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di convergenza i] millemiliti un quarto pronti alla] bisogna la card con le bocchette per gli egei o quelli del novecentouno cambiate] sedi dicono-lo spàmmato non] molla -o quello che [smussare l'angolo sa di corvino-frostal circola] contrario e a frusta arriva se mai persi] ventichili con metodo

 
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from La biblioteca di Amarganta

F ... come Fùcur

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera E, creatore Antonio Basioli

Fùcur, non Falkor! Ebbene sì, il nome con cui è famoso il fortuna-drago è per lo più un'invenzione dell'adattamento inglese, per evitare assonanze con il verbo “to fuck”. Come già avvenuto con #Atreiu, il nome originale tedesco è scritto in modo leggermente diverso a quello utilizzato in Italia (Fuchur) ma il suono è pressoché simile.

Anche il popolare l'aspetto da “cagnolone”, risulta essere un'esclusiva del film, non trovando corrispondenza nel romanzo. Il drago cinematrografico è inoltre sin dall'inizio diverso da quello proposto da #Ende all'interno delle pagine del suo libro.

Non salvatore, ma salvato

Se si cerca su internet i siti riporteranno sempre come Fùchu/ Falkor sia “il fortunadrago che salva Atreiu dalle paludi della tristezza”. Sì. Nel film, il drago è un semplice salvatore esterno, una creatura benefica che arriva a salvare Atreiu dai cattivi cattivi. Il suo arrivo è una soluzione classica, utilizzata per dare continuità al viaggio dell'eroe, e il suo essere un grosso cane bianco lo oppone simbolicamente al nero lupo Mork.

Il #romanzo di Ende invece presenta una vicenda diversa e meno scontata, dal forte valore simbolico.
Nel libro Atreiu s'imbatte in un Fùchur prigioniero della mente alveare Igramul, le Molte e il suo destino ormai sembra segnato come pasto dello sciame. Ma Atreiu – come già visto in precedenza – non può obbligare Igramul ha rilasciare il drago: il portare AURYN lo vincola alla neutralità. La creatura può lasciarlo andare e rispondere alle sue domande, ma non obbedirgli. Il salvataggio del drago non è quindi frutto di un'azione eroica, bensì di un ... colpo di fortuna: l'udire accidentalmente “Le Molte” rivelare ad Atreiu come il veleno del suo sciame – seppur altamente tossico – permetta anche alle vittime di poter riapparire in un altro luogo. Il drago riesce quindi – grazie ad Atreiu- ad apprendere ciò che gli permette di sfuggire al suo destino, decidendo di accompagnare il piccolo Pelleverde nella Grande Ricerca.

Ancora un volta Ende gioca con i topoi narrativi, valorizzando due tematiche a lui care: il rifiuto della violenza e l'importanza dell'ascolto. Fùchur non viene salvato da un'azione di Atreiu, bensì dal suo non-agire. Non potendo il ragazzo imporsi sugli altri, il giovane guerriero può solo rimanere ricettivo verso l'altro e ascoltare, scoprendo così che c'è qualcosa da apprendere anche da creature come Igramul e accettando i propri limiti.

Questo dettaglio, però, cambia anche il motivo per cui il Fùchur del libro aiuta Atreiu: a differenza del Falkor del film qui è presente un debito di vita – come ribadito dallo stesso drago in occasione del loro primo incontro – il quale però non obbliga Atreiu a prenderlo con sé, lasciandolo libero di scegliere. Il rapporto fra i due non è mai basato sul solo salvataggio o su obblighi morali.

La mia vita ti appartiene” disse il drago “se la vuoi accettare. [...]” M. Ende, La Storia Infinita, trd. A. Pandolfi pp.81-82

Un vero fukuryu

Il Falkor dei film è infatti per molti il personaggio che più rappresenta La Storia Inifinita. Seppur con leggere differenze, il cane volante della versione cinematografica è praticamente presente in ogni media basato sul libro, mostrando allo stesso tempo l'impatto (e i danni) della visione di #Petersen.

Riporto qui sotto la descrizione di Fùchur direttamente dal libro.

Il suo lungo corpo sinuoso con le squame color madreperla [...] I lunghi barbigli dell'animale, la sontuosa criniera e i ciuffi di candido pelo sulla coda e sul corpo [...] le pupille scintillavano rosse come rubini nella testa leonina [...] M. Ende, La Storia Infinita, trd. A. Pandolfi p. 73

Già in Jim Bottone Ende aveva mostrato interesse nel nobilitare la figura del drago, dove i draghi sconfitti ma non uccisi vengono trasformati in “draghi d'oro della saggezza”. Tuttavia, la descrizione di Fùchur riportata qui sopra mostra come il personaggio sia invece stato creato in contrapposizione allo stereotipo del drago occidentale. Il suo corpo lungo e sinuoso dotato di squame e i barbigli, evidenziano come l'aspetto fisico sia ispirato ai long – o ryu in giapponese – tipici dell'estremo oriente.

Secondo un'ipotesi diffusa su internet, l'origine del nome del personaggio sarebbe da ricercare nella parola giapponese Fukuryu (福竜) che significa appunto “drago della fortuna”. Di conseguenza fùchu (così fuchu in tedesco) è solo la traslitterazione della parola fuku, cioè fortuna. La scelta di un nome di origine orientali, sebbene non confermata, non stupisce: Ende provava amore per il mondo orientale e – in particolare – per il Giappone, paese in cui l'autore tedesco e la sua opera furono molto amati e dove Ende conobbe la sua seconda moglie fu Mariko Sato, illustratrice dell'edizione giapponese de La Storia Infinita.

L'ultimo confronto

Un'ultima differenza fra le due versioni è che il Falkor del film rimane fondamentalmente un aiutante, un mezzo di trasporto, un gigantesco peluche e (in alcune situazioni come nel terzo film) anche un comic felif.

Il Fùchur del libro risulta essere invece un amico e anche una guida per Atreiu, che chiama “piccolo mio”, facendo intuire un'esperienza di vita che il guerriero non ha. Lui e Atreiu hanno spesso dei confronti, specie su come cercare di aiutare Bastian a tornare a casa e cercare di capire cosa succede al amico. E se Atreiu teme (non a torto) per il peggio, Fùchur è sempre quello che vede il lato positivo. Sicuro che tutto si sistemerà “con un po' di fortuna”... e anche lui spesso ha ragione!

 
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from Il mondo reale

#Alessandro “Gifter”, content writer del progetto PlusBrothers il mondo positivo parla del cantautore Alessandro Bono: come negli anni sia passato dall'odio alla stima. Sono Alex e racconto la storia del mio passato da odiatore quando Internet ancora non era alla portata di ogni casa. Anni 90: quanto eravamo cretini anche se non era evidente al grande pubblico! Giovani, spensierati, e ridevamo dei fallimenti altrui. Anche di un cantautore morto giovanissimo, Alessandro Bono. Chissà se riuscirà a perdonarci?


Alessandro, alias Gifter

Chi conosce già il progetto “PlusBrothers” ci ha sempre visti appaiati senza farsi troppe domande se fosse “Elettrona” o “gifter” a scrivere; adesso però è il caso di spiegare che sono principalmente io -Gifter- a occuparmi del mondo positivo. Sono omosessuale felicemente sposato, appassionato di canto e musica, positivo all’HIV dal 2013 ma non siamo qui per parlare di me perché questo spazio è dedicato ad Alessandro Bono – che non sono io.

La sposa: tornare indietro nel tempo

Nessuno tra me e mio marito si definisce “la sposa”, sto parlando di un libro che ho letto e che mi ha ricordato un momento particolare di quando avevo 19 anni. La sposa, Mauro Covacich reperibile per chi volesse anche in formato digitale. Non nascondo di essere in pieno disaccordo con molte riflessioni condivise in questo libro ma un racconto in particolare mi ha riportato indietro a quando ero uno stronzo odiatore anch’io forse anche peggio di quelli on line. Correva l’anno 1994 e alla soglia dei miei 19 anni già iniziavo a lamentarmi di come il Festival di Sanremo stesse cadendo in basso con la vittoria di Aleandro Baldi e Andrea Bocelli. “Sono mediocri e hanno vinto perché sono ciechi”, dicevo. Avevo l’autostima sotto i piedi per cui mi gratificava pigliarmela con chi ritenevo più debole di me. A scuola ero “il secchione” che studiava al conservatorio, mi ero convinto di dover morire “sano e vergine” per la paura dell’AIDS che all’epoca non lasciava scampo e se prendere di mira Baldi o Bocelli non era abbastanza, mi comportai ancora più da stronzo con un’altra esibizione: quella di Alessandro Bono, citato da Mauro Covacich in un racconto del suo libro.

