📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Il peccato di Salomone 1Il re Salomone amò molte donne straniere, oltre la figlia del faraone: moabite, ammonite, edomite, sidònie e ittite, 2provenienti dai popoli di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: “Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi”. Salomone si legò a loro per amore. 3Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli fecero deviare il cuore. 4Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 5Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre. 7Salomone costruì un'altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti. 8Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi. 9Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d'Israele, che gli era apparso due volte 10e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. 11Allora disse a Salomone: “Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né le leggi che ti avevo dato, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo servo. 12Tuttavia non lo farò durante la tua vita, per amore di Davide, tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. 13Ma non gli strapperò tutto il regno; una tribù la darò a tuo figlio, per amore di Davide, mio servo, e per amore di Gerusalemme, che ho scelto”.

Ribellioni esterne 14Il Signore suscitò contro Salomone un avversario, l'edomita Adad, che era della stirpe regale di Edom. 15Dopo la disfatta inflitta da Davide a Edom, quando Ioab, capo dell'esercito, era andato a seppellire i cadaveri e aveva ucciso tutti i maschi di Edom – 16Ioab, con tutto Israele, vi si era fermato sei mesi finché ebbe sterminato ogni maschio di Edom – 17Adad, con alcuni Edomiti a servizio del padre, fuggì per andare in Egitto. Allora Adad era un ragazzo. 18Essi partirono da Madian e andarono a Paran; presero con sé uomini di Paran e andarono in Egitto dal faraone, re d'Egitto, che diede ad Adad una casa, gli fissò alimenti e gli diede una terra. 19Adad trovò grande favore agli occhi del faraone, tanto che gli diede in moglie la sorella della propria moglie, la sorella di Tacpenès, la regina madre. 20La sorella di Tacpenès gli partorì il figlio Ghenubàt, che Tacpenès svezzò nel palazzo del faraone. Ghenubàt visse nella casa del faraone, tra i figli del faraone. 21Quando Adad seppe in Egitto che Davide si era addormentato con i suoi padri e che era morto Ioab, capo dell'esercito, disse al faraone: “Lasciami partire; voglio andare nella mia terra”. 22Il faraone gli rispose: “Ti manca forse qualcosa nella mia casa perché tu cerchi di andare nella tua terra?”. Quegli soggiunse: “No, ma, ti prego, lasciami partire!”. 23Dio suscitò contro Salomone un altro avversario, Rezon figlio di Eliadà, che era fuggito da Adadèzer, re di Soba, suo signore. 24Egli radunò uomini presso di sé e divenne capo di una banda, quando Davide aveva massacrato gli Aramei. Andarono quindi a Damasco, si stabilirono là e cominciarono a regnare in Damasco. 25Fu avversario d'Israele per tutta la vita di Salomone, e questo oltre al male fatto da Adad; detestò Israele e regnò su Aram.

La rivolta di Geroboamo 26Anche Geroboamo, figlio dell'efraimita Nebat, di Seredà – sua madre, una vedova, si chiamava Seruà –, mentre era al servizio di Salomone, alzò la mano contro il re. 27Questa è la ragione per cui alzò la mano contro il re: Salomone costruiva il Millo e chiudeva la breccia apertasi nella Città di Davide, suo padre. 28Geroboamo era un uomo di riguardo; Salomone, visto quanto il giovane lavorava, lo nominò sorvegliante di tutto il lavoro coatto della casa di Giuseppe. 29In quel tempo Geroboamo, uscito da Gerusalemme, incontrò per strada il profeta Achia di Silo, che era coperto con un mantello nuovo; erano loro due soli, in campagna. 30Achia afferrò il mantello nuovo che indossava e lo lacerò in dodici pezzi. 31Quindi disse a Geroboamo: “Prenditi dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio d'Israele: “Ecco, strapperò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. 32A lui rimarrà una tribù a causa di Davide, mio servo, e a causa di Gerusalemme, la città che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele. 33Ciò avverrà perché mi hanno abbandonato e si sono prostrati davanti ad Astarte, dea di quelli di Sidone, a Camos, dio dei Moabiti, e a Milcom, dio degli Ammoniti, e non hanno camminato sulle mie vie, compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e le mie norme come Davide, suo padre. 34Non gli toglierò tutto il regno dalla mano, perché l'ho stabilito principe per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo, che ho scelto, il quale ha osservato i miei comandi e le mie leggi. 35Toglierò il regno dalla mano di suo figlio e ne consegnerò a te dieci tribù. 36A suo figlio darò una tribù, affinché ci sia una lampada per Davide, mio servo, per tutti i giorni dinanzi a me a Gerusalemme, la città che mi sono scelta per porvi il mio nome. 37Io prenderò te e tu regnerai su quanto vorrai; sarai re d'Israele. 38Se ascolterai quanto ti comanderò, se seguirai le mie vie e farai ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, mio servo, io sarò con te e ti edificherò una casa stabile come l'ho edificata per Davide. Ti consegnerò Israele; 39umilierò la discendenza di Davide per questo motivo, ma non per sempre”“. 40Salomone cercò di far morire Geroboamo, il quale però trovò rifugio in Egitto da Sisak, re d'Egitto. Geroboamo rimase in Egitto fino alla morte di Salomone. 41Le altre gesta di Salomone, tutte le sue azioni e la sua sapienza, non sono forse descritte nel libro delle gesta di Salomone? 42Il tempo in cui Salomone aveva regnato a Gerusalemme su tutto Israele fu di quarant'anni. 43Salomone si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

__________________________ Note

11,3 I numeri settecento e trecento sono iperbolici e vogliono accentuare, a loro modo, la magnificenza di Salomone.

11,23-25 I vari re di Damasco, capitale dell’omonimo regno arameo, approfitteranno della divisione del regno in Israele e Giuda e saranno avversari d’Israele per quasi due secoli.

11,30 lo lacerò in dodici pezzi: il gesto simbolico che compie il profeta, rende visibile ed efficace la parola che pronunicia (vedi Ger 27,1-8; 28,1-4.10-11). Il profeta assegna dieci tribù a Geroboamo e due a Giuda: forse Giuda e Beniamino (vedi 1Re 12,21) o Giuda e Simeone. Tutta l'azione simbolica viene formulata con la terminologia deuteronimistica.

11,41 libro delle gesta di Salomone: una delle antiche fonti andate poi perdute.

11,42 quarant’anni: probabilmente dal 970 al 931 circa a.C.

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Approfondimenti

1-43. Presenta il tramonto della più luminosa giornata nella storia della monarchia israelitica. Non si tratta però di un crepuscolo sereno. Le nubi del peccato e del minacciato castigo travolgono e anticipano il naturale estinguersi della luce. L'autore addensa in questa pagina il rovescio della medaglia del regno gloriosamente descritto. Le difficoltà politiche non si sono infatti accumulate al termine della vita del grande monarca. Le minacce esterne vanno datate ai primi anni di regno (cfr. vv. 21 e 24-25), quelle interne si collegano ai grandi lavori edilizi.

1-4. Una lettura teologica estremamente coerente al pensiero deuteronomista vede come causa del crollo dell'impero salomonico il peccato. Qui vengono presentati i prodromi dell'infedeltà, l'ambiente dal quale saranno respirati i germi che produrranno un esito mortale; l'harem cosmopolita di Salomone, come ambiente plurirazziale e plurireligioso, costituiva una trappola per l'integrità jahvista da evitarsi in maniera assai determinata in base a Dt 7,3-4. La provenienza delle donne elenca tutti i paesi confinanti tranne la regione filistea. Si trattava con probabilità di matrimoni politici. Già una scelta di questo tipo era disobbedienza a Dio, pur non essendo ancora arrivata all'idolatria aperta. L'autore cerca di presentare un'attenuante per il grave peccato di Salomone: l'età avanzata. Nella senile perdita di autonomia la volontà delle donne avrebbe prevalso su quella del re.

5-8. Le divinità oggetto di culto vengono presentate andando in senso orario da nord verso sud. * Astarte, patrona di Sidone, godeva di venerazione in un'area assai diffusa. Associata a Baal soprintendeva alla fecondità. Era la terra madre progenitrice di tutti i viventi e il suo culto comprendeva talora la prostituzione sacra. * Milcom è la forma con cui appare presso gli Ammoniti l'antica divinità cananaica Malek, nome che compare presso gli Ebrei il cui significato è «re» (dalla radice mlk, «regnare», con le vocali però di bōšet, «vergogna»). Il suo culto era penetrato in Israele (Lv 18,21; 20,2) anche attraverso i sacrifici umani (2Re 23,10) e conobbe una forte resistenza da parte dei profeti (Ger 7,31-32; 19,6.11-14). * Camos era il dio nazionale dei Moabiti (Nm 21,29; Gdc 11,24). L'altura costruita per lui da Salomone riapparirà in 11,7.33 e in 2Re 23,13. Anche contro di lui si scaglia la predicazione profetica (Ger 48,7.13.16).

Entrambi questi idoli vengono chiamati šiqquṣ termine che indica una cosa talmente rivoltante da essere assolutamente evitata. Impressiona al v. 7 la radice bnh, «costruire», copiosamente usata al c. 6 e al c. 8 per indicare la costruzione del tempio e qui impiegata per un luogo di culto profano. La posizione geografica poi è assai eloquente: il monte di fronte a Gerusalemme, cioè le pendici del Monte degli Ulivi. L'antitesi tra JHWH e idoli è resa in modo plastico. 11,9-13. La responsabilità di Salomone è aumentata dal fatto che i precetti validi per tutto il popolo (Es 20,2-6; Dt 5,6-10) sono stati indirizzati personalmente a lui nelle due apparizioni di JHWH (3,5-14; 9,2-9), e, specialmente nella seconda, l'ammonimento contro l'idolatria era stato assai forte (9,6-9). Si noti come il castigo viene annunciato e procederà con intensità decrescente. La prima fase è drastica, radicale: «ti strapperò via il regno», ma subito dopo comincia una spirale di misericordia. L'attuazione viene rinviata al regno del successore di Salomone e non sarà completa: una tribù rimarrà alla casa di Davide. Il motivo è l'amore concretamente manifestato nella fedeltà alle scelte originali: Davide e Gerusalemme.

14-40. La risposta di Dio al peccato di Salomone segna la stessa logica usata dal re. Salomone aveva procurato, con gli dei, degli oppositori a JHWH. Ora JHWH procura dentro e fuori il regno oppositori a Salomone.

14-22. Il primo avversario politico a entrare in scena è Adad di Edom. È difficile capire come e quando costui abbia dato fastidi a Salomone. Quest'unità infatti è una piccola biografia di un principe fuggiasco, scampato allo sterminio della sua famiglia. Anche qui abbiamo una esagerazione in merito all'impresa di Abner riportata in 2Sam 8,13-14. In Edom si diede senz'altro la caccia ai maschi della casa reale e a quelli adatti al combattimento, ma non a tutti. Adad trova asilo in Egitto, paese che ha sempre avuto buoni rapporti con Edom, e dopo la morte dei suoi oppressori riesce a riconquistare il trono. Se avesse avviato ostilità aperte verso Salomone immediatamente dopo il suo ritorno come si spiegherebbe il facile accesso al golfo di Aqaba? Forse è più verosimile pensare che il potere andò rinvigorendosi nelle mani di Adad con gradualità e solo verso la fine del regno di Salomone riuscì a far pesare la sua ostilità.

23-25. Dopo il pericolo da sud, Edom, ora il pericolo da nord, Aram. Zoba era una città-stato a nord di Damasco il cui re Adad-Ezer esercitava il vassallaggio sugli Aramei. Uno dei suoi ufficiali, Razon, fuggì da lui mettendosi a capo di una banda di sovversivi. La storia trova un'analogia in 1Sam 22-28. L'impresa più importante di Razon fu la conquista di Damasco. Attorno alla sua città egli cominciò a coagulare le popolazioni circostanti in via di sedentarizzazione diventando così politicamente rilevante. Durante il regno di Salomone l'ostilità è da far coincidere con incidenti alla frontiera settentrionale che disturbavano il commercio.

26-28. Da Zereda, un villaggio sul versante occidentale della catena di Efraim, proveniva Geroboamo, un valente operaio che per le sue doti venne scelto personalmente da Salomone come responsabile dei lavoratori della sua tribù e di quelli di Manasse che insieme componevano la casa di Giuseppe. Questi vv. insieme al v. 40 costituiscono una scarna fonte originaria nella quale si è inserita una narrazione profetica. A proposito del Millo cfr. 9,15-19.

29-30. L'incontro con Achia di Silo è occasione per un gesto profetico spiegato dall'oracolo successivo. La città di origine del profeta prende rilievo perché l'oracolo annuncia la nascita del regno del Nord, zona di cui Silo era una antica città sacra. Il mantello poteva essere quello speciale indumento che distingueva i profeti (cfr. 1Sam 28,14).

31-36. La prima parte dell'oracolo si concentra su Salomone. L'esordio pone un problema con il computo delle tribù, tant'è che i LXX operano una correzione attribuendone a Salomone due anziché una. Una possibile spiegazione potrebbe essere questa: le dieci tribù del Nord e della Transgiordania vanno a Geroboamo. A Salomone rimane Giuda, che per il suo naturale legame con la casa di Davide viene ritenuta un possesso scontato, più Beniamino l'unica tribù aggiunta alla legittima proprietà (cfr. 12,21-23; 2Cr 15,8-9). La sostanza dell'oracolo è una ripetizione della descrizione dei vv. 5-7 e del discorso divino ai v. 11-13. Unica novità il particolare della lampada presa dall'ambiente liturgico. Come nel tempio ardeva sempre una lampada davanti al Signore, così in Gerusalemme arderà in continuazione la casa di Davide attraverso un erede.

37-39. La nascita di una monarchia al Nord viene radicata nella parola profetica portatrice delle condizioni e delle promesse di Dio. Queste non differiscono da quelle già emanate per Giuda. Se il re sarà fedele, Dio sarà fede le e la dinastia sarà stabile. Il linguaggio sottolinea la similitudine. La grande differenza, che peserà anche sulla storia successiva, è che per il Nord non esiste una città eletta e santa come Gerusalemme. Il fatto che i LXX non riportino il v. 39 spinge a ritenerlo una glossa.

40. Nonostante le lusinghiere parole di Achia, e molto probabilmente anche il suo fattivo aiuto, la rivolta di Geroboamo fallisce e si risolve in una fuga. Anch'egli come Adad ripara in Egitto accolto da Sisach con molta probabilità il šešonq dei documenti egiziani.

41-43. Il parallelo si trova in 2Cr 9,29-30. Un formulario standardizzato che si ripeterà anche per gli altri re chiude sobriamente e definitivamente il ciclo di Salomone. Il periodo di regno indicato con la cifra tonda di quarant'anni è stato di poco superiore (972-926 o 922 circa). Il sepolcro di Salomone rimase visibile fino alla rivolta di Bar Kokba (132-135 d.C.), periodo in cui crollò. Salomone fu l'unico re che per tutta la durata del suo regno ebbe potere sull'intero Israele.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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La visita della regina di Saba 1La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, dovuta al nome del Signore, venne per metterlo alla prova con enigmi. 2Arrivò a Gerusalemme con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d'oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. 3Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle. 4La regina di Saba, quando vide tutta la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, 5i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. 6Quindi disse al re: “Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! 7Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n'era stata riferita neppure una metà! Quanto alla sapienza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. 8Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! 9Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul trono d'Israele, perché il Signore ama Israele in eterno e ti ha stabilito re per esercitare il diritto e la giustizia”. 10Ella diede al re centoventi talenti d'oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono più tanti aromi quanti ne aveva dati la regina di Saba al re Salomone. 11Inoltre, la flotta di Chiram, che caricava oro da Ofir, recò da Ofir legname di sandalo in grande quantità e pietre preziose. 12Con il legname di sandalo il re fece ringhiere per il tempio del Signore e per la reggia, cetre e arpe per i cantori. Mai più arrivò, né mai più si vide fino ad oggi, tanto legno di sandalo. 13Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto lei desiderava e aveva domandato, oltre quanto le aveva dato con munificenza degna di lui. Quindi ella si mise in viaggio e tornò nel suo paese con i suoi servi.

La ricchezza di Salomone 14Il peso dell'oro che giungeva a Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti d'oro, 15senza contare quanto ne proveniva dai mercanti e dal guadagno dei commercianti, da tutti i re dell'occidente e dai governatori del territorio. 16Il re Salomone fece duecento scudi grandi d'oro battuto, per ognuno dei quali adoperò seicento sicli d'oro, 17e trecento scudi piccoli d'oro battuto, per ognuno dei quali adoperò tre mine d'oro. Il re li collocò nel palazzo della Foresta del Libano. 18Inoltre, il re fece un grande trono d'avorio, che rivestì d'oro fino. 19Il trono aveva sei gradini; nella sua parte posteriore il trono aveva una sommità rotonda, vi erano braccioli da una parte e dall'altra del sedile e due leoni che stavano a fianco dei braccioli. 20Dodici leoni si ergevano di qua e di là, sui sei gradini; una cosa simile non si era mai fatta in nessun regno. 21Tutti i vasi per le bevande del re Salomone erano d'oro, tutti gli arredi del palazzo della Foresta del Libano erano d'oro fino; nessuno era in argento, poiché ai giorni di Salomone non valeva nulla. 22Difatti il re aveva in mare le navi di Tarsis, con le navi di Chiram; ogni tre anni le navi di Tarsis arrivavano portando oro, argento, zanne d'elefante, scimmie e pavoni. 23Il re Salomone fu più grande, per ricchezza e sapienza, di tutti i re della terra. 24Tutta la terra cercava il volto di Salomone, per ascoltare la sapienza che Dio aveva messo nel suo cuore. 25Ognuno gli portava, ogni anno, il proprio tributo, oggetti d'argento e oggetti d'oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli. 26Salomone radunò carri e cavalli; aveva millequattrocento carri e dodicimila cavalli da sella, distribuiti nelle città per i carri e presso il re a Gerusalemme. 27Il re fece sì che a Gerusalemme l'argento abbondasse come le pietre e rese il legname di cedro tanto comune quanto i sicomòri che crescono nella Sefela. 28I cavalli di Salomone provenivano da Musri e da Kue; i mercanti del re li compravano in Kue. 29Un carro, importato da Musri, costava seicento sicli d'argento, un cavallo centocinquanta. In tal modo ne importavano per fornirli a tutti i re degli Ittiti e ai re di Aram.

