📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Elogio di Simone 1Nell'anno centosettantadue il re Demetrio radunò le sue milizie e partì per la Media, per raccogliere rinforzi e combattere Trifone. 2Ma Arsace, re della Persia e della Media, appena seppe che Demetrio era entrato nel suo territorio, mandò uno dei suoi generali per catturarlo vivo. 3Costui venne, batté l'esercito di Demetrio, lo catturò e lo condusse ad Arsace e questi lo mise in carcere. 4Rimase tranquilla la terra di Giuda per tutta la vita di Simone; egli cercò il bene della sua gente e a loro fu gradito il suo potere e la sua gloria per tutti i suoi giorni. 5In aggiunta a tutte le sue glorie egli prese Giaffa per farne un porto e aprì un accesso alle isole del mare. 6Ampliò i confini del suo popolo e riconquistò la regione. 7Raccolse una turba di prigionieri e si impadronì di Ghezer, di Bet-Sur e della Cittadella; spazzò via da essa le impurità, e nessuno gli si oppose. 8In pace si diedero a coltivare la loro terra; il suolo dava i suoi prodotti e gli alberi della campagna i loro frutti. 9I vecchi sedevano nelle piazze, tutti deliberavano sugli interessi comuni, i giovani indossavano splendide vesti e armature di guerra. 10Alle città fornì vettovaglie, e le munì con mezzi di difesa; così divenne celebre il suo nome e la sua gloria fino all'estremità della terra. 11Fece regnare sul paese la pace e Israele gioì di grande letizia. 12Ognuno sedeva sotto la sua vite e sotto il suo fico e nessuno incuteva loro timore. 13Scomparve dal paese chi li avversava e i re andarono in rovina in quei giorni. 14Confortò tutti i derelitti nel suo popolo; ricercò la legge ed eliminò ogni iniquo e maligno. 15Diede splendore al tempio e lo arricchì dei suoi arredi. 16Si sparse fino a Roma e a Sparta la notizia che era morto Giònata e se ne rattristarono molto. 17Tuttavia, quando seppero che Simone, suo fratello, era divenuto sommo sacerdote al suo posto e continuava a mantenere il potere sulla regione e sulle città, 18gli scrissero su tavolette di bronzo per rinnovare con lui l'amicizia e l'alleanza che avevano concluso con Giuda e Giònata, suoi fratelli. 19I messaggi furono letti davanti all'assemblea a Gerusalemme. 20Questa è la copia della lettera che inviarono gli Spartani: “Le autorità e la cittadinanza degli Spartani a Simone, grande sacerdote, agli anziani, ai sacerdoti e al resto del popolo dei Giudei, loro fratelli, salute! 21I messaggeri inviati al nostro popolo ci hanno riferito intorno alla vostra gloria e al vostro onore e noi ci siamo rallegrati per il loro arrivo. 22Abbiamo registrato le loro dichiarazioni negli atti pubblici, in questi termini: “Numenio, figlio di Antioco, e Antìpatro, figlio di Giasone, messaggeri dei Giudei, sono giunti presso di noi per rinnovare l'amicizia con noi. 23È piaciuto al popolo di ricevere questi uomini con ogni onore e inserire la copia del loro discorso nei registri a disposizione del pubblico, perché il popolo degli Spartani ne mantenga il ricordo. Ne è stata scritta una copia per Simone, il sommo sacerdote”“. 24Successivamente Simone mandò a Roma Numenio con un grande scudo d'oro, del peso di mille mine, per confermare l'alleanza con loro. 25Quando il popolo seppe queste cose, si disse: “Quale contraccambio daremo a Simone e ai suoi figli? 26Egli infatti e i suoi fratelli e la casa di suo padre sono stati saldi e hanno ricacciato da sé con le armi i nemici d'Israele e gli hanno restituito la libertà”. Incisero perciò un'iscrizione su tavole di bronzo e l'apposero su colonne sul monte Sion. 27Questa è la copia dell'iscrizione: “Il diciotto di Elul dell'anno centosettantadue, che è il terzo anno di Simone, sommo sacerdote, in Asaramèl, 28nella grande assemblea dei sacerdoti e del popolo, dei capi della nazione e degli anziani della regione, ci è stato reso noto: 29Poiché più volte erano sorte guerre nel paese, Simone, figlio di Mattatia, sacerdote della stirpe di Ioarìb, e i suoi fratelli si gettarono nella mischia e si opposero agli avversari del loro popolo, perché restassero incolumi il santuario e la legge, procurando gloria grande al loro popolo. 30Giònata diede unità alla nazione, ne divenne sommo sacerdote e poi fu riunito al suo popolo. 31I loro nemici volevano invadere il loro paese e stendere la mano contro il santuario. 32Simone allora si oppose e si batté per la sua nazione, spese molto del suo per dotare di armi le milizie della sua nazione e pagò loro il salario. 33Inoltre fortificò le città della Giudea e Bet-Sur nel territorio della Giudea, dove prima c'era la roccaforte dei nemici, e vi pose un presidio di soldati giudei. 34Fortificò anche Giaffa, situata sul mare, e Ghezer presso i confini di Azoto, nelle quali prima risiedevano i nemici; vi fece abitare dei Giudei e le rifornì di quanto era necessario al loro sostentamento. 35Il popolo vide la fede di Simone e la gloria che egli si proponeva di procurare alla sua nazione; lo costituirono loro capo e sommo sacerdote per queste sue imprese e per la giustizia e la fede che egli aveva conservato al suo popolo e perché aveva cercato con ogni mezzo di elevare il suo popolo. 36Nei suoi giorni si riuscì felicemente, per suo mezzo, a scacciare dal paese le nazioni e quelli che erano nella Città di Davide e a Gerusalemme, che si erano edificati la Cittadella e ne uscivano profanando i dintorni del santuario e recando offesa grande alla sua purità. 37Egli vi insediò soldati giudei, la fortificò per la sicurezza della regione e della città ed elevò le mura di Gerusalemme. 38Il re Demetrio quindi gli confermò il sommo sacerdozio, 39lo ascrisse tra i suoi amici e gli conferì grandi onori. 40Seppe infatti che i Giudei erano considerati amici, alleati e fratelli da parte dei Romani, e che questi erano andati incontro ai messaggeri di Simone con segni di onore, 41che i Giudei e i sacerdoti avevano approvato che Simone fosse sempre loro condottiero e sommo sacerdote finché non sorgesse un profeta fedele, 42che fosse loro stratega e avesse cura del santuario e fossero nominati da lui i sovrintendenti ai lavori, al paese, agli armamenti e alle fortezze, 43che si prendesse cura del santuario, fosse da tutti obbedito e si scrivessero nel suo nome tutti i contratti del paese e vestisse di porpora e ornamenti d'oro. 44Non dovrà essere lecito a nessuno del popolo né dei sacerdoti respingere alcuno di questi diritti o disobbedire ai suoi ordini o convocare riunioni senza il suo consenso e vestire di porpora e ornarsi della fibbia d'oro; 45chiunque agirà contro questi decreti o ne respingerà qualcuno, sarà ritenuto colpevole. 46Piacque a tutto il popolo sancire che Simone si comportasse secondo questi decreti. 47Simone da parte sua accettò e gradì di esercitare il sommo sacerdozio, di essere anche stratega ed etnarca dei Giudei e dei sacerdoti e capo di tutti”. 48Disposero che questa iscrizione fosse riportata su tavole di bronzo, da collocarsi nel recinto del santuario in luogo visibile, 49e che se ne depositasse copia nel tesoro, perché fosse a disposizione di Simone e dei suoi figli.

__________________________ Note

14,1 Nell’anno centosettantadue: 140/139.

14,8-15 La descrizione della città in pace si esprime con immagini tratte da testi biblici (Lv 26,4; 1Re 5,5; Ez 34,27; Zc 8,4).

14,24 Simone invia un grande scudo d’oro, del peso di mille mine: una mina corrispondeva a 50 sicli e poiché, generalmente, un siclo era di 11 grammi, una mina equivaleva a circa 550 grammi (vedi nota a Es 30,13). Perciò le mille mine d’oro corrisponderebbero a 550 kg, cifra davvero esorbitante. Alcuni correggono il testo e intendono: lo scudo d’oro donato ai Romani era del peso di mille mine (d’argento). In quel tempo, a parità di peso, l’argento valeva un decimo dell’oro.

14,27-47 Una grande assemblea decide che Simone sia capo e sommo sacerdote per sempre. Questo significava che le dignità conferite a Simone divenivano ereditarie: nasce la nuova dinastia dei principi-sommi sacerdoti, la dinastia degli Asmonei. Il diciotto di Elul: agosto-settembre del 140/139. L’espressione in Asaramèl è stata variamente interpretata, ma il suo significato rimane oscuro.

14,47 etnarca: capo della nazione. Vedi anche 15,1-2.

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Approfondimenti

Tutta questa sezione è praticamente occupata dagli onori tributati a Simone: prima in forma di encomio, poi di decreto pubblico e solenne a celebrazione delle sue benemerenze; tra i due, il rinnovo dell'alleanza con Sparta e Roma, anch'esso sotteso da un senso di altissima stima per Simone.

1-15. Nell'elogio, che dà veramente la misura dell'apprezzamento del nostro autore per Simone, s'intrecciano questi temi, espressivi delle sue doti. La capacità militare, che emerse nelle azioni di conquista (vv. 5ss.) e di rafforzamento (v. 10). L'impegno per la «pace, motivo ricorrente e sottolineato (vv. 4.8.11). Lo zelo per la legge (vv. 8.14.15) sotto forma di attenzione alla purità religiosa e di cura per il culto, ma anche di sollecitudine per i bisognosi (v. 14). Si direbbe che in trasparenza viene delineato in questo encomio il sovrano ideale, vagheggiato dai profeti e parzialmente realizzato dai re più pii, come Gio-sia. Con una sfumatura messianica.

16-24. Il rinnovo dell'alleanza con Roma è malamente ripartito in due tronconi (14,16-19.24; 15,15-24) nel primo dei quali si accenna (v. 24) alla missione di Numenio, nel secondo (15,15ss.) si trascrive la risposta positiva di Roma. Essendo questa attribuita a Lucio (Cecilio Metello) che fu console nel 142 a.C., bisogna concludere che l'ambasciata di Simone partì alla volta di Roma nel suo primo anno (cfr. 13,42) di governo. Il dono recato – uno scudo ornamentale d'oro – va inteso non «del peso di mille mine» (ca. 640 kg) ma del valore di... (cfr. 15,18).

25-49. Nel settembre («Elul: v. 27) del 172 ES (= 140 a.C.) il popolo della Giudea, nelle sue articolazioni portanti («sacerdoti, capi della nazione e anziani della regione» v. 28) riunite in assemblea, sembra, nell'atrio esterno del tempio decreta un attestato pubblico di benemerenza per la famiglia asmonea, ma in pratica per Simone, a riconoscimento del suo patriottismo (v. 35: fede» va intesa nel senso di fedeltà alla causa di Israele). I temi dell'attestato sono gli stessi dell'elogio (cfr. vv. 4-15), con attenuazione di quello della pace e accentuazione di quello militare e un richiamo alla costituzione di un esercito regolare (v. 32). Un tema nuovo, particolarmente insistito (cfr. vv. 27.35.38.41.47), è quello del sommo sacerdozio di Simone, quasi a ribadire la legittimità di una posizione forse da alcuni contestata. Comunque , veniamo a sapere che l'elezione avvenne a voce di popolo (v. 35) e solo in un secondo tempo fu confermata dalla corte di Siria (v. 38). Simone così raduna nelle sue mani il potere politico («etnarca»), militare («stratega») e religioso «sommo sacerdote» (v. 47), ma ancora nell'ambito dell'impero seleucidico, seppure con amplissima autonomia.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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STORIA DI SIMONE MACCABEO (13,1-16,17)

Simone capo dei Giudei 1Simone seppe che Trifone stava radunando un numeroso esercito per venire in Giudea a devastarla. 2Vedendo che il popolo era tremante e impaurito, andò a Gerusalemme e radunò il popolo; 3li confortò e disse loro: “Voi sapete bene quanto io e i miei fratelli e la casa di mio padre abbiamo fatto per le leggi e per il santuario, e le guerre e le difficoltà che abbiamo sostenuto. 4È per questo che i miei fratelli sono morti tutti per la causa d'Israele e sono restato io solo. 5Ebbene, mai risparmierò la vita di fronte a qualunque tribolazione, perché io non sono più importante dei miei fratelli. 6Anzi, io vendicherò la mia nazione, il santuario, le vostre mogli e i vostri figli, poiché tutti i pagani, spinti dall'odio, si sono radunati per sterminarci”. 7Lo spirito del popolo si infiammò all'udire queste parole; 8perciò risposero gridando a gran voce: “Tu sei il nostro condottiero al posto di Giuda e di Giònata, tuo fratello; 9combatti la nostra guerra e quanto ci comanderai noi lo faremo”. 10Egli allora radunò tutti gli uomini idonei alle armi e accelerò il completamento delle mura di Gerusalemme e la fortificò tutt'intorno. 11Poi inviò Giònata, figlio di Assalonne, con un forte esercito a Giaffa; ne scacciò gli occupanti e vi si stabilì.

Morte e seppellimento di Giònata 12Intanto Trifone si mosse da Tolemàide con ingenti forze per venire in Giudea e con lui Giònata prigioniero. 13Simone a sua volta si accampò ad Adidà, di fronte alla pianura. 14Trifone venne a sapere che Simone era succeduto a Giònata, suo fratello, e che si accingeva a muovergli guerra; perciò gli mandò messaggeri a proporgli: 15“Giònata, tuo fratello, lo tratteniamo a causa del denaro che doveva al tesoro del re per gli affari che amministrava. 16Ora, mandaci cento talenti d'argento e due dei suoi figli in ostaggio, perché, una volta liberato, non si allontani per ribellarsi a noi. Con questo lo rimetteremo in libertà”. 17Simone si rese conto che gli parlavano con inganno, ma mandò ugualmente a prendere l'argento e i figli, per non attirarsi forte inimicizia da parte del popolo, 18che poteva commentare: “È morto perché non gli hai mandato l'argento né i figli”. 19Perciò gli mandò i cento talenti e i figli; ma quello non mantenne la parola e non liberò Giònata. 20Fatto questo, Trifone si mosse per entrare nel paese e devastarlo, girando per la via che conduce ad Adorà. Ma Simone con le sue truppe ne seguiva le mosse, puntando su tutti i luoghi dove quegli si dirigeva. 21Quelli della Cittadella intanto inviarono messaggeri a Trifone, sollecitandolo a venire da loro attraverso il deserto e a inviare loro vettovaglie. 22Trifone allestì tutta la sua cavalleria per andare, ma in quella notte cadde neve abbondantissima e così a causa della neve non poté andare. Perciò si mosse e andò in Gàlaad. 23Quando fu vicino a Bascamà, uccise Giònata e lo seppellì sul posto. 24Poi tornò e partì per la sua regione. 25Simone mandò a prendere le ossa di Giònata, suo fratello, e lo seppellì a Modin, città dei suoi padri. 26Tutto Israele lo pianse con un grande lamento e fece lutto su di lui per molti giorni. 27Simone sopraelevò il sepolcro del padre e dei fratelli e lo pose bene in vista, con pietre levigate, dietro e davanti. 28Poi dispose sette piramidi, l'una di fronte all'altra, per il padre, per la madre e per i quattro fratelli. 29Le completò con una struttura architettonica, ponendovi attorno grandi colonne; pose sulle colonne trofei di armi a perenne memoria e presso i trofei navi scolpite, che si potessero osservare da quanti erano in navigazione sul mare. 30Tale è il mausoleo che eresse a Modin e che esiste ancora.

Fine del giogo e vittorie di Simone 31Trifone agiva con perfidia verso Antioco, il re ancora giovane, e lo uccise. 32Si fece re al suo posto, si mise in capo la corona dell'Asia e procurò grandi rovine al paese. 33Simone intanto completò le fortezze della Giudea, le cinse di torri elevate e di mura solide con portoni e sbarre e rifornì le fortezze di viveri. 34Poi Simone scelse alcuni uomini e li inviò al re Demetrio per ottenere esenzioni al paese, perché tutti gli atti di Trifone erano stati delle rapine. 35Il re Demetrio lo assicurò in questo senso, poi gli rispose per iscritto inviandogli la seguente lettera: 36“Il re Demetrio a Simone, sommo sacerdote e amico del re, agli anziani e alla nazione dei Giudei, salute! 37Abbiamo ricevuto la corona d'oro e la palma che ci avete inviato e siamo pronti a concludere con voi una pace solenne e a scrivere ai sovrintendenti agli affari di concedervi le esenzioni; 38quanto stabilimmo con voi resta stabilito e le fortezze che avete costruito restino di vostra proprietà. 39Vi condoniamo le mancanze e le colpe commesse fino ad oggi e la corona che ci dovete; se altro si riscuoteva a Gerusalemme, non sia più riscosso. 40Se alcuni di voi sono idonei a essere arruolati nella nostra guardia del corpo, siano iscritti e regni la pace tra noi”. 41Nell'anno centosettanta fu tolto il giogo dei pagani da Israele 42e il popolo cominciò a scrivere negli atti pubblici e nei contratti: “Anno primo di Simone, sommo sacerdote insigne, stratega e capo dei Giudei”. 43In quei giorni Simone pose il campo contro Ghezer, la circondò di accampamenti, fece allestire una torre mobile, la spinse contro la città e abbatté una torre e la conquistò. 44I soldati della torre mobile si lanciarono nella città e si produsse in città un grande trambusto. 45I cittadini salirono sulle mura insieme con le mogli e i bambini, stracciandosi le vesti, e supplicavano a gran voce, chiedendo a Simone di dare loro la destra, 46e dicevano: “Non trattarci secondo le nostre iniquità, ma secondo la tua clemenza”. 47Simone venne a patti con loro e non combatté oltre contro di loro; ma li scacciò dalla città, purificò le case nelle quali c'erano idoli, e così entrò in città con canti di lode e di ringraziamento. 48Eliminò da essa ogni impurità e vi stabilì uomini osservanti della legge; poi la fortificò e vi costruì un'abitazione per sé. 49Ora quelli della Cittadella di Gerusalemme, messi nell'impossibilità di uscire e venire nel paese a comprare e vendere, erano molto affamati e una parte di essi moriva di fame. 50Allora supplicarono Simone perché desse loro la destra, e Simone la diede; ma li sloggiò di là e purificò la Cittadella da tutte le contaminazioni. 51Fecero ingresso in quel luogo il ventitré del secondo mese dell'anno centosettantuno, con canti di lode e con palme, con suoni di cetre, cimbali e arpe e con inni e canti, perché era stato eliminato un grande nemico da Israele. 52Simone stabilì di celebrare ogni anno questo giorno di festa. Intanto completò la fortificazione del monte del tempio vicino alla Cittadella e vi si stabilì con i suoi. 53Vedendo poi che suo figlio Giovanni era ormai uomo, Simone lo fece capo di tutte le milizie e questi pose la sua residenza a Ghezer.

