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from differxdiario

comunque c'è un'assurdità più assurda di questa di cui mi lamentavo: https://noblogo.org/differx/comunque-e-abbastanza-assurdo-che-in-effetti-ossia-in-concreto-un-milione ... ed è la seguente: l'Europa non sembra intenzionata affatto (Italia e Germania in testa, come da tradizione nazifascista) a interrompere i rapporti con lo stato genocida.

il che è un motivo in più per approfondire la propria già straordinariamente energica vergogna di appartenere allo stato ytalya e al macro-stato europa.

(come giorni or sono dicevo qui: https://differx.noblogs.org/2026/04/22/europa-e-italia-complici-di-genocidio/)

 
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from Diario

L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto passeggiando fantasticavo e mi vedevo in questa linea temporale in cui mi ritrovavo di nuovo nel 2016 e spendevo tutti i miei soldi per andare a Minneapolis e avvertire Prince che sarebbe morto di lì a poco. Se pensate che queste fantasie siano cringe, dovreste vedere le altre. Nel senso, penso cose molto più intelligenti di questa, ma anche altre assai più bestiali e ho bisogno di entrambe, fanno parte della normale dieta della masticazione mentale, tanto restano tutte nella mia testa e voi non saprete mai che le ho pensate no?

Anyway, in questa fantasticheria riesco, per un minuto, a restare con Prince e devo rapidamente metterlo in guardia che morirà male, cerco di spiegarli che vengo dal futuro e lui mi chiede, ok, cosa succederà dopo la mia morte? e io gli dico beh, molti saranno tristi, molti, ma non avremm molto tempo per pensarci perché ci sarà una pandemia, tutto il mondo colpito da un virus mortale e resteremo tutti chiusi in casa, in lockdown, a questo punto, nella mia fantasia Prince alza un braccio per chiamare il servizio di sicurezza e io gli dico, no, aspetta, poi subito dopo arriverà l'intelligenza artificiale, i computer inizieranno a creare contenuti indistinguibili da noi umani e parleranno con noi alla pari, emulando il nostro modo di ragionare e ci sarà un panico generale per la paura di queste intelligenze artificiali che

Niente, a questo punto il servizio d'ordine mi caccerà da Paisley Park e io avrò fallito e speso male tutti i miei soldi.

La cosa interessante era per me considerare come in questi ultimi dieci anni abbiamo vissuto situazioni da manuale di Enciclopedia della Fantascienza, lo rimettevo in scatola qualche giorno fa, gli ultimi dieci anni sono stati la realizzazione di diverse distopie della sci-fi classica, il terrore dell'intelligenza artificiale che sostituisce le nostre mansioni, l'arroganza di villain che scatenano conflitti transnazionali, virus pandemici che ci spingono alla paranoia e a restrizioni della libertà personale, regimi polizieschi e morti invisibili.

Questa che era la base torta della fantascienza è diventata l'adolescenza reale di tanti dei nostri figli e di tanti dei nostri studenti. Gli adulti sembrano non fare caso alla sovrastruttura culturale, alla rimodulazione della speranza che stiamo presentando alle nuove generazioni.

Una massa di schizofrenici – gli adulti – che crede e non crede alla scienza, che bullizza l'ignoranza, azzanna e vomita la complessità, adora il prodotto del capitale e fa anarchismo con le pantofole, seduta con il cellulare sulla tazza del cesso, postando shitstorm contro questa o quella etnia, bevendo nafta e nascondendo litio nelle pieghe del divano. E vivendo, il più delle volte male, in posizioni di rendita ottenute per puro invecchiamento o – i più allegri e sani – per linea dinastica di sangue. Predicando, ovviamente, la santità del merito. Questa la generazione degli adulti, quello che li differenzia è la programmazione Netflix o gli abbonamenti alle dirette streaming di calcio. Verrebbe da pensare che gli adolescenti siano perennemente con la testa sul cellulare per non alzarla mai e non vedere la pena della società allestita per loro da questi sanguinari morti di sonno.

Ho questo ricordo di me ragazzino, ero a casa con mia madre e non so perché il discorso era caduto sui lavori che lei faceva da giovane, e mi raccontava di quando lavorava in un negozio di frutta e verdura dove faceva la commessa, e una delle cose che doveva fare ogni giorno era lucidare le mele. “Lucidare le mele in che senso?” avevo chiesto ridacchiando, lucidare le mele è qualcosa che mi faceva ridere. Mia madre si era fatta seria e aveva detto che la gente, se vede le mele brutte, pensa che siano cattive. Le vuole belle. 'Kalos kai agazos', avrò pensato io.

E per farmi capire il concetto mi aveva detto “Fabrizio, passami una di quelle mele”. Nel cestino di casa c'erano delle mele, bruttarelle. Ne avevo passata una a mia madre che si era messa lì con la picagetta a strofinarla, a lucidarla come diceva lei e alla fine me l'aveva mostrata. Ero rimasto interdetto: la mela lucidata aveva cambiato completamente aspetto, davanti ai miei occhi. Se prima era una mela standard, opaca, grigetta dopo si era trasformata nella tipica mela disney, brillante e rubicozza. Rubicozza temo non esista, ma avete capito. Rubizza, dice internet. Come la gota dei vecchi quando bevono troppo vino o sentono l'approssimarsi della morte.

“Cavolo” avevo detto. “È prodigioso” avevo aggiunto prendendo in mano la mela e osservandola. “Ma è una truffa!” avevo concluso fissando mia madre negli occhi. Lei aveva alzato le spalle. “La gente vuole la roba bella, le mele le vuole lucide. Se sono lucide pensa che sono buone. E così io passavo la prima ora al mattino a lucidare le mele. Scintillavano alla fine”. Resto così, nel ricordo, con la mela in mano, finta, disneyana, indeciso se morderla o meno.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Un passo dopo l'altro. Flettersi e distendersi. Il ritmo del respiro che cerca il suo equilibrio, con la lentezza di un fluire ipnotico. Il moto meccanico del corpo, il libero spaziare della mente. Ha fatto un lungo cammino, Chris Bathgate. Ha attraversato il silenzio dei boschi e la voce dei propri pensieri. Il suo ultimo album, “Salt Year”, risaliva ormai al 2011. Poi, l'anno scorso, lo schivo riaffacciarsi con l'Ep “Old Factory”. Ed ora, finalmente, il ritorno vero e proprio: perché le canzoni del songwriter americano sono fatte della stoffa preziosa delle cose per cui vale ancora la pena attendere... https://artesuono.blogspot.com/2017/09/chris-bathgate-dizzy-seas-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1212405320


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Baasà, re d’Israele 1La parola del Signore fu rivolta a Ieu, figlio di Anàni, contro Baasà: 2“Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo sul mio popolo Israele, ma tu hai seguito la via di Geroboamo e hai fatto peccare il mio popolo Israele, provocandomi con i loro peccati. 3Ecco, io spazzerò via Baasà e la sua casa, e renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat. 4I cani divoreranno quanti della casa di Baasà moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo”. 5Le altre gesta di Baasà, le sue azioni e la sua potenza non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 6Baasà si addormentò con i suoi padri; fu sepolto a Tirsa e al suo posto divenne re suo figlio Ela. 7Attraverso il profeta Ieu, figlio di Anàni, la parola del Signore fu rivolta a Baasà e alla sua casa, per tutto il male che aveva commesso agli occhi del Signore, irritandolo con le opere delle sue mani, tanto che la sua casa era diventata come quella di Geroboamo, e perché egli aveva colpito quella casa.