__________________________ Note

10,1 Saba: corrisponde probabilmente al moderno Yemen. Il viaggio della regina aveva soprattutto interessi commerciali (vedi i vv. 2.10.13); l’autore però ne prende occasione per mettere in luce la sapienza di Salomone.

10,14 seicentosessantasei talenti: oltre 21 tonnellate (vedi nota a 9,28), cifra che sembra eccessiva.

10,22 le navi di Tarsis: Tarsis è luogo geograficamente non definito. La nave di Tarsis era una nave robusta, usata per il commercio e capace di coprire grandi distanze.

10,28 Musri: si trovava forse nell’Anatolia sudorientale. Kue: forse nella Cilicia.

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Approfondimenti

1-29. Il parallelo si trova in 2Cr 9,1-28.

1-3. Sul ceppo di un episodio storico è fiorito un leggendario racconto. La regina di Saba viene a far visita a Salomone per regolarizzare il commercio. Prima dell'VIII sec. i Sabei vivevano nelle regioni settentrionali della penisola arabica; solo successivamente, forse in seguito alle campagne militari di Sargon, si spostarono e si insediarono a sud. L'uso di regine, quindi un'organizzazione matriarcale, presso gli Arabi, è ben documentata da antiche iscrizioni. Ezion-Gheber, quale quartier generale della flotta di Salomone, aveva portato gli Ebrei presso la penisola arabica e la notevole e particolare estensione territoriale del regno salomonico costringeva le carovane arabe a dover fare i conti con la monarchia israelitica per i loro passaggi commerciali. Questi potrebbero essere i veri motivi della visita qui presentata. La fama di Salomone è certamente reale, ma ha un peso secondario. Nella venuta della regina gli scopi commerciali emergono assai bene nell'intermezzo dei vv. 11-12 e nella conclusione al v. 13 dove si capisce che la regina era venuta con richieste precise. Negli incontri tra monarchi era usanza scambiarsi enigmi e indovinelli, come attesta per esempio Giuseppe Flavio a proposito di Apofis d'Avari e Sekenra di Tebe (Antichità 8,5,3). Un esempio importante di indovinello nel banchetto si trova in Gde 14,11-18. La stesura del brano in forma leggendaria ha portato ad accentuare notevolmente questo motivo della sapienza, ma sotto un aspetto nuovo. Al c. 3 la sapienza era presentata come la capacità pratica nell'amministrare la giustizia, al c. 5 come interesse botanico e abilità letteraria, qui come agilità dialettica.

4-5. Con particolare sensibilità alla psicologia femminile l'autore riporta quanto era oggetto di ammirazione nella corte salomonica. Vitto, alloggio, vestiario, presenza maschile erano certamente interessanti per una visitatrice. Nella bellissima espressione che ritrae la regina priva di respiro dopo la fortissima emozione provata durante il soggiorno a Gerusalemme si può cogliere l'ammirazione popolare per l'epoca singolare in cui era dato di vivere. L'agio e l'imponenza dell'epoca salomonica erano frutto di un'ascesa assai rapida dopo le conquiste di Davide. Il passato di scontro con i Filistei e di lotte interne per la conquista del potere era sicuramente ancor vivo nella memoria di molti. Ma la regina senza fiato potrebbe essere benissimo anche l'immagine del lettore il quale, ormai al termine della descrizione della magnificenza salomonica, si sente pure conquistato dallo splendore raccontato e condivide pienamente l'atteggiamento della regina.

7-9. Il discorso diretto della regina riporta le tre caratteristiche del regno di Salomone: saggezza, ricchezza, buon governo. La prospettiva teologica è chiaramente presente con l'elezione del re e la missione che da Dio gli è affidata: assicurare la giustizia. Questo è il vertice del discorso e il vertice del mandato regale.

10 e 13. Sono i versetti che esprimono più efficacemente l'aspetto commerciale della visita. La regina è giunta con una carovana carica dei prodotti tipici della sua terra tra i quali si da giustamente rilievo agli aromi. Parte di nuovo carica, perché la generosità di Salomone ha soddistatto le sue richieste non esplicitamente riferite. Si può presumere che si trattasse di prodotti agricoli non molto abbondanti nella sua terra desertica. L'episodio è ripreso in Mt 12,42 e Lc 11,31, dimostrando come al tempo di Gesù fosse ancora assai vivo nella memoria e fantasia popolare lo splendore dell'antico monarca.

Nella seconda parte del capitolo, in una maniera disorganica si presenta di nuovo una panoramica della prosperità economica. Si potrà leggere il contenuto raggruppando le notizie sparse attorno ad alcuni temi. Si noterà anche qui la tendenza all'iperbole sia nel parlare dei beni, sia nel riferire la fama di Salomone.

11 e 22. Commercio marittimo. La collaborazione con Chiram nell'arte marinara di cui si è già parlato in 5,27-28 viene ora ripresentata. Ad essa si affianca nel v. 22 la flotta di Tarsis. L'identificazione di questo luogo rimane ipotetica: la si vuole collocare in Spagna nella provincia Betica, in Andalusia. Rimane però da spiegare cosa significhi «di Tarsis»: la meta? la provenienza? il cabotaggio? Per quanto riguarda la meta dei viaggi essa dovrebbe essere orientale vista la fauna esotica che viene importata insieme all'avorio.

12 e 27. Legname pregiato. Con il termine ’alᵉmugîm viene indicato un legno pregiato che si fa coincidere con il legname di sandalo, ma questa interpretazione non gode di certezza. Così pure non è facile capire cosa indichi il termine misᵉ‘ād tradotto da BC con «ringhiere» mentre si tratta di un sostantivo singolare. Gli strumenti musicali servivano per il culto e i banchetti. L'abbondanza di legno di cedro di cui si parla al v. 27 fa capire che il commercio di questo materiale durò anche dopo le grande costruzioni.

14-15. Le rendite. La riscossione delle tasse viene presentata con due dilatazioni. La prima riguarda il numero di talenti d'oro. Una simile cifra non si poteva raccogliere neanche durante tutti gli anni di regno. La seconda riguarda l'estensione del tributo ai re arabi e ai governatori. Può darsi che si trattasse di pedaggi da pagarsi da parte delle carovane straniere, ma può darsi anche che l'ammirazione per la ricchezza del regno abbia travalicato.

16-17 e 21. Suppellettili d'oro. La sala della «Foresta del Libano», la più importante della reggia che poteva fungere anche da deposito delle armi era decorata con due serie di scudi dorati. Ritenere che fossero d'oro massiccio è la solita prodigalità narrativa dell'agiografo. La prima serie era composta di grandi scudi in grado di proteggere tutta la persona, la seconda comprendeva gli scudi più piccoli e più maneggevoli, tondi. Non è detto che l'uso di questi scudi sia puramente decorativo; potevano venire impiegati nelle parate regali ed anche in battaglia. La conclusione del v. 21 ci avverte che siamo di nuovo in presenza di dilatazioni del reale. Vasellame e mobilio d'oro sono un dato favolistico.

18-20. Il trono. In linea con la magnificenza fin qui passata in rassegna si pone l'elegantissimo trono in oro e avorio. Dodici leoni, emblema della forza e della maestà, accompagnavano l'ascesa al trono.

23-25. Fama di Salomone. Con toni iperbolici si presenta la notorietà del re estesa a tutto il mondo. Salomone è ritratto come il punto di gravità di chi cerca la sapienza e porta ricchezza. Si noti nel v. 24 un riferimento chiaro a 3, 12: «la sapienza che Dio aveva messo nel suo cuore».

26 e 28-29. Commercio di carri e cavalli. Dalla Cilicia (Kue) e dall'Egitto venivano i cavalli e i carri per l'esercito salomonico. La cavalleria era smistata tra la capitale e le città destinate preposte a questo scopo come Meghiddo. Gli Hirtiti e gli Aramei vendevano i loro cavalli a Salomone perché, decisamente più vicini alla Cilicia, potevano averli con facilità.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Nuova apparizione del Signore 1Quando Salomone ebbe terminato di costruire il tempio del Signore, la reggia e quanto aveva voluto attuare, 2il Signore apparve per la seconda volta a Salomone, come gli era apparso a Gàbaon. 3Il Signore gli disse: “Ho ascoltato la tua preghiera e la tua supplica che mi hai rivolto; ho consacrato questa casa, che tu hai costruito per porre in essa il mio nome per sempre. I miei occhi e il mio cuore saranno là tutti i giorni. 4Quanto a te, se camminerai davanti a me come camminò Davide, tuo padre, con cuore integro e con rettitudine, facendo quanto ti ho comandato, e osserverai le mie leggi e le mie norme, 5io stabilirò il trono del tuo regno su Israele per sempre, come ho promesso a Davide, tuo padre, dicendo: “Non ti sarà tolto un discendente dal trono d'Israele”. 6Ma se voi e i vostri figli vi ritirerete dal seguirmi, se non osserverete i miei comandi e le mie leggi che io vi ho proposto, se andrete a servire altri dèi e a prostrarvi davanti ad essi, 7allora eliminerò Israele dalla terra che ho dato loro, rigetterò da me il tempio che ho consacrato al mio nome; Israele diventerà la favola e lo zimbello di tutti i popoli. 8Questo tempio sarà una rovina; chiunque vi passerà accanto resterà sbigottito, fischierà di scherno e si domanderà: “Perché il Signore ha agito così con questa terra e con questo tempio?”. 9Si risponderà: “Perché hanno abbandonato il Signore, loro Dio, che aveva fatto uscire i loro padri dalla terra d'Egitto, e si sono legati a dèi stranieri, prostrandosi davanti a loro e servendoli. Per questo il Signore ha fatto venire su di loro tutta questa sciagura”“.

Le città cedute a Chiram, re di Tiro 10Passati i vent'anni durante i quali Salomone aveva costruito i due edifici, il tempio del Signore e la reggia, 11poiché Chiram, re di Tiro, aveva fornito a Salomone legname di cedro e legname di cipresso e oro secondo ogni suo desiderio, Salomone diede a Chiram venti città nella regione della Galilea. 12Chiram uscì da Tiro per vedere le città che Salomone gli aveva dato, ma non gli piacquero. 13Perciò disse: “Sono queste le città che tu mi hai dato, fratello mio?”. Le chiamò terra di Cabul, nome ancora in uso. 14Chiram aveva mandato al re centoventi talenti d'oro.

I lavori forzati imposti da Salomone 15Questa fu l'occasione in cui il re Salomone istituì il lavoro coatto per costruire il tempio, la reggia, il Millo, le mura di Gerusalemme, Asor, Meghiddo, Ghezer. 16Il faraone, re d'Egitto, con una spedizione aveva preso Ghezer, l'aveva data alle fiamme, aveva ucciso i Cananei che abitavano nella città e poi l'aveva assegnata in dote a sua figlia, moglie di Salomone. 17Salomone riedificò Ghezer, Bet-Oron inferiore, 18Baalàt, Tamar nel deserto del paese 19e tutte le città dei magazzini che gli appartenevano, le città per i carri, quelle per i cavalli, e costruì a Gerusalemme, nel Libano e in tutto il territorio del suo dominio tutto ciò che gli piacque. 20Quanti rimanevano degli Amorrei, degli Ittiti, dei Perizziti, degli Evei e dei Gebusei, che non erano Israeliti, 21e cioè i loro discendenti rimasti dopo di loro nella terra, coloro che gli Israeliti non avevano potuto votare allo sterminio, Salomone li arruolò per il lavoro coatto da schiavi, come è ancora oggi. 22Ma degli Israeliti Salomone non fece schiavo nessuno, perché essi erano guerrieri, suoi ministri, suoi comandanti, suoi scudieri, comandanti dei suoi carri e dei suoi cavalieri. 23I comandanti dei prefetti, che dirigevano i lavori per Salomone, erano cinquecentocinquanta; essi dirigevano il popolo che si occupava dei lavori. 24Dopo che la figlia del faraone si trasferì dalla Città di Davide alla casa che il re Salomone le aveva fatto costruire, questi costruì il Millo. 25Tre volte all'anno Salomone offriva olocausti e sacrifici di comunione sull'altare che aveva costruito per il Signore e bruciava incenso su quello che era davanti al Signore. Così terminò il tempio.

Salomone e il commercio 26Salomone costruì anche una flotta a Esion-Ghèber, che è presso Elat, sulla riva del Mar Rosso, nel territorio di Edom. 27Chiram inviò alla flotta i suoi servi, marinai che conoscevano il mare, insieme con i servi di Salomone. 28Andarono in Ofir e di là presero quattrocentoventi talenti d'oro e li portarono al re Salomone.

__________________________ Note

9,15 Millo: il terrapieno che Salomone fece costruire. Gli studiosi non sono concordi nell’indicarne il luogo e la funzione (vedi anche 11,27 e nota a 2Sam 5,9).

9,22 La notizia che gli Israeliti non furono sottomessi ai lavori forzati contrasta con le informazioni di 5,27 e 11,28, che sono da preferire perché più conformi all’uso orientale.

9,26 Esion-Ghèber: nel golfo di Aqaba, o ramo orientale del Mar Rosso. Era un grande centro metallurgico.

9,28 regione celebre per l’abbondanza d’oro, ma di incerta localizzazione. Un talento equivaleva a 3.000 sicli, cioè circa 33 kg (vedi nota a Es 30,13).

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Approfondimenti

1-9. Questa nuova apparizione divina ha il suo parallelo in 2Cr 7,11-22.

1-3. Ecco il racconto di una seconda teofania, discreta nella forma come quella di Gabaon (3,5-15), e probabilmente come quella avvenuta in sogno. Il brano diventa l'occasione per una tipica esortazione e ammonizione deuteronomista. La prima parte del discorso divino riguarda il tempio che Dio dichiara di gradire rispondendo positivamente alla preghiera innalzata da Salomone. Vengono ripresi gli elementi della preghiera di dedicazione per indicare la presenza di Dio, cioè il nome posto nel tempio e gli occhi rivolti ad esso, ma si aggiunge un elemento assolutamente nuovo: il cuore. La preghiera è abbondantemente esaudita. Da parte di Dio non vi è per il tempio solo una vigilanza esteriore, ma una disposizione interna ancor più essenziale per l'esaudimento delle preghiere.

4-5. Ora si parla della dinastia. Le condizioni poste da Dio per la sua stabilità sono costanti; erano già state presentate a Salomone da Davide nel suo testamento (2,2-4). Anche in questo caso si noti la presenza del cuore. L'osservanza della legge da parte del re non è da ridursi a formalità, implica tutta la persona e la vita con una profonda coerenza interiore.

6-9. Qui l'interlocutore di Dio non è più solo Salomone, ma il popolo intero. Se dalla condotta del re dipende la stabilità dinastica, da quella del popolo dipende il futuro della terra, del tempio e di Israele stesso. L'allontanarsi da Dio significherà inevitabilmente l'allontanamento dalla terra, dal tempio e la dispersione tra le genti tra lo scherno generale. Si sente molto in questa sezione la somiglianza con Dt 29,22-28, dove pure ci si interroga, di fronte alla rovina del paese e del tempio, sui motivi che l'hanno provocata, dando una risposta analoga a questa. La vicenda dell'esilio pesa su questi versetti anche se non si è in grado di dichiarare con certezza assoluta che siano stati redatti dopo il 586. Una forte ipoteca su questa opinione è posta da alcuni passi profetici (Ger 7 e 26 e specialmente Mic 3,12) di certa composizione preesilica in cui si predice un rovinoso destino per il tempio e Gerusalemme.

10-14. Il testo parallelo si trova in 2Cr 8,1-2. Questi venti anni sono la somma della durata della costruzione del tempio (6,38) e della durata della costruzione della reggia (7,1). Terminato tutto, Salomone doveva forse assolvere ancora qualche debito con Chiram per il materiale fornito. Ecco dunque la cessione di 20 città della Galilea. La delusione di Chiram potrebbe venire dal fatto che forse si aspettava terreno coltivabile per sopperire alla povertà agricola del suo paese. L'insoddisfazione di Chiram si è incisa nel nome dato all'agglomerato di insediamenti: Kabul, derivato con un gioco di parole da kᵉbal che significa «quasi un nulla».

15-25. Il parallelo si trova in 2Cr 8,3-13. Dal v. 15 al v. 23 troviamo del materiale d'archivio con notizie intersecate. Le informazioni sui lavori forzati vengono subito troncate nel v. 15b per lasciare spazio a una lista di lavori a sua volta interrotta dal v. 16 per riferire la spedizione del faraone. Solo al v. 20 si riprenderà con le notizie sui lavori forzati e gli impieghi degli Israeliti.

15-19. La prima opera di cui si parla dopo quelle ormai note, tempio e reggia, è il Millo. Forse l'unica cosa sicura che si conosce a suo proposito è l'etimologia dalla radice ml’ al piel che significa «riempire». Si tratta dunque di un terrapieno. L'archeologia non è ancora in grado di dirci con esattezza dove sorgesse e che scopo avesse; ci viene solo offerto un ventaglio di ipotesi tra cui anche quella che non sia da attribuire a Salomone in base a 2Sam 5,9. Le nuove importanti costruzioni avevano ingrandito Gerusalemme da cingere ora con nuove mura, perché non perdesse la sicurezza della città gebusea. Le città menzionate occupano tutte posizioni strategiche di grande rilievo e vengono citate seguendo l'ordine geografico da nord verso sud.

