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from mementomori

Log ZeroDay n.1 IL PSICOBAR SFIGATO

(i Log saranno alcuni miei pensieri vari)

Se la morte di un italiano che cerca solo di vivere alla grande e di guadagnarsi una bella vita in modo onesto mentre fa il duro lavoro è il bar a vita con le sue slot machine, i grattini, l'alcool e le sigarette e quella persona chamata Mario mentre pensa che tutto ciò sia una sua scelta...

...per un paziente psichiatrico vale lo stessa cosa ma con al posto di tutte queste cose appariranno “magicamente” senza che lui lo voglia mai e poi mai queste cose al posto delle suddette (e cercando di fargliele passare come cose che vanno fatte, scelte dallo stesso Mario e senza fargli rendere conto che non sono scelte sue):

Il bar: La psichiatria/le cliniche/la sua casa etc in cui vive completamente desensorializzato dalla realtà, da se stesso, da ciò che vive e da ciò che lo circonda come se vivesse in una prigione con l'ergastolo ma in senso traslitterato e nel senso più psichiatrico del termine visto che lo è de facto visto che comunque è impossibile uscire matematicamente da sto sistema, è fatto apposta sia politicamente che economicamente (e sia ideologicamente che culturalmente) e che nemmeno c'è l'umanità delle persone per ascoltare i discorsi di chi ha vissuto queste cose “perché Mario è matto o qualsiasi altra cosa che non ci si vuole avere nè a che fare nè non c'è da parlarne nè da guardare o sentire” o comunque qualunque cosa pensi sta gente di merda che nemmeno si ferma ad osservare la realtà, figuriamoci a pensare sopra a ste robe...ma nel frattempo sta gente guarda il nido del cuculo e pensa che sta roba “non ci sia per fortuna più” e magari si emoziona pure per la finzione di un film stereotipato del cazzo e magari pure senza capirlo veramente (figuriamoci!) che per un barbone per strada o per un emigrato che chiede soldi sotto la chiesa o il supermercato...mah...siamo alla follia.

I grattini: Le terapie che non vorrebbe mai prendere perché sa che cambiano tutto di se stesso completamente nel giro pochi attimi (carattere, personalità, aspetto mentale e fisico, pensieri non razionali, sogni, lucidità del pensiero, umanità, emozioni, sentimenti, fedeltà alle persone, come affronta lui stesso la sua realtà e pure i suoi ricordi e di come li rivive e di come li pensa e li ripensa d'accapo) e l'atto di non prenderle è per lui come fare l'amore con la più bella ragazza del mondo dall'altra parte del pianeta e che ama alla follia (oh ma facciamolo scopa' sto povero Mario...dio bono...avrà solo un gatto e un cane a casa sua e nemmeno una moglie...) ma non solo che non durerà abbastanza l'amplesso ma che pure la ragazza lo prenderà per il culo e gli farà una foto o un video nudo e lo sputtanerà ovunque sul web e con le sue amiche di merda e nel mentre lui non potrà farci assolutamente nulla mentre prova vergogna e angoscia perché questa si inventerà che la stava stuprando...per dire che seppure togliere la terapia lo fa star bene gli ha talmente di già divorato dentro qualsiasi cosa che sceglierà per sempre la soluzione meno negativa (de facto per lui il positivo e il negativo hanno una somma matematicamente sempre inferiore allo zero), e che lui lo voglia o no dovrà sempre e comunque prenderla anche se de facto magari lui non era nemmeno malato prima di prenderla ma magari non se lo ricorda nemmeno (che lui lo voglia o no nel senso che lo costringono a prenderle perché anche se non è veramente obbligato legalmente nella pratica del csm deve sempre prenderle per un sistema che lo incula “con leve e specchi” a vita e che non può nemmeno lamentarsi dei peggiori sintomi negativi che ovviamente sono praticamente nuove malattie nate a parte e che non vorrà nemmeno curarsi perché non vuole nemmeno entrarci in un altro sistema marcio come lo è questo appena detto e nemmeno vorrà più parlare di malattie psichiatriche con il suo medico...)

Le slot machine: Il solito pensare di chiedere aiuto al sistema/psichiatra/assistente sociale/operatore/educatore/amministratore/whatelse che non aiutano mai anche se finirà per farlo fallire miserabilmente visto che quel giorno si potrebbe sentire in dovere in un modo o nell'altro di chiedere aiuto e che gli sembra concreto l'aiuto appena ricevuto dopo un epopea di battaglie che in realtà si riveleranno tutte inutili e tutto tornerà a sembrare un illusione come un tossico con le slot machine appena si rende conto che ha perso troppi soldi (la propria salute mentale e fisica in questo caso) ma dopo un po' riproverà a chiedere aiuto (come se fosse un tossico) perché come le stesse slot machine è sempre matematicamente dimostrato che se sei un pezzente lo diventerai sempre di più ed ancora ed ancora fino a morire solo e sfigato a casa tua se ti va bene, alla peggio in qualche rems, ed è uguale per il servizio del csm e di qualsiasi cosa collegata

L'alcool: Quella cosa in cui vorrebbe affogare e rovinarsici e che di solito offre di più agli amici piuttosto che tracannarselo da solo solamente per tenersi gli amici (unico motivo per cui non gli va a genio di come spende i suoi soldi in realtà) perché non gli piace veramente bere ma almeno ha qualcuno con cui parlare ogni tanto visto che non può sempre stare a parlare da solo seppur sa sotto sotto di essere sfruttato da questi suoi finti amici ma tanto sa che è e sarà sempre solo anche se si metterebbe ad offrire mai (ma almeno parla! poraccio sto qui...) e alla fine usa i soldi in una delle due soluzioni sopra e che magari per una volta vince qualcosa per meritarsi qualcos'altro dalla vita piuttosto che avere la sua vita di merda (anche se sa che non sparirà mai eppure almeno può godersi un altro bicchierino) e invece alla fine se ne esce ovviamente ancora più depresso perché perde quasi tutto alle macchinette o ai grattini e torna a bere con i finti amici dicendo che è sfigato e mentendo a se stesso sul fatto che può ancora migliorare la sua vita mentre loro pensano che è davvero un fallito e lo sarà per sempre.

