📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Supplementi genealogici 1Figli di Giuda: Peres, Chesron, Carmì, Cur e Sobal. 2Reaià, figlio di Sobal, generò Iacat; Iacat generò Acumài e Laad. Queste sono le famiglie dei Soreatiti. 3Questi sono i discendenti del padre di Etam: Izreèl, Isma e Idbas; la loro sorella si chiamava Aslelponì. 4Penuèl fu padre di Ghedor; Ezer fu padre di Cusa. Questi sono i figli di Cur, il primogenito di Èfrata, padre di Betlemme. 5Ascur, padre di Tekòa, aveva due mogli, Chelea e Naarà. 6Naarà gli partorì Acuzzàm, Chefer, il Temanita e l'Acastarita; questi erano i figli di Naarà. 7Figli di Chelea: Seret, Socar, Etnan e Kos. 8Kos generò Anub, Assobebà e le famiglie di Acarchèl, figlio di Arum. 9Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre l'aveva chiamato Iabes poiché diceva: “Io l'ho partorito con dolore”. 10Iabes invocò il Dio d'Israele dicendo: “Se tu mi benedicessi e allargassi i miei confini e la tua mano fosse con me e mi tenessi lontano dal male in modo che non debba soffrire!”. Dio gli concesse quanto aveva chiesto. 11Chelub, fratello di Suca, generò Mechir, che fu padre di Eston. 12Eston generò Bet-Rafa, Paseach e Techinnà, padre di Ir-Nacas. Questi sono gli uomini di Reca. 13Figli di Kenaz: Otnièl e Seraià; figli di Otnièl: Catat e Meonotài. 14Meonotài generò Ofra; Seraià generò Ioab, padre degli abitanti della valle degli Artigiani, poiché erano artigiani. 15Figli di Caleb, figlio di Iefunnè: Ir, Ela e Naam. Figli di Ela: Kenaz. 16Figli di Ieallelèl: Zif, Zifa, Tirià e Asarèl. 17Figli di Esdra: Ieter, Mered, Efer e Ialon. Essa concepì Miriam, Sammài e Isbach, padre di Estemòa. 18Sua moglie, la Giudea, generò Iered, padre di Ghedor, Cheber, padre di Soco, e Iekutièl, padre di Zanòach. Questi sono i figli di Bitià, figlia del faraone, che Mered aveva presa in moglie. 19Figli della moglie di Odia, sorella di Nacam, padre di Keila il Garmita e di Estemòa il Maacatita. 20Figli di Simone: Ammon, Rinna, Ben-Canan e Tilon. Figli di Isì: Zochet e Ben-Zochet. 21Figli di Sela, figlio di Giuda: Er, padre di Leca, Lada, padre di Maresà, e le famiglie dei lavoratori del bisso a Bet-Asbèa, 22Iokim, la gente di Cozebà, Ioas e Saraf, che dominarono in Moab e poi tornarono a Betlemme. Ma si tratta di fatti antichi. 23Erano vasai e abitavano a Netaìm e a Ghederà; abitavano là con il re, al suo servizio.

Discendenza della tribù di Simeone 24Figli di Simeone: Nemuèl, Iamin, Iarib, Zerach, Saul, 25di cui fu figlio Sallum, di cui fu figlio Mibsam, di cui fu figlio Misma. 26Figli di Misma: Cammuèl, di cui fu figlio Zaccur, di cui fu figlio Simei. 27Simei ebbe sedici figli e sei figlie, ma i suoi fratelli non ebbero molti figli: tutte le loro famiglie non si moltiplicarono come quelle dei discendenti di Giuda. 28Si stabilirono a Bersabea, a Moladà, a Casar-Sual, 29a Bila, a Esem, a Tolad, 30a Betuèl, a Corma, a Siklag, 31a Bet-Marcabòt, a Casar-Susìm, a Bet-Birì e a Saaràim. Queste furono le loro città fino al regno di Davide. 32Loro villaggi erano Etam, Ain, Rimmon, Tochen e Asan: cinque città 33e tutti i villaggi che erano intorno a queste città fino a Baal. Questa era la loro sede e questi i loro nomi nei registri genealogici. 34Mesobàb, Iamlec, Iosa, figlio di Amasia, 35Gioele, Ieu, figlio di Iosibia, figlio di Seraià, figlio di Asièl, 36Elioenài, Iaakòba, Iesocaià, Asaià, Adièl, Iesimièl, Benaià, 37Ziza, figlio di Sifì, figlio di Allon, figlio di Iedaià, figlio di Simrì, figlio di Semaià: 38questi, elencati per nome, erano capi nelle loro famiglie; i loro casati si estesero molto. 39Andarono verso l'ingresso di Ghedor fino a oriente della valle, in cerca di pascoli per le loro greggi. 40Trovarono pascoli pingui e buoni; la regione era estesa, tranquilla e quieta, poiché prima vi abitavano i discendenti di Cam. 41Ma gli uomini di cui sono stati elencati i nomi, al tempo di Ezechia, re di Giuda, assalirono e sbaragliarono le loro tende e i Meuniti, che si trovavano là; li votarono allo sterminio, che è durato fino ad oggi, e ne occuparono il posto poiché era ricco di pascoli per le greggi. 42Alcuni di loro, fra i discendenti di Simeone, andarono sulle montagne di Seir: cinquecento uomini, guidati da Pelatia, Nearia, Refaià e Uzzièl, figli di Isì. 43Eliminarono i superstiti degli Amaleciti e si stabilirono là fino ad oggi.

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Approfondimenti

*1-23. Questo capitolo costituisce un supplemento genealogico al c. 2. Sono interessate le grandi famiglie della tribù di Giuda e altri gruppi etnici assimilati in forma più o meno completa ai discendenti dell'antenato di Davide. Parte del materiale contenuto in alcuni di questi elenchi è di datazione preesilica, con aggiunte e ripetizioni. Il tutto mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come il Cronista sia grandemente interessato a raccogliere informazioni e dati che riguardano la tribù di Giuda, dalla quale uscì Davide e la sua discendenza.

1-2. Aggiunta a 2,52.53, che precisa l'identità degli Zoreatei. I nomi indicano semplici discendenti, come in 1,1-3.24-27; cfr. 2,5.9.19.50.52.

3-4. Entrambi i versetti sono frammenti di una genealogia di Cur e costituiscono un'aggiunta a 2,51b. Ignoriamo chi sia il fondatore di Etam, città che più tardi sarà fortificata da Geroboamo, cfr. 2Cr 11,6. Anche Izreel, Isma e Ibdas sono nomi di centri urbani della Giudea.

5-8. Aggiunta alla seconda lista dei Calebiti, 2,24, che mira a porre in evidenza il carattere autenticamente giudaico di Tekoa.

9-10. Ulteriori dati genealogici in condizione frammentaria, possibilmente provenienti da un documento incompleto o mutilo e che intendono integrare le liste di 2,42-55. Al v. 10, la preghiera di Iabez, che è anche il nome di una località situata nella regione sud-occidentale di Gerusalemme, vuole scongiurare il senso di sventura racchiuso nel suo nome, che secondo una etimologia popolare (cfr. Gn 4,1-25; 5,29; 29,32s.) è interpretato in base a un'assonanza (Iabez e ‘oṣeb = dolore). Per gli antichi, il nome era indicativo del destino di chi lo portava. In questo caso il nome imposto al figlio era presagio di sventura.

11-12. Chelub non è il medesimo di 2,9. Per Paseach, cfr. Esd 2,49 = Ne 7,51; 3,6.

13-15. Per Otniel, il primo dei dodici giudici, cfr. Gdc 1,12; 3,9.11; Gs 15,15. Ofra è anche nome di città, cfr. Gs 18,23. La valle degli artigiani si trova nel territorio della tribù di Beniamino, Ne 11,35. Al v. 15, la lista dei discendenti di Caleb, figlio di Iefunne (cfr. Nm 13,6ss.; Gs 14,6; Dt 1,36ss.) è mutila e informa su tre suoi discendenti maschi, mentre in 2,49c ricorre il nome di una figlia (Acsa). I tre figli sono Ir (= città), Ela (= quercia) e Naam (= grazioso).

16-20. Il brano è mutilo all'inizio e alla fine. Non è facile capirne lo scopo e individuare le persone e località menzionate. Ci si affida a supposizioni.

21-23. Genealogia di Sela, aggiunta a 2,3, dove non era stata riferita la discendenza del terzo figlio di Giuda. A Maresa, v. 21, c'erano anche i discendenti di Caleb. Al pari di Cozeba, cfr. Gs 15,44, e di Ghedera, cfr. Gs 15,36, Maresa era una delle città di Giuda. Gli altri dati e nomi sono sconosciuti.

24-43. Sulla genealogia di questa tribù cfr. Gn 34,25s.; 46,10; 49,5-7. La tribù non ebbe uno sviluppo simile a quella di Giuda, in margine alla quale visse. Nel brano troviamo: v. 24-27, una lista genealogica; vv. 28-33, un elenco di località abitate dalla tribù di Simeone; vv. 34-43, la notizia relativa a migrazioni di gruppi simeoniti.

*24-27. Lista genealogica, cfr. Nm 26,12.14; Gn 46,10; Es 6,15. Il Cronista vi aggiunge cinque generazioni, vv. 25-27a.28-33. Località abitate dalla tribù di Simeone, cfr. Gs 15,26-32; 19,2-8. Gs 19,7 omette Etam, v. 32.

34-43. L'autore elenca tredici principi simeoniti vv. 34-38, e menziona quindi due loro tentativi di conquista, uno in direzione di Ghedor, nel sud palestinese, vv. 39-41; l'altro verso le montagne di Seir, fra il Mar Morto e il golfo di Aqaba, vv. 42-43. Questa spedizione era diretta contro gli Amaleciti superstiti, i nemici storici di Israele che, sconfitti da Saul, cfr. 1Sam 15,7, e poi da Davide, cfr. 1Sam 30,17; 2Sam 8,12, avevano trovato rifugio nel territorio di Edom.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Discendenti di Davide 1Questi furono i figli che nacquero a Davide a Ebron: il primogenito Amnon, nato da Achinòam di Izreèl; il secondo Daniele, nato da Abigàil di Carmel; 2il terzo Assalonne, figlio di Maacà, figlia di Talmài, re di Ghesur; il quarto Adonia, figlio di Agghìt; 3il quinto Sefatia, nato da Abitàl; il sesto Itreàm, nato da sua moglie Egla. 4Sei gli nacquero a Ebron, dove egli regnò sette anni e sei mesi, mentre regnò trentatré anni a Gerusalemme. 5I seguenti gli nacquero a Gerusalemme: Simeà, Sobab, Natan e Salomone, ossia quattro figli natigli da Betsabea, figlia di Ammièl; 6inoltre Ibcar, Elisamà, Elifèlet, 7Noga, Nefeg, Iafìa, 8Elisamà, Eliadà ed Elifèlet, ossia nove figli. 9Tutti costoro furono figli di Davide, senza contare i figli delle sue concubine. Tamar era loro sorella. 10Figli di Salomone: Roboamo, di cui fu figlio Abia, di cui fu figlio Asa, di cui fu figlio Giòsafat, 11di cui fu figlio Ioram, di cui fu figlio Acazia, di cui fu figlio Ioas, 12di cui fu figlio Amazia, di cui fu figlio Azaria, di cui fu figlio Iotam, 13di cui fu figlio Acaz, di cui fu figlio Ezechia, di cui fu figlio Manasse, 14di cui fu figlio Amon, di cui fu figlio Giosia. 15Figli di Giosia: il primogenito Giovanni, il secondo Ioiakìm, il terzo Sedecìa, il quarto Sallum. 16Figli di Ioiakìm: Ieconìa, di cui fu figlio Sedecìa. 17Figli di Ieconìa, il prigioniero: Sealtièl, 18Malchiràm, Pedaià, Senassàr, Iekamia, Osamà e Nedabia. 19Figli di Pedaià: Zorobabele e Simei. Figli di Zorobabele: Mesullàm e Anania e Selomìt, loro sorella. 20Figli di Mesullàm: Casubà, Oel, Berechia, Casadia, Iusab-Chèsed: cinque figli. 21Figli di Anania: Pelatia, di cui fu figlio Isaia, di cui fu figlio Refaià, di cui fu figlio Arnan, di cui fu figlio Abdia, di cui fu figlio Secania. 22Figli di Secania: Semaià, Cattus, Igal, Barìach, Nearia e Safat: sei. 23Figli di Nearia: Elioenài, Ezechia e Azrikàm: tre. 24Figli di Elioenài: Odavia, Eliasìb, Pelaià, Akkub, Giovanni, Delaià e Anàni: sette.

__________________________ Note

3,17 Ieconìa, il prigioniero: cioè Ioiachìn (vedi 2Cr 36,9-10).

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Approfondimenti

1-24. In tre sezioni vengono presentati i discendenti di Davide, e precisamente: vv. 1-4, i figli di Davide nati a Ebron e, vv. 5-9, quelli nati a Gerusalemme; vv. 10-16, i discendenti di Salomone prima dell'esilio; vv. 17-24, i discendenti dopo l'esilio. Il capitolo potrebbe essere un'aggiunta seriore, effettuata però secondo la mente del Cronista, il cui interesse principale, si sa, è costituito dalla figura di Davide. È importante l'ultima sezione del capitolo, che denuncia tratti molto recenti e quindi risulta di grande utilità per datare la redazione definitiva del libro.

