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from lucazanini

[escursioni]

fischi o ronzii lèpsis anche] sordino -o [microbi-delle-lenti acrobati surplace³ chiedono] ²un passaggio un quartetto di Haydin la ¹[harley lo zero degli stimolanti spegnere] parzialmente presa [ràpida

³nota: non confondere con “surplus” (eccedenza).

 
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from lucazanini

[rotazioni]

il momento della gente gesticola si] copre un'altra al cospetto deflagra a sbalzi -o su base neutra [si smarca] spiegano il pezzo delle missilistiche l'uovo] del tombarolo

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Con dischi come il nuovo album dei Dream Syndicate ci si trova ad avere un problema di base: come contestualizzare? Ci spieghiamo: in tempi di finestre temporali che portano il passato nell’odierno e l’oggi costantemente rivolto indietro, come si può parlare di un contorno per dischi che non hanno praticamente in giro altri referenti, altri compagni di strada? Certo, ci si può aggrappare ad un altro contesto, quello merceologico, dicendo che quest’album è la testimonianza di una reunion, della rinascita di una ragione sociale che gli appassionati di rock underground Anni Ottanta dovrebbero conoscere e amare... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/the-dream-syndicate-how-did-i-find.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1485069639


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Catturato in Spagna, grazie alla rete europea di ricerca ENFAST

È stato catturato in Spagna e estradato in Italia un uomo di 45 anni, latitante dal dicembre 2024. L'uomo deve espiare una pena complessiva superiore a 13 anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione ed è considerato una persona di elevata pericolosità, operante come broker nel narcotraffico internazionale.

A seguito dell'emissione di un mandato di arresto europeo da parte della Procura di Taranto, su richiesta degli investigatori della Squadra mobile jonica, il latitante è stato rintracciato e arrestato dalla Guardia Civil in una località balneare nei pressi di Alicante.

La localizzazione e la successiva cattura del latitante sono il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra mobile di Taranto, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e della Direzione centrale per i servizi antidroga.

Fondamentale è stata la cooperazione internazionale attraverso la rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), in particolare tramite l'Unidad de droga y Crimen organizado (Udyco) e il Fast Spagna, attivati attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e il Fast Italia, che hanno consentito di individuare il ricercato nel sud della Spagna, dove si era rifugiato con il supporto di alcuni complici.

La rete ENFAST (European Network of Fugitive Active Search Teams) è un circuito europeo che collega le unità specializzate nella ricerca e cattura di latitanti pericolosi, garantendo un'efficace cooperazione di polizia tra Italia, Romania, Spagna, Svizzera, Belgio, Lussemburgo e altri Stati Schengen.

Grazie allo scambio informativo in tempo reale e all'uso di mandati di arresto europei, la rete permette di localizzare e arrestare rapidamente soggetti ricercati in tutta l'Unione Europea. L'operazione è coordinata dai team nazionali FAST (Fugitive Active Search Teams), come il FAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), che collaborano con omologhi esteri (es. UDYCO in Spagna, FAST Belgio, team rumeni e svizzeri) per garantire l'estradizione dei latitanti.

Al termine delle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, il latitante è stato consegnato alle autorità italiane e trasferito in Italia. ```

#Sco #scip #direzionecentraleserviziantidroga

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Rivolta di Assalonne 1Ma dopo questo, Assalonne si procurò un carro, cavalli e cinquanta uomini che correvano innanzi a lui. 2Assalonne si alzava la mattina presto e si metteva da un lato della via di accesso alla porta della città. Quando qualcuno aveva una lite e veniva dal re per il giudizio, Assalonne lo chiamava e gli diceva: “Di quale città sei?”. L'altro gli rispondeva: “Il tuo servo è di tale e tale tribù d'Israele”. 3Allora Assalonne gli diceva: “Vedi, le tue ragioni sono buone e giuste, ma nessuno ti ascolta per conto del re”. 4Assalonne aggiungeva: “Se facessero me giudice del paese! Chiunque avesse una lite o un giudizio verrebbe da me e io gli farei giustizia”. 5Quando uno gli si accostava per prostrarsi davanti a lui, gli porgeva la mano, l'abbracciava e lo baciava. 6Assalonne faceva così con tutti gli Israeliti che venivano dal re per il giudizio; in questo modo Assalonne si accattivò il cuore degli Israeliti. 7Ora, dopo quattro anni, Assalonne disse al re: «Vorrei andare a Ebron a sciogliere un voto che ho fatto al Signore. 8Perché durante la sua dimora a Ghesur, in Aram, il tuo servo ha fatto questo voto: “Se il Signore mi riconduce a Gerusalemme, io servirò il Signore!“». 9Il re gli disse: “Va' in pace!”. Egli si alzò e andò a Ebron. 10Allora Assalonne mandò corrieri per tutte le tribù d'Israele a dire: «Quando sentirete il suono del corno, allora direte: “Assalonne è divenuto re a Ebron”». 11Con Assalonne erano partiti da Gerusalemme duecento uomini, i quali, invitati, partirono con semplicità, senza saper nulla. 12Assalonne convocò Achitòfel il Ghilonita, consigliere di Davide, perché venisse dalla sua città di Ghilo all'offerta dei sacrifici. La congiura divenne potente e il popolo andava aumentando intorno ad Assalonne.

Fuga di Davide da Gerusalemme (15,13-16,14) 13Arrivò un informatore da Davide e disse: “Il cuore degli Israeliti è con Assalonne”. 14Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: “Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada”. 15I servi del re gli dissero: “Tutto come preferirà il re, mio signore; ecco, noi siamo i tuoi servi”. 16Il re, dunque, uscì a piedi con tutta la famiglia; lasciò dieci concubine a custodire la reggia. 17Il re uscì dunque a piedi con tutto il popolo e si fermarono all'ultima casa. 18Tutti i servi del re camminavano al suo fianco e tutti i Cretei e tutti i Peletei e tutti quelli di Gat, seicento uomini venuti da Gat al suo seguito, sfilavano davanti al re. 19Allora il re disse a Ittài di Gat: “Perché vuoi venire anche tu con noi? Torna indietro e resta con il re, perché sei uno straniero e per di più un esule dalla tua patria. 20Appena ieri sei arrivato e oggi ti farei vagare con noi, mentre io stesso vado dove capiterà di andare? Torna indietro e riconduci con te i tuoi fratelli. Fedeltà e lealtà!“. 21Ma Ittài rispose al re: “Per la vita del Signore e la tua, o re, mio signore, in qualunque luogo sarà il re, mio signore, per morire o per vivere, là sarà anche il tuo servo”. 22Allora Davide disse a Ittài: “Su, passa!”. Ittài di Gat passò con tutti gli uomini e con tutte le donne e i bambini che erano con lui. 23Tutta la terra piangeva con alte grida. Tutto il popolo passava, anche il re attendeva di passare il torrente Cedron, e tutto il popolo passava davanti a lui prendendo la via del deserto. 24Ecco venire anche Sadoc con tutti i leviti, i quali portavano l'arca dell'alleanza di Dio. Essi deposero l'arca di Dio – anche Ebiatàr era venuto – finché tutto il popolo non finì di venire via dalla città. 25Il re disse a Sadoc: “Riporta in città l'arca di Dio! Se io trovo grazia agli occhi del Signore, egli mi farà tornare e me la farà rivedere, essa e la sua sede. 26Ma se dice: “Non ti gradisco!”, eccomi: faccia di me quello che sarà bene davanti a lui”. 27Il re aggiunse al sacerdote Sadoc: “Vedi: torna in pace in città, e Achimàas, tuo figlio, e Giònata, figlio di Ebiatàr, i vostri due figli, siano con voi. 28Badate: io aspetterò presso i guadi del deserto, finché mi sia portata qualche notizia da parte vostra”. 29Così Sadoc ed Ebiatàr riportarono a Gerusalemme l'arca di Dio e là rimasero. 30Davide saliva l'erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva. 31Fu intanto portata a Davide la notizia: “Achitòfel è con Assalonne tra i congiurati”. Davide disse: “Rendi stolti i consigli di Achitòfel, Signore!”. 32Quando Davide fu giunto in vetta al monte, al luogo dove ci si prostra a Dio, ecco farglisi incontro Cusài, l'Archita, con la tunica stracciata e il capo coperto di polvere. 33Davide gli disse: “Se tu passi con me, mi sarai di peso; 34ma se torni in città e dici ad Assalonne: “Io sarò tuo servo, o re; come sono stato servo di tuo padre prima, così sarò ora tuo servo”, tu mi renderai nulli i consigli di Achitòfel. 35E non avrai forse là con te i sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr? Quanto sentirai dire nella reggia, lo riferirai ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr. 36Ecco, essi hanno con loro i due figli, Achimàas, figlio di Sadoc, e Giònata, figlio di Ebiatàr; per mezzo di loro mi manderete a dire quanto avrete sentito”. 37Cusài, amico di Davide, arrivò in città quando Assalonne entrava in Gerusalemme.

