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from Bymarty

Poco prima dell' alba, un venticello fresco, sento le gazze e i corvi e Li vedo volteggiare, saltare di albero in albero! È fresco stamattina e anche i miei pensieri sembrano essere un po' freschi, rigenerati, ma anche tanto stanchi! Stanchi perché la mia sensibilità, la mia empatia mi porta a vivere , determinate cose, persone., situazioni in modo profondo, quasi personale e questo non fa che appesantire e rendere più vulnerabile la mia me! E si perché quando leggi ultima chemio, e poi sai che era un bambino, quando ti ritrovi in una sala d'attesa, dove ci sono insieme a te donne di diversa età, aspetto, ecc, tutte in ansia per aspettare l'esito dell' esame istologico o biopsia o come lo si voglia chiamare, perché magari risulti meno crudo e più delicato, e tu sei forse l'unica veterana perchè, sei già avanti, con la terapia, con le fasi di questa malattia che inevitabilmente vengono scandite, dai controlli e dalle attese, io per un attimo o anche più, mi perdo! Così ascolti le storie e ti carichi emotivamente di domande, di ansie, di prospettive , che più di un anno fa hanno toccato me e che ti fanno sentire un passo in avanti, e poi vedi quegli occhi stanchi, timorosi, provati ma pieni di speranze! Osservi queste donne sconosciute, che si confrontano, si pongono le stesse domande, aspettano di sapere il tipo di terapie, e si perché poi le vedevi uscire quasi sollevate, qndo parlavano di terapia, di radioterapia, di compresse, ecc, e non di chemio, perché quella fa più paura e chi ci è passato lo sa, non mi dilungherò, perché so che l'argomento è delicato e questo può essere un contesto sbagliato, non voglio né sminuire nulla, né commentare, perché chi ci è passato, chi lo sta affrontando, ovviamente lo vive in un certo modo, lo vive e affronta come può e con tutta la forza, che ci si ritrova ! Perché ricordo anch'io la telefonata di una dottoressa che mi avvisava dell'esito del consulto e quando mi annunciò che avrei dovuto fare un ciclo di radioterapia, ma che la chemioterapia non era necessaria, scoppiai in lacrime e la dottoressa cercava di tranquillizzarmi, perché fa paura, fa paura tutto, ogni istante da quando per te crolla tutto, o si ferma tutto o ha inizio un circolo dal quale ci vorrà del tempo per uscire! Quando sei fresca di tutto, scoperta, intervento, terapia, non si ha il tempo di pensare, di metabolizzare, vieni risucchiata da tutto e spesso ci si allontana dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni, che va avanti, che scorre seguendo il suo corso, mentre per te qualcosa si è fermato, qualcosa è cambiato, e si è rotto nel tuo equilibrio! Si perdono certezze, sicurezze, si vive dell'oggi, si vive affrontando ogni giorno, passo dopo passo; tutto cambia priorità, la lista non è più la stessa, ti ritrovi all'improvviso in una vita nuova, dove ci sono regole, ecc, ma non c'è uno schema valido da seguire uguale per tutti e allora ci si adatta. Si cambia e si inizia a vivere questa realtà che finché non ti tocca appare distante, difficile si, ma quando la si affronta in prima persona è tutto così maledettamente diverso, e riuscire a non perdersi, spesso è difficile, perchè si perdono certezze, si assume una visione distorta di una realtà, che ti assorbe così all'improvviso, che credo non ci si senta mai veramente pronti per affrontarla! A breve saranno 2 anni dal quel giorno, da quel controllo di routine, che mi ha aperto un mondo che non conoscevo , ma che sicuramente mi ha salvato, perché oggi credo la la parola Ricerca e Prevenzione siano indispensabili e necessarie se vogliamo combattere questo mostro, a volte invisibile...

 
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from Diario

In pratica ieri sono andato a fare una passeggiata nei posti in cui avevo passato la mia infanzia, a Sant'Olcese. Ho preso lo scooter elettrico e improvvisamente ho voltato e sono andato in questa frazione dell'entroterra. È un paese dove ho vissuto per un periodo lungo della mia vita, all'incirca da quando avevo due anni a quando ne avevo diciotto. Uno dei miei romanzi, PECMEN, si svolge lì e una delle cose che pensavo mentre salivo in scooter, ieri, era quella di fare dei brevi video dei posti in cui il romanzo si svolgeva, per metterli poi sui social: lì è dove macellavano le mucche, lì è dove sono stato accusato di aver dato fuoco al paese, lì è dove aspettavo mio padre che tornasse dalla fabbrica, eccetera.

Una volta salito mi sono reso conto che il progetto era irricevibile perché ne sarebbe venuto fuori un documentario di due o tre ore, documentario che poi sarebbe interessato soltanto a me. Nel senso che quel piccolo piccolo paese era pregno di frammenti del mio passato, pieno zeppo. Camminandoci mi rendevo conto che le cose che avevo messo nel mio romanzo erano piccola cosa rispetto a quello che – di me – era restato impigliato là attorno, nelle strade, nei rami, nell'estetica delle case.

Diversamente da mio fratello non sono una persona nostalgica, anzi. Quando c'è un momento di addio, io saluto tutti con la leggerezza di chi li rivedrà il giorno dopo. E poi mi allontano senza guardarmi indietro. Ho sempre evitato rimpatri, feste dei compagni di classe o reunion degli scout. Ho sempre avuto più curiosità di quello che dovevo ancora incontrare rispetto a ciò che abbandonavo per sempre. Quello che potevo fare l'avevo fatto.

