📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

La festa delle capanne – prima parte 1Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. 2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. 3I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. 4Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!». 5Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. 6Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto. 7Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. 8Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea. 10Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. 11I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: «Dov’è quel tale?». 12E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui. Alcuni infatti dicevano: «È buono!». Altri invece dicevano: «No, inganna la gente!». 13Nessuno però parlava di lui in pubblico, per paura dei Giudei. 14Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. 15I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». 16Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. 18Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia. 19Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». 20Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». 21Disse loro Gesù: «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. 22Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato. 23Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? 24Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!». 25Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? 27Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». 30Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. 31Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?». 32I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. 33Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. 34Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». 35Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? 36Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?». 37Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato. 40All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». 41Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? 42Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». 43E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. 44Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. 45Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». 46Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». 47Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». 53E ciascuno tornò a casa sua.

Approfondimenti

Tratti dalle “Lectio a Villapizzone” del Vangelo di Giovanni (p. Beppe Lavelli e p. Stefano Titta), gennaio/febbraio 2023

Nel Vangelo di Giovanni al cap. 7 comincia di fatto il processo a Gesù, quello che negli altri Vangeli Sinottici è raccontato negli ultimi giorni. Per i Sinottici la permanenza conclusiva di Gesù a Gerusalemme accade in pochi giorni, e all'interno di questi pochi giorni, i processi che vengono fatti a Gesù: c'è un processo nel Sinedrio, un processo da parte di Pilato e Gesù che deve rispondere. Invece in Giovanni accadono in questi capitoli questi interrogatori che vertono tutti sulla identità di Gesù.

Il capitolo precedente cominciava con la vicinanza della Pasqua: Era vicina la Pasqua. Qui siamo all'interno di un'altra festa degli Ebrei che è quella delle Capanne: intercorrono circa sei mesi tra una festa e l'altra. La festa delle Capanne si svolgeva a metà di settembre e ottobre ed era inizialmente una festa agricola, la festa dei raccolti. Si ringraziava il Signore per il raccolto. E il popolo dimorava per questa settimana in alcune tende fatte di rami, di frasche. Poi questa festa ha assunto un significato di memoria della storia della salvezza. A ricordare il tempo del pellegrinaggio del popolo d'Israele attraverso il deserto: dall'uscita dall'Egitto fino all'ingresso nella Terra promessa. Nel capitolo 6 c'è un richiamo alla manna, che è un richiamo all'Esodo, qui la festa delle Capanne richiama ancora questo cammino verso la Terra promessa e il ringraziamento verso il Signore. È anche una delle tre feste (insieme a quella di Pasqua e di Pentecoste) che prevedeva un pellegrinaggio a Gerusalemme. Questo farà da sfondo anche a quello che i fratelli di Gesù gli diranno. Il recarsi a Gerusalemme, durante questa festa, mette un valore in più a questo recarsi, perché è una Gerusalemme piena di folle. Erano davvero in molti coloro che si recano in questa città per questo pellegrinaggio. È una festa che farà da sfondo a questi capitoli fino al capitolo 9, che narra della guarigione del cieco nato. Coloro che partecipano alla festa delle Capanne andavano alla piscina di Siloe (a cui sarà inviato anche il cieco nato) a prendere l’acqua che poi spargevano in libagione al tempio. La luce e l’acqua sono i termini che ricorreranno in questi capitoli (dal 7 al 9) e che erano centrali anche nella festa delle Capanne. È in questo clima di festa, di rivelazione, di liberazione che accadono tutte le vicende narrate.

Nei capitoli 6 e 7 del vangelo secondo Giovanni vengono presentate le tentazioni che Gesù ha subito, quelle che Matteo e Luca raccontano nel loro capitolo 4. In una maniera prosaica, non è che Gesù va nel deserto e lì incontra il tentatore... Ma nelle vicende quotidiane, quando la gente arriva e ti vuole far re. Come Satana che propone a Gesù tutti i regni di questo mondo. Oppure quando gli chiedono: Dacci questo pane. Trasforma queste pietre in pane. Così anche adesso: Va’ in Giudea, fai vedere le opere che sai fare. Vai sul pinnacolo del tempio, buttati giù e allora crederanno. Qui il tentatore prende le sembianze dei fratelli, delle folle, di quelli che al capitolo 1 di Marco attraverso Pietro dicono: Tutti ti cercano. Tutti sono ai tuoi piedi. Questa per loro è la fama! Quella che per noi è la gloria per Gesù è la vanagloria.

Quale immagine di Dio? Quale immagine anche di Gesù queste persone si stanno facendo? Conoscere i miracoli di Gesù non li porta necessariamente alla fede. Vedono, ma non capiscono niente. «In verità, in verità vi dico: Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato quei pani e vi siete saziati». Non avete visto una cosa che vi rimanda ad un'altra, ma vi fermate lì. Anzi voi mi state seguendo non per me, ma per voi. Il rischio è che mi seguite per voi stessi, non per me. Non siete interessati a me, ma cercate di mettere me al vostro servizio. Non accettate che vi ponga io al centro della mia attenzione.

La vita di Gesù è un amore che si consegna sempre. L'abbiamo visto anche al capitolo 6: il pane di vita è esattamente questo. Ma non è ancora giunto. C'è un tempo in cui maturano le cose. Forse noi non saremo mai pronti per ricevere pienamente questo dono. Però ci fidiamo che i tempi che il Signore sceglie sono quelli giusti per incontrare ciascuno. Allora il Signore sa quando il Padre ha posto i suoi tempi. E mentre i fratelli obbediscono alle circostanze del mondo, Gesù si mantiene in ascolto del Padre.

C'è sempre qualcosa che ci fa paura e la paura e ciò che si oppone alla fede. Torna così il tema della incredulità. Nei Sinottici spesso Gesù lo dice: Perché avete paura? Non avete ancora fede? La paura dei giudei è inversamente proporzionale alla fede in Gesù, come ogni paura. Queste persone non hanno solo una difficoltà a comprendere chi è Gesù. Hanno una difficoltà anche a comprendere se stessi, a fare i conti con le proprie paure. La festa delle Capanne ricorda il cammino di liberazione del popolo. Forse un passo di liberazione, è un passo anche di liberazione dalle proprie paure o perlomeno da un riconoscerle e da un consegnarle.

È posta una questione fondamentale: chi è Gesù e da dove viene questo Gesù o meglio il Messia? Fa problema il fatto che Gesù venga dalla Galilea, perché il testo dice che il Messia non viene dalla Galilea! Anzi del Messia non si sa da dove venga. La versione dei Sinottici è piuttosto legata alla tradizione della stirpe di Davide. Quindi la stirpe di Davide – cioè la tribù di Davide che è la tribù di Giuda – è originaria della Giudea. È il contrario. È la tribù di Giuda che ha dato il nome al territorio della Giudea. Ma Gesù non è dalla Giudea. Gesù è dalla Galilea, secondo il Vangelo di Giovanni. Poi Matteo e Luca ci raccontano che è nato a Betlemme, ma questa è un'altra linea. Perché c'è questo problema della provenienza: da dove viene questo qua? E se viene dalla Galilea non può essere il Messia, perché del Messia non sappiamo l’origine perché è un personaggio misterioso che viene da Dio. Il problema è questo: costui è solo un uomo? È un personaggio originale, pieno di iniziative sorprendenti, ma è un uomo. Al limite potrebbe essere un maestro, ma se proprio vogliamo esagerare un profeta. Invece Gesù dice: Io sono il Messia, anzi di più: Io sono il Figlio di Dio. Quest'uomo può essere Dio? Si focalizza ancora meglio la questione centrale della fede: in chi credi? In che credo io? Credo in uno che ha detto delle cose e ha fatto delle cose bellissime, che animano la mia vita, nutrono in me gli stessi pensieri, gli stessi desideri, ma in fondo è un uomo. Credo in un Dio che però rimane per aria, che non riesce poi a toccare concretamente la mia vita o la vita del mondo? Credo che questa vita del mondo va come va, senza Dio? Oppure Dio è si è fatto presente in un uomo, quindi Dio è presente nella storia? Come è presente nella storia? Questa è la questione del Vangelo di Giovanni, ma è anche la nostra questione.

I nostri criteri sono insufficienti per capire chi è Dio. In Gesù Cristo Dio ci rivela chi è lui, e nello stesso tempo ci permette anche di capire che siamo noi. È lui l’esegeta dei segni. Ma lui è anche l’esegeta dell'umanità che ci fa capire chi è l'essere umano. Solo se ti lasci coinvolgere ci puoi capire qualche cosa.

Ognuno cerca quello che trova, ma non tutti trovano quello che cercano! Ecco perché Gesù dice: Fate attenzione perché se voi cercate voi stessi, non troverete me. Non troverete la gloria che viene da Dio, perché voi cercate la vostra gloria. Perché se tu cerchi la gloria di un altro, riconosci che non basti a te stesso, che non sei autosufficiente, che non sei tu l'inizio della storia e neanche la fine della storia, ma che sei dentro una storia di cui sei a servizio, di una gloria di cui sei a servizio. Questo fa cambiare la prospettiva nella quale uno intende la propria identità, la propria persona. Io sono non semplicemente me stesso, ma io sono colui che cerca qualcosa di bene. Non solo per sé, ma anche per gli altri, non solo per la propria vita, ma anche per la vita degli altri. Questa è la verità.

Dio non è come io me l'aspetto: è sempre altro rispetto a come lo aspetto! Noi rischiamo di farci una certa immagine di Dio e di rimanere affezionati a questa immagine. A un'esperienza, per esempio, a una fase storica anche della relazione che abbiamo avuto; al punto che Gesù non corrisponde in niente, non corrisponde più a quello di cui si parla nel Vangelo!

Abbiamo seguito la scansione temporale: l'inizio quando Gesù va alla festa, poi a metà della festa e adesso vediamo nell'ultimo giorno della festa, quando la festa si compie. E il compimento della festa è Gesù. Ma questo ultimo giorno della festa delle Capanne di fatto diventa già un richiamo a quello che sarà l'ultimo giorno della vita stessa di Gesù. La spiegazione che dà al versetto 39 l'evangelista, ci porta già al compimento della vita di Gesù, alla croce di Gesù, alla rivelazione piena dell'amore di Dio per noi. All'acqua che scaturisce dal nuovo Tempio che, come Gesù aveva detto al capitolo 2, ormai è il suo corpo.

In questo ultimo giorno Gesù stava in piedi. Anche la posizione, la postura di Gesù è rivelativa. Non è seduto come chi insegna, ma in piedi come chi annuncia, come chi proclama e grida.

Gesù sembra fare appello al desiderio che possiamo avere: chi ha sete, se qualcuno ha sete. Lui stesso aveva avuto sete. L'abbiamo incontrato al capitolo 4, sul pozzo di Sicar quando dice alla donna di Samaria: Dammi da bere! E poi lo ritroveremo sulla croce, tra le ultime parole a dire: Ho sete! La sete di Gesù è quella di dissetarci. Gesù ha sete di donarci la sua acqua. Questa è la sete di Gesù: di donarci la vita in pienezza. Però dicendo: Se qualcuno ha sete... Gesù mostra di avere a cuore quelli che sono i nostri desideri, che vanno presi sul serio, non vanno mortificati. Gesù educa i nostri desideri, ma vuole che rimaniamo sempre a contatto con questi nostri desideri.

