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A due anni dall’ottimo “L’Arcangelo” arriva un’ennesima bella, autentica, opera “Musica Moderna”. Lo stile inconfondibile di Ivano Fossati è ancora una volta messo in evidenza in questo disco che è in grado di parlare d’amore (e non solo) in un modo unico.

Fossati è in grado di usare le parole come carezze, parole che arrivano al cuore senza sentimentalismi, senza sdolcinature. Il cinquantasettenne musicista ligure, stanco di essere considerato solo per i suoi testi, già da diversi dischi ha cominciato a dar importanza anche ai suoni, questo naturalmente gioca a suo favore in quanto l’approccio risulta facile a un pubblico maggiore. Il suo è un viaggio introspettivo all’interno dell’essere umano.

E’ grande Fossati nel riuscire a “trasportare” quelli che sono i sentimenti “personali” nel “sociale”. E’ facile farsi “prendere” dalle sue melodie, dalle sue parole, perché ascoltandolo bene è impossibile non trovare nei suoi testi qualcosa di noi. “Like motif” del disco è lo sguardo al futuro ricordando il passato, “teoria” applicata sia nel privato che nel pubblico.

Le undici canzoni dell’album coinvolgono in una maniera entusiasmante e a volte commovente. Il primo brano “Il Rimedio” è una canzone di grande impatto, e ci fa capire di cosa tratterà l’intero disco. “Miss America” brano con atmosfere “reggaeggianti” carico di trasporto e molto piacevole. “Cantare a memoria” (l’inizio ricorda i Radiohead) classica canzone alla “Fossati” dove il testo fa la sua parte e la voce non è da meno. “Il paese dei testimoni” è una delle canzoni “più”, il riff sommato al ritmo, crea un bel sound, indovinato. “D’amore non parliamo più”, poesia pura, bella, come l’organo in sottofondo. “Last Minute” ottima canzone, probabilmente la migliore, per come è costruita e arrangiata. “Musica moderna” brano “manifesto” dell’intero disco. “La guerra dell’acqua” costruita su una problematica ecologica, la canzone ha riferimenti politici e sociali “diretti”. “Parole che si dicono” seconda classica canzone alla “Fossati”. “Illusione” rimembranze di vecchio sound, lo stile ricorda il tango. “L’amore trasparente” chiusura dell’album con quella che è la canzone più riuscita, parole e musica perfettamente amalgamate, bellissima.

Anche questa volta Ivano Fossati si conferma fra i maggiori artisti del nostro Paese. Senza dubbio, con questo disco dimostra la sua maturità artistico/musicale, la sua straordinaria preparazione, non solo come autore e interprete, ma anche come musicista.

#duemilaotto

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ 🆓

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Pink Floyd, CAN ma anche brani che non ti aspetteresti nella selezione a tema dell'ex Talking Heads

David Byrne pubblica regolarmente playlist a tema. Questa è dedicata alla psichedelia dagli anni ’60 ai giorni nostri. S’intitola Psychedelia Lives! e comprende classici di Procol Harum, Pink Floyd, CAN e Spiritualized ma anche cose più particolari che vanno da Cabin Essence dei Beach Boys a Outside di David Bowie. Presenti anche scelte inaspettate come Greenwich Mean Time di Charlotte Gainsbourg e Turtles All the Way Down di Sturgill Simpson. E certo non sfigura, Black Hole Sun, la più nota (distopic) ballad dei Soundgarden.

#ascolti #playlist

 
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from Gippo

Questa estate ho letto un libro di racconti di Haruki Murakami intitolato “Tutti i figli di Dio danzano”. Ora, è molto strano che io legga romanzi, racconti o narrativa in generale e ancor più strano che la narrativa sia opera di autori famosi, affermati, di un certo livello.

Parbleu!

Per vari anni, forse a causa di un personale sentimento di inadeguatezza o insoddisfazione, ho letto saggi, manuali, guide. Anche autoaiuto. Ma anche argomenti di nicchia, quasi a cercare una via di fuga concreta da una situazione difficile. Inoltre ho snobbato la narrativa d'autore, sin dai primordi delle mie letture, quindi dalla mia preadolescenza. In famiglia c'era una piccola biblioteca ma ciò che mi interessava erano per lo più i romanzi di genere e in particolare quelli di genere giallo: andavo matto per Hercule Poirot e le avventure da me preferite erano quelle in cui c'era anche il capitano Hastings perché erano narrate in prima persona. Io pensavo inizialmente che il capitano Hastings non fosse tanto stupido e sentimentale (d'altronde ero poco più di un bambino) ma poi crescendo capii che, in effetti era davvero stupido e sentimentale, anche se aiutava il senso di immedesimazione permettendo, appunto, il racconto in prima persona. Ma tant'è.

