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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

I carabinieri del ROS in Argentina per un programma di formazione

L'ambasciatore d'Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti, ha incontrato il Generale Vincenzo Molinese, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, attualmente nel Paese per sostenere iniziative di formazione a favore delle forze di polizia argentine nel contrasto al traffico di droga e alla criminalità organizzata transnazionale.

Il generale Molinese (a sinistra) e l'Ambasciatore Nicoletti

L'incontro ha rappresentato un'occasione fondamentale per discutere le priorità comuni in materia di sicurezza, puntando in particolare alle reti criminali internazionali e al potenziamento delle capacità tecniche e investigative delle forze dell'ordine locali, sottolineando la partnership operativa in corso tra Italia e Argentina.

La visita coincide con la conclusione di un programma di formazione finanziato dall'Istituto Italo-Latino Americano (#IILA) e condotto dagli investigatori del ROS per i colleghi argentini, che terminerà con una cerimonia finale prevista a breve.

#ROS #Armadeicarabinieri #Argentina

 
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from differxdiario

fai tante cose. con qualche stupore/imbarazzo è questa la frase che mi sento rivolgere da chi segue slowforward o altri spazi e social dove inserisco informazioni, quasi sempre legate a scritture e arte contemporanee. e di riflesso rimango sempre un po' di sale: come è pensabile che veramente io partecipi fisicamente a tutte le cose che ogni giorno slowforward e differx-noblogs segnalano...?

a volte nella stessa giornata faccio uscire la locandina di un convegno a Bologna, la notizia di una lettura collettiva (dove non sono presente) a Genova, poche righe di dati su uno spettacolo teatrale a Roma e il comunicato stampa di una mostra a Napoli. eppure per chi (con uno sguardo direi fuggevole) segue o dice di seguire il sito, io “faccio tante cose”.

ora. vorrei non essere serioso o accigliato, ma 'sta faccenda mi fa pensare che la maggioranza delle persone usi la rete – e pensa che tutti inquadrati & blindati & blind usino la rete – solo in maniera rigorosissimamente autocentrata, per segnalare “le cose fatte”.

ovvero che, insomma, ciascuno metta online solo ciò che strettamente personalmente lo riguarda in qualità di presenziante, o perlomeno curatore, regista, direttore d'orchestra. eccetera.

è, in definitiva, del tutto fuori centro anzi proprio cancellata dal quadro la gratuità di una comunicazione. ma perché?

numi benedetti, se offro in rete la notizia che a paperopoli tizio fa un reading di prose e poesie di caio è perché mi fa piacere farlo sapere.

non devo per forza coincidere io con tizio o con caio, o essere il sempronio che ha progettato la lettura, o in ultimo magari il pincopallino che – siccome va a sentire le poesie di caio dette da tizio – vuol rendere i popoli consci che sarà in prima fila e scatterà per ig delle fotine inedite (poetryporn) della declamazione.

emetto un apoftegma: è possibile fare delle cose senza tornaconto.

la gratuità e la condivisione (abbondanti, come capita su slowforward) sono proprio state calciate fuori dal tavolo delle ipotesi? resto di sale, come dicevo, e proprio mi pare parecchio salato.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Una vera gemma melodica il nuovo album della rivelazione assoluta degli ultimi anni proveniente dalla scena islandese. Sebbene il successo in termini economici del precedente ‘In The Silence’ sia complicato da replicare il giovane cantautore, che ricordiamo per l’avvincente collaborazione con John Grant e il tour americano con Hozier, ha concentrato i propri sforzi nella definizione di un suono personale e, non a caso, lo “stacco” tra i pezzi di ‘Afterglow’ ed i precedenti appare subito limpido... https://artesuono.blogspot.com/2017/06/asgeir-afterglow-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/2qU9Z4eemaZFzdKTDFhia7


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide introduce l’arca a Gerusalemme 1Davide reclutò di nuovo tutti gli uomini scelti d'Israele, in numero di trentamila. 2Poi si alzò e partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per far salire di là l'arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini. 3Posero l'arca di Dio sopra un carro nuovo e la tolsero dalla casa di Abinadàb che era sul colle; Uzzà e Achio, figli di Abinadàb, conducevano il carro nuovo. 4Mentre conducevano il carro con l'arca di Dio dalla casa di Abinadàb, che stava sul colle, Achio precedeva l'arca. 5Davide e tutta la casa d'Israele danzavano davanti al Signore con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, tamburelli, sistri e cimbali. 6Giunti all'aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso l'arca di Dio e la sostenne, perché i buoi vacillavano. 7L'ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua negligenza ed egli morì sul posto, presso l'arca di Dio. 8Davide si rattristò per il fatto che il Signore aveva aperto una breccia contro Uzzà; quel luogo fu chiamato Peres-Uzzà fino ad oggi. 9Davide in quel giorno ebbe timore del Signore e disse: “Come potrà venire da me l'arca del Signore?”. 10Davide non volle trasferire l'arca del Signore presso di sé nella Città di Davide, ma la fece dirottare in casa di Obed-Edom di Gat. 11L'arca del Signore rimase tre mesi nella casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa. 12Ma poi fu detto al re Davide: “Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell'arca di Dio”. Allora Davide andò e fece salire l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. 13Quando quelli che portavano l'arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. 14Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. 15Così Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con grida e al suono del corno. 16Quando l'arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor suo. 17Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. 18Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti 19e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d'Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua. 20Davide tornò per benedire la sua famiglia; gli uscì incontro Mical, figlia di Saul, e gli disse: “Bell'onore si è fatto oggi il re d'Israele scoprendosi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe davvero un uomo da nulla!”. 21Davide rispose a Mical: “L'ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho danzato davanti al Signore. 22Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!“. 23Mical, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte.

__________________________ Note

6,2 Baalà di Giuda: corrisponde a Kiriat-Iearìm, località dove era stata deposta l’arca secondo 1Sam 7,1. L’espressione che siede sui cherubini fa riferimento ai cherubini che stavano sull’arca dell’alleanza ed era un modo corrente per proclamare la sovranità di Dio.

6,14 efod: indica qui un abito sacerdotale, come in 1Sam 2,18.

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Approfondimenti

1-23. Il racconto riprende la storia dell'arca interrotta dopo 1Sam 6. Dai tempi della conquista essa era custodita a Silo (1Sam 4,3); dopo essere stata restituita dai Filistei che l'avevano catturata nella battaglia di Eben-Ezer (1Sam 4-6) fu collocata a Kiriat-Iearim, in territorio neutro fra Israele e la Filistea. Da quel giorno sono trascorsi parecchi decenni: vent'anni di giogo filisteo (1Sam 7,2), la giudicatura di Samuele (1Sam 7,15-17), il regno di Saul (1Sam 9-31), i primi anni di Davide a Ebron (2Sam 2-4) e a Gerusalemme (c. 5). L'arca era segno della presenza del Signore in mezzo al popolo d'Israele (cfr. 1Sam 4,3), il pegno della sua amicizia e benevolenza. È quindi naturale che Davide ne decida il solenne trasferimento a Gerusalemme, che d'ora in poi sarà il centro vitale della nazione. Sono i primi passi verso l'unificazione del culto che giungerà a compimento solo con la riforma di Giosia (2Re 23; cfr. Dt 12,2-12). L'evento è stato talmente importante da ispirare la composizione un salmo di pellegrinaggio (Sal 132): i pellegrini che salivano a Gerusalemme ripercorrevano idealmente la via tracciata dall'arca verso «il luogo del suo riposo», dove il Signore prepara «una lampada al suo consacrato» (vv. 8.17), e aprivano il cuore alla speranza del Messia (vv. 11-18: cfr. 2Sam 7 e 1Sam 2,10). Non è casuale che il trasferimento dell'arca sia ripreso in filigrana dal racconto della visita di Maria ad Elisabetta (si confrontino i vv. 2.9.11 rispettivamente con Lc 1,39.42.56). L'entrata dell'arca in Gerusalemme (vv. 12-19) ha invece il suo corrispettivo in Lc 2,22-38: Gesù, nato «nella città di Davide» (Lc 2,11), viene portato dalla madre nel tempio «per adempiere le Scritture» (cfr. Lc 4,21). Il «Santo» (Lc 1,35) che nessuno poteva toccare senza morire (cfr. 1Sam 6,7; Nm 4,15; 18,3) è diventato un bambino che può essere teneramente abbracciato (Lc 2,27-32). Il capitolo consta di tre sezioni:

  • 1) v. 1-11: primo tentativo di trasporto interrotto dalla disgrazia di Uzza;
  • 2) vv. 12-19: trionfale ingresso dell'arca in Gerusalemme (cfr. Sal 24,7-10) sul modello delle grandi processioni durante l'esodo (Nm 10,11-28.33-36; Gs 3,14-4, 18; cfr. 1Cr 15-16);
  • 3) vv. 20-23: polemica familiare tra Mikal e Davide.

1. «radunò di nuovo»: Davide ha già mobilitato una volta gli Israeliti per dare l'assalto a Gerusalemme (5,6). L'atto liturgico del trasporto dell'arca riveste per la vita di tutte le tribù un'importanza pari a quella dell'impresa militare.

2. «Baala di Giuda»: il TM non ha senso: «dai signori di Giuda» (mibba‘ălê yᵉhûdâ). LXX e Vg traducono letteralmente. Il parallelo 1Cr 13,6 e Gs 15,9.60; 18,14 chiariscono l'enigma: Baala è un'altra denominazione di Kiriat-Ieraim.

2-8. Vi sono diverse analogie con 1 am 4-6. Innanzitutto il titolo divino: «Signore degli eserciti che siede in essa sui cherubini» (cfr. 1Sam 1,3 e 4,4). Il «carro nuovo» trainato da buoi ricorda quello usato dai Filistei per rimandare l'arca agli Israeliti (cfr. 1Sam 6,7). Anche la sciagura che colpisce Uzza e dà il nome al luogo (Perez-Uzza = «irruzione su Uzza», cfr. 5,20) richiama 1Sam 6,19. Gli uomini di Bet-Semes avevano “guardato” l'arca (cfr. 1Sam 6,19), invece Uzza commette – almeno formalmente – un'infrazione al tassativo divieto di «toccare le cose sante» (Nm 4,15 e 18,3) che obbligava persino i leviti. Per tale motivo l'arca veniva portata con stanghe (Es 25,14-15).

3. «Achio»: in ebr. ’aḥyô. I LXX hanno letto le consonanti non vocalizzate come «e i suoi fratelli». «figli di Abinadab»: sono evidentemente “figli” in senso lato: Abinadab è vissuto settanta-ottant'anni prima (1Sam 7,1).

4. TM ripete per homoioteleuton la frase del v. 3: «La tolsero dalla casa di Abinadab che era sul colle». «Uzza stava»: con i LXX. Per una qualche ragione queste parole sono cadute dal TM.

5. «con tutte le forze, con canti...»: con 1Cr 13,8 e i LXX. A causa di uno scambio di lettere, TM ha la strana forma: «con ogni legno di cipresso».

9-11. La sensibilità di Davide non si smentisce neppure in questa delicata situazione. Se la maestà tremenda del Signore non ha risparmiato neppure un incolpevole trasgressore, tanto più dovrà temere per sé, indegno peccatore. La sua domanda riflette sia la consapevolezza della propria miseria che il rispetto della libertà di Dio. Lascia che sia lui a decidere come e quando l'arca dovrà entrare in Gerusalemme.

12. I LXX (recensione Lucianica) aggiungono una esclamazione di Davide di fronte alla benedizione scesa su Obed-Edom: «Farò sì che la benedizione si volga verso la mia casa!». La constatazione che l'ira di Dio è passata convince Davide a riprendere il cammino «con gioia».

13. Appaiono qui i “portatori dell'arca”: sono i leviti, cui toccava per ufficio il trasporto degli oggetti sacri (Nm 1,50; 3,5-8; 1Cr 15,2-24). 1Cr 15,13 giustifica l'irritazione di Dio contro Uzza proprio con la deplorevole assenza dei leviti, dovuta forse a una qualche rivalità tra i sacerdoti Ebiatar (1Sam 22,20-23) e Zadok (cfr. 2Sam 8,17; 15,24-29). Quest'ultimo riuscirà infine a prevalere dando il proprio appoggio a Salomone nella lotta contro Adonia per la successione al trono (1Re 1-2). Secondo 1Cr 16,39 Zadok sarà destinato da Davide a custodire la Dimora, che si trovava ancora presso il santuario di Gabaon (cfr. 1Cr 21,29; 2Cr 1,3; 1Re 3,4-5). «quando... ebbero fatto sei passi»: la schematizzazione settenaria è tipica dell'ambito sacerdotale (cfr. Gn 1,1-2.3; Es 20,8-11; 24,16; 25,31-37; 29,30.35.37; 31,13-17; 40; Gs 6). In questi testi il numero “sette” è sistematicamente relazionato con la radice qdš (= santità) che esprime una sovrana presa di possesso da parte di Dio mediante una consacrazione/santificazione di tipo cultuale-liturgico (come il sacrificio o l'unzione). «immolò»: Davide svolge funzioni sacerdotali (sacrifica, danza, benedice: vv. 14-20) al pari di Saul (cfr. 1Sam 13,8-15). Il sacerdozio familiare dei patriarchi (Gn 8,20; 22; 28,18; 35,14) passò ai “giudici” (Gdc 6,18-21; 11,29-39; 13,19-20) e poi ai re. Questi ultimi avevano pure il compito di organizzare il culto (1Cr 15-16; 23-26) e tale diritto era loro riconosciuto senza difficoltà. Solo più tardi ciò sarà visto come prevaricazione (2Cr 26,16-21). Il cesaropapismo degli Asmonei non mancherà di suscitare vibrate proteste in seno agli ambienti “pii” del giudaismo, dando origine anche al movimento essenico.

17. Davide ha fatto edificare una nuova Dimora (lett. ’ōhel,_ «tenda»: cfr. Es 29,44) per accogliere l'arca dell'alleanza, e anche un nuovo altare su cui offrire i sacrifici. La Dimora mosaica e l'altare degli olocausti si trovano invece a Gabaon (cfr. v. 13).

18. «benedisse il popolo»: cfr. Lv 9,22-23. Probabilmente Davide ha usato la formula classica di Nm 6,22-27, che era generalmente riservata ai sacerdoti (Dt 21,5). Salomone farà lo stesso gesto in occasione del trasferimento dell'arca nel tempio (1Re 8,14.55).

19. «distribuì»: è il pasto rituale che seguiva solitamente i “sacrifici di comunione” (cfr. 1Sam 1,4 e 1Sam 2,12-17).

