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Rilassato e affascinante, è un mondo senza pretese quello di Stu Larsen, cantautore girovago del Queensland, alle prese con un sophomore dal respiro conciliatorio, dopo il debutto del 2014 con Vagabond. Il nuovo lavoro, Resolute, ha visto la luce tra un cottage in Scozia, un appartamento in Spagna e un bunker dell’esercito in Australia, ma ascoltandolo sembra quasi sia stato ideato e messo giù in note e parole tra un viaggio e l’altro. Registrando memo improvvisate sul suo telefono, Larsen ha così architettato un quadro primitivo per i dieci brani del disco... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/stu-larsen-resolute-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1611917023


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: “Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. 2Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, 3mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. 4Un viandante arrivò dall'uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell'uomo povero e la servì all'uomo che era venuto da lui”. 5Davide si adirò contro quell'uomo e disse a Natan: “Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. 6Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata”. 7Allora Natan disse a Davide: “Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. 9Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. 10Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Ittita”. 11Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. 12Poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”“. 13Allora Davide disse a Natan: “Ho peccato contro il Signore!”. Natan rispose a Davide: “Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. 14Tuttavia, poiché con quest'azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire”. 15Natan tornò a casa. Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. 16Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. 17Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro. 18Ora, il settimo giorno il bambino morì e i servi di Davide temevano di annunciargli che il bambino era morto, perché dicevano: “Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà di peggio!”. 19Ma Davide si accorse che i suoi servi bisbigliavano fra loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi servi: “È morto il bambino?”. Quelli risposero: “È morto”. 20Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli portassero del cibo e mangiò. 21I suoi servi gli dissero: “Che cosa fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!”. 22Egli rispose: “Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: “Chissà? Il Signore avrà forse pietà di me e il bambino resterà vivo”. 23Ma ora egli è morto: perché digiunare? Potrei forse farlo ritornare? Andrò io da lui, ma lui non tornerà da me!“. 24Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, andando da lei e giacendo con lei: così partorì un figlio, che egli chiamò Salomone. Il Signore lo amò 25e mandò il profeta Natan perché lo chiamasse Iedidià per ordine del Signore. 26Intanto Ioab assalì Rabbà degli Ammoniti, si impadronì della città regale **27e inviò messaggeri a Davide per dirgli: “Ho assalito Rabbà e mi sono già impadronito della città delle acque. 28Ora raduna il resto del popolo, accàmpati contro la città e prendila; altrimenti, se la prendessi io, porterebbe il mio nome”. 29Davide radunò tutto il popolo, si mosse verso Rabbà, le diede battaglia e la occupò. 30Prese dalla testa di Milcom la corona, che pesava un talento d'oro e aveva una pietra preziosa; essa fu posta sulla testa di Davide. Egli ricavò dalla città un bottino molto grande. 31Ne fece uscire gli abitanti e li impiegò alle seghe, ai picconi di ferro e alle asce di ferro e li trasferì alle fornaci da mattoni; allo stesso modo trattò tutte le città degli Ammoniti. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutta la sua gente.

__________________________ Note

12,29-30 Milcom: è il dio nazionale degli Ammoniti, venerato a Rabbà, capitale del regno ammonita, che corrisponde all’attuale Amman, in Giordania. Il passaggio della corona, dalla divinità a Davide, esprime il trasferimento della dignità regale e della sovranità al conquistatore, ma non implica una divinizzazione del re d’Israele. Un talento d’oro equivale a circa 33 kg.

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Approfondimenti

Se gli uomini ignorano l'abominevole delitto commesso da Davide, non così il Signore; Natan viene incaricato di farlo sapere al re. Il profeta gli sottopone un finto caso giudiziario, che in realtà è una parabola in cui vien descritta metaforicamente la vicenda reale occorsa tra Davide, Betsabea e Uria (alcuni dettagli – non tutti – sono una metafora diretta, gli altri svolgono una funzione completiva nell'insieme del racconto). Davide reagisce violentemente contro l'ingiustizia narrata ma non riconosce se stesso nella figura del prevaricatore. Il vero senso della parabola gli vien svelato da una parola profetica: «Tu sei quell'uomo!» (v. 7). Raramente il giudizio divino è così reciso ed efficace (cfr. Eb 4,12) come in queste due parole: ’attâ hā’îš. Natan enumera tutte le “ricchezze” che Dio aveva donato a Davide e infine annuncia il castigo: «...la spada non si allontanerà mai dalla tua casa» (vv. 9.10; cfr. Mt 26,52!); «tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele...» (v. 12). La coscienza si vede «nuda e scoperta» (cfr. Eb 4,13); a questo punto è inutile continuare a fingere, la commedia è finita. Mentre Saul era abilissimo nel giustificarsi (1Sam 13-15), Davide riconosce semplicemente la verità: «Ho peccato contro il Signore!» (v. 13). La cosa è tanto più toccante in quanto omicidi e sopraffazioni da parte dei sovrani dovevano essere frequenti a quel tempo e nessuno si sognava certo di castigarli. Ma Israele – «popolo privilegiato tra tutti i popoli» (Dt 7,6) – è diverso. Anche il male più piccolo diventa un «insulto al Signore» (v. 14) che dev'essere riparato integralmente. L'umile pentimento risparmierà a Davide la morte (cfr. Lv 20,10) ma, poiché il Signore «nulla lascia impunito» (Na 1,3), il figlio nato dalla relazione con Betsabea dovrà morire al posto suo (cfr. v. 14). La silenziosa supplica al Signore nei sette giorni di malattia del bambino e la rassegnazione di Davide al momento della sua morte sono l'oggetto della scena delineata nei vv. 15-23. Il segno del perdono si ha subito dopo con la nascita di un altro figlio (v. 25). È Salomone, scelto tra i suoi fratelli quale erede al trono paterno (1Re 1,30). Proprio con lui, nato «da quella che era stata la moglie di Uria» (Mt 1,6), la grande promessa del c. 7 incomincerà a realizzarsi. Ancora una volta il Signore conduce il suo popolo per vie sconosciute e inattese (cfr. Is 55, 8-9). Il capitolo si chiude con la cronaca della conquista di Rabba (vv. 26-31). La successione cronologica degli avvenimenti è incerta (la presa della città è avvenuta dopo la nascita di entrambi i figli di Betsabea oppure prima?) ma è indubbio che l'autore abbia inteso disporre artisticamente il materiale narrativo così da iniziare e terminare i cc. 11-12 con le notizie relative alla campagna contro gli Ammoniti, che aveva fornito a Davide l'occasione del peccato. La vittoria conferma a Davide che il Signore non s'è pentito a suo riguardo (cfr. 1Sam 15,11) ma continua ad assisterlo (cfr. 8, 6.14).

