1SAMUELE – Capitolo 13

Saul e Giònata sconfiggono i Filistei (13,1-14,52) 1Saul era nel pieno degli anni quando cominciò a regnare, e regnò due anni su Israele. 2Egli si scelse tremila uomini da Israele: duemila stavano con Saul a Micmas e sul monte di Betel e mille stavano con Giònata a Gàbaa di Beniamino; rimandò invece il resto del popolo ciascuno alla sua tenda. 3Allora Giònata sconfisse la guarnigione dei Filistei che era a Gàbaa e i Filistei lo seppero. Ma Saul suonò il corno in tutta la regione gridando: “Ascoltino gli Ebrei!”. 4Tutto Israele udì e corse la voce: “Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei e ormai Israele s'è urtato con i Filistei”. Il popolo si radunò dietro Saul a Gàlgala. 5I Filistei si radunarono per combattere Israele, con trentamila carri e seimila cavalieri, e una moltitudine numerosa come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. Così si levarono e posero il campo a Micmas, a oriente di Bet-Aven. 6Quando gli Israeliti videro di essere alle strette e che il popolo era incalzato, cominciarono a nascondersi nelle grotte, nelle cavità, fra le rocce, nelle fosse e nelle cisterne. 7Alcuni Ebrei passarono oltre il Giordano, nella terra di Gad e di Gàlaad. Saul restava a Gàlgala, e tutto il popolo che era con lui s'impaurì. 8Aspettò tuttavia sette giorni per l'appuntamento fissato da Samuele. Ma Samuele non arrivava a Gàlgala e il popolo cominciò a disperdersi lontano da lui. 9Allora Saul diede ordine: “Portatemi l'olocausto e i sacrifici di comunione”. Quindi offrì l'olocausto. 10Ed ecco, appena ebbe finito di offrire l'olocausto, giunse Samuele, e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11Samuele disse: “Che hai fatto?”. Saul rispose: “Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non venivi all'appuntamento, mentre i Filistei si riunivano a Micmas, 12ho detto: “Ora scenderanno i Filistei contro di me a Gàlgala, mentre io non ho ancora placato il Signore”. Perciò mi sono fatto ardito e ho offerto l'olocausto”. 13Rispose Samuele a Saul: “Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore, tuo Dio, ti aveva dato, perché in questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per sempre. 14Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e gli comanderà di essere capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore”. 15Samuele poi si alzò e salì da Gàlgala a Gàbaa di Beniamino; Saul contò la gente che si trovava con lui: erano seicento uomini. 16Saul e Giònata e la gente rimasta con loro stavano a Gàbaa di Beniamino e i Filistei erano accampati a Micmas. 17Dall'accampamento filisteo uscì una pattuglia d'assalto divisa in tre schiere: una si diresse sulla via di Ofra verso la regione di Sual, 18un'altra si diresse sulla via di Bet-Oron, la terza schiera si diresse sulla strada della regione che guarda la valle di Seboìm verso il deserto. 19Allora non si trovava un fabbro in tutta la terra d'Israele, “perché – così dicevano i Filistei – gli Ebrei non fabbrichino spade o lance”. 20Così gli Israeliti dovevano sempre scendere dai Filistei per affilare ognuno l'aratro o la zappa o la scure o il vomere dell'aratro. 21Il prezzo era di un pim per l'aratro e le zappe, e di un terzo di siclo per le scuri e per raddrizzare il pungolo. 22Nel giorno della battaglia, tra tutta la gente che stava con Saul e Giònata non si trovò in mano ad alcuno né spada né lancia. Se ne trovò solo per Saul e suo figlio Giònata. 23Intanto una guarnigione di Filistei era uscita verso il passo di Micmas.

__________________________ Note

13,2 Micmas: “luogo nascosto”, a 12 chilometri a nord-nord-est di Gerusalemme, sulla strada che collegava Betel a Gerico.

