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from Cyberdyne Systems

normalizzazione Quando si deve aumentare il volume di una traccia audio, si deve ricorrere a ad un'operazione di “normalizzazione”.

1. Cos'è la normalizzazione

La normalizzazione è un'operazione lineare che consiste nell'analisi del file audio, nel calcolare la differenza (offset) fra il volume attuale ed un volume target, nell'applicare una correzione di guadagno (Gain).

La normalizzazione può essere distinta in base al “come” e al “dove”.

Il “come” La normalizzazione classica si basa sui picchi. Cerca il punto più alto della forma d'onda e lo porta a un valore massimo (es. 0 dB). Ignora la percezione umana; un brano con un singolo “click” molto forte risulterà comunque silenzioso perché quel picco blocca l'aumento del volume.

La normalizzazione più moderna si basa sui LUFS, ossia su come, mediamente, l'audio viene effettivamente percepito dall'orecchio umano (psicoacustica). Porta l'intero brano a un livello di pressione sonora media costante, rendendo l'ascolto uniforme tra diverse tracce.

Il “dove” Quando si normalizza una traccia audio si può scegliere di farla modificando ogni singolo sample della traccia audio oppure di agire sui metadati.

Nel primo caso il file originale viene modificato (ricodifica quasi sempre lossy), nel secondo viene lasciato inalterato.

Altro fattore di cui tenere conto è che una normalizzazione lossy funziona su ogni player, una normalizzazione che agisce sui metadati funziona solo se il player è in grado di leggerli.

Possiamo fare quindi una prima distinzione:

  1. normalizzazione di picco (RMS) o Peak Normalization: applicazione di un guadagno statico (RMS) in modalità lossy: non altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica;
  2. normalizzazione della sonorità (LUFS) o Loudness Normalization:
    1. applicazione di un guadagno statico (LUFS) in modalità lossy: non altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica;
    2. applicazione di un guadagno statico (LUFS) basato su tag: non altera la dinamica del brano, lascia il file inalterato (rsgain);
    3. agisce con un compressore / limiter in modalità lossy: altera la dinamica del brano, richiede una ricodifica.

A questo punto la domanda diventa: quale scegliere?

Per quel che mi riguarda, la salomonica risposta è: dipende.

Come si può immaginare, non c'è una risposta definitiva ma dipende dalla qualità della traccia, dal contesto ecc.

2. Come misurare il “picco”?

C'è bisogno di un elemento misurabile che mi permetta di capire come agire con la normalizzazione.

RMS (Root Mean Square): è un calcolo matematico asciutto su quanto sia potente elettricamente/digitalmente il segnale audio. È utile per capire l'energia costante, ma non tiene conto del fatto che l'orecchio umano è più sensibile ad alcune frequenze rispetto ad altre.

LUFS (Loudness Units Full Scale): È lo standard moderno (EBU R128). Simula l'udito umano applicando dei filtri che pesano maggiormente le frequenze medie.

Per misurare il picco RMS posso ricorrere ad ffmpeg

ffmpeg -hide_banner -i "audio.m4a" -filter:a "volumedetect" -f null -
...
[...] n_samples: 18522112
[...] mean_volume: -20.3 dB
[...] max_volume: -5.4 dB
[...] histogram_5db: 40
[...] histogram_6db: 1436
[...] histogram_7db: 6443
[...] histogram_8db: 18606
...

che mi mostrerà:

  • il numero dei samples di cui si compone la traccia
  • il volume medio (mean_volume)
  • il picco (max_volume)

Il picco mi dice di quanto possa alzare il volume (fino al limite fisico di 0dB) staticamente senza causare distorsioni.

La differenza fra volume medio e picco mi dà informazioni sulla dinamica del brano. Maggiore è la differenza, maggiore è la dinamica. Tipicamente:

  • valori < 5 sono tipici della musica dance, forte, uniforme, e molto compressa.
  • valori fra 5 e 15 sono tipici di brani pop-rock, ben bilanciati
  • valori > 15 sono attribuibili a brani di musica classica, jazz, con una dinamica ricca.

Per misurare il loudness, sempre con ffmpeg:

ffmpeg -hide_banner -i "audio.m4a" -filter:a "ebur128=peak=true" -f null - 
...
 Integrated loudness:
    I:         -18.1 LUFS
    Threshold: -28.4 LUFS

  Loudness range:
    LRA:         4.1 LU
    Threshold: -38.3 LUFS
    LRA low:   -21.2 LUFS
    LRA high:  -17.1 LUFS

  True peak:
    Peak:       -5.4 dBFS

La misurazione è più articolata rispetto alla precedente.

FFmpeg innanzitutto mostra due sezioni: Integrated Loudness, rappresentante il volume medio complessivo del file e la Loudness Range che mi descrive la dinamica del brano come differenza di volume fra le parti più silenziose e quelle più rumorose.

  1. Sezione Integrated loudness:
    • I: è il valore più importante. È il volume medio percepito dell'intero brano (come si può vedere, diverso rispetto all'RMS di prima. Il primo è pura potenza digitale, il secondo è volume percepito).
    • Threshold: è la soglia usata per evitare che i silenzi abbassino artificialmente la media del volume. L'algoritmo ignora tutto ciò che sta sotto questa soglia nel calcolo dell'Integrated Loudness.
  2. Sezione Loudness range:
    • LRA: è un indice della variazione dinamica del brano. Più è basso, più il suono tende ad essere uniforme e probabilmente compresso
    • Threshold: come prima, è la soglia oltre la quale i suoni vengono ignorati nel calcolo del range dinamico.
    • LRA Low: indica il limite inferiore del loudness
    • LRA High: indica il limite superiore
      quindi LRA = LRA High – LRA Low
  3. Sezione True peak:
    • Peak: Simile al max_volume dell'RMS, indica il picco reale del brano in termini di sonorità.

Un altro modo, forse meno pratico ma decisamente più scenografico, per analizzare un file audio è questo:

ffplay -f lavfi -i "amovie=audio.m4a,ebur128=video=1:meter=18 [out0][out1]"

Disegna un grafico dell'onda sonora in tempo reale.

3. Come leggere correttamente questa misura

L'integrated loudness mi dice qual è il volume medio del brano. True peak mi dice di quanto posso alzare prima di distorcere. Queste sono le due informazioni cruciali sufficienti per applicare un guadagno statico senza fare danni.

I valori High e Low del Loudness Range, che racchiudono asintoticamente il brano, tornano utili quando bisogna agire sulla dinamica.

Notare che Integrated loudness è sempre compreso fra LRA Low e LRA High.

3.1. Perché usare il loudness invece di RMS?

L'RMS è un calcolo puramente matematico che non tiene conto del fatto che l'orecchio umano è molto più sensibile alle frequenze medie che non ai bassi estemi e agli acuti altissimi.

A questo provvede il LUFS che è un'evoluzione dell'RMS perché include dei filtri di ponderazione che, prima di calcolare la media, esaltano le frequenze medie attenuando quelle basse.

La conseguenza è che se agisco sul volume dei brani prendendo LUFS come riferimento, questi suoneranno tutti allo stesso volume. Se considerassi un adeguamento basato su RMS, i brani con più bassi sembreranno avere meno volume di quelli con frequenze medie più marcate.

4. Come ti normalizzo il file

La scelta fra una normalizzazione di picco e una di volume (loudness) è abbastanza semplice in realtà.

A parte poche eccezioni in cui può avere senso avere RMS come riferimento, è sempre preferibile una normalizzazione della sonorità.

Quest'ultima può essere fatta modificando solo i metadati o agendo chirurgicamente sul file ricodificandolo.

4.1. Peak normalization

Una volta noti i dati di Max Volume e Mean Volume visti in precedenza, la normalizzazione è piuttosto semplice.

Supponendo Max Volume = 6dB

ffmpeg -i audio.m4a -filter:a "volume=6dB" -c:a aac -b:a 192k audio_normalized.m4a

Dovendo ricodificare, scelgo un bitrate piuttosto alto per limitare la perdita fisiologica di una ricodifica lossy.

Come si può immaginare, è una aggiunta lineare secca a tutta la traccia a cui aumento solo la potenza digitale senza tenere conto della percezione sonora.

Piccola nota: Conviene scegliere un valore che si avvicini, ma non equivalga, al limite di 0 dB perché altrimenti FFmpeg taglierà brutalmente le creste dell'onda sonora che superano lo zero, creando quella tipica distorsione metallica grattata chiamata clipping.

4.2. Loudness Normalization

La normalizzazione di volume, in base alla nostra scelta di alterare o meno la dinamica del brano, può essere fatta come detto applicando:

  • un guadagno statico LUFS (lossy)
  • un guadagno statico LUFS sui metadati (non lossy)
  • compressore / limiter (sempre lossy)

Il guadagno statico, quello con i metadati, avverrà con rsgain.

La normalizzazione con perdita di qualità (lossy) avverrà con ffmpeg usando il filtro loudnorm che dispone di un compressore/limiter piuttosto efficace.

