Impegno di Mardocheo e di Ester per salvare gli Ebrei
TESTO GRECO 1Quando Mardocheo seppe quello che era accaduto, si stracciò le vesti, indossò un sacco e si cosparse di cenere. Precipitatosi nella piazza della città, gridava a gran voce: “Viene distrutto un popolo che non ha fatto nulla di male”. 2Venne fino alla porta del re e si fermò; infatti non gli era consentito entrare nel palazzo portando sacco e cenere. 3In ogni provincia in cui erano state pubblicate le lettere, c'erano grida e lamenti e grande afflizione tra i Giudei, i quali si stendevano sul sacco e sulla cenere. 4Entrarono le ancelle e gli eunuchi della regina e le parlarono. All'udire quel che era accaduto, rimase sconvolta e mandò a vestire Mardocheo e a togliergli il sacco; ma egli non acconsentì. 5Allora Ester chiamò il suo eunuco Acrateo, che stava al suo servizio, e lo mandò a chiedere informazioni precise a Mardocheo. 6Atac si recò da Mardocheo sulla piazza della città, davanti alla porta del re. 7Mardocheo gli fece conoscere quel che era accaduto e la promessa che Aman aveva fatto al re riguardo ai diecimila talenti per il tesoro, allo scopo di sterminare i Giudei. 8E gli diede la copia dell'editto promulgato nella città di Susa e riguardante la loro distruzione, perché la mostrasse a Ester; gli disse di ordinarle di entrare dal re, per domandargli grazia e intercedere a favore del popolo. “Ricòrdati – aggiunse – dei giorni in cui eri povera, quando eri nutrita dalle mie mani, giacché Aman, il quale ha avuto il secondo posto dopo il re, ha parlato contro di noi per farci morire. Invoca il Signore e parla al re in favore nostro, perché ci liberi dalla morte”.
9Acrateo entrò e le riferì tutte queste parole. 10Ed Ester disse ad Acrateo: “Va' da Mardocheo e digli: 11“Tutte le nazioni dell'impero sanno che chiunque, uomo o donna, entri dal re, nel palazzo interno, senza essere chiamato, non avrà scampo; solo colui sul quale il re avrà steso il suo scettro d'oro sarà salvo. E io non sono più stata chiamata a entrare dal re già da trenta giorni”“. 12Acrateo riferì a Mardocheo tutte queste parole di Ester. 13Mardocheo disse ad Acrateo: “Va' a dirle: “Ester, non dire a te stessa che tu sola potrai salvarti nel regno, fra tutti i Giudei. 14Perché se tu ti rifiuti in questa circostanza, da un'altra parte verranno aiuto e protezione per i Giudei. Tu e la casa di tuo padre perirete. Chi sa che tu non sia diventata regina proprio per questa circostanza?“”.
15Ester mandò da Mardocheo l'uomo che era venuto da lei e gli fece dire: 16“Va' e raduna i Giudei che abitano a Susa e digiunate per me: per tre giorni e tre notti non mangiate e non bevete. Anch'io e le mie ancelle digiuneremo. Allora, contravvenendo alla legge, entrerò dal re, anche se dovessi morire”. 17Mardocheo andò e fece tutto quello che Ester gli aveva ordinato.
Preghiera di Mardocheo
17a⌈Poi pregò il Signore, ricordando tutte le gesta del Signore, e disse:⌉
17b“Signore, Signore, re che domini l'universo, tutte le cose sono sottoposte al tuo potere e non c'è nessuno che possa opporsi a te nella tua volontà di salvare Israele. 17cTu hai fatto il cielo e la terra e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento. Tu sei il Signore di tutte le cose e non c'è nessuno che possa resistere a te, Signore.
