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from lucazanini

[rotazioni]

attrae l'inflazione cosmica nei] registri nìcchia o [tondità i dati abbordabili -i [giostrai con la leva -la caduta assicurata l'entroterra un] [blu Klein articolo [disponibile maschera] antigas si [dimette passano dal refettorio

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Nonostante l'assenza di pubblicazioni nell'ultimo triennio, è stato un periodo tutt'altro che votato al silenzio per Annie Clark: il Grammy come migliore album alternativo per il suo disco omonimo, un cortometraggio horror, il flirt da parte dei tabloid per le chiacchierate frequentazioni con Cara Delevingne e Kristen Stewart, il conseguente accesso a una platea e a potenzialità che anche solo ai tempi di “Strange Mercy” parevano totalmente fuori dalla sua portata... https://artesuono.blogspot.com/2017/10/st-vincent-masseduction-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1440947061


 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Cartuccia numero 991989-1 – I call center

Non sono più giovane, ma neanche tanto vecchio, ho fatto il militare di leva e mi hanno insegnato a sparare e oggi qualche cartuccia posso ancora spararla!

Cartuccia numero 991989-1 – I call center Li ho tollerati per tanto tempo, pensando ai lavoratori che sono dietro la cornetta; ma il tempo è passato e i lavoratori sono sempre sfruttati, anzi di più. Quindi ho deciso di reagire e invito chi legge a fare altrettanto. Ecco quindi la cartuccia 991989/1 (nessun codice di cartuccia reale, niente paura; si tratta di un semplice numero per recuperare facilmente questo testo).

Iniziamo! Quando veniamo chiamati dai call center, dedichiamo loro un po' del nostro tempo. Siamo gentili, fingiamo di essere interessati; se ci chiamano per nome, non confermiamo la nostra identità, ma diciamo di essere un familiare o un congiunto e li invitiamo a parlare tranquillamente. Facciamo qualche domanda, teniamoli al telefono il più a lungo possibile e forniamo eventuali dati personali falsi, lavorando di fantasia.

Se riusciamo a trattenerli per 15 minuti, la “cartuccia” ha fatto centro; ma per colpire proprio nel segno, concludiamo così: “Mi scusi, capisco che lei è un lavoratore e so anche che è sfruttato. Pertanto, mi perdoni: le chiedo gentilmente di cancellare il mio numero di telefono dal vostro database, altrimenti, tutte le altre volte che telefonerà un suo collega, lo terrò al telefono per altrettanto tempo senza fargli concludere nulla. Inoltre, se verrò ricontattato per dare un voto a questa chiamata, assegnerò il punteggio più basso possibile; invece, se cancellerà il mio numero, come sono certo che farà, metterò il voto più alto possibile”.

Immaginate se non fossi solo io a sparare la “cartuccia numero 991989/1”, ma lo facessero in 10.000 persone: significherebbe 2.500 ore di lavoro perse, ovvero circa 105 giorni di attività dei call center buttati via. A quel punto, visto che le telefonate sono registrate e ascoltate dai supervisori di quei poveri operatori, qualcuno dovrà pur prendere provvedimenti per scongiurare una perdita così ingente.

Di sicuro, adesso qualcuno dirà: “Ma alla fine ci rimetteranno, come al solito, i poveri lavoratori, perché sono pagati a contratto”. A quel qualcuno risponderò che probabilmente non ha capito i meccanismi alla base dello sfruttamento lavorativo, forse perché, per sua fortuna, non è mai stato sfruttato.

Alla prossima cartuccia reporter

 
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from lucazanini

[vortex]

un timorasso impossibile] tinto da fondazzo celebre la tomografia con lo sfondone dei tizianeschi della] pietà continua rottamano scelta] una banca semplice] unica data europea la] [produzione conta fino] a cento

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Distruzione dell’altare di Betel 1Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre Geroboamo stava presso l'altare per offrire incenso. 2Per comando del Signore quegli gridò verso l'altare: “Altare, altare, così dice il Signore: “Ecco, nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato Giosia, il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture, che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane”“. 3In quel giorno diede un segno, dicendo: “Questo è il segno che il Signore parla: ecco, l'altare si spezzerà e sarà sparsa la cenere che vi è sopra”. 4Appena sentì la parola che l'uomo di Dio aveva proferito contro l'altare di Betel, il re Geroboamo tese la mano ritirandola dall'altare dicendo: “Afferratelo!”. Ma la sua mano, tesa contro quello, gli si inaridì e non la poté far tornare a sé. 5L'altare si spezzò e fu sparsa la cenere dell'altare, secondo il segno dato dall'uomo di Dio per comando del Signore. 6Presa la parola, il re disse all'uomo di Dio: “Placa il volto del Signore, tuo Dio, e prega per me, perché mi sia resa la mia mano”. L'uomo di Dio placò il volto del Signore e la mano del re gli tornò com'era prima. 7All'uomo di Dio il re disse: “Vieni a casa con me per ristorarti; ti darò un regalo”. 8L'uomo di Dio rispose al re: “Anche se mi darai metà della tua casa, non verrò con te e non mangerò pane né berrò acqua in questo luogo, 9perché così mi è stato ordinato per comando del Signore: “Non mangerai pane e non berrai acqua, né tornerai per la strada percorsa nell'andata”“. 10Se ne andò per un'altra strada e non tornò per quella che aveva percorso venendo a Betel. 11Ora abitava a Betel un vecchio profeta, al quale i figli andarono a raccontare quanto aveva fatto quel giorno l'uomo di Dio a Betel; essi raccontarono al loro padre anche le parole che quello aveva detto al re. 12Il padre domandò loro: “Quale via ha preso?”. I suoi figli gli indicarono la via presa dall'uomo di Dio che era venuto da Giuda. 13Ed egli disse ai suoi figli: “Sellatemi l'asino!”. Gli sellarono l'asino ed egli vi montò sopra. 14Inseguì l'uomo di Dio e lo trovò seduto sotto una quercia. Gli domandò: “Sei tu l'uomo di Dio venuto da Giuda?”. Rispose: “Sono io”. 15L'altro gli disse: “Vieni a casa con me per mangiare del pane”. 16Egli rispose: “Non posso tornare con te né venire con te; non mangerò pane e non berrò acqua in questo luogo, 17perché mi fu rivolta una parola per ordine del Signore: “Là non mangerai pane e non berrai acqua, né ritornerai per la strada percorsa all'andata”“. 18Quegli disse: “Anche io sono profeta come te; ora un angelo mi ha detto per ordine del Signore: “Fallo tornare con te nella tua casa, perché mangi pane e beva acqua”“. Egli mentiva a costui, 19che ritornò con lui, mangiò pane nella sua casa e bevve acqua. 20Mentre essi stavano seduti a tavola, la parola del Signore fu rivolta al profeta che aveva fatto tornare indietro l'altro, 21ed egli gridò all'uomo di Dio che era venuto da Giuda: “Così dice il Signore: “Poiché ti sei ribellato alla voce del Signore, non hai osservato il comando che ti ha dato il Signore, tuo Dio, 22sei tornato indietro, hai mangiato pane e bevuto acqua nel luogo in cui il tuo Dio ti aveva ordinato di non mangiare pane e di non bere acqua, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro dei tuoi padri”“. 23Dopo che egli ebbe mangiato pane e bevuto, fu slegato per lui l'asino del profeta che lo aveva fatto ritornare. 24Egli partì e un leone lo trovò per strada e l'uccise; il suo cadavere rimase steso sulla strada, mentre l'asino se ne stava là vicino e anche il leone stava vicino al cadavere. 25Ora alcuni passanti videro il cadavere steso sulla strada e il leone che se ne stava vicino al cadavere. Essi andarono e divulgarono il fatto nella città ove dimorava il vecchio profeta. 26Avendolo udito, il profeta che l'aveva fatto ritornare dalla strada disse: “Quello è un uomo di Dio che si è ribellato alla voce del Signore; per questo il Signore l'ha consegnato al leone, che l'ha fatto a pezzi e l'ha fatto morire, secondo la parola che gli aveva detto il Signore”. 27Egli aggiunse ai figli: “Sellatemi l'asino”. Quando l'asino fu sellato, 28egli andò e trovò il cadavere di lui steso sulla strada, con l'asino e il leone accanto. Il leone non aveva mangiato il cadavere né fatto a pezzi l'asino. 29Il profeta prese il cadavere dell'uomo di Dio, lo adagiò sull'asino e lo portò indietro; il vecchio profeta entrò in città, per piangerlo e seppellirlo. 30Depose il cadavere nel proprio sepolcro e fecero su di lui il lamento: “Ohimè, fratello mio!”. 31Dopo averlo sepolto, disse ai figli: “Alla mia morte mi seppellirete nel sepolcro in cui è stato sepolto l'uomo di Dio; porrete le mie ossa vicino alle sue, 32poiché certo si avvererà la parola che egli gridò, per ordine del Signore, contro l'altare di Betel e contro tutti i santuari delle alture che sono nelle città di Samaria”. 33Dopo questo fatto, Geroboamo non abbandonò la sua via cattiva. Egli continuò a prendere da tutto il popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderava conferiva l'incarico e quegli diveniva sacerdote delle alture. 34Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla faccia della terra.