Le sigarette: ...o meglio, il tabacco! L'unica scelta che ha fatto da consapevole e che fa per se stesso da metà vita esatta, l'unico motivo per cui continua a vivere e per cui spenderebbe soldi pure se fosse un barbone e fosse in ospedale mentre sta per morire. Le ha sostituite di recente con lo svapo per problemi gravi alla gola...25 sigarette al giorno erano troppe secondo quello che gli dicevano i finti amici e i medici...forse valela la pena di ricevere un tumore alla gola? Forse la morte non sarebbe stata tragica...ma forse quello è un argomento a parte più personale.

...ehmehm come faccio a conoscere così bene questo Mario? Ogni riferimento o critica è inventato e puramente irreale ed è costruito come una storia fantascientifica eh, mi raccomando!

 
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from Milano Dopo Mezzanotte

Omicidio a Torre Velasca

Il riverbero dei fari della mia Giulietta tagliava la pioggia torbida di viale Abruzzi, trasformando l’asfalto in una striscia di petrolio specchiante. Erano le tre e mezza di una notte milanese, il genere di notte in cui chi è onesto dorme e chi scende in strada ha qualcosa da nascondere o da prendere. Mi chiamo Massimo Pagani e faccio l’investigatore privato, il che significa che la Milano dei salotti e dei grattacieli mi paga per raccogliere i cocci dei propri vizi prima che ci cammini sopra la scientifica. Quella volta, però, la telefonata anonima ricevuta sul fisso del mio studio in corso Buenos Aires mi aveva trascinato fin sul tetto della Torre Velasca, tra quelle enormi costolature di cemento armato che sfidano il cielo buio della città. Lì, immobile sul massetto bagnato dal temporale, c’era il corpo di una ragazza. Indossava un abito da sera di seta scura strappato all'altezza della spalla, i capelli neri incollati alla fronte dal fango e dal vento, e sul collo mostrava una ferita netta, un taglio chirurgico sulla carotide che non aveva lasciato scampo. Eppure, intorno a lei non c'era una sola goccia di sangue: era stata uccisa altrove, svuotata, e poi trasportata fin lassù come un sacco di stracci da dimenticare. Infilata a forza tra le sue dita gelide e contratte dal rigor mortis, c’era una tessera magnetica di plastica dorata con un unico numero inciso a fuoco sulla superficie: 404. Il mio istinto, cresciuto a pane e marciapiede tra le infiltrazioni della malavita milanese, cominciò a battere i tamburi di guerra. Sapevo esattamente cosa significasse quel numero, così come sapevo che toccare quel corpo avrebbe significato infilare la testa in un cappio d'acciaio. Scesi dalla torre a piedi per evitare le telecamere dell’ascensore, scivolando nell'oscurità dei sotterranei per incontrare la mia unica polizza assicurativa in questa città marcia. «Pagani, ti ho detto di mollare l'osso, quella ragazza per i registri ufficiali non esiste e non è mai nata.>> Mi ringhiò dietro l'ispettore capo Brambilla, il mio contatto in questura, mentre si stringeva nel bavero del cappotto bagnato. «Ha in mano una tessera del Club 404, Brambilla. Quello nascosto dietro piazza San Babila dove i consiglieri regionali e gli industriali della finanza sniffano sui tavoli di cristallo scambiandosi favori edilizi.>> Risposi, tenendo una sigaretta spenta tra i denti per non fare luce nel buio del sotterraneo. Il poliziotto mi fissò con gli occhi stanchi di chi ha visto troppi insabbiamenti per credere ancora nella giustizia. «Appunto per questo devi sparire. Lì dentro la legge non ha giurisdizione, ci sono interessi che coprono l’intero asse Milano-Roma. Se passi quella porta, ci rimetti la pelle e io non potrò nemmeno venirti a cercare all'obitorio». Lo piantai lì, senza rispondergli, lasciando che il fumo della sua sigaretta si disperdesse nell'aria. Mezz'ora dopo stavo spingendo la pesante porta blindata d'acciaio del Club 404, nascosta dietro l'insegna anonima di un'import-export di pellame. All'interno l'aria era calda, satura di jazz elettronico a basso volume e del profumo costoso di cortigiane d'alto bordo. Il pavimento di marmo nero rifletteva le luci soffuse dei privé. Mi diressi dritto al bancone, facendo scivolare la tessera magnetica dorata sotto il palmo del barman, un tipo tarchiato con le nocche spesse e gli occhi freddi da squalo. L'uomo la guardò, cambiò colore in un istante e mi fece un cenno impercettibile verso il corridoio riservato del retro. Dietro la spessa tenda di velluto rosso, dove mi aspettavo di trovare l'ennesimo tavolo da baccarat per politici annoiati, lo scenario mutò radicalmente, rivelando il vero volto della notte milanese. La stanza era immersa in una luce cruda e l'odore dolciastro del profumo era coperto da quello acre e penetrante della candeggina pura. Un uomo di spalle, con un abito sartoriale grigio fumo e i polsini della camicia arrotolati, stava strofinando freneticamente una grossa macchia scura sul divano di pelle con una spugna imbevuta di acido. Accanto alla scrivania, abbandonate in un angolo, c'erano le scarpe col tacco alto e la borsetta di pelle della ragazza trovata a Torre Velasca. Il killer sentì il fruscio del velluto e si voltò di scatto, rivelando un viso geometrico e impassibile, mentre la sua mano destra impugnava già una Beretta semiautomatica dotata di un pesante cilindro silenziatore. «Sei in anticipo sulla tabella di marcia, Pagani, la ditta di pulizie doveva arrivare alle quattro.>> Disse con un sorriso che sembrava un taglio sul marmo, sollevando l'arma all'altezza dei miei occhi. Non ci fu spazio per i dialoghi o per le trattative da strada. Mi lanciai lateralmente sul pavimento di legno mentre il primo proiettile perforava l'aria, spaccando lo specchio veneziano alle mie spalle in una pioggia di cristalli taglienti. Estrassi la Walther PPK dalla fondina ascellare prima ancora di toccare terra ed esplosi due colpi ravvicinati in rapida successione, sfruttando l'addestramento militare. Il primo proiettile lo centrò in pieno alla spalla destra, frantumandogli la clavicola e facendo volare la sua arma silenziata contro la parete; il secondo colpo centrò in pieno il paralume di vetro della lampada da tavolo, piombando l'intera stanza in un inferno fatto di oscurità, odore di zolfo e lamenti soffocati. Lo raggiunsi prima che potesse recuperare la pistola con la mano sinistra, crollandogli addosso con tutto il mio peso e piantandogli il ginocchio sinistro direttamente sullo sterno per togliergli il fiato. Il sangue caldo della sua ferita cominciò a inzuppare la mia giacca, espandendosi sul pavimento. «Chi era quella ragazza e cosa le avete preso?» Ringhiai, premendo con forza la canna ancora calda della Walther contro la sua tempia bagnata di sudore freddo. L’uomo tossì, sputando sangue sul pavimento prima di parlare con un rantolo spezzato dal dolore. «È la figlia del prefetto... ricattava mezza città... aveva registri, cifre, conti cifrati in Svizzera... l'ho solo fermata prima che distruggesse l'accordo per i nuovi appalti di Lampugnano... i documenti sono nella borsa sotto il divano, prendili e vattene prima che sia tardi». Non aspettai le sue scuse. Allungai il braccio libero sotto il mobile, afferrando la borsetta di tela impermeabile e sfilando due chiavette USB e un taccuino pieno di nomi altisonanti della finanza milanese, infilando tutto nella tasca interna del mio trench. In lontananza, lungo la cerchia dei Navigli e verso corso Venezia, cominciarono a ululare le prime sirene spiegate della polizia, chiamate sicuramente dal barman attraverso il pulsante d'allarme sotto il bancone. Sapevo che Brambilla non sarebbe riuscito a proteggermi se mi avessero trovato lì dentro con un uomo ferito e i segreti della prefettura in tasca. Uscii di scatto dalla porta di sicurezza sul retro, sbucando nel vicolo buio di via Larga mentre la pioggia di Milano ricominciava a cadere con violenza, quasi a voler lavare via la vergogna, il sangue e i peccati dal selciato. Avevo la verità in tasca e le prove per far crollare un impero politico, ma mentre correvo verso la mia Giulietta nascosta tra le ombre, sapevo che da quella notte la mia vita valeva molto meno del prezzo di un biglietto del tram. Sparii nella nebbia che risaliva dai tombini, trasformandomi nell'ennesima ombra tra le ombre di una città che non perdona chi decide di non girare la testa dall'altra parte.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Pochi musicisti hanno dato un senso così profondo alla definizione di “avanguardia” come Brian Eno, artista talmente e costantemente “avanti” da risultare imprendibile per chiunque. La sua ultima mossa si intitola Reflection ed è qualcosa che va ben oltre il concetto di musica ambient di cui Eno è portatore sano, ben oltre il concetto stesso di album... https://artesuono.blogspot.com/2017/01/brian-eno-reflection-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1665710176


