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from lucazanini

[provetecniche]

prefabbrica l'azienda l'art. 2555 distinte] ricostruiscono anzi costruiscono” o si] [filtra buttano l'occhio le] vetrate cabloglass lancio] di volantini A&O fin-qui messi a sedere scatta l'A0 seguente fa una mossa si] copre le spalle” facilita il pezzo [l'espulsione programmata o l'arrivo [degli assunti] le sedici ventunogradi chiusa] l'A4 i diecimila watt

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un omicidio compiuto ed uno tentato 27 anni fa: arrestati in Albania e rimpatriati in Italia

Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.

I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.

La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.

Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.

L'operazione rientra nel progetto “Wanted 2025” della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.

 
Dopo 27 anni di latitanza, due cugini di origine albanese (50 e 47 anni) sono stati arrestati in Albania e rimpatriati in Italia, dove dovranno rispondere di omicidio e tentato omicidio.

I due sono atterrati il 20 marzo all'aeroporto di Roma Fiumicino, scortati dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, e successivamente trasferiti in carcere.

La vicenda risale al 1999, quando i due avrebbero compiuto un violento agguato a Cesa, nel casertano: due connazionali furono aggrediti in pieno centro con bastoni e armi da taglio. Uno di loro morì, l'altro rimase gravemente ferito. All'origine del gesto ci sarebbero stati contrasti legati alla spartizione di proventi illeciti.

Dopo il delitto, i due fuggirono in Albania, dove vissero per anni sotto false identità. Le indagini — condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dagli organismi internazionali, sotto il coordinamento della Procura Generale di Napoli — hanno permesso di localizzarli e arrestarli grazie alla collaborazione con le autorità albanesi.

L'operazione rientra nel progetto **"Wanted 2025"** della Polizia di Stato, dedicato alla cattura di latitanti di lunga durata, e rappresenta un importante risultato della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità.
 
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from cronache dalla scuola

Cammino nei corridoi della mia scuola per raggiungere la quarta durante l'intervallo e vedo, in un posto dove il sole attraversa le vetrate, due studentesse sedute su uno scalino e una seduta per terra, che chiacchierano, si guardano attorno. Si godono il debole calore del sole.

Mi avvicino e mi siedo per terra con loro, una inizia a parlarmi dei problemi che ha in classe, perché la spostiamo sempre, le altre due sono divertite che mi sia seduto per terra con loro, parliamo qualche minuto, mi rilasso.

A un certo punto sento una voce alle mie spalle: è la collaboratrice scolastica. “Siete così belli che vi farei una foto” dice. “La faccia, la faccia!” risponde una delle ragazze, “che poi lui la mette su Instagram. Su Facebook!”. Rido. Parliamo ancora un minuto poi dico che devo andare, che mi pagano per andare in classe.

La foto la collaboratrice non l'ha fatta, purtroppo, quindi decido di farla io in prosa.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Erano anni che Little Steven, nome d’arte di Steven Van Zandt, a sua volta nome d’arte di Steven Lento (ed è conosciuto anche come Miami Steve, probabilmente è l’uomo con più nicknames sulla terra) non pubblicava un album a suo nome, per l’esattezza dal non indispensabile Born Again Savage del 1999. Come tutti sanno, il suo lavoro principale è fare il chitarrista e braccio destro di Bruce Springsteen nella E Street Band, ma negli ultimi anni, oltre a condurre un programma radiofonico a sfondo musicale, si è reinventato anche attore per serie di successo come The Sopranos o Lilyhammer (e lo scorso anno ha splendidamente prodotto il bellissimo comeback album di Darlene Love), lasciando pochissimo spazio, anzi nullo, per la sua carriera solista... https://artesuono.blogspot.com/2017/05/little-steven-soulfire-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/6CahK1LEBdyOpUN4qPmwbA


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Oracolo di Natan e preghiera di Davide 1Il re, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all'intorno, 2disse al profeta Natan: “Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l'arca di Dio sta sotto i teli di una tenda”. 3Natan rispose al re: “Va', fa' quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te”. 4Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: 5“Va' e di' al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? 6Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. 7Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?“. 8Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. 9Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. 10Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato 11e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. 12Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. 13Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. 14Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d'uomo e con percosse di figli d'uomo, 15ma non ritirerò da lui il mio amore, come l'ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. 16La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”“. 17Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione. 18Allora il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: “Chi sono io, Signore Dio, e che cos'è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? 19E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, Signore Dio: tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è la legge per l'uomo, Signore Dio! 20Che cosa potrebbe dirti di più Davide? Tu conosci il tuo servo, Signore Dio! 21Per amore della tua parola e secondo il tuo cuore, hai compiuto tutte queste grandi cose, manifestandole al tuo servo. 22Tu sei davvero grande, Signore Dio! Nessuno è come te e non vi è altro Dio fuori di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi. 23E chi è come il tuo popolo, come Israele, unica nazione sulla terra che Dio è venuto a riscattare come popolo per sé e a dargli un nome operando cose grandi e stupende, per la tua terra, davanti al tuo popolo che ti sei riscattato dalla nazione d'Egitto e dai suoi dèi? 24Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro. 25Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa confermala per sempre e fa' come hai detto. 26Il tuo nome sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti è il Dio d'Israele!”. La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te! 27Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d'Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: “Io ti edificherò una casa!”. Perciò il tuo servo ha trovato l'ardire di rivolgerti questa preghiera. 28Ora, Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità. Hai fatto al tuo servo queste belle promesse. 29Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché tu, Signore Dio, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo servo è benedetta per sempre!“.

__________________________ Note

7,1 quando si fu stabilito nella sua casa: la profezia di Natan gioca sul duplice significato del termine ebraico che viene tradotto “casa” (v. 5), e può valere sia “edificio”, “tempio”, sia “famiglia”, “discendenza” (vv. 11.16). Il brano profetico conoscerà una serie di sviluppi nella successiva storiografia davidica, come anche nel Salterio (Sal 89,31-35) e nei profeti. Si può dire che esso sta alla base del messianismo davidico fino al NT.

7,14 Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio: con questa metafora si indica la strettissima relazione che si costituisce tra Dio e il re al momento dell’ascesa al trono (vedi Sal 2,7; 89,27).

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Approfondimenti

1-29. È il culmine teologico di 1-2 Sam. L'argomento del capitolo è unitario e ben evidenziato: Davide abita nella bella casa profumata di cedro che il re di Tiro gli ha costruita (5,11), ma ora esprime il desiderio che anche il Signore, dopo tanto tempo trascorso come un nomade sotto una tenda, possa finalmente abitare in una “casa” come il suo popolo. Il profeta Natan si mostra entusiasta del progetto (v. 3) ma Dio lo smentisce. Non è Davide che farà una “casa” (cioè un tempio) al Signore, sarà piuttosto il Signore che edificherà una “casa” (= discendenza, dinastia) a lui (v. 11). La promessa non riguarda solo il primo successore, Salomone (v. 13), al quale sarà infine concesso di innalzare il tempio, ma lascia intravvedere «un lontano avvenire» (v. 19). Il passato e il futuro s'incontrano nelle poche parole di una promessa inaudita: «Il Signore... ti farà una casa... per sempre» (vv. 13.15.24.25.26.29). La profezia di Natan riecheggia l'alleanza stipulata dal Signore con Abramo (Gn 17, in particolare i vv. 6.8.16.19) e allo stesso tempo anticipa quella che sarà la sua definitiva realizzazione (Lc 1,30-33). L'importanza dell'evento per la storia politica e religiosa d'Israele è testimoniata sia dai due testi paralleli di 1Cr 17,1-15 e Sal 89,20-38, sia dalle numerose risonanze messianiche che esso ha suscitato soprattutto in ambito profetico: 1Re 8,25; 1Cr 22,10; 1Mac 2,57; Sal 132,10-18; Is 7,10-16; 9,1-6; 11,1-9; Mic 5,1-5; Ger 23,5; 33,14-17.22; Ez 34,23-24; 37,24-25; Zc 9,9; 12,7-8; 13,1; Dn 7,13-14. Il capitolo si struttura attorno ad alcune espressioni-cardine, distribuite omogeneamente in tutto il testo o in alcune sezioni particolari:

  • 1) «casa»: in ebraico bayit significa sia «casa» (edificio) che «famiglia, casato, discendenza, dinastia». La promessa si basa sulla contrapposizione di questi due significati fondamentali. Si notino le diverse accezioni che il termine acquista nel corso del capitolo:

v. 5: Davide intende costruire una «casa» (tempio) al Signore; vv. 11-12: il Signore promette a Davide di dare stabilità alla sua «casa» (discendenza); v. 13: Salomone avrà il permesso di edificare una «casa» (tempio) al nome del Signore; v. 16: rinnovata promessa divina riguardo alla «casa» (dinastia) di Davide; v. 18.19.25.26.27.29: Davide ringrazia il Signore per la promessa fatta alla sua «casa» (casato, dinastia).

