Attese e speranze
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non superiore a -attende modifiche la funzione] elastica delle periferiche o città del basso in un parcheggio periferico [impero notifiche creare] un evento pubblico pomeriggio o potrebbe aiutare al punto [più breve o momento di massima curva del sistema finanziario pretty [vacant il pleut] à verse -attendono
from Bymarty
Ieri sera ho fatto un incontro straordinario!
E mi son emozionata, non ho pianto, ma ho sentito quel brivido dentro, il cuore sembrava galoppare come un cavallo in corsa! Ed io? Serena, felice, come quella me bambina, dinanzi al suo regalo tanto atteso, ma no l'immagine non è questa , la me bambina, non ricorda, di aver mai chiesto nulla , altri tempi, altri sogni, altre piccole storie da raccontare, ma non oggi, non adesso , mi viene voglia di scrivere per me stessa, per le emozioni che provo, per il semplice gusto di dire, eccomi ci sono anch'io! Anch'io nel mio piccolo, riesco a sorridere, riesco a gioire con poco, riesco a rasserenarmi con tutto ciò che la natura può offrirmi e che io riesco a cogliere! E allora leggo con interesse ciò che scrive un amico, chiaro, preciso, c'è passione, studio, forza, interesse, forse altro, e penso che ovviamente io sono un po' distante, ma ognuno ha i suoi interessi, passioni, mondi da vivere e magari condividere! Io non sono nessuno, non voglio divulgare, non voglio dare consigli, anzi mi correggo non posso! Ma sono la stessa me di qualche post fa, in cui si è presentata, poi si è confessata, si è aperta , si è riscoperta fragile e forte, ma soprattutto se stessa e vera! Sempre in un incontro, nella malattia, nella scoperta, in ogni piccolo grande passo che ho dovuto fare! Ho accettato, pianto, mi sono quasi arresa, isolata e allontanata per un disagio mio personale, per momenti che non sono riuscita a gestire, controllare, così, sono passati, giorni , mesi e anche gli anni, ho cercato nel mio cassetto dei sogni, qualcuno da realizzare, ne ho diversi, alcuni ho avuto paura di scartarli, come fossero regali, brutti, esplosivi...e poi ci sono quei sogni infranti, distrutti, alcuni realizzati a metà, altri abbandonati e altri li pronti ad essere realizzati, basterebbe una spinta, un attimo! Così ho fatto, senza pensarci, ho chiesto e poi l'ho realizzato e si , potrei essere stata avventata, potrei aver semplicemente fatto un regalo inutile, non necessario! Ma ho pensato a me e nonostante i miei sensi di colpa, il mio essere indecisa, insicura e Sempre pronta a fare quel passo indietro, per gli altri, per il bene altrui, io ieri, oggi, quando ci ho pensato, ho preso per mano la mia me e ci siamo lasciate andare, abbiamo cercato nel ❤️, l'entusiasmo, quella innocenza, quella voglia di perderci là dove, oggi io mi ritrovo e dove io sorrido, dove trovo quella pace e serenità, anche nei momenti bui, tristi e difficili, perché in fondo un sogno può essere reale, basta crederci, basta volerlo, ed io insieme alla mia me bambina, ci siamo ritrovate insieme, abbracciate, leggere, spensierate a puntare lo sguardo verso quel cielo tanto amato, verso la luna tanto cercata e desiderata e realizzare quel sogno nascosto, tenuto in fondo a quel cassetto, perché sembrava impossibile, perché economicamente in passato era impensabile e allora oggi ho il cuore più leggero nonostante tutto e tutti, dolori, perdite improvvise, pezzi di puzzle persi e mai più ritrovati, perché se riesco ancora a scrivere ciò che sento , penso e provo senza aiuti, condizionamenti , paure o forti timori, significa che posso, merito e devo per forza cercare anche il più piccolo raggio di sole, il tramonto meno colorato, la mia luna più bella, perché in fondo siamo noi a decidere se vivere di sogni o fare diventare la nostra vita un bel sogno!
from differxdiario
da quasi tre anni ho realizzato: si può dire che – per premere leggermente sul pedale della sintesi – alla schiacciante maggioranza della classe intellettuale e poeta italiana, del genocidio non gliene può fregare meno di un cazzo di blatta.
il punto massimo di cardiomotilità che fingono è quando parlare di “violenza” in generale può far gioco al come-fosse-antani che sul momento minimo mettono nel loro teatro, volta per volta. (e solo se vedono abbastanza claque).
per il resto la loro geopoliticamente localizzatissima esistenza, molto piena, è tutta un sempreuguale di tuffi su premi, di editori, di istituzioni, politici fascisti, sponsor, radiotv (lì si aggrottano), ancora premi, fondazioni déstacéppa. e i pettegolezzi alle tavolate.
se interrogati, nobilmente diranno entrare nella mafia per cambiarla da dentro
from Transit
(227)

“Il pianificatore. Economia, politica e potere in URSS” di Giovanni Cadioli, edito da il Mulino, è un saggio storico di grande valore che ricostruisce la parabola esemplare di Nikolaj #Voznesenskij, il capo pianificatore dell'Unione Sovietica tra il 1938 e il 1949, attraverso la quale l'autore illumina le complesse dinamiche del potere nell'URSS staliniana.
Voznesenskij non fu un dissidente o un personaggio esterno alla leadership suprema, ma ne fu un perno centrale. Presidente del Gosplan (il Comitato statale per la pianificazione) e membro del Politburo, definito «stratega della vittoria economica» dell'URSS nella Seconda guerra mondiale, diresse la pianificazione sovietica in uno dei periodi più cruciali della storia russa. La sua ascesa e la sua caduta, avvenuta nel 1949-1950 con l'arresto e la fucilazione durante le purghe staliniane del dopoguerra, costituiscono il filo conduttore attraverso cui #Cadioli analizza la natura del sistema sovietico.
