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from ut

Un giorno moriremo. E dopo l'ultimo respiro ci ritroveremo coscienti. Ma ciechi. Sordi. Muti. Senza alcun contatto. Non sentiremo, non saremo alcun corpo. Nessuna alterità. Ci chiederemo dove siamo, ma non avremo alcuna possibilità di chiederlo ad altri. Solo buio, silenzio e angoscia. Non vi saranno il giorno e la notte, il prima e il dopo, il qui e l'altrove. Saremo pura coscienza del nulla. In eterno. Non può essere, dici. Sarebbe troppo crudele. Non può finire così. Ma di fatto, vedi, tutto può essere, e questo incubo è certo più concreto e possibile del paradiso dei cristiani. Già questo mondo è talmente crudele che quando ce lo raccontavano, prima di nascere, protestavamo: no, non può essere, non può finire cosi.

#loingpres

 
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from loli octt

Il logo di USB.

In questo articolo scientifico analizzerò ciò che concerne il lato sessuale dell'USB (Universal Serial Bus). Un argomento che non ho visto nessuno trattare su Internet, e di cui ritengo sia necessario approfondire.

Cosa sarebbe la classificazione sessuale?

Nello standard (USB), così come per maggior parte degli standard elettrici ed elettronici, porte e connettori si possono distinguere in due categorie principali, che determinano se è possibile collegare gli elementi tra loro: maschio o femmina. Tale categorizzazione è utilizzata, per quanto si conosce, da quando connettori e porte esistono in generale.

Non è chiaro, ma tale categorizzazione pare sia derivata dalla categorizzazione sessuale di varie specie animali presenti sulla Terra, tra cui l'uomo stesso. Come per la specie appena menzionata, infatti, l'idea per porte e connettori è che gli esemplari maschi abbiano una sporgenza, capace di inserirsi in una cavità che invece è l'esemplare femminile ad avere.

Un esempio generale

Se si prende, per esempio, una porta di corrente alternata italiana e un cavo con il connettore corrispondente, si osserva che la presa femminile ha solo buchi, e il connettore maschile ha solo delle protuberanze. Le due parti combaciano perfettamente.

Una prolunga di corrente italiana. Nella foto si vede connettore maschio e porta femmina.

L'USB differisce leggermente nella pratica

Nell'USB-A in genere, a primo impatto sembra che semplicemente una sporgenza si inserisca in una cavità, e che tutto funzioni come da copione. Se ci si ferma un attimo a guardare bene porte e connettori però, si nota qualcosa di particolare: non solo il maschio si inserisce nella femmina, ma una parte della femmina si inserisce nel maschio! Ciò è ancora più evidente se si rimuovono da porta e connettore quelle parti della struttura che servono soltanto a garantire stabilità meccanica, e non sono strettamente necessarie ad avere una connessione funzionante: a quel punto, maschio e femmina sono praticamente uguali, se non per il fatto che il maschio ha dei pad (piatti, a livello col resto del connettore), e la femmina ha dei pin (sporgenti, che fanno contatto con i pad del maschio); anzi, per quest'ultima caratteristica, si potrebbe persino a dire che la vera femmina è ciò che fino ad ora è stato definito “maschio”, e viceversa.

Una prolunga USB-A. Nella foto sono specificati i sessi, e sono indicati i piccoli pin e pad di porta femmina e connettore maschio.

Se si osserva altre revisioni dello standard USB, come Mini/Micro USB-B, o USB-C, quello che fino ad ora abbiamo notato si conferma in modo ancora più prorompente. Ciò che è definito maschio fa più da cavità di quanto non lo faccia la cosiddetta femmina, che può essere anche assimilata ad una sola sporgenza senza nessuna cavità attorno, e che perfettamente si inserisce in cosa è stato fino ad ora chiamato maschio, che è praticamente un foro.

Una prolunga Mini USB-B e una USB-C. Nella foto sono specificati i sessi per connettori maschi e porte femmine.