Quindi non sono tornato spesso a Sant'Olcese dopo il trasferimento a Genova. Una decina di volte nel corso di più di trent'anni. Ho portati i figli in Ciaè, salito per la calza della Befana più lunga del mondo. Ma da solo, in preda ai ricordi, forse una o due.

Ieri è stato diverso. Non so perché, forse lo stato d'animo in cui ero. Ieri è stato, a tratti, struggente. Camminavo per questo paese in cui avevo passato tutta la mia infanzia e parte dell'adolescenza, e lo trovavo minuscolo. Le strade si percorrevano in pochi passi. Mi sembrava di essere finito in una versione rimpicciolita del paese della mia infanzia, un pezzo d'Italia in miniatura.

La versione reale del paese si soprapponeva a quella della mia infanzia ed era incredibile. Il paese che conoscevo era stato distrutto nella notte. Le fasce che conoscevo erano diventate un prato, porte in cui ero entrato centinaia di volte erano state murate, cancelli impedivano di andare in posti dove avevo passato ore nascosto, strade sventrate dalle piante, sentieri che terminavano dopo pochi passi crollando in frane irrimediabili. Mi sembrava di essere in un film di fantascienza dove un attacco alieno aveva distrutto il mondo come lo conoscevamo.

In mezzo alcune cose restavano, come immortali. La pergola arruginita dell'uscita secondaria della chiesa, la scritta CDA sui cessi della “casa del catechismo”, il sentiero che – dal nulla – partiva per collegare la zona sotto al campo da calcio fino a Piccarello. Un palazzo, un'inferriata. Le due macellerie, anche se cambiate.

A un certo punto sono sceso fino al secondo campo da calcio, quello in terra batutta che avevo frequentato per un anno da bambino. La strada asfaltata che portava là era butterata dal tempo. Abbandonata si era sventrata, spaccata, piante la spingevano e tiravano, coprendola. Sembrava di camminare in un film post-apocalittico.

Il campo da calcio non esisteva più. Restava lo spazio che avevano creato per farlo. Da decenni direi. Tutto era invaso dalle piante, grossi fori per terra, avallamenti. Ho continuato a camminare per questo spiazzo senza senso, finché, dietro ad alcuni arbusti è emersa la struttura che cercavo. Gli spogliatoi erano rimasti lì. Abbandonati, senza porte, incendiati in parte, coperti di scritte. Un prefabbricato in metallo sommerso dalle piante secche, dai rovi. Ci sono entrato dentro e ci ho camminato come se fosse stata una navicella spaziale aliena. Ho fatto due o tre video. Era l'unica testimonianza che lì, un tempo, dei ragazzini si spogliavano d'inverno, al gelo, per giocare a calcio. Oggi, incomprensibile per chi non l'avesse conosciuta prima.

Tornando indietro pensavo ai romanzi dove l'adulto torna nel paese in cui aveva vissuto da ragazzo, è un topos. Le proprie radici. Ecco, non c'era fortunatamente niente del genere. Non sentivo nessuna radice mia in quel posto. Sentivo piuttosto il meccanismo di una realtà aumentata: c'era quello che vedevo e c'era quello che rivivevo, e le due cose si sovrapponevano. Tutto quello che non avevo scritto, sarebbe morto con me. Tutte le avventure, le tensioni, il sangue, le paure con cui avevo bagnato quel posto erano invisibili a chiunque, se non al mio occhio. Passando e camminando erano tutte lì; faceva impressione, come animazioni registrate nell'occhio e sovrapposte a quello che vedevo.

La sassaiola contro Graziano, Paolo che gratta le castagne d'india sul muro del circolo Acli per farci il sapone, io che chiedo i soldi – l'oblazione – agli spettatori delle partite di calcio della squadra locale, le vespe che mi invadono i vestiti fino alla carne, la gatta senza un occhio che sfida il nostro desiderio di morte, il cabinato del PacMan che prende vita tra il jukebox e il calciobalilla e via, via, via. Tutto registrato e sovrapposto, nel 2026, a quello che mi circonda. Mentre passo e cammino la scena si rigenera davanti ai miei occhi, ricostruita dalla memoria. Piena di falsità immagino.

Quello che sento io – in maniera diversa – lo sentiranno anche altri. Centinaia di universi paralleli di quel piccolo posto che via via nascono, si generano, sbocciano – marciscono e poi muoiono per sempre. Una parte del mondo reale è invisibile all'occhio, e la carne se la porta via, la trascina poi nell'oblio.

