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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Dopo anni di collaborazioni i due leggendari chitarristi blues Taj Mahal e Keb' Mo' hanno finalmente deciso di incidere un album insieme e il lavoro nato dalla loro creatività, intitolato TajMo, è stato pubblicato il 5 maggio del 2017. Come nella migliore tradizione di entrambi le undici tracce del disco, tra inediti e cover, offrono un'ora di blues divertente e ricco di contaminazioni musicali di vari generi in cui i due vocalist si affiancano, ognuno con il proprio stile canoro, creando contrasti vocali di grande effetto tra la voce aspra di Keb' Mo' e quella più melodica di Taj Mahal... https://artesuono.blogspot.com/2017/06/taj-mahal-keb-mo-tajmo-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1440939462


 
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from Gippo

Sto mantenendo l'abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine. Ma d'altronde, avendo scritto anche quest'ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest'ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell'autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell'abitudine. Ma l'aver esplicitato il potere scaramantico dell'ultimo periodo digitato... (E così via).

Morven

Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po' troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no! Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell'account Mastodon. Morven in realtà aveva centrato l'obiettivo. Difatti cos'è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico? Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati lammerda per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l'occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (dimmerda come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​”Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.“!

Avete assistito alla tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).

Chiudere i cerchi

Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull'onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l'avrà pur fatto per chiudere un cerchio! Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo. Avevo appena iniziato l'università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l'ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l'ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l'avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo. Quindi l'ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l'autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un'opera quantomeno dignitosa.

Cyberpunk pink

Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca. Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva. Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l'inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po' insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l'ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0). E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free. Ma quando sono partito sono accadute cose portentose: 1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno; 2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù; 3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima; 4) La trama è finita da tutt'altra parte; 5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo; 6) L'ho finito.

Ecco. Ringrazio l'autore di Atomic Habits e quello de “Il tuo secondo cervello” per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.

In conclusione, rimane un'unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l'ho fatto? Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo. Certo, adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine.

Ok, ci siamo capiti, andate all'inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.

Uroboro

 
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from Transit

(224)

C1)

#Cuba si sta spegnendo, lentamente e sotto gli occhi di tutti. Tra blackout, scarsità e isolamento, l’isola paga il prezzo di un doppio fallimento: quello del proprio sistema e quello di una politica esterna che continua a colpire la popolazione invece del potere.

Cuba non sta semplicemente attraversando una fase difficile: sta vivendo un collasso prolungato. La vita quotidiana sull’isola è diventata un esercizio di sopravvivenza. Mancano elettricità, carburante, pezzi di ricambio, medicinali e trasporti regolari. Gli ospedali lavorano a intermittenza, le scuole arrancano, le famiglie si organizzano attorno ai blackout come se fossero ormai parte del paesaggio. Non lo sono. Sono il segno di un sistema esausto, di un’economia soffocata e di una società tenuta in piedi dalla forza dell’abitudine e della scarsità.

Dentro questa crisi c’è una responsabilità interna evidente. Per anni il paese ha accumulato inefficienze, rigidità amministrative, scarsa produttività e un controllo politico che ha frenato ogni riforma vera. L’economia cubana non ha saputo diversificarsi, modernizzare i servizi, attrarre investimenti o garantire una base materiale stabile alla popolazione. Il risultato è un declino che non nasce oggi, ma si è sedimentato nel tempo fino a diventare strutturale.

(C2)

Ma sarebbe disonesto fingere che il blocco degli Stati Uniti sia un dettaglio marginale. Non lo è. L’embargo commerciale, economico e finanziario imposto da #Washington pesa in modo concreto su energia, importazioni, farmaci, attrezzature e alimenti. Rende più costoso ogni acquisto, più fragile ogni approvvigionamento, più difficile ogni transazione. Colpisce un sistema già debole e amplifica ogni sua crepa. L’Assemblea generale dell’ #ONU ha chiesto ancora una volta la fine dell’embargo, con un voto schiacciante nel 2024, ma la distanza tra la condanna formale e gli effetti reali resta enorme.

La linea politica di #Trump, in questo quadro, non punta alla distensione ma alla pressione massima. L’obiettivo è isolare l’isola, alzare il costo della sua sopravvivenza economica, indebolire il governo e spingerlo verso una resa politica. Non è diplomazia. È un uso brutale del potere economico come arma di coercizione. Il problema è che il prezzo di questa strategia non lo paga la nomenclatura, ma la popolazione. A cadere non sono gli slogan del regime, ma la luce nelle case, i farmaci negli ospedali, il cibo sulle tavole.

La comunità internazionale, nel frattempo, resta intrappolata tra dichiarazioni di principio e impotenza pratica. Le condanne formali si ripetono, le risoluzioni si accumulano, ma nulla cambia davvero. Molti governi sanno che l’embargo è insostenibile sul piano umanitario, pochi sono disposti a trasformare questa consapevolezza in una linea politica capace di incidere. Cuba resta così schiacciata tra il fallimento del proprio modello interno e la durezza di una pressione esterna che punisce un intero popolo per logorare un governo.

Il punto, alla fine, è questo: un paese non si rimette in piedi affamando la sua popolazione. E una politica che trasforma la sofferenza civile in leva diplomatica porta con sé una responsabilità morale pesantissima.

#Blog #Cuba #USA #DirittiUmani #DirittiCivili #Embargo #Geopolitica #DirittoInternazionale

 
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from lucazanini

[17]

vedono] si vedono all'inizio fa] effetto la materia si manifesta nella veduta comunemente-cade [poltrona lavabile] alzapersone giardini] abissali il] sonno del perborato

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Osea, ultimo re d’Israele 1Nell'anno dodicesimo di Acaz, re di Giuda, Osea, figlio di Ela, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò nove anni. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come i re d'Israele che l'avevano preceduto. 3Contro di lui mosse Salmanàssar, re d'Assiria; Osea divenne suo vassallo e gli pagò un tributo. 4Ma poi il re d'Assiria scoprì una congiura di Osea; infatti questi aveva inviato messaggeri a So, re d'Egitto, e non spediva più il tributo al re d'Assiria, come ogni anno. Perciò il re d'Assiria lo arrestò e, incatenato, lo gettò in carcere. 5Il re d'Assiria invase tutta la terra, salì a Samaria e l'assediò per tre anni. 6Nell'anno nono di Osea, il re d'Assiria occupò Samaria, deportò gli Israeliti in Assiria, e li stabilì a Calach e presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media.

Riflessioni sulle cause della rovina 7Ciò avvenne perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore, loro Dio, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, dalle mani del faraone, re d'Egitto. Essi venerarono altri dèi, 8seguirono le leggi delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti, e quelle introdotte dai re d'Israele. 9Gli Israeliti riversarono contro il Signore, loro Dio, parole non giuste e si costruirono alture in ogni loro città, dalla torre di guardia alla città fortificata. 10Si eressero stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. 11Ivi, su ogni altura, bruciarono incenso come le nazioni che il Signore aveva scacciato davanti a loro; fecero azioni cattive, irritando il Signore. 12Servirono gli idoli, dei quali il Signore aveva detto: “Non farete una cosa simile!”. 13Eppure il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e dei veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: “Convertitevi dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo tutta la legge che io ho prescritto ai vostri padri e che ho trasmesso a voi per mezzo dei miei servi, i profeti”. 14Ma essi non ascoltarono, anzi resero dura la loro cervice, come quella dei loro padri, i quali non avevano creduto al Signore, loro Dio. 15Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza, che aveva concluso con i loro padri, e le istruzioni che aveva dato loro; seguirono le vanità e diventarono vani, seguirono le nazioni intorno a loro, pur avendo il Signore proibito di agire come quelle. 16Abbandonarono tutti i comandi del Signore, loro Dio; si eressero i due vitelli in metallo fuso, si fecero un palo sacro, si prostrarono davanti a tutta la milizia celeste e servirono Baal. 17Fecero passare i loro figli e le loro figlie per il fuoco, praticarono la divinazione e trassero presagi; si vendettero per compiere ciò che è male agli occhi del Signore, provocandolo a sdegno. 18Il Signore si adirò molto contro Israele e lo allontanò dal suo volto e non rimase che la sola tribù di Giuda. 19Neppure quelli di Giuda osservarono i comandi del Signore, loro Dio, ma seguirono le leggi d'Israele. 20Il Signore rigettò tutta la discendenza d'Israele; li umiliò e li consegnò in mano a predoni, finché non li scacciò dal suo volto. 21Quando aveva strappato Israele dalla casa di Davide, avevano fatto re Geroboamo, figlio di Nebat; poi Geroboamo aveva spinto Israele a staccarsi dal Signore e gli aveva fatto commettere un grande peccato. 22Gli Israeliti imitarono tutti i peccati che Geroboamo aveva commesso; non se ne allontanarono, 23finché il Signore non allontanò Israele dal suo volto, come aveva detto per mezzo di tutti i suoi servi, i profeti. Israele fu deportato dalla sua terra in Assiria, fino ad oggi.

