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from elettrona

Cosa saranno mai 7 minuti? Niente, per la vita quotidiana delle persone oggi; eppure sono stati sufficienti a distruggere una città lasciandosi dietro quasi duemila morti.

Il 7 aprile 1944 Treviso è stata distrutta da 159 aerei americani che hanno buttato tonnellate di bombe; da allora, ogni anno, si fa una commemorazione. Alle 13:24, ora dell'attacco, la campana della Torre Civica in piazza dei Signori suona e si tiene un momento di silenzio che dura 7 minuti.

Sette cazzo di minuti. Sette, di silenzio, di ricordo, riflessione. Evidentemente però, non è importato a uno dei locali più famosi della zona.

Hanno continuato a servire pizze malgrado il momento di silenzio. Sette minuti, signori. Sette fottuti minuti. Uno sfregio alla commemorazione in un periodo come questo, in cui le guerre continuano a fare morti. In cui gli americani, continuano a fare morti. A me non pare normale. Non adesso, non qui. Non ho un cazzo altro da dire.

fonte: Il gazzettino

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Lo avevamo lasciato immerso nel candore della neve di Omaha e lo ritroviamo, alle porte della primavera, galleggiare a faccia in giù in una piscina (come suggerisce l’artwork). Un modo per comunicare a tutti che i fantasmi della malattia e del suicidio sono ormai alle spalle? Forse, eppure l’impressione è che allo stesso Oberst interessi davvero poco (o nulla) questa sfumatura... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/conor-oberst-salutations-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1192927046


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

SUCCESSIONE DI DAVIDE (1,1-2,46)

1Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. 2I suoi servi gli suggerirono: “Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà”. 3Si cercò in tutto il territorio d'Israele una giovane bella e si trovò Abisàg, la Sunammita, e la condussero al re. 4La giovane era straordinariamente bella; ella curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.

Adonia si proclama re 5Intanto Adonia, figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: “Sarò io il re”. Si procurò un carro, un tiro di cavalli e cinquanta uomini che correvano dinanzi a lui. 6Suo padre non lo contrariò mai, dicendo: “Perché ti comporti in questo modo?”. Anche lui era molto avvenente; era nato dopo Assalonne. 7Si accordò con Ioab, figlio di Seruià, e con il sacerdote Ebiatàr, i quali sostenevano il partito di Adonia. 8Invece il sacerdote Sadoc, Benaià, figlio di Ioiadà, il profeta Natan, Simei, Rei e il corpo dei prodi di Davide non si schierarono con Adonia. 9Adonia un giorno immolò pecore, buoi e vitelli grassi presso la pietra Zochèlet, che è vicina alla fonte di Roghel. Invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. 10Ma non invitò il profeta Natan né Benaià né il corpo dei prodi e neppure Salomone, suo fratello.

Reazione di Betsabea e Natan 11Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: “Non hai sentito che Adonia, figlio di Agghìt, è diventato re e Davide, nostro signore, non lo sa neppure? 12Ebbene, ti do un consiglio, perché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. 13Va', presentati al re Davide e digli: “O re, mio signore, tu non hai forse giurato alla tua schiava dicendo: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono? Perché allora è diventato re Adonia?“. 14Ecco, mentre tu starai ancora lì a parlare al re, io ti seguirò e completerò le tue parole”. 15Betsabea si presentò al re, nella camera da letto; il re era molto vecchio, e Abisàg, la Sunammita, lo serviva. 16Betsabea si inchinò e si prostrò davanti al re. Il re poi le domandò: “Che hai?”. 17Ella gli rispose: “Signore mio, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore, tuo Dio: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul trono”. 18Ora invece Adonia è diventato re senza che tu, o re, mio signore, neppure lo sappia. 19Ha immolato molti giovenchi, vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Ebiatàr e Ioab, capo dell'esercito, ma non ha invitato Salomone tuo servitore. 20Perciò su di te, o re, mio signore, sono gli occhi di tutto Israele, perché annunci loro chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui. 21Quando il re, mio signore, si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati da colpevoli”. 22Mentre lei ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan. 23Fu annunciato al re: “Ecco, c'è il profeta Natan”. Questi entrò alla presenza del re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra. 24Natan disse: “O re, mio signore, hai forse decretato tu: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? 25Difatti oggi egli è andato a immolare molti giovenchi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano: “Viva il re Adonia!”. 26Ma non ha invitato me, tuo servitore, né il sacerdote Sadoc né Benaià, figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore. 27Questa cosa è forse avvenuta per ordine del re, mio signore? Perché non hai fatto sapere al tuo servo chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui?“.

Consacrazione di Salomone 28Il re Davide, presa la parola, disse: “Chiamatemi Betsabea!”. Costei entrò alla presenza del re e stette davanti a lui. 29Il re giurò e disse: “Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 30Come ti ho giurato per il Signore, Dio d'Israele, dicendo: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono al mio posto”, così farò oggi”. 31Betsabea si inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re dicendo: “Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!”. 32Poi il re Davide disse: “Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà”. Costoro entrarono alla presenza del re, 33che disse loro: “Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. 34Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d'Israele. Voi suonerete il corno e griderete: “Viva il re Salomone!”. 35Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo su Israele e su Giuda”. 36Benaià, figlio di Ioiadà, rispose al re: “Così sia! Anche il Signore, Dio del re, mio signore, decida allo stesso modo! 37Come il Signore fu con il re, mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più splendido del trono del mio signore, il re Davide”. 38Scesero il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. 39Il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: “Viva il re Salomone!”. 40Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra.

Paura e sottomissione di Adonia 41Lo sentì Adonia insieme agli invitati che erano con lui; essi avevano finito di mangiare. Ioab, udito il suono del corno, chiese: “Perché c'è clamore di città in tumulto?”. 42Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: “Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!”. 43“No – rispose Giònata ad Adonia – il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone 44e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l'hanno fatto montare sulla mula del re. 45Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l'hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. 46Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno 47e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: “Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!”. Il re si è prostrato sul letto. 48Poi il re ha detto anche questo: “Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono”“. 49Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. 50Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell'altare. 51Fu riferito a Salomone: “Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: “Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore”“. 52Salomone disse: “Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà”. 53Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall'altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: “Va' a casa tua!”.

__________________________ Note

1,1-2,46 In questa parte, che continua direttamente 2Sam 9-20, il libro dà un quadro realistico e mesto del tramonto di Davide, malato, senza più la possibilità di esercitare il potere, in preda agli intrighi di corte. Il momento più alto è rappresentato dal testamento religioso del re, il quale domanda a Salomone di restare fedele all’alleanza con il Signore (2,1-4).

1,5 Adonia, figlio di Agghìt: il quarto figlio di Davide (2Sam 3,4) è fratellastro di Salomone, che ha per madre Betsabea.

1,9 Roghel: vedi 2Sam 17,17

1,12 salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone: colui che accedeva al trono, in questo caso Adonia, eliminava abitualmente tutti i potenziali avversari. Così aveva già fatto Abimèlec (Gdc 9,4-5).

1,33 Ghicon: sorgente che sgorga nella valle del Cèdron.

1,38 Cretei, Peletei: mercenari di origine straniera al servizio personale del re (vedi 1Sam 30,14; 2Sam 8,18).

1,50 corni dell'altare: quattro rialzamenti agli angoli del piano dell'altare. Erano particolarmente sacri per il sangue dei sacrifici con il quale venivano a contatto. Davano diritto d'asilo (vedi 2,28-34).