Conclusione

Ritengo che negli anni si sia accumulata tanta tanta confusione su argomenti di questo tipo, e che coloro che hanno creato e continuano a sviluppare USB debbano fare chiarezza. Non si può dire molto altro sulla classificazione sessuale in sé. Molto probabilmente prenderò del tempo per scrivere anche una relazione riguardante la discriminazione che viene perpetrata nei confronti di porte e connettori USB a causa del loro sesso.

Grazie mille per la lettura!

 
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from Dedicato ad Azzurra

Bellissimi ricordi d'infanzia, di giornate interminabili, dove ogni cosa si trasformava in una incredibile avventura. A tarda sera le mamme venivano a cercarci per rientrare a casa, e noi a supplicarle di concederci ancora un po' di tempo, per stare con gli amici, perché non avremmo mai voluto perdere un solo istante di quei momenti. E i sogni ci mettevano le ali ...

 
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from ut

Ho davanti a me un ciottolo. Io sono io, il ciottolo è altro da me. E se dicessi che io sono anche questo ciottolo? Diresti che non è possibile, perché se così fosse dovrei sentire quel ciottolo esattamente come sento la mia mano o il mio piede. Ma io sono tante altre cose che non sento. Io non sento, a dire il vero, quasi tutto ciò che costituisce il mio corpo. Non sento le fibre dei miei muscoli, se non quando decido di muoverli; soprattutto, non sento le cellule, che pure sono me, non sento le molecole, non sento gli atomi. Una delle cellule che mi costituiscono non mi è meno estranea di questo ciottolo che è ora di fronte a me. Dirai ancora che c'è una differenza decisiva: la cellula, di cui non sono consapevole, è tuttavia dentro di me, mentre il ciottolo è fuori di me. E si intende: fuori da quel confine del mio corpo che è la mia pelle. Ma questa distinzione tra dentro e fuori è un fatto naturale o culturale? Non possiamo immaginare un essere umano che avverta la pelle come porta e non come confine? Come passaggio tra un dentro e un fuori che sono tuttavia entrambi dentro qualcosa di più grande? Non è solo per un pregiudizio culturale che diciamo di non essere questo ciottolo?

स य एषोऽणिमैतदात्म्यमिदꣳ सर्वं तत्सत्यꣳ स आत्मा तत्त्वमसि श्वेतकेतो इति भूय एव मा भगवान्विज्ञापयत्विति तथा सोम्येति होवाच ॥

#loingpres

 
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from My Little Grundgestalts

“Illyeen” is an original spelling for “عِلِّيِّين”, which is a Quranic name for girls (see other spellings and more info here)

“Illyeen” is also my latest #Grundgestalt. If you like, you can download it from my #Bandcamp

Oh, yes, “Illyeen” is also an anagram of “Ley Line”.

And “Ley Lines”... is my latest album:

Also on Bandcamp yeah

The video has been done with txt2srt, a simple tool to orchestrate the execution of other tools on a sequence of pictures.


Illyeen is by Eidon, and is © Eidon (Eidon at tutanota dot com). All rights are reserved.

Pictures in the video are by Eidon. They are licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 
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from My Little Grundgestalts

Lately I’ve been tinkering again with my Little Grundgestalts. I have given a lecture about my “method”, and I have written a paper that I submitted to The Journal of New Music Research. Moreover, I have started collaborating with a great Chilean researcher who introduced me to the wonderful “modelling language” of Chemical Organization Theory. I expect to tell more here about this wonderful new journey soon.

Something else recently happened too — regrettably, something very saddening. Humberto Maturana, the great Chilean scientist, passed away.

Apart from his concept of autopoiesis, I know really too little about Maturana’s work — I will start studying soon. Before doing that, though, today I felt the urge to experiment again with my Little Grundgestalts. This post reports about this little experiment of mine.

