📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Gesù, l’uomo con la mano rattrappita e i farisei 1Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, 2e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. 3Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». 4Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. 5E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. 6E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Gli orizzonti e l'obiettivo della missione 7Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea 8e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. 9Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. 10Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. 11Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». 12Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

L’istituzione dei Dodici 13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Una nuova famiglia 20Entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. 21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». 22Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 23Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? 24Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; 25se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. 26Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. 27Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 28In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; 29ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». 30Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro». 31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 34Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Approfondimenti

(cf VANGELO SECONDO MARCO – Introduzione, traduzione e commento a cura di Giacomo Perego © Ed. San Paolo, 2011)

Gesù, l’uomo con la mano rattrappita e i farisei Salvare o uccidere? La provocazione di Gesù. Il fulcro del brano è la domanda stessa di Gesù che viene personificata da quanti sono presenti sulla scena: il male e la volontà di uccidere trovano, infatti, con­cretizzazione negli atteggiamenti e nella decisione conclusiva dei farisei; mentre il bene e la volontà di salvare trovano espressione nella scelta di Gesù di guarire l’uomo nella sinagoga. Guarigione e controversia si intrecciano, ma l’accento è chiaramente posto su quest’ultima. Se finora Gesù si è lasciato interpellare e ha sempre risposto, ora prende lui stesso l’iniziativa. In questo episodio gioca un ruolo importante anche l’incrocio degli sguardi. Sono questi che, sottilmente, definiscono i personaggi presenti sulla scena. Se, nel v. 1, lo sguardo del lettore viene invitato a posarsi, insieme a quello di Gesù, sull’uomo con la mano rattrappita (particolare che dice attenzione alla persona), contemporaneamente esso viene avvertito della presenza avversa, inizialmente non identificabile, di qualcuno che «spia» Gesù, con uno sguardo dichiaratamente negativo e malizioso perché ha come finalità quella di provocare un’accusa (v. 2). A questo sguardo ostile, negativo, il Maestro risponde con uno sguardo interrogativo, capace di abbracciare tutti i presenti e di provocarli non solo con una domanda, ma con un messaggio di collera, desideroso di scalfire quell’indurimento di cuore che genera solo piani di morte (v. 5). La tipologia dello sguardo è strettamente associata ad alcuni atteggiamenti di fondo: volontà di accusa, silenzio, durezza di cuore da parte dei farisei; atten­zione all’uomo, volontà di salvezza, ira e profonda tristezza da parte di Gesù. Gesù si presenta come colui che ha il potere di interpretare la Legge con un’autorità superiore a quella di Davide (2,25-26), evocando la figura misteriosa del Figlio dell’uomo, che richiama da un lato una totale solidarietà con l’umanità e dall’altro una pro­ fonda vicinanza a Dio (2,10.28). La novità irrompe nella storia ma gli otri si presentano fin dalle prime battute come contenitori logori. Il pericolo che si profila all’orizzonte è proprio quello enunciato in 2,22: il vino giovane rischia di far scoppiare gli otri, provocando la drammatica perdita dell’uno e degli altri.

Gli orizzonti e l'obiettivo della missione La menzione della «grande massa di gente» fa da cornice a un elenco di riferimenti geografici che, partendo dalla Galilea, luogo di azione di Gesù, allargano l’orizzonte. L’elenco da un lato sembra seguire l’ordine dei punti cardinali (dopo la Galilea vengono menzionate: a sud la Giudea con Gerusalemme e l’Idumea; a est la Transgiordania o Perea; a nord i territori di Tiro e Sidone), dall’altro sembra procedere dal cuore della religiosità e identità di Israele (la Giudea con Gerusalemme) ai territori pagani per ec­cellenza (Tiro e Sidone). Nell’elenco non sono menzionate la Samaria (mai citata dall’evangelista) né la Decapoli; quest’ultima, però, è forse inclusa tra le regioni «al di là del Giordano». Avendo lasciato il mestiere di pescatori, i discepoli sono stati chiamati ad accogliere quello di «pescatori di uomini» (1,17); abbandonando l’autorità pa­tena di Zebedeo, i suoi figli sono chiamati ad accogliere quella di Gesù; infine, lasciata la barca del padre, i discepoli sono invitati a salire su un’altra barca (3,9), che sembra evocare l’immagine della comunità che va componendosi attorno al Maestro. Grazie ad essa, Gesù può mantenere una sorta di distanza di sicurezza dalle esigenze della folla e assicurare un rapporto di intimità con i discepoli. La barca delimita, in altre parole, uno spazio privilegiato che Gesù condivide solo con i discepoli: per la folla è il luogo da cui Gesù insegna, per i discepoli lo strumento a cui è affidata la sfida di raggiungere l’altra riva del lago. Per ben tre volte Gesù affiderà questo incarico ai Dodici e per tre volte la traversata si rivelerà tutt’altro che tranquilla (4,35-41 ; 6,45-52; 8,13-21). Non è certo un caso che la barca torni in scena ora, nel momento in cui l’evangelista sottolinea l’estensione dell’annuncio di Gesù al di là dei confini d’Israele. Proprio la barca sarà lo strumento necessario per costruire un ponte tra il mondo ebraico e il mondo pagano.

