from lucazanini
[38]
distribuzione una parte si rovescia un altro dove] arriva dove non si può parlare in occasioni come capitali noplace sul] limitare scala di grigi della distribuzione a serra effetto] [luci strategico
Leggi gli ultimi post dagli utenti di noblogo.org.
from lucazanini
[38]
distribuzione una parte si rovescia un altro dove] arriva dove non si può parlare in occasioni come capitali noplace sul] limitare scala di grigi della distribuzione a serra effetto] [luci strategico
from L'arbre du Ténéré
Poème / Mon auto nomie
Entre le carrossage qui me permet de mordre la courbure, Et le moyeu, centre immobile autour duquel tout s'accélère, Je roule ou bon me semble, de toute mon envergure, Sur l'asphalte qui, en défilant derrière moi me libère.
Cette liberté entre mes mains, je la laisse sur mon sillage. Je connais le vrai bonheur grâce à ce fier châssis : Mon cap est mon horizon, ma direction est mon voyage, Le monde défile autour de moi qui reste assis !
Sur mon trône mobile, la rue se soulève pour moi. Depuis le mouvement de ma main, qui transmet l'énergie Jusqu'aux fourches, c'est moi qui ouvre le convoi : Mon fauteuil roulant est mon royaume, le monde son parvis !
Looping 3 et 4 juin 2026
from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

Il gospel è nel sangue di Mavis Staples ma “You Are Not Alone” non è un disco di solo gospel, anzi. Dopo il bellissimo “We’ll Never Turn Back” del 2007, disco prodotto dallo straordinario talento di Ry Cooder, la Staples per questo album si fa aiutare da Jeff Tweedy leader di quella formidabile band chiamata Wilco... https://www.silvanobottaro.it/archives/4110
Ascolta: https://album.link/i/1485025049
from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia
Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell'Italia
L'Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L'operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell'ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.
I risultati principali includono:
Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati. Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre 18.000 indirizzi IP e 4.370 domini collegati alla pirateria. La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l'intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.
from lucazanini
[37]
sovradosaggio salti] istituzionali con dovizia e] un celebre scalpellatore nel comizio dietro spiegano i satiri -i] derivati del latte la fame quattro] [orizzontale uno scrive il fronte mancano i giravento let] me know ow
Davide re conquista Gerusalemme 1Tutti gli Israeliti si raccolsero intorno a Davide a Ebron e gli dissero: “Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne. 2Già prima, quando regnava Saul, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore, tuo Dio, ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele; tu sarai capo del mio popolo Israele”“. 3Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, Davide concluse con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore, ed essi unsero Davide re d'Israele, secondo la parola pronunciata dal Signore per mezzo di Samuele. 4Davide con tutto Israele andò a Gerusalemme, cioè Gebus, dove c'erano i Gebusei, abitanti della regione. 5Gli abitanti di Gebus dissero a Davide: “Tu qui non entrerai”. Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. 6Davide aveva detto: “Chi colpirà per primo i Gebusei diventerà capo e principe”. Salì per primo Ioab, figlio di Seruià, che divenne così capo. 7Davide si stabilì nella rocca, che perciò fu chiamata Città di Davide. 8Egli fortificò la città tutt'intorno, dal Millo per tutto il suo perimetro; Ioab restaurò il resto della città. 9Davide andava crescendo sempre più in potenza e il Signore degli eserciti era con lui.
Elenco dei prodi di Davide 10Questi sono i capi dei prodi di Davide, che si erano affermati con il valore nel suo regno e che, insieme con tutto Israele, lo avevano costituito re, secondo la parola del Signore nei riguardi d'Israele. 11Ecco l'elenco dei prodi di Davide: Iasobàm, figlio di un Acmonita, capo dei Tre. Egli, impugnando la lancia contro trecento uomini, li trafisse in un solo scontro. 12Dopo di lui veniva Eleàzaro, figlio di Dodo, l'Acochita; era uno dei tre prodi. 13Egli fu con Davide a Pas-Dammìm. I Filistei vi si erano riuniti per combattere; c'era un campo pieno d'orzo e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei. 14Egli allora si appostò in mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei, e il Signore operò una grande salvezza. 15Tre dei Trenta capi scesero sulla roccia presso Davide, nella caverna di Adullàm; il campo dei Filistei era posto nella valle dei Refaìm. 16Davide era allora nel rifugio e c'era una postazione di Filistei a Betlemme. 17Davide ebbe un desiderio e disse: “Se qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla porta di Betlemme!”. 