17d ⌈ Tu conosci tutto; tu sai, Signore, che non per orgoglio, non per superbia né per vanagloria ho fatto questo gesto, di non prostrarmi davanti al superbo Aman, perché avrei anche baciato la pianta dei suoi piedi per la salvezza d'Israele. 17eMa ho fatto questo per non porre la gloria di un uomo al di sopra della gloria di Dio; non mi prostrerò mai davanti a nessuno se non davanti a te, che sei il mio Signore, e non farò così per superbia.⌉
17fOra, Signore Dio, re, Dio di Abramo,⊥ risparmia il tuo popolo! Perché guardano a noi per distruggerci e desiderano ardentemente far perire quella che è la tua eredità ⌈dai tempi antichi.⌉ 17gNon trascurare il tuo possesso che hai redento per te dal paese d'Egitto. 17hAscolta la mia preghiera e sii propizio alla tua eredità; cambia il nostro lutto in gioia, perché, vivi, possiamo cantare inni al tuo nome, Signore, e non far scomparire quelli che ti lodano con la loro bocca”.
17iTutti gli Israeliti gridavano con tutte le loro forze, perché la morte stava davanti ai loro occhi.
Preghiera di Ester
17kAnche la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un'angoscia mortale. Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri ⌈e di immondizie.⌉ Umiliò⊥ duramente il suo corpo ⌈e, con i capelli sconvolti, coprì ogni sua parte che prima soleva ornare a festa. Poi supplicò il Signore e disse:⌉
17l⌈”Mio Signore, nostro re, tu sei l'unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all'infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta.
17mIo ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia, che tu, Signore, hai preso Israele tra tutte le nazioni e i nostri padri tra tutti i loro antenati come tua eterna eredità, e hai fatto per loro tutto quello che avevi promesso. 17nMa ora abbiamo peccato contro di te e ci hai consegnato nelle mani dei nostri nemici, perché abbiamo dato gloria ai loro dèi. Tu sei giusto, Signore!
17oMa ora non si sono accontentati dell'amarezza della nostra schiavitù: hanno anche posto le mani sulle mani dei loro idoli, giurando di abolire il decreto della tua bocca, di sterminare la tua eredità, di chiudere la bocca di quelli che ti lodano e spegnere la gloria del tuo tempio e il tuo altare, 17pdi aprire invece la bocca delle nazioni per lodare gli idoli vani e proclamare per sempre la propria ammirazione per un re mortale.
17qNon consegnare, Signore, il tuo scettro a quelli che neppure esistono. Non permettere che ridano della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare chi è a capo dei nostri persecutori.
17rRicòrdati, Signore, manifèstati nel giorno della nostra afflizione e da' a me coraggio, o re degli dèi e dominatore di ogni potere. 17sMetti nella mia bocca una parola ben misurata di fronte al leone e volgi il suo cuore all'odio contro colui che ci combatte, per lo sterminio suo e di coloro che sono d'accordo con lui. 17tQuanto a noi, salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto, perché sono sola e non ho altri che te, Signore!
17uTu hai conoscenza di tutto e sai che io odio la gloria degli empi e detesto il letto dei non circoncisi e di qualunque straniero. 17vTu sai che mi trovo nella necessità e che detesto l'insegna della mia alta carica, che cinge il mio capo nei giorni in cui devo comparire in pubblico; la detesto come un panno immondo e non la porto nei giorni in cui mi tengo appartata. 17xLa tua serva non ha mangiato alla tavola di Aman; non ha onorato il banchetto del re né ha bevuto il vino delle libagioni. 17yLa tua serva, da quando ha cambiato condizione fino ad oggi, non ha gioito, se non in te, Signore, Dio di Abramo.
17z O Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei disperati, liberaci dalla mano dei malvagi e libera me dalla mia angoscia!“.⌉
TESTO EBRAICO 1Quando Mardocheo seppe quello che era accaduto, si stracciò le vesti, si coprì di sacco e di cenere e uscì in mezzo alla città, emettendo alte e amare grida; 2giunse fin davanti alla porta del re, poiché a nessuno che fosse coperto di sacco era permesso entrare per la porta del re. 3In ogni provincia, dovunque venissero promulgati l'ordine e l'editto del re, ci fu grande desolazione fra i Giudei: digiuno, pianto, lutto e a molti facevano da letto il sacco e la cenere. 4Le ancelle di Ester e i suoi eunuchi vennero a riferire la cosa e la regina ne fu molto angustiata; mandò vesti a Mardocheo, perché se le mettesse e si togliesse di dosso il sacco, ma egli non le accettò. 5Allora Ester chiamò Atac, uno degli eunuchi che il re aveva messo al suo servizio, e lo incaricò di andare da Mardocheo per domandare che cosa era avvenuto e perché si comportasse così. 6Atac si recò da Mardocheo sulla piazza della città, davanti alla porta del re. 7Mardocheo gli narrò quello che gli era accaduto e gli indicò la somma di denaro che Aman aveva promesso di versare al tesoro reale per far distruggere i Giudei; 8gli diede anche una copia dell'editto promulgato a Susa per il loro sterminio, perché lo mostrasse a Ester, la informasse di tutto e le ordinasse di presentarsi al re, per chiedergli grazia e per intercedere in favore del suo popolo.
