CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Caserta24ore settimanale, gli speciali della domenica

Scuola: la classe di concorso spesso sconosciuta per la quale nessuno fa domanda

Esiste una classe di concorso nella scuola pubblica italiana, quella dell’educatore facente parte del personale educativo che in pochi conoscono, se non gli addetti ai lavori. Accade così che quando gli aspiranti supplenti nella scuola si inseriscono nelle graduatorie, si inseriscono come professori e ignorando che la loro laurea dà accesso anche alla professione del personale educativo non spulciano la classe di concorso PP “personale educativo” pur avendone diritto. Paradosso che non si trovano supplenti in alcune province, anche nel Sud Italia. Ma chi è l’educatore nei convitti scolastici? Spesso l’opinione pubblica confonde il profilo dell’educatore della scuola, con quello dell’educatore nelle istituzioni penitenziarie, nelle case famiglia, negli asili nido o addirittura con l’educatore socio-sanitario. Si tratta di profili professionali completamente diversi. Il precettore o istitutore, in latino: magister o praefectus era la persona addetta all'istruzione e all'ammaestramento dei figli di famiglie ricche e/o nobili. Era una figura tipica soprattutto dei tempi in cui, mancava un sistema educativo diffuso e l’educatore svolgeva la propria opera all'interno della famiglia. Con l’avvento dei convitti, prima religiosi, poi laici dello stato, tale figura assunse il nome di istitutore, svolta sia da preti che da insegnanti statali. L’educatore dei convitti si avvicina a tale tipologia lavorativa. La denominazione di istitutore/trice, ancora tutt’ora in uso per consuetudine in alcuni convitti è stata soppiantata da quella di educatore. Un breve manuale reperibile cliccando sulla copertina del libro sopra fa chiarezza su questa figura professionale, il suo ruolo, come lo si diventa e la raccolta di leggi di questo profilo professionale poco conosciuto. Le lauree che danno accesso a questa professione nella scuola pubblica italiana sono: L 19-Scienze dell'educazione, Laurea in Scienze della formazione primaria: indirizzo scuola primaria, LM 57-Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua, LM 85 bis-Scienze della formazione primaria, LM 85-Scienze pedagogiche, LS 65-Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua, LS 87-Scienze pedagogiche e infine il Diploma magistrale se il corso di studi è iniziato entro l'anno scolastico 1997-1998 e il titolo è stato conseguito entro l'anno scolastico 2001-2002.

Contatti Sito principale

Furti in appartamenti ecco come operano i ladri

Da un furto in una villetta a Calvi Risorta in provincia di Caserta e dalla visione delle telecamere di videosorveglianza si riesce a ricostruire la dinamica e il modus operandi dei ladri. Il furto è avvenuto lunedì 4 novembre. Il sabato precedente hanno bussato alla porta delle case petrulesi dei postulanti, senza neanche troppa insistenza. Dalla visione delle telecamere due ladri si sono introdotti nella villetta, scassinando la serratura di una finestra, un terzo complice aspettava in strada. Uno di loro era armato di una pistola. I proprietari erano usciti da poco. I ladri con passamontagna incuranti del suono degli allarmi in soli quattro minuti hanno portato a segno il colpo, tra cui qualche oggetto in oro. Probabilmente si sono serviti di metal detector di ultima generazione. I proprietari pur trovandosi in paese, allertati sul telefonino e vedendo in diretta il furto hanno chiamato i carabinieri che si sono diretti sul posto, ma i ladri erano già fuggiti. Parlavano tra di loro in italiano con accento straniero, ma non è detto che lo siano perché sapevano di essere ripresi e ascoltati. Mettendo insieme i puzzle si può ipotizzare questo scenario, comunque sempre presunto. In avanguardia qualche giorno prima postulanti individuano le case da svaligiare. Si appostano nelle immediate adiacenze e quando vedono i proprietari uscire, telefonano e suonano il campanello per essere sicuri che in casa non sia rimasto alcuno; si introducono quindi nella casa. Un altro complice segue i proprietari e li avvisa se questi tornano. Alla bisogna se sorpresi da vicini o altri hanno una pistola (vera o giocattolo) con la quale possono bloccare chi interviene. I carabinieri non possono intervenire in soli 4 minuti e così il colpo è fatto (foto di repertorio).