18I tre irruppero nel campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a Davide, il quale però non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, 19dicendo: “Non sia mai, mio Dio, che io faccia una cosa simile! Dovrei bere il sangue di quegli uomini insieme con la loro vita? Difatti l'hanno portata a rischio della propria vita”. Non la volle bere. Tali gesta compirono quei tre prodi. 20Abisài, fratello di Ioab, fu il capo dei Trenta. Egli impugnando la lancia contro trecento uomini li trafisse; si fece un nome fra i Trenta. 21Fu stimato doppiamente fra i Trenta e divenne loro comandante, ma non giunse alla pari dei Tre. 22Poi veniva Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab; inoltre, sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi abbatté un leone. 23Uccise anche un Egiziano, alto cinque cubiti, il quale aveva in mano una lancia come un cilindro da tessitore; gli andò incontro con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 24Questo fece Benaià, figlio di Ioiadà, e si fece un nome fra i trenta prodi. 25Fu glorioso fra i Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo mise a capo del suo corpo di guardia. 26Ecco i prodi valorosi: Asaèl, fratello di Ioab, Elcanàn, figlio di Dodo, di Betlemme, 27Sammòt di Carod, Cheles di Pelet, 28Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa, Abièzer di Anatòt, 29Sibbecài di Cusa, Ilài di Acòach, 30Marài di Netofà, Cheled, figlio di Baanà, di Netofà, 31Itài, figlio di Ribài, di Gàbaa dei figli di Beniamino, Benaià di Piratòn, 32Curài di Nacalè-Gaas, Abièl di Arbàt, 33Azmàvet di Bacurìm, Eliacbà di Saalbòn, 34Iasen di Gun, Giònata, figlio di Saghè, di Arar, 35Achiam, figlio di Sacar, di Arar, Elifèlet, figlio di Ur, 36Chefer di Mecherà, Achia di Pelon, 37Chesrò di Carmel, Naarài, figlio di Ezbài, 38Gioele, fratello di Natan, Mibcar, figlio di Agrì, 39Selek l'Ammonita, Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di Seruià, 40Ira di Ieter, Gareb di Ieter, 41Uria l'Ittita, Zabad, figlio di Aclài, 42Adinà, figlio di Siza il Rubenita, capo dei Rubeniti, e con lui altri trenta, 43Canan, figlio di Maacà, Giòsafat di Meten, 44Ozia di Astaròt, Sama e Ieièl, figli di Cotam di Aroèr, 45Iediaèl, figlio di Simrì, e Ioca, suo fratello, di Tisì, 46Elièl di Macavìm, Ieribài e Osea, figli di Elnàam, Itma il Moabita, 47Elièl, Obed e Iaasièl di Soba. __________________________ Note
11,1 La storia ha uno svolgimento lineare. Passando a narrare gli eventi riportati in 2Sam 5,1-10, dopo aver omesso le notizie riportate in 2Sam 1-4, si dà l’impressione che Davide sia subito divenuto re di tutto Israele (vv. 1-3).
=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=
1-9. Eliminati Saul e la sua dinastia, sullo sfondo cupo della loro vicenda è posta in risalto, in un quadro sintetico e idealizzato, la figura di Davide. Il Cronista sottolinea i tratti dell'eroe che ha riunito le tribù d'Israele attorno a JHWH.
1-3. Un solo re, un popolo etnicamente puro saldamente compatto attorno a lui, una capitale unica, sono i tre elementi irrinunciabili per la visione teocratica del Cronista. Per porli adeguatamente in risalto, il nostro autore omette il cordoglio di Davide per la morte del rivale (2Sam 1, 1-27), l'elezione di Davide da parte della tribù di Giuda (2,1-3,1), la lotta del sovrano contro Is-Baal, durata sette anni (3,2-4,12), e inoltre trasforma la polemica assemblea di Ebron (2Sam 5,1), in un pacifico riconoscimento acclamatorio della regalità di Davide da parte di tutte le tribù d'Israele, conglobando nell'unzione di Ebron le due precedenti consacrazioni (1Sam 16,13; 2Sam 2,4). Davide figura così come il primo vero re di tutto Israele, contrariamente a 1Sam 10,20-24, che attribuisce tale prerogativa a Saul. Le parole dei vv. 1 e 2 non sono messe in bocca agli anziani, come avviene in 2Sam 5, ma sono pronunciate da tutto Israele.
4-9. Conquista di Gerusalemme. Perché la teocrazia non sia priva della sua capitale, con un anacronismo voluto, subito dopo l'elezione il Cronista inserisce la presa di Gerusalemme. Il re teocratico conquista la città non solo «con i suoi uomini» (come in 2Sam 5,6), ma «con tutto Israele», v. 4 (vedi 1Cr 11,1). La nota esplicativa a «Gebus» ricorre anche in Gs 18,28 e Gdc 19,10. «Gebus» non è l'antico nome della città, come si potrebbe pensare, bensì una arbitraria designazione derivata da «Gebusei», termine col quale erano indicati gli abitanti del centro urbano al tempo di Davide. Gerusalemme (Urusalim) è nome antico, attestato già nel sec. XX a.C. Il brano riproduce 2Sam 5,6-10, con l'omissione di dettagli sfavorevoli a Davide (cfr. 2Sam 5,6).
10-47. Il brano contiene il catalogo dei soldati di Davide. Ma il Cronista non intende tanto informarci sull'armata del re, quanto piuttosto sostenere come questi prodi, mettendosi al servizio di Davide, si fossero inseriti nel piano salvifico di JHWH, che da sempre ha designato Davide a re di tutto Israele. È il senso del v. 10, che introduce il brano. Un primo gruppo di prodi è presentato nei vv. 11-25; una seconda lista si ha nei vv. 26-46.
