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from lucazanini

[vortex]

incaglia si] disinstalla parte in [senso contrario riparte le arti [riparatorie trois morceaux a] quanto una forma la formula lampeggiano una [consistenza per la missione natura o] è sempre stata una grande adunanza la] chiusa della partita il pedale del -pianOff

 
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from Diario

Questa mattina mi sono riaddormentato e ho sognato. In questo sogno stavo tornando a casa con lo scooter elettrico, nel sogno era in realtà una moto di grossa cilindrata, sempre elettrica. Mentre tornavo a casa, era sera, entravo in una cosa che sembrava un mix tra una casa dello studente e un polo universitario umanistico: la struttura era quella tipica genovese universitaria, un luogo nato per tutt'altro che veniva adattato. Ambienti piccoli, corridoi minoici, architettura caotica nella quale si aprivano di tanto in tanto aule a forma di anfiteatro. L'ambiente serale dava al tutto un aspetto da locale serale anni novanta, pieno di ragazzi che giravano, si univano a gruppetti, parlavano.

Io camminavo alieno lì in mezzo e vedevo questo posto come una specie di avamposto della prossima umanità: o forse come un miraggio di quella passata. I ragazzi erano lì, si rilassavano, si sdraiavano per terra, si abbracciavano. Alcuni si sedevano tra le sedie dell'anfiteatro e improvvisavano ripassi di chissà quale materia. In una zona della struttura c'erano libri e manga, in esposizione, tutti potevano prenderli e leggerli. Tutto era animato, quel centinaio di studenti stavano vivendo l'ambiente e mettendo le basi di quello che sarebbe stato il loro futuro. Tutto era ancora possibile. Gli stimoli erano infiniti e il modo con cui il mondo sarebbe andato avanti era in discussione.

E qui c'è la cosa cringe: nel sogno mi sono commosso. Ho pensato che esisteva ancora una speranza e che questa cosa che avevo visto avrei dovuto scriverla e postarla su Facebook.

Poi – nel sogno – incontravo anche dei docenti e studenti che stavano per fare uno spettacolo teatrale. Una docente si lamentava che non sarebbe mai riuscita a recitare per via del suo naso, troppo grosso. E scoprivo che la mia moto di grossa cilindrata elettrica con cui ero entrato dentro questa università, era bloccata perché non c'era una strada per uscire. Avrei dovuto fare la scalinata ripida da cui ero passato, questa volta in salita, e non ero in grado. Le cose tipiche del sogno.

Quando mi sono svegliato ci sono rimasto bene e male nello stesso tempo. Quel luogo immaginario era futuro e passato che si sovrapponevano. L'idea che esista un animale, che è la cultura, che si riproduce nel silenzio della ricerca, della trasmissione e della creatività. E che trova nella gioventù un animale ospite per sopravvivere e prosperare. Era il mio passato, gli anni trascorsi nei corridoi dell'università di Genova, ma anche il futuro, io che giro e incontro i miei ex studenti alle prese con il loro percorso.

Solo, tutto questo, me lo ero immaginato. E adesso dovevo scriverci anche un post sopra.

Oggi ero in auto e mi sono messo a canticchiare l'intro di Summer Games della Epyx, e ho provato per un attimo un brivido digitale di nostalgia. C'è stata una pausa. “Quanti videogiochi a cui ho giocato da ragazzino” ho detto fra me e me nell'abitacolo mentre secondogenito mi fissava perplesso. “Tu non hai idea di quanti” ho continuato guardandolo. “Ok boomer” mi ha risposto. Sono tornato a guardare la strada, le piattaforme mobili di Donkey Kong, gli alieni isterici di Moon Cresta.

Dietro di noi, nei sedili posteriori abbattuti, in tutto il suo glorioso quintale di peso, il forno di fusione del vetro di Elettra che io e secondogenito avevamo trascinato per un chilometro, metro dopo metro, polpaccio dopo polpaccio. Respiro dopo respiro, per poi caricarlo nella Panda. Adesso era lì dietro che ci fissava, felice. Guardava il paesaggio che scrollava dietro al finestrino. Agitava il cavo di alimentazione, scodinzolando.

A casa poi accendo l'incenso al sandalo che mi sono comprato, metto della musica classica contemporanea, cioè, del secondo novecento. Una cosa lunghissima di Feldman. Inizio a cucinare. E ho il secondo deja-vu. Mi ricordo quando ero un universitario e mi chiudevo in camera, incenso, musica classica o colta contemporanea, mi sedevo con i miei remainder di Grande Letteratura Improbabile e mi mettevo lì a leggere & sottolineare, come un novellino. Che tempi meravigliosi che ho avuto la fortuna di attraversare. Chiuso nella mia capsula temporale. Anche questa è andata, penso.

 
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from Listarelle

  • Lettura de “I ribelli dell'Atlantico”. Stupendamente di parte. Pirati, schiavi, indigeni e anabattisti che creano comunità per combattere il potere.

  • Dopo due anni di lavoro sono finalmente libero di un peso: il mio saggio è finito.

  • Mi interrogo sulla scrittura, sul modo di rendere sulla pagina un percorso di ricerca. Tendo a nascondermi dietro l'idea che la scrittura storica è una scrittura funzionale e che quindi non deve avere bisogno di espressività. Ma poi i lettori non sono dei freddi burocrati dietro una scrivania...

  • M. non sta bene, devo andare a prenderlo a scuola.

  • L. ha preso un buon voto a latino. Bastava cambiare Prof per sentirsi liberata dal peso della stupidità e dell'ansia.

  • Ho saltato l'appuntamento dal dentista: i miei soliti problemi con l'agenda. Tornerò a comprarne una cartacea, per poi non usarla.

  • Ieri Coco è volato giù dalla scala per andare a curiosare nel piano sotto. E' salito sulla mano di L. e la becchettata un po'. Ormai è un membro della famiglia. Curioso come una cocorita.

