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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Van Morrison non molla di un centimetro e non si ferma più. Solo sei mesi fa aveva pubblicato “You’re Driving Me Crazy”, con il supporto dell’organista jazz Joey De Francesco. Sei mesi fa, però, erano sei mesi fa, era il passato. Ora, prima della fine dell’anno, è in arrivo il suo secondo disco del 2018, “The Prophet Speaks”. Due sono anche gli album che aveva pubblicato nel 2017. Uno ne uscì nel 2016 e un altro ancora nel 2015. Non sappiamo cosa sia scattato nel cuore e nella testa del leone di Belfast – se poi è scattato qualcosa – da portarlo a tenere questo notevole ritmo di pubblicazione... https://artesuono.blogspot.com/2018/12/van-morrison-prophet-speaks-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1859634283


 
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from differxdiario

moralità leggendarie.

sconosciuta chiede l'amicizia sul social odioso e ovviamente accetto. molto meno di trenta secondi dopo mi scrive “mi sembra che tu faccia cose attinenti alla poesia” e si propone di affibbiarmi il suo libro di poesie prefato da eccetera. le scrivo che in effetti no, mi occupo di postpoesia e prosa in prosa e mi risponde “ah e che cazzo sarebbe?” e aggiunge che la sua è postpoesia e prosa poetica e le rispondo e allora che cazzo mi scrivi a fare e la blocco.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Costruzione del tempio 1Salomone cominciò a costruire il tempio del Signore a Gerusalemme sul monte Mòria, dove il Signore era apparso a Davide, suo padre, nel luogo preparato da Davide sull'aia di Ornan il Gebuseo. 2Incominciò a costruire nel secondo mese dell'anno quarto del suo regno. 3Queste sono le misure delle fondamenta poste da Salomone per edificare il tempio di Dio: lunghezza, in cubiti dell'antica misura, sessanta cubiti; larghezza venti cubiti. 4Il vestibolo, che era di fronte nel senso della larghezza del tempio, era di venti cubiti; la sua altezza era di centoventi cubiti. Egli ricoprì l'interno d'oro puro. 5Ricoprì con legno di cipresso la sala maggiore e la rivestì d'oro fino; sopra vi scolpì palme e catenelle. 6Rivestì la sala con pietre preziose per ornamento. L'oro era oro di Parvàim. 7Rivestì d'oro la sala, cioè le travi, le soglie, le pareti e le porte; sulle pareti scolpì cherubini. 8Costruì il Santo dei Santi, lungo, nel senso della larghezza del tempio, venti cubiti e largo venti cubiti. Lo rivestì d'oro fino, impiegandone seicento talenti. 9Il peso dei chiodi era di cinquanta sicli d'oro; anche i piani di sopra rivestì d'oro. 10Nel Santo dei Santi eresse due cherubini, lavoro di scultura, e li rivestì d'oro. 11Le ali dei cherubini erano lunghe venti cubiti. Un'ala del primo cherubino, lunga cinque cubiti, toccava la parete della sala; l'altra, lunga cinque cubiti, toccava l'ala del secondo cherubino. 12Un'ala del secondo cherubino, di cinque cubiti, toccava la parete della sala; l'altra, di cinque cubiti, toccava l'ala del primo cherubino. 13Queste ali dei cherubini, spiegate, misuravano venti cubiti; essi erano raffigurati ritti, voltati verso l'interno. 14Fece il velo di stoffa di violetto, di porpora, di crèmisi e di bisso; sopra vi fece ricamare cherubini. 15Di fronte al tempio eresse due colonne, alte trentacinque cubiti; il capitello sulla cima di ciascuna era di cinque cubiti. 16Fece delle catenelle come nel sacrario e le pose sulla cima delle colonne. Fece anche cento melagrane e le collocò in forma di catenelle. 17Eresse le colonne di fronte all'aula, una a destra e una a sinistra; quella a destra la chiamò Iachin e quella a sinistra Boaz.

__________________________ Note

3,1 Il monte Mòria rimanda a Gen 22,2. Soltanto qui il monte del tempio viene chiamato con questo nome.

