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Lucia Capuzzi | avvenire.it | martedì 18 gennaio 2022

Breiner David, indigeno Nasa, è il primo difensore della terra assassinato nel 2022 nel Paese più letale per gli ecologisti

«Un giovane difensore della vita Nasa, di grandi sogni e azioni collettive». Così il suo popolo – i Nasa del Cauca – hanno ricordato Breiner David Cucamañe López, il primo ambientalista massacrato nel 2022. Il delitto è avvenuto il 14 gennaio – ma la notizia è stata diffusa ieri – non casualmente in Colombia, il Paese più letale per gli attivisti impegnati nella tutela della casa comune secondo l’ultimo rapporto di Global Witness. A rendere ancora più atroce il crimine – condannato dal governo e dall’ufficio Onu per i diritti umani –, l’età della vittima: Breiner David aveva appena 14 anni. Nelle foto, diffuse sui social, sembra ancora più piccolo: il volto da bambino contrasta con il “bastone del comando” che teneva sempre ben in mostra. È questo il simbolo della “guardia indigena studentesca Kiwe Thegna” di cui aveva scelto di far parte. I “guardiani della terra”, come li chiamano i Nasa, sono un gruppo di civili impegnati nella difesa delle aree indigene dai cacciatori di risorse e dalla violenza delle formazioni armate che da decenni insanguinano la Colombia. L’unica arma che portano è il “bastone del comando”, segno di un’autorità che, a lungo, anche le fazioni in lotta erano abituati. Ora non più. La lenta e insufficiente applicazione dell’accordo di pace del 26 novembre 2016, ha consentito il proliferare di bande armate che, persa ogni ragione politica– vero o presunta – sono dedite solo al saccheggio e al business del narcotraffico. Proprio una di queste, le cosiddette “Farc dissidenti”, fazione della guerriglia che non ha accettato l’intesa, ha sparato su Breiner David, mentre pattugliava la zona di Las Delicias, nel municipio di Buenos Aires, secondo quanto riferito dalla Asociación de cabildos indigenas del norte del Cauca (Acin). Nel conflitto a fuoco è stato uccisa anche un’altra guardia indigena, Guillerme Chicane mentre il leader della comunità, Fabián Camayo. Vittime che allungano la lista, già troppo lunga, dei leader sociali assassinati nel Paese. L’anno scorso sono stati 145 secondo la Defensoria del Pueblo, organismo pubblico incaricato del monitoraggio. L’Ong Indepaz parla di oltre 170 e, da gennaio, ha conteggiato altri tre attivisti uccisi. Il Cauca, dove è stato ucciso Breiner David, è insieme alla Valle del Cauca e al Chocó, epicentro delle violenze.

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#Colombia

 
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from Solarpunk Reflections

—— [ITALIAN // English below] ——

Geoff Mann e Joel Wainwright si cimentano in una rilettura in chiave moderna del Leviatano di Thomas Hobbes. La loro interpretazione è che per contrastare la crisi climatica, l'evento globale che definirà il secolo corrente (e speriamo solo questo), gli stati nazionali dovranno abdicare alcuni dei propri diritti in favore di uno o più organi internazionali. Questi si faranno carico dell'autorità di imporre provvedimenti draconici (che nessun governo è disposta ad attuare per evitare di perdere consenso e voti) per arrestare le emissioni. Senza tali misure, le nazioni non riusciranno mai a farlo per conto loro.

Questa attualizzazione del pensiero hobbesiano è certamente cruciale nel panorama contemporaneo, eppure sento che le idee che la crisi climatica (ri)mette in discussione siano ancora più profonde. Ancora più primeve rispetto alla filosofia anglosassone del Settecento.

Facciamo quindi un passo indietro, molto indietro. Torniamo ad Antigone, la protagonista anzitempo romantica che si trova costretta fra due scelte sbagliate: da un lato, seppellire il fratello Polinice (ucciso in duello da Creonte), come era usanza nell'Antica Grecia per garantire ai defunti la vita nell'Aldilà. Dall'altro, obbedire alle leggi del Re Creonte, che le proibiscono tale atto (pena la lapidazione). Antigone è al bivio tra “leggi degli Dei” e “leggi degli umani”, ma entrambe la puniranno, qualsiasi sia la sua scelta.

Noi oggi siamo Antigone.

Siamo davanti ad una scelta complessa e dolorosa: seguire le “leggi degli umani”, l'erosione della collettività e della condivisione nel nome del consumo e del decoro, le imposizioni del consenso neoliberale e la glorificazione del profitto, con tutte le emissioni che ne derivano. Oppure attenersi alle “leggi degli Dei”, il rispetto degli ecosistemi e delle altre specie, delle altre culture e della vita comune, ma rinunciare al nostro stile di vita agiato.

E contemporaneamente non siamo Antigone: l'eroina tragica ha la possibilità di scegliere, e rifiuta l'autorità di Creonte (che in questa lettura è l'analogo del capitale fossile) con passione e determinazione, mettendo le “leggi degli Dei” sopra ogni cosa. Noi, d'altro canto, siamo privati di questa possibilità, siamo quasi solo spettatori, esclusi dai processi politici e decisionali necessari per compiere davvero questa scelta.

Creonte è in quest'ottica anche il leviatano hobbesiano, tiranno di Tebe che prova a sovrascrivere e delegittimare le “leggi degli Dei” cercando di sostituirle con le “leggi degli umani”, senza però chiedere né agli uni né agli altri. Un ente disconnesso dalla comunità, che si appropria del potere politico in modo illegittimo e cerca di usurpare perfino quello divino. Ma le leggi del mercato non potranno mai sopraffare quelle del nostro ecosistema.

La tragedia sofoclea termina con Creonte che viene infine persuaso a perdonare Antigone, ma la trova già impiccatasi per sfuggire alla sofferenza della lapidazione. Dopotutto, non vale la pena vivere per una morte lenta e sanguinosa.

Saremo più forti di Antigone?

—— [ENGLISH] ——

Mann & Wainwright attempt a modern reinterpretation of Hobbes' Leviathan. In their opinion, to face the climate crisis (the event that will define the current century, and hopefully only that one), nation states will have to delegate some of their rights to one or more international institutions that will take up the authority of imposing strict demands on climate to curb emissions. Without such institutions, nations would never agree to do it on their own, since no government would impose restrictions without losing consensus and votes.

This modernization of hobbesian thought is definitely crucial in today's times, yet I feel that the climate crisis makes us (re-)question even deeper ideas. Even more primeval than Seventeenth Century English philosophy.

Let's jump further back. Back to Antigone, the unawarely romantic heroine that finds herself forced between two wrong choices. On one side, bury her brother Polynice (killed by Creon in a duel), as the Ancient Greeks used to, in order to grant an afterlife to the deceased. On the other, abide by King Creon's laws, forbidding such an act after defeating Polynice in a duel. Lapidation is the punishment. Antigone needs to choose between “divine laws” and “human laws”, but both are going to get her punished in their own ways.

Today, we're Antigone.