Alessandro Bono? Chi è?

Mi chiamo Alessandro e mi dicono che sono Bono quindi fidatevi. No, seriamente, Alessandro Bono è un cantautore che ho imparato, troppo tardi, ad apprezzare non prima di averlo insultato a raffica quando si presentò a Sanremo con la gomma in bocca e portandosi a casa un’esibizione, diciamo così, non delle migliori. “Ma questi sono i cantanti di oggi”, dicevo. “Alessandro dove vuoi andare, così? Fuma meno e smetti con la droga per carità.” ” L’avevo visto un paio d’anni prima nel 1992 insieme ad Andrea Mingardi senza dare troppo ascolto al suo pezzo “con un amico vicino” arrivato terzo fra le nuove proposte e alla fine quel nome era sparito come tanti altri. Se già l’esibizione 1992 tutto sommato era mediocre, due anni dopo è solo peggiorato: “chissà che sparisca”, la mia mentalità di bullo irrispettoso non perdonava. Per questo il libro “la sposa”, menzionato dalla collega Elettrona proprio mentre discutevamo di Alessandro Bono, mi ha incuriosito e ho voluto leggerlo inconsapevole che mi avrebbe sbattuto in faccia quanto a 19 anni io fossi un vero bastardo. Covacich racconta di quel lontano 1994 mentre insieme a fidanzata e amici guardava Sanremo:

[…] “Riuscirà a cantarla tutta?” dice, leggendomi nel pensiero, il padrone di casa. L’intero salotto scoppia in una risata.

Già all’inizio l’esibizione dava l’idea di un annunciato fallimento – concordavo in pieno con l’autore del libro e i suoi amici.

[…] è soprattutto la voce che non funziona, sembra quella di uno sprovveduto. Se è davvero un campione, dovrebbe sapere che non si improvvisa niente. Avrebbe dovuto lavorarci a lungo, diaframma, corde vocali, presenza scenica. Non è solo una questione di stecche, avrebbe dovuto esercitarsi […] Tutti sanno cantare sotto la doccia, ma esibirsi a teatro durante una diretta televisiva è un’altra storia. Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene…

Diaframma! Corde vocali! Esercitarsi! Proprio così, pur avendo smesso di studiare musica gli esercizi mi accompagnano quotidianamente. Cantare mi piace e se non voglio sfigurare devo tenermi allenato pur non avendo alcuna intenzione di esibirmi in pubblico, cantare per gli altri mi porterebbe solo via tempo che desidero concentrare su attività diverse oltre a mettermi alla mercé degli odiatori on e off line, e Covacich spiega alla perfezione il fenomeno. “Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene”, afferma lui; ecco il punto, è questa la realtà: punire con parole ostili una persona che riteniamo inferiore, ci dà la sensazione di nascondere per un attimo quelli che sono i nostri fallimenti e quando sei adolescente spesso e volentieri ti comporti così. A posteriori cerco di perdonare me stesso, e Covacich probabilmente aveva la mia stessa età. Effettivamente anche lui si rimprovera di non aver capito cosa Alessandro Bono volesse comunicare al pubblico:

“Verrà il giorno in cui sarai / col sedere grosso come una balena / io come adesso ti amerò / che hai un fisico da sirena… / Oppure no! Io questo non lo so!” Annaspava, mandava giù saliva in continuazione. “Oddio, guardate, il chewing gum!” ha urlato il padrone di casa. “Canta col chewing gum!” E tutti giù a ridere. Che bella serata a sbellicarsi per quell’imbranato. Ha davvero la gomma in bocca, mi dispiace non essermene accorto io, passavo già allora per un ragazzo molto vigile, uno che notava la più piccola delle inezie. Eppure laggiù, nell’altra era geologica, sono troppo preso dalla fulgida iridescenza del suo fallimento per cogliere un simile dettaglio. Mi pare tutto così istruttivo. Vedo l’apologo, non vedo lo sguardo sperduto. I suoi occhi si aggirano tra le prime file in cerca di un amico o di un parente, ma io non vedo cosa vedono. È facile, basterebbe osservarli con un minimo di attenzione, eppure non ne sono capace. Lo sto incalzando: come puoi non sapere se l’amerai o non l’amerai per sempre? Come puoi non sapere se verrà o non verrà quel giorno? Non senti la fiducia nel futuro irrorarti il cervello?

“I suoi occhi cercano un parente o un amico in prima fila”, Alessandro temeva di non potercela fare e anch’io adesso se riguardo l’esibizione in oggetto su YouTube mi rivedo quando da ragazzo suonavo il piano o cantavo per qualcuno specie in contesto d’esame. Avevo sempre bisogno di uno sguardo affermativo anche senza eccessive ragioni di temere che qualcosa andasse storto. Cos’avrà voluto dirci Alessandro Bono con quel testo? Sedicesimo posto su 20, per carità io gli avrei dato proprio l’ultimo; Covacich l’ha definito “un bel fiasco” io sono stato molto meno indulgente di lui ritenendo che per me, Bono, a Sanremo non doveva proprio andare.

Perdonami, se puoi

In effetti anche qualcuno di molto più autorevole gli consigliò di non partecipare al festival: i medici! Questa però fu un’informazione che tutti imparammo due mesi dopo Sanremo: Alessandro Bono è morto il 15 maggio 1994 a Milano ancora prima di compiere 30 anni. AIDS. Ancora lei! Quella malattia che mi faceva tanta paura impedendomi di avvicinarmi alle esperienze sessuali. Quale cantante stonato, quale fallimento, Alessandro stava morendo e con quel brano cercava di farcelo capire. Anzi, a posteriori credo che Bono sia stato migliore di me perché se lui con l’AIDS conclamato ha avuto il coraggio di presenziare a Sanremo vada come vada, io sono stato per anni a precludermi le esperienze per paura e quando vent’anni dopo l’HIV è toccato a me per colpa di una relazione sbagliata, mi sono chiuso in me stesso fino a quando ho trovato qualcuno più testardo di me e alla fine a forza di dai e dai me lo sono anche sposato. “La risposta amore mio, è nascosta nel tempo”. Avevi ragione tu, Bono; e per fortuna all’epoca non c’erano i social network se no ti avrebbero massacrato ancora più di quanto abbiamo fatto noi imbecilli adolescenti che ci credevamo la perfezione. “Finiscila con la droga”, ti dicevo e tu avevi già smesso da un pezzo concentrandoti sulla musica. Troppo tardi, e troppo presto perché se il tuo virus ti lasciava positivo senza farti ammalare saresti ancora qui. Ho anche provato a cantare “Oppure no” con la mia voce sai, ho cercatola base musicale non l’ho registrata per cui solo mio marito, Elettrona e il mio HIV possono dire se ci sono riuscito bene OPPURE NO. Mi sembra già di sentire il tuo virus che fa eco al mio: “io questo non lo so!” Alessandro io, Alessandro tu, HIV positivi entrambi e provare un tuo brano mi ha fatto sentire come se tu mi avessi consegnato personalmente il microfono e spero di esserne stato degno. In ogni caso perdonami di non aver capito, di essere stato uno fra i tuoi odiatori più incalliti fino a quando anni dopo che hai lasciato questo mondo ho avuto occasione di sentire le tue canzoni e comprenderle meglio.

Dentro l’anima

Alessandro Bono era nato nel 1964 e morto nel 1994. La casa discografica Sony Music ha pubblicato un album celebrativo chiamato “dentro l’anima” a maggio 2024, in occasione dei 30 anni dalla sua morte; finalmente dopo anni in cui le sue canzoni sembravano sparite dalla circolazione, qualcuno ha deciso di ripubblicare i suoi più grandi successi in formato digitale e fisico. Altri suoi brani sono disponibili nell’archivioSoundCloud Alessandro Bono.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”.