My starting point

I first asked my algorithm to tell me the sound of the string “Maturana”. In other words, I fed string “Maturana” into my Beggar-my-Neighboursimulator, produced a set of orbits, and converted them into music. The result was this fragment:

First fragment of “Maturana”

I liked this very first output; I said to myself, “this element should appear twice, and have a little conclusion.” So I tried with the string “Maturana Maturana Varela”. The result was much better!

Second fragment of “Maturana”

This motivated me to continue with it.

New elements

I took a very simple direction: I launched the following script:

randperm -i Maturana -n 40 -x

and collected fourty random permutations of string “Maturana”. Then I added at the beginning and at the end the string “Maturana Maturana Varela”. And once again I fed the result into my Beggar-my-neighbour simulator.

The result was quite interesting; though it was the single voices that caught my attention. When played by a piano, they all seemed to me quite interesting. So I decided to… play with them, a little bit. Let me call those voices M1, M2, and M3.

I took M1 and played it. Then I used the second fragment as if it were a second voice of a canon, starting around 5s171ms. The result was surprisingly convincing. I then overlapped the whole M1 again, starting around 9s146ms. I also applied M1, though played by timpani.

At the same time I applied a fragment from M2. The whole M2 was then overlapped at 55s632ms, and M3 at 1m24s630ms.

The three voices (with M3 this time, played by a clarinet) are then overlapped around 1m51s330ms. M1 is also played by timpani here.

This screenshot summarizes how the voices of “Maturana” were combined together.

Conclusive remarks

In this post I wanted to describe in more detail the “compositional” process that I adopt when creating my little Grundgestalts. The example I took is “Maturana”, a track from my album “Ley Lines”:

The track is by Eidon, and it is © Eidon (Eidon at tutanota.com). All rights are reserved.

 
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from Gippo

Oggi è un po' come quando dovevo fare 30-40 flessioni a tutti i costi e non avevo il tempo... la tentazione è di saltare l'appuntamento del venerdì col blog ma no, non lo salto! La tentazione è pure quella di infilarci dentro un vecchio post che magari avevo scritto 15 anni fa e che avevo conservato alla bisogna ma no, non ci casco! Perché ho preso l'impegno di aggiornare il blog per riabituarmi a scrivere, non per postare roba di un tanto tempo fa.

Perché scrivere? Perché questa continua, costante ricerca della costanza, dell'impegno, della fatica, della determinazione? Risposta: perché mi fa bene. Al momento è come una droga, prendo la dose che mi fa stare tranquillo, poi un giorno magari capisco come fare a meno della droga e qual è il segreto per vivere felici e soddisfatti. E allora di cosa posso parlare nel poco tempo che posso dedicare a questa attività? Del libro che sto leggendo.

Premessa. Ho trascorso ANNI leggendo, se andava bene, un libro all'anno. Ricordo una volta che, per non fare la parte di quello che non aveva letto manco un libro, mi lessi un romanzetto Harmony raccattato dalla soffitta di mamma. Poi con la pandemia mi sono scatenato. Complice un sito che mi “rifornisce” di molti ebook e del mio Kobo reader, ho letto un sacco di roba. Tutti saggi e manuali. Anche e soprattutto libri di autoaiuto. Mi sono dato questa spiegazione: fin quando le cose andavano abbastanza tranquillamente, non sentivo il bisogno di informarmi, di acquisire frecce alla mia faretra. Quando mi è venuto a mancare un po' il terreno da sotto i piedi ho sentito invece la necessità di trovare nuove armi, di potenziare la sezione Ricerca e Sviluppo, di trovare un vantaggio competitivo. Così leggo tanto da qualche mese. Per me in fondo è un segnale positivo. Ah, sapete perché ogni tanto leggo roba “da femmine”? E' un'abitudine di quando consultavo materiale relativo all'arte del rimorchio a seguito della lettura un libro prestatomi da un amico: “The Game – La bibbia dell'artista del rimorchio” di Neil Strauss. Anni fa, cose da giovani, eh! Il consiglio era di leggere cose “da femmine” per capire meglio le femmine e i loro miti tipo il principe azzurro, il bello e dannato, il cucciolo da salvare, il delinquente da redimere, lo scontroso che si scioglie... quegli stereotipi lì. Per i romanzi mi sono sempre piaciute le scrittrici donne. Ma per i saggi no. Beh, forse è il caso di concludere la premessa...