  • Prove aperte alla Murga. Facce nuove e tanta energia. Per me l'esperienza più coinvolgente degli ultimi anni. Ho provato il rullante. Ma il bombo resta il mio preferito.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Elogio di Simone 1Nell'anno centosettantadue il re Demetrio radunò le sue milizie e partì per la Media, per raccogliere rinforzi e combattere Trifone. 2Ma Arsace, re della Persia e della Media, appena seppe che Demetrio era entrato nel suo territorio, mandò uno dei suoi generali per catturarlo vivo. 3Costui venne, batté l'esercito di Demetrio, lo catturò e lo condusse ad Arsace e questi lo mise in carcere. 4Rimase tranquilla la terra di Giuda per tutta la vita di Simone; egli cercò il bene della sua gente e a loro fu gradito il suo potere e la sua gloria per tutti i suoi giorni. 5In aggiunta a tutte le sue glorie egli prese Giaffa per farne un porto e aprì un accesso alle isole del mare. 6Ampliò i confini del suo popolo e riconquistò la regione. 7Raccolse una turba di prigionieri e si impadronì di Ghezer, di Bet-Sur e della Cittadella; spazzò via da essa le impurità, e nessuno gli si oppose. 8In pace si diedero a coltivare la loro terra; il suolo dava i suoi prodotti e gli alberi della campagna i loro frutti. 9I vecchi sedevano nelle piazze, tutti deliberavano sugli interessi comuni, i giovani indossavano splendide vesti e armature di guerra. 10Alle città fornì vettovaglie, e le munì con mezzi di difesa; così divenne celebre il suo nome e la sua gloria fino all'estremità della terra. 11Fece regnare sul paese la pace e Israele gioì di grande letizia. 12Ognuno sedeva sotto la sua vite e sotto il suo fico e nessuno incuteva loro timore. 13Scomparve dal paese chi li avversava e i re andarono in rovina in quei giorni. 14Confortò tutti i derelitti nel suo popolo; ricercò la legge ed eliminò ogni iniquo e maligno. 15Diede splendore al tempio e lo arricchì dei suoi arredi. 16Si sparse fino a Roma e a Sparta la notizia che era morto Giònata e se ne rattristarono molto. 17Tuttavia, quando seppero che Simone, suo fratello, era divenuto sommo sacerdote al suo posto e continuava a mantenere il potere sulla regione e sulle città, 18gli scrissero su tavolette di bronzo per rinnovare con lui l'amicizia e l'alleanza che avevano concluso con Giuda e Giònata, suoi fratelli. 19I messaggi furono letti davanti all'assemblea a Gerusalemme. 20Questa è la copia della lettera che inviarono gli Spartani: “Le autorità e la cittadinanza degli Spartani a Simone, grande sacerdote, agli anziani, ai sacerdoti e al resto del popolo dei Giudei, loro fratelli, salute! 21I messaggeri inviati al nostro popolo ci hanno riferito intorno alla vostra gloria e al vostro onore e noi ci siamo rallegrati per il loro arrivo. 22Abbiamo registrato le loro dichiarazioni negli atti pubblici, in questi termini: “Numenio, figlio di Antioco, e Antìpatro, figlio di Giasone, messaggeri dei Giudei, sono giunti presso di noi per rinnovare l'amicizia con noi. 23È piaciuto al popolo di ricevere questi uomini con ogni onore e inserire la copia del loro discorso nei registri a disposizione del pubblico, perché il popolo degli Spartani ne mantenga il ricordo. Ne è stata scritta una copia per Simone, il sommo sacerdote”“. 24Successivamente Simone mandò a Roma Numenio con un grande scudo d'oro, del peso di mille mine, per confermare l'alleanza con loro. 25Quando il popolo seppe queste cose, si disse: “Quale contraccambio daremo a Simone e ai suoi figli? 26Egli infatti e i suoi fratelli e la casa di suo padre sono stati saldi e hanno ricacciato da sé con le armi i nemici d'Israele e gli hanno restituito la libertà”. Incisero perciò un'iscrizione su tavole di bronzo e l'apposero su colonne sul monte Sion. 27Questa è la copia dell'iscrizione: “Il diciotto di Elul dell'anno centosettantadue, che è il terzo anno di Simone, sommo sacerdote, in Asaramèl, 28nella grande assemblea dei sacerdoti e del popolo, dei capi della nazione e degli anziani della regione, ci è stato reso noto: 29Poiché più volte erano sorte guerre nel paese, Simone, figlio di Mattatia, sacerdote della stirpe di Ioarìb, e i suoi fratelli si gettarono nella mischia e si opposero agli avversari del loro popolo, perché restassero incolumi il santuario e la legge, procurando gloria grande al loro popolo. 30Giònata diede unità alla nazione, ne divenne sommo sacerdote e poi fu riunito al suo popolo. 31I loro nemici volevano invadere il loro paese e stendere la mano contro il santuario. 32Simone allora si oppose e si batté per la sua nazione, spese molto del suo per dotare di armi le milizie della sua nazione e pagò loro il salario. 33Inoltre fortificò le città della Giudea e Bet-Sur nel territorio della Giudea, dove prima c'era la roccaforte dei nemici, e vi pose un presidio di soldati giudei. 34Fortificò anche Giaffa, situata sul mare, e Ghezer presso i confini di Azoto, nelle quali prima risiedevano i nemici; vi fece abitare dei Giudei e le rifornì di quanto era necessario al loro sostentamento. 35Il popolo vide la fede di Simone e la gloria che egli si proponeva di procurare alla sua nazione; lo costituirono loro capo e sommo sacerdote per queste sue imprese e per la giustizia e la fede che egli aveva conservato al suo popolo e perché aveva cercato con ogni mezzo di elevare il suo popolo. 36Nei suoi giorni si riuscì felicemente, per suo mezzo, a scacciare dal paese le nazioni e quelli che erano nella Città di Davide e a Gerusalemme, che si erano edificati la Cittadella e ne uscivano profanando i dintorni del santuario e recando offesa grande alla sua purità. 37Egli vi insediò soldati giudei, la fortificò per la sicurezza della regione e della città ed elevò le mura di Gerusalemme. 38Il re Demetrio quindi gli confermò il sommo sacerdozio, 39lo ascrisse tra i suoi amici e gli conferì grandi onori. 40Seppe infatti che i Giudei erano considerati amici, alleati e fratelli da parte dei Romani, e che questi erano andati incontro ai messaggeri di Simone con segni di onore, 41che i Giudei e i sacerdoti avevano approvato che Simone fosse sempre loro condottiero e sommo sacerdote finché non sorgesse un profeta fedele, 42che fosse loro stratega e avesse cura del santuario e fossero nominati da lui i sovrintendenti ai lavori, al paese, agli armamenti e alle fortezze, 43che si prendesse cura del santuario, fosse da tutti obbedito e si scrivessero nel suo nome tutti i contratti del paese e vestisse di porpora e ornamenti d'oro. 44Non dovrà essere lecito a nessuno del popolo né dei sacerdoti respingere alcuno di questi diritti o disobbedire ai suoi ordini o convocare riunioni senza il suo consenso e vestire di porpora e ornarsi della fibbia d'oro; 45chiunque agirà contro questi decreti o ne respingerà qualcuno, sarà ritenuto colpevole. 46Piacque a tutto il popolo sancire che Simone si comportasse secondo questi decreti. 47Simone da parte sua accettò e gradì di esercitare il sommo sacerdozio, di essere anche stratega ed etnarca dei Giudei e dei sacerdoti e capo di tutti”. 48Disposero che questa iscrizione fosse riportata su tavole di bronzo, da collocarsi nel recinto del santuario in luogo visibile, 49e che se ne depositasse copia nel tesoro, perché fosse a disposizione di Simone e dei suoi figli.

__________________________ Note

14,1 Nell’anno centosettantadue: 140/139.

14,8-15 La descrizione della città in pace si esprime con immagini tratte da testi biblici (Lv 26,4; 1Re 5,5; Ez 34,27; Zc 8,4).