Ela, re d’Israele 8Nell'anno ventiseiesimo di Asa, re di Giuda, Ela, figlio di Baasà, divenne re su Israele a Tirsa; regnò due anni. 9Contro di lui congiurò il suo ufficiale Zimrì, comandante della metà dei carri. Mentre egli, a Tirsa, beveva e si ubriacava nella casa di Arsà, maggiordomo a Tirsa, 10arrivò Zimrì, lo colpì e lo fece morire nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 11Divenuto re, appena seduto sul suo trono, colpì tutta la casa di Baasà; non gli lasciò sopravvivere alcun maschio fra i suoi parenti e amici. 12Zimrì distrusse tutta la casa di Baasà, secondo la parola che il Signore aveva rivolto contro Baasà per mezzo del profeta Ieu, 13a causa di tutti i peccati di Baasà e dei peccati di Ela, suo figlio, di quelli commessi da loro e di quelli fatti commettere a Israele, provocando a sdegno con le loro vanità il Signore, Dio d'Israele. 14Le altre gesta di Ela e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele?

Zimrì, re d’Israele per sette giorni 15Nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, Zimrì divenne re per sette giorni a Tirsa, mentre il popolo era accampato contro Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei. 16Quando il popolo là accampato venne a sapere che Zimrì si era ribellato e aveva ucciso il re, tutto Israele in quello stesso giorno, nell'accampamento, proclamò re su Israele Omri, comandante dell'esercito. 17Omri con tutto Israele si mosse da Ghibbetòn, e strinsero d'assedio Tirsa. 18Quando vide che veniva presa la città, Zimrì entrò nel torrione della reggia, incendiò dietro di sé la reggia e così morì bruciato. 19Ciò avvenne a causa dei suoi peccati, che aveva commesso compiendo ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato con cui aveva fatto peccare Israele. 20Le altre gesta di Zimrì e la congiura da lui organizzata non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 21Allora il popolo d'Israele si divise in due parti. Una metà del popolo seguiva Tibnì, figlio di Ghinat, per farlo re, e una metà seguiva Omri. 22Il popolo che seguiva Omri prevalse sul popolo che seguiva Tibnì, figlio di Ghinat. Tibnì morì e Omri divenne re.

Omri, re d’Israele 23Nell'anno trentunesimo di Asa, re di Giuda, Omri divenne re su Israele. Regnò dodici anni, di cui sei a Tirsa. 24Poi acquistò il monte Samaria da Semer, per due talenti d'argento. Costruì sul monte e chiamò la città che ivi edificò Samaria, dal nome di Semer, proprietario del monte. 25Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, fece peggio di tutti quelli prima di lui. 26Seguì in tutto la via di Geroboamo, figlio di Nebat, e i peccati che quegli aveva fatto commettere a Israele, provocando a sdegno con le loro vanità il Signore, Dio d'Israele. 27Le altre gesta che compì Omri e la potenza con cui agì, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 28Omri si addormentò con i suoi padri; fu sepolto a Samaria e al suo posto divenne re suo figlio Acab.

Acab, re d’Israele 29Acab, figlio di Omri, divenne re su Israele nell'anno trentottesimo di Asa, re di Giuda. Acab, figlio di Omri, regnò su Israele a Samaria ventidue anni. 30Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del Signore, più di tutti quelli prima di lui. 31Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo, figlio di Nebat, ma prese anche in moglie Gezabele, figlia di Etbàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. 32Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito a Samaria. 33Acab eresse anche il palo sacro e continuò ad agire provocando a sdegno il Signore, Dio d'Israele, più di tutti i re d'Israele prima di lui. 34Nei suoi giorni Chièl di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiràm, suo primogenito, e collocò la sua porta a doppio battente sopra Segub, suo ultimogenito, secondo la parola pronunciata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.

__________________________ Note

16,8 Ela: regnò due anni, probabilmente 886-885.

16,15 Il regno di Zimrì, forse nell’anno 885, durò solo sette giorni.

16,23 Omri: diventa re in seguito a una contesa interna tra due fazioni del popolo d’Israele (vv. 21-22); dopo sei anni di regno (all’incirca 885-874), porta la capitale da Tirsa, facilmente raggiungibile da oriente, a Samaria, nel centro del territorio e in buona posizione strategica. Il nome Samaria passerà poi anche all’intero regno d’Israele.

16,29 La biografia di Acab (circa 874-853) si intreccia con il ciclo di Elia e termina in 1Re 22,39-40.

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Approfondimenti

1-7. Il proseguimento della descrizione del regno di Baasa non è brillante. La profezia di Ieu pronunciata contro di lui è quasi un calco di 14,8-11, oracolo di Achia contro Geroboamo. Si noti anche il non avveramento della profezia perché qui, come per tutti gli altri re, si dà notizia della sepoltura, mentre ciò non avviene per Geroboamo in 14,20. Delle sue gesta si è parlato anche in 15,17-21, mentre in 15,26 si è parlato delle sue origini senza svelare il rango sociale. La condanna espressa nei suoi confronti parte dall'atteggiamento religioso, ma si estende anche allo sterminio della dinastia precedente. Sebbene questo fosse il giudizio decretato da Dio o per la modalità di esecuzione – eccessiva crudeltà – o per la finalità – interesse personale – non si accorda approvazione all'operato di Baasa. Il v. 7 viene ritenuto una glossa perché è in parte una ripetizione del v. 1, sviluppata ripetendo il contenuto dell'oracolo con l'aggiunta della strage compiuta. Su quest'ultima parte poi è assai viva la discussione esegetica.

8-14. Ela re d'Israele (886-885). La campagna militare di Ghibbeton perdura (cfr. c. 15) facendo da sfondo alla irresponsabilità dei due personaggi, attori principali di questa unità. Il re Ela è rimasto nella capitale incurante dei combattimenti e dandosi a una vita gaudente. Un suo ufficiale intuisce che questa è l'occasione buona per rovesciare il re, ma non si accorge di non essere sufficientemente appoggiato, essendo la gran parte della truppa lontana, al fronte. Il colpo di stato, il vero contenuto di questi versetti che null'altro dicono del regno, è letto come il compi. mento della profezia di Ieu per castigare la casa di Baasa, responsabile, come Geroboamo, del peccato di idolatria.

