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from 📖Un capitolo al giorno📚

Lo sconfinato amore di Dio-Padre 1Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. 2Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi. 3A Èfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. 4Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare. 5Non ritornerà al paese d’Egitto, ma Assur sarà il suo re, perché non hanno voluto convertirsi. 6La spada farà strage nelle loro città, spaccherà la spranga di difesa, l’annienterà al di là dei loro progetti. 7Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo. 8Come potrei abbandonarti, Èfraim, come consegnarti ad altri, Israele? Come potrei trattarti al pari di Adma, ridurti allo stato di Seboìm? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. 9Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Èfraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò da te nella mia ira. 10Seguiranno il Signore ed egli ruggirà come un leone: quando ruggirà, accorreranno i suoi figli dall’occidente, 11accorreranno come uccelli dall’Egitto, come colombe dall’Assiria e li farò abitare nelle loro case. Oracolo del Signore.

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Approfondimenti

Lo sconfinato amore di Dio-Padre 11,1-11 Capitolo unitario, che descrive con l'immagine del padre e del figlio gli intimi rapporti esistenti tra JHWH e Israele. Il Signore fa un lamento retrospettivo circa la sua volontà salvifica e la ribellione di Israele (vv. 1-4). Segue l'annuncio del castigo (vv. 5-6) e una sintesi dell'accusa (v. 7). JHWH confessa la sua «conversione» adducendo il motivo (vv. 8-9); la promessa di salvezza viene concretizzata (v. 11). A causa della forma e del contenuto il v. 10 sembra essere un'aggiunta postesilica. Il testo è spesso mal interpretato e alcuni vv. sono di difficile interpretazione (ad es. i vv. 5.7.8a). Probabilmente il capitolo data dalla fine della monarchia.

v. 1. La giovinezza di Israele coincide con l'esodo dall'Egitto e con l'epoca (idealizzata) del deserto. È allora che per Osea comincia la storia di Israele, mentre dei patriarchi ha solamente dei ricordi spiacevoli (12,4s.13). Allora Dio ha manifestato a Israele il suo amore, cioè l'ha scelto, eletto con amore di padre e da quel tempo gli ha rivolto degli appelli. Israele è chiamato «figlio di Dio» in senso adottivo (Es 4,22; Is 1,2s.; 30,9; Ger 3,19.22; 31,9.20). L'ultimo stico è applicato dall'evangelista Matteo in senso tipico a Gesù (Mt 2, 15).

v. 2. Dopo l'esodo dall'Egitto Dio ha ripetuto i suoi richiami per mezzo dei profeti, ma Israele ha interrotto i legami filiali con JHWH praticando i culti cananei, contravvenendo al precetto fondamentale del decalogo (Es 20,3s.23; 22,20; 34,17).

11,3-4. Belle immagini prese dal comportamento del padre e della madre verso il bambino, che mostrano la tenerezza che Dio ha usato con Israele durante l'età d'oro del deserto (cfr. 13,5; Dt 8,16).

v. 3. «Efraim» designa Israele. Insegnare a camminare è uno dei primi atti dell'educazione paterna (Dt 1,31; 8,2-5; Nm 11,12; Is 63,9); «curare» significa liberare da minacce e pericoli (5,13; 6,1; 7,1). Ma Israele non ha «riconosciuto» il suo salvatore; è stato ingrato.

v. 4. Vengono ricordati tre affettuosi atteggiamenti del genitore verso il bambino: lo attira dolcemente a sé, lo solleva fino al viso e si piega su di lui per nutrirlo. Dio ha agito così con il suo popolo con estrema condiscendenza, nutrendolo con la manna (Es 16,17) e con le quaglie (Nm 11). «legami di bontà»: lett. «legami di uomo», cioè pieni di umanità; «un bimbo»: correzione congetturale del testo ebraico che ha «giogo».

v. 5. Non è chiaro se il versetto contenga una minaccia o una semplice constatazione. Comunque, si tratta della presente situazione pericolosa che comporta il castigo della schiavitù e dell'esilio. Il verbo «ritornare» ha il doppio senso di convertirsi e far ritorno. Siccome Israele non si è convertito al Signore, farà ritorno in Egitto (da intendersi in senso metaforico, del paese della schiavitù), com'era prima dell'esodo (7,11; 8,13; 9,3.6; 11,11; 12,2), anche se non è da escludere un rifugio reale in Egitto da parte degli abitanti durante l'occupazione assira del regno del Nord (732 a.C.). Israele sarà dominato dal potere assiro e dal dio Assur (9,3; 2Re 15,29s.).

v. 6. L'esilio sarà preceduto da un bagno di sangue.

v. 7. Versetto molto corrotto. Secondo l'interpretazione adottata dalla versione della BC Dio si lamenta constatando l'impossibilità della conversione da parte del popolo (cfr. Is 6,10; Ger 7,25s.).

11,8-9. Improvviso cambiamento di situazione; nel cuore di Dio l'ira lascia il posto all'amore, per cui Israele non può essere abbandonato.

v. 8. Le due interrogazioni retoriche dimostrano l'impossibilità per Dio di punire in modo definitivo il suo popolo, consegnandolo all'Assiro. «Ádma» e «Seboìm» sono due città della Pentapoli (Gn 10,19; 14,2.8; Dt 29,22) che nella tradizione elohista tengono il posto di Sodoma e Gomorra, nomi propri della tradizione jahvistica (cfr. Is 1,9-10); le due città sono simbolo della distruzione totale; «il cuore e le viscere» (termini ebraici tradotti con «il mio intimo») sono la sede dei sentimenti più profondi e segreti di Dio. Il Signore «si commuove» abbandonando la severità e usando misericordia (1Sam 10,9).

v. 9. Viene escluso l'annientamento totale del popolo, che sembrava richiesto dalla collera divina per due motivi. Dio non è un uomo, cioè un essere instabile, capriccioso e impotente, che cambia i suoi progetti (Nm 23,19), non sa perdonare e ricomporre la situazione. Dopo aver scelto Israele e averlo trattato come un figlio carissimo, Dio non può cambiare sentimenti e distruggerlo (1Sam 15,29; Is 31,3; Ez 28,2). Inoltre Dio è il «Santo», cioè una potenza dinamica e irresistibile, che opera in modo sorprendente (cfr. Is 8,11-18; 10,20; 30,15; 55,8).

v. 10. Lo sfondo storico del v. sembra essere quello dell'esilio del sec. VI a.C. (cfr. Is 49,12), e della dispersione nei paesi occidentali. Gli esuli, chiamati stranamente «figli», ritornano all'appello di JHWH paragonato eccezionalmente al ruggito del leone (cfr. Am 1,2; 3,8; Ger 25,30; Gl 3,16).

v. 11 Il ritorno degli esiliati è attribuito a Dio stesso (cfr. Ger 16,15; 23,3). Le immagini degli «uccelli» e delle «colombe» indicano la sicurezza e la rapidità del ritorno (cfr. Sal 55,7; Is 60,8). I rimpatriati nella Palestina riavranno la proprietà delle loro case e godranno di tutti i diritti ereditari.

Il c. 11 ha una rilevanza teologica fondamentale e si collega per il contenuto con il c. 2. Mediante il sorprendente antropomorfismo dell'amore paterno-materno applicato a JHWH viene offerta la chiave per comprendere tutta la storia di Israele come espressione della predilezione divina, che riempie il cuore clemente e misericordioso di JHWH, anche di fronte all'incomprensione e ingratitudine del popolo. Per la prima volta nell'AT l'amore divino è considerato come la causa della nascita e dell'elezione di Israele. Dio è padre e creatore e Israele è figlio, qualifica che comporta una dignità regale (Sal 2,7). Malgrado tutte le delusioni, Dio rimane fedele all'incanto del primo amore e rifiuta di lasciare l'ultima parola alla vendetta e alla collera (Nm 23,19; 1Sam 15,29; Is 55,8; Ger 10,24).

Il v. 8 ci fa entrare in modo antropomorfico nell'intima personalità di Dio, che cambia i suoi sentimenti di severità in quelli di compassione per cui perdona e ricrea, non a causa di motivi a lui esterni, ma in virtù della sua stessa natura, sovrana e libera, animata da una insondabile e illimitata bontà.

(cf. STEFANO VIRGULIN, Osea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Highway 61 Revisited è il sesto album in studio del cantautore americano Bob Dylan, pubblicato il 30 agosto 1965 dalla Columbia Records. Avendo fino ad allora registrato principalmente musica acustica, Dylan utilizzò musicisti rock come gruppo di supporto in ogni traccia dell'album, ad eccezione della traccia di chiusura, la ballata di 11 minuti “Desolation Row”. I critici si sono concentrati sul modo innovativo in cui Dylan combinava la musica trascinante, basata sul blues, con la sottigliezza della poesia per creare canzoni che catturavano il caos politico e culturale dell'America contemporanea. L'autore Michael Gray ha sostenuto che, in un senso importante, gli anni '60 “iniziarono” con questo album. Iniziato con la canzone di successo “Like a Rolling Stone”, l'album contiene brani che Dylan ha continuato a eseguire dal vivo nel corso della sua lunga carriera, tra cui “Ballad of a Thin Man” e la title track. Ha intitolato l'album in onore della principale autostrada americana che collegava la sua città natale di Duluth, Minnesota, alle città del sud famose per il loro patrimonio musicale, tra cui St. Louis, Memphis, New Orleans e l'area del Delta blues del Mississippi. Highway 61 Revisited raggiunse il numero 3 nella Billboard 200 degli Stati Uniti e il numero 4 nella classifica degli album del Regno Unito. Accolto positivamente al momento della pubblicazione, l'album è stato da allora descritto come uno dei migliori lavori di Dylan e tra i più grandi album di tutti i tempi, classificandosi al quarto posto nella classifica dei “500 migliori album di tutti i tempi” di Rolling Stone. È stato votato al numero 26 nella terza edizione di All Time Top 1000 Albums (2000) di Colin Larkin ed è apparso in 1001 Albums You Must Hear Before You Die (2010) di Robert Dimery. “Like a Rolling Stone” è stata una delle prime 10 hit in diversi paesi ed è stata inserita al primo posto nella lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi di Rolling Stone. Altre due canzoni, “Desolation Row” e “Highway 61 Revisited”, erano elencate rispettivamente al numero 187 e al numero 373.


