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from Transit

(201)

(GM1)

Facciamo il punto sul lavoro del Governo Meloni. Tanto per essere chiari.

Il governo #Meloni aveva promesso la rivoluzione, si è presentato con lo slogan “Pronti a risollevare l’Italia” e per ora ha risollevato soprattutto le aspettative tradite. In campagna elettorale si parlava di “taglio delle tasse”, “riduzione della pressione fiscale”, flat tax estesa alle partite IVA fino a 100 mila euro e progressiva eliminazione dell’Irap, il tutto condito dal ritornello sulle famiglie schiacciate dal fisco. A distanza di anni, i numeri raccontano una storia lievemente diversa dalle conferenze stampa: la pressione fiscale è cresciuta, toccando il 42,5 per cento nel 2024, e le tanto sbandierate rivoluzioni fiscali sono rimaste un genere letterario.

La leggendaria flat tax “per tutti” non si è vista, se non in forma di annunci evaporati tra un vertice di maggioranza e una nota del #MEF. L’estensione promessa alle partite IVA fino a 100 mila euro è stata rinviata, limata, poi discretamente accantonata nelle ultime manovre, mentre ci si è dedicati a piccoli ritocchi spacciati per “svolta epocale”. Nel frattempo il grande riordino delle detrazioni ha prodotto un aumento di gettito a regime, con tagli che colpiscono anche famiglie e contribuenti medio‑alti: altro che liberazione fiscale, sembra più una stretta travestita da riforma coraggiosa.

Capitolo carburanti, ovvero l’epica saga delle accise. Dall’opposizione Meloni e soci ripetevano che le accise sui carburanti andavano progressivamente abolite, come se bastasse un cambio di governo perché il pieno costasse magicamente la metà. Una volta arrivati a Palazzo Chigi, improvvisamente si è scoperto che il bilancio dello Stato non si regge sugli slogan: il piano strutturale concordato con Bruxelles prevede un graduale aumento delle accise sul gasolio per allinearle alla benzina, mentre si procede a un robusto disboscamento delle detrazioni fiscali per circa 7 miliardi l’anno. Il risultato è che chi faceva il pieno sognando “meno tasse” oggi paga di più e ha pure meno margini di detrazione, ma può sempre consolarsi con un post su X in cui gli spiegano che la colpa è dell’Europa, del passato, del destino cinico e baro, mai delle scelte del governo.

(GM2)

Sul fronte sociale, il racconto era quello della difesa del ceto medio e della “dignità del lavoro”, con promesse di rilancio dello Stato sociale e di un grande investimento nella sanità pubblica. Peccato che, nella realtà, l’Italia nel 2024 destini alla sanità circa il 6,3 per cento del PIL, sotto la media OCSE ed europea, mentre i cittadini fanno la fila mesi per una visita o scivolano nel privato a pagamento. Il governo rivendica “record di risorse” stanziate, ma si dimentica di aggiungere che l’aumento nominale serve in gran parte solo a inseguire l’inflazione, lasciando il servizio sanitario in cronica affanno e sempre più lontano dalla retorica della “sanità per tutti”.

Se si allarga lo sguardo all’insieme del programma del centrodestra, il quadro diventa quasi didattico. Un’analisi su cento impegni chiave mostra che solo poco più di una ventina possono dirsi compiutamente realizzati, mentre il resto è in sospeso, annacquato o francamente tradito.

In teoria doveva essere la stagione della riscossa nazionale; in pratica è diventata la stagione del “non abbiamo potuto”, “ci hanno impedito”, “non è colpa nostra”, mentre le famiglie fanno i conti con tasse non più leggere, servizi non più efficienti e un futuro che assomiglia terribilmente al passato.

Le promesse mancate del governo Meloni non sono incidenti: sono il vero progetto politico, dove la propaganda viene mantenuta con rigore assoluto e la realtà può tranquillamente arrangiarsi.

#Blog #Politica #Economia #Italia #GovernoMeloni #Opinioni

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Bello il titolo e ancor più bello il disco di Peter Wolf “Midnight Souvenirs“. Non si può certamente dire che il nostro sessantaquattrenne cantautore non abbia rispettato il motto di “pochi ma buoni” perché infatti nei venticinque anni di carriera musicale la sua produzione discografica non ha riempito i scaffali dei negozi di dischi e neanche le tasche della sue case discografiche. Ha inciso infatti solo sette album, l’ultimo “Sleepless” risale a otto anni fa ed è considerato tra i primi 500 album di tutti i tempi per la rivista Rolling Stones... https://www.silvanobottaro.it/archives/4038