Origine dei Samaritani 24Il re d'Assiria mandò gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Camat e da Sefarvàim e la stabilì nelle città della Samaria al posto degli Israeliti. E quelli presero possesso della Samaria e si stabilirono nelle sue città. 25All'inizio del loro insediamento non veneravano il Signore ed egli inviò contro di loro dei leoni, che ne facevano strage. 26Allora dissero al re d'Assiria: “Le popolazioni che tu hai trasferito e stabilito nelle città della Samaria non conoscono il culto del dio locale ed egli ha mandato contro di loro dei leoni, i quali seminano morte tra loro, perché esse non conoscono il culto del dio locale”. 27Il re d'Assiria ordinò: “Mandate laggiù uno dei sacerdoti che avete deportato di là: vada, vi si stabilisca e insegni il culto del dio locale”. 28Venne uno dei sacerdoti deportati da Samaria, che si stabilì a Betel e insegnava loro come venerare il Signore. 29Ogni popolazione si fece i suoi dèi e li mise nei templi delle alture costruite dai Samaritani, ognuna nella città dove dimorava. 30Gli uomini di Babilonia si fecero Succot-Benòt, gli uomini di Cuta si fecero Nergal, gli uomini di Camat si fecero Asimà. 31Gli Avviti si fecero Nibcaz e Tartak; i Sefarvei bruciavano nel fuoco i propri figli in onore di Adrammèlec e di Anammèlec, divinità di Sefarvàim. 32Veneravano anche il Signore; si fecero sacerdoti per le alture, scegliendoli tra di loro: prestavano servizio per loro nei templi delle alture. 33Veneravano il Signore e servivano i loro dèi, secondo il culto delle nazioni dalle quali li avevano deportati. 34Fino ad oggi essi agiscono secondo i culti antichi: non venerano il Signore e non agiscono secondo le loro norme e il loro culto, né secondo la legge e il comando che il Signore ha dato ai figli di Giacobbe, a cui impose il nome d'Israele. 35Il Signore aveva concluso con loro un'alleanza e aveva loro ordinato: “Non venerate altri dèi, non prostratevi davanti a loro, non serviteli e non sacrificate a loro, 36ma venerate solo il Signore, che vi ha fatto salire dalla terra d'Egitto con grande potenza e con braccio teso: a lui prostratevi e a lui sacrificate. 37Osservate le norme, i precetti, la legge e il comando che egli ha scritto per voi, mettendoli in pratica tutti i giorni; non venerate altri dèi. 38Non dimenticate l'alleanza che ho concluso con voi e non venerate altri dèi, 39ma venerate soltanto il Signore, vostro Dio, ed egli vi libererà dal potere di tutti i vostri nemici”. 40Essi però non ascoltarono, ma continuano ad agire secondo il loro culto antico. 41Così quelle popolazioni veneravano il Signore e servivano i loro idoli, e così pure i loro figli e i figli dei loro figli: come fecero i loro padri essi fanno ancora oggi.

__________________________ Note

17,1 Osea: regna dal 732 al 724 circa.

17,3 Salmanàssar V: figlio di Tiglat-Pilèser III, re d’Assiria dal 726 al 722 circa.

17,5-6 Dopo un assedio di tre anni, perché la città si trovava in un’eccezionale posizione strategica, nel 722 Salmanàssar occupa la capitale Samaria. Salmanàssar morì pochi mesi dopo la caduta di Samaria e, forse per questo motivo, gli Annali assiri dicono che fu Sargon II a conquistarla e a deportarne la popolazione. I deportati vengono dispersi nelle varie regioni dell’impero assiro per togliere loro ogni possibilità di riorganizzazione e di rivincita.

17,16 la milizia celeste: gli astri in quanto oggetto di culto (Dt 4,19; 2Re 21,3.5).

17,24 Alla deportazione d’Israele verso oriente gli Assiri fanno seguire la deportazione di gente straniera verso la Samaria. Di qui la nascita di un popolo nuovo, costituito da una mescolanza di stirpi e di religioni diverse. Il racconto semplifica e generalizza i fatti, in quanto quelle colonizzazioni possono essere state più di una e in tempi diversi.

17,41 essi fanno ancora oggi: si spiega così il disprezzo e il distacco nei riguardi dei Samaritani da parte dei Giudei nell’AT e nel NT (Esd 4,1-24; Gv 4,9).

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Approfondimenti

1-4. Osea re d'Israele (731-722).

1-2. Osea era già apparso in 15,30 come autore del colpo di stato contro Pekach. Nella introduzione al suo regno, stranamente non viene citato il peccato di Geroboamo, caratteristico della pressentazione dei re settentrionali (1Re 15,26.34; 16,26.31; ecc.) riservato alla conclusione (v. 22), e il giudizio pronunciato su di lui é più tenue rispetto a quelli sui predecessori. Forse l'autore aveva a disposizione un antico materiale d'archivio favorevole a Osea.

3-4. La prima parte del regno di Osea descrive i suoi rapporti come vassallo con 'Assiria. Salmanassar V assunse l'impero nel 727. Forse Osea pensava di esimersi così dal pagamento del tributo che Israele doveva all'Assiria (cfr. 15,19-20). La ricostruzione precisa dei fatti è impossibile; in ogni caso Osea dimostrò la sua illealtà verso l'Assiria non solo con l'irregolarità nel pagamento dei tributi, ma anche tentando un patto con l'Egitto al fine di scrollarsi di dosso definitivamente l'onere verso Salmanassar. L'inquietudine politica di Osea, che tende al doppio gioco, si ritrova velata anche nei testi di Osea: 7,11; 11,5; 12,2. Il nome egizio incontra nei commentatori diverse possibilità di identificazione, ma senza giungere a certezze. È probabile che non si tratti del faraone, ma di un alto ufficiale con ruolo simile al tartan di 18,17 che in egiziano viene denominato Sib’u o Sib’e, nomi assonanti al termine sô’ del TM. Scoperto il complotto, Osea viene incarcerato, ma è improbabile che l'arresto e l'imprigionamento siano avvenuti nella stessa Samaria.

5-6. Molto sobriamente viene descritto un evento importantissimo: la caduta di Samaria e la scomparsa del regno del Nord. I versetti non fanno cenno del cambiamento di governo al vertice dell'impero assiro in questo periodo. A Salmanassar V, morto nell'autunno del 722, senza eredi, successe un suo ufficiale: Sargon. Così si può trovare discordanza nell'attribuzione della conquista della Samaria per alcuni assegnata a Salmanassar, per altri a Sargon II. In effetti gli annali assiri rivendicano per Sargon l'impresa, ma ciò può trovare due spiegazioni: 1) la vittoria si ebbe nel medesimo anno in cui Sargon sali al trono; 2) essendo egli un ufficiale può aver partecipato alla conquista e se l'attribuisce. Se stiamo con gli annali assiri dobbiamo datare la caduta di Samaria al 721; se accettiamo il silenzio del testo come assenza di cambiamento di governo, ritenendo Salmanassar ancora in carica, la data è da porsi al 722. Secondo la prassi assira vengono deportate le classi qualificate della società dalle quali poteva sorgere più facilmente la resistenza ai nuovi padroni. Confrontando i dati degli annali assiri con quelli di 15,19-20, si può dedurre la deportazione di circa un decimo della popolazione. Le destinazioni dei deportati furono: Calach, un sito fino ad ora non localizzato, forse un distretto vicino alla seconda località indicata, cioè la regione del Cabor, affluente dell'Eufrate nella Mesopotamia settentrionale non lontano da Carran. Nella stessa zona si trovava anche Gozan. Le città dei Medi si trovavano sulla frontiera orientale dell'Assiria, ma l'indicazione rimane generica.

7-23. L'autore propone a questo punto una prolungata sosta meditativa. La bruciante domanda sul perché dei fatti esigeva una risposta. L'agiografo la fornisce esponendo la tesi che guida tutta la sua compilazione storica. Egli concepisce la storia quale sede della fedeltà all'unico Dio e alla sua alleanza. Tradita questa visione, tutto crolla come edificio senza fondamenta (cfr. Dt 28,32-33.47-68). Già in 1Re 9,8b-9 si trova un passaggio analogo al presente. Il modello di questa pagina si può trovare in Dt 29,24-27 e Ger 16,10-13. La meditazione qui proposta non serve solo a soddisfare una curiosità o a superare uno scandalo; l'autore intende trarre dagli avvenimenti una lezione per la vita. In 18,12 ritroveremo una sintesi di questo pensiero.