L’istituzione dei Dodici La scelta dei Dodici è un segno che illustra la vi­cinanza del Regno e che va compreso nel clima religioso e culturale del I secolo, quando era attesa la riunificazione delle dodici tribù d’Israele. Dalla comunione tra i Dodici e Gesù dipende l’annuncio e l'af­fermarsi del Regno; i Dodici sono chiamati a essere trasparenza del Maestro, conformandosi ai diversi tratti della sua missione. Il loro «essere con lui» si traduce immediatamente in un essere inviati come lui. Non si può «essere» con Gesù senza «andare» con lui. L’intera scena è caratterizzata dall’iniziativa di Gesù. Egli non solo sceglie quelli che vuole, ma ben nove degli undici verbi principali descrivono azioni di Gesù; la risposta dei Dodici viene scandita da due sole espres­sioni: «essi si recarono da lui», in 3,13 (verbo che evoca un’esperienza positiva) e «quello che lo tradì», in riferimento a Giuda in 3,19 (verbo che evoca un’espe­rienza negativa). Ci troviamo, in altre parole, davanti a una comu­nità che oscilla tra l’adesione e il tradimento.

Una nuova famiglia Nell’ondata di opposizione che investe il Maestro, la reazione che crea maggior imbarazzo ai lettori resta, quella proveniente dai suoi familiari. Nei vv. 20-21 i parenti di Gesù si erano messi in movimento, preoccupati non solo per quello che sarebbe potuto succedere a lui ma anche per l’ombra che questi stava gettando sul clan familiare; nei vv. 31-35 essi raggiungono la loro meta e trovano palese conferma della totale ridefinizione delle categorie sociali che Gesù sta portando avanti. I discepoli sono la nuova “casa” di Gesù, la sua nuova famiglia, a cui è aperta la possi­bilità di una relazione più forte di quella del sangue. I vv. 31-35 giocano sul contrasto tra «l’essere fuori» della madre e dei fratelli e «l’essere attorno» di chi ascolta, ribadendo che per essere discepoli di Gesù occorre “entrare nel cerchio”, coinvolgersi, tratto che viene ben precisato nella risposta che Gesù dà a chi lo avverte della presenza, «fuori», di sua madre, dei suoi fratelli e delle sue sorelle: «Chi è mia madre e (chi sono) i miei fratelli?» (v. 33). Prima di riferire la risposta, Marco descrive lo sguardo di Gesù che abbraccia quanti gli sono seduti attorno e aggiunge: «Ecco mia madre e i miei fratelli. Chi compie la volontà di Dio, questi è mio fratello, sorella e madre» (3,34-35). Emerge qui uno degli obiettivi principali dell’evangelista: ridefinire la famiglia di Gesù a partire dal vocabolario del discepolato e, al contempo, ridefinire l’identità dei discepoli utilizzando le categorie tipiche dei rapporti familiari. Il brano si chiude all’insegna dell’ironia marciana: coloro che si sono lasciati allarmare dall’accusa rivolta a Gesù di essere «fuori di sé» finiscono per rimanere essi stessi «fuori»: sono «usciti» dai propri ambienti (v. 21), e restano «fuori» dal cerchio degli stessi discepoli di Gesù (v. 32). Va, tuttavia, rilevato che Gesù non esprime un giudizio nei confronti dei suoi parenti: al contrario, essi sono piuttosto invitati a unirsi ai veri discepoli entrando nella nuova famiglia che Gesù ha composto.


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I quattro «perché»

Perché parla così? 1Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. 3Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. 5Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». 6Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». 8E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? 10Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». 12Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Perché mangia con loro? 13Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. 15Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. 16Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 17Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Perché non digiunano? 18I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 19Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. 21Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. 22E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Perché non osservano il sabato? 23Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». 25Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». 27E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! 28Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Approfondimenti

(cf VANGELO SECONDO MARCO – Introduzione, traduzione e commento a cura di Giacomo Perego © Ed. San Paolo, 2011)

Perché parla così? Secondo gli scribi, per Gesù è più facile rimettere i peccati che non guarire il paralitico: se infatti la guarigione necessita di una prova evidente, la remissione dei peccati non può essere provata. Secondo Gesù, le cose stanno diversamente: è più semplice compiere il miracolo che non rimettere i peccati. Compiere un miracolo significa suscitare l’entusiasmo della folla e mettere a tacere ogni obiezione. Ma non è sul miracolo che Gesù vuole attirare l’attenzione. Per tale motivo, anche se la cosa è più compromettente, egli si rivolge al paralitico assicurando il perdono dei peccati. Va ricordato che nel contesto del I secolo la malattia era spesso ritenuta una conseguenza del peccato. La parola di Gesù nei confronti del paralitico («Figlio, ti sono perdonati i peccati», v. 5) rompe tale associazione: chiamandolo «figlio», lo strappa a una definizione («paralitico») che assimila l’uomo alla sua malattia; rimettendo i peccati, ribadisce che la sua situazione non è dovuta al peccato (l’uomo resta, infatti, steso sul suo giaciglio, anche dopo la dichiarazione di Gesù). Agendo in questo modo, Gesù sottolinea l’obiettivo della sua missione: indicare la presenza del Regno e invitare a un cambio radicale di mentalità necessario per accoglierlo. Alla fine della narrazione, tutti gli spazi si aprono e tutti i soggetti compiono un movimento, folla compresa, che da massa incolore e confusa si ritrova trasformata in assemblea capace di lodare Dio. Le uniche persone che forse rimangono ferme sono gli scribi, seduti in casa e chiusi nelle loro mormorazioni (2,6).