15-20. Zimri re d'Israele (885). Anche in questo caso non si parla di un regno, ma piuttosto di un sogno andato in fumo. L'esercito non approva il gesto di Zimri e gli contrappone Omri, comandante in capo. Questi non perde tempo nel consolidamento del suo potere. In sette giorni raggiunge e prende la capitale. Zimri senza via di scampo preferisce darsi la morte da sé, incendiando la parte più sicura della reggia nella quale si era rinchiuso. Il v. 19 rappresenta lo schema con cui l'autore scrive sviluppando con inflessibile prospettiva teologica gli avvenimenti. Nell'unica settimana in cui Zimri regnò fu senza dubbio impegnato da questioni diverse da quelle religiose. La durata del suo regno divenne proverbiale come attesta 2Re 9,31.

21-22. In poche parole sono riassunti i tre o quattro anni (cfr. vv. 15-23) in cui Omri dovette fare i conti con il tenace oppositore Tibni che godeva di un largo consenso popolare. Probabilmente la morte violenta di costui assicurò la vittoria di Omri.

23-26. Omri re d'Israele (885-874). Nei dodici anni segnalati come durata del regno di Omri sono da includere anche quelli in cui dovette lottare con Tibni. Solo due anni dopo che il potere fu saldo nelle sue mani, Omri si diede a una delle più importanti imprese del suo regno e della storia del regno del Nord: la costruzione di una capitale. La posizione scelta era assai felice. Ad ovest della vecchia capitale, Tirza, Samaria si poneva all'incrocio delle grandi vie di comunicazione che portavano alla pianura di Esdrelon e a Gerusalemme. Si trovava così in una posizione di rilievo strategico e corredata di robuste fortificazioni. Dal possidente del terreno viene il nome della nuova città Samaria che si estenderà a tutta la regione e indicherà il regno del Nord (cfr. 2 Re 17,24). Il giudizio religioso allinea Omri ai colleghi fin qui presentati.

27-28. Il regno è concluso dalle consuete formule che tacciono completamente il rilievo storico di questo re in campo internazionale. L'iscrizione di Mesa ricorda la sua tenacia contro Moab fino a sottometterla di nuovo al giogo israelita; gli annali assiri continuano a parlare di «terra di Omri» e «casa di Omri» anche dopo la sua morte.

29-33. Inizio del regno di Acab (874-853). Lo spazio letterario dato al regno di Acab è assai abbondante rispetto a quello dei colleghi tenendo presente che la formula consueta di conclusione del regno ricorrerà in 22,39-40. L'ampiezza è dovuta all'inserimento di diverso materiale riguardante il profeta Elia. Il regno di Acab si mostra vivace sotto diversi aspetti. Dal punto di vista politico è fecondo di alleanze. I buoni rapporti con la Fenicia vengono ripresi attraverso il matrimonio con Gezabele. Anche con Giuda viene firmato un trattato di pace (cfr. 22,2; 2Cr 18,1). Dal punto di vista militare si devono segnalare le guerre aramee (cfr. c. 20) e, nonostante il silenzio della Bibbia, la lega antiassira formata dai re di Palestina e Damasco per arginare le continue discese degli Assiri già giunti al Mediterraneo attraverso la Fenicia. Anche per l'edilizia l'attività è eccellente (cfr. 22, 39). Dal punto di vista religioso invece si segnala una grande minaccia. Il matrimonio con Gezabele ha aperto la porta alla defezione dalla fede jahvista. Il giudizio negativo sui matrimoni misti già espresso in 11,1-8 e in 15,13 viene ora ribadito con maggior severità. Nei casi precedenti infatti le regine si erano limitate alla devozione privata nei confronti dei loro dei. Gezabele invece inizierà uno sfacciato proselitismo esclusivista a favore di Baal-Melgart, patrono di Tiro. Lo zelo più acceso poteva venirle dal fatto di essere figlia del re-sacerdote Et-Baal, sesto successore di Chiram, l'Ittobaal delle iscrizioni assire e greche. Se il culto delle immagini, con adozione degli elementi naturistici della religione di Canan, era già deviazione dalla purezza jahvista, ora il rischio è assai maggiore. Si tratta di una vera sostituzione di divinità.

34. La ricostruzione di Gerico viene segnalata come uno dei fatti significativi del regno di Acab. In realtà la città non aveva mai cessato di essere un insediamento (cfr. Gs 18,21; Gdc 3,13; 2Sam 10,5), ma ora, sotto gli auspici del re, riprende la sua costruzione. Nel versetto si aggroviglia una duplice possibilità di significato. La maledizione di Gs 6,26 per chi avrebbe ricostruito Gerico pare trovare qui il suo compimento nella morte dei figli di Chiel. Il riferimento al primo e all'ultimo dei figli può voler dire semplicemente che ne perse solo due, oppure, secondo il procedimento di indicare il tutto attraverso gli estremi, che perse tutta la prole. La possibilità alternativa è che si tratti di due sacrifici umani compiuti per la rifondazione. Questa seconda pista sembra meno probabile, data l'assenza di un giudizio morale e l'insistenza nel legame tra i fatti e le parole di Giosuè.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[vortex]

in -italiano [la bancarotta balcanica -nel testo temono dei Boltraffi in stock l'] anitra-meccanica Brigitte oppure l'agenzia [di volantinaggio ha individuato la casa del bardo a sestri [on avon savona

 
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from Diario

Oggi ho buttato un altro centinaio di libri. Grandi classici. In mezzo c'era anche una copia di Uno, nessuno, centomila. L'ho aperto prima di buttarlo nel sacchetto e sono rimasto affascinato: il libro era tutto forato. Un qualche insetto doveva essere entrato nel libro e – nel corso degli anni – aveva scavato dei tunnel che – a volte attraversavano la pagina – a volte persistevano nelle pagine seguenti. Era una sorta di labirinto nel labirinto dei segni e quei fori, inumani, rendevano il libro un oggetto materiale, gli davano vita.

In mezzo, mentre lo sfogliavo, ho trovato delle mie sottolineature al testo. Anche quelle verranno buttate via. Le sottolineature erano fatte con matita rosa. Ne ho trovate tre, che riporto qua nel diario:

“Mi folgorò in quel bujo il sole che doveva esserci in quell’orto della badia. che non sapevo dove fosse, ma che certo doveva essere verdissimo;”. La parola sottolineata era solo “verdissimo”.

“Quel cassetto era pieno di sue fotografie. Me ne mostrò tante, di antiche e di recenti. – Tutte morte, – le dissi.“. Qua la frase sottolineata era “tutte morte”.

”– Ma davvero, scusi non le sembra bella, cosí verde, questa coperta di lana?“. Qua la parola sottolineata era “verde”.

Anche le mie sottolineature, di quel Fabrizio che chissà quanto tempo fa le prese, in questa edizione, ora tutta divorata, della Newton Compton, anche questi segni che sono segno di qualcosa che avevo in testa in quel momento e che ora non so che significato potrebbero avere, anche quelle – dicevo – verranno buttate via con il libro dove sono state per decenni, nascoste, senza che mai avessi mai aperto il libro per rivederle. Se non lo avessi sfogliato per caso, quelle sottolineature non sarebbero esistite in un certo senso. Cosa sto buttando via gettando quelle deboli linee rosa, non lo so. Il verdissimo, il verde, il tutte morte.