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Approfondimenti

1-6. Purtroppo Davide dovrà pentirsi della nuova debolezza nei riguardi del figlio. Le parole del Sal 109 sembrano fatte apposta per descrivere le conseguenze del suo gesto benevolo: «In cambio del mio amore mi muovono accuse... Mi rendono male per bene e odio in cambio di amore» (vv. 4-5). Assalonne si è prostrato umilmente dinanzi al padre (14,33) ma nel suo cuore ha già deciso di scalzarlo dal trono (non è da escludere che già l'omicidio di Amnon avesse un risvolto politico: morto il primogenito – del secondogenito Kileab non si hanno più notizie dopo 3,3 – Assalonne poteva aspirare alla corona). L'idea è forse maturata negli anni di esilio a Ghesur e nel periodo di semilibertà a Gerusalemme ed ora, ripresa la vita di corte, il principe incomincia ad attribuirsi un contegno regale senza badare a spese (v. 1). Pian piano riesce a conquistarsi la simpatia popolare (v. 6) volgendo a proprio favore il malcontento di quanti vengono a sottoporre le loro cause all'illuminato giudizio del re (cfr. 14,17.20) ma restano invischiati nell'inevitabile burocrazia della capitale (vv. 2-4). Assalonne si mostra comprensivo con tutti, amichevole, affabile, ostentando una modestia accattivante quanto interessata (v. 5). Senza dar nell'occhio Assalonne sta per infliggere a Davide la prova più dura e dolorosa: «anche lui, che mangiava il mio pane, alza contro di me il suo calcagno» (Sal 41,10).

1. «cinquanta uomini che correvano innanzi a lui»: cfr. 1Sam 8,11. Anche Adonia manifesterà le sue pretese regali in questo modo (1Re 1,5).

2. «porta della città»: oltre ad essere il passaggio obbligato per quanti entravano in città, era il vero centro della vita pubblica di una città: ivi si trattavano gli affari (Gn 23,10), si amministrava la giustizia (Dt 21,19; Rt 4,1; Gb 29,7-25; Is 59,14; At 16,19), si tenevano i mercati, le assemblee (1Re 22,10; 2Cr 32,6), si conversava e discuteva animatamente (Prv 8,3; 31,23; Lc 10,10). «è di tale e tale tribù d'Israele»: lett. «di una delle tribù d'Israele». Assalonne cerca il consenso degli Israeliti del Nord, tradizionalmente ostili a quella di Giuda e, perciò, a Davide (cfr. 2,17; 3,1; 19,41-20,2).

7-12. Dopo quattro anni di paziente tessitura (cfr. 13,22-23) la trama del colpo di stato è ormai pronta. Con una scusa analoga a quella accampata da Davide per sfuggire a Saul (1Sam 20,5-6.28-29) si porta a Ebron. Davide ha congedato Assalonne col consueto augurio: «Va' in pace!» (v. 9) ignaro che il figlio si accinge a muovergli guerra. La scelta di Ebron è dettata da ragioni logistiche e ideologiche: anzitutto si trova a 35-40 km a sud di Gerusalemme, quindi abbastanza lontana per agire liberamente ma anche abbastanza vicina per controllare la capitale; inoltre Ebron riveste un valore simbolico fortissimo, essendo il santuario abramitico ove Davide fu unto re di Giuda (2,4) e re d'Israele (5,3) (cfr. 2,1-7). Assalonne si proclama pubblicamente re come se Davide fosse già morto (anche se il testo non ne parla, si presume che abbia ricevuto da parte di qualcuno l'unzione rituale: cfr. 19,11). Assalonne può già contare su una rete di «emissari» (lett. «spie») pronti a mobilitare tutto il paese (v. 10) e – fattore decisivo per il successo dell'impresa – è riuscito a trarre dalla propria parte l'infallibile consigliere di Davide Achitofel (cfr. 17,1-16).

7. «quattro anni»: con Vg. TM e LXX hanno «quarant'anni»; «a Ebron»: aggiunta (esplicativa) dei LXX (recensione Lucianica).

10. «suono della tromba»: lett. «la voce dello šōpār». Tale strumento in corno di montone serviva a dar segnali di guerra (cfr. 2,28; 18,6; 20,1.22; 1Sam 13,3; Ger 4,19) ma anche per sottolineare manifestazioni solenni e gioiose (6,15; 1Cr 15,28; 2Cr 15,14) e per l'indizione di feste (Lv 23,24; Nm 29,1). 1Re 1,34 e 2Re 9,13 registrano altri due casi di intronizzazione annunziata con lo šōpār.

11. «duecento uomini»: non vi sono indicazioni precise sul ruolo di questa ignara scorta. È un reparto di soldati sottratti astutamente alla difesa di Gerusalemme? Son amici di Assalonne invitati al banchetto sacrificale (cfr. 1Sam 9,22; 16,5; 20,24-25)?

12. «Achitofebl»: in 23,34 il “prode” Eliam vien detto «figlio di Achitofel di Ghilo». Se lo stesso Eliam fosse il padre di Betsabea (11,3), Achitofel ne sarebbe il nonno e ciò ne spiegherebbe il risentimento verso Davide.

15,13-17,28. La lunga narrazione della fuga di Davide di fronte all'incalzare di Assalonne si articola in tre grandi unità:

  • A) 15,13-16,14;
  • B) 16,15-17,16;
  • A') 17,17-28.