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Approfondimenti

1-4. Il primo libro dei Re si apre con questa breve, ma efficace descrizione della vecchiaia di Davide. Essa costituisce la premessa per la successione al sovrano e quindi per il prosieguo dell'opera. La sezione di questo libro che va da questi versetti fino a 2,12 costituisce il completamento e la conclusione di quanto viene narrato nei due libri di Samuele: inizio della monarchia e affermazione di Davide con le sue luci e le sue ombre. Con una duplice affermazione «era vecchio e avanzato negli anni» si presenta subito con forza lo stato avanzato della vita di Davide e la qualità della sua esistenza. La malattia da cui è colpito non può essere diagnosticata dalla semplice notizia che viene riportata, ma è evidente la gravità, dato che non si riesce a trovare un rimedio: “non riuscivano a scaldarlo”. Stando a quanto ci viene detto in 2Sam 5,4-5, Davide dovrebbe essere sulla settantina. Divenne re a trent'anni e regnò per quaranta. Egli ha così raggiunto l'età media dell'uomo biblico che ci viene indicata in Sal 90,10. I dati cronologici forniti dalla Bibbia vanno accolti con cautela, ma il versetto citato ci ha presentato due componenti essenziali anche nella vita di Davide: la fatica e il dolore. Fatica per le diverse imprese di conquista, dolore per le tristi vicende familiari, i molti dispiaceri avuti dai figli. Sono questi due elementi che hanno procurato a Davide una vecchiaia così compromessa. I ministri propongono un consiglio che riprende la sapienza tradizionale (cfr. Qo 4,11) e forse anche la pratica medica, come spiega Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche e come ricorda l'autore pagano Galeno. Probabilmente uno solo dei servi parla direttamente al re a nome di tutti. Il rimedio suggerito potrebbe anche insinuare una “prova di virilità” senza superare la quale non è più possibile mantenere il governo, secondo l'uso orientale antico. La ricerca del rimedio è fatta doviziosamente. La candidata deve essere giovane, ma anche vergine, mai conosciuta prima da altro uomo (bᵉtûlāh). Si percorre tutto il territorio d'Israele per cercarla finché nel villaggio di Sunem viene trovata la ragazza con i requisiti necessari. Dal nome del villaggio di origine viene la denominazione «la Sunammita» _(haššûnammît)– che si trova nel testo originale. Sunem si trova di fronte al Gelboe e si affaccia sulla pianura di Esdrelon. Non è completamente chiaro il rapporto tra questa ragazza destinata al servizio di Davide e la Sulammita di cui si parla in Ct 7,1. Probabilmente è solo un'assonanza senza che si tratti della stessa persona. La presentazione della vecchiaia di Davide trova il suo apice e la sua conclusione con un discreto accenno alla sua impotenza. Davide, la cui perizia nell'arte della seduzione e dell'amore è ben manifesta nei libri di Samuele, tanto da essere una caratteristica della sua personalità, è ora incapace di una relazione completa con una donna. Questo tipo di conclusione è particolarmente significativo. Se si accetta l'ipotesi del costume orientale antico della prova di virilità, questa espressione “non la conobbe” dichiara manifestamente l'inabilità di Davide al regno. Tuttavia un'altra lettura è possibile. La cessazione delle facoltà generative di Davide, capostipite della dinastia, prelude alla fine della monarchia stessa. Nella precarietà di Davide non più autonomo e nella sua incapacità a generare pare già di vedere il tema dei due libri dei Re. Dopo lo splendore, al vertice con il regno di Salomone, la decadenza, la dipendenza da altre potenze, e da ultimo la tragica fine della dinastia davidica con il dramma dell'esilio nel 587 e la deportazione di Sedecia, l'ultimo re. Troviamo così in questi versetti non solo la condizione di partenza per lo svolgimento narrativo, ma anche l'annuncio del tema dell'opera: la monarchia si avvia verso la malattia della divisione con un conseguente indebolimento e verso l'estinzione a causa dell'infedeltà e del peccato, nella mentalità biblica il peggiore dei mali.

5-10. Alla presentazione della vecchiaia di Davide fa immediatamente seguito il racconto del tentativo di Adonia di impadronirsi del trono. L'aspirazione di Adonia a diventare re non poggia solo sull'ambizione personale. Essa trova il suo fondamento nel fatto che egli era il più anziano principe vivente nella famiglia di Davide. Quarto figlio del re, nato da Agghit (2Sam 3,2-4; 1Cr 3,1-2) era sopravvissuto ai fratelli Ammon, Kileab e Assalonne. La pretesa di Adonia diventa così comprensibile, tenendo conto che anche l'aspettativa popolare andava in tal senso (1Re 2,15). In un primo tempo neppure Davide sembra opporsi alle pretese del figlio, il quale ostenta il suo rango principesco, secondo i costumi orientali, con carri, cavalieri e uomini che lo precedevano. Da ultimo anche l'aspetto fisico giocava a suo favore. La bellezza è una caratteristica che è stata segnalata nei sovrani precedenti, Saul e Davide, al momento della loro scelta (1Sam 9,2; 16,12) e che viene menzionata anche nel Salterio mentre si dipinge il ritratto del re nel giorno delle sue nozze (Sal 45,3). Adonia cerca pure di corroborare il suo tentativo di successione creandosi un partito. Il primo personaggio con il quale cerca accordo è Ioab. Costui era un uomo di grande rilievo, aveva partecipato a tutte le grandi conquiste di Davide ed era secondo solo a lui. Deteneva il comando dell'esercito. Pur avendo nei confronti di Davide un atteggiamento di collaborazione e lealtà, non mancarono momenti di forte difficoltà nel rapporto tra i due uomini di stato. Infatti Ioab fu l'autore di tre assassini che incrinarono il suo rapporto con Davide: l'uccisione di Abner (2Sam 3,22-29) generale del re e di Amasa (2Sam 20, 8-10). Quest'ultimo aveva preso il posto di Ioab nella direzione dell'esercito dopo l'uccisione di Assalonne (2Sam 18,14-15) da parte di Ioab stesso, in aperto contrasto con il volere di Davide (2Sam 18,5). Ebiatar, scampato dal massacro dei sacerdoti ordinato da Saul in Nob, si rifugiò presso Davide (1Sam 22,6-23). Dopo la conquista di Gerusalemme lo troviamo associato a Zadok, con il quale condivideva l'incarico di capo-sacerdote di Davide. Probabilmente erano incaricati della custodia dell'arca (2Sam 15,24-36). Può darsi che tra i due responsabili del culto vi fosse concorrenza o invidia e così li troviamo schierati con parti diverse nell'intento di primeggiare. E proprio Zadok apre la lista dei personaggi di corte che non si trovano dalla parte di Adonia e che diventeranno l'impedimento del suo sogno. Circa Zadok non si riesce a capire se provenga dal culto israelitico, secondo quanto attesta l'AT che lo vorrebbe al servizio dell'arca in Kiriat-Iearim e in Gabaon (1Cr 16,39), oppure se fosse un sacerdote gebuseo a Gerusalemme prima che venisse conquistata da Davide. Questi avrebbe permesso a Zadok di mantenere il suo ufficio sacerdotale per facilitare la riconciliazione tra vecchi e nuovi abitanti della città. Quest'ultima ipotesi viene suffragata facendo riferimento all'onomastica gebusea. Limitandoci alla testimonianza diretta dei testi biblici dovremmo optare per la prima ipotesi e porre Zadok tra i figli di Levi (1Cr 6,1-8). Benaia si è distinto per imprese valorose (2Sam 23,20-23; 1Cr 11,22-25) e al momento del complotto è a capo dei mercenari stranieri, i Cretei e i Peletei, che servivano come guardia reale presso Davide (2Sam 8,18; 20,23; 23,22-23). Di Natan daremo notizie quando si parlerà del suo piano. Simei è un nome frequente nella Bibbia. Qui indica un uomo divenuto importante nel regno di Davide e che ritroveremo nell'amministrazione di Salomone. Rei è un nome discusso dal punto di vista della critica testuale. Era un ufficiale regio. L'aspirazione di Adonia al trono non solo si conclude con la presentazione del partito opposto, ma dall'osservazione di quest'ultimo si può dedurre che da ambo le parti ci sono forze pari: l'appoggio religioso e militare. La decisione di Davide è la sola a essere determinante. In essa sarà guidato da Natan e si manifesterà il piano divino.

