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Caserta24ore settimanale, gli speciali della domenica

Un giornale multilingue: ““The Immigrant Journal”; la voce multilingue degli stranieri in Terra di Lavoro (2005-2007)

Tra il 2005 e il 2007, nella provincia di Caserta, nasceva un esperimento giornalistico unico nel suo genere nel panorama editoriale locale e nazionale: “The Immigrant Journal”, un inserto settimanale multilingue dedicato alla crescente comunità di immigrati che popolava le campagne e i centri urbani del casertano e del nord napoletano.

Il Contesto e l'idea. Alla luce delle nuove disposizioni legislative italiane in materia di immigrazione, tra cui il decreto sui flussi e le normative sulla regolarizzazione, si sentiva l'esigenza di colmare un vuoto informativo. Molti stranieri, infatti, faticavano ad orientarsi tra le complessità burocratiche, i diritti sanitari e le opportunità lavorative in Italia, spesso a causa della barriera linguistica.

Fu così che il giornalista pubblicista Gianluca Parisi, con la collaborazione di Carlo Pascarella e la redazione di Caserta24ore.it, ideò questo supplemento domenicale. L'obiettivo era chiaro: fornire informazioni utili, notizie dai paesi d'origine e favorire l'integrazione attraverso una comunicazione diretta e accessibile.

Un Giornale per tutti: Il formato multilingue fu la caratteristica distintiva di “The Immigrant Journal” cioè la sua struttura linguistica. Le stesse notizie e gli stessi articoli venivano proposti in diverse lingue, permettendo a ciascuna comunità di leggere nella propria lingua madre. Tra le lingue utilizzate figuravano: albanese, arabo, bulgaro, polacco, romeno, russo, serbo-croato, ucraino, francese (per le comunità africane, es. Senegal). Questa scelta editoriale rendeva il giornale uno strumento di inclusione reale, abbattendo le barriere che spesso isolano le comunità straniere.

I Temi Trattati L'inserto, che usciva come supplemento al quotidiano “Il Giornale di Caserta”, affrontava temi di stretta attualità e utilità pratica:

Sanità e Diritti. Ampio spazio era dedicato alle cure sanitarie, spiegando come accedere ai servizi medici anche per gli immigrati irregolari, come evidenziato dall'articolo “Cure sanitarie anche per immigrati senza permesso di soggiorno”. Lavoro e Burocrazia. Venivano pubblicati aggiornamenti sui decreti flussi, sulle quote di ingresso e sulle procedure per i permessi di soggiorno. Cronaca dai Paesi d'Origine: Per mantenere vivo il legame con le terre natie, il giornale riportava notizie di politica e cronaca da paesi come l'Ucraina, la Polonia, l'Albania e il Marocco. Integrazione Locale: Non mancavano articoli sulla vita nella provincia di Caserta, segnalando eventi e iniziative sul territorio. La Fine di un'Esperienza Nonostante l'indubbia utilità sociale e l'innovazione del formato, l'esperienza cartacea de “Il Giornale per gli immigrati” cessò le pubblicazioni intorno al 2007. Le ragioni di questa chiusura non sono esplicitamente dettagliate nelle fonti disponibili, ma lasciano intravedere le difficoltà nel sostenere economicamente un progetto editoriale di nicchia in quel periodo storico. Tuttavia, l'iniziativa rimane una testimonianza importante dell'impegno del giornalismo locale casertano verso i temi dell'immigrazione e dell'integrazione, anticipando di anni molte delle sensibilità che oggi sono al centro del dibattito pubblico.

La traccia storica di questo progetto rimane viva negli archivi digitali di Caserta24ore e nelle pagine ingiallite di quelle domeniche del 2006.

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Religioni. La Mesopanditissa e il culto della Madonna della Salute nel Sud Italia