11-14. Di questi prodi, i più famosi sono “il gruppo dei tre”, vv. 11-14 = 2Sam 23,8-12; il nome del terzo, Samma, cfr. 2Sam 23,9c-11b, è caduto nel testo delle Cronache, per homoioteleuton. Di conseguenza, le imprese di Samma, figlio di Aghe, vengono attribuite ad Eleazaro, figlio di Dodo.
15-19. Il racconto si riferisce a un atto di eroismo compiuto da tre anonimi del “gruppo dei trenta”, 2Sam 23,13-17.
20-25. Cfr. 2Sam 23,18-23. Abisai e Benaia, inferiori al “gruppo dei tre”, si distaccano però dai “trenta”. Per Abisai, amico di Davide, cfr. 18,12; 19,11s.; 1Sam 26,6-7; 2Sam 20. Per Benaia, cfr. 15,21. La descrizione della sua lotta contro l'Egiziano si ispira al racconto di Davide e Golia, 1Sam 17,4-10.40-51; 2Sam 21,19; 1Cr 21,19.
26-47. Nei vv. 26-41a si ha un elenco di prodi senza rapporto diretto con i brani precedenti. Nella lista parallela di 2Sam 23,24-39 i nomi sono trenta, anziché trentuno. Non di rado la grafia dei nomi è diversa nei due testi. Incerte e discusse sono anche le indicazioni geografiche. Nelle Cronache l'elenco è preceduto da una breve sovrascritta: «Ecco i prodi valorosi». 2Sam 23,39 si ferma ad Uria l'Hittita, marito di Betsabea. Il Cronista completa la lista con un catalogo suo proprio, comprendente sedici nomi di provenienza ignota (vv. 41b-47).
(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage
from differxdiario
vi aspetto oggi qui:
from Diario
Continuo a svegliarmi di notte e sto cercando di analizzare questa cosa di stare male. Come molte cose della vita non c'è una sola ragione, ma una serie di concause.
Non posso sempre ragionare, ultimamente – di nuovo – il pensiero continuo, incessante, mi tramortisce. Non posso sempre pensare, avere sempre il cervello in attività a ragionare, fare ipotesi, immaginare futuri possibili, rivedere e modificare episodi del pasato, anestetizzare la sofferenza. Anche quando lo riempio di spazzatura, è lì che raduna e inizia a classificare la spazzatura, la mastica, l'assaggia, fa la recensione. Anche quando cammino, lui è lì che fantastica, rivede, revisiona.
Questa sera – tipo – decido di non tornare a casa, devo aspettare terzogenita che finisca la sua lezione di teatro per accompagnarla a quella di spade laser. È stata una giornata pesante e per un attimo penso di usare quelle due ore di pausa per mettermi a seguire un corso di formazione per l'esame di maturità. Sto già tornando per farlo quando scarto, con lo scooter vado verso la parte alta della città, mi vedo già camminare mentre viene buio nella strada che unisce il Righi con la zona sotto al forte Diamante. Uscire un po' da tutto. Digerire quello che può essere digerito.
Cammino per questo sterrato con energia mentre lascio che la testa si riempia di pensieri, dai più stupidi a quelli più egoistici e intimi. Fantastico sul nuovo disco di Prince che verrà annunciato tra qualche giorno, mi vedo in un universo parallelo creare io le tracklist degli inediti, inventandomi brani che non esistono e mescolandoli con cose che so esistere davvero, vedo i miei romanzi in lavorazione finiti, pubblicati, mi immagino già seduto, intervistato a questa o quella presentazione del libro. Roba tossica di questo tipo che però – funziona. Il livello è talmente elementare che la lingua nella testa dopo un po' si stanca, prova un po' di vergogna, si ritira.
Penso alle persone con cui ho lavorato, che conoscevo bene e che nell'ultimo periodo sono mancate, improvvisamente. L'assurdità di non esserci più. Persone più o meno della mia generazione, intelligenti, impegnate, aperte. Nasce, egoistico, il pensiero che anche io faccio parte della partita. Potrei essere io, a questo punto. Si è arrivati a noi. Non esserci più, assurdamente, diventa sempre più naturale.
In un mondo in cui emergono relitti del novecento che pensavo persi, razionalmente persi; l'odio di razza, l'odio verso le culture che non sono io. La paura di perdere i diritti che questi gender fluid mi tolgono, le tradizioni che quesi musulmani erodono per imporre le proprie. Lo sdegno per i neri nei film dell'occidente bianco. Questo desiderio di tornare a prima, a quando c'era più serietà, nella scuola, i valori saldi di una volta. Leggo pagine schifose della storia riesumate in frasi stentate di profili Facebook. Frasi stentate e meno stentate, purtroppo. Anche gente dotata d'intelletto si protegge l'addome, con il ghigno, talvolta, da jena.
Fa ancora più rabbia vedere sparire le persone valide e aperte, come energie perse in battaglia.
Si sta facendo buio e sono nel mezzo di questo sterrato ormai non c'è più nessuno. Vedo Genova dall'alto, provo a fotografarla. Non ci riesco, il mio smartphone non è adatto. Il livello di dettaglio che vedo con gli occhi non arriva poi nelle foto. Sospiro. Devo tenere quell'immagine di Genova, quel polmone un po' sessuale che sta tra due colline e sboccia nel mare, lo devo tenere solo per la mia memoria. Configuro la fotocamera del cellulare, studio le impostazioni e a quel punto inizio a fotografare. Inizio dai fiori. Fotografo insetti, mentre via via si fa sempre più tardi e più buio.