9-10. Adonia ha preparato un pasto per tutti i suoi sostenitori. La radice zbḥ con la quale si apre il racconto ha una duplice valenza. Può trattarsi semplicemente di una macellazione per preparare le vivande, può trattarsi di uccisione rituale, cioè di un sacrificio. In questo secondo caso saremmo decisamente vicini a 2Sam 15,12, parte del racconto della rivolta di Assalonne, e avremmo cosi un'analogia con un precedente assai pericoloso. Stando a 1Re 1,11.18.25 dovremmo leggere questo pasto non solo come una convocazione del partito di Adonia per meglio compattarlo, ma come il preambolo della sua consacrazione a re. Il luogo del banchetto, En-Roghel, è una fonte situata a sud di Gerusalemme, alla confluenza tra la valle di Innom e la valle del Cedron. Presso questa fonte si trovava una pietra il cui nome potrebbe essere interpretato «del serpente». Che potesse fungere da altare? Naturalmente Salomone, il cui nome costituisce il vertice della lista, è escluso insieme ai suoi sostenitori.

11-14. La notizia dei fatti di En-Roghel viene portata da Natan a Betsabea, con la quale prende un accordo. Natan viene posto in primo piano già dal punto di vista narrativo e in effetti il suo ruolo in questa circostanza è essenziale. I testi più estesi che possediamo circa il profeta Natan sono tutti legati alla successione di Davide e alla dinastia. Egli compare prima di tutto in 2Sam 7,1-17 (e nel testo parallelo di 1Cr 17,1-15), dove viene pronunciato l'oracolo fondamentale per la dinastia davidica. Di nuovo Natan viene in scena dopo il peccato di Davide in 2Sam 12 come latore del rimprovero e del perdono divino. Essenziale per noi è il v. 25 dove si dichiara l'amore di Dio per Salomone e il nome che lo simboleggia «Iedidia», che viene dato proprio da Natan, inviato di proposito dal Signore. Nel nostro caso Natan agisce come profeta, come familiare ai piani divini per realizzare l'imposizione del nome “Amato da Dio”. Non siamo pertanto di fronte ad un intrigo di corte per controbilanciare una congiura, bensì di fronte all'adempimento del progetto divino che si compie tramite il profeta. La preghiera di Davide al v. 48 ne dà conferma. Tuttavia questo caso è diverso dai precedenti. Natan non prende qui le mosse da un oracolo divino ricevuto. Cerca invece l'appoggio di Betsabea, madre di Salomone, e abilmente fa leva sui suoi sentimenti femminili. Presentando Adonia come figlio di Agghit, Natan prende come fulcro della sua richiesta d'intervento l'orgoglio di madre e di moglie di Betsabea. Inoltre incalza presentando il rischio mortale che incombe su di lei e sul figlio, rivali politici di Adonia. Dopo questo esordio convincente, Natan suggerisce a Betsabea il discorso da tenere al re e che egli stesso confermerà. Al v. 13 si parla per la prima volta di un giuramento fatto da Davide a Betsabea in merito alla sua successione a favore di Salomone. Entrare nel merito della questione significa solo aprire la porta a congetture. Possiamo semplicemente dire che la preferenza di Davide per Betsabea rende plausibile un simile avvenimento del quale Natan era al corrente.

15-21. Betsabea conserva nell'incontro con Davide gli usi e 1l linguaggio delle corti orientali. Ricordando al re il suo giuramento, Betsabea ripete alla lettera la formula già presentata da Natan, ma aggiunge che il giuramento è stato fatto «per il Signore» ed è pertanto maggiormente obbligante per il re. Oltre a ricordare il giuramento Betsa-bea fa anche la cronaca degli avvenimenti di En-Roghel come un testimone oculare. Il discorso giunge al culmine al v. 20 quando Betsabea fa notare a Davide che gli occhi di tutto Israele sono puntati su di lui affinché decida a chi toccherà il suo trono. Nel caso il sovrano tacesse, quando il suo silenzio sarà definitivo nel sonno della morte, Betsa-bea e Salomone subiranno la sorte dei traditori. Anche se queste parole vengono pronunciate con delicatezza, esse sono una forte pressione sul cuore di Davide il cui legame affettivo con Salomone e Betsabea è assai forte, e sono una spinta decisiva a sciogliere il segreto del giuramento.

22-27. Si ha l'impressione che l'arrivo di Natan tronchi il discorso di Betsabea proprio nel punto di maggior tensione drammatica e lo lasci come in sospeso. Forse Betsabea ha dovuto addirittura ritirarsi dalla presenza del re (vedi v. 28). Natan finge di non essere al corrente della decisione di Davide che sia Adonia a succedergli ed esordisce con la domanda se gli avvenimenti di En-Roghel corrispondano a un decreto del re. Anche la chiusura dell'intervento di Natan è costituita da una domanda in cui si nasconde la volontà di provocare il pronunciamento del re. Perché egli non ha informato i suoi intimi circa il successore? Tra le due interrogazioni mirate di Natan si stende la cronaca degli avvenimenti, con l'aggiunta della lista degli esclusi dopo l'elenco degli invitati.

28-31. Il piano di Natan sortisce effetto. Richiamata la regina, il re pronuncia di nuovo il giuramento in forma solenne, nel nome del Signore, e da realizzarsi immediatamente. Non possiamo dire se questa formulazione costituisca già uno scioglimento del segreto e se si debbano aspettare i versetti successivi per rendere pubblica la scelta con gli ordini ai ministri per la consacrazione di Salomone.

32-37. Questi versetti praticamente ci presentano nelle parole di Davide la prima versione del racconto della consacrazione regale di Salomone che verrà ripetuta ai vv. 38-40. Potremmo così dire di avere tre racconti dell'unzione di Salomone come re. La ripetizione è un elemento della narrativa biblica per sottolineare l'importanza di un avvenimento. Gli esclusi diventano ora protagonisti. Zadok, Natan e Benaia sono incaricati di mettere in atto il giuramento di Davide a favore di Salomone e ricevono istruzioni sul luogo e sul cerimoniale. La località scelta è Ghicon, una sorgente situata sul lato occidentale della valle del Cedron sotto la parte settentrionale delle mura della cittadella di Davide. Insieme ad En-Roghel costituiva la parte principale dell'approvvigionamento idrico di Gerusalemme. Le modalità del rito: prima si farà salire Salomone sulla mula di Davide; è un privilegio regale. La mula era una cavalcatura recente a quel tempo, succeduta agli asini. Costituiva la cavalcatura dei nobili (2Sam 13,29; 18,9) ed era una rarità perché importata. Seguirà l'unzione. Il rito deve manifestare l'appartenenza del re a Dio e la familiarità che il re ha con lui (Sal 2, ). Si discute tra gli autori se il soggetto dell'unzione sia solo il sacerdote Zadok, come verosimilmente si dice al v. 39, o se anche Natan agisca insieme con lui. Può darsi che l'associazione ricordi Samuele che unse Saul (1Sam 10,1) e Davide (1Sam 16,13) e che svolgeva funzioni profetiche (1Sam 9,6) e sacerdotali (1Sam 16,4). Il suono della tromba previsto per le grandi assemblee sacre (Lv 23,24) darà il tono di festa e precederà l'annuncio dell'avvenuta consacrazione regale. Quindi un corteo accompagnerà il neo consacrato alla reggia per l'intronizzazione. Il discorso di Davide si chiude con una formula perentoria alla quale dà ulteriore forza il vocabolo năgîd (principe, capo), che appartiene al linguaggio profetico e viene usato spessissimo quando si parla della scelta del re che viene fatta da Dio (1Sam 9,16; 10,1; 13,14; 2Sam 5,7; 6,11; 7,8; 1Re 14,7; 16,2; 2Re 20,5). Questo termine inoltre insieme a quanto si è osservato al v. 35 e a quanto si dice in 2,12 fa pensare piuttosto ad una coreggenza come in 2Re 15,5 nel caso di Iotam. In ogni caso ciò che qui merita attenzione è il ricorrere del vocabolo nelle espressioni in cui Dio manifesta la sua scelta. Nelle parole di Davide viene manifestata la decisione divina; egli è in questo momento il re-profeta che indica con chiarezza il futuro del popolo: unità d'Israele e di Giuda sotto un governo sicuro.