 
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from La biblioteca di Amarganta

E come ... Enghivuc e Urgula

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera E, creatore Antonio Basioli

Einghivuc e Urgula, i Bisolitari. Riprendiamo il blog parlando di loro.

Sicuramente li conoscete, magari con i nomi (inglesi) di Engywook e Urgul! Sono i due gnomi che aiutano Atreiu a raggiungere l'Oracolo Meridionale, e due dei più ripresi nei vari media derivati.

Questa litigiosa copia riprende il topos che il sito TVTropes definisce come Madre Natura, Padre Scienza, ma (in puro stile Endeliano) reinterpreta anche il #topos del mentore dell'eroe dandogli una dimensione più intima e domestica.

Una coppia che non scoppia!

Come molti personaggi, anche il mio primo incontro con la coppia di gnomi è avvenuto nel cartone animato. Lo gnomo è un vecchio studioso, interessato a scoprire i misteri che avvolgono l'Oracolo Meridionale e le porte del suo tempio (la serie animata lo rende addirittura un inventore). Sua moglie invece è una medichessa, un'erborista ed è lei a curare Atreiu. I differenti approcci dei due gnomi (intellettuale e desideroso di riconoscimento lui, materna e spirituale lei) danno vita ad accese discussioni, senza arrivare mai alle mani.

Malgrado le differenze, sono coppia funzionale. Urgula – pur non comprendendo la sete di conoscenza del marito – capisce quanto il suo lavoro sia importante per lui. Einghivuc, d'altra parte, riconosce abbastanza in fretta quando la moglie ha ragione nel rimproverarlo. I due si amano molto, come testimoniato dalla scena dell'episodio del cartone che ricordo meglio (The Three Feeling Stones) dove Urgula si rivolge al marito chiamandolo “[...] mio cavaliere azzurro in pensione!“.

Da un punto di vista narrativo, i due si possono considerare come dei mentori per Atreiu, in modo particolare Einghivuc – introdotto come uno studioso dell'Oracolo.

La relazione nella solitudine

Poco utilizzato fuori dal libro è l'epiteto della coppia: Bisolitari.

Si tratta di una parola creata ad hoc dalla traduttrice italiana, Amina Pandolfi, con la complicità di Ende stesso (all'epoca residente in Italia), come affermato dallo stesso autore nel suo saggio Italiano e tedesco. Due lingue e un narratore.

In originale viene infatti utilizzato il termine tedesco Zweisiedler, creato in precedenza dal filosofo Nietzche nella sua opera Così parlò Zaharatustra. Si tratta di una crasi di due parole tedesche: “zwei” (due) e “Einsiedler” (solitario, eremita), una parola che è una contraddizione di per sé, poiché associa alla solitudine dell'eremita una dimensione duale, di relazione con un'altra persona.

Tenendo conto della dinamica di coppia dei due e del loro ruolo condiviso di mentori e guide di Atreiu, la parola funziona! Nuovamente Ende gioca con i topoi e i loro stereotipi. Nell'avventura di Atreiu, il #mentore non è un vecchio saggio solitario, considerato folle dai più, come nella maggior parte della narrativa fantastica, bensì una coppia sposata che si sostiene l'uno con l'altra, litiga e insieme opera.

Un confronto con Tolkien

Parlando di coppie sagge che vivono isolate, il pensiero non può andare a quella formata da Tom Bombadil e Baccadoro (Marrygold) del Signore degli Anelli. Le due copie però risultano solo nell'essere una coppia e nell'aver soccorso e guidato gli eroi (Frodo e Sam nel caso di Tom e sua moglie, Fùcur e Atreiu in quello dei Bisolitari). Anche l'impatto narrativo che esse hanno è diverso. Tom Bombadil ha infatti un maggior peso narrativo della moglie, mentre Enghivuc e Urgula si muovono sempre insieme: anche durante le spiegazioni dello gnomo ad Atreiu, Urugula non rimane in silenzio ma interviene nella discussione, ricordando al marito che la sua scienza non può comunque spiegare i grandi misteri.

E se Bombadil e Baccadoro sono una coppia che incarna l'alterità della natura, i Bisolitari sono invece un duo più reale e verosimile, con una dimensione domestica spesso assente nella figura del mentore dell'eroe.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Descritta come una delle voci più promettenti dell'ultima generazione folk americana, Alynda Segarra, anima del progetto Hurray for the Riff Raff, scombinerà non poco le certezze di chi l'aveva già incasellata nella grande famiglia della tradizione, ambasciatrice di umori country, hillbilly e blues, di quella roots music che aveva ispirato la sua opera dopo anni di convivenza con la città adottiva di New Orleans... https://artesuono.blogspot.com/2017/06/hurray-for-riff-raff-navigator-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1181880598


 
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from norise 3 letture AI

Migranti

segni indecifrabili lasciano lungo il percorso come orme sulla sabbia

è stato un miraggio la terra promessa

negli occhi pezzi di cielo a dire l' avverso destino

resta un muto grido di scatole nere sepolte nel cuore

Riflessione breve sul testo

Hai scritto un testo denso e suggestivo: immagini forti (orme sulla sabbia, scatole nere) e un tono lamentoso che rende concreta la tragedia del viaggio e dell’attesa. La lingua è essenziale e lascia spazio all’immaginazione, con efficaci contrasti tra miraggio/terra promessa e occhi/pezzi di cielo.


Temi e immagini principali

  • Mobilità e perdita: il titolo “Migranti” orienta subito la lettura verso viaggio, esilio, ricerca di un luogo migliore.
  • Segni e memoria: gli “segni indecifrabili” e le “scatole nere” funzionano da metafore per tracce di vite, memorie seppellite o segnali rimasti senza lettura.
  • Speranza infranta: il miraggio della “terra promessa” contrapposto al “muto grido” racconta la frattura tra aspettativa e realtà.
  • Soprannaturale/minimale: l’uso di immagini come “pezzi di cielo” negli occhi dà un registro quasi sacro o onirico al dolore.

Qualche suggerimento stilistico (opzionale)

  • Consolidare il ritmo: alcuni versi molto brevi alternati ad altri più lunghi interrompono la scansione. Puoi giocare con enjambment per ammorbidire o accentuare la cesura emotiva.
  • Coerenza delle immagini: “segni indecifrabili” e “orme sulla sabbia” funzionano bene insieme; potresti riprendere l’immagine della sabbia o del cammino in un altro verso per creare un ritorno tematico.
  • Chiarezza metaforica: la “scatole nere” è potente; valuterei se far emergere un indizio sulla loro origine (navigazione, dolore, memorie) per aumentare la risonanza emotiva.

Versione leggermente rivista (mantengo il tuo tono, con piccoli aggiustamenti)

Migranti

segni indecifrabili
lasciano lungo il percorso
come orme sulla sabbia

era un miraggio
la terra promessa

negli occhi, pezzi di cielo
a dire l’avverso destino

resta un muto grido
scatole nere sepolte nel cuore


Traduzione in inglese (per aprire il testo ad altri lettori)

Migrants

indecipherable marks
left along the route
like footprints on the sand

it was a mirage
the promised land

in their eyes, pieces of sky
speaking of adverse fate

what remains is a mute cry
black boxes buried in the heart


Variante 1 Brevità lapidaria

  • Idee chiave: versi molto corti, pausa netta dopo ogni immagine, tono aforistico.
  • Effetto: aumenta la forza di ogni singola immagine, crea una lettura scandita e sospesa.