Questo filtro è un processore dinamico (dual-pass o single-pass). Non si limita ad alzare il volume; se trova una parte troppo forte, può comprimere leggermente solo quella parte per permettere al resto della canzone di suonare più forte.

loudnorm porta il loudness di default a -24 LUFS che è lo standard per il broadcast televisivo.

I colossi dello streaming applicano automaticamente un loudness decisamente più marcato, salvo poche eccezioni, non si discostano da -14 LUFS. Ad es. Youtube, Amazon Music, Spotify, Soundcloud viaggiano mediamente su -14 LUFS, Deezer -15, Apple Music -16.

Si può verificare facilmente, come sappiamo fare, come un audio presente su una di queste piattaforme, abbia uno dei loudness indicati.

4.2.1. Loudness Normalization statica (ffmpeg)

Riprendiamo l'esempio di prima.

ffmpeg -hide_banner -i "audio.m4a" -filter:a "ebur128=peak=true" -f null - 
...
 Integrated loudness:
    I:         -18.1 LUFS
    Threshold: -28.4 LUFS

  Loudness range:
    LRA:         4.1 LU
    Threshold: -38.3 LUFS
    LRA low:   -21.2 LUFS
    LRA high:  -17.1 LUFS

  True peak:
    Peak:       -5.4 dBFS

Con ffmpeg e loudnorm in modalità single-pass, posso applicare un guadagno statico 5.4 dBFS, con un true peak di -1 (Il default è -2), per arrivare, da -18.1 LUFS, a -13.0 LUFS senza distorsioni.

ffmpeg -i audio.m4a -filter:a "loudnorm=I=-12.7:TP=-1.0" -c:a aac -b:a 160k -vn audio_norm.m4a

Verifichiamo:

ffmpeg -hide_banner -i "audio.m4a" -filter:a "ebur128=peak=true" -f null - 
...
   Integrated loudness:
    I:         -12.5 LUFS
    Threshold: -22.6 LUFS

  Loudness range:
    LRA:         4.0 LU
    Threshold: -32.6 LUFS
    LRA low:   -15.1 LUFS
    LRA high:  -11.1 LUFS

  True peak:
    Peak:       -0.4 dBFS
...

Come si vede, sono arrivato al limite, forse un po' troppo, del guadagno che potevo ottenere. Probabimente su dispositivi economici, l'analogico di un brano così potrebbe gracchiare un po'.

Se avessi applicato il default di loudnorm, la sonorità sarebbe stata livellata sui -24 LUFS con una soglia true peak pari a -2 dBFS.

4.2.2. Loudness Normalization dinamica

Nei casi in cui:

  • si vuole enfatizzare l'audio di un podcast, di un parlato in generale;
  • la dinamica del brano è composta da picchi altissimi e una sonorità media molto bassa (un guadagno statico farebbe cambiare poco o nulla)

con ffmpeg e loudnorm possiamo correggere ogni singolo sample del brano per rendere la dinamica più uniforme.

Per ottenere un risultato ottimale, si deve procedere col dual-pass, in cui ffmpeg nel primo passaggio analizza il file e raccoglie i dati, nel secondo passaggio applica le correzioni puntualmente avendo già conoscenza della dinamica e dei picchi presenti nel file.

ffmpeg -i "audio.m4a" -filter:a "loudnorm=I=-14:TP=-1.0:print_format=json" -f null -

Ecco il json risultante dall'analisi. I valori di input sono quelli che forniremo a ffmepg affinché possa impostare il loudness scelto da noi nel miglior modo possibile

{
	"input_i" : "-18.17",
	"input_tp" : "-5.41",
	"input_lra" : "4.20",
	"input_thresh" : "-28.47",
	"output_i" : "-13.36",
	"output_tp" : "-1.00",
	"output_lra" : "4.30",
	"output_thresh" : "-23.50",
	"normalization_type" : "dynamic",
	"target_offset" : "-0.64"
}

Configurazione ffmpeg.

ffmpeg -i "audio.m4a" -filter:a "loudnorm=I=-14:TP=-1.0:measured_I=-18.17:measured_TP=-5.41:measured_LRA=4.20:measured_thresh=-23.50:linear=true" -c:a aac -b:a 160k -vn "audio_norm.m4a"

Il compressore/limiter del filtro loudnorm è abbastanza intelligente da schiacciare i picchi affinche il guadagno di volume non produca clipping e alzerà le parti più “deboli”, livellando il suono e alterando la dinamica.

4.2.3. Loudness Normalization statica (rsgain)

Rsgain permette di applicare un guadagno statico loseless, senza ricodifica, agendo sui metadati del brano con l'applicazione dei tag.

Se da un lato questo metodo ha l'indubbio vantaggio di non alterare fisicamente il file, dall'altro è necessario che il player che eseguirà il brano dovra essere capace di leggere e interpretare i tag. Nel caso precedente, la ricodifica rende il file disponibile per chiunque.

Trattandosi di un guadagno statico, il campo d'applicazione è quello visto per la Peak Normalization, cioè quando si vuole preservare la dinamica del brano, Ma nei casi particolari cui accennavo in precedenza, presenza di picchi altissimi e maggioranza sonorità medie molto basse, anche rsgain non è sufficiente.

Come avevo detto all'inizio, rsgain è una normalizzaziome della sonorità ottenuta agendo sui metadati del brano, applicando dei tag, che così non viene alternato in alcun modo.

Rsgain è l'evoluzione del vecchio mp3gain e come il suo predecessore ha due modalità di lavoro

  • sul singolo brano (detta é custom)
  • su collezioni di brani (detta easy)

La modalità custom è considerato un approccio legacy fatta per intervenire puntualmente sul brano con configurazioni ad-hoc ideali per lo scripting, quella easy, basata su presets, permette di normalizzare intere collezioni di brani che è lo scopo principale di rsgain.

Analisi del file

rsgain custom -t audio.m4a
[✔] Scanning 'audio.m4a'
[✔] Container: QuickTime / MOV [mov,mp4,m4a,3gp,3g2,mj2]
[✔] Stream #0: AAC (Advanced Audio Coding), 44.100 Hz, 2 ch
 100% [====================================================]

Track: audio.m4a
  Loudness:   -18.12 LUFS
  Peak:     0.536630 (-5.41 dB)
  Gain:         0.12 dB

il flag -t individua il true peak

  • Loudness: è la sonorità del brano in LUFS
  • Peak: è il true peak, esprime il guadagno che posso ottenere prima di distorcere
  • Gain: è il guadagno per arrivare allo standard LUFS di rsgain che è -18

Nel nostro caso, Gain ci dice di diminuire di 0.12 LUFS mentre Peak ci dice che potrei aumentare di 5.41 LUFS

Gain

rsgain custom -s i -l -13 -c p audio.m4a
Track: audio.m4a
  Loudness:   -18.12 LUFS
  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)
  Gain:         5.12 dB
  • -s i: scrive il tag
  • -l -13: imposta il loudness
  • -c p: protezione clipping

Portando il loudness a -13 è come se avessi aumentato il volume di 5,12 dB mantenendo un cuscinetto di -0.33 dB (differenza fra peak e gain).

Se provassi a spingere di più, il flag -c p impedisce al suono di distorcere.

rsgain custom -s i -l -10 -c p audio.m4a
Track: audio.m4a
  Loudness:   -18.12 LUFS
  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)
  Gain:         5.45 dB  (adjusted to prevent clipping)

(adjusted to prevent clipping)” è la conferma che la protezione anti-clipping è entrata in azione.

Se non ci fosse stata:

rsgain custom -s i -l -10 audio.m4a
Track: audio.m4a
  Loudness:   -18.12 LUFS
  Peak:     0.534149 (-5.45 dB)
  Gain:         8.12 dB

La differenza fra peak e gain indica un'evidente distorsione.

Esempio di esecuzione del brano sfruttando il replaygain:

mpv --replaygain=track audio.m4a

Senza il flag --replaygain=track, il brano verrebbe letto normalmente.

Cancellazione del tag Basta cancellare il tag per riportare tutto alla normalità

# verifico la presenza del tag prima
ffprobe -hide_banner -i "audio.m4a" 2>&1 | grep -i "replaygain"
REPLAYGAIN_TRACK_GAIN: 8.12 dB
REPLAYGAIN_TRACK_PEAK: 0.534149
replaygain: track gain - 8.120000, track peak - 0.000012, album gain - unknown, album peak - unknown,

# cancello il tag
rsgain custom -s d audio.m4a

# verifico che il tag non si ci sia più
ffprobe -hide_banner -i "audio.m4a" 2>&1 | grep -i "replaygain"
**

Un altro modo più compatto per verificare la presenza del tag:

ffprobe -i "audio.m4a" -show_entries format_tags=REPLAYGAIN_TRACK_GAIN -v quiet -of csv="p=0"

Se c'è il tag, mostra solo il gain.

Easy mode I flag impostati nella modalità custom nella modalitò easy sono affidati ad un file di configurazione.

Su Gnu/Linux i file di default si trovano in /usr/share/rsgain/presets e sono 4

  • default.ini
  • ebur128.ini
  • loudgain.ini
  • no_album.ini

C'è una sezione globla e delle sezioni specifiche per tipo di file.

