. L'esortazione di Elia al re perché mangi e beva non serve solo perché si concluda il sacrificio nel modo abituale; è anche un modo gioioso e indiretto per annunciare il termine del castigo. La siccità aveva costretto a strettezze; con la sua fine si può tornare all'abbondanza e alla festa.

42. Mentre il re festeggia, Elia prega. La sua prostrazione sottolinea l'intensità dell'invocazione. Pare si fondano insieme la posizione del penitente e dell'intercessore.

43-44. Anche il garzone di Elia è coinvolto con un simbolico (numero 7) andirivieni per scrutare l'orizzonte. Alla fine ecco il desiderato e atteso esito. Il primo ad essere avvisato è il re.

46. Nel viaggio di Acab verso Izreel, Elia fa da staffetta davanti al carro del re. In effetti questi versetti presentano una notevole distensione nei rapporti tra i due personaggi. Questi ultimi versetti, con la concessione della pioggia da parte di JHWH, ben coronano la vittoria su Baal. La pioggia donata è ulteriore dimostrazione dell'esistenza, signoria, generosità di JHWH. Il Salterio presenta splendide celebrazioni di Dio datore della pioggia: Sal 68,10; 104,13; 147,8; 135,7; e specialmente 64,10-12.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Restituiti al Museo Nazionale di Sibari 46 manufatti etruschi, greci e romani, recuperati anche all'estero

parte dei reperti restituiti al patrimonio culturale nazionale

Recentemente a Cosenza, nella Sala Leone di Palazzo Arnone, i #Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno consegnato al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari 46 reperti archeologici recuperati in Italia e in Francia nel corso delle attività svolte nell’indagine denominata “ACHEI”, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone.

Gli straordinari reperti archeologici restituiti, di importante valore storico-culturale ed economico, sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che ha acclarato l’esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale – con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia – di reperti archeologici scavati clandestinamente sul territorio italiano.

Tra i beni consegnati figurano anche reperti sequestrati in Francia e rimpatriati lo scorso 16 ottobre su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria francese, che ne ha disposto la loro consegna allo Stato Italiano.

Le indagini hanno permesso di ricostruire i sistematici saccheggi operati da squadre di tombaroli che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di preziosi beni archeologici, venduti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero.

L’operazione si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, nonché l’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.

#tutelapatrimonioculturale

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

CICLO DI ELIA (1Re 17,1-2Re 2,18)

La grande siccità 1Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: “Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io”. 2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3“Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare”. 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9“Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti”. 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: “Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere”. 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: “Per favore, prendimi anche un pezzo di pane”. 12Quella rispose: “Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. 13Elia le disse: “Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”“. 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Risurrezione del figlio della vedova 17In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. 18Allora lei disse a Elia: “Che cosa c'è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?”. 19Elia le disse: “Dammi tuo figlio”. Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. 20Quindi invocò il Signore: “Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?”. 21Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: “Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo”. 22Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: “Guarda! Tuo figlio vive”. 24La donna disse a Elia: “Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità”.

__________________________ Note

17,1 Tisbita: abitante o nativo di Tisbe, in Transgiordania.

17,9 Sarepta: città della Fenicia, 15 chilometri a su di Sidone.

17,18 Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio?: con questo semitismo, frequente nella Bibbia, la donna vuole prendere le distanze da Elia. =●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