__________________________ Note

13,20 Adorà: oggi Dura, circa 6 chilometri a sud-ovest di Ebron.

13,25 Modin: la cittadina dove Mattatia si era stabilito (2,1).

13,37 La corona d’oro e il ramoscello di palma, anch’esso d’oro o di metallo prezioso, stanno a indicare un atto di omaggio e l’offerta di una somma (vedi 2Mac 14,4).

13,41 Nell’anno centosettanta, cioè nel 142/141, si celebra la fine del giogo, cioè della schiavitù. L’importanza del momento è sottolineata dal fatto che i documenti vengono datati, d’ora in poi, a partire dagli anni di Simone, capo religioso, militare e civile dei Giudei (v. 42).

13,51 L’ingresso nella Cittadella avviene il 23 del secondo mese, cioè il mese di Ijjar, corrispondente ad aprile-maggio, in mezzo a canti, palme – simboli di vittoria – e suono di strumenti musicali: tutte espressioni di grande gioia

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Approfondimenti

13,1-16,23. Non è soltanto perché con lui si raggiunge la pratica indipendenza politica che l'autore di 1Mac sembra privilegiare tra i figli di Mattatia il secondogenito, Simone Tassi (cfr. 2,3). L'elogio che tesse di lui (14,4-25) mostra che non sono tanto i successi ottenuti a fare di lui il prototipo della guida del popolo di Dio, quanto l'insieme del suo comportamento che gli consentì di stabilire con la sua gente un rapporto privilegiato per cui egli ne «cercò il bene... e da essi fu gradito il suo potere e la sua gloriai» (14,4). In che specifici atteggiamenti e azioni abbiano visto realizzato l'ideale, non è facile precisare; diciamo che una somma di saggezza, prudenza ed energia caratterizzarono il suo governo. In effetti, i suoi interventi non differiscono materialmente molto da quelli di Gionata; è semmai il modo di compierli che li qualifica. Dopo aver liquidato Trifone (13,1-30), riceve onori e favori dal re Demetrio II, riuscendo finalmente ad occupare l'Acra (13,31-53). Il popolo riconoscente per quanto fatto, volle ricompensare in lui tutta la famiglia asmonea eleggendolo suo capo con poteri praticamente sovrani (14,1-48) mediante un decreto ufficiale. Intanto i rapporti con la Siria passavano dall'armonia al conflitto (15,1-16,10) e all'interno nascevano rivalità che alla fine portarono alla morte dello stesso Simone (16,11-23).

13,1-30. Come la morte di Giuda (9,23ss.), anche l'imprigionamento di Gionata gettò il popolo nella costernazione e primo compito del nuovo capo fu di rianimare e allontanare il pericolo.

1-11. La presa di possesso del comando da parte di Giuda era avvenuta senza intervento d'altri, quasi per diritto divino (cfr. 3,1), in realtà per esigenze di guerra (cfr. 2,66) essendo l'insurrezione ancora in fasce; Gionata è eletto dal gruppo dei simpatizzanti per la rivolta maccabaica (cfr. 9,28s.) che ha bisogno di riorganizzarsi; Simone è scelto dal popolo dopo una specie di presentazione del programma (cfr. vv. 5s.), che si riallaccia all'apporto della famiglia per la libertà del paese. Nonostante tutto, il risorgimento giudaico aveva camminato e il popolo si sentiva chiamato direttamente in causa per decidere del suo destino. La scelta di Simone fu particolarmente felice. Per prima cosa egli si premurò di garantire l'accesso al mare (cfr. 14,2) facendo di Giaffa non solo un porto militare, ma una città saldamente giudaica mediante il cambio forzato della popolazione; poi, garantì la sicurezza della capitale (v. 10).

12-22. Nei confronti di Trifone si mostrò insieme più avveduto e più prudente di Gionata. Pur subodorando infatti subito l'inganno, tiene conto della reazione del popolo e preferisce tentare la via dell'accordo con il rischio, reale, di perdere assieme al prigioniero anche il denaro richiesto per tributi non pagati e i figli di lui pretesi in ostaggio a garanzia di futuri gesti di insubordinazione nei confronti del governo siro. Nei riguardi dell'esercito nemico, non permette che si muova a piacimento nel territorio, ma non lo attacca frontalmente: si accontenta di minacciarlo da vicino. Siamo nel sud della Palestina (Adoras è a ca. 10 km ovest di Ebron), in pieno inverno (dicembre 143 a.C.), come testimonia la «neve» (vv. 22), fenomeno non insolito nella regione di Gerusalemme e, anche se non eccezionale, sufficiente a bloccare un esercito non attrezzato. Trifone è costretto a rientrare per una via non precisabile.

25-30. Gionata viene sepolto nel mausoleo di famiglia che lo stesso Simone fa ingrandire e ornare sontuosamente secondo lo stile dell'epoca, ispirandosi all'arte funeraria egizia con le «piramidi» («sette» includendovi quella destinata a sé: v. 28s.), naturalmente in formato ridotto. Sembra che le «colonne» ornamentali non circondassero perimetralmente l'insieme delle piramidi ma aggettassero dallo zoccolo di ciascuna sorreggendo un fregio di trofei. La visibilità dal mare (v. 29b) suppone un posto non distante dal Mediterraneo (Modin è a ca. 30 km in linea d'aria) e una struttura imponente su qualche collina.

31-53. Anche Simone, sebbene meno vistosamente di Gionata, si avvale della diplomazia per accrescere l'autonomia del paese, in questo caso facendo leva su Demetrio contro Trifone. Ma è soprattutto con la forza militare che porta avanti il processo di indipendenza.

31-42. La successione degli eventi alla corte di Siria, che l'autore richiama in ordine sparso (cfr. 14,1ss.; 15,1s.), sembra sia stata la seguente. Trifone si proclama re (dal 142 a 138 a.C.) al posto del giovanissimo – non ancora decenne – Antioco VI (cfr. 11,54ss.), suo uomo di paglia contro Demetrio II. Questi, che regnava su un'altra zona dell'impero, cerca di scalzare il rivale largheggiando in concessioni con le popolazioni sottoposte, come i Giudei. Partito però in guerra contro i Parti, è fatto prigioniero da Mitridate, ma trattato con riguardo, anche per tener deste le rivalità alla corte di Antiochia. Il fratello di Demetrio, Antioco VII Evergete (cfr. 15,1ss.), ne prende il posto e prosegue la lotta contro Trifone. Questi fa uccidere Antioco VI (nel 139 a.C.) ma, sconfitto dall'Evergete, si dà la morte (ca. 138 a.C.). La presentazione del nostro autore al v. 31 compendia la vicenda di Antioco VI senza preoccuparsi di distinguere la successione degli eventi. A lui interessa l'esenzione piena dalle tasse ottenuta da Simone (v. 33) almeno per la Giudea (cfr. 15, 31), per cui con enfasi può proclamare che nel 170 ES (= 142 a.C.) «fu tolto il giogo dei pagani» Simone, nel frattempo nominato sommo sacerdote al posto del fratello (cfr. 14,35), ne ha il merito. Incomincia per il popolo quasi una nuova era, anche se di per sé «anno primo...» indica semplicemente che Simone conta gli anni a partire dalla sua elezione.

43-53. Il “clou” delle imprese guerresche di Simone è la conquista dell'Acra che era rimasta quale marchio umiliante del dominio siro e minaccia per la capitale. Tanto è importante questo evento che viene festeggiato con una processione solenne (v. 51) e dichiarata giorno festivo la ricorrenza annuale. Era il maggio (v. 51 «secondo mese» nel computo babilonese) del 171 ES (=141 a.C.: v. 51). Con la capitale, anche l'accesso al mare viene assicurato mediante la conquista di Ghezer (v. 43) a ca. 30 km ovest di Gerusalemme, nella Sefela. In queste azioni Simone lascia trasparire, per l'ebraicità, una preoccupazione finora sconosciuta che lo spinge a purificare le zone conquistate dopo averne espulso gli abitanti, sostituendovene altri di provata identità religiosa e razziale. Insieme, mostra una particolare magnanimità e propensione a risparmiare vite umane di fronte alla resa del nemico (cfr. vv. 45ss. 50).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Giònata, vedendo che le circostanze gli erano propizie, scelse alcuni uomini e li inviò a Roma per ristabilire e rinnovare l'amicizia con i Romani. 2Anche presso gli Spartani e in altre località inviò lettere sullo stesso argomento. 3Partirono dunque per Roma, entrarono nel Senato e dissero: “Giònata, sommo sacerdote, e la nazione dei Giudei ci hanno inviati a rinnovare l'amicizia e l'alleanza con loro come prima”. 4E i Romani diedero loro delle lettere per le autorità dei vari luoghi, perché favorissero il loro ritorno pacifico in Giudea. 5Questa è invece la copia della lettera che Giònata scrisse agli Spartani:

Alleanze di Giònata con Roma e Sparta 6“Giònata, sommo sacerdote, e il consiglio degli anziani della nazione, i sacerdoti e il resto del popolo dei Giudei, agli Spartani, loro fratelli, salute! 7Già in passato era stata spedita una lettera a Onia, sommo sacerdote, da parte di Areo, che regnava fra di voi, con l'attestazione che siete nostri fratelli, come risulta dalla copia annessa. 8Onia aveva accolto con onore l'inviato e aveva accettato la lettera, nella quale erano dichiarazioni di alleanza e di amicizia. 9Noi dunque, pur non avendone bisogno, avendo a conforto le scritture sacre che sono nelle nostre mani, 10ci siamo indotti a questa missione per rinnovare la fratellanza e l'amicizia con voi, in modo da non diventare per voi degli estranei; molti anni infatti sono passati da quando mandaste messaggeri a noi. 11Noi dunque fedelmente, in tutte le feste e negli altri giorni prescritti, ci ricordiamo di voi nei sacrifici che offriamo e nelle nostre invocazioni, com'è doveroso e conveniente ricordarsi dei fratelli. 12Ci rallegriamo della vostra gloria. 13Noi invece siamo stati stretti da tante oppressioni e molte guerre: ci hanno combattuto i re dei paesi vicini, 14ma non abbiamo voluto disturbare né voi né gli altri nostri alleati e amici in queste lotte; 15abbiamo infatti dal Cielo un valido aiuto, per il quale siamo stati liberati dai nostri nemici, mentre essi sono stati umiliati. 16Ora abbiamo designato Numenio, figlio di Antioco, e Antìpatro, figlio di Giasone, e li abbiamo inviati presso i Romani a rinnovare la precedente amicizia e alleanza con loro. 17Abbiamo quindi dato loro disposizioni di passare anche da voi, per salutarvi e consegnarvi la nostra lettera, riguardante la ripresa dei nostri rapporti e la nostra fratellanza. 18Voi dunque farete cosa ottima, comunicandoci una risposta al riguardo”. 19E questa è la copia della lettera che essi avevano inviato a Onia: 20“Areo, re degli Spartani, a Onia, grande sacerdote, salute! 21Si è trovato in una scrittura, riguardante gli Spartani e i Giudei, che essi sono fratelli e che discendono dalla stirpe di Abramo. 22Ora, dal momento che siamo venuti a conoscenza di questo fatto, ci farete cosa gradita, scrivendoci sui vostri sentimenti di amicizia. 23Noi intanto vi rispondiamo: “Il vostro bestiame e i vostri averi ci appartengono e i nostri appartengono a voi”. Abbiamo quindi ordinato che vi sia riferito in questo senso”. 24Giònata ebbe notizia che i generali di Demetrio erano ritornati con forze più numerose di prima, per ritentare la guerra contro di lui. 25Egli si mosse da Gerusalemme e andò loro incontro nella regione di Amat, perché non volle dare loro il tempo di penetrare nella sua regione. 26Mandò nel loro campo delle spie, le quali tornarono annunciando che essi stavano disponendosi per dare loro l'assalto di notte. 27Quando fu il tramonto, Giònata comandò ai suoi di vegliare tutta la notte e di stare con le armi pronte per la battaglia, e dispose sentinelle intorno al campo. 28Ma anche gli avversari seppero che Giònata e i suoi uomini stavano pronti per la battaglia; furon presi da timore, si persero d'animo, accesero fuochi nel loro campo e fuggirono. 29Giònata e i suoi uomini non si accorsero di nulla fino al mattino, perché continuavano a vedere il bagliore dei fuochi. 30Giònata allora si diede a inseguirli, ma non poté raggiungerli, perché avevano passato il fiume Elèutero. 31Giònata allora piegò sugli Arabi chiamati Zabadei, li assalì e si impadronì delle loro spoglie. 32Poi ripartì e andò a Damasco, e si diede a percorrere tutto il paese. 33Anche Simone fece una spedizione, marciando fino ad Àscalon e ai vicini posti di guarnigione, poi piegò su Giaffa e la conquistò: 34aveva sentito infatti che avevano intenzione di consegnare la fortezza ai partigiani di Demetrio; perciò vi pose una guarnigione per presidiarla. 35Quando Giònata fu di ritorno, radunò in assemblea gli anziani del popolo e deliberò con loro di costruire fortezze in Giudea, 36di sopraelevare le mura di Gerusalemme e di alzare una grande barriera tra la città e la Cittadella per separare questa dalla città, affinché fosse isolata, così che non potessero più né comperare né vendere. 37Si organizzarono dunque per ricostruire la città e, poiché era rovinata parte del muro sul torrente dal lato orientale, Giònata allestì il cosiddetto Cafenatà. 38Simone a sua volta ricostruì Adidà nella Sefela, fortificandola e applicandovi porte e sbarre.

Cattura di Giònata 39Intanto Trifone cercava di diventare re dell'Asia, cingere la corona e stendere la mano contro il re Antioco, 40ma sospettava che Giònata glielo impedisse e, nel caso, gli muovesse guerra. Perciò cercava di averlo nelle mani e di eliminarlo; si mosse dunque e venne a Bet-Sean. 41Giònata gli uscì incontro con quarantamila uomini scelti e inquadrati e venne a Bet-Sean. 42Trifone, vedendo che era venuto con un numeroso esercito, si guardò bene dal mettergli le mani addosso. 43Anzi lo ricevette con molti onori, lo presentò a tutti i suoi amici, gli offrì doni e ordinò ai suoi amici e alle sue truppe di obbedirgli come a lui stesso. 44Disse a Giònata: “Perché mai hai disturbato tutta questa gente, non essendoci guerra tra noi? 45Su, rimandali alle loro case; scegliti pochi uomini che ti accompagnino e vieni con me a Tolemàide. Io te la consegnerò insieme con le altre fortezze e il resto dell'esercito e tutti i funzionari, poi tornerò indietro e partirò: sono venuto appunto per questo”. 46Giònata si fidò di lui, fece quanto aveva detto e rimandò le truppe che tornarono nella Giudea. 47Trattenne con sé tremila uomini, di cui duemila li lasciò in Galilea e mille andarono con lui. 48Ma appena Giònata fu entrato in Tolemàide, i cittadini chiusero le porte, lo catturarono e passarono a fil di spada quanti erano entrati con lui. 49Trifone mandò poi truppe e cavalleria in Galilea e nella grande pianura per sterminare tutti gli uomini di Giònata. 50Ma costoro, avendo saputo che era stato catturato e che era ormai perduto insieme a quelli che erano con lui, incoraggiatisi l'un l'altro, si presentarono inquadrati, pronti alla battaglia. 51Gli inseguitori li videro decisi a difendere la loro vita e tornarono indietro. 52Così tutti giunsero senza molestie in Giudea; piansero per Giònata e per quelli della sua scorta e furono presi da grande timore. Tutto Israele si immerse in un lutto profondo. 53Tutte le nazioni intorno a loro cercarono subito di sterminarli, dicendo appunto: “Non hanno più né capo né sostegno: scendiamo ora in guerra contro di loro e così cancelleremo dagli uomini il loro ricordo”.

__________________________ Note

12,6 Nell’indirizzo della lettera, accanto a Giònata, sommo sacerdote si nomina il consiglio degli anziani: si tratta delle stesse persone già nominate in 7,33 e poi in 14,20.28; la loro assemblea corrisponde, in forma però ancora non ben definita, a quello che sarà il sinedrio nell’epoca di Gesù. Vedi anche 2Mac 1,10; 4,44; 11,27.

12,7 La nuova alleanza dei Giudei con Sparta si fonda su un’antica alleanza fatta tra il sommo sacerdote Onia e il re di Sparta Areo. Il sommo sacerdote di cui si parla qui è Onia I, che fu in carica verso l’anno 300; il re è Areo I, che regnò dal 309 al 265. È da notare che Areo è correzione fatta in base a Flavio Giuseppe; il testo greco reca “Dario”.

12,9 L’espressione scritture sacre che sono nelle nostre mani sottolinea la santità dei libri, in quanto dati da Dio, e l’orgoglio dell’appartenenza. Non si tratta del solo libro della legge (3,48), ma di quell’insieme che è giunto a noi come AT, anche se ancora incompleto.

12,25 regione di Amat: regione situata nella valle dell’Oronte, tra il Libano e l’Antilibano.

12,31 Zabadei: popolazione nomade o seminomade, che viveva ai confini dell’Iturea.

12,37 Cafenatà: termine dal significato incerto. Non è chiaro quale sia il tipo di riparazione che Giònata ordina di compiere; forse si tratta di opere di fortificazione intorno alla città.

12,38 Adidà: città della regione della Sefela, circa 6 chilometri a nord-est di Lidda.

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Approfondimenti

Come un politico così avveduto e navigato abbia potuto cadere nei tranelli di un uomo come Trifone la cui inaffidabilità era palese, rimane un mistero. Sta il fatto che dopo un paziente e fruttuoso lavoro di cervello e di spada per affrancare la Giudea, culminato nel rinnovo del trattato con Roma, Gionata cade vittima della slealtà di Trifone.

1-23. Non fa difficoltà l'alleanza con Roma (cfr. c. 8) mentre solleva perplessità il trattato con Sparta (vv. 5-18) e aperta contestazione la lettera al sommo sacerdote Onia da parte di «Areo». Di particolare interesse per la formazione del Canone biblico è il richiamo alle «scritture sacre (v. 9) che fa supporre una raccolta già consolidata di libri, più ampia che non la semplice «legge» di cui in 3,48, e che evidentemente è considerata di valore eccezionale perché in grado di dare sicurezza e serenità al pari di un trattato internazionale.