1-12. «il profeta»: aggiunto con i LXX. Natan appare nei momenti più importanti della vita di Davide; dopo avergli annunciato la gloria futura del regno (c. 7) ha ora l'ingrato compito di correggerne il peccato. Ciò appartiene alla vocazione profetica: anche Mosè (Es 5-11), Samuele (1Sam 15), Elia (1Re 19.21), Eliseo (2Re 3), Geremia (Ger 38), Giovanni il Battista (Mt 14,1-12 e paralleli) devono proclamare la verità ai potenti senza temerli, perché la loro parola è in verità “parola del Signore”. Natan riapparirà in 1Re 1 a fianco di Salomone.

6. «Pagherà quattro volte»: secondo la legge mosaica (Es 21,37; cfr. Lc 19,8). Tuttavia Prv 6,31 parla di una restituzione sette volte maggiore del danno arrecato. La stessa scelta è fatta dai LXX anche per il caso presente («ripagherà l'agnella sette volte»). Potrebbero essere due varianti della stessa norma oppure il “sette” corrisponde a una quantità ideale, incommensurabile (cfr. Mt 18, 21-22).

7. Per ben due volte il Signore mette “l'io” in particolare evidenza («Io ti ho unto... e io ti ho liberato...») affinché Davide ricordi che tutti i beni in suo possesso non se li è meritati né conquistati, sono un dono. Eppure la gratuità divina non gli ha insegnato nulla e «non ha avuto pietà» (v. 6)! È interessante l'analogia con la parabola di Gesù in Mt 18,23-25, dove tra l'altro ricompare il problema della “quantità” della restituzione (Mt 18,21-22; cfr. v. 6).

8. «ho messo nelle tue braccia...»: l'harem del re passava di diritto al successore (cfr. 1Sam 25,43-44).

9. «la parola del Signore»: l'ebraico dābār indica non solo la “parola”, il “detto” ma anche la “promessa”, “l’opera”, il “modo di agire” (come nel v. 14: «cosa». Cfr. 1Sam 1,23). Davide non ha disprezzato solo la “prescrizione” divina ma tutto quanto il Signore ha fatto per lui, ha disdegnato i suoi ricchi doni (fatti «per sempre»: cfr. 7,12-16) per esaudire il capriccio di un solo istante. «lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti»: è quanto Saul aveva tentato di fare con Davide, mandandolo contro i Filistei (1Sam 18,17.25).

10-12. La minaccia si realizzerà con la morte violenta di Amnon (13,23-37), Assalonne (18,9-18) e Adonia (1Re 2,13-25) e con la plateale violazione dell'harem di Davide da parte di Assalonne (16, 20-23).

14. «tu hai insultato il Signore (l'insulto sia sui nemici suoi)»: BC tenta di armonizzare il difficile TM che ha lett. «poiché hai proprio insultato i nemici del Signore». La frase in sé non ha senso; probabilmente la parola «i nemici» è stata inserita successivamente per evitare che il nome divino si trovasse a diretto contatto con un termine sconveniente. Due casi simili in 1Sam 20,16 e 25,22. «il figlio che ti è nato dovrà morire»: accanto al principio della responsabilità personale, secondo cui ciascuno deve scontare il proprio peccato (Dt 7,10; 24,16; 2Re 14,6; Ger 31,29-30; Ez 14,12-20; 18,1-30), l'AT ne conosce anche un altro che si può definire “principio della solidarietà”: il destino di ciascuno è condizionato dall'altrui comportamento, retto o empio che sia (cfr. Gn 18,24-32). L'ambito più immediato di applicazione è la famiglia: i figli devono scontare le colpe dei loro padri affinché sia ristabilita la “giustizia” (Es 20,5; 34,7; Dt 5,9; Ger 31,29; 32,18. Cfr. anche Lc 13,2; Gv 9,2-3). Sarebbe illecito – in nome di una storicistica “purificazione progressiva” della teologia veterotestamentaria – liquidare con leggerezza tale principio come grossolano e primitivo, dato che esso è intrinsecamente connesso con la dottrina del peccato originale e dell'universalità della redenzione di Cristo (Gn 3,17-19; Rm 3,23-24; 5,12-21; 1Cor 15,21-22). Una rilettura del “Carme del Servo sofferente” (Is 53, in particolare i vv. 4-6.12; cfr. 1Pt 2,24-25 e Gv 1,29) può essere illuminante in tal senso.

16-21. Contro tutte le consuetudini, durante i sette giorni di malattia del bambino Davide si comporta come durante il lutto (2Sam 1,11-12; 3,31; 13,31; Dn 10,3) che durava, appunto, sette giorni (1Sam 31,13), mentre all'annunzio della sua morte riprende la vita normale: si lava, si unge, depone il sacco e interrompe il digiuno. Lo spinge a ciò un doppio sentimento: dapprima la speranza che Dio possa impietosirsi e lasciar vivere il neonato (cfr. Gio 3,7-10), poi la sottomissione piena di fede al volere di Dio: «andò nella casa del Signore e vi si prostrò» (v. 20). accogliere l'arca (6,17), che attualmente si trova a Rabba con l'esercito israelita (11,11).