Sono risalito sullo scooter elettrico, un occhio alla batteria rimasta, mi sono lasciato tutto alle spalle.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Incursione del faraone 1Quando il regno fu consolidato ed egli si sentì forte, Roboamo abbandonò la legge del Signore e tutto Israele lo seguì. 2Nell'anno quinto del re Roboamo, il re d'Egitto, Sisak, salì contro Gerusalemme, perché i suoi abitanti si erano ribellati al Signore. 3Egli aveva milleduecento carri, sessantamila cavalli. Coloro che erano venuti con lui dall'Egitto non si contavano: Libi, Succhei ed Etiopi. 4Egli prese le fortezze di Giuda e giunse fino a Gerusalemme. 5Il profeta Semaià si presentò a Roboamo e ai comandanti di Giuda, che si erano raccolti a Gerusalemme per paura di Sisak, e disse loro: “Dice il Signore: “Voi avete abbandonato me, e io ho abbandonato voi nelle mani di Sisak”“. 6Allora i capi d'Israele e il re si umiliarono e dissero: “Giusto è il Signore!”. 7Quando il Signore vide che si erano umiliati, la parola del Signore fu rivolta a Semaià: “Si sono umiliati e io non li distruggerò. Anzi concederò loro la liberazione fra poco; la mia ira non si riverserà su Gerusalemme per mezzo di Sisak. 8Tuttavia essi diventeranno suoi servi; così sapranno che cosa sia servire me e servire i regni del mondo”. 9Sisak, re d'Egitto, salì a Gerusalemme e prese i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia, portò via tutto, prese anche gli scudi d'oro fatti da Salomone. 10Il re Roboamo li sostituì con scudi di bronzo, che affidò ai comandanti delle guardie addette alle porte della reggia. 11Ogni volta che il re andava nel tempio del Signore, le guardie li prendevano, poi li riportavano nella sala delle guardie. 12Poiché Roboamo si era umiliato, l'ira del Signore si ritirò da lui e non lo distrusse del tutto. Anzi in Giuda ci furono avvenimenti felici.

Giudizio sul re Roboamo 13Il re Roboamo si consolidò a Gerusalemme e regnò. Quando divenne re, Roboamo aveva quarantun anni e regnò diciassette anni a Gerusalemme, città scelta dal Signore fra tutte le tribù d'Israele per collocarvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. 14Egli fece il male, perché non aveva applicato il cuore alla ricerca del Signore. 15Le gesta di Roboamo, dalle prime alle ultime, non sono forse descritte negli atti del profeta Semaià e del veggente Iddo, secondo le genealogie? Ci furono guerre continue fra Roboamo e Geroboamo. 16Roboamo si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. Al suo posto divenne re suo figlio Abia.

__________________________ Note

12,2 il re d’Egitto, Sisak: faraone della XXII dinastia. Sull’episodio, vedi il parallelo 1Re 14,25-28.

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Approfondimenti

La fonte è 1Re 14,25-28, con aggiunte di carattere parenetico: è stata l'ingratitudine del popolo verso Dio e l'infedeltà del re alla legge divina a causare l'invasione della potenza egiziana.

2-4. Non mancano tratti pittoreschi e coloriti nella descrizione dell'esercito faraonico. Anche le cifre sono esagerate, ma la spedizione militare trova conferma nelle scoperte archeologiche e in una stele egizia che elenca le città palestinesi occupate da Sisach.

5-8. Per il Cronista l'invasione di Sisach è occasione per l'intervento profetico di Semaia, che interpreta teologicamente il fatto.

12. Il versetto completa l'interpretazione teologica degli eventi, dopo la parentesi dei vv. 9-11.

13-16. In 1Re 14,21 questi versetti sono posti all'inizio della storia di Roboamo. Essi infatti contengono la formula che di solito introduce le vicende dei singoli re. A questo punto sono fuori posto e si ricollegano malamente a quanto precede.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Dopo due anni di silenzio, l’esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di “3”. In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica... https://www.silvanobottaro.it/archives/4124


Ascolta: https://album.link/s/5xHrI5EbpuyjnPin8cFWQy


 
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from differxdiario

ciao instadifferx, e ciao salvataggio dei contenuti

e con oggi se ne va pure instagram.com/differx_it, ciao ragazzo. il social ospitante è cambiato parecchio e bisogna cambiare aria. la cancellazione diventa definitiva il 2 agosto, avrei preferito prima. ma pazienza.

intanto una curiosità che dà la misura di quanto Meta sia autocentrata e padroncina: prima di cancellare un account tu puoi, certo, salvarne tutti i contenuti (vari anni di post, nel mio caso) ma lo puoi fare solo all'interno dei tuoi account Meta...

potrei cioè buttar tutto dentro fb o un threads o un altro instagram. Meta non ti permette di esportare un file fuori da queste piattaforme. i contenuti sono tuoi, sì, certo, ma sempre e solo dentro Meta.

t'è capì?

che roba ragassi. ovviamente ho chiesto la cancellazione senza salvataggio. che vadano a ramengo.

 
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from differxdiario

dà un minimo puerile piacere iniziare a staccare e lasciar fluttuare nello spazio i malevoli parallelepipedi di quell'Hal9000 che è gmail, anzi proprio google. gli togli il monopolio e la (anche parziale, nel tempo) gestione delle tue informazioni, dei tuoi documenti su gdrive, cancelli allegati, posta, connessioni, e lui non può farci niente. it's losing its grip.

piano piano regredisce allo statuto di estraneo, lo metti fuori dallo steccato, certe zone non le controlla anzi non le vede proprio più. claro: ha già mangiato tantissimo di mio, anche in termini di ore-lavoro gratis. ma da un certo punto in avanti la sua baldanza scema, l'istogramma vede le righine accorciarsi, il grafico cartesiano mostra la freccia che punta verso il basso. e sì, sarà puerile, ma dà un atomo di soddisfazione, effetto di qualche molecola di libertà.