__________________________ Note

13,2 Bruciare su un altare ossa umane voleva dire profanarlo.

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Approfondimenti

Dopo le notizie date nel capitolo precedente sull'attività edilizia e religiosa di Geroboamo null'altro di nuovo si aggiunge per l'aspetto temporale del suo regno. Si trova invece abbondanza di materiale profetico che costituisce il contenuto praticamente di tutto questo capitolo e si estende fino al v. 18 di quello successivo. Il legame tra Geroboamo e ministero profetico si rivela così essenziale. Indicato come re da Achia di Silo (11,37), viene ora incalzato dalla riprovazione profetica a causa della sua condotta religiosa certamente insopportabile per l'autore deuteronomista che non poteva ammettere né la venerazione delle immagini, né la pluralità di sedi cultuali. Il severo giudizio del compilatore emergerà nei v. 33-34 e ancor più nei vv. 7-11 e 13-16 del c. 14.

1-10. L'inizio di questa pericope è da collocarsi con maggior proprietà al v. 33 se non addirittura 32 del capitolo precedente. Durante una cerimonia personalmente presieduta da Geroboamo si presenta un profeta chiamato con l'appellativo popolare «uomo di Dio» (cfr. 1 Sam 9,6). La sua provenienza geografica è vicina: pochi chilometri separano Betel dalla frontiera settentrionale di Giuda, ma il suo vero punto di partenza è trascendente: la parola di JHWH. Questa disapprova e condanna il culto scismatico e illecito promosso e sostenuto dal re settentrionale. Nello spazio aperto della natura, collocazione antica degli altari come a Meghiddo, ancora in vigore a Betel visto che non si parla di un tempio, rimbomba come un tuono l'oracolo di riprovazione. I sacerdoti ora officianti sostituiranno l'incenso venendo loro stessi arsi sull'altare e dopo di loro la dissacrazione toccherà il colmo con la combustione di ossa umane (cfr. Nm 19,16). Il nome di Giosia inserito in questa prima invettiva è considerato un'aggiunta dei compilatori posteriori. Di fatto sarà proprio questo re ad eliminare il culto di Betel nell'attuazione della sua riforma religiosa (2Re 23,15-19). In ogni profezia autentica, alla parola si deve aggiungere un segno che la garantisca come proveniente da Dio. Qui i segni sono due: la distruzione dell'altare e la paralisi del re. Nel primo si rivela il rigetto divino dei sacrifici di Geroboamo. Non solo l'altare si autodistrugge, ma si disperde la cenere del grasso bruciato su di esso. Lv 4,12 prescriveva la raccolta delle ceneri e la loro riposizione in un luogo puro. La loro dispersione rende con molta efficacia la vanità dei riti di Betel. Anche il secondo caso è assai eloquente. La mano è simbolo della forza e dell'agire. L'arto paralizzato di Geroboamo è segno della sua assoluta impotenza di fronte alla dirompenza della parola divina. L'ordine del re nulla vale contro quello di Dio. Il declinare l'invito a tavola e il rifiuto del dono manifestano che la missione doveva essere compiuta con rapidità e sobrietà, ma ancora di più che non si poteva condividere la mensa con il responsabile dell'illecito culto. Il pasto in comune avrebbe significato riconciliazione e comunione, atteggiamenti impossibili tra l'uomo di Dio ed il re non ancora convertito. La prudenza consigliava un ritorno su una strada diversa.

11-32. Questo episodio è carico di enigmaticità. Potrebbe trattarsi di un racconto eziologico in merito al sepolcro dei due profeti anonimi di cui si parla in 2Re 23,17-18. Oppure si tratterebbe di un'ulteriore prova di autenticità dell'oracolo contro l'altare. Il vecchio profeta di Betel non ha partecipato alla liturgia di Geroboamo. L'accaduto gli è riportato dai figli. Che disapprovasse l'operato del re? Ora egli desidera avere una prova per sapere se il profeta di Giuda era veramente mandato da Dio o era un emissario politico. Se avesse trasgredito il comando di Dio a suo riguardo senza impunità il dubbio sulla sua missione si sarebbe trasformato in certezza di inautenticità. Le modalità con cui la prova viene realizzata non sono oneste. La punizione annunciata e il segno atteso sono la sorte meno gradita agli orientali: morte fuori patria, senza sepoltura con i propri congiunti (cfr. Gn 47,30; 49,29; 2Sam 19,38).

23-32. L'oracolo proferito si realizza, quasi con sapore di favola. Un leone fa giustizia del profeta disobbediente, ma non ne divora il cadavere e neppure sbrana l'asino del malcapitato. Anzi i due animali si associano nella custodia del defunto, impassibili di fronte ai passanti. Il profeta di Betel ha ottenuto la prova desiderata. Si fa carico delle onoranze funebri del collega di Giuda ed esprime il desiderio di essere sepolto con lui quale segno di venerazione e come precauzione, affinché le sue spoglie vengano rispettate al tempo in cui si avvereranno le profezie.

33-34. Nonostante l'ammonimento profetico provato sulla sua stessa persona, oltre che nella vistosità della distruzione dell'altare, Geroboamo non deflette dalla sua politica religiosa. Se i gesti profetici annunciavano che i suoi sacrifici non erano graditi, ora il compilatore avverte che lui stesso è stato respinto da Dio. Il significato del nome Geroboamo: «che il popolo cresca numeroso», così ben augurante, sarà tragicamente smentito dagli eventi. Siamo alle soglie del c. 14 in cui si racconta la prima fase dell'estinzione della sua discendenza con la morte del figlio Abia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Diario

Il problema della felicità è che tutte le architetture che escogitiamo per ottenerla, per la maggior parte, non hanno davvero come fine la felicità, ma l'evitare il più possibile la perturbazione, la caduta e l'esilio. La felicità ha poco a che vedere con i nostri sforzi per renderle abitabile una parte della nostra esistenza. Non dico “niente”, dico “poco”. Allestiamo tutto per una felicità futura che è in realtà una difesa dalla nostra figura futura, che sarà lì tutta impegnata ad allestire tutto per una felicità ancora più futura, e così via. Passiamo la vita ad allestire gradi crescenti di nostre proiezioni che preparano tutto per essere felici. Fino alla fine, una specie di mandelbrot che – zomma zomma – vede tutto sfuggirli attorno. O questo processo, nel farlo, ci rende felici, come diceva il mio vicino di casa, o siamo simili agli insetti come cantava Battiato.

Oggi ho letto questa intervista a un tecnico delle luci di Prince, o forse era la sassofonista di Prince. Forse era la sassofonista. Parlava di quando Prince si è fatto testimone di Jeova, e il tecnico o la sassofonista, dovrei andare a vedere, raccontano che quando hanno chiesto a Prince perché avesse fatto una cosa del genere, Prince ha risposto che ne aveva bisogno. Ero arrivato a un punto, avrebbe detto, che avrei preso una pistola e mi sarei sparato e avrei ammazzato tutti quelli che mi circondavano. Avevo bisogno della fede. Ecco, così. Tutti hanno questo abisso potenziale, anche Prince. Tutti a un certo punto cercano delle strategie per la felicità, no?

