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from lucazanini

[filtri]

persa la domenica-sonntagabend un paio di [sabotaggi persa percentuale stabilizzata origine] e [storia geologica delle grandelle a volte [intese] comprano dal due al sei marzo verso aprile oppure [è senza] [virgolettato la ricerca non ha evidenziato un termine specifico grandelle con una definizione univoca in contesti letterari o tecnici prevalenti suggerendo che si tratti spesso di un uso colloquiale o plurale al momento non ci sono controindicazioni sensibili men che meno [la scadenza è conforme alla fine dell'orologeria l'affissione l'] annullo

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Avevamo lasciato Craig Fortman alle prese con il suo progetto Arch Garrison, ma nel mentre la sua arte veniva messa a disposizione di un'iniziativa che coinvolgeva non solo la sua formazione North Sea Radio Orchestra, ma anche Pascal Comelade, l’ex-Cardiacs William D. Drake, l’ex-Henry Cow John Greaves, Elise Caron e Silvain Vanot... https://artesuono.blogspot.com/2016/10/north-sea-radio-orchestra-dronne-2016.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/7bZSRcpfVBVOMZDSRcSh13


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

ProtectEU: le misure della Commissione Europea contro terrorismo ed estremismo violento

“L'Unione europea è uno dei luoghi più sicuri al mondo”, dichiara Magnus Brunner, Commissario per gli Affari interni e la migrazione. Per mantenere questa posizione, la Commissione europea ha adottato una serie di iniziative contro il terrorismo e l'estremismo violento, che fanno parte della più ampia strategia “ProtectEU”.

Magnus Brunner

Sebbene il pericolo rimanga significativo, “la natura delle minacce si è evoluta”, spiega Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, a seguito di una riunione della Commissione europea. “Dieci anni fa, abbiamo assistito a devastanti attacchi terroristici a Bruxelles e Parigi. La minaccia del terrorismo non è sconosciuta nemmeno al resto d'Europa”, ricorda Virkkunen. Oggi, tuttavia, il mondo digitale, in particolare “l'uso improprio delle tecnologie digitali”, sta rimodellando l'attività terroristica. Minacce che vanno dai “social media e dall'intelligenza artificiale alle armi e ai droni stampati in 3D” prendono di mira in modo sproporzionato i minori: “La radicalizzazione dei giovani è in aumento e i giovani sono sempre più soggetti ad attacchi online”.

Henna Virkkunen

Brunner avverte: “I terroristi non combattono lealmente; sfruttano ogni debolezza che trovano. La cosa più preoccupante è che prendono di mira i nostri figli”. Utilizzano piattaforme di gioco, messaggistica criptata e social media per il reclutamento, con una statistica allarmante: “quasi un presunto terrorista su tre nell'UE ha meno di 20 anni”.

Nel 2026, Bruxelles valuterà le revisioni della normativa sui contenuti terroristici online e si impegna a un'applicazione rigorosa del Digital Services Act. È stata inoltre rafforzata la cooperazione con le piattaforme per “accelerare la rimozione dei contenuti terroristici”, trasformando il Protocollo di crisi in un “Quadro europeo per la risposta alle crisi online” per intervenire “prima che una crisi emerga completamente”. Ulteriori preoccupazioni includono “nuovi sviluppi geopolitici e il coinvolgimento di attori statali e non statali”.

Gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e il conflitto di Gaza hanno alimentato “odio e incitamento alla violenza”, sfruttati da jihadisti e da estremisti di estrema destra e di estrema sinistra, aumentando il rischio di “attacchi”. Lo Stato Islamico “rimane una delle principali minacce esterne per l'UE”, secondo la Commissione Europea, in particolare data l'instabilità siriana e il “futuro incerto dei combattenti terroristi stranieri” detenuti nella Siria nord-orientale.

Il fondamento della strategia è “rafforzare la consapevolezza situazionale e la diagnosi precoce”, rafforzando la capacità unica di analisi dell'intelligence e le risorse di intelligence da fonte aperta (OSINT) di Europol.

Sono previsti investimenti in “tecnologie emergenti, tra cui intelligenza artificiale, criptovalute, droni e armi stampate in 3D” e nella prevenzione, identificata come la “strategia a lungo termine più efficace”: 5 milioni di euro finanzieranno progetti che promuovono “l'emancipazione dei giovani, la resilienza digitale e la coesione comunitaria”.

Dal punto di vista operativo, l'UE mira a istituire una “procedura post-hit” all'interno del Sistema d'Informazione Schengen, valuta l'estensione della raccolta dei dati dei passeggeri a “voli privati, trasporti marittimi e terrestri” e stanzia 30 milioni di euro per proteggere le infrastrutture critiche e gli spazi pubblici.

Infine, controlli finanziari più rigorosi includono un “futuro sistema europeo di recupero dei dati finanziari” e una tabella di marcia per un “accesso legittimo ed efficace ai dati”, garantendo “indagini e azioni penali più rapide e coordinate”.

Immagine creata con l'intelligenza artificiale di Google Gemini

Anche la cooperazione esterna di Europol ed Eurojust in materia di antiterrorismo con i paesi terzi è stata intensificata, con Europol che rafforza i partenariati con alleati fidati per ottenere dati su individui che rappresentano minacce terroristiche. Bruxelles propone inoltre di approfondire la cooperazione con i paesi dell'allargamento e i partner del Mediterraneo, in parte attraverso l'attuazione del Piano d'azione congiunto per prevenire e contrastare il terrorismo e l'estremismo violento con i Balcani occidentali e l'espansione delle attività del Knowledge Hub in queste regioni. Ciò è in linea con il Consiglio dell'UE, che oggi ha adottato le riforme del regime di sanzioni dell'UE per la lotta al terrorismo (l'“Elenco dei terroristi dell'UE”).

#ProtectEU

Per saperne di più: https://home-affairs.ec.europa.eu/news/commission-presents-protecteu-internal-security-strategy-2025-04-01_en

 
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from Alviro

Bisogna possedere, in qualche misura, la fame del povero per assaporare davvero l’opulenza del ricco; poiché il piacere non nasce dall’abbondanza in sé, ma dal contrasto tra desiderio e soddisfazione. L’uomo che non ha mai conosciuto la mancanza tende a considerare il superfluo come un diritto naturale, e ciò che dovrebbe suscitare meraviglia scivola nell’abitudine con la stessa rapidità con cui una verità evidente diventa invisibile per eccesso di familiarità.

La ricchezza, priva del ricordo della privazione, si trasforma in un’arida contabilità di oggetti; ma quando è preceduta dall’esperienza del bisogno, ogni bene acquista una sorta di luminosità morale. Non è la quantità delle cose possedute a determinare la gioia, bensì l’intensità con cui esse colmano un’assenza. Il povero, abituato a misurare il mondo con il metro della necessità, sa riconoscere il valore di ciò che riceve; il ricco, se ignora tale misura, rischia di vivere circondato da tesori che non significano nulla.

Vi è dunque una lezione paradossale in questa osservazione: la felicità non segue docilmente la prosperità materiale. Essa richiede, per così dire, una memoria della fame. Senza questa memoria, l’abbondanza diviene monotonia; con essa invece, anche il semplice pezzo di pane può avere un sapore delizioso. Perché, in fondo, la ricchezza senza appetito è come una biblioteca in una casa dove nessuno sa leggere: un ornamento rispettabile, ma del tutto inutile.

 
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from Transit

(210)

(K1)

La morte di #Khamenei apre una fase di incertezza strutturale per il sistema iraniano, più che una finestra lineare verso la democrazia. Il potere formale passa a un consiglio ad interim in attesa che l’ “Assemblea degli esperti” scelga una nuova guida, ma il baricentro reale resta nella convergenza (o nello scontro) tra burocrazia religiosa e apparato di sicurezza.

L’assenza di un erede designato e la natura personalistica del ruolo rendono la successione un momento potenzialmente caotico, in cui aree di regime e opposizioni in esilio cercheranno di capitalizzare il vuoto.

Per la società iraniana, già provata da anni di repressione sanguinosa delle proteste, il lutto ufficiale convive con un sentimento diffuso di stanchezza e rabbia, non necessariamente organizzato ma profondo.

Una transizione democratica richiede però soggetti concreti, non solo un “momento favorevole”: esiste un arcipelago di attori come riformisti interni, opposizione organizzata all’estero, reti civili femministe e studentesche, ma sono divisi, sospettosi tra loro e privi di meccanismi condivisi per il dopo-regime.

(K2)

Il rischio immediato è che la continuità autoritaria, con un leader più debole ma un apparato spregiudicato, appaia la soluzione meno costosa per chi detiene le armi.

L’Occidente può facilitare, non sostituire, un processo di democratizzazione, evitando che la morte di Khamenei sia letta solo in chiave militare e securitaria: gestire il “rischio” rischia di accettare un nuovo autoritarismo prevedibile.

Un ruolo utile passa da sostegno politico e tecnico a piani di transizione iraniani (road map laiche e pluraliste già elaborate), apertura mirata a società civile, media indipendenti, sindacati e università, e revisione delle sanzioni che riduca l’impatto sui cittadini colpendo selettivamente le strutture repressive.

Meno “Regime Change”, più garanzie per chi si espone: canali sicuri per l’esilio, protezione per i difensori dei diritti umani, riconoscimento rapido di un governo di transizione rappresentativo. Anche in uno scenario ideale, la democrazia iraniana resterà un cammino lungo e intermittente, ma le scelte occidentali nei prossimi mesi possono renderlo percorribile.

#Blog #Khamenei #Iran #Occidente #Geopolitica #Opinioni

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Rottura tra Saul e Davide (18,6-21,1)

1Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, la vita di Giònata s'era legata alla vita di Davide, e Giònata lo amò come se stesso. 2Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. 3Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. 4Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura. 5Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava, così che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il popolo e anche ai ministri di Saul.

6Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall'uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d'Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. 7Le donne cantavano danzando e dicevano: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”. 8Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: “Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno”. 9Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide.

10Il giorno dopo, un cattivo spirito di Dio irruppe su Saul, il quale si mise a fare il profeta in casa. Davide suonava la cetra come ogni giorno e Saul teneva in mano la lancia. 11Saul impugnò la lancia, pensando: “Inchioderò Davide al muro!”. Ma Davide gli sfuggì per due volte. 12Saul cominciò a sentire timore di fronte a Davide, perché il Signore era con lui, mentre si era ritirato da Saul. 13Saul lo allontanò da sé e lo fece comandante di migliaia e Davide andava e veniva al cospetto del popolo. 14Davide riusciva in tutte le sue imprese, poiché il Signore era con lui. 15Saul, vedendo che riusciva proprio sempre, aveva timore di lui. 16Ma tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché egli andava e veniva alla loro testa.

