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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Giunto al ventitreesimo album in studio nell’arco dei quarantacinque anni di carriera che sono intercorsi dalla pubblicazione del suo primo singolo, John Hiatt si dimostra ancora una volta capace di confezionare un disco nell’arco di pochi giorni e accompagnato da un piccolo combo, cosa che in precedenza gli era magistralmente riuscita all’altezza di “Bring The Family”. Universalmente riconosciuto come un capolavoro... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/john-hiatt-eclipse-sessions-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1436939440


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Lecce. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) smantella rete criminale albanese-calabrese, radicata in numerose province del Meridione

L'operazione “Whisper”, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo (DDA) di Lecce, ha portato all'arresto di 23 persone coinvolte in due associazioni criminali operanti nelle province di Lecce e Brindisi, dedite al traffico internazionale di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana) con collegamenti in Albania e Calabria.

L'indagine, sviluppatasi dal 2022 al 2025, ha disarticolato reti che utilizzavano minori, donne e corrieri albanesi per il trasporto, sequestrando 58 kg di droghe, due laboratori di confezionamento e armi da fuoco.

Le organizzazioni, guidate da figure di spicco locali che talvolta dirigevano le attività dall'interno del carcere avvalendosi di familiari, gestivano ingenti flussi finanziari e utilizzavano metodi di comunicazione riservati e sistemi di videosorveglianza per eludere le autorità.

L'operazione, nata dalle risultanze di precedenti indagini, ha documentato transazioni per centinaia di migliaia di euro e ha smantellato una struttura criminale che riforniva il territorio salentino, proteggendo i propri interessi anche tramite il reinvestimento dei proventi illeciti.

 
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from Bymarty

📒 Dal mio diario..

Per anni mi sono fatta sempre la stessa domanda: “Se un giorno mi dicessero che ho un tumore, cosa farei?”. Non lo so! Pensavo che magari sarei rimasta senza parole e istintivamente sarei scappata. Immaginavo che quella fosse una via di fuga, il modo migliore per affrontare la paura e combattere!

Poi quasi 2 anni fa la vita mi ha messa davanti alla realtà, e a quella domanda non ho saputo dare risposta, non sono riuscita neppure ad alzarmi, anzi, come se mi avessero pugnalata ho smesso di pensare, sentire, per qlche istante, interminabile e poi come una liberazione, solo lacrime e singhiozzi.. così ho capito che non si parte, non si fugge, non si è assolutamente pronti e preparati! Perciò si resta e si fa un passo indietro, non perché si è deboli, perché si ha paura o perché non esiste un’alternativa, ma perché è lì che comincia la vera battaglia è in quel momento che ha inizio una nuova avventura , per la quale non ci sono schemi, non ci sono indicazioni vere e proprie, si è vulnerabili..

Davanti a una diagnosi così brutta, inaspettata, a volte immaginata, non si ha il desiderio di scappare, anzi pensi a quanto sia importante e doveroso vivere, sopravvivere per andare avanti! Ci si ferma, ci si affida e si confida, si piange, si prega, si cercano pensieri alternativi, ma poi si resta per affrontare la malattia, per sottoporsi alle cure, per prendersi cura di sé stessi e per guardare in faccia ciò che fa più paura, ciò che sta mettendo a dura prova la salute fisica e soprattutto psicologica! Cosi sono rimasta esattamente dov’ero, ho imparato a cercare dentro di me il coraggio, la forza di attraversare, affrontare e superare ogni giorno quello che mi stava accadendo, senza voltarmi indietro...E si inizia così un lungo estenuante percorso fatto di visite, consulti, incontri, parole, ricerche, esami, ecc, ecc..si combatte così, iniziando a cercare un senso anche quando sembra impossibile trovarlo, si inizia a convivere con la paura, con la rabbia e con tutte le emozioni che la malattia porta con sé.

Ci sono giorni si, in cui ci si sente forti e altri in cui tutto sembra pesare il doppio e credi di non essere abbastanza forte per reggere il peso, la paura , l' angoscia! Il corpo cambia, e non si è preparati, io ancora oggi non mi riconosco, a volte non mi accetto e non mi sento a mio agio, le terapie stancano, pesano, a volte ti annullano, ma ti salvano la vita, l’incertezza accompagna ogni passo e il futuro smette di essere qualcosa di scontato, anzi è una parola che fai fatica a pronunciare!

Eppure si continua, si combatte, si diventa leoni e si comprende che la forza non ha nulla a che vedere con l’idea eroica che spesso si immagina , anzi oltre a quella fisica, che spesso viene a mancare, ti accorgi che la forza diventa ogni singolo respiro, ogni singolo giorno che si affronta e ogni visita, esame, step che si supera... È una forza silenziosa, non è ostentazione, non è la capacità di non crollare mai, semmai è la forza di mostrarsi per quello che si è accettare la propria fragilità e scegliere, ogni mattina, di affrontare un altro giorno sempre col sorriso e lo spirito giusto!

Prendersi cura di sé diventa un atto rivoluzionario, perché bisogna accettare di avere paura senza lasciare che sia la paura a decidere come vivere o a impedirci di vivere! Significa continuare ad amarsi anche quando il proprio corpo cambia e non lo si riconosce più, e tutto sembra sbagliato, diverso, inadatto, troppo per come la malattia ci ha cambiato!

