2RE – Capitolo 4
Eliseo compie vari miracoli (4,1-8,15) 1Una donna, una delle mogli dei figli dei profeti, gridò a Eliseo: “Mio marito, tuo servo, è morto; tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Ora è venuto il creditore per prendersi come schiavi i miei due bambini”. 2Eliseo le disse: “Che cosa posso fare io per te? Dimmi che cosa hai in casa”. Quella rispose: “In casa la tua serva non ha altro che un orcio d'olio”. 3Le disse: “Va' fuori a chiedere vasi da tutti i tuoi vicini: vasi vuoti, e non pochi! 4Poi entra in casa e chiudi la porta dietro a te e ai tuoi figli. Versa olio in tutti quei vasi e i pieni mettili da parte”. 5Si allontanò da lui e chiuse la porta dietro a sé e ai suoi figli; questi le porgevano e lei versava. 6Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: “Porgimi ancora un vaso”. Le rispose: “Non ce ne sono più”. L'olio cessò. 7Ella andò a riferire la cosa all'uomo di Dio, che le disse: “Va', vendi l'olio e paga il tuo debito; tu e i tuoi figli vivete con quanto ne resterà”. 8Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era un'illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. 9Ella disse al marito: “Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. 10Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare”. 11Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. 12Egli disse a Giezi, suo servo: “Chiama questa Sunammita”. La chiamò e lei si presentò a lui. 13Eliseo disse al suo servo: “Dille tu: “Ecco, hai avuto per noi tutta questa premura; che cosa possiamo fare per te? C'è forse bisogno di parlare in tuo favore al re o al comandante dell'esercito?”“. Ella rispose: “Io vivo tranquilla con il mio popolo”. 14Eliseo replicò: “Che cosa si può fare per lei?”. Giezi disse: “Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio”. 15Eliseo disse: “Chiamala!”. La chiamò; ella si fermò sulla porta. 16Allora disse: “L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia”. Ella rispose: “No, mio signore, uomo di Dio, non mentire con la tua serva”. 17Ora la donna concepì e partorì un figlio, nel tempo stabilito, in quel periodo dell'anno, come le aveva detto Eliseo. 18Il bambino crebbe e un giorno uscì per andare dal padre presso i mietitori. 19Egli disse a suo padre: “La mia testa, la mia testa!”. Il padre ordinò a un servo: “Portalo da sua madre”. 20Questi lo prese e lo portò da sua madre. Il bambino sedette sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi morì. 21Ella salì a coricarlo sul letto dell'uomo di Dio; chiuse la porta e uscì. 22Chiamò il marito e gli disse: “Mandami per favore uno dei servi e un'asina; voglio correre dall'uomo di Dio e tornerò subito”. 23Quello domandò: “Perché vuoi andare da lui oggi? Non è il novilunio né sabato”. Ma lei rispose: “Addio”. 24Sellò l'asina e disse al proprio servo: “Conducimi, cammina, non trattenermi nel cavalcare, a meno che non te lo ordini io”. 25Si incamminò; giunse dall'uomo di Dio sul monte Carmelo. Quando l'uomo di Dio la vide da lontano, disse a Giezi, suo servo: “Ecco la Sunammita! 26Su, corrile incontro e domandale: “Stai bene? Tuo marito sta bene? E tuo figlio sta bene?”“. Quella rispose: “Bene!”. 27Giunta presso l'uomo di Dio sul monte, gli afferrò i piedi. Giezi si avvicinò per tirarla indietro, ma l'uomo di Dio disse: “Lasciala stare, perché il suo animo è amareggiato e il Signore me ne ha nascosto il motivo; non me l'ha rivelato”. 28Ella disse: “Avevo forse domandato io un figlio al mio signore? Non ti dissi forse: “Non mi ingannare”?“. 29Eliseo disse a Giezi: “Cingi i tuoi fianchi, prendi in mano il mio bastone e parti. Se incontrerai qualcuno, non salutarlo; se qualcuno ti saluta, non rispondergli. Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo”. 30La madre del ragazzo disse: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. Allora egli si alzò e la seguì. 31Giezi li aveva preceduti; aveva posto il bastone sulla faccia del ragazzo, ma non c'era stata voce né reazione. Egli tornò incontro a Eliseo e gli riferì: “Il ragazzo non si è svegliato”. 32Eliseo entrò in casa. Il ragazzo era morto, coricato sul letto. 33Egli entrò, chiuse la porta dietro a loro due e pregò il Signore. 34Quindi salì e si coricò sul bambino; pose la bocca sulla bocca di lui, gli occhi sugli occhi di lui, le mani sulle mani di lui, si curvò su di lui e il corpo del bambino riprese calore. 