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from L'arbre du Ténéré

Poème / Quand je ne pense à rien

Je ne sais si j’aurais la force d’atteindre La faible et timide lueur qui vacille au loin J’ai peur que mon souffle ne puisse l’éteindre Mais mon coeur est sur le départ néanmoins

Est si mon aspiration n’était qu’un revers ? Que m’importe de me perdre corps et bien Et même si le choc est brutal et sévère La chute sera un délicieux vertige aérien

Il me faut fendre l'armure pour profiter de chaque coup Une nouvelle blessure s’ajoute à mon imaginaire Petite flamme pourra me réchauffer beaucoup Même si je crains qu’elle ne soit qu’une chimère

Tout se passe comme si tout n'était qu’un mirage De loin en loin je garde mon coeur a fleur de peau Je n’ai véritablement d’elle qu’une seule image Et pourtant, cela suffit à mon coeur d’artichaud

Alors qu’elle s’est éloigné dans un pays sage Il me faut faire taire cette douleur si cruelle
Et si je cherche ses couleurs dans le moindre paysage Quand je ne pense à rien, je ne pense qu'à elle

Pour Lola

31/07/18 – 03/07/18

 
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from differxdiario

il segno calligrafico è infine rispettoso di un antropocentrismo di fondo. centralità della “bella mano”. la scimmia evoluta traccia i suoi segni.

allora, il disordine delle linee può avere non tanto un diverso e (dualisticamente) opposto valore, bensì indicare un'attitudine di indifferenza alla stessa questione antropocentrica posta dall'uomo (ancora, quindi, antropocentricamente)

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Progetto “wanted”: alla ricerca dei latitanti

A Tirana, le autorità di polizia albanesi su indicazione degli organi investigativi della Polizia di Stato italiana, hanno individuato e arrestato un narcotrafficante albanese di 45 anni, latitante dal 2022.

L’uomo, ricercato a livello internazionale e sottoposto a una red notice emessa dal Segretariato generale di INTERPOL a Lione, era stato indagato tra il 2019 e il 2021 nell’ambito di operazioni antidroga coordinate dalla Procura distrettuale di Venezia e condotte dalla Squadra Mobile.

Le indagini hanno portato alla condanna definitiva dell’individuo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio di droga, confermata dalla Corte d’Appello di Venezia. La sentenza ha riconosciuto il suo ruolo di spicco in un’organizzazione criminale operativa a Venezia, dedita al narcotraffico, in particolare all’importazione e alla distribuzione di cocaina destinata alle piazze di spaccio dell’hinterland veneziano.

Il cittadino albanese, che all’epoca viveva a Mestre, è stato identificato come vertice operativo e decisionale del sodalizio, responsabile diretto dell’approvvigionamento della droga e della gestione della sua distribuzione sul territorio lagunare.

Le operazioni per la sua cattura, guidate da un gruppo di lavoro composto da investigatori della Squadra Mobile di Venezia e dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia di Stato, si sono intensificate dopo l’estensione delle ricerche a livello internazionale, richiesta dalla Procura generale di Venezia. Grazie al monitoraggio degli spostamenti dei suoi stretti familiari e all’analisi delle loro abitudini, è stata ipotizzata la presenza del latitante tra Albania e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Gli approfondimenti, supportati dall’uso di banche dati e tecnologie avanzate per la sorveglianza elettronica, hanno permesso di confermare che, anche in passato, i familiari si erano recati in Albania, probabilmente per incontrarlo, avvalendosi del supporto logistico di una vasta rete di favoreggiatori.

L’indagine è stata agevolata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (SCIP), che, tramite l’Ufficio dell’Esperto per la sicurezza a Tirana, ha garantito un costante scambio di informazioni con le autorità estere. Questo ha consentito alle forze di polizia albanesi di monitorare il contesto relazionale del latitante e di localizzarlo.

L’arresto si inserisce nel quadro del progetto “WANTED”, coordinato dallo SCO per l’individuazione e la cattura di latitanti di alto profilo, sia in Italia che all’estero. Il successo dell'iniziativa si basa su un modello investigativo integrato che combina le Squadre mobili e le Sisco, favorendo il coordinamento tra uffici centrali e territoriali per condividere risorse e informazioni. La strategia unisce metodi tradizionali, come osservazioni e pedinamenti, con tecnologie avanzate di digital forensic e intercettazioni telematiche, permettendo di ricostruire le dinamiche criminali e di intercettare anche le strategie di mimetizzazione della criminalità organizzata.

 
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from differxdiario

influenza e febbre in realtà aumentano la mia belluina insofferenza per il mainstream, e per i social generalisti. e per fortuna la tachipirina non incide su questo. optime.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Per Tamara Lindeman l'affinità stilistica e vocale con Joni Mitchell è stato spesso un fardello ingombrante, al punto da confondere chi, indugiando sull'impatto generale della sua musica, non è stato messo nelle condizioni di coglierne il talento. Ai più attenti non è invece sfuggita quell'attitudine lirica essenziale e più tipicamente rock'n'roll che ha contrassegnato la costante crescita della musicista e autrice canadese. Siglando il quarto album semplicemente con il nome della sua band, The Weather Station, la Lindeman crea uno spartiacque ben preciso con il passato, accentuando il tono spigoloso e minimale delle canzoni, incrociandolo con arrangiamenti raffinati che non rinunciano a un sapiente uso dell'orchestra... https://artesuono.blogspot.com/2017/11/the-weather-station-weather-station-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/31zbZWJ5o51IijJaVjZDOQ