Che libro sto leggendo? Dico almeno il titolo: “Ufo e extraterrestri” di Roberto Pinotti.

 
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from Dedicato ad Azzurra

E ciò che ti fa sentire delle vibrazioni, che ti sveglia dal tuo torpore, che ti urta e non ti lascia tranquillo, che ti smuove dalle tue sicurezze. E' tutte le volte che incontri veramente qualcuno e non rimani indifferente. È quello con cui si scontra il tuo “io” che quasi sempre viene prima di tutto il resto. È quel richiamo ad uscire dal tuo mondo, per avere uno sguardo che riesce a vedere oltre te stesso. È quella tensione continua tra voler essere solo ed il bisogno che hai dell'altro.

Il rumore ci chiama alla vita.

 
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from Gippo

Scrivere di se stessi non è necessariamente un'opera di narcisismo. Diceva Sartre che l'inferno sono gli altri e chiosava Tozzi che gli altri siamo noi. Quindi scrivere di se stessi non è opera di narcisismo ma anche una forma di interesse e di condivisione verso gli altri. A me piace molto la forma del blog perché è una sorta di dialogo silenzioso con l'altro, mentre il social è un dialogo molto più esplicito e, talvolta, banale. Paradossalmente capita che nel social il gusto della battuta e della replica renda il tutto molto più vuoto e insignificante. Nel blog invece il dialogo, pur essendo silenzioso, risulta più intenso. Ho vari blog dai quali amo passare per vedere se sono aggiornati e devo dire che spesso non sono d'accordo con quello che scrivono. Non li commento e non ci metto sopra un mi piace ma amo lo stesso visitarli per leggerli: è proprio questa la forma di dialogo silenzioso a cui faccio riferimento. Mi rendo conto che a volte gli autori gradirebbero un piccolo riscontro ma vedo che trovano altrove le risorse interiori per andare avanti e tanto mi basta. Il fatto che scrivere di se stessi vuol dire scrivere anche degli altri non vuol dire che non ci si possa, effettivamente, chiudere troppo negli angusti recinti della propria persona. Ma scrivendo è molto difficile: difatti pur essendo un'attività che si svolge da soli, scrivere è sempre rivolto, potenzialmente, al mondo e alla massa sterminata di potenziali lettori. E' quasi solo per questo che, sin dagli inizi, ho giudicato internet come qualcosa di buono. E ho notato che i problemi sono cominciati ad arrivare quando le persone si sono cominciate a fissare sulle identità, sulle immagini, sui video, sui profili. In una parola: sull'apparenza superficiale. Ma all'inizio era commovente ed anche eccitante aprire l'animo assieme a tutte quelle persone e dare voce ai propri pensieri con gli altri. Oggi viviamo fra due estremi che nascondono entrambi una minaccia. Richiudersi in se stessi, come accennavo, porta alla morte spirituale perché, se non si accettano gli altri, non possiamo certo accettarci noi. Io sono un liberale da un punto di vista delle idee economiche ma se per liberale intendiamo persone che pensano esclusivamente ai cazzi loro, come ormai si vede fare sempre più spesso, allora non c'è più speranza. Non dobbiamo essere amici di tutti, accogliere tutti, pensare che sono tutti buoni ma non dobbiamo nemmeno esistere solo noi. Dall'altro lato abbiamo un'altro minaccioso estremo che sfocia nel fascismo, nel comunismo, nel collettivismo, nel conformismo, nel branco: perdere la nostra individualità, la nostra originalità, la nostra idea personale sul mondo per aderire pedissequamente ad un'altra idea già bella e pronta e dal sicuro consenso. Un'idea che, inutile dirlo, non può che essere di natura nazista. Scrivere allora è un antidoto, non sempre viene bene e a volte si spurgano ansie e rancori senza arrivare a nulla di buono, ma è una cosa quasi sempre positiva almeno fintanto che si è sinceri anche nel mostrare con umiltà i nostri aspetti meno piacevoli, senza ripetere slogan o scimmiottare pose, frasi, comportamenti visti altrove. Per questo mi sto impegnando a scrivere, anche se a volte è faticoso.