Ascolta: https://songwhip.com/bob-dylan/highway-61-revisited


 
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from Novità in libreria

Questa settimana comincia a calare il numero delle novità, in vista della pausa estiva.

NARRATIVA:

  • ASPETTANDO LA FELICITÀ di Maha Harada (Rizzoli). Il trentenne Akio vive da solo con il suo labrador su un isola turistica dell'arcipelago di Okinawa, che periodicamente si riempie e si svuota di visitatori. Non si aspetta più niente dalla vita, ma tutto cambia quando scrive un messaggio su una tradizionale tavoletta di legno in un tempio... Per saperne di più: scheda libro.
  • NON È MAI TROPPO TARDI di Danielle Steel (Sperling & Kupfer). Una situazione drammatica e sconvolgente avvicina la protagonista Kezia, vedova appena trasferita a Manhattan, al divo del cinema Sam. Danielle Steel ha un suo pubblico, quindi sullo scaffale (in vetrina) non può mancare. Per saperne di più: scheda libro.

NOIR, GIALLI E THRILLER:

  • APPUNTAMENTO FATALE di James Patterson e David Ellis (Tre60). Quattro amiche passano una serata di trasgressione di lusso a bordo di uno yacht ormeggiato al largo di Monte Carlo, ma al mattino ecco l'orribile scoperta: due degli uomini che erano con loro durante la notte sono stati uccisi. E loro quattro sono le principali indiziate... Per saperne di più: scheda libro.
  • UNA FICCANASO IN MENO di Kristen Perrin (Piemme). Nella campagna inglese degli anni '60 una cartomante ha profetizzato alla giovane Frances che sarebbe morta assassinata. Per i decenni successivi, quindi, Frances adotta le più accorte strategie per non finire ammazzata da qualcuno... quando stava per convincersi che nulla le sarebbe successo, però, ecco che la profezia si avvera. La nipote Annie dovrà indagare sulla morte della zia, che, a quanto pare, era una terribile ficcanaso e sono in molti ad avere un movente... Per saperne di più: scheda libro.
  • I MISTERI DEL BRIAR CLUB di Kate Quinn (Nord). Un giallo ambientato nella Washington degli anni '50: un economico pensionato per sole donne, un affiatato gruppo di amiche e un inaspettato delitto che avviene proprio lì, fra quelle malandate stanze... tutti, però, hanno qualcosa da nascondere... Per saperne di più: scheda libro.
  • LA SIGNORA MOHR SCOMPARE di Maryla Szymiczkowa (Rizzoli). 1893: Zofia, irrequieta signora trentottenne di Cracovia e forte lettrice di romanzi polizieschi, sospetta che dietro la scomparsa (e poi la morte, archiviata sotto la voce “per cause naturali”) della signora Mohr, ospite di una residenza per anziani gestita dalle suore, ci sia la mano di un assassino... si tratta del primo romanzo della serie di Zofia Rombotyńska, investigatrice dilettante anticonformista. Per saperne di più: scheda libro.
  • OMICIDIO IN PARROCCHIA di Rev. Richard Cole (Einaudi). Dopo DELITTO ALL'ORA DEL VESPRO torna il reverendo Daniel Clement, investigatore improvvisato nel tipico villaggio della campagna inglese. Stavolta dovrà indagare sulla morte di un ragazzo, assassinato in una chiesa sconsacrata. Per saperne di più: scheda libro.
  • THE FOREST OF STOLEN GIRLS di June Hur (Giunti). Un thriller ambientato nel medioevo coreano. Le due sorelle Hwani e Maewol, dopo essere scomparse nel nulla, vengono ritrovate prive di sensi nel cuore della foresta accanto al cadavere di una donna. Comincia così una storia di donne scomparse, di segreti, di cambiamenti, di ricordi rimossi. Interessante anche per la veste grafica: oltre a una copertina elaborata ed elegante, presenta decorazioni anche sul taglio delle pagine. Per saperne di più: [scheda libro](Per saperne di più: scheda libro.

FANTASY:

  • ELRIC – LA SAGA INFINITA di Michael Moorcock (Mondadori). Questo Oscar (collana Draghi) contiene ulteriori episodi della saga di Elric di Melniboné. Nell'introduzione, molto utile, c'è una (possibile) ricostruzione della cronologia di tutta la sequenza degli innumerevoli romanzi di Elric, scritta (e pubblicata in passato) in modo caotico in un sessantennio tra prequel, sequel, intermezzi e spin-off. Questo volume della Mondadori, in particolare, contiene i seguenti episodi (per saperne di più: scheda libro):
    • LA FORTEZZA DELLA PERLA
    • LA VENDETTA DELLA ROSA
    • LA FIGLIA DELLA LADRA DI SOGNI
    • L'ALBERO DEGLI SKRAYLING
    • IL FIGLIO DEL LUPO BIANCO

SAGGISTICA:

  • DEMONI di Lirio Abbate (Rizzoli). Un'inchiesta sulla malavita nella capitale, un calderone scoperchiato dall'omicidio di Fabrizio Piscitelli, in arte Diabolik, nell'agosto del 2019. Da allora sono passati 5 anni e Lirio Abbate ricostruisce tutti i clan e i centri di potere criminale, vecchi e nuovi, che si danno battaglia nella capitale. Per saperne di più: scheda libro.

INFANZIA E RAGAZZI:

  • Il Battello a Vapore pubblica tre libri a firma di Luigi Garlando che celebrano l'importanza dello sport (non solo il calcio) nella vita dei nostri ragazzi (dai 10 anni):
    • IN PIEDI SUI PEDALI (scheda libro): due fratelli appassionati di ciclismo, sognano di diventare campioni.
    • CORRI, MALIK! (scheda libro): a Malik piace tantissimo correre, ma per far piacere al padre, amante del calcio, si iscrive alla squadra locale. Riuscirà a tornare alla corsa, suo primo amore?
    • IL GUANTO DI SFIDA (scheda libro): Andrea è una ragazza determinata e vuole fare il portiere della squadra di calcio della scuola, anche se il posto è già preso dal figlio del portiere della Nazionale...
 
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from Transit

(157)

(uvdf)

Ingabbiati. E ci stiamo volentieri, là dentro. Internet non è un luogo libero, per come viene vissuto, attualmente, dalla maggioranza delle persone. Meglio. Per come si vivono i #socialmedia adesso (il loro futuro resta meravigliosamente confuso). E' dove si scava maggiormente per stare male e le notizie più veicolate sono quelle tragiche. Si cerca ossessivamente ciò che chi fa paura.

E' nella nostra natura (soprattutto di italiani, io penso) perpetrare l'infelicità, cercare di soddisfare un potentissimo desiderio di abbracciare la morte, le guerre, le disgrazie altrui. E' stato così dall'alba dei tempi, dalle cronache sui papiri o scolpite sulle epigrafi tombali. Niente di più, ma in continuo: un cerchio infinito di disgrazie che si esaltano nella ripetizione dei post, degli articoli, delle immagini.

Tutti contribuiamo, anche perchè così facendo è molto meno arduo che pensare ad altro, di più impegnativo, ma con meno “soddisfazione.” Partendo dall'assioma che la felicità non esiste, pare che il mondo ci stia dicendo che è proprio così. Non riusciamo nemmeno più a ritagliare un paio d'ore in cui non siamo affranti per accadimenti che lo meritano, ma su cui non abbiamo il benchè minimo potere di cambiamento.

Sì, davvero tutto umano, umanissimo. L'unico risultato è non avere che spiragli bui di fuga. Beninteso, ognuno ha la sua strada, il suo discernimento “...puro, cristallino” (cit.) Non faccio la morale. Per quella bisogna essere laureati o avere un paio di milioni di “followers”. Accetto un mondo cambiato, ma che non riusciamo più a migliorare.

La cosa è tristissima, piuttosto sfiancante e molto impegnativa, a tutti i livelli. In fondo ci si abitua tutto, in questo mondo sempre più piccolo, caldo e brutto. Evviva. Possiamo andare avanti come se il futuro fosse una cosa infinita. Proprio senza termine, come il nostro impegno ad essere tristi e incazzati.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

L'idolatria d'Israele 1Vite rigogliosa era Israele, che dava sempre il suo frutto; ma più abbondante era il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più ricca era la terra, più belle faceva le sue stele. 2Il loro cuore è falso; orbene, sconteranno la pena! Egli stesso demolirà i loro altari, distruggerà le loro stele. 3Allora diranno: «Non abbiamo più re, perché non rispettiamo il Signore. Ma anche il re, che cosa potrebbe fare per noi?». 4Dicono parole vane, giurano il falso, concludono alleanze: il diritto fiorisce come pianta velenosa nei solchi dei campi. 5Gli abitanti di Samaria trepidano per il vitello di Bet-Aven; è in lutto il suo popolo e i suoi sacerdoti ne fanno lamento, perché la sua gloria sta per andarsene. 6Sarà portato anch’esso in Assiria come offerta al gran re. Èfraim ne avrà vergogna, Israele arrossirà per i suoi intrighi. 7Perirà Samaria con il suo re, come un fuscello sull’acqua. 8Le alture dell’iniquità, peccato d’Israele, saranno distrutte, spine e cardi cresceranno sui loro altari; diranno ai monti: «Copriteci» e ai colli: «Cadete su di noi». 9Fin dai giorni di Gàbaa tu hai peccato, Israele. Là si fermarono, e la battaglia non li raggiungerà forse a Gàbaa contro i figli dell’iniquità? 10«Io voglio colpirli: si raduneranno i popoli contro di loro, perché sono attaccati alla loro duplice colpa.