La disposizione del materiale è concentrica: la prima e la terza parte (A-A') ci consentono di seguire la ritirata di Davide da Gerusalemme alla Transgiordania in una successione, rispettivamente, di cinque e tre brevi episodi. Invece la seconda parte (B) descrive quanto accade alla corte dell'usurpatore. Anche qui vi sono tre episodi. In questa grave circostanza tutti i personaggi – già noti oppure no – che attraversano la scena sono chiamati ad uscire dall'ambiguità e a dichiararsi pro o contro Davide. Persino il profittatore Ziba fa la propria scelta, seppure per convenienza (16,1-4). Il lettore, giunto a un certo punto, si sente smarrito; gli eventi sembrano scuotere dei capisaldi incrollabili: gli amici più fidati tradiscono (Assalonne, Achitofel) mentre l'aiuto giunge dai più lontani, addirittura dagli stranieri (il filisteo Ittai, i Galaaditi). Con modalità e intensità differenti, la dialettica fedeltà-tradimento attraversa tutti e undici gli episodi della sezione. Ciò rimane valido anche nel caso in cui si leggano questi capitoli non dal punto di vista dell'uomo ma da quello di Dio. Anche il Signore è “fedele” e “traditore”: pur castigandolo severamente, è fedele al suo “Unto” e ne esaudisce la preghiera tradendo l'infallibilità di Achitofel (16,23; 17,14); è fedele alle promesse regali (7,12-16) ma tradisce l'ambizioso progetto politico di Assalonne fondato sull'odio e la violenza.

13-22. Temendo di restare intrappolato in città mentre tutta la nazione si è schierata con Assalonne, Davide fugge con i pochi amici prendendo «la via del deserto» (v. 23; cfr. 1Sam 13,18; 2Sam 2,24) ossia dirigendosi verso il confine del Giordano. Abbandona Gerusalemme anche per evitare rappresaglie degli insorti contro la popolazione (v. 14). Il re esce «a piedi» in segno di mestizia (cfr. v. 30), precedendo tutta la sua gente sino all'estrema periferia della capitale. E lì, mentre il popolo gli sfila davanti per salire il Monte degli Ulivi oltre la Valle del Cedron (v. 23; cfr. 5 6-12), ha la lieta sorpresa di constatare che uno straniero gli vuole più bene dei suoi stessi figli. I mercenari (Filistei? cfr. v. 18) guidati da Ittai si schierano per Davide con commovente dedizione. Forse l'amicizia con Ittai risaliva ai tempi dell'esilio a Ziklag (1Sam 27) ma al sopraggiungere della crisi c'era da aspettarsi ch'essa svanisse in nome del realismo politico. Invece Ittai conferma la propria disponibilità a seguire Davide ovunque «per morire o per vivere» (v. 21), con le medesime parole di Rut (Rt 1,16-17), bisnonna di Davide e straniera come lui. Dove tutti fuggono risplende con maggior forza la luce dell'amicizia fedele (Prv 17,17; cfr. Sir 6,7.17).

16. «lasciò dieci concubine a custodire la reggia»: nella speranza di ritornare a Gerusalemme, Davide affida la cura della reggia a dieci delle sue mogli di secondo grado (pilagšîm, «concubine»; cfr 3,7; 1Re 11,3). Ciò è possibile in quanto, col passare degli anni, l'harem di Davide si è ampliato considerevolmente (cfr. 3,2-5).

18. «Cretei e Peletei»: cfr. 1Sam 30,14. «Ittai»: la parola manca da TM, LXX e Vg. Numerose versioni moderne non ritengono necessario tale intervento ricostruttivo, apparentemente esigito dal contesto; fedeli al TM esse indentificano i «seicento uomini venuti da Gat al suo seguito» con il gruppo di seicento compagni (1Sam 27,2) tornati con Davide a Ebron dopo la morte di Saul (2,3). «Al suo seguito» si riferirebbe in tal caso a Davide, mentre Ittai sarebbe soltanto il comandante incaricato di questa milizia volontaria formata da Israeliti e da qualche straniero (cfr. 11,3 e introduzione a 23,8-39). L'ipotesi è interessante, anche se non risolve il problema dell'oscura frase del v. 20: «Appena ieri sei arrivato» si riferisce al ritorno da qualche scorreria nel deserto – cfr. 3,22 – oppure alla recentissima nomina di Ittai, giunto da Gat per l'occasione?

19. «resta con il nuovo re»: anche se non riconosce affatto la legittimità dell'intronizzazione di Assalonne, Davide comprende la difficile situazione del mercenario Ittai; se questi volesse seguire colui che è di fatto il nuovo padrone d'Israele, non si offenderà.

23-29. Tra i fuggitivi vi sono i sacerdoti Zadok ed Ebiatar con tutti i leviti e l'arca, ma il re ordina che essa venga ricondotta in Gerusalemme. Fino a poco tempo prima Davide avrebbe fatto di tutto per avere con sé il simbolo dell'alleanza e della presenza di Dio (cfr. 11,11 e 1Sam 4,3), ma le dolorose prove subite negli ultimi anni hanno maturato la sua fede consentendogli di capire che non è la presenza fisica dell'arca che può assicurare – come un talismano – il successo dinanzi ai nemici (cfr. 1Sam 4,3.7-8), bensì la consegna fiduciosa di sé alla volontà divina. Proprio nel momento in cui il bisogno di aggrapparsi a una sicurezza tangibile si fa più forte, Davide riconosce che l'adesione fiduciosa (= obbedienza) al disegno imperscrutabile di Dio è l'unico atteggiamento risolutivo di fronte all'angoscia; la salvaguardia della libertà di Dio spalanca all'uomo la vera libertà: quella di appartenere a lui senza riserve e condizioni.

23. «Cedron»: il torrente attraversa il deserto e sfocia nel Mar Morto.

28. «i guadi del deserto»: sono i guadi presso Gerico, già utilizzati dagli esploratori di Giosuè (Gs 2,7.23), strategicamente importanti in caso di guerra (Gdc 3,28; 12,5).

30-37. La notizia del tradimento di Achitofel viene ad aggiungere altro dolore al cuore affranto del re (v. 30). La situazione è disperata: egli sa che con i suoi consigli infallibili (16,23) Assalonne ha la vittoria a portata di mano. Ma invece di imprecare Davide prega (v. 31). L'unica speranza è riposta nell'unico che «solo è sapiente, molto terribile» (Sir 1, 6) e può rendere “folle” la sapienza dei saggi. La risposta divina non si fa attendere: l'amico Cusai si infiltrerà nella corte di Assalonne per conquistarsene la fiducia, abbagliarlo con la sua retorica fascinosa e distoglierlo dai consigli del terribile Achitofel

32. «luogo dove ci si prostra a Dio»: sul Monte degli Ulivi c'era forse un santuario all'aperto (bāmâ) come a Rama (cfr. 1Sam 9,13) e Gabaa (1Sam 10,5). «Cusai, l'Archita»: i LXX aggiungono «l'amico (o «socio») di Davide». Cfr. v. 37 e 16,17. Cusai era un consigliere di corte come Achitofel, ma ben più simpatico e affabile.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[rotazioni]

registrate [la] telefonata non ha comandi visibili è] fuori servizio o scariche di toponio [passa e paga in cinque] lingue manca [un'altra una mezzariga avvisano la temperatura meno cinquantatre fa] pieghe alle palpebre l'ottone le] polarità fuori scandagli il polso [del moderatore con i registri della motorizzazione due parcelle] dell'ingegnere subatomico acceso [un asintomatico beep

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

ATTUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE EUROPEA SUL RIPRISTINO DELLA NATURA. IL POTENZIALE RUOLO DEI CARABINIERI FORESTALI

La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha audito il rappresentante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) dell'Arma dei Carabinieri – la “grande unità elementare” dell'Arma dei Carabinieri, istituita il 25 ottobre 2016 che svolge funzioni di polizia ambientale, forestale e agroalimentare – per esaminare un decreto legislativo di attuazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law). Si tratta di una legislazione europea che stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Mira inoltre a mitigare il cambiamento climatico e i disastri naturali, aiutando l'UE a rispettare gli impegni ambientali internazionali.

