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from Petra Von Kramp

[Di refusi, probabilmente in abbondanza]

Da ragazzina, verso i 14/15 anni, ricordo che passavo molto tempo a scrivere al computer. Avevo l'abitudine di usare un font che poi non ho mai più usato, né rivisto, il “Monotype Corsiva”. Mi piaceva inspiegabilmente moltissimo. Scrivevo, stampavo e spillavo. Poi rileggevo ovviamente, come fosse una rivista – che il numero di pagine era comunque modesto, sebbene contenesse tutte le mie paturnie adolescenziali e quindi dolorosissime, se sei una come me. Tempo dopo, tutto è andato perso, ma non in qualche cestino: banalmente, ho perso tutto. In realtà credo di averlo solo nascosto molto bene. Infatti, potrebbe benissimo essere che quella breve raccolta autobiografica sia chissà dove a casa dei miei genitori. Altre volte invece penso che, dopo averlo riesumato e letto, siano stati proprio loro, colpiti da troppa compassione e pena per me, ad averlo gettato. Fatto sta che quella voglia di scrivere è riemersa in me circa trent'anni dopo quel periodo e nel mezzo, solo un lunghissimo e immotivato silenzio. Non so che farmene di questa voglia ora come ora, quel che so è che ad un certo punto è importante che esca. Qui, oggi, inizia qualcosa; col tempo capirò cosa e come. Di “perché” ne ho parecchi

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

L'intelligenza tra risonanze quantistiche del cervello e universo

Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l'universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l'universo?

Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvono: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l'animazione della coscienza?

L'uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.

Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l'ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l'eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l'espansione successiva della Cristianità.

Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell'ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.

Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell'una influenza immediatamente l'altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c'è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l'intuizione classica.

Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l'intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l'intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.

Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l'informazione può essere condivisa istantaneamente, nel bene o nel male, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un'illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell'universo.

Il tempo dell'universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L'evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un'Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell'universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell'universo sia l'inizio di uno nuovo.

Quindi, riferito al genere umano in un'ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l'universo. Il cervello e l'intelligenza che ne deriva è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell'universo.

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Il tempo non esiste: la risonanze quantistiche tra cervello e universo

Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l'universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l'universo?

Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvonoi: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l'animazione della coscienza?

L'uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.

Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l'ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l'eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l'espansione successiva della Cristianità.

Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell'ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.

Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell'una influenza immediatamente l'altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c'è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l'intuizione classica.

Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l'intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l'intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.

Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l'informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un'illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell'universo.

Il tempo dell'universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L'evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un'Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell'universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell'universo sia l'inizio di uno nuovo.

Quindi, riferito al genere umano in un'ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l'universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell'universo.

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Il tempo non esiste: la risonanze quantistiche tra cervello e universo

Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l'universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l'universo?

Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvonoi: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l'animazione della coscienza?

L'uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.

Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l'ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l'eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l'espansione successiva della Cristianità.

Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell'ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.

Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell'una influenza immediatamente l'altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c'è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l'intuizione classica.

Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l'intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l'intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.

Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l'informazione può essere condivisa istantaneamente, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un'illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell'universo.

Il tempo dell'universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L'evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un'Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell'universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell'universo sia l'inizio di uno nuovo.

Quindi, riferito al genere umano in un'ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l'universo. Il cervello è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell'universo.

 
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from NetTalk

L'architettura del dissenso

Come il design delle piattaforme progetta il conflitto per generare engagement.

Apriamo un social. Leggiamo un commento. Ci arrabbiamo. Rispondiamo. Qualcuno ci provoca replicando in maniera piccata alla nostra osservazione. Rispondiamo di nuovo...

E dopo dieci minuti siamo ancora nel bel mezzo della bagarre, magari incazzati più che mai!

Ma siamo sicuri che sia tutto qui?

Le liti sui social non nascono sempre spontaneamente. Le piattaforme sono costruite attraverso migliaia di scelte tecniche: quali contenuti mostrarci, in quale ordine, quali commenti mettere in evidenza, quando inviarci una notifica.

E c'è un dettaglio importante: la rabbia tiene incollati allo schermo.

Per anni abbiamo considerato i social come spazi neutrali, semplici vetrine nelle quali gli utenti pubblicano contenuti mentre gli altri li osservano, leggono e magari commentano.

Spoiler: non funziona più così.

Dietro ogni pulsante, ogni notifica e ogni algoritmo c'è un progetto. E quel progetto non serve soltanto a mostrarci dei contenuti: serve a mantenere la nostra attenzione.

Per questo il conflitto non è necessariamente un effetto collaterale del sistema. Quando fa aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma, il conflitto diventa parte del prodotto.

Carta canta.

Alcuni dati emersi dai documenti interni di Facebook, resi pubblici nel 2021, danno la misura del fenomeno.

Per tre anni l'algoritmo ha dato allo stato “Arrabbiato” un peso cinque volte superiore a un semplice “Mi piace” di fatto premiando i contenuti che facevano infuriare le persone.

Un esperimento con un account creato da zero in India ha mostrato che, in appena tre settimane, il sistema aveva già iniziato a proporre discorsi d'odio e contenuti violenti.

