1RE – Capitolo 3

STORIA DI SALOMONE (3,1-11,43)

Il sogno di Gàbaon 1Salomone divenne genero del faraone, re d'Egitto. Prese la figlia del faraone, che introdusse nella Città di Davide, ove rimase finché non terminò di costruire la propria casa, il tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme. 2Il popolo però offriva sacrifici sulle alture, perché ancora non era stato costruito un tempio per il nome del Signore. 3Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva le disposizioni di Davide, suo padre; tuttavia offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture. 4Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l'altura più grande. Su quell'altare Salomone offrì mille olocausti. 5A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. 6Salomone disse: “Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. 7Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. 8Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. 9Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?“. 10Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. 11Dio gli disse: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, 12ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. 13Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita. 14Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita”. 15Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò a Gerusalemme; stette davanti all'arca dell'alleanza del Signore, offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.

Il giudizio di Salomone 16Un giorno vennero dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. 17Una delle due disse: “Perdona, mio signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre lei era in casa. 18Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c'è nessun estraneo in casa fuori di noi due. 19Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché lei gli si era coricata sopra. 20Ella si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco, mentre la tua schiava dormiva, e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il suo figlio morto. 21Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L'ho osservato bene al mattino; ecco, non era il figlio che avevo partorito io”. 22L'altra donna disse: “Non è così! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”. E quella, al contrario, diceva: “Non è così! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo”. Discutevano così alla presenza del re. 23Il re disse: “Costei dice: “Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”, mentre quella dice: “Non è così! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo”“. 24Allora il re ordinò: “Andate a prendermi una spada!”. Portarono una spada davanti al re. 25Quindi il re aggiunse: “Tagliate in due il bambino vivo e datene una metà all'una e una metà all'altra”. 26La donna il cui figlio era vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: “Perdona, mio signore! Date a lei il bimbo vivo; non dovete farlo morire!”. L'altra disse: “Non sia né mio né tuo; tagliate!”. 27Presa la parola, il re disse: “Date alla prima il bimbo vivo; non dovete farlo morire. Quella è sua madre”. 28Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunciata dal re e provarono un profondo rispetto per il re, perché avevano constatato che la sapienza di Dio era in lui per rendere giustizia.

__________________________ Note

3,1 Il matrimonio di Salomone con la figlia del faraone è verosimile, in questo periodo di grande decadenza dell’Egitto.

3,2-3 Il popolo però offriva sacrifici sulle alture: si tratta di colline sacre, destinate al culto. Nei primi tempi della monarchia queste alture potevano essere legittime; in seguito però divennero sempre più luoghi idolatrici. Di qui le condanne (Dt 12,2-3; 2Re 18,4; 23,5-15.19).

3,4 Gàbaon: sorgeva a circa 10 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.

3,9 Il cuore nella Bibbia è, abitualmente, la sede della conoscenza e della decisione. Salomone chiede un cuore docile per esercitare il suo compito di giudice.

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Approfondimenti

3,1-11,43. I capitoli 3-11 illustrano il regno di Salomone (ca. 961-922). La presentazione di questo regno gode della più ampia descrizione rispetto a tutti gli altri. Viene presentata l'attività edilizia, diplomatica, commerciale del grande re. Sono evidenziati la sua saggezza, la sua giustizia, il gusto per l'eleganza e il lusso. Non taciuto il punto debole di Salomone: la passione per le donne che gli sarà fatale come occasione di sincretismo e di compromessa fedeltà al Signore. L'autore deuteronomista ama la presentazione agiografica del costruttore del tempio e si dilunga nel presentare questo avvenimento fin nei dettagli. Il materiale proviene da diverse fonti: dati d'archivio e leggenda s'intrecciano. Una fonte viene menzionata: gli Atti di Salomone (11,41). L'archeologia ha confermato questi capitoli dove l'idealizzazione è presente, ma non si tratta solo di iperbole. «Neanche Salomone, con tutta la sua gloria...» (Mt 6,29). Così giunge anche nel vangelo la fama di Salomone, che al di là delle tinte molto lucenti usate per il suo ritratto rimane uno splendido monarca. Il suo governo evidenzia il significato genuino della radice šlm che indica il benessere totale, la presenza di tutti i beni, e non solo l'assenza di guerra, ed è questa la sostanza del regno salomonico.

1. La notizia è assai discussa dal punto di vista cronologico e testuale. È comunque importante che il regno di Salomone venga dal redattore inaugurato con questo fatto che già anticipa l'apertura internazionale e i solidi legami nella politica estera del nuovo re. Non si è in grado di identificare con certezza il suocero di Salomone. Possiamo solo dire che si tratta di uno degli ultimi faraoni della XXI o dei primi della XXII dinastia. I LXX parlano di questo matrimonio e della dote in 5,14, mentre il TM riprende la notizia della dote in 9,16. Qui per la prima volta si fa distinzione tra città di Davide e Gerusalemme. Questo matrimonio fu senz'altro un incentivo all'attività edilizia di Salomone.