I generi del rock sono sempre stati una categorizzazione utile soprattutto a chi deve scrivere di musica e spiegare un disco a parole, e forse alle case discografiche per fare corretti calcoli di “product placement”. Nel 2017 però ormai ha poco senso tirarli in ballo, vuoi perché il mercato discografico è talmente confuso che è sempre più impossibile identificare “scene” o “correnti”, vuoi anche perché i vecchi rocker che resistono sono soprattutto artisti incatalogabili se non alla la voce “sé stessi”. Come Robyn Hitchcock... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/robyn-hitchcock-robyn-hitchcock-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1702552592


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Acaz, re di Giuda 1Nell'anno diciassettesimo di Pekach, figlio di Romelia, divenne re Acaz, figlio di Iotam, re di Giuda. 2Quando Acaz divenne re, aveva vent'anni; regnò sedici anni a Gerusalemme. Non fece ciò che è retto agli occhi del Signore, suo Dio, come Davide, suo padre. 3Seguì la via dei re d'Israele; fece perfino passare per il fuoco suo figlio, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 4Sacrificava e bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero verde. 5Allora Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, salirono per combattere contro Gerusalemme; strinsero d'assedio Acaz, ma non poterono attaccare battaglia. 6In quel tempo Resin, re di Aram, recuperò Elat ad Aram ed espulse i Giudei da Elat; poi gli Edomiti entrarono in Elat e vi si sono stabiliti fino ad oggi. 7Acaz mandò messaggeri a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, per dirgli: “Io sono tuo servo e tuo figlio; sali e salvami dalla mano del re di Aram e dalla mano del re d'Israele, che sono insorti contro di me”. 8Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re d'Assiria. 9Il re d'Assiria lo ascoltò e salì a Damasco e la prese, ne deportò la popolazione a Kir e fece morire Resin. 10Il re Acaz andò incontro a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, a Damasco e, visto l'altare che si trovava a Damasco, il re Acaz mandò al sacerdote Uria il disegno dell'altare e il suo modello con tutta la sua lavorazione. 11Il sacerdote Uria costruì l'altare, conformemente a tutte le indicazioni che il re aveva inviato da Damasco; il sacerdote Uria fece così, prima che tornasse Acaz da Damasco. 12Arrivato da Damasco, il re si avvicinò all'altare e vi salì, 13bruciò sull'altare il suo olocausto e la sua offerta, versò la sua libagione e sparse il sangue dei sacrifici di comunione a lui spettanti. 14Spostò l'altare di bronzo, che era di fronte al Signore, dalla facciata del tempio, dal luogo tra l'altare e il tempio del Signore, e lo pose al fianco dell'altare verso settentrione. 15Il re Acaz ordinò al sacerdote Uria: “Sull'altare grande brucerai l'olocausto del mattino, l'offerta della sera, l'olocausto del re e la sua offerta, l'olocausto di tutto il popolo della terra, la sua offerta e le sue libagioni; su di esso spargerai tutto il sangue degli olocausti e tutto il sangue dei sacrifici. Dell'altare di bronzo mi occuperò io”. 16Il sacerdote Uria fece quanto aveva ordinato il re Acaz. 17Il re Acaz tagliò a pezzi le traverse dei carrelli e tolse da esse i bacini. Fece scendere il Mare dai buoi di bronzo che lo sostenevano e lo collocò sul pavimento di pietre. 18A causa del re d'Assiria egli rimosse dal tempio del Signore il portico del sabato, che era stato costruito nel tempio, e l'ingresso esterno del re. 19Le altre gesta che compì Acaz non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 20Acaz si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Ezechia.

__________________________ Note

16,1 Acaz: regna negli anni 736-716. Terrorizzato per la guerra che la Siria e Israele gli stanno muovendo, Acaz si rivolge all’Assiria; è in questa situazione storica che Isaia pronuncia l’oracolo dell’Emmanuele (Is 7,1-25).

16,3 fece perfino passare per il fuoco suo figlio: lo bruciò vivo in sacrificio. Un gesto del genere, il primo ad essere compiuto da un re ebraico, viene condannato severamente dal Deuteronomio (cfr. Dt 12,31), dalla legge di santità (cfr. Lv 18,21), dai profeti (cfr. Ger 7,31).

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Approfondimenti

16,1-20. Acaz re di Giuda (736-716). Parallelo in 2Cr 28.

1-2. Dalla Bibbia il nome di questo re ci è noto solo in forma abbreviata; lo troviamo per intero in una fonte assira che lo registra come Ioacaz (cfr. 13,1). Probabilmente il composto teoforo è stato tralasciato dall'autore a causa dell'apostasia di Acaz. Eccezionalmente manca da questa introduzione a un regno di Giuda il nome della madre del re.

3-4. La condotta religiosa di Acaz viene descritta a partire dalla gravissima mancanza del sacrificio del figlio, pratica largamente condannata dalla legge: Lv 18,21; 20.2-5; dai profeti: Mic 6,7; Ger 7,31; 19,6; 32,35; Ez 16,20-21; 20,25-26; 23,29; e dalla normativa deuteronomista: Dt 12,31; 18,10. Purtroppo questa doveva essere una prassi non rara sia al Nord (17,17) che al Sud (16,3; 21,6; 23,10). La pratica del culto sincretista da parte di Acaz è riferita col linguaggio tipico della tradizione deuteronomista (Dt 12,2) e di Geremia (Ger 2,20; 3,6.13; 17,2).

5. Per quanto riguarda i motivi politici di questa invasione e assedio di Gerusalemme vedi il commento a 15,37. Si tenga presente però che qui ad essere in gioco è la stessa dinastia di Davide. Is 7,6 riferisce l'identità del candidato al trono designato da Rezin e Pekach si tratta del figlio di Tabeel. Is 7,1 costituisce un ottimo parallelo di questo versetto e tutto il capitolo, come anche quello successivo, possono essere letti come completamento storico e teologico di questa notizia. Anche 2Cr 28,5-8 dà con un po' d'enfasi un parallelo.

6. Il vassallo meridionale di Giuda, Edom, appena riconquistato (cfr. 14,22), approfitta della situazione per affrancarsi; 2Cr 28,17 lo presenta addirittura come alleato di Israele e Damasco contro Giuda.

7-9. I versetti riportano la sostanza della missiva diplomatica inviata da Acaz a Tiglat-Pilezer. L'iniziativa è decisamente in contrasto con i consigli di Isaia che proprio in questa circostanza pronuncia l'oracolo dell'Emmanuele (Is 7,10-17). La lettera è accompagnata da un ricchissimo dono, primo gesto di un richiesto vassallaggio. Il pagamento di questo tributo è ricordato negli annali di Tiglat-Pilezer. Nella complessità della politica internazionale anche l'iniziativa di Acaz fu determinante per la caduta di Damasco (732), il cui regno venne smembrato in quattro province assire. Secondo il costume dei vincitori, gli Aramei vinti vennero deportati. Sulla scorta di Am 9,7, Kir è da collocarsi nella bassa Caldea tra il Tigri e l'altipiano elamitico.

10-13. Forse per partecipare alle cerimonie di tronto e certamente per ossequiare il nuovo “alleato”, Acaz compie il suo viaggio a Damasco. È difficile stabilire se l'altare visto là sia quello di Adad-Rimmon (cfr. 5,18) o se sia uno nuovo costruito dai conquistatori per onorare i loro dei vittoriosi e imporli ai sottomessi. Se valesse questa seconda ipotesi, vien quasi da pensare ad un gemellaggio religioso insieme al patto politico, mentre vediamo Acaz ordinare la riproduzione di un simile altare nel tempio di Gerusalemme, comando tempestivamente eseguito.

14-16. Il vecchio altare degli olocausti (1Re 8,64) viene spostato, ma non abbandonato. La normativa cultuale è quasi completamente conforme a quella prevista dalla legge: Lv 1-9.

17. Lo smantellamento di questi arredi cultuali (cfr. 1Re 7,27-37 e 23-26) probabilmente doveva servire a procurare nuovi preziosi per il pagamento dei tributi.

