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from Blog in Blu

Confusione, recupero e altre cose

Lunedi uscita corta, ma il piede mi ha dato ancora fastidio e quindi col preparatore abbiamo deciso di fermarmi per questa settimana, solo esercizi per il piede e a corpo libero, un po' di bici ma, la bicicletta è da sistemare e quindi al momento solo a corpo libero. Ovviamente la testa è sempre altrove, mi ci sto abituando.

Nel frattempo, ho pubblicato il link di “ Lingua Mortis”, vuoto al momento ma credo che pubblicherò qualcosa a breve, sta procedendo bene, ma sono all'inizio e quindi bene per forza. La mailing list sta prendendo forma, quella di questo mese prendere luce, in tutti i sensi lunedi dopo la maratona. Sto sistemando il sito per consulente informatico familiare, perchè mi è capitato di vederne un paio e dalla descrizione non è nulla di trascendentale e aiutare le famigli in informatica gestendomi potrebbe essere interessante.

In più stamattina ho segnato un idea per una corsa nella seconda metà dell'anno, questa invece ci farò una pagina web dal mio sito perchè potrebbe essere interessante.

Staremo a vedere cosa succederà e se la testa tornerà in ordine. Ma in fondo: “cerca l'equilibrio, godi dell'equilibrio, smonta l'equilibrio e ripeti”

 
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from Bymarty

Pensieri e parole...

Ho ritrovato la luna, qualche pensiero nascosto,scrivo ,leggo e condivido! Eppure qualcosa manca ,sento che alcune parole sono davvero vuote e insignificanti, Non c'è trasporto in quello che scrivo, le emozioni si dissolvono all'istante, non rimane in me la sensazione di essere più libera ,di essere riuscita a dare un senso,a ciò che affolla mente e cuore! Forse è la confusione Che regna ancora sovrana, il non aver deciso se vale più il bianco o il nero, se è giusto continuare a sognare , a sperare che finalmente qualcosa di bello si possa realizzare! Leggo in qsti giorni molteplici poesie, pensieri, d'amore, di speranza, e di condivisione, e vorrei che ispirassero i miei pensieri e vorrei che le parole prendessero vita forma , invece vedo che si disperdono ,come polline al vento, e spesso non trovano rifugio in alcun fiore, xchè troppo diverse,uniche o semplicemente sterili!

 
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from Cooperazione Internazionale di Polizia

Riciclaggio da Riga a Berlino attraverso Malta. Perquisizioni anche in Italia

Oltre 100 perquisizioni in un'operazione su larga scala contro una rete criminale russo-eurasiatica e un istituto finanziario con sede a Malta presumibilmente coinvolto in servizi di riciclaggio di denaro svolte dalle autorità nazionali di Lettonia, Germania, Francia, Italia e Malta hanno effettuato. Per l'Italia hanno svolto le attività la Procura della Repubblica di Roma e la Guardia di Finanza – Nucleo Polizia Economica e Finanziaria di Roma. Quattro i sospetti che sono stati arrestati durante la giornata di azione sostenuta da #Eurojust ed #Europol. Potenziali sospettati e testimoni sono stati interrogati anche in Lettonia, Germania, Estonia e Malta.

Nel corso delle azioni sono stati impiegati oltre 460 agenti di polizia per effettuare le perquisizioni. La Germania ha inoltre schierato quattro agenti per supportare le indagini e le perquisizioni in Lettonia e Malta. Oltre agli arresti sono stati sequestrati diversi conti bancari e proprietà.

Dalla fine del 2015 l'istituto finanziario maltese ha riciclato almeno 4,5 milioni di euro in procedimenti criminali. La somma totale del denaro riciclato potrebbe ammontare a decine di milioni di euro. L'istituto finanziario e il gruppo criminale organizzato dietro di esso offrivano servizi di riciclaggio di denaro attraverso una rete di false imprese e individui che erano amministratori registrati, senza svolgere alcuna attività commerciale reale.

Il gruppo criminale organizzato operava principalmente da Riga e Berlino. Le indagini sono state avviate nel 2021 dalle autorità lettoni dopo aver notato trasferimenti di denaro insoliti dalla Lettonia all'istituto finanziario maltese. Contemporaneamente le autorità tedesche avevano avviato indagini su flussi di denaro sospetti che coinvolgevano lo stesso istituto finanziario.

Durante la giornata dell’azione, Europol ha inviato un esperto di riciclaggio di denaro in Lettonia e ha allestito un ufficio mobile presso il centro di coordinamento di Eurojust per supportare l’operazione. Da dicembre 2021 Europol sostiene le indagini fornendo analisi operative e finanziarie e competenze operative. L'Agenzia ha inoltre sostenuto la squadra investigativa comune e ha fornito sostegno finanziario al caso.

#GuardiadiFinanza

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from 📖Un capitolo al giorno📚