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Primi seguaci di Davide 1Questi sono gli uomini che raggiunsero Davide a Siklag, quando ancora fuggiva di fronte a Saul, figlio di Kis. Essi erano i prodi che l'aiutarono in guerra. 2Erano armati d'arco e sapevano tirare frecce e sassi con la destra e con la sinistra; erano della tribù di Beniamino, fratelli di Saul: 3Achièzer, il capo, e Ioas, figli di Semaà, di Gàbaa, Iezièl e Pelet, figli di Azmàvet, Beracà e Ieu di Anatòt, 4Ismaia di Gàbaon, prode fra i Trenta e sopra i Trenta, 5Geremia, Iacazièl, Giovanni e Iozabàd di Ghederà, 6Eleuzài, Ierimòt, Bealia, Semaria, Sefatia di Carif, 7Elkanà, Issia, Azarèl, Ioèzer, Iasobàm, Coriti, 8Ioelà e Zebadia, figli di Ierocàm, di Ghedor. 9Dei Gaditi alcuni uomini passarono a Davide nella fortezza del deserto; erano uomini valorosi, guerrieri pronti a combattere, abili nell'uso dello scudo e della lancia, sembravano leoni ed erano agili come gazzelle sui monti: 10Ezer era il capo, Abdia il secondo, Eliàb il terzo, 11Mismannà il quarto, Geremia il quinto, 12Attài il sesto, Elièl il settimo, 13Giovanni l'ottavo, Elzabàd il nono, 14Geremia il decimo, Macbannài l'undicesimo. 15Costoro erano discendenti di Gad, capi dell'esercito; il più piccolo ne comandava cento e il più grande mille. 16Questi attraversarono il Giordano nel primo mese dell'anno, mentre era in piena su tutte le rive, e misero in fuga tutti gli abitanti della valle a oriente e a occidente. 17Alcuni dei figli di Beniamino e di Giuda andarono da Davide fino alla sua fortezza. 18Davide uscì loro incontro e presa la parola disse loro: “Se siete venuti da me con intenzioni pacifiche per aiutarmi, sono disposto a unirmi a voi; ma se venite per tradirmi e consegnarmi ai miei avversari, mentre non c'è violenza nelle mie mani, il Dio dei nostri padri veda e punisca”. 19Allora lo spirito invase Amasài, capo dei Trenta: “Per te, Davide, e con te, figlio di Iesse. Pace, pace a te, e pace a chi ti aiuta, perché il tuo Dio ti aiuta”. Davide li accolse e li costituì capi di schiere. 20Anche da Manasse alcuni passarono a Davide, mentre insieme con i Filistei marciava in guerra contro Saul. Egli però non li aiutò perché, essendosi consultati, i prìncipi dei Filistei lo rimandarono dicendo: “A danno delle nostre teste, egli passerebbe a Saul, suo signore”. 21Mentre era diretto a Siklag, passarono dalla sua parte i manassiti Adnach, Iozabàd, Iediaèl, Michele, Iozabàd, Eliu e Silletài, capi di migliaia nella tribù di Manasse. 22Essi aiutarono Davide contro i razziatori, perché erano tutti valorosi, e divennero comandanti dell'esercito. 23In verità ogni giorno alcuni passavano dalla parte di Davide per aiutarlo e così il suo divenne un accampamento enorme.