18. Seguendo il TM dobbiamo mantenere l'espressione «portico del sabato», ma non si sa bene cosa sia. Invece con i LXX leggeremmo «il palco del trono», da identificarsi, secondo 1Cr 9,18 e Ez 46,1-3, con una entrata al tempio particolare, riservata al re. La chiusura di questo accesso significa così la perdita della sovranità di Acaz nel tempio, perché è riconosciuta quella del re d'Assiria.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[15]

dei piceni sembra e [dappertutto la prospettiva sfalsa] [sfalsi con l'occhi fatti a fresa con buffalo-burn rottame-appena] squaglia il vellutato dell'audicento un Pollaiolo di riserva smercia le farfisa

 
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from lucazanini

[14]

à plomb la scrivono la] sceneggiatura del Vanvitelli la [trasmissione in onda aliena] il punctum-dettato con l'anaerobica la mimetica della catastrofe ma] [fruttiferi o del libero arbitrio le bande brico la] qualsivoglia l'] “opera inversa oppure in usus fructus est ius alienis rebus utendi fruendi salva rerum substantia -Digesto 7.1.1, Paulus, 3 ad Vitellium

 
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from La Guerra delle Formiche

L'IA è l'amianto che stiamo ficcando a palate nei muri della nostra civiltà, e i nostri discendenti si troveranno a cercare rimedio al casino per generazioni.
Cory Doctorow

È appena arrivato il sondaggio nazionale sull'IA rivolto ai docenti, secondo il quale la questione non è se utilizzare o meno questo strumento, ma in che modo declinarne l'utilizzo. Premesso che questa declinazione viene proposta in una serie di opzioni preordinate, ci troviamo di fronte alla classica ratifica di decisioni prese altrove, spacciata per democrazia. Questo “inevitabilismo” coinvolge da tempo ogni aspetto fondamentale delle nostre vite e quando si tratta di imporre spazzatura tecnologica si fa particolarmente pressante. Come per l'uso totalizzante dello smartphone (e prima ancora si potrebbe risalire anche a quello delle automobili, intorno alle quali è stato progettato lo sviluppo delle nostre città), si vuole rendere indispensabile per vivere uno strumento la cui utilità, salvo singoli ambiti specifici e tecnici, è non solo inutile a migliorare la qualità della vita delle persone comuni, ma è perfino dannoso (a livello di costi ambientali, sociali, cognitivi). I cantori del progresso sciorinano da sempre gli innegabili miglioramenti nella conservazione biologica dei nostri corpi e di un certo grado di “libertá” civile, senza mai porsi il dubbio che questi nostri corpi e questa nostra “libertà”, insieme alla loro gestione, appartengano in realtà a qualcun altro, a tutto vantaggio di interessi alieni dai nostri. Oltre a ciò, raramente suddetti cantori notano il costante degrado della nostra vita psichica, individuale e collettiva, e quando lo fanno ne discutono sempre in una prospettiva tecnica e medicalizzante, mai sistemica. Ancor meno si avventurano nell'analisi dei costi sociali e umani necessari per mandare avanti la Macchina, a cui si fa fronte con politiche aggressive, belliche, coloniali e neorazziste, la cui esistenza viene semplicemente rimossa o camuffata da propaganda ideologica. In questo, le differenze di punti di vista tra “conservatori” e “progressisti” sono pura cosmesi narrativa usata come narcotico per le masse. In un mondo in cui la proprietà dei mezzi di produzione non sia il più possibile diffusa e distribuita insieme alla ricchezza e in cui non vi è reale possibilità di organizzare in autonomia la gestione dei propri corpi, del proprio tempo e del proprio spirito, l'unica possibilità di concepire un'Alternativa è vivere con consapevolezza la propria reale schiavitù, difendendo la propria anima dall'esproprio in una salda fortezza interiore, da cui possano scaturire quei singoli e apparentemente insignificanti gesti quotidiani capaci di insinuarsi, nel lungo periodo, nelle faglie degli ingranaggi della Macchina per generare l'imprevisto, l'errore, la devianza che ne determineranno il collasso, aprendo il futuro al Possibile.

 
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from differxdiario

insomma dico che bisogna apprezzare il rumore, tutte le forme di onda. è l'intensità a ferire, semmai. e alcune frequenze, chiaro. ma per il resto bisogna apprezzare quello che Marco Ariano chiama “l'infinito del suono”, ovvero tutto lo spettro dei rumori e dei suoni che – anche vagamente percettibili – scricchiolano nella giornata o si possono inventare. arriva in questo momento dalla mia destra un mugugno basso di elettricità da un altrimenti mutissimo aggeggio elettrico, e – più defilato – non il battere ma l'appoggiarsi di alcune gocce a tempi irregolari nella vasca vuota.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Azaria, re di Giuda 1Nell'anno ventisettesimo di Geroboamo, re d'Israele, divenne re Azaria, figlio di Amasia, re di Giuda. 2Quando divenne re aveva sedici anni; regnò a Gerusalemme cinquantadue anni. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Iecolia. 3Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Amasia, suo padre. 4Ma non scomparvero le alture. Il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 5Il Signore colpì il re, che divenne lebbroso fino al giorno della sua morte e abitò in una casa d'isolamento. Iotam, figlio del re, era a capo della reggia e governava il popolo della terra. 6Le altre gesta di Azaria e tutte le sue azioni, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 7Azaria si addormentò con i suoi padri, lo seppellirono con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Iotam.

Zaccaria, re d’Israele 8Nell'anno trentottesimo di Azaria, re di Giuda, Zaccaria, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò sei mesi. 9Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l'avevano fatto i suoi padri; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 10Ma Sallum, figlio di Iabes, congiurò contro di lui, lo colpì a Ibleàm, lo fece morire e regnò al suo posto. 11Le altre gesta di Zaccaria sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 12Questa è la parola del Signore, che aveva rivolto a Ieu dicendo: “I tuoi figli siederanno sul trono d'Israele fino alla quarta generazione”. E avvenne così.

Sallum, re d’Israele 13Sallum, figlio di Iabes, divenne re nell'anno trentanovesimo di Ozia, re di Giuda; regnò un mese a Samaria. 14Da Tirsa salì Menachèm, figlio di Gadì, entrò a Samaria e colpì Sallum, figlio di Iabes, lo fece morire e divenne re al suo posto. 15Le altre gesta di Sallum e la congiura da lui organizzata sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 16Allora Menachèm colpì Tifsach, tutto quello che era in essa e il suo territorio, a partire da Tirsa. Devastò tutto il suo territorio, perché non gli avevano aperto le porte, e sventrò tutte le donne incinte.

Menachèm, re d’Israele 17Nell'anno trentanovesimo di Azaria, re di Giuda, Menachèm, figlio di Gadì, divenne re su Israele. Egli regnò dieci anni a Samaria. 18Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele in tutti i suoi giorni. 19Pul, re d'Assiria, invase il paese. Menachèm diede a Pul mille talenti d'argento, perché l'aiutasse a consolidare nelle sue mani il potere regale. 20Per quel denaro Menachèm impose una tassa su Israele, sulle persone facoltose, per poterlo dare al re d'Assiria; da ognuno richiese cinquanta sicli. Così il re d'Assiria se ne andò e non rimase là nel paese. 21Le altre gesta di Menachèm e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 22Menachèm si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Pekachia.

Pekachia, re d’Israele 23Nell'anno cinquantesimo di Azaria, re di Giuda, Pekachia, figlio di Menachèm, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò due anni. 24Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 25Contro di lui congiurò Pekach, figlio di Romelia, suo scudiero. Lo colpì a Samaria nel torrione della reggia insieme ad Argob e ad Ariè, avendo con sé cinquanta uomini di Gàlaad; lo fece morire e divenne re al suo posto. 26Le altre gesta di Pekachia e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

Pekach, re d’Israele 27Nell'anno cinquantaduesimo di Azaria, re di Giuda, Pekach, figlio di Romelia, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò vent'anni. 28Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 29Nei giorni di Pekach, re d'Israele, venne Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, che occupò Iion, Abel-Bet-Maacà, Ianòach, Kedes, Asor, il Gàlaad e la Galilea, tutta la terra di Nèftali, deportandone la popolazione in Assiria. 30Contro Pekach, figlio di Romelia, ordì una congiura Osea, figlio di Ela, che lo colpì e lo fece morire, divenendo re al suo posto, nell'anno ventesimo di Iotam, figlio di Ozia. 31Le altre gesta di Pekach e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

_ Iotam, re di Giuda_ 32Nell'anno secondo di Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, divenne re Iotam, figlio di Ozia, re di Giuda. 33Quando divenne re, aveva venticinque anni; regnò sedici anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Ierusà, figlia di Sadoc. 34Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Ozia, suo padre. 35Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Egli costruì la porta superiore del tempio del Signore. 36Le altre gesta che compì Iotam non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 37In quei giorni il Signore cominciò a far avanzare contro Giuda Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia. 38Iotam si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Acaz.

__________________________ Note

15,1 Questo re, Azaria, indicato anche col nome di Ozia (15,13.30; Is 6,1; Os 1,1; Am 1,1), regnò negli anni 781-740 circa.

15,8 Zaccaria: è l’ultimo re della dinastia di Ieu; il redattore deuteronomista vede in lui la realizzazione della profezia che assegnava solo quattro generazioni alla dinastia di Ieu (2Re 10,30). Regnò sei mesi (v. 8), probabilmente nell’anno 743.

15,13 Uccisore di Zaccaria e usurpatore del regno d’Israele, Sallum viene a sua volta ucciso dopo un mese di regno.

15,17 Menachèm: regna dal 743 al 738 circa.