IL CICLO DI ELIA

Elia è il personaggio dominante di 1Re 17-19.21 e 2Re 1-2. Le pagine raccolte in questi capitoli sono da collocare tra i testimoni più antichi della letteratura biblica e tra i capolavori della prosa ebraica. La formazione del materiale risale al tempo immediatamente successivo alla morte del profeta. Il passaggio dalla fase orale, con vivace apporto dell'immaginazione popolare, alla fissazione scritta dei testi è stato quasi immediato. Già alla fine del sec. IX a.C. si era giunti a una prima conclusione. La redazione attuale è frutto della rielaborazione deuterenomista, operata quando il ciclo è stato inserito nel libro dei Re. Scenario delle vicende è il regno settentrionale ai tempi di Acab (874-853) e Acazia (853-852). All'epoca, la situazione religiosa era assai sfavorevole ai fedeli di JHWH a causa del dilagare della devozione al Baal di Tiro promossa tenacemente da Gezabele e che aveva risvegliato i residui di religiosità cananaica. Secondo questa fede, la divinità era concepita come controllo supremo delle forze della natura. La pioggia, il fulmine, il tuono, il terremoto, il vento ne erano manifestazioni. Così l'opera di Elia deve conoscere il versante negativo di opporsi ad azioni esteriori di culto idolatrico e il versante positivo di promuovere una nuova conoscenza di JHWH come Signore del creato. Su questa solida base poggia il suo accostamento a Mosè. Elia, al pari del grande legislatore, ha penetrato più profondamente la natura e l'azione di Dio senza venir meno alla rivelazione del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Come Mosè, Elia fu genuinamente fedele alla tradizione facendone però il criterio ermeneutico della natura divina per una nuova immagine di JHWH, ripulita dalle sovrapposizioni provenienti da concezioni cananaiche della divinità. Il suo intuito teologico, il suo zelo, il suo coraggio nell'affrontare l'autorità per difendere i diritti di Dio e dei poveri fanno di lui il prototipo dei profeti biblici. Le modalità del suo ministero sono pure singolari. Elia appare come un profeta solitario, sciolto da santuari e da confraternite profetiche. È un “nomade di Dio”, viandante nella terra promessa, rifugiato in terra straniera. Anche questi elementi riconducono ai momenti salienti della storia salvifica con le vicende dei patriarchi e di Mosè. Stiamo per assistere a una rifondazione religiosa di Israele che ne salverà l'identità.

1. Come un lampo di fedeltà nell'oscurità dell'idolatria improvvisamente compare sulla scena Elia. Il suo nome suona come un grido di battaglia: «il mio Dio è JHWH», proclamando chiaramente la sua scelta religiosa coerente alla tradizione d'Israele e ostile all'innovazione della regina fenicia. Contrariamente alla tradizione biblica si tace il patronimico di Elia e si insiste sul suo luogo di origine: per ben sei volte egli viene chiamato «Tisbita» (1Re 17,1; 21,17.28; 2Re 1,3; 8,9.36). Tisbe, tradizionalmente identificata con l'odierna el-Istib, viene espressamente collocata nella regione di Galaad, Transgiordania, da non confondere con l'omonimo centro neftalita di Tb 1,2. Forse l'insistenza sul luogo di origine è dovuta al fatto che la regione oltre il Giordano era rimasta piuttosto impermeabile alle novità provenienti dall'estero e quindi religiosamente salvaguardata. Il discorso quanto mai asciutto di Elia presenta immediatamente il Signore come Dio d'Israele. Questo ribadito legame tra Dio e il popolo è una raffinata denuncia del tradimento degli Israeliti e simultaneamente un attestato della perseveranza divina. Definendosi come colui che sta alla presenza di Dio (davanti al suo volto), Elia si autodescrive come un cortigiano del Signore, cultore di una vera intimità con JHWH. La pena che viene annunciata è perfettamente in tema con la divinità concorrente di JHWH. Si riteneva infatti che Baal presiedesse alle forze della natura e alla pioggia. Ora, con questa “chiusura del cielo” (cfr. Lc 4,25) JHWH dimostrerà la sua superiorità e l'inesistenza del rivale.

2-7. Il Signore comanda cautela al suo portavoce. L'aperta sfida ad Acab potrebbe costargli la vita. Bisogna che si ritiri al sicuro. Probabilmente il Cherit corrisponde all'attuale Wadi Jabis vicino a Tisbe. La vegetazione e le caverne di un luogo con il quale Elia ha familiarità lo proteggeranno, il torrente lo disseterà, la provvidenza lo nutrirà attraverso inconsueti e insospettabili servitori: i corvi. L'alimento pane e carne al mattino e alla sera ricordano il nutrimento nel deserto come si legge in Es 16,8.12 al quale si avvicina specialmente il testo dei LXX.

8-9. Dalla sua terra natale Elia deve ora spostarsi alla terra d'origine di Gezabele e di là, donde viene la sua rovina, verrà, attraverso un'altra donna, la sua sopravvivenza. Zarepta si trova a circa 15 km a sud di Sidone sul la costa fenicia. Elia si trova dunque fuori dalla giurisdizione di Acab, forse non solo per l'esaurimento dell'acqua, ma anche perché la persecuzione è ormai aperta (cfr. 18,10). Stupisce che sia incaricata del sostentamento del profeta una vedova, già costretta dal suo stato a una vita di stenti. Anche in questo caso si vede come sia Dio a garantire la vita al di là delle umane possibilità. Si può ricordare qui Sal 146,9: «il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi».