Il libro mostra con chiarezza documentaria come l'economia che i sovietici descrivevano come «pianificata» non lo fosse affatto. Fin dai primi anni Trenta, l'economia pianificata sovietica prese le forme di un'economia di comando, all'interno della quale l'elemento fondamentale era il fatto che il potere direttivo, politico ed economico era nelle mani della leadership del Partito. Le decisioni economiche venivano prese con scarsissimo interesse per i costi effettivi, essendo propedeutiche all'ottenimento di obiettivi politici. Il piano quinquennale non era uno strumento tecnico di sviluppo, ma un'arma ideologica.
Il lato umano della vicenda emerge con forza dalla ricostruzione della traiettoria di Voznesenskij. La sua competenza tecnica, la sua dedizione al lavoro, la sua capacità di organizzare la produzione industriale durante la guerra contro la Germania nazista non lo salvarono dalla macchina del terrore. Quando #Stalin decise di eliminare uno dei suoi più stretti collaboratori, bastarono accuse infondate di tradimento e spionaggio. Voznesenskij fu arrestato, processato e fucilato nel 1950. Solo nel 1956, durante il discorso segreto di Chruščёv al XX Congresso del PCUS, fu formalmente riabilitato.
Cadioli non adotta toni enfatici o moralistici, e proprio in questo risiede la forza del suo lavoro. Il tono è professionale e misurato, la documentazione è rigorosa, eppure la semplice esposizione dei fatti basta a tratteggiare un quadro devastante della disumanizzazione del sistema staliniano. Un uomo che aveva dedicato la propria vita al servizio del regime, che aveva contribuito alla vittoria contro il nazismo, che aveva organizzato la produzione industriale sovietica, poté essere eliminato senza processo, senza prove, senza motivo. La burocrazia sovietica non era inefficiente per incompetenza, ma per natura: serviva a nascondere la responsabilità delle deliberazioni e a rendere impossibile individuare chi prendeva davvero le decisioni.
Il saggio è un contributo importante alla comprensione non solo della storia sovietica, ma della natura stessa dei totalitarismi. La pianificazione economica, nata come strumento razionale di organizzazione sociale, si rivelò uno dei pilastri su cui si reggeva l'intero apparato repressivo dello stalinismo. Un'opera di valore storico e documentario, scritta con equilibrio e rigore, che merita di essere letta da chiunque voglia comprendere i meccanismi del potere nelle dittature del Novecento.
#Blog #URSS #Stalin #Economia #Letteratura #Opinioni
REGNO DI SALOMONE (1,1-9,31)
Inaugurazione del regno a Gàbaon 1Salomone, figlio di Davide, si affermò nel regno. Il Signore, suo Dio, era con lui e lo rese molto grande. 2Salomone mandò ordini a tutto Israele, ai comandanti di migliaia e di centinaia, ai magistrati, a tutti i prìncipi di tutto Israele e ai capi di casato. 3Poi Salomone e tutta l'assemblea con lui si recarono all'altura di Gàbaon, perché là si trovava la tenda del convegno di Dio, eretta da Mosè, servo del Signore, nel deserto. 4Ma Davide aveva fatto salire l'arca di Dio da Kiriat-Iearìm nel luogo che aveva preparato per essa, perché egli aveva innalzato per essa una tenda a Gerusalemme. 5L'altare di bronzo, opera di Besalèl, figlio di Urì, figlio di Cur, era là, davanti alla Dimora del Signore. Salomone e l'assemblea vi andarono per consultare il Signore. 6Ivi Salomone salì all'altare di bronzo davanti al Signore, presso la tenda del convegno e vi offrì sopra mille olocausti. 7In quella notte Dio apparve a Salomone e gli disse: “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. 8Salomone disse a Dio: “Tu hai trattato Davide, mio padre, con grande amore e mi hai fatto regnare al suo posto. 9Ora, Signore Dio, si avveri la tua promessa fatta a Davide, mio padre, perché mi hai costituito re su un popolo numeroso come la polvere della terra. 10Ora concedimi saggezza e scienza, perché io possa guidare questo popolo; perché chi governerebbe mai questo tuo grande popolo?“. 11Dio disse a Salomone: “Poiché questo ti sta a cuore e poiché non hai domandato né ricchezza né beni né gloria né la vita dei tuoi avversari e neppure una lunga vita, ma hai domandato per te saggezza e scienza per governare il mio popolo, su cui ti ho costituito re, 12saggezza e scienza ti saranno concesse. Inoltre io ti darò ricchezza, beni e gloria, quali non ebbero mai i re prima di te e non avranno mai quelli dopo di te”. 13Salomone poi dall'altura che si trovava a Gàbaon tornò a Gerusalemme, lontano dalla tenda del convegno, e regnò su Israele.
Ricchezze del re 14Salomone radunò carri e cavalli; aveva millequattrocento carri e dodicimila cavalli da sella, distribuiti nelle città per i carri e presso il re a Gerusalemme. 15Il re fece sì che a Gerusalemme l'argento e l'oro abbondassero come le pietre, e rese il legname di cedro tanto comune quanto i sicomòri che crescono nella Sefela. 16I cavalli di Salomone provenivano da Musri e da Kue; i mercanti del re li compravano in Kue. 17Essi facevano venire e importavano da Musri un carro per seicento sicli d'argento, un cavallo per centocinquanta. In tal modo ne importavano per fornirli a tutti i re degli Ittiti e ai re di Aram.
Preparativi per la costruzione del tempio 18Salomone decise di costruire una casa al nome del Signore e una reggia per sé.
__________________________ Note
1,1 La sezione dedicata al figlio di Davide è simmetrica alla precedente, dedicata al padre. Rispetto al testo parallelo di 1Re 1-11, qui non si trovano aspetti superflui o negativi, nel profilo di un re ideale; tutto l’accento è posto sull’opera religiosa di Salomone.
