from Alfonso Cataldi
Caro Simone Perotti, cerchi di essere libero postando compulsivamente su un social? A me quello che dà profondamente fastidio del tuo ragionamento non è la difesa della scelta di vita, ma il fatto che a questa scelta di vita assegni un connotato etico superiore a chi sta in città, il fatto che chiami “itagliani” quelli che stanno nella città e inquinano e sono dentro un meccanismo che li rende sottomessi. Tu Simone usi la città che inquina né più né meno di chi vive in città. A te gli “itagliani” servono e ti serve la civiltà che produce micro plastiche e CO2. Perché pubblichi libri cartacei? Perché dopo la pubblicazione esci dall'isola e vieni nelle biblioteche e nelle librerie a promuovere il libro? Vieni a illuminarci? A spiegarci che siamo tutti schiavi? Poi ci vieni a piedi? Anche se ci venissi a piedi, le biblioteche inquinano sai? Molte sono costruite con materiali scadenti e inefficienti. Quei bambini intossicati sono dovuti venire nella città a curarsi dentro un ospedale che inquina. Il padre di questi bambini ha usato YouTube, cioè la tecnologia per dare una sistemata alla loro casa. YouTube capito? Il male della civiltà. Allora di etico io non ci trovo assolutamente niente; se proprio vogliamo dirla tutta, forse ci trovo qualcosa di furbo a usare la città quando il bosco e l'isola non possono supportarvi fino in fondo. Quale sarebbe la tua soluzione? Spostiamo tutti nei boschi a pulirsi il sedere con le foglie? Io e miei concittadini romani, circa quattro milioni, dovremmo disperderci tra i boschi dei castelli Romani? Sarebbe sostenibile? Funzionerebbe? No, perché l'uomo non può fare a meno di cercare, scoprire, inventare e costruire. L'uomo è tecnico. Devi sapere che anche io ho fatto l'orto dentro la città, quando mi è stato possibile, ma non sono quattro piante di melanzane e zucchine autoprodotte che salvano il mondo e non l'ho fatto per motivi etici, ma per una pura soddisfazione personale. Quindi chi sceglie un modello di vita, diciamo alternativa, lo fa solo per soddisfazione personale, e può farlo perché tutta l'umanità sta da un'altra parte. Io credo proprio che quella famiglia non ha in testa tutta la sovrastruttura che hai voluto aggiungere tu in questi giorni ripetutamente e ossessivamente. La civiltà se l'è data l'uomo, l'inquinamento se l'è dato l'uomo, lo stress se l'è dato l'uomo. Ma c'è chi da dentro combatte attivamente tutti i giorni per raggiungere un miglioramento ed è l'unico modo sensato. Stare ai margini di tutto questo, salvo poi usufruirne quando è necessario per sé, è assolutamente inutile, è da sanguisuga. Ti seguo da tempo, mi sei stato anche d'ispirazione, perché è chiaro che più di qualcosa nella società moderna non sta funzionando; c'è stato un periodo in cui mi sono interessato agli eco villaggi ed ho intrapreso con la mia compagna un percorso con un gruppo, che poi non è andato a buon fine. Non ho proseguito in solitaria perché sono pigro, anzi sono un procrastinatore. A un certo punto però hai cominciato a puntare il dito. Tu non la citi la parola magica, ma dipingi te e i tuoi consimili come gli eroi retorici della canzone di Fiorella Mannaia che hai giustamente criticato. Sull'allontanamento dei bambini dai genitori non mi esprimo, anche se poi questo è il punto focale. Come tutti (credo), la ritengo una cosa dolorosa, violenta, ma non sono io che decide se è stato fatto per evitare comportamenti “pregiudiziali”, perché non è il mio mestiere. Tu sei convinto che non c'erano gli estremi, ma anche qui, il tuo approccio lo ritengo sbagliato; se errore c'è stato, per me è un errore come tanti ne commette la giustizia da sempre (vogliamo ricordare il caso Zuncheddu?). Per te no, c'è stata la volontà di condannare chi vive nel bosco e non si vuole adeguare alla società. Ma guarda che vengono allontanati bambini anche da genitori che vivono dentro la società. Così come ci sono molti casi di famiglie che vivono in contesti più o meno rurali (sono state censite circa 60.000 persone) alle quali nessuno si sogna di andare a rompergli le scatole.



