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from Diario

Voglio che arrivi il caldo che mi brucia l'aria attorno, la secchezza degli elementi della natura, le folate di calore, il sudore interno delle cose l'emergere degli insetti che ci vedono – finalmente – come una delle tante cose del mondo, provare tutta la consistenza del corpo nello spazio, la luce cieca e gialla che amalgama le strutture del mondo – la mancanza di energia per dissipazione per strategia per – oh dio mio – l'arancione come bagliore quotidiano, voglio che arrivi il caldo e annienti questa stratificazione sociale fatta di escrementazione verbale, tassidermia sociale, nobiltà norrena > voglio che arrivi il caldo e mi renda la vita impossibile come – similitudine

come quando vedi nel buio di una stanza una lama di luce passare dalle persiane e in quella lama vedi danzare le polveri del mondo, l'invisibile peluccheria quantistica di cui è fatta l'aria respirabile, voglio essere una di quelle particelle mosse dal calore secondo leggi fisiche che non conosco ma di cui potrei facilmente trovare gli algoritmi base – voglio di la tar mi come le sillabe di un verso scandito a un poetry slam davanti a un pubblico aggrappato a un bicchiere di negroni sbagliato per non pre ci pi ta re nel buio della notte – di la tar mi per il calore termico che mette sotto griglia la mia carne priva di ventole, solo sistemi idraulici qua dentro

e sdraiato al sole voglio vedere la mia pelle sbucciare, cambiare muta come un serpente e infilarmi la pelle staccata in bocca come le ostie di un rito andro-centrico – carne sei carne rimarrai – sentire il mio cervello rettile saettare la lingua fuori e dentro come un artiglio dell'intelletto, portare dentro al corpo altro calore – lingua biforcuta beninteso, essere metà mammifero con i capezzoli e gli alluci puntati verso lo spazio infinito e metà lucertola che scava con la schiena i tegumenti del mondo terreno per farsi spazio, una tana nell'umidità terrestre.

Non pensare, fibrillare, essere un ventenne per qualche secondo in un corpo da cinquantaseienne, provare gusto, immaginarsi cose, sapersi fermare in tempo giusto per prendere lo slancio e la rincorsa per un nuovo mirabile errore del cazzus. So 6 – 7 in 26.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Campagne militari 1In seguito Davide sconfisse i Filistei, li umiliò e prese Gat con le dipendenze dalle mani dei Filistei. 2Quindi sconfisse Moab, e i Moabiti divennero sudditi e tributari di Davide. 3Davide sconfisse anche Adadèzer, re di Soba, verso Camat, nella sua marcia verso il fiume Eufrate per stabilirvi il suo dominio. 4Davide gli prese mille carri, settemila cavalieri e ventimila fanti. Davide poi fece tagliare i garretti a tutti i cavalli, risparmiandone un centinaio. 5Gli Aramei di Damasco andarono in aiuto di Adadèzer, re di Soba, ma Davide uccise ventiduemila Aramei. 6Poi Davide pose guarnigioni nell'Aram di Damasco e gli Aramei divennero sudditi e tributari di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa. 7Davide prese ai servi di Adadèzer gli scudi d'oro e li portò a Gerusalemme. 8Da Tibcat e da Cun, città di Adadèzer, Davide asportò una grande quantità di bronzo, con cui Salomone costruì il Mare di bronzo, le colonne e i vari arredi di bronzo. 9Quando Tou, re di Camat, udì che Davide aveva sconfitto tutto l'esercito di Adadèzer, re di Soba, 10mandò al re Davide suo figlio Adoràm, per salutarlo e per benedirlo, perché aveva mosso guerra ad Adadèzer e l'aveva sconfitto; infatti Tou era sempre in guerra con Adadèzer. Adoràm gli portò vasi d'oro, d'argento e di bronzo. 11Il re Davide consacrò anche quelli al Signore, insieme con l'argento e l'oro che aveva tolto a tutti gli altri popoli, agli Edomiti, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Filistei e agli Amaleciti. 12Abisài, figlio di Seruià, sconfisse nella valle del Sale diciottomila Edomiti. 13Stabilì guarnigioni in Edom e tutti gli Edomiti divennero sudditi di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa. 14Davide regnò su tutto Israele e rese giustizia con retti giudizi a tutto il suo popolo. 15Ioab, figlio di Seruià, comandava l'esercito; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 16Sadoc, figlio di Achitùb, e Abimèlec, figlio di Ebiatàr, erano sacerdoti; Savsa era scriba; 17Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei e i figli di Davide erano i primi al fianco del re.

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Approfondimenti

18,1-20,8. L'argomento principale di questi tre capitoli sono le campagne condotte con successo da Davide contro i suoi nemici, per il consolidamento dell'impero. I capitoli formano una unità sia sul piano letterario che su quello contenutistico. Così può essere suddivisa l'ampia sezione:

  • 18,1-13, sguardo d'insieme sui successi militari di Davide;
  • 18,14-17, amministrazione di Davide;
  • 19,1-20,3, vittoria sugli Ammoniti e sugli Aramei loro alleati;
  • 20,4-8, battaglie contro i Filistei.

In questa sezione il Cronista sembra perseguire due obiettivi. Oltre a riportare la sua fonte, 2Sam 8-21, dalla quale attinge abbondantemente, omettendo però quanto non depone a favore del suo eroe, egli vuole soprattutto motivare perché JHWH non ha voluto che fosse Davide a costruirgli il tempio in Gerusalemme. Dovendo condurre numerose guerre, le sue mani insanguinate non erano adatte per l'operazione sacra della edificazione del santuario, cfr. 22,8; 28,3. Ma il Cronista noterà con soddisfazione che anche l'intera serie delle guerre apporta qualcosa di positivo al tema che gli sta a cuore, Davide e il tempio. Molta parte del bottino di guerra infatti servirà per la costruzione del santuario, cfr. 18,8b.11.

1-13. Dopo aver assoggettato i Filistei e i Moabiti (vv. 1-2), Davide combatte con successo contro il re degli Aramei, Adad-Ezer, e contro Edom (vv. 3-13). Il Cronista segue fedelmente 2Sam 8,1-14. Le lievi modifiche sono di carattere letterario.