I CARABINIERI DI CUFAA POSSONO SOSTENERE IL PIANO NAZIONALE DI RISANAMENTO

Il Generale di Divisione Massimo Zuccher, Capo di Stato Maggiore del CUFAA, ha spiegato che il decreto designa il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dell'Agricoltura come autorità nazionali competenti, con responsabilità distribuite tra regioni, province autonome, comuni, autorità di bacino ed enti di gestione. Ha osservato che, sebbene questa struttura sia accolta favorevolmente nel suo quadro essenziale, la sua efficacia trarrebbe beneficio dall’integrazione con un meccanismo robusto dal punto di vista tecnico e operativo. A questo proposito l’Arma dei Carabinieri, attraverso il CUFAA, può fornire un valido supporto a tale assetto di governance.

TUTELA DELL'AMBIENTE: DAL CORPO FORESTALE AI CARABINIERI

Zuccher ha ricordato che il CUFAA esercita competenze tecniche e funzioni di vigilanza radicate nella storia d'Italia, trasferite ai Carabinieri in seguito all'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Questa specializzazione garantisce la tutela della biodiversità, il monitoraggio dei rischi idrogeologici, la gestione dell'inventario forestale e la valutazione delle condizioni fitosanitarie dell'ecosistema.

Attraverso il CUFAA, i Carabinieri assicurano un controllo ambientale completo dei territori rurali attraverso oltre 900 unità forestali e dei parchi, che monitorano e proteggono le aree montane da più di due secoli, prima come Corpo Forestale e ora come Carabinieri.

Secondo il Capo di Stato Maggiore, l'attuazione della normativa europea richiede un processo analitico articolato in fasi critiche: mappatura preliminare, elaborazione del piano nazionale, attuazione degli interventi e successiva rendicontazione dei risultati.

Zuccher ha sottolineato che attualmente il CUFAA gestisce oltre 130 riserve naturali statali e 20 terreni demaniali. Nel corso degli anni, questi territori sono serviti come laboratori di ingegneria ecologica, con decenni di sforzi di rewilding e ripristino ecologico che hanno trasformato aree un tempo fragili in alcuni degli ecosistemi meglio conservati d'Europa.

SUPPORTO TECNICO CONTINUO ALLE IMPRESE

Per quanto riguarda gli ecosistemi agricoli e forestali, Zuccher ha affermato che la transizione verso pratiche sostenibili e il ripristino delle popolazioni di impollinatori richiederà un supporto tecnico continuo per le imprese di questi settori. L’imponente piano di rimboschimento imposto dal regolamento, in linea con l’obiettivo europeo di piantare 3 miliardi di alberi, ha già rivelato un’allarmante carenza di materiale vegetale certificato sul mercato nazionale. Senza piante di origine genetica autoctona e verificata, qualsiasi progetto di ripristino rischia il fallimento ecologico. I Carabinieri sono posizionati per fungere da moltiplicatore in quest’area, sfruttando risorse strategiche come i Centri Nazionali per la Biodiversità dei Carabinieri a Pieve Santo Stefano e Peri, centri di eccellenza per la produzione di massa e la conservazione di specie rare o minacciate.

#NatureRestorationLaw #carabinieriforestale #armadeicarabinieri #carabinieriforestali

 
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from norise 3 letture AI

COME UN IRRADIARSI DI CIELI

Amore è una parola a rischio Nelo Risi

. Amore è

come un irradiarsi di cieli anteriori

esaltazione al calor bianco

o pane impastato con lacrime

un lungo lungo gemito più che sospiro di vento e foglie

casa del sole e delle ombre

dove disarmato è il cuore

(2011) .

COME UN IRRADIARSI DI CIELI: analisi e riflessioni

La poesia esplora l’amore come esperienza simultaneamente luminosa e dolorosa, capace di elevarci in spazi infiniti e di radicarci nel tempo delle lacrime.


Immagini e simboli chiave

  • “irradiarsi di cieli anteriori”
    evoca un’espansione verso dimensioni primordiali, un amore che precede il tempo

  • “calor bianco”
    tensione assoluta tra calore e purezza, un’energia che scioglie e brucia

  • “pane impastato con lacrime”
    un’unione concreta di nutrimento e sofferenza, simbolo di un amore quotidiano e insieme sacro

  • “lungo lungo gemito”
    suono che trascende il vento e le foglie, un’emozione prolungata e profonda

  • “casa del sole e delle ombre”
    luogo duplice dove convivono luce e buio, gioia e dolore

  • “dove disarmato è il cuore”
    conclusione che celebra la resa totale, l’abbandono alle forze dell’amore


Interpretazioni possibili

  1. L’amore come esperienza trascendentale
    un’uscita dai confini del sé verso un «cielo anteriore», prima della nascita

