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from differxdiario

25 aprile di (la chiamo ancora così) militanza online. spendendo tempo e condividendo materiali per il fediverso e per la causa palestinese. e per (ovviamente) la famiglia, da crescere antifascista.

ho messo più cose su differx.noblogs.org che su slowforward, oggi. e va così.

buona Liberazione, buona Resistenza.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

La task force di Europol per l'identificazione di vittime di sfruttamento sessuale minorile. Partecipa anche l'Italia

Dal 13 al 24 aprile 2026, Europol ha ospitato presso la propria sede all'Aia una task force per l'identificazione delle vittime (VIDTF) di casi di sfruttamento sessuale minorile, che ha riunito 34 specialisti di Europol, INTERPOL e 31 paesi di tutto il mondo (Italia compresa). L'operazione si è concentrata anche sull'identificazione dei responsabili. A seguito dell'operazione, sono stati identificati in via preliminare 12 minori.

Durante le due settimane di attività, gli esperti hanno analizzato oltre 317 set di dati contenenti immagini e video di sfruttamento sessuale minorile (CSE). Questi materiali riguardavano vittime di entrambi i sessi, di età compresa tra la prima infanzia e l'adolescenza, e rappresentavano diverse nazionalità. La task force ha generato 204 piste investigative, che sono state trasmesse alle autorità nazionali per ulteriori indagini.

Europol elabora il materiale attraverso il suo Sistema di Analisi di Immagini e Video (IVAS), che ha analizzato oltre 118 milioni di file unici dal suo lancio nel 2016. Il procedimento è spiegato in un video presente su Youtube. Le task force per l'identificazione delle vittime si tengono due volte l'anno. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2026, queste operazioni hanno analizzato 8.585 set di dati, producendo 3.484 spunti di intelligence. Le successive indagini condotte dalle autorità nazionali hanno portato all'identificazione e alla protezione di 1.190 vittime e all'arresto di 330 responsabili.

un frame del video

Danny van Althuis di Europol, ha sottolineato il costante impegno dell'organizzazione: “Il rilevamento volontario online di materiale pedopornografico potrebbe essersi interrotto, ma la nostra dedizione e la nostra missione non sono cambiate. Europol continuerà a indagare sui casi di sfruttamento sessuale minorile, a identificare i responsabili e a proteggere i bambini. Non possiamo restare inerti, perché milioni di file rimangono da esaminare. Dietro ogni numero c'è un bambino. Il nostro lavoro è tutt'altro che concluso”.

Il formato della task force si è dimostrato estremamente efficace. Gli specialisti analizzano i dati per scoprire indizi che identifichino le vittime, i responsabili o il probabile paese di produzione. Utilizzando IVAS, raggruppano il materiale in serie e lo caricano nel database internazionale sullo sfruttamento sessuale minorile (ICSE) dell'INTERPOL. Gli analisti di Europol incrociano quindi questi dati per creare pacchetti di intelligence più completi per i partner operativi pertinenti. Questo approccio collaborativo facilita la condivisione delle conoscenze e uno scambio di informazioni efficiente, portando a risultati concreti.

Per dare ulteriore impulso a questi sforzi, Europol ha ampliato la sua campagna Stop Child Abuse – Trace an Object (Fermiamo gli abusi sui minori – Traccia un oggetto) , invitando i cittadini a contribuire all'identificazione delle vittime riconoscendo oggetti in casi irrisolti. Dal lancio della piattaforma, 31 vittime sono state identificate grazie a segnalazioni anonime.

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from lucazanini

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meteo finale nella parte] dinamica meteo in] spalla permettendo in] oltremanica lo sprite scopre] ràzziano sotto l'oltremodo un'auto ai lavaggi iperbarica un fuoritono [di più si appostano a scale in] celsius in opusdei [consumato sostituire

 
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from Bymarty

📒Dal mio diario “Giorno di ordinaria follia”..

Perché quelli come me che parlano, raccontano certe cose, possono essere definiti solo folli! Ed io mi ritengo tale, tanto da avere la lucidità o stupidità o la debolezza di raccontarmi sempre, soprattutto quando non va proprio tutto a gonfie vele, soprattutto quando il mio mare è in tempesta, il faro è lontano e la mia barca sta per affondare...