14,24 Simone invia un grande scudo d’oro, del peso di mille mine: una mina corrispondeva a 50 sicli e poiché, generalmente, un siclo era di 11 grammi, una mina equivaleva a circa 550 grammi (vedi nota a Es 30,13). Perciò le mille mine d’oro corrisponderebbero a 550 kg, cifra davvero esorbitante. Alcuni correggono il testo e intendono: lo scudo d’oro donato ai Romani era del peso di mille mine (d’argento). In quel tempo, a parità di peso, l’argento valeva un decimo dell’oro.

14,27-47 Una grande assemblea decide che Simone sia capo e sommo sacerdote per sempre. Questo significava che le dignità conferite a Simone divenivano ereditarie: nasce la nuova dinastia dei principi-sommi sacerdoti, la dinastia degli Asmonei. Il diciotto di Elul: agosto-settembre del 140/139. L’espressione in Asaramèl è stata variamente interpretata, ma il suo significato rimane oscuro.

14,47 etnarca: capo della nazione. Vedi anche 15,1-2.

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Approfondimenti

Tutta questa sezione è praticamente occupata dagli onori tributati a Simone: prima in forma di encomio, poi di decreto pubblico e solenne a celebrazione delle sue benemerenze; tra i due, il rinnovo dell'alleanza con Sparta e Roma, anch'esso sotteso da un senso di altissima stima per Simone.

1-15. Nell'elogio, che dà veramente la misura dell'apprezzamento del nostro autore per Simone, s'intrecciano questi temi, espressivi delle sue doti. La capacità militare, che emerse nelle azioni di conquista (vv. 5ss.) e di rafforzamento (v. 10). L'impegno per la «pace, motivo ricorrente e sottolineato (vv. 4.8.11). Lo zelo per la legge (vv. 8.14.15) sotto forma di attenzione alla purità religiosa e di cura per il culto, ma anche di sollecitudine per i bisognosi (v. 14). Si direbbe che in trasparenza viene delineato in questo encomio il sovrano ideale, vagheggiato dai profeti e parzialmente realizzato dai re più pii, come Gio-sia. Con una sfumatura messianica.

16-24. Il rinnovo dell'alleanza con Roma è malamente ripartito in due tronconi (14,16-19.24; 15,15-24) nel primo dei quali si accenna (v. 24) alla missione di Numenio, nel secondo (15,15ss.) si trascrive la risposta positiva di Roma. Essendo questa attribuita a Lucio (Cecilio Metello) che fu console nel 142 a.C., bisogna concludere che l'ambasciata di Simone partì alla volta di Roma nel suo primo anno (cfr. 13,42) di governo. Il dono recato – uno scudo ornamentale d'oro – va inteso non «del peso di mille mine» (ca. 640 kg) ma del valore di... (cfr. 15,18).

25-49. Nel settembre («Elul: v. 27) del 172 ES (= 140 a.C.) il popolo della Giudea, nelle sue articolazioni portanti («sacerdoti, capi della nazione e anziani della regione» v. 28) riunite in assemblea, sembra, nell'atrio esterno del tempio decreta un attestato pubblico di benemerenza per la famiglia asmonea, ma in pratica per Simone, a riconoscimento del suo patriottismo (v. 35: fede» va intesa nel senso di fedeltà alla causa di Israele). I temi dell'attestato sono gli stessi dell'elogio (cfr. vv. 4-15), con attenuazione di quello della pace e accentuazione di quello militare e un richiamo alla costituzione di un esercito regolare (v. 32). Un tema nuovo, particolarmente insistito (cfr. vv. 27.35.38.41.47), è quello del sommo sacerdozio di Simone, quasi a ribadire la legittimità di una posizione forse da alcuni contestata. Comunque , veniamo a sapere che l'elezione avvenne a voce di popolo (v. 35) e solo in un secondo tempo fu confermata dalla corte di Siria (v. 38). Simone così raduna nelle sue mani il potere politico («etnarca»), militare («stratega») e religioso «sommo sacerdote» (v. 47), ma ancora nell'ambito dell'impero seleucidico, seppure con amplissima autonomia.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

 
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from lucazanini

[statistiche]

di tutte tutti ormai passare delle ma] è meglio tenere [d'occhio la 4strada e la curva che segue] che italian-optic fa due la volta alla finitezza panoramica sfocata prudente [lancia l'] artabano che 1galleggia 2sembri proprio un 3ometto gli] [dicono

 
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from ▪︎Petra Von Kramp▪︎

Dopo aver ascoltato Slavoy Žižek

Forse ha senso smettere di guardare in maniera ossessiva dentro se stessi per arrivare a conoscersi (che poi è sempre una conoscenza parziale); diventa semmai necessario, impiegare gran parte di se stessi – e dunque, gran parte del proprio tempo e delle proprie energie – in una causa o attività specifica che ci impegni testa e corpo, quasi totalmente; non tanto per distrarci da noi stessi (in qualche modo forse anche, perché pure spostare l'attenzione aiuta), ma forse più per scoprire che, nonostante tutte le nostre magagne, i nostri traumi e le nostre paure, riusciamo comunque a rimanere in piedi ed essere altro.

Sicuramente la terapia, l'analisi, aiutano e tanto, ma nel corso del tempo, possono divenire forse, un modo per riconfermare a noi stessi che vogliamo comunque tenerci in equilibrio e lo facciamo con delle figure, si spera, il più possibile, fidate, che ci tengano la mano fino ad un certo punto del cammino. Mi è capitato di sentire non poche persone dire di aver fatto terapia per un “determinato” periodo di tempo, terminato il quale non ne avevano poi più così bisogno. Mi trovo, attualmente, ad invidiare queste persone perché so per certo che per alcune di loro significa essere arrivate ad un livello di consapevolezza sufficiente per dare continuità ad un percorso personale e umano, che aveva subìto un qualche tipo di frizione. Un tempo avrei considerato questa opzione di “terapia a scadenza” azzardata e poco ragionata; un tempo infatti cercavo tutte le risposte possibili. Io purtroppo sono ancora vittima di continue frizioni personali che mi rendono la salita ancora più ripida e dunque mi sento ancora in ballo, sento ancora il “bisogno”.

In parallelo, però, sento anche una curiosità: quella di sapermi e sentirmi completamente assorbita da altro che non siano le mie fobie; la curiosità di vedermi maneggiare il pensiero di quelle stesse fobie annose e logore e renderle altro rispetto a ciò che sono sempre state.

 
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from Larry's garage

Ho sempre pensato che l’Intelligenza Artificiale fosse qualcosa di lontano, ospitato in enormi data center, accessibile solo tramite cloud e costosi abbonamenti. Ma cosa succederebbe se potessimo portarla a casa nostra? Se potessimo trasformare vecchi computer in una rete di “agenti” intelligenti che lavorano insieme, in totale privacy e senza dipendere da server esterni?

