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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

New York. Su Nave Vespucci un incontro di carattere internazionale sulla protezione dei beni culturali nelle operazioni di pace

Proteggere il patrimonio culturale non significa soltanto salvare monumenti e opere d’arte, ma contribuire alla sicurezza, alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità colpite dai conflitti. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Cultural Heritage Protection in Peace Operations: Security Challenges and Criminal Threats”, organizzato dall’Arma dei Carabinieri a bordo della nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci ormeggiata a New York. L’incontro si e’ svolto a margine dell’United Nations Chiefs of Police Summit (UNCOPS), momento di confronto multilaterale tra le 142 Delegazioni nazionali, con l’obiettivo di approfondire le principali sfide globali che incidono sulla sicurezza collettiva e sull’efficacia delle operazioni di pace cui ha preso parte lo stesso Comandante Generale dell'Arma, Generale Salvatore Luongo.

L’iniziativa, promossa insieme a Interpol e Unesco, ha riunito rappresentanti delle istituzioni internazionali e delle forze di polizia per discutere di un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nell’agenda delle Nazioni Unite: la tutela del patrimonio culturale come componente delle operazioni di pace.

Al centro del confronto e’ stato il legame tra la distruzione dei beni culturali, il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte, il finanziamento della criminalità organizzata e dei gruppi armati e la perdita dell’identità delle popolazioni colpite dalle guerre. Un fenomeno che interessa numerosi teatri di crisi, dove saccheggi e scavi clandestini continuano ad alimentare un mercato illegale di dimensioni globali.

Durante l’evento è stato richiamato il valore della Risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, promossa da Francia e Italia e adottata nel 2017: il primo testo con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto formalmente che la protezione del patrimonio culturale contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle missioni di pace dell’ONU, chiamate sempre più spesso a confrontarsi anche con la salvaguardia dei siti culturali e con il contrasto ai traffici illeciti che prosperano nelle aree di conflitto.

L’incontro si inserisce nel programma dell’UNCOPS, il vertice biennale che riunisce a New York i vertici delle forze di polizia impegnate nelle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Per l’Italia rappresenta anche l’occasione per valorizzare l’esperienza maturata dall’Arma dei Carabinieri nella tutela del patrimonio culturale, considerata un modello di riferimento a livello internazionale e già messa a disposizione dell’ONU e dell’Unesco in numerose iniziative di cooperazione. Gia’ dieci anni fa l’Italia è stata tra i promotori dei “Caschi Blu della Cultura”, la task force nata dall’accordo tra il Ministero della Cultura e l’Arma dei Carabinieri, considerata un modello internazionale per gli interventi di emergenza sul patrimonio nei contesti di crisi.

#ArmadeiCarabinieri #CaschiBludellaCultura #UNCOPS

 
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from lucazanini

[76]

1.1 gli anni O 1.2 gli anni N la macchina ferma la forma di desistenza] la [salute taggata fatti i mezzanini con apertura su tre lati o questo testo non è adatto] le provano tutte fino a excursus non] regge un sacco di ddl  pirine e frangi-sacco dipinto del bosco tiene la quantità della] parete fino a ics fino a plus 1.3