Eccomi qui, ore 8.00 del mattino, davanti le mie mattonelle di terracotta, che dovrei decorare, davanti al secondo caffè, forse la mia compagna e droga silenziosa di questo periodo, mi basta poco, un caffè per sentirmi più forte, più su, assolutamente e incredibilmente falso, è una scusa è un modo per ritagliarsi e concedermi un piacere, finché mi sarà concesso! Ma stamattina è tutto diverso, è ilio giorno di ordinaria follia, c'è uno stato d'animo sbagliato, arrabbiato, ferito, come alcune di queste mattonelle scheggiate, che potrei e dovrei ricomporre, perchè come nel mio caso pur essendomi spezzata, piegata, rotta, per non definirmi sempre malata e poi entrare nuovamente nel circolo viziolo del bollettino medico, che tanto ha infastidito e giustamente allontanato da me, in realtà metaforicamente parlando e non solo, mi hanno ricucita ed io allo stesso modo posso ricomporre la mattonella, incollandone i pezzi! Reggerà? Non so , mi dicono di sì, la cucitura che è stata fatta a me è stata perfetta pare quasi essere un prezioso ricamo, si nota, ma è come un trofeo per me, un modo per ricordare al mio corpo, che nonostante tutto, ci siamo e a fatica, con impegno, coraggio, fiducia e speranza stiamo combattendo insieme. Poi basta veramente poco , una discussione, una cena in famiglia, dove sei stata un pesce fuori d'acqua, in procinto più volte di annegare, notizie devastanti ascoltate in TV, ovunque, il tempo, che di primaverile ha poco e si basta poco per far si che la mia distrazione, fragilità, la mia disattenzione, portino a far cadere , vacillare tutte le mie certezze faticosamente raggiunte, conquistate...E l'altra cosa che distrugge e manda in frantumi i cocci del mio cuore, è ascoltare il miagolio disperato di mamma Licia, che a distanza di quasi un mese dalla morte di Masha, la mia gatta, la cerca e la chiama, guarda e fissa i posti in cui dormiva e poi si addormenta in quella cassetta, dove hanno trascorso insieme gli ultimi giorni, solo che Masha non c'è più ed io l'unica cosa che ho pensato che potesse farla stare meglio, è stata quella di metterle un peluche e quando disperata e senza più la forza di miagolare, si arrende, va li in quella cassetta e dorme abbracciata a quel peluche, al ricordo forse della sua piccolina, che ha visto soffrire, riprendersi , lottare e poi arrendersi e abbandonarsi per sempre al auo ultimo sonno! So che parte di questa mia fragilità attuale dipende anche da questo evento, che non ho saputo gestire bene, che forse avrei dovuto affrontare diversamente, con distacco e invece è come se avessi perso un pezzo di me, della mia famiglia....e nonostante fosse solo un gatto, io l'ho curata, le sono stata accanto, le ho tenuto la zampa e ho cercato in tutti i modi di farla sentire protetta e amata! Mi dispiace solo di non esserci stata nel suo ultimo respiro, so che forse è stato meglio così, o forse! Io mi sarei sentita meno in colpa, ma ormai è andata , ha attraversato quel ponte e spero solamente che davvero adesso sia serena, non so, voglio credere e sperare che sia così! La morte mi terrorizza, quando ho ricevuto la diagnosi dopo l'esito della biopsia, è stato quello forse il momento più difficile, quello in cui all'improvviso capisci di essere di passaggio, di non essere immortale, ma di essere umano, di non avere i requisiti necessari per difenderti da parole che in quel momento ti squartano il cuore, parole, che le ascolti, e ti fanno un male, ti mandano in confusione e allora l'unica cosa che si riesce a fare è smettere di pensare, ascoltare parole, frasi che mai avresti voluto, e allora piangi, ti perdi completamente, vai nel panico, non respiri e per pochi attimi pensi davvero che sia arrivato quel momento e realizzi velocemente, di non essere pronta, di non aver realizzato ancora tutto e allora respiri e ti riprendi! Ascolti e rinasci perchè non è finita, è una prova, non è la fine della strada, è solo un percorso accidentato, in cui sono caduta, ed ora dopo essermi fatta un po' male, dopo aver ricevuto le cure, le terapie, ecc, devo solo ricominciare a ritrovare quella strada, o forse una nuova e diversa, che mi dia la possibilità di andare avanti, lottare, ma soprattutto vivere! Credo che non sia facile avere a che fare, stare vicino a chi soffre, a chi si perde, a chi affronta un male, una perdita, un qualsiasi dolore, è facile dal di fuori osservare, parlare, consigliare, ma capire no, è uno tsunami che ti sconvolge, è un terremoto, dal quale ti sei salvata, ma sei ferita, devi rimascere dalle macerie, devi ricominciare, ricucire, ricomporre quei cocci, incollarli nel modo giusto, altrimenti non reggono e lo dico per esperienza, è ciò che mi sta succedendo, è il modo in cui sto cercando di reindirizzare la mia vita, di darmi la possibilità di ricominciare, con i miei tempi, le mie forze, con le mie fragilità, i momenti di sconforto, senza dovermi spiegare per forza, senza dover per forza apparire, sorridere, essere felice, se nn lo sono, piangere e sfogarmi con chi ha il cuore libero o ricucito come me, che possa comprendere il mio dolore, i miei timori, i miei momenti no, quelli in cui vorresti solo fermarti, mettere in pausa, pensieri, emozioni, paure e relazioni, col rischio poi di ritrovarti di nuovo da sola ... purtroppo io nn le so indossare le maschere, non so vestirmi di ipocrisia, di bellezza, di bontà, di falsi sorrisi, belle parole e racconti accattivanti, forse vivo in un mondo sbagliato, un'epoca diversa da come mi aspettavo, forse semplicemente sono io diversa, sono me stessa, in un epoca fatta di sorrisi, conquiste, apparire più che essere, ed io nn mi ci trovo e adesso non mi ritrovo, anzi a fatica, a quei piccoli passi fatti in avanti, ne seguono altri indietro, in cui mi fermo confusa, persa, sola, ma sono sempre me stessa e benché so di aver bisogno di qualcuno che possa anche semplicemente dirmi che c'è, che comprende i miei momenti, il mio voler spegnere tutto per un po', vorrei davvero che qualcuno mi abbracciasse in silenzio e che rimanesse con me, ad ascoltare i miei e insieme in questa connessione empatica, sentirmi meglio , protetta e ricaricata, per ricominciare il mio percorso, il mio cammino, la mia vita normale, da diversamente normale! Perché io una missione ce l'ho ed è la vita che ho generato, devo esserci per lui, anche se già sta spiccando il volo, devo cmq essere madre, moglie, figlia, zia, amica , tante cose insieme, ma per una volta vorrei semplicemente essere quella me , che progettava, sognava e che nonostante le esperienze, belle e brutte, viveva spensierata, si uccideva di fatica, facendo 2,3 lavori, occupando ogni minuto, ogni ora e anche se stanca ero felice, e anche se alla sera crollavo, la mattina per me c'era Sempre il sole, anche quando pioveva e se c'era il temporale, non mi fermavo, anzi, mi ci immergevo e ne ricavavvo forza, energia e si mi armavo anche di tenacia mista a cattiveria, quella che mi ha aiutata a crescere, a migliorarmi e superare avversità, perché forse la mia missione era scritta, era continuare ad essere quella mattonella in terracotta, grezza, decorata, scheggiata, risistemata, ma non una splendida ceramica, lucida e perfetta! L'imperfezione, la fragilità, l'umiltà, la semplicità , ecco questa sono io oggi, diversamente imperfetta e fragile, consapevole di potersi rompere ancora...e ancora...