24-38. Segue il resoconto di alcune azioni guerresche che Gionata e Simone compiono nell'ambito delle loro incombenze di strateghi delle regioni interne (Gionata) e del litorale (Simone), ma con evidente attenzione agli interessi giudaici. In particolare, mentre Simone, il cui ruolo attivo va crescendo in questo periodo, sistema la Filistea (vv. 33s.), Gionata guida a nord una spedizione contro Demetrio risoltasi in un nulla di fatto, in quanto l'esercito nemico si defila nottetempo. Ritornato a Gerusalemme dopo alcune scorrerie nella regione per punire e ammonire, viene fortificata la Giudea ad opera, a quanto pare, di Simone: Adida, infatti, è a 6 km nordest di Lidda/Lod. La capitale, invece, è rafforzata da Gionata con una triplice operazione: isolamento militare e commerciale-economico dell'Acra (v. 36), ancora in mano ai partigiani di Demetrio, sistemazione di una zona della città, «Kafenata», di non sicura identificazione: o nella regione del Cedron («torrente») o nella parte nord-ovest del tempio.

39-53. Gionata si lascia intrappolare da Trifone con molta ingenuità. Prima, infatti, rimanda a casa l'esercito con cui era uscito contro Trifone («40.000 uomini scelti del v. 41 è forse cifra esagerata) a Beisan, nella valle del Giordano, all'altezza della pianura di Esdrelon; poi riduce la scorta a 1.000 uomini che vengono trucidati a Tolemaide. Bisogna supporre che l'abilità di Trifone nel proclamare stima e fiducia per l'Asmoneo sia stata davvero grande, visto che Gionata sembra si sia dimostrato a lungo diffidente, come sta a dimostrare la stessa scorta di 1.000 uomini tenuta con sé (ben diversamente si comportò in altra circostanza: cfr. 11,23ss.). Forse ha giocato in suo sfavore l'ostilità degli abitanti di Tolemaide (v. 48).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Il re d'Egitto raccolse forze numerose come la sabbia che è lungo il lido del mare e molte navi, cercando d'impadronirsi con inganno del regno di Alessandro per annetterlo al proprio regno. 2Venne in Siria con dimostrazioni pacifiche, e tutte le città gli aprivano le porte e gli andavano incontro, perché era ordine del re Alessandro di andargli incontro, essendo suo suocero. 3Ma quando Tolomeo entrava nelle città, stabiliva in ognuna di esse le sue truppe di guarnigione. 4Quando giunse ad Azoto, gli mostrarono il tempio di Dagon bruciato e Azoto e i villaggi intorno distrutti, i cadaveri buttati qua e là e quelli carbonizzati, che Giònata aveva bruciato nella guerra: li avevano appunto accumulati lungo il suo percorso. 5Raccontarono al re quanto aveva fatto Giònata, per metterlo in cattiva luce, ma il re tacque. 6Giònata andò incontro al re a Giaffa con sfarzo e si salutarono scambievolmente e vi passarono la notte. 7Giònata accompagnò poi il re fino al fiume chiamato Elèutero e fece ritorno a Gerusalemme. 8Il re Tolomeo si impadronì di tutte le città della costa fino a Selèucia marittima e covava piani iniqui riguardo ad Alessandro. 9Mandò ambasciatori a dire al re Demetrio: “Su, concludiamo un'alleanza fra noi: io ti darò mia figlia che Alessandro ha in moglie, e regnerai nel regno di tuo padre. 10Mi sono pentito di avergli dato mia figlia, perché ha cercato di uccidermi”. 11In realtà lo calunniava, perché egli aspirava al suo regno. 12Quindi, toltagli la figlia, la diede a Demetrio e cambiò atteggiamento verso Alessandro e così divenne manifesta la loro inimicizia. 13Tolomeo entrò in Antiòchia e cinse la corona dell'Asia; si pose in capo due corone, quella dell'Egitto e quella dell'Asia. 14Il re Alessandro in quel frattempo era in Cilicia, perché si erano sollevati gli abitanti di quelle province. 15Appena seppe la cosa, Alessandro venne contro di lui per combatterlo. Tolomeo condusse l'esercito contro di lui, gli andò incontro con forze ingenti e lo sconfisse. 16Alessandro fuggì in Arabia per trovarvi scampo e il re Tolomeo trionfò. 17L'arabo Zabdièl tagliò la testa ad Alessandro e la mandò a Tolomeo. 18Ma anche il re Tolomeo morì al terzo giorno, e coloro che si trovavano nelle sue fortezze furono sopraffatti da quelli che già erano di stanza nelle fortezze. 19Così Demetrio divenne re nell'anno centosessantasette. 20In quei giorni Giònata radunò gli uomini della Giudea per espugnare la Cittadella di Gerusalemme e allestì molte macchine contro di essa. 21Allora alcuni nemici del popolo, uomini iniqui, che odiavano la propria gente, corsero dal re ad annunciare che Giònata assediava la Cittadella. 22Sentendo la cosa, quegli si adirò; quando ne ebbe conferma, si mise subito in viaggio, venne a Tolemàide e scrisse a Giònata di sospendere l'assedio e di andargli incontro a Tolemàide al più presto per un colloquio. 23Quando Giònata ricevette il messaggio, ordinò di continuare l'assedio e, scelti alcuni anziani e sacerdoti, decise di esporre se stesso al pericolo; 24prese con sé argento e oro, vesti e molti altri doni, e si recò dal re a Tolemàide e trovò favore presso di lui. 25C'erano però alcuni rinnegati del suo popolo a deporre contro di lui, 26ma il re lo trattò come lo avevano trattato i suoi predecessori e lo esaltò davanti a tutti i suoi amici, 27lo confermò nella dignità di sommo sacerdote e in tutti gli onori che aveva prima e stabilì che fosse annoverato tra i primi suoi amici. 28Giònata poi chiese che il re dichiarasse la Giudea esente dai tributi, insieme alle tre toparchie e alla Samaria, e gli promise trecento talenti. 29Il re acconsentì e scrisse a Giònata, a proposito di tutto questo, lettere del seguente tenore: 30“Il re Demetrio al fratello Giònata e alla nazione dei Giudei, salute! 31Rimettiamo anche a voi copia della lettera che abbiamo scritto a Làstene, nostro parente, intorno a voi, perché ne prendiate conoscenza. 32“Re Demetrio a Làstene, suo padre, salute! 33Abbiamo deciso di beneficare la nazione dei Giudei, nostri amici e rispettosi dei nostri diritti, per la loro benevolenza nei nostri riguardi. 34Abbiamo assegnato loro il territorio della Giudea e i tre distretti di Afèrema, Lod e Ramatàim; restano trasferiti dalla Samaria alla Giudea con le loro dipendenze in favore di quanti offrono sacrifici a Gerusalemme, in compenso dei diritti che il re prelevava in passato ogni anno da loro sui frutti della terra e degli alberi. 35D'ora innanzi tutte le altre nostre competenze delle decime e delle tasse a noi dovute e le saline e le corone a noi spettanti, tutto condoniamo loro. 36Nessuna di queste disposizioni sarà mai revocata da oggi e per sempre. 37Sia dunque vostra cura preparare una copia della presente e rimetterla a Giònata, perché sia esposta sul monte santo in luogo visibile”“. 38Il re Demetrio, vedendo che il paese rimaneva tranquillo sotto di lui e nessuno gli faceva resistenza, congedò tutte le sue truppe perché ognuno tornasse a casa sua, eccetto le forze straniere che aveva assoldate dalle isole dei pagani. Allora gli si inimicarono tutte le milizie dei suoi padri. 39Trifone, che prima stava con quelli di Alessandro, come vide che tutte le milizie mormoravano contro Demetrio, andò presso l'arabo Imalcuè, che allevava il piccolo Antioco, figlio di Alessandro, 40e insisteva perché glielo cedesse per farlo regnare al posto di suo padre. Gli riferì quanto aveva detto Demetrio e l'ostilità che avevano per lui i soldati e rimase là molti giorni. 41Giònata intanto mandò a chiedere al re Demetrio che richiamasse da Gerusalemme gli occupanti della Cittadella e quelli delle altre fortezze, perché erano sempre in lotta con Israele. 42Demetrio fece rispondere a Giònata: “Non solo questo farò per te e per la tua nazione, ma colmerò te e la tua nazione di onori appena ne avrò l'opportunità. 43Ora però farai bene a inviarmi uomini che combattano con me, perché si sono ritirate le mie truppe”. 44Giònata gli inviò ad Antiòchia tremila uomini tra i più forti; essi si recarono presso il re e il re si rallegrò della loro venuta. 45I cittadini si radunarono al centro della città in numero di circa centoventimila e volevano eliminare il re. 46Il re si rifugiò nel palazzo, i cittadini occuparono le vie della città e incominciarono a combattere. 47Il re chiamò in aiuto i Giudei, i quali accorsero tutti presso di lui, poi si sparsero per la città e ne uccisero in quel giorno circa centomila; 48quindi incendiarono la città, fecero in quel giorno gran bottino e salvarono il re. 49I cittadini videro che i Giudei si erano impadroniti della città a loro piacere, si persero d'animo e gridarono al re con voce supplichevole: 50“Dacci la mano destra e desistano i Giudei dal combattere noi e la città”. 51Gettarono le armi e fecero la pace. Così i Giudei si coprirono di gloria davanti al re e presso quanti erano nel suo regno, e fecero ritorno a Gerusalemme portando grande bottino. 52Demetrio rimase sul trono del suo regno, e il paese rimase tranquillo sotto di lui. 53Ma rinnegò quanto aveva detto, cambiò rapporti con Giònata e non corrispose alla benevolenza che gli aveva dimostrata e lo fece soffrire molto. 54Dopo questi fatti, Trifone ritornò con Antioco ancora adolescente, il quale cominciò a regnare e cinse la corona. 55Si raccolsero presso di lui tutte le milizie che Demetrio aveva congedato; combatterono contro costui, il quale fuggì e rimase sconfitto. 56Trifone catturò gli elefanti e si impadronì di Antiòchia. 57Allora il giovane Antioco scrisse a Giònata: “Ti confermo il sommo sacerdozio, ti faccio capo dei quattro distretti e ti concedo di essere tra gli amici del re”. 58Gli inviò vasi d'oro e un servizio da tavola, con la facoltà di bere in vasi d'oro, di vestire la porpora e portare la fibbia d'oro. 59Nominò anche Simone, suo fratello, comandante dalla Scala di Tiro fino ai confini dell'Egitto. 60Giònata poi si diede a percorrere la regione dell'Oltrefiume e le varie città e accorse a lui, come alleato, tutto l'esercito della Siria. Andò ad Àscalon e i cittadini gli uscirono incontro a rendergli omaggio. 61Di là passò a Gaza, ma gli abitanti di Gaza gli chiusero le porte; egli la cinse d'assedio e incendiò i sobborghi e li saccheggiò. 62Allora quelli di Gaza supplicarono Giònata, il quale diede loro la destra, prelevando i figli dei loro capi come ostaggi e inviandoli a Gerusalemme; poi percorse la regione fino a Damasco. 63Giònata venne a sapere che i capi di Demetrio si trovavano presso Kedes di Galilea con un numeroso esercito, con l'intenzione di distoglierlo dall'impresa. 64Egli si mosse contro di loro, lasciando il fratello Simone nel paese. 65Simone si accampò contro Bet-Sur e l'assalì per molti giorni assediandola. 66Allora supplicarono che desse loro la destra ed egli la diede, ma li fece sloggiare di là, occupò la città e vi pose una guarnigione. 67Giònata, a sua volta, e il suo esercito si erano accampati presso il lago di Gennèsaret e raggiunsero di buon mattino la pianura di Asor. 68Ed ecco l'esercito degli stranieri avanzare contro di lui nella pianura, dopo aver disposto un'imboscata contro di lui sui monti. Essi avanzavano di fronte, 69quando quelli che erano appostati sbucarono dalle loro posizioni e attaccarono battaglia. 70Tutti gli uomini di Giònata fuggirono, nessuno di loro rimase, se non Mattatia, figlio di Assalonne, e Giuda, figlio di Calfì, comandanti di contingenti dell'esercito. 71Allora Giònata si stracciò le vesti, si cosparse il capo di polvere e si prostrò a pregare. 72Poi ritornò a combattere contro di loro, li sconfisse e li costrinse alla fuga. 73I suoi che erano fuggiti, quando videro ciò, ritornarono a lui e con lui si diedero all'inseguimento fino a Kedes, dov'era il loro accampamento, e là anche loro si accamparono. 74Gli stranieri caduti in quel giorno furono circa tremila. Giònata tornò poi a Gerusalemme.

__________________________ Note

11,7 Elèutero: fiume corrispondente all’attuale Nahr-el-Kebir, a nord di Tripoli.

11,14 Cilicia: regione sulla costa sud-orientale dell’Asia Minore.

11,16 Arabia: si intende qui la zona che si estende a sud del Mar Morto, fino quasi al monte Sinai, e a est, risalendo fino alle vicinanze di Damasco.

11,19 anno centosessantasette: è l’anno 145/144.

11,38 isole dei pagani: i luoghi dove erano arruolati i mercenari, in particolare Creta e le coste della Caria.

11,59 Scala di Tiro: alta collina, tagliata da una via a scalini a strapiombo, situata circa 10 chilometri a sud di Tiro.

11,61 Gaza: antica e importante città dei Filistei, ultimo caposaldo sulla via verso l’Egitto.

11,63 Kedes: città della Galilea, dista circa 35 chilometri da Tiro.

11,65 Bet-Sur: antica città delle montagne della Giudea, il cui nome significa “Casa delle rocce”.

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Approfondimenti

1-19. La sconfitta di Apollonio si direbbe abbia tagliato le gambe al movimento legalista di Demetrio II. Ma inaspettatamente si mosse in suo aiuto il re d'Egitto, Tolomeo VI, che era suocero di Alessandro (cfr. 10,51-56). In realtà, la mossa di Tolomeo, piuttosto subdola, fu dettata dal desiderio di riprendere possesso della Celesiria che aveva rappresentato per decenni il pomo della discordia tra Alessandria e Antiochia. In questa circostanza Gionata stette prudentemente alla finestra, anche se molto probabilmente propendeva per Tolomeo che accompagnò fino al confine nord dell'attuale Libano «fiume... Eleutero»: v. 7 = Nahr el Kebir), fiutandone il successo, che si verificò nella battaglia di Oiniporos, sul fiume Nahr Afrin, a nord-est di Antiochia. Così Demetrio II salì al trono di Antiochia nel 167 ES (= 145 a.C.: v. 19).

20-37. Nei confronti dei Giudei, dopo un inizio un po' agitato a motivo dell'Acra che Gionata era deciso ad occupare in forza di una vecchia concessione (cfr. 10,32.47) contro il parere dei Siri, il giovane re si dimostrò condiscendente, anche per l'ardita decisione di Gionata di presentarsi personalmente alla corte di Antiochia (v. 24). Le esenzioni tributarie concesse, pur non corrispondendo in tutto alle richieste di Gionata (cfr. v. 28), costituivano un buono sgravio fiscale. Gionata aveva chiesto di sostituire l'imposta fondiaria con un tributo annuo (v. 28: 300 talenti era la somma da versare al fisco) per la Giudea e i tre distretti che le vengono assegnati (Aferemas-Efraim, «Lidda e Ramataim: v. 34). Il re invece, a quanto pare, lo concede solo per la Giudea mentre per i tre distretti impone che le tasse vadano a beneficio del tempio di Gerusalemme e non fa parola dell'Acra che considera sempre direttamente alle dipendenze della corona. Queste concessioni vengono formulate ufficialmente in un documento pubblico (v. 27) affidato, per l'esecuzione, al primo ministro Lastene di Creta. Gionata per l'occasione viene elevato al rango di «parente del re» («fratello»: v. 30).

38-53. Probabilmente per calcolo politico, più che per fedeltà al sovrano, Gionata gli va in aiuto quando si trova a mal partito a motivo della rivalità sorta tra diverse fazioni all'interno dell'esercito, che prendono l'avvio da una misura non troppo indovinata di economia (lincenziamento delle truppe locali per mantenere solo quelle cretesi) suggerita da Lastene con intenti non del tutto disinteressati. L'episodio è ricordato per mostrare, in contrasto con la slealtà di Demetrio (v. 53), la lealtà di Gionata e giustificare il successivo passaggio di campo, ma anche per esibire un saggio del valore dei Giudei, magari con cifre un po' gonfiate (v. 47) e a prescindere dal comportamento poco umanitario di essi.