9Atac ritornò da Ester e le riferì le parole di Mardocheo. 10Ester ordinò ad Atac di dire a Mardocheo: 11“Tutti i ministri del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o donna, entra dal re nell'atrio interno, senza essere stato chiamato, in forza di una legge uguale per tutti, deve essere messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui il suo scettro d'oro, nel qual caso avrà salva la vita. Quanto a me, sono già trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re”. 12Le parole di Ester furono riferite a Mardocheo 13e Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: “Non pensare di salvarti tu sola, fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. 14Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio per una circostanza come questa?“.
15Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: 16“Va', raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, non mangiate e non bevete per tre giorni, notte e giorno. Anche io, con le mie ancelle, digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!“. 17Mardocheo se ne andò e fece quanto Ester gli aveva ordinato.
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Note
4,17a NVg (4,17a-b) invece: 17a Poi Mardocheo si strappò le vesti, stese il cilicio sotto di sé e cadde con la faccia a terra, e (così fecero) gli anziani del popolo, da mattina a sera, 17b e disse: «Tu sei benedetto, Dio di Abramo e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.
4,17d-e NVg (4,17f-h) invece: 17f Tu sai, Signore, che per la salvezza d’Israele io mi sarei prostrato volentieri davanti alla pianta dei piedi di Aman; 17g ma non l’ho fatto per non porre la gloria dell’uomo al di sopra della gloria di Dio. E non mi prostrerò mai, se non davanti a te, Signore, mio Dio! 17h Queste cose poi le faccio non per arroganza, né per desiderio di gloria, Signore. Rivélati, Signore; fatti conoscere, Signore!
4,17f NVg (4,17i) aggiunge: e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe; omette: dai tempi antichi.
4,17k omette: e di immondizie; aggiunge: con digiuni; invece: e si prostrò a terra con le sue ancelle da mattina a sera e disse:
4,17 l-z NVg invece: 17q «Tu sei benedetto, Dio di Abramo e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, o Signore, 17r perché un grande pericolo mi sovrasta. 17s Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai salvato Noè nelle acque del diluvio. 17t Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu con l’aiuto di trecentodiciotto uomini hai consegnato ad Abramo nove re. 17u Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai liberato Giona dal ventre del cetaceo. 17v Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai liberato Anania, Azaria e Misaele dalla fornace di fuoco. 17x Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai tratto fuori Daniele dalla fossa dei leoni. 17y Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai avuto compassione di Ezechia, re dei Giudei, che ormai vicino alla morte supplicava di poter vivere ancora, e gli hai concesso altri quindici anni di vita. 17z Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu hai concesso ad Anna, che lo chiedeva ardentemente, di generare un figlio. 17aa Io ho sentito dai libri dei miei antenati, o Signore, che tu liberi sempre tutti coloro che compiono la tua volontà. 17bb Ora, Signore, mio Dio, aiuta me che sono sola e non ho nessuno all’infuori di te. 17cc Tu sai che la tua serva ha detestato il letto degli incirconcisi. 17dd Tu sai, o Dio, che non ho mangiato cibi esecrabili, né bevuto vino delle loro libagioni. 17ee Tu sai che dal giorno del mio trasferimento nella reggia non ho gioito se non in te.17ff Tu sai, o Dio, che da quando sul mio capo c’è questo indumento, io lo detesto come un panno immondo e nei giorni a me propizi non l’ho mai indossato. 17gg Ma ora vieni in soccorso a me, che sono orfana, e poni sulle mie labbra una parola opportuna davanti al leone, e rendimi gradita a lui. Cambia il suo cuore in odio contro chi ci combatte, a rovina sua e di quanti sono d’accordo con lui. 17hh Liberaci dalla mano dei nostri nemici, cambia il nostro lutto in gioia e le nostre sofferenze in salvezza. 17ii E quelli che si ergono contro coloro che ti sei scelto, o Dio, puniscili con un castigo esemplare. 17kk Rivélati, Signore; fatti conoscere, Signore!».