Contatti Sito principale

La caduta dei valori nell’epoca della nuova barbarie

Senza rendercene conto tutti noi stiamo vivendo un periodo storico di barbarie: qualche anno fa teste mozzate sanguinolente e uomini bruciati vivi in una gabbia di ferro erano esposti sui social dall'Isis. Oggi il grande campo di concentramento di Gaza. Era il 24 dicembre del 2015, quando un F16 precipitò a Raqqa, in Siria, di fatto la capitale dell'allora 'Califfato' dell'ISIS. Il pilota membro di una delle tribù più in vista giordane fu rinchiuso in una gabbia, cosparso di benzina e arso vivo e poi fu diffuso un video di 22 minuti come prova. Il valore della vita umana oggi è ai minimi storici: una vita vale poco, quasi nulla e nulla si fa per salvare la vita a una persona. Oggi milizie di legionari private, legioni stranieri dettano legge in Africa e spingono verso l'Europa sempre più migranti. Stati Uniti, Russia, Cina si fanno la guerra alle spese dei popoli del mondo. In Europa le periferie delle grandi città sono diventate terre di confine governate dalle Mafie, dai gestori del supermarket della droga. Anziani soli si vedono la casa occupata dopo un ricovero ospedaliero, rapinatori nei ristoranti che prendono in ostaggio i commensali, ragazzini che uccidono per niente, sfruttamento dei lavoratori senza precedenti pagati pochi euro all'ora... tutto ciò accade in Italia. La Globalizzazione oggi ha creato un unico grosso villaggio. Se prima la barbarie avveniva in posto isolato, relegata in loco, oggi viene amplificata, riprodotta e diventa barbarie globale, il tutto nel nome dei soldi a tutti i costi: soldi subito non importa se sono maledetti, se sono sporchi, se per farli è necessario uccidere.

Contatti Sito principale

Libri. Su Paolo Borsellino: Roberta Gatani, “Cinquantasette giorni. Ti porto con me alla Casa di Paolo” – con la Prefazione di Salvatore Borsellino

Il libro di Roberta Gatani, nipote di Paolo Borsellino, dettaglia minuziosamente i cinquantasette giorni che intercorrono tra la strage di Capaci e quella di Via D'Amelio, dal 23 maggio al 19 luglio 1992. In un periodo denso di tensioni, il giudice, consapevole del pericolo imminente, non si sottrasse al proprio destino. Gatani ripercorre ogni giorno di questi due mesi cruciali, descrivendo come Borsellino impiegò tutte le sue energie per indagare sulla strage di Capaci, annotando ogni dettaglio nell'agenda rossa. Il libro offre anche uno sguardo intimo sulla vita personale del giudice, evidenziando le sue fragilità e la sua lotta interiore. Gatani ritrae un uomo segnato dal dolore per la perdita dell'amico Giovanni Falcone, preoccupato per la sicurezza dei suoi familiari e dei giovani agenti della scorta. Attraverso ricordi d'infanzia nelle strade della Kalsa con il fratello Salvatore e momenti di vita familiare, il lettore viene avvicinato alla figura umana di Paolo, rendendo il suo sacrificio ancora più significativo. Parallelamente, il libro narra la storia della Casa di Paolo, un'associazione fondata nel 2015 da Salvatore Borsellino e diretta da Roberta Gatani. Situata nella vecchia farmacia della famiglia Borsellino in Via Vetriera, nel cuore del quartiere Kalsa, la Casa è diventata un luogo dove la memoria di Paolo Borsellino continua a vivere attraverso il lavoro di volontari dedicati. Questi volontari si impegnano quotidianamente per offrire accoglienza, affetto, istruzione e un futuro migliore ai giovani del quartiere. La Casa di Paolo è ormai una tappa essenziale per chi visita Palermo, un luogo in cui l'amore ha compiuto il miracolo di riportare in movimento le lancette del tempo, spezzate dalla violenza criminale.

