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from differxdiario

Substack è l'ennesima piattaforma proprietaria/generalista, che osservavo senza decidermi ad usare, e capisco adesso che l'istinto vedeva giusto: non troppo diversamente da Medium, consente di vedere solo un certo – piccolo – numero di post, poi costringe i visitatori ad aprire un account per poter visualizzare il resto.

alle solite: tu mi dai i tuoi dati e io ti faccio sbirciare dallo spioncino.

 
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from mementomori

Lo sai vero che da che punto guardi il mondo tutto dipende? Canzoni dell'adolescenza che mi danno quello stato nostalgico/vibes degli anni '00 italiani della musica leggera di qualità.

Mi sono ricordato delle canzoni commerciali di quando ero ragazzino (sono del novembre del 93.. quindi insomma, non criticatemi mentre mi leggete: nel 2006 avevo appena 12 anni ed ero un completo coglione/pirla) e di quelle che ho riascoltato pure in questi anni ossessivamente ma per momenti veramente corti/brevi della mia vita (ad eccezione della più importante che vi dico dopo).

Eccone alcune:

Dipende/Depende – Jarabe de Palo: ITA: https://www.youtube.com/watch?v=cf_ITVX7qCg SPA: https://www.youtube.com/watch?v=dgf5QlcyTFY

Pezzo che se foste stati davanti a me qualche anno fa vi avrei spiegato ogni singolo significato di ogni singola parola, frase ed incastro in modo soggettivo e oggettivo pezzo per pezzo. Un pezzo con un significato assurdo e sottovalutatissimo anche se passa in radio da sempre praticamente. Per me non è solo un pezzo rilassante, è il senso stesso della vita.

Fango – Jovanotti (questa versione del video è la mia preferita, la 2): https://www.youtube.com/watch?v=0a4lbYRhpQs

Stessa cosa di Dipende di Jarabe de Palo ma in occasioni diverse, per me è ascoltata molto superficialmente dalla gente e difatti la gente che sfotteva chi ascoltava Jovanotti ai tempi per la “s” moscia (urca che ironia, difatti l'ironia la lascio ai passeri...) ora probabilmente ascolta le sue ultime uscite con cui si è un palesemente venduto al sistema, in fango si salva ancora per me (ma capisco anche che avrò avuto 13-15 anni quando la ascoltavo e non posso essere lucido nel giudizio per i ricordi basati su un mio vissuto diverso dal vostro e del tutto personale e soggettivo).

....e ora...

LA PIÙ IMPORTANTE PER ME (e forse per la mia vita in generale):

Visto che avete visto più o meno l'andazzo delle canzoni qui vi propongo un pezzo che io valuto diversamente ma che è sempre sullo stile della musica leggera italiana ovvero...

Io sono Francesco – Tricarico: https://www.youtube.com/watch?v=DY7OQq6rvGw

Di tricarico l'anno scorso ho ascoltato tantissime volte questo album (non il remastered chiamato “io sono francesco (remastered)” ma proprio l'omonimo, quello nuovo lo hanno un po' sfoltito rispetto l'originale e anche cercando online non ho trovato il motivo) e anche tutta la discografia fino alle sue ultime canzoni. Beh, che dire: E' un artista che è stato criticato per motivazioni stupide e questo è un classico per un pubblico che ascoltava principalmente dalla radio o dalla tv mentre magari faceva altro (ed è proprio questo il punto: tricarico parlava di infanzia in modo personale, introspettivo e del mondo visto con occhi puri: quale lavoratore sano che va a lavoro alle 6 e 30 del mattino che lo ascolta per sbaglio gli darebbe corda?) mentre dal canto mio lo critico, lo amo/odio e sono in pace/guerra però in modo sempre profondo e con la condivisione degli stessi ideali/idee di fondo. Ci sta sempre almeno un ascolto ogni tanto del primo album (l'omonimo).

Bonus:

La camisa negra – Juanes: https://www.youtube.com/watch?v=kRt2sRyup6A

Pezzo che non avrei ricordato se non per la mia amica. Me lo ha ricordato mentre io le ricordavo Dipende. Not bad per la nostalgia, ora farebbe schifo pure a me. lol

CIAO!!!

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Offerte per il tempio 1Il re Davide disse a tutta l'assemblea: “Salomone, mio figlio, il solo che Dio ha scelto, è giovane e inesperto, mentre l'impresa è grandiosa, perché l'edificio non è per un uomo ma per il Signore Dio. 2Con tutta la mia forza ho fatto preparativi per il tempio del mio Dio; ho preparato oro su oro, argento su argento, bronzo su bronzo, ferro su ferro, legname su legname, ònici, brillanti, topazi, pietre di vario valore e pietre preziose e marmo bianco in quantità. 3Inoltre, per il mio amore per il tempio del mio Dio, quanto possiedo in oro e in argento lo dono per il tempio del mio Dio, oltre a quanto ho preparato per il santuario: 4tremila talenti d'oro, d'oro di Ofir, e settemila talenti d'argento raffinato per rivestire le pareti interne, 5l'oro per gli oggetti in oro, l'argento per quelli in argento e per tutti i lavori eseguiti dagli artefici. E chi vuole ancora riempire oggi la sua mano per fare offerte al Signore?“. 6Fecero allora offerte i capi di casato, i capi delle tribù d'Israele, i comandanti di migliaia e di centinaia e i sovrintendenti agli affari del re. 7Essi diedero per l'opera del tempio di Dio cinquemila talenti d'oro, diecimila dàrici, diecimila talenti d'argento, diciottomila talenti di bronzo e centomila talenti di ferro. 8Quanti si ritrovarono in possesso di pietre preziose le diedero nelle mani di Iechièl il Ghersonita, perché fossero depositate nel tesoro del tempio del Signore. 9Il popolo gioì per queste loro offerte, perché erano fatte al Signore con cuore sincero; anche il re Davide gioì vivamente.