17Ora Saul disse a Davide: “Ecco Merab, mia figlia maggiore. La do in moglie a te. Tu dovrai essere il mio guerriero e combatterai le battaglie del Signore”. Saul pensava: “Non sia contro di lui la mia mano, ma contro di lui sia la mano dei Filistei”. 18**Davide rispose a Saul: “Chi sono io, che cos'è la mia vita, e che cos'è la famiglia di mio padre in Israele, perché io possa diventare genero del re?”. 19E così, quando venne il tempo di dare Merab, figlia di Saul, a Davide, fu data invece in moglie ad Adrièl di Mecolà. 20Intanto Mical, l'altra figlia di Saul, s'invaghì di Davide; ne riferirono a Saul e la cosa gli sembrò giusta. 21Saul diceva: “Gliela darò, ma sarà per lui una trappola e la mano dei Filistei cadrà su di lui”. E Saul disse a Davide: “Oggi hai una seconda occasione per diventare mio genero”. 22Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: “Dite in segreto a Davide: “Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano. Su, dunque, diventa genero del re”“. 23I ministri di Saul sussurrarono all'orecchio di Davide queste parole e Davide rispose: “Vi pare piccola cosa diventare genero del re? Io sono povero e di umile condizione”. 24I ministri di Saul gli riferirono: “Davide ha risposto in questo modo”. 25Allora Saul disse: “Riferite a Davide: “Il re non vuole il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perché sia fatta vendetta dei nemici del re”“. Saul tramava di far cadere Davide in mano ai Filistei. 26I ministri di lui riferirono a Davide queste parole e a Davide sembrò giusta tale condizione per diventare genero del re. Non erano ancora compiuti i giorni fissati, 27quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e abbatté tra i Filistei duecento uomini. Davide riportò tutti quanti i loro prepuzi al re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la figlia Mical. 28Saul si accorse che il Signore era con Davide e che Mical, sua figlia, lo amava. 29Saul ebbe ancora più paura nei riguardi di Davide e fu nemico di Davide per tutti i suoi giorni. 30I capi dei Filistei facevano sortite, ma Davide, ogni volta che uscivano, riportava successi maggiori di tutti i ministri di Saul, e divenne molto famoso.

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Approfondimenti

1-4. Il coraggio, la bellezza, la freschezza interiore di Davide soggiogano (il verbo qšr è molto forte, cfr. Gn 44,30-31) il principe ereditario Gionata, dotato delle sue medesime qualità. L'attrazione reciproca diventa un “patto” irrevocabile che in 20,8 è chiamato «un patto del Signore» (bᵉrit JHWH), quasi che l'amicizia tra i due debba superare i confini personali per assurgere a simbolo della alleanza (bᵉrit) che lega il Signore al suo popolo. Gionata ama Davide «come se stesso», anzi più di se stesso perché oscura volontariamente la propria luce per far posto all'amico. Gionata svolge un ruolo profetico, intuendo in Davide l'eletto del Signore e mettendo a sua disposizione la propria vita. In questo è molto simile a Giovanni il Battista, la cui grandezza sta proprio nel riconoscere che «nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo... egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,27.30).

4. Le vesti erano considerate un prolungamento della persona cui appartenevano, un'espressione pubblica del suo modo di essere e di agire (cfr. 24,5-6; 2Re 2,13-14; Rt 3,9). Donando i propri indumenti e le proprie armi a Davide, Gionata gli consegna la propria dignità regale e si mette al suo servizio.

6-9. La festa per la vittoria è ancora in corso quando Saul manifesta i primi segni d'insofferenza nei confronti di Davide. Era normale che le donne uscissero incontro ai combattenti per inneggiare alle loro imprese con danze e ritornelli cantati al suono di strumenti (cfr. Es 15,20-21; Gdc 5; 11,34; 16,23-24), ma stavolta esagerano: non solo paragonano il re con un ragazzo, ma preferiscono addirittura quest'ultimo – fortunato ma pur sempre inesperto – al vecchio guerriero! Forse Saul incomincia a sospettare che Davide sia “l'uomo migliore di lui” cui il Signore ha promesso il regno (15,28) e il tormento si acuisce in lui.

7. «Saul ha ucciso i suoi mille...»: le cifre non sono da prendere alla lettera. Nell'euforia della disfatta inflitta ai Filistei le lodi si sprecano e acquistano rapidamente tratti leggendari. Il ritornello dovette avere un gran successo se divenne famoso anche presso i Filistei (21,12; 29,5).

10-16. In questi pochi versetti si definisce acutamente la complessa situazione interiore di Saul: la tetra malinconia (effetto del “cattivo spirito sovrumano” 16,14-23), il delirio (v. 10), la gelosia irrazionale fino al delitto (v. 11), il timore che cerca di cancellare l'avversario dalla propria presenza (vv. 12-15). Ma sopra tutto, la consapevolezza umiliante della propria miseria mentre Davide riesce sempre in tutto ciò che fa (vv. 5.14.15) «perché il Signore è con lui» (v. 12).

11. «impugnò la lancia»: l'arma è una specie di distintivo di Saul (una mania o un attributo di regalità?): la tiene presso di sé a mensa (20,33), durante i consigli di corte (22 6), persino quando dorme (26,7). Anche nella tragedia del Gelboe, ormai ferito, è visto appoggiarsi all'arma inseparabile (2Sam 1,6).

17-30. La strategia di Saul contro l'ingombrante rivale si va man mano affinando. Conscio di non poter intervenire direttamente a causa del grande affetto che tutto il popolo nutre per Davide (v. 16), pensa di farlo cadere per mano dei Filistei sfruttando la sua impavida generosità e persino i sentimenti d'amore che nutre nei confronti delle sue figlie Merab e Mikal. La vile speranza di Saul è che Davide rimanga ucciso nel corso di qualche impresa militare. Davide supera tutte le prove impostegli per ottenere in moglie prima Merab e poi Mikal ma tutto ciò, ben lungi dal placare l'astio del re, lo tramuta in guerra aperta. Ormai Saul si è reso conto che la storia lo sta oltrepassando (v. 28) e, come aveva tatto un giorno con Samuele (15,27), tenta in tutti i modi di fermarla. I suoi atti inconsulti tradiscono una tragica impotenza, aggravata dalla nota finale sui successi di Davide (v. 30) che stanno diventando un'ossessione.

17. «Ecco Merab... la do in moglie a te»: è l'adempimento della promessa fatta sul campo di battaglia: «Chiunque abbatterà il Filisteo... il re gli darà in moglie la figlia» (17,25). Però Saul impone una nuova condizione, senza peraltro fissare limiti di tempo alla celebrazione delle nozze: Davide dovrà combattere “le battaglie del Signore”, cioè guerreggiare valorosamente nel nome del Signore (in Nm 21,14 si cita addirittura un «Libro delle guerre del Signore»; cfr. 17,47). In realtà Saul prende tempo sperando che Davide soccomba per il troppo zelo.

18. «Chi sono io e che importanza ha la famiglia di mio padre»: TM dice lett. «Chi sono io e chi la mia vita, la famiglia di mio padre». La versione BC è ottenuta modificando leggermente la vocalizzazione del TM: «... e chi la vita (= lo stato, la condizione) della famiglia...». Il versetto manca nei LXX. Le rimostranze di Davide (cfr. anche v. 23) danno l'impressione di essere sincere, ma non è da escludere la complimentosa ritualità che accompagnava ogni gesto importante (cfr. 2Sam 24,22-24; Gn 23,11-15). Un forte sentimento d'indegnità aveva colto anche Saul al momento della sua elezione (9,21).

19. Non sono note le circostanze che possono aver indotto Saul a violare la sua promessa né vengono registrate particolari reazioni di Davide. I cinque figli nati dal matrimonio di Merab con Adriel faranno una tragica fine (cfr. 2Sam 21,8-9).

21. «hai una seconda occasione..»: traduzione ipotetica dell'ebraico bištayim (= «per la seconda volta»?). Il versetto suscita alcuni interrogativi: non si ode alcuna risposta di Davide e i versetti seguenti suppongono un accordo segreto fra Saul e i suoi ministri prima che Davide sia stato avvertito della possibilità di diventare genero del re.

25-27. Basandosi sul diritto acquisito dal padre della sposa di ricevere dal futuro genero una dote nuziale e considerando le modeste possibilità di Davide, Saul gli tende una trappola che a lui pare infallibile. Non pretende il pagamento di una somma in denaro, bensì «solo (!) cento prepuzi di Filistei». Presso gli antichi era costume di contare i nemici uccisi tagliando loro la testa (presso gli Assiri), le mani (in Egitto) oppure il membro virile. In questo caso Saul esige i prepuzi: poiché i Filistei sono gli “incirconcisi” per eccellenza tra i popoli della regione, Davide non potrà ingannare Saul uccidendo a caso qualche malcapitato ma dovrà per forza avventurarsi in Filistea a rischio della propria vita. Inutile dire che Saul conta proprio su quest'eventualità. Inoltre costringe Davide a compiere l'impresa entro un tempo relativamente breve (v. 26). Ma il coraggio (e, perché no, l'ambizione) di colui che «ha abbattuto il leone e l'orso» (17,36) avrà ragione anche delle trame ordite contro di lui, uccidendo addirittura il doppio dei Filistei richiesti (secondo TM; i LXX dicono «cento»).

27. «li contò»: traduzione incerta del termine ebraico waymalᵉ’ûm (dal verbo ml’ = «riempire, compiere, completare»: «li consegnò in numero esatto»?). I LXX hanno: «li consegnò».