We're in front of a complex and painful choice: follow “human laws”, the erosion of communities and collectivity in the name of consumerism and social order, the imposition of neoliberal consensus and the glorification of profit, with all the emissions and dangers those entail. Or pay respect to “divine laws”, respect the ecosystems and other species, cultures and common life, but turn down our contemporary lifestyle of comfort.

And at the same time, we're also NOT Antigone. The tragic heroine has the chance of choosing, and she refuses Creon's authority (who in this analogy is the fossil capital) with passion and determination, putting “divine laws” above everything else. We, on the other hand, are deprived of this choice. We're almost bystanders, expelled from the political and decisional processes (most often by design) to really make this choice.

Creon is also the hobbesian Leviathan, Thebe's tyrant that tries to overwrite and delegitimize the “divine laws” with “human laws”, without ever consulting either. A being that's disconnected from its community, that seizes political powers illegitimately and aims to breach even the divine ones. But the markets' laws can never overwrite an ecosystems'.

The Sophoclean tragedy ends with Creon eventually persuaded to forgive Antigone, but he finds she hanged herself to escape the suffering of lapidation. A slow, bleeding death is not worth living for.

Will we be stronger than Antigone?

 
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from [sguardi]

Si spegne il nucleare, ma le fonti green non crescono abbastanza velocemente. Il sistema elettrico è esposto alla fragilità della transizione verde

17 gennaio 2022 | di Jacopo Giliberto | ilsole24ore.com

Il vecchio non muore e il nuovo non può nascere, e in questo interregno i sistemi elettrici europei e quello italiano sono esposti alla fragilità della transizione verde. Al momento non sono in vista distacchi programmati o blackout (come quello avvenuto giorni fa a Berlino con centinaia di migliaia di persone restate al freddo per ore) ma il rischio è dietro l’angolo e gli esperti invitano alla prudenza per i prossimi mesi: dalle avvertenze del Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) approvate giovedì fino alle puntualizzazioni di uno studio di Alessandro Clerici del World Energy Council presentato in dicembre a un webinar dell’Entsoe, l’associazione europea delle reti di alta tensione, le indicazioni sono univoche. Attenzione alla “tempesta perfetta”, dicono.

La fragilità della transizione energetica

Anche le società elettriche consultate, le maggiori, confermano che l’attenzione deve rimanere alta ma non ci sono le condizioni di preoccupazione. L’importante, ripetono tutti, è che i fattori di rischio non si sommino. Se tutte insieme, le fragilità della transizione energetica da fragilità diventano crisi. Come nei cantieri sull’autostrada, la corsia d’emergenza del sistema elettrico europeo si è ristretta fino a scomparire del tutto.

Accade che si affiancano più fenomeni legati alla transizione verde. Le fonti rinnovabili d’energia, incostanti come il vento e ingovernabili come il sole, non crescono abbastanza velocemente. La Germania ha appena spento due reattori atomici e si affida a carbone e metano perché il contributo del vento è minore delle attese. È la siccità eolica (wind drought) che sta facendo impazzire le società eoliche del Mare del Nord. Le materie prime energetiche scarseggiano, non solamente il gas ma anche il litio per le auto elettriche e i sistemi di continuità, e in Serbia i comitati nimby protestano contro la miniera enorme che vuole aprire la multinazionale Rio Tinto.

Accedi e personalizza la tua esperienza

Il nucleare francese invecchia ed esige fermate di salute sempre più frequenti, fermate che potrebbero dare ricadute sulla disponibilità di corrente sulla linea d’importazione fra Grand’Ile-Rondissone (Torino). Si spengono le grandi e potenti centrali di una volta, come quelle a carbone, garanzia di inerzia e tenuta anche in caso di impazzimenti di tensione e frequenza della corrente, sostituite da una dispersione di tantissimi piccoli impianti, e diminuisce la stabilità dell’alta tensione. In attesa di batterie potenti che consolidino il sistema elettrico, si programmano centrali a gas.

Costi in crescita, investimenti paralizzati

Ciò porta un aumento accelerato dei costi, paralizza gli investimenti già pianificati nelle vecchie energie fossili, i cui ritorni sono lunghi decenni, e porta una possibile mancanza di adeguate risorse energetiche in futuro, «soprattutto se i grandi sviluppi nelle energie rinnovabili e nei vettori energetici non raggiungeranno in tempo gli ambiziosi obiettivi», avverte Clerici del World energy council. «E tale rischio potenziale, non solo per i prezzi, ma per la sicurezza e la qualità degli approvvigionamenti energetici, potrà avere seri impatti».

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#energia

 
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from [sguardi]

di Claudio Rossi Marcelli

Sperando che ai nostri figli non tocchi riprenderla presto, esistono anche effetti positivi della didattica a distanza? –Gennaro

Durante gli scorsi due anni tutti gli studenti italiani hanno avuto a che fare con la chiusura temporanea della scuola e con la didattica a distanza. Questo ha causato un’ondata di effetti negativi per il benessere di tante ragazze e ragazzi, tra cui l’aumento di sintomi di depressione e ansia, e la diminuzione della vita sociale e dell’attività fisica. C’è però un aspetto positivo che è emerso in modo inatteso da una ricerca condotta all’Università di Zurigo (Uzh): “Durante il lockdown”, spiega il professore di pediatria Oskar Jenni, “gli studenti delle superiori del nostro cantone in media hanno dormito 75 minuti in più al giorno, ottenendone un grande beneficio fisico ed emotivo”.

Non dovendo più andare a scuola, infatti, hanno potuto alzarsi più tardi la mattina: in media 90 minuti dopo, mentre l’ora di andare a letto è scalata solo di un quarto d’ora. Con quasi nessuna differenza di orario registrata durante il weekend. Anche se è probabile che l’assenza di vita sociale, e il conseguente minore consumo di caffeina e alcol, abbiano contribuito a quest’effetto, la ricerca dell’Uzh, più che darci una piccola consolazione a cui aggrapparci in caso di ripresa della dad, conferma quello che numerose altre ricerche indicano ormai da anni: l’orologio biologico degli adolescenti è spostato di un paio d’ore in avanti e adeguare l’orario d’inizio delle lezioni delle scuole superiori farebbe molto bene al loro benessere psicofisico.

Questo articolo è uscito sul numero 1443 di Internazionale, a pagina 16.

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#DaD

 
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from [sguardi]

La perizia sul pc: «Date alterate dopo la riconsegna alla famiglia»

Corriere della Sera, 17 gennaio 2022 | di Claudio Bozza e Antonella Mollica

Sono passati quasi nove anni da quel 6 marzo 2013 in cui David Rossi, il capo comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, perse la vita precipitando dalla finestra del suo ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni. Nove anni in cui si sono affastellate inchieste — due a distanza di anni che sono arrivate alle conclusioni che si trattò di un suicidio —, consulenze tecniche e ricostruzioni di ogni genere che però non sono state sufficienti a tacitare dubbi e soprattutto l’ipotesi del complotto omicida.