L'invito a bere di quest'acqua, quella che Gesù dà, significa credere. Venire a Gesù, credere a lui (che è la stessa cosa) è aver fede in quest'acqua che Gesù dà. Di fronte a queste parole di Gesù ci sono diverse reazioni: quelle della folla, quelle dei capi e delle autorità religiose, infine quella di Nicodemo.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

La moltiplicazione dei pani 1Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

16Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare, 17salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; 18il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.

19Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. 20Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». 21Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Il discorso nella sinagoga di Cafarnao 22Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. 23Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. 24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.

25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». 26Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». 29Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

30Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». 32Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. 37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». 43Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. 48Io sono il pane della vita. 49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». 59Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

L'incredulità dei discepoli e la fede dei dodici 60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». 66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

67Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 70Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». 71Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

Approfondimenti

La collocazione di questa composizione, centrata sul tema del pane, è comprensibile alla luce del racconto che precede, la guarigione del paralitico (Gv 5), e del discorso che segue, il quale ne è a sua volta una preparazione. Pertanto il segno miracoloso legittima il discorso e questo interpreta il segno. Il capitolo si può suddividere in tre parti:

  1. una parte narrativa, ambientata nella zona costiera del mare di Galilea (Gv 6, 1-24) in cui sono raccontati due segni: la moltiplicazione dei pani (vv. 1-15) e il cammino sulle acque (vv. 16-21), a cui fa seguito un resoconto sugli spostamenti (vv. 22-24);
  2. una parte centrata su un discorso-dibattito, localizzato nella sinagoga di Cafar­nao (Gv 6, 25-59);
  3. una parte in cui si registrano le reazioni sia nel gruppo dei discepoli, sia in quello dei dodici (Gv 6, 60-66.67-71)

Il miracolo del pane fu sempre considerato dalla tradizione evangelica un gesto di Gesù molto importante. È già significativo il fatto che tutti e quattro gli evangelisti lo abbiano riportato: cosa che non avviene per nessun altro miracolo. Inoltre Marco e Matteo ci offrono di esso una seconda versione, che nella sua forma letteraria è molto simile alla prima. Non solo il racconto è ricordato da tutte le tradizioni evangeliche, ma occupa in ciascun vangelo un posto particolarmente importante: costituisce, in un certo senso, un momento culminante nella manifestazione di Gesù e, di conseguenza, un momento importante della decisione di fede. Per quanto riguarda più particolarmente il quarto vangelo il c. 6 rappresenta una sintesi dell'attività di Gesù in Galilea, contiene una delle più alte rivelazioni su Gesù, è un esempio tipico della scelta di fede che si impone all'uomo.

A parte la concentrazione su Gesù (che è una prospettiva di ogni pagina di Giovanni) e a parte la coloritura eucaristica (più visibile nell'ultima parte del discorso), due sono i temi più importanti. Gesù, moltiplicando i pani, ha compiuto un segno che la gente attendeva. Per questo il miracolo suscita l'entusiasmo delle folle, che riconoscono in Gesù il profeta che doveva venire e desiderano farlo re. Ma le folle hanno letto il segno secondo i loro schemi, non lo hanno capito nel suo vero significato. Così Gesù si ritira, fugge. Eppure questo Dio che elude le attese degli uomini e fugge, si farà spontaneamente incontro ai discepoli (6,16-21). Il fatto è che Gesù vuole una ricerca sincera: il verbo cercare è importante in questo capitolo; i galilei cercavano se stessi, non il Cristo; seguivano il loro sogno messianico, non erano in attesa del dono di Dio. Ecco l'insegnamento: la ricerca di sé impedisce di leggere il segno come segno rivelatore del Cristo e di aprirsi alla fede. Dunque Gesù (ancora più esplicitamente che nei sinottici) dissolve l'entusiasmo delle folle ritirandosi, solo, sulla montagna: con questa separazione egli vuol affermare che il suo messianismo è diverso, che la strada che egli percorre è diversa. In questo senso il gesto di Gesù che si ritira è un elemento importante. Diciamo che il segno rivelatore del Messia non è semplicemente la moltiplicazione dei pani, ma tutto il complesso (moltiplicazione dei pani, entusiasmo delle folle, fuga di Gesù). In altre parole il segno è la moltiplicazione dei pani, letta dalle folle e letta da Gesù: è nel contrasto tra le due letture che si rivela chi è Gesù.

Il racconto della traversata, se confrontato con il parallelo sinottico, tradisce la mano dell'autore del Quarto vangelo, riportando il luogo del racconto, la menzione di Cafarnao, del ritardo di Gesù, il suo saluto abbreviato. La congiunzione dell'episodio di moltiplicazione con quello di traversata ha la funzio­ne di fondare la credibilità del comunicatore. In altre parole colui che moltiplica il pane e poi tiene un discorso per indicarne il significato non è semplicemente un profeta, ma ha la stessa autorità di Dio, Signore della creazione. Inoltre nell'allo­cuzione-dialogo il vertice è dato dall'affermazione: «lo sono il pane» in cui l'«lo sono» è ripreso dal secondo racconto mentre il «pane» dal primo.

Quello che comunemente è chiamato discorso del pane di vita in realtà è un dibattito, costruito con la tecnica del fraintendimento, nel quale la folla e i giudei spesso intervengono, facendo domande (vv. 28.30-31.34.41-42.52). Esso si snoda in tre grandi sezioni, introdotte da un dialogo preliminare che verte sul tema del segno (vv. 25-29): una prima sezione in cui Gesù evidenzia il passaggio dalla man­na al pane che dà la vita (vv. 30-40); una seconda centrata sull'azione del Padre che attira (vv. 41-50); una terza nella quale il simbolo del pane è identificato con la «carne» e il «sangue» di Gesù (vv. 51-59). Quest'ultimo intervento rappresenta il punto vertice della polemica. Giovanni, con questa narrazione ha voluto combattere su due fronti. Contro coloro (in qualche modo rappresentati dai giudei) che erano alla ricerca di gesti materiali a scapito dell'unica opera che è la fede: a costoro Giovanni ricorda l'ascolto e la Parola, ricorda che il sacramento può divenire un gesto magico, profondamente incompreso se non avviene all'interno dl un incontro vivo e personale col Cristo. E contro gli “spirituali”, portati a svuotare di ogni senso il gesto, il sacramento, e alla fine la stessa incarnazione: contro costoro Giovanni parla con estremo realismo di «carne» e di «sangue», di mangiare e bere.

Nell'epilogo sono contenute la reazione dei discepoli (vv. 60-66) e dei Dodi­ci (vv. 67-71). Lo sconcerto non si limita solo ai giudei, coinvolge anche i discepoli. Quello di Cristo è un discorso duro da accettare: come si può intenderlo e dargli credito? Il significato del verbo greco è duplice: ascoltare (nel senso di comprendere) e accettare, obbedire, aderire. La risposta di Gesù ripropone il motivo della grazia: l'uomo è impotente (la carne non giova a nulla); soltanto la presenza dello Spirito di Dio può far rinascere l'uomo e aprirlo a nuovi orizzonti (lo Spirito vivifica). Gesù si manifesta progressivamente, e questa progressiva manifestazione è contemporaneamente una tentazione per la fede e una occasione di approfondimento e di purificazione. È questo il significato essenziale del brano, con evidente contrapposizione fra l'incredulità dei discepoli e la fede dei dodici che si fa più matura. È un tema analogo a quello che si trova nei sinottici e che è chiamato la «crisi galilaica»: cf. Mc 8,27ss. Anche là la chiave di volta è la professione di fede di Pietro. Ponendo la domanda Gesù costringe i dodici a prendere posizione (v. 67). La risposta di Pietro esprime un'adesione personale a Cristo, un amore a lui indiscusso, si direbbe frutto di fiducia prima che di comprensione: credere e conoscere (v. 69), ecco la successione dei verbi che è senza dubbio indicativa. Per Pietro Gesù è l'unico salvatore (l'unico capace di offrire all'uomo parole di vita); è il santo, cioè il consacrato, l'appartato, il diverso, colui che sfugge ai nostri schemi perché viene da Dio e – per questa sua diversità – rende presente la salvezza di Dio in mezzo a noi. La risposta di Gesù è insieme consolante e dolorosa. Consolante perché l'elezione del discepolo poggia sull'amore di Dio, incrollabile quindi come è incrollabile la scelta di Dio, come è senza pentimento la sua alleanza. Dolorosa perché il mistero dell'incredulità e del tradimento si annida ovunque, anche nella cerchia dei dodici. I vv, 60-71 chiudono il ministero in Galilea e ne riassumono il risultato. Qualcosa di simile avverrà in 12,37-50 per quanto riguarda il ministero in Giudea. I due ministeri si chiudono sotto il segno del fallimento, della incredulità di molti e della fede di pochi.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

La guarigione del paralitico 1Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [4Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto] 5Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. 6Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». 8Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato.

10Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». 11Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». 12Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». 13Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. 14Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». 15Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. 16Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. 17Ma Gesù disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». 18Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

19Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. 20Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. 21Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. 22Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, 23perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. 24In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. 26Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, 27e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. 28Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce 29e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

31Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. 32C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. 33Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. 35Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. 36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, 38e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. 40Ma voi non volete venire a me per avere vita.

41Io non ricevo gloria dagli uomini. 42Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. 43Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. 44E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? 45Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. 46Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. 47Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Approfondimenti

(cf IL VANGELO DI GIOVANNI – Commento esegetico e teologico, di Santi Grasso © Città Nuova Editrice, 2008)

La guarigione del paralitico Il racconto della guarigione del paralitico (vv. 1-9) è seguito da una discus­sione tra Gesù e i giudei (vv. 10-18) e da un discorso di rivelazione (vv. 19-47). Il racconto di miracolo vero e proprio contiene la presentazione di un uo­mo ammalato da trentotto anni del quale Gesù conosce la situazione. Gesù rivolge una domanda al paralitico: «vuoi essere guarito?». La risposta, che secondo lo stile giovanneo è costruita su un dislivello di comprensione, rivela come l'interlocutore non si aspetti che l'interrogativo riguardi il potere taumaturgico di Gesù. Infatti l'ammalato dichiara di non avere chi è di­sponibile ad aiutarlo a scendere nella piscina quando l'acqua si agita. La presenta­zione della situazione problematica dell'uomo provoca Gesù all'ordine: «alzati, prendi il tuo lettino e cammina» (v. 8). Segue immediatamente la constatazione della guarigione con la ripresa di due verbi usati da Gesù: prendere il lettuccio e camminare (v. 9a). Questo racconto può essere raffrontato con quello della guarigione del paralitico attestato unanimemente dalla tradizione sinottica (Mt 9, 1-8; Mc 2, 1-12; Le 5, 17-27). Soltanto alla conclu­sione del racconto del miracolo viene reso noto il contesto cronologico dell'episo­dio: «di sabato» (v. 9b; parola che ricorre anche nei vv. 10.16.18).