23. «Io andrò da lui, ma lui non ritornerà a me!»: lo šᵉ’ôl è il luogo dell'oltretomba ove tutti i defunti si recano senza poter più ritornare, se non temporaneamente (cfr. 1Sam 28,11). Cfr. Gb 10,20-22; 14,10-12.20.

24-25. «Iedidia»: significa «amato dal Signore». Questo soprannome profetico non apparirà più in seguito. Esso certifica che Dio ritiene scontata la pena per il peccato ed ha accordato il perdono al suo “Unto”.

26. «città delle acque»: TM, LXX e Vg hanno «città regia» (‘îr hammᵉlûkâ). La traduzione (congetturale in quanto richiede la modifica di due consonanti) si basa sul v. 27 ove si fa distinzione tra la città propriamente detta e una «città delle acque» (‘îr hammāyim), cioè un piccolo assembramento di case attorno alla cisterna (forse la medesima riportata alla luce dagli scavi archeologici), cui gli assediati potevano accedere attraverso una galleria sotterranea (cfr. 5,8). Una volta preso il controllo dell'approvvigionamento idrico Ioab può affermare di aver praticamente concluso l'assedio. Quest'interpretazione è confermata da Giuseppe Flavio (Antiquitates VII, 159).

28. «se la prendo io, porterebbe il mio nome»: Ioab concede al suo re l'onore di guidare l'ultimo assalto per conferire il proprio nome alla città conquistata (cfr. 5,7).

30. «di Milcom»: con i LXX. TM e Vg hanno: «del loro re» (malkām). La vocalizzazione è chiaramente errata poiché Milcom è attestato quale dio degli Ammoniti in 1Re 11,5.33; 2Re 23,13. La radice mlk significa «re»; ciò giustifica la pesante corona d'oro (circa 26 kg) che cinge il capo dell'idolo. Davide prende per sé la pietra preziosa incastonata sulla corona: la vittoria sugli Ammoniti è anche una vittoria sulle loro divinità (cfr. 1Sam 17,43-47 e 1Sam 31,8-10).

31. Gli Ammoniti sconfitti vengono obbligati ai lavori forzati, riconducibili all'ambito dell'edilizia pubblica (cfr. 5,9.11). La menzione degli strumenti in ferro ci ricorda le umilianti ristrettezze di alcuni decenni prima, quando i Filistei detenevano il monopolio dell'artigianato metallurgico (1Sam 13,19-21).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[piriche]

frase dopo i dueterzi di orlo” da] una quantità di frasi di cui non si può parlare di tempo sull'orlo [mezzetinte di mezzi di lavoro ad accensione promiscua le [cause naturali stratagemmi forma di nonetto varia ma intenzionale è] percettibile provoca rilasci e rilevanze alcune] nelle bozze-ad personam nell'admiral era mezzogiorno trequarti che ha [intermittenza spaventi o allergica carburazione [oppure] danno una bandiera la maggior parte [seghettata]

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1All'inizio dell'anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l'assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. 2Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d'aspetto. 3Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: “È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Uria l'Ittita”. 4Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Ella andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla sua impurità. Poi ella tornò a casa. 5La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: “Sono incinta”. 6Allora Davide mandò a dire a Ioab: “Mandami Uria l'Ittita”. Ioab mandò Uria da Davide. 7Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. 8Poi Davide disse a Uria: “Scendi a casa tua e làvati i piedi”. Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. 9Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. 10La cosa fu riferita a Davide: “Uria non è sceso a casa sua”. Allora Davide disse a Uria: “Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?”. 11Uria rispose a Davide: “L'arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e i servi del mio signore sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per giacere con mia moglie? Per la tua vita, per la vita della tua persona, non farò mai cosa simile!”. 12Davide disse a Uria: “Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire”. Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. 13Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua. 14La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. 15Nella lettera aveva scritto così: “Ponete Uria sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia”. 16Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che c'erano uomini valorosi. 17Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Uria l'Ittita. 18Ioab mandò ad annunciare a Davide tutte le cose che erano avvenute nella battaglia 19e diede al messaggero quest'ordine: “Quando avrai finito di raccontare al re quanto è successo nella battaglia, 20se il re andasse in collera e ti dicesse: “Perché vi siete avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto delle mura? 21Chi ha ucciso Abimèlec figlio di Ierub-Baal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso il pezzo superiore di una macina dalle mura, così che egli morì a Tebes? Perché vi siete avvicinati così alle mura?“, tu digli allora: “Anche il tuo servo Uria l'Ittita è morto”“. 22Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, annunciò a Davide quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. 23E il messaggero disse a Davide: “Poiché i nemici avevano avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna, noi fummo loro addosso fino alla porta della città; 24allora gli arcieri tirarono sui tuoi servi dall'alto delle mura e parecchi dei servi del re perirono. Anche il tuo servo Uria l'Ittita è morto”. 25Allora Davide disse al messaggero: “Riferirai a Ioab: “Non sia male ai tuoi occhi questo fatto, perché la spada divora ora in un modo ora in un altro; rinforza la tua battaglia contro la città e distruggila”. E tu stesso fagli coraggio”. 26La moglie di Uria, saputo che Uria, suo marito, era morto, fece il lamento per il suo signore. 27Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l'aggregò alla sua casa. Ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.

__________________________ Note

11,4 si era appena purificata: le mestruazioni femminili erano considerate fonte d’impurità, a causa del flusso di sangue che le caratterizza (vedi Lv 15,19).

11,21 Abimèlec: su questo episodio vedi Gdc 9,50-54.

11,27 ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore: la condanna viene espressa con una formula del Deuteronomista (Dt 4,25; 9,18; 17,2; 31,29), già usata per condannare l’operato di Saul (1Sam 15,19) e che diverrà tipica nei libri dei Re (per Salomone, vedi 1Re 11,6).