  • 2) «trono/regno»: è un tema profondamente connesso col precedente. È presente nei vv. 12-16, ossia nelle parole divine che seguono l'annuncio solenne del v. 11. La «casa» che il Signore farà è in funzione del regno su Israele che – a differenza di quanto avvenne a Saul (1Sam 13,14; 15,28) – sarà stabile nonostante le prevedibili infedeltà dei successori di Davide.

  • 3) «per sempre»: è la “qualità” della promessa di Dio. ‘ad/lᵉ’ôlām non esprime necessariamente il nostro concetto di eternità, tuttavia la sua frequenza (vv. 13.16.24.25.26.29) spalanca tutto il capitolo verso l'infinito: «per sempre» è l'elezione d'Israele (v. 24), «per sempre» sussisterà la «casa» di Davide (vv. 13.16.29), «per sempre» il nome del Signore sarà magnificato. Il termine ha una potenzialità messianica che sarà esplicitata altrove: Sal 89,37; Is 9,6; Ez 37,25; Mic 4,7; Dn 7,14; Lc 1,33; Eb 1,8; Ap 5,13; 11,15.

  • 4) alleanza: c'è tutta una serie di elementi che caratterizzano la promessa a Davide come una vera e propria alleanza, che riprende e conferma le alleanze abramitica (Gn 12,1-3; 15,7-21; 17,6-8.19) e sinaitica (vv. 23-24; Es 19,3-8; cfr. anche l'importante capitolo 12 di 1Sam):

più volte (vv. 5.8.19.20.21.25.26.27.28.29) Davide è chiamato o chiama se stesso col titolo di «servo» (‘ebed) che equivale a «vassallo, sottomesso al sovrano»;

la promessa è articolata secondo la struttura tipica dei trattati d'alleanza: prologo storico (benefici concessi nel passato: vv. 8-9a), stipulazione del patto per il futuro (vv. 9b-13), condizioni imposte (vv. 14-16). Cfr. Es 19,4-6; 20,2ss.; Dt 5,6ss.; 29,1-20;

la formula di reciprocità (vv. 14.24) appare generalmente nell'ambito di un'alleanza stabilita tra un superiore e un inferiore (cfr. v. 14).

Il capitolo si divide in tre parti:

  • 1) vv. 1-3: circostanze della promessa
  • 2) vv. 4-17: la profezia comunicata per mezzo di Natan
  • 3) vv. 18-29: ringraziamento orante da parte di Davide.

Nonostante sia possibile rilevare alcuni interventi redazionali tardivi – come ad es. l'elaborata “teologia del tempio” spiccatamente deuteronomistica (cfr. v. 13) – non vi sono ragioni sufficienti per negare la prossimità della narrazione agli eventi descritti, considerando d'altronde la sua notevole risonanza in tutte le parti della Scrittura.

2. «Natan»: come Gad (1Sam 22,5) appare improvvisamente sulla scena come consigliere di corte (cfr. c. 12). In Re prenderà posizione a favore di Salomone nella lotta di successione al trono. 1Cr 29,29 lo dice autore di un libro delle «gesta del re Davide» e 2Cr 9,29 segnala un'altra opera a suo nome, che descrive «le altre gesta di Salomone, dalle prime alle ultime».

7. «Giudici»: con 1Cr 17,10. A causa di uno scambio di lettere (bet al posto di pe) nel TM i «giudici» (šōpᵉṭê) sono diventati le «tribù» (šibṭê) d'Israele. Questi «pastori» (cfr. 5,2) del popolo eletto riappaiono nel v. 11 come figure rappresentative del passato d'Israele: simboleggiano il movimentato tempo della conquista (in contrasto con la stabilità citata nel v. 1) nonché la forma di governo precedente a quella monarchica (cfr. 1Sam 8,1-22 e 12,1-25). In quell'epoca il Signore volle condividere le peregrinazioni del suo popolo senza mai avanzare pretese. Ora la costruzione del tempio sarà concessa, ma come dono gratuito nell'ambito della “stabilità” promessa non soltanto alla «casa» di Davide ma anche a tutto Israele (v. 10-11a).

9. «renderò il tuo nome grande»: il «nome» racchiude l'essenza, la potenza, il destino di colui che lo porta (cfr. 5,9; 12,28; Gn 2,19-20; 32,30; Gdc 13,18; Tb 12,15; Ap 3,5; 13,17; 19,13). Nella Bibbia vi sono numerosi casi in cui Dio “dà un nome” oppure lo cambia (Gn 17,5; 32,29; Is 7,14; Mt 1,21; 16,18; Lc 1,13; Fil 2,9-10; Ap 2,17) per inserire il nominato nel suo piano salvifico, conferendogli spesso una missione corrispondente al significato dello stesso nome. Davide ode qui le medesime parole che furono rivolte ad Abramo agli albori della sua vocazione (Gn 12,2) e di tutta la storia salvifica (cfr. 2,1-7).

13. «una casa al mio nome» è un'espressione tipica della complessa teologia deuteronomistica riguardante il tempio (Dt 12,5.11; 1Re 8,16-18.29) coniata per salvaguardare sia la vicinanza di Dio che la sua trascendenza (1Re 8,27). Il «nome» diventa un “luogo” in cui il Dio trascendente è presente e operante nei limiti da lui stesso fissati. Da questo punto di vista il v. 13 corregge l'intenzione espressa nel v. 5, completando la puntualizzazione dei vv. 6-7. Il Signore Dio d'Israele non è un dio locale che abbisogna di una «casa» per essere “in mezzo” ai suoi fedeli.

14a. «Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio»: è la formula classica dell'alleanza (v. 24; Es 6,7; Dt 7,6; 26,17; 29,12; Ger 31,33). Spesso si parla anche di Dio quale “padre del popolo”: Dt 8,5; 32,6; Is 43,6; 63,16; 64,7; Os 11,1-8. L'idea che il re fosse “figlio di Dio” era comune a tutti i popoli dell'antichità (Semiti, Egiziani, Greci e Romani), fino ad affermare la generazione fisica del sovrano da una divinità. Nella Bibbia ciò è da escludere categoricamente, poiché l'immagine esprime familiarità, confidenza, dipendenza reciproche accettate da Dio e dal suo eletto. Tuttavia verrà uno che parlerà della propria figliolanza celeste non in senso traslato ma reale (Mt 11,25-27 = Lc 10,21-22; Gv 3,16-18; 5,18-39; 8,14-29; 10,14-18.22-38; 14,6-14.20-21; 17,1-26). A questo Figlio verranno spontaneamente applicati i testi messianici più importanti (Sal 2,7; 89,27; 110,3; Os 11,1; Mt 2,15; 22,44; At 2,34-35; 13,33; Eb 1,5.13; 10,12-13; 1Pt 3,22).