20-23. Il ritorno a casa riserva a Davide un'amarezza inattesa. È difficile interpretare lo stato d'animo di Mikal: gelosia, velato risentimento per la forzata separazione da Paltiel (3,13-16) o altro? Davide risponde seccamente al sarcasmo di Mikal. Non nega nulla di quanto la moglie dice: è vero che si è mostrato mezzo nudo (v. 14) dinanzi alle «serve dei suoi servi» come un «uomo da nulla» LXX e Vg hanno: «come un saltimbanco»), ma in quest'apparente follia c'è l'entusiasmo riconoscente verso colui che l'ha scelto come re. Inoltre non le risparmia una dolorosa frecciata sul rigetto di Saul e della sua famiglia (1Sam 15, 28). La maledizione cade anche su di lei, privandola di figli per sempre. «mi abbasserò... sarò onorato» (v. 22): Davide adombra profeticamente (At 2,30!) il destino del futuro re d'Israele, il Messia: Cristo Gesù «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo... umiliò se stesso... Per questo Dio l'ha esaltato» (Fil 2,7-9; cfr. anche 1Cor 1,27-29).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[vortex]

prudente -rimanevano ventotto quadri da regalare le] carte i risi che il falsario tiene [sull'asciugatoio puntuale -bruciarli era impensabile” oppure” a] un'ora di senso unico [ghiaiosa del ghiacciaio celsius tirano] le volate dei capoferri uno] stomaco d'aria fissa la marca dell'ortografo la [città] radiosa

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale

La copertina del rapporto

Il rapporto “A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon”, pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.

Il documento si focalizza sul “centro di truffa” (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.

Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images

Tipologie di Centri di Truffa I centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono: – Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie. – Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile. – Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati. – Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.

Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, https://t.me/ruslan_kravchenko_ua/577

Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori) Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare: – Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione. – Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di “pacchetti per truffe” pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata. – Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e “muli di denaro” rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi. – Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato. – Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico). – Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.

Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images

Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono: – Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area. – Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare. – Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.

In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.

Per saperne di più: https://globalinitiative.net/analysis/mapping-global-scam-center-phenomenon/

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide re di Giuda e d’Israele: conquista di Gerusalemme, disfatta dei Filistei 1Vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: “Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. 2Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d'Israele”“. 3Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d'Israele. 4Davide aveva trent'anni quando fu fatto re e regnò quarant'anni. 5A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda. 6Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quella regione. Costoro dissero a Davide: “Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno”, per dire: “Davide non potrà entrare qui”. 7Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. 8Davide disse in quel giorno: “Chiunque vuol colpire i Gebusei, attacchi attraverso il canale gli zoppi e i ciechi, che odiano la vita di Davide”. Per questo dicono: “Il cieco e lo zoppo non entreranno nella casa”. 9Davide si stabilì nella rocca e la chiamò Città di Davide. Egli fece fortificazioni tutt'intorno, dal Millo verso l'interno. 10Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui. 11Chiram, re di Tiro, inviò messaggeri a Davide con legno di cedro, carpentieri e muratori, i quali costruirono una casa a Davide. 12Davide seppe allora che il Signore lo confermava re d'Israele ed esaltava il suo regno per amore d'Israele, suo popolo. 13Davide prese ancora concubine e mogli da Gerusalemme, dopo il suo arrivo da Ebron: queste generarono a Davide altri figli e figlie. 14I nomi di quelli generati a Gerusalemme sono: Sammùa, Sobab, Natan, Salomone, 15Ibcar, Elisùa, Nefeg, Iafìa, 16Elisamà, Eliadà ed Elifèlet. 17Quando i Filistei seppero che avevano unto Davide re d'Israele, salirono tutti per dargli la caccia. Appena Davide ne fu informato, discese alla fortezza. 18Vennero i Filistei e si sparsero nella valle dei Refaìm. 19Davide consultò il Signore chiedendo: “Devo andare contro i Filistei? Li metterai nelle mie mani?”. Il Signore rispose a Davide: “Va' pure, perché certamente metterò i Filistei nelle tue mani”. 20Davide si recò a Baal-Perasìm, dove Davide li sconfisse e disse: “Il Signore ha aperto una breccia tra i miei nemici davanti a me, come una breccia aperta dalle acque”. Per questo chiamò quel luogo Baal-Perasìm. 21I Filistei vi abbandonarono i loro idoli e Davide e la sua gente li portarono via. 22I Filistei salirono di nuovo e si sparsero nella valle dei Refaìm. 23Davide consultò il Signore, che gli rispose: “Non salire; gira alle loro spalle e raggiungili dalla parte di Becaìm. 24Quando sentirai un rumore di passi sulla cima di Becaìm, lànciati subito all'attacco, perché allora il Signore uscirà davanti a te per colpire l'accampamento dei Filistei”. 25Davide fece come il Signore gli aveva ordinato e colpì i Filistei da Gàbaon fino all'ingresso di Ghezer.

__________________________ Note

5,3 ed essi unsero Davide re d’Israele: riguardo a questa nuova consacrazione, vedi nota a 2,4.

5,6 I Gebusei abitavano Gerusalemme prima della presa della città da parte di Davide. La città abitata dai Gebusei è stata identificata con l’area a sud-est della collina dove sorgerà più tardi il tempio. La frase i ciechi e gli zoppi… è di significato incerto.

5,8 attacchi attraverso il canale: secondo un’interpretazione abbastanza comune, il termine tradotto con canale sembra indicare la galleria nella roccia, in parte naturale, in parte scavata artificialmente, che permette ancora oggi di accedere alla sorgente di Ghicon, posta fuori della città.

5,9-12 Anacronisticamente, vengono attribuite a Davide opere pubbliche realizzate sotto Salomone. Millo: probabilmente il terrapieno che permetterà di collegare il palazzo reale al tempio.

5,18 La valle dei Refaìm, a sud-ovest di Gerusalemme, segna la frontiera tra il territorio di Giuda e quello di Beniamino.

5,20 Baal-Perasìm: significa “signore delle brecce”; il luogo viene chiamato così da Davide a ricordo dell’evento.

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Approfondimenti

5,1-8,18. La morte di Is-Baal travolge le ultime resistenze delle tribù del Nord al governo di Davide su tutto Israele (5,1-5). Come Saul (1Sam 13-14) anche Davide inaugura il regno (cfr. 5,6-12) con una splendida vittoria contro i Filistei (5,17-25); conquistata ai Gebusei la città di Gerusalemme egli ne fa la nuova capitale politica (5,6-15) e religiosa (c. 6) della nazione riunificata. La stabilità del trono – bramata e difesa da Saul con tutti i mezzi (cfr. 1Sam 18,20.25; 19,10-15; 20,31-34; 22,13-19; cc. 23-26) – viene ora donata a Davide gratuitamente e definitivamente (c. 7) riproponendo una volta di più il mistero inscrutabile dell'elezione divina. Le liste dei popoli soggiogati grazie all'aiuto del Signore (8 1-14) e dei funzionari del regno (8,15-18) chiudono la sezione.

Questo periodo può essere definito come un tempo:

  • di compimento (5,1-3);
  • di promessa e grazia (c. 7);
  • di unità e gioia (5,3-5; 6,1-23).

