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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Davide fuggì da Naiot di Rama, si recò da Giònata e gli disse: “Che cosa ho fatto, che colpa e che peccato ho nei riguardi di tuo padre, perché attenti così alla mia vita?”. 2Rispose: “Non sia mai. Non morirai. Vedi, mio padre non fa nulla di grande o di piccolo senza confidarmelo. Perché mi avrebbe nascosto questa cosa? Non è possibile!”. 3Ma Davide giurò ancora: “Tuo padre sa benissimo che ho trovato grazia ai tuoi occhi e dice: “Giònata non deve sapere questa cosa, perché si affliggerebbe”. Ma, per la vita del Signore e per la tua vita, c'è soltanto un passo tra me e la morte”. 4Giònata disse: “Che cosa desideri che io faccia per te?”. 5Rispose Davide: “Domani è la luna nuova e io dovrei fermarmi a mangiare con il re. Ma tu mi lascerai partire e io resterò nascosto nella campagna fino alla terza sera. 6Se tuo padre noterà la mia assenza, dirai: “Davide mi ha supplicato di andare in fretta a Betlemme, sua città, perché vi si celebra il sacrificio annuale per tutta la famiglia”. 7Se dirà: “Va bene”, allora il tuo servo può stare in pace. Se invece andrà in collera, sii certo che è stato deciso il peggio da parte sua. 8Agisci con bontà verso il tuo servo, perché hai voluto legare a te il tuo servo con un patto del Signore: se c'è colpa in me, uccidimi tu; ma per qual motivo dovresti condurmi da tuo padre?“. 9Giònata rispose: “Non sia mai! Se di certo io sapessi che è deciso il male contro di te da parte di mio padre, non te lo farei forse sapere?”. 10Davide disse a Giònata: “Chi mi avvertirà se tuo padre ti risponde duramente?”. 11Giònata rispose a Davide: “Vieni, andiamo in campagna”.

Uscirono tutti e due nella campagna. 12Allora Giònata disse a Davide: “Per il Signore, Dio d'Israele, domani e dopodomani a quest'ora scruterò le intenzioni di mio padre. Se sarà benevolo verso Davide e io non manderò subito a riferirlo al tuo orecchio, 13tanto faccia il Signore a Giònata e ancora di peggio. Se invece sembrerà bene a mio padre decidere il male a tuo riguardo, io te lo confiderò e ti farò partire. Tu andrai tranquillo e il Signore sarà con te come è stato con mio padre. 14Fin quando sarò in vita, usa verso di me la benevolenza del Signore. Se sarò morto, 15non ritirare mai la tua benevolenza dalla mia casa; neppure quando il Signore avrà eliminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide, 16non sia eliminato il nome di Giònata dalla casa di Davide: il Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide”. 17Giònata volle ancora far giurare Davide, perché gli voleva bene e lo amava come se stesso. 18Giònata disse a Davide: “Domani è la luna nuova e la tua assenza sarà notata perché si guarderà al tuo posto. 19Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai in fretta e ti recherai al luogo dove ti sei nascosto il giorno di quel fatto e resterai presso quella collinetta. 20Io tirerò tre frecce da quella parte, come se tirassi al bersaglio per conto mio. 21Poi manderò il ragazzo gridando: “Va' a cercare le frecce!”. Se dirò al ragazzo: “Guarda, le frecce sono più in qua di dove ti trovi, prendile!”, allora vieni, perché tutto va bene per te; per la vita del Signore, non c'è niente. 22Se invece dirò al giovane: “Guarda, le frecce sono più avanti di dove ti trovi!”, allora va', perché il Signore ti fa partire. 23Riguardo alle parole che abbiamo detto tu e io, ecco è testimone il Signore tra me e te per sempre”. 24Davide dunque si nascose nel campo.

Arrivò la luna nuova e il re sedette a mangiare. 25Il re sedette come al solito sul sedile contro il muro; Giònata si mise di fronte, Abner si sedette al fianco del re e si notò il posto di Davide. 26Ma Saul non disse nulla quel giorno, perché pensava: “È un caso: non sarà puro. Certo non è puro”. 27Ma l'indomani, il secondo giorno della luna nuova, si notò il posto di Davide. Saul disse allora a Giònata, suo figlio: “Perché il figlio di Iesse non è venuto a prendere cibo né ieri né oggi?”. 28Giònata rispose a Saul: “Davide mi ha chiesto con insistenza di andare a Betlemme. 29Mi ha detto: “Lasciami andare, perché abbiamo in città il sacrificio di famiglia e mio fratello me ne ha fatto un obbligo. Se dunque ho trovato grazia ai tuoi occhi, lasciami libero, perché possa vedere i miei fratelli”. Per questo non è venuto alla tavola del re”. 30Saul si adirò molto con Giònata e gli gridò: “Figlio di una scostumata, non so io forse che tu preferisci il figlio di Iesse, a tua vergogna e a vergogna della nudità di tua madre? 31Perché fino a quando vivrà il figlio di Iesse sulla terra, non avrai sicurezza né tu né il tuo regno. Manda dunque a prenderlo e conducilo qui da me, perché merita la morte”. 32Rispose Giònata a Saul, suo padre: “Perché deve morire? Che cosa ha fatto?”. 33Saul afferrò la lancia contro di lui per colpirlo e Giònata capì che suo padre aveva ormai deciso di uccidere Davide. 34Giònata si alzò dalla tavola acceso d'ira e non volle prendere cibo in quel secondo giorno della luna nuova. Era rattristato per Davide, perché suo padre l'aveva offeso.

35Il mattino dopo Giònata uscì in campagna, per l'appuntamento con Davide. Era con lui un ragazzo ancora piccolo. 36Egli disse al ragazzo: “Corri a cercare le frecce che io tirerò”. Il ragazzo corse ed egli tirò la freccia più avanti di lui. 37Il ragazzo corse fino al luogo dov'era la freccia che Giònata aveva tirato e Giònata gridò al ragazzo: “La freccia non è forse più avanti di te?”. 38Giònata gridò ancora al ragazzo: “Corri svelto e non fermarti!”. Il ragazzo di Giònata raccolse le frecce e le portò al suo padrone. 39Il ragazzo non aveva capito niente; soltanto Giònata e Davide sapevano la cosa. 40Allora Giònata diede le armi al ragazzo che era con lui e gli disse: “Va' e riportale in città”. 41Partito il ragazzo, Davide si alzò da dietro la collinetta, cadde con la faccia a terra e si prostrò tre volte, poi si baciarono l'un l'altro e piansero insieme, finché Davide si fece forza. 42E Giònata disse a Davide: «Va' in pace, ora che noi due abbiamo giurato nel nome del Signore in questi termini: “Il Signore sia tra me e te, tra la mia discendenza e la tua discendenza per sempre”». 21,1 Davide si alzò e partì, e Giònata tornò in città.

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Approfondimenti

20,1-21,1. Ultimo tentativo di riconciliazione mediata tra Davide e Saul. Mentre quest'ultimo giace vergognosamente nudo a Naiot (19,24), Davide ritorna di nascosto a Gabaa per incontrare Gionata. È la prova suprema della loro amicizia. Gionata sembra essere all'oscuro dei disegni criminali del padre (cfr. 19, 1-7), ma quando è costretto a prenderne atto la sua decisione é, senza tentennamenti, a favore dell'amico. Gionata sa che cosa rischia: quando cambiava la dinastia, era normale che il nuovo re sterminasse tutta la famiglia del predecessore (1Re 15,28-29; 16,10-11; 2Re 10,7). È difficile non riconoscere in quest'eroico altruismo l'azione del Signore, che apre il cuore del principe all'accettazione del piano divino («quando il Signore avrà sterminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide...», v. 15) là dove Saul vede solo un antagonista per sé e la dinastia (v. 31). La gravità del momento è rimarcata da molteplici formule di giuramento (vv. 3.12.16.17.21.23.42) con cui Gionata e Davide si rassicurano vicendevolmente sulla reciproca fedeltà al «patto del Signore» (v. 8) stipulato nel momento in cui si sono conosciuti (18,3). C'è una struggente insistenza nelle parole concitate che si scambiano; l'uno consegna la propria vita nelle mani dell'altro in una dipendenza assoluta e libera (v. 8). Il capitolo può essere suddiviso in quattro scene:

  • 1) vv. 1-11: Davide propone a Gionata un ultimo tentativo per sondare le intenzioni di Saul a suo riguardo;
  • 2) vv. 12-24a: riconferma dell'eterna fedeltà promessa col “patto”; Gionata stabilisce il modo per comunicare a Davide l'esito del suo tentativo presso Saul;
  • 3) vv. 24b-34: al banchetto del novilunio Saul manifesta apertamente le sue intenzioni omicide;
  • 4) 20,35 – 21, 1: incontro tra Gionata e Davide e separazione tra i due amici

3. «per la vita del Signore e per la tua vita»: formula di doppio giuramento, usata anche altrove (25,26; 2Sam 11,11; 15,21; 2Re 2,2).

4. «Che cosa desideri che io faccia per te?»: lett. «Cosa dice la tua anima e cosa posso fare per te?». Molto spesso la parola nepeš – che il greco traduce con psychē e noi con “anima” – viene usata come sinonimo di “essere vivente, persona”, còlta nel suo aspetto volitivo (= desiderio, brama, richiesta, pretesa). Cfr. Sal 42,2-3; 84,3; Is 26,9.

5. «Domani è la luna nuova»: il novilunio, che dava inizio a un nuovo mese lunare, era celebrato con sacrifici (Nm 10,10; 28,11-15) e banchetti (previsti per il sacrificio di comunione: cfr. 1 Sam 1,4; 9,19-24; 16,5). La festa del novilunio era paragonabile al sacro giorno del sabato (cfr. 2Re 4,23; Is 1,13-14; 66,23; Ez 46,1-3; Os 2,13; Am 8,5). Al banchetto offerto dal re dovevano obbligatoriamente partecipare tutti i cortigiani (cfr. v. 25).

6-7. «sacrificio annuale»: Davide si assenta dal banchetto adducendo la scusa del sacrificio annuale familiare (cfr. 1,3-4). Tale festività doveva godere di particolare considerazione da parte di ogni buon Israelita. L'assenza di Davide servirà a saggiare i sentimenti nascosti di Saul («la bocca parla dalla pienezza del cuore», Mt 12,34).

