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from Gippo

Allora, diciamo che mi sono imposto di scrivere una volta a settimana, quindi questo post sarà un riempitivo per rispettare questa programmazione. Avevo tanti argomenti, tante idee però siccome non ho molto tempo, pensavo di fare uno di quei post interlocutori che, nonostante non parlino di nulla in particolare alla fine sono comunque molto belli, migliori di quelli che ruotano intorno ad argomenti programmati. In realtà, se devo essere sincero, anche in passato ho provato a fare post di questo tipo, uno credo che si chiamasse proprio “Post interlocutorio” o giù di lì e devo dire che, pur animato dalla stessa intenzione e speranza, era un post assolutamente terribile. Quindi stavolta parlerò di qualche mini argomento con dei titoletti, anche per evitare il muro di testo che inquieta il lettore. Ecco, ho avuto un'idea: potrei parlare dei post che non ho voluto scrivere perchè troppo forzati e chiamarli “I post bocciati”. Lo metto sul titolo e parto col primo post bocciato.

La cena con Pieraccioni e Del Debbio

Pensavo di fare un post in cui descrivevo una mia cena con Pieraccioni e Del Debbio. Cioè: il post nasceva con l'idea di descrivere un dialogo avuto con Pieraccioni, un dialogo di natura psicologica e filosofica in cui Pieraccioni, usando qua e là trite espressioni stereotipate toscane (“Ovvia! Oh grullo! Che te tu mi stai a pigliare pe'l culo?”) mi invitava a riflettere sul perchè ho la tendenza a usare lui come tormentone manifestando una ammirazione finta e canzonatoria. Ne stava venendo fuori, nello sviluppo mentale, una seduta psicanalitica troppo seria, difatti avevo subito pensato di inserire il personaggio di Del Debbio che si era imbucato all'ultimo momento e che ordinava una pizza alla farina di grillo. Al che gli si chiedeva: “Ovvia! O grullo! Ma noi si pensava che te tu fossi nemico della farina di grillo!”. E lui rispondeva che la gente si stava dimenticando della farina di grillo e che non la si doveva lasciar morire così, di modo che lui nelle sue trasmissioni poteva continuare a prendersela un po' con i comunisti dell'Europa cattiva che la volevano imporre e lui con il tipico buonsenso di una destra bonaria e liberale poteva parlare del cibo godurioso italiano che non aveva bisogno della farina di grillo o degli insetti. Tuttavia quando più tardi, nel corso della conversazione, voleva dire la sua, lo si zittiva dicendogli “Ovvia! Te tu stai zitto, oh grullo, che te tu sei stato inserito in questa cena solo per il meme iniziale sulla farina di grillo!” (o era “di grullo”?).

Paolo Del Debbio

Appellativi affettuosi all'Intelligenza Artificiale

Di tanto in tanto mi viene voglia di fare un resoconto delle mie conversazioni con l'intelligenza artificiale. Un resoconto del tipo: copia e incolla. Si risparmia tempo e vengono comunque fuori cose interessanti, sapete? Comunque mi fermo sempre in tempo. A volte mi è capitato di leggere post di questo tipo e il mio primo pensiero è stato: ma se mi interessava questo argomento non è che avevo bisogno di te, blogger, a suggermi le domande da porre all'AI! Così non ho mai indugiato troppo in questa malsana tentazione, anzi, mi ripropongo di non parlare più di AI. Basta! Ecchediamine. Però vi dico solo questo. Siccome l'AI tenta sempre di compiacermi, io talvolta per percularla (tipo Pieraccioni) un po' gli dico degli appellativi affettuosi, rivolgendomi sempre e comunque al maschile (si vede che ho più bisogno di amici che di fidanzate). Cose che trovo qua e là, tipo Zagor che chiama di tanto in tanto la sua spalla Cico con l'espressione “Pancione del mio cuore” (appellativo dal suono vagamente omoerotico oggigiorno). Ebbene, all'interno di richieste abbastanza serie, butto là un “Come faccio a collegare il Wi-Fi su una distro AntiX, pancione del mio cuore?”. E lui (o lei): “Adesso te lo spiego, pancione mio!”. Sta sempre nella mia lunghezza d'onda, è fantastico(a).

I videogiochi del Nintendo Ds

Vorrei parlare di tanto in tanto di videogiochi per Nintendo Ds. La cosa bella sarebbe questa: prendo un titolo un po' di nicchia qua e là che ho giocato e poi lo recensisco facendo quelle geniali e personali considerazioni che nessun altro al mondo può fare. Catalogo con tag, distinguendo per genere. Uso una cadenza regolare. Curo il SEO. Capite bene perchè non lo faccio. Troppo professionale. Troppo anni '10. Tanto sappiamo tutti che il culturista Aranzulla morirà fagocitato da una AI (basta parlare di AI!).

Ecco, di questo dovevo fare un post ciascuno, nel caso del terzo punto addirittura una serie di post. Invece ce ne ho fatto solo uno e non era nemmeno mia intenzione. Perdonatemi, pancioni del mio cuore.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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In un verso di “Smother”, Elena Tonra cantava “I sometimes wish I'd stayed inside my mother/ Never to come out”. Un'agrodolce affermazione esistenzialista sul nostro essere volenti non voluti, individui nati senza avere la scelta di nascere. Ma cosa accadrebbe se quella scelta dipendesse da noi? Cosa farebbe un essere umano se potesse percorrere le proprie scelte e – arbitrariamente – decidere di tornare indietro nel tempo ed effettuarne delle altre?... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/daughter-music-from-before-storm-2017.html