Oggi ho preso a ho buttato via qualche centinaio di libri. Sono andato al cassonetto della riciclata e ho iniziato a buttarli via. Mi immaginavo le grida di orrore degli amanti della sacralità del libro mentre si creava questa melma di carta. Il mammuth di tutto Dante aggrappato ai numeri di Linus e di Progetto Grafico, Svevo abbarbicato su Gioanola, frammenti di Gestalt e gravi mauseolei di storia dell'estetica o di politica economica. Tutto sprofondava verso il basso e io – dai fori del cassonetto – fissavo quei residui del mio passato che andavano – finalmente – affanculo. Con i loro segni di matita, l'umidità, i rapidi insetti semitrasparenti che li abitano.

Ho tenuto molto di più di quanto abbia buttato, purtroppo. A volte non mi è bastato il cuore. Prendevo in mano un libro e pensavo, “quante sono le possibiltà che io – prima della mia morte – prenda in mano questo libro e lo apra, non dico legga, apra, per un qualunque motivo?” Il grosso dei libri non superava questo banale vaglio. No, non aprirò mai più la maggior parte dei libri che ho in casa, anche perché sono ancora affamato di altra scrittura. Quello che potevano darmi, me l'hanno dato. Una prece. Se ho tenuto dei libri era perché si erano impastati di me, dei miei ricordi. Da alcuni mi sono separato con una certa sofferenza, immotivata. Addio oggetti transizionali. Addio peluche culturali.

Volevo anche fare un lungo discorso sulla scuola, le nuove generazioni e le utopie, ma non stasera, è tardi.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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«L’inconscio collettivo è il precipitato di tutte le esperienze mondiali di ogni epoca, è quindi un’immagine del mondo che si è venuta formando nel corso di eoni». A Carl Gustav Jung sarebbero piaciuti i Broken Social Scene, compagine multiforme e variabile che dal Canada è partita a suon di pop celebrativo ed estatico per poi conquistare tutto il mondo. Un ruolo, quello di alfieri della nuova musica indipendente nata sotto la foglia d’acero negli anni ’00, che la band condivide coi colleghi Arcade Fire. Le similitudini tra i due gruppi, soprattutto agli inizi, erano evidenti, anche se ognuno ha trovato poi la strada più consona alla propria natura stilistica... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/broken-social-scene-hug-of-thunder-2017.html


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=mG--VYjBvOY&list=OLAK5uy_kO8SMwwARZDuvkSwmeXZON6XSn7xC-V4A&index=2


 
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from norise 3 letture AI

L’animula

non ha occhi che per voi occhioni grandi innocenti vi leccherebbe anche l’anima

tradendo di voi la parte buona ve ne liberate lasciando si maciulli in tangenziale

ancora non avrà occhi che per voi la sua animula sempre a perdonare voi bestie umane-non-umane

1.1.24

Versione lirica

L’animula non vede che voi
occhioni aperti, innocenti, grandi come lune;
vi sfiorerebbe l’anima con lingua di miele.

Tradisce in voi la parte più tenera,
e voi — per liberarne il peso — la consegnate
al rumore della tangenziale, perché si spezzi.

Eppure ritorna: ancora non ha occhi che per voi,
la sua piccola anima perdona senza contorno,
vi guarda — bestie umane e non — con lo stesso perdono.


Versione asciutta

L’animula guarda solo voi.
Occhi grandi, innocenti.
Vi leccherebbe l’anima.

Tradite la sua bontà e la buttate
per strada, tra i rumori della tangenziale.

Eppure torna: sempre vi perdona.
La sua animula: occhi solo per voi, voi bestie.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

SCISMA POLITICO E RELIGIOSO (12,1-13,34)

L’assemblea di Sichem 1Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era convenuto a Sichem per proclamarlo re. 2Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era ancora in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall'Egitto. 3Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutta l'assemblea d'Israele e parlarono a Roboamo dicendo: 4“Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo”. 5Rispose loro: “Andate, e tornate da me fra tre giorni”. Il popolo se ne andò. 6Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: “Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?”. 7Gli dissero: “Se oggi ti farai servo sottomettendoti a questo popolo, se li ascolterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre”. 8Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. 9Domandò loro: “Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?”. 10I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: “Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di' loro così: “Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre. 11Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io vi castigherò con flagelli”“. 12Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: “Tornate da me il terzo giorno”. 13Il re rispose duramente al popolo, respingendo il consiglio che gli anziani gli avevano dato; 14egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani: “Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io vi castigherò con flagelli”. 15Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione del Signore che si attuasse la parola che il Signore aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. 16Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: “Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Alle tue tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide!“. Israele se ne andò alle sue tende. 17Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. 18Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma tutti gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. 19Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

Scisma politico e religioso 20Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché partecipasse all'assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda. 21Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa d'Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. 22La parola di Dio fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: 23“Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: 24Così dice il Signore: “Non salite a combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me”“. Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro, come il Signore aveva ordinato. 25Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la sua residenza. Uscito di lì, fortificò Penuèl. 26Geroboamo pensò: “In questa situazione il regno potrà tornare alla casa di Davide. 27Se questo popolo continuerà a salire a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel tempio del Signore, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo, re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda”. 28Consigliatosi, il re preparò due vitelli d'oro e disse al popolo: “Siete già saliti troppe volte a Gerusalemme! Ecco, Israele, i tuoi dèi che ti hanno fatto salire dalla terra d'Egitto”. 29Ne collocò uno a Betel e l'altro lo mise a Dan. 30Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli. 31Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi da tutto il popolo, i quali non erano discendenti di Levi. 32Geroboamo istituì una festa nell'ottavo mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì all'altare; così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretto, e a Betel stabilì sacerdoti dei templi da lui eretti sulle alture. 33Il giorno quindici del mese ottavo, il mese che aveva scelto di sua iniziativa, salì all'altare che aveva eretto a Betel; istituì una festa per gli Israeliti e salì all'altare per offrire incenso.

__________________________ Note

12,1 Sichem: era il luogo della grande riunione religiosa delle dodici tribù (Gs 24) e continua ad avere la sua importanza religiosa e politica.

12,16 Alle tue tende, Israele!: è un grido di rivolta contro Roboamo, non un grido di guerra.

12,28 due vitelli d’oro: probabilmente, nel pensiero di Geroboamo, non erano idoli, ma sgabello del trono del Signore, come i cherubini posti sull’arca. Per questo significato originario, né Elia, né Eliseo, né Amos li condannano; tuttavia il vitello era simbolo del dio cananeo Baal e l’innovazione di Geroboamo rischiava di condurre il popolo alla idolatria, come avvenne. Il Deuteronomista considera i due vitelli, fin dall’inizio, oggetti idolatrici (v. 30), come idolatrici sono i templi sulle alture che Geroboamo edifica (v. 31) e illegittimi i sacerdoti di quei templi.

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Approfondimenti

Il presente capitolo ha il suo parallelo in 2Cr 10. Percorrendo la storia della monarchia si giunge a questo punto a un bivio. La casa regnante in Giuda deve scegliere tra una politica pericolosamente conservatrice dei propri interessi e un atteggiamento coraggiosamente rispettoso dei diritti popolari. Da questa decisione dipende la salvaguardia della già precaria unità. Roboamo cresciuto nel lusso salomonico non fu in grado di avvertire il forte disagio che già minacciava l'unità nazionale e scelse una politica di mantenimento dei vantaggi davidici che vide però sfumare insieme alla coesione della tribù. Nel presente capitolo la stentata convivenza di tutte le tribù inciampa e si frantuma nello scandalo dell'intransigenza fiscale, occasione per far tornare a galla gli antichi dissapori. Brevemente si possono presentare in tre punti le difficoltà mai risolte nei rapporti Nord-Sud.

  • Economicamente il Nord era una regione più ricca per l'agricoltura a causa delle fertili pianure, e prospera dal punto di vista artigianale. Per la sua vicinanza alle grandi vie di comunicazione conosceva pure un florido commercio. Il Sud, più povero, insisteva sulla pretesa di questi benefici attraverso le tassazioni.
  • Socialmente il Nord era considerato la più importante riserva di manodopera per il lavoro forzato.
  • Religiosamente le tribù settentrionali mal sopportarono la svalutazione degli antichi santuari locali, come Betel e Silo ad esempio, a favore del tempio di Gerusalemme.