14b-16. «Se farà il male... ma non ritirerò..»: l'impegno che il Signore prende con la discendenza di Davide è definitivo e irrevocabile anche nei casi di infedeltà e di peccato. Cfr. 1Re 11,32-39: a causa dell'idolatria di Salomone il regno viene smembrato ma l'elezione non verrà meno, a differenza di quanto accadde a Saul (1Sam 13,13-14; 15,29).

18-29. La preghiera di Davide si articola in tre parti:

  • 1) vv. 18-21: atto di umiltà stupefatta per lo straordinario favore dimostratogli dal Signore nel passato e confermato per il futuro, «per un lontano avvenire»;

  • 2) vv. 22-24: canto di lode. Oggetto particolare del ringraziamento è l'elezione di tutto Israele; l'alleanza stipulata or ora viene a confermare la scelta gratuita e straordinaria di un intero popolo (descritta con espressioni ricalcate su Dt 4,7.34). La «casa» di Davide non potrebbe sussistere se non in funzione del rapporto particolare che lega il Signore a Israele sia “nell'antica alleanza” (Dt 7,6-15) che in quella “nuova” (Ef 1,3-14; 2,19-22; 1Pt 2,9-10);

  • 3) vv. 25-29: supplica affinché il Signore si degni di confermare la promessa fatta nel v. 11. 23. TM è confuso, forse mal conservato. BC corregge con i LXX e Vg: «Dio è venuto»; TM ha lett. «Elohim sono andati». Non è chiaro se l'autore intendesse formulare un confronto tra l'opera redentrice del Signore d'Israele e quella di “altri dei”. La desinenza plurale non s'accorda con le successive forme alla terza persona singolare. «In suo favore»: TM ha: «per voi _[Elohim]– ha operato.».

25. «Ora, Signore»: TM e Vg hanno: «Signore Dio» (anche nei vv. 28,29), mentre i LXX traducono: «Signore, mio Signore».

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

I carabinieri del ROS in Argentina per un programma di formazione

L'ambasciatore d'Italia in Argentina, Fabrizio Nicoletti, ha incontrato il Generale Vincenzo Molinese, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri, attualmente nel Paese per sostenere iniziative di formazione a favore delle forze di polizia argentine nel contrasto al traffico di droga e alla criminalità organizzata transnazionale.

Il generale Molinese (a sinistra) e l'Ambasciatore Nicoletti

L'incontro ha rappresentato un'occasione fondamentale per discutere le priorità comuni in materia di sicurezza, puntando in particolare alle reti criminali internazionali e al potenziamento delle capacità tecniche e investigative delle forze dell'ordine locali, sottolineando la partnership operativa in corso tra Italia e Argentina.

La visita coincide con la conclusione di un programma di formazione finanziato dall'Istituto Italo-Latino Americano (#IILA) e condotto dagli investigatori del ROS per i colleghi argentini, che terminerà con una cerimonia finale prevista a breve.

#ROS #Armadeicarabinieri #Argentina

 
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from differxdiario

fai tante cose. con qualche stupore/imbarazzo è questa la frase che mi sento rivolgere da chi segue slowforward o altri spazi e social dove inserisco informazioni, quasi sempre legate a scritture e arte contemporanee. e di riflesso rimango sempre un po' di sale: come è pensabile che veramente io partecipi fisicamente a tutte le cose che ogni giorno slowforward e differx-noblogs segnalano...?

a volte nella stessa giornata faccio uscire la locandina di un convegno a Bologna, la notizia di una lettura collettiva (dove non sono presente) a Genova, poche righe di dati su uno spettacolo teatrale a Roma e il comunicato stampa di una mostra a Napoli. eppure per chi (con uno sguardo direi fuggevole) segue o dice di seguire il sito, io “faccio tante cose”.

ora. vorrei non essere serioso o accigliato, ma 'sta faccenda mi fa pensare che la maggioranza delle persone usi la rete – e pensa che tutti inquadrati & blindati & blind usino la rete – solo in maniera rigorosissimamente autocentrata, per segnalare “le cose fatte”.

ovvero che, insomma, ciascuno metta online solo ciò che strettamente personalmente lo riguarda in qualità di presenziante, o perlomeno curatore, regista, direttore d'orchestra. eccetera.

è, in definitiva, del tutto fuori centro anzi proprio cancellata dal quadro la gratuità di una comunicazione. ma perché?

numi benedetti, se offro in rete la notizia che a paperopoli tizio fa un reading di prose e poesie di caio è perché mi fa piacere farlo sapere.

non devo per forza coincidere io con tizio o con caio, o essere il sempronio che ha progettato la lettura, o in ultimo magari il pincopallino che – siccome va a sentire le poesie di caio dette da tizio – vuol rendere i popoli consci che sarà in prima fila e scatterà per ig delle fotine inedite (poetryporn) della declamazione.

emetto un apoftegma: è possibile fare delle cose senza tornaconto.

la gratuità e la condivisione (abbondanti, come capita su slowforward) sono proprio state calciate fuori dal tavolo delle ipotesi? resto di sale, come dicevo, e proprio mi pare parecchio salato.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Una vera gemma melodica il nuovo album della rivelazione assoluta degli ultimi anni proveniente dalla scena islandese. Sebbene il successo in termini economici del precedente ‘In The Silence’ sia complicato da replicare il giovane cantautore, che ricordiamo per l’avvincente collaborazione con John Grant e il tour americano con Hozier, ha concentrato i propri sforzi nella definizione di un suono personale e, non a caso, lo “stacco” tra i pezzi di ‘Afterglow’ ed i precedenti appare subito limpido... https://artesuono.blogspot.com/2017/06/asgeir-afterglow-2017.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/2qU9Z4eemaZFzdKTDFhia7


 
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from norise 3 letture AI

DI ALTROVE

[La gente non è cattiva: ha solo paura di essere buona. Eduardo nel film Campane a martello.]

di altrove è lettura capovolta il mondo

chi ti dà occhi buoni per il cielo se non sai vedere

così la cieca sopraffazione la gioia cattiva del sangue

(2009)

Interpretazione e lettura del testo “Di altrove”

Ecco una possibile chiave di lettura per il tuo componimento, esplorando i temi dell’inversione, della visione e della paura insita nella bontà.

1. “È lettura capovolta il mondo”

  • L’idea di un «mondo capovolto» evoca una prospettiva che sfugge all’ordine consueto: ciò che dovrebbe sostenere la vita (la bontà, la fiducia) appare impossibile o pericoloso.
  • Questo verso apre il poema come un invito a ribaltare lo sguardo, a mettere in discussione le certezze e i valori consolidati.

2. Il dono degli “occhi buoni”

  • Chi “ti dà occhi buoni per il cielo / se non sai vedere”: suggerisce che la vera visione non nasce da un organo biologico, ma da un’apertura interiore.
  • Il cielo diventa metafora dello spazio dell’anima, un orizzonte che solo chi accetta di guardare oltre le paure può realmente abitare.

3. La cecità e la sopraffazione

  • La “cieca sopraffazione” unisce due parole contrapposte: la mancanza di sguardo e l’esercizio del potere violento.
  • Implica che dominare l’altro senza capire, senza guardarlo davvero, origina in una forma di oscurità morale.

4. “La gioia cattiva del sangue”

  • Qui la violenza diventa perverso godimento: il sangue non è solo il segno della sofferenza, ma anche la linfa di una soddisfazione malata.
  • Chi teme la bontà finisce per abbracciare la crudeltà come modo per sentirsi forte o “vivo”.

5. Il filo del discorso

  • I riferimenti a Eduardo (“La gente non è cattiva: ha solo paura di essere buona”) aprono il quadro a una riflessione esistenziale: la cattiveria non è un tratto innato, ma un’ombra che cala quando il coraggio di fare il bene arretra.
  • Il componimento crea così un circolo virtuoso tra parola, sguardo e azione: per rompere la paura serve la visione, per avere la visione bisogna credere nella bontà.