Perché mangia con loro? La vocazione di Levi riprende la struttura globale di 1,16-20 ed è seguita da un episodio simile: come Gesù, dopo aver chiamato Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni si reca a casa dei primi due, così, dopo la chiamata di Levi, il Maestro fa visita a quest’ultimo. La tipologia di vocazione, però, è diversa: a Levi non è richiesto di lasciare ogni cosa per seguire Gesù, il che spiega anche la sua assenza nell’elenco dei Dodici (3,16-19). La sequela ha diverse espressioni: una è incarnata dai primi quattro discepoli (1,18.20), un’altra da Levi (2,14), un’altra ancora dai molti che insieme a lui seguono Gesù (2,15). Perché mangia con i funzionari delle imposte e con i peccatori? Condividere i pasti, nel I secolo, non equivale semplicemente ad accettare un invito a pranzo. La commensalità è il luogo delle relazioni profonde e dell’accoglienza vicendevole. Sedendo a tavola con i peccatori e i funzionari delle imposte, Gesù li riconosce quali persone degne della sua attenzione e, allo stesso tempo, mette in discussione tutto il sistema di purità sul quale si basa l’identità del popolo e la sua distinzione dal mondo pagano. Gesù non ha solo l’autorità di rimettere i peccati, ma anche quella di stabilire una modalità nuova di relazione, nella quale certi criteri di distinzione religiosa e sociale cadono, e l’acco­glienza e la condivisione precedono ogni appello di conversione.

Perché non digiunano? La domanda mette in evidenza una presa di distanza di Gesù dal contesto religioso che lo circonda: non solo da quello dei farisei (dalle cui pratiche, come abbiamo già avuto modo di vedere, sembra dissociarsi), ma anche da quello di Giovanni Battista che pur ha avuto un ruolo significativo nell’avvio della missione di Gesù. La risposta di Gesù (che, secondo lo stile semitico, ha la forma di una contro-domanda) si configura attorno all’immagine di una festa di nozze, dove Gesù si identifica con lo sposo. L’immagine è però adombrata da un presagio: «verranno giorni nei quali lo sposo sarà loro strappato» (v. 20). Anche se le nozze sono già in corso, esse si dirigono verso una pagina segnata dallo strappo e dall’allontanamento dello sposo (la morte di Gesù), momento che, come avremo modo di notare, diventa il luogo in cui le nozze, invece di venir meno, si compiono e la novità irrompe definitivamente nella storia.

Perché non osservano il sabato? Gesù non ha mai messo in discussione l’importanza del sabato, né l’evangelista si propone di farlo... Le uniche due controversie pre­ senti nel vangelo di Marco sul sabato sono questa e quella che segue (3,1-6); in entrambe, il punto non è l’abrogazione del sabato, ma la sua corretta interpretazione. Si tratta di brani che vanno colti sullo sfondo di un dibattito già esistente ai tempi di Gesù, ma che assunse un particolare vigore con la nascita delle prime comunità cristiane. Se i farisei, nel loro comportamento e nelle loro considerazioni, interpretano la Torà attraverso la tradizione orale, Gesù mostra di avere un’autorità superiore, che nasce da un legame diretto con Dio, evocato dal Figlio dell’uomo. Questa libertà, per i farisei, diventa però una pretesa inaccettabile che condurrà a una decisione drastica (cf 3,1-6).


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PROLOGO (1,1-13)

Titolo 1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

L’annuncio del Battista 2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. 3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, 4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Il battesimo di Gesù 9Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Una nuova creazione 12E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

IL MINISTERO PUBBLICO (1,14-14,50)

Convertitevi e credete al Vangelo 14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Gesù chiama i primi discepoli 16Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». 18E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Nella sinagoga di Cafarnao – prima guarigione 21Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 25E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Nella casa di Simone – seconda guarigione 29E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Tutti presso la porta terza guarigione 32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Oltre Cafarnao 35Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. 36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. 37Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

L’uomo affetto da lebbra quarta guarigione 40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Approfondimenti

(cf VANGELO SECONDO MARCO – Introduzione, traduzione e commento a cura di Giacomo Perego © Ed. San Paolo, 2011)

Il secondo vangelo si apre con un prologo il cui carattere programmatico emer­ge già a partire dall’intestazione del v. 1. Scandito in tre scene, esso presenta: 1. l’annuncio di Giovanni Battista, a cui risponde la corsa di una folla assetata di salvezza (1,2-8); 2. il battesimo di Gesù nell’assoluto anonimato (1,9-11); 3. il ritorno alle origini con il ristabilimento dell’armonia della creazione (1,12-13).

Le tre scene corrispondono alle grandi tappe della vita di Gesù: 1. il ministero pubblico, grazie al quale il Regno si manifesta presente, offrendo risposte concrete alla sete di salvezza dell’uomo; 2. il battesimo «di sangue», che trova il suo culmine nella passione, morte e sepoltura di Gesù nella nudità più disarmante; 3. la rinascita di ogni cosa in quel «primo giorno dopo il sabato», che vede il nuovo Adamo risplendere nei tratti del «giovane» che annuncia la risurrezione di Gesù alle donne.

Nel prologo, il deserto emerge come il luogo dell’incontro tra Dio e il suo popolo, come lo spazio dell’austero appello che il Signore rivolge a un popolo non sempre disponibile all’ascolto.