L'intelligenza artificiale usata per individuare contenuti divisivi ne ha intercettati meno dell'1 per cento, nonostante le aziende la presentino come la soluzione al problema.

Oltre 5,8 milioni di account politici, celebrità, personaggi pubblici sono stati esentati dalle normali regole di moderazione grazie a un programma interno noto come Xcheck* (sistema interno di Meta).

Leggendo tra le righe

Il punto non è che qualcuno, dentro queste aziende, voglia deliberatamente diffondere odio, ma è più semplice e più inquietante: il modello di guadagno si basa sul tempo che passiamo a scorrere il feed, e la rabbia tiene le persone incollate molto più a lungo della calma. Un sistema che deve massimizzare l'attenzione, se lasciato libero di ottimizzare, finisce quasi per forza a premiare ciò che ci agita di più.

Il meccanismo che rende tutto questo possibile assomiglia da vicino a una slot machine. Non sappiamo mai in anticipo se il prossimo scorrimento del dito porterà un contenuto interessante, un commento pungente o niente di rilevante ed è proprio questa incertezza a spingerci a controllare ancora, e ancora. Lo scorrimento infinito, poi, elimina quelle piccole pause (il cambio pagina, la fine di un contenuto) che normalmente ci danno il tempo di fermarci a pensare. Tolta la pausa, resta solo il riflesso.

Va detto con onestà che non tutto il malessere online si spiega con il design. Le persone litigano anche di persona, i disaccordi politici e sociali esistevano ben prima degli smartphone, e ridurre ogni conflitto umano a “colpa dell'algoritmo” sarebbe una semplificazione eccessiva. Le piattaforme amplificano dinamiche che, in parte, ci appartengono già. Il problema è quando questa amplificazione diventa un obiettivo di business, non un effetto secondario.

Prendiamo un esempio concreto: la scelta di mostrare per prima cosa i commenti più discussi o controversi sotto un post, invece di quelli più utili o pertinenti. Non è un errore tecnico. È una decisione presa perché quei commenti generano più risposte, più tempo di lettura, più notifiche e quindi più dati su cui costruire pubblicità mirata. Lo stesso vale per contenuti diversissimi tra loro un video di guerra, una battuta, una pubblicità che nel feed appaiono tutti nello stesso formato, uno dopo l'altro, come se avessero lo stesso peso. Questo appiattimento visivo ci impedisce di cambiare “registro mentale” da un contenuto all'altro, e finiamo per reagire a tutto con la stessa superficialità istintiva.

Le conseguenze di questo sistema non restano confinate dentro lo schermo. Documenti interni hanno rivelato che Instagram è consapevole di peggiorare i disturbi legati all'immagine corporea in circa una ragazza adolescente su tre. Il caso indiano citato sopra mostra come lo stesso meccanismo, applicato in un contesto diverso, possa alimentare violenza reale. E quando le aziende reagiscono cambiando nome, sospendendo un progetto controverso come “Instagram Kids” spesso lo fanno più per gestire un danno d'immagine che per una reale correzione di rotta.

In sintesi

Il dissenso online non nasce per caso. È il prodotto naturale di un sistema costruito per trattenere la nostra attenzione il più a lungo possibile, e la rabbia è, semplicemente, il carburante più efficiente per farlo funzionare. Capire questo meccanismo non ci rende immuni, ma ci permette almeno di guardare un feed, una notifica o una discussione accesa con occhi diversi — e magari di scegliere se e come lasciarci coinvolgere.

Chi vuole entrare più nel dettaglio può cercare i cosiddetti “Facebook papers”, la raccolta di documenti interni resi pubblici nel 2021 grazie alla whistleblower Frances Haugen, che raccontano dall'interno come queste dinamiche siano state osservate, misurate e, in molti casi, ignorate.

E tu, quante volte ti sei accorto di essere stato “agganciato” da una discussione online che poi, a mente fredda, non ti interessava davvero? Raccontalo nei commenti: capire insieme questi meccanismi è il primo passo per non caderci più.

Legenda: * Il programma è stato creato per esentare gli account di utenti famosi, politici o profili “VIP” dalle normali e automatiche regole di rimozione dei contenuti di Facebook e Instagram. I loro post segnalati vengono invece indirizzati a un team di revisori umani per evitare blocchi errati di profili rilevanti.

 
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from videocompressit

Come rimuovere l'audio da un video online (senza VLC)

Rimuovere la traccia audio da un video è utile quando vuoi pubblicare una clip senza rumori di fondo, sostituire la musica o rispettare la privacy delle persone riprese. Non serve installare VLC né imparare un programma complesso: puoi fare tutto dal browser con uno strumento gratuito e semplice.

COME INIZIARE Apri VideoCompress in italiano: https://videocompress.io/it. Prima di caricare il file, controlla di avere una connessione stabile e tieni a portata di mano il video originale. Il servizio funziona con i formati più comuni, come MP4, MOV e WebM; se il filmato è molto grande, l’operazione potrebbe richiedere pi tempo. Conserva comunque una copia locale dell’originale, così potrai riprovare o cambiare impostazioni senza perdere qualità.