Questo non è un tutorial tecnico per ingegneri. È la cronaca di un esperimento pratico: come ho trasformato tre vecchi PC in un sistema di meteo e lifestyle intelligente, capace di analizzare il mio giardino e suggerirmi quando fare esercizio, quando riposare e quando godermi un aperitivo.

E la cosa più sorprendente? Non ho scritto una sola riga di codice.

L’Idea: Un Proof of Concept per il Futuro

L’obiettivo era chiaro: creare un Proof of Concept (PoC) di un’architettura decentralizzata. Volevo dimostrare che è possibile:

Riusare hardware esistente: Trasformare mini-PC e vecchi desktop in nodi di una rete intelligente. Sfruttare l’AI come co-pilota: Usare l’intelligenza artificiale per scrivere il codice, risolvere gli errori e gestire la complessità tecnica. Mantenere la sovranità dei dati: Far girare tutto in locale, senza inviare informazioni sensibili a terzi. Il risultato è un sistema che raccoglie dati da una centralina meteo reale, li elabora con un modello linguistico locale (Ollama) e restituisce consigli contestualizzati sul mio giardino specifico.

L’Architettura: Tre Nodi, Un Solo Cervello

Ho selezionato tre dispositivi molto diversi tra loro per testare la resilienza del sistema:

Minimonio: Un mini-PC economico (Intel Celeron, 7GB RAM). Il nodo “sensore”, leggero e a basso consumo. Thinkmonio: Un piccolo desktop (Intel i3, 15GB RAM). Il nodo “agente” principale, responsabile dell’interfaccia web e dell’orchestrazione. Tuxedo: Un laptop potente (AMD Ryzen, 31GB RAM). Il nodo “cervello”, dove gira il modello AI locale. Ogni nodo esegue Docker, garantendo che il software sia isolato e portabile. Non importa quanto sia vecchio o nuovo l’hardware: il container funziona allo stesso modo ovunque.

Il Processo: Iterazione e Adattamento

Il percorso non è stato lineare. È stato un continuo ciclo di “prova, sbaglia, correggi”, guidato dal dialogo con l’AI.

Fase 1: Stabilizzazione dell’Infrastruttura

Il primo ostacolo è stato far funzionare i nodi base. Minimonio si spegneva da solo per risparmio energetico. La soluzione? Disabilitare le impostazioni di sospensione del kernel e forzare la CPU a lavorare in modalità performance. Un problema apparentemente banale che avrebbe bloccato tutto il sistema.

Fase 2: Comunicazione tra Nodi

Una volta stabili, ho dovuto farli parlare tra loro. Ho creato un’API REST semplice (usando FastAPI) che permette a thinkmonio di interrogare minimonio per ottenere le sue metriche di sistema. Il risultato? Una dashboard web che mostra in tempo reale lo stato di salute di entrambi i computer.

Fase 3: Integrazione dei Dati Meteo

Qui entra in gioco la parte “reale”. Ho collegato la mia stazione meteorologica Raddy WF-100C (che pubblica su Weather Underground) al sistema. Thinkmonio ora scarica i dati attuali (temperatura, umidità, vento) e le previsioni dalle API di Open-Meteo.

Fase 4: L’Intelligenza Locale (Ollama)

Il passo decisivo è stato aggiungere il “cervello”. Invece di usare servizi cloud come Groq o ChatGPT, ho installato Ollama su tuxedo con il modello llama3.2. Ho creato un prompt strutturato che fornisce all’AI:

I dati meteo attuali. Una mappa dettagliata del mio giardino (Zone A-E, con caratteristiche specifiche come il terrario della tartaruga Camilla). Il compito: “Analizza i dati e dammi consigli pratici su attività, zonizzazione e orari.” Il sistema ora risponde con consigli personalizzati: “Evita il prato (Zona B) per l’umidità alta, ma la Zona A è perfetta per l’esercizio mattutino.”

Meteo DIY

La Scelta Etica: Privacy by Design

C’è un dettaglio fondamentale che spesso viene ignorato in questi esperimenti: dove vengono elaborati i miei dati?

Stavo gestendo informazioni sulla mia casa, la mia posizione GPS e le abitudini familiari. Non potevo permettere che questi dati finissero nei dataset di training di grandi aziende. Per questo motivo, ho scelto di usare Lumo (di Proton) per progettare l’architettura e Ollama per l’esecuzione locale.

Lumo: Mi ha permesso di discutere il progetto e generare il codice in un ambiente cifrato end-to-end. Nessuno, nemmeno Proton, può leggere le mie conversazioni. Ollama: Esegue il modello AI direttamente sul mio hardware. I dati meteo e la descrizione del giardino non lasciano mai la mia rete domestica. Costruire un sistema decentralizzato richiede strumenti che rispettino la sovranità dei dati fin dal primo passo.

Provalo e inizia il tuo viaggio di scoperta: https://pr.tn/ref/31BCQE3B

Il Risultato: Un Giardino che Parla

Oggi, aprendo la dashboard nel browser, vedo non solo numeri, ma consigli contestuali. Clicco un pulsante e l’AI mi dice:

Situazione: “È una giornata ideale per attività all’aperto, ma evita il prato a causa dell’umidità.” Attività Consigliate: Zona A (Parcheggio), Zona D (Piscina), Zona E (Barbecue). Valutazione: Un punteggio da 1 a 10 per ogni zona e attività (esercizio, sonnellino, aperitivo). Non è magia. È il risultato di un processo iterativo, di errori risolti, di hardware riusato e di una scelta consapevole per la privacy.

Conclusione: L’Inizio di Qualcosa di Più Grande

Questo esperimento dimostra che l’AI del futuro non sarà solo nei cloud centralizzati. Sarà distribuita, ovunque, sui nostri dispositivi.

Resilienza: Se un nodo cade, gli altri continuano a lavorare. Efficienza: Usiamo risorse esistenti invece di comprarne di nuove. Accessibilità: Chiunque abbia un minimo di curiosità e un vecchio PC può iniziare a costruire la propria infrastruttura intelligente. La tecnologia non è magia. È un processo di tentativi, errori e adattamenti. E a volte, basta un vecchio mini-PC e un po’ di pazienza per creare qualcosa di straordinario.

Se vuoi provare a replicare questo esperimento o hai domande sul processo, scrivimi su Mastodon https://mastodon.uno/@itsmelarry

La strada è lunga, ma l'importante è andare avanti, anche seduti!