1-9. I figli di Davide. Il v. 1a è chiaramente redazionale. Per 1b-4a, cfr. 2Sam 3,2-5, dove però Daniele è chiamato Adonia. Quanto al contenuto del v. 4, per 1Cr 29,27 e 1Re 2,11 Davide regnò in Ebron per sette anni. Secondo 2Sam 2,11 e 5,5 e il nostro passo, sette anni e sei mesi. Per i vv. 4-9 cfr. 2Sam 5,13-16; 1Cr 14,4-7.

10-16. Successori di Salomone fino all'esilio. L'elenco riporta i singoli successori fino a Giosia, seguendo fedelmente il libro dei Re, ma trascurando le linee parallele. La lista ta da base a Mt 1,7-12, mentre Lc 3,31 stabilisce la discendenza davidica partendo da Natan, v. 5. Tra i figli di Giosia (vv. 15-16), probabilmente il primogenito morì prima del padre. L'ordine degli altri tre pare stabilito in base alla durata del loro regno. Dopo la morte di Giosia, nell'anno 609, gli succedette Ioacaz che regnò per tre mesi (cfr. 2Re 23,31 [= Sallum, cfr. Ger 22, 11]). Quindi salì al trono Iolakim, che regnò per undici anni, e a questi succedette il figlio Ieconia, v. 16, deportato dopo tre anni come prigioniero, v. 17. Sedecia è l'ultimo re di Giuda. Figlio di Giosia, regnò anch'egli undici anni. È probabile che sia il medesimo Sedecia del v. 16, dove “figlio” starebbe per successore.

17-24. Successori di Salomone dopo l'esilio. La genealogia presenta non poche difficoltà storiche, alcune delle quali sono tuttora irrisolte.

19. Qui Zorobabele è figlio di Pedaia, mentre in Ag 1,1ss.; Esd 3,2; 5,2; Mt 1,12; Lc 3,27, è figlio di Sealtiel, v. 17. Il posto e l'estensione riservati alla dinastia di Davide mostrano l'importanza che essa riveste per il Cronista.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Questi sono i figli d'Israele: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Ìssacar, Zàbulon, 2Dan, Giuseppe, Beniamino, Nèftali, Gad e Aser.

Discendenza della tribù di Giuda 3Figli di Giuda: Er, Onan, Sela; i tre gli nacquero dalla figlia di Sua la Cananea. Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso agli occhi del Signore, che perciò lo fece morire. 4Tamar, sua nuora, gli partorì Peres e Zerach. Totale dei figli di Giuda: cinque. 5Figli di Peres: Chesron e Camul. 6Figli di Zerach: Zimrì, Etan, Eman, Calcol e Darda; in tutto: cinque. 7Figli di Carmì: Acar, che provocò una disgrazia in Israele con la trasgressione dello sterminio. 8Figli di Etan: Azaria. 9Figli che nacquero a Chesron: Ieracmeèl, Ram e Chelubài. 10Ram generò Amminadàb; Amminadàb generò Nacson, capo dei figli di Giuda. 11Nacson generò Salma; Salma generò Booz. 12Booz generò Obed; Obed generò Iesse. 13Iesse generò Eliàb, il primogenito, Abinadàb, secondo, Simeà, terzo, 14Netanèl, quarto, Raddài, quinto, 15Osem, sesto, Davide, settimo. 16Loro sorelle furono: Seruià e Abigàil. Figli di Seruià furono Abisài, Ioab e Asaèl: tre. 17Abigàil partorì Amasà, il cui padre fu Ieter l'Ismaelita. 18Caleb, figlio di Chesron, dalla moglie Azubà ebbe Ieriòt. Questi sono i figli di lei: Ieser, Sobab e Ardon. 19Morta Azubà, Caleb prese in moglie Efrat, che gli partorì Cur. 20Cur generò Urì; Urì generò Besalèl. 21In seguito Chesron si unì alla figlia di Machir, padre di Gàlaad; egli la sposò a sessant'anni ed essa gli partorì Segub. 22Segub generò Iair, cui appartennero ventitré città nella regione di Gàlaad. 23Ghesur e Aram presero loro i villaggi di Iair con Kenat e le dipendenze: sessanta città. Tutti questi furono figli di Machir, padre di Gàlaad. 24Dopo la morte di Chesron, Caleb si unì a Èfrata, moglie di suo padre Chesron, la quale gli partorì Ascur, padre di Tekòa. 25I figli di Ieracmeèl, primogenito di Chesron, furono Ram, il primogenito, Buna, Oren, Osem, Achia. 26Ieracmeèl ebbe una seconda moglie che si chiamava Atarà e fu madre di Onam. 27I figli di Ram, primogenito di Ieracmeèl, furono Maas, Iamin ed Eker. 28I figli di Onam furono Sammài e Iada. Figli di Sammài: Nadab e Abisùr. 29La moglie di Abisùr si chiamava Abiàil e gli partorì Acban e Molid. 30Figli di Nadab furono Seled e Appàim. Seled morì senza figli. 31Figli di Appàim: Isèi; figli di Isèi: Sesan; figli di Sesan: Aclài. 32Figli di Iada, fratello di Sammài: Ieter e Giònata. Ieter morì senza figli. 33Figli di Giònata: Pelet e Zaza. Questi furono i discendenti di Ieracmeèl. 34Sesan non ebbe figli, ma solo figlie; egli aveva uno schiavo egiziano chiamato Iarca. 35Sesan diede in moglie allo schiavo Iarca una figlia che gli partorì Attài. 36Attài generò Natan; Natan generò Zabad; 37Zabad generò Eflal; Eflal generò Obed; 38Obed generò Ieu; Ieu generò Azaria; 39Azaria generò Cheles; Cheles generò Elasà; 40Elasà generò Sismài; Sismài generò Sallum; 41Sallum generò Iekamia; Iekamia generò Elisamà. 42Figli di Caleb, fratello di Ieracmeèl, furono Mesa, suo primogenito, che fu padre di Zif; il figlio di Maresà fu padre di Ebron. 43Figli di Ebron: Core, Tappùach, Rekem e Sema. 44Sema generò Racam, padre di Iorkoàm; Rekem generò Sammài. 45Figlio di Sammài: Maon, che fu padre di Bet-Sur. 46Efa, concubina di Caleb, partorì Carran, Mosa e Gazez; Carran generò Gazez. 47Figli di Iadài: Reghem, Iotam, Ghesan, Pelet, Efa e Saaf. 48Maacà, concubina di Caleb, partorì Seber e Tircanà; 49partorì anche Saaf, padre di Madmannà, e Seva, padre di Macbenà e padre di Gàbaa. Figlia di Caleb fu Acsa. 50Questi furono i figli di Caleb. Figli di Cur, primogenito di Èfrata: Sobal, padre di Kiriat-Iearìm, 51Salma, padre di Betlemme, Caref, padre di Bet-Gader. 52I figli di Sobal, padre di Kiriat-Iearìm, furono Reaià, la metà dei Manactei 53e le famiglie di Kiriat-Iearìm: gli Itrei, i Putei, i Sumatei e i Misraei. Da costoro derivarono i Soreatiti e gli Estaoliti. 54Figli di Salma: Betlemme, i Netofatiti, Atròt-Bet-Ioab e la metà dei Manactei, i Soriti 55e le famiglie degli scribi che abitavano a Iabes: i Tiratei, i Simatei e i Sucatei. Questi sono i Keniti, discendenti da Cammat, padre della casa di Recab.

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Approfondimenti

1-55. Alla lista dei figli di Giacobbe (vv. 1-2) e della discendenza di Giuda (vv. 3-8), segue un elenco degli antenati di Davide (vv. 9-17) e una lista dei discendenti di Caleb (vv. 18-24) e di Ieracmel (vv. 25-40) e infine un secondo elenco di Calebiti (vv. 42-55).

1-2. Il brano si riaggancia a 1,34a e completa l'albero genealogico di Giacobbe, che il Cronista chiama “Israele”, cfr. 1Cr 2,1; 5,1.3; 6,23; 7,29; 29,10.18; 2Cr 30,6. L'elenco ricorre anche in Gn 46,8-25; 49,1-27; Nm 1,5-15; 13,4-15; 26,5-10; Dt 33,6-24, ma in diverso ordine. La lista che più si avvicina a questa si trova in Gn 35,23-26. L'unica variante riguarda Dan, figlio della schiava di Rachele, che passa dal nono al settimo posto.

3-8. La genealogia di Giuda conduce ai Davididi. Essa è composta combinando Gn 38,1-30 con Nm 26,19-30 = Gn 46,12. Dei tre figli che Giuda ha avuto dalla cananea anonima, Er è punito da Dio con la morte per i suoi peccati, secondo la tesi teologica del Cronista sulla retribuzione a scadenza immediata. Anche Onan muore prematuramente per le sue malefatte, come informa la nota di Gn 38,10, che il nostro autore sembra presupporre. Quanto a Sela, saremo ulteriormente informati su di lui dalla nota di supplemento in 4,5. I rapporti di Giuda con la donna di Canaan erano considerati quanto mai riprovevoli, cfr. Esd 9,2; 10,31; Ne 13,1-3; Gn 24,3; 28,1, non tanto per ragioni di etica sessuale, quanto per motivi di purezza razziale.

4. La legge condannava anche i rapporti di Giuda con la moglie di suo figlio, cfr. Lv 18,15; 20,12, sebbene in questo caso Giuda avesse come scusante il fatto di ignorare l'identità di Tamar, cfr. Gn 18,15ss. Anche le vicende ambigue del patriarca e dei suoi figli Er e Onan, che il Cronista riferisce con fedeltà, mettono in rilievo le costanti dell'azione di JHWH, che punisce e salva. Nel Nuovo Testamento, l'evangelista Matteo inserisce Tamar nella genealogia di Cristo, cfr. Mt 1,3.

5. Cfr. Gn 46,12.

6. L'importanza particolare che hanno per il Cronista i discendenti di Zerach è dovuta al fatto che essi sono gli iniziatori del canto sacro in Gerusalemme. Né Gn 46,12 né Nm 26,20 menzionano i figli di Zerach. Il Cronista (o la sua fonte) si rifà a Gs 7,1, dove il figlio di Zerach è chiamato Zabdi, che risponde al nostro Zimri, e a 1Re 5,11, dove la sapienza di Salomone è paragonata a quattro saggi, uno dei quali è Etan l'Ezraita. Eman viene distinto dal cantore omonimo di 16,41, ecc., che è già levita. Di fatto però in alcuni testi secondari, come 6,18ss.; 15,17ss., nonché nelle sovrascritte del Sal 88 e del Sal 89, Etan e Eman sono uniti e potrebbero essere i medesimi personaggi che si ritrovano qui. Per il fatto che Etan, Eman, Calcol e Darda sono sapienti, sono dichiarati «fratelli», e poiché uno di loro è ezraita, diventano «figli di Zerach».

7. Carmi generò Acar, nome che è in allitterazione con ‘ôkẽr, nel senso di portare sventura, e che in Gs 7,1ss. diventa Acan, il celebre violatore dell'interdetto.

9-17. La linea genealogica riportata in questi versetti è di estrema importanza per il Cronista. Si tratta degli antenati di Davide. Da Ram proviene la gente di Giuda. Ieracmel e Chelubai (il nome è una variante di Caleb) erano all'origine due clan di origine non ebraica, che risiedevano nel territorio di Giuda e finirono col fondersi con questa tribù. Nel testo attuale la genealogia del secondogenito di Chezron è passata al primo posto.

10-11. Per Amminadab e Nacson cfr. Nm 2,3. Salma è ricordato in Rt 4,17 ed è lo stesso menzionato in 1Cr 2,51 come padre di Betlemme; là risulta pronipote di Chezron, mentre qui è una unità più in basso. Non tutti gli anelli della genealogia sono menzionati.

12. Per i tre anelli Booz-Obed-lesse, cfr. 1Re 4,17.

13-15. I sette figli di Iesse. I primi tre e Davide ci sono noti da 1Sam 16,10-11; 17,12. Il Cronista ne aggiunge altri tre e, contrariamente alla fonte biblica, fa di Davide il settimo nato. 1Sam 17,12 invece parla di otto figli. Forse il Cronista omette il quinto (probabilmente Eliu, cfr. 1Cr 27,18), perché rimasto senza discendenti.

16-17. Le due sorelle di Davide, di cui non si parla altrove nella Bibbia, sono menzionate qui per l'importante ruolo ricoperto dai loro figli durante il regno di Davide. Per Abisai, Ioab e Asael cfr. 1Sam 26,6; 2Sam 2,13.18. Per Amasa, cfr. 2Sam 17,15; 19,14; 20,4s.8-13.

18-24. Con 2,50a-55, i vv. 18-20 costituiscono verosimilmente un supplemento alla discendenza di Caleb. A differenza del brano precedente, qui vengono presentate due mogli principali, Azuba, v. 18, e Efrata, v. 19. Il v. 20 sembra una glossa inserita quando 2,18-19 fu estrapolato da 50a e posto dopo 2,17. Secondo Es 31,2; 35,30; 38,28, Bezaleel era figlio di Uri, figlio di Cur, della tribù di Giuda. I vv. 21-23 invece sono un'aggiunta apportata all'albero genealogico di Chezron, allo scopo di mettere in evidenza come gli Ebrei siano venuti a contatto con il paese a oriente del Giordano. Per Machir e Iair, cfr. Nm 32,39ss., dove però sono considerati fratelli, mentre qui Machir è nonno di Iair tramite Segub, che è del tutto ignoto. Le «ventitré città nella regione di Galaad» (v. 22) sono note da Nm 32,41; Gdc 10,4; 1Re 4,13. Gdc 10,4 parla di trenta città, anziché ventritré.