Il culto di nostra signora della Salute o semplicemente Madonna della Salute è stato portato in Italia dai monaci basiliani in fuga dall’Europa Orientale a causa delle persecuzioni iconoclastiche intorno all’anno 750. Nelle sue rappresentazioni spicca il dipinto noto anche col nome di Mesopanditissa che significa mediatrice di pace. I veneziani la ricevettero nel 1670, come sigillo alla fine della guerra tra veneziani e ottomanni». In precedenza nel 1264 i veneziani e gli abitanti di Creta posero fine alla lunghissima guerra durata circa sessanta anni proprio davanti a questa immagine. I monaci basiliani nelle loro sortite in Italia Meridionale avevano portato in precedenza il culto di questa Madonna che donava la pace agli ammalati In particolare una preghiera, una richiesta di grazia tra le tante della tradizione orale cristiana è giunta fino ai nostri tempi. A Taranto nel centro storico si trova un santuario dedicato alla Madonna della Salute a cui la città è stata consacrata nel 1936. In questo santuario già chiesa di Monteoliveto, la cui costruzione risale al 1700, si trova una copia seicentesca realizzata con ogni probabilità dal pittore leccese Antonio Verrio, della Salus populi romani, icona bizantina attribuita dalla tradizione a san Luca e venerata nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Papa Francesco I era solito andare a Santa Maria Maggiore prima e dopo ogni viaggio apostolico per affidare alla Salus populi romani i popoli da lui visitati. Nel marzo del 2020, durante la pandemia da COVID, ha fatto portare questa icona in piazza San Pietro e ha imploratola fine della pandemia: era il 27 marzo. Il culto di questa Madonna è molto diffuso in Spagna e nei paesi latino americani (Russo Gianluca).

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Libri. “Il genio di Giovanni Falcone. Prima il dovere”, la presentazione di Caserta

Il 19 marzo 2025, alle ore 11:00, nella Sala Romanelli della Reggia di Caserta, avrà luogo la presentazione del libro “Il genio di Giovanni Falcone. Prima il dovere”, del Magistrato Antimafia Catello Maresca, evento organizzato da Marican Holding e dall’Associazione UNICA – Unione Nazionale Italiana della Cultura Antimafia per celebrare la Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. L’evento rientra nel Piano di Responsabilità Sociale di Marican Holding, azienda leader nel logistica integrata e sostenibile, che da sempre pone grande attenzione alla diffusione del concetto di cultura come momento di sana aggregazione e di crescita sociale. Il Genio è un racconto appassionato di cosa ha significato il giudice Giovanni Falcone per intere generazioni di giovani e di cosa speriamo ancora oggi possa trasmettere a chi ha sete di giustizia e di verità. E’ un messaggio per i ragazzi, soprattutto delle scuole secondarie di primo e secondo grado, che si inserisce nel solco della diffusione della cultura antimafia, intrapreso dal Magistrato Catello Maresca insieme alla associazione di promozione sociale UNICA – Unione Nazionale Italiana della Cultura Antimafia. “Giovanni Falcone – afferma il Magistrato Catello Maresca – e’ stato un Genio italiano, nel settore della Giustizia e dell’Antimafia. Scrivere di lui, dopo che lo hanno fatto quasi tutti, amici, nemici e finti amici, è stato complicatissimo. Perciò ho provato a farlo non con la mente, ma con il cuore: quello di un ragazzo che è cresciuto nel suo mito, che ha creduto al suo esempio, che ha seguito il suo modello e che ha avuto la fortuna di svolgere la sua stessa missione e di farlo con grande passione ed amore. Grazie Giovanni, orgoglio italiano, ovunque tu sia”. Catello Maresca, già Sostituto Procuratore presso la Procura Generale di Napoli, è docente di Procedure di Contrasto alla Criminalità Organizzata presso l'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Ha partecipato alle indagini che hanno portato all'arresto, nel 2011, del boss dei Casalesi Michele Zagaria e all'operazione Gomorra, dedicata alla repressione del traffico internazionale di merce contraffatta; ha rappresentato l’accusa nel processo al cosiddetto “gruppo Setola”, che ha portato alla cattura, tra gli altri, del mafioso Giuseppe Setola. Nel corso delle sue attività investigative ha subito più volte minacce di morte da parte delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, è quindi sotto scorta dal 2008. L’Associazione UNICA – Unione Nazionale Italiana della Cultura Antimafia è composta da donne e uomini che hanno vissuto la vita intera a piangere tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata e a sostenere magistrati e forze dell’ordine nella loro incessante battaglia contro tutte le mafie. Cittadine e cittadini di questo Paese che hanno deciso di scendere in campo, che hanno acquisito consapevolezza del fatto che ognuno di noi deve provare a fare e dare di più. Perché la lotta alle mafie non può essere delegata solo alle Istituzioni, ma la società civile deve fare la sua parte e lo deve fare tutti i giorni, in ogni atto della vita quotidiana.

