Le copertine

Alcuni dei miei editoriali andati in onda sulla Rete Due della RSI nella trasmissione Alphaville

Arte e intelligenza artificiale

Pericolo o opportunità?

Copertina andata in ona il 17.9.2024

“È sorta in questi deplorevoli giorni una nuova industria che ha contribuito non poco a distruggere ciò che di divino forse restava nello spirito francese. […] La poesia e il progresso sono due ambiziosi che si odiano d’un odio istintivo, e, quando s’incontrano sulla stessa strada, bisogna che uno dei due serva l’altro.”

L’autore di questa frase potrebbe benissimo parlare dell’intelligenza artificiale applicata all’arte, con l’avvento dei software che producono immagini di sempre maggiore qualità.

Ma no, l’autore è Baudelaire, è in questo testo sta parlando dell’avvento della fotografia, una nuova tecnica che rivoluzionò per sempre il mondo, anche quello dell’arte. Concludiamo dunque la citazione, tratta dai suoi Scritti di estetica del 1859:

“Se si concede alla fotografia di sostituire l’arte in qualcuna delle sue funzioni, essa presto la soppianterà o la corromperà del tutto, grazie alla alleanza naturale che troverà nell’idiozia della moltitudine.”

Baudelaire temeva che la facilità di realizzazione potesse portare a una moltiplicazione di opere da quattro soldi, ma aveva di certo torto su un fatto, che noi oggi possiamo vedere chiaramente. E cioè che la fotografia ha prodotto opere d’arte straordinarie.

E che facendo questo non ha distrutto la pittura, che ha scelto di andare in altre direzioni.

Per questo a Francesco d’Isa, artista e filosofo, l’allarme creato nel mondo dell’arte dall’arrivo delle Intelligenze artificiali che generano immagini, pare esagerato.

Un’IA – sostiene nel suo libro da poco uscito intitolato “La rivoluzione algoritmica delle immagini” – è uno strumento, come un pennello, che se usato bene potrà produrre nuove e inaspettate opere d’arte.

Quanto alla fotografia, al suo compito documentario, chi potrà crederle più di fronte alla capacità di questi software di crearne a profusione?

Marco De Mutiis, curatore al Photomuseum di Winterthur, si diverte a rovesciare la domanda: quando mai la fotografia ha raccontato la verità?

Sono stati entrambi miei ospiti su Rete Due per una scoppiettante chiacchierata sull'influenza dell'IA sull'arte.

@MattiaPelli@mastodon.uno

Intelligenza artificiale e mercato editoriale

Una nuova applicazione per prevedere cosa leggeremo

Copertina andata in onda il 3.1.2025

Il dibattito culturale di queste settimane in Germania è stato travolto dall’annuncio di una nuova applicazione dell’intelligenza artificiale. Un’azienda tedesca ha infatti annunciato l’arrivo del software Demandsens, concepito per prevedere il successo di vendita dei libri, una potenziale rivoluzione nel modo in cui i libri vengono selezionati, pubblicati e commercializzati.

Dietro a questo nuovo strumento c’è Media Control di Baden, che da decenni opera sul mercato e monitora quanti libri vengono venduti, in quale momento e dove, rendendo questi dati pubblici. Il 95% delle case editrici nell’area tedesca (incluse Austria e Svizzera) lo utilizza, così come gran parte delle maggiori librerie tedesche.

L’idea iniziale era di programmare la gestione dei resi: ossia, fornire dati precisi per permettere alle librerie di ordinare la giusta quantità di libri, limitando le spese per le restituzioni. La nuova applicazione elabora circa cinque miliardi di dati in 1,3 secondi, includendo informazioni come le vendite passate, i resi, le preordinazioni, dati relativi agli autori e ai titoli, parole chiave fornite dagli editori, le motivazioni di lettura, e persino le tendenze sui social media.

Ad esempio, Media Control collabora con TikTok per monitorare i libri più discussi sulla piattaforma tramite l'hashtag #BookTok, integrando anche queste informazioni nel suo sistema di analisi.

Questo approccio consente a Demandsens di generare previsioni di vendita con un'accuratezza media dell'85%, e in alcuni casi, con percentuali che arrivano fino al 99%. L'obiettivo primario di Demandsens è quello di fornire al settore editoriale uno strumento che migliori l'efficienza e la redditività, ma le reazioni sono state fortemente critiche perché potrebbe avere effetti negativi sulla diversità culturale e la creatività nel mondo editoriale.