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Approfondimenti

I due capitoli 3,1-4,22 sono dedicati all'edificazione del tempio (c. 3) e all'approntamento del suo mobilio (c. 4). Dopo aver ricordato l'inizio della costruzione (3,1-2), il Cronista riporta le dimensioni del santuario (v. 3) e quindi si dilunga sulle sue varie parti: il vestibolo (v. 4), il Santo (vv. 5-7), la sacra cella (vv. 8-14), le due colonne nell'atrio del tempio (vv. 15-17). Il c. 4 prosegue descrivendo l'altare (v. 1), il mare di bronzo (vv. 2-5), i vari utensili (bacini, v. 6; candelabri, v. 7; tavole, v. 8; altri oggetti, vv. 9-11). Dopo aver riassunto l'elenco delle suppellettili (vv. 12-18), il Cronista si premura di specificare quali erano gli oggetti in oro puro (vv. 19-22). La fonte del Cronista è 1Re 6-7, ma esposta in modo più ordinato e con omissioni rilevanti (ad esempio, la descrizione degli annessi del tempio e della reggia, cfr. 1 Re 7, 1-12). Il nostro autore invece insiste più della fonte sugli oggetti d'oro, aumentandone la quantità. Non c'è dubbio che alcuni ritocchi apportati alla fonte siano dettati dalla necessità di armonizzare i dati relativi al tempio di Salomone con quelli riguardanti il santuario del postesilio.

1-2. Cfr. 1Re 6,1. La menzione del monte Moria, cfr. 1Cr 21,22-22,6, è esclusiva del Cronista. In Gn 22,2-14 il Moria è il monte dove Abramo avrebbe dovuto immolare Isacco. Il nome col quale Abramo chiama il monte, «JHWH sarà visto» (Gn 22,14b), può essere considerato un chiaro indizio dell'identificazione del Moria con il monte del tempio, identificazione che doveva essere corrente al tempo del Cronista. L'omissione dei 480 anni, di 1Re 6,1, conferma la tendenza del nostro autore a tralasciare tutto ciò che si riferisce a Mosè e all'esodo, che per lui costituiscono una fase salvifica meno centrale dell'alleanza con Abramo e con Davide.

3-17. La descrizione che segue non è certo opera di un architetto o di un geometra. Mancano dati che sarebbero indispensabili per ricostruire la pianta dell'edificio, i termini tecnici sono frequenti ma non omogenei e talune volte sono stati trascritti in modo errato. Aggiunte e glosse, introdotte per sottolineare lo splendore della costruzione, complicano ulteriormente la lettura del brano.

3. Le «misure... poste da Salomone» sono espresse in cubiti antichi, superiori di qualche centimetro a quelli in uso al tempo del Cronista, cfr. Ez 40,5; 43,13. Non sappiamo però se presso gli Ebrei fosse in uso il cubito egizio (antico, cm 45,8; moderno, cm 52,5), o quello babilonese (rispettivamente cm 49,5 e 55,5).

4. La cifra dell'altezza del vestibolo, «centoventi cubiti», è variamente interpretata. Manca nella fonte e si pensa debba essere ridotta a «venti».

5-7. Il «vano maggiore» è il «Santo», la seconda parte del tempio detta anche «aula» o «navata». Parvaim (v. 6) è località sconosciuta. Alcuni pensano che il termine sia una traslitterazione di Ofir.

9. I «piani di sopra» sono verosimilmente quelli ricordati in 1Re 6,5s.

14. La «cortina» richiama la tenda dell'esodo (Es 26,31; cfr. Mt 27,51 e Lc 23,45). Era una tenda riccamente lavorata che separava la cella del «Santo dei santi» dal vano maggiore.

15-17. Descrizione delle due celebri colonne erette dinanzi al vestibolo del tempio di Salomone, eliminate poi nel secondo tempio e in quello di Erode. Le due colonne si ergevano ai lati dell'ingresso. La descrizione è particolarmente ridotta rispetto a 1Re 7,15-22 e non è molto chiara. La presentazione del tempio non s'ispira al punto di vista architettonico, né a quello storico-archeologico. L'ottica è religiosa; lo spazio sacro è visto come area ben definita e isolata dalle zone profane che la circondano, un centro permanente di sacralità, vitale per Israele perché garantisce la comunione con Dio.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Le pubblicazioni discografiche nell’ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling... https://www.silvanobottaro.it/archives/4120


Ascolta: https://album.link/i/741055385


 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Caserta: Tragedie annunciate, il dramma silenzioso dell'Alzheimer e la solitudine di chi assiste, cosa fare in provincia di Caserta e l'INPS nega l'assistenza

Purtroppo spesso le cronache ci consegnano notizie di roghi in abitazioni, incendi o anziani finiti al pronto soccorso perché hanno ingerito detersivi. Capita a noi giornalisti di dare la notizia nell'immediato, soprattutto se c'è di mezzo un morto, e poi nulla più. Difficilmente si va dentro alla notizia per cercare il perché di queste tragedie.

