1SAMUELE – Capitolo 16
TRAMONTO DI SAUL E ASCESA DI DAVIDE (1Sam 16,1-2Sam 1,27)
Samuele unge re Davide 1Il Signore disse a Samuele: “Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re”. 2Samuele rispose: “Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà”. Il Signore soggiunse: “Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. 3Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò”. 4Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: “È pacifica la tua venuta?”. 5Rispose: “È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio”. Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. 6Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: “Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!”. 7Il Signore replicò a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore”. 8Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: “Nemmeno costui il Signore ha scelto”. 9Iesse fece passare Sammà e quegli disse: “Nemmeno costui il Signore ha scelto”. 10Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: “Il Signore non ha scelto nessuno di questi”. 11Samuele chiese a Iesse: “Sono qui tutti i giovani?”. Rispose Iesse: “Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge”. Samuele disse a Iesse: “Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui”. 12Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: “Àlzati e ungilo: è lui!“. 13Samuele prese il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama.
Davide entra al servizio di Saul 14Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul e cominciò a turbarlo un cattivo spirito, venuto dal Signore. 15Allora i servi di Saul gli dissero: “Ecco, un cattivo spirito di Dio ti turba. 16Comandi il signore nostro ai servi che gli stanno intorno e noi cercheremo un uomo abile a suonare la cetra. Quando il cattivo spirito di Dio sarà su di te, quegli metterà mano alla cetra e ti sentirai meglio”. 17Saul rispose ai ministri: “Ebbene, cercatemi un uomo che suoni bene e fatelo venire da me”. 18Rispose uno dei domestici: “Ecco, ho visto il figlio di Iesse il Betlemmita: egli sa suonare ed è forte e coraggioso, abile nelle armi, saggio di parole, di bell'aspetto, e il Signore è con lui”. 19Saul mandò messaggeri a dire a Iesse: “Mandami tuo figlio Davide, quello che sta con il gregge”. 20Iesse prese un asino, del pane, un otre di vino e un capretto e, per mezzo di Davide, suo figlio, li inviò a Saul. 21Davide giunse da Saul e cominciò a stare alla sua presenza. Questi gli si affezionò molto ed egli divenne suo scudiero. 22E Saul mandò a dire a Iesse: “Rimanga Davide con me, perché ha trovato grazia ai miei occhi”. 23Quando dunque lo spirito di Dio era su Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.
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Approfondimenti
16,1-31,13 e 2Sam 1,1-27. Questa lunga sezione si dipana lungo due filoni paralleli, ma allo stesso tempo inscindibilmente intrecciati. Da una parte c'è il declino di Saul – re di fatto ma non più di diritto – oppresso da incubi e malinconie, disposto a tutto pur di assicurare una continuità al proprio regno (20,31), dall'altra sta sorgendo il nuovo astro di Davide, il pastorello che diventa prima scudiero del re e poi alto ufficiale dell'esercito. Saul è legato a Davide da un iniziale rapporto di simpatia che si trasforma ben presto in gelosia (18,8-9), timore e sospetto (18,15.29). Nonostante i buoni uffici di Gionata, Davide è costretto a fuggire per salvarsi dalle manie omicide di Saul (19,10 e 21,1). Inizia così la sua vita errabonda nel deserto di Giuda. Attorno a lui si raduna una banda abbastanza consistente di emarginati e dissidenti. Dopo essere sfuggito varie volte agli inseguimenti di Saul (cc. 22-26) Davide si rifugia infine con i suoi uomini presso il re filisteo Achis. Lì impiega tutta la sua astuzia in un delicato doppio gioco: apparentemente presta la sua opera come mercenario e vassallo devoto dei Filistei, combattendo però attivamente contro i predoni del deserto e rendendosi meritevole presso i suoi connazionali Giudei (c. 27). Un dissidio tra i capi filistei solleva provvidenzialmente Davide dal dovere di combattere contro Israele sul Gelboe (c. 29), dove Saul e i suoi figli perdono la vita e il regno (c. 31). Ora Davide ha la strada libera per diventare re al posto di Saul, prima su Giuda e poi su Israele. Non si può fare a meno di notare l'inaudita “laicità” del narratore nel riferire avvenimenti così importanti. Lo spazio in cui si attua la storia appare del tutto profano e i protagonisti agiscono senza essere spinti da particolari impulsi religiosi. Ma il vero regista degli eventi, nonostante le apparenze, è Dio. Anche se la sua azione è nascosta agli occhi degli