54-74. Entra ora in scena – siamo probabilmente nel 144 a.C. – un personaggio che diede in seguito molte amarezze al movimento asmoneo (cfr. c. 12), Trifone. Approfittando del malumore serpeggiante, egli si fa sostenitore del figlio di Alessandro Balas, Antioco VI, in esilio presso lo sceicco Imalcue (cfr. vv. 39s.) e lo insedia ancora bambino (secondo Livio aveva sei anni) in Antiochia (v. 57). Il nuovo re – il reggente per esso – conferma Gionata nelle cariche (vv. 57s.) affiancandogli il fratello Simone quale comandante, stratega, della regione costiera che corre dai confini dell'Egitto, a sud (v. 59), fino all'estremo nord costiero di Israele, a Ras en-Naqura, un picco a cui si accede mediante gradini nella roccia («Scala») e che stacca la regione di Tolemaide da quella di Tiro, a ca. 15 km sud da questa. Se la carica data a Simone non fu dettata direttamente dall'intenzione di creare rivalità nel clan asmoneo, si può dire che almeno intese suddividere i poteri, evitando di concentrare tutto nelle mani di Gionata. In realtà, però, è sempre Gionata che conduce l'azione, relegando Simone a compiti in definitiva secondari, come la conquista di Bet-Zur (v. 65) a sud di Gerusalemme. E Gionata, intatti, che con il grosso dell'esercito si porta al nord, probabilmente per congiungersi con Trifone contro le truppe di Demetrio. Per impedire questa manovra, Demetrio sposta verso sud un contingente che affronta Gionata a «Casor», tra il lago di Genesaret e quello di Hule. L'operazione militare di Demetrio riesce almeno nel senso che Gionata al termine rientra a Gerusalemme (v. 74). L'esito della battaglia, invece, rimane non chiaro in quanto a una prima sconfitta delle truppe di Gionata, cadute in un agguato, succede, per il valore e la preghiera di Gionata stesso (v. 71), un rovesciamento di situazione, anche se non decisivo.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Giònata sommo sacerdote, stratega e governatore 1Nell'anno centosessanta Alessandro Epìfane, figlio di Antioco, s'imbarcò e occupò Tolemàide, dove fu ben accolto e cominciò a regnare. 2Quando lo seppe, il re Demetrio radunò un esercito molto grande e gli mosse contro per fargli guerra. 3Demetrio mandò anche lettere a Giònata, con espressioni di amicizia per esaltarlo. 4Diceva infatti tra sé: “Affrettiamoci a far pace con Giònata, prima che lui la faccia con Alessandro contro di noi. 5Si ricorderà certo di tutti i mali che abbiamo causato a lui, ai suoi fratelli e al suo popolo”. 6Gli concesse facoltà di raccogliere milizie, di preparare armi e considerarsi suo alleato, e gli fece restituire gli ostaggi che erano nella Cittadella. 7Giònata venne a Gerusalemme e lesse le lettere davanti a tutto il popolo e a quelli della Cittadella, 8i quali ebbero grande timore quando sentirono che il re gli aveva concesso facoltà di arruolare milizie. 9Quelli della Cittadella perciò restituirono gli ostaggi a Giònata, che li rese ai loro genitori. 10Giònata allora pose la residenza a Gerusalemme e incominciò a ricostruire e rinnovare la città. 11Ordinò ai costruttori di edificare le mura e la cinta muraria del monte Sion con pietre quadrate per fortificazione, e così fecero. 12Gli stranieri che stavano nelle fortezze edificate da Bàcchide fuggirono, 13abbandonando ciascuno la sua posizione e tornando alla propria terra; 14solo a Bet-Sur rimasero alcuni traditori della legge e dei comandamenti, e fu quello il loro rifugio. 15Il re Alessandro seppe dell'ambasciata che Demetrio aveva mandato a Giònata; gli narrarono anche le battaglie e gli atti di valore che egli e i suoi fratelli avevano compiuto e le fatiche sopportate. 16Allora disse: “Troveremo un altro come lui? Facciamocelo amico e nostro alleato”. 17Scrisse e spedì a lui questa lettera: 18“Il re Alessandro al fratello Giònata, salute! 19Abbiamo sentito dire di te che sei uomo forte e potente e disposto a essere nostro amico. 20Noi dunque ti nominiamo oggi sommo sacerdote del tuo popolo e amico del re – gli aveva inviato anche la porpora e la corona d'oro – perché tu favorisca la nostra causa e mantenga amicizia con noi”. 21Giònata indossò le vesti sacre nel settimo mese dell'anno centosessanta, nella festa delle Capanne, arruolò soldati e fece preparare molte armi. 22Demetrio venne a sapere queste cose e rattristato disse: 23“Perché abbiamo lasciato che Alessandro ci prevenisse nell'accaparrarsi l'amicizia dei Giudei a suo sostegno? 24Scriverò anch'io parole d'invito con proposte di onori e di doni, perché mi siano di aiuto”. 25Scrisse loro in questi termini: “Il re Demetrio alla nazione dei Giudei, salute! 26Avete osservato le nostre alleanze, siete rimasti nella nostra amicizia e non siete passati ai nostri nemici: l'abbiamo saputo e ce ne siamo rallegrati. 27Continuate dunque a mantenerci la vostra fedeltà e ricambieremo con favori quello che farete per noi. 28Vi concederemo ampie immunità e vi invieremo doni. 29Fin da ora dispenso voi ed esonero tutti i Giudei dal tributo e dalla tassa del sale e dalle corone. 30Rinuncio anche da oggi in poi a riscuotere dalla Giudea e dai tre distretti che le sono annessi, dalla Samaria e dalla Galilea, la terza parte del grano e la metà dei frutti degli alberi che mi spetta, da oggi per sempre. 31Gerusalemme con il suo distretto sia santa ed esente dalle decime e dai tributi. 32Rinuncio al potere sulla Cittadella di Gerusalemme e la cedo al sommo sacerdote, perché vi stabilisca uomini da lui scelti a presidiarla. 33Rimetto in libertà senza compenso ogni persona giudea, fatta prigioniera fuori del paese di Giuda in tutti i miei domìni; tutti siano esonerati dai tributi, anche da quelli del bestiame. 34Tutte le feste, i sabati, i noviluni, i giorni stabiliti, il triduo prima e il triduo dopo la festa, siano tutti giorni di esenzione e di immunità per tutti i Giudei che sono nel mio regno; 35nessuno avrà il potere di intentare causa contro di loro o di disturbarli per alcun motivo. 36Si arruoleranno nell'esercito del re fino a trentamila uomini e sarà dato loro il soldo, come spetta a tutte le forze del re. 37Sarà posto di stanza qualcuno di loro nelle più grandi fortezze del re e alcuni di loro saranno preposti agli affari di fiducia del regno; i loro superiori e i comandanti saranno scelti tra di loro e potranno regolarsi secondo le loro leggi, come ha prescritto il re anche per la Giudea. 38I tre distretti assegnati alla Giudea, detraendoli dalla regione della Samaria, saranno riconosciuti alla Giudea e considerati come sottoposti a uno solo e non dipendenti da altra autorità che non sia quella del sommo sacerdote. 39Assegno Tolemàide e le sue dipendenze come dono al tempio di Gerusalemme, per le spese necessarie al santuario. 40Dai diritti del re sulle località di mia spettanza, io ogni anno assegno quindicimila sicli d'argento. 41Gli ulteriori contributi, che non sono stati versati dagli incaricati come negli anni precedenti, d'ora in poi saranno corrisposti per le opere del tempio. 42Oltre a ciò, i cinquemila sicli che venivano prelevati dall'ammontare delle entrate annuali del tempio, sono condonati anch'essi, perché appartengono ai sacerdoti che vi prestano servizio. 43Chiunque si rifugerà nel tempio di Gerusalemme e nella sua zona, con debiti da rendere al re o per qualunque motivo, sarà dichiarato libero con quanto gli appartiene nel mio regno. 44Per le costruzioni e i restauri nel tempio le spese saranno sostenute dalla cassa del re. 45Anche per la costruzione delle mura e delle fortificazioni intorno a Gerusalemme le spese saranno sostenute dall'erario del re e così per la costruzione di mura nella Giudea”. 46Quando Giònata e il popolo intesero simili espressioni, non vi prestarono fede e non le accettarono, ricordando le grandi iniquità da lui compiute contro Israele e quanto li avesse fatti soffrire. 47Invece preferirono Alessandro, perché questi era stato il primo ad avviare trattative di pace, e gli furono sempre alleati. 48Il re Alessandro raccolse grandi forze e uscì in campo contro Demetrio. 49I due re attaccarono battaglia e l'esercito di Demetrio fu messo in fuga; Alessandro lo inseguì ed ebbe la meglio sulle sue truppe. 50La battaglia infuriò fino al tramonto del sole e Demetrio cadde ucciso in quel giorno. 51Alessandro mandò allora ambasciatori a Tolomeo, re d'Egitto, con questo messaggio: 52“Ecco, sono rientrato nel mio regno e mi sono seduto sul trono dei miei padri; ho ripreso il comando e ho sconfitto Demetrio e mi sono impadronito della nostra regione. 53Infatti gli ho mosso guerra ed egli e il suo esercito sono stati sconfitti da noi, sicché ci siamo seduti sul trono del suo regno. 54Ora, perciò, concludiamo tra noi un patto di amicizia; tu concedimi in sposa tua figlia, io sarò tuo genero e offrirò a te e a lei doni degni di te”. 55Il re Tolomeo rispose: “Felice il giorno in cui sei tornato nella terra dei tuoi padri e ti sei seduto sul trono del loro regno. 56Io farò quanto hai proposto, ma tu vienimi incontro fino a Tolemàide, perché possiamo vederci l'un l'altro, e io diventerò tuo suocero, come hai chiesto”. 57Tolomeo partì dall'Egitto con la figlia Cleopatra e si recò a Tolemàide nell'anno centosessantadue. 58Gli andò incontro il re Alessandro: Tolomeo gli diede sua figlia Cleopatra e celebrò le sue nozze a Tolemàide, secondo lo stile dei re, in grande sfarzo. 59Il re Alessandro scrisse a Giònata di venirgli incontro. 60Egli andò con grande sfarzo a Tolemàide e s'incontrò con i due re; offrì a loro e ai loro amici oro e argento e molti doni, e si guadagnò il loro favore. 61Si accordarono però contro di lui uomini pestiferi d'Israele, traditori della legge, per deporre contro di lui, ma il re non prestò loro ascolto. 62Il re invece diede ordine di far deporre a Giònata le sue vesti e di rivestirlo della porpora, e l'ordine fu eseguito. 63Il re lo fece sedere accanto a sé e disse ai suoi ufficiali: “Attraversate con lui la città e proclamate che nessuno porti accuse contro di lui, per qualunque motivo, e nessuno gli rechi molestia in alcun modo”. 64Ora, quando i suoi accusatori videro gli onori che riceveva, come proclamava il banditore, e che era stato rivestito di porpora, si dileguarono tutti. 65Il re gli conferì onori e lo ascrisse tra i suoi primi amici e lo costituì stratega e governatore della provincia. 66Così Giònata tornò a Gerusalemme in pace e gioia.

Giònata aumenta ancora il suo potere (10,67-11,74) 67Nell'anno centosessantacinque Demetrio, figlio di Demetrio, venne da Creta nella terra dei suoi padri. 68Il re Alessandro, quando lo seppe, ne fu assai preoccupato e tornò ad Antiòchia. 69Demetrio affidò il governo della Celesiria ad Apollònio, il quale, radunato un grande esercito, si accampò presso Iàmnia e inviò al sommo sacerdote Giònata questo messaggio: 70“Soltanto tu ti sei alzato contro di noi e io sono diventato oggetto di derisione e di scherno a causa tua. Perché ti fai forte contro di noi stando sui monti? 71Ora, se sei tanto sicuro delle tue forze, scendi contro di noi nella pianura e qui misuriamoci, perché con me c'è la forza delle città. 72Infórmati e sappi chi sono io e chi sono gli altri che ci aiutano. Ti diranno: “Non potete tenere saldo il piede davanti a noi, perché già due volte sono stati da noi respinti i tuoi padri nella loro terra”. 73Così ora non potrai resistere alla cavalleria e a un esercito come il nostro in pianura, ove non c'è roccia né scoglio né luogo in cui rifugiarsi”. 74Quando Giònata intese le parole di Apollònio, ne ebbe l'animo irritato; scelse diecimila uomini e uscì da Gerusalemme. Suo fratello Simone gli venne incontro per aiutarlo. 75Si accampò presso Giaffa, ma gli abitanti avevano chiuso la città, perché a Giaffa c'era un presidio di Apollònio. Le diedero l'assalto 76e i cittadini, spaventati, aprirono. Così Giònata divenne padrone di Giaffa. 77Apollònio lo seppe e mise in campo tremila cavalieri e molte truppe e si mosse verso Azoto, come se intendesse fare quel percorso; ma subito si spinse nella pianura, poiché aveva una cavalleria numerosa, sulla quale contava. 78Giònata lo inseguì alle spalle in direzione di Azoto e gli eserciti attaccarono battaglia. 79Apollònio aveva lasciato un migliaio di cavalieri nascosti dietro di loro; 80Giònata però si era accorto che c'era un appostamento dietro di lui. Quelli circondarono il suo schieramento e lanciarono frecce contro le truppe dal mattino alla sera. 81Ma le truppe tennero fermo, come aveva ordinato Giònata, mentre i cavalli di quelli si stancarono. 82Allora Simone fece uscire le sue riserve e attaccò la falange e, poiché la cavalleria ormai era esausta, quelli furono da lui travolti e si diedero alla fuga; 83i cavalieri si dispersero nella pianura: fuggirono verso Azoto ed entrarono in Bet-Dagon, il tempio del loro idolo, in cerca di scampo. 84Giònata allora incendiò Azoto e le città dei dintorni, prese le loro spoglie e diede alle fiamme anche il tempio di Dagon con quanti vi si erano rifugiati. 85Gli uccisi di spada e i morti tra le fiamme assommarono a circa ottomila uomini. 86Poi Giònata tolse il campo di là e si accampò di fronte ad Àscalon, e i cittadini gli vennero incontro con grandi onori. 87Così Giònata tornò a Gerusalemme con i suoi uomini carichi di bottino. 88Il re Alessandro, udendo queste notizie, aumentò gli onori a Giònata; 89gli inviò la fibbia d'oro, che si usa donare ai parenti del re, e gli diede in possesso Ekron e tutto il suo territorio.

__________________________ Note

10,1 anno centosessanta: è l’anno 152/151. Alessandro Epìfane: altro nome di Alessandro Bala, un giovane di umili origini che si oppose a Demetrio come pretendente al trono.

10,18-20 Alessandro Bala nomina Giònata sommo sacerdote e gli invia la porpora e la corona d’oro, segni di rango principesco. Giònata apparteneva a una famiglia sacerdotale (2,1), ma la sua non era tra quelle famiglie alle quali fino ad allora erano appartenuti i sommi sacerdoti. Così egli unifica in sé l’autorità religiosa e il potere militare e politico (vedi v. 65 e nota).

10,21 Sono indicate la data e la festa liturgica del momento in cui Giònata assume la dignità di sommo sacerdote: nel settembre-ottobre del 152, durante la festa delle Capanne. Era questa la festa di ringraziamento per il raccolto (Es 23,16; 34,22; Dt 16,13-16).

10,29 tassa del sale: tassa personale fondata sul consumo di sale, calcolato mediamente per ogni individuo; corone: doni in natura accompagnati dall’invio di una corona in metallo prezioso.

10,40 quindicimila sicli d’argento: il siclo, in quanto moneta del conio di Tiro, era di peso superiore al siclo corrente in Israele (vedi nota a Es 30,13).

10,62 La porpora è il mantello di cerimonia dei cortigiani, secondo l’uso persiano e macedone; il colore attestava una forma di partecipazione alla vita del monarca.

10,65 Il titolo di stratega si riferisce al comando militare; quello di governatore della provincia indica il potere civile sulla Giudea.

10,67 anno centosessantacinque: è l’anno 147/146.

10,69 Celesiria: il termine significa “Siria infossata” e veniva dato, ma non sempre in modo uniforme, alla valle dell’Oronte, alla valle del Giordano e alle zone vicine.

10,75 Giaffa: vicino alla moderna Tel-Aviv, costituiva il miglior porto della regione, dal Carmelo all’Egitto.

10,86 Àscalon: antica e importante città filistea.

10,89 parenti del re: la classe più elevata dei dignitari di corte. Ekron: altra città filistea.

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Approfondimenti

1-66. Inizia ora, nell'esposizione del nostro autore, il racconto di una vera gara tra due rivali al trono di Antiochia, Alessandro I Balas e Demetrio I, per accaparrarsi i favori dei Giudei a suon di concessioni sempre più ampie e culminanti nella nomina di Gionata a «stratega e governatore» (v. 65) della provincia: la rivolta maccabaica metteva così a segno uno dei colpi meglio riusciti ottenendo l'investitura ufficiale, sia religiosa che politica. Le vicende che portarono a questo successo, dovuto all'abilità politica di Gionata, sono lette dall'autore in chiave nettamente positiva e giudeocentrica. In realtà, però, non furono da tutti ugualmente apprezzate e nel quadro degli eventi mondiali del tempo si collocano piuttosto al margine. Ma certamente interessò ai vari pretendenti avere più sostenitori possibile, per quanto non avessero molto peso politico- militare. Il periodo decorre dal 152 a.C.(v. 1: 160 ES).

1-21. Alessandro (v. 1) è uno sconosciuto intrigante ambizioso che riesce ad occupare il trono dei Seleucidi spacciandosi per figlio dell'Epifane di cui assume per sé il soprannome. Per parare una sua eventuale mossa in direzione dei Giudei, Demetrio si affretta, senza impegnarsi in riconoscimenti ufficiali, a concedere a Gionata ampia libertà di iniziativa nei confronti delle posizioni avversarie e delle popolazioni ostili (vv. 6ss.). Come contromossa, Alessandro va più al concreto e nomina Gionata sommo sacerdote (v. 20). La carica probabilmente era rimasta vacante con la morte di Alcimo e toccava al re di Siria – Alessandro era stato riconosciuto da Roma – la nomina del successore (cfr. 2Mac 4,10). Per il nostro autore la scelta non fa difficoltà ma non tutti accettarono di buon grado questa estromissione dal sommo sacerdozio della famiglia degli Oniadi che la deteneva dall'epoca persiana (cfr. Ne 12,10), ricollegandosi con Zadok (cfr. 1Cr 5,34). In particolare, sembra che proprio per reazione a questa nomina considerata illegittima e quindi invalida, il Maestro di Giustizia si sia ritirato con i suoi seguaci a Qumran, considerando Gionata «sacerdote empio».

22-50. A questo punto, Demetrio non tanto raddoppia quanto decuplica le concessioni, rivolgendosi per di più non propriamente a Gionata ma al «popolo dei Giudei» (v. 25) e facendo leva su ciò che al popolo poteva meglio riuscire gradito, l'esenzione dalle tasse pesanti (v. 30); dichiara Gerusalemme città santa con diritto, quindi, di asilo (v. 31); concede una specie di privilegium fori (v. 35) e il libero accesso alle cariche ecc. Ma Gionata non si lascia scavalcare e subodorando un trucco o prevedendo che Demetrio non ce l'avrebbe fatta contro Alessandro, opta per quest'ultimo che risulterà in effetti vincitore nello scontro a cui l'autore aveva accennato fin dal v. 2.

51-66. L'interesse dell'autore in questa sezione è tutto per la nomina di Gionata a «stratega e governatore della provincia» (v. 65) che costituisce un altro successo notevole degli Asmonei. Il racconto delle manovre di Alessandro per legarsi ai Tolomei con un matrimonio (vv. 51-58) ha lo scopo di preparare l'incontro del re con Gionata nella città di Tolemaide ove l'abilità diplomatica dell'Asmoneo la vince anche sui tentativi di rivalsa dei filoellenisti, comprensibilmente delusi dal nuovo corso politico di Antiochia che abbandonava gli antichi alleati per appoggiarsi all'astro crescente. In effetti, se fu una mossa politica sagace di Gionata quella di legarsi ai due re, fu pure indovinato da parte di Alessandro scegliere il partito degli Asmonei anziché quello degli ellenisti, chiaramente in declino, e specialmente puntare su Gionata inserendolo il più possibile nella struttura statale seleucidica. Così, se prima l'aveva fatto amico del re» (cfr. v. 20), ora lo fa entrare tra i dignitari di prima classe (v. 65) e il suo ruolo di capo dei Giudei viene ufficializzato anche dal punto di vista civile. Il titolo di governatore, infatti, fa di lui un diretto rappresentante del re nella Giudea (fors'anche in altri distretti), con ampi poteri militari e civili.

10,67-11,74. Alla ricerca di una sempre più ampia autonomia, Gionata si destreggia con diplomazia non sempre trasparente nell'intrico di colpi di stato che caratterizzano il regno di Siria in quel tempo.