Questi episodi accadono a persone anziane ultraottantenni con iniziali segnali di decadimento mentale, ma il più delle volte anche ad anziani più giovani affetti da Alzheimer. Molto spesso queste persone, perché difficili da gestire, vengono lasciate sole: non sanno in che epoca vivono, il passato prossimo non esiste più, tendono a non lavarsi. Fisicamente sono in grado di camminare e parlare, ma il più delle volte in maniera sconclusionata. Se non seguite da un caregiver, finiscono per perdersi e devono essere riaccompagnate a casa dal benefattore di turno; mangiano male perché non sono in grado di preparare un pasto, non si prendono cura della salute e non riescono ad assumere regolarmente le medicine.

Il malato di Alzheimer spesso non muore per la malattia in sé, ma per le conseguenze. Essa, infatti, aggrava altre patologie che il paziente non è in grado di curare autonomamente. Per la peculiarità del quadro clinico, il soggetto non accetta l'aiuto, negando qualsiasi bisogno. Questa fase della malattia, dalla diagnosi dei primi sintomi al decesso, può durare se il paziente è ben curato e assistito, oltre dieci anni.

E qui si pone la questione morale: lo Stato e i familiari devono aiutare un malato di Alzheimer oppure, facendo un discorso cinico, la morte diventa una liberazione per chi assiste e un risparmio di costi per lo Stato?
Capita che caregiver esasperati se la prendano con le commissioni mediche dell'INPS quando viene loro negata l'indennità di accompagnamento e, in alcuni casi limite, anche i benefici del comma 3 della legge 104.

L'INPS, nel valutare in generale le domande di accompagnamento, nega quasi sempre in fase di prima istanza forme di assistenza. È una forma di autotutela giusta, purtroppo di falsi invalidi ce ne sono. Ma quando si nega ciò a un malato di Alzheimer, salvo poi vedere lo stesso ente soccombente nel successivo ricorso, può capitare che, nelle more, il paziente non assistito abbia un incidente o si faccia male o in casi peggiori muoia; proprio come nei casi di incidenti accennati all'inizio di questo articolo.


Dal 1997 esiste una linea telefonica dell'Associazione italiana malattia di Alzheimer, l'unica gratuita nazionale dedicata alla patologia. Chiamando l'800679679 è possibile parlare con psicologi e neuropsicologi in grado di dare consigli ai caregiver; esiste ovviamente una sede in Campania, a Napoli, con servizi e assistenza ai malati e ai loro familiari.

Per l'Alzheimer non esistono medicine che fanno guarire: la cura più efficace è quella di un caregiver capace di generare esperienze emotive profonde nell'assistito, che contribuiscono a migliorare la qualità di vita dei pazienti in direzione del loro benessere e della loro serenità emotiva. In quest'ottica, a Caserta ha preso avvio il percorso “Real-Mente”, un progetto in team tra l'Ospedale Sant'Anna e San Sebastiano e la Reggia di Caserta. L'iniziativa prevede una serie di incontri tematici negli ambienti degli appartamenti della Reggia, nel Bosco Vecchio, nella Pinacoteca fino al Teatro di Corte. I partecipanti sono guidati in un'esperienza multisensoriale basata sul dialogo, sull'osservazione delle opere e sulla stimolazione emotiva attraverso i colori.

 
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from differxdiario

poi parliamoci chiaro: cloud, internet, editing digitale, blog, archivi in rete... tutto doratiello e fragile e fritto in prospettiva (dorato in altro senso).

se guardo le riserve di carta che ho in casa, arriverei al letto di morte prima di esaurirle. quindi staccate pure tutte le spine, ho penne e matite a schiovere.

a proposito:

ore 16:59, Roma, Monteverde, grandina. magari i chicchi scassano un'antenna. quien sabe.