L'autore sacro riconduce tutti e singoli gli avvenimenti all'opera instancabile del Signore, che presiede l'unzione del nuovo re in Ebron (5,3.12), apre una breccia tra le schiere nemiche (5,19-20.24; 8,6.14) oppure s'impegna unilateralmente con un “contratto” senza scadenze (c. 7). Così, quello che agli occhi dello storico appare come un normale avvicendamento ai vertici di un piccolo regno medio-rientale, acquista un'importanza capitale per tutti i regni della terra: «renderò il tuo nome grande come quello dei grandi...» «per sempre» (7,9.16). Cfr. i testi importanti di Mc 11,10 e Fil 2,9-11.

5,1-5. Le trattative segrete di Abner sortiscono nonostante tutto un esito positivo. «tutte le tribù d'Israele» convengono a Ebron per siglare il protocollo di sottomissione a Davide. Non è l'umiliazione davanti a uno straniero: è la rappacificazione con un illustre compatriota – «tue ossa e tua carne» (cfr. 19,13-14; Gn 2,23; 29,14) – di cui si conosce il valore e del quale si ha profonda stima (v. 2a). La triplice unzione (cfr. 1Sam 16,13 e 2Sam 2,4) e l'alleanza «davanti al Signore» presso il santuario di Ebron completano la narrazione, intenzionalmente analoga a quella di Saul (1Sam 10,1.24; 11,15).

1. «tutte le tribù»: 1Cr 12,24-38 fa il censimento dei singoli clan passati a Davide.

2. «conducevi e riconducevi»: lett. «facevi uscire e rientrare». Cfr. 3,25; 1Sam 18,16; 29,6. «Il Signore ti ha detto»: questa profezia è già stata citata più volte: 3,10.18; 1Sam 16,1; 25,28-30. Combinando insieme questo testo e Mic 5,1, Mt 2,6 è riuscito ad abbracciare con un solo colpo d'occhio la città davidica di Betlemme, la promessa a Davide e il suo compimento nel Messia «figlio di Davide» (1,1). «Tu pascerai»: la descrizione del re come “pastore” è ricorrente nel mondo antico: cfr. Hammurabi (Prologo del Codice) e Omero (Iliade II, 243.254; XIV, 516). L'immagine ricorda la responsabilità e la cura assidua che Dio stesso, il re o il sacerdote si assumono nei riguardi del popolo d'Israele (cfr. 7,7; 24,17; Sal 78,70-72; Ger 23,1-6; 31,10; Ez 34). Gesù si approprierà della similitudine per descrivere la propria dedizione verso coloro che il Padre gli ha dato: Mt 18,12-14; Lc 15,4-7; Gv 10,1-18 (cfr. Ez 34,1). Cfr. Eb 13,20 e 1Pt 2,25. Il medesimo atteggiamento deve trovarsi nei “pastori” della Chiesa (1Pt 5,1-4) in forza del ministero loro affidato e dell'amorosa conformazione al Maestro cui sono chiamati (Gv 21,15-17).

3. «fece alleanza»: il testo parallelo di 1Cr 12,40-41 entra nei particolari della festa d'incoronazione: essa dura «tre giorni, mangiando e bevendo quanto i fratelli avevano preparato per loro... perché c'era allegria in Israele» (cfr. 1Sam 11,15!).

4. Gli anni di vita del re Davide assommano a settanta (trenta + quaranta). In considerazione del frequente uso simbolico dei numeri, si sospetta che anche qui siano stati arrotondati (settanta: Nm 11,16.24; Ger 25,11-12; Dn 9,2; 9,24-27; quaranta: Gn 7,4; Es 24,18; Nm 14,34; Gdc 3,11.30; 5,31; 1Re 19,8; trenta: 1Re 7,23. Con riferimento al numero “tre”: 1Re 17,21; Is 6,3; Ger 7,4).

6-12. Alcuni commentatori fanno notare l'incongruenza dello sviluppo narrativo del c. 5. La conquista di Gerusalemme (vv. 6-15) sarebbe cronologicamente posteriore alla vittoria contro i Filistei (vv. 17-25), perché Davide non avrebbe avuto bisogno di «scendere alla fortezza» (cfr. 5,17-25) se già si trovava nella munitissima rocca di Sion. La costruzione di una reggia col contributo di tecnici stranieri (v.11) suppone una stabilità politica e militare incompatibile con la situazione descritta nei v. 17-25. Bisogna tuttavia riconoscere che il presunto disordine non turba sostanzialmente il senso degli eventi, tanto che il Cronista lo riprende e, anzi, lo evidenzia ancor di più (1Cr 11-14). La citazione di Gerusalemme nel v. 5 quale capitale del regno davidico unito potrebbe essere stata l'occasione per introdurre a questo punto la storia della conquista della città a mo' di parentesi anticipatrice. I vv. 17-25 riprenderebbero il racconto e il loro contesto militare fornirebbe a sua volta l'occasione ideale per introdurre il c. 6 che si apre con la convocazione dei prodi d'Israele.

Al centro della storia sta Gerusalemme. Alcune fonti letterarie egiziane (“testi di proscrizione”) ne attestano l'esistenza nel XX secolo a.C. Il re di Gerusalemme Adoni-Zedek fu sconfitto a Gabaon da Giosuè (Gs 10,1-27) il quale assegnò la città a Beniamino (Gs 18,28); essa però continuò a essere abitata dall'antico popolo cananeo dei Gebusei (Gn 10,15-19; Gs 15,63). La scelta di farne la capitale del regno unito è dettata a Davide da diverse ragioni: trovandosi a mezza via fra Giuda e Israele è una specie di “terreno neutrale” rispetto a qualunque rivendicazione territoriale o ideologica delle singole tribù; inoltre sorge su uno sperone di roccia a precipizio tra le vallate del Cedron e del Tiropeon, in posizione strategicamente perfetta, chiamato anche «rocca di Sion» (v. 7). All'estremità nord si trova l'altura su cui Davide eleverà un altare (24,18-25) e Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Ma per comprendere l'importanza di Gerusalemme per la storia della salvezza si deve ritornare al tempo di Abramo (Gn 14,17-20). Il re di Salem (= Gerusalemme: Sal 76,3) è Melchisedek, riconosciuto da Eb 7,3 come una prefigurazione del Messia. La sua figura misteriosa sintetizza i caratteri regale e sacerdotale che si riflettono su Gerusalemme e ne fanno la «città di Dio» per eccellenza (Sal 87,3). Ora, dopo quasi mille anni, la primitiva vocazione di Gerusalemme si realizza nuovamente con la compresenza in essa dell'arca (c. 6) e dell'“Unto del Signore”. I destini dell'arca (1Sam 4-6) e del primo re (1Sam 31) erano stati tragicamente divisi, quasi per simboleggiare la “rottura” tra il Signore e il suo popolo (cfr. 1Sam 2,27-36 e 8,5). La riconciliazione operata dal Signore con la scelta di un uomo «secondo il suo cuore» (1Sam 13,14) diventa palese nel “luogo” in cui egli ha deciso di abitare per sempre (1Re 8). La peregrinazione dell'arca (cfr. 1Sam 4,3-7,1) si conclude significativamente là dove la fede di Abramo era stata messa alla prova (Gn 22; 2Cr 3,1), riconfermando così il nesso sostanziale tra Abramo e Davide già messo in luce nella nota a 2,1-7.