Primo incontro con Murakami

Haruki Murakami l'avevo già letto. Avevo sempre avuto una certa passione per il Giappone per il solito motivo per cui ce l'abbiamo noi occidentali: i cartoni animati (o anime) prima e i fumetti (o manga) poi. Ebbene, sempre per questo motivo avevo letto Banana Yoshimoto ma non mi era piaciuta per niente. In effetti, oggi che la terminologia giapponese sta diventando mainstream, direi che Banana Yoshimoto è l'equivalente di un anime/manga di genere Shojo/slice of life, insomma, roba da femmine. Invece quando avevo letto Haruki Murakami erano gli anni Zero di questo millennio e mi ricordo perfettamente che lavoravo al mio primo impiego e che durante la lettura del romanzo (che era il famoso “Norvegian wood”) avevamo avuto in ditta un controllo della Guardia di Finanza, tanto che ho pensato: “Non è che questo fottuto muso giallo di Murakami porta un po' sfiga?”. A parte questa riflessione razzista, superstiziosa e, in definitiva, regrograda, il romanzo mi era piaciuto abbastanza. Alcuni lo descrivevano come il Giovane Holden giapponese. Il Giovane Holden lo avevo letto qualche anno prima e relativamente al romanzo di Salinger ricordo sempre la riflessione prodotta da un mio amico universitario il quale mi rivelò che lui lo leggeva ogni tot anni per vedere “a che punto passava”. Io l'avevo letto e lì per lì mi era piaciuto ma non al punto da rileggerlo. Difatti non ne sentii mai la necessità, lo prestai ad un altro mio amico assieme a una copia di PC Calcio originale e non mi venne mai più restituito, nè l'Holden nè il gestionale calcistico. Ma lo scrivo senza rancori o rimpianti: vuoi mettere PC Calcio con Scudetto o Football Manager? Vabbè. Di Norvegian Wood, o Tokyo Blues (sì perché ci sono 'sti due titoli) ricordo abbastanza bene due cose. La prima è il protagonista. Il protagonista è un campione di “humble bragging”, cioè si fa lo svelto, si spara le pose, fa il saputo buttandole là come se niente fosse. Un po' come quelli che vanno nei forum per gli utenti che hanno problemi con le grosse dimensioni del pene chiedendo, con apparente umiltà: “ragazzi, ho un pene di 26 centimetri, am I big?”. Ecco, il protagonista tromba come se non ci fosse un domani perché gli si buttano tutte addosso ma lo racconta come se nulla fosse, quasi un po' scocciato, quantomeno indifferente. Le questioni principali sono altre, il mistero della vita ecc. ecc. ma intanto tromba come un riccio, non è che oppone un'inazione filosofica alle profferte femminili. Ma voi direte: sì ma non è il protagonista che descrive le sue vicende ma l'autore, il protagonista è un semplice personaggio. Sarà, ma quando narri in prima persona (ricordate il capitano Hastings?) a me dà una certa sensazione di autoreferenzialità. La seconda cosa che mi è rimasta impressa del romanzo è invece una scena pedo-lesbica con la maestra di piano e la giovanissima allieva che la seduce e che la “lecca come una dannata”. Non vi spiego perché mi è rimasta impressa, comunque sappiate che negli anni Zero ero più giovane e testosteronico.

Tutti i figli di Dio danzano

Detto questo arriviamo alla raccolta di racconti che ho letto questa estate cioè “Tutti i figli di Dio danzano”. All'inizio della raccolta c'è un racconto che mi ha dato la sensazione di deja-vu di Norvegian Wood (humble bragging), sensazione che si è ripetuta in seguito in un paio di occasioni, ma in linea di massima direi che da questa lettura Murakami esce rafforzato nella mia considerazione. Insomma, mi è piaciuto. Tutto qui? Sì, tutto qui. Ero indeciso se indicare o meno quale fosse il piccolo filo conduttore dei racconti con contorno di considerazioni psicosociologiche sul Giappone e le sue sciagure collettive ma ci ho rinunciato.

Le recensioni sono pericolose

Scrivo questo commento così laconico sulla raccolta perché mi sono reso conto che recensire un libro di narrativa è una cosa che non si dovrebbe fare. Internet bisognerebbe lasciarlo perdere se si vuole scoprire com'è un'opera romanzata. E' più utile qualche citazione, come quella che mi ha portato a leggere, prima di Murakami, “Le particelle elementari” di Michel Houellebecq. Ho cominciato il romanzo dello scrittore francese e mi ha preso tantissimo ma poi ho commesso un errore: ho cercato delle recensioni, per capire se era davvero quel capolavoro che sembrava a me. Fortunatamente mi sono fermato ma... Vedete, il fatto è che m'ero fatto l'idea che Houellebecq avesse più o meno l'aspetto dell'ex primo ministro Francois Hollande (quello beccato mentre andava dall'amante in motorino) cioè un intellettuale serioso e un po' anonimo. Invece, girando per ricerche mi sono imbattuto in una sua foto e ho scoperto che ha proprio l'aspetto di un pervertito francese un po' in là con gli anni (per favore, non cercate l'immagine se non volete rovinarvi i suoi romanzi). Questo fatto mi ha bloccato nella lettura di Houellebecq per una settimana. Per questo motivo ho deciso di non scrivere nulla che assomigli ad una recensione.