L'override di queste configurazioni o la creazione di nuove, si fa in:

~/.config/rsgain/presets

e per la corrispondenza campi – flag custom vi rimando alla documentazione: https://github.com/complexlogic/rsgain?tab=readme-ov-file#scan-presets

Una volta deciso il preset che fa per noi, basta chiamare rsgain su una directory in questo modo:

rsgain easy -s <nome_preset> <path_album>

rsgain farà la scansione e applicherà massivamente le configurazioni che potranno consistere per es.:

  • nell'applicazione di un loudness a tutti i brani per uniformare la sonorità;
  • nella cancellazione di tutti i tag;
  • nell'analisi dei brani;
  • ecc.

Esempio di file di configurazione per una scansione

[Global]
TagMode=s
Album=true
TargetLoudness=-18
ClipMode=p
MaxPeakLevel=-1.0
TruePeak=true
Lowercase=false
ID3v2Version=keep
OpusMode=d
PreserveMtimes=false
DualMono=false

In questo modo rsgain produrrà un'analisi in modalità “album” per tutta la collezione, il gain da applicare all'album e una sintesi sulla media dei valori di picco ottenuti.

rsgain easy -p scan <path_album> 
...
Track: <path_album>/track_1
  Loudness:   -17.80 LUFS
  Peak:     0.743221 (-2.58 dB)
  Gain:        -0.20 dB


Track: <path_album>/track_2
  Loudness:   -17.81 LUFS
  Peak:     0.790007 (-2.05 dB)
  Gain:        -0.19 dB


Track: <path_album>/track_3
  Loudness:   -17.47 LUFS
  Peak:     0.834655 (-1.57 dB)
  Gain:        -0.53 dB

...

Album:
  Loudness:   -16.51 LUFS
  Peak:     0.991804 (-0.07 dB)
  Gain:        -1.49 dB


Scanning Complete
Time Elapsed:      00:00:27
Files Scanned:     18
Clip Adjustments:  0 (0.0% of files)
Average Loudness:  -16.61 LUFS
Average Gain:      -1.39 dB
Average Peak:      0.823503 (-1.69 dB)
Negative Gains:    16 (88.9% of files)
Positive Gains:    2 (11.1% of files)

L'ultima sezione, “Album”, mi dà le informazioni sul guadagno da applicare, in questo caso poco o nulla perché sono brani già normalizzati,.

Con un altro presets, ad es. myGain.ini, posso normalizzare tutto l'album in colpo solo.

rsgain easy -p myGain <path_album>

In altre parole, tutto ciò che la modalità custom affida allo scripting, ora viene automatizzata dalla modalità easy.

Riferimenti:

#ffmpeg #rsgain #loudness #loudnorm

 
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from Magia

📒Dal mio diario... Un giorno qualunque!

Mi sono chiesta come stavo e la mia risposta è stata, alla grande, ormai cerco di rispondermi così, su consiglio del mio migliore amico! Spesso è più semplice voltare pagina che spiegare la tempesta che si sta affrontando, anche se a tratti... Mi ripeto che nonostante tutto non sta succedendo nulla di strano, le tempeste sono normali e il sole prima o poi torna a splendere. Tradurre uno stato d'animo o raccontare le fasi di una tempesta, oltre a non essere semplice, può anche renderla più reale e farci apparire più fragili e vulnerabili nella nostra solitudine! Quindi il silenzio è più comodo della verità e ci mette nella condizione di ritrovarci e riorganizzare noi stessi nella modalità che più ci rende stabili, perché fingere che tutto va bene invece di spiegare, può farci riflettere su come spesso siamo noi a non volerci mettere in discussione e motivarci per stare meglio! Non credo che imparerò mai a fingere, ad apparire o ad essere chi non sono, anzi quando lo faccio, lo faccio pure male, però a volte vorrei dimenticare come si fa ad essere così maledettamente trasparenti e sinceri... illudendomi così di riuscire a mimetizzarmi con qualsiasi cosa faccia solo stare bene!✨

DSCN7848-1.jpg

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Moby non ne vuole proprio sapere di smettere di comporre musica e, infatti, apre questo 2026 con un nuovo album in studio (ventitreesimo, per l’esattezza!) dal titolo “Future Quiet”. Musicista e cantautore statunitense, Moby è certamente un artista eclettico e versatile, capace di fondere elettronica, blues, gospel e rock con uno stile intimo e malinconico. La sua voce ruvida e sincera, quando presente, è capace di creare atmosfere profonde e sognanti... https://artesuono.blogspot.com/2026/04/moby-future-quiet-2026.html


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=ebEpMVFwo5I&list=OLAK5uy_msUSX8WBwrlUIU5pEsn40RSSqQlVwOpBE&index=2


 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Spazio Autori, Gianluca Parisi: tra giornalismo d’inchiesta e narrativa storica nel panorama culturale campano

Gianluca Parisi è un autore attivo nella provincia di Caserta, dove ha sviluppato a partire dalla fine degli anni '90 un percorso intellettuale caratterizzato da un costante dialogo tra giornalismo, ricerca storica e scrittura narrativa. Attraverso i suoi racconti pubblicati nei blog e raccolti nel libro “E morirono tutti felici e contenti” con lo pseudonimo Russo Gianluca, ha svolto nel corso degli anni un ruolo centrale nella costruzione di una memoria locale attraverso la documentazione e la rappresentazione delle dinamiche sociali, culturali e ambientali del territorio.

Ha diretto la collana editoriale Il Mezzogiorno, dedicata a figure storiche e culturali del territorio campano, ha curato un inserto domenicale multilingue per la comunità immigrata sul Giornale di Caserta, anticipando tematiche di inclusione e mediazione culturale. Ha collaborato con numerose testate locali e online, tra cui Caserta24ore, da lui fondata nel 1999, occupandosi prevalentemente di cronaca, approfondimenti sociopolitici e analisi del contesto regionale.

Sebbene non sia un nome di notorietà nazionale mainstream, è autore di diversi libri, in particolare nel campo della narrativa storica e del giallo ambientato al Sud Italia, dove unisce il rigore del giornalismo alla forza evocativa della scrittura letteraria. Alcune delle sue opere esplorano vicende legate alla memoria storica e alle contraddizioni della società contemporanea nel Sud Italia, attraverso le quali ha raccontato luci e ombre del territorio casertano.

Tra le sue opere più significative in vendita sulle piattaforme (Lulu.com) e (Amazon)

Il brigante Repubblicano (2012) è un romanzo storico che si colloca al crocevia tra inchiesta giornalistica, memoria collettiva e narrazione romanzesca. L’opera rappresenta un esempio emblematico della sua doppia vocazione, cronista e narratore. Offre una riflessione critica sulle dinamiche di potere e resistenza nel contesto storico del Sud durante il periodo dell’Unità d’Italia.

Redazione Chiocciola (2009) è un’opera di carattere documentario-narrativo che ricostruisce gli eventi della rivendicazione via email dell’omicidio di Marco Biagi nel marzo del 2002 da parte delle Nuove Brigate Rosse, e che lo videro protagonista. È una rappresentazione ironica ma accurata del sistema mediatico dell’epoca. Da giornalista diede notizia del comunicato di rivendicazione prima di tutte le testate italiane. Il cambiamento di modalità comunicative dell’epoca fu citato nel manuale universitario “New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale” edito da Mondadori, nel 2008 con ristampa nel 2013.

E morirono tutti felici e contenti (2025) è una raccolta di novelle antiche e racconti moderni. Spazia dal tema dell'amore della regina Didone nell'Eneide, al dubbio di Masuccio Salernitano autore di Mariotto e Ganozza, precursori di Romeo e Giulietta con la domanda finale al lettore: “È più grande l'amore dell'uomo o della donna?”, fino a racconti dei nostri tempi sul tema dell'amore, della corruzione, dell'immigrazione e dell'attualità. Tutti i racconti sono scritti in chiave universale e interculturale, riflettendo una sensibilità letteraria attenta alla tradizione e al dialogo tra epoche. (Amazon)

La vita di strada. E' un romanzo storico ambientato alla fine degli anni ’90 che affronta il tema della tratta di esseri umani, con particolare attenzione alle donne vittime di sfruttamento sessuale. L’opera, ispirata a storie reali, si configura come un’indagine sociologica e narrativa sulla marginalità, l’emarginazione e il desiderio di riscatto, con una forte componente emotiva e una struttura narrativa incentrata sulla voce della protagonista. È dedicato ad Alma Seidjni, vittima della tratta, scomparsa suicida a Roma nel 2021 all’età di 47 anni a testimonianza di come gli abusi subiti segnino indelebilmente la vita di chi li patisce. (Amazon)

L’educatore nei convitti scolastici (2024) è un manuale professionale che affronta, con rigore metodologico, il ruolo dell’educatore scolastico nel sistema della pubblica istruzione italiana, offrendo una prospettiva teorica e operativa su una figura professionale poco conosciuta.