 
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from Gippo

Oggi la prospettiva di riempire di caratteri un nuovo post mi sembra terribile, ma vale la pena cominciare, non si sa mai dove si va a finire e magari viene fuori qualcosa di inaspettatamente buono. Tra le idee da scrivere che premono di più ce ne sono varie emergono fra tutte le altre:

  • Fare un post per rispondere alle grandi domande “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando?”. Si tratterebbe di una lunga dissertazione che, attraverso filosofi, scrittori, biologi evoluzionisti e complottisti, arriverebbe ad una possibile, sorprendente conclusione. Non vedo molti riferimenti in giro su questo tema. Gran parte della dissertazione verterebbe sulla teoria dell'evoluzione.

  • Fare un post per spiegare la situazione economica in modo semplice e un po' pop. Ne ho già fatto in passato uno sul denaro, una specie di storia economica a fumetti basata sulle teorie di Carl Menger, precursore della scuola economica austrica e autore di uno snello volumetto intotolato “Denaro” (anzi “Geld”). Se non lo faccio è perché il discorso economico è molto inquinato dalla politica e dalla propaganda. “Inquinato” è un bell'aggettivo che ho preso da un post di Kein Pfusch e che spiega bene la questione.

  • Fare un post narrativo fantastico su quella volta che mi iscrissi a Facebook con vero nome e vera foto per ritrovare una mia ex compagna di classe particolarmente anonima e avviare con lei una relazione basata su intenzioni serie (pezzo scherzoso con battutacce a sfondo sessuale).

  • Fare un post su quella volta che vari anni fa, su Twitter, mi spacciai per un account ufficiale di un partito politico e da lì sfruttai quella piattaforma privilegiata per capire alcune questioni sui social network e la politica “dalla periferia”, interagendo con bot e profili palesemente “stipendiati”. Sarebbe un post interessante ma che mi condurrebbe a parlare del Covid e delle sue conseguenze in termini complottisti. (Per questo non credo che lo scriverò mai).

La preghiera nel mese di maggio

Allora, adesso parlo di qualcosa. Stavo per elencare tra i post quello del papa che ha organizzato un periodo di preghiera nel mese di maggio per opporsi al Coronavirus. Ne parlo un po' qui, sinteticamente, visto che il mese di maggio è alle porte. Qualcuno, spesso orgogliosamente laico quando non ateo o agnostico, come sempre solleva delle polemiche dicendo che è una visione vecchia e medievale quella di pregare Dio perché ci liberi dalle epidemie ma io non sono d'accordo. Cosa c'è di più umile del chiedere cose che ci stanno a cuore come i bambini? Dimentichiamo Gesù che chiedeva di essere esentato dalla crocifissione (“Padre, allontana da me questo calice”) proprio ad un passo dall'evento? E lui, oltretutto, aveva più certezze di noi, era più inserito a livello divino. Anzi, era ed è proprio Dio. Quindi trovo umano e giusto pregare per ottenere qualcosa di terreno attraverso un intervento soprannaturale. Abbiamo già delegato troppo a Matteo Bassetti. Nessuno ha detto durante la pandemia che morire non è la cosa più terribile, perché ci aspetta la vita eterna. Allora, usiamola un po' più di coerenza noi cattolici. Chiediamo l'intervento di Dio e continuiamo a parlare del Paradiso e dell'Inferno se non vogliamo che l'ultima parola l'abbia sempre Matteo Bassetti. Quanto a voi, sporchi atei, diventate coerentemente nichilisti e cominciate a girare nudi per strada. Amen.