Ascolta il disco: https://youtu.be/tv0l5OH6XeA?si=3_YD30t_HOZwpdqy


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Dopo qualche tempo, nei giorni della mietitura del grano, Sansone andò a visitare sua moglie, le portò un capretto e disse: “Voglio entrare da mia moglie nella camera”. Ma il padre di lei non gli permise di entrare 2e gli disse: “Credevo proprio che tu l'avessi presa in odio e perciò l'ho data al tuo compagno; la sua sorella minore non è più bella di lei? Prendila dunque al suo posto”. 3Ma Sansone rispose loro: “Questa volta non sarò colpevole verso i Filistei, se farò loro del male”. 4Sansone se ne andò e catturò trecento volpi; prese delle fiaccole, legò coda a coda e mise una fiaccola fra le due code. 5Poi accese le fiaccole, lasciò andare le volpi per i campi di grano dei Filistei e bruciò i covoni ammassati, il grano ancora in piedi e perfino le vigne e gli oliveti. 6I Filistei chiesero: “Chi ha fatto questo?”. La risposta fu: “Sansone, il genero dell'uomo di Timna, perché costui gli ha ripreso la moglie e l'ha data al compagno di lui”. I Filistei salirono e bruciarono tra le fiamme lei e suo padre. 7Sansone disse loro: “Poiché agite in questo modo, io non la smetterò finché non mi sia vendicato di voi”. 8Li sbatté uno contro l'altro, facendone una grande strage. Poi scese e si ritirò nella caverna della rupe di Etam. 9Allora i Filistei vennero, si accamparono in Giuda e fecero una scorreria fino a Lechì. 10Gli uomini di Giuda dissero loro: “Perché siete venuti contro di noi?”. Quelli risposero: “Siamo venuti per legare Sansone, per fare a lui quello che ha fatto a noi”. 11Tremila uomini di Giuda scesero alla caverna della rupe di Etam e dissero a Sansone: “Non sai che i Filistei dominano su di noi? Che cosa ci hai fatto?”. Egli rispose loro: “Quello che hanno fatto a me, io l'ho fatto a loro”. 12Gli dissero: “Siamo scesi per legarti e metterti nelle mani dei Filistei”. Sansone replicò loro: “Giuratemi che non mi colpirete”. 13Quelli risposero: “No; ti legheremo soltanto e ti metteremo nelle loro mani, ma certo non ti uccideremo”. Lo legarono con due funi nuove e lo trassero su dalla rupe. 14Mentre giungeva a Lechì e i Filistei gli venivano incontro con grida di gioia, lo spirito del Signore irruppe su di lui: le funi che aveva alle braccia divennero come stoppini bruciacchiati dal fuoco e i legacci gli caddero disfatti dalle mani. 15Trovò allora una mascella d'asino ancora fresca, stese la mano, l'afferrò e uccise con essa mille uomini. 16Sansone disse: “Con una mascella d'asino, li ho ben macellati! Con una mascella d'asino, ho colpito mille uomini!“. 17Quand'ebbe finito di parlare, gettò via la mascella; per questo, quel luogo fu chiamato Ramat-Lechì. 18Poi ebbe gran sete e invocò il Signore dicendo: “Tu hai concesso questa grande vittoria per mezzo del tuo servo; ora dovrò morire di sete e cadere nelle mani dei non circoncisi?”. 19Allora Dio spaccò la roccia concava che è a Lechì e ne scaturì acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò ed egli riprese vita. Perciò quella fonte fu chiamata En-Kore: essa esiste a Lechì ancora oggi. 20Sansone fu giudice d'Israele, al tempo dei Filistei, per venti anni.

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Approfondimenti

1-8. Il brano presenta una serie di azioni e reazioni in maniera rapida e stringata: il suocero rifiuta a Sansone, desideroso di accostare la moglie, l'accesso a lei, vv. 1-2; Sansone reagisce dando fuoco ai campi dei Filistei, vv. 3-5. I Filistei sembrano dar ragione a Sansone e puniscono suo suocero incendiandogli la casa; anche la moglie di Sansone trova la morte; Sansone, che evidentemente è ancora innamorato della moglie, si vendica contro i Filistei e fa una carneficina,

7-8. Il motivo della vendetta domina il brano. C'è anche la tendenza ad allargare la vicenda familiare di Sansone, per conferirle una dimensione quanto meno tribale. Una volta placatosi, il nostro eroe si ritira a vivere in una caverna.

9-20. Anche in questo brano si ha un'azione dei Filistei, vv. 9-13, e la consueta reazione di Sansone. I due momenti però qui sono molti più sviluppati e in crescendo. Si amplia il raggio d'influenza di Sansone. Fino ad ora era stata coinvolta solo la piccola tribù di Dan. Ora entra in campo la tribù di Giuda, abitante la catena montagnosa che si trova alle spalle del territorio danita. A quanto pare, Giuda intende conservare rapporti non bellicosi con i Filistei, dà ragione a costoro e consegna Sansone legato. Sansone, investito dallo spirito di JHWH (v. 14), prima spezza le funi, poi con una mascella d'asino elimina un grande numero di Filistei. Le cifre, qui come lungo tutto il ciclo di Sansone, sono iperboliche. Si nota però un'intenzionale crescendo nella presentazione del vigore fisico del protagonista. Il motivo delle funi spezzate sarà ripreso e diventerà centrale nel capitolo seguente.

20. Il v. ha valore conclusivo. La notizia è ripetuta in 16,31b. Forse qui è dovuta a un redattore che, considerando indecorosa la morte di Sansone, volle eliminarne il racconto e terminare qui la storia delle gesta dell'eroe.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from La biblioteca di Amarganta

Iniziamo il viaggio ... dal Titolo

Esiste un libro che tutti conoscono e che pochissimi hanno letto. È un classico del fantasy di cui sono molto più quelli che hanno visto i film.

No! Non stiamo parlando del Signore degli Anelli del professor Tolkien, ma de La Storia Infinita di Michael Ende.

Tutti lo conoscono, ma pochi lo hanno letto. E molti si fermano al film. Un film che lo stesso Ende disconobbe. Un film che malgrado il messaggio edificante, una canzone memorabile e bellissimi animatronici appiattisce quello che Ende voleva dire veramente. Cosa il Nulla veramente significasse e (sopratutto) su cosa il Nulla effettivamente facesse agli abitanti di Fantasìa!

Perché sì il Nulla per Ende non è una forza che semplicemente consuma, ma (SPOILER) bensì una che corrompe, non dissimile dai Signori Grigi del suo altro successo Momo, ma ... ci torneremo su questo!

Il titolo che ho scelto per questo blog fa riferimento poi a un luogo che nei tre film degli anni '80-'90 non è mai apparso: la Biblioteca di Amarganta, cioè la Biblioteca della Città D'Argento (se avete visto anche La Storia Infinita 2 forse la conoscete), oltre a richiamare la famosa Biblioteca di Alessandria!