In un intermezzo è riportato il dialogo tra Gesù e il guarito: Gesù trova l'uomo nel tempio e gli rivolge la parola. Alla constatazione della guarigione fa seguito l'ordine di non peccare con una frase finale negativa: «affin­ché non ti capiti qualcosa di peggio». Nella ripresa del dibattito i giudei vengono informati da parte dell'ex ammalato sull'identità del guaritore (v. 15). L'individua­zione del trasgressore della legge sabbatica è il presupposto dell'inizio dell'azione di persecuzione giudaica nei confronti di Gesù (v. 16). La risposta di quest'ultimo, che non sembra in maniera esplicita rivolta ai giudei, è costruita con un paralleli­smo: «mio Padre senza indugio opera/anche io opero» (v. 17), provocando la loro ulteriore reazione accanita. La loro intenzione omicida ha una duplice motivazio­ne: Gesù viola il sabato e chiama Dio suo Padre (v. 18).

Dopo il dialogo con i giudei Gesù inizia un discorso infervorato, in cui li mette di fronte al fatto che un popolo che si vanta di custodire la Parola che Dio ha trasmesso, non dà ascolto alla voce divina. Dio ha parlato con chiarezza, ma la sua voce non tocca e non cambia il loro cuore perché manca una reale disponibilità a mettersi in ascolto. Gesù qui non usa parole di misericordia, ma parole di verità, non cerca di scusare, ma pone tutti e ciascuno dinanzi alle proprie responsabilità. Vale anche per noi oggi: non basta aprire la Bibbia, occorre aprire il cuore. Non basta leggere avidamente la Parola, occorre imparare ad ascoltare quello che Dio vuole dirci attraverso i fratelli, avere l’umiltà di riconoscere e accogliere la voce di Dio, anche quando ci svela verità scomode.

La seconda parte del discorso è invece centrata sulla tematica della testimonianza. Gesù presenta quattro diver­si testimoni che confermano la sua missione: Giovanni, il Battezzatore (vv. 31-35), le opere (v. 36), il Padre (vv. 37-38), le Scritture (v. 39).

La testimonianza di Giovanni Battista ha preparato e favorito la rivelazione di Gesù, come Messia e Figlio di Dio, lo ha presentato alla gente come l’inviato di Dio che deve venire in questo mondo: il Battista “Era la lampada che arde e risplende”, ma purtroppo pochi si sono rallegrati alla sua luce.

Gesù pone quindi l’accento sulle opere che il Padre gli ha dato da compiere, che testimoniano che Dio lo ha mandato tra gli uomini per la loro salvezza. «Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse» (Gv 14,10-11).

Non solo le opere, ma il Padre stesso ha dato testimonianza del Figlio al suo popolo, ma bisogna credere a “colui che egli ha mandato”, ascoltare la sua voce, vedere il suo volto e credere nella sua Parola.... ci dice il Signore Gesù: «Chi vede me vede il Padre» (Gv 14,9).

Gesù porta poi la testimonianza delle Scritture. Sono le Scritture che hanno preparato l'incontro con Lui qui e ora: Mosè stesso ha scritto di Lui, del Cristo, ma i Giudei, se non credono in ciò che di sacro è scritto, come possono ora credere alle parole di Gesù?

Gesù pone poi una questione basilare, egli a differenza dei Giudei che ricevono gloria gli uni dagli altri, e perciò non possono credere, non riceve gloria dagli uomini, non cerca il loro apprezzamento ma ci mostra come cercare “la Gloria che viene dall’unico Dio”.

Siamo così interpellati sulla nostra fede in Gesù Cristo, sulla nostra disponibilità a lasciare che la Parola nutra e illumini la nostra vita e ci chiede di aprire il cuore all’Amore di Dio per essere testimoni credibili e veri.

Questa è la “buona notizia”: il Signore Gesù cammina con noi, ci ama e vuole darci “vita”.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

Gesù e la Samaritana 1Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni» – 2sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli –, 3lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4Doveva perciò attraversare la Samaria. 5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9vAllora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». 27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui. 31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

La guarigione a Cana del figlio del funzionario 43Trascorsi due giorni, partì di là per la Galilea. 44Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. 45Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. 46Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. 47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. 48Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». 49Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. 51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». 52Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». 53Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. 54Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Approfondimenti

Gesù e la Samaritana L'incontro tra Gesù e la samaritana viene riportato solo nel Vangelo di Giovanni, che tra i quattro è quello più interessato a raccontare gli incontri di Gesù con le donne. Accade che Gesù dalla Giudea vuole tornare in Galilea: tra Giudea e Galilea c'è la Samaria e quella è una terra “maledetta” per i giudei: è la terra dove ci sono gli eretici, dove ci sono gli impuri, dove ci sono coloro che, durante le lotte contro i popoli vicini (ad esempio gli assiri) si sono mischiati con i nemici, addirittura hanno familiarizzato con i loro dei. I Samaritani erano considerati “impuri” dai Giudei e quindi il loro rapporto è sempre stato un problema. Tra Giudei e Samaritani non c'è solo una relazione conflittuale, ma anche una feroce e reciproca violenza; c'è tra loro una inimicizia viscerale. Tant'è vero per andare dalla Giudea alla Galilea gli altri ebrei non è vero che attraversavano la Samaria, seguivano un altro percorso! Il v. 4 però dice che Gesù “doveva” attraversare la Samaria. Questo “doveva” non esprime una necessità geografica, ma una necessità missionaria, cioè esprime una scelta di Gesù. Gesù si pone con questo stile: l'incontro con Lui è per tutti, cioè non è possibile che ci siano persone escluse dalla possibilità di incontrarsi con Dio.

In questo brano si parla di acqua e di sete. Il popolo d'Israele nel cammino dell'esodo chiede acqua al proprio Dio, mandando in crisi Mosé, il quale allora sollecita Dio ad intervenire: Mosé si rivolge a Dio dicendogli di non rinunciare al suo volto di benevolenza e di dare acqua al popolo. Ritroviamo qui lo stesso atteggiamento in Gesù che vuole far venir fuori il “volto” di Dio e chi lo legge è invitato a cercare il “volto” di Dio. Gesù parla di sé con la samaritana, ma ha cuore che appaia il “volto” di Dio come deve apparire: un volto di Dio misericordioso, che dà acqua, che disseta, che incontra tutto di noi, che non ha vergogna di noi. Infatti non c'è qualcosa di noi che non voglia incontrare. Ciò è importante, perché la prima preoccupazione di Gesù è mostrare il “volto” vero del Padre.

C'è poi il pozzo, altro simbolo importante di questo brano: è il pozzo che Giacobbe diede a Giuseppe. Il pozzo era, per la società di allora, come la piazza: non solo era un luogo di incontro, ma anche era luogo dei fidanzamenti importanti. Allora Gesù accetta di essere frainteso, pur di incontrare quella donna: gioca quasi una carta che immediatamente viene letta come la carta della seduzione, cioè è come se Gesù stesse cercando di “provarci” con lei; l'approccio poteva essere interpretato così, cioè come se volesse da lei “qualcos'altro”. Gesù accetta di attraversare anche il fraintendimento, anche l'ambiguità, pur di parlare con lei, pur di incontrarla. Il Vangelo di Giovanni ci dà un'immagine di Gesù che fa venire i brividi, per come lo presenta: lo presenta “libero”, per incontrarci, per poter venirci incontro, per poterci dare la “buona notizia”.

In questo brano non solo la samaritana riconosce se stessa, cioè capisce chi è e chi vuol essere, ma anche Gesù, appunto, riconosce chi è e chi vuole essere. Ma, soprattutto, la samaritana ci fa capire cosa vuol dire “riconoscere Gesù”. Questo brano aiuta ciascuno di noi a fare il passaggio di maturare la propria fede in Lui. Ognuno perciò deve domandarsi: “Chi è per me Gesù?”.

Secondo il Vangelo nella fede ci sono queste due dimensioni:

  1. lo “stare” con fiducia nel dialogo, anche quando non ci sembra che ci siano le condizioni;
  2. il “crescere” come uomini e donne capaci di stupirsi, di dire che c'è ancora qualcosa che possiamo imparare, che c'è ancora qualcosa che non abbiamo capito, che c'è ancora qualcosa che ci può arrivare, che ci può far sorridere e dire: “che bello! Diamoci una mano per riaprire tutte le possibilità, non solo nel nostro essere Chiesa, ma anche nella società, nel mondo, ecc...”.

Allora, perché nelle nostre comunità cristiane, non recuperiamo la dimensione del “condividere lo stupore” oltre a quella del “dirci i bisogni”, creando le condizioni perché nessuno “abbia vergogna” a dire quello che “sente” veramente dentro di sé? È molto importante nelle comunità cristiane guardarci come persone che hanno desideri; fare proposte pastorali, che partono dal fatto che ci guardiamo come uomini e donne, come fratelli e sorelle che hanno dei sogni, che hanno dei desideri, non solo dei bisogni!

Gesù e la samaritana si sono incontrati proprio nello spazio del bisogno e del desiderio. Ma poi insieme hanno fatto un passo in più, nello spazio di “un'umanità diversa possibile”. La donna, parlando con quell'uomo, si accorge che, via via, crollano la paura e la diffidenza che aveva nei suoi confronti: quell'uomo non la sta trattando male, non la sta sfruttando, non la sta violentando. Quell'uomo s'interessa a lei: si è fermato a parlare con lei, le sta dicendo delle cose che la incuriosiscono, come quando, a lei che ha sete, parla di un'altra acqua. Allora lei si domanda: “Qual è l'altra acqua?” Ma non blocca il dialogo, lo “apre”. Quindi la samaritana vede in Gesù la possibilità di “essere uomo” in modo diverso da quello che lei ha conosciuto fino ad allora. Allora non è vero che tutti gli uomini, in quel suo mondo, la violentano, la trattano male, la giudicano... Non è vero! Si è resa conto, allora, che può essere guardata, avvicinata in una maniera diversa. Qui, anche in questo brano del suo Vangelo, Giovanni ci vuole davvero mostrare l'umanità di Gesù: un'umanità non “perfetta”, ma “diversa”, possibile. La peculiarità delle comunità cristiane non è quella di essere differenti dagli altri per il gusto di essere perfetti, ma è la certezza che possiamo vivere un'umanità diversa, migliore... nella società attuale. Quindi quella donna si incontra con Gesù sperimentando la possibilità di una umanità diversa. Anche Gesù rimane “sorpreso” da quella donna che gli “tiene testa”, non da intendere come conquista di potere da parte di chi è “inferiore” verso il suo “superiore”, ma è da intendere come capacità di “aprirsi” e accogliere le possibilità che Lui le offre. Gesù dà tante possibilità, ma non tutti le accolgono. Quella donna sì, le prende al volo: è la prima volta che le capita di parlare di cose di Dio con un maschio. Gesù glielo permette e lei prende al volo quella possibilità di dire la sua opinione in merito! Infatti quella donna aveva dei pensieri su Dio, aveva dei desideri su Dio, aveva delle speranze nei confronti della dimensione della fede... E ne parla con quell'uomo. E Gesù rimane veramente sorpreso e va avanti. E grazie alla disponibilità di quella donna, a Gesù è permesso di venir fuori allo scoperto e di dire quello che poi dirà.