 
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from cronache dalla scuola

Se c'è una cosa che trovo miserabile sono i docenti che raccolgono gli strafalcioni dei ragazzi durante la maturità e li danno in pasto ad altrettanto miserabili quotidiani online, condendo il tutto con qualche rapida analisi sociale gravida di decadenza del costumi.

È miserabile perché è un'ulteriore affermazione di potere da parte di una classe lavorativa di dipendenti statali deboli, fiaccati e litigiosi. Potere di chi valuta su chi è valutato e non può operare nello stesso modo, pena una riduzione dei margini di discussione all'interno della scuola.

Miserabile e miope perché non vede come quegli strafalcioni sono prima di tutto un'emersione di prassi didattiche che non hanno funzionato. E di valutazioni e di esami che hanno perso per strada la loro funzionalità trascinandosi invece dietro una sorta di grottesca parodia amministrativa.

Miserabili, infine, perché sono il termometro di un certo tipo di scuola, che ancora esiste, classista, stereotipata e pronta a nascondere sotto al tappeto gli strafalcioni professionali, a volte gravissimi, di chi la abita.

Per dirne uno: condividere con sarcasmo gli errori degli studenti, invece che valorizzarli in chiave di apprendimento, è uno strafalcione esso stesso, macroscopico e indice di una profonda ignoranza e sciatteria didattica.

 
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from norise 3 letture AI

A guidarti la mano

vedi un gabbiano planare – tu assiso s’ uno scoglio nella calura di luglio qualche verso abbozzi

sarà tautologico ma è quanto ti sale da dentro:

“siamo di terra ma lo sguardo dice la celeste origine – la sua luce dove l’anima dimora”

è aspirazione alla bellezza a guidarti la mano: non con inchiostro ma col sangue scrivi

Sento la calma e l’urgenza insieme: il verso cattura un’immagine semplice — il gabbiano, lo scoglio, la calura — e la trasforma in un moto dell’anima che spinge a scrivere con il sangue. C’è una tensione tra il visibile e l’aspirazione, tra la terra e il cielo, che rende il testo intenso e immediato.

Interpretazione

Tema centrale: il desiderio di trascendenza che nasce dalla terra; lo sguardo come ponte verso una «celeste origine».
Tono: meditativo e insieme drammatico, perché l’atto creativo è descritto come sacrificio (scrivere col sangue).
Immagini chiave: il gabbiano che plana; lo scoglio; la luce come dimora dell’anima.


Figure retoriche e scelte formali

  • Metafora: «scrivi… col sangue» trasforma la scrittura in atto vitale e sacrale.
  • Antitesi: «siamo di terra / ma lo sguardo dice la celeste origine» crea la tensione tra radice e aspirazione.
  • Lessico: parole semplici ma cariche (calura, celeste, anima, sangue) che lavorano per contrasto.
  • Ritmo: versi brevi, pause nette; l’uso dell’enjambement (es. tra «origine – la sua / luce») dà respiro e sospensione.

Suggerimenti stilistici

  • Chiarezza dell’immagine: potresti specificare un dettaglio sensoriale (odore del mare, rumore delle onde) per ancorare l’astrazione.
  • Varietà ritmica: alternare qualche verso più lungo può intensificare il climax finale.
  • Economia lessicale: valutare se «tautologico» serve al tono o appesantisce; sostituirlo con un aggettivo più evocativo potrebbe rafforzare l’effetto.
  • Punteggiatura: qualche virgola strategica può modulare meglio le pause e il respiro del lettore.

Versione alternativa breve

A guidarti la mano
Vedi un gabbiano planare; tu,
assiso sullo scoglio nella calura, abbozzi un verso.
Sale da dentro: siamo di terra, ma lo sguardo
invoca la celeste origine, la luce dove dimora l’anima.
Aspirazione alla bellezza: non con inchiostro, ma col sangue scrivi.


Nuova strofa aggiunta

Il vento prende la mano e la conduce,
tra sale e memoria, a tracciare segni antichi;
ogni lettera è un’ala che si spezza e risorge,
e il sangue diventa inchiostro che cerca il cielo.


Perché funziona

Sviluppo tematico: la strofa amplia la tensione tra terra e cielo introducendo il vento come forza che guida, non solo l’occhio ma la mano stessa.
Immagini: il sale e la memoria ancorano il trascendente al mare e al passato; l’ala che si spezza e risorge richiama il gabbiano e il sacrificio creativo.
Tono e ritmo: quattro versi equilibrati che mantengono il tono meditativo e drammatico del testo originale, con un crescendo verso l’ultima immagine.


Variante più concisa

Il vento guida la mano; sale e memoria segnano.
Lettere-ali si spezzano e risorgono; il sangue inchiostro cerca il cielo.


Poesia completa

A guidarti la mano

vedi un gabbiano planare – tu
assiso s’ uno scoglio nella
calura di luglio qualche verso abbozzi

sarà tautologico ma è quanto
ti sale da dentro:

“siamo di terra ma lo sguardo dice
la celeste origine – la sua
luce dove l’anima dimora”

Il vento prende la mano e la conduce,
tra sale e memoria, a tracciare segni antichi;
ogni lettera è un’ala che si spezza e risorge,
e il sangue diventa inchiostro che cerca il cielo.