30. Nonostante le vittorie d'Israele (cc. 14.17) i Filistei non demordono. Anzi, d'ora in poi si faranno ancor più minacciosi (19,8; 23,27; 28,1) sino all'ecatombe del Gelboe (c. 31).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from differxdiario

israhell ordina e gli usa obbediscono, cani con bombe legate alla coda. questi maledetti affonderanno il mondo, anche se dovesse costargli la loro stessa fine. pur di fare il male sono disposti al suicidio. anzi, al genocidio altrui e poi all'autoestinzione. con la loro statua della libertà infilata nel cu*o.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide sconfigge Golia 17,1-18,5 1I Filistei radunarono di nuovo le loro truppe per la guerra, si radunarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azekà, a Efes-Dammìm. 2Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto e si schierarono a battaglia contro i Filistei. 3I Filistei stavano sul monte da una parte, e Israele sul monte dall'altra parte, e in mezzo c'era la valle. 4Dall'accampamento dei Filistei uscì uno sfidante, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. 5Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. 6Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. 7L'asta della sua lancia era come un cilindro di tessitori e la punta dell'asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero. 8Egli si fermò e gridò alle schiere d'Israele: “Perché siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non sono io Filisteo e voi servi di Saul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me. 9Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo vostri servi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete voi nostri servi e ci servirete”. 10Il Filisteo aggiungeva: “Oggi ho sfidato le schiere d'Israele. Datemi un uomo e combatteremo insieme”. 11Saul e tutto Israele udirono le parole del Filisteo; rimasero sconvolti ed ebbero grande paura. 12Davide era figlio di un Efrateo di Betlemme di Giuda chiamato Iesse, che aveva otto figli. Al tempo di Saul, quest'uomo era un vecchio avanzato negli anni. 13I tre figli maggiori di Iesse erano andati con Saul in guerra. Di questi tre figli, che erano andati in guerra, il maggiore si chiamava Eliàb, il secondo Abinadàb, il terzo Sammà. 14Davide era ancora giovane quando questi tre più grandi erano andati dietro a Saul. 15Egli andava e veniva dal seguito di Saul e pascolava il gregge di suo padre a Betlemme. 16Il Filisteo si avvicinava mattina e sera; continuò così per quaranta giorni. 17Ora Iesse disse a Davide, suo figlio: “Prendi per i tuoi fratelli questa misura di grano tostato e questi dieci pani e corri dai tuoi fratelli nell'accampamento. 18Al comandante di migliaia porterai invece queste dieci forme di formaggio. Infórmati della salute dei tuoi fratelli e prendi la loro paga. 19Essi con Saul e tutto l'esercito d'Israele sono nella valle del Terebinto, a combattere contro i Filistei”. 20Davide si alzò di buon mattino: lasciò il gregge a un guardiano, prese il carico e partì come gli aveva ordinato Iesse. Arrivò ai carriaggi quando le truppe uscivano per schierarsi e lanciavano il grido di guerra. 21Si disposero in ordine Israele e i Filistei: schiera contro schiera. 22Davide si liberò dei bagagli consegnandoli al custode, poi corse allo schieramento e domandò ai suoi fratelli se stavano bene. 23Mentre egli parlava con loro, ecco lo sfidante, chiamato Golia il Filisteo, di Gat. Avanzava dalle schiere filistee e tornò a dire le sue solite parole e Davide le intese. 24Tutti gli Israeliti, quando lo videro, fuggirono davanti a lui ed ebbero grande paura. 25Ora un Israelita disse: “Vedete quest'uomo che avanza? Viene a sfidare Israele. Chiunque lo abbatterà, il re lo colmerà di ricchezze, gli darà in moglie sua figlia ed esenterà la casa di suo padre da ogni gravame in Israele”. 26Davide domandava agli uomini che gli stavano attorno: “Che faranno dunque all'uomo che abbatterà questo Filisteo e farà cessare la vergogna da Israele? E chi è mai questo Filisteo incirconciso per sfidare le schiere del Dio vivente?”. 27Tutti gli rispondevano la stessa cosa: “Così e così si farà all'uomo che lo abbatterà”. 28Lo sentì Eliàb, suo fratello maggiore, mentre parlava con quegli uomini, ed Eliàb si irritò con Davide e gli disse: “Ma perché sei venuto giù e a chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io conosco la tua boria e la malizia del tuo cuore: tu sei venuto giù per vedere la battaglia”. 29Davide rispose: “Che cosa ho dunque fatto? Era solo una domanda”. 30Si allontanò da lui, andò dall'altra parte e fece la stessa domanda, e tutti gli diedero la stessa risposta. 31Sentendo le domande che Davide faceva, le riferirono a Saul e questi lo fece chiamare. 32Davide disse a Saul: “Nessuno si perda d'animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo”. 33Saul rispose a Davide: “Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d'armi fin dalla sua adolescenza”. 34Ma Davide disse a Saul: “Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e veniva talvolta un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. 35Allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la pecora dalla sua bocca. Se si rivoltava contro di me, l'afferravo per le mascelle, l'abbattevo e lo uccidevo. 36Il tuo servo ha abbattuto il leone e l'orso. Codesto Filisteo non circonciso farà la stessa fine di quelli, perché ha sfidato le schiere del Dio vivente”. 37Davide aggiunse: “Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell'orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo”. Saul rispose a Davide: “Ebbene va' e il Signore sia con te”. 38Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e lo rivestì della corazza. 39Poi Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura e cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: “Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato”. E Davide se ne liberò. 40Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo. 41Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. 42Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto. 43Il Filisteo disse a Davide: “Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?”. E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. 44Poi il Filisteo disse a Davide: “Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche”. 45Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai sfidato. 46In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti staccherò la testa e getterò i cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. 47Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché del Signore è la guerra ed egli vi metterà certo nelle nostre mani”. 48Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a prendere posizione in fretta contro il Filisteo. 49Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. 50Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra, colpì il Filisteo e l'uccise, benché Davide non avesse spada. 51Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga. 52Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda, alzando il grido di guerra, e inseguirono i Filistei fin presso Gat e fino alle porte di Ekron. I cadaveri dei Filistei caddero lungo la strada di Saaràim, fino all'ingresso di Gat e fino a Ekron. 53Quando gli Israeliti furono di ritorno dall'inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro campo. 54Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme. Le armi di lui invece le pose nella sua tenda. 55Saul, mentre guardava Davide uscire contro il Filisteo, aveva chiesto ad Abner, capo delle milizie: “Abner, di chi è figlio questo giovane?”. Rispose Abner: “Per la tua vita, o re, non lo so”. 56Il re soggiunse: “Chiedi tu di chi sia figlio quel giovinetto”. 57Quando Davide tornò dall'uccisione del Filisteo, Abner lo prese e lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora in mano la testa del Filisteo. 58Saul gli chiese: “Di chi sei figlio, giovane?”. Rispose Davide: “Di Iesse il Betlemmita, tuo servo”.

__________________________ Note

17,1 Soco e Azekà: secondo Gs 15,35, sono città della Sefela, cioè delle colline occidentali di Giuda.

17,2 valle del Terebinto: è identificata con l’attuale wadi Es-Sant, a sud-ovest di Betlemme.

17,5 Un siclo equivaleva a circa 11 grammi. La corazza pesava circa 55 kg.

17,7 La lama dell’asta pesava circa 6,5 kg.

17,11 I vv. 12-31 (omessi nella traduzione greca dei LXX) seguono una tradizione diversa, forse anteriore alla narrazione di 16,14-23. Lo stesso vale per la narrazione di 17,55-18,5. La sequenza narrativa riprende al v. 32, con l’entrata in scena di Davide.

17,54 la portò a Gerusalemme: la conquista di Gerusalemme è successiva, viene raccontata solo in 2Sam 5,6-9. Questo accenno è un anacronismo, segno della redazione tardiva della narrazione.

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Approfondimenti

7,1-18,5. L'epico racconto della vittoria su Golia fa da cornice al secondo racconto sull'adozione di Davide da parte di Saul. Dopo un certo periodo di pace i Filistei si spingono nuovamente verso il territorio di Giuda. Saul è costretto a scendere col suo esercito per tagliare la strada agli invasori. Le due schiere si attestano l'una di fronte all'altra nella cosiddetta Valle del Terebinto (vv. 1-3); come nella guerra precedente (c. 14) nessuno dei contendenti si decide a ingaggiare la battaglia. A un certo punto i Filistei propongono un duello risolutivo tra il loro campione, un certo Golia di Gat, e un prode Israelita che sia disposto a misurarsi con lui (vv. 4-11). È una consuetudine abbastanza documentata nella antichità: nell'Iliade omerica (Ettore ed Aiace Telamonio; Paride e Menelao) e nella storia romana (Orazi e Curiazi) troviamo casi simili. Per diversi giorni nessuno osa raccogliere la sfida di Golia, finché arriva al campo il giovane Davide. Questi viene presentato nuovamente come se fosse affatto sconosciuto.

Mentre tutto l'esercito israelita è vergognoso per l'impotenza cui si vede ridotto, Davide si offre e, insperata-mente, vince (vv. 12-54). Da quel giorno Davide passa alla corte del re, divenendo in breve tempo un capo militare stimato da tutto il popolo e persino dai dignitari di Saul (17,55-18,5).

Quel che potrebbe apparire come un mero (per quanto straordinario) episodio di cronaca militare, assume con pochi tratti i contorni di una disputa ben più seria in cui si decide della superiorità del Dio d'Israele rispetto agli dei filistei. Il capitolo 17 vede in Davide il prosecutore della missione di Saul: «Egli libererà il mio popolo dalle mani dei Filistei», 9,16; 10,1); entrambi sono stati scelti da Dio (9,17; 10,1.24; 16,1.9) per custodire Israele dai suoi nemici e per condurlo al possesso pacifico della terra promessa ai padri (cfr. Es 3). La conquista di Canaan non ha soltanto una dimensione politico militare ma anche e soprattutto religiosa, in quanto la lotta decisiva è quella del Signore contro gli altri dei (cfr gli importantissimi capitoli di Gs 23-24). Il non andar dietro alle divinità straniere sarà infatti la migliore garanzia per un futuro sereno e fecondo, pena la scomparsa dalla terra in seguito all'oppressione delle «nazioni» (cfr. la parenesi deuteronomistica in Dt 4-11 e 28). La prima realizzazione della minaccia si ha nella battaglia di Eben-Ezer, quando l'arca viene catturata dai Filistei e deposta come bottino di guerra ne empio di Dagon (1Sam 4-5), Le iniquità dei figli di Eli (c. 2) hanno sancito l'apparente sconfitta del Signore rispetto al dio dei Filistei, ma questi dovrà infine prostrarsi dinanzi al «Dio degli eserciti che siede sui cherubini» (cfr. 5,1-5). L'attuale guerra tra Israeliti e Filistei rilancia anche la lotta teologica, come dimostra insistentemente Davide nelle sue parole contro Golia: «Come osi sfidare – tu incirconciso (la circoncisione è il segno dell'alleanza!) – le schiere del Dio vivente?» (17,26.36.45).