In conclusione

Quest'anno, dopo i citati anni di astinenza dalla narrativa d'autore, ho letto Don DeLillo, Italo Calvino, Michel Houellebecq e Haruki Murakami. Però magari è una tendenza perché anche alla fine dell'anno scorso avevo letto Roberto Bolano e Jack London. Mi rendo conto oggi che è stato un po' troppo per la mia intellettualità da tenere sempre rigorosamente a freno. In questo momento ho deciso perciò di fare un'altra cosa per me inedita: rileggere un romanzo molto leggero che avevo già affrontato in anni apparentemente più facili. Non vi rivelo però quale, perché è una cosa solo mia. Esiste anche questo, nella lettura: lo speciale ed esclusivo rapporto con se stessi. Se si riesce a condividere è bello, se non si riesce pazienza, è bello lo stesso. E poi, a dire di che roba si tratta, confesso che mi vergogno un po'. Buona lettura a tutti!

 
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from nonsolocorsi

Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 18, 21-19,1

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

#Vangelo #DonLuigiEpicoco

 
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from 𝚜𝚝𝚛𝚊𝚗𝚘 𝚋𝚒𝚘𝚟𝚘𝚕𝚝𝚊 🔴

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E questi due partiti sono sostenuti da realtà di base ancora più razziste e xenofobe. Parlo di Forza Nuova e Casa Pound, di ispirazione chiaramente fascista e nazista, che ora si preparano a entrare in Parlamento. E sono foraggiati dall'estrema destra europea e americana. Forza Nuova trova fondi e sostegno nell'ultradestra inglese, mentre Casa Pound è fortemente sostenuta dal partito di Marine Le Pen in Francia.

Secondo “The Guardian”, Forza Nuova riceve fondi da due trust inglesi: St. Michael the Archangel e St. George Educational. Casa Pound, che ha come segretario Gianluca Iannone, è ormai un partito con seimila tesserati. È un’onda nera con centinaia di sedi, una web-radio, librerie, case editrici… Nel giro di pochi anni ha ottenuto risultati importanti: migliaia di seguaci sui social, spazio nel dibattito pubblico, seggi nei consigli comunali. E decine di gruppi giovanili, da Azione Studentesca a Blocco Universitario, da Generazione Identitaria a Lotta Studentesca, da Auder Semper a Veneto Fronte Skinheads, ruotano attorno a questo mondo dell'estrema destra.

Un chiaro esempio è stato l’assalto alla Cgil di Roma il 9 ottobre 2021, guidato dall'estrema destra (Forza Nuova e Casa Pound), infiltratasi astutamente nel corso di una manifestazione no vax. Dalle indagini sembrerebbe che stessero pianificando un’occupazione di Palazzo Chigi (come l’attacco al Congresso a Washington il 6 gennaio 2021). Tra gli indagati per l’attacco alla Cgil, sono ancora in carcere Roberto Fiore, fondatore di Forza Nuova, e Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova. In questo Paese la destra e l’estrema destra sono una grande forza a cui il popolo italiano sta ammiccando.

Un’inchiesta del Pew Research Center del 2017 afferma che l’Italia ha il più gran numero di elettori che si riconoscono in un orientamento populista: si tratta del 38 per cento dei votanti italiani. Anche in Italia la classe media ha paura di perdere il proprio benessere e vuole preservarlo bloccando quella che considera “l’invasione” degli “scarti” del mondo. Ecco perché vota per l’“onda populista” di destra.

«Questo nuovo populismo,» afferma giustamente Luigi Ferrajoli, «ha così prodotto e continua a produrre, oltre alle morti in mare, un danno gravissimo alle basi sociali e ideali della nostra democrazia: l’abbassamento del senso morale e dello spirito pubblico nella cultura di massa. Quando l’indifferenza per le sofferenze e per i morti, la disumanità e l’immoralità di formule come ‘prima gli italiani’ a sostegno dell'omissione di soccorso sono praticate e ostentate dalle istituzioni, esse non soltanto sono legittimate, ma sono anche assecondate e alimentate.

Diventano contagiose e si normalizzano. Non capiremmo, senza questa corruzione del senso morale operata dall'esibizione dell'immoralità ai vertici dello Stato, il consenso di massa di cui godette il fascismo e di cui godono oggi, nei loro Paesi, Trump, Bolsonaro, Orbán ed Erdogan. Hanno seminato la paura e l’odio per i diversi. Hanno fascistizzato il senso comune. Hanno screditato, con la diffamazione di quanti salvano vite umane, la pratica del soccorso di chi è in pericolo di vita e, con essa, i normali sentimenti di umanità che formano il presupposto della democrazia.»