8. «Mostra la tua bontà...»: lett. «mostra il tuo ḥesed». L'ḥesed indica un profondo atteggiamento di bontà. Esso implica non solo la benevolenza di un uomo verso l'altro, ma anche una reciproca fedeltà in forza di un impegno interiore (verso se stessi), tanto da acquisire un valore quasi giuridico. Quando nell'AT l'ḥesed viene riferito a Dio, ciò accade sempre in rapporto all'alleanza che egli ha concluso con Israele. Tale alleanza si manifesta come dono e grazia soprattutto quando Israele la infrange unilateralmente e Dio non è più obbligato a rispettare l'impegno assunto. Proprio allora l'ḥesed svela il suo aspetto più profondo: l'amore che perdona, l'amore più potente del tradimento, la grazia più forte del peccato. Frutto di tale amore sono la ricostituzione dello stato di grazia e il ristabilimento dell'alleanza interiore. «patto del Signore»: questa parola conferisce un'insospettata profondità al dialogo tra i due amici, poiché innesta il rapporto che li unisce nel più grande ambito dell'ḥesed che lega Dio a Israele (cfr. sopra). Davide esige da Gionata la stessa “bontà” che il Signore usa verso il suo popolo! Ciò diverrà esplicito nel v. 14: «Usa verso di me la benevolenza (ḥesed) del Signore».

10. «Chi mi avvertirà se...»: la particella condizionale “se” è resa con i LXX e Vg. TM ha «oppure». Nonostante le varie proposte d'interpretazione e di correzione, la sintassi della frase ebraica rimane claudicante.

11. «Uscirono tutti e due nei campi»: l'incontro tra i due amici è già pericoloso di per sé; tanto più si dovrà essere al riparo da orecchie indiscrete mentre si concordano i dettagli del piano.

12-19. Il testo ebraico è molto difficile da tradurre a causa del cattivo stato di conservazione. BC ricostruisce il testo con l'aiuto dei LXX.

12. «Per il Signore... indagherò»: ricostruzione congetturale del TM, che ha: «Il Signore Dio d'Israele certo indagherò...». Si tratta presumibilmente di un'antica corruzione di una formula di giuramento (cfr. 14,39) da cui è caduta la parola iniziale ḥay «per la vita..». I LXX si sono accorti della difficoltà testuale e hanno cercato di completare la formula in altro modo: «Il Signore Dio d'Israele sa (oiden) che indagherò..».

16. «Il Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide»: secondo l'uso comune della formula di giuramento (cfr. 3,17) ci si aspetterebbe «ne chiederà conto a Davide». Ma Gionata smorza con delicatezza la terribile frase imprecatoria rivolta all'amico nel caso che non osservasse le condizioni del patto e la indirizza sui suoi “nemici”. Cfr. 25,22 e 2Sam 12,14.

17. «perché gli voleva bene e lo amava come se stesso»: lett. «a causa del suo amore per lui; poiché lo amava come amava la propria anima». Questa frase è considerata un argomento a favore della versione greca della prima parte del versetto (= Gionata giura a Davide perché gli vuol bene; cfr. sopra). Ma può essere letta anche in altro modo: Gionata esige un giuramento da parte di Davide in forza dell'impegno di fedeltà che lega l'uno all'altro (cfr. v. 8).

19. «Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai in fretta»: traduzione congetturale. TM ha lett.: «Triplicherai, scenderai molto». I LXX non aiutano molto: «Trinerai e cercherai». La BC sembra ispirarsi parzialmente anche a Vg: requiretur enim sessio tua usque perendie. Descendes ergo festinus. «il giorno di quel fatto»: non si sa a quale circostanza Gionata faccia riferimento. Forse alla sua prima intercessione a favore di Davide (19,1-3).

20-22. In vista dell'impossibilità di un nuovo incontro, Gionata stabilisce delle espressioni convenzionali affinché Davide sappia come regolarsi: “più in qua” vorrà dire che Davide può venire a corte e non ci sono pericoli, “più avanti” avvertirà Davide di fuggire.

26. «Gli sarà successo un inconveniente: non sarà mondo»: la legge proibiva a chi fosse impuro di mangiare carni sacrificate (Lv 7,20-21). L'immondezza si contraeva con estrema facilità toccando cadaveri di uomini o animali, avendo relazioni sessuali anche lecite, mediante una polluzione involontaria o le mestruazioni, per contatto con persone oppure cose contaminate dall'immondezza, ecc. (cfr. Lv 11-15; Nm 19,11-16; Dt 14,3-21). Per ritornare puri occorrevano uno o più giorni (Lv 15,16-18.27-30; Nm 19,17-22). Saul è senz'altro stizzito di non poter mettere le mani su Davide ma tace e cerca di calmarsi trovando una giustificazione plausibile alla sua assenza: se oggi non è venuto per qualche ragione di impurità, senz'altro domani verrà. Come oserebbe mancare al banchetto dei grandi del regno?

30-31. Saul manifesta tutto il suo risentimento, senza più controllarsi. Investe Gionata con parole volgari, ma il vero bersaglio è quel «figlio di Iesse» (talmente disprezzabile da non meritare neppure d'esser chiamato per nome; cfr. 22,8; 25,10; 2Sam 20,1; 1Re 12,16) che sta sfruttando subdolamente l'amicizia con Gionata per appropriarsi del suo trono, cioè per rovinarlo. Per quanto sappiamo la successione al trono non era ancora ereditaria e il re poteva essere designato da un profeta, acclamato dal popolo (cfr. 11,15; 2Sam 2,4) oppure imposto da qualcuno (in 2Sam 2,9: dall'esercito). Davide raccoglie già molti consensi tra il popolo (18,5.7-8.16.30) e può ragionevolmente aspirare al regno, con tutte le conseguenze che tale fatto comporterebbe per la famiglia di Saul. Affinché ciò non avvenga c'è un'unica soluzione: eliminarlo. Per Gionata è il momento della grande tentazione. Senza saperlo Saul ha toccato il punto più delicato dell'amicizia con Davide, insinuando il sospetto nel “patto del Signore” con il quale Gionata si è consegnato senza riserve nelle mani dell'amico (vv. 13-16; cfr. v. 17). Insistendo sul «tu e il tuo regno», Saul sembra invitare il figlio a tornare indietro finché è in tempo, a scuotersi di dosso l'illusione che quest'amicizia sia diversa dalle altre, a pensare al proprio futuro più che a quello altrui. Ma tutti i ragionamenti sono impotenti contro un patto il cui garante è Dio (v. 23).

35. «ragazzo ancora piccolo»: Gionata si porta dietro uno scudiero per non destare sospetti con la sua uscita mattutina. Temendo d'essere spiato, ha cura di sceglierlo «ancora piccolo» e innocente, così non capirà e non farà domande sulla sua strana esercitazione con l'arco.

41. «finché per Davide si fece tardi»: traduzione congetturale. TM ha: «finché Davide fece qualcosa di grande». LXX traduce: «abbondantemente», senza citare Davide. Syr concorda con Vg: «ma Davide [pianse] di più».

42. Con un ulteriore giuramento di eterna fedeltà i due amici si separano. Si rivedranno un'ultima volta a Corsa, dove rinnoveranno il “patto davanti al Signore” (23,16-18).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Anche la Gauthier come Roky Erickson non ha avuto certamente una vita facile, infatti, The Foundling (Il Trovatello) altro non è che la sua biografia in musica. Abbandonata fin dalla nascita in un orfanotrofio ci rimane fino all’età di quindici anni e quando esce imbocca immediatamente la strada della droga. Queste esperienze com’è logico immaginare lasciano un segno profondo nella sua vita, The Foundling parla di questo. Un disco triste quindi, estremamente personale e catartico dove la cantautrice attraverso le canzoni racconta parte dei suoi ricordi delle sue vicissitudini e delle sue speranze... https://www.silvanobottaro.it/archives/4050


Ascolta il disco: https://album.link/s/6dUacpoKVjwDnfElPAJmK8


 
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from lucazanini

[vortex]

presa [posizione l'aspetto] contabile cura le] moratorie [-lei non sa] [quanto pesa un morto oppure descrivono i tipi di pressioni i funghi] delle formiche avicole natura morta con limoni sono una batteria [gli sfasamenti delle biologiche portatili sono] da quella a quella il moto celeste dello Zurbarán della velocità-non passano] i performati tutti] [dietro all'allestimento

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

INDICI DI CRIMINALITà 2025. L'EUROPA è RESILIENTE, LA CRIMINALITà è STABILE, MA VI SONO CAMBIAMENTI SIGNIFICATIVI

La Global Initiative è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello. I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell'ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata. Produce ogni anno il “Global Organized Crime Index”, fornendo un giudizio basato su “indicatori” sui livelli di criminalità dei cinque continenti nonché sulla rispettiva resilienza al crimine.

Secondo il Global Organized Crime Index 2025, i livelli di criminalità organizzata sono rimasti stabili in tutta Europa, mentre sono aumentati nella maggior parte delle altre regioni. L'Europa si classifica al secondo posto per criminalità dopo l'Oceania. Tuttavia, questa stabilità complessiva nasconde cambiamenti significativi all'interno dei mercati criminali e tra gli attori criminali. Il punteggio di criminalità in Europa si attesta a 4,74, con un punteggio di resilienza di 6,28, il più alto a livello globale. Nonostante le prestazioni superiori dell'Europa in tutti i 12 indicatori di resilienza, l'attività criminale continua a espandersi ed evolversi, sottolineando l'urgenza di aggiornare le strategie di resilienza per affrontare le minacce emergenti. La criminalità finanziaria rimane il mercato criminale più diffuso in Europa per il secondo anno consecutivo. Questi reati comprendono frodi sempre più sofisticate condotte principalmente online, tra cui frodi sugli investimenti, compromissione delle e-mail aziendali, truffe sentimentali, appropriazione indebita ed evasione fiscale. I reati finanziari trascendono i confini regionali e sono sostanzialmente facilitati dalla corruzione. L'Europa rimane un importante hub globale per i reati informatici, classificandosi al secondo posto a livello continentale. Queste vanno dagli attacchi ransomware e dalla distribuzione di malware alle frodi con criptovalute, che spesso prendono di mira istituzioni governative, grandi aziende e infrastrutture critiche. Gli attori criminali informatici ibridi e tradizionali sono sempre più allineati, con gruppi sponsorizzati dallo Stato che spesso si spacciano per criminali informatici indipendenti. I mercati della droga continuano a rappresentare sfide significative. La cocaina e le droghe sintetiche hanno registrato i maggiori aumenti dal 2023. La cocaina rappresenta la principale fonte di reddito per numerosi gruppi criminali organizzati europei, con il continente che funge da destinazione, via di transito e mercato di consumo. La produzione di droghe sintetiche è sempre più dispersa, in particolare nell'Europa centrale e orientale, che ha registrato la crescita più significativa dal 2021. Il consumo di eroina è in calo, mentre la cannabis rimane la sostanza illecita più consumata. La tratta di esseri umani e il contrabbando rimangono minacce pervasive. Le reti di contrabbando sono saldamente radicate lungo la rotta dei Balcani occidentali, con molte nazioni europee che fungono da destinazioni finali dove le persone trafficate affrontano lavori forzati o sfruttamento sessuale. La presenza di attori criminali è cresciuta costantemente dal 2021. Gli attori stranieri rappresentano la preoccupazione più significativa, registrando l'aumento maggiore dal 2021. Questi gruppi sono sempre più diversificati, multietnici e interconnessi. Gli attori del settore privato svolgono un ruolo sostanziale nel riciclaggio di denaro, mentre gli attori integrati nello Stato, sebbene meno diffusi che altrove, facilitano l'attività criminale in determinati contesti.