35Quindi desistette e si mise a camminare qua e là per la casa; poi salì e si curvò su di lui. Il ragazzo starnutì sette volte, poi aprì gli occhi. 36Eliseo chiamò Giezi e gli disse: “Chiama questa Sunammita!”. La chiamò e, quando lei gli giunse vicino, le disse: “Prendi tuo figlio!”. 37Quella entrò, cadde ai piedi di lui, si prostrò a terra, prese il figlio e uscì. 38Eliseo tornò a Gàlgala. Nella regione c'era carestia. Mentre i figli dei profeti stavano seduti davanti a lui, egli disse al suo servo: “Metti la pentola grande e cuoci una minestra per i figli dei profeti”. 39Uno di essi andò in campagna per cogliere erbe selvatiche e trovò una specie di vite selvatica: da essa colse zucche agresti e se ne riempì il mantello. Ritornò e gettò i frutti a pezzi nella pentola della minestra, non sapendo che cosa fossero. 40Si versò da mangiare agli uomini, che appena assaggiata la minestra gridarono: “Nella pentola c'è la morte, uomo di Dio!”. Non ne potevano mangiare. 41Allora Eliseo ordinò: “Andate a prendere della farina”. Versatala nella pentola, disse: “Danne da mangiare a questa gente”. Non c'era più nulla di cattivo nella pentola. 42Da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all'uomo di Dio: venti pani d'orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: “Dallo da mangiare alla gente”. 43Ma il suo servitore disse: “Come posso mettere questo davanti a cento persone?”. Egli replicò: “Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”“. 44Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.
__________________________ Note
4,29 non salutarlo: data l'urgenza della missione, il servo non deve perdere tempo nei saluti, che in Oriente erano particolarmente lunghi. La stessa cosa richiederà Gesù (Lc 10,4). Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo: quasi che quel bastone possieda la forza che ha il profeta stesso, come già il mantello di Elia (2Re 2,14) e il bastone di Mosè (Es 4,17).
=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=
Approfondimenti
Il materiale agiografico del ciclo di Eliseo è molto dilatato: in esso l'attività taumaturgica del profeta prende grande rilievo. Da qui fino a 6,7 ci troviamo in una raccolta di miracoli di diverso tipo, raccontati a scopo edificante e per suscitare nel lettore l'ammirazione verso l'uomo di Dio. I racconti sono di qualità letteraria inferiore rispetto alle pagine del ciclo di Elia.
1-7. Nella sua sostanza, soccorso a una vedova moltiplicando l'olio, il racconto è un parallelo di 1Re 17,8-15. La legge ebraica tutelava le vedove e gli orfani (Es 22,21-23), ma prevedeva anche la riduzione allo stato servile per i debitori inadempienti (Lv 25,39-41; Am 2,6; 8,6; Is 50,1). Tale stato non poteva durare più di 6 anni (Es 21,2). Anche se il motivo principale che muove la vedova è l'affetto materno, non si può dimenticare che i figli erano indispensabili per il suo sostentamento. Il miracolo avviene utilizzando le poche risorse già a disposizione e per la fede nella parola profetica. Il risultato del miracolo è la soluzione del problema più urgente, il pagamento dei debiti, ma anche la tranquillità per il futuro.
8-37. Il racconto congiunge la narrazione di due miracoli: una nascita miracolosa da una donna sterile e la risurrezione del figlio. La prima parte del racconto presenta delle affinità con Gn 18,10-15, mentre la seconda si accosta a 1Re 17,17-24.
8-10. Sunem (cfr. 1Re 1,3) si trova sulla strada che va da Abel-Mecola al Carmelo. Una facoltosa donna del posto insiste per avere Eliseo suo ospite. Quella sosta diverrà un'abitudine. La stanza costruita al piano di sopra e arredata con mobilio è segno di grande agiatezza. La gente comune dormiva per terra avvolta nel mantello (cfr. Es 22,25ss.).
11-13. È il primo tentativo di Eliseo di esprimere la sua gratitudine per l'ospitalità. L'offerta del profeta fa rilevare i suoi buoni rapporti con la corte. Dal re e dal capo dell'esercito si poteva ottenere, oltre che protezione, uno sgravio fiscale o agevolazioni per le prestazioni militari. La donna si sente protetta dal suo clan e declina l'offerta.
14-17. Eliseo non si arrende. Appresa la notizia della sterilità della coppia decide di far dono ai suoi ospiti della benedizione più ambita (cfr. Sal 128,3-4) e comunica la notizia alla donna con una formula assai tenera.