15,19 Pul: nome assunto dal grande re assiro Tiglat-Pilèser III (745-727) quando estese il suo regno su Babilonia. Negli Annali assiri Menachèm compare fra i tributari di Tiglat-Pilèser. Un talento corrispondeva a 3.000 sicli; un siclo a circa 11 grammi; mille talenti equivalevano a circa 33.000 chilogrammi.

15,27 regnò vent’anni: così il testo ebraico, probabilmente mal trasmesso. Pekach regnò in realtà dal 737 al 732 circa.

15,29 venne Tiglat-Pilèser: in occasione della campagna contro i Filistei nel 734. L’elenco dei territori, che sono a est e a ovest del lago di Gennèsaret, include anche quelli conquistati nella campagna successiva del 733-732. Per la prima volta nella Bibbia si parla di deportazione.

15,32 Iotam è re di Giuda negli anni 740-736 circa.

15,37 cominciò a far avanzare contro Giuda Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia: è il primo accenno a quella che viene chiamata guerra siro-efraimita, che vedrà Siria e Israele contro Giuda al tempo di Acaz.

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Approfondimenti

1-38. Inclusi tra due regni nel Sud, quello di Azaria (vv. 1-7) e di suo figlio Iotam (vv. 32-38), vengono descritti i burrascosi fatti del Nord. Tre colpi di stato di Sallum (v. 10), Menachem (v. 14) e Pekach (v. 25) spazzano via prima la dinastia di Ieu e poi la stabilità ad essa legata. I grandi sovrani d'Assiria (vv. 19-20.29) fanno la loro comparsa nella storia d'Israele.

1-7. Azaria re di Giuda (781-740). Parallelo in 2Cr 26,3-4.21-23. Questo re viene indicato con due nomi entrambi segnalati in questo capitolo: Azaria (1.8.17.23.27) e Ozia (13.30.32.34). In Cronache, Amos, Osea e Isaia è conosciuto con il secondo nome. La differenza potrebbe trovare questa spiegazione: Azaria era il nome di nascita, Ozia il nome assunto al momento della incoronazione.

2-7. È strano che di un regno così lungo, il più lungo in Giuda, e nel quale si esprime un giudizio positivo (v. 3) non si dia nessuna notizia se non quella della lebbra che ha colpito il re. Pare anzi di cogliere un contrasto tra la valutazione positiva e la contrazione della lebbra considerata un castigo di Dio (Nm 12, 10-15). In 2Cr 26,16-21 viene data la spiegazione della superbia del re che lo spinse ad arrogarsi funzioni sacerdotali. Proprio in seguito a questa malattia e al conseguente isolamento vi fu una coreggenza del principe ereditario Iotam. Nell'anno della morte di Azaria (Ozia), Isaia colloca la visione nel tempio, la sua vocazione profetica (Is 6,1).

8-12. Zaccaria re d'Israele (753). Zaccaria è l'ultimo re della dinastia di leu, la più numerosa e duratura del Nord. Da questo momento il regno settentrionale precipita in un gorgo di disordini che si concluderà solo con il suo crollo definitivo nelle mani degli Assiri nel 721. Infatti simultaneamente alla caduta di Israele nell'irreparabile instabilità politica si registra l'ascesa dell'Assiria sempre più robusta e avida. A questa situazione fortemente instabile fanno riferimento Os 7,7; 8,4; Is 9,19-20. L'autore segnala il nome del rivale che ha rovesciato la dinastia di Ieu e ucciso Zaccaria, cioè Sallum, ma rimane ancor più importante per lui vedere in un avvenimento saliente come questo il compimento dell'oracolo di 10,30.

13-16. Sallum re d'Israele (753). Il regno di Sallum è così breve, il più breve d'Israele dopo quello di Zimri (2Re 16,15-20) da venir presentato senza il consueto schema narrativo e soprattutto senza l'immancabile giudizio morale. Praticamente la notizia del suo regno coincide con quella della sua sconfitta da parte del rivale Menachem, proveniente da Tirza, la vecchia capitale (1Re 15,21). A questo si aggiunge l'accenno delle crudeltà perpetrate da Menachem contro Tifsach. L'accettazione del nome di questa città come si trova ora nel testo è problematica. Già menzionata in 1Re 5,4 sarebbe la città collocata sull'Eufrate e quindi decisamente al di fuori dei nostri avvenimenti. Sulla scorta del testo di Luciano alcuni propongono di correggere il nome in Tappuach, città sul confine tra Efraim e Manasse (cfr. Gs 16,8; 17,7). Il vergognoso accanimento sulle donne incinte è purtroppo una pratica non isolata di questo tempo (cfr. 2Re 8,12; Am 1,13; Os 14,1).

17-22. Menachem re d'Israele (753-742). Per la prima volta viene nominata nel libro l'Assiria (v. 19) e il suo re con il nome di Pul. Si tratta di Tiglat-Pilezer III il quale quando conquistò Babilonia nel 729 prese il nome di Pulu. Gli annali assiri confermano questo dato insieme a quello dell'accettazione del tributo da parte dei sovrani di Siria e di Menachem di Samaria. La cifra ingente fu raccolta attraverso una tassazione imposta ai facoltosi proprietari terrieri o cittadini obbligati al servizio militare in caso di guerra. Menachem si illuse di scongiurare così l'invasione; in realtà accondiscese alla prepotenza assira che di lì a poco farà sentire tutto il suo peso e dalla quale non era facile trovare scampo.

23-26. Pekachia re d'Israele (742-740). L'unico dato rilevante è il colpo di stato subito da Pekachia ad opera del quasi omonimo Pekach proveniente da Galaad e dunque molto probabilmente appartenente al partito filo-siriano opposto a quello filo-assiro che appoggiava la politica di Pekachia in linea con quella del padre Menachem.

27-31. Pekach re d'Israele (740-731). Due fatti costituiscono il contenuto di questo regno: la seconda invasione assira e la congiura. Terminati i combattimenti sul fronte orientale con la definitiva sottomissione dell'Armenia, l'attenzione assira si volge ancora ad occidente dove si stava rafforzando il fronte antiassiro. Tiglat-Pilezer marcia dalla frontiera settentrionale di Israele, Ijjon, Abel-Bet-Maaca, verso il nord-ovest del lago di Huleh, Kedes, e quindi a ovest dello stesso lago. Ianoach non è mai stata identificata. La parte migliore di Israele finì così in possesso del re assiro che la divise in tre province: Galaad in Transgiordania, Meghiddo con annessa la Galilea e Dor sulla costa. Il colpo di stato di Osea, filo-assiro, probabilmente arrestò l'invasione. Questi fatti sono ricordati nella iscrizione di Tiglat-Pilezer. L'invasione è da datarsi dal 733 al 732.

32-38. Iotam re di Giuda (740-736). Parallelo in 2Cr 27,1-4.7-9. Seguendo lo schema tradizionale, l'unica notizia che ci è offerta circa il regno di Iotam è la costruzione della porta superiore del tempio (v. 35), frammento di un'attività edilizia più ampiamente descritta in 2Cr 27,3-4. Ma nella formula tradizionalmente conclusiva si riferisce l'avvenimento più importante sul piano storico, l'inizio della guerra siro-efraimita. La notizia è in una posizione così anomala da far pensare a una glossa posteriore. Pekach e Rezin di Damasco vogliono forzare Iotam a entrare nella loro coalizione per arginare il dilagare dell'Assiria. Di fronte al rifiuto di Iotam decidono la sua sostituzione con un re fantoccio che assecondi i loro progetti, ma la morte del re farà sì che sia suo figlio Acaz ad affrontare il problema. L'avvenimento è attribuito al volere di Dio anche se non viene collegato con un atteggiamento morale da punire.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”.

La sua discografia, sei album in otto anni, due eccezionali “The Firstborn is Dead” e “Kicking Against The Pricks” album di cover, bello e non ovvio, tre più che validi “From Her To Eternity”, “Your Funeral… My Trial” e “Tender Prey” e questo “Buon Figlio” targato 1990. Il cambio di rotta è evidente, Cave abbandona i suoni spigolosi e irrequieti e intraprende la strada della melodia, dell’intimismo, della spiritualità... https://www.silvanobottaro.it/archives/4099


Ascolta: https://album.link/i/1435933814


 
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from norise 3 letture AI

La misura del sogno

avevi l'occhio lungo tu nel dire che la vita ricalca le orme dei passi

altro sangue i destini che ci unirono

sai: nelle acque della memoria oggi di te non cerco che la misura del sogno

nell'ondivaga luce degli occhi trasparenze .