10,67-89. Le lotte intestine della corte di Antiochia non sono sempre occasione di vantaggi: possono anche creare grossi pericoli, come nel caso di Demetrio II, figlio del re morto in battaglia (v. 50), che nell'anno 165 ES (= 147 a.C.: v. 67) decide di punire l'appoggio dato da Giónata al rivale del padre, Alessandro, inviando un nutrito contingente di truppe sotto la guida di Apollonio (v. 69). Si sottintende che era riuscito a sottrarre ad Alessandro una parte del territorio del regno, probabilmente perché erano passati dalla sua alcuni governatori di regioni, tra i quali appunto Apollonio governatore della Celesiria (v. 69), propriamente la regione posta tra Libano e Antilibano. La lettera (vv. 70-73) di sfida inviata a Gionata sembra supporre che la resistenza maccabaica si limitasse tuttora alla guerriglia. In realtà, invece, pare che Gionata nei tre anni dalla nomina a stratega (cfr. v. 57) non abbia perso tempo, se riesce a mettere in campo 10.000 uomini (v. 74) che sconfiggono l'esercito di Apollonio non solo per valore e tattica militare, ma anche per resistenza alla fatica bellica (cfr. vv. 80ss.). La vittoria valse l'ampliamento della regione amministrata da Gionata verso il litorale: Ekron è a ca. 30 km ovest di Gerusalemme nella Filistea (parimenti Asdod, vv. 83s., e Ascalona, v. 86) a cui rimanda anche il culto del dio «Dagons (cfr. 1Sam 5).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Morte di Giuda 1Quando Demetrio seppe che era morto Nicànore ed era stato distrutto il suo esercito in combattimento, decise di mandare di nuovo Bàcchide e Àlcimo in Giudea e l'ala destra dell'esercito con loro. 2Seguirono la via di Gàlgala e si accamparono sopra Mesalòt in Arbela; la occuparono e vi fecero morire molti uomini. 3Nel primo mese dell'anno centocinquantadue posero il campo contro Gerusalemme. 4Poi lo tolsero e si portarono a Berea con ventimila fanti e duemila cavalieri. 5Giuda era accampato a Elasà con tremila uomini scelti. 6Quando videro la massa di un esercito così numeroso, ne rimasero sgomenti e molti si dileguarono dal campo e non restarono che ottocento uomini. 7Giuda vide che il suo esercito si disgregava mentre la battaglia incalzava; si sentì venire meno il cuore, perché non aveva possibilità di radunare i suoi, 8e tutto affranto disse ai superstiti: “Alziamoci e andiamo contro i nostri avversari, nella speranza di poterli debellare”. 9Ma lo dissuadevano dicendo: “Per il momento non riusciremo a fare altro che metterci in salvo, ma torneremo poi con i nostri fratelli e combatteremo contro di loro; da soli siamo troppo pochi”. 10Giuda disse: “Non faremo mai una cosa simile: fuggire da loro! Se è giunta la nostra ora, moriamo da eroi per i nostri fratelli e non lasciamo ombra alla nostra gloria”. 11L'esercito nemico uscì dal campo, schierandosi contro i Giudei: la cavalleria si divise in due ali e i frombolieri e gli arcieri precedevano lo schieramento; i più validi erano tutti in prima fila e Bàcchide stava all'ala destra. 12La falange si mosse avanzando ai due lati, al suono delle trombe; anche dalla parte di Giuda si diede fiato alle trombe. 13La terra fu scossa dal fragore degli eserciti. Si scatenò la battaglia che durò dal mattino fino a sera. 14Giuda notò che Bàcchide e la parte più forte dell'esercito erano a destra: allora si unirono a lui tutti i più coraggiosi 15e fu travolta l'ala destra dal loro urto ed egli la inseguì fino al monte di Azoto. 16Ma quelli dell'ala sinistra, vedendo che era stata sconfitta l'ala destra, si volsero sugli stessi passi di Giuda e dei suoi uomini assalendoli alle spalle. 17Così si accese la battaglia e caddero molti feriti a morte, da una parte e dall'altra; 18cadde anche Giuda e gli altri fuggirono. 19Giònata e Simone raccolsero Giuda, loro fratello, e lo seppellirono nel sepolcro dei suoi padri, a Modin. 20Tutto Israele lo pianse: furono in gran lutto e fecero lamenti per molti giorni, esclamando: 21“Come è potuto cadere l'eroe che salvava Israele?”. 22Il resto delle imprese di Giuda e delle battaglie, degli eroismi di cui diede prova e dei suoi titoli di gloria non è stato scritto, perché troppo grande era il loro numero.

STORIA DI GIÒNATA MACCABEO (9,23-12,53)

Giònata capo dell’esercito 23Dopo la morte di Giuda riapparvero gli iniqui in tutto il territorio d'Israele e risorsero tutti gli operatori d'ingiustizia. 24In quei giorni sopravvenne una terribile carestia e gli stessi abitanti della regione passarono dalla loro parte. 25Bàcchide scelse uomini rinnegati e li fece padroni della regione. 26Si diedero a ricercare e braccare gli amici di Giuda e li conducevano da Bàcchide, che si vendicava di loro e li scherniva. 27Ci fu grande tribolazione in Israele, come non si verificava dal giorno in cui non era più apparso un profeta in mezzo a loro. 28Allora tutti gli amici di Giuda si radunarono e dissero a Giònata: 29“Da quando è morto tuo fratello Giuda, non c'è uomo simile a lui per condurre l'azione contro i nemici e Bàcchide, e contro gli avversari della nostra nazione. 30Ora noi oggi eleggiamo te nostro capo e condottiero al suo posto, per combattere le nostre battaglie”. 31Giònata assunse il comando in quella occasione e prese il posto di Giuda, suo fratello. 32Bàcchide, avutane notizia, cercava di ucciderlo. 33Ma Giònata e Simone, suo fratello, con tutti i loro seguaci, lo seppero e fuggirono nel deserto di Tekòa e si accamparono presso la cisterna di Asfar. 34Bàcchide però lo venne a sapere in giorno di sabato e si portò anche lui con tutto il suo esercito al di là del Giordano. 35Giònata inviò suo fratello, capo della turba, a chiedere ai Nabatei, suoi amici, di poter deporre presso di loro i propri equipaggiamenti, che erano abbondanti. 36Ma i figli di Iambrì, che abitavano a Màdaba, fecero una razzia e catturarono Giovanni con tutte le cose che aveva e portarono via tutto. 37Dopo questo fatto riferirono a Giònata e a Simone, suo fratello: “I figli di Iambrì celebrano una grande festa di nozze e da Nadabàt conducono la sposa, figlia di uno dei grandi magnati di Canaan, con corteo solenne”. 38Si ricordarono allora del sangue del loro fratello Giovanni, perciò si mossero e si appostarono in un antro del monte. 39Ed ecco, alzando gli occhi, videro un corteo numeroso e festante e lo sposo con gli amici e i fratelli, che avanzava incontro al corteo, con tamburelli e strumenti musicali e grande apparato. 40Balzando sopra di loro dall'appostamento in cui si trovavano, li trucidarono; molti caddero colpiti a morte mentre gli altri ripararono sul monte, ed essi presero le loro spoglie. 41Le nozze furono mutate in lutto e i suoni delle loro musiche in lamento. 42Così vendicarono il sangue del loro fratello e ritornarono nelle paludi del Giordano. 43Bàcchide ne ebbe notizia e venne in giorno di sabato fin sulle sponde del Giordano con un numeroso esercito. 44Giònata disse ai suoi: “Alziamoci e combattiamo per la nostra vita, perché oggi non è come ieri e l'altro ieri. 45Ecco, abbiamo i nemici di fronte a noi e alle spalle, dall'uno e dall'altro lato abbiamo l'acqua del Giordano, la palude e la boscaglia: non c'è possibilità di scampo. 46Alzate perciò ora le vostre grida al Cielo, perché possiate salvarvi dalla mano dei vostri nemici”. 47E si attaccò battaglia. Giònata stese la mano per colpire Bàcchide, ma questi lo scansò e si tirò indietro. 48Allora Giònata e i suoi uomini si gettarono nel Giordano e raggiunsero a nuoto l'altra sponda; ma gli altri non passarono il Giordano per inseguirli. 49Dalla parte di Bàcchide caddero in quella giornata circa mille uomini. 50Bàcchide poi tornò a Gerusalemme ed edificò fortezze in tutta la Giudea: le fortezze di Gerico, Èmmaus, Bet-Oron, Betel, Tamnata, Piratòn e Tefon, con mura alte, porte e sbarre, e 51vi pose un presidio per molestare Israele. 52Fortificò anche la città di Bet-Sur, Ghezer e la Cittadella e vi stabilì milizie e vettovaglie. 53Prese come ostaggi i figli dei capi della regione e li pose come prigionieri nella Cittadella a Gerusalemme. 54Nell'anno centocinquantatré, nel secondo mese, Àlcimo ordinò di demolire il muro del cortile interno del santuario; distrusse così l'opera dei profeti. Si incominciò dunque a demolire. 55Ma in quel tempo Àlcimo ebbe un grave malore e la sua opera fu interrotta. La sua bocca rimase impedita e paralizzata, e non poteva più parlare né dare disposizioni per la sua casa. 56Àlcimo morì in quel tempo con grande tormento. 57Bàcchide, vedendo che Àlcimo era morto, se ne tornò presso il re, e la Giudea rimase tranquilla per due anni. 58Tutti gli iniqui tennero questo consiglio: “Ecco, Giònata e i suoi vivono tranquilli e sicuri. Noi dunque faremo venire Bàcchide, che li catturerà tutti in una sola notte”. 59Andarono e tennero consiglio da lui. 60Egli si mosse per venire con un esercito numeroso e mandò di nascosto lettere a tutti i suoi fautori nella Giudea, perché s'impadronissero di Giònata e dei suoi. Ma non vi riuscirono, perché era stata svelata la loro trama. 61Anzi, questi presero una cinquantina di uomini, tra i promotori di tale scelleratezza nel paese, e li misero a morte. 62Poi Giònata e Simone con i loro uomini si ritirarono a Bet-Basì nel deserto, ricostruirono le sue rovine e la fortificarono. 63Lo seppe Bàcchide; radunò la sua gente e avvisò quelli della Giudea. 64Quindi andò ad accamparsi presso Bet-Basì e l'attaccò per molti giorni allestendo anche macchine. 65Giònata lasciò Simone, suo fratello, nella città e uscì nella regione, percorrendola con un drappello di armati. 66Batté Odomerà con i suoi fratelli e i figli di Fasiròn nel loro attendamento. Cominciarono così a battersi e aumentarono di forze. 67Simone, a sua volta, e i suoi fecero una sortita dalla città e incendiarono le macchine. 68Poi attaccarono Bàcchide, che fu da loro sconfitto, e lo posero in grande angustia, perché il suo piano e la sua impresa erano andati a vuoto. 69Si rivolse con rabbia contro quegli iniqui, che l'avevano consigliato di venire in quella regione, e ne mandò a morte molti; poi decise di ritornare nella sua terra. 70Giònata lo seppe e gli mandò messaggeri per concludere la pace e scambiare i prigionieri. 71Quegli accettò e fece secondo le sue proposte, giurandogli che non gli avrebbe recato alcun male per il resto dei suoi giorni; 72gli restituì i prigionieri che prima aveva catturato nella Giudea e, messosi sulla via del ritorno, se ne andò nella sua terra e non volle più tornare nel loro territorio. 73Così si riposò la spada in Israele. Giònata si stabilì a Micmas. Incominciò a governare il popolo e fece sparire i rinnegati da Israele.

__________________________ Note

9,2 Gàlgala… Mesalòt: luoghi non identificabili, probabilmente mal trascritti dall’ebraico al greco; Arbela è località della Galilea, a est del lago di Gennèsaret.

9,4 Berea: oggi el-Bireh, a 16 chilometri a nord di Gerusalemme, oppure Bir-Zeit (a 20 chilometri).

9,5 Elasà: doveva trattarsi di località vicino a Berea.

9,54 Nell’anno centocinquantatré, nel secondo mese: nell’aprile-maggio del 159.

9,62 Bet-Basì: nome sconosciuto altrove, forse da identificarsi con le rovine di Beit-Bassa, alcuni chilometri a sud di Betlemme.

9,66 Odomerà e i figli di Fasiròn: nomi di tribù non conosciute.

9,73 Micmas: località a 12 chilometri a sud-est di Betel.

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Approfondimenti

1-22. Riallacciandosi alla fine di Nicanore (cfr. 7,50) la narrazione degli eventi riprende con la riapertura delle ostilità da parte dei Siriani contro la rivolta giudaica. Alla testa del nuovo esercito, comandato da Bacchide, troviamo ancora Alcimo, bramoso di rivalsa. Il percorso seguito per portarsi in zona di operazione sembra passare attraverso la Galilea («Mesalot» e «Arbela» v. 2, sono a ovest del lago di Tiberiade) e la Samaria. Siamo nella primavera del 160 a.C. nel «primo mese, Nisan (l'autore sembra qui seguire il computo babilonese), cioè marzo/aprile. La località scelta è nelle vicinanze di Gerusalemme: «Berea» è a ca. 20 km nord della capitale, «Elasa, più difficile da identificare, non dovrebbe essere molto lontana. I preliminari della battaglia sembrano la riscrizione in negativo della vicenda di Gedeone (cfr. Gdc 7): Giuda è abbandonato da buona parte dell'esercito, ma non per selezione voluta da Dio bensì per paura del nemico. Si decide ugualmente l'attacco, ma non è detto per fiducia nell'Altissimo: il movente ricordato è l'intemeratezza della gloria finora acquistata (v. 10). La battaglia è lucidamente descritta: attacco temerario di Giuda nell'intento di sfondare il fronte e possibilmente uccidere il comandante in capo dell'esercito nemico; esito felice della mossa ma solo a metà, in quanto allo sfondamento di una parte dell'esercito segue la chiusura a tenaglia del resto che intrappola così gli assalitori e li stermina. Questa conclusione avviene nella pianura in cui gli uomini di Giuda si erano buttati all'inseguimento delle truppe sire scardinate: «Asdod», v. 15, appartiene alla regione filistea nella zona costiera assolutamente pianeggiante, per cui la presenza di un monte» diventa un rebus. La morte di Giuda, ricordata molto sobriamente nel racconto, segna la fine del primo periodo dell'insurrezione, il più eroico e generoso: una primavera ricca di promesse purtroppo immaturamente svanite e non più ripresentatesi con la stessa freschezza.

9,23-12,53. Sorprendentemente, per noi almeno, nella guida dell'insurrezione a Giuda succede Gionata anziché Simone (cfr. 2,65). Non sembra si sia trattato del risultato di lotte di palazzo all'interno della famiglia asmonea, perché Simone rimane disponibile per il futuro (cfr. cc. 13ss.) e collabora nel presente (cfr. c. 12). Forse, date le circostanze, Gionata è sembrato l'uomo più adatto al compito, magari in conseguenza di qualche insuccesso militare di Simone (cfr. 2Mac 14,17). Si trattava infatti non solo di ricominciare praticamente da capo la riconquista della libertà soprattutto religiosa dopo il crollo, ma anche, traendo lezione dall'esperienza vissuta, di procedere per via di accordi con la Siria, essendosi rivelato lo scontro puramente militare molto rischioso e poco producente, se non addirittura dannoso. Così Gionata riorganizza la resistenza armata (9,23-73) come primo passo, ma poi approfitta abilmente delle lotte di successione tra i vari pretendenti al trono di Antiochia, ottenendo un primo importante riconoscimento con la nomina a sommo sacerdote e stratega (10,1-66); con accorto gioco di alleanze tra le diverse fazioni riesce a ritagliare, forse più per sé che per il movimento di liberazione, un buon margine di autonomia (10,67-11,74); con l'appoggio di Roma si rende quasi indipendente da Antiochia ma cade in un tranello ed è fatto prigioniero (12,1-53). Con Gionata, soprattutto, l'insurrezione prende colore politico e si inserisce nel mondo tortuoso delle lotte di potere, rimanendone contagiato, per quanto l'autore di 1Mac si sforzi di scagionarlo e darne un'immagine di tutto rispetto.

23-73. Si trattava di impedire che la sconfitta di Berea segnasse la fine della lotta, trovando un nuovo capo che raccogliesse i superstiti e impedisse alle forze nemiche di cancellare la resistenza. Ci voleva un uomo valoroso, ma insieme non prigioniero del proprio coraggio, capace di attendere nella solitudine preparando la riscossa. Gionata faceva al caso.

23-31. Sembra che l'elezione di Gionata a capo sia stata preceduta da un periodo di sconcerto e di sbandamento tra le file dei rivoltosi, di cui evidentemente cercano di approfittare i filellenisti (v. 23: «rinnegati... operatori di iniquità» per riaffermare il loro potere e vendicarsi. A questa situazione penosa si aggiunge la carestia (v. 24), non infrequente nella regione a quel tempo, ma forse anche aggravata dall'incuria in cui la terra era stata lasciata in conseguenza degli eventi bellici. Si comprende allora come l'autore possa parlare di tribolazione insolitamente grave che ricorda le peggiori di Israele (v. 27): gli ultimi «profeti, infatti, sono collegati con il ritorno dall'esilio e il tempo durissimo della ricostruzione.

32-49. La rivolta prende di nuovo la via del «deserto» (cfr. 2,28s.), questa volta precisato come nei pressi di «Tekoa» (v. 33), a una ventina di km sud di Gerusalemme, territorio non nuovo alle imprese dei fuorusciti di Giuda (cfr. Davide: 1Sam 24.26). Punto di riferimento, sembra, dei partigiani, una «cisterna» («di Asfar»: v. 33) nei dintorni. La dinamica, peraltro non molto chiara, degli avvenimenti, tra cui l'autore sceglie di raccontare dettagliatamente un affronto degli Iambriti (vv. 36ss.) vendicato selvaggiamente, sembra sia stata questa. Gionata con i suoi, non sentendosi sicuro, passa al di là del Giordano e mette al riparo «equipaggiamenti» (v. 35), vettovaglie, munizioni e probabilmente famiglie, affidando il tutto agli amici Nabatei (cfr. 5,25). Ma il convoglio è attaccato da beduini razziatori («figli di Iambri: v. 36) che ne fanno strage. Per ritorsione gli uomini di Gionata trucidano in un'imboscata un corteo nuziale. Sempre al di là del Giordano (Madaba, famosa per la carta musiva della Palestina, è nei pressi del monte Nebo), Bacchide si muove con un forte esercito e si apposta appena al di qua del fiume. Quando il manipolo degli insorti mette piede sulla riva occidentale si trova intrappolato tra l'esercito di Bacchide e il Giordano, in mezzo alla sterpaglia (v. 45). Con un gesto audace Gionata tenta di eliminare il comandante nemico e, pur non riuscendo nell'intento, si apre un varco e riguadagna a nuoto con i suoi la sponda orientale, in salvo (v. 48).