La vittoria di Davide dimostrerà che «vi è un Dio in Israele» (v. 46). Dall'altra parte Golia accetta la sfida maledicendo Davide «in nome dei suoi dei» (v. 43). In tale prospettiva il racconto si innesta coerentemente sul tronco della storia religiosa d'Israele, ne scrive un nuovo, importante capitolo e preannuncia temi che saranno ripresi successivamente (cfr. Elia sul monte Carmelo, 1Re 18. Particolarmente significativo per un confronto con 1Sam 17 è il v. 36: «Oggi si sappia che tu sei Dio in Israele...»).

17,1-11. La pericope ha lo scopo di preparare il racconto dell'impresa di Davide: la descrizione del luogo (vv. 1-3), del gigante filisteo (vv. 4-7); la sfida lanciata a Israele (v. 8-10); il terrore dell'esercito di Saul (v. 11). Solo nel v. 12 Davide comparirà sulla scena per risolvere miracolosamente la disperata situazione del suo popolo.

1-3. Il luogo della contesa si trova sul confine tra la Filistea e Israele (Gs 10,10-11; 15,35) a circa 25 km da Betlemme. La Valle del Terebinto (oggi Wadi es-Sant) è ampia e affiancata da colline tondeggianti, luogo ideale per accamparsi in posizione difensiva. La valle è solcata dal letto di un torrente, arido nel periodo estivo. È da esso che Davide sceglie i ciottoli levigati che saranno i suoi proiettili contro Golia (v. 40).

4. «campione»: lett. ’îš habbēnayim, ossia «l'uomo che sta nello spazio intermedio tra due». Sarebbe colui che viene a collocarsi tra i due eserciti per sfidare gli avversari. La parola italiana più vicina morfologicamente è “duellante”. «alto sei cubiti e un palmo»: secondo le misure correnti Golia dovrebbe essere alto circa tre metri. La menzione di uomini giganteschi è frequente nella Bibbia. Ricordando i giganti esistenti al tempo del diluvio (Gn 6,4; cfr. Sir 16,7) essa afferma che ce ne furono “anche dopo” Dt 1,28 parla dei giganti «figli degli Anakiti» visti in Canaan dagli esploratori mandati da Mosè (cfr. 2,10; Nm 13,28.32-33). Gs 11,21-22 riferisce che Giosuè sterminò tutti gli Anakiti, all'infuori di quelli residenti a Gaza, Gat (!) e Asdod. 2Sam 21,15-22 registra un'altra tradizione sui «figli di Rafa», uno dei quali era «fratello di Golia di Gat».

8-10. Le parole di Golia dimostrano un totale disprezzo per i nemici, considerati stolti già per il fatto di aver accettato la sfida nonostante siano solo dei «servi di Saul». Fissando le condizioni del duello Golia gioca sulla parola «servi» (‘ăbādîm): «Se il mio avversario vincerà, noi Filistei accetteremo l'estrema abiezione (“serviremo” i “servi di Saul”); se invece vincerò io, voi sarete “nostri servi” (e non più “servi di Saul”!) e “ci servirete”». La posta in gioco è altissima e aveva già fatto tremare i Filistei nel passato (4,9), ma stavolta Golia è sicuro della vittoria. Al contrario Israele, paralizzato dal terrore (v. 11), non riesce neppure a invocare il Signore.

12-31. Questa lunga pericope ebraica manca nella recensione alessandrina dei LXX, mentre è conservata dalle recensioni Origeniana e Lucianica, da Vg e Syr. La lacuna è imputabile all'intenzione di armonizzare il presente racconto con la precedente versione della vocazione di Davide (16,14-23). Quest'ipotesi sembra confermata dal fatto che vengono omessi anche i vv. 55-58 (Saul chiede notizie sul conto di Davide e lo fa chiamare) e 18,1-5 (cooptazione di Davide alla corte di Saul). Ne risulta un testo perfettamente compatibile con 16,14-23 ma, appunto, è frutto di un'operazione artificiosa. Meglio mantenere integro il TM con le sue difficoltà non sempre risolvibili (cfr. cc. 16-19). Dal punto di vista stilistico si può riconoscere la composizione unitaria della pericope confrontando il v. 26 coi vv. 36.45.

12-15. La fonte – diversa da quella di 16,1-13 – presenta Davide e la sua famiglia. Forse l'ultimo di otto fratelli, egli rimane a casa col padre anziano per custodire il gregge e, a quanto pare, periodicamente si reca al fronte (v. 15) per rifornire di cibo i suoi tre fratelli maggiori. È una conferma della notizia data in 14,52: Saul aveva formato un piccolo esercito permanente costituito da tutti gli uomini validi che riusciva a raccogliere. Ma in caso di guerra si ricorreva ugualmente alla mobilitazione della popolazione civile, in primo luogo degli abitanti della zona in cui si sarebbero svolte le operazioni militari. L'arruolamento di tre figli su otto è una proporzione abbastanza plausibile.

*12. «Efratita di Betlemme di Giuda»: appartenente al clan di Efrata “padre di Betlemme” (1Cr 4,4; cfr. Rt 1,2; Mic 5,1).

14. «Davide era ancor giovane»: l'iconografia classica ha voluto esaltare la disparità di forze tra Golia e Davide raffigurando quest'ultimo come un bambino, ma poiché Saul lo riveste della sua armatura (v. 38) non si tratta certo di un fanciullo, bensi di un giovanotto già formato anche se non ancora in età di arruolamento.

15. «Egli andava e veniva»: se il versetto fosse – come taluni credono – una glossa armonizzatrice con la tradizione di 16,14-23 (in particolare con 16,21), rimarrebbero ancora da comporre le differenze dei vv. 55-58. Il testo è talmente vago che è lecito interpretare “l'andare e venire” di Davide come un accenno al tragitto da lui compiuto saltuariamente tra Betlemme e l'accampamento.

18-20. «capo di migliaia»: cfr. 8,12; 22,7; 2Sam 18,1. L'origine di quest'autorità militare è fatta risalire ai consigli di Ietro in vista di una migliore organizzazione del popolo (Es 18,21). Si veda anche Es 31,14 dove i “capi di migliaia” governano ciascuno il contingente di una tribù, consistente appunto in mille soldati. Iesse pensa saggiamente di mandare un regalo anche all'ufficiale superiore: è un atto doveroso di omaggio e può sempre tornare utile ai figli sottoposti al suo comando. «paga»; lett. «pegno». Non è chiaro cosa sia; forse è una ricevuta comprovante l'avvenuta esecuzione della commissione. È incerta la corresponsione di uno stipendio ai soldati prima del tempo dei Maccabei (1Mac 14,32). «e truppe uscivano per schierarsi»: non è forse la prima volta che i due eserciti si fronteggiano a distanza senza poi attaccare battaglia. Le guerre antiche erano scandite da riti e ritmi che sfuggono alle strategie militari odierne.

22-24. A Davide non sembra vero di esser giunto in tempo per partecipare in qualche maniera ai combattimenti; proprio allora Golia sta uscendo nuovamente per sfidare Israele. Con questo richiamo alla scena iniziale (v. 1-11) si conclude la meticolosa disposizione degli elementi necessari a preparare l'entrata in scena del vero eroe del racconto, Davide.

23. «usci dalle schiere filistee»: testo corretto secondo il qere. TM (ketib) ha: «uscì dalle spelonche» (?).

25. «un Israelita disse»: per incoraggiare un eventuale contendente Saul ha probabilmente incaricato un banditore di proclamare il bando dei premi destinati a colui che osasse accettare la sfida e vincesse. «esenterà la casa di suo padre da ogni gravame»: il TM dice semplicemente: «farà ḥopšî la casa di suo padre». Questa parola significa «libero, liberato» (dalla schiavitù: Es 21,2.5; Dt 15,12; Is 58,6; Ger 34,9-11). Il contesto suggerisce un riferimento al “diritto del re” (8,11-17).

26-27. La curiosità di Davide fornisce il pretesto per riportare l'attenzione al vero significato della sfida di Golia: essa getta la vergogna su Israele ed è un insulto alle «schiere del Dio vivente», dunque a Dio stesso (cfr. c. 17).

28-31. Differenti reazioni alle parole di Davide: il fratello maggiore Eliab lo rimprovera aspramente perché si intromette in faccende che non lo riguardano, oppure per dissimulare l'imbarazzo del primogenito nei confronti del fratello minore, che dimostra di essere più coraggioso di lui? Invece Saul si interessa a quel giovane sconosciuto che potrebbe risolvere l'umiliante situazione del suo esercito. 17,32-37. Nel dialogo si percepisce un forte contrasto fra la prudenza di Saul e la risolutezza di Davide. Non è più il Saul di un tempo, investito dallo spirito del Signore e capace di imprese straordinarie (11,1-11); ora «lo spirito del Signore si è ritirato da lui» (16,14) e vede le cose secondo un'ottica puramente umana. Egli augura a Davide “che il Signore sia con lui” (v. 37) ma in questa frase s'intuisce la rassegnazione e lo scetticismo dell'adulto disincantato davanti all'insistenza del giovane un po' presuntuoso. Tutto ciò non fa che evidenziare ancor di più la fede di Davide nel «Dio vivente» (vv. 26.36) davanti al quale anche la forza del gigante dovrà piegarsi (cfr. 5,1-12). Infatti, «Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38). Solo riaffermando questa certezza – l'unica che possa motivare la fedeltà alla sua alleanza giorno dopo giorno, generazione dopo generazione – diventa ragionevole il paradossale criterio divino: «La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9).

32. «Nessuno si perda d'animo»: lett. « Non si perda d'animo il cuore dell'uomo». I LXX hanno cercato d'interpretare l'inconsueta locuzione traducendo: «Non si perda d'animo il cuore del mio signore».

38. «armatura»: più genericamente il TM dice: «vesti, indumenti». La natura di questo capo d'abbigliamento è incerta. Il “dare le proprie vesti” esprime una comunicazione delle proprie qualità personali: energia, abilità, sentimenti (cfr. 18,4).