Mi ritrovo alle dieci e passa di sera nel mezzo di un bosco, nel buio più completo. Rumori attorno, penso, adesso esce qualche bestia e mi ammazza. Mi viene da pensare cosa succederebbe, ora a fotografare al buio, lasciando l'otturatore aperto. A tastoni cerco un tronco su cui mettere la macchina. Inizio a fotografarmi. Guardo i risultati, riprovo, venti secondi di esposizone, provo a muovermi, a stare fermo, a entrare e uscire.
Nelle foto emerge un mondo che non esiste, immerso in una luce sognante, che io non vedo. La mia figura c'è e non c'è nello stesso tempo. Di decine di scatti uno mi piace, la posto su Instagram, la chiamo Miracle Tonight, mi pare ci sia una canzone di Bowie con questo titolo. Si vede una zona più aperta, uno sfondo di cielo, e io traslucido, che permango, ma si vede anche quello che c'è dietro. Sarà così, penso. Siamo qua in questo mondo magico come spettri, come miracoli viventi. Ci siamo e non ci siamo.
Quando mi ritrovo di nuovo in una zona coperta dagli alberi arrivano le lucciole. Inizio a fotografarle, sempre lasciando l'otturatore aperto. Questa volta non posso poggiare la macchina, le foto vengono mosse, allora inizio a farlo apposta. Nei venti secondi inseguo una singola lucciola, scendo negli sterpi per prenderne un gruppo, poi guardo i risultati, mi sposto. È una mia maledizione, vedi. Quando non penso, faccio. Voglio vedere che succede, se esce qualcosa. Creativo, diciamo. Mi spiace sciupare il tempo e me lo brucio. Ma un po' mi diverto, credo. Non so più bene quando mi diverto e quando non. Ormai le cose si sono impastate.
Così penso facesse Strindberg, con le mani bruciate dagli acidi alchemici, mentre faceva le sue foto senza lenti, le macchie di grigi senza senso.
Alla fine mi rendo conto che sono due ore che sono lì che faccio foto nel buio completo e che terzogenita sta per uscire da spade laser. Mi metto a correre allora, al buio, su questo sterrato pieno di pietre, mi vedo già per terra con il piede rotto, di nuovo. Venerandi, cretino, dico, sei sempre il solito, non cresci mai. Ti fai prendere dalle cose inutili e dimentichi quelle importanti, mi dico e – però – intanto rido, tra ansia, agitazione, cretino Venerandi, dico e piano piano vedo il mondo della luce avvicinarsi. Il dorsale della collina illuminato dall'inquinamento elettrico della città, lì ora, ai miei piedi. Fa impressione.
from Cambiare le cose
#riflessioni #società #ricorrenze
Ieri era la Festa della Repubblica, e io quasi non me ne sono accorto. Il mio amico Matteo, ex spadista olimpico e militare dell'Aeronautica ha postato una foto in divisa, mentre io non ho acceso la TV, nemmeno per tenere la parata in sottofondo mentre facevo le pulizie.
E questo sinceramente mi disturba. Mi disturba non aver sentito lo spirito della ricorrenza, mi disturba non aver celebrato in nessun modo la nostra Repubblica, in tempi come questi in cui la democrazia sembra in pericolo, non solo in Italia ma in tutto il mondo.
Sarà il disgusto che provo verso questa classe dirigente, sarà il fatto che di questi tempi (sicuramente a torto) le parole patria e patriota evocano foschi ricordi fascisti, sarà che mi sono sempre sentito più europeo che italiano, ma quest'anno la festa della repubblica mi è scivolata via così, in una sorta di pigra indifferenza.
E non è che ne sia fiero, intendiamoci, anzi, un po' di rimorso lo sento.
Vi lascio con una foto di Briciola, la mascotte del 4° reggimento Carabinieri a cavallo, che se ne va in pensione, beata lei... (dal sito quattrozampe.online)
from lucazanini
[36]
un³ Tempesta -a [penna] a inchiostro o sospensioni in un fluido un]² assortimento assorbe un]¹ dulcimer cordofoni semplici i conti dormienti [tutti] la stagione svolge in superfibra fanno] per velocità sconti e massimali a] pasquetta i [turnover terratetto bruciati -i contatti il tasso di [turnover si ottiene dividendo il numero di dipendenti che hanno lasciato l'azienda per il numero medio dei lavoratori moltiplicando poi per 100
from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

Glen Johnson ha deciso: “Closure” sarà l’ultimo album dei suoi Piano Magic. Se sarà così o, come di moda ultimamente, un “break” di poco tempo per una reunion futura non ci è dato da sapere. Certo è che la riconosciuta serietà del musicista inglese tenderebbe a farci credere per una “chiusura” del progetto definitiva. Comunque vent’anni son passati da quel primo album “Popular Mechanics” in cui c’era ben poco della band odierna. I Piano Magic da molto tempo ormai hanno declinato il loro sound su versanti emozionalmente “umbratili”. Una attitudine “dark” rivolta a ballate inquiete e sofferenti... https://artesuono.blogspot.com/2017/01/piano-magic-closure-2017.html
Ascolta: https://album.link/i/1221474815
from norise 3 letture AI
Chiedilo alla luce
scrivere la luce inginocchiato nella luce
ispirando bellezza ch'emana come da un tempo altro
pure ami la luce ferita:
chiedile delle infinite crocifissioni
fattene guanciale in notti di pianto
2015
Impressione generale
Il testo è intenso e sacrale: la luce diventa interlocutrice e altare, insieme fonte di bellezza e di ferita. La lingua è essenziale, frammentata, e crea un ritmo che alterna devozione e dolore.