L'arroganza di Roboamo diviene così l'occasione per liquidare l'unione strettamente calzata dalla maggior parte delle tribù che coltivavano nostalgia per l'antica autonomia. La vicenda viene presentata attraverso la rilettura deuteronomista che considera lo scisma politicamente un errore, religiosamente un peccato.

1-5. L'adunanza a Sichem dimostra che l'antica città cananea, luogo di peregrinazioni patriarcali (Gn 12,6; 33,18) e delle grandi e decisive adunanze della lega tribale (Gs 24), ha mantenuto il suo ascendente per cui può proporsi come rinnovata occasione di unità. Gerusalemme, capitale lussuosa, ma ancora senza tradizione, e soprattutto di parte, non può essere il luogo dell'acclamazione popolare del nuovo re. Dal punto di vista tradizionale e simbolico è ancora superata da Sichem, anche geograficamente vero cuore della Palestina. Il ruolo di Geroboamo nelle trattative con Roboamo non è chiaro. I LXX, forse con maggior realismo, lo preferiscono ritirato nella sua città natale anziché presente a Sichem dopo il ritorno dall'Egitto. Una simile versione dei fatti è anche più coerente al contenuto del v. 20. Il punto principale nell'ordine del giorno dell'assemblea era il problema fiscale. Le pretese della corte che dovevano essere soddisfatte tramite i prefetti erano ormai insopportabili. L'insofferenza per quel sistema traspare dall'insistenza nell'uso del termine ‘ol, «giogo», ripetuto per ben 8 volte nei versetti da 4 a 14 (4.9.10.11.14) e accompagnato da verbi e aggettivi che ne accentuano la fastidiosità. L'alleggerimento concesso dal re sarà compensato con la lealtà dei sudditi. Roboamo preferisce non essere precipitoso e consultare i consiglieri, e per questo prende tempo.

6-11. Le consultazioni di Roboamo oscillano tra gli anziani simbolo di saggezza, ma specialmente dell'esperienza acquisita a fianco di Salomone, e i giovani. Questi vengono chiamati dal TM yᵉlādîm, cioè «adolescenti» ancora in fase di educazione. Essi sono associati a Roboamo e come lui sono privi di esperienza politica. La linea proposta dagli anziani è quella di far scorrere il governo sull'equilibrio e sulla benevolenza. All'opposto i giovani propongono come base del potere la forza e l'imposizione. La costruzione metrica di 10b e del v. 11 fa supporre che siano stati inseriti nel racconto proverbi di uso popolare.

12-15. L'arroganza e l'ostinazione di Roboamo sono la risposta che il popolo incontra nel secondo appuntamento con il re. Egli ha optato per il consiglio dei giovani e ripete alla gente la sgarbata filastrocca insegnatagli dai compagni. La sordità del re trova qui una lettura teologica. Nella durezza del re si manifesta la severità del giudizio di Dio sulla discendenza di Salomone pronunciata dal profeta Achia.

16-19. La consumazione di un evento fondamentale nella storia d'Israele viene liquidata con questi pochi versetti che costituiscono il cuore di questo capitolo in cui il gusto per la narrazione prevale sull'interesse per i fatti e le cause. La risposta del popolo, anche se non eguaglia la maleducazione di Geroboamo, è secca e sprezzante. Dichiarare di non avere eredità con Davide significa rinnegare i legami di fraternità e di parentela. «Il figlio di Iesse» era l'appellativo spregevole con cui Saul chiamava Davide nei momenti di irritazione (cfr. 2Sam 20,30). L'assemblea viene sciolta con l'invito realizzato di tornare alle proprie tende. Queste ricordano l'epoca nomadica in cui non esisteva un governo centrale e l'indipendenza delle tribù era pienamente vigente. Sembra che la storia faccia un passo indietro. È significativo tuttavia che i secessionisti e i sudditi di Roboamo siano ancora accomunati dal nome Israele in uso assoluto per il Nord al termine del v. 16, nella catena costrutta “figli d'Israele” per il Sud all'inizio del v. 17. Anche nel tentativo di far rientrare la ribellione, Roboamo dimostra un'assoluta mancanza di tatto. Coerente al suo principio di governare con la forza, incarica Adoram, forma abbreviata di Adoniram, già incontrato in 4,6; 5,28, responsabile dei lavori forzati, di ristabilire l'ordine. L'esito della missione è tragico. Adoram è lapidato e il re deve darsi precipitosamente alla fuga e porsi in salvo nella sua capitale.

20. L'assemblea convocata per Roboamo sceglie ora un nuovo sovrano. Il candidato migliore viene colto in Geroboamo, tenace difensore dei diritti del Nord fino a rischiare la vita e pagare con l'esilio (11,40). Questa fu l'impresa che testimoniò la sua idoneità al trono.

21-24. La contemporaneità agli eventi narrati e la successiva riflessione si intersecano in questo racconto dell'organizzazione di una spedizione militare contro Israele. Può darsi che effettivamente Roboamo volesse a tutti i costi riavere il regno nella sua totalità, volontà che lo ha portato fino all'orlo di una guerra civile. D'altro canto un interrogativo profondo sul tipo di rapporti da tenere con il Nord deve senz'altro essere affiorato. Per l'autore deuteronomista, che scrive a lunga distanza cronologica, il dato di fatto della separazione si deve leggere come accettato da Dio e pertanto dev'essere accettato anche dagli uomini. Ma, come Dio riconosce la fratellanza di tutti i membri del suo popolo, altrettanto gli israeliti si devono riconoscere fratelli al di là delle barriere costruite dalla storia.

25. Anche Geroboamo mise in atto un'attività edilizia che fornisce al regno una capitale più adatta e maggior sicurezza. Così vengono fortificate Sichem, residenza del re, e Penuel. Questa si trovava nella Transgiordania ed è conosciuta per i ricordi di Giacobbe (Gn 32) e Gedeone (Gdc 20-21). Era particolarmente adatta a mantenere il vassallaggio di Moab e a premunirsi contro i sempre più forti Aramei.

26-30. La religione ha un potere unificante decisamente forte nella vita di un popolo. L'avveduto Geroboamo se ne rende ben conto e ritiene necessario sganciare i suoi sudditi dal tempio di Gerusalemme per assicurarsi il regno e la vita. Ma si deve proporre un'alternativa. Questa viene cercata in una duplice sede, la tradizione iconografica cananaica, e gli antichi luoghi di culto. Il vitello d'oro si ricollegava al culto di Baal-Adad del quale esprimeva la forza e la fecondità. Anche per JHWH questa immagine poteva diventare simbolo della sua potenza o semplicemente poteva fungere da supporto all'invisibile divinità, quasi in analogia alla lastra d'oro retta dai cherubini sull'arca. Il peccato stava nella violazione di Es 20,4; Dt 4,15; 5,8-9, divieti di rappresentare la divinità con immagini di creature. La formula con cui Geroboamo presenta i simulacri è un calco di quanto si legge in Es 32,4. Attraverso di essa il re fa intendere di non voler introdurre altre divinità, ma di restare fedele al Signore che libera dalla schiavitù. La rappresentazione di JHWH in questa forma popolare poteva controbilanciare bene il culto senza immagini del tempio di Gerusalemme. I luoghi scelti sono strategici. Dan favorirà le popolazioni più settentrionali. Betel con la sua fortissima tradizione cultuale (Gn 12,8; 13,3; 28,11-12; 31,13; Gdc 20,18-20; 21,3; 1Sam 10,3) costituiva un argine resistente lungo la frontiera meridionale per impedire di proseguire fino a Gerusalemme.