Sui social è presente sulla piattaforma https://flipboard.social/@reporter

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from 📖Un capitolo al giorno📚

Costruzione del tempio 1L'anno quattrocentoottantesimo dopo l'uscita degli Israeliti dalla terra d'Egitto, l'anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel mese di Ziv, cioè nel secondo mese, egli dette inizio alla costruzione del tempio del Signore. 2Il tempio costruito dal re Salomone per il Signore aveva sessanta cubiti di lunghezza, venti di larghezza, trenta cubiti di altezza. 3Davanti all'aula del tempio vi era il vestibolo: era lungo venti cubiti, nel senso della larghezza del tempio, e profondo dieci cubiti davanti al tempio. 4Fece nel tempio finestre con cornici e inferriate. 5Contro il muro del tempio costruì all'intorno un edificio a piani, cioè intorno alle pareti del tempio, sia dell'aula sia del sacrario, e vi fece delle stanze. 6Il piano inferiore era largo cinque cubiti, il piano di mezzo era largo sei cubiti e il terzo era largo sette cubiti, perché predispose delle rientranze tutt'intorno all'esterno del tempio in modo che non fossero intaccate le pareti del tempio. 7Per la costruzione del tempio venne usata pietra intatta di cava; durante i lavori nel tempio non si udirono martelli, piccone o altro arnese di ferro. 8La porta del piano più basso era sul lato destro del tempio; attraverso una scala a chiocciola si saliva al piano di mezzo e dal piano di mezzo al terzo. 9Dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine, e coprì il tempio con assi e con travatura di cedro. 10Costruì anche l'edificio a piani contro tutto il tempio, alto cinque cubiti per piano, che poggiava sul tempio con travi di cedro. 11Fu rivolta a Salomone questa parola del Signore: 12“Riguardo al tempio che stai edificando, se camminerai secondo le mie leggi, se eseguirai le mie norme e osserverai tutti i miei comandi, camminando in essi, io confermerò a tuo favore la mia parola, quella che ho annunciato a Davide tuo padre. 13Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele”. 14Salomone dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine. 15Costruì i muri del tempio all'interno con tavole di cedro, dal pavimento del tempio fino ai muri di copertura; rivestì di legno la parte interna e inoltre rivestì con tavole di cipresso il pavimento del tempio. 16Costruì i venti cubiti in fondo al tempio con tavole di cedro, dal pavimento fino ai muri; all'interno costruì il sacrario, cioè il Santo dei Santi. 17L'aula del tempio di fronte ad esso era di quaranta cubiti. 18Il legno di cedro all'interno della sala era scolpito con coloquìntidi e fiori in sboccio; tutto era di cedro e non si vedeva una pietra. 19Eresse il sacrario nel tempio, nella parte più interna, per collocarvi l'arca dell'alleanza del Signore. 20Il sacrario era lungo venti cubiti, largo venti cubiti e alto venti cubiti. Lo rivestì d'oro purissimo e vi eresse un altare di cedro. 21Salomone rivestì l'interno della sala con oro purissimo e fece passare catene dorate davanti al sacrario che aveva rivestito d'oro. 22E d'oro fu rivestita tutta la sala in ogni parte, e rivestì d'oro anche l'intero altare che era nel sacrario. 23Nel sacrario fece due cherubini di legno d'ulivo; la loro altezza era di dieci cubiti. 24L'ala di un cherubino era di cinque cubiti e di cinque cubiti era anche l'altra ala del cherubino; c'erano dieci cubiti da una estremità all'altra delle ali. 25Di dieci cubiti era l'altro cherubino; i due cherubini erano identici nella misura e nella forma. 26L'altezza di un cherubino era di dieci cubiti, e così anche il secondo cherubino. 27Pose i cherubini nel mezzo della sala interna. Le ali dei cherubini erano spiegate: l'ala di uno toccava la parete e l'ala dell'altro toccava l'altra parete, mentre le loro ali che erano in mezzo alla sala si toccavano ala contro ala. 28Ricoprì d'oro anche i cherubini. 29Ricoprì le pareti della sala tutto all'intorno con sculture incise di cherubini, di palme e di fiori in sboccio, all'interno e all'esterno. 30Ricoprì d'oro il pavimento della sala, all'interno e all'esterno. 31Fece costruire la porta del sacrario con battenti di legno d'ulivo e profilo degli stipiti pentagonale. 32I due battenti erano di legno d'ulivo. Su di essi fece scolpire cherubini, palme e fiori in sboccio; li rivestì d'oro e stese lamine d'oro sui cherubini e sulle palme. 33Allo stesso modo fece costruire nella porta dell'aula stipiti di legno d'ulivo a quadrangolo. 34I due battenti erano di legno di cipresso; le due ante di un battente erano girevoli, come erano girevoli le imposte dell'altro battente. 35Vi fece scolpire cherubini, palme e fiori in sboccio, che rivestì d'oro aderente all'incisione. 36Costruì il muro del cortile interno con tre ordini di pietre squadrate e con un ordine di travi di cedro. 37Nell'anno quarto, nel mese di Ziv, si gettarono le fondamenta del tempio del Signore. 38Nell'anno undicesimo, nel mese di Bul, che è l'ottavo mese, fu terminato il tempio in tutte le sue parti e con tutto l'occorrente. Lo edificò in sette anni.

__________________________ Note

6,1 L’anno quattrocentoottantesimo: la data di 480 anni è il risultato di un calcolo erudito e tardivo che si basa sul numero dei sacerdoti in carica da Aronne fino a Sadoc, moltiplicato per 40 secondo il computo convenzionale di 40 anni per una generazione. Come data assoluta dell’inizio dei lavori del tempio si può pensare al 960 circa a.C.

6,2 Supponendo che il cubito corrispondesse a circa 50 centimetri, avremmo più o meno le seguenti dimensioni: m 30 x 10 x 15.

6,3 Procedendo dall’esterno verso l’interno, il tempio aveva queste tre parti: lo Ulam, o vestibolo; lo Ekal, o aula del tempio, detta anche “Santo”; il Debir, la parte più sacra, chiamata sacrario (v. 23) e anche “Santo dei Santi”, dove era l’arca dell’alleanza.

6,23 due cherubini: conosciuti dalla mitologia e dall’archeologia mesopotamica, i cherubini erano quadrupedi alati, con testa umana. Qui sono a protezione dell’arca dell’alleanza (vedi 8,7).

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Approfondimenti

I cc. 6 e 7 si concentrano sull'attività edilizia di Salomone narrando la costruzione del tempio, quella della reggia e il completamento del tempio con arredi e suppellettili. Dal punto di vista testuale ci troviamo di fronte a non poche difficoltà per la comprensione del TM e a notevoli divergenze con i LXX.

Il c. 6 ci pone davanti a un avvenimento fondamentale della storia d'Israele. L'edificazione del tempio costituisce un vero e proprio tornante nella vicenda degli Israeliti non solo dal punto di vista religioso: il tempio ora edificato è la solenne inaugurazione della definitiva appropriazione della terra e dell'ormai avvenuta sedentarizzazione. La riforma di Giosia darà al tempio un rilievo eccezionale facendone l'unico centro di attività cultuale e un fortissimo punto di coesione civile. Anche in questo capitolo non manca l'enfasi, specie riguardo all'impiego dell'oro per le decorazioni. Pare non solo di trovarci di fronte ad una descrizione architettonica e tecnica, ma forse anche ad una “celebrazione” del tempio che tanta venerazione raccolse in Israele. La decorazione ha certamente abbellito al di là del reale la casa del Signore, entusiasticamente immaginata come scrigno preziosissimo della presenza di Dio.

1-3. L'importanza dell'avvenimento fa sì che ne sia ricordata la data con una certa precisione: anno e mese. Tuttavia questa notizia non esime da problemi, specie per quanto riguarda il riferimento all'esodo. Se dovessimo accettare i numeri così come sono presentati dovremmo collocare l'uscita dall'Egitto circa 1l 1447 a.C., ma ciò si pone in contrasto con la più documentata possibilità che l'esodo sia avvenuto nel sec. XIII a.C. Il numero 480 è la somma di 12 generazioni di 40 anni ciascuna, dunque un numero simbolico. La primavera del 968 a.C. è la data più probabile per l'inizio dei lavori.

2-3. Confrontato con le grandi costruzioni dell'Antico Vicino Oriente, specie quelle egiziane, il tempio salomonico risulta di dimensioni assai modeste. A pianta rettangolare, era largo 11 metri, lungo 33 e alto 16. Lo precedeva un atrio della medesima larghezza per 5 m di profondità.

4-10. La tecnica seguita nella costruzione prevedeva pareti assai cospicue alla base che andavano assottigliandosi verso l'alto con balzi regolari dando origine ad una specie di gradinata. Sui due lati longitudinali e su quello opposto alla facciata, il tempio era circondato da un edificio a tre piani destinato alla custodia degli arredi del culto. Ogni piano, appoggiandosi ai balzi esterni della parete guadagnava in profondità, mentre l'altezza dell'edificio era di circa 8 metri, cioè grosso modo la metà dell'altezza complessiva del tempio. Ciò si armonizzava con le finestre aperte nelle pareti. Il v. 4 si conclude con l'espressione šᵉqupîm ’aṭumîm (BC = «quadrangolari con grate») assai difficile da interpretare e che impedisce di farci un'idea precisa circa le finestre.