LA GLORIA DELLA NUOVA GERUSALEMME

Sion rivestita di luce 1Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. 2Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. 3Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. 4Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. 5Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. 6Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore. 7Tutte le greggi di Kedar si raduneranno presso di te, i montoni di Nebaiòt saranno al tuo servizio, saliranno come offerta gradita sul mio altare; renderò splendido il tempio della mia gloria. 8Chi sono quelle che volano come nubi e come colombe verso le loro colombaie? 9Sono le isole che sperano in me, le navi di Tarsis sono in prima fila, per portare i tuoi figli da lontano, con argento e oro, per il nome del Signore, tuo Dio, per il Santo d’Israele, che ti onora. 10Stranieri ricostruiranno le tue mura, i loro re saranno al tuo servizio, perché nella mia ira ti ho colpito, ma nella mia benevolenza ho avuto pietà di te. 11Le tue porte saranno sempre aperte, non si chiuderanno né di giorno né di notte, per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti e i loro re che faranno da guida. 12Perché la nazione e il regno che non vorranno servirti periranno, e le nazioni saranno tutte sterminate. 13La gloria del Libano verrà a te, con cipressi, olmi e abeti, per abbellire il luogo del mio santuario, per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi. 14Verranno a te in atteggiamento umile i figli dei tuoi oppressori; ti si getteranno proni alle piante dei piedi quanti ti disprezzavano. Ti chiameranno «Città del Signore», «Sion del Santo d’Israele». 15Dopo essere stata derelitta, odiata, senza che alcuno passasse da te, io farò di te l’orgoglio dei secoli, la gioia di tutte le generazioni. 16Tu succhierai il latte delle genti, succhierai le ricchezze dei re. Saprai che io sono il Signore, il tuo salvatore e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe. 17Farò venire oro anziché bronzo, farò venire argento anziché ferro, bronzo anziché legno, ferro anziché pietre. Costituirò tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia. 18Non si sentirà più parlare di prepotenza nella tua terra, di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini. Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte. 19Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più lo splendore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. 20Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto. 21Il tuo popolo sarà tutto di giusti, per sempre avranno in eredità la terra, germogli delle piantagioni del Signore, lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria. 22Il più piccolo diventerà un migliaio, il più insignificante un’immensa nazione; io sono il Signore: a suo tempo, lo farò rapidamente.

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Approfondimenti

LA GLORIA DELLA NUOVA GERUSALEMME 60,1-62,12 I capitoli 60-62 rappresentano il centro tematico, oltre che poetico, dell'ultima parte della «Visione di Isaia». In essi risuona dall'inizio alla fine un annuncio di salvezza che, se si eccettua l'aggiunta di 60,12, non è interrotto da nessun annuncio di giudizio.

Sion rivestita di luce 60,1-22 Il capitolo 60 è un'unità in sé conchiusa. Il motivo dell'assalto escatologico contro il monte del tempio, inteso come dimora divina e centro del mondo, viene ora superato dall'immagine del pellegrinaggio dei re e dei popoli che si dirigono a Sion per servire JHWH. Al timore di un mondo che rifluisce nel caos primordiale, sotto il peso della sua violenza, si contrappone, in questo capitolo, la gioiosa certezza di un universo che trova nel Signore la meta della propria storia e la sorgente della propria stabilità. Il clima esultante della città che si rinnova e il motivo della ricostruzione delle mura (cfr. vv. 10 e 18) orientano a situare il poema al tempo della riforma di Neemia o poco prima. Il suo contenuto si articola nelle seguenti parti:

  • Sion risplendente di luce (vv. 1-3);
  • pellegrinaggio dei popoli verso il monte del tempio (vv. 4-9);
  • ricostruzione e prosperità di Sion (v. 10-17);
  • JHWH luce del popolo (vv. 18-20);
  • Sion comunità di giusti (vv. 21-22).

1-3. Sion, personificata, è apostrofata direttamente (cfr. v. 14) come nei cc. 40-55. Con un linguaggio che richiama 51,17 e 52,1 essa è invitata a sorgere dallo stato di prostrazione in cui si trova e a rifulgere della «sua» luce. In base al parallelismo sinonimico, risulta che la «luce» di Sion si identifica con la «gloria di JHWH» (v. 1; cfr. 40,5), quindi con la potenza salvifica divina che sta per «brillare» sulla città. L'immagine di Sion, che non solo accoglie la luce, ma la riflette, sviluppa un netto contrasto con le tenebre che caratterizzano l'universo e, quindi, costituiscono l'orizzonte esistenziale delle «nazioni» (v. 2a). Il contrasto è ulteriormente accentuato dall'affermazione del v. 2b che identifica la luce con il Signore stesso e che, insieme al v. 1, forma un'inclusione ricca di espressività. La luce di Sion appare qui una grandezza che circonda le tenebre del mondo e le ingloba. I popoli e i re, dunque l'umanità socialmente e politicamente strutturata, trovano solo in Sion la luce che indica il cammino della salvezza e della vita (v. 3).

4-9. L'annuncio che i figli di Sion verranno «da lontano» (analoga espressione in 49,12) e le figlie saranno «portate in braccio» (v. 4b; cfr. anche 49,22) non si armonizza con la prospettiva universalistica del brano. Si tratta molto probabilmente di un'aggiunta che prospetta la fine della diaspora e il pellegrinaggio dei Giudei al tempio del Signore. Nella forma originale, il v. 5, che era direttamente connesso con il v. 4a, annuncia la gioia «raggiante» (cfr. v. 1) di Gerusalemme al vedere i re e i popoli mentre accorrono a lei offrendo i prodotti provenienti dal commercio marittimo (cfr. «le ricchezze del mare») e «i beni» dei popoli. La breve descrizione che segue (vv. 6-9a) indica i principali luoghi di provenienza delle carovane che si muovono con i loro doni verso il monte Sion.

60,10-18. L'inclusione formata dal motivo delle mura (cfr. v. 10 e v. 18) costituisce una chiara delimitazione della nostra pericope che ha, come tema, la nuova condizione salvifica di Sion. Questa ha il suo segno nelle mura ricostruite (v. 10), nelle porte aperte (anche il motivo delle porte forma un'inclusione, cfr. v. 11 e v. 18b), nel tempio abbellito (v. 13) e, infine, nella pace (vv. 17c-18). La ricostruzione delle mura, realizzata da Neemia, è presentata come il segno che il destino di Sion è mutato. Il Signore, fedele al suo disegno di amore, si manifesta ora come colui che nutre sempre tenerezza per il suo popolo (cfr. 54, 8). L'immagine delle porte «sempre» aperte è il segno evidente di questa sicurezza e delle «ricchezze» che i popoli, guidati dai loro re, porteranno a Sion (v. 11). In questa prospettiva di assidua cooperazione dei popoli in favore di Sion, il v. 12 appare una glossa in quanto si stacca nettamente dal contesto sia per la forma (in prosa) che per il contenuto. La cooperazione dei popoli è vista nel v. 13 in rapporto al luogo del santuario di JHWH. L'espressione «il luogo (o sgabello) dei miei piedi» in origine era riferita all'arca dell'alleanza (cfr. Sal 99,5; 132,7; 1Cr 28,2; Lam 2,1), intesa come simbolo della continua presenza salvifica di JHWH che, mediante l'esodo, libera il popolo e lo innalza fino a sé (cfr. Es 19,4). Questo ricco significato simbolico, dopo che l'arca andò perduta con la distruzione di Gerusalemme, fu trasferito al tempio e il nostro testo, insieme a Ez 43,7, ne è una suggestiva testimonianza. Se le mura ricostruite esprimono la sicurezza della città rinnovata, il tempio è il luogo nel quale la comunità sperimenta la sua appartenenza al Signore e quindi la salvezza divina. I vv. 14-17b continuano la descrizione della grande svolta salvifica. Sion vedrà venire i discendenti di coloro che la oppressero con gli atteggiamenti del vassallo che si prostra davanti al suo sovrano. Questo atteggiamento è indicato in ebraico con un vocabolo che deriva dal verbo «abbassare». Si tratta di un verbo che in 2,9.11.17 connota la vittoria divina sull'orgoglio umano. Anche nel nostro testo questo dato non si limita ad essere una indicazione folcloristica, ma si situa in una prospettiva teologica. I discendenti degli antichi oppressori riconoscono la presenza divina in Sion.