L'indice di criminalità dell'Italia secondo il Global Index

I punti di forza della resilienza dell'Europa includono la cooperazione internazionale, politiche e legislazioni nazionali solide e l' integrità territoriale. Al contrario, la trasparenza e la responsabilità del governo si posizionano costantemente agli ultimi posti tra gli indicatori di resilienza, così come la capacità di contrasto al riciclaggio di denaro e di regolamentazione economica. Sebbene l'Europa dimostri una resilienza complessivamente relativamente forte, alcuni mercati e attori criminali continuano a espandersi. Questi risultati evidenziano la necessità critica di meccanismi di risposta più efficaci e personalizzati, man mano che la criminalità organizzata si adatta in tutto il continente.

Per saperne di più: https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2026/02/Global-Organized-Crime-Index_Continental-Overview_Europe.pdf

#globalindex2025

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Nel suo quinto album in studio, “Julia”, il cantautore islandese Ásgeir intraprende un nuovo viaggio all’insegna dell’introspezione. Prodotto dalla One Little Independent Records, “Julia” segna il passaggio da anni trascorsi a collaborare con traduttori come John Grant e a lavorare con le poesie del padre, Einar Georg Einarsson, alla ferma volontà di iniziare a scrivere testi da solo (per la prima volta). Il risultato è un’opera profondamente contemplativa, intrisa di nostalgia, che vede Ásgeir meditare sui suoi rimpianti passati e sulle sue speranze per il futuro, guidato dallo spettro del personaggio principale dell’album, una ragazza di nome Julia... https://artesuono.blogspot.com/2026/03/asgeir-julia-2026.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/71VHBPBBSf8P93F4uoo3si


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Saul comunicò a Giònata, suo figlio, e ai suoi ministri di voler uccidere Davide. Ma Giònata, figlio di Saul, nutriva grande affetto per Davide. 2Giònata informò Davide dicendo: “Saul, mio padre, cerca di ucciderti. Sta' in guardia domani, sta' al riparo e nasconditi. 3Io uscirò e starò al fianco di mio padre nella campagna dove sarai tu e parlerò in tuo favore a mio padre. Ciò che vedrò te lo farò sapere”. 4Giònata parlò dunque a Saul, suo padre, in favore di Davide e gli disse: “Non pecchi il re contro il suo servo, contro Davide, che non ha peccato contro di te, che anzi ha fatto cose belle per te. 5Egli ha esposto la vita, quando abbatté il Filisteo, e il Signore ha concesso una grande salvezza a tutto Israele. Hai visto e hai gioito. Dunque, perché pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza motivo?“. 6Saul ascoltò la voce di Giònata e giurò: “Per la vita del Signore, non morirà!”. 7Giònata chiamò Davide e gli riferì questo colloquio. Poi Giònata introdusse presso Saul Davide, che rimase alla sua presenza come prima.

8Ci fu di nuovo la guerra e Davide uscì a combattere i Filistei e inflisse loro una grande sconfitta, così che si dettero alla fuga davanti a lui. 9Ma un cattivo spirito del Signore fu su Saul. Egli stava in casa e teneva in mano la lancia, mentre Davide suonava la cetra. 10Saul tentò di inchiodare Davide con la lancia nel muro. Ma Davide si scansò da Saul, che infisse la lancia nel muro. Davide fuggì e quella notte si salvò.

11Saul mandò messaggeri alla casa di Davide per sorvegliarlo e ucciderlo il mattino dopo. Mical, sua moglie, avvertì Davide dicendo: “Se non metti in salvo la tua vita questa notte, domani sarai ucciso”. 12Mical calò Davide dalla finestra e quegli partì di corsa e si salvò. 13Mical prese allora i terafìm e li pose sul letto. Mise dalla parte del capo un tessuto di pelo di capra e li coprì con una coltre. 14Saul mandò dunque messaggeri a prendere Davide, ma ella disse: “È malato”. 15Saul rimandò i messaggeri a vedere Davide dicendo: “Portatelo qui da me nel suo letto, perché lo faccia morire”. 16Tornarono i messaggeri, ed ecco che sul letto c'erano i terafìm e il tessuto di pelo di capra dalla parte del capo. 17Saul disse a Mical: “Perché mi hai ingannato a questo modo e hai permesso al mio nemico di salvarsi?”. Rispose Mical a Saul: “Egli mi ha detto: “Lasciami andare, altrimenti ti uccido”“. 18Davide dunque fuggì e si salvò. Andò da Samuele a Rama e gli narrò quanto gli aveva fatto Saul; poi Davide e Samuele andarono ad abitare a Naiot. 19La cosa fu riferita a Saul: “Ecco, Davide sta a Naiot di Rama”. 20Allora Saul spedì messaggeri a catturare Davide, ma quando videro profetare la comunità dei profeti, mentre Samuele stava in piedi alla loro testa, lo spirito di Dio fu sui messaggeri di Saul e anch'essi fecero i profeti. 21Annunciarono a Saul questa cosa ed egli spedì altri messaggeri, ma anch'essi fecero i profeti. Saul mandò di nuovo messaggeri per la terza volta, ma anch'essi fecero i profeti. 22Allora venne egli stesso a Rama e si portò alla grande cisterna che si trova a Secu e domandò: “Dove sono Samuele e Davide?”. Gli risposero: “Eccoli: sono a Naiot di Rama”. 23Egli si incamminò verso Naiot di Rama, ma fu anche su di lui lo spirito di Dio e andava avanti facendo il profeta finché giunse a Naiot di Rama. 24Anch'egli si tolse gli abiti e continuò a fare il profeta davanti a Samuele; poi crollò e restò nudo tutto quel giorno e tutta la notte. Da qui è venuto il detto: “Anche Saul è tra i profeti?”.

__________________________ Note

19,24 Anch’egli si tolse gli abiti: si tratta di una forma di profetismo estatico, assai diversa dalla effusione iniziale dello spirito divino (10,10), benché il detto proverbiale sia lo stesso in entrambi i contesti (qui e in 10,12). La nudità di Saul lo rende spregevole agli occhi di Samuele e dei profeti (vedi anche 2Sam 6,20).

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Approfondimenti

1-10. Al culmine dei suoi tristi pensieri, durante una seduta del consiglio di stato Saul comunica ai suoi ministri l'intenzione di togliere di mezzo Davide. Nessuno dei cortigiani osa protestare nonostante la stima che tutti hanno per Davide (18,5); contraddire il re vorrebbe dire esser destinati a subire la medesima sorte. Solo Gionata non ricusa di difendere l'amico che ama “come se stesso” e parla al padre per convincerlo a tornare sulla sua decisione (vv. 4-5). L'omicidio sarebbe un grave peccato d'ingiustizia verso un uomo che ha prestato grandi servizi allo stato e allo stesso re. Gionata si guarda bene dal ricordare l'entusiasmo del popolo per Davide e insiste sui guadagni ottenuti con le sue imprese: una nuova speranza per Israele, la sicurezza di avere un prode e fedele guerriero tra le proprie schiere. Come può il re dimenticare la lieta sorpresa di quel giorno, nella Valle del Terebinto? Come mai oggi arreca amarezza ciò che ieri aveva suscitato giubilo? Saul, sempre volubile, giura solennemente di rinunciare all'uccisione di Davide, ma nemmeno stavolta rispetterà l'impegno preso. La pericope non si salda molto bene col c. 20 dove Gionata sembra all'oscuro delle intenzioni di Saul. Potrebbe trattarsi di due diverse tradizioni sull'intervento di Gionata a favore di Davide oppure tra i due episodi è intercorso un lasso di tempo considerevole e il primo fatto potrebbe essere stato dimenticato.

11-17. Nuovo attentato alla vita di Davide. Lo “spirito cattivo sovrumano” s'impadronisce ancora una volta di Saul, turbandolo con tetre considerazioni sull'ennesimo successo conseguito dal giovane condottiero contro i Filistei (v. 8; cfr. 18,8-10). Stavolta Saul non si limita a brandire la lancia (18,11) ma la scaglia violentemente contro la parete, ormai determinato a farla finita. La fuga di Davide non basta a placare Saul invaso dalla furia omicida; per tre volte, nel cuor della notte, manda messaggeri a casa di Davide: prima per sorvegliarlo dall'esterno in attesa del mattino, poi per catturarlo subito e infine per dare un ordine che solo una mente squilibrata può dare: «Portatelo qui da me nel suo letto, perché lo faccia morire» (v. 15). Solo il sangue freddo di Mikal riesce a frenare temporaneamente la furia del re (v. 17).

13. «li pose presso il letto»: secondo un uso babilonese attestato, presso il capezzale degli infermi si collocavano delle statuette di terracotta o rame allo scopo di allontanare gli spiriti malvagi. Mikal fa lo stesso. I terafim (cfr. 15,22-23; qui non si tratta necessariamente di “idoli” veri e propri, forse sono raffigurazioni degli antenati) dovrebbero segnalare inequivocabilmente la presenza di un malato nella stanza. «tessuto di pelo di capra»: «tessuto» è una traduzione congetturale dell'hapax kᵉbîr. Di qualunque oggetto si tratti (coperta, panno, cuscino, ecc.) è chiaro che serve a simulare il corpo di Davide giacente a letto malato. Dopo aver coperto il tutto con una coltre, alla debole luce della lampada sarà difficile accorgersi dell'inganno.

17. Mikal sopporta impavidamente l'urto dell'ira paterna, conducendo sino in fondo l'inganno pur di salvare il marito. L'amore coniugale (cfr. 18,20) è più forte del legame parentale (cfr. Gn 2,23-24). Mikal dimostra a Davide una fedeltà esemplare nel momento più difficile. La sua protesta in 2Sam 6,20 – interpretata da Davide come un malevolo accenno alla sua usurpazione del regno di Saul – è forse dovuta a un moto di gelosia ben intenzionato da parte di questa donna rimastagli devota nonostante tutto (25,44; 2Sam 3,14-16).