Oggi, dopo l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta promossa da Fratelli d’Italia, la vicenda torna quotidianamente alla ribalta, diventando anche terreno di scontro politico e con una forte eco mediatica. Sia da destra che da sinistra, per motivi diversi, nessuno si lascia sfuggire l’occasione di intervenire. Da un lato si moltiplicano gli attacchi contro le toghe e verso la gestione della banca che fu storicamente legata alla sinistra; dall’altro lato c’è chi, come Matteo Renzi punta il dito contro Antonino Nastasi, uno dei magistrati che lo accusano di finanziamento illecito ai partiti nell’inchiesta sulla Fondazione Open. Il pm è lo stesso che ha condotto l’inchiesta sul Monte dei Paschi e ha seguito le indagini sulla morte di Rossi.

Antonella Tognazzi, la vedova di David Rossi, e Carolina Orlandi, figlia della donna, sono sempre più spesso protagoniste nelle cronache, convinte che «qualcuno voleva David morto perché custodiva segreti inconfessabili», che «le prove sono state inquinate» e che quella sera «David è stato buttato dalla finestra». Al loro fianco c’è Carmelo Miceli, avvocato ma anche deputato del Pd, abile a tenere alta l’attenzione sul caso. Come nella vicenda delle mail inviate due giorni prima di morire da Rossi all’allora amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola: «Stasera mi suicidio sul serio, aiutatemi!!!», aveva scritto alle 10.13 del 4 marzo. In quei giorni l’ad è in vacanza a Dubai, ma questo non impedisce un lungo scambio di mail tra i due. Alle 13.09 Rossi riscrive: «Ti posso mandare una mail sul tema di stamani. È urgente, domani potrebbe essere già tardi». Viola, che alla prima richiesta di aiuto non risulta aver mai risposto («Non l’ho vista», ha detto agli atti), a questo secondo messaggio replica: «Mandami la mail».

«Quelle mail — è la notizia diffusa e rilanciata — sono state create dopo la morte». Nell’hard disk del pc portatile di Rossi che la famiglia consegna alla polizia postale di Genova nel giugno 2019, in effetti, vengono trovate due versioni della mail: la prima con data di creazione 7 marzo alle 11.41 e consegna il 4 marzo alle 9.12, nella cartella «recoverable item-deletion»; la seconda creata sempre il 7 marzo e consegnata il 4 marzo che risulta tra la posta inviata.

La relazione della polizia postale di Genova, risalente al giugno 2020, spiega che «l’evidente anomalia che contraddistingue quelle mail è costituita dal fatto che entrambe le mail hanno data di creazione posteriore alla data di ricevimento», ma subito dopo si aggiunge anche che «a complicare le cose c’è il fatto che il file che le contiene risulta creato il 29 luglio 2014, quando il portatile era nella disponibilità della famiglia di Rossi». E in una seconda annotazione, sempre della polizia postale, si ribadisce che «tutti i dispositivi consegnati sono stati alterati nel loro contenuto dopo la riconsegna alla famiglia, per cui la loro analisi risente di questa circostanza e ne risulta in alcuni casi viziata». A spegnere l’incendio, nei giorni scorsi, e a mettere un punto sulla questione è stato lo stesso fratello di David Rossi, Ranieri: «Dire che quella mail è stata creata il 7 marzo e sostenere che il 4 marzo non esisteva mi sembra eccessivo. Quella mail è stata letta il 4 marzo. Viola dice di non averla vista ma l’hanno letta comunque la segretaria e il capo segreteria».

Anche dei biglietti d’addio ritrovati nel cestino dell’ufficio la sera della morte di Rossi si continua a parlare. Il colonnello Pasquale Aglieco, all’epoca comandante provinciale dei carabinieri, davanti alla commissione d’inchiesta ha affermato che la sera della tragedia uno dei pm intervenuti (Nastasi, appunto) avrebbe inquinato la «scena del crimine» maneggiando oggetti, ricomponendo i biglietti strappati e rispondendo a una chiamata di Daniela Santanché, ai tempi deputata di Forza Italia e imprenditrice, arrivata sul cellulare di Rossi. Ma i tabulati telefonici (e lo stesso iPhone 5 di Rossi) hanno smentito questa ricostruzione, dal momento che non risulta risposta a quella chiamata. Saranno adesso gli esami del Ros, chiesti dalla commissione parlamentare, a dare eventuali ulteriori indicazioni, ammesso che si possano trovare nuovi elementi a distanza di tanti anni. Eppure Santanchè, oggi senatrice di Fratelli d’Italia, nel 2017 aveva confermato questa versione; salvo poi, dopo il racconto di Aglieco, ribaltarla dicendo in un’intervista al Corriere che qualcuno rispose, senza però interloquire. Pure il contenuto dei biglietti d’addio è stato più volte utilizzato per sollevare dubbi su quanto accaduto quella sera. «Ciao Toni, amore, l’ultima che ho fatto è troppo grossa per poterla sopportare... Hai ragione, sono fuori di testa da settimane...», le ultime parole vergate da David Rossi prima di strappare i biglietti.

«Lui non mi chiamava Toni né amore», ha sempre ripetuto Antonella Tognazzi, ma dalla rubrica telefonica del cellulare del marito agli atti dell’inchiesta lei è registrata proprio come «Toni».

Mentre tutta l’agenda politica è impegnata sul fronte Quirinale, l’attività della commissione parlamentare è ora sospesa. Giuseppe Mussari ha dribblato l’audizione di giovedì scorso presentando un certificato medico all’ultimo minuto. Ed è slittato a data da destinarsi anche l’incontro tra i deputati-commissari e il pm Antonino Nastasi, finora rimasto nel massimo riserbo.

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#Siena

 
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from 💻 CyberMind

La privacy non è sexy

Sento e leggo spesso di privacy, ma spesso le persone tendono a parlarne uscendo dal tema più importante, e cioè come proteggere la propria privacy. Viene sottovalutata perché sembra qualcosa di complicato che in fin dei conti non ci serve. Se la tua opinione è “ma che me ne frega, non ho nulla da nascondere”, oppure “tanto ormai la privacy non esiste”, allora dovresti veramente leggere quanto sto scrivendo. D'altronde a chi mi risponde così offro di tasca mia una casa fatta tutta di vetro (cucina, bagno, camera da letto) in mezzo ad altre case, ma nessuno la vuole 😃

Cos'è la privacy

La privacy è un diritto di riservatezza, cioè una garanzia che in Italia ci viene data riguardo la nostra vita privata tramite la Costituzione e le sue leggi. Questo significa che a livello di leggi la privacy è un diritto della persona e chi lo infrange ne è responsabile civilmente e penalmente, quindi roba seria per intenderci. Non è un diritto solo in Italia ma in moltissimi Paesi del mondo che la garantiscono (teoricamente) in modo più o meno attento.

Il concetto di privacy si è esteso nel mondo digitale ed è diventato un concetto che molti faticano a comprendere perché abituati con i social network, dove si pubblica di tutto e di più si è creata molta confusione su cosa è un nostro diritto e come lo esercitiamo. Infatti c'è chi preferisce pubblicare le foto delle proprie vacanze sui social più diffusi senza alcun problema, mentre chi le vuole tenere private. Nessuno dei due sta commettendo alcun reato poiché la legge protegge dalla violazione della privacy, non è che impedisce di rinunciarne. Chi pubblica infatti i propri dati privati sta rinunciando al diritto alla privacy riguardo quelle informazioni che possono essere le proprie foto in momenti anche intimi. Se pensiamo infatti a certe star e VIP notiamo che pubblicano con piacere parti del proprio corpo che normalmente noi non pubblicheremmo mai al grande pubblico, ma se qualcuno le pubblicasse contro la nostra volontà ecco che questo diventa una violazione della nostra privacy e quindi reato.