17c-18. Gerusalemme è retta da due valori essenziali (v. 17c): la «pace» (il benessere totale) e la «giustizia» (il contrassegno per eccellenza della salvezza divina; cfr. Is 9,6; 11,4-9; 29,19-21; 32,15-18; 54,14). L'immagine della pace e della giustizia che, personificate, prendono in mano il governo della città, orienta a un futuro nel quale la comunità sarà libera da ogni violenza e vivrà sicura avendo nelle mura la certezza della propria «salvezza» e nelle porte che accolgono i popoli pellegrini il segno della sicurezza e della prosperità («gloria»).

19-20. Sono un'aggiunta di un redattore influenzato dall'apocalittica. Nel pantheon cananeo il sole e la luna erano venerati come divinità (femminile la prima e maschile la seconda). Il nostro redattore reinterpreta il motivo della luce dei vv. 1-3, annunciando che Gerusalemme, rinnovata secondo la promessa, sarà completamente liberata dall'idolatria e perciò non porrà più la propria sicurezza negli astri divinizzati. Solo il Signore sarà luce eterna per Sion. La frase in ebraico presenta, significativamente, la stessa costruzione della formula dell'alleanza; al tema del'alleanza rinviano anche le locuzioni «tuo Dio» e «tuo splendore» (v. 19; cfr. Dt 26,17-19).

21-22. Il v. 21 originariamente proseguiva l'annuncio del v. 18. Il futuro popolo di Gerusalemme, guidato dalla «pace» e dalla «giustizia», sarà costituito nella sua totalità da «giusti» (cfr. 57,1). A questo popolo di giusti è riferito il titolo che in Is 11,1 era riservato al nuovo Davide suscitato dalla radice di Iesse. La comunità è il «germoglio» che si sviluppa come opera della potenza del Signore («delle sue mani») e riflesso del suo splendore. Lo sviluppo è delineato, nel v. 22, con il tema della crescita prodigiosa della popolazione secondo le promesse fatte ai patriarchi (cfr. Gn 17,6; 18,18; 26,4).

(cf. GIANNI ODASSO, Isaia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from L'isola di Ula-Ula

Vanzetti (a sinistra) e Sacco (a destra)

La giuria ci aveva odiati fin dal primo momento perché eravamo contro la guerra. La giuria non si rendeva conto che c'è della differenza tra un uomo che è contro la guerra perché ritiene che la guerra sia ingiusta, perché non odia alcun popolo, perché è un cosmopolita, e un uomo invece che è contro la guerra perché è in favore dei nemici. Noi non siamo uomini di questo genere. Katzmann lo sa molto bene. Katzmann sa che siamo contro la guerra perché non crediamo negli scopi per cui si proclama che la guerra va fatta. Noi crediamo che la guerra sia ingiusta e ne siamo sempre più convinti dopo dieci anni che scontiamo le conseguenze e i risultati dell'ultimo conflitto. Io sarei contento di essere condannato al patibolo, se potessi dire all'umanità: “State in guardia. Tutto ciò che vi hanno detto, tutto ciò che vi hanno promesso era una menzogna, era un'illusione, era un inganno, era una frode, era un delitto. Vi hanno promesso la libertà. Dov'è la libertà? Vi hanno promesso la prosperità. Dov'è la prosperità?”. Dal giorno in cui sono entrato a Charlestown, sfortunatamente la popolazione del carcere è raddoppiata di numero. Dov'è l'elevazione morale che la guerra avrebbe dato al mondo? Dov'è il progresso spirituale che avremmo raggiunto in seguito alla guerra? Dov'è la sicurezza di vita, la sicurezza delle cose che possediamo per le nostre necessità? Dov'è il rispetto per la vita umana?

Dal discorso di Bartolomeo Vanzetti prima che la condanna a morte venga dichiarata definitiva. 9 aprile 1927.

Fonte immagine: commons

#BartolomeoVanzetti #SaccoVanzetti #pace #guerra @ulaulaman@mastodon.social

 
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from La vita in famiglia è bellissima

[libri e memoria]

Non dovrei mai mettere a posto i libri, oppure farlo più spesso. In questi giorni che non sto benissimo mi sono preso del tempo per farlo. E sono emerse cose che – nella vita incasinata – non curo e invece.

Trovo un libro che avevo fregato a mia zia, La caduta, di Camus. L'avevo letto decenni fa, su spinta di mia zia e ancora adesso mi ricordo alcuni frammenti dell'Esilio e il regno, che era un'altra sezione del libro. Lo apro e scopro che era quello che mesi fa cercavo da mia zia, per rubarglielo. E invece lo avevo già rubato. Non tanto per Camus, ma perché ha due frontespizi. In uno c'è scritto l'autore, il titolo del libro, e sotto il nome della casa editrice. Nella pagina a fianco – letteralmente – c'è un frontespizio identico, autore, titolo del libro, e casa editrice. Solo che a sinistra la casa editrice è Bompiani, a destra è Garzanti.