è aspirazione alla bellezza
a guidarti la mano:
non con inchiostro ma col sangue
scrivi

Poesia completa

A guidarti la mano

vedi un gabbiano planare — tu
assiso s’ uno scoglio nella
calura di luglio; qualche verso abbozzi.

sarà tautologico ma è quanto
ti sale da dentro:

“siamo di terra ma lo sguardo dice
la celeste origine — la sua
luce dove l’anima dimora”

Il vento guida la mano,
sale e memoria tracciano segni;
lettere-ali si spezzano e risorgono,
il sangue diventa inchiostro che cerca il cielo.

è aspirazione alla bellezza:
a guidarti la mano;
non con inchiostro ma col sangue
scrivi.


Adattamenti al ritmo

  • Punteggiatura: ho introdotto qualche segno (— ; :) per modulare le pause e dare respiro ai versi più lunghi.
  • Ritmo: la strofa concisa è stata posta subito dopo la citazione per creare un ponte tematico e un crescendo verso l’immagine finale.
  • Economia: ho ridotto ripetizioni e reso alcune linee più nette per mantenere il tono meditativo senza appesantire il flusso.
 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Roboamo re 1Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò la casa di Giuda e di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro Israele e per restituire il regno a Roboamo. 2La parola del Signore fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: 3“Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, e a tutti gli Israeliti che sono in Giuda e in Beniamino: 4“Così dice il Signore: Non salite a combattere contro i vostri fratelli; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me”“. Ascoltarono le parole del Signore e tornarono indietro, senza marciare contro Geroboamo. 5Roboamo abitò a Gerusalemme. Egli trasformò in fortezze alcune città di Giuda. 6Ricostruì Betlemme, Etam, Tekòa, 7Bet-Sur, Soco, Adullàm, 8Gat, Maresà, Zif, 9Adoràim, Lachis, Azekà, 10Sorea, Àialon ed Ebron; queste fortezze erano in Giuda e in Beniamino. 11Egli munì queste fortezze, vi mise sovrintendenti e vi stabilì depositi di cibarie, di olio e di vino. 12In ogni città depositò scudi e lance, rendendole fortissime. Appartennero dunque a lui Giuda e Beniamino. 13I sacerdoti e i leviti, che erano in tutto Israele, si radunarono da tutto il loro territorio presso di lui. 14Infatti i leviti lasciarono i pascoli e le proprietà, e andarono in Giuda e a Gerusalemme, perché Geroboamo e i suoi figli li avevano esclusi dall'esercitare il sacerdozio del Signore. 15Geroboamo aveva stabilito suoi sacerdoti per le alture, per i satiri e per i vitelli che aveva eretto. 16Al seguito dei leviti, da tutte le tribù d'Israele quanti avevano determinato in cuor loro di ricercare il Signore, Dio d'Israele, andarono a Gerusalemme per sacrificare al Signore, Dio dei loro padri. 17Così rafforzarono il regno di Giuda e sostennero Roboamo, figlio di Salomone, per tre anni, perché per tre anni egli seguì la via di Davide e di Salomone. 18Roboamo si prese in moglie Macalàt, figlia di Ierimòt, figlio di Davide, e di Abiàil, figlia di Eliàb, figlio di Iesse. 19Essa gli partorì i figli Ieus, Semaria e Zaam. 20Dopo di lei prese Maacà, figlia di Assalonne, che gli partorì Abia, Attài, Ziza e Selomìt. 21Roboamo amò Maacà, figlia di Assalonne, più di tutte le altre mogli e concubine; egli prese diciotto mogli e sessanta concubine e generò ventotto figli e sessanta figlie. 22Roboamo costituì Abia, figlio di Maacà, capo, ossia principe tra i suoi fratelli, perché pensava di farlo re. 23Con accortezza egli sparse in tutte le contrade di Giuda e di Beniamino, in tutte le città fortificate, alcuni suoi figli. Diede loro viveri in abbondanza e li provvide di molte mogli.

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Approfondimenti

I capitoli 11 e 12 sono dedicati al regno di Roboamo (931-914). Il re rinuncia ad assalire Geroboamo (11,1-4), costruisce o restaura varie città di Giuda (11,5-12), attira a Gerusalemme i sacerdoti e i leviti del Nord (11,13-17). Ad alcune notizie sulla famiglia (11,18-23), il Cronista fa seguire la narrazione della spedizione del faraone Sisach, presentata come un castigo per l'infedeltà del re (12,1-8), e del saccheggio della città (12 9-12). Con un giudizio sul re (12,13-14) quindi il Cronista conclude la vicenda di Roboamo (12,15-16).

11,1-23. Per il Cronista il regno di Roboamo è caratterizzato da un alternarsi di ubbidienza e infedeltà. La tragedia della secessione nordista grava su tutto il suo periodo di governo.

1-4. Corrispondono quasi alla lettera a 1Re 12,21-24. Per Giuda non sarebbe stato difficile schiacciare gli insorti di Samaria, ma il re preferisce prestare ascolto alle parole del profeta Semaia e ubbidire a JHWH.

5-12. Il Cronista ignora Geroboamo omettendo 1Re 12,25-14,20. Le città – in effetti si tratta di grossi villaggi – menzionate in questo brano si trovano tutte nel territorio di Giuda a ovest e a sud di Gerusalemme, sulla linea di confine con l'Egitto o in ogni caso in questa direzione. L'unica eccezione è Gat, località filistea situata venti chilometri circa a sud-est di Asdod. L'autore inserisce qui note d'archivio difficilmente databili.