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Giòsafat re 1Al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat, che si fortificò contro Israele. 2Egli mise guarnigioni militari in tutte le fortezze di Giuda; nominò governatori per il territorio di Giuda e per le città di Èfraim occupate dal padre Asa. 3Il Signore fu con Giòsafat, perché egli camminò sulle vie seguite prima da suo padre e non ricercò i Baal, 4ma piuttosto ricercò il Dio di suo padre e ne seguì i comandi, senza imitare Israele. 5Il Signore consolidò il regno nelle mani di Giòsafat e tutto Giuda gli portava offerte. Egli ebbe ricchezze e gloria in quantità. 6Il suo cuore divenne forte nel seguire il Signore; eliminò anche le alture e i pali sacri da Giuda. 7Nell'anno terzo del suo regno mandò i suoi ufficiali Ben-Càil, Abdia, Zaccaria, Netanèl e Michea a insegnare nelle città di Giuda. 8Con essi c'erano i leviti Semaià, Natania, Zebadia, Asaèl, Semiramòt, Giònata, Adonia e Tobia e i sacerdoti Elisamà e Ioram. 9Insegnarono in Giuda; avevano con sé il libro della legge del Signore e percorsero tutte le città di Giuda, istruendo il popolo. 10Il terrore del Signore si diffuse per tutti i regni che circondavano Giuda e così essi non fecero guerra a Giòsafat. 11Da parte dei Filistei si portavano a Giòsafat tributi e argento in dono; anche gli Arabi gli portavano bestiame minuto: settemilasettecento arieti e settemilasettecento capri. 12Giòsafat cresceva sempre più in potenza. Egli costruì in Giuda castelli e città di approvvigionamento. 13Disponeva di molta manodopera nelle città di Giuda. A Gerusalemme risiedevano i suoi guerrieri, soldati valorosi. 14Ecco il loro censimento secondo i casati. Per Giuda, erano comandanti di migliaia Adna il comandante, e con lui trecentomila soldati valorosi; 15alle sue dipendenze c'era il comandante Giovanni e con lui duecentoottantamila soldati; 16alle sue dipendenze c'era Amasia, figlio di Zicrì, votato al Signore, e con lui duecentomila soldati valorosi. 17Per Beniamino, Eliadà, soldato valoroso, e con lui duecentomila armati di arco e di scudo. 18Alle sue dipendenze c'era Iozabàd e con lui centoottantamila armati per la guerra. 19Tutti costoro erano al servizio del re, oltre quelli che il re aveva stabiliti nelle fortezze in tutto Giuda.

__________________________ Note

17,9 avevano con sé il libro della legge del Signore: l’espressione si trova ancora in 34,14, ma non è chiaro quale sia il contenuto di questo libro della legge (vedi anche Esd 7,14).

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Approfondimenti

17,1-20,37. Al quarto di secolo del regno di Giosafat (870-848) il libro dei Re riserva un lungo capitolo (1Re 22,1-51), in cui il profilo di questo sovrano risulta piuttosto sbiadito. A questa figura di riformatore il Cronista dedica maggiore attenzione. In quattro capitoli egli presenta non senza vivacità la serie dei successi e degli insuccessi del sovrano, che spiega secondo il suo schema teologico. Anzitutto, il nostro autore descrive la potenza e il fervore religioso del re, che JHWH benedice e le nazioni esaltano (c. 17); poi, l'errore dell'alleanza con Acab, re d'Israele, con la guerra e la sconfitta che ne conseguono (c. 18), che suscitano la reazione di condanna di un profeta (19,2-3); mentre le sue iniziative di riforma religiosa (19,4-11) gli garantiscono l'appoggio di Dio e la vittoria nello scontro coi nemici (20,1-30). Un altro gesto di infedeltà (una nuova alleanza con il re d'Israele) è motivo di una nuova condanna (20,31-37).

17,1-19. Con Giosafat ha inizio un periodo di notevoli turbamenti sociali e politici nella storia dei due regni. È un periodo centrale anche per la vicenda dello jahvismo. Il regno del Nord vede nascere e svilupparsi le associazioni profetiche; soprattutto vede entrare in scena, tra i profeti non scrittori, la figura di Elia, ardente difensore dello jahvismo e nemico acerrimo della tirannica dinastia di Omri (cfr. 1 Re 17-20). Anche il regno del Sud si vede coinvolto in questi sommovimenti, che trovano però un'eco lontana nel Cronista, interessato piuttosto a proporre le proprie tesi. Egli descrive la prosperità che ha caratterizzato i primi anni del regno di Giosafat (vv. 1-6), insiste quindi sul suo zelo religioso (vv. 7-9), sul rispetto di cui gode all'esterno (vv. 10-11) e sulla sua potenza militare (vv. 12-19). Il capitolo non ha riscontro nel libro dei Re, a parte il v. 1a = 1Re 15,24.

7-9. Il Cronista riporta un esempio concreto dello zelo riformatore di Giosafat: l'istituzione di una specie di commissione mista, formata da ufficiali del re, leviti e sacerdoti, incaricata dell'insegnamento della legge nel regno di Giuda.