  2. La dualità luce-ombra
    la convivenza di calore e freddo, gioia e lacrime, in un unico spazio interiore

  3. Corpo e spiritualità
    il pane e le lacrime combinano dimensione materiale e mistica

  4. Il cuore disarmato
    resa ultima davanti a un sentimento che non ammette difese

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Ritorno di Assalonne 1Ioab, figlio di Seruià, si accorse che il cuore del re si rivolgeva ad Assalonne. 2Allora mandò a prendere a Tekòa una donna saggia, e le disse: “Fingi di essere in lutto: mettiti una veste da lutto, non ti ungere con olio e compòrtati da donna che pianga da molto tempo un morto; 3poi entra presso il re e parlagli così e così”. Ioab le mise in bocca le parole. 4La donna di Tekòa andò dunque dal re, si gettò con la faccia a terra, si prostrò e disse: “Aiutami, o re!”. 5Il re le disse: “Che hai?”. Rispose: “Ahimè! Io sono una vedova: mio marito è morto. 6La tua schiava aveva due figli, ma i due vennero tra loro a contesa in campagna e nessuno li separava; così uno colpì l'altro e l'uccise. 7Ed ecco, tutta la famiglia è insorta contro la tua schiava dicendo: “Consegnaci il fratricida: dobbiamo farlo morire per la vita del fratello che egli ha ucciso”. Elimineranno così anche l'erede e spegneranno l'ultima brace che mi è rimasta e non si lascerà a mio marito né nome né discendenza sulla terra”. 8Il re disse alla donna: “Va' pure a casa: io darò ordini a tuo riguardo”. 9La donna di Tekòa disse al re: “O re, mio signore, la colpa cada su di me e sulla casa di mio padre, ma il re e il suo trono siano innocenti”. 10E il re: “Se qualcuno parla contro di te, conducilo da me e non ti molesterà più”. 11Riprese: “Il re giuri nel nome del Signore, suo Dio, perché il vendicatore del sangue non accresca la rovina e non mi sopprimano il figlio”. Egli rispose: “Per la vita del Signore, non cadrà a terra un capello di tuo figlio!”. 12Allora la donna disse: “La tua schiava possa dire una parola al re, mio signore!”. Egli rispose: “Parla”. 13Riprese la donna: “Allora perché pensi così contro il popolo di Dio? Il re, pronunciando questa sentenza si è come dichiarato colpevole, per il fatto che il re non fa ritornare colui che ha bandito. 14Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata per terra, che non si può più raccogliere, e Dio non ridà la vita. Il re pensi qualche piano perché chi è stato bandito non sia più bandito lontano da lui. 15Ora, se io sono venuta a parlare così al re, mio signore, è perché la gente mi ha fatto paura e la tua schiava ha detto: “Voglio parlare al re; forse il re farà quanto gli dirà la sua schiava, 16poiché il re ascolterà la sua schiava e la libererà dalle mani di chi cerca di eliminare me con mio figlio dalla eredità di Dio”. 17Quindi la tua schiava dice: “La parola del re, mio signore, sia fonte di quiete”. Perché il re, mio signore, è come un angelo di Dio nell'ascoltare il bene e il male. Il Signore, tuo Dio, sia con te!“. 18Il re rispose e disse alla donna: “Non tenermi nascosto nulla di quello che io ti domanderò”. La donna disse: “Parli pure il re, mio signore”. 19Disse il re: “La mano di Ioab non è forse con te in tutto questo?”. La donna rispose: “Per la tua vita, o re, mio signore, non si può andare né a destra né a sinistra di quanto ha detto il re, mio signore! Proprio il tuo servo Ioab mi ha dato questi ordini e ha messo tutte queste parole in bocca alla tua schiava. 20Il tuo servo Ioab ha agito così per dare un altro aspetto alla vicenda; ma il mio signore ha la saggezza di un angelo di Dio e sa quanto avviene sulla terra”. 21Allora il re disse a Ioab: “Ecco, faccio come mi hai detto; va' dunque e fa' tornare il giovane Assalonne”. 22Ioab si gettò con la faccia a terra, si prostrò, benedisse il re e disse: “Oggi il tuo servo sa di aver trovato grazia ai tuoi occhi, o re, mio signore, poiché il re ha fatto quello che il suo servo gli ha detto”. 23Ioab dunque si alzò, andò a Ghesur e condusse Assalonne a Gerusalemme. 24Ma il re disse: “Si ritiri in casa e non veda la mia faccia”. Così Assalonne si ritirò in casa e non vide la faccia del re. 25Ora in tutto Israele non vi era uomo bello che fosse tanto lodato quanto Assalonne; dalla pianta dei piedi alla cima del capo non era in lui difetto alcuno. 26Quando si faceva tagliare i capelli – e se li faceva tagliare ogni anno, perché la capigliatura gli pesava troppo e perciò li tagliava –, egli pesava i suoi capelli e il peso era di duecento sicli al peso del re. 27Ad Assalonne nacquero tre figli e una figlia chiamata Tamar, che era donna di bell'aspetto. 28Assalonne abitò a Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re. 29Poi Assalonne fece chiamare Ioab per mandarlo dal re, ma egli non volle andare da lui. Lo fece chiamare una seconda volta, ma non volle andare. 30Allora Assalonne disse ai suoi servi: “Vedete, il campo di Ioab è vicino al mio e vi è l'orzo: andate e appiccatevi il fuoco!“. I servi di Assalonne appiccarono il fuoco al campo. 31Allora Ioab si alzò, andò a casa di Assalonne e gli disse: “Perché i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?”. 32Assalonne rispose a Ioab: “Io ti avevo mandato a dire: Vieni qui, voglio mandarti a dire al re: “Perché sono tornato da Ghesur? Era meglio per me stare ancora là”. Ora voglio vedere la faccia del re e, se vi è colpa in me, mi faccia morire!“. 33Ioab allora andò dal re e gli riferì la cosa. Il re fece chiamare Assalonne, che venne e si prostrò con la faccia a terra davanti al re. E il re baciò Assalonne.

__________________________ Note

14,2 Tekòa: 20 chilometri a sud di Gerusalemme.

14,11 il vendicatore del sangue: su questo costume giuridico, vedi Nm 35,16-21. Letteralmente, il termine ebraico vuol dire “redentore”.

14,26 duecento sicli: più di 2 kg. Vedi nota a Es 30,13.

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Approfondimenti

1-24. Man mano che il tempo passa, l'ira di Davide si stempera nella rassegnazione e, forse, nel segreto desiderio che Assalonne ritorni (13,38-39). Ma la legge (Es 21,12.14) è categorica: solo rimanendo in esilio l'omicida potrà sfuggire alla giustizia. Ioab lo sa e decide d'intervenire a favore di Assalonne, forse anche per assicurarsi il favore di colui che dovrebbe essere il nuovo erede al trono (Kileab figlio di Abigail è scomparso dalla scena, forse è già morto; cfr. 3,3). Poiché sa che tanto zelo potrebbe insospettire Davide, Ioab chiede aiuto a una persona estranea, debitamente istruita (v. 3). La brillante protagonista dell'episodio è una donna «saggia» (ḥakāmâ, ossia «accorta, abile, prudente») appositamente convocata dal vicino villaggio di Tekoa. Vicino sì, ma anche distante quanto basta per rendere credibile la finta controversia ch'essa dovrà sottoporre al giudizio del re. La circostanza è analoga a quella del c. 12, ma vi sono pure notevoli differenze: Natan si era presentato personalmente a Davide per esporgli un caso che non lo coinvolgeva direttamente («Vi erano due uomini nella stessa città», 12,1), qui Ioab delega la donna di Tekoa e le fa narrare una storia dolorosa concernente la sua stessa famiglia («La tua schiava aveva due figli», v. 5); l'allegoria di Natan (12,1-4) puntava direttamente allo svelamento della realtà (12,7) mentre la donna, dopo aver suggerito con discrezione il senso recondito della storia (vv. 13-15), si rifugia nuovamente dietro le quinte della finzione (v. 16). Si noti tuttavia una cosa importante: il caso presentato al re è “finto” ma esprime una “verità” che Davide non può non riconoscere. Ioab ha organizzato la messinscena «per dare alla cosa un'altra faccia (BC: un altro aspetto)» (v. 20), ma sotto «l'altra faccia» il re deve scoprire la propria “faccia”, ingiusta pur dietro l'apparenza della giustizia. Il problema vero è la conciliazione dei termini (apparentemente contraddittori) di “misericordia” e “giustizia” (cfr. Sal 85,11; Prv 21,21; Ger 9,23; Tb 3,3): Davide è arbitro di una giustizia divisa tra l'obbligo legale di una vendetta sanguinosa (esigita figurativamente dal parentado della donna e nella realtà dallo stesso Davide) e la misericordia (ḥesed, cfr. 1 Sam 20,8) invocata dai supremi valori (la discendenza, l'amore parentale, i “diritti” del popolo di Dio): il “massimo” di giustizia – la cui amministrazione spetta al re in veste di giudice supremo (cfr. 8,15; 1Re 3,16-28) – potrebbe tramutarsi in un male ancor più grave e irrimediabile (v. 14). A Davide è chiesta la decisione eroica di rinunciare al diritto di vendetta (cfr. v. 11) per amore del suo popolo che lo supplica per bocca della donna (vv. 11-13). L'ingratitudine di Assalonne non farà che esaltare l'eccezionalità del gesto. La struttura letteraria dell'episodio è abbastanza complessa: fra l'introduzione (vv. 1-3) e l'epilogo (vv. 21-24) la perorazione della donna si sviluppa in otto brevi interventi alternati con sette risposte di Davide (vv. 4-20). Ne risulta un gustoso dialogo, la cui conduzione è inequivocabilmente affidata al personaggio femminile. Ioab ha fornito «le parole da dire» (v. 3) ma la donna dimostra di averne assimilato la sostanza; con finissimo tatto si guarda bene dal citare il nome di Assalonne, anche se è evidente che sta parlando proprio di lui (v. 7: «l'uccisore del fratello»; «l'erede»; v. 11: «il figlio»; v. 13: «colui che ha bandito»; v. 14: «il bandito»); sarà Davide, vinto dall'insistenza della “vedova” (come non pensare a Lc 18,2-8; Mt 15,21-28?), che alla fine ordinerà di «far tornare il giovane Assalonne» (v. 21). Anche l'analisi della struttura retorica dà risultati interessanti.