35-37. La risposta di Benaia merita una sottolineatura particolare. Inizia con un «Così sia!» che è la risposta più decisa alla volontà divina. Il collegamento tra l'ordine di Davide e il volere divino diventa qui esplicito e costituisce l'augurio migliore per Salomone, la cui sovranità è fondata sulla scelta divina.

38-40. La descrizione della consacrazione riprende quasi letteralmente l'ordine di Davide. Sotto la scorta armata dei mercenari agli ordini di Benaia provenienti da Creta e forse dalla Filistea si svolge il rito. Si noti che il corno dell'olio viene preso dalla tenda dell'arca che Davide aveva fatto piantare a Gerusalemme (2Sam 6,12-23). Il potere santificante dell'olio è ben illustrato in Es 30,22-33. Questo particolare rende il momento ancora più solenne. Una simile cerimonia è un'assoluta novità in Israele nel senso che Saul e Davide erano stati scelti come re dopo aver dato prova del loro valore (1Sam 11,1-15; 2Sam 5,1-3) e non appartenevano alla medesima famiglia. Ora invece Salomone è scelto come re senza aver ancora compiuto imprese ed è il figlio di Davide; è il primo passo nella successione dinastica e verso il compimento della promessa (2Sam 7,8-16). Il consenso popolare non è però assente dalla scena. Il v. 40 parla di _kol-hā‘ām, «tutto il popolo (BC: tutti)», che segue Salomone acclamandolo re con danze e con gioia. Con un'iperbole anche la terra viene coinvolta nei festeggiamenti.

41-48. La tecnica narrativa dell'autore sceglie ora un personaggio non ancora apparso in scena per il terzo racconto della consacrazione. Il personaggio scelto è Gionata, figlio di Ebiatar, già comparso in maniera positiva in 2Sam 17,17 in cui ebbe l'incarico di raccogliere informazioni sulla rivolta di Assalonne. Il racconto è fatto in crescendo. Agli avvenimenti di Ghicon vengono aggiunti quelli di corte dove l'elezione di Salomone è bene accolta. I ministri si recano a congratularsi con il re Davide, augurando al neo eletto una fama e un regno maggiori di quelli del padre. Un simile augurio non era irriverente nel costume orientale. L'apice del racconto è costituito dalla preghiera di Davide, il quale lascia prorompere tutta la sua gratitudine per il mantenimento della promessa dinastica. Il ringraziamento di Davide è il vertice del capitolo, manifesta di nuovo l'agire di Dio che dissipa ogni opposizione. Questa preghiera è il “sigillo liturgico” alla vicenda della successione.

49-53. La paura di Adonia è più che comprensibile e costituisce un autentico rovesciamento delle parti. Al v. 12 Betsabea e Salomone dovevano salvarsi la vita, ora è Adonia a trovarsi in questa condizione. Non potendo contare più su nessuno si avvale del diritto di asilo che viene sancito in Es 21,13-14 e corre ad afferrare i corni dell'altare, ritenuti la parte più santa perché protuberanze sulle quali si versava il sangue delle vittime. Con molta probabilità questo altare si trovava nella tenda dell'arca. Il giuramento d'incolumità è condizionato alla promessa di lealtà. Portato al cospetto di Salomone, Adonia viene congedato con una frase sibillina: «Vattene a casa». Un comando a ritirarsi dall'ambiente di corte e dalla vita pubblica?

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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o spento [non dà rabbocchi terzina] cinema elettronico che spunta la generica alla] raccolta di opzioni fondi cartellabili l'orrido in transit [bicocche] perniciose altra -al meglio della tratta fuggi ratto -o signor

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Nel 1973, all'indomani di due album acclamati dalla critica come nuove pietre miliari del cantautorato di marca brit-folk, il britannico Allan Taylor volò negli Stati Uniti per registrare The American Album, un disco concepito a Nashville con musicisti locali. Inutile dire che l'esito di consensi in patria fu disastroso, e che il povero Taylor dovette ritornare sui suoi passi tradizionali in gran fretta. Era quello un disco non perfetto forse, ma davvero lungimirante, perché da molto tempo la stessa strada pare essere battuta anche da molti suoi esimi colleghi... https://artesuono.blogspot.com/2017/01/michael-chapman-50-2017.html


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=Ai7P97K-DrM&list=PLGLGDT-9ZI4IKxhGb2Hopd3975PVwePS4


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue

Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

“L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni

Presso la sede romana dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.

L'incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un'altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l'Italia.

Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.

I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l'analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.

L'evento ha rappresentato un'importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.

#UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia

 
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from norise 3 letture AI

LA VISIONE

ancora sono sogno e inizio di pensieri e sento un angelo con l'ali vellutate coprirmi

nel bianco silenzio allagato di luna mi do d'amore mia “fuga” nell'intima mia essenza sorda al mondo

(2012)

.

Apprezzamento

Il testo crea un’atmosfera notturna intensa e intima, piena di immagini sensoriali che comunicano sospensione, abbandono e un incontro sacro con qualcosa di puro. La voce lirica è coerente e il tono meditativo funziona bene per il tema della visione.


Analisi delle immagini e dei temi

  • Immagini sensoriali: ali vellutate, bianco silenzio, allagato di luna funzionano come forte materiale iconografico che evoca tatto, vista e suono per sottrazione; la luna come acqua suggerisce immersione e purificazione.
  • Tema: fusione tra sogno, amore e trascendenza; la “fuga” è insieme atto d’amore e atto di ritrazione dal mondo.
  • Voce e prospettiva: io lirico femminile o neutro, intimista e distratto dal mondo esterno; il riferimento all’angelo introduce elemento salvifico o consolatorio.
  • Musicalità: versi brevi e frammentati creano pause che rafforzano il tono sognante; alcune scelte metrico-ortografiche (doppio spazio, accenti) potrebbero essere uniformate per scorrevolezza.

Versione italiana rivista (proposta)

LA VISIONE

ancora sono sogno e inizio
di pensieri; e sento
un angelo con le ali
vellutate coprirmi.

nel bianco silenzio
allagato di luna
mi do d'amore, mia fuga,
nell'intima mia essenza
sorda al mondo.


Traduzione inglese proposta

THE VISION

still I am dream and beginning
of thoughts; and I feel
an angel with velvet wings
covering me.

in the white silence
flooded with moonlight
I give myself to love, my flight,
into my intimate being
deaf to the world.