La principale preoccupazione è che incentivi la pubblicazione di libri con alto potenziale commerciale, a scapito di opere innovative, rischiose, o di autori emergenti. Questo potrebbe portare a una standardizzazione dei contenuti e alla scomparsa di voci diverse.

Come evidenziato da Thomas Montasser, agente letterario tedesco, si rischia di arrivare a una “Mcdonalizzazione della letteratura”, con la pubblicazione di “un unico tipo di prodotto”, trascurando ciò che è nuovo.

Opere come “I Buddenbrook”, di Thomas Mann, o i libri di Annie Ernaux e Immanuel Kant, probabilmente non avrebbero avuto un buon punteggio secondo il software, ma sono diventati successi commerciali. I piccoli editori, che spesso pubblicano opere di nicchia, potrebbero trovarsi in svantaggio rispetto ai grandi gruppi editoriali.

Insomma, predire il futuro nuoce gravemente alla creatività.

@MattiaPelli@mastodon.uno

Il Romanticismo ci ha fregati

Come un movimento culturale ha sancito il trionfo dell'Io

Copertina andata in onda l'8.10.2024

Goethe, Schiller, i fratelli Schlegel, i fratelli Humboldt, Novalis, i filosofi Fichte e Schelling, Lord Byron e Shelley: i grandi nomi del romanticismo e anche le prime star nel senso pieno del termine. Che – come fanno le star – lasciano il loro autografo.

Alla ricerca dei luoghi descritti in “Julie, ou La Nouvelle Hélöise” (1761) di Jean Jacques Rousseau, Lord Byron e Shelley il 25 giugno 1816 approdarono al Castello di Chillon, all’estremità orientale del Lago Lemano, non lontano da Montreux. Questa visita ispirò il poema di Byron “The Prisoner of Chillon” (Il prigioniero di Chillon), composto due giorni dopo a Ouchy, che tratta della storia di un famoso prigioniero politico tenuto lì dal Duca di Savoia tra il 1530 e il 1536.

Louis Simond, che visitò il castello di Chillon, fu il primo a registrare la presenza dell’autografo di Byron nel sotterraneo, o prigione, del castello, su una colonna.

Sin dall’inizio l’autenticità di questo autografo è stata oggetto di polemiche e contestazioni.

Ma non era la prima volta che Byron lasciava il segno: quello stesso giorno del 1816 secondo alcune testimonianze Byron scrisse il suo nome anche nel vicino castello di Châtelard e, una settimana dopo, su un pezzo di carta in cima al Lauberhorn nelle Alpi bernesi. Inoltre aveva scolpito il suo autografo al Tempio di Poseidone a Sounion, in Grecia.

Tanto bastava per scatenare i fan: John Ruskin nel 1833, e Nikolai Gogol nel 1836 scolpirono i loro nomi sullo stesso pilastro, a Chillon, presumibilmente in omaggio e in emulazione ed è anche grazie a questo autografo che il castello di Chillon è uno dei monumenti più visitati in Svizzera.

Secondo Gianluca Didino, che ha appena pubblicato “La figura umana. Friedrich, il contagio romantico e l'apocalisse”, se il Romanticismo ci ha lasciato qualcosa di duraturo è proprio l’idea che ciascuno di noi sia il centro del mondo. Insomma, il romanticismo sancisce in qualche modo la nascita e l’esaltazione dell’io.

Forse da qui l’ansia di lasciare scritto il proprio nome un po’ dappertutto.

E di Romanticismo e di come esso influenzi ancora la nostra contemporaneità abbiamo parlato nel nostro approfondimento su Rete Due con Gianluca Didino e Stefano Zuffi.

@MattiaPelli@mastodon.uno

Armi o solidarietà? E' questione di prospettive

I tagli umanitari, dagli USA alla Svizzera passando per l'Inghilterra

Copertina andata in onda il 27.02.2025

L’annuncio è arrivato ieri per bocca del primo ministro britannico laburista Keir Starmer: l'Inghilterra aumenterà la spesa per la difesa al 2,5% del PIL entro il 2027. A subire tagli sarà il budget per gli aiuti all’estero del Regno Unito, che sarà ridotto dallo 0,5% del PIL allo 0,3% nel 2027.