Contatti Sito principale

Ponticelli (Napoli). La giornalista Esposito: “ Lo Stato non è mai sceso in campo contro la Camorra”

La mia battaglia termina qui. A partire da questo momento non mi occuperò più della camorra di Ponticelli. È una decisione dolorosa, dolorosissima, perché non ci sono più le premesse e i presupposti per continuare.
Soprattutto alla luce di un rapporto quantomeno ambiguo tra alcuni poliziotti ed esponenti della criminalità. Non posso non tener conto sul fatto che su una delle ultime minacce che ho ricevuto c’è la firma di una persona che ricopre un incarico dirigenziale del commissariato di polizia di Ponticelli.
Inoltre, Ponticelli non rientra nei piani di riqualifica né dell’amministrazione locale né del governo centrale. Lo dimostra la scelta di investire su Scampia- Secondigliano dopo Caivano. Questo significa che i nostri bambini, i nostri ragazzi dovranno fare i conti ancora e sempre con gli stessi diritti negati.
Il mio pensiero va alle tante, tantissime persone che in questi anni hanno supportato il mio lavoro. Consentitemelo, una menzione speciale la meritano i Ponticellesi. Dirvi grazie non è abbastanza. Siete stati la mia forza, la mia più grande ricchezza. Mentre vi parlo mi scorrono davanti agli occhi tantissimi ricordi, alcuni bellissimi, che porterò sempre nel mio cuore, altri un po' meno perché raccontano tutto il dolore e tutta la sofferenza che troppe volte abbiamo condiviso in silenzio. Proprio per questo mi sento in dovere di salutarvi rivolgendovi una preghiera accorata. Andate via, lo dico per il bene dei vostri figli. Andate via, a Ponticelli non c’è futuro.
Allo stesso modo mi congratulo con i De Micco perché hanno conquistato la supremazia sul campo e questo glielo devo riconoscere. Lo scorso ottobre, dopo il blitz che portò all’arresto di 60 affiliati, il procuratore Gratteri disse che le strade di Ponticelli erano più libere. Beh, io lo invito a fare una passeggiata non nei rioni da sempre controllati dai clan, ma a Viale Margherita, Corso Ponticelli, strade che un tempo erano libere e che oggi rappresentano il quartier generale del clan. Strade dove è palpabile la paura della gente. Quella paura introdotta dalla strategia del terrore, voluta dai De Micco per assoggettare tutti e tutti.
A Ponticelli, lo Stato non è mai sceso in campo contro la camorra, limitandosi a vincere qualche sporadica battaglia, molte volte, troppo spesso, scendendo a compromessi. Come dimostra il pentimento farsa di alcuni fratelli Sarno, che si sono serviti dello Stato e che non hanno mai preso le distanze dalla camorra. Oggi a Ponticelli comandano i De Micco , regnano le loro leggi, questo è sotto gli occhi di tutti. E se lo Stato ha scelto di voltare le spalle a questo quartiere, non ha senso che io continui ad alimentare la luce che da anni mantiene un riflettore acceso su quelle dinamiche. Lo trovo uno spreco di energie inutile, oltre che pericoloso.
Qualcuno prima di me ha detto che questo non è un Paese per giornalisti giornalisti. E rendere omaggio alla memoria di quella persona, significa anche trarre il doveroso insegnamento dal suo sacrificio. Io aggiungo che questo non è un Paese che ha bisogno di eroi, ma solo di uomini e donne che facciano correttamente il loro lavoro.
Io la mia parte l’ho fatta, ma evidentemente non ero in buona compagnia. So che in cuor vostro accetterete la mia decisione, l’approverete e non la vivrete come un tradimento. I De Micco vivono di azioni dimostrative, questo è lampante. E io non posso, non voglio e non devo essere la prossima vittima sacrificale.La mia vita vale di più . Sono sicura che su questo punto sarete tutti d’accordo con me. Non ho rimpianti, non la vivo come una sconfitta. Esco di scena a testa alta, a differenza di chi avrebbe potuto affiancarmi per provare a scrivere un finale diverso, per provare a realizzare quel sogno di legalità che per tanti anni abbiamo condiviso. Ma qualcuno evidentemente la sua scelta l’ha fatta e ha deciso ancora una volta di abbandonarci al nostro triste e amaro destino”.