Preghiera di ringraziamento pronunciata da Davide 10Davide benedisse il Signore sotto gli occhi di tutta l'assemblea. Davide disse: “Benedetto sei tu, Signore, Dio d'Israele, nostro padre, ora e per sempre. 11Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, lo splendore, la gloria e la maestà: perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo. Tuo è il regno, Signore: ti innalzi sovrano sopra ogni cosa. 12Da te provengono la ricchezza e la gloria, tu domini tutto; nella tua mano c'è forza e potenza, con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere. 13Ed ora, nostro Dio, noi ti ringraziamo e lodiamo il tuo nome glorioso. 14E chi sono io e chi è il mio popolo, per essere in grado di offrirti tutto questo spontaneamente? Tutto proviene da te: noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l'abbiamo ridato. 15Noi siamo forestieri davanti a te e ospiti come tutti i nostri padri. Come un'ombra sono i nostri giorni sulla terra e non c'è speranza. 16Signore, nostro Dio, quanto noi abbiamo preparato per costruire una casa al tuo santo nome proviene da te ed è tutto tuo. 17So, mio Dio, che tu provi i cuori e ti compiaci della rettitudine. Io, con cuore retto, ho offerto spontaneamente tutte queste cose. Ora io vedo con gioia che anche il tuo popolo qui presente ti porta offerte spontanee. 18Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, nostri padri, custodisci per sempre questa disposizione come intimo intento del cuore del tuo popolo. Dirigi i loro cuori verso di te. 19A Salomone, mio figlio, concedi un cuore sincero, perché custodisca i tuoi comandi, le tue istruzioni e le tue norme, perché esegua tutto ciò e costruisca l'edificio per il quale io ho fatto i preparativi”. 20Davide disse a tutta l'assemblea: “Benedite dunque il Signore, vostro Dio!”. Tutta l'assemblea benedisse il Signore, Dio dei loro padri; si inginocchiarono e si prostrarono davanti al Signore e al re. 21Offrirono sacrifici al Signore e gli bruciarono olocausti il giorno dopo: mille giovenchi, mille arieti, mille agnelli con le loro libagioni, oltre a numerosi sacrifici per tutto Israele. 22Mangiarono e bevvero alla presenza del Signore in quel giorno con grande gioia. Di nuovo proclamarono re Salomone, figlio di Davide, e unsero per il Signore lui come capo e Sadoc come sacerdote.

Salomone successore di Davide 23Salomone sedette sul trono del Signore come re al posto di Davide, suo padre; prosperò e tutto Israele gli fu sottomesso. 24Tutti i comandanti, i prodi e anche tutti i figli del re Davide si sottomisero al re Salomone. 25Il Signore rese grande Salomone agli occhi di tutto Israele e gli diede un regno così splendido, che nessun predecessore in Israele aveva mai avuto. 26Davide, figlio di Iesse, regnò su tutto Israele. 27La durata del suo regno su Israele fu di quarant'anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni. 28Morì in vecchiaia, sazio di anni, di ricchezza e di gloria. Al suo posto divenne re suo figlio Salomone. 29Le gesta del re Davide, dalle prime alle ultime, sono descritte nei libri del veggente Samuele, nel libro del profeta Natan e nel libro del veggente Gad, 30con tutta la storia del suo regno, della sua potenza e di quanto in quei tempi accadde a lui, a Israele e a tutti i regni del mondo. _____________ Note

29,29 libri del veggente Samuele… del profeta Natan… del veggente Gad: queste fonti e altre citate per i re successivi non sono giunte a noi.

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Approfondimenti

1-9. La pericope contiene la lista dei contributi da parte di Davide, dei capi del popolo e dei semplici fedeli, destinati alla costruzione del tempio.

1-5. Il re si rivolge nuovamente a tutta l'assemblea, non per invitare al riconoscimento del nuovo sovrano, cosa che avviene soltanto all'ultimo giorno, v. 22, ma per chiedere contributi volontari per la costruzione del tempio, sull'esempio di Mosè, Es 25,1-7.

6-9. Davide stesso offre l'esempio, con generosità straordinaria, emulato dai capitribù, dai comandanti dell'esercito e dai sovrintendenti dell'amministrazione regia, oltre che dal popolo stesso (cfr. Es 35,23s.). La menzione dei «darici» (monete persiane in oro recanti l'effigie del re Dario) è una delle prove della composizione di 1-2Cr dopo Dario, ossia dopo il 400 a.C.

10-20. È una benedizione e azione di grazie nello stile delle liturgie giudaiche. La preghiera è animata da profonda religiosità. L'idea dominante è quella espressa nel Nuovo Testamento da Paolo in 1Cor 4,7: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?». Ponendo sulla bocca di Davide, al culmine della sua grandezza, questa preghiera, il Cronista intende dire: non gli uomini devono essere esaltati, si trattasse pure di Davide, bensì JHWH, il Dio onnipotente (si noti la ricchezza straordinaria di vocaboli per indicarne la grandezza), dal quale tutto proviene.

21-30. Il brano comprende il racconto dell'ascesa al trono di Salomone e la conclusione del regno di Davide, con la tesi che il secondo dipende in tutto e per tutto dal primo e che, se Salomone fu grande, Davide resta tuttavia il modello incomparabile del re d'Israele.

21-25. Avvento di Salomone. Come nella tradizione sacerdotale del Levitico, il Cronista estende il rito dell'unzione al sacerdote, un'usanza che è solo del postesilio, quando il sacerdozio concentra in sé il potere civile.