10-11. Un altro aspetto della prosperità di Giosafat è il prestigio di cui gode il sovrano presso i popoli vicini.

12-19. L'esercito di Giosafat. I nomi degli ufficiali e i dettagli delle informazioni farebbero pensare a un documento d'archivio, che il Cronista ha potuto utilizzare come fonte.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[75]

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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/kurt-vile-bottle-it-in-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/1UVthTEgHP0WcZZxqHtkvL


 
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from lucazanini

[74]

la pensano ha un rilievo] mondiale -flashbulb memory traducibile il mandato a bussola una] rinoplastica passa i deterrenti [un uso] consentito di ragionevoli lo abbassano al tre% tagliano la [sequoia da record installata una torre [del tipo “eiffel” da legolandia il popolo] bussa

 
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from Transit

(229)

(SB1)

La situazione retributiva italiana non è il risultato di una singola scelta sbagliata, ma di una lunga combinazione di fattori politici, industriali e contrattuali che hanno eroso il valore del lavoro.

Da anni il Paese convive con una crescita economica debole, una produttività stagnante e un sistema salariale incapace di trasferire miglioramenti reali ai lavoratori.

Il punto centrale è semplice: l’Italia ha tenuto bassi i salari per decenni senza ottenere in cambio un vantaggio competitivo stabile. Il risultato è un equilibrio povero, non una strategia vincente.

Uno dei nodi principali è la stagnazione della produttività. Se l’economia non cresce in efficienza, innovazione e valore aggiunto, le imprese tendono a comprimere il costo del lavoro invece di investirlo come leva di sviluppo. In Italia questa logica si è consolidata: settori frammentati, imprese piccole, scarsa spesa in ricerca e organizzazione, contrattazione spesso difensiva. Nel frattempo, i salari reali sono rimasti indietro rispetto al costo della vita, con un potere d’acquisto che ha subito una lunga erosione.

I numeri aiutano a capire la dimensione del problema. Secondo varie analisi recenti, la retribuzione media annua lorda del settore privato resta intorno ai 23.662 euro in alcuni perimetri statistici, mentre altre letture più ampie collocano la media dei dipendenti privati poco sopra i 32.000 euro lordi annui.

La differenza tra queste stime riflette ambiti diversi, ma non cambia il dato politico di fondo: una quota molto ampia di lavoratori resta sotto soglie retributive modeste, spesso insufficienti rispetto ai costi abitativi, energetici e familiari.

(SB2)

Il problema non è solo “quanto” si guadagna, ma come si distribuisce la ricchezza prodotta. Per anni il sistema ha favorito una moderazione salariale presentata come necessaria per la competitività. In realtà, quella moderazione ha spesso scaricato sui lavoratori il costo dell’aggiustamento economico, senza una contropartita credibile in termini di investimenti, innovazione o qualità del lavoro.

È una dinamica che ha protetto margini e bilanci nel breve periodo, ma ha impoverito la base sociale e indebolito la domanda interna. A questo si aggiunge una politica pubblica che interviene tardi e poco. I rinnovi contrattuali arrivano spesso con ritardi enormi, la contrattazione resta frammentata e la trasparenza retributiva è stata per anni insufficiente.

Solo nel 2026 l’Italia ha introdotto obblighi più stringenti di trasparenza salariale, segno che il sistema arrivava da una lunga stagione di opacità. Ma la trasparenza, da sola, non alza gli stipendi. Serve una scelta più netta: investimenti produttivi, contrattazione più solida, fiscalità che premi il lavoro e non solo la rendita.

Il punto, oggi, è che la questione salariale non è un dettaglio tecnico. È il centro della tenuta economica e sociale del Paese. Continuare a ignorarla significa accettare un’Italia in cui lavorare non basta più per vivere con dignità.