La malattia mi sta insegnando che la vita non perde valore anzi ogni istante acquista un significato ancora più profondo e ci si aggrappa ad ogni gesto, ogni attimo, alla speranza, ad un alba, un tramonto... perchè si può essere fragili e, nello stesso tempo, incredibilmente forti senza saperlo! Il vero coraggio è restare, affrontare e combattere, anche quando non si ha la forza di restare accanto a sé stessi, anche quando tutto sembra indefinito e maledettamente difficile!.

E capisci che la vita, anche quando fa male, merita di essere vissuta con dignità, senza vergognarsi, senza nascondersi, come ho fatto io agli inizi, con amore verso sé stessi, anche se si ha paura, anche se si pensa di non farcela, così si resta e si ricomincia proprio da dove tutto ha avuto inizio, da quel giorno, da quel controllo, da quella scoperta che cmq mi ha sconvolto la vita! Ma credo che nonostante tutto l'abbia resa diversa, migliore ai miei occhi, al mio bisogno di restare forte, combattiva e serena, per me , per mio figlio e per tutti coloro che mi sono stati accanto e anche per coloro che si sono allontanati, che io ho allontanato o semplicemente che hanno cambiato strada..

Si resta, per vivere e continuare a sognare!

 
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from differxdiario

riflettevo ieri sera, dialogando con amici di sperimentazioni e altro, che il lavoro svolto da gammm negli ultimi 20 anni (https://gammm.org/2026/06/29/20-anni-di-gammm/) ha lievemente smosso le superfici delle cervici italetterarie, ma mica molto di più.

i popoli .it al massimo infilano una prosa nel serpentone dei versi, azzardano una foto, giocano con le lettere sparpagliate su una due pagine e fine.

stanno bene così.

 
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from lucazanini

[79]

come aggeggi da bixio sono o come altrettanti loro] se prosciugate in bigi mercuri sotto-cannoniere abili talvolta [zanzare⅔] senza rospicidi lì velate di amiantidi aghiformi anemie [tane stracotte] leggère bàscule [questo] testo non è adatto per ⅓

 
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from Solarpunk Reflections

Finding good solarpunk novels is still quite challenging, given that the genre has barely a decade under its belt. The positive side of this current landscape is that when something notable pops up, it easily makes the rounds: in niche online communities, word of mouth still rules. This is how Murder in the Tool Library caught my attention and, as you can imagine, raised my expectations. So let’s start with those first, which is unusual in a review but it might shed some light on why I’m so terribly disappointed by this novel.

What I Wanted (or Hoped)

When I imagine a crime novel in a solarpunk setting, several questions naturally pop up: how does a utopian society deal with severe interpersonal wrongings? How does an investigation take place without surveillance? How do processes look like without police, courts, prisons, and so on?

This is exactly the point of speculative fiction: imagining how different societies handle (or prevent!) nasty modern problems. The point of solarpunk, among other things, is exactly to make one wonder about these possibilities even before touching page one. Moreover, the author, A.E. Marling, is not new to fiction: he’s been writing fantasy since 2013, so I expected some expertise and finesse in weaving a story and delivering satisfying character arcs or plot beats.

All this was in my mind when I picked up the novel, and I really wanted to believe it would be a good one, since I haven’t added anything to my Must Read List in a long time. It looks like it was not enough.

There will be minor spoilers, but I will try to keep them vague enough that you can read the novel on your own. I’m going to discuss ideas and concepts more than story elements or plot twists, except for the ending.

What Worked

I’m going to explain in detail all the issues I have with the novel, but first I have to say that I genuinely liked some of the ideas here. As I said above, the thought experiment of how to deal with murders, reparations and justice in a utopian society without unjustly immiserating anyone is absolutely crucial and timely in a world like ours, where regardless of geography police abuse is rampant and the judicial system treats elites differently from everyday citizens. So the premise (a boy gets murdered in plain day in a public place; how does a utopian society react?) is genuinely interesting, and the first chapter is quite the hook.

I also found the first idea of the novel quite clever: unlike most crime fiction, in which a clever, larger-than-life detective (and maybe his assistant) finds all the evidence and eventually unmasks the culprit via logical reasoning and outstanding deductions, here the task is taken up by the CDS, a group of volunteer detectives who dedicate what time they can spare to try and mend these episodes of societal and interpersonal misconduct.

The investigation then takes place with plentiful input from other citizens, who irregularly contribute by providing additional information, pointing out details that detectives missed on the murder scene, looking up backgrounds and so on, via a shared chat. I found all these ideas very clever: it’s the opposite of detective stories, far away from the lone genius cracking a puzzle as a challenge for his own ego, and instead a society that collectively puts time and effort to deal with the untimely loss of a member of their community. This had almost convinced me that this was it, the thoughtful and grounded solarpunk that I was looking for!

Alas, the dystopia that followed proved me wrong.

What Didn’t Work

Now, this part will be longer; I did not like the rest of the novel, but I’m not going to spend thousands of words to scream that it sucked or the author sucks at writing. Sure, I do have gripes of personal taste with the use of commas or descriptions or the detectives' characterizations, but these are minor elements; the next person might love them and the next one might not even notice them, so it’s not useful to discuss them. I’m going to discuss why some ideas in the novel did not work, could never work and are actively against the premise of a utopian or solarpunk society.