Cerco di mettere tutti i Mondadori assieme, almeno quelli di narrativa, e a un certo punto prendo un Strade blu e cerco di infilarlo a fianco degli Oscar. E quello si rifiuta. È più alto. Non ci entra. Devo necessariamente metterlo due scaffali più in basso. Le braccia mi cascano lungo i fianchi. Ecco perché evito di mettere i libri in ordine, perché poi succedono queste cose. Le idee si scontrano con il legno.

E poi ci sono i libri che scompaiono. Cerco tutti i miei libri di Morovich, ogni tanto li ricontrollo perché se scompaiono è un disastro, quello chi lo ristampa. E scopro che è scomparso I giganti marini. Vado scaffale per scaffale, al piano di sopra, al piano di sotto. Scomparso. Avrò fatto la cazzata, penso, l'ho prestato. Perché è un bel libro, l'ho prestato, la cazzata. E resto così, guardo il grande acquaio della libreria, i libri sferzati dagli anni, dai traslochi, dalla polvere, dall'umidità, dai figli e penso che magari è lì, da qualche parte, come un pesce smarrito nel piccolo oceano della mia memoria.

È sparito anche Verba manent. Te pareva. Verba manent è un libro importantissimo, spiega tecnicamente come fare storia orale, è uno dei libri più importanti che abbia letto e – per farla breve – decenni fa l'avevo perso. Perso. Poi un giorno, in casa di Francesco, eccolo. L'avevo prestato a lui. Me l'ero ripreso. E ora ho rifatto la cazzata. Devo averlo riprestato a qualcuno. Possibile che non abbia imparato? Alcuni libri si devono prestare, altri no. Servono a dare conforto in casa, non vanno lasciati liberi.

Poi trovo questo libro di Beckett, già letto decenni fa e mi ricorda qualcosa la copertina, lo apro e c'è l'anno e il mese e mi ricordo. Siamo io e Elettra, ci siamo messi insieme da un mese, siamo sul lungomare ligure in agosto e andiamo alle bancarelle e io mi compro questo libro di Beckett che mi sembra uno splendore. Io ho ventiquattro anni, a fianco a me questa ragazza con uno sguardo che buca l'estate e ora sono chinato nel corridoio, nel buio della sera, davanti alla camera di mia figlia e lo richiudo e lo rimetto a posto tra gli Einaudi.

Mentre sono lì mi appare in chat una persona cara che non vedo da tanto tanto tempo mi manda una immagine. È un mio ex libris, fatto a mano. Che libro mi hai fregato le chiedo, ed è strano perché mentre le parlo mi immagino il suo viso dell'ultima volta che l'ho vista. Forse gli anni novanta. E le parlo come se avessimo smesso ieri. È Strindberg mi confessa dopo un po', mi dice il titolo. Guardo nella mia libreria, e quel libro ce l'ho uguale. Guarda – le dico – che era un modo per regalartelo. L'ex libris non ce lo avevo messo per segnare che il libro era mio, ma perché non lo era più. Lei dice, lo so.

E poi mi racconta una cosa che avevo completamente dimenticato. Mi fa impressione. Un intero episodio della mia vita di cui non ricordo quasi nulla. Siamo ad una retrospettiva su Orson Welles, sempre anni novanta. Una maratona, non so quanti film. Per chi resta fino alla fine c'è una lotteria, estraggono a sorte un biglietto. Lei a un certo punto della maratona deve andare via. Mi lascia il suo biglietto. Io resto fino alla fine. Quarto potere. L'infernale Quinlan. L'orgoglio degli Amberson. Estraggono a sorte il vincitore. Io non vinco. Ma lei sì.

Quindi sono salito sul palco, imbarazzato, ho ritirato il premio. Mi racconta tutto lei. E cosa era il premio? le chiedo. Non ricordo nulla. Lei mi risponde, una cosa bellissima, che ho tenuto fino a pochi anni fa, poi si è rotta. E cosa era? le chiedo. Spero che l'oggetto sblocchi un ricordo di questo mio pezzo di memoria. E lei me lo dice e c'è della beffa in questo ritorno indietro nel tempo, alle cose che si sono perse con l'andare degli anni.

“Una sfera di vetro con dentro la neve” mi scrive e io sorrido e le dico grazie, mi hai fatto un bel regalo stasera.

Rosebud.

 
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from Alviro

La-danza-delle-parole-sotto-la-luna-burlona.jpg Oh, guarda che sorpresa al risveglio, la luna, sfrontata com'è, decide di farmi un baffo questa mattina! Spunta tra i rami come se fosse la protagonista di un film muto degli anni '20, e io, ovviamente, non posso far altro che risponderle con una risatina nervosa.

“Ma per favore, cara luna, non potresti lasciar fare al sole il suo lavoro? E magari lasciarci delle parole nuove, anziché fare la civettuola tra i rami?”

Sì, perché ovviamente il sole è il nostro unico salvatore, l'unico in grado di portare passione e fervore nei nostri cuori così spenti. Oh, quanto vorrei solo delle nuove parole ardenti da sussurrare all'orecchio del mondo, come se fossimo protagonisti di un film romantico di serie B.

E poi questa voglia di dipingere il giorno con colori vivaci! Ma per piacere, io vorrei solo un giorno normale, senza tutti questi fronzoli. Ma no, dobbiamo avere un giorno “timido e nebbioso, un po' incerto”, perché chiaramente il fascino sta proprio nell'essere indecisi su tutto.

E che dire di quei pensieri leggeri che dovrebbero essere raccolti dal vento? Cosa siamo, delle foglie secche da spazzare via? E l'amico poeta “attento e contento” che dovrebbe coglierli? Ma chi è, Mary Poppins?

