📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

1Gli abitanti di Kiriat-Iearìm vennero a portare via l'arca del Signore e la introdussero nella casa di Abinadàb, sulla collina; consacrarono suo figlio Eleàzaro perché custodisse l'arca del Signore.

Samuele giudice d’Israele 2Era trascorso molto tempo da quando l'arca era rimasta a Kiriat-Iearìm; erano passati venti anni, quando tutta la casa d'Israele alzò lamenti al Signore. 3Allora Samuele disse a tutta la casa d'Israele: “Se è proprio di tutto cuore che voi tornate al Signore, eliminate da voi tutti gli dèi stranieri e le Astarti; indirizzate il vostro cuore al Signore e servite lui, lui solo, ed egli vi libererà dalla mano dei Filistei”. 4Subito gli Israeliti eliminarono i Baal e le Astarti e servirono solo il Signore. 5Disse poi Samuele: “Radunate tutto Israele a Mispa, perché voglio pregare il Signore per voi”. 6Si radunarono pertanto a Mispa, attinsero acqua, la versarono davanti al Signore, digiunarono in quel giorno e là dissero: “Abbiamo peccato contro il Signore!”. A Mispa Samuele fu giudice degli Israeliti. 7Anche i Filistei udirono che gli Israeliti si erano radunati a Mispa e i prìncipi filistei si levarono contro Israele. Quando gli Israeliti lo udirono, ebbero paura dei Filistei. 8Dissero allora gli Israeliti a Samuele: “Non cessare di gridare per noi al Signore, nostro Dio, perché ci salvi dalle mani dei Filistei”. 9Samuele prese un agnello da latte e lo offrì tutto intero in olocausto al Signore; Samuele alzò grida al Signore per Israele e il Signore lo esaudì. 10Mentre Samuele offriva l'olocausto, i Filistei attaccarono battaglia contro Israele; ma in quel giorno il Signore tuonò con voce potente contro i Filistei, li terrorizzò ed essi furono sconfitti davanti a Israele. 11Gli Israeliti uscirono da Mispa per inseguire i Filistei, e li batterono fin sotto Bet-Car. 12Samuele prese allora una pietra e la pose tra Mispa e il Dente, e la chiamò Eben-Ezer, dicendo: “Fin qui ci ha soccorso il Signore”. 13Così i Filistei furono umiliati e non vennero più nel territorio d'Israele: la mano del Signore fu contro i Filistei per tutto il periodo di Samuele. 14Tornarono anche in possesso d'Israele le città che i Filistei avevano preso agli Israeliti, da Ekron a Gat: Israele liberò il loro territorio dalla mano dei Filistei. E ci fu anche pace tra Israele e l'Amorreo. 15Samuele fu giudice d'Israele per tutto il tempo della sua vita. 16Ogni anno egli compiva il giro di Betel, Gàlgala e Mispa, ed era giudice d'Israele in tutte queste località. 17Poi ritornava a Rama, perché là era la sua casa e anche là era giudice d'Israele. In quel luogo costruì anche un altare al Signore.

__________________________ Note

7,4 Astarte, con Baal, è divinità della fecondità e dell’amore. Il suo culto era molto diffuso nel Vicino Oriente antico. Vedi Gdc 2,11.13.

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Approfondimenti

2-17. Riappare sulla scena Samuele nelle vesti di profeta, intercessore e giudice. Lo schema in cui si inserisce la sua azione è molto simile a quello che ricorre nel libro dei Giudici (2,10-19; cfr. anche 6,6-10; 10,10-16). Samuele ricorda che i vent'anni di schiavitù sono stati la dura conseguenza di un'idolatria che, senza dubbio, è stata fomentata dai dominatori stranieri. Dio esige innanzitutto una disponibilità alla conversione, e il “grido” d'Israele dev'essere il primo sintomo di una volontà rinnovata di camminare (come in Es 14,15). La confessione della colpa (v. 6) rende efficace l'intercessione di Samuele nella battaglia contro i Filistei (vv. 8-9), cosicché Israele può erigere un monumento a ricordo dell'assistenza divina ricevuta (v. 12). A Mizpa Samuele viene investito della “giudicatura” che esplicherà per lunghi anni, visitando periodicamente i grandi santuari dove si custodiva la memoria storica del popolo. Betel (santuario di Abramo e di Giacobbe Gn 12,8; 28,10-22), Galgala (santuario di Giosuè Gs 4,19-24; 5,2-12) e Mizpa (santuario dell'epoca dei “giudici: cfr. 10,17-25; Gdc 20,1-3; 21,1.5.8).

6. «attinsero acqua, la sparsero...»: il senso preciso del gesto ci sfugge. Per analogia con Lam 2,19 e Sal 62,9 si può pensare a un rito penitenziale accompagnato da preghiere e digiuni, durante il quale l'acqua viene versata a terra come simbolo dell'intimo e totale distacco dai peccati (cfr. 2Sam 14,14) e dall'idolatria.

8-10. Più volte si parla di Samuele come “intercessore” (v. 9,12,19.23; 15,11). Egli era già stato costituito “profeta” (3,20); ora esercita il suo ministero come mediatore dell'alleanza, nel doppio senso di uomo al quale Dio parla, e di uomo che sa parlare a Dio. In ciò Samuele ricalca le orme di Mosè intercessore (Es 17,8-13; 32,32; Nm 11,2; 12,6ss.; Dt 9,20) e profeta (Dt 18,18; 34,10). Cfr. Ger 15,1 e Sal 99,6, dove le due figure sono presentate l'una accanto all'altra.

12. «Eben-Ezer»: «la pietra dell'aiuto». Si ritorna sul nome della località citata in 4, 1, già teatro della disfatta d'Israele. La vittoria ottenuta grazie all'aiuto di Dio è i segno del ritorno della Gloria del Signore (cfr. 4,22) come risposta al ritorno di Israele a lui.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ritorno dell’arca (6,1-7,1) 1L'arca del Signore rimase nel territorio dei Filistei sette mesi. 2Poi i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero: “Che dobbiamo fare dell'arca del Signore? Indicateci il modo di rimandarla alla sua sede”. 3Risposero: “Se intendete rimandare l'arca del Dio d'Israele, non rimandatela vuota, ma pagatele un tributo di riparazione per la colpa. Allora guarirete e vi sarà noto perché non si è ritirata da voi la sua mano”. 4Chiesero: “Quale riparazione dobbiamo darle?”. Risposero: “Secondo il numero dei prìncipi dei Filistei, cinque bubboni d'oro e cinque topi d'oro, perché unico è stato il flagello per tutti voi e per i vostri prìncipi. 5Fate dunque figure dei vostri bubboni e figure dei vostri topi, che infestano la terra, e date gloria al Dio d'Israele. Forse renderà più leggera la sua mano su di voi, sul vostro dio e sul vostro territorio. 6Perché ostinarvi come si sono ostinati gli Egiziani e il faraone? Non li hanno forse lasciati andare, dopo che egli infierì su di loro? 7Dunque fate un carro nuovo, poi prendete due mucche che allattano sulle quali non sia mai stato posto il giogo, e attaccate queste mucche al carro, togliendo loro i vitelli e riconducendoli alla stalla. 8Quindi prendete l'arca del Signore, collocatela sul carro e ponete gli oggetti d'oro che dovete darle in tributo di riparazione, in una cesta al suo fianco. Poi fatela partire e lasciate che se ne vada. 9E state a vedere: se salirà a Bet-Semes, per la via che porta al suo territorio, è lui che ci ha provocato tutti questi mali così grandi; se no, sapremo che non ci ha colpiti la sua mano, ma per caso ci è capitato questo”. 10Quegli uomini fecero in tal modo. Presero due mucche che allattano, le attaccarono al carro e chiusero nella stalla i loro vitelli. 11Quindi collocarono l'arca del Signore, sul carro, con la cesta e i topi d'oro e le figure delle escrescenze. 12Le mucche andarono diritte per la strada di Bet-Semes, percorrendo sicure una sola via e muggendo, ma non piegarono né a destra né a sinistra. I prìncipi dei Filistei le seguirono sino al confine con Bet-Semes. 13Gli abitanti di Bet-Semes stavano facendo la mietitura del grano nella pianura. Alzando gli occhi, scorsero l'arca ed esultarono a quella vista. 14Il carro giunse al campo di Giosuè di Bet-Semes e si fermò là dove era una grossa pietra. Allora fecero a pezzi i legni del carro e offrirono le mucche in olocausto al Signore. 15I leviti avevano deposto l'arca del Signore e la cesta che vi era appesa, nella quale stavano gli oggetti d'oro, e l'avevano collocata sulla grossa pietra. In quel giorno gli uomini di Bet-Semes offrirono olocausti e fecero sacrifici al Signore. 16I cinque prìncipi dei Filistei stettero ad osservare, poi tornarono il giorno stesso a Ekron. 17Sono queste le escrescenze che i Filistei diedero in tributo di riparazione al Signore: una per Asdod, una per Gaza, una per Àscalon, una per Gat, una per Ekron. 18Invece i topi d'oro erano pari al numero delle città filistee appartenenti ai cinque prìncipi, dalle fortezze sino ai villaggi di campagna. Ne è testimonianza fino ad oggi nel campo di Giosuè di Bet-Semes la grossa pietra sulla quale avevano posto l'arca del Signore. 19Ma il Signore colpì gli uomini di Bet-Semes, perché avevano guardato nell'arca del Signore; colpì nel popolo settanta persone su cinquantamila e il popolo fu in lutto, perché il Signore aveva inflitto alla loro gente questo grave colpo. 20Gli uomini di Bet-Semes allora esclamarono: “Chi mai potrà stare al cospetto del Signore, questo Dio così santo? La manderemo via da noi; ma da chi?”. 21Perciò inviarono messaggeri agli abitanti di Kiriat-Iearìm a dire: “I Filistei hanno restituito l'arca del Signore. Scendete e portatela presso di voi”.

7,1 Gli abitanti di Kiriat-Iearìm vennero a portare via l'arca del Signore e la introdussero nella casa di Abinadàb, sulla collina; consacrarono suo figlio Eleàzaro perché custodisse l'arca del Signore.

__________________________ Note

6,9 Bet-Semes: “casa del sole”, 24 chilometri a ovest di Gerusalemme. La città, edificata sul confine settentrionale della tribù di Giuda in direzione di Dan (Gs 15,10), dominava una delle strade di transito che collegavano gli altipiani con le pianure costiere.

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Approfondimenti

1-12. Dopo sette mesi di sciagure, i Filistei decidono di rimandare indietro l'arca; ma l'offesa inflitta al “trono” del Signore dovrà essere riparata adeguatamente. D'altra parte, per essere sicuri che la pestilenza sia stata provocata proprio dall'arca del Signore e non da un caso naturale, i sacerdoti e gli indovini stabiliscono le modalità del rinvio: se le mucche non rifiuteranno il giogo e non torneranno istintivamente ai loro vitelli ma si dirigeranno verso il confine con Israele, si dovrà ravvisare in tutta la faccenda l'intervento divino (vv. 7.10.11).

3. «tributo in ammenda»: l'importante parola ebraica ’āšām copre vari aspetti del processo trasgressione-colpa-espiazione. Non è solo il sacrificio di espiazione o l'indennizzo-compenso per il danno provocato (Nm 5,7-8; Lv 7,1) ma anche la trasgressione stessa (sinonimo di “peccato”: Lv 5,23-26) e il debito-obbligo-responsabilità in cui si incorre con il reato (Lv 5,18-19).