7-12. Il discorso inizia con il ricordo dei benefici ricevuti da Dio: liberazione dall'Egitto, insediamento nella terra promessa dopo l'eliminazione dei popoli ivi residenti. Si tratta di una partenza teologicamente importante. Se il Dio abbandonato è il Dio liberatore e datore della terra la mancanza di Israele risulta imperdonabile. Si passa poi alla casistica concreta in cui l'idolatria è stata consumata: alture, stele, pali sacri (cfr. 1Re 14,23 e 2Re 10,26) che contravviene a Es 23,24; 34,13; Dt 12,2. Si assume così verso Dio un atteggiamento provocatorio (cfr. Dt 4,25; 9,18; 11,7.13).

13. Prima di intervenire castigando, Dio intervenne ammonendo attraverso i profeti: risposte amorevoli e autorevoli alle provocazioni d'Israele. Geremia in modo particolare sottolinea la pazienza divina che invia profeti (7,25; 25,4; 29,19; 35,15; 44,4). Le pagine precedenti ci hanno mostrato diversi profeti all'opera: Achia, Elia, Eliseo, Michea figlio di Imla (cfr. 1Re 11,29-39; 14,1-16; 13,1-34; 16,1-4.7.12; 22,9-28; 2Re 14,25), senza dimenticare Amos e Osea. Si noti come il discorso diretto cominci con l'imperativo a tornare (sǔbû) che descrive ottimamente la missione profetica subordinata all'alleanza e alla legge alla quale deve far tornare gli Israeliti. I profeti vengono qui chiamati servi in riferimento a Dio, titolo che innalza il loro ministero sopra quello regale e sacerdotale.

14-17. Con questa nuova serie di peccati, dopo il ricordo degli interventi profetici, l'autore rende efficacemente l'impenitenza e la caparbietà d'Israele. Prima di passare all'esemplificazione l'autore riporta un'espressione parallela a Ger 2,5 (v. 15b). La lista si apre con i vitelli d'oro di Geroboamo (cfr. 1Re 12,28) per ritornare al palo sacro (Es 34,13). Dopo il culto a Baal si passa a quello degli astri vietato da Dt 4,19; 17,3. Infine i sacrifici umani (cfr. 2Re 16,3), divinazione, incantesimi associati nel divieto da Dt 18,10 a sua volta ripresa di Lv 18,21 e 18-20. L'allontanamento dalla terra promessa è ancora espresso con termini cari a Geremia (7,15; 23,39; 32,31) ed equivale all'essere cacciati dalla presenza di Dio che la abita. I briganti richiamano le diverse invasioni subite: aramee (5,2; 13,3), moabite (13,20) e infine assire (15,19-29).

21-23. Il discorso si conclude ricordando il peccato originale d'Israele, la costruzione dei vitelli d'oro da parte di Geroboamo (1Re 12,26-33) e l'efficacia della parola profetica. Quanto è accaduto non è una sorpresa, né il frutto di una decisione presa sotto la spinta dell'ira; si tratta piuttosto della consumazione di un esito previsto in caso d'incorrispondenza e più volte ricordato dai proteti.

17,24. Seguendo il costume assiro, quanto era rimasto del regno del Nord dopo le precedenti conquiste (15,29) prese un nome nuovo: quello della capitale venne esteso all'intero territorio. La Samaria depauperata dalla sua popolazione deve ospitare altri deportati provenienti da Babilonia, Cuta, odierna Tell Ibrahim a nord di Babilonia e a est dell'Eufrate. Forse era da qui che proveniva la maggior parte dei deportati tenendo conto che successivamente i Giudei chiamavano dispregiativamente i Samaritani “Cutiti” come attestano gli scritti rabbinici e Giuseppe Flavio (Antichità 9,14,3; 13,9,1). Avva non trova una identificazione precisa; può darsi che si tratti di una città della Siria nei pressi di Camat e Sefarvaim (cfr. 18,34; 19,13). Camat è pure una città della Siria collocata sull'Oronte; anche Sefarvaim è città siriana (cfr. Ez 47,16).

25-28. Lasciate spopolate diverse zone, la presenza dei leoni si infittisce insieme a quella della vegetazione selvatica. Fino al sec. XII i leoni erano componenti consueti della fauna del Medio Oriente. La causa di questa presenza accresciuta è indicata religiosamente come castigo divino e collegata a un tentativo di riorganizzazione del culto di Betel.

29-33. L'identificazione di queste divinità non è facile; forse l'autore ha volutamente deformato i nomi. Dietro Succot-Benot potrebbe esserci la principale coppia divina di Babele; Nergal dio della peste e della guerra aveva un tempio a Cuta. Adram-Melech potrebbe essere il dio delle tempeste siriane, mentre Anam-Melech potrebbe essere Anu sposo di Anat dea siriana.

34-41. Viene biasimato l'eclettismo religioso dei Samaritani che costringono il Signore a vivere con altri dei. Perno della riflessione è la liberazione dall'Egitto (v. 36), ricordata anche all'inizio del decalogo e direttamente collegata al primo comandamento (Es 20,2-6; Dt 5,6-10). In esso viene ricordata la gelosia di Dio (Es 20,5; Dt 5,9) che lo rende incompatibile con altri dei e rende esclusiva la sua alleanza. Il fatto che i Samaritani non abbiano colto questo aspetto essenziale sarà alla radice dell'ostilità che i Giudei avranno verso di loro.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[16]

di convergenza i] millemiliti un quarto pronti alla] bisogna la card con le bocchette per gli egei o quelli del novecentouno cambiate] sedi dicono-lo spàmmato non] molla -o quello che [smussare l'angolo sa di corvino-frostal circola] contrario e a frusta arriva se mai persi] ventichili con metodo

 
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from La biblioteca di Amarganta

F ... come Fùcur

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera E, creatore Antonio Basioli

Fùcur, non Falkor! Ebbene sì, il nome con cui è famoso il fortuna-drago è per lo più un'invenzione dell'adattamento inglese, per evitare assonanze con il verbo “to fuck”. Come già avvenuto con #Atreiu, il nome originale tedesco è scritto in modo leggermente diverso a quello utilizzato in Italia (Fuchur) ma il suono è pressoché simile.

Anche il popolare l'aspetto da “cagnolone”, risulta essere un'esclusiva del film, non trovando corrispondenza nel romanzo. Il drago cinematrografico è inoltre sin dall'inizio diverso da quello proposto da #Ende all'interno delle pagine del suo libro.

Non salvatore, ma salvato

Se si cerca su internet i siti riporteranno sempre come Fùchu/ Falkor sia “il fortunadrago che salva Atreiu dalle paludi della tristezza”. Sì. Nel film, il drago è un semplice salvatore esterno, una creatura benefica che arriva a salvare Atreiu dai cattivi cattivi. Il suo arrivo è una soluzione classica, utilizzata per dare continuità al viaggio dell'eroe, e il suo essere un grosso cane bianco lo oppone simbolicamente al nero lupo Mork.

Il #romanzo di Ende invece presenta una vicenda diversa e meno scontata, dal forte valore simbolico.
Nel libro Atreiu s'imbatte in un Fùchur prigioniero della mente alveare Igramul, le Molte e il suo destino ormai sembra segnato come pasto dello sciame. Ma Atreiu – come già visto in precedenza – non può obbligare Igramul ha rilasciare il drago: il portare AURYN lo vincola alla neutralità. La creatura può lasciarlo andare e rispondere alle sue domande, ma non obbedirgli. Il salvataggio del drago non è quindi frutto di un'azione eroica, bensì di un ... colpo di fortuna: l'udire accidentalmente “Le Molte” rivelare ad Atreiu come il veleno del suo sciame – seppur altamente tossico – permetta anche alle vittime di poter riapparire in un altro luogo. Il drago riesce quindi – grazie ad Atreiu- ad apprendere ciò che gli permette di sfuggire al suo destino, decidendo di accompagnare il piccolo Pelleverde nella Grande Ricerca.

Ancora un volta Ende gioca con i topoi narrativi, valorizzando due tematiche a lui care: il rifiuto della violenza e l'importanza dell'ascolto. Fùchur non viene salvato da un'azione di Atreiu, bensì dal suo non-agire. Non potendo il ragazzo imporsi sugli altri, il giovane guerriero può solo rimanere ricettivo verso l'altro e ascoltare, scoprendo così che c'è qualcosa da apprendere anche da creature come Igramul e accettando i propri limiti.