50-57. Seguono due anni di tranquillità (v. 57), dal 153 ES (=159 a.C.: v. 54) al 151 ES (=157 a.C.), dopo che i Siri ebbero consolidato la propria presenza nel paese, fortificando i punti strategici: per «Emmaus», cfr. c. 4; «Bet-Oron», cfr. 3,24; «Tamnata» (Timnat), cfr. Gs 19,50, a ca. 16 km ovest-nord-ovest di Betel; «Piraton», cfr. Gdc 12,15, a ca. 10 km ovest-sud-ovest di Nablus; Tefons (Tappuac), a una quarantina di km nord di Gerusalemme, sopra Silo; «Bet-Zur», cfr. 6,26; «Ghezer», a ca. 30 km ovest-nord-ovest di Gerusalemme. Rinserrano così entro una cintura di sicurezza il serbatoio vitale della resistenza palestinese. Intanto Alcimo cercava di condurre avanti con determinazione l'ellenizzazione della regione, intervenendo nello stesso tempio (era sommo sacerdote) con l'abbattimento del «muro» (v. 54) divisorio tra il recinto riservato ai pagani e quello dei Giudei: la segregazione di Israele doveva finire; era ormai un popolo tra gli al- tri. Anche il culto doveva essere aperto. In questo senso, forse più che materialmente, va inteso il riferimento (v. 54b) all'opera dei profeti che il gesto di Alcimo demoliva. Così la morte dell'empio sacerdote è vista come punizione divina.

58-73. Inopinatamente si giunge alla pace tra insurrezione e governo centrale e Gionata acquista un titolo semi-ufficiale per governare (v. 73). È la prima implicita accettazione da parte dei Siri del movimento di liberazione. A propiziarla fu una sconfitta di Bacchide a Bet-Basi (probabilmente nei pressi di Betlemme, dunque ancora una volta ai margini del deserto) dove i ribelli si erano concentrati dopo aver saputo dell'arrivo del generale che gli avversari degli Asmonei avevano sollecitato, prospettando l'opportunità e la facilità di una soluzione radicale della rivolta. La sconfitta è opera di Simone (v. 68), come l'autore si compiace di mettere in risalto, ma sembra sia stata resa possibile dall'azione di Gionata (vv. 65ss.) che alleggerì la pressione dei nemici con manovre diversive e con l'eliminazione degli alleati dei Siriani: «Odomera» e «figli di Fasiron», v. 66, sono probabilmente tribù arabe che vedevano di malocchio un cambiamento di regime politico nella regione quale il movimento maccabaico preannunciava. Siamo nel 157 a.C. (cfr. vv. 54.57) e la sede del nuovo capo della resistenza è fissata a Micmas, a ca. 12 km nord-ovest di Gerusalemme ove la presenza dell'Acra e la forte guarnigione sconsigliavano di sistemarsi. Dal nostro autore l'azione di Gionata è vista quasi come una ripetizione di quella dei giudici, le guide carismatiche dei primi tempi dell'insediamento in Canaan.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Giuda e la potenza dei Romani 1Giuda venne a conoscere la fama dei Romani: che essi erano molto potenti e favorivano tutti quelli che simpatizzavano per loro e accordavano amicizia a quanti si rivolgevano a loro e che erano forti e potenti. 2Gli furono narrate le loro guerre e le loro imprese gloriose compiute tra i Galli e come li avessero vinti e resi tributari; 3quanto avevano compiuto nella Spagna per impadronirsi delle miniere d'oro e d'argento che vi sono, 4e come avevano sottomesso tutta la regione con la loro saggezza e costanza, benché il paese fosse assai lontano da loro. Avevano vinto i re che erano venuti contro di loro dall'estremità della terra: li avevano sconfitti e avevano inflitto loro gravi colpi, mentre gli altri pagavano loro il tributo ogni anno. 5Avevano poi sconfitto in guerra e sottomesso Filippo e Perseo, re dei Chittìm, e quanti si erano sollevati contro di loro. 6Antioco, il grande re dell'Asia, era sceso in guerra contro di loro con centoventi elefanti, cavalleria, carri e un esercito immenso, ma era stato sconfitto da loro, 7lo avevano preso vivo e gli avevano imposto di pagare, lui e i suoi successori, un tributo ingente, di dare ostaggi e cedere 8la regione dell'India, la Media, la Lidia, tra le migliori loro province; ed essi, dopo averle tolte a lui, le avevano consegnate al re Eumene. 9I Greci avevano deciso di affrontarli e distruggerli, 10ma la cosa era stata da loro risaputa, e avevano mandato contro di loro un solo generale, erano venuti a battaglia con loro e molti caddero uccisi; avevano condotto in schiavitù le loro mogli e i loro figli e avevano saccheggiato i loro beni, avevano conquistato il paese, avevano abbattuto le loro fortezze e li avevano resi soggetti fino ad oggi. 11Avevano distrutto e soggiogato gli altri regni e le isole e quanti per avventura si erano opposti a loro. Con i loro amici invece e con quanti si appoggiavano a loro avevano mantenuto amicizia. 12Avevano assoggettato i re vicini e quelli lontani, e quanti sentivano il loro nome ne avevano timore. 13Quelli che essi vogliono aiutare e far regnare, regnano; quelli che essi vogliono, li depongono, tanto si sono levati in alto. 14Con tutti questi successi nessuno di loro si è imposto il diadema né si è rivestito di porpora per fregiarsene. 15Essi hanno costituito un consiglio e ogni giorno trecentoventi consiglieri si consultano continuamente riguardo al popolo, perché sia ben governato. 16Affidano il comando e il governo di tutti i loro domìni a uno di loro per un anno e tutti obbediscono a quello solo e non c'è in loro invidia né gelosia. 17Giuda pertanto scelse Eupòlemo, figlio di Giovanni, figlio di Acco, e Giasone, figlio di Eleàzaro, e li inviò a Roma a stringere amicizia e alleanza, 18per liberarsi dal giogo, perché vedevano che il regno dei Greci riduceva Israele in schiavitù. 19Andarono fino a Roma con viaggio lunghissimo, entrarono nel Senato e incominciarono a dire: 20“Giuda, chiamato anche Maccabeo, e i suoi fratelli e il popolo dei Giudei ci hanno inviati a voi, per concludere con voi alleanza e pace e per essere iscritti tra i vostri alleati e amici”. 21Piacque loro la proposta. 22Questa è la copia della lettera che trascrissero su tavolette di bronzo e inviarono a Gerusalemme, perché vi rimanesse come documento di pace e alleanza per i Giudei: 23«Ai Romani e alla nazione dei Giudei, prosperità per mare e per terra, sempre! Lontano da loro la spada nemica! 24Se verrà mossa guerra, contro Roma anzitutto, o contro uno qualsiasi dei suoi alleati in tutto il suo dominio, 25la nazione dei Giudei combatterà al loro fianco con piena lealtà, come permetteranno loro le circostanze; 26ai nemici non forniranno né procureranno grano, armi, denaro, navi, secondo quanto ha stabilito Roma, e osserveranno i loro impegni senza compenso. 27Allo stesso modo, se capiterà prima una guerra alla nazione dei Giudei, combatteranno con loro i Romani con tutto l'animo, come permetteranno loro le circostanze; 28ai nemici non forniranno grano, armi, denaro, navi, secondo quanto ha stabilito Roma, e osserveranno questi impegni senza inganno. 29In questi termini i Romani hanno stabilito un'alleanza con il popolo dei Giudei. 30Se dopo queste decisioni vorranno gli uni o gli altri aggiungere o togliere qualche cosa, lo faranno di comune accordo e quanto avranno aggiunto o tolto sarà vincolante. 31Riguardo poi ai mali che il re Demetrio compie ai loro danni, gli abbiamo scritto: “Perché aggravi il giogo sui Giudei, nostri amici e alleati? 32Se dunque si appelleranno contro di te, difenderemo i loro diritti e ti faremo guerra per mare e per terra”».

__________________________ Note

8,5 Chittìm: da Kition, una colonia fenicia a Cipro; il nome sta qui a indicare gli abitanti della Grecia e più in particolare della Macedonia.

8,6 Asia: il termine viene usato qui per indicare il regno dei Seleucidi; vedi anche 11,13; 12,39; 13,32; 2Mac 3,3.

8,15 Il consiglio di cui si parla è il senato, costituito da circa 300 membri.

8,16 a uno di loro: in realtà i Romani affidavano il potere ogni anno a due uomini: i consoli. Solo in casi eccezionali, quali la guerra, i poteri venivano affidati temporaneamente a un solo uomo: il dittatore.

8,22 lettera: documento ufficiale, scritto sotto forma epistolare. L’iscrizione su tavolette di bronzo era in uso per gli atti relativi al diritto internazionale.

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Approfondimenti

Prima ancora di condurre a buon punto la conquista dell'Occidente con la sconfitta di Cartagine (202 a.C.) e l'occupazione della Spagna (ca. 190 a.C.), Roma aveva incominciato a interessarsi attivamente della parte orientale del bacino mediterraneo, ai tronconi dell'impero di Alessandro. Messa fuori gioco la Macedonia (210-197), tagliate le unghie alla Siria (Magnesia: 190) e preso sotto tutela l'Egitto (167), non restava che attendere di cogliere i frutti maturi delle lotte intestine, assecondandole semmai con opportune iniziative. I movimenti di indipendenza che di tanto in tanto si manifestavano nei regni non ancora direttamente sottomessi al giogo romano offrivano in proposito occasioni preziose che non andavano lasciate cadere. In questa prospettiva va visto il trattato di alleanza tra Koma e i Giudei, al di là del formulario burocratico e della esposizione interessata. L'autore si serve del genere letterario dell'elogio (vv. 1-16) per introdurre il trattato vero e proprio (vv. 17-32).

1-16. La presentazione delle vicende di Roma è nel nostro libro attenta unicamente agli aspetti positivi di una politica tutt'altro che umanitaria e rispettosa dei diritti altrui. Si appoggia inoltre su elementi che risentono molto della leggenda popolare, con un pizzico di civetteria per l'importanza e la forza dell'alleato. Basta confrontare questa descrizione, grondante simpatia e ammirazione, con quella delle gesta di Alessandro (cfr. 1,1-4), non certo inferiori per ampiezza, risonanza ed eccezionalità a quelle di Roma. Nel descrivere le gesta di Roma, l'interesse dell'autore è per la Siria. Muovendosi secondo un probabile ordine cronologico, dalla Gallia Cisalpina (sottomessa da Roma nel 222 a.C.) giunge, attraverso le guerre di Spagna e Macedonia (i «Chittim» del v. 5 sono i Macedoni sconfitti nel 197 a Cinocefale e nel 168 a Pidna), alla Siria e alle vicende di Antioco III. Le concentra nella sconfitta di Magnesia (189 a.C.) con la pace di Apamea (v. 7) descritta con enfasi non priva di esagerazione (v. 6: non 120 elefanti ma circa 50) e con qualche inesattezza (v. 7: il re non fu fatto prigioniero; v. 8: l'India non era possedimento dei Seleucidi e non interessava Roma). Il richiamo alla sconfitta della lega achea (vv. 9s.), con la brutale distruzione di Corinto (146 a.C.) che pure si era arresa senza combattere, esce dall'orizzonte di Giuda, morto nel 160. L'ammirazione che traspare da questo elogio mostra che la simpatia può far accettare anche le peggiori aberrazioni. In effetti, all'autore piace tutto dei Romani: il carattere, l'organizzazione militare, la politica estera. In particolare, apprezza il sistema politico (vv. 11-16) che rievoca con ingenuo stupore, evidentemente originato dal confronto fra la democrazia della repubblica romana e l'assolutismo dei monarchi ellenisti. Le informazioni non sono proprio esatte (i consoli, ad es., erano due per anno, non uno), ma è chiaro che il sistema di governo preferito dall'autore è quello che ha preso piede a Roma.

17-32. Il trattato di alleanza è proposto a Roma da personaggi di spicco tra i Giudei (Eupolemo, al dire di Giuseppe Flavio, è autore di una storia dei re di Giuda), certamente familiari con la cultura ellenistica, come mostrano i loro nomi grecizzati, e fors'anche addentro nella diplomazia (cfr. 12, 16; 14, 22: Antipatro, figlio di Giasone, è ambasciatore). La loro ambasceria sembra da collocarsi prima della sconfitta di Nicanore (primavera del 161), di pochi mesi precedente la morte di Giuda, se è vero, come scrive Giuseppe Flavio, che al ritorno da Roma diplomatico si danno: gli estremi del viaggio (vv. 17ss.), l'incontro con il senato e un compendio del probabile discorso di presentazione (vv. 20s.), il sunto di una lettera scritta dal senato a Demetrio (vv. 31s.) con l'invito a non calcare la mano sul movimento asmoneo. S'è detto dell'interesse di Roma per gli elementi destabilizzanti nelle zone che voleva far cadere sotto la sua influenza; s'aggiunga, nel caso di Demetrio, l'affronto subito perché si era impadronito del trono contro il parere e a scorno delle disposizioni di Roma (fuga). Con questa alleanza Giuda poneva sotto una valida tutela il suo movimento, ma non poteva certo pensare di coinvolgere subito Roma nella sua lotta contro la corte di Antiochia: gli bastava forse mettere un po' di paura e impedire immediate azioni di repressione. Aveva bisogno di tempo. Ma i fatti si svolsero diversamente.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Àlcimo e Nicànore contro Giuda 1Nell'anno centocinquantuno Demetrio, figlio di Seleuco, partì da Roma e sbarcò con pochi uomini in una città della costa, dove si proclamò re. 2Quando rientrò nella reggia dei suoi padri, l'esercito catturò Antioco e Lisia per consegnarglieli. 3Informato della cosa, disse: “Non mostratemi la loro faccia”. 4Perciò i soldati li uccisero e Demetrio sedette sul trono del suo regno. 5Allora andarono da lui tutti gli uomini iniqui e rinnegati d'Israele, guidati da Àlcimo, che aspirava al sommo sacerdozio. 6Essi accusarono il popolo davanti al re, dicendo: “Giuda con i suoi fratelli ha sterminato tutti i tuoi amici e ci ha strappato dal nostro paese. 7Ora manda un uomo fidato che venga e prenda visione della rovina generale procurata da lui a noi e ai domìni del re e provveda a punire quella famiglia e tutti i suoi sostenitori”. 8Il re designò Bàcchide, uno degli amici del re, preposto alla regione dell'Oltrefiume, potente nel regno e fedele al re, 9e lo inviò con il rinnegato Àlcimo; attribuì a questi il sommo sacerdozio e gli diede ordine di fare vendetta contro gli Israeliti. 10Così partirono e giunsero in Giudea con forze numerose. Bàcchide mandò messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli, per portare con inganno parole di pace. 11Ma essi non credettero alle loro parole: avevano infatti saputo che erano giunti con un forte esercito. 12Un gruppo di scribi si radunò tuttavia presso Àlcimo e Bàcchide, per chiedere il riconoscimento dei diritti. 13Gli Asidei furono i primi tra gli Israeliti a chiedere loro la pace. 14Dicevano infatti: “Un sacerdote della stirpe di Aronne è venuto con i soldati, non ci farà certo del male”. 15Egli usò con loro parole di pace e giurò loro: “Non faremo alcun male né a voi né ai vostri amici”. 16E quelli gli credettero. Ma egli prese sessanta di loro e li uccise in un solo giorno, proprio secondo la parola che sta scritta: 17“Le carni dei tuoi fedeli e il loro sangue hanno versato intorno a Gerusalemme e nessuno li seppelliva”. 18Allora la paura e il terrore si sparsero per tutto il popolo, perché dicevano: “Non c'è in loro verità né giustizia, perché hanno trasgredito il patto e il giuramento prestato”. 19Bàcchide poi levò il campo da Gerusalemme e si accampò a Bet-Zait; mandò ad arrestare molti degli uomini che erano passati dalla sua parte e alcuni del popolo, e li fece uccidere e gettare in un grande pozzo. 20Affidò il paese ad Àlcimo e gli lasciò soldati che lo sostenessero; quindi Bàcchide fece ritorno dal re. 21Àlcimo lottava per il sommo sacerdozio; 22i perturbatori del popolo si unirono tutti a lui, si impadronirono della Giudea e procurarono grandi sventure a Israele. 23Giuda vide tutti i mali che Àlcimo e i suoi fautori facevano agli Israeliti, peggio dei pagani; 24uscì allora nelle regioni intorno alla Giudea, fece vendetta degli uomini che avevano disertato e impedì loro di fare scorrerie nella regione. 25Quando Àlcimo vide che Giuda e i suoi si erano rinforzati e che non avrebbe potuto resistere loro, ritornò presso il re e li accusò di cose malvagie. 26Allora il re mandò Nicànore, uno dei suoi capi più illustri, che nutriva odio e inimicizia per Israele, e gli ordinò di sterminare il popolo. 27Nicànore venne a Gerusalemme con truppe ingenti e mandò messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli, a far queste proposte ingannevoli di pace: 28“Non ci sia battaglia tra me e voi. Verrò con pochi uomini, per incontrarmi con voi pacificamente”. 29Venne da Giuda e si salutarono a vicenda con segni di pace: ma i nemici stavano pronti per metter le mani su Giuda. 30Quando Giuda fu informato che quello era venuto da lui con inganno, ebbe timore di lui e non volle più vedere la sua faccia. 31Nicànore allora, come vide che il suo piano era stato scoperto, uscì all'attacco contro Giuda verso Cafarsalamà, 32e caddero dalla parte di Nicànore circa cinquecento uomini. Poi ripararono nella Città di Davide. 33Dopo questi fatti Nicànore salì al monte Sion e gli vennero incontro dal santuario alcuni sacerdoti e anziani del popolo, per salutarlo con espressioni di pace e mostrargli l'olocausto offerto per il re. 34Ma egli li schernì, li derise, anzi li oltraggiò e parlò con arroganza; 35giurò incollerito: “Se non sarà consegnato subito Giuda e il suo esercito nelle mie mani, quando tornerò a guerra finita, darò alle fiamme questo tempio”. E se ne andò tutto furioso. 36I sacerdoti rientrarono e stando davanti all'altare e al tempio dissero piangendo: 37“Tu hai scelto questo tempio, perché su di esso fosse invocato il tuo nome e fosse casa di orazione e di supplica per il tuo popolo. 38Fa' vendetta di quest'uomo e delle sue schiere; siano trafitti di spada. Ricòrdati delle loro bestemmie: non lasciarli sopravvivere”. 39Nicànore uscì da Gerusalemme, si accampò a Bet-Oron e l'esercito della Siria gli andò incontro. 40Giuda pose il campo in Adasà con tremila uomini e pregò: 41“Quando gli ufficiali del re assiro lanciarono bestemmie, venne il tuo angelo e ne abbatté centoottantacinquemila: 42abbatti allo stesso modo questo esercito davanti a noi oggi; sappiano gli altri che egli ha parlato empiamente contro il tuo santuario e giudicalo secondo la sua malvagità”. 43Si scontrarono gli eserciti in combattimento il tredici del mese di Adar e fu sconfitto l'esercito di Nicànore, anzi egli cadde in battaglia per primo. 44Quando i suoi soldati videro che Nicànore era caduto, gettarono le armi e fuggirono. 45Li inseguirono per una giornata di cammino, da Adasà fino a Ghezer, suonando le trombe dietro a loro per dare l'allarme. 46Uscirono allora uomini da tutti i villaggi circostanti della Giudea e li accerchiarono; essi si voltavano gli uni contro gli altri e caddero tutti di spada: non ne scampò neppure uno. 47I Giudei presero le spoglie e il bottino, mozzarono la testa di Nicànore e la sua destra, che aveva steso con arroganza, e le portarono nei pressi di Gerusalemme, dove le esposero. 48Il popolo fece gran festa e trascorse quel giorno come un solenne giorno di gioia. 49Stabilirono di celebrare ogni anno questo giorno il tredici di Adar. 50Così la Giudea rimase tranquilla per un po' di tempo.