CARICARE IL VIDEO E DISATTIVARE L’AUDIO Dalla pagina iniziale scegli l’operazione per rimuovere l’audio oppure apri direttamente la guida dedicata: https://videocompress.io/it/remove-audio-from-video. Premi il pulsante per selezionare il file e scegli il video dalla memoria del computer o del telefono. Attendi il completamento del caricamento: non chiudere la scheda mentre la barra di avanzamento è attiva.

Quando il file è pronto, verifica che l’opzione relativa alla traccia audio sia impostata su “rimuovi”, “mute” o “no audio”. Le etichette possono cambiare leggermente in base all’interfaccia, ma il risultato è lo stesso: il video mantiene immagini, durata e risoluzione, mentre la traccia sonora viene eliminata. Se compaiono impostazioni aggiuntive, lascia i valori predefiniti per una prima prova.

ESPORTARE E CONTROLLARE IL RISULTATO Avvia l’elaborazione e aspetta che il servizio generi il nuovo file. Al termine usa il pulsante di download e salvalo in una cartella riconoscibile, con un nome diverso dall’originale, per esempio videosenzaaudio.mp4. Apri il file appena creato e riproducilo per qualche secondo: controlla che l’immagine sia sincronizzata e che non si sentano voci, musica o altri suoni. Se il browser non riproduce il file, prova con un lettore aggiornato o scaricalo di nuovo.

CONSIGLI PRATICI La rimozione è definitiva solo nella copia esportata: il filmato sorgente resta intatto se non lo sovrascrivi. Per aggiungere una nuova musica o una voce fuori campo, usa in seguito un editor che permetta di inserire una traccia separata. Se devi condividere il video online, verifica anche i diritti del contenuto visivo e musicale. Per file riservati, valuta con attenzione il caricamento su qualunque servizio web e rimuovi il file dal dispositivo quando non ti serve più.

VideoCompress offre questo flusso gratuitamente per l’uso di base; alcune funzioni o limiti possono variare nel tempo. è quindi una soluzione rapida per un singolo video, mentre per lavorazioni frequenti o molto avanzate potresti preferire un’applicazione desktop. In ogni caso, con pochi passaggi dal browser ottieni una copia silenziosa pronta per essere condivisa.

 
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from videocompressit

Come ridimensionare un video online (risoluzione e peso)

Ridimensionare un video significa modificare la sua risoluzione per adattarlo allo schermo di chi lo guarderà e, spesso, ridurre il peso del file. è una soluzione pratica quando un allegato è troppo grande, un sito impone un limite in megabyte o vuoi preparare una clip per i social senza installare programmi. Puoi farlo dal browser, mantenendo l’originale al sicuro e scegliendo un compromesso equilibrato tra definizione e dimensione.

Scegliere risoluzione e obiettivo

Per iniziare visita VideCompress e controlla il video di partenza. Prima di caricarlo, duplica il file o assicurati di poterlo riscaricare: il ridimensionamento produce una nuova versione, ma è sempre utile conservare l’originale in alta qualità. Considera dove userai il risultato. Un video 1080p è adatto a molti schermi e presentazioni; 720p è spesso sufficiente per una condivisione veloce; 480p può essere una scelta ragionevole per anteprime o connessioni lente.

La risoluzione non è l’unico fattore. Un filmato lungo, con molti dettagli o un bitrate elevato può restare pesante anche dopo il cambio di dimensioni. Al contrario, una riduzione eccessiva rende testo e volti poco nitidi. L’obiettivo è ottenere un file che si veda bene sul dispositivo finale e che rispetti il limite richiesto, senza ridurre più del necessario.

Procedura passo passo

  1. Apri lo strumento Resize Video di VideCompress.
  2. Premi il comando di caricamento e seleziona il filmato dalla cartella o dalla galleria. Attendi la fine dell’upload: non chiudere la scheda e, se possibile, usa una connessione stabile.
  3. Nell’anteprima individua i campi per larghezza e altezza oppure il menu delle risoluzioni preimpostate. Scegli un formato coerente con l’originale, così eviti distorsioni. Se l’opzione è presente, attiva il mantenimento delle proporzioni.
  4. Imposta una risoluzione più bassa solo quanto basta. Per esempio, da 1920×1080 puoi passare a 1280×720 per ridurre il peso mantenendo il rapporto 16:9. Non confondere il ridimensionamento con il crop: qui conservi l’intera inquadratura, ma con meno pixel.
  5. Avvia l’elaborazione e aspetta che il nuovo file sia pronto. Il tempo dipende dalla durata, dalla risoluzione originale e dalla velocità della connessione.
  6. Guarda l’anteprima o scarica il video. Controlla che audio e immagini siano sincronizzati e che eventuali scritte restino leggibili.

