2MACCABEI – Capitolo 1
INTRODUZIONE (1,1-2,32)
Prima lettera ai Giudei d’Egitto 1Ai fratelli Giudei dimoranti in Egitto, salute! I fratelli Giudei che sono a Gerusalemme e nella regione della Giudea augurano una pace sincera. 2Dio voglia concedervi i suoi benefici e ricordarsi della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe, suoi servi fedeli. 3Doni a tutti voi un cuore per adorarlo e per compiere i suoi voleri con spirito generoso e animo pronto. 4Vi apra il cuore alla sua legge e ai suoi precetti e vi conceda pace. 5Esaudisca le vostre preghiere, si riconcili con voi e vi sia propizio e non vi abbandoni nell'ora dell'avversità. 6Così ora noi qui preghiamo per voi. 7Sotto il regno di Demetrio, nell'anno centosessantanove, noi Giudei vi abbiamo scritto: “Nelle calamità e nell'angustia che si è abbattuta su di noi in questi anni, da quando Giasone e i suoi partigiani hanno tradito la terra santa e il regno, 8incendiando il portale e versando sangue innocente, noi abbiamo pregato il Signore e siamo stati esauditi; abbiamo offerto un sacrificio e del fior di farina, abbiamo acceso le lampade e presentato i pani”. 9Vi scriviamo per esortarvi a celebrare i giorni delle Capanne nel mese di Chisleu. L'anno centoottantotto.
Seconda lettera ai Giudei d’Egitto 10I Giudei che sono a Gerusalemme e nella Giudea, il consiglio degli anziani e Giuda, ad Aristòbulo, maestro del re Tolomeo, appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con l'unzione, e ai Giudei dell'Egitto salute e prosperità. 11Da grandi pericoli salvati da Dio, lo ringraziamo molto, in quanto abbiamo potuto schierarci contro il re. 12In realtà è lui che ha respinto quanti si erano schierati contro la santa città. 13Infatti il loro capo, recatosi in Persia con il suo esercito creduto invincibile, fu fatto a pezzi nel tempio della dea Nanea, grazie a un tranello tesogli dai sacerdoti di Nanea. 14Con il pretesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era recato sul posto per prelevarne le immense ricchezze a titolo di dote. 15Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero mostrate, egli entrò con pochi nel recinto sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antioco 16e aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi, fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori. 17In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla morte i sacrileghi. 18Apprestandoci a celebrare la purificazione del tempio il venticinque di Chisleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche spiegazione, perché anche voi celebriate la festa delle Capanne e del fuoco, apparso quando Neemia offrì sacrifici dopo la ricostruzione del tempio e dell'altare. 19Infatti, quando i nostri padri furono deportati in Persia, i pii sacerdoti di allora, preso il fuoco dall'altare, lo nascosero con cautela nella cavità di un pozzo che aveva il fondo asciutto e là lo misero al sicuro, in modo che il luogo rimanesse ignoto a tutti. 20Dopo un buon numero di anni, quando piacque a Dio, Neemia, inviato dal re di Persia, mandò i discendenti di quei sacerdoti, che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca; quando però ci riferirono che non avevano trovato il fuoco, ma un'acqua spessa, comandò loro di attingerne e portarne. 21Poi, quando furono pronte le offerte per i sacrifici, Neemia comandò ai sacerdoti di aspergere con quell'acqua la legna e quanto vi era sopra. 22Appena questo avvenne e fu trascorso un po' di tempo, il sole, che prima era coperto da nubi, cominciò a risplendere e si accese un gran rogo, con grande meraviglia di tutti. 23Mentre il sacrificio veniva consumato, i sacerdoti facevano la preghiera e con loro tutti gli altri: Giònata intonava, gli altri continuavano in coro insieme a Neemia. 24La preghiera era formulata in questo modo: “Signore, Signore Dio, creatore di tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso, tu solo re e buono, 25tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno, che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri oggetto di elezione e santificazione, 26accetta il sacrificio offerto per tutto Israele, tuo popolo, custodisci la tua porzione e santificala. 27Riunisci i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi in mano alle nazioni, guarda benigno i disprezzati e gli oltraggiati; sappiano così le nazioni che tu sei il nostro Dio. 28Punisci quelli che ci opprimono e ci ingiuriano con superbia. 29Trapianta il tuo popolo nel tuo luogo santo, come ha detto Mosè”. 30I sacerdoti a loro volta cantavano inni. 31Poi, quando le vittime furono consumate, Neemia ordinò che il resto dell'acqua venisse versato sulle pietre più grosse. 32Fatto questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu assorbita dal bagliore del fuoco acceso sull'altare. 33Quando il fatto fu divulgato e al re dei Persiani fu annunciato che, nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il fuoco, era comparsa acqua, con la quale poi i compagni di Neemia avevano purificato le cose necessarie al sacrificio, 34il re fece cingere il luogo e lo dichiarò sacro, dopo aver accertato il fatto. 35Il re ricevette molti doni da quelli che aveva favorito e ne diede loro a sua volta. 36I compagni di Neemia chiamarono questo liquido neftar, che significa purificazione; ma i più lo chiamano nafta.