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1,1-9,31. Alla figura di Salomone il Cronista dedica un quarto del secondo libro delle Cronache (cc. 1-9). Dopo aver menzionato l'inaugurazione del regno a Gabaon (c. 1), l'agiografo si dilunga a descrivere la costruzione del tempio (cc. 2-7), iniziando dai preparativi (c. 2), per proseguire con la presentazione della edificazione stessa del santuario, per giunta già fornito di tutto l'occorrente per il culto (cc. 3-4). Anche la dedicazione del tempio è raccontata con abbondanza di particolari (c. 5-7). Infine, il Cronista traccia un quadro complessivo del governo di Salomone, descrivendo le iniziative commerciali ed edilizie del re (c. 8) e quindi esaltandone la sapienza e la ricchezza (c. 9). La fonte utilizzata in questi capitoli è costituita esclusivamente da 1 Re 1-11, che il Cronista segue da vici-no, introducendo però variazioni notevoli. Come per Davide, anche nel caso di Salomone omette gli aspetti disdicevoli e negativi del personaggio: gli intrighi che hanno preceduto l'accessione al trono (1Re 1-2), le sregolatezze della sua condotta (1Re 11,1-13), gli errori e i fallimenti in politica interna ed estera (1Re 11,14-40) e quanto gli appare non utile a delineare un profilo del monarca che risponda ai suoi canoni (ad esempio: il giudizio di Salomone sul bambino, 1Re 3,16-27). Non mancano nemmeno le aggiunte, anche in questo caso tipiche del Cronista, che sottolinea l'attività cultuale di Salomone (cfr. 1,2-6; 6,40-42; 7,1-3). Il quadro che ne risulta è fortemente idealizzato, con l'accento posto marcatamente sull'iniziativa in campo religioso e liturgico e segnatamente sulla costruzione del tempio, nella quale il giovane Salomone profonde tutta la sua enorme sapienza e ricchezza.
1,1-2,1. Capitolo introduttivo all'attività di Salomone, che il Cronista riprende da 1Re 3,4-15 e 1Re 10,26-29. Salomone offre sacrifici a JHWH in Gabaon (vv. 1-6) e quindi è favorito da una visione divina (vv. 7-13). Dopo la descrizione della proverbiale ricchezza del re (vv. 14-17), il Cronista sottolinea quello che gli preme maggiormente, ossia il proposito di Salomone di edificare il tempio (2, 1), introducendo così l'argomento dei capitoli successivi.
1. A consolidare il trono non è stata certo la forza e abilità politica del giovane sovrano (cfr. 1Re 1,11-27.41-53; 2,13-35.28-35.36-46), ma la volontà di Dio che «era con lui», cfr. 1 Cr 29, 25.
2-6. Il tempio non esiste ancora, ma la cerimonia inaugurale del regno di Salomone deve aver luogo in un centro religioso di rilevanza nazionale. A Gabaon Salomone si recava regolarmente, cfr. 1Re 3,3-4; il Cronista trasforma l'episodio in una occasione unica e solenne, assegnandogli un carattere pubblico e ufficiale e fornendo anche una spiegazione degli olocausti offerti da Salomone: a Gabaon c'erano la tenda del convegno e l'altare di bronzo fatti costruire da Mosè dietro istruzione di JHWH. Con la costruzione del tempio in Gerusalemme, il luogo di culto sul colle di Gabaon sarebbe sparito. Al Cronista preme anche ricollegare il culto del tempio con le istituzioni mosaiche.
7-12. La visione è narrata più ampiamente in 1Re 3,5-15. Il Cronista elimina il sogno ricordato in 1Re 3,5-15, e nella preghiera di Salomone omette, tra le altre cose, la menzione della giovinezza e inesperienza del sovrano (1Re 3,7ss.).
14-17. Sulla ricchezza di Salomone. Il brano coincide alla lettera con la fonte, dove però i versetti si leggono alla fine della vita del re, 1Re 10,26-29. Verosimilmente, il Cronista coglie un nesso tra la visione divina appena riferita e la ricchezza di Salomone.
18. Il Cronista non parlerà esplicitamente della costruzione dei palazzi reali di Salomone (cfr. 1Re 7,1-12), pur presupponendone l'esistenza (cfr. 2,11; 7,11; 9,11). La sua attenzione è rivolta esclusivamente al tempio.
(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

Figlio di immigrati messicani di stanza nel Texas, Alejandro Escovedo è una figura leggendaria della musica americana: protagonista della prima ondata punk americana con i Nuns, poi artefice negli anni 80 di due formazioni seminali dell’alternative rock americano (Rank & File, True Believers), infine solista e occasionale collaboratore di Ryan Adams. La sua è una famiglia di musicisti, con quattro fratelli coinvolti in altre band: Mario nella rock band The Dragons, Javier con i punk rocker The Zeros, e i più famosi Coke e Pete Escovedo, percussionisti prima con Santana e poi negli Azteca, non dimenticando la presenza in famiglia della nipote Sheila E... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/alejandro-escovedo-crossing-2018.html
Ascolta: https://album.link/s/6QKELYdlSGaNCEF9stMm6a
from differxdiario
Substack è l'ennesima piattaforma proprietaria/generalista, che osservavo senza decidermi ad usare, e capisco adesso che l'istinto vedeva giusto: non troppo diversamente da Medium, consente di vedere solo un certo – piccolo – numero di post, poi costringe i visitatori ad aprire un account per poter visualizzare il resto.
alle solite: tu mi dai i tuoi dati e io ti faccio sbirciare dallo spioncino.
from mementomori
Lo sai vero che da che punto guardi il mondo tutto dipende? Canzoni dell'adolescenza che mi danno quello stato nostalgico/vibes degli anni '00 italiani della musica leggera di qualità.