L'esperienza “missionaria” non parte dall'avere tanta consapevolezza, dall'avere tanta fede... La missione parte dal lasciarsi “toccare” dalla “misericordia” del Maestro! Il “dono” di cui parla il Vangelo è sentirsi “voluti bene”. Il cuore della “buona notizia” è la misericordia, è la possibilità data a tutti.

Dobbiamo tener sempre aperta la percezione dell'”alterità” di Dio, per poter accoglierla in maniera bella e profonda:

  • Dio ci sorprende sempre;
  • Dio non appartiene ad un luogo particolare;
  • Dio è libertà;
  • Dio, in qualche modo, è Spirito, cioè è presenza costante che accompagna il nostro cammino senza “ingabbiarsi”, in luoghi, in istituzioni, in regole, in strutture;
  • Dio è spirito d'amore: quello che interessa a Dio è amarci, è amare l'umanità.

Lo Spirito – lo dice papa Francesco – è quello che ci tiene in piedi, che ci dà una motivazione (cf EG cap. 5).

Gesù dice alla samaritana che è un falso problema quello che lei gli ha posto, cioè se si deve adorare Dio nel tempio costruito dai samaritani o in quello di Gerusalemme, perché

  • Dio è nell'amore, nell'amore che ognuno deve sentire per sé e che, finalmente, un giorno i popoli potranno sentire fra di loro;
  • Dio è libertà, non si lascia ingabbiare: chi dice che sta in un tempio piuttosto che un altro, sbaglia... Addirittura Gesù dirà che non ci sono più le mura del tempio.

Gesù dice alla donna che la casa di Dio è il suo popolo; la casa di Dio siamo noi; la casa di Dio è ciascuno di noi, quando sta bene, quando è felice, quando, in qualche modo, arriva ad attingere a quell'“acqua viva”, profonda.

Dopo l'incontro con Gesù la samaritana diventa una “missionaria”: molti samaritani credettero in Gesù e diventarono a loro volta missionari. Ogni essere umano non solo è “oggetto di una missione”, cioè della missione di Gesù di mostrare all'umanità intera la misericordia del Padre, ma anche che ciascuno di noi, chiunque di noi, è chiamato ad essere missionario per altri, cioè è chiamato a raccontare quella misericordia del Padre, come fu per la samaritana.

La guarigione a Cana del figlio del funzionario (cf IL VANGELO DI GIOVANNI – Commento esegetico e teologico, di Santi Grasso © Città Nuova Editrice, 2008)

Il racconto di guarigione del figlio del funzionario è introdotto da un pream­bolo (vv. 43-45), la narrazione della guarigione è suddivisa in due parti; nella prima si descrive l'incontro del funzionario con Gesù (vv. 46-50), nella seconda il suo ritorno a casa con la constatazione del miracolo (vv. 51-54). La prima è introdotta dalla notizia della seconda visita di Gesù. a Cana. Esplicitamente si dice che egli è già stato in questa cittadina quando aveva tra­ sformato l'acqua in vino (v. 46). Il racconto, che è attestato anche nella tradizione sinottica (Mt 8,5- 13; Lc 7,1-10) ma ci sono delle differenze:

  • il luogo; Cana (in Giovanni), Cafarnao (in Mat­teo e Luca);
  • la persona del richiedente: un padre, funzionario regio (in Giovanni) un padrone, un centurione;
  • l'identità del guarito: un figlio (in Giovanni), un servo nella tradizione sinottica.

Al termine delle due giornate trascorse presso il villaggio samaritano di Sichar, Gesù prosegue il viaggio sotto la pressione dell'ostilità farisaica, per ritornare secondo il suo progetto in Galilea. Il funzionario che era venuto a sapere dell'arrivo di Gesù in Galilea, si reca a Cana pregandolo di venire nella sua città (Cafarnao) per guarire il figlio in serio pericolo di vita, che è moribondo. Quantunque non si fidi di coloro che lo cercano o che gli danno credito in quanto compie miracoli, Gesù accondiscende alla richiesta del funzionario con la parola: «Va', tuo figlio vive!». Pertanto egli non acconsente di recarsi a Cafarnao con il pubblico ufficiale, ma lo invita a ritornarsene a casa perché la situazione del figlio è mutata. La reazione dell'uomo è di adesione alla parola di Gesù. Anche i samari­tani in precedenza sono giunti a credere «a motivo della sua parola» (Gv 4, 41). Tuttavia, sebbene di primo acchito le espressioni possano indicare un'adesione di fede adulta, in realtà dal seguito del racconto si può comprendere come gli atteg­giamenti assunti dal personaggio non lo presentino ancora come una figura che ha raggiunto la maturità di una scelta. Si tratta infatti di un assenso che ha bisogno di ulteriore elaborazione. Comunque è sulla base di questo atteggiamento ancora inconsapevole che egli si mette in cammino per ritornare a casa. Mentre stava arrivandovi, i servi, testimoni insospettati della guarigio­ne, raggiungono il funzionario annunciandogliela. La reazione del fun­zionario è quella della verifica. Il risultato della constatazione è una reazione di fede.

Il racconto si conclude con l'annotazione che questo è stato il “secondo segno”... questo non in funzione di un elenco, ma di creare un collega­mento tra il primo segno compiuto a Cana e il secondo. Lo scopo di questo rac­conto è infatti quello di mostrare come una fede miracolistica deve essere superata da un'adesione più profonda e matura nei confronti di Gesù, che non è primaria­mente un taumaturgo, ma il “Verbo”, datore di vita.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

Gesù e Nicodemo 1Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. 2Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». 3Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». 4Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. 7Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. 8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». 9Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? 11In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. 12Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. 14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. 16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

L'ultima testimonianza di Giovanni 22Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. 23Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. 24Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. 25Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. 26Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». 27Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. 28Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. 29Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. 30Lui deve crescere; io, invece, diminuire». 31Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. 32Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. 33Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. 34Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. 35Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. 36Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Approfondimenti

(cf IL VANGELO DI GIOVANNI – Commento esegetico e teologico, di Santi Grasso © Città Nuova Editrice, 2008)

Gesù e Nicodemo L'incontro tra Gesù e Nicodemo, ha lo scopo catechistico di rispondere ai seguenti quesiti:

  • Come si ottiene la sal­vezza?
  • Come si accoglie lo Spirito?
  • Come si può diventare nuovi?
  • Come entrare nel regno di Dio o ricevere la vita piena?

Il racconto parte da una duplice introduzione (Gv 2,23-25. 3,1-2a) e continua con un dialogo (Gv 3,3-12) che sfocia in un di­scorso (Gv 3,13-21).

  • Nel primo quadro introduttivo viene presentata in occasione della festa pasquale l'attività del messia a Gerusalemme, che suscita l'adesione di molti (Gv 2, 23-25). La ragione di questo favore è individuata nei segni da lui compiuti. Tuttavia la posizione di Gesù nei confronti di coloro che gli aderiscono è di diffidenza, perché Egli è in grado di conoscere in profondità le persone senza bisogno dell'altrui attestazione.

  • Nel secondo quadro introduttivo (Gv 3,1-2a) più breve è presentata la figura dell'inter­locutore, attraverso poche qualifiche: egli appartiene al movimento dei farisei, si chiama Nicodemo ed è un capo dei giudei.

  • Il resto del testo è occupato dal dialogo che poi si trasforma in un monologo. Il dialogo è costruito con la tecnica del dislivello o incomprensione, caratteristica giovannea, secondo la quale l'interlocutore non è in grado di capire completamente il significato del­la comunicazione di Gesù. In altre parole la rivelazione cristologica è talmente importante da oltrepassare le ristrette prospettive umane. Inoltre gli interventi di Gesù, non solo nel dialogo ma anche nel monologo, sono costruiti con la tecnica del parallelismo o della simmetria. Le due parti che compongono la pagina evangelica, la prima centrata sul dialogo e occupata dalla tematica del rinascere dall'alto e la seconda sul monolo­go, relativa al tema della discesa-salita del Figlio dell'uomo, sono in profonda correlazione: il nascere dall'alto è possibile soltanto nell'accoglienza di fede del Figlio dell'uomo, disceso e asceso.

Quasi tutti i personaggi del Quarto vangelo assumono un valore rappre­sentativo per il modo di vivere la fede, forse addirittura alludendo a un gruppo della comunità giovannea. Anche Nicodemo esercita tale ruolo all'interno della narrazione? Le ipotesi sulla caratterizzazione del personaggio sono diverse.

  1. È un rappresentante dei capi paurosi, così come viene registrato alla conclusione del Libro dei segni: «Anche tra i capi molti credettero in lui, ma a causa dei farisei non lo confessavano pubblicamente, per non essere espulsi dalla sinagoga. Essi infatti amavano la gloria degli uomini più della gloria di Dio» (Gv 12, 42-43)?

  2. È invece da annoverarsi tra la cerchia dei giudei che senza fede diventano gli artefici della condanna di Gesù così come risulta dal dibattito avvenuto durante la festa delle capanne a Gerusalemme (Gv 8, 31-59)?

  3. Oppure si tratta della figura del giudeo aperto che aderisce alla fede nel Figlio di Dio?

Probabilmente Nicodemo rap­presenta il mondo degli intellettuali che hanno come riferimento la tradizione dei padri nell'osservanza della legge e che si apre alla prospettiva ermeneutica della proposta di Gesù. Sebbene non sia sufficiente l'analisi di questo incontro per rispondere all'interrogativo, ma si dovrà tener conto della descrizione della personalità di Nicodemo all'interno di tutta la narrazione giovannea, si ha però da tener presente che il vero destinatario delle parole di Gesù non è Nicodemo, ma il lettore. Pertanto non è così fondamentale scoprire il valore positivo o nega­tivo della sua figura.

Se nel Quarto vangelo lo Spirito è donato dal Risorto nel tempo post-pasquale come può Gesù prometterlo a Nicodemo? Secondo l'interpretazione giovannea, Gesù al momento della sua morte emetterà lo Spirito (Gv 19, 30), ma esso viene offerto in maniera piena alla co­munità solo dopo la sua risurrezione, quando egli lo aliterà sui discepoli dicendo: «Accogliete lo Spirito Santo. A chi rimetterete [...]» (Gv 20, 22). Nel discorso di addio Gesù formulerà cinque sentenze incentrate sulle funzioni dello Spirito nella chiesa post-pasquale (Gv 14, 16-17.26; 15, 26; 16, 7-11.13). L'annuncio della ri­generazione rivolto a Nicodemo in realtà si compie dopo-pasqua. Pertanto si può capire come il dialogo giovanneo in cui interviene sì il Gesù terreno, ma anche il Signore risorto, ha la funzione di rivolgersi non soltanto all'interlocutore contin­gente individuato in Nicodemo, ma a ogni credente che si pone nell'atto di lettu­ra.