4. «bubboni d'oro e topi d'oro»: sono ’āšām da versare al Signore. L'archeologia ha rinvenuto molti oggetti di questo genere negli scavi di aree cultuali dell'antico Oriente. Svolgevano più o meno la stessa funzione dei nostri ex-voto. La menzione dei «topi che infestano la terra» rimanda forse a una doppia tradizione su due calamità distinte: i tumori che affliggevano gli uomini e i topi che devastavano le campagne. «per tutto il popolo»: con i LXX. TM ha «per loro».

6. Ritorna il paragone con l'Egitto, figura proverbiale dell'indurimento contro la volontà di Dio.

7. «carro nuovo»: il trasporto dell'arca esige l'uso di strumenti conformi alla sua santità, cioè non contaminati da un uso profano. Anche le mucche non devono essere mai state aggiogate prima d'ora. Gesù, «il santo di Dio» (Mc 1,24), cavalcherà un asinello «sul quale nessuno è mai salito» (Mc 11,2) e il suo corpo verrà deposto in una «tomba nuova» (Mt 27,60).

13-19. L'onore reso all'arca dagli abitanti di Bet-Semes esprime la gioia per il ritorno del Signore tra il suo popolo. C'è tutto quanto serve per offrire un olocausto di ringraziamento (v. 15) e così vien fatto (cfr. 14,33; 2Sam 24,22-24; Gdc 13,19). Dopo aver assistito all'epilogo della loro triste avventura, i capi dei Filistei se ne tornano a casa. A loro disonore si enumerano le città che hanno pagato ’āšām al Signore (cfr. v. 3).

19. Il castigo che colpisce settanta Israeliti è dovuto a un peccato di irriverenza verso la santità dell'arca: «guardare l'arca» dev'essere inteso nel senso di «curiosarci dentro»; «su cinquantamila»: parecchi manoscritti ebraici omettono questo numero, attestato però da LXX, Vg e Syr. Il ruolo della parola nella frase non è chiaro.

6,20-7,1. L'arca viene depositata a Kiriat-Iearim, città gabaonita (Gs 9,17) che si trovava in terreno neutrale tra Israele e la Filistea, ma sotto un discreto controllo da parte dei dominatori. Dopo la vittoria contro i Filistei 2Sam 5,17-25) Davide trasporterà l'arca a Gerusalemme, dove rimarrà per sempre (2Sam 6; Sal 132,6-13).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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L’arca nel tempio di Dagon 1I Filistei, catturata l'arca di Dio, la portarono da Eben-Ezer ad Asdod. 2I Filistei poi presero l'arca di Dio, la introdussero nel tempio di Dagon e la collocarono a fianco di Dagon. 3Il giorno dopo i cittadini di Asdod si alzarono, ed ecco che Dagon era caduto con la faccia a terra davanti all'arca del Signore; essi presero Dagon e lo rimisero al suo posto. 4Si alzarono il giorno dopo di buon mattino, ed ecco che Dagon era caduto con la faccia a terra davanti all'arca del Signore, mentre la testa di Dagon e le palme delle mani giacevano staccate sulla soglia; il resto di Dagon era intero. 5Per questo i sacerdoti di Dagon e quanti entrano nel tempio di Dagon ad Asdod non calpestano la soglia di Dagon ancora oggi. 6Allora incominciò a pesare la mano del Signore sugli abitanti di Asdod, li devastò e li colpì con bubboni, Asdod e il suo territorio. 7I cittadini di Asdod, vedendo che le cose si mettevano in tal modo, dissero: “Non rimanga con noi l'arca del Dio d'Israele, perché la sua mano è dura contro di noi e contro Dagon, nostro dio!”. 8Allora, fatti radunare presso di loro tutti i prìncipi dei Filistei, dissero: “Che dobbiamo fare dell'arca del Dio d'Israele?”. Risposero: “Si porti a Gat l'arca del Dio d'Israele”. E portarono via l'arca del Dio d'Israele. 9Ma ecco, dopo che l'ebbero portata via, la mano del Signore fu sulla città e un terrore molto grande colpì gli abitanti della città, dal più piccolo al più grande, e scoppiarono loro dei bubboni. 10Allora mandarono l'arca di Dio a Ekron; ma all'arrivo dell'arca di Dio a Ekron, i cittadini protestarono: “Mi hanno portato qui l'arca del Dio d'Israele, per far morire me e il mio popolo!”. 11Fatti perciò radunare tutti i prìncipi dei Filistei, dissero: “Mandate via l'arca del Dio d'Israele! Ritorni alla sua sede e non faccia morire me e il mio popolo”. Infatti si era diffuso un terrore mortale in tutta la città, perché la mano di Dio era molto pesante. 12Quelli che non morivano erano colpiti da bubboni, e il gemito della città saliva al cielo.

__________________________ Note

5,1 Asdod: città filistea della costa di Canaan. Insieme con Gaza, Àscalon, Gat ed Ekron costituiva la Pentapoli, governata da cinque principi (vedi Gs 13,3).

5,2 Dagon: nella mitologia cananea era il dio del grano o della germinazione.

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Approfondimenti

5,1-7,1. La nuova scena si svolge nel territorio dei Filistei. Questi erano organizzati in una confederazione di cinque distretti, facenti capo a cinque città-fortezze: Gaza, Ascalon, Gat, Accaron e Asdod. I Filistei trasportano l'arca in quest'ultima località, dove viene depositata nel tempio del dio Dagon quale segno di sottomissione del Dio d'Israele al grande dio di cui anche il re Hammurabi (1728-1686 a.C.) si diceva figlio (5,1-2). Sconvolgendo ogni previsione, non solo Dagon deve piegarsi davanti all'intatta potenza del «Signore degli eserciti che siede sui cherubini» (5,3-5), ma anche l'intera popolazione deve fare i conti con la sua ira (5,6-12) al punto che i capi dei Filistei decidono di rinunciare al prestigioso trofeo di guerra (c. 6). La narrazione ha degli accenti grotteschi e persino umoristici, che ne denotano la probabile origine popolare. Ma in fondo stiamo assistendo all'umorismo di Dio stesso, di colui cioè che «se ne ride» e «schernisce dall'alto» i suoi avversari (Sal 2).

5,1-5. Nel tempio di Dagon il Signore dimostra che «non esistono altri dei» (cfr. p.es. Dt 4,35.39; Is 45,14) costringendo l'idolo a prostrarsi «faccia a terra» di fronte alla sua arca, tra l'imbarazzo dei cittadini e dei sacerdoti. Insieme con Is 19,1 l'episodio è senz'altro alla base delle narrazioni apocrife dell'infanzia di Gesù, laddove esse narrano la caduta rovinosa degli idoli dinanzi a Gesù bambino fuggito in Egitto con Maria e Giuseppe (cfr. Mt 2,13-15). Sulla critica all'idolatria cfr. Is 41,21-29; 44,9-20; 46,6-7; Ger 10,2-15; Bar 6,25-26 e Sap 13-16.

2. «Dagon»: nei testi cuneiformi è ricordato quale dio degli Amorrei. Il suo culto era diffuso fin dai tempi antichi in Mesopotamia, ed era presente in Fenicia e in Canaan (cfr. Gs 15,41; 19,27). Gdc 16,23 e 1Cr 10,10 lo considerano dio dei Filistei.

5. «non calpestano la soglia»: usanza ricordata da Sof 1,9. Il profeta ne parla come di un gesto superstizioso, legato al culto agli dei stranieri (Baal: v. 4; Milcom: v. 5).

6-12. La presenza dell'arca provoca una pestilenza da cui Asdod tenta di liberarsi inviando l'arca in altre città; ma anche a Gat ed Accaron il flagello si ripete. I Filistei ritenevano d'aver sconfitto le «potenti divinità» degli Israeliti che un tempo avevano colpito gli Egiziani (4,8), ma ora devono piegarsi – proprio come l'Egitto – alla pesante mano di Dio.

6. «bubboni»: lett. «tumori, prominenze». In genere si ritiene che si tratti di emorroidi (il che si adatterebbe bene al tenore umoristico del racconto), anche se le conseguenza sembrano sproporzionate rispetto alla modestia della patologia.

11. Con gli accenni all'Egitto di 4,8 e 6,6, è un elemento importante per riconoscere in tutta la scena un'allusione all'esodo: anche in Es 12,33 gli Egiziani colpiti insistono perché Israele se ne vada! Poiché l'arca è direttamente collegata con l'esodo e la conquista di Canaan (cfr. Gs 3-4), non ci si deve stupire che il Signore compia per suo mezzo nuovi prodigi «con mano potente e braccio teso».

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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VICENDE DELL’ARCA (1Sam 4,1b-7,17)

1La parola di Samuele giunse a tutto Israele.

I Filistei catturano l’arca In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele. Allora Israele scese in campo contro i Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei s'erano accampati ad Afek. 2I Filistei si schierarono contro Israele e la battaglia divampò, ma Israele fu sconfitto di fronte ai Filistei, e caddero sul campo, delle loro schiere, circa quattromila uomini. 3Quando il popolo fu rientrato nell'accampamento, gli anziani d'Israele si chiesero: “Perché ci ha sconfitti oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l'arca dell'alleanza del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici”. 4Il popolo mandò subito alcuni uomini a Silo, a prelevare l'arca dell'alleanza del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini: c'erano con l'arca dell'alleanza di Dio i due figli di Eli, Ofni e Fineès. 5Non appena l'arca dell'alleanza del Signore giunse all'accampamento, gli Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra. 6Anche i Filistei udirono l'eco di quell'urlo e dissero: “Che significa quest'urlo così forte nell'accampamento degli Ebrei?”. Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo l'arca del Signore. 7I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: “È venuto Dio nell'accampamento!”, ed esclamavano: “Guai a noi, perché non è stato così né ieri né prima. 8Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l'Egitto nel deserto. 9Siate forti e siate uomini, o Filistei, altrimenti sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate uomini, dunque, e combattete!“. 10Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fuggì alla sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d'Israele caddero trentamila fanti. 11In più l'arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fineès, morirono.

12Uno della tribù di Beniamino fuggì dallo schieramento e venne a Silo il giorno stesso, con le vesti stracciate e polvere sul capo. 13Quando giunse, Eli stava seduto sul suo seggio presso la porta e scrutava la strada, perché aveva il cuore in ansia per l'arca di Dio. Venne dunque quell'uomo e diede l'annuncio in città, e tutta la città alzò lamenti. 14Eli, sentendo il rumore delle grida, si chiese: “Che sarà questo rumore tumultuoso?”. Intanto l'uomo avanzò in gran fretta e portò l'annuncio a Eli. 15Eli aveva novantotto anni, aveva lo sguardo fisso e non poteva più vedere. 16Disse dunque quell'uomo a Eli: “Sono giunto dallo schieramento. Sono fuggito oggi dallo schieramento”. Eli domandò: “Che è dunque accaduto, figlio mio?”. 17Rispose il messaggero: “Israele è fuggito davanti ai Filistei e nel popolo v'è stata una grande sconfitta; inoltre i tuoi due figli, Ofni e Fineès, sono morti e l'arca di Dio è stata presa!”. 18Appena quegli ebbe accennato all'arca di Dio, Eli cadde all'indietro dal seggio sul lato della porta, si ruppe la nuca e morì, perché era vecchio e pesante. Egli era stato giudice d'Israele per quarant'anni. 19La nuora di lui, moglie di Fineès, incinta e prossima al parto, quando sentì la notizia che era stata presa l'arca di Dio e che erano morti il suocero e il marito, s'accasciò e, colta dalle doglie, partorì. 20Mentre era sul punto di morire, le dicevano quelle che le stavano attorno: “Non temere, hai partorito un figlio”. Ella non rispose e non vi fece attenzione. 21Ma chiamò il bambino Icabòd, dicendo: “Se n'è andata lontano da Israele la gloria!”, riferendosi alla cattura dell'arca di Dio, al suocero e al marito. 22Disse: “Se n'è andata lontano da Israele la gloria”, perché era stata presa l'arca di Dio.