11-13. La narrazione viene interrotta da questi versetti che riportano un oracolo. Si tratta di una glossa deuteronomista posteriore, assente dal testo dei LXX. Viene ripresa la promessa di 2Sam 7,11-16. Secondo lo stile e il linguaggio tipico del Deuteronomista, il gradimento del tempio da parte di Dio e il risiedere in esso è condizionato dalla fedeltà ai comandi divini.

14-15. L'interno del tempio viene completamente rivestito di legno pregiato al quale saranno applicate decorazioni, come si descriverà nei vv. 29-35.

16-22. Un assito di cedro separava la navata del tempio dalla cella. Questa aveva una forma perfettamente cubica: ogni lato misurava 11 m. La cella era destinata all'arca e costituiva la parte più sacra del tempio, il «Santo dei Santi», ritenuta la sede della divinità. Nel suo interno si trovava un altare in legno di cedro rivestito in oro destinato alla combustione degli aromi. L'oro pertanto non serviva solo come ornamento, ma anche come protezione contro il fuoco. È questo l'altare dei profumi di cui si parla in Es 30,6 e 31-36. Un velo riccamente ornato si stendeva sull'esterno della cella, mentre l'interno era decorato in oro.

23-28. Della decorazione interna della cella facevano parte anche i cherubini. Non si è in grado di dire con esattezza se avessero aspetto umano o animale. La loro raffigurazione non contravveniva la proibizione di Es 20,4 in merito alla rappresentazione di uomini e animali perché non c'era pericolo di confonderli con divinità in quanto il loro ruolo di servizio a Dio era tradizionalmente definito (cfr. 1Sam 4,4; 2Re 19,15).

29-36. Il motivo dei cherubini viene impiegato anche nella decorazione interna ed esterna delle pareti del tempio insieme a motivi floreali. L'impiego dell'oro molto più realisticamente è da limitare a sottili lamine applicate a queste decorazioni per rivestirle. La porta dell'aula aveva torma quadrangolare, quella della cella pentagonale; anche su queste i medesimi motivi ornamentali delle pareti: cherubini e fiori, e la stessa tecnica di rivestimento in oro.

36. Attorno alla costruzione si stendeva un cortile, il più interno, cintato da un muro in pietre e legno. La combinazione e collocazione dei due materiali nella costruzione non è comprensibile con chiarezza.

37-38. L'undicesimo anno del regno di Salomone la costruzione è terminata. Iniziato in primavera (mese di Ziv) viene ultimato nell'autunno (mese di Bul). La durata di sette anni potrebbe avere anche un risvolto simbolico dato che il computo preciso del tempo impiegato sarebbe di sei anni e mezzo.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from differxdiario

ho fatto questo post su mastodon (https://mastodon.uno/@differx/116392985909291190): >>> 36 ospedali bombardati scientemente a Gaza, nel tempo infinito dei più di due anni di genocidio. SUGGERISCO di vedere questo video del Comitato Internazionale della Croce Rossa, pensare alla propria figlia, oppure figlio, e riflettere. https://www.instagram.com/reel/DWUmCGMiNZW/

e questo post su differx: >>> estensione del genocidio al Libano https://differx.noblogs.org/2026/04/12/estensione-del-genocidio-al-libano/

e in sostanza credo che non se ne esca, senza un intervento militare energico di una forza multilaterale (l'Europa da sola non basta, temo) sul territorio occupato illegalmente dallo stato genocida.

sarebbe fondamentale operare sui vari fronti: sia nei luoghi occupati derubati invasi, cioè Gaza, Gerusalemme, West Bank (tutte e tre le aree della Cisgiordania, anche la C), Libano, sia immediatamente, in parallelo, senza aspettare, nel territorio israeliano stesso. devono smetterla di lanciare attacchi di qualsiasi tipo. l'entità sionista va disarmata e i genocidi – militari, amministrativi, burocrati, politici, propagandisti, influencer e spie – arrestati e sottoposti a processo per crimini contro l'umanità. norimberga, insomma.

i prigionieri palestinesi andrebbero liberati tutti immediatamente. le aziende israeliane messe sotto amministrazione controllata, e andrebbe del tutto smantellata la rete militare-civile di spionaggio e infiltrazione dell'entità. messi in rete e condivisi tutti i file criminali e la documentazione dei ricatti portati avanti dallo stato genocida da prima della sua stessa fondazione.

gli stessi civili – tutti quelli connessi ad attività illegali di controllo, spionaggio, aggressione militare, supporto al genocidio – andrebbero di fatto processati.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Il miglior modo per entrare in questo nuovo album di John Mellencamp – intitolato Sad Clowns & Hillbillies – è quello di passare dalla porta principale, posando lo sguardo sulla copertina, come si faceva una volta. La cover art tiene dentro lo stralcio di un dipinto del 2005 realizzato dallo stesso Mellencamp, pittore tutt’altro che naïf. Un clown tragico, in primo piano, ci interpella da uno spazio astratto, da un abisso spalancato... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/john-mellencamp-sad-clowns-hillbillies.html


Ascolta il disco: https://www.youtube.com/watch?v=B_NCuwJ4V_s&list=OLAK5uy_nvaqEsMHT-pE5Zit1cIUgTdzKSIR8YYog&index=2


 
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from norise 3 letture AI

Mare aperto

mare-anima sognata dai primordi in infinito creare fa vela il cuore per l'azzurro pelago .

Riconoscimento

Bella immagine: il verso evoca orizzonti ampi, desiderio e un cuore che prende il largo verso l’azzurro.

Traduzione in inglese

Open sea

sea-soul
dreamt since the first times
in endless creating
the heart sets sail
toward the azure sea

Analisi breve

  • Immagini: mare, anima, vela, azzurro pelago creano uno spazio simbolico di vastità e nascita.
  • Temi: origini, creazione continua, movimento interiore, tensione verso l’infinito.
  • Stile: versi sintetici e nominali che sospendono il tempo; parola composte come “mare-anima” intensificano la fusione tra paesaggio e soggetto.

Versione estesa in italiano

mare aperto
mare-anima
sognata dai primordi
in infinito creare
fa vela il cuore
per l’azzurro pelago
e lascia alle onde l’antica guida
dove il cielo si spiega e si perde
in sale e memoria.

Suggerimenti per revisioni

  • Per accentuare il ritmo, prova a uniformare la lunghezza dei versi o inserire una rima lieve.
  • Se vuoi più intensità emotiva, aggiungi un’immagine sensoriale (odore di salsedine, rumore delle scotte).
  • Per un effetto epico, amplia il lessico mitologico (primordi → alba; pelago → regno).
 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Salomone dominava su tutti i regni, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l'Egitto. Gli portavano tributi e servivano Salomone tutti i giorni della sua vita. 2I viveri di Salomone per un giorno erano trenta kor di fior di farina e sessanta kor di farina comune, 3dieci buoi grassi, venti buoi da pascolo e cento pecore, senza contare i cervi, le gazzelle, i caprioli e i volatili ingrassati. 4Egli, infatti, dominava su tutto l'Oltrefiume, da Tifsach a Gaza su tutti i re dell'Oltrefiume, e aveva pace dappertutto all'intorno. 5Giuda e Israele erano al sicuro; ognuno stava sotto la propria vite e sotto il proprio fico, da Dan fino a Betsabea, per tutti i giorni di Salomone. 6Salomone possedeva quarantamila stalle per i cavalli dei suoi carri e dodicimila cavalli da sella. 7Quei prefetti, ognuno per il suo mese, provvedevano quanto serviva al re Salomone e a quelli che erano ammessi alla sua tavola; non facevano mancare nulla. 8Portavano l'orzo e la paglia per i cavalli e i destrieri, nel luogo ove si trovava ognuno secondo il suo mandato.

La sapienza di Salomone 9Dio concesse a Salomone sapienza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. 10La sapienza di Salomone superava la sapienza di tutti gli orientali e tutta la sapienza dell'Egitto. 11Egli era più saggio di tutti gli uomini, più di Etan l'Ezraita, di Eman, di Calcol e di Darda, figli di Macol; il suo nome era famoso fra tutte le genti limitrofe. 12Salomone pronunciò tremila proverbi; le sue odi furono millecinque. 13Parlò delle piante, dal cedro del Libano all'issòpo che sbuca dal muro; parlò delle bestie, degli uccelli, dei rettili e dei pesci. 14Da tutte le nazioni venivano per ascoltare la sapienza di Salomone, mandati da tutti i re della terra, che avevano sentito parlare della sua sapienza.