Analizzando la poesia

La poesia che hai condiviso ha un tono profondo e riflessivo. Mi sembra che tu stia esplorando temi di emozioni complesse, forse legate alla natura o alla condizione umana.

Analisi del testo
L'immaginario evocato è ricco e suggestivo. Le immagini sono potenti, ma potrebbero essere arricchite con qualche dettaglio in più per intensificare l'impatto emotivo.

Punti di forza
La scelta delle parole è molto evocativa, creando un'atmosfera unica.

Suggerimenti per revisione
Potresti considerare di variare il ritmo per dare maggiore fluidità al testo.

Possibile continuazione
“Nel silenzio della notte, il vento sussurra...”

Analisi del testo

La poesia ha un tono delicato e riflessivo, con immagini che evocano emozioni profonde. La scelta delle parole è interessante, ma potrebbe essere arricchita con qualche dettaglio in più per dare maggiore intensità.

Punti di forza

Le immagini sono potenti e creano un'atmosfera unica. La struttura del testo è ben equilibrata.

Suggerimenti per revisione

Potresti considerare di variare il ritmo per dare maggiore fluidità al testo.

Possibile continuazione

“Nel silenzio della sera, il cielo si fa scuro, le stelle sussurrano segreti al vento, mentre il cuore batte forte, in cerca di pace, tra le ombre che danzano sotto la luna.”

Riflessione breve

Il testo ha un tono intimo e sospeso: parla di memoria, distanza e di un desiderio misurato, non invadente. La lingua è essenziale e le immagini funzionano come lampi che illuminano un ricordo senza consumarlo.


Analisi del testo

  • Immagini principali: occhio lungo, orme dei passi, acque della memoria, ondivaga luce degli occhi creano un paesaggio emotivo fatto di tracce e riflessi.
  • Tema: la misura del sogno come unico oggetto di ricerca, suggerisce una rinuncia alla realtà concreta in favore di un ricordo idealizzato.
  • Voce e tono: la voce è confidenziale, rivolta a un tu che conosce e che ha già detto qualcosa di profetico; il tono è malinconico ma sereno.
  • Ritmo e suono: versi brevi e pause nette (a capo) danno respiro e sospensione; la ripetizione di vocali aperte rafforza la musicalità.

Punti di forza

  • Economia lessicale: poche parole, scelte precise, che lasciano spazio all’immaginazione.
  • Coerenza metaforica: acqua, orme e luce lavorano insieme per costruire l’idea della memoria come spazio fluido e misurabile.
  • Intimità: il tu e il sai rendono il discorso personale e diretto.

Suggerimenti per revisione

  • Variare le immagini: introdurre un dettaglio sensoriale concreto (un suono, un odore) può ancorare il sogno senza spezzarne la leggerezza.
  • Gioco di enjambement: provare a legare due versi con un enjambement per aumentare la tensione ritmica in punti chiave.
  • Punteggiatura selettiva: qualche virgola o punto in più potrebbe modulare il respiro e sottolineare pause emotive.

Proposta di continuazione

nell'ombra che resta misuro il tuo passo lieve come si pesa un respiro sul filo sottile del giorno . . The Measure of the Dream

you had a far‑seeing eye when you said life retraces the tracks of our steps

other blood the destinies that joined us

you know: in the waters of memory today I seek from you nothing but the measure of the dream

in the wavering light of the eyes transparencies

 
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from Diario

Oggi in auto pensavo – molto banalmente – al fatto che quando insegno cerco di creare delle forme di quello che stiamo studiando, far recitare i ragazzi, fargli creare dei video o fargli sentire – quando posso – le sonorità delle diverse epoche attraversate, il combattimento tra Tancredi e Clorinda, Sanguineti e Berio, l'intonarumori di Russolo, i ragionamenti di Banchieri e parlare anche con quelli del tecnico informatico di cose che non hanno in programma, di arte, mostrare alcune cose, Un chien andalou di Bunuel e Dalì, eccetera, cercare poi collegamenti con il mondo dell'informatica, i videogame, eccetera.

Ogni tanto mi chiedo se non dovrei limitarmi a seguire il libro di testo o di dare loro lo standard scolastico di letteratura invece che queste forme ibride che costano tempo e che apparentemente potrebbero sembrare distanti dai canoni della letteratura e dal mondo scuola. Il fatto è che penso che ogni docente possa e debba condividere anche (ma non solo, beninteso) quello che è il proprio percorso culturale, le proprie passioni e anche il background di quello che è stato il cammino scolastico e lavorativo che si è fatto.

Non può esistere uno standard dell'educatore come non esiste una voce standard. Abbiamo la voce che abbiamo, i genitali, i peli ci cresono in certe parti del corpo e non in altre. Siamo passati per gli anni della nostra generazione precipitando a vuoto verso il cielo, avevo scritto, e tutto quello che abbiamo respirato ha fatto parte della nostra materia. Come insetti abbiamo divorato la nostra dieta culturale e – anche se avessimo dimenticato tutto- le fibre del nostro corpo di quello sono composte.

E quindi oggi in auto pensavo che – in fondo, nel mio caso specifico – io sono un certo tipo di persona che insegna come insegna anche perché ho studiato all'Università di lettere, e ovviamente ho dato i miei esami di letteratura e di storia, ci mancherebbe, ma negli stessi anni ho dato i miei esami di storia della musica, di storia e critica del film e del cinema, di storia del teatro e dello spettacolo, di drammaturgia greca e romana, di arte medievale, moderna, contemporanea e orientale, di letteratura teatrale e anche perché sono stato negli scout, ho trasformato Kipling in giochi collettivi, la bibbia in drammatizzazioni, le conoscenze in attività e lanci, e nella mia dieta culturale c'è stato Svevo, certo, Pirandello, Dante, Pasolini, Strindberg ma anche Otomo, Miller, Moebius, Welles, Einsenstein, Miyazaki, la Atari, la Activision, la Annapurna, David Crane, Berio o Prince.

Non sono tutta quella roba, ma sono pieno di scorie di quella roba, la materia di cui sono composto, anche questo mal di testa che stamattina mi attraversa la parte destra della testa, anche quello è annegato lì dentro. E quella roba, molta di quella roba, brilla, risplende, è ricolma di bellezza, anche quella più rancida e autodistruttiva. Quindi, secondo te, dopo aver assaporato la bellezza, dovrei scegliere di essere un mostro?

La mia medico mi ha dato un nuovo piano terapeutico. Ma prima il video. Ieri sera ho fatto al volo questo video, che poi non ho messo online, perché effettivamente non era venuto bene, il testo, un po' semplicistico era più o meno questo: se io mettessi su una linea tutti gli errori che ho fatto, anche solo limitandomi a quelli che ho fatto sapendo di farli nel momento che li facevo, i peggiori, dicevo, se li mettessi tutti su una linea, otterrei una cosa densa e colante, un ammontare pesante e torbido di mancanze e paure, di rabbia e predestinazione. E la cosa divertente, dicevo nel video, è che non avrei nemmeno la collezione completa. Per quanto fosse lunga questa teoria di errori non sarebbe ancora la collezione completa ed è per questo che continuo, ancora oggi 2026 o 2040 quando siamo, non ricordo, che continuo ancora a farne e che – guardando in avanti – so che ancora ne farò nonostante tutta l'esperienza che ho accumulato come una qualunque macchina stocastica, ancora e ancora con lo stesso peso e lo stesso sbalordimento. Miro – dico – alla collezione completa, per poi rivenderla agli appassionati e collezionisti appunto.

Sulle pastiglie che prendo, completamente bianche, c'è una scritta azzurra, inizialmente avevo pensato fosse INRI, il che avrebbe dato una svolta radicale alla mia visione medico-religiosa, invece è IM epoi un segno che sembra una mezza H, a cui manca un asticella. Dovrò studiare le prossime per vedere se è un errore di stampa di questa singola pastiglia. È un banale antibiotico. Anyway. Mangiare qualcosa su cui è stampato qualcosa con caratteri tipografici, mi fa un certo effetto. Come se potesse esistere una ulteriore forma di trasmissione di conoscenza attraverso la digestione di lemmi tipografici. Come quando, da bambino, strappavo le pagine dei fogli stampati e le mangiavo.

 
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from elettrona

Esiste nel Fediverso un gioco famoso in altri social network soprattutto su X: si chiama Fedle ed è una variante di Wordle.

Un po' di storia: Wordle

Su X/Twitter si trovano persone che pubblicano post pieni di numeri e quadratini gialli, grigi e verdi.