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Approfondimenti

11,1-12,31. I due celeberrimi episodi narrati in queste pagine (il peccato di Davide e il suo castigo) sono intimamente connessi fra loro. Il racconto dell'adulterio e dell'omicidio perpetrati da Davide è riferito dalla Scrittura in quanto partecipe del gigantesco dramma iniziato col peccato dei progenitori (Gn 3) che fu un peccato di orgoglio insensato e di superbia, di ostinazione e ribellione. La storia sacra si configura come tenace amore di Dio, impegnato nel recupero della sua creatura continuamente tentata di distruggere in se stessa l'immagine divina secondo la quale è stata creata (Gn 1,26.28; Sap 2,23). Nessuno sfugge a questo pericolo mortale, ma neppure è abbandonato nell'abisso dal creatore «qual è il figlio che non è corretto dal padre?» (Eb 12,7). Ogni peccato riconosciuto e detestato può diventare così occasione di una grazia maggiore, di un'esperienza filiale ancor più intensa di prima. Perciò anche Davide, pur essendo «un uomo secondo il cuore di Dio» (1Sam 13,14), esperimenta la tentazione e la caduta più rovinosa (in brevissimi giorni subisce tutte le sconfitte morali più umilianti: tradimento, ipocrisia, cinismo, simulazione, ingiustizia...) ma ciò non accade invano: proprio Betsabea darà alla luce il re che «edificherà una casa al nome del Signore» (7,13) a conferma della sua gratuita offerta di fedeltà. All'imbarazzo del benintenzionato Cronista che omette di narrare lo scabroso episodio, preferiamo francamente il coraggio di 1-2 Sam che non teme di presentare tutti i fattori della storia (positivi o negativi che siano), ivi compreso quel Signore che sa tramutare i peggiori sentimenti in pentimento e conversione: «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).

**11,1-27. Il capitolo consta di due parti:

  • a) vv. 1-5: l'adulterio di Davide con Betsabea;
  • b) vv. 6-27: i tentativi di Davide per coprire il suo misfatto, fino all'omicidio di Uria.

L'occasione viene offerta a Davide dalla ripresa primaverile delle ostilità contro gli Ammoniti. Israele punta all'assedio di Rabba. Mentre l'esercito è lontano con Ioab, Davide è solo in Gerusalemme. Dal casuale sguardo caduto su Betsabea alla consumazione dell'adulterio con lei i passo è brevissimo. Poco dopo piomba sul re la notizia che la donna è incinta. La situazione è grave perché la legge – cui nemmeno il re può sfuggire – punisce gli adulteri con la morte (Lv 20,10; cfr. Lv 18,20; Dt 22,22. Molte disposizioni simili si ritrovano nel Codice di Hammurabi e in altre raccolte di leggi assire e hittite). Davide convoca dal fronte il marito di Betsabea perché abbia l'occasione di recarsi da sua moglie e il nascituro possa essere riconosciuto come suo. Ma poiché la rettitudine dell'ufficiale resiste anche alle basse provocazioni di Davide (vv. 8-13), questi decide di toglier lo di mezzo: un legittimo matrimonio con la vedova potrà sistemare tutto. Cinicamente consegna ad Uria la lettera in cui Ioab riceve l'ordine di eliminarlo e il generale lo esegue senza discutere. Ma dando istruzioni al messaggero che dovrà riferire al re la notizia, Ioab prevede il ridicolo destreggiarsi dello zio fra lo sconcerto “ufficiale” e il segreto sollievo per lo scampato pericolo (vv. 18-21). Il generoso e leale Davide è intrappolato nella rete di ipocrisia e menzogna che si è intessuto con le proprie mani. Anche Ioab è complice della nefandezza, ma stavolta Davide non può rimproverarlo (cfr. 3,33-34) anzi gli è debitore del silenzio! L'intrigo potrebbe essere ambientato senza difficoltà in una qualunque corte di un qualunque periodo storico, tanto più che l'unico accenno all'orizzonte religioso d'Israele (l'arca, v. 11) potrebbe essere soppresso senza neppure dover modificare la frase in cui si trova. Dio sembra scomparso dalla storia. Ma proprio nel momento in cui la vicenda si avvia a una soluzione senza scandali, risuona l'inquietante giudizio morale: «Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (v. 27). Mentre il re festeggia la nascita del principe il Signore si appresta a pronunciare la sua sentenza.

1. «sogliono andare in guerra»: con Vulgata. Lett. «escono».

2. «donna che faceva il bagno»: Betsabea sta concludendo con un bagno rituale il periodo di impurità legale connesso con il flusso mestruale (v. 4; cfr. Lv 15,19-28).

3. «Uria l'Hittita»: fin dai tempi dell'esilio Davide aveva accolto degli stranieri nella sua banda (cfr. 1Sam 26,6). Gli Hittiti erano un popolo dell'Asia Minore che nel XIII sec. a.C. soccombette all'invasione dei “popoli del mare”. Al tempo di Davide ne rimanevano individui isolati, sparsi tra le altre popolazioni. Il nome di questo popolo si trova più volte nelle liste stereotipate delle sei o sette popolazioni preisraelitiche della Palestina (alcuni testi esemplificativi: Gn 15,20-21; Es 3,8.17; Dt 7,1; Gs 3,10; Gdc 3,5; 1Re 9,20; 2Cr 8,7; Esd 9,1; Ne 9,8).

4. Betsabea obbedisce immediatamente all'invito del re; il fatto poi ch'essa prendesse il bagno in un luogo non del tutto al riparo da sguardi indiscreti (v. 2) fa pensare a una sua parte attiva nell'adulterio.

6-11. Primo tentativo di Davide per costringere Uria a incontrare la moglie. Per incoraggiarlo Davide gli fa portare a casa «una portata della tavola del re», segno di benevolenza non comune (cfr. Gn 43,34). Naturalmente le sue intenzioni sono ben diverse dall'affettata premura che dimostra al suo ufficiale stanco del viaggio.