scrivere la luce
inginocchiato nella luce
ispirando bellezza
ch’eman a
come da un tempo altro
pure
ami la luce
ferita:
chiedile
delle infinite crocifissioni
fanne guanciale
in notti di pianto
2015
la luce ti sussurra
sulle palpebre chiuse, lenta
come un rito che non finisce
porta le tue mani aperte, segnate
a contare le ferite come stelle
e fa del respiro un altare di cenere
dove riposano i nomi che non hai detto.
chiedilo alla luce
scrivere la luce
inginocchiato nella luce
ispirando bellezza
ch’eman a
come da un tempo altro
pure
ami la luce
ferita:
chiedile
delle infinite crocifissioni
fanne guanciale
in notti di pianto
la luce ti sussurra
sulle palpebre chiuse, lenta
come un rito che non finisce
porta le tue mani aperte, segnate
a contare le ferite come stelle
e fa del respiro un altare di cenere
dove riposano i nomi che non hai detto
alzati nella stanza che trema
con la polvere che è memoria
e lascia che la luce ti insegni a piegare il dolore
in pieghe di lino, in piccoli gesti di cura
ogni croce che hai portato diventa segno
e ogni segno una mappa per tornare
la luce non chiede perdono
ma insegna a riconoscere il volto
che si specchia nelle tue lacrime
e a chiamarlo per nome, piano, senza fretta
così la notte si fa promessa
e il guanciale si riempie di storie
alla fine, quando il canto si assottiglia
e restano solo le mani e il silenzio
scrivi ancora: la luce è un corpo che respira
e tu, inginocchiato, impari a custodirla
come si custodisce una ferita che fiorisce
2015
REGNO DI DAVIDE (10,1-29,30)
Fine di Saul 1I Filistei attaccarono Israele, ma gli uomini d'Israele fuggirono davanti ai Filistei e caddero trafitti da loro sul monte Gèlboe. 2I Filistei inseguirono molto da vicino Saul e i suoi figli, e colpirono a morte Giònata, Abinadàb e Malchisùa, figli di Saul. 3La battaglia si concentrò intorno a Saul: gli arcieri lo presero di mira con gli archi ed egli fu ferito gravemente dagli arcieri. 4Allora Saul disse al suo scudiero: “Sfodera la spada e trafiggimi, prima che vengano quegli incirconcisi a schernirmi”. Ma lo scudiero non volle, perché era troppo spaventato. Allora Saul prese la spada e vi si gettò sopra. 5Quando lo scudiero vide che Saul era morto, si gettò anche lui sulla spada e morì. 6Così morì Saul con i suoi tre figli; tutta la sua famiglia morì insieme. 7Quando tutti gli Israeliti della valle videro che i loro erano in fuga e che erano morti Saul e i suoi figli, abbandonarono le loro città e fuggirono. Vennero i Filistei e vi si stabilirono. 8Il giorno dopo, i Filistei vennero a spogliare i cadaveri e trovarono Saul e i suoi figli caduti sul monte Gèlboe. 9Lo spogliarono, presero la testa e le armi e mandarono a dare il felice annuncio in giro nella terra dei Filistei, ai loro idoli e al popolo. 10Deposero le sue armi nel tempio del loro dio e appesero il suo teschio nel tempio di Dagon. 11Tutti gli abitanti di Iabes di Gàlaad vennero a sapere tutto quello che i Filistei avevano fatto a Saul. 12Tutti i loro guerrieri andarono a prendere il corpo di Saul e i corpi dei suoi figli e li portarono a Iabes; seppellirono le loro ossa sotto la quercia a Iabes e fecero digiuno per sette giorni. 13Così Saul morì a causa della sua infedeltà al Signore, perché non ne aveva ascoltato la parola e perché aveva evocato uno spirito per consultarlo. 14Non aveva consultato il Signore; per questo il Signore lo fece morire e trasferì il regno a Davide, figlio di Iesse.
__________________________ Note
10,1 La sezione dedicata al re Davide costituisce la parte preponderante dei libri delle Cronache; l’opera di Salomone sarà solo un’esecuzione dei progetti di Davide. Questi è il re ideale, colui che favorì il culto: perciò vengono tralasciati gli episodi poco edificanti della sua vita, riportati nei libri di Samuele. Rispetto al racconto di 1Sam 31,1-13, la descrizione della morte di Saul è in parte diversa: la gloria di Davide emerge dal confronto con la fine ingloriosa di un re indegno.