  • 1) vv. 4-11: senza uscire dalla finzione, la donna conduce abilmente il re sino al punto di strappargli un giuramento sacro a favore del “figlio” (cfr. 1Sam 14,39);
  • 2) vv. 12-14: applicazione della parabola alla realtà a mo' di riflessione estemporanea. Prima che Davide riesca a intervenire;
  • 3) vv. 15-17: la donna rientra nella finzione. L'interveno termina con una captatio benevolentiae che è pure un ricatto morale: poiché il re è «come un angelo di Dio per distinguere il bene e il male», non potrà certo deludere la sua suddita...
  • 4) v. 18-20: fiutato l'inganno (troppo tardi per tirarsi indietro!) Davide chiede informazioni sul coinvolgimento di Ioab nell'iniziativa. La risposta della donna inizia e si conclude con un sincero e giocoso apprezzamento per la sua sagacia: anch'egli merita di essere chiamato «saggio» (ḥākām) come lei!

2. «Tekoa»: antica città cananea (Gs 15,59 secondo i LXX; 1Cr 2,24; 4,5), era stata assegnata alla tribù di Giuda. Si trovava a circa 18 km da Gerusalemme in direzione sud. Qui nascerà il profeta Amos (Am 1,1).

4. «andò dunque dal re»: con LXX, Vg e Syr; il TM ha: «disse al re».

7. Per la legge della vendetta di sangue cfr. commento a 3,30. «né nome, né discendenza sulla terra»: per un Israelita, non avere una posterità era la prospettiva più angosciante (cfr. Gionata in 1Sam 20,14-16). Il levirato fu istituito per ovviare nei limiti del possibile a tale eventualità (Gn 38; Dt 25,5-10; Rt 4,5). «d'ultima bracia»: il figlio è il calore, la fiamma, la vita della casa (cfr. 21,17; 1Re 11,36; 15,4; 2Re 8,19). Se le braci nel focolare vengono spente del tutto, non vi sarà più alcuna possibilità di ravvivare il fuoco (v. 14).

9. La vendetta era un obbligo; su colui che ne impediva l'attuazione potevano abbattersi gravi malanni. Per incoraggiare il re a un chiaro pronunciamento sul “figlio”/Assalonne, la donna gli assicura di assumersi tutte le responsabilità del mancato adempimento della legge.

11. «vendicatore del sangue»: gō’ēl haddam (Gs 20,9). Cfr. 1,15-16 e 3,30. Solo un giuramento solenne «Per la vita del Signore» (cfr. 1Sam 20,42) può fermare la mano del gō’ēl.

15. «la gente mi ha fatto paura»: la frase è un capolavoro di ambiguità. Forse la donna ha visto il volto di Davide rabbuiarsi all'improvviso e si affretta a dire che lei è venuta perché “qualcuno” l'ha fatta venire... Potrebbe essere una mossa tattica per stornare l'attenzione del re sulla storia fittizia dei parenti che l'hanno impaurita (v. 7), oppure un accenno velato a Ioab che l'ha costretta a dire queste cose poco piacevoli. La seconda possibilità è resa più probabile dal seguito del dialogo (vv. 18-20).

16. «sopprimere... dalla eredità di Dio»: cfr. 1Sam 26,19.

17. «angelo di Dio»: è un titolo applicato a Davide anche in 1Sam 29,9 e 2Sam 19,28. In genere l'angelo/ messaggero (mal’āk) è in rapporto molto stretto col suo mandatario, ricevendo da lui pieni poteri in modo da poter parlare o agire a suo nome. Perciò il mal’āk viene quasi identificato con colui che lo invia (vi sono alcuni testi in cui è particolarmente difficile distinguere l'azione di Dio da quella del suo “angelo”: cfr. Gn 16,7ss.; 21,17; 22,11-18; 31,11-13; Es 3,2-6; Gdc 6,11-23; 13,16-23). La donna riconosce che il discernimento di Davide riflette la somma sapienza di Dio e la rende presente sulla terra (cfr. v. 20).

21. «il re disse a Ioab»: non è necessario credere che Ioab abbia assistito al dialogo fra Davide e la donna. Il cambio di scena è plausibile anche se non dichiarato. L'episodio si chiude con l'esaudimento del desiderio formulato all'inizio (v. 1).

24. «non veda la mia faccia»: Ioab, nonostante tutto, non consegue un pieno successo. Davide concede il ritorno del figlio da Ghesur ma gli proibisce di venire a corte. Dev'essere chiaro che l'atto di clemenza è eccezionale e non implica in nessun caso l'approvazione dell'operato di Assalonne. L'espressione «vedere la faccia» significava essere ammessi alla presenza di qualcuno, frequentarne la casa, prestargli servizio (Est 1,14: «erano suoi consiglieгі», lett. «vedevano la faccia del re»). Cfr. 3,13.

25-26. La descrizione dell'aspetto fisico di Assalonne fa da sfondo alla sua capacità di «accattivarsi l'affetto degli Israeliti» (15,6). Presso gli antichi la bellezza e la prestanza fisica erano fattori importanti per la scelta e il successo del re (cfr. 1Sam 9,2). Il particolare risalto dato alla chioma di Assalonne (che in un anno raggiungeva il fantastico peso di oltre 3 kg) svolge pure la funzione di preparazione remota al racconto della sua morte (18,9).