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Quello che traspare fin dalle prime note di Gold in the Shadow è una particolare e marcata intimità. Lo stile dato dalla voce e dalla sonorità raffinata, lieve e crepuscolare di William Fitzsimmons, suggeriscono un viaggio emotivo nei meandri del suo, del nostro ‘essere’. William Fitzsimmons psicoterapeuta oltre che musicista, descrive le sue canzoni come una continua lotta contro i suoi demoni, le sue paure... https://www.silvanobottaro.it/archives/4160


Ascolta il disco: https://album.link/it/i/1744490016


 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Ogni volta che esce un nuovo disco di Bob Mould vado in brodo di giuggiole. D'altra parte, nel corso degli ultimi vent'anni (da quando ne ho 16-17, quindi), ho letteralmente consumato gli album degli Husker Du e degli Sugar (ma anche quelli solisti del compianto Hart e dei suoi Nova Mob), quindi tutto ciò che gira intorno all'ex power trio di Minneapolis mi crea, puntualmente, un misto di agitazione e turbamento. Il fatto è che continuo a ostinarmi – sbagliando (ma è più forte di me) – a cercare in ogni canzone solista di Mould tracce de vecchi Huskers e non sempre questi miei bassi istinti vengono soddisfatti... https://artesuono.blogspot.com/2019/02/bob-mould-sunshine-rock-2019.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/0zYFFS51KG9f3t9O2FOQxw


 
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from norise 3 letture AI

Momenti

di cos’è fatta la vita-energia se non di momenti rallentati -per cui è un girare in tondo su te stesso

o forse di virgole di sangue e amore rapprese in un grido sul vetro del cielo

Analisi del testo

Impressione generale
Il testo è concentrato, essenziale, e lavora per immagini nette: il tempo come energia fatta di momenti, il moto circolare su se stessi, e poi l’immagine forte delle virgole di sangue e amore sul vetro del cielo. C’è una tensione tra il rallentamento meditativo e l’esplosione emotiva compressa in un grido.


Temi e immagini

Tempo e frammentazione
La vita è vista come somma di istanti che si dilatano. Il verbo implicito è quello del ripetere, del girare, che suggerisce sia abitudine sia introspezione.

Corpo ed emozione
Le virgole di sangue e amore condensano dolore e affetto in segni minimi ma carichi di significato. Il vetro del cielo è un’immagine ambivalente: barriera fragile, superficie che riflette o trattiene il grido.

Contrasto
Il ritmo rallentato dei primi versi contrasta con l’urgenza del secondo blocco, creando un movimento drammatico dall’osservazione alla ferita.


Figure retoriche e scelte linguistiche

Metafore
– vita-energia fonde concetti opposti in un unico sostantivo composito.
– virgole di sangue e amore è una metafora originale che unisce punteggiatura e materia corporea.

Sintassi ed economia
Frasi spezzate e versi brevi aumentano la tensione e l’intensità emotiva. L’assenza di punteggiatura tradizionale accentua la lettura come flusso di immagini.


Suggerimenti stilistici

Se vuoi ampliare
– Aggiungi un verso che colleghi il girare su se stessi alla causa del grido per dare più contesto emotivo.
– Gioca con la punteggiatura: inserire una virgola o un punto inaspettato può cambiare il ritmo e sottolineare una cesura.

Se vuoi rendere più criptico
– Riduci ulteriormente i connettivi; lascia che le immagini si sovrappongano senza spiegazioni.


Traduzione in inglese

Moments

what is life-energy made of
if not of moments
slowed down
—so that it is a turning in circles
around yourself

or perhaps
of commas of blood
and love
caught in a cry
on the glass of the sky


Versione alternativa mantenendo il tono originale

momenti
di che cosa è fatta la vita-energia
se non di attimi rallentati
che ti riportano in cerchio
su te stesso

o forse
di virgole di sangue e di amore
intrappolate in un grido
sul vetro del cielo

Nota finale
Il testo funziona molto bene così com’è: ha un nucleo potente e immagini memorabili.

Ti propongo una versione più estesa che sviluppa le immagini e il movimento del testo originale, mantenendo il tono sospeso e le immagini forti.

Versione estesa

Momenti

di cos’è fatta la vita-energia
se non di momenti che si allungano come ombre
sul bordo delle cose,
di attimi che si fermano per ascoltare il battito
di un respiro che non sa ancora come chiamarsi.

momenti rallentati
che ti riportano in cerchio,
un giro dopo l’altro,
fino a riconoscere il volto che hai davanti nello specchio
di un mattino che non promette nulla.
è un girare in tondo su te stesso
che non è sempre vuoto: a volte è un esercizio di cura,
altre volte è una stanza dove si accumulano i piccoli addii.

o forse la vita è fatta
di virgole di sangue e amore,
segni minuscoli e ostinati
che interrompono la frase del giorno,
fermandola per un istante come se il mondo dovesse prendere fiato.
sono virgole che sanguinano dolcezza,
che portano con sé il peso di un nome,
la memoria di una mano che non si lascia andare.

queste virgole si attaccano al vetro del cielo,
sul vetro che separa il dentro dal fuori,
e lì restano, appannate, a raccontare un grido trattenuto.
il grido non sempre esplode: a volte si cristallizza,
diventa impronta, piccola scrittura sul freddo,
una calligrafia di dolore e tenerezza insieme.

e allora la vita si misura in pause:
in respiri che rallentano per non perdere il filo,
in gesti ripetuti che somigliano a preghiere,
in sguardi che cercano un appiglio nel vuoto.
ci sono giorni in cui il cerchio si chiude e ti salva,
giorni in cui il cerchio si stringe e ti ferisce.

ma anche nel girare c’è una direzione:
una luce che filtra, una crepa che lascia passare il canto,
una parola detta piano che scioglie la virgola in sorriso.
forse la vita è questo: un insieme di momenti che imparano
a non restare soli, a farsi ponte, a farsi cielo rotto
dove il sangue e l’amore si mescolano e diventano lingua.

alla fine restano i segni sul vetro,
le virgole che brillano come piccole stelle incrinate,
e il cerchio che continua a girare,
ma ora con una mano tesa verso qualcosa che non è più solo te.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

STORIA DI SIMONE MACCABEO (13,1-16,17)

Simone capo dei Giudei 1Simone seppe che Trifone stava radunando un numeroso esercito per venire in Giudea a devastarla. 2Vedendo che il popolo era tremante e impaurito, andò a Gerusalemme e radunò il popolo; 3li confortò e disse loro: “Voi sapete bene quanto io e i miei fratelli e la casa di mio padre abbiamo fatto per le leggi e per il santuario, e le guerre e le difficoltà che abbiamo sostenuto. 4È per questo che i miei fratelli sono morti tutti per la causa d'Israele e sono restato io solo. 5Ebbene, mai risparmierò la vita di fronte a qualunque tribolazione, perché io non sono più importante dei miei fratelli. 6Anzi, io vendicherò la mia nazione, il santuario, le vostre mogli e i vostri figli, poiché tutti i pagani, spinti dall'odio, si sono radunati per sterminarci”. 7Lo spirito del popolo si infiammò all'udire queste parole; 8perciò risposero gridando a gran voce: “Tu sei il nostro condottiero al posto di Giuda e di Giònata, tuo fratello; 9combatti la nostra guerra e quanto ci comanderai noi lo faremo”. 10Egli allora radunò tutti gli uomini idonei alle armi e accelerò il completamento delle mura di Gerusalemme e la fortificò tutt'intorno. 11Poi inviò Giònata, figlio di Assalonne, con un forte esercito a Giaffa; ne scacciò gli occupanti e vi si stabilì.