Alex Zanotelli, Lettera alla tribù bianca, Feltrinelli (collana Serie Bianca); prima edizione marzo 2022

 
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from endehors

“Dio è falso significa due cose. Significa, naturalmente, che Dio non esiste, che è la convinzione di base dell’ateismo. Ma significa anche, considerando l’etimologia dell’aggettivo (falso viene dal verbo latino fallere: ingannare, deludere, simulare), che il personaggio di fantasia che si chiama Dio e che compare nei testi sacri dei monoteismi è tutt’altro che un personaggio leale, onesto, buono; se fosse il personaggio di un romanzo, difficilmente il lettore riuscirebbe ad affezionarsi a lui: sarebbe un anti-eroe, uno di quei personaggi attraverso i quali i grandi narratori dell’Ottocento e del Novecento hanno mostrato le tenebre e gli abissi dell’animo umano.”

Una introduzione all’ateismo che è anche un viaggio nei labirinti della violenza religiosa. Perché non c’è odio peggiore di quello che scaturisce dall’amore di Dio.

 
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from nonsolocorsi

Dal Vangelo secondo Luca – Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

#Vangelo #PapaFrancesco

 
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from nonsolocorsi

Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 12,24-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

#Vangelo #DonLuigiEpicoco

 
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from Il pinguino sul Ticino

Quando si lavora a un progetto creativo su un monitor i colori sono sempre belli ricchi e vivaci, oppure all'occorrenza anche spenti se chi sta colorando sa quello che fa. Poi manda a stampare la propria opera e i colori ricchi e vivaci risultano spenti, mentre i colori volutamente spenti risultano un pasticcio grigiastro. Quelle belle sfumature di viola che simulano la seta sembrano lo scatto invecchiato di una Polaroid che ha inquadrato le dune di un deserto. La copertina del libro di riflessioni filosofiche sulla vita, l'universo e tutto quanto che ho realizzato con tutte le accortezze del tipografo quando viene caricata sui social assume delle tonalità così acide che sembra la pubblicità di un detersivo fresco al limone.

Impostare correttamente lo spazio colore e il profilo colore di un file digitale è di vitale importanza per ottenere il miglior risultato in stampa e in pubblicazione digitale. Per conoscerli bene occorre sapere come identificarli e quali proprietà possiedono. Le sigle nel titolo di questo articolo non sono lettere messe a caso, ma una sintesi dei colori che compongono gli spazi colore, come un codice fiscale, appunto.

I concetti qui espressi servono giusto per sensibilizzare l'utente occasionale sul tema e permettergli di chiudere al meglio un progetto magari portato avanti con grande impegno. Sapere quello che ci viene chiesto fin dal Crea nuovo e cosa ci aspetta dopo il fatidico Esporta, nonché avere un lessico corretto con l'eventuale stampatore, potrebbe prevenire sorprese sgradite. Nell'internétt ci sono migliaia di guru illuminati che vi sapranno spiegare in maniera molto più tecnica queste pratiche. Io cerco solo di mettervi sulla pista giusta nel modo più semplice possibile.

Lo spazio colore

Occorre assegnare il giusto spazio colore per ottenere la resa migliore in base al supporto sul quale dovrà comparire l'immagine.

CMYK

Le lettere indicano Ciano, Magenta, Yellow e Key. Sono i colori usati in stampa in qualsiasi sua forma, sia digitale che tipografica. I primi tre colori si possono facilmente immaginare, mentre il quarto, Key, è il nero. Quando andrete dal vostro tipografo di fiducia per stampare i vostri volantini, il libretto del matrimonio, il libro o la tesi da voi scritti durante tante notti insonni, sappiate che vi chiederà un PDF in CMYK oppure in Quadricromia, che è la stessa cosa, ma che si pronuncia più facilmente e dà un senso maggiore di professionalià.

A proposito di pronuncia, una mia studentessa ha trovato un modo simpatico e sintetico per definire questo spazio colore: anziché dire “Ciemmeipsiloncappa” ha sintetizzato in “Cmik”. Eviterei di usarlo in contesti professionali con sconosciuti, ma è grazioso da dire tra colleghi.

RGB

Red, Green, Blue sono i colori usati per immagini destinate a dispositivi dotati di monitor come computer, smartphone e tablet, ma anche per animazioni e video. A differenza del CMYK, che utilizza quattro strati di colore fisici, l'RGB vive di luce, quindi i canali sono solo tre: il rosso, il verde e il blu. Le foto che scattate con il vostro cellulare, per esempio, verranno certamente salvate in un formato RGB perché la fotografia non è altro che un dipinto fatto dalla luce stessa.