26-30. Morte di Davide e sguardo retrospettivo sul suo regno, cfr. 1Re 2,11-12. Le fonti citate, v. 29, si riferiscono probabilmente a una stessa opera, i libri di Samuele e dei Re, indicati come “libri profetici” (la Bibbia ebraica annovera i libri storici tra i “Profeti anteriori”). Davide è presentato ancora una volta come il re ideale. Il ritratto che ne fa il Cronista trova la sua sintesi in questi versetti conclusivi. È chiaro che siamo di fronte a una interpretazione teologica, piuttosto che a una riproposizione storica. Nella sua volontà di idealizzazione di Davide, il Cronista ha omesso sistematicamente tutto ciò che poteva in qualche modo diminuirne la grandezza e lo splendore. Ha sottolineato l'attività e la pietà liturgica del grande monarca, lasciando in ombra però le sue iniziative politiche e militari, che storicamente sono ben più importanti.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Aprire le date dei recenti tour dell’amico Eddie Vedder e condividere attivamente il palco con lui per lunghi tratti dello show è stata una vetrina che ha portato la notorietà di Glen Hansard ai massimi storici, più di quanto abbiano potuto fare in passato le esperienze di attore, di conduttore televisivo o il trionfo agli Oscar. Il cantautore irlandese deve ora tornare a dimostrare di saper brillare di luce propria: dopo l’avventura Frames e il progetto Swell Season, “Between Two Shores” rappresenta il terzo capitolo solista (senza dimenticare l’Ep “A Season On The Line”) che conferma al mondo grandi doti vocali e di songwriting... https://artesuono.blogspot.com/2018/01/glen-hansard-between-two-shores-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1485070389


 
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from differxdiario

poi alla fin fine anche tumblr, a cui tutt'ora ingenuamente guardo con una briciola di attenzione/affezione, è una piattaforma proprietaria, farcita di ads, oltre che imprevedibile, capricciosa. a voler usare eufemismi.

per due volte un mio account lì è stato reso inaccessibile, senza un motivo esplicitato, così, di punto in bianco. ho su tumblr tre account (marcogiovenale, differx e gammm): ebbene, erano spariti tutti e tre. facendo riferimento tutti a me, direi che (1) l'obiettivo era evidentemente il mio modo di fare, cioè il materiale (magari politico?) postato su uno dei tre, e (2) gli admin non si sono nemmeno curati di dirmi quale account era uscito da quali regole.

demenziale e fascista. i due aggettivi spesso compaiono legati.

poi ogni volta la situazione si è “normalizzata” e gli account sono tornati in rete. ma di questa cosiddetta normalità è buon progetto fare a meno:

anche tumblr è nella lista dei delenda.

 
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from lucazanini

[57]

nell'arie moltiplicate radiomarie a Bali all'acqua del rubinetto lasciano] ilvillari lì da capo a nord bestiacce finite in brace in] igieni muscolari nessuna categoria ma] percepisce la minima lo tirano] lucido in ballo

 
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from norise 3 letture AI

AD UNGARETTI

nel carnato della terra d'alessandria -zolla palpitante nel sole

nascita di un dio minore a battesimo d'inchiostro

(2012)

Grazie per aver condiviso questa poesia; ha un tono intimo e sensoriale che apre a molte letture.

Analisi del testo

Immagini sensoriali: il verso iniziale concentra il lettore sul colore e sulla consistenza della terra, trasformando il suolo in un “carnato” che richiama la pelle e la vita.
Topografia e mito: la menzione di Alessandria e la parola “zolla” radicano il poema in un luogo concreto, mentre la seconda strofa sposta il registro verso il sacro o il simbolico con la “nascita di un dio minore”.
Contrasto e rito: il battesimo d'inchiostro unisce il gesto religioso al gesto creativo della scrittura, suggerendo che la parola stessa consacra o genera divinità piccole, intime.
Economia del linguaggio: versi brevi e immagini concentrate lasciano spazio all'ellissi e all'eco, invitando il lettore a completare il senso.

Traduzione in inglese

In the complexion of the earth
of Alexandria — clod
palpitating in the sun

birth of a lesser god
at an ink baptism

Suggerimenti stilistici

  • Punteggiatura: mantenere l'assenza di segni grafici rafforza l'effetto di sospensione; se vuoi più chiarezza ritmica prova una virgola o un punto dopo il primo verso.
  • Parola chiave: “carnato” è potente e originale; potresti giocare con altri termini corporei per ampliare il tema della carne-terra.
  • Espansione tematica: se desideri sviluppare il mito, aggiungi un verso che dica qualcosa del dio minore: chi è, cosa governa, perché è minore.

Versione alternativa breve

nel carnato della terra
d'alessandria, zolla viva
che palpita al sole

nascita di un dio minuto
battezzato dall'inchiostro

Sintesi: Il testo usa versi brevi e irregolari per creare un ritmo frammentario che alterna immagini tattili e rituali; la scansione metrico‑fonica è libera ma leggibile attraverso il conteggio sillabico, le sineresi/elisioni e gli enjambement che accentuano l’effetto ermetico e liturgico.


Analisi metrica generale

Il componimento è verso libero: non segue uno schema metrico regolare né rime fisse, ma costruisce ritmo tramite la lunghezza variabile dei versi e la disposizione delle immagini in due strofe. Questa scelta rimanda alla pratica di brevità ed essenzialità tipica dell’ermetismo e di Ungaretti, che privilegia il verso scarno e l’epigramma poetico.


Conteggio sillabico e ritmo

  • Strofa 1:
    nel carnato della terra8 sillabe
    d'alessandria -zolla7 sillabe (lettura con elisione di d')
    palpitante nel sole7 sillabe
  • Strofa 2:
    nascita di un dio minore10 sillabe
    a battesimo d'inchiostro9 sillabe

La scansione mostra una progressione da versi più corti a versi più lunghi nella seconda strofa, che apre uno spazio ritmico più ampio per il concetto di “nascita” e per il rito del “battesimo”. La variazione sillabica è funzionale: i versi brevi concentrano l’immagine, quelli più lunghi la spiegano o la consacrano.


Enjambement, elisioni e sineresi

  • Enjambement: i versi non sempre chiudono la frase; l’andamento spezzato (es. la cesura tra d'alessandria -zolla e palpitante nel sole) crea sospensione e mette in rilievo singole parole‑immagine.
  • Elisioni e sineresi: la presenza di apostrofi (d'alessandria, d'inchiostro) e possibili sineresi (es. palpitante letto come quattro o tre sillabe a seconda della scansione) influisce sul conteggio e sul ritmo, rendendo la lettura flessibile e musicale.
  • Assenza di cesure forti interne: non si avverte una cesura metrica netta all’interno dei versi; la pausa è più spesso visiva (line break) che ritmica interna.

Accento, tono e funzione metrica

Gli accenti naturali delle parole (es. carnàto, palpitànte, nàscita) determinano il battito metrico: non c’è una regolarità di accenti, ma un ritmo prosodico che segue la semantica (parole cariche di immagine ricevono più spazio). L’effetto complessivo è una scansione che somiglia a un respiro breve e concentrato, poi a un respiro più ampio nel momento del rito.