Contatti Sito principale

Napoli, la sfida delle bande giovanili alle istituzioni

Roghi, guerriglia urbana a Napoli, sassaiola contro le forze dell’ordine, scene di guerriglia urbana, violenza fuori controllo, ecco a cosa si è assistito nella serata di ieri. Sul gravissimo episodio è intervenuto il Segretario Generale Provinciale del sindacato di Polizia Coisp Giuseppe Raimondi che ha dichiarato: “ L’episodio è la conferma di quanto sia critica la questione sicurezza in tutto il paese. Quanto avvenuto ieri sera a Napoli, che va ad aggiungersi all’emergenza baby-gang ed alle micro e macro criminalità ormai dilaganti, dimostra quanto la sicurezza debba essere necessariamente al centro delle attenzioni della Politica. E’ vergognoso che una “certa politica perbenista” continui imperterrita a difendere questi criminali a scapito del lavoro quotidiano svolto dalle Forze dell’Ordine, che nulla fanno di male se non difendere la collettività da questi veri e propri “attacchi allo Stato”. Ci vorrebbero 10, 100, 1000 politici come l’on. Francesco Emilio Borrelli che quotidianamente denuncia e condanna tali gesti efferati contro il vivere civile e la pacifica convivenza all’interno della nostra comunità. Per non parlare del fatto che i reati commessi da questi delinquenti non li porteranno in galera per via di una legislazione oramai profondamente inadeguata. Necessita, a tal fine oggi più che mai, l’immediata approvazione del Decreto Sicurezza per porre un freno a questi vili atti delinquenziali verso la collettività e verso le Forze dell’Ordine”.

Contatti Sito principale

Ancora un morto sul lavoro in provincia di Caserta

A soli dieci giorni di distanza,sempre nella zona industriale di Gricignano d'Aversa nell'azienda Frigocaserta è morto oggi un operaio per una fuga di ammoniaca. Si tratta di Patrizio Spasiano operaio di soli diciannove anni, residente a Secondigliano Napoli era dipendente di una ditta esterna che stava effettuando lavori di manutenzione; lo hanno ritrovato riverso senza vita su un'impalcatura. Il 31 dicembre scorso moriva Pompeo Mezzacapo, 39 anni di Marcianise. A Gricignano c'e' stata una perdita di ammoniaca che ha sviluppato una nube tossica. Molti operai sono riusciti a mettersi in salvo, ma uno di loro, il 19enne Patrizio Spasiano, non è riuscito ad allontanarsi in tempo ed è morto. Il ragazzo era stato assunto solo da pochi mesi (foto di repertorio).

Contatti Sito principale

Col nuovo anno la fusione tra Vodafone e FastWeb

Arriva l'attesa nuova fusione nel panorama delle telecomunicazioni in Italia. Swisscom, già azionista di Fastweb da oltre 17 anni, ha completato l’acquisizione di Vodafone Italia, che entra così a far parte del Gruppo Swisscom. Grazie a questa sinergia, Fastweb e Vodafone collaboreranno per integrare progressivamente le loro infrastrutture, competenze e risorse, con l’obiettivo di creare un operatore convergente, in grado di offrire servizi della Rete Fibra Fastweb e della Rete Mobile Vodafone. Questo consentirà di proporre soluzioni ancora più innovative, affidabili e di qualità, pensate per soddisfare al meglio le esigenze di famiglie ed imprese. Arrivano rassicurazioni per i gia' clienti che le offerte e le condizioni contrattuali in essere non varieranno per effetto dell’operazione. Quello che cambia per i clienti FastWeb mobile é che gradualmente la copertura di rete passera' nel 2025 da quella di TIM a quell della Vodafone (foto di repertorio).

