1SAMUELE – Capitolo 18
Rottura tra Saul e Davide (18,6-21,1)
1Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, la vita di Giònata s'era legata alla vita di Davide, e Giònata lo amò come se stesso. 2Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. 3Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. 4Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura. 5Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava, così che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il popolo e anche ai ministri di Saul.
6Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall'uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d'Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. 7Le donne cantavano danzando e dicevano: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”. 8Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: “Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno”. 9Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide.
10Il giorno dopo, un cattivo spirito di Dio irruppe su Saul, il quale si mise a fare il profeta in casa. Davide suonava la cetra come ogni giorno e Saul teneva in mano la lancia. 11Saul impugnò la lancia, pensando: “Inchioderò Davide al muro!”. Ma Davide gli sfuggì per due volte. 12Saul cominciò a sentire timore di fronte a Davide, perché il Signore era con lui, mentre si era ritirato da Saul. 13Saul lo allontanò da sé e lo fece comandante di migliaia e Davide andava e veniva al cospetto del popolo. 14Davide riusciva in tutte le sue imprese, poiché il Signore era con lui. 15Saul, vedendo che riusciva proprio sempre, aveva timore di lui. 16Ma tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché egli andava e veniva alla loro testa.
17Ora Saul disse a Davide: “Ecco Merab, mia figlia maggiore. La do in moglie a te. Tu dovrai essere il mio guerriero e combatterai le battaglie del Signore”. Saul pensava: “Non sia contro di lui la mia mano, ma contro di lui sia la mano dei Filistei”. 18**Davide rispose a Saul: “Chi sono io, che cos'è la mia vita, e che cos'è la famiglia di mio padre in Israele, perché io possa diventare genero del re?”. 19E così, quando venne il tempo di dare Merab, figlia di Saul, a Davide, fu data invece in moglie ad Adrièl di Mecolà. 20Intanto Mical, l'altra figlia di Saul, s'invaghì di Davide; ne riferirono a Saul e la cosa gli sembrò giusta. 21Saul diceva: “Gliela darò, ma sarà per lui una trappola e la mano dei Filistei cadrà su di lui”. E Saul disse a Davide: “Oggi hai una seconda occasione per diventare mio genero”. 22Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: “Dite in segreto a Davide: “Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano. Su, dunque, diventa genero del re”“. 23I ministri di Saul sussurrarono all'orecchio di Davide queste parole e Davide rispose: “Vi pare piccola cosa diventare genero del re? Io sono povero e di umile condizione”. 24I ministri di Saul gli riferirono: “Davide ha risposto in questo modo”. 25Allora Saul disse: “Riferite a Davide: “Il re non vuole il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perché sia fatta vendetta dei nemici del re”“. Saul tramava di far cadere Davide in mano ai Filistei. 26I ministri di lui riferirono a Davide queste parole e a Davide sembrò giusta tale condizione per diventare genero del re. Non erano ancora compiuti i giorni fissati, 27quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e abbatté tra i Filistei duecento uomini. Davide riportò tutti quanti i loro prepuzi al re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la figlia Mical. 28Saul si accorse che il Signore era con Davide e che Mical, sua figlia, lo amava. 29Saul ebbe ancora più paura nei riguardi di Davide e fu nemico di Davide per tutti i suoi giorni. 30I capi dei Filistei facevano sortite, ma Davide, ogni volta che uscivano, riportava successi maggiori di tutti i ministri di Saul, e divenne molto famoso.
=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=
Approfondimenti
1-4. Il coraggio, la bellezza, la freschezza interiore di Davide soggiogano (il verbo qšr è molto forte, cfr. Gn 44,30-31) il principe ereditario Gionata, dotato delle sue medesime qualità. L'attrazione reciproca diventa un “patto” irrevocabile che in 20,8 è chiamato «un patto del Signore» (bᵉrit JHWH), quasi che l'amicizia tra i due debba superare i confini personali per assurgere a simbolo della alleanza (bᵉrit) che lega il Signore al suo popolo. Gionata ama Davide «come se stesso», anzi più di se stesso perché oscura volontariamente la propria luce per far posto all'amico. Gionata svolge un ruolo profetico, intuendo in Davide l'eletto del Signore e mettendo a sua disposizione la propria vita. In questo è molto simile a Giovanni il Battista, la cui grandezza sta proprio nel riconoscere che «nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo... egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,27.30).
4. Le vesti erano considerate un prolungamento della persona cui appartenevano, un'espressione pubblica del suo modo di essere e di agire (cfr. 24,5-6; 2Re 2,13-14; Rt 3,9). Donando i propri indumenti e le proprie armi a Davide, Gionata gli consegna la propria dignità regale e si mette al suo servizio.
6-9. La festa per la vittoria è ancora in corso quando Saul manifesta i primi segni d'insofferenza nei confronti di Davide. Era normale che le donne uscissero incontro ai combattenti per inneggiare alle loro imprese con danze e ritornelli cantati al suono di strumenti (cfr. Es 15,20-21; Gdc 5; 11,34; 16,23-24), ma stavolta esagerano: non solo paragonano il re con un ragazzo, ma preferiscono addirittura quest'ultimo – fortunato ma pur sempre inesperto – al vecchio guerriero! Forse Saul incomincia a sospettare che Davide sia “l'uomo migliore di lui” cui il Signore ha promesso il regno (15,28) e il tormento si acuisce in lui.
7. «Saul ha ucciso i suoi mille...»: le cifre non sono da prendere alla lettera. Nell'euforia della disfatta inflitta ai Filistei le lodi si sprecano e acquistano rapidamente tratti leggendari. Il ritornello dovette avere un gran successo se divenne famoso anche presso i Filistei (21,12; 29,5).