La biblioteca è il luogo di una scena molto importante che rivela un aspetto fondamentale del world-building Endeliano e che lo rende anomalo rispetto a tutti quelli che conosciamo. Un mondo dove spazio e tempo non sono quelli che noi conosciamo! Si tratta della scena dove si capisce che Fantasìa non è il mondo di una storia fantastica, bensì il mondo delle storie fantastiche. Perché una storia può essere nuova e parlare di tempi lontanissimi!

E come la biblioteca è il posto dove i lettori veramente conoscono e capiscono Fantasìa, questo blog vuole fare lo stesso. Perché Fantasìa non è comprensibile senza conoscere i suoi luoghi, i suoi personaggi e i suoi visitatori.

Atreiu (con la I mi raccomando!), Bastiano (sì all'italiana!), il fortunadrago Fucur, l'Infanta Imperatrice, Xayde, Mork e i Bisolitari ... in questo viaggio li vedremo e li incontreremo tutti, in un viaggio che (al pari dei capitoli del libro) seguirà l'ordine alfabetico delle 26 lettere e che ci farà conoscere anche il pensiero del suo autore!

Siete pronti a cominciare?

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Tramite la sbornia ecologista in compagnia dei giovani Promise Of The Real inaugurata da “Monsanto Years” (2015) e tradotta live dal doppio “Earth” (2016) e, soprattutto, un eccellente tour che ha toccato anche l’Italia, Neil Young ha confermato che una buona fetta della sua tarda parte di carriera ha preso la piega dell’attivismo. Così, il di poco successivo “Peace Trail”, stavolta creato soltanto con due sessionmen di sezione ritmica (uno scafato, Jim Keltner, e uno relativamente nuovo, Paul Bushnell), riattiva anche le sinapsi delle sorti del vivere associato con un approfondimento a tutto campo (discriminazioni, crisi, ritratti di antieroi etc)... https://artesuono.blogspot.com/2016/12/neil-young-peace-trail-2016.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/20Kfu8nG8cbCsxSexSFfbV


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Sansone scese a Timna, e a Timna vide una donna tra le figlie dei Filistei. 2Tornato a casa, disse al padre e alla madre: “Ho visto a Timna una donna, una figlia dei Filistei; prendetemela in moglie”. 3Suo padre e sua madre gli dissero: “Non c'è una donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, perché tu vada a prenderti una moglie tra i Filistei non circoncisi?”. Ma Sansone rispose al padre: “Prendimi quella, perché mi piace”. 4Suo padre e sua madre non sapevano che questo veniva dal Signore, il quale cercava un motivo di scontro con i Filistei. In quel tempo i Filistei dominavano Israele. 5Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un leoncello venirgli incontro ruggendo. 6Lo spirito del Signore irruppe su di lui, ed egli, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. Ma di ciò che aveva fatto non disse nulla al padre e alla madre. 7Scese dunque, parlò alla donna e questa gli piacque. 8Dopo qualche tempo tornò per prenderla e uscì dalla strada per vedere la carcassa del leone: ecco, nel corpo del leone c'era uno sciame d'api e del miele. 9Egli ne prese nel cavo delle mani e si mise a mangiarlo camminando. Quand'ebbe raggiunto il padre e la madre, ne diede loro ed essi ne mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. 10Suo padre scese dunque da quella donna e Sansone fece là un banchetto, perché così usavano fare i giovani. 11Quando lo ebbero visto, presero trenta compagni perché stessero con lui. 12Sansone disse loro: “Voglio proporvi un enigma. Se voi me lo spiegate entro i sette giorni del banchetto e se l'indovinate, vi darò trenta tuniche e trenta mute di vesti; 13ma se non sarete capaci di spiegarmelo, darete trenta tuniche e trenta mute di vesti a me”. 14Quelli gli risposero: “Proponi l'enigma e noi lo ascolteremo”. Egli disse loro:

“Da colui che mangia è uscito quel che si mangia e dal forte è uscito il dolce”. Per tre giorni quelli non riuscirono a spiegare l'enigma. 15Al quarto giorno dissero alla moglie di Sansone: “Induci tuo marito a spiegarti l'enigma; se no, daremo fuoco a te e alla casa di tuo padre. Ci avete invitati qui per spogliarci?”. 16La moglie di Sansone si mise a piangergli intorno e a dirgli: “Tu hai per me solo odio e non mi ami; hai proposto un enigma ai figli del mio popolo e non me l'hai spiegato!”. Le disse: “Ecco, non l'ho spiegato neanche a mio padre e a mia madre e dovrei spiegarlo a te?”. 17Ella continuò a piangergli intorno durante i sette giorni del banchetto. Il settimo giorno Sansone glielo spiegò, perché lo tormentava, e lei spiegò l'enigma ai figli del suo popolo. 18Gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse il sole, dissero a Sansone: “Che c'è di più dolce del miele? Che c'è di più forte del leone?“. Rispose loro: “Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste sciolto il mio enigma”. 19Allora lo spirito del Signore irruppe su di lui ed egli scese ad Àscalon; vi uccise trenta uomini, prese le loro spoglie e diede le mute di vesti a quelli che avevano spiegato l'enigma. Poi, acceso d'ira, risalì alla casa di suo padre, 20e la moglie di Sansone fu data al compagno che gli aveva fatto da amico di nozze.

__________________________ Note

14,1 Timna: si trova a pochi chilometri da Sorea; assegnata alla tribù di Dan (Gs 19,43), al tempo di Sansone la città doveva essere in mano ai Filistei.

14,4 i Filistei dominavano Israele: dalla zona costiera, i Filistei tentavano di risalire la zona collinare dove si svolgono i fatti, zona chiamata la Sefela, e da questa, sempre muovendo verso est, cercavano di penetrare nel territorio di Giuda (vedi 15,11). Saranno un pericolo costante fino a quando Davide non li sconfiggerà definitivamente.

14,6 Lo spirito del Signore: è all’origine della forza di Sansone; così anche in 14,19 e 15,14.