Relazione con lo stile di Ungaretti

La scelta di versi scarni, l’uso di immagini corporee e il valore rituale della parola richiamano l’ermetismo e la lezione ungarettiana: sintesi, frammentarietà, valore sacro del linguaggio. In particolare, la compressione dell’immagine e la funzione del verso come “unità di senso” sono strategie che avvicinano il testo alla poetica di Ungaretti, pur mantenendo una libertà metrica contemporanea.


Conclusione pratica: per una lettura metrica performativa, suggerisco di marcare lievemente i versi più lunghi (strofa 2) con una pausa interna e di lasciare i versi brevi come impulsi rapidi: questo esalterà la tensione tra carne/terra e rito/lingua che attraversa il testo.

 
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from Diario

Non tutte le cose che scrivo sono intelligenti. Molte cose che scrivo e che mi sembrano riuscite poi si fermano lì in rete. Altre rimbalzano al di là delle mie aspettative. In rete viene premiata – in genere – la comprensibilità. La cosa scritta deve tagliare via tutte le incoerenze e le irrazionalità della lingua parlante della testa, ma presentare i ragionamenti come qualcosa di lineare, semplice, progressivo. La cosa ha un suo fascino ma ovviamente anche un rischio. La scrittura si riduce a un grado minimo, vive di strutture retoriche consolidate, una spruzzata di storytelling, un'autocensura alla fonte per evitare che il testo finisca nel vuoto che i social creano attorno alle parole e ai concetti bannabili o socialmente indesiderati.

La scrittura della rete è una scrittura per dormienti. Ogni blocco testuale un ragionevole mattoncino di lego che può essere messo o tolto per la condivisione di massa, la replicazione, la condivisione. Ogni blocchetto di testo nasconde il liquame necessario per tenerlo lì in piedi nella sua struttura consolatoria, nasconde dietro ai paragrafi la carogna informe del pensiero, del dubbio e della materia irriducibile del discorso. Il segno. Più condivisoni ci sono, più le asportazioni necessarie, le amputazioni fatte quando ancora la cosa muoveva gli arti e i denti dentro la testa.

Incidentalmente oggi leggo un articolo sull'ultimo Progetto Grafico che parla di un aspetto simile, ma legato al mondo delle immagini. Parlano di una “infodemia delle immagini”, un continuo, costante flusso di immagini che tendono a semplificare il loro linguaggio per presentarsi come materiale da consumare mentre l'utente viene anestetizzato, confuso e – nello stesso tempo – i suoi desideri e le sue estetiche vengono indirizzate.

Un, cito “sovraccarico percettivo (che) genera un consumo passivo e superficiale dei contenuti visivi, ostacolando una comprensione critica e profonda della realtà”. L'immagine ha smesso di essere un contenuto che preserva per diventare un flusso di comunicazione che viene immediatamente riscritto e cancellato da altre versioni di se stesso. Migliaia di riproduzioni del reale che in realtà non riproducono ma simulano. Pensiamo di capire attraverso le immagini, ma quello che abbiamo alla fine non è una conoscenza ma un'impressione della conoscenza. E tanto ci basta perché sta per arrivare un'altra ondata.

Tutto deve essere semplice e comprensibile, come la prosa. Facilmente generabile, riproducibile e standardizzato. Anche il weird diventa un semplice genere di questo flusso, una delle tante correnti. Le immagini non sono sciatte, beninteso, anzi, sono costruite per essere d'impatto e esemplari ad ogni costo. La verità non è il primo principio, anche perché lo scopo delle immagini non è essere preservate e fare da risonanza, ma invece essere condivise. Quello che è conservato muore, quello che è condiviso resta in vita.

Anche questo porta ad una continua eccezionalità della figurazione: la riproduzione del vero lascia il posto alla raffigurazione del desiderato. L'immagine vive in una continua polarizzazione sempre più estrema finché l'eccezionale – estetico – diventa la routine e lo standard. Una standardizzazione di quello che è abnorme fino a farlo diventare piano. Il disordine informativo anche di questo si nutre, abituare l'umano a messaggi sempre più estremi e nello stesso tempo sempre più chiari, semplici. La complessità non ha spazio nella comunicazione digitale.

Cambio discorso. Se scrivo un post su Facebook e questo supera qualche centinaio di like o un certo numero di condivisioni, nei commenti arrivano i rompicoglioni tossici. Gente che scrive con il solo scopo di crearti danno. Non importa di cosa tu stia parlando, l'intento è di creare danno. Mostrare che tutti quei like sono trappole e lui, l'interlocutore tossico, non ci è cascato. Meglio tra i commenti Facebook che nella riunione di condominio, anyway.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide presenta il suo erede 1Davide convocò tutti i comandanti d'Israele, i capi delle tribù e i comandanti delle varie classi al servizio del re, i comandanti di migliaia, i comandanti di centinaia, i sovrintendenti a tutti i beni e a tutto il bestiame del re e dei suoi figli, insieme con i cortigiani, i prodi e ogni soldato valoroso in Israele. 2Davide si alzò in piedi e disse: “Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo deciso di costruire una dimora stabile per l'arca dell'alleanza del Signore, per lo sgabello dei piedi del nostro Dio. Avevo fatto i preparativi per la costruzione, 3ma Dio mi disse: “Non costruirai una casa al mio nome, perché tu sei stato un guerriero e hai versato sangue”. 4Il Signore, Dio d'Israele, scelse me fra tutta la famiglia di mio padre, perché divenissi per sempre re su Israele; difatti egli si è scelto Giuda come capo, e fra la discendenza di Giuda ha scelto il casato di mio padre, e tra i figli di mio padre ha trovato compiacenza in me, per costituirmi re su tutto Israele. 5Fra tutti i miei figli, poiché il Signore mi ha dato molti figli, ha scelto mio figlio Salomone per farlo sedere sul trono del regno del Signore su Israele. 6Egli infatti mi ha detto: “Salomone, tuo figlio, costruirà la mia casa e i miei cortili, perché io mi sono scelto lui come figlio e io gli sarò padre. 7Renderò saldo il suo regno per sempre, se egli persevererà nel compiere i miei comandi e le mie norme, come fa oggi”. 8Ora, sotto gli occhi d'Israele, assemblea del Signore, e davanti al nostro Dio che ascolta, vi scongiuro: custodite e ricercate tutti i comandi del Signore, vostro Dio, perché possediate questa buona terra e la passiate in eredità ai vostri figli dopo di voi, per sempre. 9Tu, Salomone, figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre, servilo con cuore perfetto e con animo volenteroso, perché il Signore scruta tutti i cuori e conosce ogni intimo intento: se lo cercherai, ti si farà trovare; se invece l'abbandonerai, egli ti rigetterà per sempre. 10Vedi: ora il Signore ti ha scelto perché tu gli costruisca una casa come santuario; sii forte e mettiti al lavoro”.