Preparativi per la costruzione del tempio 15Chiram, re di Tiro, mandò i suoi servi da Salomone, perché aveva sentito che l'avevano unto re al posto di suo padre; infatti Chiram era sempre stato amico di Davide. 16Salomone mandò a dire a Chiram: 17“Tu sai che Davide, mio padre, non ha potuto edificare un tempio al nome del Signore, suo Dio, a causa delle guerre che i nemici gli mossero da tutte le parti, finché il Signore non li prostrò sotto la pianta dei suoi piedi. 18Ora il Signore, mio Dio, mi ha dato pace da ogni parte e non ho né avversari né particolari difficoltà. 19Ecco, ho deciso di edificare un tempio al nome del Signore, mio Dio, come ha detto il Signore a Davide, mio padre: “Tuo figlio, che io porrò al tuo posto sul tuo trono, lui edificherà il tempio al mio nome”. 20Ordina, dunque, che si taglino per me cedri del Libano; i miei servi saranno con i tuoi servi e io ti darò come salario per i tuoi servi quanto fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra noi nessuno è capace di tagliare il legname come sanno fare quelli di Sidone”. 21Quando Chiram udì le parole di Salomone, si rallegrò molto e disse: “Sia benedetto oggi il Signore che per Davide ha posto un figlio saggio sopra questo popolo numeroso”. 22Chiram mandò a dire a Salomone: “Ho ascoltato ciò che mi hai mandato a dire; io farò quanto tu desideri riguardo al legname di cedro e al legname di cipresso. 23I miei servi lo caleranno dal Libano al mare; lo avvierò per mare a mo' di zattere al luogo che mi indicherai. Là lo slegherò e tu lo prenderai. Quanto a provvedere al mantenimento della mia casa, tu soddisferai il mio desiderio”. 24Chiram diede a Salomone legname di cedro e legname di cipresso, quanto ne volle. 25Salomone diede a Chiram ventimila kor di grano, per il mantenimento della sua casa, e venti kor di olio puro; questo dava Salomone a Chiram ogni anno. 26Il Signore concesse a Salomone la sapienza come gli aveva promesso. Fra Chiram e Salomone vi fu pace e conclusero un'alleanza tra loro due. 27Il re Salomone arruolò da tutto Israele uomini per il lavoro coatto e gli uomini del lavoro coatto erano trentamila. 28Li mandava a turno nel Libano, diecimila al mese: passavano un mese nel Libano e due mesi nelle loro case. Adoniràm sovrintendeva al lavoro coatto. 29Salomone aveva settantamila operai addetti a portare i pesi e ottantamila scalpellini per lavorare sulle montagne, 30senza contare gli incaricati dei prefetti di Salomone, che erano preposti ai lavori in numero di tremilatrecento e dirigevano il popolo che era occupato nei lavori. 31Il re diede ordine di estrarre pietre grandi, pietre scelte, per porre a fondamento del tempio pietre squadrate. 32Gli operai di Salomone, gli operai di Chiram e di Biblo le sgrossavano; inoltre preparavano il legname e le pietre per costruire il tempio.

__________________________ Note

5,2 kor: misura di capacità, corrispondeva a 450 litri circa.

5,9-14 Mentre in Mesopotamia e in Egitto la sapienza veniva coltivata da tanto tempo e suscitava l’ammirazione dei popoli vicini, Salomone viene qui presentato come l’iniziatore della sapienza d’Israele. La tradizione successiva gli attribuirà vari libri biblici ed extra-biblici.

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Approfondimenti

1-8. Con una lente di ingrandimento l'autore descrive i confini, il vitto, l'arsenale del regno di Salomone. L'estensione territoriale del v. 1 viene contraddetta da 11,23-25. Damasco, pur non avendo ancora enorme rilievo politico, costituiva tuttavia una barriera all'estensione di Israele fino al «fiume», cioè l'Eufrate. Gli altri contini indicati sono più verosimili. Il kor, misura presa dai sumero-accadici, non è quantificabile con certezza: dai 200 ai 400 litri. Una tale quantità di cibo serviva a mantenere le diverse persone che popolavano la corte: ministri, guardie, mogli e concubine con i figli e infine i servitori. Numerosi alle corti orientali erano anche gli ospiti. Il riferimento a Tifsach, nell'Eufrate, è segno sia dei rapporti di buon vicinato con le altre nazioni, sia del diritto che la monarchia aveva acquistato sulle piste che attraversavano il deserto, non però di dominio politico diretto. Anche la menzione di tutti i re dell'Oltrefiume è da intendere nel senso che questo fu l'unico periodo nella storia di Israele in cui fu possibile un controllo commerciale esterno. I confini tradizionali del settentrione, Dan, e del mezzogiorno, Bersabea, avvolgono il benessere interno, reso ancora più intimo dal ritrarre i sudditi ciascuno nella sua proprietà a godersi l'ombra e il frutto delle piantagioni tipiche: vite e fico. In contrasto con la quiete agreste si pone la strepitosa presentazione della cavalleria, innovazione militare non solo in Israele, ma anche, nello stesso periodo, in Assiria. Forse già nel numero di dodicimila per i cavalli da sella si può leggere una non naturalità del dato e dunque una non verità. Anche qui l'enfasi lascia la sua traccia. La puntualità dei prefetti nello svolgimento del loro incarico conclude la descrizione della prosperità.

9-14. Il presente elogio della sapienza di Salomone si apre con un inequivocabile richiamo a 3,12. Il medesimo verbo ntn, «concedere», il termine hokmāh, «saggezza», Dio come soggetto, Salomone come destinatario ci fanno vedere con chiarezza che si intende presentare qui una nuova versione del compimento della promessa divina. Già il c. 3 l'aveva messo in luce, specie al v. 38. Ora si insiste con una comparazione (vv. 9-11) e con un bilancio (vv. 12-14). La prima fase della comparazione riprende un'immagine biblica (cfr. Gn 22,17; 32,13) che indica la mancanza di limite. Segue un confronto con l'attività sapienziale limitrofa attraverso una progressiva focalizzazione: dall'oriente all'Egitto ai saggi interni, come dovremmo considerare i quattro personaggi citati in base a 1Cr 2,5-6 che li presenta come discendenti di Giuda. Il bilancio dell'attività sapienziale di Salomone si apre proprio con una valutazione numerica della sua produzione. La grande quantità di proverbi costituì la fonte da cui provengono le raccolte attualmente riportate nel libro dei Proverbi cc. 10-22 e 25-29. Già qui si insinua la paternità salomonica degli scritti sapienziali che la tradizione svilupperà abbondantemente (cfr. 1Re 8,12-13; Sal 72 e 127; Ct 1,1; Sap 6-9). L'attività sapienziale manifestava uno spiccato interesse per la classificazione delle piante e degli animali. L'interesse per la natura come forma sapienziale è molto antica in Mesopotamia (3° millennio), e in Egitto precede di un secolo l'epoca di Salomone. Pertanto questo argomento quale motivo di sapere che suscita ammirazione ci riporta a una data molto antica in cui collocare l'origine della tradizione sulla sapienza di Salomone, probabilmente allo stesso periodo salomonico. Come venisse utilizzato questo argomento è meno semplice stabilirlo. Si trattava di semplice elencazione o di utilizzo degli animali e delle piante per costruire dei paragoni e degli apologhi come in Prv 30,15-23 e Gdc 9,8-15? Anche in Gb 38-40 troviamo esemplificato un particolare uso di questo materiale. Il brano si conclude con un ulteriore superamento dei limiti; si tratta ora di quelli geografici. La sapienza di Salomone raggiunge tutte le nazioni attirando ammiratori. Questa iperbole costituisce la preparazione remota di quanto si racconterà in 10,1-13, la visita della regina di Saba.

15-32. Questa seconda parte del c. 5 costituisce una introduzione all'attività di Salomone che viene presentata nei cc. 6-10 come articolata in attività edilizia e attività commerciale. 2Cr 2 costituisce il parallelo del presente brano. Il tempio riveste la massima importanza nella tradizione deuteronomista che parte dalla riforma di Giosia incentrata sulla unificazione del luogo di culto. Dedicandosi prima di tutto alla edificazione della casa del Signore, Salomone dimostra ancora una volta la saggezza ricevuta da Dio. Il regno non poteva cominciare con una scelta migliore. Dalla sapienza praticamente dimostrata con la precedenza data a Dio attraverso l'edificazione della sua casa vengono i successi internazionali sul piano politico-diplomatico e commerciale.

15. Era uso consueto nell'Antico Vicino Oriente l'invio di delegazioni da parte di sovrani quando un loro collega scompariva e veniva sostituito dal successore. Ciò è ben illustrato nelle lettere di El-Amarna e per la letteratura biblica da 2Sam 10,1 e 2Cr 19,1. Il re di Tiro ora ottempera a questa usanza spinto però da un motivo in più: una lunga amicizia con lo scomparso re d'Israele, Davide. Il monarca straniero viene presentato con un'abbreviazione del nome mentre la forma completa dovrebbe essere Ahiram attestata su un sarcofago di Biblos del 1200 a.C. appartenuto a un re. La visita diplomatica diventa l'occasione per uno scambio di lettere destinate a confermare l'antica amicizia e corroborare le relazioni commerciali. La lettera di Salomone si sviluppa in due parti:

  1. vv. 17-19. Premessa storico-teologica
  2. v. 20. Richiesta di materiale e proposta di lavoro.