43-47. Lo scambio di invettive tra i combattenti faceva parte della lotta (anche gli eroi di Omero si comportavano allo stesso modo). Alle benedizioni e maledizioni si annetteva un infallibile effetto (cfr. 3,11-14; Nm 22-24), ossia la capacità di influenzare il corso degli eventi in senso positivo o negativo. Se questo vien fatto “in nome” di una divinità (Golia maledice «in nome dei suoi dei» e Davide accetta la sfida «nel nome del Signore degli eserciti») significa che se ne richiede l'intervento a proprio favore. La lotta tra uomini diventa così una lotta tra dei impegnati a difendere la propria credibilità (cfr. 1Re 18,24: «Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!»). Davide affida la sua causa al “Dio vivente”, perciò è sicuro che oggi «tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele». Gli dei del Filisteo sono idoli innocui, «perché non fanno alcun male, come non e loro potere tare il bene» (Ger 10,5).

43. «Sono io forse un cane»: era un apprezzamento estremamente offensivo (2Sam 16,9; cfr. Gb 30,1) oppure espressione di umiltà (24,15; 2Sam 9,8; 2Re 8,13).

47. Sono le stesse parole pronunciate da Gionata in 14,6.10. C'è un forte parallelismo tra le imprese dei due amici (cfr. 14,1-14). «il Signore è arbitro della lotta»: lett. «del Signore è la guerra». Il termine giuridico “arbitro” (= tra due contendenti) appare in realtà solo in 24,16. Qui l'accento è posto sulla sovranità illimitata del Signore nel decidere le sorti della lotta (cfr. 14,6; Sal 33,8-19; Gdt 9,7-14; Prv 21,31). La guerra è considerata un'impresa divina (Gs 6-7; 10,14; Gdc 3,28; 20,35; 1Sam 7,10; Gb 38,23) e i combattenti sono sottoposti a regole sacre (Dt 23,10-15).

50. Questo versetto di carattere riassuntivo, pieno di meraviglia per l'accaduto, manca nei LXX (recensione alessandrina).

51. È percepibile un certo parallelismo di tutto il racconto – e in particolare di questo versetto – con la Storia di Sinube, romanzo egiziano del XIX sec. a.C.

52. «fin presso Gat»: con i LXX. TM, Vg e Syr hanno: «fino all'imboccatura della valle» (gayᵉ’). I LXX, forse influenzati dalla seconda parte del versetto, hanno letto geth.

54. «la portò a Gerusalemme»: è un'anticipazione storica, dal momento che Davide conquisterà la città gebusea solo in 2Sam 5. «Le armi di lui le pose nella sua tenda»: la frase ha senso solo nel caso che Davide fosse già scudiero di Saul e avesse una propria tenda al campo (cfr. vv. 12-31). In base alla notizia che la spada di Golia andrà a finire nel santuario di Nob (21,10), qualcuno ha pensato che “tenda” sia da intendere nel senso di “tabernacolo” (cfr. Es 26-27).

17,55-18,5. Anche questa parte è omessa dalla recensione alessandrina dei LXX (cfr. vv. 12-31). Saul sembra non conoscere Davide e manda Abner a informarsi sul suo conto. L'animo di Gionata si sente potentemente attratto verso il giovane eroe; nasce così un'amicizia tanto salda da superare non soltanto la ragion di stato (19,1-7; 20) ma anche le barriere della morte (20,14-16.42; 2Sam 1,25-26; 9,1-13; 21,7). In questa breve pericope che conclude i tre racconti della vocazione di Davide (16,1-13; 14-23; 17,1-18,5) vien riassunto lo stato delle relazioni tra i vari personaggi alle soglie di un nuovo periodo storico. Davide è amato da tutti: Saul, Gionata, il popolo, l'ambiente di corte. Ma una prova inattesa sta per abbattersi su di lui per saggiarne le virtù.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Transit

(209)

(IR1)

Gli #USA e #Israele hanno colpito l’ #Iran nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2026, inaugurando una nuova e pericolosa escalation nel Medio Oriente che non intacca le fondamenta del regime teocratico di #Teheran, ma semina caos e illusioni.

Alle prime ore del mattino italiano, intorno alle 7, Washington e Tel Aviv hanno lanciato l’operazione “Ruggito del Leone”: raid aerei coordinati su siti missilistici, nucleari e comandi di leadership politico-militare, con gli Usa mirati a infrastrutture strategiche chiave come complessi di arricchimento uranio e depositi di droni, e Israele che ha esteso i bersagli a quartier generali dei Pasdaran e figure di vertice, colpendo anche nel cuore di Teheran.

L' Iran ha reagito con una raffica di missili balistici su Israele, intercettati in gran parte dalla “Iron Dome”, e su basi americane in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, causando decine di morti tra i civili iraniani, inclusi studenti in una scuola bombardata a Minab nel sud del Paese, e la chiusura immediata dello spazio aereo nazionale.

#Trump e #Netanyahu presentano l’attacco come “preventivo” per fermare il programma atomico iraniano, con messaggi diretti al popolo di Teheran: “Rivolgetevi contro il regime oppressore”, mentre l’ #Onu ha convocato un vertice d’urgenza bollato come “ricetta per il disastro”, #Ue, #Russia e #Cina chiedono il cessate il fuoco, con Mosca e Pechino che accusano Washington di destabilizzazione calcolata per ridisegnare gli equilibri regionali.

(IR2)

I mercati hanno reagito con un balzo del petrolio del 10-25%, spinto dal premio rischio, e scenari catastrofici se lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del greggio mondiale, venisse bloccato, con l’Opec che discute aumenti di produzione per arginare i picchi, ma l’instabilità cronica si traduce in inflazione galoppante, squilibri energetici e pressione sui bilanci pubblici delle economie fragili del Golfo e oltre.

I raid alimentano la propaganda del regime come “vittima dell’imperialismo occidentale”, legittimando ondate di repressione contro un dissenso interno già vivo: donne che sfidano l’hijab obbligatorio, studenti in rivolta contro la corruzione, operai esausti da austerity e inflazione.

Un intervento esterno non smantellerà un sistema radicato su apparati di sicurezza feroci, clero onnipotente e controllo sociale capillare: al contrario, prolungherà l’agonia, incentivando ricatti nucleari, “proxy wars” in #Yemen, #Siria e #Libano, e un circolo vizioso di vendette, con solo il popolo iraniano, e la sua resilienza silenziosa accumulata in decenni di proteste pagate a caro prezzo, che potrà forgiare il proprio destino. Non lo faranno di certo droni lontani o tweet dalla Casa Bianca.

Questa ennesima esplosione di violenza rivela lo stato tragico del nostro mondo: un’umanità perennemente inchiodata a conflitti asimmetrici, dove superpotenze scaricano bombe su nazioni esauste, fingendo di seminare democrazia mentre coltivano solo macerie e petrolio. Il Medio Oriente non è un’eccezione, ma un laboratorio crudele: qui, come in #Ucraina o #Gaza, i civili, iracheni ieri, iraniani oggi, pagano il prezzo di egemonie che si rinnovano solo nei nomi, in un ciclo infinito di vendette intergenerazionali dove la pace resta un optional sacrificato su altari di gasdotti e testate.

Finché l’umanità non imparerà a spegnere le fabbriche di droni e a sedersi, invece a tavoli di reale diplomazia, quella della pace e non di parole vuote e retoriche, il 2026 resterà anno di un fallimento globale.

#Blog #USA #Israele #Iran #Medioriente #Geopolitica #World #Opinioni

 
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from Alviro

Prendere due emozioni e metterle nello stesso petto è una di quelle imprudenze che l’umanità commette con una costanza ammirevole. Amo e odio. Non in successione, come se la ragione avesse concesso il turno a ciascuna; ma simultaneamente, come due sovrani rivali che governano lo stesso territorio senza mai firmare un trattato.

Ci si potrebbe domandare come sia possibile una simile incoerenza. La domanda è legittima, benché presupponga che l’animo umano sia una costruzione logica. Non lo è. Se lo fosse, avremmo risolto i nostri dilemmi sentimentali con la stessa facilità con cui risolviamo un’equazione. Invece, il cuore possiede una straordinaria indifferenza verso il principio di non contraddizione. Ama con fervore ciò che, nello stesso istante, condanna con lucidità.

Non so spiegare questo paradosso in termini soddisfacenti. Potrei invocare la complessità della natura umana, ma sarebbe un modo elegante per confessare ignoranza. La verità è più semplice e meno consolante: sento entrambe le cose, e il sentimento precede la spiegazione. La ragione arriva sempre dopo, come un funzionario diligente che tenta di archiviare il caos prodotto dalle passioni.

E in questo conflitto non c’è alcuna armonia segreta, nessuna dialettica superiore che riconcili gli opposti. C’è soltanto l’esperienza nuda di una tensione che non si scioglie. Amo, e per questo sono vulnerabile. Odio, e per questo mi difendo. L’una emozione espone, l’altra arma. Insieme, mi lacerano.

Che io non sappia dire come sia possibile non attenua la realtà del fatto. La mente può restare perplessa; il sentimento, invece, è implacabile. Sento così. E ne soffro.

 
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from Transit

(208)

(LE1)

La proposta di riforma della legge elettorale della maggioranza #Meloni introduce un proporzionale “truccato” da un premio di maggioranza molto ampio, costruito per blindare l’attuale blocco di governo e mettere fuori gioco ogni alternanza reale. Cosa prevede, in sostanza, questo impianto? Innanzitutto il superamento del “Rosatellum” e dei collegi uninominali: il sistema diventa formalmente proporzionale, con liste bloccate e senza un vero ritorno alle preferenze, salvo qualche eccezione per le minoranze linguistiche. A questo si aggiunge un premio di maggioranza nazionale: chi supera il 40% dei voti ottiene un “pacchetto” aggiuntivo di seggi, stimato intorno a decine di deputati e senatori, che porta la coalizione vincente a sfiorare il 60% dei seggi parlamentari.

Restano soglie di sbarramento elevate (intorno al 3% per i singoli partiti e al 10% per le coalizioni), con un evidente incentivo a costruire cartelli elettorali ampi e subalterni al partito egemone. È previsto inoltre un eventuale ballottaggio: se le prime due coalizioni si collocano in una fascia intermedia di consenso, si va al secondo turno, che ha un’unica funzione reale, cioè assegnare comunque il premio a qualcuno e garantire una maggioranza “artificiale” anche quando il paese è diviso. Infine viene introdotto il “premier in scheda”: l’obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio al momento della presentazione delle liste, legandosi politicamente alla riforma sul premierato e creando un meccanismo di investitura personale, pur fingendo di non toccare formalmente le prerogative del Capo dello Stato.