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Lavoro. Dilaga il lavoro grigio, il sistema pensionistico disincentiva i giovani a cercare un lavoro normale

Con l'attuale sistema pensionistico ai giovani conviene non lavorare, o al massimo lavorare in nero ma con un lavoro sicuro. Perchè un 35enne deve lavorare per 35 anni e percepire, se arriva a 70 anni, una pensione che è meno della metà di quella che oggi percepisce un 70enne? Sono domande che molti giovani hanno iniziato a porsi, perchè con i lavori precari le retribuzioni corrisposte non sono sufficienti a riconoscere per intero il periodo minimo utile a maturare i contributi pensionistici. Si tratta del sistema pensionistico contributivo che ha mandato in pensione, scusate il gioco di parole, gli altri sistemi pensionistici come quello retributivo e quello di anzianità. Quindi, nella migliore delle ipotesi se un 35enne oggi vincesse 'un posto' pubblico (concorso ndr) comunque dovrebbe lavorare per 35 anni ed andare in pensione a 70 anni. Questa pensione però, tenuto conto i parametri scelti dal legislatore per indicizzare il costo della vita, risulta essere di media circa l'80% della retribuzione nel caso avesse versato contributi per 35 anni. Se i contributi versati scendono a 30 anni la pensione è del 60% e via diminuendo. Così prendendo in riferimento un dipendente pubblico medio, facendo quattro calcoli il neo pensionato lascerebbe una retribuzione da lavoro dipendente di 1.200 – 1.300 euro per avere una pensione di soli 700€. Il sistema contributivo incentiva quindi a restare nel mondo del lavoro quanto più possibile, possibilmente fino alla morte. Ma, ritornando al discorso dei giovani: a loro oggi conviene lavorare? La tassazione sul loro lavoro (contributi) serve ancora oggi a pagare le 'pensioni baby', quelle dei 19 anni sei mesi ed un giorno per intenderci. Dicono che le toglieranno, nel senso che in futuro non ci saranno più baby pensionati, ma i vecchi? Continuano a percepirle grazie ai contributi previdenziali versati dai giovani per la promessa di una pensione che non avranno. Il sistema va cambiato, il legislatore dovrebbe avere il coraggio di mettere mano ai 'cosiddetti' diritti acquisiti, cioè alle pensioni percepite ora dai tanti anziani. Ci vogliono pensioni uguali per tutti: uguale per tutti gli anziani di oggi e per tutti quelli di domani Uno Stato che non è più in grado di assicurare servizi essenziali (in molte Regioni italiane è la norma) è destinato a morire. Potrebbe scapparci un altro '48 quando i giovani, governati da una classe politica vecchia, corrotta e restia a lasciare il passo, finalmente si desteranno. E la cosa potrebbe accadere quando, gioco forza, verranno meno le pensioni degli anziani nonni che indirettamente aiutano con le loro pensioni gli stessi giovani. Se tutti i nonni d'Italia percepissero la stessa pensione, buttiamo la cifra di 900 euro, sarebbero accontentati i poveri che adesso hanno una pensione più bassa. Scontenti, invece, i più ricchi che hanno la pensione più alta dei 900 euro. Ma un anziano che ci deve fare con una pensione più alta? La deve spendere in medicine? Ed in effetti, visto che i servizi sanitari ormai non sono più garantiti dallo Stato, le spese mediche gravano direttamente sugli anziani. Ma non sarebbe meglio pensioni uguali per tutti, una spesa sanitaria garantita e magari un equo canone uguale per tutti? Altro che sistema retributivo! Ci vorrebbe un sistema pensionistico di anzianità, anche al costo di aumentare l'età pensionabile a 70 anni (ma non per tutti i tipi di lavoro). Ma, allo scoccare del 70 anno di età, la pensione deve essere uguale per tutti: sia per dipendente pubblico, sia per chi ha lavorato una vita da lavoratore precario, per il lavoratore autonomo ed anche per chi nella vita è stato a lungo tempo disoccupato. Invece con questo stato di cose il giovane è disincentivato a procurarsi un lavoro normale e così si mette d'accordo con il datore di lavoro e gli dice: “Ok, non mi versi i contributi, ma almeno dammi una paga dignitosa e io non ti darò problemi con denunce all'Inps e via discorrendo...”, quando va bene e lo deve pure ringraziare, il 'donatore' di lavoro. D'altra parte i contributi saranno comunque persi, tanto vale... E così per tanti giovani dilaga il lavoro grigio, il nonno li aiuta con la sua pensione e quando a causa dell'età non ci sarà più, forse, la Giovane Italia si desterà (Russo Gianluca)

