1MACCABEI – Capitolo 13
STORIA DI SIMONE MACCABEO (13,1-16,17)
Simone capo dei Giudei 1Simone seppe che Trifone stava radunando un numeroso esercito per venire in Giudea a devastarla. 2Vedendo che il popolo era tremante e impaurito, andò a Gerusalemme e radunò il popolo; 3li confortò e disse loro: “Voi sapete bene quanto io e i miei fratelli e la casa di mio padre abbiamo fatto per le leggi e per il santuario, e le guerre e le difficoltà che abbiamo sostenuto. 4È per questo che i miei fratelli sono morti tutti per la causa d'Israele e sono restato io solo. 5Ebbene, mai risparmierò la vita di fronte a qualunque tribolazione, perché io non sono più importante dei miei fratelli. 6Anzi, io vendicherò la mia nazione, il santuario, le vostre mogli e i vostri figli, poiché tutti i pagani, spinti dall'odio, si sono radunati per sterminarci”. 7Lo spirito del popolo si infiammò all'udire queste parole; 8perciò risposero gridando a gran voce: “Tu sei il nostro condottiero al posto di Giuda e di Giònata, tuo fratello; 9combatti la nostra guerra e quanto ci comanderai noi lo faremo”. 10Egli allora radunò tutti gli uomini idonei alle armi e accelerò il completamento delle mura di Gerusalemme e la fortificò tutt'intorno. 11Poi inviò Giònata, figlio di Assalonne, con un forte esercito a Giaffa; ne scacciò gli occupanti e vi si stabilì.
Morte e seppellimento di Giònata 12Intanto Trifone si mosse da Tolemàide con ingenti forze per venire in Giudea e con lui Giònata prigioniero. 13Simone a sua volta si accampò ad Adidà, di fronte alla pianura. 14Trifone venne a sapere che Simone era succeduto a Giònata, suo fratello, e che si accingeva a muovergli guerra; perciò gli mandò messaggeri a proporgli: 15“Giònata, tuo fratello, lo tratteniamo a causa del denaro che doveva al tesoro del re per gli affari che amministrava. 16Ora, mandaci cento talenti d'argento e due dei suoi figli in ostaggio, perché, una volta liberato, non si allontani per ribellarsi a noi. Con questo lo rimetteremo in libertà”. 17Simone si rese conto che gli parlavano con inganno, ma mandò ugualmente a prendere l'argento e i figli, per non attirarsi forte inimicizia da parte del popolo, 18che poteva commentare: “È morto perché non gli hai mandato l'argento né i figli”. 19Perciò gli mandò i cento talenti e i figli; ma quello non mantenne la parola e non liberò Giònata. 20Fatto questo, Trifone si mosse per entrare nel paese e devastarlo, girando per la via che conduce ad Adorà. Ma Simone con le sue truppe ne seguiva le mosse, puntando su tutti i luoghi dove quegli si dirigeva. 21Quelli della Cittadella intanto inviarono messaggeri a Trifone, sollecitandolo a venire da loro attraverso il deserto e a inviare loro vettovaglie. 22Trifone allestì tutta la sua cavalleria per andare, ma in quella notte cadde neve abbondantissima e così a causa della neve non poté andare. Perciò si mosse e andò in Gàlaad. 23Quando fu vicino a Bascamà, uccise Giònata e lo seppellì sul posto. 24Poi tornò e partì per la sua regione. 25Simone mandò a prendere le ossa di Giònata, suo fratello, e lo seppellì a Modin, città dei suoi padri. 26Tutto Israele lo pianse con un grande lamento e fece lutto su di lui per molti giorni. 27Simone sopraelevò il sepolcro del padre e dei fratelli e lo pose bene in vista, con pietre levigate, dietro e davanti. 28Poi dispose sette piramidi, l'una di fronte all'altra, per il padre, per la madre e per i quattro fratelli. 29Le completò con una struttura architettonica, ponendovi attorno grandi colonne; pose sulle colonne trofei di armi a perenne memoria e presso i trofei navi scolpite, che si potessero osservare da quanti erano in navigazione sul mare. 30Tale è il mausoleo che eresse a Modin e che esiste ancora.