L'affermazione che distingue tra la nascita dalla carne e quella dallo spirito non ripete però il contrasto tra corpo e anima della visione greca, né quella tra peccato e grazia espressa nel pensiero paolino. La nascita dallo Spirito si aggiunge a quella dalla carne: l'uomo senza lo Spirito, forza vitale di Dio, manca di pienez­za. Soltanto rinascendo dallo Spirito è possibile rendersi docili alla sua azione. In questo senso il movimento della rinascita dall'alto è parallelo a quello del Verbo che proviene dall'alto.

È molto interessante che nel Quarto vangelo Gesù approfondisca in maniera del tutto nuova rispetto ai Sinottici il ruolo dello Spirito per la comunità cristiana chiamata a continuare l'opera messianica dopo la sua passione, morte e risurrezione. Mentre i discepoli durante la missione terrena di Gesù non hanno com­preso interamente la sua parola, con l'aiuto dello Spirito essi saranno chiamati a comprendere appieno la verità. Pertanto rinascere dall'alto mediante lo Spirito per l'interpretazione giovannea significa accogliere lo Spirito del Risorto, che rende capace la comprensione totale dell'esperienza cristiana all'interno della storia umana così carica di contraddizioni e drammi.

Nella conclusione del brano emerge la “prospettiva giovannea” in cui gli eventi escatologici sono anticipati lungo la missione di Gesù. Il cosiddetto «giudizio», che la tradizione biblica attende per la conclusione della storia, non ha luogo attraverso i canoni usuali, ma si trasforma in un'autovalutazione umana che avviene mediante la parola efficace di Gesù. Il discernimento portato da Gesù, che appunto non è prospettato nel futuro, ma descritto come presente, consiste in un atto di discernimento. Il discernimento nei confronti di chi fa il male rivela che chi lo compie odia la luce e non si la­scia illuminare perché non siano svelate le sue opere. La situazione opposta è invece rappresentata da quelli che operano il bene, identificati con l'espressione «compiere la verità». L'espressione indica quindi un processo di assimilazione della verità, ossia il fare propria la rivelazione. Nel Quarto vangelo la verità ha sempre uno spessore cristologico (Gv 1,14; 14,6); ma compiere la verità è la condizione per «venire alla luce», espressione che indica il cammino di sequela che con­traddistingue la scelta del discepolo. Chi è disponibile a mettersi al seguito di Gesù attua il passaggio dalle tenebre alla luce (Gv 12, 35.46). La luce porta a evidenziare le opere. Lo scopo di questo atteggiamento consiste nella manifestazione dell'operato alla luce della logica di Dio.

L'ultima testimonianza di Giovanni La seconda sezione del capitolo terzo è incentrata sulla testimonianza del profeta Giovanni, il cui discorso finale (vv. 31-36) fa leva su una cristologia e su una terminologia che riprende le parole di Gesù rivolte a Nicodemo. L'azione parallela dei due personaggi Gesù e Giovanni, che esercitano la medesima azione, quella del battezzare, suscita il dibattito. Se tra i discepoli di Giovanni si ingenera un'interpretazione concorrenziale della prassi battesimale, essi non hanno capito la portata esatta della testimonianza del Battista. La risposta di Giovanni infatti intende ulteriormente chiarire la sua posizione in rapporto a quella di Gesù (cf. Gv 1).

Le parole di Giovanni fanno ricorso al registro simbolico matrimoniale che nella tradizione biblica, ma anche in quella giovannea, serve a interpretare il rapporto tra Dio e il suo popolo (vedi Gv 2, 1). La sentenza in questo caso ha lo scopo di chiarire il duplice ruolo dello sposo e dell'amico dello sposo, entrambi Ìn relazione alla sposa. È chiaro che soltanto al primo appartiene la sposa. La figura dell'amico è quella di essere l'uomo di fiducia della famiglia dello sposo o quell'intimo amico al quale è stato affidato il compito di preparare il matrimonio, e in partico­lar modo la fidanzata, di condurla alla casa dello sposo, di vigilare affinché tutta la festa si svolga nel migliore dei modi, di fare l'accoglienza degli ospiti nella casa dello sposo e, durante il banchetto, di attestare la consumazione del matrimonio. Se nel discorso di addio Gesù chiama i suoi discepoli amici (Gv 15,13-15), si può considerare l'«amico dello sposo» un seguace ante litteram. Nelle parole di Giovanni la funzione dell'amico dello sposo è stabilita da tre verbi: essere pre­sente, ascoltare ed esultare alla voce dello sposo. La sua testimonianza infatti non avrebbe alcun peso e valore se non fosse il risultato di una rivelazione divina che appunto si riceve tramite la disposizione dell'ascolto.

Un altro atteggiamento che Giovanni attribuisce a se stesso è quello della gioia: la gioia infatti fa parte integrante dell'esperienza messianica. La gioia del resto è lo stato d'animo più appropriato in occasione delle nozze. Nel caso specifico Giovanni esulta alla voce dello sposo. Probabilmente questa immagine si rifà alla tradizione ebraica, secondo la quale lo sposo dopo aver verificato l'integrità della sposa mandava dal talamo nuziale un grido di gioia all'amico. L'ascolto della voce ha un valore teologico così come si può desumere dalla risposta che Gesù rivolge a Pilato: «Chi è dalla verità, ascolta la mia voce» (Gv 18, 37). Pertanto attraverso questa immagine Giovanni vuole esprimere la sua contentezza per aver ascoltato la parola del messia.

Dal v. 31 fino alla conclusione del brano la testimonianza di Giovanni sono in realtà parole dell'evangelista Giovannni! L'autore ha l'intenzione di porre sulle labbra di Gio­vanni Battista una testimonianza qualificata da un punto di vista cristologico, in completa sintonia con la prospettiva teologica del Quarto vangelo. Infatti, se pre­cedentemente la testimonianza del profeta del deserto aveva fatto leva su modelli messianici giudaici, adesso invece ricorre alle categorie dell'elevata cristologia gio­vannea. Quindi senza queste parole il carattere testimoniale del Battista sarebbe stato imperfetto, in quanto gli sarebbe mancata la competenza dell'annuncio circa la vera identità del messia.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

Le nozze di Cana 1Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». 6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. 12Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.

La cacciata dei venditori dal Tempio 13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà. 18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 19Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 20Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 21Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Gesù non si fidava di loro 23Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. 24Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Approfondimenti

Le nozze di Cana In questo racconto i veri protagonisti non sono gli sposi (che non si sa chi siano e non dicono nemmeno una parola) perché lo sposalizio è quella realtà umana nella quale si legge il mistero di Cristo e della Chiesa, è il simbolo dell’amore di Dio con l’umanità, che il Vangelo ci svela proprio come alleanza nuziale. In questo racconto la protagonista è Maria (quelle che pronuncia a Cana sono le sue ultime parole riportate nel Vangelo) è detta “la madre” dall’evangelista e chiamata semplicemente “donna” da Gesù. Questo termine può sembrare freddo e poco “familiare” ma Gesù chiamerà così Maria solo in un altro momento, sotto la croce, quando le affiderà il discepolo Giovanni dicendole: «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19, 26). Ciò significa che Cana va letto in collegamento con il brano della croce e che in questo episodio delle nozze ci viene velatamente annunciato il mistero della Redenzione (notiamo come la pagina evangelica inizia con il richiamo al terzo giorno, che è quello della Risurrezione, questo ci permette di leggere tutto il brano alla luce della Resurrezione). A questa festa è invitato anche Gesù con i suoi discepoli, ma lui sembra non abbia intenzione di diventare protagonista: se ne sta in disparte, aspetta la sua “ora”, l’ora suprema della sua vita e della sua missione, l’ora della morte in croce, quando porterà a compimento il suo amore per la Chiesa e per il mondo dando tutto se stesso. Ma proprio a questa festa di nozze, Gesù finirà per dare il suo primo “segno”, un’anticipazione di quelle nozze che lui celebrerà sulla croce, nozze eterne, nella pienezza dell’amore. Gesù prende simbolicamente il posto dello Sposo, sostituendosi a quello terrestre e agendo al suo posto: era infatti dovere dello sposo assicurarsi che ci fosse abbastanza vino per le nozze e questo compito viene assunto ed eseguito da Gesù che poi offre il vino. Il vino è un simbolo molto presente nella Bibbia: parla di quella felicità, di quella festa e di quella gioia che segneranno i tempi della realizzazione del Regno di Dio, indica benessere e gioia ed è simbolo della pace tra Dio e l’umanità. E questo vino è offerto con abbondanza inaspettata, incredibile: 720 litri! Indubbiamente è un po’ troppo anche per un banchetto, se non fosse il segno di un’altra abbondanza, quella della vita che Gesù dona. A Cana Gesù s’inserisce in un matrimonio terreno per offrire un sovrappiù di gioia. Con il suo trasformare l’acqua in vino lascia intendere che c’è un aspetto dell’amore, un “secondo vino”, che è oltre le aspettative umane e di cui lui solo conosce il segreto. Gesù si presenta quindi un po’ misteriosamente come l’invitato indispensabile per la buona riuscita della festa: quando nel matrimonio viene a mancare il vino della gioia, quando c’è il momento della crisi, della prova o della sofferenza, solo Lui può fare il miracolo di trasformare in vino benedetto la nostra povera acqua. Come Gesù ha tolto gli sposi di Cana da una difficile situazione, egli non chiede, ma può dare anche a noi, semplicemente, in sovrabbondanza la possibilità che la festa continui nella gioia. Questo vale per il matrimonio di Cana e per quelli che sono celebrati in tutti i villaggi e le città del mondo. Gesù a Cana svela il senso più profondo del matrimonio: prendendo a prestito “quel” matrimonio per significare le sue nozze con la Chiesa, Gesù ricorda che ogni matrimonio è “sacramento”, cioè segno che richiama al mondo il tenerissimo, fedelissimo, totale, amore di Dio; in questo amore è celebrato ogni matrimonio che diventa capace di essere segno credibile ed efficace di questo amore.

La cacciata dei venditori dal Tempio Anche i sinottici parlano di Gesù che purifica il Tempio, ma solo in Gv Gesù ha in mano una frusta! Questo particolare serve a collocare Gesù nella linea dei profeti (cf. Zc 14,21 «in quel giorno non vi sarà neppure un mercante nella casa del Signore degli eserciti»). Gesù vuole che il Tempio ritorni ad essere la “casa del Padre mio”; dicendo così si presenta per la prima volta come “il Figlio di Dio” che sostiene e difende i diritti di Dio, suo Padre. Un mercato non è certo il luogo dove si può incontrare Dio! Bisogna uscire da lì per incontrarlo. Se quel luogo vuol ridiventare la casa del Padre deve cessare di essere luogo di mercato: dev'essere distrutto e ricostruito. Nella luce della Pasqua queste parole di Gesù risuonano come un primo annuncio di morte e risurrezione, ma risulta chiaro anche che il Risorto è il nuovo e definitivo santuario di Dio, «non fatto da mani d'uomo» (Mc 14,58), il vero luogo d'incontro dei figli con il Padre.