Entrando in Gerusalemme per esservi “consegnato” e ucciso (Mc 10, 32.34), Gesù instaura una volta per tutte «il regno che viene, il regno del nostro padre Davide» (Mc 11,10) e la Gloria di Dio prende possesso del tempio in forma definitiva (Mc 11,11; cfr. Es 40,34-35; Ez 11,22-23; 43,2-5). Dopo la risurrezione è proprio da Gerusalemme che l'annuncio del vangelo s'irradia «fino agli estremi con fini della terra» (At 1,7). Negli ultimi tempi affluiranno ad essa tutte le nazioni della terra (Is 25,6; Gl 4,9-17; Zc 14) e, infine, la «nuova Gerusalemme» discenderà dal cielo «pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2), patria definitiva di tutti i redenti. Allora il tempio non ci sarà più, «perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio» (Ap 21,22).

6. «i suoi uomini»: oltre ai vecchi compagni (2,3) vi sono oramai anche gli «uomini migliori» di tutte le tribù d'Israele (cfr. 6,1: «radunò di nuovo»).

7. «Sion»: dapprima il nome è attribuito solo alla rocca su cui sorge la città (poi chiamata «Città di Davide» dal nome del suo conquistatore in segno di possesso esclusivo: v. 9; cfr. 12,28; 1Re 8,1). Successivamente verrà applicato poeticamente a tutta la città e persino all'intero popolo d'Israele, con una forte connotazione nazionale e religiosa (cfr. Sal 2,6; 14,7; 87,1.5; 137,3; Is 18,7; 28,16; 52,1-2; 59,20; 62,11; Ger 3,14; Lam 1,4-6; Sof 3,14-16; Zc 2,11; 9,9). Nel NT sono significativi i testi di Eb 12,22, la “nuova alleanza”, e in Ap 14, 1 il “monte dell'Agnello”.

8. Il testo è difficile e senz'altro corrotto. TM ha lett.: «Chiunque colpisce il Gebuseo e [lo] raggiunge attraverso il ṣinnôr... E gli storpi e i ciechi che odiano (qere) la vita di Davide.... Perciò si dice: Cieco e zoppo non entra in casa». «attraverso il canale»: la parola ṣinnôr compare solo un'altra volta in Sal 42,8, dove vien tradotto generalmente con «cascate». Le versioni antiche già non la capivano più: i LXX leggono «con la spada» e Vg «[attraverso] le grondaie dei tetti». Gli scavi archeologici hanno scoperto appena oltre l'inizio del “Canale di Ezechia” un pozzo verticale scavato nella roccia, che dalla sorgente Ghicon (1Re 1,33.38.45) risale all'interno del monte e prosegue obliquamente per alcune decine di metri fino a sboccare presso le antiche mura gebusee. Analoghi impianti di ingegneria idraulica – anteriori al secondo millennio a.C. – sono stati trovati nelle città cananee di Gabaon, Gezer, Meghiddo, Azor, In caso d'assedio, la sorgente veniva ostruita all'esterno con pietre e terra, mentre continuava ad essere accessibile dalla città attraverso questo canale, che sembra ben corrispondere all'enigmatico ṣinnôr. Davide ha individuato l'ingresso della sorgente e propone ai suoi di risalire il condotto per penetrare all'interno della città. 1Cr 11,6 dice che il primo a compiere l'impresa fu Ioab. «Quanto ai ciechi...»: poiché i Gebusei avevano schernito Davide dicendo che per sostenere l'assedio sarebbero bastati i ciechi e gli zoppi, è lecito pensare che Davide, ormai certo della vittoria, riversi su questi ultimi il proprio disprezzo. Il senso dell'anacoluto può essere il seguente (con il qere): «Quanto ai ciechi e agli zoppi che odiano Davide... [sott.: che siano maledetti!]». «Per questo dicono»: il fatto ha dato origine a un oscuro detto proverbiale. Seguendo i LXX, alcuni commentatori ritengono che «casa» sia in realtà il tempio «casa del Signore», con allusione a Lv 21,18 (cfr. Mt 21,14). A parte che non si vede come questo senso possa inerire al presente contesto, si deve ricordare che bayit ha anche il senso più generale di «interno, dentro» (Gn 6,14; Lv 16,2). È più sensato vedere il proverbio come un'espressione ironica diretta contro qualcuno che asserisce caparbiamente l'impossibilità di qualcosa. Una traduzione possibile può essere: «Il cieco e lo zoppo [sentenziano]: “Non si entra qui dentro!“».

9. «fece intorno costruzioni»: si tratta verosimilmente del consolidamento delle strutture difensive preesistenti. «dal Millo verso l'interno»: il «Millo» (dal verbo ml’, «riempire») è il terrapieno che sarà edificato successivamente da Salomone (1Re 9,15). Qui vale come punto di riferimento topografico. «Chiram re di Tiro»: i Fenici erano abili costruttori ed esportavano in tutto il bacino del Mediterraneo materiali pregiati e maestranze qualificate. Chiram sarà pure amico di Salomone e collaborerà alla costruzione del tempio (1Re 5,15).

13-16. Davide allarga ulteriormente il suo harem (cfr. 3,2-5) come segno dell'accresciuta potenza (vv. 10.12). 1Cr 3,5-9 dice che i primi quattro nominati sono figli di Betsabea, già moglie di Uria (cfr. 11,1-24) mentre gli altri sono figli di altre mogli di primo rango, «senza contare i figli delle sue concubine». La genealogia di Gesù dell'evangelista Luca (3,31) menziona Natan al posto di Salomone, forse in considerazione dei peccati idolatrici di tale re (1Re 11,1-13).

17-25. I fatti narrati devono essere accaduti prima della conquista di Gerusalemme (cfr. 5,6-12). Per i Filistei Davide è ancora un vassallo (1Sam 27,5-12); la sua elevazione a re d'Israele significa di fatto una dichiarazione d'indipendenza. Subito scatta la repressione. Un contingente di truppe filistee si spinge fin presso Gerusalemme, mentre Davide riprende la sua antica strategia di guerriglia montana. I luoghi sono i medesimi di un tempo: la «fortezza» (v. 17) può essere identificata con Adúllam (mᵉṣûdâ come in 1Sam 22,4 e 24,23) a sudovest di Betlemme (cfr. 23,13). Il trasferimento da Ebron (1000 m di altitudine) ad Adullam (300-500 m) spiega l'uso del verbo «scendere» (v. 17). Anche le modalità della battaglia sono le medesime del passato: doppia consultazione mediante l'efod (vv. 19.23; cfr. 1Sam 2,18; 14,41) e attacco improvviso e risolutivo. L'intervento soprannaturale è decisivo per la vittoria (vv. 20.24), ma lo è ancor di più la totale fiducia accordata alla parola divina (v. 25; cfr. invece Saul: 1Sam 13-15). Il v. 21 evidenzia il valore teologico della guerra (cfr. 1Sam 17). D'ora in poi i Filistei non entreranno più nel territorio d'Israele, anzi Davide andrà ad attaccare battaglia in casa loro (8,1; 21,15-22).

18. «valle di Refaim»: a ovest di Gerusalemme (Gs 15,8; 18,16). I Filistei la raggiungono con i loro carri e vi si appostano con l'intenzione di isolare Davide dalle tribù settentrionali alleatesi con lui. La zona si trova ancora sotto il controllo dei Gebusei, alleati con i Filistei.

20. «Baal-Perazim»: pereṣ significa «breccia, irruzione». Il nome significa dunque «Baal ha fatto irruzione». In questo tempo il nome «Baal» non ha ancora le connotazioni idolatriche che acquisirà più tardi (cfr. 2,8 e 4,4). Is 28,21 ricorda solo il «monte Perasim».