27. «tre figli»: notizia contraddittoria rispetto a 18,18. Forse sono morti ancora piccini negli anni precedenti la rivolta? «Tamar»: i LXX aggiungono (oppure lacuna del TM?): «divenne moglie di Roboamo figlio di Salomone e gli generò Abiam». La stessa notizia si ha in 1Re 15,2 dove però la figlia di Assalonne è chiamata Maaca. Questa versione è forse da preferire: lo scriba scrisse «Tamar» per errore, influenzato dalle parole «donna di bell'aspetto» che erano state applicate poco prima alla zia della fanciulla (13,1).

28-33. La condizione imposta da Davide è dura. Dopo due anni Assalonne esige un perdono completo (v. 32) e chiede a Ioab di intercedere a suo favore. Questi rifiuta, forse per calcoli politici. Fatto sta che Assalonne costringe il generale alla resa con un atto intimidatorio, dimostrando che il suo pessimo carattere non si è modificato nel corso degli anni. Davide cede alle insistenze di Ioab e bacia Assalonne in segno di piena riconciliazione (v. 33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Dopo il piacevole ma piuttosto disimpegnato disco di duetti con Shawn Colvin di un anno fa, torna Steve Earle con uno degli album più belli della sua ormai più che trentennale carriera. So You Wannabe An Outlaw è un CD di brani originali che, come lascia intuire il titolo, è anche un sentito tributo ad una certa musica country texana dei seventies, meglio conosciuta come Outlaw Music, che aveva i suoi massimi esponenti in Willie Nelson, Waylon Jennings e Billy Joe Shaver, un country robusto ed elettrico e non allineato con i precisi dettami commerciali di Nashville... https://artesuono.blogspot.com/2017/07/steve-earle-dukes-so-you-wannabe-outlaw.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1229256866


 
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from lucazanini

[caffeine]

blocco aspettano che il flash la] macchinetta™ da quattro più due danno a teatro la] moscacieca-la] greca dentro] si misura l'ossigeno il piggyback una serie] di una setta di uomini o [un muro scasso a carrucole con i nastri dell'enel la] macchinetta tenda il casco un] muletto tipo offenbach

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Haiti: l'evoluzione delle gang criminali conduce ad uno “stato fallito”

Un documento, intitolato “Brokers and Patrons: Unstitching Gangs from Haiti's Political Fabric”, pubblicato a marzo 2026 dall'iniziativa GI-TOC, analizza l'evoluzione delle gang in Haiti e il loro profondo radicamento nel sistema politico ed economico del Paese.

Le gang haitiane non sono semplici gruppi criminali o insorti rivoluzionari; esse fungono da intermediari criminali (broker) essenziali per il funzionamento del sistema di potere. Regolano infatti territori, attività economiche e flussi di risorse tra lo Stato, gli attori economici e le comunità locali.

Nel 2025, i leader delle gang hanno cercato di convertire il controllo territoriale in capitale politico, presentandosi a volte come “stabilizzatori” o partiti politici (come la coalizione Viv Ansanm) in vista delle elezioni.

Nel corso del 2025, l'influenza delle gang è aumentata drasticamente. Esse controllano ormai il 90% della capitale e si sono espanse nelle province (dipartimenti di Artibonite e Centre). Da ultimo è emerso un modello a “franchising”: le gang di Port-au-Prince creano o cooptano cellule satelliti nelle province, replicando i loro sistemi di estorsione e controllo senza necessità di continuità territoriale.

Il panorama della violenza è ora tripartito: gang, brigate di vigilanti (gruppi di autodifesa civile) e forze statali.

L'impatto umanitario nel 2025 è stato devastante: 5.915 persone uccise (rispetto alle 5.601 del 2024). A Port-au-Prince il tasso di omicidi ha raggiunto quasi 140 ogni 100.000 abitanti, tra i più alti al mondo.

Oltre 1,4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, il triplo rispetto all'inizio del 2024.

Le strategie attuali di sicurezza si sono dimostrate spesso insufficienti o controproducenti. Il governo ha fatto ampio ricorso ai droni esplosivi; tra marzo e settembre 2025, queste operazioni hanno causato 547 morti (inclusi civili), ma senza neutralizzare i principali leader delle gang, che si sono adattati usando civili come scudi umani. La missione internazionale MSS (guidata dal Kenya) è stata trasformata nella GSF (Gang Suppression Force) nell'ottobre 2025, con l'inizio del dispiegamento previsto per aprile 2026. Le strategie internazionali spesso ignorano che le gang non sono isolate, ma protette da reti di clientelismo politico e finanziario.

Il mandato del Consiglio Presidenziale Transitorio (TPC) è scaduto il 7 febbraio 2026. Il Primo Ministro Alix Didier Fils-Aimé guida ora l'esecutivo con l'obiettivo di organizzare le elezioni per l'agosto 2026. Esiste un alto rischio che le elezioni, senza lo smantellamento delle reti criminali, finiscano per rafforzare il sistema attuale invece di rinnovarlo, poiché le gang potrebbero agire come fornitori di voti per determinati candidati.

Il rapporto suggerisce che la sola forza militare non basterà. Appare necessario colpire i flussi finanziari, dando priorità allo smantellamento delle reti di estorsione, riciclaggio e traffico di armi, nonchè perseguire legalmente non solo i leader delle gang, ma anche i loro sponsor politici ed economici e combinare la sicurezza pubblica con riforme politiche, programmi di disarmo (DDR) e ricostruzione comunitaria per evitare che migliaia di giovani diventino combattenti a lungo termine.

Per approfondire: https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2026/03/Brokers-and-patrons-Unstitching-gangs-from-Haitis-political-fabric-GI-TOC-March-2026.pdf

#GITOC #HAITI #BrokersandPatrons

 
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from Transit

(216)

(D1)

(*): “50&50” è la sigla dietro la quale si nascondono Daniele Mattioli (con Alessandra Corubolo) e @piedea.bsky.social. I post, quando indicato, sono da attribuire ad entrambi.

Da due, tre giorni si parla di terremoto nel centro destra. I pezzi che crollano uno dopo l'altro, anche quelli non direttamente collegati con la debacle referendaria, l'incapacità di mettere subito in sicurezza le strutture, tamponando, puntellando, sostituendo rapidamente i pilastri venuti a mancare: tutto questo rende bene l'idea di un evento inatteso, violento, distruttivo.

Un terremoto appunto.
Eppure di questo sisma ancora non conosciamo esattamente l'epicentro: è sicuramente nelle vicinanze del “No” uscito vincitore dalle urne, ma sfiora, fino a non si sa che punto, le fondamenta di un sistema di governo che ha funzionato fino a che non è dovuto ricorrere al giudizio dei cittadini.
Non conosciamo nemmeno l'entità della scossa: la andiamo scoprendo giorno per giorno, accorgendoci delle nuvole di polvere provocate dai crolli di bastioni evidentemente danneggiati, ma non mappati. E diversi crolli non sono dovuti a moti sussultori o ondulatori, ma a precise richieste di chi “da oggi non copre più nessuno” (semi cit.)