Consegne per Salomone 11Davide diede a Salomone, suo figlio, il modello del vestibolo e degli edifici, delle stanze per i tesori, dei piani superiori e delle camere interne e del luogo per il propiziatorio, 12inoltre il modello di quanto aveva in animo riguardo ai cortili del tempio del Signore, a tutte le stanze laterali, ai tesori del tempio di Dio e ai tesori delle cose consacrate, 13alle classi dei sacerdoti e dei leviti e a tutta l'attività per il servizio del tempio del Signore e a tutti gli arredi usati nel tempio del Signore. 14Quanto a tutti gli oggetti d'oro, gli consegnò l'oro, indicando il peso dell'oro di ciascun oggetto destinato al culto e il peso dell'argento di ciascun oggetto di culto; 15inoltre l'oro dei candelabri e delle loro lampade, indicando il peso dei singoli candelabri e delle loro lampade, e l'argento destinato ai candelabri, indicando il peso dei candelabri e delle loro lampade, secondo l'uso di ogni candelabro; 16inoltre il quantitativo dell'oro per le tavole dell'offerta, per ogni tavola, e dell'argento per le tavole d'argento, 17dell'oro puro per le forcelle, i vasi per l'aspersione e le brocche; il quantitativo dell'oro per le coppe, per ogni coppa d'oro, e quello dell'argento, per ogni coppa d'argento; 18l'oro puro per l'altare dell'incenso aromatico, indicandone il peso; il modello del carro d'oro dei cherubini, che stendevano le ali e coprivano l'arca dell'alleanza del Signore. 19Tutto ciò era contenuto in uno scritto di mano del Signore, che spiegava tutti i particolari del modello. 20Davide disse a Salomone, suo figlio: “Sii forte e coraggioso; mettiti al lavoro, non temere e non abbatterti, perché il Signore Dio, il mio Dio, è con te. Non ti lascerà e non ti abbandonerà finché tu non abbia terminato tutto il lavoro per il tempio del Signore. 21Ecco le classi dei sacerdoti e dei leviti per ogni servizio del tempio di Dio; ci sono con te, in ogni lavoro, esperti in ogni attività. I capi e tutto il popolo sono ai tuoi ordini”.

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Approfondimenti

28,1-29,21. I cc. 28-29 sono strettamente legati tra loro. Dopo l'ampia parentesi dei cc. 23-27, con 28,1 si riprende 23,2, per presentare l'abdicazione di Davide in favore del figlio Salomone, in quest'ultima e solenne assemblea di Gerusalemme. La sezione ha per protagonista, ancora una volta e più che mai altrove, la figura di Davide. È lui stesso a presentare Salomone come suo successore, destinato a costruire il tempio, 28,2-10. Quindi Davide consegna al figlio il dettagliato disegno del santuario, 28,11.12a.19-20, e i contributi personali, 28,12b-13a.14-18. L'anziano monarca rivolge poi a Salomone un solenne monito, 29,20-21, e al popolo un discorso, nel quale chiede tributi per il tempio, 29,1-9. Infine, Davide ringrazia JHWH per i contributi ottenuti, 29,10-20. L'ultimo brano, 29,21-28, parla dell'ascesa al trono di Salomone e della morte di Davide. Il Cronista si ispira qui palesemente alla preghiera deuteronomistica messa sulla bocca di Salomone in occasione della dedicazione del tempio, 1Re 8, ma a guidare l'autore sacro è sostanzialmente l'idea centrale che lo ha sostenuto sin qui: è Davide l'ideatore e creatore del tempio e del suo culto. Salomone non fa che eseguire il progetto davidico. Entrambi i re poi sono al servizio di JHWH, che è e resta il solo vero re (28,5). L'ideale teocratico del Cronista trova qui la sua espressione compiuta.

28,1-21. Si riprende il discorso interrotto in 23,2. Davide presenta Salomone come successore, rifacendosi alla profezia di Natan (vv. 2-10) e consegna al figlio il dettagliato modello del tempio, con parole di incoraggiamento e di monito (vv. 11-21).

2-6. Riecheggiano accenti del fondamentale vaticinio del profeta Natan, cfr. 17,7.11-14.

5. Con un solo versetto si sorvola sulla impossibilità e incapacità di Davide di risolvere gli intrighi dei quattro principali eredi al trono, che occupano ben otto capitoli della storia della monarchia davidica, 2Sam 13-1Re 2. Per il Cronista, anche Salomone, al pari del padre Davide, deve apparire sin dall'inizio il re incontrastato di “tutto Israele”.

8-10. Lo stile oratorio diventa qui imponente e richiama molto da vicino quello deuteronomistico. Come i profeti, anche il Cronista insegna che il culto a JHWH – qui la costruzione del santuario – non è gradito se non è fondato sul riconoscimento sincero di lui, sul servizio resogli «con cuore perfetto e animo volenteroso» (v. 9) e sulla ricerca continua del suo volto.