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Approfondimenti
Il capitolo svolge un ruolo centrale nel percorso narrativo, soprattutto perché mostra il passaggio da una presentazione passiva dell'eroina alla sua attiva partecipazione agli eventi. Questa evoluzione però non è presentata in forma lineare: l'arte narrativa del brano è tutta incentrata sulla barriera che separa i due protagonisti (la porta dell'harem), per cui è necessario un intermediario (l'eunuco) che consenta di comunicare tra interno ed esterno. Le scene in cui si divide il brano sono determinate appunto dai processi comunicativi tra l'harem e la postazione scelta da Mardocheo:
- la reazione di Mardocheo e dei Giudei all'editto regale (vv. 1-3);
- Ester informata della situazione (vv. 4-9);
- il dialogo tra Ester e Mardocheo (vv. 10-17).
1-3. La reazione di Mardocheo all'editto è volutamente spettacolare, come mostra il seguito. Egli non può direttamente comunicare con l'interno del serraglio delle donne, perciò deve suscitare l'interesse di coloro che hanno accesso alla regina (è lei infatti che deve prendere l'iniziativa di raccogliere informazioni).
4-9. Il narratore ci illustra anzitutto un primo goffo tentativo della regina di mettere fine alla sceneggiata attuata dal suo parente (v. 4): entro la cinta protettrice dell'harem ella neppure si cura di comprendere i motivi che spingono il suo cugino ad agire così. Ma egli la costringe a mutare atteggiamento. La scena ci mostra ora Mardocheo che informa Ester dell'accaduto: il narratore riassume il messaggio di Mardocheo che culmina in un ordine impartito alla regina (v. 8: «ordinasse), mostrando ancora una volta come fino a questo punto le decisioni sulla sua vita dipendono da scelte già attuate da altri. Il Giudeo ha puntato tutte le sue carte sulla regina.
10-17. A questo punto il narratore riferisce direttamente le parole dei protagonisti, così che il lettore possa comprendere con maggiore oggettività il punto di vista dei personaggi. La prima reazione della regina all'ordine di Mardocheo è totalmente centrata su se stessa: l'accenno al pericolo in cui incorrerebbe presentandosi al re senza essere convocata non è soltanto il timore di una missione fallimentare, ma, come mostra la risposta di Mardocheo, la probabile convinzione da parte di Ester di poter sfuggire alle conseguenze dell'editto, data la dignità di cui gode. Ancora una volta è Mardocheo che costringe Ester a maturare anche come persona e la sua risposta nei vv. 13-14 è fondamentale per comprendere il seguito della vicenda.
Si possono evidenziare tre elementi:
«ti trovi nella reggia» (v. 12): la condizione di Ester non la rende estranea alla situazione del suo popolo. Ella rimane una Giudea e come tale non può ignorare la condizione del suo popolo. Mardocheo non le chiede di fare come Mosè, cioè di uscire dalla reggia, per «vedere i suoi fratelli» (cfr. Es 2,11ss.), ma di comprendere che il suo stare in essa non è un privilegio, ma un'opportunità.