«Vangelo» per Marco non è solo la parola di Gesù, ma la sua stessa vita, che sfocia nel mistero della sua passione, morte e risurrezione. L’evangelista viene considerato come “l’inventore” del genere letterario «vangelo» inteso come «racconto» che si propone di rendere viva la parola e la persona di Gesù Cristo.

Fin dall’apertura della narrazione il lettore è invitato ad accostare il Vangelo secondo una prospettiva di fede: Gesù è il Messia atteso, l’unto, riconosciuto dal Padre come «Figlio amato» (1,11). Le due apposi­zioni che specificano l’identità di Gesù sembrano scandire l’intero arco narrativo: se il ministero pubblico in Galilea sarà contrassegnato dal progressivo riconosci­ mento di Gesù come Messia (8,29), il suo ministero a Gerusalemme, comprensivo della pagina relativa alla sua passione e morte, culminerà nel riconoscimento della sua identità quale «Figlio di Dio» da parte del centurione romano ai piedi della croce (15,39). Questo legame tra 1,1 e 15,39 rende plausibile la posizione di chi ritiene che Marco volesse in qualche modo presentare Gesù quale vero antagonista dell’imperatore e delle sue pretese: Gesù è l’unico e vero «Figlio di Dio» che offre al mondo l’unico e vero «Vangelo» che nessun imperatore può offrire.

Il primo atto del ministero pubblico di Gesù ha come sfondo geografico la Galilea e come perno la città di Cafarnao. La narrazione presenta due movimenti. Nel primo (1,16-45), dopo la chiamata dei discepoli (1,16-20), Marco racconta il successo del ministero di Gesù che rag­giunge spazi sempre più estesi e orizzonti sempre più ampi. Quattro interventi di guarigione scandiscono il racconto: la guarigione di un uomo posseduto da uno spirito impuro, nella sinagoga (1,21-28); quella della suocera di Pietro, in casa sua (1,29-31); quella dei malati di Cafarnao, davanti alla porta (1,32-34); quella del lebbroso, in un luogo non ben precisato (1,40-45). Il programma che Gesù annuncia in 1,14-15 prende avvio e il lettore assiste al crescendo della fama pubblica di Gesù e alla presenza concreta del Regno in tutti i luoghi possibili (la sinagoga, la casa, la porta, i luoghi solitari, la strada); il successo esteriore dell’annuncio rischia però di venire compromesso dai bisogni della folla e dei singoli miracolati, i quali sono colpiti dalle guarigioni più che dai segni del Regno. È questo il primo ostacolo che Gesù si trova ad affrontare.

Il ministero di Gesù alla fine del primo capitolo sembra arrivare a un vicolo cieco. Egli da un lato si lascia coinvolgere dalla miseria della gente, può e vuole guarirla; dall’altro capisce che questo rischia di sbilanciare tutto il ministero esclusivamente sulla sua potenza taumaturgica, lasciando in secondo piano l’an­ nuncio del Vangelo e l’appello alla conversione. Tenere insieme le due cose non si rivela facile e l’ostacolo giunge proprio da coloro che sono i beneficiari della sua azione, come il lebbroso. Intanto, l’afflusso della gente continua a crescere! Detto in altre parole, nonostante i buoni propositi, l’obiettivo di partenza sembra compromesso. Tra la folla che applaude entusiasta e sbalordita si mescola, nel frattempo, anche un movimento di opposizione che andrà sempre più crescendo, come dimostreranno le controversie che seguono.


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L'annuncio della risurrezione 1Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». 8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

I giudei davanti alla tomba vuota 11Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. 12Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. 14E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». 15Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

La missione dei discepoli 16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

L'annuncio della risurrezione Il racconto ha inizio con la descrizione di alcune donne che vanno a far visita al sepolcro di Gesù e termina con il quadro del loro incontro con lui vivo. L'an­gelo comunica loro che Gesù non sottostà più ai vincoli della morte, ma è risorto. Esse, dopo averlo incontrato, diventano testimoni autorevoli della risurrezione nei confronti dei discepoli. Questo annuncio è fondamentale per essi che avranno la possibilità nuovamente di incontrare il Risorto in un rapporto nuovo basato sulla relazione di fraternità.

I giudei davanti alla tomba vuota È forse in un contesto di polemica tra la prima Chiesa e il giudaismo che questo racconto diventa molto importante per conferire credibilità all'annuncio del vange­lo il quale ha come garanti non dei ciarlatani, ma dei testimoni autentici dell'incon­tro con il Risorto. Il lettore è così messo al corrente della duplice interpretazione della tomba vuota: per i discepoli è segno della risurrezione fondata sull'intervento divino e sull'incontro con Gesù redivivo, mentre per i capi giudei corrisponde al trafugamento del cadavere, garantito da falsi testimoni comprati con denaro.

La missione dei discepoli Alla conclusione del suo vangelo, Matteo traccia il programma della comunità credente. Questo, che sta sotto l'autorità e la responsabilità del Risorto, consiste nella missione. Il progetto di estensione dell'annuncio a tutte le genti senza esclu­sione di sorta avviene attraverso il battesimo, azione salvifica che inserisce il creden­te in una nuova relazione con Dio Padre, Figlio e Spirito, e nell'insegnamento della parola di Gesù. La comunità dei discepoli è chiamata a ricordare a tutti gli uomini la presenza attiva e costante del Risorto che agisce nella storia.