Gesù non si fidava di loro C'è tensione tra Gesù e i molti che credettero: egli «non si fidava di loro, perché conosceva tutti». I lettori del Vangelo hanno già saputo della straordinaria conoscenza di Gesù: è l'unico che può rivelare agli uomini chi è Dio (1,18); è il Figlio di Dio (1,34); conosceva Natanaele prima ancora che Filippo lo chiamasse! Perché Gesù però non si fidava di quelli che credettero lo scopriremo nel brano successivo che parla dell'incontro con Nicodemo: anche di lui Gesù non si fidava! Una fede fondata solo sui segni e sulle opere compiute da Gesù non è sufficiente. Ma come si fa a passare da questa fede imperfetta (che però non è totalmente priva di valore) ad una vera fede? Occorre ascoltare la Parola di Gesù e lasciarsi trasformare dallo Spirito Santo.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

Il prologo 1In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era, in principio, presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. 6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

IL LIBRO DEI SEGNI (Gv 1,19-12,50)

La testimonianza di Giovanni 19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». 32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

La chiamata dei primi discepoli 35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. 40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. 43Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». 44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 50Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Approfondimenti

(cf VANGELO SECONDO GIOVANNI – in LA BIBBIA PIEMME, a cura di Secondo Migliasso © Edizioni Piemme, 1995)

Il Vangelo secondo Giovanni ha una sua singolarità: l'originalità si manifesta in due dimensioni, quella letteraria e quella teologica. Il vocabolario e limitato ma efficace e personalizzato, con termini quasi esclusivi (amare, conoscere, vedere, rimanere, verità, vita, mondo, testimonianza, “Io sono”, Padre, Amen amen...). Giovanni presenta vistose differenze rispetto ai sinottici:

  • nella cronologia (tre feste pasquali, contro una; al 14 Nisan la crocifissione-morte di Gesù, contro l'ultima cena),
  • nella geografia (predominio del l'ambiente giudaico-gerosolimitano, contro quello galilaico),
  • nelle opere di Gesù (pochi miracoli-segno, contro molti miracoli-prodigio),
  • nella predicazione di Gesù (rivelazione di sé come Figlio di Dio, piuttosto che annuncio del Regno di Dio; pochi e lunghi discorsi costruiti attorno ad immagini, contro brevi detti isolati o concatenati e le parabole) le parabole).

Con i primi tre Vangeli il quarto ha in comune solo cinque pericopi (2,14-17; 6,1-13; 6,16-21; 12,1-8.12-19); come loro resta un vangelo, cioè il racconto di una lieta notizia che porta salvezza (cfr. Is 52, 7-8), l'annuncio salvifico che si è realizzato nelle opere e nell'insegnamento di Gesù, Messia e Figlio di Dio, crocifisso e risorto.

La peculiarità dell'annuncio giovanneo sta proprio nell'articolazione “infinita” del tempo pre- e post- pasquale (cfr. 16, 25), a beneficio di un messaggio di vita per la fede del credente di sempre (cfr. 20, 31). Di qui l'accento su tematiche universalizzanti, meno presenti nei sinottici: lo Spirito Santo e paraclito, la luce, la vita, l'amore, il rimanere in Cristo, il credere nel Figlio, la vita eterna, il mondo...

Il quarto evangelista si rivela più teologo che narratore, soprattutto nel prologo cristologico, nei racconti di miracoli come segni rivelatori più che atti di liberazione, nei discorsi d'addio, nel racconto del compimento dell'“opera” (= passione-morte-risurrezione) di Gesù.

Il Vangelo secondo Giovanni gode di autonomia letteraria rispetto ai sinottici: non è stato scritto né per completarli né per correggerli né per sostituirli, e le somiglianze letterarie e di contenuto (sul Battista, nei racconti di miracoli e della passione) rimandano semplicemente a contatti di tradizione evangelica comune.

È il più attendibile per le sue notizie storico-geografiche su Gesù e il suo tempo, come risulta da scoperte archeologiche recenti:

  • Gesù che battezza a Ennon presso Salim oltre il Giordano (3, 22-26);
  • la morte alla vigilia di Pasqua (19, 31);
  • la piscina di Betesda e di Siloe (5, 2-3; 9, 11);
  • il lastricato del tribunale di Pilato (19, 13).

Il prologo Come nel prologo di Mc 1, 1-15 Gesù viene presentato come l'Unigenito di Dio e il Messia inviato nel mondo, in rapporto con Giovanni Battista. È un intreccio di poesia (vv. 1-5.9-14.16-18) e di prosa (vv. 6-8.15). La parte poetica descrive il piano salvifico di Dio scandito in tre fasi: 1. il progetto (la pre-esistenza del Verbo e la creazione del mondo per mezzo di Lui); 2. la realizzazione nell'Incarnazione; 3. l'accoglienza della Sua rivelazione. Nei vv.16-18 il “noi” è la comunità credente che diventa consapevole del beneficio che ha ricevuto gratuitamente accogliendo il Verbo incarnato che è Dio, in quanto generato da Lui. In “contrappunto” con il Verbo viene presentata la figura di Giovanni Battista. Un uomo (e non Dio) che “venne” in un momento preciso della storia (non “era fin dal principio”) come profeta, inviato da Dio. Venne col preciso ruolo di essere testimone del Verbo, affinché gli uomini potessero diventare credenti nel Verbo, grazie alla sua missione. Dopo di che, Giovanni gli cede il passo. I beneficiari dell'Incarnazione sono coloro che accolgono il Verbo e continuano a credere in Lui come manifestazione unica di Dio Padre. A costoro è concesso il potere, la capacità di “diventare figli di Dio”, Perché hanno accolto il Verbo e creduto in Lui come nel Figlio unigenito di Dio. Questo è il modo con cui Dio Padre genera alla vita nuova i suoi figli attraverso il Battesimo cristiano. L'esperienza della comunità cristiana di Giovanni è nuova, profonda e gioiosa e si esprime in una testimonianza profetica come quella di Giovanni il Battista.

IL LIBRO DEI SEGNI In questa prima sezione Gesù viene mostrato come come l'adempimento delle attese dei Giudei e di tutti gli uomini, attraverso dei “segni” e discorsi che rivelano il mistero della sua persona.

La testimonianza di Giovanni È scandita in tre nuclei: due “interrogazioni” che vengono fatte a Giovanni e la sua “confessione” circa l'identità di Gesù. Al v. 29, con l'indicazione temporale: «il giorno dopo» finalmente entra in scena Gesù. Forse è un modo per scandire i sette giorni della “nuova creazione” che è in atto.

La chiamata dei primi discepoli Giovanni permette a due dei suoi discepoli di mettersi al seguito di Gesù. Gesù interviene, orienta e rende coscienti i due dell'importanza e della novità della loro esperienza con Gesù – Figlio e quindi con Dio – Padre. La sequela di Gesù si propaga: Andrea (ex discepolo di Giovanni) incontra suo fratello e lo conduce da Gesù che “gli cambia il nome” in Simon Pietro = Roccia. Poi Gesù va in Galilea e lì fa suo discepolo Filippo di Betsaida, che poi trova Natanaele di Cana di Galilea a cui dice di aver “trovato il Messia”.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

Le donne al sepolcro 1Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. 2Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro 3e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 4Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. 5Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? 6Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea 7e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». 8Ed esse si ricordarono delle sue parole 9e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. 10Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. 11Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. 12Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

I discepoli di Emmaus 13Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Apparizione agli Undici e a quelli con loro 36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

L'ascensione 50Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Approfondimenti

(cf LUCA – Introduzione, traduzione e commento a cura di Matteo Crimella © Ed. San Paolo, 2015)

Tutte le vicende dell'ultimo capitolo si svolgono all'interno di un preciso arco temporale, ovverosia «il primo giorno della settimana» (v. 1). Lo spazio di una lunga e quasi interminabile giornata è assai artificiale (basti pensare ai discepoli di Emmaus che tornano a Gerusalemme quando già è sera inoltrata) e in contrasto con la tradizione dei quaranta giorni delle apparizioni (cfr. At 1,3), ma rivela la precisa volontà di Luca di concentrare in quel lasso di tempo gli eventi pasquali, culmine narrativo e teologico del suo vangelo. I singoli avvenimenti si svolgono in spazi ben precisati: la prima scena (vv. 1-12) è presso la tomba; il secondo episodio è in cammino verso Emmaus (vv. 13-29), a Emmaus (vv. 30-32) e a Gerusalemme, dove i due viandanti incontrano gli Undici con gli altri (vv. 33-49); infine il Risorto stesso conduce il gruppo dei discepoli verso Betania (vv. 50-53). V'è, in altre parole, un'unità di spazio: tutto è concentrato e ricondotto a Gerusalemme, con l'esplicita proibizione di lasciare la città (cfr. v. 48). L'evangelista, che ha costruito la sua narrazione come una grande salita alla città santa (cfr. 9,51; 13,22; 17,11; 19,28), pur conoscendo la tradizione delle apparizioni galilaiche (come lascia intendere il v. 6), concentra tutti gli eventi pasquali a Gerusalemme.

Le donne al sepolcro Le donne che avevano osservato «come il suo corpo era stato deposto» (23,55), ora ne verificano l'assenza. Tuttavia l'osservazione della tomba vuota suscita non la fede, ma la perplessità. Solo attraverso la memoria delle parole di Gesù (v. 8), in diretta conseguenza del comando dei due messaggeri (vv. 6b-7) coloro che non hanno trovato il Gesù che cercavano (ovverosia un defunto), per mezzo della memoria delle sue parole fanno una ben più profonda scoperta, che conduce non tanto alla tomba, ma all'incontro con «il Vivente». Sono le parole di Gesù e non la tomba dove egli fu deposto da morto, che costituiscono il vero “luogo memoriale” in cui Gesù è verificabile come vivente, secondo l'annuncio dei due messaggeri celesti. Quelle parole divengono comprensibili proprio alla luce dell'annuncio pasquale. Il passaggio dalla perplessità alla chiarezza da parte delle donne è reso possibile dall'appello angelico a ricordare le parole di Gesù. E proprio questo fa la differenza fra le donne e Pietro: entrambi entrano nel sepolcro, entrambi rilevano la mancanza del corpo, entrambi lasciano la tomba, ma solo le donne entrano nella profondità del significato di quanto è accaduto, guidate dall'interpretazione angelica. Lo stupore di Pietro è certamente un passo avanti rispetto alla confusione delle donne (cfr. v. 4), ma non è ancora né fede né comprensione. Luca mostra che gli eventi chiedono un'interpretazione, e la chiave di tale interpretazione sono le parole di Gesù a proposito della necessità (cfr. v. 7) della croce nel piano di Dio.

I discepoli di Emmaus L'episodio più ampio dei racconti pasquali ha come protagonisti due discepoli che non sono apostoli. Ciò permette al narratore di mostrare il cambiamento che deve avvenire per approdare alla fede. L'apparizione ai due di Emmaus inaugura l'era dei discepoli che non hanno avuto e non avranno mai il privilegio della presenza fisica di Gesù. Il messaggio è per il lettore, il Teofìlo (cfr. 1,3; At 1,1) cui è destinata la duplice opera di Luca In altre parole: il racconto ha di mira le domande della seconda generazione cristiana (e con essa ogni generazione successiva): com'è possibile accedere all'evento pasquale? Come incontrare il Signore risorto senza averlo mai visto? Come, cioè, diventare contemporanei di Gesù? Il racconto di Emmaus risponde, mostrando che la presenza del Signore è accessibile tramite la Parola ascoltata, tramite il pane spezzato e, più in generale, per mezzo della fede.