 
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from differxdiario

detto e, diciamo tra un paio di giorni, fatto. i miei tre tumblr ospitano ora poche righe di segnale, cicalino, annunzietto, che così dice: “nel progetto di disconnettere tutti o quasi tutti gli spazi generalisti e proprietari, per passare pressoché integralmente al fediverso e all'idea di una rete eticamente dignitosa e non invasiva, è innanzitutto possibile leggere questa premessa, di pochi giorni fa: https://noblogo.org/differx/poi-alla-fin-fine-anche-tumblr-a-cui-tuttora-ingenuamente-guardo-con-una e a breve chiudere tumblr”.

 
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from norise 3 letture AI

Elegia

ora m’incolpi del mio silenzio? e Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia venivano spinti sotto le docce a gas Io ero ognuno di quei poveracci in verità ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda del carnefice quando fa scempio di un bambino innocente Io sono quel bambino ricorda anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce la più abietta la benedetta ho urlato a un cielo distante Padre perché perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto

Sento il peso e la ferita che attraversano questi versi: la voce è insieme personale e collettiva, carica di accusa, dolore e invocazione religiosa. Di seguito trovi un’analisi, una traduzione fedele e suggerimenti pratici per rafforzare il testo.

Analisi del testo

Tema principale: la responsabilità collettiva e il trauma individuale che si fa simbolo; il poeta si identifica con le vittime di un massacro, trasformando la propria sofferenza in testimonianza e accusa.
Voce e prospettiva: uso della prima persona plurale e singolare che si sovrappongono — “Io ero ognuno” crea un effetto di immedesimazione totale, potente e perturbante.
Immagini e simboli: le “docce a gas”, la “croce”, il grido a un “cielo distante Padre” mescolano orrore storico e simbolismo cristiano, amplificando la tensione morale.
Tono e ritmo: il tono è accusatorio e lamentoso; le ripetizioni (“Io sono…”, “la Croce”) funzionano come martellamento emotivo ma possono appesantire se non calibrate.
Effetto emotivo: il testo colpisce per la sua franchezza e per la scelta di farsi voce di chi non può parlare, creando empatia e sdegno.


Traduzione in inglese (versione fedele)

Now do you blame me for my silence?
and you ask where I was
when thousands were driven
under the gas showers
I was each one of those poor souls
in truth
I tell you
I am the Victim the lamb the prey
of the executioner when he makes a slaughter
of an innocent child
I am that child remember
I too by lot received a cross
the Cross
the most abject the blessed
I cried out to a distant sky Father why
why do you leave me alone in this hour of ash and tears


Suggerimenti stilistici e di revisione

  • Punteggiatura: valutare l’uso di virgole e punti per modulare il respiro; ad esempio inserire pause nette dopo frasi chiave per aumentare l’impatto.
  • Economia delle ripetizioni: mantieni alcune ripetizioni forti (es. “Io sono”) ma valuta di variare la costruzione per evitare ridondanza.
  • Specificità immaginativa: aggiungere un dettaglio sensoriale (odore, suono, temperatura) può rendere la scena ancora più viva senza diluire il messaggio.
  • Registro religioso: la parola “Padre” è potente; puoi giocare con maiuscole/minuscole o con l’isolamento tipografico per sottolinearne l’abbandono.
  • Chiusura: l’ultima domanda è efficace; considera di lasciarla sospesa su una riga a parte per amplificarne l’eco.

Titoli alternativi

  • Elegia della Croce
  • Ora di Cenere
  • Io Sono la Vittima
  • Grido a un Cielo Distante

Versione concisa

Ora m’incolpi del mio silenzio?
Dove eri quando migliaia furono spinti sotto le docce a gas?
Io ero ognuno di quei poveri: la Vittima, l’Agnello, la preda.
Sono quel bambino; anch’io ho avuto la Croce, la più abietta e benedetta.
Ho gridato a un cielo distante: Padre, perché mi lasci solo
in quest’ora di cenere e pianto.