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Approfondimenti

14,1-20. I rapporti tra Ebrei e Filistei non dovevano essere così tesi, se si potevano fare matrimoni misti. Le nozze erano sempre iniziativa dei genitori. Di solito era il padre a scegliere la sposa e a condurre le trattative. La celebrazione delle nozze era accompagnata da banchetti e giochi, che duravano alcuni giorni. In caso di matrimonio di un Ebreo con una donna di un altro popolo, di solito la sposa rimaneva nell'abitazione dei genitori. Il marito le faceva visita di quando in quando e i figli erano parte del clan materno (cfr. il caso di Abimelech, 9,1ss.). Il racconto non è del tutto lineare, soprattutto per quanto concerne la figura e l'iniziativa del padre di Sansone. Vi si parla di successive visite di Sansone alla famiglia della sposa e non è sempre chiaro se il padre sia presente o meno. I tentativi esegetici di rendere coerente il racconto in questo senso sono molti, sia di ordine testuale che di ordine psicologico. Nonostante la menzione esplicita dello spirito di JHWH, che investe Sansone (v. 6.19), il tono del racconto è del tutto profano.

6. Il leone, o analoghe bestie feroci, sono spesso simbolo del nemico. Qui la fiera è il popolo ostile, i Filistei, superiori e temuti, perché – tra l'altro – sono abili nel lavorare il ferro, e che Sansone affronta con la forza delle sue mani.

8. Il miele che esce dalla carcassa del leone morto può simboleggiare la donna di Timna, che Sansone sceglie come sposa.

9. Il contato con cadaveri contamina. Il miele in questo caso è contaminato. Sansone non vuole che i genitori lo sappiano.

14. L'indovinello, traducibile anche con: «Cibo uscì dal mangiatore e dolcezza dal forte», aveva probabilmente in origine un riferimento preciso allo sposo ed era di carattere sessuale. La storia del leone è usata forse anche per desessualizzarlo.

15-17. Le indicazioni cronologiche dei vv. 14 «tre giorni», 15 «quarto giorno» e 17 «durante i sette giorni» sono difficilmente armonizzabili.

18. Il contro-indovinello degli ospiti nuziali ha come risposta: l'amore. La replica di Sansone è carica di oscenità.

20. L'amico dello sposo era il capo dei “paraninfi”, il gruppo di giovani scelto per accompagnare lo sposo alla casa della sposa (cfr. v. 10).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

Il mare era una favola

“non vorrei più uscire da questa dimensione eppure basterebbe come altre volte stringere forte gli occhi e…”

ma voglia non ne avevo – poi giocoforza mi ritrovai quasi deluso nel mio letto

avevo lasciato un mare che era una favola un’immensa tavola imbandita per i gabbiani a frotte

. Questo testo evoca un viaggio interiore carico di dissonanze tra l'incanto del sogno e la realtà del risveglio. La poesia, intitolata “Il mare era una favola”, si sofferma su quella dimensione magica e quasi irreale che, pur essendo percepita con intensità, svanisce lasciando dietro di sé solo il retrogusto della quotidianità.

Il desiderio di restare nell'incanto

La prima parte del testo presenta una voce interiore che esprime il desiderio di non abbandonare una dimensione onirica, quasi come se fosse un porto sicuro in cui rifugiarsi: > “non vorrei più uscire da questa > dimensione eppure basterebbe > come altre volte > stringere forte gli occhi e…”

Qui l’atto del “stringere forte gli occhi” diventa un gesto simbolico per entrare (o forse riconnettersi) con quella dimensione magica. L'ellissi suggerisce un invito implicito a lasciare correre l'immaginazione, a completare il gesto in modo personale, cosa che accenna a un rituale intimo di evasione dalla realtà.

Il contrasto tra l’immaginario e la realtà

Subito dopo, il tono muta: > ma voglia non ne avevo – poi giocoforza > mi ritrovai quasi deluso nel mio letto

La transizione dal desiderio alla realtà si manifesta in forma quasi forzata; il poeta, per mancanza di «voglia», non si concede più quella fuga e si ritrova, con una nota di delusione, nel mondo del risveglio. È come se il lasciar andare quella dimensione onirica comportasse inevitabilmente una profonda consapevolezza della banalità del quotidiano.

La trasformazione del mare in metafora

Le ultime righe introducono l'immagine del mare, trasformato in una favola e paragonato ad un’immensa tavola imbandita: > avevo lasciato un mare che era > una favola > un’immensa tavola > imbandita per i gabbiani a frotte*

Qui il mare, tradizionalmente simbolo di vastità, mistero ed emozione, diventa la rappresentazione di quel mondo immaginativo che il poeta ha abbandonato. La metafora della tavola imbandita richiama invece un’immagine di abbondanza e festa, ma destinata, ironicamente, ai “gabbiani a frotte”: creature che, nella loro banalità e quotidianità, non colgono il senso profondo di quella ricchezza preternaturale. È come se l'ispirazione, una volta lasciata, si ritrovi ad essere messa a disposizione di chi non sa apprezzarla, quasi a simboleggiare lo spreco di una bellezza unica.

Riflessioni sul significato

Il testo ci invita a riflettere su come l'intensità dell’immaginazione e del sogno possa svanire con la riscoperta del vivere quotidiano. C'è un palpabile senso di nostalgia per quella dimensione perduta, un rimpianto per aver lasciato andare la magia, pur sapendo che bastava un semplice gesto – lo stesso che, in altre occasioni, aveva il potere di trasportarlo in quel mondo fatato.

Il contrasto tra il desiderio di permanenza nell'incanto e la realtà che ritorna, quasi controcorrente, evidenzia una tensione esistenziale: il bisogno di fuggire dalla banalità e l’impossibilità di perpetuare indefinitamente quella fuga. In questo gioco di immagini, i gabbiani possono essere visti come simbolo delle forze materiali e quotidiane che reclamano ciò che è stato abbandonato, rendendo la “favola” un ricordo ormai sbiadito.