(LE2)

La narrazione ufficiale giura che tutto questo serve alla “stabilità”, come se il problema dell’Italia fosse l’ingovernabilità e non, semmai, l’abuso di maggioranze già iper-compatte. In realtà il disegno è trasparente: questa riforma serve a mettere in cassaforte la futura maggioranza del centrodestra, riducendo al minimo il rischio che un’opposizione unita, con numeri simili, possa vincere o quantomeno impedire l’egemonia assoluta nei due rami del Parlamento.

Il premio scatta esattamente nella fascia in cui i sondaggi collocano stabilmente l’area che sostiene Meloni, e la dimensione del premio è tale da deformare in modo pesante il rapporto tra voti e seggi, trasformando un 40 e rotti per cento dei consensi in quasi il 60% delle poltrone.

L’eliminazione degli uninominali, che nel 2022 avevano già favorito il centrodestra, non è una generosa apertura alla rappresentanza, ma un ulteriore passo verso un modello controllabile dal vertice: con le liste bloccate, i candidati “sicuri” vengono scelti dal capo, garantendo un esercito di fedelissimi in aula.

Sul piano politico più ampio, questa legge elettorale è il tassello perfetto di un mosaico: premierato, referendum sulla giustizia, riscrittura selettiva delle regole del gioco in modo da neutralizzare qualunque contrappeso e trasformare una maggioranza relativa di oggi in dominio strutturale sulle istituzioni domani, inclusa la possibilità di eleggere da sola il Presidente della Repubblica e incidere pesantemente sugli organi di garanzia.

Non mancano, in tutto questo, profili di evidente incostituzionalità o quantomeno di violazione dello spirito della Costituzione. La Corte costituzionale aveva già messo dei paletti, accettando, con molte cautele, l’idea di un premio che dal 40% dei voti porti al 55% dei seggi, non oltre.

Qui si spinge l’asticella verso soglie vicine al 60%, con un rischio concreto di calpestare il principio di rappresentanza e l’eguaglianza del voto, svuotando la proporzionale dal suo significato. Il combinato disposto di premio “secco”, liste bloccate e soglie di sbarramento selettive crea una distorsione che va ben oltre la fisiologica “correzione maggioritaria” e somiglia piuttosto a un’espropriazione del voto di milioni di cittadini che non si riconoscono nella coalizione vincente.

A questo si aggiunge la forzatura del “premier in scheda”, introdotto mentre si discute di premierato: sulla carta il Presidente della Repubblica resta libero di nominare chi vuole, ma nei fatti viene schiacciato dalla pretesa di una legittimazione diretta del capo politico, costruita per via ordinaria senza modificare esplicitamente l’articolo 92.

È un corto circuito istituzionale: si cambia la forma di governo per legge ordinaria, mascherandola da semplice tecnica elettorale. In questo quadro, le parole “stabilità” e “governabilità” suonano come l’ennesima foglia di fico.

Questa riforma non nasce per dare più voce ai cittadini, non amplia la rappresentanza, non restituisce potere agli elettori nella scelta dei parlamentari: al contrario, concentra il controllo nelle mani dei vertici di coalizione, garantisce un premio abnorme a chi è già maggioranza e comprime ogni spazio di alternanza, conflitto politico e pluralismo reale. È l’ennesima legge elettorale-calcio di rigore: la squadra al governo sposta la porta, sceglie il portiere avversario, decide l’arbitro e poi pretende pure gli applausi in nome della “modernizzazione” del gioco democratico.

#Blog #Italia #RiformaElettorale #GovernoMeloni #Politica #Società #Opinioni

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Riciclavano per Camorra e 'Ndrangheta: una operazione internazionale smantella rete criminale transfrontaliera

Una rete criminale internazionale coinvolta nel riciclaggio dei profitti derivanti dalla cocaina per gruppi criminali organizzati italiani, tra cui #Camorra e '#Ndrangheta, è stata smantellata a seguito di un'indagine finanziaria transfrontaliera. Guidata dalla Gendarmeria Nazionale francese in collaborazione con i #Carabinieri italiani, la #Fedpol svizzera e con il supporto delle autorità di Belgio, Bulgaria, Germania ed Ecuador, sotto il coordinamento di #Europol ed #Eurojust, l'operazione ha tracciato flussi finanziari illeciti attraverso società fittizie, false fatture e investimenti in beni di lusso.

Un cittadino montenegrino, designato come obiettivo di alto valore da Europol e ricercato in diverse giurisdizioni europee, è stato arrestato a Cannes, in Francia, insieme ad altri sette sospettati durante perquisizioni coordinate in Francia, Italia, Belgio e Svizzera il 23 febbraio 2026. La rete, collegata al traffico di cocaina su larga scala dal Sud America ai porti europei, utilizzava criptovalute, veicoli di lusso con compartimenti occultati e una struttura societaria multinazionale. I beni sequestrati includono immobili di lusso per un valore di oltre 5 milioni di euro e diverse entità societarie.

Europol ha supportato le indagini dal 2023, fornendo analisi finanziarie avanzate, comunicazioni sicure e interventi sul campo. Nel 2024 è stata istituita una Squadra Investigativa Congiunta (#SIC / #JIT) tra Francia, Italia e Svizzera, successivamente ampliata per includere ulteriori paesi partner. Il finanziamento operativo è stato fornito dalla rete @ON, gestita dalla Direzione Investigativa Antimafia (#DIA) italiana.

#trafficodicocainadalSudAmericaaiportieuropei #reteatON #GendarmeriaNazionalefrancese

 
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The Amazing avevano convinto sin dal loro esordio nel 2010, pur meritandosi qualche riserva. La mescola di folk e rock classici di stampo Sessanta/Settanta e un’atmosfera grigia e introspettiva di contorno sembravano non rendere giustizia alla band svedese. Ambulance è probabilmente la svolta in questo senso, un disco più “quadrato” di Picture You, dove ancora c’era un forte rimando al passato... https://artesuono.blogspot.com/2016/08/the-amazing-ambulance-2016.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/02BgmDx31QZ1nPDgEEMXMd


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

TRAMONTO DI SAUL E ASCESA DI DAVIDE (1Sam 16,1-2Sam 1,27)

Samuele unge re Davide 1Il Signore disse a Samuele: “Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re”. 2Samuele rispose: “Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà”. Il Signore soggiunse: “Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. 3Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò”. 4Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: “È pacifica la tua venuta?”. 5Rispose: “È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio”. Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. 6Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: “Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!”. 7Il Signore replicò a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore”. 8Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: “Nemmeno costui il Signore ha scelto”. 9Iesse fece passare Sammà e quegli disse: “Nemmeno costui il Signore ha scelto”. 10Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: “Il Signore non ha scelto nessuno di questi”. 11Samuele chiese a Iesse: “Sono qui tutti i giovani?”. Rispose Iesse: “Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge”. Samuele disse a Iesse: “Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui”. 12Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: “Àlzati e ungilo: è lui!“. 13Samuele prese il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama.

Davide entra al servizio di Saul 14Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul e cominciò a turbarlo un cattivo spirito, venuto dal Signore. 15Allora i servi di Saul gli dissero: “Ecco, un cattivo spirito di Dio ti turba. 16Comandi il signore nostro ai servi che gli stanno intorno e noi cercheremo un uomo abile a suonare la cetra. Quando il cattivo spirito di Dio sarà su di te, quegli metterà mano alla cetra e ti sentirai meglio”. 17Saul rispose ai ministri: “Ebbene, cercatemi un uomo che suoni bene e fatelo venire da me”. 18Rispose uno dei domestici: “Ecco, ho visto il figlio di Iesse il Betlemmita: egli sa suonare ed è forte e coraggioso, abile nelle armi, saggio di parole, di bell'aspetto, e il Signore è con lui”. 19Saul mandò messaggeri a dire a Iesse: “Mandami tuo figlio Davide, quello che sta con il gregge”. 20Iesse prese un asino, del pane, un otre di vino e un capretto e, per mezzo di Davide, suo figlio, li inviò a Saul. 21Davide giunse da Saul e cominciò a stare alla sua presenza. Questi gli si affezionò molto ed egli divenne suo scudiero. 22E Saul mandò a dire a Iesse: “Rimanga Davide con me, perché ha trovato grazia ai miei occhi”. 23Quando dunque lo spirito di Dio era su Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.