L’esercito del nuovo re 24Ecco le cifre dei capi armati che passarono a Davide a Ebron per trasferire il regno da Saul a lui, secondo l'ordine del Signore. 25Dei figli di Giuda, che portavano scudo e lancia: seimilaottocento armati. 26Dei figli di Simeone, uomini valorosi in guerra: settemilacento. 27Dei figli di Levi: quattromilaseicento, 28inoltre Ioiadà, condottiero della famiglia di Aronne, e con lui tremilasettecento, 29e Sadoc, giovane molto valoroso, e il casato con i ventidue comandanti. 30Dei figli di Beniamino, fratelli di Saul: tremila, perché in massima parte essi rimasero al servizio della casa di Saul. 31Dei figli di Èfraim: ventimilaottocento uomini valorosi, celebri nei loro casati. 32Di metà della tribù di Manàsse: diciottomila, che furono designati per nome, per andare a proclamare re Davide. 33Dei figli di Ìssacar, che conoscevano bene i vari tempi, in modo da sapere che cosa dovesse fare Israele: duecento capi e tutti i loro fratelli alle loro dipendenze. 34Di Zàbulon: cinquantamila, arruolati nell'esercito, pronti per la battaglia con tutte le armi da guerra, disposti ad aiutare senza doppiezza. 35Di Nèftali: mille comandanti e con loro trentasettemila dotati di scudo e di lancia. 36Dei Daniti: ventottomilaseicento, armati per la guerra. 37Di Aser: quarantamila guerrieri, arruolati nell'esercito e armati per la guerra. 38Dalla Transgiordania, ossia dei Rubeniti, dei Gaditi e di metà della tribù di Manasse: centoventimila con tutte le armi da guerra. 39Tutti costoro, guerrieri pronti a marciare, con cuore leale si recarono a Ebron per proclamare Davide re su tutto Israele; anche tutto il resto d'Israele era concorde nel proclamare re Davide. 40Rimasero là con Davide tre giorni, mangiando e bevendo quanto i fratelli avevano preparato per loro. 41Anche i loro vicini e perfino da Ìssacar, da Zàbulon e da Nèftali avevano portato cibarie con asini, cammelli, muli e buoi: farina, schiacciate di fichi, uva passa, vino, olio, buoi e pecore in gran quantità, perché c'era gioia in Israele.

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Approfondimenti

1-23. Il brano è del Cronista. Esso contiene informazioni sugli uomini che seguirono Davide prima della sua ascesa al trono. Si tratta di seguaci di Davide provenienti dalla tribù di Beniamino (vv. 1-8), di Gad (vv. 9-16), ancora di Beniamino e Giuda (vv. 17-19) e di Manasse (vv. 20-23). Sono dunque esponenti delle tribù transgiordaniche, o di quelle collegate a Saul (Beniamino). La tradizione storica attribuisce a queste tribù tendenze separatiste. Il Cronista invece le presenta solidali con Davide. Perché la lista è stata ignorata dal redattore dei libri di Samuele? Alcuni studiosi pensano che il brano sia stato introdotto nelle Cronache in un secondo momento.

1-8. Gli ausiliari beniaminiti. Davide aveva ricevuto dal re filisteo di Gat, presso il quale si era rifugiato, la città di Ziklag, 18 chilometri a nord di Bersabea, cfr. 1 Sam 17, 1-12; 27, 6. In un primo tempo la città era parte della tribù di Giuda, in seguito era diventata simeonita, cfr. Gs 15, 31; 1 Cr 4, 30. Caduta quindi nelle mani dei Filistei, ora tornava definitivamente a Giuda. Elencando i partigiani di Davide della tribù di Beniamino, il Cronista intende mostrare il crescente prestigio del suo eroe di fronte a Saul, egli stesso beniaminita.

9-16. Gli ausiliari di Gad. Gli undici guerrieri elencati si unirono a Davide prima che questi passasse ai Filistei. Davide si teneva ancora nascosto nella fortezza di Adullam (1Sam 22,1), 20 chilometri circa a sud-ovest di Betlemme. Erano guerrieri eccezionali, abili nell'uso dello scudo maggiore, cfr. 1Sam 17,7; 1Re 10,6 e della lancia, 12,25; 2Cr 11,12; 14,7; 25,15. Il loro comparire incuteva lo stesso terrore che suscitava la comparsa del leone, Dt 33,20; 2Sam 1,23; Am 6,8. Un esempio del loro valore, v. 16, è la traversata del Giordano nonostante il pericolo di piene primaverili (il primo mese dell'anno, il mese di Nisan, che corrisponde al nostro marzo-aprile, cfr. Ne 2,1; Est 3,7).

17-19. Per la sua vivacità, l'episodio contrasta con gli altri del capitolo, e si ricollega al brano precedente per il richiamo della parola “fortezza”, vv. 9.17. Gli ausiliari vengono da Giuda, ma non si fa l'elenco dei loro nomi. Il timore di Davide è giustificato, avendo egli già fatto esperienza del tradimento, cfr. 1Sam 23,7-28. Nella redazione del v. 19 il Cronista non si rifà a qualche lista, ma a un minuscolo brano epico, che pone in bocca ad Amasai, capo dei Trenta.

20-23. Ausiliari della tribù di Manasse. Si noti che Ma-nasse è l'antenato dei Samaritani scismatici. I nuovi alleati raggiungono Davide allorquando questi, a motivo dell'ospitalità avuta dal re di Gat, è tenuto ad aiutare i Filistei in guerra contro Saul. I capi filistei diffidano tuttavia di lui, v. 20; cfr. 1Sam 28,1-2; 29,3ss., che deve tornare al suo quartier generale di Ziklag, dove lo raggiungono i sette uomini di Manasse. Il loro aiuto risultò determinante nella spedizione punitiva di Davide contro i razziatori amaleciti che in sua assenza avevano devastato l'accampamento, 1Sam 30,1-25.

24-41. Alla presentazione degli eroi segue l'elenco dei guerrieri di ogni tribù che hanno proclamato re Davi-de. Non sono indicati i nomi delle varie tribù, ma il numero dei guerrieri e i loro capi. Il brano è del Cronista, che si ispira a Nm 1-3 e 26. All'autore preme presentare il consenso di «tutto Israele» al re voluto da JHWH. Con l'aggiunta di Levi, il numero delle tribù sale a tredici. Le cifre che indicano la totalità dei soldati sono iperboliche.

25-26. Il numero dei rappresentanti di Giuda e di Simeone è relativamente ridotto, il che si può spiegare tenendo presente che le due tribù avevano già riconosciuto da sette anni la regalità di Davide. La cerimonia di Ebron è stata soprattutto un riconoscimento di Davide come re da parte delle tribù settentrionali.