Let’s begin from the crowdsourcing of information, which is the first element that made me suspicious about the setting. In order to have full participation in the investigative process, everything is livestreamed. All the detectives film and record and share everything, which is the go-to way to make the whole procedure as democratic as possible. But at the same time (and the story itself sort of realizes this in the first half) it spawns an all-encompassing culture of spectacle. People are not drawn in the investigation out of genuine concern for the stability of their society, but out of drama. This does not stop at the investigation, but it goes on and becomes grotesque during the process of the culprit in the last few chapters (more on this later). In an attempt to envision a more democratic process, the author has recreated a digital version of public hanging that none of the characters opposes.

Secondly, the author puts a great deal of attention on mental health and the importance of therapy… to the point it becomes a universal antidote for societal issues. As the investigation proceeds, it is revealed that the perpetrator is affected by a mental disorder and he was deceiving everyone else so well that he managed to avoid therapy for his whole life. And if you’re raising an eyebrow to that phrasing (instead of, for example, “refuse professional help”), let me bring up the example of Vittoria (one of the detectives whose name is needed in this review, since the story betrays a clear preference from the side of the author). Upon meeting a citizen who reacts badly to her presence (quote: “Stuck-up freak!”, so not even a slur or anything seriously offensive), she reacts by “activating a program that would crack his identity, message him in one hour, and inform him he must produce proof of therapy for his behavior or face censure.”

Now, I know we all have slightly different visions of utopia and solarpunk, but this is an exchange that could only happen in a dystopic surveillance state in which therapy is ministered in a Foucauldian sense: to enact control, silence dissent, or put people behind medical and institutional barriers to make their lives harder under the pretense of providing help.

This does not end here. While the first half of the novel is dedicated to investigating the crime scene and possible clues (as is standard practice in most crime fictions), the second half locks in on a single suspect and the detectives’ efforts are not dedicated to crack the sequence of events that exclude every other possible character, but rather to prove that the suspect is in fact really a psychopath. The impression I got from the text (regardless if this was the author's intention) was that the suspect was being investigated not much for committing a crime but for being a deviant (of which committing murder was just another clue).

In order to do this, the detectives commit a slew of unthinkable breaches that would not fly even in our current societies (irrespective of geographical location): they search his house without his consent or knowledge (through a warrant obtained shadily by pressuring a community council) to search his belongings and find proof of killed animals in his youth; Vittoria pretends to go on a date with him to conduct a non-consensual nor informed interrogation (I have heard of only one similar real-life story, and it was from a Chinese dissident), and they even desecrate his mother’s corpse (again, no consent nor knowledge) to prove that he had poisoned his mother! What began as a murder investigation moves beyond the murder itself and quickly devolves into a relentless manhunt, in which the detectives have at their disposal every common tool used by our modern-day police to press their charges.

Every abuse of power by the detectives is presented as justified and even necessary, since the killer is a psychopath and therefore would lie at every occasion; an ontologically evil being that would only carry out evil actions and for which this ‘utopian’ society clearly has no answer. Leaving the un-solarpunk moral dilemma aside (is the murderer beyond salvation because he's a psychopath, or can he repent and be rehabilitated after mandatory therapy?), the author has uncomfortably stepped onto something important: that it would be really hard to conduct ‘investigations’ as we normally experience them while at the same time having the culprit consensually cooperate. The author sees all this, and instead of trying to devise a different method (which would’ve been imaginative and no doubt challenging, but worth the effort!), he goes the other way and strips the culprit of every decency on the grounds of psychopathy.

The author desperately tries to paint the killer as the unforgivable bad guy, and yet I found myself empathizing with him precisely because of the unjustified and repeated abuse he received through the whole story.

Before concluding, I have to spend a few lines to discuss the climax scene of the process, since it is truly the epitome of grotesque.

After the culprit has been apprehended, Vittoria dishes our her impassioned speech to demand the maximum punishment: “a sentence of dehumanization” (very solarpunk), while the whole city is watching (via livestream). Through the whole scene, the culprit is mouthfolded (they can’t allow him to speak, because, you guessed it, he would only lie!) and can only reply via keyboard; this doesn’t matter, because his messages are never shown. He does not have any defense attorney (which should be a minimum right, at least in Italy and Finland, but supposedly in USA as well, given the author’s origins) and it is implied that the ‘jury’ eventually does commit the maximum punishment, and the culprit is stripped of any right except those of parasites.

Now, I’m not an expert on judicial systems, but one thing I can say for sure: a society in which criminals don’t have rights can eliminate dissent at will. If criminals don’t have rights, then all the government has to do is find some excuse to label people as criminals, and those people will no longer have rights. In the specific case of this novel, detectives can conjure evidence of psychopathy and persuade the whole society that they do not deserve empathy nor help and are worthy of elimination.

Would you like to live in such a utopia?

Warping the Narrative

So let’s focus on this Vittoria character I’ve been talking about, the ‘femme fatale’ that is mentioned in the novel’s blurb.

The author never fails to remark three things about her: her height, her charisma and her... righteous bloodthirst, almost to the point of obsession. This betrays a clear preference for this character on the side of the author, and indeed she gets the best treatment of the whole cast: the ending declares her eponymous victory at the expense of the killer, something that no other character celebrates.