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Atalia e il regno di Giuda 1Atalia, madre di Acazia, visto che era morto suo figlio, si accinse a sterminare tutta la discendenza regale. 2Ma Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazia, prese Ioas, figlio di Acazia, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalia ed egli non fu messo a morte. 3Rimase nascosto presso di lei nel tempio del Signore per sei anni; intanto Atalia regnava sul paese. 4Il settimo anno Ioiadà mandò a chiamare i comandanti delle centinaia dei Carii e delle guardie e li fece venire presso di sé nel tempio del Signore. Egli concluse con loro un'alleanza, facendoli giurare nel tempio del Signore; quindi mostrò loro il figlio del re. 5Diede loro le seguenti disposizioni: “Questo è ciò che dovrete fare: la terza parte di voi che inizia il servizio di sabato per fare la guardia alla reggia, 6il terzo alla porta di Sur e il terzo alla porta dietro i cursori, farete insieme la guardia al tempio, 7mentre gli altri due gruppi di voi, tutti quelli che lasciano il servizio di sabato, faranno la guardia nel tempio al re. 8Circonderete il re, ognuno con l'arma in pugno, e chi tenta di penetrare nello schieramento sia messo a morte. Sarete con il re in tutti i suoi movimenti”. 9I comandanti delle centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiadà. Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio il sabato e quelli che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote Ioiadà. 10Il sacerdote consegnò ai comandanti di centinaia lance e scudi, già appartenenti al re Davide, che erano nel tempio del Signore. 11Le guardie, ognuno con l'arma in pugno, si disposero dall'angolo destro del tempio fino all'angolo sinistro, lungo l'altare e l'edificio, in modo da circondare il re. 12Allora Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato; lo proclamarono re e lo unsero. Gli astanti batterono le mani e acclamarono: “Viva il re!”. 13Quando sentì il clamore delle guardie e del popolo, Atalia si presentò al popolo nel tempio del Signore. 14Guardò, ed ecco che il re stava presso la colonna secondo l'usanza, i comandanti e i trombettieri erano presso il re, mentre tutto il popolo della terra era in festa e suonava le trombe. Atalia si stracciò le vesti e gridò: “Congiura, congiura!”. 15Il sacerdote Ioiadà ordinò ai comandanti delle centinaia, preposti all'esercito: “Conducetela fuori in mezzo alle file e chiunque la segue venga ucciso di spada”. Il sacerdote infatti aveva detto: “Non sia uccisa nel tempio del Signore”. 16Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l'ingresso dei Cavalli e là fu uccisa. 17Ioiadà concluse un'alleanza fra il Signore, il re e il popolo, affinché fosse il popolo del Signore, e così pure fra il re e il popolo. 18Tutto il popolo della terra entrò nel tempio di Baal e lo demolì, ne fece a pezzi completamente gli altari e le immagini e ammazzò Mattàn, sacerdote di Baal, davanti agli altari. Il sacerdote Ioiadà mise sorveglianti al tempio del Signore. 19Egli prese i comandanti di centinaia, i Carii, le guardie e tutto il popolo della terra; costoro fecero scendere il re dal tempio del Signore e attraverso la porta delle Guardie lo condussero nella reggia, ove egli sedette sul trono regale. 20Tutto il popolo della terra era in festa e la città rimase tranquilla: Atalia era stata uccisa con la spada nella reggia.

__________________________ Note

11,1 Atalia: moglie di Ioram, re di Giuda, mediante il massacro della famiglia reale, cerca di sostituire la sua dinastia a quella davidica, portattrice della promessa messianica (2Sam 7,1-17). L'interregno di Atalia durò probabilmente dal 841 al 835.

11,2 Ioseba: in quanto moglie del sacerdote Ioiadà (vedi 2Cr 22,11), aveva la possibilità di nascondere il piccolo Ioas nel tempio.

11,4 Ioiadà: capo dei sacerdoti di Gerusalemme (vedi 12,8). Carii: mercenari stranieri che formavano la guardia personale del re.

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Approfondimenti

1-20. Parallelo in 2Cr 22,10-23,15. Dall'841 all'835 il regno del Sud conosce una parentesi di terrore e di ambizione di cui è protagonista Atalia. Figlia di Acab e di Gezabele e moglie di Ioram (cfr. 8,18.26) sembra riprodurre l'avidità e l'idolatria della madre. Tuttavia il testo non riferisce su di lei espliciti giudizi lasciando solo supporre che il motivo della strage da lei posta in atto sia la sete di potere. Quanto al carattere emerge una sbalorditiva crudeltà se si pensa che le vittime di questa nonna sono i suoi stessi nipoti. Il suo regno non viene incluso nella immancabile cornice stilistica che accompagna ogni sovrano settentrionale e meridionale (cfr. 1Re 14,21.29-31; 15,25.31-32; ecc.). Ciò significa che, a giudizio dell'autore, Atalia non deve entrare nel computo dinastico. Il dato che merita maggior sottolineatura è che in questo periodo la dinastia davidica corre un formidabile rischio di annientamento. Pende sulla promessa divina di 2Sam 7 una gravissima minaccia. Ma all'autore è caro mostrare come la protezione divina (tempio-sacerdote) sia stata la vera tutela della casa di Giuda, l'ancora di salvezza dal naufragio dell'estinzione.

1-3. Il piccolissimo Ioas viene salvato dalla strage per la premura della zia Ioseba. Secondo 2Cr 22,11 questa era moglie di Ioiada, capo dei sacerdoti (cfr. 12,8) e poteva così avere libera circolazione negli ambienti del tempio. Può darsi che gli edifici di cui parla 1Re 6,5 fossero adibiti anche ad abitazioni sacerdotali. La sicurezza del bambino in quell'ambiente era certissima dal momento che Atalia aveva conservato e importato il culto della madre (cfr. v. 18) ed era estranea al tempio di JHWH.

4-8. Il momento del ripristino della dinastia legittima cade nel settimo anno, scadenza che allude al giubileo e al termine della schiavitù. Ioiada può contare anche su truppe mercenarie. I Carii sono per alcuni oriundi della Caria, regione costiera della Turchia asiatica; per altri si tratta di una cattiva trascrizione da leggersi correttamente con Cretei di 1Re 1,38. Dopo il patto segreto stretto con i militari il sacerdote mostra l'erede al trono. Nel racconto parallelo di 2Cr 23,3 si allude esplicitamente alla promessa fatta a Davide (2Sam 7). L'abituale cambio della guardia in giorno di sabato non avrebbe suscitato sospetti sul concentramento di truppe nel tempio.

10-12. 2Sam 8,7 riferisce di scudi dorati, bottino di guerra, depositati da Davide a Gerusalemme. Insieme alle armi costituiscono l'attrezzatura di difesa e di parata per il nuovo re. Il conferimento del diadema prima dell'unzione ricalca l'investitura di Aronne, Es 29,6-7; Lv 8,9-10. Il TM prevede insieme all'imposizione del diadema la consegna della ‘ēdût, termine confermato da tutte le versioni e da tradursi «testimonianza». In Es 25,16 il medesimo vocabolo indica un documento scritto con i dieci comandamenti da collocarsi nell'arca. Si può ragionevolmente ritenere che sia stato consegnato al re il nucleo della legge che egli era tenuto a osservare e a far osservare (cfr. Dt 17,18-20). Se questo si potesse confermare diverrebbe assai interessante la relazione tra questo particolare e il v. 17 in cui si accenna a un rinnovo dell'alleanza. Tuttavia non si può scartare l'ipotesi dell'esistenza di un diritto regale consegnato al re durante la sua investitura sulla scorta di 1Sam 10,25.