Fine del giogo e vittorie di Simone 31Trifone agiva con perfidia verso Antioco, il re ancora giovane, e lo uccise. 32Si fece re al suo posto, si mise in capo la corona dell'Asia e procurò grandi rovine al paese. 33Simone intanto completò le fortezze della Giudea, le cinse di torri elevate e di mura solide con portoni e sbarre e rifornì le fortezze di viveri. 34Poi Simone scelse alcuni uomini e li inviò al re Demetrio per ottenere esenzioni al paese, perché tutti gli atti di Trifone erano stati delle rapine. 35Il re Demetrio lo assicurò in questo senso, poi gli rispose per iscritto inviandogli la seguente lettera: 36“Il re Demetrio a Simone, sommo sacerdote e amico del re, agli anziani e alla nazione dei Giudei, salute! 37Abbiamo ricevuto la corona d'oro e la palma che ci avete inviato e siamo pronti a concludere con voi una pace solenne e a scrivere ai sovrintendenti agli affari di concedervi le esenzioni; 38quanto stabilimmo con voi resta stabilito e le fortezze che avete costruito restino di vostra proprietà. 39Vi condoniamo le mancanze e le colpe commesse fino ad oggi e la corona che ci dovete; se altro si riscuoteva a Gerusalemme, non sia più riscosso. 40Se alcuni di voi sono idonei a essere arruolati nella nostra guardia del corpo, siano iscritti e regni la pace tra noi”. 41Nell'anno centosettanta fu tolto il giogo dei pagani da Israele 42e il popolo cominciò a scrivere negli atti pubblici e nei contratti: “Anno primo di Simone, sommo sacerdote insigne, stratega e capo dei Giudei”. 43In quei giorni Simone pose il campo contro Ghezer, la circondò di accampamenti, fece allestire una torre mobile, la spinse contro la città e abbatté una torre e la conquistò. 44I soldati della torre mobile si lanciarono nella città e si produsse in città un grande trambusto. 45I cittadini salirono sulle mura insieme con le mogli e i bambini, stracciandosi le vesti, e supplicavano a gran voce, chiedendo a Simone di dare loro la destra, 46e dicevano: “Non trattarci secondo le nostre iniquità, ma secondo la tua clemenza”. 47Simone venne a patti con loro e non combatté oltre contro di loro; ma li scacciò dalla città, purificò le case nelle quali c'erano idoli, e così entrò in città con canti di lode e di ringraziamento. 48Eliminò da essa ogni impurità e vi stabilì uomini osservanti della legge; poi la fortificò e vi costruì un'abitazione per sé. 49Ora quelli della Cittadella di Gerusalemme, messi nell'impossibilità di uscire e venire nel paese a comprare e vendere, erano molto affamati e una parte di essi moriva di fame. 50Allora supplicarono Simone perché desse loro la destra, e Simone la diede; ma li sloggiò di là e purificò la Cittadella da tutte le contaminazioni. 51Fecero ingresso in quel luogo il ventitré del secondo mese dell'anno centosettantuno, con canti di lode e con palme, con suoni di cetre, cimbali e arpe e con inni e canti, perché era stato eliminato un grande nemico da Israele. 52Simone stabilì di celebrare ogni anno questo giorno di festa. Intanto completò la fortificazione del monte del tempio vicino alla Cittadella e vi si stabilì con i suoi. 53Vedendo poi che suo figlio Giovanni era ormai uomo, Simone lo fece capo di tutte le milizie e questi pose la sua residenza a Ghezer.
__________________________ Note
13,20 Adorà: oggi Dura, circa 6 chilometri a sud-ovest di Ebron.
13,25 Modin: la cittadina dove Mattatia si era stabilito (2,1).
13,37 La corona d’oro e il ramoscello di palma, anch’esso d’oro o di metallo prezioso, stanno a indicare un atto di omaggio e l’offerta di una somma (vedi 2Mac 14,4).