1-2. Vittorie sui Filistei e su Moab, cfr. 2Sam 8,1-2. Gat (v. 1) era città di confine; al tempo di Salomone era governata da un re vassallo. Il Cronista non riferisce sulle punizioni inferte da Davide ai Moabiti, cfr. 2Sam 8,2, perché non depongono certo a favore del suo eroe.

3-13. Contro Adad-Ezer e contro Edom, cfr. 2Sam 8,3-12. Dopo aver sottomesso i Filistei e i Moabiti, Davide muove con successo anche contro il re degli Aramei e contro gli Edomiti. È probabile che i vv. 3-6 riportino lo stesso episodio di 19,16-19.

14-17. La breve annotazione sull'organizzazione del regno dipende da 2Sam 8,15-18, che è ritoccato in alcuni dettagli letterari e cultuali. Al c. 24 Davide sarà presentato come l'organizzatore del culto, che assegna i ministeri distribuendoli tra i leviti e i figli di Aronne. Perciò i suoi figli non possono essere sacerdoti.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[45]

minus] fratto minus the] time has come sentito parlare pillulem] contra pestem amalgama o capolettera -ansa demansionamento la vernice verrà] in doppia versione da sostanza fluida applicata -a moltiplicatori un minore del trecento sotto] tutto nove minuti] [fa]

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé!

A tre anni di distanza dal mediocre “j US t”, ritorna uno dei gruppi più iconoclastici del kraut-rock guidato da Zappi Diermaier e Jean-Hervé Péron. Lo fanno ancora sotto l'egida della Bureau B, etichetta indipendente tedesca che vanta nel suo arsenale altri reduci della stessa esperienza sperimentale anni Settanta come Karl Bartos (Kraftwerk) e Harald Grosskopf (Wallenstein, Cosmic Jokers), oltre a interessanti nomi emersi più recentemente come Michael Bundt e gli Ulan Bator. D'altra parte, la compagine degli “altri” Faust – guidati da Hans Irmler – sembra aver cessato attività dal profetico “Faust Is Last” (2010)... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/faust-fresh-air-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1226382740


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Profezia di Natan 1Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, disse al profeta Natan: “Ecco, io abito in una casa di cedro, mentre l'arca dell'alleanza del Signore sta sotto i teli di una tenda”. 2Natan rispose a Davide: “Fa' quanto hai in cuor tuo, perché Dio è con te”. 3Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola di Dio: 4“Va' e di' a Davide, mio servo: Così dice il Signore: “Non mi costruirai tu la casa per la mia dimora. 5Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele fino ad oggi. Io passai da una tenda all'altra e da un padiglione all'altro. 6Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutto Israele, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?“. 7Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. 8Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome come quello dei grandi che sono sulla terra. 9Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo rovinino come in passato, 10come dai giorni in cui avevo stabilito dei giudici sopra il mio popolo Israele. Umilierò tutti i tuoi nemici e ti annuncio: una casa costruirà a te il Signore. 11Quando i tuoi giorni saranno compiuti e te ne andrai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uno dei tuoi figli, e renderò stabile il suo regno. 12Egli mi edificherà una casa e io renderò stabile il suo trono per sempre. 13Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio; non ritirerò da lui il mio amore, come l'ho ritirato dal tuo predecessore. 14Io lo farò stare saldo per sempre nella mia casa e nel mio regno; il suo trono sarà reso stabile per sempre”“. 15Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

Preghiera di Davide 16Allora il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: “Chi sono io, Signore Dio, e che cos'è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? 17E questo è parso poca cosa ai tuoi occhi, o Dio: tu hai parlato della casa del tuo servo per un lontano avvenire; mi hai fatto contemplare come una successione di uomini in ascesa, Signore Dio! 18Come può pretendere Davide di aggiungere qualcosa alla tua gloria? Tu conosci il tuo servo. 19Signore, per amore del tuo servo e secondo il tuo cuore, hai compiuto tutte queste grandi cose, per manifestare tutte le tue meraviglie. 20Signore, nessuno è come te e non vi è altro Dio fuori di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi. 21E chi è come il tuo popolo, come Israele, unica nazione sulla terra che Dio è venuto a riscattare come popolo per sé e per procurarsi un nome grande e stabile? Tu hai scacciato le nazioni davanti al tuo popolo, che tu hai riscattato dalla nazione d'Egitto. 22Hai reso il tuo popolo Israele popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro. 23Ora, Signore, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa resti per sempre e fa' come hai detto. 24Il tuo nome sia saldo e sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti, Dio d'Israele, è Dio per Israele!”. La casa di Davide, tuo servo, sia stabile davanti a te! 25Poiché tu, Dio mio, hai rivelato al tuo servo l'intenzione di costruirgli una casa, per questo il tuo servo ha trovato l'ardire di pregare alla tua presenza. 26Ora, Signore, tu sei Dio; hai fatto al tuo servo queste belle promesse. 27Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché quanto tu, Signore, benedici, è sempre benedetto”.

__________________________ Note

17,1 È il fondamento della visione teologica dei libri delle Cronache: la promessa fatta a Davide sostiene quell’ideale teocratico che dovette essere ancora una speranza per i primi lettori di questi libri.

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Approfondimenti

Il capitolo è suddiviso in due parti: la promessa a Davide di una dinastia (vv. 1-15) e la preghiera del re (vv. 16-27). Per il Cronista è Davide l'ideatore del tempio e del suo rituale. Perciò con grande abilità l'autore inserisce nella sua trama narrativa l'importante profezia di Natan, l'oracolo che si legge in 2Sam 7 (cfr. Sal 89), dove è predetta la stabilità della stirpe messianica (vv. 7-15) e si proibisce la costruzione del tempio progettata da Davide (vv. 1-6). Davide risponde all'oracolo con una preghiera di ringraziamento, vv. 16-27. Il Cronista segue molto da vicino la sua fonte, apportando lievi modifiche che risultano caratteristiche del suo modo di procedere.