Come ridurre davvero il peso

Dopo il ridimensionamento verifica la dimensione del file nelle proprietà. Se devi rispettare un limite preciso, lascia un margine: un file appena sotto la soglia potrebbe essere rifiutato dopo un ulteriore controllo della piattaforma. In caso di dimensioni ancora elevate, riduci di un livello la risoluzione oppure accorcia la clip eliminando le parti inutili. Evita molte riesportazioni successive, perché ogni ricodifica può peggiorare la nitidezza; lavora sempre a partire dall’originale migliore disponibile. Scegli il formato più compatibile con il destinatario e rinomina il risultato indicando la risoluzione, ad esempio “video-condivisibile-720p”. Così distingui subito le copie e non invii per errore il file ad alta definizione. Prima della condivisione apri il video su telefono e computer, se possibile, per verificare che il testo sia visibile e che il peso sia effettivamente diminuito.

Disclosure

Disclosure: questo articolo contiene link a VideCompress, il servizio citato nella procedura. I link portano direttamente agli strumenti indicati; la guida è informativa e l’elaborazione avviene solo dopo una tua esplicita azione di caricamento e conferma.

Con una risoluzione adeguata al contesto puoi ottenere un video più leggero senza sacrificare inutilmente la qualità. Fai sempre un controllo finale prima di eliminare l’originale o inviare il file.

 
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Come ritagliare (crop) un video online senza app

Ritagliare un video, cioè fare un crop dell’inquadratura, è utile quando vuoi eliminare bordi vuoti, correggere una ripresa registrata in orizzontale o preparare un contenuto verticale per i social. Non serve installare un’app: puoi lavorare dal browser con un computer, un tablet o uno smartphone. In questa guida vediamo un metodo pratico per scegliere l’area da conservare e ottenere un file più adatto alla condivisione.

Prima di iniziare

Apri VideCompress e prepara il filmato originale. Se il video contiene informazioni importanti, conserva una copia sul dispositivo: il crop modifica l’inquadratura del file esportato, mentre l’originale rimane intatto. Controlla anche lo spazio libero e la connessione Wi-Fi o dati, perché un video lungo o ad alta definizione richiede più tempo per il caricamento e l’elaborazione.

Chiarisci il risultato che ti serve. Per una storia o un reel, spesso conviene un formato verticale 9:16; per un post quadrato puoi puntare a 1:1; per una presentazione o YouTube è più naturale mantenere 16:9. Se devi togliere solo una persona o un bordo, scegli prima il soggetto principale e lascia abbastanza margine per evitare tagli durante la riproduzione.

Come ritagliare il video online

  1. Vai alla pagina Crop Video di VideCompress.
  2. Seleziona il pulsante per caricare il video e scegli il file dalla galleria o dalla cartella del dispositivo. Attendi il completamento dell’upload senza chiudere la scheda.
  3. Quando compare l’anteprima, trascina i bordi o gli angoli del riquadro per definire la porzione da mantenere. Sposta il riquadro sull’oggetto importante e verifica l’inizio, il centro e la fine del filmato.
  4. Se disponibile, imposta il rapporto desiderato, ad esempio 16:9, 1:1 o 9:16. In alternativa regola manualmente larghezza e altezza, mantenendo il centro del soggetto dentro l’area.
  5. Conferma il crop e avvia l’elaborazione. Il servizio preparerà un nuovo video basato esclusivamente sull’area selezionata.
  6. Riproduci l’anteprima finale, poi scarica il risultato e aprilo con il lettore del dispositivo per un controllo completo.

Consigli per un buon risultato

Non stringere il riquadro più del necessario: un crop aggressivo può tagliare mani, testo o volti quando la scena si muove. Se il soggetto cambia posizione, controlla più punti della timeline e scegli un’inquadratura che funzioni per l’intera clip. Per i social, verifica i requisiti della piattaforma dopo il download: alcuni servizi ricomprimono il video e possono aggiungere bande o ridurre la qualità. Se il file risultasse ancora troppo pesante, puoi passare alla compressione, ma prima conserva l’esportazione ritagliata per poter tornare indietro.

Disclosure

Disclosure: questo articolo contiene link a VideCompress, il servizio citato nella procedura. I link servono a portarti direttamente allo strumento; la guida è informativa e non modifica il file originale senza una tua esplicita azione di caricamento ed esportazione.

Con questo flusso puoi eliminare rapidamente le parti inutili dell’inquadratura direttamente online, senza app e senza installazioni. Il passaggio più importante resta l’anteprima: controllala sempre prima di condividere il nuovo video.

 
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Come tagliare un video online senza installare programmi

Tagliare un video serve a eliminare un’introduzione, una pausa o le parti che non vuoi condividere. Oggi puoi farlo direttamente dal browser, senza installare programmi e senza usare procedure complicate. Questa guida spiega come selezionare una porzione del filmato, controllarla e scaricare una copia più breve, lasciando intatto il file originale.

Preparare il filmato

Prima di iniziare, verifica di poter utilizzare il video e salva una copia di sicurezza. Apri la pagina di VideoCompress, un servizio gratuito online, oppure vai direttamente allo strumento Video Cutter. Il metodo è adatto sia al computer sia al telefono, purché la connessione sia sufficientemente stabile.

Pensa già al risultato: vuoi togliere solo i primi secondi, conservare una scena centrale o accorciare il filmato per una storia? Avere chiaro il punto di inizio e quello di fine rende il taglio pi rapido.

Se il video è molto grande, l’upload può richiedere più tempo; non chiudere la scheda durante il caricamento.