Morte e seppellimento di Giònata 12Intanto Trifone si mosse da Tolemàide con ingenti forze per venire in Giudea e con lui Giònata prigioniero. 13Simone a sua volta si accampò ad Adidà, di fronte alla pianura. 14Trifone venne a sapere che Simone era succeduto a Giònata, suo fratello, e che si accingeva a muovergli guerra; perciò gli mandò messaggeri a proporgli: 15“Giònata, tuo fratello, lo tratteniamo a causa del denaro che doveva al tesoro del re per gli affari che amministrava. 16Ora, mandaci cento talenti d'argento e due dei suoi figli in ostaggio, perché, una volta liberato, non si allontani per ribellarsi a noi. Con questo lo rimetteremo in libertà”. 17Simone si rese conto che gli parlavano con inganno, ma mandò ugualmente a prendere l'argento e i figli, per non attirarsi forte inimicizia da parte del popolo, 18che poteva commentare: “È morto perché non gli hai mandato l'argento né i figli”. 19Perciò gli mandò i cento talenti e i figli; ma quello non mantenne la parola e non liberò Giònata. 20Fatto questo, Trifone si mosse per entrare nel paese e devastarlo, girando per la via che conduce ad Adorà. Ma Simone con le sue truppe ne seguiva le mosse, puntando su tutti i luoghi dove quegli si dirigeva. 21Quelli della Cittadella intanto inviarono messaggeri a Trifone, sollecitandolo a venire da loro attraverso il deserto e a inviare loro vettovaglie. 22Trifone allestì tutta la sua cavalleria per andare, ma in quella notte cadde neve abbondantissima e così a causa della neve non poté andare. Perciò si mosse e andò in Gàlaad. 23Quando fu vicino a Bascamà, uccise Giònata e lo seppellì sul posto. 24Poi tornò e partì per la sua regione. 25Simone mandò a prendere le ossa di Giònata, suo fratello, e lo seppellì a Modin, città dei suoi padri. 26Tutto Israele lo pianse con un grande lamento e fece lutto su di lui per molti giorni. 27Simone sopraelevò il sepolcro del padre e dei fratelli e lo pose bene in vista, con pietre levigate, dietro e davanti. 28Poi dispose sette piramidi, l'una di fronte all'altra, per il padre, per la madre e per i quattro fratelli. 29Le completò con una struttura architettonica, ponendovi attorno grandi colonne; pose sulle colonne trofei di armi a perenne memoria e presso i trofei navi scolpite, che si potessero osservare da quanti erano in navigazione sul mare. 30Tale è il mausoleo che eresse a Modin e che esiste ancora.

Fine del giogo e vittorie di Simone 31Trifone agiva con perfidia verso Antioco, il re ancora giovane, e lo uccise. 32Si fece re al suo posto, si mise in capo la corona dell'Asia e procurò grandi rovine al paese. 33Simone intanto completò le fortezze della Giudea, le cinse di torri elevate e di mura solide con portoni e sbarre e rifornì le fortezze di viveri. 34Poi Simone scelse alcuni uomini e li inviò al re Demetrio per ottenere esenzioni al paese, perché tutti gli atti di Trifone erano stati delle rapine. 35Il re Demetrio lo assicurò in questo senso, poi gli rispose per iscritto inviandogli la seguente lettera: 36“Il re Demetrio a Simone, sommo sacerdote e amico del re, agli anziani e alla nazione dei Giudei, salute! 37Abbiamo ricevuto la corona d'oro e la palma che ci avete inviato e siamo pronti a concludere con voi una pace solenne e a scrivere ai sovrintendenti agli affari di concedervi le esenzioni; 38quanto stabilimmo con voi resta stabilito e le fortezze che avete costruito restino di vostra proprietà. 39Vi condoniamo le mancanze e le colpe commesse fino ad oggi e la corona che ci dovete; se altro si riscuoteva a Gerusalemme, non sia più riscosso. 40Se alcuni di voi sono idonei a essere arruolati nella nostra guardia del corpo, siano iscritti e regni la pace tra noi”. 41Nell'anno centosettanta fu tolto il giogo dei pagani da Israele 42e il popolo cominciò a scrivere negli atti pubblici e nei contratti: “Anno primo di Simone, sommo sacerdote insigne, stratega e capo dei Giudei”. 43In quei giorni Simone pose il campo contro Ghezer, la circondò di accampamenti, fece allestire una torre mobile, la spinse contro la città e abbatté una torre e la conquistò. 44I soldati della torre mobile si lanciarono nella città e si produsse in città un grande trambusto. 45I cittadini salirono sulle mura insieme con le mogli e i bambini, stracciandosi le vesti, e supplicavano a gran voce, chiedendo a Simone di dare loro la destra, 46e dicevano: “Non trattarci secondo le nostre iniquità, ma secondo la tua clemenza”. 47Simone venne a patti con loro e non combatté oltre contro di loro; ma li scacciò dalla città, purificò le case nelle quali c'erano idoli, e così entrò in città con canti di lode e di ringraziamento. 48Eliminò da essa ogni impurità e vi stabilì uomini osservanti della legge; poi la fortificò e vi costruì un'abitazione per sé. 49Ora quelli della Cittadella di Gerusalemme, messi nell'impossibilità di uscire e venire nel paese a comprare e vendere, erano molto affamati e una parte di essi moriva di fame. 50Allora supplicarono Simone perché desse loro la destra, e Simone la diede; ma li sloggiò di là e purificò la Cittadella da tutte le contaminazioni. 51Fecero ingresso in quel luogo il ventitré del secondo mese dell'anno centosettantuno, con canti di lode e con palme, con suoni di cetre, cimbali e arpe e con inni e canti, perché era stato eliminato un grande nemico da Israele. 52Simone stabilì di celebrare ogni anno questo giorno di festa. Intanto completò la fortificazione del monte del tempio vicino alla Cittadella e vi si stabilì con i suoi. 53Vedendo poi che suo figlio Giovanni era ormai uomo, Simone lo fece capo di tutte le milizie e questi pose la sua residenza a Ghezer.

__________________________ Note

13,20 Adorà: oggi Dura, circa 6 chilometri a sud-ovest di Ebron.

13,25 Modin: la cittadina dove Mattatia si era stabilito (2,1).

13,37 La corona d’oro e il ramoscello di palma, anch’esso d’oro o di metallo prezioso, stanno a indicare un atto di omaggio e l’offerta di una somma (vedi 2Mac 14,4).

13,41 Nell’anno centosettanta, cioè nel 142/141, si celebra la fine del giogo, cioè della schiavitù. L’importanza del momento è sottolineata dal fatto che i documenti vengono datati, d’ora in poi, a partire dagli anni di Simone, capo religioso, militare e civile dei Giudei (v. 42).