23-24. «Balsami»: in ebraico bᵉkā’îm. Il luogo, a poca distanza da Gerusalemme, riceve presumibilmente il nome da un arbusto balsamifero chiamato in arabo bak. Vg ha «dei peri», mentre i LXX leggono «del pianto» (come in Sal 84,7). «un rumore di passi»: il senso dell'espressione è incerto. Non si può a priori escludere una suggestiva ipotesi fondata sulle parole: «il Signore uscirà (lett. «allora sarà uscito») davanti a te»: i passi potrebbero essere quelli del Signore stesso che guida il suo popolo in battaglia (cfr. Es 33,14-16).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[caffeine]

di alcuni aspetti a due] dimensioni sfugge dal pugno il corpo moschicida [il] presidente fa il generico sul set repliche [fantomatiche un vino lacrus il] benelux

 
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from norise 3 letture AI

AUNG SAN SUU KYI

non violentate la primavera del suo giovane sangue non pugnalate la colomba del suo cuore aperto alla compassione

non schernite la disarmante verità che proclama aizzandole contro i mastini della notte

dal suo sangue si leva alto il grido di purezza a confondere intrighi di potenti

(maggio 2009)

. Questa poesia è un grido lirico e politico, un atto di denuncia e di difesa della dignità umana incarnata in Aung San Suu Kyi. Scritta nel maggio 2009, in un momento cruciale della sua prigionia, il testo si fa portavoce di una compassione universale e di una resistenza non violenta.

Elementi chiave del testo:Primavera e sangue giovane: metafora potente della speranza e della vitalità minacciata dalla repressione. – La colomba del cuore: simbolo di pace e apertura, vulnerabile ma fiera. – Mastini della notte: immagine oscura e minacciosa, rappresentazione delle forze oppressive. – Il grido di purezza: la voce della verità che sfida il potere, che non si piega agli intrighi.

“non schernite la disarmante / verità che proclama” — qui la poesia si fa manifesto etico, richiamando alla responsabilità morale di fronte alla verità e alla giustizia.

 
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from differxdiario

tendenzialmente un hikikomori, rinvio scadenze e perfino a volte attenzione ai rapporti umani, per tenere viva e aggiornata la mia personale (e totalmente pubblica: un servizio pubblico) rete delle reti della ricerca letteraria. posso non riuscire a rispondere a una mail, perché sto ultimando una lista di link a siti che archiviano materiale verbovisivo. (è un esempio). mentre cammino in strada aggiorno siti e social che rinviano a testi e saggi. eccetera. non posso completamente negare che si tratti di introiezione di un diktat lavorativo “efficientista” che, in quanto anarchico, dovrei proprio rifiutare alla radice e calpestare. ma, allo stesso tempo, spero non sia una mera autogiustificazione pensare che questo lavoro serva (in modo del tutto non-centripeto, non diretto alla mia persona) a spostare recisamente lo sguardo delle persone, dei lettori, degli osservatori, dalla cancrena del mainstream agli spazi aperti della scrittura, della musica e dell'arte di ricerca.

 
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from Transit

(213)

(CI1)

In Italia la partecipazione politica è diventata un rito svuotato: un gesto meccanico, episodico, che chiede ai cittadini di presentarsi alle urne ogni tanto per legittimare scelte altrui, mentre milioni si allontanano dalle cabine elettorali.

L’astensionismo è ormai il “primo partito” del Paese: alle politiche 2022 oltre 16,5 milioni di italiani non hanno votato, con un’affluenza al 64%, minimo storico repubblicano.

Alle europee 2024 il trend si è confermato, con un’affluenza sotto il 50% e l’assenza come protagonista indiscussa. È il segno di un sistema che riduce la democrazia a un atto di fede occasionale, senza costruire relazioni quotidiane con chi vive i problemi reali.

Dentro questo vuoto, i corpi intermedi (sindacati, associazioni, comitati, movimenti) vengono dipinti come relitti del passato, ostacoli da smantellare in nome della “disintermediazione” digitale. Eppure sono loro a svolgere il lavoro che la politica istituzionale ha abbandonato: aggregare conflitti, dare voce ai bisogni diffusi, trasformare lamenti individuali in lotte collettive. Funzionano come ponti tra chi non ha tempo né risorse per bussare ai palazzi del potere e chi dovrebbe scriverne le regole.

Quando vengono bypassati, subentrano due derive: il leader che parla “direttamente al popolo” via social o l’algoritmo che riduce tutto a like e commenti isolati. In entrambi i casi, la partecipazione si dissolve in un clic impersonale, a valle delle decisioni prese altrove.

(CI2)

La retorica della democrazia istantanea è comoda: “non servono intermediari, basta il tuo voto”. Ma quel voto arriva ogni lustro, su pacchetti preconfezionati, mentre i veri tavoli di negoziazione restano preclusi ai cittadini.

Al contrario, chi difende un posto di lavoro, un servizio pubblico, un quartiere, lo fa in assemblee, scioperi, reti associative: lì la partecipazione è concreta, richiede tempo, studio, radicamento, mediazione quotidiana.

Quando i governi li convocano sono solo per “pro forma” ed il risultato è noto: leggi raffazzonate, tensioni sociali deflagrate in ritardo, scelte calate dall’alto che cozzano con la realtà.

Non si tratta di idealizzare i corpi intermedi, con i loro limiti evidenti: calo di iscritti, autoreferenzialità, leader che hanno svuotato la rappresentanza di contenuto, ma senza di loro, resta una democrazia di facciata, dove si vota sempre meno e si decide in circoli sempre più ristretti. Le piattaforme digitali, le consultazioni online, i sondaggi flash promettono prossimità, ma consegnano deleghe totali: un clic oggi, potere assoluto domani. La vera democrazia partecipativa esige invece organizzazioni autonome, conflitti incanalati, spazi dove i cittadini si formino, discutano, incidano davvero.

La sfida è chiara: meglio un rito elettorale anemico o un ecosistema di corpi intermedi che costringa il potere a confrontarsi con la società viva? Il voto resta essenziale, ma senza movimenti che lo alimentino prima e lo vigilino dopo, è solo un sigillo su altrui partite.

Oggi ci chiedono silenzio tra un’elezione e l’altra perché ci vogliono atomizzati, privi di reti. Una democrazia adulta, invece, teme il cittadino che non archivia la politica con lo spegnimento del televisore: quello che si organizza, resiste, conta ogni giorno.

#Blog #Politica #Società #CorpiIntermedi #Opinioni

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Dopo il primo omonimo EP del 2015, tornano le Overcoats, duo al femminile di Brooklyn, con “Young”. Il loro debutto sulla distanza mixa elettronica, folk, soul e pop a testi profondi e armonie vocali sorprendenti. Overcoats è il nuovo duo al femminile delle newyorkesi Hana Elion e JJ Mitchell. Il loro debutto, “Young”, incarna un sound ricco di minimalismi e melodie: canzoni che parlano di connessione e tensione, della profondità dell’amore e delle sfide che si affrontano in e come famiglia... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/overcoats-young-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/5X20kbbHdgPgFItjuHggIm


 
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from Provocatorio

Un filosofo e un conduttore televisivo. Uno è morto. L'altro comanda il Pentagono.