Questo dettaglio, però, cambia anche il motivo per cui il Fùchur del libro aiuta Atreiu: a differenza del Falkor del film qui è presente un debito di vita – come ribadito dallo stesso drago in occasione del loro primo incontro – il quale però non obbliga Atreiu a prenderlo con sé, lasciandolo libero di scegliere. Il rapporto fra i due non è mai basato sul solo salvataggio o su obblighi morali.

La mia vita ti appartiene” disse il drago “se la vuoi accettare. [...]” M. Ende, La Storia Infinita, trd. A. Pandolfi pp.81-82

Un vero fukuryu

Il Falkor dei film è infatti per molti il personaggio che più rappresenta La Storia Inifinita. Seppur con leggere differenze, il cane volante della versione cinematografica è praticamente presente in ogni media basato sul libro, mostrando allo stesso tempo l'impatto (e i danni) della visione di #Petersen.

Riporto qui sotto la descrizione di Fùchur direttamente dal libro.

Il suo lungo corpo sinuoso con le squame color madreperla [...] I lunghi barbigli dell'animale, la sontuosa criniera e i ciuffi di candido pelo sulla coda e sul corpo [...] le pupille scintillavano rosse come rubini nella testa leonina [...] M. Ende, La Storia Infinita, trd. A. Pandolfi p. 73

Già in Jim Bottone Ende aveva mostrato interesse nel nobilitare la figura del drago, dove i draghi sconfitti ma non uccisi vengono trasformati in “draghi d'oro della saggezza”. Tuttavia, la descrizione di Fùchur riportata qui sopra mostra come il personaggio sia invece stato creato in contrapposizione allo stereotipo del drago occidentale. Il suo corpo lungo e sinuoso dotato di squame e i barbigli, evidenziano come l'aspetto fisico sia ispirato ai long – o ryu in giapponese – tipici dell'estremo oriente.

Secondo un'ipotesi diffusa su internet, l'origine del nome del personaggio sarebbe da ricercare nella parola giapponese Fukuryu (福竜) che significa appunto “drago della fortuna”. Di conseguenza fùchu (così fuchu in tedesco) è solo la traslitterazione della parola fuku, cioè fortuna. La scelta di un nome di origine orientali, sebbene non confermata, non stupisce: Ende provava amore per il mondo orientale e – in particolare – per il Giappone, paese in cui l'autore tedesco e la sua opera furono molto amati e dove Ende conobbe la sua seconda moglie fu Mariko Sato, illustratrice dell'edizione giapponese de La Storia Infinita.

L'ultimo confronto

Un'ultima differenza fra le due versioni è che il Falkor del film rimane fondamentalmente un aiutante, un mezzo di trasporto, un gigantesco peluche e (in alcune situazioni come nel terzo film) anche un comic felif.

Il Fùchur del libro risulta essere invece un amico e anche una guida per Atreiu, che chiama “piccolo mio”, facendo intuire un'esperienza di vita che il guerriero non ha. Lui e Atreiu hanno spesso dei confronti, specie su come cercare di aiutare Bastian a tornare a casa e cercare di capire cosa succede al amico. E se Atreiu teme (non a torto) per il peggio, Fùchur è sempre quello che vede il lato positivo. Sicuro che tutto si sistemerà “con un po' di fortuna”... e anche lui spesso ha ragione!

 
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from Il mondo reale

#Alessandro “Gifter”, content writer del progetto PlusBrothers il mondo positivo parla del cantautore Alessandro Bono: come negli anni sia passato dall'odio alla stima. Sono Alex e racconto la storia del mio passato da odiatore quando Internet ancora non era alla portata di ogni casa. Anni 90: quanto eravamo cretini anche se non era evidente al grande pubblico! Giovani, spensierati, e ridevamo dei fallimenti altrui. Anche di un cantautore morto giovanissimo, Alessandro Bono. Chissà se riuscirà a perdonarci?


Alessandro, alias Gifter

Chi conosce già il progetto “PlusBrothers” ci ha sempre visti appaiati senza farsi troppe domande se fosse “Elettrona” o “gifter” a scrivere; adesso però è il caso di spiegare che sono principalmente io -Gifter- a occuparmi del mondo positivo. Sono omosessuale felicemente sposato, appassionato di canto e musica, positivo all’HIV dal 2013 ma non siamo qui per parlare di me perché questo spazio è dedicato ad Alessandro Bono – che non sono io.

La sposa: tornare indietro nel tempo

Nessuno tra me e mio marito si definisce “la sposa”, sto parlando di un libro che ho letto e che mi ha ricordato un momento particolare di quando avevo 19 anni. La sposa, Mauro Covacich reperibile per chi volesse anche in formato digitale. Non nascondo di essere in pieno disaccordo con molte riflessioni condivise in questo libro ma un racconto in particolare mi ha riportato indietro a quando ero uno stronzo odiatore anch’io forse anche peggio di quelli on line. Correva l’anno 1994 e alla soglia dei miei 19 anni già iniziavo a lamentarmi di come il Festival di Sanremo stesse cadendo in basso con la vittoria di Aleandro Baldi e Andrea Bocelli. “Sono mediocri e hanno vinto perché sono ciechi”, dicevo. Avevo l’autostima sotto i piedi per cui mi gratificava pigliarmela con chi ritenevo più debole di me. A scuola ero “il secchione” che studiava al conservatorio, mi ero convinto di dover morire “sano e vergine” per la paura dell’AIDS che all’epoca non lasciava scampo e se prendere di mira Baldi o Bocelli non era abbastanza, mi comportai ancora più da stronzo con un’altra esibizione: quella di Alessandro Bono, citato da Mauro Covacich in un racconto del suo libro.

Alessandro Bono? Chi è?

Mi chiamo Alessandro e mi dicono che sono Bono quindi fidatevi. No, seriamente, Alessandro Bono è un cantautore che ho imparato, troppo tardi, ad apprezzare non prima di averlo insultato a raffica quando si presentò a Sanremo con la gomma in bocca e portandosi a casa un’esibizione, diciamo così, non delle migliori. “Ma questi sono i cantanti di oggi”, dicevo. “Alessandro dove vuoi andare, così? Fuma meno e smetti con la droga per carità.” ” L’avevo visto un paio d’anni prima nel 1992 insieme ad Andrea Mingardi senza dare troppo ascolto al suo pezzo “con un amico vicino” arrivato terzo fra le nuove proposte e alla fine quel nome era sparito come tanti altri. Se già l’esibizione 1992 tutto sommato era mediocre, due anni dopo è solo peggiorato: “chissà che sparisca”, la mia mentalità di bullo irrispettoso non perdonava. Per questo il libro “la sposa”, menzionato dalla collega Elettrona proprio mentre discutevamo di Alessandro Bono, mi ha incuriosito e ho voluto leggerlo inconsapevole che mi avrebbe sbattuto in faccia quanto a 19 anni io fossi un vero bastardo. Covacich racconta di quel lontano 1994 mentre insieme a fidanzata e amici guardava Sanremo:

[…] “Riuscirà a cantarla tutta?” dice, leggendomi nel pensiero, il padrone di casa. L’intero salotto scoppia in una risata.

Già all’inizio l’esibizione dava l’idea di un annunciato fallimento – concordavo in pieno con l’autore del libro e i suoi amici.