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Tornano i Gov’t Mule con un nuovo album, Revolution Come…Revolution Go, concepito nei giorni dell’elezione di Trump negli USA (e quindi come nel caso di quello di Roger Waters, influenzato a livello di testi dagli avvenimenti allora in corso), ma musicalmente sempre legato al classico rock del quartetto americano, uno stile dove confluiscono anche elementi blues, soul, funky, jazz e anche country, oltre alle improvvisazioni tipiche delle jam band: quindi, come si ricorda nel titolo del Post, per certi versi non tradiscono mai i loro estimatori... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/govt-mule-revolution-come-revolution-go.html


Ascolta: https://album.link/s/0m5zfFoJBuf2uBL8oUzDL2


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

L’incontro di Elia con Abdia e Acab 1Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell'anno terzo: “Va' a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra”. 2Elia andò a presentarsi ad Acab. A Samaria c'era una grande carestia. 3Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; 4quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. 5Acab disse ad Abdia: “Va' nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame”. 6Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un'altra da solo. 7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: “Sei proprio tu il mio signore Elia?”. 8Gli rispose: “Lo sono; va' a dire al tuo signore: “C'è qui Elia”“. 9Quello disse: “Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: “Non c'è!”, egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia!“. 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza. 13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia”? Egli mi ucciderà”. 15Elia rispose: “Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui”. 16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: “Sei tu colui che manda in rovina Israele?”. 18Egli rispose: “Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa' radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele”.