24. È in rapporto con 2,19. In entrambi i versetti infatti si parla dei figli partoriti a Caleb da Efrata. Tuttavia, mentre in 2,19 si parla della linea Caleb-Cur, in 2,24 si menziona invece la linea Caleb-Ascur, che viene continuata poi in 4,5-8, un'aggiunta alla seconda linea dei Calebiti.

25-33. Per il suo contenuto il brano si riconnette al v. 9. La genealogia di Ieracmel è proposta in forma discontinua. 1Sam 27,10; 30,29 informano che la tribù di Ieracmel, prima del regno di Davide, viveva al sud della Palestina. La presenza in questa tribù di nomi teofori composti con JHWH, come Achia (v. 25) e Gionata (v. 32), fa pensare a un suo rapporto con la tribù di Giuda, alla quale si dovette unire ben presto anche sul piano genealogico. Poiché si tratta di una tribù, la sua genealogia va intesa nel senso di un rapporto di stirpi.

34-41. Il brano non riferisce più il sistema parentale ramificato, ma procede in linea retta. Si tratta di un'aggiunta, che sembra contraddire il v. 31b e che intende giustificare la posizione di Elisama, cfr. Esd 2,59, un importante personaggio che non va confuso con lo scriba omonimo di Ger 36,12-20. Gli ascendenti di Elisama sono noti soltanto da questo testo.

42-49. Dopo la genealogia di Ram, 2,10-17, e quella di Ieracmel, 2,25-33, il Cronista presenta quella del terzo figlio di Chezron, v. 9, Caleb. Si riportano i nomi dei figli di un matrimonio principale, vv. 25-45, e di due matrimoni secondari, vv. 46-47.48-49a. Il quadro offerto dalla lista è in sintonia con 1Sam 25,1b-3; 30,14.31. Al v. 46 Efa è nome di donna, mentre al v. 47 è nome maschile. Ciò si spiega tenendo presente che il v. 47b è una glossa derivata da Gdc 1,12s.; Gs 15,16s. La formula X padre di Y, ricorrente per lo più in testi non cronistici, può significare: a) se X è un nome di stirpe, che quella stirpe andò abitare nel luogo Y; b) se X è un nome di località, che gli abitanti di Y vennero a popolare X. La distinzione tra stirpe e località non è sempre chiara. Nella nostra lista ricorrono nomi di stirpi che altrove figurano come nomi di località, e viceversa. Il fenomeno si può spiegare tenendo presente che talvolta è il luogo a ricevere il nome della stirpe, altre volte è la stirpe ad assumere il nome del luogo.

50-55. (con 2,18-20). La genealogia di Caleb attraverso la linea di Cur si riallaccia al v. 19. La formula «padre di» riferita ai tre figli di Cur, vuol dire che i loro discendenti popolarono i luoghi menzionati qui. Anche Zorea ed Estaol sono due città di Giuda. Per i Keniti, cfr. Nm 10,29; Gdc 1,16; 4,11; 1Sam 15,6; 27,10; 30,29. Gli scribi keniti di Iabez formavano probabilmente una specie di corporazione, alla stregua dei vasai di 4,31.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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GENEALOGIE (1,1-9,44)

Da Adamo ad Abramo 1Adamo, Set, Enos, 2Kenan, Maalalèl, Iered, 3Enoc, Matusalemme, Lamec, 4Noè, Sem, Cam e Iafet. 5Figli di Iafet: Gomer, Magòg, Madai, Iavan, Tubal, Mesec e Tiras. 6Figli di Gomer: Aschenàz, Rifat e Togarmà. 7Figli di Iavan: Elisà, Tarsis, i Chittìm e quelli di Rodi. 8Figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan. 9Figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raamà e Sabtecà. Figli di Raamà: Saba e Dedan. 10Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra. 11Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, 12Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei. 13Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet 14e il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo, 15l'Eveo, l'Archeo, il Sineo, 16l'Arvadita, il Semareo e il Camateo. 17Figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram. Figli di Aram: Us, Ul, Gheter e Mesec. 18Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber. 19A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi si divise la terra, e il fratello si chiamò Ioktan. 20Ioktan generò Almodàd, Selef, Asarmàvet, Ierach, 21Adoràm, Uzal, Dikla, 22Ebal, Abimaèl, Saba, 23Ofir, Avìla e Iobab. Tutti questi furono i figli di Ioktan. 24Sem, Arpacsàd, Selach, 25Eber, Peleg, Reu, 26Serug, Nacor, Terach, 27Abram, cioè Abramo.

Da Abramo a Giacobbe 28Figli di Abramo: Isacco e Ismaele. 29Ecco la loro discendenza: Primogenito di Ismaele fu Nebaiòt; altri suoi figli: Kedar, Adbeèl, Mibsam, 30Misma, Duma, Massa, Adad, Tema, 31Ietur, Nafis e Kedma; questi furono i figli di Ismaele. 32Figli di Keturà, concubina di Abramo: essa partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. Figli di Ioksan: Saba e Dedan. 33Figli di Madian: Efa, Efer, Enoc, Abidà ed Eldaà; tutti questi furono i figli di Keturà. 34Abramo generò Isacco. Figli di Isacco: Esaù e Israele. 35Figli di Esaù: Elifaz, Reuèl, Ieus, Ialam e Core. 36Figli di Elifaz: Teman, Omar, Sefì, Gatam, Kenaz, Timna e Amalèk. 37Figli di Reuèl: Nacat, Zerach, Sammà e Mizzà. 38Figli di Seir: Lotan, Sobal, Sibeon, Anà, Dison, Eser e Disan. 39Figli di Lotan: Orì e Omam. Sorella di Lotan: Timna. 40Figli di Sobal: Alvan, Manàcat, Ebal, Sefì e Onam. Figli di Sibeon: Aià e Anà. 41Figli di Anà: Dison. Figli di Dison: Camran, Esban, Itran e Cheran. 42Figli di Eser: Bilan, Zaavan, Iaakan. Figli di Dison: Us e Aran. 43 Questi sono i re che regnarono nel territorio di Edom, prima che regnasse un re sugli Israeliti: Bela, figlio di Beor e la sua città si chiamava Dinaba. 44 Bela morì e al suo posto regnò Iobab, figlio di Zerach, da Bosra. 45 Iobab morì e al suo posto regnò Cusam, del territorio dei Temaniti. 46 Cusam morì e al suo posto regnò Adad, figlio di Bedad, colui che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiamava Avìt. 47Adad morì e al suo posto regnò Samla, da Masrekà. 48Samla morì e al suo posto regnò Saul, da Recobòt-Naar. 49Saul morì e al suo posto regnò Baal-Canan, figlio di Acbor. 50Baal-Canan, figlio di Acbor, morì e al suo posto regnò Adad: la sua città si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabèl, figlia di Matred, figlia di Me-Zaab. 51Adad morì e ci furono allora in Edom dei capi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet, 52il capo di Oolibamà, il capo di Ela, il capo di Pinon, 53il capo di Kenaz, il capo di Teman, il capo di Mibsar, 54il capo di Magdièl, il capo di Iram. Questi furono i capi di Edom.

__________________________ Note

1,1 L’ultimo libro del canone ebraico è una ricapitolazione della storia del popolo di Dio e, come già il libro della Genesi nei primi undici capitoli, dà largo spazio a una serie di genealogie. I nomi delle persone rappresentano spesso gruppi etnici più che individui. Le liste non sono omogenee: alcune sono brevi, altre lunghe; vi si trovano doppioni e lacune, ma l’ampio spazio dato a tribù legate a Giuda e a quelle levitiche indica che la storia è finalizzata alla centralità di Gerusalemme e del culto nel tempio. Nei cc. 1-9 il testo ebraico e le versioni antiche presentano molte varianti nella trascrizione dei nomi.

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Approfondimenti

1,1-9,44. L'ampia introduzione con cui si apre l'opera del Cronista traccia due linee genealogiche. La prima (1,1-54) va da Adamo a Israele; la seconda (2,1-9,44) parte dai dodici figli d'Israele e giunge fino a Davide, considerato il punto d'arrivo cui mirano tutte le genealogie precedenti. Si tratta di un albero genealogico che vuole abbracciare idealmente tutta l'umanità e dal quale il Cronista, che non sopporta contraddizioni ed elementi di disturbo nel suo schema, elimina successivamente ogni ramo inutile che non conduca alla stirpe eletta di Israele. Ma l'opera di sfrondamento e semplificazione non si ferma qui. Una volta arrivato a Israele, il Cronista inizia la recisione sistematica di ogni linea genealogica che non porti a Davide direttamente. Il procedimento richiama quello che, nel Pentateuco, colloca Abramo tra le nazioni che dovevano essere da lui benedette (Gn 12), con la differenza che la figura centrale qui è Davide, re ideale e prototipo del Messia, circondato sin dall'inizio da un esercito ordinato e compatto di sacerdoti, di leviti e di cantori.

La prospettiva è arida, freddamente giuridica e genealogica. Non si fa alcuna menzione dei patti di Noè e Abramo, dell'alleanza di Sichem, dell'esodo o degli eventi del Sinai, nulla si dice di Mosè e delle sue imprese. L'intento è esclusivamente quello di sottolineare la preminenza della stirpe davidica, con un abile impiego delle genealogie, da non leggersi ovviamente in senso biologico, bensì in chiave giuridico-sociale. All'interno del giudaismo in cui vive l'autore, con le sue tendenze all'isolamento e alla separazione, la propria ascendenza israelitica dimostrata sulla base di documenti genealogici inoppugnabili, ossia riportati dal libro sacro e autorevole, è una carta di identità necessaria. E anche all'interno della comunità giudaica la legittimità della propria posizione e condizione sociale, della funzione svolta, della qualifica professionale e politica – si tratti di sacerdoti, o di cantori e portinai del tempio, e delle stesse gerarchie politiche e militari più elevate – è garantita al meglio da una discendenza accertata dalla genealogia. È questa la funzione legittimante svolta dalle genealogie, le quali dichiarano l'ereditarietà di posizioni e incombenze facendole risalire ad un eponimo, che è anche modello.

I cc. 1-9 non sono unitari e tanto meno omogenei. Non è difficile notare doppioni e ripetizioni (si vedano, ad esempio, le genealogie di Giuda, Saul, Beniamino), e non mancano nemmeno alcune contraddizioni. La redazione di questi capitoli va attribuita nella sostanza al Cronista, che vi espone il suo progetto teologico. Le fonti utilizzate sono costituite per lo più dai libri biblici di Genesi, dei Numeri, di Giosuè, di 1-2Samuele e di 1-2Re. È possibile che il Cronista abbia fatto uso di altri documenti aventi un qualche valore storico e statistico, ma spesso si deve parlare piuttosto di composizioni letterarie seriori.

Le locuzioni ricorrenti per legare tra loro gli anelli genealogici sono bᵉne, «figli di», e yld, «generò». Il verbo yld è frequente soprattutto in Gn (170 volte) e 1-2 Cr (117 volte), col significato primario (nella forma qal) di «partorire» (ad es. Gn 4,1s.) e di «generare» (Gn 4,18), a seconda che si riferisca a una donna o a un uomo. I LXX traducono yld (qal) con tiktein o con una forma di gennan.

1-54. A un arido elenco dei patriarchi antediluviani (vv. 1-4) segue la lista della posterità dei tre figli di Noè (vv. 5-23) e un'altra lista dei patriarchi postdiluviani (vv. 24-27). Nei vv. 28-54 si elencano i discendenti di Abramo nella linea di Isacco-Esaù.

1-4. Lo stesso elenco si ritrova in Gn 5,1-31, dove accanto ai nomi sono riportate indicazioni relative all'età e alla provenienza. Sem, Cam, lafet sono anch'essi nati prima del diluvio. I nomi dei tre figli di Noè sono presentati come se fossero figli l'uno dell'altro, anziché fratelli.

5-23. Si ripete la lista dei tre figli di Noè, in senso inverso, e se ne forniscono le rispettive genealogie. Iafet, vv. 5-7 = Gn 10,2-24; Cam, vv. 8-16 = Gn 10, 6-8.13-18a; Sem, vv. 17-23 = Gn 10,22-29.

5-7. Al nostro autore non interessa esporre la vicenda storica dell'umanità delle origini. Il suo intento è di arrivare per eliminazioni successive alla genealogia del popolo eletto. Perciò ignora i Cainiti, cfr. Gn 4,17-24, oltreché i discendenti di Lot, cfr. Gn 19,30-38 e i fratelli di Abramo, cfr. Gn 11,26-30.

8-16. Ci si chiede perché il Cronista parli qui di Nimrod, che nella Bibbia ricorre soltanto, oltre che in Gn 10,8 e qui, in Mic 5,5, nell'oracolo che esalta Betlemme come luogo «dove nascerà colui che deve regnare sopra Israele» (v. 1). Può darsi che, riproducendo questa nota della tavola dei popoli di Gn 10,8, l'autore abbia pensato al rapporto che il testo di Michea stabilisce tra le glorie future della dinastia davidica e l'esilio.