Per chi è curioso di approfondire lascio il link a Wikipedia riguardo la privacy: https://it.wikipedia.org/wiki/Privacy

Perché pensiamo che la privacy non ci serva

Come scrivevo poco fa, oggi vediamo su Internet persone che pubblicano di tutto e di più della loro vita privata su Facebook e Instagram, veniamo inondati di pubblicità personalizzata in base ai nostri gusti e preferenze mentre navighiamo nel web, i video proposti da Youtube sono perfettamente ciò che vorremmo vedere e che ci piace, su Netflix ci vengono proposti film o serie tv adeguate ai nostri gusti, e così via.

Cosa significa questo, che la privacy è stata abolita a nostra insaputa? NO, assolutamente. Abbiamo rinunciato consapevolmente alla privacy? In parte SI.

Molte società come Google, Facebook e via dicendo, ma anche molte altre meno conosciute utilizzano i nostri dati personali per proporci pubblicità personalizzata o per rivenderli. Che cosa vuol dire pubblicità personalizzata? Intendo che se navighi in siti web per cercare la tua nuova cucina, l'armadio che tanto desideri cambiare o un nuovo mobilio per il salotto, dopo un po' di siti che navighi troverai un po' di annunci di arredamento.

Beh, e questo cos'ha di diverso dalla tv? La tv mi mostra la pubblicità del farmaco contro la diarrea all'ora di pranzo, almeno nel web mi propongono qualcosa che mi serve e che ho cercato, non è meglio? Ni. Può essere utile, ma ha dei rischi che queste grosse società probabilmente non consideravano.

Internet ha fallito?

Lasciare le proprie preferenze e tracce in mano a grosse società del web, pur avendoglielo permesso quando abbiamo cliccato ACCETTA sui termini e condizioni d'uso o nel riquadro dei cookie quando si naviga sui vari siti, crea un rischio non indifferente che va al di là della pubblicità ma che è legato all'informazione. Avrai notato che se hai un profilo su uno dei principali social network vedrai per la maggior parte post di persone, gruppi o canali che discutono di ciò che piace a te.

Beh, che c'è di male? Io voglio andare in un luogo dove le persone parlano di ciò che mi piace, voglio approfondire ciò in cui credo, mentre se altri gruppi o amici parlano d'altro non mi interessa, è giusto vedere ciò che mi piace. Se questa è la tua risposta allora mi spiace ma INTERNET HA FALLITO.

Ha fallito perché doveva essere un luogo dove le persone si informano liberamente e hanno la possibilità di accedere a una enormità di informazioni, sia pro che contro al nostro pensiero, sia di argomenti che conosciamo che di quelli che non conosciamo. Che cosa fanno invece queste piattaforme social? Con i loro algoritmi ci propongono contenuti basati sulle nostre preferenze e ci tengono in una bolla che conferma le nostre credenze. Tutto questo si chiama anche bias di conferma.

Internet è solo un bar virtuale?

Chi ha un lavoro sa sicuramente il fatto suo e può confermare di avere una certa esperienza e conoscenza di ciò che fa ogni giorno, ma non può dire di esserlo altrettanto in altri campi, per cui si va sulla fiducia. Che cosa significa? Vuol dire che se leggiamo una notizia che dice che la Luna gira attorno alla Terra e non il contrario tendiamo a pensare “sì, ok, lo so, l'ho studiato a scuola e l'ho letto parecchie volte”. Se sei iscritto a gruppi o hai effettuato ricerche in merito avrai trovato conferma di questo e gli algoritmi di questi social network continueranno a proporti contenuti attinenti se li cerchi. Ma se qualcuno ti dicesse che è la Terra a girare attorno alla Luna probabilmente non ci crederesti. Perché? Perché lo hai studiato e in tutta la tua vita hai sempre letto e creduto che sia così, ma se qualcuno iniziasse a martellarti di notizie contrarie, con nomi di esperti che confermano il contrario, probabilmente crederesti alla versione opposta. E se due esperti dicono uno l'opposto dell'altro a chi si crede per primo? Si tenderà a credere a quello che conferma le proprie credenze, ma non perché queste siano vere, ma perché ne eravamo già convinti e prendiamo la scorciatoia dicendo “eh, vedi che lo dice anche quell'esperto?”.

Non voglio annoiarti prolungando il ragionamento sulle fake news, ma questo mi serviva per spiegare la pericolosità di leggere e informarsi tramite un canale che è influenzato dagli algoritmi che sanno molto su di te e rischiano di confermare ciò in cui credi invece che darti la possibilità di approfondire verso altre direzioni.

Un giornale e un social network, non sbagliare ancora!

Il paragone può essere questo: compro il giornale in edicola, quello che mi piace leggere, e sappiamo che molti giornali sono orientati verso un pensiero piuttosto che un altro, spesso anche verso uno specifico partito politico. Se ci informiamo solamente da quel giornale meritiamo di subire l'effetto degli algoritmi delle piattaforme social perché così continuiamo a informarci sempre e solo da una campana.

La verità non sei tu

Il vero Internet è molto di più: è libertà di informarci, di esprimerci, e lo si può fare in modo più autentico.

Bisogna iniziare a uscire da queste piattaforme o almeno leggere da più fonti. Non possiamo lasciare che nella più grande fonte di informazioni, che è Internet, qualcuno scelga per noi cosa leggere. E' giusto approfondire ciò in cui già crediamo perché, dopo un po', penso che ognuno abbia la convinzione che molte delle cose in cui crede siano giuste e siano reali, dopotutto delle sicurezze nella nostra vita ci servono mentalmente parlando, ma non per questo dobbiamo abbandonarci al fatto che abbiamo sempre ragione, altrimenti ci troveremo nella situazione in cui noi siamo la verità, abbiamo capito tutto dalla vita e ciò che leggiamo su Internet diventa un “questo è giusto perché ne sono già convinto mentre quello è sbagliato/falso perché non ci credo”. Sei molto più di così!

Altri rischi per la privacy

Concludo anticipando che il prossimo articolo che scriverò sarà più pratico. Voglio infatti proporre azioni e strumenti da intraprendere per tutelare la propria privacy. Per farla semplice: comportamenti e buone pratiche di come gestire le proprie password e i propri dati tramite programmi per pc o app per smartphone o tablet. E ti lascio con questa domanda: le tue foto, i tuoi documenti e i tuoi messaggi sono al sicuro? 😱

 
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from [sguardi]

In molti chiedono di sospendere i diritti di proprietà sui vaccini, ma le aziende titolari e i paesi dove hanno sede si oppongono

British Medical Journal | Internazionale, 6 gennaio 2022.