Il sacrificio del Carmelo 20Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a tutto il popolo e disse: “Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Il popolo non gli rispose nulla. 22Elia disse ancora al popolo: “Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!“. Tutto il popolo rispose: “La proposta è buona!”. 25Elia disse ai profeti di Baal: “Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco”. 26Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: “Baal, rispondici!”. Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto. 27Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: “Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà”. 28Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione. 30Elia disse a tutto il popolo: “Avvicinatevi a me!”. Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: “Israele sarà il tuo nome”. 32Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. 33Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: “Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!”. Ed essi lo fecero. Egli disse: “Fatelo di nuovo!”. Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: “Fatelo per la terza volta!”. Lo fecero per la terza volta. 35L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. 36Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. 37Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!“. 38Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. 39A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”. 40Elia disse loro: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò. 41Elia disse ad Acab: “Va' a mangiare e a bere, perché c'è già il rumore della pioggia torrenziale”. 42Acab andò a mangiare e a bere. Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. 43Quindi disse al suo servo: “Sali, presto, guarda in direzione del mare”. Quegli salì, guardò e disse: “Non c'è nulla!”. Elia disse: “Tornaci ancora per sette volte”. 44La settima volta riferì: “Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo, sale dal mare”. Elia gli disse: “Va' a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”“. 45D'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. 46La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl. __________________________ Note

18,20 monte Carmelo: vicino alla Fenicia, luogo di culto per tutte le religioni che si sono susseguite nella terra di Canaan.


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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Restituiti al Museo Nazionale di Sibari 46 manufatti etruschi, greci e romani, recuperati anche all'estero

parte dei reperti restituiti al patrimonio culturale nazionale

Recentemente a Cosenza, nella Sala Leone di Palazzo Arnone, i #Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno consegnato al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari 46 reperti archeologici recuperati in Italia e in Francia nel corso delle attività svolte nell’indagine denominata “ACHEI”, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone.

Gli straordinari reperti archeologici restituiti, di importante valore storico-culturale ed economico, sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che ha acclarato l’esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale – con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia – di reperti archeologici scavati clandestinamente sul territorio italiano.

Tra i beni consegnati figurano anche reperti sequestrati in Francia e rimpatriati lo scorso 16 ottobre su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria francese, che ne ha disposto la loro consegna allo Stato Italiano.

Le indagini hanno permesso di ricostruire i sistematici saccheggi operati da squadre di tombaroli che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di preziosi beni archeologici, venduti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero.

L’operazione si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, nonché l’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.

#tutelapatrimonioculturale

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

CICLO DI ELIA (1Re 17,1-2Re 2,18)

La grande siccità 1Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: “Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io”. 2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3“Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare”. 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9“Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti”. 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: “Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere”. 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: “Per favore, prendimi anche un pezzo di pane”. 12Quella rispose: “Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. 13Elia le disse: “Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”“. 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Risurrezione del figlio della vedova 17In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. 18Allora lei disse a Elia: “Che cosa c'è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?”. 19Elia le disse: “Dammi tuo figlio”. Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. 20Quindi invocò il Signore: “Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?”. 21Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: “Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo”. 22Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: “Guarda! Tuo figlio vive”. 24La donna disse a Elia: “Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità”.

__________________________ Note

17,1 Tisbita: abitante o nativo di Tisbe, in Transgiordania.

17,9 Sarepta: città della Fenicia, 15 chilometri a su di Sidone.

17,18 Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio?: con questo semitismo, frequente nella Bibbia, la donna vuole prendere le distanze da Elia.


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from Transit

(219)

(G1)

Premessa. Celebrare il #25Aprile, come fa con questo bel post l’amico @piedea.bsky.social, è una cosa che dovrebbe essere normale, se vista nella giusta prospettiva. Con questo racconto mi piace l’idea di esaltare la ricorrenza per quello che dovrebbe essere: un giorno del popolo e per il popolo, per chi crede nella memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo, non per coloro che vogliono equiparare tutto e tutti in nome di una “normalizzazione” che è solo propaganda per un regime abbietto. Le righe che leggerete sono colme di un sentimento che mi appartiene e che così bene è stato espresso dal mio amico. Lo ringrazio anche per aver saputo, meglio di me, intercettare il senso profondo del #25Aprile, che a tutti noi ricorda il valore imprescindibile della difesa della democrazia e della libertà. Tutti i giorni. Ovunque. Per sempre.