17-23. Il testo corrisponde quasi alla lettera a Gn 10,22-29. Il motivo per cui il Cronista si premura di inserire nella genealogia di Cam l'etimologia di Peleg (v. 19, cfr. Gn 10,25) è l'intenzione di affermare come l'umanità dei tempi remoti, unita perché discendente da Adamo, si sia divisa ai tempi di Peleg. In essa la stirpe di Sem è destinata all'elezione in funzione della teocrazia. Per dare risalto a questa idea, il nostro autore ha anche eliminato prima i due rami morti di Iafet e di Cam.

24-27. I versetti riassumono Gn 11,10-27. Anche qui, come in 1-4, i nomi sono accostati in forma asindetica e senza indicazione di età e provenienza. La genealogia di Sem era stata presentata nei vv. 17-23. Ora da essa viene ripresa la linea di Arpacsad, Selach, Eber, ecc., dalla quale discese Abramo, che interessa in maniera tutta particolare il Cronista, essendo l'ultimo anello della catena genealogica principale che parte da Adamo e passa attraverso Noè. L'espressione imbarazzata e monca «Abram cioè Abramo», del v. 27, è un richiamo preciso a Gn 17,1-5s., dove JHWH muta il nome di Abram in Abramo, perché il patriarca è destinato a diventare «padre di una moltitudine di popoli», e stipula con lui un'alleanza eterna. Essa serve anche per introdurre la genealogia dei figli di Abramo.

28-54. Il brano enumera dapprima i discendenti di Abramo (vv. 28-33), quindi i discendenti di Isacco via Esaù (vv. 34-42), e chiude con la lista dei capitribù di Edom (vv. 43-54).

28-33. I discendenti di Abramo. Come in Gn 21, 12s., Isacco è anteposto al fratello maggiore Ismaele. Come al v. 4a, viene menzionato prima colui dal quale sorgerà il popolo teocratico Ismaele è eliminato subito; la sua genealogia, vv. 29-31, è mutuata da Gn 25, 13-16a. Nato dalla schiava, a lui si facevano risalire alcune tribù nomadi e seminomadi senza alcun ruolo nella storia della discendenza di Abramo, che invece sarà portata avanti da Isacco. La discendenza di Ketura, concubina di Abramo (vv. 32-33), è presa da Gn 25,2-4. Anche questo è un ramo morto della discendenza, che il Cronista elimina, pur attribuendogli una certa importanza, in quanto lo menziona accanto alle genealogie di Israele e di Isacco. Forse l'intenzione dell'agiografo è di sottolineare per i suoi contemporanei i legami di amicizia o inimicizia con i popoli confinanti: Arabi, Nabatei, Edomiti, Madianiti, Cainiti.

34-42. In questi versetti il Cronista riproduce lo schema di Gn 36,1ss.: i discendenti di Isacco nella linea di Esaù. Contrariamente ai vv. 4b.28, si ha qui la successione Esaù-Israele, come in Gn 25, 19-26.

35. La genealogia di Esaù è presa da Gn 36,1-4 e sunteggiata, con l'omissione delle mogli. I nomi dei cinque figli ricorrono in ordine discendente.

36. Per la genealogia del primogenito di Esaù, Elifaz, il Cronista si rifà a Gn 36,11-12, con questa variante: per Genesi Timna è concubina di Elifaz e madre di Amalek, mentre per il Cronista Timna è uno dei figli di Elifaz e fratello di Amalek. Inoltre, Timna figura anche al v. 39 = Gn 36,22, come sorella di Lotan, nonché ai vv. 51-54 = Gn 36,40s. come capo edomita. Va da sé che le genealogie di Gn 36 non indicano rapporti sul piano biologico, ma di carattere storico, tra clan differenti. Nel v. 36 l'autore indica i legami esistenti tra Timna e gli altri discendenti di Elifaz.

37. Per la genealogia di Reuel, si veda Gn 36,13.

38-42. Invece della genealogia degli altri figli di Esaù di cui si è parlato al v. 5, si ha quella di Seir, che secondo Gn 36,20-28 non è discendente di Esaù. Il nostro autore la riporta verosimilmente per motivi geografici. Secondo Gn 36,6.8 infatti Esaù abitò «il monte Seir».

43-54. Anche in questo caso a spingere il Cronista a presentare l'elenco dei re e dei capitribù di Edom è il motivo geografico. In Gn 36,6.8 si sostiene l'identità Esaù-Edom. Gli Edomiti si erano insediati a sud della zona montagnosa di Seir, quando gli Israeliti alla guida di Mosè avevano occupato la Transgiordania. I vv. 43-50 riportano Gn 36,31-39 e i vv. 51b-54 riferiscono Gn 36,40-43. Il v. 51a è redazionale e collega tra loro i due brani, che in Gn sono indipendenti. La congiunzione stabilita dal Cronista rimane oscura. I nomi vanno intesi come nomi di località. Suscita problemi il nome di Oolibama, che in Gn 36,2 è nome di donna e in Gn 36,41 invece è il nome di un capo. L'elenco sembra riflettere la situazione creatasi successivamente all'occupazione dell'Idumea da parte di Davide (cfr. 2Sam 8,13-14).

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Nell'anno nono del suo regno, nel decimo mese, il dieci del mese, Nabucodònosor, re di Babilonia, con tutto il suo esercito arrivò a Gerusalemme, si accampò contro di essa e vi costruirono intorno opere d'assedio. 2La città rimase assediata fino all'undicesimo anno del re Sedecìa. 3Al quarto mese, il nove del mese, quando la fame dominava la città e non c'era più pane per il popolo della terra, 4fu aperta una breccia nella città. Allora tutti i soldati fuggirono di notte per la via della porta tra le due mura, presso il giardino del re, e, mentre i Caldei erano intorno alla città, presero la via dell'Araba. 5I soldati dei Caldei inseguirono il re e lo raggiunsero nelle steppe di Gerico, mentre tutto il suo esercito si disperse, allontanandosi da lui. 6Presero il re e lo condussero dal re di Babilonia a Ribla; si pronunciò la sentenza su di lui. 7I figli di Sedecìa furono ammazzati davanti ai suoi occhi; Nabucodònosor fece cavare gli occhi a Sedecìa, lo fece mettere in catene e lo condusse a Babilonia.

Distruzione del tempio e della città, saccheggio, deportazione 8Il settimo giorno del quinto mese – era l'anno diciannovesimo del re Nabucodònosor, re di Babilonia – Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme. 9Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. 10Tutto l'esercito dei Caldei, che era con il capo delle guardie, demolì le mura intorno a Gerusalemme. 11Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine. 12Il capo delle guardie lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come agricoltori. 13I Caldei fecero a pezzi le colonne di bronzo che erano nel tempio del Signore, i carrelli e il Mare di bronzo che erano nel tempio del Signore, e ne portarono il bronzo a Babilonia. 14Essi presero anche i recipienti, le palette, i coltelli, le coppe e tutti gli oggetti di bronzo che servivano al culto. 15Il capo delle guardie prese anche i bracieri e i vasi per l'aspersione, quanto era d'oro e d'argento. 16Quanto alle due colonne, all'unico Mare e ai carrelli, che aveva fatto Salomone per il tempio del Signore, non si poteva calcolare quale fosse il peso del bronzo di tutti questi oggetti. 17L'altezza di una colonna era di diciotto cubiti, il capitello sopra di essa era di bronzo, e l'altezza del capitello era di cinque cubiti; tutto intorno al capitello c'erano un reticolo e melagrane, e il tutto era di bronzo. Così pure era l'altra colonna. 18Il capo delle guardie fece prigioniero Seraià, sacerdote capo, e Sofonia, sacerdote del secondo ordine, insieme ai tre custodi della soglia. 19Dalla città egli fece prigionieri un cortigiano, che era a capo dei soldati, cinque uomini fra gli intimi del re, i quali furono trovati nella città, lo scriba del comandante dell'esercito, che arruolava il popolo della terra, e sessanta uomini del popolo della terra, trovati nella città. 20Nabuzaradàn, capo delle guardie, li prese e li condusse al re di Babilonia, a Ribla. 21Il re di Babilonia li colpì e li fece morire a Ribla, nel paese di Camat. Così fu deportato Giuda dalla sua terra.

Godolia, governatore di Giuda 22Quanto al popolo rimasto nella terra di Giuda, lasciatovi da Nabucodònosor, re di Babilonia, gli fu posto a capo Godolia figlio di Achikàm, figlio di Safan. 23Quando tutti i capi delle bande armate e i loro uomini udirono che il re di Babilonia aveva messo a capo Godolia, vennero da Godolia a Mispa. Essi erano: Ismaele, figlio di Netania, Giovanni, figlio di Karèach, Seraià, figlio di Tancùmet il Netofatita, e Iaazania, figlio del Maacatita, insieme con i loro uomini. 24Godolia giurò a loro e ai loro uomini e disse loro: “Non temete gli ufficiali dei Caldei; rimanete nella terra e servite il re di Babilonia e vi troverete bene”. 25Nel settimo mese venne Ismaele, figlio di Netania, figlio di Elisamà, di stirpe regale, con dieci uomini; costoro colpirono a morte Godolia, e anche i Giudei e i Caldei che erano con lui a Mispa. 26Tutto il popolo, dal più piccolo al più grande, e i comandanti dei soldati si levarono per andare in Egitto, perché avevano paura dei Caldei.

Riabilitazione di Ioiachìn 27Ora, nell'anno trentasettesimo della deportazione di Ioiachìn, re di Giuda, nel dodicesimo mese, il ventisette del mese, Evil-Merodàc, re di Babilonia, nell'anno in cui divenne re, fece grazia a Ioiachìn, re di Giuda, e lo liberò dalla prigione. 28Gli parlò con benevolenza e pose il suo trono al di sopra del trono dei re che si trovavano con lui a Babilonia. 29 Gli cambiò le vesti da prigioniero e Ioiachìn prese sempre cibo alla presenza di lui per tutti i giorni della sua vita. 30Dal re gli venne fornito il sostentamento abituale ogni giorno, per tutto il tempo della sua vita.

__________________________ Note

25,4 la via dell’Araba: portava alla valle del Giordano.

25,11 deportò il resto del popolo: è una nuova deportazione, dopo quella narrata in 24,12-16. Ger 52,29 informa che i deportati furono ottocentotrentadue. Lo stesso profeta parla di una terza deportazione, di settecentoquarantacinque Giudei, nell’anno ventitreesimo di Nabucodònosor (Ger 52,30), cioè nel 582-581. Conclude dicendo che il numero complessivo dei deportati fu di quattromilaseicento persone. Queste cifre, modeste rispetto a quelle di 2Re, sono forse più vicine alla realtà, sia perché Giuda era un piccolo stato, sia perché furono deportate solo le persone influenti.

25,22 Commissario di Giuda, messo in questa carica da Nabucodònosor nel 587, Godolia era figlio di Achikàm (a sua volta figlio di Safan), un personaggio influente che in Ger 26,24 salva il profeta dalla morte.

25,23 Mispa: circa tredici chilometri a nord di Gerusalemme, un tempo luogo di riunione delle tribù (Gdc 20,1.3; 21,1.5), ora sede del governatore, mentre Gerusalemme è distrutta.

25,27 Questa notizia getta uno spiraglio di luce sul quadro così fosco di 2Re 24-25 e di tutta la storia deuteronomistica. Viene riferita anche da Ger 52,31-34. Nell’anno trentasettesimo: nel 561 Evil-Merodàc, re di Babilonia, figlio e successore di Nabucodònosor, dà la libertà a Ioiachìn e gli assegna un trattamento speciale, confermato anche dai documenti cuneiformi.

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Approfondimenti

1-7. La lettura del racconto e le datazioni con le quali non ha familiarità il lettore contemporaneo nascondono la complessità del problema, dando l'impressione che tutto sia avvenuto d'un colpo. Ricorrendo a Geremia si può ricostruire il travagliato rapporto con Babilonia e le tappe del disastro. Sedecia si ostinava a non accettare la sovranità babilonese e a cercare alleanze con l'Egitto. Già nel 594-593, con altri regnanti della regione cercò di organizzare una coalizione antibabilonese (cfr. Ger 27-28). Il faraone Psammetico II (594-589), che aveva mire espansionistiche verso l'Asia, poteva essere l'istigatore di questo patto. Ma l'esito fu invece una nuova sottomissione a Babilonia (cfr. Ger 29,3 e 51,59). Nel 589-588 sotto il regno del faraone Otra, e con il suo diretto coinvolgimento, come farebbero pensare gli ostraca di Lachis, Sedecia si ribellò apertamente, nonostante il giuramento di fedeltà fatto al tempo del suo insediamento (cfr. Ez 17,11-21). La reazione durissima di Nabucodonosor, oltre che qui, è narrata in Ger 39,1-10; 52; 2Cr 36,17-19. Vista Gerusalemme assediata, il faraone Ofra si mosse in soccorso di Giuda che contava su di lui (cfr. Ez 17,29-32; Lam 4,17). I Babilonesi tolsero l'assedio a Gerusalemme (Ger 37,5.11), ma una volta raggiunte e sconfitte le truppe egiziane ritornarono ad assediare la capitale di Giuda. Molto verosimilmente l'assedio fu posto nel dicembre 587 e la città si arrese per fame e venne espugnata nel giugno-luglio 586. La datazione precisa finora è assai ardua a causa delle differenze tra 2Re 25,8 e Ger 52,29, ma l'oscillazione non va oltre lo spazio di un anno (587-586).

3. La carestia nella quale versava la città durante l'assedio è drammaticamente descritta in Lam 1,19; 2,11-12.20; 4,3-10. Si legga anche Ger 14,17-21.