Per entrare nel tecnico possiamo capire cosa succede nella combinazione di questi colori capendo come si ottiene il bianco.

Pensiamo alla stampa: si parte sempre dal foglio bianco e man mano che si aggiungono i colori si ottiene il nero. Questa è la sintesi sottrattiva, perché per raggiungere il bianco devo eliminare tutti i colori.

Sui monitor, invece, che sono per forza di cose spenti o accesi, si utilizza la luce, perciò il bianco si ottiene “accendendo” tutti i colori attraverso la sintesi additiva.


Conversione

Ora che abbiamo capito come si comportano i colori su diversi supporti è giusto sapere che è possibilissimo cominciare a lavorare sempre in RGB, che è il formato più pratico per fare correzioni di foto o disegni digitali. Magari l'immagine che sto elaborando andrà pubblicata su un sito web e poi occorrerà utilizzarla per una locandina da stampare in tipografia.

La conversione è sempre possibile, ricordandosi che il passaggio da un metodo colore a un altro comporterà delle modifiche cromatiche. Normalmente il passaggio da RGB a CMYK tende a smorzare leggermente i toni di colore, facendo perdere vivacità e appiattendo le sfumature. Occorrerà quindi una correzione successiva dopo la conversione se si volesse ridare vita ai colori, oppure lavorare direttamente su una copia in CMYK quando i software lo permettono.

Questo vale anche per il contrario. Se cercassi di pubblicare online un volantino realizzato in CMYK perché il suo scopo primario è la stampa, il browser interpreterebbe male i quattro canali e otterremmo un risultato eccessivamente saturo se non addirittura acido. In questo caso andrebbe convertito in RGB e soprattutto andrebbero ridotte le misure e la risoluzione, perché normalmente i file destinati alla stampa sono molto più grandi e pesanti dato che hanno bisogno di molte più informazioni.

Purtroppo non tutti i programmi open source sono in grado di gestire questo metodo di colore.

Ma non finisce qui.

Il profilo colore

Una volta compreso il destino della nostra immagine digitale siamo solo a metà del percorso.

CMYK e RGB organizzano le informazioni sul colore in base al supporto, è vero, ma è anche vero che esistono decine di supporti diversi. Se aprissimo il menù avanzato per la gestione del colore nel nostro programma di grafica o disegno preferito scopriremmo che esiste una lista lunghissima di profili sia per la quadricromia che per il digitale. Ecco quindi che la comunicazione con chi stamperà o pubblicherà il nostro lavoro dovrà essere quanto più cristallina possibile per sapere con precisione quale profilo specifico occorrerà assegnare. Un volantino stampato su carta patinata lucida non avrà lo stesso profilo di un quotidiano, perché il tipo di carta e il comportamento che avrà l'inchiostro sarà molto diverso. La maggior parte delle volte sarà sufficiente impostare correttamente solo il metodo di colore e ci penserà la tipografia a scegliere il profilo migliore ma è giusto essere preparati a ogni evenienza, soprattutto con le tipografie online. In quel caso è meglio leggere con grande attenzione la documentazione fornita.

Perciò se il risultato di stampa dei vostri libretti della cresima fatti con tanto amore non fosse quanto sperato, prima di andare ad abbaiare contro il tipografo accusato di aver combinato un pasticcio con il vostro file, assicuratevi di non aver fatto danni voi ancora prima di esportare il vostro PDF.

I formati immagine

Ecco una tabellina riassuntiva delle proprietà dei formati di immagine digitale più diffusi.

JPEG

Il formato più utilizzato e versatile nei formati di immagine digitali.

  • Metodo colore: RGB e CMYK
  • Compressione: Comprime sempre, ma si può scegliere una percentuale.
  • Trasparenza: NO. Se imposto il mio documento perché abbia la trasparenza, se lo esportassi in JPEG avrebbe un quadratone colorato di sfondo.
  • Animazione: NO

PNG

La miglior qualità possibile dell'immagine, usato solo nell'ambito monitor e video.

  • Metodo colore: RGB
  • Compressione: Non prevista. Alcuni programmi potrebbero permettere di forzarla.
  • Trasparenza: SÌ
  • Animazione: NO

GIF

Un antico formato molto leggero. Si usava per avere animazione e trasparenza a discapito della qualità.

  • Metodo colore: RGB
  • Compressione: Estremamente compresso.
  • Trasparenza: SÌ
  • Animazione: SÌ

WEBP

Nuovo formato ideato da Google che permette di avere una compressione molto elevata per ottenere file molto piccoli ma allo stesso tempo di qualità visiva notevole.

  • Metodo colore: RGB
  • Compressione: Si può non comprimere affatto o scegliere una percentuale.
  • Trasparenza: SÌ
  • Animazione: SÌ

TIFF

L'ideale per le immagini destinate alla stampa. Unisce tutte le proprietà positive di JPEG e PNG.