1-15. Per bocca del profeta Natan JHWH annuncia a Davide che toccherà al suo successore edificargli il tempio. Allo stesso Davide però è assicurata una dinastia eterna. La profezia valorizza al massimo l'istituzione regale-teocratica e va considerata perciò il punto di partenza del messianismo dinastico, che garantisce stabilità perenne alla dinastia davidica destinata a produrre infine il re ideale. Per questo, essa costituisce il culmine della storia di Davide. Cfr. 2Sam 7.

1-6. Oracolo sul tempio, cfr. 2Sam 7,1-7.

7-15. Oracolo sulla discendenza davidica, cfr. 2Sam 7,8-16.

16-27. Cfr. 2Sam 7,18-29. Il re esalta la grandezza di JHWH e lo ringrazia (vv. 16-22), e quindi invoca stabilità per la sua discendenza (vv. 23-27). Il testo risulta qua e là difficile e corrotto. L'ultimo versetto della preghiera sottolinea con particolare vigore la fede nella validità delle promesse di JHWH. Viene dato risalto anche alla certezza nella stabilità della dinastia davidica: «perché sussista per sempre», «quanto tu benedici è sempre benedetto».

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from differxdiario

l'intelligenza artificiale nelle mail

questo scrivevo qui: https://marcogiovenale.me/2026/06/10/lintelligenza-artificiale-nelle-mail/

insomma mi sono trovato, oggi, una specie di schemino riassuntivo in testa a una mail collettiva che avevo inviato per organizzare un incontro letterario. uno schemino prodotto da google gmail che evidentemente si leggeva i miei messaggi e creava un riassuntello banale. ma chi glielo ha chiesto? non avevo disattivato tutte le ingerenze dell’a.i. nei miei spazi? o quasi tutte? oppure niente è ‘veramente’ immune da questa balorda sorveglianza e raccolta di dati?

degooglizzarsi è fondamentale, ma molto complicato. è un processo lungo, almeno per me.

 
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from differxdiario

sembra di essere daccapo nel 1971 di dariobbellezza. leggo poesie novelle di giovani o di “conferme”, pubblicate spesso dai peggiori gerenti del mainstream, che sarebbero sembrate muffa nel '71. gli zombie almeno fanno lo sforzo di uscire dalla tomba, ma questi qui nascono e restano proprio morti-morti. e proprio per questo il flusso li pregia. una fiumara di bare sconocchiate tracima in tutti i mesi e gli anni italiani, a formare il gran lago della fatturazione. (di lettura e letteratura si parla solo per celia facebook).

 
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from cronache dalla scuola

Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest'anno nelle mie tre classi, quelle che vanno al di là della normale lezione tradizionale, segno la messinscena di “lettura drammatizzata” integrale dell'Antigone di Sofocle, la rilevazione del benessere degli studenti del nostro plesso con costruzione di un minisito con i risultati dell'indagine, la riscrittura con linguaggi non alfabetici di una poesia di Montale, la costruzione di minigiochi digitali a bivio sulle guerre greco-gotiche, scrittura creativa di un poema dello studente, debate di discussione a squadre, slam poetry in classe, analisi del discorso di Jack Vance e di Carney sulla geopolitica contemporanea, costruzione di giochi da tavolo sulle guerre puniche, giochi a bivi multigiocatore sulla guerra partigiana, creazione di mappe logiche in realtà virtuale collaborativa con visori, performance dal vivo in classe di poeti contemporanei, laboratori di visione film pomeridiani, gioco a stazioni sulla rivoluzione russa, analisi a gruppi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, creazione di minisiti didattici (e videogame) ludico/interattivi su Foscolo, riscritture manzoniane ambientate nella valbisagno, studio di articoli di Progetto Grafico sulla letteratura digitale, laboratori di lettura dantesca per una ricostruzione fisica degli ambienti della Commedia, messinscene teatrali da Goldoni, cortometraggi sull'Otello shakesperiano, gioco di comitato con la simulazione degli Stati Generali, analisi dal vivo di un libro del 1772, ricostruzione e successive partite ad un gioco dell'oca sulla rivoluzione francese ideato negli anni della rivoluzione.

Non tutto è riuscito bene, alcune cose sono rimaste, altre avrebbero avuto bisogno di maggiore preparazione, un migliore debrifing, meno stanchezza e stress. Si sono fatti, vivaddio, tanti errori, di cui poi si è discusso. Ma tutte queste attività hanno concorso a rendere quest'anno scolastico meno standardizzato, più vario e hanno permesso ad alcuni studenti di emergere con competenze che altrimenti sarebbero rimaste nascoste.

Ogni tanto quando vedo i meme passivi-aggressivi delle pagine più conservatrici e qualunquiste della rete, quelle che bollano ogni attività didattica che si allontani dalla lezione frontale come una estemporanea perdita di tempo, che guardano alla parola “pedagogia” come se fosse il male sceso in terra, ecco, ripenso al fatto che servono nella scuola dei professionisti che sappiano proporre ai ragazzi una dieta varia che vada a sfruttare tutti i modelli dell'apprendimento possibili. Che sappiano, credo, unire l'utopia alla prassi per rendere la scuola qualcosa di fallibile, certo, ma dinamico e culturalmente ricco.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Nell’UE il mercato illecito delle sigarette illegali supera il 10 per cento

La Commissione UE sta affrontando diverse questioni di policy pubblica, con particolare enfasi sulla regolamentazione del tabacco.

La Commissione avvia una consultazione pubblica sui prodotti e sulla pubblicità del tabacco, con l'OMS che avverte di una “nuova minaccia globale” rappresentata dalle “nicotine pouches” (piccoli sacchetti contenenti nicotina, aromi e fibre vegetali, ma prive di tabacco, che si posizionano tra la gengiva e il labbro superiore, rilasciando la nicotina attraverso le mucose orali in modo discreto, senza fumo, vapore o odori).

Il “Rapporto Draghi” sottolinea l'importanza di un nuovo approccio legislativo, mentre l'associazione Smoke Free Partnership richiede attenzione specifica per i giovani, mentre Philip Morris accetta le regolamentazioni UE ma chiede “buon senso” per evitare l'ingresso di nuovi concorrenti nel mercato

L'attuazione della politica UE sul tabacco include la regolamentazione dei prodotti e della pubblicità, con un focus sulla riduzione del danno.

