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o spento [non dà rabbocchi terzina] cinema elettronico che spunta la generica alla] raccolta di opzioni fondi cartellabili l'orrido in transit [bicocche] perniciose altra -al meglio della tratta fuggi ratto -o signor

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Nel 1973, all'indomani di due album acclamati dalla critica come nuove pietre miliari del cantautorato di marca brit-folk, il britannico Allan Taylor volò negli Stati Uniti per registrare The American Album, un disco concepito a Nashville con musicisti locali. Inutile dire che l'esito di consensi in patria fu disastroso, e che il povero Taylor dovette ritornare sui suoi passi tradizionali in gran fretta. Era quello un disco non perfetto forse, ma davvero lungimirante, perché da molto tempo la stessa strada pare essere battuta anche da molti suoi esimi colleghi... https://artesuono.blogspot.com/2017/01/michael-chapman-50-2017.html


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=Ai7P97K-DrM&list=PLGLGDT-9ZI4IKxhGb2Hopd3975PVwePS4


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue

Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

“L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni

Presso la sede romana dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.

L'incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un'altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l'Italia.

Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.

I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l'analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.

L'evento ha rappresentato un'importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.

#UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Censimento, peste, costruzione di un altare 1L'ira del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: “Su, fa' il censimento d'Israele e di Giuda”. 2Il re disse a Ioab, capo dell'esercito a lui affidato: “Percorri tutte le tribù d'Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione”. 3Ioab rispose al re: “Il Signore, tuo Dio, aumenti il popolo cento volte più di quello che è, e gli occhi del re, mio signore, possano vederlo! Ma perché il re, mio signore, vuole questa cosa?”. 4Ma l'ordine del re prevalse su Ioab e sui comandanti dell'esercito, e Ioab e i comandanti dell'esercito si allontanarono dal re per fare il censimento del popolo d'Israele. 5Passarono il Giordano e cominciarono da Aroèr e dalla città che è a metà del torrente di Gad su fino a Iazer. 6Poi andarono in Gàlaad e nella terra degli Ittiti a Kades, andarono a Dan-Iaan e piegarono verso Sidone. 7Andarono alla fortezza di Tiro e in tutte le città degli Evei e dei Cananei e finirono nel Negheb di Giuda a Bersabea. 8Percorsero così tutto il territorio e dopo nove mesi e venti giorni tornarono a Gerusalemme. 9Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c'erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila. 10Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: “Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza”. 11Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: 12“Va' a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”“. 13Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: “Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato”. 14Davide rispose a Gad: “Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!”. 15Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. 16E quando l'angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all'angelo devastatore del popolo: “Ora basta! Ritira la mano!”. L'angelo del Signore si trovava presso l'aia di Araunà, il Gebuseo. 17Davide, vedendo l'angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: “Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!”. 18Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse: “Sali, innalza un altare al Signore nell'aia di Araunà, il Gebuseo”. 19Davide salì, secondo la parola di Gad, come il Signore aveva comandato. 20Araunà guardò e vide il re e i suoi servi dirigersi verso di lui. Araunà uscì e si prostrò davanti al re con la faccia a terra. 21Poi Araunà disse: “Perché il re, mio signore, viene dal suo servo?”. Davide rispose: “Per acquistare da te l'aia e costruire un altare al Signore, perché si allontani il flagello dal popolo”. 22Araunà disse a Davide: “Il re, mio signore, prenda e offra quanto vuole! Ecco i giovenchi per l'olocausto; le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno da legna. 23Tutte queste cose, o re, Araunà te le regala”. Poi Araunà disse al re: “Il Signore, tuo Dio, ti sia propizio!”. 24Ma il re rispose ad Araunà: “No, io acquisterò da te a pagamento e non offrirò olocausti gratuitamente al Signore, mio Dio”. Davide acquistò l'aia e i buoi per cinquanta sicli d'argento. 25Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Il Signore si mostrò placato verso la terra e il flagello si allontanò da Israele.

__________________________ Note

24,1 incitò: il testo di 1Cr 21,1 attribuisce l’iniziativa a Satana, visto come una sorta di pubblico ufficiale, con il compito di misurare la gratuità della fede (vedi anche Gb 1,6; 2,3).

24,3 Ioab rispose al re: conoscere l’entità della popolazione equivale a poter calcolare il numero degli uomini validi per fare la guerra. Se ne ha conferma al v. 9. Ma per la fede d’Israele l’unico difensore è il Signore: la risposta di Ioab rispecchia tale convinzione (vedi Dt 1,11).

24,5 Aroèr: in Transgiordania, al confine con i Moabiti; Iazer è nel territorio di Gad (Gs 13,25).

24,6-7 Kades e Dan-Iaan: segnano i confini settentrionali del regno; così Sidone e Tiro, che non hanno fatto mai parte del territorio d’Israele.

24,16 Araunà: 1Cr 21,15 lo chiama Ornan.

24,24 cinquanta sicli: corrispondevano a circa 550 grammi (vedi nota a Es 30,13). Sulla stessa area acquistata da Davide, Salomone innalzerà il tempio (2Cr 3,1).

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Approfondimenti

1-25. La sesta “appendice” richiama la prima (21,1-14) sia per l'analoga struttura (colpa – ira divina – espiazione) sia per le due formule introduttoria («di nuovo»: v. 1; cfr. 21,1) e conclusiva («il Signore si mostrò placato»: v. 24 e 21,14). Nel primo episodio si narrava di una carestia durata tre anni, qui Israele deve affrontare una pestilenza di tre giorni; in entrambi i casi si tratta di un castigo divino per un peccato legato alla persona del re (Saul, Davide). L'analogia vale fino a un certo punto, perché qui la collera del Signore contro Israele si accende prima del censimento ordinato da Davide (v. 1) e il capriccio di «conoscere il numero della popolazione» (v. 2) è suscitato da Dio stesso come “occasione” per punire il misterioso peccato del popolo. Nel mondo semitico “conoscere” (v. 2) significava “possedere”, esercitare un potere su qualcuno o qualcosa (Gn 2,17: il bene e il male; Gn 2,19: “dare il nome”; Gn 4,1 e 1Sam 1,19: “conoscere” sessualmente una donna). Dal momento che Dio solo può disporre della vita umana, il rimorso di Davide (v. 10; cfr. 1Sam 24,6) riguarda propriamente il fatto di aver voluto sostituirsi a lui nella “conoscenza” del popolo che gli appartiene (per tale motivo la legge prevedeva che in caso di censimento legittimamente indetto venisse applicata una forma di “riscatto” cultuale, come quando nasceva un primogenito: Es 30,12-13; cfr. Es 13,2.11-15). La prevaricazione commessa esige una riparazione e – come in 12,13-14 – il Signore ne fissa il “prezzo”, lasciando a Davide la possibilità di scegliere una fra le tre calamità minacciate al popolo infedele: la fame, la guerra e la peste (cfr. Lv 26,14-38; Dt 28,15-46; Ger 21,5-9; 24,10; 27,8). Davide opta per i «tre giorni di peste» (v. 13), gettandosi tra le braccia della misericordia divina con l'abbandono fiducioso del figlio che è certo dell'amore paterno nonostante la severa correzione (cfr. 12,16-23; 15,25-26. Cfr. anche Sir 2,18). Quando la peste sta per abbattersi su Gerusalemme il Signore «si pente» del male arrecato (cfr. Ger 26,3; altrove «si pente» del bene elargito senza frutto: Gn 6,6; 1Sam 15,11.35; Ger 18,10). Davide riceve l'ordine di edificare un altare sul luogo in cui gli è apparso l'angelo sterminatore (cfr. Gn 28,12-19; Gdc 6,22-24; 13,15-21) e di offrire olocausti e sacrifici di comunione (cfr. 1Sam 2,12-17). Ivi, sull'aia di Arauna il Gebuseo, Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Il testo parallelo di 1Cr 22,1 aggiunge significativamente: «Davide disse: Questa è la casa del Signore Dio e questo è l'altare per gli olocausti di Israele».