uomini, anche se non accadono più i miracoli eclatanti dei tempi antichi, tutto è guidato dalla sua sapiente mano: «Lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi» (16,13); «Davide riusciva in tutte le sue imprese, perché il Signore era con lui» (18,14.28); «Saul lo ricercava sempre; ma Dio non lo mise mai nelle sue mani» (23,14). Dal punto di vista puramente storico Davide sale sul trono di Saul come usurpatore, dopo aver condotto una vita da fuorilegge ed essersi reso colpevole – almeno in apparenza – di collaborazionismo coi Filistei. L'intento non solo storico ma anche storiografico dei libri di Samuele invita però a una valutazione più profonda degli eventi. Il mercenario Davide vien descritto come un uomo dalle aspre contraddizioni interiori: politico lungimirante, combattuto da passioni che lo spingono fino al delitto, debole con i figli ma anche capace di grandi impulsi e di ammirevole dignità nella sventura. L'autore sacro non nasconde i difetti dell'eroe (come farà più tardi il Cronista) ma li vede sotto un profilo assolutamente originale, quello della sua vocazione. Il lettore è invitato a guardare peccati, sofferenze, inganni, ambizioni, umiliazioni, scaltrezze e atti di vera fedeltà con gli occhi stessi di Dio, riconoscendo in tutto questo la “ storia sacra” che egli ha voluto intessere con un uomo non certo migliore degli altri e tuttavia segnato da un'elezione senza pentimento: «Va' da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re» (16,1). Il destino di Saul, Davide, Gionata e di tutti coloro che li circondano non è determinato da un cieco gioco di casualità ma da una promessa che si compirà inesorabilmente a favore di tutta l'umanità: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide...» (Mt 1,1). Per quel che concerne l'aspetto letterario della sezione, si registrano numerose ripetizioni: si leggono due narrazioni dell'introduzione di Davide nella corte di Saul (16,14-23; 17,1-18,5); due volte Saul tenta di uccidere Davide (18,10-11; 19,9-10) e due volte Davide risparmia la vita di Saul (24; 26). Saul promette per due volte di dare in moglie a Davide una propria figlia (18,17-19.20-27); Gionata interviene due volte in favore di Davide (19,1-7; 20,25-34); vien riferita due volte la fuga di Davide (19,10-18; 20,1-21,1) e tre volte il tradimento degli amici (23,1-13.19-28; 26,1-2). Questi “doppioni” sono forse dovuti alla redazione di fonti diverse, ma non è da escludere (anzi è altamente probabile) che la ripetizione di certi fatti cruciali sia funzionale all'intreccio globale dell'opera.
16,1-19,10. La cronaca della vita di Davide alla corte di Saul tra successi e pericoli si apre con tre distinti racconti sugli inizi della sua carriera:
- a) 16,1-13: vocazione religiosa e unzione di Davide;
- b) 16,14-23: chiamata di Davide a corte come musico e scudiero del re:
- c) 17,12-18,5: impresa contro Golia e accoglienza a corte.
Tutti e tre concordano sul fatto che Davide «stava col gregge» (16,11.19; 17,15). Il secondo e il terzo racconto narrano in modo contraddittorio le circostanze che hanno portato il giovane Davide alla corte di Saul, ma non è possibile pronunciarsi categoricamente sull'attendibilità dell'uno o dell'altro, né sono risolvibili tutte le divergenze tra le due versioni. Se qualcuno propende per la storicità esclusiva di 16,14-23, c'è anche chi fa notare che la vittoria di Davide su Golia è presupposta più volte dalla narrazione seguente (19,5; 21,10; 22,10.13; cfr. anche 2Sam 21,19). Al contrario, il primo racconto è strettamente connesso con il c. 15 mediante il “pianto di Samuele” (15,35 e 16,1), ma rimane isolato rispetto a quanto segue. Alcuni studiosi sostengono che l'unzione di Davide serve ad associarlo – come Saul – al ministero profetico di Samuele, ma che essa non ha avuto valore effettivo, tanto che Eliab la ignora (17,28) e sarà ripetuta in Ebron (2Sam 2,4 e 5,3). Se ciò può costituire un problema per la storia della redazione, l'analisi teologica del testo canonico suggerisce un'altra conclusione: le vicende di Saul e Davide sono presentate secondo un parallelismo antitetico, nel quale 16,1-13 corrisponde all'unzione segreta di Saul (9,1-10,1); l'unzione ufficiale di Davide come re di Giuda e Israele in Ebron (2Sam 2,4; 5,3) rispecchia invece la designazione pubblica di Saul a Mizpa (10,17-27) e “l'inaugurazione del regno” a Galgala (11,12-15). Si noti che in entrambi i casi si tratta di luoghi sacri all'antica fe israelitica. 16,1-13 costituisce quindi la premessa teologica agli altri due racconti sugli inizi di Davide. Non se ne parlerà più, come non si era più parlato di 9,1-10,1, ma l'episodio rimarrà sullo sfondo come chiave di lettura irrinunciabile di tutta la storia.