11. «L'arca»: a quanto pare l'antico costume di portare l'arca sul campo di battaglia (cfr. 1Sam 4) è ancora in uso. La “presenza” divina (cfr. 1Sam 4,3) è lungi da Gerusalemme: Davide è solo a combattere contro le proprie passioni ed è destinato a perdere. «dormire con mia moglie»: Uria non parla esplicitamente di una legge religiosa sulla continenza in tempo di guerra (cfr. 1Sam 21,6), si appella piuttosto alla solidarietà cameratesca con i suoi compagni al fronte.

12-13. Vedendosi impotente a piegare con le parole la ferma volontà di Uria, Davide ricorre a metodi vili. Ma neppure stavolta Uria deflette dalla propria determinazione.

14-17. In questi versetti troviamo silenziosamente riuniti i tre protagonisti della tragedia. Davide scrive freddamente la condanna a morte di Uria, inconsapevole latore della medesima; lo scaltro Ioab intuisce che l'ordine del re è dettato da una ragione inconfessabile ma obbedisce, pregustando il sapore della rivincita.

17. «parecchi»: aggiunta ad sensum di BC; manca in TM, LXX, Vg.

18-21. Quando Davide verrà a sapere della sconfitta senz'altro si arrabbierà e accuserà i suoi uomini di essere degli incapaci, citando il proverbiale episodio di Abimelech (Gdc 9,50-54). Proprio allora – dice Ioab – il messaggero dovrà annunciargli la morte di Uria.

22. «Davide andò in collera»: da questo punto sino alla fine del versetto, BC aggiunge con i LXX la ripetizione delle parole già dette da Ioab nei vv. 20-21, che mancano dal TM.

23-27. Il messaggero si sente obbligato a spiegare le circostanze della sconfitta, ma non dimentica di concludere la sua difesa con la notizia tanto raccomandatagli da Ioab. Le sue ultime parole sortiscono un effetto prodigioso: recitando fino in fondo la sua parte Davide diventa tutt'a un tratto comprensivo e indulgente, avendo capito che Ioab ha portato a termine la sua missione.

25. «Non ti affligga questa cosa»: lett. «Non sia male ai tuoi occhi questa cosa». Davide può nascondere a se stesso e agli altri la gravità del suo crimine perché l'uomo «guarda l'apparenza», ma non può ingannare colui che «guarda il cuore» (1Sam 16,7): «ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (v. 27). L'autore adopera intenzionalmente le stesse parole di Davide per esprimere il verdetto di Dio che spazza via ogni ipocrisia.

27. Il lutto durava sette giorni (cfr. 1Sam 31,13). Subito dopo Davide accoglie la vedova come legittima moglie nel già numeroso harem (cfr. 1Sam 25,39-42).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Che la crisi dei rifugiati stia cambiando il volto delle relazioni politico-economiche di tutto il mondo è ormai indubbio, ma che possa scuotere il panorama artistico è meno scontato. Il 2016 ha costituito una sorta di turnover geo-politico sconvolgente, inaspettato e di conseguenza destabilizzante. Se esiste una cerchia di registi, scrittori, musicisti che si interessano al fenomeno cercando di darne una propria interpretazione con installazioni, saggi o performance, questa è comunque una minoranza, vitale, brillante, curiosa... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/nadine-shah-holiday-destination-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1224164449


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Maxi sequestro nel porto di Genova di sigarette di contrabbando.

L'operazione, denominata “Borotalco”, vede la collaborazione della Direzione Investigativa Antimafia, della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova, tutte coordinate dalla Procura Europea EPPO di Torino. Nel mirino degli investigatori è finita un'organizzazione criminale internazionale dedita al commercio illecito di tabacchi lavorati esteri, un fenomeno tutt'altro che scomparso: le rotte del contrabbando si estendevano dall'Italia alla Francia, dalla Polonia alla Svizzera fino al Regno Unito.

Nel corso del blitz, condotto con il supporto del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, di Europol e della rete operativa antimafia internazionale @ON, supervisionata dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), sono state eseguite diverse misure cautelari personali e reali per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, ritenuti dagli investigatori equivalenti ai proventi del reato ipotizzato.

#DirezioneInvestigativaAntimafia #GuardiadiFinanza #AgenziadelleDoganeedeiMonopoli #ProcuraEuropeaEPPO #EPPO

 
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from norise 3 letture AI

COSA RESTERA'

siamo mistero a noi stessi cosa resterà quando dopo di noi sarà a sopravvivere finanche l'albero vetusto del giardino di fronte e le suppellettili e i cari libri

la tua la mia storia scritta sull'acqua

(2010)

Che poesia intensa e delicata. Cosa resterà evoca il senso di impermanenza e la fragilità della memoria umana. Il contrasto tra ciò che sopravvive — l’albero vetusto, gli oggetti, i libri — e ciò che svanisce — la storia personale, “scritta sull’acqua” — è struggente.

Alcuni spunti di riflessione:“Siamo mistero a noi stessi” apre con una verità profonda: l’identità è sfuggente, persino per chi la vive. – “Scritta sull’acqua” è una metafora potente: ciò che è scritto sull’acqua non può durare, non può essere conservato. È il destino di molte storie intime, che non lasciano traccia.