4. Non più in grado di resistere, Gerusalemme è espugnata dai generali babilonesi (Ger 39,2-3). Al disastro si aggiunge la viltà degli ufficiali e del re che si diedero alla fuga attraverso la porta di sud-est vicina al giardino della corte e la piscina di Siloe (cfr. Is 22,1; Ne 3,15). L'Araba è la valle del Giordano. Dirigendosi verso est, Sedecia cerca rifugio presso Moab o Ammon, probabili partecipanti alla lega antiegiziana (cfr. Ger 27,3).

5-6. Il re ribelle e vile viene catturato e consegnato al vincitore in Ribla, dove fissavano il quartier generale i potenti invasori (cfr. 23,33).

7. La scena descritta presenta un costume assiro adottato dai Babilonesi. La crudele sequenza dell'uccisione dei figli viene impressa per sempre nella memoria del vinto come ultima realtà vista prima dell'accecamento con una lancia.

8. Nabuzardan, ricordato anche in Ger 39,13-14; 41,10; 43,6 doveva essere il capo delle guardie del corpo di Nabucodonosor.

9. Viene anticipata la notizia dell'incendio, che naturalmente è avvenuta dopo il saccheggio descritto nei vv. 13-17.

10. La distruzione delle mura fu contenuta se, come dichiara Ne 6,15, furono poi ricostruite in cinquantadue giorni.

11-12. La seconda deportazione segnò in modo indelebile la demografia di Giuda. Non vengono fornite cifre, ma si calcola che rimasero in Gluda 10-15.000 persone. I più poveri sono diventati grandi proprietari. Dovendo all'invasore la loro ricchezza saranno certamente leali.

13-17. Per quanto riguarda gli oggetti distrutti e saccheggiati cfr. 1Re 7. Ma il vero significato di questi versetti è assai profondo. Dio ha abbandonato la sua dimora, il luogo scelto per il suo nome (1Re 8,16.29) e nel quale i Giudei avevano posto tale fiducia da non preoccuparsi più della loro condotta (Ger 7,1-11). Ora giungono a compimento le parole dei profeti che avevano previsto questa tragica fine: Mic 3,12; Ger 26,18; Ger 7,12-15; 26,4-6; Ez 11,22-25. Il sogno di Davide (2Sam 7), coronato da Salomone (1Re 8), è oscurato dall'incubo di questa sconfitta. È la fine non tanto di un luogo, quanto di un'epoca. Sulle rovine del tempio fiorisce la preghiera, come possiamo intuire dal Salmo 74, lamento dopo il saccheggio del tempio, e Is 64,10-11.

18-21a. Si tratta delle esecuzioni sommarie dei capi della resistenza o presunti tali, rastrellati tra le classi sacerdotali, gli ufficiali dell'esercito e la gente comune.

21b. Può darsi che questa fosse la conclusione originale dell'opera, un po' come 17,23b era l'originale conclusione della deportazione di Israele e della fine del regno del Nord.

22. La Giudea diventa provincia dell'impero babilonese e le viene assegnato un governatore preso dalla nobiltà locale già abituata all'amministrazione. Godolia era nipote di Safan cancelliere reale (cfr. 22,3), fu segretario di stato di Giosia (cfr. 22,12); un sigillo ritrovato a Lachis lo qualifica come capo del governo sotto Sedecia. Era legato a Geremia da amicizia (Ger 26,24).

23-24. Resa inabitabile Gerusalemme a causa della distruzione e del saccheggio, la nuova sede del governo è posta in Mizpa (cfr. 1 Re 15, 22). È facile capire dalla risposta di Godolia che la delegazione era composta da intransigenti, insofferenti verso i Babilonesi. La prudenza e la moderazione di Godolia non lo portò ad assecondarli e gli costò la vita. L'episodio di questi versetti è più ampiamente raccontato in Ger 40,7-41,8.

25-26. Non si tratta solo dell'assassinio di Godolia, ma di una vera e propria rivolta che elimina anche i collaboratori del governatore. Babilonia avrebbe certamente reagito, così ai ribelli non rimane che il vecchio alleato, l'Egitto come ultimo asilo. Nella fuga trascinarono con sé anche il profeta Geremia (Ger 43,5-7).

27-30. Nel 562 vi fu un avvicendamento sul trono di Babilonia che venne occupato da Evil-Merodach, il quale concesse un'amnistia di cui fu beneficiario anche Ioiachin, ultimo sopravvissuto della casa reale di Giuda. Nessuna notizia si ebbe infatti riguardo a Sedecia, che pure era stato deportato in Babilonia (v. 7). Documenti d'archivio ritrovati nella corte babilonese e conservati nel museo di Berlino, databili dal 594 al 569, parlano effettivamente di Ioiachin, di cinque dei suoi figli, di otto dignitari e delle razioni loro assegnate. Ora egli è trattato come un re vassallo ristabilito nella sua dignità. Il libro si chiude con una nota di ottimismo che ha però grande valore teologico. La lampada di Davide (1Re 11,36; 15,4; 2Re 8,19; Sal 132,17) forse è fumigante, ma non si è spenta. Nelle promesse di Dio (2Sam 7) si può ancora avere fiducia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Nei suoi giorni, Nabucodònosor, re di Babilonia, salì contro di lui e Ioiakìm gli fu sottomesso per tre anni, poi di nuovo si ribellò contro di lui. 2Il Signore mandò contro di lui bande armate di Caldei, di Aramei, di Moabiti e di Ammoniti; le mandò in Giuda per annientarlo, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo dei suoi servi, i profeti. 3Ciò avvenne in Giuda solo per ordine del Signore, per allontanarlo dal suo volto a causa dei peccati di Manasse, per tutto quel che aveva fatto, 4e anche a causa del sangue innocente che aveva versato; infatti aveva riempito di sangue innocente Gerusalemme. Il Signore non volle usare indulgenza. 5Le altre gesta di Ioiakìm e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 6Ioiakìm si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Ioiachìn. 7Il re d'Egitto non uscì più dalla sua terra, perché il re di Babilonia, dal torrente d'Egitto sino al fiume Eufrate, aveva conquistato tutto quello che era appartenuto al re d'Egitto.

Ioiachìn, re di Giuda 8Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Necustà, figlia di Elnatàn. 9Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre. 10In quel tempo gli ufficiali di Nabucodònosor, re di Babilonia, salirono a Gerusalemme e la città fu assediata. 11Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse presso la città mentre i suoi ufficiali l'assediavano. 12Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece prigioniero nell'anno ottavo del suo regno. 13Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d'oro che Salomone, re d'Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. 14Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra. 15Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese. 16Inoltre tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti gli uomini validi alla guerra, il re di Babilonia li condusse in esilio a Babilonia. 17Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, Mattania suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa.

Sedecìa, re di Giuda 18Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Sua madre era di Libna e si chiamava Camutàl, figlia di Geremia. 19Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto Ioiakìm. 20Ma, a causa dell'ira del Signore, a Gerusalemme e in Giuda le cose arrivarono a tal punto che il Signore li scacciò dalla sua presenza. Sedecìa si ribellò al re di Babilonia. __________________________ Note

24,1 Nabucodònosor: iniziò a essere re di Babilonia nel 605, quando dirigeva le operazioni militari a Càrchemis contro Necao e lo sconfiggeva (Ger 46,2); regnò fino al 562. È il fondatore dell’impero neobabilonese o caldeo. Dopo la vittoria su Necao, Nabucodònosor subentra all’Egitto nel dominio della Siria e della terra di Canaan (vedi v. 7).

24,8-17 Ioiachìn, re di Giuda Chiamato anche Ieconìa o Conìa, Ioiachìn subisce le conseguenze della rivolta di suo padre contro Babilonia. Arrendendosi liberamente, ha salva la vita; ma non sfugge alla deportazione, lui con la famiglia e la corte reale. Regnò solo tre mesi nell’anno 598.

24,12 il re di Babilonia lo fece prigioniero: la prima deportazione di Giudei in Babilonia, che annovera tra i deportati anche il profeta Ezechiele, avvenne l’anno ottavo del regno di Nabucodònosor, cioè nel 597. Il numero dei deportati viene dato due volte (vv. 14.16), con la cifra di diecimila e ottomila. Come accade spesso, questi numeri non vanno presi con rigore: Ger 52,28 parla di tremilaventitré deportati.

24,18 Anche a Sedecìa, zio del deportato Ioiachìn, viene cambiato il nome (v. 17). Regnò dal 598 al 587.

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Approfondimenti

1. Improvvisamente entra in campo Nabucodonosor. Gli avvenimenti che l'hanno portato al potere non interessano all'autore perché non coinvolgono la storia di Giuda. Nel 612 suo padre, Nabopolassar, aveva conquistato Ninive insieme a Ciassare re dei Medi. Questi ultimi subito dopo un simile successo ebbero problemi con i Persiani, cosicché Babilonia si trovò la strada aperta per raggiungere in brevissimo tempo il dominio di tutto l'Oriente. Nel 605 a Carchemis ebbe luogo la battaglia che sbaragliò Necao II. In seguito a questo, Nabucodonosor II succedette al padre nell'impero e detenne il potere fino al 562. Ioiakim, vassallo d'Egitto, era condannato a cattivi rapporti con la potenza vincitrice ed essendo il suo territorio passaggio obbligato per l'Egitto, l'attacco del re babilonese potrebbe essere anche un inseguimento degli Egiziani superstiti e fuggiaschi. Ma il v. 7 porterebbe a pensare che si tratti di una vera campagna di conquista.

2. In seguito alla ribellione contro Nabucodonosor, Giuda è sottoposto ad azioni di guerriglia da parte dei vassalli fedeli: Aramei, Moabiti, Ammoniti, sostenuti dagli stessi Babilonesi. Nel 598 Nabucodonosor avviò una vera e propria invasione contro il suddito ribelle, ma nel dicembre di quell'anno Ioiakim morì, può darsi assassinato (cfr. Ger 22,18-19; 36-30).

3-4. Nuovo discorso interpretativo che sottolinea l'efficacia della parola divina e individua negli avvenimenti il compimento dei castighi minacciati.

7. La sconfitta subita a Carchemis fu tale che Necao non riuscì più a riprendersi e Babilonia ebbe la possibilità della massima espansione territoriale.

8-17. Regno di loiachin in Giuda (598-597). Parallelo in 2Cr 36,9.

10-12. A Ioiachin spetta una pesante eredità e un amaro destino. La spedizione babilonese è ormai giunta a cingere d'assedio le mura di Gerusalemme. Dopo una breve resistenza nella vana speranza che la morte del padre abbia placato il nemico, vedendo che l'assedio era diretto personalmente da Nabucodonosor, decise di consegnarsi come ostaggio insieme all'intera corte per salvare la vita e la città.

13-16. A Ioiachin e alla sua corte non rimane che la strada della deportazione. I suoi tesori e quelli del tempio, divenuti proprietà nemica, lo seguono verso Babilonia. II suo seguito è formato da quegli operai specializzati che avrebbero potuto rafforzare l'arsenale di Giuda: falegnami e fabbri. Geremia (52,28) propone cifre più modeste per le persone deportate: 3.023. In questa prima deportazione partì anche Ezechiele.

17. Siamo agli inizi del 597; il regno di Ioiachin è durato circa tre mesi, ma egli vivrà a lungo in Babilonia (cfr. 25,27-30). Al suo posto viene collocato Mattania, figlio di Giosia, col nuovo nome di Sedecia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Riforma di Giosia in Giuda 1Il re mandò a radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. 2Il re salì al tempio del Signore; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell'alleanza, trovato nel tempio del Signore. 3Il re, in piedi presso la colonna, concluse l'alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l'anima, per attuare le parole dell'alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all'alleanza. 4Il re comandò al sommo sacerdote Chelkia, ai sacerdoti del secondo ordine e ai custodi della soglia di portare fuori dal tempio del Signore tutti gli oggetti fatti in onore di Baal, di Asera e di tutto l'esercito del cielo; li bruciò fuori di Gerusalemme, nei campi del Cedron, e ne portò la cenere a Betel. 5Destituì i sacerdoti creati dai re di Giuda per offrire incenso sulle alture delle città di Giuda e dei dintorni di Gerusalemme, e quanti offrivano incenso a Baal, al sole e alla luna, ai segni dello zodiaco e a tutto l'esercito del cielo. 6Fece portare il palo sacro dal tempio del Signore fuori di Gerusalemme, al torrente Cedron; lo bruciò nel torrente Cedron, lo ridusse in polvere e gettò la polvere sul sepolcro dei figli del popolo. 7Demolì le case dei prostituti sacri, che erano nel tempio del Signore, e nelle quali le donne tessevano tende per Asera. 8Fece venire tutti i sacerdoti dalle città di Giuda, rese impure le alture, dove i sacerdoti offrivano incenso, da Gheba a Bersabea; demolì l'altura dei satiri, che era all'ingresso della porta di Giosuè, governatore della città, a sinistra di chi entra per la porta della città. 9I sacerdoti delle alture non salivano più all'altare del Signore a Gerusalemme; tuttavia potevano mangiare pani azzimi in mezzo ai loro fratelli. 10Giosia rese impuro il Tofet, che si trovava nella valle di Ben-Innòm, perché nessuno vi facesse passare il proprio figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloc. 11Rimosse i cavalli che i re di Giuda avevano posto in onore del sole all'ingresso del tempio del Signore, presso la stanza del cortigiano Netan-Mèlec, che era accanto alla loggia, e diede alle fiamme i carri del sole. 12Demolì gli altari sulla terrazza della stanza superiore di Acaz, eretti dai re di Giuda, e gli altari eretti da Manasse nei due cortili del tempio del Signore; il re li frantumò e ne gettò in fretta la polvere nel torrente Cedron. 13Il re rese impure le alture che erano di fronte a Gerusalemme, a destra del monte della Perdizione, erette da Salomone, re d'Israele, in onore di Astarte, obbrobrio di quelli di Sidone, in onore di Camos, obbrobrio dei Moabiti, e in onore di Milcom, abominio degli Ammoniti. 14Fece a pezzi le stele e tagliò i pali sacri, riempiendone il posto con ossa umane.