31-33. Per diffondere capillarmente l'autonomia religiosa si riprendono le alture (cfr. 3,4) come luoghi di culto e i sacerdoti vengono presi dal popolo non tanto per dispetto alle antiche disposizioni, ma perché attraverso i legami familiari l'autonomia religiosa potesse penetrare in profondità. Il re che si è arrogato poteri sacerdotali ha pure istituito una grande festa da celebrarsi in autunno, un mese dopo quella delle Capanne, dopo la fine della vendemmia. Attraverso santuari, sacerdoti e feste, l'impalcatura dell'indipendenza religiosa è completata, ma incombe su di essa il giudizio profetico.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[rotazioni]

per avvisi -o l'ethos rivoluzionario hanno] le avvisaglie fatte a] fatica del passamano parcheggi in wagen [il doppio] della teoria è delle ombre branchie comodissime o] scappano al primo round come caffè] Harar calo [delle temperature -ostpolitik

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Il lungo silenzio che ha fatto seguito a “The Bunkhouse, Vol. 1: Anchor Black Tattoo” (album peraltro non pubblicato in America) ha coinciso con un periodo di riflessione per Fionn Regan. Per l’artista irlandese quelle dieci confessioni hanno rappresentato un atto finale, un progetto con il quale chiudere un percorso, in attesa di tracciare una mappa per una destinazione ancora ignota. Solo nel 2016 il nome di Fionn Regan riappare nelle cronache musicali, esattamente quando Bon Iver campiona una frase del brano “Abacus”, includendola in una delle tracce del suo “22, A Million”: la canzone è “00000 Million”. Pochi mesi dopo il musicista esprime la sua gratitudine a Justin Vernon per la citazione, annunciando un nuovo progetto discografico... https://artesuono.blogspot.com/2017/06/fionn-regan-meetings-of-waters-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1199296490


 
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from differxdiario

comunque è abbastanza assurdo che – in effetti ossia in concreto – un milione di europei chieda al consiglio EU di interrompere i rapporti con lo stato genocida, e questo milione di firme sia soltanto un obbligo a “considerare” la cosa, appena un soffio nell'orecchio insomma, e non un poderoso ed EFFICACE calcio in culo perché lo facciano, perché taglino i legami con gli assassini, e presto.

#genocidio #europa #israhell #calcioinculo

 
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from Diario

Stavo riflettendo in questi giorni a uno schema che ho trovato in uno degli articoli dell'ultimo Progetto Grafico, dove si parla dei sistemi di scrittura africani. Un concetto che mi ha affascinato è stato quello che del cambiamento di prospettiva dei linguaggi scritti che – inizialmente – vengono considerati dal punto di vista prettamente linguistico, quindi come “derivazioni” della lingua parlata (a sua volta derivata dal linguaggio), mentre poi, da un punto di vista semiotico, il linguaggio scritto viva su uno livello equipollente a quello verbale e – soprattutto – come la scrittura sia un fenomeno con una propria autonomia rispetto allo stesso linguaggio.

La mia declinazione personale, leggendo l'articolo, è che la scrittura, il segno, ha autonomia rispetto al linguaggio ma anche rispetto al pensiero da cui il linguaggio parte e che – banalmente – la tecnica del segno, la scrittura, nella sua autonomia, influisce anche su come pensiamo. Scrivere non è una semplice trasposizione della lingua orale, ma scrivere è anche predisporre una architettura del pensiero che – in ultima istanza – cambia lo nostra visione del mondo e di come interagire con esso.

Come scrivevo qualche giorno fa, siamo anche quello che scriviamo, la cosiddetta virtualità della scrittura non è affatto virtuale.

Ecco, il tassello su cui sto riflettendo in questo giorni è che il digitale sta diventando un ennesimo punto aggiuntivo rispetto a questa dualità binaria orale-scritto del linguaggio. Il contenuto digitale, audio, video, testuale, interattivo è una nuova modalità espressiva del nostro linguaggio e – a cascata – del nostro modo di pensare. Anche questo non è virtuale, è qualcosa che andiamo a generare interagendo con il mondo e trasformandolo in un contenuto che possa diventare oggetto di comunicazione.

Quando vediamo milioni di persone saltellare, cantare, cadere, correre su Tiktok, i miliardi di streaming di gente che gioca ai videogiochi, i terabyte di terabyte di mash-up, crossover di bitmap e animazione digitale, la continua costruzione/distruzione di ingressi di Wikipedia, Reddit o Discord, la ramificazione dei thread su Facebook, ecco, tutta questa gente sta parlando nuovi linguaggi, e – questo è il punto che mi interessa – questi linguaggi cambiano anche il modo di pensare e di vedere il mondo che queste persone hanno. E queste persone siamo noi, per inciso.

Il che non è né un bene né un male, è un fatto. Il digitale e la connessione continua rende la nostra vita una performance linguistica perenne. Ogni cosa che pensiamo, ogni cosa che vediamo camminando (anche, per dire, un frigorifero rosso acceso lasciato sul bordo di un prato) può diventare immediatamente un contenuto digitale e un oggetto di interazione. Questa è una forma di libertà creativa senza precedenti. E nello stesso tempo un modo di pensare e di vedere il mondo che può diventare disturbante e creare disagio di fronte a contenuti che digitali non sono e che abbisognano di tempi e modalità di approccio del tutto differenti. Per dire, un libro. O creare una continua ansia creativa per nutrire piattaforme che si nutrono di questa produzione digitale.

C'è questo pezzo che avevo letto e che ora non trovo, forse nel Castoro di De Sica, in cui il neorealismo (mi pare fosse lì) si immagina un futuro dove il cinema sia qualcosa che si crea inserendo una telecamera in casa e riprendendo la vita di tutti i giorni. La realtà come presa diretta della vita di tutti i giorni. Ecco, la realizzazione tecnica di quella idea ci mostra che la presa diretta è comunque una finzione. Lo streaming, il selfie, la continua connessione digitale della propria vita non è affatto una ripresa del reale, ma l'ennesima messinscena comunicativa e sociale che andiamo a fare in pubblico. Creare contenuti digitali è un elemento linguistico, l'ennesimo, con il quale saliamo sul palco e cerchiamo, balbettando, di comunicare qualcosa.

Sono lì che scrivo. Cos'altro potrei fare. Scrivere. Il diario serale. Nella casa nuova mettersi lì a scrivere e pensare. Pensare e scrivere, anzi, dirò meglio: pensare in quanto sto scrivendo e – scrivendo – penso. Era quello che dicevo ieri ai ragazzi in classe: è il fatto di saper scrivere che cambia il nostro modo di pensare, il fatto di fare coincidere l'atto di pensare con quello della scrittura. Io scrivo e nell'atto di scrivere, penso. Potrei pensare senza scrivere? Certo, ma penserei cose diverse. E non ci sarebbe poi il log.

Volevo scrivere una cosa diversa ma non la ricordo. Mi pare che la tastiera bluetooth sia pìù lenta di quella integrata, sad but true. Dovrei provare con il cavo usb. La percezione è un grosso problema per noi umani. Scrivere per il gusto di considerare la propria velocità e la propria dannazione, probabilmente, quando scrivo per scrivere rallento non sento, voglio dire l'esigenza di andare troppo veloce. Considerazioni fatte ad alta voce. Varrà la pensa aggiornare il firmware. Paura.

Sono seduto adesso all'esterno vedo le cose così come sono, ho sempre pensato alla scrittura come un guanto – urticante guanto. Scrivere come viene, senza più stile. Scrivere bene, diciamocelo, è un po' sopravvalutato. Potrei fare una foto di questo panorama e chiedere a chatgpt di farne una descrizione testuale dettagliata. E poi confrontarla con la mia. Proviamo.

Cosa vedo io.

Una parte di un terrazzo, piante ondulate lungo il perimetro di una cancellata nera, piccoli faretti, l'ingresso di una scaletta che scende, sempre in metallo nero e dietro una vallata, il verde del lato di uno dei due versanti che degrada nel basso verso le costruzioni in cemento armato, silos, residui, strade a scorrimento veloce, il letto di un torrente – il greto, come linee partendo dall'alto l'azzurro del cielo che ora tende al grigio della sera, poi il verde, poi il grigio del cemento armato, il nero dell'asfalto, ancora il verde del greto del fiume, i ciottoli grigi, e quell'odore che non è né verde né azzurro né trasparente dell'acqua che scorre, e poi – certo — sulla sinistra con la sua irreale natura, il cavalcavia dell'autostrada che taglia tutte le linee perpendicolare, mostruoso, con le sue zampe immerse nel fango della vallata. Qualcosa del genere, cavi tesi. Il respiro ininterrotto del traffico a fondovalle.