13,51 L’ingresso nella Cittadella avviene il 23 del secondo mese, cioè il mese di Ijjar, corrispondente ad aprile-maggio, in mezzo a canti, palme – simboli di vittoria – e suono di strumenti musicali: tutte espressioni di grande gioia

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Approfondimenti

13,1-16,23. Non è soltanto perché con lui si raggiunge la pratica indipendenza politica che l'autore di 1Mac sembra privilegiare tra i figli di Mattatia il secondogenito, Simone Tassi (cfr. 2,3). L'elogio che tesse di lui (14,4-25) mostra che non sono tanto i successi ottenuti a fare di lui il prototipo della guida del popolo di Dio, quanto l'insieme del suo comportamento che gli consentì di stabilire con la sua gente un rapporto privilegiato per cui egli ne «cercò il bene... e da essi fu gradito il suo potere e la sua gloriai» (14,4). In che specifici atteggiamenti e azioni abbiano visto realizzato l'ideale, non è facile precisare; diciamo che una somma di saggezza, prudenza ed energia caratterizzarono il suo governo. In effetti, i suoi interventi non differiscono materialmente molto da quelli di Gionata; è semmai il modo di compierli che li qualifica. Dopo aver liquidato Trifone (13,1-30), riceve onori e favori dal re Demetrio II, riuscendo finalmente ad occupare l'Acra (13,31-53). Il popolo riconoscente per quanto fatto, volle ricompensare in lui tutta la famiglia asmonea eleggendolo suo capo con poteri praticamente sovrani (14,1-48) mediante un decreto ufficiale. Intanto i rapporti con la Siria passavano dall'armonia al conflitto (15,1-16,10) e all'interno nascevano rivalità che alla fine portarono alla morte dello stesso Simone (16,11-23).

13,1-30. Come la morte di Giuda (9,23ss.), anche l'imprigionamento di Gionata gettò il popolo nella costernazione e primo compito del nuovo capo fu di rianimare e allontanare il pericolo.

1-11. La presa di possesso del comando da parte di Giuda era avvenuta senza intervento d'altri, quasi per diritto divino (cfr. 3,1), in realtà per esigenze di guerra (cfr. 2,66) essendo l'insurrezione ancora in fasce; Gionata è eletto dal gruppo dei simpatizzanti per la rivolta maccabaica (cfr. 9,28s.) che ha bisogno di riorganizzarsi; Simone è scelto dal popolo dopo una specie di presentazione del programma (cfr. vv. 5s.), che si riallaccia all'apporto della famiglia per la libertà del paese. Nonostante tutto, il risorgimento giudaico aveva camminato e il popolo si sentiva chiamato direttamente in causa per decidere del suo destino. La scelta di Simone fu particolarmente felice. Per prima cosa egli si premurò di garantire l'accesso al mare (cfr. 14,2) facendo di Giaffa non solo un porto militare, ma una città saldamente giudaica mediante il cambio forzato della popolazione; poi, garantì la sicurezza della capitale (v. 10).

12-22. Nei confronti di Trifone si mostrò insieme più avveduto e più prudente di Gionata. Pur subodorando infatti subito l'inganno, tiene conto della reazione del popolo e preferisce tentare la via dell'accordo con il rischio, reale, di perdere assieme al prigioniero anche il denaro richiesto per tributi non pagati e i figli di lui pretesi in ostaggio a garanzia di futuri gesti di insubordinazione nei confronti del governo siro. Nei riguardi dell'esercito nemico, non permette che si muova a piacimento nel territorio, ma non lo attacca frontalmente: si accontenta di minacciarlo da vicino. Siamo nel sud della Palestina (Adoras è a ca. 10 km ovest di Ebron), in pieno inverno (dicembre 143 a.C.), come testimonia la «neve» (vv. 22), fenomeno non insolito nella regione di Gerusalemme e, anche se non eccezionale, sufficiente a bloccare un esercito non attrezzato. Trifone è costretto a rientrare per una via non precisabile.

25-30. Gionata viene sepolto nel mausoleo di famiglia che lo stesso Simone fa ingrandire e ornare sontuosamente secondo lo stile dell'epoca, ispirandosi all'arte funeraria egizia con le «piramidi» («sette» includendovi quella destinata a sé: v. 28s.), naturalmente in formato ridotto. Sembra che le «colonne» ornamentali non circondassero perimetralmente l'insieme delle piramidi ma aggettassero dallo zoccolo di ciascuna sorreggendo un fregio di trofei. La visibilità dal mare (v. 29b) suppone un posto non distante dal Mediterraneo (Modin è a ca. 30 km in linea d'aria) e una struttura imponente su qualche collina.

31-53. Anche Simone, sebbene meno vistosamente di Gionata, si avvale della diplomazia per accrescere l'autonomia del paese, in questo caso facendo leva su Demetrio contro Trifone. Ma è soprattutto con la forza militare che porta avanti il processo di indipendenza.

31-42. La successione degli eventi alla corte di Siria, che l'autore richiama in ordine sparso (cfr. 14,1ss.; 15,1s.), sembra sia stata la seguente. Trifone si proclama re (dal 142 a 138 a.C.) al posto del giovanissimo – non ancora decenne – Antioco VI (cfr. 11,54ss.), suo uomo di paglia contro Demetrio II. Questi, che regnava su un'altra zona dell'impero, cerca di scalzare il rivale largheggiando in concessioni con le popolazioni sottoposte, come i Giudei. Partito però in guerra contro i Parti, è fatto prigioniero da Mitridate, ma trattato con riguardo, anche per tener deste le rivalità alla corte di Antiochia. Il fratello di Demetrio, Antioco VII Evergete (cfr. 15,1ss.), ne prende il posto e prosegue la lotta contro Trifone. Questi fa uccidere Antioco VI (nel 139 a.C.) ma, sconfitto dall'Evergete, si dà la morte (ca. 138 a.C.). La presentazione del nostro autore al v. 31 compendia la vicenda di Antioco VI senza preoccuparsi di distinguere la successione degli eventi. A lui interessa l'esenzione piena dalle tasse ottenuta da Simone (v. 33) almeno per la Giudea (cfr. 15, 31), per cui con enfasi può proclamare che nel 170 ES (= 142 a.C.) «fu tolto il giogo dei pagani» Simone, nel frattempo nominato sommo sacerdote al posto del fratello (cfr. 14,35), ne ha il merito. Incomincia per il popolo quasi una nuova era, anche se di per sé «anno primo...» indica semplicemente che Simone conta gli anni a partire dalla sua elezione.