Ai tre racconti di “vocazione” seguono altri episodi della vita di Davide alla corte di Saul. Fin dal trionfale ritorno dopo l'uccisione del Filisteo, nel cuore di Saul cova il timore di essere prima o poi spodestato dal nuovo eroe. La paura diventa ossessione e Davide sopravvive fortunosamente agli attentati più o meno occulti perpetrati dal re, finché si vede costretto a fuggire: dapprima presso Samuele (19,11-24) e poi presso i Filistei (21,2-15). Non sono che gli inizi di un lungo periodo di peregrinazioni nel deserto (cc. 22-26), durante il quale i due rivali si cercheranno e si fuggiranno ripetutamente in una misteriosa e sconcertante schermaglia.
1-13. Le illusioni suscitate dalla neonata monarchia sono già svanite. Se il Signore stesso «si è pentito» (15,10.35) riguardo a Saul, cosa accadrà? Certamente egli ha promesso di consegnare il regno «a un altro» (15,28), ma come e quando ciò avverrà? E sopra tutto pesa la terribile condanna di Saul (15,23.26.28). Mentre Samuele piange sul disgraziato re, il Signore interviene risolutamente ordinandogli di partire (v. 1). Nella storia sacra l'ordine di “partire” risuona sempre quando Dio decide di creare qualcosa di nuovo nella storia del suo popolo (Abramo, Mosè, Giona, i Profeti...). L'estrema gratuità di Dio mette in crisi tutti i programmi e le precauzioni umane, affinché sia lo spirito vivificante ad agire. Così lo spirito scende su Davide, «il più piccolo» tra gli otto figli di lesse (Saul era invece “il maggiore”: 10,24), colui che in apparenza è il meno adatto a capitanare le guerre di liberazione che lo attendono. La suprema libertà di Dio – «i miei pensieri non sono i vostri pensieri» (Is 55,8-9) – coglie di sorpresa anche Samuele: il vecchio profeta deve tornare a scuola – come succederà allo scriba Nicodemo – per imparare che «l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuoге» (v. 7).
1. L'unzione “consacrava” i re e i sacerdoti, ossia li metteva in una speciale relazione di intimità con Dio (cfr. 10,1). «Iesse il Betlemmita»: stranamente non si dà alcuna genealogia di Iesse, e quindi di Davide. È forse un indizio dell'antichità della fonte. Rt ne accenna una breve in 4,17; quella più ampia (4,18-22) è forse mutuata da 1Cr 2,5-15. Cfr. anche Mt 1,5 e Lc 3,32. Il nome di Iesse diverrà famoso perché legato all'attesa messianica (cfr. anche Is 11,1.10); così pure quello di Betlemme (Mic 5,1).
2-3. «mi ucciderà»: dopo la rottura con Samuele, Saul si è insospettito nei riguardi dell'esistenza di un suo rivale (15,28) e probabilmente ha già proferito qualche minaccia esplicita in proposito. Il Signore stesso suggerisce a Samuele di ingannare la vigilanza di Saul e dei suoi informatori celando il viaggio a Betlemme sotto le apparenze di una delle sue innumerevoli peregrinazioni (cfr. 7,16-17).
4-5. Gli anziani del villaggio accolgono trepidanti Samuele temendo che la sua visita annunci rimproveri o vaticini poco piacevoli. Il profeta li rassicura, invitandoli anzi a un sacrificio di comunione e al relativo banchetto. È significativo che la scelta del nuovo re si svolga nel medesimo contesto sacro che vide l'elezione di Saul (9,19-24). Come dopo il “pentimento” che diede luogo al diluvio Dio ricominciò da capo, quasi si trattasse di una nuova creazione (Gn 8,13: «il primo mese, il primo giorno del mese»), anche oggi, dopo essersi pentito di Saul (15,11.35), rifà tutto di nuovo come se fosse la prima volta. In questo si manifesta la paternità del Dio «misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e fedeltà» (Es 34,6).