18-24. È un racconto indipendente, ritenuto da molti esegeti un doppione di 10,10-12. Ricorda un fatto simile accaduto al profeta Elia (2Re 1,9-17). Fuggito dalla propria casa in Gabaa (v. 12) Davide non torna a Betlemme (certamente Saul lo farà cercare anzitutto presso i suoi parenti) ma si dirige verso Rama. Ivi abita il vecchissimo Samuele, il garante della sua regalità (16,1-13), cui si rivolge per chiedere consiglio sul da farsi. Saul viene avvertito della loro presenza in una località a noi ignota, Naiot, da spie o da zelanti sudditi. Come nella notte della fuga di Davide, Saul invia per ben tre volte i suoi emissari per catturare il nemico e poi si reca di persona a Naiot. Anche stavolta tutti soccombono, però non di fronte all'astuzia di una donna ma davanti allo spirito di Dio che s'impossessa di loro e li costringe a “fare i profeti” contro la loro volontà (cfr. Balaam in Nm 22,20.35). Secondo 15,35 Saul e Samuele non dovevano più rivedersi. Ma lo scopo del brano giustifica la trasgressione narrativa. I due “Unti” s'incontrano presso il profeta che li ha consacrati re entrambi. È l'atto conclusivo di un dramma epocale: Samuele è l'ultimo dei “giudici” d'Israele ritiratosi dopo aver esaudito la richiesta del popolo di avere un re (cc. 8-12); di nuovo è stato chiamato a consacrare un altro re in sostituzione del primo, falso e infedele; infine deve assistere alla lotta dell'uno contro l'altro. C'è un'unica possibilità affinché la storia sacra non sia soffocata dal male: che per un istante si permetta allo spirito – che era sceso su Saul (10,10) e poi si era ritirato per scendere su Davide (16,13-14) – di operare, per comprendere chi è il vero «arbitro e giudice» (24,13.16) degli eventi. Il Signore offre a Saul un'ultima occasione per “obbedire allo spirito”, cioè per essere libero davvero dalla schiavitù dell'invidia, della gelosia, dell'odio. Purtroppo Saul non riesce adesso come non era mai riuscito in tutta la sua carriera (cfr. i cc. 13-15).

20. «comunità di profeti»: cfr. 10,5-7. Non sappiamo come mai Samuele si sia unito a questo gruppo di estatici, lui che è sempre vissuto in solitudine.

20-24. «fare il profeta»: anche per quest'espressione, cfr. 10,5-7.

24. «Anch'egli si tolse gli abiti»: a quanto pare la nudità totale o parziale contrassegnava coloro che “facevano i profeti”. Nel presente contesto la nudità di Saul acquista anche il senso di un'umiliazione davanti a Samuele e al suo rivale, causata dalla tenace opposizione al disegno divino. «Da qui è venuto il detto»: il proverbio è lo stesso citato in 10,11. Ambedue gli episodi, analoghi sotto diversi aspetti, possono aver dato origine al medesimo detto. Non è necessario ipotizzare due tradizioni diverse di un unico evento.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[filtri]

persa la domenica-sonntagabend un paio di [sabotaggi persa percentuale stabilizzata origine] e [storia geologica delle grandelle a volte [intese] comprano dal due al sei marzo verso aprile oppure [è senza] [virgolettato la ricerca non ha evidenziato un termine specifico grandelle con una definizione univoca in contesti letterari o tecnici prevalenti suggerendo che si tratti spesso di un uso colloquiale o plurale al momento non ci sono controindicazioni sensibili men che meno [la scadenza è conforme alla fine dell'orologeria l'affissione l'] annullo

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Avevamo lasciato Craig Fortman alle prese con il suo progetto Arch Garrison, ma nel mentre la sua arte veniva messa a disposizione di un'iniziativa che coinvolgeva non solo la sua formazione North Sea Radio Orchestra, ma anche Pascal Comelade, l’ex-Cardiacs William D. Drake, l’ex-Henry Cow John Greaves, Elise Caron e Silvain Vanot... https://artesuono.blogspot.com/2016/10/north-sea-radio-orchestra-dronne-2016.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/7bZSRcpfVBVOMZDSRcSh13


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

ProtectEU: le misure della Commissione Europea contro terrorismo ed estremismo violento

“L'Unione europea è uno dei luoghi più sicuri al mondo”, dichiara Magnus Brunner, Commissario per gli Affari interni e la migrazione. Per mantenere questa posizione, la Commissione europea ha adottato una serie di iniziative contro il terrorismo e l'estremismo violento, che fanno parte della più ampia strategia “ProtectEU”.

Magnus Brunner

Sebbene il pericolo rimanga significativo, “la natura delle minacce si è evoluta”, spiega Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, a seguito di una riunione della Commissione europea. “Dieci anni fa, abbiamo assistito a devastanti attacchi terroristici a Bruxelles e Parigi. La minaccia del terrorismo non è sconosciuta nemmeno al resto d'Europa”, ricorda Virkkunen. Oggi, tuttavia, il mondo digitale, in particolare “l'uso improprio delle tecnologie digitali”, sta rimodellando l'attività terroristica. Minacce che vanno dai “social media e dall'intelligenza artificiale alle armi e ai droni stampati in 3D” prendono di mira in modo sproporzionato i minori: “La radicalizzazione dei giovani è in aumento e i giovani sono sempre più soggetti ad attacchi online”.

Henna Virkkunen

Brunner avverte: “I terroristi non combattono lealmente; sfruttano ogni debolezza che trovano. La cosa più preoccupante è che prendono di mira i nostri figli”. Utilizzano piattaforme di gioco, messaggistica criptata e social media per il reclutamento, con una statistica allarmante: “quasi un presunto terrorista su tre nell'UE ha meno di 20 anni”.

Nel 2026, Bruxelles valuterà le revisioni della normativa sui contenuti terroristici online e si impegna a un'applicazione rigorosa del Digital Services Act. È stata inoltre rafforzata la cooperazione con le piattaforme per “accelerare la rimozione dei contenuti terroristici”, trasformando il Protocollo di crisi in un “Quadro europeo per la risposta alle crisi online” per intervenire “prima che una crisi emerga completamente”. Ulteriori preoccupazioni includono “nuovi sviluppi geopolitici e il coinvolgimento di attori statali e non statali”.

Gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e il conflitto di Gaza hanno alimentato “odio e incitamento alla violenza”, sfruttati da jihadisti e da estremisti di estrema destra e di estrema sinistra, aumentando il rischio di “attacchi”. Lo Stato Islamico “rimane una delle principali minacce esterne per l'UE”, secondo la Commissione Europea, in particolare data l'instabilità siriana e il “futuro incerto dei combattenti terroristi stranieri” detenuti nella Siria nord-orientale.

Il fondamento della strategia è “rafforzare la consapevolezza situazionale e la diagnosi precoce”, rafforzando la capacità unica di analisi dell'intelligence e le risorse di intelligence da fonte aperta (OSINT) di Europol.

Sono previsti investimenti in “tecnologie emergenti, tra cui intelligenza artificiale, criptovalute, droni e armi stampate in 3D” e nella prevenzione, identificata come la “strategia a lungo termine più efficace”: 5 milioni di euro finanzieranno progetti che promuovono “l'emancipazione dei giovani, la resilienza digitale e la coesione comunitaria”.

Dal punto di vista operativo, l'UE mira a istituire una “procedura post-hit” all'interno del Sistema d'Informazione Schengen, valuta l'estensione della raccolta dei dati dei passeggeri a “voli privati, trasporti marittimi e terrestri” e stanzia 30 milioni di euro per proteggere le infrastrutture critiche e gli spazi pubblici.

Infine, controlli finanziari più rigorosi includono un “futuro sistema europeo di recupero dei dati finanziari” e una tabella di marcia per un “accesso legittimo ed efficace ai dati”, garantendo “indagini e azioni penali più rapide e coordinate”.

Immagine creata con l'intelligenza artificiale di Google Gemini

Anche la cooperazione esterna di Europol ed Eurojust in materia di antiterrorismo con i paesi terzi è stata intensificata, con Europol che rafforza i partenariati con alleati fidati per ottenere dati su individui che rappresentano minacce terroristiche. Bruxelles propone inoltre di approfondire la cooperazione con i paesi dell'allargamento e i partner del Mediterraneo, in parte attraverso l'attuazione del Piano d'azione congiunto per prevenire e contrastare il terrorismo e l'estremismo violento con i Balcani occidentali e l'espansione delle attività del Knowledge Hub in queste regioni. Ciò è in linea con il Consiglio dell'UE, che oggi ha adottato le riforme del regime di sanzioni dell'UE per la lotta al terrorismo (l'“Elenco dei terroristi dell'UE”).

#ProtectEU

Per saperne di più: https://home-affairs.ec.europa.eu/news/commission-presents-protecteu-internal-security-strategy-2025-04-01_en

 
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from Alviro

Bisogna possedere, in qualche misura, la fame del povero per assaporare davvero l’opulenza del ricco; poiché il piacere non nasce dall’abbondanza in sé, ma dal contrasto tra desiderio e soddisfazione. L’uomo che non ha mai conosciuto la mancanza tende a considerare il superfluo come un diritto naturale, e ciò che dovrebbe suscitare meraviglia scivola nell’abitudine con la stessa rapidità con cui una verità evidente diventa invisibile per eccesso di familiarità.

La ricchezza, priva del ricordo della privazione, si trasforma in un’arida contabilità di oggetti; ma quando è preceduta dall’esperienza del bisogno, ogni bene acquista una sorta di luminosità morale. Non è la quantità delle cose possedute a determinare la gioia, bensì l’intensità con cui esse colmano un’assenza. Il povero, abituato a misurare il mondo con il metro della necessità, sa riconoscere il valore di ciò che riceve; il ricco, se ignora tale misura, rischia di vivere circondato da tesori che non significano nulla.

Vi è dunque una lezione paradossale in questa osservazione: la felicità non segue docilmente la prosperità materiale. Essa richiede, per così dire, una memoria della fame. Senza questa memoria, l’abbondanza diviene monotonia; con essa invece, anche il semplice pezzo di pane può avere un sapore delizioso. Perché, in fondo, la ricchezza senza appetito è come una biblioteca in una casa dove nessuno sa leggere: un ornamento rispettabile, ma del tutto inutile.

 
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from Transit

(210)

(K1)

La morte di #Khamenei apre una fase di incertezza strutturale per il sistema iraniano, più che una finestra lineare verso la democrazia. Il potere formale passa a un consiglio ad interim in attesa che l’ “Assemblea degli esperti” scelga una nuova guida, ma il baricentro reale resta nella convergenza (o nello scontro) tra burocrazia religiosa e apparato di sicurezza.