  • Azor: nel lontano nord presso i guadi più settentrionali del Giordano.
  • Meghiddo: sovrastava la grande pianura tra gli altopiani della Galilea e di Efraim.
  • Ghezer: affiancava i confini con le regioni filistee.
  • Bet-Oron inferiore e Baalat: controllavano le vie verso l'interno, specie verso Gerusalemme.
  • Tamar: nel profondo sud controllava le vie verso il golfo di Aqaba.

Rimangono anonime le città deposito destinate alla raccolta dei viveri procurati dai prefetti e agli arsenali, specialmente la grande novità introdotta da Salomone per aggiornare il suo esercito sul modello delle grandi nazioni: i carri da guerra e i cavalli ad essi destinati. Il riferimento al Libano non trova per ora plausibili spiegazioni.

20-23. Il precetto di Dt 7,1-2 che prevedeva lo sterminio delle popolazioni di Canaan non poté totalmente essere attuato. I superstiti vengono destinati alla schiavitù e ai lavori più pesanti. Per gli Israeliti sembrano qui previsti solo posti appetibili, praticamente mansioni dirigenziali. Ma ciò non deve corrispondere al vero. 11,28 prevede anche per loro i lavori forzati e secondo 11,26 e 12,4 questo fu causa di malumore e di ribellione.

24-25. Due versetti sparsi la cui collocazione è discussa. Il primo costituisce la conclusione di una buia storia della residenza della regina le cui tappe precedenti sono in 3,1 e 7,8b. Il secondo presenta di nuovo Salomone nello svolgimento di funzioni sacerdotali, qui limitate al solo offrire olocausti, mentre in occasione della dedicazione lo si è visto anche benedicente. Le tre occasioni per questa funzione potrebbero essere le più importanti solennità: Pasqua, Pentecoste e Tabernacoli 9,26-28. Il parallelo si trova in 2Cr 8,17-18. Il ricordo della flotta deve essere particolarmente notato perché è la prima volta nella Bibbia che si parla dell'attività marinara degli Ebrei. Pur essendo assai vicini al Mediterraneo non riuscirono a raggiungerne le spiagge saldamente controllate a nord dai Fenici e a sud dai Filistei. La conquista dell'Idumea da parte di Davide aveva però aperto la strada verso il golfo di Aqaba. È qui che si installa il cantiere navale di Salomone, precisamente a Ezion-Gheber, la località più settentrionale del golfo. Mancando completamente di esperienza vengono aiutati dai Fenici, sudditi di Chiram. Ofir rimane una località misteriosa. Alcuni intendono il termine in maniera generica come levante o oriente, altri preferiscono una ubicazione precisa. In questo caso la zona più probabile per situarla è la penisola arabica. Anche qui appaiono cifre esagerate. Se si pensa che un talento come unità di peso equivale a kg 41,4 il carico corrispondeva a più di 173 quintali d'oro!

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Trasferimento dell’arca dell’alleanza 1Salomone allora convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d'Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l'arca dell'alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. 2Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa. 3Quando furono giunti tutti gli anziani d'Israele, i sacerdoti sollevarono l'arca 4e fecero salire l'arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i leviti. 5Il re Salomone e tutta la comunità d'Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all'arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità. 6I sacerdoti introdussero l'arca dell'alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. 7Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell'arca; i cherubini, cioè, proteggevano l'arca e le sue stanghe dall'alto. 8Le stanghe sporgevano e le punte delle stanghe si vedevano dal Santo di fronte al sacrario, ma non si vedevano di fuori. Vi sono ancora oggi. 9Nell'arca non c'era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull'Oreb, dove il Signore aveva concluso l'alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d'Egitto. 10Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, 11e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. 12Allora Salomone disse: “Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura. 13Ho voluto costruirti una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno”.

Discorso di Salomone al popolo 14Il re si voltò e benedisse tutta l'assemblea d'Israele, mentre tutta l'assemblea d'Israele stava in piedi, 15e disse: “Benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ha adempiuto con le sue mani quanto con la bocca ha detto a Davide, mio padre: 16“Da quando ho fatto uscire Israele, mio popolo, dall'Egitto, io non ho scelto una città fra tutte le tribù d'Israele per costruire una casa, perché vi dimorasse il mio nome, ma ho scelto Davide perché governi il mio popolo Israele”. 17Davide, mio padre, aveva deciso di costruire una casa al nome del Signore, Dio d'Israele, 18ma il Signore disse a Davide, mio padre: “Poiché hai deciso di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene a deciderlo; 19solo che non costruirai tu la casa, ma tuo figlio, che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà una casa al mio nome”. 20Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunciato: sono succeduto infatti a Davide, mio padre, e siedo sul trono d'Israele, come aveva preannunciato il Signore, e ho costruito la casa al nome del Signore, Dio d'Israele. 21Vi ho fissato un posto per l'arca, dove c'è l'alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dalla terra d'Egitto”.

Preghiera di Salomone per la famiglia 22Poi Salomone si pose davanti all'altare del Signore, di fronte a tutta l'assemblea d'Israele e, stese le mani verso il cielo, 23disse: “Signore, Dio d'Israele, non c'è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. 24Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l'hai adempiuto con la tua mano, come appare oggi. 25Ora, Signore, Dio d'Israele, mantieni nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli hai promesso dicendo: “Non ti mancherà mai un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono d'Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta, camminando davanti a me come hai camminato tu davanti a me”. 26Ora, Signore, Dio d'Israele, si adempia la tua parola, che hai rivolto al tuo servo Davide, mio padre! 27Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! 28Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! 29Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.

Preghiera per il popolo 30Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona! 31Se uno pecca contro il suo prossimo e, perché gli è imposto un giuramento imprecatorio, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, 32tu ascoltalo nel cielo, intervieni e fa' giustizia con i tuoi servi; condanna il malvagio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l'innocente, rendendogli quanto merita la sua giustizia. 33Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto di fronte al nemico perché ha peccato contro di te, ma si converte a te, loda il tuo nome, ti prega e ti supplica in questo tempio, 34tu ascolta nel cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo tornare sul suolo che hai dato ai loro padri. 35Quando si chiuderà il cielo e non ci sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, ma ti pregano in questo luogo, lodano il tuo nome e si convertono dal loro peccato perché tu li hai umiliati, 36tu ascolta nel cielo, perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, ai quali indicherai la strada buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra che hai dato in eredità al tuo popolo. 37Quando sulla terra ci sarà fame o peste, carbonchio o ruggine, invasione di locuste o di bruchi, quando il suo nemico lo assedierà nel territorio delle sue città o quando vi sarà piaga o infermità d'ogni genere, 38ogni preghiera e ogni supplica di un solo individuo o di tutto il tuo popolo Israele, di chiunque abbia patito una piaga nel cuore e stenda le mani verso questo tempio, 39tu ascoltala nel cielo, luogo della tua dimora, perdona, agisci e da' a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il suo cuore, poiché solo tu conosci il cuore di tutti gli uomini, 40perché ti temano tutti i giorni della loro vita sul suolo che hai dato ai nostri padri. 41Anche lo straniero, che non è del tuo popolo Israele, se viene da una terra lontana a causa del tuo nome, 42perché si sentirà parlare del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio teso, se egli viene a pregare in questo tempio, 43tu ascolta nel cielo, luogo della tua dimora, e fa' tutto quello per cui ti avrà invocato lo straniero, perché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e sappiano che il tuo nome è stato invocato su questo tempio che io ho costruito. 44Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro i suoi nemici, seguendo la via sulla quale l'avrai mandato, e pregheranno il Signore rivolti verso la città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 45ascolta nel cielo la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia. 46Quando peccheranno contro di te, poiché non c'è nessuno che non pecchi, e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a un nemico e i loro conquistatori li deporteranno in una terra ostile, lontana o vicina, 47se nella terra in cui saranno deportati, rientrando in se stessi, torneranno a te supplicandoti nella terra della loro prigionia, dicendo: “Abbiamo peccato, siamo colpevoli, siamo stati malvagi”, 48se torneranno a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nella terra dei nemici che li avranno deportati, e ti supplicheranno rivolti verso la loro terra che tu hai dato ai loro padri, verso la città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 49tu ascolta nel cielo, luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia. 50Perdona al tuo popolo, che ha peccato contro di te, tutte le loro ribellioni con cui si sono ribellati contro di te, e rendili oggetto di compassione davanti ai loro deportatori, affinché abbiano di loro misericordia, 51perché si tratta del tuo popolo e della tua eredità, di coloro che hai fatto uscire dall'Egitto, da una fornace per fondere il ferro. 52Siano aperti i tuoi occhi alla preghiera del tuo servo e del tuo popolo Israele e ascoltali in tutto quello che ti chiedono, 53perché te li sei separati da tutti i popoli della terra come tua proprietà, secondo quanto avevi dichiarato per mezzo di Mosè tuo servo, mentre facevi uscire i nostri padri dall'Egitto, o Signore Dio”.

Salomone benedice il popolo 54Quando Salomone ebbe finito di rivolgere al Signore questa preghiera e questa supplica, si alzò davanti all'altare del Signore, dove era inginocchiato con le palme tese verso il cielo, 55si mise in piedi e benedisse tutta l'assemblea d'Israele, a voce alta: 56“Benedetto il Signore, che ha concesso tranquillità a Israele suo popolo, secondo la sua parola. Non è venuta meno neppure una delle parole buone che aveva pronunciato per mezzo di Mosè, suo servo. 57Il Signore, nostro Dio, sia con noi come è stato con i nostri padri; non ci abbandoni e non ci respinga, 58ma volga piuttosto i nostri cuori verso di lui, perché seguiamo tutte le sue vie e osserviamo i comandi, le leggi e le norme che ha ordinato ai nostri padri. 59Queste mie parole, usate da me per supplicare il Signore, siano presenti davanti al Signore, nostro Dio, giorno e notte, perché renda giustizia al suo servo e a Israele, suo popolo, secondo le necessità di ogni giorno, 60affinché sappiano tutti i popoli della terra che il Signore è Dio e che non ce n'è altri. 61Il vostro cuore sarà tutto dedito al Signore, nostro Dio, perché cammini secondo le sue leggi e osservi i suoi comandi, come avviene oggi”.

I sacrifici della festa di dedicazione 62Il re e tutto Israele con lui offrirono un sacrificio davanti al Signore. 63Salomone immolò al Signore, in sacrificio di comunione, ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutti gli Israeliti dedicarono il tempio del Signore. 64In quel giorno il re consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì l'olocausto, l'offerta e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l'altare di bronzo, che era davanti al Signore, era troppo piccolo per contenere l'olocausto, l'offerta e il grasso dei sacrifici di comunione. 65In quel tempo Salomone celebrò la festa davanti al Signore, nostro Dio, per sette giorni: tutto Israele, dall'ingresso di Camat al torrente d'Egitto, un'assemblea molto grande, era con lui. 66Nell'ottavo giorno congedò il popolo. I convenuti, benedetto il re, andarono alle loro tende, contenti e con la gioia nel cuore per tutto il bene concesso dal Signore a Davide, suo servo, e a Israele, suo popolo.

__________________________ Note

8,2 Il mese di Etanìm corrisponde a settembre-ottobre.

8,10-11 La nube indica la presenza di Dio, che aveva accompagnato il popolo nel deserto (Es 13,21-22; 40,38) e che ora viene ad abitare nel tempio.

8,16 vi dimorasse il mio nome: il nome rappresenta la persona. Dio ha scelto un luogo dove è particolarmente presente, ma egli non può essere limitato da nessun luogo: la sua dimora è nel cielo (vv. 27-30).

8,41 Anche lo straniero: anche i non Ebrei possono partecipare al culto nel tempio di Gerusalemme. Questo universalismo si manifesta in particolare dopo l’esilio, sia nel Terzo-Isaia (Is 56,6-7), sia nei libri di Giona e di Rut.

8,44 L’uso di pregare rivolti verso Gerusalemme e il tempio (vedi anche v. 48) è attestato nel dopo-esilio (ad es. in Dn 6,11).

8,65 La festa della dedicazione del tempio corrisponde alla festa d’autunno, cioè la festa delle Capanne, che durava sette giorni (Dt 16,13-15).

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Approfondimenti

1-13. Il racconto del trasporto dell'arca ha il suo parallelo in 2Cr 5,2-6,2.

1. L'avverbio ’āz, «A questo punto», con cui si apre il capitolo è un'indicazione di tempo assai vaga. In effetti non ci si spiega come mai l'autore che ha riportato con precisione la data d'inizio e di conclusione (6,38) dei lavori sia reticente sulla data della dedicazione vagamente presentata al v. 2 e che doveva comunque costituire un avvenimento di eccezionale importanza nella mentalità della tradizione deuteronomista così attenta al tempio. Nonostante l'istituzione dei prefetti, rimanevano in vigore le tradizionali strutture amministrative: gli anziani che costituivano un senato popolare e che si organizzavano anche in consigli locali; i capi delle organizzazioni popolari assai consolidate: tribù e famiglie. Tutti sono convocati in assemblea a Gerusalemme, la nuova capitale politica e religiosa, fulcro della piena unità nazionale. II TM contiene l'espressione lᵉha‘alôt, «per far salire», che esprime plasticamente il dislivello tra la cittadella di Davide più bassa rispetto all'altura del tempio. Sion si estenderà poi come nome anche al luogo del tempio (Am 1,2; Is 8,18; Mic 4,2).

2. La dedicazione si colloca in una «festa» molto distinta dato che il TM la presenta qualificata dall'articolo. Il mese di Etanim, che cade in autunno, ci aiuta a identificarla con la festa delle Capanne destinata a commemorare il cammino nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto (Lv 23,39-43). Questa festa si collocava tra il raccolto e la nuova semina e precedeva le piogge autunnali. A livello popolare era assai sentita e costituiva pertanto un'occasione preziosa per dedicare il tempio a Dio. Il problema della data va ora ripreso. La dedicazione avviene nel settimo mese, mentre la conclusione dei lavori cade nell'ottavo (6,38). Può darsi così che la dedicazione sia avvenuta mentre erano ancora in corso i lavori di rifinitura nell'undicesimo anno di Salomone o può darsi che dopo il compimento dei lavori siano passati undici mesi, andando così all'anno dodicesimo del regno di Salomone. Può darsi che questo rinvio, visto come un'ombra nella devozione di Salomone, abbia portato a registrare la data in maniera assai sfumata.

3. La distinzione tra sacerdoti e leviti è impropria. Pur essendo sostenuta da Nm 4 è dovuta alla riorganizzazione sacerdotale postesilica.

4. Ben difficilmente si può identificare la tenda del convegno di cui si parla qui con quella dei tempi di Mosè alla quale il nome conviene in senso proprio e che godeva di venerazione in quanto visitata da Dio. Forse era solo il padiglione preparato da Davide per il ricovero dell'arca.

5-8. I passi della processione erano scanditi da riti sacrificali. L'immagine è assai bella anche se non esente da enfasi. Giunti nel tempio, l'arca viene collocata nella cella senza che vengano tolte le stanghe in conformità alla prescrizione di Es 25,15. Se le stanghe sono visibili dagli spiragli del velo vuol dire che era stata posta all'ingresso della cella.

9. Una leggera polemica è qui presente nei confronti di tradizioni popolari che fantasticavano sul contenuto dell'arca. Eb 9,4 è l'esempio più famoso di quanto si ritenesse fosse contenuto nell'arca: un'urna con la manna, sulla scorta di Es 16,33, e la verga di Aronne in base a Nm 17,25. Qui sembra riproposta la grande sobrietà di Es 25,16-21: l'unico contenuto dell'arca sono le tavole della legge.

10-11. Viene ripreso qui l'episodio di Es 40,34.35. La nube riempie ora il tempio come riempì allora la tenda del convegno. Essa contiene la «gloria» cioè la misteriosa presenza della divinità.

12-13. Il componimento poetico qui riportato è contenuto per intero nei LXX dove viene collocato al v. 53 e dove si trova la citazione della fonte: il Libro del Canto. Per completarlo si deve aggiungere al primo stico questo verso: «JHWH ha posto il sole nei cieli». Viene così a crearsi un significativo contrasto in colui che illumina il mondo creato e sceglie di abitare nell'oscurità, di velarsi nel mistero.

14-61. La preghiera di dedicazione ha il suo parallelo in 2Cr 6,3-41.

14-21. Questa preghiera attribuita a Salomone è una delle più belle pagine di oratoria sacra dell'opera deuteronomista. Nella prima parte, come nei discorsi delle grandi occasioni, vi è un ricordo degli avvenimenti storici compiuti da Dio in favore del popolo (cfr. Dt 1,29-31; Gs 24,2-13).

14. Nella solenne liturgia di dedicazione il re è l'unico officiante: prega, esorta, benedice. Non è l'unico caso nella Bibbia: sı veda 2Sam 6; 1Re 12,33; 2Re 19,14; 22,3. Più ancora che influssi stranieri del re-sacerdote si può scorgere qui un grande sviluppo del sacerdozio naturale del padre di famiglia che rappresenta quest'ultima davanti alla divinità.

15. Si tratta di una benedizione, cioè di una preghiera di ringraziamento per i benefici ricevuti, in questo caso il mantenimento delle promesse fatte a Davide e di cui Salomone è beneficiario. La potenza divina che compie la parola è il tema della preghiera qui annunciata e sviluppata nei versetti successivi.