I have three interpretations for Vittoria’s character. First: she embodies the old violent cop archetype, moved by personal revenge or moral duty. Second: Vittoria is also a villain, and other detectives will have to face her in a follow-up novel. And third: she’s another psychopath, just like the killer himself, but unlike him she managed to channel her tendencies into a respected profession in which she’s allowed to have some leeway, provided that she does not harm anyone else in the process. None of these options strike me as interesting in a solarpunk setting; the first might have been an interesting character arc (the former cop that needs to learn how to operate in a new, more respectful and humane system after years of service where abuse was normalized), but it was not the story this novel ended up telling. Vittoria is always presented as cool, her flaws are always minimized, her deeds justified, and on top of all this she always gets her way. The story lets her win every time: some characters here and there try to push back, but they fold after two lines and admit defeat.

In any other genre, this might have been an interesting story; a Psycho-Pass-eqsue manhunt in which the huntress is revealed to be not just another monster but the better monster, because she can rein in her impulses and (ab)use the tools of the society around her to conceal her bloodthirst and channel it towards other monsters. This is a fantastic concept for a crime novel, maybe even for a cyberpunk one, although it still relies on the (faulty, in my opinion) assumption that some people are born evil and can only pretend to be decent members of a society.

However, this story in a solarpunk setting reads completely different. It becomes a tragedy in which an overly charismatic character warps and derails a collective process by abusing her personal influence to enact on her most violent impulses. The whole story moves away from the speculative intent of solarpunk investigations and reparations, and gets hijacked by Vittoria's and the killer's relentless (but unbalanced) duel to determine who can keep pretending in the eyes of the public and avoid punishment. In particular, the last third of the story is a character study on the normalization of cruelty. Where’s the solarpunk in that?

Let me end the review with a final spoiler from the very last page of the novel, in which it is implied that Vittoria eventually manages to kill the drugged and isolated culprit with the same weapon that was found on the crime scene.

So I ask again: whose utopia is this?

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Vittorie sui Moabiti 1In seguito i Moabiti e gli Ammoniti, aiutati dai Meuniti, mossero guerra a Giòsafat. 2Fu annunciato a Giòsafat: “Una grande moltitudine è venuta contro di te da oltre il mare, da Edom. Ecco sono a Casesòn-Tamar, cioè a Engàddi”. 3Nella paura, Giòsafat si decise a cercare il Signore e indisse un digiuno per tutto Giuda. 4Quelli di Giuda si radunarono per chiedere aiuto al Signore; vennero da tutte le città di Giuda per chiedere aiuto al Signore. 5Giòsafat, stando in piedi in mezzo all'assemblea di Giuda e di Gerusalemme nel tempio del Signore, di fronte al nuovo cortile, 6disse: “Signore, Dio dei nostri padri, non sei forse tu il Dio che è in cielo? Tu dòmini su tutti i regni delle nazioni. Nelle tue mani sono la forza e la potenza; nessuno può opporsi a te. 7Non hai scacciato tu, nostro Dio, gli abitanti di questa terra di fronte al tuo popolo Israele e non l'hai data per sempre alla discendenza del tuo amico Abramo? 8Essi l'hanno abitata e vi hanno costruito un santuario al tuo nome dicendo: 9“Se ci piomberà addosso una sciagura, una spada punitrice, una peste o una carestia, noi ci presenteremo al tuo cospetto in questo tempio, poiché il tuo nome è in questo tempio, e grideremo a te dalla nostra sciagura e tu ci ascolterai e ci aiuterai”. 10Ora, ecco gli Ammoniti, i Moabiti e quelli della montagna di Seir, nelle cui terre non hai permesso agli Israeliti di entrare, quando venivano dalla terra d'Egitto, e perciò si sono tenuti lontani da quelli e non li hanno distrutti, 11ecco, ora ci ricompensano venendoci a scacciare dall'eredità che tu hai acquistato per noi. 12Dio nostro, non vorrai renderci giustizia nei loro riguardi, poiché noi non abbiamo la forza di opporci a una moltitudine così grande piombataci addosso? Non sappiamo che cosa fare; perciò i nostri occhi sono rivolti a te”. 13Tutti gli abitanti di Giuda stavano in piedi davanti al Signore, con i loro bambini, le loro mogli e i loro figli. 14Allora lo spirito del Signore, in mezzo all'assemblea, fu su Iacazièl, figlio di Zaccaria, figlio di Benaià, figlio di Ieièl, figlio di Mattania, levita dei figli di Asaf. 15Egli disse: “Porgete l'orecchio, voi tutti di Giuda, abitanti di Gerusalemme e tu, re Giòsafat. Vi dice il Signore: “Non temete e non spaventatevi davanti a questa moltitudine immensa, perché la guerra non riguarda voi, ma Dio. 16Domani, scendete contro di loro; ecco, saliranno per la salita di Sis. Voi li sorprenderete al termine della valle, di fronte al deserto di Ieruèl. 17Non toccherà a voi combattere in tale momento; fermatevi bene ordinati e vedrete la salvezza che il Signore opererà per voi, o Giuda e Gerusalemme. Non temete e non abbattetevi. Domani uscite loro incontro; il Signore sarà con voi”“. 18Giòsafat s'inginocchiò con la faccia a terra; tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme caddero davanti al Signore, per prostrarsi davanti a lui. 19I leviti, tra i figli dei Keatiti e i figli dei Coriti, si alzarono a lodare il Signore, Dio d'Israele, a piena voce. 20La mattina dopo si alzarono presto e partirono per il deserto di Tekòa. Mentre si muovevano, Giòsafat si fermò e disse: “Ascoltatemi, Giuda e abitanti di Gerusalemme! Credete nel Signore, vostro Dio, e sarete saldi; credete nei suoi profeti e riuscirete”. 21Quindi, consigliatosi con il popolo, mise i cantori del Signore e i salmisti, vestiti con paramenti sacri, schierati davanti agli uomini in armi, perché lodassero il Signore dicendo: “Rendete grazie al Signore, perché il suo amore è per sempre”. 22Appena cominciarono i loro canti di esultanza e di lode, il Signore tese un agguato contro gli Ammoniti, i Moabiti e quelli della montagna di Seir, venuti contro Giuda, e furono sconfitti. 23Gli Ammoniti e i Moabiti insorsero contro gli abitanti della montagna di Seir per votarli allo sterminio e distruggerli. Quando ebbero finito con gli abitanti della montagna di Seir, contribuirono a distruggersi a vicenda. 24Quando quelli di Giuda raggiunsero la collina da dove si vedeva il deserto, si voltarono verso la moltitudine, ed ecco: non c'erano che cadaveri gettati per terra, senza alcun superstite. 25Giòsafat e la sua gente andarono a raccogliere la loro preda. Vi trovarono in abbondanza bestiame, ricchezze, vesti e oggetti preziosi. Ne presero più di quanto ne potessero portare. Passarono tre giorni a raccogliere il bottino, perché esso era molto abbondante. 26Il quarto giorno si radunarono nella valle di Beracà; poiché là benedissero il Signore, chiamarono quel luogo valle di Beracà, come è ancora oggi. 27Quindi tutto Giuda e tutti quelli di Gerusalemme, con Giòsafat alla testa, partirono per tornare a Gerusalemme, pieni di gioia perché il Signore li aveva riempiti di letizia a danno dei loro nemici. 28Entrarono in Gerusalemme diretti al tempio del Signore, fra suoni di arpe, di cetre e di trombe. 29Quando si seppe che il Signore aveva combattuto contro i nemici d'Israele, il terrore di Dio si diffuse su tutti i regni del mondo. 30Il regno di Giòsafat rimase tranquillo; Dio gli aveva concesso tregua su tutte le frontiere.