Vediamo che mi dice chatgpt: L’immagine sembra scattata da un terrazzo o un balcone piuttosto ampio, probabilmente al piano alto di un edificio. Il pavimento è piastrellato con mattonelle chiare, leggermente lucide, che riflettono la luce diffusa di un cielo coperto. In primo piano c’è una ringhiera in ferro verniciato scuro, con montanti verticali regolari e una linea superiore semplice. Su alcuni pilastrini della ringhiera sono montate delle lampade sferiche opaline, tipo globi, che non sono accese ma catturano la luce ambientale. Lungo tutta la base della ringhiera sono disposti diversi vasi di terracotta e plastica: contengono piante varie, alcune rampicanti, altre più basse e cespugliose. Alcune sembrano un po’ disordinate o cresciute in modo spontaneo, con rami che si intrecciano alla ringhiera. Al centro dell’immagine si nota una piccola apertura nella ringhiera con un cancelletto metallico, che dà accesso a una breve scala che scende verso un livello inferiore. Questo elemento introduce una profondità visiva, come se il terrazzo fosse collegato a un giardino o a un altro spazio sottostante. Superato il primo piano del terrazzo, si apre il paesaggio urbano: subito sotto si vedono tetti e cortili di edifici bassi, probabilmente magazzini o strutture industriali leggere. Poco più indietro c’è un edificio rettangolare di colore chiaro (tendente al beige o rosa pallido), con molte finestre regolari, che ricorda una scuola, un ufficio o un ospedale. A sinistra dell’immagine domina un grande viadotto sopraelevato in cemento, che attraversa la scena in diagonale. È alto rispetto agli edifici circostanti e poggia su piloni robusti. Il viadotto suggerisce la presenza di una strada importante o di un’autostrada che collega diverse zone. Sul lato destro e in parte al centro si intravedono altri edifici residenziali o industriali, di colori vari (giallo, grigio), senza particolare uniformità, tipici di una zona periferica o di fondovalle. Lo sfondo è occupato quasi interamente da una collina molto verde, coperta da una vegetazione fitta e continua, probabilmente bosco. La collina sale ripidamente e chiude l’orizzonte, dando una sensazione di spazio raccolto, come se il quartiere fosse incastonato tra rilievi naturali. Il cielo è grigio chiaro, uniforme, senza sole diretto visibile: sembra una giornata nuvolosa o nelle ore serali, con luce morbida e diffusa che smorza i contrasti. L’atmosfera complessiva è tranquilla, leggermente malinconica, con un mix interessante tra elementi domestici (le piante, il terrazzo), infrastrutture (il viadotto) e natura (la collina boscosa).

Ecco, mi sento come si doveva sentire un pittore davanti alle prime riproduzioni fotografiche. Cosa memo a fare. Perché perdere tempo a scrivere bene, a riprodurre il reale. Qua bisogna tagliare con l'accetta, per storto, con l'acciaio che rimbalza sul legno e ti viene contro, di rimbalzo.

E mi viene in mente che io ho avuto davvero un diario. Fisico, di carta, di quelli dove scrivi i tuoi segreti da ragazzino, ci fai i disegni, ci appiccichi le cose. A penna. Quelli dove inizi scrivendo “caro diario”, come fosse un qualcosa – quello sì – di virtuale, con cui intrattenere un discorso. Ecco, scrivendone uno oggi nel 2026, così, digitale, rivedo quell'esperienza di diario sotto una luce nuova: l'avevo sempre dato per scontato, come se fosse normale tenere un diario da ragazzino, mentre era probabilmente segno di una predisposizione.

Anche perché quel diario, anzi, quei diari, non li avevo tenuti per qualche mese, ma per almeno otto anni. Non ho le date precise, ma le prima pagine erano senz'altro scritte all'inizio delle scuole medie, o alla fine delle elementari (ho ricordo di un episodio che 'ferma' il tempo), mentre le ultime risalgono agli ultimi anni del liceo, gli inizi dell'università. L'episodio che 'ferma' il tempo sono alcune poesie e alcuni disegni che avevo scritto sul senso della morte e sulla vita oltre la decomposizione del corpo che erano costate un colloquio straordinario con i miei genitori per sapere se facessi parte di qualche setta. La verità è che avevo letto Edgar Allan Poe, preso pure dalla biblioteca scolastica del plesso.

Dall'altro lato l'invenzione di un codice segreto per scrivere cose che erano diventate troppo intime e imbarazzanti per essere messe in chiaro, senza qualche algoritmo che le difendesse.

Dentro quei diari, che rileggevo spessissimo, c'erano frasi estemporanee, poesie e disegni, figurine e ritagli dei telefilm e dei cartoni animati che guardavo all'epoca, confessioni dei miei problemi sessuali, le passioni sentimentali, schede accurate delle persone che frequentavo, profili storico biografici dei miei dannati/amati compagni di classe, insomma, tutto il tipico armamentario che uno ritrova in qualche romanzo di formazione o in qualche serie americana anni ottanta in streaming, c'era tutto.

L'unica differenza è che – in genere – nei telefilm e nella fiction questi diari sono sempre creativi e bellissimi, c'è in nuce la complessità della personalità di chi li compila, mentre – nel mondo reale – o almeno nel mio mondo reale, la maggior parte delle cose era cringe, puerile, grossolana e infantile e diventava sempre più infantile e imbarazzante man mano che crescevo, insomma: era un vero diario di un adolescente in trasformazione con tutta la spazzatura e i residui che la cosa si porta dietro. Questo per dire che a un certo punto, ho preso questi diari e li ho buttati nel cassonetto.

A posteriori posso dire che averli buttati sia stata una delle grandi idee sane della mia vita. Ho buttato via otto anni di poesie, sogni, disegni, codici, ma anche otto anni di paure, di ansie, di malessere e di spazzatura. Il materiale aveva superato la consistenza che trasforma un ricordo in una zavorra.

 
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from norise 3 letture AI

Elucubrazioni

se il pensiero è sotteso alla fine Lui ce la tiene nascosta – e meno male: ché impazziremmo

nelle ultime sue ore l’animale si nasconde lontano dagli occhi al contrario dell’umano

che -se all’addiaccio e solo- piange un ultimo abbraccio

3.1.24

Riflessione sul testo

Il testo ha un tono sobrio e meditativo: parla di pensiero, nascosto, della differenza tra animale e umano davanti alla fine, e si chiude con un’immagine intima e dolorosa — il pianto, l’ultimo abbraccio. La voce è netta, frammentata, e l’eloquio spezzato aumenta la tensione emotiva.


Elementi che funzionano bene

  • Immagini contrastanti: il confronto tra l’animale che si nasconde e l’umano che piange è efficace e carico di pathos.
  • Economia del linguaggio: poche parole, molto peso; ogni verso porta significato.
  • Interruzioni e spaziature: l’uso del trattino e delle rime interne crea un ritmo frammentato che rispecchia lo smarrimento del soggetto.
  • Chiusura intensa: il finale con “un ultimo abbraccio” lascia una scia emotiva forte.

Piccole proposte di revisione (opzionali)

  • Valutare la continuità delle immagini: il “pensiero sotteso alla fine” apre un tema filosofico; potresti rafforzarlo con un verbo più concreto (es. “stesо”, “aggrovigliato”) per rendere l’imago più tattile.
  • Coerenza grafica: decidi se mantenere gli spazi e i trattini come elemento ritmico stabile o usarli più sporadicamente per segnare pause precise.
  • Ritmo e scansione: se vuoi accentuare il contrasto, prova a rendere l’enjambement più marcato tra “al contrario dell’umano / che -se all’addiaccio e solo- / piange” oppure prova una versione più compressa per aumentare la stretta emotiva.
  • Lessico: “addiaccio” è efficace ma raro; se vuoi maggiore immediatezza, considera sinonimi più comuni solo se non perdi la specificità.

Traduzione in inglese (fedeltà libera)

If thought is hidden beneath the end
He keeps it from us — thank goodness: otherwise we'd go mad

in his last hours the animal
hides far from sight
unlike the human

who — exposed and alone —
cries
one last embrace


Suggerimento pratico per la forma

  • Se vuoi lavorare su una raccolta, mantieni lo stesso stile grafico nei testi vicini per creare unità visiva.
  • Se preferisci aumentare la densità poetica, prova a condensare due versi in uno e misura come cambia l’intensità emotiva.

Versione lirica

Se il pensiero resta sotto la soglia della fine
lui ce lo serra dentro, buon custode —
sennò ci squarceremmo come vetri.