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Gesù consegnato a Pilato e la morte di Giuda 1Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. 2Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. 3Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, 4dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». 5Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. 6I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». 7Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. 8Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. 9Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, 10e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

Gesù davanti a Pilato 11Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». 12E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. 13Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». 14Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. 15A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. 16In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. 17Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». 18Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. 19Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». 20Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. 21Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». 22Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». 23Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». 24Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». 25E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». 26Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Gesù, il re schernito dai soldati 27Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. 28Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, 29intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». 30Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. 31Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

La crocifissione di Gesù 32Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. 33Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», 34gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. 35Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. 36Poi, seduti, gli facevano la guardia. 37Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». 38Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. 39Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo 40e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». 41Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: 42«Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. 43Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». 44Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

La morte di Gesù 45A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. 46Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 47Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». 48E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. 49Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». 50Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. 51Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, 52i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. 53Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. 54Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». 55Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. 56Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

La sepoltura di Gesù 57Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. 58Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. 59Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito 60e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. 61Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria. 62Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, 63dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. 64Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». 65Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». 66Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Gesù consegnato a Pilato e la morte di Giuda Il primo vangelo riporta la descrizione della morte di Giuda con un'intenzione catechetica. L'episodio ha lo stile del racconto haggadico che, facendo ricorso ad al­lusioni e citazioni scritturistiche e al modello letterario del malvagio colpito dal suo proprio destino, serve a comporre una riflessione-monito alla comunità credente. La morte di Gesù mette a nudo l'infedeltà d'Israele, già denunciata da una schiera innumerevole di profeti. Infatti la sua condanna non è imputabile unicamente alla responsabilità di Giuda, che peraltro si è pentito, ma ai capi del popolo che hanno rifiutato il messia.

Gesù davanti a Pilato La narrazione del processo romano non è né il verbale di un processo, né la sin­tesi di un testimone oculare, ma un testo guidato da preoccupazioni catechistiche e forse anche apologetiche. La condanna di Gesù, decisa dai capi, è richiesta all'u­nanimità e in maniera consapevole anche dal popolo presente che invece avrebbe dovuto essere proprio il primo beneficiario del dono messianico. Al contrario, i pagani rappresentati da Pilato e sua moglie non trovano nelle accuse una vera e propria ragione di condanna. Pertanto la decisione del governatore romano, che permette di crocifiggere Gesù, avviene per motivi non di giustizia, ma di opportuni­tà nei confronti delle pressanti richieste della folla presente al processo, manipolata dai capi giudei.

Gesù, il re schernito dai soldati In nessun'altra scena della passione Gesù viene così schernito e vilipeso. Egli assume i tratti del messia umile e del servo fedele, oltraggiato dagli uomini (Is 50, 6), diventando il modello di tutti coloro che per seguirlo devono mettere in conto il dileggio e l'irrisione da parte di un ambiente ostile e prevenuto.

La crocifissione di Gesù Con la scena della crocifissione la degradazione di Gesù arriva al culmine. La croce, strumento di tortura e di morte, non provoca soltanto un decesso dolorosis­simo ed è causa di una morte socialmente infamante. L'immagine di Gesù, il messia, non è quella di un personaggio vincente nella storia, esentato dal dolore e dalla disperazione, ma di colui che, vivendo fedelmente la sua condizione di impotenza estrema, è vittima dell'ingiustizia e della violenza umana.

La morte di Gesù La descrizione di Gesù che muore in croce, rappresentato attraverso i lineamen­ti del giusto, non toglie alla vicenda tutta la sua tragicità e atrocità, anche se essa deve essere compresa nel suo più profondo significato teologico e spirituale. La croce sembra smentire la pretesa messianica di Gesù che ora appare abbandonato dal Padre. Al contrario è proprio nella croce che si manifesta la presenza di Dio at­traverso quei segni straordinari che conducono i pagani a riconoscere nel crocifisso del Golgota il Figlio di Dio.

La sepoltura di Gesù Con la sepoltura sembra definitivamente concludersi la vicenda di Gesù, il pro­feta di Nazaret che aveva saputo entusiasmare la folla, ma che è stato inchiodato su una croce. Tuttavia essa non è l'ultima parola di Dio alla storia. Il crocifisso, con­trariamente ai progetti degli uomini, supererà la barriera della morte, risuscitando alla vita.


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Introduzione al racconto della passione 1Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: 2«Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso». 3Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, 4e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. 5Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

L'unzione di Betania 6Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso, 7gli si avvicinò una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre egli stava a tavola. 8I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco? 9Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!». 10Ma Gesù se ne accorse e disse loro: «Perché infastidite questa donna? Ella ha compiuto un’azione buona verso di me. 11I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. 12Versando questo profumo sul mio corpo, lei lo ha fatto in vista della mia sepoltura. 13In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto».

Il tradimento di Giuda e la preparazione della Pasqua 14Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti 15e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. 16Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. 17Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 18Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». 19I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. 20Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. 21Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. 24Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». 25Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

L'ultima Cena 26Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». 27Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, 28perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. 29Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». 30Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Annuncio del rinnegamento di Pietro 31Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. 32Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». 33Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». 34Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». 35Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

Gesù e i discepoli al Getsemani 36Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». 37E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. 38E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». 40Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? 41Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». 43Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. 44Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. 45Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. 46Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

L'arresto di Gesù 47Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. 48Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». 49Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. 50E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. 51Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. 52Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. 53O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? 54Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». 55In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. 56Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.