Mi sono ricordato delle canzoni commerciali di quando ero ragazzino (sono del novembre del 93.. quindi insomma, non criticatemi mentre mi leggete: nel 2006 avevo appena 12 anni ed ero un completo coglione/pirla) e di quelle che ho riascoltato pure in questi anni ossessivamente ma per momenti veramente corti/brevi della mia vita (ad eccezione della più importante che vi dico dopo).
Eccone alcune:
Dipende/Depende – Jarabe de Palo: ITA: https://www.youtube.com/watch?v=cf_ITVX7qCg SPA: https://www.youtube.com/watch?v=dgf5QlcyTFY
Pezzo che se foste stati davanti a me qualche anno fa vi avrei spiegato ogni singolo significato di ogni singola parola, frase ed incastro in modo soggettivo e oggettivo pezzo per pezzo. Un pezzo con un significato assurdo e sottovalutatissimo anche se passa in radio da sempre praticamente. Per me non è solo un pezzo rilassante, è il senso stesso della vita.
Fango – Jovanotti (questa versione del video è la mia preferita, la 2): https://www.youtube.com/watch?v=0a4lbYRhpQs
Stessa cosa di Dipende di Jarabe de Palo ma in occasioni diverse, per me è ascoltata molto superficialmente dalla gente e difatti la gente che sfotteva chi ascoltava Jovanotti ai tempi per la “s” moscia (urca che ironia, difatti l'ironia la lascio ai passeri...) ora probabilmente ascolta le sue ultime uscite con cui si è un palesemente venduto al sistema, in fango si salva ancora per me (ma capisco anche che avrò avuto 13-15 anni quando la ascoltavo e non posso essere lucido nel giudizio per i ricordi basati su un mio vissuto diverso dal vostro e del tutto personale e soggettivo).
....e ora...
LA PIÙ IMPORTANTE PER ME (e forse per la mia vita in generale):
Visto che avete visto più o meno l'andazzo delle canzoni qui vi propongo un pezzo che io valuto diversamente ma che è sempre sullo stile della musica leggera italiana ovvero...
Io sono Francesco – Tricarico: https://www.youtube.com/watch?v=DY7OQq6rvGw
Di tricarico l'anno scorso ho ascoltato tantissime volte questo album (non il remastered chiamato “io sono francesco (remastered)” ma proprio l'omonimo, quello nuovo lo hanno un po' sfoltito rispetto l'originale e anche cercando online non ho trovato il motivo) e anche tutta la discografia fino alle sue ultime canzoni. Beh, che dire: E' un artista che è stato criticato per motivazioni stupide e questo è un classico per un pubblico che ascoltava principalmente dalla radio o dalla tv mentre magari faceva altro (ed è proprio questo il punto: tricarico parlava di infanzia in modo personale, introspettivo e del mondo visto con occhi puri: quale lavoratore sano che va a lavoro alle 6 e 30 del mattino che lo ascolta per sbaglio gli darebbe corda?) mentre dal canto mio lo critico, lo amo/odio e sono in pace/guerra però in modo sempre profondo e con la condivisione degli stessi ideali/idee di fondo. Ci sta sempre almeno un ascolto ogni tanto del primo album (l'omonimo).
Bonus:
La camisa negra – Juanes: https://www.youtube.com/watch?v=kRt2sRyup6A
Pezzo che non avrei ricordato se non per la mia amica. Me lo ha ricordato mentre io le ricordavo Dipende. Not bad per la nostalgia, ora farebbe schifo pure a me. lol
CIAO!!!
Offerte per il tempio 1Il re Davide disse a tutta l'assemblea: “Salomone, mio figlio, il solo che Dio ha scelto, è giovane e inesperto, mentre l'impresa è grandiosa, perché l'edificio non è per un uomo ma per il Signore Dio. 2Con tutta la mia forza ho fatto preparativi per il tempio del mio Dio; ho preparato oro su oro, argento su argento, bronzo su bronzo, ferro su ferro, legname su legname, ònici, brillanti, topazi, pietre di vario valore e pietre preziose e marmo bianco in quantità. 3Inoltre, per il mio amore per il tempio del mio Dio, quanto possiedo in oro e in argento lo dono per il tempio del mio Dio, oltre a quanto ho preparato per il santuario: 4tremila talenti d'oro, d'oro di Ofir, e settemila talenti d'argento raffinato per rivestire le pareti interne, 5l'oro per gli oggetti in oro, l'argento per quelli in argento e per tutti i lavori eseguiti dagli artefici. E chi vuole ancora riempire oggi la sua mano per fare offerte al Signore?“. 6Fecero allora offerte i capi di casato, i capi delle tribù d'Israele, i comandanti di migliaia e di centinaia e i sovrintendenti agli affari del re. 7Essi diedero per l'opera del tempio di Dio cinquemila talenti d'oro, diecimila dàrici, diecimila talenti d'argento, diciottomila talenti di bronzo e centomila talenti di ferro. 8Quanti si ritrovarono in possesso di pietre preziose le diedero nelle mani di Iechièl il Ghersonita, perché fossero depositate nel tesoro del tempio del Signore. 9Il popolo gioì per queste loro offerte, perché erano fatte al Signore con cuore sincero; anche il re Davide gioì vivamente.