Contatti Sito principale

La paella è un po’ napoletana. La ricetta dei convittori dell’alberghiero “Celletti” al convitto di Formia La paella è valenciana. Lo è soprattutto dal 1957 quando in seguito a un’alluvione il fiume Turia fu deviato fuori dalle mura dalla città, alimentando le risaie nelle campagne circostanti. L’origine però è dell’antica Roma quando l’esercito romano veniva fornito del rancio nelle patelle (in spagnolo paellera) un contenitore di ferro largo e basso sul quale il cibo poteva essere riscaldato a lungo. Furono poi gli aragonesi fino al 1700 a diffondere nel Regno di Napoli la paella. Esistono varie forma di paella, quella marinara arricchita con frutti di mare e crostacei, quella di terra dove al posto del pesce si adoperano le lumache e quella tradizionale fatta con gli avanzi di carne di pollo. La paella è un piatto povero, non lo dobbiamo dimenticare. Un viaggio in Spagna da parte di una classe di studenti del Convitto Celletti di Formia è stata l'occasione per proporre ai propri professori dell'alberghiero la ricetta originale della paella. In realtà l'iniziativa è stata del convittore Loris Chavez di origini argentine, che non frequenta l'alberghiero, ma l'istituto Nautico di Gaeta. Loris ha interpretato la ricetta insieme ai compagni di stanza. Ricordiamo che gli studenti delle scuole superiori del territorio di Formia e di Gaeta possono usufruire dei servizi convittuali pubblici del Ministero della Pubblica Istruzione previo pagamento di una retta. In pratica alloggiano durante la settimana scolastica nel convitto e il fine settimana tornano alle famiglia.
Ma torniamo a Loris che ha tradotto la ricetta, l'ha consegnata ai propri compagni (in prevalenza provenienti dalle province napoletane) che consultate le proprie nonne hanno riproposto la paella in versione napoletana. L'intenzione – fa sapere Loris – è quella di proporla ai professori di cucina per prepararla un giorno nel menù della mensa del convitto.
Ingredienti Fagiolini verdi in pezzettini piccoli, striscioline di peperoni, frullato di pomodori in acqua (il doppio del contenuto della padella), pezzetti di pollo e/o coniglio. Al posto della carne si possono usare molluschi marini o lumache.
Preparazione Mettere 10 cucchiai di olio in padella per soffriggere a fuoco medio al centro della padella peperoni, uno spicchio d’aglio, pomodori e altro vegetale come ceci o fagioli. Spostare i vegetali sui bordi della padella. Soffriggere al centro della padella pezzetti di pollo, coniglio (va bene anche solo il pollo), fino a quando non divengono rosolati, prima di spostarlo ai bordi della padella. Aggiungere il riso a forma di croce, nella padella. Nelle quattro parti della croce aggiungere il brodo di pomodori e aspettare a fuoco medio che arrivi a ebollizione. A questo punto mischiare tutto e cuocere: all’inizio a fuoco medio-alto, poi abbassare a fuoco lento e durante gli ultimi 15 – 20 minuti alzare a fuoco medio fino a quando non si asciuga il tutto. Quando il brodo si è quasi completamente assorbito aggiungete altri vegetali a piacere a forma decorativa. Lasciar riposare un paio di minuti prima di servire. In sintesi

400g di riso – frutti di mare a piacere: 4 gamberi e 100 gr di cozze, 100g di vongole, 100g di calamari tritati e 150g di tonno tritato – 3 pomodori maturi grattugiati – 1 peperoncino rosso piccolo tagliato a fette – 1 spicchio d’aglio – 10 cucchiai di olio di oliva, sale. Scalda l’olio di oliva e soffriggi le fette di peperoncino e lo spicchio d’aglio metti da parte -soffriggi i gamberi e metti da parte – soffriggi i calamari e il tonno e metti da parte. Soffriggi il pomodoro e metti da parte – aggiungere 6 bicchieri d’acqua -aggiungi tutto il marisco, il pomodoro soffritto, il pepe e lo spicchio d’aglio spalmandolo bene -mettere a bollire a fuoco medio per 15 -20 minuti fino alla completa evaporazione del brodo – lascia riposare 1 minuto prima di servire.