16-21. Il ricordo dell'esodo quale più chiara manifestazione della potenza divina avvolge il discorso che viene posto direttamente sulla bocca di Dio (vv. 16 e 21). All'interno di questa inclusione scorre su due binari il motivo della lode riprendendo 2Sam 7,12s. Le promesse a Davide sono compiute: egli ha un erede, Salomone, e questi ha edificato il tempio. Ma è evidente l'insistenza su quest'ultimo motivo: per ben 7 volte ricorre la radice bnh, «edificare». Il v. 16 vede inserita la scelta di Gerusalemme che non compare nel TM ed è ripresa dalle Cronache e dai LXX.

22-53. Siamo ormai al cuore della dedicazione, un cuore articolato in due parti: vv. 22-30 la duplice richiesta a Dio che continui ad essere fedele alle promesse davidiche e che vegli sul tempio accogliendo la preghiera; vv. 31-53 una preghiera litanica sviluppata in 7 casi di necessità.

22*. La posizione assunta ora da Salomone è quella tipica degli oranti presentataci dall'antica iconografia orientale. Colui che domanda sta in piedi davanti alla divinità con i palmi rivolti verso l'alto. Salomone si appresta a chiedere e a ricevere.

23. Questo versetto è stato interpretato come una professione di monoteismo, ma si deve notare che la preoccupazione quantitativa è assente. Viene qui proclamata l'unicità di Dio in merito alla sua qualità, vale a dire in merito alla sua ḥesed, «benevolenza (BC: misericordia)», che lo porta ad allearsi con gli uomini. Questo atteggiamento proveniente da Dio nel singolare binomio bᵉrit, «alleanza», e ḥesed, «misericordia», lo contraddistingue in maniera unica.

24. La memoria dei benefici ricevuti precede come sempre nella preghiera biblica la richiesta di nuovi favori. Il presente versetto è assai somigliante al v. 15. In entrambi si deve notare l'associazione di peh, «bocca», e yād, «mano», tradotta da BC con «potenza», sconvolgendo l'armonia dell'immagine originale. Dalla stessa persona viene il parlare, «bocca», e l'agire, «mano». Questo schema primitivo e semplice subirà in futuro una notevole evoluzione teologica sull'efficacia della parola divina.

25-26. Due richieste introdotte con molta chiarezza dalla espressione wᵉ‘attāh, «Ora», con un unico contenuto: che Dio assicuri a Davide una discendenza secondo la sua promessa.

27. Da qui fino al v. 30 ci troviamo nell'autentico centro della preghiera: la richiesta a Dio che i suoi occhi e i suoi orecchi siano costantemente attenti a quel luogo e ancor più a chi prega in quel luogo. La domanda e l'affermazione di questo versetto si possono leggere con un duplice registro. Il primo è la perplessità di chi è assolutamente convinto della trascendenza divina per cui l'abitare di Dio nella casa costruita da mani di uomo può sembrare imbarazzante se non assurdo. Il secondo è lo stupore di chi vede il Dio assolutamente incontenibile condiscendente fino al punto da accettare una dimora in mezzo agli uomini. La dialettica tra questi due sentimenti, perplessità e stupore, esprime assai bene quella ancor più determinante dell'insuperabile trascendenza e mirabile condiscendenza di Dio.

28-30. Si può dire che l'ossatura di questi versetti sia costituita dall'imperativo «ascolta» che ricorre ben 5 volte. L'attenzione di Dio è domandata con molta insistenza sia attraverso l'udito sia attraverso la vista (v. 29) ed ha un duplice oggetto: la preghiera, cioè l'intercessione a favore di altri, e la supplica personale per avere il perdono. Tutto si conclude con un richiamo alla vera dimora di Dio, il cielo, ribadendo che nonostante il tempio Dio resta sempre l'inafferrabile. Non sfugga la visione spiritualizzata del tempio visto non tanto come luogo per i sacrifici quanto piuttosto come il luogo della preghiera. Non si può inoltre non osservare che la presente invocazione “accolta dal cielo” costituirà il perno di ogni caso nella preghiera litanica (cfr. 32.34.36.39.43.45.49) e che in quattro casi comparirà, come qui, associata alla richiesta di perdono (cfr. 34.36.39.50).

31-32. Il primo caso della preghiera litanica, pronunciata in ginocchio, stando al v. 54, riguarda la difficoltà nel rendere giustizia, per cui l'altare del Signore diventa il definitivo tribunale. Un accusatore senza prove pronuncia davanti all'altare una formula imprecatoria contro di sé, uso già presente in Es 22,7-12 e Nm 5,21-28. L'accusato si deve associare a questa autoimprecazione. Starà a Dio attuarla per chi la merita, pronunciando così il suo giudizio e indicando il colpevole.

33-34. È il primo dei tre casi posti uno dopo l'altro in cui si parla delle calamità nazionali nella storia e nella natura. La teologia deuteronomista di peccato e retribuzione è lo stondo naturale di questi tre casi. La sconfitta di fronte al nemico è la manifestazione del peccato punito in conformità a Dt 28,25. Si noti la postilla esilica che invoca il ritorno alla terra dei padri.

35-36. Il ritardo delle piogge autunnali poteva essere fatale all'agricoltura impedendo la germinazione delle sementi, ma altrettanto fatale poteva essere l'irregolarità e la scarsità di precipitazioni fino ad aprile. Il fenomeno era letto come castigo divino per il peccato secondo Dt 11,17; 28,23-24. Per la prima volta compare la conversione come condizione per l'esaudimento della preghiera.

37-40. Vengono ora a braccetto in un minaccioso corteo diverse calamità naturali e l'assedio, frutti del peccato previsti in Dt 28,21.38.42.51. Si noti l'intreccio tra preghiera personale e collettiva, esaudimento del singolo e del popolo e la presenza del tema della conoscenza del cuore da parte di Dio frequente nella Scrittura (1Sam 16,7; Is 55,8; Ger 11,20; At 1,24). La giustizia distributiva di Dio – dare a ciascuno secondo la sua condotta – ha uno scopo salutare: condurre al timore di Dio, cioè a evitare il peccato.

41-43. Dall'ambiente nazionale dei casi precedenti si passa ora a un orizzonte universale. Lo straniero di cui si parla qui non è il forestiero permanentemente residente in Israele; il termine nokrî indica chi viene da un paese straniero apposta per il culto a JHWH. L'uso è attestato già ma soprattutto dopo (Is 56,7). Il «grande nome» del Signore si può riferire sia alla sua presenza (v. 29) sia alla sua fama (cfr. 2Sam 8,13): entrambe si legano al fatto dell'esodo in cui la mano e il braccio di Dio agiscono in mezzo alle nazioni (cfr. Dt 4,34). Da qui il desiderio di venire a Gerusalemme per la preghiera e per la conoscenza di Dio. Il timore di cui qui si parla rimanda all'espressione con cui venivano chiamati gli stranieri che si accostavano a JHWH: “timorati di Dio”.

44-45. Di nuovo si parla qui della guerra, ma in maniera diversa che non nei vv. 33-34. Là Dio era colui che castigava, attraverso la sconfitta, Israele. Qui Dio spinge alla guerra, quasi come una guerra santa per fare giustizia al suo popolo e proprio per questo si prega. Il buon esito della guerra manifesterà il giudizio di Dio contro i nemici di Israele.

46-51. L'ultimo dei casi è tale anche in senso cronologico. Si rifà alla situazione di deportazione. Il v. 48 propone un progressivo orientamento a cerchi concentrici verso la terra, la città, il tempio che pertanto dovrebbe ancora essere intatto. In questo caso si pregherebbe durante la deportazione degli abitanti del Nord dopo il 721. Ma ciò non impedisce di pensare che anche dopo la caduta di Gerusalemme del 587 il tempio rimanga ancora l'orientamento spirituale e il fulcro della speranza senza aver perso il suo ascendente spirituale, nonostante che sia in rovina. La radice šwb che appare tre volte nei vv. 47-48 indica la prima fase del ritorno: quella interiore. Nel pentimento e nella confessione delle colpe Israele compie il ritorno a Dio presupposto del ritorno in patria. Si noti che quest'ultima non è oggetto di preghiera; si chiede invece buona accoglienza e trattamento umano presso i deportatori. Il ricordo dell'uscita dall'Egitto impegna Dio a essere fedele a se stesso e a non dimenticare il popolo che gli appartiene.

52-53. La litania si chiude riprendendo l'inizio della preghiera al v. 29. Però mentre là si chiedeva che gli occhi di Dio vegliassero il tempio, qui si domanda che lo sguardo divino si posi sulla preghiera stessa. In entrambi i casi tuttavia il risultato è il medesimo: l'ascolto da parte di Dio e l'esaudimento. Il motivo di quest'ultimo è ancora una volta la scelta d'Israele, attraverso la liberazione dalla schiavitù d'Egitto.

54-61. L'ultima parte della preghiera in cui compare il tono parenetico. I vv. 14-21 avevano espresso gratitudine per il mantenimento delle promesse fatte a Davide; ora si risale fino a Mosè dilatando più che l'orizzonte storico la riconoscenza per la sempre più vasta bontà di Dio. A fondamento della fedeltà si pone l'azione stessa di Dio che trae a sé i cuori: v. 58. Nella lealtà incondizionata d'Israele al suo Dio, in quanto unico, e nella protezione divina quotidianamente accordata al popolo brillerà l'unicità di Dio d'Israele e sarà riconosciuta tra le nazioni. Rovesciando l'immagine di Dt 6,6, il cuore del popolo dev'essere completamente immerso nei comandi divini per camminare in una riuscita fedeltà. Quest'esortazione spinge alla vera sorgente di benedizione in conformità a Dt 28,1-2.

62-66. Si ritorna alla sezione narrativa che chiude il capitolo. Per quella occasione molti furono i sacrifici di comunione attraverso i quali si stabiliva l'unione con Dio. Molti furono senz'altro anche i partecipanti venuti in gran numero dal confine settentrionale «ingresso di Camat», fino al confine meridionale «torrente d'Egitto». Ciò però non giustifica i numeri riportati, ancora una volta gonfiati dal tono celebrativo. Rimane però probabile che l'altare degli olocausti non sia bastato per quella festa tanto affollata e che si siano improvvisati altri altari nel cortile superiore che risultò così consacrato. La durata della festa fu di sette giorni, quella prevista per le Capanne e per tutte le grandi occasioni. Il gioioso ritorno dei pellegrini ben sottolineato (v. 66) costituisce il congedo loro e del lettore da quella indimenticabile festa.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Costruzione della reggia 1Salomone costruì anche la sua reggia e la portò a compimento in tredici anni. 2Costruì il palazzo detto Foresta del Libano. Di cento cubiti era la sua lunghezza, di cinquanta cubiti era la sua larghezza e di trenta cubiti era la sua altezza; era su quattro ordini di colonne di cedro e con travi di cedro sulle colonne, 3e in alto era coperto con legno di cedro sulle traverse che poggiavano sulle colonne, in numero di quarantacinque, quindici per fila. 4Vi erano finestre con cornici in tre file, che si corrispondevano faccia a faccia tre volte. 5Tutte le porte con gli stipiti avevano cornice quadrangolare; un'apertura era prospiciente all'altra, per tre volte. 6Fece il vestibolo delle colonne; di cinquanta cubiti era la sua lunghezza e di trenta cubiti era la sua larghezza. Sul davanti c'era un vestibolo e altre colonne e davanti a esse una cancellata. 7Fece anche il vestibolo del trono, ove esercitava la giustizia, cioè il vestibolo del giudizio; era coperto con legno di cedro dal pavimento al soffitto. 8La reggia, dove abitava, fu costruita in modo simile a quest'opera, in un secondo cortile, all'interno rispetto al vestibolo; in modo simile a tale vestibolo fece anche una casa per la figlia del faraone, che Salomone aveva preso in moglie. 9Tutte queste costruzioni erano di pietre scelte, squadrate secondo misura, segate con la sega sul lato interno ed esterno, dalle fondamenta ai cornicioni e al di fuori fino al cortile maggiore. 10Ed erano state poste come fondamenta pietre scelte, pietre grandi, pietre di dieci cubiti e pietre di otto cubiti. 11Al di sopra c'erano pietre scelte, squadrate a misura, e legno di cedro. 12Il cortile maggiore era tutto con tre file di pietre squadrate e una di travi di cedro; era simile al cortile interno del tempio del Signore e al vestibolo del tempio.

Le attrezzature in bronzo del tempio 13Il re Salomone mandò a prendere da Tiro Chiram, 14figlio di una vedova della tribù di Nèftali; suo padre era di Tiro e lavorava il bronzo. Era pieno di sapienza, di intelligenza e di perizia, per fare ogni genere di lavoro in bronzo. Egli si recò dal re Salomone ed eseguì tutti i suoi lavori. 15Modellò due colonne di bronzo; di diciotto cubiti era l'altezza di una colonna e un filo di dodici cubiti poteva abbracciare la seconda colonna. 16Fece due capitelli, fusi in bronzo, da collocarsi sulla cima delle colonne; l'altezza di un capitello era di cinque cubiti e di cinque cubiti era l'altezza del secondo capitello. 17Predispose reticoli, lavoro di fili intrecciati, lavoro a catenelle, per i capitelli sulla cima delle colonne: sette per un capitello e sette per il secondo capitello. 18Fece dunque le colonne e due file intorno a ciascun reticolo per rivestire i capitelli che erano sulla cima, a forma di melagrane, e così fece per il secondo capitello. 19I capitelli sulla cima delle colonne del vestibolo erano di quattro cubiti, con lavorazione a giglio. 20I capitelli sulle due colonne si innalzavano da dietro la concavità al di là del reticolo e vi erano duecento melagrane in file intorno a ogni capitello. 21Eresse le colonne per il vestibolo dell'aula. Eresse la colonna di destra, che chiamò Iachin, ed eresse la colonna di sinistra, che chiamò Boaz, 22e la cima delle colonne era lavorata a giglio. Così fu terminato il lavoro delle colonne. 23Fece il Mare, un bacino di metallo fuso di dieci cubiti da un orlo all'altro, perfettamente rotondo; la sua altezza era di cinque cubiti e una corda di trenta cubiti lo poteva cingere intorno. 24C'erano sotto l'orlo, tutt'intorno, figure di coloquìntidi, dieci per ogni cubito, che formavano un giro all'intorno; le figure di coloquìntidi erano disposte in due file ed erano state colate insieme con il Mare. 25Questo poggiava su dodici buoi; tre guardavano verso settentrione, tre verso occidente, tre verso meridione e tre verso oriente. Il Mare poggiava su di essi e tutte le loro parti posteriori erano rivolte verso l'interno. 26Il suo spessore era di un palmo; il suo orlo, fatto come l'orlo di un calice, era a forma di giglio. La sua capacità era di duemila bat. 27Fece dieci carrelli di bronzo; di quattro cubiti era la lunghezza di ogni carrello e di quattro cubiti la larghezza e di tre cubiti l'altezza. 28La struttura dei carrelli era questa: telai e traverse tra i telai. 29Sulle traverse, che erano fra i telai, vi erano figure di leoni, buoi e cherubini, e sull'intelaiatura, sia sopra che sotto i leoni e i buoi, c'erano ghirlande a festoni. 30Ciascun carrello aveva quattro ruote di bronzo con gli assi di bronzo e quattro supporti con sporgenze per sostenere il bacino; le sporgenze erano fuse, contrapposte a ciascuna ghirlanda. 31L'orlo della parte circolare interna sporgeva di un cubito: l'orlo era rotondo, come opera di sostegno, ed era di un cubito e mezzo; anche sulla sua apertura c'erano sculture. Il telaio del carrello era quadrato, non rotondo. 32Le quattro ruote erano sotto il telaio; i perni delle ruote erano fissati al carrello e l'altezza di ogni ruota era di un cubito e mezzo. 33Le ruote erano lavorate come le ruote di un carro; i loro perni, i loro quarti, i loro raggi e i loro mozzi, tutto era in metallo fuso. 34Quattro sporgenze erano sui quattro angoli di ciascun carrello; la sporgenza e il carrello erano in un unico pezzo. 35Alla cima del carrello vi era una fascia rotonda, di mezzo cubito d'altezza; alla cima del carrello vi erano manici e cornici che sporgevano da essa. 36Nei riquadri dei suoi manici e nel suo telaio erano incise figure di cherubini, leoni e palme, secondo lo spazio libero, e ghirlande intorno. 37I dieci carrelli furono fusi in un medesimo stampo, identici nella misura e nella forma. 38Fece poi anche dieci bacini di bronzo; ognuno aveva una capacità di quaranta bat ed era di quattro cubiti: un bacino per ogni carrello, per i dieci carrelli. 39Pose cinque carrelli sul lato destro del tempio e cinque su quello sinistro. Pose il Mare sul lato destro del tempio, a oriente, rivolto verso meridione. 40Chiram fece i recipienti, le palette e i vasi per l'aspersione. Terminò di fare tutto il lavoro che aveva eseguito per il re Salomone riguardo al tempio del Signore: 41le due colonne, i globi dei capitelli che erano sopra le colonne, i due reticoli per coprire i due globi dei capitelli che erano sopra le colonne, 42le quattrocento melagrane per i due reticoli, due file di melagrane per ciascun reticolo, per coprire i due globi dei capitelli che erano sulle colonne, 43i dieci carrelli e i dieci bacini sui carrelli, 44l'unico Mare e i dodici buoi sotto il Mare, 45i recipienti, le palette, i vasi per l'aspersione e tutti quegli utensili che Chiram aveva fatto al re Salomone per il tempio del Signore. Tutto era di bronzo rifinito. 46Il re li fece fondere nel circondario del Giordano, in suolo argilloso, fra Succot e Sartàn. 47Salomone sistemò tutti gli utensili; a causa della loro quantità così grande non si poteva calcolare il peso del bronzo. 48Salomone fece tutti gli utensili del tempio del Signore, l'altare d'oro, la mensa d'oro su cui si ponevano i pani dell'offerta, 49i cinque candelabri a destra e i cinque a sinistra di fronte al sacrario, d'oro purissimo, i fiori, le lampade, gli smoccolatoi d'oro, 50le coppe, i coltelli, i vasi per l'aspersione, i mortai e i bracieri d'oro purissimo, i cardini per i battenti del tempio interno, cioè per il Santo dei Santi, e per i battenti del tempio, cioè dell'aula, in oro. 51Fu così terminato tutto il lavoro che il re Salomone aveva fatto per il tempio del Signore. Salomone fece portare le offerte consacrate da Davide, suo padre, cioè l'argento, l'oro e gli utensili; le depositò nei tesori del tempio del Signore.