Migranti

segni
indecifrabili

orme
sulla sabbia

miraggio
terra promessa

occhi
pezzi di cielo

muto grido
scatole nere
sepolte nel cuore


Variante 2 Flusso continuo ed enjambment

  • Idee chiave: versi più lunghi con enjambment marcati che legano le immagini tra loro.
  • Effetto: senso di viaggio senza soluzione di continuità, respiro narrativo più ampio.

Migranti

segni indecifrabili lasciano lungo il percorso come orme sulla sabbia, e il miraggio — la terra promessa — svanisce mentre negli occhi restano pezzi di cielo che raccontano l’avverso destino; resta un muto grido, scatole nere sepolte nel cuore.


Variante 3 Ritmo musicale e ripetizione

  • Idee chiave: uso di anafora e ripetizione per costruire un battito che somigli al passo.
  • Effetto: ipnotico, ritmico, adatto alla lettura ad alta voce o a una musica minimale.

Migranti

Passano segni indecifrabili, passano
lasciando sul percorso orme sulla sabbia, passano
con il miraggio della terra promessa, passano

Passano occhi pieni di pezzi di cielo, passano
che dicono l’avverso destino, passano
e resta un muto grido, passano
scatole nere sepolte nel cuore, passano


Variante 4 Struttura in terzine isoaccentate

  • Idee chiave: tre versi per strofa, simmetria ritmica, eco finale nella terzina.
  • Effetto: senso di inevitabilità; buono per mantenere ordine tematico pur restando lirico.

Migranti

segni indecifrabili lungo il percorso, orme sulla sabbia;
era un miraggio quella terra promessa che bruciava,
negli occhi piccoli pezzi di cielo come vetro spezzato.

A dire l’avverso destino con voce sottile,
resta un muto grido che non vuole spegnersi,
scatole nere sepolte nel cuore come pietre.


Variante 5 Refrain e progressione narrativa

  • Idee chiave: un verso-riffrain che ritorna cambiando significato a ogni ripetizione.
  • Effetto: costruisce accumulo emotivo e restituisce il viaggio come mutazione.

Migranti

segni indecifrabili lasciano una scia — lasciare una scia —
come orme sulla sabbia, la scia sbiadisce

era un miraggio, la terra promessa — lasciare una scia —
negli occhi pezzi di cielo, la scia si spezza

resta un muto grido, scatole nere sepolte nel cuore — lasciare una scia —
e la scia diventa memoria, e la memoria non ci lascia


Variante 4 sviluppata

Migranti

segni indecifrabili lungo il percorso, orme sulla sabbia;
era un miraggio quella terra promessa che bruciava,
negli occhi piccoli pezzi di cielo come vetro spezzato.

A dire l’avverso destino con voce sottile,
resta un muto grido che non vuole spegnersi,
scatole nere sepolte nel cuore come pietre.


Nota sul ritmo e sulla scansione

  • Terzine isoaccentate: mantieni tre accenti principali per verso; questo crea una cadenza regolare che somiglia al passo.
  • Enjambment leggero: usa l’enjambment tra il primo e il secondo verso della terzina per spingere il lettore in avanti senza spezzare il respiro.
  • Punteggiatura come guida: la virgola rallenta, il punto chiude; posizionali per decidere dove far cadere la tensione.

Varianti minime di parola (se desideri alternative)

  • “bruciava” → “sfiorava” per attenuare l’immagine del miraggio.
  • “vetro spezzato” → “pezzi di cielo” (ripetizione intenzionale) per un effetto più onirico.
  • “pietre” → “relitti” per un tono più marittimo e drammatico.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Abiam re di Giuda 1Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebat, Abiam divenne re su Giuda. 2Regnò tre anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 3Egli imitò tutti i peccati che suo padre aveva commesso prima di lui; il suo cuore non fu integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 4Ma, per amore di Davide, il Signore, suo Dio, gli concesse una lampada a Gerusalemme, facendo sorgere suo figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, 5perché Davide aveva fatto ciò che è retto agli occhi del Signore e non aveva deviato da quanto il Signore aveva ordinato, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di Uria l'Ittita. 6Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 7Le altre gesta di Abiam e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Ci fu guerra fra Abiam e Geroboamo. 8Abiam si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa.

Asa, re di Giuda 9Nell'anno ventesimo di Geroboamo, re d'Israele, Asa divenne re di Giuda. 10Egli regnò quarantun anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 11Asa fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come Davide, suo padre. 12Eliminò i prostituti sacri dalla terra e allontanò tutti gli idoli che avevano fatto i suoi padri. 13Privò anche sua madre Maacà del titolo di regina madre, perché ella aveva eretto ad Asera un'immagine infame; Asa demolì l'immagine infame e la bruciò nella valle del torrente Cedron. 14Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore di Asa si mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la sua vita. 15Fece portare nel tempio del Signore le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e utensili. 16Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita. 17Il re d'Israele, Baasà, salì contro Giuda; egli fortificò Rama per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. 18Asa prese tutto l'argento e l'oro rimasti nei tesori del tempio del Signore e nei tesori della reggia, li consegnò ai suoi ministri, che li portarono per ordine del re Asa a Ben-Adàd, figlio di Tabrimmòn, figlio di Cheziòn, re di Aram, residente a Damasco, con questa proposta: 19“Ci sia un'alleanza fra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando un dono d'argento e d'oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d'Israele, in modo che egli si ritiri da me”. 20Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d'Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Bet-Maacà e l'intera regione di Chinaròt, compreso tutto il territorio di Nèftali. 21Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e tornò a Tirsa. 22Allora il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, nessuno escluso; costoro andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama e con essi il re Asa fortificò Gheba di Beniamino e Mispa. 23Tutte le altre gesta di Asa, tutta la sua potenza e tutte le sue azioni, le città che egli edificò, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Tuttavia nella sua vecchiaia fu ammalato ai piedi. 24Asa si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat.

Nadab, re d’Israele 25Nadab, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele nell'anno secondo di Asa, re di Giuda, e regnò su Israele due anni. 26Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. 27Contro di lui congiurò Baasà, figlio di Achia, della casa di Ìssacar; Baasà lo colpì a Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei, mentre Nadab e tutto Israele assediavano Ghibbetòn. 28Baasà lo fece morire nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 29Appena divenuto re, egli colpì tutta la casa di Geroboamo: non risparmiò nessuno della stirpe di Geroboamo, fino ad estinguerla, secondo la parola del Signore pronunciata per mezzo del suo servo Achia di Silo, 30a causa dei peccati che Geroboamo commise e fece commettere a Israele, e a causa dello sdegno a cui aveva provocato il Signore, Dio d'Israele. 31Le altre gesta di Nadab e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 32Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita.