Esortazione e requisitoria 11Èfraim è una giovenca addestrata, cui piace trebbiare il grano. Ma io farò pesare il giogo sul suo bel collo; attaccherò Èfraim all’aratro e Giacobbe all’erpice. 12Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda su di voi la giustizia. 13Avete arato empietà e mietuto ingiustizia, avete mangiato il frutto della menzogna. Poiché hai riposto fiducia nella tua forza e nella moltitudine dei tuoi guerrieri, 14un rumore di guerra si alzerà contro il tuo popolo e tutte le tue fortezze saranno distrutte. Come Salmàn devastò Bet-Arbèl nel giorno della battaglia in cui la madre fu sfracellata sui figli, 15così sarà fatto a te, casa d’Israele, per la tua enorme malvagità. All’alba sarà la fine del re d’Israele.

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Approfondimenti

L'idolatria d'Israele 10,1-10 I quattro oracoli che compongono questa pericope trattano degli altari e santuari illegittimi (v. 1-2.5-6.8) e dei re (vv. 3-4.7). I vv. 9-10 contengono un rimprovero e una minaccia. Viene portato un giudizio negativo sulle istituzioni politiche e religiose del paese.

v. 1. Il versetto contiene una retrospettiva storica relativa alla fiorente epoca di Geroboamo II. La vite è spesso usata come simbolo di Israele (Is 5,1-7; 27,2; Ger 2,21; 2,10; Ez 17,3-10; Sal 80,9-19, cfr. anche Mic 20,1; Gv 15,1-8). Nel versetto «Israele» designa tutto il popolo di Dio sin dal tempo in cui entrò in Canaan. La prosperità materiale fu la causa dell'intensificazione del culto sincretistico (2,7.14; 4,11; 13,6); le «stele» erano emblemi della divinità maschile.

v. 2. «falso»: lett.: «sdrucciolevole», cioè diviso tra il culto di JHWH e quello dei Baal (cfr. 2Re 18,21). La soppressione del culto idolatrico avverrà per mezzo del conquistatore assiro.

v. 3. Versetto difficile a comprendersi. La citazione delle parole del popolo è ambigua. Potrebbe essere una constatazione dell'instabilità politica dovuta alle fazioni dopo l'assassinio di Pekach e prima della successione di un altro re, e insieme una confessione di colpevolezza, che però il profeta non prende sul serio. L'ultimo stico sarebbe la risposta di una parte del popolo fondamentalmente opposto alla monarchia. Osea considera la regalità in Israele come primaria manifestazione di infedeltà e ribellione contro JHWH (3,4; 7,3-7; 8,4-10; 10,7.15; 13,10s.).

v. 4. Il versetto contiene un severo ma giusto giudizio sugli ultimi re di Israele relativamente alla loro condotta personale e politica. La regalità non solo è inutile, ma favorisce la pratica della cattiva amministrazione della giustizia (5,13; 7,11; 12,2); la «cicuta» è una pianta velenosa che simboleggia l'iniqua condotta dei re.

v. 5. Viene annunciata la sparizione del culto del vitello nel regno del Nord; «Samaria», la capitale, sta per tutto il paese; «Bet-Aven» equivale a Betel (cfr. 4,15; 5,8); «sacerdoti»: in ebraico vi è un termine dispregiativo (komēr) usato per i ministri idolatrici (2Re 23,5; Sof 1,4); la «gloria dell'idolo» è la sua costosa ornamentazione in oro; ma l'espressione potrebbe indicare anche l'idolo stesso (cfr. il termine usato per indicare l'arca dell'alleanza: 1Sam 4,22).

v. 6. Le statue degli idoli venivano spesso collocate nei santuari dei conquistatori (cfr. 1Sam 4,11; 5,11; Is 46,1s.); «gran re» è il titolo proprio dei monarchi assiri.

v. 7. «re di Samaria» è un titolo dato all'immagine del vitello (cfr. vv. 5s.).

v. 8. «iniquità» in corto idolatrico che consisteva in sacrifici e pratiche immorali (cfr. 4,13; 8,11); «spine e rovi» sono il segno della maledizione divina (Gn 3,18). Davanti alla catastrofe il popolo invoca la morte e la fine del mondo. Questo testo è citato in Lc 23,30 e Ap 6,16 come annuncio di un castigo ancora più severo.

10,9-10. Il testo di questi due versetti è corrotto e di difficile interpretazione. JHWH si rivolge direttamente a Israele con l'accusa (v. 9) e il verdetto (v. 10).

v. 9. L'episodio di Gabaa (Gdc 19-21) fu l'inizio delle colpe del popolo, che hanno contrassegnato tutta la sua storia; «Là si fermarono»: cioè non mutarono condotta, avendo il crimine contaminato tutta la loro esistenza (cfr. 9,9). L'ultimo stico è particolarmente oscuro.

v. 10. «i popoli» sono gli Assiri e i loro alleati; «la duplice colpa» potrebbe indicare il crimine di Gabaa (Gdc 19) e quello del tempo di Osea, cioè il culto idolatrico, oppure l'abbandono di JHwH e l'adesione ai Baal.

Esortazione e requisitoria _10,11-15 In forma parabolica viene descritta l'elezione di Israele (v. 11), seguita da un invito a praticare gli obblighi dell'alleanza (v. 12). L'iniqua condotta morale e la falsa fiducia negli armamenti (tipico peccato dei rei e dei capi) attirano il castigo (vv. 13-15). Nel v. 11 è Dio che parla, mentre negli altri versetti interviene il profeta.

v. 11. L'immagine di Israele come di una giovenca docile a JHWH, che viene usata per il lavoro piacevole della trebbiatura (cfr. 4,16), rappresenta l'epoca del deserto, in cui esistevano ideali rapporti tra Dio e il suo popolo. Portare il giogo ed eseguire lavori pesanti, indispensabili alla messe, come arare o erpicare (cfr. Is 28,24; Gb 39,10) sono allusioni alla vita nel paese di Canaan.

v. 12. In forma diretta ed esortativa, usando l'immagine del popolo agricoltore che semina e miete viene descritto l'atteggiamento appropriato della vita religiosa; «secondo giustizia» significa in conformità con la volontà di Dio espressa nella legge e soprattutto nel decalogo (8,12; 4,1s.; 6,6; Ger 2,20; 4,3; 5,5); «la bontà» (hesed) è quasi sinonimo di giustizia, in quanto designa la fedeltà al Dio dell'alleanza; «cercare il Signore» equivale a orientare tutta la propria vita secondo Dio (5,16-6,1; Am 5,4.6; Ger 10,21). Dio diffonde la giustizia in quanto opera la salvezza trasformando i cuori e conferendo la fertilità alla terra (2,21).

v. 13. Continua l'immagine agricola; mediante tre verbi è indicata l'opposizione di Israele al piano divino. Il risultato è in contrasto con l'attesa; «l'empietà» è il culto idolatrico dei Baal; anche «la menzogna» ha lo stesso significato. Il secondo peccato di Israele è la fiducia riposta nella potenza militare, che è indice di sfiducia in JHWH (Am 6,13; Is 51,1). carri erano l'arma più temuta in tempo di guerra e i guerrieri erano dei soldati professionisti dell'esercito reale.

v. 14. La minaccia della guerra e della distruzione è resa più tragica dal ricordo di un atroce fatto bellico, difficile da interpretare; «Salman» è probabilmente il re moabita Salaman, contemporaneo di Tiglat-Pilezer III (745-727 a.C.), che regnò durante l'incursione assira nella regione di Galaad, dove si trova Bet-Arbel, identificata con Irbid (cfr. 13,16; 2Re 8,12; Is 13,16; Na 3,10; Sal 137,9). L'uccisione delle donne accompagnava spesso la conquista delle città.

v. 15. «gente d'Israele» è tutto il popolo del regno del Nord. Questa lezione è quella dei LXX; il testo ebraico ha «Betel». L'alba è il momento dell'intervento divino, che realizza la disfatta del regno (cfr. Is 8,20; 58,8). «I re d'Israele» è probabilmente Osea, figlio di Ela (732-724 a.C.; cfr. 2Re 17,1-4).

Nel c. 10 viene ripetuto l'insegnamento oseano circa il culto. Quando lo splendore e il ritmo delle cerimonie sono accompagnati da un «cuore falso» cioè diviso (10,2), il culto viene ripudiato. Ciò che Dio esige è la fedeltà all'alleanza praticata con tutto il cuore (6,6; 8,11s.; Dt 4,29; 6,5; 10,12). La monarchia, incaricata per sé della prosperità del popolo, è stata una sventura per Israele (cfr. 7,3ss.; 13,10ss.), perché non si è appoggiata sull'aiuto divino, ma sulla potenza militare e sulle alleanze straniere (10,3.13) ed ha trasgredito l'ordinamento voluto da Dio (10,4). Il potere che non è esercitato con giustizia e non è orientato verso la pace, è illegittimo e perverso. È possibile che questa critica di Osea abbia influenzato “la legge reale” contenuta in Dt 17,14-20. Il compito primordiale del popolo di Dio è quello di «seminare secondo giustizia», cioè vivere in conformità con le esigenze dell'alleanza, «cercare Dio» e cominciare sempre da capo «dissodando un campo nuovo» (10,12; Am 5,24; Mic 6,8; Ger 4,3).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Osea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Sunshine Superman è il terzo album del cantautore britannico Donovan. È stato rilasciato negli Stati Uniti il ​​26 agosto 1966, ma non è stato rilasciato nel Regno Unito a causa di una controversia contrattuale. Nel giugno 1967, una compilation di brani di questo album e del successivo Mellow Yellow fu pubblicata nel Regno Unito come Sunshine Superman. Sunshine Superman prende il nome dal singolo di successo di Donovan pubblicato negli Stati Uniti nel luglio 1966. L'album fu quello di maggior successo di Donovan, raggiungendo l'undicesimo posto negli Stati Uniti e rimanendo nella classifica Billboard Top LPs per sei mesi. I brani di Sunshine Superman e Mellow Yellow non sono stati mixati in stereo, ad eccezione di “Season of the Witch”, fino all'edizione deluxe in 2 CD del 2011 pubblicata dalla UK EMI.