La riforma di Giosia in Israele 15Quanto all'altare di Betel e all'altura eretta da Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto commettere peccati a Israele, lo demolì insieme con l'altura e bruciò l'altura; triturò, ridusse in polvere e bruciò il palo sacro. 16Giosia si voltò e vide i sepolcri che erano là sul monte; egli mandò a prendere le ossa dai sepolcri e le bruciò sull'altare, rendendolo impuro, secondo la parola del Signore, che aveva proclamato l'uomo di Dio quando Geroboamo, durante la festa, stava presso l'altare. Quindi si voltò; alzato lo sguardo verso il sepolcro dell'uomo di Dio che aveva proclamato queste cose, 17Giosia domandò: “Che cos'è quel cippo che io vedo?”. Gli uomini della città gli dissero: “È il sepolcro dell'uomo di Dio che, partito da Giuda, proclamò queste cose che hai fatto riguardo all'altare di Betel”. 18Egli disse: “Lasciatelo riposare; nessuno rimuova le sue ossa”. Così preservarono le sue ossa, insieme con le ossa del profeta venuto dalla Samaria. 19Giosia eliminò anche tutti i templi delle alture, costruiti dai re d'Israele nelle città della Samaria provocando a sdegno il Signore. Fece a loro riguardo quello che aveva fatto a Betel. 20Immolò sugli altari tutti i sacerdoti delle alture del luogo; su di essi bruciò ossa umane. Quindi ritornò a Gerusalemme. 21Il re ordinò a tutto il popolo: “Celebrate la Pasqua in onore del Signore, vostro Dio, come è scritto nel libro di questa alleanza”. 22Difatti una Pasqua simile a questa non era mai stata celebrata dal tempo dei giudici che governarono Israele, ossia per tutto il periodo dei re d'Israele e dei re di Giuda. 23Soltanto nell'anno diciottesimo del re Giosia questa Pasqua fu celebrata in onore del Signore a Gerusalemme. 24Giosia fece poi scomparire anche i negromanti, gli indovini, i terafìm, gli idoli e tutti gli obbrobri che erano comparsi nella terra di Giuda e a Gerusalemme, per mettere in pratica le parole della legge scritte nel libro trovato dal sacerdote Chelkia nel tempio del Signore. 25Prima di lui non era esistito un re che come lui si fosse convertito al Signore con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima e con tutta la sua forza, secondo tutta la legge di Mosè; dopo di lui non sorse uno come lui. 26Tuttavia il Signore non si ritirò dall'ardore della sua grande ira, che si era accesa contro Giuda a causa di tutte le prevaricazioni con cui Manasse l'aveva provocato. 27Perciò il Signore disse: “Anche Giuda allontanerò dalla mia presenza, come ho allontanato Israele; respingerò questa città, Gerusalemme, che avevo scelto, e il tempio di cui avevo detto: “Lì sarà il mio nome”“. 28Le altre gesta di Giosia e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 29Nei suoi giorni, il faraone Necao, re d'Egitto, marciò per raggiungere il re d'Assiria sul fiume Eufrate. Il re Giosia gli andò incontro, ma Necao lo uccise presso Meghiddo appena lo vide. 30I suoi ufficiali posero su un carro il morto per portarlo da Meghiddo a Gerusalemme e lo seppellirono nel suo sepolcro. Il popolo della terra prese Ioacàz, figlio di Giosia, lo unse e lo proclamò re al posto di suo padre.

Ioacàz, re di Giuda 31Quando divenne re, Ioacàz aveva ventitré anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Libna e si chiamava Camutàl, figlia di Geremia. 32Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come avevano fatto i suoi padri. 33Il faraone Necao lo fece prigioniero a Ribla, nel paese di Camat, perché non regnasse a Gerusalemme; alla terra egli impose un tributo di cento talenti d'argento e di un talento d'oro.

Ioiakìm, re di Giuda 34Il faraone Necao nominò re Eliakìm, figlio di Giosia, al posto di Giosia, suo padre, cambiandogli il nome in Ioiakìm. Quindi prese Ioacàz. Questi andò in Egitto, ove morì. 35Ioiakìm consegnò l'argento e l'oro al faraone, in quanto aveva tassato la terra per consegnare il denaro secondo la disposizione del faraone. Con una tassa individuale, proporzionata ai beni, egli riscosse l'argento e l'oro dal popolo della terra per consegnarlo al faraone Necao. 36Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Sua madre era di Ruma e si chiamava Zebidà, figlia di Pedaià. 37Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come avevano fatto i suoi padri.

__________________________ Note

23,8 Giosia fece venire sacerdoti da tutto il territorio di Giuda, contrassegnato da Gheba e Bersabea, cioè dai confini nord e sud del regno. L’altura dei satiri: luogo sacro pagano proibito dalla legge (Lv 17,7).

23,10 rese impuro il Tofet: il luogo dove venivano sacrificati i bambini a Moloc. La valle di Ben-Innòm fiancheggia la parte sud-ovest di Gerusalemme ed è chiamata anche Geenna.

23,21 Celebrate la Pasqua in onore del Signore: secondo il rito prescritto in Dt 16,1-8; in quanto celebrata nel tempio di Gerusalemme, e non più in ogni città e in ogni casa (Es 12,21-23), tale Pasqua divenne un grandioso pellegrinaggio nazionale: una Pasqua simile a questa non era mai stata celebrata (v. 22).

23,29 Necao, re d’Egitto: faraone dal 609 al 595, marciò per raggiungere il re d’Assiria, cioè per aiutarlo e impedire che si accrescesse troppo la potenza dell’impero dei Babilonesi.

23,31 Ioacàz: chiamato anche Sallum (Ger 22,11), fu re per soli tre mesi durante l’anno 609.

23,33 Ribla: in Siria nella valle dell’Oronte, in una regione che aveva per capitale Camat.

23,34 Necao mette sul trono Eliakìm, il figlio di Giosia, al quale cambia il nome in Ioiakìm in segno di dipendenza verso l’Egitto. Il regno di Ioiakìm durò dal 609 al 598 circa.

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Approfondimenti

1-3. Il prototipo di questo rito si trova in Es 24 e Gs 24. Il contenuto del libro ritrovato viene ora reso pubblico e assunto da tutto il popolo. Da questo impegno scaturirà una tenacia maggiore nella rimozione degli idoli. Il v. 3 presenta un linguaggio marcatamente deuteronomista.

4-6. Nel suo resoconto l'autore pare così travolto dall'entusiasmo da non curarsi dell'ordine nell'esposizione e ci consegna pertanto una relazione non aliena da confusione e ripetizioni. Le più alte classi sacerdotali sono incaricate di eliminare gli oggetti devozionali del culto cananaico a Baal e Asera e del culto astrale assiro ripristinati da Manasse (21,3-7). Le ceneri di questi oggetti bruciati presso il Cedron furono gettate nelle tombe comuni destinate a chi non aveva una tomba di famiglia.

5. Senza specificare quale fosse la sorte ad essi riservata, si riferisce del licenziamento dei sacerdoti pagani.

7. Nel tempio era ritornata anche la prostituzione sacra maschile per i riti di fecondità (cfr. 1Re 14,24). In quell'edificio le donne si davano alla tessitura, ma è difficile stabilire se producessero tende destinate ai culti orgiastici nelle feste della dea o vesti per le sue statue.

8-9. Gheba era una città sul confine settentrionale di Giuda (cfr. 1Re 15,22). Viene introdotta una discriminazione tra i sacerdoti gerosolimitani e quelli provenienti dalla campagna. A questi ultimi, che avevano praticato il culto di JHWH sulle alture, viene limitato l'esercizio del culto. I satiri erano demoni rappresentati in forma di capra. Secondo l'opinione popolare avevano il loro luogo di dominio nel deserto (cfr. Is 13,21; 34,14). Forse la loro altura si trovava presso una delle porte da dove si potevano prendere le strade per il deserto, o a oriente o a sud.

10. La valle di Ben-Innom, a sud di Gerusalemme, sul punto di incontrarsi con quella di Tiropeon ospitava il famigerato Tofet, probabile santuario cananaico in cui si praticava il culto di Moloch che prevedeva sacrifici di bambini (cfr. 1Re 16,3; Ger 7,31-32; 19,1-13).

11. Il culto astrale assiro immaginava che il sole percorresse il cielo su un carro trascinato da cavalli. Il moto celeste veniva riprodotto in una processione, elemento tipico del culto solare, in cui il carro del sole era trainato da cavalli. Per questi una cella del tempio era stata trasformata in stalla. Ora vengono allontanati e il carro distrutto.

12. Le terrazze erano un punto privilegiato per la venerazione degli astri (cfr. 20,11; Sof 1,5; Ger 32,29). Acaz aveva costruito altari sul piano superiore della reggia. Anche questi vengono rimossi insieme a quelli costruiti da Manasse sempre per il culto astrale, ma nei cortili del tempio (cfr. 21,4-5). Al v. 13 si parla dei santuari che Salomone aveva concesso alle sue concubine straniere (cfr. 1Re 11,7).

14. Sono i segni del culto cananaico risalente a Geroboamo (1Re 12,33).

15-18. L'Assiria è più debole e il coraggio di Gio-sia più forte; egli porta ora la riforma al di fuori dei suoi confini, nei vecchi territori del regno del Nord. La profanazione dell'altare di Betel non è esente da valore politico. Verso il presente essa costituisce in qualche modo una sfida verso l'Assiria; verso il passato sottolinea la grossolanità dell'errore di Geroboamo (1Re 12,31-33) che dividendo il regno l'ha portato alla rovina; verso il futuro vorrebbe segnare la ripresa dei tempi davidici e salomonici in cui l'unico tempio confermava la prosperità di un unico regno sotto un unico re. Un avvenimento così importante naturalmente era stato previsto: 1Re 13,1-10. La parola profetica puntualmente si compie. A testimonianza dell'autenticità della profezia resterà anche la tomba inviolata dell'uomo di Dio.

19-20. La riforma si propaga a tutto il territorio dell'ex-regno settentrionale che ormai ha definitivamente assunto il nome della vecchia capitale. Non si dimentichi però la difficoltà incontrata nel territorio per l'applicazione delle nuove regole. Si parla per la prima volta dell'uccisione dei sacerdoti.

21-23. Dt 16,1-8 dà indicazioni per la celebrazione della Pasqua. Giosia desidera che questa normativa sia seguita per la festa più tipica dell'ebraismo e che può prestarsi assai bene al recupero dell'unità civile e religiosa. Collocata a questo punto della narrazione, questa Pasqua ha il sapore di una grande festa celebrata per la ritrovata libertà dalla servitù dell'idolatria.

24. Dopo la rimozione dell'idolatria più rilevante sul piano sociale viene varcata anche la soglia del privato. Le pratiche magiche vietate in Dt 18,10-12 sono perseguite.

25-27. Già Ezechia era stato presentato come ineguagliabile (18,5); ora Giosia condivide lo stesso giudizio. Purtroppo però il suo zelo non supera né i peccati dei predecessori, veramente eccessivi, né la collera divina accesa da questi. La riflessione serve al lettore perché ancora una volta si renda conto dei motivi della tragedia dell'esilio nonostante il grande sforzo di conversione di Giosia. Si noti come nel v. 25 questo sforzo venga descritto con i termini dello Shemá (Dt 6,5).

28-30. Dopo la caduta di Ninive, i superstiti assiri si rifugiarono nella regione di Carchemis. Col pretesto di portar loro aiuto, Necao II (609-594) intraprese una campagna che aveva come vero scopo l'estensione del potere egiziano fino all'Eufrate attraverso la conquista dei territori della Palestina e della Siria. Temendo di perdere la propria indipendenza, Giosia organizzò uno scontro diretto. Nonostante la scelta di un punto strategicamente propizio Giosia venné sconfitto e perse la vita. Gli fu dato come successore il figlio non primogenito Ioacaz che condivideva in pieno la linea politica del padre.

31-34. Regno di Ioacaz in Giuda (609). Il partito antiegizio era così riuscito ad imporre il suo candidato. Terminata la campagna siriana, Necao riprese il controllo di Giuda e fece deportare Ioacaz nel suo quartier generale, a Ribla, città siriana sull'Oronte. Al suo posto Necao collocò Eliakim, figlio primogenito di Giosia, non succeduto al padre forse proprio per la sua politica filo-egiziana. Il cambiamento del nome in Ioiakim indica autorità, ma anche avvedutezza. Infatti il prefisso teoforo lo richiama direttamente JHWH e risultava più gradito ai Giudei del generico El.

35. Ancora una volta bisogna soddisfare l'aggravio fiscale imposto dal nuovo padrone; il peso del tributo pare essere equamente distribuito, ma pesa completamente sulle spalle del popolo.

23,36-24,7. Regno di Ioiakim in Giuda (609-598). Parallelo in 2Cr 36,5-7.