10-12. L'abito da lutto faceva subito distinguere la vedova (cfr. Gn 38,14; Gdt 10,3). Quella assegnata a Elia onora l'ospitalità orientale premurosamente per quanto riguarda l'acqua (cfr. anche Mt 10,42), ma recrimina per la richiesta di cibo. Pesava già in Fenicia l'effetto della siccità (cfr. v. 14). L'invocazione di JHWH da parte della vedova può dipendere dal fatto di aver riconosciuto nel vestito e nella pronuncia di Elia un Ebreo e secondo il costume orientale la vedova giura per la divinità dell'ospite.

13-14. Elia rassicura la vedova prima con le proprie parole, poi pronunciando un oracolo. Alla vedova non viene più chiesto solo un atto di carità, ma anche un atto di tede. Dovrà riconoscere Ella come vero profeta e JHWH come unico signore del creato dal quale la pioggia dipende.

15-16. La vedova dà il suo assenso di fede e il miracolo si compie. L'autore sottolinea la verità dell'oracolo riprendendo al v. 16 gli stessi verbi del v. 14 e marcando il ruolo di Elia come portavoce di Dio. Questo episodio è ripreso da Gesù per rimproverare al suo popolo la recidività nell'opporsi ai profeti (Lc 4,25-26).

17. La situazione viene presentata come assai grave, ma questo versetto non ci autorizza a concludere che il figlio sia morto. Si può pensare piuttosto a una forte crisi respiratoria. Sarà il contesto, con il suo vocabolario più preciso (morire 18.20; anima 21.22; vivere 22) ad avvertirci della morte del figlio e a confermare che si tratta di un miracolo di risurrezione.

18. La protesta della donna viene dalla convinzione che il contatto con la divinità fosse fatale per il peccatore. La presenza di Dio attraverso il profeta porrebbe la donna davanti alle sue mancanze e la induce a leggere la morte del figlio come un castigo.

19-21. Elia porta il bambino nella stanza superiore più arieggiata e più pulita, ma soprattutto più riservata e lì lascia che la sua confidenza in JHWH si esprima. Con tono sorpreso e rispettoso rimprovero si rivolge al suo Dio. Il distendersi sopra il bambino ricorda rituali magici della Mesopotamia. Un gesto analogo è compiuto da Eliseo (2Re 4,34-35) e da Paolo (At 20,10).

22-24. La preghiera è accolta, il bambino vive. Prova della sua vitalità è la discesa al piano inferiore dove è ricongiunto alla madre. Il riconoscimento dell'autenticità del ministero profetico di Elia già presentato al v. 16 è ora esplicito. Il v. 24 associa la vedova e il lettore nell'assenso esplicito ad Elia ed implicito a JHWH. I miracoli compiuti sono le credenziali presentate dal profeta all'inizio del suo ministero pienamente accolte dalla donna e dai lettori.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Transit

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Premessa. Celebrare il #25Aprile, come fa con questo bel post l’amico @piedea.bsky.social, è una cosa che dovrebbe essere normale, se vista nella giusta prospettiva. Con questo racconto mi piace l’idea di esaltare la ricorrenza per quello che dovrebbe essere: un giorno del popolo e per il popolo, per chi crede nella memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo, non per coloro che vogliono equiparare tutto e tutti in nome di una “normalizzazione” che è solo propaganda per un regime abbietto. Le righe che leggerete sono colme di un sentimento che mi appartiene e che così bene è stato espresso dal mio amico. Lo ringrazio anche per aver saputo, meglio di me, intercettare il senso profondo del #25Aprile, che a tutti noi ricorda il valore imprescindibile della difesa della democrazia e della libertà. Tutti i giorni. Ovunque. Per sempre.

Ogni anno, all'approssimarsi del venticinque Aprile, salta fuori qualcuno che tenta di trasformare la “Festa della Liberazione” dal nazi-fascismo in una blanda commemorazione delle vittime di entrambi gli schieramenti, relegando a un ormai lontano passato oscuro, da nascondere e purtroppo già in buona parte dimenticato, la parte vitale, fondante e portante della nostra democrazia.

Rendere labile il confine tra chi è caduto cercando di riscattare l'onore di un Paese dopo vent'anni di dittatura e chi nella Libertà e nei valori democratici non ha mai creduto, significa rendere meno forti quei valori, anestetizzare le persone affinché non riconoscano negli odierni comportamenti illiberali le stesse radici, mai estirpate, di quelli passati.