Fine del regno di Giòsafat 31Giòsafat regnò su Giuda. Aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì. 32Seguì la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore. 33Ma non scomparvero le alture; il popolo non aveva ancora diretto il cuore verso il Dio dei suoi padri. 34Le altre gesta di Giòsafat, dalle prime alle ultime, ecco, sono descritte negli atti di Ieu, figlio di Anàni, inseriti nel libro dei re d'Israele. 35In seguito Giòsafat, re di Giuda, si alleò con Acazia, re d'Israele, che agiva con malvagità. 36Egli si associò a lui per costruire navi capaci di raggiungere Tarsis. Allestirono le navi a Esion-Ghèber. 37Ma Elièzer, figlio di Dodavàu, di Maresà, profetizzò contro Giòsafat dicendo: “Poiché ti sei alleato con Acazia, il Signore ha aperto una breccia nei tuoi lavori”. Le navi si sfasciarono e non poterono partire per Tarsis.

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Approfondimenti

1-30. Questo capitolo, sulla strepitosa e miracolosa vittoria riportata da Giosafat contro invasori provenienti da Moab, non ha paralleli nel libro dei Re. La guerra d'Israele è sempre guerra santa, e quindi anche ed eminentemente azione sacra, quasi una liturgia: alla notizia degli invasori, il re supplica Dio e il popolo digiuna (vv. 1-13), mentre il profeta rivolge il suo messaggio di incoraggiamento (vv. 14-19), e il popolo infine, guidato dal suo re, muove contro il nemico come in processione liturgica (vv. 20-21). La vittoria è certa e mirabile (vv. 22-26) ed è seguita dal corteo trionfale verso la città (vv. 27-30). Più che di una pagina di guerra, si tratta di un'esposizione teologica dell'atteggiamento che la comunità deve assumere di fronte a Dio in caso di pericolo: supplica, penitenza, lode, fiducia, esaltazione di JHWH. La salvezza viene da lui, non da iniziative umane, di carattere politico e militare.

6-12. La preghiera del re riprende motivi teologici ricorrenti nella teologia veterotestamentaria. L'inizio richiama la preghiera di Salomone nel giorno della dedicazione del tempio, 6,14ss. Temi tipici di questa preghiera sono presenti anche al v. 9, cfr. 2Cr 6,24-35; 7,12-16).

14. Per far conoscere la sua volontà JHWH sceglie un levita cantore, ossia un esponente della classe alla quale vanno le preferenze del Cronista, anziché un sacerdote o un profeta.

