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from 📖Un capitolo al giorno📚

I RE DI GIUDA (10,1-36,23)

Scissione del regno a Sichem 1Roboamo andò a Sichem, perché tutti gli Israeliti erano convenuti a Sichem per proclamarlo re. 2Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall'Egitto. 3Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutto Israele e parlarono a Roboamo dicendo: 4“Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo”. 5Rispose loro: “Tornate da me fra tre giorni”. Il popolo se ne andò. 6Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: “Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?”. 7Gli dissero: “Se oggi ti mostrerai benevolo verso questo popolo, se l'accontenterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre”. 8Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. 9Domandò loro: “Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?”. 10I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: “Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di' loro così: “Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre. 11Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io con flagelli”“. 12Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: “Tornate da me il terzo giorno”. 13Il re rispose loro duramente. Il re Roboamo respinse il consiglio degli anziani; 14egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani: “Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, io lo renderò ancora più grave; mio padre vi castigò con fruste, io con flagelli”. 15Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola che aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. 16Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: “Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Ognuno alle proprie tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide”. Tutto Israele se ne andò alle sue tende. 17Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. 18Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. 19Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

__________________________ Note

10,1-36,23 La quarta sezione dei libri delle Cronache contiene la storia dei re di Giuda dalla divisione dei due regni, avvenuta subito dopo la morte di Salomone, sino alla fine dell’esilio, segnata dall’editto di Ciro. Vengono ignorati i re del nord, cioè d’Israele. D’ora innanzi i rapporti con i testi paralleli nei libri dei Re sono più sporadici. Ampio spazio viene dato allo scisma al tempo di Roboamo (cc. 10-12) e a tre re zelanti: Giòsafat (cc. 17-20), Ezechia (cc. 29-32) e Giosia (cc. 34-35), impegnati nelle riforme religiose.

10,1 Sichem: dall’epoca di Giosuè è il luogo di riunione delle tribù d’Israele (Gs 24).

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Approfondimenti

10,1-36,23. Con il c. 10 inizia la quarta parte dell'opera del Cronista, dedicata alla storia dei successori di Salomone sul trono di Giuda, fino all'editto di Ciro che consentì agli esiliati in Babilonia di tornare in patria. Notoriamente, a differenza di 1-2 Re, il Cronista limita la sua esposizione ai sovrani del regno del Sud. Egli passa in rassegna diciannove re della dinastia davidica, ignorando quasi del tutto i re del Nord, che sono chiamati in causa soltanto se e quando interferiscono con il regno di Giuda e ai quali il Cronista non lesina espressioni di recriminazione e condanna. Per il Cronista solo la dinastia davidica, che ha in Gerusalemme il suo tempio legittimo, è autentica. Il vero Israele è Giuda e gli unici re legittimi sono i diciannove successori di Salomone sul trono di Davide. Tra essi, l'attenzione va soprattutto a quelli che meglio hanno saputo difendere la fede jahvistica e il culto gerosolimitano: Giosafat, Ezechia e Giosia. A questi tre re riformatori il Cronista dedica quasi tanto spazio quanto concede a tutti gli altri messi insieme. Se a Salomone sono consacrati 202 versetti, Giosafat ne conta 102, Ezechia 117, Giosia 60, mentre ai sedici sovrani restanti sono dedicati in tutto 330 versetti.

Un'attenzione particolare è prestata anche al ruolo dei profeti e al loro appello alla penitenza e alla fiducia in JHWH. Per il Cronista, nonostante l'esperienza negativa della storia, l'uomo resta capace di conversione, di osservanza della direttiva divina e di ubbidienza a JHWH. Egli esprime questo messaggio, in definitiva positivo e incoraggiante, mettendolo sulla bocca dei vari profeti, che introduce sulla scena nei momenti importanti e cruciali della storia della dinastia davidica. La fonte principale del Cronista per questa sezione finale della sua opera resta 1-2 Re, ma in questa parte egli attinge anche ad altre fonti a noi sconosciute più di quanto non abbia fatto fin qui.

La sezione si apre con i cc. 10-12, sullo scisma delle dieci tribù del Nord e sul regno di Roboamo. Dopo aver trattato della secessione del regno del Nord (c. 10), il Cronista presenta il regno di Roboamo (c. 11) e quindi narra l'invasione egiziana che vi ha posto fine (c. 12).

10,1-19. Il Cronista utilizza come fonte 1Re 12,1-20, con alcuni ritocchi di carattere letterario. Le divergenze più notevoli sul piano storico si notano nei vv. 1-3.12 e la variante di maggior rilievo è la seguente: secondo 1Re 12 la responsabilità della secessione ricade su Roboamo e la sua inettitudine e leggerezza nel respingere le giuste rivendicazioni economico-politiche delle tribù del Nord, e Geroboamo entra in scena a scisma avvenuto (1Re 12,20); per il Cronista invece – che omette questo versetto di 1Re – Geroboamo ricopre un ruolo più rilevante nello scisma, tale da sminuire le colpe di Roboamo.