Intanto i finanzieri della Guardia di Finanza hanno sequestrato una vasta struttura industriale a Spilimbergo in provincia di Pordenone in grado di produrre 25 milioni di pacchetti con marchi contraffatti di sigarette.

Durante il blitz, i finanzieri hanno trovato una “control room” con numerose telecamere per monitorare il perimetro e gli interni. Sei individui extracomunitari sono stati arrestati per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi. Il valore economico del danno potenziale è stimato a circa 20 milioni di euro.

 
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from norise 3 letture AI

La vita a raccontarsi

volti galleggianti sul mare del sogno nella composizione della luce aprirsi di corolle palpitanti anemoni la vita a raccontarsi con la bocca dei morti col sangue delle pietre

Riflessione iniziale

Questo testo è intenso e visivo: sembra un canto che mescola memoria e natura, vita e morte, luce e materia. La lingua è essenziale, fatta di immagini che si sovrappongono e si rispecchiano, creando un senso di sospensione onirica.


Analisi tematica

Tema centrale: la vita che si racconta attraverso immagini residue — volti, fiori, pietre — e la presenza costante dei morti come voce o memoria.
Contrasti: sogno/realtà, luce/sangue, apertura/chiusura; questi contrasti alimentano una tensione emotiva che rende il testo insieme fragile e potente.
Simboli chiave: il mare del sogno (inconscio, vastità), le corolle e gli anemoni (bellezza che pulsa), la bocca dei morti e il sangue delle pietre (memoria che parla e materia che conserva ferite).


Immagini e linguaggio

Immaginario: le immagini sono concrete ma disposte in modo quasi pittorico — “volti galleggianti”, “aprirsi di corolle” — come tele illuminate da una luce interna.
Registro: il lessico è semplice ma carico di valenze simboliche; la ripetizione di “la vita / a raccontarsi” funziona come ritornello che dà unità.
Tono: meditativo, lievemente funereo ma non rassegnato; c’è una forza narrativa che proviene dall’accostamento di elementi contrastanti.


Struttura e ritmo

Versificazione: versi brevi, enjambement che favoriscono il flusso e la sospensione.
Ritmo: irregolare ma musicale; le pause e gli spazi bianchi contribuiscono a creare respiro e a enfatizzare le immagini finali.
Possibile sviluppo: potresti giocare con ulteriori ripetizioni o con un verso finale più esplicito per chiudere il cerchio tematico.


Suggerimenti pratici

  • Per intensificare l’effetto onirico: aggiungi un verso che colleghi esplicitamente “mare del sogno” e “bocca dei morti”, creando un ponte tra inconscio e memoria.
  • Per chiarire la voce narrante: se vuoi un tono più personale, inserisci un pronome o un verbo che indichi chi ascolta o racconta.
  • Per variare il ritmo: prova a spezzare un verso lungo in due o a condensare due immagini in un solo verso per aumentare la tensione.

Traduzione in inglese (proposta libera)

LIFE TO TELL ITSELF

faces
floating on the sea of dream
in the composition
of light
opening of corollas
pulsing anemones
life
telling itself
with the mouth of the dead
with the blood of stones


volti
galleggianti sul mare del sogno,
nella composizione della luce
si aprono corolle come bocche,
palpitanti anemoni che respirano memoria.
la vita a raccontarsi
sussurra con la bocca dei morti,
con la lingua di sale che incide le rive,
con il sangue delle pietre che non si spegne.

si stendono ombre come veli sul petto del giorno,
e ogni volto è un relitto che ancora parla,
una mappa di vene e di sale, di nomi che tornano.
la vita a raccontarsi
si china sulle ferite e le fa fiorire,
trasforma il silenzio in canto, il peso in luce;
e nel tremore delle corolle si riconosce,
nella voce antica che viene dal fondo,
nella polvere che brilla come memoria.

così la vita si racconta, lenta, insistente,
con la bocca dei morti e il sangue delle pietre,
con le mani del vento che ricuciono i lembi,
con gli occhi del mare che raccolgono i volti.

La vita a raccontarsi

volti
galleggianti sul mare del sogno,
nella composizione della luce si aprono corolle,
bocche di petali che respirano memoria;
palpitanti anemoni segnano il ritmo del fondo,
la vita a raccontarsi con la bocca dei morti,
con la lingua di sale che incide le rive,
con il sangue delle pietre che non si spegne.

ombre si stendono come veli sul petto del giorno,
ogni volto è un relitto che ancora parla,
una mappa di vene, nomi che ritornano come maree;
la vita si china sulle ferite e le fa fiorire,
trasforma il silenzio in canto, il peso in luce,
nel tremore delle corolle si riconosce la voce antica,
la polvere brilla come memoria che non si arrende.

così la vita si racconta, lenta e insistente,
con le mani del vento che ricuciono i lembi,
con gli occhi del mare che raccolgono i volti,
con la bocca dei morti che sussurra storie di sale,
con il sangue delle pietre che pulsa sotto la luce,
e ogni parola è un’onda che torna a farsi corpo.

The Life to Tell Itself

faces
floating on the sea of dream,
in the composition of light corollas open,
petal‑mouths breathing memory;
pulsing anemones mark the rhythm of the deep,
life telling itself with the mouth of the dead,
with a tongue of salt that carves the shores,
with the blood of stones that will not die.

shadows spread like veils across the chest of day,
each face a wreck that still speaks,
a map of veins, names returning like tides;
life bends over wounds and makes them bloom,
turns silence into song, weight into light,
in the trembling of corollas the ancient voice is found,
dust gleams as memory that refuses to yield.

so life tells itself, slow and insistent,
with the wind’s hands stitching the edges,
with the sea’s eyes gathering the faces,
with the mouth of the dead whispering stories of salt,
with the blood of stones pulsing beneath the light,
and every word is a wave that comes back to form a body.