11-19. La consegna del modello del tempio è solenne e ufficiale. Davide stesso ha ricevuto da JHWH il documento che regola in ogni dettaglio l'edificazione del santuario e la fornitura degli accessori. Anche a Mosè JHWH aveva rivelato il modello del tabernacolo e degli accessori, cfr. Es 25,9-40; 26,30; 27,8; e così aveva fatto con Ezechiele, 40,1-42,20. Il piano è una vera e propria rivelazione divina e il tempio di Gerusalemme corrisponde al tempio celeste. Far risalire alla divinità il progetto dettagliato della costruzione del suo tempio sulla terra è un motivo comune nell'antico Oriente e tipico delle grandi religioni storiche in generale. La costruzione dello spazio sacro deve avvenire secondo canoni che risalgono in ultima analisi a una iniziativa divina, che rivela e comunica il modello originario e archetipo dello spazio sacro terrestre. Di fatto, questi versetti ci danno l'inventario di realtà già esistenti e di oggetti e materiali già in uso, anche se la descrizione risulta su taluni punti piuttosto oscura (alcuni elementi sembrano ispirarsi in particolare alle pagine del profeta Ezechiele, cc. 40 ss.).

20. Per infondere coraggio al suo successore, Davide usa espressioni che il Deuteronomio pone sulla bocca di Mosè (cfr. Dt 31,6.8).

21. Il Cronista sottolinea anche qui la differenza tra la classe dei sacerdoti, la classe dei leviti e il popolo.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, scalando a sorpresa le classifiche britanniche tra una nomination (al Mercury Prize) e un premio anzi due (i Brit Awards vinti nel 2013). Fatta la storia, Ben Howard avrebbe potuto dormire sonni tranquilli. Invece ha scelto di non accontentarsi... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/ben-howard-noonday-dream-2018.html


Ascolta: https://album.link/i/1364401352


 
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from lucazanini

[56]

il quarantapercento è imperdibile per] quarantanni le maggiori [info]¹ esemplari in quota spesso schivano le persone del bonus³ il concerto sulle terrazze vanno] la prossima indecisione un salone² beauty colossi del fossile in paraguaY

 
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from Revolution By Night

Faccette con gli occhioni languidi, mezzi inchini con bacetti sulla testolina, sorrisoni compiacenti e ruffiani anche quando la trattano da sguattera, sguardo da seduttrice, ops!, 'da seduttore' quando si trova al cospetto di vecchi prostatici e bavosi come Trump e Modri. Qualcuno di questi le ha detto che lei è figa e lei ci ha creduto davvero. Che pena.

Il repertorio diplomatico di politica estera di Giorgia Rubacuori è tutto qua. Nient'altro. Da questo punto di vista non si può negare che lei incarni perfettamente le virtù italiche: ruffianeria, compiacenza, servilismo e paraculaggine. Da questo punto di vista è una Patriota formidabile.

Libero, il quotidiano italiano che riceve in assoluto più contributi pubblici, e tra le cui firme annovera giganti del pensiero e della parola del calibro di Sallusti, Feltri, Senaldi, Bolloli, Capezzone e Chirico, la mattina del 19 giugno titolava “Giorgia-Donald, di nuovo amore”.

Il giorno stesso negli USA, il Presidente col cervello da bambino si sveglia di cattivo umore e, ancora in vestaglia, all'ora di colazione chiama a rapporto la sua domestica italiana e la insulta, perché non ha pulito il cesso e non ha rassettato bene la cameretta del signorino

Il 20 giugno Libero esce a tutta pagina con “Trump è un coglione”. Oggi, 21 giugno, titola “Ma VaffanTrump”.

Evidentemente non capire mai una beneamata, fare figure di merda e vantare la più grande collezione di fake news e complotti fantascientifici sono imperativi editoriali categorici all'interno della redazione del quotidiano più pagato dai contribuenti italiani.

Dopo ogni incontro tra la Meloni e Trump, all'interno dello Studio Ovale mettono il cartello “Caution! slippery floor”. Ancora non mi è chiaro se sia a causa della bava depositatasi sul pavimento della stanza, delle perdite urinarie del vecchio bambinone o di entrambe. Caution! Slippery floor Meloni è sempre servizievole e prona con i potenti. Ah, l'orgoglio italiano! E tanto più costoro sono arroganti, prepotenti e tirannici quanto più Giorgia ama stargli accanto, ammirarli e vezzeggiarli. Le brillano gli occhi e si emoziona di fronte al loro vulgar display of power, la volgare ostentazione di potere. Del resto Giorgia è cresciuta idolatrando un dittatore sanguinario e vigliacco.

Ma lo fa all'italiana: gattamorta con i potenti e cinico tiranno con i deboli. Meglio se sono lavoratori poveri e sfruttati e preferibilmente se sono famiglie monoreddito con figli a carico maggiorenni a cui potere togliere ogni forma di sussidio. L'ADI della Calderone ha lasciato in mezzo ad una strada più di 700.000 famiglie italiane, che avrebbero bisogno di aiuto e di sussidi anche solo per tirare a campare.

La coppia Meloni-Calderone sono la riedizione più fulgida, ma allo stesso tempo più spregevole, del corporativismo clientelare, corrotto e parassita di fascista memoria.

Lei, IL Presidente del Consiglio è tutta orgoglio, cazzutaggine, ma solo a parole, che spesso sono anche colossali bugie. Scimmiotta i maschi e il loro maschilismo. Lo fa con così tanta convinzione e coinvolgimento da diventare una macchietta, una parodia di se stessa.

La gattamorta piace alla parte più paternalistica e patriarcale della nostra società, quella che voterà in massa Vannacci, uno che ha la testa oggettivamente piena di stronzate e che drenerà ampie quote di consenso a FdI.