 
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from rimelimerick

IL CANE DI LUCA È TUTTO NERO, IL GATTO DI CARLA SALE SUL PERO.

TRA LE CANNE FA IL NIDO L’OCA, NEL MARE BLU NUOTA LA FOCA.

CORRE IL CAVALLO, DORME IL CAMMELLO, IL CALAMARO NON È MOLTO BELLO.

LA PECORA BELA, E FA LA LANA, LA LUMACA VA PIANO, MA VA LONTANA.

IL CAMALEONTE DAI MILLE COLORI VIVE SULL’ ALBERO PIENO DI FIORI.

 
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from norise 3 letture AI

Dei miei detrattori

(Diocleziano, uno dei più odiati della storia)

lasciai alla terra il corpo-zavorra da cui forse con sollievo mi trassi se sia ala d’angelo a coprirmi il disonore -si dirà- ora che s’una misera tomba s’accanisce dei miei detrattori il ghigno feroce e lo sputo

. Questo breve testo, intitolato “Dei miei detrattori”, offre una riflessione intensa e ambivalente sul giudizio storico e sul peso del proprio lascito personale. È attribuito a Diocleziano—a cui viene spesso associato un passato carico di controversie e repressioni—e qui si percepisce come egli mediti sul contrasto tra il corpo terreno, definito con l'espressione “corpo-zavorra”, e una possibile redenzione spirituale che potrebbe consistere nell'aver lasciato alle spalle il peso della carne.

Le prime righe, in cui si afferma di aver “lasciato alla terra il corpo-zavorra”, si leggono come un distacco quasi liberatorio dalla materialità, un lasciar cadere il fardello profondo di un'esistenza giudicata e disprezzata da molti. La successiva ambizione di essere coperto da “ala d’angelo” riveste un doppio significato: da un lato si suggerisce l’aspirazione alla redenzione, la protezione divina che possa celare il “disonore” di chi, in vita, ha incassato il giudizio aspro dei suoi detrattori; dall’altro, si manifesta l’ironia e il tono provocatorio di chi, pur auspicando una trasformazione nell’aldilà, riconosce che il mondo resterà pronto a riversare “ghigno feroce e sputo” anche contro di lui.

Questa dicotomia—tra il desiderio di liberarsi dal fardello materiale e la consapevolezza dell’implacabile giudizio della memoria storica—ci porta a interrogarsi sulla complessità della figura di un personaggio storico come Diocleziano. Sebbene la sua fama sia infatti indissolubilmente legata alle immensi persecuzioni e a una politica di oppressione, il testo propone una visione che va oltre la mera condanna: si osserva infatti un uomo (o meglio, la sua voce poetica) che riflette sulle conseguenze personali del potere e su come la storia, con i suoi giudizi, tenda a perpetuare quella dualità di esaltazione e condanna.

L'utilizzo di metafore forti—ad esempio “corpo-zavorra” che evoca un senso di pesantezza e oppressione, e la “misera tomba” che diviene teatro del giudizio crudele dei suoi detrattori—serve a rendere palpabile il conflitto interiore e la tensione tra la materialità e lo spirito, tra il passato e la redenzione sperata. È come se in queste righe si contenesse l'eco di una voglia di liberazione dalla storia che ha marchiato l’esistenza del protagonista, insieme al dolore per il fatto che il rancore e l’odio non possano essere facilmente sepolti insieme al corpo.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Da sempre le canzoni di Andy Shauf hanno il raro potere di trasportare l'ascoltatore nelle storie che raccontano, o, in questo caso, anche solo nelle brevi epifanie quasi oniriche con cui si potrebbe descrivere questa “festa”, il classico house party americano: la ragazza che balla, sola, sotto gli occhi di tutti (“Eyes of Them All”), la coppia sempre sull'orlo del litigio (“The Worst in You”), il corteggiamento fuori luogo (“Quite Like You”)... https://artesuono.blogspot.com/2016/06/andy-shauf-party-2016.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/35FWLG8Ysjj1BF3sx4F6zM


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Pirateria audiovisiva. L'Italia guida un'operazione internazionale che punta allo “switch-off”

Si è conclusa in questi giorni una indagine internazionale denominata “Switch off” per il contrasto al cybercrime e alla pirateria audiovisiva, diretta dalla Procura della Repubblica di Catania e svolta con il coordinamento di #Eurojust con le autorità giudiziarie dei singoli Paesi coinvolti, con il coinvolgimento e la collaborazione di #Europol ed #Interpol.

L’attività si è svolta con il coordinamento operativo del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica italiano, nonché il supporto della rete @On (Operation network), che è finanziata dalla Commissione europea con la guida dalla Direzione investigativa antimafia (DIA).

L’indagine ha consentito di acquisire indizi di colpevolezza nei confronti dei 31 componenti di un gruppo criminale organizzato a carattere transnazionale, accusati della diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a un sistema informatico, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.

L’attività ha permesso di smantellare una infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di utenti finali, in ambito nazionale e internazionale. Con un sofisticato sistema informatico, quello delle Iptv illegali, venivano fraudolentemente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle piattaforme televisive nazionali ed internazionali, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.

Oltre cento operatori della Polizia postale hanno effettuato perquisizioni nei confronti di 31 indagati in 11 città in Italia e 14 obiettivi situati all’estero, in collaborazione con le Forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo. Eseguiti provvedimenti anche in Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi uniti, grazie alla cooperazione della autorità locali.

L’indagine è stata avviata un anno fa grazie agli spunti investigativi ottenuti da una precedente operazione internazionale, convenzionalmente denominata “Taken down”.

Gli investigatori hanno analizzato i numerosi dati acquisiti dai sequestri dei dispositivi e delle apparecchiature, dal monitoraggio della rete e analisi dei flussi, nonché delle informazioni da fonti aperte e dai sistemi di messaggistica oltre al tracciamento delle transazioni finanziarie, soprattutto in criptovalute.