L’accesso ai vaccini a mRna contro il covid-19 nei paesi a basso e medio reddito, che potrebbe salvare milioni di vite, dipende – almeno in parte – da una battaglia sui brevetti. È già successo: nel decennio in cui i primi farmaci per l’hiv rendevano l’aids una malattia gestibile negli Stati Uniti, altri paesi (come Sudafrica e India) dovevano rivolgersi ai tribunali internazionali per avere il diritto di produrne versioni generiche a prezzi accessibili. Il loro bersaglio era l Trips, l’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) del 1994, che vieta di copiare le tecnologie sviluppate nei paesi avanzati e che è stato subito considerato un problema per la salute pubblica. L’India e il Sudafrica vinsero la causa. Nel 2001 la Wto rilasciò la dichiarazione di Doha, chiedendo “flessibilità” nella protezione della proprietà intellettuale per garantire che il Trips non ostacolasse gli sforzi contro i problemi sanitari nei paesi meno sviluppati. Quella dichiarazione è tornata al centro dell’attenzione a ottobre del 2020, quando l’India e il Sudafrica hanno nuovamente invitato la Wto a sospendere temporaneamente il Trips, stavolta per facilitare la produzione dei vaccini contro il covid-19. In questo caso non dovrebbero essere condivisi solo i brevetti sui vaccini, ma anche quelli sui loro componenti. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha sottoscritto l’appello lanciato da più di sessanta ex capi di stato e cento premi Nobel per una sospensione dell’accordo. Ma dato che i vaccini a mRna si sono dimostrati molto efficaci e possono essere validi anche per malattie diverse dal covid-19, la Biontech e la Germania, dove l’azienda ha sede, non sono disposte ad accettare una sospensione che spianerebbe la strada alla concorrenza, per esempio di Cina e Russia. Secondo l’agenzia Reuters il valore della Biontech è tale che quest’anno potrebbe far crescere l’economia tedesca dello 0,5 per cento. La posizione di Berlino è pienamente condivisa dal governo britannico, che ha dichiarato: “Una rinuncia al Trips rischierebbe di minare la capacità dell’industria farmaceutica di rispondere alle crisi attuali e future”. Vickie Hawkins, direttrice esecutiva di Medici senza frontiere per il Regno Unito, non è d’accordo. “Sono stati gli enormi investimenti pubblici (più di sette miliardi di sterline per lo sviluppo e la produzione dei primi sei vaccini), non il sistema di proprietà intellettuale, a incentivare l’innovazione durante la pandemia”, ha scritto al primo ministro britannico Boris Johnson. Sospendere il Trips sarebbe il primo passo per fare in modo che i produttori dei vaccini “s’impegnino a trasmettere la tecnologia ai produttori dei paesi a basso e medio reddito, per aumentare e diversificare la capacità produttiva globale in modo da rispondere meglio alle esigenze di questa pandemia”. Dato che i brevetti sono concordati con i singoli paesi, alcuni esperti fanno notare che formalmente non esistono vincoli sui vaccini a mRna in nessun paese africano. Significa che per produrre questi vaccini nel continente non servirebbe un passaggio diretto di tecnologia da parte della Pfizer e della Biontech o della Moderna, perché “sul processo di fabbricazione sono disponibili informazioni sufficienti”, ha affermato Marie-Paule Kieny, presidente del consiglio d’amministrazione del Medicines patent pool di Ginevra e del comitato scientifico francese sui vaccini per il covid-19. Secondo l’ex ministro della salute tedesco Jens Spahn, più che i brevetti in sé il principale ostacolo all’espansione della capacità produttiva è avere “le competenze necessarie per realizzare vaccini complessi e delicati”. Questo è un tema più complicato. Zoltán Kis, ricercatore dell’Imperial college di Londra, afferma che nel settore non ci sono abbastanza esperti di fabbricazione e controllo qualità in grado di seguire la produzione questi nuovi vaccini. “Per un rapido trasferimento della tecnologia ai paesi a basso e medio reddito sarebbe necessario il coinvolgimento attivo di chi l’ha sviluppata”.

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#vaccini #brevetti

 
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from rubin

Leggo con estremo sgomento gli sviluppi ultimi riguardo l'avvicinamento all'elezione del prossimo Presidente della Repubblica Italiana.

Sgomberiamo innanzitutto qualsiasi moralismo: può essere elett* presidente qualsiasi persona italiana sopra i 50 anni che gode dei diritti civili e politici (articolo 84 della Costituzione Repubblicana).

Quindi Silvio Berlusconi, che di anni ne ha parecchi più di 50, può essere eletto presidente. Ma è opportuno che ciò accada? Voi che leggete direte: beh, se già te lo chiedi, stai facendo moralismo. Vero, sono d'accordo: per questo proverò a fare non un'analisi morale, bensì un'analisi socio-anagrafica della situazione. Provo a spiegarmi nelle prossime righe, seguitemi.

Chi ha 50 anni, oggi

Siamo nel 2022. Quindi 50 anni fa eravamo nel 1972, se la matematica non è un'opinione. Queste persone sono diventate maggiorenni, ergo hanno votato per la prima volta, nel 1990. Cosa sto dicendo? Sto dicendo che l'attuale platea di persone candidabili per la presidenza della Repubblica è, supponendo di eleggere persone che hanno tra i 50 e i 100 anni di età, composta da persone che hanno votato per la prima volta tra il 1946 (referendum monarchia/repubblica) e il 1990 (prime elezioni di qualsiasi tipo post guerra fredda).

Ma che c'entra tutto questo con la presidenza oppure con la candidatura di Berlusconi? C'entra, perché quelli che non possono essere eletti sono, allo stato attuale delle cose, tutte persone che hanno sempre visto il nome “Berlusconi” sulle schede elettorali, dal 1994 a oggi. Un periodo di circa 30 anni.

Se partiamo da questo presupposto possiamo fare un passo in più. Nel 2029, alla fine del mandato del prossimo Presidente della Repubblica, avremo persone di 50 anni che hanno votato per la prima volta nel 1997.

Detto questo possiamo chiederci quale generazione ha subito più di tutte il berlusconismo.

Senza possibilità di scelta

Chi oggi ha sotto i 50 anni ha conosciuto solo il berlusconismo, proprio o improprio, direttamente o indirettamente. Dal punto di vista della persona che incarna il berlusconismo, cioè Berlusconi, oppure dalle persone che in qualche modo ne hanno raccolto l'eredità, Renzi, Salvini, per esempio. Per queste persone in questo intervallo anagrafico vivere in un'era berlusconiana non è mai stata una scelta, bensì un'imposizione storica.

Tuttavia in questo intervallo anagrafico ci sono più persone che oggi hanno 30 o 20 anni e che magari l'epoca berlusconiana non l'hanno mai davvero vissuta pienamente. Avere Berlusconi come rappresentante altissimo della Repubblica è prima di tutto un'imposizione psicologica pesante non tanto sul presente, quanto sul futuro. Berlusconi presidente vuol dire Berlusconi protagonista della scena politica dei prossimi 7 anni, quelli che saranno (si spera presto) post-pandemia, in cui sarà assolutamente necessaria una discontinuità politica e sociale con il vecchio mondo e in cui le persone al di sotto dei 50 anni, ma soprattutto quelle al di sotto dei 30 anni, saranno chiamate a essere protagoniste dell'azione di cambiamento.