Insomma, lo scambio è chiaro e non lascia dubbi: vincono le armi, perde la solidarietà.

A gioire, di là dall’oceano, è Donald Trump, che vorrebbe che i Paesi europei aumentassero la spesa in armamenti fino ad arrivare al 5% del PIL, una cifra astronomica, da cui anche gli Stati Uniti sono ben lontani.

Ma come sempre gli USA danno l’esempio: Donald Trump ha sospeso per 90 giorni tutti i progetti di aiuto all’estero e minaccia di bloccare l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), l’agenzia dalla quale sono passati gran parte dei circa 68 miliardi di dollari in aiuti internazionali spesi dal Paese nel 2023. Cifra che fa degli Stati Uniti il principale finanziatore dello sviluppo internazionale al mondo. Aiuti che però ora sono congelati e per questo migliaia di persone in tutto il mondo stanno letteralmente morendo.

I programmi di lotta all'HIV, alla poliomielite, al vaiolo e all'influenza aviaria stanno già risentendo del congelamento di decine di miliardi di dollari di aiuti all'estero da parte degli Stati Uniti, secondo il direttore dell’OMS.

Il blocco di USAID sta avendo ripercussioni anche sulle ONG svizzere e sui progetti di sviluppo che la Svizzera gestisce in collaborazione con l'USAID. Per esempio l’organizzazione umanitaria della Chiesa evangelica riformata svizzera ha annunciato il licenziamento di oltre 100 dipendenti.

In questo contesto diventa più chiara la gravità della decisione del nostro Paese di diminuire a sua volta la spesa per gli interventi all’estero: per fare un solo esempio La Direzione dello sviluppo e della cooperazione ha subito una riduzione del budget di 140 milioni di franchi, passando da 2,16 miliardi a 2,04 miliardi di franchi nel 2025.

Questo comporterà la chiusura dei programmi della DSC in Albania, Bangladesh e Zambia entro la fine del 2028. A partire dal 2025, la Svizzera interromperà i suoi contributi alle organizzazioni internazionali UNAIDS, UNESCO e al Partenariato globale per l’educazione.

Intanto il dipartimento della difesa è nella bufera per una vicenda di corruzione che ha coinvolto la RUAG, l'azienda di armamenti di proprietà federale. E lo scorso settembre le camere hanno concesso all’esercito 4 miliardi in più di finanziamenti per il 2025-2028. E’ tutta questione di priorità.

Fonti: https://www.bbc.com/news/articles/czj3z290ngyo https://www.bbc.com/news/articles/cy8xlxx58l4o https://www.bbc.com/news/articles/cx2q13113wwo https://www.bbc.com/news/articles/clyezjwnx5ko https://www.bluewin.ch/it/attualita/svizzera/decine-di-milioni-scomparsi-da-ruag-ex-dirigente-indagato-per-corruzione-2578573.html https://www.swissinfo.ch/ita/affari-esteri/tagli-agli-aiuti-esteri-qual-%C3%A8-la-posizione-della-svizzera/88854316 https://www.bbc.com/news/articles/clyrkkv4gd7o

@MattiaPelli@mastodon.uno

Copiare l'AFD non fa bene all'Europa

Copertina andata in onda il 26.02.2025

Mi ha incuriosito ieri un passaggio dell’intervista a Angela Mauro, nel quale la nostra ospite del dossier sull’Europa ha raccontato che l’AFD, il partito di estrema destra tedesco, ha accusato diverse volte la CDU, di aver copiato il suo programma.

Dopo un po’ di ricerche ho trovato la fonte: un video sulla pagina Instagram di Alice Weidel, postato anche su Tik-Tok, nel quale la co-presidente dell’AFD dice testualmente: “La CDU sta copiando palesemente il programma elettorale. Non cascateci!”.

Friedrich Merz e Markus Söder, leader della CDU e della CSU, si sono presentati alle elezioni con la promessa non solo di rallentare o “gestire meglio” la cosiddetta migrazione irregolare, ma di “fermarla”. Per raggiungere questo obiettivo – spiegano i commentatori – non solo sembrano disposti a smantellare ampie parti dell'attuale sistema di asilo, ma anche a ignorare il fatto che molte delle loro proposte violano la legge.