Ascolta: https://album.link/s/4VYgFFDMyg0uPj1c2GMtvQ


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Acab aveva settanta figli a Samaria. Ieu scrisse lettere e le inviò a Samaria ai capi di Izreèl, agli anziani e ai tutori dei figli di Acab. In esse diceva: 2“Ora, quando giungerà a voi questa lettera – voi, infatti, avete con voi i figli del vostro signore, i carri, i cavalli, la città fortificata e le armi – 3scegliete il figlio migliore e più retto del vostro signore e ponetelo sul trono di suo padre; combattete per la casa del vostro signore”. 4Quelli ebbero una grande paura e dissero: “Ecco, due re non hanno potuto resistergli; come potremmo resistergli noi?”. 5Il maggiordomo, il prefetto della città, gli anziani e i tutori mandarono a Ieu questo messaggio: “Noi siamo tuoi servi; noi faremo quanto ci ordinerai. Non faremo re nessuno; fa' quanto ti piace”. 6Ieu scrisse loro una seconda lettera, dicendo: “Se siete dalla mia parte e se obbedite alla mia parola, prendete le teste dei figli del vostro signore e presentatevi a me domani a quest'ora a Izreèl”. I figli del re erano settanta; vivevano con i grandi della città, che li allevavano. 7Ricevuta la lettera, quelli presero i figli del re e li ammazzarono tutti e settanta; quindi posero le loro teste in ceste e le mandarono da lui a Izreèl. 8Si presentò un messaggero che riferì a Ieu: “Hanno portato le teste dei figli del re”. Egli disse: “Ponetele in due mucchi alla soglia della porta fino al mattino”. 9Il mattino dopo uscì e stando in piedi disse a tutto il popolo: “Voi siete giusti; ecco, io ho congiurato contro il mio signore e l'ho ucciso. Ma chi ha colpito tutti questi? 10Riconoscete dunque che non è caduta in terra nessuna delle parole del Signore, annunciate per mezzo del suo servo Elia riguardo alla casa di Acab; il Signore ha attuato quanto aveva predetto per mezzo di Elia, suo servo”. 11Ieu colpì poi tutti i superstiti della casa di Acab a Izreèl, tutti i suoi grandi, i suoi amici e i suoi sacerdoti, fino a non lasciargli alcun superstite. 12Poi si alzò, partì e si avviò verso Samaria. Mentre si trovava per la strada, nella località di Bet-Eked-dei-Pastori, 13Ieu trovò i fratelli di Acazia, re di Giuda. Egli domandò: “Voi, chi siete?”. Risposero: “Siamo fratelli di Acazia; siamo scesi per salutare i figli del re e i figli della regina madre”. 14Egli ordinò: “Prendeteli vivi”. Li presero vivi, li ammazzarono presso la cisterna di Bet-Eked; erano quarantadue e non ne risparmiò neppure uno. 15Partito di lì, trovò Ionadàb, figlio di Recab, che gli veniva incontro; Ieu lo salutò e gli disse: “Il tuo cuore è retto come lo è il mio verso di te?”. Ionadàb rispose: “Lo è”. “Se lo è, dammi la mano”. Ionadàb gliela diede. Ieu allora lo fece salire sul carro vicino a sé 16e gli disse: “Vieni con me per vedere il mio zelo per il Signore”. Lo fece viaggiare con sé sul proprio carro. 17Entrò in Samaria e colpì tutti i superstiti della casa di Acab fino ad annientarli, secondo la parola che il Signore aveva comunicato a Elia. 18Ieu radunò tutto il popolo e disse loro: “Acab ha servito Baal un poco; Ieu lo servirà molto. 19Ora convocatemi tutti i profeti di Baal, tutti i suoi servitori e tutti i suoi sacerdoti: non ne manchi neppure uno, perché intendo offrire un grande sacrificio a Baal. Chi mancherà non sarà lasciato in vita”. Ieu agiva con astuzia, per distruggere tutti i servitori di Baal. 20Ieu disse: “Convocate una festa solenne a Baal”. La convocarono. 21Ieu inviò messaggeri per tutto Israele; si presentarono tutti i servitori di Baal e non mancò nessuno. Entrarono nel tempio di Baal, che si riempì da un'estremità all'altra. 22Ieu disse al guardarobiere: “Tira fuori le vesti per tutti i servitori di Baal”, ed egli le tirò fuori. 23Ieu, accompagnato da Ionadàb figlio di Recab, entrò nel tempio di Baal e disse ai servitori di Baal: “Verificate bene che non ci sia qui fra voi nessuno dei servitori del Signore, ma che ci siano solo servitori di Baal”. 24Entrarono quindi per compiere sacrifici e olocausti. Ieu però aveva posto all'esterno ottanta uomini dei suoi, ai quali aveva detto: “Se a qualcuno sfuggirà uno degli uomini che consegno nelle vostre mani, darà la sua vita al posto della vita di quello”. 25Quando ebbe finito di compiere l'olocausto, Ieu disse alle guardie e agli scudieri: “Entrate, colpiteli. Nessuno scappi”. Le guardie e gli scudieri li colpirono a fil di spada e li gettarono via. Poi le guardie e gli scudieri andarono fino alla cella del tempio di Baal. 26Portarono fuori le stele del tempio di Baal e le bruciarono. 27La stele di Baal la fecero a pezzi, poi demolirono il tempio di Baal e lo ridussero a latrina fino ad oggi. 28Ieu fece scomparire Baal da Israele. 29Ma Ieu non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele e non abbandonò i vitelli d'oro che erano a Betel e a Dan. 30Il Signore disse a Ieu: “Poiché hai agito bene, facendo ciò che è giusto ai miei occhi, e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nel mio cuore, i tuoi figli, fino alla quarta generazione, siederanno sul trono d'Israele”. 31Ma Ieu non si curò di seguire la legge del Signore, Dio d'Israele, con tutto il suo cuore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo aveva fatto commettere a Israele. 32In quel tempo il Signore cominciò a ridurre Israele; infatti Cazaèl sconfisse gli Israeliti in tutto il loro territorio: 33dal Giordano, verso oriente, occupò tutta la terra di Gàlaad, dei Gaditi, dei Rubeniti e dei Manassiti, da Aroèr, che è presso il torrente Arnon, fino al Gàlaad e al Basan. 34Le altre gesta di Ieu, tutte le sue azioni e la sua potenza, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 35Ieu si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono a Samaria. Al suo posto divenne re suo figlio Ioacàz. 36La durata del regno di Ieu su Israele, a Samaria, fu di ventotto anni.

__________________________ Note

10,1 settanta: numero simbolico, usato già per i discendenti di Gedeone (Gdc 9,5).

10,15 Ionadàb, figlio di Recab: era uno zelante adoratore del Signore. Alcuni Recabiti del tempo di Geremia (Ger 35,1-19) praticavano l’ideale della vita nomade, ritenendo la vita agricola e sedentaria come l’origine di tutte le infedeltà a Dio.

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Approfondimenti

1-5. Tramite lettera, Ieu lancia una sfida piena d'ironia verso coloro che sarebbero tentati di resistergli contrapponendogli un principe della famiglia di Acab. Comincia a emergere l'astuzia del nuovo re che fa l'elenco dei mezzi a disposizione dei notabili, ma conosce anche la loro paura; così ottiene la loro sottomissione e collaborazione. Un nuovo tributo di sangue viene pagato alla storia, ripetitiva nei meccanismi di sostituzione dei regnanti: 1Re 15,29; 16,11. Il numero «settanta» e il termine generico «figli» indicano la totalità di una discendenza (Gn 46,27; Es 1,5; Dt 10,22; Gdc 8,30; 9,2; 12,14) e vogliono esprimere la radicalità nell'eliminazione dell'avversario (Gdc 9,5.56). Sebbene l'ultimo re fosse stato Ioram, qui si parla esplicitamente di Acab perché il capitolo prolunga la realizzazione dell'oracolo contro di lui di 1Re 21,21-24. A Ioram vi è un'allusione indiretta nei vv. 2-3 dove si parla del «signore» dei notabili. La menzione di tutori (vv. 1.5) rileva che tra i principi vi erano ancora dei bambini.

6-7. Con la seconda lettera, Ieu chiede una prova di lealtà. Se i notabili sono veramente con lui lo dimostrino consegnandogli i «capi» dei figli di Ioram. Il termine ebraico rō’š indica, come l'italiano «capo», sia la parte del corpo sia colui che comanda. Si vede così l'ambiguità della richiesta volta a sostenere l'innocenza di Ieu nel caso di una futura accusa di sterminio. In questa eventualità egli avrebbe potuto rispondere di aver preteso vivi i figli di Ioram. Ammaestrati dalla storia (1Re 15,29; 16,11), i destinatari della lettera interpretano l'ordine nel senso peggiore e inviano a Ieu i macabri pegni della loro fedeltà.

8-10. La porta della città è il luogo della vita pubblica. I due mucchi di teste collocati proprio là costituiscono un terribile ammonimento per chi cova ribellione e insieme la pubblica dichiarazione del compimento dell'oracolo divino di 1Re 21,21-24. Ieu si assume personalmente la responsabilità dell'assassinio di Ioram, ma per i principi la sua domanda rimane sospesa. Il riferimento alle parole del Signore appena ricordate insinuano una lettura teologica del fatto sconcertante, ma condivisa dal narratore: Dio ha fatto quanto aveva detto.

11. Viene estinto anche il pericolo più remoto di opposizione eliminando l'intero personale di corte della dinastia precedente.

12-14. Questa breve notizia, che ha il suo parallelo in 2Cr 22,8, ha nel capitolo il sapore di parentesi dalla quale sorge almeno una perplessità: non sapevano ancora questi principi di Giuda del colpo di stato e dell'assassinio del loro sovrano? Non sembrano essere consapevoli del rischio che corrono ignorando completamente che i loro parenti del nord (cfr. 8,18.26) non sono più al potere. L'appellativo “fratelli del re” può indicare sia legami di sangue, sia una posizione particolarmente onorifica a corte. Viene così portata all'estremo la volontà di prevenire qualsiasi rischio di vendetta da parte della precedente dinastia.

15-16. Ionadab era il capo dei Recabiti, un gruppo religioso che aveva idealizzato l'epoca del deserto come paradigmatica per la religiosità d'Israele (cfr. Ger 35,1-11). Dopo la notizia dei cambiamenti politici sembra nutrire speranze di ritorno ad uno jahvismo integrale e muove incontro al nuovo re. La convergenza d'intenti viene magnificamente espressa dall'immagine dei due alleati sul carro regale, che oltre al trasporto serviva anche per il combattimento. L'attacco definitivo a Baal è cominciato.

