2MACCABEI – Capitolo 8

STORIA DI GIUDA MACCABEO (8,1-15,36)

Azioni militari di Giuda Maccabeo 1Intanto Giuda Maccabeo e i suoi compagni, passando di nascosto nei villaggi, chiamavano a sé i loro congiunti e, raccolti quanti erano rimasti fedeli al giudaismo, misero insieme circa seimila uomini. 2Alzarono allora suppliche al Signore, perché volgesse lo sguardo al popolo da tutti calpestato, avesse pietà del tempio profanato da uomini empi, 3usasse misericordia alla città devastata e prossima a essere rasa al suolo, porgesse orecchio al sangue che gridava al suo cospetto, 4non dimenticasse l'iniquo sterminio di fanciulli innocenti e le bestemmie pronunciate contro il suo nome e mostrasse il suo sdegno contro la malvagità. 5Il Maccabeo, postosi a capo del gruppo, divenne ormai invincibile per le nazioni, mentre l'ira del Signore si volgeva in misericordia. 6Piombando all'improvviso su città e villaggi, li incendiava e, impadronendosi delle posizioni più opportune, metteva in fuga non pochi nemici, 7scegliendo di preferenza la notte come tempo favorevole a queste incursioni. La fama del suo valore risuonava dovunque. 8Filippo, osservando che quest'uomo a poco a poco otteneva successi e progrediva continuamente, scrisse a Tolomeo, stratega della Celesiria e della Fenicia, perché intervenisse a favore degli interessi del re. 9Quello incaricò subito Nicànore, figlio di Pàtroclo, uno dei primi amici del re, e, affidando ai suoi ordini truppe di uomini di ogni nazione in numero non inferiore a ventimila, lo inviò a sterminare totalmente la stirpe dei Giudei. Gli associò anche Gorgia, un generale di professione, esperto in tattica militare. 10Nicànore si propose di pagare il tributo che il re doveva ai Romani, che era di duemila talenti, con la vendita degli schiavi giudei. 11Anzi, spedì senz'altro alle città della costa l'invito ad acquistare schiavi giudei, promettendo di barattare novanta prigionieri per un talento; non immaginava che la vendetta dell'Onnipotente stava per piombare su di lui. 12Giuda fu informato della spedizione di Nicànore e annunciò ai suoi uomini l'avvicinarsi dell'esercito. 13Allora i paurosi e quanti non confidavano nella giustizia di Dio fuggirono, portandosi lontano dalla zona. 14Altri vendevano tutte le cose che erano loro rimaste e insieme pregavano il Signore di salvare coloro che l'empio Nicànore aveva venduto prima ancora dello scontro: 15questo, se non per loro merito, almeno per l'alleanza con i loro padri e per riguardo al suo augusto e glorioso nome invocato sopra di loro. 16Il Maccabeo poi, radunati i suoi uomini in numero di seimila, li esortava a non scoraggiarsi davanti ai nemici, né a lasciarsi prendere da timore di fronte alla moltitudine delle nazioni venute ingiustamente contro di loro, ma a combattere da forti, 17tenendo davanti agli occhi le violenze che quelli avevano iniquamente perpetrato contro il luogo santo, lo strazio della città vilipesa e ancora la soppressione dell'ordinamento politico degli antenati. 18“Costoro – disse – confidano nelle armi e così pure nel loro ardire; noi confidiamo nel Dio onnipotente, capace di abbattere quanti vengono contro di lui e il mondo intero con un solo cenno”. 19Ricordò loro distintamente gli interventi a favore dei loro antenati, quello contro Sennàcherib, quando morirono centoottantacinquemila uomini, 20e quello avvenuto in Babilonia nella battaglia contro i Gàlati, quando tutti si trovarono in necessità, ottomila insieme con quattromila Macèdoni: mentre i Macèdoni soccombevano, gli ottomila sterminarono centoventimila uomini con l'aiuto venuto loro dal Cielo, ricevendone un grande vantaggio. 21Con queste parole li rese coraggiosi e pronti a morire per le leggi e per la patria. Poi divise in qualche modo l'esercito in quattro parti 22e mise al comando di ogni schieramento i suoi fratelli Simone, Giuseppe e Giònata, affidando a ciascuno millecinquecento uomini. 23Vi aggiunse Eleàzaro, lesse poi in pubblico il libro sacro e, data la parola d'ordine “Aiuto di Dio”, si pose lui stesso a capo del primo reparto e attaccò Nicànore. 24L'Onnipotente si fece loro alleato ed essi uccisero più di novemila nemici, ferirono e mutilarono nelle membra la maggior parte dell'esercito di Nicànore e costrinsero tutti a fuggire. 25Si impadronirono dei beni di quanti erano convenuti per il loro acquisto; inseguirono poi i nemici per un lungo tratto, ma impediti dall'ora tarda tornarono indietro. 26Era la vigilia del sabato e per questa ragione non protrassero l'inseguimento. 27Raccolte le armi dei nemici e tolte loro le spoglie, passarono il sabato benedicendo incessantemente e ringraziando il Signore che li aveva salvati in quel giorno, cominciando ad aver misericordia per loro. 28Dopo il sabato distribuirono parte delle spoglie ai danneggiati, alle vedove, agli orfani; il resto se lo divisero tra loro e i loro figli. 29Compiute queste cose, fecero una supplica in comune, scongiurando il Signore misericordioso di riconciliarsi pienamente con i suoi servi. 30Poi, si scontrarono anche con gli uomini di Timòteo e Bàcchide e ne uccisero più di ventimila, si impadronirono saldamente di alte fortezze e divisero l'abbondante bottino in parti uguali tra loro, i danneggiati, gli orfani, le vedove e anche i vecchi. 31Raccolte le loro armi, con molta cura riposero il tutto in luoghi opportuni e portarono il resto del bottino a Gerusalemme. 32Uccisero anche l'ufficiale preposto alle guardie di Timòteo, uomo scelleratissimo, che aveva fatto soffrire molto i Giudei. 33Mentre si celebrava la vittoria in patria, bruciarono coloro che avevano incendiato le sacre porte, compreso Callìstene, che si era rifugiato in una casupola; ricevette così una degna ricompensa per la sua empietà. 34Il tristissimo Nicànore, colui che aveva convocato mille mercanti per la vendita dei Giudei, 35umiliato, con l'aiuto del Signore, da coloro che erano da lui ritenuti insignificanti, deposta la splendida veste, fuggiasco come uno schiavo attraverso la campagna e ormai privo di tutto, arrivò ad Antiòchia, già troppo fortunato per essere sopravvissuto alla rovina dell'esercito. 36Così, chi si riprometteva di assicurare il tributo per i Romani con la vendita dei prigionieri a Gerusalemme, confessava ora che i Giudei avevano un difensore e che i Giudei per questa ragione erano invincibili, perché obbedivano alle leggi da lui stabilite.