__________________________ Note
1,1 Si ritiene che la prima lettera sia stata scritta nel 124, così come indicato dal testo (v. 9).
1,7 Demetrio: Demetrio II, re di Siria negli anni 145-140 e 129-125. L’anno centosessantanove, come in genere le altre date, è computato secondo l’èra seleucide, iniziata nel 312/311, a partire cioè dalla fondazione della dinastia per opera di Seleuco I. Esso corrisponde al 143/142.
1,9 i giorni delle Capanne: la festa ebraica di Sukkot, che veniva celebrata in ringraziamento del raccolto nel mese di Tishri, in settembre-ottobre. In realtà qui si tratta della festa della Dedicazione, che nei riti si ispira ad essa e che si dovrà celebrare ogni anno nel mese di Chisleu, novembre-dicembre, a ricordo della dedicazione del nuovo altare fatto costruire da Giuda Maccabeo (vedi 1Mac 4,59; 2Mac 10,5-6). L’anno centoottantotto: è l’anno 124/123.
1,10 Questa seconda lettera viene datata al 164, perché in essa si parla della morte di Antioco IV Epìfane. il consiglio degli anziani: coloro che governavano la città, una specie di senato. Vedi 4,44; 11,27; 1Mac 12,6 e nota relativa. Aristòbulo: molto probabilmente lo storico giudeo-alessandrino, autore di un commentario biblico allegorico e precettore del re Tolomeo VI Filomètore (180-145).
1,11-17 Il racconto della morte di Antioco appare diverso sia da quello di 1Mac 6,1-17 sia da quello di 2Mac 9,1-29, ma contiene la stessa lettura teologica dell’accaduto: Dio punisce gli empi con la morte.
1,13 Nanea: dea mesopotamica, identificata dai Greci con Artemide o con Afrodite.
1,18 fuoco, apparso quando Neemia: si riteneva che il fuoco del primo sacrificio offerto nel tempio ricostruito, dopo la deportazione in Babilonia, fosse venuto direttamente da Dio. In Lv 9,23-24 si narrava la stessa cosa riguardo al primo sacrificio di Aronne.
1,29 come ha detto: è riferimento al cantico di vittoria di Mosè (Es 15,17).
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Approfondimenti
1,1-2,32. La presentazione del proprio lavoro da parte dell'autore si articola in due momenti: prima vengono trascritte due lettere ai Giudei d'Egitto (1,1-2,18) di cui la seconda (1,10-2,18) ampia e composita; poi si espongono (2,19-33) il contenuto del libro, la sua origine e lo scopo del racconto.
1,1-2,18. Queste lettere, sulla cui autenticità, a prescindere da elementi del contenuto, non esistono seri dubbi, sono, almeno in parte, posteriori agli eventi narrati (ad alcuni dei quali, ad es. la dedicazione del tempio, fanno riferimento), ma anteriori alla stesura del libro attuale. Esse, pur con punti di partenza e con percorsi diversi, convergono nell'invito a celebrare con i Giudei di Palestina la festa della Dedicazione (= Hanukka). Secondo 1Mac 4,59 la festa fu istituita il 25 Casleu 148 ES (= 14 dicembre, circa, 164 a.C.). Potremmo dire che questa è la data di nascita dell'ultima tra le feste del calendario ebraico. Va però precisato che anche avanti tale data veniva ricordata la dedicazione del tempio salomonico, prima, e di Zorobabele, poi, ma tale festività era allora assorbita da quella delle Capanne nelle cui vicinanze cadeva (cfr. 1Re 8,65ss.; Esd 3,1-6; 6,16-19). Adesso, con Giuda Maccabeo, diventa una festa a sé stante, collegata con uno specifico intervento di Dio liberatore, secondo la più genuina tradizione ebraica, quello con cui aveva permesso al tempo dei Maccabei la liberazione di Gerusalemme e la riconsacrazione del tempio. 1Mac 4,59 parla di otto giorni di festa; 2Mac 10,6-8, collegando con la festa delle Capanne, allude probabilmente a processioni quando parla di tenere «in mano bastoni ornati, rami verdi e palme» il che costituisce uno dei tratti caratteristici di Sukkot (il lulab). In effetti, pare che la vicinanza nel calendario delle due feste abbia determinato una certa osmosi rituale-folkloristica (rami processionali da Sukkot a Hanukka; canto dell'Hallel da Hanukka a Sukkot, ecc.).