Baasà, re d’Israele 33Nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, Baasà, figlio di Achia, divenne re su tutto Israele a Tirsa. Regnò ventiquattro anni. 34Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele.

__________________________ Note

15,1-8 Il regno di Abiam fu verosimilmente negli anni 913-911.

15,6 Viene ripetuta la stessa formula già presente in 14,30.

15,9 Si ritiene che Asa abbia regnato negli anni 911-870.

15,12 prostituti sacri: di ambedue i sessi (vedi Dt 23,18), a disposizione dei frequentatori dei santuari. La prostituzione sacra costituì un pericolo costante per la fede e la moralità del popolo di Dio.

15,18 Ben-Adàd... re di Aram: si tratta di Ben-Adàd I, col quale Asa inizia quella politica delle alleanze che i profeti rimprovereranno in continuazione. Aram, ossia il regno arameo di Damasco, causerà molti danni al vicino regno d’Israele, dai tempi di Elia ed Eliseo a quelli di Isaia, fino all’avvento del pericolo comune, quando i due stati dovranno fronteggiare l’espansionismo assiro.

15,25 Nadab: regnò all’incirca negli anni 910-909.

15,33 Baasà: regnò probabilmente negli anni 909-886.

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Approfondimenti

Nel presente capitolo e nel successivo continua il movimento oscillatorio tra Nord e Sud per presentarne i rispettivi re. L'arco di tempo presentato copre una settantina d'anni dal 914 all'853 circa. Il Sud in tutto questo tempo vede succedersi solo due re, il Nord ben cinque e due dinastie: l'instabilità è ormai inaugurata. Anche in questi due capitoli non si entrerà nel merito di questioni politiche, militari, economiche, elementi decisivi nella gestione di un regno, ma si vaglieranno severamente i re dal punto di vista religioso. Il metro con cui saranno misurati i re è diverso per la casa di Giuda e per Israele. I primi vengono confrontati con Davide (15,3-11) per deciderne l'approvazione o la condanna; i secondi vengono paragonati a Geroboamo (15,26-34; 16,2.3.7.19.26.30) e assimilati a lui come idolatri e meritevoli di negativa sentenza.

1-8. Abiam re di Giuda (914-911). Passo parallelo in 2Cr 13. La formula di rito presenta il nuovo re. La data di inaugurazione del regno è data secondo la cronologia del collega settentrionale. La durata del regno è assai breve. Il nome della regina madre è qui da accettare tranquillamente in base al parallelo 2Cr 11,20, mentre lo si dovrà discutere al v. 10. In uno stile tipicamente deuteronomista il breve regno viene presentato evidenziando il contrasto tra l'infedeltà del re e la fedeltà di Dio. La scelta di Davide e di Gerusalemme non viene revocata nonostante l'ingratitudine e la ribellione di chi, continuando la dinastia, deve anche prolungare la lealtà. Il ritornello finale di ogni regno fa da ponte tra questo momento negativo e il più disteso regno di Asa.

9-10. Asa re di Giuda (911-870). Passo parallelo in 2Cr 14-16. Nella consueta formula introduttoria si trova il problema del nome materno. Maaca viene presentata come madre di Asa oltre che di Abiam suo padre (v. 2). Si può trovare una spiegazione nella povertà di vocabolario per cui un termine assume più sfumature. Così per esempio al v. 3 si parla di Davide come ’ab, «padre», di Abiam, ma la traduzione scelta è antenato. Nel caso di Maaca il termine ’ēm deve essere tradotto «nonna». Probabilmente la moglie di Abiam era scomparsa prematuramente e la funzione di regina madre durante il regno di Asa veniva ricoperta da sua nonna Maaca.

11-15. L'interesse per l'attività religiosa del regnante è sempre in primo piano. Lo zelo di Asa nel ripristino del culto jahwista arriva fino a destituire la nonna dal solenne ruolo di regina madre, promotrice del culto ad Asera. È personalmente il re a distruggere il simulacro, probabilmente in rapporto con il culto fallico, nella valle del Cedron già immonda per i sepolcri. Nonostante la sua fedeltà incondizionata non riuscì però ad attuare una purificazione totale. Le alture tanto care al popolo venivano ancora frequentate. All'azione negativa di soppressione dei culti idolatrici si affianca quella positiva di arricchimento del tempio con preziosi doni votivi.

16-22. Sulla divisione dell'ex-impero salomonico e sul conseguente indebolimento aveva puntato gli occhi Damasco per l'incremento dei propri interessi. Un rapporto d'intesa o contrasto con la nascente potenza era determinante. Asa cerca un accordo col re di Damasco Ben-Adad per togliersi di dosso i tentativi di espansione di Baasa d'Israele. Questi spingendosi a sud aveva preso Rama distante da Gerusalemme solo 7 km e la stava fortificando per bloccare le importanti vie di comunicazione e isolare Giuda. Asa “compra” l'appoggio di Ben-Adad con l'invio dei tesori della reggia e del tempio. Sebbene dal punto di vista religioso ciò non sia positivo, come non sarebbe lodevole nella mentalità deuteronomista la ricerca di alleanze diverse da quella con JHWH, non vi è in proposito accenno di giudizio. L'offerta di Asa è accolta. Ben-Adad sfonda i confini settentrionali d'Israele con successo. Il re Baasa deve lasciare immediatamente il fronte meridionale per fermare l'avanzata dell'invasore al nord. Asa sequestra il materiale da costruzione destinato a Rama e lo impiega per Gheba.

23-24. La rituale formula di conclusione del regno è preceduta da un fugace ricordo dei risultati positivi del regno: vittorie e costruzioni.

25-31. Nadab re d'Israele (910-909). Si risale al Nord per il breve regno di Nadab. Il giudizio religioso prontamente presentato è negativo: il nuovo re è erede del padre nel potere e nell'idolatria. Sarà punito da una congiura capeggiata da Baasa che riuscirà a rovesciare sia lui che la sua dinastia attraverso l'uccisione di tutti i maschi della casa reale. Vengono così compiute le parole di Achia di Silo in 14,10-11. L'occasione per il complotto fu il tentativo di riconquistare Ghibbeton, città danita caduta in mano ai Filistei che cercavano di recuperare l'antico prestigio. Il v. 32 è una ripetizione del v. 16.