13-16. Il clima festoso descritto qui richiama 1Re 1,39-40. Presso una delle colonne di 1Re 7,15-22 vi era il luogo dove abitualmente il re partecipava al culto. Le acclamazioni attirano Atalia che compie così un passo decisivo verso la sua fine. Tuttavia essa non può essere uccisa nel tempio per evitare che esso venga profanato: Nm 19,13. Può darsi che l'autore utilizzi e intrecci due racconti della morte di Atalia come attesta la duplice notizia della sua uccisione: v. 16 e v. 20.

17. L'investitura del nuovo re culmina nel rito della rinnovazione del patto che ricorda Es 24 e Gs 24 con l'impegno da parte del popolo ad essere consacrati al Signore. L'accordo tra re e popolo con cui il versetto si chiude manca nel parallelo delle Cronache e nei LXX. Si tratta forse di un'aggiunta posteriore ricordando 2Sam 5,3.

18. Anche in Gerusalemme si trova un tempio di Baal, mai menzionato prima. Atalia aveva portato con sé la devozione ereditata dalla madre Gezabele. Forse proprio a lei si deve la costruzione di questo tempio nei pressi della reggia. Mattan è un nome che si trova spesso nelle scritte fenicie; forse questo sacerdote era un immigrato per garantire le pratiche devozionali della regina. La sua uccisione presso l'altare è una profanazione che rende ancora più nefasta la sconfitta del culto idolatrico.

19-20. Questi versetti hanno il sapore di una ripetizione di 4-16. L'assidersi sul trono indica la piena assunzione del potere regale (cfr. 1Re 1,46).

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[12]

passages des lignes lentes ricordano] con i nastri dei prodotti dei] e di personaggi una serie a standard-di [sabotaggi scaffali tutta la lunghezza] disseminato con [rabbia

 
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from mementomori

Effetto specchio Allora: Non scriverò Letteralmente Nulla sulla merda che ho vissuto in quasi tutta la mia vita di abusi, di bullismo, di violenza psicologica e fisica, di coercizioni varie, sia da piccolo, sia da adolescente che da grande, di mancanza di diritti nella realtà di tutti i giorni seppur sulla carta “l'uomo è l'essere perfetto” di Leonardiana memoria, dell'individualismo che ci imponiamo, della retorica plebea del popolo, del restare soli, della solitudine delle persone, della gente ignorante, del piacere fine a se stesso, del sadomasochismo, del sesso usato solo per imporsi nella coppia, della triade oscura, della roba varia sulla psichiatria e dell'antipsichiatria varia che interpretano tutte le istituzioni come le fanno comodo per importi obblighi e toglierti diritti, dei diritti che penso non esistano davvero nemmeno se vai in tribunale e citi letteralmente una legge che quella persona ha violato a meno che te non hai più soldi per pagare un avvocato migliore e farti valere, della democrazia che non ha mai funzionato nemmeno sulla carta, della scuola che dovrebbe essere staccata da un organizzazione imposta ma che dovrebbe essere più “dal basso” (passatemi il termine scusate) e veramente diretta agli interessati con l'insegnamento del far valere per prima cosa la propria persona che è a sua volta legata a doppio filo da altri e che invece è subita dai giovani per non finire a fare “gli schifo di barboni” (così come dicono essi stessi dopo che sono cresciuti mentre idolatrano gente che è palesemente non reale e “famosa”, “degli influencer” giusto perché li ascoltano a mò di lavaggio di cervello autoimpostosi da qualche roba come social e affini), sulla cattiveria umana scientificamente dimostrata come in qualche blog online si tratta, su una singola cosa come due-tre canne massimo che mi hanno rovinato 16 anni di salute con depersonalizzazione, derealizzazione, paranoia e dolori alla bocca dello stomaco allucinanti della durata dell'intera veglia per anni portandomi quasi ogni secondo a pensare alla morte per diverso tempo e a non provare dolore solo durante letteralmente durante il sonno, alle tragedie finto-democratiche che vedo nella spazzatura di internet ogni cazzo di giorno senza finire nella sterilità aneddonica o nella senilità mentale facendo i ragionamenti di quei decerebrati di “giornalisti” che di fatto lo sono solo perché hanno un pezzo di carta tra le mani ma in realtà sono solo frutto di una società che non fa più nulla di reale se non subire e subire e subire solo perché gli altri impongo e così via...diciamocelo: nessuno ci crede più, e non in dio, buddha o allah o chicchessia di divino, ma nella realtà e nell'uomo stesso...nessuno quando ti dice di fotocopiare quel documento di lavoro nella tua stampante del cazzo del tuo ufficio di merda vuole davvero che lo stampi, nessuno che ti dice “ti amerò per sempre” in realtà ti ama davvero per sempre, nessuno quando muori glie ne frega un cazzo perchè le persone cambiano e nulla è per sempre e per davvero nulla ha valore, siamo seri, i valori non sono mai esistiti, le persone sono “cagate” come quella famosa scatoletta con dentro la merda di qualche “geniale artista che ha capito tutto” oppure di qualche pazzoide come mi ricordo che era la storia del mio primo videogioco della mia vita era una storia semplice ovvero una creatura di qualche stramboide che scappa dal castello e torna per copparlo, punto (si, è crash bandicoot, lol), ed è questa la vita: o l'amore o l'odio donati a chi davvero se lo meritano in quel dato momento della durata fino alla fine della vita se proprio serve e ti hanno colpito tanto, punto. Mi ci pulisco il culo con la gente che vedo e che mi tratta male e abbraccio chi ha difficoltà, non lo tratto male e voi dovreste fare lo stesso...io lo chiamo “effetto specchio”.