Gesù davanti al sinedrio 57Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. 58Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire. 59I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; 60ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, 61che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». 62Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 63Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». 64«Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo». 65Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; 66che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». 67Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, 68dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

Il rinnegamento di Pietro 69Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». 70Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». 71Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». 72Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». 73Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». 74Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. 75E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Introduzione al racconto della passione L'annotazione cronologica e circostanziale di Luca e di Marco corrisponde in Matteo ad un'introduzione teologico-spirituale all'intero dramma della passione, in cui si invita la comunità a seguire il messia rifiutato e perseguitato. Gesù non viene colto di sorpresa dalla sua sorte, bensì la prevede e l'annuncia ai suoi discepoli; ciò non esclude la responsabilità dei capi, ma mette in rilievo l'implicazione di altre forze.

L'unzione di Betania L'episodio, che vuole descrivere il gesto di amore e di stima nei confronti di Gesù da parte di un'anonima, si inserisce molto opportunamente nel quadro teolo­gico del primo vangelo, secondo il quale le donne hanno un particolare ministero nei confronti della morte e della vita. Attraverso questo racconto si possono rilevare all'interno del gruppo più vicino a Gesù i contrasti e le incomprensioni che costituiscono un triste bilancio della sua missione. Di fronte al gesto profetico della sua morte i discepoli non solo rimangono estranei, ma addirittura fanno obiezione e protestano. L'unzione di Betania da una parte offre il criterio per valutare l'acco­glienza ai poveri con i quali il messia crocifisso si è reso solidale, dall'altra diventa il momento dell'annuncio profetico della morte di Gesù seguita dalla speranza della risurrezione di cui la comunità evangelizzatrice si fa portavoce.

Il tradimento di Giuda e la preparazione della Pasqua In Matteo si accentuano le tinte negative del ritratto di Giuda per motivi ca­techistici così da mettere in guardia i credenti. Il discepolo che viene meno alla sequela di Gesù, tradendo, rappresenta l'anti-modello del credente. Questa crisi di perseveranza può coinvolgere qualsiasi membro della comunità. D'altro canto Gesù è colui che ha in mano la situazione, egli conosce le intenzioni di Giuda e in maniera autorevole manda i discepoli a preparare la pasqua, celebrazione che nella comunità credente assumerà un nuovo significato perché annuncia il dono della sua vita.

L'ultima Cena Nel brano dell'ultima cena troviamo la chiave interpretativa del racconto della passione. Nel racconto della passione, infatti, veniamo a conoscere che cosa Gesù ha sofferto, ma non perché ha sofferto. Questo ci è detto nel racconto della cena: egli va incontro alla passione per noi «questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati». Pertanto la missione del messia che viene indicata dall'angelo a Giuseppe mediante il conferimento del nome: «lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati», si compie ora (cf. Mt 1, 21). Soltanto nel Vangelo di Mat­teo, il battesimo di Giovanni non è in funzione della loro remissione per evidenzia­re come questa effettivamente si attui nella celebrazione della morte di Gesù con l'eucarestia (cf. Mc 1,4; Lc 3, 3).

Annuncio del rinnegamento di Pietro Lo scandalo che Gesù susciterà nei suoi discepoli è quello della croce che sarà superato soltanto dopo il loro incontro con il Risorto. Dunque la sua cattura por­terà alla loro defezione. Questa crisi non solo è il risultato della loro infedeltà, ma anche della sua morte.

Gesù e i discepoli al Getsemani L'episodio del Getsemani presenta un Gesù scosso e turbato che va incontro agli avvenimenti della passione non come un eroe o senza emozioni. Egli che, come qualsiasi uomo, è preso dall'angoscia e dallo spavento, rivolgendosi in preghiera al Padre, diventa il modello dell'orante nel momento della prova e della sofferenza. In virtù della preghiera, ambito in cui si comprende la volontà di Dio, non viene sopraffatto dal proprio destino, ma va incontro ad esso, invitando anche i discepoli a seguirlo.

L'arresto di Gesù Di fronte agli aggressori condotti da uno dei suoi dodici discepoli, Gesù non reagisce con la violenza, ma in coerenza all'annuncio del suo vangelo, che ha come vertice l'amore dei nemici (Mt 5, 38-48), si rivela il «servo» fedele, annoverato tra i malfattori (Is 53, 12). Egli non si esime da questa vicenda tragica, ma la vive fino in fondo pagando personalmente la sua scelta non-violenta che contrasta il tentativo umano di farsi giustizia da soli.

Gesù davanti al sinedrio Gesù, che per i responsabili giudaici è un bestemmiatore da eliminare e un mes­sia da insultare, è in realtà il Signore e il giudice glorioso che realizza la sua missione messianica in conformità al piano di Dio. La sua condanna è frutto di macchinazio­ni che mettono in rilievo la loro perversità. Il progetto di Dio si sta realizzando in maniera paradossale: richiede a Gesù non solo la fedeltà fino alla morte, ma anche la capacità di sopportare l'insulto e il dileggio.

Il rinnegamento di Pietro Questo episodio, oltre che riportare l'infedeltà di Pietro, ha una chiara funzione parenetica, mettendo in luce come la sequela del messia crocifisso non è facile e non sopporta compromessi. Non si può seguire Gesù e al tempo stesso tutelare se stessi. Si avverte come ogni credente possa trovarsi nella stessa situazione del primo disce­ polo, tuttavia anche dopo il tradimento è sempre aperta la strada del pentimento.