__________________________ Note

4,1b Filistei: al tempo dell’esodo abitavano lungo la costa tra l’Egitto e Gaza, tanto che gli Israeliti furono costretti a deviare nell’entroterra (Es 13,17). Gli Ebrei si scontrarono con loro solo a partire dal tempo dei giudici. Per Afek vedi nota a 29,1. Eben-Ezer: significa “pietra dell’aiuto” (vedi 7,12).

4,12 vesti stracciate e polvere sul capo: segni del lutto per la sventura subìta.

4,21-22 Icabòd: secondo l’etimologia popolare accolta dal testo vuol dire: “dov’è la gloria?”. Con la scomparsa dell’arca, la gloria del Signore ha abbandonato Israele.

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Approfondimenti

4,1-7,17. Questi capitoli narrano le vicende dell'arca dell'alleanza, caduta nelle mani dei Filistei e da questi restituita a Israele a causa di malanni provocati dalla sua permanenza nelle loro città (cc. 4-6). La sezione si conclude (c. 7) con i primi accenni di riscossa israelita sotto la guida di Samuele, il quale (si tratta forse di una fonte indipendente?) non era mai comparso nei cc. 4-6. La storia dell'arca verrà ripresa in 2Sam 6,2-19; 15,24-29; 1Re 8,1-13. Essa è un oggetto sacro, simbolo e “memoriale” dell'alleanza tra il Signore e Israele (cfr. Dt 31,26); la sua perdita dimostra che il Signore non è disposto a lasciarsi “usare” magicamente da chi non gli corrisponde «con tutto il cuore e con tutta l'anima» (cfr. Is 29,13; Sal 38,36-37). Dio lascia Israele in balia dei nemici a causa della sua infedeltà, e solo un solenne riconoscimento della colpa (7, 6) consentirà un mutamento della situazione (cfr. Sal 106,34-45).

4,1-11. Essendo sceso in battaglia contro i Filistei (vv. 1-2), Israele fa portare al campo l'arca dell'alleanza (vv. 3-5) ch'era custodita a Silo. I Filistei ne sono terrorizzati (vv. 6-9) ma riescono a sconfiggere gli Israeliti e a catturare l'arca (vv. 10-11). La disfatta segna l'avverarsi delle minacce di Dio contro Eli e i suoi figli.

3. «l'arca del Signore»: traduzione secondo i LXX. TM ha: «arca dell'alleanza» (anche nei v. 4.5). L'arca fu l'oggetto più sacro che l'antico Israele abbia mai avuto. Era una specie di cassa di legno rivestita d'oro (Es 25,10-16) e conteneva le tavole della legge (1Re 8,9; Dt 10,1-5: cfr. Eb 9,3-5) a “testimonianza” dell'alleanza conclusa sul Sinai tra Dio e Mosè. Sul coperchio erano collocati due cherubini scolpiti, che fungevano da “trono” del Signore (v. 4;2 Sam 6,2 = 1Cr 13,6). Per questo si credeva che la presenza del Signore fosse legata a quella dell'arca (vv. 3.8).

4. «che siede sui cherubini»: cfr. 2Sam 6,2; 22,11; Sal 80,2; 99,1. I cherubini sono figure celesti maestose che evocano l'idea della forza, fornite di ali e morfologicamente variabili tra l'umano e l'animale. L'immaginario biblico sui cherubini (cfr. Ez 1,10) è stato direttamente o indirettamente influenzato da analoghe entità – i karibu – che troviamo nel mondo mesopotamico. In Palestina era abbastanza conosciuta la divinità alata egiziana Neftis. I karibu-cherubini svolgono le funzioni di custodi del luogo sacro (cfr. Gn 3,24) e di intermediari tra gli uomini e la divinità. Sono perciò anche il simbolo dell'adorazione e della preghiera ininterrotta. Già ai tempi dell'esodo il motivo dei cherubini ornava la Dimora (Es 26,1.31; 36,8.35). Salomone farà scolpire due grandi cherubini a protezione dell'arca (1Re 6,23-28; 8,7) e nel tempio mostrato dall'angelo ad Ezechiele anch'essi troveranno posto (Ez 41,18.25).

6. «Ebrei»: questo termine è generalmente usato dagli stranieri, oppure da Israeliti che conversavano con stranieri (14,11.21; 29,3; Gn 43,32; Es 1,15; Gio 1,9). Era evidentemente un appellativo comune (leggermente dispregiativo) che identificava gli appartenenti al gruppo etnico degli Israeliti.

8. «queste divinità»: come pure in 1Re 19,2 e 20,10 ’elōhîm ha sulla bocca dei pagani un sapore politeistico. Nella loro “ignoranza” credono che la liberazione d'Israele dall'Egitto sia da ascrivere agli dei (si noti pure la confusione tra le piaghe d'Egitto e l'esodo nel deserto!). Quest'interpretazione di ’elōhîm è accettabile, anche se il discorso è più complesso: nel v. 7 i Filistei hanno anche detto: «Dio è venuto» (al sing.). Inoltre bisogna tener conto che ’elōhîm (un plurale di intensità, eccellenza o sovranità) è pacificamente usato nell'AT con significato singolare, però può essere costruito indifferentemente con predicato o attributo singolare (nella maggior parte dei casi) o plurale (ad es. 17,26.36; Dt 5,26; Ger 10,10).

10. «tremila»: TM ha «trentamila» (con LXX e Vg). Spesso nella Bibbia troviamo numeri spropositati rispetto a una valutazione realistica dei fatti. Questo fenomeno risponde senz'altro a procedimenti narrativi diversi dai nostri, e spesso implica una valenza simbolica dei numeri, da decodificare caso per caso.

12-22. Dopo Ofni e Finees, la tragedia coinvolge Eli e la nuora. Più che la sconfitta dell'esercito e la morte dei congiunti, lo strazio più acuto vien causato dalla sorte dell'arca. La sua perdita significa che il Signore ha abbandonato Israele: «Se n'è andata lontano la sua gloria» (v. 22).

12. «vesti stracciate e polvere sul capo»: è l'espressione caratteristica del lutto e della più profonda prostrazione (2Sam 1,2; 15,32; Gn 37,29.34; 44,13; Gdc 11,35; Ne 9,1; Gb 2,12; Mt 26,65).

13. Eli, seppur cieco (v. 1), sta sulla porta «e scrutava la strada», seduto sul suo seggio come in 1,9. La cecità rende ancor più struggente la sua trepidazione: presagisce infatti che questo è il giorno fatale annunziatogli per due volte. Ma più che dei figli si preoccupa per la sorte dell'arca: che ne sarà stato?

18. «aveva giudicato Israele per quarant'anni»: Eli è il penultimo dei “giudici”, prima dell'avvento della monarchia. Il numero “quaranta” ha probabilmente un significato più convenzionale che reale. Come nel libro dei Giudici (3,11.30; 5,31; 8,28) la morte di Eli segna la ricaduta di Israele in una sudditanza che durerà a lungo, fino al giorno in cui Samuele interverrà nuovamente come “giudice” (c. 7).

19-22. La nascita del figlio di Finees riassume tragicamente il senso di tutti gli eventi descritti in questo capitolo. Il nome che gli viene imposto, Icabod, significa «Non [c'è più] gloria». L'arca era il “luogo” della presenza di Dio: la sua cattura da parte dei Filistei può significare soltanto che la Gloria del Signore, che un giorno era scesa ad abitare nella Dimora (Es 40,34), se n'è andata (cfr. Sal 78,60-64; Ger 7,12-14; 26,6.9). Ciò nonostante, come racconteranno i cc. 5-6, anche in esilio la Gloria di Dio non cesserà di operare prodigi.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Vocazione di Samuele 1Il giovane Samuele serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. 2E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. 3La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. 4Allora il Signore chiamò: “Samuele!” ed egli rispose: “Eccomi”, 5poi corse da Eli e gli disse: “Mi hai chiamato, eccomi!”. Egli rispose: “Non ti ho chiamato, torna a dormire!”. Tornò e si mise a dormire. 6Ma il Signore chiamò di nuovo: “Samuele!”; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: “Mi hai chiamato, eccomi!”. Ma quello rispose di nuovo: “Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!”. 7In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. 8Il Signore tornò a chiamare: “Samuele!” per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: “Mi hai chiamato, eccomi!”. Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. 9Eli disse a Samuele: “Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”“. Samuele andò a dormire al suo posto. 10Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: “Samuele, Samuele!”. Samuele rispose subito: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta”. 11Allora il Signore disse a Samuele: “Ecco, io sto per fare in Israele una cosa che risuonerà negli orecchi di chiunque l'udrà. 12In quel giorno compirò contro Eli quanto ho pronunciato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. 13Gli ho annunciato che io faccio giustizia della casa di lui per sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha ammoniti. 14Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata la colpa della casa di Eli, né con i sacrifici né con le offerte!“. 15Samuele dormì fino al mattino, poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però temeva di manifestare la visione a Eli. 16Eli chiamò Samuele e gli disse: “Samuele, figlio mio”. Rispose: “Eccomi”. 17Disse: “Che discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Così Dio faccia a te e anche peggio, se mi nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto”. 18Allora Samuele gli svelò tutto e non tenne nascosto nulla. E disse: “È il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene”. 19Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. 20Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore. 21Il Signore continuò ad apparire a Silo, perché il Signore si rivelava a Samuele a Silo con la sua parola.

4,1aLa parola di Samuele giunse a tutto Israele.

__________________________ Note

3,1 La chiamata di Samuele ricorda le grandi vocazioni profetiche dell’AT: quelle di Abramo, di Mosè, di Isaia, di Geremia.

3,20 Dan e Bersabea: stanno ai confini settentrionale e meridionale di Israele. L’espressione da Dan fino a Bersabea indica tutto il territorio di Israele da nord a sud.

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Approfondimenti

3,1-4,1a. La chiamata di Dio a Samuele si colloca in un tempo cruciale: nella tristezza dell'alleanza tradita, di un vecchio sacerdote addormentato (v. 2), di un popolo che ormai solo di rado percepisce quella presenza che lo aveva accompagnato nel cammino dell'esodo «con mano potente e braccio teso» (v. 1). D'improvviso, la «parola rara» del Signore risuona potentemente per affidare a un fanciullo il giudizio sulla storia trascorsa (v. 11). L'iniziativa parte da Dio, come nelle altre grandi vocazioni profetiche (Abramo, Mosè, Isaia, Geremia) con cui egli decide di imprimere una direzione nuova agli avvenimenti. Sono ormai imminenti la rovina della casa di Eli (vv. 12-14) e la perdita dell'arca (c. 4); mentre tutti sembrano essere diventati nemici di Dio (cfr. Gn 6,5-7.12). Samuele, «amato dal Signore» (Sir 46, 13), risveglia la speranza che il Signore non abbandonerà per sempre il suo popolo (cfr. 4, 22).