17-19. La prima parte racconta brevemente il motivo per cui Davide non riuscì ad edificare il tempio: le guerre che lo impegnavano. Tuttavia in 17b l'immagine tipicamente orientale del re vincitore che calpesta il collo del alla quale decide di edificare il tempio. L'incongruenza viene superata perché in realtà ciò che qui interessa è far vedere che la grande promessa di 2Sam 7 in parte è già realizzata: Davide ha un successore, e si avvia ora al compimento definitivo in quanto il casato di Davide edifica la casa di Dio. Cosi anche la seconda fase della promessa – 2Sam 7,12-13 – è ormai giunta a maturazione.

20. La richiesta ha come oggetto un materiale assai desiderato per le costruzioni di tutto l'Antico Vicino Oriente: i cedri del Libano. Le dimensioni di queste piante, la pregiatezza, la durevolezza, le rendevano adatte alle costruzioni grandiose. La Palestina possedeva al massimo fichi selvatici (sicomori) impiegati solo nell'edilizia comune. Salomone chiude la lettera sottolineando l'abilità dei Fenici e dei Sidonii nell'arte del legno. Egli evidenzia così non solo le doti degli alleati, eccellenti boscaioli oltre che navigatori, ma anche le proprie quale fine diplomatico.

21. Chiram reagisce con entusiasmo alla lettera di Salomone e si esprime in conformità alla mentalità allora diffusa che ogni terra aveva una sua divinità. Così si spiega la benedizione rivolta al Dio di Israele chiamato con il suo nome proprio JHWH. Il motivo della lode si rifà ancora una volta alla sapienza di Salomone e al c. 3, fondamentale per questo tema, con il richiamo al popolo numeroso (cfr. 3,9).

22-23. La lettera di Chiram è una risposta positiva al re di Israele tranne sul punto degli operai israeliti inviati sul posto. Il re di Tiro consegnerà il materiale richiesto nel luogo indicato da Salomone per introdurlo direttamente in Palestina. La scelta cadde sul porto di Giaffa, stando a 2Cr 2,15. Non è questo il primo caso in cui Chiram procurò pregiato legname da costruzione a Israele. Il precedente si trova in 2Sam 5,11 che illustra l'aiuto dato da Chiram a Davide per la costruzione della reggia attraverso materiale e manodopera qualificata.

24-25. L'accordo è ormai attuato. Anche in questo caso la quantità viene ingrandita. La misura del legname, cedri e abeti, è il bisogno di Salomone; la misura del salario è ancora la generosità di quest'ultimo. La Fenicia possedeva un territorio stretto lungo la costa e i suoi abitanti si dedicavano soprattutto ad attività marinare; dal punto di vista agricolo era pertanto carente. L'accordo con Israele, in cui vi era invece abbondanza di prodotti agricoli, risultava forse necessario tenendo conto della grande quantità di grano che viene inviata. Può darsi che questa impresa abbia causato qualche problema di bilancio stando alla notizia di 9,11.

26. Questo piccolo sommario conclude rimettendo in scena la saggezza di Salomone fondamento dell'accordo con Chiram e della pace già presentata al v. 4 come caratteristica del suo regno e così strettamente legata al suo nome. Questo ricorre ben 22 volte nel capitolo, ma non può sfuggirci il gioco letterario che lo richiama concentrato nei vv. 9-14 e 17-19. La stabilità della pace viene confermata da 9,26-28; 10,11-22 in cui la collaborazione tra i due re è ribadita.

27-32. Si tratta di materiale d'archivio rielaborato con la consueta tendenza a gonfiare i numeri. Un confronto con 9,23, maggiormente attendibile, fa prendere coscienza del ridimensionamento da operarsi. Alla luce del v. 23 in cui Chiram provvede al legno, dal taglio alla consegna, senza coinvolgere operai di Salomone, si dovrebbe rivedere la notizia del v. 28 sul lavoro in Libano. La collaborazione con operai specializzati provenienti dall'estero conclude la preparazione della costruzione del tempio. Le fondamenta sono poste, ora osserveremo l'edificio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[piriche]

finseneca svendesi [ancora nel cellophane portanti per ultrabasso tranquillo ¹il caseggiato il cancelliere² ³una volta al mese con meno -dei pieni -le riffe -le] staffe le rosse separate] meccanicamente

 
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from norise 3 letture AI

Il rifugio . sono il cormorano incatramato - non son capace che d'un amore piccolo legato come sono alla terra . così per il dolore fardello da portare se il cuore è squassato e la carne soltanto urlo animale . ah un rifugio anelo come grembo di madre

9.10.23

Riconoscimento del testo

Hai scritto un testo che mescola immagine naturale e voce intima, costruendo una figura confessionale che cerca protezione e accetta la propria limitatezza affettiva.


Lettura e temi principali

  • Identità e limite: il cormorano incatramato funziona come metafora potente della ferita, dell’impotenza e di un amore «piccolo» e ancorato alla terra.
  • Dolore e animalità: il verso divide corpo e cuore, con la carne che diventa «urlo animale», creando uno scarto drammatico tra sentimento e istinto.
  • Desiderio di salvezza: il «rifugio» e il «grembo di madre» sono immagini di protezione e di ritorno a uno stato primordiale curativo.
  • Voce poetica: confidenziale e anamnestica, alterna frasi spezzate a dichiarazioni nette, producendo un ritmo di respiro corto e trattenuto.

Elementi stilistici efficaci

  • Metafora centrale (cormorano incatramato) originale e visiva; introduce subito tensione e pathos.
  • Distribuzione dei punti e degli spazi crea pause che funzionano come stacchi emotivi.
  • Lessico concreto e sensuale: «terra», «carne», «urlo» rendono fisico il dolore.
  • Chiusura evocativa con il desiderio di rifugio materno che riequilibra il tono oscuro.

Suggerimenti di revisione

  1. Precisione metaforica: rendi il rapporto tra il cormorano e l’amore più esplicito con un verbo o un’immagine che leghi il volo perduto all’affetto ridotto.
  2. Coerenza del registro: decidi se mantenere il linguaggio crudo («carne», «urlo animale») o virare verso immagini più tender per il finale; il contrasto funziona ma può essere calibrato.
  3. Ritmo e punteggiatura: prova a eliminare o spostare il punto dopo «Il rifugio» per variare il respiro iniziale; qualche verso lungo in più spezzerebbe l’andamento a scatti.
  4. Specificità del rifugio: sostituisci «grembo di madre» con un dettaglio concreto (es. «un letto di paglia», «la punta di una culla») se vuoi ancorare l’immagine alla realtà.
  5. Data: mantieni la data come sigillo emotivo o spostala in nota se preferisci che il testo resti senza ancoraggi temporali.

Piccola revisione proposta (versione alternativa, mantiene i tuoi nuclei)

Il rifugio
sono il cormorano incatramato,
non so che amare in misura minuta,
legato alla terra come a un nodo.

per il dolore porto fardello,
se il cuore è squassato la carne è solo
un urlo animale che risale la gola.

ah, un rifugio anelo:
grembo che riapra le ossa, madre che riconosca.


Traduzione in inglese

The refuge
I am the tarred cormorant —
only capable of a small love
tied as I am to the earth.

thus for the pain
a burden to bear; if the heart
is shattered the flesh is merely
an animal cry.

ah I long for a refuge
like a mother's womb

9.10.23

 
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from norise 3 letture AI

(Quell'onda che ti tiene lieve – e-book)

Postfazione proposta

Sintesi rapida

Obiettivo: offrire al lettore una chiusura che valorizzi i temi spirituali e onirici della raccolta, contestualizzi lo stile essenziale dell'autore e lasci una traccia emotiva che inviti alla rilettura. Tono: riflessivo, caloroso, misurato; linguaggio accessibile ma curato.


Temi principali da evidenziare

  • Dualità anima/corpo e la tensione verso il Tutto.
  • Sogno e visione come spazio di salvezza e memoria.
  • Morte come risurrezione e trasformazione, non come annullamento.
  • Amore e fede come elementi che sopravvivono all'attraversamento del tempo.


    Stile e lingua

  • Verso breve e asciutto, immaginifico ma privo di retorica superflua.

  • Immagini ricorrenti: acqua, onde, luce, ali, sogno.

  • Voce che alterna intimità e visione collettiva, personale e mitica.