«aiuto e liberazione... da un altro luogo» (v. 14): molti commentatori vedono in questa frase una velata allusione all'intervento divino (anche sulla base della designazione del nome divino nei testi tardo-giudaici con hammaqôm, «il luogo»). Ma l'espressione un «altro luogo» è inappropriata per Dio (sarebbe come dire un «altro Dio»). Si potrebbe invece leggere questa frase alla luce di quanto segue (dove Mardocheo richiama il possibile motivo della elevazione di Ester al rango di regina) e intenderla perciò come un'interrogativa: «Se tu taci, aiuto e liberazione sorgeranno forse per i Giudei da un altro luogo?». In questo modo Mardocheo sta ulteriormente affermando che la sorte dei Giudei dipende adesso interamente dal coraggio di Ester di assumersi le proprie responsabilità nei confronti del suo popolo: ella è ora, secondo lui, l'unica possibilità di salvezza per i Giudei. Egli non ha motivi per attendere da altrove l'aiuto necessario e del resto tutto il dialogo mostra come egli cerchi di motivare la cugina ad agire, sulla base della sua lealtà nei confronti del suo popolo e della sua famiglia.
«in previsione di una circostanza come questa (v. 14): nel libro (ebraico) di Ester non si nomina mai il nome divino, ma questa frase certamente intende mostrare che la storia non è un puro accostamento di fatti casuali e possiede invece una direzione e una finalità. Anche la vicenda del singolo è inserita in un piano che lo supera: come Giuseppe (cfr. Gn 45,7), anche Ester deve scorgere il progetto di Dio nella sua vicenda personale, un progetto che è in funzione della salvezza del popolo e non del successo individuale.
Ora Ester risponde con un ordine (v. 16): finalmente è lei a prendere l'iniziativa! L'attesa ora si incentra tutta sulla sua riuscita, dalla quale dipende la sorte di tutto un popolo.
17a-17r. A differenza del testo ebraico, il testo greco inserisce a questo punto della vicenda due splendide preghiere, che permettono al lettore di entrare nell'intimo dei protagonisti e di arricchire attraverso una prospettiva religiosa i tre giorni di attesa e di digiuno di tutta la comunità giudaica.
17a-17i. La preghiera di Mardocheo si divide in tre momenti:
- la professione di fede,
- la descrizione della situazione dell'orante,
- la richiesta.
La professione di fede è un rimando all'opera creatrice di Dio che fonda il suo dominio universale: non il grande re di Persia, ma il Signore (JHWH) soltanto possiede il dominio universale (si veda, per contrasto, l'arrogante affermazione di Assuero). A lui solo perciò il Giudeo deve rendere onore e nessun uomo può oscurare tale gloria o pretendere di sostituirsi a questo Dio. Non è quindi per tracotanza o per orgoglio che ha rifiutato il gesto della prostrazione: «orgoglioso» («superbo» secondo BC) è invece il suo avversario, il quale è così descritto con la stessa caratterizzazione del nemico più acerrimo dei Giudei, Antioco IV (cfr. 1Mac 1,21.24; 2Mac 9,4.7.11).
Il tono della richiesta è quello dell'urgenza. Essa parte da un titolo divino, «Dio di Abramo», Dio perciò della promessa, della fedeltà, Dio che sta all'inizio del popolo che si è scelto come «eredità», come «porzione», riscattandolo dal potere delle mani oppressive del faraone egiziano. Del Signore è tutta la terra, ma questo popolo è il «suo, ciò significa che al popolo è ormai indissolubilmente vincolato Dio e addirittura la sua gloria (cfr. Sir 36,1-17). A questo Dio che sta all'origine del popolo, che già ha mostrato il suo grande potere nella storia, Mardocheo rivolge la sua preghiera, quasi come un ricatto: se noi periamo, chi innalzerà le tue lodi? Il v. 17i mostra come la preghiera di Mardocheo esprima l'angoscia di tutto il popolo: egli, nel racconto, non è che il portavoce di tutta una popolazione prostrata.
17k-17z. Introdotta da una breve descrizione dell'atteggiamento penitenziale assunto da Ester, segue ora nel testo greco una lunga preghiera che ci apre una finestra sulla pietà del giudaismo della diaspora e sulle difficoltà che dovette affrontare.
Il testo si suddivide, per contenuto e per forma, in due parti principali, al centro dei quali sta la condizione del popolo, descritta sia dal punto di vista storico, sia rispetto al pericolo incombente.