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Scuola: la classe di concorso spesso sconosciuta per la quale nessuno fa domanda

Esiste una classe di concorso nella scuola pubblica italiana, quella dell’educatore facente parte del personale educativo che in pochi conoscono, se non gli addetti ai lavori. Accade così che quando gli aspiranti supplenti nella scuola si inseriscono nelle graduatorie, si inseriscono come professori e ignorando che la loro laurea dà accesso anche alla professione del personale educativo non spulciano la classe di concorso PP “personale educativo” pur avendone diritto. Paradosso che non si trovano supplenti in alcune province, anche nel Sud Italia. Ma chi è l’educatore nei convitti scolastici? Spesso l’opinione pubblica confonde il profilo dell’educatore della scuola, con quello dell’educatore nelle istituzioni penitenziarie, nelle case famiglia, negli asili nido o addirittura con l’educatore socio-sanitario. Si tratta di profili professionali completamente diversi. Il precettore o istitutore, in latino: magister o praefectus era la persona addetta all'istruzione e all'ammaestramento dei figli di famiglie ricche e/o nobili. Era una figura tipica soprattutto dei tempi in cui, mancava un sistema educativo diffuso e l’educatore svolgeva la propria opera all'interno della famiglia. Con l’avvento dei convitti, prima religiosi, poi laici dello stato, tale figura assunse il nome di istitutore, svolta sia da preti che da insegnanti statali. L’educatore dei convitti si avvicina a tale tipologia lavorativa. La denominazione di istitutore/trice, ancora tutt’ora in uso per consuetudine in alcuni convitti è stata soppiantata da quella di educatore. Un breve manuale reperibile cliccando sulla copertina del libro sopra fa chiarezza su questa figura professionale, il suo ruolo, come lo si diventa e la raccolta di leggi di questo profilo professionale poco conosciuto. Le lauree che danno accesso a questa professione nella scuola pubblica italiana sono: L 19-Scienze dell'educazione, Laurea in Scienze della formazione primaria: indirizzo scuola primaria, LM 57-Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua, LM 85 bis-Scienze della formazione primaria, LM 85-Scienze pedagogiche, LS 65-Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua, LS 87-Scienze pedagogiche e infine il Diploma magistrale se il corso di studi è iniziato entro l'anno scolastico 1997-1998 e il titolo è stato conseguito entro l'anno scolastico 2001-2002.

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Furti in appartamenti ecco come operano i ladri

Da un furto in una villetta a Calvi Risorta in provincia di Caserta e dalla visione delle telecamere di videosorveglianza si riesce a ricostruire la dinamica e il modus operandi dei ladri. Il furto è avvenuto lunedì 4 novembre. Il sabato precedente hanno bussato alla porta delle case petrulesi dei postulanti, senza neanche troppa insistenza. Dalla visione delle telecamere due ladri si sono introdotti nella villetta, scassinando la serratura di una finestra, un terzo complice aspettava in strada. Uno di loro era armato di una pistola. I proprietari erano usciti da poco. I ladri con passamontagna incuranti del suono degli allarmi in soli quattro minuti hanno portato a segno il colpo, tra cui qualche oggetto in oro. Probabilmente si sono serviti di metal detector di ultima generazione. I proprietari pur trovandosi in paese, allertati sul telefonino e vedendo in diretta il furto hanno chiamato i carabinieri che si sono diretti sul posto, ma i ladri erano già fuggiti. Parlavano tra di loro in italiano con accento straniero, ma non è detto che lo siano perché sapevano di essere ripresi e ascoltati. Mettendo insieme i puzzle si può ipotizzare questo scenario, comunque sempre presunto. In avanguardia qualche giorno prima postulanti individuano le case da svaligiare. Si appostano nelle immediate adiacenze e quando vedono i proprietari uscire, telefonano e suonano il campanello per essere sicuri che in casa non sia rimasto alcuno; si introducono quindi nella casa. Un altro complice segue i proprietari e li avvisa se questi tornano. Alla bisogna se sorpresi da vicini o altri hanno una pistola (vera o giocattolo) con la quale possono bloccare chi interviene. I carabinieri non possono intervenire in soli 4 minuti e così il colpo è fatto (foto di repertorio).