__________________________ Note

7,1-50 Lotte dinastiche portano al potere Demetrio I, figlio di Seleuco IV. L’anno è il 162/161. Demetrio era stato inviato dal padre a Roma come ostaggio in sostituzione dello zio Antioco Epìfane il quale, appena tornato, si era impadronito del regno. Alla morte dello zio, Demetrio fugge da Roma e riprende il regno.

7,5 Àlcimo: capo del movimento di opposizione a Giuda. Voleva divenire sommo sacerdote (vedi anche 2Mac 14,3-10).

7,12 Un gruppo di scribi: a differenza degli scribi del popolo di 5,42, questi avevano il compito di copiare, leggere in pubblico e interpretare la legge.

7,17 Citazione del Sal 79,2-3.

7,19 Bet-Zait: ancora oggi esiste un villaggio con il nome di Beit-Zeita, a 6 chilometri da Bet-Sur.

7,26 Allora il re mandò Nicànore: questa missione di Nicànore si concluderà con la sua morte (vv. 43-47). Vedi anche 2Mac 14,12-14; 15,1-36.

7,31 Cafarsalamà: nome che significa “Villaggio della pace”. È da identificare probabilmente con il villaggio di Khirbet Selma, a una quindicina di chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.

7,33-35 Vedi 2Mac 14,31-36.

7,40 Adasà: oggi Khirbet Addaseh, a circa 10 chilometri a nord di Gerusalemme.

7,43 Adar: nome babilonese del dodicesimo mese dell’anno, corrispondente a febbraio-marzo; questa denominazione venne adottata dagli Israeliti dopo l’esilio di Babilonia.

7,49 La morte di Nicànore venne celebrata ogni anno con una festività il 13 di Adar. Questa festività, chiamata “Giorno di Nicànore”, è collegata alla festa di Mardocheo in 2Mac 15,36.

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Approfondimenti

Questa sezione è incentrata sulla figura del generale siro che tanta parte ha in 2Mac 14s. come esempio di orgoglio antidivino. Qui appare come semplice momento, seppure importante, della lotta per la libertà condotta dagli Asmonei: momento negativo, ma superato felicemente per il valore di Giuda. Tale momento è preparato ancora una volta dalla perfidia dei Giudei filoellenisti che vogliono approfittare del nuovo re, Demetrio I Sotere (vv. 1-7), per rivalersi e vendicarsi degli avversari (vv. 8-24), e non riuscendo personalmente, sollecitano dal re una spedizione affidata appunto a Nicanore (vv. 26-38) che però viene sconfitto e orrendamente mutilato (vv. 39-50).

1-7. Le lotte intestine tra i vari rami dei Seleucidi portano sul trono di Antiochia nel 161 a.C. Demetrio I, sfuggito audacemente alla tutela romana e favorito da circostanze eccezionali abilmente sfruttate. Della nuova situazione si avvalgono gli avversari del movimento asmoneo, sotto la guida di Alcimo che 2Mac 14,4 presenta come sommo sacerdote deposto. Probabilmente apparteneva alla dodicesima classe sacerdotale, quella di Iakim (cfr. 1Cr 24,12), e la sua scelta quale sommo sacerdote da parte del re (v. 9) costituiva insieme un compromesso e una mossa politica. In quanto ellenizzante, era gradito alla corte seleucidica e al partito filoellenistico; in quanto aronide, poteva essere accettato dai Giudei meno politicizzati (ad es. gli Asidei) e così diventare elemento di divisione tra di essi. In effetti, il movimento asmoneo lo rifiutò attirandosi così il suo odio e alienandosi la collaborazione degli Asidei. L'autore è decisamente sulla linea asmonea.

8-24. Incaricato della spedizione è Bacchide, governatore, sembra, della regione a ovest dell'Eufrate. Con lui è Alcimo la cui figura, quale è qui tratteggiata dall'autore di 1Mac, appare non solo fosca ma ripugnante: per ottenere lo scopo, sollecita i Siriani contro i suoi connazionali e in più non arretra di fronte allo spergiuro e al tradimento (vv. 15ss.). Tanto più allora risalta la personalità di Giuda, non solo forte e leale, ma anche scaltro (vv. 10s.), capace di muoversi in un ambiente di mestatori senza scrupoli. In definitiva, lui solo con la sua famiglia, è in grado di portare Israele fuori del pantano; non altri movimenti (vedi gli Asidei: v. 13) che seppure retti e zelanti non erano sufficientemente smaliziati. È possibile che dietro questa presentazione ci sia l'intento di giustificare atteggiamenti degli Asmonei non da tutti apprezzati. In ogni caso, è chiaro che anche tra gli avversari dell'ellenizzazione non tutte le posizioni erano coincidenti e divergenze di valutazione si sono determinate, soprattutto tra chi dava la preminenza all'aspetto religioso nella lotta e chi invece riassociava quasi inseparabilmente quello politico.

25-38. Nicanore aveva già fatto esperienza del valore e dell'abilità strategica di Giuda (cfr. 3,38-4,27); forse per questo preferisce ricorrere all'inganno (cfr. vv. 27ss.). Tuttavia è probabile che l'autore condensi in questo comportamento il risultato finale di un rapporto fra Nicanore e Giuda che, stando a 2Mac 14,15-35, fu più complesso e articolato, passando progressivamente, per cause interne ed esterne, dalla stima alla freddezza e all'odio. In 1Mac siamo subito allo scontro, anzitutto a «Cafarsalama», nei pressi di Gabaon che è a 12 km nord di Gerusalemme, dove Nicanore ha la peggio e si ritira nella fortezza dell'Acra (città di Davide»: v. 32). Lì, da dove poteva osservare lo svolgimento della liturgia sacrificale nel tempio, il generale riceve con arroganza l'ambasciata pacifica dei maggiorenti del popolo giudaico e li umilia pesantemente («li contaminò» v. 34, probabilmente allude all'atto di sputare addosso), esigendo la resa senza condizioni, pena la distruzione del tempio. L'arroganza diventa così orgoglio antidivino e la sconfitta del generale siro punizione di un empio bestemmiatore (v. 38).

39-50. Da Adasa (ca. 8 km nord di Gerusalemme) Giuda muove contro Nicanore a Bet-Oron, a una ventina di km nord-ovest di Gerusalemme, e lo sconfigge probabilmente in seguito all'uccisione fortuita e fortunata del generale, stando a 2Mac 15,20-28 che descrive la casuale scoperta del cadavere di Nicanore dopo la fuga dei Siri. Il costume macabro di esporre a ludibrio la testa (e le mani) mozza del nemico vinto, non raro nella storia di Israele (cfr. Golia: 1Sam 17,51; Saul: 1Sam 31,9; discendenti di Acab: 2Re 10,6ss.; Oloferne: Gdt 14,1ss. ecc. ) e di tanti altri popoli, è qui presentato come degna punizione per l'atteggiamento sacrilego e insolente di Nicanore (v. 47). La vittoria di Bet-Oron, avvenuta probabilmente nella primavera del 161 (v. 43: il tredici del mese di Adar: fine marzo), diede origine a una ricorrenza annuale, il “giorno di Nicanore”, per cui cfr. 2Mac 15,36.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Morte e successione di Antioco Epìfane 1Mentre il re Antioco percorreva le regioni settentrionali, sentì che c'era in Persia la città di Elimàide, famosa per ricchezza, argento e oro; 2che c'era un tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d'oro, corazze e armi, lasciate là da Alessandro, figlio di Filippo, il re macèdone che aveva regnato per primo sui Greci. 3Allora vi si recò e cercava di impadronirsi della città e di depredarla, ma non vi riuscì, perché il suo piano fu risaputo dagli abitanti della città, 4che si opposero a lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette ritirarsi con grande tristezza e tornare a Babilonia. 5Venne poi un messaggero in Persia ad annunciargli che erano state sconfitte le truppe inviate contro Giuda. 6Lisia si era mosso con un esercito tra i più agguerriti, ma era stato messo in fuga dai nemici, i quali si erano rinforzati con armi e truppe e ingenti spoglie, tolte alle truppe che avevano sconfitto, 7e inoltre avevano demolito l'abominio da lui innalzato sull'altare a Gerusalemme, avevano cinto di alte mura, come prima, il santuario e Bet-Sur, che era una sua città. 8Il re, sentendo queste notizie, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo quanto aveva desiderato. 9Rimase così molti giorni, perché si rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire. 10Chiamò tutti i suoi amici e disse loro: “Se ne va il sonno dai miei occhi e l'animo è oppresso dai dispiaceri. 11Ho detto in cuor mio: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile agitazione sono caduto, io che ero così fortunato e benvoluto sul mio trono! 12Ora mi ricordo dei mali che ho commesso a Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d'oro e d'argento che vi si trovavano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza ragione. 13Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali; ed ecco, muoio nella più profonda tristezza in paese straniero”. 14Poi chiamò Filippo, uno dei suoi amici, lo costituì reggente su tutto il suo regno 15e gli diede il diadema, la sua veste e l'anello, con l'incarico di guidare Antioco, suo figlio, e di educarlo a regnare. 16Il re Antioco morì in quel luogo l'anno centoquarantanove. 17Lisia fu informato che il re era morto e dispose che regnasse Antioco, suo figlio, che egli aveva educato fin da piccolo, e lo chiamò Eupàtore.

Guerre tra Antioco V e Giuda 18Ora coloro che risiedevano nella Cittadella impedivano il passaggio degli Israeliti intorno al tempio e cercavano di molestarli continuamente e di sostenere i pagani. 19Giuda si propose di eliminarli e radunò in assemblea tutto il popolo per stringerli d'assedio. 20Si organizzarono dunque e posero l'assedio attorno alla Cittadella nell'anno centocinquanta, e Giuda fece costruire terrapieni e macchine. 21Ma alcuni di loro sfuggirono all'assedio; a essi si unirono alcuni rinnegati d'Israele 22e insieme andarono dal re e gli dissero: “Fino a quando non farai giustizia e vendetta dei nostri fratelli? 23Noi siamo stati lieti di servire tuo padre, di comportarci secondo i suoi comandi e di obbedire ai suoi editti. 24Per questo i figli del nostro popolo hanno posto assedio alla fortezza e si sono estraniati da noi; inoltre uccidono quanti di noi capitano nelle loro mani e si dividono i nostri averi. 25E non soltanto contro di noi stendono le mani, ma anche su tutto il tuo territorio. 26Ed ecco, ora hanno posto il campo contro la Cittadella, a Gerusalemme, per espugnarla e hanno fortificato il santuario e Bet-Sur. 27Se tu non sarai sollecito nel prevenirli, faranno di peggio e non li potrai più arrestare”. 28Quando ebbe sentito tutto questo, il re si adirò e radunò tutti i suoi amici, comandanti dell'esercito e della cavalleria. 29Anche dagli altri regni e dalle isole del mare gli giunsero truppe mercenarie. 30Gli effettivi del suo esercito assommavano a centomila fanti, ventimila cavalieri e trentadue elefanti addestrati alla guerra. 31Passarono per l'Idumea e posero il campo contro Bet-Sur; attaccarono per molti giorni e allestirono macchine, ma quelli uscivano, le incendiavano e contrattaccavano con valore. 32Giuda allora levò il campo dalla Cittadella e lo trasferì a Bet-Zaccaria, di fronte al campo del re. 33Ma il re si mosse alle prime luci dell'alba e trasferì lo schieramento con mossa fulminea lungo la strada di Bet-Zaccaria; le truppe si disposero a battaglia e suonarono le trombe. 34Posero innanzi agli elefanti succo d'uva e di more per stimolarli al combattimento. 35Distribuirono le bestie tra le falangi e affiancarono a ciascun elefante mille uomini, protetti da corazze a maglia e da elmi di bronzo in testa, e cinquecento cavalieri scelti, disposti in ordine intorno a ciascuna bestia: 36questi in ogni caso si tenevano ai lati della bestia e, quando si spostava, si spostavano insieme senza allontanarsi da essa. 37Sopra ogni elefante vi erano solide torrette di legno, ben protette dagli attacchi, legate con appositi congegni, e su ogni torretta stavano quattro soldati, che di là bersagliavano, e un conducente indiano. 38Il resto della cavalleria si dispose di qua e di là sui due fianchi dello schieramento, per terrorizzare i nemici e proteggere le falangi. 39Quando il sole brillava sugli scudi d'oro e di bronzo, ne risplendevano per quei riflessi i monti e brillavano come fiaccole ardenti. 40Un distaccamento delle truppe del re si dispose sulle cime dei monti, un altro nella pianura e avanzavano sicuri e ordinati. 41Tremavano quanti sentivano il frastuono di quella moltitudine e la marcia di tanta gente e il cozzo delle armi: era veramente un esercito immenso e forte. 42Giuda con le sue truppe si avvicinò per attaccare lo schieramento e caddero nel campo del re seicento uomini. 43Eleàzaro, chiamato Auaràn, vide uno degli elefanti, protetto da corazze regie, sopravanzare tutte le altre bestie e pensò che sopra ci fosse il re; 44volle allora sacrificarsi per salvare il suo popolo e procurarsi nome eterno. 45Corse dunque verso l'animale con coraggio, attraverso la falange, e colpiva a morte a destra e a sinistra, mentre i nemici si dividevano davanti a lui, ritirandosi sui due lati. 46S'introdusse sotto l'elefante, lo infilzò con la spada e lo uccise; quello cadde a terra sopra di lui, che morì all'istante. 47Ma vedendo la potenza delle forze del re e l'impeto delle milizie, i Giudei si ritirarono. 48Allora i reparti dell'esercito del re salirono per attaccarli a Gerusalemme e il re si accampò contro la Giudea e il monte Sion. 49Fece pace con quelli che erano a Bet-Sur, i quali uscirono dalla città, non avendo più vettovaglie per sostenere l'assedio: la terra infatti era nel riposo dell'anno sabbatico. 50Il re s'impadronì di Bet-Sur e vi pose un presidio a guardia. 51Si accampò presso il santuario per molto tempo e allestì terrapieni e macchine, ordigni incendiari e baliste, scorpioni per lanciare frecce, e fionde. 52Anche i difensori opposero macchine alle loro macchine e i combattimenti durarono molti giorni. 53Ma non c'erano più viveri nei depositi, poiché era in corso l'anno sabbatico e coloro che erano arrivati in Giudea per sfuggire ai pagani avevano consumato il resto delle provviste. 54Furono allora lasciati pochi uomini nel santuario, poiché li aveva sorpresi la fame, e si dispersero ciascuno nel suo paese. 55Lisia poi venne a sapere che Filippo, al quale il re Antioco, ancora in vita, aveva affidato l'incarico di educare Antioco, suo figlio, destinato al regno, 56era tornato dalla Persia e dalla Media; era con lui l'esercito partito con il re e cercava di prendere in mano il governo. 57Allora in fretta fece cenno di voler partire e disse al re e ai comandanti dell'esercito e ai soldati: “Noi ci esauriamo di giorno in giorno: il cibo è scarso e il luogo che assediamo è ben munito, mentre gli affari del regno incombono su di noi. 58Ora dunque offriamo la destra a questi uomini e facciamo pace con loro e con tutto il loro popolo 59e permettiamo loro di seguire le loro tradizioni, come prima; proprio per queste tradizioni, che noi abbiamo cercato di distruggere, essi si sono irritati e hanno provocato tutto questo”. 60La proposta piacque al re e a tutti i capi; mandò a negoziare la pace con loro, ed essi accettarono. 61Il re e i capi giurarono davanti a loro, ed essi a tali patti uscirono dalla fortezza. 62Ma quando il re fece l'ingresso sul monte Sion e vide le fortificazioni del luogo, violò il giuramento che aveva fatto e impose la distruzione delle mura di cinta. 63Poi partì in fretta e fece ritorno ad Antiòchia; vi trovò Filippo padrone della città, gli fece guerra e s'impadronì della città con la forza.

__________________________ Note

6,1-17 La narrazione della morte di Antioco Epìfane, pure se diversa nei particolari dai racconti del secondo libro dei Maccabei (2Mac 1,13-16; 9,1-29), offre la stessa lettura teologica: la fine di Antioco è punizione divina per i mali causati a Gerusalemme e agli abitanti di Giuda. L’autore riallaccia il racconto al momento della spedizione di Antioco in Persia (3,37). Il nome della città, Elimàide, non è menzionato altrove; lo si collega di solito con il territorio persiano dell’antico Elam.

6,16 l’anno centoquarantanove: ossia l’anno 164/163.

6,17 Alla morte del re, Lisia riafferma la propria autorità ponendo sul trono Antioco V Eupàtore.

6,20 nell’anno centocinquanta: è l’anno 163/162.

6,28 il re si adirò: sulla campagna di Antioco V e di Lisia contro Giuda, vedi 2Mac 13,1-17.

6,30 elefanti: i re Seleucidi li consideravano necessari per il combattimento, al punto da rappresentarli persino sulle monete, a partire da Seleuco I (305-281).

6,32 Bet-Zaccaria: oggi Khirbet Beit-Zekaria, si trova a circa 20 chilometri da Gerusalemme in direzione sud-ovest.

6,49 anno sabbatico: ogni settimo anno la terra veniva lasciata a riposo, senza essere coltivata (Es 23,10-11; Lv 25,3-5). Per questo motivo i viveri scarseggiano. Vedi anche v. 53.