Ascolta: https://songwhip.com/donovan/sunshinesuperman


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Tristezza dell'esilio 1Israele, non rallegrarti fino all’esultanza come gli altri popoli, perché hai praticato la prostituzione, abbandonando il tuo Dio, hai amato il compenso della tua prostituzione su tutte le aie per il grano. 2L’aia e il tino non li nutriranno e il vino nuovo verrà loro a mancare. 3Non potranno restare nella terra del Signore, ma Èfraim ritornerà in Egitto e in Assiria mangeranno cibi impuri. 4Non faranno più libagioni di vino al Signore, non gli saranno graditi i loro sacrifici, saranno per loro come pane di lutto: quanti ne mangiano diventano impuri. Il loro pane sarà tutto per loro, ma non entrerà nella casa del Signore. 5Che cosa farete nei giorni delle solennità, nei giorni della festa del Signore? 6Ecco, sono sfuggiti alla rovina, l’Egitto li accoglierà, Menfi sarà la loro tomba. I loro tesori d’argento passeranno alle ortiche e nelle loro tende cresceranno i cardi.

Il profeta perseguitato 7Sono venuti i giorni del castigo, sono giunti i giorni del rendiconto, Israele lo sappia! Il profeta diventa pazzo, l’uomo ispirato vaneggia a causa delle tue molte iniquità, per la gravità del tuo affronto. 8Sentinella di Èfraim è il profeta con il suo Dio; ma un laccio gli è teso su tutti i sentieri, ostilità fin nella casa del suo Dio. 9Sono corrotti fino in fondo, come ai giorni di Gàbaa; ma egli si ricorderà della loro iniquità, chiederà conto dei loro peccati.

Il ripudio di Efraim 10Trovai Israele come uva nel deserto, ebbi riguardo per i vostri padri, come per i primi fichi quando iniziano a maturare; ma essi, appena arrivati a Baal-Peor, si consacrarono a quell’infamia e divennero una cosa abominevole, come ciò che essi amavano. 11La gloria di Èfraim volerà via come un uccello, non più nascite né gravidanze né concepimenti. 12Anche se allevano figli, io li eliminerò dagli uomini; guai a loro, se io li abbandono. 13Èfraim, lo vedo come un palma piantata in luoghi verdeggianti. Èfraim tuttavia condurrà i figli al macello. 14“Signore, da’ loro. Che cosa darai?”. Un grembo infecondo e un seno arido! 15Tutta la loro perversità si è manifestata a Gàlgala, è là che ho preso a odiarli. Per la malvagità delle loro azioni li scaccerò dalla mia casa, non avrò più amore per loro; tutti i loro capi sono ribelli. 16Èfraim è stato percosso, la loro radice è inaridita, non daranno più frutto. Anche se generano, farò perire i cari frutti del loro grembo». 17Il mio Dio li respingerà, perché non gli hanno obbedito; andranno raminghi fra le nazioni.

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Approfondimenti

9,1-17. Il capitolo comprende tre brani:

  1. una triste visione della deportazione (vv. 1-6),
  2. l'ostilità contro il profeta, che è la sentinella di Dio (vv. 7-9)
  3. la descrizione delle colpe e castighi del popolo con minacce per il futuro (vv. 10-17).

Si incontrano spesso dei versetti problematici.

Tristezza dell'esilio 9,1-6 L'oracolo profetico, talvolta in dialogo diretto con gli uditori (vv. 1.5), contiene un invito a sospendere l'assemblea festiva in cui si pratica la prostituzione (v. 1), poi segue la descrizione del modo come finirà la celebrazione (probabilmente si tratta della festa delle Capanne, vv. 2-6). Lo sfondo dell'oracolo è il culto cananeo della fertilità (2,7; 4,12s.), praticato anche durante la festa delle Capanne (cfr. Es 23,16; 34,22s.). Probabilmente l'oracolo fu pronunciato nel santuario di Betel dopo il 732. La deportazione è presentata come una ineluttabile realtà.

v. 1. «Israele» designa nel versetto la comunità religiosa (4,5; 8,2.3); «far festa» è da mettersi in rapporto con «la festa del Signore» (v. 5). La festa delle Capanne era di origine cananea, storicizzata dopo l'occupazione della terra promessa da parte degli Ebrei. Osea la considera come espressione dell'apostasia del popolo (prostituzione), descritta come amore venale e infedeltà matrimoniale; «prezzo della prostituzione»; altra versione: «il salario impuro», cioè il frutto ottenuto con la pratica dei riti cananei della fecondità, vale a dire, i beni della terra considerati come doni dei Baal (mentre in realtà ne è JHwH il donatore: 2,11).

v. 2. Il castigo è descritto mediante una serie di privazioni, che impediranno di usufruire dei beni del suolo. Da notare la pittoresca personificazione dell'aia, del tino (pressoio d'olio) e del mosto.

v. 3. Il castigo più drastico è la deportazione in paese straniero. Egitto e Assiria sono associati come luoghi d'esilio (11, 5.11). Il ritorno in Egitto (da intendersi in senso metaforico, anche se diversi Israeliti vi cercarono rifugio più tardi: cfr. 7,16; 8,13; 9,6; 11,5.11) punisce coloro che non fanno ritorno a Dio. Il passato salvifico di Israele viene cancellato e si ridiventa schiavi in terra straniera (11, 1s); «terra del Signore» per la prima volta nell'AT viene designata così la Palestina, in quanto proprietà particolare di JHWH (cfr. 8,1; 9,15; Ger 2,7; 16,18), in polemica con i Baal considerati come signori del suolo e dispensatori di beni. Ogni paese straniero è impuro a causa degli idoli (cfr. Am 7,12; 1Sam 26,19).

v. 4. In terra d'esilio cessa il culto legittimo. Le persone in lutto diventavano impure a causa del contatto con un cadavere (Dt 26,14). L'ultimo stico sembra essere un'aggiunta posteriore, perché manca il nesso con lo stico precedente.

v. 5. Interrogazione ironica. L'esilio segnerà la fine della nazione di Israele in quanto comunità religiosa che celebra le feste di JHWH.

v. 6. Lugubre quadro del disastro finale che il profeta vede già realizzato in visione. L'unica scappatoia davanti all'invasione assira sarà l'Egitto; «Menfi» è una città del Basso Egitto, celebre per le piramidi della quarta dinastia (cfr. Is 19,13; Ger 2,16; 44,1); qui sta probabilmente per tutto l'Egitto, che diventa una tomba, perché gli esuli non avranno più speranza di ritornare in patria. L'ultimo stico è poco chiaro; forse si allude ai beni lasciati per forza in patria, come segno di estrema miseria. I pruni e le ortiche si sostituiscono alle suppellettili delle case distrutte o abbandonate (cfr. Is 34,13).

Il profeta perseguitato 9,7-9 Breve oracolo quasi biografico in cui Osea risponde alle calunnie lanciate contro di lui e condanna il ripudio della sua precedente predicazione. L'annuncio del castigo è vero, perché è già iniziato (v. 7a); vengono poi citati gli insulti del popolo (v. 7b). Quale sentinella di Dio il profeta è assalito dall'ostilità popolare (v. 8), ma la punizione dei peccati è ineluttabile (v. 9).

v. 7. «Sono venuti»; perfetto profetico indicante che ciò che fu iniziato dagli Assiri, sarà portato a compimento; «pazzo»: cioè che parla sragionando (Prv 1,7; 27,22; 29,9), in quanto si oppone alla politica internazionale della nazione; «uomo ispirato»: lett.: «uomo dello spirito» in senso negativo, alludendo allo stato estatico del nābî' (cfr. 1Sam 10,6; 1Re 18,12; 22,21; 2Re 2,9.16). «Vaneggia»: cioè perde la testa, insensato (1Sam 21,12-15; 2Re 9,11; Ger 29,26).

v. 8. Versetto difficile e corrotto: «Sentinella»: lezione congetturale; così viene chiamato il profeta che ha il compito di correggere il popolo (cfr. Is 56,10; Ger 6,17; Ez 3,17; 33,2.6s.; cfr. Os 5,8; 8,1). Un altra congettura del testo ebraico è: «Efraim spia nella tenda del profeta»; «la casa di Dio» è probabilmente Sichem (cfr. 6,9; Gs 24) o i legittimi santuari di JHWH. La persecuzione contro il profeta è descritta con i termini delle lamentazioni salmiche (Sal 37,32; 91,3; Ger 5,26).

v. 9. Come a Gabaa fu inflitto un oltraggio al servo del Signore, così ci si comporta con il profeta (cfr. Gdc 19-21). Dio si ricorda del peccato, quando decide di punirlo (8,13). Questo è l'unico brano in cui viene sottolineata la reazione dell'uditorio alla predicazione del profeta. Osea è ripudiato, perseguitato, lo si considera come un volgare nābî', un uomo irresponsabile, psichicamente anormale (cfr. Ger 29,26; 2Re 9,11); gli si lanciano delle minacce. Tale fu sorte del profeta Elia (1Re 19) e di Amos (Am 7,10ss.). Osea sfoga il suo dolore in forma di lamento, ma ribadisce il castigo col quale Dio colpirà la nazione.