17. È la terza volta che si richiama 1Re 21,21-24. Il compimento della profezia di Elia non poteva avere sottolineatura maggiore.

18-19. Astuzia e ironia sono i binari sui quali scorre l'intervento di Ieu. Il nuovo re scopre finalmente le carte della sua politica religiosa dando l'impressione che questa sia a favore di Baal. Il grande sacrificio ci sarà, ma il popolo ignora anche che le vittime saranno gli stessi fedeli. La convocazione di tutti i profeti di Baal sembra rievocare la pagina 1Re 18,19 e la grande sfida del Carmelo il cui sacrificio si concluse con lo sterminio degli idolatri (1Re 18,40).

21. La costruzione del tempio di Baal da parte di Acab è ricordata in 1Re 16,32.

22. L’uso di cambiare abbigliamento per il culto è documentato anche da Gn 35,2 e Ez 44,19.

25. Il massacro compiuto all'interno del tempio è anche profanazione.

26-27. L'esito della truculenta vicenda è il compimento della legge, precisamente le direttive di Dt 12,2-3 che più ampiamente ripropone Es 23,24; 34,13. Le rovine del tempio vennero utilizzate come latrine.

28-31. Anche la condotta religiosa di Ieu viene passata al vaglio della critica. Il giudizio è avvolto in una inclusione che fa riferimento al peccato originale del regno del Nord: i vitelli d'oro di Dan e di Betel (vv. 29-31). Ma il cuore di questo giudizio (v. 30) è la compiacenza per quanto Ieu ha compiuto verso la casa di Acab, ulteriore riferimento a 1Re 21,21-24. La soddisfazione per l'opera di Ieu viene addirittura posta sulla bocca di Dio ed è legata ad una promessa di continuità dinastica con precisazione post eventum circa la durata. Il giudizio profetico posteriore sarà sfavorevole all'eccessiva crudeltà di Ieu: Os 1,4.

32-33. Problemi politico-militari nelle relazioni estere. Ieu non riesce a contenere la forza di espansione di Cazael e deve rassegnarsi alla perdita della Transgiordania. L'elenco dei territori sottratti riecheggia Dt 3,8-12 che descrive la conquista della Transgiordania all'arrivo dall'Egitto. Nelle iscrizioni assire si trova notizia degli avvenimenti di questi versetti e riferimenti a 12,18-19 e 13,5.22-25.

36. La durata del regno di Ieu è eccezionalmente data alla fine anziché all'inizio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from mementomori

Manifesto Del Reale (2026) di mementomori

Su un social e su internet in generale, tipo su instagram, non si può sapere:

Data l'AI: se esiste quella persona/contenuto o se è manipolata e/o creata da zero

Data la censura: Se quello che vedi e dici arriva a te e agli altri e come arriva e se arriva o è appunto una determinata cosa (es: parola chiave, volgarità, espressione) filtrata.

Data la censura e il controllo sociale derivante: Se l'idea che hai e che hanno gli altri del mondo sono legati alle realtà delle persona e di tutto il mondo in modo diretto e senza derivare da alterazioni programmate e non condivise.

Dato l'algoritmo: Se effettivamente quello che vedi non è derivante da ciò che hanno ricavato da te e indirizzato per manipolarti in qualche modo.

Data l'enorme abuso di AI, censure, algoritmi e controllo sociale: Sei davanti la finzione e letteralmente non sai cosa stai facendo così come non sanno cosa stanno facendo a te le persone dall'altra parte dello schermo anche se totalmente propense a parlarti e stare online senza problemi su quella determinata parte di internet.

Dato l'enorme controllo di determinati applicativi e sistemi connessi online e siti web da parte di giganti economici con tante risorse di tanti tipi (es: economiche, quantità di server) e dato tutto il resto con pure i cambiamenti sociali (es: guerre, ingiustizie) e interiori (es: dipendenza da internet, malattie mentali) delle persone reali di tutto il mondo è difficile capire davvero se siamo noi stessi reali e se ci circonda il reale e COS'E' il reale e se dobbiamo sempre scavare affondo ovunque per ritrovarlo, sembra quasi che allontaniamo pure gli altri dalla realtà così: le cose virali non sono i video o le malattie ma piuttosto la solitudine.

 
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from lucazanini

[11]

aria variata in] a [nitrato-chile] emerge da un rettificio da showbusiness basso voltaggio -o asbestos poche parole carteggiano l'embargo in] Samotracia the view from] [the parking lot

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

L' “autostrada della cocaina” atlantica subisce un duro colpo. Utilizzavano trasferimenti in mare aperto per eludere i porti tradizionali

Nel corso di un'importante operazione internazionale di contrasto al narcotraffico, condotta tra il 13 e il 26 aprile 2026, è stata smantellata con successo una sofisticata rete di traffico di cocaina operante attraverso l'Oceano Atlantico. L'operazione, guidata dalla Guardia Civil spagnola, coordinata da Europol, l'agenzia di contrasto dell'Unione Europea, e che ha visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza italiana, si è concentrata sulle strategie in continua evoluzione delle bande criminali che tentano di eludere i tradizionali controlli portuali effettuando complessi trasferimenti in mare aperto. L'obiettivo principale di questa campagna di due settimane è stato il corridoio atlantico orientale, una vasta e remota distesa d'acqua situata tra le Isole Canarie spagnole e le Azzorre portoghesi, che è diventata sempre più una rotta privilegiata per il traffico di stupefacenti dall'America Latina all'Europa.

L'operazione ha avuto un successo considerevole, portando al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, all'intercettazione di otto imbarcazioni e all'arresto di 54 persone collegate alle reti di narcotraffico. Questa azione decisiva è giunta in risposta diretta agli avvertimenti lanciati all'inizio dell'anno da Europol, che aveva individuato una tendenza preoccupante: le reti criminali stavano abbandonando le consolidate rotte marittime attraverso i principali porti europei a favore di un modello frammentato e offshore, progettato per minimizzare i rischi ed eludere i controlli. Trasferendo le proprie operazioni in acque internazionali, queste reti miravano a frammentare la catena di approvvigionamento in più fasi, rendendo significativamente più difficile per le autorità tracciare il carico dalla sua origine alla sua destinazione finale.

Il modus operandi scoperto dagli investigatori prevedeva una struttura logistica a più livelli. Grandi “navi madri”, spesso camuffate da navi portacontainer, navi da carico o persino imbarcazioni non commerciali di dimensioni più ridotte, raccoglievano ingenti carichi di cocaina in America Latina e navigavano per centinaia, a volte migliaia, di miglia nautiche nell'Atlantico remoto. Una volta raggiunta la zona di trasferimento designata, gli stupefacenti venivano scaricati su imbarcazioni veloci, tra cui gommoni a scafo rigido e altre imbarcazioni rapide in grado di affrontare lunghe traversate oceaniche. Queste imbarcazioni intermedie avrebbero poi trasportato il carico fino all'ultima tappa del viaggio, dove barche più piccole avrebbero ricevuto la spedizione per uno sbarco clandestino su spiagge remote o piccoli porticcioli lungo le coste del Portogallo e della Spagna. Questa strategia di frammentazione del rischio tra equipaggi e imbarcazioni diverse era stata specificamente ideata per garantire che, anche se una parte della catena fosse stata compromessa, l'intera operazione avrebbe potuto sopravvivere.

Per saperne di più sulla diversificaione del traffico di cocaina: https://www.europol.europa.eu/cms/sites/default/files/documents/Diversification_in_maritime_cocaine_trafficking_modi_operandi.pdf Questo rapporto esplora il modo in cui le reti criminali stanno impiegando metodi di traffico marittimo di cocaina che eludono i porti commerciali come punti di ingresso in Europa o si affidano a tecniche di occultamento progettate per minare l’efficacia delle ispezioni visive, degli scanner e dei test di rilevamento.