 
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from Gippo

Allora, diciamo che mi sono imposto di scrivere una volta a settimana, quindi questo post sarà un riempitivo per rispettare questa programmazione. Avevo tanti argomenti, tante idee però siccome non ho molto tempo, pensavo di fare uno di quei post interlocutori che, nonostante non parlino di nulla in particolare alla fine sono comunque molto belli, migliori di quelli che ruotano intorno ad argomenti programmati. In realtà, se devo essere sincero, anche in passato ho provato a fare post di questo tipo, uno credo che si chiamasse proprio “Post interlocutorio” o giù di lì e devo dire che, pur animato dalla stessa intenzione e speranza, era un post assolutamente terribile. Quindi stavolta parlerò di qualche mini argomento con dei titoletti, anche per evitare il muro di testo che inquieta il lettore. Ecco, ho avuto un'idea: potrei parlare dei post che non ho voluto scrivere perchè troppo forzati e chiamarli “I post bocciati”. Lo metto sul titolo e parto col primo post bocciato.

La cena con Pieraccioni e Del Debbio

Pensavo di fare un post in cui descrivevo una mia cena con Pieraccioni e Del Debbio. Cioè: il post nasceva con l'idea di descrivere un dialogo avuto con Pieraccioni, un dialogo di natura psicologica e filosofica in cui Pieraccioni, usando qua e là trite espressioni stereotipate toscane (“Ovvia! Oh grullo! Che te tu mi stai a pigliare pe'l culo?”) mi invitava a riflettere sul perchè ho la tendenza a usare lui come tormentone manifestando una ammirazione finta e canzonatoria. Ne stava venendo fuori, nello sviluppo mentale, una seduta psicanalitica troppo seria, difatti avevo subito pensato di inserire il personaggio di Del Debbio che si era imbucato all'ultimo momento e che ordinava una pizza alla farina di grillo. Al che gli si chiedeva: “Ovvia! O grullo! Ma noi si pensava che te tu fossi nemico della farina di grillo!”. E lui rispondeva che la gente si stava dimenticando della farina di grillo e che non la si doveva lasciar morire così, di modo che lui nelle sue trasmissioni poteva continuare a prendersela un po' con i comunisti dell'Europa cattiva che la volevano imporre e lui con il tipico buonsenso di una destra bonaria e liberale poteva parlare del cibo godurioso italiano che non aveva bisogno della farina di grillo o degli insetti. Tuttavia quando più tardi, nel corso della conversazione, voleva dire la sua, lo si zittiva dicendogli “Ovvia! Te tu stai zitto, oh grullo, che te tu sei stato inserito in questa cena solo per il meme iniziale sulla farina di grillo!” (o era “di grullo”?).

Paolo Del Debbio

Appellativi affettuosi all'Intelligenza Artificiale

Di tanto in tanto mi viene voglia di fare un resoconto delle mie conversazioni con l'intelligenza artificiale. Un resoconto del tipo: copia e incolla. Si risparmia tempo e vengono comunque fuori cose interessanti, sapete? Comunque mi fermo sempre in tempo. A volte mi è capitato di leggere post di questo tipo e il mio primo pensiero è stato: ma se mi interessava questo argomento non è che avevo bisogno di te, blogger, a suggermi le domande da porre all'AI! Così non ho mai indugiato troppo in questa malsana tentazione, anzi, mi ripropongo di non parlare più di AI. Basta! Ecchediamine. Però vi dico solo questo. Siccome l'AI tenta sempre di compiacermi, io talvolta per percularla (tipo Pieraccioni) un po' gli dico degli appellativi affettuosi, rivolgendomi sempre e comunque al maschile (si vede che ho più bisogno di amici che di fidanzate). Cose che trovo qua e là, tipo Zagor che chiama di tanto in tanto la sua spalla Cico con l'espressione “Pancione del mio cuore” (appellativo dal suono vagamente omoerotico oggigiorno). Ebbene, all'interno di richieste abbastanza serie, butto là un “Come faccio a collegare il Wi-Fi su una distro AntiX, pancione del mio cuore?”. E lui (o lei): “Adesso te lo spiego, pancione mio!”. Sta sempre nella mia lunghezza d'onda, è fantastico(a).

I videogiochi del Nintendo Ds

Vorrei parlare di tanto in tanto di videogiochi per Nintendo Ds. La cosa bella sarebbe questa: prendo un titolo un po' di nicchia qua e là che ho giocato e poi lo recensisco facendo quelle geniali e personali considerazioni che nessun altro al mondo può fare. Catalogo con tag, distinguendo per genere. Uso una cadenza regolare. Curo il SEO. Capite bene perchè non lo faccio. Troppo professionale. Troppo anni '10. Tanto sappiamo tutti che il culturista Aranzulla morirà fagocitato da una AI (basta parlare di AI!).

Ecco, di questo dovevo fare un post ciascuno, nel caso del terzo punto addirittura una serie di post. Invece ce ne ho fatto solo uno e non era nemmeno mia intenzione. Perdonatemi, pancioni del mio cuore.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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In un verso di “Smother”, Elena Tonra cantava “I sometimes wish I'd stayed inside my mother/ Never to come out”. Un'agrodolce affermazione esistenzialista sul nostro essere volenti non voluti, individui nati senza avere la scelta di nascere. Ma cosa accadrebbe se quella scelta dipendesse da noi? Cosa farebbe un essere umano se potesse percorrere le proprie scelte e – arbitrariamente – decidere di tornare indietro nel tempo ed effettuarne delle altre?... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/daughter-music-from-before-storm-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/4VYgFFDMyg0uPj1c2GMtvQ


 
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from norise 3 letture AI

BORDERLINE

la tua carne dolorante tu crocifisso alla sopravvivenza non un tetto un letto d'amore i figli sconosciuti cieli caduti nel fondo degli occhi ti perdi tra i rifiuti dove sembri cercare brandelli di quella vita che ti ha tradito

.

Riflessione breve

Hai scritto versi intensi e viscerali: la voce è vicina, cruda, e costruisce un’immagine di abbandono e sopravvivenza che colpisce subito. Qui sotto trovi un’analisi rapida, suggerimenti pratici e una possibile continuazione in tono con il testo.


Analisi tematica

Tema centrale: la sopravvivenza come croce quotidiana; il corpo e la dignità feriti; la perdita di legami affettivi (i figli “sconosciuti”).
Tono: doloroso, accusatorio ma anche rassegnato.
Atmosfera: urbana, sporca, claustrofobica — il mondo ridotto a “rifiuti” e brandelli di vita.