1-2. «tutti gli Israeliti», «tutto Israele» indica qui le dieci tribù del Nord, distinte dal regno di Giuda di cui Roboamo era già re. Sulla fuga di Geroboamo in Egitto cfr. 1Re 11,26-40.

19. «Israele si ribellò alla casa di Davide» è affermazione tendenziosa del Cronista, che ignora i torti di Roboamo, le sue angherie e il suo rifiuto sdegnoso delle giuste richieste dei sudditi.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Dopo le sue due ultime produzioni del 2011 e 2012, non troppo entusiasmanti, Ry Cooder ritorna nella scena musicale con “The Prodigal Son” e questa volta convince. A differenza dei sopra citati, marcatamente fusi con suoni folk, blues e roots, questo “Prodigal Son” lo riporta all'inizio della sua carriera quando registrava vecchi brani blues, gospel, folk e swing... https://artesuono.blogspot.com/2018/05/ry-cooder-prodigal-son-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1428786066


 
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from differxdiario

:) rimane su instagram per ora solo l'account marco.giovenale, mentre differx_it a breve se ne va: https://www.instagram.com/p/DaQqmzusUX7/

un po' come gmail, e il mio account su X, e quelli su tumblr. via via, si fa pulizia. 🤔 oggi mi sa che asfalto pure threads.

3 post:

https://noblogo.org/differx/degooglizzarsi

https://noblogo.org/differx/disattivato-laccount-slowforward-differx-marco-giovenale-su-x-ovvero

https://noblogo.org/differx/zero-tumblr

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from lucazanini

[67]

ha delle proprietà hanno o]* l'uso improprio balbetta messe in vendita le] baionette [gillette rende per un refuso il -re] è nudo asperrimo tagliano le parti morte i] bargigli il re lo danno con il resto con le]* lamette

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Visita della regina di Saba 1 La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne a Gerusalemme per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d'oro in quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. 2Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta a Salomone che egli non potesse spiegarle. 3La regina di Saba, quando vide la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, 4i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e le loro vesti, gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. 5Quindi disse al re: “Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! 6Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non mi era stata riferita neppure una metà della grandezza della tua sapienza! Tu superi la fama che ne ho udita. 7Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! 8Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul suo trono come re per il Signore tuo Dio. Poiché il tuo Dio ama Israele e intende renderlo stabile per sempre, ti ha posto su di loro come re per esercitare il diritto e la giustizia”. 9Ella diede al re centoventi talenti d'oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non ci furono mai tanti aromi come quelli che la regina di Saba diede al re Salomone. 10Inoltre gli uomini di Curam e quelli di Salomone, che portavano oro da Ofir, recarono legno di sandalo e pietre preziose. 11Con il legname di sandalo il re fece le scale per il tempio del Signore e per la reggia, cetre e arpe per i cantori; strumenti simili non erano mai stati visti nella terra di Giuda. 12Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto lei desiderava e aveva domandato, oltre l'equivalente di quanto aveva portato al re. Quindi ella si mise in viaggio e tornò nel suo paese con i suoi servi.

Ricchezza e sapienza del re 13Il peso dell'oro che giungeva a Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti d'oro, 14senza contare quanto ne proveniva dai mercanti e dai commercianti; tutti i re dell'Arabia e i governatori della regione portavano a Salomone oro e argento. 15Il re Salomone fece duecento scudi grandi d'oro battuto, per ognuno dei quali adoperò seicento sicli d'oro battuto, 16e trecento scudi piccoli d'oro battuto, per ognuno dei quali adoperò trecento sicli d'oro. Il re li collocò nel palazzo della Foresta del Libano. 17Inoltre, il re fece un grande trono d'avorio, che rivestì d'oro puro. 18Il trono aveva sei gradini e uno sgabello d'oro. Vi erano braccioli da una parte e dall'altra del sedile e due leoni che stavano a fianco dei braccioli. 19Dodici leoni si ergevano di qua e di là, sui sei gradini; una cosa simile non si era mai fatta in nessun regno. 20Tutti i vasi per le bevande del re Salomone erano d'oro, tutti gli arredi del palazzo della Foresta del Libano erano d'oro fino; nessuno era in argento, perché ai giorni di Salomone non valeva nulla. 21Difatti le navi del re andavano a Tarsis, guidate dai marinai di Curam; ogni tre anni le navi di Tarsis arrivavano portando oro, argento, zanne d'elefante, scimmie e pavoni. 22Il re Salomone fu più grande, per ricchezza e sapienza, di tutti i re della terra. 23Tutti i re della terra cercavano il volto di Salomone, per ascoltare la sapienza che Dio aveva messo nel suo cuore. 24Ognuno gli portava, ogni anno, il proprio tributo, oggetti d'argento e oggetti d'oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli. 25Salomone aveva quattromila stalle per i suoi cavalli e i suoi carri e dodicimila cavalli da sella, distribuiti nelle città per i carri e presso il re a Gerusalemme. 26Egli dominava su tutti i re, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l'Egitto. 27Il re fece sì che a Gerusalemme l'argento abbondasse come le pietre e rese il legname di cedro tanto comune quanto i sicomòri che crescono nella Sefela. 28Da Musri e da tutti i paesi si importavano cavalli per Salomone.