Voglio dire: se ci impegniamo, potrebbe aprirsi una possibilità di scelta per il nostro futuro.

A chi appartiene il futuro?

Perché il futuro non appartiene al berlusconismo, incarnato direttamente nella figura del suo ideatore o meno. Il futuro appartiene ad altre istanze, la Repubblica Italiana, incastonata all'interno dell'Unione Europea, ha bisogno di rilanciare la sua capacità di essere promotrice dell'abbattimento delle disuguaglianze socio-economiche che esistevano, purtroppo, già prima della pandemia e che, anzi, hanno proprio creato la pandemia su scala globale.

Dare le chiavi della nomina dei futuri governi e della rappresentanza della Repubblica al personaggio che più di tutti è l'antitesi del futuro oltre che della distruzione attuale del presente a causa delle politiche gestite dal 1994 al 2011 direttamente e dal 2011 a oggi indirettamente (ricordo che Forza Italia è ancora OGGI al governo) sarebbe un errore madornale, che le persone più giovani non meritano, come non ce lo siamo meritati noi il periodo di berlusconismo, periodo che ha infangato le politiche sia a destra direttamente sia a sinistra meno direttamente, spostando tutto a destra inesorabilmente.

Finirà, prima o poi?

Se penso alla mia vita, mi sembra che il berlusconismo sia ineludibile. Questo modo becero di fare politica dell'attuale Parlamento, incapace di assumersi la responsabilità di guardare al futuro e di rappresentare i sentimenti più nobili del mettersi in gioco per cambiare il mondo e stipulare regole e leggi in grado di modificare la condizione di disagio e disuguaglianza della fascia più ampia di società mi imbarazza enormemente.

Quanti di noi sono imbarazzati al pensiero di Berlusconi presidente della repubblica, non tanto per il personaggio discutibile ripeto, ma quanto per il significato politico che ciò rappresenterebbe per le generazioni più giovani?

Dobbiamo far sentire la nostra voce, nell'eventualità.

Postilla doverosa

Sia chiaro: non è che le alternative siano fantastiche. Draghi, Amato, Moratti, Frattini, Cartabia. Sono tutte persone che rappresentano un certo tipo di idea della società e dell'economia. Sarebbe necessario un cambio radicale, ma per quello ci vuole tempo, lo sappiamo bene. Nel frattempo, basterebbe che i grandi elettori non si facciano beffe di noi trentenni e quarantenni cittadini e cittadine che da decenni subiamo pesantemente con il precariato, gli affitti, la mancanza di rappresentanza e le varie difficoltà oggettive della nostra generazione. E soprattutto non si facciano beffe di coloro che verranno dopo e che, spero tanto, riescano a trovare la forza per spazzare via tutto il letamaio che ha prodotto e sta producendo il difficile mondo che erediteranno.

 
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from Pensieri e Osservazioni

Ho un laptop con windows 10. Non posso fare l'upgrade a windows 11 perché non sono totalmente compatibile.

Ho indagato un po': sembrerebbe che questo sia dovuto al fatto che il mio laptop è vecchio e quindi non ha un chip che servirebbe “per la sicurezza”.

La cosa mi ha insospettito non poco; a che potrebbe servire questo componente chiamato Pluton, che viene inoculato in tutti i computer più recenti in vendita al momento?

Ho subito pensato: “per fortuna ho altri sistemi che girano Linux, così un domani se microsoft vuole controllarmi il laptop non potra farlo.”

Sbagliavo.

Una persona non ben precisata, su questo canale 4chan, obietta quanto segue:

Much like the Intel Management Engine, the Pluton chip will likely run its own micro-OS. It doesn't matter what OS you run, if your CPU detects unverified behaviors, it can penalize you for it.

E prima di questo dice:

In case you don't understand what this means, in the near future ALL desktop CPUs will include hardware level DRM that can be used to lock you out of your own computer, or manipulate it however Microsoft pleases, for any reason.

Have pirated software installed? Computer locked. Typed wrongthink words? Locked. Vaccine passport not up to date? Locked.

This is the future of all private computing, you will soon not own your own device anymore.

Teorie del complotto? Un cacchio. Questi sono passi tattici verso un controllo capillare della informazione. La posizione predominante di microsoft fa in modo che l'architettura standard di un computer sia modificata secondo il loro desiderio. Questo apre la porta alla introduzione di uno switch che può azzerare le funzionalità di tutti i computer in un'area geografica se “il capo ha deciso così”. Non sono scenari fantascientifici, sono cose possibilissime.

E quindi, secondo me, che si realizzeranno. Plutone è alle porte, mark my words.

 
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from Spectator Novus

L'essere umano, per Spinoza, può vivere in due modi: o secondo la ragione o secondo il desiderio (TP, II, 5: seu ratione, seu sola cupiditate ductus). In entrambi i casi, la sua azione si iscrive nelle natura. L'essere umano razionale non ha alcun primato sull'altro, sul desiderante. Est enim homo, sive sapiens, sive ignarus sit, naturæ pars. Entrambi sono parte della natura. Qualunque cosa si faccia, è parte della natura. Ma perché allora seguire la ragione e non piuttosto il desiderio?

L'essere umano, come qualsiasi essere vivente, cerca la potenza. Nel caso dell'essere umano, la potenza più grande è data non dalla cupiditas, ma dalla ragione. Chi segue la ragione è più potente di chi segue il semplice desiderio: humana potentia non tam ex Corporis robore, quam ex Mentis fortitudine æstimanda est (TP, II, 11). Ma questo potere della ragione non è a disposizione di tutti; non è in nostro potere seguire la ragione, così come non è in nostro potere avere un corpo sano (TP, II, 6).

La conclusione è che la natura ha fatto alcuni deboli, altri forti, e che i primi non possono fare nulla per fortificarsi. E poiché la ragione è anche la via per la libertà, la natura ha fatto alcuni liberi e altri schiavi — di sé, in primo luogo. Le conseguenze politiche di una simile visione non possono che essere terribili.

#filosofia

 
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from Spectator Novus

Spinoza dissolve l'aristotelismo spostando la sostanza al di là delle cose. Questa cosa qui, questa persona qui non sono sostanze, ma modi delle sostanza. La sostanza è ciò che può concepirsi per sé. Questo vuol dire che tutto il mondo che conosciamo è fatto di cose che non possono concepirsi per sé; e noi stessi siamo tali. Esattamente come nel buddhismo, ogni cosa esiste — e può essere pensata — solo grazie ad altro. In Spinoza resta una sostanza, ma rigettata nel fondo oscuro delle cose. Qualsiasi cosa se ne dica, è arbitraria. Partendo dal conatus, Schopenhauer potrà farne una Volontà cieca; ma il conatus non è che una espressione periferica di questo Inconosciuto Primo.