L’assenza di un erede designato e la natura personalistica del ruolo rendono la successione un momento potenzialmente caotico, in cui aree di regime e opposizioni in esilio cercheranno di capitalizzare il vuoto.

Per la società iraniana, già provata da anni di repressione sanguinosa delle proteste, il lutto ufficiale convive con un sentimento diffuso di stanchezza e rabbia, non necessariamente organizzato ma profondo.

Una transizione democratica richiede però soggetti concreti, non solo un “momento favorevole”: esiste un arcipelago di attori come riformisti interni, opposizione organizzata all’estero, reti civili femministe e studentesche, ma sono divisi, sospettosi tra loro e privi di meccanismi condivisi per il dopo-regime.

(K2)

Il rischio immediato è che la continuità autoritaria, con un leader più debole ma un apparato spregiudicato, appaia la soluzione meno costosa per chi detiene le armi.

L’Occidente può facilitare, non sostituire, un processo di democratizzazione, evitando che la morte di Khamenei sia letta solo in chiave militare e securitaria: gestire il “rischio” rischia di accettare un nuovo autoritarismo prevedibile.

Un ruolo utile passa da sostegno politico e tecnico a piani di transizione iraniani (road map laiche e pluraliste già elaborate), apertura mirata a società civile, media indipendenti, sindacati e università, e revisione delle sanzioni che riduca l’impatto sui cittadini colpendo selettivamente le strutture repressive.

Meno “Regime Change”, più garanzie per chi si espone: canali sicuri per l’esilio, protezione per i difensori dei diritti umani, riconoscimento rapido di un governo di transizione rappresentativo. Anche in uno scenario ideale, la democrazia iraniana resterà un cammino lungo e intermittente, ma le scelte occidentali nei prossimi mesi possono renderlo percorribile.

#Blog #Khamenei #Iran #Occidente #Geopolitica #Opinioni

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Rottura tra Saul e Davide (18,6-21,1)

1Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, la vita di Giònata s'era legata alla vita di Davide, e Giònata lo amò come se stesso. 2Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. 3Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. 4Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura. 5Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava, così che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il popolo e anche ai ministri di Saul.

6Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall'uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d'Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. 7Le donne cantavano danzando e dicevano: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”. 8Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: “Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno”. 9Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide.

10Il giorno dopo, un cattivo spirito di Dio irruppe su Saul, il quale si mise a fare il profeta in casa. Davide suonava la cetra come ogni giorno e Saul teneva in mano la lancia. 11Saul impugnò la lancia, pensando: “Inchioderò Davide al muro!”. Ma Davide gli sfuggì per due volte. 12Saul cominciò a sentire timore di fronte a Davide, perché il Signore era con lui, mentre si era ritirato da Saul. 13Saul lo allontanò da sé e lo fece comandante di migliaia e Davide andava e veniva al cospetto del popolo. 14Davide riusciva in tutte le sue imprese, poiché il Signore era con lui. 15Saul, vedendo che riusciva proprio sempre, aveva timore di lui. 16Ma tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché egli andava e veniva alla loro testa.

17Ora Saul disse a Davide: “Ecco Merab, mia figlia maggiore. La do in moglie a te. Tu dovrai essere il mio guerriero e combatterai le battaglie del Signore”. Saul pensava: “Non sia contro di lui la mia mano, ma contro di lui sia la mano dei Filistei”. 18**Davide rispose a Saul: “Chi sono io, che cos'è la mia vita, e che cos'è la famiglia di mio padre in Israele, perché io possa diventare genero del re?”. 19E così, quando venne il tempo di dare Merab, figlia di Saul, a Davide, fu data invece in moglie ad Adrièl di Mecolà. 20Intanto Mical, l'altra figlia di Saul, s'invaghì di Davide; ne riferirono a Saul e la cosa gli sembrò giusta. 21Saul diceva: “Gliela darò, ma sarà per lui una trappola e la mano dei Filistei cadrà su di lui”. E Saul disse a Davide: “Oggi hai una seconda occasione per diventare mio genero”. 22Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: “Dite in segreto a Davide: “Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano. Su, dunque, diventa genero del re”“. 23I ministri di Saul sussurrarono all'orecchio di Davide queste parole e Davide rispose: “Vi pare piccola cosa diventare genero del re? Io sono povero e di umile condizione”. 24I ministri di Saul gli riferirono: “Davide ha risposto in questo modo”. 25Allora Saul disse: “Riferite a Davide: “Il re non vuole il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perché sia fatta vendetta dei nemici del re”“. Saul tramava di far cadere Davide in mano ai Filistei. 26I ministri di lui riferirono a Davide queste parole e a Davide sembrò giusta tale condizione per diventare genero del re. Non erano ancora compiuti i giorni fissati, 27quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e abbatté tra i Filistei duecento uomini. Davide riportò tutti quanti i loro prepuzi al re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la figlia Mical. 28Saul si accorse che il Signore era con Davide e che Mical, sua figlia, lo amava. 29Saul ebbe ancora più paura nei riguardi di Davide e fu nemico di Davide per tutti i suoi giorni. 30I capi dei Filistei facevano sortite, ma Davide, ogni volta che uscivano, riportava successi maggiori di tutti i ministri di Saul, e divenne molto famoso.

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Approfondimenti

1-4. Il coraggio, la bellezza, la freschezza interiore di Davide soggiogano (il verbo qšr è molto forte, cfr. Gn 44,30-31) il principe ereditario Gionata, dotato delle sue medesime qualità. L'attrazione reciproca diventa un “patto” irrevocabile che in 20,8 è chiamato «un patto del Signore» (bᵉrit JHWH), quasi che l'amicizia tra i due debba superare i confini personali per assurgere a simbolo della alleanza (bᵉrit) che lega il Signore al suo popolo. Gionata ama Davide «come se stesso», anzi più di se stesso perché oscura volontariamente la propria luce per far posto all'amico. Gionata svolge un ruolo profetico, intuendo in Davide l'eletto del Signore e mettendo a sua disposizione la propria vita. In questo è molto simile a Giovanni il Battista, la cui grandezza sta proprio nel riconoscere che «nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo... egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,27.30).

4. Le vesti erano considerate un prolungamento della persona cui appartenevano, un'espressione pubblica del suo modo di essere e di agire (cfr. 24,5-6; 2Re 2,13-14; Rt 3,9). Donando i propri indumenti e le proprie armi a Davide, Gionata gli consegna la propria dignità regale e si mette al suo servizio.

6-9. La festa per la vittoria è ancora in corso quando Saul manifesta i primi segni d'insofferenza nei confronti di Davide. Era normale che le donne uscissero incontro ai combattenti per inneggiare alle loro imprese con danze e ritornelli cantati al suono di strumenti (cfr. Es 15,20-21; Gdc 5; 11,34; 16,23-24), ma stavolta esagerano: non solo paragonano il re con un ragazzo, ma preferiscono addirittura quest'ultimo – fortunato ma pur sempre inesperto – al vecchio guerriero! Forse Saul incomincia a sospettare che Davide sia “l'uomo migliore di lui” cui il Signore ha promesso il regno (15,28) e il tormento si acuisce in lui.

7. «Saul ha ucciso i suoi mille...»: le cifre non sono da prendere alla lettera. Nell'euforia della disfatta inflitta ai Filistei le lodi si sprecano e acquistano rapidamente tratti leggendari. Il ritornello dovette avere un gran successo se divenne famoso anche presso i Filistei (21,12; 29,5).

10-16. In questi pochi versetti si definisce acutamente la complessa situazione interiore di Saul: la tetra malinconia (effetto del “cattivo spirito sovrumano” 16,14-23), il delirio (v. 10), la gelosia irrazionale fino al delitto (v. 11), il timore che cerca di cancellare l'avversario dalla propria presenza (vv. 12-15). Ma sopra tutto, la consapevolezza umiliante della propria miseria mentre Davide riesce sempre in tutto ciò che fa (vv. 5.14.15) «perché il Signore è con lui» (v. 12).

11. «impugnò la lancia»: l'arma è una specie di distintivo di Saul (una mania o un attributo di regalità?): la tiene presso di sé a mensa (20,33), durante i consigli di corte (22 6), persino quando dorme (26,7). Anche nella tragedia del Gelboe, ormai ferito, è visto appoggiarsi all'arma inseparabile (2Sam 1,6).

17-30. La strategia di Saul contro l'ingombrante rivale si va man mano affinando. Conscio di non poter intervenire direttamente a causa del grande affetto che tutto il popolo nutre per Davide (v. 16), pensa di farlo cadere per mano dei Filistei sfruttando la sua impavida generosità e persino i sentimenti d'amore che nutre nei confronti delle sue figlie Merab e Mikal. La vile speranza di Saul è che Davide rimanga ucciso nel corso di qualche impresa militare. Davide supera tutte le prove impostegli per ottenere in moglie prima Merab e poi Mikal ma tutto ciò, ben lungi dal placare l'astio del re, lo tramuta in guerra aperta. Ormai Saul si è reso conto che la storia lo sta oltrepassando (v. 28) e, come aveva tatto un giorno con Samuele (15,27), tenta in tutti i modi di fermarla. I suoi atti inconsulti tradiscono una tragica impotenza, aggravata dalla nota finale sui successi di Davide (v. 30) che stanno diventando un'ossessione.

17. «Ecco Merab... la do in moglie a te»: è l'adempimento della promessa fatta sul campo di battaglia: «Chiunque abbatterà il Filisteo... il re gli darà in moglie la figlia» (17,25). Però Saul impone una nuova condizione, senza peraltro fissare limiti di tempo alla celebrazione delle nozze: Davide dovrà combattere “le battaglie del Signore”, cioè guerreggiare valorosamente nel nome del Signore (in Nm 21,14 si cita addirittura un «Libro delle guerre del Signore»; cfr. 17,47). In realtà Saul prende tempo sperando che Davide soccomba per il troppo zelo.

18. «Chi sono io e che importanza ha la famiglia di mio padre»: TM dice lett. «Chi sono io e chi la mia vita, la famiglia di mio padre». La versione BC è ottenuta modificando leggermente la vocalizzazione del TM: «... e chi la vita (= lo stato, la condizione) della famiglia...». Il versetto manca nei LXX. Le rimostranze di Davide (cfr. anche v. 23) danno l'impressione di essere sincere, ma non è da escludere la complimentosa ritualità che accompagnava ogni gesto importante (cfr. 2Sam 24,22-24; Gn 23,11-15). Un forte sentimento d'indegnità aveva colto anche Saul al momento della sua elezione (9,21).

19. Non sono note le circostanze che possono aver indotto Saul a violare la sua promessa né vengono registrate particolari reazioni di Davide. I cinque figli nati dal matrimonio di Merab con Adriel faranno una tragica fine (cfr. 2Sam 21,8-9).