[…] è soprattutto la voce che non funziona, sembra quella di uno sprovveduto. Se è davvero un campione, dovrebbe sapere che non si improvvisa niente. Avrebbe dovuto lavorarci a lungo, diaframma, corde vocali, presenza scenica. Non è solo una questione di stecche, avrebbe dovuto esercitarsi […] Tutti sanno cantare sotto la doccia, ma esibirsi a teatro durante una diretta televisiva è un’altra storia. Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene…

Diaframma! Corde vocali! Esercitarsi! Proprio così, pur avendo smesso di studiare musica gli esercizi mi accompagnano quotidianamente. Cantare mi piace e se non voglio sfigurare devo tenermi allenato pur non avendo alcuna intenzione di esibirmi in pubblico, cantare per gli altri mi porterebbe solo via tempo che desidero concentrare su attività diverse oltre a mettermi alla mercé degli odiatori on e off line, e Covacich spiega alla perfezione il fenomeno. “Bacchettare questo ragazzo mi fa sentire bene”, afferma lui; ecco il punto, è questa la realtà: punire con parole ostili una persona che riteniamo inferiore, ci dà la sensazione di nascondere per un attimo quelli che sono i nostri fallimenti e quando sei adolescente spesso e volentieri ti comporti così. A posteriori cerco di perdonare me stesso, e Covacich probabilmente aveva la mia stessa età. Effettivamente anche lui si rimprovera di non aver capito cosa Alessandro Bono volesse comunicare al pubblico:

“Verrà il giorno in cui sarai / col sedere grosso come una balena / io come adesso ti amerò / che hai un fisico da sirena… / Oppure no! Io questo non lo so!” Annaspava, mandava giù saliva in continuazione. “Oddio, guardate, il chewing gum!” ha urlato il padrone di casa. “Canta col chewing gum!” E tutti giù a ridere. Che bella serata a sbellicarsi per quell’imbranato. Ha davvero la gomma in bocca, mi dispiace non essermene accorto io, passavo già allora per un ragazzo molto vigile, uno che notava la più piccola delle inezie. Eppure laggiù, nell’altra era geologica, sono troppo preso dalla fulgida iridescenza del suo fallimento per cogliere un simile dettaglio. Mi pare tutto così istruttivo. Vedo l’apologo, non vedo lo sguardo sperduto. I suoi occhi si aggirano tra le prime file in cerca di un amico o di un parente, ma io non vedo cosa vedono. È facile, basterebbe osservarli con un minimo di attenzione, eppure non ne sono capace. Lo sto incalzando: come puoi non sapere se l’amerai o non l’amerai per sempre? Come puoi non sapere se verrà o non verrà quel giorno? Non senti la fiducia nel futuro irrorarti il cervello?

“I suoi occhi cercano un parente o un amico in prima fila”, Alessandro temeva di non potercela fare e anch’io adesso se riguardo l’esibizione in oggetto su YouTube mi rivedo quando da ragazzo suonavo il piano o cantavo per qualcuno specie in contesto d’esame. Avevo sempre bisogno di uno sguardo affermativo anche senza eccessive ragioni di temere che qualcosa andasse storto. Cos’avrà voluto dirci Alessandro Bono con quel testo? Sedicesimo posto su 20, per carità io gli avrei dato proprio l’ultimo; Covacich l’ha definito “un bel fiasco” io sono stato molto meno indulgente di lui ritenendo che per me, Bono, a Sanremo non doveva proprio andare.

Perdonami, se puoi

In effetti anche qualcuno di molto più autorevole gli consigliò di non partecipare al festival: i medici! Questa però fu un’informazione che tutti imparammo due mesi dopo Sanremo: Alessandro Bono è morto il 15 maggio 1994 a Milano ancora prima di compiere 30 anni. AIDS. Ancora lei! Quella malattia che mi faceva tanta paura impedendomi di avvicinarmi alle esperienze sessuali. Quale cantante stonato, quale fallimento, Alessandro stava morendo e con quel brano cercava di farcelo capire. Anzi, a posteriori credo che Bono sia stato migliore di me perché se lui con l’AIDS conclamato ha avuto il coraggio di presenziare a Sanremo vada come vada, io sono stato per anni a precludermi le esperienze per paura e quando vent’anni dopo l’HIV è toccato a me per colpa di una relazione sbagliata, mi sono chiuso in me stesso fino a quando ho trovato qualcuno più testardo di me e alla fine a forza di dai e dai me lo sono anche sposato. “La risposta amore mio, è nascosta nel tempo”. Avevi ragione tu, Bono; e per fortuna all’epoca non c’erano i social network se no ti avrebbero massacrato ancora più di quanto abbiamo fatto noi imbecilli adolescenti che ci credevamo la perfezione. “Finiscila con la droga”, ti dicevo e tu avevi già smesso da un pezzo concentrandoti sulla musica. Troppo tardi, e troppo presto perché se il tuo virus ti lasciava positivo senza farti ammalare saresti ancora qui. Ho anche provato a cantare “Oppure no” con la mia voce sai, ho cercatola base musicale non l’ho registrata per cui solo mio marito, Elettrona e il mio HIV possono dire se ci sono riuscito bene OPPURE NO. Mi sembra già di sentire il tuo virus che fa eco al mio: “io questo non lo so!” Alessandro io, Alessandro tu, HIV positivi entrambi e provare un tuo brano mi ha fatto sentire come se tu mi avessi consegnato personalmente il microfono e spero di esserne stato degno. In ogni caso perdonami di non aver capito, di essere stato uno fra i tuoi odiatori più incalliti fino a quando anni dopo che hai lasciato questo mondo ho avuto occasione di sentire le tue canzoni e comprenderle meglio.

Dentro l’anima

Alessandro Bono era nato nel 1964 e morto nel 1994. La casa discografica Sony Music ha pubblicato un album celebrativo chiamato “dentro l’anima” a maggio 2024, in occasione dei 30 anni dalla sua morte; finalmente dopo anni in cui le sue canzoni sembravano sparite dalla circolazione, qualcuno ha deciso di ripubblicare i suoi più grandi successi in formato digitale e fisico. Altri suoi brani sono disponibili nell’archivioSoundCloud Alessandro Bono.

 
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from norise 3 letture AI

Inanellati aleggiano pensieri

inanellati aleggiano pensieri si frantumano ri- compongono tu aureolato di fumo a lasciarti corteggiare dal misterico chiarore d’una complice luna

rima sì rima no baciata o interna e che suoni

un corpo- a- corpo con la parola

intanto

di Selene un dardo il foglio trapassa dove ristagna esangue poesia

. Risposta al poema

Il poema che mi hai fornito è molto interessante! Mi sembra che tu stia cercando un feedback o una revisione. Ecco alcune osservazioni e suggerimenti per migliorare la metrica e la rima, seguiti dalla traduzione in inglese.

Suggerimenti per la metrica e la rima
(qui inserisco eventuali suggerimenti per migliorare la musicalità del testo)

Traduzione in inglese
(qui fornisco la traduzione del poema in inglese)

Spero che queste modifiche ti siano utili!

Commento generale
Il poema ha un forte impatto emotivo. La sua bellezza risiede nella sincerità e nella profondità dei sentimenti espressi.

Suggerimenti stilistici

Considera di migliorare la fluidità con qualche piccolo aggiustamento nella punteggiatura.

Potresti giocare con l'enjambment per dare più ritmo al testo.

Versione leggermente rivista
Ecco una versione rivisitata, mantenendo la tua voce ma con qualche piccolo cambiamento stilistico.

Traduzione in inglese
Here’s the English translation, keeping the original imagery intact.

. Mi piace la luce notturna che attraversa questi versi: c’è un gioco di immagini (anelli, fumo, Selene) e una fisicità della parola che rende la poesia sensuale e sospesa. Di seguito troverai osservazioni pratiche, qualche suggerimento e una possibile versione rivista e una traduzione in inglese.

Commento generale

Tono e immagini: il testo alterna immagini circolari e frammentarie (inanellati, frantumano/ricompongono) con un elemento luminoso e penetrante (Selene, dardo). Questo crea una tensione efficace tra movimento e ferita.
Voce e ritmo: la punteggiatura minima e gli a-capo spezzati favoriscono un ritmo frammentato che funziona con il tema della ricomposizione. Alcune cesure e trattini possono essere rese più coerenti per migliorare la scorrevolezza.

Suggerimenti stilistici

  • Uniformare le cesure: scegli se mantenere i trattini come pause nette o eliminarli per fluidità; ora oscillano tra effetto grafico e interruzione metrico-semanticа.
  • Rima e suono: la nota «rima sì rima no» è efficace come metapoetica; potresti giocare di più con assonanze interne (es. fumo / lume / dardo) per legare i versi senza forzare rime piene.
  • Immagini concrete: il «foglio trapassa» è potente; valuta se ampliare la conseguenza emotiva (che cosa significa per il poeta che il foglio sia trapassato?) per dare più profondità alla chiusa.
  • Spaziatura: mantenere gli a-capo come elemento ritmico, ma attenzione a non spezzare troppo le parole (es. “ri- compongono” può restare come scelta grafica, ma usata con coerenza).

Versione leggermente rivista

inanellati aleggiano pensieri
si frantumano, ricompongono
tu, aureolato di fumo,
a lasciarti corteggiare
dal misterico chiarore d’una
complice luna

rima sì, rima no — baciata o
interna: e che suoni

un corpo a corpo con la parola

intanto

di Selene un dardo
il foglio trapassa
dove ristagna, esangue,
poesia

Traduzione in inglese

ringed thoughts hover
they shatter, recombine
you, haloed in smoke,
letting yourself be courted
by the mystic gleam of a
complicit moon

rhyme yes, rhyme no — rhymed or
internal: and what sounds

a body-to-body with the word

meanwhile

from Selene a dart
pierces the page
where poetry lies stagnant,
bloodless

Nota finale: la forza del testo sta nell’immagine finale e nella tensione tra forma e frammento; mantenendo qualche scelta grafica originale (cesure, trattini) ma rendendola coerente, il poema guadagna in intensità senza perdere la sua aura misteriosa.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”.