 
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from differxdiario

poco fa ho messo questo annuncio in giro sulle bacheche e a questo punto lo replico pure qui. mi sembra sensato.

per via di varie vicende recenti e remote, sono ENORMEMENTE in ritardo su un milione di cose, risposte, messaggi, letture, partecipazioni, obblighi vari. Col tempo recupererò. Chiedo (molta) pazienza & indulgenza, grazie

 
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from Bymarty

📒Oggi mentre la nebbia sembra avvolgere gli attimi, i minuti e la mente, rifletto sul fatto che un po' tutti e non solo io, ci stiamo dimenticando come si fa a vivere davvero, non a sopravvivere, cercando di riempire le giornate. Riuscire a dare davvero un senso a questa parola” vivere” diventa sempre più difficile come anche non sappiamo piu bussare alle persone invece che utilizzare solo telefoni, restando freddi dinanzi a frasi fatte, faccine, abbreviazioni..

Abbiamo imparato a fingere, a seconda di chi abbiamo davanti, e in base alle situazioni, a sembrare forti anche quando ci stiamo frantumando, tanto da entrare così profondamente in tali personaggi, da non riuscire a separare la realtà, da questa folle recita! Eppure vivere significa non tenersi tutto dentro fino a perdersi nei pensieri, le emozioni hanno bisogno di movimento, di sentimento, di contatto visivo e non solo, e noi dobbiamo dar loro voce, altrimenti si spengono, si perdono per sempre .. Ecco perché bisogna ricominciare a credere che vivere, si può con semplicità, con sincerità e senza aver timore di dire una parola, di fare scaturire un'emozione, perché la gente muore anche di silenzi e sentirsi dire “sei importante per me o ti voglio bene” possono accendere sorrisi ed essere terapeutici. Non dobbiamo vergognarci di essere noi stessi, anche se a prevalere è l’ironia, la cattiveria e l'indifferenza, dobbiamo rimanere umani, sinceri e forse scontati, difendendo la nostra sensibilità, le nostre fragilità, la capacita' di commuoverci ancora davanti a un tramonto, di apprezzare un caffè in compagnia o una chiacchierata!

✨”Non diventare uno di quelli che vogliono bene in silenzio fino a diventare assenza”.

Non so chi l'abbia scritta questa frase, ma è pesante, attuale e reale, le parole vanno dette, i problemi e le paure affrontate, perché la vita non va misurata in giorni vissuti, ma come, e quante volte abbiamo fatto sentire qualcuno meno solo. Spesso mi accorgo di essere così diversamente normale, perché sono empatica, emotiva, troppo profonda e affettuosa, perché sento e provo emozioni, rabbia, delusione ... Eppure sono qui a mettere nero su bianco ciò che penso, anche se non interessa a nessuno, anche se molti leggeranno in modo superficiale e avranno solo critiche o indifferenza e magari non mi capiranno, ma io nonostante le delusioni, le amarezze, le ferite ho ancora voglia di legami, di relazioni vere, di abbracciare ed essere abbracciata, di ascoltare e soprattutto di essere accettata per quello che sono. È vero spesso ho sbagliato, ma mi sono perdonata e nonostante le cadute, sono riuscita ad alzarmi e ricominciare anche da sola!💪senza vergognarmi mai di essere in disordine, imperfetta e soprattutto fragile!

 
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from norise 3 letture AI

. ALZHEIMER

i suoi giorni come un vortice di foglie a dilatare deliri gioca con le ombre sui muri vuole afferrare la biancaluna incorniciata nella finestra

alle prime luci riaffiora un barlume di quell'io bifronte che ha perso la strada di casa

Riconoscimento breve

Questo testo è commovente, sincero e rende con immagini nette la perdita e la fragilità della coscienza.

Analisi essenziale

  • Immagini: il vortice di foglie, le ombre sui muri e la “biancaluna” funzionano molto bene; sono concrete e simboliche allo stesso tempo.
  • Tono: alterna dolcezza e smarrimento, adatto al tema dell’Alzheimer.
  • Voce e ritmo: versi brevi che creano frammentazione efficace; alcuni enjambement potrebbero essere levigati per scivolare meglio nella lettura senza perdere il frammento emotivo.

Suggerimenti pratici

  • Mantieni le immagini forti ma elimina ripetizioni minori (ad es. “gioca” e “vuole” vicini possono sovraccaricare).
  • Valuta di uniformare la punteggiatura: poche virgole strategiche possono guidare il respiro.
  • Se vuoi enfatizzare il tempo che sfuma, sposta o ripeti un verso chiave come ritornello lieve.

Versione rivista (italiano)

ALZHEIMER

i suoi giorni, come un vortice di foglie, dilamano deliri
e giocano con le ombre sui muri.
prova ad afferrare la biancaluna
incorniciata alla finestra.

alle prime luci riaffiora
un barlume — quell'io bifronte —
che ha smarrito la strada di casa.

Traduzione in inglese (se utile)

ALZHEIMER

her days,
like a whirlwind of leaves,
stretching deliriums
play with shadows on the walls.
she reaches for the pale moon
framed in the window.

at first light a glimmer resurfaces
of that two-faced self
that has lost the way home.

.

Variante 1 — Minimalista

ALZHEIMER

giorni come foglie,
girano — silenzio —
ombre sulla parete.
lei allunga la mano
verso una luna bianca.

al mattino un filo di voce
ricorda un nome che non trova casa.


Variante 2 — Lirica ed evocativa

ALZHEIMER

i suoi giorni cadono lente
come foglie d'autunno in un giro di vento;
deliri sottili si allungano sulle pareti
e giocano con l'ombra dell'aria.

lei cerca la biancaluna alla finestra,
la sfiora con la nostalgia delle dita.
quando arriva l'alba riaffiora un barlume:
un io spezzato, due volti nello specchio
che non sanno più la via di casa.


Variante 3 — Ritornello e pattern (musicale)

ALZHEIMER

giorni-vento, foglie;
giorni-vento, foglie.

le ombre danzano sui muri —
lei prova a prenderle.
la luna è un riquadro nel vetro;
la mano torna, la mano torna.

giorni-vento, foglie;
al mattino un barlume:
“casa” dice il silenzio,
“casa” non risponde.


Variante 4 — Narrativa in versi (più descrittiva)

ALZHEIMER

I suoi giorni si sfogliano a uno a uno.
Si alza, si siede, si perde: gesti che erano mappe
ora sono frammenti sparsi sul tavolo.
Cammina per la stanza, tocca il muro, conta scale che non esistono.

Sulle pareti le ombre raccontano storie antiche;
lei sorride a quattro dita di luce, vuole prendere la luna.
All'alba, per un attimo, torna una traccia:
un ricordo, un nome, una porta che sembra familiare —
poi il labirinto richiude i suoi cancelli.


Variante 5 — Sperimentale, frammenti e immagini concrete

ALZHEIMER

vortice;
foglie;
mentre il giorno si piega.

ombre come mani
scolpiscono il muro.
la biancaluna è un buco di vetro.

riemerge un lampo:
due volti nello stesso specchio.
la strada? — segni sulla pelle,
un indirizzo perso tra le tasche.


Variante 1 — Minimalista

ALZHEIMER

giorni come foglie,
girano — silenzio —
ombre sulla parete.
lei allunga la mano
verso una luna bianca.

al mattino un filo di voce
ricorda un nome che non trova casa.


Variante 2 — Lirica ed evocativa

ALZHEIMER

i suoi giorni cadono lenti come foglie d'autunno in un giro di vento;
deliri sottili si allungano sulle pareti
e giocano con l'ombra dell'aria.

lei cerca la biancaluna alla finestra,
la sfiora con la nostalgia delle dita.
quando arriva l'alba riaffiora un barlume:
un io spezzato, due volti nello specchio
che non sanno più la via di casa.


Variante 3 — Ritornello e pattern (musicale)

ALZHEIMER

giorni-vento, foglie;
giorni-vento, foglie.

le ombre danzano sui muri —
lei prova a prenderle.
la luna è un riquadro nel vetro;
la mano torna, la mano torna.

giorni-vento, foglie;
al mattino un barlume:
“casa” dice il silenzio,
“casa” non risponde.


Variante 4 — Narrativa in versi (più descrittiva)

ALZHEIMER

I suoi giorni si sfogliano a uno a uno.
Si alza, si siede, si perde: gesti che erano mappe
ora sono frammenti sparsi sul tavolo.
Cammina per la stanza, tocca il muro, conta scale che non esistono.