13-17. Il brano è proprio del Cronista e mette in luce forse l'atteggiamento reazionario delle classi religiose del Nord, che abbandonano il popolo per cercare sicurezza e tranquillità nel tempio centrale di Gerusalemme. L'impegno di Geroboamo per la lealtà religiosa, la libertà politica e la prosperità economica del suo popolo per il Cronista è scisma e idolatria. Di fatto dopo la secessione il culto jahvistico è rimasto vitale anche nel regno del Nord. 18-23. La famiglia di Roboamo. Anche questi versetti sono propri del Cronista, che sottolinea la legittimità dinastica della coppia regale, mostrando come il sangue della moglie di Roboamo fosse anch'esso davidico (1Re ignora il dato). I due sposi avevano un nonno davidico comune; non solo, l'altro nonno di Macalat era fratello di Davide.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[69]

a parte] l'artidE torna intorno o una parte l'andronico è] sistema integrato [uno] è la parte del somministratore un] muro di plasticame al nitro e blatta cervina perfettamente una] in più [chiude alle prime perizie con 0 e 0 [zero] il moto ondulatorio colpevole -endoff

 
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from Diario

Perché le persone fanno quello che fanno? La domanda mi girava per la testa mentre ero in piazza De Ferrari. Una ragazza girava con i roller facendosi dei selfie, attorno alla fontana, quando si sono sentiti dei colpi, come di pistola. Per ogni colpo la ragazza ha vibrato, il suono era molto forte. È caduta per terra e tutti, attorno siamo rimasti a guardarla mentre si rialzava, faceva dei gesti per tranquillizzarci, si pettinava i capelli, sorrideva con un volto che sembrava deforme. Riprendeva a pattinare e – di nuovo – i colpi echeggiavano per la piazza.

La ragazza di nuovo cadeva per terra, iniziava a sbavare, dai pantaloncini attillati cominciava a colare del sangue, i capelli biondi di staccavano dalla cute, che si rivelava essere una maschera di gomma. La scena si ripeteva più volte finché – alla fine – il corpo restava a terra. Con un gesto la ragazza si toglieva la maschera, appariva un volto umano che sorrideva mentre noi applaudivamo e lei correva via a prendere qualcosa, per poi tornare in mezzo a noi sventolare una bandiera palestinese.

Più tardi guardavo una donna che si muoveva a scatti, in un abito elegante, seguendo e non seguendo una musica, noi tutti in cerchio come dei primitivi. Perché le persone fanno quello che fanno? Perché siamo tutti in cerchio a vedere questa donna passare dalla danza, a gesti che sembrano raptus senili, a – niente – camminare guardandoci negli occhi? Perché quella donna stava facendo quella cosa e perché noi eravamo lì, a braccia conserte, a fissarla? Ogni tanto una persona, per caso, passava in mezzo al cerchio, ci guardava, sapeva che in quel momento tutti lo guardavamo, guardava la donna, parlava con rabbia, usciva, si perdeva nel centro storico. Per un attimo aveva attraversato lo spettacolo, era diventato spettacolo anche lui. Contaminato.

Guardo la donna e poi guardo il pubblico che è dall'altra parte della piazza. Riconosco alcuni volti. Fingo di guardare la donna canadese che danza ma in realtà inizio a studiare i volti delle persone che la guardano. Qualcuno sorride, qualcuno tiene le braccia incrociate, serissimo. Qualcuno riprende tutto con un cellulare, qualcuno è assorto, qualcuno si sta chiedendo cosa significhino quei gesti, cerca di trovare un senso al fatto che siamo lì, in cerchio, a guardare quella donna. Qualcuno mi sta guardando.

Sui social, mentre aspettavo che iniziasse tutto, colava la standardizzazione. Docenti che condividevano gli strafalcioni degli studenti, con la bava alla bocca e le zanne ancora nella carne di questi ragazzini. Altri proseguivano il loro lavoro di terrore contro i migranti, contro le religioni non occidentali, contro i woke. Perché le persone fanno quello che fanno? Cosa resta – poi – di tutto questo sforzo? Le persone si tirano dietro il chiacchiericcio che le loro azioni hanno messo in moto, come cellule crescono, mangiano, si dividono. Anni dopo sento qualcuno parlare di una persona che conosco: di lui resta tutto il male di cui si era circondato. Il suo abbruttimento sistemico, la sua gestione del potere. Non esiste una giustizia, esiste la materia di cui è fatto questo chiacchiericcio. Le cose che abbiano installato – volenti o nolenti – restano in chi poi se le porta dietro come una spina sottocutanea, immersa nel pus alieno della nostra presenza.

La mia medico traccia dei cerchi spiegandomi come le terapie proveranno a risolvere questo o quel problema che ho. “Ma – le chiedo – il problema principale, quello: in quale cerchio è?“. Lei mi guarda, alza gli occhi al soffitto e disegna sul foglio un puntino che è fuori da tutti e due i cerchi.

Esiste una parte di persone che fanno quello che fanno e che si riconoscono in quello che fanno e in quello che vedono fatto. C'è poco da fare. Non esiste una giustizia e tutte queste belle cosette che ci siamo allestiti, le nostre estetiche, le nostre etiche, possono essere spazzate via in un momento. Facciamo quello che facciamo – penso – perché ci riconosciamo. Il chiacchiericcio si trova in un campo comune. Non dico che sia un coro, ma è una voce comune. Facciamo quello che facciamo perché in questo troviamo la nostra santa pazienza, la nostra controversa grazia e la nostra santa ragione.