13,41 Nell’anno centosettanta, cioè nel 142/141, si celebra la fine del giogo, cioè della schiavitù. L’importanza del momento è sottolineata dal fatto che i documenti vengono datati, d’ora in poi, a partire dagli anni di Simone, capo religioso, militare e civile dei Giudei (v. 42).
13,51 L’ingresso nella Cittadella avviene il 23 del secondo mese, cioè il mese di Ijjar, corrispondente ad aprile-maggio, in mezzo a canti, palme – simboli di vittoria – e suono di strumenti musicali: tutte espressioni di grande gioia
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Approfondimenti
13,1-16,23. Non è soltanto perché con lui si raggiunge la pratica indipendenza politica che l'autore di 1Mac sembra privilegiare tra i figli di Mattatia il secondogenito, Simone Tassi (cfr. 2,3). L'elogio che tesse di lui (14,4-25) mostra che non sono tanto i successi ottenuti a fare di lui il prototipo della guida del popolo di Dio, quanto l'insieme del suo comportamento che gli consentì di stabilire con la sua gente un rapporto privilegiato per cui egli ne «cercò il bene... e da essi fu gradito il suo potere e la sua gloriai» (14,4). In che specifici atteggiamenti e azioni abbiano visto realizzato l'ideale, non è facile precisare; diciamo che una somma di saggezza, prudenza ed energia caratterizzarono il suo governo. In effetti, i suoi interventi non differiscono materialmente molto da quelli di Gionata; è semmai il modo di compierli che li qualifica. Dopo aver liquidato Trifone (13,1-30), riceve onori e favori dal re Demetrio II, riuscendo finalmente ad occupare l'Acra (13,31-53). Il popolo riconoscente per quanto fatto, volle ricompensare in lui tutta la famiglia asmonea eleggendolo suo capo con poteri praticamente sovrani (14,1-48) mediante un decreto ufficiale. Intanto i rapporti con la Siria passavano dall'armonia al conflitto (15,1-16,10) e all'interno nascevano rivalità che alla fine portarono alla morte dello stesso Simone (16,11-23).
13,1-30. Come la morte di Giuda (9,23ss.), anche l'imprigionamento di Gionata gettò il popolo nella costernazione e primo compito del nuovo capo fu di rianimare e allontanare il pericolo.
1-11. La presa di possesso del comando da parte di Giuda era avvenuta senza intervento d'altri, quasi per diritto divino (cfr. 3,1), in realtà per esigenze di guerra (cfr. 2,66) essendo l'insurrezione ancora in fasce; Gionata è eletto dal gruppo dei simpatizzanti per la rivolta maccabaica (cfr. 9,28s.) che ha bisogno di riorganizzarsi; Simone è scelto dal popolo dopo una specie di presentazione del programma (cfr. vv. 5s.), che si riallaccia all'apporto della famiglia per la libertà del paese. Nonostante tutto, il risorgimento giudaico aveva camminato e il popolo si sentiva chiamato direttamente in causa per decidere del suo destino. La scelta di Simone fu particolarmente felice. Per prima cosa egli si premurò di garantire l'accesso al mare (cfr. 14,2) facendo di Giaffa non solo un porto militare, ma una città saldamente giudaica mediante il cambio forzato della popolazione; poi, garantì la sicurezza della capitale (v. 10).
12-22. Nei confronti di Trifone si mostrò insieme più avveduto e più prudente di Gionata. Pur subodorando infatti subito l'inganno, tiene conto della reazione del popolo e preferisce tentare la via dell'accordo con il rischio, reale, di perdere assieme al prigioniero anche il denaro richiesto per tributi non pagati e i figli di lui pretesi in ostaggio a garanzia di futuri gesti di insubordinazione nei confronti del governo siro. Nei riguardi dell'esercito nemico, non permette che si muova a piacimento nel territorio, ma non lo attacca frontalmente: si accontenta di minacciarlo da vicino. Siamo nel sud della Palestina (Adoras è a ca. 10 km ovest di Ebron), in pieno inverno (dicembre 143 a.C.), come testimonia la «neve» (vv. 22), fenomeno non insolito nella regione di Gerusalemme e, anche se non eccezionale, sufficiente a bloccare un esercito non attrezzato. Trifone è costretto a rientrare per una via non precisabile.