Sulle pareti le ombre raccontano storie antiche;
lei sorride a quattro dita di luce, vuole prendere la luna.
All'alba, per un attimo, torna una traccia:
un ricordo, un nome, una porta che sembra familiare —
poi il labirinto richiude i suoi cancelli.


Variante 5 — Sperimentale, frammenti e immagini concrete

ALZHEIMER

vortice;
foglie;
mentre il giorno si piega.

ombre come mani
scolpiscono il muro.
la biancaluna è un buco di vetro.

riemerge un lampo:
due volti nello stesso specchio.
la strada? — segni sulla pelle,
un indirizzo perso tra le tasche.


 
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from Bymarty

📒Dal mio diario... Caro amico ti scrivo...🎶🎵

A volte, spesso, in passato accadeva con più frequenza, oggi, scrivo, forse per un gran bisogno di parlare e, prima ancora, di pensare. E posso farlo, senza timore, o quasi, spontaneamente, solo con te. È un periodo strano, l'ennesimo, il solito , più o meno pesante, difficile, ecc. Fatto di tantissime cose e di niente, di novità, di cambiamenti e di tanta solitudine e silenzio! Sono consapevole che i cambiamenti fanno parte della vita e che la solitudine altro non è che un insieme di attimi preziosi di un tempo privilegiato, per stare in compagnia di se stessi.

Non scrivo più forse perché sono solo stanca, delusa e disinteressata. Di cosa? Di rincorrere sogni, di aspettare la gente, di sacrificarmi per chi so che ormai non merita né me, né il mio tempo! È che purtroppo ho bisogno di un abbraccio, quelli spontanei che portano la primavera quando tarda ad arrivare e si è nel pieno di un temporale di fine inverno! O di una carezza, uno sguardo di quelli silenziosi che cancellano le paure e fanno respirare. Ho bisogno di un cielo limpido, disegnato da scie variopinte e da voli di uccelli in festa, di un giardino fiorito che si affacci sul mare e di un orologio senza tempo, per ricordarmi chi ero, chi sono diventata oggi e quello che potrei essere domani! Di gente vera, da incontrare in un mondo più sincero, piccolo e semplice, dove i sorrisi, le parole, ogni attimo, diventano ponti.

Ho bisogno di cambiare strada, anche se è tortuosa, di non fermarmi troppo nel passato, senza perdermi in inutili rancori, senza affidarmi e farmi attraversare da illusioni sterili.

Voglio ricominciare , come ogni volta che ci provo, adesso, in questo istante , tra colori, pennelli, musica in sottofondo e pensieri diversi e stanchi! Inizio così questa pagina di diario, scrivendo a colei che nel bene, nel male, in passato, nel presente e forse anche nel futuro, sarà sempre al mio fianco; me stessa!

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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La natura é un luogo imprescindibile per ricongiungersi con la propria essenza, con l’ispirazione. Lo sa bene David Heumann, figura portante del progetto Arbouretum, che per il nuovo lavoro della band ha deciso di lasciarsi ispirare da svariate influenze culturali, prima fra tutte la poesia di quel Richard Lovelace, che con “The Rose” ha segnato l’estetica del nostro: Sweet serene sky-like flower, Haste to adorn her bower; From thy long cloudy bed Shoot forth thy damask head!... https://artesuono.blogspot.com/2017/03/arbouretum-song-of-rose-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1199182250


 
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from TypeC

“C'è la puoi fare, ele”

“Respira”

“Perché sei così nervosa?”

Iniziamo

Echi, calma, pianoforte leggero, il Monte Celeste.

Carica, adrenalina, il tempo si ferma e tutto si risolve all'ultimo secondo.

“C'è la puoi fare”

Type C 0A – Racconto:

L'inizio della storia

Tutto iniziò oramai 5 anni fa', ero un giovane pargolo, appena arrivato in città per la prima volta, la prima volta fuori da un paese stretto e in cui mi sentivo fuori luogo. In quella città così tranquilla, calma e grande ai miei occhi, avevo un ansia ma anche eccitazione di avventura, mi ricordo che presi la strada più lunga perché seguii dei miei vecchi compagni delle medie e arrivai in ritardo al primo giorno di scuola. Che cucciolo che ero, spaventato ma eccitato, aggressivo se mi parlavi per paura che potesse risuccedere di nuovo ciò che successe alle medie, ma eccitato perché finalmente potevo farmi dei amici, aria nuova, di scoperta e di avventura. Così inizia il nostro racconto

 
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from Diario

In questi ultimi giorni non ho voglia di scrivere e di lasciare segno. Preferisco manipolare immagini. È così – lo so. Procedo nella vita e nelle cose che faccio come certi organismi primitivi che seguono le macchie di luce, poi le abbandonano, ne trovano altre, si scindono, eccetera. Quello che distingue un diario pubblico da uno privato e la rimozione della vergogna. Le cose più vergognose e meschine non emergono, restano là sotto come ombre scure sul fondo del lago. D'altronde tirare fuori le cose più grosse nere e limacciose, metterle per scritto, formalizzarle, non le ha mai disinnescate. Comunque se vogliono farti precipitare nel loro abisso, lo fanno.

Questa sera sono andato nel centro storico, ero preda di una voglia irrazionale di patatine fritte e volevo fingere per qualche ora di non vivere nella Valbisagno. Non è stata una delle migliori idee della mia vita, ma – facendo una rapida classifica – nemmeno una delle peggiori, diciamo metà posizione. Le patatine del supermercato erano unte come lo è la carta marrone su cui fai gocciolare il fritto e il gusto anche era simile. Ho guardato se qualche chiesa fosse stata aperta per qualche concerto sacro, ma non ho trovato niente e sono andato all'isola delle chiatte a leggere.

Girare da solo senza scopo è una cosa che ormai mi capita raramente, ma il corpo non è più quello di una volta, ero stanco, e per girare da soli è meglio l'inverno più freddo, il tutto ha un'aria più romantica e bohemien. Il centro storico era il solito framework di gente che ti attraversa la strada con l'espressione di volerti uccidere, negozietti di alimentari con una donna con il burka all'ingresso che scrolla un cellulare, microspacci di tecnologia & incenso con un ragazzo indiano o pakistano che si guarda attorno senza sapere bene perché sia lì e – soprattutto – pericolosi gruppetti di alpini che camminano con lo sguardo a volte famelico a volte un po' lucido.

Io passo in mezzo a tutto, ricordo cose che mi sono successe, passo davanti a un locale dove avevo letto poesie in pubblico per la prima volta – uh – ventisette anni fa. Guardo questi pezzi di Genova tenuti assieme da quello che mi ricordo di loro. Arrivo all'isola delle chiatte, mi siedo su una panchina, mi godo il dondolio leggero, il rumore delle corde che si tendono e rilasciano, tiro fuori il mio romanzo e inizio a leggere. Non lo tiro fuori dalla tasca, ma dallo zaino, mi sono portato lo zaino solo per portare con me il romanzo perché pesa una tonnellata.

Leggere è problematico, sia perché il romanzo è impegnativo, sia perché ogni tanto arrivano persone all'isola delle chiatte che hanno questa idea di mettersi a parlare, e io che posso fare? Fingo di leggere e ascolto. La faccio breve, arrivano questi tre ragazzi, due ragazze e un ragazzo che stanno parlando di un film di Dario Argento, Opera mi pare, e il ragazzo fa un po' il magnifico, si raccontano un po' di scene, il proiettile, la scena del proiettile è incredibile dicono, parlano della musica e io lì mi distraggo, cioè, mi metto a leggere il romanzo sul serio, quindi mi distraggo dall'essere distratto da loro e quando riprendo ad ascoltarli la ragazza sta dicendo che ora vuole rifarlo tutto.

E il ragazzo le chiede, “ma tutto dall'inizio?” e lei risponde di sì, allora lui, che sempre vuole fare il magnifico, dice allora “parti da Fuoco Cammina con Me, così si sa già chi è l'assassino” e la ragazza risponde che sì, pensa di fare così. Io giro appena la testa per guardarli con la coda dell'occhio mentre si allontanano. Avranno una trentina di anni meno di me. Occhio e croce.