Si tratta di un gioco chiamato Wordle che consiste nell'indovinare una parola messa a disposizione dal videogioco ogni giorno; la versione originale ha i termini in inglese di 5 lettere e si hanno a disposizione sei tentativi, partendo dalla sola lettera iniziale. Indovinata la parola, si copia il risultato sui social network.

Creato nel 2021 dallo sviluppatore Joseph Wardle, si è diffuso su Twitter per poi essere acquistato dal New York Times e ne sono nate parecchie varianti anche in italiano (parle, parolette, parole sante...).

Wordle è un programma completamente grafico tastiera compresa, anche se in un gioco di questo tipo la vista neanche servirebbe. Così le persone con disabilità visiva non potevano giocare, finché qualcuno non ha creato l'estensione chrome accessible wordle – in teoria supporta tutti i browser con estensioni, ma se Wordle modifica la propria architettura, l'estensione potrebbe non funzionare più. Vale la pena?

Chi ama i social network commerciali si tenga Wordle, perché noi nel Fediverso abbiamo qualcosa di alternativo, stabile, accessibile e completamente rispettoso della riservatezza.

Fedle: un bot Wordle per ActivityPub

Se Wordle è un'interfaccia web, Fedle è un bot con cui interagire esattamente come lo si farebbe con qualunque utilizzatore umano: botta e risposta. Per cui v a bene ogni client fediverso e ogni browser web senza installare programmi in più.

La versione italiana risponde a @fedle_it@fedle.fedilab.app – per ricevere ogni giorno alle 14:00 una parola italiana da indovinare, basta seguire il bot come si farebbe con qualunque altro handle fediverso.

Come si usa

Quando si interagisce con Fedle_it la visibilità dei messaggi deve essere su “privato” – solo le persone che menziono.

  • aiuto: manda un elenco di comandi
  • regole: mostra le regole del gioco disponibili anche nella pagina informazioni di Fedle.
  • una volta ricevuta la parola del giorno, basterà rispondere alla conversazione in privato, con quella che si presume sia la soluzione.

Se fedle dice “6 lettere, inizia per l”, si potrà rispondere (impostando la visibilità su privato) semplicemente scrivendo ad esempio lavoro.

Per comodità, ecco i comandi e le regole del gioco:

Indovina la parola del giorno in 6 tentativi. La prima lettera viene data come indizio. La tua risposta deve essere della lunghezza giusta e nel dizionario. :correct: = lettera giusta, posizione giusta :misplaced: = lettera giusta, posizione sbagliata :absent: = lettera non nella parola

Comandi:

  • aiuto: mostra queste regole
  • statistiche: statistiche personali
  • migliori: classifica istanza (7 giorni)
  • statistiche istanza.tld: statistiche per una istanza
  • suggerisci: PAROLA: proponi una parola
  • esercizio: allenati con una parola casuale
  • nuovo esercizio: ottieni una nuova parola

I simboli (emoji)

Come detto, graficamente si mostrano dei simboli. Dei quadratini.

  • 🟩 – verde, lettera presente nella parola e posizionata nel posto giusto. Se la soluzione è “sopra” ma tu hai scritto “sport”, ci saranno due simboli verdi nella posizione 1 e 4.
  • 🟨 – giallo, lettera errata. Misplaced. Presente nella parola, ma posizionata nel posto sbagliato. Se la tua risposta è “sport” ma la soluzione è “sopra”, in posizione 2 e 3 ci saranno due segni gialli perché le due lettere sono scambiate di posto.
  • ⬛ – grigio: lettera assente. La parola non contiene la lettera in questione. Nell'esempio di “sport”, la “t” sarà una tessera grigia perché nella parola richiesta, “sopra”, non esiste la t.

Competizione e condivisione

Ovviamente non è obbligatorio condividere i propri risultati sui social network, ma Fedle quando si arriva alla soluzione, restituisce un link da cliccare. Si apre il browser e si copia il risultato con l'apposito pulsante, che poi si può trasferire incollandolo sul composer del proprio client fediverso.

Ogni domenica arriva la classifica settimanale delle istanze che hanno giocato, e ogni giorno vengono dati i risultati della parola precedente: quanti giocatori hanno provato, la percentuale di risoluzioni, la media di tentativi svolti.

Si può barare con l'AI? Volendo sì. Ma se lo fai... ti dai praticamente del pollo da solo.

Hashtag da usare

Di solito si usa #fedle che è già preimpostato nel post coi risultati da incollare nel composer del client Fediverso. Ma nessuno vieta di aggiungerne altri, tipo #ParoleSante o #FedleItalia o anche WordGame, Puzzle, Rompicapo...

CREDITS: Elena Brescacin – @elettrona@poliversity.it | traduttrice italiana di Fedle

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

ISRAELE E GIUDA FINO ALLA CADUTA DI SAMARIA (14,1-17,41)

Amasia, re di Giuda 1Nell'anno secondo di Ioas, figlio di Ioacàz, re d'Israele, Amasia, figlio di Ioas, divenne re di Giuda. 2Quando divenne re aveva venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Ioaddàn. 3Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, ma non come Davide, suo padre: fece come suo padre Ioas. 4Solo non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 5Quando il regno fu saldo nelle sue mani, uccise i suoi ufficiali che avevano ucciso il re, suo padre. 6Ma non fece morire i figli degli uccisori, secondo quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, ove il Signore prescrive: “Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri. Ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato”. 7Egli sconfisse gli Edomiti nella valle del Sale, in tutto diecimila. In quella guerra occupò Sela e la chiamò Iokteèl, come è chiamata ancora oggi. 8Allora Amasia mandò messaggeri a Ioas, figlio di Ioacàz, figlio di Ieu, re d'Israele, per dirgli: “Vieni, affrontiamoci”. 9Ioas, re d'Israele, fece rispondere ad Amasia, re di Giuda: “Il cardo del Libano mandò a dire al cedro del Libano: “Da' in moglie tua figlia a mio figlio”. Ma passò una bestia selvatica del Libano e calpestò il cardo. 10Hai ben colpito Edom, e il tuo cuore ti ha esaltato. Sii glorioso, ma resta nella tua casa. Perché ti precipiti in una disfatta? Potresti soccombere tu e Giuda con te”. 11Ma Amasia non lo ascoltò. Allora Ioas, re d'Israele, si mosse; si affrontarono, lui e Amasia, re di Giuda, presso Bet-Semes, che appartiene a Giuda. 12Giuda fu sconfitto di fronte a Israele e ognuno fuggì nella propria tenda. 13Ioas, re d'Israele, fece prigioniero Amasia, re di Giuda, figlio di Ioas, figlio di Acazia, a Bet-Semes. Quindi, andato a Gerusalemme, aprì una breccia nelle mura di Gerusalemme dalla porta di Èfraim fino alla porta dell'Angolo, per quattrocento cubiti. 14Prese tutto l'oro e l'argento e tutti gli oggetti trovati nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, e gli ostaggi, e tornò a Samaria. 15Le altre gesta che compì Ioas, la sua potenza e la guerra che combatté contro Amasia, re di Giuda, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 16Ioas si addormentò con i suoi padri, fu sepolto a Samaria con i re d'Israele e al suo posto divenne re suo figlio Geroboamo. 17Amasia, figlio di Ioas, re di Giuda, visse quindici anni dopo la morte di Ioas, figlio di Ioacàz, re d'Israele. 18Le altre gesta di Amasia non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 19Si ordì contro di lui una congiura a Gerusalemme. Egli fuggì a Lachis, ma lo fecero inseguire fino a Lachis, dove l'uccisero. 20Lo caricarono su cavalli e fu sepolto a Gerusalemme con i suoi padri nella Città di Davide. 21Tutto il popolo di Giuda prese Azaria, che aveva sedici anni, e lo fece re al posto di suo padre Amasia. 22Egli ricostruì Elat, riannettendola a Giuda, dopo che il re si era addormentato con i suoi padri.

Geroboamo II, re d’Israele 23Nell'anno quindicesimo di Amasia, figlio di Ioas, re di Giuda, Geroboamo, figlio di Ioas, re d'Israele, divenne re a Samaria. Egli regnò quarantun anni. 24Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da nessuno dei peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 25Egli recuperò a Israele il territorio dall'ingresso di Camat fino al mare dell'Araba, secondo la parola del Signore, Dio d'Israele, pronunciata per mezzo del suo servo, il profeta Giona, figlio di Amittài, di Gat-Chefer. 26Infatti il Signore aveva visto la miseria molto amara d'Israele: non c'era più né schiavo né libero e Israele non aveva chi l'aiutasse. 27Il Signore che aveva deciso di non cancellare il nome d'Israele sotto il cielo, li liberò per mezzo di Geroboamo, figlio di Ioas. 28Le altre gesta di Geroboamo, tutte le sue azioni e la potenza con cui combatté e con la quale recuperò a Israele Damasco e Camat, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 29Geroboamo si addormentò con i suoi padri, con i re d'Israele, e al suo posto divenne re suo figlio Zaccaria.