Morte di Salomone 29Le altre gesta di Salomone, dalle prime alle ultime, non sono forse descritte negli atti del profeta Natan, nella profezia di Achia di Silo e nelle visioni del veggente Iedo riguardo a Geroboamo, figlio di Nebat? 30Salomone regnò a Gerusalemme su tutto Israele quarant'anni. 31Salomone si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

__________________________ Note

9,1 Saba: corrisponde probabilmente al moderno Yemen.

9,29-31 La fine del regno di Salomone (vedi 1Re 11,41-43) non è offuscata dalle colpe da lui commesse e ricordate in altri testi biblici. L’autore cita anche alcune fonti, per noi sconosciute, di cui si è servito (v. 29).

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Approfondimenti

Il c. 9, l'ultimo dedicato dal Cronista al regno di Salomone, riferisce anzitutto sulla visita della regina di Saba (vv. 1-10), contiene poi un sommario sulle ricchezze favolose del monarca (vv. 11-18) e riproduce infine la notizia della sua morte (vv. 29-31). Il Cronista segue quasi alla lettera 1Re 10,1-29.

1-10. Il racconto è pittoresco, ma nasconde una realtà più prosaica. La regina mira a frenare le interferenze di Salomone nel suo traffico di spezie con l'Oriente e riesce a concludere un accordo che è nell'interesse delle due parti.

10-11. Interrompono palesemente il filo della narrazione e si ricollegano meglio a 2Cr 8,17-18, dove si menziona la flotta del re di Tiro e di Salomone.

13-31. Cfr. 1Re 10,14-18. La magnificenza di Salomone è esaltata con l'elenco delle sue ricchezze da favola, accumulate a forza di imposte non di rado esose, nonché grazie alle sue iniziative commerciali e industriali.

25-28. Il brano ripete 2Cr 1,14-17 = 1Re 10,26-29, con modifiche di lieve entità. Al v. 28 l'autore generalizza: «tutti i paesi» (in 2Cr 1,16 si parla solo di Kue).

29-31. Fanno da conclusione ai capitoli dedicati al regno di Salomone, riprendendo alla lettera 1Re 11,41-43, ma con l'omissione di 1Re 11,1-40, contenente un giudizio severissimo sulla vita sessuale e cultuale del monarca, oltreché la dichiarazione che la futura divisione del regno fu conseguente alle sue incapacità di sovrano. Il Cronista non vuole gettare ombre nemmeno su Salomone, che ha cercato di dipingere in tutto e per tutto sul modello di Davide e che ha presentato dedito con ogni energia all'edificazione del tempio. L'autore sottolinea anche i buoni rapporti avuti dal sovrano con i profeti Natan (1Cr 17,1-15; cfr. 1Re 1,11-12), Achia (2Cr 10,15; 1Re 15,29-39) e Iddo, che non è menzionato altrove e che la tradizione ha identificato con il profeta anonimo di 1Re 13. È probabile che la menzione di questi tre profeti sia anche un'implicita allusione da parte del Cronista alle sezioni di 1Re, da lui utilizzate come fonte.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[66]

non funziona lo dimostra il planning uno] verosimile o spaccato da] non

ad otaccaps o

morphing lo dimostrano per acclamazione perché contrae lo] contamina la falda nasce già] pesce o postacelere il [cosiddetto “dissolve”

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Per un'autrice e interprete che aveva iniziato la sua carriera all'ombra della grande tradizione di famiglia – spesso ingombrante, quando non insostenibile – Rosanne Cash ha compiuto una maturazione artistica a suo modo imprevedibile. Il ritorno sulle scene negli anni Duemila, con una serie di album dal carattere più riflessivo rispetto agli esordi da stellina neo-country, le ha offerto la possibilità di trasformarsi in una voce adulta dell'Americana, una sorta di madrina che potesse portare la fiaccola per l'intero movimento... https://artesuono.blogspot.com/2018/12/rosanne-cash-she-remembers-everything.html


Ascolta: https://album.link/s/4lXDkMXaGTpeAeVT4ng2NZ


 
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from lucazanini

[65]

di prima] di] conversare piano sequenza vedi che -vedono una rarissima fototipìa del 1865 o saranno i trecento o almeno] dispersi] va in appoggio sul podio del -Cervino liquefatto¹ preso dagli avvocati catari² messo nelle scatole a due euro³