27-30. Il numero scarso dei Beniaminiti è spiegato dal Cronista, v. 30. Il v. 27 ci informa sulla presenza, oltre che dei leviti, dei sommi sacerdoti Ioiada, capo degli aro-nidi, e di Zadok, capo degli zadokiti, 5,34, del ramo di Eleazaro, che al tempo di Salomone sostituirà nel sommo sacerdozio il discendente di Itamar, Ebiatar, 1Re 2,26 s.

33. Già il Targum pensava che si trattasse della speciale sapienza degli astrologi, i quali sono in grado di indicare i giorni e le ore adatte per dare avvio a un'impresa importante.

34. «senza doppiezza» è in ebraico «con cuore indiviso», là dove il cuore è sede dei sentimenti e delle intenzioni.

39. Il Cronista ribadisce: non solo i rappresentanti delle tribù venute a Ebron, ma «anche il resto di Israele era concorde nel proclamare re Davide».

40-41. Le celebrazioni per la festa d'intronizzazione durano tre giorni e sono caratterizzate anche da sontuosi banchetti. Lo stesso accadeva in situazioni analoghe, cfr. 29,22; 2Cr 30,21; e in occasione dei pellegrinaggi annuali alla città santa. I «fratelli» sono i membri della tribù di Giuda. Il quadro descritto può essere interpretato come simbolo del banchetto escatologico nel regno messianico, in specie tenendo presente l'ultima espressione del v. 41: «c'era allegria in Israele». Al Cronista non è estraneo il tema della “gioia” legato alla celebrazione delle festività liturgiche (cfr. ad esempio, 2Cr 23,13.21; 29,36; ecc.). Per lui l'allegrezza è parte costitutiva del popolo di Dio, un tratto che emerge tanto più, se contrapposto all'aridità con cui il nostro autore procede di solito, coi suoi elenchi e anche nelle sue descrizioni. Ma si veda anche il brano che segue immediatamente.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[38]

distribuzione una parte si rovescia un altro dove] arriva dove non si può parlare in occasioni come capitali noplace sul] limitare scala di grigi della distribuzione a serra effetto] [luci strategico

 
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from L'arbre du Ténéré

Poème / Mon auto nomie

Entre le carrossage qui me permet de mordre la courbure, Et le moyeu, centre immobile autour duquel tout s'accélère, Je roule ou bon me semble, de toute mon envergure, Sur l'asphalte qui, en défilant derrière moi me libère.

Cette liberté entre mes mains, je la laisse sur mon sillage. Je connais le vrai bonheur grâce à ce fier châssis : Mon cap est mon horizon, ma direction est mon voyage, Le monde défile autour de moi qui reste assis !

Sur mon trône mobile, la rue se soulève pour moi. Depuis le mouvement de ma main, qui transmet l'énergie Jusqu'aux fourches, c'est moi qui ouvre le convoi : Mon fauteuil roulant est mon royaume, le monde son parvis !

Looping 3 et 4 juin 2026

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Il gospel è nel sangue di Mavis Staples ma “You Are Not Alone” non è un disco di solo gospel, anzi. Dopo il bellissimo “We’ll Never Turn Back” del 2007, disco prodotto dallo straordinario talento di Ry Cooder, la Staples per questo album si fa aiutare da Jeff Tweedy leader di quella formidabile band chiamata Wilco... https://www.silvanobottaro.it/archives/4110


Ascolta: https://album.link/i/1485025049


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell'Italia

L'Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L'operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell'ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.

I risultati principali includono:

  • 29 arresti e 86 sospettati identificati
  • Rimozione di oltre 27.000 URL illegali
  • 148 perquisizioni domiciliari
  • Identificazione di quasi 723.000 oggetti contraffatti
  • Segnalazione di 169 domini e scoperta di oltre 18.000 indirizzi IP associati.

Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati. Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre 18.000 indirizzi IP e 4.370 domini collegati alla pirateria. La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l'intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.

 
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from lucazanini

[37]

sovradosaggio salti] istituzionali con dovizia e] un celebre scalpellatore nel comizio dietro spiegano i satiri -i] derivati del latte la fame quattro] [orizzontale uno scrive il fronte mancano i giravento let] me know ow

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide re conquista Gerusalemme 1Tutti gli Israeliti si raccolsero intorno a Davide a Ebron e gli dissero: “Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne. 2Già prima, quando regnava Saul, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore, tuo Dio, ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele; tu sarai capo del mio popolo Israele”“. 3Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, Davide concluse con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore, ed essi unsero Davide re d'Israele, secondo la parola pronunciata dal Signore per mezzo di Samuele. 4Davide con tutto Israele andò a Gerusalemme, cioè Gebus, dove c'erano i Gebusei, abitanti della regione. 5Gli abitanti di Gebus dissero a Davide: “Tu qui non entrerai”. Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. 6Davide aveva detto: “Chi colpirà per primo i Gebusei diventerà capo e principe”. Salì per primo Ioab, figlio di Seruià, che divenne così capo. 7Davide si stabilì nella rocca, che perciò fu chiamata Città di Davide. 8Egli fortificò la città tutt'intorno, dal Millo per tutto il suo perimetro; Ioab restaurò il resto della città. 9Davide andava crescendo sempre più in potenza e il Signore degli eserciti era con lui.