Ogni anno, all'approssimarsi del venticinque Aprile, salta fuori qualcuno che tenta di trasformare la “Festa della Liberazione” dal nazi-fascismo in una blanda commemorazione delle vittime di entrambi gli schieramenti, relegando a un ormai lontano passato oscuro, da nascondere e purtroppo già in buona parte dimenticato, la parte vitale, fondante e portante della nostra democrazia.

Rendere labile il confine tra chi è caduto cercando di riscattare l'onore di un Paese dopo vent'anni di dittatura e chi nella Libertà e nei valori democratici non ha mai creduto, significa rendere meno forti quei valori, anestetizzare le persone affinché non riconoscano negli odierni comportamenti illiberali le stesse radici, mai estirpate, di quelli passati.

È un'operazione tanto subdola quanto semplice, tanto che anche qualcuno “di sinistra” ha ceduto a volte alla tentazione di equiparare le vittime in quanto cadute per degli ideali, anche se opposti. No: una cosa è l'umana pietà (che i fasci comunque non avevano) per la persona, un'altra è il giudizio storico, politico, civile, umano, che distingue in due posizioni antitetiche chi lottava per la Libertà e chi contro di essa.

La linea di demarcazione è e deve essere netta: niente sconti, nessuno spazio ad ammorbidimenti o “dimenticanze”. Già troppo si è perso della spinta liberatrice primigenia, prova ne sia l'attuale classe dirigente e il sostegno di cui gode. A ricordarmi di questa netta divisione non sono le storie partigiane, che pure qui sulle Apuane non mancano, nemmeno il discorso di Calamandrei, riportato sull'obelisco delle Fosse del Frigido, e neppure i periodi bui della nostra Repubblica, fra tentativi di golpe, bombe sui treni e alle stazioni e logge massoniche: a ricordarmi lo spartiacque invalicabile è Macchiarino (Machjarino), un cane.

Con i bombardamenti e le cannonate americane, la piana e la città di Massa non erano sicure e la popolazione cercò riparo sulle colline circostanti. Nell'estate del '44 fu implementata dai tedeschi la Linea Gotica, che iniziava dalle Apuane fino all'Adriatico. Ampie fasce pedemontane furono minate. Canfin (Petrolio), così detto per i capelli e i baffoni neri e unti, aveva dei terreni dove ora abito io e tutte le mattine, prima dell'alba, si metteva in cammino scendendo dal rifugio montano, e cercava di strappare qualcosa alla terra per poter sfamare alla sera la famiglia sfollata. A far da guida a lui e altri era il suo cane Machjarino, che, non si sa come, aveva trovato un passaggio sicuro fra le mine. Forno, Vinca, Bergiola Foscalina, San Terenzo, Castelpoggio... sono solo alcune delle stragi nazifasciste compiute in queste zone.

(G2)

Molti borghi all'epoca erano raggiungibili solo con mulattiere o sentieri e solo gente del posto, gente in camicia nera (spesso coperta con uniformi della Wehrmacht) poteva guidare i tedeschi, svolgere ruolo di copertura e, a volte, partecipare attivamente alle stragi. A Sant'Anna di Stazzema, 560 vittime, fino a pochi anni fa i sopravvissuti vi avrebbero detto che mentre un organetto suonava tra una raffica e l'altra, molti soldati tedeschi parlavano in dialetto carrarino e spezzino.

Anche loro erano giovani che combattevano e spesso morivano per un ideale e quindi il 25 Aprile andrebbero commemorati assieme alle vittime civili e partigiane, per chiudere una questione ormai superata: questo ci tiene a farci sapere il nostro presidente del Senato.

No, cari La Russa e accoliti: non tutti gli ideali sono uguali, come non lo sono le vittime. E nemmeno le guide.

A guerra finita, dopo lo sminamento, Machjarino saltò su una mina perduta, ma sopravvisse. Viva Machjarino!

#Blog #25Aprile #FestaDellaLiberazione #Antifascismo #Italia #Repubblica #Racconti

 
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from differxdiario

cosa faccio per campare.

chi (online o di persona a Roma e specialmente a Monteverde/Trastevere) avesse bisogno di editing, revisioni, lezioni & much more, sappia che (non ora ma da maggio) può contare su queste cose: https://slowforward.net/servizi/

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from differxdiario

giocoforza bisogna essere / diventare agenzie stampa in proprio e trovare e diffondere le notizie VERE dal disastro. non bastano, non sono mai bastati i canali sedicenti ufficiali. (come il disgustoso Corriere della sera che, davanti all'assassinio da parte dello stato genocida della giornalista Amal Khalil, scrive semplicemente che è “morta”, non che è stata minacciata, le è stata data la caccia, ed è infine stata uccisa).