3. «La lampada di Dio non era ancora spenta»: si tratta del candelabro a sette braccia descritto in Es 25,31-39. Veniva preparato al mattino e acceso alla sera, all'ora del sacrificio dell'incenso (Es 30,7) affinché ardesse tutta la notte dinanzi al Signore (Es 27,21; Lv 24,3). L'annotazione significa che la visione di Samuele accade durante la notte, cioè nel tempo privilegiato delle rivelazioni divine (Gn 15,17; 28,11; 32,25; 1Re 19,9, Dn 4,1; 7,1-2).

10. È il momento in cui Samuele “conosce il Signore” (cfr. v. 7), o meglio in cui il Signore si fa conoscere a lui. Questa è la caratteristica della religione ebraico-cristiana: «Dio viene» (Gn 18,1-2; Es 3,8; 19,18.20; 34,5; 40,34; Is 40,3.10; 62,11; Ml 3,1.2.24; Mt 24,27; Gv 1,9.11.14; At 3,20-21; 1Cor 15,23; 1Ts 2,19; Ap 22,20).

13. «i suoi figli disonoravano Dio»: secondo i LXX. TM ha: «disprezzavano se stessi». I copisti hanno modificato il testo (lāhem invece di ’elōhîm) per evitare la contaminazione del nome divino con una parola sconveniente. In casi analoghi gli scribi hanno cambiato il verbo da «maledire» in «benedire» (1Re 21,10.13; Gb 1,5.11; 2,5.9). Tuttavia è interessante anche il senso offerto dal TM: chi fa il male pecca non solo contro Dio, ma anche contro se stesso e mette in pericolo la propria vita (cfr. 2, 25).

17. «Così Dio agisca con te e anche peggio», lett.: «così ti faccia Dio e così aggiunga, se..». È una formula usuale (14,44; 20,13; 25,22; 2Sam 3,9.35) con cui si invocava sugli spergiuri la sorte della vittima squartata durante il sacro rito del giuramento (Gn 15,10.17).

18. «Egli è il Signore»: Eli si sottomette con rassegnazione al verdetto di Dio, quasi con le medesime parole di Giobbe (Gb 1,21). C'è però lo stesso tono di passiva impotenza che aveva avuto verso la cattiva condotta dei figli (2,22-25). Davide in 2Sam 15,26 e 24,14 accetterà il castigo con una speranza più grande.

18-21. La rivelazione notturna ha segnato il passaggio dalla fanciullezza alla maturità di Samuele. La vocazione di Dio ha ratificato l'offerta di Anna (1,28) e l'ha portata a compimento (cfr. 1,23): Samuele ora parla come “profeta” dinanzi a tutto Israele (4,1), perché «il Signore era con lui» (v. 19).

21. I LXX inseriscono a questo punto la frase: «Eli era molto vecchio e i suoi figli andavano avanti imperterriti, e la loro condotta era cattiva davanti al Signore». Forse è una glossa posteriore destinata a collegare tra loro i cc. 3 e 4.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Cantico di Anna 1Allora Anna pregò così: “Il mio cuore esulta nel Signore, la mia forza s'innalza grazie al mio Dio. Si apre la mia bocca contro i miei nemici, perché io gioisco per la tua salvezza. 2Non c'è santo come il Signore, perché non c'è altri all'infuori di te e non c'è roccia come il nostro Dio. 3Non moltiplicate i discorsi superbi, dalla vostra bocca non esca arroganza, perché il Signore è un Dio che sa tutto e da lui sono ponderate le azioni. 4L'arco dei forti s'è spezzato, ma i deboli si sono rivestiti di vigore. 5I sazi si sono venduti per un pane, hanno smesso di farlo gli affamati. La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita. 6Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire. 7Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta. 8Solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza il povero, per farli sedere con i nobili e assegnare loro un trono di gloria. Perché al Signore appartengono i cardini della terra e su di essi egli poggia il mondo. 9Sui passi dei suoi fedeli egli veglia, ma i malvagi tacciono nelle tenebre. Poiché con la sua forza l'uomo non prevale. 10Il Signore distruggerà i suoi avversari! Contro di essi tuonerà dal cielo. Il Signore giudicherà le estremità della terra; darà forza al suo re, innalzerà la potenza del suo consacrato”. 11Poi Elkanà tornò a Rama, a casa sua, e il fanciullo rimase a servire il Signore alla presenza del sacerdote Eli.

I figli di Eli 12Ora i figli di Eli erano uomini perversi; non riconoscevano il Signore 13né le usanze dei sacerdoti nei confronti del popolo. Quando uno offriva il sacrificio, veniva il servo del sacerdote, mentre la carne cuoceva, con in mano una forcella a tre denti, 14e la infilava nella pentola o nella marmitta o nel tegame o nella caldaia, e tutto ciò che la forcella tirava su il sacerdote lo teneva per sé. Così facevano con tutti gli Israeliti che venivano là a Silo. 15Inoltre, prima che fosse bruciato il grasso, veniva ancora il servo del sacerdote e diceva a chi offriva il sacrificio: “Dammi la carne da arrostire per il sacerdote, perché non vuole avere da te carne cotta, ma cruda”. 16Se quegli rispondeva: “Si bruci prima il grasso, poi prenderai quanto vorrai!”, replicava: “No, me la devi dare ora, altrimenti la prenderò con la forza”. 17Il peccato di quei servitori era molto grande davanti al Signore, perché disonoravano l'offerta del Signore. 18Samuele prestava servizio davanti al Signore come servitore, cinto di efod di lino. 19Sua madre gli preparava una piccola veste e gliela portava ogni anno, quando andava con il marito a offrire il sacrificio annuale. 20Eli allora benediceva Elkanà e sua moglie e diceva: “Ti conceda il Signore altra prole da questa donna in cambio della richiesta fatta per il Signore”. Essi tornarono a casa 21e il Signore visitò Anna, che concepì e partorì ancora tre figli e due figlie. Frattanto il fanciullo Samuele cresceva presso il Signore. 22Eli era molto vecchio e sentiva quanto i suoi figli facevano a tutto Israele e come essi giacevano con donne che prestavano servizio all'ingresso della tenda del convegno. 23Perciò disse loro: “Perché fate tali cose? Io infatti sento che tutto il popolo parla delle vostre azioni cattive! 24No, figli, non è bene ciò che io odo di voi, che cioè sviate il popolo del Signore. 25Se un uomo pecca contro un altro uomo, Dio potrà intervenire in suo favore, ma se l'uomo pecca contro il Signore, chi potrà intercedere per lui?“. Ma non ascoltarono la voce del padre, perché il Signore aveva deciso di farli morire. 26Invece il giovane Samuele andava crescendo ed era gradito al Signore e agli uomini.

Oracolo sulla destituzione dal sacerdozio 27Un giorno venne un uomo di Dio da Eli e gli disse: “Così dice il Signore: Non mi sono forse rivelato alla casa di tuo padre, mentre erano in Egitto, in casa del faraone? 28L'ho scelto da tutte le tribù d'Israele come mio sacerdote, perché salga all'altare, bruci l'incenso e porti l'efod davanti a me. Alla casa di tuo padre ho anche assegnato tutti i sacrifici consumati dal fuoco, offerti dagli Israeliti. 29Perché dunque avete calpestato i miei sacrifici e le mie offerte, che ho ordinato nella mia dimora, e tu hai avuto più riguardo per i tuoi figli che per me, e vi siete pasciuti con le primizie di ogni offerta d'Israele mio popolo? 30Perciò, ecco l'oracolo del Signore, Dio d'Israele: Sì, avevo detto alla tua casa e alla casa di tuo padre che avrebbero sempre camminato alla mia presenza. Ma ora – oracolo del Signore – non sia mai! Perché chi mi onorerà anch'io l'onorerò, chi mi disprezzerà sarà oggetto di disprezzo. 31Ecco, verranno giorni in cui io troncherò il tuo braccio e il braccio della casa di tuo padre, sì che non vi sia più un anziano nella tua casa. 32Vedrai un tuo nemico nella mia dimora e anche il bene che egli farà a Israele, mentre non ci sarà mai più un anziano nella tua casa. 33Qualcuno dei tuoi tuttavia non lo strapperò dal mio altare, perché ti si consumino gli occhi e si strazi il tuo animo, ma tutta la prole della tua casa morirà appena adulta. 34Sarà per te un segno quello che avverrà ai tuoi due figli, a Ofni e Fineès: nello stesso giorno moriranno tutti e due. 35Dopo, farò sorgere al mio servizio un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore e il mio animo. Io gli darò una casa stabile e camminerà davanti al mio consacrato, per sempre. 36Chiunque sarà superstite nella tua casa, andrà a prostrarsi davanti a lui per un po' di denaro e per un pezzo di pane, e dirà: “Ammettimi a qualunque ufficio sacerdotale, perché possa mangiare un tozzo di pane”“.

__________________________ Note

2,1-11 Il cantico di Anna ricorda il linguaggio dei Salmi e, in molte espressioni, anticipa il cantico di Maria, il Magnificat (Lc 1,46-55).

2,10 consacrato: qui in parallelismo con re. La conclusione del cantico di Anna è profezia della protezione divina accordata al re, secondo 2Sam 7,16.

2,18 efod: è un abito sacerdotale, ma diverso da quello di Aronne in Es 39,2-7 (vedi anche v. 28).

2,34 L’oracolo si compirà nella battaglia di Afek per mano dei Filistei (4,11).

2,35 un sacerdote fedele: si tratta di Sadoc, scelto da Salomone dopo la destituzione di Ebiatàr, relegato ad Anatòt (1Re 2,26-27).

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Approfondimenti

1-11. Il cantico di Anna è una composizione di genere innico molto simile a quelle del libro dei Salmi, di cui non mancano reminiscenze quasi letterali. Il “Magnificat” (Lc 1, 46-55) ne riprende lo spirito e numerose espressioni, cosicché possiamo considerare la preghiera di Anna e quella di Maria come le due parti di un dittico, composto per celebrare la vittoriosa realizzazione della salvezza del Signore (1Sam 2,1; Lc 1,47): la prima in modo ancora provvisorio, la seconda nella pienezza del compimento. La struttura del cantico è la seguente:

  • Introduzione: esultanza e lode per quanto Dio ha compiuto (vv. 1-2).
  • Celebrazione della saggezza di Dio: i suoi disegni sono imperscrutabili (cfr. Sal 139,6; Rm 11,33-36). La “dimostrazione” viene condotta attraverso tre parallelismi antitetici (vv. 3-5).
  • Celebrazione dell'onnipotenza di Dio. Egli dispone le sorti degli uomini secondo la sua volontà, perché tutto gli appartiene (cfr. 1Cr 29,11-12). Inoltre, la sua onnipotenza si rivela nel capovolgimento dei destini dei grandi e dei miseri (1Sam 9,20-21; 18,23; cfr. Gb 5,11-18; Sal 75,8; 113,7-8; Sir 10,14; Dn 2,21). Lo stile dell'esposizione è il medesimo della parte precedente (sei parallelismi antitetici). Nel v. 8, quale argomento decisivo, si accenna alla creazione del mondo (vv. 6-8).
  • Grido finale di fiducia e certezza della piena vittoria di Dio. Per la prima volta nell'AT appare il nome del Messia (vv. 9-10).