Gli indagati hanno adottato strategie avanzate di anonimizzazione che si sono concretizzate in una serie di operazioni, quali l’investimento in criptovalute, l’intestazione fittizia di beni e la costituzione di società fittizie, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi e si sono resi responsabili di frode fiscale attraverso il regime nelle transazioni intracomunitarie.

Tali attività illecite hanno permesso all’organizzazione criminale di realizzare un giro di affari di milioni di euro mensili, provocando notevoli danni economici ai broadcaster, case cinematografiche e leghe sportive.

L'operazione ha bloccato l'attività di un migliaio di rivenditori italiani con oscuramento di oltre 100mila utenti finali in Italia e milioni a livello mondiale.

In Italia sono state sequestrate tre piattaforme Iptv illegali, con apposizione di pannelli di sequestro ai siti vetrina e gruppi Telegram utilizzati per la vendita.

In Romania è stata individuata una rilevante Iptv mondiale che distribuiva contenuti attraverso sei server, cinque ubicati in Romania e in uno Stato africano.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Sansone (13,1-16,31) 1Gli Israeliti tornarono a fare quello che è male agli occhi del Signore e il Signore li consegnò nelle mani dei Filistei per quarant'anni. 2C'era allora un uomo di Sorea, della tribù dei Daniti, chiamato Manòach; sua moglie era sterile e non aveva avuto figli. 3L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: “Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. 4Ora guàrdati dal bere vino o bevanda inebriante e non mangiare nulla d'impuro. 5Poiché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio fin dal seno materno; egli comincerà a salvare Israele dalle mani dei Filistei”. 6La donna andò a dire al marito: “Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto maestoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, 7ma mi ha detto: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d'impuro, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte”“. 8Allora Manòach pregò il Signore e disse: “Perdona, mio Signore, l'uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c'insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro”. 9Dio ascoltò la preghiera di Manòach e l'angelo di Dio tornò ancora dalla donna, mentre stava nel campo; ma Manòach, suo marito, non era con lei. 10La donna corse in fretta a informare il marito e gli disse: “Ecco, mi è apparso quell'uomo che venne da me l'altro giorno”. 11Manòach si alzò, seguì la moglie e, giunto da quell'uomo, gli disse: “Sei tu l'uomo che ha parlato a questa donna?”. Quegli rispose: “Sono io”. 12Manòach gli disse: “Quando la tua parola si sarà avverata, quale sarà la norma da seguire per il bambino e che cosa dovrà fare?”. 13L'angelo del Signore rispose a Manòach: “Si astenga la donna da quanto le ho detto: 14non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d'impuro; osservi quanto le ho comandato”. 15Manòach disse all'angelo del Signore: “Permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!”. 16L'angelo del Signore rispose a Manòach: “Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore”. Manòach non sapeva che quello era l'angelo del Signore. 17Manòach disse all'angelo del Signore: “Come ti chiami, perché ti rendiamo onore quando si sarà avverata la tua parola?”. 18L'angelo del Signore gli rispose: “Perché mi chiedi il mio nome? Esso è misterioso”. 19Manòach prese il capretto e l'offerta e sulla pietra li offrì in olocausto al Signore che opera cose misteriose. Manòach e la moglie stavano guardando: 20mentre la fiamma saliva dall'altare al cielo, l'angelo del Signore salì con la fiamma dell'altare. Manòach e la moglie, che stavano guardando, si gettarono allora con la faccia a terra 21e l'angelo del Signore non apparve più né a Manòach né alla moglie. Allora Manòach comprese che quello era l'angelo del Signore. 22Manòach disse alla moglie: “Moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio”. 23Ma sua moglie gli disse: “Se il Signore avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l'olocausto e l'offerta, non ci avrebbe mostrato tutte queste cose né ci avrebbe fatto udire proprio ora cose come queste”. 24E la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. 25Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui quando era nell'Accampamento di Dan, fra Sorea ed Estaòl.

__________________________ Note

13,1-16,31 Il ciclo di Sansone comprende i seguenti momenti: annuncio della nascita (13,1-25); matrimonio (14,1-20); vendetta contro i Filistei (15,1-8); episodio della mascella d’asino (15,9-20); episodio delle porte di Gaza (16,1-3); Dalila e la cattura di Sansone (16,4-21); ultima vendetta e morte (16,22-31).

13,2 Sorea: circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme, fa parte, insieme alle vicine Timna e Estaòl, del territorio di Dan. I fatti si collocano dopo la migrazione di gran parte di questa tribù verso il nord.

13,5 nazireo: persona consacrata a Dio in modo particolare (Nm 6). Come segno esterno di questa sua consacrazione, Sansone non taglierà mai i capelli.

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Approfondimenti

13,1-16,31. Con Sansone, della tribù di Dan, lo scenario geografico muta. Non più la Transgiordania, o la catena montuosa centrale, ma la Sefela (= zona bassa), fa da sfondo alle imprese di questo personaggio, il più strano tra le pur sorprendenti figure incontrate sinora, e tra i più familiari nell'immaginario religioso comune. La Sefela è una catena di colline che si distende tra i monti di Giuda a est e la pianura costiera a ovest, ed è abitata dai Filistei. La zona è singolare. È una regione fertile, coltivata oggi a frumento, viti e olivi, mentre nell'antichità era folta di boschi. È sempre stata densamente abitata. Le colline hanno una configurazione peculiare: sono coniche e si elevano ad altezze tra i 100 e i 450 metri. Nella divisione di Canaan questa zona era toccata alla tribù di Dan. Ma i Daniti, pressati continuamente dai Filistei, emigrarono (verso la fine del sec. XII) nell'estremità settentrionale del territorio ebraico (cfr. Gs 19,27; gli episodi descritti in Gdc 17-18 avvengono durante questa migrazione).