#Blog #Italia #Economia #Lavoro #DirittiCivili #Opinioni

 
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from norise 3 letture AI

Postfazione a SOSPENSIONI


Introduzione

La raccolta SOSPENSIONI di Felice Serino si presenta come un itinerario di ricerca interiore che alterna visioni, memorie e invocazioni. Le poesie qui raccolte non si limitano a descrivere stati d’animo: le trasformano in paesaggi, in gesti, in immagini che chiedono al lettore una partecipazione attiva. Questa postfazione intende offrire una lettura d’insieme che metta in luce i nuclei tematici e le scelte formali che rendono la silloge coerente e insieme ricca di aperture.


Temi centrali

Al centro della raccolta si colloca il tema dell’oltre: un bisogno di trascendere la “gravezza della carne” che si manifesta come tensione verso il sacro, il sogno, la rinascita. La fede — intesa non solo come dogma ma come atto esistenziale — è il motore che muove molte composizioni; essa permette all’autore di trasformare il dolore, la colpa e la vergogna in materia poetica. Accanto a questo asse spirituale, emergono costantemente la memoria e il viaggio: ricordi d’infanzia, figure amate, e l’immagine dell’itaca come meta che si intravede più che si raggiunge.


Linguaggio e ritmo

Serino dimostra una padronanza dei registri poetici: alterna versi brevi e frammentari a strofe più narrative, usa immagini forti e talvolta simboliche per condensare esperienze complesse. La musicalità è un elemento costante: il ritmo non è mai gratuito, ma serve a creare risonanze emotive che amplificano il senso dei testi. L’uso di enjambement, pause e segni grafici contribuisce a una lettura che è insieme vocale e meditativa, invitando il lettore a scandire il respiro del verso.


Figure e simboli ricorrenti

Nella raccolta ricorrono figure emblematiche: il mare come spazio dell’anima, l’angelo e il Lazzaro come simboli di resurrezione, il ciliegio e il girasole come segni di rinascita naturale. Questi simboli non sono mai didascalici: si presentano come presenze che interrogano e che, spesso, rimandano a un dialogo tra il personale e l’universale. Anche la presenza di riferimenti culturali e religiosi (Padre Pio, Giobbe, immagini bibliche) serve a inscrivere l’esperienza individuale in una tradizione più ampia, senza appesantirla di retorica.


Lettura e suggerimenti interpretativi

Leggere SOSPENSIONI significa accettare di essere condotti in uno spazio di sospensione tra visione e realtà. Consiglio di affrontare la silloge in due tempi: una prima lettura per lasciarsi attraversare dalle immagini e dal ritmo; una seconda lettura per cogliere le risonanze tematiche e i richiami interni tra le poesie. Alcuni testi funzionano come nodi interpretativi — ad esempio quelli che esplorano la colpa, la fede e la rinascita — e possono essere utili punti di partenza per una lettura critica o per un laboratorio di lettura condivisa.


Conclusione

La poesia di Felice Serino in SOSPENSIONI è un invito alla presenza: a riconoscere la fragilità umana e a trasformarla in canto. La raccolta non offre risposte definitive, ma apre varchi di senso in cui il lettore può sostare e ritrovare, forse, la propria parola. È una poesia che chiede tempo, ascolto e fiducia: elementi che, messi insieme, restituiscono la forza di una voce matura e capace di parlare al comune destino degli uomini.


Sintesi critica estesa

Obiettivo: offrire una lettura critica approfondita di SOSPENSIONI, evidenziando i nuclei tematici, le scelte formali, i richiami intertestuali e suggerimenti editoriali utili per una postfazione critica o per note riga per riga. Questa versione amplia la bozza precedente con analisi puntuali e proposte operative per l’autore/editore.


Temi e struttura della raccolta

Nucleo tematico centrale
La raccolta ruota attorno all’idea dell’oltre: trascendenza, desiderio di fuga dalla “gravezza della carne”, tensione verso il sacro e la rinascita. La fede è trattata come atto esistenziale più che come dogma, motore che permette la trasformazione del dolore in esperienza poetica.