E poi questa storia delle emozioni che trovano il loro posto e diventano poesie danzanti e vezzose... Ma sì, certo, ogni volta che mi sento un po' giù corro subito a scrivere una poesia, così da trasformare la mia tristezza in danza. E magari dopo la pubblico su Mastodon.uno, chissà che non diventi virale.

Ma alla fine, cosa ci rimane se non l'illusione di essere anime sensibili, poeti in erba? Oh, che tristezza, io credevo di essere solo un essere umano normale. Invece no, sono un custode di emozioni, un guardiano delle parole. Che peso sulla mia coscienza!

E questa vita, un poema da vivere con ardore... Ma certo, ogni giorno è una lotta, tra le gioie e i dolori, tra il cercare di essere poeti e il dover affrontare la realtà. Ma dai, almeno ci rimane la speranza, no? E magari un pizzico di umorismo per renderla un po' meno amara.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Sound Affects è il quinto album in studio del gruppo rock inglese The Jam. L'album è stato pubblicato il 28 novembre 1980 dalla Polydor Records. È l'unico album dei Jam ad essere co-prodotto dalla band stessa e contiene l'unica traccia dell'album co-scritta dall'intera band, “Music for the Last Couple”. La copertina è un «pastiche dell'artwork» utilizzato su vari registrazioni di effetti sonori prodotti dalla BBC negli anni '70. Il frontman dei Jam Paul Weller ha ritenuto che Sound Affects sia il miglior album dei Jam.


Ascolta: https://songwhip.com/the-jam/sound-affects


#ascolti

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Venuta del Signore come redentore 1Ecco, non è troppo corta la mano del Signore per salvare; né troppo duro è il suo orecchio per udire. 2Ma le vostre iniquità hanno scavato un solco fra voi e il vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto per non darvi più ascolto. 3Le vostre palme sono macchiate di sangue e le vostre dita di iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogne, la vostra lingua sussurra perversità. 4Nessuno muove causa con giustizia, nessuno la discute con lealtà. Si confida nel nulla e si dice il falso, si concepisce la malizia e si genera l’iniquità. 5Dischiudono uova di serpente velenoso, tessono tele di ragno; chi mangia quelle uova morirà, e dall’uovo schiacciato esce un aspide. 6Le loro tele non servono per vesti, essi non possono coprirsi con le loro opere; le loro opere sono opere inique, il frutto di oppressioni è nelle loro mani. 7I loro piedi corrono al male, si affrettano a spargere sangue innocente; i loro pensieri sono pensieri iniqui, desolazione e distruzione sono sulle loro strade. 8Non conoscono la via della pace, non c’è giustizia nel loro procedere; rendono tortuosi i loro sentieri, chiunque vi cammina non conosce la pace. 9Per questo il diritto si è allontanato da noi e non ci raggiunge la giustizia. Speravamo la luce ed ecco le tenebre, lo splendore, ma dobbiamo camminare nel buio. 10Tastiamo come ciechi la parete, come privi di occhi camminiamo a tastoni; inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo, nel pieno vigore siamo come i morti. 11Noi tutti urliamo come orsi, andiamo gemendo come colombe; speravamo nel diritto ma non c’è, nella salvezza ma essa è lontana da noi. 12Poiché sono molti davanti a te i nostri delitti, i nostri peccati testimoniano contro di noi; poiché i nostri delitti ci stanno davanti e noi conosciamo le nostre iniquità: 13prevaricare e rinnegare il Signore, cessare di seguire il nostro Dio, parlare di oppressione e di ribellione, concepire con il cuore e pronunciare parole false. 14È trascurato il diritto e la giustizia se ne sta lontana, la verità incespica in piazza, la rettitudine non può entrarvi. 15La verità è abbandonata, chi evita il male viene spogliato. Ha visto questo il Signore ed è male ai suoi occhi che non ci sia più diritto. 16Egli ha visto che non c’era nessuno, si è meravigliato perché nessuno intercedeva. Ma lo ha soccorso il suo braccio, la sua giustizia lo ha sostenuto. 17Egli si è rivestito di giustizia come di una corazza, e sul suo capo ha posto l’elmo della salvezza. Ha indossato le vesti della vendetta, si è avvolto di zelo come di un manto. 18Egli ricompenserà secondo le opere: sdegno ai suoi avversari, vergogna ai suoi nemici; alle isole darà la ricompensa. 19In occidente temeranno il nome del Signore e in oriente la sua gloria, perché egli verrà come un fiume impetuoso, sospinto dal vento del Signore. 20Un redentore verrà per Sion, per quelli di Giacobbe convertiti dall’apostasia. Oracolo del Signore. 21«Quanto a me – dice il Signore – ecco la mia alleanza con loro: il mio spirito che è sopra di te e le parole che ho posto nella tua bocca non si allontaneranno dalla tua bocca né dalla bocca dei tuoi discendenti né dalla bocca dei discendenti dei tuoi discendenti – dice il Signore – ora e sempre».

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Approfondimenti

Venuta del Signore come redentore 59,1-21 Se si prescinde dall'aggiunta del v. 21 (in prosa), il capitolo contiene a prima vista uno sviluppo organico: il popolo è accusato delle sue infedeltà (vv. 1-8), si riconosce colpevole (vv. 9-15a) e riceve la promessa della salvezza (15b-20). Le situazioni presupposte dalle tre parti sono però tra loro molto diverse. Inoltre i vv. 5-8 sono un'aggiunta come risulta dal fatto che l'accusa del profeta contro il popolo (vv. 2-4) è reinterpretata e riferita solo al gruppo dei Giudei infedeli.

Il capitolo, quindi, si configura come un'unità redazionale nella quale sono stati connessi tre brani originariamente autonomi: una disputa relativa alla colpevolezza del popolo (vv. 1-4); una confessione dei peccati (vv. 9-15a) e una promessa di salvezza (vv. 15b-20). Il primo e il terzo brano infine sono stati ampliati rispettivamente con l'aspra accusa dei vv. 5-8 e con la solenne promessa del v. 21.