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Approfondimenti

16,1-31,13 e 2Sam 1,1-27. Questa lunga sezione si dipana lungo due filoni paralleli, ma allo stesso tempo inscindibilmente intrecciati. Da una parte c'è il declino di Saul – re di fatto ma non più di diritto – oppresso da incubi e malinconie, disposto a tutto pur di assicurare una continuità al proprio regno (20,31), dall'altra sta sorgendo il nuovo astro di Davide, il pastorello che diventa prima scudiero del re e poi alto ufficiale dell'esercito. Saul è legato a Davide da un iniziale rapporto di simpatia che si trasforma ben presto in gelosia (18,8-9), timore e sospetto (18,15.29). Nonostante i buoni uffici di Gionata, Davide è costretto a fuggire per salvarsi dalle manie omicide di Saul (19,10 e 21,1). Inizia così la sua vita errabonda nel deserto di Giuda. Attorno a lui si raduna una banda abbastanza consistente di emarginati e dissidenti. Dopo essere sfuggito varie volte agli inseguimenti di Saul (cc. 22-26) Davide si rifugia infine con i suoi uomini presso il re filisteo Achis. Lì impiega tutta la sua astuzia in un delicato doppio gioco: apparentemente presta la sua opera come mercenario e vassallo devoto dei Filistei, combattendo però attivamente contro i predoni del deserto e rendendosi meritevole presso i suoi connazionali Giudei (c. 27). Un dissidio tra i capi filistei solleva provvidenzialmente Davide dal dovere di combattere contro Israele sul Gelboe (c. 29), dove Saul e i suoi figli perdono la vita e il regno (c. 31). Ora Davide ha la strada libera per diventare re al posto di Saul, prima su Giuda e poi su Israele. Non si può fare a meno di notare l'inaudita “laicità” del narratore nel riferire avvenimenti così importanti. Lo spazio in cui si attua la storia appare del tutto profano e i protagonisti agiscono senza essere spinti da particolari impulsi religiosi. Ma il vero regista degli eventi, nonostante le apparenze, è Dio. Anche se la sua azione è nascosta agli occhi degli uomini, anche se non accadono più i miracoli eclatanti dei tempi antichi, tutto è guidato dalla sua sapiente mano: «Lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi» (16,13); «Davide riusciva in tutte le sue imprese, perché il Signore era con lui» (18,14.28); «Saul lo ricercava sempre; ma Dio non lo mise mai nelle sue mani» (23,14). Dal punto di vista puramente storico Davide sale sul trono di Saul come usurpatore, dopo aver condotto una vita da fuorilegge ed essersi reso colpevole – almeno in apparenza – di collaborazionismo coi Filistei. L'intento non solo storico ma anche storiografico dei libri di Samuele invita però a una valutazione più profonda degli eventi. Il mercenario Davide vien descritto come un uomo dalle aspre contraddizioni interiori: politico lungimirante, combattuto da passioni che lo spingono fino al delitto, debole con i figli ma anche capace di grandi impulsi e di ammirevole dignità nella sventura. L'autore sacro non nasconde i difetti dell'eroe (come farà più tardi il Cronista) ma li vede sotto un profilo assolutamente originale, quello della sua vocazione. Il lettore è invitato a guardare peccati, sofferenze, inganni, ambizioni, umiliazioni, scaltrezze e atti di vera fedeltà con gli occhi stessi di Dio, riconoscendo in tutto questo la “ storia sacra” che egli ha voluto intessere con un uomo non certo migliore degli altri e tuttavia segnato da un'elezione senza pentimento: «Va' da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re» (16,1). Il destino di Saul, Davide, Gionata e di tutti coloro che li circondano non è determinato da un cieco gioco di casualità ma da una promessa che si compirà inesorabilmente a favore di tutta l'umanità: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide...» (Mt 1,1). Per quel che concerne l'aspetto letterario della sezione, si registrano numerose ripetizioni: si leggono due narrazioni dell'introduzione di Davide nella corte di Saul (16,14-23; 17,1-18,5); due volte Saul tenta di uccidere Davide (18,10-11; 19,9-10) e due volte Davide risparmia la vita di Saul (24; 26). Saul promette per due volte di dare in moglie a Davide una propria figlia (18,17-19.20-27); Gionata interviene due volte in favore di Davide (19,1-7; 20,25-34); vien riferita due volte la fuga di Davide (19,10-18; 20,1-21,1) e tre volte il tradimento degli amici (23,1-13.19-28; 26,1-2). Questi “doppioni” sono forse dovuti alla redazione di fonti diverse, ma non è da escludere (anzi è altamente probabile) che la ripetizione di certi fatti cruciali sia funzionale all'intreccio globale dell'opera.

16,1-19,10. La cronaca della vita di Davide alla corte di Saul tra successi e pericoli si apre con tre distinti racconti sugli inizi della sua carriera:

  • a) 16,1-13: vocazione religiosa e unzione di Davide;
  • b) 16,14-23: chiamata di Davide a corte come musico e scudiero del re:
  • c) 17,12-18,5: impresa contro Golia e accoglienza a corte.

Tutti e tre concordano sul fatto che Davide «stava col gregge» (16,11.19; 17,15). Il secondo e il terzo racconto narrano in modo contraddittorio le circostanze che hanno portato il giovane Davide alla corte di Saul, ma non è possibile pronunciarsi categoricamente sull'attendibilità dell'uno o dell'altro, né sono risolvibili tutte le divergenze tra le due versioni. Se qualcuno propende per la storicità esclusiva di 16,14-23, c'è anche chi fa notare che la vittoria di Davide su Golia è presupposta più volte dalla narrazione seguente (19,5; 21,10; 22,10.13; cfr. anche 2Sam 21,19). Al contrario, il primo racconto è strettamente connesso con il c. 15 mediante il “pianto di Samuele” (15,35 e 16,1), ma rimane isolato rispetto a quanto segue. Alcuni studiosi sostengono che l'unzione di Davide serve ad associarlo – come Saul – al ministero profetico di Samuele, ma che essa non ha avuto valore effettivo, tanto che Eliab la ignora (17,28) e sarà ripetuta in Ebron (2Sam 2,4 e 5,3). Se ciò può costituire un problema per la storia della redazione, l'analisi teologica del testo canonico suggerisce un'altra conclusione: le vicende di Saul e Davide sono presentate secondo un parallelismo antitetico, nel quale 16,1-13 corrisponde all'unzione segreta di Saul (9,1-10,1); l'unzione ufficiale di Davide come re di Giuda e Israele in Ebron (2Sam 2,4; 5,3) rispecchia invece la designazione pubblica di Saul a Mizpa (10,17-27) e “l'inaugurazione del regno” a Galgala (11,12-15). Si noti che in entrambi i casi si tratta di luoghi sacri all'antica fe israelitica. 16,1-13 costituisce quindi la premessa teologica agli altri due racconti sugli inizi di Davide. Non se ne parlerà più, come non si era più parlato di 9,1-10,1, ma l'episodio rimarrà sullo sfondo come chiave di lettura irrinunciabile di tutta la storia.

Ai tre racconti di “vocazione” seguono altri episodi della vita di Davide alla corte di Saul. Fin dal trionfale ritorno dopo l'uccisione del Filisteo, nel cuore di Saul cova il timore di essere prima o poi spodestato dal nuovo eroe. La paura diventa ossessione e Davide sopravvive fortunosamente agli attentati più o meno occulti perpetrati dal re, finché si vede costretto a fuggire: dapprima presso Samuele (19,11-24) e poi presso i Filistei (21,2-15). Non sono che gli inizi di un lungo periodo di peregrinazioni nel deserto (cc. 22-26), durante il quale i due rivali si cercheranno e si fuggiranno ripetutamente in una misteriosa e sconcertante schermaglia.

1-13. Le illusioni suscitate dalla neonata monarchia sono già svanite. Se il Signore stesso «si è pentito» (15,10.35) riguardo a Saul, cosa accadrà? Certamente egli ha promesso di consegnare il regno «a un altro» (15,28), ma come e quando ciò avverrà? E sopra tutto pesa la terribile condanna di Saul (15,23.26.28). Mentre Samuele piange sul disgraziato re, il Signore interviene risolutamente ordinandogli di partire (v. 1). Nella storia sacra l'ordine di “partire” risuona sempre quando Dio decide di creare qualcosa di nuovo nella storia del suo popolo (Abramo, Mosè, Giona, i Profeti...). L'estrema gratuità di Dio mette in crisi tutti i programmi e le precauzioni umane, affinché sia lo spirito vivificante ad agire. Così lo spirito scende su Davide, «il più piccolo» tra gli otto figli di lesse (Saul era invece “il maggiore”: 10,24), colui che in apparenza è il meno adatto a capitanare le guerre di liberazione che lo attendono. La suprema libertà di Dio – «i miei pensieri non sono i vostri pensieri» (Is 55,8-9) – coglie di sorpresa anche Samuele: il vecchio profeta deve tornare a scuola – come succederà allo scriba Nicodemo – per imparare che «l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuoге» (v. 7).

1. L'unzione “consacrava” i re e i sacerdoti, ossia li metteva in una speciale relazione di intimità con Dio (cfr. 10,1). «Iesse il Betlemmita»: stranamente non si dà alcuna genealogia di Iesse, e quindi di Davide. È forse un indizio dell'antichità della fonte. Rt ne accenna una breve in 4,17; quella più ampia (4,18-22) è forse mutuata da 1Cr 2,5-15. Cfr. anche Mt 1,5 e Lc 3,32. Il nome di Iesse diverrà famoso perché legato all'attesa messianica (cfr. anche Is 11,1.10); così pure quello di Betlemme (Mic 5,1).

2-3. «mi ucciderà»: dopo la rottura con Samuele, Saul si è insospettito nei riguardi dell'esistenza di un suo rivale (15,28) e probabilmente ha già proferito qualche minaccia esplicita in proposito. Il Signore stesso suggerisce a Samuele di ingannare la vigilanza di Saul e dei suoi informatori celando il viaggio a Betlemme sotto le apparenze di una delle sue innumerevoli peregrinazioni (cfr. 7,16-17).

4-5. Gli anziani del villaggio accolgono trepidanti Samuele temendo che la sua visita annunci rimproveri o vaticini poco piacevoli. Il profeta li rassicura, invitandoli anzi a un sacrificio di comunione e al relativo banchetto. È significativo che la scelta del nuovo re si svolga nel medesimo contesto sacro che vide l'elezione di Saul (9,19-24). Come dopo il “pentimento” che diede luogo al diluvio Dio ricominciò da capo, quasi si trattasse di una nuova creazione (Gn 8,13: «il primo mese, il primo giorno del mese»), anche oggi, dopo essersi pentito di Saul (15,11.35), rifà tutto di nuovo come se fosse la prima volta. In questo si manifesta la paternità del Dio «misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e fedeltà» (Es 34,6).

6-12. I criteri dell'elezione divina sfuggono a tutte le predeterminazioni umane: la primogenitura (cfr. Giacobbe ed Esaù), l'aspetto fisico (anche se più avanti si dirà spesso che Davide è «forte e coraggioso»: v. 18; 17,35-37; 18,5.14; 19,5; cfr. S. Paolo in 2Cor 10,1.10), il grado d'istruzione (gli apostoli), la capacità dialettica (Mosè: Es 4,10-12), l'età (Geremia: 1,6-9), ecc. Tutta la Bibbia insegna che Dio può sovranamente prescindere dalle inclinazioni e dalle qualità soggettive del chiamato, anzi può persino decidere di compiere la sua opera proprio attraverso le persone naturalmente meno dotate o addirittura in presenza di controindicazioni psicologiche o morali.

7. «io non guardo»: aggiunta ad sensum con Vg. Il TM omette; i LXX hanno: «Dio non guarda»; «il Signore guarda il cuore»: il cuore (lēb) abbraccia tutte le dimensioni dell'esistenza umana. I sentimenti, le passioni, la conoscenza, il discernimento e il giudizio, la volontà, la coscienza hanno nel lēb la loro sede naturale. Il “cuore” dunque è il centro vitale della persona, o meglio indica la persona stessa còlta nei suoi rapporti con la realtà (le cose, gli altri uomini, Dio). È da questo punto di vista segreto che il Signore giudica il valore di un uomo (cfr. 2,1).