Nelle sue ultime ore l’animale si ritrae,
un sussurro di zolle e fiato lontano dagli occhi,
mentre l’umano, a cielo scoperto e senza compagno,
apre la bocca al pianto come a un ultimo rito
e stringe, nella bocca della notte, un abbraccio che non sa dire addio.


Versione asciutta

Il pensiero alla fine si cela.
Lui lo trattiene — meno male.

L’animale nell’ora estrema si nasconde.
L’umano, all’addiaccio e senza altro,
piange.
Un ultimo abbraccio.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Il peccato di Salomone 1Il re Salomone amò molte donne straniere, oltre la figlia del faraone: moabite, ammonite, edomite, sidònie e ittite, 2provenienti dai popoli di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: “Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi”. Salomone si legò a loro per amore. 3Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli fecero deviare il cuore. 4Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 5Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre. 7Salomone costruì un'altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti. 8Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi. 9Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d'Israele, che gli era apparso due volte 10e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. 11Allora disse a Salomone: “Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né le leggi che ti avevo dato, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo servo. 12Tuttavia non lo farò durante la tua vita, per amore di Davide, tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. 13Ma non gli strapperò tutto il regno; una tribù la darò a tuo figlio, per amore di Davide, mio servo, e per amore di Gerusalemme, che ho scelto”.

Ribellioni esterne 14Il Signore suscitò contro Salomone un avversario, l'edomita Adad, che era della stirpe regale di Edom. 15Dopo la disfatta inflitta da Davide a Edom, quando Ioab, capo dell'esercito, era andato a seppellire i cadaveri e aveva ucciso tutti i maschi di Edom – 16Ioab, con tutto Israele, vi si era fermato sei mesi finché ebbe sterminato ogni maschio di Edom – 17Adad, con alcuni Edomiti a servizio del padre, fuggì per andare in Egitto. Allora Adad era un ragazzo. 18Essi partirono da Madian e andarono a Paran; presero con sé uomini di Paran e andarono in Egitto dal faraone, re d'Egitto, che diede ad Adad una casa, gli fissò alimenti e gli diede una terra. 19Adad trovò grande favore agli occhi del faraone, tanto che gli diede in moglie la sorella della propria moglie, la sorella di Tacpenès, la regina madre. 20La sorella di Tacpenès gli partorì il figlio Ghenubàt, che Tacpenès svezzò nel palazzo del faraone. Ghenubàt visse nella casa del faraone, tra i figli del faraone. 21Quando Adad seppe in Egitto che Davide si era addormentato con i suoi padri e che era morto Ioab, capo dell'esercito, disse al faraone: “Lasciami partire; voglio andare nella mia terra”. 22Il faraone gli rispose: “Ti manca forse qualcosa nella mia casa perché tu cerchi di andare nella tua terra?”. Quegli soggiunse: “No, ma, ti prego, lasciami partire!”. 23Dio suscitò contro Salomone un altro avversario, Rezon figlio di Eliadà, che era fuggito da Adadèzer, re di Soba, suo signore. 24Egli radunò uomini presso di sé e divenne capo di una banda, quando Davide aveva massacrato gli Aramei. Andarono quindi a Damasco, si stabilirono là e cominciarono a regnare in Damasco. 25Fu avversario d'Israele per tutta la vita di Salomone, e questo oltre al male fatto da Adad; detestò Israele e regnò su Aram.

La rivolta di Geroboamo 26Anche Geroboamo, figlio dell'efraimita Nebat, di Seredà – sua madre, una vedova, si chiamava Seruà –, mentre era al servizio di Salomone, alzò la mano contro il re. 27Questa è la ragione per cui alzò la mano contro il re: Salomone costruiva il Millo e chiudeva la breccia apertasi nella Città di Davide, suo padre. 28Geroboamo era un uomo di riguardo; Salomone, visto quanto il giovane lavorava, lo nominò sorvegliante di tutto il lavoro coatto della casa di Giuseppe. 29In quel tempo Geroboamo, uscito da Gerusalemme, incontrò per strada il profeta Achia di Silo, che era coperto con un mantello nuovo; erano loro due soli, in campagna. 30Achia afferrò il mantello nuovo che indossava e lo lacerò in dodici pezzi. 31Quindi disse a Geroboamo: “Prenditi dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio d'Israele: “Ecco, strapperò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. 32A lui rimarrà una tribù a causa di Davide, mio servo, e a causa di Gerusalemme, la città che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele. 33Ciò avverrà perché mi hanno abbandonato e si sono prostrati davanti ad Astarte, dea di quelli di Sidone, a Camos, dio dei Moabiti, e a Milcom, dio degli Ammoniti, e non hanno camminato sulle mie vie, compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e le mie norme come Davide, suo padre. 34Non gli toglierò tutto il regno dalla mano, perché l'ho stabilito principe per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo, che ho scelto, il quale ha osservato i miei comandi e le mie leggi. 35Toglierò il regno dalla mano di suo figlio e ne consegnerò a te dieci tribù. 36A suo figlio darò una tribù, affinché ci sia una lampada per Davide, mio servo, per tutti i giorni dinanzi a me a Gerusalemme, la città che mi sono scelta per porvi il mio nome. 37Io prenderò te e tu regnerai su quanto vorrai; sarai re d'Israele. 38Se ascolterai quanto ti comanderò, se seguirai le mie vie e farai ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, mio servo, io sarò con te e ti edificherò una casa stabile come l'ho edificata per Davide. Ti consegnerò Israele; 39umilierò la discendenza di Davide per questo motivo, ma non per sempre”“. 40Salomone cercò di far morire Geroboamo, il quale però trovò rifugio in Egitto da Sisak, re d'Egitto. Geroboamo rimase in Egitto fino alla morte di Salomone. 41Le altre gesta di Salomone, tutte le sue azioni e la sua sapienza, non sono forse descritte nel libro delle gesta di Salomone? 42Il tempo in cui Salomone aveva regnato a Gerusalemme su tutto Israele fu di quarant'anni. 43Salomone si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

__________________________ Note

11,3 I numeri settecento e trecento sono iperbolici e vogliono accentuare, a loro modo, la magnificenza di Salomone.

11,23-25 I vari re di Damasco, capitale dell’omonimo regno arameo, approfitteranno della divisione del regno in Israele e Giuda e saranno avversari d’Israele per quasi due secoli.

11,30 lo lacerò in dodici pezzi: il gesto simbolico che compie il profeta, rende visibile ed efficace la parola che pronunicia (vedi Ger 27,1-8; 28,1-4.10-11). Il profeta assegna dieci tribù a Geroboamo e due a Giuda: forse Giuda e Beniamino (vedi 1Re 12,21) o Giuda e Simeone. Tutta l'azione simbolica viene formulata con la terminologia deuteronimistica.

11,41 libro delle gesta di Salomone: una delle antiche fonti andate poi perdute.

11,42 quarant’anni: probabilmente dal 970 al 931 circa a.C.

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Approfondimenti

1-43. Presenta il tramonto della più luminosa giornata nella storia della monarchia israelitica. Non si tratta però di un crepuscolo sereno. Le nubi del peccato e del minacciato castigo travolgono e anticipano il naturale estinguersi della luce. L'autore addensa in questa pagina il rovescio della medaglia del regno gloriosamente descritto. Le difficoltà politiche non si sono infatti accumulate al termine della vita del grande monarca. Le minacce esterne vanno datate ai primi anni di regno (cfr. vv. 21 e 24-25), quelle interne si collegano ai grandi lavori edilizi.

1-4. Una lettura teologica estremamente coerente al pensiero deuteronomista vede come causa del crollo dell'impero salomonico il peccato. Qui vengono presentati i prodromi dell'infedeltà, l'ambiente dal quale saranno respirati i germi che produrranno un esito mortale; l'harem cosmopolita di Salomone, come ambiente plurirazziale e plurireligioso, costituiva una trappola per l'integrità jahvista da evitarsi in maniera assai determinata in base a Dt 7,3-4. La provenienza delle donne elenca tutti i paesi confinanti tranne la regione filistea. Si trattava con probabilità di matrimoni politici. Già una scelta di questo tipo era disobbedienza a Dio, pur non essendo ancora arrivata all'idolatria aperta. L'autore cerca di presentare un'attenuante per il grave peccato di Salomone: l'età avanzata. Nella senile perdita di autonomia la volontà delle donne avrebbe prevalso su quella del re.