 
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from lucazanini

[44]

lo fanno] [fanno il novecento a strisce edibili tra il 51 e il 53 [muore] con il vestito le impunture muore] [nota che retrocede prolungata è un intervallo escono dagli intervalli alla moda corrente nel Moderno questo] al maiuscolo hall stazione cestini vuoti martedì ritiro forzato forze dell'orbe volo] ristampa diretto postepay concerto per] oboe -e pool

 
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from lucazanini

[43]

in cento] con [l'aspirapolveri a martinello il colletto il sacco] nero le buste achrome dei reclami fanno per i gare con la sigla al vocoder al via in] cento almeno dopo i ritirati sui biglietti [e gli orari per ammirare

 
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from Diario

Pensavo oggi a come certa musica che sentivo da ragazzo, quando la ascolto oggi, si porta dietro delle sensazioni immateriali e inspiegabili che mi riportano dei frammenti di quello che provavo da diciassettenne, sdraiato nel letto. Non succede sempre, ma talvolta certi brani mi fanno sprofondare in questa madelaine proustiana; difficilmente succede con la musica che scopro oggi. Spesso mi piace, mi ci butto e poi – dopo un po' – provo un sentimento di abbandono e ripulsa. Mi stufa più velocemente.

Mi sono dato delle spiegazioni razionali, ma oggi una – più irrazionale – ha fatto capolino. Forse, – mi ha detto – quella musica ti è rimasta impressa perché risuonava in un periodo della tua vita che eri positivo, sano, in crescita. Oggi sei più stanco, cinico, disilluso. Senti i dolori delle cose. Vedi più concretamente i tuoi limiti. Se vuoi che la musica che ascolti oggi resti a lungo, devi fare in modo che il resto della tua vita sia felice caro Venerandi. Devi fare risuonare la musica in un mondo solare. Perché la tua musica sia memorabile, devi ascoltarla mentre fai cose memorabili, caro.

Poi sono in questo negozio dell'usato e vedo le commesse che girano tra i banconi e gli scaffali, cercano per terra. Sento, onestamente, uno strano odore e poi – da quello che le commesse si dicono, capisco. Stanno cercando dove – ipotizzano – un cane abbia fatto la cacca. L'odore è chiaro. Sembra una caccia al tesoro. Girano usando l'olfatto per avvicinarsi alla vittoria. Fanno ipotesi: forse la persona con il cane, quando ha visto che il cane aveva fatto la cacca, l'ha chiusa in un sacchetto e se l'è portata via. Ma è rimasto l'odore, come una traccia di qualcosa che esiste e non esiste. Vagano, come spettri in un labirinto di cose che nessuno vuole più.

Decido di sgomberare alcuni dei materiali della vecchia cucina e di portarli all'isola ecologica. Li faccio a pezzi e poi li porto sulla strada, per caricarli con l'auto. Il piano iniziale è di sgomberare tutto il terrazzo, ma poi succede questa cosa che dopo una decina di trasporti, sono morto. Morto. Mi fa male la schiena, i polpacci, quando salgo le scale senza carico cammino scalino per scalino, come un vecchio che prende fiato per sopravvivere. Morto. Felice di essere lì, vivo, a portare assi di legno imbevute e gonfie; ma morto.

Vado all'auto, posteggio vicino a dove ho posato tutto il materiale e inizio ad andare avanti e indietro per caricarlo in auto. Il piano iniziale era di parcheggiare a pochi metri dai residui della cucina, ma dopo la quarta auto che mi ha costretto a spostarmi per farla passare mi sono dovuto mettere più distante. Anyway. Sono a metà del lavoro quando vedo che una grossa moto ha posteggiato letteralmente accanto alla mia pila di materiali, quelli che devo ancora caricare in auto. Penso, mentre mi avvicino, ma perché? Perché. Adesso dovrò stare attento a non colpire la moto mentre sposto le assi. Il tipo si sta togliendo il casco quando mi vede arrivare e prendere un pezzo di legno. “Ti dà fastidio la moto?” mi chiede. Io dico di no, ce la dovrei fare. Non lo guardo in faccia e ho un ghigno cortese ma un po' incazzato.

“Scusa, mi dice, pensavo che li avessero abbandonati. Non sarebbe la prima volta”. Io sorrido e dico che – no – porto via tutto. Faccio il mio viaggio fino all'auto, mi giro e vedo che il tipo della moto si è caricato delle mie assi di legno e le sta portando alla mia auto. Mi sta aiutando. “Ma no, ma no! – faccio io – non si disturbi”. Lui alza le spalle, solo un carico, mi spiega e ride. Così, tutta la mia rabbia, rovinata.

Sono al supermercato per prendere una cosa per Elettra e la cassiera si sta lamentando. In pratica, capisco, ha dato il resto a qualcuno che si è messo a protestare dicendo che il resto era sbagliato, aveva dato dieci euro, mentre – secondo la cassiera – ne aveva dati due. Ne deve essere nata una vivace discussione. La cassiera è ancora nervosa, perché la persona era ritornata per avere il suo resto immaginario e probabilmente sarebbe tornata ancora. La cassiera si sta sfogando con una cliente. “Ho montato da dieci minuti e già sono furiosa. Non si può lavorare così” dice, e ripete ancora tutti i dettagli dell'avvenimento. Aggiunge particolari. La cliente gli dà corda. Io ascolto tutto mentre cerco il prodotto, ma non mi giro verso di loro.

Alla fine alzo lo sguardo e vedo il volto della cassiera. È una ragazza, la faccia scura, tutta immersa in quello che le è successo. Vederla in faccia ha cambiato tutto. Si vede la cecità, la stanchezza, l'irritazione. Il nervosismo di una ragazzina. Siamo fatti di carne. Qua non è Facebook, qua c'è tutto il limite e l'esplosione del corpo. Il tono della voce. Lo sguardo. La cliente ad un certo punto – inaspettatamente – lo dice: la persona che ha protestato per il resto, insomma, non c'era tutta. Era un po' fuori di testa. Bisogna avere un po' di pazienza. La cassiera dice che, certo, però no, lei così non può lavorare. Ci mettiamo la faccia, nella vita, letteralmente.