Elenco dei prodi di Davide 10Questi sono i capi dei prodi di Davide, che si erano affermati con il valore nel suo regno e che, insieme con tutto Israele, lo avevano costituito re, secondo la parola del Signore nei riguardi d'Israele. 11Ecco l'elenco dei prodi di Davide: Iasobàm, figlio di un Acmonita, capo dei Tre. Egli, impugnando la lancia contro trecento uomini, li trafisse in un solo scontro. 12Dopo di lui veniva Eleàzaro, figlio di Dodo, l'Acochita; era uno dei tre prodi. 13Egli fu con Davide a Pas-Dammìm. I Filistei vi si erano riuniti per combattere; c'era un campo pieno d'orzo e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei. 14Egli allora si appostò in mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei, e il Signore operò una grande salvezza. 15Tre dei Trenta capi scesero sulla roccia presso Davide, nella caverna di Adullàm; il campo dei Filistei era posto nella valle dei Refaìm. 16Davide era allora nel rifugio e c'era una postazione di Filistei a Betlemme. 17Davide ebbe un desiderio e disse: “Se qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla porta di Betlemme!”. 18I tre irruppero nel campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a Davide, il quale però non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, 19dicendo: “Non sia mai, mio Dio, che io faccia una cosa simile! Dovrei bere il sangue di quegli uomini insieme con la loro vita? Difatti l'hanno portata a rischio della propria vita”. Non la volle bere. Tali gesta compirono quei tre prodi. 20Abisài, fratello di Ioab, fu il capo dei Trenta. Egli impugnando la lancia contro trecento uomini li trafisse; si fece un nome fra i Trenta. 21Fu stimato doppiamente fra i Trenta e divenne loro comandante, ma non giunse alla pari dei Tre. 22Poi veniva Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab; inoltre, sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi abbatté un leone. 23Uccise anche un Egiziano, alto cinque cubiti, il quale aveva in mano una lancia come un cilindro da tessitore; gli andò incontro con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 24Questo fece Benaià, figlio di Ioiadà, e si fece un nome fra i trenta prodi. 25Fu glorioso fra i Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo mise a capo del suo corpo di guardia. 26Ecco i prodi valorosi: Asaèl, fratello di Ioab, Elcanàn, figlio di Dodo, di Betlemme, 27Sammòt di Carod, Cheles di Pelet, 28Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa, Abièzer di Anatòt, 29Sibbecài di Cusa, Ilài di Acòach, 30Marài di Netofà, Cheled, figlio di Baanà, di Netofà, 31Itài, figlio di Ribài, di Gàbaa dei figli di Beniamino, Benaià di Piratòn, 32Curài di Nacalè-Gaas, Abièl di Arbàt, 33Azmàvet di Bacurìm, Eliacbà di Saalbòn, 34Iasen di Gun, Giònata, figlio di Saghè, di Arar, 35Achiam, figlio di Sacar, di Arar, Elifèlet, figlio di Ur, 36Chefer di Mecherà, Achia di Pelon, 37Chesrò di Carmel, Naarài, figlio di Ezbài, 38Gioele, fratello di Natan, Mibcar, figlio di Agrì, 39Selek l'Ammonita, Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di Seruià, 40Ira di Ieter, Gareb di Ieter, 41Uria l'Ittita, Zabad, figlio di Aclài, 42Adinà, figlio di Siza il Rubenita, capo dei Rubeniti, e con lui altri trenta, 43Canan, figlio di Maacà, Giòsafat di Meten, 44Ozia di Astaròt, Sama e Ieièl, figli di Cotam di Aroèr, 45Iediaèl, figlio di Simrì, e Ioca, suo fratello, di Tisì, 46Elièl di Macavìm, Ieribài e Osea, figli di Elnàam, Itma il Moabita, 47Elièl, Obed e Iaasièl di Soba. __________________________ Note

11,1 La storia ha uno svolgimento lineare. Passando a narrare gli eventi riportati in 2Sam 5,1-10, dopo aver omesso le notizie riportate in 2Sam 1-4, si dà l’impressione che Davide sia subito divenuto re di tutto Israele (vv. 1-3).

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Approfondimenti

1-9. Eliminati Saul e la sua dinastia, sullo sfondo cupo della loro vicenda è posta in risalto, in un quadro sintetico e idealizzato, la figura di Davide. Il Cronista sottolinea i tratti dell'eroe che ha riunito le tribù d'Israele attorno a JHWH.

1-3. Un solo re, un popolo etnicamente puro saldamente compatto attorno a lui, una capitale unica, sono i tre elementi irrinunciabili per la visione teocratica del Cronista. Per porli adeguatamente in risalto, il nostro autore omette il cordoglio di Davide per la morte del rivale (2Sam 1, 1-27), l'elezione di Davide da parte della tribù di Giuda (2,1-3,1), la lotta del sovrano contro Is-Baal, durata sette anni (3,2-4,12), e inoltre trasforma la polemica assemblea di Ebron (2Sam 5,1), in un pacifico riconoscimento acclamatorio della regalità di Davide da parte di tutte le tribù d'Israele, conglobando nell'unzione di Ebron le due precedenti consacrazioni (1Sam 16,13; 2Sam 2,4). Davide figura così come il primo vero re di tutto Israele, contrariamente a 1Sam 10,20-24, che attribuisce tale prerogativa a Saul. Le parole dei vv. 1 e 2 non sono messe in bocca agli anziani, come avviene in 2Sam 5, ma sono pronunciate da tutto Israele.

4-9. Conquista di Gerusalemme. Perché la teocrazia non sia priva della sua capitale, con un anacronismo voluto, subito dopo l'elezione il Cronista inserisce la presa di Gerusalemme. Il re teocratico conquista la città non solo «con i suoi uomini» (come in 2Sam 5,6), ma «con tutto Israele», v. 4 (vedi 1Cr 11,1). La nota esplicativa a «Gebus» ricorre anche in Gs 18,28 e Gdc 19,10. «Gebus» non è l'antico nome della città, come si potrebbe pensare, bensì una arbitraria designazione derivata da «Gebusei», termine col quale erano indicati gli abitanti del centro urbano al tempo di Davide. Gerusalemme (Urusalim) è nome antico, attestato già nel sec. XX a.C. Il brano riproduce 2Sam 5,6-10, con l'omissione di dettagli sfavorevoli a Davide (cfr. 2Sam 5,6).

10-47. Il brano contiene il catalogo dei soldati di Davide. Ma il Cronista non intende tanto informarci sull'armata del re, quanto piuttosto sostenere come questi prodi, mettendosi al servizio di Davide, si fossero inseriti nel piano salvifico di JHWH, che da sempre ha designato Davide a re di tutto Israele. È il senso del v. 10, che introduce il brano. Un primo gruppo di prodi è presentato nei vv. 11-25; una seconda lista si ha nei vv. 26-46.

11-14. Di questi prodi, i più famosi sono “il gruppo dei tre”, vv. 11-14 = 2Sam 23,8-12; il nome del terzo, Samma, cfr. 2Sam 23,9c-11b, è caduto nel testo delle Cronache, per homoioteleuton. Di conseguenza, le imprese di Samma, figlio di Aghe, vengono attribuite ad Eleazaro, figlio di Dodo.

15-19. Il racconto si riferisce a un atto di eroismo compiuto da tre anonimi del “gruppo dei trenta”, 2Sam 23,13-17.