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Censimento, peste, costruzione di un altare 1L'ira del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: “Su, fa' il censimento d'Israele e di Giuda”. 2Il re disse a Ioab, capo dell'esercito a lui affidato: “Percorri tutte le tribù d'Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione”. 3Ioab rispose al re: “Il Signore, tuo Dio, aumenti il popolo cento volte più di quello che è, e gli occhi del re, mio signore, possano vederlo! Ma perché il re, mio signore, vuole questa cosa?”. 4Ma l'ordine del re prevalse su Ioab e sui comandanti dell'esercito, e Ioab e i comandanti dell'esercito si allontanarono dal re per fare il censimento del popolo d'Israele. 5Passarono il Giordano e cominciarono da Aroèr e dalla città che è a metà del torrente di Gad su fino a Iazer. 6Poi andarono in Gàlaad e nella terra degli Ittiti a Kades, andarono a Dan-Iaan e piegarono verso Sidone. 7Andarono alla fortezza di Tiro e in tutte le città degli Evei e dei Cananei e finirono nel Negheb di Giuda a Bersabea. 8Percorsero così tutto il territorio e dopo nove mesi e venti giorni tornarono a Gerusalemme. 9Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c'erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila. 10Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: “Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza”. 11Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: 12“Va' a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”“. 13Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: “Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato”. 14Davide rispose a Gad: “Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!”. 15Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. 16E quando l'angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all'angelo devastatore del popolo: “Ora basta! Ritira la mano!”. L'angelo del Signore si trovava presso l'aia di Araunà, il Gebuseo. 17Davide, vedendo l'angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: “Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!”. 18Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse: “Sali, innalza un altare al Signore nell'aia di Araunà, il Gebuseo”. 19Davide salì, secondo la parola di Gad, come il Signore aveva comandato. 20Araunà guardò e vide il re e i suoi servi dirigersi verso di lui. Araunà uscì e si prostrò davanti al re con la faccia a terra. 21Poi Araunà disse: “Perché il re, mio signore, viene dal suo servo?”. Davide rispose: “Per acquistare da te l'aia e costruire un altare al Signore, perché si allontani il flagello dal popolo”. 22Araunà disse a Davide: “Il re, mio signore, prenda e offra quanto vuole! Ecco i giovenchi per l'olocausto; le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno da legna. 23Tutte queste cose, o re, Araunà te le regala”. Poi Araunà disse al re: “Il Signore, tuo Dio, ti sia propizio!”. 24Ma il re rispose ad Araunà: “No, io acquisterò da te a pagamento e non offrirò olocausti gratuitamente al Signore, mio Dio”. Davide acquistò l'aia e i buoi per cinquanta sicli d'argento. 25Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Il Signore si mostrò placato verso la terra e il flagello si allontanò da Israele.

__________________________ Note

24,1 incitò: il testo di 1Cr 21,1 attribuisce l’iniziativa a Satana, visto come una sorta di pubblico ufficiale, con il compito di misurare la gratuità della fede (vedi anche Gb 1,6; 2,3).

24,3 Ioab rispose al re: conoscere l’entità della popolazione equivale a poter calcolare il numero degli uomini validi per fare la guerra. Se ne ha conferma al v. 9. Ma per la fede d’Israele l’unico difensore è il Signore: la risposta di Ioab rispecchia tale convinzione (vedi Dt 1,11).

24,5 Aroèr: in Transgiordania, al confine con i Moabiti; Iazer è nel territorio di Gad (Gs 13,25).

24,6-7 Kades e Dan-Iaan: segnano i confini settentrionali del regno; così Sidone e Tiro, che non hanno fatto mai parte del territorio d’Israele.

24,16 Araunà: 1Cr 21,15 lo chiama Ornan.

24,24 cinquanta sicli: corrispondevano a circa 550 grammi (vedi nota a Es 30,13). Sulla stessa area acquistata da Davide, Salomone innalzerà il tempio (2Cr 3,1).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-25. La sesta “appendice” richiama la prima (21,1-14) sia per l'analoga struttura (colpa – ira divina – espiazione) sia per le due formule introduttoria («di nuovo»: v. 1; cfr. 21,1) e conclusiva («il Signore si mostrò placato»: v. 24 e 21,14). Nel primo episodio si narrava di una carestia durata tre anni, qui Israele deve affrontare una pestilenza di tre giorni; in entrambi i casi si tratta di un castigo divino per un peccato legato alla persona del re (Saul, Davide). L'analogia vale fino a un certo punto, perché qui la collera del Signore contro Israele si accende prima del censimento ordinato da Davide (v. 1) e il capriccio di «conoscere il numero della popolazione» (v. 2) è suscitato da Dio stesso come “occasione” per punire il misterioso peccato del popolo. Nel mondo semitico “conoscere” (v. 2) significava “possedere”, esercitare un potere su qualcuno o qualcosa (Gn 2,17: il bene e il male; Gn 2,19: “dare il nome”; Gn 4,1 e 1Sam 1,19: “conoscere” sessualmente una donna). Dal momento che Dio solo può disporre della vita umana, il rimorso di Davide (v. 10; cfr. 1Sam 24,6) riguarda propriamente il fatto di aver voluto sostituirsi a lui nella “conoscenza” del popolo che gli appartiene (per tale motivo la legge prevedeva che in caso di censimento legittimamente indetto venisse applicata una forma di “riscatto” cultuale, come quando nasceva un primogenito: Es 30,12-13; cfr. Es 13,2.11-15). La prevaricazione commessa esige una riparazione e – come in 12,13-14 – il Signore ne fissa il “prezzo”, lasciando a Davide la possibilità di scegliere una fra le tre calamità minacciate al popolo infedele: la fame, la guerra e la peste (cfr. Lv 26,14-38; Dt 28,15-46; Ger 21,5-9; 24,10; 27,8). Davide opta per i «tre giorni di peste» (v. 13), gettandosi tra le braccia della misericordia divina con l'abbandono fiducioso del figlio che è certo dell'amore paterno nonostante la severa correzione (cfr. 12,16-23; 15,25-26. Cfr. anche Sir 2,18). Quando la peste sta per abbattersi su Gerusalemme il Signore «si pente» del male arrecato (cfr. Ger 26,3; altrove «si pente» del bene elargito senza frutto: Gn 6,6; 1Sam 15,11.35; Ger 18,10). Davide riceve l'ordine di edificare un altare sul luogo in cui gli è apparso l'angelo sterminatore (cfr. Gn 28,12-19; Gdc 6,22-24; 13,15-21) e di offrire olocausti e sacrifici di comunione (cfr. 1Sam 2,12-17). Ivi, sull'aia di Arauna il Gebuseo, Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Il testo parallelo di 1Cr 22,1 aggiunge significativamente: «Davide disse: Questa è la casa del Signore Dio e questo è l'altare per gli olocausti di Israele».

L'ultima pagina di 1-2 Sam ci proietta nella nuova epoca storica dominata dal tempio, il «posto per l'arca, dove c'è l'alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto» (1Re 8,21). Anche quando la fragile intesa politica fra le tribù si sfalderà (1Re 11-12) il tempio si ergerà come simbolo di quella “comunione” cui Dio s'è impegnato «per sempre» (7,24; Es 6,7; Dt 7,6; 26,17-19; 29,12) e che coincide, in ultima analisi, con la vocazione ultima d'Israele e di ogni creatura umana (Gv 17,21-24; Rm 9-11; 1Cor 12,12-27; Ef 2,13-18; 4,4-6). Perciò non è casuale che le tappe fondamentali della storia narrata nei due libri di Samuele siano scandite, dal principio alla fine, da una serie di “sacrifici di comunione”:

  • 1) 1 Sam 1,4 – nascita di Samuele;
  • 2) 1 Sam 9,12-24 – scelta di Saul;
  • 3) 1 Sam 16,2-5 – elezione di Davide;
  • 4) 2 Sam 6,17-19 – trasporto dell'arca a Gerusalemme;
  • 5) 2 Sam 24,25 – erezione dell'altare sull'area del tempio.