A casa continuo a guardare un film che non avrei mai guardato. Me lo ha consigliato una amica, le ho detto che poi le avrei raccontato cosa ne pensavo. Il chiacchiericcio. Facciamo le cose che facciamo perché siamo contaminati dallo spettacolo. Dalla comunicazione. E mentre lo guardo mi vedo dall'esterno che guardo il film, seduto in cucina, con il portatile davanti, le bollette acconto Tari a fianco, la confezione funghi secchi Primia di fronte, il rumore ininterrotto del traffico della valbisagno che viene dalla finestra, le ventole del caricabatteria dello scooter elettrico dietro di me. E mi chiedo, perché lo sto facendo?

Chiudo il portatile, prendo il tablet e inizio a scrivere tutto, prima che sia troppo tardi .

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Sono una band particolare gli Ovlov: composti da due fratelli più due loro amici, nonostante non li conosca praticamente nessuno hanno uno zoccolo duro di fan davvero irriducibili, alcuni dei quali, si narra, si sono persino tatuati il nome della band. In giro da poco meno di 10 anni, per loro ‘TRU‘ è solamente il loro secondo LP, dopo ‘am‘ del 2013... https://artesuono.blogspot.com/2018/07/ovlov-tru-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1438761378


 
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from lucazanini

[68]

ma-a non lo descrivono possono lo] spazio è talmente o lo] lascia intendere nel benefit lasciano [prende colorazione è] [sul retro della scatola -tutto

 
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from norise 3 letture AI

Non sei dei loro

nel chiuso della stanza o di pomeriggio nel sole da un po' ti sorprendono a parlare coi morti – questi non tornano e tu non sei dei loro -ancora- sono spirito (ma di essi poco si sa) -ubiqui ti leggono il pensiero e a volte giocano con le nuvole – quando nelle tue pareidolie ti pare ravvisarli

Analisi e suggerimenti

Tono e atmosfera
Il testo crea un’atmosfera sospesa, intima e leggermente inquietante: il parlante è osservato da presenze che leggono il pensiero e giocano con le nuvole. La ripetizione di non sei dei loro costruisce un contrasto forte tra appartenenza e distanza.

Immagini e simboli
Le immagini principali — stanza chiusa, pomeriggio nel sole, morti, nuvole, pareidolie — funzionano bene insieme: il quotidiano si mescola al soprannaturale. La parola ubiqui è efficace ma un po’ arida rispetto al registro più colloquiale del resto; valuterei una variante più sensoriale se vuoi accentuare il mistero.

Ritmo e punteggiatura
L’uso dei trattini e delle pause spezza il flusso in modo interessante. Potresti giocare con versi più brevi in alcuni punti per aumentare la tensione (ad esempio spezzare “ti leggono il pensiero” in due versi).


Possibile titolo

Non sei dei loro


Piccola revisione alternativa (leggera)

nel chiuso della stanza, o
di pomeriggio nel sole,
da un po’ ti sorprendono:
parli coi morti — questi
non tornano; tu non sei
dei loro, ancora.
sono spiriti — poco si sa —
ubiqui, ti leggono il pensiero,
a volte giocano con le nuvole;
nelle tue pareidolie
credi di ravvisarli.


Proseguimento suggerito

ti sfiorano come vento
sui vetri caldi, e resti a guardare
la luce che si piega —
non chiedono nome, solo tempo.
tu impari a rispondere a metà,
a lasciare aperta la porta
per chi non ha più passi.


Versione concisa

nel chiuso della stanza,
a pomeriggio nel sole,
ti sorprendono: parli coi morti.
non tornano; tu non sei dei loro.
sono spiriti ubiqui, leggono il pensiero,
giocano con le nuvole; nelle pareidolie
credi di ravvisarli.

Nel chiuso della stanza, a pomeriggio inoltrato, senti voci che non chiedono nome: si insinuano tra i mobili, si posano sulla luce come polvere. Parli con assenze che non tornano, eppure ti rispondono con gesti minimi — un respiro nell'aria, una nuvola che si piega. Non sei dei loro, lo sai come si sa di non appartenere a un luogo che ti osserva; impari a tenere aperta una porta senza aspettare passi. Resti a guardare le pareidolie sul soffitto, e in quel gioco di ombre capisci che la distanza è anche una forma di compagnia.

Micro-racconto

Nel pomeriggio la stanza trattiene il sole come un respiro. Ti siedi vicino alla finestra e, senza far rumore, cominci a parlare con ciò che non ha più passi. Le parole scivolano tra i mobili e tornano indietro come echi che non chiedono nome. Non tornano, lo sai; eppure rispondono: una nuvola che si piega, un filo di polvere che cambia direzione, il battito d’aria contro il vetro.