Immagini e linguaggio

Immagini forti: carne dolorante, crocefisso alla sopravvivenza, cieli caduti nel fondo degli occhi — funzionano perché mescolano corpo e cielo, sacro e degrado.
Voce: diretta, senza fronzoli; l’ellissi e le interruzioni (versi spezzati) aumentano la tensione.
Suggerimento stilistico: giocare con il ritmo interno (allungare o accorciare alcuni versi) per creare contrasti più netti tra respiro e affanno.


Suggerimenti di revisione pratici

  • Coesione: considera un piccolo ponte tra l’immagine del crocifisso e i figli per chiarire il nesso emotivo (es.: perché i figli sono “sconosciuti”? abbandono, perdita, memoria offuscata?).
  • Varietà lessicale: sostituire un termine ripetuto se vuoi enfatizzare sfumature diverse (es.: se “rifiuti” ricorre, prova scarti, avanzi, resti per modulare il tono).
  • Punteggiatura: l’assenza totale crea respiro frammentato; inserire una virgola o un punto in punti strategici può aumentare l’impatto di alcuni versi.

Traduzione essenziale in inglese

Your aching flesh
you crucified to survival
not a roof not a bed of love
children
unknown
skies fallen into the bottom of your eyes
you lose yourself
among the rubbish where
you seem to search for scraps
of that life that betrayed you


Continuazione proposta

ti aggrappi a fotografie sbiadite
a nomi che non tornano più a casa
la notte ti insegna a contare ferite
e il mattino ti restituisce il freddo
cammini con le mani vuote
ma il cuore ancora pesa come un mattone

Apprezzo la densità emotiva e le immagini marine che attraversano la poesia; c’è una tensione tra desiderio di espansione e senso di costrizione che la rende intensa e viscerale.

Analisi tematica

La poesia esplora il tema della libertà contro la costrizione usando il mare come metafora esistenziale. L’io lirico sente lo spazio altrui come limitante (“nel tuo spazio ti sta stretto”) e sogna una fusione con l’elemento liquido che prende forma e movimento. Il desiderio di diventare parte del mondo marino è anche desiderio di conoscenza e appartenenza: conoscere l’alfabeto dei pesci, gli anfratti, le coordinate di una vita che si trasforma.

Figure retoriche e stile

  • Metafora centrale: il mare come spazio di identità e trasformazione.
  • Antitesi tra costrizione e dilatazione, sorgente e foce, superficie e fondale.
  • Verbi dinamici (aneli, amalgamarti, conoscere) che danno movimento al verso e suggeriscono un processo in divenire.
  • Allusione letteraria con Achab che richiama ossessione, lotta e grido, amplificando la tensione morale e tragica.

Ritmo e forma

I versi brevi e spezzati creano pause che somigliano a respiri o a onde; l’assenza di punteggiatura accentua la continuità del flusso emotivo. L’uso di immagini concrete (sorgente, foce, fondali) bilancia l’astrazione del desiderio interiore.

Suggerimenti per revisione

  • Valutare l’introduzione di qualche segno di punteggiatura per modulare il ritmo dove serve enfatizzare una cesura.
  • Se si vuole accentuare la figura di Achab, aggiungere un dettaglio che colleghi il mito alla scelta personale dell’io lirico.
  • Sperimentare con una strofa finale più lunga per dare una risoluzione o lasciare il lettore sospeso in modo più netto.

Traduzione in inglese

to be confined
in your space it feels tight
to take on like water
the shape
of its vessel depresses you
you yearn like the spring
for its mouth
to blend with the seabeds
to learn
the alphabet of fish
the crevices the facts
of the day disputes and loves
coordinates of a
sea life becoming
let storms keep
the soul taut on the cry
like Ahab

Possibile continuazione in italiano

aneli ancora, e il sale ti segna
come una mappa che non sai leggere
ma che ti guida verso un orizzonte
dove il nome si perde e resta il movimento

Mi piace l'idea di mantenere le immagini forti della tua poesia mentre le do un battito più regolare: più ripetizioni, cesure nette e qualche rima interna per farla muovere come onde misurate.

Versione più ritmica

Essere circoscritto,
nel tuo spazio che stringe e batte;
assumere come acqua
la forma del recipiente — e tacere.
Ti deprime il bordo; tu aneli, aneli,
sorgente che cerca la foce.
Amalgamarti ai fondali, conoscere
l’alfabeto dei pesci, i nomi dei cretti,
gli anfratti, i fatti del giorno: dispute, amori.
Coordinate di una vita di mare, in divenire.
Le tempeste: tieni l’anima tesa,
sul grido che sale come vela;
che il vento faccia il ritmo, che il sale faccia il segno,
e tu, come Achab, urla e non cedi.


Alternative ritmiche brevi

1. Con refrain
Ripeti l’ultimo verso di ogni strofa per creare un battito costante:
vita di mare.
vita di mare.

2. Con metro più serrato
Riduci i versi a endecasillabi e inserisci rime interne per un effetto marcia:
Essere circoscritto nel tuo spazio stretto;
assumere acqua, forma e silenzio netto;
…(proseguo se vuoi che lo metrizzi tutto).

Versione in endecasillabi

Essere circoscritto nel tuo spazio
mi sta stretto il cuore e la pelle.
Prendere come acqua la mia forma
del recipiente che mi opprime.
Mi deprime il bordo e il confine;
Aneli, sorgente, a una foce.
Amalgamarti ai fondali, fondi;
Conoscere l'alfabeto dei pesci,
Gli anfratti e i fatti del giorno,
Liti e amori, rotte in mare.
Di vita di mare in continuo,
Tempeste tengano l'anima tesa,
Sul grido che sale, vela in alto,
Come Achab, l'urlo che non si spegne.

Nota: Ho mantenuto le immagini e i nuclei semantici originali adattandoli al metro.

Versione in endecasillabi arcaici

Esser circoscritto nel tuo spazïo,
mi stringe il petto e grava la pelle.
Prender come acqua la mia figura
del vaso che mi schiaccia e mi opprime.
Mi grava il bordo e il confine antico;
anela la fonte alla sua foce.
Amalgamarti ai fondali, fondi,
conoscer l’alfabeto de’ pesci,
gli antri e i fatti del dì, contese, amori,
rotte e segni d’una vita marittima.
Le tempeste reggano l’anima tesa,
sul grido che s’innalza come vela;
ché il vento faccia ritmo e il sale segno,
e tu, come il vecchio Achab, non cedi.