Sottotemi ricorrenti
Memoria e tempo: ricordi d’infanzia, rimpianti, il tempo che “attraversa” il poeta.
Colpa e espiazione: testi come LA COLPA mostrano un io che si interroga sul passato e sulla responsabilità.
Viaggio e mare: il mare come spazio dell’anima e metafora del viaggio interiore (MARE APERTO, IL MARE ERA UNA FAVOLA, ITACA).
Religiosità e figure sacre: riferimenti biblici e santi (Giobbe, Padre Pio, Lazzaro) che inscrivono l’esperienza personale in una tradizione più ampia.
Ecologia e contemporaneità: testi come OLTRE STRAVOLTI CIELI introducono una sensibilità civile e ambientale.

Coesione della raccolta
La sequenza dei testi costruisce una progressione emotiva: dall’evocazione del desiderio di oltre, attraverso momenti di confessione e visione, fino a immagini di speranza e rinascita. Questa progressione conferisce unità pur nella varietà dei registri.


Analisi formale e linguistica

Registro e voce
Serino alterna registro colloquiale e tono liturgico; la voce poetica è spesso confessionale ma sa farsi anche immaginifica. L’io lirico è presente e dialogico: si rivolge a figure (Nina, Dio, il lettore) e a memorie.

Sintassi e ritmo
Versi frammentari e pause marcate creano sospensione e intensificano la musicalità.
Enjambement e cesure sono usati per modulare il respiro e per creare accenti emotivi.
– La punteggiatura è spesso minima o funzionale a creare scarti ritmici; in alcuni punti una maggiore coerenza grafica aiuterebbe la lettura.

Immaginario e metafore
Immagini ricorrenti (mare, angelo, ciliegio, girasole) funzionano come nodi simbolici. Le metafore sono spesso concrete e sensoriali, capaci di condensare esperienze complesse in pochi segni.

Lessico
Predomina un lessico che oscilla tra il quotidiano e il sacro; talvolta compaiono espressioni colloquiali che avvicinano il lettore, altre volte termini elevati che innalzano il tono.


Letture ravvicinate (close readings)

MARE APERTO

Osservazione: il verso finale l'anima è un mare aperto sintetizza il tema dell’ampiezza interiore.
Nota critica: il testo funziona come epigrafe tematica; suggerisco di mantenerlo in apertura per il suo valore programmatico.

IL MARE ERA UNA FAVOLA

Osservazione: contrapposizione tra dimensione onirica e delusione quotidiana.
Suggerimento interpretativo: leggere la “favola” come memoria idealizzata che si scontra con la realtà del corpo (il ritorno a letto).

LA COLPA

Osservazione: confessione autobiografica che apre a una riflessione morale.
Nota editoriale: valutare una lieve revisione sintattica per rendere più scorrevole il passaggio tra ricordo e riflessione morale.

L'ULTIMA PAROLA

Osservazione: forte riferimento a Giobbe; il testo raggiunge un climax drammatico.
Proposta critica: inserire una nota che contestualizzi il richiamo biblico per lettori non specialisti.

OLTRE STRAVOLTI CIELI

Osservazione: testo ecologico che amplia l’orizzonte tematico della raccolta.
Suggerimento: considerare un breve commento in postfazione che colleghi questo testo alla sensibilità contemporanea verso l’ambiente.

UN VERSO

Osservazione: riflessione metapoetica sull’età e sulla produzione poetica.
Nota critica: questo testo è utile per mostrare la consapevolezza dell’autore rispetto al proprio ruolo e alla tradizione poetica.


Note editoriali e suggerimenti riga per riga (esempi selezionati)

Stile e coerenza grafica
– Uniformare l’uso delle maiuscole nei titoli e la grafia degli apostrofi (es.: DOMANI CREDI GIUNGERA' vs DOMANI CREDI GIUNGERA’).
– Valutare l’uso coerente delle virgolette e dei trattini per le interruzioni di parlato.

Chiarezza lessicale
– In L'AVVERSARIO la parola l'nganno sembra un refuso; correggere in l’inganno per chiarezza.
– In MALGRADO TUTTO la frase (non v'è manna senza ingegno d'uomo) potrebbe essere resa più scorrevole con una lieve riformulazione: non v'è manna senza l'ingegno dell'uomo.