1. «incitò Davide»: la concezione semitica del mondo era estremamente unitaria e tutto era rinviato al volere di Dio, anche il male (cfr. 1Sam 2,25; 16,14; 26,19; Es 4,21). Solo in tempi più recenti gli scrittori biblici si pongono il problema di un Dio “tentatore” in rapporto alla libertà umana (Prv 19,3; Ez 18,29-32; 33,11; Sir 15,11-20; Sap 1,13; 2,23-24). Il testo parallelo 1Cr 21,1 corregge infatti 2Sam 24,1: «Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide...» (cfr. Gb 1,6-12; 2,1-7). Per «Satana»: cfr. 1Sam 29,4.

2. «a Ioab e ai suoi capi dell'esercito»: TM ha: «a Ioab capo dell'esercito che era con lui». BC corregge secondo il v. 4.

3-8. Ioab pronuncia una benedizione sul popolo e sul re al fine di contrastare la maledizione incombente (cfr. 21,3). Il testo di 1Cr 21,3 esplicita il suo timore: «Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?». Ma stavolta (pur essendo abituato ad ottenere tutto quel che vuole: 14,21; 18,14; 19,6-8) deve cedere alla determinazione del re e intraprende con gli altri capi militari un lungo itinerario ideale che li porta dapprima in Transgiordania e poi «da Dan fino a Bersabea», ossia fino agli estremi confini del paese (cfr. 17,11).

5. «cominciarono da Aroer e dalla città...»: con LXX (recensione Lucianica). TM, LXX e Vg hanno: «Si accamparono in Aroer, a destra della città...». A proposito del viaggio, il parallelo 1Cr 21,4 dice solo: «percorse tutto Israele». «Aroer»: città moabita presso il fiume Arnon (diversa da quella citata in 1Sam 30,28), assegnata alla tribù di Ruben come l'innominata «città che è in mezzo al torrente» (cfr. Dt 2,36; Gs 13,16).

6. «nel paese degli Hittiti a Kades»: traduzione congetturale del TM corrotto (’el ’ereṣ taḥtîm ḥōdšî). BC propone di correggere il testo con i LXX (recensione Lucianica): ’el ’ereṣ haḥittîm qādēšâ. Il regno di Davide non si è mai esteso così a nord, sino al fiume Oronte (250 km a nord del lago di Genesaret); l'itinerario ripercorre idealmente i confini stabiliti dal Signore stesso (Nm 34,3-12; Ez 47,15-20; cfr. 8,1-14). Percorrere “in lungo e in largo” un terreno (Gn 13,17) significa prenderne possesso: Davide afferma la sua proprietà su Israele, dimenticando che tutto gli è donato dall'alto (cfr. 12,7).

9. La cifra del censimento è troppo elevata se riguarda solo i maschi atti alla guerra (cfr. 1Sam 11,8); sarebbe più attendibile se comprendesse tutta la popolazione.

11. «Gad, il veggente di Davide»: cfr. 1Sam 22,5.

13. «tre anni»: con i LXX. TM ha: «sette anni» (cfr. Gn 41,27).

14. «la sua misericordia»: lett. raḥămîm (da reḥem, «utero, viscere materne»). A differenza del termine ḥesed che pone in evidenza la fedeltà verso se stessi e la responsabilità che ne deriva (cfr. 1Sam 20,8), raḥămîm denota l'amore della madre verso il figlio, totalmente gratuito e dotato di bontà e tenerezza, di pazienza e comprensione, di prontezza al perdono. È attribuito a Dio in Sal 40,12; 51,3; 77,10; 79,8; 119,77.156; 145,9; Is 49,15; 54,7; 63,7.15; Lam 3,22; Dn 9,18; Os 2,21; Zc 1,16.

15. «da Dan a Bersabea morirono settantamila persone»: il Signore ripercorre l'itinerario di Ioab per riaffermare la propria sovranità sul paese (cfr. v. 6). Il numero “settantamila” ha un valore simbolico (7x10x1000). Per il numero “sette” cfr. 6,13; il “dieci” simboleggia una quantità considerevole (Gn 31,7; Es 7,3-12.29; 34,28; Gb 19,3); il numero “mille” evoca la presenza dell'azione trascendente di Dio nella storia (Es 20,6; Sal 90,4; Ger 32,18; Ap 20,3-7).

16. «quando l'angelo ebbe stesa la mano»: l'angelo sterminatore dà seguito alle deliberazioni divine (cfr. 14,17). È già intervenuto in Egitto (Es 12,13.23) e riapparirà in 2Re 19,35; Is 37,36; At 12,23.

17. «Io ho peccato»: Davide si riconosce colpevole e meritevole del castigo (cfr. 12,13; 15,25-26); tuttavia trova l'audacia di intercedere per le «pecore» innocenti (cfr. però v. 1) che il Signore gli ha affidato (cfr. 7,7; 5,2; Sal 78,70-72), dimostrando ancora una volta di essere «un uomo secondo il suo cuore» (1Sam 13,14).

21-24. L'episodio narra alle generazioni future il modo in cui l'area sacra del tempio è entrata in possesso di Davide a favore di tutto Israele. Il Gebuseo Arauna è generoso solo in apparenza; in realtà conduce le trattative secondo i migliori canoni orientali (cfr. Gn 23,11-16). Oltre al terreno è disposto a «regalare» pure il necessario per i sacrifici (cfr. 1Sam 6,14; 1Re 19,21). Davide conosce queste schermaglie rituali ma insiste per il pagamento adducendo un unico motivo: un sacrificio che non costa nulla non ha valore agli occhi di Dio.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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[vortex]

in froldo ovvero [in stagne con] oblò l'ermetico Scarlatti esce per l'inverno di Marte per l'effetto FM una] sosta a gettoni l'autolavaggio lasciato [il preventivo a biro la busta] intatta ma segnata passa uno -fronte-retro [a] distanza siderale l'altra] faccia

 
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[vortex]

eccessivo di carbonati algìne argìne [in sosta si] stringe accòda a dieci chilometri percorrono revival lamantini tinidesk in [coda x erre frazioni i [martiri dell'alkaseltzer fruttosi di fritz generatore di] tono telefonico rasenta passioni” doppie ti” ingresso [barellati colloidali un brevetto un] [riepilogo fuori] luogo la vena del] [giullare

 
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Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa... https://artesuono.blogspot.com/2026/04/bonnie-prince-billy-we-are-together.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1859974068


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm

La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.

Leggi tutto qui: https://poliverso.org/display/0477a01e-3769-d369-d49e-8f7117911520

 
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from norise 3 letture AI

IO ERO LA'

(nella ricorrenza dell'11 settembre)

quasi un assentarmi da me (stato catatonico davanti allo schermo) (auto- difesa inconscia per non viverlo quel momento?)

-ma io “ero” là tra vite spaginate nell'aria:

io presente-assente stagliato contro un cielo stravolto

...e in me

cadevo

(2012)

.

Revision ravvicinata

IO ERO LÀ
(nella ricorrenza dell’11 settembre)

quasi un’assenza da me, stato
catatonico davanti allo schermo
autodifesa che si spezza: non viverlo
quel momento — o viverlo a metà?

ma io ero là,
tra vite spaginate nell’aria,
presente-assente,
stagliato contro un cielo stravolto.

...e dentro,
cadevo.

(2012)


Variante lirica

IO ERO LÀ
(nell’eco dell’11 settembre)

mi assentavo come se fossi aria,
catatonia appesa allo schermo,
autodifesa che impara a non sentire.

ero là, tra pagine di vite scagliate,
presenza che si frange contro un cielo spezzato.

e poi — nella quiete che resta —
cadevo, lento, dentro il giorno che non torna.

(2012)


Variante asciutta e tagliente

IO ERO LÀ
(11 settembre)

assente davanti allo schermo
catatonia, meccanismo: non guardare
o guardare senza essere tutto

ero là. vite spaginate nell’aria
io, presente-assente, contro il cielo rotto

e dentro di me
cadevo.