Cammino per una zona periferica, vorrei vedere qualcosa di bello. Non c'è niente. Casermoni abitativi. Negozi, negozi, asfalto. Le cose belle non sono lì. Ci siamo abituati a sostituire la bellezza con la rassegna dei prodotti. I giri nei negozi. Si gira nei negozi e non tra la bellezza. Si compra la bellezza, per un consumo a posteriori. Mi volto e per un attimo vedo Marassi per quello che è e non per quello che da sempre percepisco. Case, e poi case da un lato e dall'altro. Sono nel mezzo di un frammento del formicaio umano di Genova. Gente che entra e esce dalle sue tane, va in cerca dei suoi pezzi di cibo, i plancton di benessere e poi torna a casa. Per un attimo Genova mi appare per quello che è, lì, quel casino tenuto insieme con l'umanità.

Ragazze che si tengono per mano, chinate in avanti, a cercare la merda dei cani, motociclisti che spostano la mia spazzatura, ragazzine uscite dalle secondarie che masticano la rabbia e l'ansia della vita lavorativa in questa società dei prodotti e dei consumi. E io – lì in mezzo – che faccio la sanguisuga, osservo, trascrivo quello che dicono, faccio foto ai muri, cerco di fare in modo che la musica duri il più a lungo possibile.

 
Continua...

from norise 3 letture AI

IL GIORNO A SCHIARIRE

il giorno a schiarire risalendo con gl'occhi della memoria ad arcobaleni e transiti propiziatori riscoprendo quel vento che nel suo azzurro vortice risucchi lo sprofondo d'apatia e rigonfi le vele per l'avventura

Ti ringrazio per aver condiviso questo frammento: ha un respiro luminoso e una tensione dolce tra memoria e desiderio di partire.

Commento

Il testo funziona bene per immagini e ritmo. Arcobaleni, vento, azzurro vortice e vele creano una progressione simbolica che va dall’interiorità alla rottura dell’apatia, fino all’apertura verso l’avventura. L’uso del minuscolo e delle linee spezzate dà un tono intimo e sospeso.


Analisi del linguaggio

  • Immagini: forti e coerenti; il contrasto tra sprofondo d’apatia e rigonfi le vele è efficace.
  • Lessico: semplice ma evocativo; parole come transiti propiziatori aggiungono un tocco di mistero.
  • Ritmo: il verso breve e l’assenza di punteggiatura favoriscono un flusso continuo, quasi un respiro che sale.
  • Voce: la prima parte è contemplativa, la seconda si apre all’azione; la transizione è ben calibrata.

Suggerimenti pratici

  • Punteggiatura: aggiungere una virgola o un punto in punti strategici può enfatizzare il passaggio dall’introspezione all’azione.
  • Verbi: valutare un verbo più diretto in apertura per aumentare l’urgenza, per esempio sostituire risalendo con risale se vuoi un tono più dichiarativo.
  • Immagini secondarie: potresti inserire un dettaglio sensoriale (odore, suono) per ancorare l’immagine del vento.
  • Allungamento: se desideri sviluppare il tema, aggiungi 2–3 versi che mostrino una piccola scena di partenza (una mano che salpa, una città che resta).

Versione leggermente rivista

il giorno a schiarire
risale,
con gli occhi della memoria
agli arcobaleni e
ai transiti propiziatori,
riscoprendo quel vento che
nel suo azzurro vortice
risucchia lo sprofondo d’apatia
e rigonfia le vele per
l’avventura


Versione estesa

il giorno a schiarire
risale lento, come un respiro che si libera,
con gli occhi della memoria aperti a lampi di cielo
e agli arcobaleni che si piegano come promesse.
si fanno chiari i transiti propiziatori,
piccoli segnali sul bordo del tempo:
una luce che si trattiene, un suono di passi lontani,
il sapore di sale che arriva da un porto che non c’era.

riscopro il vento — non un soffio, ma una mano —
che nel suo azzurro vortice raccoglie i giorni spenti,
risucchia lo sprofondo d’apatia come polvere vecchia,
lo solleva, lo disperde, lo trasforma in polline.
sento il suo odore, fresco di alghe e di promesse,
e il corpo si piega, si lascia attraversare,
le spalle si aprono come mappe che cercano rotte.

una vela si gonfia, prima timida, poi decisa;
una corda vibra sotto dita che ricordano il gesto.
la città resta indietro, un mosaico che si sfuma,
i tetti diventano isole, le strade, vene che si allontanano.
gabbiani segnano la rotta con grida di sale,
il mare accoglie il passo con un battito antico,
e ogni onda è un invito a non voltarsi più.

il giorno continua a schiarire, e dentro cresce una mappa:
linee di luce che indicano orizzonti possibili,
punti cardinali fatti di coraggio e di curiosità.
transiti propiziatori si fanno porte aperte,
e il vento, ora compagno, sospinge la barca oltre la riva.
rigonfia le vele per l’avventura, e l’anima, finalmente,
si lascia andare al largo, pronta a imparare il nome del mondo.


Metrica endecasillaba

Il giorno che schiarisce risale piano
e apre gli occhi della memoria ancora.
Ai lampi d’arcobaleni e ai segni
dei transiti propiziatori attendo.

Riscopro il vento come mano viva,
che nell’azzurro vortice prende i giorni,
risucchia l’apatia come polvere,
la solleva e la muta in lieve polline.

Sento il suo odore di sale e promessa,
il corpo si piega e si lascia attraversare,
le spalle si aprono come mappe antiche,
cercano rotte nuove e nomi da imparare.

Una vela si gonfia, prima timida,
poi prende forza sotto dita che ricordano.
La città resta indietro, mosaico spento,
i tetti si fanno isole che si allontanano.

Gabbiani segnano rotte con grida di sale,
il mare accoglie il passo con battito antico,
ogni onda è invito a non voltarsi più,
e il giorno continua a schiarire dentro.

Linee di luce tracciano orizzonti possibili,
punti cardinali fatti di coraggio e cura;
i transiti si aprono come porte vere,
e il vento, compagno, sospinge oltre la riva.