I Filistei sono il popolo che ha dato il nome alla Palestina. La Filistea è la pianura costiera tra il mare e la Sefela, che raggiunge una larghezza massima di 25 chilometri all'altezza di Gaza. I Filistei erano di origine egeo-asiatica, e secondo la Bibbia provenivano da Caftor, o Creta, Di razza indoeuropea, avevano una cultura mediterranea avanzata. Fecero parte di quei “popoli del mare” che nel sec. XII crearono grande scompiglio nel vicino Oriente mediterraneo. I Filistei furono il popolo più importante e pericoloso con il quale gli Ebrei ebbero a che fare. Solo Davide riuscì ad assoggettarli. Stanziatisi in Palestina, si mescolarono ben presto ai Cananei locali e si organizzarono politicamente in una specie di pentapoli. Le loro cinque città principali erano i porti di Gaza e Ascalon e le fortezze di Asdod, Gat ed Ekron.

I cc. 13-16, il cosiddetto “ciclo di Sansone”, ci presentano un “giudice” e “salvatore” d'Israele che, forse più di ogni altro, manca dei tratti che il nostro libro vorrebbe attribuire a tali figure. Più che in ogni altro caso, le sue vicende con i Filistei sembrano riguardare la sua tribù, o meglio, la sua persona e la sua vita privata. D'altra parte, più che in ogni altro caso si mette in luce la dimensione religiosa del personaggio: la sua nascita miracolosa, preceduta da un annuncio, occupa un intero capitolo. Sansone è un consacrato a JHWH (nāzîr, «fin dal seno materno», «fino al giorno della sua morte», che «non beve vino né bevanda» e sulla cui testa «non passa rasoio» (cfr. Gdc 13,5.7; 16,17, vedi 1Sam 1,11; il termine ricorre con particolare frequenza in Nm 6), sebbene ai doveri della consacrazione sembri preferire la legge dell'arbitrio, della forza, dell'astuzia e della passione. Anche di lui si afferma che è mosso dallo spirito di Dio (cfr. 3,7-11), ma – pure in questo caso – si direbbe che a spingerlo siano più le sue passioni di contadino gigante, dotato di una straordinaria forza fisica, amante delle donne e del cibo, e deciso a portare avanti la propria vendetta personale contro gli odiati Filistei. Neanche lo schema teologico della vittoria del debole, eletto di JHWH, contro i potenti, può essere applicato nel caso di Sansone. Piuttosto, le sue gesta sono abbellite e amplificate, fino ad apparire mirabolanti. La sua figura è esaltata, al di là di ogni componente religiosa, con senso d'orgoglio da parte di una tribù costretta a subire per generazioni la legge del più forte. Come “giudice” e “salvatore”, d'Israele Sansone è troppo individualista, passionale, avventuriero, troppo furbo e arrogante. Da un'ottica teologica egli è, se mai, un peccatore, che paga le proprie colpe con una fine tragica, la quale peraltro contribuisce a farne un eroe, più che uno strumento nelle mani di JHWH per salvare Israele. Letterariamente, il ciclo di Sansone è composto di saghe e racconti popolari, il cui realismo e la cui vivacità sono indizio di una relativa vicinanza al tempo e al luogo in cui avvennero i fatti, anche se le imprese del protagonista sono già enormemente dilatate dalla tradizione orale e dalla fantasia popolare. Il “ciclo di Sansone” presenta la nascita miracolosa dell'eroe (c. 13), il suo matrimonio e l'uccisione del leone (c. 14), la perdita della moglie e la vendetta delle volpi (15,1-8), l'episodio della mascella d'asino (15,9-20), l'agguato alle porte di Gaza (16,1-3), la storia della cattura e dell'ultima prodezza, cui è legata la morte (16,4-31).

13,1-25. Tra i racconti biblici di annunciazione, questo – insieme a Lc 1,5-25 – è il più sviluppato. Alcuni motivi sono analoghi a quelli di 6,11-23, ma qui risultano notevolmente amplificati. Si tratta della figura del messaggero divino (vedi 2,1-5) e del suo messaggio, dell'offerta di cibo che diventa olocausto, del motivo del timore e di quello della rassicurazione. Altri elementi tipici del genere letterario “annunciazione”, qui presenti, sono il concepimento dell'eletto da parte di una donna sterile, l'astinenza del bambino e della madre (il verbo nzr significa propriamente consacrazione mediante astinenza) e il destino futuro del neonato. Qui manca l'indicazione del nome e la sua spiegazione, mentre si riscontra uno sviluppo abnorme del motivo dell'astinenza, applicato anche alla madre. Il racconto ha una sua struttura letteraria complessa e rigorosa. Ai vv. 2-3 (la donna sterile e senza figli) corrisponde il v. 24 (la donna che partorisce un figlio). All'interno di questa cornice, si possono individuare tre sezioni della narrazione.

  • Vv. 3-10, l'apparizione dell'angelo alla donna. La sezione è segnata da una inclusione (v. 3, «l'angelo apparve», v. 10: «Ecco mi è apparso quell'uomo»).
  • Vv. 11-18, il discorso in cui Manoach fa quattro domande al messaggero (v. 11; vv. 12-14; vv. 15-16; vv. 17-18), ricevendone quattro risposte.
  • Vv. 19-23, in cui è rivelata l'identità del messaggero divi-no. La sezione è incorniciata dai riferimenti a Manoach che «prende» (lqḥ) il capretto e l'offerta (v. 19) e a JHWH che «accetta» (lqḥ) l'offerta dell'uomo. La radice r’h, oltre che fare da inclusione nella prima sezione, funge da termine chiave di tutto il brano. Le domande sollevate da Manoach nella sezione centrale sono tra una sezione che tratta della apparizione (r’h) del messaggero divino e una sezione che sottolinea il «guardare» (r’h, v. 19 «stavano guardando») la teofania da parte di Manoach e la moglie.