Il cammino dei due discepoli è speculare e contrario a quello percorso da Gesù. Ma qual è il significato del cammino proprio verso Emmaus? Che cosa rappresenta Emmaus? Dal loro discorso si evince che Gesù ha deluso le loro attese: «Noi speravamo che fosse proprio lui a riscattare Israele» (v. 21). I due, in attesa di una liberazione, sono stati profondamente delusi da Gesù; ora, accigliati e scontrosi (cfr. v. 17), percorrono il cammino contrario a quello del Messia, avviandosi verso un luogo simbolico della storia ebraica: Emmaus è il luogo dove Giuda Maccabeo nel167 a.C. ha sconfitto Gorgia, generale di Antioco IV Epifane. Il misterioso pellegrino che incontra i due discepoli in fuga da Gerusalemme, offre la chiave ermeneutica delle Scritture, unificando sotto l'importante verbo «è necessario», «bisogna» la vicenda del Messia e il suo duplice esito, quello mortale e quello glorioso. L'interpretazione di tutte le Scritture a partire da Mosè (cfr. v. 27) diviene la modalità attraverso cui Gesù risorto mostra che la morte di croce appartiene al disegno di Dio. La croce non è predetta dalle Scritture ma è «conforme» a esse. Il bagliore che promana dalla risurrezione del Figlio di Dio illumina l'oscurità della croce e mostra come il Cristo stesso abbia obbedito sino in fondo alla volontà del Padre. La croce non contraddice la potenza di Gesù, semplicemente svela l'altra faccia del mistero: la potenza indica la messianicità, ma la croce esplicita come tale messianicità si rivela.

Apparizione agli Undici e a quelli con loro A Emmaus Luca mette in scena un Risorto la cui presenza diventa non percepibile e invisibile dacché Gesù è riconosciuto; qui, invece, il Cristo difende il realismo corporeo della sua risurrezione, al punto di provarla mangiando. La fede pasquale si costruisce su questi due poli: la Pasqua è l'ingresso di Gesù in una vita altra, ma Luca vuole evitare che il Risorto passi per uno spirito o per un fantasma. Per mezzo della manifestazione della materialità della propria esistenza Gesù rivela ai discepoli la verità della risurrezione sulla quale ritorna, mostrandone il significato secondo le Scritture. A fronte del turbamento (cfr. 1,12.18-20) e dei pensieri (cfr. 5,22; 6,8; 9,46-47) che tradiscono il dubbio, Gesù offre una prova dell'evidenza della risurrezione per mezzo della sua materialità. Negando di immaginare l'aldilà per mezzo della sola categoria dello «spirito» (quasi che Gesù sia un fantasma), Luca mostra che i discepoli di Gesù non lo scambiano per un cadavere tornato in vita, né per uno spirito immortale slegato da un'esistenza corporea. Gesù ha un corpo e la sua enfatica affermazione: «Sono proprio io!» (v. 39) rivela la continuità fra la sua vita prima della crocifissione e quella dopo la risurrezione. L'ostensione delle mani e dei piedi, l'affermazione di possedere carne e ossa, infine la dimostrazione di essere capace di mangiare concorrono a fornire ai testimoni i segni di un'autentica esistenza umana. Tuttavia, l'insistenza sulla materialità del corpo non produce l'effetto desiderato: i fatti rimangono ambigui e necessitano d'interpretazione. L'evidenza incontrovertibile dell'esistenza corporea di Gesù non produce la fede: la soluzione del problema avverrà solo quando le Scritture illumineranno i dati materiali. Gesù (cfr. vv. 44.46-47) inscrive la propria storia personale (ossia la storia del Messia sofferente e glorioso) dentro la più ampia storia narrata dalla Scrittura; poi inscrive la storia della Chiesa nascente sia dentro la propria storia, sia dentro la Scrittura. Sottolinea cosi la verità della risurrezione dentro il piano di Dio e garantisce che i discepoli comprendano passato, presente e futuro dell'azione divina all'interno del grande affresco della salvezza. Le parole finali ai discepoli (vv. 47-49) sono il culmine delle istruzioni di Gesù e anticipano la continuazione della vicenda nel libro degli Atti. Gesù va al di là della propria vicenda e parla dei futuri eventi nei quali gli Undici e gli altri avranno un ruolo centrale.

L'ascensione L'innalzamento al cielo chiude il periodo delle apparizioni del Risorto. Gesù ormai è associato alla gloria di Dio. Per questo i discepoli ritornano a Gerusalemme «con gioia grande» (v. 52): la morte è stata vinta. Il racconto termina laddove era cominciato, ovverosia nel tempio di Gerusalemme (cfr. 1,8.21 ): il Dio che ha innalzato Gesù fra i morti non è altro che il Dio di Abramo, d'Isacco e di Giacobbe, il Dio delle promesse. Nel racconto di Luca l'ascensione non è solo la partenza di Gesù dalla terra, ma pure la sua esaltazione alla destra di Dio, dove Gesù è intronizzato come Messia. La risposta dei discepoli differisce dalle risposte precedenti. Essa non è improntata al timore e allo sbigottimento, ma alla gioia. alla benedizione e all'adorazione. I discepoli, poi, tornano a Gerusalemme: ciò è in obbedienza al comando di Gesù: mentre Gesù è in cielo, i discepoli sono nel tempio. Così la conclusione del racconto di Luca non termina solo con un'affermazione sintetica sulla lode di Dio; piuttosto, l'ultima parola a proposito dei discepoli è proprio «Dio»: il racconto della vicenda di Gesù si chiude con un riferimento teologico.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

L'interrogatorio davanti a Pilato 1Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato 2e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». 3Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». 4Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». 5Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». 6Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo 7e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

L'interrogatorio davanti a Erode 8Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. 9Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. 10Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. 11Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. 12In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.

Gesù è condannato a morte 13Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, 14disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; 15e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. 16Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». [17] 18Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». 19Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. 20Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. 21Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». 22Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». 23Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. 24Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. 25Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.

La via della croce 26Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. 27Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. 29Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. 30Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. 31Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

La crocifissione 32Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. 33Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. 35Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». 39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». 44Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, 45perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. 46Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. 47Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». 48Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. 49Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

La sepoltura 50Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. 51Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. 52Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. 54Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. 55Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, 56poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

Approfondimenti

(cf LUCA – Introduzione, traduzione e commento a cura di Matteo Crimella © Ed. San Paolo, 2015)

L'interrogatorio davanti a Pilato Dopo essere stato accusato dal sinedrio, Gesù è condotto davanti al governatore romano Pilato, che ha compreso perfettamente quale sia la posta in gioco. Pone infatti a Gesù una domanda molto precisa che riguarda la sua regalità. Tuttavia, la risposta rimane ambigua. Ma il procuratore intende la risposta di Gesù come un rifiuto di regalità politica, cosi che l'accusato diventa subito innocente sul piano giuridico.

L'interrogatorio davanti a Erode L'interrogatorio davanti a Erode è riportato solo dal racconto di Luca, mentre gli altri evangelisti non ne fanno parola. Mentre nell'interrogatorio davanti a Pilato il narratore dava la parola ai personaggi, qui tutto è presentato nella forma del resoconto narrativo: delle «parecchie domande» di Erode non ne viene riferita alcuna, come pure non si dice quali siano state le veementi accuse dei capi dei sacerdoti e degli scribi. In netto contrasto è menzionato il silenzio di Gesù. Anche Erode riconosce l'innocenza di Gesù. Rimandando Gesù al procuratore, il tetrarca mostra di riconoscere la giurisdizione suprema di Pilato. Le accuse formulate contro Gesù non hanno fondamento: il procuratore romano e il tetrarca di Galilea si riconoscono reciprocamente proprio tramite l'innocente Gesù.

Gesù è condannato a morte Dopo l'interrogatorio davanti al sinedrio (cfr. 22,63-71), quello davanti a Pilato (cfr. vv. 1-7) e quello davanti a Erode (cfr. vv. 8-12), il processo giunge al suo culmine. La convocazione di Pilato è generale: oltre al sinedrio, anche tutto il popolo è radunato. Luca intende mostrare che la decisione di uccidere Gesù è presa non da un piccolo gruppo, ma da tutti. Al termine del dibattimento fra il procuratore e la grande assemblea, senza che sia formalmente dichiarata una condanna, Gesù è consegnato alla volontà dei suoi avversari per essere ucciso. Il «popolo» era stato presentato da Luca in un 'accezione del tutto positiva: esso ascoltava Gesù (cfr. 19,48; 21 ,38) e stava dalla sua parte intimorendo i capi (cfr. 20,19; 22,2). Ma sorprendentemente la moltitudine chiede il rilascio di Barabba e la condanna di Gesù. Barabba, colui che era «in prigione per una rivolta avvenuta nella città e per un omicidio» (v. 19) è liberato, mentre l'innocente Gesù è condannato proprio per la falsa accusa di avere indotto il popolo alla rivolta. In tutto ciò v'è una profonda ironia: mentre si vuole mettere a morte un uomo accusato di rivolta, il popolo è ai limiti della rivolta contro il procuratore; mentre Pilato intendeva rilasciare l'innocente Gesù, di fatto libera un prigioniero che si era rivoltato contro l'Impero. Il processo, che dovrebbe essere il luogo della verità, fa trionfare la menzogna.

La via della croce Luca racconta il cammino di Gesù verso il luogo della croce lasciando cadere molti elementi di Marco (ridotti al minimo) e aggiungendo particolari unicamente suoi. L'episodio di Simone di Cirene è molto semplificato (v. 26) ma non per questo privo di suggestione, mentre l'incontro con le donne di Gerusalemme appartiene al materiale proprio di Luca. Luca non precisa il motivo per cui si impone a Simone di Cirene di portare la croce. Questa immagine, tuttavia, ha un forte effetto sul lettore, in quanto la descrizione di Simone evoca quella del discepolo che porta la croce dietro Gesù (cfr. 9,23; 14,27). Le parole di Gesù alle donne non sono una condanna, ma un'ulteriore esortazione a disporsi come le giovani del Cantico verso lo sposo, cioè di un invito alla conversione.