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from lucazanini

[statistiche]

lo spettro d'azione o -da un lato gli zolfatari i] solfi spericolati polveri finale di] vettovaglie con gli imbevuti da un lato] lo spazio geografico in pillole armigeri] di sedicesimi finge [i] censiti a mano con l'arrivo [gli anni cinquanta in [un clima rovente il piano] d'appoggio sul lato [corto le] ©efalosporine

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Strange Angels fu fonte generosa di mille sorprese che, alcuni delusero ed altri fecero saltare di gioia. Ma cosa combinò la nostra per suscitare reazioni così contrastanti? Semplice: si è ingeniata a costruire dieci meravigliose canzoni (pop)olari. Chi ha storto il naso ascoltando “Language is a virus” farà meglio a tapparsi ora i canali auricolari: non più il gelido (splendido) esotismo tecnologico di “Mr Heartbreak”, ma un linguaggio sonoro diverso, più caldo, immediato, che parla in egual misura all’intelligenza e al cuore... https://www.silvanobottaro.it/archives/4060


Ascolta il disco: https://album.link/s/6Sy383KpqoNe5b6MmvgfCQ


 
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from lucazanini

[statistiche]

della necessità di [un EAN / UPC] l'arciduca colato l'acido fa le] figurine della proiezione uno copre i mobiletti dell'arciduchessa in sostanza sposa] sospesa gioco [tattile spoonriver copertina] flessibile l'impero l'amaro alpino

 
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from Transit

(215)

(DF1)

Questo post nasce dall'incontro di scrittura tra me e l'amico @piedea.bsky.social, che ringrazio con affetto.

Sul piano dei principi, il referendum toccava il cuore della divisione dei poteri: ridefinire l’assetto della magistratura significa intervenire sul modo in cui lo Stato limita sé stesso e protegge i più deboli.

In questo senso, la vittoria del “No” può essere letta come la riaffermazione di un’etica della cautela di fronte a riforme percepite come sbilanciate a favore della politica, e quindi come potenzialmente lesive di quell’idea di giustizia come spazio autonomo dal consenso del momento.

La stessa mobilitazione del fronte del “Sì”, che ha insistito su imparzialità e terzietà del giudice, mostra quanto l’istanza di una giustizia avvertita come equa e trasparente sia ormai un valore condiviso, anche se tradotto in proposte opposte; ed è in questa visione bipartisan che possiamo trovare uno dei motivi del fallimento del governo.

Che una riforma della giustizia sia necessaria è convinzione comune, ma non può e non deve essere calata dall'alto, imposta a colpi di fiducia. In una democrazia rappresentativa quale siamo, decisioni importanti di questa portata devono essere discusse e mediate coinvolgendo il più alto numero di parlamentari possibile.

Il voto sul referendum sulla giustizia consegna un messaggio morale duplice: da un lato una richiesta di protezione dell’indipendenza dei poteri, dall’altro la rivendicazione di un ruolo più attivo dei cittadini nella definizione del patto di cittadinanza.

Il fatto che quasi sei elettori su dieci si siano recati alle urne, in una consultazione senza quorum, attribuisce a questo segnale un peso etico particolarmente forte.

(DF2)

C’è poi una dimensione etica relativa alla responsabilità individuale: trattandosi di referendum costituzionale senza quorum, ogni astensione era, di fatto, una scelta che lasciava ad altri il compito di ridisegnare uno dei tre poteri dello Stato.

L’affluenza elevata, in controtendenza rispetto al disincanto degli ultimi anni, segnala una reazione: molti cittadini hanno percepito che la giustizia non è un tema “di categoria”, ma riguarda la propria possibilità concreta di vedere riconosciuti i diritti e difese le minoranze. In questo, la consultazione riapre l’idea di cittadinanza come partecipazione attiva e non solo come delega episodica ai partiti.

Il voto assume anche il significato di una correzione di rotta dal basso, in un contesto di forte verticalizzazione del potere esecutivo. L’esito negativo per il governo ricorda che la legittimazione elettorale non è un assegno in bianco: la società italiana mostra di voler esercitare un controllo etico sulle scelte che toccano le garanzie fondamentali, anche a costo di smentire un esecutivo che pure resta in carica.

Il referendum restituisce alla comunità politica un momento di riflessione collettiva su quali limiti porre a chi governa e su come proteggere gli spazi di dissenso e di controllo. Il modo in cui il dibattito è stato animato da comitati, associazioni, sindacati e gruppi di società civile indica un tessuto democratico che, pur provato, non è rassegnato.

Il richiamo ricorrente all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, alla difesa della Costituzione come “patrimonio comune”, alla necessità di un voto informato e non solo schierato, dona l’immagine di un Paese che, almeno su questo terreno, continua a misurarsi con categorie come responsabilità, limite, garanzia, e non soltanto con l’immediatezza del vantaggio politico.

#Blog #Italia #Referendum #Politica #Opinioni

 
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from differxdiario

già solo guardando alla letteratura (sempre volendo chiamarla così) che intasa lo scarico dei premi, a partire dalla dozzina cinquina del più meritoriamente fomoso, si capisce che l'italia è il paese del flarf irriflesso. o del kitsch inconsapevole. potrebbero farne arte e gioco, e cascano accigliati nelle Lettere. quanto spreco. ma comunque già nel 2012 avevo gettato la spugna, in ispecie a petto di quanto il sito derepubblica elargiva perfino gratis nei suoi vari chioschetti e banner laterali. ebbene, che ora – nel merito – ne sia di godimento a' poopoli questo post: https://slowforward.net/2026/03/24/tutto-il-blog-flarf-it-sett-2009-apr-2012-in-un-unico-pdf-comodamente-a-casa-vostra/

 
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from norise 3 letture AI

SOGNO BAGNATO

[dalla parte dei traditi ed uccisi]

vedere l'angelo della morte entrare nel mio sogno

ed io riverso sul selciato lo stupore del sangue le viscere nelle mani

“tu quoque brute” ... per mano di chi si credeva amico

(2010) .

Analisi del testo “SOGNO BAGNATO”

Atmosfera e tono

Il componimento apre su un paesaggio onirico deteriorato dal violento ingresso dell’angelo della morte. La tensione resta sospesa tra incubo e realtà, evocando uno stato di terrore quasi sacro.

Immagini e figure retoriche

  • Personificazione: “angelo della morte” dà volto e volontà a un’entità astratta.
  • Effetto shock: la descrizione del sangue e delle viscere amplifica la brutalità del tradimento.
  • Latinismo: “tu quoque brute” rinvia al famoso grido di Cesare, condensando il senso di amicizia tradita in una formula carica di storia.