21. «hai una seconda occasione..»: traduzione ipotetica dell'ebraico bištayim (= «per la seconda volta»?). Il versetto suscita alcuni interrogativi: non si ode alcuna risposta di Davide e i versetti seguenti suppongono un accordo segreto fra Saul e i suoi ministri prima che Davide sia stato avvertito della possibilità di diventare genero del re.

25-27. Basandosi sul diritto acquisito dal padre della sposa di ricevere dal futuro genero una dote nuziale e considerando le modeste possibilità di Davide, Saul gli tende una trappola che a lui pare infallibile. Non pretende il pagamento di una somma in denaro, bensì «solo (!) cento prepuzi di Filistei». Presso gli antichi era costume di contare i nemici uccisi tagliando loro la testa (presso gli Assiri), le mani (in Egitto) oppure il membro virile. In questo caso Saul esige i prepuzi: poiché i Filistei sono gli “incirconcisi” per eccellenza tra i popoli della regione, Davide non potrà ingannare Saul uccidendo a caso qualche malcapitato ma dovrà per forza avventurarsi in Filistea a rischio della propria vita. Inutile dire che Saul conta proprio su quest'eventualità. Inoltre costringe Davide a compiere l'impresa entro un tempo relativamente breve (v. 26). Ma il coraggio (e, perché no, l'ambizione) di colui che «ha abbattuto il leone e l'orso» (17,36) avrà ragione anche delle trame ordite contro di lui, uccidendo addirittura il doppio dei Filistei richiesti (secondo TM; i LXX dicono «cento»).

27. «li contò»: traduzione incerta del termine ebraico waymalᵉ’ûm (dal verbo ml’ = «riempire, compiere, completare»: «li consegnò in numero esatto»?). I LXX hanno: «li consegnò».

30. Nonostante le vittorie d'Israele (cc. 14.17) i Filistei non demordono. Anzi, d'ora in poi si faranno ancor più minacciosi (19,8; 23,27; 28,1) sino all'ecatombe del Gelboe (c. 31).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from differxdiario

israhell ordina e gli usa obbediscono, cani con bombe legate alla coda. questi maledetti affonderanno il mondo, anche se dovesse costargli la loro stessa fine. pur di fare il male sono disposti al suicidio. anzi, al genocidio altrui e poi all'autoestinzione. con la loro statua della libertà infilata nel cu*o.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide sconfigge Golia 17,1-18,5 1I Filistei radunarono di nuovo le loro truppe per la guerra, si radunarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azekà, a Efes-Dammìm. 2Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto e si schierarono a battaglia contro i Filistei. 3I Filistei stavano sul monte da una parte, e Israele sul monte dall'altra parte, e in mezzo c'era la valle. 4Dall'accampamento dei Filistei uscì uno sfidante, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. 5Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. 6Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. 7L'asta della sua lancia era come un cilindro di tessitori e la punta dell'asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero. 8Egli si fermò e gridò alle schiere d'Israele: “Perché siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non sono io Filisteo e voi servi di Saul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me. 9Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo vostri servi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete voi nostri servi e ci servirete”. 10Il Filisteo aggiungeva: “Oggi ho sfidato le schiere d'Israele. Datemi un uomo e combatteremo insieme”. 11Saul e tutto Israele udirono le parole del Filisteo; rimasero sconvolti ed ebbero grande paura. 12Davide era figlio di un Efrateo di Betlemme di Giuda chiamato Iesse, che aveva otto figli. Al tempo di Saul, quest'uomo era un vecchio avanzato negli anni. 13I tre figli maggiori di Iesse erano andati con Saul in guerra. Di questi tre figli, che erano andati in guerra, il maggiore si chiamava Eliàb, il secondo Abinadàb, il terzo Sammà. 14Davide era ancora giovane quando questi tre più grandi erano andati dietro a Saul. 15Egli andava e veniva dal seguito di Saul e pascolava il gregge di suo padre a Betlemme. 16Il Filisteo si avvicinava mattina e sera; continuò così per quaranta giorni. 17Ora Iesse disse a Davide, suo figlio: “Prendi per i tuoi fratelli questa misura di grano tostato e questi dieci pani e corri dai tuoi fratelli nell'accampamento. 18Al comandante di migliaia porterai invece queste dieci forme di formaggio. Infórmati della salute dei tuoi fratelli e prendi la loro paga. 19Essi con Saul e tutto l'esercito d'Israele sono nella valle del Terebinto, a combattere contro i Filistei”. 20Davide si alzò di buon mattino: lasciò il gregge a un guardiano, prese il carico e partì come gli aveva ordinato Iesse. Arrivò ai carriaggi quando le truppe uscivano per schierarsi e lanciavano il grido di guerra. 21Si disposero in ordine Israele e i Filistei: schiera contro schiera. 22Davide si liberò dei bagagli consegnandoli al custode, poi corse allo schieramento e domandò ai suoi fratelli se stavano bene. 23Mentre egli parlava con loro, ecco lo sfidante, chiamato Golia il Filisteo, di Gat. Avanzava dalle schiere filistee e tornò a dire le sue solite parole e Davide le intese. 24Tutti gli Israeliti, quando lo videro, fuggirono davanti a lui ed ebbero grande paura. 25Ora un Israelita disse: “Vedete quest'uomo che avanza? Viene a sfidare Israele. Chiunque lo abbatterà, il re lo colmerà di ricchezze, gli darà in moglie sua figlia ed esenterà la casa di suo padre da ogni gravame in Israele”. 26Davide domandava agli uomini che gli stavano attorno: “Che faranno dunque all'uomo che abbatterà questo Filisteo e farà cessare la vergogna da Israele? E chi è mai questo Filisteo incirconciso per sfidare le schiere del Dio vivente?”. 27Tutti gli rispondevano la stessa cosa: “Così e così si farà all'uomo che lo abbatterà”. 28Lo sentì Eliàb, suo fratello maggiore, mentre parlava con quegli uomini, ed Eliàb si irritò con Davide e gli disse: “Ma perché sei venuto giù e a chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io conosco la tua boria e la malizia del tuo cuore: tu sei venuto giù per vedere la battaglia”. 29Davide rispose: “Che cosa ho dunque fatto? Era solo una domanda”. 30Si allontanò da lui, andò dall'altra parte e fece la stessa domanda, e tutti gli diedero la stessa risposta. 31Sentendo le domande che Davide faceva, le riferirono a Saul e questi lo fece chiamare. 32Davide disse a Saul: “Nessuno si perda d'animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo”. 33Saul rispose a Davide: “Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d'armi fin dalla sua adolescenza”. 34Ma Davide disse a Saul: “Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e veniva talvolta un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. 35Allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la pecora dalla sua bocca. Se si rivoltava contro di me, l'afferravo per le mascelle, l'abbattevo e lo uccidevo. 36Il tuo servo ha abbattuto il leone e l'orso. Codesto Filisteo non circonciso farà la stessa fine di quelli, perché ha sfidato le schiere del Dio vivente”. 37Davide aggiunse: “Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell'orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo”. Saul rispose a Davide: “Ebbene va' e il Signore sia con te”. 38Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e lo rivestì della corazza. 39Poi Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura e cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: “Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato”. E Davide se ne liberò. 40Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo. 41Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. 42Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto. 43Il Filisteo disse a Davide: “Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?”. E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. 44Poi il Filisteo disse a Davide: “Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche”. 45Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai sfidato. 46In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti staccherò la testa e getterò i cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. 47Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché del Signore è la guerra ed egli vi metterà certo nelle nostre mani”. 48Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a prendere posizione in fretta contro il Filisteo. 49Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. 50Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra, colpì il Filisteo e l'uccise, benché Davide non avesse spada. 51Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga. 52Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda, alzando il grido di guerra, e inseguirono i Filistei fin presso Gat e fino alle porte di Ekron. I cadaveri dei Filistei caddero lungo la strada di Saaràim, fino all'ingresso di Gat e fino a Ekron. 53Quando gli Israeliti furono di ritorno dall'inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro campo. 54Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme. Le armi di lui invece le pose nella sua tenda. 55Saul, mentre guardava Davide uscire contro il Filisteo, aveva chiesto ad Abner, capo delle milizie: “Abner, di chi è figlio questo giovane?”. Rispose Abner: “Per la tua vita, o re, non lo so”. 56Il re soggiunse: “Chiedi tu di chi sia figlio quel giovinetto”. 57Quando Davide tornò dall'uccisione del Filisteo, Abner lo prese e lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora in mano la testa del Filisteo. 58Saul gli chiese: “Di chi sei figlio, giovane?”. Rispose Davide: “Di Iesse il Betlemmita, tuo servo”.

__________________________ Note

17,1 Soco e Azekà: secondo Gs 15,35, sono città della Sefela, cioè delle colline occidentali di Giuda.

17,2 valle del Terebinto: è identificata con l’attuale wadi Es-Sant, a sud-ovest di Betlemme.

17,5 Un siclo equivaleva a circa 11 grammi. La corazza pesava circa 55 kg.

17,7 La lama dell’asta pesava circa 6,5 kg.

17,11 I vv. 12-31 (omessi nella traduzione greca dei LXX) seguono una tradizione diversa, forse anteriore alla narrazione di 16,14-23. Lo stesso vale per la narrazione di 17,55-18,5. La sequenza narrativa riprende al v. 32, con l’entrata in scena di Davide.

17,54 la portò a Gerusalemme: la conquista di Gerusalemme è successiva, viene raccontata solo in 2Sam 5,6-9. Questo accenno è un anacronismo, segno della redazione tardiva della narrazione.

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Approfondimenti

7,1-18,5. L'epico racconto della vittoria su Golia fa da cornice al secondo racconto sull'adozione di Davide da parte di Saul. Dopo un certo periodo di pace i Filistei si spingono nuovamente verso il territorio di Giuda. Saul è costretto a scendere col suo esercito per tagliare la strada agli invasori. Le due schiere si attestano l'una di fronte all'altra nella cosiddetta Valle del Terebinto (vv. 1-3); come nella guerra precedente (c. 14) nessuno dei contendenti si decide a ingaggiare la battaglia. A un certo punto i Filistei propongono un duello risolutivo tra il loro campione, un certo Golia di Gat, e un prode Israelita che sia disposto a misurarsi con lui (vv. 4-11). È una consuetudine abbastanza documentata nella antichità: nell'Iliade omerica (Ettore ed Aiace Telamonio; Paride e Menelao) e nella storia romana (Orazi e Curiazi) troviamo casi simili. Per diversi giorni nessuno osa raccogliere la sfida di Golia, finché arriva al campo il giovane Davide. Questi viene presentato nuovamente come se fosse affatto sconosciuto.