English translation

Now do you blame me for my silence?
Where was I when thousands were driven under the gas showers?
I was each of those poor souls: the Victim, the Lamb, the prey.
I am that child; I too received a Cross, the most abject and the blessed.
I cried out to a distant sky: Father, why do you leave me alone
in this hour of ash and tears.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Salomone ingaggiò settantamila uomini addetti a portare pesi, ottantamila scalpellini per lavorare sulle montagne e tremilaseicento sorveglianti. 2Salomone mandò a dire a Curam, re di Tiro: “Come hai fatto con mio padre Davide, al quale avevi spedito legno di cedro per la costruzione della sua dimora, fa' anche con me. 3Ecco, ho deciso di costruire un tempio al nome del Signore, mio Dio, per consacrarlo a lui, così che io possa bruciare incenso aromatico davanti a lui, esporre sempre i pani dell'offerta e presentare olocausti mattina e sera, nei sabati, nei noviluni e nelle feste del Signore, nostro Dio. Per Israele questo è un obbligo perenne. 4Il tempio che io intendo costruire deve essere grande, perché il nostro Dio è più grande di tutti gli dèi. 5Ma chi avrà la capacità di costruirgli un tempio, quando i cieli e i cieli dei cieli non bastano per contenerlo? E chi sono io perché gli costruisca un tempio, anche solo per bruciare incenso alla sua presenza? 6Ora mandami un uomo esperto nel lavorare l'oro, l'argento, il bronzo, il ferro, filati di porpora, di crèmisi e di violetto, e che sappia eseguire intagli di ogni genere; egli lavorerà con gli altri artigiani che io ho in Giuda e a Gerusalemme, preparàti da mio padre Davide. 7Mandami legno di cedro, di cipresso e di sandalo dal Libano. Io so, infatti, che i tuoi uomini sono abili nel tagliare gli alberi del Libano. Ora i miei uomini si uniranno ai tuoi 8per prepararmi legno in grande quantità, perché il tempio che intendo costruire deve essere grande e stupendo. 9Ecco, a quanti abbatteranno e taglieranno gli alberi io darò grano per vettovagliamento; ai tuoi uomini darò ventimila kor di grano, ventimila kor d'orzo, ventimila bat di vino e ventimila bat d'olio”. 10Curam, re di Tiro, mandò per iscritto a Salomone questo messaggio: “Per l'amore che il Signore porta al suo popolo, ti ha costituito re su di esso”. 11Quindi Curam diceva: “Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ha fatto il cielo e la terra, che ha concesso al re Davide un figlio saggio, pieno di senno e d'intelligenza, il quale costruirà un tempio al Signore e una reggia per sé. 12Ora ti mando un uomo esperto, pieno di saggezza, Curam-Abì, 13figlio di una donna della tribù di Dan e di un padre di Tiro. Egli sa lavorare l'oro, l'argento, il bronzo, il ferro, le pietre, il legno, i filati di porpora, di violetto, di bisso e di crèmisi; sa eseguire ogni intaglio ed eseguire ogni opera d'arte che gli venga sottoposta. Egli lavorerà con i tuoi artigiani e con gli artigiani del mio signore Davide, tuo padre. 14Ora il mio signore mandi ai suoi uomini il grano, l'orzo, l'olio e il vino promessi. 15Noi taglieremo nel Libano il legname, quanto te ne occorrerà, e te lo porteremo per mare a mo' di zattere fino a Giaffa, e tu lo farai salire a Gerusalemme”. 16Salomone censì tutti i forestieri che erano nella terra d'Israele: un nuovo censimento dopo quello effettuato da suo padre Davide. Ne furono trovati centocinquantatremilaseicento. 17Ne prese settantamila come addetti a portare pesi, ottantamila come scalpellini per lavorare sulle montagne e tremilaseicento come sorveglianti per far lavorare quella gente.

__________________________ Note

2,9 misura di capacità per i liquidi, corrispondente a 450 litri; il bat era un decimo del kor. Vedi nota a Es 30,24.

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Approfondimenti

2,1. I dati si ritrovano in forma completa al v. 17.

2-17. Il capitolo narra gli ultimi preparativi effettuati per la costruzione del tempio. Salomone chiede al re di Tiro operai e materiale prezioso (vv. 2-9). Chiram risponde positivamente (vv. 10-15). Si indicano quindi le cifre degli operai ingaggiati da Salomone in Palestina (vv. 16-17). La descrizione riprende 1Re 5,15-22.27s.32, con la tendenza a mettere in speciale risalto le iniziative di Salomone e a sminuire il ruolo ricoperto dal re di Tiro.