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La caduta dei valori nell’epoca della nuova barbarie

Senza rendercene conto tutti noi stiamo vivendo un periodo storico di barbarie: qualche anno fa teste mozzate sanguinolente e uomini bruciati vivi in una gabbia di ferro erano esposti sui social dall'Isis. Oggi il grande campo di concentramento di Gaza. Era il 24 dicembre del 2015, quando un F16 precipitò a Raqqa, in Siria, di fatto la capitale dell'allora 'Califfato' dell'ISIS. Il pilota membro di una delle tribù più in vista giordane fu rinchiuso in una gabbia, cosparso di benzina e arso vivo e poi fu diffuso un video di 22 minuti come prova. Il valore della vita umana oggi è ai minimi storici: una vita vale poco, quasi nulla e nulla si fa per salvare la vita a una persona. Oggi milizie di legionari private, legioni stranieri dettano legge in Africa e spingono verso l'Europa sempre più migranti. Stati Uniti, Russia, Cina si fanno la guerra alle spese dei popoli del mondo. In Europa le periferie delle grandi città sono diventate terre di confine governate dalle Mafie, dai gestori del supermarket della droga. Anziani soli si vedono la casa occupata dopo un ricovero ospedaliero, rapinatori nei ristoranti che prendono in ostaggio i commensali, ragazzini che uccidono per niente, sfruttamento dei lavoratori senza precedenti pagati pochi euro all'ora... tutto ciò accade in Italia. La Globalizzazione oggi ha creato un unico grosso villaggio. Se prima la barbarie avveniva in posto isolato, relegata in loco, oggi viene amplificata, riprodotta e diventa barbarie globale, il tutto nel nome dei soldi a tutti i costi: soldi subito non importa se sono maledetti, se sono sporchi, se per farli è necessario uccidere.

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Napoli, la sfida delle bande giovanili alle istituzioni

Roghi, guerriglia urbana a Napoli, sassaiola contro le forze dell’ordine, scene di guerriglia urbana, violenza fuori controllo, ecco a cosa si è assistito nella serata di ieri. Sul gravissimo episodio è intervenuto il Segretario Generale Provinciale del sindacato di Polizia Coisp Giuseppe Raimondi che ha dichiarato: “ L’episodio è la conferma di quanto sia critica la questione sicurezza in tutto il paese. Quanto avvenuto ieri sera a Napoli, che va ad aggiungersi all’emergenza baby-gang ed alle micro e macro criminalità ormai dilaganti, dimostra quanto la sicurezza debba essere necessariamente al centro delle attenzioni della Politica. E’ vergognoso che una “certa politica perbenista” continui imperterrita a difendere questi criminali a scapito del lavoro quotidiano svolto dalle Forze dell’Ordine, che nulla fanno di male se non difendere la collettività da questi veri e propri “attacchi allo Stato”. Ci vorrebbero 10, 100, 1000 politici come l’on. Francesco Emilio Borrelli che quotidianamente denuncia e condanna tali gesti efferati contro il vivere civile e la pacifica convivenza all’interno della nostra comunità. Per non parlare del fatto che i reati commessi da questi delinquenti non li porteranno in galera per via di una legislazione oramai profondamente inadeguata. Necessita, a tal fine oggi più che mai, l’immediata approvazione del Decreto Sicurezza per porre un freno a questi vili atti delinquenziali verso la collettività e verso le Forze dell’Ordine”.

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Ancora un morto sul lavoro in provincia di Caserta

A soli dieci giorni di distanza,sempre nella zona industriale di Gricignano d'Aversa nell'azienda Frigocaserta è morto oggi un operaio per una fuga di ammoniaca. Si tratta di Patrizio Spasiano operaio di soli diciannove anni, residente a Secondigliano Napoli era dipendente di una ditta esterna che stava effettuando lavori di manutenzione; lo hanno ritrovato riverso senza vita su un'impalcatura. Il 31 dicembre scorso moriva Pompeo Mezzacapo, 39 anni di Marcianise. A Gricignano c'e' stata una perdita di ammoniaca che ha sviluppato una nube tossica. Molti operai sono riusciti a mettersi in salvo, ma uno di loro, il 19enne Patrizio Spasiano, non è riuscito ad allontanarsi in tempo ed è morto. Il ragazzo era stato assunto solo da pochi mesi (foto di repertorio).