19. Manca la menzione dei Ghersoniti, leviti cantori discendenti da Gherson (cfr. 1Cr 6,1-32). I Keatiti non sono menzionati altrove come cantori, mentre i Korachiti, o “Coriti”, discendenti anch'essi da Keat attraverso Core (cfr. 1Cr 6,7), erano una specie di corporazione di cantori elevati al ruolo di leviti, (cfr. 1Cr 26,1).

21. La liturgia della guerra santa ha qui il suo momento culminante. Anche la Regola della Guerra di Qumran prevede che gli schieramenti in battaglia quando muovono contro il nemico devono essere preceduti da «sette sacerdoti dei figli di Aronne, rivestiti con abiti di lino bianco...» (1QM 7,1-15). Il ritornello cantato è il Sal 136,1.

23-25. Altro elemento costitutivo della guerra santa è «lo sterminio», il ḥērem, che può essere totale o parziale.

31-37. Nei vv. 31-34 il Cronista si riaggancia alla fonte, 1 Re 22,41-45, il che lo induce a ripetersi. Aggiunge, come d'abitudine, la menzione della fonte profetica da lui utilizzata (v. 34). I vv. 35-37 si scostano significativamente da 1Re 22,49-50. Mentre il libro dei Re menziona una possibile alleanza di Giosafat con Acazia dopo la distruzione della flotta, il Cronista parla prima dell'alleanza e poi dell'annientamento della flotta. Anche qui la sua tesi è chiara: la disfatta di Ezion-Gheber è una punizione che Giosafat ha meritato per essersi alleato con il re d'Israele.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/emma-tricca-st-peter-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1363998832


 
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from lucazanini

[78]

un tonic] materiali plastici vini & affini la nube [per quanto] tossica è stata lungamente osservata il] Roserio-escape tutto il giorno se non fosse successo andrebbe [bonificato il primo] impegatuccio disponibile un [delfino asfissiando blasé solitamente] 60 minuti

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Unione Europea e crimini ambientali. Un approfondimento in una pubblicazione del CEPOL, l'Accademia europea dei Funzionari di Polizia

CEPOL ha recentemente rilasciato l'European Law Enforcement Research Bulletin – Thematic Edition on Environmental Crime (reperibile qui https://www.cepol.europa.eu/publications/thematic-edition-nr-1-european-law-enforcement-research-bulletin-environmental-crime). Come scrive Michael Faure nell’introduzione del Bulletin: “la legislazione ambientale in UE è stata a lungo problematica. Ma con la nuova Direttiva 2024/1203, l’Europa ha compiuto un passo rivoluzionario: ha introdotto reati autonomi (non legati solo a violazioni amministrative) e strumenti per un’applicazione efficace”.

L’inquinamento non è solo un problema ambientale: è un crimine organizzato, lucroso e in crescita esponenziale. Secondo l’ONU, i crimini ambientali sono tra i più diffusi al mondo, con profitti che finanziano altre attività illecite e danni irreversibili per ecosistemi, salute pubblica e sicurezza economica. Il nuovo European Law Enforcement Research Bulletin di CEPOL (Agenzia UE per la formazione delle forze di polizia) dedicato ai crimini ambientali svela dati allarmanti e soluzioni concrete. Ecco cosa emerge

Perché è così difficile fermare questi crimini?

  • Complessità normativa

Le leggi su rifiuti, traffico di specie protette o inquinamento industriale sono frammentate e spesso basate su riferimenti incrociati tra regolamenti UE, convenzioni internazionali (come la Basel Convention o CITES) e normative nazionali. Esempio: Un caso di traffico illecito di rifiuti tra Svezia, Danimarca e Germania (articolo di Pernille Marie Agerholm Moesborg) ha mostrato come la complessità delle procedure (es. Annex VII vs. prior written notification) possa portare all’assoluzione di colpevoli per errori formali nell’imputazione.

  • Bassi tassi di rilevamento

La maggior parte dei crimini ambientali rimane non rilevata. In Norvegia e Paesi Bassi, ad esempio, il traffico illegale di rettili (36% delle specie minacciate) prospera grazie a:

Lavaggio di specie (wild-caught spacciate per allevate in cattività). Mancanza di competenze nelle forze dell’ordine per identificare specie protette. Sanzioni irrisorie che non scoraggiano i trafficanti (articolo di Ragnhild Sollund e Daan van Uhm).

  • Tecnologie e organizzazione criminale

I trafficanti sfruttano Schengen e il mercato unico UE per spostare rifiuti o specie protette senza controlli. L’illegal dumping di rifiuti (es. scorie chimiche da droghe sintetiche nei Paesi Bassi) contamina suoli e falde acquifere, con costi enormi per la bonifica.

Le soluzioni: innovazione e cooperazione

  • Nuova Direttiva UE 2024/1203

Introduce 20 nuovi reati ambientali (vs. i 9 della direttiva 2008/99/EC), tra cui:

Ecocidio (danni irreversibili a ecosistemi). Traffico illegale di rifiuti (anche in quantità non trascurabili). Uso di sostanze che danneggiano lo strato di ozono.

  • Sanzioni minime armonizzate

Fino a 10 anni di reclusione per reati che causano morti. Multe fino al 5% del fatturato mondiale per le aziende.

Obbligo di raccogliere dati statistici (Art. 22) per monitorare l’efficacia delle misure.