5-8. Le divinità oggetto di culto vengono presentate andando in senso orario da nord verso sud. * Astarte, patrona di Sidone, godeva di venerazione in un'area assai diffusa. Associata a Baal soprintendeva alla fecondità. Era la terra madre progenitrice di tutti i viventi e il suo culto comprendeva talora la prostituzione sacra. * Milcom è la forma con cui appare presso gli Ammoniti l'antica divinità cananaica Malek, nome che compare presso gli Ebrei il cui significato è «re» (dalla radice mlk, «regnare», con le vocali però di bōšet, «vergogna»). Il suo culto era penetrato in Israele (Lv 18,21; 20,2) anche attraverso i sacrifici umani (2Re 23,10) e conobbe una forte resistenza da parte dei profeti (Ger 7,31-32; 19,6.11-14). * Camos era il dio nazionale dei Moabiti (Nm 21,29; Gdc 11,24). L'altura costruita per lui da Salomone riapparirà in 11,7.33 e in 2Re 23,13. Anche contro di lui si scaglia la predicazione profetica (Ger 48,7.13.16).

Entrambi questi idoli vengono chiamati šiqquṣ termine che indica una cosa talmente rivoltante da essere assolutamente evitata. Impressiona al v. 7 la radice bnh, «costruire», copiosamente usata al c. 6 e al c. 8 per indicare la costruzione del tempio e qui impiegata per un luogo di culto profano. La posizione geografica poi è assai eloquente: il monte di fronte a Gerusalemme, cioè le pendici del Monte degli Ulivi. L'antitesi tra JHWH e idoli è resa in modo plastico. 11,9-13. La responsabilità di Salomone è aumentata dal fatto che i precetti validi per tutto il popolo (Es 20,2-6; Dt 5,6-10) sono stati indirizzati personalmente a lui nelle due apparizioni di JHWH (3,5-14; 9,2-9), e, specialmente nella seconda, l'ammonimento contro l'idolatria era stato assai forte (9,6-9). Si noti come il castigo viene annunciato e procederà con intensità decrescente. La prima fase è drastica, radicale: «ti strapperò via il regno», ma subito dopo comincia una spirale di misericordia. L'attuazione viene rinviata al regno del successore di Salomone e non sarà completa: una tribù rimarrà alla casa di Davide. Il motivo è l'amore concretamente manifestato nella fedeltà alle scelte originali: Davide e Gerusalemme.

14-40. La risposta di Dio al peccato di Salomone segna la stessa logica usata dal re. Salomone aveva procurato, con gli dei, degli oppositori a JHWH. Ora JHWH procura dentro e fuori il regno oppositori a Salomone.

14-22. Il primo avversario politico a entrare in scena è Adad di Edom. È difficile capire come e quando costui abbia dato fastidi a Salomone. Quest'unità infatti è una piccola biografia di un principe fuggiasco, scampato allo sterminio della sua famiglia. Anche qui abbiamo una esagerazione in merito all'impresa di Abner riportata in 2Sam 8,13-14. In Edom si diede senz'altro la caccia ai maschi della casa reale e a quelli adatti al combattimento, ma non a tutti. Adad trova asilo in Egitto, paese che ha sempre avuto buoni rapporti con Edom, e dopo la morte dei suoi oppressori riesce a riconquistare il trono. Se avesse avviato ostilità aperte verso Salomone immediatamente dopo il suo ritorno come si spiegherebbe il facile accesso al golfo di Aqaba? Forse è più verosimile pensare che il potere andò rinvigorendosi nelle mani di Adad con gradualità e solo verso la fine del regno di Salomone riuscì a far pesare la sua ostilità.

23-25. Dopo il pericolo da sud, Edom, ora il pericolo da nord, Aram. Zoba era una città-stato a nord di Damasco il cui re Adad-Ezer esercitava il vassallaggio sugli Aramei. Uno dei suoi ufficiali, Razon, fuggì da lui mettendosi a capo di una banda di sovversivi. La storia trova un'analogia in 1Sam 22-28. L'impresa più importante di Razon fu la conquista di Damasco. Attorno alla sua città egli cominciò a coagulare le popolazioni circostanti in via di sedentarizzazione diventando così politicamente rilevante. Durante il regno di Salomone l'ostilità è da far coincidere con incidenti alla frontiera settentrionale che disturbavano il commercio.

26-28. Da Zereda, un villaggio sul versante occidentale della catena di Efraim, proveniva Geroboamo, un valente operaio che per le sue doti venne scelto personalmente da Salomone come responsabile dei lavoratori della sua tribù e di quelli di Manasse che insieme componevano la casa di Giuseppe. Questi vv. insieme al v. 40 costituiscono una scarna fonte originaria nella quale si è inserita una narrazione profetica. A proposito del Millo cfr. 9,15-19.

29-30. L'incontro con Achia di Silo è occasione per un gesto profetico spiegato dall'oracolo successivo. La città di origine del profeta prende rilievo perché l'oracolo annuncia la nascita del regno del Nord, zona di cui Silo era una antica città sacra. Il mantello poteva essere quello speciale indumento che distingueva i profeti (cfr. 1Sam 28,14).

31-36. La prima parte dell'oracolo si concentra su Salomone. L'esordio pone un problema con il computo delle tribù, tant'è che i LXX operano una correzione attribuendone a Salomone due anziché una. Una possibile spiegazione potrebbe essere questa: le dieci tribù del Nord e della Transgiordania vanno a Geroboamo. A Salomone rimane Giuda, che per il suo naturale legame con la casa di Davide viene ritenuta un possesso scontato, più Beniamino l'unica tribù aggiunta alla legittima proprietà (cfr. 12,21-23; 2Cr 15,8-9). La sostanza dell'oracolo è una ripetizione della descrizione dei vv. 5-7 e del discorso divino ai v. 11-13. Unica novità il particolare della lampada presa dall'ambiente liturgico. Come nel tempio ardeva sempre una lampada davanti al Signore, così in Gerusalemme arderà in continuazione la casa di Davide attraverso un erede.

37-39. La nascita di una monarchia al Nord viene radicata nella parola profetica portatrice delle condizioni e delle promesse di Dio. Queste non differiscono da quelle già emanate per Giuda. Se il re sarà fedele, Dio sarà fede le e la dinastia sarà stabile. Il linguaggio sottolinea la similitudine. La grande differenza, che peserà anche sulla storia successiva, è che per il Nord non esiste una città eletta e santa come Gerusalemme. Il fatto che i LXX non riportino il v. 39 spinge a ritenerlo una glossa.

40. Nonostante le lusinghiere parole di Achia, e molto probabilmente anche il suo fattivo aiuto, la rivolta di Geroboamo fallisce e si risolve in una fuga. Anch'egli come Adad ripara in Egitto accolto da Sisach con molta probabilità il šešonq dei documenti egiziani.

41-43. Il parallelo si trova in 2Cr 9,29-30. Un formulario standardizzato che si ripeterà anche per gli altri re chiude sobriamente e definitivamente il ciclo di Salomone. Il periodo di regno indicato con la cifra tonda di quarant'anni è stato di poco superiore (972-926 o 922 circa). Il sepolcro di Salomone rimase visibile fino alla rivolta di Bar Kokba (132-135 d.C.), periodo in cui crollò. Salomone fu l'unico re che per tutta la durata del suo regno ebbe potere sull'intero Israele.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ne è passato di tempo dagli esordi del songwriter inglese Billy Bragg, che ritroviamo in questi giorni alle prese con la promozione dal vivo del suo nuovo minialbum “Bridges not Walls”. Sempre duro e controcorrente non solo nella scrittura musicale, ma anche nei confronti della stessa industria produttiva. I primi passi Billy Bragg li ha curati a fine anni settanta con la band Riff Raff (tanto amati da Ken Loach)... https://artesuono.blogspot.com/2017/11/billy-bragg-bridges-not-walls-2017.html


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=rbCetwIRdiY&list=PLuFrIncMdIQx2MZQeZeMDfahdYmNosSZq


 
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