 
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from Dedicato ad Azzurra

È un verbo che mi affascina molto.

Mi rendo conto che quando provo a spiegare, la mia comunicazione invece di arricchirsi si impoverisce...ma nonostante tutto ne sento il bisogno.

Rimanere sembra un verbo con una connotazione negativa. Sembra non avere dinamicità. Sembra l'azione di chi subisce passivamente le cose.

Invece io vedo questa azione sotto un'altra luce: quella di chi crede che tutto è prezioso e importante e che per capire, è necessario rimanere, provare e riprovare, affinché nulla vada perduto. Rimanere è desiderare di essere “qui ed ora” invece di essere altrove, in un altro luogo o in un altro tempo.

 
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from Gippo

Da quando ho deciso di ricominciare a scrivere in modo regolare continuano a venirmi alla mente un sacco di post su argomenti interessanti. Credo sia il famoso fenomeno della neuroplasticità del cervello, cioè il cervello, vedendo che ci si cimenta insistentemente in una attività specifica, si ingegna per farla nel migliore dei modi ed è come se drizzasse le antenne per trovare elementi utili anche contro la nostra volontà. E' lo stesso meccanismo per cui, quando vuoi comprare il modello di un'auto, continui a vederlo in giro un po' ovunque. Oppure quando, incinta, avvisti solo donne col pancione. Così mi vengono alla mente un sacco di argomenti significativi di cui parlare anche laddove la volontà mi invita invece a scrivere di cose poco intriganti allo scopo sfuggire alla logica dell'attenzione a tutti i costi.

Per questo ho pensato potesse essere utile, come esercizio, stilare una bella lista di attività noiose che mi aiutino a coltivare attivamente la noia. No, non ho detto gioia. Andy Wharol ha espresso bei concetti su questo tema, tipo: “E' vero che mi piace la noia ma questo non vuol dire che non mi annoi”. Oppure ha notato come sia strano che la gente si annoi durante novanta minuti di film o di spettacoli ma non si annoi a guardare per ore davanti a una finestra quando piove. Al di la di Wharol, fare i conti con la noia, accettandola, è ormai una necessità per tutti noi. E' allora vitale che questa piccola lista venga onorata a tutti i costi, dandole priorità anche rispetto alle cose importanti, urgenti e, soprattutto, interessanti. Perché è davvero tutto troppo interessante e di questo passo va a finire che si farà all'unanimità l'abbonamento a Netflix e non devo essere io a spiegare perché si tratta di una cosa contro natura.

Quando ho provato a buttar giù questa lista però, mi sono accorto subito di un errore di fondo: tutte le attività noiose da me segnate coinvolgevano la vista di schermi luminosi. Cose tipo: videogiochi bellici basati sugli esagoni o lettura di articoli religiosi dal sito dell'Avvenire. L'idea di schermo luminoso mi ha quindi fatto venire alla mente quando al mattino, riaccendendo il cellulare spento la sera prima, mi stupisca sempre di quanto appaia brillante. Le luci colorate sono quel che viene definito in gergo un “supernatural stimuli”, uno stimolo soprannaturale, non nel senso che riguarda i fantasmi, ma nel significato è oltre la natura, in un certo senso anche “contro”, come gli abbonamenti in massa ai siti di streaming. Per questo motivo spero di riuscire ad annoiarmi trovando nuove vie ed evitando un rischio comune quando si ricerca attivamente la noia, ovvero abbandonarsi alle attività fintamente noiose, in realtà piacevolmente stimolanti, quindi rilassanti, quindi... sí, interessanti.