Tagliare il video passo passo

  1. Apri Video Cutter e seleziona il pulsante per scegliere il file. Cerca il video nella memoria del dispositivo e conferma il caricamento.
  2. Attendi la comparsa dell’anteprima e della timeline. Riproduci il filmato una volta per individuare con precisione il momento in cui vuoi cominciare.
  3. Trascina il cursore iniziale fino al punto desiderato. Poi sposta il cursore finale per escludere la parte conclusiva che non ti serve.
  4. Usa i comandi di riproduzione per controllare il segmento selezionato. Se disponibile, ingrandisci la timeline o regola i tempi con i campi numerici per ottenere un taglio più preciso.
  5. Avvia l’elaborazione e aspetta che il servizio prepari la nuova versione. La durata dipende dalla dimensione del file e dalla connessione.
  6. Scarica il video tagliato e aprilo con il lettore del dispositivo per verificare il risultato.

Controlli prima della condivisione

Guarda l’inizio e la fine del nuovo file: il primo fotogramma non dovrebbe essere nero o precedente al punto scelto e l’ultimo non dovrebbe contenere la scena che volevi eliminare. Controlla anche che audio e immagini restino sincronizzati. Se il taglio non è preciso, ripeti l’operazione usando un’anteprima più dettagliata o valori di tempo leggermente diversi.

Per condividere il filmato, scegli il formato già previsto dallo strumento e rinomina la copia con un nome riconoscibile. Mantieni l’originale, perché un taglio successivo non potrà recuperare le parti rimosse. Un file più corto occupa meno spazio e di solito si invia più velocemente, ma non significa automaticamente che la qualità sia migliore: se devi comprimere, controlla sempre il risultato finale su uno schermo più grande.

Ricorda inoltre che VideoCompress è gratuito e funziona online: non è necessario installare programmi. Prima di caricare materiale personale, leggi le informazioni del servizio e usa solo video che puoi trattare e condividere.

Trasparenza: VideoCompress è un servizio gratuito online; i link in questa guida rimandano allo strumento consigliato.

 
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from videocompressit

Come convertire un video in GIF online (gratis)

Una GIF è utile per mostrare una breve scena, una reazione o un passaggio di un tutorial senza allegare un file video. La conversione può essere fatta direttamente dal browser, senza installare applicazioni e senza conoscere programmi di montaggio. In questa guida vediamo come trasformare un video in una GIF animata e come ottenere un risultato leggero e facile da condividere.

Prima di iniziare

Scegli un filmato che hai il diritto di utilizzare e, se possibile, parti da una copia dell’originale. Per cominciare apri la pagina di VideoCompress, un servizio online gratuito. Per arrivare subito allo strumento adatto puoi usare direttamente il convertitore da video a GIF. Il sito funziona dal browser su computer e telefono: serve soltanto una connessione stabile.

Controlla anche la durata. Una GIF molto lunga diventa rapidamente pesante; per una reazione o una dimostrazione, pochi secondi sono spesso sufficienti. Se il video contiene informazioni private, valuta con attenzione dove lo carichi e conserva il file originale in una posizione sicura.

Procedura passo passo

  1. Apri lo strumento Video to GIF e premi il pulsante per scegliere o caricare il file video. Seleziona il filmato dalla memoria del computer o del telefono.
  2. Attendi che il caricamento finisca. Non chiudere la scheda mentre il browser sta inviando il file, soprattutto se il video è grande.
  3. Quando l’anteprima è disponibile, individua il punto di inizio e quello di fine. Imposta un intervallo breve che contenga solo la scena necessaria, eliminando introduzioni e pause.
  4. Scegli, se proposto, una dimensione adatta all’uso finale. Una larghezza più contenuta riduce il peso; per un sito o una chat non serve mantenere sempre la risoluzione completa del video.
  5. Avvia la conversione e aspetta l’elaborazione. Il tempo dipende dalla durata del filmato, dalla qualità scelta e dalla velocità della connessione.
  6. Scarica la GIF generata e aprila con il browser per controllare che l’animazione parta dal momento corretto e che il testo, se presente, sia leggibile.

Come ridurre il peso della GIF

Se il file è troppo grande, accorcia ulteriormente la clip oppure riduci la dimensione dell’immagine. Evita movimenti inutili e sfondi molto dettagliati, che producono più fotogrammi e colori da elaborare. Per una pagina web assegna un nome descrittivo al file e verifica che il ciclo continuo non distragga dal contenuto. Ricorda che le GIF non hanno l’audio: se la voce o la musica sono importanti, è meglio condividere anche il video originale.

Prima di pubblicare, prova la GIF su telefono e desktop. Alcune piattaforme la riproducono automaticamente, mentre altre mostrano solo un’anteprima o impongono un limite di dimensione. Se il risultato non è soddisfacente, torna alla sorgente e seleziona un intervallo più breve invece di convertire di nuovo un video intero.

Trasparenza: VideoCompress è un servizio gratuito online; i link in questa guida rimandano allo strumento consigliato.