__________________________ Note

7,13 Chiram: non è il re di Tiro (vedi 5,15); ne porta solo il nome.

7,26 duemila bat: un bat corrispondeva a circa 45 litri; un kor (vedi nota a 5,2) equivaleva a 10 bat. Il Mare conteneva dunque circa 90.000 litri e ogni bacino di bronzo (v. 38) circa 1.800 litri.

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Approfondimenti

1-12. La prima parte del capitolo trova una collocazione forse più appropriata nei LXX dove viene posta dopo i vv. 13-51 che parlano ancora dei lavori del tempio costituendo il naturale prolungamento del c. 6. Così come ora si trova essa costituisce una interruzione del racconto dei preparativi del tempio.

1. La successione narrativa presenta anche la successione degli eventi. Dopo il tempio è ora la volta della reggia. La durata superiore per la preparazione della casa regale rispetto alla costruzione della casa di Dio si potrebbe spiegare col fatto che la reggia richiedeva molti più ambienti del tempio.

2-8. La costruzione più suggestiva era l'edificio chiamato «Foresta del Libano», nome che gli veniva dalle numerose colonne di cedro. Le sue dimensioni superavano quelle del tempio al quale era pari solo per l'altezza (m 16) mentre la lunghezza (m 55) e la larghezza (m 25,5) erano assai più vaste. Una ricostruzione dell'edificio in base al testo è impossibile; abbiamo dati troppo confusi. Date le sue dimensioni si pensa che fungesse da armeria e da ambiente di trattenimento. Anche in questo caso la grande costruzione riceve luce dalle finestre. Probabilmente appoggiati a questo grande ambiente sorgevano due vestiboli: uno caratterizzato da colonne, ma non sappiamo bene a cosa servisse; l'altro ospitava il trono, assai fastoso (cfr. 10,18-20) e serviva all'amministrazione della giustizia. Circa gli appartamenti privati nessuna notizia se non quella di una somiglianza stilistica con gli ambienti già presentati e il fatto che la regina, figlia di faraone, avesse una sua residenza. 7,9-12. Il materiale usato nella costruzione è di gran pregio e grandi dimensioni, preparato e messo in opera con cura. Anche nella reggia si trova un cortile che la rende somigliante al tempio anche per lo stile in cui il cortile è realizzato.

13-14. Gli oggetti ornamentali del tempio che certamente suscitavano l'ammirazione dei visitatori dovevano essere opera di un artista veramente abile. Il suo nome passò alla storia insieme alla sua capacità. Qui il nome dell'artista è dato in forma abbreviata: Chiram semplicemente, mentre in 2Cr 2,12 il nome si trova per intero: Curam-Abi. Anch'egli viene da Tiro come gli altri operai specializzati di cui si è parlato al c. 5.

15-22. La prima opera descritta sono le due colonne destinate ad ornare il vestibolo del tempio. Alte circa 10 m con m 6,5 di circonferenza, non avevano base. Erano sormontate da un capitello racchiuso in una rete come in un canestro dal quale emergeva una corolla di fior di loto che completava il capitello. Dal reticolato pendevano, come festoni, due file di cento melagrane. Le colonne avevano ciascuna il proprio nome: Iachin quella di destra, Boaz quella di sinistra. Erano nomi dati anche alle persone. Dire quale significato avessero i nomi dati alle colonne è assai difficile. La spiegazione più plausibile è «(Il tempio) stia (yakûn) con stabilità (be‘ôz)».

23-26. Ciò che viene chiamato bacino, nel TM è indicato come yam, il «mare». Era un enorme recipiente semisferico che, stando alle misure indicate, era capace di 787 hl. Non si capisce bene se avesse un significato simbolico o un uso pratico. Nel primo caso, in linea con un uso orientale molto antico, i contenitori di acqua nei templi simboleggiavano l'oceano ribelle e dominato. Nel secondo caso, avrebbe contenuto l'acqua destinata alle abluzioni dei sacerdoti. Visto che non sono citati rubinetti era necessaria una scala per andare ad attingere l'acqua. La grande semisfera poggiava su dodici buoi disposti a gruppi di tre con la faccia rivolta ai quattro punti cardinali e il dorso infilato sotto il bacino. Una decorazione floreale circondava la vasca.

27-39. Furono preparate anche dieci specie di carri destinati a trasportare dei bacini contenenti acqua. Anche in questo caso è difficile stabilire l'uso proprio di questi strumenti. La loro altezza, quasi 3 m, e l'assenza di rubinetti fanno supporre che venissero utilizzati dai sacerdoti che si trovavano sul ripiano che circondava l'altare degli olocausti.

40-51. In questo resoconto si può notare chiaramente una differenza tra un riassunto delle opere in bronzo attribuite a Chiram (vv. 40-47) e la presentazione di quelle in oro attribuite per maggior dignità a Salomone (vv. 48-50). L'elenco è aperto da tre utensili: le caldaie per bollire la carne (cfr. 1Sam 2,13 s.), le pale per asportare le ceneri e le braci dall'altare (cfr. Es 27,3) e coppe per ricevere il sangue da versare sui quattro corni dell'altare (cfr. Lv 1,5-15). L'elenco degli oggetti di bronzo si ritrova quasi alla lettera in 2Cr 4,11-22. La lista degli oggetti d'oro fa notare non solo la differenza di attribuzioni, ma anche di destinazioni. Le suppellettili di bronzo erano destinate agli ambienti esterni, quelle d'oro alla parte più sacra: l'aula e la cella.

51. Terminati i lavori, Salomone depositò nel tesoro del tempio i bottini di guerra di Davide suo padre, gli oggetti preziosi che questi aveva già consacrato al Signore secondo 2Sam 8,10-12.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Costruzione del tempio 1L'anno quattrocentoottantesimo dopo l'uscita degli Israeliti dalla terra d'Egitto, l'anno quarto del regno di Salomone su Israele, nel mese di Ziv, cioè nel secondo mese, egli dette inizio alla costruzione del tempio del Signore. 2Il tempio costruito dal re Salomone per il Signore aveva sessanta cubiti di lunghezza, venti di larghezza, trenta cubiti di altezza. 3Davanti all'aula del tempio vi era il vestibolo: era lungo venti cubiti, nel senso della larghezza del tempio, e profondo dieci cubiti davanti al tempio. 4Fece nel tempio finestre con cornici e inferriate. 5Contro il muro del tempio costruì all'intorno un edificio a piani, cioè intorno alle pareti del tempio, sia dell'aula sia del sacrario, e vi fece delle stanze. 6Il piano inferiore era largo cinque cubiti, il piano di mezzo era largo sei cubiti e il terzo era largo sette cubiti, perché predispose delle rientranze tutt'intorno all'esterno del tempio in modo che non fossero intaccate le pareti del tempio. 7Per la costruzione del tempio venne usata pietra intatta di cava; durante i lavori nel tempio non si udirono martelli, piccone o altro arnese di ferro. 8La porta del piano più basso era sul lato destro del tempio; attraverso una scala a chiocciola si saliva al piano di mezzo e dal piano di mezzo al terzo. 9Dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine, e coprì il tempio con assi e con travatura di cedro. 10Costruì anche l'edificio a piani contro tutto il tempio, alto cinque cubiti per piano, che poggiava sul tempio con travi di cedro. 11Fu rivolta a Salomone questa parola del Signore: 12“Riguardo al tempio che stai edificando, se camminerai secondo le mie leggi, se eseguirai le mie norme e osserverai tutti i miei comandi, camminando in essi, io confermerò a tuo favore la mia parola, quella che ho annunciato a Davide tuo padre. 13Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele”. 14Salomone dette inizio alla costruzione del tempio e la portò a termine. 15Costruì i muri del tempio all'interno con tavole di cedro, dal pavimento del tempio fino ai muri di copertura; rivestì di legno la parte interna e inoltre rivestì con tavole di cipresso il pavimento del tempio. 16Costruì i venti cubiti in fondo al tempio con tavole di cedro, dal pavimento fino ai muri; all'interno costruì il sacrario, cioè il Santo dei Santi. 17L'aula del tempio di fronte ad esso era di quaranta cubiti. 18Il legno di cedro all'interno della sala era scolpito con coloquìntidi e fiori in sboccio; tutto era di cedro e non si vedeva una pietra. 19Eresse il sacrario nel tempio, nella parte più interna, per collocarvi l'arca dell'alleanza del Signore. 20Il sacrario era lungo venti cubiti, largo venti cubiti e alto venti cubiti. Lo rivestì d'oro purissimo e vi eresse un altare di cedro. 21Salomone rivestì l'interno della sala con oro purissimo e fece passare catene dorate davanti al sacrario che aveva rivestito d'oro. 22E d'oro fu rivestita tutta la sala in ogni parte, e rivestì d'oro anche l'intero altare che era nel sacrario. 23Nel sacrario fece due cherubini di legno d'ulivo; la loro altezza era di dieci cubiti. 24L'ala di un cherubino era di cinque cubiti e di cinque cubiti era anche l'altra ala del cherubino; c'erano dieci cubiti da una estremità all'altra delle ali. 25Di dieci cubiti era l'altro cherubino; i due cherubini erano identici nella misura e nella forma. 26L'altezza di un cherubino era di dieci cubiti, e così anche il secondo cherubino. 27Pose i cherubini nel mezzo della sala interna. Le ali dei cherubini erano spiegate: l'ala di uno toccava la parete e l'ala dell'altro toccava l'altra parete, mentre le loro ali che erano in mezzo alla sala si toccavano ala contro ala. 28Ricoprì d'oro anche i cherubini. 29Ricoprì le pareti della sala tutto all'intorno con sculture incise di cherubini, di palme e di fiori in sboccio, all'interno e all'esterno. 30Ricoprì d'oro il pavimento della sala, all'interno e all'esterno. 31Fece costruire la porta del sacrario con battenti di legno d'ulivo e profilo degli stipiti pentagonale. 32I due battenti erano di legno d'ulivo. Su di essi fece scolpire cherubini, palme e fiori in sboccio; li rivestì d'oro e stese lamine d'oro sui cherubini e sulle palme. 33Allo stesso modo fece costruire nella porta dell'aula stipiti di legno d'ulivo a quadrangolo. 34I due battenti erano di legno di cipresso; le due ante di un battente erano girevoli, come erano girevoli le imposte dell'altro battente. 35Vi fece scolpire cherubini, palme e fiori in sboccio, che rivestì d'oro aderente all'incisione. 36Costruì il muro del cortile interno con tre ordini di pietre squadrate e con un ordine di travi di cedro. 37Nell'anno quarto, nel mese di Ziv, si gettarono le fondamenta del tempio del Signore. 38Nell'anno undicesimo, nel mese di Bul, che è l'ottavo mese, fu terminato il tempio in tutte le sue parti e con tutto l'occorrente. Lo edificò in sette anni.

__________________________ Note

6,1 L’anno quattrocentoottantesimo: la data di 480 anni è il risultato di un calcolo erudito e tardivo che si basa sul numero dei sacerdoti in carica da Aronne fino a Sadoc, moltiplicato per 40 secondo il computo convenzionale di 40 anni per una generazione. Come data assoluta dell’inizio dei lavori del tempio si può pensare al 960 circa a.C.

6,2 Supponendo che il cubito corrispondesse a circa 50 centimetri, avremmo più o meno le seguenti dimensioni: m 30 x 10 x 15.

6,3 Procedendo dall’esterno verso l’interno, il tempio aveva queste tre parti: lo Ulam, o vestibolo; lo Ekal, o aula del tempio, detta anche “Santo”; il Debir, la parte più sacra, chiamata sacrario (v. 23) e anche “Santo dei Santi”, dove era l’arca dell’alleanza.

6,23 due cherubini: conosciuti dalla mitologia e dall’archeologia mesopotamica, i cherubini erano quadrupedi alati, con testa umana. Qui sono a protezione dell’arca dell’alleanza (vedi 8,7).

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Approfondimenti

I cc. 6 e 7 si concentrano sull'attività edilizia di Salomone narrando la costruzione del tempio, quella della reggia e il completamento del tempio con arredi e suppellettili. Dal punto di vista testuale ci troviamo di fronte a non poche difficoltà per la comprensione del TM e a notevoli divergenze con i LXX.

Il c. 6 ci pone davanti a un avvenimento fondamentale della storia d'Israele. L'edificazione del tempio costituisce un vero e proprio tornante nella vicenda degli Israeliti non solo dal punto di vista religioso: il tempio ora edificato è la solenne inaugurazione della definitiva appropriazione della terra e dell'ormai avvenuta sedentarizzazione. La riforma di Giosia darà al tempio un rilievo eccezionale facendone l'unico centro di attività cultuale e un fortissimo punto di coesione civile. Anche in questo capitolo non manca l'enfasi, specie riguardo all'impiego dell'oro per le decorazioni. Pare non solo di trovarci di fronte ad una descrizione architettonica e tecnica, ma forse anche ad una “celebrazione” del tempio che tanta venerazione raccolse in Israele. La decorazione ha certamente abbellito al di là del reale la casa del Signore, entusiasticamente immaginata come scrigno preziosissimo della presenza di Dio.

1-3. L'importanza dell'avvenimento fa sì che ne sia ricordata la data con una certa precisione: anno e mese. Tuttavia questa notizia non esime da problemi, specie per quanto riguarda il riferimento all'esodo. Se dovessimo accettare i numeri così come sono presentati dovremmo collocare l'uscita dall'Egitto circa 1l 1447 a.C., ma ciò si pone in contrasto con la più documentata possibilità che l'esodo sia avvenuto nel sec. XIII a.C. Il numero 480 è la somma di 12 generazioni di 40 anni ciascuna, dunque un numero simbolico. La primavera del 968 a.C. è la data più probabile per l'inizio dei lavori.

2-3. Confrontato con le grandi costruzioni dell'Antico Vicino Oriente, specie quelle egiziane, il tempio salomonico risulta di dimensioni assai modeste. A pianta rettangolare, era largo 11 metri, lungo 33 e alto 16. Lo precedeva un atrio della medesima larghezza per 5 m di profondità.

4-10. La tecnica seguita nella costruzione prevedeva pareti assai cospicue alla base che andavano assottigliandosi verso l'alto con balzi regolari dando origine ad una specie di gradinata. Sui due lati longitudinali e su quello opposto alla facciata, il tempio era circondato da un edificio a tre piani destinato alla custodia degli arredi del culto. Ogni piano, appoggiandosi ai balzi esterni della parete guadagnava in profondità, mentre l'altezza dell'edificio era di circa 8 metri, cioè grosso modo la metà dell'altezza complessiva del tempio. Ciò si armonizzava con le finestre aperte nelle pareti. Il v. 4 si conclude con l'espressione šᵉqupîm ’aṭumîm (BC = «quadrangolari con grate») assai difficile da interpretare e che impedisce di farci un'idea precisa circa le finestre.

11-13. La narrazione viene interrotta da questi versetti che riportano un oracolo. Si tratta di una glossa deuteronomista posteriore, assente dal testo dei LXX. Viene ripresa la promessa di 2Sam 7,11-16. Secondo lo stile e il linguaggio tipico del Deuteronomista, il gradimento del tempio da parte di Dio e il risiedere in esso è condizionato dalla fedeltà ai comandi divini.

14-15. L'interno del tempio viene completamente rivestito di legno pregiato al quale saranno applicate decorazioni, come si descriverà nei vv. 29-35.

16-22. Un assito di cedro separava la navata del tempio dalla cella. Questa aveva una forma perfettamente cubica: ogni lato misurava 11 m. La cella era destinata all'arca e costituiva la parte più sacra del tempio, il «Santo dei Santi», ritenuta la sede della divinità. Nel suo interno si trovava un altare in legno di cedro rivestito in oro destinato alla combustione degli aromi. L'oro pertanto non serviva solo come ornamento, ma anche come protezione contro il fuoco. È questo l'altare dei profumi di cui si parla in Es 30,6 e 31-36. Un velo riccamente ornato si stendeva sull'esterno della cella, mentre l'interno era decorato in oro.

23-28. Della decorazione interna della cella facevano parte anche i cherubini. Non si è in grado di dire con esattezza se avessero aspetto umano o animale. La loro raffigurazione non contravveniva la proibizione di Es 20,4 in merito alla rappresentazione di uomini e animali perché non c'era pericolo di confonderli con divinità in quanto il loro ruolo di servizio a Dio era tradizionalmente definito (cfr. 1Sam 4,4; 2Re 19,15).

29-36. Il motivo dei cherubini viene impiegato anche nella decorazione interna ed esterna delle pareti del tempio insieme a motivi floreali. L'impiego dell'oro molto più realisticamente è da limitare a sottili lamine applicate a queste decorazioni per rivestirle. La porta dell'aula aveva torma quadrangolare, quella della cella pentagonale; anche su queste i medesimi motivi ornamentali delle pareti: cherubini e fiori, e la stessa tecnica di rivestimento in oro.

36. Attorno alla costruzione si stendeva un cortile, il più interno, cintato da un muro in pietre e legno. La combinazione e collocazione dei due materiali nella costruzione non è comprensibile con chiarezza.