Concludendo, questo post spiega come le cose interessanti possano diventare noiose e come le noiose possano diventare interessanti. Non è un gran post, in effetti. Obiettivo raggiunto, quindi. Hint: le ripetizioni aiutano.

 
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from Dedicato ad Azzurra

Troppo spesso ce lo dimentichiamo. Troppo spesso ci inganniamo, credendoci invincibili. Troppo spesso crediamo di avere tutte le risposte, e così abbiamo perso quel “senso di sacralità”, perché pensiamo di poter dare una spiegazione a tutto.

 
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from Gippo

Vi siete mai trovati in una situazione in cui la vostra strategia, che avete perseguito per molti anni, andrebbe sottoposta ad una obiettiva analisi basata sui risultati? E vi è mai capitato che, dopo aver compiuto questa spassionata disamina, appurate senza ombra di dubbio che la vostra strategia ha prodotto risultati fallimentari? A quel punto ci sono due strade davanti: – O continuate a perseguire la vostra strategia in modo ancor più estremo perché pensate che magari c'è un “effetto soglia” che ne ha impedito la realizzazione effettiva; – O cambiate strategia, cominciando coll'adottare quella diametralmente opposta.

Gli psicologi di Palo Alto, inutile dirlo, sono sostenitori della seconda strada, difatti è troppo facile abbandonarsi al “more of the same” autoconvincendosi con uno di quei trucchetti mentali che ci piacciono tanto. Si limitano tutt'al più a dire che non sempre è facile capire l'opposto di una strategia e dove essa è fallimentare. Ad esempio: non riuscite a dormire. Però continuate ad andare a dormire presto per avere più tempo per addormentarvi e non avere alcuna pressione a prender sonno alla svelta. Strategia opposta: andate a dormire tardi. E non vi addormentate lo stesso. Allora forse l'elemento critico della vostra strategia non era l'andare a dormire presto. Per questo dovete analizzare la vostra strategia nel dettaglio: magari l'aspetto più evidente era che andavate a letto con le galline ma in realtà c'era dietro un rituale che si basava su altri fattori, tipo la tisana presa prima di coricarsi o la serie televisiva seguita nelle ore precedenti l'agognato sonno o, molto più sottilmente, il fatto che andando a dormire presto davate consistenza e importanza al problema dell'insonnia. In quest'ultimo caso, la strategia opposta è dunque quella di diventare un fottuto maestro zen. Io (come il resto dell'umanità, credo) mi trovo nella situazione di capire esattamente il problema specifico che rende la mia strategia fallimentare. E per farlo dovrei cominciare a tentare delle strategie opposte ma non è facile: alcune di esse mi terrorizzano. Forse si può fare una strategia opposta pian piano, in modo kaizen. Il saggio, d'altronde, dice: “se hai fretta rallenta”. E frattanto la rana bolle. Ci penserò su.

 
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from I miei piccoli Grundgestalt

μουσική τέχνη” è un brano un po' diverso dai soliti; nasce come brano per una formazione metal, i Mathemorphosis. In realtà lo stile non è quello giusto, si tratta di progressive rock, con chiari accenni alla musica dei King Crimson e di Adrian Belew.

E' la classica formazione “hard”, con chitarre distorte, bassi, e batterie. Si chiude però con una chitarra acustica. Mi sono divertito molto a scriverlo, ma soprattutto a cantarlo. Ho fatto qualche piccolo esperimento... psichedelico ^_^

Il brano chiude il mio secondo album, ii, che si può ascoltare e scaricare su Bandcamp:

Davvero mi piacerebbe un giorno essere al basso e suonare i miei brani in una “vera” band. Chissà se la musica riuscirà a fare avverare il mio sogno!


μουσική τέχνη” è di Eidon ed è © Eidon (Eidon@tutanota.com). All rights reserved.

 
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