__________________________ Note

8,1 Fin dall’inizio del racconto si sottolineano i due temi centrali di questa sezione del libro: la misericordia del Signore e il valore di Giuda.

8,8 Filippo: sovrintendente lasciato a Gerusalemme da Antioco Epìfane. Vedi 5,22.

8,9 primi amici del re: titolo onorifico concesso dallo stesso re. Nicànore ha il comando della guerra e gli è associato Gorgia. In 1Mac 3,38-4,27, invece, è proprio Gorgia ad avere il comando delle operazioni militari.

8,33 le sacre porte: le porte del tempio. Callìstene: nome greco di un personaggio non noto altrove.

=â—Ź=â—Ź=â—Ź=â—Ź=â—Ź=â—Ź=â—Ź=â—Ź=â—Ź=â—Ź=â—Ź=

Approfondimenti

8,1-10,8. Da questo punto in avanti il racconto cammina in parallelo con la corrispondente sezione di 1Mac 3,10-6,13, pur movendosi secondo la sua abitudine di trascurare la narrazione concatenata degli eventi per privilegiare determinati avvenimenti, enfatizzati e messi in evidenza come emblematici. In particolare, in questa sezione vengono prese in considerazione la prima sconfitta di Nicanore (8,1-36), la morte di Antioco IV (9,1-29) e la purificazione del tempio (10,1-8) che viene cosi a costituire un climax al quale le fasi precedenti servono di preparazione.