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Approfondimenti

La narrazione dei fatti successivi si muove tra due eventi capitali per la sorte della rivolta: la morte del re (vv. 1-17) e un primo tentativo, seppure malriuscito, di libertà religiosa (vv. 55-63); in realtà, però, è come riempito dalla battaglia di Bet-Zaccaria (vv. 28-47) e dalla caduta di Bet-Zur (vv. 48-54), due eventi negativi per il movimento asmoneo. Il gruppo degli insorti, per quanto valoroso, dovette rendersi conto che non era ancora in grado né di affrontare in battaglia campale un esercito come quello siro immensamente superiore per numero, armamento pesante ed esperienza di guerra, né di sostenere a lungo un assedio a regola d'arte. L'episodio consente all'autore di stendere un pezzo di bravura nella descrizione della battaglia e di esaltare il valore eccezionale di uno dei fratelli asmonei, Eleazaro.

1-17. Il racconto della fine del monarca, che si riallaccia alla notizia di 3,27-37, procede per tappe. Anzitutto, il fallimento della spedizione in Persia in quanto il re non riesce ad impadronirsi delle ricchezze che andava cercando per il suo erario. Lo smacco avviene, a quanto pare, non nella città di «Elimaide» (v. 1), ignota ai documenti, ma nella regione dell'Elam, dov'è Susa, nel tempio della dea Nanea (Artemide) (cfr. 2Mac 1,13-15). Poi, la notizia degli insuccessi in Giudea che aggravano la prostrazione psicologica del sovrano. Tra questi insuccessi viene elencata (v. 7) la purificazione del tempio di Gerusalemme, che l'autore del libro considera evidentemente anteriore alla morte di Antioco. In realtà, il re morì in ottobre/novembre 164 a.C., mentre la purificazione avvenne nel dicembre dello stesso anno 164. Infine (vv. 10-16), la confessione da parte del re del proprio errore nell'aver perseguitato i Giudei e soprattutto profanato il tempio: non si tratta di vera conversione ma di un forzato riconoscimento della giustizia di Dio, contro cui è rovinoso per l'uomo accanirsi.

18-27. Tornando ai fatti di Palestina, si racconta il tentativo di Giuda di impadronirsi dell'Acra per togliere la spina puntata al cuore di Israele, il che dà l'avvio alla spedizione punitiva del figlio e successore di Antioco Epifane, Antioco V Eupatore. Essa è sollecitata anche da alcuni Giudei (rinnegati d'Israele»: v. 21) che sentono il movimento di liberazione come una minaccia per i propri interessi. Siamo ancora in fase di guerra civile.

28-47. La campagna di Antioco V sembra ricalcare il percorso di quella di Lisia (cfr. 4,29): discesa al sud della Palestina e di Gerusalemme attraverso la pianura costiera che garantiva evidentemente un percorso più agevole, anche perché la popolazione era in gran parte favorevole; campo nei pressi di Bet-Zur, a una decina di km nord di Ebron; battaglia a Bet-Zaccaria, a ca. 9 km a nord di Bet-Zur. Eleazaro pensava forse di risolvere la battaglia, palesemente impari, con un gesto spettacolare colpendo l'elefante dov'era più vulnerabile perché non corazzato, nell'intento di eliminare così il re. Ma fu un sacrificio inutile ai fini della vittoria.

48-54. È in pericolo Gerusalemme. Caduta Bet-Zur, anche la capitale è vicina alla resa: l'autore lo dice quasi furtivamente (v. 54). La ragione addotta per la scarsità dei viveri a Bet-Zur è duplice. Anzitutto, l'anno sabbatico, che cadeva ogni sette anni e nel quale, secondo Lv 25,1-7, non era permesso seminare: la terra doveva riposare. Evidentemente gli zelanti seguaci di Giuda, in quel tempo di entusiasmo religioso, intendono osservare la legge in tutto il suo rigore. Poi, l'afflusso di profughi che aumenta considerevolmente le bocche da sfamare.

55-63. In circostanze così disperate, la salvezza viene inopinatamente dai rivolgimenti alla corte seleucidica. Filippo, rivale di Lisia, rientrato in patria dalla Persia con un forte esercito, minaccia la posizione del reggente e questi preferisce troncare la campagna di Giudea per correre ad Antiochia. Consiglia dunque il re di venire a patti con gli insorti riconoscendo loro l'indipendenza religiosa (v. 59) e quindi abolendo le imposizioni vessatorie del padre. L'ordine successivo (v. 62) di abbattere le fortificazioni del tempio è presentato dall'autore come una violazione degli accordi giurati, mentre per 2Mac 11,25 questi riguardavano solo l'uso liturgico del tempio, non la sua costituzione in fortezza. Se non siamo di fronte a una formulazione degli accordi volutamente ambigua, da una parte e dall'altra, si è trattato di un malinteso diplomatico.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Spedizioni di Giuda e dei fratelli 1I popoli vicini, quando sentirono che era stato ricostruito l'altare e rinnovato il santuario come prima, fremettero di rabbia 2e decisero di eliminare quelli della stirpe di Giacobbe che si trovavano in mezzo a loro, e cominciarono a uccidere e a sopprimere gente in mezzo al popolo. 3Allora Giuda mosse guerra ai figli di Esaù nell'Idumea e nell'Acrabattene, perché assediavano Israele; inflisse loro un grave colpo, li umiliò e s'impadronì delle loro spoglie. 4Si ricordò poi della perfidia dei figli di Bean, che erano stati di laccio e d'inciampo per il popolo, tendendo insidie nelle vie. 5Egli li rinchiuse nelle torri, si accampò contro di loro, li votò allo sterminio e diede fuoco alle torri con tutti coloro che vi erano dentro. 6Poi passò agli Ammoniti e vi trovò un forte contingente e un popolo numeroso al comando di Timòteo. 7Organizzò contro di loro molte azioni di guerra e furono sconfitti e annientati. 8Conquistò anche Iazer e le sue dipendenze e ritornò in Giudea. 9Anche i pagani di Gàlaad si coalizzarono contro gli Israeliti che erano nel loro territorio per eliminarli; ma questi fuggirono a Dàtema, nella fortezza, 10e inviarono questa lettera a Giuda e ai suoi fratelli: “Contro di noi si sono riuniti i pagani dei dintorni per eliminarci 11e si preparano a venire a espugnare la fortezza dove siamo rifugiati; Timòteo è a capo del loro esercito. 12Su, vieni a liberarci dalle mani di costoro, perché molti di noi sono caduti 13e tutti i nostri fratelli che erano nel territorio di Tubia sono stati messi a morte, sono state condotte in schiavitù le loro mogli con i figli e con i loro beni, e sono periti circa un migliaio di uomini”. 14Stavano ancora leggendo la lettera, quand'ecco presentarsi altri messaggeri dalla Galilea con le vesti stracciate, che annunciavano le stesse cose. 15Dicevano: “Si sono uniti contro di noi gli abitanti di Tolemàide, Tiro e Sidone e tutta la Galilea degli stranieri per distruggerci”. 16Quando Giuda e il popolo ebbero udito queste cose, si raccolse una grande assemblea per decidere che cosa fare per i loro fratelli posti nella tribolazione e attaccati dai nemici. 17Giuda disse a Simone, suo fratello: “Scegliti degli uomini e corri a liberare i tuoi fratelli della Galilea; io e mio fratello Giònata andremo nella regione di Gàlaad”. 18Lasciò Giuseppe, figlio di Zaccaria, e Azaria, capo del popolo, con il resto delle forze a presidiare la Giudea, 19dando loro questa consegna: “Governate questo popolo, ma non attaccate battaglia contro i pagani fino al nostro ritorno”. 20Furono assegnati a Simone tremila uomini per la spedizione in Galilea, a Giuda ottomila uomini per la regione di Gàlaad. 21Simone si recò in Galilea e sferrò molti attacchi contro i pagani, e questi rimasero sconfitti davanti a lui; 22egli li inseguì fino alle porte di Tolemàide. Caddero tra i pagani circa tremila uomini e Simone portò via le loro spoglie. 23Prese poi gli Israeliti che erano in Galilea e in Arbatta con le donne, i figli e tutti i loro averi, e li condusse in Giudea con grande gioia. 24Da parte loro Giuda Maccabeo e il fratello Giònata passarono il Giordano e camminarono per tre giorni nel deserto. 25S'imbatterono nei Nabatei, che vennero loro incontro pacificamente e narrarono tutte le vicende dei loro fratelli nella regione di Gàlaad: 26che molti di loro erano assediati a Bosra e Bosor, ad Àlema, a Casfo, a Maked e Karnàin, tutte città fortificate e grandi, 27che altri erano rinchiusi nelle altre città di Gàlaad, che per il giorno dopo era stabilito di dare l'assalto alle fortezze, di espugnarle e di eliminare tutti in un solo giorno. 28Allora Giuda con il suo esercito tornò subito indietro per la via del deserto verso Bosra; prese la città e passò ogni maschio a fil di spada, s'impadronì di tutte le loro spoglie e incendiò la città. 29Nella notte partì di là e marciarono fino alla fortezza. 30Verso il mattino alzarono gli occhi ed ecco una folla innumerevole che issava scale e macchine per espugnare la fortezza e stava attaccando. 31Giuda, vedendo che la battaglia era già incominciata e che le grida della città arrivavano al cielo, per il suono delle trombe e le urla altissime, 32disse ai suoi soldati: “Combattete oggi per i vostri fratelli”. 33Irruppero in tre schiere alle loro spalle, diedero fiato alle trombe e innalzarono grida e invocazioni. 34L'esercito di Timòteo venne a sapere che c'era il Maccabeo; fuggirono davanti a lui, che inflisse loro una grave sconfitta; ne rimasero uccisi in quel giorno circa ottomila. 35Poi piegò su Àlema, l'assalì e la prese; ne uccise tutti i maschi, la saccheggiò e appiccò il fuoco. 36Tolse il campo di là e conquistò Casfo, Maked e Bosor e le altre città di Gàlaad. 37Dopo questi fatti Timòteo raccolse un altro esercito e si accampò di fronte a Rafon, al di là del torrente. 38Giuda mandò a esplorare il campo e gli riferirono: “Sono radunati con lui tutti i pagani che ci circondano: sono un esercito imponente. 39Anche gli Arabi sono assoldati come suoi ausiliari; sono accampati al di là del torrente e sono pronti a venire a battaglia con te”. Giuda si mosse per affrontarli. 40Timòteo disse ai comandanti del suo esercito, mentre Giuda e il suo esercito si avvicinavano al torrente: “Se passerà per primo contro di noi, non potremo resistergli, perché certamente ci vincerà. 41Se invece si mostrerà titubante e porrà il campo al di là del fiume, andremo noi contro di lui e avremo la meglio”. 42Quando Giuda si fu avvicinato al corso d'acqua, dispose gli scribi del popolo lungo il torrente e comandò loro: “Non permettete che alcuno si fermi, ma vengano tutti a combattere”. 43Passò per primo contro i nemici e tutto il popolo dietro di lui. I pagani furono tutti travolti davanti a lui, gettarono le armi e fuggirono nel tempio di Karnàin. 44Conquistarono la città e appiccarono il fuoco al tempio con quanti vi erano dentro. Così Karnàin fu vinta e non poté più resistere di fronte a Giuda. 45Giuda poi radunò tutti gli Israeliti che erano in Gàlaad, dal più piccolo al più grande, con le donne, i figli e i loro beni, una carovana molto grande, per andare nella Giudea. 46Arrivarono a Efron, grande città posta sul percorso, particolarmente fortificata, che non era possibile evitare da nessuna parte e bisognava passarvi in mezzo. 47Gli abitanti della città avevano chiuso loro il passaggio barricando le porte con pietre. 48Giuda mandò a far loro proposte pacifiche dicendo: “Attraverseremo il vostro paese solo per tornare al nostro; nessuno vi farà del male, non faremo altro che passare a piedi”. Ma non vollero aprirgli. 49Giuda fece annunciare a tutta la truppa che ciascuno si accampasse dov'era. 50I soldati si fermarono e diedero l'assalto alla città, tutto quel giorno e tutta la notte, e la città si consegnò nelle sue mani. 51Giuda passò tutti i maschi a fil di spada, la distrusse totalmente, ne prese le spoglie e attraversò la città passando sopra i cadaveri. 52Poi attraversarono il Giordano verso la grande pianura di fronte a Bet-Sean. 53Giuda sollecitava quelli che rimanevano indietro e confortava il popolo durante tutto il viaggio, finché giunsero nella Giudea. 54Salirono il monte Sion in letizia ed esultanza e offrirono olocausti, perché nessuno di loro era caduto, fino al loro ritorno in pace. 55Nel tempo in cui Giuda e Giònata erano rimasti in Gàlaad, e Simone, loro fratello, in Galilea di fronte a Tolemàide, 56Giuseppe, figlio di Zaccaria, e Azaria, comandanti dell'esercito, vennero a sapere delle imprese gloriose e delle battaglie che avevano compiute 57e dissero: “Facciamoci onore anche noi e usciamo a combattere contro i pagani che sono intorno a noi”. 58Diedero ordine ai soldati che erano con loro e si diressero a Iàmnia. 59Ma Gorgia uscì dalla città con i suoi uomini incontro a loro per attaccarli. 60Giuseppe e Azaria furono vinti e inseguiti fin nel territorio della Giudea, e in quel giorno caddero circa duemila uomini del popolo d'Israele. 61Toccò questa grave sconfitta al popolo, perché non avevano ascoltato Giuda e i suoi fratelli, pensando di compiere gesta eroiche. 62Costoro non erano della stirpe di quegli uomini, alle cui mani era stata affidata la salvezza d'Israele. 63Il prode Giuda e i suoi fratelli crebbero in grande fama presso tutto Israele e presso tutti i popoli ai quali giungeva notizia del loro nome. 64Tutti si adunavano attorno a loro per acclamarli. 65Giuda con i suoi fratelli uscì ancora per combattere contro i figli di Esaù nella regione meridionale e colpì Ebron e le sue dipendenze, distrusse le sue fortezze e diede fuoco tutt'intorno alle sue torri. 66Poi levò il campo per andare nel paese dei Filistei e attraversò Maresà. 67In quel giorno caddero in battaglia alcuni sacerdoti i quali, smaniosi di eroismi, erano usciti a combattere sconsideratamente. 68Giuda piegò su Azoto, terra dei Filistei: distrusse i loro altari, bruciò le statue dei loro dèi, mise a sacco la loro città e fece ritorno in Giudea.

__________________________ Note

5,1-68 Vedi 2Mac 10,14-23.

5,3 figli di Esaù: abitanti dell’Idumea, le cui origini si facevano risalire a Esaù. Acrabattene: regione che prende il nome dalla città di Acrabatta, a 13 chilometri a sud-est di Sichem.

5,4 figli di Bean: popolazione o gruppo di predatori a noi sconosciuti.

5,6 Ammoniti: popolazione imparentata con Israele (Gen 19,30-38), abitava a oriente del Mar Morto e la sua capitale era Rabbà, oggi Amman.

5,9 Gàlaad: regione della Transgiordania. In epoca ellenistica comprendeva anche la zona di Basan, a nord dell’altopiano dello Iarmuk. Per la spedizione di Giuda in Gàlaad vedi anche 2Mac 12,10-31.

5,13 territorio di Tubia: è il paese degli Ammoniti, chiamato in greco Ammanìtide.

5,15 Tolemàide: nome greco dell’antica città di Acco. Secondo Gdc 1,31 apparteneva al territorio della tribù di Aser, che non riuscì a scacciarne gli abitanti. Giònata vi fu imprigionato a tradimento (1Mac 5,55; 12,48-49).

5,23 Arbatta: forse la regione compresa tra la Galilea e la Samaria.

5,26 Le sei città nominate si trovano nella zona del Basan (vedi Dt 3,5; 1Re 4,13).

5,37 Rafon: oggi er-Rafeh, situata presso un affluente della riva destra dello Iarmuk.

5,42 gli scribi del popolo: erano incaricati della rivista delle truppe, di tenere i registri, di trasmettere gli ordini dei comandanti e di distribuire le paghe ai soldati (Dt 20,5.8; Gs 1,10; 3,2).

5,46 Efron: città della Transgiordania.

5,52 Bet-Sean: in greco Scitopoli, città a ovest del Giordano, che domina la pianura di Izreèl.

5,65 Ebron: a circa 40 chilometri da Gerusalemme, è l’antica città legata alla tradizione patriarcale (Gen 13,18) e alle vicende del regno davidico (2Sam 5,1-5).

5,66 Maresà: antica città cananea (vedi Gs 15,44); in età ellenistica era il centro più importante dell’Idumea.

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Approfondimenti

Era inevitabile che il rafforzamento della posizione ebraica nella zona suscitasse gelosie e reazioni nelle popolazioni vicine (5,1ss.), per il timore di un cambiamento dello status quo etnico-politico; ma è anche intuibile che la popolazione ebraica cercasse di approfittare delle circostanze favorevoli per far valere antichi diritti anche territoriali o vendicare torti subiti. Il racconto si snoda mostrando l'azione martellante di Giuda che, a cerchio, si sviluppa da sud a sud-est, nord-est, ovest, per concludersi ancora a sud, contro i parenti-nemici, gli Idumei. L'anno probabilmente è il 163 a.C.

1-8. Gli Idumei (cfr. v. 3: «figli di Esaù», cfr. Gn 36,1.8.9), che occupavano le regioni a sud della Giudea, e gli Ammoniti (v. 6: cfr. Gn 19,38) il cui territorio si estendeva a occidente del Giordano, sono da sempre nemici di Israele e ogni occasione è buona per saldare vecchi conti e aprirne di nuovi.

9-68. La campagna condotta a difesa dell'ebraicità nel nord della Palestina è raccontata in quattro tempi.

Anzitutto, l'iniziativa degli abitanti del Galaad (vv. 9-20), a nord-est della Galilea, di sterminare gli Ebrei residenti all'interno del loro territorio, si configura come uno dei tanti pogrom che hanno purtroppo contrassegnato la storia degli Ebrei fin dall'antichità (cfr. libro di Ester).

Poi, la reazione vittoriosa di Simone, per la Galilea (vv. 21ss.), e di Giuda, per il Galaad (vv. 24-36), dietro indicazioni dei beduini della regione, Nabatei (v. 25), che avevano per capitale Petra e pare abbiano sempre guardato con simpatia il movimento asmoneo (cfr. 10,35).

Quindi, la battaglia contro Timoteo (vv. 37-44) e il trasferimento nel territorio giudaico degli Israeliti stanziati in territorio pagano (cfr. vv. 45-54): una specie di ‘alyāh (ritorno in Israele dei Giudei della diaspora) ante litteram!

Infine, la sconfitta di Giuseppe e Azaria (forse degli Asidei inseriti solo parzialmente nel movimento asmoneo, vv. 5-62) per la loro presunzione, a dimostrazione che i veri liberatori di Israele sono solo gli Asmonei, con i quali bisogna collaborare e ai quali va soprattutto la gloria (vv. 63-68).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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