Temi e simboli

  • Tradimento e violenza: l’amico-divenuto-carnefice trasforma il sogno in carneficina.
  • Sogno vs realtà: la dimensione onirica crolla di fronte allo svelamento del peggiore dei segreti.
  • Morte rito d’iniziazione: il passaggio dallo stato di incoscienza al riconoscimento della brutalità umana.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Peccato di Davide (10,1-12,31) 1Dopo questo, morì il re degli Ammoniti e Canun, suo figlio, divenne re al suo posto. 2Davide disse: “Manterrò fedeltà a Canun, figlio di Nacas, come suo padre la mantenne a me”. Davide mandò alcuni suoi ministri a consolarlo per suo padre. I ministri di Davide andarono nel territorio degli Ammoniti. 3Ma i capi degli Ammoniti dissero a Canun, loro signore: “Forse Davide intende onorare tuo padre ai tuoi occhi, mandandoti dei consolatori? Non ha piuttosto mandato da te i suoi ministri per esplorare la città, per ispezionarla e perlustrarla?”. 4Canun allora prese i ministri di Davide, fece loro radere la metà della barba e tagliare le vesti a metà fino alle natiche, poi li rimandò. 5Quando l'annunciarono a Davide, egli mandò qualcuno a incontrarli, perché quegli uomini si vergognavano moltissimo. Il re fece dire loro: “Rimanete a Gerico finché vi sia cresciuta di nuovo la barba, poi tornerete”. 6Gli Ammoniti, vedendo che si erano attirati l'inimicizia di Davide, mandarono ad assoldare ventimila fanti di Aram Bet-Recob e di Aram Soba, mille uomini del re di Maacà e dodicimila uomini della gente di Tob. 7Quando Davide sentì questo, mandò Ioab con tutto l'esercito dei prodi. 8Gli Ammoniti uscirono e si disposero a battaglia all'ingresso della porta della città, mentre gli Aramei di Soba e di Recob e la gente di Tob e di Maacà stavano da parte, nella campagna. 9Ioab vide che il fronte della battaglia gli era davanti e alle spalle. Scelse allora un corpo tra i migliori d'Israele, lo schierò contro gli Aramei 10e affidò il resto dell'esercito a suo fratello Abisài, per schierarlo contro gli Ammoniti. 11Disse: “Se gli Aramei saranno più forti di me, tu mi verrai a salvare; se invece gli Ammoniti saranno più forti di te, verrò io a salvarti. 12Sii forte e dimostriamoci forti per il nostro popolo e per le città del nostro Dio. Il Signore faccia quello che a lui piacerà”. 13Poi Ioab con la gente che aveva con sé attaccò battaglia con gli Aramei, i quali fuggirono davanti a lui. 14Quando gli Ammoniti videro che gli Aramei erano fuggiti, fuggirono davanti ad Abisài e rientrarono nella città. Allora Ioab tornò dalla spedizione contro gli Ammoniti e venne a Gerusalemme. 15Gli Aramei, vedendo che erano stati sconfitti da Israele, si riunirono insieme. 16Adadèzer mandò a chiamare gli Aramei che erano al di là del Fiume e quelli giunsero a Chelam; Sobac, comandante dell'esercito di Adadèzer, era alla loro testa. 17La cosa fu riferita a Davide, che radunò tutto Israele, attraversò il Giordano e giunse a Chelam. Gli Aramei si schierarono di fronte a Davide e si scontrarono con lui. 18Ma gli Aramei fuggirono davanti a Israele: Davide uccise degli Aramei settecento cavalieri e quarantamila fanti; colpì anche Sobac, comandante del loro esercito, che morì in quel luogo. 19Tutti i re vassalli di Adadèzer, quando si videro sconfitti da Israele, fecero la pace con Israele e gli rimasero sottoposti. Gli Aramei non osarono più venire a salvare gli Ammoniti.

__________________________ Note

10,4 fece loro radere la metà della barba: il trattamento inflitto ai ministri di Davide è segno di mancanza di fiducia, ma esprime al contempo il realismo politico dei capi Ammoniti (v. 3).

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Approfondimenti

1-5. Nel quadro di un'accorta politica estera (cfr. 1Sam 22,3-4; 2Sam 3,3) Davide invia i suoi ambasciatori a porgere le condoglianze per la morte di Nacas re degli Ammoniti (cfr. 1Sam 1-11) che lo aveva aiutato contro Saul (v. 2), ma il giovane e inesperto figlio del defunto accusa gli inviati di Davide di essere spie e li respinge, schernendoli gravemente. Davide cerca di non esasperare la situazione (v. 5) ma la reazione scomposta degli Ammoniti – accortisi troppo tardi della sciocchezza commessa (v. 6) – lo costringe ad intervenire (v. 7). Il c. 10 riprende e sviluppa l'accenno del c. 8 (vv. 3-8.12) alle guerre contro gli Ammoniti e gli Aramei e al contempo introduce la narrazione del peccato di Davide (cc. 11-12).

2. «mandò... a fargli le condoglianze»: lett. «Mandò... a consolarlo» (cfr. 1Re 5,15).

3. «la città»: è la capitale ammonita Rabba (11,1; 12,26). Anche nel nome odierno (Amman) conserva il ricordo del popolo che l'abitò anticamente.

4. «barba... vesti...»: sono il distintivo dell'onore e del prestigio personale di chi le porta (cfr. 1Sam 18,4). Plutarco (Vita di Agesilao) cita il costume spartano di umiliare i soldati fuggiti dalla battaglia mandandoli in giro con le vesti rattoppate e la barba rasa a metà.