È un'operazione tanto subdola quanto semplice, tanto che anche qualcuno “di sinistra” ha ceduto a volte alla tentazione di equiparare le vittime in quanto cadute per degli ideali, anche se opposti. No: una cosa è l'umana pietà (che i fasci comunque non avevano) per la persona, un'altra è il giudizio storico, politico, civile, umano, che distingue in due posizioni antitetiche chi lottava per la Libertà e chi contro di essa.

La linea di demarcazione è e deve essere netta: niente sconti, nessuno spazio ad ammorbidimenti o “dimenticanze”. Già troppo si è perso della spinta liberatrice primigenia, prova ne sia l'attuale classe dirigente e il sostegno di cui gode. A ricordarmi di questa netta divisione non sono le storie partigiane, che pure qui sulle Apuane non mancano, nemmeno il discorso di Calamandrei, riportato sull'obelisco delle Fosse del Frigido, e neppure i periodi bui della nostra Repubblica, fra tentativi di golpe, bombe sui treni e alle stazioni e logge massoniche: a ricordarmi lo spartiacque invalicabile è Macchiarino (Machjarino), un cane.

Con i bombardamenti e le cannonate americane, la piana e la città di Massa non erano sicure e la popolazione cercò riparo sulle colline circostanti. Nell'estate del '44 fu implementata dai tedeschi la Linea Gotica, che iniziava dalle Apuane fino all'Adriatico. Ampie fasce pedemontane furono minate. Canfin (Petrolio), così detto per i capelli e i baffoni neri e unti, aveva dei terreni dove ora abito io e tutte le mattine, prima dell'alba, si metteva in cammino scendendo dal rifugio montano, e cercava di strappare qualcosa alla terra per poter sfamare alla sera la famiglia sfollata. A far da guida a lui e altri era il suo cane Machjarino, che, non si sa come, aveva trovato un passaggio sicuro fra le mine. Forno, Vinca, Bergiola Foscalina, San Terenzo, Castelpoggio... sono solo alcune delle stragi nazifasciste compiute in queste zone.

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Molti borghi all'epoca erano raggiungibili solo con mulattiere o sentieri e solo gente del posto, gente in camicia nera (spesso coperta con uniformi della Wehrmacht) poteva guidare i tedeschi, svolgere ruolo di copertura e, a volte, partecipare attivamente alle stragi. A Sant'Anna di Stazzema, 560 vittime, fino a pochi anni fa i sopravvissuti vi avrebbero detto che mentre un organetto suonava tra una raffica e l'altra, molti soldati tedeschi parlavano in dialetto carrarino e spezzino.

Anche loro erano giovani che combattevano e spesso morivano per un ideale e quindi il 25 Aprile andrebbero commemorati assieme alle vittime civili e partigiane, per chiudere una questione ormai superata: questo ci tiene a farci sapere il nostro presidente del Senato.

No, cari La Russa e accoliti: non tutti gli ideali sono uguali, come non lo sono le vittime. E nemmeno le guide.

A guerra finita, dopo lo sminamento, Machjarino saltò su una mina perduta, ma sopravvisse. Viva Machjarino!

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cosa faccio per campare.

chi (online o di persona a Roma e specialmente a Monteverde/Trastevere) avesse bisogno di editing, revisioni, lezioni & much more, sappia che (non ora ma da maggio) può contare su queste cose: https://slowforward.net/servizi/

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giocoforza bisogna essere / diventare agenzie stampa in proprio e trovare e diffondere le notizie VERE dal disastro. non bastano, non sono mai bastati i canali sedicenti ufficiali. (come il disgustoso Corriere della sera che, davanti all'assassinio da parte dello stato genocida della giornalista Amal Khalil, scrive semplicemente che è “morta”, non che è stata minacciata, le è stata data la caccia, ed è infine stata uccisa).

la controinformazione sta a noi. va fatta con tutti i mezzi necessari. qui su noblogo come su Wordpress, BlueSky e altri spazi, anche Substack (gratis), ma soprattutto, possibilmente, su Mastodon, Friendica, e grazie a noblogs.org. (questo post comparirà su vari spazi miei).

adesso vedo la notizia degli ottomila licenziamenti di Meta, e bisogna parlarne per forza. almeno a partire da un link: https://marcogiovenale.wordpress.com/2026/04/24/meta-licenzia-altri-ottomila-dipendenti/ che rimanda al lancio di Adn Kronos.

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