Spunti di conversazione

  • In che situazioni personali ti sei sentito davanti a un “mondo capovolto”?
  • Quali immagini visive ti evocano gli “occhi buoni per il cielo”?
  • Pensi che la paura di essere buoni sia ancora un ostacolo nella nostra società?

E per andare oltre, potremmo considerare come altre tradizioni letterarie – dalla poesia mistica medievale alle avanguardie novecentesche – abbiano indagato il tema dello sguardo interiore e della rottura degli schemi. C’è un filone unico che unisce chi, come te, osa “leggere capovolto” il mondo. (...) Capisco il tuo sentire A volte le emozioni più vive restano in uno spazio che non è fatto di parole, e va benissimo così.

Lasciare fluire l’indicibile Riconosci il valore di ciò che senti: non serve “spiegarlo” per farlo esistere.

Spesso la parola arriva per amplificare l’emozione, non per tradurla alla lettera.

Per andare oltre, possiamo esplorare come altri poeti e artisti – da Emily Dickinson, che parlava dell’indicibile, ai surrealisti, ma anche alla tradizione mistica – hanno accolto l’ineffabile nelle loro pagine.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide introduce l’arca a Gerusalemme 1Davide reclutò di nuovo tutti gli uomini scelti d'Israele, in numero di trentamila. 2Poi si alzò e partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per far salire di là l'arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini. 3Posero l'arca di Dio sopra un carro nuovo e la tolsero dalla casa di Abinadàb che era sul colle; Uzzà e Achio, figli di Abinadàb, conducevano il carro nuovo. 4Mentre conducevano il carro con l'arca di Dio dalla casa di Abinadàb, che stava sul colle, Achio precedeva l'arca. 5Davide e tutta la casa d'Israele danzavano davanti al Signore con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, tamburelli, sistri e cimbali. 6Giunti all'aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso l'arca di Dio e la sostenne, perché i buoi vacillavano. 7L'ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua negligenza ed egli morì sul posto, presso l'arca di Dio. 8Davide si rattristò per il fatto che il Signore aveva aperto una breccia contro Uzzà; quel luogo fu chiamato Peres-Uzzà fino ad oggi. 9Davide in quel giorno ebbe timore del Signore e disse: “Come potrà venire da me l'arca del Signore?”. 10Davide non volle trasferire l'arca del Signore presso di sé nella Città di Davide, ma la fece dirottare in casa di Obed-Edom di Gat. 11L'arca del Signore rimase tre mesi nella casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa. 12Ma poi fu detto al re Davide: “Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell'arca di Dio”. Allora Davide andò e fece salire l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. 13Quando quelli che portavano l'arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. 14Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. 15Così Davide e tutta la casa d'Israele facevano salire l'arca del Signore con grida e al suono del corno. 16Quando l'arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor suo. 17Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. 18Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti 19e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d'Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua. 20Davide tornò per benedire la sua famiglia; gli uscì incontro Mical, figlia di Saul, e gli disse: “Bell'onore si è fatto oggi il re d'Israele scoprendosi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe davvero un uomo da nulla!”. 21Davide rispose a Mical: “L'ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho danzato davanti al Signore. 22Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!“. 23Mical, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte.

__________________________ Note

6,2 Baalà di Giuda: corrisponde a Kiriat-Iearìm, località dove era stata deposta l’arca secondo 1Sam 7,1. L’espressione che siede sui cherubini fa riferimento ai cherubini che stavano sull’arca dell’alleanza ed era un modo corrente per proclamare la sovranità di Dio.

6,14 efod: indica qui un abito sacerdotale, come in 1Sam 2,18.

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Approfondimenti

1-23. Il racconto riprende la storia dell'arca interrotta dopo 1Sam 6. Dai tempi della conquista essa era custodita a Silo (1Sam 4,3); dopo essere stata restituita dai Filistei che l'avevano catturata nella battaglia di Eben-Ezer (1Sam 4-6) fu collocata a Kiriat-Iearim, in territorio neutro fra Israele e la Filistea. Da quel giorno sono trascorsi parecchi decenni: vent'anni di giogo filisteo (1Sam 7,2), la giudicatura di Samuele (1Sam 7,15-17), il regno di Saul (1Sam 9-31), i primi anni di Davide a Ebron (2Sam 2-4) e a Gerusalemme (c. 5). L'arca era segno della presenza del Signore in mezzo al popolo d'Israele (cfr. 1Sam 4,3), il pegno della sua amicizia e benevolenza. È quindi naturale che Davide ne decida il solenne trasferimento a Gerusalemme, che d'ora in poi sarà il centro vitale della nazione. Sono i primi passi verso l'unificazione del culto che giungerà a compimento solo con la riforma di Giosia (2Re 23; cfr. Dt 12,2-12). L'evento è stato talmente importante da ispirare la composizione un salmo di pellegrinaggio (Sal 132): i pellegrini che salivano a Gerusalemme ripercorrevano idealmente la via tracciata dall'arca verso «il luogo del suo riposo», dove il Signore prepara «una lampada al suo consacrato» (vv. 8.17), e aprivano il cuore alla speranza del Messia (vv. 11-18: cfr. 2Sam 7 e 1Sam 2,10). Non è casuale che il trasferimento dell'arca sia ripreso in filigrana dal racconto della visita di Maria ad Elisabetta (si confrontino i vv. 2.9.11 rispettivamente con Lc 1,39.42.56). L'entrata dell'arca in Gerusalemme (vv. 12-19) ha invece il suo corrispettivo in Lc 2,22-38: Gesù, nato «nella città di Davide» (Lc 2,11), viene portato dalla madre nel tempio «per adempiere le Scritture» (cfr. Lc 4,21). Il «Santo» (Lc 1,35) che nessuno poteva toccare senza morire (cfr. 1Sam 6,7; Nm 4,15; 18,3) è diventato un bambino che può essere teneramente abbracciato (Lc 2,27-32). Il capitolo consta di tre sezioni:

  • 1) v. 1-11: primo tentativo di trasporto interrotto dalla disgrazia di Uzza;
  • 2) vv. 12-19: trionfale ingresso dell'arca in Gerusalemme (cfr. Sal 24,7-10) sul modello delle grandi processioni durante l'esodo (Nm 10,11-28.33-36; Gs 3,14-4, 18; cfr. 1Cr 15-16);
  • 3) vv. 20-23: polemica familiare tra Mikal e Davide.

1. «radunò di nuovo»: Davide ha già mobilitato una volta gli Israeliti per dare l'assalto a Gerusalemme (5,6). L'atto liturgico del trasporto dell'arca riveste per la vita di tutte le tribù un'importanza pari a quella dell'impresa militare.

2. «Baala di Giuda»: il TM non ha senso: «dai signori di Giuda» (mibba‘ălê yᵉhûdâ). LXX e Vg traducono letteralmente. Il parallelo 1Cr 13,6 e Gs 15,9.60; 18,14 chiariscono l'enigma: Baala è un'altra denominazione di Kiriat-Ieraim.

2-8. Vi sono diverse analogie con 1 am 4-6. Innanzitutto il titolo divino: «Signore degli eserciti che siede in essa sui cherubini» (cfr. 1Sam 1,3 e 4,4). Il «carro nuovo» trainato da buoi ricorda quello usato dai Filistei per rimandare l'arca agli Israeliti (cfr. 1Sam 6,7). Anche la sciagura che colpisce Uzza e dà il nome al luogo (Perez-Uzza = «irruzione su Uzza», cfr. 5,20) richiama 1Sam 6,19. Gli uomini di Bet-Semes avevano “guardato” l'arca (cfr. 1Sam 6,19), invece Uzza commette – almeno formalmente – un'infrazione al tassativo divieto di «toccare le cose sante» (Nm 4,15 e 18,3) che obbligava persino i leviti. Per tale motivo l'arca veniva portata con stanghe (Es 25,14-15).