 
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from differxdiario

https://gammm.org/2026/06/29/20-anni-di-gammm/

a A.B.

tra mezzanotte precisa e mezzanotte e tre minuti del 29 giugno 2006, comparivano uno dopo l’altro in rete (al tempo, sulla piattaforma blogsome) i primi quattro post di GAMMM: blog che poi avrebbe avuto una sua attività fitta, forse non ininfluente sulle vicende degli ultimi due decenni di letteratura italiana.

da alcuni mesi era già in attività la collana chapbooks (https://gammm.org/chap/), curata da Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti. a tre anni di distanza, novembre 2009, usciva Prosa (https://www.lelettere.it/libro/9788860873019) in prosa (https://ticedizioni.com/products/prosa-in-prosa), nella collana fuoriformato che Andrea Cortellessa dirigeva per Le Lettere. il libro a suo modo formalizzava (e magari anche giocava con) alcune modalità di scrittura poco usuali, ancor meno identificabili, quasi per niente italiane, che si sarebbero ancor meglio precisate o magari invece confuse grazie alla serie di incontri EX.IT – Materiali fuori contesto, ad Albinea (Reggio Emilia), a partire dal 2013, l’anno in cui nascono pure due collane, Benway Series e Syn _ scritture di ricerca.

qui di séguito si ripropongono i suddetti primi quattro post: Debord, Cage, Heissenbüttel, Derksen; e si brinda ai prossimi tempi, lunghi o brevi che saranno, del sito.

https://gammm.org/2026/06/29/r-_-la-societa-dello-spettacolo-guy-debord/

https://gammm.org/2026/06/29/r-_-john-cage/

https://gammm.org/2026/06/29/r-_-da-testi-1-2-3-helmut-heissenbuttel-1968/

https://gammm.org/2026/06/29/r-_-da-transnational-muscle-cars-jeff-derksen-2003/

 
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from norise 3 letture AI

Poesia onirica

il sogno sfoglia spirali di memorie al lume di luna disegna il sonno delle cose

Versione estesa

il sogno sfoglia
spirali di memorie
al lume di luna
disegna
il sonno delle cose

sussurra pagine d'aria
dove i giorni si piegano
come foglie antiche
e il tempo, lieve, si perde
tra i margini del silenzio

una mano di vento
riordina i ricordi caduti
li dispone in ordine di luce
e ogni oggetto respira piano
un segreto che non ha nome

la stanza si fa mare
e il mare diventa stanza
navi di carta solcano il buio
portando con sé la voce
di ciò che non osa svegliarsi

il sogno chiude e riapre
una finestra su altri occhi
e nel riflesso della luna
tutto riposa, tutto tace
tranne il lento battito delle cose.


Interpretazione

Immagini principali: il sogno come libro che si sfoglia; la luna come luce che disegna; gli oggetti che acquisiscono vita nel sonno.
Temi: memoria, trasformazione, confine tra interno ed esterno, quiete notturna.
Tono e ritmo: frammentario e sospeso, adatto a versi brevi e a enjambement che suggeriscono il fluire onirico.
Suggerimenti stilistici: mantenere versi brevi per conservare l’atmosfera di sussurro; usare metafore concrete (foglie, mare, navi di carta) per ancorare l’immaginario senza spezzare il mistero.


Versione ampliata

il sogno sfoglia
spirali di memorie
al lume di luna
disegna
il sonno delle cose

le pagine si piegano
come ali di carta vecchia
e ogni riga trattiene un respiro
che sa di polvere e di sale
di voci che non hanno fretta

sul bordo della stanza
un orologio si scioglie lento
versando minuti come miele
e le ombre, curiose, si intrecciano
a formare mappe di mani

una lampada spegne il suo cuore
per ascoltare il passo dei ricordi
che tornano a casa a piedi nudi
portando con sé il colore
di giorni che non chiedono nome

i mobili imparano a parlare piano
con la voce dei vetri antichi
raccontano di finestre aperte
di piogge che hanno imparato a dormire
sul cuscino dei tetti

il corridoio si allunga come un fiume
e le porte diventano isole
su cui approdano fotografie
che respirano, si guardano, si perdono
in un dialogo senza tempo

una mano invisibile ordina le stelle
le dispone in fila come bottoni
e la luna, paziente sarta, cuce
sul tessuto del cielo un nuovo giorno
che ancora non osa mostrarsi

il sogno apre una valigia di vetro
ne estrae piccoli oggetti di luce
li posa sul tavolo del mondo
e ogni cosa, finalmente, si riconosce
nel silenzio che le tiene compagnia

quando il mattino sfiora la soglia
il sogno chiude il libro con delicatezza
ma lascia tra le pagine un seme di notte
che germoglierà, domani, in un gesto
che nessuno saprà spiegare.