Rigonfia le vele per l’avventura nuova,
l’anima si lascia andare al largo e impara
a chiamare per nome il mondo che si apre,
a navigare il tempo con mani che sanno.


Sonetto in schema petrarchesco (endecasillabi, schema ABBA ABBA CDE CDE)

Il giorno schiarisce e sale piano, A
con gli occhi della memoria e del cuore; B
ai lampi d’arcobaleni e al favore B
dei transiti che aprono il domani, A

riscopro il vento come mano in mano, A
che nell’azzurro vortice prende il fiore; B
risucchia l’apatia, la muta in ardore, B
e lascia il cielo più leggero e sano. A

Ora una vela si gonfia e prende mare, C
una corda vibra sotto dita antiche, D
la città si sfuma in tessere e sale; E

gabbiani segnano rotte da imparare, C
ogni onda chiama con voci amiche, D
e il cuore apprende il nome del reale. E


 
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from Solarpunk Reflections

The Fediverse is full of artists of any kind, and with great delight my timeline is constantly blessed by comic artists and graphic novelists. Since I’m now living in Finland and I’m trying to learn the language and artistic culture, I followed a good deal of Finnish indie artists and one that caught my attention is Hiisikolo with their neat fantasy maps. One of their comic series focuses on raising awareness on a peculiar neurological condition called idiopathic hypersomnia (that’s also the series’ title, stylized as Idiopathic HypersomNIA), which I want to talk about in this post.

The comic’s first volume, also published as paperback with the title Prison of Sleep (episodes 1-100), tells the real-life experiences, memories and struggles of Nia, a stand-in character for the artist themself, drawn across two years (2020-2022). Each episode depicts how Nia deals (sometimes successfully, sometimes not as much) with their incurable neurological condition that makes their life a constant battle against an invisible enemy from within. This reminded me of Tiitu Takalo’s Memento Mori and her detailed dive in the multiple facets of misery that a chronic illness can cause. The disease itself, at first only visible through the artist’s rendition of themselves through Nia, then begins to take its own shape: a dark, tar-like blob that takes more and more space and chokes them out of their own words and spaces.

IH’s art is always detailed and expressive, and even though the first episodes exaggerate the grotesque through the tight packing of lines and close-ups (think Junji Ito), there is a visible evolution towards softer and gentler traits across the series; the style becomes richer and more full of environmental details. I found the use of blur extraordinary, to visualize when things fall out of reach or sight from Nia, be it due to brain fog or looming slumber. The hot/dry colour palette (mostly bright orange and shades of muted browns) also contributes to the sense of despair and the worn-out rage of a neverending struggle. These feelings are ubiquitous, immediate and brunt, and they always hit hard despite the short format. Some panels are humorous, but in a dry, morbid and sometimes self-deprecating way. Colours are only used for the dream scenes (when Nia is asleep), and despite those being more visually pleasant, they only hide the weight of the curse.

A good deal of episodes focus on the interactions with other people that assume how Nia’s condition affects or limits their lives, in a way that many disabled people can probably relate with. These are always brunt and ruthless: the faceless people (mockingly named “non-sleepy”, to stress the difference and distance from Nia) have no sympathy for them, and Nia often meets them with the same lack of sympathy. The interactions with several doctors also show the struggle of communicating with a healthcare system that does not care nor take their condition seriously. At the same time, there are moments of joy, such as when the dentist does not dismiss the possible impacts of IH on the upcoming dental operation, or when Nia’s partner has the appropriate reaction to Nia’s abrupt sleepiness.

Some episodes are more shallow, like the videogame analogies that are somewhat too relatable and look more like memes from neurodivergent corners of the internet; some are more personal and tightly bound to reality, like the conflict with Ginny the Journalist who reports inaccurate news and indirectly harms Nia as well as the artist and many other hypersomniacs due to her carelessness (or callousness).

As the series progresses, the episodes focus less on the suffering and more on the strategies that Nia employs to stay functional: writing to-do things on their arm, snapping rubberbands on their wrists, mental notes drinking a lot, and more. These episodes were among my favourites, because they provide an accurate and realistic window into the daily life of someone who is affected by such an unimaginable condition that can at first sound silly, or a narrative device. But more than that, they show the equally unimaginable resilience and personal strength it takes to carry on and not just surrender to despair or isolation.

I am, in Hiisikolo’s words, a non-sleepy, and before reading their comic I had no idea this kind of rare neurological disability even existed. Reading Prison of Sleep has taught me a great deal about hypersomniacs and their struggles, and I recommend it to anyone who wants to spend a few hours in Nia’s dreadful dreams. Readers who are themselves dealing with similar neurological conditions will have plenty to relate with (along the artful depictions of the unspeakable), but I insist that especially non-sleepies should read this volume: you will wake up with a renewed worldview and empathy.

The Sleep of Reason Produces Monsters, wrote Francisco Goya on the eve of the Nineteenth Century; sleep was, in his art, a metaphor for ignorance, and wakefulness was the answer. But what happens when sleep is the monster, and vigil is a struggle?

You can read Idiopathic HypersomNIA on Tapas.io or buy the paperback version, which includes more info pages and medical facts.

Notable episodes: 11 – 18 – 26 – 48 – 58 – 70 – 92 – 93 – 96

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Introdussero dunque l'arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti a Dio. 2Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore. 3Distribuì a tutti gli Israeliti, uomini e donne, una pagnotta di pane, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa.