  • Metodo colore: RGB e CMYK
  • Compressione: Si può non comprimere affatto o scegliere una percentuale. Si può applicare anche un miglior fattore di compressione come ZIP (sì, quello degli archivi) o LZW
  • Trasparenza: SÌ
  • Animazione: NO

PDF

Il modo più affidabile per lo scambio dei file. È un descrittore di pagina che assicura al destinatario di ricevere esattamente quello che vede il committente. Si possono impostare abbondanze e segni di taglio per avere una resa perfetta in fase di stampa. Per volantini a due facciate e locandine è meglio anche convertire i caratteri in tracciati per evitare qualsiasi “fraintendimento” con le macchine da stampa. Per riviste o libri i font possono essere inglobati per non pesare eccessivamente sul peso del documento.

  • Metodo colore: RGB e CMYK
  • Compressione: Si può non comprimere affatto o scegliere una percentuale.
  • Trasparenza: SÌ
  • Animazione: NO, ma alcuni programmi permettono di aggiungere transizioni di pagina, pulsanti e link ipertestuali.

I più curiosi potrebbero anche scegliere di entrare nel magico mondo della grafica vettoriale e nel futuro degli standard web.

Un piccolo sfogo

Gimp e Inkscape, due programmi spesso usati come araldi del software libero, ad oggi, non sono ancora in grado di gestire in maniera completa e affidabile la quadricromia. Un enorme limite che obbliga a rielaborare i file esportati usando altri programmi di conversione o di forzare il salvataggio in CMYK in fase di esportazione con Scribus, per esempio. Non è tanto diverso dal gioco d'azzardo. Se è vero che già in partenza non avrò mai la fedeltà cromatica 1:1 tra la visualizzazione su monitor e il prodotto stampato, affidare una conversione forzata a un programma esterno, senza poter intervenire direttamente, è un vero salto nel buio. Da parte di Gimp qualcosa sembra muoversi, Per Inkscape esiste un'estensione per esportare PDF in CMYK, ma resta una soluzione non nativa e soprattutto una conversione dell'ultimo momento che non permette di visualizzare il risultato durante la lavorazione.

 
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from panormus

Mi è sempre piaciuto camminare per le vie del centro storico della mia Palermo, una città avvolta da tanti misteri, segreti, leggende, ma anche ricca di fatti e storie vere, affascinanti ed intriganti, una città da scoprire o riscoprire ogni volta che mi addentro nei suoi vicoli, una Palermo a volte sconosciuta anche a me che vi sono nato.

Amo le sue tradizioni, le usanze, le credenze popolari, che si tramandano tra le varie generazioni e che restano sempre vive attraverso i ricordi di chi a sua volta è rimasto inevitabilmente affascinato delle storie raccontate da coloro che le hanno vissute in prima persona.

Cammino e mi soffermo ad ammirare le imponenti e meravigliose opere d'arte e penso a un tempo antico, a quanta vita è passata, alle maestranze che hanno realizzato queste maestose strutture, mettendo in campo tutte le tecniche costruttive di quei tempi, anche rudimentali, eseguite da veri maestri d'arte dalle doti ineguagliabili.

Opere che rappresentano per questa città gli evidenti segni del passaggio delle varie dominazioni che si sono susseguite nel tempo.

E c'è un palazzo, nella grande Piazza Marina, è il palazzo Steri-Chiaramonte che, per le storie drammatiche che l'hanno interessato, viene visto dai palermitani, e non solo, come austero e tenebroso. Ma è un palazzo come tanti altri, segnato purtroppo da avvenimenti tragici, che questa volta non appartengono a leggende metropolitane, ma a fatti realmente accaduti durante la dominazione spagnola.

Palazzo Steri-Chiaramonte

Il palazzo fu costruito all'inizio del 1300 su un edificio arabo, fu la grande dimora di Manfredi di Chiaramonte, esponente di spicco della potente famiglia dei Chiaramonte, conte dell'immenso Feudo di Modica, detto “Regnum in Regno”.

Il potere della famiglia diede presto fastidio agli spagnoli e nel 1392 il re Martino il Giovane, decise di fermare le ambizioni politiche di Andrea di Chiaramonte, discendente ed erede di Manfredi, decapitandolo davanti al suo palazzo e sequestrandogli ogni bene.

Nel 1487 Ferdinando II il Cattolico, Re di Spagna, inviò a Palermo i suoi inquisitori, delegati ad istituire il primo Tribunale dell’Inquisizione in Sicilia.

Il “Santo Uffizio”, così chiamato, inizialmente si stabilì a Palazzo dei Normanni, dove rimase fino al 1551, tuttavia le carceri a disposizione non erano sufficienti e pertanto per questo motivo fu commissionato all’architetto Diego Sànchez la realizzazione di uno spazio carcerario più ampio.