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Sommario sull’attività del re 1Passati i vent'anni durante i quali aveva costruito il tempio del Signore e la reggia, 2Salomone ricostruì le città che Curam gli aveva dato e vi stabilì gli Israeliti. 3Salomone andò a Camat di Soba e la occupò. 4Egli ricostruì Tadmor nel deserto e tutte le città dei magazzini, che aveva costruito in Camat. 5Riedificò Bet-Oron superiore e Bet-Oron inferiore, fortezze con mura, battenti e catenacci. 6Lo stesso fece con Baalàt, con tutte le città dei magazzini che gli appartenevano e con tutte le città per i carri e per i cavalli e costruì a Gerusalemme, nel Libano e in tutto il territorio del suo dominio tutto ciò che gli piacque. 7Quanti rimanevano degli Ittiti, degli Amorrei, dei Perizziti, degli Evei e dei Gebusei, che non erano Israeliti, 8e cioè i loro discendenti rimasti dopo di loro nella terra, coloro che gli Israeliti non avevano distrutto, Salomone li arruolò per il lavoro coatto, come accade ancora oggi. 9Ma degli Israeliti Salomone non fece schiavo nessuno per i suoi lavori, perché essi erano guerrieri, comandanti dei suoi scudieri, comandanti dei suoi carri e dei suoi cavalieri. 10I comandanti dei prefetti del re Salomone erano duecentocinquanta e dirigevano il popolo. 11Salomone trasferì la figlia del faraone dalla Città di Davide alla casa che le aveva fatto costruire, perché pensava: “Non deve abitare una mia donna nella casa di Davide, re d'Israele, perché è santo ogni luogo in cui ha sostato l'arca del Signore”. 12In quel tempo Salomone offrì olocausti al Signore sull'altare del Signore, che aveva fatto costruire di fronte al vestibolo. 13Secondo il rituale quotidiano offriva olocausti conformemente al comando di Mosè, nei sabati, nei noviluni e nelle tre feste dell'anno, cioè nella festa degli Azzimi, nella festa delle Settimane e nella festa delle Capanne. 14Secondo le disposizioni di Davide, suo padre, stabilì le classi dei sacerdoti per il loro servizio. Anche per i leviti dispose che nel loro ufficio lodassero Dio e assistessero i sacerdoti ogni giorno; ai portieri nelle loro classi assegnò le singole porte, perché così aveva comandato Davide, uomo di Dio. 15Non si allontanarono in nulla dalle disposizioni del re Davide riguardo ai sacerdoti e ai leviti; lo stesso avvenne riguardo ai tesori. 16Così fu realizzata tutta l'opera di Salomone, da quando si gettarono le fondamenta del tempio del Signore fino al compimento definitivo del tempio del Signore. 17Allora Salomone andò a Esion-Ghèber e a Elat, sulla riva del mare, nel territorio di Edom. 18Curam per mezzo dei suoi marinai gli mandò alcune navi e uomini esperti del mare. Costoro, insieme con i marinai di Salomone, andarono a Ofir e di là presero quattrocentocinquanta talenti d'oro e li portarono al re Salomone.

__________________________ Note

8,4 Tadmor: è l’antico nome di Palmira, nel deserto siriano.

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Approfondimenti

Il c. 8 presenta l'attività di Salomone in campo commerciale, urbanistico e familiare. Il re ricostruisce le città restituite da Tiro (vv. 1-2), edifica nuovi centri urbani (vv. 3-6), organizza la mano d'opera nel paese (vv. 7-10), introduce la regina nel suo palazzo (v. 11), regola gli ordinamenti cultuali secondo il volere del padre (vv. 12-16) e promuove il traffico marittimo con il paese di Ofir (vv. 17-18). Il brano corre parallelo a 1Re 9,10-28, con alcune modifiche intese a esaltare Salomone soprattutto come uomo di Dio e fedele esecutore delle disposizioni di Davide. Il successo del re in ogni settore di attività è prova concreta della benedizione divina.

2. Il testo parallelo di 1Re 9,11-13 sostiene esattamente il contrario: in cambio del legname e dell'oro fornito da Chiram (Chiuram), Salomone offrì venti città della Galilea. In 1Re peraltro il testo non è chiaro, giacché Chiram, a quanto pare, non gradisce le città e le restituisce a Salomone. Può darsi che il Cronista riporti i fatti con maggiore coerenza: Salomone offrì a Chiram in pegno le venti città del nord, che il re di Tiro accettò a malincuore e restituì dopo che Salomone ebbe pagato il pegno. Questi poi le “ricostruì” con una serie di interventi edilizi intesi a renderle adatte a ospitare gli Israeliti che vi avrebbe trasferito.