1-4. Il testo suppone una situazione simile a quella di Is 58,3a. La comunità si lamenta mettendo in dubbio sia la potenza («mano») del Signore, sia la possibilità che egli ascolti la preghiera. Il profeta risponde al lamento con parole che richiamano 50,1-3. La situazione problematica che affligge la comunità non ha la sua causa nell'agire di JHWH, ma nella condotta del popolo (v. 1). Nell'affermazione che le colpe del popolo creano una separazione totale e permanente tra lui e il suo Dio (v. 2) si condensa una profonda intuizione. L'autore ricorre qui alla stessa forma verbale che descrive la separazione primordiale tra la luce e le tenebre (Gn 1,1) e tra le acque «sotto il firmamento» e le acque «sopra il firmamento» (Gn 1,7). L'infedeltà spezza il vincolo dell'alleanza e pone il popolo in una situazione polarmente antitetica rispetto al Signore. La conseguenza esistenziale di tale situazione è la mancata salvezza espressa con l'immagine suggestiva del Signore che «nasconde il suo volto». La descrizione delle colpe del popolo (v. 3) focalizza la violenza, la menzogna e la perfidia. Le espressioni, tratte dal linguaggio della tradizione (cfr. 1,15; Sal 101,7; 109,2; 120,2; Gb 27,4), riflettono già la tendenza – molto diversa dall'accusa circostanziata della profezia preesilica – a creare un quadro tipologico della figura dell'empio.

5-8. L'aggiunta si aggancia alla metafora del v. 4b («si concepisce... si genera») per sviluppare un'accusa implacabile contro un gruppo della comunità. Anche se il gruppo non è esplicitamente nominato, si tratta certamente di Giudei che non vivono secondo la torah e perciò appartengono alla categoria degli «empi».

9-15a. Il brano, che in origine era unito ai vv. 1-4 dalla locuzione «Per questo», contiene una confessione dei peccati (vv. 12-15a). La precede una lamentazione nella quale la comunità grida il proprio dolore, carico di amarezza, per la gravità della sua situazione. Una suggestiva inclusione conferisce forte espressività al lamento dei vv. 9-11. La comunità riconosce di non essere ancora raggiunta dall'intervento liberatore («diritto») del Signore e dalla conseguente liberazione («giustizia»). Questa affermazione del v. 9a è riecheggiata dal v. 11b dove si constata l'assenza del «diritto» e la lontananza della «salvezza». Qui i termini «diritto», «giustizia», «salvezza» presentano lo stesso significato salvifico già incontrato nella predicazione deuteroisaiana. In particolare il testo allude quasi sicuramente a 46,13 per sottolineare che la promessa ivi annunciata non si è ancora adempiuta. L'inclusione è resa eloquente dalla tensione che si sviluppa tra la consapevolezza della salvezza, che «è lontana» (cerchio esterno), e l'intensità della speranza («speravamo»), che risulta drammaticamente delusa (cerchio interno). L'amarezza della delusione non sfocia nella disperazione, ma culmina nella confessione dei peccati (vv. 12-13). L'immagine dei peccati che «testimoniano» contro i membri della comunità (o forse «parlano» in essi facendo sentire, insieme alla voce, la loro presenza), accentuata dall'affermazione che le ribellioni sono “con” essi, attesta la profonda prospettiva alla quale la fede di Israele è giunta nella comprensione e nella confessione dei peccati del popolo. I vv. 14-15a contengono una riflessione in terza persona nella quale si delinea la conseguenza di un simile agire. Il vocabolario dei vv. 9a e 11b ricompare ora, ma con il significato consueto, nei cc. 56-66. Il «diritto» e la «giustizia», la fedeltà e la sincerità, vale a dire i valori che caratterizzano la risposta del popolo al dono della salvezza, sono assenti sia nell'ambito privato che in quello pubblico («in piazza»). L'assenza della fedeltà e la persecuzione di chi evita «il male» (v. 15a) lasciano intravedere il baratro nel quale il popolo del Signore sprofonda quando “si ribella” al suo Dio.

15b-20. La pericope si articola in due parti. La prima (vv. 15b-16a) annuncia che il Signore vede la situazione nella quale si trova il suo popolo, mentre la seconda (vv. 16b-20) descrive il suo intervento salvifico. Il detto presenta anzitutto il Signore nella prospettiva della tradizione dell'esodo, richiamata nei salmi di lamentazione. Come il Signore «ha visto» l'oppressione del suo popolo reso schiavo dagli Egiziani (cfr. Es 3,9) ed è invocato, nel tempo di una calamità nazionale, perché «veda» la sua «vigna» (cfr. Sal 80, 15), così ora egli “vede” la situazione di sventura che colpisce il suo popolo (vv. 15b-16a). L'intervento divino è descritto con un linguaggio che si ispira a 63,5. Il Signore interviene da solo con la potenza vittoriosa già manifestata nell'esodo («il suo braccio»), mostrando così che egli è sempre spinto, nel suo agire, dalla fedeltà alle promesse («giustizia») con cui ha suggellato per sempre l'alleanza con il suo popolo. Questo intervento è descritto con i caratteri tipici di una teofania che coinvolge non solo le genti, ma gli stessi elementi della creazione. La lotta vittoriosa contro gli avversari rivela il Signore come «redentore» in quanto libera la sua famiglia «Sion» e si configurano come «quelli di Giacobbe convertiti dall’apostasia» (v. 20). Tale locuzione testimonia una distinzione netta tra il vero Israele, erede delle promesse, e l'Israele fenomenologico, di cui un gruppo rimane ostinatamente ribelle al Signore. Si delinea così una prospettiva densa di conseguenze. L'Israele futuro sarà caratterizzato in modo essenziale dal dono della conversione al Signore.