Si tratta, alla fine, dell'ipotesi di un Incondizionato che sia alla base del Condizionato. Ma questo è proprio, nel buddhismo, il nibbana. Ogni dhamma è condizionato. Ma dev'esistere un Asankhata Dhamma, un dhamma incondizionato.

Come nel buddhismo, in Spinoza la liberazione dal condizionato consiste nello spingersi oltre il mondo delle cose, consapevoli al contempo della necessità che caratterizza tutto ciò che è condizionato, inclusi noi stessi.

#filosofia

 
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from Spectator Novus

Tra gli aspetti che Deleuze considera rivoluzionari in Spinoza c'è la “trasvalutazione di tutte le passioni tristi”: “Quali che siano, in qualunque modo vengano giustificate, esse rappresentano il più basso grado della nostra potenza: il momento in cui siamo separati al massimo dalla nostra potenza di agire, alienati al massimo, in balia dei fantasmi della superstizione, delle mistificazioni del tiranno” (Spinoza. Filosofia pratica, Orthotes, Napoli-Salerno 2016, cap. II). Ma nel Trattato politico Spinoza afferma che la moltitudine è spinta ad associarsi non dalla ragione, ma per una qualche passione comune (sed ex communi aliquo affectu), come una comune speranza, o paura, o desiderio di vendetta. Si aspira allo stato civile per la paura della solitudine (solitudinis metus) (TP, VI. 1). Speranza, paura. Le passioni tristi per eccellenza. Tutto ciò che riguarda la società e la politica porta il segno di questa tristezza originaria. Se una gioia è possibile, va cercata altrove.

#filosofia

 
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from Spectator Novus

Difficile trovare nella storia della filosofia qualcosa di più cupamente pessimistico del Tractatus Politicus di Spinoza. È la riflessione di un uomo i cui amici sono stati linciati e squartati in piazza da una folla inferocita. E dunque: homines natura hostes, e questa loro natura feroce tende a venir fuori anche quando sono ristretti in una società civile (VIII, 12). Qualunque cosa l'essere umano faccia, fa parte della natura: che uccida o ami. Il sapiente e l'ignarus sono del tutto uguali davanti alla natura; quello che fa il primo non si distingue da quello che fa il secondo (II, 8). Nell'Etica ha indicato una via d'uscita, la possibilità di una vita libera e razionale. Ora sembra che la sua fiducia si scontri con un paradosso che non è diverso dal paradosso della fede cristiana. Perché per salvarsi occorre la fede, ma nessuno può acquisire da sé la fede; è grazia divina. Lo stesso vale per la ragione (ed è significativo che il paradosso emerga proprio in un passo in cui polemizza con i credenti). Alcuni, scrive, pensano l'essere umano come una creatura diversa dalle altre — veluti imperium in imperio concipiunt —, ma l'esperienza insegna quod in nostra potestate non magis sit, Mentem sanam, quam corpus sanum habere (II, 6). Non abbiamo il potere di rendere sana la nostra mente, più di quanto non abbiamo il potere di darci da soli la salute del corpo (un argomento che nell'Anattakhalana Sutta il Buddha usa per dimostrare che non c'è identità né nel corpo né nella mente). Nessuno può fare in modo che vi sia in lui ragione, se la ragione non c'è. Non si può scegliere la ragione più di quanto si possa scegliere la fede. E tutto quello che c'è da dire, alla fine, è che trahit sua quemque voluptas: ognuno è trascinato dal piacere.

#filosofia

 
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from rubin

Sono passati due anni.

Il primo intervento su scala nazionale per contenere la pandemia fu quello di chiudere le scuole.

Dopo due anni, l'idea è di non chiuderle mai più.

Ora, detta così sembra una bella storia, quasi a lieto fine: una società, uno stato, che ha compreso l'importanza dell'istruzione e fa di tutto per tenere aperti quei luoghi che la favoriscono. Ciò che si sta facendo è far sopravvivere lo status quo scolastico.

All'inizio della pandemia la cosa più ragionevole da fare, e che molti hanno chiesto a gran voce, era quella di lavorare per assumere più docenti possibili a tempo indeterminato e, contestualmente, ridurre il numero di alunni e alunne per classe (per esempio massimo 15 persone), ovvero aumentare il numero delle classi in cui poi far andare a lavorare i/le docenti neo-assunti/e.

Tutto questo avrebbe richiesto non solo una vagonata di soldi, ma soprattutto avrebbe richiesto lungimiranza. Questa sarebbe stata LA soluzione definitiva perché avrebbe permesso di tracciare meglio eventuali contagi, mantenere il distanziamento in classe, permettere di rispettare il diritto allo studio e di svolgere più serenamente il lavoro didattico in classe. Magari, investendo in modo strutturale anche su locali decentrati rispetto al plesso scolastico principale, scorporando le classi, avrebbe permesso anche di alleggerire il carico di responsabilità sui trasporti.

In tutta sincerità, io credo che se si fosse lavorato per questo a partire, non dico da marzo 2020, ma da maggio 2020, ecco, molto probabilmente a settembre 2021 avremmo cominciato una nuova fase per la scuola e avremmo potuto, se non evitare, sicuramente limitare parecchio i problemi che abbiamo visto quest'anno.

Già, perché secondo me le rogne sono dell'anno scolastico 2021-2022, non dell'anno scorso. L'anno scolastico 2020-2021 sarebbe dovuto essere un anno di transizione dal punto di vista logistico-organizzativo, per andare poi a regime tutto quest'anno. Nonostante le varianti, una scuola con meno studenti e studentesse per classe e decentralizzata maggiormente avrebbe sicuramente ottenuto un riscontro positivo.

Ma per fare tutto questo, lo dico di nuovo, sarebbe servita lungimiranza. Che non c'è stata, neanche per sbaglio.

Io penso fortemente che sia questo ciò che dobbiamo rimproverare al Parlamento e al Governo: la mancanza di lungimiranza nelle politiche scolastiche. Per carità, eh, dalla riforma Berlinguer in poi un disegno scolastico c'è stato ed era quello di modellare la scuola per il mercato del lavoro. In questo senso, la mancanza di lungimiranza durante la pandemia è stata perfettamente funzionale a una scuola post-pandemica, nel pieno della crisi sociale ed economica, totalmente orientata all'ingresso in manodopera occupazionale.

Ma come dice Jennifer Lawrence in Don't Look Up, forse coloro che ci governano “non sono abbastanza intelligenti per essere cattivi”. Se fosse così, la mancanza di strategia sulla scuola è frutto di una pura mancanza di visione politica. Anzi, diciamolo: di mancanza di ideologia politica.

Abbiamo pensato che i problemi della pandemia, scuola compresa, si potessero risolvere tecnicamente, logisticamente, affidando a burocrati e generali le mansioni che spetterebbero alla politica. Dopo due anni possiamo dire che ci siamo sbagliati. Non sono i burocrati e i tecnici a fare un buon lavoro, è la mancanza di visione ideologica della politica a non trovare soluzioni. I burocrati e i tecnici tengono in piedi la baracca ma non ci danno la possibilità di immaginare un mondo post-pandemico migliore del precedente (che è anche quello che ha provocato la pandemia, non dimentichiamolo).