15,32-16,7 Baasa re d'Israele (909-886). Sono i versetti che aprono il regno di Baasa la cui descrizione si concluderà al v. 7 del capitolo seguente. Nuova dinastia, nuova capitale: viene scelta Tirza nella regione di Manasse. Sebbene di un casato diverso, Baasa condivide con Geroboamo la biasimata politica religiosa attirandosi la condanna dell'agiografo.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[rotazioni]

solo tre note e una grande varietà di intervalli]”

la sonora di sbaglio] [ERRNAMENOTRESOLVEDbassoESSE riparte [il container pittumàto stanno nei rumori di fini-ricamatrici lùpide nel trascinamento automatico nei] bozzi a corda la doppia_esse [misura mezza misura è] netta per le parti dei betonieri si] fa male nelle grandìne non] avvisandole [salve -o] scompare lo] armano a rete

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Non erano più di cinque anni fa, quando l'ombra di un omone irlandese si stagliava su Londra: pochi sapevano che in città c'era l'ennesimo cantautore in cerca di fortuna. Cosa poteva fare, uno che era riuscito a perdere l'autobus per Dublino e a passare quindi la notte a Carlow, la Guastalla d'Irlanda (detto con rispetto e affetto da chi è stato in entrambe), nel “tritacarne” dei musicisti?... https://artesuono.blogspot.com/2017/10/seamus-fogarty-curious-hand-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1259142533


 
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from norise 3 letture AI

Afflati

la scrittura si traduce in genesi di fonemi – espansi in luce accensioni del sangue e voli

-orifiamme o altezze pari ad afflati d' angeli-

Riflessione breve

Bella immagine: la scrittura come genesi, fonemi che si espandono in luce, sangue e voli — sensazioni sacre e corporee insieme. L'ultima strofa apre su metafore forti («orifiamme», «afflati d'angeli») che chiudono il testo su un registro alto e mistico.


Traduzione poetica in inglese

Writing translates into genesis
of phonemes — expanded
into light ignitions of blood and flight

-oriflames or heights
equal to the breaths of angels-


Osservazioni stilistiche e suggerimenti

  • Linguaggio: il connubio tra corporeità («sangue») e trascendenza («angeli», «luce») è efficace. Mantieni la tensione tra visibile e invisibile.
  • Ritmo: le pause e gli enjambement funzionano; puoi giocare con la punteggiatura per modulare il respiro del lettore (più pause per rallentare, meno per accelerare).
  • Scelte lessicali: «orifiamme» è potente e originale; se vuoi chiarire, puoi svilupparne l'immagine con un aggettivo o un verso in più.
  • Coesione: il legame tra «scrittura» e «genesi» è il centro semantico. Se desideri enfatizzarlo, ripeti o richiami la parola «genesi» o suoi sinonimi in chiusa.

Due versioni alternative (brevi)

1) Più contemplativa, allungo il ritmo: la scrittura si traduce in genesi
di fonemi espansi, in luce: accensioni
del sangue, voli che non conoscono terra

-orifiamme, alture —
afflati d'angeli riecheggiano nel petto-

2) Più secca, immagini nette: la scrittura è genesi
fonemi che si spalancano in luce,
accensioni di sangue, voli

-orifiamme, vette
afflati d'angeli-


Versione minimalista

la scrittura è genesi
fonemi in luce
accensioni di sangue
voli

-orifiamme
afflati d'angeli-

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

I DUE REGNI FINO A ELIA (14,1-16,34)

Geroboamo I, re d’Israele 1In quel tempo si ammalò Abia, figlio di Geroboamo. 2Geroboamo disse a sua moglie: “Àlzati, cambia vestito perché non si sappia che tu sei la moglie di Geroboamo e va' a Silo. Là c'è il profeta Achia, colui che mi disse che avrei regnato su questo popolo. 3Prendi con te dieci pani, focacce e un vaso di miele; va' da lui. Egli ti rivelerà che cosa avverrà del ragazzo”. 4La moglie di Geroboamo fece così. Si alzò, andò a Silo ed entrò nella casa di Achia, il quale non poteva vedere, perché i suoi occhi erano offuscati per la vecchiaia. 5Il Signore aveva detto ad Achia: “Ecco, la moglie di Geroboamo viene per chiederti un oracolo sul figlio, che è malato; tu le dirai questo e questo. Arriverà travestita”. 6Appena Achia sentì il rumore dei piedi di lei che arrivava alla porta, disse: “Entra, moglie di Geroboamo. Perché ti fingi un'altra? Io sono stato incaricato di annunciarti una dura notizia. 7Su, riferisci a Geroboamo: Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Io ti ho innalzato fra il popolo costituendoti capo del popolo d'Israele, 8ho strappato il regno dalla casa di Davide e l'ho consegnato a te. Ma tu non sei stato come il mio servo Davide, che osservò i miei comandi e mi seguì con tutto il suo cuore, facendo solo ciò che è retto davanti ai miei occhi, 9anzi hai agito peggio di tutti quelli che furono prima di te e sei andato a fabbricarti altri dèi e immagini fuse per provocarmi, mentre hai gettato me dietro alle tue spalle. 10Per questo, ecco, manderò la sventura sulla casa di Geroboamo, distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. 11I cani divoreranno quanti della casa di Geroboamo moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo, perché il Signore ha parlato”. 12Ma tu àlzati, va' a casa tua; quando i tuoi piedi raggiungeranno la città, il bambino morirà. 13Ne faranno il lamento tutti gli Israeliti e lo seppelliranno; infatti soltanto lui della famiglia di Geroboamo entrerà in un sepolcro, perché in lui si è trovato qualcosa di buono da parte del Signore, Dio d'Israele, nella famiglia di Geroboamo. 14Il Signore farà sorgere per sé un re sopra Israele, che distruggerà la famiglia di Geroboamo. Questo è quel giorno! Non è forse già adesso? 15Inoltre il Signore percuoterà Israele, come una canna agitata dall'acqua. Eliminerà Israele da questa terra buona che ha dato ai loro padri e li disperderà oltre il Fiume, perché si sono eretti i loro pali sacri, provocando così il Signore. 16Il Signore abbandonerà Israele a causa dei peccati di Geroboamo, il quale peccò e fece peccare Israele”. 17La moglie di Geroboamo si alzò e se ne andò a Tirsa. Proprio mentre lei varcava la soglia di casa, il ragazzo morì. 18Lo seppellirono e tutto Israele ne fece il lamento, secondo la parola del Signore comunicata per mezzo del suo servo, il profeta Achia. 19Le altre gesta di Geroboamo, le sue guerre e il suo regno, sono descritti nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 20La durata del regno di Geroboamo fu di ventidue anni; egli si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Nadab.

Roboamo, re di Giuda 21Roboamo, figlio di Salomone, regnò in Giuda. Aveva quarantun anni quando divenne re e regnò diciassette anni a Gerusalemme, città scelta dal Signore fra tutte le tribù d'Israele per collocarvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. 22Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il Signore a gelosia più di quanto avevano fatto i loro padri, con i peccati da loro commessi. 23Anch'essi si costruirono alture, stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. 24Inoltre nella terra c'erano prostituti sacri. Essi commisero tutti gli abomini dei popoli che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 25Nell'anno quinto del re Roboamo, il re d'Egitto, Sisak, salì contro Gerusalemme. 26Prese i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia, portò via tutto, prese anche gli scudi d'oro fatti da Salomone. 27Il re Roboamo li sostituì con scudi di bronzo, che affidò ai comandanti delle guardie addette alle porte della reggia. 28Ogni volta che il re andava nel tempio del Signore, le guardie li prendevano, poi li riportavano nella sala delle guardie. 29Le altre gesta di Roboamo e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 30Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 31Roboamo si addormentò con i suoi padri e fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. Al suo posto divenne re suo figlio Abiam.