21. Con un linguaggio simile a quello della redazione sacerdotale (P) il testo annuncia una solenne “promessa” di alleanza. Il tema dello spirito, che richiama Is 61,1, e la locuzione «le parole che ti ho messo in bocca», che rinvia a 50,4 (cfr. anche Ger 1,9), sono fondamentali per comprendere il contenuto della promessa divina. Poiché i testi richiamati si riferiscono a esperienze profetiche ne segue che il versetto, nella linea di Gl 2,28-29, annuncia al popolo rinnovato dalla salvezza divina il dono profetico dello spirito e della parola (cfr. 51,16). Questa promessa, destinata ad attualizzarsi di generazione in generazione, richiama l'alleanza di pace di Is 54,10 e costituisce un importante sviluppo nella tradizione della nuova alleanza (cfr. Ger 31,31-34; Ez 36,24-28; Dt 30,6-14).

(cf. GIANNI ODASSO, Isaia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Bymarty

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Meravigliosa come sempre anzi di più, luminosa e coinvolgente, imponente e sempre presente, dai un senso alla giornata, colorandola con caldi colori ,in attesa che arrivi la primavera a scaldare e colorare i giorni,le ore e soprattutto il nostro cuore.. buona giornata...

 
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from La galerie des mots oubliés

Poème / Franc-tireur

Dans la fable de la République Universelle, On pantheonise la mémoire des Partisans, Avec du barbelé aux murs de nos citadelles : Liberté ; Égalité ; Fraternité ; soi disant.

Qu’il est loin le temps des camarades ! Que flottent les lambeaux de notre superbe ; Je m'attendais à bien d'autres barricades : L'espoir des miliciens me donne la gerbe !

Tandis que la police empoisonne l'eau des migrants, Nous ne sommes que les causes que l'on sert. Il faut tout cramer, à commencer par les camps, Parce qu’il n'y a pas d'étranger sur cette terre.

À la glorieuse mémoire des FTP MOI.

Looping 21 décembre 2023 – 21 février 2024.

 
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from Alviro

Ode-alle-parole-perdute-nel-caos-moderno.jpg Ispirato da Mina, diva della canzone, canto parole smarrite, senza ragione. Vagano nell'etere, senza meta né fine, come anime sperdute in un labirinto confine.

Vorrei donarle al vento, ma il vento non ascolta, o alla luna, ma lei è distratta e indolente in volta. Al mio amico le confiderei, ma lui ride e borbotta, le parole restano lì, in una bolla incolta.

Parole d'amore, disperse nel vuoto, come petali di rose spazzati dal flauto. Sogni infranti, speranze sognate, che si dileguano nell'aria, come bolle incantate.

E poi ci sono quelle, banali e stupide, che si muovono nell'aria, come mosche repulsive. Parole semplici, senza fronzoli né arte, che vagano nel mondo, senza meta o parte.

Tante racchiuse, altre dimenticate, alcune ignorate, altre abbandonate. Tristi e malinconiche, come piogge su lamiere, le parole si perdono, senza mai venire.

Mentre nuove emozioni sorgono e muoiono, ci ritroviamo qui, nel caos del nostro abbandono. Parole di rispetto, di amore e di paura, che si affollano nel cuore, come un'infinita mura.

Le parole sono il ponte che si spezza, tra ciò che siamo e ciò che ci spezza. Un dono prezioso, che spesso ignoriamo, mentre il mondo intorno a noi si sgretola e piange.

Forse da questo caos, qualcosa sboccerà, un seme d'amore, che alla fine fiorirà. Le parole come semi, nell'humus del nostro tempo, cresceranno e fioriranno, in un nuovo firmamento.

 
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from edosecco

Non sento più dire “due giorni”, “tre giorni”, ma “48 ore”, “72 ore”. Diciamo anche i minuti, già che ci siamo?

Non sento più dire “metà”, ma “50%” o direttamente solo “cinquanta” (che da solo è un dannato numero, altrimenti bisogna dire 'per cento').

Quando c'è una differenza di quantità bisogna controllare il “delta”. Ma che è, stiamo facendo algebra?

Ma perché?!?

Non sempre si sta esponendo un resoconto tecnico, spesso queste espressioni sono totalmente fuori luogo.

Lo sto notando solo io?

Non sarà un fenomeno come quello dell'Itanglese, in cui certe cose si dicono perché si pensa che faccia figo?

 
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from Alviro

Dissonanze-di-Inchiostro-Ode-alle-Anime-Speciali.jpg Ah, sì, noi, gli “speciali”, quelli che versano inchiostro con disinvoltura, non cerchiamo gloria né simpatia, ci accontentiamo di una modesta attenzione, va bene così.

Siamo un po' come quei biscotti stantii, che nessuno si prende la briga di mangiare, ma che ogni tanto qualcuno, per caso, afferra nella noia di un pomeriggio assolato.

E sì, certo, abbiamo difetti a palate, le nostre pagine sgorgano di errori, come la fontana del quartiere sbilanciata, che spruzza dappertutto tranne che dove dovrebbe.

Ma pazienza, chi non ne ha? Timori, dubbi, insicurezze, questi sì che ci fanno compagnia, come i vicini di casa invadenti che non ti lasciano in pace.

E poi, oh, quei momenti di conforto, quando il nostro ego ferito viene lenito da un commento gentile di qualche sconosciuto, che forse ha premuto il like per sbaglio.

Le parole danzano sulla carta, ma a volte ballano un tango stonato, come una banda di ubriachi in festa, senza un direttore che li tenga a bada.

E quando il silenzio ci avvolge, ci sentiamo un po' come quelle zanzare fastidiose, che nonostante i tentativi disperati, non riescono a trovare la strada d'uscita dalla stanza.

Perché sì, siamo anime “speciali”, nel senso che ci piace credere di esserlo, ma alla fine siamo solo un branco di sognatori, persi in un mondo di parole senza senso.

Ma va bene così, no? Almeno ci divertiamo a far finta di scrivere, mentre il mondo reale gira intorno a noi, ignaro della nostra insignificante esistenza.

 
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from Bymarty

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Canto alla luna..