La crocifissione Nella scena della crocifissione Luca illustra la portata teologica e soteriologica di quanto è avvenuto. Luca dà rilievo agli insulti nei confronti di Gesù: il triplice «salva te stesso» (vv. 35.37.39), che è in bocca ai capi, ai soldati romani e al primo malfattore, ritma la narrazione. Gesù è sbeffeggiato, schernito e insultato. Il triplice insulto ricorda le tre tentazioni del diavolo (cfr. 4,1-13), come pure i tre interrogativi del sinedrio (cfr. 22,67-71). Capi, soldati e primo malfattore intendono la salvezza come capacità di scampare dalla morte ormai imminente; sarebbe la prova inconfutabile della messianicità. Ma Gesù si dimostra il salvatore proprio perché non salva se stesso dalla morte. Di fronte a Gesù che muore, l'umanità si divide in due gruppi: alcuni nella croce non vedono altro che la negazione della messianicità e della regalità di Gesù; altri invece riconoscono che proprio cosi Gesù si rivela essere il salvatore. Alla prima categoria appartengono coloro che lo insultano, alla seconda il buon ladrone e pure il popolo, che all'inizio sta a guardare, poi se ne va penitente. Al cuore del racconto v'è proprio il contrasto fra l'incapacità a salvare se stesso (cfr. 9,24) e la salvezza offerta ad altri. Il Messia è annoverato fra i peccatori e intercede a loro favore; è rifiutato dai suoi e diviene colui che li salva; per coloro che lo uccidono invoca il perdono. V'è una vera e propria ironia del capovolgimento: questa è la grande sorpresa teologica della croce. L'iscrizione, che dichiara l'identità regale di Gesù (v. 38), è chiaramente falsa per i Romani, come l'interrogatorio davanti al sinedrio e quello davanti a Pilato hanno dimostrato (cfr. 23,3-4.11), ma costituisce un'altra ironica affermazione dell'identità regale di Gesù, naturalmente su un piano diverso da quello politico. Il culmine del racconto è rappresentato dalla morte di Gesù (vv. 44-49): la notizia si riduce a una breve battuta (v. 46) mentre essa è accompagnata, prima e dopo, da una serie di fenomeni cui l'eco della Scrittura imprime profondità interpretativa. Prima della morte vi sono due segni apocalittici: la tenebra sulla terra (vv. 44-45a) e lo squarcio del velo del santuario (v. 45b). Luca presenta il tempio positivamente, come luogo di insegnamento, di osservanza della Torà e di preghiera: il suo intervento riformatore (cfr. 19,45-48) è indirizzato piuttosto verso i capi e non si scaglia contro il luogo santo. Sicché lo squarcio del velo non anticipa la sua distruzione, bensì indica la fine della sua centralità: la missione dei discepoli di Gesù sarà non una salita al tempio, ma un cammino verso i confini della terra (cfr. At l ,8). Nonostante la tenebra, Dio non è assente: Gesù continua a rivolgersi a lui come al «Padre». Le ultime parole alludono a un Salmo, nel quale il giusto sofferente affida se stesso alle cure di Dio (cfr. Sal 30,6 LXX [TM 31 ,6]): pregando cosi, Gesù manifesta la sua fiducia nella sovranità di Dio, che lo libererà dalle mani dei suoi nemici.

La sepoltura L'episodio della sepoltura è una scena di transizione fra la morte e la risurrezione. Il narratore sottolinea l'onore che Gesù ha ricevuto da parte di Giuseppe d' Arimatea, un onore che supera di gran lunga qualsiasi persona giustiziata dai Romani. Dopo avere detto chi è Giuseppe, con un'enfasi che non ha paragone, Luca mostra che cosa fa (vv. 52-53). Il seppellimento di un defunto esposto (com'era un crocifisso) era considerato un atto di grande carità e pietà (cfr. Tb 1,16-18). L'unica azione attribuita alle donne nel luogo della sepoltura, cioè «osservare» (v. 55), si ricollega al loro «guardare» (v. 49) ai piedi della croce, così che esse assumono un ruolo testimoniale di prima grandezza. Le donne erano state presentate al servizio di Gesù e del gruppo discepolare (cfr. 8,2-3): ora preparano «aromi e profumi» (v. 56) per l'unzione sepolcrale. Con quest'ultimo particolare tutto il solenne apparato della sepoltura di Gesù è completo, e si crea un'attesa che sarà rimpiazzata da una sorpresa narrativa e teologica.


🔝C A L E N D A R I OHomepage

LA PASSIONE (22,1-23,56)

Complotto contro Gesù 1Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, 2e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano in che modo toglierlo di mezzo, ma temevano il popolo. 3Allora Satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era uno dei Dodici. 4Ed egli andò a trattare con i capi dei sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo a loro. 5Essi si rallegrarono e concordarono di dargli del denaro. 6Egli fu d’accordo e cercava l’occasione propizia per consegnarlo a loro, di nascosto dalla folla.

La preparazione della cena pasquale 7Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua. 8Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi, perché possiamo mangiare la Pasqua». 9Gli chiesero: «Dove vuoi che prepariamo?». 10Ed egli rispose loro: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa in cui entrerà. 11Direte al padrone di casa: “Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. 12Egli vi mostrerà al piano superiore una sala, grande e arredata; lì preparate». 13Essi andarono e trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

L'ultima cena 14Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». 17E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». 19Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 20E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi». 21«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. 22Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». 23Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.

Discorso d'addio 24E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. 25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. 28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, 30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele. 31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». 33E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». 34Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi». 35Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». 36Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra gli empi. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». 38Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».

La preghiera sul monte degli Ulivi 39Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. 40Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». 41Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: 42«Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». 43Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. 44Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. 45Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. 46E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

L'arresto 47Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. 48Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». 49Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». 50E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. 51Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. 52Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. 53Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».

Il rinnegamento di Pietro 54Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. 55Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. 56Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui». 57Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». 58Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». 59Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». 60Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. 61Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». 62E, uscito fuori, pianse amaramente.

Interrogatorio davanti al sinedrio 63E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, 64gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». 65E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo. 66Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro sinedrio 67e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; 68se vi interrogo, non mi risponderete. 69Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». 70Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». 71E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

Approfondimenti

(cf LUCA – Introduzione, traduzione e commento a cura di Matteo Crimella © Ed. San Paolo, 2015)

LA PASSIONE Il racconto della passione e della morte di Gesù non è una cronaca degli avvenimenti delle ultime ore di Gesù. Luca raccontando gli eventi accaduti, proclama il vangelo della salvezza; in altre parole intende rivelare il senso di quanto è avvenuto e, per mezzo di questo, manifestare il mistero del piano di Dio. Il terzo evangelista segue il canovaccio comune agli altri evangelisti. Gli avvenimenti sono riportati nello stesso ordine:

  • l'ultima cena (22, 14-23 ),
  • il trasferimento all'orto degli Ulivi (22,39-46),
  • l'arresto di Gesù (22,47-53),
  • l'interrogatorio giudaico (22,63-71),
  • l'interrogatorio romano (23,1-7),
  • la condanna (23,13-25),
  • la crocifissione e la morte (23,32-49),
  • la sepoltura (23,50-56).

Tuttavia, vi sono alcune differenze: Luca omette l'unzione di Betania (cfr. Mc 14,3-9), aggiunge un dialogo fra Gesù e i discepoli dopo l'annunzio del tradimento (22,24-38), introduce un angelo che consola Gesù (22,43-45), narra della guarigione dell'orecchio del servo del sommo sacerdote (22,51), non parla della seduta notturna nel sinedrio (cfr. Mc 14,53), inserisce l'invio del prigioniero Gesù al tetrarca Erode (23,6-12), addolcisce i particolari troppo crudi (non fa parola della flagellazione e della corona di spine, ma accenna solo a una punizione, 23, 16.22), compone la scena del buon ladrone (23,39-43).

Quali sono, dunque, le linee teologiche tipiche del racconto della passione secondo Luca?

In primo luogo la passione di Luca è descritta come il martirio del Messia profeta. Nell'opera di Luca Gesù è spesso presentato come il «profeta» (7,16.39; 13,33; 24,19; At 3,22-23); l'evangelista poi, nel corso della narrazione, presenta la morte di Gesù come la morte del profeta (cfr. 13,33; At 7,52); nel contesto dell'arresto Luca pone sulle labbra di Gesù la citazione del quarto carme del Servo del Signore, la cui tipologia profetica è fuori discussione (cfr. 22,37 che cita Is 53,12d). Inoltre dal monte degli Ulivi al sinedrio, dal pretorio al Calvario Gesù appare come il giusto sofferente, il modello dell'obbedienza a Dio e del coraggio, il testimone fedele. Gesù, tuttavia, non è un testimone come gli altri; il suo messaggio è la parola definitiva di salvezza. Di fronte al sinedrio, interrogato a proposito della propria identità, risponde con chiarezza: egli non solo è il Cristo, ma è pure il Figlio di Dio (22,66-71). L'esito dell'interrogatorio è la condanna a morte, senza che vi sia un'esplicita sentenza. Qual è la sorpresa? Il frutto del martirio di Gesù ha non una semplice funzione esemplare, ma una ben più profonda funzione salvifica. La salvezza (ossia l'esistenza nuova, la buona relazione con Dio, la redenzione dal male) viene dalla passione del Messia martire. Il Messia, poi, è annoverato fra i peccatori e intercede a loro favore; è rifiutato dai suoi ma è colui che li salva; per coloro che lo uccidono invoca il perdono. V'è una vera e propria ironia del capovolgimento, sorpresa narrativa e teologica. Ne è prova il triplice «Salva te stesso!»: prima sulla bocca dei capi (23,35), poi sulle labbra dei soldati (23,37), infine come urlo disperato del ladrone (23,39). Capi, soldati e ladrone intendono la salvezza come capacità di scampare dalla morte ormai imminente: sarebbe la prova inconfutabile della messianicità. Ma Gesù si dimostra il salvatore proprio perché non salva se stesso dalla morte. Il buon ladrone intuisce questo mistero nascosto del Crocifisso ed è presentato come colui che riceve salvezza proprio in forza della morte di Gesù.

Anche nella passione Luca continua a presentare il volto misericordioso di Gesù, confermando cosi la propria poetica della mitezza. Basti evocare alcuni sprazzi del racconto: la risposta colma di mitezza rivolta a Giuda (22,48), la guarigione dell'orecchio mozzato del servo del sommo sacerdote (22,51 ), le misteriose parole rivolte alle donne in pianto sulla via del Calvario, segno della misericordia del Figlio di Dio che accetta di portare su di sé l'iniquità del peccato (23,28-31), la sorprendente e immediata («oggi») assicurazione di salvezza nei confronti del buon ladrone (23,43). L'evangelista mostra pure il risvolto antropologico ed ecclesiologico di tanta condiscendenza: la consapevolezza del peccato e la conversione sono già conseguenze del riconoscimento dell'umiliazione del Messia innocente e sofferente. Sia nella scena capitale (per Luca) del buon ladrone (23,39-43), sia nella descrizione della reazione della folla alla morte di Gesù (23,48) la contemplazione dello «spettacolo» della croce apre il cuore alla rivelazione della misericordia di Dio e trascolora nell'immediato riconoscimento del proprio peccato.

Emerge pure la straordinaria relazione di Gesù con Dio, invocato con il nome di «Padre» (23,46) proprio nel momento ultimo dell'agonia. Luca non segue la sua fonte -Marco riportava il grido di Gesù (cfr. Mc 15,34)– ma pone sulle labbra del Crocifisso una preghiera di abbandono fiducioso. L'evangelista spesso ha ritratto Gesù in preghiera, dal battesimo (cfr. 3,21) sino al Getsemani (cfr. 22,42). Colui che si è consegnato nelle mani dei peccatori (cfr. 9,44) ora affida il suo spirito nelle mani del Padre. Se gli eventi mostrano la potenza dell'iniquità, v'è un più profondo e misterioso piano di salvezza di Dio, che si sta realizzando proprio attraverso la croce.


🔝C A L E N D A R I OHomepage