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La paella è un po’ napoletana. La ricetta dei convittori dell’alberghiero “Celletti” al convitto di Formia La paella è valenciana. Lo è soprattutto dal 1957 quando in seguito a un’alluvione il fiume Turia fu deviato fuori dalle mura dalla città, alimentando le risaie nelle campagne circostanti. L’origine però è dell’antica Roma quando l’esercito romano veniva fornito del rancio nelle patelle (in spagnolo paellera) un contenitore di ferro largo e basso sul quale il cibo poteva essere riscaldato a lungo. Furono poi gli aragonesi fino al 1700 a diffondere nel Regno di Napoli la paella. Esistono varie forma di paella, quella marinara arricchita con frutti di mare e crostacei, quella di terra dove al posto del pesce si adoperano le lumache e quella tradizionale fatta con gli avanzi di carne di pollo. La paella è un piatto povero, non lo dobbiamo dimenticare. Un viaggio in Spagna da parte di una classe di studenti del Convitto Celletti di Formia è stata l'occasione per proporre ai propri professori dell'alberghiero la ricetta originale della paella. In realtà l'iniziativa è stata del convittore Loris Chavez di origini argentine, che non frequenta l'alberghiero, ma l'istituto Nautico di Gaeta. Loris ha interpretato la ricetta insieme ai compagni di stanza. Ricordiamo che gli studenti delle scuole superiori del territorio di Formia e di Gaeta possono usufruire dei servizi convittuali pubblici del Ministero della Pubblica Istruzione previo pagamento di una retta. In pratica alloggiano durante la settimana scolastica nel convitto e il fine settimana tornano alle famiglia.
Ma torniamo a Loris che ha tradotto la ricetta, l'ha consegnata ai propri compagni (in prevalenza provenienti dalle province napoletane) che consultate le proprie nonne hanno riproposto la paella in versione napoletana. L'intenzione – fa sapere Loris – è quella di proporla ai professori di cucina per prepararla un giorno nel menù della mensa del convitto.
Ingredienti Fagiolini verdi in pezzettini piccoli, striscioline di peperoni, frullato di pomodori in acqua (il doppio del contenuto della padella), pezzetti di pollo e/o coniglio. Al posto della carne si possono usare molluschi marini o lumache.
Preparazione Mettere 10 cucchiai di olio in padella per soffriggere a fuoco medio al centro della padella peperoni, uno spicchio d’aglio, pomodori e altro vegetale come ceci o fagioli. Spostare i vegetali sui bordi della padella. Soffriggere al centro della padella pezzetti di pollo, coniglio (va bene anche solo il pollo), fino a quando non divengono rosolati, prima di spostarlo ai bordi della padella. Aggiungere il riso a forma di croce, nella padella. Nelle quattro parti della croce aggiungere il brodo di pomodori e aspettare a fuoco medio che arrivi a ebollizione. A questo punto mischiare tutto e cuocere: all’inizio a fuoco medio-alto, poi abbassare a fuoco lento e durante gli ultimi 15 – 20 minuti alzare a fuoco medio fino a quando non si asciuga il tutto. Quando il brodo si è quasi completamente assorbito aggiungete altri vegetali a piacere a forma decorativa. Lasciar riposare un paio di minuti prima di servire. In sintesi

400g di riso – frutti di mare a piacere: 4 gamberi e 100 gr di cozze, 100g di vongole, 100g di calamari tritati e 150g di tonno tritato – 3 pomodori maturi grattugiati – 1 peperoncino rosso piccolo tagliato a fette – 1 spicchio d’aglio – 10 cucchiai di olio di oliva, sale. Scalda l’olio di oliva e soffriggi le fette di peperoncino e lo spicchio d’aglio metti da parte -soffriggi i gamberi e metti da parte – soffriggi i calamari e il tonno e metti da parte. Soffriggi il pomodoro e metti da parte – aggiungere 6 bicchieri d’acqua -aggiungi tutto il marisco, il pomodoro soffritto, il pepe e lo spicchio d’aglio spalmandolo bene -mettere a bollire a fuoco medio per 15 -20 minuti fino alla completa evaporazione del brodo – lascia riposare 1 minuto prima di servire.

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