37. Il giudizio negativo su Ioiakim è sottolineato da Geremia: 22,13-19; 36,30.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Giosia, re di Giuda 1Quando divenne re, Giosia aveva otto anni; regnò trentun anni a Gerusalemme. Sua madre, di Boskat, si chiamava Iedidà, figlia di Adaià. 2Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, seguendo in tutto la via di Davide, suo padre, senza deviare né a destra né a sinistra

Scoperta del libro della legge 3Nell'anno diciottesimo del re Giosia, il re mandò Safan, figlio di Asalia, figlio di Mesullàm, scriba, nel tempio del Signore, dicendo: 4“Sali da Chelkia, il sommo sacerdote, perché metta assieme il denaro depositato nel tempio del Signore, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. 5Lo si dia in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore; costoro lo diano agli esecutori dei lavori che sono nel tempio del Signore, per riparare le parti danneggiate del tempio, 6ossia ai falegnami, ai costruttori e ai muratori, per l'acquisto di legname e pietre da taglio per riparare il tempio. 7Tuttavia non si controlli il denaro consegnato nelle loro mani, perché lavorano con onestà”. 8Il sommo sacerdote Chelkia disse allo scriba Safan: “Ho trovato nel tempio del Signore il libro della legge”. Chelkia diede il libro a Safan, che lo lesse. 9Lo scriba Safan quindi andò dal re e lo informò dicendo: “I tuoi servitori hanno versato il denaro trovato nel tempio e l'hanno consegnato in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore”. 10Poi lo scriba Safan annunciò al re: “Il sacerdote Chelkia mi ha dato un libro”. Safan lo lesse davanti al re. 11Udite le parole del libro della legge, il re si stracciò le vesti. 12Il re comandò al sacerdote Chelkia, ad Achikàm figlio di Safan, ad Acbor, figlio di Michea, allo scriba Safan e ad Asaià, ministro del re: 13“Andate, consultate il Signore per me, per il popolo e per tutto Giuda, riguardo alle parole di questo libro ora trovato; grande infatti è la collera del Signore, che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ascoltato le parole di questo libro, mettendo in pratica quanto è stato scritto per noi”. 14Il sacerdote Chelkia, insieme con Achikàm, Acbor, Safan e Asaià, si recò dalla profetessa Culda, moglie di Sallum, figlio di Tikva, figlio di Carcas, custode delle vesti, la quale abitava nel secondo quartiere di Gerusalemme; essi parlarono con lei 15ed ella rispose loro: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Riferite all'uomo che vi ha inviati da me: 16Così dice il Signore: Ecco, io farò venire una sciagura su questo luogo e sui suoi abitanti, conformemente a tutte le parole del libro che ha letto il re di Giuda, 17perché hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad altri dèi per provocarmi a sdegno con tutte le opere delle loro mani; la mia collera si accenderà contro questo luogo e non si spegnerà!“. 18Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il Signore, riferirete questo: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: Quanto alle parole che hai udito, 19poiché il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti al Signore, all'udire quanto ho proferito contro questo luogo e contro i suoi abitanti, per farne motivo di orrore e di maledizione, e ti sei stracciato le vesti e hai pianto davanti a me, anch'io ho ascoltato, oracolo del Signore! 20Per questo, ecco, io ti riunirò ai tuoi padri e sarai loro riunito nel tuo sepolcro in pace e i tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io farò venire su questo luogo”“. Quelli riferirono il messaggio al re.

__________________________ Note

22,1-2 Insieme a Ezechia, Giosia è il re che il Deuteronomista maggiormente elogia (23,25) per le sue benemerenze religiose. Sul piano politico il giudizio che si dà di lui, invece, non è positivo. Regnò dal 640 al 609.

22,3 Verso l’anno 622, diciottesimo del re Giosia (v. 3), durante i lavori di restauro del tempio, venne scoperto un antico manoscritto: il libro della legge (v. 8). Si ritiene comunemente che il contenuto di questo libro si sia conservato nelle parti più antiche dell’attuale Deuteronomio.

22,14 La profetessa Culda non è ricordata altrove. Esercitavano già il ministero profetico Geremia e Sofonia, che però non vengono consultati.

22,20 Le parole di questo versetto probabilmente derivano da una fonte che venne redatta prima della tragica fine di Giosia a Meghiddo (23,29-30).

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Approfondimenti

22,1-23,30. Il regno di Giosia (640-609). Parallelo in 2Cr 34,1-36,1. Nel 626 a.C. muore Assurbanipal. Questa data segna un'accelerazione decisiva nel declino dell'Assiria. Nel 625 la sua capitale Ninive subisce il primo assedio da parte dei Medi, mentre i Babilonesi, diventati dato il suo contributo alla rovina dell'Assiria. Oltre alle potenze politiche ebbe non poco peso il disordine causato da tribù provenienti dalle montagne del nord che operavano razzie e distruzioni. Il territorio dell'Assiria si andava sempre più restringendo e in ogni caso essa non poteva più darsi molta premura per le province periferiche. Così i territori del regno settentrionale inglobato dagli Assiri conobbero una ventata di libertà che non impedì a Giosia di estendere là la sua influenza, come pure a sud, nei territori recuperati dai Filistei. Intuendo che il momento storico era favorevole, Giosia si applicò non solo alla riforma religiosa, ma perlomeno sognò una restaurazione dell'impero davidico per la quale il contributo religioso era determinante. Nel 612 Ninive cadde sotto l'assedio dei Medi e dei Babilonesi; di lì a poco come conseguenza di questo fatto e delle sue risonanze sul piano internazionale cadrà anche Giosia. Egli è l'eroe vero e proprio della storiografia deuteronomista, campione di fedeltà a JHWH e di coraggio e determinazione nell'eliminazione della idolatria. Con un solo colpo d'occhio, nel presente capitolo e nel successivo, l'autore narra il processo di purificazione del culto dalle infiltrazioni assire e cananaiche. Il racconto dà l'idea di un'attuazione scorrevole e rapida. In realtà si trattò di un'opera lenta, che conobbe ostacoli e che non ottenne un risultato pieno, stando ai dati archeologici che attestano la sopravvivenza di luoghi di culto periferici e sincretisti durante il regno di Giosia. Anche il collegamento con la scoperta del “libro della legge” in termini di causa ed effetto rispetto alla riforma religiosa pone sul piano storico incredibili difficoltà. Soprattutto in questo caso però si deve tenere presente lo stato d'animo dell'autore. Come sempre egli passa la storia al vaglio della teologia e qui, in più, ritrae Giosia nella luce di un'ammirazione che idealizza.

22,1-2. L'accostamento a Davide è particolarmente sottolineato specificando la rettitudine come assenza di deviazione. Rafforzare la somiglianza di Giosia a Davide, il re ideale, è di grande importanza per il nostro autore.

3-7. Poco dopo 1835, anno della sua ascesa al trono, Ioas aveva avviato il primo restauro del tempio (12,5-16); ora dopo un secolo un nuovo restauro è necessario. Anche se non si accetta il rapporto causa-effetto tra il rinvenimento del libro e l'avvio della riforma, la data rimane comunque un orientamento cronologico significativo per l'opera intrapresa da Giosia. La notizia dei restauri verte soprattutto sulle preoccupazioni amministrative ad essi collegate. Sulla scorta di Ger 36,11-12 si può riconoscere in Safan il segretario di stato di Giosia, mentre le antiche tradizioni identificano Chelkia con il padre di Geremia (cfr. Ger 1,1), ma non si deve dimenticare che la confusione diventa più probabile nel caso di nomi assai comuni come questo.

8. Recuperando l'indizio cronologico del v. 3 la data della scoperta del rotolo della legge è da collocare al 622. Il versetto ci pone di fronte a una delle questioni più importanti dell'AT. Qual è il contenuto del libro? È andato notevolmente aumentato il consenso della critica circa la risposta. Si tratta della parte più propriamente legale del Deuteronomio, i cc. 12-26, la cui lunghezza permette la lettura per intero nel corso di un'assemblea liturgica (cfr. 22,11 e 23,2). Un'ipotesi assai verosimile sulle origini del libro è che si rifaccia a tradizioni portate dal nord a Gerusalemme dopo il 721 e che sia stato messo per iscritto sotto il regno di Ezechia. Al tempo di Manasse lo scritto cadde nella dimenticanza a causa del clima religioso ostile. Ora si combinano due circostanze che lo fanno riemergere: una linea religiosa simile a quella di Ezechia e i restauri del tempio. Le Cronache (2Cr 34,14-21) riportano l'episodio dopo aver dato notizia dell'avvio delle riforme (2Cr 34,3-7). Anche se con qualche tinta esagerata la versione è più verosimile. Come infatti si poteva pensare a un restauro del tempio senza aver prima deciso la rimozione delle sovrastrutture idolatriche collocate da Manasse e Amon?

13. Il fatto che Giosia non ritenga direttamente rivolte a lui le parole del libro, e le interpreti invece come un ammonimento profetico contro la condotta dei padri conferma le ipotesi che le sue riforme erano già cominciate.

14. Viene composta una commissione regia per consultare il Signore. L'autore non trova strano che sia scelta una donna. L'AT dà il titolo di “profetessa” a Maria, sorella di Mosè (Es 15,20), a Debora (Gdc 4,4) e all'assai meno nota Noadia (Ne 6,14). Forse Geremia e Sofonia non avevano ancora raggiunto grande notorietà.

16-17. L'intervento di Culda è un anello di una lunga catena in cui si intravede l'amaro destino di Giuda (1Re 8,46-53; 9,3-9; 2Re 17,19-20; 20,16-18; 21,10-15; 23,26-27). Questa prima parte dell'oracolo è rivolta contro gli abitanti di Gerusalemme. Il motivo del biasimo divino è ancora una volta l'idolatria. Per ora divampa solo l'ira di Dio; tra non molto le fiamme divoreranno veramente la città.

18-20. La seconda parte dell'oracolo è dedicata a Giosia. Il suo atteggiamento è gradito a Dio che lo ricompenserà facendolo ricomporre in pace nel suo sepolcro. La profezia stride con 23,29 che presenta la morte violenta di Giosia nella battaglia contro il faraone Necao. Se pur tragica, la fine di Giosia viene però ritenuta una benedizione. Meglio quella morte onorata in battaglia che vedere la distruzione di Gerusalemme e venir deportato.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Manasse, re di Giuda 1Quando divenne re, Manasse aveva dodici anni; regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Chefsiba. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 3Costruì di nuovo le alture che suo padre Ezechia aveva demolito, eresse altari a Baal, fece un palo sacro, come l'aveva fatto Acab, re d'Israele. Si prostrò davanti a tutto l'esercito del cielo e lo servì. 4Costruì altari nel tempio del Signore, riguardo al quale il Signore aveva detto: “A Gerusalemme porrò il mio nome”. 5Eresse altari a tutto l'esercito del cielo nei due cortili del tempio del Signore. 6Fece passare suo figlio per il fuoco, si affidò a vaticini e presagi, istituì negromanti e indovini. Compì in molte maniere ciò che è male agli occhi del Signore, provocando il suo sdegno. 7Collocò l'immagine di Asera, che aveva fatto scolpire, nel tempio, riguardo al quale il Signore aveva detto a Davide e a Salomone, suo figlio: “In questo tempio e a Gerusalemme, che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele, porrò il mio nome per sempre. 8Non permetterò più che il piede degli Israeliti erri lontano dal suolo che io ho dato ai loro padri, purché si impegnino a osservare tutto quello che ho comandato loro, secondo tutta la legge che ha prescritto loro il mio servo Mosè”. 9Ma essi non ascoltarono. Manasse li spinse a fare peggio delle nazioni che il Signore aveva estirpato davanti agli Israeliti. 10Allora il Signore parlò per mezzo dei suoi servi, i profeti, dicendo: 11“Poiché Manasse, re di Giuda ha compiuto tali abomini, peggiori di tutti quelli commessi dagli Amorrei prima di lui, e ha indotto a peccare anche Giuda per mezzo dei suoi idoli, 12per questo dice il Signore, Dio d'Israele: “Ecco, io mando su Gerusalemme e su Giuda una sventura tale che risuonerà negli orecchi di chiunque l'udrà. 13Stenderò su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il piombino della casa di Acab; asciugherò Gerusalemme come si asciuga la scodella, che una volta asciugata si rovescia sottosopra. 14Rigetterò il resto della mia eredità; li consegnerò in mano ai loro nemici e diventeranno preda e bottino di tutti i loro nemici, 15perché hanno fatto ciò che è male ai miei occhi e mi hanno provocato a sdegno dal giorno in cui i loro padri uscirono dall'Egitto fino ad oggi”“. 16Manasse versò anche sangue innocente in grande quantità, fino a riempirne Gerusalemme da un'estremità all'altra, senza contare i peccati che aveva fatto commettere a Giuda, facendo ciò che è male agli occhi del Signore. 17Le altre gesta di Manasse, tutte le sue azioni e i peccati commessi, non sono forse descritti nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 18Manasse si addormentò con i suoi padri, fu sepolto nel giardino della sua casa, nel giardino di Uzzà, e al suo posto divenne re suo figlio Amon.

Amon, re di Giuda 19Quando divenne re, Amon aveva ventidue anni; regnò due anni a Gerusalemme. Sua madre, di Iotba, si chiamava Mesullèmet, figlia di Carus. 20Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come Manasse, suo padre. 21Seguì in tutto la via su cui aveva camminato suo padre e servì gli idoli che suo padre aveva servito e si prostrò davanti ad essi. 22Abbandonò il Signore, Dio dei suoi padri, e non seguì la via del Signore. 23Gli ufficiali di Amon congiurarono contro di lui e l'uccisero nel suo palazzo. 24Ma il popolo della terra colpì quanti avevano congiurato contro il re Amon e proclamò re al suo posto suo figlio Giosia. 25Le altre gesta che compì Amon non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 26Lo seppellirono nel suo sepolcro, nel giardino di Uzzà, e al suo posto divenne re suo figlio Giosia.