1,1-9. È datata dal 188 ES (= 124 a.C.: cfr. v. 9) ed è diretta alle varie colonie di Giudei d'Egitto, stanziate soprattutto nel delta del Nilo (cfr. Leontopoli e il suo tempio considerato scismatico dai Giudei palestinesi) e in particolare nella città di Alessandria, ma numerosi anche nel resto del paese. Contrariamente a quanto si è portati a credere pensando la storia dell'Israele antico alla luce del racconto dell'Esodo (con espressioni come «gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più»: Es 14,13), Israele ha sempre mantenuto un rapporto privilegiato con l'Egitto, a partire da non molto dopo l'insediamento – in senso tradizionale – in Canaan. Vicinanza geografica, esigenze commerciali e militari, influenze culturali e religiose, hanno fatto sì che per molto tempo si facesse riferimento a questo grande paese più che non all'altro centro politico-culturale del Vicino Oriente Antico, la Mesopotamia. Si direbbe che un cordone ombelicale non ha mai cessato di legare i due popoli, più da parte di Israele, evidentemente, che dell'Egitto. Nel periodo ellenistico le cose non cambiarono: la diaspora ebraica ebbe una delle mete più ricercate nella città di Alessandria in cui divenne una delle componenti più numerose della sua popolazione cosmopolita: parecchie decine di migliaia, con propria organizzazione socio-politica entro lo schema della polis greca. A questi «fratelli» d'Egitto la lettera formula auguri di bene nella fedeltà al Dio dell'alleanza (vv. 2s.) e richiama una lettera di circa vent'anni prima (cfr. v. 7: 169 ES = 143 a.C.) in cui già si esortava a celebrare la riconsacrazione del tempio (vv. 7s.) incolpando il sommo sacerdote Giasone (cfr. 4,7-26; 5,5-10) di un non meglio conosciuto atto di vandalismo contro il «portone» del tempio (v. 8: cfr. 8,33) e si attribuiva la Dedicazione stessa all'efficacia della preghiera. È palese l'intenzione di mantenere questi fratelli lontani nella pura fede jahvistica, esortandoli parimenti a una comunione liturgica con i Giudei di Palestina (i giorni delle Capanne nel mese di Casleus, v. 9, sono quelli della festa della Dedicazione, celebrata secondo lo schema di quella delle Capanne che cadeva nel mese di Tishri: settembre/ottobre) e a un'intensa vita spirituale, fonte di prosperità e di pace.
1,10-2,18. È ufficiale, inviata dalla dirigenza giudaica «consiglio degli anziani e Giuda (Maccabeo)», (v. 10) a un Ebreo di spicco nella comunità di Alessandria, Aristobulo. Non è datata ma se è vera, come sembra, la menzione di Giuda, siamo prima del 160 a.C.; il riferimento alla morte, a quanto pare recente, di Antioco IV invita a precisare: nel 164 a.C., verso la metà di dicembre («venticinque di Casleuại: v. 18). Anche questa lettera intende esortare a celebrare la festa della Dedicazione (2,16-18), in tale caso tanto più opportunamente in quanto di fresca istituzione. Insieme, però, per sottolinearne l'importanza, racconta la morte dell'Epifane (1,11-17), richiama un prodigio riguardante il fuoco sacro del tempio salomonico (1,18-36), ricorda l'occultamento dell'arca (2,1-12) e la biblioteca di Neemia (2,13s.).
1,11-17. Il racconto della morte di Antioco differisce sia da quello di 1Mac 6,1-13, sia da quello di 2Mac 9, sia dalle notizie degli storici greci. L'autore della lettera si avvale probabilmente di notizie frammentarie, colorite dalla fantasia popolare e da lui stesso elaborate assimilando la fine dell'Epifane a quella di Antioco III (morto effettivamente nel tentativo di depredare il tempio di Bel in Elimaide) per accentuarne il carattere di punizione divina (vv. 11-17). Il particolare dell'intenzione del re di appropriarsi delle ricchezze del tempio di Nanea (= Artemide) sembra storico; lo stratagemma del matrimonio con la dea per aver diritto alla dote non è improbabile perché già altra volta escogitato da Antioco; la morte nel tempio è inventata.
18-36. Il racconto, manifestamente leggendario, del fuoco miracolosamente sprizzato al tempo di Neemia dall'acqua grassa (probabilmente nafta) rinvenuta nel pozzo dov'era stato nascosto il fuoco sacro del tempio al momento della sua distruzione (587/6) mescola insieme miracolismo popolare, risonanze liturgiche (cfr. vv. 24-29) e folklore collegato con le proprietà ignifere della nafta, con una possibile reminiscenza della dottrina persiana sul fuoco (cfr. vv. 36s.). Che all'autore della lettera non importi molto la storicità del fatto lo mostra la disinvoltura con cui tratta la storia, assegnando, ad es., a Neemia (ca. 445 a.C.) la ricostruzione del tempio avvenuta una settantina di anni prima (nel 538: consacrazione dell'altare; nel 515: dedicazione del tempio; cfr. Esd 3,3ss.; 5,1ss.), il sacerdozio a Gionata (v. 23) contro Ne 3,1; 13,28 e dando dell'episodio del fuoco una versione variata (l'acqua trovata serve per la purificazione: v. 33) nel rapporto al re di Persia. A lui interessa mostrare la continuità del culto nel tempio ricostruito, espressa dagli elementi che si mantengono efficaci, il che giustifica la festa della Dedicazione, ma soprattutto l'importanza della liturgia solenne e della preghiera pubblica nel luogo santo, come mostra il risalto dato all'azione sacerdotale nei vv. 24-29.
(cf. EMILIANO VALLAURI, 2Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)