10-16. In questi pochi versetti si definisce acutamente la complessa situazione interiore di Saul: la tetra malinconia (effetto del “cattivo spirito sovrumano” 16,14-23), il delirio (v. 10), la gelosia irrazionale fino al delitto (v. 11), il timore che cerca di cancellare l'avversario dalla propria presenza (vv. 12-15). Ma sopra tutto, la consapevolezza umiliante della propria miseria mentre Davide riesce sempre in tutto ciò che fa (vv. 5.14.15) «perché il Signore è con lui» (v. 12).
11. «impugnò la lancia»: l'arma è una specie di distintivo di Saul (una mania o un attributo di regalità?): la tiene presso di sé a mensa (20,33), durante i consigli di corte (22 6), persino quando dorme (26,7). Anche nella tragedia del Gelboe, ormai ferito, è visto appoggiarsi all'arma inseparabile (2Sam 1,6).
17-30. La strategia di Saul contro l'ingombrante rivale si va man mano affinando. Conscio di non poter intervenire direttamente a causa del grande affetto che tutto il popolo nutre per Davide (v. 16), pensa di farlo cadere per mano dei Filistei sfruttando la sua impavida generosità e persino i sentimenti d'amore che nutre nei confronti delle sue figlie Merab e Mikal. La vile speranza di Saul è che Davide rimanga ucciso nel corso di qualche impresa militare. Davide supera tutte le prove impostegli per ottenere in moglie prima Merab e poi Mikal ma tutto ciò, ben lungi dal placare l'astio del re, lo tramuta in guerra aperta. Ormai Saul si è reso conto che la storia lo sta oltrepassando (v. 28) e, come aveva tatto un giorno con Samuele (15,27), tenta in tutti i modi di fermarla. I suoi atti inconsulti tradiscono una tragica impotenza, aggravata dalla nota finale sui successi di Davide (v. 30) che stanno diventando un'ossessione.
17. «Ecco Merab... la do in moglie a te»: è l'adempimento della promessa fatta sul campo di battaglia: «Chiunque abbatterà il Filisteo... il re gli darà in moglie la figlia» (17,25). Però Saul impone una nuova condizione, senza peraltro fissare limiti di tempo alla celebrazione delle nozze: Davide dovrà combattere “le battaglie del Signore”, cioè guerreggiare valorosamente nel nome del Signore (in Nm 21,14 si cita addirittura un «Libro delle guerre del Signore»; cfr. 17,47). In realtà Saul prende tempo sperando che Davide soccomba per il troppo zelo.
18. «Chi sono io e che importanza ha la famiglia di mio padre»: TM dice lett. «Chi sono io e chi la mia vita, la famiglia di mio padre». La versione BC è ottenuta modificando leggermente la vocalizzazione del TM: «... e chi la vita (= lo stato, la condizione) della famiglia...». Il versetto manca nei LXX. Le rimostranze di Davide (cfr. anche v. 23) danno l'impressione di essere sincere, ma non è da escludere la complimentosa ritualità che accompagnava ogni gesto importante (cfr. 2Sam 24,22-24; Gn 23,11-15). Un forte sentimento d'indegnità aveva colto anche Saul al momento della sua elezione (9,21).
19. Non sono note le circostanze che possono aver indotto Saul a violare la sua promessa né vengono registrate particolari reazioni di Davide. I cinque figli nati dal matrimonio di Merab con Adriel faranno una tragica fine (cfr. 2Sam 21,8-9).
21. «hai una seconda occasione..»: traduzione ipotetica dell'ebraico bištayim (= «per la seconda volta»?). Il versetto suscita alcuni interrogativi: non si ode alcuna risposta di Davide e i versetti seguenti suppongono un accordo segreto fra Saul e i suoi ministri prima che Davide sia stato avvertito della possibilità di diventare genero del re.
25-27. Basandosi sul diritto acquisito dal padre della sposa di ricevere dal futuro genero una dote nuziale e considerando le modeste possibilità di Davide, Saul gli tende una trappola che a lui pare infallibile. Non pretende il pagamento di una somma in denaro, bensì «solo (!) cento prepuzi di Filistei». Presso gli antichi era costume di contare i nemici uccisi tagliando loro la testa (presso gli Assiri), le mani (in Egitto) oppure il membro virile. In questo caso Saul esige i prepuzi: poiché i Filistei sono gli “incirconcisi” per eccellenza tra i popoli della regione, Davide non potrà ingannare Saul uccidendo a caso qualche malcapitato ma dovrà per forza avventurarsi in Filistea a rischio della propria vita. Inutile dire che Saul conta proprio su quest'eventualità. Inoltre costringe Davide a compiere l'impresa entro un tempo relativamente breve (v. 26). Ma il coraggio (e, perché no, l'ambizione) di colui che «ha abbattuto il leone e l'orso» (17,36) avrà ragione anche delle trame ordite contro di lui, uccidendo addirittura il doppio dei Filistei richiesti (secondo TM; i LXX dicono «cento»).
27. «li contò»: traduzione incerta del termine ebraico waymalᵉ’ûm (dal verbo ml’ = «riempire, compiere, completare»: «li consegnò in numero esatto»?). I LXX hanno: «li consegnò».
30. Nonostante le vittorie d'Israele (cc. 14.17) i Filistei non demordono. Anzi, d'ora in poi si faranno ancor più minacciosi (19,8; 23,27; 28,1) sino all'ecatombe del Gelboe (c. 31).
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)