L'esultanza di Anna si spinge ben oltre la sua vicenda personale; tocca infatti il mistero della provvidenza divina che regge il mondo con una miriade di piccoli miracoli quotidiani, segni di una presenza misteriosa nella vita di ogni uomo, anche del più misero.

1. «Il mio cuore»: nel pensiero semitico il cuore corrisponde a tutta l'attività interiore all'uomo: non solo i sentimenti o le passioni, ma anche i progetti, i pensieri, i ragionamenti, la memoria, la coscienza, la volontà, ossia l'orientamento spirituale globale (positivo o negativo) della persona. L'esultanza di Anna sgorga perciò dal profondo del suo animo e coinvolge tutto il suo essere (cfr. Lc 1,38 e 16,7). «la mia fronte»: lett. «il mio corno». Quest'immagine esprime l'idea del trionfo, della forza, e trae origine dal vigore del bufalo che incede con le corna ben erette (cfr. Sal 92,11). Ritornando nel v. 10 a mo' d'inclusione, il termine imprime un tono di fierezza a tutta la composizione. Il Sal 89 lo applica al popolo (v. 18) e al re (v. 25). Si noti che Sal 89,20-38 riprende l'episodio della profezia di Natan (2Sam 7), quindi viene interpretato generalmente in senso messianico. Lo stesso vale per Sal 132,17 (cfr. v. 10 e 2Sam 22,3).

5. «La sterile ha partorito sette volte»: è il simbolo della pienezza della fecondità (equivale a: “ha avuto numerosi figli”). Cfr. Sal 113,9; Gb 1,2; 42,13; Ger 15,9 (Is 54,1: il contrasto tra donna sterile e feconda). Questo versetto contiene l'unico accenno a sé da parte di Anna.

6. «fa morire e fa vivere»: Dio è Signore della vita e della morte (Dt 32,39); nonostante la tentazione di realizzare la propria vita “senza Dio” (Gn 3,5), l'uomo deve riconoscere la propria dipendenza ontologica dalla sua grazia (cfr. Rm 14,7-10; 1Cor 3,18-23; Gc 4,12). «scendere agli inferi e risalire»: Dio dimostra così la sua onnipotenza, perché dallo šᵉ’ôl non si ritorna (cfr. 28,11 e 2Sam 12,23). Tale miracolo anticipa oscuramente quello supremo della risurrezione (Sal 16,10-11; Is 53,10-11; Lc 20,38; Rm 6,8-11; 1Cor 15,26)

8. «i cardini della terra»: accenno alla cosmologia ebraica, secondo la quale la terra è una piattaforma circondata dalle acque, poggiante su colonne o pilastri le cui estremità s'immergono nelle profondità dell'abisso (cfr. Gb 9,6; 38,4-6; Sal 24,2; 75,4).

10. «re... Messia»: non è facile spiegare la presenza di questi termini nell'antico cantico. Poiché a quel tempo Israele non aveva ancora un “re” , la parola è forse da considerare frutto di un intervento redazionale tardivo. «Messia» è probabilmente da intendersi come titolo generico parallelo a “re” (i sovrani venivano consacrati con l'unzione – verbo mšḥ –; cfr, Gdc 9,8). Per l'interpretazione, è importante notare il riferimento quasi letterale a 2Sam 22,51 dove “re”, “'Messia” e “Davide” sono la stessa persona (con un richiamo anche alla profezia di Natan, 2Sam 7). Non è da escludere un riferimento implicito alla tematica messianica, che nei libri di Samuele trova la sua massima espressione proprio in 2Sam 7. A conferma si potrebbero aggiungere le reminiscenze messianiche dei Sal 89 e 132 riguardo al “corno”. L'inno di 2Sam 22 è posto a conclusione dell'opera come atto di riconoscenza per l'adempimento delle promesse, ma il cantico di Anna ci anticipa profeticamente gli stessi temi che saranno sviluppati nella storia di Samuele e Davide (legato a Samuele dall'unzione di 16, 13!). I due canti di lode abbracciano dunque 1-2 Sam, come celebrazione della “salvezza” operata dal sapiente e onnipotente Dio d'Israele.

12-17. In antitesi con la consacrazione di Samuele che viene lasciato a Silo per «servire il Signore» (v. 11), si descrive ora l'empietà dei due figli di Eli, sacerdoti anch'essi, che profanavano la santità del culto con la loro ingordigia. I pellegrini ne rimanevano scandalizzati, ma non c'era niente da fare. In ogni sacrificio che non fosse l'olocausto (in cui tutto l'animale immolato veniva bruciato, cfr. Lv 1,1-17) le parti più pregiate della vittima spettavano di diritto ai sacerdoti, a seconda del genere di sacrificio (Dt 18,3; norme dettagliate in Lv 6-7). Ma i figli di Eli non se ne accontentavano e prelevavano anche dal resto, destinato ai banchetti sacrificali dei pellegrini (vv. 13-14; cfr. 1,4). L'ingordigia era aggravata inoltre dal disprezzo per la legge, secondo la quale il grasso della vittima spettava esclusivamente a Dio (Lv 3; 7,31). Ebbene, anche su di esso avanzavano pretese (vv. 15-16). Il v. 17 giudica severamente il male commesso dai figli di Eli, preparando l'annuncio dell'inevitabile castigo (2,22-36).

18-21. Mentre Eli e la sua casa si avviano al declino, il piccolo Samuele «cresceva presso il Signore» (v. 21) sebbene non lo conosca ancora (3,7). Anche i figli di Eli non conoscevano il Signore (v. 12), ma nel senso che non avevano amore e devozione verso di lui (cfr. Os 4,1.6; 6,6; Ger 2,8). Invece Samuele è solo ai primi passi di una familiarità con lui che si consoliderà sempre più nel corso della vita, sino a divenire «profeta del Signore» (3,20), intercessore per Israele (7,8) come Mosè (Es 17,6-13), «uomo di Dio» (9,6.8).

18. «efod di lino»: era una veste sacerdotale (grembiule, perizoma o qualcosa di simile, cfr. 22,18; 2Sam 6,14), diversa rispetto allo speciale capo d'abbigliamento del sommo sacerdote, da portarsi sopra la tunica e il mantello (Es 28,6-14; 21,31-35; 39,2-7; Lv 8,7) e all'efod che serviva a consultare il Signore (v. 28; 14,18-19; 23,9-10; 30,8; vedi anche 14,41).

19. «piccola veste»: in ebraico mᵉ‘'îl. Abito esterno, comunemente tradotto con «mantello», era l'indumento abituale dei grandi personaggi (18,4; 24,5.12; 2Sam 13,18). Diverrà il segno distintivo di Samuele (15,27; 28,14).

22-26. L'attenzione passa di nuovo alla storia negativa dei figli del vecchio e stanco sacerdote Eli. I suoi rimproveri suonano patetici di fronte all'empietà ormai dilagante e all'irrevocabile decisione divina di punire tanto male.

22. «si univano alle donne»: sono le prostitute sacre, diffusissime nell'Oriente antico in relazione ai riti della fecondità. Talora anche Israele rimase impigliato in questa prassi, respinta come idolatrica (Nm 25,1-5; Dt 23,18; Os 4,11-14).

26. Di nuovo uno squarcio sereno, che rende ancor più cupa – per contrasto – la tempesta che si va addensando su Silo. L'infanzia di Samuele diventerà il prototipo di quelle di Giovanni il Battista (Lc 1,80) e di Gesù (Lc 2, 40.52).

27-36. Il misterioso uomo che giunge a Silo parla con la voce stessa di Dio, «viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4,12): un giudizio durissimo, che rende vana ogni difesa e pare annullare tutta la storia precedente. Dio non si era sottratto alla conoscenza degli uomini (cfr. v. 12), si era «rivelato» (v. 27) fin dai tempi dell'esodo affidando «per sempre» al casato di Eli (discendente da uno dei figli di Aronne: Es 6,23 e 1Cr 24,3) l'esercizio delle funzioni sacerdotali in Israele (v. 28). Tutto ciò rende ancor più grave l'infedeltà perpetrata da Ofni e Finees con la complicità del loro padre (v. 29); Dio ha deciso perciò di ritirare la sua elezione (v. 30), annunciando lo sterminio della famiglia (vv. 31-34: «per sempre» è la promessa, «per sempre» è il ripudio!; cfr. 22,18-19) e la scelta di un sacerdote affidabile sul quale verrà trasferita la benedizione (vv. 35-36). Il brano sembra anticipare teologicamente il giudizio di Samuele su Saul il quale subirà la medesima sorte per ragioni simili (12,14-15; 13,13-14; 15,26-28).

31. «braccio»: in senso metaforico indica il vigore, l'attività, la potenza dell'uomo o di Dio (Dt 11,2). Il contesto ha indotto i LXX a leggere «discendenza», vocalizzando zera‘ («seme», in gr. sperma) invece di zᵉrōa‘. Il senso fondamentale rimane comunque invariato.

32. «sempre angustiato»: questa locuzione problematica ṣar mā‘on (cfr. v. 29) può essere ragionevolmente tradotta con l'epiteto «o avversario della Dimora», che si adatta bene all'accusa di complicità che il Signore rivolge a Eli. Dio ha il disegno di “abitare in mezzo al suo popolo” (cfr. 2Sam 7; 1Re 8,10-29; Ez 37,24-28), e lo porterà a compimento nonostante le infedeltà e gli ostacoli frapposti dall'uomo.

33. «per la spada»: aggiunta con i LXX.

35. «sacerdote fedele»: è probabilmente Zadok, discendente da un altro figlio di Aronne, che sarà nominato sommo sacerdote da Salomone in sostituzione di Ebiatar, unico sopravvissuto della casa di Eli (1Re 2,26-27; cfr. 1Sam 22,20). I discendenti di Zadok saranno depositari del sacerdozio sino alle soglie del NT (anche i Maccabei apparterranno a questa famiglia: 1Mac 2,1; 1Cr 9,10). Come ricompensa per la sua fedeltà, il Signore gli darà una casa «fedele» (la radice ’mn indica, oltre la fedeltà, anche la stabilità e la durata). «come mio consacrato»: BC non esprime correttamente la relazione fra il «sacerdote fedele» e il «consacrato» (lett. «Unto, Messia»). I LXX e la Vg sono concordi nel tradurre con TM «davanti al suo consacrato». Il sacerdozio è completamente al servizio del “Messia”, concretamente presente nel re davidico. Il testo spalanca la prospettiva verso il futuro: l'“Unto” ci rimanda a Davide e alla sua discendenza, eletti «per sempre» (2Sam 7,13), e il «sacerdote fedele» prefigura il Sacerdote «degno di fede» (LXX: pistos) di Eb 2,17; 3,1-2. Con la dovuta prudenza, lo sguardo si protende dunque fino al giorno in cui la triplice dignità regale, sacerdotale e profetica sarà attribuita definitivamente a una sola persona: Gesù Cristo.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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SAMUELE E I FIGLI DI ELI (1Sam 1,1-4,1a)

Nascita e consacrazione di Samuele 1C'era un uomo di Ramatàim, un Sufita delle montagne di Èfraim, chiamato Elkanà, figlio di Ierocàm, figlio di Eliu, figlio di Tocu, figlio di Suf, l'Efraimita. 2Aveva due mogli, l'una chiamata Anna, l'altra Peninnà. Peninnà aveva figli, mentre Anna non ne aveva.