Ecco, pensare che tre ragazzi di quell'età vadano in giro a parlare di cinema, che pianifichino di vedersi tutte le tre stagioni di Twin Peaks, con tanto di prequel, Twin Peaks che quando è uscito non erano manco nati, e che parlino di queste cose con quell'entusiasmo sbruffoncello e mitico che si ha a quell'età, ecco, mi ha un po' commosso. Un po'. Ho pensato che avere entusiasmo cieco e irragionevole è una benedizione che va tenuta accesa il più possibile. Va riconosciuta come una proprietà per chi è ragazzo e può ancora gestirla e pensarla come una cosa che c'è sempre stata e che non finirà mai.

Non ho più scritto aggiornamenti sul programma per scrivere romanzi senza scrolling video, perché il programmatore ha introdotto un bug sostanzioso e ora sta faticando a risolverlo perché – nel frattempo – deve anche lavorare per vivere. Empatizzo, mi ricorda il mondo della poesia, dove dobbiamo fare cultura e avanguardia nei ritagli di tempo, con bambini che ci piangono in braccio, pannolini da stoccare, haters a ogni angolo di strada, soldi reali e sporchi da portare a casa e una competizione annichilente. Figurati, prenditela comoda, tanto il romanzo che sto scrivendo con il tuo software non lo finirò mai.

Ogni tanto, quando parlo delle cose che mi appassionano, per un po', qualcuno rimane stupito e mi dice “ma venerandi, ma quante ne sai!”. Stanotte ho fatto il conto e secondo me poco più di un centinaio, 187 circa. Quelle le so. Come mettere uno zoccolo, come piastrellare superfici non troppo complesse, mettere o togliere tasselli, mettere tasselli di legno, leggere una poesia e farne una analisi metrica non troppo analitica, leggere testi scritti da gente più intelligente di me, scrivere da dio ma anche in maniera urbana e dozzinale, scrivere script in diversi linguaggi, utilizzare periferiche, contestualizzare un tot di avvenimenti storici usando le date faro, provare compassione (questa con grossi limiti) e via dicendo. Arrivo a stento a 187.

So che l'universo è nato più di cinque miliardi di anni fa, anche se non c'ero, so che si sono succeduti eventi catastrofici, processi chimici, batteri, animali acquatici che poi – con incredibile lentezza – si sono mossi in altre parti della terra, dinosauri, pterodattili e poi anche l'uomo, o quel che ne restava, una tra le tante bestie dei mondo, so che una nave aliena si è incagliata nel nostro mondo e – per riparare i suoi meccanismi tricofici ha utilizzato gli esseri umani come forza lavoro, dotandoli di quella rogna che è la consapevolezza di sé e donandogli alla fine alcune tecnologie che gli uomini per millenni e millenni non sono stati in grado di utilizzare perché ben integrata nella natura come la penicillina e l'ukulele.

Non molto di più, centoottantasette; per dire non sono sicuro nemmeno di aver scritto correttamente penicillina. Tutto quello che si allontana dalle 187 cose primarie lo so solo se vado a controllare. Ma questa capacitià, di sapere trovare le cose che mi servono in breve tempo, conta solo come una anche se oggi sta diventando sempre più totalizzante. È sempre meno utile sapere le cose, perché le cose da sapere sono sempre di più, di campi semantici diversi e in perenne mutazione. Insegniamo cose ai nostri studenti come se fossero vere da sempre e per sempre, ma sono barbagli, fiammelle destinate a mutare e bruciare via, lampi che mostrano per un attimo la terra – la nostra coscienza – attonita, e poi via.

Butto via libri, in questo periodo, del cui contenuto oggi ci vergogneremmo. Dopo che l'ho scritta sono rimasto un po' ad osservarla. Bella “vergogneremmo”. Sembra un transatlantico lessicale. Quanta roba potrebbe salire sul quel vergogneremmo prima di farlo affondare. Comunque. Testi di storia del ventennio fascista, difesa della razza, manuali di letteratura bolsi che analizzano poeti dimenticati da tutti, per fortuna, visioni filosofiche asfittiche, libri di scienza – oggi – imbarazzanti. Il grosso della produzione umana è impregnato della vergogna di aver vissuto in un determinato tempo, con un certo linguaggio e non un altro, con tutto un carico di relitti ideologici, ratti, cantanti evirati e l'atroce consapevolezza – di alcuni – che la vita è breve.

Ieri sera ho visto alcuni video su youtube di un comico italiano di cui ora mi sfugge il nome, un personaggio brillante e geniale, alcuni video sono puro genio, e poi ci sono i suoi ultimi di lui ormai anziano che – imbruttito forse – si fa riprendere mentre parla male di tutto e tutti. Rancoroso e – immagino – deluso. Va bene. In mezzo ho visto questa intervista a un cantante di cui ho comprato l'anno scorso un album curioso che mi ricordava la musica che ascoltavo quando ero dark, comunque, il cantante a un certo punto diceva qualcosa del tipo “è bello quando la musica pop ricorda ai suoi ascoltatori che devono morire” e poi ha riso, si è fermato come per un attimo e poi ha aggiunto “Prince – penso – faceva qualcosa del genere”.

E sono rimasto sbalordito perché erano due mondi musicalmente distanti anni luce, ma era vero. C'era in Prince questo messaggio religioso costante, che vivremo poco, tutto sommato, dobbiamo – è vero – goderci la vita prima della fine, ma anche essere consapevoli che tutto è breve e che di noi, dopo la decomposizione, resterà appena una patina, l'amore.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