18-20. Il bambino ormai cresciuto partecipa festosamente all'attività familiare. Improvvisamente la disgrazia.Forse per una forte insolazione il bambino accusa forti dolori alla testa. Il tenero contatto col corpo materno dal quale era venuto non può rianimarlo. La tragedia è consumata.
21. In oriente si usava seppellire la sera stessa del decesso; per questo la madre nasconde il corpo del bambino. Essa deve prendere il tempo necessario per raggiungere l'uomo di Dio per il cui intervento aveva avuto il figlio e dal quale spera ora di riaverlo. La determinazione di questa madre è sbalorditiva. La reazione al decesso tipica delle orientali, pianto e grida, non la sfiora neppure. In lei prevale la speranza operosa.
22. L'asina, abituale mezzo di trasporto, avrebbe permesso di accelerare il compimento dell'urgente missione. Il tratto di strada da Sunem al Carmelo va dai 25 ai 30 km.
23. Le scadenze più frequenti del calendario liturgico venivano celebrate nel regno del Nord, staccato dal tempio di Gerusalemme, anche con adunanze presso i profeti.
25. Il Carmelo, così caro ad Elia, è ora un luogo che fa parte dell'eredità ricevuta da Eliseo dal suo maestro.
28. Le parole della donna esprimono la paura e quasi lo sdegno di essere stata tradita dal profeta. L'attuale dolore è senz'altro superiore al rammarico per la sterilità.
29. Il primo rimedio posto in atto da Eliseo è l'invio del servo Giezi. Più giovane, correrà velocemente e porterà il bastone del maestro simbolo della sua autorità e del suo potere (cfr. Es 7,8-20; 8 1-2.12-13; 17,5-7). Lo poserà sul viso del fanciullo sperando l'effetto miracoloso. L'ordine di non salutare sottolinea l'urgenza della missione. Il cerimoniale orientale dei saluti era prolungato e poteva divenire una perdita di tempo prezioso. Gesù dà un'istruzione simile agli apostoli in Lc 10,4.
30-31. Anche Eliseo è mosso dalle suppliche della madre. Per via ecco tornare Giezi con il suo insuccesso. La presenza del profeta è indispensabile.
34. Eliseo ripete il gesto di Elia in 1Re 17,21, ma l'azione è descritta qui con maggiori particolari.
35. Lo starnuto sembra un elemento favolistico. Ricordando Gn 2,7 e Is 2,22 diventa un segno del ritorno della vita con le narici riaperte alla respirazione.
36-37. L'episodio si conclude in modo analogo a 1Re
23-24. Il bambino è reso vivo alla madre e questa riconosce il potere del profeta: nel caso di Elia con una esclamazione, in quello presente con una prostrazione.
38-41. La notizia circa la carestia presuppone che si tratti della medesima circostanza di cui si parla in 8,1-6. In una situazione di difficoltà Eliseo si mostra ospitale e ancora una volta disponibile all'aiuto. Il brano potrebbe suffragare l'appartenenza di Eliseo a circoli profetici. La scarsità di cibo costringeva all'uso di erbe selvatiche. Il servo, anonimo nel TM, ma identificato con Giezi nei LXX, raccoglie una specie di zucca selvatica dal sapore molto amaro e che produce dissenteria e vomito. I profeti che consumano il pasto preparato con quell'ingrediente avvertendo il forte sapore amaro, pensano al veleno e si appellano a Eliseo il quale con un gesto molto semplice risolve miracolosamente la difficoltà.
42-44. Il possidente terriero proveniente da Baal-Salisa, attuale Kefr Tilt a 26 km ad ovest di Galgala (cfr. 2,1), porta con sé le primizie destinate a Dio secondo Lv 23,17-18. Con esse egli intende onorare l'uomo di Dio. La scarsità di cibo dovuta alla carestia spinge Eliseo a condividere il dono. Molto probabilmente le cento persone sono ancora discepoli dei profeti. Un pane d'orzo era la razione per una persona: cosa dare alle altre ottanta? L'obiezione del servitore è legittima, ma la fiducia di Eliseo nell'intervento del Signore più forte. Pronuncia un oracolo e il miracolo della sazietà e dell'abbondanza è ancora compiuto. Il brano presenta somiglianze con i racconti evangelici di moltiplicazione dei pani, specie nell'obiezione del servo molto simile alla difficoltà sollevata dagli apostoli (cfr. Mt 14,20; 15,37 e paralleli).
(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)