3Quest'uomo saliva ogni anno dalla sua città per prostrarsi e sacrificare al Signore degli eserciti a Silo, dove erano i due figli di Eli, Ofni e Fineès, sacerdoti del Signore. 4Venne il giorno in cui Elkanà offrì il sacrificio. Ora egli soleva dare alla moglie Peninnà e a tutti i figli e le figlie di lei le loro parti. 5Ad Anna invece dava una parte speciale, poiché egli amava Anna, sebbene il Signore ne avesse reso sterile il grembo. 6La sua rivale per giunta l'affliggeva con durezza a causa della sua umiliazione, perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo. 7Così avveniva ogni anno: mentre saliva alla casa del Signore, quella la mortificava; allora Anna si metteva a piangere e non voleva mangiare. 8Elkanà, suo marito, le diceva: “Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?”.

9Anna si alzò, dopo aver mangiato e bevuto a Silo; in quel momento il sacerdote Eli stava seduto sul suo seggio davanti a uno stipite del tempio del Signore. 10Ella aveva l'animo amareggiato e si mise a pregare il Signore, piangendo dirottamente. 11Poi fece questo voto: “Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo”. 12Mentre ella prolungava la preghiera davanti al Signore, Eli stava osservando la sua bocca. 13Anna pregava in cuor suo e si muovevano soltanto le labbra, ma la voce non si udiva; perciò Eli la ritenne ubriaca. 14Le disse Eli: “Fino a quando rimarrai ubriaca? Smaltisci il tuo vino!”. 15Anna rispose: “No, mio signore; io sono una donna affranta e non ho bevuto né vino né altra bevanda inebriante, ma sto solo sfogando il mio cuore davanti al Signore. 16Non considerare la tua schiava una donna perversa, poiché finora mi ha fatto parlare l'eccesso del mio dolore e della mia angoscia”. 17Allora Eli le rispose: “Va' in pace e il Dio d'Israele ti conceda quello che gli hai chiesto”. 18Ella replicò: “Possa la tua serva trovare grazia ai tuoi occhi”. Poi la donna se ne andò per la sua via, mangiò e il suo volto non fu più come prima.

19Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi prostrati davanti al Signore, tornarono a casa a Rama. Elkanà si unì a sua moglie e il Signore si ricordò di lei. 20Così al finir dell'anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, “perché – diceva – al Signore l'ho richiesto”. 21Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, 22Anna non andò, perché disse al marito: “Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre”. 23Le rispose Elkanà, suo marito: “Fa' pure quanto ti sembra meglio: rimani finché tu l'abbia svezzato. Adempia il Signore la sua parola!“. La donna rimase e allattò il figlio, finché l'ebbe svezzato. 24Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un'efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. 25Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli 26e lei disse: “Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. 27Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. 28Anch'io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore”. E si prostrarono là davanti al Signore.

__________________________ Note

1,1 Ramatàim: significa “le due alture” e corrisponde alla Rama del v. 19 (e 2,11) e all’Arimatea di Mt 27,57 e Gv 19,38; Èfraim è la regione montuosa a nord di Giuda, da cui proviene Elkanà, discendente di Suf, l’Efraimita.

1,3 Signore degli eserciti: l’espressione indica il Dio di Israele, sia in riferimento al suo invincibile aiuto sui campi di battaglia, sia in riferimento alla sua signoria sul creato, in particolare sugli astri e sugli angeli. Qui l’espressione è legata all’arca dell’alleanza, custodita a Silo (4,3), un santuario molto importante al tempo dei Giudici (Gdc 21,19-23).

1,11 Come Sansone, Samuele è un nazireo, consacrato al Signore (sul “nazireo”, vedi Nm 6,1-21; Gdc 13,5; 16,17).

1,24 un giovenco di tre anni: è l’offerta prevista in Nm 15,1-10 per soddisfare un voto.

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Approfondimenti

1,1—4,1a. I primi tre capitoli presentano la condizione politico-religiosa d'Israele e le circostanze provvidenziali attraverso le quali Dio predispone una svolta decisiva nella persona di Samuele, ultimo dei “giudici” e investitore dei primi re. Gli eventi si svolgono nella regione centrale della Palestina, «le montagne di Efraim» (1, 1), e riguardano la storia, in parte intrecciata, di due famiglie: quella di Elkana e quella del sacerdote Eli. Quest'ultima è simbolo di una storia vecchia, stanca e corrotta che sta finendo a causa di un peccato su cui pende l'inappellabile giudizio divino (2, 27-36); una storia senza futuro e senza speranza, cui si contrappone la freschezza della nascita miracolosa di un bambino, esito della preghiera fiduciosa di una donna esasperata. Com'è già successo in altre occasioni (Gn 6,5-8; 17; 45,7-8; Es 1-2; 14), Dio riprende in mano la situazione e offre all'uomo l'opportunità di un nuovo inizio; lo lascia in balia della sua fragilità, per poi fargli vedere che solo la sua grazia può dargli l'energia necessaria a vivere secondo le esigenze dell'alleanza. Israele non può accampare alcuna pretesa: tutto gli è dato in dono, oltre ogni ragionevole attesa. Il cantico di Anna (c. 2) esprimerà profeticamente a nome di tutto Israele la lode al «Dio che sa tutto..., fa morire e fa vivere» (2,3.6).

1. «Ramataim»: comunemente viene identificata con l'Arimatea del Nuovo Testamento (Mt 27,57; Gv 19,38). Dal v. 19 in poi la località è chiamata anche Rama. «Elkana»: la sua genealogia è ripresa da 1Cr 6,18-23 (33-38), dove si dice che egli era di stirpe levita.

2. «Anna»: significa «grazia». È il nome più adatto a descrivere la sua vita, allietata dalla maternità dopo un lungo periodo di sterilità. Anna non aveva prole perché l'aveva voluto il Signore (vv. 5.6), così com'era accaduto alle mogli dei patriarchi (Sara: Gn 16,2; Rebecca: Gn 25,21; Rachele: Gn 29,31 e 30,1). I figli che Dio concesse loro furono il segno della sua volontà di restare fedele – nel tempo – all'alleanza fatta con Abramo (Gn 17). Ora, la condizione di Anna viene esposta quasi con le medesime parole, perché sia chiaro che il piccolo Samuele avrà da svolgere una missione non meno importante di quella di Isacco, Giacobbe, Giuseppe (e anche di Sansone: cfr. Gdc 13,2) in ordine al compimento del piano salvifico di Dio su Israele. Nel Nuovo Testamento vediamo questo principio applicato alla storia di Elisabetta madre di Giovanni il Battista (Lc 1,7-25) e anche – ma solo analogicamente – alla madre di Gesù (che non è sterile, bensì vergine, in quanto il figlio che nascerà «sarà santo e chiamato Figlio di Dio», Lc 1,35). Non a caso il “Magnificat” di Maria è modellato sul cantico di Anna (c. 2).

3. «Silo»: è l'attuale Seilun, tra Sichem e Betel. Fin dal tempo dei giudici (Gdc 21,19) vi si celebrava una festa, da identificare con la festa del raccolto (Es 23,16) o con la festa delle Capanne (Dt 16,13). Per lungo tempo fu il santuario centrale d'Israele in ragione dell'arca dell'alleanza che vi era custodita. Alla presenza dell'arca sembra essere collegato l'epiteto «Signore degli eserciti» (cfr. 4,4). Quando l'arca sarà trasportata a Gerusalemme, anche il titolo divino la seguirà nel nuovo santuario (2Sam 6,2.18; 7,8.26.27). Esso non intende celebrare né la natura guerriera del Dio d'Israele, né la sua sovranità sulle forze del cosmo o sulle schiere angeliche; basandoci sulla traduzione corrente dei LXX – Kyrios pantokratōr – possiamo intenderlo come un'attribuzione di potenza e maestà. In tal senso ricorre in Isaia e nei profeti postesilici (Ger, Ag, Zc, Ml) che lo usano quando intendono sottolineare fortemente la pienezza del potere divino.

4. «le loro parti»: il sacrificio di comunione era seguito da un pasto rituale durante il quale gli offerenti si cibavano delle carni immolate, in segno di “comunione” con il Signore.

5. La sterilità era considerata una vergogna (Gn 30,23; Lc 1,25) e un castigo di Dio (2Sam 6,23; Os 9,11; cfr. però Sap 3,13-4,1). Il marito aveva tutte le ragioni per disprezzare la moglie che si dimostrava incapace di dargli una discendenza. Invece qui risalta delicatamente la preferenza di Elkana verso Anna: se egli le dà una parte sola della vittima sacrificata (cfr. Dt 12,18), non lo fa per ripicca, ma in ossequio alle norme legali, accettando con sofferenza la volontà del Signore che «ne aveva reso sterile il grembo» (cfr. anche le tenere parole di consolazione nel v. 8). Ma l'elezione del Signore segue criteri diversi dai nostri (cfr. Is 55,8-9), perché l'uomo guarda le apparenze, mentre egli guarda il cuore (cfr. 1Sam 16,7); così Samuele, il salvatore d'Israele, nascerà proprio da Anna che tutti deridevano per la sua sterilità vergognosa.

6-7. L'autore descrive con finezza psicologica sorprendente il conflitto tra le due donne: quella più fortunata non perde alcuna occasione per umiliare l'altra, approfittando con cattiveria del momento in cui anche gli estranei possono osservare la disparità del loro trattamento.

8. Dopo la parentesi dei vv. 4b-7, destinata ad informare il lettore su quanto avveniva abitualmente in occasione del pellegrinaggio a Silo, si ritorna a “quel giorno” da cui la narrazione aveva preso le mosse nel v. 4.

9. «sul sedile»: la formula indica probabilmente che Eli stava esercitando le sue funzioni di “giudice”, a disposizione di coloro che avessero voluto rivolgersi a lui nelle loro vertenze.

9-11. Consapevole che solo il Signore potrebbe esaudire il suo desiderio più intimo, Anna riversa nella preghiera l'amarezza del cuore. «Affidare al Signore il proprio affanno» (Sal 10,35; 31; 37,5; 55,23; Sir 2,1-18; 1Pt 5,7) non è affatto una capitolazione umiliante, bensì un'espressione matura e ragionevole della propria dipendenza di fronte a colui che è l'Alfa e l'Omega di tutto l'universo (Is 41,4; 44,6.24; Col 1,16-17; Ap 1,8; 21,6). La grandezza dell'uomo consiste appunto nel riconoscersi “fatto” spalancando il proprio “nulla” al “tutto” di Dio che lo ha creato a propria immagine (cfr. Gn 1,26-27). Anna si rivolge al «Signore degli eserciti» umilmente, insistendo per ben tre volte sulla propria misera condizione di «schiava». Sa di fare una richiesta esigente e che Dio ha la potestà di esaudirla, ma sa pure che deve confessare la propria indegnità a ricevere tale grazia. Nell'incontro con Elisabetta la «piena di grazia» pronuncerà le medesime parole, riconoscendosi «serva» dell'evento supremo dell'incarnazione che si sta realizzando attraverso di lei (Lc 1,48). «Ricordati... non dimenticare..»: è una formula tipica del linguaggio deuteronomistico, generalmente messa sulla bocca del Signore come appello ad Israele affinché perseveri saldamente nell'alleanza (cfr. Dt 4,9; 6,12; 1,18; 8,2.14.18.19; ecc.). Nel nostro testo le parti si scambiano: è Anna, la sterile infelice, che osa sollecitare il Signore a mostrarsi benevolo nei suoi confronti. Anna sembra ricattarlo (“se tu mi dai... io ti darò...”), ma in questo non c'è alcun egoismo; è piuttosto l'audacia della fede che si esprime senza mezze misure. D'altra parte Anna è disposta fin d'ora a ricambiare la misericordia di Dio con l'offerta immediata del figlio ricevuto. Neppure per un istante tenta di appropriarsi di ciò che riconosce essere puro dono. Samuele sarà consacrato a servire il Signore nel tempio di Silo. I capelli intonsi saranno il segno pubblico di questa consacrazione, secondo le prescrizioni di Nm 6,1-21. Però Samuele, a differenza di Sansone (Gdc 13,5), non viene mai chiamato esplicitamente “'nazireo” (nazîr).