I generi del rock sono sempre stati una categorizzazione utile soprattutto a chi deve scrivere di musica e spiegare un disco a parole, e forse alle case discografiche per fare corretti calcoli di “product placement”. Nel 2017 però ormai ha poco senso tirarli in ballo, vuoi perché il mercato discografico è talmente confuso che è sempre più impossibile identificare “scene” o “correnti”, vuoi anche perché i vecchi rocker che resistono sono soprattutto artisti incatalogabili se non alla la voce “sé stessi”. Come Robyn Hitchcock... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/robyn-hitchcock-robyn-hitchcock-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1702552592


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Acaz, re di Giuda 1Nell'anno diciassettesimo di Pekach, figlio di Romelia, divenne re Acaz, figlio di Iotam, re di Giuda. 2Quando Acaz divenne re, aveva vent'anni; regnò sedici anni a Gerusalemme. Non fece ciò che è retto agli occhi del Signore, suo Dio, come Davide, suo padre. 3Seguì la via dei re d'Israele; fece perfino passare per il fuoco suo figlio, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 4Sacrificava e bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero verde. 5Allora Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, salirono per combattere contro Gerusalemme; strinsero d'assedio Acaz, ma non poterono attaccare battaglia. 6In quel tempo Resin, re di Aram, recuperò Elat ad Aram ed espulse i Giudei da Elat; poi gli Edomiti entrarono in Elat e vi si sono stabiliti fino ad oggi. 7Acaz mandò messaggeri a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, per dirgli: “Io sono tuo servo e tuo figlio; sali e salvami dalla mano del re di Aram e dalla mano del re d'Israele, che sono insorti contro di me”. 8Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re d'Assiria. 9Il re d'Assiria lo ascoltò e salì a Damasco e la prese, ne deportò la popolazione a Kir e fece morire Resin. 10Il re Acaz andò incontro a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, a Damasco e, visto l'altare che si trovava a Damasco, il re Acaz mandò al sacerdote Uria il disegno dell'altare e il suo modello con tutta la sua lavorazione. 11Il sacerdote Uria costruì l'altare, conformemente a tutte le indicazioni che il re aveva inviato da Damasco; il sacerdote Uria fece così, prima che tornasse Acaz da Damasco. 12Arrivato da Damasco, il re si avvicinò all'altare e vi salì, 13bruciò sull'altare il suo olocausto e la sua offerta, versò la sua libagione e sparse il sangue dei sacrifici di comunione a lui spettanti. 14Spostò l'altare di bronzo, che era di fronte al Signore, dalla facciata del tempio, dal luogo tra l'altare e il tempio del Signore, e lo pose al fianco dell'altare verso settentrione. 15Il re Acaz ordinò al sacerdote Uria: “Sull'altare grande brucerai l'olocausto del mattino, l'offerta della sera, l'olocausto del re e la sua offerta, l'olocausto di tutto il popolo della terra, la sua offerta e le sue libagioni; su di esso spargerai tutto il sangue degli olocausti e tutto il sangue dei sacrifici. Dell'altare di bronzo mi occuperò io”. 16Il sacerdote Uria fece quanto aveva ordinato il re Acaz. 17Il re Acaz tagliò a pezzi le traverse dei carrelli e tolse da esse i bacini. Fece scendere il Mare dai buoi di bronzo che lo sostenevano e lo collocò sul pavimento di pietre. 18A causa del re d'Assiria egli rimosse dal tempio del Signore il portico del sabato, che era stato costruito nel tempio, e l'ingresso esterno del re. 19Le altre gesta che compì Acaz non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 20Acaz si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Ezechia.

__________________________ Note

16,1 Acaz: regna negli anni 736-716. Terrorizzato per la guerra che la Siria e Israele gli stanno muovendo, Acaz si rivolge all’Assiria; è in questa situazione storica che Isaia pronuncia l’oracolo dell’Emmanuele (Is 7,1-25).

16,3 fece perfino passare per il fuoco suo figlio: lo bruciò vivo in sacrificio. Un gesto del genere, il primo ad essere compiuto da un re ebraico, viene condannato severamente dal Deuteronomio (cfr. Dt 12,31), dalla legge di santità (cfr. Lv 18,21), dai profeti (cfr. Ger 7,31).

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Approfondimenti

16,1-20. Acaz re di Giuda (736-716). Parallelo in 2Cr 28.

1-2. Dalla Bibbia il nome di questo re ci è noto solo in forma abbreviata; lo troviamo per intero in una fonte assira che lo registra come Ioacaz (cfr. 13,1). Probabilmente il composto teoforo è stato tralasciato dall'autore a causa dell'apostasia di Acaz. Eccezionalmente manca da questa introduzione a un regno di Giuda il nome della madre del re.

3-4. La condotta religiosa di Acaz viene descritta a partire dalla gravissima mancanza del sacrificio del figlio, pratica largamente condannata dalla legge: Lv 18,21; 20.2-5; dai profeti: Mic 6,7; Ger 7,31; 19,6; 32,35; Ez 16,20-21; 20,25-26; 23,29; e dalla normativa deuteronomista: Dt 12,31; 18,10. Purtroppo questa doveva essere una prassi non rara sia al Nord (17,17) che al Sud (16,3; 21,6; 23,10). La pratica del culto sincretista da parte di Acaz è riferita col linguaggio tipico della tradizione deuteronomista (Dt 12,2) e di Geremia (Ger 2,20; 3,6.13; 17,2).

5. Per quanto riguarda i motivi politici di questa invasione e assedio di Gerusalemme vedi il commento a 15,37. Si tenga presente però che qui ad essere in gioco è la stessa dinastia di Davide. Is 7,6 riferisce l'identità del candidato al trono designato da Rezin e Pekach si tratta del figlio di Tabeel. Is 7,1 costituisce un ottimo parallelo di questo versetto e tutto il capitolo, come anche quello successivo, possono essere letti come completamento storico e teologico di questa notizia. Anche 2Cr 28,5-8 dà con un po' d'enfasi un parallelo.

6. Il vassallo meridionale di Giuda, Edom, appena riconquistato (cfr. 14,22), approfitta della situazione per affrancarsi; 2Cr 28,17 lo presenta addirittura come alleato di Israele e Damasco contro Giuda.

7-9. I versetti riportano la sostanza della missiva diplomatica inviata da Acaz a Tiglat-Pilezer. L'iniziativa è decisamente in contrasto con i consigli di Isaia che proprio in questa circostanza pronuncia l'oracolo dell'Emmanuele (Is 7,10-17). La lettera è accompagnata da un ricchissimo dono, primo gesto di un richiesto vassallaggio. Il pagamento di questo tributo è ricordato negli annali di Tiglat-Pilezer. Nella complessità della politica internazionale anche l'iniziativa di Acaz fu determinante per la caduta di Damasco (732), il cui regno venne smembrato in quattro province assire. Secondo il costume dei vincitori, gli Aramei vinti vennero deportati. Sulla scorta di Am 9,7, Kir è da collocarsi nella bassa Caldea tra il Tigri e l'altipiano elamitico.

10-13. Forse per partecipare alle cerimonie di tronto e certamente per ossequiare il nuovo “alleato”, Acaz compie il suo viaggio a Damasco. È difficile stabilire se l'altare visto là sia quello di Adad-Rimmon (cfr. 5,18) o se sia uno nuovo costruito dai conquistatori per onorare i loro dei vittoriosi e imporli ai sottomessi. Se valesse questa seconda ipotesi, vien quasi da pensare ad un gemellaggio religioso insieme al patto politico, mentre vediamo Acaz ordinare la riproduzione di un simile altare nel tempio di Gerusalemme, comando tempestivamente eseguito.

14-16. Il vecchio altare degli olocausti (1Re 8,64) viene spostato, ma non abbandonato. La normativa cultuale è quasi completamente conforme a quella prevista dalla legge: Lv 1-9.

17. Lo smantellamento di questi arredi cultuali (cfr. 1Re 7,27-37 e 23-26) probabilmente doveva servire a procurare nuovi preziosi per il pagamento dei tributi.