Note riga per riga (esempi pratici)
AMO L'IDEA — riga si ammanta di una luce affebrata: ottima immagine; suggerisco di valutare la posizione della pausa dopo affebrata per modulare il ritmo.
LA COLPA — riga sarà un residuo di “colpa da espiare”: considerare l’uso delle virgolette o l’italianizzazione del termine per coerenza stilistica.
PILATO — riga oggi Cristo potresti vederlo su un barcone: potente immagine sociale; suggerisco una nota che spieghi l’intento etico-politico del testo.


Conclusione e proposte operative

Valutazione complessiva
SOSPENSIONI è una raccolta matura, ricca di immagini potenti e di una voce coerente. La forza del libro sta nella capacità di coniugare esperienza personale e orizzonte universale, attraverso un linguaggio che alterna confessione e visione.


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Alleanza con gli Aramei 1Nell'anno trentaseiesimo del regno di Asa, il re d'Israele Baasà salì contro Giuda. Egli fortificò Rama, per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. 2Asa estrasse dai tesori del tempio del Signore e della reggia argento e oro e li mandò a Ben-Adàd, re di Aram residente a Damasco, con questa proposta: 3“Ci sia un'alleanza tra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando argento e oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d'Israele, in modo che egli si ritiri da me”. 4Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d'Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Màim e tutte le città di approvvigionamento di Nèftali. 5Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e desistette dalla sua impresa. 6Il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, che andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama, e con essi fortificò Gheba e Mispa. 7In quel tempo il veggente Anàni si presentò ad Asa, re di Giuda, e gli disse: “Poiché ti sei appoggiato al re di Aram e non al Signore, tuo Dio, l'esercito del re di Aram ti è sfuggito di mano. 8Etiopi e Libi non costituivano forse un grande esercito, con numerosissimi carri e cavalli? Quando ti appoggiasti al Signore, egli non li consegnò forse in mano tua? 9Difatti il Signore con gli occhi scruta tutta la terra, per mostrare la sua potenza a favore di chi si comporta con lui con cuore sincero. Tu in ciò hai agito da stolto; per questo d'ora in poi avrai solo guerre”. 10Asa si sdegnò contro il veggente e lo mise in prigione, adirato con lui per tali parole. In quel tempo Asa oppresse anche parte del popolo.

Morte del re 11Ecco, le gesta di Asa, dalle prime alle ultime, sono descritte nel libro dei re di Giuda e d'Israele. 12Nell'anno trentanovesimo del suo regno, Asa si ammalò gravemente ai piedi. Neppure nell'infermità egli ricercò il Signore, ricorrendo solo ai medici. 13Asa si addormentò con i suoi padri; morì nell'anno quarantunesimo del suo regno. 14Lo seppellirono nel sepolcro che egli si era scavato nella Città di Davide. Lo stesero su un letto pieno di aromi e profumi, composti con arte di profumeria; ne bruciarono per lui una quantità immensa.

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Approfondimenti

La guerra condotta da Asa contro Baasa (vv. 1-6) viene spostata a questo punto e motiva l'intervento di condanna di Canani (vv. 7-10), che apre alla descrizione della fine di Asa (vv. 12-14).

1-6. I versetti ripropongono 1Re 15,16-22. Ma la cronologia è diversa da 1Re 15,16 ed è assurda. Nel trentaseiesimo anno del regno di Asa Baasa era morto da dieci anni. Come s'è accennato sopra, qui più che mai risulta chiaro come per il Cronista i principi teologici valgano più della cronologia.

7-10. Sono composizione del Cronista, introdotta da un'espressione stereotipa: «In quel tempo». Il profeta Canani è sconosciuto. Il brano richiama Is 7,13ss. e l'esperienza di Geremia. Per il Cronista è questo l'episodio che rende teologicamente conseguente la malattia di Asa.