Dei cinque personaggi coinvolti nell'azione, in primo piano sono la donna, Manoach e soprattutto l'angelo di JHWH, mentre il bambino è l'occasione del racconto e JHWH la forza che sta dietro agli eventi.

Alla fine peraltro il brano si concentra su Sansone, su cui si posa la benedizione di JHWH (v. 24), che lo fa crescere, e lo «spirito» di JHWH, che lo sottrae gradualmente alla sfera familiare.

1. Riappare la formula solita, segno indubbio dell'intervento del redattore deuteronomista (cfr. 3,12; 4,1; 10,6).

2. Zorea si trovava circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme.

17-18. La richiesta del nome, nel tentativo di identificare l'essere misterioso e soprannaturale, fa pensare alle visioni di Giacobbe (Gn 32) e di Mosè (Es 3).

19-21. Come Abramo (Gn 18), così Manoach intende assolvere ai propri doveri di ospite nei confronti del visitatore.

25. Lo spirito di JHWH è conferito a Sansone come forza carismatica, per sé intesa a spingere l'eletto a compiere la sua missione (vedi 3,7).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[esclusioni]

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from storieribelli

Impressioni di un neurodivergente ... forse

Una giornata di vento, il mare agitato. C'è un momento in cui il rumore del mondo diventa un muro bianco, come schiuma di mare. Forse è la mia coscienza irrequieta e neurodivergente, in perenne sovraccarico. E non è un difetto di fabbrica, ma una frequenza diversa: un segnale che viaggia su onde più alte, più veloci, più feroci ... come onde del mare spumeggianti, che si accavallano, irrompono sulla spiaggia, travolgono e si sciolgono in un nulla. Forse c'è un richiamo più profondo, non è spettinare i pensieri, ma spazzarli per fare spazio. Il bisogno di un reset totale. Non è una fuga: è necessità sistemica: riformattare ogni percezione, spegnere il rumore, riformulare il dolore e le sovrastrutture per tornare all'essenziale. Ricominciare da capo. Come quest'acqua: capace di distruggersi per poi ricomporsi, sempre diversa, sempre nuova. Ricominciare, non dal nulla, ma da se stessi.

 
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from L' Alchimista Digitale

Le parole: piccole bombe a orologeria del pensiero

Nasce, oggi più che mai, l’esigenza di dare senso alle parole, alle cose, ai rapporti umani, alla politica — intesa nel suo significato più nobile, quello dell’agire collettivo consapevole. Le parole, ormai, sembrano stanche, logore, a volte persino annoiate di noi. Le abbiamo usate così tanto, così male e così spesso, che si sono svuotate di significato come una vecchia batteria del telefono che non regge più la carica. Le nostre parole non sono più strumenti di comunicazione, ma spesso rumore di fondo. Per tornare a raccontare davvero, dobbiamo imparare a rigenerarle, a farle respirare di nuovo. E per farlo serve un atto coraggioso e quasi chirurgico: fare a pezzi le parole per ricostruirle. Questo processo si chiama manomissione — termine dal doppio volto. Da un lato significa alterazione, gesto “violativo” nei confronti del linguaggio. Dall’altro, dal latino manumissio, indica la liberazione di uno schiavo. E forse è proprio questo il punto: dobbiamo liberare le parole da ciò che le imprigiona, da significati abusati, da slogan vuoti e dal chiacchiericcio sterile dei social. Siamo legati a parole che spesso non corrispondono a ciò che vorremmo davvero dire. Ci autocensuriamo per paura dell’indifferenza o per quella fastidiosa insicurezza che ci spinge a cercare parole “giuste” anziché parole vere. Ma una parola, anche la più semplice, esprime un pensiero, un mondo interiore, un punto di vista. Se cambio la parola, cambio il pensiero. E se cambio il pensiero, inevitabilmente, cambia anche la mia percezione del mondo. Ecco perché il linguaggio non è mai neutro. È un atto di potere, un atto di creazione. Le parole costruiscono o distruggono, uniscono o separano, fanno nascere sogni o scavano abissi. Non c’è bisogno di essere poeti per capirlo: basta una discussione di coppia o un commento affrettato in riunione per rendersi conto che una sola parola può scatenare l’apocalisse o salvare la giornata. Il linguaggio, quindi, ha un impatto profondo sulla vita quotidiana. È necessario intervenire sul modo in cui lo usiamo, dosandolo come un farmaco: la giusta misura fa bene, l’eccesso può essere tossico. Imparare a misurare le parole non significa parlare meno, ma parlare meglio. Come ricordava Louise Hay: “Le parole sono un’arma molto potente perché influenzano il nostro stato d’animo, la nostra percezione del mondo e le nostre scelte. Proprio come scegliamo con cura il cibo, il nutrimento per il nostro corpo, occorre prestare attenzione anche alle parole che utilizziamo per il nostro dialogo interiore e per le interazioni con gli altri. Esse sono la base per la nostra forza e serenità interiore. Nelle parole è racchiuso il seme della felicità.” E allora forse dovremmo iniziare ogni mattina scegliendo con cura le parole da “indossare”, come facciamo con i vestiti. Alcune sono scomode, altre eleganti, altre ancora così leggere che ci fanno sentire più vivi. Dopotutto, una parola gentile costa meno di un caffè, ma può risvegliare un’anima addormentata. Con le parole, dunque, bisogna stare attenti: sono creature vive, capricciose, a volte dispettose. Più le misuriamo, più impariamo ad ascoltarle, e più riusciremo a farci ascoltare a nostra volta. Perché il vero dialogo non nasce dal parlare tanto, ma dal parlare bene — con cuore, misura e un pizzico di ironia. E ricordiamolo: le parole non sono solo quello che diciamo, ma anche quello che diventiamo dopo averle dette.

 
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