L'ultima pagina di 1-2 Sam ci proietta nella nuova epoca storica dominata dal tempio, il «posto per l'arca, dove c'è l'alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto» (1Re 8,21). Anche quando la fragile intesa politica fra le tribù si sfalderà (1Re 11-12) il tempio si ergerà come simbolo di quella “comunione” cui Dio s'è impegnato «per sempre» (7,24; Es 6,7; Dt 7,6; 26,17-19; 29,12) e che coincide, in ultima analisi, con la vocazione ultima d'Israele e di ogni creatura umana (Gv 17,21-24; Rm 9-11; 1Cor 12,12-27; Ef 2,13-18; 4,4-6). Perciò non è casuale che le tappe fondamentali della storia narrata nei due libri di Samuele siano scandite, dal principio alla fine, da una serie di “sacrifici di comunione”:

  • 1) 1 Sam 1,4 – nascita di Samuele;
  • 2) 1 Sam 9,12-24 – scelta di Saul;
  • 3) 1 Sam 16,2-5 – elezione di Davide;
  • 4) 2 Sam 6,17-19 – trasporto dell'arca a Gerusalemme;
  • 5) 2 Sam 24,25 – erezione dell'altare sull'area del tempio.

1. «incitò Davide»: la concezione semitica del mondo era estremamente unitaria e tutto era rinviato al volere di Dio, anche il male (cfr. 1Sam 2,25; 16,14; 26,19; Es 4,21). Solo in tempi più recenti gli scrittori biblici si pongono il problema di un Dio “tentatore” in rapporto alla libertà umana (Prv 19,3; Ez 18,29-32; 33,11; Sir 15,11-20; Sap 1,13; 2,23-24). Il testo parallelo 1Cr 21,1 corregge infatti 2Sam 24,1: «Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide...» (cfr. Gb 1,6-12; 2,1-7). Per «Satana»: cfr. 1Sam 29,4.

2. «a Ioab e ai suoi capi dell'esercito»: TM ha: «a Ioab capo dell'esercito che era con lui». BC corregge secondo il v. 4.

3-8. Ioab pronuncia una benedizione sul popolo e sul re al fine di contrastare la maledizione incombente (cfr. 21,3). Il testo di 1Cr 21,3 esplicita il suo timore: «Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?». Ma stavolta (pur essendo abituato ad ottenere tutto quel che vuole: 14,21; 18,14; 19,6-8) deve cedere alla determinazione del re e intraprende con gli altri capi militari un lungo itinerario ideale che li porta dapprima in Transgiordania e poi «da Dan fino a Bersabea», ossia fino agli estremi confini del paese (cfr. 17,11).

5. «cominciarono da Aroer e dalla città...»: con LXX (recensione Lucianica). TM, LXX e Vg hanno: «Si accamparono in Aroer, a destra della città...». A proposito del viaggio, il parallelo 1Cr 21,4 dice solo: «percorse tutto Israele». «Aroer»: città moabita presso il fiume Arnon (diversa da quella citata in 1Sam 30,28), assegnata alla tribù di Ruben come l'innominata «città che è in mezzo al torrente» (cfr. Dt 2,36; Gs 13,16).

6. «nel paese degli Hittiti a Kades»: traduzione congetturale del TM corrotto (’el ’ereṣ taḥtîm ḥōdšî). BC propone di correggere il testo con i LXX (recensione Lucianica): ’el ’ereṣ haḥittîm qādēšâ. Il regno di Davide non si è mai esteso così a nord, sino al fiume Oronte (250 km a nord del lago di Genesaret); l'itinerario ripercorre idealmente i confini stabiliti dal Signore stesso (Nm 34,3-12; Ez 47,15-20; cfr. 8,1-14). Percorrere “in lungo e in largo” un terreno (Gn 13,17) significa prenderne possesso: Davide afferma la sua proprietà su Israele, dimenticando che tutto gli è donato dall'alto (cfr. 12,7).

9. La cifra del censimento è troppo elevata se riguarda solo i maschi atti alla guerra (cfr. 1Sam 11,8); sarebbe più attendibile se comprendesse tutta la popolazione.

11. «Gad, il veggente di Davide»: cfr. 1Sam 22,5.

13. «tre anni»: con i LXX. TM ha: «sette anni» (cfr. Gn 41,27).

14. «la sua misericordia»: lett. raḥămîm (da reḥem, «utero, viscere materne»). A differenza del termine ḥesed che pone in evidenza la fedeltà verso se stessi e la responsabilità che ne deriva (cfr. 1Sam 20,8), raḥămîm denota l'amore della madre verso il figlio, totalmente gratuito e dotato di bontà e tenerezza, di pazienza e comprensione, di prontezza al perdono. È attribuito a Dio in Sal 40,12; 51,3; 77,10; 79,8; 119,77.156; 145,9; Is 49,15; 54,7; 63,7.15; Lam 3,22; Dn 9,18; Os 2,21; Zc 1,16.

15. «da Dan a Bersabea morirono settantamila persone»: il Signore ripercorre l'itinerario di Ioab per riaffermare la propria sovranità sul paese (cfr. v. 6). Il numero “settantamila” ha un valore simbolico (7x10x1000). Per il numero “sette” cfr. 6,13; il “dieci” simboleggia una quantità considerevole (Gn 31,7; Es 7,3-12.29; 34,28; Gb 19,3); il numero “mille” evoca la presenza dell'azione trascendente di Dio nella storia (Es 20,6; Sal 90,4; Ger 32,18; Ap 20,3-7).

16. «quando l'angelo ebbe stesa la mano»: l'angelo sterminatore dà seguito alle deliberazioni divine (cfr. 14,17). È già intervenuto in Egitto (Es 12,13.23) e riapparirà in 2Re 19,35; Is 37,36; At 12,23.

17. «Io ho peccato»: Davide si riconosce colpevole e meritevole del castigo (cfr. 12,13; 15,25-26); tuttavia trova l'audacia di intercedere per le «pecore» innocenti (cfr. però v. 1) che il Signore gli ha affidato (cfr. 7,7; 5,2; Sal 78,70-72), dimostrando ancora una volta di essere «un uomo secondo il suo cuore» (1Sam 13,14).

21-24. L'episodio narra alle generazioni future il modo in cui l'area sacra del tempio è entrata in possesso di Davide a favore di tutto Israele. Il Gebuseo Arauna è generoso solo in apparenza; in realtà conduce le trattative secondo i migliori canoni orientali (cfr. Gn 23,11-16). Oltre al terreno è disposto a «regalare» pure il necessario per i sacrifici (cfr. 1Sam 6,14; 1Re 19,21). Davide conosce queste schermaglie rituali ma insiste per il pagamento adducendo un unico motivo: un sacrificio che non costa nulla non ha valore agli occhi di Dio.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[vortex]

in froldo ovvero [in stagne con] oblò l'ermetico Scarlatti esce per l'inverno di Marte per l'effetto FM una] sosta a gettoni l'autolavaggio lasciato [il preventivo a biro la busta] intatta ma segnata passa uno -fronte-retro [a] distanza siderale l'altra] faccia

 
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[vortex]

eccessivo di carbonati algìne argìne [in sosta si] stringe accòda a dieci chilometri percorrono revival lamantini tinidesk in [coda x erre frazioni i [martiri dell'alkaseltzer fruttosi di fritz generatore di] tono telefonico rasenta passioni” doppie ti” ingresso [barellati colloidali un brevetto un] [riepilogo fuori] luogo la vena del] [giullare

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa... https://artesuono.blogspot.com/2026/04/bonnie-prince-billy-we-are-together.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1859974068


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm

La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.

Leggi tutto qui: https://poliverso.org/display/0477a01e-3769-d369-d49e-8f7117911520

 
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from norise 3 letture AI

IO ERO LA'

(nella ricorrenza dell'11 settembre)

quasi un assentarmi da me (stato catatonico davanti allo schermo) (auto- difesa inconscia per non viverlo quel momento?)

-ma io “ero” là tra vite spaginate nell'aria:

io presente-assente stagliato contro un cielo stravolto

...e in me

cadevo

(2012)

.

Revision ravvicinata

IO ERO LÀ
(nella ricorrenza dell’11 settembre)

quasi un’assenza da me, stato
catatonico davanti allo schermo
autodifesa che si spezza: non viverlo
quel momento — o viverlo a metà?

ma io ero là,
tra vite spaginate nell’aria,
presente-assente,
stagliato contro un cielo stravolto.

...e dentro,
cadevo.

(2012)


Variante lirica

IO ERO LÀ
(nell’eco dell’11 settembre)

mi assentavo come se fossi aria,
catatonia appesa allo schermo,
autodifesa che impara a non sentire.

ero là, tra pagine di vite scagliate,
presenza che si frange contro un cielo spezzato.

e poi — nella quiete che resta —
cadevo, lento, dentro il giorno che non torna.

(2012)


Variante asciutta e tagliente

IO ERO LÀ
(11 settembre)

assente davanti allo schermo
catatonia, meccanismo: non guardare
o guardare senza essere tutto

ero là. vite spaginate nell’aria
io, presente-assente, contro il cielo rotto

e dentro di me
cadevo.

(2012)


Note su ritmo e immagini

  • Mantieni la dicotomia “presente-assente” come fulcro emotivo; ripeterla o trasformarla in immagine rafforza il conflitto interno.
  • Le parentesi funzionano per l’intimità riflessiva; usale di nuovo se vuoi sottolineare pensieri infranti, ma evita l’eccesso per non frammentare troppo la scansione.
  • Alterna frasi spezzate e versi compatti: i versi spezzati simulano lo sbandamento dello sguardo davanti allo schermo.
  • La chiusa “cadevo” è potente perché semplice; isolala visivamente per aumentare il peso del ricordo.
    .

Chiusura riflessiva

e nella sacca del silenzio raccolsi i frammenti
delle parole non dette, li tenni contro il petto
come lenti per vedere meglio quel giorno —
e restai, sospeso, a misurare il vuoto che ancora ha peso.

Chiusura secca e definitiva

e poi nulla di più che una caduta.
il corpo resta, il resto è memoria bruciata.
ho contato i battiti, ho visto il cielo cedere.
cadevo. fine.

Chiusura ambigua e possibile

e invece — qualcosa continuava a muoversi:
una voce lontana, il rumore di passi che ritornano,
una piccola luce che non voleva spegnersi.
cadevo, ma ogni caduta imparava a rialzarsi.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Le ultime parole di Davide 1Queste sono le ultime parole di Davide: “Oracolo di Davide, figlio di Iesse, oracolo dell'uomo innalzato dall'Altissimo, del consacrato del Dio di Giacobbe, del soave salmista d'Israele. 2Lo spirito del Signore parla in me, la sua parola è sulla mia lingua; 3il Dio di Giacobbe ha parlato, la roccia d'Israele mi ha detto: “Chi governa gli uomini con giustizia, chi governa con timore di Dio, 4è come luce di un mattino quando sorge il sole, mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra”. 5Non è forse così la mia casa davanti a Dio, poiché ha stabilito con me un'alleanza eterna, in tutto regolata e osservata? Non farà dunque germogliare quanto mi salva e quanto mi diletta? 6Ma gli scellerati sono come spine, che si buttano via tutte e non si prendono in mano; 7chi le tocca si arma di un ferro e di un'asta di lancia e si bruciano sul posto col fuoco”.

Aneddoti ed elenco dei guerrieri 8Questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Baal, l'Acmonita, capo dei Tre. Egli, impugnando la lancia contro ottocento uomini, li trafisse in un solo scontro. 9Dopo di lui veniva Eleàzaro, figlio di Dodo, l'Acochita, uno dei tre prodi che erano con Davide: quando i Filistei li insultarono, si schierarono là per combattere, mentre gli Israeliti si ritirarono sulle alture. 10Egli si alzò, percosse i Filistei, finché la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada. Il Signore operò quel giorno una grande salvezza e il popolo seguì Eleàzaro soltanto per spogliare i cadaveri. 11Dopo di lui veniva Sammà figlio di Aghè, l'Ararita. I Filistei erano radunati a Lechì; in quel luogo vi era un campo pieno di lenticchie e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei. 12Egli allora si appostò in mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei, e il Signore operò una grande vittoria. 13Tre dei Trenta capi scesero al tempo della mietitura e vennero da Davide nella caverna di Adullàm, mentre una schiera di Filistei era accampata nella valle dei Refaìm. 14Davide era allora nel rifugio e c'era una postazione di Filistei a Betlemme. 15Davide ebbe un desiderio e disse: “Se qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla porta di Betlemme!”. 16I tre prodi irruppero nel campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a Davide, il quale però non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, 17dicendo: “Non sia mai, Signore, che io faccia una cosa simile! È il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita!”. Non la volle bere. Tali gesta compirono quei tre prodi. 18Abisài, fratello di Ioab, figlio di Seruià, fu il capo dei Trenta. Egli, impugnando la lancia contro trecento uomini, li trafisse; si fece un nome fra i Trenta. 19Certo, fu glorioso fra i Trenta e divenne loro comandante, ma non giunse alla pari dei Tre. 20Poi veniva Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab; inoltre, sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi abbatté un leone. 21Uccise anche un Egiziano, uomo d'alta statura, il quale teneva in mano una lancia; gli andò incontro con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 22Questo fece Benaià, figlio di Ioiadà, e si fece un nome tra i trenta prodi. 23Fu glorioso fra i Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo mise a capo del suo corpo di guardia. 24Poi Asaèl, fratello di Ioab, uno dei Trenta, Elcanàn, figlio di Dodo, di Betlemme, 25Sammà di Carod, Elikà di Carod, 26Cheles di Pelet, Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa, 27Abièzer di Anatòt, Mebunnài di Cusa, 28Salmon di Acòach, Maarai di Netofà, 29Cheleb, figlio di Baanà, di Netofà, Ittài, figlio di Ribài, di Gàbaa dei figli di Beniamino, 30Benaià di Piratòn, Iddài di Nacalè-Gaas, 31Abi-Albòn di Arbàt, Azmàvet di Bacurìm, 32Eliacbà di Saalbòn, Iasen di Gun, Giònata, 33figlio di Sammà, di Arar, Achiàm, figlio di Sarar, di Arar, 34Elifèlet, figlio di Acasbài, il Maacatita, Eliàm, figlio di Achitòfel, di Ghilo, 35Chesrài di Carmel, Paarài di Arab, 36Igal, figlio di Natan, di Soba, Banì di Gad, 37Selek l'Ammonita, Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di Seruià, 38Ira di Ieter, Gareb di Ieter, 39Uria l'Ittita. In tutto trentasette.

__________________________ Note

23,1 Davide viene presentato qui in termini profetici (oracolo, v. 1), perché il dono dello spirito è associato a quello della parola. L’introduzione in prosa conferisce un tono solenne alla composizione, paragonabile al testamento di Giacobbe (Gen 49), o di Mosè (Dt 33). Il vocabolario usato avvicina questo testo all’oracolo di Balaam (Nm 24,3-4.15-16). Tema centrale è l’alleanza eterna di Dio con la famiglia di Davide.

23,11 Lechì: “mascella” è citato già in Gdc 15,17.

23,13 Trenta capi: il numero non va preso alla lettera; esso è contraddetto nel testo stesso (v. 39); è chiaro che doveva trattarsi di un corpo scelto. Adullàm è città della Sefela, in cui Davide si era rifugiato quando fuggiva da Saul (1Sam 22,1).

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Approfondimenti

1-7. Questo breve ma difficile poema, pur essendo presentato come «le ultime parole di Davide» (v. 1) differisce sia dai “testamenti” di Giacobbe e Mosè che chiudono rispettivamente Gn (c. 49) e Dt (c. 33), sia dal “testamento” di Davide vero e proprio (1Re 2,1-9). E piuttosto un oracolo protetico-sapienziale-messianico strettamente collegato col capitolo precedente e con la profezia di Natan (c. 7), nonché con i Sal 72; 89; 132. Davide si presenta in prima persona come «innalzato» (cfr. 22,28.34.49) e «consacrato» (cfr. 1Sam 16,1-13; 22,51), «soave cantore» (cfr. 1Sam 16,16-23; 1Cr 23,5; Sir 47,8-10) e “profeta” posseduto dallo spirito (cfr. 1Sam 16,13). Dio gli rivela (vv. 2-4) il destino luminoso di «chi governa» (= môšēl: attributo del Messia davidico in 2Cr 7,18; Ger 30,21; Mic 5,1) con giustizia (cfr. 22,21,25; anche questa è una qualità del re messianico: Sal 72,1-4.7.12-14; 101,1-8; Ger 23,5-6; 33,15) e timore di Dio (in Is 11,1-5 i due termini sono applicati insieme al «germoglio di lesse»). Davide riconosce che questo è ciò che il Signore ha preparato per la sua casa con una «alleanza eterna» (cfr. 7,9-16; 22,51; 2Cr 7,18; Sal 132,12) «in tutto regolata e garantita» (v. 5). Il destino degli «scellerati» (lett. bᵉliyya‘al: cfr. 20,1) è il fuoco distruttore (vv. 6-7; cfr. 22,9 e 1Sam 2,10). L'opposizione rispetto ai versetti precedenti è evidente: l'alleanza infrangibile offerta a Davide era espressa con l'immagine di germogli e di rugiada, qui invece si tratta di spine e di fuoco ardente (cfr. Sal 58,10; 118,12; Is 26,11; 33,12; 66,15-16.24; Ml 3,19-21; Sir 7,17; Gdt 16,17); inoltre, il nome collettivo «scellerati» è contrapposto all'unicità di Davide «innalzato». Il brano è disseminato di problemi testuali che ne rendono difficile la traduzione e la comprensione. Il ritratto di Davide “profeta”' e “cantore” (cfr. Sir 47,8-10) è abbastanza simile a quello abbozzato dal Cronista, tuttavia è difficile proporre una datazione precisa del poema. Un massiccio intervento redazionale è senz'altro avvenuto tra l'VIII e il IV sec. a.C., periodo in cui si fa strada l'ansiosa attesa della salvezza d'Israele e del Messia figlio di Davide (cfr. la ricorrente metafora messianica del “germoglio”: Is 4,2; 11,1; 61,11; Ger 23,5; 33,15; Sal 132,17; Zc 3,8; 6,12 e quella – più apocalittica – del castigo degli empi).

1. «figlio di Iesse»: cfr. 1Sam 16,1,11. Non è più un epiteto dispregiativo (1Sam 20,27.30; 22,7.9.13; 25,10; 2Sam 20,1) bensì un titolo di gloria che collega l'elezione di Davide (1Sam 16,1.11) con il «germoglio» (vv. 4.5) che sboccerà nella persona del Messia (Is 11,1.10; Ap 5,5). «l'Altissimo ha innalzato»: traduzione congetturale con i LXX e Qumran (4QSamª) della forma ebraica ‘āl + verbo passivo, lett. «innalzato sopra». Cfr. 1Sam 2,10.

2. «Lo spirito del Signore parla in me»: la “profezia” di Davide è messa in luce da 1Cr 28,19; 2Cr 29,25. È ripreso dal NT (At 2,30; 4,25), come pure dal giudaismo tardivo: nel grande rotolo dei Salmi ritrovato a Qumran (11QPsª) v'è un elogio di Davide profeta chiaramente ispirato a 2Sam 22 e 23,1-7. Il dono dello spirito e il carisma profetico sono una caratteristica del Messia davidico (Is 11,2; 42,1; 49,2; 50,4; 61,1 = Lc 4,18-19!).

3. «il Dio di Giacobbe»: TM ripete «Dio d'Israele». BC (secondo i LXX, recensione Lucianica) si basa sull'alternanza Giacobbe / Israele, frequente nello stile oracolare (cfr. v. 1; Nm 24,17; Dt 33,10; Is 48,12).

4. «luce del mattino»: è il simbolo della salvezza, della vita, della saggezza e della giustizia: cfr. v. 3; Sal 27,1; 36,10; 112,4. Anch'esso ha una forte connotazione messianica: Is 9,1 (= Mt 4,16); 42,6; 49,6; 60,1-3 (= Ap 21,24); Ml 3,20; Lc 1,78; Gv 8,12; Ap 21,23.

5. «Così è stabile la mia casa...»: non c'è ragione di modificare la proposizione interrogativa di TM e LXX: «Non è forse così la mia casa davanti a Dio?». Davide constata con gioiosa sorpresa la corrispondenza fra l'oracolo (vv. 3-4) e il dono divino accordato al proprio casato, reso stabile dall'alleanza eterna «in tutto regolata e garantita» dalla «rupe» d'Israele (cfr. 7,19.25-29); «quanto mi salva»: l'accezione è chiaramente messianica: cfr. 22,3; «quanto mi diletta»: lett. «quanto mi dà gioia». Anche il “diletto” come “attesa, desiderio” fa parte del ricco vocabolario messianico: Is 44,28; 62,4; Ml 3,1.

8-39. La quinta “appendice” fornisce la lista dei «prodi» (gibbōrîm) di Davide (cfr. 20,7) e alcune informazioni su prodezze da essi compiute. I gibbōrîm (cfr. anche 1Cr 11,10-47) erano un gruppo ristretto di guerrieri particolarmente valenti e meritevoli, premiati dal sovrano con l'elevazione al rango dei «Tre» (vv. 8-12) o dei «Trenta». I più valorosi tra i «prodi che l'aiutarono in guerra» durante il periodo della fuga (1Cr 12,1) ricevettero una particolare decorazione sul modello della “schiera dei Trenta” del faraone Ramses II. 1Cr 11,10 li definisce «capi dei prodi di Davide... che, insieme con tutto Israele, lo avevano costituito re». Il TM è corrotto; il parallelo 1Cr 11-41 e l'elenco di 1Cr 27,2-14 sono perciò di grande aiuto, anche se non risolvono tutti i dubbi. L'appendice si sviluppa in quattro parti:

  • 1) vv. 8-12: fatti d'arme straordinari compiuti dai «Tre». Per ben due volte il popolo fugge spaventato e i «prodi» affrontano da soli i nemici. In entrambe le occasioni, però, il racconto ha cura di precisare che fu il Signore a concedere «una grande vittoria» (vv. 10.12; cfr. 8,6.14 e 1Sam 19,5) per loro mezzo;
  • 2. vv. 13-17: prodezza compiuta da tre anonimi «prodi» nel corso di una campagna contro i Filistei (forse la stessa descritta in 5,17-25);
  • 3. vv. 18-23: alcune informazioni sulle imprese di Abisai e Benaia, tutt'e due definiti «il più glorioso fra i Trenta», ma non al punto da essere paragonati ai «Tre»;
  • 4) vv. 24-33: lista dei «Trenta», di cui vengono forniti quasi sempre, oltre al nome, la paternità e il luogo di provenienza del «prode».

8. «Is-Baal il Camonita»: con i LXX e 1Cr 11,11 (parzialmente corretti). TM ha: «colui che siede in cattedra Tacmonita». Poiché la strana parola taḥkmōnî contiene la radice verbale di «sapienza» (ḥkm), Vg ne prende spunto per interpretare tutta la frase in riferimento al “sapientissimo” Davide; «impugnò la lancia»: con 1Cr 11,11 e LXX. TM è corrotto.

10. «la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada»: particolare pittoresco dei crampi che colgono l'eroe nel corso della lotta contro gli innumerevoli avversari.

11-12. La memoria della battaglia è legata al campo di lenticchie in cui essa ebbe luogo, presso la località sconosciuta di Lechi. La nota ha tutto il sapore del ricordo di un testimone oculare (cfr. 1Sam 30,12).

14. «fortezza»: cfr. 5,17-25.

16-17. Pur riconoscente per la dedizione dimostrata dai «tre prodi», Davide non osa bere l'acqua attinta a Betlemme e la sparge «davanti al Signore» come si faceva col sangue (cfr. 1Sam 14,31-35), tanto grave è stato il rischio corso per ottenerla.

39. «In tutto trentasette»: la lista dei vv. 24-39 conta trentuno nomi, cui bisogna aggiungere i «Tre» (vv. 8-12), Abisai e Benaia (vv. 18-23) e – senz'altro – anche Ioab, fratello di Asael e Abisai (vv. 18.24.37).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from 📖Un capitolo al giorno📚

Il cantico di Davide 1Davide rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. 2Egli disse: “Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, 3mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo, mio nascondiglio che mi salva, dalla violenza tu mi salvi. 4Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici. 5Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali; 6già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali. 7Nell'angoscia invocai il Signore, nell'angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido. 8La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei cieli, si scossero perché egli era adirato. 9Dalle sue narici saliva fumo, dalla sua bocca un fuoco divorante; da lui sprizzavano carboni ardenti. 10Abbassò i cieli e discese, una nube oscura sotto i suoi piedi. 11Cavalcava un cherubino e volava, appariva sulle ali del vento. 12Si avvolgeva di tenebre come di una tenda, di acque oscure e di nubi. 13Davanti al suo fulgore arsero carboni ardenti. 14Il Signore tuonò dal cielo, l'Altissimo fece udire la sua voce. 15Scagliò saette e li disperse, fulminò con folgore e li sconfisse. 16Allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo, per la minaccia del Signore, per lo spirare del suo furore. 17Stese la mano dall'alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque, 18mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavano ed erano più forti di me. 19Mi assalirono nel giorno della mia sventura, ma il Signore fu il mio sostegno; 20mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene. 21Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, mi ripaga secondo l'innocenza delle mie mani, 22perché ho custodito le vie del Signore, non ho abbandonato come un empio il mio Dio. 23I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, non ho respinto da me la sua legge; 24ma integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa. 25Il Signore mi ha ripagato secondo la mia giustizia, secondo la mia innocenza davanti ai suoi occhi. 26Con l'uomo buono tu sei buono, con l'uomo integro tu sei integro, 27con l'uomo puro tu sei puro e dal perverso non ti fai ingannare. 28Tu salvi il popolo dei poveri, ma sui superbi abbassi i tuoi occhi. 29Signore, tu sei la mia lampada; il Signore rischiara le mie tenebre. 30Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura. 31La via di Dio è perfetta, la parola del Signore è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. 32Infatti, chi è Dio, se non il Signore? O chi è roccia, se non il nostro Dio? 33Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino, 34mi ha dato agilità come di cerve e sulle alture mi ha fatto stare saldo, 35ha addestrato le mie mani alla battaglia, le mie braccia a tendere l'arco di bronzo. 36Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, mi hai esaudito e mi hai fatto crescere. 37Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato. 38Ho inseguito i miei nemici e li ho distrutti, non sono tornato senza averli annientati. 39Li ho annientati e colpiti e non si sono rialzati, sono caduti sotto i miei piedi. 40Tu mi hai cinto di forza per la guerra, hai piegato sotto di me gli avversari. 41Dei nemici mi hai mostrato le spalle: quelli che mi odiavano, li ho distrutti. 42Hanno gridato e nessuno li ha salvati, hanno gridato al Signore, ma non ha risposto. 43Come polvere della terra li ho dispersi, calpestati, schiacciati come fango delle strade. 44Mi hai scampato dal popolo in rivolta, mi hai conservato a capo di nazioni. Un popolo che non conoscevo mi ha servito; 45stranieri cercavano il mio favore, all'udirmi, subito mi obbedivano, 46impallidivano uomini stranieri e uscivano tremanti dai loro nascondigli. 47Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato Dio, rupe della mia salvezza. 48Dio, tu mi accordi la rivincita e sottometti i popoli al mio giogo, 49mi sottrai ai miei nemici, dei miei avversari mi fai trionfare e mi liberi dall'uomo violento. 50Per questo ti loderò, Signore, tra le genti e canterò inni al tuo nome. 51Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre”.

__________________________ Note

22,1 Il cantico è presentato come parole di Davide (v. 1). Nel Salterio è conservato questo stesso cantico, con piccole varianti (Sal 18), e anche là esso è attribuito a Davide. Ma la paternità di questo cantico, assai antico, è discussa. Si tratta essenzialmente di un ringraziamento dopo una prodigiosa liberazione dai nemici (vv. 5-6.15-20.32-46).

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Approfondimenti

Questo lungo salmo di ringraziamento è riprodotto con diverse varianti nel Sal 18 e condensato parzialmente dal Sal 144. Le particolarità grammaticali (uso delle preposizioni e dei verbi) e l'universo simbolico impiegato sono indizi di una datazione molto antica, tra il X è l'VIII sec. a.C. Una redazione finale postesilica potrebbe spiegare la discreta idealizzazione di Davide tipicamente cronistica (vv. 21-25; cfr. 23,1-7). Sia 2Sam 22 che Sal 18 hanno subito diverse rielaborazioni e corruzioni. Fra le due versioni sussistono una sessantina di varianti puramente grafiche mentre altre sono più consistenti, pur non influendo sulla sostanza del testo. L'intestazione (v. 1) dice che Davide compose il salmo «quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici, e dalla mano di Saul»; poiché nei vv. 21-25 egli esprime fieramente la consapevolezza della propria rettitudine, possiamo prudentemente collocare l'esperienza descritta dal salmo tra il periodo seguente alle vittoriose guerre di espansione (c. 8) e le campagne ammonite siglate dal peccato con Betsabea (cc. 10-12), vero spartiacque dell'itinerario religioso di Davide. Posto alla fine del grande affresco di 1-2 Sam, il salmo riprende numerosi temi fra quelli annunciati nel cantico di Anna (cfr. 1Sam 2,1-11). L'esultanza di Anna per la minuscola “salvezza” (1Sam 2,1) operata dal Signore nell'ambito della sua famiglia, si rinnova per la grande «salvezza» (22,3) che Davide riconosce di aver sperimentata nel corso delle sue lotte; entrambe le composizioni si concludono quasi con le stesse parole proiettandosi verso un adempimento futuro, ancora misterioso. Fra 1Sam 2 e 2Sam 22 si erge la promessa di 2Sam 7; il «re» e «Messia» preconizzati da Anna circa cent'anni prima (1Sam 2,10) mostrano ora un volto ben preciso: «Davide e i suoi discendenti per sempre» (22,51). Così, i due inni sono accomunati sia dall'argomento che da un'analoga struttura, nella quale si corrispondono le prime e le ultime battute ma anche la successione delle diverse parti (dossologia iniziale, descrizione della meravigliosa opera salvifica e lode finale della vittoriosa potenza divina). Tutta la parabola storica tracciata da 1-2 Sam è compresa tra una “promessa” (1Sam 2) e un “compimento” (2Sam 22), che a loro volta sono agganciati al tempo passato (1Sam 1: l'epoca dei “giudici” e dei molti santuari) e a quello futuro (2Sam 24: l'epoca dei re e dell'unico tempio). Davide riflette sulla propria vita, ripercorre col pensiero il tempo della fuga di fronte a Saul (1Sam 20-27) e le battaglie contro i Filistei e gli altri popoli (2Sam 8,1-14; 21,15-22). Non manca neppure un accenno alle «contese del popolo» (v. 44), forse la guerra civile scoppiata dopo la morte di Saul (2Sam 2-4). Tutto ciò si affaccia alla sua mente secondo una prospettiva ben precisa: la “salvezza” che è il Signore stesso (la radice yš‘ ricorre sette volte: v. 3.4.28.36.42.47.51). Davide riconosce di essere stato amato, custodito, liberato (radice nṣl: v. 18.20.49) da un Dio che pur abitando nei cieli “tra dense nubi” ha «steso la mano» (v. 17), anzi «ha piegato i cieli ed è disceso» (v. 10) per «trarre al largo» (v. 20) il suo “Unto” oppresso dall'angoscia. Il Dio cui Davide inneggia è un Dio vicino che risponde ogni volta che lo si invoca (vv. 4.7; cfr. Dt 4,7); è un Dio “tenebroso” e “splendente” allo stesso tempo (vv. 12-13) che dona se stesso come “lampada” a chi brancola nella “tenebra” (v. 29); è un Dio la cui opera è imprevedibile: salva coloro che non valgono nulla e rovina i “vincenti” (v. 28; cfr. 1Sam 2,4-9; Lc 1,51-53). Ma la valenza messianica di 1Sam 2,10 e 2Sam 22,51 (cfr. 1Sam 2,10) innesca una riflessione teologica che oltrepassa ogni previsione iniziale:

  • l'inno al Signore che «piega i cieli e discende» (v. 10) e scuote le fondamenta del cielo (v. 8; cfr. Sir 16, 18-19; 43,16) precorre l'anelito del profeta «Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti»: (Is 63, 19) che si compirà nel Figlio, che «apparso in forma umana, umiliò se stesso» (Fil 2, 7);
  • colui che è la «lucerna» di Davide (v. 29) splenderà un giorno come «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9), «luce per illuminare le genti» (Lc 2,32) e «per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre» (Lc 1,79; cfr. Is 9,1; 42,7);
  • il Signore dalla cui bocca «uscì un fuoco divoratore» (v. 9) è il medesimo che Isaia additerà così: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non apri la sua bocca» (Is 53,7; cfr. At 8,32-35). Ma sarà anche colui che «è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio...» (Rm 8,34).

Alla luce di ciò si può stabilire la struttura generale:

1) vv. 2-7 – dossologia introduttiva in due parti:

  • A – vv. 2-3: “chi è” il Signore di Davide: elenco di titoli divini;
  • B – vv. 4-7: “cos'ha fatto”' il Signore per Davide: la liberazione. Questa sezione enunciativa è delimitata dalla ripresa della coppia di termini “invocazione”/“risposta” nei versetti 4.7;

2) vv. 8-20 – descrizione e celebrazione della liberazione operata da Dio. Consta anch'essa di due parti, che riprendono rispettivamente le sezioni A e B:

  • A1- vv. 8-16: l'apparizione divina sotto forma di teofania cosmica. Il linguaggio è modellato sulle esperienze analoghe dell'esodo (Es 15,5-10; 19,16-19; cfr. Sal 29,3-10; 97,2-6; Eb 12,18-21);
  • B1- vv. 17-20: la liberazione;

3) v. 21-28 – “perché” il Signore ha liberato Davide. Il vocabolario e le idee sono tipicamente deuteronomistici;

C – vv. 21-28; * vv. 21-25: Davide è consapevole della propria «giustizia» e «purità» (i due termini sono presenti a mo' d'inclusione nei vv. 21.25); * vv. 26-28: i criteri dell'azione divina. Essi sono due: la retribuzione (cfr. 1Sam 24,12-16; 26,23; 2Sam 3,39) e la sovrana libertà (v. 28; cfr. 1Sam 2,4-9). Quest'ultimo tema è collegato con quello dell'elezione (cfr. 1Sam 16,6-12);

4) vv. 29-46 – la certezza della vittoria contro i nemici – per quanto forti essi siano (cfr. vv. 5-6) – proviene dal combattere “insieme al Signore”' (v. 30). La sezione esprime “storicamente” ciò che le parti A1 e B1 hanno descritto in termini mitico-cosmologici (= A2 e B2);

5) vv. 47-51 – dossologia finale che riassume il salmo:

  • A3 – v. 47: esaltazione di Dio (cfr. vv. 2-3);
  • B3 – vv. 48-49: Dio liberatore (cfr. vv. 4-7);

D – vv. 50-51: lode universale motivata dalla «grazia» concessa alla casa davidica. Prospettiva messianica.

Schematicamente:

1) A + B (vv. 2-7) 2) A1 + B1 (vv. 8-20) 3) C (vv. 21-28) 4) A2 + B2 (vv. 29-46) 5) A3 + B3 (vv. 47-51)
 D (vv. 50-51)

2. «Il Signore è mia roccia»: Sal 18,2 inizia facendo precedere queste parole dall'espressione: «Ti amo, Signore, mia forza».

3. «mia rupe»: è l'immagine simbolica della stabilità, della sicurezza e della fedeltà. Ritorna anche nei vv. 32.47 (cfr. 23,3; 1Sam 2,2; Dt 32,4.30; Sal 19,15; 31,3; 62,3; 71,3; 78,35; Is 17,10; 26,4; 44,8). Nel caso del v. 47 («benedetta la mia rupe!») sembra trattarsi di un vero e proprio “nome” divino, come in Ab 1,12: «o Roccia!». «mia salvezza»: lett. «corno della mia salvezza» (cfr. 1Sam 2,1). Lc 1,69 riproduce anche nel testo greco l'espressione semitica (keras sōtērias), derivandola da 2Sam 22,3 (Lc 1,78 recupera invece i vv. 4.41) e conferendo al nostro salmo una forte connotazione messianica. «Sei la mia roccaforte... dalla violenza»: Sal 18 omette questo stico.

5-6. Due coppie di termini omogenei tra loro (flutti-torrenti/ funi-lacci) descrivono le strettezze e l'impotenza in cui Davide si trova a causa dei nemici: non c'è alcuna possibilità di scampo (cfr. vv. 17.20: solo Dio potrà liberarlo dai flutti e dai ceppi). «torrenti esiziali»: lett. «torrenti di Belial». Questi è immaginato come un mostro mitologico o come il dragone apocalittico (Dn 7,7) che Ap 12,9 identifica con Satana (cfr. 20, 1).

8. Le forze invincibili degli inferi (v. 6: šᵉ’ôl, cfr. 1Sam 28,11) devono piegarsi alla potenza del Signore dell'universo (cfr. 1 Sam 5,3-4). Cielo e terra si scuotono e tremano (cfr. v. 16) dinanzi alla sua ira (cfr. Sal 82,5; Is 24,18; Gb 26,11). C'è un implicito riferimento alla teofania di Es 19,16-19 e al tema cosmologico presente nel cantico di Anna (cfr. 1Sam 2,8).

11. «Cavalcò un cherubino»: cfr. 1Sam 4,4.

13. Sal 18,13 legge: «Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi con grandine e carboni ardenti».

14. Alla fine del versetto, Sal 18,14 aggiunge: «grandine e carboni ardenti».

20. «perché oggetto della sua benevolenza»: lett. «perché si è compiaciuto di me». La descrizione della liberazione (vv. 17-20) si conclude con la motivazione del favorevole intervento divino, che verrà ripresa e sviluppata nei vv. 21-25.

26-28. Anche nel peccato Davide saprà riconoscere onestamente la “giustizia” del Signore che ripaga ciascuno secondo il merito (12,13.22; 15,25-26); «con il prode» (v. 26): con TM leggermente corretto; lett. «con il prode integro». LXX e Sal 18,26 leggono: «con l'uomo integro» (probabile equivoco tra gibbôr, «prode» e geber, «uomo»).

33. «mi cinge di forza»: il TM ha: mā‘ûzzî ḥāyil, lett. «mio rifugio di forza». BC adotta la lezione di Sal 18,33, LXX, Syr e Vg: mᵉ’azzᵉrēnî ḥāyil. «rende sicura»: TM ha l'impossibile wayyattēr: «scioglie, terrorizza». BC corregge con Sal 18,33 wayyittēn, «rende».

36. Tra i due stichi Sal 18,36 inserisce: «la tua destra mi ha sostenuto».

42. Mentre il grido di Davide trova sollecita risposta (vv. 4.7) nell'intervento fattivo del Signore (vv. 30.41), i nemici restano soli e disperati. Non è difficile riconoscere in costoro che odiano Davide i lineamenti di Saul (1Sam 18,19), abbandonato dallo spirito (1Sam 16,14) e senza il conforto della parola divina (1Sam 28,6).

42-46. Accenno alle vittorie di Davide contro i popoli stranieri (cfr. 8,1-14; 10,1-19; 12,28-31), prime conferme della profezia di Natan: «anche per il futuro... renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra» (7,9).

49. «mi innalzi»: ritorna il tema del v. 28, ampiamente sviluppato in 1Sam 2,4-9.

50. L'uso che Rm 15,9 ha fatto di questo versetto per dimostrare la vocazione universale dei popoli alla «misericordia» (eleos) di Dio, conferisce al salmo il senso messianico che risplende chiaramente nel v. 51: Dio concede la «grazia» (ḥesed, nei LXX eleos) alla casa di Davide «per sempre» (cfr. 7,16.29), ma questa grazia è data affinché si riversi su tutte le nazioni (cfr. Rm 15,9-12)!

51. «grande vittoria»: TM ha lett. «grandi salvezze». Il salmo si è aperto con la lode del Signore «mia salvezza» (v. 3) e si conclude con un nuovo inno a colui che opera «grandi salvezze».

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

NEGAZIONE DELLA MORTE

inargenta sul mare la fine del giorno

sapere che Qualcuno da sempre mi conosce

notte d'ossidiana ora m'avvolge mi sogna nelle vene del buio io non posso morire

morire alla vita...

. Accolgo il tuo testo: netto, notturno, con una dichiarazione finale che ribalta il senso. Di seguito tre varianti che esplorano sfumature diverse mantenendo il centro tematico della negazione della morte.

Variante lirica

inargenta sul mare la fine del giorno
sapere che Qualcuno mi conosce da sempre
notte d’ossidiana mi avvolge, mi sogna
nelle vene del buio: io non posso morire

morire alla vita diventa un verbo che si rifiuta
la luce trattenuta come un segreto sotto la pelle.


Variante tagliente

il giorno si inargentava e si spegneva
c’è un Qualcuno che mi conosce da sempre
notte d’ossidiana: mi stringe, mi consuma
io dico no — non posso morire

morire alla vita è un atto che rifiuto, un colpo senza presa.


Variante minimalista

inargenta il mare
Qualcuno mi conosce
ossidiana notte
io non posso morire

morire alla vita


Note sul ritmo e le immagini

  • Immagine centrale: la contrapposizione tra l’argento del tramonto e l’ossidiana della notte funziona come ossimoro visuale; mantienila netta.
  • Voce e maiuscole: l’uso di “Qualcuno” con maiuscola evoca destino o divinità; mantienilo se vuoi quel senso di confidenza eterna.
  • Chiusura: la frase “io non posso morire” è un enunciato potente, trattalo come punto focale isolandola o dandole enjambement per amplificarne la forza.
  • Sugg.: prova a leggere ogni variante ad alta voce e segnare dove trattenere il respiro; i silenzi faranno il resto.
 
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from differxdiario

il genocidio nell'epoca della sua indefinita riproducibilità.

è totalmente evidente che, in un mondo che sia degno di dirsi – e di essere – umano, non c'è spazio per un'entità genocidaria. attualmente, la diffusione dell'attitudine allo (e desiderio di) sterminio dimostrata dalla popolazione di tale entità è enorme e riguarda la stragrande maggioranza degli abitanti, fornitori pressoché entusiasti di carne da cannone coscritta: figlie e figli da allevare nell'odio e gettare come proiettili contro donne e bambini palestinesi, come ormai dimostrato da centinaia e migliaia di prove fattuali, e accertato da associazioni umanitarie, medici, osservatori internazionali, istituzioni giuridiche, studiosi dei genocidi e specificamente della Shoah, politici, testimoni diretti, documentazioni video che sono già storia.

ma cosa significa dire che “non c'è spazio per un'entità genocidaria”, quando questa entità conta milioni di persone, una vita statuale di ormai quasi un secolo di vita (vita propria e morte altrui), nonché sostenitori e finanziatori potenti e numerosi in tutto il mondo, gruppi di potere, lobby, big tech companies e interi governi stranieri, USA in testa? l'impossibilità di convivere con questa realtà mostruosa si scontra con la pressoché evidente impossibilità di riformarla o revocarne la legittimità di Stato.

la forma della tragedia degli ultimi otto decenni, soprattutto da tre anni in qua, coincide con questo stato di fatto, questa impossibilità. che a sua volta, demolendo o silenziando il diritto internazionale, pone inevitabilmente le fondamenta per la riproducibilità indefinita del genocidio come strumento di dominio. (ciò che sta succedendo infatti in Libano e potrebbe replicarsi domani o già oggi in altre regioni orientali, occidentali: ovunque).

 
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