20-25. Cfr. 2Sam 23,18-23. Abisai e Benaia, inferiori al “gruppo dei tre”, si distaccano però dai “trenta”. Per Abisai, amico di Davide, cfr. 18,12; 19,11s.; 1Sam 26,6-7; 2Sam 20. Per Benaia, cfr. 15,21. La descrizione della sua lotta contro l'Egiziano si ispira al racconto di Davide e Golia, 1Sam 17,4-10.40-51; 2Sam 21,19; 1Cr 21,19.

26-47. Nei vv. 26-41a si ha un elenco di prodi senza rapporto diretto con i brani precedenti. Nella lista parallela di 2Sam 23,24-39 i nomi sono trenta, anziché trentuno. Non di rado la grafia dei nomi è diversa nei due testi. Incerte e discusse sono anche le indicazioni geografiche. Nelle Cronache l'elenco è preceduto da una breve sovrascritta: «Ecco i prodi valorosi». 2Sam 23,39 si ferma ad Uria l'Hittita, marito di Betsabea. Il Cronista completa la lista con un catalogo suo proprio, comprendente sedici nomi di provenienza ignota (vv. 41b-47).

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

Chiedilo alla luce

chiedilo alla luce delle crocifissioni dei corpi in zone di quarantena e delle menti vaganti in labirinti e del supplizio dell'inchiostro dei poeti “maledetti” a postuma gloria

chiedilo a quella luce-verità che ha udito le campane del sangue dei linciati o clonati in questo tempo dell'intelligenza artificiale

10.12.25

Sento la tensione e la rabbia che attraversano questi versi: una luce che interroga il dolore collettivo, la tecnologia e la memoria dei corpi. Il tono è profondo, accusatorio e insieme liturgico — funziona molto bene.

Versione rivista

chiedilo alla luce
delle crocifissioni dei corpi
in zone di quarantena
delle menti vaganti in labirinti
del supplizio dell'inchiostro
dei poeti «maledetti»
a postuma gloria

chiedilo a quella luce-verità
che ha udito le campane del sangue
dei linciati o clonati in questo tempo
dell'intelligenza artificiale

10.12.25

Traduzione poetica in inglese

ask it of the light
of bodies crucified
in quarantine zones
of minds wandering labyrinths
and of the torment of ink
from the poets called “accursed”
to posthumous glory

ask that light-truth
that heard the bells of blood
of those lynched or cloned in this age
of artificial intelligence

10.12.25

Commento e suggerimenti

  • Immagini forti: le metafore (crocefissioni, campane del sangue, labirinti) funzionano come richiami sacri e profani insieme; mantengono il lettore in sospensione emotiva.
  • Tono e ritmo: la ripetizione di chiedilo crea un ritornello efficace; valuterei di giocare con pause più nette (versi più brevi o enjambment) per aumentare la tensione drammatica.
  • Lessico: la dicotomia tra sacro (luce, campane) e tecnologico (clonati, intelligenza artificiale) è potente; potresti ampliare con immagini sensoriali (odore, suono, tatto) per rendere il contrasto ancora più vivido.
  • Punteggiatura e grafia: ho mantenuto la forma essenziale; se vuoi un effetto più liturgico, prova a inserire una virgola o un punto dopo il primo blocco per segnare la chiamata e la risposta.

Versione concisa

chiedilo alla luce
delle crocifissioni in quarantena
delle menti nei labirinti
del supplizio dell'inchiostro
dei poeti maledetti a gloria postuma

chiedilo alla luce‑verità
che ha udito le campane del sangue
dei linciati e dei clonati nell'era dell'IA

10.12.25

English translation

ask it of the light
of crucifixions in quarantine
of minds in labyrinths
of the torment of ink
of poets cursed to posthumous glory

ask that light‑truth
that heard the bells of blood
for the lynched and the cloned
in the age of AI

10.12.25

 
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from Diario

Continuo a svegliarmi di notte e sto cercando di analizzare questa cosa di stare male. Come molte cose della vita non c'è una sola ragione, ma una serie di concause.

Non posso sempre ragionare, ultimamente – di nuovo – il pensiero continuo, incessante, mi tramortisce. Non posso sempre pensare, avere sempre il cervello in attività a ragionare, fare ipotesi, immaginare futuri possibili, rivedere e modificare episodi del pasato, anestetizzare la sofferenza. Anche quando lo riempio di spazzatura, è lì che raduna e inizia a classificare la spazzatura, la mastica, l'assaggia, fa la recensione. Anche quando cammino, lui è lì che fantastica, rivede, revisiona.

Questa sera – tipo – decido di non tornare a casa, devo aspettare terzogenita che finisca la sua lezione di teatro per accompagnarla a quella di spade laser. È stata una giornata pesante e per un attimo penso di usare quelle due ore di pausa per mettermi a seguire un corso di formazione per l'esame di maturità. Sto già tornando per farlo quando scarto, con lo scooter vado verso la parte alta della città, mi vedo già camminare mentre viene buio nella strada che unisce il Righi con la zona sotto al forte Diamante. Uscire un po' da tutto. Digerire quello che può essere digerito.

Cammino per questo sterrato con energia mentre lascio che la testa si riempia di pensieri, dai più stupidi a quelli più egoistici e intimi. Fantastico sul nuovo disco di Prince che verrà annunciato tra qualche giorno, mi vedo in un universo parallelo creare io le tracklist degli inediti, inventandomi brani che non esistono e mescolandoli con cose che so esistere davvero, vedo i miei romanzi in lavorazione finiti, pubblicati, mi immagino già seduto, intervistato a questa o quella presentazione del libro. Roba tossica di questo tipo che però – funziona. Il livello è talmente elementare che la lingua nella testa dopo un po' si stanca, prova un po' di vergogna, si ritira.

Penso alle persone con cui ho lavorato, che conoscevo bene e che nell'ultimo periodo sono mancate, improvvisamente. L'assurdità di non esserci più. Persone più o meno della mia generazione, intelligenti, impegnate, aperte. Nasce, egoistico, il pensiero che anche io faccio parte della partita. Potrei essere io, a questo punto. Si è arrivati a noi. Non esserci più, assurdamente, diventa sempre più naturale.