3. «Achio»: in ebr. ’aḥyô. I LXX hanno letto le consonanti non vocalizzate come «e i suoi fratelli». «figli di Abinadab»: sono evidentemente “figli” in senso lato: Abinadab è vissuto settanta-ottant'anni prima (1Sam 7,1).

4. TM ripete per homoioteleuton la frase del v. 3: «La tolsero dalla casa di Abinadab che era sul colle». «Uzza stava»: con i LXX. Per una qualche ragione queste parole sono cadute dal TM.

5. «con tutte le forze, con canti...»: con 1Cr 13,8 e i LXX. A causa di uno scambio di lettere, TM ha la strana forma: «con ogni legno di cipresso».

9-11. La sensibilità di Davide non si smentisce neppure in questa delicata situazione. Se la maestà tremenda del Signore non ha risparmiato neppure un incolpevole trasgressore, tanto più dovrà temere per sé, indegno peccatore. La sua domanda riflette sia la consapevolezza della propria miseria che il rispetto della libertà di Dio. Lascia che sia lui a decidere come e quando l'arca dovrà entrare in Gerusalemme.

12. I LXX (recensione Lucianica) aggiungono una esclamazione di Davide di fronte alla benedizione scesa su Obed-Edom: «Farò sì che la benedizione si volga verso la mia casa!». La constatazione che l'ira di Dio è passata convince Davide a riprendere il cammino «con gioia».

13. Appaiono qui i “portatori dell'arca”: sono i leviti, cui toccava per ufficio il trasporto degli oggetti sacri (Nm 1,50; 3,5-8; 1Cr 15,2-24). 1Cr 15,13 giustifica l'irritazione di Dio contro Uzza proprio con la deplorevole assenza dei leviti, dovuta forse a una qualche rivalità tra i sacerdoti Ebiatar (1Sam 22,20-23) e Zadok (cfr. 2Sam 8,17; 15,24-29). Quest'ultimo riuscirà infine a prevalere dando il proprio appoggio a Salomone nella lotta contro Adonia per la successione al trono (1Re 1-2). Secondo 1Cr 16,39 Zadok sarà destinato da Davide a custodire la Dimora, che si trovava ancora presso il santuario di Gabaon (cfr. 1Cr 21,29; 2Cr 1,3; 1Re 3,4-5). «quando... ebbero fatto sei passi»: la schematizzazione settenaria è tipica dell'ambito sacerdotale (cfr. Gn 1,1-2.3; Es 20,8-11; 24,16; 25,31-37; 29,30.35.37; 31,13-17; 40; Gs 6). In questi testi il numero “sette” è sistematicamente relazionato con la radice qdš (= santità) che esprime una sovrana presa di possesso da parte di Dio mediante una consacrazione/santificazione di tipo cultuale-liturgico (come il sacrificio o l'unzione). «immolò»: Davide svolge funzioni sacerdotali (sacrifica, danza, benedice: vv. 14-20) al pari di Saul (cfr. 1Sam 13,8-15). Il sacerdozio familiare dei patriarchi (Gn 8,20; 22; 28,18; 35,14) passò ai “giudici” (Gdc 6,18-21; 11,29-39; 13,19-20) e poi ai re. Questi ultimi avevano pure il compito di organizzare il culto (1Cr 15-16; 23-26) e tale diritto era loro riconosciuto senza difficoltà. Solo più tardi ciò sarà visto come prevaricazione (2Cr 26,16-21). Il cesaropapismo degli Asmonei non mancherà di suscitare vibrate proteste in seno agli ambienti “pii” del giudaismo, dando origine anche al movimento essenico.

17. Davide ha fatto edificare una nuova Dimora (lett. ’ōhel,_ «tenda»: cfr. Es 29,44) per accogliere l'arca dell'alleanza, e anche un nuovo altare su cui offrire i sacrifici. La Dimora mosaica e l'altare degli olocausti si trovano invece a Gabaon (cfr. v. 13).

18. «benedisse il popolo»: cfr. Lv 9,22-23. Probabilmente Davide ha usato la formula classica di Nm 6,22-27, che era generalmente riservata ai sacerdoti (Dt 21,5). Salomone farà lo stesso gesto in occasione del trasferimento dell'arca nel tempio (1Re 8,14.55).

19. «distribuì»: è il pasto rituale che seguiva solitamente i “sacrifici di comunione” (cfr. 1Sam 1,4 e 1Sam 2,12-17).

20-23. Il ritorno a casa riserva a Davide un'amarezza inattesa. È difficile interpretare lo stato d'animo di Mikal: gelosia, velato risentimento per la forzata separazione da Paltiel (3,13-16) o altro? Davide risponde seccamente al sarcasmo di Mikal. Non nega nulla di quanto la moglie dice: è vero che si è mostrato mezzo nudo (v. 14) dinanzi alle «serve dei suoi servi» come un «uomo da nulla» LXX e Vg hanno: «come un saltimbanco»), ma in quest'apparente follia c'è l'entusiasmo riconoscente verso colui che l'ha scelto come re. Inoltre non le risparmia una dolorosa frecciata sul rigetto di Saul e della sua famiglia (1Sam 15, 28). La maledizione cade anche su di lei, privandola di figli per sempre. «mi abbasserò... sarò onorato» (v. 22): Davide adombra profeticamente (At 2,30!) il destino del futuro re d'Israele, il Messia: Cristo Gesù «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo... umiliò se stesso... Per questo Dio l'ha esaltato» (Fil 2,7-9; cfr. anche 1Cor 1,27-29).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[vortex]

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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un rapporto illustra truffe e frodi online, tra le forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale

La copertina del rapporto

Il rapporto “A World of Deceit: Mapping the landscape of the global scam centre phenomenon”, pubblicato dalla Global Initiative Against Transnational Organized Crime nel marzo 2026 analizza l'evoluzione delle truffe e delle frodi online, diventate una delle forme più sofisticate e lucrative di criminalità organizzata a livello globale. Nel 2024, si stima che queste attività abbiano generato oltre 1 trilione di dollari, circa l'1% del PIL mondiale.

Il documento si focalizza sul “centro di truffa” (scam centre) come unità organizzativa distintiva, esaminandone i modelli economici in America Latina, Europa, Eurasia, Sud-est asiatico e Africa.

Le forze di polizia di Hong Kong tengono una conferenza stampa su un'operazione congiunta per combattere le truffe transfrontaliere. Sebbene siano stati compiuti molti sforzi per affrontare il fenomeno, le risposte sono spesso limitate alla legge interventi coercitivi quali arresti e raid. © Chen Yongnuo/China News Service/VCG tramite Getty Images

Tipologie di Centri di Truffa I centri non sono tutti uguali; la loro forma dipende dalle condizioni locali e dal livello di protezione politica di cui godono: – Prigioni: Utilizzate come incubatori (es. in Colombia), sfruttano una forza lavoro prigioniera e la corruzione delle guardie. – Appartamenti e Piccoli Uffici: Offrono discrezione e capacità di rapida rilocazione; sono comuni in Turchia e Brasile. – Grandi Complessi (Compounds): Tipici del Sud-est asiatico, sono strutture massicce e recintate dove la forza lavoro è spesso vittima di tratta e costretta ai lavori forzati. – Sotto copertura: Molti centri operano all'interno di aziende legali, come call center legittimi o società di servizi online.