14-18. Non doveva essere cosa rara vedere degli ubriachi aggirarsi attorno al santuario di Silo in occasione dei banchetti sacri (cfr. Is 22,13; Am 2,8). Il rimprovero di Eli, che sta osservando la scena, si muta in dolce augurio allorché Anna gli manifesta la sua sofferenza. Eli non conosce il contenuto della supplica ma non importa, perché il Dio d'Israele esaudisce sempre l'umile preghiera del povero che grida a lui nell'afflizione (cfr. Sal 10; 22; 40; 55; 56; 102; 142). L'augurio del sacerdote conferma la fiducia di Anna, che se ne parte consolata (cfr. Sal 30,12).

19-28. Il brano narra l'esaudimento della preghiera segreta di Anna. Il Signore, come essa aveva chiesto, «si ricordò di lei» concedendole la maternità. Quando il figlio sarà grandicello, tornerà a Silo per sciogliere il suo voto, consacrandolo al servizio del Signore.

20. «al finir dell'anno»: la formula ci rimanda ad altre nascite miracolose, che hanno luogo generalmente un anno dopo l'annuncio (cfr. Gn 17,21; 18,10.14; 2Re 4,16). Nel nostro caso ciò significa: “quando fu nuovamente ora di andare a Silo” (v. 21; cfr. Es 34,22 e 23,16 in riferimento alla festa delle Capanne). Stavolta però Anna rimarrà a casa ad accudire il neonato! «Samuele»: il testo fornisce un'etimologia popolare del nome, facendolo derivare dal verbo š’l «chiedere» (sul quale si gioca nei vv. 27-28). Da questo verbo proviene anche il nome Saul «richiesto al Signore» (cfr. v. 28). Vi sono alcune etimologie scientifiche, nessuna delle quali s'impone in modo definitivo: «il suo nome (di colui che l'ha dato) è Dio»; «il nome di Dio»; «figlio di Dio» (basandosi su paralleli accadici e assiro-babilonesi).

27-28. Dopo aver dato nel v. 20 l'etimologia del nome con il verbo š’l, ora l'autore completa la definizione dell'identità di Samuele per mezzo di un difficile e intraducibile gioco di parole sullo stesso verbo, sfruttandone le varie sfumature di significato. Possiamo rendere così il senso della frase in ebraico: «Io ho chiesto (v. 27a) e Dio ha risposto (v. 27b); ora Dio chiede (v. 28a) e io rispondo (v. 28b)». La frase «io lo do in cambio al Signore» (v. 28a) suona letteralmente: «Io lo faccio oggetto di richiesta da parte del Signore». Dio ha concesso ad Anna un figlio, togliendole la vergogna della sterilità, ma facendo questo ha acquisito un “diritto” sul bambino, che si chiama appunto Samuele, «il suo nome è Dio», perché appartiene totalmente al Signore, «richiesto dal Signore».

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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IL RISCATTO E LE NOZZE (4,1-22)

La rinuncia del riscattatore 1Booz dunque salì alla porta della città e lì si sedette. Ed ecco passare colui che aveva il diritto di riscatto e del quale Booz aveva parlato. Booz lo chiamò: “Vieni a sederti qui, amico mio!”. Quello si avvicinò e si sedette. 2Poi Booz prese dieci degli anziani della città e disse loro: “Sedete qui”. Quelli si sedettero. 3Allora Booz disse a colui che aveva il diritto di riscatto: “Il campo che apparteneva al nostro fratello Elimèlec, lo mette in vendita Noemi, tornata dai campi di Moab. 4Ho pensato bene di informartene e dirti: “Compralo davanti alle persone qui presenti e davanti agli anziani del mio popolo”. Se vuoi riscattarlo, riscattalo pure; ma se non lo riscatti, fammelo sapere. Infatti, oltre a te, nessun altro ha il diritto di riscatto, e io vengo dopo di te”. Quegli rispose: “Lo riscatto io”. 5E Booz proseguì: “Quando acquisterai il campo da Noemi, tu dovrai acquistare anche Rut, la moabita, moglie del defunto, per mantenere il nome del defunto sulla sua eredità”. 6Allora colui che aveva il diritto di riscatto rispose: “Non posso esercitare il diritto di riscatto, altrimenti danneggerei la mia stessa eredità. Subentra tu nel mio diritto. Io non posso davvero esercitare questo diritto di riscatto”. 7Anticamente in Israele vigeva quest'usanza in relazione al diritto di riscatto o alla permuta: per convalidare un atto, uno si toglieva il sandalo e lo dava all'altro. Questa era la forma di autenticazione in Israele. 8Allora colui che aveva il diritto di riscatto rispose a Booz: “Acquìstatelo tu”. E si tolse il sandalo. 9Allora Booz disse agli anziani e a tutta la gente: “Voi siete oggi testimoni che io ho acquistato tutto quanto apparteneva a Elimèlec, a Chilion e a Maclon dalle mani di Noemi, 10e che ho preso anche in moglie Rut, la moabita, già moglie di Maclon, per mantenere il nome del defunto sulla sua eredità, e perché il nome del defunto non scompaia tra i suoi fratelli e alla porta della sua città. Voi ne siete oggi testimoni”. 11Tutta la gente che si trovava presso la porta rispose: “Ne siamo testimoni”. Gli anziani aggiunsero: “Il Signore renda la donna, che entra in casa tua, come Rachele e Lia, le due donne che edificarono la casa d'Israele. Procùrati ricchezza in Èfrata, fatti un nome in Betlemme! 12La tua casa sia come la casa di Peres, che Tamar partorì a Giuda, grazie alla posterità che il Signore ti darà da questa giovane!“.

Le nozze di Booz e Rut 13Così Booz prese in moglie Rut. Egli si unì a lei e il Signore le accordò di concepire: ella partorì un figlio. 14E le donne dicevano a Noemi: “Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! 15Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli”. 16Noemi prese il bambino, se lo pose in grembo e gli fece da nutrice. 17Le vicine gli cercavano un nome e dicevano: “È nato un figlio a Noemi!”. E lo chiamarono Obed. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

Genealogia di Davide 18Questa è la discendenza di Peres: Peres generò Chesron, 19Chesron generò Ram, Ram generò Amminadàb, 20Amminadàb generò Nacson, Nacson generò Salmon, 21Salmon generò Booz, Booz generò Obed, 22Obed generò Iesse e Iesse generò Davide.

__________________________ Note

4,1 porta della città: il luogo dove venivano discussi gli affari e si amministrava la giustizia.

4,7 Il sandalo, col quale si calpesta la terra, è simbolo di possesso (vedi Sal 60,10). Il gesto di togliersi il sandalo sanziona qui la rinuncia del riscattatore al diritto di proprietà sulla terra di Noemi.

4,11 Rachele e Lia: erano venerate come madri del popolo ebraico; gli anziani introducono a pieno titolo Rut nella casa d’Israele.

4,12 Peres: antenato di Booz, è il figlio che Giuda ebbe da Tamar; la loro vicenda, legata anch’essa alla pratica del levirato, presenta analogie con quella di Rut e Booz (Gen 38).

4,18-22 Il libro termina con una breve genealogia, che costituisce un documento a sé, il cui contenuto si ritrova anche in 1Cr 2,5-15 in un quadro genealogico più ampio. Lo scopo evidente è quello di specificare il legame che unisce Davide alle tradizioni patriarcali. Il vangelo di Matteo (1,3-6) accoglie questa genealogia e inserisce anche Rut tra gli antenati di Gesù.

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Approfondimenti

4,1-22.

  • I vv. 1-6 informano sulla rinuncia del “riscattatore” al proprio diritto;
  • i vv. 7-13 presentano le procedure legali del riscatto e del matrimonio;
  • i vv. 18-22 aggiungono una genealogia, che fa di Booz e Rut gli avi di Davide.

1. La porta della città era non solo luogo di passaggio, ma anche luogo abituale d'incontro e di commercio, in cui si trattavano gli affari pubblici e si svolgevano i processi (cfr. Gn 23,10.18; Dt 22,15; Am 5,10.15; Zc 8,16; Prv 24,7).

5. Secondo Dt 25,5-10, la “legge del levirato” obbliga solo i fratelli che convivono. In Rt invece l'obbligo è esteso al «parente più stretto» (3,12) e quindi a Booz, cioè è allargato al clan. L'anonimo consanguineo è disposto a comprare il campo di Noemi, ma non a sposare Rut (v. 6).

6. Sposando Rut, questo parente innominato sarebbe costretto a spartire la sua eredità coi figli che potrà avere da lei, col rischio di disintegrare il patrimonio. L'uomo cede il «diritto di riscatto» a Booz.

8. «si tolse il sandalo»: il gesto è simbolico. Può dirsi proprietario di un fondo colui che vi mette il piede (Sal 60,10; 108,10). In Dt 25,9s. il gesto ha carattere infamante, mentre qui significa che l'anonimo parente si spoglia del proprio diritto per passarlo a Booz.

9. La procedura richiedeva la presenza di almeno dieci anziani della città, che fungevano da testimoni.

11-12. Con una formula tradizionale, gli anziani rivolgono alla coppia i loro auguri. La sposa è paragonata a Lia e a Rachele, madri della nazione, e a Tamar, grazie alla quale la discendenza di Giuda, minacciata di estinzione, fu perpetuata. Perez è il figlio che Giuda ebbe da Tamar (Gn 38,29), qui considerato frutto di una unione leviratica.

13-17. Secondo la legge, il figlio che nasce dal nuovo matrimonio è figlio di Noemi e di Elimelech (vv. 16-17:«Noemi prese il bambino e se lo pose in grembo» indica il rito d'adozione, cfr. Gn 48,5).

18-22. Hanno chiaramente il tono dell'aggiunta, come s'è fatto notare nell'introduzione. La genealogia ricorre, ampliata, in 1Cr 2,5-15. Grazie ad essa, Booz e Rut diventano antenati di Davide. Mt 1,5 inserirà Rut, la straniera di Moab, nella genealogia di Gesù.

(cf. VINCENZO GATTI, Rut – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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RUT E BOOZ: L’INCONTRO DECISIVO (3,1-18)

Il piano di Noemi 1Un giorno Noemi, sua suocera, le disse: “Figlia mia, non devo forse cercarti una sistemazione, perché tu sia felice? 2Ora, tu sei stata con le serve di Booz: egli è nostro parente e proprio questa sera deve ventilare l'orzo sull'aia. 3Làvati, profùmati, mettiti il mantello e scendi all'aia. Ma non ti far riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. 4Quando si sarà coricato – e tu dovrai sapere dove si è coricato – va', scoprigli i piedi e sdraiati lì. Ti dirà lui ciò che dovrai fare”. 5Rut le rispose: “Farò quanto mi dici”.