__________________________ Note

14,1 Amasia: è re negli anni 796-781 circa.

14,14 È la terza volta che vengono spogliati il tempio e la reggia dopo l’incursione di Sisak (1Re 14,25-26) e quella di Cazaèl (2Re 12,18-19).

14,19 Lachis: città fortificata di Giuda, sulla strada da Gaza a Gerusalemme.

14,22 ricostruì Elat: città perduta dal tempo del re Ioram (2Re 8,20-21), sul ramo orientale del Mar Rosso.

14,23 Sotto Geroboamo II, che regnò negli anni 783-743, vengono chiamati al ministero profetico Amos e Osea.

14,25 Del profeta Giona figlio di Amittài, al quale vengono attribuiti i fatti che si leggono nel omonimo libro di Giona, non si sa nulla.

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Approfondimenti

14,1-17,41. Si è concluso il ciclo di Eliseo. Ora si apre una nuova sezione che presenta il cammino parallelo dei due regni fino alla scomparsa di quello del Nord. Dal punto di vista letterario il termine di quest'ultimo scorcio di storia comune è da collocarsi a 17,23. Un'abbondante appendice sull'origine dei Samaritani – 17,24-41 – conclude definitivamente la sezione.

14,1-22. Amazia re di Giuda (796-781). Parallelo in 2Cr 25,1-4.11-12.17-28.

1-4. Presentazione schematica del regno con le solite caratteristiche usate per i re di Giuda. La durata del regno in ventinove anni è assai controversa. È uno dei pochi re a ricevere nel sommario un giudizio positivo (cfr. 15,3.34; 18,3; 22,2). Tuttavia anche sul regno di Amazia si stende l'ombra delle alture.

5-6. Dopo aver atteso il consolidamento del suo potere, Amazia procede a vendicare il padre (cfr. 12,21-22) applicando il principio della responsabilità individuale. Questo costituiva un progresso giuridico notevole nel diritto d'Israele. La legislazione tribale, assai attenta alla solidarietà della famiglia, la coinvolgeva completamente anche nel caso di un delitto e della pena da scontare (Gs 7,24-25; 1Sam 22,16; 2Re 9,26). Col Deuteronomio si crea invece una svolta: sono riportate qui, quasi alla lettera, le parole di Dt 24,16. La letteratura profetica si metterà su questa scia (Ger 31,29-30; Ez 18).

7. Amazia riesce a riconquistare la regione di Edom perduta con la rivolta contro Ioram (8,22). Vengono riportate due importantissime tappe della guerra. Prima la battaglia nella valle del Sale, identificata con ‘Ain-milḥ 30 km ad ovest di Petra, già nota in 2Sam 8,13 per la vittoria di Davide sugli Edomiti. Probabilmente il luogo si trovava sul cammino delle truppe verso sud. Successivamente la conquista della “rupe” da identificarsi con Umm el-Bijārah, praticamente l'acropoli di Petra. Il luogo è veramente impervio a 1160 m; per questo la vittoria creò tale stupore da assegnare al luogo il nome di Iok-teel, «Dio prende», ma il toponimo non ha avuto molta fortuna.

8. I motivi della sfida di Amazia non sono chiari. Dall'apologo che segue al v. 9 potrebbe trattarsi di una richiesta di matrimonio per il figlio di Amazia, chiedendo la figlia di Ioas, ma la risposta fu negativa. Oppure, seguendo 2Cr 25,6-10, la truppa d'Israele non accolta da Amazia fu motivo dello scontro. Infine con 2Cr 25,13 la guerra scoppiò per vendicare le razzie degli offesi Israeliti che ritornavano ai loro territori. Non è neanche da escludere la semplice ambizione per superare l'egemonia politica d'Israele dopo le vittorie sugli Aramei (13,25).

9-10. Ioas risponde alla sfida con un breve e bell'apologo che ricorda Gdc 9,7-15. La favola mostra molto bene l'inutilità del proposito di Amazia e l'altezzosità con cui il regno del Nord guardava a quello del Sud. Tuttavia questo atteggiamento viene mitigato dal consiglio del v. 10 a rinunciare all'impresa.

11-14. Il luogo dello scontro stupisce. Bet-Semes si trova a 38 km ad ovest di Gerusalemme, quasi sul confine filisteo. Sarebbe stato più comprensibile un luogo verso la frontiera settentrionale. Giuda è sconfitto. I nemici vincitori assalgono Gerusalemme privandola di 200 m di mura sul lato nord-occidentale e facendo bottino di preziosi e ostaggi. Questo è il terzo saccheggio di Gerusalemme, dopo quello di Sisach (1Re 14,25-26) e quello di Cazael (12,19).

15-16. È una ripetizione della conclusione del regno di Ioas di 13,12-13.

19-20. Anche Amazia è vittima di una congiura, forse ordita a causa del negativo esito della guerra, ma i motivi non sono trasparenti affatto. Accortosi del rischio, il re fugge a Lachis, attuale Tell ed-Duweir, ben distante da Gerusalemme verso sud-ovest, ma viene raggiunto e ucciso. È strana anche la notizia del suo trasporto a Gerusalemme che dà l'impressione di un solenne corteo funebre. Amazia è il secondo re di Giuda assassinato dopo suo padre Ioas (12,21-22).

21-22. La congiura contro Amazia non godeva di una base popolare, se la stessa gente della Giudea intronizza suo figlio Azaria come nuovo re. Egli si applica a completare l'impresa paterna della riconquista di Edom con la ricostruzione di Elat, il grande porto salomonico (cfr. 1Re 9,26).

23-29. Geroboamo II re d'Israele (782-753). Geroboamo II è il più importante re d'Israele sia per la durata del suo regno, sia per quanto riuscì a realizzare. Approfittando delle pressioni assire sulla Siria, riportò i confini settentrionali fino al limite raggiunto sotto Davide: Camat. Anche a meridione il confine fu riportato a lambire il Mar Morto (mare dell'Araba). Dal punto di vista amministrativo vi fu pure una buona riuscita. Ma l'autore non accorda la sua simpatia a questo monarca, forse per il suo scarso impegno religioso. Così in pochi versetti viene liquidato un periodo brillante della storia settentrionale. Va segnalato che durante questo regno, Amos, nativo della Giudea, svolse nel territorio del nord il suo ministero profetico (circa il 760) finché non venne espulso per i suoi interventi contro la casa reale (Am 7,10-13).

25. L'estensione dei confini viene attribuita alla realizzazione di una profezia. Giona figlio di Amittai, verso la fine del V sec. e l'inizio del IV, tu scelto come protagonista dell'omonimo libro. Gat-Chefer è posto da Gs 19,13 nella Galilea; molto probabilmente si tratta dell'attuale Kirbet ez-Zurra, 5 km a nord-est di Nazaret. Secondo Am 6,13, Geroboamo sarebbe arrivato a riconquistare la Transgiordania fino al «torrente dell'Araba», a sud-est del Mar Morto.

26-27. I versetti trovano un parallelo in 13,4-5. La formula «schiavo-libero», già comparsa in 1Re 14,10, è di sapore poetico e trova in italiano una traduzione congetturale. La forza della parola profetica e la misericordia divina messe in campo dall'autore tolgono merito ai successi di Geroboamo II.

28. La riconquista di Damasco non è da leggersi come una espugnazione militare. Per comprendere si deve tenere presente 1Re 20,34 in cui si parla della riapertura dei mercati israeliti in quella città. Si tratta qui di un'operazione analoga.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Pensare che a volte è sufficiente una sola immagine, dal tratto preciso e con figure ben contestualizzate, a generare un intero immaginario potenziale. È tra gli elementi determinanti dell'arte classica – specie dalla rivoluzione prospettica in poi – e il motivo per cui la figurazione non smette di comunicarci sensazioni vivide e condivise. Al compianto Simon Jeffes è bastata una visione poetica del tutto casuale, un'ode al fascino dell'irrazionalità (l'incipit: “I am the proprietor of the Penguin Cafe, I will tell you things at random”), in seguito resa possibile nei dipinti della sua compagna Emily Young, eleganti sintesi tra la metafisica di De Chirico e le fantasie antropomorfe di Lewis Carroll... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/penguin-cafe-imperfect-sea-2017.html


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