La storia di Ieu (9,1 -10,36) 1Il profeta Eliseo chiamò uno dei figli dei profeti e gli disse: “Cingiti i fianchi, prendi in mano questo vasetto d'olio e va' a Ramot di Gàlaad. 2Appena giunto là, cerca Ieu, figlio di Giòsafat, figlio di Nimsì. Entrato in casa, lo farai alzare tra i suoi fratelli e lo condurrai in una camera interna. 3Prenderai il vasetto dell'olio e lo verserai sulla sua testa, dicendo: “Così dice il Signore: Ti ungo re su Israele”. Poi aprirai la porta e fuggirai e non aspetterai”. 4Il giovane, il servo del profeta, andò a Ramot di Gàlaad. 5Appena giunto, trovò i capi dell'esercito seduti insieme. Egli disse: “Ho una parola per te, comandante”. Ieu disse: “Per chi fra tutti noi?”. Ed egli rispose: “Per te, comandante”. 6Si alzò ed entrò in casa, e quello gli versò l'olio sulla testa dicendogli: «Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Ti ungo re sul popolo del Signore, su Israele. 7Tu colpirai la casa di Acab, tuo signore; io vendicherò il sangue dei miei servi, i profeti, e il sangue di tutti i servi del Signore, sparso dalla mano di Gezabele. 8Tutta la casa di Acab perirà; io eliminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 9Renderò la casa di Acab come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia. 10I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl; nessuno la seppellirà”». Quindi aprì la porta e fuggì. 11Quando Ieu uscì per raggiungere gli ufficiali del suo signore, gli domandarono: “Va tutto bene? Perché questo pazzo è venuto da te?”. Egli disse loro: “Voi conoscete l'uomo e le sue chiacchiere”. 12Gli dissero: “Non è vero! Su, raccontaci!”. Egli disse: «Mi ha parlato così e così, affermando: “Così dice il Signore: Ti ungo re su Israele”». 13Allora si affrettarono e presero ciascuno il proprio mantello e lo stesero sui gradini sotto di lui, suonarono il corno e gridarono: “Ieu è re”. 14Ieu, figlio di Giòsafat, figlio di Nimsì, congiurò contro Ioram. Ora Ioram aveva difeso con tutto Israele Ramot di Gàlaad di fronte a Cazaèl, re di Aram, 15poi il re Ioram era tornato a curarsi a Izreèl le ferite ricevute dagli Aramei nella guerra contro Cazaèl, re di Aram. Ieu disse: “Se tale è la vostra convinzione, nessuno fugga dalla città per andare ad annunciarlo a Izreèl”. 16Ieu salì su un carro e partì per Izreèl, perché là giaceva malato Ioram e Acazia, re di Giuda, era sceso a visitarlo. 17La sentinella che stava sulla torre di Izreèl vide la schiera di Ieu che avanzava e disse: “Vedo una schiera”. Ioram disse: «Prendi un cavaliere e mandalo loro incontro per domandare: “Tutto bene?“». 18Uno a cavallo andò loro incontro e disse: «Così dice il re: “Tutto bene?“». Ieu disse: “Che importa a te come vada? Passa dietro e seguimi”. La sentinella riferì: “Il messaggero è arrivato da quelli, ma non torna indietro”. 19Il re mandò un altro cavaliere che, giunto da quelli, disse: «Il re domanda: “Tutto bene?“». Ma Ieu disse: “Che importa a te come vada? Passa dietro e seguimi”. 20La sentinella riferì: “È arrivato da quelli, ma non torna indietro. Il modo di guidare è come quello di Ieu, figlio di Nimsì: difatti guida all'impazzata”. 21Ioram disse: “Attacca i cavalli”. Attaccarono i cavalli al suo carro. Ioram, re d'Israele, e Acazia, re di Giuda, uscirono ognuno sul proprio carro. Uscirono incontro a Ieu, che trovarono nel campo di Nabot di Izreèl. 22Quando Ioram vide Ieu, gli domandò: “Tutto bene, Ieu?”. Rispose: “Come può andare tutto bene fin quando durano le prostituzioni di Gezabele, tua madre, e le sue numerose magie?”. 23Allora Ioram si volse indietro e fuggì, dicendo ad Acazia: “Tradimento, Acazia!”. 24Ieu, impugnato l'arco, colpì Ioram tra le spalle. La freccia gli attraversò il cuore ed egli si accasciò sul carro. 25Ieu disse a Bidkar, suo scudiero: “Sollevalo, gettalo nel campo di Nabot di Izreèl. Ricòrdatelo: io e te eravamo con coloro che cavalcavano appaiati dietro Acab, suo padre, e il Signore proferì su di lui questo oracolo: 26“Non ho forse visto ieri il sangue di Nabot e il sangue dei suoi figli? Oracolo del Signore. Ti ripagherò in questo stesso campo. Oracolo del Signore”. Sollevalo e gettalo nel campo secondo la parola del Signore”. 27Visto ciò, Acazia, re di Giuda, fuggì per la strada di Bet-Gan; Ieu l'inseguì e ordinò: “Colpite anche lui!”. Lo colpirono sul carro nella salita di Gur, nelle vicinanze di Ibleàm. Egli fuggì a Meghiddo, dove morì. 28I suoi ufficiali lo portarono a Gerusalemme su un carro e lo seppellirono nel suo sepolcro, accanto ai suoi padri, nella Città di Davide. 29Acazia era divenuto re di Giuda nell'anno undicesimo di Ioram, figlio di Acab. 30Ieu arrivò a Izreèl. Appena lo seppe, Gezabele si truccò gli occhi con stibio, si ornò il capo e si affacciò alla finestra. 31Mentre Ieu arrivava alla porta, gli domandò: “Tutto bene, Zimrì, assassino del suo signore?”. 32Ieu alzò lo sguardo verso la finestra e disse: “Chi è con me? Chi?”. Due o tre cortigiani si affacciarono a guardarlo. 33Egli disse: “Gettàtela giù”. La gettarono giù. Parte del suo sangue schizzò sul muro e sui cavalli, che la calpestarono. 34Poi Ieu entrò, mangiò e bevve; alla fine ordinò: “Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perché era figlia di re”. 35Andati per seppellirla, non trovarono altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. 36Tornati, riferirono il fatto a Ieu, che disse: «È la parola del Signore, che aveva detto per mezzo del suo servo Elia, il Tisbita: “Nel campo di Izreèl i cani divoreranno la carne di Gezabele. 37E il cadavere di Gezabele sarà come letame sulla superficie della campagna nel campo di Izreèl, così che non si potrà più dire: Questa è Gezabele”».

__________________________ Note

9,1-10,36 Uccisioni e massacri caratterizzano il regno di Ieu, re d’Israele negli anni 841-815 circa. Il cruento colpo di stato di Ieu nasce come reazione alla politica paganeggiante della dinastia di Omri e di Gezabele. L’interesse per i detti profetici, il linguaggio e lo zelo di Ieu fanno riferire questa sezione all’ambiente dei profeti.

9,31 Zimrì: Gezabele, in tono di ironia e di auspicio, chiama Ieu col nome di Zimrì, il re che regnò solo sette giorni (1Re 16,8-20).

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Approfondimenti

Con il c. 9 giunge a maturazione quanto Dio aveva annunciato e ordinato a Elia in 1Re 19,16. Il compimento della parola divina produce un cambiamento radicale nella caotica situazione del regno del Nord. Viene ancora una volta spazzata via una dinastia, quella degli omridi, e si da inizio alla dinastia di Ieu, la più lunga del regno del Nord, durata quasi un secolo (841-743). Naturalmente questo cambiamento dinastico viene posto sotto l'egida dell'intervento profetico come era già accaduto in 1Re 11,29-39; 14,7-11; 16,1-4. La sostituzione della casa regnante al Nord ha sempre come motivo il peccato dell'idolatria; viene pronunciata da un profeta la sentenza di sterminio che inesorabilmente si consuma. Ci troviamo pertanto in presenza di una costante della storia, ma anche della teologia deuteronomista che crede all'immancabile punizione del peccato e insieme all'assoluta efficacia della parola profetica. Per la comprensione dei cc. 9 e 10 può essere utile una osservazione della situazione del regno del Nord. Dal punto di vista politico si sta attraversando un momento di pressione da parte della Siria che tende a espandersi ai danni d'Israele. Tuttavia l'alleanza e la collaborazione col regno meridionale continuano. Dal punto di vista religioso sembrano essere ancora in maggioranza coloro che hanno lasciato la religione nazionale per il culto di Baal, ma vi sono anche tenaci jahvisti dei quali è portabandiera Eliseo. A questi si devono affiancare i Recabiti circa i quali abbiamo notizia anche nel c. 35 di Geremia. Costoro seguivano l'ideale di Recab che respingeva la vita agricola e urbana per vivere uno jahvismo integrale nella vita nomade. Da questo ambiente viene Ionadab, collaboratore di Ieu nell'eliminazione del baalismo. La sezione narrativa circa il regno di Ieu, che include anche il capitolo seguente, mostra il linguaggio vivace di chi sembra essere stato testimone oculare dell'avvenimento. Essa fu compilata nella scuola profetica e tradisce un'implicita approvazione per l'operato di Ieu.

1-3. Un intervento personale di Eliseo per la scelta del nuovo re si pone in continuità con la tradizione d'Israele. Il profeta-sacerdote Samuele patrocinò la scelta di Saul (1Sam 10) e di Davide (1Sam 16), mentre il profeta Natan promosse e sostenne la scelta di Salomone (1Re 1,11-30). Ma Eliseo preferisce non eseguire di persona il progetto per non attirare attenzione. Personaggio troppo osservato (cfr. 8,7-8), avrebbe rischiato con il suo viaggio di scoprire le carte; per questo delega un altro della cerchia profetica. Il candidato alla corona è uno dei capi dell'esercito, ancora posto a custodia di Ramot.

6-10. L'ordine di Eliseo è eseguito. La rapidità e quasi la clandestinità dell'unzione contrasta con la lunghezza e la solennità dell'oracolo. Questo è stato dilatato rispetto alla parola di Eliseo al v. 3 con l'inserimento del ricordo delle uccisioni perpetrate da Gezabele (1Re 19,10; 21) e con il recupero alla lettera di 1Re 21,21-24, l'oracolo di Elia contro Acab e Gezabele. A lei spetta il terribile destino di essere divorata dai cani, sorte annunciata anche da Achia di Silo contro Geroboamo (1Re 14,10-11) e da Ieu contro Baasa (1Re 16,4). Sembra assommarsi nella principessa fenicia tutta la perversione della storia passata.

11. Il termine «pazzo» viene dato al profeta-messaggero, inconfondibile per l'abbigliamento, probabilmente per il comportamento stravagante a volte assunto dai membri delle confraternite profetiche: 1Sam 10,9-13; 19,20-24; 2Sam 6,14-16. Vedi anche Ger 29,26; Os 9,7.