37-38. L'undicesimo anno del regno di Salomone la costruzione è terminata. Iniziato in primavera (mese di Ziv) viene ultimato nell'autunno (mese di Bul). La durata di sette anni potrebbe avere anche un risvolto simbolico dato che il computo preciso del tempo impiegato sarebbe di sei anni e mezzo.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Salomone dominava su tutti i regni, dal Fiume alla regione dei Filistei e al confine con l'Egitto. Gli portavano tributi e servivano Salomone tutti i giorni della sua vita. 2I viveri di Salomone per un giorno erano trenta kor di fior di farina e sessanta kor di farina comune, 3dieci buoi grassi, venti buoi da pascolo e cento pecore, senza contare i cervi, le gazzelle, i caprioli e i volatili ingrassati. 4Egli, infatti, dominava su tutto l'Oltrefiume, da Tifsach a Gaza su tutti i re dell'Oltrefiume, e aveva pace dappertutto all'intorno. 5Giuda e Israele erano al sicuro; ognuno stava sotto la propria vite e sotto il proprio fico, da Dan fino a Betsabea, per tutti i giorni di Salomone. 6Salomone possedeva quarantamila stalle per i cavalli dei suoi carri e dodicimila cavalli da sella. 7Quei prefetti, ognuno per il suo mese, provvedevano quanto serviva al re Salomone e a quelli che erano ammessi alla sua tavola; non facevano mancare nulla. 8Portavano l'orzo e la paglia per i cavalli e i destrieri, nel luogo ove si trovava ognuno secondo il suo mandato.

La sapienza di Salomone 9Dio concesse a Salomone sapienza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. 10La sapienza di Salomone superava la sapienza di tutti gli orientali e tutta la sapienza dell'Egitto. 11Egli era più saggio di tutti gli uomini, più di Etan l'Ezraita, di Eman, di Calcol e di Darda, figli di Macol; il suo nome era famoso fra tutte le genti limitrofe. 12Salomone pronunciò tremila proverbi; le sue odi furono millecinque. 13Parlò delle piante, dal cedro del Libano all'issòpo che sbuca dal muro; parlò delle bestie, degli uccelli, dei rettili e dei pesci. 14Da tutte le nazioni venivano per ascoltare la sapienza di Salomone, mandati da tutti i re della terra, che avevano sentito parlare della sua sapienza.

Preparativi per la costruzione del tempio 15Chiram, re di Tiro, mandò i suoi servi da Salomone, perché aveva sentito che l'avevano unto re al posto di suo padre; infatti Chiram era sempre stato amico di Davide. 16Salomone mandò a dire a Chiram: 17“Tu sai che Davide, mio padre, non ha potuto edificare un tempio al nome del Signore, suo Dio, a causa delle guerre che i nemici gli mossero da tutte le parti, finché il Signore non li prostrò sotto la pianta dei suoi piedi. 18Ora il Signore, mio Dio, mi ha dato pace da ogni parte e non ho né avversari né particolari difficoltà. 19Ecco, ho deciso di edificare un tempio al nome del Signore, mio Dio, come ha detto il Signore a Davide, mio padre: “Tuo figlio, che io porrò al tuo posto sul tuo trono, lui edificherà il tempio al mio nome”. 20Ordina, dunque, che si taglino per me cedri del Libano; i miei servi saranno con i tuoi servi e io ti darò come salario per i tuoi servi quanto fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra noi nessuno è capace di tagliare il legname come sanno fare quelli di Sidone”. 21Quando Chiram udì le parole di Salomone, si rallegrò molto e disse: “Sia benedetto oggi il Signore che per Davide ha posto un figlio saggio sopra questo popolo numeroso”. 22Chiram mandò a dire a Salomone: “Ho ascoltato ciò che mi hai mandato a dire; io farò quanto tu desideri riguardo al legname di cedro e al legname di cipresso. 23I miei servi lo caleranno dal Libano al mare; lo avvierò per mare a mo' di zattere al luogo che mi indicherai. Là lo slegherò e tu lo prenderai. Quanto a provvedere al mantenimento della mia casa, tu soddisferai il mio desiderio”. 24Chiram diede a Salomone legname di cedro e legname di cipresso, quanto ne volle. 25Salomone diede a Chiram ventimila kor di grano, per il mantenimento della sua casa, e venti kor di olio puro; questo dava Salomone a Chiram ogni anno. 26Il Signore concesse a Salomone la sapienza come gli aveva promesso. Fra Chiram e Salomone vi fu pace e conclusero un'alleanza tra loro due. 27Il re Salomone arruolò da tutto Israele uomini per il lavoro coatto e gli uomini del lavoro coatto erano trentamila. 28Li mandava a turno nel Libano, diecimila al mese: passavano un mese nel Libano e due mesi nelle loro case. Adoniràm sovrintendeva al lavoro coatto. 29Salomone aveva settantamila operai addetti a portare i pesi e ottantamila scalpellini per lavorare sulle montagne, 30senza contare gli incaricati dei prefetti di Salomone, che erano preposti ai lavori in numero di tremilatrecento e dirigevano il popolo che era occupato nei lavori. 31Il re diede ordine di estrarre pietre grandi, pietre scelte, per porre a fondamento del tempio pietre squadrate. 32Gli operai di Salomone, gli operai di Chiram e di Biblo le sgrossavano; inoltre preparavano il legname e le pietre per costruire il tempio.

__________________________ Note

5,2 kor: misura di capacità, corrispondeva a 450 litri circa.

5,9-14 Mentre in Mesopotamia e in Egitto la sapienza veniva coltivata da tanto tempo e suscitava l’ammirazione dei popoli vicini, Salomone viene qui presentato come l’iniziatore della sapienza d’Israele. La tradizione successiva gli attribuirà vari libri biblici ed extra-biblici.

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Approfondimenti

1-8. Con una lente di ingrandimento l'autore descrive i confini, il vitto, l'arsenale del regno di Salomone. L'estensione territoriale del v. 1 viene contraddetta da 11,23-25. Damasco, pur non avendo ancora enorme rilievo politico, costituiva tuttavia una barriera all'estensione di Israele fino al «fiume», cioè l'Eufrate. Gli altri contini indicati sono più verosimili. Il kor, misura presa dai sumero-accadici, non è quantificabile con certezza: dai 200 ai 400 litri. Una tale quantità di cibo serviva a mantenere le diverse persone che popolavano la corte: ministri, guardie, mogli e concubine con i figli e infine i servitori. Numerosi alle corti orientali erano anche gli ospiti. Il riferimento a Tifsach, nell'Eufrate, è segno sia dei rapporti di buon vicinato con le altre nazioni, sia del diritto che la monarchia aveva acquistato sulle piste che attraversavano il deserto, non però di dominio politico diretto. Anche la menzione di tutti i re dell'Oltrefiume è da intendere nel senso che questo fu l'unico periodo nella storia di Israele in cui fu possibile un controllo commerciale esterno. I confini tradizionali del settentrione, Dan, e del mezzogiorno, Bersabea, avvolgono il benessere interno, reso ancora più intimo dal ritrarre i sudditi ciascuno nella sua proprietà a godersi l'ombra e il frutto delle piantagioni tipiche: vite e fico. In contrasto con la quiete agreste si pone la strepitosa presentazione della cavalleria, innovazione militare non solo in Israele, ma anche, nello stesso periodo, in Assiria. Forse già nel numero di dodicimila per i cavalli da sella si può leggere una non naturalità del dato e dunque una non verità. Anche qui l'enfasi lascia la sua traccia. La puntualità dei prefetti nello svolgimento del loro incarico conclude la descrizione della prosperità.

9-14. Il presente elogio della sapienza di Salomone si apre con un inequivocabile richiamo a 3,12. Il medesimo verbo ntn, «concedere», il termine hokmāh, «saggezza», Dio come soggetto, Salomone come destinatario ci fanno vedere con chiarezza che si intende presentare qui una nuova versione del compimento della promessa divina. Già il c. 3 l'aveva messo in luce, specie al v. 38. Ora si insiste con una comparazione (vv. 9-11) e con un bilancio (vv. 12-14). La prima fase della comparazione riprende un'immagine biblica (cfr. Gn 22,17; 32,13) che indica la mancanza di limite. Segue un confronto con l'attività sapienziale limitrofa attraverso una progressiva focalizzazione: dall'oriente all'Egitto ai saggi interni, come dovremmo considerare i quattro personaggi citati in base a 1Cr 2,5-6 che li presenta come discendenti di Giuda. Il bilancio dell'attività sapienziale di Salomone si apre proprio con una valutazione numerica della sua produzione. La grande quantità di proverbi costituì la fonte da cui provengono le raccolte attualmente riportate nel libro dei Proverbi cc. 10-22 e 25-29. Già qui si insinua la paternità salomonica degli scritti sapienziali che la tradizione svilupperà abbondantemente (cfr. 1Re 8,12-13; Sal 72 e 127; Ct 1,1; Sap 6-9). L'attività sapienziale manifestava uno spiccato interesse per la classificazione delle piante e degli animali. L'interesse per la natura come forma sapienziale è molto antica in Mesopotamia (3° millennio), e in Egitto precede di un secolo l'epoca di Salomone. Pertanto questo argomento quale motivo di sapere che suscita ammirazione ci riporta a una data molto antica in cui collocare l'origine della tradizione sulla sapienza di Salomone, probabilmente allo stesso periodo salomonico. Come venisse utilizzato questo argomento è meno semplice stabilirlo. Si trattava di semplice elencazione o di utilizzo degli animali e delle piante per costruire dei paragoni e degli apologhi come in Prv 30,15-23 e Gdc 9,8-15? Anche in Gb 38-40 troviamo esemplificato un particolare uso di questo materiale. Il brano si conclude con un ulteriore superamento dei limiti; si tratta ora di quelli geografici. La sapienza di Salomone raggiunge tutte le nazioni attirando ammiratori. Questa iperbole costituisce la preparazione remota di quanto si racconterà in 10,1-13, la visita della regina di Saba.

15-32. Questa seconda parte del c. 5 costituisce una introduzione all'attività di Salomone che viene presentata nei cc. 6-10 come articolata in attività edilizia e attività commerciale. 2Cr 2 costituisce il parallelo del presente brano. Il tempio riveste la massima importanza nella tradizione deuteronomista che parte dalla riforma di Giosia incentrata sulla unificazione del luogo di culto. Dedicandosi prima di tutto alla edificazione della casa del Signore, Salomone dimostra ancora una volta la saggezza ricevuta da Dio. Il regno non poteva cominciare con una scelta migliore. Dalla sapienza praticamente dimostrata con la precedenza data a Dio attraverso l'edificazione della sua casa vengono i successi internazionali sul piano politico-diplomatico e commerciale.

15. Era uso consueto nell'Antico Vicino Oriente l'invio di delegazioni da parte di sovrani quando un loro collega scompariva e veniva sostituito dal successore. Ciò è ben illustrato nelle lettere di El-Amarna e per la letteratura biblica da 2Sam 10,1 e 2Cr 19,1. Il re di Tiro ora ottempera a questa usanza spinto però da un motivo in più: una lunga amicizia con lo scomparso re d'Israele, Davide. Il monarca straniero viene presentato con un'abbreviazione del nome mentre la forma completa dovrebbe essere Ahiram attestata su un sarcofago di Biblos del 1200 a.C. appartenuto a un re. La visita diplomatica diventa l'occasione per uno scambio di lettere destinate a confermare l'antica amicizia e corroborare le relazioni commerciali. La lettera di Salomone si sviluppa in due parti:

  1. vv. 17-19. Premessa storico-teologica
  2. v. 20. Richiesta di materiale e proposta di lavoro.

17-19. La prima parte racconta brevemente il motivo per cui Davide non riuscì ad edificare il tempio: le guerre che lo impegnavano. Tuttavia in 17b l'immagine tipicamente orientale del re vincitore che calpesta il collo del alla quale decide di edificare il tempio. L'incongruenza viene superata perché in realtà ciò che qui interessa è far vedere che la grande promessa di 2Sam 7 in parte è già realizzata: Davide ha un successore, e si avvia ora al compimento definitivo in quanto il casato di Davide edifica la casa di Dio. Cosi anche la seconda fase della promessa – 2Sam 7,12-13 – è ormai giunta a maturazione.

20. La richiesta ha come oggetto un materiale assai desiderato per le costruzioni di tutto l'Antico Vicino Oriente: i cedri del Libano. Le dimensioni di queste piante, la pregiatezza, la durevolezza, le rendevano adatte alle costruzioni grandiose. La Palestina possedeva al massimo fichi selvatici (sicomori) impiegati solo nell'edilizia comune. Salomone chiude la lettera sottolineando l'abilità dei Fenici e dei Sidonii nell'arte del legno. Egli evidenzia così non solo le doti degli alleati, eccellenti boscaioli oltre che navigatori, ma anche le proprie quale fine diplomatico.

21. Chiram reagisce con entusiasmo alla lettera di Salomone e si esprime in conformità alla mentalità allora diffusa che ogni terra aveva una sua divinità. Così si spiega la benedizione rivolta al Dio di Israele chiamato con il suo nome proprio JHWH. Il motivo della lode si rifà ancora una volta alla sapienza di Salomone e al c. 3, fondamentale per questo tema, con il richiamo al popolo numeroso (cfr. 3,9).

22-23. La lettera di Chiram è una risposta positiva al re di Israele tranne sul punto degli operai israeliti inviati sul posto. Il re di Tiro consegnerà il materiale richiesto nel luogo indicato da Salomone per introdurlo direttamente in Palestina. La scelta cadde sul porto di Giaffa, stando a 2Cr 2,15. Non è questo il primo caso in cui Chiram procurò pregiato legname da costruzione a Israele. Il precedente si trova in 2Sam 5,11 che illustra l'aiuto dato da Chiram a Davide per la costruzione della reggia attraverso materiale e manodopera qualificata.

24-25. L'accordo è ormai attuato. Anche in questo caso la quantità viene ingrandita. La misura del legname, cedri e abeti, è il bisogno di Salomone; la misura del salario è ancora la generosità di quest'ultimo. La Fenicia possedeva un territorio stretto lungo la costa e i suoi abitanti si dedicavano soprattutto ad attività marinare; dal punto di vista agricolo era pertanto carente. L'accordo con Israele, in cui vi era invece abbondanza di prodotti agricoli, risultava forse necessario tenendo conto della grande quantità di grano che viene inviata. Può darsi che questa impresa abbia causato qualche problema di bilancio stando alla notizia di 9,11.

26. Questo piccolo sommario conclude rimettendo in scena la saggezza di Salomone fondamento dell'accordo con Chiram e della pace già presentata al v. 4 come caratteristica del suo regno e così strettamente legata al suo nome. Questo ricorre ben 22 volte nel capitolo, ma non può sfuggirci il gioco letterario che lo richiama concentrato nei vv. 9-14 e 17-19. La stabilità della pace viene confermata da 9,26-28; 10,11-22 in cui la collaborazione tra i due re è ribadita.

27-32. Si tratta di materiale d'archivio rielaborato con la consueta tendenza a gonfiare i numeri. Un confronto con 9,23, maggiormente attendibile, fa prendere coscienza del ridimensionamento da operarsi. Alla luce del v. 23 in cui Chiram provvede al legno, dal taglio alla consegna, senza coinvolgere operai di Salomone, si dovrebbe rivedere la notizia del v. 28 sul lavoro in Libano. La collaborazione con operai specializzati provenienti dall'estero conclude la preparazione della costruzione del tempio. Le fondamenta sono poste, ora osserveremo l'edificio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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I funzionari del regno di Salomone (4,1-5,8) 1Il re Salomone estese il suo dominio su tutto Israele. 2Questi erano i suoi dignitari: Azaria, figlio di Sadoc, fu sacerdote; 3Elicòref e Achia, figli di Sisa, scribi; Giòsafat, figlio di Achilùd, archivista; 4Benaià, figlio di Ioiadà, capo dell'esercito; Sadoc ed Ebiatàr, sacerdoti; 5Azaria, figlio di Natan, capo dei prefetti; Zabud, figlio di Natan, sacerdote, amico del re; 6Achisar maggiordomo; Adoniràm, figlio di Abda, sovrintendente al lavoro coatto. 7Salomone aveva dodici prefetti su tutto Israele, i quali provvedevano al re e alla sua casa; ognuno aveva l'incarico di procurare il necessario per un mese all'anno. 8Questi sono i loro nomi: il figlio di Cur, sulle montagne di Èfraim; 9il figlio di Deker, a Makas, a Saalbìm, a Bet-Semes, a Elon-Bet-Canan; 10il figlio di Chesed, ad Arubbòt: a lui appartenevano Soco e tutta la regione di Chefer; 11il figlio di Abinadàb aveva tutta la collina di Dor; sua moglie era Tafat, figlia di Salomone; 12Baanà, figlio di Achilùd, aveva Taanac, Meghiddo e tutta Bet-Sean che è dal lato verso Sartàn, sotto Izreèl, da Bet-Sean fino ad Abel-Mecolà, fin oltre Iokmeàm; 13il figlio di Gheber, a Ramot di Gàlaad: a lui appartenevano i villaggi di Iair, figlio di Manasse, in Gàlaad, il distretto di Argob in Basan, sessanta grandi città con mura e spranghe di bronzo; 14Achinadàb, figlio di Iddo, a Macanàim; 15Achimàas in Nèftali: anch'egli aveva preso in moglie una figlia di Salomone, Basmat; 16Baanà, figlio di Cusài, in Aser e in Zàbulon; 17Giòsafat, figlio di Parùach, in Ìssacar; 18Simei, figlio di Ela, in Beniamino; 19Gheber, figlio di Urì, nella regione di Gàlaad, cioè la terra di Sicon, re degli Amorrei, e di Og, re di Basan. Inoltre c'era un prefetto unico nella terra di Giuda. 20Giuda e Israele per quantità erano numerosi come la sabbia del mare; mangiavano, bevevano e vivevano felici.