Il ripudio di Efraim 9,10-17 Unità letteraria comprendente due brani (vv. 10-14.15-17), che iniziano con un detto divino che ricorda due circostanze storiche e continuano con l'annuncio del castigo. Nella conclusione prende la parola il profeta (vv. 14.17). A partire da questa pericope fino alla fine (14,10) viene fatto un ripetuto uso della storia. Le immagini si accavallano senza logica rigorosa e gli oracoli assumono un tono meditativo.

v. 10. Con le immagini dell'uva, che di per sé non cresce nel deserto, e dei fichi primaticci particolarmente apprezzati (Is 28,4; Mic 7,1; Ger 24,2), vengono descritti i felici inizi del rapporto di JHWH con Israele. Il tempo della permanenza nel deserto del Sinai è considerato un periodo ideale (2,7; 13,5; Ger 2,2s.). Ma l'idillio cessò al contatto con Canaan (Nm 25,1-5). Baal-Peor è qui il nome di un luogo, situato a 10 km a nord-est della sorgente del Giordano; «infamia» indica il Baal. Gli Israeliti stessi praticando i riti idolatrici della fecondità divennero abominevoli al pari degli idoli (Dt 29,16; Ger 4,1; 7,30; Ez 5,11; 7,20). L'infedeltà di Israele, cominciata alle porte della Palestina, pesò su tutta la sua storia posteriore.

v. 11. Dall'accusa al castigo. «La gloria di Efraim» è la dignità e potenza del popolo del Nord, che consiste soprattutto nel numero dei figli. Suggestivo è il paragone con il volo dell'uccello che esprime la rapidità con cui cesserà la fecondità; «nascita, gravidanza, concepimento» indicano il processo, all'inverso, della procreazione.

v. 12. Sono colpiti i bambini già nati, che saranno eliminati dalla guerra, dalla fame e dalla deportazione. L'abbandono di Israele da parte di Dio è un tema centrale del messaggio oseano (1,6.9; 4,6; 5,6.15).

v. 13. Il testo ebraico del v. è incomprensibile. La congettura del testo della BC si può comprendere nel senso che iniziando pericolose guerre Efraim ha fatto dei suoi figli un oggetto di caccia nemica.

v. 14. La preghiera d'intercessione del profeta, che non può assistere alla totale estinzione di Israele, viene inter-rotta. Si accetta in parte l'annunciato castigo; nei giorni futuri la sterilità sarà una benedizione, poiché è migliore la privazione dei figli, anziché la loro morte prematura (cfr. Gb 3,11-16).

v. 15. L’infedeltà generalizzata del popolo di Dio fece la sua apparizione a Galgala, dove fu praticato il culto sincretistico (4,15). È meno probabile che si alluda all'istituzione della monarchia (1Sam 11,14s.) o alle disubbidienze di Saul (1Sam 15,12s.). L'odio di Dio (unico testo in Osea) – audace antropomorfismo – è da intendersi relativamente all'amore ingannato di colui che ha istituito l'alleanza sinaitica (Dt 22,13; 24,3; Ger 12,8). La cessazione dell'amore di Dio per Israele è la più grande sventura per il profeta Osea; «li scaccerò dalla mia casa»: la metafora è presa dalla convivenza matrimoniale e indica la deportazione lontano dal paese (8,1; 9,8).

v. 16. Il termine «Efraim» indica la fecondità, e l'albero simboleggia la vita. Frutti e grembo sono destinati alla sterilità (9,12).

v. 17. Il profeta commenta che la sorte di Israele sarà come quella precedente l'entrata nella terra promessa. L'oracolo della dispersione si realizzò nel 722 a.C. con la conquista assira del paese. L'occupazione della terra promessa divenne una grande tentazione per Israele. Già a Baal-Peor e poi a Galgala il popolo cercò di assicurarsi la fertilità umana e agricola mediante il culto dei Baal. Ma abbandonando JHWH Israele si è procurato la scomparsa della nazione e la perdita della terra. Questa tragedia viene motivata con l’«odio» da parte di JHWH, termine che indica la reazione del marito nei confronti della moglie che ha commesso qualcosa di scandaloso (Dt 22,13; 24,3). La mancanza di amore in JHWH designa solamente una momentanea reazione, giacché per il futuro l'amore trionferà su tutte le colpe di Israele (2,21.25; 11,8; 14,5). Per Osea l'apostasia del popolo ha delle radici storiche molto profonde; esse fondano e spiegano gli atteggiamenti presenti. Esiste nella colpa una responsabilità collettiva, che viene sottolineata in diverse preghiere di penitenza (Sal 106,6s.; Ne 9,2.16.34).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Osea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Club Classici vol. One (titolo USA: Keep On Movin') è l'album di debutto del gruppo britannico Soul II Soul. Pubblicato nel 1989, l'album conteneva i singoli di successo del gruppo “Keep on Movin'” e “Back to Life (Comunque Do You Want Me)”, l'ultimo dei quali è stato un successo numero uno nel Regno Unito e il quinto singolo più venduto in Gran Bretagna. il Regno Unito quell'anno. L'album raggiunse anche il numero uno e fu certificato triplo platino dalla British Phonographic Industry per vendite superiori a 900.000 copie. Negli Stati Uniti, l'album raggiunse la Top 20. Anche il singolo “Back to Life” fu un successo nella Top 10. negli Stati Uniti ed è stato certificato Platino. Ha riscontrato un successo maggiore tra gli ascoltatori di musica R&B negli Stati Uniti, poiché l'album è arrivato al numero 1 nella classifica dei migliori album R&B e la traccia del titolo e “Back to Life” sono stati i singoli di successo R&B numero uno.


Ascolta: https://songwhip.com/soul-ii-soul/club-classics-vol-one


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Accuse e castigo 1Da’ fiato al corno! Come un’aquila piomba sulla casa del Signore la sciagura perché hanno trasgredito la mia alleanza e rigettato la mia legge. 2Essi gridano verso di me: “Noi, Israele, riconosciamo te nostro Dio!”. 3Ma Israele ha rigettato il bene: il nemico lo perseguiterà. 4Hanno creato dei re che io non ho designati; hanno scelto capi a mia insaputa. Con il loro argento e il loro oro si sono fatti idoli, ma per loro rovina. 5Ripudio il tuo vitello, o Samaria! La mia ira divampa contro di loro; fino a quando non si potranno purificare? 6Viene da Israele il vitello di Samaria, è opera di artigiano, non è un dio: sarà ridotto in frantumi. 7E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta. Il loro grano sarà senza spiga, se germoglia non darà farina e, se ne produce, la divoreranno gli stranieri. 8Israele è stato inghiottito: si trova ora in mezzo alle nazioni come un oggetto senza valore. 9Essi sono saliti fino ad Assur, sono come un asino selvatico, che si aggira solitario; Èfraim si è acquistato degli amanti. 10Se ne acquistino pure fra le nazioni, io li metterò insieme e cominceranno a diminuire sotto il peso del re e dei prìncipi. 11Èfraim ha moltiplicato gli altari, ma gli altari sono diventati per lui un’occasione di peccato. 12Ho scritto numerose leggi per lui, ma esse sono considerate come qualcosa di estraneo. 13Offrono sacrifici e ne mangiano le carni, ma il Signore non li gradisce; ora ricorda la loro iniquità, chiede conto dei loro peccati: dovranno tornare in Egitto. 14Israele ha dimenticato il suo creatore, si è costruito palazzi; Giuda ha moltiplicato le sue città fortificate. Ma io appiccherò il fuoco alle loro città e divorerà i loro palazzi.

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Approfondimenti

Accuse e castigo 8,1-14 Il capitolo raccoglie vari oracoli oseani pronunciati in diverse circostanze e raccolti insieme dai redattori. I temi trattati sono: la violazione dell'alleanza (vv. 1-3), anarchia e idolatria (vv. 4-7), la falsa politica estera (vv. 8-10), il culto formalistico (vv. 11-13), il lusso edilizio (v. 14). Vari sono i generi letterari: accuse (vv. 1.3.4.9. 11-13a), minacce di castigo (vv. 3.5.10.13b), descrizione di pena (v. 8), polemica idolatrica (v. 6), sentenze sapienziali (v. 7). Gli oracoli sono posti in bocca a Dio, solamente i vv. la. 13 appartengono al profeta. Si alternano la seconda e la terza persona.

vv. 1-3. In modo sintetico e generale vengono rilevati i traviamenti del popolo e annunciati i castighi.

v. 1. Il grido di allarme attira l'attenzione sul nemico (Assiria) che come un'aquila si avventa su Israele, sua preda (cfr. Ab 1,8; Ger 4,13; 48,40; Lam 4,19; Dt 28,49); «la casa del Signore» indica qui tutto il paese del Nord (9,15; Ger 12,7; Lc 9,8; 1Cr 17,14; Sal 10,16); «la mia alleanza» è quella sinaitica; «la mia legge» è il complesso delle tradizioni relative alla volontà di Dio (cfr. Es 19,5-20, 21; 24), in modo particolare il decalogo (4,2) e una tradizione scritta (8,12). Osea conosce non solo la tradizione relativa all'esodo, ma anche quella del Sinai, che viene misconosciuta in Israele.

v. 2. La conoscenza di Dio è superficiale e formalistica (4,2.6; 5,4; 7,14).

v. 3. «il bene» si identifica con la legge del Signore (2,8; 3,5; Mic 6,8).

vv. 4-7. Vengono ora addotti due esempi di disprezzo della legge del Signore: la illegittima successione dei monarchi (v. 4a) e l'introduzione del culto iconico paragonato all'idolatria (vv. 4b-6). Segue l'annuncio del castigo (v. 7).

v. 4. I re e i capi militari si sono insediati mediante colpi di stato, contro la volontà del Signore. Sin dall'origine (1Sam 8,1-8; 10,19) e durante il corso della storia (7,7; 10,3; 13,10s.) l'istituto monarchico è stato l'espressione della sfiducia e ribellione contro Dio. Nelle statue del vitello, chiamate «idoli», ma che erano simboli di JHWH, si palesava la concezione naturalistica del culto cananeo.

v. 5.Il «vitello» è quello eretto da Geroboamo nei santuari di Betel e Dan (1 Re 12, 28.32). Qui Samaria indica il regno del Nord. Il peccato originale del regno settentrionale è quello di raffigurare JHWH contro l'esplicito divieto del decalogo (Es 20,4; Dt 5,8; Es 32,1-14).

v. 6.È questo il primo attacco contro gli idoli seguito da molti altri (Is 40,18ss.; 41,6s.; 44,9-20; 46,5ss.; Ger 2,27s.; 10,3ss.; Ab 2,18s.; Bar 6; Sap 13,10-15, 19).

v. 7. I due proverbi (cfr. Sir 7,3; Prv 22,8; Gb 4,8) illustrano il castigo che colpirà la nazione. L'idolatria sarà punita con la carestia e l'invasione nemica (cfr. v. 3) distruggerà anche gli eventuali scarsi prodotti.

vv. 8-10. Viene ripreso il tema della politica internazionale di Israele (cfr. 5,13s.; 7,8-12) con un lamento sulla situazione (v. 8), la colpevolezza di Efraim (v. 9) e il castigo (v. 10). L'oracolo potrebbe datare dal periodo concernente la campagna dell'Assiria sotto il re Menachem (743-738 a.C.; cfr. 2Re 15,19s.) o meglio dal periodo conseguente alla guerra siro-efraimitica (5,8-12).