la controinformazione sta a noi. va fatta con tutti i mezzi necessari. qui su noblogo come su Wordpress, BlueSky e altri spazi, anche Substack (gratis), ma soprattutto, possibilmente, su Mastodon, Friendica, e grazie a noblogs.org. (questo post comparirà su vari spazi miei).

adesso vedo la notizia degli ottomila licenziamenti di Meta, e bisogna parlarne per forza. almeno a partire da un link: https://marcogiovenale.wordpress.com/2026/04/24/meta-licenzia-altri-ottomila-dipendenti/ che rimanda al lancio di Adn Kronos.

#agenziestampa #indipendenza #controinformazione #informazioneindipendente #AmalKhalil #genocidio #Libano #CorseraVergognoso #Meta #licenziamenti #AdnKronos #noblogo #noblogs #noblogsorg #BlueSky #Substack #Wordpress

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po’ storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years — e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali — fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura... https://www.silvanobottaro.it/archives/4088


Ascolta: https://album.link/i/1442488228


 
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from Diario

Tutto molto poco zen. Questa sera un po' di tastiera meccanica. Sentire un i tasti. Incenso indiano acceso, tazzina con il vino di riso cinese caldo. I cari vecchi tempi. Una stanza tutta per me. Devo averlo letto. Ma una cosa veloce che poi devo correggere i compiti. Camminavo questa sera e pensavo, avevo iniziato a sentire della musica con le cuffie ossee ma niente. Ho dovuto spegnerle. La solita iperacusia. Anche sulle cuffie ossee ci posso mettere una pietra sopra. Il mio sistema nervoso percepisce il fatto che io cerchi di rilassarmi interpretando la musica in cuffia come una minaccia. Un pericolo. Attento, dice il mio sistema nervoso centrale, venerandi vuole rilassarsi! Contraiamo l'interno delle orecchie, trasformiamo la musica in suoni, in frequenze, facciamo sentire ogni cosa come un pericoloso dolore immateriale che inizi a fagli male, dentro la testa. Feriamolo, graffiamogli le pareti di carne che non esistono.

Grazie, sistema nervoso centrale, grazie, se non ci fossi tu non so come farei.

Via le cuffie ossee ho iniziato a pensare, al fatto che avevo voglia di scrivere con la tastiera meccanica, camminavo e pensavo, affrettavo il passo, cercavo cose da fotografare. Posti in cui fare dei brevi video. Tutto è un possibile contenuto.

Cioé mi rendo conto di questa cosa, che io vado, mi metto lì a scrivere, faccio il mio post, cerco di mettere al meglio le cose che penso, faccio la mia cosa nella casa, e poi mi prendo i miei dieci, venti, cinquanta like, i commenti di gente che sputa polmoni, che dice anche io venerandi ho vissuto esattamente le cose che hai vissuto tu, insomma ricevo la mia breve fucilata di gratificazioni. Endorfina, credo. E poi vedo che la cosa che ho scritto scorre via, il giorno dopo è già affondata per metà nelle melma del digitale, dopo due o tre giorni mi rendo conto di essere stato truffato, che mi sono autosabotato. Il mio post è là, lontano, mi dà letteralmente fastidio che esista ancora, se lo riprendo in mano ne vedo i refusi, le parole ripetute, ma soprattutto vedo che qualcuno – non io – sta guadagnando sopra questa cosa che scrivo; e ricevo gratificazioni che a mia volta do a qualcun altro. Il vino di riso cinese è diventato freddo.

Relitti. Mi lascio dietro relitti di cui non conosco nemmeno il numero, centinaia. Migliaia. Prime bozze che non avranno mai una seconda stesura. E questo materiale che secerno, non cambia di una virgola i miei prodotti, le cose che ho finito, i miei romanzi, i miei videogame, i miei album di suoni, è come se fossi una molteplicità di me stesso che fanno cose diverse e nessuna comunica con le altre. Non posso nemmeno nascondermi dietro la scusa di star facendo della promozione. Non la sto facendo. In realtà quello che scrivo non è nemmeno un prodotto; il prodotto sono io che scrivo. Il prodotto è avere la scimmia venerandi che scrive i suoi post su facebook per i suoi cinquanta like e poi resta lì a fare quello che fanno in genere le scimmie dopo aver vinto il pulitzer delle scimmie: si abbruttiscono, con grazia e animalità.