13,3 Gàbaa: “collina”, può definire la posizione geografica di molti luoghi della terra di Canaan. Qui si tratta o di una località a 3 chilometri a sud-ovest di Micmas, che il testo ebraico chiama altrove Gheba, o di una collina a 6 chilometri a nord di Gerusalemme. Ebrei: il testo fa distinzione tra gli Israeliti e gli Ebrei, qui e al v.7. Si potrebbe trattare di migranti, o di mercenari al servizio degli Israeliti.

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Approfondimenti

13,1-15,35. I tre capitoli successivi al discorso di Samuele narrano le gesta di Saul contro i Filistei e gli Amaleciti. Sono racconti contraddittori e sorprendenti in quanto descrivono al contempo la realizzazione della missione di Saul – quella di liberare Israele «dalle mani dei nemici che gli stanno intorno» (10,1) – e la drammatica, ripetuta infedeltà del re alla volontà di Dio. Samuele si ritira dopo aver richiamato ancora una volta le condizioni del nuovo status politico (12,12-14), affidando l'«Unto del Signore» allo spirito che l'aveva investito al principio (10,6-7). Saul si ritrova solo dinanzi al grande interrogativo che si era delineato sin dal momento della sua vocazione: com'è possibile conciliare le esigenze politico-militari del regno con la libertà carismatica dello spirito, che ricollega direttamente tutta la sfera della vita all'obbedienza a Dio? Il testo lascia coesistere l'aspro contrasto dei due momenti: la libertà di fare secondo quanto le circostanze richiedono (10,7) e la rigorosa prescrizione di attendere il profeta per sette giorni per ricevere indicazioni sul da farsi (10,8). Tutta la storia d'Israele – da Davide sino all'ultimo re – sarà dominata da questa gravosa e tuttavia feconda tensione tra libertà e obbedienza. La tragedia del ripudio di Saul matura nel susseguirsi di episodi bellici, mentre il re esercita malamente la sua autorità prendendo decisioni avventate che poi tenta invano di giustificare presso il profeta. La religiosità di Saul, generosa ma talvolta sconfinante nella superstizione, lo porta ad ascoltare più se stesso che la voce del Signore, il quale continua a parlargli mediante Samuele. Il personaggio di Saul, così fragile di fronte alla tentazione di “interpretare” la volontà di Dio secondo l'istintività del momento e secondo le categorie “laiche” della politica, è il “tipo” del peccatore che non si lascia redimere fino in fondo e cerca di dimostrare a tutti i costi la propria innocenza. È talmente attaccato al proprio peccato da non riuscire mai a liberarsene veramente; il groviglio dell'animo diviene inestricabile al punto da respingere persino l'abbraccio misericordioso di Dio (15,26.29). Del tutto diverso sarà Davide, «migliore di lui» (15,28) non certo per un'irreprensibile moralità ma per la limpidezza del giudizio anche nell'errore («Ho peccato»: 2Sam 12,13) e la fiducia estrema nella correzione divina (dura ma paterna: 2Sam 12,13-23; 15,25-26; 16,11-12; 24,10-17). Saul dovrà sopportare sino alla fine della vita la lontananza del Signore, col cuore gonfio di sofferenza per la consapevolezza che – nonostante l'elezione non venga meno (cfr. 24,7; 26,9; 2Sam 1,14.16) – Dio si è pentito a suo riguardo (15,10.35).

13,1-7. Il brano narra le prime mosse della rivolta israelita contro i Filistei che detenevano il controllo del territorio di Efraim (cfr. anche i vv. 20-21). Le notizie sono abbastanza imprecise: Micmas sembra trovarsi in mano a Saul (vv. 1-4), poi in mano ai Filistei (vv. 5-7); c'è confusione tra la Gabaa (gib‘â) del v. 2 e la Gabaa (geba‘) del v. 3, che sono due località distinte tra Gerusalemme e Micmas. A fianco di Saul appare per la prima volta suo figlio Gionata; da ciò si deduce che siano trascorsi almeno alcuni anni dagli eventi precedenti. Gionata è la vera figura positiva della vicenda: è lui che prende l'iniziativa della rivolta (13,3); è la sua sortita solitaria che getta nel panico le preponderanti forze nemiche (14,1-15); è a lui che va l'affetto del popolo (14,45).