Ali Larijani e Pete Hegseth: un confronto imbarazzante per chi preferisce non farlo.

Ci siamo abituati in fretta. Un raid notturno, una comunicazione ufficiale, i commenti soddisfatti dei vincitori. Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell'Iran, è stato eliminato il 17 marzo 2026 da un attacco israeliano nei pressi di Teheran. Ucciso insieme al figlio, a un vice e alle sue guardie del corpo. Niente di strano, ormai. Andiamo avanti. Eppure vale la pena fermarsi un momento. Non per commemorare Larijani — le sue responsabilità nella repressione interna e nel sostegno ai movimenti armati regionali sono documentate e pesanti. Ma per capire chi era davvero l'uomo che abbiamo appena eliminato, e confrontarlo con chi, dall'altra parte, gestisce oggi la macchina da guerra più potente della storia.

Chi era Ali Larijani Ali Larijani Nato nel 1958 a Najaf, città santa dello sciismo iracheno, Larijani era figlio di un importante studioso religioso. Avrebbe potuto fare il chierico. Scelse la matematica. Si laureò in Matematica e Informatica all'Università di Tecnologia Aryamehr — oggi Sharif — e poi conseguì un master e un dottorato di ricerca in Filosofia Occidentale all'Università di Teheran. La sua tesi era su Immanuel Kant. Ha pubblicato libri su Kant, su Saul Kripke e su David Lewis. Era membro della facoltà della Scuola di Letteratura e Scienze Umanistiche. Vale la pena ripeterlo: l'uomo che coordinava l'intera strategia di sicurezza nazionale iraniana aveva un dottorato in filosofia occidentale e scriveva di Kant. In farsi. Per un pubblico iraniano. In una Repubblica Islamica. Questo non lo rendeva un democratico, né un moderato nel senso che piace a noi. Ma lo rendeva qualcosa di preciso: un interlocutore. Un uomo capace di muoversi tra i codici della diplomazia internazionale. Un negoziatore che nel 2007 sedette ai tavoli che avrebbero portato al JCPOA del 2015 — l'accordo sul nucleare iraniano che Donald Trump avrebbe poi stracciato nel 2018, aprendo la strada all'escalation in corso.

“Larijani era, per dirla chiaramente, il tipo di nemico con cui si può parlare. Il tipo che conosce le regole del gioco e le rispetta, anche quando lavora per rovesciarti.”

Dopo la morte di Khamenei il 28 febbraio, era diventato la figura più potente del sistema iraniano. Gestiva intelligence, difesa, politica estera e dossier nucleare. Non un simbolo. Un operatore.

Chi è Pete Hegseth Pete Hegseth Pete Hegseth è nato nel 1980 a Minneapolis. Ha frequentato Princeton — grazie anche alla sua partecipazione al team di basket — dove ha studiato scienze politiche e scritto per il giornale conservatore del campus. Ha poi ottenuto nel 2013 un Master in Public Policy alla Kennedy School di Harvard. Ha fatto il militare: ufficiale della National Guard, dispiegato a Guantánamo, in Iraq e in Afghanistan. Grado di maggiore. Due Bronze Star. Lasciò il servizio nel 2021 dopo che uno dei suoi tatuaggi fu segnalato come potenzialmente problematico dalla sicurezza presidenziale. Poi fece quello che fanno molti veterani americani con buone spalle e un'opinione su tutto: andò in televisione. Dal 2014 al 2024 condusse Fox & Friends Weekend, il programma del sabato e della domenica mattina di Fox News. Il programma preferito di Donald Trump. Quello che Trump guardava ogni giorno prima di twittare. Nel novembre 2024, Trump lo ha nominato Segretario della Difesa degli Stati Uniti d'America. Il Pentagono. Tre milioni di dipendenti. Un bilancio annuale di 857 miliardi di dollari. L'arsenale nucleare. Il Comando Strategico. Affidata a un conduttore di talk show del fine settimana. Il Senato lo ha confermato con il voto decisivo del vicepresidente J.D. Vance, che ruppe il pareggio. È la prima volta nella storia americana che il voto del vicepresidente è stato necessario per confermare un Segretario della Difesa.

Da quando è in carica, Hegseth ha: eliminato i programmi di diversità e inclusione nell'esercito, condiviso piani operativi riservati su una chat Signal che includeva la moglie, il fratello e il suo avvocato personale, e proposto di rinominare il Dipartimento della Difesa “Department of War”.

Sulla chat Signal, per capirsi: ministri e funzionari di primo livello discutevano i dettagli di un imminente attacco allo Yemen. Qualcuno aveva aggiunto per errore il direttore di The Atlantic. Il direttore di The Atlantic ha poi pubblicato tutto.

Il punto Non sto dicendo che Larijani fosse una brava persona. Non lo era, secondo qualsiasi metro di giudizio occidentale. Stava dall'altra parte di una guerra in corso, e quella guerra ha cause, responsabilità e vittime che non si distribuiscono equamente. Sto dicendo che il confronto tra i due curricula produce un effetto straniante, se ci si ferma a guardarlo. Da un lato: dottorato in filosofia kantiana, trentacinque anni di esperienza nelle istituzioni, negoziatore di accordi internazionali, autore accademico. Dall'altro: Princeton per giocare a basket, poi Fox News, poi il Pentagono. Ci raccontano che stiamo difendendo la civiltà. Sarebbe più convincente se ci mostrassero chi la incarna. Nel frattempo, ogni volta che qualcuno mi spiega come noi siamo la civiltà e l'Iran è la barbarie, mi viene un po' da ridere. E poi mi passa.

 
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from Alfonso Cataldi

**** Istruzioni garantite per assicurarsi un posto in studio a Propaganda Live ****

Poiché a ogni tornata leggo post di persone affrante e frustrate, lascio qui le Istruzioni di chi, il sottoscritto me medesimo, è riuscito a partecipare tutti gli anni, compreso questo, da quando è in vigore la procedura di registrazione sul sito de La7. Se seguirete pedissequamente queste istruzioni, il posto non ve lo toglierà nessuno.

1- Non usate smartphone e/o tablet. Usate solamente PC fisso o notebook con tastiera esterna USB. Usate un PC performante; se non lo avete, rimediatelo da un amico/parente/vicino. Dovete avere il PC più performante nel raggio di almeno 30 km. 2- Non usate la connessione WiFi. Usate la connessione con cavo ethernet. Il cavo ethernet deve essere categoria 8. La categoria è scritta sul cavo stesso; se non c'è scritta, il cavo è del cinese e dovete buttarlo (Si, la Cina è avanti un secolo a tutti tecnologicamente, ma il cinese sotto casa non lo sa e continua a vendere monnezza) 3- Anche se il form per la compilazione richiede pochi campi (Nome, Cognome, Data di nascita, Numero di partecipanti, Nome e Cognome e data di nascita del vostro eventuale accompagnatore), dovete essere veloci sulla tastiera. Se non siete veloci, assoldate uno sviluppatore software di quelli che non conoscono il mouse e volano sulla tastiera come Sinner su un campo da Tennis. Se il browser non ha in cache i vostri dati anagrafici per la compilazione automatica, aprite Notepad, scrivete il vostro indirizzo e-mail e copiatelo (CTRL+C). Sul Form l'indirizzo e-mail va scritto e confermato (CTRL+V due volte). Il campo per l'inserimento della data di nascita permette di scrivere la data senza aprire il calendarietto, quindi non aprite quel ca@@o di calendarietto, soprattutto se siete vecchi come me e per selezionare il vostro anno dovete tornare indietro fino all'origine dell'umanità. 4- I dati del vostro accompagnatore potete inventarli, compresa la data di nascita (Ripeto: non aprite quel ca@@o di calendarietto). Quello che fa fede sono i dati anagrafici con la firma del PDF del vostro accompagnatore che dovrà essere compilato e inviato successivamente da voi per e-mail. 5- Come suggerisce Tajani, chiudete le finestre di casa per evitare che il drone di qualche concorrente nei paraggi venga a disturbarvi e alle 12 in punto posizionatevi sul sito, pronti a fare ripetutamente F5 per aggiornare la pagina nel browser. 6- Quando escono le date, una sotto l'altra, voi fiondatevi sull'ultima in basso, anche se quel giorno è in programma l'evento più importante della vostra vita: niente è più importante della partecipazione a Propaganda Live in studio (ma questo deve essere chiaro, altrimenti non riuscirete mai a prenotare).