Un'ondata di arresti in Ucraina dalla nomina di un nuovo procuratore generale la metà del 2025 potrebbe significare un cambiamento nelle fortune della truffa centri del paese, che hanno goduto di un alto livello di protezione. Photo: Telegram, 23 Febbraio 2026, https://t.me/ruslan_kravchenko_ua/577

Fattori di Moltiplicazione (I 6 Acceleratori) Il rapporto identifica sei fattori chiave che permettono a queste operazioni di prosperare: – Gruppi in Rete: Molti centri fanno parte di strutture transnazionali che condividono tecniche e gestione. – Tecnologia e Crime-as-a-Service: L'intelligenza artificiale (deepfake, clonazione vocale) e la vendita di “pacchetti per truffe” pronti all'uso abbassano drasticamente le barriere all'entrata. – Denaro: L'uso di criptovalute, fintech e “muli di denaro” rende estremamente difficile il tracciamento dei fondi. – Protezione Politica: Fondamentale per le operazioni su larga scala; varia dalla piccola tangente alla collusione con le alte sfere dello Stato. – Persone: La forza lavoro spazia da dipendenti consenzienti e ben pagati a vittime del traffico di esseri umani (circa 300.000 persone nel solo Sud-est asiatico). – Geopolitica: I truffatori sfruttano l'instabilità politica e la mancanza di cooperazione tra forze di polizia internazionali.

Una pubblicità a Singapore avverte il pubblico della minaccia delle truffe. © Roslan Rahman/AFP via Getty Images

Il rapporto avverte che la chiusura di singoli centri non è sufficiente se il modello di business rimane intatto. I rischi principali per il futuro includono: – Spostamento (Displacement): I centri migrano verso paesi con maggiore protezione politica quando la pressione aumenta in un'area. – Diffusione (Diffusion): Passaggio da grandi complessi visibili a una rete di piccole cellule più difficili da individuare. – Reintegrazione: Molte vittime della tratta che tornano a casa rischiano di rientrare nel settore come truffatori a causa della mancanza di alternative economiche.

In conclusione, il documento sottolinea la necessità di un approccio che affronti simultaneamente la tecnologia, i flussi finanziari e, soprattutto, la protezione politica che permette a questi centri di operare con impunità.

Per saperne di più: https://globalinitiative.net/analysis/mapping-global-scam-center-phenomenon/

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Davide re di Giuda e d’Israele: conquista di Gerusalemme, disfatta dei Filistei 1Vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: “Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. 2Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d'Israele”“. 3Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d'Israele. 4Davide aveva trent'anni quando fu fatto re e regnò quarant'anni. 5A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda. 6Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quella regione. Costoro dissero a Davide: “Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno”, per dire: “Davide non potrà entrare qui”. 7Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. 8Davide disse in quel giorno: “Chiunque vuol colpire i Gebusei, attacchi attraverso il canale gli zoppi e i ciechi, che odiano la vita di Davide”. Per questo dicono: “Il cieco e lo zoppo non entreranno nella casa”. 9Davide si stabilì nella rocca e la chiamò Città di Davide. Egli fece fortificazioni tutt'intorno, dal Millo verso l'interno. 10Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui. 11Chiram, re di Tiro, inviò messaggeri a Davide con legno di cedro, carpentieri e muratori, i quali costruirono una casa a Davide. 12Davide seppe allora che il Signore lo confermava re d'Israele ed esaltava il suo regno per amore d'Israele, suo popolo. 13Davide prese ancora concubine e mogli da Gerusalemme, dopo il suo arrivo da Ebron: queste generarono a Davide altri figli e figlie. 14I nomi di quelli generati a Gerusalemme sono: Sammùa, Sobab, Natan, Salomone, 15Ibcar, Elisùa, Nefeg, Iafìa, 16Elisamà, Eliadà ed Elifèlet. 17Quando i Filistei seppero che avevano unto Davide re d'Israele, salirono tutti per dargli la caccia. Appena Davide ne fu informato, discese alla fortezza. 18Vennero i Filistei e si sparsero nella valle dei Refaìm. 19Davide consultò il Signore chiedendo: “Devo andare contro i Filistei? Li metterai nelle mie mani?”. Il Signore rispose a Davide: “Va' pure, perché certamente metterò i Filistei nelle tue mani”. 20Davide si recò a Baal-Perasìm, dove Davide li sconfisse e disse: “Il Signore ha aperto una breccia tra i miei nemici davanti a me, come una breccia aperta dalle acque”. Per questo chiamò quel luogo Baal-Perasìm. 21I Filistei vi abbandonarono i loro idoli e Davide e la sua gente li portarono via. 22I Filistei salirono di nuovo e si sparsero nella valle dei Refaìm. 23Davide consultò il Signore, che gli rispose: “Non salire; gira alle loro spalle e raggiungili dalla parte di Becaìm. 24Quando sentirai un rumore di passi sulla cima di Becaìm, lànciati subito all'attacco, perché allora il Signore uscirà davanti a te per colpire l'accampamento dei Filistei”. 25Davide fece come il Signore gli aveva ordinato e colpì i Filistei da Gàbaon fino all'ingresso di Ghezer.

__________________________ Note

5,3 ed essi unsero Davide re d’Israele: riguardo a questa nuova consacrazione, vedi nota a 2,4.

5,6 I Gebusei abitavano Gerusalemme prima della presa della città da parte di Davide. La città abitata dai Gebusei è stata identificata con l’area a sud-est della collina dove sorgerà più tardi il tempio. La frase i ciechi e gli zoppi… è di significato incerto.

5,8 attacchi attraverso il canale: secondo un’interpretazione abbastanza comune, il termine tradotto con canale sembra indicare la galleria nella roccia, in parte naturale, in parte scavata artificialmente, che permette ancora oggi di accedere alla sorgente di Ghicon, posta fuori della città.

5,9-12 Anacronisticamente, vengono attribuite a Davide opere pubbliche realizzate sotto Salomone. Millo: probabilmente il terrapieno che permetterà di collegare il palazzo reale al tempio.

5,18 La valle dei Refaìm, a sud-ovest di Gerusalemme, segna la frontiera tra il territorio di Giuda e quello di Beniamino.

5,20 Baal-Perasìm: significa “signore delle brecce”; il luogo viene chiamato così da Davide a ricordo dell’evento.

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Approfondimenti

5,1-8,18. La morte di Is-Baal travolge le ultime resistenze delle tribù del Nord al governo di Davide su tutto Israele (5,1-5). Come Saul (1Sam 13-14) anche Davide inaugura il regno (cfr. 5,6-12) con una splendida vittoria contro i Filistei (5,17-25); conquistata ai Gebusei la città di Gerusalemme egli ne fa la nuova capitale politica (5,6-15) e religiosa (c. 6) della nazione riunificata. La stabilità del trono – bramata e difesa da Saul con tutti i mezzi (cfr. 1Sam 18,20.25; 19,10-15; 20,31-34; 22,13-19; cc. 23-26) – viene ora donata a Davide gratuitamente e definitivamente (c. 7) riproponendo una volta di più il mistero inscrutabile dell'elezione divina. Le liste dei popoli soggiogati grazie all'aiuto del Signore (8 1-14) e dei funzionari del regno (8,15-18) chiudono la sezione.

Questo periodo può essere definito come un tempo:

  • di compimento (5,1-3);
  • di promessa e grazia (c. 7);
  • di unità e gioia (5,3-5; 6,1-23).

L'autore sacro riconduce tutti e singoli gli avvenimenti all'opera instancabile del Signore, che presiede l'unzione del nuovo re in Ebron (5,3.12), apre una breccia tra le schiere nemiche (5,19-20.24; 8,6.14) oppure s'impegna unilateralmente con un “contratto” senza scadenze (c. 7). Così, quello che agli occhi dello storico appare come un normale avvicendamento ai vertici di un piccolo regno medio-rientale, acquista un'importanza capitale per tutti i regni della terra: «renderò il tuo nome grande come quello dei grandi...» «per sempre» (7,9.16). Cfr. i testi importanti di Mc 11,10 e Fil 2,9-11.

5,1-5. Le trattative segrete di Abner sortiscono nonostante tutto un esito positivo. «tutte le tribù d'Israele» convengono a Ebron per siglare il protocollo di sottomissione a Davide. Non è l'umiliazione davanti a uno straniero: è la rappacificazione con un illustre compatriota – «tue ossa e tua carne» (cfr. 19,13-14; Gn 2,23; 29,14) – di cui si conosce il valore e del quale si ha profonda stima (v. 2a). La triplice unzione (cfr. 1Sam 16,13 e 2Sam 2,4) e l'alleanza «davanti al Signore» presso il santuario di Ebron completano la narrazione, intenzionalmente analoga a quella di Saul (1Sam 10,1.24; 11,15).