__________________________ Note

4,8 il figlio di Cur: i funzionari sono citati solo col nome del padre e non con il loro. L’autore vuole forse indicare quelle famiglie che offrivano abitualmente funzionari al re.

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Approfondimenti

Il c. 4 presenta non poche difficoltà di critica testuale e di conseguenza di comprensione dell'identità delle persone e delle cariche, nonché della delimitazione dei distretti amministrativi. La divergenza nella tradizione testuale diventa evidentissima nel caso della Vulgata che estende il capitolo fino al v. 14 di quello successivo. La scelta può essere motivata dal fatto che in quei versetti si riprende l'argomento della divisione amministrativa mostrandone l'efficacia, mentre nei vv. 9-14 si parla della sapienza di Salomone passando poi, al v. 15, ad un nuovo argomento: l'alleanza con Chiram.

1. Una brevissima notizia sull'estensione del regno di Salomone dovuta al redattore e che si rifà a 2Sam 8,15a come introduzione alla lista dei ministri.

2-6. Il governo centrale di Salomone viene presentato nei suoi componenti e nei suoi uffici. Non è da escludere che l'amministrazione egiziana abbia ispirato l'organizzazione di questo governo. Per Azaria il testo è ambiguo. Potrebbe aver esercitato la funzione sacerdotale o potrebbe semplicemente esser stato figlio del sacerdote Zadok, versione preferita dai LXX 2,46h. Elicoref, nome difficile che può indicare un ufficio (responsabile del calendario?) oppure la persona, in questo caso fratello di Achia con il quale aveva l'incarico di scriba, cioè segretari reali con il compito tra l'altro della corrispondenza interna ed estera. Giosafat ricopre un ufficio indicato con un participio hifil, mazᵉkîr, polivalente: colui che ricorda, chiama, riferisce, esprimibile forse con “araldo”. Può darsi che regolasse il cerimoniale di corte, introducesse alle udienze e fungesse da portavoce regio presso il popolo. Viene ricordato anche in 2Sam 8,16; 20,4; 2Cr 8,15. Benaia è già stato presentato (cfr. 1,10; 2,35). La menzione dei due sacerdoti Zadok ed Ebiatar costituisce problema visto che Ebiatar è già stato allontanato da Gerusalemme (2,26-27). La presenza del suo nome può essere spiegata tenendo presente l'influsso di 2Sam 20,23-25 dove i due nomi appaiono, come qui, senza patronimico. Quest'ultimo testo insieme a 2Sam 8,16-18 ha influito sulla compilazione del nostro elenco. In comune col governo di Davide ci sono Giosafat e Benaia. Ciò fa supporre che questa lista di ministri presenti il governo della prima metà del regno di Salomone. Per il secondo Azaria della lista non è chiaro se sia il figlio del profeta o il nipote di Salomone (2Sam 5,14). Probabilmente il suo incarico consisteva nel garantire la puntualità nella consegna dei viveri da parte dei distretti. Zabud rimane inserito come Azaria nel problema della identificazione di suo padre Natan. Il suo titolo «amico del re», probabilmente adottato dall'Egitto, si trova già in 2Sam 15,37 riferito a Cusai per quanto riguarda Davide. Achisar, maggiordomo del re, sovrintendente al palazzo è l'unico a non avere patronimico in questa lista. Il suo incarico aumentò successivamente d'importanza, cfr. 2Re 15,5; 18,3.18. Adoniram si trova a volte con il nome più breve Adoram, come in 2Sam 20,24 dove già figura, sotto Davide, come sovrintendente ai lavori forzati.

7-19. L'elenco dei prefetti. Erano questi ufficiali del fisco; al loro nome fa seguito il territorio di cui sono responsabili. La lista è compilata in maniera molto difforme. Non segue un ordine geografico preciso; di alcuni è riferito solo il patronimico, di altri anche il nome personale. Per il territorio a volte si nominano delle città, a volte i territori delle tribù il cui carattere viene solo in parte rispettato. Il numero dodici non è legato alle tribù, ma ai mesi dell'anno che stabilivano i turni per l'approvvigionamento della corte. La lettura dell'elenco pone subito di fronte a una difficoltà: i prefetti nella lista risultano 13 e non 12. Una ragionevole soluzione del problema si ha osservando come nel v. 19 si ripeta quello che già è detto al v. 13 del TM. Si parla della stessa persona, Gheber, e della stessa terra, Galaad (Gad del v. 19 viene dalla tradizione testuale greca). Gad era sotto il prefetto di Macanaim, sempre stata gadita (cfr. Gs 21,38). Eliminando questa ripetizione si raggiunge il numero 12 includendo il prefetto di cui si parla in 19b. Come identificare questo prefetto con quello di Giuda che non poteva essere esclusa dalla tassazione? Il TM parla genericamente di «territorio» senza specificazione. Ciò è dovuto allo scriba, archivista della Giudea, che parla di territorio in maniera familiare intendendo appunto la terra di Giuda. In seguito a queste spiegazioni si propone la seguente ripartizione del territorio:

  • A) Centro Israele
  1. La zona collinare di Efraim
  2. Il vecchio territorio dei Daniti
  3. Manasse
  4. La costa di Dor
  5. Le strategiche depressioni di Esdrelon
  • B) La Transgiordania
  1. Nord Galaad
  2. Sud Galaad
  • C) Nord Israele
  • Neftali
  • Aser
  • Issacar

  • D) Il Sud

  • Beniamino

  • Giuda

20. Un piccolo sommario in cui la prosperità del regno unito viene presentata con due immagini tipicamente bibliche: la sabbia del mare per indicare l'alto numero di abitanti (cfr. Gn 22,17) e l'abbondanza di cibo.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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STORIA DI SALOMONE (3,1-11,43)

Il sogno di Gàbaon 1Salomone divenne genero del faraone, re d'Egitto. Prese la figlia del faraone, che introdusse nella Città di Davide, ove rimase finché non terminò di costruire la propria casa, il tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme. 2Il popolo però offriva sacrifici sulle alture, perché ancora non era stato costruito un tempio per il nome del Signore. 3Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva le disposizioni di Davide, suo padre; tuttavia offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture. 4Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l'altura più grande. Su quell'altare Salomone offrì mille olocausti. 5A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. 6Salomone disse: “Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. 7Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. 8Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. 9Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?“. 10Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. 11Dio gli disse: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, 12ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. 13Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita. 14Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita”. 15Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò a Gerusalemme; stette davanti all'arca dell'alleanza del Signore, offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.

Il giudizio di Salomone 16Un giorno vennero dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. 17Una delle due disse: “Perdona, mio signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre lei era in casa. 18Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c'è nessun estraneo in casa fuori di noi due. 19Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché lei gli si era coricata sopra. 20Ella si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco, mentre la tua schiava dormiva, e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il suo figlio morto. 21Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L'ho osservato bene al mattino; ecco, non era il figlio che avevo partorito io”. 22L'altra donna disse: “Non è così! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”. E quella, al contrario, diceva: “Non è così! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo”. Discutevano così alla presenza del re. 23Il re disse: “Costei dice: “Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”, mentre quella dice: “Non è così! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo”“. 24Allora il re ordinò: “Andate a prendermi una spada!”. Portarono una spada davanti al re. 25Quindi il re aggiunse: “Tagliate in due il bambino vivo e datene una metà all'una e una metà all'altra”. 26La donna il cui figlio era vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: “Perdona, mio signore! Date a lei il bimbo vivo; non dovete farlo morire!”. L'altra disse: “Non sia né mio né tuo; tagliate!”. 27Presa la parola, il re disse: “Date alla prima il bimbo vivo; non dovete farlo morire. Quella è sua madre”. 28Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunciata dal re e provarono un profondo rispetto per il re, perché avevano constatato che la sapienza di Dio era in lui per rendere giustizia.

__________________________ Note

3,1 Il matrimonio di Salomone con la figlia del faraone è verosimile, in questo periodo di grande decadenza dell’Egitto.

3,2-3 Il popolo però offriva sacrifici sulle alture: si tratta di colline sacre, destinate al culto. Nei primi tempi della monarchia queste alture potevano essere legittime; in seguito però divennero sempre più luoghi idolatrici. Di qui le condanne (Dt 12,2-3; 2Re 18,4; 23,5-15.19).

3,4 Gàbaon: sorgeva a circa 10 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.

3,9 Il cuore nella Bibbia è, abitualmente, la sede della conoscenza e della decisione. Salomone chiede un cuore docile per esercitare il suo compito di giudice.

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Approfondimenti

3,1-11,43. I capitoli 3-11 illustrano il regno di Salomone (ca. 961-922). La presentazione di questo regno gode della più ampia descrizione rispetto a tutti gli altri. Viene presentata l'attività edilizia, diplomatica, commerciale del grande re. Sono evidenziati la sua saggezza, la sua giustizia, il gusto per l'eleganza e il lusso. Non taciuto il punto debole di Salomone: la passione per le donne che gli sarà fatale come occasione di sincretismo e di compromessa fedeltà al Signore. L'autore deuteronomista ama la presentazione agiografica del costruttore del tempio e si dilunga nel presentare questo avvenimento fin nei dettagli. Il materiale proviene da diverse fonti: dati d'archivio e leggenda s'intrecciano. Una fonte viene menzionata: gli Atti di Salomone (11,41). L'archeologia ha confermato questi capitoli dove l'idealizzazione è presente, ma non si tratta solo di iperbole. «Neanche Salomone, con tutta la sua gloria...» (Mt 6,29). Così giunge anche nel vangelo la fama di Salomone, che al di là delle tinte molto lucenti usate per il suo ritratto rimane uno splendido monarca. Il suo governo evidenzia il significato genuino della radice šlm che indica il benessere totale, la presenza di tutti i beni, e non solo l'assenza di guerra, ed è questa la sostanza del regno salomonico.

1. La notizia è assai discussa dal punto di vista cronologico e testuale. È comunque importante che il regno di Salomone venga dal redattore inaugurato con questo fatto che già anticipa l'apertura internazionale e i solidi legami nella politica estera del nuovo re. Non si è in grado di identificare con certezza il suocero di Salomone. Possiamo solo dire che si tratta di uno degli ultimi faraoni della XXI o dei primi della XXII dinastia. I LXX parlano di questo matrimonio e della dote in 5,14, mentre il TM riprende la notizia della dote in 9,16. Qui per la prima volta si fa distinzione tra città di Davide e Gerusalemme. Questo matrimonio fu senz'altro un incentivo all'attività edilizia di Salomone.

2-3. È evidente che questo intervento sugli usi cultuali precedenti la riforma di Giosia (622) è dovuto all'autore che scrive nella prospettiva della riforma deuteronomista. Quasi con rammarico si fa presente la non ancora avvenuta costruzione del tempio e il culto praticato sulle alture, santuari all'aria aperta, dove sotto un albero frondoso si trovava un altare e una stele. Questi santuari locali erano stati ereditati dai Cananei e costituivano un pericolo di sincretismo, fusione tra il culto di JHWH e quello dei bá‘alîm. È questo il motivo del sospetto verso i sacrifici offerti in quei luoghi e che emerge qui con chiarezza. L'autore propone due scusanti. Per il popolo: non era ancora stato costruito il tempio; per Salomone: amava il Signore come suo padre Davide. Il giudizio negativo su questa pratica abolita dalla riforma di Giosia viene così attenuato.

4-15. Gabaon si trova a 10 km a nord-ovest di Gerusalemme. La collocazione geografica settentrionale ci fa chiedere se, oltre che dalla fama del santuario locale, Salomone non fosse attratto anche dal desiderio di una celebrazione religiosa che rinsaldasse i vincoli con le tribù del Nord all'inizio del regno. Ciò che più conta comunque è che questa pagina desidera confermare la scelta divina prima avvenuta attraverso mediatori e manovre di corte, ora fatta direttamente da Dio che si rivolge in prima persona a Salomone per accordare i doni necessari al governo. Vengono superate così anche le “anomalie” della sua ascesa al potere: la non acclamazione popolare, come i giudici; la mancanza di alleanza col popolo, come suo padre. Si spiega invece che la scelta di Salomone si fonda sull'alleanza di Dio con Davide (v. 6). Nella letteratura dell'Antico Oriente abbiamo pagine accostabili alla nostra. In Egitto racconti di visite compiute dai faraoni in santuari foranei dove ricevono messaggi divini per il governo che vengono comunicati alla corte al rientro nella capitale. A Babilonia e in Assiria preghiere di neo re che domandano lunga vita, felicità, armate invincibili. La distanza del nostro testo dall'ultimo caso è lampante. Nel primo caso, invece, il ritorno a Gerusalemme non comporta la comunicazione della visione. Il sogno costituiva nell'antichità biblica una via normale di comunicazione col divino (Gn 26,24; 28,11; 31,11; есc.). Questo è l'ultimo racconto di sogno che non verrà più menzionato come via rivelativa fino alla letteratura apocalittica. La preghiera di Salomone quale risposta alla richiesta divina si apre con una “confessione” dei benefici concessi a suo padre Davide al quale Dio ha dato soprattutto un successore come segno di fedeltà e in adempimento alla sua parola. La memoria di quanto Dio ha già dato è caparra di quanto darà. Salomone si presenta come un ragazzo, ma ciò non è legato alla sua età; è invece una formula di umiltà. Si dichiara incerto sull'entrare e l'uscire, cioè disorientato. La sua richiesta non si pone su un piano materiale. Egli chiede un cuore “capace di ascoltare”. È questo il presupposto per rendere giustizia, dovere capitale del re. L'ascolto del volere divino poi abiliterà il re al discernimento tra bene e male (cfr. Gn 2-3), fondamento del governo. Il sogno di Salomone all'inizio del suo regno non è un sogno di gloria personale, bensì il desiderio del vero bene del suo popolo. Si potrebbe dire che egli chiede piuttosto per gli altri che non per sé. La soddisfazione divina per una tale richiesta si esprime nel concedere anche quanto non è stato chiesto: ricchezza, prestigio e infine lunga vita con la tipica condizione deuteronomista della fedeltà ai precetti divini; e nella massima larghezza in quanto è stato domandato: nessuno sarà saggio e intelligente come Salomone, né prima né dopo di lui. La sapienza di Salomone sarà ancora esplicitamente ripresa in 5,9-14; 10,1-10. Si veda anche Sap 9,1-18, ampliamento della preghiera di Salomone, e 7,7-14; 8,2-21. Il v. 15 forse è stato posto successivamente per superare l'imbarazzo del culto celebrato dal re in un santuario locale con il culto celebrato presso l'arca in Gerusalemme, idea fondamentale del Deuteronomista.

16-28. Il racconto viene introdotto in maniera un po' brusca. Dopo il banchetto dei dignitari preparato da Salomone l'irruzione delle due prostitute crea un buon contrasto letterario. La fattura popolare del racconto è indicata dalle ripetizioni. La storia ha paralleli nella letteratura mondiale. La pratica della prostituzione, vera istituzione nell'Antico Vicino Oriente abbinata all'ospitalità (Gs 2,1), era tollerata anche in Israele. La proibizione diventerà esplicita in Dt 23,18. La collocazione del racconto in questo punto della narrazione pare voglia essere una conferma del dono della sapienza ricevuto da Salomone. La vera difficoltà del caso è presentata al v. 18: non esistono testimoni. La faccenda sembra così insolubile. La trovata di Salomone consiste nel colpire l'affetto materno che inevitabilmente emergerà di fronte alla minaccia di morte per il neonato. Può darsi che il caso presentato da Es 21,35 abbia potuto ispirare la decisione. La reazione della vera madre è presentata con la tipica immagine biblica: il fremito delle viscere, ritenute la sede degli affetti e delle emozioni. Essa è pronta a rinunciare al bambino piuttosto che vederlo morire. Il caso è così risolto. Il v. 28 mostra la reazione popolare: profondo rispetto per il re che ha ricevuto da Dio la sapienza e ha mostrato la sua abilità nel giudizio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Testamento e morte di Davide 1I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: 2“Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. 3Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, 4perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d'Israele”. 5Anche tu sai quel che ha fatto a me Ioab, figlio di Seruià, cioè come egli ha trattato i due capi dell'esercito d'Israele, Abner, figlio di Ner, e Amasà, figlio di Ieter, come li ha uccisi spargendo in tempo di pace il sangue di guerra, e mettendo sangue di guerra sulla sua cintura che era intorno ai suoi fianchi e sul suo sandalo che era ai suoi piedi. 6Agirai con la tua saggezza, e non permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi. 7Agirai con bontà verso i figli di Barzillài il Galaadita, e saranno tra coloro che mangiano alla tua tavola, perché mi hanno assistito mentre fuggivo da Assalonne, tuo fratello. 8Ed ecco accanto a te Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurìm; egli mi maledisse con una maledizione terribile nel giorno in cui andavo a Macanàim. Ma discese incontro a me al Giordano e gli giurai per il Signore: “Non ti farò morire di spada”. 9Ora però non lasciarlo impunito. Infatti tu sei un uomo saggio e sai ciò che gli dovrai fare. Farai scendere la sua canizie agli inferi con morte violenta”. 10Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. 11La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant'anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.

Morte di Adonia 12Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto. 13Adonia, figlio di Agghìt, si recò da Betsabea, madre di Salomone, che gli chiese: “Vieni con intenzioni pacifiche?”. “Pacifiche”, rispose quello, 14e soggiunse: “Ho da dirti una cosa”. E quella: “Parla!”. 15Egli disse: “Tu sai che il regno spettava a me e che tutti gli Israeliti si attendevano che io regnassi. Eppure il regno mi è sfuggito ed è passato a mio fratello, perché gli era stato decretato dal Signore. 16Ora ti rivolgo una sola domanda: non respingermi”. Ed essa: “Parla!”. 17Adonia disse: “Di' al re Salomone, il quale nulla ti può negare, che mi conceda in moglie Abisàg, la Sunammita”. 18Betsabea rispose: “Bene! Parlerò io stessa al re in tuo favore”. 19Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra 20e disse: “Ti rivolgo una sola piccola domanda: non respingermi”. Il re le rispose: “Chiedi, madre mia, certo non ti respingerò”. 21E quella: “Si conceda Abisàg, la Sunammita, in moglie ad Adonia, tuo fratello”. 22Il re Salomone rispose a sua madre: “Perché tu mi chiedi Abisàg, la Sunammita, per Adonia? Chiedi pure il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote Ebiatàr e Ioab figlio di Seruià”. 23Il re Salomone giurò per il Signore: “Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha avanzato questa proposta a danno della sua vita. 24Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi ha fatto sedere sul trono di Davide, mio padre, e mi ha fatto una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verrà ucciso”. 25Il re Salomone ordinò l'esecuzione a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale lo colpì e quegli morì.