7- Daje, Daje e Daje, ca@@o.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Assassinio di Is-Baal 1Quando il figlio di Saul seppe della morte di Abner a Ebron, gli caddero le braccia e tutto Israele rimase sconvolto. 2Il figlio di Saul aveva due uomini, capi di bande, chiamati l'uno Baanà e il secondo Recab, figli di Rimmon il Beerotita, della tribù di Beniamino, perché anche Beeròt era computata fra le città di Beniamino. 3I Beerotiti si erano rifugiati a Ghittàim e vi sono rimasti come forestieri fino ad oggi. 4Giònata, figlio di Saul, aveva un figlio storpio nei piedi. Egli aveva cinque anni quando giunsero da Izreèl le notizie circa i fatti di Saul e di Giònata. La nutrice l'aveva preso ed era fuggita, ma nella fretta della fuga il bambino era caduto ed era rimasto storpio. Si chiamava Merib-Baal. 5Si mossero dunque i figli di Rimmon il Beerotita, Recab e Baanà, e vennero nell'ora più calda del giorno alla casa di Is-Baal, mentre egli stava facendo la siesta pomeridiana. 6Ora, la portinaia della casa, mentre mondava il grano, si era assopita e dormiva: perciò Recab e Baanà, suo fratello, poterono introdursi inosservati. 7Entrarono dunque in casa, mentre egli era disteso sul suo giaciglio nella camera da letto: lo colpirono, l'uccisero e gli tagliarono la testa; poi, portando via la testa di lui, presero la via dell'Araba, camminando tutta la notte. 8Portarono la testa di Is-Baal a Davide a Ebron e dissero al re: “Ecco la testa di Is-Baal, figlio di Saul, tuo nemico, che attentava alla tua vita. Oggi il Signore ha concesso al re, mio signore, la vendetta contro Saul e la sua discendenza”. 9Ma Davide rispose a Recab e a Baanà, suo fratello, figli di Rimmon il Beerotita: “Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 10Colui che mi annunciava: “Ecco, è morto Saul!”, credendo di portarmi una lieta notizia, l'ho preso e ucciso a Siklag, e questa fu la ricompensa per la notizia. 11Ora che uomini malvagi hanno ucciso un giusto in casa mentre dormiva, non dovrò a maggior ragione chiedere conto del suo sangue alle vostre mani ed eliminarvi dalla terra?“. 12Davide diede ordine ai suoi giovani; questi li uccisero, tagliarono loro le mani e i piedi e li appesero presso la piscina di Ebron. Presero poi la testa di Is-Baal e la seppellirono nel sepolcro di Abner a Ebron.

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Approfondimenti

1-12. La morte di Abner getta Is-Baal nello sconforto. Senza di lui la causa d'Israele e lo stesso re – debole e senza difese – sono perduti. E sono proprio i suoi sudditi che lo tradiscono. Due Beniaminiti ordiscono un agguato nella sua stessa dimora, lo uccidono nel sonno e ne portano la testa a Davide. Certamente essi intendono far cessare lo scisma, forse sperano anche di ricavarne qualche vantaggio personale. Fatto sta che, giunti trionfanti a Ebron, si trovano davanti un Davide ben diverso da quello che si attendevano. La severa condanna per l'uccisione di Abner (3,28-38) si ripete tale e quale, con l'aggravante di aver «ucciso un giusto in casa mentre dormiva», e per giunta un “Unto” (cfr. 2,9). La pena subita dall'Amalecita per il fatto di aver portato la notizia della morte di Saul (1,1-18) è cosa da nulla rispetto a quella che toccherà a questi «iniqui» giunti a Ebron vantandosi di aver eseguito la vendetta del Signore «contro Saul e la sua discendenza» (v. 8). Doeg l'Idumeo (1Sam 22,18) e l'Amalecita (2Sam 1 10) erano stranieri, ma Recab e Baana non hanno attenuanti di sorta! Ancora una volta Davide dimostra senza equivoci di non gioire del lutto che s'abbatte sulla casa di Saul, anche se ciò spiana la via al recupero definitivo delle dieci tribù del Nord. Non ha mai considerato Saul un «nemico» (v. 8) neppure nei momenti peggiori (cfr. 1Sam 24.26), poiché in lui vedeva innanzitutto il «consacrato del Signore» (1Sam 26,10-11).

2-3. L'autore cerca di spiegare come mai Beerot, pur essendo rimasta una città cananea anche dopo la conquista (cfr. Gs 9,17) ora appartenga a Beniamino. Assegnata di diritto a tale tribù (Gs 18,25), questa riuscì ad impadronirsene quando gli abitanti di Beerot fuggirono, forse dopo essere rimasti coinvolti nelle persecuzioni intraprese da Saul contro i Gabaoniti (21,2) in flagrante violazione degli accordi intercorsi tra i Cananei e Giosuè (Gs 9). La localizzazione di Ghittaim è incerta; non sarebbe strano se si trovasse in Filistea, rifugio ideale per i perseguitati politici (cfr. 1Sam 21,11-15; 27,1-4).

4. La notizia è apparentemente estranea al contesto. In realtà essa completa il quadro della situazione al momento della morte di Is-Baal, l'ultimo discendente di Saul in grado di sedere sul trono. Il figlio di Gionata sarebbe l'erede più prossimo, ma è un povero infermo che non può neppure vendicare il sangue versato (se ne incarica Davide in qualità di genero di Saul: v. 11). «Merib-Baal»: secondo 1Cr 8,34. Il TM ha mᵉpîbošet. Se anche per il nome del figlio di Gionata è avvenuta la modifica “teologica” rilevata in 2,8, è probabile che la forma primitiva fosse mᵉpîbáal = «dalla bocca di Baal».

6. BC segue i LXX. Il TM ha: «Essi entrarono all'interno della casa [come] per prendere grano, e lo colpirono al ventre. Recab e suo fratello Baana si misero in salvo». La difficoltà di legare quest'ultima frase col versetto seguente è un indizio serio della probabile corruzione del testo ebraico.

12. Le mani che hanno colpito Is-Baal e i piedi che sono serviti per la vile ritirata sono mozzati in segno di pubblico ludibrio. Il TM non specifica se vengono «appesi» i corpi mutilati degli assassini oppure solo le mani e i piedi. Qualcosa di simile avevano fatto i Filistei a Saul e ai suoi figli (1Sam 31,9-10).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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