12. Il piano realizzato nel segreto è ora svelato dal diretto interessato che da questo momento diventa l'unico protagonista, mentre i profeti scompaiono dalla scena.

13. Con l'adesione dell'esercito a Ieu il colpo di stato è completato e si assicura il successo. Il re, convalescente a Izreel (8,29 e 9,15), è lontano anche dalla capitale e completamente escluso dal controllo della situazione. Lo stendere i mantelli davanti al re è un atto di omaggio che viene ripreso in Mt 21,8.

14-29. Parallelo in 2Cr 22,7-9.

15. Anche se il re è lontano e malato, dunque in netto svantaggio, la cautela e la discrezione gioveranno alla riuscita dell'impresa e ridurranno al minimo il rischio. Il segreto trapelato dalla camera interna (v. 2) non deve ancora varcare le mura di Ramot.

16-20. Ieu con un gruppo armato si dirige verso Izreel. Avvertito dalla sentinella il re comanda che un cavaliere sia inviato a raccogliere notizie. Molto probabilmente teme che sia avvenuto qualche improvviso attacco da parte della Siria e che vi siano cattive notizie. Al v. 17 per la prima volta nella Bibbia si parla di veri cavalieri, cioè di uomini che montano direttamente sul cavallo e non su carri. Ieu intima agli inviati di passare al suo seguito e come comandante dell'esercito viene obbedito. Famoso per la guida spericolata, viene per questo riconosciuto.

21-23. Si può ammirare qui il coraggio di Ioram, il quale non immagina certo che Ieu sia venuto per rovesciarlo. Preoccupato per il precipitare della situazione in Transgiordania e avvertito dell'arrivo di uno dei massimi dirigenti militari, non si cura del suo stato di salute; si fa preparare il carro per avere personalmente informazioni. Ma ecco la sorpresa. Ieu non è venuto per questioni politiche o per riferire sulla guerra; giunge per motivi religiosi, o forse nasconde dietro a questi le sue vere intenzioni. Non si può più sopportare l'idolatria di Gezabele, chiamata «prostituzione», termine diffuso nella letteratura profetica per indicare l'abbandono di JHWH per altre divinità (Os 2,4.6; 4,12; 5,4; ecc.), né le sue «magie», vocabolo che può essere preso in senso teorico, o interpretato come disprezzo delle pratiche religiose della regina madre.

24-26. In maniera vaga si riprendono i fatti di 1Re 21 e la profezia di Elia (1Re 21,19) per mostrare nella morte di Ioram il compimento delle parole profetiche. In fuga davanti al nemico e colpito alle spalle Ioram non muore con una morte onorevole.

27-29. Acazia si dà alla fuga verso sud nella speranza di riguadagnare la salvezza nel suo territorio. Bet-Gan sarebbe la En-Gannim di Gs 19,21; 21,19, l'odierna Genin. Ma nel cammino in salita la marcia rallenta e il nemico riesce a colpire. Difficile spiegare il perché della fuga a Meghiddo, decisamente a nord e in aperto contrasto con 2Cr 22,9 che riporta una notizia assai più verosimile, cioè la latitanza di Acazia in Samaria. La notizia della sepoltura del re di Giuda crea una giusta divaricazione tra i destini dei due sovrani.

9,30. Gezabele non può o non vuole fuggire. Il trucco agli occhi e l'acconciatura della capigliatura indicano che ella intende affrontare il nemico con dignità, presentandosi nell'aspetto regale. Interessante la lettura di Ger 4,30 dove Gerusalemme peccatrice viene presentata come una donna che si trucca e si veste con eleganza, ma non può trovare scampo dai nemici.

31. Il saluto di Gezabele a Ieu è sarcastico. Lo chiama Zimri per augurargli una fine tragica come quella dell'usurpatore di 1Re 16,9-18.

32-37. Raccapricciante racconto della fine di Gezabele, scaraventata dalla finestra dai suoi stessi protettori, calpestata dai cavalli, divorata dai cani, privata di sepoltura, paragonata al letame. La parola di Elia in 1Re 21,23 non poteva avere compimento più tragico.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Non so se The Nashville Sound racchiuda nel titolo l'ambizione di rappresentare l'attuale suono della capitale del country, oppure se si riferisca più semplicemente al fatto di essere stato registrato a Nashville presso gli RCA Studios, con la produzione dell'immancabile Dave Cobb, già presente nei due dischi precedenti del musicista di Green Hill, Alabama. Indiscutibile è la trasversalità di Jason Isbell, uno dei pochi artisti della scena attuale apprezzato in ambito rock-roots, folk e country, in grado di jammare sul palco con Ryan Adams, gli Hard Working Americans, John Prine, i Wilco e i vecchi compagni Drive By Truckers, di partecipare ai tributi a Don Williams, Alabama, Bruce Springsteen e di riempire per cinque sere il leggendario Ryman Auditorium di Nashville... https://artesuono.blogspot.com/2017/11/jason-isbell-and-400-unit-nashville.html


Ascolta: https://album.link/i/1216344634


 
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from Transit

(223)

(CP1)

Questo post è probabilmente scritto più per me stesso che per Voi. O, almeno, non per tutti Voi.

In calce al testo, l'ultimo brano inciso da Capovilla con i “Cattivi Maestri.” Ora, ascoltandolo, capirete che la coerenza e lo sguardo sul mondo non passano per radio.

Sul “red carpet” dei “David di Donatello”, tra smoking impeccabili e abiti da sera, #PierpaoloCapovilla ha sfilato con una kefiah al collo. Tessuta in Cisgiordania. Non era un vezzo stilistico, non era una provocazione gratuita. Era, semplicemente, lui.

Chi conosce il percorso artistico di Capovilla (dalla stagione feroce e visionaria del “Teatro degli Orrori” fino alla sua presenza sempre più intensa nel cinema), sa che tra la sua arte e la sua vita non c’è mai stato un confine netto. Le sue canzoni hanno sempre parlato di dolore sociale, di margini, di chi resta indietro. Salire sul red carpet della più importante cerimonia del cinema italiano con una kefiah non è un’eccezione alla sua coerenza: è la conferma di essa.

Lo ha spiegato con parole semplici e dirette: la kefiah è un simbolo di solidarietà, fratellanza e vicinanza verso chi soffre la violenza armata. E ha aggiunto che indossarla aiuta il suo cuore e la sua anima a esserci ancora. C’è qualcosa di molto preciso in quella frase. Non il linguaggio dello slogan, non la retorica del comunicato. C’è la voce di qualcuno che ha bisogno di non distogliere lo sguardo per continuare a fare arte con integrità.

Viviamo in un tempo in cui è facile condividere un post, mettere una cornice alla foto del profilo, scrivere qualcosa di indignato prima di passare alla storia successiva. È più raro, e per questo più significativo, scegliere di portare quella posizione nel corpo, fisicamente, in un luogo pubblico e visibile, sapendo che qualcuno storcerebbe il naso, che qualcuno avrebbe qualcosa da dire, qualcuno ti odierà.

Un simbolo indossato non salva nessuno, è vero. Ma testimonia qualcosa che i social, con tutta la loro velocità, faticano a restituire: la continuità tra ciò che si pensa e ciò che si fa, tra la propria arte e il proprio stare nel mondo.

E questo piccolo gesto (piccolo solo nelle dimensioni) ci interroga tutti.

Ci chiede dove siamo, non online, ma nella vita concreta. Ci chiede se gli ideali che diciamo di difendere abitano anche i nostri corpi, le nostre scelte quotidiane, le occasioni in cui potremmo dire qualcosa e scegliamo il silenzio comodo.

In tempi in cui la giustizia viene erosa ogni giorno con una normalità che fa spavento, chi sceglie di esserci, davvero, con coerenza e senza calcolo, ci ricorda che schierarsi è ancora possibile. E che è ancora necessario.

Video di “Dimenticare Maria” di “Pierpaolo Capovilla e i cattivi maestri”: https://www.youtube.com/watch?v=4v09Q-FCPMo&list=RD4v09Q-FCPMo&start_radio=1

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