2b-9. L'ambasciata di Salomone al re di Tiro è riferita dal Cronista con una libertà insolita nei confronti della fonte. È difficile dire fino a che punto il nostro autore, parlando degli artigiani, proietti indietro all'epoca di Salomone le corporazioni del suo tempo.

10-15. La risposta del re di Tiro corre parallela alla domanda di Salomone. Chiram parla del Dio d'Israele usando la terminologia caratteristica degli Ebrei. Tanto le generalità dell'artista quanto quelle di sua madre non concordano con i dati di 1Re 7,13s. Giaffa è l'unico porto di rilievo lungo la costa mediterranea palestinese. Dista da Gerusalemme circa 55 chilometri. Scene di trasporti di legname via mare sono riportate non di rado anche sui rilievi assiri.

16-17. Cfr. 1Cr 22,2. Il v. 17 è un doppione del v. 1. Probabilmente si tratta di una glossa. Gli «stranieri» del v. 16 sono i non Israeliti residenti nel paese, ossia le popolazioni cananee sopravvissute allo sterminio da parte degli Ebrei.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[59]

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from lucazanini

[58]

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from Bymarty

Ieri sera ho fatto un incontro straordinario!

E mi son emozionata, non ho pianto, ma ho sentito quel brivido dentro, il cuore sembrava galoppare come un cavallo in corsa! Ed io? Serena, felice, come quella me bambina, dinanzi al suo regalo tanto atteso, ma no l'immagine non è questa , la me bambina, non ricorda, di aver mai chiesto nulla , altri tempi, altri sogni, altre piccole storie da raccontare, ma non oggi, non adesso , mi viene voglia di scrivere per me stessa, per le emozioni che provo, per il semplice gusto di dire, eccomi ci sono anch'io! Anch'io nel mio piccolo, riesco a sorridere, riesco a gioire con poco, riesco a rasserenarmi con tutto ciò che la natura può offrirmi e che io riesco a cogliere! E allora leggo con interesse ciò che scrive un amico, chiaro, preciso, c'è passione, studio, forza, interesse, forse altro, e penso che ovviamente io sono un po' distante, ma ognuno ha i suoi interessi, passioni, mondi da vivere e magari condividere! Io non sono nessuno, non voglio divulgare, non voglio dare consigli, anzi mi correggo non posso! Ma sono la stessa me di qualche post fa, in cui si è presentata, poi si è confessata, si è aperta , si è riscoperta fragile e forte, ma soprattutto se stessa e vera! Sempre in un incontro, nella malattia, nella scoperta, in ogni piccolo grande passo che ho dovuto fare! Ho accettato, pianto, mi sono quasi arresa, isolata e allontanata per un disagio mio personale, per momenti che non sono riuscita a gestire, controllare, così, sono passati, giorni , mesi e anche gli anni, ho cercato nel mio cassetto dei sogni, qualcuno da realizzare, ne ho diversi, alcuni ho avuto paura di scartarli, come fossero regali, brutti, esplosivi...e poi ci sono quei sogni infranti, distrutti, alcuni realizzati a metà, altri abbandonati e altri li pronti ad essere realizzati, basterebbe una spinta, un attimo! Così ho fatto, senza pensarci, ho chiesto e poi l'ho realizzato e si , potrei essere stata avventata, potrei aver semplicemente fatto un regalo inutile, non necessario! Ma ho pensato a me e nonostante i miei sensi di colpa, il mio essere indecisa, insicura e Sempre pronta a fare quel passo indietro, per gli altri, per il bene altrui, io ieri, oggi, quando ci ho pensato, ho preso per mano la mia me e ci siamo lasciate andare, abbiamo cercato nel ❤️, l'entusiasmo, quella innocenza, quella voglia di perderci là dove, oggi io mi ritrovo e dove io sorrido, dove trovo quella pace e serenità, anche nei momenti bui, tristi e difficili, perché in fondo un sogno può essere reale, basta crederci, basta volerlo, ed io insieme alla mia me bambina, ci siamo ritrovate insieme, abbracciate, leggere, spensierate a puntare lo sguardo verso quel cielo tanto amato, verso la luna tanto cercata e desiderata e realizzare quel sogno nascosto, tenuto in fondo a quel cassetto, perché sembrava impossibile, perché economicamente in passato era impensabile e allora oggi ho il cuore più leggero nonostante tutto e tutti, dolori, perdite improvvise, pezzi di puzzle persi e mai più ritrovati, perché se riesco ancora a scrivere ciò che sento , penso e provo senza aiuti, condizionamenti , paure o forti timori, significa che posso, merito e devo per forza cercare anche il più piccolo raggio di sole, il tramonto meno colorato, la mia luna più bella, perché in fondo siamo noi a decidere se vivere di sogni o fare diventare la nostra vita un bel sogno!