La solitudine della regina, che deve affrontare da sola il nemico, è messa in parallelo con l'unicità di Dio (sia l'aggettivo «unico», sia «sola» hanno come corrispondente greco l'aggettivo monos/è). La preghiera si apre quindi con una professione di fede: il Dio unico rappresenta la sola speranza per l'orante giudeo. Mentre l'essere umano da solo è in pericolo e incapace di affrontare la vita (cfr. Gn 2,18), il Dio “solo” (unico) è invece per l'uomo la garanzia che nessun potere umano (o potenza spirituale) può sconfiggere il piano divino. Questo piano divino è appunto quello a cui si appella Ester: alla luce della visione deuteronomistica della storia, ella giustifica l'afflizione del popolo (l'esilio) con il peccato collettivo dell'idolatria, un comportamento che ha manitestato l'ingratitudine del popolo per quanto Dio aveva fatto per loro. Dio è perciò giusto (cfr. Dn 3,26-45; 9,7.14). Il nemico, in questa visione della storia, rappresenta lo strumento scelto da Dio per correggere il suo popolo, ma Ester mostra che non soltanto questo è avvenuto. Le minacce presenti rischiano di porre definitivamente in questione il piano divino centrato sull'elezione d'Israele: i nemici (qui non si accenna soltanto a un singolo uomo, Aman, ma a una minaccia ancora più estesa) hanno deciso di abolire il decreto pronunciato da Dio, cioè le promesse divine nei confronti del popolo. Il fulcro della contrapposizione sta appunto qui: se i decreti dei re persiani non si possono né emendare né abrogare, quale empietà rappresenta dunque il proposito dei nemici del popolo che intendono annullare il decreto del “re dei Giudei”, del «re degli dei»! Descrivendo l'agire dei nemici del popolo eletto, l'autore dell'aggiunta greca aveva certamente di mira la crisi prodottasi sotto Antioco IV, quando il tempio e l'altare furono profanati e vi si introdussero culti stranieri (cfr. 1Mac 1,44-49.54.59; 2Mac 6,2-9; Dn 9, 26.27).
A questo punto Ester espone la sua supplica in due richieste che ci rivelano l'esatta posta in gioco. Finora la regina ha pregato per il suo popolo e questa preghiera continua anche dopo, sebbene con un mutamento di accento, dato che è lo «scettro» di Dio, perciò il simbolo della sua sovranità, che è messo a repentaglio: il dileggio che accompagnerebbe la caduta del popolo rappresenterebbe pure una sconfitta e uno svilimento di Dio. Nella sorte del popolo è dunque in gioco la gloria stessa di Dio. Ora la preghiera si volge alla situazione di Ester: ella prega per sé; va però qui notato il continuo passaggio dal «noi» all'«io», che mostra il legame ormai indissolubile tra la riuscita di Ester e la liberazione del popolo perseguitato: il ricordo del Signore si manifesta dunque nel coraggio di una donna, nella sua capacità di intercedere di fronte al re a favore del suo popolo, pur sapendo di mettere in tal modo a repentaglio la sua stessa vita («ella parla di fronte al leone»).
26-30. Questi vv. ci illustrano la pietà dei Giudei della diaspora, i quali erano costantemente a contatto con ambienti pagani e forse molti erano costretti a scendere a compromessi umilianti. Tali situazioni però non cancellavano in alcun modo la loro salda fede nel «Dio di Abramo». Ester non fa qui che esprimere il sentimento che il pio Giudeo provava per le usanze pagane. Probabilmente il glossatore greco ha voluto qui giustificare l'eroina del libro (a differenza del TM che non si preoccupa di tali questioni), dipingendo il suo comportamento a corte sul modello dei protagonisti di altre novelle giudaiche (cfr. Daniele e Giuditta). Si noti infine come l'orante cerchi di esporre a Dio la propria rettitudine (un atteggiamento non dissimile da quello del fariseo descritto in Lc 18,11-12), suscitando l'impressione che si cerchi in tal modo di motivare l'intervento divino con la giustizia dell'orante. Ma l'atteggiamento di fondo non è farisaico (nel senso che noi attribuiamo a questo termine): esso intende invece esprimere la certezza del credente che, «disperato», non vuole rinunciare a mantenere salda la sua fiducia in quel Dio alla cui volontà ha conformato la sua esistenza.
(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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