13,8-15. Mentre i Filistei si schierano per la battaglia, Saul si vede ridotto all'impotenza dall'ordine di Samuele (10,8): «Sette giorni aspetterai, finché io verrò a te e ti indicherò quello che dovrai fare». Alla fine le considerazioni pratiche prevalgono su quelle religiose, cosicché Saul decide d'intervenire a modo suo. Questa prima infedeltà di Saul non consiste tanto nell'aver offerto un olocausto (ciò – a quanto pare – era permesso anche ai non-sacerdoti: Gedeone in Gdc 6,26.28; Manoach in Gdc 13,15-20; Davide in 2Sam 6,17; Salomone in 1Re 3,4 e 9,25; Elia in 1Re 18,38), quanto nella rivendicazione di un'autonomia che non gli compete: proprio all'ultimo istante (v. 10) fallisce la prova dell'obbedienza alla parola profetica di Samuele. Come altrove (1Sam 15; 2Sam 11-12) l'autore dimostra una sorprendente capacità di cogliere il meccanismo psicologico e spirituale del peccato umano.

11. «Che hai fatto?»: la domanda del profeta riecheggia quella di Dio ad Eva (Gn 3,13). Il peccato di Saul è sostanzialmente simile al primo peccato e, come quello, colloca l'uomo peccatore in una distanza infinita dal suo creatore (cfr. 12,16-19).

13. «avrebbe reso stabile»: con Vg e numerose versioni moderne. TM e LXX hanno una lectio difficilior che appare migliore: «Ora, infatti, il Signore rese/aveva reso stabile il tuo regno su Israele per sempre». Infatti il regno d Saul è già stato stabilito solennemente (11,14-15; 12,2.13-14) né si accenna a ulteriori condizioni poste da Dio per una conferma definitiva. Tuttavia il Signore si era riservata una possibilità di sciogliere il patto già ratificato, prevedendo il ripudio del re in caso di disobbedienza (12,25). Il caso presente gli dà l'occasione per metterla in atto. Ben diversa sarà la profezia fatta a Davide: Dio promette la stabilità del regno, ma questa volta incondizionatamente (2Sam 7,15-16).

14. «lo costituirà..»: BC traduce al futuro con i LXX. TM e Vg hanno il passato: «Lo ha costituito». Non c'è ragione di correggere il testo, chiarissimo nel suo significato: Dio ha già deciso che sul trono di Saul non sederà un suo discendente, bensì un uomo «secondo il cuore di Dio» (cfr. 2,35). La monarchia davidica inizia a delinearsi all'orizzonte della storia d'Israele.

15. «salì da Galgala..»: tutta la frase che segue, sino a «a Gabaa di Beniamino», è restituita con i LXX. Il TM è passato per parablepsi dal primo al secondo «da Galgala», omettendo le parole intermedie.

13,16-23. La sentenza di Samuele riguarda per ora il tempo dopo la morte di Saul cui rimane il compito di liberare Israele dai Filistei. La sproporzione delle forze in campo vien descritta dettagliatamente affinché l'aiuto del Signore sia riconosciuto come determinante per la vittoria (14,6.23). La tattica dei Filistei è di devastare tutto il paese, cosicché il piccolo esercito israelita non possa ricevere viveri e rinforzi. La situazione è resa ancor più grave dal sistematico disarmo cui gli occupanti hanno ridotto da tempo gli Ebrei, mediante il monopolio dell'industria metallurgica: oltre al divieto di possedere armi c'è persino quello di esercitare il mestiere del fabbro. Anche per i normali bisogni agricoli Israele deve sottostare a un umiliante controllo. Si ricordi che i Filistei erano maestri nella recente arte di lavorare il ferro, mentre in Palestina si era ancora ai primi tentativi del genere.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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