10,2 Filistei inseguirono: riguardo alle vicende di Saul, vedi 1Sam 9-31.
10,14 trasferì il regno a Davide: per le vicende di Davide vedi 1Sam 16–1Re 2.
=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=
10,1-29,30. Dei complessivi 65 capitoli che costituiscono i due libri delle Cronache, 20 sono dedicati a tracciare il quadro ideale di Israele sotto il regno di Davide. Sono la parte centrale dell'opera. Per il Cronista il periodo trascorso da Israele sotto Davide è e resta l'età aurea del popolo di JHWH, l'epoca ideale di Israele, e in quanto tale criterio di misura della realtà presente e futura del popolo eletto. È l'epoca nella quale le promesse fatte da JHWH ai padri hanno visto la realizzazione piena e l'attesa messianica è giunta a compimento. Per questo Davide è la figura centrale di tutta l'opera. Egli è considerato termine di confronto di tutti gli altri re. La sezione (1Cr 10-29) può essere suddivisa nel seguente modo:
*a una introduzione sulla successione di Davide a Saul, deceduto per le sue colpe, c. 10, * segue la presentazione di Davide re in Gerusalemme su tutto Israele, finalmente unificato e convocato in assemblea attorno a lui, cc. 11-12. * Si ha quindi il racconto del trasferimento dell'arca nella città di Davide, cc. 13-16, * cui segue l'importante vaticinio di Natan, c. 17, * e un ragguaglio sulle imprese militari davidiche condotte per consolidare il regno, cc. 18-20. * I cc. 22-29 sono dedicati più specificamente all'attività di Davide, presentato come fondatore delle istituzioni cultuali d'Israele e organizzatore del personale liturgico-militare della nazione. * Si parla dell'acquisto dell'area per la costruzione del tempio, c. 21, * e quindi dei preparativi per il tempio stesso e dell'organizzazione religiosa, militare e civile d'Israele, cc. 22-27. * Infine, si ha la descrizione dell'ultima solenne assemblea convocata da Davide in Gerusalemme, con la presentazione del successore, Salomone, la consegna del progetto del tempio, il ringraziamento di Davide e l'intronizzazione di suo figlio, 23,1-29,25. * Chiude la sezione un breve sguardo retrospettivo sul regno davidico, 29,26-30.
Ne risulta un mosaico non del tutto omogeneo, ma di ampio respiro e che non manca di ispirazione. Il Cronista fa appello a tutte le sue capacità di scrittore e di teologo per proporre l'immagine di una comunità perfetta, la comunità dell'Israele davidico. Questo obiettivo sospinge l'autore a ridisegnare il profilo del re Davide e a tracciare le linee della regalità davidica sul modello della stessa regalità divina. Come JHWH è re dei cieli e delle loro armate ben disposte, del mondo e di quanto esso contiene, come egli esercita la sua regalità ordinando e separando (cfr. Gn 1), così Davide è re del popolo di Dio, fondatore e ordinatore delle classi in Israele, creatore e iniziatore del culto divino. L'accostamento è ardito e semplificatore, ma niente affatto nuovo sul piano della storia delle grandi religioni (si pensi alla figura del faraone nella religione egizia), ed è pienamente rispondente alla visione teocratica del Cronista, una visione schematica, lineare, e a suo modo – come s'è detto – ispirata e grandiosa.
1-14. Davide succede a Saul Di questo re vengono menzionati esclusivamente i misfatti e la tragica fine, dovuta all'inosservanza della parola di JHWH, v. 13, cfr. 1Sam 13,8; 15,19, e al fatto di aver consultato la negromante, 1Sam 28,9, anziché lo stesso JHWH. Dio lo na colpito, v. 14, servendosi, per eseguire il suo giudizio, della mano stessa di Saul, come racconta 1Sam 31,4. In tal modo è stata aperta la via a Davide, il vero destinatario del trono regale, 5,2. La fine di Saul è raccontata in termini sostanzialmente corrispondenti a 1Sam 31,1-13.
1. L'inizio è brusco. L'autore non risale alle cause della guerra mossa dai Filistei agli Israeliti, perché le considera note o non importanti per il progetto generale della sua opera.
6-7. Sottolineano la fine della casa di Saul, che non avrà più alcuna importanza, cfr. 9,40-44. Non si parla dell'esposizione del cadavere decapitato, inscenata dai nemici, né della sua cremazione ad opera degli amici, 1Sam 31,10ss., considerata un castigo riservato a criminali e adulteri (Lv 20,14; 21,9 ecc.). Al tempo del Cronista l'incinerazione era soprattutto un uso funerario pagano. Da questo passo il Cronista riprende il nome di un dio, Dagon, ma non della dea Astarte, che era un simbolo sessuale. Di fatto, non tutti i discendenti di Saul sono stati eliminati. Sono rimasti in vita Is-Baal e Merib-Baal, senza però prospettive di salire al trono.
13-14. I versetti non hanno rispondenza nel testo parallelo di Samuele, ma l'idea si ritrova in 1Sam 28,16-18. La morte di Saul è vista in chiave meramente teologica, come giudizio di Dio, meritato per i peccati di disubbidienza e di negromanzia. Gli agenti umani, i Filistei o l'arciere, sono del tutto ignorati.