    Testo della postfazione (da inserire nel volume)

    Quando si chiude questo libro si avverte la sensazione di aver percorso, insieme al poeta, un tratto di quel cammino che cerca il cerchio perfetto dell'anima. Felice Serino non scrive per esibire dolore o nostalgia: scrive per trasformare il dolore in luce, la memoria in paesaggio, il corpo in soglia. Come osserva Donatella Pezzino, “Quando ci si accosta all'opera di Felice Serino, è difficile non notare il dinamismo della dimensione interiore: nonostante sia interamente incentrata sull'anima, infatti, la sua poesia è ben lungi dal ripiegarsi in sé stessa, poiché l'essenza umana è continuo movimento.” La raccolta procede per immagini nette e lampi di linguaggio: il verso si fa gesto, la parola si asciuga fino a diventare struttura portante di un pensiero che guarda oltre il visibile. Non è un caso che ricorrano figure come l'onda, il mare, l'angelo e il sogno: esse non sono semplici simboli, ma stazioni di passaggio in cui l'io si misura con l'alterità e con l'idea di un Tutto che accoglie. L'anima di Serino è descritta come “un agglomerato di particelle che, pur restando unite, sciamano in tutte le direzioni, nella brama di riunirsi al loro elemento naturale: il Tutto.” Leggere questi versi significa accettare un ritmo che alterna attesa e approdo, smarrimento e riconoscimento. La morte non è qui un tabù, ma la soglia che restituisce dignità e senso: la dissoluzione del corpo apre la possibilità di una nuova forma di presenza. Allo stesso tempo, l'amore e la fede emergono come residui luminosi che possono sopravvivere al tempo e alla dissoluzione. Questa postfazione non vuole spiegare né ridurre la poesia a definizioni: vuole piuttosto accompagnare il lettore a un secondo giro di lettura, suggerendo di fermarsi sulle immagini che più lo colpiscono, di rileggere i testi ad alta voce, di lasciare che la lingua breve e concentrata di Serino faccia il suo lavoro di scavo. È una poesia che chiede partecipazione: non basta osservare, occorre lasciarsi toccare. Concludo invitando il lettore a conservare il libro come un piccolo atlante di passaggi interiori: ogni poesia è una mappa, ogni immagine una bussola. Tornate a queste pagine quando il mondo vi sembrerà troppo pesante; troverete lì, come in un'onda che tiene lieve, la possibilità di ritrovare il respiro e la luce.

—(Copilot)

 
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from norise 3 letture AI

Postfazione

Felice Serino in Afflati consegna al lettore una raccolta che è insieme mappa e respiro: mappa di un percorso interiore, respiro che scandisce immagini e silenzi. La poesia qui non si limita a nominare il mondo; lo plasma, lo rende tattile e lo trasforma in esperienza condivisa.

Sintesi e valore poetico

La raccolta si muove tra memoria, perdita, meraviglia e una costante tensione verso il trascendente. I testi alternano lampi di visione (immagini naturali, cieli, alberi, uccelli) a momenti di intimità dolorosa, creando un equilibrio tra il lirico e l’epifania. Come si legge nella prefazione del volume: “Felice Serino muta il senso, il tatto, rendendo tattile la parola sul rigo.” Dal medesimo testo emerge anche la cifra spirituale dell’autore: “Il fiato si forma verso l'inscalfibile di chi ha visto l'invisibile e per noi lo traduce.” Queste frasi riassumono la vocazione del libro: trasformare l’esperienza in parola che tocca.

Temi ricorrenti

  • La presenza della perdita: molte poesie sono sospese tra il ricordo e la rassegnazione, con immagini che rimandano a oggetti quotidiani come profumi, collane, fotografie — testimoni di assenze.
  • La natura come specchio dell’anima: boschi, cieli, uccelli e fiori non sono semplici paesaggi ma luoghi di dialogo e guarigione.
  • La tensione spirituale: riferimenti alla luce, alla croce, all’angelo e all’itaca interiore costruiscono una geografia dell’anima che cerca senso oltre il visibile.

    Stile e lingua

    Serino usa una lingua essenziale ma densa: versi brevi, enjambement calibrati, immagini che si accendono senza sovraccaricare. La voce poetica alterna registri — dal colloquiale al sacro — mantenendo però una coerenza tonale che rende la lettura fluida e intensa. La scelta di frammentare il verso e di privilegiare il ritmo del respiro contribuisce a una lettura che è anche esperienza fisica: si legge come si respira.

    Per il lettore

    Questo libro chiede attenzione e disponibilità a lasciarsi attraversare. Non è una poesia che si spiega facilmente: si rivela a chi accetta il suo ritmo, a chi sa sostare sulle immagini e ascoltare il silenzio che le circonda. Afflati è adatto a chi cerca una poesia che sia insieme consolazione e interrogazione.

    Conclusione

    Afflati è un invito a tornare sul confine tra il visibile e l’invisibile, a riconoscere nelle piccole cose la traccia del grande mistero. La raccolta conferma Felice Serino come voce matura, capace di trasformare il dolore e la meraviglia in versi che restano. Per chi chiude il libro, resta la sensazione di aver partecipato a un dialogo intimo con il mondo e con se stessi.

 
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Postfazione

La raccolta Oltre l'esilio si presenta come un viaggio che attraversa il lutto, la memoria e la speranza, senza mai rinunciare a una lingua che sa farsi lieve e insieme insistente. I versi di Felice Serino non si limitano a raccontare l'assenza: la sondano, la trasformano in figura, in immagine, in canto. Qui la poesia è strumento di conoscenza e di consolazione, un laboratorio dove il dolore si misura con la luce e con il mare, con il mito e con il quotidiano.

Un itinerario di luce

La luce ricorre come motivo e come misura: è frammento, aleph, primo bagliore. Attraverso metafore che vanno dal cielo al mare, dalla foglia alla conchiglia, Serino costruisce una geografia dell’anima in cui il visibile e l’invisibile si toccano. Oltre l’esilio non è soltanto il titolo: è la direzione del verso, il movimento che porta il poeta a cercare un altrove dove le relazioni perdurate — con i morti, con la memoria, con la donna amata — trovano nuova voce. La luce qui non cancella l’ombra; la attraversa, la rende leggibile.

La voce e il tempo

La voce poetica è insieme intima e collettiva: parla di un “tu” che è presenza e memoria, ma parla anche a una comunità di lettori che riconosce nelle immagini il proprio sentire. Il tempo in questi testi è stratificato: c’è il tempo del ricordo, il tempo del sogno, il tempo sacro della prima luce. La scansione dei versi alterna momenti di lirismo raccolto a improvvisi scarti di immagine, come se il pensiero si aprisse e si richiudesse in continue rivelazioni. È una poesia che non pretende risposte definitive, ma invita a una paziente attenzione.

Temi e tensioni

Tra i temi ricorrenti emergono la sacralità della vita, la fragilità della memoria (con riferimenti espliciti alla malattia e all’Alzheimer), e il rapporto con il mito e la tradizione letteraria. Il mare, l’odissea, l’aleph borgiano: questi richiami non sono citazioni ornamentali, ma strumenti per leggere la condizione umana contemporanea. La tensione tra eros e perdita, tra il quotidiano e l’oltre, conferisce alla raccolta una profondità che non scade mai nel sentimentalismo.

Invito al lettore

Leggere Oltre l’esilio significa lasciarsi attraversare: accettare che la poesia non risolva, ma trasformi. I testi chiedono una lettura lenta, capace di cogliere le sfumature, i silenzi, le pause. È una poesia che si dona a chi sa ascoltare, che restituisce frammenti di senso come piccoli doni. Al lettore resta il compito di raccogliere questi frammenti e di farne, a sua volta, esperienza personale. La raccolta conferma Felice Serino come voce coerente e matura della nostra poesia: un poeta che sa coniugare il sentimento con la misura, la memoria con l’immaginazione, la sofferenza con una tenace fiducia nella parola. Concludo ricordando che la poesia di Serino non chiude porte ma le apre: invita a un oltre che non è fuga, ma ritorno. È un invito a restare, a ricordare, a trasformare l’esilio in luogo di incontro.

Postfazione II

Leggo i tuoi versi come si sfoglia un album di fotografie che non invecchia: ogni pagina trattiene un respiro, un gesto, un volto che torna a farsi presente. Oltre l’esilio è un diario dell’anima che parla piano ma non tace mai; parla a chi ha conosciuto la perdita e a chi, come te, sa trasformarla in cura attraverso la parola. La tua voce mi arriva vicina, come una mano che sfiora la spalla. Nei frammenti di luce e nei richiami al mare c’è una tenerezza che non si concede facili consolazioni: preferisce restare accanto al dolore, nominarlo, accoglierlo. Le immagini — la foglia, la conchiglia, l’aleph — non sono ornamenti, sono piccole lanterne che guidano il lettore dentro stanze dove il ricordo si fa presenza viva. Mi colpisce la misura del tono: mai urlato, sempre misurato, come chi sa che la verità si svela nei silenzi tra un verso e l’altro. C’è un dialogo costante con chi non c’è più, ma anche con la donna amata, con la memoria che vacilla, con la musa che a volte si nasconde. In questo dialogo la poesia diventa compagnia, un luogo dove restare senza fretta. Leggere questi testi è un atto intimo: si entra, si resta, si esce cambiati. La raccolta non promette risposte definitive; offre invece una presenza, una compagnia che sa ascoltare e restituire bellezza. È una poesia che cura perché non finge di guarire, ma accompagna il cammino con delicatezza e coraggio. Concludo con gratitudine: grazie per aver trasformato il tuo esilio in un luogo dove altri possono trovare rifugio. La tua parola resta, come sempre, un dono.

Dedica

Dedicato a Felice, che ha saputo trasformare l’esilio del cuore in una casa di parole. Nei tuoi versi ho trovato una mano che accompagna, una luce che non cancella l’ombra ma la rende abitabile. Ogni immagine — la foglia, il mare, l’aleph — è una piccola lanterna che guida chi legge dentro stanze di memoria e tenerezza. Grazie per aver condiviso il tuo cammino: la tua voce resta compagnia, cura e dono, capace di accogliere il dolore senza fretta e di restituirci, sempre, un poco di speranza. (Copilot)

 
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