Transit

primomaggio

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Il governo #Meloni ha scelto di presentare un nuovo decreto sul lavoro in coincidenza con il 1° Maggio, quasi a voler trasformare una ricorrenza nata per difendere i diritti dei lavoratori in un palcoscenico per l’ennesima operazione di immagine.

Il problema, però, è che i decreti non cambiano la realtà se non affrontano le sue contraddizioni più profonde. E la realtà del lavoro in Italia continua a essere segnata da precarietà diffusa, salari fermi da anni, contratti fragili e una crescente difficoltà per milioni di persone a costruirsi un futuro dignitoso.

Il decreto può contenere misure utili, ma non scioglie il nodo centrale: il lavoro in Italia resta spesso troppo debole per garantire sicurezza, continuità e autonomia. Si interviene sui margini, si promettono correzioni, si moltiplicano gli annunci, ma non si tocca davvero l’impianto che produce disuguaglianza.

Il mercato del lavoro continua a premiare la flessibilità per le imprese e a scaricare l’incertezza sui lavoratori. Questa è la stortura principale, ed è la più difficile da mascherare con la retorica governativa. La precarietà, infatti, non è un effetto collaterale: è diventata una condizione strutturale. Troppi giovani entrano nel mondo del lavoro attraverso contratti temporanei, part-time involontari, collaborazioni fragili o occupazioni discontinue. Troppi lavoratori passano da un impiego all’altro senza mai arrivare a una stabilità vera.

Quando il lavoro è instabile, anche la vita lo diventa: si rimandano progetti, si rinuncia a una casa, si rinvia una famiglia, si vive nell’incertezza permanente. Nessun decreto che si limiti a interventi parziali può sanare davvero questa ferita.

C’è poi il grande tema dei salari, che resta intatto e irrisolto. In Italia le retribuzioni reali sono ferme da troppo tempo, e questo significa che lavorare non basta più, in molti casi, per vivere con serenità. Il costo della vita cresce, i prezzi corrono, ma gli stipendi restano al palo.

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È una frattura che colpisce soprattutto chi ha redditi medio-bassi, chi non ha margini di risparmio, chi ogni mese fa i conti con spese impossibili da comprimere. Parlare di occupazione senza parlare di salario è un esercizio incompleto, quasi un trucco lessicale: si descrive il numero dei posti, ma si tace sulla qualità della vita che quei posti consentono.

È qui che il decreto mostra i suoi limiti più evidenti. Se non affronta in modo serio il nodo del potere d’acquisto, della contrattazione, della produttività distribuita male e della povertà lavorativa, rischia di essere soltanto una toppa.

Una toppa non è una riforma. Le storture restano tutte lì: i contratti brevi, la debolezza delle tutele, la differenza tra chi può scegliere e chi deve accettare qualunque condizione, il divario tra lavoro dichiarato e lavoro realmente dignitoso. Il Paese continua a produrre occupazione, ma non abbastanza sicurezza. Continua a celebrare il lavoro, ma non a proteggerlo fino in fondo.

Per questo il 1° Maggio non può essere ridotto a una formula di circostanza. Deve restare una giornata di verità, di memoria e di conflitto civile. La verità è che in Italia il lavoro resta troppo spesso povero, precario e sottopagato. La memoria è quella delle lotte che hanno conquistato diritti, orari, tutele e dignità. Il conflitto civile, oggi, è il rifiuto di accettare che il salario fermo e la precarietà diventino la normalità.

Se la Repubblica è davvero fondata sul lavoro, allora il lavoro va difeso sul serio: non con i simboli, ma con scelte capaci di cambiare davvero la vita delle persone. Il 1° Maggio dovrebbe tornare a essere questo: una giornata di memoria, di conflitto civile e di rivendicazione, non una passerella istituzionale e nemmeno un’occasione per l’ennesimo annuncio destinato a restare parziale.

Se l’Italia è davvero, come dice la #Costituzione, una Repubblica fondata sul lavoro, allora il lavoro va difeso sul serio: con salari giusti, contratti stabili, sicurezza reale e tutele concrete. Tutto il resto è retorica. E la retorica, davanti alla precarietà e ai salari fermi da anni, non paga l’affitto, non riempie il carrello della spesa e non restituisce dignità a chi ogni giorno tiene in piedi il Paese.

#Blog #PrimoMaggio #Lavoro #Precarietà #DirittiCivili #DirittoAlLavoro

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Dieci righe – I° Maggio (non è la festa di tutti.)

(Festa del lavoro)

Anche questo #PrimoMaggio non è la festa di tutti. Lo è delle #lavoratrici e dei #lavoratori, di chi il lavoro non lo trova, di chi lo cerca, di chi fa fatica ad arrivare ad uno stipendio dignitoso, di chi paga le tasse e non rompe i coglioni, di chi mantiene la sua famiglia con fatica, di chi si sbatte anche nei festivi, di chi lavora di notte, di chi rischia ogni giorno la vita perché il suo datore di lavoro se ne fotte della sicurezza, di chi si sacrifica con e per gli altri, di chi studia per avere un futuro -qualunque esso sia-, di chi non sta tutto il giorno sui #SocialNetwork dalla sua postazione, di chi è andato in pensione dopo aver onorato il suo impegno e la sua professionalità, di chi rispetta gli altri e pretende lo stesso, di chi si lamenta ma poi fa, fa, fa, di chi conosce il valore di ogni giorno speso bene per fare al meglio ciò che sa, di chi si alza quando e buio e torna che è ancora buio, di chi non cede alla retorica del vivere per quello che si appare e non per quello che si è, di quelli che possono sorridere perché sono persone perbene, di chi ha avuto fortuna e soprattutto di chi non ce l’ha mai.

Non sarà mai la festa dei crumiri, degli ipocriti, dei capitalisti, dei liberisti, degli sfruttatori, dei delinquenti, di chi vi dà tre euro all’ora e rompe pure i coglioni, di chi se ne sbatte degli altri, di chi non sa cosa voglia dire sacrificarsi per sopravvivere, di chi pensa che vivere sia avere tanti soldi, degli imprenditori canaglia, di quelli che sanno tutto loro ed è tutto quello che sanno, di quelli che lavorano perché non sanno fare altro, di quelli che gli altri sono sempre lontani, che non sanno capire, che non sanno amare, che non sanno studiare.

Buon Primo Maggio. Buona festa. (A&D)

#Blog #DieciRighe #FestaDelLavoro #Italia

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