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Parabola dello sposo e delle dieci vergini 1Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

Parabola del padrone che affida ai servi i suoi talenti 14Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito 16colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 20Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. 21“Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 22Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. 23“Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 24Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. 25Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. 26Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. 28Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. 30E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Parabola del giudizio finale 31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 44Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Parabola dello sposo e delle dieci vergini La distinzione tra sagge e stolte che percorre e struttura l'intera parabola è ben conosciuta dalla tradizione biblica ed evidenzia la differenziazione nel comporta­mento etico, il quale a sua volta diventa la base per una diversificazione nella sorte escatologica: l'appartenenza o l'esclusione dal regno definitivo. Per il primo evan­gelista la prospettiva escatologica è il fondamento e la motivazione di un serio e concreto impegno di fede durante l'esperienza umana attuale. Non basta essere tra quelli che vanno incontro al Signore, ma il suo arrivo deve essere preparato con perseveranza e costanza, senza delegare niente a nessuno. Infatti il giudizio è perso­nale e nel momento finale non è più possibile rimediare alle negligenze.

Parabola del padrone che affida ai servi i suoi talenti Contro un'interpretazione deviante che vede in questo testo il fondamento del­l'imprenditorialità o un'interpretazione moralistica che interpreta i talenti come doni o qualità personali, la parabola si rivolge ai discepoli che possono venir meno alla sequela di Gesù, am­bito in cui si realizza il regno di Dio. A ciascuno è affidata la responsabilità della fede secondo le proprie possibilità della sequela. Essa però può rimanere bloccata dalla paura di rischiare (Mt 8, 21-22; 19, 16-22), impedendo così, al momento del ritorno del Signore, di essere accolti nella sua comunione. Pertanto la prospettiva escatologi­ca diventa la motivazione per un impegno attivo e coerente del credente nella storia, caratterizzato dall'atteggiamento di attesa perseverante.

Parabola del giudizio finale La parabola del giudizio finale non vuole soltanto informare i credenti sul fu­turo escatologico, ma anche mettere in guardia i discepoli dal trascurare l'aiuto e la solidarietà nei confronti dei poveri e dei bisognosi. Il Signore glorificato non li dichiara fratelli soltanto nell'aldilà, ma si identifica con loro proprio nel momento in cui vivono, durante la loro esperienza umana, situazioni di emarginazione e di limite. I fratelli che nella storia sono stati dimenticati perché non contavano niente assumono un'importanza impareggiabile al momento del giudizio. È infatti sulla base dell'aiuto recato o meno a loro che si determina la sorte di felicità o di infelicità di ogni persona. La presenza del Risorto pertanto continua nella storia non soltanto nella comunità dei credenti (Mt 28, 20), ma anche attraverso i poveri e i derelitti.


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DISCORSO ESCATOLOGICO L'inizio dei dolori 1Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. 2Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta». 3Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». 4Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! 5Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. 6E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. 7Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: 8ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. 9Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. 13Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.

La grande tribolazione 15Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –, 16allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, 17chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, 18e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. 19In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! 20Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. 21Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati. 23Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; 24perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. 25Ecco, io ve l’ho predetto. 26Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. 27Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 28Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.

La venuta del Figlio dell'uomo 29Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. 30Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. 31Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

Invito al discernimento e alla vigilanza 32Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 33Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 34In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 36Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre. 37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. 42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

Parabola del padrone, del servo prudente e del servo malvagio 45Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? 46Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! 47Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. 48Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, 49e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, 50il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, 51lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

DISCORSO ESCATOLOGICO L'inizio dei dolori La prima parte dell'istruzione di Gesù sulla venuta del Figlio dell'uomo e sulla fine della vicenda umana è una messa in guardia rivolta ai credenti nei confronti del­la crisi che attanaglierà la Chiesa. Minacciati all'esterno dalla persecuzione a causa dell'attività missionaria, dalle tribolazioni di ordine cosmico e politico e, all'interno, dallo scandalo provocato dalla mancanza di fede e dai rapporti conflittuali, i creden­ti sono invitati alla fedeltà e alla fiducia in Dio che, come unico Signore, guida la storia verso il compimento escatologico.

La grande tribolazione Facendo ricorso ad una terminologia e a una sensibilità apocalittiche, il primo vangelo mette in guardia i discepoli da una visione gloriosa dell'esperienza eccle­siale. Essi non sono esentati dalle catastrofi storiche. Nemmeno la Chiesa al suo interno sarà esonerata o assicurata dalle crisi che imperverseranno e infurieranno. Ma questa situazione non deve minare o compromettere la fiducia e la fedeltà dei credenti che sono invece chiamati a vivere nell'attesa del Figlio dell'uomo.

La venuta del Figlio dell'uomo Poiché la fine del mondo non è la conseguenza dei fenomeni catastrofici, l'attesa dei credenti non si fonda sui pronostici e calcoli basati sull'osservazione di questi eventi, ma sulla venuta del Figlio dell'uomo. Il suo ritorno, l'unico vero segno della conclusione della storia, sarà da tutti riconoscibile ed individuabile, provocando un duplice effetto: il pentimento da parte di tutti gli uomini dei propri peccati e la convocazione degli eletti, coloro che rimasti fedeli, potranno appartenere al regno definitivo.

Invito al discernimento e alla vigilanza Gesù rifiuta di dare una risposta vera e propria all'iniziale interrogativo curioso dei discepoli che vogliono almanaccare intorno alla fine. Al contrario responsabi­lizza i discepoli affermando il carattere imprevedibile e inconoscibile, ma ciò nono­stante, certo della sua venuta, che richiede un'attitudine conseguente di fede attiva e vigilanza costante.