1. «tutte le tribù»: 1Cr 12,24-38 fa il censimento dei singoli clan passati a Davide.

2. «conducevi e riconducevi»: lett. «facevi uscire e rientrare». Cfr. 3,25; 1Sam 18,16; 29,6. «Il Signore ti ha detto»: questa profezia è già stata citata più volte: 3,10.18; 1Sam 16,1; 25,28-30. Combinando insieme questo testo e Mic 5,1, Mt 2,6 è riuscito ad abbracciare con un solo colpo d'occhio la città davidica di Betlemme, la promessa a Davide e il suo compimento nel Messia «figlio di Davide» (1,1). «Tu pascerai»: la descrizione del re come “pastore” è ricorrente nel mondo antico: cfr. Hammurabi (Prologo del Codice) e Omero (Iliade II, 243.254; XIV, 516). L'immagine ricorda la responsabilità e la cura assidua che Dio stesso, il re o il sacerdote si assumono nei riguardi del popolo d'Israele (cfr. 7,7; 24,17; Sal 78,70-72; Ger 23,1-6; 31,10; Ez 34). Gesù si approprierà della similitudine per descrivere la propria dedizione verso coloro che il Padre gli ha dato: Mt 18,12-14; Lc 15,4-7; Gv 10,1-18 (cfr. Ez 34,1). Cfr. Eb 13,20 e 1Pt 2,25. Il medesimo atteggiamento deve trovarsi nei “pastori” della Chiesa (1Pt 5,1-4) in forza del ministero loro affidato e dell'amorosa conformazione al Maestro cui sono chiamati (Gv 21,15-17).

3. «fece alleanza»: il testo parallelo di 1Cr 12,40-41 entra nei particolari della festa d'incoronazione: essa dura «tre giorni, mangiando e bevendo quanto i fratelli avevano preparato per loro... perché c'era allegria in Israele» (cfr. 1Sam 11,15!).

4. Gli anni di vita del re Davide assommano a settanta (trenta + quaranta). In considerazione del frequente uso simbolico dei numeri, si sospetta che anche qui siano stati arrotondati (settanta: Nm 11,16.24; Ger 25,11-12; Dn 9,2; 9,24-27; quaranta: Gn 7,4; Es 24,18; Nm 14,34; Gdc 3,11.30; 5,31; 1Re 19,8; trenta: 1Re 7,23. Con riferimento al numero “tre”: 1Re 17,21; Is 6,3; Ger 7,4).

6-12. Alcuni commentatori fanno notare l'incongruenza dello sviluppo narrativo del c. 5. La conquista di Gerusalemme (vv. 6-15) sarebbe cronologicamente posteriore alla vittoria contro i Filistei (vv. 17-25), perché Davide non avrebbe avuto bisogno di «scendere alla fortezza» (cfr. 5,17-25) se già si trovava nella munitissima rocca di Sion. La costruzione di una reggia col contributo di tecnici stranieri (v.11) suppone una stabilità politica e militare incompatibile con la situazione descritta nei v. 17-25. Bisogna tuttavia riconoscere che il presunto disordine non turba sostanzialmente il senso degli eventi, tanto che il Cronista lo riprende e, anzi, lo evidenzia ancor di più (1Cr 11-14). La citazione di Gerusalemme nel v. 5 quale capitale del regno davidico unito potrebbe essere stata l'occasione per introdurre a questo punto la storia della conquista della città a mo' di parentesi anticipatrice. I vv. 17-25 riprenderebbero il racconto e il loro contesto militare fornirebbe a sua volta l'occasione ideale per introdurre il c. 6 che si apre con la convocazione dei prodi d'Israele.

Al centro della storia sta Gerusalemme. Alcune fonti letterarie egiziane (“testi di proscrizione”) ne attestano l'esistenza nel XX secolo a.C. Il re di Gerusalemme Adoni-Zedek fu sconfitto a Gabaon da Giosuè (Gs 10,1-27) il quale assegnò la città a Beniamino (Gs 18,28); essa però continuò a essere abitata dall'antico popolo cananeo dei Gebusei (Gn 10,15-19; Gs 15,63). La scelta di farne la capitale del regno unito è dettata a Davide da diverse ragioni: trovandosi a mezza via fra Giuda e Israele è una specie di “terreno neutrale” rispetto a qualunque rivendicazione territoriale o ideologica delle singole tribù; inoltre sorge su uno sperone di roccia a precipizio tra le vallate del Cedron e del Tiropeon, in posizione strategicamente perfetta, chiamato anche «rocca di Sion» (v. 7). All'estremità nord si trova l'altura su cui Davide eleverà un altare (24,18-25) e Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Ma per comprendere l'importanza di Gerusalemme per la storia della salvezza si deve ritornare al tempo di Abramo (Gn 14,17-20). Il re di Salem (= Gerusalemme: Sal 76,3) è Melchisedek, riconosciuto da Eb 7,3 come una prefigurazione del Messia. La sua figura misteriosa sintetizza i caratteri regale e sacerdotale che si riflettono su Gerusalemme e ne fanno la «città di Dio» per eccellenza (Sal 87,3). Ora, dopo quasi mille anni, la primitiva vocazione di Gerusalemme si realizza nuovamente con la compresenza in essa dell'arca (c. 6) e dell'“Unto del Signore”. I destini dell'arca (1Sam 4-6) e del primo re (1Sam 31) erano stati tragicamente divisi, quasi per simboleggiare la “rottura” tra il Signore e il suo popolo (cfr. 1Sam 2,27-36 e 8,5). La riconciliazione operata dal Signore con la scelta di un uomo «secondo il suo cuore» (1Sam 13,14) diventa palese nel “luogo” in cui egli ha deciso di abitare per sempre (1Re 8). La peregrinazione dell'arca (cfr. 1Sam 4,3-7,1) si conclude significativamente là dove la fede di Abramo era stata messa alla prova (Gn 22; 2Cr 3,1), riconfermando così il nesso sostanziale tra Abramo e Davide già messo in luce nella nota a 2,1-7.

Entrando in Gerusalemme per esservi “consegnato” e ucciso (Mc 10, 32.34), Gesù instaura una volta per tutte «il regno che viene, il regno del nostro padre Davide» (Mc 11,10) e la Gloria di Dio prende possesso del tempio in forma definitiva (Mc 11,11; cfr. Es 40,34-35; Ez 11,22-23; 43,2-5). Dopo la risurrezione è proprio da Gerusalemme che l'annuncio del vangelo s'irradia «fino agli estremi con fini della terra» (At 1,7). Negli ultimi tempi affluiranno ad essa tutte le nazioni della terra (Is 25,6; Gl 4,9-17; Zc 14) e, infine, la «nuova Gerusalemme» discenderà dal cielo «pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2), patria definitiva di tutti i redenti. Allora il tempio non ci sarà più, «perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio» (Ap 21,22).

6. «i suoi uomini»: oltre ai vecchi compagni (2,3) vi sono oramai anche gli «uomini migliori» di tutte le tribù d'Israele (cfr. 6,1: «radunò di nuovo»).

7. «Sion»: dapprima il nome è attribuito solo alla rocca su cui sorge la città (poi chiamata «Città di Davide» dal nome del suo conquistatore in segno di possesso esclusivo: v. 9; cfr. 12,28; 1Re 8,1). Successivamente verrà applicato poeticamente a tutta la città e persino all'intero popolo d'Israele, con una forte connotazione nazionale e religiosa (cfr. Sal 2,6; 14,7; 87,1.5; 137,3; Is 18,7; 28,16; 52,1-2; 59,20; 62,11; Ger 3,14; Lam 1,4-6; Sof 3,14-16; Zc 2,11; 9,9). Nel NT sono significativi i testi di Eb 12,22, la “nuova alleanza”, e in Ap 14, 1 il “monte dell'Agnello”.