6-12. I criteri dell'elezione divina sfuggono a tutte le predeterminazioni umane: la primogenitura (cfr. Giacobbe ed Esaù), l'aspetto fisico (anche se più avanti si dirà spesso che Davide è «forte e coraggioso»: v. 18; 17,35-37; 18,5.14; 19,5; cfr. S. Paolo in 2Cor 10,1.10), il grado d'istruzione (gli apostoli), la capacità dialettica (Mosè: Es 4,10-12), l'età (Geremia: 1,6-9), ecc. Tutta la Bibbia insegna che Dio può sovranamente prescindere dalle inclinazioni e dalle qualità soggettive del chiamato, anzi può persino decidere di compiere la sua opera proprio attraverso le persone naturalmente meno dotate o addirittura in presenza di controindicazioni psicologiche o morali.
7. «io non guardo»: aggiunta ad sensum con Vg. Il TM omette; i LXX hanno: «Dio non guarda»; «il Signore guarda il cuore»: il cuore (lēb) abbraccia tutte le dimensioni dell'esistenza umana. I sentimenti, le passioni, la conoscenza, il discernimento e il giudizio, la volontà, la coscienza hanno nel lēb la loro sede naturale. Il “cuore” dunque è il centro vitale della persona, o meglio indica la persona stessa còlta nei suoi rapporti con la realtà (le cose, gli altri uomini, Dio). È da questo punto di vista segreto che il Signore giudica il valore di un uomo (cfr. 2,1).
12. La descrizione di Davide ricorda quella di Saul (9,2; 10,23), ma quel che conta non è tanto la prestanza fisica quanto una piacevolezza d'aspetto che lascia intravvedere un'interiorità altrettanto accattivante.
13. «lo spirito del Signore si posò su Davide»: la prima, diretta conseguenza dell'unzione regale è l'irruzione” dello spirito sull'eletto. È impressionante vedere come l'autore prepari con poche parole il passaggio al brano seguente: dopo aver detto che lo spirito è sceso su Davide, egli annoterà lapidariamente nel v. 14: «Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul». In questo contrasto senza sfumature si condensano il passato e il futuro, il vecchio e il nuovo: mentre una storia si avvia al declino (cfr. Eli e i suoi figli: 2,12-36) si fa strada un nuovo inizio pieno di speranza.
14-23. Quando lo spirito aveva “investito” Saul (10,10; 11,6) gli aveva «mutato il cuore» (10,9), conferendogli allo stesso tempo tutta l'assistenza necessaria per compiere la sua missione quale “Unto del Signore”. Ora lo spirito lo ha abbandonato per scendere su Davide (v. 13; 18,12). Non più sostenuto dal Signore il vecchio re rimane in balia della propria fragilità spirituale e psichica. Le debolezze caratteriali della gioventù (aggravate dai sensi di colpa e dalle sue manie religiose: cfr. 14,18-19) degenerano ora in accessi d'ira terribile (18,11; 20,30-33), ora in frequenti crisi di cupa malinconia e di taciturnità sospettosa (16,23; 18,8-9). Ma non si tratta solo di una grave patologia psichica; l'autore sacro vi intravvede un intervento punitivo di Dio. In tal senso dice che lo «spirito cattivo» che turba Saul è «da parte del Signore», in quanto ogni forza che opera nel mondo e nell'uomo ha origine in lui. I ministri cercano premurosamente una soluzione al problema e propongono al re di chiamare a corte un citaredo affinché sollevi il suo spirito con la musica. Tutte le religioni riconoscono alla musica una potenzialità soprannaturale, come facoltà d'introdurre al contatto con la divinità (cfr. 2Re 3,15). In 10,5-6 la musica viene utilizzata per provocare uno stato di trance mistico; nel nostro caso svolge evidentemente una funzione terapeutica rilassante, allontanando lo «spirito cattivo». Col consenso di Saul vien chiamato a corte il giovane Davide, dotato di tutte le qualità necessarie, riassunte dalla formula: «il Signore era con lui» (cfr. 17,37; 18,12.28; 20,13.42).
15. «spirito sovrumano»: lett. «spirito di Elohim». È una locuzione ebraica abbastanza ricorrente per esprimere la grandezza di qualcosa: la sapienza di Salomone (1Re 3,28), il terrore dei nemici (1Sam 14,15), la città di Ninive (Gio 3,3). Forse qui ’elõhîm ha pure un significato attenuato di soprannaturale-divino-demoniaco.
16. «e noi cercheremo»: lett. «ed essi cercheranno». Nell'ossequiosa terminologia di corte, l'etichetta voleva ci si rivolgesse al sovrano in terza persona.
20. «preparò un asino e provvide pane...»: lett. il TM ha: «prese un asino di pane (sic!)». La difficoltà testuale ha fatto pensare a un errore di trascrizione della parola «asino» (ḥămôr) (i LXX hanno gomor = ‘ōmer: unità di misura per solidi e liquidi), ma le varie correzioni proposte sono tutte congetturali.
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)