(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage
Given my interest and investment in solarpunk (both as a literary genre and as a political ideology), I’m very passionate about speculating how our future is going to look, and as decarbonization picks up pace, it’s tempting to take the win and ride the projections for 2040 and 2050.
However, for better or for worse, we’re “living in interesting times”, in which the postwar order is being… dismantled? Undermined? Self-sabotaged? The nuance can change depending how optimistic or doomerist you feel on the day, because the key feature of these current “interesting times” is that they escape predictions: the complexity and speed of changes and chains of events is far beyond what every single one of us can manage to parse, interpret and sometimes even just keep up with. Fascist Russia invading Ukraine to restore the Soviet area of influence, 80-years-long genocides suddenly on everyone’s screens, USA blockading a blockade, that sort of thing. The Roaring 2020s, call ‘em that.
So calibrating which events are favourable for us, what is “a win” and how will 2040 look like is by no means easy. And since we live in capitalism, I can’t help being suspicious (terribly so) of decarbonization; could it be just another ace up the capitalists’ sleeve?
Allow me then to take a short historical detour first, and then I’ll add decarbonization to the mix. Pinky promise.
The one go-to place we have to look at the future in these whirlpools of chaos is… the past. We have extensive records of multiple empires and civilizations collapsing and the comparisons are in fact compelling: from the Mongolian to the British, from Ancient Rome to the Dutch and the Shogunate. Indeed, I’ve seen many solarpunks in my circles rejoice and welcome the tragicomical spiral of self-inflicted defeats the US is collecting (I see at least one “American Century of Humiliation” gif per day), but I’d like to say a few words to keep each other grounded.
Yes, the American Empire is crumbling. But the capitalist one isn’t.
The US will likely not keep its position at the top of the global capital chain of command (although it’s still possible, given that the majority of international trades is still denominated in dollars). But capital, we all know by now, goes beyond single countries: despite changes in geography or nationality, the fundamental structure of how it operates remains the same. So if the most popular imagery of collapsing polity on the internet is that of the Roman Empire (as an Italian, I hate it), I’d argue that a more accurate one would be the seat of power moving eastwards: not a sudden, tragic crash but an uneven, uncomfortable and unpredictable rollercoaster of changes. We’ll still live in a capitalist world for decades (hopefully not many!), but it will be a world whose contingent rules will be shaped by different actors.
As my fellow anarchist writer Hex suggests, capital is like the demon in the movie “Fallen” (1998, not the Twilight copycat): it uses economically powerful countries as hosts, and when the current one becomes impoverished and socially fractured, it jumps to another, healthier one with more resources to extract or more power to wield. This happened once already: during the postwar period, the British Empire began to sunset (pun intended) and the American one took the lead. The seat of capitalist power moved from London to Washington (quite literally). The UK is still collapsing to this day, by the way! And before you ask: no, I haven’t watched Fallen myself.
But since I’m already hearing furious historians growling at my door because of sloppy historical comparisons, let’s end the tangent and keep this focused on what I actually want to talk about: decarbonization, and is it a good thing?
Let’s start from the obvious: yes, decarbonization is good, and indeed even ecologically required if we want to retain a livable planet that can support complex societies. I’m not arguing we should keep using fossils. However, from a social and political point of view, it depends who undertakes it and for what reasons.
This has been a hot topic (pun intended) for the better part of forty years, in which activists, scientists and environmentalists have tried to make the world aware of how important it was to decarbonize our societies, how slow it was being undertaken and how fast it should’ve been ramped up in order to avoid the worst disasters imaginable. They (we?) have manifestly failed (think of how little impact the Kyoto Protocol, the Paris Agreement and every yearly COP have had on global emissions)... and yet decarbonization is finally happening at breakneck speed.
How is that possible?
Nowadays (unlike ten years ago) we know that decarbonization was going to happen sooner or later; we’ve know for a few years already (see Pakistan’s flash-fast solarization from below, India leapfrogging oil altogether or the slow death of coal as a fuel in high-income countries). It was just a matter of how fast, for what reasons and, inevitably, to the benefit of whom.
I’d argue that decarbonization has picked up pace only now because scientists and activists failed. We could’ve, as a society, decarbonized on scientific grounds (the science on this is extensive and unmistakably clear) or on moral grounds (solidarity, regards for future generations, etc), and yet we once again marched to the beat of economy and capital. Decarbonization is happening the way we’re currently witnessing because it is convenient to the capitalists. Once it cleared the way from threatening, un-economic alternatives (such as not extracting more oil, or reducing total energy consumption), it started plowing through and racking up state funding and quarterly revenues. Hence the hectares covered in solar panels and tax breaks to battery companies.
Capital has once again had the upper hand in determining which energy sources become viable and which become stranded assets.
When capital was steered by the British Empire, it was powered by muscles (as in, horses and slaves), rivers and then coal; those were the energy sources used in productive industries. When it was steered by the US, it was oil and gas. Whoever comes next (and I’m not taking for granted that it will be China), will have to marshal solar panels and batteries (in terms of resources: silicates and rare earths) in order to channel the flow of money and power (and, to an extent, electricity to the citizen for basic appliances).