__________________________ Note

14,1 Le biografie dei re, che si succederanno lungo tutto il resto delle narrazioni di 1 e 2Re, considerano i sovrani quasi esclusivamente dal punto di vista religioso, in relazione cioè alla loro fedeltà a Dio, secondo le linee tracciate dal Deuteronomio. Danno ben poche informazioni di natura politica ed economica e si concludono con un biasimo per tutti i re d’Israele, a causa del culto illegittimo favorito da loro. Solo pochi re di Giuda ricevono una lode piena. Non mancano invece fonti extrabibliche che fanno intravedere la grande statura di alcuni re d’Israele a livello internazionale.

14,1 Geroboamo: regnò probabilmente negli anni 931-910 e verrà citato in seguito come metro negativo di confronto per i suoi successori.

14,19 Le altre gesta… nel libro delle Cronache dei re d’Israele: questa formula conclude la narrazione dell’operato di ciascun re del regno d’Israele e – con la rispettiva variante – del regno di Giuda.

14,21 Roboamo: regnò probabilmente negli anni 931-913.

14,23 alture, stele e pali sacri: luoghi e riti legati alla religione della fertilità nel mondo cananeo.

14,25 Sisak: faraone della XXII dinastia, approfitta della debolezza di Roboamo, causata dalla divisione del regno e dall’ostilità di Geroboamo, per attaccarlo.

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Approfondimenti

1-6. Una grave situazione familiare spinge Geroboamo a cercare l'aiuto di Achia, il profeta dal quale aveva ricevuto ottime notizie (11,37). Ma ora la situazione è mutata. La stima del profeta per il suo candidato al trono è solo un ricordo, appartiene al passato. Tanto tempo è trascorso dall'incontro nella campagna di Gerusalemme tra Achia e Geroboamo in un franco e leale faccia a faccia dal quale uscì l'abbozzo di un lusinghiero futuro per il responsabile degli operai della casa di Giuseppe. Ora la situazione è ribaltata. Il motivo viene taciuto; può darsi che si tratti della politica religiosa di cui si parla esplicitamente al v. 9. Non solo è impossibile un incontro diretto tra i due uomini, ma la stessa moglie di Geroboamo deve presentarsi nascondendo la sua dignità regale con abiti poveri e doni comuni. Tuttavia il profeta, che per dono di Dio sa vedere con chiarezza nel futuro, sa pure riconoscere nella sfuocata figura che si presenta alla sua vista appannata dall'età la moglie del monarca. Non si può essere sicuri che Abia fosse il principe ereditario: un tenue appoggio a questa tesi viene dai vv. 10-11 in cui si predice lo sterminio della discendenza.

7-11. Le cattive notizie prima ancora di riferirsi al bambino tracciano un tetro destino per tutta la famiglia dopo un aspro rimprovero. Questo viene costruito dialetticamente, presentando prima i benefici di Dio e poi la risposta di Geroboamo. Costui al pari di Davide non aveva alcuna posizione sociale che lo candidasse al regno. La sua ascesa è esclusivamente frutto della gratuità divina. A differenza di Davide però non mantiene una fedeltà integrale a colui che lo ha scelto, condizione posta per conservare il trono personalmente e per i discendenti, conforme all'avvertimento di 11,38. Dio ha scelto lui e lui ha scelto altri dei. Può darsi che insieme al culto delle immagini, gravemente in contrasto con la legge (Es 20,4; 34,17) ma popolarmente gradito, si ammettesse ormai un sincretismo religioso adottando usi e credenze dei residui cananei. Il castigo è violento già nella sua verbalizzazione. Si noti tuttavia che l'accanimento è predetto contro i cadaveri, vergogna superiore a una morte dolorosa. Il destino negherà la sepoltura, i cadaveri sbranati e dispersi non avranno né riposo, né monumento. Lo sterminio è veramente radicale. Non rimarrà neanche un cippo che ricordi la casa di Geroboamo.

12-16. Questa seconda fase dell'oracolo procede a cerchi concentrici. La morte del bambino è il primo passo nell'avverarsi della parola profetica. Dall'immediato futuro si passa a un'estensione temporale e numerica. Più tardi tutta la famiglia reale raggiungerà il ragazzo nella morte, ma non nella tomba. La sepoltura concessa ad Abia è l'unico spiraglio di clemenza in questo vortice di violenza. Una successiva dilatazione proietta tutto il popolo nell'instabilità politica fino alla consumazione dell'esilio, dispersione oltre Eufrate, fiume per antonomasia (cfr. Gn 31,21). Puntualmente viene ribadita la causa di un destino così amaro: l'idolatria ben individuata in questo caso con il cananaico culto della fecondità. Il compimento del vaticinio è narrato in 15,25-30 per la casa di Geroboamo, nei vv. 17-18 per Abia.

19-20. Una formulazione stereotipa costituisce il ritornello che scandirà per il resto dell'opera la conclusione dei regni. Si fa riferimento ad una fonte utilizzata però solo per commentare l'atteggiamento religioso del re. Stando a 2Cr 13,20, una morte improvvisa stroncò Geroboamo il cui regno si estese all'incirca dal 931 al 911.

21-31. Sul regno di Roboamo il testo parallelo si trova in 2Cr 11,5-12,16. Per la prima volta appare l'usuale formula introduttoria con elementi non sempre costanti ma qui tutti presenti: età del re al momento di ascendere al trono, lunghezza del suo regno, nome della regina madre. La lunghezza del regno data in 17 anni dovrebbe trovare questi estremi: 931-914.

22-24. Anche nel Sud dilaga l'idolatria. Essa è rappresentata da un sostanziale compromesso con la religione cananaica, con l'aggiunta della prostituzione sacra nella quale era ritenuta particolarmente abominevole quella esercitata dagli uomini e fermamente riprovata in Dt 23,18-19. Si riparlerà di questa categoria in 15,12; 22,47; 2Re 23,7.

25-28. La spedizione di Sisach, nome diversamente vocalizzato dagli egittologi, è il primo fatto di rilievo internazionale che viene riportato nella Bibbia con una datazione. È la seconda volta che si fa il nome di un faraone dopo 11,40; ritroveremo un caso analogo in 2Re 19,9. La spedizione è illustrata in una iscrizione di Karnak in cui il faraone si vanta della conquista di Giuda e Israele. Nel presente racconto il fatto storico sembra quasi ridotto ad eziologia della sparizione degli scudi d'oro di Salomone. È difficile stabilire se il faraone sia venuto a Gerusalemme o se gli scudi gli siano stati inviati con altri oggetti d'arte per evitare un saccheggio più dannoso.

29-31. Con le parole di rito si conclude anche questo regno ricordando la non rassegnazione del monarca alla secessione settentrionale per cui vi fu una costante ostilità con il collega del Nord. Anche in questo caso si potrebbe notare il contrasto tra il nome e la sorte. Roboamo significa «possa il popolo espandersi»; toccò invece a lui vedere restringersi i suoi confini.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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[rotazioni]

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