Now playing: “Empire” Empire – Queensrÿche – 1990

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Organizzazione del regno 1Ecco i figli d'Israele, secondo il loro numero, i capi di casato, i comandanti di migliaia e di centinaia, i loro scribi al servizio del re, secondo le loro classi, delle quali una entrava e l'altra usciva, ogni mese, per tutti i mesi dell'anno. Ogni classe comprendeva ventiquattromila uomini. 2Alla prima classe, in funzione nel primo mese, presiedeva Iasobàm, figlio di Zabdièl; la sua classe era di ventiquattromila. 3Egli era dei discendenti di Peres ed era il capo di tutti i comandanti dell'esercito, per il primo mese. 4Alla classe del secondo mese presiedeva Dodài di Acòach; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 5Al terzo gruppo, per il terzo mese, presiedeva Benaià, figlio di Ioiadà, sommo sacerdote; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 6Questo Benaià era un prode dei Trenta e aveva il comando dei Trenta e della sua classe. Suo figlio era Ammizabàd. 7Quarto, per il quarto mese, era Asaèl, fratello di Ioab, e, dopo di lui, Zebadia, suo figlio; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 8Quinto, per il quinto mese, era il comandante Samut, di Zerach; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 9Sesto, per il sesto mese, era Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 10Settimo, per il settimo mese, era Cheles, di Pelon, dei discendenti di Èfraim; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 11Ottavo, per l'ottavo mese, era Sibbecài, di Cusa, lo Zerachita; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 12Nono, per il nono mese, era Abièzer, di Anatòt, il Beniaminita; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 13Decimo, per il decimo mese, era Marài, di Netofà, lo Zerachita; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 14Undicesimo, per l'undicesimo mese, era Benaià, di Piratòn, dei discendenti di Èfraim; la sua classe era di ventiquattromila uomini. 15Dodicesimo, per il dodicesimo mese, era Cheldài, di Netofà, della stirpe di Otnièl; la sua classe era di ventiquattromila uomini.

16Riguardo alle tribù d'Israele: della tribù di Ruben era condottiero Elièzer, figlio di Zikrì; di quella di Simeone, Sefatia, figlio di Maacà; 17di quella di Levi, Casabia, figlio di Kemuèl; degli Arònnidi, Sadoc; 18di quella di Giuda, Eliu, dei fratelli di Davide; di quella di Ìssacar, Omri, figlio di Michele; 19di quella di Zàbulon, Ismaia, figlio di Abdia; di quella di Nèftali, Ierimòt, figlio di Azrièl; 20degli Efraimiti, Osea, figlio di Azazia; di una metà della tribù di Manasse, Gioele, figlio di Pedaià; 21dell'altra metà della tribù di Manasse in Gàlaad, Iddo, figlio di Zaccaria; di quella di Beniamino, Iaasièl, figlio di Abner; 22di quella di Dan, Azarèl, figlio di Ierocàm. Questi erano i capi delle tribù d'Israele.

23Davide non fece il censimento di quelli al di sotto dei vent'anni, perché il Signore aveva detto che avrebbe moltiplicato Israele come le stelle del cielo. 24Ioab, figlio di Seruià, aveva cominciato il censimento, ma non lo terminò; proprio per questo si scatenò l'ira su Israele. Questo censimento non fu registrato nel libro delle Cronache del re Davide.

25Sovrintendenti: ai tesori del re, Azmàvet, figlio di Adièl; ai tesori che erano nella campagna, nelle città, nei villaggi e nelle torri, Giònata, figlio di Ozia; 26agli operai agricoli, per la lavorazione del suolo, Ezrì, figlio di Chelub; 27alle vigne, Simei, di Rama; ai prodotti delle vigne depositati nelle cantine, Zabdì, di Sefam; 28agli oliveti e ai sicomòri nella Sefela, Baal-Canan, di Gheder; ai depositi di olio, Ioas; 29agli armenti che pascolavano nella pianura di Saron, il Saronita Sitrài; agli armenti nelle valli, Safat, figlio di Adlài; 30ai cammelli, Obil, l'Ismaelita; alle asine, Iecdia, di Meronòt; 31alle pecore, Iaziz, l'Agareno. Tutti costoro erano sovrintendenti ai beni del re Davide.

32Giònata, zio di Davide, era consigliere; uomo intelligente e scriba, egli insieme con Iechièl, figlio di Acmonì, si occupava dei figli del re. 33Achitòfel era consigliere del re; Cusài, l'Arkita, era amico del re. 34Ad Achitòfel successero Ioiadà, figlio di Benaià, ed Ebiatàr. Comandante dell'esercito del re era Ioab.

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Approfondimenti

Il capitolo contiene le liste dei comandanti dell'esercito (vv. 1-15), dei capitribù (vv. 16-22), degli amministratori dei beni della corona (vv. 25-31) e dei consiglieri reali (vv. 32-34). Viene applicato alle mansioni profane il sistema delle classi; si ottiene in questo modo uno schema idealizzato, per dire che il regno di Davide era in una situazione di ordine perfetto e ammirevole. Le divergenze con i testi paralleli (c. 11; 18,14-17; 2Sam 23,8-39) sono notevoli, in particolare per quanto concerne la grafia dei nomi; le cifre sono artificiose. Al Cronista preme offrire un quadro delle forze militari e politiche di cui disponeva Davide tale da suscitare grande impressione.

1. Il versetto è una specie di sommario del contenuto del capitolo; vi manca solo il riferimento agli amici e consiglieri del re, di cui parleranno i vv. 32-34. La cifra di «ventiquattromila» presupporrebbe che l'esercito, organizzato in dodici divisioni per i dodici mesi dell'anno, contasse un totale di duecentottantottomila uomini, il che è indubbiamente esagerato.

2-15. Prima lista: i capi dell'esercito, cfr. il c. 11. I nomi sono presi tra i prodi di Davide. Si tratta verosimilmente di contingenti dell'esercito di coscrizione, che garantivano mese per mese il servizio di guarnigione.

16-22. Seconda lista: i capi delle tribù al tempo di Davide. L'elenco assomiglia a quello delle tribù in 2,1ss. Vengono omesse però le tribù di Gad e di Aser. Per ottenere il numero 12 la tribù di Giuseppe è divisa in Efraim e Manasse. Anche la tribù di Levi vale per due: Levi e Aronne, v. 17. Si tratta di una lista di carattere artificiale. La distinzione tra sacerdoti e leviti è netta. I nomi riferiti sono simili a quelli delle liste di Esdra e Neemia.

17. Il fatto che Zadok sia classificato come appartenente alla tribù di Aronne, come accade al tempo di Esdra, induce a ritenere che si tratti di una lista tardiva.