__________________________ Note

21,1 Manasse: è il re che ha regnato più di ogni altro (687-642). Enumerando i peccati di Manasse, l’autore sacro elenca i peccati che Giuda ha commesso lungo tutta la sua storia. Il brano ha una funzione analoga alla riflessione sulla fine di Israele (2Re 17,7-23).

21,13 Dio stenderà su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il piombino della casa di Acab, cioè distruggerà Gerusalemme come ha distrutto Samaria e il palazzo di Acab. La cordicella e il piombino servivano, oltre che per costruire, anche per verificare la stabilità di un edificio in vista della sua demolizione (Lam 2,8).

21,19 Amon: regna su Giuda soltanto due anni (642-640).

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Approfondimenti

1-18. Manasse re di Giuda (686-642). Parallelo in 2Cr 33,1-10.

1. Il regno più lungo della storia di Giuda, più di mezzo secolo, viene naturalmente presentato nella prospettiva tipica della valutazione religiosa. In questo lungo periodo l'Assiria sale i gradini del massimo splendore con Sennacherib (705-681), Assarhaddon (681-670), Assurbanipal (669-633) e conosce la massima espansione territoriale invadendo addirittura l'Egitto con la sconfitta di Tiraca nel 671. I rapporti di Giuda con la massima potenza sono di sottomissione: Manasse è ricordato più di una volta nei documenti assiri che riportano le liste dei re vassalli. Ma l'interesse per questi avvenimenti è vinto dall'autore da un altro pensiero. Il regno di Manasse è per lui una profonda notte religiosa in cui viene incredibilmente oscurata la fedeltà a JHWH. Affondano qui le radici del disastro che travolgerà Giuda come mostrano i vv. 11-15; 23,26-27; 24,3 e Ger 15,1-4. Non si riesce a spiegare come mai la situazione religiosa si sia completamente ribaltata rispetto al tempo di Ezechia. Può darsi che il partito contrario alle sue riforme abbia fatto presa sul giovane monarca condizionandolo a vantaggio proprio e del meno impegnativo culto sincretista e pagano. 2Cr 33,11-20 parla di una deportazione di Manasse in Babilonia con successiva liberazione e conversione, ma è un timido tentativo di riabilitazione difficilmente conciliabile con la situazione internazionale ricordata sopra.

2-9. È la più lunga lista di peccati di idolatria che si possa trovare nei libri dei Re. Alcuni di essi sono di vecchia tradizione e compaiono pure nelle liste di 17,7-12.14-17 costituendo così un parallelo tra le motivazioni della caduta di Giuda e quella di Samaria. Altri peccati giungono a questo appuntamento di ogni idolatria corroborati dal nuovo clima culturale assiro. Si tratta del culto degli astri, che verrà solennemente proibito da Dt 4,19; 17,3, e che troverà l'ostilità della predicazione profetica: Ger 7,18; 44,18-19; Sof 1,5; e delle pratiche magiche proibite da Lv 19,26.31, ripresa da Dt 18,10-12. Viene richiamato due volte (vv. 3.7) il tema della presenza di Dio nel tempio, in mezzo a Giuda, argomento di importanza capitale per il nostro autore, già contenuto in germe nella promessa fondamentale in 2Sam 7,13, ripreso nella preghiera di dedicazione del tempio (1Re 8,16.29) e sancito nella fonte teologica principale dello scrittore deuteronomista (Dt 12,5.11).

10-15. Non può non esserci l'immancabile ammonimento profetico. Il discorso indiretto di Dio comincia con una espressione tipica di Geremia (Ger 6,19; 11,11; 19,3; 45,5): il destino di Giuda sarà come quello di Samaria e della casa di Acab (cfr. 1Re 21,21-22) sulle quali fu steso il filo a piombo del muratore non per edificare, ma per distruggere (cfr. Is 34,11; Am 7,7-8; Lam 2,8). Israele come eredità del Signore è un tema diffuso (cfr. Dt 4,20; 9,26; 1Sam 10,1; 1Re 8,53; Is 19,25; Ger 10,16; Mic 7,14.18). Un buon parallelo del v. 14 è Ger 12,7.

16. Può darsi che si alluda qui a una persecuzione contro i profeti o i sostenitori del culto di JHWH. La tradizione ebraica (Talmud Babilonese, Ascensione di Isaia), che forse riecheggia in Eb 11,37, attribuisce a Manasse l'ordine di aver fatto uccidere Isaia facendolo segare in due.

18. Dopo Ezechia non si ha più notizia della sepoltura dei re nelle tombe reali.

19-25. Amon re di Giuda (642-640). Parallelo in 2Cr 33,21-25.

20-22. Il giovane re Amon emulatore del padre nella condotta religiosa riceve un giudizio parimenti severo.

23-24. Dopo solo due anni di regno una congiura elimina Amon, ma l'intervento popolare vendica il monarca e soprattutto garantisce la continuità dinastica collocando sul trono il figlio Giosia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Malattia e guarigione di Ezechia 1In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Il profeta Isaia, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: “Così dice il Signore: “Da' disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai”“. 2Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: 3“Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi”. Ed Ezechia fece un gran pianto. 4Prima che Isaia uscisse dal cortile centrale, la parola del Signore fu rivolta a lui, dicendo: 5“Torna indietro e riferisci a Ezechia, principe del mio popolo: “Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io ti guarirò: fra tre giorni salirai al tempio del Signore. 6Aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d'Assiria; proteggerò questa città per amore di me e di Davide, mio servo”“. 7Isaia disse: “Andate a prendere un impiastro di fichi”. Andarono a prenderlo, lo posero sull'ulcera e il re guarì. 8Ezechia disse a Isaia: “Qual è il segno che il Signore mi guarirà e che fra tre giorni salirò al tempio del Signore?”. 9Isaia rispose: “Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa che ti ha fatto: vuoi che l'ombra avanzi di dieci gradi oppure che retroceda di dieci gradi?“. 10Ezechia disse: “È facile per l'ombra allungarsi di dieci gradi. Non così! L'ombra deve tornare indietro di dieci gradi”. 11Il profeta Isaia invocò il Signore che fece tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana, che era già scesa sull'orologio di Acaz.

L’ambasciata di Merodac-Baladàn 12In quel tempo Merodac-Baladàn, figlio di Baladàn, re di Babilonia, mandò lettere e un dono a Ezechia, perché aveva sentito che Ezechia era stato malato. 13Ezechia ne fu molto lieto e mostrò agli inviati tutto il tesoro, l'argento e l'oro, gli aromi e l'olio prezioso, il suo arsenale e quanto si trovava nei suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella reggia e in tutto il suo regno. 14Allora il profeta Isaia si presentò al re Ezechia e gli domandò: “Che cosa hanno detto quegli uomini e da dove sono venuti a te?”. Ezechia rispose: “Sono venuti da una regione lontana, da Babilonia”. 15Quegli soggiunse: “Che cosa hanno visto nella tua reggia?”. Ezechia rispose: “Hanno visto quanto si trova nella mia reggia; non c'è nulla nei miei magazzini che io non abbia mostrato loro”. 16Allora Isaia disse a Ezechia: “Ascolta la parola del Signore: 17“Ecco, verranno giorni nei quali tutto ciò che si trova nella tua reggia e ciò che hanno accumulato i tuoi padri fino ad oggi verrà portato a Babilonia; non resterà nulla, dice il Signore. 18Prenderanno i figli che da te saranno usciti e che tu avrai generato, per farne eunuchi nella reggia di Babilonia”“. 19Ezechia disse a Isaia: “Buona è la parola del Signore, che mi hai riferita”. Egli pensava: “Perché no? Almeno vi saranno pace e stabilità nei miei giorni”. 20Le altre gesta di Ezechia, tutta la sua potenza, la costruzione della piscina e del canale per introdurre l'acqua nella città, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 21Ezechia si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Manasse.

__________________________ Note

20,11 La maggior durata della luce del giorno, segnalata dall’ombra sulla meridiana che è tornata indietro di dieci gradi, sta a indicare il prolungamento della vita di Ezechia.

20,12 Merodac-Baladàn: resosi indipendente dall’Assiria, fu re di Babilonia dal 721 al 710, poi nel 703. Viene a visitare Ezechia per avere Giuda come alleato contro l’Assiria.

20,20 Il canale per introdurre l’acqua nella città scorreva dalla fontana di Ghicon, che era all’esterno della città, a quella che viene chiamata la piscina di Sìloe (Gv 9,7) e che era dentro le mura. È il tunnel di Ezechia, scavato tutto nella roccia, che sostituiva un canale più antico, scavato in parte a cielo aperto.

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Approfondimenti

20,1-11. Paralleli in 2Cr 32,24 e Is 38,1-8.

1. Il capitolo si apre con una indicazione cronologica generica, ma bisogna chiarire che i fatti qui raccontati precedono cronologicamente il contenuto dei cc. 18-19. Retrocedendo di quindici anni dalla morte di Ezechia (v. 6), avvenuta nel 699, si raggiunge una data anteriore di circa un decennio all'invasione di Sennacherib. Per avere conferma di questo basta confrontare 18,14 e 20,13; nell'ultimo passo Ezechia è ancora in possesso di tutti i suoi tesori. Anche la profezia del v. 6 non avrebbe senso se i fatti fossero già avvenuti come si narrava nei cc. 18-19. Molto probabilmente l'autore si è lasciato guidare dalla teologia più che dalla cronologia. I vv. 16-18 infatti sono la profezia che annuncia la caduta di Giuda per bocca di Isaia ed è assai conforme al suo stile concludere i racconti con predizioni di castighi destinati o a Israele, o a Giuda, o ai loro re (cfr. 1Re 11,31-39; 14,6-16; 21,20-24; 22,28; 2Re 10,30; 17,19-20; 20,16-18; 21,11-15; 23,26-27). Non si riesce a diagnosticare la malattia di Ezechia. Dalla terapia suggerita si può dedurre che essa comportava acuti effetti infiammatori esterni.

2-3. La richiesta di Ezechia riposa sulla convinzione che alla fedeltà a Dio corrisponde una lunga vita (cfr. Gn 25,8; 35,29; Dt 6,1-2). Si noti il contrasto tra la brevità della preghiera e il prolungarsi del pianto.

4-6. Prima che Isaia lasci il cortile centrale la risposta del Signore è già arrivata. Egli viene presentato come Dio di Davide, titolo che lo lega alla promessa dinastica (2Sam 7). Considerando l'età con cui Manasse è salito al trono (21,1), probabilmente non era ancora nato al tempo della malattia di Ezechia. La morte del re avrebbe costituito una prematura interruzione della discendenza davidica. La risposta divina concede alla vita del re una dilazione precisamente limitata: quindici anni. Essi, oltre a essere un'alternativa alquanto apprezzata alla morte, saranno anche il tempo per vedere la forza della fedeltà divina all'amore per Gerusalemme.

7. L'impiastro di fichi è un uso antico ben attestato per la cura di ulcere e infiammazioni. La collocazione più logica del versetto è dopo il v. 11. Infatti non ha senso il segno se la guarigione è già avvenuta (cfr. Is 38,21).

8-11. Il «segno» per la guarigione può essere scelto dallo stesso Ezechia nell'ambito indicato da Dio. La retrocessione dell'ombra solare su una scala è un miracolo maggiormente in contrasto con le leggi naturali, che non l'avanzamento, ma è anche un simbolo di quanto accade a Ezechia. La sua vita giunta la tramonto ora recupera tempo.

12-15. Merodak-Baladan è il principe caldeo Marduk-Apal-Iddin, che contro la volontà degli Assiri occupò il trono di Babilonia dal 721 al 710. Allontanato da Sargon II, rioccupò il trono dal 703 al 702. L'ambasciata non ha solo lo scopo di ottemperare alle norme di cortesia vigenti tra le corti orientali per cui i sovrani amici inviavano delegazioni in occasioni di malattie dei colleghi, ma vuole essere l'occasione per un accordo antiassiro. Merodak-Baladan era infatti accanito avversario dell'Assiria. Questo spiega la reazione di Isaia contrario ad alleanze pericolose.

16-18. È la prima profezia sulla caduta di Gerusalemme (cfr. 21,11-15; 22,15-20; 23,26-27) che troverà compimento in 25,1-21. Significativo che il primo annuncio della tragica fine di Giuda sia dato da un profeta importantissimo come fu Isaia.

19. Tenendo conto che la seconda metà del v. manca nei LXX, pare che la risposta di Ezechia fosse solo improntata a rassegnazione e non a egoistico interesse come risulta dal TM.

20. Nella conclusione del regno si fa riferimento alle opere idrauliche fatte eseguire da Ezechia. Per rifornire d'acqua Gerusalemme, anche in caso d'assedio, Ezechia fece scavare sotto la collina di Ofel una galleria per poter prendere acqua dalla sorgente di Ghicon e convogliarla in un bacino urbano nella valle del Tiropeon (2Cr 32,30; Sir 48,17). Secondo Is 22,9-11, l'impresa fu compiuta dopo l'invasione del 701. Sir 48,17-21 colloca Ezechia nell'elogio dei padri.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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