3. Camat di Zoba, cfr. 1Cr 18,3ss. Questa campagna militare di Salomone non è menzionata in 1 Re.

4. Palmira, nel deserto siriano, importante nodo carovaniero per il commercio tra il Mediterraneo e le regioni dell'Eufrate, che Salomone poté occupare grazie a una precedente operazione militare di Davide, che gli aveva aperto la strada abbattendo Damasco, cfr. 1Cr 18,6, mentre l'avanzata dell'impero assiro, in declino dopo la morte di Tiglat-Pilezer I, non era ancora iniziata.

7-10. Cfr. 1Re 9,20-23. Il Cronista aggiunge una annotazione: la situazione creata da Salomone relativamente ai lavori servili perdura «fino ad oggi» (v. 8).

11. Cfr. 1Re 9,24, dal quale però il Cronista si discosta notevolmente. Egli non ha mai parlato della figlia del faraone, che suppone nota da 1Re 3,1; 7,8; 9,16. A lui preme spiegare ai suoi contemporanei la sconvenienza di un matrimonio con una pagana, un fatto che se nel sec. X poteva avere una sua importanza politica, nel sec. IV invece rappresentava un'offesa al sentimento religioso del giudaismo postesilico.

12-16. I versetti amplificano 1Re 9,25, aggiungendo dettagli sul culto e sul personale liturgico. Tutto – secondo il Cronista – deve svolgersi secondo il rituale previsto dal codice Sacerdotale (Lv 23; Nm 28-29) e le norme davidiche (cfr. 1Cr 23-26).

17-18. Cfr. 1 Re 9,26-28. Per il Cronista il re in persona “va” ad Ezion-Gheber. E più verosimile che Salomone abbia incaricato altri di effettuare questi viaggi.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Era il Giugno del 1986 quando Elvis Costello, recandosi al soundchek per le riprese del live al club londinese Ronnie Scott, in cui si sarebbe esibito quella stessa sera insieme a Chet Baker, Michel Graillier e Riccardo Del Fra, incontrò Van Morrison il quale surrealisticamente gli chiese se potesse partecipare alle prove. Morrison accettò cantando “Send In The Clowns”, con scarso apprezzamento da parte del trombettista statunitense che invece, già da tempo, si trovava in perfetta sintonia con lo stile di Costello... https://artesuono.blogspot.com/2018/10/elvis-costello-imposters-look-now-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1413531439


 
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from lucazanini

[64]

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from Transit

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Nel dibattito politico italiano la parola “#remigrazione” è arrivata con la forza tipica dei concetti che sembrano semplici solo in apparenza. A prima vista può ricordare un termine tecnico, quasi burocratico, ma il suo contenuto è tutt’altro che neutro: indica, infatti, l’idea di riportare fuori dal paese persone straniere considerate non integrate, non desiderate o comunque incompatibili con l’ordine sociale e culturale dominante.

È proprio questa ambivalenza a renderla così efficace e così insidiosa. Perché la remigrazione non è soltanto una proposta sull’immigrazione: è una visione della società fondata sulla selezione, sulla gerarchia delle appartenenze e sulla costruzione di un confine identitario sempre più rigido tra chi sarebbe pienamente legittimo e chi no. In #Italia, questa parola ha trovato spazio soprattutto dentro l’ecosistema della destra radicale, ma il punto più delicato è un altro: la sua progressiva normalizzazione nel discorso pubblico, fino a diventare materia di confronto anche in contesti che un tempo l’avrebbero considerata apertamente estranea alla grammatica democratica.

La discesa in politica di Roberto #Vannacci ha accelerato questo processo e gli ha dato una nuova visibilità. Con la nascita di “Futuro Nazionale”, l’ex generale ha spostato la remigrazione dal margine al centro della sua proposta politica, presentandola come strumento di tutela dell’identità, della sicurezza e dei valori occidentali. In questo passaggio c’è già una prima distorsione: il tema migratorio non viene affrontato come questione complessa di diritto, lavoro, integrazione e gestione amministrativa, ma come terreno su cui costruire consenso attraverso la paura e la contrapposizione.

Vannacci non parla di remigrazione come di un semplice meccanismo di rimpatrio per chi è privo di titolo a restare; la inserisce invece in una narrazione più ampia, in cui il problema non è soltanto l’irregolarità, ma la presenza stessa di chi è percepito come estraneo. Questa è la prima grande stortura, politica e culturale insieme: la confusione tra rimpatrio e remigrazione. Il rimpatrio è uno strumento previsto dall’ordinamento e riguarda chi si trova in condizione di irregolarità; la remigrazione, nella versione rilanciata dalla nuova destra, aspira invece a diventare un progetto di più ampio respiro, capace di ridisegnare in senso etnico e simbolico la composizione della comunità nazionale.