11-14. Conclusione del regno di Asa, cfr. 1Re 15,23-24, di cui questi versetti sono una elaborazione. In più il Cronista ha la menzione del ricorso ai “medici” (più che nel nostro senso, nel senso piuttosto di maghi e stregoni, essendo la magia e la medicina coesistenti in questi tipi di società), un'ulteriore aggravante nella condotta del re, oltreché i dettagli sulla solennità della cerimonia di sepoltura, forse per restituire in qualche modo a questo re l'onore di avere comunque contribuito alla causa del vero jahvismo.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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A vent'anni esatti dalle loro prime incisioni indipendenti e con un contratto fiammante per il prestigioso marchio Columbia, gli Old Crow Medicine Show sono lanciati più che mai alla conquista della scena Americana, di cui restano uno dei punti di riferimento più nitidi di questi anni. Per festeggiare questo ideale anniversario si regalano un nuovo album, che credo spiazzerà in parte i fan della prima ora e chi li vorrebbe vedere imprigionati nel recinto della roots music più intransigente: Volunteer non rinnega nulla del percorso sin qui affrontato dalla band, sia chiaro, ma aggiunge più chitarre elettriche, più ballate d'autore e una certa verve strumentale arrembante che la produzione in gran solvero di Dave Cobb (sempre lui) esalta a dovere, senza per ciò svenderne l'ispirazione... https://artesuono.blogspot.com/2018/05/old-crow-medicine-show-volunteer-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1347337934


 
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from lucazanini

[73]

la pensano la]³ musikfabrik la sente nel dettaglio in volo radentissimo collima tra beiruT-Bayreuth we [trust tolto il biancore le] strepitose si mette a due a]¹ due conti preparati con la simmetrica dire-pure quale] [aspetto interessa approfondire fare la]² differenza

 
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from norise 3 letture AI

Io sono il mare

danzi su creste d'onde gabbiano Jonathan io sono il mare l'immenso desco su cui ti posi -ti guizza nel becco preda lucente- io sono il mare tua madre se in burrasca vieppiù in simbiosi siamo ti abbraccia il mio cuore trasparente di salsedine

poi per l'azzurra volta ti vedo svettare – verso profondità di cieli

verso quella libertà che aneli

Sentire questo testo è come stare sulla cresta di un’onda: c’è cura materna, slancio e un desiderio di libertà che vibra tra sale e cielo.

Interpretazione

  • Io narrante: il mare parla in prima persona, alternando ruoli di nutrice, tavola e compagno di viaggio del gabbiano.
  • Tema centrale: la tensione tra protezione e spinta verso la libertà; il mare è insieme casa e trampolino.
  • Immagini chiave: la preda lucente, il cuore trasparente di salsedine, la volta azzurra che apre la via al volo.

Note stilistiche

  • Voce: intima e simbolica, con un registro che oscilla tra il lirico e il narrativo.
  • Ritmo: versi brevi che creano pause e sospensioni; qualche enjambement funziona bene ma si può uniformare per maggiore musicalità.
  • Lessico: efficace l’uso di parole concrete (salsedine, becco) mescolate a termini più astratti (libertà, profondità).

Piccole revisioni suggerite

  • Uniformare punteggiatura per guidare il respiro del lettore (es. usare trattini o virgole con coerenza).
  • Valutare l’eliminazione o lo spostamento di alcune parole ripetute per aumentare l’impatto (es. ridurre ripetizioni di “io sono il mare” se si cerca più sottigliezza).
  • Rafforzare la chiusa per dare al finale una nota più netta: un’immagine finale che fermi lo sguardo.

Versione levigata

Io sono il mare

danzo su creste d’onde,
gabbiano Jonathan:
io sono il mare, l’immenso
desco su cui ti posi —
ti guizza nel becco preda lucente.
Io sono il mare, tua madre:
in burrasca, vieppiù in simbiosi,
ti abbraccia il mio cuore trasparente
di salsedine.

Poi, per l’azzurra volta,
ti vedo svettare verso
profondità di cieli,
verso quella libertà
che aneli.