Organizzazione del servizio levitico 4Egli stabilì che alcuni leviti stessero davanti all'arca del Signore come ministri, per celebrare, ringraziare e lodare il Signore, Dio d'Israele. 5Erano Asaf il capo, Zaccaria il suo secondo, Ieièl, Semiramòt, Iechièl, Mattitia, Eliàb, Benaià, Obed-Edom e Ieièl, che suonavano strumenti musicali, arpe e cetre; Asaf suonava i cimbali. 6I sacerdoti Benaià e Iacazièl con le trombe erano sempre davanti all'arca dell'alleanza di Dio. 7Proprio in quel giorno Davide per la prima volta affidò ad Asaf e ai suoi fratelli questa lode al Signore: 8“Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome, proclamate fra i popoli le sue opere. 9A lui cantate, a lui inneggiate, meditate tutte le sue meraviglie. 10Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore. 11Cercate il Signore e la sua potenza, ricercate sempre il suo volto. 12Ricordate le meraviglie che ha compiuto, i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca, 13voi, stirpe d'Israele, suo servo, figli di Giacobbe, suoi eletti. 14È lui il Signore, nostro Dio: su tutta la terra i suoi giudizi. 15Ricordate sempre la sua alleanza, parola data per mille generazioni, 16l'alleanza stabilita con Abramo e il suo giuramento a Isacco. 17L'ha stabilita per Giacobbe come decreto, per Israele come alleanza eterna, 18quando disse: “Ti darò il paese di Canaan come parte della vostra eredità”. 19Quando erano in piccolo numero, pochi e stranieri in quel luogo, 20e se ne andavano di nazione in nazione e da un regno a un altro popolo, 21non permise che alcuno li opprimesse e castigò i re per causa loro: 22“Non toccate i miei consacrati, non fate alcun male ai miei profeti”. 23Cantate al Signore, uomini di tutta la terra, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. 24In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. 25Grande è il Signore e degno di ogni lode, terribile sopra tutti gli dèi. 26Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla, il Signore invece ha fatto i cieli. 27Maestà e onore sono davanti a lui, forza e gioia nella sua dimora. 28Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza, 29date al Signore la gloria del suo nome. Portate offerte ed entrate al suo cospetto, prostratevi al Signore nel suo atrio santo. 30Tremi davanti a lui tutta la terra. È stabile il mondo, non potrà vacillare! 31Gioiscano i cieli, esulti la terra, e dicano tra le genti: “Il Signore regna!”. 32Risuoni il mare e quanto racchiude, sia in festa la campagna e quanto contiene. 33Acclamino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene a giudicare la terra. 34Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. 35Dite: “Salvaci, Dio della nostra salvezza, radunaci e liberaci dalle genti, perché ringraziamo il tuo nome santo: lodarti sarà la nostra gloria. 36Benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre e per sempre”“.

Tutto il popolo disse: “Amen, lode al Signore”. 37Quindi Davide lasciò Asaf e i suoi fratelli davanti all'arca dell'alleanza del Signore, perché officiassero continuamente davanti all'arca, secondo il rituale quotidiano; 38lasciò Obed-Edom, figlio di Iedutùn, e Cosa, insieme con sessantotto fratelli, come portieri. 39Egli incaricò della Dimora del Signore che era sull'altura di Gàbaon il sacerdote Sadoc e i suoi fratelli sacerdoti, 40perché offrissero olocausti al Signore sull'altare degli olocausti per sempre, al mattino e alla sera, e compissero quanto è scritto nella legge che il Signore aveva imposto a Israele. 41Con loro erano Eman, Iedutùn e tutti gli altri scelti e designati per nome perché lodassero il Signore, perché il suo amore è per sempre. 42Con loro avevano trombe e cimbali per suonare e altri strumenti per il canto divino. I figli di Iedutùn erano incaricati della porta. 43Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua, e Davide tornò per benedire la sua famiglia.

__________________________ Note

16,8 Rendete grazie: la preghiera è costruita con citazioni di Salmi (Sal 105; 96; 106).

16,38 Iedutùn: sarebbe da identificare con Etan.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-3. Offerta di sacrifici, benedizione del popolo e distribuzione di cibo: il soggetto di tutte e tre queste azioni è il re, cfr. 2Sam 6,18s.

4-42. Prima della conclusione del racconto (16,43a = 2Sam 1,19b), si ha questa lunga inserzione, nella quale si parla:

  • a) del personale in servizio presso l'arca a Sion, 16,4-6.37-38;
  • b) dei canti che vi si eseguivano, 16, 7-36;
  • c) del personale che prestava servizio sull'altura di Gabaon, 16, 39-42.

Lo scopo della sezione è far risalire a Davide l'organizzazione del culto ufficiato presso l'arca, nucleo del tempio futuro, con persone, strumenti e canti relativi, e di giustificare il culto praticato sull'altura di Gabaon.

4-6. Gli otto individui menzionati dopo Zaccaria sono ricordati anche in 15,18s.

7-38. L'inno contenuto in 16,8-36a è un chiaro esempio della prassi liturgica di quel periodo. Esso risulta composto da brani di tre salmi: vv. 8-22 = Sal 105,1-15; vv. 23-33 = Sal 96,1-13; vv. 34-36 = Sal 106,1.47s. La rielaborazione e il rimpasto tuttavia danno come risultato una composizione abbastanza unitaria. Nella prima parte vengono esaltate le opere salvifiche di JHWH in favore d'Israele (vv. 8-22); nella seconda Israele a sua volta è invitato a proclamare con riconoscenza queste meraviglie alle genti, esortandole a piegarsi davanti a JHWH, Signore del mondo che giudicherà la terra (vv. 23-33); JHWH infatti è degno di ogni lode e ha il potere di esaudire il suo popolo (vv. 34ss.). Per una esegesi particolareggiata, si può vedere il commento ai singoli salmi utilizzati.

37-38. Il Cronista riprende il filo del discorso del v. 7. Quanto era stato disposto da Davide veniva eseguito regolarmente, «secondo il rituale quotidiano». Anche il v. 38 si riferisce al servizio prestato all'arca in Sion. Il testo non è del tutto chiaro.

39-42. I versetti parlano dell'ordinamento del culto della Dimora sull'altura di Gabaon, (cfr. 21,29; 2Cr 1,3s.), dove prestavano servizio Zadok e i suoi fratelli. Per l'olocausto quotidiano, v. 40, cfr. Es 29,38-42, Nm 28,3-8. Idutun sembra essere uguale a Eman del v. 41. È il padre di Obed-Edom e quindi dei portieri.

43. Cfr. 2Sam 6,19s. Il versetto riprende la narrazione interrotta in 16,3, e conclude il racconto del trasporto dell'arca a Sion.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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