Preghiera di ringraziamento pronunciata da Davide 10Davide benedisse il Signore sotto gli occhi di tutta l'assemblea. Davide disse: “Benedetto sei tu, Signore, Dio d'Israele, nostro padre, ora e per sempre. 11Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, lo splendore, la gloria e la maestà: perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo. Tuo è il regno, Signore: ti innalzi sovrano sopra ogni cosa. 12Da te provengono la ricchezza e la gloria, tu domini tutto; nella tua mano c'è forza e potenza, con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere. 13Ed ora, nostro Dio, noi ti ringraziamo e lodiamo il tuo nome glorioso. 14E chi sono io e chi è il mio popolo, per essere in grado di offrirti tutto questo spontaneamente? Tutto proviene da te: noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l'abbiamo ridato. 15Noi siamo forestieri davanti a te e ospiti come tutti i nostri padri. Come un'ombra sono i nostri giorni sulla terra e non c'è speranza. 16Signore, nostro Dio, quanto noi abbiamo preparato per costruire una casa al tuo santo nome proviene da te ed è tutto tuo. 17So, mio Dio, che tu provi i cuori e ti compiaci della rettitudine. Io, con cuore retto, ho offerto spontaneamente tutte queste cose. Ora io vedo con gioia che anche il tuo popolo qui presente ti porta offerte spontanee. 18Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, nostri padri, custodisci per sempre questa disposizione come intimo intento del cuore del tuo popolo. Dirigi i loro cuori verso di te. 19A Salomone, mio figlio, concedi un cuore sincero, perché custodisca i tuoi comandi, le tue istruzioni e le tue norme, perché esegua tutto ciò e costruisca l'edificio per il quale io ho fatto i preparativi”. 20Davide disse a tutta l'assemblea: “Benedite dunque il Signore, vostro Dio!”. Tutta l'assemblea benedisse il Signore, Dio dei loro padri; si inginocchiarono e si prostrarono davanti al Signore e al re. 21Offrirono sacrifici al Signore e gli bruciarono olocausti il giorno dopo: mille giovenchi, mille arieti, mille agnelli con le loro libagioni, oltre a numerosi sacrifici per tutto Israele. 22Mangiarono e bevvero alla presenza del Signore in quel giorno con grande gioia. Di nuovo proclamarono re Salomone, figlio di Davide, e unsero per il Signore lui come capo e Sadoc come sacerdote.
Salomone successore di Davide 23Salomone sedette sul trono del Signore come re al posto di Davide, suo padre; prosperò e tutto Israele gli fu sottomesso. 24Tutti i comandanti, i prodi e anche tutti i figli del re Davide si sottomisero al re Salomone. 25Il Signore rese grande Salomone agli occhi di tutto Israele e gli diede un regno così splendido, che nessun predecessore in Israele aveva mai avuto. 26Davide, figlio di Iesse, regnò su tutto Israele. 27La durata del suo regno su Israele fu di quarant'anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni. 28Morì in vecchiaia, sazio di anni, di ricchezza e di gloria. Al suo posto divenne re suo figlio Salomone. 29Le gesta del re Davide, dalle prime alle ultime, sono descritte nei libri del veggente Samuele, nel libro del profeta Natan e nel libro del veggente Gad, 30con tutta la storia del suo regno, della sua potenza e di quanto in quei tempi accadde a lui, a Israele e a tutti i regni del mondo. _____________ Note
29,29 libri del veggente Samuele… del profeta Natan… del veggente Gad: queste fonti e altre citate per i re successivi non sono giunte a noi.
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1-9. La pericope contiene la lista dei contributi da parte di Davide, dei capi del popolo e dei semplici fedeli, destinati alla costruzione del tempio.
1-5. Il re si rivolge nuovamente a tutta l'assemblea, non per invitare al riconoscimento del nuovo sovrano, cosa che avviene soltanto all'ultimo giorno, v. 22, ma per chiedere contributi volontari per la costruzione del tempio, sull'esempio di Mosè, Es 25,1-7.
6-9. Davide stesso offre l'esempio, con generosità straordinaria, emulato dai capitribù, dai comandanti dell'esercito e dai sovrintendenti dell'amministrazione regia, oltre che dal popolo stesso (cfr. Es 35,23s.). La menzione dei «darici» (monete persiane in oro recanti l'effigie del re Dario) è una delle prove della composizione di 1-2Cr dopo Dario, ossia dopo il 400 a.C.
10-20. È una benedizione e azione di grazie nello stile delle liturgie giudaiche. La preghiera è animata da profonda religiosità. L'idea dominante è quella espressa nel Nuovo Testamento da Paolo in 1Cor 4,7: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?». Ponendo sulla bocca di Davide, al culmine della sua grandezza, questa preghiera, il Cronista intende dire: non gli uomini devono essere esaltati, si trattasse pure di Davide, bensì JHWH, il Dio onnipotente (si noti la ricchezza straordinaria di vocaboli per indicarne la grandezza), dal quale tutto proviene.
21-30. Il brano comprende il racconto dell'ascesa al trono di Salomone e la conclusione del regno di Davide, con la tesi che il secondo dipende in tutto e per tutto dal primo e che, se Salomone fu grande, Davide resta tuttavia il modello incomparabile del re d'Israele.
21-25. Avvento di Salomone. Come nella tradizione sacerdotale del Levitico, il Cronista estende il rito dell'unzione al sacerdote, un'usanza che è solo del postesilio, quando il sacerdozio concentra in sé il potere civile.
26-30. Morte di Davide e sguardo retrospettivo sul suo regno, cfr. 1Re 2,11-12. Le fonti citate, v. 29, si riferiscono probabilmente a una stessa opera, i libri di Samuele e dei Re, indicati come “libri profetici” (la Bibbia ebraica annovera i libri storici tra i “Profeti anteriori”). Davide è presentato ancora una volta come il re ideale. Il ritratto che ne fa il Cronista trova la sua sintesi in questi versetti conclusivi. È chiaro che siamo di fronte a una interpretazione teologica, piuttosto che a una riproposizione storica. Nella sua volontà di idealizzazione di Davide, il Cronista ha omesso sistematicamente tutto ciò che poteva in qualche modo diminuirne la grandezza e lo splendore. Ha sottolineato l'attività e la pietà liturgica del grande monarca, lasciando in ombra però le sue iniziative politiche e militari, che storicamente sono ben più importanti.