v. 8.La nazione israelitica vassalla dell'Assiria ha perduto la sua peculiare identità, perciò è come un vaso da gettare (Ger 22,28; 48,38; Sal 31,13). Dopo il 732 a.C, le regioni della Galilea e del Galaad erano diventate province assire.

v. 9.Il versetto presenta delle difficoltà di interpretazione: «salire ad Assur» indica chiedere aiuto all'Assiria; l’«asino selvaggio» (Gb 39,5-8) è simbolo della testardaggine e della condotta arbitraria e indipendente. L'immagine può essere applicata al popolo d'Israele, ma non è escluso che si possa riferire anche a Assur; «si è acquistato degli amanti»: lett.: «ha distribuito dei doni di amore». Il popolo del Nord è paragonato a una prostituta sempre in cerca di amanti, ma i ruoli sono capovolti: è essa stessa che paga i suoi sfruttatori (cfr. Ez 16,32ss.). Si allude forse al tributo pagato da Israele all'Assiria (5,13; 7,11) o ai regali inviati in Egitto (12,2). I rapporti con gli stati stranieri sono considerati come un adulterio.

v. 10. Versetto testualmente corrotto e diversamente interpretato; «li metterò insieme»: alcuni autori leggono «li disperderò», «cesseranno di eleggersi re e governanti»: lezione congetturale basata sui LXX. Il testo ebraico ha «cominceranno un poco a elevare re e governanti».

v. 11-14. Anche il falso culto costituisce una violazione dell'alleanza; c'è una opposizione tra i sacrifici e la legge, giacché il popolo preferisce i riti all'osservanza delle prescrizioni morali e sociali (cfr. 4,8s.; 6,6).

v. 11. I sacrifici offerti sui numerosi altari non fanno altro che moltiplicare i peccati, perché il culto è svolto secondo i costumi cananei.

v. 12. Si suppone l'esistenza di una legge scritta (cfr. 4,2), inseparabile dall'alleanza (8,1) e affidata alla responsabilità dei sacerdoti (4,6). Questa torah è considerata dal popolo come se fosse la volontà di un dio straniero, cioè inesistente, senza valore.

v. 13. Si tratta dei «sacrifici» di comunione (4,13; Ger 7,21); «si ricorderà»: espressione di origine forense, che indica la testimonianza a carico o a discarico presentata in processo (Gn 40,14; Lv 26,45; Nm 5,15; Ger 2,2; Ez 21,28; 29,16; 1Re 17,18); «dovranno tornare in Egitto»: è il rovescio della storia della salvezza (11,1; 13,4); la frase può essere intesa nel senso di una fuga in Egitto (9,3.5) o vi si può vedere adombrata la deportazione in Assiria. Comunque, si minaccia il ritorno alla schiavitù.

v. 14. Annuncio di giudizio con accusa e verdetto contro il lusso delle costruzioni nella linea del profeta Amos (Am 1,7.10.14; 2,5). La forma e il contenuto del versetto rendono dubbia la sua autenticità oseana; «creatore», cioè Dio in quanto ha scelto e protetto Israele, è un titolo usato solamente qui in Osea (cfr. Is 26,11; 44,2; 51,13). II lusso nella costruzione delle regge, dei templi e delle fortificazioni militari portano alla dimenticanza di JHWH (2,13; 4,6; 13,6) giacché sono segno di sfiducia in lui. Notevole è in questo capitolo la presentazione di Dio che si lamenta dell'infedeltà del popolo in modo da esprimere il suo intimo dolore (8,4.9.12). Si parla inoltre dell'alleanza é della legge che la caratterizza, legge che esiste già in una forma scritta (8,1; 12). Essa si identifica col «bene» (v. 3) ed è l'espressione della volontà di un Dio che non è straniero (8,12). La legge non viene trasgredita solamente mediante il ricorso alle nazioni straniere, il culto formalistico, e il capriccio nella designazione dei monarchi, ma sopratutto mediante il culto delle immagini. È probabile che Geroboamo II abbia considerato le statue dei due vitelli eretti nei santuari di Dan e Betel come piedistalli e simboli della potenza di JHWH (cfr. Gn 49,24; Is 1,24), ma per Osea essi sono il segno della contaminazione cananea del culto. Osea diventa il campione di una rigorosa proibizione di immagini e il paladino di una religione nella quale il ruolo principale non è svolto dai riti religiosi, ma dall'osservanza della legge che è parola divina (cfr. 6,6).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Osea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Novità in libreria

Ecco le ultime novità di settimana scorsa (finalmente).

NARRATIVA:

  • L'ISOLA DEI NAUFRAGHI PERDUTI di Joan Druett (Nutrimenti). La storia vera di due naufragi sulla stessa isola, dagli esiti opposti (perché opposti furono i modi di affrontare la sciagura da parte dei due equipaggi), basati sulle testimonianze e i diari dei sopravvissuti. Molto interessante. Per saperne di più: scheda libro.
  • LE SUPERNOVE NON FANNO RUMORE – E TU TOSSISCI A TEATRO? di Filippo Capobianco (Baldini+Castoldi). Un romanzo che unisce teatro, narrativa e poesia: un'opera che immagina il cosmo come una grande rappresentazione teatrale. È interessante la biografia dell'autore: molto giovane, anzi giovanissimo (26 anni), laureato in fisica, vincitore della Coppa del mondo di Poetry Slam dell'anno scorso, drammaturgo, scarso giocatore di scacchi. Per saperne di più: scheda libro.
  • DONNA FRANCESCA SAVASTA, INTESA CICCINA di Laura Lanza (Astoria). La storia di una levatrice nella Sicilia del 1850, una donna forte e saggia che si fa in quattro per gli altri e non tollera l'ingiustizia. Per saperne di più: scheda libro.
  • L'IMPLOSIVO di Roberto Mandracchia (Minimum Fax). Un vecchio boss latitante si nasconde in un casolare nella campagna siciliana. Unico mezzo di comunicazione con il resto del mondo, i pizzini che scambia con il suo fedele sgherro. Un giorno, però, il fido braccio destro smette di fargli visita e il boss deve vedersela con sé stesso. Per saperne di più: scheda libro.
  • CON GLI OCCHI RIVOLTI AL CIELO di Zora Neale Hurston (La Tartaruga). Un romanzo che viene presentato come un classico della narrativa afroamericana: la protagonista è una donna forte e decisa, in cerca di una dimensione, anche a costo di porsi al di fuori delle convenzioni sociali. Per saperne di più: scheda libro.
  • MOSHKELE IL LADRO di Sholem Aleichem (Giuntina). Un piccolo romanzo ritrovato su un ladro abitante di uno shtetl russo e delle sue peripezie. Uno spaccato della vita (e della malavita) del sottoproletariato ebraico alla fine del XIX secolo in Russia. Interessantissimo soprattutto per chi ama e apprezza la letteratura yiddish. Per saperne di più: scheda libro.

NOIR, GIALLI E THRILLER:

  • IL MANICOMIO DELLE TRE TORRI di Helen Fields (Newton Compton). Un thriller la cui ambientazione stessa è abbastanza agghiacciante: un carcere psichiatrico di massima sicurezza, in cui viene assassinata brutalmente un'infermiera e il suo bambino viene rapito. La profiler forense protagonista dovrà indagare sotto copertura all'interno del manicomio. Per saperne di più: scheda libro.
  • LA SIGNORA DI BHATIA HOUSE di Sujata Massey (Neri Pozza). La storia dell'unica avvocata donna di Bombay, negli anni '20, che decide di difendere una serva accusata di un delitto misterioso. Naturalmente dovrà fare i conti con la discriminazione classista, con il sessismo della società indiana, sfidando le convenzioni sociali e le complicate dinamiche familiari. Per saperne di più: scheda libro.

POESIA:

  • POESIE D'AMORE di Rabindranath Tagore (Guanda). Una raccolta delle poesie d'amore del grande poeta bengalese. Attenzione: a differenza dell'amore carnale, trasgressivo e passionale, della poesia occidentale, l'amore cantato da Tagore, come nella tradizione dell'Oriente, ha caratteristiche mistiche e spirituali. Mi sembra un bel regalo per una coppia. Per saperne di più: scheda libro.

SAGGISTICA:

  • ITALIA ARCANA di Giovanni Marchese (Odoya). Un libro che raccoglie storie misteriose, nere, macabre, ai confini della realtà, ambientate in Italia e nelle oscure province. Interessante per chi vuole sapere tutto sul licantropo delle Dolomiti, sui cadaveri imbalsamati di Matera e Campobasso, sulla bambola indemoniata di Napoli, e via rabbrividendo... Per saperne di più: non avendo trovato la scheda del libro sul sito della Odoya, ecco un'alternativa.
  • ELEMENTARE, WATSON di Ulrike Wolk e Annekatrin Baumann (Vallardi). Una raccolta di raccontini dedicata a chi vuole imparare l'inglese: ogni racconto racchiude un mistero o un delitto da risolvere. Per saperne di più: scheda libro.
  • I GIARDINI DEGLI SCRITTORI di Luca Bergamin (EDT). Quaranta grandi scrittrici e scrittori, raccontati nel loro rapporto con la botanica e i giardini, veri e propri luoghi di ispirazione. Per saperne di più: approfondimento e scheda libro.