La scuola poteva essere il banco di prova, il jolly con cui la politica poteva dimostrare di credere ancora in un mondo diverso. Non è stato così e le polemiche intorno alla scuola di questi primi giorni di gennaio, invasi dalla variante omicron, lo dimostrano incontrovertibilmente.

Del resto, il fallimento politico-ideologico sulla scuola è solo il riflesso di una crisi politico-istituzionale che va avanti da un paio di decenni. Ora però, passata la brutta sbornia acida dell'impatto della pandemia, stiamo forse iniziando a capire che la soluzione dei problemi che ha creato la covid-19 è anche la soluzione dei problemi che c'erano prima del 2020.

Ma se manca una strategia, forse un giorno, a botte di vaccini, riusciremo a rendere endemica la covid-19, ma tornerà poi una nuova pandemia, che ne so tipo l'aviaria da H5N1 che ha già contagiato l'uomo, ma per fortuna ancora non si trasmette da uomo a uomo. E, per inciso, il problema della vaccinazione globale è un problema legato al capitalismo e alle disuguaglianze: i vaccini più diffusi e approvati gli hanno prodotti aziende dei paesi più ricchi, i paesi più poveri invece hanno ricevuto pochissime dosi, altri hanno preferito produrli da soli – vedi Cuba.

Manca dunque una strategia, un'idea di mondo. La crisi devastante del cambiamento climatico lo mostra chiaramente, la pandemia da covid-19 lo esplicita in modo traumatico. La scuola in tutto questo sembra essere una questione minore ma invece è proprio il contrario. Dalla crisi si può uscire solo nel futuro, non nel presente o nel passato. E quando toccherà ripartire per bene, la palla passerà nelle mani proprio di quelle generazioni che oggi nessuno ascolta, o che addirittura prende le manganellate perché osa protestare (come accaduto nei licei di Roma a fine 2021 – approfitto per esprimere la più sincera solidarietà con gli studenti e le studentesse).

Ma questo fatto sarà inevitabile. Chissà quando ce ne renderemo conto. O forse noi “vecchi” l'abbiamo capito bene che saremo spazzati via dalla futura generazione e per questo cerchiamo in tutti i modi, da che mondo è mondo, di spezzare le gambe e le speranze ai giovani e alle giovani.

Allora, se è così, allora forse una strategia esiste: è la conservazione, reazionaria anche, dello status quo. Ma è la strategia dei vecchi, del mondo pre-pandemia.

Una forza dirompente esiste e sono i ragazzi e le ragazze che vanno a scuola: lasciamo che questa forza cambi il nostro mondo, anzi, il loro mondo per spezzare le disuguaglianze che loro più di chiunque altro soffrono in modo perentorio.

Questa, ad oggi, è la migliore strategia possibile.

 
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from My Little Grundgestalts

Very happy to announce that “Last Voyage”, by Mathemorphosis, has been released today!

Last Voyage

The song first quotes Canto XXVI from Dante's “Inferno” (in Courtney Langdon's translation), in which Ulysses' last voyage is recalled: unable to live peacefully the rest of his days in Ithaca, Ulysses encourages his mates to set sail once more to explore the Unknown:

Bethink you of the seed whence your lives have sprung; for not beasts ye were created, but manliness and knowledge to pursue.

At first, the voyage proceeds finely; new territory is found; though when trying to approach it, disaster strikes:

We rejoiced, but soon our joy was turned into grief, when a tempest rose 'n struck the prow of our ship.

and leads to the demise of our heroes:

Three times did it whirl her round, with all the ocean: at the fourth, it made the stern rise, and the prow sink, as it pleased another, till the sea closed over us.

And so it ends for Ulysses and his mates, who end up in Inferno, not for slaughtering the Trojans but rather for seeking the Beyond.

Why, we ask ourselves here, why is this, that we cannot eat of the fruit of knowledge, lest we lose the favor of god? Why have we to suffer just for trying to overcome our barriers? It stinks of a lie, if you ask me...

Still the lies of god by far surpass the lies of man for it wants he accepts the bounds it created for him

Not the first, nor the last voyage is this for man who craves to be more than a sheep in a pen

who craves to be more than a caged sheep.

I hope you will enjoy #Mathemorphosis' “Last Voyage”. Rest assured, Guresuke-san and I shall soon set sail again on great Mare Musicae!

 
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from Solarpunk Reflections

Il 2021 non è stato un anno facile. Tra l'ansia climatica di quest'estate, le ripetute quarantene, la crescente disillusione nella rappresentazione politica nazionale (sia italiana che europea che polacca, abitando a Varsavia) e un lutto inaspettato in famiglia, i momenti in cui il pessimismo ha avuto la meglio sono stati tanti. Eppure, nonostante le premesse inizio il 2022 con straripante ottimismo. Come mai?

La risposta fondamentale è semplice: perché ne ho bisogno.

Specialmente in ambito climatico (ma anche politico a conti fatti), non solo essere pessimisti, disfattisti o rassegnati non porta nessun miglioramento tangibile (né per me né per chi ha le mie stesse idee), ma è anche esattamente lo scenario ideale nell'immaginario dei titani fossili e dei loro rappresentanti politici. E' la base del modello “democratico” neoliberista: isolare gli avversari e lasciare che scivolino nell'impotenza e nell'apatia, senza possibilità di collaborare e organizzarsi.

Non ho intenzione di cedere terreno.

E' vero, forse arrivo “tardi” al fronte di un sacco di battaglie: cinquant'anni in ritardo per le cause dei lavoratori, vent'anni dopo che la globalizzazione ha inquinato e monopolizzato la rete e dieci anni dopo i tempi utili per la lotta climatica. Eppure in un certo senso sono anche consapevole di essere arrivato al momento perfetto: tutte queste battaglie sono ancora assolutamente attuali, nel 2022 come nel 1982, 2002 o 2012, per le quali vale la pena mettersi in gioco, non importa quando o come.

Contemporaneamente, come iniziai due anni fa, continuo a leggere e imparare, ma mi rendo conto che ora ho anche bisogno di fare. Se prima il mio obiettivo era solo “capire il mondo attuale per essere un cittadino più consapevole”, ora mi sto muovendo verso un obiettivo diverso: “anticipare la crisi e preparare gli strumenti per prevenirla o affrontarla”. Essere un cittadino consapevole assume che le autorità siano a loro volta consapevoli; quando questo non è vero, non servono cittadini ma soluzionari: rivoluzionari che propongono soluzioni.

Non posso dire ora se sarò all'altezza di questi compiti (certamente non lo sarò da solo), ma certamente la possibilità di avere le risposte alle domande degli anni che ci attendono è per me un pensiero carico di speranza. So che intorno a me già varie persone stanno maturando le mie stesse consapevolezze e so che molti altri inizieranno un percorso simile nei prossimi anni. Questo aggiunge altre speranze di collaborazione e cooperazione, dopo un lungo periodo di paradossale solitudine collettiva dovuto alla pandemia.

Concludo correggendomi: non è vero che sono ottimista perché ne ho bisogno. Lo sono perché ne abbiamo bisogno.

 
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