Ed è anche il tremare della tanto sbandierata solidità istituzionale, quella che dovrebbe cambiare la storia d’Italia.
Non è solo un fatto temporale, di giorni di governo che fanno curriculum.
E’ un’idea che passa ed è quella che, in fondo, spesso erano solo chiacchiere. Uno strano modo di affrontare un moto tellurico da parte di chi dovrebbe coordinare i soccorsi e strano modo di subirlo da parte di chi è crollato, responsabile o meno della scossa.
Poi ci sono quelli che scappano, non importa chiederglielo. Loro scappano, da sempre. Scappavano dai vascelli in procinto di affondare, scappavano vestiti da caporali tedeschi, scappano per paura che un terremoto, irrispettoso del loro ruolo di capogruppo, possa seppellirli. Figure marginali che verranno sostituite da altre altrettanto insignificanti.

Ed è uno strana modalità quella con cui lo si affronta: in fondo, se non previsto, poteva essere preso in considerazione, i punti deboli potevano essere rinforzati o sostituiti ben prima del referendum che lo ha provocato.

(D2)

Si potrebbe avere l'impressione di essere di fronte a un “redde rationem”, se non fosse strano pure questo, visto che non riguarda solo i responsabili. Anzi ci si dimentica dei principali, dal guarda sigilli alla PdC che mai avrà la dignità di fare un passo indietro. Smentirebbe se stessa e la sua narrazione, lasciando un vuoto negli impavidi cuori di coloro che la considerano davvero una politica di rango.
Quindi, è anche un problema di propaganda.

Il tutto assomiglia, invece, a un ben più prosaico riequilibrio di potere, un levarsi sassolini di varie dimensioni dalle scarpe, volendo dare al tempo stesso un'impressione di repulisti e di impegno democratico: un gattopardesco e vendicativo cambiare tutto per non cambiare nulla.

Fra tutte queste macerie, pugnalate alle spalle ed esercizi di potere più o meno leciti, sbocciano le illusioni delle opposizioni, convinte di tramutare in voti la percentuale vittoriosa dei dati referendari. Non sarà così, non lo sarà se i partiti minori non decideranno una volta per tutte da che parte stare.

Come dovranno fare anche i riformisti che hanno fatto campagna contro il proprio schieramento. E non lo sarà se non verranno velocemente chiariti e mantenuti pochi punti guida del patto contro la destra in generale ed il governo in particolare e se non si chiariranno i rapporti di forza, senza prevaricazioni.

Dovrebbe essere fatto senza indecisioni, dando dimostrazione di efficienza e coesione, magari formando un governo ombra che non solo ribatta colpo su colpo le storture di un esecutivo incompetente, ma si dimostri capace di proposte serie e attrattive.

E curando la comunicazione.
Reimparare a comunicare, spiegare, martellare. L'augurio è che il prossimo sia un vero sisma, forte, distruttivo, per ricostruire un paese libero da spinte reazionarie e di bassa politica, rispettando i progetti della Costituzione ed ampliandoli per un vero bene comune.

#Blog #50&50 #Politica #GovernoMeloni #Dimissioni #Italia #Opinioni

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Nella scrittura di Willy Vlautin, principale compositore dei Delines, gli elementi vengono disposti in fila a costruire immagini che danno all’ascoltatore un punto di osservazione, un angolo da inquadrare per potersi calare all’interno di una vicenda, una fotografia nitida di cui non conosce lo sfondo. Racconti che diventano canzoni, dove la musica ha lo scopo di sottolineare, accompagnare e a sua volta descrivere: per questo è impossibile apprezzare i brani della band americana senza tenere in considerazione il legame indissolubile tra musica e letteratura... https://artesuono.blogspot.com/2026/03/the-delines-set-up-2026.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1856214311


 
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from norise 3 letture AI

FRAGILE PALPITO

in una selva di gridi come lepre braccata dal tuo incondizionato amore:

Tu che governi i cieli “bisogno” hai di me?

perché pungoli questo fragile palpito

fino al sonno della morte?

(2011)

.

FRAGILE PALPITO: analisi e riflessioni

La poesia esplora l’equilibrio tra amore incondizionato e vulnerabilità, trasformando il sentimento in una caccia in cui la preda è il proprio “fragile palpito”.


Immagini e simboli chiave

  • “selva di gridi”
    evoca un caos emotivo che circonda il cuore, un bosco di suoni interni in cui ci si smarrisce

  • “lepre braccata”
    simboleggia la parte più indifesa del poeta, inseguita da un affetto totalizzante

  • “Tu che governi i cieli”
    suggerisce una figura trascendente o divina, capace di dominare ogni cosa

  • “bisogno hai di me?”
    rovescia la dinamica tradizionale: non è il cuore ad aver bisogno dell’amore, ma è l’amore stesso a richiedere il cuore

  • “fragile palpito”
    il battito incerto e precario, emblema di vita e tensione emotiva

  • “sonno della morte”
    chiude il cerchio: l’amore estremo spinge il cuore verso un riposo eterno


Interpretazioni possibili

  1. L’amore come forza predatoria
    il sentimento totalizzante diventa caccia che logora la parte più vulnerabile di chi ama
  2. Il divino e il bisogno reciproco
    mettere in scena un Dio bisognoso del cuore umano, capovolgendo il rapporto creatore–creatura
  3. Fragilità dell’esistenza
    il palpito come metafora della precarietà della vita, sospesa tra passione e morte
 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Partite di calcio truccate. L'allarme che viene dalla Repubblica Ceca, in un contesto di collaborazione internazionale

Le autorità ceche, in collaborazione con le controparti slovene, hanno condotto un'importante operazione sulle sospette manipolazioni delle partite nel calcio professionistico e giovanile.

Giocatori, arbitri e dirigenti sono tra i sospettati di aver tentato di influenzare l'esito delle partite per ottenere vantaggi economici. Le perquisizioni effettuate in diverse località hanno portato al sequestro di dispositivi e prove fondamentali. L'indagine è tuttora in corso e si prevedono ulteriori sviluppi man mano che le prove verranno analizzate.

La task force dell' #INTERPOL per la lotta alle partite truccate ha inviato agenti in entrambi i paesi fornendo informazioni, supporto analitico e coordinamento transfrontaliero, contribuendo a scoprire i collegamenti con reti criminali più ampie.

La Task Force INTERPOL per le partite truccate (#IMFTF) costituisce il fulcro della risposta operativa dell'INTERPOL in questo settore. Riunisce le forze dell’ordine di tutto il mondo per contrastare le partite truccate e la corruzione nello sport.

La Task Force conta circa 100 unità membri, con più di 150 punti di contatto nazionali in tutto il mondo. Si concentra sulla condivisione di esperienze e migliori pratiche e funge da piattaforma per le indagini e il coordinamento dei casi internazionali.

Strumenti specifici sviluppati dall’INTERPOL sono a disposizione delle forze dell’ordine di tutto il mondo, dedicati alla raccolta dati sulla corruzione sportiva (progetto ETICA) e all’analisi dei crimini finanziari (FINCAF). Grazie alla sua portata globale, l’IMFTF è in una posizione unica per collegare le unità investigative criminali in tutti i paesi membri dell’INTERPOL, le unità di integrità pertinenti delle principali federazioni sportive internazionali e i servizi di monitoraggio dedicati per unire gli sforzi per contrastare qualsiasi illecito nello sport.

 
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