INFANZIA E RAGAZZI:

  • Gallucci offre due libri cartonati per i bimbi dai 24 mesi, della collana Ruota e cerca: TIGROTTO (scheda libro) e ORSETTO (scheda libro). Il centro del libro ruota come una girandola e i due cuccioli protagonisti possono così ritrovare i loro amici.
  • Per Franco Cosimo Panini, due nuovi titoli della Pimpa, di Francesco Tullio Altan: PIMPA È PRIMAVERA (scheda libro) e PIMPA È ESTATE (scheda libro). Sono due libri cartonati e sagomati per i lettori dai 3 anni, con tutti i colori, gli animali e le piante della primavera e dell'estate in compagnia dell'amatissima Pimpa.
  • La casa editrice Pane e Sale (piccola, nuova ma dotata di titoli bellissimi per l'infanzia) pubblica due libri illustrati molto delicati (purtroppo non ci sono le schede sul sito, quindi aggiungo link alternativi):
    • BUONANOTTE E SOGNI D'ORO di Isabel Pope e Natalie Merheb (scheda libro), su un topino che, dopo la gita nel bosco con la sua mamma, deve andare a dormire. Il testo in rima è come una filastrocca che si può raccontare prima di fare la nanna.
    • TI VOGLIO BENE PERCHÉ... di Susie Linn e Gavin Scott (scheda libro). Un albo illustrato sul significato dell'amicizia, in cui, in ogni pagina, coppie di cuccioli amici si raccontano perché si vogliono bene.
  • PICCOLO ALBERO E LA VITA NEL BOSCO di Lucy Brownridge e Hannah Abbo (24 Ore Cultura Kids). Un piccolo albero impara che, grazie alla coesione della rete “sociale” del bosco, non è solo e non deve aver paura. Un albo illustrato molto interessante. Età di lettura: dai 5 anni. Non ho trovato alcuna scheda sul sito della 24 Ore Cultura, quindi ecco un link alternativo.
  • Sempre da Franco Cosimo Panini, due titoli per i lettori dai 6 anni a firma di Davide Calì e Benjamin Chaud, che abbiamo conosciuto e apprezzato per i due titoli precedenti (NON HO FATTO I COMPITI PERCHÉ... e TUTTA LA VERITÀ SULLA MIA INCREDIBILE SCUOLA...):
    • IERI POMERIGGIO MI È SUCCESSA UNA COSA PAZZESCA... (scheda libro). Come mai non sono stati fatti i compiti sul Sistema Solare? E i due ragazzi protagonisti spiegano cosa è successo il pomeriggio precedente: viaggi nello spazio, alieni, una visita alla stazione spaziale... esilarante!
    • TUTTA LA VERITÀ SULLA MIA INCREDIBILE ESTATE... (scheda libro). La maestra chiede all'alunno: “cos'hai fatto quest'estate?” e l'alunno comincia a raccontare le sue avventure incredibili a bordo di galeoni, mongolfiere, in cima a montagne, nelle profondità siderali, su isole deserte, e via immaginando... doppiamente esilarante!
 
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from cronache dalla scuola

Ho preso a leggere i volumi grigi del Materiale e l'immaginario, sicuramente l'edizione più coraggiosa e ricca del progetto di Ceserani e De Federicis (l'edizione dell'anno scorso che ogni tanto provo a leggere, mi pare una pallida ombra al confronto). Ad un certo punto c'è una citazione da Mothé, “Gli operai, gli O.S.)”, inizio anni settanta che riporto:

Che dire del condizionamento della televisione che a lui si rivolge non più come ad un operaio non qualificato, né come ad un cittadino, ma come a un superman? Lo si persuade che egli può eguagliare gli eroi dei romanzi d'appendice, può andare alla loro stessa velocità su una vettura comperata a rate, può beneficiare degli appartamenti più belli, può sedurre le donne e scalare l'Himalaya. Se nella fabbrica si fa di tutto per convincerlo che è un imbecille, nel suo appartamento, al contrario, l'apparecchio si rivolge a lui come a un adulto.

Ecco, leggendo questo passo non posso non pensare a come meccanismi simili avvengano oggi con gli studenti e la rete. Mentre nella scuola “si fa di tutto per convincerlo che è un imbecille” la rete propone allo studente modelli che sono incompatibili con la scuola e con le proposte che la scuola fa. Anzi, più la scuola si pone come unico tramite ad un mondo adulto, anche sul piano economico e lavorativo, più la rete mostra modelli vincenti, appaganti e rapidi per il raggiungimento del benessere: youtuber, influencer, trapper sono le punte di un iceberg che dimostra ai ragazzi che esiste un mercato del lavoro dinamico, osteggiato da quello dei boomer e attraverso il quale si possono avere guadagni rapidi e indipendenti dal mondo scuola.

Quello che rende questi modelli alternativi appetibili, è che danno immediatamente gratificazione. È possibile provare subito, con costi contenuti, ed ottenere immediatamente un appagamento, magari non economico, ma sociale ed egotico attraverso like, condivisioni, nuove relazioni.

Lo studente vive in una realtà schizofrenica nella quale la scuola è un punto fermo, certo, ma con la quale ha difficoltà ad empatizzare e nella quale non riesce a essere coinvolto perché tutto quello che è fuori della scuola, specie nel mondo della rete, tende a valorizzarlo, ad appagarlo, trattandolo da protagonista e adulto, più di quanto la scuola possa strutturalmente fare.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Apple Venus Volume 1 è il tredicesimo album in studio della rock band inglese XTC, pubblicato nel febbraio 1999. È stato il primo sull'etichetta Idea Records della band attraverso Cooking Vinyl e distribuito negli Stati Uniti da TVT Records. L'album fa molto affidamento su archi, chitarre acustiche e tastiere, espandendo l'approccio più orchestrale sviluppato sul precedente LP del gruppo Nonsuch (1992), mentre i suoi testi affrontano temi paganisti, medioevo, romanticismo in fiore e rinascita. Apple Venus Volume 1 è stato accolto con successo dalla critica e vendite moderate, raggiungendo il numero 42 nella classifica degli album del Regno Unito e il numero 106 nella Billboard 200 degli Stati Uniti. Il leader della band Andy Partridge, che ha scritto la maggior parte di Apple Venus, ha definito il lavoro “orchustico”, una combinazione di “orchestrale” e “acustico”. Voleva che il titolo dell'album si riferisse a “una bella donna”. L'album ha effettivamente segnato un ritorno per gli XTC, che hanno trascorso metà del decennio in sciopero contro la loro ex etichetta Virgin Records. Apple Venus era stato originariamente progettato come un doppio album, ma poiché il gruppo non aveva abbastanza soldi per registrare tutto il materiale che aveva accumulato, decise di dividere le canzoni più orientate al rock come “volume due” (pubblicato un anno dopo come Wasp Stella). La realizzazione del volume 1 è stata irta di conflitti personali, preoccupazioni di bilancio e numerose false partenze. La maggior parte delle parti orchestrali sono state registrate in fretta in un giorno con una sinfonia di 40 pezzi agli Abbey Road Studios e hanno dovuto essere modificate nell'arco di mesi. È stato l'ultimo album a includere il chitarrista Dave Gregory, che lasciò gli XTC nel bel mezzo delle sessioni a causa delle frustrazioni con Partridge. Al momento della sua uscita, Partridge non vedeva più gli XTC come una band e preferiva che fossero conosciuti come un “marchio” che copriva la musica sua e del bassista Colin Moulding.


Ascolta: https://www.youtube.com/watch?v=8F4d4DtGZhw&list=PL0HPDOtD3WkOIds_PBsvukg_3FpwUHR0r


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Mentre sto per guarire Israele, si scopre l’iniquità di Èfraim e la malvagità di Samaria, perché si pratica la menzogna: il ladro entra nelle case e fuori saccheggia il brigante. 2Non pensano, dunque, che io ricordo tutte le loro malvagità? Ora sono circondati dalle loro azioni: esse stanno davanti a me. 3Con la loro malvagità rallegrano il re, rallegrano i capi con le loro falsità. 4Sono tutti adùlteri, ardono come un forno in cui il fornaio non attizza più il fuoco, in attesa che la pasta preparata lieviti. 5Nel giorno della festa del nostro re sommergono i capi in fiumi di vino, fino a far sì che egli si comprometta con i ribelli. 6Perché il loro intimo è come un forno, pieno di trame è il loro cuore, tutta la notte sonnecchia il loro furore e al mattino divampa come fiamma. 7Tutti ardono come un forno e divorano i loro governanti. Così sono caduti tutti i loro sovrani e nessuno si preoccupa di ricorrere a me.

La politica sbagliata 8Èfraim si mescola con le genti, Èfraim è come una focaccia non rivoltata. 9Gli stranieri divorano la sua forza ed egli non se ne accorge; la canizie gli ricopre la testa ed egli non se ne accorge. 10L’arroganza d’Israele testimonia contro di loro; non ritornano al Signore, loro Dio, e, malgrado tutto, non lo ricercano. 11Èfraim è come un’ingenua colomba, priva d’intelligenza; ora i suoi abitanti domandano aiuto all’Egitto, ora invece corrono verso l’Assiria. 12Dovunque si rivolgeranno stenderò la mia rete contro di loro e li abbatterò come gli uccelli dell’aria, li punirò non appena li udrò riunirsi. 13Disgrazia per loro, perché si sono allontanati da me! Distruzione per loro, perché hanno agito male contro di me! Li volevo salvare, ma essi hanno proferito menzogne contro di me. 14Non gridano a me con il loro cuore quando gridano sui loro giacigli. Si fanno incisioni per il grano e il vino nuovo e intanto si ribellano contro di me. 15Eppure io ho addestrato il loro braccio, ma essi hanno tramato il male contro di me. 16Si sono rivolti, ma non a colui che è in alto, sono stati come un arco fallace. I loro capi cadranno di spada per l’insolenza della loro lingua e nella terra d’Egitto rideranno di loro.