(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

Aprire le date dei recenti tour dell’amico Eddie Vedder e condividere attivamente il palco con lui per lunghi tratti dello show è stata una vetrina che ha portato la notorietà di Glen Hansard ai massimi storici, più di quanto abbiano potuto fare in passato le esperienze di attore, di conduttore televisivo o il trionfo agli Oscar. Il cantautore irlandese deve ora tornare a dimostrare di saper brillare di luce propria: dopo l’avventura Frames e il progetto Swell Season, “Between Two Shores” rappresenta il terzo capitolo solista (senza dimenticare l’Ep “A Season On The Line”) che conferma al mondo grandi doti vocali e di songwriting... https://artesuono.blogspot.com/2018/01/glen-hansard-between-two-shores-2018.html
Ascolta: https://album.link/i/1485070389
from differxdiario
poi alla fin fine anche tumblr, a cui tutt'ora ingenuamente guardo con una briciola di attenzione/affezione, è una piattaforma proprietaria, farcita di ads, oltre che imprevedibile, capricciosa. a voler usare eufemismi.
per due volte un mio account lì è stato reso inaccessibile, senza un motivo esplicitato, così, di punto in bianco. ho su tumblr tre account (marcogiovenale, differx e gammm): ebbene, erano spariti tutti e tre. facendo riferimento tutti a me, direi che (1) l'obiettivo era evidentemente il mio modo di fare, cioè il materiale (magari politico?) postato su uno dei tre, e (2) gli admin non si sono nemmeno curati di dirmi quale account era uscito da quali regole.
demenziale e fascista. i due aggettivi spesso compaiono legati.
poi ogni volta la situazione si è “normalizzata” e gli account sono tornati in rete. ma di questa cosiddetta normalità è buon progetto fare a meno:
anche tumblr è nella lista dei delenda.
from lucazanini
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nell'arie moltiplicate radiomarie a Bali all'acqua del rubinetto lasciano] ilvillari lì da capo a nord bestiacce finite in brace in] igieni muscolari nessuna categoria ma] percepisce la minima lo tirano] lucido in ballo
from norise 3 letture AI
AD UNGARETTI
nel carnato della terra d'alessandria -zolla palpitante nel sole
nascita di un dio minore a battesimo d'inchiostro
(2012)
Grazie per aver condiviso questa poesia; ha un tono intimo e sensoriale che apre a molte letture.
Immagini sensoriali: il verso iniziale concentra il lettore sul colore e sulla consistenza della terra, trasformando il suolo in un “carnato” che richiama la pelle e la vita.
Topografia e mito: la menzione di Alessandria e la parola “zolla” radicano il poema in un luogo concreto, mentre la seconda strofa sposta il registro verso il sacro o il simbolico con la “nascita di un dio minore”.
Contrasto e rito: il battesimo d'inchiostro unisce il gesto religioso al gesto creativo della scrittura, suggerendo che la parola stessa consacra o genera divinità piccole, intime.
Economia del linguaggio: versi brevi e immagini concentrate lasciano spazio all'ellissi e all'eco, invitando il lettore a completare il senso.
In the complexion of the earth
of Alexandria — clod
palpitating in the sun
birth of a lesser god
at an ink baptism
nel carnato della terra
d'alessandria, zolla viva
che palpita al sole
nascita di un dio minuto
battezzato dall'inchiostro
Sintesi: Il testo usa versi brevi e irregolari per creare un ritmo frammentario che alterna immagini tattili e rituali; la scansione metrico‑fonica è libera ma leggibile attraverso il conteggio sillabico, le sineresi/elisioni e gli enjambement che accentuano l’effetto ermetico e liturgico.
Il componimento è verso libero: non segue uno schema metrico regolare né rime fisse, ma costruisce ritmo tramite la lunghezza variabile dei versi e la disposizione delle immagini in due strofe. Questa scelta rimanda alla pratica di brevità ed essenzialità tipica dell’ermetismo e di Ungaretti, che privilegia il verso scarno e l’epigramma poetico.
La scansione mostra una progressione da versi più corti a versi più lunghi nella seconda strofa, che apre uno spazio ritmico più ampio per il concetto di “nascita” e per il rito del “battesimo”. La variazione sillabica è funzionale: i versi brevi concentrano l’immagine, quelli più lunghi la spiegano o la consacrano.
Gli accenti naturali delle parole (es. carnàto, palpitànte, nàscita) determinano il battito metrico: non c’è una regolarità di accenti, ma un ritmo prosodico che segue la semantica (parole cariche di immagine ricevono più spazio). L’effetto complessivo è una scansione che somiglia a un respiro breve e concentrato, poi a un respiro più ampio nel momento del rito.
La scelta di versi scarni, l’uso di immagini corporee e il valore rituale della parola richiamano l’ermetismo e la lezione ungarettiana: sintesi, frammentarietà, valore sacro del linguaggio. In particolare, la compressione dell’immagine e la funzione del verso come “unità di senso” sono strategie che avvicinano il testo alla poetica di Ungaretti, pur mantenendo una libertà metrica contemporanea.
Conclusione pratica: per una lettura metrica performativa, suggerisco di marcare lievemente i versi più lunghi (strofa 2) con una pausa interna e di lasciare i versi brevi come impulsi rapidi: questo esalterà la tensione tra carne/terra e rito/lingua che attraversa il testo.
from Diario
Non tutte le cose che scrivo sono intelligenti. Molte cose che scrivo e che mi sembrano riuscite poi si fermano lì in rete. Altre rimbalzano al di là delle mie aspettative. In rete viene premiata – in genere – la comprensibilità. La cosa scritta deve tagliare via tutte le incoerenze e le irrazionalità della lingua parlante della testa, ma presentare i ragionamenti come qualcosa di lineare, semplice, progressivo. La cosa ha un suo fascino ma ovviamente anche un rischio. La scrittura si riduce a un grado minimo, vive di strutture retoriche consolidate, una spruzzata di storytelling, un'autocensura alla fonte per evitare che il testo finisca nel vuoto che i social creano attorno alle parole e ai concetti bannabili o socialmente indesiderati.