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Archeologia. L'origine di Petrulo: ritrovamenti archeologici nel quartiere Jurea meritano di essere studiati e valorizzati

L'origine del nome Petrulo della frazione più antica di Calvi Risorta già antica Cales potrebbe essere svelata dal ritrovamento in abitazioni private di tracce inequivocabili della presenza del Castro Pretorio romano nell'antico quartiere, oggi denominato Jurea.

Cales e il suo ruolo strategico secondo le fonti storiche, fu una città degli Aurunci/Ausoni conquistata dai Romani nel 335 a.C.. I Romani vi stabilirono immediatamente una colonia con diritti latini, insediando 2.500 cittadini. La città divenne inizialmente il centro del dominio romano in Campania e una base cruciale durante la guerra contro Annibale. La sua posizione sulla Via Latina ne faceva un nodo strategico fondamentale per il controllo del territorio e il movimento delle truppe.

Il Castrum Pretorio nelle colonie romane indicava una struttura militare fortificata ma non era sempre un accampamento temporaneo, poteva evolvere rapidamente in una città strutturata. Non esiste una regola fissa che imponeva la costruzione del “Castro Pretorio” in un punto specifico esterno alla città nelle colonie consolidate; spesso il comando si trovava nel cuore dell'insediamento o in posizioni elevate e difendibili o in posizioni strategiche esterne per il controllo del territorio.

Il toponimo Petrulo potrebbe derivare da una corruzione dialettale legata a “Pretrorio”. La presenza di laterizi romani molto pesanti nel quartiere Jurea, difficili da spiegare come semplice materiale di riporto dalla vicina Cales, suggerisce fortemente l'esistenza di una struttura romana in loco. Un grande blocco di pietra lavorato e accuratamente squadrato (nella foto) è un reperto di notevole interesse: la superficie è liscia e presenta una modanatura (una sorta di cornice o listello) lungo il bordo superiore. Questo tipo di blocco non è un semplice materiale da costruzione. La sua forma e dimensione suggeriscono che potesse far parte di una soglia monumentale di un edificio pubblico o di una grande villa, costruita successivamente nel Castro e quindi il basamento per una statua o una colonna. Il fatto che i laterizi siano troppo pesanti per essere stati trasportati facilmente come spoglio indica che la costruzione è avvenuta lì dove sono stati trovati.

Inoltre le foto pavimentali mostrano chiaramente due tipologie di pavimentazione stradale romana: si osserva il nucleo o la base della strada (statumen e rudus), composta da pietrisco e frammenti di laterizio legati da malta. Questa è la struttura portante che veniva preparata prima della posa delle pietre finali cioè il vero e proprio basolato. Le pietre (dette silex o glarea) sono poligonali, ben accostate e mostrano i segni dell'usura dovuta al passaggio di carri e pedoni. La tecnica costruttiva è inconfondibilmente romana e indica che questa non era una semplice strada sterrata, ma una via ufficiale o di grande importanza, costruita per durare. La presenza di un basolato così ben conservato a Petrulo rafforza l'idea che qui passasse una via di comunicazione rilevante, una strada di accesso a un insediamento importante.

Tutti questi elementi rendono molto improbabile che si tratti di materiale trasportato da Cales. La logica e l'economia dei trasporti nell'antichità sconsigliavano di spostare materiali così pesanti senza una ragione specifica. È molto più plausibile che questi reperti siano le testimonianze di un insediamento romano significativo a Petrulo come una statio (stazione di posta o di controllo) lungo una via importante, una villa rustica di proprietà di un ricco cittadino di Cales, con annessi edifici produttivi e una propria strada di accesso basolata o un piccolo nucleo abitativo o un avamposto militare (il “Castrum”) per il controllo del territorio circostante. Inoltre la presenza di un basso rilievo in loco con due uomini che fronteggiano un bue, con la testa rivolta indietro e il corpo allungato dell'animale, è tipica della rappresentazione di animali nell'arte romana, spesso usata in scene di caccia o come motivo decorativo in edifici pubblici, templi e ville di lusso. La presenza di un elemento artistico come questo conferma che l'insediamento di Petrulo non era un semplice accampamento militare spartano, ma un luogo abitato da persone di un certo rango, che potevano permettersi decorazioni scolpite.

Petrulo non è un luogo qualsiasi. È un sito archeologico a tutti gli effetti, che merita di essere studiato e valorizzato. La combinazione di toponimo, tradizione orale (il quartiere “Jurea”) e, soprattutto, questa straordinaria quantità di evidenze materiali, ne fa un tassello fondamentale per comprendere il territorio dell'antica Cales al di là del suo centro urbano principale

 
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from norise 2

Nota a Percorsi 2024

Percorsi 2024 raccoglie una serie di testi brevi nei quali Felice Serino attraversa alcuni temi ricorrenti della sua poetica: la memoria, la spiritualità, l’identità, la percezione del tempo e la fragilità dell’esistere. La scrittura procede per immagini rapide, spesso fulminee, capaci di racchiudere in pochi versi ricordi, domande e sensazioni. In più punti la parola scritta diventa un appiglio nei giorni “anodini”, oppure il mezzo attraverso cui interrogare l’oltre, la soglia, la luce. È una poetica che si muove continuamente tra ciò che appartiene alla vita quotidiana e ciò che sembra voler oltrepassare. Gli affetti, il ricordo, il corpo e il trascorrere degli anni convivono con domande più grandi, alle quali forse non è possibile dare una risposta definitiva.Serino non cerca certezze, né sembra pretendere di possederle; cerca piuttosto la possibilità di continuare a interrogarsi, lasciando aperto uno spazio nel quale dubbio, fede e desiderio possano convivere.