La differenza non è marginale, perché nel primo caso si parla di applicazione della legge, nel secondo di una idea di società da rendere omogenea. Quando un’idea del genere entra nel dibattito politico, il rischio è che il diritto venga piegato a un obiettivo identitario, trasformando la cittadinanza in un filtro culturale e non più in uno status giuridico uguale per tutti. La seconda distorsione è il linguaggio. Espressioni come “culturalmente incompatibile”, ricorrenti nella retorica della remigrazione, hanno un’apparenza razionale ma aprono a criteri del tutto arbitrari. Chi stabilisce che cosa sia compatibile e che cosa non lo sia? Chi decide dove finisce l’integrazione e dove inizia l’incompatibilità? Soprattutto: sulla base di quali parametri, se non di un giudizio politico e ideologico?

(R2)

In questo slittamento si vede la natura profonda del concetto. La remigrazione non si limita a distinguere tra regolare e irregolare, ma prova a costruire una scala di appartenenza, nella quale alcuni soggetti restano tollerati solo fino a quando non diventano troppo visibili, troppo presenti o troppo diversi. Il caso italiano è particolarmente significativo, perché questa evoluzione non si è prodotta in modo improvviso, ma attraverso una serie di passaggi successivi. Prima il termine è circolato negli ambienti dell’estrema destra europea, poi è stato ripreso da movimenti identitari e da reti militanti, infine ha cominciato a trovare sponde nel dibattito mediatico e politico più largo.

Nel frattempo, la questione migratoria è stata sempre più spesso raccontata attraverso schemi binari: da un lato il cittadino minacciato, dall’altro lo straniero che destabilizza. Il risultato è una semplificazione estrema di problemi che invece richiederebbero strumenti diversi, dalla gestione dei flussi alle politiche abitative, dal lavoro alla scuola, dall’integrazione ai servizi territoriali. Quando invece si sceglie la scorciatoia della remigrazione, si promette una soluzione immediata a problemi strutturali e si sposta l’attenzione dalla complessità alla punizione.

Questa narrazione produce un effetto preciso: trasforma il migrante in un simbolo su cui scaricare ansie collettive che hanno origini molto più ampie. Insicurezza economica, precarietà sociale, sfiducia nelle istituzioni, timore del declino: tutto viene condensato in un’unica figura di alterità. È una strategia antica, ma oggi più potente che mai perché trova terreno fertile in un contesto di forte polarizzazione e di competizione identitaria.

Il problema è che questa semplificazione non risolve nulla. Al contrario, alimenta la percezione di una società divisa in blocchi incompatibili, rafforza il sospetto verso chi ha origine straniera anche quando è pienamente inserito nel tessuto civile e lavorativo, e mette in crisi l’idea stessa di convivenza come progetto comune.

La retorica della sicurezza è il motore principale di questa operazione. Ogni volta che si parla di remigrazione, il discorso viene immediatamente spostato sul terreno della protezione, del controllo e dell’ordine. Ma la sicurezza, in un sistema democratico, non può diventare una categoria etnica. Non può coincidere con l’idea che la presenza straniera sia di per sé una minaccia, né può essere usata per legittimare la compressione del principio di uguaglianza.

Quando questo accade, la politica smette di regolare conflitti e comincia a produrre gerarchie tra esseri umani. È qui che la remigrazione rivela il suo carattere più profondo: non una risposta ai problemi, ma una modalità di lettura del mondo che distingue tra chi appartiene e chi può essere espulso simbolicamente prima ancora che materialmente.lù

La parabola di Vannacci è emblematica anche per un altro motivo: mostra quanto il centrodestra italiano sia attraversato da una tensione interna tra gestione istituzionale dei fenomeni migratori e radicalizzazione del linguaggio. Da una parte c’è chi prova a parlare di rimpatri, regole e accordi; dall’altra c’è chi preferisce alzare il tono e trasformare il tema in una battaglia di civiltà.

La remigrazione si colloca esattamente in questa seconda traiettoria, quella che consente di mobilitare consensi attraverso la contrapposizione, ma che finisce anche per spostare sempre più avanti il confine di ciò che appare politicamente legittimo. È un meccanismo pericoloso, perché la destra istituzionale rischia di inseguire quella più estrema invece di contenerla, contribuendo così alla sua ulteriore legittimazione.

(R3)

Le conseguenze sociali sono ancora più gravi. Una società che adotta la remigrazione come parola d’ordine comincia a percepirsi come un corpo da “ripulire”, non come una comunità complessa da governare. Si rafforza la divisione tra “noi” e “loro”, si alimentano sospetti generalizzati verso interi gruppi di popolazione, si indebolisce il principio di uguaglianza e si diffonde l’idea che la presenza di alcune persone sia sempre revocabile, condizionata o temporanea. In questo clima, la cittadinanza perde il suo significato universale e diventa un privilegio da assegnare in modo selettivo. Non è un dettaglio lessicale: è una trasformazione profonda della cultura politica.