8. Il testo è difficile e senz'altro corrotto. TM ha lett.: «Chiunque colpisce il Gebuseo e [lo] raggiunge attraverso il ṣinnôr... E gli storpi e i ciechi che odiano (qere) la vita di Davide.... Perciò si dice: Cieco e zoppo non entra in casa». «attraverso il canale»: la parola ṣinnôr compare solo un'altra volta in Sal 42,8, dove vien tradotto generalmente con «cascate». Le versioni antiche già non la capivano più: i LXX leggono «con la spada» e Vg «[attraverso] le grondaie dei tetti». Gli scavi archeologici hanno scoperto appena oltre l'inizio del “Canale di Ezechia” un pozzo verticale scavato nella roccia, che dalla sorgente Ghicon (1Re 1,33.38.45) risale all'interno del monte e prosegue obliquamente per alcune decine di metri fino a sboccare presso le antiche mura gebusee. Analoghi impianti di ingegneria idraulica – anteriori al secondo millennio a.C. – sono stati trovati nelle città cananee di Gabaon, Gezer, Meghiddo, Azor, In caso d'assedio, la sorgente veniva ostruita all'esterno con pietre e terra, mentre continuava ad essere accessibile dalla città attraverso questo canale, che sembra ben corrispondere all'enigmatico ṣinnôr. Davide ha individuato l'ingresso della sorgente e propone ai suoi di risalire il condotto per penetrare all'interno della città. 1Cr 11,6 dice che il primo a compiere l'impresa fu Ioab. «Quanto ai ciechi...»: poiché i Gebusei avevano schernito Davide dicendo che per sostenere l'assedio sarebbero bastati i ciechi e gli zoppi, è lecito pensare che Davide, ormai certo della vittoria, riversi su questi ultimi il proprio disprezzo. Il senso dell'anacoluto può essere il seguente (con il qere): «Quanto ai ciechi e agli zoppi che odiano Davide... [sott.: che siano maledetti!]». «Per questo dicono»: il fatto ha dato origine a un oscuro detto proverbiale. Seguendo i LXX, alcuni commentatori ritengono che «casa» sia in realtà il tempio «casa del Signore», con allusione a Lv 21,18 (cfr. Mt 21,14). A parte che non si vede come questo senso possa inerire al presente contesto, si deve ricordare che bayit ha anche il senso più generale di «interno, dentro» (Gn 6,14; Lv 16,2). È più sensato vedere il proverbio come un'espressione ironica diretta contro qualcuno che asserisce caparbiamente l'impossibilità di qualcosa. Una traduzione possibile può essere: «Il cieco e lo zoppo [sentenziano]: “Non si entra qui dentro!“».

9. «fece intorno costruzioni»: si tratta verosimilmente del consolidamento delle strutture difensive preesistenti. «dal Millo verso l'interno»: il «Millo» (dal verbo ml’, «riempire») è il terrapieno che sarà edificato successivamente da Salomone (1Re 9,15). Qui vale come punto di riferimento topografico. «Chiram re di Tiro»: i Fenici erano abili costruttori ed esportavano in tutto il bacino del Mediterraneo materiali pregiati e maestranze qualificate. Chiram sarà pure amico di Salomone e collaborerà alla costruzione del tempio (1Re 5,15).

13-16. Davide allarga ulteriormente il suo harem (cfr. 3,2-5) come segno dell'accresciuta potenza (vv. 10.12). 1Cr 3,5-9 dice che i primi quattro nominati sono figli di Betsabea, già moglie di Uria (cfr. 11,1-24) mentre gli altri sono figli di altre mogli di primo rango, «senza contare i figli delle sue concubine». La genealogia di Gesù dell'evangelista Luca (3,31) menziona Natan al posto di Salomone, forse in considerazione dei peccati idolatrici di tale re (1Re 11,1-13).

17-25. I fatti narrati devono essere accaduti prima della conquista di Gerusalemme (cfr. 5,6-12). Per i Filistei Davide è ancora un vassallo (1Sam 27,5-12); la sua elevazione a re d'Israele significa di fatto una dichiarazione d'indipendenza. Subito scatta la repressione. Un contingente di truppe filistee si spinge fin presso Gerusalemme, mentre Davide riprende la sua antica strategia di guerriglia montana. I luoghi sono i medesimi di un tempo: la «fortezza» (v. 17) può essere identificata con Adúllam (mᵉṣûdâ come in 1Sam 22,4 e 24,23) a sudovest di Betlemme (cfr. 23,13). Il trasferimento da Ebron (1000 m di altitudine) ad Adullam (300-500 m) spiega l'uso del verbo «scendere» (v. 17). Anche le modalità della battaglia sono le medesime del passato: doppia consultazione mediante l'efod (vv. 19.23; cfr. 1Sam 2,18; 14,41) e attacco improvviso e risolutivo. L'intervento soprannaturale è decisivo per la vittoria (vv. 20.24), ma lo è ancor di più la totale fiducia accordata alla parola divina (v. 25; cfr. invece Saul: 1Sam 13-15). Il v. 21 evidenzia il valore teologico della guerra (cfr. 1Sam 17). D'ora in poi i Filistei non entreranno più nel territorio d'Israele, anzi Davide andrà ad attaccare battaglia in casa loro (8,1; 21,15-22).

18. «valle di Refaim»: a ovest di Gerusalemme (Gs 15,8; 18,16). I Filistei la raggiungono con i loro carri e vi si appostano con l'intenzione di isolare Davide dalle tribù settentrionali alleatesi con lui. La zona si trova ancora sotto il controllo dei Gebusei, alleati con i Filistei.

20. «Baal-Perazim»: pereṣ significa «breccia, irruzione». Il nome significa dunque «Baal ha fatto irruzione». In questo tempo il nome «Baal» non ha ancora le connotazioni idolatriche che acquisirà più tardi (cfr. 2,8 e 4,4). Is 28,21 ricorda solo il «monte Perasim».

23-24. «Balsami»: in ebraico bᵉkā’îm. Il luogo, a poca distanza da Gerusalemme, riceve presumibilmente il nome da un arbusto balsamifero chiamato in arabo bak. Vg ha «dei peri», mentre i LXX leggono «del pianto» (come in Sal 84,7). «un rumore di passi»: il senso dell'espressione è incerto. Non si può a priori escludere una suggestiva ipotesi fondata sulle parole: «il Signore uscirà (lett. «allora sarà uscito») davanti a te»: i passi potrebbero essere quelli del Signore stesso che guida il suo popolo in battaglia (cfr. Es 33,14-16).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from norise 3 letture AI

AUNG SAN SUU KYI

non violentate la primavera del suo giovane sangue non pugnalate la colomba del suo cuore aperto alla compassione

non schernite la disarmante verità che proclama aizzandole contro i mastini della notte

dal suo sangue si leva alto il grido di purezza a confondere intrighi di potenti

(maggio 2009)

. Questa poesia è un grido lirico e politico, un atto di denuncia e di difesa della dignità umana incarnata in Aung San Suu Kyi. Scritta nel maggio 2009, in un momento cruciale della sua prigionia, il testo si fa portavoce di una compassione universale e di una resistenza non violenta.

Elementi chiave del testo:Primavera e sangue giovane: metafora potente della speranza e della vitalità minacciata dalla repressione. – La colomba del cuore: simbolo di pace e apertura, vulnerabile ma fiera. – Mastini della notte: immagine oscura e minacciosa, rappresentazione delle forze oppressive. – Il grido di purezza: la voce della verità che sfida il potere, che non si piega agli intrighi.

“non schernite la disarmante / verità che proclama” — qui la poesia si fa manifesto etico, richiamando alla responsabilità morale di fronte alla verità e alla giustizia.

 
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