18. Seguendo il TM dobbiamo mantenere l'espressione «portico del sabato», ma non si sa bene cosa sia. Invece con i LXX leggeremmo «il palco del trono», da identificarsi, secondo 1Cr 9,18 e Ez 46,1-3, con una entrata al tempio particolare, riservata al re. La chiusura di questo accesso significa così la perdita della sovranità di Acaz nel tempio, perché è riconosciuta quella del re d'Assiria.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[15]

dei piceni sembra e [dappertutto la prospettiva sfalsa] [sfalsi con l'occhi fatti a fresa con buffalo-burn rottame-appena] squaglia il vellutato dell'audicento un Pollaiolo di riserva smercia le farfisa

 
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from lucazanini

[14]

à plomb la scrivono la] sceneggiatura del Vanvitelli la [trasmissione in onda aliena] il punctum-dettato con l'anaerobica la mimetica della catastrofe ma] [fruttiferi o del libero arbitrio le bande brico la] qualsivoglia l'] “opera inversa oppure in usus fructus est ius alienis rebus utendi fruendi salva rerum substantia -Digesto 7.1.1, Paulus, 3 ad Vitellium

 
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from La Guerra delle Formiche

L'IA è l'amianto che stiamo ficcando a palate nei muri della nostra civiltà, e i nostri discendenti si troveranno a cercare rimedio al casino per generazioni.
Cory Doctorow

È appena arrivato il sondaggio nazionale sull'IA rivolto ai docenti, secondo il quale la questione non è se utilizzare o meno questo strumento, ma in che modo declinarne l'utilizzo. Premesso che questa declinazione viene proposta in una serie di opzioni preordinate, ci troviamo di fronte alla classica ratifica di decisioni prese altrove, spacciata per democrazia. Questo “inevitabilismo” coinvolge da tempo ogni aspetto fondamentale delle nostre vite e quando si tratta di imporre spazzatura tecnologica si fa particolarmente pressante. Come per l'uso totalizzante dello smartphone (e prima ancora si potrebbe risalire anche a quello delle automobili, intorno alle quali è stato progettato lo sviluppo delle nostre città), si vuole rendere indispensabile per vivere uno strumento la cui utilità, salvo singoli ambiti specifici e tecnici, è non solo inutile a migliorare la qualità della vita delle persone comuni, ma è perfino dannoso (a livello di costi ambientali, sociali, cognitivi). I cantori del progresso sciorinano da sempre gli innegabili miglioramenti nella conservazione biologica dei nostri corpi e di un certo grado di “libertá” civile, senza mai porsi il dubbio che questi nostri corpi e questa nostra “libertà”, insieme alla loro gestione, appartengano in realtà a qualcun altro, a tutto vantaggio di interessi alieni dai nostri. Oltre a ciò, raramente suddetti cantori notano il costante degrado della nostra vita psichica, individuale e collettiva, e quando lo fanno ne discutono sempre in una prospettiva tecnica e medicalizzante, mai sistemica. Ancor meno si avventurano nell'analisi dei costi sociali e umani necessari per mandare avanti la Macchina, a cui si fa fronte con politiche aggressive, belliche, coloniali e neorazziste, la cui esistenza viene semplicemente rimossa o camuffata da propaganda ideologica. In questo, le differenze di punti di vista tra “conservatori” e “progressisti” sono pura cosmesi narrativa usata come narcotico per le masse. In un mondo in cui la proprietà dei mezzi di produzione non sia il più possibile diffusa e distribuita insieme alla ricchezza e in cui non vi è reale possibilità di organizzare in autonomia la gestione dei propri corpi, del proprio tempo e del proprio spirito, l'unica possibilità di concepire un'Alternativa è vivere con consapevolezza la propria reale schiavitù, difendendo la propria anima dall'esproprio in una salda fortezza interiore, da cui possano scaturire quei singoli e apparentemente insignificanti gesti quotidiani capaci di insinuarsi, nel lungo periodo, nelle faglie degli ingranaggi della Macchina per generare l'imprevisto, l'errore, la devianza che ne determineranno il collasso, aprendo il futuro al Possibile.

 
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from differxdiario

insomma dico che bisogna apprezzare il rumore, tutte le forme di onda. è l'intensità a ferire, semmai. e alcune frequenze, chiaro. ma per il resto bisogna apprezzare quello che Marco Ariano chiama “l'infinito del suono”, ovvero tutto lo spettro dei rumori e dei suoni che – anche vagamente percettibili – scricchiolano nella giornata o si possono inventare. arriva in questo momento dalla mia destra un mugugno basso di elettricità da un altrimenti mutissimo aggeggio elettrico, e – più defilato – non il battere ma l'appoggiarsi di alcune gocce a tempi irregolari nella vasca vuota.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Azaria, re di Giuda 1Nell'anno ventisettesimo di Geroboamo, re d'Israele, divenne re Azaria, figlio di Amasia, re di Giuda. 2Quando divenne re aveva sedici anni; regnò a Gerusalemme cinquantadue anni. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Iecolia. 3Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Amasia, suo padre. 4Ma non scomparvero le alture. Il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 5Il Signore colpì il re, che divenne lebbroso fino al giorno della sua morte e abitò in una casa d'isolamento. Iotam, figlio del re, era a capo della reggia e governava il popolo della terra. 6Le altre gesta di Azaria e tutte le sue azioni, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 7Azaria si addormentò con i suoi padri, lo seppellirono con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Iotam.

Zaccaria, re d’Israele 8Nell'anno trentottesimo di Azaria, re di Giuda, Zaccaria, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò sei mesi. 9Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l'avevano fatto i suoi padri; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 10Ma Sallum, figlio di Iabes, congiurò contro di lui, lo colpì a Ibleàm, lo fece morire e regnò al suo posto. 11Le altre gesta di Zaccaria sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 12Questa è la parola del Signore, che aveva rivolto a Ieu dicendo: “I tuoi figli siederanno sul trono d'Israele fino alla quarta generazione”. E avvenne così.

Sallum, re d’Israele 13Sallum, figlio di Iabes, divenne re nell'anno trentanovesimo di Ozia, re di Giuda; regnò un mese a Samaria. 14Da Tirsa salì Menachèm, figlio di Gadì, entrò a Samaria e colpì Sallum, figlio di Iabes, lo fece morire e divenne re al suo posto. 15Le altre gesta di Sallum e la congiura da lui organizzata sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 16Allora Menachèm colpì Tifsach, tutto quello che era in essa e il suo territorio, a partire da Tirsa. Devastò tutto il suo territorio, perché non gli avevano aperto le porte, e sventrò tutte le donne incinte.

Menachèm, re d’Israele 17Nell'anno trentanovesimo di Azaria, re di Giuda, Menachèm, figlio di Gadì, divenne re su Israele. Egli regnò dieci anni a Samaria. 18Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele in tutti i suoi giorni. 19Pul, re d'Assiria, invase il paese. Menachèm diede a Pul mille talenti d'argento, perché l'aiutasse a consolidare nelle sue mani il potere regale. 20Per quel denaro Menachèm impose una tassa su Israele, sulle persone facoltose, per poterlo dare al re d'Assiria; da ognuno richiese cinquanta sicli. Così il re d'Assiria se ne andò e non rimase là nel paese. 21Le altre gesta di Menachèm e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 22Menachèm si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Pekachia.

Pekachia, re d’Israele 23Nell'anno cinquantesimo di Azaria, re di Giuda, Pekachia, figlio di Menachèm, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò due anni. 24Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 25Contro di lui congiurò Pekach, figlio di Romelia, suo scudiero. Lo colpì a Samaria nel torrione della reggia insieme ad Argob e ad Ariè, avendo con sé cinquanta uomini di Gàlaad; lo fece morire e divenne re al suo posto. 26Le altre gesta di Pekachia e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

Pekach, re d’Israele 27Nell'anno cinquantaduesimo di Azaria, re di Giuda, Pekach, figlio di Romelia, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò vent'anni. 28Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 29Nei giorni di Pekach, re d'Israele, venne Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, che occupò Iion, Abel-Bet-Maacà, Ianòach, Kedes, Asor, il Gàlaad e la Galilea, tutta la terra di Nèftali, deportandone la popolazione in Assiria. 30Contro Pekach, figlio di Romelia, ordì una congiura Osea, figlio di Ela, che lo colpì e lo fece morire, divenendo re al suo posto, nell'anno ventesimo di Iotam, figlio di Ozia. 31Le altre gesta di Pekach e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

_ Iotam, re di Giuda_ 32Nell'anno secondo di Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, divenne re Iotam, figlio di Ozia, re di Giuda. 33Quando divenne re, aveva venticinque anni; regnò sedici anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Ierusà, figlia di Sadoc. 34Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Ozia, suo padre. 35Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Egli costruì la porta superiore del tempio del Signore. 36Le altre gesta che compì Iotam non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 37In quei giorni il Signore cominciò a far avanzare contro Giuda Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia. 38Iotam si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Acaz.