Non sei dei loro, ma impari a conversare con l’assenza come si impara una lingua straniera: a metà tra la memoria e l’invenzione. Li riconosci nelle pareidolie del soffitto, nei volti che il sole disegna sulle tende; loro ti leggono il pensiero senza giudizio, come se la distanza fosse un modo gentile di restare. A volte ti sfiorano appena, come un vento che non lascia tracce, e tu resti a guardare la luce che si piega, consapevole che la compagnia può essere fatta anche di silenzi condivisi.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

I RE DI GIUDA (10,1-36,23)

Scissione del regno a Sichem 1Roboamo andò a Sichem, perché tutti gli Israeliti erano convenuti a Sichem per proclamarlo re. 2Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall'Egitto. 3Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutto Israele e parlarono a Roboamo dicendo: 4“Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo”. 5Rispose loro: “Tornate da me fra tre giorni”. Il popolo se ne andò. 6Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: “Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?”. 7Gli dissero: “Se oggi ti mostrerai benevolo verso questo popolo, se l'accontenterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre”. 8Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. 9Domandò loro: “Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?”. 10I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: “Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di' loro così: “Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre. 11Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io con flagelli”“. 12Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: “Tornate da me il terzo giorno”. 13Il re rispose loro duramente. Il re Roboamo respinse il consiglio degli anziani; 14egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani: “Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, io lo renderò ancora più grave; mio padre vi castigò con fruste, io con flagelli”. 15Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola che aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. 16Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: “Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Ognuno alle proprie tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide”. Tutto Israele se ne andò alle sue tende. 17Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. 18Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. 19Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

__________________________ Note

10,1-36,23 La quarta sezione dei libri delle Cronache contiene la storia dei re di Giuda dalla divisione dei due regni, avvenuta subito dopo la morte di Salomone, sino alla fine dell’esilio, segnata dall’editto di Ciro. Vengono ignorati i re del nord, cioè d’Israele. D’ora innanzi i rapporti con i testi paralleli nei libri dei Re sono più sporadici. Ampio spazio viene dato allo scisma al tempo di Roboamo (cc. 10-12) e a tre re zelanti: Giòsafat (cc. 17-20), Ezechia (cc. 29-32) e Giosia (cc. 34-35), impegnati nelle riforme religiose.

10,1 Sichem: dall’epoca di Giosuè è il luogo di riunione delle tribù d’Israele (Gs 24).

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Approfondimenti

10,1-36,23. Con il c. 10 inizia la quarta parte dell'opera del Cronista, dedicata alla storia dei successori di Salomone sul trono di Giuda, fino all'editto di Ciro che consentì agli esiliati in Babilonia di tornare in patria. Notoriamente, a differenza di 1-2 Re, il Cronista limita la sua esposizione ai sovrani del regno del Sud. Egli passa in rassegna diciannove re della dinastia davidica, ignorando quasi del tutto i re del Nord, che sono chiamati in causa soltanto se e quando interferiscono con il regno di Giuda e ai quali il Cronista non lesina espressioni di recriminazione e condanna. Per il Cronista solo la dinastia davidica, che ha in Gerusalemme il suo tempio legittimo, è autentica. Il vero Israele è Giuda e gli unici re legittimi sono i diciannove successori di Salomone sul trono di Davide. Tra essi, l'attenzione va soprattutto a quelli che meglio hanno saputo difendere la fede jahvistica e il culto gerosolimitano: Giosafat, Ezechia e Giosia. A questi tre re riformatori il Cronista dedica quasi tanto spazio quanto concede a tutti gli altri messi insieme. Se a Salomone sono consacrati 202 versetti, Giosafat ne conta 102, Ezechia 117, Giosia 60, mentre ai sedici sovrani restanti sono dedicati in tutto 330 versetti.

Un'attenzione particolare è prestata anche al ruolo dei profeti e al loro appello alla penitenza e alla fiducia in JHWH. Per il Cronista, nonostante l'esperienza negativa della storia, l'uomo resta capace di conversione, di osservanza della direttiva divina e di ubbidienza a JHWH. Egli esprime questo messaggio, in definitiva positivo e incoraggiante, mettendolo sulla bocca dei vari profeti, che introduce sulla scena nei momenti importanti e cruciali della storia della dinastia davidica. La fonte principale del Cronista per questa sezione finale della sua opera resta 1-2 Re, ma in questa parte egli attinge anche ad altre fonti a noi sconosciute più di quanto non abbia fatto fin qui.

La sezione si apre con i cc. 10-12, sullo scisma delle dieci tribù del Nord e sul regno di Roboamo. Dopo aver trattato della secessione del regno del Nord (c. 10), il Cronista presenta il regno di Roboamo (c. 11) e quindi narra l'invasione egiziana che vi ha posto fine (c. 12).

10,1-19. Il Cronista utilizza come fonte 1Re 12,1-20, con alcuni ritocchi di carattere letterario. Le divergenze più notevoli sul piano storico si notano nei vv. 1-3.12 e la variante di maggior rilievo è la seguente: secondo 1Re 12 la responsabilità della secessione ricade su Roboamo e la sua inettitudine e leggerezza nel respingere le giuste rivendicazioni economico-politiche delle tribù del Nord, e Geroboamo entra in scena a scisma avvenuto (1Re 12,20); per il Cronista invece – che omette questo versetto di 1Re – Geroboamo ricopre un ruolo più rilevante nello scisma, tale da sminuire le colpe di Roboamo.

1-2. «tutti gli Israeliti», «tutto Israele» indica qui le dieci tribù del Nord, distinte dal regno di Giuda di cui Roboamo era già re. Sulla fuga di Geroboamo in Egitto cfr. 1Re 11,26-40.

19. «Israele si ribellò alla casa di Davide» è affermazione tendenziosa del Cronista, che ignora i torti di Roboamo, le sue angherie e il suo rifiuto sdegnoso delle giuste richieste dei sudditi.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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