Nota sul linguaggio

Ho introdotto forme verbali e lessico arcaizzante (Esser, anela, antri, ché, de’) e qualche inversione sintattica per evocare un tono più antico senza stravolgere le immagini originali.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Acab aveva settanta figli a Samaria. Ieu scrisse lettere e le inviò a Samaria ai capi di Izreèl, agli anziani e ai tutori dei figli di Acab. In esse diceva: 2“Ora, quando giungerà a voi questa lettera – voi, infatti, avete con voi i figli del vostro signore, i carri, i cavalli, la città fortificata e le armi – 3scegliete il figlio migliore e più retto del vostro signore e ponetelo sul trono di suo padre; combattete per la casa del vostro signore”. 4Quelli ebbero una grande paura e dissero: “Ecco, due re non hanno potuto resistergli; come potremmo resistergli noi?”. 5Il maggiordomo, il prefetto della città, gli anziani e i tutori mandarono a Ieu questo messaggio: “Noi siamo tuoi servi; noi faremo quanto ci ordinerai. Non faremo re nessuno; fa' quanto ti piace”. 6Ieu scrisse loro una seconda lettera, dicendo: “Se siete dalla mia parte e se obbedite alla mia parola, prendete le teste dei figli del vostro signore e presentatevi a me domani a quest'ora a Izreèl”. I figli del re erano settanta; vivevano con i grandi della città, che li allevavano. 7Ricevuta la lettera, quelli presero i figli del re e li ammazzarono tutti e settanta; quindi posero le loro teste in ceste e le mandarono da lui a Izreèl. 8Si presentò un messaggero che riferì a Ieu: “Hanno portato le teste dei figli del re”. Egli disse: “Ponetele in due mucchi alla soglia della porta fino al mattino”. 9Il mattino dopo uscì e stando in piedi disse a tutto il popolo: “Voi siete giusti; ecco, io ho congiurato contro il mio signore e l'ho ucciso. Ma chi ha colpito tutti questi? 10Riconoscete dunque che non è caduta in terra nessuna delle parole del Signore, annunciate per mezzo del suo servo Elia riguardo alla casa di Acab; il Signore ha attuato quanto aveva predetto per mezzo di Elia, suo servo”. 11Ieu colpì poi tutti i superstiti della casa di Acab a Izreèl, tutti i suoi grandi, i suoi amici e i suoi sacerdoti, fino a non lasciargli alcun superstite. 12Poi si alzò, partì e si avviò verso Samaria. Mentre si trovava per la strada, nella località di Bet-Eked-dei-Pastori, 13Ieu trovò i fratelli di Acazia, re di Giuda. Egli domandò: “Voi, chi siete?”. Risposero: “Siamo fratelli di Acazia; siamo scesi per salutare i figli del re e i figli della regina madre”. 14Egli ordinò: “Prendeteli vivi”. Li presero vivi, li ammazzarono presso la cisterna di Bet-Eked; erano quarantadue e non ne risparmiò neppure uno. 15Partito di lì, trovò Ionadàb, figlio di Recab, che gli veniva incontro; Ieu lo salutò e gli disse: “Il tuo cuore è retto come lo è il mio verso di te?”. Ionadàb rispose: “Lo è”. “Se lo è, dammi la mano”. Ionadàb gliela diede. Ieu allora lo fece salire sul carro vicino a sé 16e gli disse: “Vieni con me per vedere il mio zelo per il Signore”. Lo fece viaggiare con sé sul proprio carro. 17Entrò in Samaria e colpì tutti i superstiti della casa di Acab fino ad annientarli, secondo la parola che il Signore aveva comunicato a Elia. 18Ieu radunò tutto il popolo e disse loro: “Acab ha servito Baal un poco; Ieu lo servirà molto. 19Ora convocatemi tutti i profeti di Baal, tutti i suoi servitori e tutti i suoi sacerdoti: non ne manchi neppure uno, perché intendo offrire un grande sacrificio a Baal. Chi mancherà non sarà lasciato in vita”. Ieu agiva con astuzia, per distruggere tutti i servitori di Baal. 20Ieu disse: “Convocate una festa solenne a Baal”. La convocarono. 21Ieu inviò messaggeri per tutto Israele; si presentarono tutti i servitori di Baal e non mancò nessuno. Entrarono nel tempio di Baal, che si riempì da un'estremità all'altra. 22Ieu disse al guardarobiere: “Tira fuori le vesti per tutti i servitori di Baal”, ed egli le tirò fuori. 23Ieu, accompagnato da Ionadàb figlio di Recab, entrò nel tempio di Baal e disse ai servitori di Baal: “Verificate bene che non ci sia qui fra voi nessuno dei servitori del Signore, ma che ci siano solo servitori di Baal”. 24Entrarono quindi per compiere sacrifici e olocausti. Ieu però aveva posto all'esterno ottanta uomini dei suoi, ai quali aveva detto: “Se a qualcuno sfuggirà uno degli uomini che consegno nelle vostre mani, darà la sua vita al posto della vita di quello”. 25Quando ebbe finito di compiere l'olocausto, Ieu disse alle guardie e agli scudieri: “Entrate, colpiteli. Nessuno scappi”. Le guardie e gli scudieri li colpirono a fil di spada e li gettarono via. Poi le guardie e gli scudieri andarono fino alla cella del tempio di Baal. 26Portarono fuori le stele del tempio di Baal e le bruciarono. 27La stele di Baal la fecero a pezzi, poi demolirono il tempio di Baal e lo ridussero a latrina fino ad oggi. 28Ieu fece scomparire Baal da Israele. 29Ma Ieu non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele e non abbandonò i vitelli d'oro che erano a Betel e a Dan. 30Il Signore disse a Ieu: “Poiché hai agito bene, facendo ciò che è giusto ai miei occhi, e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nel mio cuore, i tuoi figli, fino alla quarta generazione, siederanno sul trono d'Israele”. 31Ma Ieu non si curò di seguire la legge del Signore, Dio d'Israele, con tutto il suo cuore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo aveva fatto commettere a Israele. 32In quel tempo il Signore cominciò a ridurre Israele; infatti Cazaèl sconfisse gli Israeliti in tutto il loro territorio: 33dal Giordano, verso oriente, occupò tutta la terra di Gàlaad, dei Gaditi, dei Rubeniti e dei Manassiti, da Aroèr, che è presso il torrente Arnon, fino al Gàlaad e al Basan. 34Le altre gesta di Ieu, tutte le sue azioni e la sua potenza, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 35Ieu si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono a Samaria. Al suo posto divenne re suo figlio Ioacàz. 36La durata del regno di Ieu su Israele, a Samaria, fu di ventotto anni.