Contatti Sito principale

Il vecchio saggio è destinano a estinguersi, diventeremo tutti anziani con deficit cognitivi

(Gianluca Parisi). Le microplastiche, diffuse nel ciclo alimentare umano, finiscono per accumularsi negli organi interni e quelle che si accumulano nel cervello potrebbero star determinando la degenerazione del sistema nervoso, che a sua volta determina l’insorgenza di patologie di demenza senile in età sempre più giovane. Il vecchio saggio quello che era depositario della conoscenza, della ragionevolezza è destinato a estinguersi; al suo posto anziani con problemi cognitivi che insorgono ben prima dei 70 anni. Vascolopatia celebrale, ipertensione, colesterolo sono già fattori di rischio che portano pian piano il paziente anziano alla stessa condizione di un malato di Alzheimer. Dalle autopsie effettuate a chi ha dato il proprio consenso a fini di ricerca, si è notato che accanto ai fattori già noti tutte le persone affette da deficit cognitivi hanno un concentrato di microplastiche nel cervello. Anche se non ci sono studi che escludono che squilibri neurologici in giovane età siamo da attribuire alla presenza di queste microplastiche, queste possono interferire nella comunicazione tra i neuroni alterando il normale funzionamento influenzando processi cognitivi e comportamentali. Le microplastiche sono ovunque, nel mare, nei cibi. E’ un po’ come quanto accaduto coi PFAS diffusi nell’aria, nell’acqua, nella terra e nel sangue. I PFAS sono sostanze che hanno una grande varietà di applicazione usate per realizzare prodotti antiaderenti, impermeabili, imballaggi, abbigliamento e molto altro. Il cervello è un organo vulnerabile, i pugili hanno maggiori possibilità di ammalarsi di malattie neurodegenerative. Anche l’infiammazione causata da un virus che lo colpisce può provocare l’esordio di tali problematiche in età precoce sin dai 40 – 50 anni. Iniziano a formarsi aggregati nel cervello, il decorso del tempo fa il resto e si giunge sempre alla stessa conclusione: perdita della memoria breve, non si riconoscono più i parenti, non si ha consapevolezza del proprio essere, non si ricorda il giorno della settimana, in che epoca si vive. La conseguenza di tutto ciò è che secondo alcune proiezioni nel 2050 tre milioni di italiani avranno problemi. Oggi il 5% della popolazione italiana tra pazienti e chi li assiste, deve fronteggiare queste problematiche: non c’è famiglia che non ha avuto problemi con questa malattia. Spesso i familiari stessi si ammalano, cercando di tenere a casa chi soffre di tali patologie. Alcuni ammalati con pensioni basse non possono permettersi di essere accuditi. La malattia nella fase terminale dura in media oltre 10 anni. In Italia ci sono servizi di assistenza, ma sono a macchia di leopardo con picchi di eccellenze, ma anche parecchie insufficienze.

Che fare? Prima di tutto la diagnosi precoce, perché anche se non ci sono farmaci in grado di arrestare il processo di degenerazione cognitiva, è possibile rallentarlo. Questi esami sono la risonanza magnetica, la TAC, PET, ma sopratutto esami del sangue che analizzano la mutazione del gene che determina poi la malattia di Alzaimer. Le cure sperimentali future si basano su farmaci a RNA come per i vaccini del COVID che mirano non a lenire la patologia, ma a curarla. Ma al momento è ancora tutto in fase di sperimentazione. Il vecchio saggio si estinguerà?

Contatti Sito principale