12. La descrizione di Davide ricorda quella di Saul (9,2; 10,23), ma quel che conta non è tanto la prestanza fisica quanto una piacevolezza d'aspetto che lascia intravvedere un'interiorità altrettanto accattivante.

13. «lo spirito del Signore si posò su Davide»: la prima, diretta conseguenza dell'unzione regale è l'irruzione” dello spirito sull'eletto. È impressionante vedere come l'autore prepari con poche parole il passaggio al brano seguente: dopo aver detto che lo spirito è sceso su Davide, egli annoterà lapidariamente nel v. 14: «Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul». In questo contrasto senza sfumature si condensano il passato e il futuro, il vecchio e il nuovo: mentre una storia si avvia al declino (cfr. Eli e i suoi figli: 2,12-36) si fa strada un nuovo inizio pieno di speranza.

14-23. Quando lo spirito aveva “investito” Saul (10,10; 11,6) gli aveva «mutato il cuore» (10,9), conferendogli allo stesso tempo tutta l'assistenza necessaria per compiere la sua missione quale “Unto del Signore”. Ora lo spirito lo ha abbandonato per scendere su Davide (v. 13; 18,12). Non più sostenuto dal Signore il vecchio re rimane in balia della propria fragilità spirituale e psichica. Le debolezze caratteriali della gioventù (aggravate dai sensi di colpa e dalle sue manie religiose: cfr. 14,18-19) degenerano ora in accessi d'ira terribile (18,11; 20,30-33), ora in frequenti crisi di cupa malinconia e di taciturnità sospettosa (16,23; 18,8-9). Ma non si tratta solo di una grave patologia psichica; l'autore sacro vi intravvede un intervento punitivo di Dio. In tal senso dice che lo «spirito cattivo» che turba Saul è «da parte del Signore», in quanto ogni forza che opera nel mondo e nell'uomo ha origine in lui. I ministri cercano premurosamente una soluzione al problema e propongono al re di chiamare a corte un citaredo affinché sollevi il suo spirito con la musica. Tutte le religioni riconoscono alla musica una potenzialità soprannaturale, come facoltà d'introdurre al contatto con la divinità (cfr. 2Re 3,15). In 10,5-6 la musica viene utilizzata per provocare uno stato di trance mistico; nel nostro caso svolge evidentemente una funzione terapeutica rilassante, allontanando lo «spirito cattivo». Col consenso di Saul vien chiamato a corte il giovane Davide, dotato di tutte le qualità necessarie, riassunte dalla formula: «il Signore era con lui» (cfr. 17,37; 18,12.28; 20,13.42).

15. «spirito sovrumano»: lett. «spirito di Elohim». È una locuzione ebraica abbastanza ricorrente per esprimere la grandezza di qualcosa: la sapienza di Salomone (1Re 3,28), il terrore dei nemici (1Sam 14,15), la città di Ninive (Gio 3,3). Forse qui ’elõhîm ha pure un significato attenuato di soprannaturale-divino-demoniaco.

16. «e noi cercheremo»: lett. «ed essi cercheranno». Nell'ossequiosa terminologia di corte, l'etichetta voleva ci si rivolgesse al sovrano in terza persona.

20. «preparò un asino e provvide pane...»: lett. il TM ha: «prese un asino di pane (sic!)». La difficoltà testuale ha fatto pensare a un errore di trascrizione della parola «asino» (ḥămôr) (i LXX hanno gomor = ‘ōmer: unità di misura per solidi e liquidi), ma le varie correzioni proposte sono tutte congetturali.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

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from L' Alchimista

Rock Symbol

La musica rock, fin dai suoi albori, ha sempre avuto un rapporto profondo e spesso controverso con il mistero, l'esoterismo e la spiritualità. Nata come espressione di ribellione e libertà negli anni '50, il rock ha rapidamente abbracciato temi che vanno oltre la superficie della società, esplorando l'ignoto, il soprannaturale e il trascendente. Ma da dove nasce questa associazione tra il rock e il cosiddetto “occulto”? E perché è stato a lungo considerato la “musica del demonio”? Negli anni '60 e '70, il rock si è evoluto in forme sempre più complesse e sperimentali, aprendo la strada a una connessione con simbolismi esoterici e mistici. Band come i Led Zeppelin hanno portato questa relazione su un nuovo livello. Jimmy Page, chitarrista e fondatore, era affascinato dagli scritti di Aleister Crowley, il famoso occultista britannico, tanto da acquistare la sua villa, Boleskine House, sulle rive del Loch Ness. Il quarto album della band, senza titolo ufficiale ma noto come Led Zeppelin IV, introduce i famosi simboli scelti dai membri: l'enigmatico “Zoso” di Page, la piuma di Robert Plant, e i segni di John Bonham e John Paul Jones. Questi simboli non erano solo decorazioni, ma rappresentavano una connessione personale con archetipi mistici e filosofie antiche. Tuttavia, i Led Zeppelin non erano un caso isolato. I Black Sabbath, pionieri dell'heavy metal, hanno spesso affrontato temi oscuri e controversi, giocando con l'immaginario satanico per scatenare reazioni e, probabilmente, riflettere le paure della società dell'epoca. Canzoni come Black Sabbath e The Wizard evocano immagini di magia nera e stregoneria, ma spesso con una vena critica o ironica. Anche altre band come i Pink Floyd, pur non direttamente esoterici, hanno esplorato temi metafisici e spirituali. L'iconica copertina di The Dark Side of the Moon, con il prisma che rifrange la luce in un arcobaleno, è un simbolo universale di trasformazione e consapevolezza. La simbologia esoterica nel rock non si è fermata a questi pionieri. Negli anni '80, band come gli Iron Maiden hanno reso le immagini dell'occulto un marchio di fabbrica. Il loro album The Number of the Beast ha alimentato polemiche e paure per il suo presunto satanismo, ma la band ha sempre sottolineato che si trattava di una narrazione artistica, non di un'adesione a credenze oscure. Parallelamente, i King Crimson e i Rush hanno utilizzato simboli mistici e filosofie complesse per arricchire la loro musica, esplorando l'alchimia, la libertà personale e la ricerca dell'illuminazione. Negli anni più recenti, band come i Tool hanno portato questa tradizione a nuovi livelli di complessità. Con copertine che incorporano simboli alchemici e geometrici e testi che esplorano la spiritualità e la consapevolezza, i Tool rappresentano un esempio perfetto di come il rock moderno continui a essere un veicolo per il mistero e la riflessione esoterica. Ma non è solo il rock a intrattenere questo rapporto con il mistero. Anche altri generi musicali, dal pop all'elettronica, hanno flirtato con l'occulto e il simbolismo. Artisti come David Bowie hanno esplorato temi esoterici attraverso personaggi e narrazioni, mentre artisti elettronici come Deadmau5 hanno utilizzato simboli geometrici e futuristici per creare un'aura di mistero. La musica italiana non è rimasta immune a queste influenze. Sebbene meno evidente rispetto alle band internazionali, il panorama italiano ha una sua vena mistica e simbolica. Negli anni '70, gruppi come il Banco del Mutuo Soccorso e la Premiata Forneria Marconi hanno introdotto elementi di esoterismo e filosofia nei loro testi e nelle copertine dei loro album. I testi spesso poetici e ricchi di riferimenti mitologici riflettevano una ricerca di significato e una connessione con tematiche universali. Anche Franco Battiato, con il suo stile unico e la sua esplorazione del misticismo, ha rappresentato un punto di riferimento. Album come La voce del padrone e Pollution contengono riferimenti a discipline spirituali, filosofie orientali e simbolismi esoterici. Negli anni più recenti, artisti come Vinicio Capossela hanno continuato questa tradizione, mescolando elementi di folklore, mitologia e spiritualità nei loro lavori. Capossela, con la sua narrazione teatrale e i suoi riferimenti a simboli antichi, dimostra come la musica italiana possa essere un terreno fertile per esplorazioni esoteriche. Anche la musica pop, apparentemente lontana da questi temi, non ne è completamente esente. Laura Pausini, ad esempio, ha inserito in alcuni videoclip immagini che richiamano simboli universali di rinascita e trasformazione, pur senza una connessione esplicita all'esoterismo. Ma allora, perché il rock è stato spesso etichettato come la “musica del demonio”? Questo pregiudizio ha radici profonde nella storia culturale e sociale. Il rock è nato come espressione di ribellione, rompendo con le norme tradizionali e sfidando le autorità religiose e morali. In un'epoca in cui la musica era considerata un riflesso diretto dei valori di una società, il rock, con i suoi ritmi potenti e i suoi testi provocatori, è stato visto come una minaccia. L'associazione con il “demonio” non era tanto una dichiarazione letterale, quanto una metafora del suo potenziale di sconvolgere lo status quo. Un altro elemento cruciale è il legame tra il rock e l'immaginario visivo. Le copertine degli album, i videoclip e persino i concerti live sono stati spesso utilizzati per evocare simboli e immagini che sfidano le convenzioni. Questo aspetto è evidente non solo nelle grandi produzioni internazionali, ma anche nelle rappresentazioni visive di artisti italiani. Negli anni '80 e '90, artisti come Gianna Nannini hanno adottato un'estetica provocatoria che sfidava i canoni tradizionali, esplorando temi di libertà personale e spiritualità interiore. È importante notare che molti artisti hanno usato il simbolismo esoterico e occulto come mezzo per esplorare temi profondi e universali, piuttosto che per promuovere credenze oscure. La musica rock è stata una piattaforma per esprimere inquietudini, aspirazioni e la ricerca del significato, temi che risuonano profondamente con l'essere umano. La presenza di simboli e riferimenti esoterici non è una celebrazione dell'oscurità, ma una finestra aperta su mondi alternativi, su possibilità diverse di interpretare la realtà. Oggi, la musica continua a essere un veicolo per il mistero e la spiritualità. Dai primi suoni distorti delle chitarre elettriche ai complessi arrangiamenti elettronici, il richiamo all'ignoto è un elemento intrinseco della creatività musicale. Che si tratti di simboli alchemici, miti antichi o riflessioni filosofiche, la musica è e rimarrà un territorio dove l'esoterismo e la bellezza si incontrano, sfidando il tempo e le convenzioni. Il rock non è la musica del demonio; è la musica dell'anima inquieta, quella che cerca risposte dove gli altri vedono solo domande.

 
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