Non sono brava né col canto Né con le rime, ma so per certo che tu stasera sei un incanto! Ti ho vista, ammirata e di te ovviamente sono sempre più presa e innamorata! So bene che io per te sono una delle tante stelle ,che ti rincorrono come sentinelle, non voglio essere la prima, né l'ultima, voglio da te solo pazienza e stima! Se con te posso volare e perdermi nell'infinito cielo, ti chiedo per favore non fermarmi e lasciami andare! Se poi dovessi cadere, sicuramente precipiterei in uno dei tuoi molteplici crateri. A te stasera ho dedicato questo umile canto e se permetti un po' me ne vanto..correggimi se sbaglio, Ma io senza di te sono solo un insignificante miraggio e anche un facile bersaglio..

 
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from Solarpunk Reflections

— [🇬🇧 ENGLISH BELOW] —

Oggi un amico mi ha chiesto se in Europa, e nello specifico nell'Unione Europea, sta tornando il fascismo del secolo scorso. La mia risposta è che, nonostante ci siano ovvie somiglianze, vale la pena dare uno sguardo alle meno ovvie differenze.

Negli Anni 20, il fascismo ha preso piede in Europa come conseguenza della Prima Guerra Mondiale (e altri fattori) che hanno impoverito la maggioranza dei cittadini, come sta succedendo negli ultimi 40 anni a causa del neoliberismo. Però ai tempi non fu lineare: c’erano battaglie ideologiche ovunque che si contendevano il potere col fascismo (e il capitalismo), ad esempio l’anarchismo spagnolo o il socialismo sovietico nell’appena nata URSS. I fascisti dovettero prendere il controllo dell’esercito e gonfiarli di botte per prendere potere il prima possibile, eliminare gli avversari politici e tenerselo stretto.

Oggi non c’è nulla di questo. Tutti i partiti in Europa sono capitalisti (e quelli che non lo sono sono politicamente irrilevanti), quindi quelli fascisti non hanno alcuna necessità di controllare l’esercito o pestare i propri avversari politici. Possono semplicemente continuare a fare ciò che stanno facendo finché non saranno eletti al potere, e solo allora iniziare a smontare pezzettini di democrazia. I loro obiettivi non saranno “espandere i confini” o “creare una nazione forte e unita” come nel secolo scorso (o come in Russia oggi!), semplicemente far sì che la Fortezza d’Europa continui a operare e che i ricchi capitalisti siano liberi di agire (come ad esempio la Brexit, capolavoro del protofascismo contemporaneo). Il fascismo, in ogni sua forma, è sempre una conseguenza del capitalismo in crisi.

Nessun partito di sinistra attuale può impedire questa dinamica, poiché non sono in grado di risolvere le crisi del capitalismo. Nella migliore delle ipotesi possono ritardarne l’ascesa, ma finché esiste la crisi la minaccia sarà presente. Quindi “votare per un partito non-fascista” non è una cura, solo un lieve antidolorifico. Neppure la democrazia elettorale in sé può impedire ciò: l’esistenza di persone che accumulano ricchezze stratosferiche implica che esisteranno finanziamenti ai partiti che favoriscono l’accumulo di ricchezze (o la deregolamentazione), mentre i partiti che cercheranno di limitarli saranno annegati. Di conseguenza, i partiti non cercheranno più di raggiungere i voti dei cittadini direttamente ma solo indirettamente, ovvero rendendosi prima di tutto attraenti ai finanziatori che poi forniranno i mezzi economici per ottenere i voti. Certamente la democrazia è un valore che dovremmo difendere, ma la democrazia elettorale E l’accumulazione di ricchezza nello stesso sistema non sono che una ricetta per l’oligarchia.

Se l’intero circo fascista è sorto e tramontato tra il 1920 e il 1940, in questo secolo sarà più lento e incrementale. Forse sarà dal 2020 al 2060, o ancora più in là.

IN BREVE sì, il fascismo è in ascesa, ma il panorama politico è così diverso che non si ripeterà nello stesso modo del secolo scorso.


Today a friend asked me if Europe, and specifically the European Union, is seeing a resurgence of 20th century fascism. My answer is that, while indeed there are obvious similarities, it's worth taking a look at the less-obvious differences.

Back in the 1920s, fascism took root in Europe as a consequence of WW1 (and other factors) that impoverished the vast majority of people. However it wasn't linear: there were ideological fights all over the place that contended with fascism (and capitalism), for example anarchism in Spain or Soviets in the newborn USSR. Fascists had to seize state military and beat them to a pulp in order to take power as fast as possible, eliminate every political opponent, and then keep a hold onto it.

Nowadays, there's only some of that. European citizens are indeed being impoverished by the consequences of Neoliberalism, but every European party is capitalist (those who aren't are usually irrelevant) so there's no need for any fascist party to seize power, military or beating their opponents to a pulp. They can just keep doing what they do until they're voted into power and then slowly erode democracy from within, while their main concern won't be “expanding borders” or “creating a national identity” as in last century (or current Russia!) but just keeping the Fortress Europe standing and make sure wealthy capitalists have their way. Brexit was (is?) the prime example of this, the prototype of contemporary fascism.

On top of that, no left party can prevent this since they're unable to solve the crisis of capitalism. At best they can delay fascism, but as long as the crisis is there it will always be a threat. So “voting for nonfascist parties” is not a treatment, just a mild painkiller. Electoral democracy as a whole cannot prevent it either: the existence of people that accumulate unreal wealth means that they are going to fund the political campaigns of parties that favor wealth accumulation (or deregulation) and flood out the parties that are against it. As a consequence, parties will no longer try to appeal to people to get their votes directly, but only indirectly, i.e. by appealing to the sponsors who then provide money to get them votes. Democracy is something we should seek to uphold, but the combination of electoral democracy AND wealth accumulation is just a recipe for oligarchy.

If the whole fascist circus got played between 1920 and 1940, in this century it might be way slower and incremental. Maybe it will take from 2020 to 2060, or even longer.

TLDR Yes, fascism is on the rise, but the political landscape is so different that it won't repeat itself in the same ways of last century. Fascism is always an epiphenomenon of capitalism in crisis.

 
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