**8,1-36. La narrazione è incentrata sulla sconfitta di Nicanore ad opera di Giuda (vv. 8-29), con una premessa riassuntiva delle gesta precedenti del Maccabeo (vv. 1-7) e una conclusione con la confessione forzata di Nicanore che i Giudei sono «invincibili» per l'assistenza di Dio (vv. 34ss.). Fuori quadro, inserita per affinità di argomento, la disfatta di Timoteo e Bacchide (vv. 30-33).

1-7. Ricollegandosi a 5,27, l'autore compendia in pochi tratti tutta la prima fase dell'insurrezione e la incentra sulla figura di Giuda. Non c'è posto né per Mattatia né per i gruppi collaterali di rivoltosi (cfr. ad es. gli Asidei). Non necessariamente perché li ignora; secondo il suo procedimento, fa di una figura il prototipo di una situazione e di un atteggiamento. In questo caso, Giuda non solo è emblema della lotta contro l'oppressione ma anche della fiducia in Dio e dell'affidamento a lui di tutto il popolo con preghiera fervorosa.

8-29. Questa battaglia sappiamo da 1Mac 3,38-4,25 (ove è narrata con dovizia di particolari) che avvenne a Emmaus nel 165 a.C. Nel racconto l'autore mette in risalto Nicanore lasciando in ombra Gorgia (cfr. invece 1Mac 4,1-25) e insiste sull'aspetto finanziario dell'operazione militare. Il «tributo» da versare a Roma riguardava la pace di Apamea del 188 a.C.; sarebbe già dovuto esser stato pagato da tempo (12.000 talenti in 12 annualità) ma poteva aver lasciato degli strascichi. Che però Nicanore pensasse di far prigionieri 180.000 Giudei (90x2.000: cfr. vv. 10.11) e pagare con tale operazione una rata consistente del debito di stato, sembra un po' esagerato. Serve però a mettere a fuoco una certa immagine del personaggio. Di contro, sta la figura di Giuda che appare qui cavaliere senza macchia né paura. Gli esempi, poi, che adduce per animare al combattimento sono in parte biblici in parte apocrifi: la sconfitta di Sennacherib è classica (cfr. 2Re 18,13-19,36; vedi 2Mac 15,22); la vittoria contro i Galati (v. 20) ci è ignota ma non è inverosimile un combattimento di Giudei nelle file dell'esercito siro contro i Galli invasori sotto Antioco I (281-261 a.C.) oppure in occasione di qualche rivolta sotto Antioco III (cfr. qualcosa di simile in 1Mac 10,36; 11,38-53). La tattica della suddivisione delle truppe (v. 21) è ricordata altrove (cfr. 12,20; 2Sam 18,2), mentre non ci è noto tra i fratelli di Giuda un «Giuseppe» (v. 22; cfr. 1Mac 2,2-5) per cui qualcuno corregge in «Giovanni»; «Eleazaro», poi, potrebbe essere Azaria di 1Mac 5,18.56. La vittoria è considerata palese dono di Dio (cfr. v. 24) in forza dell'alleanza che fa dei Giudei un popolo di consacrati («glorioso nome invocato sopra di loro»: v. 15) e la preghiera di impetrazione e di ringraziamento è l'atteggiamento più consentaneo.

30-33. Il brano è una congerie di generici ricordi di vittorie ottenute dagli uomini di Giuda in momenti diversi. Così l'autore completa in certo modo il racconto precedente e può ribadire alcuni temi a lui cari, come la cura dei bisognosi (v. 30; cfr. v. 28) e la giusta punizione per i delitti commessi (v. 30.33). Contro Timoteo (v. 30) Giuda combatté nel 163 in Transgiordania (cfr. 1Mac 5,6s.) e contro Bacchide nel 161 (cfr. 1Mac 7,8-24); le «alte fortezze» sembra siano quelle dell'Idumea occupate nel 163 a.C. (cfr. 1Mac 5,5); la combustione delle «sacre porte» (v. 33) avvenne probabilmente nel 167 a.C. quando fu messa a sacco e a fuoco la città ad opera del sovrintendente siro (cfr. 1Mac 1,31).

34-36. Si riprende tematicamente l'inizio del racconto (vv. 8ss.) mostrando il rovesciamento della situazione nella fuga di Nicanore e nella sua confessione.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 2Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage