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menta

La menta. Oggi 16 giugno 2026, tanto per fare qualcosa, ho trapianto 3 piantine di menta che avevo messo a radicare nell'acqua, in tre vasetti ottenuti con i rotoli della carta igienica riempiti di terriccio e poi innaffiati. Ora voglio vedere se “attecchiscono” poi così li metto nei buchi che opportunamente scaverò attorno all'olivo. Nel frattempo ho potato altri 5 rametti, ho tolto le foglie tranne quelle apicali e li ho messo lì accanto in un vasetto di vetro (arbanella in genovese) immersi nell'acqua. È un sistema che ho visto in rete e funziona, dopo una settimana circa cominciano a spuntare delle radichette che poi si allungano. La menta è un'infestante ma il terreno attorno all'olivo è terraccia di riporto e voglio vedere se faccio un tappeto di menta. Tra l'altro la piantina di menta che si vede nella foto, comprata all'agraria e lì trapiantata e che ha attecchito benissimo, giorni fa è stata battezzata dal cane del vicino che ci ha pisciato sopra. Credo sia stata una azione di ritorsione perché la mia cana, nel suo giardino, ci va a cagare… Vai a sapere anche i cani…

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma ce ne sono altre ancora di più

(gia.par). Nel mondo esistono persone più buone di altre, ma padre Domenico Rotunno lo era ancora di più. Sacerdote missionario del PIME, si è spento in Brasile lo scorso 12 giugno nella sua amata Ibiporã, all'età di 92 anni. Il suo è stato un congedo terreno al termine di una lunga malattia che, crudelmente, gli ha sottratto progressivamente i ricordi dei familiari, dei parenti e di tutti gli amici; un'ombra calata sulla sua memoria soprattutto dopo la dolorosa scomparsa della sorella Assunta, avvenuta nel novembre del 2021, alla quale era legatissimo.
La notizia della morte di padre Domenico ha commosso profondamente molti cuori, non solo nella sua Riardo, dove era nato e aveva mosso i primi passi nella fede, e nella vicina Pietramelara, ma anche nei paesi di Calvi Risorta e Rocchetta e Croce. In queste comunità era solito tornare, come un figlio che non dimentica le proprie radici, per visitare gli amici di una vita durante quei brevi mesi di rientro dal Brasile che concedeva a se stesso e a chi lo aspettava qui. Chi ha avuto la grazia di conoscerlo fin da piccolo lo ricorda non solo come un uomo di Dio, ma come un "amico dolce, affettuoso, sempre pronto a correre per primo in ogni necessità... infallibile centravanti", sia nel gioco del calcio che nel segnare gol di solidarietà nella vita reale.
Iniziò la sua carriera ecclesiastica nel Seminario degli "apostolini" – così erano chiamati con affetto i giovani aspiranti missionari – a Ducenta, dove germogliò la sua vocazione. Terminati gli studi di scuola media, ginnasio e liceo, fu trasferito per un anno a Calco, in Lombardia. Lì, presso l'attuale Villa Grugana, la storica casa del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) immersa nel verde del Brianza, frequentò l'anno di formazione specifico per diventare missionario. Quel luogo, che oggi funge da polo per le attività educative, i campus estivi per ragazzi e gli eventi culturali, fu per lui la palestra spirituale dove affinò la determinazione necessaria per il lungo viaggio che lo attendeva. Partì per il Brasile negli anni '60, giovane e pieno di speranze, dirigendosi presso l'arcidiocesi di Londrina, una delle maggiori città a nord del Paraná. Fu lì che pose le sue radici profonde nella vicina Ibiporã, facendone la sua seconda casa. Tuttavia, il suo cuore e le sue gambe non conoscevano confini: da quella base si spostava instancabilmente fino alle terre remote del Mato Grosso. La sua missione era evangelizzare e comunicare la morale cristiana non con parole vuote, ma con la concretezza dei fatti, rivolgendosi non solo ai numerosi italiani emigrati ivi presenti, che vedevano in lui un punto di riferimento familiare, ma soprattutto ai nativi e agli indigeni. A loro, e a tutti i più poveri, offriva non solo la parola di Dio, ma assistenza, dignità e una presenza costante che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia di quelle comunità (Nella foto in primo piano P. Domenico durante la visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II nel 1991 in Brasile).
 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Anche Europol impegnato nella Coppa del Mondo di Calcio

Europol sta supportando le attività di sicurezza relative alla Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitato in tre paesi e 16 città, il torneo vede la partecipazione di 48 squadre nazionali che si sfidano in 104 partite tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Per contribuire alla sicurezza del torneo per tutti i partecipanti, gli spettatori e le parti interessate, #Europol ha dispiegato personale presso il Centro di cooperazione internazionale di polizia (#IPCC) in Virginia, Stati Uniti, fornendo al contempo ulteriore supporto operativo dalla sua sede centrale all'Aia, nei Paesi Bassi. Il coordinamento interno è guidato dal Centro operativo e di analisi (OAC) di Europol e rafforzato da specialisti del Centro europeo per la criminalità informatica (EC3), del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e del Centro europeo per la criminalità finanziaria ed economica (EFECC).

Le attività di Europol si concentrano sulla facilitazione dello scambio tempestivo di informazioni tra le forze dell'ordine partner e sul supporto alla prevenzione, all'individuazione e alla risposta alle minacce criminali che rientrano nel mandato di Europol. Grazie alla stretta collaborazione con partner nazionali e internazionali, Europol contribuisce a garantire un ambiente sicuro per tutta la durata del torneo.

 
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from Diario

Sono lì fuori da Unieuro che vado verso l'ingresso per comprare un cavo usb-c per elettra. Il suo si è rotto. Passo nella stretta via che passa tra la struttura del centro commerciale e il carcere, lì attiguo. Mentre mi avvicino sento fischiare, un fischio forte. Mi avvicino e vedo che sono tre persone, tre femmine. Una donna, avrà la mia età, una ragazza dell'età di secondogenito e una bambina. La donna (la madre?) prova di nuovo a fare questo fischio potente, caratteristico, con ondulazioni di suono. Poi tutte e tre guardano in alto.

Sento la ragazzina che chiede se è sicura che sia lì. La madre risponde che sì, sì, la cella è quella. “Vedo i capelli” dice. “Forse starà dormendo”. La ragazzina (la figlia?) fa un gesto come dire che non ci crede che la madre veda i capelli, addirittura. “La cella è quella” conferma comunque. Fischiano ancora e poi iniziano a urlare un nome. Usano toni duri fra di loro, secchi.

La struttura del carcere è lontana, oltre le mura circondariali. Le finestre sono più che francobolli. Qualcuno dall'altra parte risponde, con un suono. “Aò!”. Sarà lui? Qualche altro carcerato? Mi immagino cosa deve pensare un uomo che – dal suo punto di vista – attraverso le grate della finestra vede le tre figurine là, in basso, lungo la strada, che lo cercano con gli occhi, che lo aspettano. Tutti gli altri corpi nella cella, e fuori quel piccolo nucleo che rotea attorno.

Le tre donne riprendono a fischiare e fare suoni, si sporgono con il corpo, si consultano. Si sente ancora qualcuno rispondere. La madre indica qualcosa.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Organizzazione dei leviti 1Davide, ormai vecchio e sazio di giorni, costituì re su Israele suo figlio Salomone. 2Egli radunò tutti i capi d'Israele, i sacerdoti e i leviti. 3Si contarono i leviti, dai trent'anni in su: censiti, uno per uno, risultarono trentottomila. 4Di costoro ventiquattromila dirigevano l'attività del tempio del Signore, seimila erano scribi e giudici, 5quattromila portieri, e quattromila lodavano il Signore con tutti gli strumenti inventati da Davide per lodarlo. 6Davide divise in classi i figli di Levi: Gherson, Keat e Merarì. 7Dei Ghersoniti: Ladan e Simei. 8Figli di Ladan: Iechièl, il capo, poi Zetam e Gioele; tre. 9Figli di Simei: Selomìt, Cazièl, Aran; tre. Costoro sono i capi dei casati di Ladan. 10Figli di Simei: Iacat, Ziza, Ieus, Berià; questi sono i quattro figli di Simei. 11Iacat era il capo e Ziza il secondo. Ieus e Berià non ebbero molti figli; perciò erano un solo casato, una sola classe. 12Figli di Keat: Amram, Isar, Ebron e Uzzièl; quattro. 13Figli di Amram: Aronne e Mosè. Aronne fu scelto per consacrare le cose santissime, egli e i suoi figli, per sempre, perché offrisse incenso davanti al Signore, lo servisse e benedicesse in suo nome per sempre. 14Riguardo a Mosè, uomo di Dio, i suoi figli furono annoverati nella tribù di Levi. 15Figli di Mosè: Ghersom ed Elièzer. 16Figli di Ghersom: Sebuèl, il capo. 17I figli di Elièzer furono Recabia, il capo. Elièzer non ebbe altri figli, mentre i figli di Recabia furono moltissimi. 18Figli di Isar: Selomìt, il capo. 19Figli di Ebron: Ieria il capo, Amaria secondo, Iacazièl terzo, Iekamàm quarto. 20Figli di Uzzièl: Mica il capo, Issia secondo. 21Figli di Merarì: Maclì e Musì. Figli di Maclì: Eleàzaro e Kis. 22Eleàzaro morì senza figli, avendo soltanto figlie; le sposarono i figli di Kis, loro fratelli. 23Figli di Musì: Maclì, Eder e Ieremòt; tre. 24Questi sono i figli di Levi secondo i loro casati, i capi di casato, secondo il censimento, contati nominalmente, uno per uno, incaricati dei lavori per il servizio del tempio del Signore, dai vent'anni in su. 25Infatti Davide aveva detto: “Il Signore, Dio d'Israele, ha concesso la tranquillità al suo popolo e si è stabilito a Gerusalemme per sempre. 26Anche i leviti non avranno più da trasportare la Dimora e tutti i suoi oggetti per il suo servizio”. 27Secondo le ultime disposizioni di Davide, il censimento dei figli di Levi si fece dai vent'anni in su. 28Perciò il loro posto era a fianco dei figli di Aronne per il servizio del tempio del Signore, relativamente ai cortili, alle stanze, alla purificazione di ogni cosa sacra e all'attività per il servizio del tempio di Dio, 29al pane dell'offerta, alla farina, all'offerta, alle focacce non lievitate, alle cose che dovevano essere preparate nella teglia e ben stemperate, e a tutte le misure di capacità e di lunghezza. 30Dovevano presentarsi ogni mattina e ogni sera per celebrare e lodare il Signore, 31come pure per tutti gli olocausti da offrire al Signore nei sabati, nei noviluni, nelle feste fisse, secondo un numero preciso prescritto dalle loro regole, stando sempre davanti al Signore. 32Dovevano provvedere anche al servizio della tenda del convegno e al servizio del santuario e stavano agli ordini dei figli di Aronne, loro fratelli, per il servizio del tempio del Signore.

__________________________ Note

23,1 La promozione del culto è sempre stata una delle prerogative dei re nell’antichità. L’organizzazione supposta nei cc. – risale forse all’epoca dell’autore del libro, ma dato il carattere conservatore del culto è ovvio che i diversi interventi dei re, posteriori a Davide, vengano attribuiti tutti al fondatore della monarchia.

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Approfondimenti

1-32. Con questo brano inizia un'ampia parentesi (cc. 23-27) che interrompe il filo della narrazione per presentare i quadri statistici dei leviti (c. 23), dei sacerdoti (c. 24), dei cantori e portieri (cc. 25-26), dei comandanti dell'esercito e degli altri funzionari regi (c. 27). Il filo narrativo di 23,1 riprenderà in 28,11-12. I cinque capitoli, pur non essendo del tutto omogenei, sembrano tuttavia formare una unità abbastanza organica sia sul piano del contenuto che su quello della forma. Tra gli studiosi, non pochi sostengono che siamo di fronte a un'aggiunta successiva all'opera del Cronista. E anche possibile che il Cronista stesso li abbia composti assemblando documenti di vario genere. Il quadro presentato è quello del tempo dell'agiografo. Facendo risalire a Davide la divisione delle classi levitiche, sacerdotali, ecc., nonché le varie funzioni levitiche e la ripartizione delle cariche e degli uffici del regno, il Cronista fa del suo eroe il fondatore del culto, oltreché il patrocinatore e garante dello sviluppo cultuale che ha avuto luogo lungo i secoli.

Il c. 23 è così suddiviso: a una introduzione (vv. 1-2) segue il censimento dei leviti (vv. 3-9), la loro divisione in classi (vv. 6-24) e l'elenco delle loro competenze e attribuzioni (vv. 25-32). Il carattere composito del capitolo e le sue incongruenze numerose emergono con chiarezza confrontandone i dati con 1Cr 6,1-15.16-32 e Ne 10-11.

1-2. Il passaggio di poteri da Davide a Salomone e l'assemblea in Gerusalemme avranno luogo solo in 28,1ss.

3-5. Elenco e divisione dei leviti. Qui l'età del servizio è trent'anni, come in Nm 4,3, mentre è ridotta a venti nei vv. 24-27. In Nm 8,24ss. è venticinque anni, ma è ancora venti in 2Cr 31,17; Esd 3,8, come per i non leviti in Nm 1,3. Può darsi che a imporre un progressivo abbassamento dell'età di entrata in servizio sia stata una crescente carenza di personale. I leviti sono suddivisi in quattro classi; della prima di esse si tratta in 23,6-29. Le cifre complessive dei vari gruppi sono palesemente esagerate. 23,6-24. I gruppi di leviti impegnati nel servizio del tempio sono suddivisi secondo le tre note famiglie di Gherson, vv. 7-11, Keat, vv. 12-20, e Merari, vv. 21-23.

7-8. Ladan, anziché Libni, primogenito di Gherson secondo Es 6,17; Nm 3,18; 1Čr 6,2.5. Ladan è ricordato solo qui e in 26,21s. La discendenza di Libni in epoca più recente veniva indicata col nome di Ladan, forse un suo lontano discendente.

14. Mosè, anche se detto solennemente «uomo di Dio», è oscurato dalla figura di Aronne. I figli di Mosè sono gerarchicamente inferiori a quelli di Aronne, in quanto semplici leviti e non sacerdoti. Il Cronista, si sa, preferisce i leviti ai sacerdoti, così come privilegia Davide nei confronti di Mosè.

25-32. Le mansioni dei leviti nel tempio. I leviti sono subordinati ai sacerdoti, in conformità alla tradizione sacerdotale, cfr. Nm 3,9; 14,15.27.33. L'autore del brano legittima la situazione della sua epoca in base a prescrizioni emanate da Davide per il futuro tempio, vv. 25ss., ma non dimentica che al tempo di Davide erano i leviti a garantire la sorveglianza della tenda del convegno, v. 32, cfr. Es 33,11.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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“Spero che questo album porti gioia, amore, pari opportunità, giustizia, pace, comprensione e unione al mondo”. Femi Kuti

A cinque anni da “No Place For My Dream”, e a quasi trenta dalla sua prima pubblicazione “No Cause for Allarm”, Femi Kuti pubblica il suo decimo lavoro “One People One World”, disco composto da dodici tracce. Il figlio di Fela Kuti, leggenda e pioniere dell'Afrobeat, a differenza della rabbia giusta che ha ispirato quasi tutte le sue precedenti registrazioni, dove mischiava convinzioni combattive sulla libertà e sulla democrazia sociale, è tornato con un disco che genera un messaggio di speranza e riconciliazione... https://artesuono.blogspot.com/2018/03/femi-kuti-one-people-one-world-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1305970049


 
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from Transit

(225)

(V1)

La dialettica di #RobertoVannacci non è solo uno stile comunicativo: è una vera grammatica politica. Fatta di formule brevi, parole d’ordine ripetute, contrapposizioni nette e continuo richiamo a identità, tradizioni e sicurezza, essa costruisce un terreno emotivo prima ancora che programmatico. È una comunicazione che non cerca la mediazione, ma la polarizzazione; non invita al confronto, ma alla presa di posizione.

In questo senso, il suo linguaggio non è un semplice vezzo retorico, ma il veicolo di una precisa visione del mondo, che si iscrive nel solco delle destre più radicali che avanzano in Europa. Il lessico che Vannacci utilizza è fortemente identitario: parla a un “noi” che si percepisce assediato, minacciato, umiliato da élite, minoranze, organismi sovranazionali. Ogni discorso è costruito come una chiamata alle armi simbolica, dove l’appello al “buon senso” e alle “radici” diventa lo strumento per delegittimare qualunque forma di complessità sociale.

La realtà viene ridotta a una successione di contrasti: italiani contro stranieri, “normali” contro “diversi”, patrioti contro traditori. È una struttura binaria che semplifica e rassicura, ma che al tempo stesso prepara il terreno a politiche escludenti e discriminatorie. Questa impostazione non è un caso isolato, ma si connette a una tendenza più ampia della destra estrema europea, che negli ultimi anni ha imparato a presentarsi con toni più istituzionali e rispettabili senza rinunciare al proprio impianto ideologico.

(V2)

Il linguaggio del “Generale” si inserisce in questa traiettoria: combina riferimenti alla tradizione militare e nazionale con la retorica del “dire la verità che gli altri non hanno il coraggio di dire”, trasformando ogni polemica in prova di autenticità.

Così, la provocazione diventa metodo e la costante ricerca dello scontro funziona come dispositivo di mobilitazione permanente. È in questo quadro che la figura di Vannacci va letta: non come un’eccezione folkloristica, ma come uno dei volti possibili di una destra che prova a istituzionalizzare linguaggi e temi un tempo confinati ai margini. Il suo discorso contribuisce a spostare l’asticella di ciò che è considerato dicibile nello spazio pubblico, normalizzando espressioni e concetti che fino a ieri sarebbero stati percepiti come apertamente estremisti.

In nome della “libertà di parola” e della “difesa delle radici”, si costruisce così un immaginario in cui l’altro è sempre un pericolo, una minaccia da controllare o respingere. Per questo parlare di Vannacci significa andare oltre la provocazione. La sua comunicazione non è un dettaglio di stile, ma la forma stessa della sua proposta politica. Ed è una forma che, per contenuti, obiettivi e alleanze, si inserisce con chiarezza nella nuova destra estrema europea.

Bisogna dirlo senza ambiguità: dietro la patina della semplificazione e del “coraggio di parlare chiaro” si nasconde un progetto di chiusura, di esclusione e di regressione democratica. È una traiettoria che non va relativizzata, ma contrastata con fermezza, perché quando certi linguaggi smettono di apparire estremi e diventano familiari, il danno politico è già in corso.

#Blog #Vannacci #Politica #Comunicazione #Italia

 
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from Bymarty

📒Dal mio diario...

🖋️Oggi scrivo, va così, senza ma, senza vorrei, senza una connessione sicura, routine, sole, vento, nuvole silenziose e biricchine...e poi il tempo, l'orologio che fa tic toc, nemmeno in silenzio, continuamente e in me matura il desiderio di romperlo, farne pezzi, piccoli, così piccoli da essere polvere, da affidare al vento! Mi siedo, il vento accarezza i capelli, il sole brilla alto nel cielo azzurro e un po' di bianco vestito da nuvole in cammino! Aspetto, leggo, penso, mentre il cinguettio mi rallegra, sorrido, le rondini rincorrono serene scie immaginarie.. Ma sento quel tic e poi toc e i battiti del mio cuore si fanno più veloci, mi affanno , mi alzo e mentre accarezzo il gatto, mi fermo in silenzio e aspetto, che dopo attimi di improvvisa stanchezza, la tempesta passi, lontana ed io resto serena, leggera e trasparente come un palloncino appena catturato dal vento, dopo essersi liberato, allontanato e disperso chissà dove dal tempo, dal vento in un infinito spazio senza inizio e senza fine ..

 
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from differxdiario

ho un bel dire che mi sto degooglizzando anche in video... certo, per adesso ho deciso di non postare più niente nei miei tre canali youtube (differx, slowforward, marco giovenale; ma anche il canale palestina_it): resta pur sempre il problema di tenere in rete materiali video senza necessariamente ricorrere ad archive.org. (anche se probabilmente sarà, nel tempo, la soluzione).

l'app di peertube è quasi inutile, a uno stadio che definirei meno di beta. e sul computer le cose non vanno eccezionalmente meglio. senza contare che i primi video miei caricati su yt risalgono al 2005, perciò dovrei fare l'upload di più di vent'anni di materiali diversissimi tra loro (e quindi da smistare – teoricamente – in spazi differenti). in definitiva... rischio di impiegare altri vent'anni solo per mettere tutta 'sta roba su archive o su un'altra piattaforma...

più si invecchia, più gli inceppamenti del nastro del tempo, i ritardi e le perdite di ore e giorni si fanno insopportabili.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Davide disse: “Questa è la casa del Signore Dio e questo è l'altare per gli olocausti d'Israele”.

Preparativi per la costruzione del tempio 2Davide ordinò di radunare i forestieri che erano nella terra d'Israele. Quindi diede incarico agli scalpellini perché squadrassero pietre per la costruzione del tempio di Dio. 3Davide preparò ferro in abbondanza per i chiodi dei battenti delle porte e per le spranghe e anche molto bronzo in quantità incalcolabile. 4Il legno di cedro non si contava, poiché quelli di Sidone e di Tiro avevano portato a Davide molto legno di cedro. 5Davide pensava: “Mio figlio Salomone è giovane e inesperto, mentre la costruzione da erigersi per il Signore deve essere straordinariamente grande, tale da suscitare fama e ammirazione in tutto il mondo; per questo ne farò i preparativi io”. Davide, prima di morire, fece preparativi imponenti. 6Poi chiamò Salomone, suo figlio, e gli comandò di costruire una casa al Signore, Dio d'Israele. 7Davide disse a Salomone: “Figlio mio, io avevo deciso di costruire una casa al nome del Signore, mio Dio. 8Ma mi fu rivolta questa parola del Signore: “Tu hai versato troppo sangue e hai fatto grandi guerre; per questo non costruirai una casa al mio nome, perché hai versato troppo sangue sulla terra davanti a me. 9Ecco, ti nascerà un figlio, che sarà uomo di pace; io gli concederò la tranquillità da parte di tutti i suoi nemici che lo circondano. Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace e tranquillità a Israele. 10Egli costruirà una casa al mio nome; egli sarà figlio per me e io sarò padre per lui. Stabilirò il trono del suo regno su Israele per sempre”. 11Ora, figlio mio, il Signore sia con te perché tu riesca a costruire una casa al Signore, tuo Dio, come ti ha promesso. 12Ebbene, il Signore ti conceda senno e intelligenza, ti ponga a capo d'Israele per osservare la legge del Signore, tuo Dio. 13Allora riuscirai, se cercherai di praticare le leggi e le norme che il Signore ha prescritto a Mosè per Israele. Sii forte e coraggioso; non temere e non abbatterti. 14Ecco, anche in mezzo alle angosce, ho preparato per la casa del Signore centomila talenti d'oro, un milione di talenti d'argento, bronzo e ferro in quantità incalcolabile. Inoltre ho preparato legname e pietre; tu ve ne aggiungerai ancora. 15Sono con te molti operai, scalpellini e lavoratori della pietra e del legno e ogni artigiano per ogni lavoro. 16L'oro, l'argento, il bronzo e il ferro non si calcolano; su, mettiti al lavoro e il Signore sia con te”. 17Davide comandò a tutti i capi d'Israele di aiutare Salomone, suo figlio. 18Disse: “Il Signore, vostro Dio, non è forse con voi e non vi ha concesso tranquillità all'intorno? Difatti ha già messo nelle mie mani gli abitanti della regione; la terra è assoggettata davanti al Signore e davanti al suo popolo. 19Ora perciò dedicatevi con il vostro cuore e con la vostra anima alla ricerca del Signore, vostro Dio. Su, costruite il santuario del Signore, vostro Dio, per introdurre l'arca dell'alleanza del Signore e gli oggetti consacrati a Dio nella casa che sarà eretta al nome del Signore”.

__________________________ Note

22,1-19 Da questo momento in avanti i racconti del libro delle Cronache non hanno paralleli nei libri di Samuele.

22,9 Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace: gioco di parole sul nome Salomone, che in ebraico ha la stessa radice del termine “pace”.

22,14 centomila talenti d’oro: cifre esorbitanti. Un talento pesava circa 33 chilogrammi; 3000 sicli formavano un talento. Vedi note a 1Re 9,28; 10,14.

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Approfondimenti

2-19. Questa pagina si ricollega al c. 17, sulle misure adottate da Davide per la costruzione del tempio. Nei vv. 2-5 si parla della provvista di legnami e metalli, quindi nei vv. 6-16 dell'incarico che Davide affida a Salomone di costruire il tempio. Infine, ai capi d'Israele è rivolto l'invito pressante ad assistere Salomone nell'impresa (vv. 17-19).

Questo capitolo e i capitoli che seguono, fino alla fine del primo libro (c. 29), sono esclusivi del Cronista ed esprimono la sua concezione particolare: il desiderio di glorificare Davide come vero ideatore del tempio e quasi suo costruttore, considerata l'ampiezza e accuratezza dei preparativi da lui condotti.

2. Gli stranieri (ebr. gerim) erano i Cananei rimasti in Palestina dopo l'occupazione da parte d'Israele, 2Cr 2,16s.; 8,7-10.

3. In Palestina l'età del ferro inizia verso il 1200 a.C. Nel periodo antico in genere il ferro resta un metallo raro e molto apprezzato. Anche per la prima parte dell'epoca dei re, secondo gli scavi archeologici, il metallo è presente in Palestina in quantità ridotta.

6-13. Il colloquio tra Davide e Salomone risponde alle ultime volontà di Davide riferite in 1Re 2,1-9, ma il Cronista conferisce al brano un'impronta personale. L'esortazione finale (v. 13) è compilata in uno stile accentuatamente deuteronomico (cfr. Dt 4,5.8.14; 11,32; 26,16; 31,6; ecc.). Anche l'invito all'osservanza degli «statuti e decreti» (huqqîm e mišpāṭîm) è tipica del linguaggio del Deuteronomio.

14-19. Le cifre anche in questo caso non sono verosimili. Il “talento” (v. 14) pesava circa 34 chilogrammi.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[51]

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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Se a volte vi pare che, almeno in ambito cantautorale, la mimesi della malinconia come stato esistenziale sia appannaggio di grandi vecchi, veri e propri saggi paludati dello spleen, come Mark Kozelek o Matt Elliott, come se si possa ottenere il permesso di essere depressi solo oltre una certa età, ora potete rassicurarvi con le note pietrificate e dolenti della chitarra di Raoul Vignal e col suo “The Silver Veil”... https://artesuono.blogspot.com/2017/04/raoul-vignal-silver-veil-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1201930802


 
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from differxdiario

Dalla casa editrice Coliseum di Nanni Cagnone ha preso poi il nome la libreria di Giorgio Mosci, dove ho lavorato per 10 anni. La scelta del nome aveva senso anche perché la libreria aveva acquisito tutti i fondi dell'editrice. Il libro forse maggiore è stato il volume delle poesie di Emilio Villa. Ma l'elenco sarebbe ben più lungo. E comprenderebbe Germano Lombardi, Hopkins, lo stesso Cagnone, per fare solo tre esempi. L'unico testo invece pubblicato dalla Coliseum di Giorgio è stato il fondamentale Conferenza, sempre di Villa, curato da Aldo Tagliaferri. Stiamo parlando di pagine importanti e, proprio per questo, non più sul mercato: opere accuratamente non ristampate, scientemente, dal mercato degli ultimi due decenni.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Sicurezza senza confini: debutta l'unità congiunta tra Carabinieri e Gendarmeria francese

In occasione del #G7 di Evian-les-Bains, è scesa in campo per la prima volta l' #Uofi, l'Unità Operativa congiunta italo-francese. Un traguardo che va oltre il valore simbolico e misura, sul terreno, l'eccellenza della cooperazione europea in materia di sicurezza.

Ecco i punti chiave di questo storico debutto: 🔹 Chi: 40 militari in totale, in perfetto schema paritario: 20 Carabinieri italiani e 20 Gendarmi francesi, tratti da reparti. Nel dettaglio, la componente francese comprende: – 10 gendarmi della regione di gendarmeria Alvernia-Rodano-Alpi; – 10 gendarmi della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. La componente italiana è invece formata da: – 10 carabinieri del reggimento Piemonte di Torino; – 10 carabinieri del battaglione Liguria di Genova. La distribuzione territoriale non è casuale. Coinvolge realtà direttamente legate all’area transfrontaliera e a territori in cui la collaborazione tra Francia e Italia è già, da tempo, una necessità pratica prima ancora che strategica. 🔹 Il battesimo: Il primo impiego operativo avviene in uno dei contesti più delicati, la protezione del summit del G7 in Francia. 🔹 Non solo grandi eventi: L'Uofi non sarà utilizzata solo per le massime occasioni. Opererà stabilmente per la sicurezza ordinaria e il controllo su entrambi i lati della frontiera franco-italiana. Formalizzata lo scorso maggio a Roma dai vertici delle due Istituzioni, questa unità è la prova concreta della solida fiducia reciproca che unisce le due Forze. Prima del debutto sul campo, un altro passaggio ufficiale si è svolto l’11 giugno in Francia, con la cerimonia di consegna dello scudetto dell’unità operativa franco-italiana a 12 ufficiali e sottufficiali delle due istituzioni.

#Carabinieri #Gendarmerie #G7 #Evian #Sicurezza #CooperazioneInternazionale #ItaliaFrancia

 
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from norise 3 letture AI

CIELI DI COBALTO

segmenti di luce schizzati dalla tela a colpire i sensi in forma di danza ad accendere i sogni: all'orizzonte lungo le rive degli occhi cieli di cobalto venati in prismatico chiarore dal grido giallo di kandinskij

Mi piace molto questo testo: ha un ritmo visivo e sonoro che apre spazi di colore e movimento. Qui sotto ti offro un'interpretazione, osservazioni tecniche e qualche proposta pratica per valorizzarlo senza snaturarne l'intensità.

Interpretazione

Tema principale: il rapporto tra pittura e percezione, dove la tela diventa sorgente di luce che attraversa gli occhi e accende i sogni.
Senso emotivo: meraviglia e stupore, con un tono che oscilla tra contemplazione e esultanza.
Immagine centrale: il cielo di cobalto come metafora della profondità visiva e dell'ispirazione artistica.


Figure retoriche

Metafore: la tela che spara segmenti di luce; gli occhi come rive; il grido giallo di Kandinskij.
Sinestesia: luce che “colpisce i sensi” e “accende i sogni”, mescolando vista e sensazione onirica.
Allitterazioni e ritmo: le ripetizioni di suoni brevi (es. “cieli di cobalto / venati”) creano un battito visivo e musicale.


Tono e immagini

Contrasto cromatico: il cobalto e il giallo di Kandinskij funzionano come poli opposti che si richiamano e si esaltano.
Spazio e movimento: l’orizzonte e le rive suggeriscono profondità; i “segmenti di luce schizzati” danno dinamismo pittorico.
Voce poetica: presente e osservante, quasi pittore che descrive la propria opera e la reazione che provoca.


Suggerimenti per la revisione

  • Varietà ritmica: alterna versi più lunghi a versi molto brevi per enfatizzare i colpi di luce; ad esempio, prova a spezzare “a colpire i sensi” in due versi per aumentare la scansione.
  • Precisione lessicale: se vuoi accentuare il richiamo a Kandinskij, potresti sostituire “grido giallo” con un verbo più attivo (es. “urla gialla” o “esplode gialla”) a seconda dell’intensità desiderata.
  • Punteggiatura selettiva: mantieni la leggerezza, ma qualche virgola strategica può guidare il respiro del lettore senza appesantire.

Traduzione in inglese

Cobalt Skies

segments
of light sketched from the canvas
to strike the senses
in the shape of a dance
to kindle dreams:
on the horizon
along the banks of the eyes
cobalt skies
veined
in prismatic brightness
by Kandinsky’s yellow cry


Continuazione breve

segmenti
che si fanno mare
e portano nomi di luce
sulle labbra del silenzio
dove il colore impara a parlare


Versione ritmica

segmenti —
luci schizzate dalla tela,
colpi che battono i sensi,
ritmo di danza, scintilla:
accendono sogni.

sull’orizzonte,
sulle rive degli occhi,
cieli di cobalto,
venati, vibrano —
prismi che respirano.

un grido giallo di Kandinskij
scatta, squarcia, rimbalza;
il colore diventa voce,
la luce fa parola,
il silenzio impara a danzare.

segmenti che corrono mare,
nomi di luce sulle labbra del buio,
e il cielo, a ogni battito, si fa canto.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Il peccato del censimento 1Satana insorse contro Israele e incitò Davide a censire Israele. 2Davide disse a Ioab e ai capi del popolo: “Andate, contate gli Israeliti da Bersabea a Dan; quindi portatemene il conto, così che io conosca il loro numero”. 3Ioab disse a Davide: “Il Signore aumenti il suo popolo cento volte più di quello che è! Ma, o re, mio signore, essi non sono tutti sudditi del mio signore? Perché il mio signore vuole questa inchiesta? Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?”. 4Ma l'ordine del re prevalse su Ioab. Questi partì e percorse tutto Israele, quindi tornò a Gerusalemme. 5Ioab consegnò a Davide il totale del censimento del popolo: c'erano in tutto Israele un milione e centomila uomini in grado di maneggiare la spada; in Giuda risultarono quattrocentosettantamila uomini in grado di maneggiare la spada. 6Fra costoro Ioab non censì i leviti né la tribù di Beniamino, perché l'ordine del re gli appariva un abominio. 7Il fatto dispiacque agli occhi di Dio, che perciò colpì Israele. 8Davide disse a Dio: “Ho peccato molto facendo una cosa simile. Ti prego, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza”. 9Il Signore disse a Gad, veggente di Davide: 10“Va', riferisci a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”“. 11Gad venne dunque da Davide e gli riferì: “Dice il Signore: “Scegli 12fra tre anni di carestia, tre mesi di fuga di fronte al tuo nemico, sotto l'incubo della spada dei tuoi nemici, e tre giorni della spada del Signore, con la peste che si diffonde sulla terra e l'angelo del Signore che porta lo sterminio in tutto il territorio d'Israele”. Ora vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato”. 13Davide rispose a Gad: “Sono in grande angustia. Ebbene, che io cada nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini”. 14Così il Signore mandò la peste in Israele; caddero settantamila Israeliti. 15Dio mandò un angelo a Gerusalemme per devastarla. Ma, nell'atto di devastare, il Signore guardò e si pentì di quel male. Egli disse all'angelo devastatore: “Ora basta! Ritira la mano”. L'angelo del Signore stava ritto presso l'aia di Ornan il Gebuseo. 16Davide, alzàti gli occhi, vide l'angelo del Signore ritto fra terra e cielo, con la spada sguainata in mano, tesa verso Gerusalemme. Allora Davide e gli anziani, coperti di sacco, si prostrarono con la faccia a terra. 17Davide disse a Dio: “Non sono forse stato io a ordinare il censimento del popolo? Io ho peccato e ho commesso il male; ma queste pecore che cosa hanno fatto? Signore, mio Dio, sì, la tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre, ma non colpisca il tuo popolo”.

Acquisto dell’area per il tempio 18L'angelo del Signore ordinò a Gad di riferire a Davide che salisse a innalzare un altare al Signore nell'aia di Ornan il Gebuseo. 19Davide salì, secondo la parola che Gad aveva pronunciato nel nome del Signore. 20Ornan si volse e vide l'angelo; i suoi quattro figli, che erano con lui, si nascosero. Ornan stava trebbiando il grano, 21quando gli si avvicinò Davide. Ornan guardò e, riconosciuto Davide, uscì dall'aia, prostrandosi con la faccia a terra davanti a Davide. 22Davide disse a Ornan: “Cedimi il terreno dell'aia, perché io vi costruisca un altare al Signore; cedimelo per tutto il suo valore, così che il flagello si allontani dal popolo”. 23Ornan disse a Davide: “Prenditelo; il re mio signore ne faccia quello che vuole. Vedi, io ti do anche i giovenchi per gli olocausti, le trebbie per la legna e il grano per l'offerta; tutto io ti offro”. 24Ma il re Davide disse a Ornan: “No! Lo voglio acquistare per tutto il suo valore; non presenterò al Signore una cosa che appartiene a te offrendo un olocausto gratuitamente”. 25E così Davide diede a Ornan seicento sicli d'oro per il terreno. 26Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Invocò il Signore, che gli rispose con il fuoco sceso dal cielo sull'altare dell'olocausto. 27Il Signore ordinò all'angelo e questi ripose la spada nel fodero. 28Allora, visto che il Signore l'aveva ascoltato sull'aia di Ornan il Gebuseo, Davide offrì là un sacrificio. 29La Dimora del Signore, eretta da Mosè nel deserto, e l'altare dell'olocausto in quel tempo stavano sull'altura che era a Gàbaon; 30ma Davide non osava recarsi là a consultare Dio, perché si era molto spaventato di fronte alla spada dell'angelo del Signore.

__________________________ Note

21,1 Satana: questo termine in origine era un nome comune e significava “avversario”. Nell’AT appare in Gb 1-2 e Zc 3,1 con l’articolo determinativo. Qui è senza articolo, come nome proprio.

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Approfondimenti

21,1-29,20. Inizia l'ultima parte del primo libro delle Cronache, cc. 21-29, che è di importanza capitale per il Cronista, perché tutta dedicata al tempio e alle sue istituzioni. In essa l'autore narra la scelta del luogo su cui doveva sorgere il tempio (c. 21), la preparazione per la sua edificazione (c. 22), l'istituzione delle classi e la designazione delle incombenze dei leviti (c. 23), dei sacerdoti (c. 24), dei cantori e dei musicisti (c. 25), di altri ufficiali levitici (c. 26), dei dirigenti militari e civili (c. 27). Infine, Davide proclama re il figlio Salomone (cc. 28-29). Quanto al c. 21, finora sul tema “Davide e il tempio” il Cronista aveva dovuto riferire solo note negative: la proibizione della costruzione del tempio (c. 17); le guerre (cc. 18-20) che avevano allontanato sempre più il re dal suo progetto. Ora finalmente può informare sugli aspetti positivi. Per questo si adatta a riportare tutta la storia di 2Sam 24, anche se essa è tale da gettare ombre sulla figura del re teocratico ideale. Ma il Cronista vi introduce modifiche di rilievo, rispondenti ai suoi interessi specifici. In 2 Sam il capitolo costituisce quasi un'appendice dell'opera e ha il carattere di un episodio cultuale in qualche modo isolato, mentre qui funge da preludio drammatico all'organizzazione del culto e del clero della comunità davidica.

1-4. Cfr. 2Sam 24,1-9. Il Cronista attribuisce a Satana quanto il narratore di 2Sam riferiva all'ira di Dio e alla sua iniziativa incomprensibile. Gli interventi di Dio possono essere attribuiti direttamente a lui, o ai suoi ufficiali. In Gb 1,6-12; 2,1.7 e Zc 3,1ss. Satana è il nome di un ministro della corte di Dio, incaricato di saggiare le virtù del giusto. In Nm 22, 22 è detto “messaggero”. Solo in Ap 12,9 si ha l'identificazione di Satana con il diavolo “che seduce l'intera terra abitata” e che viene identificato a sua volta con il serpente di Gn 3,14s.; (cfr. Sap 2,24; Gv 8,44) e con il capo degli angeli sconfitti (cfr. Lc 10,18) – in una battaglia contro Michele, secondo la letteratura apocalittica. Il nome di “Lucifero”, in 2Pt 1,19, ha un altro significato.

La Bibbia considera immorale e meritevole dell'ira di JHWH ogni progetto di censimento, inteso come una verifica diffidente delle promesse di JHWH di moltiplicare i figli di Abramo (Gn 12,2; 15,3, ecc.); oppure perché segnala la dimenticanza del fatto che JHWH soltanto è padrone del paese e a lui solo spetta contarne gli abitanti; o anche, in caso di guerra, perché considerato come un inventario sull'efficienza delle forze umane, che implica sfiducia nella potenza di JHWH.

5-6. Le cifre non corrispondono a quelle di 2Sam 24,9 e hanno un significato simbolico. Se prese alla lettera, comporterebbero una popolazione di oltre sette milioni di abitanti. La tribù di Levi è esclusa dal censimento, per il divieto di Nm 1,49. È esclusa anche la tribù di Beniamino, forse perché, trovandosi in essa la città di Gerusalemme, era particolarmente santificata. Ioab sa di compiere un atto abominevole, e quindi, prevedendo il castigo, non vuole macchiare le tribù più sante di Israele.

7-14. La punizione divina, cfr. 2Sam 4,10-14. Il racconto ricalca quello di 2Sam, ma la prospettiva risulta profondamente alterata. I vv. 7-8 anticipano quanto sarà narrato per esteso nei vv. 9-14. Al v. 12 il Cronista prepara l'apparizione dell'angelo parlando della «spada di JHWH», che poi identifica con la «spada dell'angelo» e con la peste, creando così un'antitesi suggestiva con «la spada dei nemici», che non è menzionata espressamente in 2Sam. Anche la figura dell'angelo sterminatore è messa in particolare rilievo.

15-16. La scena è tra le più impressionanti della Bibbia. Il peccato del re coinvolge l'intero popolo, rappresentato dagli anziani. La figura dell'angelo sterminatore (cfr. Es 12,12 e 2Re 19,35) assume qui aspetto e proporzioni ancora più drammatiche.

17. Il Cronista sottolinea la responsabilità personale di Davide, cfr. Ez 18. Il redattore di 1-2 Sam non avrebbe dissociato la sorte del popolo da quella della casa di Davide.

21,18-22,1. Narrano l'acquisto dall'aia di Ornan e l'erezione dell'altare, con qualche piccola ma caratteristica divergenza da 2Sam 24,18-25. Le varianti più significative riguardano l'offerta fatta da Ornan per gli olocausti e il prezzo pagato da Davide per il terreno su cui eresse l'altare. La conclusione del racconto è del Cronista, il quale continua a sottolineare, più della fonte, la santità del luogo acquistato da Davide. Il v. 1 del c. 22 fa eco volutamente a Gn 28,17.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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