Alcuni temi e alcune immagini ritornano con insistenza e, a tratti, potrebbero dare alla raccolta una certa uniformità; non ho però percepito questa ricorrenza come un limite, ma come il ritorno a pensieri che l’autore sente il bisogno di osservare ogni volta da una prospettiva leggermente diversa.

Molto presente è anche il tempo, non soltanto nel suo trascorrere, ma nella consapevolezza che gli anni modificano inevitabilmente il nostro modo di essere, di guardare ciò che abbiamo vissuto e ciò che ancora ci attende. È uno sguardo mai davvero rassegnato, quanto piuttosto consapevole, e che proprio per questo continua a cercare nella poesia uno spazio nel quale riflettere, ricordare e ancora domandare.Forse è proprio questo l’aspetto che più mi resta di Percorsi 2024: una voce che continua a cercare, senza pretendere di arrivare necessariamente a una conclusione, e che affida alla poesia il compito di accompagnare domande alle quali ciascuno, prima o poi, finisce per avvicinarsi.

Cristina Dorigo

 
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from Gippo

Attenzione amico lettore! Questo post parte lento, quasi innocuo, cullandoti nei pigri ragionamenti personali dell’autore. Ma non farti ingannare! E’ un post scomodo!

Scrivo questo post su Microsoft Word 2013. Ho tanta nostalgia per il periodo in cui ho ottenuto legalmente questa copia di Office 2013! Un corso della regione in cui giovani promettenti (ma disoccupati) si impegnavano a creare nuove idee imprenditoriali e organizzative, specializzandosi nella nobile arte del project managing. Che nostalgia! Ma nemmeno troppa, eh.

Ultimamente ho un nuovo PC e debbo dire che ce l’avevo quasi fatta a conservarlo completamente privo di programmi piratati. Ma poi ho voluto provare Dead or Alive 5 Last Round. E l’emulazione della Playstation 1 e 2. E del Gamecube. E della Dreamcast. Soprattutto vale l’amara considerazione che, se voglio ancora dire a me stesso che un po’ sono artista, non posso prescindere da Adobe Photoshop CS2. Quindi vai di Keygen per l’attivazione telefonica farlocca. Il punto critico della questione è che il filtro Stamp di Adobe Photoshop non ce l’ha nemmeno il Krita del 2026 con G’Mic al seguito. Sì, si chiama allo stesso modo, sì, si possono usare dei workaround (come dicono gli angli), ma Stamp di Photoshop CS2, nato nella prima decade di questo secolo climaticamente riscaldato e ancora in corso, risulta ineguagliato ai miei modesti scopi. In quale altro modo potevo conservare ancora l’illusione di avere qualcosa da dire a livello artistico senza il filtro Stamp? Ho provato a fare le lineart con Inkscape e debbo dire che è anche divertente ed esaltante (specie se non sai disegnare) rimodellare quelle linee, magari sopra la rassicurante guida di una figura sottostante, piegandole a tuo piacimento. Ma io un pochino so disegnare. Nulla eguaglia la sensazione e il controllo della matita su carta, mi spiace. E nulla eguaglia la velocità del procedimento “vecchio stampo” di buttare grafite sul foglio, per poi scansionare, aumentarne il contrasto, applicare il filtro Stamp. Perché scrivo tutto ciò? Nessun motivo particolare. E’ che volevo fare un post “scomodo”.

Ah-ha! L’autore si scopre!!!

Prima di farlo mi sono chiesto: cosa contraddistingue un post scomodo? Dare del macellaio al capo di uno dei tanti governi internazionali guerrafondai? Lamentare della diseguaglianza nella distribuzione dei redditi? Prendersela con le affermazioni fuori dalle righe di un qualsiasi leader populista sintonizzato sulla pancia dell’opinione pubblica? No, un post scomodo è diverso. Un post scomodo è un post che narra, promuove, fa la tacita apologia di eventi e azioni illegali. Ma non grandi azioni illegali, tipo stupri, violenze, uccisioni singole o di massa. No, quella è roba sdoganata, che ha quasi funzione catartica quando rappresentata. Un post scomodo è un post che parla di piccoli odiosi reati: pirateria, evasione delle tasse, elusione fiscale, furto di benzina da auto in sosta, stalker leggero, rottura di specchietti retrovisori. Tutta roba che non contiene in sé alcun germe di protesta collettiva o di nobile rivolta. Ma forse, penserete, tu ci vuoi dire che in questa società capitalista, il capitale stesso si occupa di rappresentare sia l’estabilishment borghese elitario, sia, all’estremo opposto, le possibili istanze rivoluzionarie, lasciando solo spazio a gesti gretti, antipatici e poco spettacolari? No, non proprio. Volevo solo fare un post scomodo. Però c’è del vero in questa domanda che contiene retoricamente una risposta. Soprattutto questo sistema (che io ho chiamato capitalista) si occupa di renderci tutti responsabili gli uni verso gli altri attraverso un controllo gerarchico per cui, se io scrivo un post scomodo, ne soffrono le conseguenze i gestori dell’istanza del Fediverso che mi ospita, per cui essi sono costretti a sospendere il post scomodo o a diventare conniventi. Questa è una delle considerazioni per cui ritengo che internet sia tutto tranne che uno strumento rivoluzionario (d’altronde era uno strumento dei militari in origine, gli stessi che hanno l’esclusiva della violenza legalizzata e dei viaggi spaziali).