La scrittura della rete è una scrittura per dormienti. Ogni blocco testuale un ragionevole mattoncino di lego che può essere messo o tolto per la condivisione di massa, la replicazione, la condivisione. Ogni blocchetto di testo nasconde il liquame necessario per tenerlo lì in piedi nella sua struttura consolatoria, nasconde dietro ai paragrafi la carogna informe del pensiero, del dubbio e della materia irriducibile del discorso. Il segno. Più condivisoni ci sono, più le asportazioni necessarie, le amputazioni fatte quando ancora la cosa muoveva gli arti e i denti dentro la testa.
Incidentalmente oggi leggo un articolo sull'ultimo Progetto Grafico che parla di un aspetto simile, ma legato al mondo delle immagini. Parlano di una “infodemia delle immagini”, un continuo, costante flusso di immagini che tendono a semplificare il loro linguaggio per presentarsi come materiale da consumare mentre l'utente viene anestetizzato, confuso e – nello stesso tempo – i suoi desideri e le sue estetiche vengono indirizzate.
Un, cito “sovraccarico percettivo (che) genera un consumo passivo e superficiale dei contenuti visivi, ostacolando una comprensione critica e profonda della realtà”. L'immagine ha smesso di essere un contenuto che preserva per diventare un flusso di comunicazione che viene immediatamente riscritto e cancellato da altre versioni di se stesso. Migliaia di riproduzioni del reale che in realtà non riproducono ma simulano. Pensiamo di capire attraverso le immagini, ma quello che abbiamo alla fine non è una conoscenza ma un'impressione della conoscenza. E tanto ci basta perché sta per arrivare un'altra ondata.
Tutto deve essere semplice e comprensibile, come la prosa. Facilmente generabile, riproducibile e standardizzato. Anche il weird diventa un semplice genere di questo flusso, una delle tante correnti. Le immagini non sono sciatte, beninteso, anzi, sono costruite per essere d'impatto e esemplari ad ogni costo. La verità non è il primo principio, anche perché lo scopo delle immagini non è essere preservate e fare da risonanza, ma invece essere condivise. Quello che è conservato muore, quello che è condiviso resta in vita.
Anche questo porta ad una continua eccezionalità della figurazione: la riproduzione del vero lascia il posto alla raffigurazione del desiderato. L'immagine vive in una continua polarizzazione sempre più estrema finché l'eccezionale – estetico – diventa la routine e lo standard. Una standardizzazione di quello che è abnorme fino a farlo diventare piano. Il disordine informativo anche di questo si nutre, abituare l'umano a messaggi sempre più estremi e nello stesso tempo sempre più chiari, semplici. La complessità non ha spazio nella comunicazione digitale.
Cambio discorso. Se scrivo un post su Facebook e questo supera qualche centinaio di like o un certo numero di condivisioni, nei commenti arrivano i rompicoglioni tossici. Gente che scrive con il solo scopo di crearti danno. Non importa di cosa tu stia parlando, l'intento è di creare danno. Mostrare che tutti quei like sono trappole e lui, l'interlocutore tossico, non ci è cascato. Meglio tra i commenti Facebook che nella riunione di condominio, anyway.
Davide presenta il suo erede 1Davide convocò tutti i comandanti d'Israele, i capi delle tribù e i comandanti delle varie classi al servizio del re, i comandanti di migliaia, i comandanti di centinaia, i sovrintendenti a tutti i beni e a tutto il bestiame del re e dei suoi figli, insieme con i cortigiani, i prodi e ogni soldato valoroso in Israele. 2Davide si alzò in piedi e disse: “Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo deciso di costruire una dimora stabile per l'arca dell'alleanza del Signore, per lo sgabello dei piedi del nostro Dio. Avevo fatto i preparativi per la costruzione, 3ma Dio mi disse: “Non costruirai una casa al mio nome, perché tu sei stato un guerriero e hai versato sangue”. 4Il Signore, Dio d'Israele, scelse me fra tutta la famiglia di mio padre, perché divenissi per sempre re su Israele; difatti egli si è scelto Giuda come capo, e fra la discendenza di Giuda ha scelto il casato di mio padre, e tra i figli di mio padre ha trovato compiacenza in me, per costituirmi re su tutto Israele. 5Fra tutti i miei figli, poiché il Signore mi ha dato molti figli, ha scelto mio figlio Salomone per farlo sedere sul trono del regno del Signore su Israele. 6Egli infatti mi ha detto: “Salomone, tuo figlio, costruirà la mia casa e i miei cortili, perché io mi sono scelto lui come figlio e io gli sarò padre. 7Renderò saldo il suo regno per sempre, se egli persevererà nel compiere i miei comandi e le mie norme, come fa oggi”. 8Ora, sotto gli occhi d'Israele, assemblea del Signore, e davanti al nostro Dio che ascolta, vi scongiuro: custodite e ricercate tutti i comandi del Signore, vostro Dio, perché possediate questa buona terra e la passiate in eredità ai vostri figli dopo di voi, per sempre. 9Tu, Salomone, figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre, servilo con cuore perfetto e con animo volenteroso, perché il Signore scruta tutti i cuori e conosce ogni intimo intento: se lo cercherai, ti si farà trovare; se invece l'abbandonerai, egli ti rigetterà per sempre. 10Vedi: ora il Signore ti ha scelto perché tu gli costruisca una casa come santuario; sii forte e mettiti al lavoro”.