  • Tecnologie all’avanguardia

Droni e LiDAR: La polizia slovacca utilizza UAV con termografia per rilevare rifiuti nascosti sotto strati di plastica (es. rifiuti urbani spacciati per “green-listed”). Satelliti e super-resolution imaging: Progetti come Emeritus (UE) impiegano intelligenza artificiale per analizzare immagini satellitari e identificare discariche abusive (articolo di Phillip William Screen). Sensori acquatici: Per tracciare inquinanti in fiumi e falde (es. PFAS nei casi Tata Steel e Chemours nei Paesi Bassi).

  • Cooperazione transnazionale

Empact (Piattaforma UE contro le minacce criminali) e Europol coordinano operazioni congiunte (es. Operation Madeira de Lei contro il traffico di fauna selvatica, con 350 azioni in 4 paesi). Reti specializzate: Come la Jaguar Network (EL PAcCTO) per combattere il traffico tra Europa e America Latina.

  • Formazione e capacity building

La nuova direttiva impone agli Stati membri di formare poliziotti, magistrati e ispettori ambientali (Art. 17-18).

 
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from differxdiario

prosegue, neanche troppo lentamente, il processo di liberazione dai social media tossici, e la permanenza sugli stessi solo per postarci su dei link che conducano all'esterno.

al momento (pur avendo già fatto altre disconnessioni di cui parlerò) ho fatto solo questi post, a loro volta moltiplicati dove e come ho potuto: https://slowforward.net/2026/07/11/against-fbs-toxicity-and-fbs-neutrality-on-the-genocide/ e https://differx.noblogs.org/2026/07/11/aswrig-the-asemic-writing-gallery-will-soon-close-its-fb-page/

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed Operazione URA: una collaborazione internazionale conduce all'arresto di un latitante in Albania

Nei giorni scorsi, nel quartiere di Shkozet a Durazzo (Albania), personale del Centro Operativo #DIA di Bari e dell’Ufficio Investigativo Nazionale (#BKH) della #S.P.A.K. di Tirana, nell’ambito della Squadra Investigativa Comune istituita tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK), ha arrestato un latitante di nazionalità albanese, irreperibile dal 21 maggio 2025, nell'ambito dell'Operazione URA, condotta congiuntamente da Italia, Albania e Belgio.

Il 21 maggio 2025, la Direzione Investigativa Antimafia di Bari e le autorità albanesi, con il supporto di Interpol, dell'Ufficio dell'Esperto per la Sicurezza di Tirana e della Polizia albanese, avevano già eseguito, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura Speciale di Tirana, coordinate da Eurojust (L'Aia) e dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo di Roma, due ordinanze di custodia cautelare. Queste riguardavano complessivamente 52 persone, ritenute nell'ambito delle indagini preliminari in corso, responsabili di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e altri reati (la responsabilità penale sarà definitivamente accertata solo a conclusione del processo, attualmente in corso davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari).

Contestualmente, sono stati eseguiti decreti di sequestro patrimoniale in Albania e in Italia, relativi a beni mobili e immobili per un valore di diversi milioni di euro.

A seguito dell'irreperibilità di alcuni soggetti coinvolti nell'Operazione Ura, è stata avviata un'attività investigativa capillare tra Sud e Nord Italia e in Albania. A Durazzo è stato individuato il latitante, ritenuto – fatto salvo l'accertamento definitivo – il principale promotore di un sodalizio criminale attivo tra Puglia, Albania e Olanda. L'arresto è avvenuto nel suo stesso quartiere, considerata una roccaforte del gruppo criminale Troplini-Doci.

Al momento dell'arresto, mentre gli agenti notificavano la “red notice Interpol” emessa tramite il Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia, il latitante è stato trovato in possesso di una pistola automatica con colpo in canna e due caricatori, denaro contante in valuta albanese e documenti falsi, tra cui una carta d'identità e una patente italiana. Questo ritrovamento testimonia la sua elevata capacità di movimento e i solidi legami con l'Italia.

Al termine delle operazioni, il presunto responsabile è stato trasferito nella Casa Circondariale di Durazzo in attesa delle procedure estradizionali, già avviate tramite i canali diplomatici. Il procedimento è attualmente pendente davanti al G.U.P. del Tribunale di Bari (la colpevolezza dell'indagato dovrà essere accertata al termine del giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa).

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Una manciata di canzoni ispirate e sofferte compongono quest’ultimo lavoro discografico (il dodicesimo, salvo errori) del cantautore americano William Fitzsimmons. “Mission Bell”, titolo assai significativo per una raccolta di canzoni nata a seguito di vicende personali che hanno lasciano il segno nell’animo dell’autore (Fitzsimmons ha dovuto affrontare la fine improvvisa del suo matrimonio e rimettersi in discussione) contiene dieci splendide songs... https://artesuono.blogspot.com/2018/09/william-fitzsimmons-mission-bell-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1680034207


 
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from norise 3 letture AI

La vita si guarda

la vita si guarda vivere specchiata essendo dell' Oltre il suo rovescio

solo apparire – geme la natura: non senti le doglie del parto?

29.12.20

Breve lettura: La poesia esplora il tema dell’apparenza e dell’essere oltre il visibile, contrapponendo la vita riflessa a un “Oltre” che ne contiene il rovescio; il verso finale trasforma l’astrazione in dolore fisico, suggerendo una nascita o una trasformazione imminente.