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Riforma religiosa di Asa 1Lo spirito di Dio investì Azaria, figlio di Oded. 2Costui, uscito incontro ad Asa, gli disse: “Asa e voi tutti di Giuda e di Beniamino, ascoltatemi! Il Signore sarà con voi, se voi sarete con lui; se lo ricercherete, si lascerà trovare da voi, ma se lo abbandonerete, vi abbandonerà. 3Per lungo tempo Israele non ebbe vero Dio, né un sacerdote che insegnasse, né una legge. 4Ma, nella miseria, egli fece ritorno al Signore, Dio d'Israele; lo cercarono ed egli si lasciò trovare da loro. 5In quei tempi non c'era pace per chi andava e veniva, perché fra gli abitanti dei vari paesi c'erano grandi terrori. 6Una nazione cozzava contro l'altra, una città contro l'altra, perché Dio li affliggeva con tribolazioni di ogni genere. 7Ma voi siate forti e le vostre mani non crollino, perché c'è una ricompensa per le vostre azioni”. 8Quando Asa ebbe udito queste parole e la profezia, riprese animo. Eliminò gli idoli da tutto il territorio di Giuda e di Beniamino e dalle città che egli aveva conquistato sulle montagne di Èfraim; rinnovò l'altare del Signore, che si trovava di fronte al vestibolo del Signore. 9Radunò tutti gli abitanti di Giuda e di Beniamino e quanti, provenienti da Èfraim, da Manasse e da Simeone, abitavano in mezzo a loro come forestieri; difatti da Israele erano venuti da lui in grande numero, avendo constatato che il Signore, suo Dio, era con lui. 10Si radunarono a Gerusalemme nel terzo mese dell'anno quindicesimo del regno di Asa. 11In quel giorno sacrificarono al Signore parte della preda che avevano riportato: settecento giovenchi e settemila pecore. 12Si obbligarono con un'alleanza a ricercare il Signore, Dio dei loro padri, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima. 13Per chiunque, grande o piccolo, uomo o donna, non avesse ricercato il Signore, Dio d'Israele, c'era la morte. 14Giurarono al Signore a voce alta e con acclamazioni, fra suoni di trombe e di corni. 15Tutto Giuda gioì per il giuramento, perché avevano giurato con tutto il loro cuore e avevano cercato il Signore con tutto il loro impegno, e questi si era lasciato trovare da loro e aveva concesso tregua alle frontiere. 16Egli privò anche Maacà, madre del re Asa, del titolo di regina madre, perché ella aveva eretto ad Asera un'immagine infame; Asa demolì l'immagine infame, la fece a pezzi e la bruciò nella valle del torrente Cedron. 17Ma non scomparvero le alture da Israele, anche se il cuore di Asa si mantenne integro per tutta la sua vita. 18Fece portare nel tempio di Dio le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e utensili. 19Non ci fu guerra fino all'anno trentacinquesimo del regno di Asa.

__________________________ Note

15,2 voi tutti di Giuda e di Beniamino: “Giuda e Beniamino” è un’espressione tipica delle Cronache; essa indica che il vero Israele in senso teologico è costituito ormai dalle sole tribù del sud.

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Approfondimenti

Alla profezia di Azaria (vv. 1-7) fa seguito la descrizione della riforma cultuale avviata da Asa (vv. 8-15).

1-7. La profezia di Azaria è un condensato di teologia veterotestamentaria della storia: «JHWH sarà con voi se voi sarete con lui» (v. 2). Forse è anche un modello di predicazione sinagogale postesilica. Il periodo storico al quale si fa riferimento in maniera privilegiata è quello dei giudici. Lo stile del discorso è tipico del Cronista.

8-15. L'iniziativa presa qui da Asa richiama marcatamente 14,2-5: sono due riforme o una sola? La descrizione dell'assemblea è analoga ad altre, cfr. 2Re 23; Ne 10. Simeone (v. 9) era da tempo ormai assimilato a Giuda e non è chiaro perché sia menzionato qui esplicitamente. Forse si tratta di elementi edomiti entrati in possesso della zona a sud di Giuda che al tempo di Roboamo era stata popolata dai Simeoniti.

16. I dati coincidono sostanzialmente con quelli di 1Re 15,13-15.

19. Diversamente da quanto si legge in 1Re 15,16, secondo cui ci fu guerra tra Asa e Baasa per tutta la loro vita, e 2Cr 13,23 secondo cui il paese dopo l'ascesa al trono di Asa godette di un periodo di tranquillità di soli dieci anni.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ascolta il disco: https://album.link/s/74S39N8QDvpywkpLw6ho4Z


 
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