Ma obietterete voi, ecco, sei partito dall’idea di fare un post scomodo solleticando un molle indugio in mediocri manifestazioni del male e sei approdato alla critica sociale. Allora il tuo non è più un post scomodo! Il capitale ti ha arretito nei suoi meccanismi e ora tuo malgrado ti ritrovi a fare la parte del controcanto democratico e autorizzato all’estabilishment plutogiudaicomassonico! Cazzo, avete ragione!!! (Un post scomodo secondo me è anche volgare).

 
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from CyberShiva


Tra i Social Network aperti e indipendenti spiccano il protocollo Activity Pub e Nostr; senza spiegare i tecnicismi (per quello informatevi da soli!) elencherò semplicemente vantaggi e svantaggi secondo la mia modesta opinione dei due strumenti.

Mastodon

+ Community + Networking tematico – Autonomia – Libertà

Puoi registrarti ad istanze tematiche avendo così la sensazione e l' esperienza di far parte di una comunità con interessi comuni. Non mi piace il fatto che sei comunque ospite di in'istanza che potenzialmente puo buttarti fuori o silenziarti a sua indiscrezione; anche se è pure un suo punto forte: se siamo un' istanza di ambientalisti e inondi il feed di consumismo e prodotti usa e getta fanno bene a buttarti fuorí ;)

Nostr

+ Indipendenza + Libertà + Metodo di pagamento integrato – Possibilità di creare gruppi tematici

Non tutti ne hanno bisogno, ma hai molta piu sovranità sul tuo profilo, i contenuti sono tuoi e fintanto il sistema cresce ci sarà sempre un relay aperto per te (anche eventualmente pagando)


Conclusione: non ho bisogno di Nostr ma è molto potente

https://mastodon.uno/@shiva/117194964259662259

 
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from Anarcocrip

Anarcocrip Manifesto.

Anarcho-antiableism (or anarcocrip) holds that antiableism is a given for anarchy, and conversely, that anarchism is a given for antiableism. One is the prerequisite for the other.

Antiableism is a structural prerequisite of anarchist thought itself, which must abolish all forms of oppression, domination, and hierarchy. Conversely, any critique of ableism that is not anarchist remains trapped within the logic of normalization and adaptation to the capitalist system and ableist supremacy.

Anarchism is the only ideology that can embrace antiableism without contradicting itself. Crips, excluded from everywhere else, are welcomed there with friendship, through the abolition of all forms of domination. Even those we do not think about. Even when anarchism had never conceptualized antiableism, it was there, somewhere.

Antiableism forces anarchists to rethink the very definition of strength, weakness, activism, commitment, dependence, autonomy, freedom, and equality. By rejecting all authority, anarchism lays the foundations for an emancipation that cannot stop at the gates of the flesh.

Anarcocrip rejects the charity of inclusion. Inclusion is a liberal trap: it presupposes that there is a healthy, normal, and legitimate center, from which the margins can be included. To accept inclusion is to validate the legitimacy of those who set the norm. It is to beg for a place within an architecture built on our exclusion. We do not want a seat at the table, we want to overturn it.

And if we are in favor of transforming society and our living conditions, we are necessarily revolutionaries. It is only through the abolition of all borders, of money and wage labor that we will find our happiness, our emancipation, and collective freedom.

The revolution will be crip or it will not be at all. But the revolution is not for tomorrow. The break with ableist supremacy and social norms does not begin after the fall of institutions, it is practiced today. With radical scope, through mutual aid and solidarity, in the struggle against all forms of discrimination, in the rejection of assessment and competition, and in the independence of our non-conforming lives, here and now.

Anonymous, September 2026.

“I am an individualist anarchist because all the aspirations of my inner self are directed towards this one goal: happiness! I am an altruistic anarchist because I love my neighbor as myself, because the sight of their suffering, their distress, and their misery moves me and causes me deep sorrow! I am a rebellious anarchist because, having a deep and sincere love of friendship in my heart, all injustice revolts me.”

Emile Rinaldain, 1897.

“A revolution is futile if it is not inspired by its ultimate ideal.” Emma Goldman, 1923.

“It is not a question of creating anarchy today, tomorrow, or in ten centuries’ time, but of moving towards anarchy today, tomorrow, and always.” Errico Malatesta, 1928.

“The master’s tools will never dismantle the master’s house.” Audre Lorde, 1984.

CC0 License

https://creativecommons.org/public-domain/

https://archive.org/details/anarcocrip-manifesto-en/

 
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