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from Transit

(227)

(V1)

“Il pianificatore. Economia, politica e potere in URSS” di Giovanni Cadioli, edito da il Mulino, è un saggio storico di grande valore che ricostruisce la parabola esemplare di Nikolaj #Voznesenskij, il capo pianificatore dell'Unione Sovietica tra il 1938 e il 1949, attraverso la quale l'autore illumina le complesse dinamiche del potere nell'URSS staliniana.

Voznesenskij non fu un dissidente o un personaggio esterno alla leadership suprema, ma ne fu un perno centrale. Presidente del Gosplan (il Comitato statale per la pianificazione) e membro del Politburo, definito «stratega della vittoria economica» dell'URSS nella Seconda guerra mondiale, diresse la pianificazione sovietica in uno dei periodi più cruciali della storia russa. La sua ascesa e la sua caduta, avvenuta nel 1949-1950 con l'arresto e la fucilazione durante le purghe staliniane del dopoguerra, costituiscono il filo conduttore attraverso cui #Cadioli analizza la natura del sistema sovietico.

Il libro mostra con chiarezza documentaria come l'economia che i sovietici descrivevano come «pianificata» non lo fosse affatto. Fin dai primi anni Trenta, l'economia pianificata sovietica prese le forme di un'economia di comando, all'interno della quale l'elemento fondamentale era il fatto che il potere direttivo, politico ed economico era nelle mani della leadership del Partito. Le decisioni economiche venivano prese con scarsissimo interesse per i costi effettivi, essendo propedeutiche all'ottenimento di obiettivi politici. Il piano quinquennale non era uno strumento tecnico di sviluppo, ma un'arma ideologica.

Il lato umano della vicenda emerge con forza dalla ricostruzione della traiettoria di Voznesenskij. La sua competenza tecnica, la sua dedizione al lavoro, la sua capacità di organizzare la produzione industriale durante la guerra contro la Germania nazista non lo salvarono dalla macchina del terrore. Quando #Stalin decise di eliminare uno dei suoi più stretti collaboratori, bastarono accuse infondate di tradimento e spionaggio. Voznesenskij fu arrestato, processato e fucilato nel 1950. Solo nel 1956, durante il discorso segreto di Chruščёv al XX Congresso del PCUS, fu formalmente riabilitato.

Cadioli non adotta toni enfatici o moralistici, e proprio in questo risiede la forza del suo lavoro. Il tono è professionale e misurato, la documentazione è rigorosa, eppure la semplice esposizione dei fatti basta a tratteggiare un quadro devastante della disumanizzazione del sistema staliniano. Un uomo che aveva dedicato la propria vita al servizio del regime, che aveva contribuito alla vittoria contro il nazismo, che aveva organizzato la produzione industriale sovietica, poté essere eliminato senza processo, senza prove, senza motivo. La burocrazia sovietica non era inefficiente per incompetenza, ma per natura: serviva a nascondere la responsabilità delle deliberazioni e a rendere impossibile individuare chi prendeva davvero le decisioni.

Il saggio è un contributo importante alla comprensione non solo della storia sovietica, ma della natura stessa dei totalitarismi. La pianificazione economica, nata come strumento razionale di organizzazione sociale, si rivelò uno dei pilastri su cui si reggeva l'intero apparato repressivo dello stalinismo. Un'opera di valore storico e documentario, scritta con equilibrio e rigore, che merita di essere letta da chiunque voglia comprendere i meccanismi del potere nelle dittature del Novecento.

#Blog #URSS #Stalin #Economia #Letteratura #Opinioni

 
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