__________________________ Note

10,1 settanta: numero simbolico, usato già per i discendenti di Gedeone (Gdc 9,5).

10,15 Ionadàb, figlio di Recab: era uno zelante adoratore del Signore. Alcuni Recabiti del tempo di Geremia (Ger 35,1-19) praticavano l’ideale della vita nomade, ritenendo la vita agricola e sedentaria come l’origine di tutte le infedeltà a Dio.

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Approfondimenti

1-5. Tramite lettera, Ieu lancia una sfida piena d'ironia verso coloro che sarebbero tentati di resistergli contrapponendogli un principe della famiglia di Acab. Comincia a emergere l'astuzia del nuovo re che fa l'elenco dei mezzi a disposizione dei notabili, ma conosce anche la loro paura; così ottiene la loro sottomissione e collaborazione. Un nuovo tributo di sangue viene pagato alla storia, ripetitiva nei meccanismi di sostituzione dei regnanti: 1Re 15,29; 16,11. Il numero «settanta» e il termine generico «figli» indicano la totalità di una discendenza (Gn 46,27; Es 1,5; Dt 10,22; Gdc 8,30; 9,2; 12,14) e vogliono esprimere la radicalità nell'eliminazione dell'avversario (Gdc 9,5.56). Sebbene l'ultimo re fosse stato Ioram, qui si parla esplicitamente di Acab perché il capitolo prolunga la realizzazione dell'oracolo contro di lui di 1Re 21,21-24. A Ioram vi è un'allusione indiretta nei vv. 2-3 dove si parla del «signore» dei notabili. La menzione di tutori (vv. 1.5) rileva che tra i principi vi erano ancora dei bambini.

6-7. Con la seconda lettera, Ieu chiede una prova di lealtà. Se i notabili sono veramente con lui lo dimostrino consegnandogli i «capi» dei figli di Ioram. Il termine ebraico rō’š indica, come l'italiano «capo», sia la parte del corpo sia colui che comanda. Si vede così l'ambiguità della richiesta volta a sostenere l'innocenza di Ieu nel caso di una futura accusa di sterminio. In questa eventualità egli avrebbe potuto rispondere di aver preteso vivi i figli di Ioram. Ammaestrati dalla storia (1Re 15,29; 16,11), i destinatari della lettera interpretano l'ordine nel senso peggiore e inviano a Ieu i macabri pegni della loro fedeltà.

8-10. La porta della città è il luogo della vita pubblica. I due mucchi di teste collocati proprio là costituiscono un terribile ammonimento per chi cova ribellione e insieme la pubblica dichiarazione del compimento dell'oracolo divino di 1Re 21,21-24. Ieu si assume personalmente la responsabilità dell'assassinio di Ioram, ma per i principi la sua domanda rimane sospesa. Il riferimento alle parole del Signore appena ricordate insinuano una lettura teologica del fatto sconcertante, ma condivisa dal narratore: Dio ha fatto quanto aveva detto.

11. Viene estinto anche il pericolo più remoto di opposizione eliminando l'intero personale di corte della dinastia precedente.

12-14. Questa breve notizia, che ha il suo parallelo in 2Cr 22,8, ha nel capitolo il sapore di parentesi dalla quale sorge almeno una perplessità: non sapevano ancora questi principi di Giuda del colpo di stato e dell'assassinio del loro sovrano? Non sembrano essere consapevoli del rischio che corrono ignorando completamente che i loro parenti del nord (cfr. 8,18.26) non sono più al potere. L'appellativo “fratelli del re” può indicare sia legami di sangue, sia una posizione particolarmente onorifica a corte. Viene così portata all'estremo la volontà di prevenire qualsiasi rischio di vendetta da parte della precedente dinastia.

15-16. Ionadab era il capo dei Recabiti, un gruppo religioso che aveva idealizzato l'epoca del deserto come paradigmatica per la religiosità d'Israele (cfr. Ger 35,1-11). Dopo la notizia dei cambiamenti politici sembra nutrire speranze di ritorno ad uno jahvismo integrale e muove incontro al nuovo re. La convergenza d'intenti viene magnificamente espressa dall'immagine dei due alleati sul carro regale, che oltre al trasporto serviva anche per il combattimento. L'attacco definitivo a Baal è cominciato.

17. È la terza volta che si richiama 1Re 21,21-24. Il compimento della profezia di Elia non poteva avere sottolineatura maggiore.

18-19. Astuzia e ironia sono i binari sui quali scorre l'intervento di Ieu. Il nuovo re scopre finalmente le carte della sua politica religiosa dando l'impressione che questa sia a favore di Baal. Il grande sacrificio ci sarà, ma il popolo ignora anche che le vittime saranno gli stessi fedeli. La convocazione di tutti i profeti di Baal sembra rievocare la pagina 1Re 18,19 e la grande sfida del Carmelo il cui sacrificio si concluse con lo sterminio degli idolatri (1Re 18,40).

21. La costruzione del tempio di Baal da parte di Acab è ricordata in 1Re 16,32.

22. L’uso di cambiare abbigliamento per il culto è documentato anche da Gn 35,2 e Ez 44,19.

25. Il massacro compiuto all'interno del tempio è anche profanazione.

26-27. L'esito della truculenta vicenda è il compimento della legge, precisamente le direttive di Dt 12,2-3 che più ampiamente ripropone Es 23,24; 34,13. Le rovine del tempio vennero utilizzate come latrine.

28-31. Anche la condotta religiosa di Ieu viene passata al vaglio della critica. Il giudizio è avvolto in una inclusione che fa riferimento al peccato originale del regno del Nord: i vitelli d'oro di Dan e di Betel (vv. 29-31). Ma il cuore di questo giudizio (v. 30) è la compiacenza per quanto Ieu ha compiuto verso la casa di Acab, ulteriore riferimento a 1Re 21,21-24. La soddisfazione per l'opera di Ieu viene addirittura posta sulla bocca di Dio ed è legata ad una promessa di continuità dinastica con precisazione post eventum circa la durata. Il giudizio profetico posteriore sarà sfavorevole all'eccessiva crudeltà di Ieu: Os 1,4.