Ha buon gioco allora l’AFD a sostenere che se proprio bisogna scegliere, allora meglio affidarsi all’originale. E per dimostrarlo ha adottato una strategia paradossale: giovedì scorso il partito di estrema destra ha presentato al voto del parlamento regionale della Sassonia-Anhalt una mozione sulla questione migratoria in gran parte identica al controverso piano migratorio in cinque punti del candidato cancelliere della CDU, Friedrich Merz. L’Afd voleva in questo modo smascherare i “copioni” del partito cristiano democratico.

Ma c’è poco da fare gli spiritosi perché tutto questo gran copiare le parole d’ordine dell’estrema destra dimostra quanto ha spiegato qualche settimana fa ai nostri microfoni Cinzia Sciuto, direttrice della rivista Micromega. I partiti di estrema destra in Europa non hanno nemmeno bisogno di arrivare al potere per dettare l’agenda politica nei loro Paesi. E a questo punto viene da chiedersi se la ragione del loro avanzare non stia proprio nell’incapacità di opporre loro una diversa visione politica.

Trovate tutte le cinque interviste del Dossier di Rete Due intitolato “Dove va l'Europa” su questa pagina web.

Fonti: https://www.mdr.de/nachrichten/sachsen-anhalt/landespolitik/video-afd-migration-merz-landtag-abstimmung-update-100.html https://www.mdr.de/nachrichten/sachsen-anhalt/landespolitik/afd-will-merz-migrationsplan-in-landtag-bringen-108.html https://www.tagesanzeiger.ch/afd-parteitag-kanzlerkandidatin-weidel-greift-cdu-an-809183299360 https://www.micromega.net/se-lestrema-destra-detta-lagenda-in-europa https://www.tagesanzeiger.ch/wahlen-deutschland-cdu-csu-kopieren-forderungen-der-afd-334478941996

@MattiaPelli@mastodon.uno

Vance e l'Europa che potrebbe essere

Copertina andata in onda il 25.02.2025

Il discorso del vicepresidente americano J.D. Vance alla conferenza sulla sicurezza di Monaco dello scorso 14 gennaio è stato accolto da un grande silenzio: forse la consapevolezza tra i dirigenti europei presenti che quelle parole sancivano una rottura storica tra le due sponde dell’Atlantico. Gli Stati Uniti di Trump non sono più amici dell’Europa.

Tra le altre cose Vance ha affermato di essere più preoccupato per la “minaccia che arriva dall’interno stesso dell’Europa” che per la Russia o la Cina, stabilendo gli Stati Uniti come il nuovo avversario dell'Europa, non solo in questioni economiche e geostrategiche (vedi i dazi) ma ora anche in quelle politiche e ideologiche.

Ha poi affermato che i “commissari” dell'Unione Europea stanno reprimendo la “libertà di parola”, ha incolpato il continente per l’eccessiva tolleranza nei confronti dell’immigrazione e ha accusato i suoi leader di aver abbandonato “alcuni dei suoi valori fondamentali”.

Qualche giorno prima il nuovo segretario alla difesa americano Pete Heghseth nel suo primo viaggio in Europa aveva fustigato i Paesi dell’Unione Europea, troppo tiepidi a suo dire nel finanziare le spese militari e nel sostenere lo sforzo dell’Alleanza atlantica. E questo dopo che Trump aveva annunciato di aver contattato direttamente Putin per discutere di un trattato di Pace sull’Ucraina, lasciando fuori sia L’Unione Europea che il presidente Zelensky.

Alla conferenza sull’Intelligenza artificiale di Parigi, pensata dal presidente francese Macron per lanciare la corsa europea all’Intelligenza artificiale, il vicepresidente J. D. Vance aveva già ammonito l’Europa. In un discorso di 20 minuti, il vicepresidente degli Stati Uniti aveva criticato l' “eccesso di regolamentazione” europea, messo in guardia contro la “censura” della libertà di parola e chiesto, anche se velatamente lo smantellamento dei regolamenti più importanti sulla tecnologia dell'UE.