Camminando avevo ricamato su questa cosa: il bello della scrittura è che scrivi le peggio cose, scavi come una di quelle bestie che ci vivono in faccia, vai nei meandri della carne e tiri fuori tutte le brutture che hai dentro e più scavi, più una parte di te si entusiasma perché questa melma che tiri fuori, la stai scrivendo; più marcisci più la tua scrittura diventa vera. Autentica. Wow. Più stai male più una parte di te ne gode perché su questa sofferenza la scrittura imbastisce il reticolo della scrittura più necessaria. Mi viene da ridere. “Necessaria”, certo. Raccontiamocela.

Ho sempre pensato di essere bravo a scrivere, ma non bravo normale, bravo bravo. Poi ho scoperto che di gente brava brava a scrivere ce ne è più del necessario. Non era una cosa così eccezionale essere bravo a scrivere. Questo forse l'ho già scritto. Ma era troppo tardi: ormai pensavo per iscritto, ormai la cosa che scrivevo era tutt'uno con la cosa che pensavo. Ormai quella roba che producevo era “naturale”.

C'è poi questa cosa di me, la nausea. Quando faccio qualcosa che sono bravo a fare, mettiamo scrivere, e qualcuno dice che sono bravo a scrivere, mettiamo una recensione, una recensione positiva per qualcosa che ho fatto, io inizio a leggerla e prima sono contento, ma già a metà ecco che arriva la nausea. Comincio a innervosirmi. Cosa stai a dire che sono bravo a scrivere. Lo so già. Magari scrivo della roba orrenda, ma la capacità di scrivere non mi manca, fidati. Non è il caso di rimarcarlo.

Provo allora più soddisfazione a fare cose che non dovrei fare. Le cose che mi costano grande fatica e nelle quali i risultati sono pochi, scarsi. Imbarazzanti. Quelle mi danno soddisfazione. Mi sembra di operare un furto, di fare una beffa. Fin da piccolo, le cose che ho fatto e che si capiva che no, non era la strada per me, quando non erano umilianti, mi hanno sempre divertito.

Giocare a tennis, fare il portiere in una squadra di calcio, ballare il ballo liscio, far kung fu tradizionale, suonare il basso, andare in kajak. Ogni volta che ottenevo e che ottengo ancora oggi un mediocre risultato, rido. Letteralmente. Un furto. E la lista si allunga e a un certo punto arriva il momento del pudore, dove anche io mi fermo a trascrivere, quello in cui l'elenco delle cose che non avrei dovuto fare sterza e va a infilarsi nella lista delle cose per cui – dicono – ho un talento, piccolo o brillante che sia. E le due liste iniziano a incrociarsi e amalgamarsi e io resto lì impietrito perché non so più dove finisca la prima e dove inizi la seconda. Non so più se questa cosa che sto facendo mettendoci il cuore sia in realtà una buffonata che avevo provato così per vedere che succedeva, sicuro che appena che se ne fossero accorti sarei saltato giù e sarei scappato mostrando i denti da scimmia e la schiena curva e pelosa.

 
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from differxdiario

comunque c'è un'assurdità più assurda di questa di cui mi lamentavo: https://noblogo.org/differx/comunque-e-abbastanza-assurdo-che-in-effetti-ossia-in-concreto-un-milione ... ed è la seguente: l'Europa non sembra intenzionata affatto (Italia e Germania in testa, come da tradizione nazifascista) a interrompere i rapporti con lo stato genocida.

il che è un motivo in più per approfondire la propria già straordinariamente energica vergogna di appartenere allo stato ytalya e al macro-stato europa.

(come giorni or sono dicevo qui: https://differx.noblogs.org/2026/04/22/europa-e-italia-complici-di-genocidio/)

 
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from Diario

L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto passeggiando fantasticavo e mi vedevo in questa linea temporale in cui mi ritrovavo di nuovo nel 2016 e spendevo tutti i miei soldi per andare a Minneapolis e avvertire Prince che sarebbe morto di lì a poco. Se pensate che queste fantasie siano cringe, dovreste vedere le altre. Nel senso, penso cose molto più intelligenti di questa, ma anche altre assai più bestiali e ho bisogno di entrambe, fanno parte della normale dieta della masticazione mentale, tanto restano tutte nella mia testa e voi non saprete mai che le ho pensate no?