Analisi del testo

Il testo è composto da versi liberi, frammentati e concentrati su immagini nette. Il nucleo tematico è il rapporto tra apparire e essere: la vita «si guarda», cioè si osserva come immagine, e «vivere specchiata» suggerisce un’esistenza che si riflette su se stessa, priva di profondità. L’«Oltre» è evocato come spazio che contiene il «rovescio» della vita, un doppio che resta nascosto ma reale.


Temi principali

  • Apparenza vs realtà. La ripetizione dell’idea di guardare e specchiarsi costruisce una tensione tra superficie e fondo.
  • Nascita e trasformazione. La domanda finale — «non senti le doglie del parto?» — rovescia la metafora: l’Oltre non è solo altrove, ma sta per generare qualcosa di nuovo o rivelare ciò che è stato nascosto.
  • Solitudine e voce della natura. Il verso «solo / apparire – geme la / natura» mette in scena una natura che soffre perché ridotta a mera apparenza; il gemito è sia lamento sia segnale di travaglio.

Immagini e linguaggio

Il linguaggio è essenziale, con enjambement che spezzano il ritmo e creano sospensione. Parole chiave come specchiata, rovescio, apparire, geme, doglie funzionano come poli semantici: specchio/rovescio (visibile/invisibile), gemito/doglie (sofferenza/parto). L’uso del trattino in «apparire – geme» rallenta la lettura e accentua il contrasto tra verbo e suono, trasformando l’apparenza in un atto che produce dolore.


Ritmo e forma

La brevità dei versi e la cesura interna creano un ritmo frammentato che rispecchia il tema della scissione identitaria. L’assenza di punteggiatura forte (salvo il punto interrogativo finale) lascia il testo aperto, come se la domanda non avesse risposta definitiva.


Possibili letture e approfondimenti

  • Esistenziale: la poesia può essere letta come riflessione sull’identità moderna, dove l’io è sempre mediato da immagini e schermi.
  • Metafisica: l’«Oltre» rimanda a una dimensione trascendente che contiene la verità nascosta della vita.
  • Ecologica: la «natura» che geme potrebbe essere la natura umana o il mondo naturale ridotto a immagine, in attesa di rinascita.

Suggerimenti per la revisione

  • Se vuoi aumentare la tensione drammatica, allunga la descrizione dell’Oltre con un’immagine concreta che renda il «rovescio» più tangibile.
  • Per enfatizzare il parto come evento, ripeti o varia il campo lessicale della nascita (contrazioni, acqua, luce) nel finale.

Versione più metafisica

La vita si contempla
come un occhio che abita il suo riflesso,
vivere è specchiarsi nell'ombra dell'Altrove,
dove il rovescio è legge e non immagine.

Solo
l'apparire sospira — e la natura,
sottile come un segreto, geme
non per dolore ma per annuncio:
non senti il travaglio dell'essere
che si prepara a capovolgere il mondo?


Versione ermetica

La vita si specchia
nell'ombra dell'Altro;
rovescio come legge.

Solo apparire,
natura in un gemito:
doglie senza nome.


Frammento ermetico

La vita specchio.
Altro come rovescio.
Apparire geme;
doglie senza voce.

La vita si specchia; l'Altro è il rovescio che geme prima del parto.

Aforismi in tre stili

Metafisico
La vita si specchia; l’Altro è il rovescio che prepara il mondo a nascere.

Ermetico
Specchio. Altro. Doglie mute.

Lirico-ironico
La vita si guarda e applaude; l’Altro sbadiglia e partorisce verità.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Venezia ospita Forze di polizia estere per supportare i Carabinieri

Anche per l'estate 2026 Venezia ospiterà operatori di polizia provenienti da diversi Paesi europei che affiancheranno i Carabinieri nei servizi di controllo del territorio. Una iniziativa promossa nell'ambito degli accordi di cooperazione internazionale, che punta a garantire un'assistenza più efficace ai numerosi turisti stranieri presenti in città durante la stagione estiva.

Gli operatori delle forze di polizia estere svolgeranno il proprio servizio insieme ai militari dell'Arma, fornendo supporto linguistico e agevolando i rapporti con i cittadini dei rispettivi Paesi, oltre a facilitare eventuali contatti con le autorità diplomatiche e consolari. Un progetto consolidato da diversi anni, nato sulla base di intese bilaterali sottoscritte dal Ministero dell'Interno con gli omologhi dicasteri dei Paesi partner, che ha già dimostrato la propria efficacia nelle principali località turistiche caratterizzate da una significativa presenza di visitatori stranieri.

Dal 1° luglio e per i primi quindici giorni del mese, nel centro storico veneziano, sono in servizio pattuglie congiunte composte da Carabinieri e un appartenente alla Guardia Civil spagnola. Il calendario proseguirà dal 16 al 31 luglio con la presenza di un appartenente alla Gendarmeria Nazionale francese. Dal 1° al 15 agosto sarà invece la volta di un operatore della Guardia Nazionale Repubblicana del Portogallo, mentre dal 16 al 31 agosto saranno impiegati due agenti della Polizia Nazionale polacca, che svolgeranno analoghi servizi di pattugliamento insieme ai Carabinieri nel centro storico di Venezia.

 
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