(2012)


Note su ritmo e immagini

  • Mantieni la dicotomia “presente-assente” come fulcro emotivo; ripeterla o trasformarla in immagine rafforza il conflitto interno.
  • Le parentesi funzionano per l’intimità riflessiva; usale di nuovo se vuoi sottolineare pensieri infranti, ma evita l’eccesso per non frammentare troppo la scansione.
  • Alterna frasi spezzate e versi compatti: i versi spezzati simulano lo sbandamento dello sguardo davanti allo schermo.
  • La chiusa “cadevo” è potente perché semplice; isolala visivamente per aumentare il peso del ricordo.
    .

Chiusura riflessiva

e nella sacca del silenzio raccolsi i frammenti
delle parole non dette, li tenni contro il petto
come lenti per vedere meglio quel giorno —
e restai, sospeso, a misurare il vuoto che ancora ha peso.

Chiusura secca e definitiva

e poi nulla di più che una caduta.
il corpo resta, il resto è memoria bruciata.
ho contato i battiti, ho visto il cielo cedere.
cadevo. fine.

Chiusura ambigua e possibile

e invece — qualcosa continuava a muoversi:
una voce lontana, il rumore di passi che ritornano,
una piccola luce che non voleva spegnersi.
cadevo, ma ogni caduta imparava a rialzarsi.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Le ultime parole di Davide 1Queste sono le ultime parole di Davide: “Oracolo di Davide, figlio di Iesse, oracolo dell'uomo innalzato dall'Altissimo, del consacrato del Dio di Giacobbe, del soave salmista d'Israele. 2Lo spirito del Signore parla in me, la sua parola è sulla mia lingua; 3il Dio di Giacobbe ha parlato, la roccia d'Israele mi ha detto: “Chi governa gli uomini con giustizia, chi governa con timore di Dio, 4è come luce di un mattino quando sorge il sole, mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra”. 5Non è forse così la mia casa davanti a Dio, poiché ha stabilito con me un'alleanza eterna, in tutto regolata e osservata? Non farà dunque germogliare quanto mi salva e quanto mi diletta? 6Ma gli scellerati sono come spine, che si buttano via tutte e non si prendono in mano; 7chi le tocca si arma di un ferro e di un'asta di lancia e si bruciano sul posto col fuoco”.

Aneddoti ed elenco dei guerrieri 8Questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Baal, l'Acmonita, capo dei Tre. Egli, impugnando la lancia contro ottocento uomini, li trafisse in un solo scontro. 9Dopo di lui veniva Eleàzaro, figlio di Dodo, l'Acochita, uno dei tre prodi che erano con Davide: quando i Filistei li insultarono, si schierarono là per combattere, mentre gli Israeliti si ritirarono sulle alture. 10Egli si alzò, percosse i Filistei, finché la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada. Il Signore operò quel giorno una grande salvezza e il popolo seguì Eleàzaro soltanto per spogliare i cadaveri. 11Dopo di lui veniva Sammà figlio di Aghè, l'Ararita. I Filistei erano radunati a Lechì; in quel luogo vi era un campo pieno di lenticchie e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei. 12Egli allora si appostò in mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei, e il Signore operò una grande vittoria. 13Tre dei Trenta capi scesero al tempo della mietitura e vennero da Davide nella caverna di Adullàm, mentre una schiera di Filistei era accampata nella valle dei Refaìm. 14Davide era allora nel rifugio e c'era una postazione di Filistei a Betlemme. 15Davide ebbe un desiderio e disse: “Se qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla porta di Betlemme!”. 16I tre prodi irruppero nel campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a Davide, il quale però non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, 17dicendo: “Non sia mai, Signore, che io faccia una cosa simile! È il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita!”. Non la volle bere. Tali gesta compirono quei tre prodi. 18Abisài, fratello di Ioab, figlio di Seruià, fu il capo dei Trenta. Egli, impugnando la lancia contro trecento uomini, li trafisse; si fece un nome fra i Trenta. 19Certo, fu glorioso fra i Trenta e divenne loro comandante, ma non giunse alla pari dei Tre. 20Poi veniva Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab; inoltre, sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi abbatté un leone. 21Uccise anche un Egiziano, uomo d'alta statura, il quale teneva in mano una lancia; gli andò incontro con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 22Questo fece Benaià, figlio di Ioiadà, e si fece un nome tra i trenta prodi. 23Fu glorioso fra i Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo mise a capo del suo corpo di guardia. 24Poi Asaèl, fratello di Ioab, uno dei Trenta, Elcanàn, figlio di Dodo, di Betlemme, 25Sammà di Carod, Elikà di Carod, 26Cheles di Pelet, Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa, 27Abièzer di Anatòt, Mebunnài di Cusa, 28Salmon di Acòach, Maarai di Netofà, 29Cheleb, figlio di Baanà, di Netofà, Ittài, figlio di Ribài, di Gàbaa dei figli di Beniamino, 30Benaià di Piratòn, Iddài di Nacalè-Gaas, 31Abi-Albòn di Arbàt, Azmàvet di Bacurìm, 32Eliacbà di Saalbòn, Iasen di Gun, Giònata, 33figlio di Sammà, di Arar, Achiàm, figlio di Sarar, di Arar, 34Elifèlet, figlio di Acasbài, il Maacatita, Eliàm, figlio di Achitòfel, di Ghilo, 35Chesrài di Carmel, Paarài di Arab, 36Igal, figlio di Natan, di Soba, Banì di Gad, 37Selek l'Ammonita, Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di Seruià, 38Ira di Ieter, Gareb di Ieter, 39Uria l'Ittita. In tutto trentasette.

__________________________ Note

23,1 Davide viene presentato qui in termini profetici (oracolo, v. 1), perché il dono dello spirito è associato a quello della parola. L’introduzione in prosa conferisce un tono solenne alla composizione, paragonabile al testamento di Giacobbe (Gen 49), o di Mosè (Dt 33). Il vocabolario usato avvicina questo testo all’oracolo di Balaam (Nm 24,3-4.15-16). Tema centrale è l’alleanza eterna di Dio con la famiglia di Davide.

23,11 Lechì: “mascella” è citato già in Gdc 15,17.

23,13 Trenta capi: il numero non va preso alla lettera; esso è contraddetto nel testo stesso (v. 39); è chiaro che doveva trattarsi di un corpo scelto. Adullàm è città della Sefela, in cui Davide si era rifugiato quando fuggiva da Saul (1Sam 22,1).