Sorte riservata a Ebiatàr e a Ioab 26Il re disse al sacerdote Ebiatàr: “Vattene ad Anatòt, nella tua campagna. Certo, tu sei degno di morte, ma oggi non ti faccio morire, perché tu hai portato l'arca del Signore Dio davanti a Davide, mio padre, e perché ti sei occupato di tutto quello di cui mio padre si occupava”. 27Così Salomone espulse Ebiatàr, perché non fosse sacerdote del Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunciato a Silo riguardo alla casa di Eli. 28La notizia arrivò a Ioab – Ioab si era schierato per Adonia, mentre non si era schierato per Assalonne – e allora Ioab fuggì nella tenda del Signore e si afferrò ai corni dell'altare. 29Fu riferito al re Salomone che Ioab era fuggito nella tenda del Signore e che stava al fianco dell'altare. Salomone inviò Benaià figlio di Ioiadà con quest'ordine: “Va', colpiscilo!”. 30Benaià andò nella tenda del Signore e disse a Ioab: “Così dice il re: “Esci!”“. Quegli rispose: “No! Qui voglio morire!”. Benaià riferì al re: “Ioab ha parlato così e così mi ha risposto”. 31Il re gli disse: “Fa' come egli ha detto: colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. 32Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada, senza che Davide mio padre lo sapesse: Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito d'Israele, e Amasà, figlio di Ieter, capo dell'esercito di Giuda. 33Il loro sangue ricadrà sulla testa di Ioab e sulla testa della sua discendenza per sempre, mentre per Davide e la sua discendenza, la sua casa e il suo trono vi sarà pace per sempre da parte del Signore”. 34Benaià, figlio di Ioiadà, salì, lo colpì e lo uccise; Ioab fu sepolto nella sua casa, nel deserto. 35Il re lo sostituì, nominando capo dell'esercito Benaià, figlio di Ioiadà, mentre mise il sacerdote Sadoc al posto di Ebiatàr.

Sorte riservata a Simei 36Il re mandò a chiamare Simei per dirgli: “Costruisciti una casa a Gerusalemme; ivi sarà la tua dimora e non ne uscirai per andartene qua e là. 37Quando ne uscirai, oltrepassando il torrente Cedron, sappi bene che morirai certamente: il tuo sangue ricadrà sulla tua testa”. 38Simei disse al re: “Va bene! Come ha detto il re, mio signore, così farà il tuo servo”. Simei dimorò in Gerusalemme per molto tempo. 39Dopo tre anni, due schiavi di Simei fuggirono presso Achis figlio di Maacà, re di Gat. Fu riferito a Simei: “I tuoi schiavi sono in Gat”. 40Simei si alzò, sellò il suo asino e partì per Gat, andando da Achis in cerca dei suoi schiavi. Simei vi andò e ricondusse i suoi schiavi da Gat. 41Fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat e che era ritornato. 42Il re fece chiamare Simei e gli disse: “Non ti avevo forse fatto giurare per il Signore e non ti avevo ammonito dicendo: “Nel giorno in cui uscirai per andartene qua e là, sappi bene che certamente dovrai morire”? Tu mi avevi risposto: “Va bene, ho capito”. 43Perché non hai rispettato il giuramento del Signore e il comando che ti avevo impartito?“. 44Il re aggiunse a Simei: “Tu conosci, poiché il tuo cuore ne è consapevole, tutto il male che hai fatto a Davide, mio padre. Il Signore farà ricadere la tua malvagità sulla tua testa. 45Invece sarà benedetto il re Salomone e il trono di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore”. 46Il re diede ordine a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale, uscito, lo colpì e quegli morì. Il regno si consolidò nelle mani di Salomone.

__________________________ Note

2,4 compia la promessa: quella fatta mediante Natan circa la perennità della dinastia davidica (2Sam 7,8-16).

2,11 La durata del regno di Davide: non può essere stabilita con certezza perché quaranta è anche numero simbolico, che corrisponde alla durata di una generazione; in ogni caso indica un periodo abbastanza lungo.

2,17 Chiedendo in moglie Abisàg, la Sunammita, Adonia rivendica il diritto al trono.

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Approfondimenti

1-4. Con una espressione tipicamente biblica «io me ne vado per la strada di ogni uomo» (cfr. Gs 23,14) Davide indica la propria morte e apre il suo testamento. Segue immediatamente la raccomandazione a essere forte e a comportarsi da uomo (cfr. Dt 31,23 e Gs 1,6.9.18, le raccomandazioni che Giosuè riceve prima di assumere la guida d'Israele). In realtà questi versetti hanno affinità con il capitolo 1 di Giosuè. I vv. 3-4 sono di chiaro sapore deuteronomista, con la tipica lista di sinonimi della legge le cui sfumature sono sottili. Alcuni autori ritengono questi versetti una interpolazione evidente. Non si parla di libro scritto della legge di Mosè prima del regno di Giosia. Inoltre la promessa incondizionata di Natan di 2Sam 7,12ss. viene qui subordinata al rispetto della legge, evidente elaborazione teologica successiva che sostituisce al rapporto Dio-re come padre-figlio (2Sam 7,14), quindi immediato e spontaneo, il rapporto re-legge scritta, più giuridico e distaccato. Emerge in ogni caso un dato teologico e storico fondamentale anche se non riconducibile a Davide stesso: il re d'Israele non può concepirsi come autonomo rispetto ai precetti divini. Egli è il garante della loro osservanza e non una fonte indipendente di diritto. Anche la teologia della “retribuzione” tipica del Deuteronomista è qui molto chiara: la stabilità del trono e della dinastia dipende dall'osservanza della legge, altrimenti è la tragedia.

5-9. L'antico principio «vita per vita» (Es 21,24) spinge Davide a reclamare la vendetta per l'assassinio di Abner (2Sam 3,21-27) e di Amasa (2Sam 20,8-12) perpetrati in tempo di pace e provenienti dai cattivi sentimenti di loab. Abner fu assassinato per vendicare il fratello Asael ucciso in battaglia (2Sam 2,21-23), Amasa fu ucciso per gelosia. Davide si sente coinvolto e sfidato da questi due omicidi. Oltre a essere innocenti, gli uccisi erano in rapporto con lui: Abner era sotto la sua protezione dopo una trattativa di pace (2Sam 3,21) e Amasa era stato da lui nominato generale (2Sam 19,14). L'onore di Davide è stato leso e la sua autorità ferita. Non si menziona la morte di Assalonne di cui pure Ioab è responsabile perché avvenuta in tempo di rivolta. Si parla qui per la prima volta della ḥokmāh (saggezza) di Salomone. Si tratta dell'intelligenza pratica che sarebbe stato il primo passo per il successo nel governo. Anche se Ioab è ormai anziano non potrà lasciare questa vita senza aver pagato quelle vite. Andare nello šᵉ’ôl indica un'escatologia primitiva in cui l'aldilà non prevedeva ricompensa diversa per i giusti o per i cattivi, ma era semplicemente un luogo di sconforto per tutti. Questa teologia non ancora elaborata potrebbe suffragare l'autenticità di questa parte di testamento davidico. La stessa idea è ripetuta al v. 9.

7. Questo versetto si pone come spartiacque positivo tra due compiti negativi del futuro monarca. Salomone «agirà con bontà» verso i figli di Barzillai che hanno aiutato Davide durante la rivolta di Assalonne (2Sam 19,31-40) e assicurerà loro una pensione. Questo significa qui l'espressione «mangiare alla tavola del re».

8-9. La terza ingiunzione di giustizia è di tipo negativo e riguarda Simei figlio di Ghera (da non confondere con Simei del c. 1) che maledisse Davide durante la sua fuga da Gerusalemme al tempo della rivolta di Assalonne 2Sam 16,5-14). La credenza ebraica riteneva efficace la maledizione finché colui che l'aveva pronunciata rimaneva in vita. La soppressione del maledicente si pone qui, in conformità alla persuasione corrente, come una necessità per la salvaguardia della dinastia. Davide aveva pronunciato un giuramento dopo il pentimento di Simei (2Sam 19,16-24) e aveva così le mani legate per sbarazzarsi della maledizione. Salomone invece era libero di disfarsi di questo fardello. Si tenga anche conto che Es 22,27 ritiene una colpa molto grave la maledizione del capo del popolo. La forza della maledizione è sottolineata dal participio nifal della radice mrṣ da tradursi «virulenta». Si indica così sia la violenza verbale, sia l'autentico significato della radice ebraica che indica al nifal l'essere colpiti da malattia insanabile: per gli uomini in forma virale, per il legno con parassiti che lo assalgono compromettendo la stabilità della casa con cui è costruita e provocandone il crollo (cfr. Zc 5,1-4). Si doveva togliere dalla casa di Davide questo morbo mortale sopprimendo il maldicente. Ancora una volta Davide fa appello alla saggezza del figlio. Salomone non dovrà vendicarsi senza motivo; nella sua abilità non si lascerà sfuggire l'occasione buona per eseguire il testamento paterno.

10-12. L'eufemismo biblico dell'addormentarsi con i padri presenta con serenità il trapasso di Davide. La notizia della sua sepoltura è tanto importante quanto sobria. Sobria, perché in contrasto con il cerimoniale funerario orientale del quale non vi è nessun accenno. Importante, perché la conquista della città gebusea dipese dall'audacia e dalla tenacia di Davide (2Sam 5,6-10 e 1Cr 11,4-9); pertanto essa viene considerata sua proprietà. Il costume semitico prevedeva che un uomo che aveva una sua proprietà venisse sepolto in essa (Gn 25,7-10; 1Sam 25,1; 2Cr 33,20). Della tomba di Davide si fa menzione anche in At 2,29, ma oggi non siamo in grado di localizzarla con precisione. La durata del regno di Davide non può essere stabilita con certezza. Quaranta è un numero simbolico, legato nel pensiero ebraico alla durata di una generazione; indica un periodo abbastanza lungo di cui non si conosce la durata esatta.

12. Questo versetto nella versione greca di Luciano costituisce l'inizio del III libro dei Re. Il dato evidenzia la difficoltà nella proposta di una struttura del capitolo. Autorevoli commentatori seguono Luciano, altri operano la scelta che noi condividiamo. Si tratta di un primo epilogo nel concludere la vicenda della successione davidica che viene ripresa al v. 46b.

13-46. In questi versetti si presenta il consolidamento del regno di Salomone attraverso l'eliminazione dei suoi nemici. In quest'opera Salomone va assai al di là dell'esecuzione del testamento paterno.

13-25. La morte di Adonia non appartiene alla volontà di Davide; si presenta come una necessità politica per la stabilità del regno. Adonia costituiva infatti una minaccia proveniente dalla stessa casa reale, dall'interno stesso della dinastia. Il racconto presenta una forte analogia con la vicenda dell'ascesa al trono di Salomone: intercessione di Betsabea presso il re, ripetizione dei verbi, discorso diretto. Dal punto di vista letterario è una bellissima pagina nelle composizioni ebraiche: un romanzo che culmina in tragedia. Amore e ambizione si intrecciano come trama e ordito del racconto. Può darsi che Adonia amasse effettivamente Abisag, in ogni caso la richiesta della sua mano era o un enorme rischio, se veramente vi era amore, o un imperdonabile affronto se vi era solo ambizione. La Sunammita era entrata a far parte dell'harem di corte ed era pertanto proprietà del re. Secondo la concezione del tempo, possedere parzialmente o del tutto l'harem regio significava poter avanzare diritti di successione al trono (2Sam 3,7.13; 12,8; 16,20-22). Salomone prende al balzo questa situazione leggibile come pretesa di regalità per eliminare il suo avversario principale. La sua saggezza, cioè la sua intelligenza pratica, si mostra nel saper cogliere l'occasione buona rinunciando a prendere l'iniziativa dell'eliminazione del concorrente e lasciando che sia lui ad offrirla. È ben presentato qui il ruolo della regina madre (v. 19), dopo il re la persona più importante nella corte. Al v. 24 Salomone fa sua la promessa del Signore a Davide (2Sam 7,8-16). La richiesta di Adonia si mostra così contro il volere divino che egli pure aveva riconosciuto, v. 15, e ciò costituisce nella mentalità dell'autore un'attenuante ulteriore per il comportamento di Salomone.

26-27. L'esilio di Ebiatar costituisce la prima fase dell'eliminazione del partito di Adonia. Si ripulisce così il sacerdozio, istituzione fondamentale, da elementi la cui fedeltà alla corona è dubbia. Anche a Ebiatar viene dichiarato che è un uomo morto, tuttavia la sua vita viene risparmiata a causa del suo carattere sacro per il contatto con l'arca e a causa della sua vicinanza a Davide nelle sue vicissitudini. Viene così confinato ad Anatot, a nord di Gerusalemme, dove aveva un podere. Da quel centro verrà anche Geremia (Ger 1,1). In questa vicenda l'autore deuteronomista vede il compimento della profezia sulla casa di Eli di cui si parla in 1Sam 2,27-36 e 3,11-14.

28-35. È ora la volta di Ioab. Con la sua soppressione si purifica l'esercito, altra istituzione primaria del regno, dai pericoli d'infedeltà al sovrano. Comincia qui l'esecuzione del testamento di Davide. E Ioab stesso a dichiarare la sua colpevolezza andando ad afferrare i corni dell'altare e chiedendo l'asilo sacro. Questo gesto è il frutto del panico che l'ha preso alla notizia dell'esilio di Ebiatar, suo socio nel sostenere Adonia. La colpa di cui si ritiene responsabile non è dunque l'omicidio, bensì la cospirazione. Ioab e Salomone si trovano su piani diversi che portano il primo ad insistere nella speranza di grazia non lasciando l'altare, il secondo a non esitare nel punire. Anche qui Salomone dimostra la sua abilità nel cogliere l'occasione senza provocare o cercare un motivo di vendetta. L'asilo sacro era negato agli omicidi volontari (Es 21,13-14; Dt 27,24), ma era anche vietato giustiziare nel recinto sacro (Es 21,14). E probabilmente per giustificare questo eccesso che il v. 32 insiste sul motivo dell'esecuzione capitale avvenuta in luogo proibito sottolineando che gli uccisi erano innocenti e che il loro assassinio era proditorio. L'intervento deve scagionare Salomone dalla sua violazione. Il discorso si conclude con una doppia imprecazione antitetica: il sangue degli uccisi sarà l'eredità di Ioab e dei suoi discendenti, mentre alla casa di Davide toccherà la pace per aver ristabilito la giustizia (cfr. Dt 19,13). Al giustiziato è assicurata la sepoltura nella sua proprietà come vuole l'uso semitico (1Sam 25,1; 2Sam 2,32). L'episodio si conclude con la nomina dei successori dei cospiratori eliminati: Benaia diviene capo dell'esercito e Zadok rimane l'unico sommo sacerdote. La sua dinastia durerà fino al 171 a.C. (2Mac 4,24).

36-46. Il domicilio coatto di Simei è il primo passo della sua eliminazione. Con questo episodio si conclude l'esecuzione del testamento di Davide e il consolidamento del trono salomonico facendo piazza pulita degli oppositori. Simei viene obbligato a non uscire da Gerusalemme affinché non prenda contatti con la casa di Saul alla quale apparteneva (2Sam 16,5) per eventuali cospirazioni. Inoltre egli come beniaminita (2Sam 19,17) poteva covare intenti di rivolta come accadde con Seba (2Sam 20). L'ordine di non attraversare il Cedron, cioè non andare ad est di Gerusalemme dove si trovava il suo luogo d'origine, Bacurim, conferma questi pensieri. La precauzione manifesta l'astuzia di Salomone. Se infatti il domicilio forzato sarà infranto, come poteva capitare, anche se non a breve termine, la pena sarebbe stata la morte. La sottoscrizione piena di Simei in primo luogo manifesta il suo accordo perché la morte passa per ora da certezza ad eventualità, in un secondo tempo renderà più semplice l'esito desiderato. L'occasione per infrangere l'accordo è la fuga di due schiavi a Gat, nel territorio filisteo. Simei parte immediatamente alla loro ricerca dimenticando di essere così proprio lui inseguito dalla morte. Tornato a Gerusalemme questa sarà la sua sorte come egli stesso si era accordato col re. Il discorso di Salomone sbocca in una duplice supplica: il male pronunciato da Simei ricadrà su di lui, invece la benedizione toccherà a Salomone quale discendente di Davide, la cui maledizione viene eliminata sia dalla preghiera che dall'uccisione del maldicente. L'autore ha voluto dare una colorazione religiosa a quanto avviene alla successione di un re: l'eliminazione degli elementi pericolosi per la stabilità politica. Adonia ha sfidato il Signore che ha scelto Salomone (v. 24), per Ioab è il Signore stesso a far ricadere il suo sangue sulla sua testa (v. 32), Simei ha infranto il giuramento del Signore (v. 43), Ebiatar invece ha portato l'arca del Signore (v. 26) e viene risparmiato. L'autore non ha solo illustrato la saggezza di Salomone evitando la precipitosità nel liberarsi degli avversari, ha tentato anche una presentazione della sua pietà.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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