Anyway, in questa fantasticheria riesco, per un minuto, a restare con Prince e devo rapidamente metterlo in guardia che morirà male, cerco di spiegarli che vengo dal futuro e lui mi chiede, ok, cosa succederà dopo la mia morte? e io gli dico beh, molti saranno tristi, molti, ma non avremm molto tempo per pensarci perché ci sarà una pandemia, tutto il mondo colpito da un virus mortale e resteremo tutti chiusi in casa, in lockdown, a questo punto, nella mia fantasia Prince alza un braccio per chiamare il servizio di sicurezza e io gli dico, no, aspetta, poi subito dopo arriverà l'intelligenza artificiale, i computer inizieranno a creare contenuti indistinguibili da noi umani e parleranno con noi alla pari, emulando il nostro modo di ragionare e ci sarà un panico generale per la paura di queste intelligenze artificiali che

Niente, a questo punto il servizio d'ordine mi caccerà da Paisley Park e io avrò fallito e speso male tutti i miei soldi.

La cosa interessante era per me considerare come in questi ultimi dieci anni abbiamo vissuto situazioni da manuale di Enciclopedia della Fantascienza, lo rimettevo in scatola qualche giorno fa, gli ultimi dieci anni sono stati la realizzazione di diverse distopie della sci-fi classica, il terrore dell'intelligenza artificiale che sostituisce le nostre mansioni, l'arroganza di villain che scatenano conflitti transnazionali, virus pandemici che ci spingono alla paranoia e a restrizioni della libertà personale, regimi polizieschi e morti invisibili.

Questa che era la base torta della fantascienza è diventata l'adolescenza reale di tanti dei nostri figli e di tanti dei nostri studenti. Gli adulti sembrano non fare caso alla sovrastruttura culturale, alla rimodulazione della speranza che stiamo presentando alle nuove generazioni.

Una massa di schizofrenici – gli adulti – che crede e non crede alla scienza, che bullizza l'ignoranza, azzanna e vomita la complessità, adora il prodotto del capitale e fa anarchismo con le pantofole, seduta con il cellulare sulla tazza del cesso, postando shitstorm contro questa o quella etnia, bevendo nafta e nascondendo litio nelle pieghe del divano. E vivendo, il più delle volte male, in posizioni di rendita ottenute per puro invecchiamento o – i più allegri e sani – per linea dinastica di sangue. Predicando, ovviamente, la santità del merito. Questa la generazione degli adulti, quello che li differenzia è la programmazione Netflix o gli abbonamenti alle dirette streaming di calcio. Verrebbe da pensare che gli adolescenti siano perennemente con la testa sul cellulare per non alzarla mai e non vedere la pena della società allestita per loro da questi sanguinari morti di sonno.

Ho questo ricordo di me ragazzino, ero a casa con mia madre e non so perché il discorso era caduto sui lavori che lei faceva da giovane, e mi raccontava di quando lavorava in un negozio di frutta e verdura dove faceva la commessa, e una delle cose che doveva fare ogni giorno era lucidare le mele. “Lucidare le mele in che senso?” avevo chiesto ridacchiando, lucidare le mele è qualcosa che mi faceva ridere. Mia madre si era fatta seria e aveva detto che la gente, se vede le mele brutte, pensa che siano cattive. Le vuole belle. 'Kalos kai agazos', avrò pensato io.

E per farmi capire il concetto mi aveva detto “Fabrizio, passami una di quelle mele”. Nel cestino di casa c'erano delle mele, bruttarelle. Ne avevo passata una a mia madre che si era messa lì con la picagetta a strofinarla, a lucidarla come diceva lei e alla fine me l'aveva mostrata. Ero rimasto interdetto: la mela lucidata aveva cambiato completamente aspetto, davanti ai miei occhi. Se prima era una mela standard, opaca, grigetta dopo si era trasformata nella tipica mela disney, brillante e rubicozza. Rubicozza temo non esista, ma avete capito. Rubizza, dice internet. Come la gota dei vecchi quando bevono troppo vino o sentono l'approssimarsi della morte.

“Cavolo” avevo detto. “È prodigioso” avevo aggiunto prendendo in mano la mela e osservandola. “Ma è una truffa!” avevo concluso fissando mia madre negli occhi. Lei aveva alzato le spalle. “La gente vuole la roba bella, le mele le vuole lucide. Se sono lucide pensa che sono buone. E così io passavo la prima ora al mattino a lucidare le mele. Scintillavano alla fine”. Resto così, nel ricordo, con la mela in mano, finta, disneyana, indeciso se morderla o meno.

 
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