Per la costruzione di tale struttura, venne scelto uno spazio alle spalle di Palazzo Chiaramonte Steri, che dai primi anni del 1600 divenne la nuova sede dell’Inquisizione Spagnola.

È il carcere segreto dell’Inquisizione, il luogo dove per due secoli, dai primi del Seicento al 1782, gli uomini inviati in Sicilia da Torquemada interrogarono e torturarono innocenti in nome di Dio.

Per gli uomini del Sant’Uffizio i carcerati erano eretici, bestemmiatori, streghe, fattucchiere, amici del demonio. In realtà molti erano artisti, intellettuali scomodi, nemici dell’ortodossia politica e religiosa, oppure poveracci finiti negli ingranaggi di una gigantesca macchina di malagiustizia.

Piazza Marina divenne il luogo preferito dove eseguire i roghi e le esecuzioni dei condannati a morte.

rogo

Il 16 Marzo 1782 il tribunale del Sant’Uffizio venne ufficialmente abolito ed il viceré Caracciolo, profondamente contrario alle pratiche inquisitorie, non tardò ad ordinare la scarcerazione immediata dei prigionieri, nonchè purtroppo anche il rogo di tutti gli atti del tribunale, al fine di cancellare qualsiasi traccia dei soprusi, delle violenze, degli orrori delle segrete avvenute a Palazzo Steri.

Durante alcuni lavori di recupero e di restauro del palazzo, Giuseppe Pitrè, famosissimo etnografo palermitano, tra il 1906 e il 1907, dopo aver scavato per oltre sei mesi negli intonaci che avevano coperto tutte le possibili tracce, scoprì i Graffiti dello Steri, disegni e scritte lasciati dai prigionieri.

graffiti

Un breve video che ho realizzato, molto suggestivo, ricostruisce, proprio attraverso la visione di quelle scritte e dei graffiti, la sofferenza di quei penitenziati ingiustamente detenuti la cui sola speranza di uscirne vivi, ritrovando la propria libertà, era solo la fede in Dio.

Written by @panormus

 
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from 🅐🅡🅣🅔🅢🅤🅞🅝🅞 🎹

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Anni caldi questi. Siamo a metà degli anni settanta ed esattamente nel ’75 esce questo disco che è il più bell’esempio di “musica politica” mai prodotto in Italia. L’album “Un biglietto del tram” è il primo vero album decisamente originale e con forti contenuti politici degli Stormy Six.

Forse è storia o forse è leggenda che a Milano alcune frange del “movimento” abbiano accusato gli Stormy Six di deviazionismo, la colpa: incidere dischi e, soprattutto, venderli! Questo è stato lo scotto di una notorietà costruita concerto dopo concerto, piazza dopo piazza.
La grandezza di questo “progetto” è stata nella capacità di saper raccontare attraverso le “immagini”, un’Italia in guerra.

Il disco apre con quello che diventerà uno dei loro portabandiera, la bellissima “Stalingrado” (…sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa d’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città) canzone di forte spessore che rievoca l’omonimo assedio. 

“La fabbrica” (…e corre qua e là un ragazzo a dar la voce si ferma un’altra fabbrica, altre braccia vanno in croce) ci restituisce l’atmosfera di paura e fervore che precede il grande sciopero del marzo del 1943 nelle fabbriche del nord. 

“Arrivano gli Americani” (…arrivano gli americani, garibaldini marziani, Vergine Santa, hai sentito le nostre preghiere!) testo ironico e di facile riff che rimane nella mente, imperniato sulla “liberazione americana (?)”. 

“8 Settembre” (…ammazzati come cani, un cartello appeso al collo: ’PARTIGIANI’) probabilmente il brano più intenso dove i testi e la musica si intrecciano in un tutt’uno canzone carica e profonda ed espressione di una grande tragedia. 

“Nuvole a Vinca” (…dove sono i giovani, prigionieri in Africa, deportati a Buchenwald o sui monti, liberi…) rende palpabile la paura provocata dalla polvere che si solleva e da quella moto con sidecar che sgomma sulla piazza prima del massacro.

La bellissima “Dante di Nanni” (…e cento volte l’hanno ucciso, ma tu lo puoi vedere: gira per la città, Dante di Nanni) affronta naturalmente la resistenza e diviene una figura quasi mitica, il simbolo di una battaglia che, trent’anni dopo, non doveva cessare. 

“Gianfranco Mattei” (…e se per di più sei un comunista ed un ebreo, dalle mani dei nazisti ti salvi il tuo Dio!) brano a ricordare tutte quelle persone che hanno speso la propria vita in cambio della nostra libertà.

In “La sepoltura dei morti” (…la morte non vale nemmeno il giornale che leggi e che poi butti via) c’è l’amara riflessione di quello che è avvenuto in seguito ai fatti cruciali del ‘900 e delle sue conseguenze. 

“Un biglietto del tram” (…non bastava un biglietto, un biglietto del tram per tornare in piazzale Loreto?) conclude amaramente l’album.