43-53. Il “clou” delle imprese guerresche di Simone è la conquista dell'Acra che era rimasta quale marchio umiliante del dominio siro e minaccia per la capitale. Tanto è importante questo evento che viene festeggiato con una processione solenne (v. 51) e dichiarata giorno festivo la ricorrenza annuale. Era il maggio (v. 51 «secondo mese» nel computo babilonese) del 171 ES (=141 a.C.: v. 51). Con la capitale, anche l'accesso al mare viene assicurato mediante la conquista di Ghezer (v. 43) a ca. 30 km ovest di Gerusalemme, nella Sefela. In queste azioni Simone lascia trasparire, per l'ebraicità, una preoccupazione finora sconosciuta che lo spinge a purificare le zone conquistate dopo averne espulso gli abitanti, sostituendovene altri di provata identità religiosa e razziale. Insieme, mostra una particolare magnanimità e propensione a risparmiare vite umane di fronte alla resa del nemico (cfr. vv. 45ss. 50).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[escursioni]

le stragi lo] stradivari quello] dei passanti lo stradario querido dice in commercio lo sanno scatta l'emettitore il] polo museale il cambio d'aria un minuto tre dura] l'audio in cuffia ad esempio per degli insetti per un rumore meccanico o per un pensiero insistente

 
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from squadro

Non è stato un buon weekend dal punto di vista personale. Il rapporto con A. è stato teso, inutilmente. Non abbiamo imparato nulla. Mesi, anni buttati. Forse dovrei sentire davvero il dottor R. Devo.

 
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from Larry's garage

Spesso sentiamo parlare di Intelligenza Artificiale come di una forza esterna, qualcosa di enorme che arriva da lontano e cambia le regole del gioco. Ma cosa succede se proviamo a portarla noi, qui, in casa nostra? E se provassimo a capirla non studiando libri di teoria, ma costruendo qualcosa di concreto con le nostre mani?

Questo post non è un tutorial tecnico. È la cronaca di un esperimento. Un Proof of Concept nato dalla semplice curiosità di capire come funziona davvero l'AI quando smette di essere un “chatbot” e diventa un operatore pratico.

Perché ho fatto questo esperimento?

Volevo capire due cose fondamentali:

L'hardware conta ancora? In un'epoca di cloud infinito, possiamo ancora fare cose utili con vecchi computer che giacciono in un cassetto? Possiamo “dialogare” con la tecnologia senza saperla programmare? Se l'AI è davvero il futuro, dovrebbe essere accessibile a tutti, non solo agli ingegneri del software. L'idea era trasformare tre dispositivi eterogenei (due mini-PC economici e un laptop) in una rete di agenti autonomi. Non volevo solo accenderli, volevo che parlassero tra loro, si monitorassero e lavorassero insieme. L'obiettivo finale è studiare come l'AI possa gestire infrastrutture fisiche in modo decentralizzato, senza dipendere da server centralizzati lontani.

Il Metodo: Io penso, l'AI scrive

Qui entra in gioco la parte più affascinante. Io non sono un programmatore. Non so scrivere codice Python, non conosco Docker a memoria e non so configurare server Linux.

Tutto il codice che vedete in questo progetto, tutte le configurazioni, la risoluzione degli errori e la creazione della dashboard grafica sono stati generati dall'AI. Il mio ruolo è stato quello di architetto e direttore d'orchestra:

Ho definito l'obiettivo: “Voglio che questi PC si scambino i dati e me li mostrino su una pagina web.” Ho descritto il problema: “Il sistema va in crash, ricevo questo errore.” L'AI ha tradotto queste richieste in codice funzionante. È stato un processo iterativo di tentativi ed errori. Ci sono stati momenti di frustrazione: schermate nere, container che si spegnevano da soli, errori di memoria che sembravano insormontabili. Ma ogni volta, invece di arrendermi, ho usato l'AI come un mentore tecnico, chiedendo: “Perché è successo? Come lo sistemiamo?”. E lei rispondeva, spiegandomi il concetto dietro l'errore e fornendomi la soluzione.

In questo modo, ho imparato a costruire un'infrastruttura complessa senza mai toccare manualmente una riga di codice. Ho capito che il valore non sta nel memorizzare la sintassi, ma nel sapere cosa chiedere e come guidare lo strumento.

Agent Dashboard

La Scelta della Privacy: Perché Lumo e Proton

C'è un dettaglio fondamentale che spesso viene ignorato in questi esperimenti: dove avviene la conversazione?

Stavo chiedendo all'AI di scrivere codice per la mia rete domestica, di configurare server e di gestire dati sensibili. Non potevo permettere che queste informazioni finissero nei dataset di training di grandi aziende o che venissero lette da terzi.

Per questo motivo, ho scelto di usare Lumo, l'assistente AI sviluppato da Proton.

Proton è noto per la sua missione di proteggere la privacy digitale (con servizi come Mail e VPN crittografati), e Lumo porta questa filosofia nell'ambito dell'AI.

Critptografia End-to-End: Tutto ciò che scambiamo è cifrato. Nemmeno Proton può leggere le mie conversazioni o il codice che sto generando. Nessun Training sui Tuoi Dati: Le mie richieste, gli errori che incollavo e le soluzioni trovate rimangono private. Non vengono usate per addestrare modelli pubblici. Indipendenza: Costruire un sistema decentralizzato richiede strumenti che rispettino la sovranità dei dati fin dal primo passo. Usare Lumo mi ha permesso di fare questo esperimento con la tranquillità di sapere che il mio lavoro, le mie idee e la mia infrastruttura erano al sicuro. È la differenza tra costruire una casa su terreni in affitto o sulla tua terra.

Conclusione: L'Inizio di un Viaggio

Questo esperimento è solo l'inizio. Ho dimostrato che è possibile creare una rete di agenti AI distribuita usando hardware comune e guidati dall'intelligenza artificiale, senza bisogno di competenze di programmazione tradizionali.

Ma la strada è lunga. Il prossimo passo sarà far sì che questi agenti non si limitino a scambiare dati, ma prendano decisioni autonome basate su ciò che osservano. E continuerò a farlo con gli stessi principi: curiosità, sperimentazione e, soprattutto, rispetto per la privacy.

Se anche voi volete iniziare a esplorare questo mondo, creando la vostra infrastruttura digitale in totale sicurezza, vi invito a provare Lumo. È uno strumento potente che mette l'utente al centro, non i dati.

Provalo e inizia il tuo viaggio di scoperta: https://pr.tn/ref/31BCQE3B

L'AI non è magia. È uno strumento. E come ogni strumento, il suo valore dipende da come lo usiamo e da chi lo costruisce al nostro fianco.

Grazie per aver letto la mia storia.

 
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from Listarelle

  • Ah, dormire...

  • Oggi risotto allo zafferano, stasera minestrone. I piatti che sono la domenica per definizione. Malinconia, autunno, calore famigliare.

  • Ieri mia figlia ha scoperto l'habitus: un ragazzo uguale a suo fratello i cui genitori assomigliano a noi.

  • “ma allora – le ho chiesto – cosa resta del libero arbitrio?”

  • Bourdieu diceva: “80% habitus; 20% libero arbitrio”

  • Ho recuperato una maionese impazzita.

  • studiato arabo insieme. Divertente. Scatta subito la competizione.

 
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from CapaldiniFrancesco

Grazie tante Bymarty,mi ha fatto molto piacere il tuo benvenuto su Noblogo! Devo ancora capire come funziona e non so se leggerai.Non so come seguire un'utente e se si possa fare,ma forse questa nicchia,con un pò di luce si rivelerà magari una stanza affrescata.Grazie ancora!

 
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