In un mondo in cui emergono relitti del novecento che pensavo persi, razionalmente persi; l'odio di razza, l'odio verso le culture che non sono io. La paura di perdere i diritti che questi gender fluid mi tolgono, le tradizioni che quesi musulmani erodono per imporre le proprie. Lo sdegno per i neri nei film dell'occidente bianco. Questo desiderio di tornare a prima, a quando c'era più serietà, nella scuola, i valori saldi di una volta. Leggo pagine schifose della storia riesumate in frasi stentate di profili Facebook. Frasi stentate e meno stentate, purtroppo. Anche gente dotata d'intelletto si protegge l'addome, con il ghigno, talvolta, da jena.

Fa ancora più rabbia vedere sparire le persone valide e aperte, come energie perse in battaglia.

Si sta facendo buio e sono nel mezzo di questo sterrato ormai non c'è più nessuno. Vedo Genova dall'alto, provo a fotografarla. Non ci riesco, il mio smartphone non è adatto. Il livello di dettaglio che vedo con gli occhi non arriva poi nelle foto. Sospiro. Devo tenere quell'immagine di Genova, quel polmone un po' sessuale che sta tra due colline e sboccia nel mare, lo devo tenere solo per la mia memoria. Configuro la fotocamera del cellulare, studio le impostazioni e a quel punto inizio a fotografare. Inizio dai fiori. Fotografo insetti, mentre via via si fa sempre più tardi e più buio.

Mi ritrovo alle dieci e passa di sera nel mezzo di un bosco, nel buio più completo. Rumori attorno, penso, adesso esce qualche bestia e mi ammazza. Mi viene da pensare cosa succederebbe, ora a fotografare al buio, lasciando l'otturatore aperto. A tastoni cerco un tronco su cui mettere la macchina. Inizio a fotografarmi. Guardo i risultati, riprovo, venti secondi di esposizone, provo a muovermi, a stare fermo, a entrare e uscire.

Nelle foto emerge un mondo che non esiste, immerso in una luce sognante, che io non vedo. La mia figura c'è e non c'è nello stesso tempo. Di decine di scatti uno mi piace, la posto su Instagram, la chiamo Miracle Tonight, mi pare ci sia una canzone di Bowie con questo titolo. Si vede una zona più aperta, uno sfondo di cielo, e io traslucido, che permango, ma si vede anche quello che c'è dietro. Sarà così, penso. Siamo qua in questo mondo magico come spettri, come miracoli viventi. Ci siamo e non ci siamo.

Quando mi ritrovo di nuovo in una zona coperta dagli alberi arrivano le lucciole. Inizio a fotografarle, sempre lasciando l'otturatore aperto. Questa volta non posso poggiare la macchina, le foto vengono mosse, allora inizio a farlo apposta. Nei venti secondi inseguo una singola lucciola, scendo negli sterpi per prenderne un gruppo, poi guardo i risultati, mi sposto. È una mia maledizione, vedi. Quando non penso, faccio. Voglio vedere che succede, se esce qualcosa. Creativo, diciamo. Mi spiace sciupare il tempo e me lo brucio. Ma un po' mi diverto, credo. Non so più bene quando mi diverto e quando non. Ormai le cose si sono impastate.

Così penso facesse Strindberg, con le mani bruciate dagli acidi alchemici, mentre faceva le sue foto senza lenti, le macchie di grigi senza senso.

Alla fine mi rendo conto che sono due ore che sono lì che faccio foto nel buio completo e che terzogenita sta per uscire da spade laser. Mi metto a correre allora, al buio, su questo sterrato pieno di pietre, mi vedo già per terra con il piede rotto, di nuovo. Venerandi, cretino, dico, sei sempre il solito, non cresci mai. Ti fai prendere dalle cose inutili e dimentichi quelle importanti, mi dico e – però – intanto rido, tra ansia, agitazione, cretino Venerandi, dico e piano piano vedo il mondo della luce avvicinarsi. Il dorsale della collina illuminato dall'inquinamento elettrico della città, lì ora, ai miei piedi. Fa impressione.

 
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from Cambiare le cose

#riflessioni #società #ricorrenze

Ieri era la Festa della Repubblica, e io quasi non me ne sono accorto. Il mio amico Matteo, ex spadista olimpico e militare dell'Aeronautica ha postato una foto in divisa, mentre io non ho acceso la TV, nemmeno per tenere la parata in sottofondo mentre facevo le pulizie. E questo sinceramente mi disturba. Mi disturba non aver sentito lo spirito della ricorrenza, mi disturba non aver celebrato in nessun modo la nostra Repubblica, in tempi come questi in cui la democrazia sembra in pericolo, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Sarà il disgusto che provo verso questa classe dirigente, sarà il fatto che di questi tempi (sicuramente a torto) le parole patria e patriota evocano foschi ricordi fascisti, sarà che mi sono sempre sentito più europeo che italiano, ma quest'anno la festa della repubblica mi è scivolata via così, in una sorta di pigra indifferenza. E non è che ne sia fiero, intendiamoci, anzi, un po' di rimorso lo sento. Briciola Vi lascio con una foto di Briciola, la mascotte del 4° reggimento Carabinieri a cavallo, che se ne va in pensione, beata lei... (dal sito quattrozampe.online)

 
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from lucazanini

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un³ Tempesta -a [penna] a inchiostro o sospensioni in un fluido un]² assortimento assorbe un]¹ dulcimer cordofoni semplici i conti dormienti [tutti] la stagione svolge in superfibra fanno] per velocità sconti e massimali a] pasquetta i [turnover terratetto bruciati -i contatti il tasso di [turnover si ottiene dividendo il numero di dipendenti che hanno lasciato l'azienda per il numero medio dei lavoratori moltiplicando poi per 100

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Glen Johnson ha deciso: “Closure” sarà l’ultimo album dei suoi Piano Magic. Se sarà così o, come di moda ultimamente, un “break” di poco tempo per una reunion futura non ci è dato da sapere. Certo è che la riconosciuta serietà del musicista inglese tenderebbe a farci credere per una “chiusura” del progetto definitiva. Comunque vent’anni son passati da quel primo album “Popular Mechanics” in cui c’era ben poco della band odierna. I Piano Magic da molto tempo ormai hanno declinato il loro sound su versanti emozionalmente “umbratili”. Una attitudine “dark” rivolta a ballate inquiete e sofferenti... https://artesuono.blogspot.com/2017/01/piano-magic-closure-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1221474815


 
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