Consegne per Salomone 11Davide diede a Salomone, suo figlio, il modello del vestibolo e degli edifici, delle stanze per i tesori, dei piani superiori e delle camere interne e del luogo per il propiziatorio, 12inoltre il modello di quanto aveva in animo riguardo ai cortili del tempio del Signore, a tutte le stanze laterali, ai tesori del tempio di Dio e ai tesori delle cose consacrate, 13alle classi dei sacerdoti e dei leviti e a tutta l'attività per il servizio del tempio del Signore e a tutti gli arredi usati nel tempio del Signore. 14Quanto a tutti gli oggetti d'oro, gli consegnò l'oro, indicando il peso dell'oro di ciascun oggetto destinato al culto e il peso dell'argento di ciascun oggetto di culto; 15inoltre l'oro dei candelabri e delle loro lampade, indicando il peso dei singoli candelabri e delle loro lampade, e l'argento destinato ai candelabri, indicando il peso dei candelabri e delle loro lampade, secondo l'uso di ogni candelabro; 16inoltre il quantitativo dell'oro per le tavole dell'offerta, per ogni tavola, e dell'argento per le tavole d'argento, 17dell'oro puro per le forcelle, i vasi per l'aspersione e le brocche; il quantitativo dell'oro per le coppe, per ogni coppa d'oro, e quello dell'argento, per ogni coppa d'argento; 18l'oro puro per l'altare dell'incenso aromatico, indicandone il peso; il modello del carro d'oro dei cherubini, che stendevano le ali e coprivano l'arca dell'alleanza del Signore. 19Tutto ciò era contenuto in uno scritto di mano del Signore, che spiegava tutti i particolari del modello. 20Davide disse a Salomone, suo figlio: “Sii forte e coraggioso; mettiti al lavoro, non temere e non abbatterti, perché il Signore Dio, il mio Dio, è con te. Non ti lascerà e non ti abbandonerà finché tu non abbia terminato tutto il lavoro per il tempio del Signore. 21Ecco le classi dei sacerdoti e dei leviti per ogni servizio del tempio di Dio; ci sono con te, in ogni lavoro, esperti in ogni attività. I capi e tutto il popolo sono ai tuoi ordini”.
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28,1-29,21. I cc. 28-29 sono strettamente legati tra loro. Dopo l'ampia parentesi dei cc. 23-27, con 28,1 si riprende 23,2, per presentare l'abdicazione di Davide in favore del figlio Salomone, in quest'ultima e solenne assemblea di Gerusalemme. La sezione ha per protagonista, ancora una volta e più che mai altrove, la figura di Davide. È lui stesso a presentare Salomone come suo successore, destinato a costruire il tempio, 28,2-10. Quindi Davide consegna al figlio il dettagliato disegno del santuario, 28,11.12a.19-20, e i contributi personali, 28,12b-13a.14-18. L'anziano monarca rivolge poi a Salomone un solenne monito, 29,20-21, e al popolo un discorso, nel quale chiede tributi per il tempio, 29,1-9. Infine, Davide ringrazia JHWH per i contributi ottenuti, 29,10-20. L'ultimo brano, 29,21-28, parla dell'ascesa al trono di Salomone e della morte di Davide. Il Cronista si ispira qui palesemente alla preghiera deuteronomistica messa sulla bocca di Salomone in occasione della dedicazione del tempio, 1Re 8, ma a guidare l'autore sacro è sostanzialmente l'idea centrale che lo ha sostenuto sin qui: è Davide l'ideatore e creatore del tempio e del suo culto. Salomone non fa che eseguire il progetto davidico. Entrambi i re poi sono al servizio di JHWH, che è e resta il solo vero re (28,5). L'ideale teocratico del Cronista trova qui la sua espressione compiuta.
28,1-21. Si riprende il discorso interrotto in 23,2. Davide presenta Salomone come successore, rifacendosi alla profezia di Natan (vv. 2-10) e consegna al figlio il dettagliato modello del tempio, con parole di incoraggiamento e di monito (vv. 11-21).
2-6. Riecheggiano accenti del fondamentale vaticinio del profeta Natan, cfr. 17,7.11-14.
5. Con un solo versetto si sorvola sulla impossibilità e incapacità di Davide di risolvere gli intrighi dei quattro principali eredi al trono, che occupano ben otto capitoli della storia della monarchia davidica, 2Sam 13-1Re 2. Per il Cronista, anche Salomone, al pari del padre Davide, deve apparire sin dall'inizio il re incontrastato di “tutto Israele”.
8-10. Lo stile oratorio diventa qui imponente e richiama molto da vicino quello deuteronomistico. Come i profeti, anche il Cronista insegna che il culto a JHWH – qui la costruzione del santuario – non è gradito se non è fondato sul riconoscimento sincero di lui, sul servizio resogli «con cuore perfetto e animo volenteroso» (v. 9) e sulla ricerca continua del suo volto.
11-19. La consegna del modello del tempio è solenne e ufficiale. Davide stesso ha ricevuto da JHWH il documento che regola in ogni dettaglio l'edificazione del santuario e la fornitura degli accessori. Anche a Mosè JHWH aveva rivelato il modello del tabernacolo e degli accessori, cfr. Es 25,9-40; 26,30; 27,8; e così aveva fatto con Ezechiele, 40,1-42,20. Il piano è una vera e propria rivelazione divina e il tempio di Gerusalemme corrisponde al tempio celeste. Far risalire alla divinità il progetto dettagliato della costruzione del suo tempio sulla terra è un motivo comune nell'antico Oriente e tipico delle grandi religioni storiche in generale. La costruzione dello spazio sacro deve avvenire secondo canoni che risalgono in ultima analisi a una iniziativa divina, che rivela e comunica il modello originario e archetipo dello spazio sacro terrestre. Di fatto, questi versetti ci danno l'inventario di realtà già esistenti e di oggetti e materiali già in uso, anche se la descrizione risulta su taluni punti piuttosto oscura (alcuni elementi sembrano ispirarsi in particolare alle pagine del profeta Ezechiele, cc. 40 ss.).
20. Per infondere coraggio al suo successore, Davide usa espressioni che il Deuteronomio pone sulla bocca di Mosè (cfr. Dt 31,6.8).
21. Il Cronista sottolinea anche qui la differenza tra la classe dei sacerdoti, la classe dei leviti e il popolo.
(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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