Ora più che mai questo disco risuona attuale, in un momento che i giovani sembrano incapaci di stare a sentire un ragionamento politico per più di cinque minuti, sarebbe l’occasione giusta per ascoltare questo disco. Disco che, sia chiaro pur essendo “politico” nei suoi testi, rimane musicalmente parlando ricco di spunti e di idee. Gli strumenti creano un tappeto sonoro che non fa da supporto ma, è parte integrante alle parole stesse, un disco quindi dove anche la Musica ha un valore non secondario.

#millenovecentosettantacinque

 
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from 𝚜𝚝𝚛𝚊𝚗𝚘 𝚋𝚒𝚘𝚟𝚘𝚕𝚝𝚊 🔴

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Come può rompersi un motore, cosa si può riparare da soli, cosa invece ha bisogno di più tempo, più soldi, più meccanici.

Decine e decine di parole nuove, sparse in cinque lingue. E le lingue sono la cosa più bella che c'è, perché le lingue sono persone nuove con cui puoi parlare.

Ho scoperto che ci sono esseri umani tanto generosi che ti donano mondi interi, persone che mi hanno fatto regali che non tornano più indietro. Come mettermi di fronte ai miei limiti, trattandomi così bene che adesso mi voglio un po' bene anch'io. Prima no. Ora sì.

I miei errori, tonnellate di errori. Li sto capendo – o meglio: ho iniziato a capirne un po' – e mi sono pure perdonata, perché non ha senso perdere tempo a crucciarsi sul passato, ha senso solo andare avanti, con tutto quello che di bellissimo si impara dai propri errori.

Ho scoperto che sono stufa di mettere cerotti alla sofferenza del mondo, mentre il sistema economico/politico/sociale continua a puntare una pistola alla testa dei nostri nipoti che ancora devono nascere, di chi dorme in strada, di chi annega in mare, di chi crepa sotto le bombe mentre qualcun altro conta il fatturato delle bombe. E non ho più voglia di sentirmi dire quanto sono brava a mettere cerotti. Ho voglia di ragionare insieme agli altri su come cambiare il mondo, per non essere più costretta a mettere cerotti su orribili fratture.

Ho anche scoperto anche che sono stanca delle aspettative di alcune persone, che credono di sapere quello che dovrei fare in ogni momento della mia vita per via dei miei cognomi. Quello che faccio, oggi, è perché lo voglio fare. Non perché “con questi genitori non potresti fare altro”. Potrei, invece. Posso fare tutt'altro. E farò tutt'altro, se la mia felicità mi dovesse mai portare altrove. Intanto faccio quel che scelgo di fare. Amo i miei genitori e li ringrazio ogni giorno, ma io non sono loro. Io sono Cecilia: è un piacere conoscervi, se vi va possiamo fare un pezzo di strada insieme.

Buona estate, e vi auguro tante scoperte.

Cecilia Strada

 
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from 〈 D͏i͏-s͏p͏e͏n͏s͏a͏ 〉

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I blog erano osterie in cui si parlava intorno a un tavolo. E si passava da un tavolo a un altro, portando con sé qualche amico... Questa è una lunga strada in cui ognuno grida la sua, o ripete qualcosa che ha sentito dire da un altro, e poi, ogni tanto, si ferma, ascolta, butta via un mi_piace e tira dritto!

Va be', non ci fate caso, ogni tanto, mi faccio prendere dalla nostalgia e ripenso ai vecchi tempi in cui ci si leggeva con rispetto e si commentava con attenzione (anche se, in fondo, pure là nella blogosfera potevi imbatterti in qualche salamelecco o in qualche stoccata gratuita di troppo; pure il paradiso è costellato di frutti che possono aggredire o offendere il nostro personale palato).

Sì, sì, lo so, in fondo, tanto i social di nuova generazione come i vecchi blog sono solo mezzi, veicoli di comunicazione...: il valore di un post dipende da quello che ci metti dentro, non dallo spazio fisico o virtuale che lo ospita. Eppure non c'è dubbio che sui social, qualunque cosa ci metti dentro, la lettura sarà rapida, distratta, pronta a scorrere sul prossimo post senza soffermarsi a riflettere sulle parole scritte o sulle immagini o i suoni proposti.

Aitan #Diconnessione

 
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from nonsolocorsi

Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

#Vangelo #DonLuigiEpicoco

 
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from La vita in famiglia è bellissima

— papà — dimmi terzogenita — al campo scout abbiamo avuto come ambientazione Dragon Trainer — ah carino — e il primo giorno ci hanno raccontato questa storia dei draghi che rubavano le pecore ai vikinghi e ci hanno chiesto se volevamo essere drago o vikingo, per dividerci in squadre — ah, e tu cosa hai scelto? — io ho chiesto di essere pecora — ...

 
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