L’incontro notturno sull’aia 6Scese all'aia e fece quanto la suocera le aveva ordinato. 7Booz mangiò, bevve e con il cuore allegro andò a dormire accanto al mucchio d'orzo. Allora essa venne pian piano, gli scoprì i piedi e si sdraiò. 8Verso mezzanotte quell'uomo ebbe un brivido di freddo, si girò e vide una donna sdraiata ai suoi piedi. 9Domandò: “Chi sei?”. Rispose: “Sono Rut, tua serva. Stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto”. 10Egli disse: “Sii benedetta dal Signore, figlia mia! Questo tuo secondo atto di bontà è ancora migliore del primo, perché non sei andata in cerca di uomini giovani, poveri o ricchi che fossero. 11Ora, figlia mia, non temere! Farò per te tutto quanto chiedi, perché tutti i miei concittadini sanno che sei una donna di valore. 12È vero: io ho il diritto di riscatto, ma c'è un altro che è parente più stretto di me. 13Passa qui la notte e domani mattina, se lui vorrà assolvere il diritto di riscatto, va bene, lo faccia; ma se non vorrà riscattarti, io ti riscatterò, per la vita del Signore! Rimani coricata fino a domattina”. 14Ella rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina e si alzò prima che una persona riesca a riconoscere un'altra. Booz infatti pensava: “Nessuno deve sapere che questa donna è venuta nell'aia!”. 15Le disse: “Apri il mantello che hai addosso e tienilo forte”. Lei lo tenne ed egli vi versò dentro sei misure d'orzo. Glielo pose sulle spalle e Rut rientrò in città.

Ritorno nella fiducia 16Arrivata dalla suocera, questa le chiese: “Com'è andata, figlia mia?”. Ella le raccontò quanto quell'uomo aveva fatto per lei 17e aggiunse: “Mi ha anche dato sei misure di orzo, dicendomi: “Non devi tornare da tua suocera a mani vuote”“. 18Noemi disse: “Sta' tranquilla, figlia mia, finché non sai come andrà a finire la cosa. Di certo quest'uomo non si darà pace, finché non avrà concluso oggi stesso questa faccenda”.

__________________________ Note

3,9 Stendi il lembo del tuo mantello: compiere questo gesto su una donna significava prenderla sotto la propria protezione, equivaleva ad un atto nuziale. L’usanza, tipicamente orientale, si è mantenuta ancora oggi presso alcune tribù arabe.

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Approfondimenti

3,1-18. La scena si svolge sull'aia di Booz. Il contadino, dopo il raccolto, deve ventilare l'orzo, un'operazione svolta nel tardo pomeriggio, quando da ponente soffiano venti favorevoli. La separazione dell'orzo (o del grano) dalla pula è fatta lanciando in aria con il ventilabro il cereale battuto, così che il vento porti via la pula. Finita la spulatura, Booz e i suoi braccianti trascorrono la notte sull'aia, onde evitare furti.

9. «stendi il lembo del mantello sulla tua serva»: è espressione che equivale a una formale domanda di matrimonio da parte di Rut. Stendere il lembo del proprio mantello su una donna significa dunque prenderla in sposa. Booz è intenzionato a sposare Rut, ma prima deve superare la difficoltà creata dal parente prossimo (vv. 12.18).

(cf. VINCENZO GATTI, Rut – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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RUT, LA SPIGOLATRICE, NEI CAMPI DI BOOZ (2,1-23)

L’iniziativa di Rut 1Noemi aveva un parente da parte del marito, un uomo altolocato della famiglia di Elimèlec, che si chiamava Booz. 2Rut, la moabita, disse a Noemi: “Lasciami andare in campagna a spigolare dietro qualcuno nelle cui grazie riuscirò a entrare”. Le rispose: “Va' pure, figlia mia”. 3Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori. Per caso si trovò nella parte di campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlec.

La benevolenza di Booz 4Proprio in quel mentre Booz arrivava da Betlemme. Egli disse ai mietitori: “Il Signore sia con voi!”. Ed essi gli risposero: “Ti benedica il Signore!”. 5Booz disse al sovrintendente dei mietitori: “Di chi è questa giovane?”. 6Il sovrintendente dei mietitori rispose: “È una giovane moabita, quella tornata con Noemi dai campi di Moab. 7Ha detto di voler spigolare e raccogliere tra i covoni dietro ai mietitori. È venuta ed è rimasta in piedi da stamattina fino ad ora. Solo adesso si è un poco seduta in casa”. 8Allora Booz disse a Rut: “Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo. Non allontanarti di qui e sta' insieme alle mie serve. 9Tieni d'occhio il campo dove mietono e cammina dietro a loro. Ho lasciato detto ai servi di non molestarti. Quando avrai sete, va' a bere dagli orci ciò che i servi hanno attinto”. 10Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: “Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?“. 11Booz le rispose: “Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi. 12Il Signore ti ripaghi questa tua buona azione e sia davvero piena per te la ricompensa da parte del Signore, Dio d'Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti”. 13Ella soggiunse: “Possa rimanere nelle tue grazie, mio signore! Poiché tu mi hai consolato e hai parlato al cuore della tua serva, benché io non sia neppure come una delle tue schiave”. 14Poi, al momento del pasto, Booz le disse: “Avvicìnati, mangia un po' di pane e intingi il boccone nell'aceto”. Ella si mise a sedere accanto ai mietitori. Booz le offrì del grano abbrustolito; lei ne mangiò a sazietà e ne avanzò. 15Poi si alzò per tornare a spigolare e Booz diede quest'ordine ai suoi servi: “Lasciatela spigolare anche fra i covoni e non fatele del male. 16Anzi fate cadere apposta per lei spighe dai mannelli; lasciatele lì, perché le raccolga, e non sgridatela”. 17Così Rut spigolò in quel campo fino alla sera. Batté quello che aveva raccolto e ne venne fuori quasi un'efa di orzo. 18Se lo caricò addosso e rientrò in città. Sua suocera vide ciò che aveva spigolato. Rut tirò fuori quanto le era rimasto del pasto e glielo diede.

Dal campo alla casa 19La suocera le chiese: “Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!”. Rut raccontò alla suocera con chi aveva lavorato e disse: “L'uomo con cui ho lavorato oggi si chiama Booz”. 20Noemi disse alla nuora: “Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!”. E aggiunse: “Quest'uomo è un nostro parente stretto, uno di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto”. 21Rut, la moabita, disse: “Mi ha anche detto di rimanere insieme ai suoi servi, finché abbiano finito tutta la mietitura”. 22Noemi disse a Rut, sua nuora: “Figlia mia, è bene che tu vada con le sue serve e non ti molestino in un altro campo”. 23Ella rimase dunque con le serve di Booz a spigolare, sino alla fine della mietitura dell'orzo e del frumento, e abitava con la suocera.

__________________________ Note

2,2 Lasciami andare in campagna: Rut si riferisce all’antica usanza, divenuta legge (Lv 19,9-10; Dt 24,19-21), secondo la quale i poveri, le vedove e i forestieri avevano il diritto di raccogliere i resti della mietitura e della vendemmia per garantirsi la sussistenza.

2,12 sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti: l’immagine, frequente nella preghiera del Salterio (ad es., Sal 17,8; 36,8; 91,4), sembra risalire alla presenza delle figure alate dei cherubini sul coperchio dell’arca dell’alleanza (Es 25,20). Nella tradizione rabbinica posteriore l’espressione allude al passaggio dei proseliti alla fede giudaica.

2,20 parente con diritto di riscatto: il termine ebraico corrispondente è gō’el, e designa colui al quale spettava il diritto di riscattare la terra del parente defunto e di assicurarne la discendenza, sposandone la vedova, come prescriveva la legge del levirato (vedi nota a 1,11).

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Approfondimenti

2,1-23. In un ambiente idilliaco e familiare avviene l'incontro fra i due protagonisti del libro: Rut e Booz. Secondo Lv 19,9.10; 23,22 e Dt 24,19-22, durante la mietitura si doveva lasciare quanto cresceva “sull'orlo del campo”, perché i forestieri e i poveri potessero nutrirsene. JHWH, che guida i deboli, conduce provvidenzialmente Rut nei campi di Booz. Il capitolo ha un suo interesse anche per il linguaggio, abbondante di gentilezze e convenevoli tipicamente orientali.

14. Più che aceto, è bevanda fermentata, composta d'acqua, di aceto di vino e di altri ingredienti.

20. Booz è «parente stretto» e ha «diritto di riscatto». «Riscattatore» o «redentore» in ebraico è gō’el, un termine tecnico del diritto familiare, che indica il parente più vicino, responsabile delle faccende di famiglia; più precisamente, il soccorritore di consanguinei caduti in necessità e, in senso specifico, il riscattatore di un patrimonio fondiario, di una proprietà perduta (gᵉ’ullâ). È lui che ha il dovere di reintegrare la famiglia nella sua condizione sociale, se questa cade in schiavitù, riscattando la vita dei suoi membri e il loro patrimonio (Lv 25,25.47ss.). Nel nostro caso, il parente più stretto è tenuto a riscattare il campo di Elimelech e Noemi. A questo dovere è ricollegato quello del matrimonio con la nuora rimasta vedova (cfr. anche 3,9; 4,3ss.). La legge del levirato non è che un'applicazione dell'istituzione del gō’el a un caso specifico (cfr. c. 4). Il costume era diffuso presso molte popolazioni del vicino Oriente. Di esso si trovano tracce anche presso gli Hittiti, gli Assiri, gli Elamiti. Il fine è di assicurare al defunto una “discendenza”, un figlio che porti avanti il nome del padre e ne erediti i beni. Nel caso di Rut, il parente più vicino rinuncia in favore di Booz, il quale riscatta sia il campo che Rut. Peraltro, secondo la legge del levirato, il bimbo nato da Booz e Rut avrebbe dovuto essere considerato figlio del primo marito di Rut, Elimelech, mentre nella genealogia figura come figlio di Booz. Il termine gō’el è importante non solo in campo giuridico. L'elemento salvifico insito nell'accezione giuridica trova sviluppi di enorme rilievo nel linguaggio religioso e teologico, dove non a caso il verbo g’l «redimere» è usato spesso in parallelo con verbi similari, quali «aiutare», «sanare», «consolare» e soprattutto «redimere, riscattare, liberare» (pd‘). JHWH è detto pertanto, in questo contesto, gō’el d'Israele, suo parente prossimo. Il Secondo Isaia in modo particolare applica questo concetto a JHWH, per consolare Israele in esilio e prospettare al popolo affranto un nuovo esodo (Is 49,26; cfr. anche Is 41,14; 43,14; 44,24; 47,4; 48,17; 49,7; 54,5.8). E così fa al suo seguito il Tritoisaia (59,20; 60,16). Anche in Giobbe (19,25) Dio è detto gō’el nel senso più antico del termine, quello di «vindice del sangue» (gō’el haddam), che nell'ambiente ebraico, come in quello arabo, si riferisce anzitutto al padre, al fratello e al figlio.

(cf. VINCENZO GATTI, Rut – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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