6-14. Cronaca della prima delle due campagne, svoltesi in due o tre anni successivi (11,1), contro gli Ammoniti e i loro alleati Aramei titolari di alcuni piccoli regni situati al nord, presso le sorgenti del Giordano. Alla mobilitazione avversaria Davide risponde inviando a Rabba Ioab e «tutto l'esercito dei prodi», ossia il fior fiore della sua piccola armata (cfr. 23,8-39: i gibbōrîm). L'esercito popolare sarà chiamato alle armi solo più tardi (v. 17). Resosi conto della manovra di accerchiamento predisposta dai nemici, Ioab attacca per primo i mercenari Aramei; la loro subitanea fuga induce anche gli Ammoniti a desistere dalla battaglia. L'episodio mette in luce un aspetto finora inedito del carattere di Ioab, uomo senza scrupoli (cfr. 3,24-29; 11,14-25; 20,4-13). Dinanzi al pericolo esorta Abisai al coraggio «per le città del nostro Dio» e alla sottomissione al suo beneplacito (v. 12). Tale sensibilità religiosa posta sulle labbra di un uomo cinico come lui può forse sorprendere; d'altra parte solo Dio «conosce il cuore di ogni uomo» (1Re 8,39; cfr. Ger 17,10). Bisogna solo prenderne atto e far tesoro dell'insegnamento ricevuto.

6. 1Cr 19,7 notifica che gli Aramei posero il campo «di fronte a Madaba», circa 30 km a sud di Rabba. Non era raro che il concentramento delle truppe avvenisse in una località relativamente distante da quella prevista per la battaglia (cfr. 1Sam 4,1; 29,1).

15-19. Il secondo episodio della guerra contro gli Aramei non corrisponde a quello narrato da 8,3-8, anche se il personaggio principale è lo stesso. Adad-Ezer vuol tentare la rivincita e prende l'iniziativa di coordinare le forze aramee, ma stavolta è Davide in persona a guidare le milizie Israelite e ad infliggergli la sconfitta decisiva. La morte del comandante in capo Sobak rende sufficientemente l'idea del disastro (cfr. 1Sam 31,6). D'ora in poi gli Aramei saranno vassalli d'Israele.

17. «Chelam»: si trovava in una zona imprecisata della Transgiordania, forse nella regione di Galaad all'altezza del lago di Genesaret. Alcuni la identificano con l'Alema di 1Mac 5,26. 1Cr 19,17 sostituisce il nome – forse perché ormai caduto in disuso e incomprensibile – con il pronome ’ālēhem (= [giunse] “presso di loro”).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Transit

(214)

(R1)

**Nota: il post è scritto nell'immediatezza dei risultati e delle prime reazioni politiche. Non è assolutamente esaustivo. Per ora.

Il referendum sulla giustizia si chiude con una partecipazione insolitamente alta, il 58,93% degli aventi diritto, e con una vittoria netta ma non schiacciante del “No”, che si attesta intorno al 54%.

È un responso che smentisce sia l’idea di un Paese apatico sulle regole del proprio Stato di diritto, sia la narrazione di un mandato in bianco per la riforma Nordio voluta da Giorgia Meloni.

La prima sconfitta politica è proprio per la presidente del Consiglio, che aveva caricato il voto di un’evidente valenza plebiscitaria, evocando scenari cupi di stupratori e pedofili liberati in caso di vittoria del “No” e presentando il “Sì” come il solo argine alla “impunità”.

Il risultato, invece, dice che una maggioranza relativa di italiani non si è fatta convincere né da questa propaganda securitaria, né dall’idea che per “far funzionare la giustizia” si debba riscrivere la Costituzione in sette punti, piegando un po’ di più la magistratura al potere politico.

Il governo Meloni si ritrova così con una riforma archiviata dagli elettori e un capitale politico eroso su un terreno, quello della “lotta ai giudici politicizzati”, che doveva essere identitario.

(R2)

All’interno della maggioranza, la sconfitta apre inevitabilmente una contabilità di responsabilità. Meloni ha già provato a mettere le mani avanti nelle scorse settimane, dicendo di non temere contraccolpi politici e di avere un’esecutivo “saldo”.

Una bocciatura popolare di questa portata sulla sua prima grande riforma costituzionale non potrà non pesare nei rapporti di forza con gli alleati e nel rapporto con un ministro Nordio che esce politicamente indebolito.

Nel breve periodo non è scontato un terremoto di governo, ma la capacità della premier di usare il tema giustizia come clava identitaria contro opposizioni e magistratura esce significativamente logorata.

Sul fronte del “No”, Piazza del Popolo aveva anticipato il clima: Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni avevano trasformato la battaglia referendaria in un test di difesa dell’indipendenza dei giudici e della natura antifascista della Costituzione. Schlein ha insistito sul rifiuto di “giudici assoggettati alla politica” e sulla necessità di essere controllati anche quando si governa, segnando una linea che guarda già alle politiche del 2027. Conte ha parlato di riforma “ipocrita” e finta modernizzazione, mentre Bonelli e Fratoianni hanno accusato il governo di voler colpire l’indipendenza della magistratura senza dirlo apertamente, evocando persino paragoni con l’Ungheria e la Repubblica iraniana.

È questo fronte variegato (partiti, sindacato, associazioni come Anpi e Arci, pezzi di società civile) ad avere oggi il merito e la responsabilità di non trasformare il risultato in un semplice “tutti a casa” del governo, ma in un lavoro più serio sulla giustizia.​ Per chi ha votato “No”, la vittoria non è un punto d’arrivo ma un argine provvisorio.

Si è fermata una riforma pericolosa, che avrebbe ristretto l’autonomia dei magistrati senza affrontare davvero i tempi biblici dei processi o la carenza di personale negli uffici giudiziari. L’urgenza di una giustizia più rapida e più giusta resta intatta, e non basterà cantare vittoria per rispondere alla domanda di efficienza che viene dal Paese.

Se il governo ha perso il “suo” referendum, l’opposizione non può permettersi di vincere soltanto in negativo: dovrà dimostrare di saper scrivere una proposta alternativa, credibile e coerente con quella stessa Costituzione che oggi, con questo voto, gli elettori hanno scelto di difendere.

#Blog #Italia #Referendum2026 #SeparazioneDelleCarriere #NO #Opinioni

 
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