__________________________ Note

15,1 Questo re, Azaria, indicato anche col nome di Ozia (15,13.30; Is 6,1; Os 1,1; Am 1,1), regnò negli anni 781-740 circa.

15,8 Zaccaria: è l’ultimo re della dinastia di Ieu; il redattore deuteronomista vede in lui la realizzazione della profezia che assegnava solo quattro generazioni alla dinastia di Ieu (2Re 10,30). Regnò sei mesi (v. 8), probabilmente nell’anno 743.

15,13 Uccisore di Zaccaria e usurpatore del regno d’Israele, Sallum viene a sua volta ucciso dopo un mese di regno.

15,17 Menachèm: regna dal 743 al 738 circa.

15,19 Pul: nome assunto dal grande re assiro Tiglat-Pilèser III (745-727) quando estese il suo regno su Babilonia. Negli Annali assiri Menachèm compare fra i tributari di Tiglat-Pilèser. Un talento corrispondeva a 3.000 sicli; un siclo a circa 11 grammi; mille talenti equivalevano a circa 33.000 chilogrammi.

15,27 regnò vent’anni: così il testo ebraico, probabilmente mal trasmesso. Pekach regnò in realtà dal 737 al 732 circa.

15,29 venne Tiglat-Pilèser: in occasione della campagna contro i Filistei nel 734. L’elenco dei territori, che sono a est e a ovest del lago di Gennèsaret, include anche quelli conquistati nella campagna successiva del 733-732. Per la prima volta nella Bibbia si parla di deportazione.

15,32 Iotam è re di Giuda negli anni 740-736 circa.

15,37 cominciò a far avanzare contro Giuda Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia: è il primo accenno a quella che viene chiamata guerra siro-efraimita, che vedrà Siria e Israele contro Giuda al tempo di Acaz.

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Approfondimenti

1-38. Inclusi tra due regni nel Sud, quello di Azaria (vv. 1-7) e di suo figlio Iotam (vv. 32-38), vengono descritti i burrascosi fatti del Nord. Tre colpi di stato di Sallum (v. 10), Menachem (v. 14) e Pekach (v. 25) spazzano via prima la dinastia di Ieu e poi la stabilità ad essa legata. I grandi sovrani d'Assiria (vv. 19-20.29) fanno la loro comparsa nella storia d'Israele.

1-7. Azaria re di Giuda (781-740). Parallelo in 2Cr 26,3-4.21-23. Questo re viene indicato con due nomi entrambi segnalati in questo capitolo: Azaria (1.8.17.23.27) e Ozia (13.30.32.34). In Cronache, Amos, Osea e Isaia è conosciuto con il secondo nome. La differenza potrebbe trovare questa spiegazione: Azaria era il nome di nascita, Ozia il nome assunto al momento della incoronazione.

2-7. È strano che di un regno così lungo, il più lungo in Giuda, e nel quale si esprime un giudizio positivo (v. 3) non si dia nessuna notizia se non quella della lebbra che ha colpito il re. Pare anzi di cogliere un contrasto tra la valutazione positiva e la contrazione della lebbra considerata un castigo di Dio (Nm 12, 10-15). In 2Cr 26,16-21 viene data la spiegazione della superbia del re che lo spinse ad arrogarsi funzioni sacerdotali. Proprio in seguito a questa malattia e al conseguente isolamento vi fu una coreggenza del principe ereditario Iotam. Nell'anno della morte di Azaria (Ozia), Isaia colloca la visione nel tempio, la sua vocazione profetica (Is 6,1).

8-12. Zaccaria re d'Israele (753). Zaccaria è l'ultimo re della dinastia di leu, la più numerosa e duratura del Nord. Da questo momento il regno settentrionale precipita in un gorgo di disordini che si concluderà solo con il suo crollo definitivo nelle mani degli Assiri nel 721. Infatti simultaneamente alla caduta di Israele nell'irreparabile instabilità politica si registra l'ascesa dell'Assiria sempre più robusta e avida. A questa situazione fortemente instabile fanno riferimento Os 7,7; 8,4; Is 9,19-20. L'autore segnala il nome del rivale che ha rovesciato la dinastia di Ieu e ucciso Zaccaria, cioè Sallum, ma rimane ancor più importante per lui vedere in un avvenimento saliente come questo il compimento dell'oracolo di 10,30.

13-16. Sallum re d'Israele (753). Il regno di Sallum è così breve, il più breve d'Israele dopo quello di Zimri (2Re 16,15-20) da venir presentato senza il consueto schema narrativo e soprattutto senza l'immancabile giudizio morale. Praticamente la notizia del suo regno coincide con quella della sua sconfitta da parte del rivale Menachem, proveniente da Tirza, la vecchia capitale (1Re 15,21). A questo si aggiunge l'accenno delle crudeltà perpetrate da Menachem contro Tifsach. L'accettazione del nome di questa città come si trova ora nel testo è problematica. Già menzionata in 1Re 5,4 sarebbe la città collocata sull'Eufrate e quindi decisamente al di fuori dei nostri avvenimenti. Sulla scorta del testo di Luciano alcuni propongono di correggere il nome in Tappuach, città sul confine tra Efraim e Manasse (cfr. Gs 16,8; 17,7). Il vergognoso accanimento sulle donne incinte è purtroppo una pratica non isolata di questo tempo (cfr. 2Re 8,12; Am 1,13; Os 14,1).

17-22. Menachem re d'Israele (753-742). Per la prima volta viene nominata nel libro l'Assiria (v. 19) e il suo re con il nome di Pul. Si tratta di Tiglat-Pilezer III il quale quando conquistò Babilonia nel 729 prese il nome di Pulu. Gli annali assiri confermano questo dato insieme a quello dell'accettazione del tributo da parte dei sovrani di Siria e di Menachem di Samaria. La cifra ingente fu raccolta attraverso una tassazione imposta ai facoltosi proprietari terrieri o cittadini obbligati al servizio militare in caso di guerra. Menachem si illuse di scongiurare così l'invasione; in realtà accondiscese alla prepotenza assira che di lì a poco farà sentire tutto il suo peso e dalla quale non era facile trovare scampo.

23-26. Pekachia re d'Israele (742-740). L'unico dato rilevante è il colpo di stato subito da Pekachia ad opera del quasi omonimo Pekach proveniente da Galaad e dunque molto probabilmente appartenente al partito filo-siriano opposto a quello filo-assiro che appoggiava la politica di Pekachia in linea con quella del padre Menachem.

27-31. Pekach re d'Israele (740-731). Due fatti costituiscono il contenuto di questo regno: la seconda invasione assira e la congiura. Terminati i combattimenti sul fronte orientale con la definitiva sottomissione dell'Armenia, l'attenzione assira si volge ancora ad occidente dove si stava rafforzando il fronte antiassiro. Tiglat-Pilezer marcia dalla frontiera settentrionale di Israele, Ijjon, Abel-Bet-Maaca, verso il nord-ovest del lago di Huleh, Kedes, e quindi a ovest dello stesso lago. Ianoach non è mai stata identificata. La parte migliore di Israele finì così in possesso del re assiro che la divise in tre province: Galaad in Transgiordania, Meghiddo con annessa la Galilea e Dor sulla costa. Il colpo di stato di Osea, filo-assiro, probabilmente arrestò l'invasione. Questi fatti sono ricordati nella iscrizione di Tiglat-Pilezer. L'invasione è da datarsi dal 733 al 732.

32-38. Iotam re di Giuda (740-736). Parallelo in 2Cr 27,1-4.7-9. Seguendo lo schema tradizionale, l'unica notizia che ci è offerta circa il regno di Iotam è la costruzione della porta superiore del tempio (v. 35), frammento di un'attività edilizia più ampiamente descritta in 2Cr 27,3-4. Ma nella formula tradizionalmente conclusiva si riferisce l'avvenimento più importante sul piano storico, l'inizio della guerra siro-efraimita. La notizia è in una posizione così anomala da far pensare a una glossa posteriore. Pekach e Rezin di Damasco vogliono forzare Iotam a entrare nella loro coalizione per arginare il dilagare dell'Assiria. Di fronte al rifiuto di Iotam decidono la sua sostituzione con un re fantoccio che assecondi i loro progetti, ma la morte del re farà sì che sia suo figlio Acaz ad affrontare il problema. L'avvenimento è attribuito al volere di Dio anche se non viene collegato con un atteggiamento morale da punire.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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