Mentre tutto l'esercito israelita è vergognoso per l'impotenza cui si vede ridotto, Davide si offre e, insperata-mente, vince (vv. 12-54). Da quel giorno Davide passa alla corte del re, divenendo in breve tempo un capo militare stimato da tutto il popolo e persino dai dignitari di Saul (17,55-18,5).

Quel che potrebbe apparire come un mero (per quanto straordinario) episodio di cronaca militare, assume con pochi tratti i contorni di una disputa ben più seria in cui si decide della superiorità del Dio d'Israele rispetto agli dei filistei. Il capitolo 17 vede in Davide il prosecutore della missione di Saul: «Egli libererà il mio popolo dalle mani dei Filistei», 9,16; 10,1); entrambi sono stati scelti da Dio (9,17; 10,1.24; 16,1.9) per custodire Israele dai suoi nemici e per condurlo al possesso pacifico della terra promessa ai padri (cfr. Es 3). La conquista di Canaan non ha soltanto una dimensione politico militare ma anche e soprattutto religiosa, in quanto la lotta decisiva è quella del Signore contro gli altri dei (cfr gli importantissimi capitoli di Gs 23-24). Il non andar dietro alle divinità straniere sarà infatti la migliore garanzia per un futuro sereno e fecondo, pena la scomparsa dalla terra in seguito all'oppressione delle «nazioni» (cfr. la parenesi deuteronomistica in Dt 4-11 e 28). La prima realizzazione della minaccia si ha nella battaglia di Eben-Ezer, quando l'arca viene catturata dai Filistei e deposta come bottino di guerra ne empio di Dagon (1Sam 4-5), Le iniquità dei figli di Eli (c. 2) hanno sancito l'apparente sconfitta del Signore rispetto al dio dei Filistei, ma questi dovrà infine prostrarsi dinanzi al «Dio degli eserciti che siede sui cherubini» (cfr. 5,1-5). L'attuale guerra tra Israeliti e Filistei rilancia anche la lotta teologica, come dimostra insistentemente Davide nelle sue parole contro Golia: «Come osi sfidare – tu incirconciso (la circoncisione è il segno dell'alleanza!) – le schiere del Dio vivente?» (17,26.36.45).

La vittoria di Davide dimostrerà che «vi è un Dio in Israele» (v. 46). Dall'altra parte Golia accetta la sfida maledicendo Davide «in nome dei suoi dei» (v. 43). In tale prospettiva il racconto si innesta coerentemente sul tronco della storia religiosa d'Israele, ne scrive un nuovo, importante capitolo e preannuncia temi che saranno ripresi successivamente (cfr. Elia sul monte Carmelo, 1Re 18. Particolarmente significativo per un confronto con 1Sam 17 è il v. 36: «Oggi si sappia che tu sei Dio in Israele...»).

17,1-11. La pericope ha lo scopo di preparare il racconto dell'impresa di Davide: la descrizione del luogo (vv. 1-3), del gigante filisteo (vv. 4-7); la sfida lanciata a Israele (v. 8-10); il terrore dell'esercito di Saul (v. 11). Solo nel v. 12 Davide comparirà sulla scena per risolvere miracolosamente la disperata situazione del suo popolo.

1-3. Il luogo della contesa si trova sul confine tra la Filistea e Israele (Gs 10,10-11; 15,35) a circa 25 km da Betlemme. La Valle del Terebinto (oggi Wadi es-Sant) è ampia e affiancata da colline tondeggianti, luogo ideale per accamparsi in posizione difensiva. La valle è solcata dal letto di un torrente, arido nel periodo estivo. È da esso che Davide sceglie i ciottoli levigati che saranno i suoi proiettili contro Golia (v. 40).

4. «campione»: lett. ’îš habbēnayim, ossia «l'uomo che sta nello spazio intermedio tra due». Sarebbe colui che viene a collocarsi tra i due eserciti per sfidare gli avversari. La parola italiana più vicina morfologicamente è “duellante”. «alto sei cubiti e un palmo»: secondo le misure correnti Golia dovrebbe essere alto circa tre metri. La menzione di uomini giganteschi è frequente nella Bibbia. Ricordando i giganti esistenti al tempo del diluvio (Gn 6,4; cfr. Sir 16,7) essa afferma che ce ne furono “anche dopo” Dt 1,28 parla dei giganti «figli degli Anakiti» visti in Canaan dagli esploratori mandati da Mosè (cfr. 2,10; Nm 13,28.32-33). Gs 11,21-22 riferisce che Giosuè sterminò tutti gli Anakiti, all'infuori di quelli residenti a Gaza, Gat (!) e Asdod. 2Sam 21,15-22 registra un'altra tradizione sui «figli di Rafa», uno dei quali era «fratello di Golia di Gat».

8-10. Le parole di Golia dimostrano un totale disprezzo per i nemici, considerati stolti già per il fatto di aver accettato la sfida nonostante siano solo dei «servi di Saul». Fissando le condizioni del duello Golia gioca sulla parola «servi» (‘ăbādîm): «Se il mio avversario vincerà, noi Filistei accetteremo l'estrema abiezione (“serviremo” i “servi di Saul”); se invece vincerò io, voi sarete “nostri servi” (e non più “servi di Saul”!) e “ci servirete”». La posta in gioco è altissima e aveva già fatto tremare i Filistei nel passato (4,9), ma stavolta Golia è sicuro della vittoria. Al contrario Israele, paralizzato dal terrore (v. 11), non riesce neppure a invocare il Signore.

12-31. Questa lunga pericope ebraica manca nella recensione alessandrina dei LXX, mentre è conservata dalle recensioni Origeniana e Lucianica, da Vg e Syr. La lacuna è imputabile all'intenzione di armonizzare il presente racconto con la precedente versione della vocazione di Davide (16,14-23). Quest'ipotesi sembra confermata dal fatto che vengono omessi anche i vv. 55-58 (Saul chiede notizie sul conto di Davide e lo fa chiamare) e 18,1-5 (cooptazione di Davide alla corte di Saul). Ne risulta un testo perfettamente compatibile con 16,14-23 ma, appunto, è frutto di un'operazione artificiosa. Meglio mantenere integro il TM con le sue difficoltà non sempre risolvibili (cfr. cc. 16-19). Dal punto di vista stilistico si può riconoscere la composizione unitaria della pericope confrontando il v. 26 coi vv. 36.45.

12-15. La fonte – diversa da quella di 16,1-13 – presenta Davide e la sua famiglia. Forse l'ultimo di otto fratelli, egli rimane a casa col padre anziano per custodire il gregge e, a quanto pare, periodicamente si reca al fronte (v. 15) per rifornire di cibo i suoi tre fratelli maggiori. È una conferma della notizia data in 14,52: Saul aveva formato un piccolo esercito permanente costituito da tutti gli uomini validi che riusciva a raccogliere. Ma in caso di guerra si ricorreva ugualmente alla mobilitazione della popolazione civile, in primo luogo degli abitanti della zona in cui si sarebbero svolte le operazioni militari. L'arruolamento di tre figli su otto è una proporzione abbastanza plausibile.

*12. «Efratita di Betlemme di Giuda»: appartenente al clan di Efrata “padre di Betlemme” (1Cr 4,4; cfr. Rt 1,2; Mic 5,1).

14. «Davide era ancor giovane»: l'iconografia classica ha voluto esaltare la disparità di forze tra Golia e Davide raffigurando quest'ultimo come un bambino, ma poiché Saul lo riveste della sua armatura (v. 38) non si tratta certo di un fanciullo, bensi di un giovanotto già formato anche se non ancora in età di arruolamento.

15. «Egli andava e veniva»: se il versetto fosse – come taluni credono – una glossa armonizzatrice con la tradizione di 16,14-23 (in particolare con 16,21), rimarrebbero ancora da comporre le differenze dei vv. 55-58. Il testo è talmente vago che è lecito interpretare “l'andare e venire” di Davide come un accenno al tragitto da lui compiuto saltuariamente tra Betlemme e l'accampamento.

18-20. «capo di migliaia»: cfr. 8,12; 22,7; 2Sam 18,1. L'origine di quest'autorità militare è fatta risalire ai consigli di Ietro in vista di una migliore organizzazione del popolo (Es 18,21). Si veda anche Es 31,14 dove i “capi di migliaia” governano ciascuno il contingente di una tribù, consistente appunto in mille soldati. Iesse pensa saggiamente di mandare un regalo anche all'ufficiale superiore: è un atto doveroso di omaggio e può sempre tornare utile ai figli sottoposti al suo comando. «paga»; lett. «pegno». Non è chiaro cosa sia; forse è una ricevuta comprovante l'avvenuta esecuzione della commissione. È incerta la corresponsione di uno stipendio ai soldati prima del tempo dei Maccabei (1Mac 14,32). «e truppe uscivano per schierarsi»: non è forse la prima volta che i due eserciti si fronteggiano a distanza senza poi attaccare battaglia. Le guerre antiche erano scandite da riti e ritmi che sfuggono alle strategie militari odierne.

22-24. A Davide non sembra vero di esser giunto in tempo per partecipare in qualche maniera ai combattimenti; proprio allora Golia sta uscendo nuovamente per sfidare Israele. Con questo richiamo alla scena iniziale (v. 1-11) si conclude la meticolosa disposizione degli elementi necessari a preparare l'entrata in scena del vero eroe del racconto, Davide.

23. «usci dalle schiere filistee»: testo corretto secondo il qere. TM (ketib) ha: «uscì dalle spelonche» (?).

25. «un Israelita disse»: per incoraggiare un eventuale contendente Saul ha probabilmente incaricato un banditore di proclamare il bando dei premi destinati a colui che osasse accettare la sfida e vincesse. «esenterà la casa di suo padre da ogni gravame»: il TM dice semplicemente: «farà ḥopšî la casa di suo padre». Questa parola significa «libero, liberato» (dalla schiavitù: Es 21,2.5; Dt 15,12; Is 58,6; Ger 34,9-11). Il contesto suggerisce un riferimento al “diritto del re” (8,11-17).

26-27. La curiosità di Davide fornisce il pretesto per riportare l'attenzione al vero significato della sfida di Golia: essa getta la vergogna su Israele ed è un insulto alle «schiere del Dio vivente», dunque a Dio stesso (cfr. c. 17).