2-3. È evidente che questo intervento sugli usi cultuali precedenti la riforma di Giosia (622) è dovuto all'autore che scrive nella prospettiva della riforma deuteronomista. Quasi con rammarico si fa presente la non ancora avvenuta costruzione del tempio e il culto praticato sulle alture, santuari all'aria aperta, dove sotto un albero frondoso si trovava un altare e una stele. Questi santuari locali erano stati ereditati dai Cananei e costituivano un pericolo di sincretismo, fusione tra il culto di JHWH e quello dei bá‘alîm. È questo il motivo del sospetto verso i sacrifici offerti in quei luoghi e che emerge qui con chiarezza. L'autore propone due scusanti. Per il popolo: non era ancora stato costruito il tempio; per Salomone: amava il Signore come suo padre Davide. Il giudizio negativo su questa pratica abolita dalla riforma di Giosia viene così attenuato.

4-15. Gabaon si trova a 10 km a nord-ovest di Gerusalemme. La collocazione geografica settentrionale ci fa chiedere se, oltre che dalla fama del santuario locale, Salomone non fosse attratto anche dal desiderio di una celebrazione religiosa che rinsaldasse i vincoli con le tribù del Nord all'inizio del regno. Ciò che più conta comunque è che questa pagina desidera confermare la scelta divina prima avvenuta attraverso mediatori e manovre di corte, ora fatta direttamente da Dio che si rivolge in prima persona a Salomone per accordare i doni necessari al governo. Vengono superate così anche le “anomalie” della sua ascesa al potere: la non acclamazione popolare, come i giudici; la mancanza di alleanza col popolo, come suo padre. Si spiega invece che la scelta di Salomone si fonda sull'alleanza di Dio con Davide (v. 6). Nella letteratura dell'Antico Oriente abbiamo pagine accostabili alla nostra. In Egitto racconti di visite compiute dai faraoni in santuari foranei dove ricevono messaggi divini per il governo che vengono comunicati alla corte al rientro nella capitale. A Babilonia e in Assiria preghiere di neo re che domandano lunga vita, felicità, armate invincibili. La distanza del nostro testo dall'ultimo caso è lampante. Nel primo caso, invece, il ritorno a Gerusalemme non comporta la comunicazione della visione. Il sogno costituiva nell'antichità biblica una via normale di comunicazione col divino (Gn 26,24; 28,11; 31,11; есc.). Questo è l'ultimo racconto di sogno che non verrà più menzionato come via rivelativa fino alla letteratura apocalittica. La preghiera di Salomone quale risposta alla richiesta divina si apre con una “confessione” dei benefici concessi a suo padre Davide al quale Dio ha dato soprattutto un successore come segno di fedeltà e in adempimento alla sua parola. La memoria di quanto Dio ha già dato è caparra di quanto darà. Salomone si presenta come un ragazzo, ma ciò non è legato alla sua età; è invece una formula di umiltà. Si dichiara incerto sull'entrare e l'uscire, cioè disorientato. La sua richiesta non si pone su un piano materiale. Egli chiede un cuore “capace di ascoltare”. È questo il presupposto per rendere giustizia, dovere capitale del re. L'ascolto del volere divino poi abiliterà il re al discernimento tra bene e male (cfr. Gn 2-3), fondamento del governo. Il sogno di Salomone all'inizio del suo regno non è un sogno di gloria personale, bensì il desiderio del vero bene del suo popolo. Si potrebbe dire che egli chiede piuttosto per gli altri che non per sé. La soddisfazione divina per una tale richiesta si esprime nel concedere anche quanto non è stato chiesto: ricchezza, prestigio e infine lunga vita con la tipica condizione deuteronomista della fedeltà ai precetti divini; e nella massima larghezza in quanto è stato domandato: nessuno sarà saggio e intelligente come Salomone, né prima né dopo di lui. La sapienza di Salomone sarà ancora esplicitamente ripresa in 5,9-14; 10,1-10. Si veda anche Sap 9,1-18, ampliamento della preghiera di Salomone, e 7,7-14; 8,2-21. Il v. 15 forse è stato posto successivamente per superare l'imbarazzo del culto celebrato dal re in un santuario locale con il culto celebrato presso l'arca in Gerusalemme, idea fondamentale del Deuteronomista.

16-28. Il racconto viene introdotto in maniera un po' brusca. Dopo il banchetto dei dignitari preparato da Salomone l'irruzione delle due prostitute crea un buon contrasto letterario. La fattura popolare del racconto è indicata dalle ripetizioni. La storia ha paralleli nella letteratura mondiale. La pratica della prostituzione, vera istituzione nell'Antico Vicino Oriente abbinata all'ospitalità (Gs 2,1), era tollerata anche in Israele. La proibizione diventerà esplicita in Dt 23,18. La collocazione del racconto in questo punto della narrazione pare voglia essere una conferma del dono della sapienza ricevuto da Salomone. La vera difficoltà del caso è presentata al v. 18: non esistono testimoni. La faccenda sembra così insolubile. La trovata di Salomone consiste nel colpire l'affetto materno che inevitabilmente emergerà di fronte alla minaccia di morte per il neonato. Può darsi che il caso presentato da Es 21,35 abbia potuto ispirare la decisione. La reazione della vera madre è presentata con la tipica immagine biblica: il fremito delle viscere, ritenute la sede degli affetti e delle emozioni. Essa è pronta a rinunciare al bambino piuttosto che vederlo morire. Il caso è così risolto. Il v. 28 mostra la reazione popolare: profondo rispetto per il re che ha ricevuto da Dio la sapienza e ha mostrato la sua abilità nel giudizio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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