Parabola del padrone, del servo prudente e del servo malvagio Il primo vangelo invita i credenti a vivere nella vera saggezza, sinonimo di fedel­tà, la quale si concretizza in una fede vigilante e attiva. La vita condotta in maniera irresponsabile e scandalosa costituisce una tentazione per i credenti, i quali non attendono la venuta del Signore. Quantunque non sia prossima, essa è imprevedi­bile, e rivelerà la situazione personale di tutti gli uomini, ai quali verrà assegnato un destino di salvezza o di rovina.


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Denuncia contro gli scribi e i farisei 1Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato. 13Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. [14Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che divorate le case delle vedove, pur sotto pretesto di lunghe preghiere: voi subirete per questo una condanna più severa] 15Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. 16Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. 17Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? 18E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. 19Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? 20Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; 21e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. 22E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso. 23Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. 24Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! 25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. 26Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito! 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità. 29Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, 30e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. 31Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. 32Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri. 33Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geènna? 34Perciò ecco, io mando a voi profeti, sapienti e scribi: di questi, alcuni li ucciderete e crocifiggerete, altri li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; 35perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sulla terra, dal sangue di Abele il giusto fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. 36In verità io vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione. 37Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 38Ecco, la vostra casa è lasciata a voi deserta! 39Vi dico infatti che non mi vedrete più, fino a quando non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Denuncia contro gli scribi e i farisei La presentazione degli scribi e dei farisei nel discorso di Gesù con tutta proba­bilità non corrisponde alla realtà storica di questi due movimenti. Il genere lette­rario della denuncia profetica, che non conosce la pacatezza dei toni sfumati, per­mette la caricatura in negativo dei responsabili religiosi. Tale invettiva con intenti parenetici vuole mettere in guardia la comunità credente dal rischio di rivivere gli stessi atteggiamenti dei capi. La tentazione dell'ipocrisia, della mistificazione, dello spettacolo, del legalismo minaccia sempre e dovunque qualsiasi comunità. Il gioca­re sull'apparenza e sul formalismo è sintomo di una strumentalizzazione religiosa che ricerca non la fede e la misericordia, ma l'affermazione di sé sugli altri e pro­duce irrimediabilmente ricadute in una religiosità fatta di legalismo e simulazione. Al contrario Gesù propone lo stile della fraternità, fondato su Dio unico Padre e su Cristo unico maestro.


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La parabola della festa di nozze 1Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Il tributo a cesare 15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». 22A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

Disputa sulla risurrezione 23In quello stesso giorno vennero da lui alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogarono: 24«Maestro, Mosè disse: Se uno muore senza figli, suo fratello ne sposerà la moglie e darà una discendenza al proprio fratello. 25Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo, appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. 26Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. 27Alla fine, dopo tutti, morì la donna. 28Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette lei sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta in moglie». 29E Gesù rispose loro: «Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio. 30Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo. 31Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: 32Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!». 33La folla, udendo ciò, era stupita dal suo insegnamento.

Il più grande comandamento 34Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Dibattito sull'identità del Messia 41Mentre i farisei erano riuniti insieme, Gesù chiese loro: 42«Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». 43Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: 44Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? 45Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». 46Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

La parabola della festa di nozze La parabola raccontata da Gesù ai suoi oppositori descrive il piano della storia della salvezza iniziata da Dio con Israele, ma messa in crisi da coloro che rifiutano in maniera categorica l'invito alle nozze del figlio. In tal modo Gesù giustifica l'appa­rente insuccesso di una missione che non trova molti aderenti. Tuttavia l'iniziativa di Dio non si esaurisce qui e il terzo invio che avviene mediante la Chiesa, non è più rivolto a destinatari scelti, ma indiscriminatamente aperto a tutti. Questa chiama­ta, che include buoni e cattivi nella comunità dei credenti, non garantisce tuttavia coloro che vi aderiscono. Non è sufficiente rispondere per partecipare alla festa escatologica, è necessario avere la veste, simbolo di una fede coerente e matura che si realizza in una prassi di amore e fedeltà.

Il tributo a cesare In questo dibattito Gesù afferma la fedeltà alla scelta di fede come la migliore garanzia per una sana laicità dell'azione politica e, contemporaneamente, base per gettare le fondamenta della libertà religiosa.

Disputa sulla risurrezione Nella polemica contro i sadducei che negano la risurrezione, Gesù si appella alla potenza di Dio il quale, in virtù della comunione vitale con gli uomini, non li abbandona alla morte, ma li conduce alla vita. La fede pasquale non è quindi solo un problema antropologico – chi è l'uomo e qual è il suo destino –, ma dipende dall'immagine di Dio.

Il più grande comandamento Attraverso il dibattito con i farisei Gesù indica il vero criterio di discernimento­ nell'esperienza della fede. Contro la parcellizzazione della legge, provocata dall'in­terpretazione farisaica, o in opposizione al formalismo che si cela dietro un'osser­vanza apparentemente coerente delle prescrizioni legali, egli va al cuore dall'espe­rienza di fede che si esprime nell'amore di Dio e trova la sua cartina di tornasole e il suo criterio di verifica nella dedizione verso il prossimo.

Dibattito sull'identità del Messia È nel contrasto con i farisei, le autorità spirituali giudaiche, che Gesù parla della sua identità, superando l'attesa tradizionale in Israele di un messia davidico per affermare invece un messianismo il cui mandato si fonda sulla sua relazione filiale con Dio.


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