25-30. Gionata viene sepolto nel mausoleo di famiglia che lo stesso Simone fa ingrandire e ornare sontuosamente secondo lo stile dell'epoca, ispirandosi all'arte funeraria egizia con le «piramidi» («sette» includendovi quella destinata a sé: v. 28s.), naturalmente in formato ridotto. Sembra che le «colonne» ornamentali non circondassero perimetralmente l'insieme delle piramidi ma aggettassero dallo zoccolo di ciascuna sorreggendo un fregio di trofei. La visibilità dal mare (v. 29b) suppone un posto non distante dal Mediterraneo (Modin è a ca. 30 km in linea d'aria) e una struttura imponente su qualche collina.
31-53. Anche Simone, sebbene meno vistosamente di Gionata, si avvale della diplomazia per accrescere l'autonomia del paese, in questo caso facendo leva su Demetrio contro Trifone. Ma è soprattutto con la forza militare che porta avanti il processo di indipendenza.
31-42. La successione degli eventi alla corte di Siria, che l'autore richiama in ordine sparso (cfr. 14,1ss.; 15,1s.), sembra sia stata la seguente. Trifone si proclama re (dal 142 a 138 a.C.) al posto del giovanissimo – non ancora decenne – Antioco VI (cfr. 11,54ss.), suo uomo di paglia contro Demetrio II. Questi, che regnava su un'altra zona dell'impero, cerca di scalzare il rivale largheggiando in concessioni con le popolazioni sottoposte, come i Giudei. Partito però in guerra contro i Parti, è fatto prigioniero da Mitridate, ma trattato con riguardo, anche per tener deste le rivalità alla corte di Antiochia. Il fratello di Demetrio, Antioco VII Evergete (cfr. 15,1ss.), ne prende il posto e prosegue la lotta contro Trifone. Questi fa uccidere Antioco VI (nel 139 a.C.) ma, sconfitto dall'Evergete, si dà la morte (ca. 138 a.C.). La presentazione del nostro autore al v. 31 compendia la vicenda di Antioco VI senza preoccuparsi di distinguere la successione degli eventi. A lui interessa l'esenzione piena dalle tasse ottenuta da Simone (v. 33) almeno per la Giudea (cfr. 15, 31), per cui con enfasi può proclamare che nel 170 ES (= 142 a.C.) «fu tolto il giogo dei pagani» Simone, nel frattempo nominato sommo sacerdote al posto del fratello (cfr. 14,35), ne ha il merito. Incomincia per il popolo quasi una nuova era, anche se di per sé «anno primo...» indica semplicemente che Simone conta gli anni a partire dalla sua elezione.
43-53. Il “clou” delle imprese guerresche di Simone è la conquista dell'Acra che era rimasta quale marchio umiliante del dominio siro e minaccia per la capitale. Tanto è importante questo evento che viene festeggiato con una processione solenne (v. 51) e dichiarata giorno festivo la ricorrenza annuale. Era il maggio (v. 51 «secondo mese» nel computo babilonese) del 171 ES (=141 a.C.: v. 51). Con la capitale, anche l'accesso al mare viene assicurato mediante la conquista di Ghezer (v. 43) a ca. 30 km ovest di Gerusalemme, nella Sefela. In queste azioni Simone lascia trasparire, per l'ebraicità, una preoccupazione finora sconosciuta che lo spinge a purificare le zone conquistate dopo averne espulso gli abitanti, sostituendovene altri di provata identità religiosa e razziale. Insieme, mostra una particolare magnanimità e propensione a risparmiare vite umane di fronte alla resa del nemico (cfr. vv. 45ss. 50).
(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)