28-31. Differenti reazioni alle parole di Davide: il fratello maggiore Eliab lo rimprovera aspramente perché si intromette in faccende che non lo riguardano, oppure per dissimulare l'imbarazzo del primogenito nei confronti del fratello minore, che dimostra di essere più coraggioso di lui? Invece Saul si interessa a quel giovane sconosciuto che potrebbe risolvere l'umiliante situazione del suo esercito. 17,32-37. Nel dialogo si percepisce un forte contrasto fra la prudenza di Saul e la risolutezza di Davide. Non è più il Saul di un tempo, investito dallo spirito del Signore e capace di imprese straordinarie (11,1-11); ora «lo spirito del Signore si è ritirato da lui» (16,14) e vede le cose secondo un'ottica puramente umana. Egli augura a Davide “che il Signore sia con lui” (v. 37) ma in questa frase s'intuisce la rassegnazione e lo scetticismo dell'adulto disincantato davanti all'insistenza del giovane un po' presuntuoso. Tutto ciò non fa che evidenziare ancor di più la fede di Davide nel «Dio vivente» (vv. 26.36) davanti al quale anche la forza del gigante dovrà piegarsi (cfr. 5,1-12). Infatti, «Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38). Solo riaffermando questa certezza – l'unica che possa motivare la fedeltà alla sua alleanza giorno dopo giorno, generazione dopo generazione – diventa ragionevole il paradossale criterio divino: «La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9).

32. «Nessuno si perda d'animo»: lett. « Non si perda d'animo il cuore dell'uomo». I LXX hanno cercato d'interpretare l'inconsueta locuzione traducendo: «Non si perda d'animo il cuore del mio signore».

38. «armatura»: più genericamente il TM dice: «vesti, indumenti». La natura di questo capo d'abbigliamento è incerta. Il “dare le proprie vesti” esprime una comunicazione delle proprie qualità personali: energia, abilità, sentimenti (cfr. 18,4).

43-47. Lo scambio di invettive tra i combattenti faceva parte della lotta (anche gli eroi di Omero si comportavano allo stesso modo). Alle benedizioni e maledizioni si annetteva un infallibile effetto (cfr. 3,11-14; Nm 22-24), ossia la capacità di influenzare il corso degli eventi in senso positivo o negativo. Se questo vien fatto “in nome” di una divinità (Golia maledice «in nome dei suoi dei» e Davide accetta la sfida «nel nome del Signore degli eserciti») significa che se ne richiede l'intervento a proprio favore. La lotta tra uomini diventa così una lotta tra dei impegnati a difendere la propria credibilità (cfr. 1Re 18,24: «Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!»). Davide affida la sua causa al “Dio vivente”, perciò è sicuro che oggi «tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele». Gli dei del Filisteo sono idoli innocui, «perché non fanno alcun male, come non e loro potere tare il bene» (Ger 10,5).

43. «Sono io forse un cane»: era un apprezzamento estremamente offensivo (2Sam 16,9; cfr. Gb 30,1) oppure espressione di umiltà (24,15; 2Sam 9,8; 2Re 8,13).

47. Sono le stesse parole pronunciate da Gionata in 14,6.10. C'è un forte parallelismo tra le imprese dei due amici (cfr. 14,1-14). «il Signore è arbitro della lotta»: lett. «del Signore è la guerra». Il termine giuridico “arbitro” (= tra due contendenti) appare in realtà solo in 24,16. Qui l'accento è posto sulla sovranità illimitata del Signore nel decidere le sorti della lotta (cfr. 14,6; Sal 33,8-19; Gdt 9,7-14; Prv 21,31). La guerra è considerata un'impresa divina (Gs 6-7; 10,14; Gdc 3,28; 20,35; 1Sam 7,10; Gb 38,23) e i combattenti sono sottoposti a regole sacre (Dt 23,10-15).

50. Questo versetto di carattere riassuntivo, pieno di meraviglia per l'accaduto, manca nei LXX (recensione alessandrina).

51. È percepibile un certo parallelismo di tutto il racconto – e in particolare di questo versetto – con la Storia di Sinube, romanzo egiziano del XIX sec. a.C.

52. «fin presso Gat»: con i LXX. TM, Vg e Syr hanno: «fino all'imboccatura della valle» (gayᵉ’). I LXX, forse influenzati dalla seconda parte del versetto, hanno letto geth.

54. «la portò a Gerusalemme»: è un'anticipazione storica, dal momento che Davide conquisterà la città gebusea solo in 2Sam 5. «Le armi di lui le pose nella sua tenda»: la frase ha senso solo nel caso che Davide fosse già scudiero di Saul e avesse una propria tenda al campo (cfr. vv. 12-31). In base alla notizia che la spada di Golia andrà a finire nel santuario di Nob (21,10), qualcuno ha pensato che “tenda” sia da intendere nel senso di “tabernacolo” (cfr. Es 26-27).

17,55-18,5. Anche questa parte è omessa dalla recensione alessandrina dei LXX (cfr. vv. 12-31). Saul sembra non conoscere Davide e manda Abner a informarsi sul suo conto. L'animo di Gionata si sente potentemente attratto verso il giovane eroe; nasce così un'amicizia tanto salda da superare non soltanto la ragion di stato (19,1-7; 20) ma anche le barriere della morte (20,14-16.42; 2Sam 1,25-26; 9,1-13; 21,7). In questa breve pericope che conclude i tre racconti della vocazione di Davide (16,1-13; 14-23; 17,1-18,5) vien riassunto lo stato delle relazioni tra i vari personaggi alle soglie di un nuovo periodo storico. Davide è amato da tutti: Saul, Gionata, il popolo, l'ambiente di corte. Ma una prova inattesa sta per abbattersi su di lui per saggiarne le virtù.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Transit

(209)

(IR1)

Gli #USA e #Israele hanno colpito l’ #Iran nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2026, inaugurando una nuova e pericolosa escalation nel Medio Oriente che non intacca le fondamenta del regime teocratico di #Teheran, ma semina caos e illusioni.

Alle prime ore del mattino italiano, intorno alle 7, Washington e Tel Aviv hanno lanciato l’operazione “Ruggito del Leone”: raid aerei coordinati su siti missilistici, nucleari e comandi di leadership politico-militare, con gli Usa mirati a infrastrutture strategiche chiave come complessi di arricchimento uranio e depositi di droni, e Israele che ha esteso i bersagli a quartier generali dei Pasdaran e figure di vertice, colpendo anche nel cuore di Teheran.

L' Iran ha reagito con una raffica di missili balistici su Israele, intercettati in gran parte dalla “Iron Dome”, e su basi americane in Qatar, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, causando decine di morti tra i civili iraniani, inclusi studenti in una scuola bombardata a Minab nel sud del Paese, e la chiusura immediata dello spazio aereo nazionale.

#Trump e #Netanyahu presentano l’attacco come “preventivo” per fermare il programma atomico iraniano, con messaggi diretti al popolo di Teheran: “Rivolgetevi contro il regime oppressore”, mentre l’ #Onu ha convocato un vertice d’urgenza bollato come “ricetta per il disastro”, #Ue, #Russia e #Cina chiedono il cessate il fuoco, con Mosca e Pechino che accusano Washington di destabilizzazione calcolata per ridisegnare gli equilibri regionali.

(IR2)

I mercati hanno reagito con un balzo del petrolio del 10-25%, spinto dal premio rischio, e scenari catastrofici se lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del greggio mondiale, venisse bloccato, con l’Opec che discute aumenti di produzione per arginare i picchi, ma l’instabilità cronica si traduce in inflazione galoppante, squilibri energetici e pressione sui bilanci pubblici delle economie fragili del Golfo e oltre.

I raid alimentano la propaganda del regime come “vittima dell’imperialismo occidentale”, legittimando ondate di repressione contro un dissenso interno già vivo: donne che sfidano l’hijab obbligatorio, studenti in rivolta contro la corruzione, operai esausti da austerity e inflazione.

Un intervento esterno non smantellerà un sistema radicato su apparati di sicurezza feroci, clero onnipotente e controllo sociale capillare: al contrario, prolungherà l’agonia, incentivando ricatti nucleari, “proxy wars” in #Yemen, #Siria e #Libano, e un circolo vizioso di vendette, con solo il popolo iraniano, e la sua resilienza silenziosa accumulata in decenni di proteste pagate a caro prezzo, che potrà forgiare il proprio destino. Non lo faranno di certo droni lontani o tweet dalla Casa Bianca.

Questa ennesima esplosione di violenza rivela lo stato tragico del nostro mondo: un’umanità perennemente inchiodata a conflitti asimmetrici, dove superpotenze scaricano bombe su nazioni esauste, fingendo di seminare democrazia mentre coltivano solo macerie e petrolio. Il Medio Oriente non è un’eccezione, ma un laboratorio crudele: qui, come in #Ucraina o #Gaza, i civili, iracheni ieri, iraniani oggi, pagano il prezzo di egemonie che si rinnovano solo nei nomi, in un ciclo infinito di vendette intergenerazionali dove la pace resta un optional sacrificato su altari di gasdotti e testate.

Finché l’umanità non imparerà a spegnere le fabbriche di droni e a sedersi, invece a tavoli di reale diplomazia, quella della pace e non di parole vuote e retoriche, il 2026 resterà anno di un fallimento globale.

#Blog #USA #Israele #Iran #Medioriente #Geopolitica #World #Opinioni

 
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from Alviro

Prendere due emozioni e metterle nello stesso petto è una di quelle imprudenze che l’umanità commette con una costanza ammirevole. Amo e odio. Non in successione, come se la ragione avesse concesso il turno a ciascuna; ma simultaneamente, come due sovrani rivali che governano lo stesso territorio senza mai firmare un trattato.

Ci si potrebbe domandare come sia possibile una simile incoerenza. La domanda è legittima, benché presupponga che l’animo umano sia una costruzione logica. Non lo è. Se lo fosse, avremmo risolto i nostri dilemmi sentimentali con la stessa facilità con cui risolviamo un’equazione. Invece, il cuore possiede una straordinaria indifferenza verso il principio di non contraddizione. Ama con fervore ciò che, nello stesso istante, condanna con lucidità.

Non so spiegare questo paradosso in termini soddisfacenti. Potrei invocare la complessità della natura umana, ma sarebbe un modo elegante per confessare ignoranza. La verità è più semplice e meno consolante: sento entrambe le cose, e il sentimento precede la spiegazione. La ragione arriva sempre dopo, come un funzionario diligente che tenta di archiviare il caos prodotto dalle passioni.

E in questo conflitto non c’è alcuna armonia segreta, nessuna dialettica superiore che riconcili gli opposti. C’è soltanto l’esperienza nuda di una tensione che non si scioglie. Amo, e per questo sono vulnerabile. Odio, e per questo mi difendo. L’una emozione espone, l’altra arma. Insieme, mi lacerano.

Che io non sappia dire come sia possibile non attenua la realtà del fatto. La mente può restare perplessa; il sentimento, invece, è implacabile. Sento così. E ne soffro.

 
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