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Approfondimenti

1-7. Questo breve ma difficile poema, pur essendo presentato come «le ultime parole di Davide» (v. 1) differisce sia dai “testamenti” di Giacobbe e Mosè che chiudono rispettivamente Gn (c. 49) e Dt (c. 33), sia dal “testamento” di Davide vero e proprio (1Re 2,1-9). E piuttosto un oracolo protetico-sapienziale-messianico strettamente collegato col capitolo precedente e con la profezia di Natan (c. 7), nonché con i Sal 72; 89; 132. Davide si presenta in prima persona come «innalzato» (cfr. 22,28.34.49) e «consacrato» (cfr. 1Sam 16,1-13; 22,51), «soave cantore» (cfr. 1Sam 16,16-23; 1Cr 23,5; Sir 47,8-10) e “profeta” posseduto dallo spirito (cfr. 1Sam 16,13). Dio gli rivela (vv. 2-4) il destino luminoso di «chi governa» (= môšēl: attributo del Messia davidico in 2Cr 7,18; Ger 30,21; Mic 5,1) con giustizia (cfr. 22,21,25; anche questa è una qualità del re messianico: Sal 72,1-4.7.12-14; 101,1-8; Ger 23,5-6; 33,15) e timore di Dio (in Is 11,1-5 i due termini sono applicati insieme al «germoglio di lesse»). Davide riconosce che questo è ciò che il Signore ha preparato per la sua casa con una «alleanza eterna» (cfr. 7,9-16; 22,51; 2Cr 7,18; Sal 132,12) «in tutto regolata e garantita» (v. 5). Il destino degli «scellerati» (lett. bᵉliyya‘al: cfr. 20,1) è il fuoco distruttore (vv. 6-7; cfr. 22,9 e 1Sam 2,10). L'opposizione rispetto ai versetti precedenti è evidente: l'alleanza infrangibile offerta a Davide era espressa con l'immagine di germogli e di rugiada, qui invece si tratta di spine e di fuoco ardente (cfr. Sal 58,10; 118,12; Is 26,11; 33,12; 66,15-16.24; Ml 3,19-21; Sir 7,17; Gdt 16,17); inoltre, il nome collettivo «scellerati» è contrapposto all'unicità di Davide «innalzato». Il brano è disseminato di problemi testuali che ne rendono difficile la traduzione e la comprensione. Il ritratto di Davide “profeta”' e “cantore” (cfr. Sir 47,8-10) è abbastanza simile a quello abbozzato dal Cronista, tuttavia è difficile proporre una datazione precisa del poema. Un massiccio intervento redazionale è senz'altro avvenuto tra l'VIII e il IV sec. a.C., periodo in cui si fa strada l'ansiosa attesa della salvezza d'Israele e del Messia figlio di Davide (cfr. la ricorrente metafora messianica del “germoglio”: Is 4,2; 11,1; 61,11; Ger 23,5; 33,15; Sal 132,17; Zc 3,8; 6,12 e quella – più apocalittica – del castigo degli empi).

1. «figlio di Iesse»: cfr. 1Sam 16,1,11. Non è più un epiteto dispregiativo (1Sam 20,27.30; 22,7.9.13; 25,10; 2Sam 20,1) bensì un titolo di gloria che collega l'elezione di Davide (1Sam 16,1.11) con il «germoglio» (vv. 4.5) che sboccerà nella persona del Messia (Is 11,1.10; Ap 5,5). «l'Altissimo ha innalzato»: traduzione congetturale con i LXX e Qumran (4QSamª) della forma ebraica ‘āl + verbo passivo, lett. «innalzato sopra». Cfr. 1Sam 2,10.

2. «Lo spirito del Signore parla in me»: la “profezia” di Davide è messa in luce da 1Cr 28,19; 2Cr 29,25. È ripreso dal NT (At 2,30; 4,25), come pure dal giudaismo tardivo: nel grande rotolo dei Salmi ritrovato a Qumran (11QPsª) v'è un elogio di Davide profeta chiaramente ispirato a 2Sam 22 e 23,1-7. Il dono dello spirito e il carisma profetico sono una caratteristica del Messia davidico (Is 11,2; 42,1; 49,2; 50,4; 61,1 = Lc 4,18-19!).

3. «il Dio di Giacobbe»: TM ripete «Dio d'Israele». BC (secondo i LXX, recensione Lucianica) si basa sull'alternanza Giacobbe / Israele, frequente nello stile oracolare (cfr. v. 1; Nm 24,17; Dt 33,10; Is 48,12).

4. «luce del mattino»: è il simbolo della salvezza, della vita, della saggezza e della giustizia: cfr. v. 3; Sal 27,1; 36,10; 112,4. Anch'esso ha una forte connotazione messianica: Is 9,1 (= Mt 4,16); 42,6; 49,6; 60,1-3 (= Ap 21,24); Ml 3,20; Lc 1,78; Gv 8,12; Ap 21,23.

5. «Così è stabile la mia casa...»: non c'è ragione di modificare la proposizione interrogativa di TM e LXX: «Non è forse così la mia casa davanti a Dio?». Davide constata con gioiosa sorpresa la corrispondenza fra l'oracolo (vv. 3-4) e il dono divino accordato al proprio casato, reso stabile dall'alleanza eterna «in tutto regolata e garantita» dalla «rupe» d'Israele (cfr. 7,19.25-29); «quanto mi salva»: l'accezione è chiaramente messianica: cfr. 22,3; «quanto mi diletta»: lett. «quanto mi dà gioia». Anche il “diletto” come “attesa, desiderio” fa parte del ricco vocabolario messianico: Is 44,28; 62,4; Ml 3,1.

8-39. La quinta “appendice” fornisce la lista dei «prodi» (gibbōrîm) di Davide (cfr. 20,7) e alcune informazioni su prodezze da essi compiute. I gibbōrîm (cfr. anche 1Cr 11,10-47) erano un gruppo ristretto di guerrieri particolarmente valenti e meritevoli, premiati dal sovrano con l'elevazione al rango dei «Tre» (vv. 8-12) o dei «Trenta». I più valorosi tra i «prodi che l'aiutarono in guerra» durante il periodo della fuga (1Cr 12,1) ricevettero una particolare decorazione sul modello della “schiera dei Trenta” del faraone Ramses II. 1Cr 11,10 li definisce «capi dei prodi di Davide... che, insieme con tutto Israele, lo avevano costituito re». Il TM è corrotto; il parallelo 1Cr 11-41 e l'elenco di 1Cr 27,2-14 sono perciò di grande aiuto, anche se non risolvono tutti i dubbi. L'appendice si sviluppa in quattro parti:

  • 1) vv. 8-12: fatti d'arme straordinari compiuti dai «Tre». Per ben due volte il popolo fugge spaventato e i «prodi» affrontano da soli i nemici. In entrambe le occasioni, però, il racconto ha cura di precisare che fu il Signore a concedere «una grande vittoria» (vv. 10.12; cfr. 8,6.14 e 1Sam 19,5) per loro mezzo;
  • 2. vv. 13-17: prodezza compiuta da tre anonimi «prodi» nel corso di una campagna contro i Filistei (forse la stessa descritta in 5,17-25);
  • 3. vv. 18-23: alcune informazioni sulle imprese di Abisai e Benaia, tutt'e due definiti «il più glorioso fra i Trenta», ma non al punto da essere paragonati ai «Tre»;
  • 4) vv. 24-33: lista dei «Trenta», di cui vengono forniti quasi sempre, oltre al nome, la paternità e il luogo di provenienza del «prode».

8. «Is-Baal il Camonita»: con i LXX e 1Cr 11,11 (parzialmente corretti). TM ha: «colui che siede in cattedra Tacmonita». Poiché la strana parola taḥkmōnî contiene la radice verbale di «sapienza» (ḥkm), Vg ne prende spunto per interpretare tutta la frase in riferimento al “sapientissimo” Davide; «impugnò la lancia»: con 1Cr 11,11 e LXX. TM è corrotto.

10. «la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada»: particolare pittoresco dei crampi che colgono l'eroe nel corso della lotta contro gli innumerevoli avversari.

11-12. La memoria della battaglia è legata al campo di lenticchie in cui essa ebbe luogo, presso la località sconosciuta di Lechi. La nota ha tutto il sapore del ricordo di un testimone oculare (cfr. 1Sam 30,12).

14. «fortezza»: cfr. 5,17-25.

16-17. Pur riconoscente per la dedizione dimostrata dai «tre prodi», Davide non osa bere l'acqua attinta a Betlemme e la sparge «davanti al Signore» come si faceva col sangue (cfr. 1Sam 14,31-35), tanto grave è stato il rischio corso per ottenerla.

39. «In tutto trentasette»: la lista dei vv. 24-39 conta trentuno nomi, cui bisogna aggiungere i «Tre» (vv. 8-12), Abisai e Benaia (vv. 18-23) e – senz'altro – anche Ioab, fratello di Asael e Abisai (vv. 18.24.37).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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