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Approfondimenti

Tradimenti e cospirazioni 6,7-7,7 v. 1. Constatazione della corruzione generale formulata al presente; «guarire», tipico termine oseano (5,13; 6,1; 11,3; 14,5), indica il perdono delle colpe e il ristabilimento del giusto rapporto con Dio fondato sull'alleanza. L'iniquità è identica all'apostasia (4,8; 5,8; 8,13); la malvagità comprende l'idolatria e le altre colpe. Samaria può indicare tutto il regno del Nord, ovvero la sua capitale. La menzogna si riferisce al culto cananeo e all'inganno praticato a danno del prossimo. I furti e il brigantaggio sono menzionati anche in 4,2; 6,9.

v. 2. La mancanza di riflessione ha fatto sì che sia esclusa ogni vera comprensione di Dio, che tuttavia ricorda la storia dei peccati del popolo. I peccati personificati sono come un muro che tiene prigioniero l'uomo e rendono testimonianza contro di esso. È una pertinente osservazione psicologica concernente il peccato.

vv. 3-7. L'oracolo divino in prima persona descrive la vita politica di Israele e precisamente le congiure di palazzo, considerate come una manifestazione del male e oggetto di collera. Il brano è costruito sulla caratteristica metafora oseana del forno (vv. 4.6.7), che mette in rilievo il furore omicida, che distingue la classe dirigente del paese. Lo sfondo storico dell'oracolo è la tragica instabilità della monarchia in Israele. In dodici anni, tra il 733 e il 721, quattro re furono assassinati: Zaccaria (2Re 15,8), Sallum (2Re 15,14), Pakachia (2Re 15,25) e Pekach (2Re 15,30). Invece di contare su Dio i politici , nella loro sfrenata ambizione, non si appoggiano che su loro stessi per abbattere un regime e porre un altro sovrano sul trono. Non è condannata tanto la monarchia in se, quanto i suoi abusi, i cambiamenti cruenti e gli intrighi. Da notare che l'accusa non è accompagnata dal giudizio.

v. 3. «rallegrano il re»: cioè gli offrono un banchetto nel giorno della incoronazione che sarà per lui fatale. Il re potrebbe essere Osea, figlio di Ela (2Re 17,1). Si suppone che si prepari segretamente una rivoluzione da parte di coloro che apparentemente sono devoti al re e ai suoi agenti. Questo atteggiamento è perfido e malvagio, perché diretto contro l'unto del Signore (Sal 18,21; 21,12s.).

** v. 4**. Il testo è corrotto e ammette diverse interpretazioni. «Tutti» sono il re, i cortigiani, i cospiratori; «bruciano d'ira»: lett. «sono adulteri», termine qui usato per indicare la mancanza di fedeltà tra gli uomini. Il singolare paragone del forno sottolinea il calcolato furore dei congiurati. Il forno, un cono d'argilla aperto verso l'alto, nel quale si metteva la pasta, veniva riscaldato la sera e attizzato al mattino; bruciava a intermittenza e doveva essere regolato con cura per poter estrarre il pane cotto. Così i cospiratori, senza svelare i loro piani, attendono il loro momento. Pochi passi biblici descrivono in modo così impressionante l'ardore rivoluzionario dei cospiratori.

v. 5. Versetto poco chiaro, specialmente l'ultimo stico. Viene descritto lo stratagemma col quale si compie la rivoluzione di palazzo; «il giorno del nostro re» è probabilmente l'anniversario dell'incoronazione o della nascita del re, celebrata con un lauto convito (Gn 40,20; Am 6,6; Is 5,11-22). Da notare che l'assassinio di Ela da parte di Limri (876) fu commesso quando la corte era immersa nell'ebbrezza (1Re 16,8-14).

v. 6. Sviluppando la metafora del forno e utilizzando allitterazioni e giochi di parole viene descritto il furore dei congiurati, che si manifesta al momento giusto.

v. 7. Riassunto della tragica storia della monarchia. Dalle origini del regno di Israele fino alla metà del sec. VII furono assassinati sette re (2Re 15,8-17,4). Invece di far ricorso al Signore nelle difficoltà, i ribelli si fanno giustizia da sé, usando con astuzia la forza brutale al momento opportuno. Gli omicidi politici sono contrari non solo al quinto precetto del decalogo, ma anche al primo, giacché JHWH è il vero re di Israele. Quando non ci si ricorda del Signore, i popoli si autodistruggono. La pericope si distingue per l'ampia trattazione del peccato e delle sue conseguenze. Abbiamo una lista di colpe connesse con nomi di località, poi la menzione dei crimini sociali e degli assassinii politici. In rapporto a Dio queste azioni sono una violazione dell'alleanza, un tradimento, una prostituzione, una falsità. In rapporto agli uomini si parla di furti, di brigantaggi e assassinii. I capi di questa condotta sono i sacerdoti e i notabili del paese.

La politica sbagliata 7,8-16 Brano di unità redazionale formato da due oracoli che trattano della politica estera (vv. 8-12), del culto cananeo e del ricorso allo straniero (vv. 13-16).Lamento, minacce, accuse e annuncio di giudizio si alternano. L'infedeltà politica e quella religiosa vanno di pari passo. Cronologicamente la pericope si situa dopo il 732 a.C., quando il re Pekach e Osea insieme al partito antiassiro cercavano l'alleanza con l'Egitto (2Re 16,20; 17,4).

v. 8. Il v. riassume tutta la storia della politica internazionale di Israele, che si è alleato con Aram, l'Egitto e l'Assiria. «Si mescola»: immagine presa dal modo di preparare la torta (cfr. Es 29,2.40; Lv 7; Nm 28). L'immagine della focaccia cotta solamente da una parte e perciò buona a nulla, significa che le alleanze con gli stranieri producono solamente disastri.

v. 9. Il ricorso agli stranieri è una falsa politica, che indebolisce il paese dal punto di vista politico, economico e religioso, condannandolo alla degradazione.

v. 10. Il versetto sembra fuori contesto e di carattere compilatorio; il v. 10a ripete 5,5a (cfr. Am 6,8) e il v. 10b riprende 4,6.11 (cfr. Is 5,25; 9,11.16.20; 10,4). Diversi autori lo considerano come una glossa. Israele cerca delle soluzioni solamente umane (alleanze, cambi di dinastia) senza fidarsi del Signore.

v. 11. L'immagine della «colomba ingenua», che alla ricerca del cibo, non si accorge della rete dell'uccelliere, indica l'incoscienza e la cecità di Israele, che si affida alle potenze straniere. Il re Menachem cercò l'alleanza dell'Assiria (2Re 15,19s.); Osea si sottomise prima a Salmanassar V (727-722 a.C.), poi mandò messaggeri in Egitto

v. 12. L'immagine dell'uccelliere è qui applicata a Dio (cfr. 5,1), che intende arrestare la sconsideratezza nella politica con qualche intervento punitivo.

v. 13. Espressione di dolore e lamento (rara in Osea) da parte di Dio che vuole salvare (cfr. Es 15,13; Dt 7,8; 9,26; 13,5) coloro che si sono ribellati contro di lui, con la mormorazione o con le pratiche cananee.

v. 14. Dopo la devastazione del paese da parte degli Assiri (732 a.C.), gli abitanti invocarono l'aiuto del Signore (8,2), però mediante i riti cananei equiparando JHWH a Baal; «non col cuore»: cioè dimenticando le clausole dell'alleanza; i «giacigli» sono gli atri dei santuari, nei quali si facevano lunghe implorazioni (Nm 14,5; Gs 7,6; 2Sam 12,20); «Si fanno incisioni»: lettura congetturale; il testo ebraico ha «sono ospiti», espressione che non offre un senso accettabile. Le lacerazioni praticate nei culti orgiastici cananei (cfr. 1Re 18,28; Ger 16,6; 41,5) erano severamente proibite dalla legge ebraica (Dt 14,1; Lv 19,28).

v. 15. Il versetto allude all'epoca del deserto e all'occupazione della terra promessa (cfr. Sal 18,35; 44,4).

v. 16. «colui che è in alto» (cioè Dio): lezione congetturale; il testo ebraico è incomprensibile; i LXX hanno «verso il niente». Gli ultimi due stichi non sono in armonia con il contesto; è possibile che appartengano a un tema diverso. Come già il profeta Isaia (7,9; 30,1ss.; 31,1ss.), Osea condanna le alleanze con le potenze straniere. Tali alleanze comportavano una sudditanza dal forestiero dal punto di vista militare, economico e religioso. In questo caso Israele perdeva la propria caratteristica e identità che dipendeva tutta dal rapporto con JHWH. L'appello allo straniero era indizio di infedeltà verso Dio, cha aveva fatto delle speciali promesse al popolo eletto. Gli Assiri distrussero in parte il regno del Nord, lo fiaccarono imponendo tributi ed esercitarono un deleterio influsso sui costumi del popolo. Il regno di Israele doveva anche in politica prestare fede a JHWH, mantenendosi indipendente e attendendo dal Signore l'aiuto necessario.

(cf. STEFANO VIRGULIN, Osea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Cooperazione Internazionale di Polizia

Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: Concluso il corso “Caschi blu della cultura” in Brasile, simulate situazioni di emergenza climatica.

A Rio de Janeiro si è recentemente svolto il corso “I Caschi Blu della Cultura. Il Patrimonio Culturale in caso di catastrofe: rischi e interventi di sicurezza”. La missione addestrativa, tenuta dal 24 giugno al 2 luglio 2024 da esperti italiani del Ministero della Cultura e del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, ha voluto trasmettere ai paesi partecipanti quali Brasile, Cile, Colombia e Paraguay il modello italiano di tutela del patrimonio culturale attraverso sessioni teoriche ed esercitazioni pratiche, tra cui la simulazione di una inondazione e un focus rivolto alla sicurezza di beni archivistici e librari in ragione delle esigenze di tutela del territorio ospitante.

#Armadeicarabinieri #Caschibludellacultura

Leggi tutto qui: https://poliverso.org/display/0477a01e-1966-8b8a-8b6a-5dd448852837

 
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from Cooperazione Internazionale di Polizia

POLIZIE EUROPEE A CACCIA SUL WEB DI CONTENUTI ANTISEMITI

Anche la #PoliziadiStato italiana (a mezzo del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica) ha partecipato al Referral Action Day di #Europol mirato ad identificare e combattere i contenuti antisemiti online (a sua volta mediante l'Unità europea per le segnalazioni su Internet denominata EU IRU – Internet Referral Unit – che rileva e indaga sui contenuti dannosi presenti su Internet e nei social media). Si è trattato di una operazione coordinata, guidata dalle autorità di Svizzera e Regno Unito, svoltasi il 27 giugno scorso, che ha coinvolto le forze dell'ordine di 18 paesi, che hanno lavorato in tandem all'Unità EU IRU di Europol e ai principali fornitori di servizi online.

Leggi tutto qui: https://poliverso.org/display/0477a01e-1266-8a71-1480-045104477012

 
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