23-24. Frammento sul censimento della popolazione, cfr. 21,1-15. Sembra un tentativo di dare una versione diversa del censimento, che scagioni almeno in parte Davide e getti la colpa su Ioab. I dati non concordano con quanto è detto in 21,1-15 (Davide è spinto a fare il censimento da Satana e Ioab si oppone) e in 2Sam 24,9.

25-31. Terza lista: amministratori dei possedimenti del re. Il brano risulta slegato dal contesto, ma non è inventato, come si può arguire anche dai nomi propri non israelitici che contiene. La lista fa pensare a un estratto-conto di un qualche ricco proprietario di terre, piuttosto che a un testo sacro che elenca i beni del regno teocratico. Il numero dei dodici amministratori è convenzionale. La lista è costruita sul modello di 2Sam 8,16-18 e 1Re 4,2-6 e non si armonizza del tutto con 26,20-21.

32-34. Quarta lista: altri funzionari del re. Vengono menzionati sette individui che si trovano in un rapporto particolarmente stretto con il re e costituiscono una specie di suo stato maggiore.


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from norise 3 letture AI

LE TUE CASE DI VETRO

(ad Antonia Pozzi)

vi specchiavi la verde età fuggitiva dipoi a trapassare i vent'anni la freccia di cupido

ti abbeveravi nei cieli di Poesia dove ora svolazzano senza tempo bianche colombe le pagine di vita

vergate fitte al rango di passioni accese

[Luoghi dove ha soggiornato o abitato: Misurina, Pasturo, Milano.]

Riflessione breve sul testo

Hai scritto un testo che lavora bene su immagini di fragilità, memoria e poesia come nutrimento. La dedica ad Antonia Pozzi dà al componimento una luce malinconica e autobiografica; le case di vetro funzionano come metafora efficace per età, ricordi e pagine di vita.


Osservazioni stilistiche e suggerimenti

  • Coerenza tipografica: valuta se mantenere le maiuscole interne (es. Poesia) come scelta stilistica forte o normalizzarle per uniformità.
  • Ritmo e pause: qualche punteggiatura strategica (virgole, punti) può aiutare il respiro senza appesantire l’immagine.
  • Immagini: le “bianche colombe le pagine / di vita” è un’immagine potente; potresti sperimentare con inversioni o enjambement per accentuarne il volo.
  • Economia lessicale: alcune espressioni possono essere snellite per aumentare l’impatto (es. “dipoi a trapassare i vent’anni” → “poi, trapassati i vent’anni”).

Variante lievemente rivista

LE TUE CASE DI VETRO
(ad Antonia Pozzi)

vi specchiavi la verde età,
fuggitiva;
poi, trapassati i vent’anni,
la freccia di Cupido.

ti abbeveravi nei cieli
di poesia,
dove ora svolazzano,
senza tempo,
bianche colombe — le pagine
di vita.

vergate fitte
al rango di passioni accese.


Traduzione poetica in inglese

YOUR HOUSES OF GLASS
(to Antonia Pozzi)

you mirrored there your fleeting green age,
then, after twenty passed,
Cupid’s arrow.

you drank from the skies
of Poetry,
where now, timeless,
white doves flutter — pages
of life.

written thickly
in the rank of burning passions.


Nota sui luoghi indicati

I luoghi (Misurina, Pasturo, Milano) possono funzionare come epigrafe o nota finale: metterli in calce come “Luoghi dove ha soggiornato: Misurina; Pasturo; Milano” rafforza il legame biografico senza interrompere il flusso poetico.


Verdetto rapido: il testo ha già una forte carica evocativa; con piccoli aggiustamenti di ritmo e punteggiatura puoi aumentare la chiarezza senza perdere la delicatezza.

Versione più lirica

LE TUE CASE DI VETRO
(ad Antonia Pozzi)

Vi specchiavi la verde età,
un mattino di rugiada che si piega
sul filo sottile del respiro;
fuggiva il tempo come un canto,
poi, oltre i vent’anni, la freccia
di Cupido trafisse l’aria —
un lampo che restò dentro il vetro.

Ti abbeveravi ai cieli di Poesia,
bevanda chiara che sa di sale e di miele,
e le parole, come semi di luce,
si posavano sulle labbra del mondo.
Ora, in quegli spazi sospesi,
svolazzano senza tempo —
bianche colombe: pagine di vita
che si aprono e si richiudono al vento.

Le righe, fitte come radici,
s’innalzano al rango delle passioni accese,
ogni verso una stanza trasparente
dove il cuore si mostra e si nasconde,
dove il ricordo è vetro che trema
e riflette, moltiplicando il tuo volto.

E nelle case di vetro rimane un’eco:
il passo lieve, la voce che non tace,
un lume che attraversa le stanze dell’anima
e lascia, sulle soglie, il segno di giorni amati.

Misurina · Pasturo · Milano


Versione ancora più rarefatta

LE TUE CASE DI VETRO
(ad Antonia Pozzi)

vi specchiavi — verde età
poi, oltre i vent’anni, la freccia

ti abbeveravi ai cieli di poesia
ora svolazzano, senza tempo,
bianche colombe — pagine

vergate fitte
al rango delle passioni

Misurina · Pasturo · Milano

 
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from lucazanini

[55]

la] portata ortoplastica lipsiA in questo momento] un-un'a think tank il passo] si allarga [non parla non vota in questo] un piatto-ginori disbiosi duemilacinquecento* maestri di tragica e strategica i] figli artò [dell'imprenditore *estratti] a campione i volantini i] trovatori

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Non ha certo bisogno di troppe presentazioni Marianne Faithfull: carriera pluridecennale, 21 album in studio all’attivo, fra cui alcune indiscusse pietre miliari nella storia della musica rock. Fidanzata storica del rocker più famoso del mondo, ovvero la pietra rotolante Mick Jagger, Marianne calca i palcoscenici di tutto il mondo dal 1964 e potrebbe tranquillamente dormire sugli allori del successo passato. Invece, ancora una volta, ha deciso di sorprenderci con un album dalla bellezza folgorante. Negative Capability, questo il titolo, è costituito di 13 tracce che si dipanano per poco meno di un’ora... https://artesuono.blogspot.com/2018/11/marianne-faithfull-negative-capability.html


Ascolta: https://album.link/i/1428970211


 
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