The counterargument is that if capital could, like an RPG player at the beginning of a videogame, create its perfect host, it would make one with plentiful resources, a large population, a powerful army to impose its will on other players and, most importantly, global control of a key energy source every other player needs. As you can see, decarbonization fits none of these characteristics; it is undesirable and cumbersome, since so many of the items around us are downstream of oil: controlling oil means controlling the production AND the prices of those items. That can’t be replicated by control on renewables, so in principle capital would do away with decarbonization altogether, as it has notably attempted to for the better part of this century.
The catch is that now it no longer can.
Indeed, decarbonization isn’t convenient to the capitalists in absolute terms; had it been, they’d have embarked on this project a hundred years ago, or as soon it was found that carbon dioxide is greenhouse gas. It’s convenient in comparative terms, which means that it’s a B-plan for when control on oil can no longer be secured. It’s convenient because it’s the required adaption it must undertake in order to keep being the dominant economic system. In other words: from the point of view of capital, it has become impractical to avoid decarbonizing.
The US won’t survive this adaption. It has built its own society and political relationships with other societies so deeply around fossil fuels that it would require a miracle of statecraft to disentangle itself, and their current ruling class does not appear to be suited for the challenge (this includes the Democrats). This kind of shift to different energy sources is also not a reversible process, since once a complex system finds a new equilibrium, it almost never goes back to the former one; history rarely moves backwards. Russia and the Saudis are ten times as fucked, although, unlike USA, they’ve known for a while and tried to plan around it. It’s not been working quite well for them, which shows how hard it is to redesign whole polities that depend on a single resource.
Whatever world is created in the next twenty years will still be shaped by capital needs, and will still leave other concerns on the side. Generational questions like elder care, ecological stewardship and how to maintain an open internet are just three examples of discussions we should have by not taking only the economic axis into account, or capital will always win. It will inevitably win because it can steer the whole economic apparatus to suit its own needs, while we cannot. What it cannot steer as easily (although it definitely tries, and sometimes succeeds) is science and public opinion.
Worse: even if we were suddenly put in charge of designing policies instead of our capital-addled governments, I’m not sure we’d prioritize non-economic factors either (though at least they would be loaded in our favour). Indeed, part of why decarbonization is happening “from below” in some places is because solar is terribly cheaper than oil; it’s a choice that swathes of people are making not on moral or scientific grounds, but economic ones. And “from below” is in inverted commas here because that cheapness is defined by production costs, which are downstream of resource control and capital investment, so not entirely a “power to the people” scenario. Better than refineries and pipelines, though.
Here you might point out that it’s not very solarpunk of me to admit that our agency in determining our energy choices is so tiny. You would be right: as a former activist and scientist, it does piss me off to make this concession. I don’t have any “buts”; science, morals and history are a less effective policy framing than economics in our century, and until this societal hyperfocus on profit and growth becomes outdated (I refuse to think that humans will be forever haunted by chasing wealth, given that it was not the case until two hundred years ago), we’ll be fighting global banking institutions and overly armed police forces with cardboard signs and social media posts.
The most defeatists among us are right in that we can’t directly impact negotiations between state interests or which sector gets zero-interests loans for a decade and then bailouts, but we can start building systems in which we can make decisions that are non-economic and therefore more resistant to capital cooptation.
Eventually, a win is a win, and a decarbonized world in which we get to have a livable planet is by all means better than a scorched, waterless one. But I can’t shake off the thought that it’s a win we did not score ourselves; it’s one scored by capital on the basis of its own sheer convenience (and a historical own goal by the US, which accelerated their own imperial collapse due to pure incompetence). In the same way, it’s convenient for capital to burn trillions on machines that consume energy like entire countries to blend the digital commons and dump their waste directly in our brains. So maybe you’ll understand why I’m not that eager to cherish that capital’s uneasy convenience got us a win, and that we might have to rely on similar dynamics when other chemical cycles are thrown off balance (say hi to nitrogen, phosphorus and chlorine! See you next century).
Science shows us what can be done, morals what should be done and history what could’ve been done. But we’ll need more than these to prevent our futures from being steered by capital again, away from us.
from lucazanini
[35]
di spettanze le] crepe nei marciapiedi-lì fanno] il resto di [infopoint irrotti non li hanno mai fatti [brillare o sono mossi da una distanza trentacinque-mila-millimetri² di incunaboli a [stretto giro] mai successo
from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

La cantautrice norvegese Susanne Sundfør ci ha da sempre abituati a repentini cambi di rotta tra un disco e l’altro. Ciononostante, non riusciamo a celare una certa sorpresa dietro la brusca virata che rappresenta questo “Music For People In Trouble”, sesto parto discografico in studio. Non possiamo tacere, difatti, l’entusiasmo derivato dall’ascolto di una Sundfør che, memore della produzione dell’esordio del duo elettronico pop Bow To Each Other, elabora quelle “Ten Love Songs” accessibili eppure tremendamente dense dal punto di vista artistico... https://artesuono.blogspot.com/2017/11/susanne-sundfr-music-for-people-in.html
Ascolta: https://album.link/i/1235818894