Se questo ci dice bene qual è la direzione nella quale andranno gli Stati Uniti nei prossimi quattro anni, ci dice anche – seppure in negativo – che cosa potrebbe rappresentare l’Europa: l’idea di un mondo multipolare basato sullo stato di diritto, sulla regolamentazione del mercato sull’accoglienza e sullo Stato sociale.

Non lo è stata fino ad ora, mangiata dall’intero dalle sue politiche liberali da privatizzazioni, morti in mare e precarietà. E forse per questo oggi le destre avanzano ovunque sul suo territorio. Potrà esserlo in futuro?

Trovate tutte le cinque interviste del Dossier di Rete Due intitolato “Dove va l'Europa” su questa pagina web.

Fonti: https://www.nytimes.com/2025/02/11/world/europe/vance-speech-paris-ai-summit.html https://www.euractiv.com/section/politics/news/jd-vance-to-eu-deregulate-or-die-trying/ https://www.bbc.com/news/articles/cy0pz3er37jo https://www.theguardian.com/us-news/2025/feb/12/us-no-longer-primarily-focused-on-europes-security-says-pete-hegseth https://foreignpolicy.com/2025/02/19/europe-trump-vance-munich-security-conference-russia-ukraine/

@MattiaPelli@mastodon.uno

“Io odio i tecnofascisti della California”

Copertina andata in onda il 24.02.2025

Ieri stavo ripassando con mio figlio la nascita e l’ascesa del fascismo in Italia. Mussolini non prese il potere con la forza, gli venne regalato dalla democrazia liberale che – come il Re – vedeva di buon occhio il fascismo come strumento di controllo del socialismo e del movimento operaio. Appena diventato presidente del consiglio mise mano all’apparato dello stato tagliando ministeri e uffici, utilizzando la scure in nome del risparmio e della lotta contro la corruzione, liberandosi di funzionari troppo fedeli alla democrazia liberale. Il 6 ottobre del 1924 ci fu in Italia la prima trasmissione radio, un nuovo media di massa che Mussolini seppe utilizzare per la sua propaganda e per stabilire un contatto diretto con il “popolo”, diffondendo la sua propaganda fatta di notizie false e teorie cospirazioniste.

E il fascismo ha avuto i suoi letterati, i suoi poeti, che anzi ne sono stati in alcuni casi dei precursori: “Quasi tutti i Parlamenti d'Europa – scriveva Filippo Tommaso Marinetti – non sono che pollai rumorosi, greppie e fogne”. E allora non è un caso se il Manifesto del Tecno Ottimismo, scritto nel 2023 da Marc Andreessen rende omaggio al Manifesto del Futurismo di Marinetti. Vi si legge tra l’altro: “La bellezza esiste solo nella lotta. Non c'è capolavoro che non abbia un carattere aggressivo. La tecnologia deve essere un assalto violento alle forze dell'ignoto, per costringerle a inchinarsi davanti all'uomo.”

Ma chi è Marc Andreessen? Uno dei primi golden boy della Silicon Valley e ora uno dei più ferventi e influenti sostenitori di Donald Trump, insieme a Meta, Amazon, Twitter e tutti i venture capitalist che ne hanno abbastanza del poco stato sociale che resta negli Stati Uniti, delle minoranze e delle femministe.

I paralleli tra gli stati Uniti di oggi e l’Italia di 100 anni fa cominciano a essere veramente tanti: niente a che fare con l’era del presidente Jimmy Carter, che voleva pace, diritti umani, stop alle armi nucleari, cooperazione internazionale e attenzione al mondo in via di sviluppo. Un anno prima della sua sconfitta elettorale contro Reagan, veniva girato un film per molti aspetti ancora oggi mitico: “The Blues Brothers”. Non certo un film politico, ma che descrive una Chicago ruvidamente working-class. Una delle tante frasi indimenticabili del film: “Io li odio i nazisti dell’illinois”. Che direbbe oggi John Belushi dei tecnofascisti della Silicon Valley?

Fonti: https://history.state.gov/milestones/1977-1980/foreword?utm_source=pocket_shared http://rhino.com/article/summer-1980-the-blues-brothers-rock-america-with-movie-soundtrack?utm_source=pocket_shared http://jacobin.com/2023/03/the-blues-brothers-1970s-chicago-working-class-black-musicians?utm_source=pocket_shared

@MattiaPelli@mastodon.uno