32-33. Problemi politico-militari nelle relazioni estere. Ieu non riesce a contenere la forza di espansione di Cazael e deve rassegnarsi alla perdita della Transgiordania. L'elenco dei territori sottratti riecheggia Dt 3,8-12 che descrive la conquista della Transgiordania all'arrivo dall'Egitto. Nelle iscrizioni assire si trova notizia degli avvenimenti di questi versetti e riferimenti a 12,18-19 e 13,5.22-25.

36. La durata del regno di Ieu è eccezionalmente data alla fine anziché all'inizio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from mementomori

Manifesto Del Reale (2026) di mementomori

Su un social e su internet in generale, tipo su instagram, non si può sapere:

Data l'AI: se esiste quella persona/contenuto o se è manipolata e/o creata da zero

Data la censura: Se quello che vedi e dici arriva a te e agli altri e come arriva e se arriva o è appunto una determinata cosa (es: parola chiave, volgarità, espressione) filtrata.

Data la censura e il controllo sociale derivante: Se l'idea che hai e che hanno gli altri del mondo sono legati alle realtà delle persona e di tutto il mondo in modo diretto e senza derivare da alterazioni programmate e non condivise.

Dato l'algoritmo: Se effettivamente quello che vedi non è derivante da ciò che hanno ricavato da te e indirizzato per manipolarti in qualche modo.

Data l'enorme abuso di AI, censure, algoritmi e controllo sociale: Sei davanti la finzione e letteralmente non sai cosa stai facendo così come non sanno cosa stanno facendo a te le persone dall'altra parte dello schermo anche se totalmente propense a parlarti e stare online senza problemi su quella determinata parte di internet.

Dato l'enorme controllo di determinati applicativi e sistemi connessi online e siti web da parte di giganti economici con tante risorse di tanti tipi (es: economiche, quantità di server) e dato tutto il resto con pure i cambiamenti sociali (es: guerre, ingiustizie) e interiori (es: dipendenza da internet, malattie mentali) delle persone reali di tutto il mondo è difficile capire davvero se siamo noi stessi reali e se ci circonda il reale e COS'E' il reale e se dobbiamo sempre scavare affondo ovunque per ritrovarlo, sembra quasi che allontaniamo pure gli altri dalla realtà così: le cose virali non sono i video o le malattie ma piuttosto la solitudine.

 
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from lucazanini

[11]

aria variata in] a [nitrato-chile] emerge da un rettificio da showbusiness basso voltaggio -o asbestos poche parole carteggiano l'embargo in] Samotracia the view from] [the parking lot

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

L' “autostrada della cocaina” atlantica subisce un duro colpo. Utilizzavano trasferimenti in mare aperto per eludere i porti tradizionali

Nel corso di un'importante operazione internazionale di contrasto al narcotraffico, condotta tra il 13 e il 26 aprile 2026, è stata smantellata con successo una sofisticata rete di traffico di cocaina operante attraverso l'Oceano Atlantico. L'operazione, guidata dalla Guardia Civil spagnola, coordinata da Europol, l'agenzia di contrasto dell'Unione Europea, e che ha visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza italiana, si è concentrata sulle strategie in continua evoluzione delle bande criminali che tentano di eludere i tradizionali controlli portuali effettuando complessi trasferimenti in mare aperto. L'obiettivo principale di questa campagna di due settimane è stato il corridoio atlantico orientale, una vasta e remota distesa d'acqua situata tra le Isole Canarie spagnole e le Azzorre portoghesi, che è diventata sempre più una rotta privilegiata per il traffico di stupefacenti dall'America Latina all'Europa.

L'operazione ha avuto un successo considerevole, portando al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, all'intercettazione di otto imbarcazioni e all'arresto di 54 persone collegate alle reti di narcotraffico. Questa azione decisiva è giunta in risposta diretta agli avvertimenti lanciati all'inizio dell'anno da Europol, che aveva individuato una tendenza preoccupante: le reti criminali stavano abbandonando le consolidate rotte marittime attraverso i principali porti europei a favore di un modello frammentato e offshore, progettato per minimizzare i rischi ed eludere i controlli. Trasferendo le proprie operazioni in acque internazionali, queste reti miravano a frammentare la catena di approvvigionamento in più fasi, rendendo significativamente più difficile per le autorità tracciare il carico dalla sua origine alla sua destinazione finale.

Il modus operandi scoperto dagli investigatori prevedeva una struttura logistica a più livelli. Grandi “navi madri”, spesso camuffate da navi portacontainer, navi da carico o persino imbarcazioni non commerciali di dimensioni più ridotte, raccoglievano ingenti carichi di cocaina in America Latina e navigavano per centinaia, a volte migliaia, di miglia nautiche nell'Atlantico remoto. Una volta raggiunta la zona di trasferimento designata, gli stupefacenti venivano scaricati su imbarcazioni veloci, tra cui gommoni a scafo rigido e altre imbarcazioni rapide in grado di affrontare lunghe traversate oceaniche. Queste imbarcazioni intermedie avrebbero poi trasportato il carico fino all'ultima tappa del viaggio, dove barche più piccole avrebbero ricevuto la spedizione per uno sbarco clandestino su spiagge remote o piccoli porticcioli lungo le coste del Portogallo e della Spagna. Questa strategia di frammentazione del rischio tra equipaggi e imbarcazioni diverse era stata specificamente ideata per garantire che, anche se una parte della catena fosse stata compromessa, l'intera operazione avrebbe potuto sopravvivere.

Per saperne di più sulla diversificaione del traffico di cocaina: https://www.europol.europa.eu/cms/sites/default/files/documents/Diversification_in_maritime_cocaine_trafficking_modi_operandi.pdf Questo rapporto esplora il modo in cui le reti criminali stanno impiegando metodi di traffico marittimo di cocaina che eludono i porti commerciali come punti di ingresso in Europa o si affidano a tecniche di occultamento progettate per minare l’efficacia delle ispezioni visive, degli scanner e dei test di rilevamento.

 
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