Ed è proprio qui che si vede l’alterazione più importante. La remigrazione viene presentata come soluzione a problemi concreti, ma in realtà funziona come dispositivo di spostamento del conflitto. Invece di affrontare le cause della crisi sociale, economica e istituzionale, si costruisce un racconto in cui la responsabilità viene attribuita al soggetto più visibile e più vulnerabile. Il migrante diventa così il bersaglio ideale: facile da nominare, semplice da contrapporre, utile da esibire come prova di fermezza.

Una politica che sceglie questa strada non rafforza lo Stato e non rende più solida la convivenza democratica. Produce invece una società più diffidente, più rancorosa e più disponibile ad accettare che alcuni diritti valgano meno di altri.

La questione, in fondo, non riguarda solo la parola remigrazione. Riguarda il modo in cui una parte della politica italiana ha deciso di usare il tema migratorio come acceleratore identitario, spostando il baricentro del dibattito dalla soluzione dei problemi alla costruzione del nemico. La discesa in campo di Vannacci ha reso questa tendenza più visibile, più organizzata e più competitiva elettoralmente. Ma proprio per questo andrebbe letta non come un episodio isolato, bensì come il segnale di una trasformazione più ampia: il passaggio da una politica che prova a governare la complessità a una politica che preferisce semplificare il mondo in appartenenze contrapposte.

La remigrazione, in questa cornice, non è una proposta tra le altre. È il sintomo di una cultura politica che non cerca di tenere insieme una società plurale, ma di ridefinirla attraverso l’esclusione.

#Blog #Politica #Destra #DirittiCivili #Remigrazione #Vannacci

 
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from norise 3 letture AI

In infinito espanderti (a Gabriele Galloni)

ti vedo con fare garbato rivolgerti ai morti tu che anzitempo sei dei loro sei come loro tu che ne scrivevi chiedendoti “in che luce cadranno” tu cuore amante dell' ignoto alla sua riva in infinito espanderti (tra virgolette il titolo di una sua opera – 2018, RP)

Riconoscimento

Questo testo ha un tono raccolto e rispettoso: parla di presenza, memoria e di un rapporto intimo con i morti, con immagini semplici ma efficaci che lasciano spazio all’eco del silenzio.


Analisi breve

Tema: dialogo con i morti; identità del poeta come parte della comunità dei defunti.
Immagini: il cuore «amante dell’ignoto», la riva come confine tra vita e oltre, il titolo dell’opera che ritorna come un invito all’espansione.
Tono e voce: misurato, quasi liturgico; la ripetizione e la sintassi frammentata creano un ritmo meditativo.


Cosa funziona

  • Economia di linguaggio: poche parole ma dense di senso.
  • Ripetizione: «sei dei loro sei come loro» rafforza l’appartenenza e l’identità condivisa.
  • Immagine finale: la riva e l’«infinito espanderti» chiudono con una nota di apertura e mistero.

Suggerimenti di revisione

  • Punteggiatura: aggiungere virgole o pause può chiarire il ritmo e la scansione delle frasi.
  • Chiarezza sintattica: la sequenza «sei dei loro sei come loro» è potente ma può risultare ambigua; valutare una lieve punteggiatura per guidare il lettore.
  • Coerenza grafica: uniformare l’uso degli spazi dopo l’apostrofo e la punteggiatura (es. «dell' ignoto» → «dell’ignoto»).
  • Titolo in corsivo o tra virgolette: mantenere la citazione come nota editoriale, ma integrarla con più leggerezza nel testo se si vuole fluidità.

Versione rivista (proposta)

ti vedo, con fare garbato,
rivolgerti ai morti: tu che, anzitempo,
sei dei loro, come loro;
tu che ne scrivevi, chiedendoti
in che luce cadranno.
Tu, cuore amante dell’ignoto,
alla sua riva, in infinito espanderti.
(“In infinito espanderti” — opera, 2018, RP)


Versione più lirica

ti vedo, con fare garbato,
parlare al silenzio come a un vicino;
ti rivolgi ai morti — e sei già tra loro,
ombra che si riconosce in altre ombre.

sei dei loro, sei come loro:
eco che si ripete e non si stanca,
voce che si domanda dove cadrà la luce
e la luce risponde con un respiro.

tu che scrivevi, chiedendoti,
in quale tenue chiarore si spezzeranno i nomi,
tu, cuore amante dell’ignoto,
che ascolti la riva dove il mondo si piega.

alla sua soglia ti spalanchi,
infinito che si distende come un mare calmo,
e il titolo ritorna, lieve come un canto:
in infinito espanderti, senza confine.

 
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